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Il direttore dell'FBI fa causa all'Atlantic e chiede 250 milioni di dollari


Il capo della polizia federale statunitense ha depositato una denuncia per diffamazione contro la rivista e la giornalista Sarah Fitzpatrick, che nell'articolo ha raccolto testimonianze di assenze ingiustificate e ubriachezza.

Il direttore del Federal Bureau of Investigation Kash Patel ha fatto causa alla rivista Atlantic e alla giornalista Sarah Fitzpatrick, chiedendo 250 milioni di dollari di risarcimento per un'inchiesta che a suo dire lo descrive in modo diffamatorio come un dirigente inadatto al ruolo a causa di un presunto abuso di alcol. La denuncia è stata depositata lunedì 20 aprile presso la corte distrettuale federale del distretto di Columbia.

L'articolo contestato, pubblicato il 17 aprile dall'Atlantic, cita sei funzionari in carica o ex funzionari oltre ad altre persone a conoscenza dell'agenda di Patel. Il pezzo sostiene che, nei primi mesi del suo mandato alla guida dell'FBI, diverse riunioni e briefing sarebbero stati rinviati a orari più tardi a causa di nottate segnate dal consumo di alcolici. Fitzpatrick scrive di aver intervistato più di due dozzine di persone, tra cui funzionari attuali ed ex dell'FBI, personale di agenzie di polizia e di intelligence, lavoratori del settore dell'ospitalità, membri del Congresso, operatori politici, lobbisti ed ex consiglieri. Le fonti hanno ottenuto l'anonimato per poter parlare di informazioni sensibili e conversazioni private. Secondo la loro ricostruzione, il mandato di Patel sarebbe un fallimento gestionale e il suo comportamento personale una vulnerabilità per la sicurezza nazionale.

Nella denuncia, i legali di Patel definiscono l'articolo "un attacco generalizzato, malevolo e diffamatorio". Sostengono che Fitzpatrick non sia riuscita a trovare una sola persona disposta a mettere la propria firma sotto quelle che chiamano accuse scandalose, affidandosi interamente a fonti anonime descritte come altamente di parte e non in condizione di conoscere i fatti. I difensori respingono l'idea che il direttore beva in modo eccessivo e negano che chiunque nel governo sia preoccupato per questo aspetto. Nel testo della causa si legge che non si tratta di negligenza ma di una campagna denigratoria deliberata e dolosa.

La denuncia elenca nel dettaglio le affermazioni contestate. Secondo i legali di Patel, l'articolo lascerebbe intendere falsamente che il direttore sia un alcolista abituale, incapace di svolgere le sue funzioni, una minaccia per la sicurezza pubblica, vulnerabile a pressioni straniere, che abbia violato le regole etiche del dipartimento di Giustizia, che sia irraggiungibile nelle emergenze, che sia stato necessario l'uso di attrezzature da sfondamento per farlo uscire da stanze chiuse e che il suo comportamento comprometta la sicurezza nazionale.

Il nodo centrale della causa è il concetto di actual malice, lo standard legale che negli Stati Uniti i personaggi pubblici devono dimostrare per vincere una causa per diffamazione. Significa che l'autore sapeva che un'affermazione era falsa o ha mostrato un totale disinteresse per la sua veridicità. I legali di Patel sostengono che l'Atlantic abbia ignorato le smentite ricevute prima della pubblicazione, non abbia compiuto i passi investigativi di base che avrebbero facilmente smentito le accuse e abbia mostrato un'evidente ostilità editoriale nei confronti del direttore. Nella denuncia si contesta anche il fatto che la rivista avrebbe dato all'FBI meno di due ore per rispondere alla richiesta di commento prima di pubblicare online l'articolo.

La rivista ha respinto le accuse. Un portavoce ha dichiarato che l'Atlantic sostiene il proprio lavoro giornalistico su Patel e difenderà con vigore la testata e i suoi giornalisti da quella che definisce una causa infondata. Jeffrey Goldberg, direttore dell'Atlantic, ha ribadito in un comunicato nel fine settimana la fiducia nel pezzo. La stessa Fitzpatrick, intervenuta sul canale MS NOW nella trasmissione condotta da Jen Psaki, ha affermato di sostenere ogni parola dell'inchiesta, ricordando che la redazione dispone di ottimi avvocati ed editor.

Lo stesso Patel, già prima dell'uscita del pezzo, aveva anticipato l'azione legale. Citato nell'articolo, aveva avvertito la giornalista di stampare pure tutto, ma di prepararsi a vederlo in tribunale con il libretto degli assegni. Su X ha poi scritto che dimostrare l'actual malice sarebbe a suo parere un'impresa facile. Una valutazione diversa è arrivata da Adam Steinbaugh, avvocato esperto di Primo Emendamento alla Foundation for Individual Rights and Expression, che su X ha giudicato le accuse contenute nella denuncia del tutto inconsistenti. Secondo il legale la causa raggiungerà però un obiettivo collaterale, quello di indurre le testate che valutano un'inchiesta simile a considerare i costi legali necessari per far archiviare una denuncia priva di fondamento.

Lee Levine, avvocato difensore di lungo corso specializzato in cause per diffamazione che ha rappresentato grandi organi di stampa, ha spiegato alla CNN che se il procedimento superasse le fasi preliminari si aprirebbe la cosiddetta discovery, in cui le parti si scambiano le prove e raccolgono testimonianze giurate. In quel caso anche l'Atlantic avrebbe la possibilità di raccogliere elementi per confermare l'accuratezza delle sue fonti, ascoltando sotto giuramento non solo Patel ma anche altre persone a conoscenza dei fatti.

La vicenda si inserisce in un rapporto sempre più conflittuale tra l'amministrazione del presidente Trump e la stampa, segnato da azioni legali reciproche. Patel è stato accusato di aver condotto un'epurazione politica all'interno dell'FBI, anche nei confronti di chi aveva partecipato alle indagini sul miliardario repubblicano, sospettato tra l'altro di aver tentato di ribaltare illegalmente il risultato delle presidenziali del 2020 perse contro Joe Biden. Dal fronte democratico, il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha citato il pezzo dell'Atlantic per chiedere le dimissioni immediate del direttore, scrivendo su X che gli americani meritano una guida sobria dell'FBI e che ogni giorno di permanenza di Patel al suo posto rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale.


FBI nel caos: il direttore Kash Patel beve, sparisce per ore senza motivo e ora teme il licenziamento


Kash Patel beve troppo, sparisce dal lavoro e vive nel terrore di essere licenziato. È il quadro che emerge da un'inchiesta del The Atlantic firmata da Sarah Fitzpatrick, che ricostruisce il caos al vertice dell'FBI sulla base di oltre una ventina di interviste a funzionari attuali ed ex del Bureau, del Dipartimento di Giustizia, membri del Congresso ed esponenti politici. Patel ha bollato tutto come falso e ha annunciato querela. Ma, secondo il magazine americano, fonti interne all’Amministrazione Trump confermano che la sua posizione vacilla sempre di più e che alla Casa Bianca è già partita la corsa al successore.

Nell’inchiesta, il direttore viene descritto come “erratico, sospettoso e incline a trarre conclusioni affrettate”. La sua condotta personale, scrive Fitzpatrick, è ormai considerata da molti addirittura come una “vulnerabilità per la sicurezza nazionale”.

L’episodio che apre il pezzo risale al 10 aprile. Dopo non essere riuscito ad accedere a un sistema informatico interno, Patel si convince di essere stato licenziato dalla Casa Bianca. Comincia così a chiamare freneticamente collaboratori e alleati per annunciare la propria rimozione, in quello che due fonti definiscono un “freak-out”. Nel giro di poche ore la voce si diffonde, tanto che la Casa Bianca riceve telefonate dall’FBI e dal Congresso per capire chi sia davvero al comando del Bureau. In realtà, però, si trattava solo di un errore tecnico: Patel non era stato licenziato.

Inchiesta · The Atlantic
Caos al vertice dell’FBI: il dossier su Kash Patel
Alcol, sparizioni, paranoia. La Casa Bianca cerca già un successore.

KP

Kash Patel
Direttore dell’FBI · nominato da Donald Trump
A rischio licenziamento

Dossier Accuse Reazioni Cronologia

24+
Le interviste raccolte da Sarah Fitzpatrick per l’inchiesta dell’Atlantic: funzionari attuali ed ex dell’FBI, del Dipartimento di Giustizia, membri del Congresso e collaboratori politici.

L’inchiesta in cifre

2
I locali frequentati: Ned’s a Washington e Poodle Room a Las Vegas

Secondo l’Atlantic, Patel berrebbe fino a evidente stato di intossicazione in entrambi i luoghi. Al Ned’s va anche staff della Casa Bianca; a Las Vegas trascorrerebbe molti fine settimana.

10 apr
Il giorno del “freak-out”

Patel non riesce ad accedere a un sistema interno e si convince di essere stato licenziato. Inizia a chiamare freneticamente collaboratori. In realtà era solo un errore tecnico.

SWAT
Attrezzatura usata dalla scorta per sfondare la porta

In più occasioni la scorta non è riuscita a svegliare Patel. In un caso ha richiesto la “breaching equipment” per accedere alla stanza in cui era irraggiungibile.

Pomeriggio
Riunioni e briefing spostati per smaltire le serate

Nei primi mesi del mandato l’agenda mattutina sarebbe stata sistematicamente posticipata per permettergli di smaltire la sbornia, secondo le fonti citate dall’inchiesta.

Il punto critico

Vulnerabilità per la sicurezza nazionale
La definizione che Fitzpatrick dà della condotta personale del direttore

Il manuale etico del Dipartimento di Giustizia vieta ai dipendenti di “fare uso abituale di alcol o altri intossicanti in eccesso”. L’ispettore generale ha più volte avvertito che bere fuori servizio espone i funzionari al rischio di coercizione da parte di servizi stranieri.

Tocca per leggere ogni capo d’accusa

1
Consumo di alcol fino all’intossicazione

Condotta personale

Bevute ricorrenti al club privato Ned’s a Washington e al Poodle Room di Las Vegas. Più volte la scorta non è riuscita a svegliarlo: in un caso ha dovuto sfondare la porta. Riunioni e briefing spostati al pomeriggio per smaltire le serate.

2
Comportamento erratico e paranoia

Stabilità al vertice

Descritto come “erratico, sospettoso e incline a saltare alle conclusioni”. Il 10 aprile, dopo un errore di accesso a un sistema interno, si è convinto di essere stato licenziato e ha allertato decine di collaboratori. La voce è arrivata fino alla Casa Bianca e al Congresso.

3
Licenziamenti “affrettati” nel controspionaggio anti-Iran

Sicurezza nazionale

Pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha rimosso membri di una squadra di controspionaggio dedicata in parte all’Iran. Motivazione ufficiale: violazioni etiche legate alle indagini sul presidente. Più fonti definiscono i licenziamenti “affrettati”.

4
Errori operativi: Brown University e caso Kirk

Gestione FBI

Aveva annunciato sui social l’arresto di una “persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University di dicembre, ma il sospettato è stato poi rilasciato. Funzionari interni si chiedono se l’abuso di alcol abbia avuto un ruolo anche nelle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio di Charlie Kirk.

Le voci dopo l’inchiesta

KP

Kash Patel
Direttore FBI · su X

Querela

E' tutto falso. Ci vediamo in tribunale.

JB

Jesse Binnall
Avvocato di Patel

Difesa

L’articolo è categoricamente falso e diffamatorio.

KL

Karoline Leavitt
Portavoce della Casa Bianca

Difesa

Sotto Trump e Patel il crimine è sceso ai livelli più bassi degli ultimi cento anni.

SF

Sarah Fitzpatrick
Autrice dell’inchiesta · MS NOW

Conferma

Confermo ogni parola di questa inchiesta.

Tocca un evento per i dettagli

Dicembre 2025
Errore sulla sparatoria alla Brown University

Patel annuncia sui social l’arresto di una “persona di interesse”. Il sospettato viene poi rilasciato e la caccia all’autore prosegue.

Febbraio 2026
Trump richiama Patel dopo l’oro olimpico di hockey

Il presidente, astemio, esprime disappunto per le immagini di Patel che tracanna birra negli spogliatoi della nazionale Usa, vincitrice dell’oro a Milano-Cortina 2026.

Pre-guerra Iran
Licenziati membri del controspionaggio anti-Iran

Pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel rimuove parte del team. Le fonti dell’Atlantic definiscono la decisione “affrettata”.

10 aprile 2026
Il “freak-out”: Patel si crede licenziato

Un errore di accesso a un sistema interno scatena chiamate frenetiche a collaboratori e alleati. La voce arriva al Congresso, costringendo la Casa Bianca a chiarire chi guidi davvero l’FBI.

17 aprile 2026
L’Atlantic pubblica l’inchiesta di Sarah Fitzpatrick

Oltre una ventina di interviste raccontano episodi di abuso di alcol, sparizioni, paranoia. Patel respinge tutto e annuncia querela. La Casa Bianca però discute già del successore.

Fonte: The Atlantic (inchiesta di Sarah Fitzpatrick), MS NOW · 17 aprile 2026

Le accuse sull’alcol


La parte più esplosiva dell’inchiesta riguarda però il consumo eccessivo di alcol da parte del direttore FBI. Secondo Fitzpatrick, Patel avrebbe bevuto fino a uno stato di evidente alterazione in almeno due locali citati con precisione: il club privato Ned’s di Washington, frequentato anche da membri dello staff della Casa Bianca, e il Poodle Room di Las Vegas, dove trascorrerebbe molti fine settimana. Proprio per questo, nei primi mesi del suo mandato da direttore, riunioni e briefing sarebbero stati spostati al pomeriggio, per dargli il tempo di smaltire le conseguenze delle sue serate.

Sempre secondo il racconto di Fitzpatrick, in alcune occasioni la sua scorta non sarebbe riuscita a svegliarlo. In un caso avrebbe addirittura chiesto il cosiddetto breaching equipment, cioè l’attrezzatura usata dalle squadre Swat per forzare gli ingressi, perché Patel risultava irraggiungibile dietro una porta chiusa.

Da notare che il manuale etico del Dipartimento di Giustizia vieta esplicitamente ai suoi dipendenti di fare un uso abituale ed eccessivo di alcol o altri intossicanti. Più volte, inoltre, l’ispettore generale del Dipartimento ha avvertito che il consumo di alcol fuori servizio non compromette solo il giudizio, ma può anche esporre i funzionari al rischio di coercizione da parte di servizi stranieri.

Il timore di un attentato e il team anti-Iran


Gli Stati Uniti sono attualmente in guerra con l’Iran, Paese che Washington classifica come sponsor del terrorismo, e diversi agenti dell’FBI citati da The Atlantic temono le conseguenze di un eventuale attentato sul suolo americano. “È questo che mi tiene sveglio la notte”, ha detto per esempio un funzionario al magazine. Eppure, proprio pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha licenziato membri di una squadra di controspionaggio che si occupava anche dell’Iran, motivando la decisione con presunte violazioni etiche legate alle indagini sull'attuale presidente presidente condotte durante l’Amministrazione Biden. Ora diverse fonti definiscono quei licenziamenti “affrettati”.

Le difficoltà di Patel emergono però anche sul piano operativo. Sui social aveva annunciato l’arresto di “una persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University del dicembre scorso, ma il sospettato è poi stato rilasciato senza accuse mentre la caccia all’autore proseguiva. E, in privato, alcuni funzionari dell’FBI si chiedono se l’abuso di alcol possa aver inciso anche sulle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk.

Trump scontento, Patel respinge tutto


In questo contesto, il rapporto tra Patel e il presidente resta ambiguo. Trump ha apprezzato la resa dei conti con gli agenti coinvolti nelle indagini sul 6 gennaio e su di lui, ma avrebbe anche mostrato più volte insofferenza per le uscite televisive giudicate deboli e per la scarsa rapidità delle inchieste che Patel sta conducendo sugli ex funzionari dell’Amministrazione Biden. Inoltre, a febbraio, Trump, che non beve alcol e collega da sempre questa scelta alla morte del fratello maggiore Fred, segnato dall’alcolismo, avrebbe chiamato Patel per rimproverarlo dopo averlo visto tracannare birra negli spogliatoi della nazionale olimpica di hockey, appena laureatasi campione a Milano-Cortina 2026.

La replica di Patel all’inchiesta bomba di The Atlantic è arrivata con un post pubblicato su X, in tono minaccioso: “È tutto falso, ci vediamo in tribunale”.

see you and your entire entourage of false reporting in court... But do keep at it with the fake news, actual malice standard is now what some would call a legal lay up. t.co/MfbHH8OtLv pic.twitter.com/kw5U3LrfMM
— FBI Director Kash Patel (@FBIDirectorKash) April 18, 2026


Anche il suo avvocato, Jesse Binnall, ha liquidato l’inchiesta come “categoricamente falsa e diffamatoria”. Intanto la Casa Bianca ha pubblicamente fatto quadrato attorno al direttore, con la portavoce Karoline Leavitt che ha rivendicato come, sotto Trump e Patel, “il crimine sia sceso ai livelli più bassi degli ultimi cento anni”. Fitzpatrick, però, non ha arretrato di un passo: intervistata da MS NOW, ha detto di confermare “ogni parola” della sua inchiesta.


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Colloqui segreti a L'Avana tra Stati Uniti e Cuba mentre Trump aumenta la pressione


Una delegazione di alto livello del Dipartimento di Stato ha incontrato funzionari cubani sull'isola. Washington chiede riforme economiche, liberazione dei prigionieri politici e apertura a Starlink di Musk.

Una delegazione di alto livello del Dipartimento di Stato americano ha incontrato nelle scorse settimane funzionari del governo cubano a L'Avana, in uno dei contatti diplomatici più significativi tra i due paesi dell'ultimo decennio. L'incontro è avvenuto mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump intensifica la pressione economica sull'isola e ventila l'ipotesi di un intervento militare. La notizia, anticipata dal sito americano Axios, è stata confermata dal governo cubano attraverso il quotidiano di Stato Granma.

Alejandro Garcia del Toro, vicedirettore generale per le relazioni con gli Stati Uniti del ministero degli Esteri cubano, ha riferito al giornale che la delegazione americana era composta da sottosegretari di Stato, mentre quella cubana includeva funzionari a livello di viceministri degli Esteri. Il diplomatico ha definito lo scambio rispettoso e professionale, smentendo la versione di alcuni media americani secondo cui Washington avrebbe imposto ultimatum o scadenze perentorie. Garcia del Toro ha anche sottolineato che la priorità assoluta per la delegazione cubana è stata ottenere la fine del blocco energetico imposto da tre mesi dagli Stati Uniti, definendolo una punizione ingiustificata per l'intera popolazione cubana e un ricatto globale contro gli Stati sovrani che intendono esportare combustibile a Cuba.

Secondo quanto riportato da Axios, i funzionari americani hanno incontrato il 10 aprile a L'Avana diversi responsabili cubani, tra cui Raul Guillermo Rodriguez Castro, nipote dell'ex leader Raul Castro. Pur non avendo incarichi ufficiali di governo, il nipote ricopre il ruolo di capo della sicurezza del nonno ed era già stato citato da media americani come interlocutore di funzionari vicini al segretario di Stato Marco Rubio in precedenti conversazioni riservate. Un funzionario del Dipartimento di Stato ha dichiarato a CNN che si tratta della prima volta che un aereo del governo americano atterra a Cuba dal 2016, anno della visita dell'allora presidente Barack Obama, escludendo gli scali alla base di Guantanamo.

Il funzionario ha riferito a CNN che la delegazione ha insistito sulla necessità per Cuba di avviare riforme economiche e di governance significative per aumentare la competitività, attrarre investimenti stranieri e consentire una crescita trainata dal settore privato. Tra le proposte sul tavolo, secondo CNN e Reuters, ci sarebbero l'introduzione a Cuba del servizio internet satellitare Starlink di Elon Musk e un meccanismo di compensazione per cittadini e aziende americane per i beni confiscati dopo la rivoluzione del 1959, misura che potrebbe trovare il favore della diaspora cubana negli Stati Uniti. Washington avrebbe inoltre chiesto la liberazione dei prigionieri politici, la fine della repressione politica e un aumento delle libertà individuali, esprimendo preoccupazione per la presenza di gruppi di intelligence, militari e terroristici stranieri operativi con il permesso del governo cubano a meno di 160 chilometri dal territorio americano.

Il contesto in cui si svolgono i colloqui è segnato da forti tensioni. Oltre all'embargo in vigore dal 1962, da gennaio l'amministrazione Trump impone restrizioni drastiche alle importazioni cubane di petrolio, aggravando la crisi energetica ed economica dell'isola. A fine marzo una petroliera battente bandiera russa è stata tuttavia autorizzata a entrare nelle acque cubane: la Casa Bianca ha motivato la decisione dicendo che i cubani devono sopravvivere, precisando che non si tratta di un cambio di politica. Il presidente americano ha più volte evocato un'azione militare contro L'Avana, richiamando quella che ha descritto come una vittoria contro Nicolás Maduro in Venezuela. In un intervento di venerdì, Trump ha affermato che a gennaio i militari americani erano entrati nel cuore della capitale venezuelana per catturare il dittatore fuorilegge Maduro e portarlo davanti alla giustizia americana, annunciando una nuova alba per Cuba.

Dal canto suo il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha assunto toni sempre più duri. Nel corso delle celebrazioni per il 65esimo anniversario della vittoria cubana sulla Baia dei Porci contro le forze esuli addestrate dalla Central Intelligence Agency, ha promesso di aprire il fuoco contro qualsiasi nuovo tentativo di invasione. Domenica la televisione di Stato lo ha mostrato mentre firmava, insieme ad altri funzionari, una dichiarazione in cui si impegnava a non negoziare mai i principi della rivoluzione cubana. Giovedì Mariela Castro, figlia di Raul Castro, ha dichiarato ai giornalisti che il padre partecipa alle analisi per le decisioni legate ai negoziati.

Il percorso diplomatico va avanti da mesi. Trump aveva parlato di discussioni in corso a metà gennaio, mentre Diaz-Canel ha confermato i colloqui due mesi dopo. Alla vigilia di quell'annuncio L'Avana aveva reso nota la liberazione di 51 detenuti come segnale di buona volontà verso il Vaticano, mediatore storico tra i due paesi, a cui è seguita il 4 aprile la grazia per oltre 2.000 prigionieri in occasione della settimana santa. L'organizzazione per i diritti umani Cubalex, con sede a Miami, ha però denunciato la scarsa trasparenza del processo, precisando di aver potuto confermare soltanto la liberazione di 24 prigionieri politici e che nessun detenuto per motivi politici è stato graziato. A metà marzo L'Avana ha inoltre aperto agli investimenti dei cubani residenti all'estero in numerosi settori, compresi agricoltura e banche. Il segretario di Stato Rubio, di origini cubane e storico oppositore del regime comunista, ha giudicato queste misure lontane dall'essere sufficienti, chiedendo un cambiamento economico e politico radicale.

Sul piano internazionale, i leader di Messico, Spagna e Brasile hanno espresso sabato preoccupazione per la drammatica situazione cubana, sollecitando un dialogo sincero e rispettoso. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato lunedì che non esiste alcuna giustificazione evidente per un attacco americano a Cuba, aggiungendo che la capacità di difendersi non implica il diritto di intervenire militarmente in altri Stati quando i loro sistemi politici non corrispondono a quelli auspicati da altri.

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Iran, i negoziati si complicano tra le uscite pubbliche di Trump e le smentite di Teheran


Nei giorni scorsi il presidente americano ha parlato di un accordo vicino e di concessioni già accettate dall’Iran, ma molte sue affermazioni sono state smentite o ridimensionate, aumentando l’incertezza sull'andamento dei colloqui.

Nel fine settimana Stati Uniti e Iran sembravano avvicinarsi a un’intesa per mettere fine a una guerra durata sette settimane. I negoziati hanno però subito un nuovo contraccolpo dopo una serie di dichiarazioni pubbliche di Donald Trump, che con i giornalisti e sui social ha parlato di un accordo ormai vicino e di punti che, stando a diverse fonti, non erano ancora stati concordati.

Trump ha sostenuto che Teheran avesse già accettato alcune richieste centrali di Washington, tra cui la consegna dell’uranio arricchito e una sospensione illimitata del programma nucleare. I funzionari iraniani hanno però smentito pubblicamente gran parte di queste ricostruzioni, facendo rapidamente svanire l’ottimismo su un’intesa imminente.

Anche alcuni esponenti dell’Amministrazione americana hanno riconosciuto in privato che le parole del presidente hanno complicato i colloqui. La trattativa resta estremamente delicata, sia per la profonda sfiducia dell’Iran verso gli Stati Uniti, sia per la necessità di Teheran di non apparire debole sul piano interno.

A rendere ancora più fragile il negoziato sono anche le tensioni interne al fronte iraniano. Washington sospetta una divisione tra il team negoziale guidato dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, e il Corpo delle guardie Rivoluzionarie islamiche. Il punto è capire chi abbia davvero l’autorità per dare il via libera definitivo a un accordo.

In questo contesto, anche la tregua tra Washington e Teheran appare instabile. Domenica un cacciatorpediniere americano ha aperto il fuoco e sequestrato una nave cargo iraniana che avrebbe tentato di superare il blocco navale statunitense nel Golfo di Oman, alimentando ulteriormente la tensione.

Con la scadenza della tregua di due settimane ormai vicina, Trump si trova davanti a una scelta: accettare un accordo anche imperfetto oppure intensificare un conflitto che aveva assicurato si sarebbe già chiuso. Ieri dall’Iran sono arrivati segnali meno rigidi sulla possibilità di proseguire i colloqui, ma i contorni di una possibile intesa restano ancora poco chiari.

La Casa Bianca continua però a mostrarsi ottimista. La portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono mai stati così vicini a un buon accordo con l’Iran grazie alla capacità negoziale di Trump. Le distanze tra le parti, però, sui nodi centrali restano ampie.

Trump ha fissato alcune linee rosse, tra cui il congelamento dell’arricchimento dell’uranio e la consegna delle scorte iraniane di materiale vicino al grado militare. Teheran, invece, insiste sul mantenimento del controllo dello Stretto di Hormuz e chiede la revoca delle sanzioni statunitensi.

Nel corso delle trattative sono emerse diverse ipotesi. Nella prima tornata di colloqui i negoziatori americani hanno proposto una pausa di 20 anni nell’arricchimento dell’uranio. L’Iran ha risposto con una proposta di 5 anni, respinta da Washington. Più di recente, una persona informata sui colloqui ha riferito che la parte iraniana avrebbe avanzato una sospensione di 10 anni, seguita da un altro decennio con arricchimento consentito solo a livelli molto inferiori alla soglia militare. Trump, però, ha ribadito di non voler accettare alcuna forma di arricchimento a tempo indefinito e di non gradire neppure l’ipotesi dei vent’anni.

L’Amministrazione americana starebbe inoltre valutando di sbloccare 20 miliardi di dollari di asset iraniani nell’ambito dei colloqui, in cambio della consegna delle scorte di uranio altamente arricchito.

Per Trump pesa anche un vincolo politico preciso: non accettare un accordo che possa essere paragonato al Joint Comprehensive Plan of Action dell’era Obama, da lui abbandonato nel 2018 e più volte definito debole. Per questo l’obiettivo minimo dei negoziatori sarebbe arrivare almeno a un’intesa quadro, da trasformare poi in un negoziato più dettagliato nelle settimane successive. Anche questa strada, però, ha i suoi critici, convinti che l’Iran possa usare i colloqui per prendere tempo.

A rendere ancora più confuso il quadro contribuiscono poi le versioni contrastanti fornite da Trump su aspetti concreti del negoziato. Domenica il presidente ha detto a vari interlocutori che il vicepresidente JD Vance non avrebbe partecipato al nuovo round di colloqui per ragioni di sicurezza. Nello stesso momento, però, due alti funzionari della sua Amministrazione, Mike Waltz e Chris Wright, dichiaravano in televisione che sarebbe stato proprio Vance a guidare la delegazione in Pakistan, come nel primo round.

Alla fine, la versione corretta era quella dei due funzionari e non quella di Trump. Il giorno dopo il presidente ha fornito un altro aggiornamento rivelatosi inesatto, dicendo che Vance era già in volo verso il Pakistan poco prima che il suo corteo arrivasse invece alla West Wing. Fonti informate affermano che la partenza dovrebbe avvenire oggi e che i colloqui dovrebbero iniziare domani mattina a Islamabad, anche se la situazione resta fluida.

Anche la scadenza della tregua è diventata incerta. Trump l’aveva annunciata inizialmente collocando così il termine delle due settimane nella serata di martedì. In seguito, però, ha detto a Bloomberg che la tregua si concluderà mercoledì sera, concedendo di fatto un altro giorno di margine per negoziare prima di decidere se colpire ponti e centrali elettriche iraniane.

Lo stesso presidente ha alternato posizioni diverse anche sulla possibilità di prorogare la tregua. In una risposta ha detto che, senza accordo, i combattimenti sarebbero ripresi. In un’altra si è detto disponibile a un’estensione. In una terza ha suggerito che forse non ce ne sarebbe stato bisogno, se i colloqui avessero registrato passi avanti.

Internamente, il presidente ha inviato segnali contrastanti anche sui prezzi della benzina, saliti con la guerra e con le tensioni sulle rotte energetiche globali. Lunedì ha detto che i prezzi scenderanno non appena il conflitto finirà, dopo aver definito sbagliata la previsione del Segretario all’Energia Chris Wright, secondo cui il prezzo non tornerà a 3 dollari al gallone prima del 2027. Una settimana prima, però, lo stesso Trump aveva detto di aspettarsi prezzi più o meno stabili fino a novembre, o persino leggermente più alti.

Secondo AAA, il prezzo medio nazionale di un gallone di benzina è attorno ai 4,04 dollari, quasi 90 centesimi in più rispetto a un anno prima. Analisti ed economisti dell’energia avvertono che i prezzi potrebbero restare elevati anche se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprirsi, perché i ribassi alla pompa tendono ad arrivare più lentamente degli aumenti.

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Chavez-DeRemer lascia la guida del Dipartimento del Lavoro americano


La segretaria al Lavoro è la terza figura di alto rango a uscire dal governo in meno di due mesi, dopo Kristi Noem e Pam Bondi. Al suo posto, in via temporanea, Keith Sonderling.

Lori Chavez-DeRemer ha lasciato la guida del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, travolta da un'inchiesta interna per presunti abusi di potere che includono una relazione con un membro della sua scorta, il consumo di alcol durante il servizio e l'uso di fondi pubblici per viaggi personali mascherati da trasferte ufficiali. L'annuncio è arrivato lunedì sera attraverso Steven Cheung, consigliere del presidente e direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, che ha comunicato la notizia su X. A sostituirla in via temporanea sarà il vice segretario Keith Sonderling.

Chavez-DeRemer è la terza figura di vertice a uscire dall'amministrazione del presidente Donald Trump nel giro di poche settimane, dopo l'ex segretaria alla Homeland Security Kristi Noem, licenziata a marzo, e l'ex attorney general Pam Bondi, rimossa all'inizio di aprile. A differenza delle altre due uscite, questa non è stata annunciata dal presidente sui suoi canali social, ma appunto da un collaboratore della Casa Bianca.

Nel messaggio diffuso dall'amministrazione, Cheung ha definito "eccezionale" il lavoro svolto dalla segretaria uscente nel proteggere i lavoratori americani, promuovere pratiche del lavoro eque e aiutare i cittadini ad acquisire nuove competenze. Ha aggiunto che Chavez-DeRemer lascia il governo per assumere un incarico nel settore privato.

L'indagine interna è condotta dall'ispettore generale del Dipartimento del Lavoro e si basa su una serie di denunce emerse a partire da gennaio, quando il New York Post ha pubblicato per primo i dettagli delle accuse. Secondo le segnalazioni, la segretaria avrebbe chiesto allo staff di svolgere commissioni private per sé e per il marito, come ritirare capi in lavanderia, acquistare vino e riordinare il suo armadio, ricorrendo a minacce per ottenere obbedienza. Messaggi di testo ottenuti dall'ispettore generale mostrerebbero inoltre che familiari della segretaria inviavano con regolarità richieste personali a giovani dipendenti.

Un'inchiesta pubblicata la scorsa settimana dal New York Times ha aggiunto ulteriori elementi. Secondo il quotidiano, il marito della segretaria, Shawn DeRemer, e il padre, Richard Chavez, scambiavano messaggi con giovani dipendenti donne. Alcune di queste sarebbero state istruite dalla stessa Chavez-DeRemer e dall'ex vice capo di gabinetto di "prestare attenzione" ai membri della famiglia. Altre denunce parlano di scorte di alcolici tenute in ufficio e di un clima di lavoro ostile. Almeno quattro funzionari del Dipartimento hanno già perso il posto nel corso dell'inchiesta, tra cui l'ex capo di gabinetto, l'ex vice capo di gabinetto e il membro della scorta con cui la segretaria avrebbe avuto la relazione.

Nella sua dichiarazione di commiato, pubblicata su X, Chavez-DeRemer ha respinto le accuse e ha attaccato i media. "Le accuse contro di me, la mia famiglia e il mio team sono state diffuse da attori di alto rango del deep state che hanno coordinato i loro sforzi con media di parte e continuano a minare la missione del presidente Trump", ha scritto. Ha poi rivendicato i risultati della sua gestione, sostenendo di aver contribuito a creare nuovi percorsi verso lavori ben retribuiti, preparato i lavoratori all'era dell'intelligenza artificiale e promosso la sicurezza previdenziale. Ha ringraziato Trump definendolo "il più grande presidente della mia vita" e ha anticipato il passaggio al settore privato.

Sia la Casa Bianca sia il Dipartimento del Lavoro avevano inizialmente respinto come infondate le prime segnalazioni. Con l'emergere di nuovi elementi, però, le smentite ufficiali sono diventate progressivamente più caute e la permanenza di Chavez-DeRemer nell'incarico è diventata oggetto di speculazioni a Washington.

Prima delle accuse, la segretaria era stata una delle scelte meno in vista del gabinetto Trump, ma aveva dato un contributo rilevante all'agenda di deregolamentazione dell'amministrazione. Nell'ultimo anno il Dipartimento del Lavoro ha avviato la riscrittura o l'abrogazione di oltre 60 norme sul lavoro considerate obsolete. Tra i provvedimenti figuravano la revisione dei requisiti di salario minimo per gli operatori dell'assistenza domiciliare e per i lavoratori con disabilità, oltre alle regole sull'esposizione a sostanze pericolose e sulle procedure di sicurezza nelle miniere. Le scelte hanno suscitato critiche da parte dei sindacati e degli esperti di sicurezza sul lavoro.

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Tim Cook lascia la guida di Apple dopo quindici anni


John Ternus prenderà il posto dell'amministratore delegato, che diventerà presidente esecutivo. La transizione arriva in un momento difficile sul fronte dell'intelligenza artificiale.

Tim Cook lascerà la carica di amministratore delegato di Apple a settembre, chiudendo quindici anni alla guida dell'azienda di Cupertino. Lo ha annunciato lui stesso con una lettera pubblicata lunedì sul sito dell'azienda. Il suo successore sarà John Ternus, cinquantenne attuale responsabile del settore hardware, mentre Cook assumerà il ruolo di presidente esecutivo.

L'annuncio chiude una delle gestioni più redditizie nella storia del capitalismo americano. Durante il mandato di Cook, iniziato nell'agosto 2011 poco prima della morte del cofondatore Steve Jobs, il valore di mercato di Apple è passato da circa 350 miliardi di dollari a circa 4.000 miliardi, con un profitto annuo quadruplicato a oltre 110 miliardi di dollari. Il fatturato annuo è salito da 108 a 416 miliardi di dollari.

Ternus, laureato all'Università della Pennsylvania nel 1997, è entrato in Apple nel 2001. Ha iniziato lavorando sugli schermi dei Mac per poi assumere responsabilità crescenti nello sviluppo hardware, fino a supervisionare negli ultimi cinque anni l'ingegneria di iPhone, iPad e Mac. Sarà l'ottavo amministratore delegato nei cinquant'anni di storia dell'azienda e il terzo da quando Jobs tornò nel 1997 a risollevare Apple da una situazione prossima al fallimento. Contestualmente, Apple ha promosso Johny Srouji, finora responsabile dei chip progettati internamente, a chief hardware officer, con la supervisione anche dell'ingegneria hardware finora affidata a Ternus. Per consentire la nuova posizione di Cook, Arthur Levinson lascerà il ruolo di presidente non esecutivo pur restando nel consiglio di amministrazione.

Il passaggio di consegne arriva in un momento delicato per l'azienda. Apple è rimasta indietro nella corsa all'intelligenza artificiale, settore in cui ha faticato a mantenere le promesse fatte quasi due anni fa. All'inizio dell'anno si è rivolta a Google per trasformare l'assistente virtuale Siri in uno strumento più conversazionale e versatile. Nel frattempo, il produttore di chip Nvidia ha superato Apple nella classifica delle aziende più capitalizzate al mondo, diventando la prima a raggiungere prima i 4.000 e poi i 5.000 miliardi di dollari di valore. Dan Ives, analista di Wedbush Securities, ha dichiarato che Cook ha creato un'eredità importante ma era arrivato il momento di passare il testimone a Ternus con la strategia sull'intelligenza artificiale come priorità.

La dipendenza dalla Cina resta un'altra fragilità. L'azienda produce circa l'80% degli iPhone nel paese, che rappresenta a volte un quarto del fatturato annuo. Jason Snell, che scrive di Apple su Sixcolors.com e MacWorld, ha detto a NPR che l'azienda ha concentrato tanto le operazioni in Cina che serviranno probabilmente decenni per ridurre questa dipendenza. Cook ha tentato di diversificare la catena di fornitura spostando parte della produzione in India e Brasile.

Il rapporto con la politica è diventato centrale nel ruolo di Cook. L'amministratore delegato è diventato il principale diplomatico dell'industria tecnologica, con visite regolari a Washington e Pechino per mediare tra le agende spesso contrastanti del presidente Trump e del leader cinese Xi Jinping. Durante il primo mandato di Trump, Cook era riuscito a ottenere esenzioni dai dazi sull'iPhone. Nell'attuale amministrazione, il presidente ha imposto dazi sul dispositivo pur chiedendo lo spostamento della produzione negli Stati Uniti. Cook ha limitato l'impatto spostando in India la produzione degli iPhone destinati al mercato statunitense e ottenendo esenzioni in cambio della promessa di investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Apple ha dichiarato che nel nuovo ruolo di presidente esecutivo Cook si occuperà dei rapporti con i decisori politici nel mondo.

Sotto la sua guida, l'azienda ha ampliato il proprio perimetro oltre l'hardware, lanciando servizi in abbonamento come Apple News, Apple TV+ e Apple Pay, che oggi rappresentano circa un quarto del fatturato annuo. Ha introdotto nuove linee di prodotto come Apple Watch e AirPods, oltre alle cuffie Beats. Altri progetti non hanno però avuto successo: il visore Vision Pro, lanciato nel 2024 nel campo della realtà aumentata, è stato considerato deludente, mentre il progetto per costruire un'auto a guida autonoma è stato abbandonato dopo anni di investimenti.

Peter Oppenheimer, direttore finanziario di Apple dal 2004 al 2014, ha detto al New York Times che Cook si è trovato a indossare le scarpe più grandi che qualcuno al mondo abbia mai dovuto calzare e ha svolto un lavoro straordinario. Dipanjan Chatterjee, analista di Forrester Research, ha dichiarato a Euronews che Jobs non era un predecessore facile da seguire ma Cook ha trasformato quell'eredità in una potenza finanziaria resistente. Lo stesso analista ha però osservato che Cook non ha mai supervisionato un'innovazione di portata tale da ridefinire la posizione competitiva di Apple per i prossimi vent'anni, come aveva fatto Jobs con l'iPhone.

Cook, originario dell'Alabama e in precedenza dirigente di Compaq e IBM, nel 2014 è diventato il primo amministratore delegato di un'azienda Fortune 500 a dichiararsi pubblicamente omosessuale, con un saggio personale accolto come un momento importante per il movimento dei diritti LGBTQ. Jo-Ellen Pozner, professoressa associata alla business school della Santa Clara University, ha detto a NPR che la scelta di Ternus segnala un rafforzamento della strategia sull'hardware, settore che è stato estremamente redditizio per l'azienda. Apple pubblicherà i risultati finanziari del primo trimestre il 30 aprile, occasione in cui Cook e Ternus potrebbero fornire ulteriori dettagli sulla transizione.

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La rassegna stampa di martedì 21 aprile 2026


Il candidato di Trump per la Fed Kevin Warsh verso l'audizione al Senato mentre Tim Cook lascia la guida di Apple a John Ternus

Questa è la rassegna stampa di martedì 21 aprile 2026

Kevin Warsh verso l'audizione per la presidenza della Federal Reserve


Kevin Warsh, il candidato di Donald Trump per la presidenza della Federal Reserve, si presenterà martedì mattina davanti alla Commissione Bancaria del Senato per un'audizione di conferma che potrebbe essere tra le più controverse degli ultimi decenni. L'audizione arriva mentre il senatore repubblicano Thom Tillis della North Carolina si oppone alla nomina, rifiutandosi di cedere nella battaglia relativa all'indagine del presidente su Jerome Powell.

Fonti: Bloomberg Politics, Financial Times

Tim Cook lascia la guida di Apple, John Ternus nuovo CEO


Apple ha annunciato che Tim Cook si dimetterà dalla carica di CEO dopo quasi 15 anni di leadership, diventando presidente esecutivo del consiglio di amministrazione. John Ternus, attuale vicepresidente senior dell'ingegneria hardware, assumerà il ruolo di CEO a settembre, segnalando la volontà dell'azienda di mantenere la sua strategia cauta e redditizia.

Fonti: New York Times, Financial Times, The Hill

La segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer si dimette tra accuse di cattiva condotta


La segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer ha rassegnato le dimissioni per assumere un incarico nel settore privato, dopo una serie di accuse di cattiva condotta tra cui una presunta relazione con un subordinato e consumo di alcol sul lavoro. È la terza donna del gabinetto Trump a lasciare l'incarico dopo Kristi Noem e Pam Bondi.

Fonti: The Guardian, Bloomberg Politics, The Hill

Trump accumula un miliardo di dollari per le elezioni di midterm


Il Super PAC pro-Trump ha raccolto 35,6 milioni di dollari a marzo, contribuendo a un fondo di guerra di oltre un miliardo di dollari che Trump e il Partito Repubblicano hanno accumulato per cercare di mantenere le maggioranze congressuali nelle difficili elezioni di midterm. Il fondo di MAGA Inc ha raggiunto quasi 350 milioni di dollari con donazioni da miliardari come Diane Hendricks.

Fonti: Bloomberg Politics, Financial Times

I colloqui USA-Iran verso una possibile ripresa mentre il cessate il fuoco scade


Il vicepresidente JD Vance dovrebbe partire martedì per l'Islamabad per i colloqui di pace con l'Iran, mentre Trump ha dichiarato "altamente improbabile" l'estensione del cessate il fuoco di due settimane senza un accordo. L'Iran ha accusato Trump di violare il cessate il fuoco e ha minacciato di "rivelare nuove carte sul campo di battaglia" se i combattimenti dovessero riprendere.

Fonti: Financial Times, The Hill, Semafor

Il Giappone elimina il divieto di esportazione di armi letali


Il Giappone ha rimosso la maggior parte delle restrizioni sulle esportazioni di armi, permettendo per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale la vendita di armamenti all'estero in una mossa storica che rompe con il pacifismo del dopoguerra. La decisione della premier Sanae Takaichi mira a rafforzare la base industriale della difesa giapponese di fronte alle crescenti minacce dalla Cina.

Fonti: Bloomberg Politics, New York Times, NPR

L'amministrazione Trump firma memorandum per aumentare la produzione di combustibili fossili


Trump ha firmato una serie di memorandum per aumentare la produzione domestica di petrolio, carbone e gas naturale per la "prontezza alla difesa", sostenendo che un approvvigionamento "inadeguato" rappresenta una minaccia alla sicurezza. I memorandum citano l'ordine esecutivo del 20 gennaio 2025 che dichiarava un'emergenza energetica nazionale.

Fonti: The Guardian

Una corte della Pennsylvania annulla il divieto sui fondi Medicaid per gli aborti


Una corte della Pennsylvania ha stabilito che la costituzione statale garantisce il diritto all'aborto, annullando una legge decennale che vietava l'uso dei fondi Medicaid statali per coprire i costi degli aborti. La decisione di un collegio diviso di sette giudici rappresenta una grande vittoria per Planned Parenthood e gli operatori delle cliniche abortive.

Fonti: The Guardian

JPMorgan investe 1,5 mila miliardi di dollari in Europa e Regno Unito per la sicurezza


JPMorgan ha annunciato un piano decennale da 1,5 mila miliardi di dollari per aiutare le aziende nei settori della difesa, dell'energia e di altri settori critici a raccogliere fondi in Europa e nel Regno Unito. L'iniziativa fa parte degli sforzi della banca per sostenere la sicurezza e la resilienza economica transatlantica.

Fonti: Financial Times

Amazon e Anthropic raggiungono un accordo da 100 miliardi per l'infrastruttura AI


Anthropic, la startup dietro lo strumento Claude AI, ha raggiunto un accordo da 100 miliardi di dollari con Amazon per aumentare le sue capacità di chip e potenza di calcolo dopo aver subito interruzioni quest'anno. L'accordo mira a rafforzare la competitività dell'azienda nel mercato dell'intelligenza artificiale in rapida crescita.

Fonti: Financial Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump annuncia la pace con l'Iran in giornata, ma il suo vice è ancora a Washington


Il presidente Usa parla di firma “in giornata” a Islamabad, ma il vicepresidente non è ancora partito. Sullo sfondo, Hormuz resta chiuso, una nave iraniana è stata sequestrata dagli Stati Uniti e aumentano le fratture nella leadership iraniana.

Donald Trump ha annunciato oggi che l'accordo di pace con l'Iran sarà firmato “in giornata” a Islamabad e che il vicepresidente J.D. Vance sarebbe già in viaggio. In realtà Vance si trova ancora a Washington e aspetta un segnale da Teheran prima di partire. Il dettaglio, riportato da Axios, fotografa l'incertezza che pesa sul negoziato quando ormai mancano 24 ore alla scadenza del cessate il fuoco.

Fino a pochi giorni fa la trattativa sembrava vicina a una svolta positiva. Venerdì il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato lo Stretto di Hormuz “completamente aperto”, spingendo i mercati globali a reagire con entusiasmo. Trump, sempre ad Axios, aveva detto che un'intesa poteva arrivare “in un giorno o due”. Ventiquattr'ore dopo, però, la situazione era di nuovo precipitata.

Sabato, poche ore dopo le parole di Araghchi, unità iraniane hanno sparato colpi di avvertimento contro alcune navi che tentavano di attraversare lo Stretto, sostenendo di agire in risposta al mancato sblocco navale americano. Ieri gli Stati Uniti hanno alzato ulteriormente la pressione sequestrando nel Golfo dell'Oman una nave cargo iraniana, la Touska.

Secondo funzionari americani citati da Axios, questi episodi mostrano l'esistenza di una frattura nella leadership iraniana tra il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il comandante delle Guardie della Rivoluzione Ahmad Vahidi. “Pensavamo di negoziare con le persone giuste”, ha detto ad Axios un funzionario dell'amministrazione. “Ma quando il team iraniano è tornato indietro, le Guardie della Rivoluzione hanno risposto: voi non parlate per nostro conto”.

Negoziato Usa-Iran: la corsa contro il tempo

Negoziato in bilico
Usa-Iran, la corsa contro il tempo
Il punto a poche ore dalla scadenza del cessate il fuoco

Scadenza del cessate il fuoco · 22 aprile, ore 02:00 italiane

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Trump annuncia la firma a Islamabad "in giornata". Ma Vance è ancora a Washington in attesa di un segnale da Teheran.

Nodi Frattura Ore decisive Scenari

I quattro dossier sul tavolo

Fondi congelati
L'offerta americana

CifraFino a 20 mld $
ContropartitaConsegna uranio altamente arricchito
StatoContestato pubblicamente da Trump

Arricchimento uranio
Il punto più controverso

Richiesta UsaMoratoria temporanea
Posizione IranNessuna resa
PrecedenteAccordo 2015 bocciato da Trump

Sanzioni
La leva economica Usa

StrumentoBlocco navale nel Golfo
Ultima mossaSequestro cargo "Touska"
Lettura Casa Bianca"Devastazione economica reale"

Stretto di Hormuz
Il test della buona fede

Annuncio AraghchiStretto "completamente aperto"
Reazione mercatiEntusiasmo iniziale
24 ore dopoColpi di avvertimento a navi

La doppia voce di Teheran

Fronte diplomatico
Mohammad Bagher Ghalibaf
Presidente del Parlamento iraniano
Apertura al dialogo

Fronte militare
Ahmad Vahidi
Comandante delle Guardie della Rivoluzione
Linea dura

La conferma dalla Casa Bianca

"Pensavamo di negoziare con le persone giuste. Ma quando il team iraniano è tornato indietro, le Guardie della Rivoluzione hanno risposto: voi non parlate per nostro conto."
Funzionario Usa ad Axios

La replica di Pezeshkian

"Il rispetto degli impegni è la base di un dialogo significativo. Gli iraniani non si sottometteranno mai alla forza."
Masoud Pezeshkian, presidente iraniano, su X

Le ore che hanno cambiato il negoziato

Venerdì
Araghchi: Hormuz "completamente aperto"

Il Ministro degli Esteri iraniano annuncia la riapertura dello Stretto. I mercati globali reagiscono con entusiasmo. Trump parla di un'intesa possibile "in un giorno o due".

Sabato
Colpi di avvertimento iraniani nello Stretto

Poche ore dopo l'annuncio di Araghchi, unità iraniane hanno aperto il fuoco contro alcune navi che tentavano di attraversare Hormuz. La motivazione ufficiale: mancato sblocco navale americano.

Ieri
Gli Stati Uniti sequestrano la cargo "Touska"

Nel Golfo dell'Oman Washington alza la pressione fermando con la forza una nave cargo iraniana. Segnale chiaro: il blocco economico resta pienamente operativo.

Oggi
Trump: firma prevista "in giornata" a Islamabad

Il presidente annuncia la firma imminente dell'accordo e sostiene che Vance sia già in viaggio. Secondo Axios, il vicepresidente è invece ancora a Washington e attende un segnale da Teheran.

+24h
Scadenza del cessate il fuoco

Secondo la Casa Bianca, ci sono solo due esiti opposti: un nuovo attacco militare oppure un accordo di pace. Intanto Washington prepara un piano B nel caso in cui il negoziato fallisca.

La guerra "in tre fasi" secondo la Casa Bianca

FASE 1
Bombardamenti

FASE 2
Pressione economica

FASE 3
Accordo o nuovo attacco

"Dipende dagli iraniani", funzionario Usa ad Axios
Il piano B: opzione militare

Isola di Kharg
Hub dell'export petrolifero iraniano

IpotesiOccupazione dell'isola
ObiettivoTagliare l'export energetico iraniano
InnescoFallimento dei negoziati di pace

Il precedente citato da Trump

L'accordo nucleare con l'Iran del 2015, negoziato dall'Amministrazione Obama, era "uno dei peggiori mai conclusi". La nuova intesa, promette, sarà "di gran lunga migliore".
Donald Trump su Truth Social

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Axios, Truth Social, X · Aggiornato al 20.04.2026

Sul tavolo del negoziato resta, al momento, una bozza che tocca i nodi centrali del confronto: sanzioni, limiti all'arricchimento dell'uranio, fondi iraniani congelati e destino dello stock di uranio arricchito. Gli Stati Uniti avrebbero offerto fino a 20 miliardi di dollari di fondi attualmente congelati in cambio della consegna delle scorte di uranio iraniano altamente arricchito e di una moratoria temporanea sull'arricchimento. Trump, però, ha contestato pubblicamente questa ricostruzione, sebbene dalle indiscrezioni resti confermato che l'arricchimento è uno dei punti centrali e più controversi del negoziato.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha replicato su X con toni duri. “Il rispetto degli impegni è la base di un dialogo significativo”, ha scritto, accusando Washington di inviare “segnali contraddittori” e di puntare alla “resa” dell'Iran. “Gli iraniani non si sottometteranno mai alla forza”. Allo stesso tempo, Trump ha usato Truth Social per attaccare il precedente accordo sul nucleare iraniano del 2015 negoziato dall'Amministrazione Obama, definendolo “uno dei peggiori mai conclusi” e promettendo che la nuova intesa sarà “di gran lunga migliore”.

Alla Casa Bianca prevale, per il momento, la convinzione che l'Iran stia cedendo sotto la pressione economica del blocco navale. “Pensiamo che non possano reggere. La devastazione economica è reale”, ha spiegato un funzionario. Intanto Washington mette a punto un piano B nel caso in cui i negoziati dovessero fallire: una nuova fase militare che potrebbe comprendere anche l'occupazione dell'isola strategica di Kharg. La campagna di bombardamenti, ha aggiunto la stessa fonte, “potrebbe essere stata solo la fase uno. Ora siamo nella fase due. Se la fase tre sarà un nuovo attacco o un accordo di pace, dipende dagli iraniani”.

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Gli americani bocciano la guerra con l'Iran di Trump


Sette settimane dopo l'inizio del conflitto, solo il 38 per cento sostiene gli attacchi militari e il 41 per cento ritiene che il presidente non abbia un piano per risolvere la crisi.

Sette settimane dopo l'inizio della guerra con l'Iran, la maggioranza degli elettori americani ritiene che il presidente Donald Trump non abbia un piano chiaro e dubita che stia raggiungendo gli obiettivi fissati per il conflitto. È quanto emerge dal nuovo sondaggio di Politico, realizzato dalla società di ricerca indipendente Public First con sede a Londra, che misura mensilmente l'opinione pubblica statunitense su un'ampia gamma di temi politici.

I dati mostrano un consenso debole per l'azione militare: solo il 38 per cento degli americani sostiene i raid condotti congiuntamente da Stati Uniti e Israele. Le opinioni sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto ai giorni successivi agli attacchi, nonostante l'amministrazione abbia avuto settimane di tempo per costruire la propria narrazione. La maggioranza degli intervistati ritiene inoltre che la guerra non sia negli interessi del popolo americano.

Il 41 per cento degli elettori afferma che Trump non ha un piano per risolvere il conflitto, una percentuale quasi identica a quella del mese scorso. Il 27 per cento pensa invece che il presidente abbia una strategia, mentre un altro 15 per cento ritiene che pur non avendo un piano definito, le sue azioni porteranno comunque a una soluzione. Sul fronte degli obiettivi, solo il 15 per cento degli americani pensa che il presidente li abbia raggiunti, mentre il 25 per cento crede che li raggiungerà in futuro. Circa quattro intervistati su dieci ritengono che Trump non raggiungerà mai i suoi obiettivi o che non ne abbia di espliciti.

Sondaggio POLITICO / Public First
Trump e l'Iran: gli americani non vedono né un piano né una strategia
Rilevazione 11–14 aprile · 2.035 adulti statunitensi

① Ha un piano?
Trump ha un piano per il conflitto con l'Iran?
Americans overall — aprile

Ha un piano
27%

Non ha un piano, ma mi fido che le sue azioni risolveranno il conflitto
15%

Non ha un piano
41%

② Gli obiettivi
Trump ha obiettivi in Iran? E li raggiungerà?
Americans overall — aprile

I suoi obiettivi sono già stati raggiunti
15%

Non li ha ancora raggiunti, ma mi aspetto che lo farà
25%

Non raggiungerà mai i suoi obiettivi
20%

Non ha alcun obiettivo
20%

Come è stato fatto il sondaggio
Il sondaggio POLITICO Poll è stato condotto da Public First online dall'11 al 14 aprile su un campione di 2.035 adulti statunitensi. I risultati sono stati ponderati per età, razza, genere, area geografica e livello di istruzione. Chi ha risposto «non so» non è mostrato; i totali possono non sommare al 100% per arrotondamento. Margine d'errore complessivo: ±2,17 punti percentuali (più alto nei sottogruppi).

Fonte: POLITICO Poll / Public First

Il sondaggio evidenzia anche una frattura sul bilanciamento delle priorità presidenziali. Quasi la metà degli intervistati sostiene che Trump abbia dedicato troppo tempo agli affari internazionali a scapito delle questioni interne. Questa opinione è condivisa anche dal 29 per cento di chi lo ha votato nel 2024, un segnale di insoddisfazione che arriva da una parte del suo stesso elettorato.

Tra i sostenitori del presidente il consenso resta solido, ma con delle crepe. Oltre un terzo degli elettori di Trump ammette che non ha un piano, pur confidando che le sue azioni risolveranno comunque la crisi. Il 45 per cento dei suoi elettori afferma che non ha ancora raggiunto gli obiettivi prefissati, anche se si aspetta che lo farà. Questi dati rivelano una fiducia personale nel presidente, accompagnata però dalla consapevolezza che il conflitto potrebbe superare la tempistica di quattro-sei settimane inizialmente indicata dall'amministrazione.

Le preoccupazioni politiche riguardano soprattutto l'impatto economico del conflitto. La guerra ha avuto ripercussioni sui prezzi di benzina, petrolio e generi alimentari, proprio mentre i repubblicani cercano di costruire una narrazione economica vincente in vista delle elezioni di mid-term di novembre. Gli elettori di entrambi gli schieramenti, anche nel sondaggio di aprile, continuano a indicare il costo della vita come il tema principale in vista del voto.

Lo stratega repubblicano del Michigan Jason Roe ha individuato il nodo della comunicazione. Ha dichiarato a Politico che il problema maggiore è che la guerra non è stata preparata nell'opinione pubblica, perché Trump aveva fatto campagna contro questo tipo di politiche e poi ha cambiato posizione all'improvviso, lasciando gli americani impreparati. Roe ha aggiunto che il principale errore comunicativo è aver ripetuto ogni giorno che il conflitto sarebbe finito l'indomani, per poi trovarsi a quasi due mesi di distanza con quella stessa promessa ancora non mantenuta.

La Casa Bianca ha respinto le critiche attraverso il portavoce Kush Desai, che in una dichiarazione ha spiegato come l'amministrazione stia lavorando sia al conflitto iraniano sia alle preoccupazioni economiche degli americani. Desai ha sostenuto che il militare statunitense e il team diplomatico del presidente stanno compiendo progressi verso un accordo con l'Iran e verso la risoluzione delle interruzioni temporanee nei mercati energetici, mentre il resto dell'amministrazione porta avanti l'agenda su crescita e accessibilità dei prezzi. Ha aggiunto che una volta superate le interruzioni di breve periodo legate all'operazione Epic Fury, gli americani potranno contare su ulteriori progressi economici.

Il presidente ha offerto giustificazioni mutevoli per il conflitto. In un'intervista a Mornings With Maria Bartiromo su Fox Business, Trump ha affermato che la guerra potrebbe finire molto presto, aggiungendo che se i negoziatori iraniani saranno intelligenti il conflitto terminerà in tempi brevi. Sui prezzi di benzina e petrolio in vista delle elezioni di mid-term, il presidente ha prima detto che potrebbero essere un po' più alti ma attorno agli stessi livelli, per poi sostenere in una successiva intervista che saranno molto più bassi.

Il futuro dei negoziati resta incerto mentre il conflitto entra nella settima settimana. Dopo il fallimento dei colloqui di pace, Trump ha aumentato la pressione su Teheran ordinando il blocco dei porti iraniani, una mossa che rischia di far salire ulteriormente i prezzi del carburante. I repubblicani a Washington si sono per lo più allineati pubblicamente al presidente, ma crescono i timori che un conflitto prolungato possa alienare gli elettori del partito stanchi della guerra. Venerdì Trump e un alto funzionario iraniano hanno annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale, un'apertura che ha fatto crollare i prezzi del petrolio.

Il sondaggio di Politico è stato condotto da Public First tra l'11 e il 14 aprile su 2.035 adulti statunitensi intervistati online. I risultati sono stati ponderati per età, etnia, genere, area geografica e livello di istruzione, con un margine di errore complessivo di più o meno 2,17 punti percentuali.

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Mitch Landrieu valuta una corsa alla Casa Bianca nel 2028


L'ex sindaco di New Orleans, 65 anni, ha lanciato segnali di una possibile candidatura durante un incontro del Comitato nazionale democratico, pur senza aver avviato le strutture operative necessarie.

Mitch Landrieu, ex sindaco di New Orleans ed ex consigliere senior dell'amministrazione Biden, sta valutando una candidatura alle primarie democratiche per le presidenziali del 2028. Lo ha rivelato la CNN, che ha raccontato la sua partecipazione a un incontro dei Young Democrats of America nella sua città natale, tenutosi durante una riunione del Democratic National Committee.

Alla domanda diretta se intenda correre per la Casa Bianca, Landrieu ha risposto alla CNN con un "forse", aggiungendo di sentire che "il futuro del paese è in gioco" e che a questo punto della sua vita la scelta diventa urgente, indipendentemente dal fatto che a vincere sia lui o uno dei suoi "cento migliori amici".

Durante il suo intervento al ristorante Galatoire's nel French Quarter, davanti a funzionari eletti, operatori politici e all'influencer Carlos Espina, seguito da 14 milioni di persone su TikTok, Landrieu ha pronunciato un discorso che più partecipanti hanno descritto alla CNN come un "soft launch", un lancio informale della sua campagna. "Potete iniziare a sognare l'America che dovrebbe essere", ha detto, paragonando il momento politico attuale alla ricostruzione di New Orleans dopo l'uragano Katrina. "Noi non torneremo indietro a dov'eravamo".

Sessantacinque anni, Landrieu è uno di nove figli ed è stato vicegovernatore della Louisiana prima di diventare sindaco di New Orleans dopo Katrina. Suo padre Moon Landrieu, anch'egli sindaco della città, valutò una candidatura presidenziale nel 1976, nella corsa vinta poi da Jimmy Carter. Nel 2018 Mitch Landrieu pubblicò il libro In the Shadow of Statues: A White Southerner Confronts History, basato sul discorso del 2017 con cui spiegò la decisione di rimuovere quattro monumenti confederati dalla città. Un tour nazionale legato al libro doveva preludere a una candidatura alle primarie del 2020, poi accantonata quando Joe Biden decise di scendere in campo.

Dopo la vittoria di Biden, Landrieu entrò nell'amministrazione per gestire l'attuazione del piano infrastrutturale bipartisan e fu poi copresidente della campagna per la rielezione. Dopo la sconfitta democratica del 2024, rinunciò a candidarsi alla presidenza del DNC.

Alla CNN, il sindaco di Kansas City Quinton Lucas ha descritto Landrieu come "una delle personalità più carismatiche della politica americana di oggi", paragonandolo all'ex vicepresidente Kamala Harris e al governatore del Maryland Wes Moore. Lucas, che è afroamericano, ha sottolineato le capacità di Landrieu nel dialogare con elettori di diverse comunità, definendolo "un bianco che si adatta dappertutto". Secondo Lucas, in una competizione dove contano ancora i rapporti diretti con gli elettori, soprattutto in stati come la South Carolina, Landrieu avrebbe punti di forza che al momento solo Harris e presumibilmente Moore possono vantare.

Landrieu ha raccontato di frequente un incontro con anziani minatori di carbone del West Virginia, per spiegare il senso di rottura del contratto sociale che molti americani avvertono. I minatori, secondo il suo racconto, si sentono prima sfruttati per alimentare l'industria bellica, poi giudicati "stupidi" e "cattivi", privati delle pensioni e infine invitati a riqualificarsi imparando a programmare.

Landrieu è consapevole di non aver ancora avviato i passaggi preliminari concreti necessari per trasformare l'interesse in una campagna. Non ha costruito una struttura organizzativa, uno staff, una base per la raccolta fondi o un impianto programmatico. Secondo quanto riferito da persone vicine a lui alla CNN, se deciderà di correre, questa sarà probabilmente la sua ultima occasione.

Nel panorama democratico ci sono già oltre due dozzine di potenziali candidati che stanno scrivendo libri, visitando gli stati che votano per primi alle primarie o preparando campagne in attesa. La maggior parte è più conosciuta di Landrieu, ma pochi superano la soglia dell'irrilevanza nei primi sondaggi, lasciando aperto uno spazio per nomi meno noti.

Landrieu ha indicato come modello il sindaco di New York Zohran Mamdani, diventato un fenomeno politico non grazie alla notorietà preesistente o alle risorse finanziarie, ma attraverso video virali a basso costo diffusi online. Quanto ai concorrenti che si stanno muovendo in anticipo, Landrieu ha osservato alla CNN che "è davvero difficile essere il favorito per tre anni", ricordando che gli ultimi due presidenti, Trump e Biden, erano figure che nessuno considerava destinate alla Casa Bianca all'inizio delle rispettive corse.

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Perché negli Stati Uniti mandare un figlio all'asilo costa più di 13.000 dollari l'anno


Un'analisi pubblicata da The Daily Signal sostiene che l'aumento vertiginoso dei costi per i servizi di cura dei bambini dipende in larga parte dalla stratificazione di norme burocratiche imposte dai singoli Stati americani.

Negli Stati Uniti il costo medio dell'assistenza all'infanzia ha superato i 13.000 dollari l'anno per ogni bambino, una cifra che ha spinto diversi governi locali a intervenire con sussidi pubblici. Lo Stato di New York ha da poco approvato un programma di assistenza gratuita finanziato con fondi statali, una misura che segue una tendenza diffusa nel Paese. Eppure, secondo un commento pubblicato da The Daily Signal a firma del giornalista John Stossel, il vero nodo del problema non riguarda i finanziamenti mancanti ma l'eccesso di regolamentazione che grava sul settore.

L'analisi si basa in gran parte sulle dichiarazioni rilasciate da Carrie Lukas, esponente dell'Independent Women's Forum, intervistata da Stossel per un suo video. Lukas ha spiegato al giornalista che le regole governative producono conseguenze indesiderate, facendo lievitare i prezzi ben oltre quanto sarebbe necessario. Il caso più eclatante citato è quello di Washington D.C., dove gli insegnanti degli asili nido devono possedere una laurea in Early Childhood Education. Conseguire quel titolo richiede circa due anni di studio e una spesa stimata di 22.000 dollari. Lukas ha osservato che, quando si chiede agli operatori un investimento simile, è inevitabile che i costi finali ricadano sulle famiglie.

Il pezzo elenca poi una serie di norme considerate assurde. L'Illinois, ad esempio, impone ai gestori di tenere monete a disposizione per i telefoni pubblici, una prescrizione rimasta negli anni nonostante la scomparsa quasi totale di quegli apparecchi. Sempre in Illinois la normativa obbliga a fornire una culla con materasso, lenzuolo e coperta per ogni neonato, ma contemporaneamente vieta l'uso di biancheria morbida, generando una contraddizione evidente. Interpellati dai curatori del servizio, i funzionari statali hanno risposto che le regole sono in fase di aggiornamento.

Situazioni analoghe si registrano anche negli Stati a guida repubblicana. Il regolamento dell'Oklahoma, lungo 180 pagine, specifica nel dettaglio il numero esatto di giocattoli che ogni struttura deve possedere: due giocattoli a incastro ogni uno o due bambini, due martelletti per bambini piccoli, due cuscini di supporto, tre giochi sonori, due puzzle con pomelli, tre campanellini da polso o caviglia. Lukas ha dichiarato a Stossel che i decisori politici denunciano la mancanza di servizi accessibili mentre allo stesso tempo accumulano regole che rendono impossibile entrare nel settore, spingendo fuori dal mercato gli operatori più capaci.

La questione riguarda anche l'assistenza domiciliare, che in passato rappresentava la forma più diffusa di cura per i bambini negli Stati Uniti. Oggi, secondo Lukas, le norme scoraggiano chi vorrebbe accogliere in casa propria i figli di altre famiglie. Il Michigan richiede una licenza anche a chi si prende cura di un solo bambino oltre ai propri. Ottenere quella licenza può richiedere sei mesi e comporta un corso di rianimazione cardiopolmonare, una formazione sulle malattie infettive, un corso sugli abusi ai minori, un orientamento di sei ore e un'ispezione ambientale. Lukas, madre di cinque figli, ha ammesso che norme simili scoraggerebbero chiunque. Ha citato il caso del Delaware, dove il regolamento impone che tutti gli alimenti siano conservati in contenitori chiusi o sigillati, costringendo gli operatori a travasare persino i contenuti delle scatole di cereali.

Il commento sottolinea inoltre che la mole di regolamenti non garantisce la sicurezza dei bambini. The Daily Signal ricorda il caso dell'Adventure Learning Center nel Missouri, una struttura regolarmente autorizzata i cui insegnanti furono sorpresi mentre incitavano bambini di tre anni a picchiarsi tra loro. Il testo richiama anche lo scandalo degli asili nel Minnesota, dove operatori disonesti avrebbero ignorato completamente le norme incassando milioni di dollari pubblici senza fornire alcun servizio reale. Secondo Lukas, il paradosso è che la regolamentazione eccessiva espelle dal mercato gli operatori onesti mentre i controlli restano troppo deboli per intercettare le frodi.

Interrogata da Stossel sulla possibilità di eliminare ogni regola, Lukas ha risposto al giornalista che un controllo dei precedenti penali per chi lavora con i bambini resta una richiesta ragionevole, ma oltre quella soglia sarebbe opportuno affidarsi alle scelte dei genitori piuttosto che a quelle dello Stato. La sua tesi è che siano le famiglie, non le amministrazioni pubbliche, ad avere il massimo interesse per il benessere dei propri figli. L'articolo si chiude con una considerazione critica verso attivisti e politici che tendono a proporre nuove regole come soluzione automatica a ogni problema, una tendenza che secondo l'autore produce spesso l'effetto opposto a quello annunciato.

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Trump è ossessionato dalla sala da ballo


Secondo un'analisi del Washington Post, il presidente ha menzionato pubblicamente il progetto da 400 milioni di dollari in circa un terzo dei giorni del 2026, più dei dazi su Truth Social ad aprile.

L'ossessione del presidente Donald Trump per la nuova sala da ballo della Casa Bianca sta diventando sempre più marcata, al punto da superare l'attenzione dedicata ad alcune delle sue principali priorità politiche. Un'analisi del Washington Post basata sui discorsi pubblici e sui post sui social media ha rilevato che Trump ha richiamato il progetto in circa un terzo dei giorni del 2026, un ritmo paragonabile o addirittura superiore alle menzioni di alcuni temi centrali della sua agenda.

Il progetto prevede un'aggiunta da 400 milioni di dollari alla Casa Bianca, che Trump ha descritto come necessaria per ospitare gli ospiti di alto livello. Il primo episodio documentato dell'anno risale al 9 gennaio, quando il presidente interruppe un incontro con dirigenti del settore petrolifero e del gas per avvicinarsi a una finestra e mostrare l'area dei lavori. Per circa 90 secondi elogiò le caratteristiche della futura sala, prima di tornare a discutere della ricostruzione dell'industria petrolifera venezuelana e della riduzione dei prezzi globali dell'energia.

Secondo l'analisi del quotidiano, nel 2026 Trump ha citato la sala da ballo meno spesso dei dazi e dell'Iran, ma con una frequenza analoga a quella di temi come l'assicurazione sanitaria e il tema dell'affordability, cioè l'accessibilità economica dei beni di consumo. Le menzioni del progetto superano nettamente quelle del sito TrumpRx, lo strumento introdotto dall'amministrazione per aiutare i cittadini americani ad acquistare farmaci da prescrizione a prezzi più bassi. Ad aprile, sulla piattaforma Truth Social, il presidente ha pubblicato più post sulla sala da ballo che sui dazi, la misura economica simbolo della sua amministrazione.

L'attenzione di Trump è cresciuta in concomitanza con le difficoltà legali del progetto. Un giudice federale ha ordinato la sospensione dei lavori fino a quando il presidente non otterrà l'autorizzazione del Congresso. Giovedì Trump ha reagito con una serie di post su Truth Social di quasi 800 parole complessive, nei quali ha attaccato ripetutamente il magistrato, definito "Trump Hating Judge", e il ricorrente. Pochi minuti dopo ha ricondiviso tutti e quattro i post. In uno di questi ha scritto che ogni opinionista politico ha definito il caso privo di fondamento, quasi uno scherzo, ma che per lui e per gli americani non lo è.

Il progetto è anche diventato un bersaglio politico per i democratici, che lo stanno usando come argomento in vista delle elezioni di midterm, presentandolo come il simbolo di priorità sbagliate. Il deputato democratico della California Jared Huffman ha dichiarato al Washington Post che mentre i democratici si concentrano sulla crisi dell'accessibilità economica, molti repubblicani condividono con Trump l'idea che le priorità siano sale da ballo dorate, feste in stile Grande Gatsby, ulteriori tagli fiscali per gli oligarchi e i truffatori delle criptovalute.

La Casa Bianca ha respinto le critiche. Il portavoce Davis Ingle ha sottolineato in una dichiarazione che il progetto è finanziato da donazioni private e non grava sui contribuenti, aggiungendo che il presidente sta rendendo bella la Casa Bianca e restituendole la gloria che merita, mentre continua a lavorare su farmaci scontati tramite TrumpRx, sulla riduzione della burocrazia e sul piano sanitario per abbassare i costi per gli americani. Ingle ha aggiunto che solo chi soffre di grave "Trump Derangement Syndrome" non riesce a vedere che il presidente può occuparsi di più cose contemporaneamente.

I sondaggi indicano però che il progetto è impopolare. Secondo un rilievo condotto a febbraio da Economist-YouGov, il 58 per cento degli americani si è detto contrario alla demolizione dell'ala est della Casa Bianca per costruire la nuova sala. Gli stessi consiglieri politici del presidente gli avrebbero suggerito di concentrarsi su temi come la riduzione dei costi sanitari in vista delle elezioni di metà mandato.

Nonostante ciò, Trump continua a tornare sull'argomento, spinto dal suo interesse per l'edilizia, eredità della sua lunga carriera come magnate immobiliare, e dalla convinzione che l'aggiunta sia attesa da tempo. Il presidente sostiene di aver proposto un progetto analogo ai consiglieri di Barack Obama oltre un decennio fa, senza ricevere risposta. Nel gennaio 2016, durante un evento elettorale in Iowa, raccontò di aver detto a David Axelrod che avrebbe costruito gratuitamente la sala da ballo più bella del mondo, per un valore di almeno 100 milioni di dollari, ma di non essere mai stato richiamato.

Nelle ultime settimane Trump ha mostrato i rendering del progetto ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, lo ha citato in incontri con leader stranieri e ha interrotto discorsi pubblici per parlarne. Il mese scorso, durante un evento con agricoltori sul prato sud della Casa Bianca, scherzò dicendo che avrebbe potuto allontanarsi per qualche istante a osservare i lavori prima di riprendere il discorso, mentre due gru a torre ruotavano a poche centinaia di metri. A un pranzo pasquale ha ripreso il tema dopo aver parlato della creazione dell'ufficio per la fede alla Casa Bianca, indicando la parete alle sue spalle e descrivendo la futura sala come un pezzo di immobile di grande valore. La scorsa settimana, su Truth Social, ha scritto che per i vincoli di tempo riuscirà a malapena a utilizzarla.

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La NSA usa il modello Mythos di Anthropic nonostante la blacklist del Pentagono


La National Security Agency starebbe impiegando lo strumento di intelligenza artificiale più potente sviluppato dall'azienda, mentre il Dipartimento della Difesa la classifica come "rischio per la catena di approvvigionamento".

La National Security Agency, l'agenzia di intelligence statunitense che si occupa di sicurezza delle comunicazioni, sta utilizzando Mythos Preview, il modello di intelligenza artificiale più avanzato di Anthropic, nonostante il Dipartimento della Difesa americano abbia ufficialmente classificato l'azienda come un rischio per la catena di approvvigionamento. Lo ha rivelato in esclusiva Axios, che ha raccolto la testimonianza di due fonti a conoscenza della vicenda. La notizia è stata poi ripresa da Reuters ed Engadget.

La vicenda mette in luce una contraddizione interna all'amministrazione statunitense. Da un lato il Pentagono, che sovrintende all'NSA, ha avviato a febbraio un procedimento per escludere Anthropic dai propri fornitori, imponendo la stessa linea anche ai suoi partner commerciali. Dall'altro le strutture militari e di intelligence stanno ampliando l'uso degli strumenti della stessa azienda, mentre in tribunale sostengono che il loro impiego rappresenti una minaccia per la sicurezza nazionale.

Secondo le fonti di Axios, l'NSA figura tra le circa 40 organizzazioni a cui Anthropic ha concesso l'accesso a Mythos Preview. L'azienda ha reso pubblici i nomi di soltanto 12 di questi soggetti, e l'agenzia di intelligence statunitense sarebbe tra quelli non dichiarati. Una delle fonti ha precisato ad Axios che il modello "viene utilizzato più ampiamente all'interno del dipartimento". Non è chiaro quale sia l'impiego specifico da parte dell'NSA, ma altre organizzazioni che hanno accesso a Mythos lo usano soprattutto per analizzare i propri sistemi alla ricerca di vulnerabilità informatiche sfruttabili. Anthropic ha limitato la diffusione del modello sostenendo che le sue capacità offensive nel campo cyber fossero troppo pericolose per una distribuzione più ampia. Anche l'equivalente britannico dell'NSA ha dichiarato di avere accesso al modello attraverso l'AI Security Institute del Regno Unito.

La rivelazione arriva pochi giorni dopo un incontro alla Casa Bianca. Venerdì il direttore esecutivo di Anthropic Dario Amodei ha incontrato la capo di gabinetto Susie Wiles e il segretario al Tesoro Scott Bessent per discutere dell'uso di Mythos nelle istituzioni governative e delle pratiche di sicurezza dell'azienda. Secondo le fonti di Axios, i prossimi passi si concentreranno sul rapporto tra il modello e i dipartimenti diversi dal Pentagono. Entrambe le parti hanno definito il confronto produttivo. La Casa Bianca lo ha descritto come "produttivo e costruttivo", mentre il presidente Trump, interpellato dai giornalisti, ha dichiarato secondo Reuters di non avere "idea" dell'incontro.

La frattura tra Anthropic e il Pentagono risale all'inizio dell'anno, durante una fase tesa di rinegoziazione contrattuale. Il dipartimento chiedeva che il modello Claude fosse reso disponibile per "tutti gli scopi leciti", mentre l'azienda insisteva nell'escludere la sorveglianza domestica di massa e lo sviluppo di armi autonome. Alcuni funzionari della Difesa continuano a sostenere che la posizione di Anthropic dimostri che non ci si può fidare dell'azienda nei momenti critici per le forze armate, tesi che Anthropic respinge. Altri all'interno dell'amministrazione preferirebbero chiudere la controversia per poter utilizzare gli strumenti più avanzati sviluppati dalla società.

Lo scontro legale resta aperto. A marzo Anthropic ha presentato ricorso contro il Dipartimento della Difesa davanti a due tribunali, dopo che l'amministrazione Trump aveva attribuito all'azienda l'etichetta di rischio per la catena di approvvigionamento. Il Pentagono ha risposto poco dopo. Un tribunale ha concesso ad Anthropic un'ingiunzione preliminare per sospendere temporaneamente tale classificazione, mentre i giudici federali dell'altra sede hanno respinto la richiesta di rimuovere l'etichetta.

Mythos Preview è stato presentato da Anthropic all'inizio di aprile come un modello linguistico generico "sorprendentemente capace nei compiti di sicurezza informatica". L'azienda lo ha definito il suo modello "più performante finora per la programmazione e per i compiti agentici", con riferimento alla capacità di agire in modo autonomo. Secondo alcuni esperti, le sue competenze di programmazione ad alto livello gli conferiscono una capacità potenzialmente senza precedenti di individuare vulnerabilità informatiche e di elaborare strategie per sfruttarle. Proprio questa caratteristica ha alimentato il timore che il modello possa potenziare la portata degli attacchi informatici.

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Zelensky si è arreso con Trump


Zelensky ha smesso di corteggiare Trump e punta ora su accordi con Europa e Paesi del Golfo, mentre l'industria ucraina dei droni produce milioni di velivoli e colpisce in profondità la Russia.

L'Ucraina ha smesso di credere negli Stati Uniti. Dopo oltre un anno di tentativi per conquistare il favore del presidente Donald Trump, Kyiv ha cambiato rotta e punta ora su nuovi partner diplomatici e militari, abbandonando la strategia dell'adulazione che aveva caratterizzato i mesi precedenti. A sostenerlo è Phillips Payson O'Brien, professore di studi strategici all'Università di St Andrews, in un'analisi pubblicata sull'Atlantic.

Per più di un anno dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, il governo ucraino aveva mantenuto un atteggiamento conciliante, nonostante i segnali ostili da parte dell'amministrazione americana. Trump aveva ripetutamente mostrato simpatia per il presidente russo Vladimir Putin, aveva in gran parte interrotto gli aiuti militari americani a Kyiv e aveva insultato pubblicamente i leader ucraini. Nel febbraio 2025 aveva personalmente attaccato il presidente Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale. Ciononostante, l'Ucraina aveva partecipato ai negoziati di pace voluti da Trump, aveva firmato accordi sui minerali che promettevano benefici economici agli americani e Zelensky stesso aveva elogiato più volte il presidente statunitense, calcolando che parole dolci non avrebbero fatto danni e forse avrebbero aiutato.

Quel calcolo è stato abbandonato. Kyiv cerca ora attivamente nuovi partner, condividendo la propria esperienza nella guerra con i droni con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, e stringendo accordi per la produzione di armi con la Germania. L'esercito ucraino ha inoltre inviato droni ad attaccare impianti di esportazione petrolifera vicino a San Pietroburgo, in profondità nel territorio nemico, sfidando quelli che Zelensky ha definito dei "segnali" provenienti da "partner" non specificati che chiedevano di evitare attacchi alle infrastrutture energetiche russe.

Il cambio di tono si è fatto esplicito nelle dichiarazioni pubbliche del presidente ucraino. In un'intervista alla radio italiana rilasciata la scorsa settimana, Zelensky ha criticato la decisione dell'amministrazione Trump di allentare le sanzioni sui produttori e venditori di petrolio russo, misura adottata per evitare un'ulteriore impennata dei prezzi energetici nel contesto della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. "Dal mio punto di vista, la Russia ha giocato di nuovo con gli americani, ha giocato con il presidente degli Stati Uniti", ha dichiarato Zelensky alla radio italiana. L'esenzione dalle sanzioni è scaduta all'inizio di questa settimana. Per amplificare il messaggio oltre i confini italiani, il presidente ucraino ha rilanciato una versione in inglese delle sue dichiarazioni su X.

Poco dopo, Zelensky ha sostenuto che se gli Stati Uniti intendono davvero ritirarsi dalla NATO, come Trump ha minacciato, le democrazie europee hanno bisogno di una nuova architettura di sicurezza. Per difendersi dalla Russia senza l'aiuto americano, ha suggerito il presidente ucraino, l'Unione Europea dovrebbe integrare le capacità militari di Paesi non membri come Norvegia, Regno Unito, Turchia e Ucraina.

Si tratta di una posizione in netto contrasto con quella di altri leader europei che negli ultimi quindici mesi hanno cercato di preservare l'illusione di un impegno americano verso i tradizionali alleati. Alcuni si sono spinti a gesti imbarazzanti, come il segretario generale della NATO Mark Rutte, che si era riferito a Trump chiamandolo "papà", poi descrivendo il commento come un "problema di lingua".

Il nuovo atteggiamento di Kyiv nasce da una combinazione di fattori. Gli Stati Uniti hanno ridotto ulteriormente le già limitate forniture di armi all'Ucraina per conservare scorte destinate alla guerra contro l'Iran. Trump, dopo aver in più occasioni evocato sanzioni pesanti contro la Russia, forse per placare le posizioni filo-ucraine del suo stesso partito, ha smesso di farlo. L'elemento più scoraggiante per gli ucraini è stata la pressione costante dell'amministrazione Trump perché cedessero a Putin i territori del Donbas e i cittadini che vi risiedono nell'ambito di un accordo di pace.

Il cambiamento arriva in un momento in cui la situazione militare ucraina è migliorata rispetto alle difficoltà del 2025. Facendo leva soprattutto sull'industria nazionale dei droni e sulla propria struttura militare, le forze ucraine hanno ripreso l'iniziativa in molte aree. Negli ultimi mesi avrebbero causato più perdite di quante la Russia sia in grado di rimpiazzare e avrebbero riconquistato più territorio di quanto Mosca ne abbia preso. Lungo la linea del fronte, Kyiv ha rafforzato ed esteso il cosiddetto "muro di droni", che limita i movimenti delle forze russe. All'inizio di questa settimana l'Ucraina ha rivendicato la conquista di una postazione russa e la cattura di alcuni soldati nemici senza esporre alcun militare ucraino, utilizzando solo veicoli aerei e terrestri senza pilota.

Gli attacchi con droni vengono portati ormai anche su obiettivi a medio e lungo raggio, come dimostrato dall'operazione vicino a San Pietroburgo. L'Ucraina continua inoltre a tenere sotto scacco la flotta russa nel Mar Nero, colpendo navi persino nelle basi navali più protette. Divenuta leader globale nello sviluppo e nella produzione di droni, Kyiv prevede di produrre fino a 7 milioni di velivoli militari senza pilota nel 2026.

Tra il 2022 e il 2024 Washington è stata il principale fornitore di aiuti militari all'Ucraina, e quel sostegno, per quanto spesso rallentato e vincolato da limiti stringenti, è stato decisivo per la sopravvivenza del Paese nei primi anni di guerra. Ora però, secondo l'analisi di O'Brien sull'Atlantic, gli ucraini non credono più che la perdita del supporto americano porterà inevitabilmente alla sconfitta. Hanno constatato di poter sostenere lo sforzo bellico con risorse proprie e con l'aiuto dei partner europei, anche mentre gli Stati Uniti si allontanavano.

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Marina statunitense sequestra una nave cargo iraniana


Il cacciatorpediniere USS Spruance ha colpito la Touska dopo sei ore di avvertimenti ignorati, mentre il presidente Trump annuncia nuovi colloqui in Pakistan e Teheran minaccia ritorsioni per quella che definisce "pirateria marittima".
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Un cacciatorpediniere della marina statunitense ha attaccato e sequestrato domenica una nave cargo iraniana nel Golfo dell'Oman. È la prima volta che Washington ha usato la forza per imporre il blocco navale contro l'Iran. L'azione militare è avvenuta a pochi giorni dalla scadenza del cessate il fuoco di due settimane, prevista per mercoledì, e mentre le due parti si scambiano accuse reciproche di violazioni della tregua.

Il presidente Donald Trump ha annunciato l'operazione sulla piattaforma Truth Social, spiegando che il cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance ha intercettato la Touska, una nave battente bandiera iraniana di quasi 900 piedi, dopo che l'equipaggio aveva ignorato gli avvertimenti a fermarsi. Il presidente ha scritto che la nave americana ha bloccato l'imbarcazione "aprendo un buco nella sala macchine" e che i marines statunitensi ne hanno ora il controllo. Secondo Trump la Touska era sottoposta a sanzioni del dipartimento del Tesoro per precedenti attività illegali.

U.S. Central Command, il comando che supervisiona le operazioni militari americane in Medio Oriente, ha precisato che gli avvertimenti sono stati ripetuti nell'arco di sei ore mentre la nave si dirigeva verso il porto iraniano di Bandar Abbas. Il cacciatorpediniere ha poi ordinato all'equipaggio di evacuare la sala macchine prima di sparare diversi colpi con il cannone Mk 45 contro il sistema di propulsione. Un reparto del 31st Marine Expeditionary Unit, arrivato in Medio Oriente nell'ultimo mese, si è poi calato da un elicottero per abbordare l'imbarcazione e condurre perquisizioni. Secondo il New York Times si tratta del primo tentativo di forzare il blocco americano da quando è entrato in vigore la settimana scorsa; in precedenza altre 25 navi intercettate avevano invertito la rotta dopo essere state contattate via radio.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Il portavoce del Khatam al-Anbiya Central Headquarters, l'organismo militare iraniano, ha definito l'attacco un atto di "pirateria marittima" e ha annunciato che le forze armate della Repubblica Islamica risponderanno presto. L'agenzia di stampa iraniana Mehr, citata dal New York Times, ha sostenuto una versione diversa, affermando che unità navali delle Guardie della Rivoluzione avrebbero costretto gli americani a ritirarsi.

L'attacco si inserisce in un contesto di tensione crescente attorno allo Stretto di Hormuz, la via d'acqua attraverso cui transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale. Venerdì il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato lo stretto "completamente aperto" dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco in Libano, ma già sabato le autorità militari iraniane hanno ripristinato un "controllo rigoroso" sul passaggio, citando il persistere del blocco americano sui porti iraniani. Nello stesso fine settimana due navi battenti bandiera indiana sono state colpite. La U.K. Maritime Trade Operations, organizzazione amministrata dalla Royal Navy britannica, ha segnalato che motovedette delle Guardie della Rivoluzione hanno sparato senza preavviso contro una petroliera, mentre una nave portacontainer è stata colpita da un proiettile non identificato. Il ministero degli Esteri indiano ha convocato l'ambasciatore iraniano esprimendo "profonda preoccupazione". Secondo l'agenzia iraniana Tasnim, domenica altre due petroliere battenti bandiera di Botswana e Angola sono state costrette a invertire la rotta.

Sul fronte diplomatico la situazione resta confusa. Trump ha dichiarato a Fox News che gli Stati Uniti invieranno lunedì a Islamabad una delegazione composta dall'inviato speciale Steve Witkoff e dal genero Jared Kushner. Un funzionario della Casa Bianca ha indicato che anche il vicepresidente JD Vance, che aveva guidato il precedente round di colloqui, avrebbe partecipato, mentre a ABC Trump ha detto che Vance non sarebbe andato per ragioni di sicurezza. L'ufficio del vicepresidente non ha risposto alle richieste di commento del Financial Times. Teheran ha smentito qualsiasi accordo sui nuovi colloqui. L'agenzia Tasnim, legata agli apparati militari e di sicurezza iraniani, ha riferito che la squadra negoziale non ha alcuna intenzione di partire finché resterà in vigore il blocco marittimo. L'agenzia di stato IRNA ha aggiunto che non esiste "alcuna prospettiva chiara" per nuovi negoziati, citando le richieste eccessive e le posizioni mutevoli di Washington. Le autorità pachistane non hanno ancora confermato di ospitare l'incontro, ma Islamabad è stata posta in stato di massima sicurezza con il dispiegamento di 10.000 agenti aggiuntivi.

Trump ha rilanciato le minacce contro le infrastrutture civili iraniane, scrivendo che se Teheran non accetterà l'accordo gli Stati Uniti distruggeranno "ogni centrale elettrica e ogni ponte" in Iran. Sulla rete ABC, l'ambasciatore americano alle Nazioni Unite Mike Waltz ha dichiarato che il presidente è pronto a portare il blocco navale "a un nuovo livello", con l'ordine alle forze statunitensi di "abbordare e far invertire la rotta alle navi iraniane fino all'Oceano Pacifico". A NBC, Waltz ha aggiunto che "tutto è sul tavolo" e ha descritto le dichiarazioni contraddittorie di Teheran come un segno di "vera confusione" e di "discordia interna". Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato che alcuni punti dei colloqui sono stati conclusi, ma ha parlato di "completa sfiducia" nei confronti dei negoziatori americani, avvertendo che senza un'applicazione piena del cessate il fuoco i negoziati si interromperanno e la guerra riprenderà.

I mercati hanno reagito con forti oscillazioni. Il Brent, principale riferimento internazionale per il petrolio, è salito fino al 7,9 per cento a 97,50 dollari al barile nelle contrattazioni asiatiche, mentre il West Texas Intermediate è cresciuto del 6,1 per cento a 88,99 dollari. I future sullo S&P 500 e sullo Stoxx Europe 600 sono scesi rispettivamente dello 0,5 e dello 0,8 per cento. Un sondaggio NBC pubblicato domenica mostra che due terzi degli americani disapprovano la gestione della guerra da parte di Trump, che deve affrontare crescenti pressioni interne in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Il segretario all'Energia Chris Wright ha ammesso alla CNN che i prezzi della benzina potrebbero restare elevati per mesi, ipotizzando un ritorno sotto i tre dollari al gallone solo "più avanti nel corso dell'anno" o "forse il prossimo anno". Prima della guerra la media nazionale era di 2,98 dollari al gallone; domenica ha raggiunto 4,05 dollari.

Sul piano legale la questione resta controversa. Jennifer Kavanagh, direttrice dell'analisi militare del think tank Defense Priorities, ha dichiarato al New York Times che un blocco globale potrebbe non essere "ammissibile in concezione" perché troppo ampio, mentre James Kraska, professore di diritto marittimo internazionale a Harvard, ha interpretato il blocco come un'estensione in chiave bellica delle sanzioni economiche già in vigore. James R. Holmes, titolare della cattedra di strategia marittima al Naval War College, ha ricordato sempre al New York Times che "le guerre non dichiarate sono più la regola che l'eccezione nella storia degli Stati Uniti".

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La rassegna stampa di lunedì 20 aprile 2026


Gli Stati Uniti sequestrano una nave iraniana mentre i prezzi del petrolio salgono, una sparatoria in Louisiana uccide 8 bambini e i democratici puntano al Congresso

Questa è la rassegna stampa di lunedì 20 aprile 2026

Gli Stati Uniti sequestrano una nave iraniana nello stretto di Hormuz


L'esercito americano ha sequestrato una nave cargo battente bandiera iraniana che tentava di violare il blocco navale statunitense vicino allo stretto di Hormuz. L'Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco, mentre i prezzi del petrolio sono saliti del 7,5% per il WTI e del 6,5% per il Brent, con nuove incertezze sui negoziati di pace.

Fonti: The Guardian, Financial Times, Bloomberg

Una sparatoria di massa in Louisiana uccide 8 bambini


Un uomo ha ucciso 8 bambini e ferito 2 adulti a Shreveport, Louisiana, in quello che la polizia ha definito un "incidente di violenza domestica". Il sospettato, Shamar Elkins, ha ucciso 7 dei suoi figli e un altro bambino, ferendo gravemente la madre dei bambini. L'uomo è morto durante un inseguimento con la polizia.

Fonti: New York Times, The Guardian, Wall Street Journal

Kevin Warsh nominato alla guida della Federal Reserve


Il candidato di Trump per guidare la banca centrale più potente del mondo vuole implementare grandi cambiamenti ma rischia uno scontro con il presidente sui tassi di interesse. La nomina di Warsh rappresenta una svolta significativa per la politica monetaria americana, con potenziali implicazioni per l'economia globale.

Fonti: Financial Times

I democratici puntano al Congresso nelle elezioni di novembre


Appesantiti dai bassi indici di gradimento del presidente Trump, alcuni deputati repubblicani faticano a raccogliere fondi mentre i democratici cercano nuovi obiettivi come un seggio nel Tennessee a sud di Nashville. I democratici stanno ampliando il campo di battaglia elettorale per conquistare il controllo del Congresso.

Fonti: New York Times

Un sondaggio mostra che la maggioranza incolpa Trump per l'aumento dei prezzi della benzina


Secondo un sondaggio nazionale della Quinnipiac University, il 51% degli elettori registrati incolpa "molto" il presidente Trump per l'aumento dei prezzi della benzina, mentre un ulteriore 14% lo incolpa "in parte". Solo l'11% ritiene che Trump abbia "poca" responsabilità per l'aumento dei prezzi.

Fonti: The Hill

Una disputa tra il segretario alla Difesa e il segretario dell'esercito diventa pubblica


Il contrasto tra il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario dell'esercito Dan Driscoll è emerso pubblicamente in un momento di impegni militari senza precedenti in tutto il mondo. La disputa avviene mentre l'esercito americano affronta sfide globali multiple e necessita di coordinamento ai massimi livelli.

Fonti: Wall Street Journal

Papa Leone XIV e il vicepresidente Vance cercano di ricucire i rapporti dopo la faida con Trump


Papa Leone XIV e il vicepresidente Vance hanno entrambi affermato che la presunta faida con il presidente Trump è stata fraintesa. I cattolici americani esprimono sentimenti contrastanti sulla fede e la politica mentre Trump è impegnato in una guerra retorica con il Papa.

Fonti: The Hill, The Guardian

La BBC rivela sospetti di insider trading legati alla presidenza Trump


L'emittente britannica ha scoperto un pattern di picchi nelle negoziazioni prima degli annunci pubblici del presidente americano. Le indagini mostrano aumenti sospetti nei volumi di trading che precedono sistematicamente le dichiarazioni ufficiali dell'amministrazione Trump, sollevando preoccupazioni sui mercati finanziari.

Fonti: BBC News

Il boom dell'intelligenza artificiale sarà "massicciamente disinflazionistico", secondo Northern Trust


Il capo della divisione di gestione patrimoniale da 1.400 miliardi di dollari del gruppo di servizi finanziari si aspetta che le nuove tecnologie scatenino enormi guadagni di produttività. L'intelligenza artificiale potrebbe trasformare radicalmente l'economia americana riducendo significativamente le pressioni inflazionistiche.

Fonti: Financial Times

Gli Stati Uniti aprono le più grandi esercitazioni militari con le Filippine


Washington ha avviato le sue più grandi esercitazioni di difesa con le Filippine, sottolineando come gli Stati Uniti mantengano la presenza militare nell'Indo-Pacifico per contrastare la Cina nonostante la guerra in Medio Oriente. Le esercitazioni rappresentano un segnale forte dell'impegno americano nella regione asiatica.

Fonti: Bloomberg

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Sovranità digitale europea: due passi in avanti e uno indietro.
La Commissione europea ha annunciato i quattro vincitori di una gara per il cloud sovrano europeo facendo una graduatoria in base a criteri misurabili. Tutto molto bello peccato che uno dei quattro consorzi vincitori del bando si basi su Google Cloud soggetto quindi al Cloud Act con il quale il governo degli Stati Uniti può accedere a server localizzati fuori dagli USA.
ec.europa.eu/commission/pressc…
#sovranitadigitale #cloudsovrano
Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
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Popolarità Trump, regna la stagnazione in attesa di sviluppi (19 aprile)


In attesa dell'evoluzione dei colloqui sul fronte di guerra mediorientale, l'approvazione di Trump rimane a livelli critici ma senza grandi variazioni e con pochi sondaggi di rilievo.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana è stata contrassegnata da una situazione pressoché stazionaria, con variazioni decimali e una quantità di rilevazioni relativamente esigua; il periodo di tregua non sembra creare grossi smottamenti, in attesa di possibili sviluppi che possano smuovere il quadro.

Ad ogni modo, la situazione complessiva non cambia: siamo sempre ai livelli minimi della sua seconda presidenza ed ad uno dei punti più bassi di sempre per un presidente nella storia recente della politica americana.

Rispetto a prima della guerra in Iran, rimangono circa 5 i punti di net rating lasciati per strada.

Il tasso di approvazione rimane pericolosamente intorno al 40%, con picchi negativi più bassi; bisogna risalire fino al 2017 per ritrovare una media simile. Nel mentre, il tasso di disapprovazione è schizzato al 57% circa, un livello record.

Per il tycoon non sarà per nulla facile rialzarsi da questa situazione: soprattutto qualora dovesse riprendere la guerra o dovesse perdurare lo stallo della situazione, potrebbe tornare a scivolare ulteriormente in basso.

Il dato è lievemente peggiore rispetto alla media di Joe Biden nell’aprile 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di qualunque presidente fino al giorno d’oggi dopo quasi quindici mesi di presidenza, ma la distanza col suo predecessore si è comunque affievolita ed è ora quasi sovrapponibile. Si amplia ad oltre tre punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Mentre Focus America e RCP registrano un lieve peggioramento rispetto a sette giorni fa, Silver segnala un balzo in avanti di mezzo punto, restando comunque la media più bassa delle tre, che risultano ora maggiormente allineate tra di loro.

Come già accennato, dopo quasi quindici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sotto rispetto ai primi quindici mesi del suo primo mandato e di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 453 giorni di presidenza (-15,1 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era a -11,8.

Anche Joe Biden, comunque, con il suo -14,6 non brillava particolarmente dopo quindici mesi di presidenza.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 40% e il 41%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 55%-57%, cifre vicine ai minimi del mandato di Joe Biden.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi della tregua con l’Iran.

Di seguito pubblichiamo una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Di fianco alla casa sondaggistica scriviamo due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
5 rilevazioni di 5 istituti — 19 aprile 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 2 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
RVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,8% (+0,2) - 56,3% (-0,3). In totale un net approval di -16,5 (+0,5).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale leggermente migliore: 41,1% (-0,4) - 56,6% (-). In totale un rating di -15,5 (-0,4).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 40,3% (-0,4) - 55,4% (+0,1), con in totale un rating di -15,1 (-0,5). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

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Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

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Vance pronto ad andare a Islamabad per trattare con l'Iran, ma Teheran non conferma i negoziati


Il vicepresidente americano arriverà in Pakistan prima della scadenza della tregua, fissata per martedì sera. Intanto Trump minaccia di nuovo di distruggere centrali e ponti iraniani se non sarà raggiunto un accordo definitivo per porre fine alla guerra.

Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, guiderà la delegazione americana a Islamabad per un nuovo round di colloqui con l’Iran prima della scadenza del cessate il fuoco, prevista per martedì sera. Lo hanno riferito ad Axios due funzionari della Casa Bianca. "L’impianto dell’accordo è pronto. Abbiamo ottime possibilità di chiuderlo", ha detto Donald Trump in una breve conversazione telefonica con il sito americano. Poche ore prima, il presidente aveva annunciato la partenza per il Pakistan dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, senza però menzionare Vance.

Teheran non ha ancora confermato la propria partecipazione e sospetta che i negoziati possano essere una copertura per un attacco a sorpresa. Anche per questo, nonostante l'ottimismo professato da Trump, le aspettative restano basse. Questo pomeriggio l’Iran non aveva ancora designato i propri negoziatori e diversi funzionari governativi di Teheran hanno ipotizzato che Trump voglia in realtà solo avere la scusa per riprendere le ostilità. L’agenzia stampa IRNA ha negato che i colloqui siano stati pianificati e ha parlato di "richieste irragionevoli" e "continue contraddizioni" da parte dell’Amministrazione americana.

Iran stated that its absence from the second round of talks stems from what it called Washington's excessive demands, unrealistic expectations, constant shifts in stance, repeated contradictions, and the ongoing naval blockade, which it considers a breach of the ceasefire.
— IRNA News Agency ☫ (@IrnaEnglish) April 19, 2026


La crisi in Medio Oriente è riesplosa ieri, dopo che l’Iran ha attaccato diverse navi commerciali dopo aver annunciato nuovamente la chiusura dello Stretto di Hormuz. Teheran ha motivato la scelta con il rifiuto di Trump di revocare il blocco imposto alle navi iraniane e con le nuove posizioni "massimaliste" attribuite a Washington. Il presidente ha risposto convocando una riunione straordinaria nella Situation Room e, secondo un funzionario americano, al termine ha ribadito di voler tentare un accordo prima di valutare altre opzioni.

Questa mattina, però, Trump ha alzato ulteriormente i toni su Truth Social. "L’Iran ha deciso di aprire il fuoco ieri nello Stretto di Hormuz, in totale violazione del nostro cessate il fuoco", ha scritto. Quindi ha minacciato che, se Teheran non accetterà l’accordo, "gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran".

A complicare il quadro c’è anche il prezzo del carburante, ormai diventato un tema politico a pochi mesi dalle elezioni di midterm. Sempre oggi il Segretario all’Energia Chris Wright ha detto alla CNN che la benzina negli Stati Uniti potrebbe non tornare sotto la soglia di 3 dollari al gallone prima del prossimo anno. "I prezzi hanno probabilmente toccato il picco e inizieranno lentamente a scendere, soprattutto con una risoluzione del conflitto", ha spiegato a State of the Union.
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A inizio mese il prezzo medio aveva raggiunto il massimo annuale di 4,16 dollari al gallone; oggi è a 4,05, secondo i dati dell'AAA. Wright ha però sottolineato che resta circa un dollaro sotto il picco del 2022, raggiunto durante la presidenza Biden. La guerra, intanto, però già pesa duramente sui bilanci delle famiglie. Secondo un sondaggio CBS News/YouGov pubblicato questo mese, il 51% degli adulti considera il prezzo della benzina "difficile" da sostenere o una vera e propria "difficoltà finanziaria". È anche così, in termini molto concreti, che si misura il costo politico interno del conflitto con Teheran.

Crisi Usa-Iran · Il difficile negoziato
Vance pronto ad andare a Islamabad mentre Teheran smentisce i negoziati
Intanto la benzina pesa sui bilanci familiari

Negoziato Benzina Hormuz Cronologia

Donald Trump ad Axios
“L'impianto dell'accordo è pronto. Abbiamo ottime possibilità di chiuderlo.
I colloqui si dovrebbero tenere a Islamabad prima della scadenza del cessate il fuoco, martedì sera

Le due delegazioni

Stati Uniti
Spinge per l'accordo

Trump punta a chiudere prima della scadenza del cessate il fuoco. Minaccia: «distruggeremo ogni centrale elettrica e ogni ponte» se Teheran non firma.

Iran
Abbassa le aspettative

Teheran non ha confermato i negoziatori. L'agenzia di stampa statale IRNA parla di «richieste irragionevoli» e sospetta che i colloqui siano una copertura per un nuovo attacco.

Delegazione Usa a Islamabad

V

JD Vance
Vicepresidente, a capo della delegazione

W

Steve Witkoff
Inviato speciale

K

Jared Kushner
Inviato di Trump

Oggi
$4,05
al gallone (AAA)

Picco 2026
$4,16
massimo dell'anno

Prezzo medio nazionale della benzina
Dollari al gallone · gennaio–aprile 2026


Media nazionale AAA
Eventi chiave — passa il mouse per i dettagli

Fonte: AAA · rilevazioni settimanali

Il peso sulle famiglie

Quota di adulti americani che considera il prezzo della benzina «difficile da sostenere» o una vera difficoltà finanziaria.

51%

Sondaggio CBS News / YouGov · aprile 2026

Greggio mondiale che transitava da Hormuz
~20%
Stretto chiuso
Teheran ha annunciato la nuova chiusura sabato, prima di attaccare diverse navi commerciali nello stretto.

I termini dello scontro

Richiesta Iran
Togliere il blocco
Motivazione formale per la chiusura e per i nuovi attacchi alle navi commerciali.

Accusa Iran
Posizioni «massimaliste»
Washington, secondo Teheran, ha irrigidito i termini sul tavolo dei negoziati.

Minaccia Usa
Centrali e ponti
Trump: distruzione delle infrastrutture civili se l'Iran non firma l'accordo.

Accusa Iran
Manipolazione dei mercati
Teheran nega ogni negoziato e accusa gli Usa per l'impennata dei prezzi.

Tocca un evento per i dettagli

Sabato
L'Iran chiude Hormuz e attacca navi commerciali

Teheran motiva la mossa con il rifiuto di Trump di togliere il blocco e con le nuove posizioni «massimaliste» dell'Amministrazione americana.

Sabato sera
Riunione straordinaria nella Situation Room

Secondo un funzionario americano, Trump ribadisce di voler tentare un accordo prima di valutare altre opzioni militari.

Stamattina
L'ultimatum su Truth Social

«L'Iran ha deciso di aprire il fuoco nello Stretto, una violazione totale del cessate il fuoco». Se Teheran non accetta un accordo, «distruggeremo ogni centrale elettrica e ogni ponte del Paese».

Oggi pomeriggio
Partenza di Witkoff e Kushner per Islamabad

Trump annuncia la missione senza citare Vance. Poche ore dopo Axios rivela che sarà proprio il vicepresidente a guidare la delegazione.

Martedì sera
Scade il cessate il fuoco

Finestra ristretta per chiudere l'accordo. Oltre quella scadenza, l'opzione militare torna sul tavolo — con il dossier prezzi della benzina che continua a pesare sul voto di midterm.

Eleborazione Focus America su fonti: Axios, CBS News/YouGov, CNN State of the Union, AAA · 19 aprile 2026

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OpenAI, i memo segreti contro Altman: "Mente, manipola, non può decidere sul futuro dell'umanità"


Un'inchiesta del New Yorker svela dossier interni, testimonianze di ex dirigenti e documenti mai resi pubblici. Il ritratto che emerge è quello di un uomo che piega sicurezza, regole e alleanze ai suoi interessi.

Sam Altman è alla guida di una delle aziende più potenti al mondo, OpenAI, ma i suoi stessi collaboratori storici ora lo ritengono una persona inaffidabile, la cui carriera si è basata su menzogne e manipolazioni. Lo racconta un'inchiesta del New Yorker firmata da Ronan Farrow e Andrew Marantz, costruita su oltre cento interviste e su documenti interni mai resi pubblici tra cui i cosiddetti "memo di Ilya" e gli appunti personali di Dario Amodei, ex dipendente di OpenAI oggi a capo della rivale Anthropic.

Il dossier di Sutskever e il licenziamento del 17 novembre


Nell'autunno del 2023 Ilya Sutskever, all'epoca capo scienziato di OpenAI, inviò ad alcuni membri del Consiglio di Amministrazione un dossier riservato: circa settanta pagine di messaggi Slack, documenti delle risorse umane e testi esplicativi. Uno dei memo si apriva con una lista intitolata "Sam mostra un pattern costante di…" e al primo posto c'era la parola "menzogne". Sutskever disse a un consigliere: "Non credo che Sam sia la persona che debba decidere sul futuro dell'umanità".

Il 17 novembre 2023 il board licenziò Altman. La motivazione ufficiale: non era stato "costantemente sincero nelle sue comunicazioni". Microsoft, che aveva investito circa 13 miliardi di dollari in OpenAI, fu avvisata pochi minuti prima. "Ero sconvolto. Non riuscivo a sapere nulla da nessuno", racconta l'Amministratore Delegato Satya Nadella. Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, fece una serie di telefonate per capire se Altman avesse commesso qualcosa di preciso: "Cercavamo notizie su appropriazione indebita o molestie sessuali, ma non ho trovato nulla".

Nei giorni successivi, quello che i dipendenti oggi chiamano "the Blip" ("la Svista"), Altman organizzò nella sua villa di San Francisco un "governo in esilio" con legali, investitori e l'esperto di crisi aziendali Chris Lehane. Così si arrivò ad una serie di decisioni chiave per il futuro di OpenAI: il fondo Thrive di Josh Kushner congelò un'operazione da 86 miliardi di dollari, mentre Microsoft annunciò una struttura parallela per accogliere Altman e chi lo avesse seguito.

Nel giro di pochi giorni, anche la maggioranza dei dipendenti di OpenAI minacciò di dimettersi. Il board si ritrovò con le spalle al muro e, in meno di cinque giorni, Altman venne reinsediato, mentre quasi tutti i membri del consiglio fecero un passo indietro. Eppure non era la prima volta che sul suo conto emergevano dubbi. Già negli anni di Y Combinator, l’incubatore di startup che guidò dal 2014, alcuni soci avevano chiesto a Paul Graham di rimuoverlo. Graham, scrive il New Yorker, disse ai colleghi che "Sam ci mentiva continuamente". Da parte sua, Altman ha sempre negato di essere stato licenziato.

La sicurezza messa da parte


Dopo il reintegro, i controlli sulla sicurezza interna si sono progressivamente indeboliti. Al team "superalignment" guidato da Sutskever e Jan Leike era stato promesso il 20% della potenza di calcolo aziendale. Ne ha ricevuto tra l'1 e il 2%, spesso su chip obsoleti. Alla fine il team è stato sciolto. Leike, dopo le dimissioni, ha scritto su X: "La cultura della sicurezza e i processi sono passati in secondo piano rispetto ai prodotti brillanti".

Intanto, l’indagine interna avviata dopo il Blip non ha mai messo nero su bianco una relazione finale. WilmerHale ha fornito soltanto briefing orali ai due nuovi membri del board, Bret Taylor e Lawrence Summers, nominati dopo consultazioni con lo stesso Altman. Sei persone vicine all’indagine sostengono che l’intero processo fosse stato disegnato apposta per ridurre al minimo la trasparenza. Il senso, riassume una fonte, è questo: "L’indagine non ha affatto stabilito che Sam fosse un campione di integrità alla George Washington".

Il Golfo, Stargate e l'accordo col Pentagono


Sul piano politico, Altman ha costruito negli anni una rete di rapporti sempre più stretta con i Paesi del Golfo e con l’Amministrazione Trump. Il progetto ChipCo, poi confluito in Stargate, è il simbolo più evidente di questa strategia: a gennaio 2025 Trump lo ha presentato alla Casa Bianca come un piano da 500 miliardi di dollari per costruire l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti, e nei mesi successivi OpenAI ha esteso quel disegno anche agli Emirati, con il lancio di Stargate UAE e il coinvolgimento in un maxi-campus di data center ad Abu Dhabi.

Un ex dirigente di OpenAI ha descritto questa corsa come una gigantesca fuga in avanti: "Stiamo costruendo portali da cui stiamo davvero evocando alieni. I portali esistono negli Stati Uniti e in Cina, e Sam ne ha aggiunto uno in Medio Oriente. È la cosa più sconsiderata mai fatta". Al di là della formula, però, il punto politico è chiaro: senza i suoi legami con l’Amministrazione Trump, per Altman sarebbe stato molto più difficile trasformare un progetto industriale in una piattaforma geopolitica capace di saldare la sua società, la Casa Bianca e le monarchie del Golfo.

La stessa dinamica si è vista nel braccio di ferro tra Anthropic ed il Pentagono. A febbraio 2026 Anthropic ha rifiutato di eliminare dai sistemi Claude i limiti che ne impediscono l’uso per sorveglianza di massa dei cittadini americani e per armi completamente autonome. OpenAI, invece, ha imboccato subito la strada opposta: nel giro di pochi giorni ha chiuso un accordo con il Pentagono per portare i suoi modelli nelle reti classificate e, subito dopo, ha allargato l’operazione con una partnership strategica con Amazon, che prevede anche un investimento fino a 50 miliardi di dollari in OpenAI e la distribuzione della sua tecnologia alle agenzie governative attraverso AWS. Formalmente OpenAI continua a rivendicare alcuni paletti, ma sul piano politico il risultato non cambia: mentre Anthropic veniva isolata, Altman ha convertito la propria vicinanza all’Amministrazione Trump in accesso, contratti e potere.

Il contraccolpo si è però visto sul fronte consumer. Dopo lo scontro con il Pentagono e la scelta di OpenAI di accettare questo compromesso, la rivale Claude ha beneficiato di un netto spostamento di attenzione e di utenti: ha superato ChatGPT nei download sull’App Store statunitense e Anthropic ha dichiarato che gli abbonamenti a pagamento sono più che raddoppiati dall’inizio del 2026. La decisione di Altman ha quindi regalato a Claude un potente vantaggio reputazionale presso una parte degli utenti privati, che hanno letto la linea di Anthropic come più credibile e meno allineata alle richieste dell’Amministrazione Trump.

L'attacco con la molotov e la rabbia contro l'IA


La tensione attorno alla figura di Altman è di recente esplosa anche fuori dai consigli di amministrazione e dal dibattito online. Il 10 aprile 2026, intorno alle 3:45 del mattino, un uomo ha lanciato una molotov contro il cancello della sua casa di San Francisco, provocando un principio d’incendio poi domato senza feriti. L’autore, Daniel Moreno-Gama, 10 anni, residente a Spring, in Texas, è stato arrestato poco dopo davanti alla sede di OpenAI, dove avrebbe minacciato di incendiare l’edificio e fare del male alle persone presenti.

Secondo le autorità, aveva con sé cherosene, altri ordigni incendiari, un’arma non registrata e un manifesto anti-IA con minacce contro Altman e altri esponenti del settore. Moreno-Gama è stato incriminato a livello statale per due capi di tentato omicidio e altri reati, oltre a dover rispondere anche di accuse federali legate agli esplosivi e all’arma. Ma non è finita qui. Due giorni dopo, la stessa abitazione è stata colpita in un secondo episodio: secondo la polizia, un’auto si è fermata davanti alla casa e da lì sarebbe partito almeno un colpo d’arma da fuoco.

Altman ha reagito ai due attacchi contro la sua casa con un post sul suo blog in cui ha pubblicato una foto della sua famiglia e scritto: "Di solito cerchiamo di essere piuttosto riservati, ma in questo caso condivido questa immagine nella speranza che possa dissuadere la prossima persona dal lanciare una molotov contro casa nostra, qualunque cosa si pensi di me". Nello stesso testo ha aggiunto che "la paura e l’ansia per l’IA sono giustificate", ma non possono trasformarsi in violenza.

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Alla Corte suprema americana si litiga in pubblico


Tre giudici, Sonia Sotomayor, Ketanji Brown Jackson e Clarence Thomas, hanno pronunciato in pochi giorni interventi insolitamente diretti che rivelano divisioni ideologiche e personali all'interno del massimo organo giudiziario.

La Corte suprema degli Stati Uniti si avvicina alla fase finale di un mandato annuale cruciale con le sue divisioni interne che stanno uscendo allo scoperto. Secondo un'analisi pubblicata dal Wall Street Journal e firmata da James Romoser, giornalista che segue la Corte per la testata, una serie di dichiarazioni pubbliche rilasciate da tre giudici negli ultimi giorni ha offerto uno sguardo raro sulle tensioni personali, sulle divisioni ideologiche e sulle preoccupazioni interne riguardo al modo in cui la Corte sta prendendo decisioni importanti. Questo tipo di esposizione pubblica dei dissidi è inusuale, perché normalmente i contrasti personali restano dietro le porte chiuse e i disaccordi giuridici vengono espressi nel linguaggio formale delle opinioni scritte di minoranza.

La Corte suprema è composta da nove giudici nominati a vita e attualmente vede una maggioranza conservatrice di sei membri contro tre di orientamento liberale. Il contesto in cui maturano queste tensioni è particolarmente carico. La Corte si trova infatti sotto pressione per il carico di lavoro e per gli attacchi frequenti del presidente Donald Trump, che nelle ultime settimane ha criticato apertamente i giudici. Diverse priorità centrali dell'amministrazione Trump sono pendenti davanti alla Corte, tra cui i tentativi di limitare la cittadinanza per nascita e di ampliare i poteri presidenziali. Sono in attesa di decisione anche cause importanti sul voto per corrispondenza, sul controllo delle armi, sugli atleti transgender e sul Voting Rights Act, la legge federale che tutela il diritto di voto delle minoranze. Tutte le sentenze sono attese entro i primi di luglio, quando i giudici andranno in pausa estiva.

La prima scintilla è arrivata dalla giudice Sonia Sotomayor, nominata dal presidente Barack Obama e considerata la più anziana tra i giudici di orientamento liberale. Il 7 aprile, parlando all'Università del Kansas, Sotomayor ha mosso una critica personale molto dura al collega conservatore Brett Kavanaugh. Rispondendo a una domanda su una decisione del settembre 2025 che riguardava le regole per gli agenti federali dell'immigrazione nel fermare persone e chiedere loro della cittadinanza, Sotomayor ha insinuato che Kavanaugh mancasse di empatia verso gli immigrati impiegati in lavori a basso salario, a causa della sua estrazione privilegiata. "Questo viene da un uomo i cui genitori erano professionisti", ha detto Sotomayor, aggiungendo che probabilmente non conosce persone che lavorano a ore. Kavanaugh non ha risposto pubblicamente. Otto giorni dopo, Sotomayor ha diffuso delle scuse, definendo il proprio commento inappropriato e doloroso.

Il caso sull'immigrazione citato da Sotomayor faceva parte di una serie di decisioni controverse adottate nell'ultimo anno attraverso il cosiddetto "docket d'emergenza", ossia la procedura con cui la Corte esamina ricorsi urgenti senza la consueta udienza pubblica e motivando le decisioni in forma sintetica. Sotomayor e gli altri due giudici nominati da presidenti democratici, Jackson ed Elena Kagan, hanno spesso espresso opinioni di minoranza su queste decisioni. Jackson in particolare è diventata una critica severa del modo in cui la maggioranza conservatrice utilizza questo strumento, soprattutto quando accoglie le richieste dell'amministrazione Trump di mantenere in vigore temporaneamente politiche già bloccate dai tribunali di grado inferiore.

Lunedì scorso, in un discorso alla Yale Law School, Jackson ha pronunciato la sua critica più esplicita. Ha descritto le brevi decisioni d'emergenza della Corte come "appunti da foglio di brutta copia" che offrono poca guida ai tribunali inferiori e minano la fiducia del pubblico nell'istituzione. Secondo Jackson, queste decisioni "a volte possono apparire del tutto irrazionali". Il mese precedente, Jackson e Kavanaugh avevano già discusso pubblicamente del tema durante un'apparizione congiunta davanti a un gruppo di avvocati in una corte d'appello federale a Washington. Il dialogo era stato civile, pur con toni accesi da parte di Jackson. Il discorso di Jackson richiama per contrasto quello pronunciato nel 2021 dal giudice Samuel Alito, che all'epoca difese l'uso del docket d'emergenza sostenendo che i critici suggerivano falsamente un comportamento sinistro della Corte.

Due giorni dopo l'intervento di Jackson, è toccato a Clarence Thomas, uno dei giudici più conservatori, prendere la parola. Parlando all'Università del Texas ad Austin mercoledì, in occasione del 250esimo anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza, Thomas ha denunciato il movimento progressista e ha attaccato coloro che in posizioni di autorità avrebbero abbandonato le proprie convinzioni per ottenere consenso pubblico. "Si lasciano travolgere dall'euforia del plauso e dell'accettazione al punto da mettere da parte le loro convinzioni, annacquare il loro messaggio, negoziare contro sé stessi, votare contro i loro principi e nascondersi nell'erba alta", ha detto Thomas. Secondo il giudice, queste persone si ridefiniscono come "istituzionalisti, pragmatisti o moderati riflessivi" per giustificare i propri fallimenti.

Thomas non ha specificato a chi si riferisse, lasciando aperte le interpretazioni. Kevin McMahon, politologo del Trinity College che studia la Corte suprema, ha dichiarato al Wall Street Journal che il riferimento sembrava rivolto al presidente della Corte John Roberts, spesso descritto come un istituzionalista. Di parere diverso Tara Grove, docente di diritto all'Università del Texas presente al discorso, che al Wall Street Journal ha interpretato le parole di Thomas come un riferimento ad attori politici e non a giudici.

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Trump accelera l'accesso ai farmaci psichedelici per curare i disturbi mentali


Il presidente ha firmato un ordine esecutivo che prevede 50 milioni di dollari per la ricerca sull'ibogaina e corsie preferenziali della FDA per psilocibina e altre sostanze finora vietate.

Il presidente Donald Trump ha firmato sabato 18 aprile un ordine esecutivo che accelera la revisione federale di alcuni farmaci psichedelici, tra cui l'ibogaina, la psilocibina e l'LSD, per il trattamento di disturbi mentali come depressione grave, ansia e disturbo da stress post-traumatico. La decisione, presa nello Studio Ovale alla presenza dei principali funzionari sanitari dell'amministrazione, segna un cambio di rotta rispetto a decenni di proibizionismo federale su queste sostanze.

L'ordine stanzia almeno 50 milioni di dollari di fondi federali per la ricerca sull'ibogaina e chiede al Dipartimento della Salute di finanziare gli Stati che stanno sviluppando programmi terapeutici basati sugli psichedelici per malattie mentali gravi. La prossima settimana la Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola farmaci e alimenti, emetterà voucher di priorità nazionale per tre sostanze psichedeliche. Lo strumento permette di ridurre i tempi di revisione da diversi mesi a poche settimane. È la prima volta che la FDA concede questa procedura accelerata a farmaci psichedelici.

Ibogaina, psilocibina, LSD e MDMA restano classificati come sostanze della Tabella I, la categoria federale più restrittiva, che li equipara a droghe come l'eroina e presuppone l'assenza di usi medici riconosciuti e un alto rischio di abuso. Trump ha dichiarato che l'eventuale approvazione dei farmaci da parte della FDA porterebbe alla loro riclassificazione, rendendoli più accessibili. Secondo quanto riportato dal Washington Post, il commissario della FDA Marty Makary ha detto che l'agenzia potrebbe approvare alcuni di questi farmaci già quest'estate, senza però specificare quali.

Alla firma erano presenti il segretario alla Salute Robert Kennedy Jr., il direttore dei National Institutes of Health Jay Bhattacharya, l'amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services Mehmet Oz, il podcaster Joe Rogan e gli ex Navy SEAL Marcus Luttrell e Robert O'Neill. Luttrell è l'autore del libro di memorie da cui è stato tratto il film Lone Survivor sulla missione in Afghanistan. Secondo la ricostruzione dell'Associated Press, Rogan ha inviato a Trump un messaggio di testo con informazioni sull'ibogaina e il presidente avrebbe risposto: "Sembra ottimo. Vuoi l'approvazione della FDA? Facciamolo".

L'ibogaina, ricavata da un arbusto originario dell'Africa occidentale, è stata tradizionalmente utilizzata dai membri della religione Bwiti in paesi come il Gabon durante le cerimonie religiose. Negli ultimi anni molti veterani statunitensi hanno dichiarato di averne tratto beneficio recandosi in cliniche in Messico. La sostanza presenta però rischi significativi: è nota per provocare aritmie cardiache ed è stata collegata a oltre trenta decessi nella letteratura medica, secondo la Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, organizzazione senza scopo di lucro che ha condotto alcuni dei primi studi sui pazienti fuori dagli Stati Uniti. Negli anni Novanta i National Institutes of Health avevano brevemente finanziato ricerche sul farmaco, ma le avevano interrotte a causa della sua "tossicità cardiovascolare".

Frederick Barrett, direttore del Johns Hopkins Center for Psychedelic and Consciousness Research, ha dichiarato all'Associated Press che studiare l'ibogaina negli Stati Uniti è stato "incredibilmente difficile" proprio per la cardiotossicità nota della sostanza, e che l'ordine esecutivo potrebbe aprire la strada a una ricerca scientifica più rigorosa. La FDA sta inoltre preparando il terreno per i primi studi clinici sull'uomo mai condotti negli Stati Uniti con l'ibogaina.

La decisione non ha mancato di suscitare critiche. Kevin Sabet, già consigliere della Casa Bianca sulle politiche antidroga sotto tre amministrazioni e attuale presidente di Smart Approaches to Marijuana, ha scritto in un messaggio al Washington Post che l'ordine "manda il messaggio sbagliato", incoraggiando ricerche affrettate e potenzialmente pericolose. Secondo Sabet, esistono poche o nessuna prova scientifica solida sull'efficacia della maggior parte di questi farmaci per le condizioni che si propongono di curare. Anche il direttore dei National Institutes of Health Bhattacharya ha riconosciuto nel corso della cerimonia che si tratta di un ambito ancora da studiare a fondo.

L'ordine si inserisce in un percorso politico più ampio. Lo scorso anno il Texas, su spinta dell'ex governatore repubblicano Rick Perry e di gruppi di veterani, ha approvato una legge che destina 50 milioni di dollari alla ricerca sull'ibogaina. Perry, cofondatore dell'associazione Americans for Ibogaine, ha partecipato di recente al podcast di Rogan per chiedere una riduzione delle restrizioni federali. In un editoriale pubblicato lo scorso anno sul Washington Post, Perry aveva scritto che "poche cose" lo avevano colpito quanto gli effetti osservati di un farmaco psichedelico ricavato da un arbusto africano. Anche l'ex senatrice indipendente dell'Arizona Kyrsten Sinema ha sostenuto il potenziale terapeutico della sostanza.

Kennedy, nel corso della cerimonia, ha affermato che l'amministrazione deve "non lasciare nulla di intentato" per rispondere ai bisogni di salute mentale dei veterani, definendo "inquietante" il fatto che migliaia di ex militari debbano recarsi in Messico o altrove per accedere a trattamenti sperimentali. Il tema degli psichedelici era stato centrale anche nella sua precedente campagna presidenziale da indipendente e nella sua agenda "Make America Healthy Again" dopo il sostegno a Trump nell'agosto 2024.

Secondo i dati richiamati nel testo dell'ordine esecutivo, oltre 14 milioni di adulti statunitensi soffrono di una malattia mentale grave e circa 8 milioni assumono farmaci su prescrizione per queste condizioni. Il National Institute of Mental Health stima che almeno 21 milioni di adulti abbiano avuto almeno un episodio depressivo maggiore e che circa un americano su dieci abbia ricevuto una diagnosi di disturbo d'ansia generalizzato. Il Dipartimento per gli Affari dei Veterani partecipa attualmente ad almeno cinque sperimentazioni su questi farmaci in New York, California e Oregon. Oregon e Colorado sono finora gli unici due Stati ad aver legalizzato la terapia con psilocibina.

L'impatto concreto dell'ordine sarà comunque graduale. Tom Feegel, della clinica Beond Ibogaine che opera a Cancun in Messico, ha dichiarato all'Associated Press che non ci sarà copertura assicurativa immediata e che il trattamento resterà per ora considerato non approvato, ma che l'ibogaina passa "dall'essere di nicchia e clandestina all'essere riconosciuta a livello federale". Secondo Feegel la sua clinica ha trattato 2.000 persone lo scorso anno, con costi compresi tra 15.000 e 20.000 dollari a paziente, e ha offerto cure gratuite a circa 100 veterani. Andrew Kessler, fondatore della società di consulenza Slingshot Solutions, ha osservato al Washington Post che anche in caso di esito positivo delle ricerche l'applicazione clinica è ancora distante di anni, mentre la crisi della salute mentale richiede interventi immediati.

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Ossoff attacca Trump e la corruzione della "mafia di Mar-a-Lago"


Il senatore democratico della Georgia, dato in ascesa per la corsa alla Casa Bianca nel 2028, accusa il presidente di arricchire la famiglia mentre tagli al welfare finanziano il conflitto.

Il senatore democratico Jon Ossoff ha lanciato un duro attacco al presidente Donald Trump e alla sua famiglia durante un comizio ad Augusta, in Georgia, sabato, definendo "mafia di Mar-a-Lago" il circolo di potere che ruota attorno alla Casa Bianca.

Ossoff è ufficialmente in corsa per la rielezione al Senato a novembre, ma durante il comizio ha concentrato gli attacchi sul presidente e sul vicepresidente JD Vance. La scelta rafforza le voci, sempre più insistenti, di una sua candidatura alle primarie democratiche per le presidenziali del 2028.

Il senatore ha aperto il suo intervento prendendo in giro lo scarso afflusso a un evento tenuto da Vance in Georgia pochi giorni prima. Poi è passato al tema centrale: la decisione di Trump di attaccare l'Iran. Secondo Ossoff, il costo del conflitto ricadrà sui giovani americani inviati in Medio Oriente e sulle famiglie colpite dai tagli ai servizi pubblici interni.

Ossoff ha citato una dichiarazione di Trump di due settimane prima, in cui il presidente avrebbe affermato che non era possibile finanziare asili nido, Medicaid e Medicare, e che le risorse disponibili bastavano solo per la guerra. Il senatore ha definito il presidente "Donald lo scansafatiche della leva", accusandolo di amare l'idea di mandare i figli degli altri a combattere.

I 200 miliardi di dollari richiesti dalla Casa Bianca per finanziare la guerra in Iran sarebbero sufficienti, secondo il senatore, a garantire dieci anni di scuola dell'infanzia universale e gratuita su scala nazionale. Ossoff ha parlato invece di "una guerra che nessuno ha votato e che nessuno sa spiegare", denunciando quelle che ha definito bugie quotidiane del presidente sull'andamento del conflitto, oltre a "minacce genocide folli".

Per dimostrare l'incoerenza delle dichiarazioni presidenziali, Ossoff ha elencato una sequenza di affermazioni contraddittorie di Trump sull'esito della guerra. Al decimo giorno il presidente avrebbe detto che il conflitto era "molto completo", all'undicesimo che sarebbe finito "abbastanza presto", al dodicesimo "abbiamo vinto", al ventunesimo "stiamo arrivando molto vicino", al trentaduesimo "stanno andando via molto presto", al quarantesimo "vittoria totale e completa". Il giorno prima del comizio, al quarantanovesimo giorno di guerra, Trump avrebbe sostenuto che l'Iran aveva riaperto lo stretto, mentre lo stretto risultava ancora chiuso e una nave cargo sarebbe stata colpita dalle forze iraniane.

Il bilancio tracciato dal senatore è pesante. La guerra in Iran avrebbe causato la morte di 13 soldati statunitensi e di migliaia di civili, provocato un'inflazione alle stelle e inferto "danni enormi" alla reputazione degli Stati Uniti. Nonostante tutto questo, ha osservato Ossoff, il regime iraniano resta in piedi assieme al suo arsenale di uranio altamente arricchito, accumulato dopo che Trump aveva stracciato l'accordo sul nucleare firmato durante la presidenza di Barack Obama.

La seconda parte dell'intervento è stata dedicata agli affari della famiglia presidenziale. Ossoff ha accusato Trump di sfruttare la Casa Bianca per arricchirsi, citando l'immagine generata con l'intelligenza artificiale in cui il presidente si era raffigurato come Gesù Cristo, diffusa sui social e poi rimossa dalla stessa Casa Bianca dopo le reazioni negative arrivate anche da parte di alcuni sostenitori di Trump.

Il senatore ha descritto un contrasto netto: da una parte l'aumento record dei prezzi di affitti, energia, generi alimentari e sanità registrato nell'anno in corso, dall'altra la crescita miliardaria del patrimonio della famiglia presidenziale. Gli americani, secondo Ossoff, pagano di più per tutto mentre la first family accumula ricchezze perché, sono le sue parole, "sono truffatori, e tutti lo sanno".

Il bersaglio principale è stato Jared Kushner, genero del presidente e marito di Ivanka Trump. Ossoff ha sostenuto che Kushner sia sul libro paga saudita per due miliardi di dollari e che stia guidando la diplomazia americana in Medio Oriente, chiedendo contemporaneamente altri miliardi a principi e sceicchi del mondo arabo. Il senatore ha chiesto ai suoi sostenitori di immaginare un normale ambasciatore statunitense che chieda miliardi al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, sottolineando come per i Trump valgano regole diverse.

Ossoff ha aggiunto che anche i figli del presidente avrebbero cercato di trarre profitto dalla loro posizione, e ha fatto riferimento al segretario della Difesa, citando un'inchiesta pubblicata dal Financial Times. La conclusione del senatore è stata netta: mai prima di ora si sarebbe vista così poca cura nel nascondere tanta corruzione, e la "mafia di Mar-a-Lago" avrebbe portato la corruzione americana a livelli senza precedenti.

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Tra sondaggi e Congresso: così Netanyahu sta logorando il rapporto tra Israele e Usa


Il crollo nei sondaggi coinvolge tutte le fasce d'età e gruppi religiosi. Cresce il numero di deputati democratici che votano contro la vendita di armi a Israele, mentre alcuni esponenti della sinistra si oppongono ora anche ai finanziamenti per il sistema difensivo Iron Dome.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta sempre più compromettendo l’immagine di Israele negli Stati Uniti, proprio mentre la guerra con l’Iran accelera il deterioramento dei rapporti con Washington. Il calo della popolarità di Israele nei sondaggi, particolarmente marcato tra i più giovani, si riflette ormai anche al Congresso, dove deputati un tempo schierati con decisione a fianco di Israele stanno assumendo posizioni sempre più critiche.

"Dobbiamo aprire una discussione su come normalizzare quella relazione e su quali cambiamenti siano necessari, non c’è dubbio", ha dichiarato ad esempio ad Axios il deputato democratico del Colorado Jason Crow. Ma il mutamento emerge con chiarezza anche dai numeri. Nelle votazioni più recenti in aula, tutti i senatori democratici che stanno valutando una candidatura presidenziale per il 2028 si sono espressi contro la vendita di armi a Israele. Nel complesso, 40 senatori democratici hanno sostenuto una risoluzione per bloccare le forniture militari a Israele, contro i 15 che avevano assunto la stessa posizione in una votazione simile dello scorso aprile.

Secondo il senatore democratico dell’Arizona Ruben Gallego, l'atteggiamento di Netanyahu sta "distruggendo la natura bipartisan del sostegno a Israele". Alla Camera il cambio di clima appare ancora più evidente. Alcuni democratici hanno iniziato a contestare anche il sostegno militare americano, compresi i finanziamenti all’Iron Dome, il sistema di difesa missilistica israeliano. Il deputato democratico della Florida Maxwell Frost ha spiegato ad Axios che una simile posizione "era considerata assolutamente marginale quattro anni fa". Eppure ora diversi deputati democratici che nel 2021 avevano votato a favore del finanziamento per l’Iron Dome hanno confermato ad Axios di non essere più disposti a sostenere nuovi aiuti.

Anche i dati di un sondaggio condotto di recente dal Pew Research Center delineano un quadro fortemente negativo per l'immagine di Israele negli Stati Uniti. Gli elettori repubblicani più anziani e gli evangelici bianchi sono ormai gli unici gruppi demografici in cui la maggioranza continua ad avere un’opinione favorevole del Paese. In quasi tutti gli altri segmenti della società americana, il gradimento è crollato rispetto al 2022.

Tra i democratici con più di 50 anni il calo è stato di ben 31 punti percentuali. Sia tra i repubblicani più giovani sia tra i democratici più giovani la flessione è stata di 22 punti. Ma il declino dell'immagine di Israele attraversa anche tutte le appartenenze religiose. Tra i protestanti il consenso è sceso di 14 punti percentuali, tra i cattolici di 23 punti e tra le persone senza affiliazione religiosa di 20 punti. Anche tra gli evangelici bianchi, tradizionalmente il gruppo più vicino a Israele assieme agli ebrei americani, il sostegno è diminuito: dall’80% del 2022 è ora sceso di 15 punti.

Nel complesso, i dati del sondaggio indicano che la perdita di consenso verso Israele non riguarda più soltanto una parte dell’elettorato o un singolo schieramento politico. Sta piuttosto diventando una tendenza trasversale, che attraversa generazioni, partiti e comunità religiose, e che rischia di cambiare in profondità il rapporto, finora solidissimo, tra Israele e Stati Uniti.

Sondaggio Pew Research Center
Crolla la popolarità di Israele tra gli americani
Rilevazione 23–29 marzo 2026 · 3.507 adulti intervistati

60%
Ha un'opinione sfavorevole di Israele
+7 pt vs 2025 · +18 pt vs 2022

37%
Ha un'opinione favorevole di Israele
Era il 55% nel 2022

Trend Partiti Religione Leader

Opinione degli americani su Israele — 2022/2026
Favorevole Sfavorevole

2022

55%

42%

2025

45%

53%

2026

37%

60%

10% → 28%
La quota di americani con un'opinione molto sfavorevole di Israele è quasi triplicata dal 2022, toccando nel 2026 il livello più alto mai registrato da Pew Research Center.

Opinione sfavorevole di Israele per affiliazione partitica ed età

Democratici
Totale: 80% sfavorevole

18–49 anni

84%

50+ anni

76%

Il consenso bipartisan a Israele è del tutto collassato a sinistra: nel 2022 i contrari erano il 53%, oggi l'80%. Quasi la metà dei Democratici under 50 (47%) afferma di avere un'opinione molto sfavorevole di Israele.

Repubblicani
Totale: 41% sfavorevole

18–49 anni

57%

50+ anni

24%

Tra i Repubblicani si è aperta una frattura generazionale: gli under 50 contrari a Israele erano il 50% l'anno scorso, oggi sono saliti al 57%. Gli over 50 restano largamente favorevoli.

Opinione favorevole di Israele per gruppo religioso

Protestanti evangelici bianchi

65%

Ebrei americani

64%

Protestanti bianchi non evangelici

39%

Cattolici

35%

Protestanti neri

33%

Non affiliati religiosamente

22%

Musulmani americani

4%

Cedono anche i due pilastri storici del sostegno a Israele: gli ebrei americani favorevoli scendono dal 73% al 64% (−9 pt in un anno), gli evangelici bianchi dal 72% al 65% (−7 pt).

Fiducia nei due leader al centro della crisi

BN

Benjamin Netanyahu
Primo ministro d'Israele

27%
59%

Si fida Non si fida

La sfiducia è salita di 7 punti in un anno e di quasi 20 dal 2023. Il 76% dei Democratici non ha più fiducia in lui.
+17 pt di sfiducia
dal 2023

DT

Donald Trump
Presidente degli Stati Uniti · gestione dei rapporti con Israele

44%
55%

Si fida Non si fida

Sul dossier Israele Trump regge meglio che su altri fronti di politica estera. Sull'Iran, ad esempio, la fiducia scende al 35%.
Stabile
da ago 2025

Fonte: Pew Research Center, «Negative views of Israel, Netanyahu continue to rise among Americans», 7 aprile 2026 · Sondaggio del 23–29 marzo 2026 su 3.507 adulti statunitensi · Margine d'errore ±1,9 pp

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Alito smentisce le voci: nessun ritiro imminente dalla Corte Suprema


Il giudice della Corte Suprema Samuel Alito non intende lasciare il suo incarico e anzi ha già assunto tutti e quattro i suoi assistenti legali per il prossimo anno. La notizia arriva mentre il presidente Trump si era detto pronto a nominare fino a tre nuovi giudici della Corte Suprema.

Il giudice della Corte Suprema Samuel Alito non intende lasciare il suo incarico durante l’attuale mandato e ha già completato la selezione dei quattro assistenti legali per il prossimo anno giudiziario. La notizia, riportata per prima da Fox News Digital e confermata anche da ABC News e CBS News, raffredda le speculazioni circolate nelle ultime settimane su un suo possibile ritiro.

“Non si dimetterà durante questo mandato ed è in procinto di assumere il resto dei suoi assistenti per il prossimo mandato”, ha dichiarato una fonte vicina ad Alito a Fox News. Altri due fonti hanno confermato che Alito resterà in carica almeno fino all’inizio del nuovo anno della Corte Suprema, previsto ad ottobre. I giudici della Corte Suprema scelgono in genere i propri assistenti con due o tre anni di anticipo, anche se questa prassi non rappresenta da sola un’indicazione certa sui tempi di un eventuale pensionamento.

La Corte Suprema che Trump aspetta

Giustizia
La Corte Suprema con Trump in attesa
Età, orientamento e scenari di ritiro dei giudici della Corte — aprile 2026

La Corte Scenari Segnali Cronologia

Il giudice al centro delle voci sul possibile ritiro
Samuel A. Alito Jr.
Giudice associato · nominato da George W. Bush, 2006

76
Anni di età

20
Anni in Corte

~54%
Prob. ritiro entro 2026*

I nove giudici della Corte Suprema

Conservatore
Liberal
Presidente della Corte

Probabilità stimate di ritiro entro fine 2026

Samuel Alito
76 anni · Nominato nel 2006

54%

Polymarket lo stima il giudice con maggiore probabilità di ritiro. La probabilità è salita di 4 punti percentuali tra gennaio e aprile. Fonti interne a Fox News smentiscono però un addio immediato.
Fonti: Polymarket, Fox News · aprile 2026

Clarence Thomas
77 anni · Nominato nel 1991

18%

E' il giudice più anziano e con più anni di servizio (34) nella Corte attuale. Ma CBS News e ABC News riferiscono che non intende lasciare quest'anno. Nessun indicazione sul fatto che stia cercando una uscita anticipata.
Stima basata su reporting ABC, CBS, Fox News

Sonia Sotomayor
71 anni · Nominata nel 2009

<10%

La più anziana tra i tre giudici liberal. Un suo ritiro con Senato e presidenza repubblicani ribalterebbe ulteriormente l'equilibrio a favore dei conservatori. Non ha dato alcun segnale di volersi ritirare.
Nessun segnale pubblico

Perché il timing conta

Senato repubblicano (53 seggi) fino alle midterm di novembre 2026. Un ritiro oggi garantirebbe la nomina di un successore conservatore più giovane. Restare in carica, invece, espone al rischio che in futuro a sostituirlo sia un presidente democratico.

* Stime derivate da mercati predittivi e reporting. Non indicano certezze. Alito ha già assunto tutti e quattro gli assistenti per il prossimo anno giudiziario, segnale che suggerisce permanenza nella Corte almeno nel breve termine.

Gli indizi che alimentano le speculazioni

Trump pronto
Il presidente intervistato da Maria Bartiromo: "Potrebbero essere uno, due o tre. Sono pronto".

Il libro in uscita
Biografia autorizzata di Alito attesa in autunno. Indicatore di "legacy management".

Il fattore moglie
Martha-Ann Alito attende il ritiro, secondo i commentatori giuridici.

Salute
Ricoverato per disidratazione il 20 marzo 2026 a un evento a Philadelphia.

L'incubo RBG
Alito, secondo gli analisti non vuole ripetere il "bad bet" di Ginsburg, rimpiazzata da Barrett nel 2020.

Segnali contrari
Alito ha già assunto tutti e 4 gli assistenti per il prossimo anno giudiziario.

La finestra politica
I repubblicani controllano attualmente il Senato con 53 seggi. Le midterm di novembre 2026 potrebbero assottigliare o ribaltare tale maggioranza. Per Trump, ogni ritiro prima dell'estate significa un successore confermato senza ostacoli.

Tocca un evento per i dettagli

Gen 2026
Iniziano le prime voci di ritiro di Alito

Elie Mystal sul "Nation" e il podcast "Strict Scrutiny" anticipano che Alito potrebbe lasciare la Corte prima delle midterm. Polymarket prezza l'evento sotto il 50%.

Feb 2026
Slate: "Sembra davvero prepararsi al ritiro"

Dahlia Lithwick e Mark Joseph Stern analizzano i "segnali di eredità": intervista a Politico, libro in preparazione, riferimenti a Scalia. L'ipotesi si fa mainstream.

20 Mar 2026
Alito si sente male a un evento a Philadelphia

Il giudice viene curato per disidratazione dopo aver accusato un malore a un evento della Federalist Society. L'episodio rilancia la discussione sulla sua salute.

Apr 2026
Polymarket: prob. di ritiro sale al 54%

La probabilità di ritiro prezzata dal mercato predittivo supera per la prima volta il 50%. Il balzo è attribuito a età, salute e finestra politica che si riduce pre-midterm.

16 Apr
Trump: "Pronto a nominare fino a tre giudici"

In un'intervista a Maria Bartiromo il presidente dichiara: "Potrebbero essere due, potrebbero essere tre, potrebbe essere uno. Sono pronto". Cita Alito e Thomas per nome.

17 Apr
Fonti a Fox News: "Alito non si dimette"

Tre fonti separate riferiscono che Alito non lascerà la Corte in questo mandato annuale e ha già ingaggiato tutti i collaboratori per il prossimo. Anche Thomas non prevede di ritirarsi nel 2026.

Elaborazione FocusAmerica su fonti: ABC News, Fox News, Reuters, Slate, Polymarket, Supreme Court of the United States · 18 aprile 2026

Le indiscrezioni sul futuro di Alito si erano intensificate dopo alcune dichiarazioni di Donald Trump. Parlando con Maria Bartiromo di Fox Business, il presidente aveva detto di essere “preparato” a nominare fino a tre giudici della Corte Suprema nel caso in cui si aprissero dei posti vacanti. “In teoria, potrebbero essere due o tre, mi dicono. Se si guardano le statistiche, potrebbero essere due, potrebbero essere tre, potrebbe essere uno”, aveva detto Trump. “Non lo so. Sono preparato a farlo. Ma quando si parla di Alito, lui è un grande giudice”.

Trump ha anche definito Alito “in ottima salute fisica” e “uno dei grandi giudici del nostro tempo”. Tuttavia, le voci su un possibile ritiro del giudice, che ha 76 anni ed è alla Corte Suprema dal 2006 dopo la nomina da parte di George W. Bush, erano state alimentate dall’ipotesi che potesse voler favorire la conferma di un successore conservatore con un Senato a maggioranza repubblicana prima delle elezioni di midterm.

Ad accrescere le speculazioni aveva contribuito anche un episodio avvenuto il mese scorso, quando Alito era stato curato per disidratazione dopo essersi sentito male durante un evento della Federalist Society a Philadelphia. In quell’occasione, la Corte Suprema aveva fatto sapere che il giudice era stato accuratamente visitato dal suo medico ed era tornato al lavoro il lunedì successivo.

Sono meno insistenti, invece, le ipotesi di un ritiro di Clarence Thomas, che ha 77 anni ed è in servizio dal 1991. Thomas è oggi il giudice con maggiore anzianità tra quelli attualmente in carica e, da marzo 2026, il quarto più longevo nella storia della Corte Suprema.

Sul piano politico, il presidente della Commissione Giustizia del Senato Chuck Grassley ha dichiarato che, in caso di dimissioni, raccomanderebbe i senatori Ted Cruz o Mike Lee come possibili candidati alla Corte. Anche il leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune ha confermato che i repubblicani sarebbero pronti a muoversi rapidamente per una conferma. “È una contingenza per cui qui si deve sempre essere preparati. E se dovesse accadere, sì, saremmo pronti a confermare un nuovo giudice”, ha affermato Thune.

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Trump parteciperà a una maratona di lettura della Bibbia


Il presidente leggerà un passo dell'Antico Testamento caro alla destra religiosa, dopo una settimana segnata dallo scontro con papa Leone XIV e dalle accuse di blasfemia per un'immagine generata con l'intelligenza artificiale.

Il presidente Donald Trump parteciperà a una maratona di lettura integrale della Bibbia organizzata a Washington, registrando il proprio intervento dallo Studio Ovale. L'annuncio arriva al termine di una settimana difficile nei rapporti tra il presidente e i suoi sostenitori cristiani, tra lo scontro con il pontefice e le accuse di blasfemia per un'immagine diffusa sui social.

L'iniziativa si chiama America Reads the Bible e si terrà dalle 9 del mattino alle 9 di sera per un'intera settimana, a partire dalla domenica con il primo capitolo della Genesi fino al sabato sera con l'ultimo capitolo dell'Apocalisse. La maggior parte dei partecipanti leggerà i propri brani dal vivo al Museum of the Bible di Washington, mentre alcune personalità di rilievo hanno preregistrato i loro interventi. L'evento, organizzato dall'attivista conservatrice Bunni Pounds, ex candidata al Congresso in Texas, è stato descritto dalla stessa Pounds come una lettura nazionale della legge di Dio.

Trump ha registrato la sua parte martedì e la trasmissione del suo intervento è prevista per martedì tra le 18 e le 19 ora della costa orientale statunitense, nella stessa fascia oraria di Ben Carson, ex segretario alla casa e di Heidi St. John, attivista dell'educazione domestica. Il presidente ha scelto un passo del secondo libro delle Cronache, nell'Antico Testamento, diventato un riferimento per molti suoi sostenitori cristiani. Il versetto centrale del capitolo sette promette perdono e guarigione della terra al popolo che si umilia, prega e si allontana dalle vie malvagie. Molti lo interpretano come un appello al pentimento nazionale seguito da una benedizione divina.

Matthew D. Taylor, studioso in visita al Center on Faith and Justice della Georgetown University, ha dichiarato al New York Times che la citazione di questo passo è un tratto distintivo della destra religiosa. Gli studiosi della Bibbia ricordano però che il brano riguarda un'alleanza specifica tra Dio e gli antichi israeliti e si inserisce nei libri delle Cronache, che coprono secoli di storia ebraica, compresi i regni di Davide e Salomone. Negli ultimi decenni il versetto è diventato oggetto di canzoni, preghiere e sermoni che lo leggono come una promessa con implicazioni politiche dirette per gli Stati Uniti contemporanei. Durante l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, il fondatore del gruppo Cowboys for Trump recitò il passo con un megafono davanti alla folla, che rispose con il coro Fight for Trump.

La Casa Bianca ha diffuso venerdì una dichiarazione di sostegno all'iniziativa, definendola un'occasione per onorare la Sacra Scrittura, rinnovare la fede e riconsacrare gli Stati Uniti come una nazione sotto Dio. L'evento è in preparazione da oltre un anno ed è pensato anche come invito ai leader a umiliarsi davanti al popolo americano in vista del 250° anniversario della nazione. Secondo quanto riferito dal New York Times, le celebrazioni ufficiali previste dall'amministrazione Trump sembrano orientate a sottolineare le radici cristiane della fondazione del paese.

Il rapporto del presidente con la Bibbia, ricorda la testata, è complesso. Trump l'ha spesso definita il suo libro preferito, ha posato con una copia davanti a una chiesa di Washington nel 2020, dopo che le autorità avevano disperso i manifestanti, e ha messo in vendita una propria edizione al prezzo di 60 dollari. Ha però faticato a indicare un passo preferito o persino a scegliere tra Antico e Nuovo Testamento.

La lettura arriva dopo una serie di tensioni con la base cristiana del presidente. Il fine settimana precedente Trump aveva pubblicato un'immagine generata con l'intelligenza artificiale che sembrava raffigurarlo come Gesù Cristo nell'atto di compiere una guarigione miracolosa. Molti cristiani hanno reagito definendo l'immagine blasfema e il presidente ha rimosso il post il giorno successivo, spiegando di aver creduto che la raffigurazione lo mostrasse nei panni di un medico. Pochi giorni dopo Trump ha attaccato con una lunga tirata papa Leone XIV, critico della guerra americana in Iran, aprendo il suo intervento con l'accusa al pontefice di essere debole sul crimine. Le parole sono state accolte con sconcerto e fastidio da molti cattolici americani.

L'elenco dei quasi 500 lettori comprende alcuni dei sostenitori cristiani più fedeli del presidente, molti dei quali attualmente in carica nella sua amministrazione. Tra questi il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla difesa Pete Hegseth e il segretario ai trasporti Sean Duffy. L'elenco include inoltre pastori, attivisti, influencer, intrattenitori, predicatori e numerosi eletti attuali e passati, tutti repubblicani. Gli organizzatori affermano di aver invitato decine di membri democratici del Congresso senza ricevere alcuna risposta. La maggioranza schiacciante dei partecipanti appartiene al mondo evangelico.

Molti lettori hanno scelto passi collegati al proprio lavoro o all'attualità. Il governatore del Texas Greg Abbott leggerà il capitolo 43 del libro di Isaia, che contiene un versetto spesso citato dopo le mortali alluvioni dell'estate scorsa nello Stato, nel quale Dio promette di essere accanto a chi attraversa le acque e di impedire ai fiumi di sommergerlo. Susie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca, leggerà il capitolo 31 dei Proverbi, con l'elenco delle qualità della donna di nobile carattere, diventato un punto di riferimento per molte donne cristiane.

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La rassegna stampa di domenica 19 aprile 2026


Trump alle prese con l'Iran mentre chiude lo stretto di Hormuz, i democratici si preparano per il 2028 e nuove tasse sui ricchi avanzano negli Stati Uniti

Questa è la rassegna stampa di domenica 19 aprile 2026

Trump in difficoltà con l'Iran dopo la chiusura dello stretto di Hormuz


Il presidente Donald Trump sta affrontando crescenti difficoltà nella gestione del conflitto con l'Iran, dopo che Teheran ha richiuso lo stretto di Hormuz nonostante le dichiarazioni presidenziali di successo. L'amministrazione mantiene il blocco navale sui porti iraniani mentre si avvicina la scadenza del cessate il fuoco, con Trump che secondo fonti interne starebbe rimuginando sui fallimenti di Jimmy Carter in Iran.

Fonti: The Guardian, Wall Street Journal, The Hill

I potenziali candidati democratici per il 2028 si mostrano in Michigan


L'ex vicepresidente Kamala Harris, il senatore Cory Booker del New Jersey e il governatore Andy Beshear del Kentucky hanno parlato a un raduno di dirigenti democratici a Detroit, alimentando le speculazioni presidenziali. Nel frattempo, il senatore della Georgia Jon Ossoff ha tenuto un discorso infuocato contro l'amministrazione Trump, criticando quella che ha definito la "mafia di Mar-a-Lago".

Fonti: New York Times, The Guardian

Trump nomina un suo ex avvocato per guidare le indagini sui suoi oppositori


L'amministrazione Trump ha installato Joseph diGenova, ex avvocato della campagna presidenziale, per dirigere il caso della "grande cospirazione" contro i nemici di Trump. DiGenova dovrebbe dividere il suo tempo tra Miami e Fort Pierce, dove opera una grande giuria supervisionata da un giudice favorevole a Trump.

Fonti: New York Times

La febbre delle tasse sui ricchi si diffonde negli stati meno abbienti


Il Maine è diventato l'ultimo stato a tentare di aumentare le entrate attraverso tasse più alte sui redditi più elevati, dimostrando che le tasse sulla ricchezza non sono più solo per stati pieni di fondatori tecnologici e miliardari degli hedge fund. A New York, una nuova proposta di tassa sulle seconde case evidenzia il crescente divario di ricchezza nella città.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times

I cubani americani disapprovano le espulsioni dell'amministrazione Trump


Un nuovo sondaggio del Miami Herald rivela che il 68% dei cubani e dei cubani americani nel sud della Florida disapprova fortemente o in parte le politiche dell'amministrazione Trump per espellere i cittadini cubani senza precedenti penali. Questo rappresenta un significativo deterioramento del sostegno in una comunità tradizionalmente repubblicana.

Fonti: The Hill

Il vicepresidente Vance ringrazia papa Leo XIV per aver evitato il dibattito pubblico con Trump


Il vicepresidente JD Vance ha ringraziato papa Leo XIV dopo che il pontefice ha cercato di minimizzare uno scontro di diversi giorni con il presidente Trump, dichiarando di non voler intraprendere un dibattito pubblico con il presidente. Il papa aveva fatto commenti durante la sua visita papale che avevano creato tensioni con l'amministrazione.

Fonti: The Hill

Obama e il sindaco Mamdani si incontrano per la prima volta leggendo ai bambini


L'ex presidente Barack Obama e il sindaco di New York Zohran Mamdani si sono incontrati per la prima volta in un asilo del Bronx, dove hanno letto ai bambini e promosso l'assistenza all'infanzia gratuita. L'incontro è avvenuto poco più di una settimana dopo che Mamdani ha segnato i suoi primi 100 giorni in carica.

Fonti: The Hill, New York Times

Gli Stati Uniti sostengono un progetto sudafricano per estrarre terre rare nonostante le tensioni diplomatiche


Un progetto sostenuto dagli Stati Uniti in Sudafrica mira a estrarre minerali di terre rare dai rifiuti industriali, come parte di una priorità dell'amministrazione Trump per ridurre la dipendenza dalla Cina. Il progetto procede nonostante le tensioni diplomatiche tra i due paesi, evidenziando l'importanza strategica di questi materiali.

Fonti: ABC News

Trump adotta un nuovo approccio più personale per scegliere i giudici


L'amministrazione Trump sta utilizzando una cerchia più ristretta e un tocco più personale per selezionare i giudici del suo secondo mandato. Molti dei nominati hanno una connessione diretta con Trump o l'amministrazione, con la Casa Bianca che dà priorità a coloro che hanno chiari precedenti conservatori su questioni sociali.

Fonti: Wall Street Journal

La Corea del Nord lancia missili balistici al largo della costa orientale


La Corea del Nord ha lanciato diversi missili balistici verso le acque al largo della sua costa orientale, secondo le autorità di Corea del Sud e Giappone. Il lancio rappresenta un'escalation delle tensioni nella regione e una sfida diretta alla politica estera americana nell'area del Pacifico, dove gli Stati Uniti mantengono significative alleanze militari.

Fonti: Bloomberg

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump dice che rilascerà dei documenti sugli UFO


Il presidente ha detto che il Pentagono rilascerà "molto presto" i file sui fenomeni aerei non identificati, mentre crescono le domande sulla morte e scomparsa di scienziati legati a programmi governativi.

Il presidente Donald Trump ha annunciato che i documenti relativi agli UFO e ai fenomeni aerei non identificati, noti con la sigla UAP, saranno diffusi "molto presto". L'annuncio è arrivato durante un evento di Turning Point USA a Phoenix, dove il presidente ha parlato alla folla della prossima pubblicazione dei file governativi sugli oggetti volanti e sulla vita extraterrestre. La notizia è stata riportata da NewsNation.

Trump ha riferito di aver dato disposizioni al segretario alla Difesa Pete Hegseth affinché proceda con la divulgazione delle informazioni, operazione che secondo il presidente inizierà a breve. Già a febbraio il capo della Casa Bianca aveva dichiarato di essere al lavoro con il Pentagono per rendere pubblici i documenti. "Potrete andare a vedere se quel fenomeno è reale", ha detto Trump ai presenti, aggiungendo di aver conservato l'annuncio per un pubblico interessato al tema. "Lo capirete voi. Fatemi sapere", ha proseguito il presidente, osservando che l'argomento suscita molte domande e cattura l'immaginazione.

L'annuncio è arrivato poco dopo le dichiarazioni della deputata repubblicana della Florida Anna Paulina Luna, che ha segnalato come il Pentagono abbia mancato la scadenza del 14 aprile per la consegna di 46 video di fenomeni aerei non identificati. I filmati erano stati richiesti con una lettera inviata il 31 marzo. Il Pentagono, secondo quanto riferito, ha recentemente chiarito diversi misteri legati agli UFO, ma non è ancora riuscito a identificare un UAP avvistato dai militari sopra l'Europa nel 2022.

Parallelamente alla questione dei documenti, si intensificano gli interrogativi sulla sorte di alcuni scienziati che avevano accesso ai segreti nucleari e spaziali degli Stati Uniti. Secondo le informazioni riportate, almeno dieci ricercatori legati a programmi governativi sono scomparsi o morti negli ultimi anni. Due di loro sono stati uccisi. All'inizio della settimana Trump ha detto ai giornalisti di aspettarsi novità entro una decina di giorni. La Casa Bianca ha successivamente comunicato che l'FBI sarà incaricata di indagare sulle scomparse e sui decessi.

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato sui social media che nessuna pista sarà trascurata nelle indagini e che l'amministrazione fornirà aggiornamenti non appena disponibili. La vicenda degli scienziati si somma così alla più ampia questione della trasparenza sui programmi governativi riservati, tema che il presidente ha rilanciato con l'annuncio di Phoenix.

La tempistica della diffusione dei documenti sugli UAP resta al momento indefinita, al di là dell'indicazione generica di un rilascio imminente. Il mancato rispetto della scadenza del 14 aprile segnalato dalla deputata Luna indica tuttavia che esistono già ritardi rispetto agli impegni presi dal Pentagono. L'attesa del pubblico per informazioni finora coperte da riservatezza si intreccia con le indagini federali aperte sui ricercatori scomparsi o deceduti, due filoni che l'amministrazione Trump sta portando avanti parallelamente.

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Trump è diventato un peso per l'estrema destra europea


Dopo il voto ungherese, la guerra in Iran e lo scontro con il pontefice, i partiti populisti temono che la vicinanza al presidente americano sia un peso elettorale.

Donald Trump è diventato così tossico in Europa che persino i suoi alleati ideologici più stretti iniziano a considerarlo un peso. Lo scrive Politico in un'analisi che ricostruisce il progressivo allontanamento dei partiti populisti europei dal presidente americano.

Il segnale più netto arriva dalla Francia. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha detto ai deputati del suo partito riuniti martedì che è necessario mantenere le distanze da Washington. A riferirlo a Politico è stato un alto dirigente del partito presente all'incontro. La prudenza francese non nasce oggi: un ex esponente di un gruppo rivale di estrema destra ha spiegato al giornale che Le Pen ha cambiato atteggiamento dopo l'assalto al Campidoglio del 2021, convincendosi che avvicinarsi troppo a Trump fosse un errore.

A precipitare la situazione sono stati tre fattori concomitanti. Il primo è la sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni parlamentari ungheresi di domenica, un voto in cui Trump era intervenuto più volte con appoggi pubblici e che aveva visto anche la visita del vicepresidente americano JD Vance nei giorni finali della campagna. Il secondo è la ricaduta politica della guerra in Iran, che molti cittadini europei, da Bologna a Budapest, attribuiscono al presidente americano insieme al conseguente aumento del costo dell'energia. Il terzo è lo scontro aperto tra Trump e papa Leone sulla stessa guerra.

Per la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, scrive Politico, gli attacchi del presidente americano al pontefice hanno rappresentato un punto di rottura. Schierarsi con il Santo Padre, osserva il giornale, è stato anche politicamente conveniente per Meloni, considerata la base elettorale cattolica del suo partito.

L'analisi dedica ampio spazio al caso ungherese come monito per gli altri populisti europei. Secondo il dirigente del Rassemblement National citato, la sconfitta di Orbán non si spiega solo con la stanchezza degli elettori dopo anni di governo. La vicinanza agli Stati Uniti nel contesto attuale, ha detto la fonte, non è stata gradita dagli elettori ungheresi. Il partito francese, in vista delle presidenziali del prossimo anno, cercherà di non apparire legato all'amministrazione Trump.

Una linea simile emerge in Germania, dove a settembre sono in programma importanti elezioni regionali. Torben Braga, deputato di Alternative für Deutschland e membro della commissione esteri del Bundestag, ha dichiarato a Politico che nel contesto elettorale mantenere legami con Trump non è un approccio promettente. Matthias Moosdorf, altro deputato di AfD, ha scritto su X che l'ostentata amicizia tra Budapest e l'amministrazione americana, compreso l'intervento di Vance a favore di Orbán, è pesata come una macina al collo del leader ungherese. La leader del partito Alice Weidel mantiene invece una posizione più morbida: ha detto ai giornalisti di non considerare i rapporti con Trump un peso e ha giudicato buona la campagna di Orbán.

Il quadro è più sfumato perché l'apertura verso Washington, quando conveniente, non è mancata. Politico ricorda che Louis Aliot, sindaco di Perpignano, ha rappresentato il Rassemblement National alla commemorazione del podcaster di destra Charlie Kirk, assassinato l'anno scorso. Le Pen e il presidente del partito Jordan Bardella hanno inoltre accettato l'invito dell'ambasciatore americano in Francia Charles Kushner. Un alleato di Le Pen, citato in forma anonima, ha detto al giornale che legami stretti con Washington possono diventare una zavorra ed essere male interpretati, aggiungendo che il partito apprezza gli amici americani ma non vuole ricevere ordini.

Quando Trump è tornato alla Casa Bianca lo scorso anno, osserva Politico, sembrava potesse dare una spinta decisiva ai movimenti populisti anti immigrazione europei. L'amministrazione ha anche formalizzato nella sua strategia di sicurezza nazionale lo sforzo di costruire una rete internazionale di alleati ideologici. AfD aveva inizialmente visto nel sostegno di Trump un'occasione per guadagnare legittimità e per aumentare la pressione sui conservatori del cancelliere Friedrich Merz affinché smantellassero la cosiddetta firewall, la barriera informale in vigore dalla fine della Seconda guerra mondiale che impedisce alla destra radicale di governare.

L'eredità di Orbán, conclude l'analisi, non scompare con la sua sconfitta. Il premier ungherese ha fornito il modello dell'agenda populista in Europa: atteggiamento di scontro con le istituzioni dell'Unione europea e attacchi allo stato di diritto e al sistema dei media. Molti esponenti della destra radicale attribuiscono la vittoria di Péter Magyar alla sua attenzione alla corruzione e ai temi economici quotidiani, non al rifiuto delle posizioni anti Bruxelles. Per questo, secondo l'alleato di Le Pen citato da Politico, la battaglia contro la Commissione europea non finisce qui. Serve un grande Paese che guidi la rivolta, ha detto la fonte, e se la vittoria arriverà in Francia nel 2027 altri Paesi seguiranno.

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La guerra con l'Iran sta danneggiando la posizione degli Stati Uniti nel mondo


I documenti ottenuti da Politico mostrano come Washington stia perdendo terreno in Bahrain, Indonesia e Azerbaijan, incapace di contrastare la propaganda filo-iraniana sui social media.

La guerra con l'Iran sta erodendo le alleanze di sicurezza degli Stati Uniti e deteriorando la loro reputazione nel mondo, soprattutto tra i musulmani. Lo rivela un insieme di cablogrammi del Dipartimento di Stato ottenuti in esclusiva da Politico e datati mercoledì, che descrivono le ricadute del conflitto in tre Paesi molto diversi tra loro: Bahrain, Azerbaijan e Indonesia.

I diplomatici americani nelle tre capitali tratteggiano un quadro allarmante. Gli Stati Uniti appaiono sotto assedio mediatico da parte di attori filo-iraniani che si muovono con grande agilità nello spazio digitale, mentre Washington fatica a tenere il passo. Nei tre Paesi presi in esame, la fiducia della popolazione e in prospettiva anche quella dei governi rischia di venire compromessa.

In Azerbaijan il rapporto bilaterale, che stava migliorando in modo significativo, si è arenato e mostra segnali di peggioramento. In Bahrain il governo deve rispondere ai sospetti di essere stato abbandonato dagli Stati Uniti di fronte a droni e missili iraniani. In Indonesia il presidente potrebbe subire crescenti pressioni per ridurre la cooperazione militare con Washington.

I cablogrammi contengono richieste velate affinché l'amministrazione Trump conceda alle ambasciate maggiore autonomia per contrastare le narrazioni negative online e sui media tradizionali. Secondo quanto riferito da un diplomatico americano a Politico, alle sedi diplomatiche è stato vietato produrre contenuti originali sulla guerra con l'Iran: possono soltanto ricondividere i messaggi approvati dalla Casa Bianca o dalla sede centrale del Dipartimento di Stato. L'ambasciata di Jakarta chiede espressamente la libertà di agire in modo rapido e proattivo sui social, per competere in uno spazio digitale sovraffollato.

Il semplice fatto che questi cablogrammi siano stati inviati segnala una situazione critica. Molti diplomatici, riferiscono due funzionari a Politico sotto anonimato per timore di ritorsioni, sono diventati riluttanti a esprimersi dopo che l'amministrazione Trump li ha emarginati dalle decisioni chiave di politica estera, ha licenziato numerosi membri del servizio diplomatico e ha preteso "fedeltà" da chi è rimasto in servizio. Di conseguenza, ha spiegato uno dei diplomatici, le sedi all'estero selezionano con estrema cautela gli argomenti da trattare e il modo di esprimerli.

La leadership islamista iraniana, al contrario, utilizza bot, meme e strumenti digitali su una vasta gamma di piattaforme per screditare gli Stati Uniti. I suoi diplomatici coltivano inoltre contatti in ambienti religiosi, culturali e sociali per costruire simpatia verso Teheran.

Interpellato da Politico, il portavoce del Dipartimento di Stato Tommy Pigott ha difeso l'operato dell'amministrazione, sostenendo che le azioni del presidente Trump rendono gli Stati Uniti e il mondo più sicuri impedendo al regime iraniano di ottenere un'arma nucleare.

Il caso del Bahrain è particolarmente delicato. Il Paese ospita la base della Quinta Flotta della marina statunitense ed è considerato un alleato storico. Tuttavia, secondo il cablogramma inviato da Manama, si è diffusa la percezione che gli Stati Uniti abbiano abbandonato il Bahrain per concentrarsi sulla difesa di Israele. Alcuni account filo-iraniani sui social hanno sostenuto che la presenza militare americana abbia trasformato il Bahrain in un bersaglio e che le forze statunitensi dovrebbero lasciare il Paese. Un tweet molto diffuso chiedeva perché i soldati americani fossero alloggiati in hotel tra i civili. I media tradizionali del Bahrain, il cui lavoro è strettamente controllato dal governo, hanno enfatizzato l'azione dell'esercito locale nell'intercettare droni e missili iraniani, omettendo il sostegno statunitense. Anche le dichiarazioni ufficiali del governo bahreinita hanno taciuto sul contributo americano in termini di equipaggiamento e addestramento, una scelta che secondo il cablogramma potrebbe essere dettata dalla volontà di proteggere la sicurezza operativa del personale e dei materiali statunitensi. Il cablogramma osserva inoltre che l'ambasciata britannica, grazie a una presenza social molto attiva, ha creato l'impressione distorta che Londra stesse colmando il vuoto lasciato da Washington.

In Azerbaijan la guerra rischia di vanificare i progressi compiuti dopo il vertice di pace tra Baku ed Erevan promosso dal presidente Trump ad agosto. Dopo quell'incontro i media azeri, dominati da testate filogovernative, avevano adottato toni più positivi verso gli Stati Uniti. Nel primo mese successivo all'attacco congiunto statunitense e israeliano all'Iran del 28 febbraio, la copertura era rimasta sostanzialmente neutrale. Un presunto attacco con drone iraniano contro l'Azerbaijan il 5 marzo aveva persino scatenato commenti nazionalisti che accusavano Teheran di terrorismo. Ad aprile il clima è cambiato. La maggior parte delle testate locali attribuisce ora agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità del conflitto e rimprovera loro l'assenza di una strategia chiara per chiuderlo. Alcuni giornali hanno ripreso articoli internazionali critici verso Trump e la sua famiglia, una mossa che secondo il cablogramma funziona spesso come "pallone di prova" prima che il governo adotti un linguaggio simile. Il cessate il fuoco in scadenza il 22 aprile ha in parte attenuato le tensioni, mentre cresce nella popolazione la speranza che il conflitto si concluda, anche a causa dell'aumento dei prezzi e delle difficoltà negli spostamenti regionali. Il cablogramma segnala però che l'ostilità verso gli Stati Uniti non si traduce in simpatia per Teheran, poiché gran parte della popolazione azera è laica e diffida del regime islamista iraniano.

Il caso indonesiano è forse quello di maggiore impatto strategico. L'Iran sta conducendo una vasta operazione di influenza nel Paese musulmano più popoloso del mondo. Sui media tradizionali e su piattaforme come Telegram e Facebook, Teheran punta sulla solidarietà islamica e fa leva sul sentimento anticoloniale indonesiano, dipingendo Israele e gli Stati Uniti come potenze imperialiste. Alcune iniziative sono particolarmente creative e utilizzano persino il codice Morse per veicolare messaggi filo-iraniani e stimolare l'interazione degli utenti. I post dell'ambasciata iraniana ottengono oggi migliaia di visualizzazioni in più rispetto al passato, mentre l'ambasciatore ha intensificato gli incontri con esponenti politici e religiosi indonesiani.

Secondo il cablogramma il rischio più immediato non è che la propaganda iraniana venga creduta in blocco, ma che amplifichi il sentimento antiamericano al punto da restringere lo spazio di manovra politica del presidente Prabowo Subianto sulla cooperazione regionale in materia di sicurezza. L'Indonesia ha compiuto diverse mosse per ingraziarsi il presidente Trump, tra cui l'offerta di inviare truppe a Gaza, l'adesione al Board of Peace voluto dal presidente americano e la firma, lunedì scorso, di un importante accordo di cooperazione in materia di difesa con gli Stati Uniti. Dall'inizio della guerra l'ambasciatore iraniano ha chiesto pubblicamente a Jakarta di uscire dal Board of Peace. Non ci sono segnali di una disponibilità indonesiana ad arrivare a tanto, ma il governo avrebbe sospeso i colloqui con Washington relativi a quell'organismo.

Nel complesso i cablogrammi mostrano un'amministrazione americana che perde la battaglia delle narrazioni in aree strategiche del mondo musulmano, con ambasciate che chiedono strumenti più agili per rispondere a un avversario, l'Iran, capace di muoversi molto più velocemente nello spazio informativo globale.

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La coalizione che ha riportato Trump alla Casa Bianca si sta sgretolando


Un reportage dall'Arizona racconta il malcontento degli elettori del presidente tra caro-vita, guerra in Iran e polemiche religiose. I sondaggi mostrano cali tra indipendenti, giovani e latinos.

La coalizione di elettori che ha portato Donald Trump alla sua seconda vittoria presidenziale si sta disgregando a sette mesi dalle elezioni di metà mandato. Lo sostengono le giornaliste Yvonne Wingett Sanchez ed Elaine Godfrey in un reportage pubblicato dall'Atlantic basato su interviste condotte in Arizona e su colloqui con operatori politici repubblicani in vari stati in bilico.

Le autrici descrivono un quadro in cui un numero sorprendente di sostenitori del presidente ha cambiato idea. Il malcontento tocca gruppi eterogenei, dai libertari della cosiddetta manosphere, spiazzati dalle decisioni di Trump sui file Epstein, sull'immigrazione e sull'Iran, fino ai conservatori religiosi. Questi ultimi hanno criticato il presidente dopo che ha pubblicato sui social un'immagine che lo ritrae come Gesù e dopo i suoi attacchi al papa, il primo pontefice americano, definito WEAK on Crime, ovvero "debole sul crimine".

Secondo il reportage dell'Atlantic, i segnali per il partito repubblicano sono allarmanti. L'indice di gradimento di Trump è oggi più basso rispetto allo stesso periodo che precedette le elezioni di metà mandato del 2018, quando i democratici conquistarono la Camera con un'onda blu storica. Gli indipendenti, i giovani e i latinos, gruppi decisivi per la vittoria del 2024, non sono più dalla parte del presidente. Anche gli americani bianchi senza titolo di studio universitario, un tempo lo zoccolo duro di Trump, si stanno allontanando, secondo la media dei sondaggi della CNN. Gli elettori di orientamento democratico si dichiarano "estremamente motivati" a votare a novembre con 17 punti di vantaggio sui repubblicani.

Il cuore del reportage è un viaggio nel Sesto distretto congressuale dell'Arizona, uno dei più equamente divisi del paese. Nel 2024 Trump lo vinse per meno di un punto percentuale, dopo averlo perso con un margine analogo quattro anni prima. Il distretto è rappresentato dal deputato repubblicano Juan Ciscomani, candidato alla rielezione. Le autrici raccontano di aver raccolto testimonianze a Casa Grande, tappa tra Tucson e Phoenix, e a Oro Valley, sobborgo settentrionale di Tucson dove vivono molti elettori conservatori su cui Ciscomani fa affidamento.

I motivi dello scontento, scrivono Wingett Sanchez e Godfrey, sono soprattutto economici. Il prezzo della benzina in Arizona è salito, così come quello della carne e dei generi alimentari. Ma a pesare è anche la scelta di Trump di entrare in guerra con l'Iran, dopo aver promesso di fermare i conflitti in corso. La domenica di Pasqua, ricostruisce l'articolo, il presidente ha minacciato di cancellare "un'intera civiltà" in Iran, suscitando le critiche di volti noti del mondo MAGA come Tucker Carlson, Alex Jones e Megyn Kelly. Quest'ultima ha dichiarato nel suo programma radiofonico su SiriusXM di essere stanca della situazione.

Un ulteriore fronte di tensione si è aperto con la pubblicazione dell'immagine generata con l'intelligenza artificiale che ritrae Trump vestito con tuniche fluenti mentre guarisce un uomo malato. La giornalista del Daily Wire Megan Basham l'ha definita una OUTRAGEOUS blasphemy, ovvero una blasfemia oltraggiosa. Il pastore di estrema destra Joel Webbon ha detto che Trump è "attualmente posseduto dal demonio". L'attivista anti-trans Riley Gaines, più volte presente ai comizi del presidente, ha scritto che "Dio non si lascia deridere". Trump ha cancellato il post e ha spiegato che l'immagine lo raffigurava "come un medico", ma ha anche respinto le critiche dichiarando, secondo il resoconto dell'Atlantic, di non essere un grande ammiratore di Gaines.

La visita del presidente in Arizona, prevista per il giorno successivo alla pubblicazione del reportage, durerà appena due ore, un tempo insolitamente breve rispetto ai comizi fiume del passato. Alcuni operatori repubblicani intervistati dalle giornaliste hanno spiegato di preferire che Trump trascorra il minor tempo possibile nello stato. Un consulente del partito ha detto all'Atlantic che quando Trump arriva per un comizio "domina le notizie il giorno prima, il giorno stesso e il giorno dopo" e finisce per ricordare agli elettori i motivi della loro rabbia. Nonostante questo, tutti i parlamentari repubblicani dell'Arizona tranne David Schweikert parteciperanno all'evento organizzato da Turning Point USA.

Il portavoce della Casa Bianca Kush Desai, in una dichiarazione scritta trasmessa alle autrici, ha sostenuto che il presidente sottolineerà i risultati economici ottenuti in Nevada e Arizona. Desai ha parlato di "disagi temporanei" dovuti alla guerra in Iran, rivendicando però i benefici fiscali per decine di milioni di americani derivanti dai Working Families Tax Cuts, tra cui l'azzeramento della tassazione su mance, straordinari e previdenza sociale. Il portavoce di Ciscomani, Daniel Scarpinato, ha dichiarato all'Atlantic che il deputato è concentrato sui risultati per l'Arizona meridionale ed è stato classificato da una valutazione indipendente come il membro più efficace del Congresso dello stato.

Il reportage segnala anche un impatto sulla raccolta fondi del partito repubblicano. Un presidente del partito in una contea della Georgia ha detto alle giornaliste che alcuni donatori stanno versando la metà di quanto darebbero normalmente, imputando il calo all'instabilità economica. Due consulenti repubblicani di un altro stato chiave hanno raccontato che le donazioni di piccolo importo sono crollate all'inizio di marzo, pochi giorni dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. In corse che si decideranno per margini minimi, hanno osservato i consulenti, queste risorse possono fare la differenza tra spedire o meno un'ultima tornata di materiale elettorale agli elettori meno affezionati alle urne.

Nella ricostruzione dell'Atlantic non mancano i sostenitori irriducibili. Megyn Kelly ha detto di recente che voterebbe repubblicano anche se Trump "lanciasse un'atomica". Riley Gaines, dopo aver saputo di non piacere al presidente, ha scritto su X di amarlo e di voler continuare a sostenere la sua agenda America First. Le autrici concludono che molto dipenderà dall'evoluzione del conflitto con l'Iran, dai prezzi della benzina e dal costo della vita. Se la guerra si chiudesse presto, alcuni elettori potrebbero tornare a schierarsi con i repubblicani. In caso contrario, salvare la coalizione che ha rieletto Trump potrebbe rivelarsi un'impresa difficile.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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L'Iran richiude lo Stretto di Hormuz, il greggo torna a salire. Ma Trump: "L'accordo è vicino"


Teheran condiziona la riapertura dello Stretto alla fine del blocco navale americano sui porti iraniani, iniziato il 13 aprile. Il 21 aprile scade la tregua, mentre gli Stati Uniti di fronte, all'incertezza, estendono l'esenzione sulle sanzioni al petrolio russo.

L'Iran ha richiuso oggi lo Stretto di Hormuz al traffico navale, dopo averlo brevemente riaperto il giorno prima. Teheran ha fatto sapere che lo Stretto resterà "sotto stretta gestione e controllo" delle Forze Armate iraniano finché gli Stati Uniti non toglieranno il blocco ai porti iraniani, imposto dalla sera del 13 aprile. Il presidente Donald Trump ha replicato che il blocco andrà avanti fino a quando Teheran non accetterà un accordo di pace.

I mercati hanno reagito subito. Il Brent in Europa è tornato a sfiorare i 95 dollari al barile sul mercato Ice di Londra. Il giorno prima, dopo l'annuncio della riapertura iraniana, era sceso a 90 dollari. Prima della guerra, attraverso Hormuz passava un quinto del petrolio mondiale. Intanto, due navi mercantili hanno riferito di essere state colpite mentre cercavano di attraversare lo Stretto, come riporta Reuters citando tre fonti del settore marittimo.

Guerra Usa-Iran · Aprile 2026
Hormuz richiuso, petrolio a 95 dollari
Il doppio blocco navale, i negoziati e il paradosso russo

Prezzo Brent sul mercato Ice di Londra

95
dollari al barile
↑ +5 dollari in 24 ore

Dopo la breve riapertura del 17 aprile, l'Iran oggi ha chiuso di nuovo lo Stretto di Hormuz. Il prezzo era sceso a 90 dollari il giorno prima.

Hormuz Blocco Negoziati Russia

Lo Stretto nel sistema energetico globale

1/5
Del petrolio mondiale passava da Hormuz prima della guerra

Lo Stretto resta il collo di bottiglia più strategico del commercio energetico globale. La sua chiusura trasferisce il prezzo del rischio direttamente sul mercato spot.

18 apr
Teheran richiude lo stretto

Dopo la brevissima riapertura del 17 aprile, l'Iran ha dichiarato lo Stretto "sotto stretta gestione e controllo" delle sue Forze Armate fino alla revoca del blocco americano.

2
Navi mercantili colpite in transito

Secondo Reuters, che cita tre fonti del settore marittimo, due navi mercantili sono state colpite mentre tentavano di attraversare lo Stretto.

21 apr
Scadenza della tregua

Alla scadenza, senza intesa, gli Stati Uniti avranno come opzione finale l'apertura forzata dello Stretto usando convogli militari.

Il doppio blocco

Usa sui porti iraniani ⇄ Iran su Hormuz
Dal 13 aprile sono in vigore due blocchi incrociati: Washington sui porti iraniani, Teheran sullo Stretto. Nessuno dei due intende cedere per primo.

Trump ha dichiarato che il blocco americano proseguirà finché Teheran non accetterà un accordo di pace. L'Iran ha risposto legando la riapertura dello Stretto alla revoca del blocco statunitense sui propri porti.

Efficacia del blocco navale americano

Pre-guerra

100

Oggi, sotto blocco

10

Petroliere in uscita dal Golfo Persico, livello pre-guerra = 100. Dopo cinque giorni di blocco, il flusso resta dieci volte inferiore al livello pre-guerra. Secondo il Comando Centrale Usa, la flotta statunitense ha fermato o dirottato circa 20 navi legate all'Iran.

Nuove forze Usa nel Mar Arabico

10+
Cacciatorpediniere schierati contro droni e missili iraniani

Durante la tregua la Marina statunitense ha accumulato un dispositivo sovradimensionato rispetto al blocco: serve anche a coprire un possibile assalto anfibio.

Marines
Navi da sbarco pronte per un'operazione costiera

Tra le forze dispiegate, probabilmente anche mezzi specializzati per lo sminamento. Ipotesi operativa: accompagnare i convogli commerciali a superare lo Stretto con la forza se i negoziati dovessero fallire.

I quattro mediatori del Forum di Antalya

Pakistan
Mediatore principale

Islamabad ha ospitato i colloqui di pace falliti dello scorso fine settimana. È il tessitore centrale del dialogo tra Washington e Teheran, con un ruolo che riflette la sua posizione di potenza musulmana nucleare e confinante.

Turchia
Spinta dietro le quinte

Ankara ha ospitato ad Antalya il terzo vertice a quattro dall'inizio della guerra. Insieme all'Egitto, spinge i negoziati dietro le quinte per mantenere l'allineamento tra i mediatori e Riyadh.

Egitto
Spinta dietro le quinte

Il Cairo coordina insieme ad Ankara il lavoro preparatorio dei negoziati. La sua influenza serve a tenere agganciati i Paesi arabi al processo diplomatico a guida pakistana.

Arabia Saudita
Posizione ambigua

Funzionari Usa riferiti da Axios segnalano un doppio binario: in pubblico Riyadh chiede la fine della guerra per proteggere le proprie infrastrutture energetiche già danneggiate; in privato continua però a temere la fine del conflitto prima che il regime iraniano sia sufficientemente indebolito.

L'ipotesi di compromesso sul tavolo

Accordo in stile 2015, ma ventennale
Fonti di Axios ipotizzano un ritorno a un'intesa simile a quella firmata da Obama, ma con durata doppia. Trump ha già dichiarato che non gli basta.

"Se ci sono differenze, le appianerò. Non credo ci siano differenze troppo significative", ha detto Trump venerdì. Le stesse fonti segnalano però che i divari su alcuni punti chiave restano.

Il paradosso russo

Per contenere l'inflazione legata alla crisi energetica, Washington ha prorogato fino al 16 maggio l'esenzione sulle sanzioni al petrolio russo. Risultato: Mosca incasserà entrate aggiuntive che finanziano anche la guerra in Ucraina.

44,59

59

77

Pre-guerraUrals, media
Piano 2026Bilancio statale
Marzo 2026Massimo da 10/2023

Prezzo medio del petrolio russo Urals, dollari al barile

Secondo il Financial Times la Russia incassa 150 milioni di dollari al giorno in più grazie alla guerra in Medio Oriente. Nonostante il rialzo, nel primo trimestre 2026 il deficit di bilancio russo ha superato del 20% il budget annuale.

Le date chiave

11 apr
Scade la licenza precedente sull'esenzione al petrolio russo. Bessent aveva assicurato che non sarebbe stata rinnovata.

13 apr
Gli Stati Uniti avviano il blocco navale contro i porti iraniani.

17 apr
Ultimo giorno utile per i carichi russi coperti dalla precedente licenza del Tesoro. Breve riapertura di Hormuz.

18 apr
Teheran richiude lo stretto. Il Brent torna a sfiorare i 95 dollari.

21 apr
Scadenza della tregua negoziale: si decide tra accordo e operazione militare.

16 mag
Scadenza della nuova proroga Usa sulle sanzioni al petrolio russo.

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Reuters, Axios, Financial Times · Dati al 18 aprile 2026

Il blocco navale americano è il cuore del cosiddetto "Piano B" dell'Amministrazione Trump. Nel corso della guerra, Washington ha colpito decine di migliaia di obiettivi in Iran senza riuscire a distruggere del tutto il programma nucleare e missilistico, né a rovesciare il regime. Da qui la scelta di cambiare strategia: uscire dalla guerra lasciando Teheran indebolita, privandola del controllo su Hormuz e quindi della leva sul mercato petrolifero globale.

I risultati dei primi 5 giorni di blocco restano però parziali. Il Comando Centrale della flotta statunitense ha fatto sapere di aver fermato o dirottato una ventina di petroliere e altre navi, limitandosi a comunicazioni radio con minacce di abbordaggio. Il numero di petroliere che ogni giorno lasciano il Golfo Persico è così rimasto quasi invariato rispetto all'avvio del blocco, ma resta dieci volte inferiore ai livelli pre-guerra.

La battaglia diplomatica e il ruolo ambiguo di Riyadh


Sul piano legale la questione resta controversa. Non esistono regole condivise per i blocchi navali del traffico civile. Il diritto internazionale consuetudinario e la Carta delle Nazioni Unite considerano il blocco in tempo di pace un atto di aggressione, salvo i casi di legittima difesa. Nel Golfo Persico, però, non è tempo di pace: la guerra tra Stati Uniti e Iran, pur non dichiarata formalmente, va avanti da più di un mese. Washington ha provato a rispettare i criteri della Dichiarazione di Londra del 1909, definendo l'area del blocco e annunciando che si sarebbe applicato a navi di qualsiasi bandiera. Né Iran né Stati Uniti hanno però ratificato la Convenzione sul diritto del mare del 1982, che considera Hormuz una zona di libera navigazione commerciale.

Sul fronte diplomatico, intanto, i Ministri degli Esteri di Pakistan, Turchia, Egitto e Arabia Saudita si sono riuniti ad Antalya, al Forum Diplomatico, per coordinare gli sforzi di mediazione. È il terzo vertice a quattro dall'inizio della guerra. Finora il mediatore principale è stato il Pakistan, che ha ospitato i colloqui di pace del fine settimana scorso, mentre Egitto e Turchia hanno spinto i negoziati dietro le quinte. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha spiegato ad Axios che le riunioni servono a tenere allineati i tre mediatori e Riyadh, il Paese più influente del Golfo e con un peso notevole sull'Amministrazione Trump.

La posizione saudita è il nodo più delicato. Funzionari americani hanno riferito ad Axios che Riyadh ha cambiato linea più volte e in pubblico dice cose diverse da quelle che sostiene in privato. Prima della guerra i sauditi si dicevano favorevoli alla via diplomatica, mentre chiedevano sottovoce a Washington un intervento militare. Anche negli ultimi giorni hanno confidato agli americani il timore di chiudere la guerra prima che il regime iraniano sia stato abbastanza indebolito. Allo stesso tempo, ai mediatori ripetono però di volere la fine immediata delle ostilità: le infrastrutture petrolifere ed energetiche saudite hanno già subito danni e rischiano di subirne altri.

Venerdì pomeriggio Trump ha detto che i colloqui con l'Iran sarebbero proseguiti anche nel fine settimana. "Se ci sono differenze, le appianerò. Non credo ci siano differenze troppo significative", ha dichiarato. Fonti sentite da Axios riferiscono però che i divari su alcuni punti chiave restano, pur in presenza di progressi significativi. Le indiscrezioni parlano di un possibile compromesso che riporterebbe le parti a un accordo simile a quello sul nucleare firmato da Teheran con l'Amministrazione di Barack Obama nel 2015, questa volta con durata ventennale. Trump ha già fatto sapere che non gli basta.

Il paradosso russo e lo scenario militare


L'Amministrazione americana ha intanto prorogato fino al 16 maggio l'esenzione sulle vendite di petrolio e prodotti petroliferi russi. La nuova licenza, annunciata dal Dipartimento del Tesoro, vale per i carichi imbarcati entro il 17 aprile. "Mentre i negoziati con l'Iran si intensificano, il Tesoro vuole garantire la disponibilità di petrolio per chi ne ha bisogno", ha dichiarato a Reuters un rappresentante del dipartimento. La licenza precedente era scaduta l'11 aprile e il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva assicurato pubblicamente che non sarebbe stata rinnovata.

Il paradosso è evidente. Per contenere i prezzi del greggio e l'inflazione interna, Washington è costretta nuovamente a sospendere le sanzioni su Mosca e garantire così al Cremlino entrate aggiuntive che finanziano anche la guerra contro l'Ucraina. Secondo il Financial Times, la Russia ha già incassato 150 milioni di dollari al giorno in più grazie alla guerra in Medio Oriente. A marzo il petrolio russo degli Urali ha toccato in media i 77 dollari al barile secondo le stime riportate da Reuters: si tratta del massimo da ottobre 2023, contro i 59 previsti dal bilancio statale e i 44,59 pre-guerra. Nonostante il rialzo, nel primo trimestre 2026 il deficit di bilancio russo ha superato del 20% il piano annuale, arrivando a quota 4.600 miliardi di rubli.

Se i negoziati dovessero fallire, comunque, agli Stati Uniti resta l'opzione militare per riaprire Hormuz. Durante la tregua la flotta americana ha continuato ad accumulare forze ingenti: oltre dieci cacciatorpediniere sono arrivate nel Mar Arabico per contrastare droni e missili iraniani, assieme a navi da sbarco con marines per una possibile operazione via terra sulla costa iraniana e probabilmente mezzi specializzati per lo sminamento. Un dispiegamento che molti considerano come sovradimensionato per un semplice blocco, ma che potrebbe essere sufficiente a ripristinare il traffico commerciale nei volumi pre-bellici tramite convogli. Si tratta però di un'operazione ad alto rischio: basterebbe un singolo attacco iraniano andato a segno contro una petroliera per convincere gli armatori internazionali a fare marcia indietro e trasformare il tentativo di chiudere la guerra in una nuova spirale di escalation.

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Dopo le accuse di Trump, Anthropic torna a trattare con la Casa Bianca


Il colloquio tra il CEO di Anthropic e lo staff del presidente segna il primo tentativo di dialogo dopo lo scontro con il Pentagono e arriva mentre cresce l'allarme sui rischi del nuovo sistema di intelligenza artificiale.

Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, è entrato venerdì alla Casa Bianca per un incontro con lo staff del presidente Donald Trump, il primo tentativo di dialogo da quando il Pentagono e l'azienda di intelligenza artificiale sono entrati in rotta di collisione sull'uso dei suoi modelli. La riunione si è svolta mentre cresce la preoccupazione per Mythos, il nuovo sistema di Anthropic che secondo gli esperti potrebbe rendere gli attacchi informatici più semplici e rapidi da realizzare.

La notizia dell'incontro è stata anticipata da Axios e confermata da Reuters, Associated Press e CNN. Secondo Reuters, al colloquio con Amodei hanno partecipato la capo di gabinetto Susie Wiles e il segretario al Tesoro Scott Bessent. La Casa Bianca ha definito il confronto "produttivo e costruttivo" e lo ha descritto come un primo contatto introduttivo. In una nota ufficiale ha spiegato di aver discusso "opportunità di collaborazione, oltre ad approcci e protocolli condivisi per affrontare le sfide legate allo sviluppo di questa tecnologia", aggiungendo che simili incontri saranno organizzati con altre aziende leader nel settore dell'intelligenza artificiale. Anthropic ha a sua volta parlato di un dialogo utile su cybersicurezza, primato americano nella corsa all'intelligenza artificiale e sicurezza dei sistemi.

Il nodo centrale è il modello Mythos, annunciato il 7 aprile e presentato da Anthropic come il più capace mai sviluppato dall'azienda per la scrittura di codice e i compiti cosiddetti agentici, ossia l'esecuzione autonoma di operazioni complesse. Proprio per queste caratteristiche, secondo gli esperti citati dalle testate americane, il sistema offre una capacità senza precedenti di individuare vulnerabilità informatiche e di costruire strumenti per sfruttarle. Il modello viene per ora distribuito solo a un gruppo ristretto di aziende nell'ambito di "Project Glasswing", un'iniziativa controllata che consente l'uso della versione preview di Claude Mythos per cercare falle di sicurezza. Tra le società coinvolte ci sono Amazon, Apple, Google, Microsoft e JPMorgan Chase.

L'amministrazione Trump, le banche centrali di vari paesi e diversi settori industriali stanno cercando di capire rapidamente le implicazioni del nuovo sistema. Particolarmente esposto appare il mondo bancario, che convive con infrastrutture tecnologiche stratificate e obsolete. Funzionari governativi di Stati Uniti, Canada e Regno Unito hanno già incontrato i vertici del settore per discutere le minacce legate a Mythos. TJ Marlin, amministratore delegato dell'azienda di sicurezza informatica Guardrail Technologies, ha spiegato a Reuters che gli istituti finanziari sono vulnerabili proprio perché combinano strumenti di ultima generazione con software vecchi di decenni, aprendo un numero potenzialmente elevato di falle.

Anche a livello internazionale l'attenzione è alta. L'AI Security Institute del Regno Unito ha valutato il nuovo modello definendolo un "passo avanti" rispetto ai precedenti, già in rapido miglioramento. Nel suo rapporto, l'istituto britannico ha avvertito che Mythos Preview è in grado di sfruttare sistemi con protezioni deboli e che con ogni probabilità seguiranno altri modelli con capacità analoghe. Il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier ha confermato che Anthropic è in dialogo anche con l'Unione europea sui suoi sistemi di intelligenza artificiale, inclusi modelli avanzati non ancora disponibili in Europa.

Lo scetticismo non manca. Parte dell'industria tecnologica ha messo in dubbio che le affermazioni di Anthropic sulla potenza dei propri sistemi siano qualcosa di più di una strategia di marketing. Eppure anche alcuni dei critici più duri dell'azienda prendono sul serio i rischi. David Sacks, ex responsabile della Casa Bianca per intelligenza artificiale e criptovalute, ha dichiarato nel podcast "All-In", che co-conduce con altri investitori tecnologici, che sul fronte cyber le preoccupazioni sono fondate. Secondo Sacks, più i modelli diventano capaci di scrivere codice, più risultano efficaci nell'individuare bug, trasformarli in vulnerabilità e combinarli in exploit. Jack Clark, cofondatore e responsabile delle politiche di Anthropic, ha spiegato alla conferenza Semafor World Economy che il sistema viene rilasciato solo a un sottoinsieme di grandi organizzazioni perché possano usarlo per trovare falle. Clark ha aggiunto che Mythos non è un modello eccezionale in senso assoluto: altri sistemi simili, secondo lui, arriveranno da altre aziende nel giro di pochi mesi e tra un anno o un anno e mezzo compariranno modelli open-weight cinesi con le stesse capacità.

L'incontro di venerdì arriva dopo mesi di forti tensioni tra Anthropic e l'amministrazione. Fino a poco tempo fa Claude, il sistema di Anthropic, era l'unico modello di intelligenza artificiale disponibile sulla rete classificata del Pentagono. Lo scontro è esploso quando l'azienda ha rifiutato di rimuovere i paletti che impediscono l'uso della sua tecnologia per armi completamente autonome e per la sorveglianza interna. Il Pentagono ha risposto applicando ad Anthropic una formale designazione di rischio per la catena di approvvigionamento, una misura finora riservata a società legate ad avversari stranieri, che limita fortemente l'uso dei suoi strumenti da parte del governo. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che l'azienda debba consentire tutti gli usi ritenuti leciti dal Pentagono.

Trump è intervenuto duramente sulla vicenda. In un post su Truth Social a febbraio ha scritto che l'amministrazione "non farà più affari" con Anthropic, accusando l'azienda di aver commesso "un disastroso errore" tentando di forzare la mano al "Dipartimento della Guerra". Anthropic ha reagito rivolgendosi ai tribunali. A marzo la giudice federale californiana Rita Lin ha bloccato l'applicazione dell'ordine di Trump che vietava a tutte le agenzie federali l'uso dei prodotti dell'azienda. Due settimane più tardi, però, la Corte d'Appello del Distretto di Columbia ha dato ragione al governo su un altro fronte, rifiutandosi di impedire al Dipartimento della Difesa di interrompere i rapporti con Anthropic durante il contenzioso. I giudici, in una decisione unanime, hanno spiegato che intervenire in quella fase avrebbe costretto le forze armate a mantenere un fornitore indesiderato di servizi critici di intelligenza artificiale nel mezzo di un importante conflitto militare in corso.

Secondo quanto riportato dalla CNN, documenti pubblici mostrano che Anthropic ha recentemente ingaggiato lo studio di lobbying Ballard, dove Wiles ha lavorato per anni, specificamente per attività legate agli appalti del Dipartimento della Guerra. Bloomberg ha scritto che l'Office of Management and Budget ha già comunicato alle agenzie federali di prepararsi a ricevere accesso a Mythos, mentre Axios riferisce che la Casa Bianca sta trattando per ottenerlo. Anthropic non ha commentato. Interrogato a Phoenix dai cronisti sull'incontro, Trump ha risposto: "Non ne ho idea".

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FBI nel caos: il direttore Kash Patel beve, sparisce per ore senza motivo e ora teme il licenziamento


Inchiesta-bomba dell'Atlantic contro il direttore dell'FBI che minaccia querela: ubriachezze ricorrenti, scorte costrette a sfondare le porte per svegliarlo, paranoia crescente. La Casa Bianca, intanto, cerca già il suo successore.

Kash Patel beve troppo, sparisce dal lavoro e vive nel terrore di essere licenziato. È il quadro che emerge da un'inchiesta del The Atlantic firmata da Sarah Fitzpatrick, che ricostruisce il caos al vertice dell'FBI sulla base di oltre una ventina di interviste a funzionari attuali ed ex del Bureau, del Dipartimento di Giustizia, membri del Congresso ed esponenti politici. Patel ha bollato tutto come falso e ha annunciato querela. Ma, secondo il magazine americano, fonti interne all’Amministrazione Trump confermano che la sua posizione vacilla sempre di più e che alla Casa Bianca è già partita la corsa al successore.

Nell’inchiesta, il direttore viene descritto come “erratico, sospettoso e incline a trarre conclusioni affrettate”. La sua condotta personale, scrive Fitzpatrick, è ormai considerata da molti addirittura come una “vulnerabilità per la sicurezza nazionale”.

L’episodio che apre il pezzo risale al 10 aprile. Dopo non essere riuscito ad accedere a un sistema informatico interno, Patel si convince di essere stato licenziato dalla Casa Bianca. Comincia così a chiamare freneticamente collaboratori e alleati per annunciare la propria rimozione, in quello che due fonti definiscono un “freak-out”. Nel giro di poche ore la voce si diffonde, tanto che la Casa Bianca riceve telefonate dall’FBI e dal Congresso per capire chi sia davvero al comando del Bureau. In realtà, però, si trattava solo di un errore tecnico: Patel non era stato licenziato.

Inchiesta · The Atlantic
Caos al vertice dell’FBI: il dossier su Kash Patel
Alcol, sparizioni, paranoia. La Casa Bianca cerca già un successore.

KP

Kash Patel
Direttore dell’FBI · nominato da Donald Trump
A rischio licenziamento

Dossier Accuse Reazioni Cronologia

24+
Le interviste raccolte da Sarah Fitzpatrick per l’inchiesta dell’Atlantic: funzionari attuali ed ex dell’FBI, del Dipartimento di Giustizia, membri del Congresso e collaboratori politici.

L’inchiesta in cifre

2
I locali frequentati: Ned’s a Washington e Poodle Room a Las Vegas

Secondo l’Atlantic, Patel berrebbe fino a evidente stato di intossicazione in entrambi i luoghi. Al Ned’s va anche staff della Casa Bianca; a Las Vegas trascorrerebbe molti fine settimana.

10 apr
Il giorno del “freak-out”

Patel non riesce ad accedere a un sistema interno e si convince di essere stato licenziato. Inizia a chiamare freneticamente collaboratori. In realtà era solo un errore tecnico.

SWAT
Attrezzatura usata dalla scorta per sfondare la porta

In più occasioni la scorta non è riuscita a svegliare Patel. In un caso ha richiesto la “breaching equipment” per accedere alla stanza in cui era irraggiungibile.

Pomeriggio
Riunioni e briefing spostati per smaltire le serate

Nei primi mesi del mandato l’agenda mattutina sarebbe stata sistematicamente posticipata per permettergli di smaltire la sbornia, secondo le fonti citate dall’inchiesta.

Il punto critico

Vulnerabilità per la sicurezza nazionale
La definizione che Fitzpatrick dà della condotta personale del direttore

Il manuale etico del Dipartimento di Giustizia vieta ai dipendenti di “fare uso abituale di alcol o altri intossicanti in eccesso”. L’ispettore generale ha più volte avvertito che bere fuori servizio espone i funzionari al rischio di coercizione da parte di servizi stranieri.

Tocca per leggere ogni capo d’accusa

1
Consumo di alcol fino all’intossicazione

Condotta personale

Bevute ricorrenti al club privato Ned’s a Washington e al Poodle Room di Las Vegas. Più volte la scorta non è riuscita a svegliarlo: in un caso ha dovuto sfondare la porta. Riunioni e briefing spostati al pomeriggio per smaltire le serate.

2
Comportamento erratico e paranoia

Stabilità al vertice

Descritto come “erratico, sospettoso e incline a saltare alle conclusioni”. Il 10 aprile, dopo un errore di accesso a un sistema interno, si è convinto di essere stato licenziato e ha allertato decine di collaboratori. La voce è arrivata fino alla Casa Bianca e al Congresso.

3
Licenziamenti “affrettati” nel controspionaggio anti-Iran

Sicurezza nazionale

Pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha rimosso membri di una squadra di controspionaggio dedicata in parte all’Iran. Motivazione ufficiale: violazioni etiche legate alle indagini sul presidente. Più fonti definiscono i licenziamenti “affrettati”.

4
Errori operativi: Brown University e caso Kirk

Gestione FBI

Aveva annunciato sui social l’arresto di una “persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University di dicembre, ma il sospettato è stato poi rilasciato. Funzionari interni si chiedono se l’abuso di alcol abbia avuto un ruolo anche nelle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio di Charlie Kirk.

Le voci dopo l’inchiesta

KP

Kash Patel
Direttore FBI · su X

Querela

E' tutto falso. Ci vediamo in tribunale.

JB

Jesse Binnall
Avvocato di Patel

Difesa

L’articolo è categoricamente falso e diffamatorio.

KL

Karoline Leavitt
Portavoce della Casa Bianca

Difesa

Sotto Trump e Patel il crimine è sceso ai livelli più bassi degli ultimi cento anni.

SF

Sarah Fitzpatrick
Autrice dell’inchiesta · MS NOW

Conferma

Confermo ogni parola di questa inchiesta.

Tocca un evento per i dettagli

Dicembre 2025
Errore sulla sparatoria alla Brown University

Patel annuncia sui social l’arresto di una “persona di interesse”. Il sospettato viene poi rilasciato e la caccia all’autore prosegue.

Febbraio 2026
Trump richiama Patel dopo l’oro olimpico di hockey

Il presidente, astemio, esprime disappunto per le immagini di Patel che tracanna birra negli spogliatoi della nazionale Usa, vincitrice dell’oro a Milano-Cortina 2026.

Pre-guerra Iran
Licenziati membri del controspionaggio anti-Iran

Pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel rimuove parte del team. Le fonti dell’Atlantic definiscono la decisione “affrettata”.

10 aprile 2026
Il “freak-out”: Patel si crede licenziato

Un errore di accesso a un sistema interno scatena chiamate frenetiche a collaboratori e alleati. La voce arriva al Congresso, costringendo la Casa Bianca a chiarire chi guidi davvero l’FBI.

17 aprile 2026
L’Atlantic pubblica l’inchiesta di Sarah Fitzpatrick

Oltre una ventina di interviste raccontano episodi di abuso di alcol, sparizioni, paranoia. Patel respinge tutto e annuncia querela. La Casa Bianca però discute già del successore.

Fonte: The Atlantic (inchiesta di Sarah Fitzpatrick), MS NOW · 17 aprile 2026

Le accuse sull’alcol


La parte più esplosiva dell’inchiesta riguarda però il consumo eccessivo di alcol da parte del direttore FBI. Secondo Fitzpatrick, Patel avrebbe bevuto fino a uno stato di evidente alterazione in almeno due locali citati con precisione: il club privato Ned’s di Washington, frequentato anche da membri dello staff della Casa Bianca, e il Poodle Room di Las Vegas, dove trascorrerebbe molti fine settimana. Proprio per questo, nei primi mesi del suo mandato da direttore, riunioni e briefing sarebbero stati spostati al pomeriggio, per dargli il tempo di smaltire le conseguenze delle sue serate.

Sempre secondo il racconto di Fitzpatrick, in alcune occasioni la sua scorta non sarebbe riuscita a svegliarlo. In un caso avrebbe addirittura chiesto il cosiddetto breaching equipment, cioè l’attrezzatura usata dalle squadre Swat per forzare gli ingressi, perché Patel risultava irraggiungibile dietro una porta chiusa.

Da notare che il manuale etico del Dipartimento di Giustizia vieta esplicitamente ai suoi dipendenti di fare un uso abituale ed eccessivo di alcol o altri intossicanti. Più volte, inoltre, l’ispettore generale del Dipartimento ha avvertito che il consumo di alcol fuori servizio non compromette solo il giudizio, ma può anche esporre i funzionari al rischio di coercizione da parte di servizi stranieri.

Il timore di un attentato e il team anti-Iran


Gli Stati Uniti sono attualmente in guerra con l’Iran, Paese che Washington classifica come sponsor del terrorismo, e diversi agenti dell’FBI citati da The Atlantic temono le conseguenze di un eventuale attentato sul suolo americano. “È questo che mi tiene sveglio la notte”, ha detto per esempio un funzionario al magazine. Eppure, proprio pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha licenziato membri di una squadra di controspionaggio che si occupava anche dell’Iran, motivando la decisione con presunte violazioni etiche legate alle indagini sull'attuale presidente presidente condotte durante l’Amministrazione Biden. Ora diverse fonti definiscono quei licenziamenti “affrettati”.

Le difficoltà di Patel emergono però anche sul piano operativo. Sui social aveva annunciato l’arresto di “una persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University del dicembre scorso, ma il sospettato è poi stato rilasciato senza accuse mentre la caccia all’autore proseguiva. E, in privato, alcuni funzionari dell’FBI si chiedono se l’abuso di alcol possa aver inciso anche sulle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk.

Trump scontento, Patel respinge tutto


In questo contesto, il rapporto tra Patel e il presidente resta ambiguo. Trump ha apprezzato la resa dei conti con gli agenti coinvolti nelle indagini sul 6 gennaio e su di lui, ma avrebbe anche mostrato più volte insofferenza per le uscite televisive giudicate deboli e per la scarsa rapidità delle inchieste che Patel sta conducendo sugli ex funzionari dell’Amministrazione Biden. Inoltre, a febbraio, Trump, che non beve alcol e collega da sempre questa scelta alla morte del fratello maggiore Fred, segnato dall’alcolismo, avrebbe chiamato Patel per rimproverarlo dopo averlo visto tracannare birra negli spogliatoi della nazionale olimpica di hockey, appena laureatasi campione a Milano-Cortina 2026.

La replica di Patel all’inchiesta bomba di The Atlantic è arrivata con un post pubblicato su X, in tono minaccioso: “È tutto falso, ci vediamo in tribunale”.

see you and your entire entourage of false reporting in court... But do keep at it with the fake news, actual malice standard is now what some would call a legal lay up. t.co/MfbHH8OtLv pic.twitter.com/kw5U3LrfMM
— FBI Director Kash Patel (@FBIDirectorKash) April 18, 2026


Anche il suo avvocato, Jesse Binnall, ha liquidato l’inchiesta come “categoricamente falsa e diffamatoria”. Intanto la Casa Bianca ha pubblicamente fatto quadrato attorno al direttore, con la portavoce Karoline Leavitt che ha rivendicato come, sotto Trump e Patel, “il crimine sia sceso ai livelli più bassi degli ultimi cento anni”. Fitzpatrick, però, non ha arretrato di un passo: intervistata da MS NOW, ha detto di confermare “ogni parola” della sua inchiesta.

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Il Garante privacy sanziona Eni per 96mila euro. Online atto di citazione con i dati personali di 12 firmatari insieme a Greenpeace


Una sanzione di 96mila euro è stata irrogata dal Garante privacy a Eni spa per aver pubblicato sul proprio sito web un atto di citazione integrale con i nominativi di dodici cittadini firmatari insieme a Greenpeace Onlus e ReCommon APS, comprensivo di data e luogo di nascita, codice fiscale e indirizzo di residenza. Un trattamento di dati dichiarato illecito dall’Autorità perché effettuato in violazione dei principi di liceità, correttezza e trasparenza del Regolamento europeo e in assenza di una valida base giuridica.

garanteprivacy.it/web/guest/ho…

@Privacy Pride

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Gli Stati Uniti restano a corto di missili dopo sei settimane di guerra in Iran


Il conflitto ha prosciugato le scorte di intercettori e munizioni di precisione, esponendo le debolezze di un apparato militare da 900 miliardi di dollari e sollevando dubbi sulla capacità di deterrenza verso la Cina.

Gli Stati Uniti stanno esaurendo i missili, gli intercettori e persino il cibo per i marinai dopo appena sei settimane di guerra con l'Iran, nonostante un bilancio per la difesa da circa 900 miliardi di dollari l'anno. La denuncia arriva da Garrett Graff, autore della newsletter Doomsday Scenario e firma di un'inchiesta pubblicata questa settimana sul New Yorker, che descrive un apparato bellico più fragile di quanto il suo budget lasci immaginare.

Il dato di partenza è imponente. La spesa militare americana rappresenta circa un terzo del totale mondiale ed è pari alla somma dei bilanci della difesa di Cina, India, Russia, Arabia Saudita, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e Brasile messi insieme. Il presidente Donald Trump ha proposto di aggiungere altri 700 miliardi, una cifra che da sola supererebbe la spesa militare di qualsiasi altro Paese. Eppure, scrive Graff, quando si combatte davvero gli Stati Uniti scoprono di non avere le armi giuste né i mezzi in quantità sufficiente.

La guerra in Iran lo ha messo in evidenza. USA Today ha rivelato che alcune navi della marina americana nella zona di guerra stanno finendo il cibo da servire ai marinai. Molte unità sono state dispiegate molto più a lungo del previsto e di quanto possano sostenere. La USS Gerald Ford, la portaerei più avanzata al mondo, è fuori servizio a causa di un incendio in lavanderia. Il problema riguarda anche i velivoli. Quando un missile iraniano ha distrutto in Arabia Saudita un aereo radar E-3 Sentry, Washington ha perso tra un quinto e un quarto della flotta operativa di questi velivoli, fondamentali per individuare missili e droni in arrivo.

La flotta di E-3 Sentry, gli aerei del sistema di allerta e controllo aereo noto come Airborne Warning and Control System, risale agli anni Settanta e oggi è composta da 16 o 17 velivoli in grado di volare, circa la metà dei quali operativi in un dato momento. Sei sono schierati in Medio Oriente a sostegno dell'operazione Epic Fury. Il generale al comando dell'Air Combat Command ha detto ai giornalisti lo scorso anno che questi aerei sono ormai in cure palliative. Il sostituto previsto, l'E-7 Wedgetail, è stato cancellato dall'amministrazione Trump.

Analogo è il caso dei cacciamine. Quando l'Iran ha minacciato di minare lo Stretto di Hormuz, si è scoperto che a gennaio la marina americana aveva rimpatriato le quattro navi di classe Avenger schierate nel Golfo Persico dagli anni Novanta. I quattro cacciamine rimasti hanno base in Giappone, mentre la marina sta trasferendo il compito alle Littoral Combat Ships, che non sono state progettate per questa missione.

Il cuore dell'inchiesta di Graff sul New Yorker riguarda però le munizioni. La crisi della produzione americana si aggrava dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina. Jon Finer, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale con Joe Biden, ha raccontato all'autore che la scarsa capacità di rifornire Kiev è stata la cosa più sconvolgente imparata durante il suo incarico. Gli Stati Uniti, ha spiegato Finer, hanno raccolto ogni munizione disponibile nei propri arsenali e in quelli degli alleati, e perfino da Paesi non amici, per inviarla in Ucraina. Consumate nel giro di pochi mesi, quando Washington ha chiesto all'industria di aumentare la produzione si è sentita rispondere che servivano dai 5 ai 7 anni.

La ragione è strutturale. Durante i vent'anni della guerra globale al terrorismo, l'industria della difesa statunitense ha smesso di produrre munizioni pesanti, concentrandosi su forze speciali e droni come i Predator e i Reaper. William LaPlante, sottosegretario alla Difesa per l'approvvigionamento, ha ammesso nel 2023 che la base industriale ha privilegiato l'efficienza sulla resilienza, lasciando spegnere le linee di produzione e uscire dal mercato molti fornitori di secondo livello. Nessuno, ha aggiunto, aveva previsto un conflitto prolungato e ad alta intensità come quello in Ucraina.

A questo si aggiunge la lentezza proverbiale degli acquisti del Pentagono. Le aerocisterne KC-135, spina dorsale delle grandi operazioni aeree come la guerra in Iran, sono entrate in servizio nel 1957, sotto la presidenza di Dwight Eisenhower. Il Pentagono cerca di sostituirle dagli anni Novanta. Il successore, il KC-46 Pegasus, è stato approvato solo nel 2022 ed Epic Fury è la sua prima grande operazione. L'Aeronautica prevede di far volare i KC-135 ancora per decenni.

C'è poi il problema dei costi. Il programma del caccia F-35 è stimato in 2.000 miliardi di dollari nel suo intero ciclo di vita, una cifra pari al prodotto interno lordo annuo di New York o del Texas per un solo tipo di aereo. Deborah Lee James, segretaria dell'Aeronautica tra il 2013 e il 2017, ha spiegato a Graff che circa metà del bilancio della difesa è destinata a personale e addestramento, mentre il resto deve coprire le esigenze di tutte le forze armate. I sistemi d'arma attuali, ha detto, sono magnifici ma molto costosi, e le munizioni passano in secondo piano quando non si è in guerra.

Le conseguenze politiche e strategiche sono ampie. I forum militari online scherzano sul fatto che il Central Command, responsabile del Medio Oriente, stia divorando risorse destinate all'Indo-Pacific Command. La maggior parte dei missili e degli intercettori usati contro l'Iran non potrà essere rimpiazzata prima della finestra temporale in cui la Cina potrebbe muoversi contro Taiwan, verso la fine del decennio. Un alto funzionario del Pentagono ha detto a Graff che il problema operativo per Pechino resta comunque molto difficile da risolvere, pur riconoscendo la coerenza con cui la Cina sta costruendo le proprie forze armate.

Il senatore Mark Warner, vicepresidente della commissione intelligence del Senato, ha offerto all'autore la lettura più sintetica. Il maggiore deterrente per Pechino potrebbe essere proprio l'andamento deludente della guerra americana contro l'Iran. Persino un Iran molto provato, ha osservato Warner, è riuscito a bloccare strategicamente gli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz. La lezione, secondo il senatore, è semplice: difendere è molto più facile che attaccare.

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Lo stretto di Hormuz resta bloccato nonostante gli annunci di Trump e Teheran


Il presidente americano ha celebrato la riapertura del passaggio marittimo come una vittoria diplomatica, ma i dati di tracciamento mostrano che pochissime navi sono riuscite a transitare e le autorità iraniane smentiscono gran parte delle sue affermazioni.

Lo stretto di Hormuz non è davvero aperto, nonostante gli annunci trionfali arrivati venerdì da Washington e Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato su X che il passaggio per tutte le navi commerciali è stato dichiarato "completamente aperto" per il periodo residuo del cessate il fuoco, ma i dati di tracciamento marittimo raccontano una storia molto diversa. Il presidente Trump ha subito celebrato la notizia sul social Truth, parlando di una giornata "grande e brillante per il mondo", mentre il blocco navale americano dei porti iraniani resta in vigore e le imbarcazioni che tentano il transito sono costrette a tornare indietro.

Lo stretto è il punto di passaggio di circa un quinto del petrolio e del gas mondiali ed è stato di fatto chiuso dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l'Iran. La notizia della riapertura ha provocato una reazione immediata sui mercati, con il prezzo del Brent, il riferimento globale per il greggio, sceso di quasi il 10 per cento sotto gli 89 dollari al barile. Ma il quadro sul campo resta confuso. Secondo MarineTraffic, venerdì sera circa venti navi hanno iniziato a muoversi verso lo stretto, per poi fermarsi o invertire la rotta poco dopo. Un filmato di Kpler, ripreso da CNBC, mostra diverse petroliere e navi cargo che hanno tentato il transito per poi tornare indietro.

Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha smentito punto per punto le dichiarazioni di Trump. In un post su X ha scritto che il presidente americano "ha fatto sette affermazioni in un'ora, tutte false" e ha avvertito che, con la continuazione del blocco statunitense, lo stretto "non resterà aperto". Ha aggiunto che il passaggio si baserà sulla "rotta designata" e richiederà "l'autorizzazione iraniana", ribadendo che le regole del transito saranno decise "sul campo, non sui social media". Il ministero degli Esteri di Teheran, citato dall'emittente statale IRIB, ha respinto le ricostruzioni americane: "Gli americani parlano troppo e creano rumore intorno alla situazione. Non lasciatevi ingannare: non c'è nessun nuovo accordo".

Trump ha sostenuto, in una serie di interviste a CBS, Reuters, Bloomberg, Axios, AFP e NewsNation, che l'Iran avrebbe "accettato tutto", inclusa la rimozione dell'uranio arricchito dal territorio nazionale e la sospensione "illimitata" del programma nucleare. Ha affermato che Stati Uniti e Iran lavoreranno insieme per recuperare il materiale, descritto dal presidente come "polvere nucleare", senza l'impiego di truppe di terra americane, e che verrà trasportato negli Stati Uniti. Ha anche escluso il rilascio di fondi iraniani congelati in cambio. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha smentito categoricamente alla TV di Stato: "Il trasferimento dell'uranio negli Stati Uniti non è stato presentato come opzione. L'uranio arricchito iraniano è sacro come il suolo iraniano e in nessun caso sarà trasferito altrove".

Un funzionario iraniano di alto livello ha dichiarato a Reuters, in forma anonima, che restano "differenze significative" tra le due parti e che "non è stato raggiunto alcun accordo sui dettagli delle questioni nucleari". Secondo quanto riportato da Axios, sul tavolo ci sarebbe un memorandum di intesa di tre pagine che fissa una finestra di 60 giorni per negoziare un'intesa duratura. Lo schema prevederebbe lo sblocco di 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in cambio della consegna delle scorte di uranio arricchito. Il New York Times, citando tre funzionari iraniani anonimi, riferisce che Teheran avrebbe proposto una sospensione dell'arricchimento per dieci anni, seguita da altri dieci anni di arricchimento minimo per ricerca di laboratorio, con la diluizione graduale delle scorte collegata alla rimozione delle sanzioni americane. Gli asset iraniani congelati all'estero ammonterebbero a circa 27 miliardi di dollari, detenuti principalmente in Iraq, Qatar, Giappone, Germania e Cina.

Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, a metà 2025 l'Iran possedeva oltre 400 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento, un passo tecnico breve dal livello necessario per un'arma nucleare, pari al 90 per cento. Il Washington Post parla di circa 940 libbre, il New York Times di 970, di materiale altamente arricchito sepolto sotto le macerie delle basi colpite dalla campagna di bombardamenti statunitense e israeliano dell'estate scorsa.

Il blocco navale americano, in vigore dal 13 aprile, coinvolge 10.000 militari, oltre una dozzina di navi della Marina e una flotta di caccia e droni, secondo l'US Central Command. Il generale Dan Caine, capo degli Stati Maggiori Riuniti, ha presentato giovedì una mappa con una "linea di blocco" che si estende nel Golfo dell'Oman, dal confine Iran-Pakistan a nord fino alla penisola di Ras al Hadd in Oman a sud. Finora 21 navi sono state respinte e costrette a tornare verso l'Iran. L'ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando Centrale, ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti hanno "gli occhi su ogni porto iraniano per osservare ogni movimento".

Le compagnie di navigazione restano caute. Il colosso Maersk ha fatto sapere in una nota che "qualsiasi decisione di attraversare lo stretto si baserà su valutazioni del rischio e sul monitoraggio costante della situazione di sicurezza". Arsenio Dominguez, segretario generale dell'Organizzazione Marittima Internazionale, ha dichiarato alla BBC di aver bisogno di "ulteriori chiarimenti per l'industria del trasporto marittimo" sul fatto che la navigazione non comporti rischi e sia conforme al diritto internazionale. Ha aggiunto che esiste un arretrato di circa 1.600 navi bloccate nel Golfo Persico. Brett Erickson di Obsidian Risk Advisors ha dichiarato al Washington Post che "un singolo corridoio designato con obblighi di autorizzazione iraniana non può replicare" il volume normale di oltre 100 transiti giornalieri.

Eric Brewer della Nuclear Threat Initiative ha sottolineato, parlando con Intelligencer, che una delle grandi differenze rispetto ai negoziati passati è che l'attuale amministrazione americana e il presidente in particolare sono "narratori inaffidabili". Ali Vaez, esperto di Iran del Crisis Group, ha dichiarato al New York Times che "siamo ancora lontani miglia da un accordo complessivo". Kelsey Davenport ha espresso dubbi sul fatto che l'Iran abbia accettato una sospensione "illimitata" del programma nucleare, definendola una rinuncia che Teheran ha sempre descritto come un diritto sovrano. Danny Citrinowicz dell'INSS ha osservato che l'Iran "non entra nel prossimo round da una posizione di debolezza" e che la "carta di Hormuz può essere giocata di nuovo".

Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno annunciato una missione congiunta, multinazionale e "strettamente difensiva" per proteggere le navi mercantili nello stretto, che comprenderà anche operazioni di sminamento quando le condizioni lo consentiranno. In una conferenza stampa con Starmer, Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, Starmer ha dichiarato: "Accogliamo con favore l'annuncio fatto durante il nostro incontro, ma dobbiamo assicurarci che sia duraturo e concretamente praticabile". Un diplomatico citato dal Washington Post ha raccontato che gli alleati europei sono stati colti di sorpresa: "Stavamo tenendo una riunione sullo stretto e non avevamo idea che questo sarebbe stato annunciato nel mezzo. È stato imbarazzante".

Il quadro economico per l'Iran resta pesante. La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha dichiarato che Teheran avrebbe subito almeno 270 miliardi di dollari di danni dalla guerra, secondo le prime stime. Il principale quotidiano economico iraniano, Donyaye Eghtesad, ha calcolato che la ricostruzione richiederà almeno 12 anni e che ogni mese di combattimenti equivale a un arretramento economico di cinque anni, con perdite pari al triplo del bilancio annuale del governo. Heather Exner-Pirot del Macdonald-Laurier Institute ha stimato, in un'intervista a CBC, che circa un miliardo di barili di petrolio sia rimasto bloccato dietro lo stretto e che ci vorranno anni per ricostituire le scorte perdute. Nel frattempo, il Dipartimento del Tesoro americano ha prorogato fino al 16 maggio l'esenzione dalle sanzioni sulla vendita di petrolio russo già caricato sulle navi al 17 aprile, due giorni dopo che il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva dichiarato il contrario in una conferenza alla Casa Bianca.

Un segnale concreto è arrivato dalla nave da crociera Celestyal Discovery, battente bandiera maltese, che secondo MarineTraffic è riuscita ad attraversare lo stretto dopo essere rimasta bloccata a Dubai per 47 giorni, pur viaggiando senza passeggeri a bordo e diretta a Muscat, in Oman. Ma si tratta di un caso isolato. Il bilancio della giornata è che poco o nulla è cambiato: l'Iran continua a controllare di fatto il passaggio, il blocco americano resta in piedi, i negoziati proseguono attraverso la mediazione pakistana e un nuovo round di colloqui diretti è atteso lunedì a Islamabad. Le parole di Trump, come nota il giornalista del Wall Street Journal Yaroslav Trofimov, non hanno cambiato la realtà sul campo: lo stretto resta chiuso a meno che le navi non paghino il pedaggio iraniano, il blocco statunitense continua e il calo del prezzo del petrolio riflette più le aspettative del mercato che la situazione effettiva nel Golfo.

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La rassegna stampa di sabato 18 aprile 2026


L'amministrazione Trump estende le esenzioni sulle sanzioni al petrolio russo mentre rivendica la riapertura dello stretto di Hormuz, tra tensioni con Papa Leone XIV e preoccupazioni repubblicane per le elezioni di medio termine

Questa è la rassegna stampa di sabato 18 aprile 2026

Trump estende le esenzioni sulle sanzioni al petrolio russo


L'amministrazione Trump ha fatto marcia indietro estendendo fino al 16 maggio una deroga che consente ai paesi di acquistare petrolio russo sanzionato, dopo che un alto funzionario del gabinetto aveva dichiarato che gli Stati Uniti non lo avrebbero fatto. La decisione arriva mentre persistono i prezzi elevati della benzina a causa del conflitto in Iran.

Fonti: The Hill, New York Times, Bloomberg

Trump rivendica la riapertura dello stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha celebrato quello che ha definito l'accordo dell'Iran per riaprire lo stretto di Hormuz, definendolo "un giorno grande e brillante per il mondo". Tuttavia, dichiarazioni contrastanti da parte di funzionari iraniani sollevano dubbi sui reali successi del presidente, con il parlamento iraniano che avverte di una possibile chiusura se continua il blocco statunitense.

Fonti: The Hill, The Guardian, The Hill

La disputa di Trump con Papa Leone XIV approfondisce le divisioni a destra


Il conflitto storico tra Trump e Papa Leone XIV sta creando fratture all'interno del movimento conservatore americano. Sean Hannity ha criticato il Papa, Tucker Carlson ha attaccato Hannity, mentre Trump ha suggerito una classifica delle figure MAGA come "buone, cattive e da qualche parte nel mezzo".

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, New York Times

I repubblicani si preoccupano per le elezioni di medio termine


I funzionari repubblicani stanno lanciando l'allarme prima delle elezioni di medio termine di novembre, preoccupati che la guerra in Iran e l'entusiasmo democratico possano significare una sconfitta schiacciante. I prezzi elevati della benzina, la guerra in Iran e le recenti vittorie democratiche stanno alimentando l'ansia del partito.

Fonti: Wall Street Journal

Un giudice federale blocca temporaneamente la fusione Nexstar-Tegna


Un tribunale federale ha congelato temporaneamente la fusione tra le due compagnie televisive mentre procede una causa antitrust. Il giudice ha stabilito che le due aziende non possono combinare le operazioni, mentre Nexstar sostiene che l'accordo è già concluso.

Fonti: New York Times, NPR

La Casa Bianca e Anthropic tengono un incontro "produttivo"


Il CEO di Anthropic Dario Amodei ha incontrato alti funzionari dell'amministrazione alla Casa Bianca, sollevando nuove domande sul futuro della relazione dell'azienda di intelligenza artificiale con l'amministrazione Trump. L'incontro si è concentrato sul potente nuovo modello AI Mythos di Anthropic, che i funzionari statunitensi ritengono potrebbe essere critico per la sicurezza.

Fonti: The Hill, New York Times, Financial Times

Kennedy cambia tono sui vaccini, ma forse non i suoi piani


Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha moderato la sua retorica sui vaccini, ampiamente popolari tra gli americani, ma diverse mosse suggeriscono che potrebbe far rivivere la sua campagna per mettere in discussione la sicurezza e l'efficacia dei vaccini dopo le elezioni di medio termine. Intanto, il governatore della California Newsom ha chiesto risposte a Kennedy per i suoi commenti del 2024 sui bambini neri che assumono farmaci per l'ADHD.

Fonti: New York Times, The Hill

Il Senato approva un'estensione a breve termine della legge di sorveglianza


Il Congresso statunitense ha approvato un'estensione di 10 giorni della legge di sorveglianza FISA tra le lotte intestine repubblicane. Sia i repubblicani che i democratici stanno spingendo per riformare la legge, sostenendo che consente "ricerche senza mandato" delle comunicazioni digitali degli americani.

Fonti: The Guardian, BBC

Tornado segnalati nel Midwest mentre potenti tempeste colpiscono la regione


Circa 26 milioni di persone sono sotto allerta tornado dal Wisconsin all'Oklahoma, secondo i meteorologi. Un tornado segnalato ha abbattuto alberi e danneggiato auto a Lena, nell'Illinois, mentre il Servizio Meteorologico Nazionale avverte di forti temporali dal nord-ovest dell'Oklahoma attraverso il Missouri occidentale.

Fonti: New York Times, The Guardian

Trump annuncia il rilascio di documenti UFO e partecipa a una lettura della Bibbia


Durante un evento di Turning Point USA in Arizona, il presidente Trump ha annunciato che dirigerà il segretario alla Difesa Pete Hegseth a rilasciare i file governativi su UFO e fenomeni aerei non spiegati. Separatamente, Trump parteciperà a una maratona di lettura della Bibbia, leggendo un passaggio dell'Antico Testamento che i suoi sostenitori cristiani citano come una chiamata al pentimento nazionale e alla benedizione divina.

Fonti: The Hill, New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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L'Europa non dovrebbe "muoversi in fretta e rompere gli schemi" in materia di diritti fondamentali.

@Privacy Pride

Le proposte del Digital Omnibus, presentate come "semplificazione", rischiano di indebolire le garanzie essenziali del GDPR, della Direttiva ePrivacy e dell'AI Act. Riducendo le tutele e posticipando gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, introducono una logica che ricorda l'approccio "muoviti velocemente e rompi le cose" tipico dell'industria tecnologica. Nelle infrastrutture digitali basate sull'elaborazione di grandi quantità di dati e su processi decisionali automatizzati, tuttavia, gli errori non scompaiono semplicemente. Diventano parte integrante del sistema. Per questo motivo, la regolamentazione è fondamentale per tutelare i diritti delle persone.

Il post di @EDRi

edri.org/our-work/europe-shoul…

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Trump valuta Vance e Rubio in vista del 2028


Il presidente segue da vicino il lavoro del suo vice nelle trattative di pace, chiedendo a consiglieri e amici come giudichino la sua performance rispetto al segretario di Stato, possibile rivale per la nomination repubblicana del 2028.

Il presidente Donald Trump sta osservando con attenzione il ruolo del vicepresidente JD Vance nei negoziati per porre fine alla guerra con l'Iran e ha chiesto a diversi amici e consiglieri come valutino la sua prestazione rispetto a quella del segretario di Stato Marco Rubio. Lo riferisce la CNN, citando tre persone a conoscenza delle conversazioni.

Rubio è considerato un potenziale rivale di Vance per la nomination repubblicana alla presidenza nel 2028, e il confronto tra i due uomini più in vista dell'amministrazione sta diventando un tema ricorrente nelle riflessioni del presidente. Vance, che in passato si era detto scettico sull'ingresso in una guerra con l'Iran, è ora incaricato di negoziare un accordo per chiuderla, insieme a Steve Witkoff e Jared Kushner.

Secondo le fonti citate dalla CNN, nella prima tornata di colloqui a Islamabad il presidente ha parlato al telefono con Vance fino a una dozzina di volte. Il vicepresidente è pronto a tornare in Pakistan per riprendere le trattative con Teheran qualora si intraveda la possibilità di un'intesa. Durante un pranzo pasquale, Trump ha detto in tono semiserio che, se l'accordo non dovesse concretizzarsi, la colpa sarebbe di Vance, mentre in caso di successo il merito sarebbe tutto suo.

La Casa Bianca ha espresso pieno sostegno al lavoro del vicepresidente. Il direttore della comunicazione Steven Cheung, che ha accompagnato Vance in Pakistan, ha dichiarato che la capacità del vicepresidente di affrontare le sfide più complesse ne fa un elemento prezioso dell'amministrazione.

Il ruolo di Vance è delicato. Pur essendo un fedelissimo di Trump, ha difeso pubblicamente una guerra a cui si era opposto in privato e ha appoggiato le critiche del presidente a Papa Leone XIV, nonostante le reazioni negative di molti cattolici, fede a cui lo stesso vicepresidente appartiene. In entrambi i casi, però, ha espresso posizioni che, senza contraddire il presidente, hanno lasciato intravedere qualche differenza di sfumatura.

A un evento di Turning Point USA in Georgia, Vance ha affrontato le proteste di alcuni contestatori contro la politica mediorientale dell'amministrazione, scaricando le responsabilità sulla precedente amministrazione Biden. Ha però riconosciuto che la guerra con l'Iran non è popolare, ammettendo che gli elettori giovani non apprezzano la linea adottata in Medio Oriente.

Nella stessa occasione, interrogato sullo scontro tra Trump e il pontefice, Vance ha detto di nutrire rispetto e ammirazione per il Papa, pur aggiungendo un avvertimento: a suo giudizio, il pontefice dovrebbe essere cauto quando parla di teologia. Una posizione che ha sollevato perplessità anche tra i repubblicani. Il leader della maggioranza al Senato John Thune, parlando il giorno dopo, si è detto perplesso, osservando che parlare di teologia è esattamente il compito del Papa. Thune ha invitato l'amministrazione a lasciar perdere la polemica con il pontefice, che rischia di irritare i cattolici repubblicani, e a concentrarsi sulle questioni economiche e sul costo della vita, temi che secondo lui interessano maggiormente gli americani.

Proprio l'economia avrebbe dovuto essere il fulcro dell'azione della Casa Bianca in vista delle elezioni di metà mandato. La guerra con l'Iran e il conseguente aumento dei prezzi della benzina hanno invece aggravato le preoccupazioni degli elettori, rendendo più difficile il tentativo di riportare l'attenzione sui temi interni.

Nell'arco di una settimana Vance ha compiuto due viaggi all'estero con risultati deludenti. Dopo un volo notturno, una giornata di riunioni e un comizio a sostegno del primo ministro ungherese Viktor Orbán, il vicepresidente ha lavorato fino a tarda notte a Budapest per chiudere un cessate il fuoco di due settimane con l'Iran. La tregua ha scongiurato la minaccia di Trump di cancellare l'intera civiltà iraniana, ma il successivo viaggio di 52 ore in Pakistan non ha prodotto un accordo definitivo per porre fine al conflitto.

Nel frattempo, mentre tornava a casa, è diventato chiaro che il suo intervento nella campagna elettorale ungherese non aveva dato i frutti sperati. In un'intervista a Fox News, Vance ha inquadrato la netta sconfitta di Orbán come un esito prevedibile, spiegando che il viaggio era stato comunque utile perché si trattava di sostenere una persona che aveva a lungo appoggiato l'amministrazione. La decisione di inserirsi in modo diretto in una campagna estera destinata alla sconfitta, tuttavia, alimenta le domande sulla capacità di Vance, e di riflesso di Trump, di influenzare gli elettori, in Ungheria come negli Stati Uniti.

Entrambi si trovano ora ai minimi storici di approvazione e, secondo persone informate, considerano la fine della guerra con l'Iran una priorità per risollevare le prospettive repubblicane alle elezioni di metà mandato. A Vance, nei mesi precedenti, non erano state affidate molte missioni di politica estera di alto profilo, e gli esiti delle ultime due trasferte complicano il quadro.

Sul palco in Georgia, il vicepresidente non è entrato nel dettaglio delle sue riserve sulla guerra né della sua lunga contrarietà ai conflitti all'estero. Ha invece invitato i giovani sostenitori delusi a non disimpegnarsi per un singolo disaccordo con l'amministrazione, ma a farsi sentire di più, indicando in questa partecipazione la via per riprendersi il Paese.

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Come la famiglia Trump sta trasformando la presidenza in un business miliardario


La Trump Organization ha chiuso otto accordi all'estero nel secondo mandato dopo averne fatti zero nel primo. Criptovalute, droni armati, contratti col Pentagono: i conflitti di interesse si moltiplicano

La famiglia Trump sta accumulando ricchezze a un ritmo senza precedenti per un presidente americano in carica. Forbes stima che il patrimonio netto di Donald Trump sia ora di 6,3 miliardi di dollari, in crescita del 60% rispetto a prima del suo ritorno alla Casa Bianca, mentre i figli Eric e Donald Jr. guidano un'espansione globale del business di famiglia che solleva interrogativi profondi sui conflitti di interesse al vertice del potere americano.

Per decenni, i presidenti degli Stati Uniti hanno evitato anche solo l'apparenza di trarre profitto dalla carica. Harry Truman rifiutò di associare il proprio nome a qualsiasi attività commerciale, anche dopo la fine del mandato. Richard Nixon fece intercettare il telefono del fratello per il timore che potesse sfruttare i legami familiari. George W. Bush liquidò i suoi investimenti azionari prima di entrare in carica. Trump ha scelto una strada opposta.

Nel primo mandato, la Trump Organization non aveva concluso nessun accordo in paesi stranieri. In poco più di un anno di secondo mandato ne ha chiusi otto, rispettando almeno formalmente la regola autoimposta di non fare affari direttamente con governi stranieri. Ma nei paesi autoritari e a partito unico, i governi raramente restano alla finestra, soprattutto quando gli affari riguardano la famiglia di un presidente in carica. In Qatar un progetto per un golf club e ville Trump è sviluppato in parte da una società controllata dal governo. In Vietnam, come riportato dal New York Times, il governo ha spostato contadini dalle loro terre per fare spazio a un resort Trump, e il vice primo ministro ha firmato l'accordo in una cerimonia ufficiale. In Arabia Saudita, un resort "Trump Plaza" sul Mar Rosso è costruito da un imprenditore immobiliare vicino alla famiglia reale. Questi paesi hanno ottenuto ciò che volevano: accesso alla tecnologia avanzata americana per il Qatar, riduzione dei dazi per il Vietnam, caccia militari per l'Arabia Saudita. La Trump Organization ha incassato decine di milioni in commissioni.

Il fronte delle criptovalute è ancora più complesso. Pochi giorni prima dell'insediamento di Trump, la famiglia ha venduto quasi la metà della sua società crypto World Liberty Financial a un'azienda legata al governo degli Emirati Arabi Uniti per 500 milioni di dollari. Poco dopo, l'amministrazione Trump ha revocato una restrizione dell'era Biden e concesso agli Emirati l'accesso a chip americani avanzati. Il fondatore di Binance, Changpeng Zhao, ha ricevuto la grazia presidenziale nonostante si fosse dichiarato colpevole di non aver impedito ai criminali di usare la sua piattaforma per movimentare denaro legato ad abusi sessuali su minori, traffico di droga e terrorismo. Un avvocato di Zhao ha negato qualsiasi connessione tra gli affari di Binance con la famiglia Trump e la grazia. La Casa Bianca ha giustificato il provvedimento sostenendo che le autorità federali avevano punito ingiustamente Zhao in quella che ha definito "la guerra dell'amministrazione Biden contro le criptovalute".

World Liberty ha generato 2 miliardi di dollari dalla vendita di "governance token", che si traducono in centinaia di milioni per i Trump. Tra i grandi investitori c'è Justin Sun, un miliardario delle criptovalute che, in quanto cittadino straniero, non potrebbe per legge fare donazioni politiche a politici americani. Tra l'elezione e l'insediamento di Trump, Sun ha speso 75 milioni di dollari in token. A febbraio dell'anno scorso, una causa federale che lo accusava di aver ingannato gli investitori è stata sospesa e poi chiusa il mese scorso con una multa di 10 milioni di dollari.

Ci sono poi le "meme coin" con il volto di Trump, messe in vendita pochi giorni prima del giuramento. In quattro mesi hanno generato 320 milioni di dollari, in gran parte finiti a entità legate a Trump, secondo la società di analisi blockchain Chainalysis. È più del doppio di quanto incassato in quattro anni gestendo il suo hotel a Washington nel primo mandato. A differenza dei lobbisti o dei donatori, chi compra queste monete può farlo in modo anonimo. Sun ha speso 200 milioni in meme coin e ha ottenuto l'accesso diretto a Trump a una cena esclusiva per i maggiori acquirenti. Un'altra società crypto della famiglia, American Bitcoin, è stata quotata in borsa a settembre, dando a Donald Jr. ed Eric circa un miliardo di dollari in valore azionario. Mesi prima, il padre aveva annunciato una riserva nazionale di bitcoin, facendo schizzare il prezzo della criptovaluta a livelli record. Da allora, sia il titolo di American Bitcoin sia il valore delle meme coin sono crollati del 90% dai massimi.

Sul piano interno, i figli del presidente hanno acquisito partecipazioni in aziende che puntano a fare affari con il governo federale guidato dal padre. Il mese scorso hanno ottenuto quote in un produttore di droni armati che cerca contratti con il Pentagono e con Stati del Golfo sotto attacco dall'Iran. Altre aziende in cui uno o entrambi i fratelli detengono partecipazioni, tra cui un produttore di motori per razzi, un fornitore di chip per l'intelligenza artificiale e una società di analisi dati, stanno ricevendo decine di milioni di dollari di denaro pubblico. Una nuova società di investimento in cui i fratelli sono entrati come consulenti ha raccolto 345 milioni attraverso un'offerta pubblica iniziale per acquisire quote in aziende americane allineate con la politica industriale del padre. Dopo che l'Associated Press ha chiesto conto al legale di Trump di un documento che indicava come obiettivo aziende in cerca di sovvenzioni e contratti federali, il documento è stato modificato eliminando quel riferimento.

Donald Jr. ha aperto un club privato nel quartiere di Georgetown a Washington con quote di iscrizione fino a 500mila dollari per i membri fondatori. Il club, situato nel seminterrato di un edificio, non offre resort o piste da sci come lo Yellowstone Club in Montana, che ha tariffe comparabili. Offre qualcos'altro: la vicinanza al potere. Si chiama "Executive Branch", il ramo esecutivo del governo.

La Casa Bianca e la Trump Organization negano qualsiasi problema etico. "Non ci sono conflitti di interesse", ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. La Trump Organization ha affermato di essere "pienamente conforme a tutte le leggi applicabili in materia di etica e conflitti di interesse". Trump stesso ha detto al New York Times a gennaio: "Ho scoperto che alla gente non importa, e che mi è consentito", riferendosi all'esenzione che il presidente ha dalla legge federale che vieta ai funzionari pubblici di detenere interessi finanziari in aziende influenzate dalle politiche che contribuiscono a definire.

I sondaggi suggeriscono però un cambio di percezione. Secondo un'indagine del Pew Research Center di gennaio, solo il 42% degli elettori repubblicani si dice fiducioso che Trump agisca in modo etico, in calo rispetto al 55% di un anno prima. Julian Zelizer, storico della presidenza alla Princeton University, ha dichiarato all'Associated Press: "Non credo ci sia più alcun confine tra le decisioni politiche, i calcoli elettorali e gli interessi della famiglia Trump". Timothy Naftali, storico della Columbia University, ha posto la domanda centrale: "Volete che i futuri presidenti siano a disposizione del miglior offerente?".

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