Presentazione del libro “Le Gattoparde” di Stefania Aphel Barzin

Il  30 giugno 2022, alle 16.00, presso Villa Piccolo a Capo D'Orlando, verrà presentato il libro "Le Gattoparde" di Stefania Aphel Barzin.

Pëtr Arkad'evič Stolypin ha ricondiviso questo.

Costruire un percorso sostenibile verso il sistema planetario della conoscenza. L'articolo di Juan Ortiz Freuler e Stefano Quintarelli è su #Euractiv


L'Internet globale che mantiene il nostro ecosistema di informazioni ricco e robusto è a rischio. Urgono politiche volte a garantire neutralità tecnologica, portabilità e interoperabilità, avvertono Juan Ortiz Freuler e Stefano Quintarelli.

Juan Ortiz Freuler è ricercatore presso il Berkman Klein Center for Internet and Society della Harvard Law School. Stefano Quintarelli è un imprenditore di Internet ed ex parlamentare italiano che ha coniato il paradigma della "neutralità del dispositivo".

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L’istanza italiana Friendica “Poliverso” chiede scusa a tutto il fediverso! (post lungo)


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Ieri notte, tra le h.23.00 del 23 giugno e le ore 1.00 AM del 24, l’istanza Poliverso ha "sparato" un migliaio di messaggi in giro per il fediverso!

Dobbiamo quindi delle scuse a tante persone:
• ci scusiamo con tutti coloro che sono stati svegliati dalle notifiche;
• ci scusiamo con coloro che si sono ritrovati una timeline federata invasa dai messaggi* provenienti da Poliverso;
• ci scusiamo con gli **amministratori e i moderatori di istanza che ci conoscono
che probabilmente si sono chiesti chi ci avesse hackerato il server;
• ci scusiamo con gli amministratori che non ci conoscevano e che si sono accorti di noi nel modo peggiore
• ci scusiamo soprattutto con alcuni nostri utenti che per colpa nostra, si sono INCONSAPEVOLMENTE comportati come spammer…

Purtroppo non avevamo la possibilità di prevedere tracollo e abbiamo fatto il possibile per limitarne i danni, ma siamo convinti che la nostra istanza o qualcuno dei nostri utenti siano finiti in qualche blacklist.

Se è così, vi chiediamo di leggere questo messaggio che spiega come siano andate le cose.

PS: se qualche esperto di Friendica dovesse rendersi conto che alcune considerazioni sono sbagliate o andrebbero definite meglio, ci faccia pure avere le proprie considerazioni nei commenti!

Cos’è successo al server Poliverso?

L’aggiornamento


La nuova release di Friendica, la 2022.06 detta “Giant Rhubarb” è una release apparentemente inutile, perché non modifica nulla per gli utenti, eppure ha migliorato radicalmente la compatibilità con gli altri software del fediverso: c’è stato infatti un immenso lavoro da parte degli sviluppatori e i cambiamenti sono stati tanti; in casi del genere è possibile che nascano disservizi e, benché alcune istanze avessero installato già una versione esplorativa, è chiaro che alcuni problemi non possono che emergere che in fase di produzione.

Proprio per questo abbiamo deciso di procedere all’installazione solo diversi giorni dopo il rilascio, per capire quali sarebbero stati i problemi per gli utenti e avvisarli per tempo; e ieri 23 giugno alle 22.00, il server Poliverso è stato aggiornato.

Il problema


All’inizio non sembrava che ci fossero problemi e, infatti, dopo una mezz’ora abbiamo smesso di monitorare. Alle 23.00 però è successo qualcosa…


Admin 1
22.56 hanno cambiato qualcosa e c'è gente che ne riceve un botto per cose vecchie.. poi si appiana
22.56 (sto vedendo un sacco di coda nei processi)

Admin 2
23.00 Finora non sto avendo questo tipo di problema. Anzi, in realtà non sto avendo nessun problema
23.01 Per essere più precisi, non riesco ancora a vedere nulla di diverso rispetto a prima... 😅
23.04 In questo momento sta pubblicando su Twitter dopo qualche decina di minuti di pausa
23.07 Porcaputtana i miei account stanno inondando il fediverso di messaggi

Admin 1
23.14 in che senso? 😁

Admin 2
23.15 Nel senso che sta cagando fuori tutti i messaggi pubblicati da Feed RSS. È un disastro e sto svuotando l'oceano con un cucchiaino 🤣
23.15 Questa è la volta che ci bannano l'istanza da ovunque

Admin 1
23.16 ho notato un sacco di roba RSS, però mi son detto "boh"

Admin 2
23.16 Sono le code di quei messaggi

Insomma, ieri c'è stato un vero disastro del quale l’istanza Poliverso pagherà a lungo le conseguenze come in termini reputazionali. Tuttavia la gestione del problema è stata assolutamente tempestiva sia dal punto di vista della risoluzione (alle h. 1:00 AM quasi tutti i messaggi erano stati cancellati) sia dal punto di vista della comunicazione.

poliverso.org/display/0477a01e…

I motivi del problema


Il problema comunque non è stato nella gestione sistemistica della macchina o nell’amministrazione dell’istanza, ma è stato dovuto a una serie di fattori che ne hanno moltiplicato il problema:

• L'esistenza di un vero e proprio bug di friendica che, all'upgrade "sistemava" tutte insieme, le precedenti imperfezioni in termini di protocollo di comunicazione con le altre istanze activitypub: questo **provocava una "rilettura" delle notifiche da FEED RSS** e, per chi replica alcuni post da feed, **una nuova ripubblicazione (😱!)** degli stessi.
• la **poca diffusione di questo strumento** (ripubblicazione da feed) tra gli utenti gobali di Friendica ha fatto si' che il problema non emergesse abbastanza sui forum
• la forte "**sponsorizzazione**" di questo sistema nell'istanza Poliverso ha fatto si che diversi utenti lo utilizzassero, ma soprattutto, che lo utilizzassero alcuni utenti "di servizio" e di informazione che gestiamo direttamente a livello personale o come amministratori ( [@macfranc@poliverso.org[(https://poliverso.org/profile/macfranc), [@informapirata@poliverso.org[(https://poliverso.org/profile/informapirata), [@notizie@poliverso.org[(https://poliverso.org/profile/notizie), [@cybersecurity@poliverso.org[(https://poliverso.org/profile/cybersecurity), [@privacypost@poliverso.org[(https://poliverso.org/profile/privacypost), [@piratepost@poliverso.org[(https://poliverso.org/profile/piratepost), [@istruzione@poliverso.org](https://poliverso.org/profile/istruzione)
• la **mancanza di validi strumenti di amministrazione o moderazione** (un atavico e ben noto problema di Friendica: https://github.com/friendica/friendica/issues/8724), che ci consentissero di eliminare messaggi in blocco o di interrompere subito il servizio di ripubblicazione da feed o di sospendere temporaneamente le utenze "inconsapevolmente spammose"

Il danno reputazionale


Tutti questi fattori ci hanno prima impedito di prevedere il problema e poi lo hanno amplificato, ma possiamo assicurare che la gestione dell’istanza è stata professionale e nel giro di un paio d'ore dall'allerta, abbiamo cancellato ogni traccia del problema!

Resta il fatto che gli utenti che seguivano gli account in questione, nel caso migliore si saranno chiesti "che cosa sta succedendo?", ma negli altri casi, hanno probabilmente defollowato, silenziato o bannato gli account di utenti incolpevoli e inconsapevoli…

La stessa cosa sarà avvenuta per gli amministratori: alcuni di loro, per proteggere i propri utenti dallo spam, avranno silenziato o bannato gli utenti; oppure avranno silenziato o bannato l’istanza!

Fortunatamente chi era nel fuso orario dell'Europa centrale, in quel momento probabilmente dormiva e non si trovava on line su Friendica, su Mastodon, su Misskey, su Pleroma o su Hubzilla

Considerazioni finali


Naturalmente durante quelle ore abbiamo provato una rabbia furiosa verso gli sviluppatori di Friendica che ci hanno provocato un tale danno reputazionale...

poliverso.org/display/0477a01e…

...ma è chiaro che non ce la sentiamo di arrabbiarci con loro. Del resto, è merito loro se esiste Friendica; è merito loro se esiste quello che secondo noi è il software del fediverso che consente l’esperienza social oggi più completa.

La prossima volta però, consigliamo di segnalare bene il problema e soprattutto, di esprimere almeno un po' di rammarico agli amministratori di istanza di Friendica e agli altri amministratori che hanno dovuto gestire quello che sembrava a tutti gli effetti un’attività massiva di spam!

Ma soprattutto, rivolgiamo un messaggio a tutti gli amministratori di istanza e agli utenti: se avete defollowato, silenziato o bannato alcuni utenti di Poliverso, sappiate che non avevano alcuna colpa, se non quella di utilizzare il sistema di reposting da feed RSS: date loro una seconda possibilità!

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Presentazione del libro “La scuola della libertà e del merito” di Ottavia Munari e Andrea Davola, a cura di Giancristiano Desiderio

Dopo una selezione del vasto patrimonio artistico e letterario che i fratelli Piccolo hanno lasciato in eredità, si intende declinare il laboratorio "La grande arte della Famiglia Piccolo".

Cronache lacustri da Pergusa


Il lago era un bene prezioso; dava anguille, pescato e caccia reale, cotone e lino, stemperava il caldo afoso del sole di ristuccia. Era anche pericoloso e infido; potevi perfino morirvi, al punto che i passaggi dalla regia trazzera che scollinava verso l

Il lago era un bene prezioso; dava anguille, pescato e caccia reale, cotone e lino, stemperava il caldo afoso del sole di ristuccia. Era anche pericoloso e infido; potevi perfino morirvi, al punto che i passaggi dalla regia trazzera che scollinava verso le terre cerealicole erano scanditi dalla somministrazione del chinino, pena la contrazione della malaria. Potevi perfino morirvi se, inavvertitamente, cadevi dalla barca o ti avventuravi in una nuotata, perché il suo fango di fondo era appiccicosissimo, non lasciandoti scampo. Lo incastonava, come l’anello uno smeraldo, il bacino imbrifero verdeggiante simile a un vulcano spento, da cui zampillavano falde freatiche che irrigavano gli orti e le vigne.

Il lago era generoso e crudele al contempo, così esso era.

Poi venne l’uomo delle bonifiche, appresso all’uomo delle bonifiche l’uomo dell’utopia motoristica, appresso all’uomo dell’utopia motoristica l’uomo della domenica, appresso all’uomo della domenica un’ipotesi storta di turismo residenziale pieno di rumori e odori d’olio motore e di benzina e copertoni bruciati.

Il vecchio e il nuovo stavano facendo a pezzi il lago. Uno vi cacciava selvaggiamente ogni forma di vita in un fuoco incrociato dalle barche e dalla riva, l’altro imbrigliava tutte le vie di accesso e le vie di fuga in un doppio anello d’asfalto. Nessuna biscia, nessuna rana, nessun colubro, nessun topo, nessun coniglio poteva più entrare o uscire. Solo qualche uccello aveva scampo, quando non era falcidiato dalle doppiette del circo venatorio. Nemmeno i corsi d’acqua potevano più alimentarlo, deviati, trafugati, rubati dagli enti gestori e dai notabili con villa e piscina.

Così venne il giorno che il lago cominciò a morire, il lago che era stato di Ade e Persefone ricadeva, sprofondava, prosciugava come un piccolo deserto per lo stupore attonito dei villeggianti che si dicevano incolpevoli. Era stato di certo il cambiamento climatico, qualcuno ricordava una stagione ai primi del novecento in cui anche allora scomparve, ragione per cui non c’era da preoccuparsi: cinto d’assedio, il lago sarebbe comunque ricomparso.

Nel mentre, un manipolo di ambientalisti brutti e cattivi iniziava a turbare le tranquille coscienze. Li avresti detti dei pirati di mare se ci fossero stati i Caraibi, ma i Caraibi non c’erano, non c’era Tortuga, a stento c’erano delle vecchie carrette, qualche megafono, i ciclostili e tante letture corruttive: c’era Conrad, c’era Thoreau, c’era Tolstoj, c’era Gandhi, c’era Francesco d’Assisi, c’era Danilo Dolci, c’era Don Milani, c’era Buddha. Al lettore non sfuggirà il nefasto esempio e la marmaglia incivile di quei cattivi maestri; gli sarà facile, dunque, comprendere a che livello di pericolosità essi si spinsero e in che considerazione di sospetto e fastidio costoro fossero visti dentro e fuori le famiglie di appartenenza. Un giorno fermarono le barche dei cacciatori che non presero più il largo; un altro giorno salvarono i cigni che morivano intossicati dal piombo che si concentrava a tonnellate sul fondo; un altro giorno ancora realizzavano a cielo aperto un museo di reperti emersi dal prosciugamento delle acque; un altro giorno ancora iniziavano a monitorare la fauna migratoria per meglio conoscerla; un altro giorno ancora edificavano un osservatorio ornitologico; un altro giorno ancora installavano delle aree attrezzate; un altro giorno ancora iniziavano la lotta biologica agli insetti nocivi; un altro giorno ancora e un altro giorno ancora e un altro giorno ancora.

A quel manipolo di barbarici vandali si devono oggi le più importanti leggi di tutela delle zone umide di tutta la Regione e del lago in particolare. Un corpus solido e fragile al contempo, continuamente aggredito, diminuito, malamente interpretato, in mala fede, dalle generazioni di politici e amministratori che si sono succedute da allora fino a ora.

Malgrado ciò il lago resiste e, come la ginestra sotto il Vesuvio in eruzione, ci regala momenti indimenticabili a dispetto della civilissima società che lo circonda e gli blatera attorno.

Recentemente ho saputo di un’ennesima ingiuria. Il sistema fognario che lo lambisce per smaltire le acque reflue delle belle ville e degli ameni alberghi e ristoranti che gli gravitano attorno, funziona male o non funziona per niente. Sembrerebbe che, in corrispondenza del calo delle acque causato dalla scarsa piovosità dell’ultima stagione fredda e in parte da prelievi di falda non autorizzati, il lago accolga anche inquinanti organici e chimici provenienti dalla fogna, con un ulteriore appesantimento delle sue condizioni bioecologiche. Insomma: una sorta di tortura mortale.

Chissà che brutta impressione darebbe questa cronachetta se, per ipotesi, passasse sulla bocca del politico di turno che tenta la scalata alle prossime elezioni? Chissà se farebbe la sua fortuna o ne decreterebbe l’inesorabile fine. I temi ambientalisti non sono più di moda da una trentina d’anni, riprenderli con forza e determinazione ti azzoppa la carriera. Fai appena in tempo a pronunciare qualche parola sensata in difesa dell’ambiente, che ti entrano a gamba tesa i guastatori che si vedono e quelli che non si vedono, con questi ultimi le trame oscure. Ma di più ti entra a gamba molle il qualunquismo delle persone perbene, della comunità locale: quella sempre pronta a dire che tutto va bene così, che fu colpa del tempo, delle congiunzioni astrali quando non del tutto degli ambientalisti brutti e cattivi di cui sopra; quella sempre pronta a lamentarsi dietro le quinte perché intimamente convinta dello scempio, ma così, domenicalmente, senza mai schierarsi con azioni pubbliche e politiche perché non si sa mai: il numero di telefono del papavero di turno potrebbe sempre servire.

Eppure il lago era utile, credetemi: oltre che bello, il lago era utile.

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Whatever it took


Col celeberrimo “Whatever it takes”, leggasi “a qualunque costo”, il 26 luglio 2012 l’allora presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, batté un così vigoroso, benché metaforico, pugno sul tavolo del tiro a bersaglio contro i debiti sovrani, c

Col celeberrimo “Whatever it takes”, leggasi “a qualunque costo”, il 26 luglio 2012 l’allora presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, batté un così vigoroso, benché metaforico, pugno sul tavolo del tiro a bersaglio contro i debiti sovrani, che i poverelli speculatori rimpicciolirono in fretta di stazza e numero fino a togliere il disturbo quasi fischiettando indifferenti.

Per dare corso reale a quella minaccia senza precedenti, occorreva che la BCE mettesse mano al portafoglio, ossia comprasse, con larghezza di tempo e quantità, enormi masse di titoli, soprattutto titoli del debito sovrano. Questo avrebbe neutralizzato ogni tentativo di corsari finanziari, vetusti o improvvisati che fossero, di aggredire i singoli paesi, specie i più indebitati e fragili. Si discetterà a lungo sull’efficacia di quella mossa inedita, che frattanto è entrata di diritto nei manuale di politica economica e monetaria. Ma d’ora in poi se ne discetterà al passato. Forse anche al futuro, ma non più al presente.

Perché Christine Lagarde ha annunciato ufficialmente, preceduta da rumors sufficienti a preavvertire tutti gli operatori, che l’acquisto poderoso di titoli, protrattosi per più di dieci anni, giungeva al termine. La frenata tecnicamente non è troppo brusca, perché non si passerà dall’acquisto alla vendita, cioè a rimettere sul mercato, a rivendere quegli stessi titoli che la BCE aveva acquistato, ma è certo che gli acquisti si fermeranno. Per buona misura, Lagarde ha annunciato un ulteriore intervento restrittivo: a breve i tassi d’interesse subiranno un paio di ritocchi al rialzo, correggendo la lunga politica di tassi accomodanti, concepita per rendere conveniente per le banche offrire di denaro, e appetibile per investitori e consumatori domandarne.

Che si stesse vivendo un quindicennio straordinario era semplicemente ovvio: crisi finanziaria mondiale del 2008-2009, crisi economica europea del 2011-2012, sconvolgimento da Covid-19 e conseguente paralisi negli ultimi due anni e mezzo, per finire con il ritorno della guerra in Europa. Al netto di quest’ultima, terribile vicenda, e a voler essere ottimisti, si potrebbe anche guardare a questa doppia mossa come ad un segnale a lungo atteso di -parziale e fragile, s’intende- inizio di ritorno alla normalità: le ragioni alla base di un intervento tanto straordinario cominciano a rientrare, che si cominci a far rientrare dunque anche l’artiglieria pesante adoperata per contrastarle. Purtroppo questa è soltanto una mezza verità.

L’altra mezza è che la mossa era obbligata e probabilmente tempestivamente assunta, poiché l’inflazione che sta imperversando in Occidente erode potere d’acquisto e opportunità di crescita. Ove mai si combinasse con una recessione, prenderebbe forma l’incubo economico per eccellenza: la stagflazione, prodromo di ulteriori lunghi periodi di crisi economica.

L’inflazione che registriamo ha molti padri. In primo luogo, i colli di bottiglia che la produzione ha incontrato all’indomani della ripartenza economica post-covid, che hanno prodotto una brusca impennata dei prezzi di alcuni componenti industriali, elettronici prima di tutto, e che a sua volta ha innescato l’incremento dei prezzi dei prodotti finiti. Poi, l’incremento dei costi dell’energia, che però solo parzialmente può essere riferito al conflitto in Ucraina, considerato che era dato osservarlo già ben prima del conflitto.

Due, ed immediate, sono state le reazioni dei mercati finanziari. Due, ed immediate, le brutte notizie per il nostro Paese. La prima è che, interrotta la garanzia dell’acquisto dei nostri titoli da parte della BCE, con il debito pubblico monstre che ci ritroviamo sul groppone, diventiamo debitori meno affidabili di appena qualche giorno fa. Certamente siamo meno sicuri dei tedeschi, ed ecco che il nostro spread, che misura proprio la differenza di affidabilità tra i titoli tedeschi e quelli italiani, appare in ottima forma e ringalluzzito. La seconda, puntuale come un’ovvia conseguenza della prima, è che convincere gli investitori a comprare i nostri titoli ci costerà più di prima, ed ecco che i rendimenti dei nostri titoli hanno cominciato subito a prendere il largo.

Per l’Italia quindi è suonata la campanella della maturità – è giusto tempo. Ci riporta all’amara verità di un debito che dobbiamo anzitutto evitare di alimentare e poi, auspicabilmente, cominciare a limare. La stessa campanella ci richiama però ad un dovere dietro al quale sta un’opportunità storica: l’enorme ricchezza che il PNRR, ove ben attuato e speso, potrà innescare sul nostro territorio. Ove ben attuato e speso, però: per la prima volta dal dopoguerra le risorse non mancano, ma la Banca Centrale Europea ci ha appena tolto entrambi i braccioli.

Imparare a nuotare, d’ora in poi, sarà responsabilità esclusivamente nostra. Colare a picco colpa nostra, raggiungere la riva merito nostro.

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Per un’Arte Contemporanea più POP


Dopo il successo primaverile del FantaBiennale ft. Osservatorio futura, l’irriverente officina di Make Italian Art Great Again in collaborazione con Casa Capra ha sfornato in questi giorni un nuovo progetto: CACAI, Cards Against Contemporary Art Italia, u

Dopo il successo primaverile del FantaBiennale ft. Osservatorio futura, l’irriverente officina di Make Italian Art Great Again in collaborazione con Casa Capra ha sfornato in questi giorni un nuovo progetto: CACAI, Cards Against Contemporary Art Italia, un gioco da tavola prêt-à-porter ideato con il fine di trascorrere una divertente estate immersi nel mondo dell’arte.

Dal genio di Giulio Alvigini e Saverio Bonato è offerta una nuova occasione per avvicinarsi con sana leggerezza alla scena contemporanea dell’arte in Italia, mission che i creatori portano avanti nelle loro pagine social attraverso meme provocatori e un piano editoriale che inaugura una nuova stagione critica in materia di Estetica delle arti.

CACAI fa eco al classico gioco Cards Against Humanity proponendone un’espansione tutta dedicata al sistema dell’Arte contemporanea, invitando così i giocatori a praticare in maniera partecipativa l’edutainment.

Ecco che il giocatore alfa si immola come Senior Curator ad ogni partita, dando il via a infiniti schemi combinatori di carte bianche e nere che portano ad abbinare ad ogni domanda la più divertente risposta possibile tra quelle della giocata. In qualsiasi momento, come si legge nelle regole del gioco, i giocatori possono scartare carte che non capiscono ed esclamare arrendendosi l’evergreen <<Non capisco l’arte contemporanea!>>.

Il progetto nasce senza fini di lucro ed è infatti scaricabile a titolo completamente gratuito, con la possibilità di poter liberamente divenire supporters del team tramite una donazione.

Le varie produzioni Make Italian Art Great Again sono da eleggere come casi esempio di buone pratiche di diffusione dell’arte contemporanea in chiave popolarizzante? Oppure in qualche modo questo tipo di satira artistica finisce per deprezzare il suo stesso oggetto? A partire dal celebre abbecedario pop “ABC The museum of Modern Art New York” ideato dalla designer Florence Cassen Mayers nel 1986 che ha associato alle lettere dell’alfabeto i pezzi più noti della collezione del MoMA, sono stati moltissimi i tentativi editoriali di rendere più appetibile l’Arte contemporanea ai fruitori, poiché spesso erroneamente considerata un tipo di arte di molto difficile comprensione o addirittura una NON arte, tanto da ammettere in letteratura il titolo di F. Bonami “Lo potevo fare anch’io”. Invece no, non potevi farlo anche tu.

Chi scrive ritiene doveroso andare oltre la problematica della rivendicazione stessa dell’Arte contemporanea in quanto arte, poiché la scena artistica ha ben superato da parecchio questo mero esercizio retorico denigratorio, quel che invece è di interesse è capire perché ancora nel 2022 si può giocare la carta del “non capisco l’arte contemporanea”. E’ forse un deficit dei programmi scolastici liceali che spesso per economia del tempo si fermano, se va bene, ad Andy Warhol? Oppure vige ancora un’annosa visione elitaria del mondo contemporaneo dell’arte? O magari, una performance, un padiglione della Biennale di Venezia, un’opera di land art necessitano semplicemente di maggior tempo di comprensione rispetto a quello che la società dello spettacolo ha ridotto a pochi secondi, schiava di un generale abbassamento del livello culturale oltre che di quello dell’attenzione? La rapidità digitale non può giustificare una sorta di pigrizia dell’atto conoscitivo. Ben vengano allora progetti di popolarizzazione e democratizzazione dell’arte finalizzati all’allargamento della platea dei fruitori, che si snodino sull’ideazione di nuovi medium adatti a rendere educativa e di intrattenimento la somministrazione del contenuto artistico in maniera innovativa e stimolante, ma non necessariamente esemplificata.

E’ il caso dell’album delle figurine dell’arte “Artonauti”, progetto dell’Impresa Sociale WizArt e finanziato dalla fondazione Cariplo, che muovendosi sull’asse gioco-imparo avvicina bambini ed adulti all’Arte contemporanea. Con la stessa finalità agiscono oggi alcuni profili social dei musei, che pur di attirare nuovi visitatori, a detta di alcuni, accettano di ridicolizzare artisti ed opere tra filtri e Tiktok. Proprio i musei sono stati quasi obbligati a reinventarsi, passando all’occasione il testimone della promozione culturale dai critici d’arte all’engagement di Chiara Ferragni e l’Estetista cinica, che piaccia o no.

Ebbene, un modello di satira d’arte come quello di MIAGA è evidentemente costruito su conoscenze solide del Sistema Arte e su una continua pratica di osservazione del contemporaneo, elementi ben veicolati poi attraverso una comunicazione efficace, innovativa, decisamente molto POP e che funziona!

Qui per il gioco:

Cards Against Contemporary Art Italia


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Business Future Under EU Green Taxonomy

Context Sustainable finance is one of the main pillars of the European Green Deal, since the European Commission recognises the key role of the private sector in financing the transition to Net Zero.

PANNELLIANE. Il marco Pannella politico e le battaglie referendarie – Super J

PANNELLIANE. Il marco Pannella politico e le battaglie referendarie. Ne abbiamo parlato presso la Fondazione Einaudi di Teramo