Per un’Arte Contemporanea più POP


Dopo il successo primaverile del FantaBiennale ft. Osservatorio futura, l’irriverente officina di Make Italian Art Great Again in collaborazione con Casa Capra ha sfornato in questi giorni un nuovo progetto: CACAI, Cards Against Contemporary Art Italia, u

Dopo il successo primaverile del FantaBiennale ft. Osservatorio futura, l’irriverente officina di Make Italian Art Great Again in collaborazione con Casa Capra ha sfornato in questi giorni un nuovo progetto: CACAI, Cards Against Contemporary Art Italia, un gioco da tavola prêt-à-porter ideato con il fine di trascorrere una divertente estate immersi nel mondo dell’arte.

Dal genio di Giulio Alvigini e Saverio Bonato è offerta una nuova occasione per avvicinarsi con sana leggerezza alla scena contemporanea dell’arte in Italia, mission che i creatori portano avanti nelle loro pagine social attraverso meme provocatori e un piano editoriale che inaugura una nuova stagione critica in materia di Estetica delle arti.

CACAI fa eco al classico gioco Cards Against Humanity proponendone un’espansione tutta dedicata al sistema dell’Arte contemporanea, invitando così i giocatori a praticare in maniera partecipativa l’edutainment.

Ecco che il giocatore alfa si immola come Senior Curator ad ogni partita, dando il via a infiniti schemi combinatori di carte bianche e nere che portano ad abbinare ad ogni domanda la più divertente risposta possibile tra quelle della giocata. In qualsiasi momento, come si legge nelle regole del gioco, i giocatori possono scartare carte che non capiscono ed esclamare arrendendosi l’evergreen <<Non capisco l’arte contemporanea!>>.

Il progetto nasce senza fini di lucro ed è infatti scaricabile a titolo completamente gratuito, con la possibilità di poter liberamente divenire supporters del team tramite una donazione.

Le varie produzioni Make Italian Art Great Again sono da eleggere come casi esempio di buone pratiche di diffusione dell’arte contemporanea in chiave popolarizzante? Oppure in qualche modo questo tipo di satira artistica finisce per deprezzare il suo stesso oggetto? A partire dal celebre abbecedario pop “ABC The museum of Modern Art New York” ideato dalla designer Florence Cassen Mayers nel 1986 che ha associato alle lettere dell’alfabeto i pezzi più noti della collezione del MoMA, sono stati moltissimi i tentativi editoriali di rendere più appetibile l’Arte contemporanea ai fruitori, poiché spesso erroneamente considerata un tipo di arte di molto difficile comprensione o addirittura una NON arte, tanto da ammettere in letteratura il titolo di F. Bonami “Lo potevo fare anch’io”. Invece no, non potevi farlo anche tu.

Chi scrive ritiene doveroso andare oltre la problematica della rivendicazione stessa dell’Arte contemporanea in quanto arte, poiché la scena artistica ha ben superato da parecchio questo mero esercizio retorico denigratorio, quel che invece è di interesse è capire perché ancora nel 2022 si può giocare la carta del “non capisco l’arte contemporanea”. E’ forse un deficit dei programmi scolastici liceali che spesso per economia del tempo si fermano, se va bene, ad Andy Warhol? Oppure vige ancora un’annosa visione elitaria del mondo contemporaneo dell’arte? O magari, una performance, un padiglione della Biennale di Venezia, un’opera di land art necessitano semplicemente di maggior tempo di comprensione rispetto a quello che la società dello spettacolo ha ridotto a pochi secondi, schiava di un generale abbassamento del livello culturale oltre che di quello dell’attenzione? La rapidità digitale non può giustificare una sorta di pigrizia dell’atto conoscitivo. Ben vengano allora progetti di popolarizzazione e democratizzazione dell’arte finalizzati all’allargamento della platea dei fruitori, che si snodino sull’ideazione di nuovi medium adatti a rendere educativa e di intrattenimento la somministrazione del contenuto artistico in maniera innovativa e stimolante, ma non necessariamente esemplificata.

E’ il caso dell’album delle figurine dell’arte “Artonauti”, progetto dell’Impresa Sociale WizArt e finanziato dalla fondazione Cariplo, che muovendosi sull’asse gioco-imparo avvicina bambini ed adulti all’Arte contemporanea. Con la stessa finalità agiscono oggi alcuni profili social dei musei, che pur di attirare nuovi visitatori, a detta di alcuni, accettano di ridicolizzare artisti ed opere tra filtri e Tiktok. Proprio i musei sono stati quasi obbligati a reinventarsi, passando all’occasione il testimone della promozione culturale dai critici d’arte all’engagement di Chiara Ferragni e l’Estetista cinica, che piaccia o no.

Ebbene, un modello di satira d’arte come quello di MIAGA è evidentemente costruito su conoscenze solide del Sistema Arte e su una continua pratica di osservazione del contemporaneo, elementi ben veicolati poi attraverso una comunicazione efficace, innovativa, decisamente molto POP e che funziona!

Qui per il gioco:

Cards Against Contemporary Art Italia


casa-capra.it/cacai/embed/#?se…

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Business Future Under EU Green Taxonomy

Context Sustainable finance is one of the main pillars of the European Green Deal, since the European Commission recognises the key role of the private sector in financing the transition to Net Zero.

PANNELLIANE. Il marco Pannella politico e le battaglie referendarie – Super J

PANNELLIANE. Il marco Pannella politico e le battaglie referendarie. Ne abbiamo parlato presso la Fondazione Einaudi di Teramo

Pëtr Arkad'evič Stolypin ha ricondiviso questo.

Il #GarantePrivacy apre istruttorie sui progetti #socialscoring dei comuni di Bologna e Fidenza


"Cittadinanza a punti": il Garante Privacy ha avviato tre istruttorie


Preoccupanti i meccanismi di scoring che premiano i cittadini "virtuosi"


Sotto la lente del Garante per la privacy diversi enti locali che stanno mostrando un interesse crescente per iniziative basate su soluzioni di tipo premiale che fanno ricorso a meccanismi di scoring associati a comportamenti "virtuosi" del cittadino in diversi settori (ambiente, fiscalità, cultura, mobilità, sport).

Le istruttorie avviate dall'Autorità, sia d'ufficio sia su segnalazione, riguardano una serie di progetti promossi da soggetti pubblici e privati, che prevedono l'assegnazione di punteggi (continua a leggere)

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in reply to Informapirata

Al costo di risultare antipatico, invito sempre a non usare anglicismi inutili se si vuole ottenere una comunicazione più chiara e che sia inclusiva per tutte le età. Il fatto che l'abbiano fatto il Garante e il Comune di Bologna già fa piangere di per sé, non c'è bisogno di ribadirlo, per giunta con un'etichetta (anch'essa inutile, non hanno valenza qua su Feddit e non stiamo parlando di un fenomeno così dibattuto) nel titolo. Quando facciamo l'occhiolino agli Stati Uniti con parole che danno un tocco di "futuro" nell'esprimerci, stiamo anche accoppando la nostra cultura - bella o brutta che sia - e facendo sentire inadatte le persone che l'inglese non lo sanno. Tra l'altro, è così semplice: "punteggio sociale".

Si ringraziano comunque le istituzioni per il pessimo esempio, riflesso di un Paese senza futuro che sta perdendo se stesso anche nel modo di esprimersi

Questa voce è stata modificata (3 anni fa)

Teramo – La Fondazione Einaudi studia come migliorare l’offerta culturale e politica della città – Vera TV

La Fondazione Einaudi promuove un comitato tecnico scientifico per migliorare l’offerta culturale e politica della città e della regione.

Le Pannelliane, ass.ne Alumni Marie Curie e le iniziative su Marco Pannella – ekuonews.it

Le Pannelliane: associazione Alumni Marie Curie, insieme alla Fondazione Einaudi. Un'iniziativa su Marco Pannella.

Fondazione Einaudi ha presentato le Pannelliane: un dibattito su Pannella e il riformismo – ekuonews.it

La Fondazione Luigi Einaudi ha presentato "Le Pannelliane". Un dibattito su Marco Pannella e il suo riformismo

Fondazione Einaudi, il Sottosegretario Della Vedova su Pannella e quesiti referendari – ekuonews.it

Fondazione Einaudi, il Sottosegretario Della Vedova esprime la sua opinione su Pannella e quesiti referendari

Le Pannelliane a Teramo, un pomeriggio in ricordo di Marco Pannella e della sua visione liberale e riformista – ekuonews.it
Pëtr Arkad'evič Stolypin ha ricondiviso questo.

«quest'anno a #Davos sono state dette cose che seguono la traccia di leggi liberticide cinesi che risalgono anche al 1997. A riprova che noi non siamo diversi - semplicemente qualche anno in ritardo.»
Di @mrk4m1 su #PrivacyChronicles
privacychronicles.substack.com…

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in reply to GiacomoSansoni

Problemi:
1) ha trasceso le raccomandazioni della stessa commissione che si raccomandava di non renderlo discriminante per il diritto alla circolazione (il famoso paragrafo stranamente non tradotto in italiano...)
2) ha impattato indiscriminatamente sui diritti dei lavoratori
3) ha costituito un obbligo vaccinale surrettizio
4) ha discriminato fino a pochi mesi fa chi non poteva vaccinarsi

Se pensi che il GP sia stato un modello di successo, dovresti riflettere su questi punti

in reply to informapirata ⁂

sul lockdown, non condivido l'insofferenza di @mrk4m1
Credo anzi che si potesse essere anche più incisivi con lockdown selettivi; ma misure come il coprifuoco notturno sono state ridicole, inutili, stupide e inquietanti.

In generale la gestione italiana ha fatto schifo e le sole due cose sulle quali si può avere un giudizio positivo sono la gestione del primo mese di lockdown, sulla quale sarebbe ingiusto muovere critiche, e la veramente eccellente campagna vaccinale

GiacomoSansoni reshared this.

in reply to informapirata ⁂

"L'impatto sui diritti dei lavoratori" ma perché, il diritto di non vaccinarsi e quindi di mettere in pericolo la salute altrui sulla base di una qualche scemenza letta su noncielodicono.feknius vale più del diritto alla salute delle persone immunodepresse? Ma via, non ci credo che nel 2022 ci sia ancora chi crede che libertà significhi diritto all'irresponsabilità. Una "libertà" del genere non è un diritto, è un privilegio dei forti
in reply to GiacomoSansoni

per sfatare questa tua convinzione (comune peraltro a chiunque non abbia mai notato l'intento persecutorio delle norme via via approvate, trovandosi in una situazione "comoda", perché personalmente non intaccata troppo dal quadro normativo) basta pensare al fatto che ai lavoratori è stato richiesto il greenpass anche quando potevano lavorare da remoto.
D'altra parte il governo Draghi ha da subito combattuto il lavoro agile, alla faccia della minimizzazione del rischio.
in reply to informapirata ⁂

e infine, luoghi come ristoranti, palestre, cinema e teatri, sono stati costretti alla chiusura (giustamente, per quel che vale il mio pensiero), ma contestualmente si trasformavano gli uffici e le aule scolastiche in mense clandestine, in cui lavoratori e studenti erano costretti a consumare cibo.

No, la gestione italiana della pandemia non è affatto stata un modello di democrazia e di efficienza, ma è stata l'ennesima prova dell'incapacità politica e amministrativa

in reply to GiacomoSansoni

se fosse stato per questo i sussidi sarebbero arrivati, ma non è per salvare quattro baristi evasori e due ristoratori sfruttatori che si è voluto promuovere il lavoro in presenza. Il problema è decisamente più ampio e riguardava la necessità di evitare Il tracollo delle società immobiliari, che con il covid hanno perso valore, che vengono sostenute dagli affitti pagati dalla pubblica amministrazione e che se fallissero porterebbero con sé quasi tutto il sistema bancario italiano

GiacomoSansoni reshared this.

in reply to GiacomoSansoni

Diciamo che in Italia esiste un mercato immobiliare basato sulle clientele di Stato, ma al di là di questo E al di là del fatto che ad andare a gambe per aria sarebbero stati i soliti palazzinari (che a volte sono prestanome di politici mentre altre volte e addirittura il contrario), un crollo del sistema immobiliare che avrebbe creato a cascata un crollo del sistema bancario non sarebbe servito davvero a nessuno e anzi ne avrebbero pagato le conseguenze i più deboli
in reply to GiacomoSansoni

guarda, quando uno mi dice "perche' dovremmo voler andare a break even a tutti i costi", il rumore delle risate sommerge la discussione.

Comunque, quello che stai facendo e' acquistare case ad un costo alto (attuale), per poi usarle allo scopo di abbassare la domanda di case, cosa che ne fa crollare il prezzo. In poche parole, ti stai facendo svalutare il valore del tuo stesso patrimonio immobiliare, anche pubblico. Insomma, compri a 100, poi le metti sul mercato in modo che il valore cada a 70, perdendoci 30, e infine ti sarai accollato i costi di manutenzione.

Ma ripeto: quando uno non capisce bene "perche' mai dovremmo andare a break even", la mia risposta e' "vota appeppekrillo", e tanti auguri con la tua decrescita felice.

in reply to Loweel

Scusami ma non hai seguito la discussione dall'inizio: qui si parlava del rischio che continuare col telelavoro facesse crollare i prezzi degli immobili, quindi non dei prezzi attuali ma di prezzi molto più bassi. Non so cosa intervieni a fare se non segui la discussione. Ma poi, sul break even: davvero lo Stato di solito va in break even quando fa case popolari? Mi citi una fonte?
in reply to GiacomoSansoni

la discussione l'ho seguita. E non si capisce perche' la domanda di case dovrebbe crollare (che e' l'unico modo per far crollare il prezzo) : ma non sono il tuo psichiatra, non devi raccontarmi tutto quel che sogni.

Sono intervenuto semplicemente perche' a volte mi piace aprire una doccia di realta' nella sconfinata distesa di cazzate che state versando in un social network tutto sommato innocente.

in reply to Loweel

diceva @informapirata che continuare col telelavoro avrebbe fatto tracollare le società immobiliari, il discorso che facevo partiva proprio da questa ipotesi mastodon.uno/@informapirata/10… è inutile che mi dici "la discussione l'ho seguita", "doccia di realtà", non hai seguito proprio nulla, sennò non saresti partito dal presupposto dei prezzi alti al momento dell'acquisto da parte dello Stato bbs.keinpfusch.net/notes/918x4…

“L’eutanasia della democrazia”, le riflessioni il 9 giugno a Salerno – Il pezzo impertinente

“L’eutanasia della democrazia”, le riflessioni il 9 giugno alle ore 18.30, presso il Salone Bottiglieri di Palazzo Sant’Agostino a Salerno

Pannelliane – Una giornata in ricordo della vita e della storia repubblicana di Marco Pannella

"Pannelliane - Una giornata in ricordo della vita e della storia repubblicana di Marco Pannella", evento della Fondazione Einaudi di Teramo

Pëtr Arkad'evič Stolypin ha ricondiviso questo.

L'istanza #friendica Poliverso è un caso di successo oppure è qualcos'altro?


!Che succede nel Fediverso?

Secondo Fediverse Observer, alla data del 3 giugno, Poliverso risulta essere l'undicesima istanza Friendica al mondo e la settima per numero di utenti attivi nell'ultimo mese, superando su questo parametro addirittura il famoso e ben gestito server venera.social.

friendica.fediverse.observer/l…

Si tratta di un risultato eccezionale, considerando che l'istanza ha appena nove mesi di vita, è attualmente autofinanziata dagli amministratori, è legata a una comunità linguistica come quella italiana che, a differenza di altri paesi europei, ignora di fatto l'esistenza di friendica e, come se non bastasse, non è mai stata lanciata ufficialmente!

La cosa più che fa pià impressione è che Poliverso conta più utenti di tante altre istanze mastodon italiane, essendo la settima istanza italiana più frequentata, subito dopo le cinque istanze mastodon più grandi e la nota istanza pixelfed pixelfed.uno.

Ovviamente, se si vanno a considerare i numeri assoluti, non si tratta di un successo così strepitoso: 244 utenti registrati (tra i quali però vanno contate 4 utenze fittizie di servizio e una decina tra forum e utenze tematiche gestite direttamente dall'istanza) non sono poi così tanti, anche considerando che più di cento sembrano essere "morti" poco dopo l'iscrizione).

Tuttavia si è creata una comunità interessante e vivace, forse proprio a causa di una forte selezione all'ingresso. Non stiamo facendo riferimento al sistema delle iscrizioni vincolate all'approvazione dell'amministratore, ma proprio alla "barriera" ergonomica che fa si' che l'utente debba prima farsi forza per non rimanere disorientato dalle diverse funzionalità presenti e dalla logica un po' diversa da quella dei social network tradizionali.

Friendica infatti presenta dei pregi incredibili, ma anche alcuni difetti che, possibilmente, dovrebbero essere conosciuti per tempo dagli utenti.

Tra i pregi, oltre all'interazione completa con tutto il fediverso, seconda solo a quella offerta da Mastodon, l'utente ha la possibilità di vivere il fediverso con la tessera VIP: può scrivere post lunghi, formattati, con immagini in linea, con un titolo/oggetto; può programmare la pubblicazione differita di post, creare eventi di calendario, seguire qualsiasi sito con feed rss, integrare il proprio account twitter, ricondividere automaticamente certi follower; può gestire account multipli e utilizzarli in condivisione con altri utenti; può creare forum e pagine "notizie"; infine, può creare addirittura post nelle comunità lemmy come Feddit.it (l'alternativa a Reddit nel fediverso).

Oggi nessuno strumento è in grado di offrire queste funzioni, tranne il complicatissimo Hubzilla, per utilizzare il quale è probabilmente necessario superare una decina di esami universitari propedeutici.

Friendica invece è tutto sommato semplice, ma presenta pur sempre una difficoltà superiore alla media dei social network e questo scoraggia la maggior parte degli utenti.

Basta considerare che se già Mastodon, il software più semplice del Fediverso dopo Peertube e Lemmy, viene comunque percepito come complicato per l'utente medio, Friendica sembra quasi uno di quei club in cui entri solo se hai un quoziente intellettivo superiore al 98% della popolazione!

Oggi ci sono utenti che non riescono neanche a perfezionare l'iscrizione e non capiscono di dover aspettare la seconda email di conferma; altri che non riescono a caricare la foto profilo; altri ancora si perdono tra le diverse funzioni e in un'ergonomia OGGETTIVAMENTE carente, dispersiva e ridondante che consente di fare una stessa cosa in tre modi diversi.

Inoltre, non tutti si rendono conto di alcuni problemi legati alla superiorità di Friendica: per esempio, è vero che puoi scrivere post con il titolo, ma se lo fai, gli utenti mastodon (che sono il 95% del fediverso) leggeranno solo il titolo e un link al post originale (cosa che non aiuta di certo le interazioni)

Tutto questo è disorientante.

Come fare per risolvere questo disorientamento?

Beh, forse non è così necessario farlo: Friendica nasce per aggregare comunità con interessi comuni, quindi sono gli utenti presenti a dover invitare e guidare i futuri utenti. Questo sarebbe esattamente lo spirito del software (lo ricorda proprio la radice friend-): un gruppo di persone che già si conoscono può aiutarsi reciprocamente.

Proprio per questo motivo, riteniamo che quello segnato dopo nove mesi sia un successo. Non un successo di noi amministratori, ma un successo personale di ciascuno degli utenti di Poliverso, quegli utenti che hanno saputo costruire e formare intorno a sé stessi il proprio "poliverso".

Ci auguriamo di proseguire questa avventura con senpre più entusiasmo e con un numero sempre più alto di utenti!

friendica.fediverse.observer/l…

in reply to Jun Bird

@Jun Bird la questione dei titoli costituisce una limitazione fisiologica, ma ovviamente non è una limitazione di friendica, bensì di quei software che, come mastodon, pleroma, misskey, etc non gestiscono il campo titolo. Ovviamente. Ma altrettanto ovviamente, dal momento che mastodon fa più del 90% della biomassa dei social del fediverso, questa "sembra" una limitazione di friendica... Per dire, in un mondo di ciechi abitato da una minoranza di persone che ci vedono, gesticolare e fare espressioni con il volto sarebbe considerato un comportamento anomalo se non sgradevole 😁 😄 🤣

La gestione del campo titolo nel fediverso è oggi in effetti appannaggio di sistemi di produzione contenuti commentabili (PeerTube, mobilizon, lemmy) ma non dei sistemi di interazione sociale (i social veri e propri). Friendica è un po' un'eccezione.

In ogni caso trovo opportuno, anche per una questione di fediquette, utilizzare il campo titolo in modo oculato, intelligente e rispettoso degli altri. In particolare:
- usare i titoli solo se necessario (post autoconsistenti, pubblicazioni dirette a wordpress, post su lemmy, eventi friendica)
- utilizzare i titoli in maniera descrittiva e corredandoli di hashtag e/o qualche menzione

in reply to Poliverso - notizie dal Fediverso ⁂

Ha senso. Quello che pensavo è che si potesse accorpare titolo e post semplicemente separandoli con un newline. A ripensarci però non sarebbe forse neanche fattibile (perché le piattaforme che hanno il campo titolo hanno bisogno di ricevere il titolo e il post come due entità distinte). Pure mostrare solo il post non è una soluzione ottimale: se il post è così elaborato da richiedere un titolo, forse leggerlo sulla piattaforma nativa sarà più comodo.

Quanti sono i luoghi che ogni uomo vive? 50 anni dalla morte di Dino Buzzati


Abbiamo accompagnato Buzzati lungo la Val Morel. Con lui ci siamo domandati: “Esiste, non esiste l’improbabile sentiero?”. Misteriosa, infatti, è la strada che conduce alla morte. Di certo c’è solo che bisogna percorrerla. Che sia o no la Val Morel, che p

Abbiamo accompagnato Buzzati lungo la Val Morel. Con lui ci siamo domandati: “Esiste, non esiste l’improbabile sentiero?”.

Misteriosa, infatti, è la strada che conduce alla morte. Di certo c’è solo che bisogna percorrerla. Che sia o no la Val Morel, che porti o allontani dalla Santa dei miracoli impossibili o possibili, questo lo lasciamo decidere ad ognuno di noi.

E comunque prima di confrontarsi con il più misterioso dei cammini, quanti sono i luoghi che ogni uomo vive?

I luoghi di Buzzati sono stati, nella vita e nella narrazione, le montagne, il deserto, la città.

Buzzati ha amato soprattutto le montagne, le ha scalate, conquistate, godute, sofferte. Le vette innevate, le rocce altissime, i costoni franati fanno parte della sua narrazione così come della sua pittura e soprattutto della sua vita. A Belluno, ai piedi delle Dolomiti, ha trascorso l’infanzia e lì è sempre tornato, lì si è rifugiato quando ha dovuto preparare l’ultimo viaggio. Lì ha ascoltato e letto antiche saghe montanare, lì ha cominciato ad inventarle lui stesso. Personaggi inquietanti popolano i suoi monti: giganti, gufi, gazze, venti parlanti e pietre e frane che si animano e vivono di vita propria.

E gnomi, i misteriosi guardiani delle crode. In uno degli articoli sulle montagne comparsi sul Corriere della Sera, Buzzati racconta, come fosse una cronaca nera, della impossibile difesa delle Dolomiti dagli assalti degli uomini. “A uno a uno venirono conquistati i torrioni, le muraglie, i mastii, i contrafforti…” Il turismo di massa, il bombardamento delle pareti, le vie obbligate, i vessilli piantati, i vocii…dove sono finiti gli gnomi, i nani, i folletti, gli spiriti, il Vecchio della montagna? Spariti. Possibile che sia restato solo lui con la sua penna e il suo pennello a difenderne i misteri?

Certamente questo mondo è molto vicino alla mitologia nordica, l’autore però lo ha rivisitato attraverso il filtro di una precisione a volte addirittura scientifica che sorprendentemente si combina con il favolismo magico. Al cospetto delle montagne Buzzati trova sé stesso e fa pace con il mondo e la vita non attraverso una facile visione arcadica ma con una sofferta riflessione sul destino dell’uomo. È qui che ci si confronta con le voci del bene e del male (Il segreto del bosco vecchio) e non è detto che siano quelle del bene a vincere. Se infatti c’è una morale nella storia del colonnello Proclo non è né facile né elementare, è piuttosto la constatazione amara che la vita è fatta di tormenti, di desideri inconfessabili, di destini di solitaria desolazione.

Dalla cima della montagna, guardando dall’alto la pace lontana e irraggiungibile della valle, l’uomo e l’autore possono però scoprire che il fascino della vita è accettazione e nello stesso tempo rinuncia, è speranza e contemporaneamente consapevolezza che l’attesa è vana, che ciò che poteva essere nono è stato.

La montagna rappresenta la solitudine, quell’amica, cercata, quella di chi è pronto a rischiare, a conquistare o a perdere. È la solitudine di chi rinuncia al “resto” sapendo che è relativo e che la scelta, una volta fatta, è assoluta. In un vago senso di malessere a volte si percepirà quanta sofferenza reca, eppure non importa… “Ma sopra il ciglione dell’edificio, lontana, entro ai riverberi meridiani, spuntava una cima rocciosa. Se ne vedeva solo l’estrema punta e in sé non aveva niente di speciale. Pure c’era in quel pezzo di rupe per Giovanni Drogo, il primo visibile richiamo al leggendario regno che incombeva sulla fortezza”

Le montagne sono la chiave per l’immaginazione e per la fantasia. Sono la siepe di Leopardi.

Sulle montagne è l’aristocratica solitudine dello scrittore che la raggiunge esiliandosi dal mondo degli uomini, dalla città, dalla dura competizione, dalla stessa incerta collocazione storico-letteraria, ed anche dai limiti che la vita impone.

È l’aristocratica solitudine di chi è arrivato comunque sulla cima e da lì può guardare indietro e fare la lista degli sbagli, delle scelte azzardate, dei ritardi, delle audacie. Può riandare ai momenti di sconforto e disperazione e a quelli di euforica esaltazione. Può risentire i venti e le tormente e i cieli di azzurro cobalto e i raggi che scaldano. Può riandare con i ricordi a chi era in cordata con lui, a chi ha teso un chiodo o la mano, a chi ha lasciato andare e pertanto essere preso da tremore e timore. Eccolo lì Buzzati nella vertigine del vuoto, nella solitudine di chi muore. Arrivati sulla cima non c’è altra roccia da conquistare, altro cammino. Non resta che compiere quel passo. Nel vuoto?

Allora Dino Buzzati staccò gli aghi dall’ipodermoclisi e abbassò le palpebre come se vivesse o scrivesse, per lui era lo stesso, il finale di un ultimo racconto che potrebbe cominciare così: In quel preciso momento del 28 gennaio 1972…

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Luigi Contu: l’informazione serve a riflettere. Non bisogna cercare quello che si vuole sentirsi dire


Direttore, come è cambiata la comunicazione negli ultimi due anni?C’è stato uno sconvolgimento a tutti i livelli. Da parte degli attori, quindi il Governo, le Istituzioni, gli Enti locali, da parte del mondo scientifico e da parte dei giornalisti che hann

Direttore, come è cambiata la comunicazione negli ultimi due anni?
C’è stato uno sconvolgimento a tutti i livelli. Da parte degli attori, quindi il Governo, le Istituzioni, gli Enti locali, da parte del mondo scientifico e da parte dei giornalisti che hanno il dovere di raccogliere e raccontare informazioni. Io credo che questi due anni siano stati davvero importanti per l’opinione pubblica perché hanno reso abbastanza evidente quanto sia fondamentale una informazione corretta, accurata e verificata. Durante la prima fase della pandemia abbiamo assistito, in diretta, a una enorme confusione nella comunicazione: non solo i giornalisti ma anche la comunità scientifica e le grandi organizzazioni internazionali hanno dato messaggi fuorvianti e incompleti, che hanno causato panico e difficoltà.

Un virus nel virus?
Col tempo si sono prese le misure e penso che alla lunga la prudenza e la preparazione abbiano prevalso e l’opinione pubblica si sia è resa conto che l’informazione è un bene prezioso. Non si può prendere per oro colato qualsiasi studio o notizia scientifica che viene diffusa. Soprattutto si è preso atto che bisogna cercare di informarsi nei luoghi e con le persone che sono preparate a farlo. Sempre col beneficio dell’inventario, perché la possibilità che si commettano degli errori esiste. La pandemia ha fatto capire alle persone che non si può prendere per buona qualunque cosa tratta da Facebook solo perché è stata pubblicata: bisogna vedere di chi è il profilo, chi ne ha la responsabilità. E’ stata una grande crisi che ha messo alla luce molte nostre difficoltà ma è stata anche un’occasione di far capire al pubblico che è determinante essere preparati e accorti.

Spesso si utilizza il termine “ANSA” per definire un’ultima ora sicuramente verificata. Quando la riporta l’Ansa la notizia è vera. Quanto lavoro c’è dietro questo timbro di qualità?
Dovrebbe essere vera e noi mettiamo in atto, per quanto è possibile, tutti gli accorgimenti perché sia verificata. Sia sulla fonte che da un punto di vista tecnologico, perché c’è un tema tecnologico sulla veridicità delle notizie. Ad inizio pandemia l’Ansa poteva disporre di una rete di colleghi che nel mondo sono sui posti e possono verificare quello che succede, una rete importante di fonti nelle organizzazioni, nei ministeri e soprattutto di giornalisti che sapevano già di cosa stavamo parlando, che non si sono dovuti improvvisare. Noi abbiamo un servizio scientifico, una redazione che si occupa di scienza, salute e ricerca e che da trent’anni forma dei giornalisti. Questo è quello che può fare la differenza: avere il numero di telefono dello scienziato che sa dare una lettura corretta di uno studio scientifico, conoscere le fonti, avere studiato e quindi avere una carriera alle spalle che ti consenta di dire cosa è autorevole e cosa non lo è. Questo significa partire con il piede giusto. In questo senso noi diciamo che se è una notizia è un’Ansa, perché mettiamo in atto tutto quello che possiamo fare per essere certi che stiamo pubblicando una cosa vera.

Spesso il nemico è il tempo, il rischio di farsi battere dalla concorrenza.
Vero, c’è purtroppo un elemento che è in conflitto d’interesse con la verità che è la rapidità. Noi dobbiamo essere velocissimi per cui il tempo di approfondimento non è lo stesso che può essere concesso a un settimanale, a un quotidiano ma anche a una trasmissione televisiva di approfondimento. E li sta la differenza. Bisogna verificare in tempo breve per uscire prima possibile, per avvisare i lettori, il mondo e le Istituzioni che sta accadendo qualcosa. Li c’è la difficoltà del giornalismo: essere certi di pubblicare un contenuto verificato in tempi molto brevi. Devo dire che i colleghi dell’Ansa, e non solo dell’Ansa, da questo punto di vista sono molto affidabili.

Ci sono momenti in cui devi dire di no?
In questi due anni abbiamo avuto diverse occasioni in cui abbiamo preferito non pubblicare una notizia in quel momento perché il livello di sicurezza, di accuratezza, di verifica non era sufficiente. Noi abbiamo raddoppiato dal primo giorno di pandemia il controllo delle notizie. Genericamente all’Ansa c’è un collega che scrive la notizia, un collega che legge, rilegge e controlla e, se ci sono dei dubbi, interviene un terzo livello di verifica che è quello centrale della direzione. Noi ne abbiamo introdotto un altro ancora sulle principali notizie che riguardano il virus. Ci siamo detti: facciamo un doppio controllo, prendiamoci il rischio di uscire qualche minuto più tardi ma con la garanzia di offrire una informazione più accurata. E questo credo che abbia funzionato.

Il giornalismo può assumersi la responsabilità di decidere chi può parlare e chi no e quindi, in fondo, chi ha ragione e chi torto?
Ma certo. Il giornalismo deve scegliere e a volte può scegliere di dare il contraddittorio, di dare le due voci. Anzi, è auspicabile che nella maggior parte dei casi questo accada. Anche perché ognuno di noi può scegliere di andare a informarsi da un’altra parte. Siamo tutti liberi, non soltanto i giornalisti ma anche chi ci ascolta e i cittadini. A chi non piace l’informazione che fa l’Ansa o un telegiornale, è libero di andare da un’altra parte. Ma attenzione, io penso che per informarsi non bisogna cercare quello che si vuole sentirsi dire. Questo è il grande problema che hanno innescato i social media. Nei nostri telefonini e nei nostri profili ci arriva l’informazione che noi già vogliamo sapere. Quindi se siamo a favore di Putin ci arriveranno contenuti favorevoli a Putin. Invece l’informazione serve a riflettere. Quindi è giusto fare il contraddittorio ma il contraddittorio non significa mettere sullo stesso piano uno scienziato che per tutta la vita ha studiato il virus e un no vax che fa il corridore in bicicletta. Questo è il grande inganno.

E’ quello che sta accadendo anche sulla guerra in Ucraina?
Precisamente, è il grande equivoco che accade anche nella polemica che sentiamo in questi giorni sulla propaganda. Per dire che alla fine sono tutti uguali si dice che anche gli Ucraini fanno la propaganda. Anche Goebbels faceva la propaganda e anche Roosevelt la faceva ma non era lo stesso tipo di propaganda. Bisogna saper discernere. Non si possono mettere tutte le opinioni sullo stesso piano. Le opinioni vanno sostanziate coi fatti. Se io stravolgo i fatti e racconto delle storielle non posso essere messo a confronto con uno che i fatti li ha analizzati e studiati. Questa credo sia una regola basilare.

Come giudichi la controversia che si è creata sulle armi da dare agli Ucraini?
Se non diamo agli Ucraini la possibilità di difendersi diciamo a Putin di accomodarsi e conquistare tutto. Questo non significa non cercare la via diplomatica. Qui c’è una semplificazione nel dibattito che lascia davvero esterrefatti. La capacità di risposta militare degli ucraini è la base essenziale per far sedere Putin alla trattativa. Quando si arriverà, speriamo presto, al tavolo di pace, è possibile che gli ucraini possano decidere – per chiudere questa pace con negoziato – di perdere qualcosa e lo stesso potrà accadere dall’altra parte. Questo però non significa che non dare le armi all’Ucraina aiuti a far finire la guerra. A perdere non sarebbero solo gli ucraini, significherebbe non sostenere chi nel mondo sostiene i nostri valori. E attenzione al fatto che questa è una guerra che potrà ripetersi, perché ci sono grandi potenze nel mondo che hanno dichiaratamente l’obiettivo di mettere in crisi il sistema democratico. Quindi non è in gioco la sorte di Bucha o di Kiev, ma è in gioco il modo di vivere libero e democratico che noi abbiamo costruito e che dal ’45 ha consentito all’Europa e al mondo di vivere in pace e in prosperità. Con tutte le difficoltà che conosciamo. Non è il mondo migliore ma è sicuramente meglio di quello che ci prospettano i cinesi e i russi.

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