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Critical SAP SQL Injection CVE-2026-27681 (CVSS 9.9) Exposes Financial Data in Business Planning and Warehouse Systems
#CyberSecurity
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ShinyHunters Breaches Rockstar Games via Supply Chain Attack: 80 Million Records Ransomed, Data Leaked After Deadline
#CyberSecurity
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AOT-Friendly DTO Mapping in .NET: Source Generators al posto della reflection
#tech
spcnet.it/aot-friendly-dto-map…
@informatica


AOT-Friendly DTO Mapping in .NET: Source Generators al posto della reflection


Con l’adozione crescente di NativeAOT e il trimming in .NET, uno dei nodi critici per molti progettisti è la gestione del mapping tra oggetti: le librerie classiche come AutoMapper si basano pesantemente sulla reflection a runtime, che è incompatibile con la compilazione Ahead-of-Time. In questo articolo esploreremo ElBruno.AotMapper, una libreria che risolve il problema spostando la generazione del codice di mapping a compile time grazie ai Roslyn Source Generators.

Il problema: reflection e AOT non vanno d’accordo


Quando si compila un’applicazione .NET con PublishAot=true oppure si abilita il trimming aggressivo, il runtime non può più analizzare dinamicamente i tipi come farebbe normalmente. Le librerie che usano System.Reflection per scoprire proprietà e invocare setter al volo — come AutoMapper nella sua configurazione classica — provocano errori in fase di esecuzione o vengono tagliate dal trimmer.

Le alternative tradizionali per chi vuole restare AOT-compatible sono:

  • Scrivere il mapping a mano (tedioso e soggetto a errori)
  • Usare Mapster con configurazione esplicita (verbosa)
  • Affidarsi a Source Generators che generano il codice prima della compilazione

ElBruno.AotMapper percorre la terza strada: usa un Source Generator basato su Roslyn per emettere metodi di estensione fortemente tipizzati già al momento del build, con zero reflection a runtime.

Come funziona: Source Generators al posto della reflection


I Roslyn Source Generators sono componenti che vengono eseguiti durante la compilazione e possono produrre file C# aggiuntivi. In questo caso, il generator analizza le vostre classi annotate con attributi specifici e genera automaticamente i metodi di mapping corrispondenti.

I vantaggi concreti di questo approccio:

  • Gli errori di mapping emergono in fase di compilazione, non a runtime
  • Zero overhead da reflection: il codice generato è codice C# diretto, ottimizzabile dal JIT o dall’AOT compiler
  • Compatibilità completa con NativeAOT e applicazioni trimmate
  • Il codice generato è visibile e debuggabile (potete ispezionarlo nelle cartelle di build)


Installazione


La libreria si divide in due package NuGet distinti:

# Attributi e interfacce core
dotnet add package ElBruno.AotMapper

# Il Source Generator (solo per il progetto che contiene i DTO)
dotnet add package ElBruno.AotMapper.Generator

Il Generator va aggiunto come PrivateAssets="all" in genere, per evitare che la dipendenza si propaghi ai progetti dipendenti:
<PackageReference Include="ElBruno.AotMapper.Generator" Version="x.y.z">
  <PrivateAssets>all</PrivateAssets>
  <IncludeAssets>runtime; build; native; contentfiles; analyzers</IncludeAssets>
</PackageReference>

Utilizzo degli attributi di mapping

Mapping base con [MapFrom]


Il caso più semplice: due classi con le stesse proprietà. Si annota il DTO destinazione con [MapFrom] specificando il tipo sorgente:

// Entità del dominio
public class Product
{
    public int Id { get; set; }
    public string Name { get; set; } = string.Empty;
    public decimal Price { get; set; }
    public DateTime CreatedAt { get; set; }
}

// DTO di risposta annotato
[MapFrom(typeof(Product))]
public class ProductDto
{
    public int Id { get; set; }
    public string Name { get; set; } = string.Empty;
    public decimal Price { get; set; }
}

Il Source Generator analizza questo codice e genera automaticamente un metodo di estensione. Dopo la compilazione potrete usarlo così:
var product = await dbContext.Products.FindAsync(id);
var dto = product.ToProductDto(); // Metodo generato, zero reflection

Rimappatura di proprietà con [MapProperty]


Quando i nomi delle proprietà non corrispondono tra sorgente e destinazione, si usa [MapProperty] per indicare esplicitamente il mapping:

[MapFrom(typeof(User))]
public class UserSummaryDto
{
    public int Id { get; set; }

    [MapProperty(nameof(User.FirstName))]
    public string Nome { get; set; } = string.Empty;  // Diverso da FirstName

    [MapProperty(nameof(User.LastName))]
    public string Cognome { get; set; } = string.Empty;
}

Ignorare proprietà con [MapIgnore]


Per escludere campi sensibili o non necessari:

[MapFrom(typeof(User))]
public class PublicUserDto
{
    public int Id { get; set; }
    public string UserName { get; set; } = string.Empty;

    [MapIgnore]
    public string? PasswordHash { get; set; }  // Non verrà mappato
}

Conversioni custom con [MapConverter]


Per logiche di conversione non banali, si implementa IMapConverter<TSource, TDestination>:

public class PriceToStringConverter : IMapConverter<decimal, string>
{
    public string Convert(decimal source) => source.ToString("C2");
}

[MapFrom(typeof(Product))]
public class ProductDisplayDto
{
    public string Name { get; set; } = string.Empty;

    [MapConverter(typeof(PriceToStringConverter))]
    public string FormattedPrice { get; set; } = string.Empty;
}

Integrazione in un Minimal API ASP.NET Core


Il package AspNetCore della libreria facilita l’integrazione con Dependency Injection. Ecco un esempio completo di endpoint:

// Program.cs
var builder = WebApplication.CreateBuilder(args);
builder.Services.AddDbContext<AppDbContext>(...);

var app = builder.Build();

app.MapGet("/products/{id}", async (int id, AppDbContext db) =>
{
    var product = await db.Products.FindAsync(id);
    if (product is null) return Results.NotFound();

    // ToProductDto() è un metodo generato dal Source Generator
    return Results.Ok(product.ToProductDto());
});

app.Run();

Quando si pubblica con dotnet publish -r win-x64 -p:PublishAot=true, il codice di mapping generato viene incluso senza problemi perché è codice C# statico, non reflection dinamica.

Considerazioni pratiche


La libreria è indicata soprattutto per chi:

  • Sta migrando applicazioni verso NativeAOT o vuole abilitare il trimming
  • Sviluppa microservizi con startup time critico (AOT avvia le app molto più velocemente)
  • Preferisce avere errori di mapping evidenziati a compile time
  • Vuole ispezionare il codice generato per capire esattamente cosa succede

La libreria è ancora in evoluzione (work-in-progress secondo l’autore), quindi prima di adottarla in produzione è consigliabile valutare alternative mature come Mapperly, anch’essa basata su Source Generators e con una community più consolidata. Detto questo, ElBruno.AotMapper è un ottimo punto di partenza per capire come funziona il mapping AOT-friendly e i Source Generators in generale.

Conclusione


Il passaggio a NativeAOT e al trimming in .NET è una tendenza inesorabile, specialmente per applicazioni cloud-native e microservizi che richiedono avvio rapido e footprint ridotto. Le librerie di mapping basate su reflection appartengono a un’era che sta tramontando: i Source Generators sono il futuro, e ElBruno.AotMapper mostra come si possa risolvere un problema pratico quotidiano — il mapping DTO — con questo approccio moderno.

Se volete esplorare ulteriormente l’argomento, la documentazione ufficiale di Roslyn Source Generators è disponibile su Microsoft Learn, e il progetto di riferimento industriale è Mapperly.


Fonte originale: AOT-Friendly DTO Mapping in .NET – El Bruno


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CyberAv3ngers: Iran-Linked IRGC Hackers Target Rockwell PLCs Across U.S. Critical Infrastructure
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Three Windows Defender Zero-Days Exploited in the Wild: BlueHammer Patched, RedSun and UnDefend Still Unpatched
#CyberSecurity
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Command Pattern in C#: guida completa con undo, redo e Dependency Injection
#tech
spcnet.it/command-pattern-in-c…
@informatica


Command Pattern in C#: guida completa con undo, redo e Dependency Injection


Il Command Pattern è uno dei design pattern comportamentali più utili nel mondo dello sviluppo software. In C#, la sua implementazione è particolarmente elegante e consente di costruire sistemi robusti con funzionalità di undo/redo, accodamento di operazioni e logging senza intaccare la logica di business. In questo articolo vedremo come implementarlo passo dopo passo, con esempi concreti e consigli pratici per applicazioni reali.

Cos’è il Command Pattern?


Il Command Pattern incapsula una richiesta come un oggetto autonomo, separando chi la emette da chi la esegue. Questo consente di parametrizzare i client con richieste diverse, accodare operazioni, supportare il rollback e costruire sistemi di macro o audit trail. In parole semplici: invece di chiamare direttamente un metodo, si crea un oggetto che “sa come” eseguire quella chiamata, e lo si passa all’esecutore.

I casi d’uso più classici includono:

  • Editor di testo o grafica con undo/redo illimitato
  • Sistemi di workflow con operazioni reversibili
  • Transaction scripts in architetture DDD
  • Logging e auditing di operazioni critiche
  • Macro recording nelle applicazioni di produttività


I componenti del pattern


Un’implementazione corretta del Command Pattern in C# prevede quattro attori principali:

  • ICommand: l’interfaccia contrattuale che definisce Execute(), Undo() e una proprietà descrittiva
  • Receiver: la classe che contiene la logica di business effettiva, ignara del pattern
  • Concrete Command: le implementazioni di ICommand, che catturano i parametri in costruzione e delegano al Receiver
  • Invoker: gestisce la coda di esecuzione e le stack di undo/redo


Implementazione passo dopo passo

Step 1: definire l’interfaccia ICommand


Il contratto deve essere minimale. Tutti i dati necessari all’esecuzione viaggiano dentro il comando stesso, non vengono passati ai metodi:

public interface ICommand
{
    string Description { get; }
    void Execute();
    void Undo();
}

La scelta di metodi senza parametri è deliberata: favorisce l’immutabilità del comando dopo la costruzione e impedisce il condizionamento da stato esterno.

Step 2: creare il Receiver


Il Receiver contiene la logica reale. Non sa nulla di comandi, stack o undo. È testabile in isolamento:

public class TextDocument
{
    private readonly List<string> _lines = new();

    public IReadOnlyList<string> Lines => _lines.AsReadOnly();

    public void AddLine(string text) => _lines.Add(text);

    public void RemoveLine(int index)
    {
        if (index >= 0 && index < _lines.Count)
            _lines.RemoveAt(index);
    }
}

Step 3: implementare i Concrete Commands


Ogni comando cattura i propri dati al momento della costruzione e implementa sia Execute che Undo. Notare che lo stato necessario per l’undo viene salvato durante Execute:

public sealed class AddLineCommand : ICommand
{
    private readonly TextDocument _document;
    private readonly string _text;

    public string Description => $"Aggiungi riga: "{_text}"";

    public AddLineCommand(TextDocument document, string text)
    {
        _document = document ?? throw new ArgumentNullException(nameof(document));
        _text = text ?? throw new ArgumentNullException(nameof(text));
    }

    public void Execute() => _document.AddLine(_text);

    public void Undo() => _document.RemoveLine(_document.Lines.Count - 1);
}

public sealed class RemoveLineCommand : ICommand
{
    private readonly TextDocument _document;
    private readonly int _index;
    private string? _removedText;

    public string Description => $"Rimuovi riga {_index}";

    public RemoveLineCommand(TextDocument document, int index)
    {
        _document = document;
        _index = index;
    }

    public void Execute()
    {
        // Salviamo lo stato per poter fare undo
        _removedText = _document.Lines[_index];
        _document.RemoveLine(_index);
    }

    public void Undo()
    {
        if (_removedText is not null)
            _document.AddLine(_removedText);
    }
}

Il punto critico è la cattura dello snapshot in Execute(): RemoveLineCommand ricorda il testo rimosso prima di cancellarlo, rendendo possibile il ripristino.

Step 4: costruire l’Invoker con history


L’Invoker mantiene due stack: uno per l’undo e uno per il redo. Quando si esegue un nuovo comando, la redo stack viene svuotata per evitare storie ramificate incoerenti:

public class CommandInvoker
{
    private readonly Stack<ICommand> _undoStack = new();
    private readonly Stack<ICommand> _redoStack = new();

    public void ExecuteCommand(ICommand command)
    {
        command.Execute();
        _undoStack.Push(command);
        _redoStack.Clear(); // Nuova azione invalida il redo
    }

    public bool CanUndo => _undoStack.Count > 0;
    public bool CanRedo => _redoStack.Count > 0;

    public void Undo()
    {
        if (!CanUndo) return;
        var cmd = _undoStack.Pop();
        cmd.Undo();
        _redoStack.Push(cmd);
    }

    public void Redo()
    {
        if (!CanRedo) return;
        var cmd = _redoStack.Pop();
        cmd.Execute();
        _undoStack.Push(cmd);
    }

    public IEnumerable<string> GetHistory() =>
        _undoStack.Select(c => c.Description);
}

Step 5: Macro Commands (Composite)


Il Command Pattern si combina naturalmente con il Composite Pattern per costruire macro che raggruppano più operazioni atomiche:

public sealed class MacroCommand : ICommand
{
    private readonly IReadOnlyList<ICommand> _commands;

    public string Description => $"Macro ({_commands.Count} operazioni)";

    public MacroCommand(IEnumerable<ICommand> commands)
    {
        _commands = commands.ToList();
    }

    public void Execute()
    {
        foreach (var cmd in _commands)
            cmd.Execute();
    }

    public void Undo()
    {
        // L'undo avviene in ordine inverso
        for (int i = _commands.Count - 1; i >= 0; i--)
            _commands[i].Undo();
    }
}

Step 6: integrazione con Dependency Injection


In applicazioni .NET moderne, il pattern si integra perfettamente con il DI container di ASP.NET Core:

// Program.cs
builder.Services.AddSingleton<TextDocument>();
builder.Services.AddSingleton<CommandInvoker>();
builder.Services.AddTransient<DocumentCommandFactory>();

// Factory per creare comandi on-demand
public class DocumentCommandFactory
{
    private readonly TextDocument _document;

    public DocumentCommandFactory(TextDocument document)
    {
        _document = document;
    }

    public ICommand AddLine(string text) => new AddLineCommand(_document, text);
    public ICommand RemoveLine(int index) => new RemoveLineCommand(_document, index);
}

I componenti longevi (TextDocument, CommandInvoker) sono Singleton; i comandi vengono creati on-demand tramite factory e rimangono short-lived.

Errori comuni da evitare


Chi si avvicina al Command Pattern per la prima volta tende a commettere questi errori:

  • Logica nel comando invece che nel Receiver: i comandi devono orchestrare, non implementare. La logica di business appartiene al Receiver, dove può essere testata in isolamento.
  • Mancato snapshot dello stato per l’undo: se dimenticate di catturare lo stato prima dell’esecuzione, l’undo diventa impossibile o inaffidabile.
  • Stato condiviso tra comandi: ogni comando deve essere autosufficiente. Lo stato mutabile condiviso porta a bug sottili quando i comandi vengono eseguiti in ordine diverso.
  • Undo implementato in modo forzato: per operazioni genuinamente non reversibili (come l’invio di un’email), meglio lanciare un’eccezione o documentare esplicitamente il limite, piuttosto che fingere un undo inesistente.


Conclusione


Il Command Pattern è uno strumento potente e sottovalutato. Quando il vostro sistema ha bisogno di storico operazioni, undo/redo, accodamento differito o audit trail, questo pattern vi offre una soluzione elegante e testabile. La separazione netta tra Receiver (logica) e Command (orchestrazione) rende il codice mantenibile anche su larga scala.

Se state sviluppando con C# e .NET, consideratelo ogni volta che la vostra architettura richiede operazioni reversibili o la composizione di azioni complesse.


Fonte originale: How to Implement Command Pattern in C# – DevLeader.ca


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PayoutsKing: il ransomware che si nasconde in una macchina virtuale per eludere gli antivirus
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/payout…


PayoutsKing: il ransomware che si nasconde in una macchina virtuale per eludere gli antivirus


Un gruppo criminale noto come GOLD ENCOUNTER ha trovato un modo per rendere il proprio ransomware quasi invisibile agli strumenti di sicurezza endpoint: eseguire tutte le operazioni malevole all’interno di una macchina virtuale creata silenziosamente sui sistemi delle vittime. Il ransomware PayoutsKing, attivo da novembre 2025, sfrutta QEMU — un emulatore open source legittimo — per nascondere ogni traccia dell’attacco al di fuori del perimetro di visibilità delle soluzioni EDR e antivirus.

Il contesto: quando la virtualizzazione diventa un’arma


La tecnica di utilizzare macchine virtuali per eludere i controlli di sicurezza non è del tutto nuova: già nel 2025 diversi gruppi ransomware avevano sperimentato l’abuso di hypervisor legittimi come VMware ESXi. Ma il gruppo GOLD ENCOUNTER ha portato questa tattica a un nuovo livello di raffinatezza, usando QEMU — uno strumento open source normalmente impiegato da sviluppatori e ricercatori — per creare ambienti virtuali nascosti direttamente sui sistemi Windows delle vittime.

I ricercatori di Secureworks, che tracciano le operazioni di GOLD ENCOUNTER, hanno identificato due campagne distinte: STAC4713 (attiva da novembre 2025) e STAC3725 (identificata da febbraio 2026), entrambe caratterizzate dall’uso di QEMU come vettore di persistenza e comando-e-controllo. Secondo alcune analisi, il gruppo potrebbe avere legami con ex affiliati di BlackBasta.

Come funziona l’attacco: dalla compromissione alla VM nascosta


Il vettore di accesso iniziale varia a seconda della campagna. In STAC4713, gli attaccanti hanno sfruttato principalmente dispositivi SonicWall VPN esposti senza autenticazione a più fattori e, in almeno un incidente documentato a gennaio 2026, la vulnerabilità CVE-2025-26399 in SolarWinds Web Help Desk. La campagna STAC3725, invece, ha fatto leva su CitrixBleed2, la seconda iterazione della vulnerabilità NetScaler che ha colpito migliaia di organizzazioni.

Una volta ottenuto l’accesso iniziale, gli attori procedono con una sequenza di azioni strutturata:

  • Creazione di un scheduled task denominato TPMProfiler con privilegi SYSTEM, che esegue il binario QEMU
  • Deployment di un’immagine disco virtuale (custom.qcow2) mascherata da file di database o librerie DLL per evitare il rilevamento
  • Avvio di una VM Alpine Linux 3.22.0 con port forwarding verso il sistema host
  • Instaurazione di un tunnel SSH inverso per il comando e controllo covert

Il principio è semplice ma devastante: le soluzioni di sicurezza endpoint monitorano i processi del sistema operativo host, ma non possono ispezionare l’interno di una macchina virtuale in esecuzione. Tutto ciò che avviene dentro la VM rimane completamente opaco agli EDR.

Il toolkit nella macchina virtuale: un arsenale da penetration test


La VM Alpine Linux non è un ambiente minimale: è un’armeria completa di strumenti offensivi. In STAC4713, la VM preinstallata conteneva:

  • AdaptixC2: framework C2 open source per il controllo remoto
  • Chisel: tunneling TCP/UDP attraverso HTTP
  • BusyBox: suite di utility Unix compatta
  • Rclone: tool per l’esfiltrazione dati verso storage cloud

In STAC3725, rilevata dal CERT di Secureworks in incidenti a febbraio 2026, il toolkit era ancora più sofisticato e compilato manualmente dagli operatori: Impacket, KrbRelayx, Coercer, BloodHound.py, NetExec, Kerbrute e un’istanza di Metasploit completamente funzionale. Un arsenale che denota una profonda conoscenza delle tecniche di post-exploitation in ambienti Active Directory.

Furto di credenziali e movimento laterale


Prima di distribuire il ransomware, GOLD ENCOUNTER conduce operazioni estese di ricognizione e furto credenziali. Le tecniche documentate includono:

  • Creazione di Volume Shadow Copies tramite vssuirun.exe per accedere a file altrimenti bloccati
  • Esfiltrazione via SMB di NTDS.dit, SAM e dei registry hive SYSTEM — il database completo degli utenti Active Directory
  • Enumerazione Kerberos con Kerbrute per identificare account validi
  • Ricognizione AD tramite BloodHound per mappare percorsi di escalation dei privilegi
  • Deployment di ScreenConnect e del framework Havoc C2 tramite DLL sideloading su ADNotificationManager.exe


Il ransomware PayoutsKing: cifratura furtiva


PayoutsKing utilizza uno schema di cifratura robusto: AES-256 in modalità CTR per la cifratura dei file, con scambio di chiavi tramite RSA-4096. Per i file di grandi dimensioni viene adottata una strategia di intermittent encryption — cifra solo porzioni del file — che accelera l’operazione e rende la cifratura meno rilevabile in tempo reale dai sistemi di monitoraggio comportamentale.

Le richieste di riscatto vengono gestite attraverso siti leak sul dark web, con la consueta doppia estorsione: pagare per il decryptor, o vedere i propri dati pubblicati.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Scheduled Task sospetto
Nome task: TPMProfiler
Privilegi: SYSTEM
Binary: qemu-system-x86_64.exe (o varianti)

# File da monitorare
*.qcow2 in posizioni anomale (es. %APPDATA%, C:\ProgramData\)
File .qcow2 mascherati da .dll o .db

# Servizi sospetti installati
AppMgmt (uso anomalo)
CtxAppVCOMService

# Tool post-compromise da cercare
AdaptixC2, Chisel, Rclone, BloodHound.py
Kerbrute, Impacket, NetExec, KrbRelayx

# Traffico di rete
Tunnel SSH reversi su porte non standard
Connessioni SSH in uscita verso IP esterni insoliti
Traffico Rclone verso storage cloud (es. Mega, Dropbox)

Cosa fare per difendersi


La tecnica QEMU rappresenta una sfida concreta per i team di sicurezza perché sfrutta uno strumento legittimo e firmato. Le raccomandazioni per i difensori includono:

  • Application allowlisting: bloccare l’esecuzione di qemu-system-*.exe su tutti gli endpoint non espressamente autorizzati
  • Monitoraggio scheduled task: alert su qualsiasi task creato con privilegi SYSTEM che esegue binari non standard
  • MFA obbligatoria su VPN e accessi remoti: quasi tutti i vettori di accesso iniziale documentati avrebbero potuto essere bloccati con MFA
  • Patching tempestivo: CVE-2025-26399 (SolarWinds), CitrixBleed2 e vulnerabilità SonicWall devono essere priorità assolute
  • Network monitoring: rilevare port forwarding SSH non autorizzato e connessioni in uscita verso storage cloud da server
  • Hunt proattivo: cercare file .qcow2 e il processo qemu-system-x86_64.exe nell’intero parco macchine

La capacità di GOLD ENCOUNTER di operare per settimane o mesi all’interno di reti compromesse prima di distribuire il payload ransomware — sfruttando una VM nascosta impossibile da ispezionare dagli EDR — rende questo gruppo particolarmente pericoloso. È l’ennesima dimostrazione di come i ransomware operator stiano evolvendo verso tecniche da APT, con longevi periodi di dwell time dedicati alla ricognizione e alla maximizzazione del danno.


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"Auf der Konferenz waren sich viele Besucher einig, dass Widerstand allein keine bessere Zukunft garantiert. Ein Höhepunkt war deshalb die Debatte am letzten Tag mit der Frage, welche Plattformen überhaupt demokratisch genutzt werden können. Vor allem kleinere Dienste wie ImmoScout24 oder Doctolib sind hier im Blick, da sie zentral für Wohnraum- und Gesundheitsversorgung sind."

@ninascholz im @derfreitag über #cablesofresistance @RedScout24 und Vergesellschaftung:
freitag.de/autoren/nina-scholz…

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in reply to Aline Blankertz

Danke! Da habe ich auch diesen Link zu @netzpolitik_feed gefunden:

netzpolitik.org/2026/interview…

Dort wird wunderbar in einem Interview erklärt, was gemeint ist 😉 Und es gibt einen LInk zu einem Vortrag vom #39c3
media.ccc.de/v/39c3-redscout42…

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Wenn die eigenen Recherchen verfilmt werden, ist das schon ein ganz besonderes Ereignis. Wir haben uns vor ein emotionales Lagerfeuer gesetzt und spüren, wie sich nach Jahren der Recherchearbeit ein Kreis schließt. Und an dessen Anfang steht ihr, liebe Spender:innen. Unser Transparenzbericht fürs erste Quartal des Jahres:

netzpolitik.org/2026/transpare…

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LINQ Max e i tipi valore nullable in C#: il comportamento inatteso che causa eccezioni a runtime
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LINQ Max e i tipi valore nullable in C#: il comportamento inatteso che causa eccezioni a runtime


Chi usa LINQ in C# con una certa frequenza prima o poi si imbatte in un comportamento del metodo Max che, a prima vista, appare del tutto irrazionale: due chiamate sintatticamente quasi identiche producono risultati radicalmente diversi, e una delle due lancia un’eccezione a runtime su una sequenza vuota. Vediamo perché accade e come risolverlo.

Il problema: Max con proiezioni su tipi diversi


Consideriamo questo tipo record:

public record WithValues(string Label, int Number, DateTimeOffset Date);

Ora proviamo a chiamare Max su un array vuoto con tre proiezioni diverse:
WithValues[] empty = [];

string? maxLabel  = empty.Max(x => x.Label);   // Restituisce null
var     maxDate   = empty.Max(d => d.Date);     // Lancia InvalidOperationException
int?    maxNumber = empty.Max(x => x.Number);   // Lancia InvalidOperationException

La firma del metodo è:
public static TResult? Max<TSource, TResult>(
    this IEnumerable<TSource> source,
    Func<TSource, TResult> selector);

Il tipo di ritorno è dichiarato come TResult? — nullable. Eppure il comportamento cambia radicalmente in base a ciò che la funzione di proiezione restituisce.

La causa: come Max distingue i tipi internamente


Internamente, l’implementazione di Max usa un test per decidere come comportarsi su una sequenza vuota:

TResult val = default;
if (val == null)
{
    // Tipo reference o nullable: restituisce null per sequenze vuote
}
else
{
    // Tipo valore non nullable: lancia eccezione per sequenze vuote
}

Questo porta a tre comportamenti distinti:
  • Tipi reference (string): default(string) è null, quindi il ramo “restituisce null” viene eseguito correttamente.
  • Tipi valore non nullable (int, DateTimeOffset): i loro default non sono null, quindi viene eseguito il ramo che lancia InvalidOperationException.
  • Tipi valore nullable (int?, DateTimeOffset?): default(int?) è null, quindi rientra nel primo ramo e restituisce null.


Perché questo design?


Il ragionamento alla base è comprensibile: per i tipi valore, restituire il valore di default per una sequenza vuota sarebbe ambiguo. Se Max su una lista vuota di interi restituisse 0, come distinguere tra “il massimo è zero” e “la lista era vuota”? L’eccezione rimuove questa ambiguità, ma lo fa in modo sorprendente data la firma del metodo.

Il problema di fondo è storico: C# ha sviluppato la nullabilità in tre fasi distinte che non si integrano uniformemente nel codice generico:

  • I tipi reference erano sempre nullable (fin dalle origini del linguaggio).
  • I tipi valore nullable (Nullable<T>, ovvero T?) sono stati introdotti in C# 2.0.
  • Le nullable reference types (NRT) sono arrivate in C# 8.0 come feature opzionale.


La soluzione: cast esplicito al tipo nullable


La correzione è semplice: basta fare il cast esplicito della proiezione al tipo nullable corrispondente.

// Invece di:
var maxDate    = empty.Max(d => d.Date);
int? maxNumber = empty.Max(x => x.Number);

// Usare:
DateTimeOffset? maxDate    = empty.Max(d => (DateTimeOffset?)d.Date);
int?            maxNumber  = empty.Max(x => (int?)x.Number);

Il cast forza il compilatore a inferire TResult = DateTimeOffset? (o int?), il cui default è null, e Max segue quindi il percorso corretto, restituendo null invece di lanciare un’eccezione.

Alternativa: DefaultIfEmpty


Un’altra soluzione è preporre DefaultIfEmpty prima di Max:

int maxNumber = empty
    .Select(x => x.Number)
    .DefaultIfEmpty(0)
    .Max();

Questa alternativa è utile quando si vuole un valore di fallback esplicito invece di null, ma va usata con attenzione: il valore di default deve essere scelto consapevolmente per non introdurre ambiguità semantica nel risultato.

Quando questo si manifesta in produzione


Il problema diventa insidioso quando si lavora con sequenze filtrate dinamicamente che possono risultare vuote in certi contesti, o quando il codice viene testato sempre con dati non vuoti e crasha in produzione su edge case inaspettati. Una buona pratica difensiva è usare sempre il cast a tipo nullable quando si usa Max (o Min, che ha lo stesso comportamento) su tipi valore, a meno che non si abbia la certezza assoluta che la sequenza non sarà mai vuota.

Conclusioni


Il comportamento di LINQ.Max con i tipi valore è uno di quei casi in cui l’implementazione è tecnicamente coerente, ma la firma del metodo lascia intendere qualcosa di diverso da ciò che avviene a runtime. La regola da ricordare è semplice: se la proiezione restituisce un tipo valore non nullable e la sequenza potrebbe essere vuota, usare sempre un cast esplicito a T?. Un piccolo accorgimento che previene eccezioni difficili da diagnosticare in produzione.


Fonte originale: LINQ Max and nullable value types (Ian Griffiths, endjin.com) — tratto dal briefing Dew Drop del 17 aprile 2026


The Pirate Post ha ricondiviso questo.

È stata approvata a livello europeo l'App per la verifica dell'età, un danno e un guaio enorme per tutti. Alla fine lo hanno fatto.
L'articolo di @jaromil che su Wired spiegava i problemi legati alla iniziativa.

#EU #chatcontrol

wired.it/article/verifica-eta-…

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April 18 is the founding day of Pirate Parties International


The following statement was prepared by our General Secretary Alexander Isavnin in honor of our 16th birthday. The original version of the statement in Russian is pasted below.

On April 18, 2010, a conference was held in Brussels where representatives of pirate parties from different countries agreed to create a shared international association. This was how Pirate Parties International, also known as the Pirate International, came into being.

The Pirate Party of Russia is a co-founder of the International and an integral part of the international pirate movement. This is enshrined in our Program and Charter.

From the very beginning of PPI’s existence, our representatives have held elected positions in its governing and oversight bodies. As of today, Nikolai Voronov, a member of the PPR Audit Commission, serves as an auditor; Grigory Dizer, a member of штаб, serves as a member of the Council (Board); and Alexander Isavnin, also a member of штаб, serves as General Secretary.

The PPR also actively participates in PPI events and, on behalf of PPI, in international activities. In 2013, we held an international pirate conference in Kazan, and in 2021, 2023, 2024, and 2025 we took part in the UN Internet Governance Forum.

In a world where states are increasingly trying to divide the internet into isolated segments, killing people, and dehumanizing others based on passport color, skin color, and other characteristics, international cooperation becomes essential. By its very nature, the internet erases borders, and our task is to preserve it that way: free, global, and open.

The pirate movement has always been built on the idea of dialogue. In times of crisis, it is especially important to keep talking, exchanging experience, and seeking common solutions, because freedom of information cannot exist in isolation.

That is why April 18 is not just a date, but a reminder that we share a common space of freedom which we continue to defend.

Join the Pirate Party of Russia, take part in international events, and make sure to organize them yourselves. Erase borders and build a just world together with us.

18 апреля – день основания Пиратского Интернационала


18 апреля 2010 года в Брюсселе прошла конференция, на которой представители пиратских партий из разных стран договорились о создании общего международного объединения. Так появился Пиратский Интернационал, также известный как Pirate Parties International.

Пиратская партия России является соучредителем Интернационала и неотъемлемой частью международного пиратского движения. Это зафиксировано в наших Программе и Уставе.

С самого начала существования ПИ наши представители занимают выборные должности в руководящих и контрольных органах. На сегодняшний день член контрольно-ревизионной комиссии ППР Николай Воронов является аудитором, член штаба Григорий Дизер – членом Совета (Борды), а член штаба Александр Исавнин – генеральным секретарём.

ППР также активно участвует в мероприятиях ПИ и от лица ПИ – в 2013 году мы провели международную пиратскую конференцию в Казани, а в 2021, 2023, 2024 и 2025 годах участвовали в Форуме ООН по управлению интернетом.

В мире, где государства всё чаще пытаются разделить интернет на изолированные сегменты, убивают людей, расчеловечивают других людей по цвету паспорта, кожи и другим признакам, именно международное сотрудничество становится ключевым. Интернет по своей природе стирает границы – и наша задача сохранить его таким: свободным, глобальным и открытым.

Пиратское движение всегда строилось на идее диалога. В кризисные времена особенно важно продолжать разговаривать, обмениваться опытом и искать общие решения – потому что свобода информации не может существовать в изоляции.

Именно поэтому 18 апреля – это не просто дата, а напоминание о том, что у нас есть общее пространство свободы, которое мы продолжаем защищать.

Вступайте в Пиратскую партию России, участвуйте в международных событиях и обязательно организуйте их сами. Стирайте границы и стройте справедливый мир вместе с нами.


pp-international.net/2026/04/f…

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Operation PowerOFF: 21 paesi coordinati smantellano 53 piattaforme DDoS-for-hire e identificano 75.000 cyberattaccanti
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/operat…


Operation PowerOFF: 21 paesi coordinati smantellano 53 piattaforme DDoS-for-hire e identificano 75.000 cyberattaccanti


Ventuno paesi hanno coordinato la più vasta azione globale mai condotta contro le piattaforme DDoS-for-hire: Operation PowerOFF, culminata il 13 aprile 2026 con il sequestro di 53 domini, l’arresto di 4 amministratori, l’emissione di 25 mandati di perquisizione e l’invio di comunicazioni di allerta a oltre 75.000 utenti identificati come clienti di servizi “booter”. Europol ha coordinato l’operazione insieme all’FBI, all’NCFTA e alle forze di polizia di Europa, America e Asia-Pacifico, acquisendo accesso a database con oltre 3 milioni di account criminali.

L’ecosistema dei booter: DDoS come servizio a 10 euro al mese


I servizi booter — chiamati anche stresser nel gergo del mercato underground — sono piattaforme commerciali che vendono potenza di fuoco DDoS a chiunque sia disposto a pagare una quota mensile, tipicamente tra i 10 e i 200 dollari. Il modello di business è quello di un SaaS criminale: interfacce web con dashboard intuitive, piani tariffari differenziati per banda e durata dell’attacco, e assistenza clienti. Le vittime sono target eterogenei — siti di e-commerce, server di gaming, infrastrutture governative locali, concorrenti aziendali — il denominatore comune è la disponibilità del pagante a causare interruzioni di servizio per denaro o vendetta.

Tecnicamente, i booter operano sfruttando due modelli di amplificazione: botnet di dispositivi IoT compromessi (router SOHO, telecamere IP, NAS) e reflection amplification tramite protocolli UDP vulnerabili — DNS, NTP, SSDP, memcached — che consentono di amplificare il traffico di attacco fino a 50.000x rispetto al volume inviato. La decentralizzazione e il frequente ricorso a frontend anonimi dietro CDN rendevano queste piattaforme particolarmente resilienti ai tentativi di takedown tradizionali.

Operazione PowerOFF: storia di un’escalation investigativa


PowerOFF non è nata il 13 aprile: è il risultato di anni di indagini parallele che Europol ha progressivamente coordinato in un’unica architettura operativa. La prima fase significativa risale al dicembre 2024, quando l’operazione aveva già portato al sequestro di 27 piattaforme — tra cui zdstresser.net, orbitalstress.net e starkstresser.net — con 3 arresti e l’identificazione di oltre 300 utenti. La seconda ondata, coordinata nell’aprile 2026, ha esteso la portata dell’operazione a livello globale, coinvolgendo per la prima volta paesi come Brasile, Thailandia e Giappone.

L’elemento innovativo della fase 2026 è stata l’approccio preventivo parallelo all’enforcement: mentre gli investigatori sequestravano server e domìni, un team specializzato lanciava una campagna di awareness mirata, rimuovendo oltre 100 URL pubblicitari dai risultati dei motori di ricerca che promuovevano servizi booter, e inviando messaggi di allerta direttamente sulle blockchain delle transazioni in criptovaluta usate per pagare i servizi — una tecnica nuova che segnala un’evoluzione nell’approccio investigativo alle piattaforme crypto-monetizzate.

75.000 allerte: la strategia della deterrenza scalabile


La novità più significativa di Operation PowerOFF 2026 non è il numero di domini sequestrati, ma la scelta strategica di non arrestare la stragrande maggioranza degli utenti identificati. Le autorità hanno inviato 75.000 comunicazioni personalizzate via email e posta ordinaria agli utenti dei servizi booter — molti dei quali sono giovani che non si percepiscono come criminali — spiegando le implicazioni legali delle loro azioni e le sanzioni previste. Questa strategia di deterrenza scalabile mira a modificare il comportamento prima che si consolidi in attività criminale conclamata.

L’accesso ai database con 3 milioni di account — ottenuto tramite le operazioni di sequestro dell’infrastruttura — ha permesso alle autorità di costruire un profilo dettagliato dell’ecosistema: età media degli utenti, distribuzione geografica, modelli di pagamento, target preferiti. Questi dati alimenteranno future indagini mirate sui soggetti recidivi o con profili di rischio elevato.

Paesi partecipanti e coordinamento internazionale


L’operazione ha visto la partecipazione di: Australia, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Svezia, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti. Il coordinamento tecnico è stato gestito dall’EC3 di Europol (European Cybercrime Centre), con supporto dell’Eurojust per gli aspetti giuridizionali delle richieste di mutua assistenza internazionale (MLA). Per la prima volta, paesi tradizionalmente assenti da operazioni cyber-enforcement come Brasile e Thailandia hanno contribuito con azioni di sequestro locali — segnale di una maturazione del quadro normativo e investigativo globale.

Piattaforme disrupted: infrastruttura tecnica

# Tipologie di servizi smantellati
- Booter/stresser con interfaccia web (SaaS DDoS-for-hire)
- Layer 4 flood: UDP amplification (DNS, NTP, SSDP, memcached)
- Layer 7 HTTP flood su infrastruttura botnet IoT
- Servizi di anonimizzazione del pagamento (crypto mixer integration)

# Esempi di piattaforme sequestrate in operazioni precedenti
zdstresser.net
orbitalstress.net  
starkstresser.net

# Indicatori da monitorare
- Traffico UDP anomalo su porte 53, 123, 1900, 11211
- Elevato numero di SYN senza ACK su range IP distribuiti
- Picchi di amplification ratio >100x in NetFlow/IPFIX
- Query DNS flood con domain randomization (NXDOMAIN storm)

Implicazioni per i difensori e gli operatori di rete


Il takedown di 53 piattaforme non risolve strutturalmente il problema — nuovi servizi emergeranno, spesso ospitati in giurisdizioni meno cooperative. La risposta efficace per chi gestisce infrastrutture è combinare scrubbing center upstream con BGP blackholing d’emergenza e accordi preventivi con il proprio upstream provider per la gestione di volumetric attack. La vera svolta di PowerOFF è l’approccio sistemico: colpire non solo le piattaforme, ma anche la domanda (gli utenti) e il canale di acquisizione (pubblicità sui motori di ricerca). Se l’ecosistema booter viene reso meno accessibile e percepito come più rischioso, la domanda si riduce — e con essa la viabilità economica dei servizi stessi. Per le organizzazioni esposte ad attacchi DDoS frequenti, il momento è propizio per negoziare con i provider uplink accordi di DDoS Protection Service Level Agreement, mentre il mercato dei booter attraversa una fase di disruption e riorganizzazione.


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Booking.com Data Breach Exposes Customer Reservation Details, Raising Phishing Risk for Travellers
#CyberSecurity
securebulletin.com/booking-com…
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APT28 Deploys New PRISMEX Malware Suite Against Ukraine and NATO in Sophisticated Espionage Campaign
#CyberSecurity
securebulletin.com/apt28-deplo…

We Must Keep Our Eyes On and Our Hands Off Cuba


April 18

Cuba is facing what may be its worst humanitarian crisis in a generation, and the United States government is engineering it deliberately and openly, while most of us remain barely aware it is happening.

After the U.S. intervention in Venezuela removed Nicolás Maduro from power in January, the Trump Administration halted Cuban oil imports from Venezuela.

Cuba’s primary oil supplier since the early 2000s.

The administration then went further. On January 29, 2026, President Trump signed an executive order declaring a “national emergency” with respect to Cuba and establishing a tariff system that punishes any country that directly or indirectly supplies oil to the island.

The emergency, of course, being that Cuba has a government adversarial to U.S. foreign policy interests, or that said government is Marxist-Leninist and we haven’t shaken off that Cold War musk.

Even before the Cold War, the United States has always had its eyes on Cuba. Future Confederate President Jefferson Davis, as a U.S. Senator, advocate for Cuba’s annexation. U.S. interest in Cuba is nothing new.

In the shadow of the overthrows of other adversarial regimes, the positioning towards Cuba proves not only is this country not even trying to hide their imperial ambitions. Instead of trying to rebuild relationships with our neighbors, there continues to be this bastardization of the Monroe Doctrine (dubbed “Donroe”) and further trying to permanently strain our relationship with the rest of the Américan continent.

The results for ordinary Cubans have been swift and brutal. The island has already experienced three nationwide blackouts in March. Cuba’s government was forced to enact emergency measures to address widespread fuel shortages.

In February 2026, Cuba suspended refueling for airliners at its airports, stating it had exhausted the country’s fuel supply due to the U.S. blockade.

Garbage has been piling up in the streets of Havana because collection trucks have run out of fuel.

Cuba’s annual cigar festival, one of the island’s cultural touchstones, was cancelled due to “the complex economic situation.”

You tell me how this collective punishment is helping Cuba.

Our platform is explicit on where we stand: We advocate for ending the Cuban embargo and lifting sanctions, not tightening them into a stranglehold designed to collapse an entire society.

We believe the United States must be a good neighbor, and that the shift in the New World must be away from U.S. dominance and toward genuine collaboration.

What is happening to Cuba right now is the opposite of everything we stand for.

You can disagree with the government of Cuba, much like you may have in Venezuela, and still acknowledge what the United States is doing is generationally damaging.

This administration’s goal is regime change by the end of the year. They have said so openly, and they intend to get there by making life unbearable for eleven million people who had no say in their government’s policies.

Punishment because the United States wants a say in their government’s policies.

Empires forget. The people they squeeze do not.

The United States Pirate Party condemns the blockade of Cuba and calls for the immediate lifting of sanctions and the end of this manufactured humanitarian crisis.

Cuba’s people deserve food, medicine, electricity, and the right to self-determination, not to be starved into regime change on Washington’s schedule.

We must keep our eyes on, and our hands off, Cuba.


uspirates.org/we-must-keep-our…

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La newletter che ti dà il buongiorno #cyber insieme al caffè!
Alcuni giorni anche la buonanotte con l’edizione serale 😂

È online da pochi giorni, un breve briefing senza approfondimenti, con le news più salienti delle ultime ore

securitybriefing.substack.com/

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Visual Studio Code 1.117: agenti più potenti, permessi configurabili e nuove funzioni per gli sviluppatori
#tech
spcnet.it/visual-studio-code-1…
@informatica


Visual Studio Code 1.117: agenti più potenti, permessi configurabili e nuove funzioni per gli sviluppatori


Visual Studio Code continua la sua evoluzione rapida e la versione 1.117, rilasciata ad aprile 2026, porta con sé una serie di miglioramenti significativi soprattutto per chi lavora con agenti AI, gestisce sessioni di sviluppo automatizzato o vuole un controllo più fine sui permessi degli strumenti agentico. Ecco una panoramica tecnica di tutto ciò che cambia.

Agenti e strumenti AI: più controllo e precisione


La funzionalità Run VS Code Command Agent Tool è stata aggiornata con il supporto per l’allowlisting di comandi specifici. Questo significa che è ora possibile definire una lista esplicita di comandi che un agente è autorizzato ad eseguire, riducendo la superficie di rischio nelle automazioni. Le approvazioni sono ora più granulari: invece di dare un via libera generico all’agente, l’operatore può specificare esattamente cosa è consentito.

Anche la Agent Sessions View ha ricevuto attenzione: le sessioni possono ora essere ordinate per data di creazione o di aggiornamento. Chi gestisce molte sessioni parallele troverà questa funzione molto utile per navigare tra sessioni attive e recenti.

Un’altra aggiunta pratica riguarda i messaggi in coda nella chat: è ora possibile modificare un messaggio già accodato prima che venga elaborato, tramite una nuova voce “Edit” nel menu contestuale. Questo evita di dover annullare l’intera sequenza per correggere un messaggio inviato per errore.

Miglioramenti al terminale e all’output automatico


VS Code 1.117 introduce un cambiamento interessante nel modo in cui vengono gestiti i comandi terminale in background. Il completamento di un comando eseguito in background viene ora notificato come notifica di sistema, invece di apparire solo come testo inline nell’interfaccia. Questo migliora l’accessibilità e rende più evidenti i completamenti che avvengono mentre si lavora in altre finestre.

Un’altra miglioria riguarda l’integrazione agente-terminale: quando un agente invia input a un terminale, l’output del terminale viene ora incluso automaticamente nel risultato dopo un breve ritardo. In pratica, l’agente non ha più bisogno di un turno aggiuntivo per “leggere” l’output del comando — lo riceve direttamente nel flusso di risposta. Questo riduce il numero di round-trip necessari nei workflow automatizzati.

VS Code ora riconosce anche Copilot CLI, Claude Code e Gemini CLI come tipi di shell nativi, migliorando l’integrazione e il rilevamento automatico per chi utilizza questi strumenti nel terminale integrato.

Gestione dei permessi: tre modalità di auto-approvazione


Uno degli aggiornamenti più rilevanti per i team che usano VS Code in ambienti agentico è il nuovo sistema di gestione dei permessi. Vengono introdotte tre modalità di auto-approvazione nell’Agent Host:

  • Default Approvals: il comportamento standard, con richiesta esplicita di approvazione per ogni azione sensibile.
  • Bypass Approvals: le approvazioni vengono saltate per azioni considerate sicure nel contesto attuale.
  • Autopilot (Preview): modalità completamente automatica in cui l’agente opera senza interruzioni per l’approvazione.

La modalità Autopilot persiste tra le sessioni e può essere configurata come default tramite l’impostazione chat.permissions.default. Questa flessibilità permette agli sviluppatori di scegliere il livello di supervisione appropriato in base al contesto — più controllo in produzione, più automazione in ambienti di sviluppo controllati.

Supporto per sottoagenti e team di agenti


Il protocollo Agent Host ora supporta ufficialmente sottoagenti e team di agenti. Questo apre la strada a workflow multi-agente direttamente in VS Code, dove un agente orchestratore può delegare compiti specifici ad agenti specializzati. La funzionalità si integra con le sessioni worktree e git isolation a livello di sessione, garantendo che ogni sottoagente lavori in un ambiente isolato e riproducibile.

Copilot CLI aggiunge anche la generazione di nomi di branch significativi basati sul prompt dell’utente quando crea worktree per sessioni in background. Questo rende molto più semplice identificare a cosa corrisponde ogni branch nei workflow automatizzati.

Miglioramenti all’editor: JSDoc con immagini e hover su package.json


Sul lato editor, due aggiunte migliorano sensibilmente l’esperienza per gli sviluppatori JavaScript e TypeScript:

Le immagini nei commenti JSDoc, inclusi i tag HTML <img>, vengono ora renderizzate correttamente negli hover, nei dettagli di completamento e nell’aiuto alla firma. Chi documenta componenti con screenshot o diagrammi nei commenti apprezzerà questa miglioria.

Gli hover sulle dipendenze in package.json mostrano ora sia la versione attualmente installata che l’ultima versione pubblicata su npm. Questo rende immediato capire se un pacchetto è aggiornato senza dover uscire dall’editor.

Aggiornamenti per macOS


Su macOS, l’app Agents può ora aggiornarsi autonomamente (self-update), eliminando la necessità di intervento manuale per i rilasci futuri.

Conclusioni


VS Code 1.117 consolida e affina il modello di sviluppo agentico introdotto nelle versioni precedenti. Le novità più importanti riguardano la gestione granulare dei permessi, il supporto per team di agenti e i miglioramenti al flusso terminale, tutti elementi che migliorano la produttività nei workflow automatizzati. Se state usando VS Code come ambiente per sviluppo assistito da AI, questo aggiornamento è decisamente consigliato.


Fonte originale: Visual Studio Code 1.117 Release Notes (Visual Studio Code Team)


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Microsoft April 2026 Patch Tuesday: Actively Exploited SharePoint Zero-Day Among 167 Fixes
#CyberSecurity
securebulletin.com/microsoft-a…
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CISA Adds Apache ActiveMQ CVE-2026-34197 to KEV Catalog as Active Exploitation Surges
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-adds-a…

Estremismo capitalista: il problema della libertà.


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Questa visione trova nella libertà l'assenza della repressione delle pulsioni, una forma anarchica individualista della espressione della volontà di potenza nietszcheana, assimilabile all'Unico stirneriano. La libertà diviene quindi il massimo bene per l'individuo, indipendentemente dagli altri. Questa ideologia accomuna l'anarcocapitalismo dei libertariani reazionari statunitensi, alla Peter Thiel per capirci, con i fascisti storici dannunziani, innamorati dell'età del leone di cui parlò lo Zarathustra di Nietszche. La visione estetizzante di una libertà in cui l'eroico individuo trascende tutti i limiti imposti dalla società e, in un certo qual modo, dalla realtà stessa, si è diffusa grazie alla cultura di massa dopo i movimenti di protesta del 1968 per arrivare fino all'edonismo belusconiano. Continua a leggere→


Estremismo capitalista: il problema della libertà.


Babbo natale santo e hippye distribuisce doni mentre un palazzo neoclassico esplode.
img generata da IA – dominio pubblico

Articolo pubblicato in forma leggermente ridotta su Transform Italia il 8/04/2026

di M. Minetti

Libertà senza limiti.


Gran parte della sinistra attuale, abbandonate le rivendicazioni di classe, ha fatto proprie le rivendicazioni liberali radicali, ritenendo la mancanza di libertà e la limitazione dei diritti (anche umani), i principali ostacoli all’autodeterminazione degli individui.

Oggi mal tolleriamo qualunque limitazione alla nostra libertà personale, tanto siamo abituati a vivere in una società che la tutela. Ma osserviamo in cosa consiste questa libertà individuale che possiamo agire. Una libertà di movimento innanzi tutto. Possiamo muoverci e vivere in ogni paese dell’Unione Europea. Lo facciamo? Sicuramente sempre di più, dipendentemente dai nostri bisogni e dalle nostre possibilità economiche. Oltre al diritto, che tutti abbiamo di vivere, che so, a Parigi, dobbiamo avere i mezzi per mantenerci in quella città, notoriamente molto costosa dove per un monolocale di quaranta metri quadri possono chiedere tranquillamente più di duemila euro mensili. I poveri, infatti, a Parigi vivono nella cintura metropolitana (banlieue) e si recano ogni giorno in città per lavorare con il servizio ferroviario pubblico. Quindi neppure i francesi poveri possono vivere a Parigi. Per avere un lavoro in quella città bisogna anche presumibilmente parlarne la lingua e, facciamo l’esempio dell’Italia, questa lingua non fa parte del curricolo didattico di tutte le scuole, bisogna averla studiata privatamente. Questo per dire che, al diritto di vivere in qualsiasi città europea, non corrisponde poi per tutti la reale possibilità di poterlo fare, se non a prezzo di enormi sacrifici. Il concetto di diritto alla città, formulato ormai più di cinquanta anni fa da Henri Lefevbre, denunciava già l’allontanamento dei lavoratori dal centro delle città metropolitane più avanzate a causa di quella che abbiamo anche definito gentrification, imborghesimento. La libertà di movimento, invocata ad esempio anche per gli stranieri non europei, non garantisce a questi di poter effettivamente vivere dove desiderano in modo dignitoso.

Passiamo alla libertà di parola. Ognuno può dire quel che più gli aggrada con alcune limitazioni stabilite dalla legge, che riguardano principalmente l’apologia di reato, l’istigazione a compiere reati e la calunnia. Questa libertà di esprimere il proprio pensiero, con la parola o con lo scritto, garantisce che ci sia una pluralità di opinioni e un produttivo confronto fra queste, mirante ad accrescere le conoscenze di tutti? Si può tranquillamente scegliere di ripetere in gruppi di tifosi la stessa banale superficialità che si è ascoltata, ripetuta da canali di comunicazione privati e pubblici ma comunque in grado di raggiungere milioni di persone, mentre le opinioni e le conoscenze più raffinate circolano fra pochi esperti in cenacoli privati e sconosciuti alle masse. Essere liberi di pensare ciò che si vuole non è garanzia di poter raggiungere la conoscenza. L’antico proverbio: “puoi portare il cavallo alla fonte, ma non puoi costringerlo a bere” chiarisce come la possibilità non si trasforma necessariamente in atto. Inoltre sulla capacità di pensare, intesa come capacità di apprendere, elaborare pensieri e formulare delle proprie idee, influiscono anche le dotazioni genetiche e di contesto che non sono affatto egualitarie. Nessuno può pensare o addirittura parlare se non è entrato in contatto con stimoli adeguati in un periodo di crescita e adattamento sociale come l’infanzia e la gioventù. Anche l’accesso al pensiero complesso è quindi subordinato alle risorse di tempo, economiche, e alle opportunità di formazione, informazione e confronto con cui la persona cresce. La libertà di pensiero non garantisce quindi la possibilità del pensiero.

Alla società disciplinare, che punisce i messaggi e i comportamenti non conformi, è subentrata da almeno cinquanta anni la società del controllo, la quale tende soltanto a rendere il conflitto e la devianza stili di vita digeribili dalla complessità post-capitalista, attraverso meccanismi di seduzione per il consumo. Criminali, tossicodipendenti, psicotici, prostitute, clochard, mendicanti, diventano nicchie di mercato e utenti per servizi sociali privatizzati, come anche sponsor del bisogno di sicurezza. Le opposizioni politiche collaborano rendendo il sistema più adattivo alle emergenze con cui si confronta: immigrazione, transizione energetica, esclusione sociale, degrado ambientale, arretratezza culturale ed economica, dipendenze, abusi, violenze. Maggiore libertà per i liberali di sinistra significa maggiore integrazione nel sistema sociale ed economico, traducibile in: “più soldi per i poveri”, ma non una trasformazione delle relazioni sociali basate sulla disponibilità di denaro.

Esiste l’individuo?


L’individuo non è sempre esistito come lo pensiamo oggi (Romano 2019, p. 145). Parallelamente ogni persona assume alcune caratteristiche proprie solo dopo un percorso di individuazione psichica che dura diversi anni.

Il tema dell’individuazione antropologica è stato studiato, a partire dal XVIII secolo, con i pregiudizi razionalisti ed eurocentrici dei primi illuministi, che massicciamente permangono fino a oggi, perché su quelle definizioni si basa, ancora oggi, l’idea dei Diritti Umani.

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo esordisce “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Molto bello, peccato che non sia affatto vero.

Quando nasciamo abbiamo una dimensione tra i trenta e i cinquanta centimetri di lunghezza, fra i due e i sei chilogrammi di peso, non siamo in grado di vedere, non sappiamo camminare e neppure parlare e non sappiamo di essere distinti dalla madre che ci ha appena generato. Per acquisire la coscienza di individui separati e autonomi, responsabili delle nostre azioni, con quella dignità e diritti completi di cittadini, dovremo raggiungere almeno i diciotto anni di età, in alcuni paesi ventuno ( ma non eravamo uguali?) e alcune persone quei diritti non li avranno mai.

Una formulazione più onesta e meno ipocrita dovrebbe essere: ” Vorremmo che Tutti gli esseri umani diventino liberi ed eguali in dignità e diritti. Ci impegnamo con tutti i mezzi a sviluppare tra noi ragione e coscienza per agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Però siamo disposti a fare molto poco perché ciò accada“.

Il liberalismo naturalista degli illuministi poneva la libertà umana come già esistente nella creazione divina, per contrastare il principio del diritto divino, formulato dalla chiesa, su cui si basava il potere assoluto delle coeve monarchie. Era un artificio retorico per fondare su un passato originario (come già la Genesi biblica) un progetto che si voleva attuare. Esattamente lo stesso artificio usato per la redazione degli articoli della dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Una volta definito l’obiettivo da raggiungere, ovvero la libertà umana, bisogna definire il percorso attraverso cui la si vuole raggiungere. Perché, se ai diritti umani non corrispondono doveri umani, e se la comunità politica non è in grado di garantire i primi e far rispettare i secondi, possiamo parlare solo di bei proclami, equivalenti ad una vibrante enciclica del Papa di Roma, in cui il bene deve prevalere sul male ma, forse, solo con la potenza dello Spirito. Per la maggior parte delle persone quella retorica, di duecento anni fa e oltre, è ancora efficace, perché si avvalgono delle capacità analitiche e delle conoscenze di base limitate alla gestione quotidiana della vita e a un uso del pensiero magico e analogico ancora preponderante. Basta che una persona autorevole dica qualcosa che concorda con un senso comune ormai stratificato da secoli di propaganda, che appare incontrovertibilmente vero. Pensiamo all’attuale seguito che hanno ancora le religioni in tutto il mondo, al consenso di cui godono ideologie suprematiste, al successo di pratiche spiritualiste anche nelle società più ricche e avanzate tecnologicamente. Le persone hanno bisogno di credere e di aggrapparsi a dei valori radicati nella identità dei gruppi sociali di appartenenza. Sono la colla delle comunità, la possibilità di fare un discorso comune all’interno di narrazioni unificanti, riconoscendosi come appartenenti a quel destino condiviso.

Grazie all’evoluzione culturale attuatasi nell’ultimo secolo, i principi ideali universali, siano la divinità, la Natura, l’Energia vitale degli elementi, lo Spirito dei popoli, apparentemente autonomi rispetto alla produzione culturale storicamente e socialmente determinata, non possono più essere considerati come soggetti storici da persone con una formazione culturale di tipo scientifico e storico sociale. Possono essere però considerati come elementi valoriali, diffusi da centri di elaborazione culturale, e percepiti come narrazioni unificanti per gruppi sociali molto ampi, anche di centinaia di milioni di persone. Sono individui quelle persone? Nel senso di elementi numerabili di un insieme più ampio sì. Ma nel senso di individuo autonomo che opera scelte libere in base alla propria ragione e coscienza, no. Il credente o il cittadino è una persona che si conforma a un ambiente culturale e valoriale assumendo una identità comune a molti altri e condividendone un destino, inteso nel senso di una serie di condizioni situate in quel momento storico.

Di fronte al destino che stiamo vivendo, noi, in quanto individui, non abbiamo la minima esistenza. Anche per Karl Marx “la vita umana individuale e la vita della specie non sono cose differenti”(Marx 1968, p. 114). Se è vero che potremmo teoricamente associarci, coordinarci e collaborare per esprimere una volontà condivisa, nella pratica non abbiamo né il tempo, né mezzi materiali, né gli strumenti culturali per poterlo fare, quindi non ne abbiamo l’effettiva possibilità se non all’interno dei gruppi sociali già costituiti. Noi non possiamo fermare le guerre in corso così come non possono fermarle le popolazioni che le vivono sulla propria pelle. Come durante le monarchie dell’ancien règime, le aristocrazie decidono i destini delle popolazioni dimostrando che non siamo tutti uguali, che non abbiamo gli stessi diritti, tanto meno gli stessi doveri. Il nostro destino è accomunato da molti fattori, principalmente di nascita, per luogo ed estrazione sociale, mentre ciò che pensa, dice e fa l’individuo singolo è piuttosto ininfluente.

Tre idee della libertà.


Vi sono grossomodo tre macro categorie in cui possiamo definire la libertà.

La prima è quella storicamente precedente della libertà dai vincoli servili, ovvero il godimento dei diritti di cittadinanza. L’uomo libero, molto raramente la donna, era comunque gravato di innumerevoli doveri e obblighi, verso la famiglia, il clan, la città e lo Stato. La vergogna era lo stigma riservato a chi non era in grado di sostenere i propri doveri sociali, tanto che la morte o l’esilio erano considerati mali minori.

La seconda categoria è quella illuminista dell’autonomia razionale dell’individuo, che trova in sé stesso la propria regola morale. Il più alto teorico della libertà come autonomia è stato senza dubbio Immanuel Kant, interpretando anche il senso religioso della colpa, reso possibile dal libero arbitrio. Lui stesso era costretto ad ammettere che la maggior parte delle azioni umane non rispondono all’agire morale e quindi libero, in quanto non sono governate dalla razionalità bensì dalle passioni, dalla paura o da un acritico rispetto delle norme (Kant 1993 p.89). Tenuto conto della estrema difficoltà di agire secondo ragione, i filosofi liberali successivi (Bentham, Stuart Mill, Russell) si attestarono sul criterio del bene come massima utilità. Criterio che, in quanto valutabile solo a posteriori e in effetti non verificabile, si presta ad una concezione negativa della libertà, come possibilità di agire senza creare danno (limitare la libertà) agli altri.

La terza categoria racchiude una visione novecentesca, radicalmente individualista, nata dalla crisi dei valori tradizionali e moderni. Questa visione trova nella libertà l’assenza della repressione delle pulsioni, una forma anarchica individualista della espressione della volontà di potenzanietszcheana, assimilabile all’Unicostirneriano. La libertà diviene quindi il massimo bene per l’individuo, indipendentemente dagli altri.

Quest’ultima accomuna l’anarcocapitalismo dei libertariani reazionari statunitensi, alla Peter Thiel per capirci, con i fascisti storici dannunziani, innamorati dell’età del leone di cui parlò lo Zarathustra di Nietszche. La visione estetizzante di una libertà in cui l’eroico individuo trascende tutti i limiti imposti dalla società e, in un certo qual modo, dalla realtà stessa, si è diffusa grazie alla cultura di massa dopo i movimenti di protesta del 1968 per arrivare fino all’edonismo belusconiano (Perniola 2023, p. 7). Il godimento totale, immediato, permesso dall’uso delle droghe, dalla rottura delle convenzioni della monogamia e dell’eterosessualità, il superamento dell’etica del lavoro e del sacrificio, hanno costituito quella estetica ribelle e individualista delle controculture giovanili. La diffusione al livello mondiale di musica, film, riviste, romanzi e programmi televisivi ha portato alla globalizzazione della società dei consumi e del modello di vita dei giovani libertari, statunitensi ed europei. La virtualità delle esistenze digitalizzate sulla rete e gli aspetti di integrazione cyborg tra umano e macchinico, chimico e informazionale, permettono di superare altri limiti imposti dalla corporeità delle relazioni, superando la barriera fra l’Ego e le sue soddisfazioni pulsionali. Il corpo e la personalità sono vissuti come assemblaggi, di cui scegliere a piacimento gli innumerevoli optional offerti dal mercato: chirurgia, palestra, formazione, esperienze, letture, dispositivi, trattamenti estetici, luogo di abitazione e comunità di prossimità, stimoli sensoriali, abbigliamento e accessori, tatuaggi e piercing. Oggi la libertà viene declinata secondo quella possibilità di scegliere per elezione i simboli da ostentare e i riti di appartenenza a cui partecipare, avendo il tempo e il denaro per goderne.

Peccato che le scelte individuali, o forse a questo punto dovremmo dire dividuali (Baranzani- Vignola 2015, p. 8), ricadano curiosamente in fasce di mercato per cui esiste una offerta globale e ben segmentata, con una visibilità mediatica supportata da campagne di marketing, settoriali fino a livello di quartiere.

Denaro e dipendenza.


Nel momento in cui i limiti fisici del corpo vengono superati, questi diventano indifferenti alla stratificazione sociale. Essere forti, deboli, maschi, femmine, giovani, anziani, bianchi, neri, grassi, magri, non cambia tanto le condizioni di vita quanto essere ricchi.

Grazie alla ricchezza e al denaro i ruoli sociali tradizionali possono essere superati e invertiti. Chi ha particolari doti fisiche, talento o conoscenza le potrà “affittare” a chi ha denaro ma manca di quel “capitale umano”. Attraverso le vetrine sociali, coloro che si vendono e quelli che comprano possono incontrarsi e stabilire patti reciprocamente vantaggiosi. Chi è povero dovrà necessariamente vendersi, sia nel mondo fisico che nella realtà informazionale asincrona e ubiqua.

Finchè vivevamo solo nella realtà dei bisogni materiali dei nostri corpi, c’erano cose che il denaro non poteva comprare. E in effetti è ancora così. Ma nel mondo immateriale dei flussi informativi, il denaro può comprare tutto, persino la gioventù, l’amore e l’immortalità, o comunque dei simulacri credibili per il pubblico spettatore. Pertanto oggi la libertà è la possibilità di disporre di somme di denaro via via crescenti all’aumentare dei bisogni, i quali, una volta soddisfatti, creano ulteriori bisogni da soddisfare. Questa libertà ai livelli assoluti è ovviamente riservata a delle minoranze qualificate che assumono la forma di aristocrazie del denaro, solo in minima parte costituite da persone che hanno reso servigi corrispondenti alla comunità che le alimenta. Nella massima parte i miliardari godono di rendite di posizione, ereditate in base a una fortunata discendenza o a servizi efficaci di estrazione del denaro dalle transazioni del mercato. Abbiamo restaurato la timocrazia, condizione tipica dei tempi di pace e abbondanza.

La disparità di libertà offerta dal denaro, fra i molti che si sostentano e i pochi che non conoscono limiti alle proprie pulsioni desideranti, porta gran parte della classe media a identificare come un obiettivo di giustizia la diffusione generalizzata delle ricchezze destinate ai pochi. Come se ridurre le diseguaglianze potesse rendere tutti ricchi.

Ridurre le diseguaglianze può soltanto rendere tutti meno poveri, ma a condizioni di separare la percezione della felicità dall’idea di benessere consumista (Latouche 2022, p 25).

La ricchezza non è il denaro.


Siamo così abituati a misurare la ricchezza in quantità di denaro che abbiamo perso la cognizione di cosa sia il valore della ricchezza.

Il denaro è una misura, peraltro poco stabile, del valore con cui una proprietà può essere scambiata in un certo momento, ma non è il valore stesso. Per l’economia marginalista, ovvero neoliberista, invece il valore è solo il prezzo che si è disposti a pagare. Il valore è quindi solo una convenzione sociale variabile in base alla situazione specifica (Mazuccato 2018).

Facciamo un esempio. La proprietà privata di un palazzo ci da la possibilità di disporne a piacimento, utilizzandolo, affittandolo o vendendolo. Il valore di questo palazzo è dato dall’utilità, ovvero dalla possibilità di utilizzarlo ma lo misuriamo con la quantità di denaro che qualcun’altro sarebbe disposto a pagarlo per avere questa possibilità, come prezzo di vendita o rendita da affitto.

Se a causa di una forte crisi economica nessuno fosse disposto a comprare il palazzo se non a un prezzo irrisorio, quel palazzo avrebbe quel valore monetario irrisorio, ma la possibilità di utilizzarlo sarebbe sempre la stessa, poniamo per fornire un riparo vitale a duecento persone che non pagano affitto (un enorme valore pratico). Eppure il bene immobile avrà anche un valore di rendita pari a zero. In questo caso la ricchezza è goduta dai duecento occupanti e il valore è l’uso che ne fanno, mentre è nullo per la proprietà. Il palazzo non costituirebbe ricchezza solo se fosse distrutto, quindi inagibile.

In senso più ampio la ricchezza totale è l’insieme delle risorse naturali, dei beni, dei servizi e delle conoscenze che permettono di soddisfare bisogni umani.

Anche le risorse naturali sono ricchezza ma finché non vengono privatizzate (private, sottratte al comune) non hanno un prezzo corrispettivo in denaro. Il denaro è uno strumento che usiamo per scambiare le ricchezze, misurandone quindi il valore al momento dello scambio, ma non è la ricchezza stessa. Il denaro in sé non soddisfa quasi nessun bisogno, se non quello di sentirsi ricchi, e la sua accumulazione ha comunque un costo. Se aumento la quantità di denaro circolante non aumento affatto la quantità di beni, servizi e conoscenze che possono essere acquistati. Questi aumentano soltanto grazie alla produzione umana, sempre di più supportata dall’uso di macchine fisiche e informazionali.

Moltiplicare il denaro in circolazione, quindi, non moltiplica la ricchezza, riduce semplicemente il valore della moneta con l’inflazione, indirizzandone i flussi verso altri soggetti economici. Questo è il ruolo delle politiche monetarie degli Stati, delle banche e della borsa, che riescono a produrre nuovo denaro dal denaro, senza dover produrre beni o servizi. A quelle forme finanziarie ormai consolidate del post-capitalismo si sono affiancate abbastanza recentemente le criptovalute speculative, in cui la creazione di moneta non è legata a nessun valore concreto, se non all’energia necessaria a calcolarne e immagazzinarne l’informazione. Proprio perché instabile e rischioso, ma anche poco tracciabile, il mondo delle transazioni in criptovaluta si presta ad aggirare la fiscalità e le restrizioni legali alla vendita di beni e servizi. Una possibilità in più che i ricchi hanno per superare i limiti imposti dalle legislazioni nazionali.

La libertà positiva


L’idea di una libertà attiva deriva dal concetto di uguaglianza sostanziale, presente nelle costituzioni più avanzate che prevedono un ruolo attivo delle istituzioni, nel garantire ai cittadini l’effettivo godimento dei diritti civili, attraverso i diritti sociali (Mazzetti 1992, p. 174). Tutte quelle parti della Costituzione Italiana e dell’ordinamento amministrativo che promuovono l’inclusione sociale e lo sviluppo delle piene potenzialità della persona, possono essere definite come forme di un godimento di una libertà verticale (Romano 2019, p. 65), possibile solo in quanto si è parte integrata di una comunità organizzata. Il diritto all’abitazione, alla salute, al cibo, all’istruzione, alla sicurezza, possono essere goduti in modo davvero egualitario solo se l’istituzione politica si fa carico della loro attuazione. A quei diritti sociali corrispondono i doveri di tutti i cittadini di provvedere, in proporzione alle proprie capacità, alla possibilità di garantirli. In primis con la tassazione progressiva, ma anche con forme di lavoro sociale, rispetto delle norme di sicurezza, ambientali e del lavoro. Altre forme non obbligatorie di partecipazione alla attuazione della libertà positiva sono le attività di volontariato e di mutualismo all’interno delle comunità locali, cittadine o di quartiere. La libertà positiva per essere goduta ha bisogno del superamento dell’egoismo, tipico della libertà negativa borghese, che pretende soltanto diritti senza i doveri corrispettivi, considerandoli come ingiuste vessazioni e limitazioni della libertà individuale. In sostanza ha bisogno del superamento dell’individuo che si considera individuo, riconoscendosi parte di un destino comune.

Oltre il denaro.


Il sistema economico in cui ci troviamo, anche se presenta livelli di sviluppo differenti e stratificazioni di relazioni economiche anche negli stessi ambienti (Braudel 1981, p.73), ha generalizzato in tutto il mondo l’uso della moneta come mezzo di scambio. Quasi ovunque i dollari o altre valute vengono accettati in cambio di beni e servizi. Anche i paesi cosiddetti “comunisti” hanno integrato un uso del denaro nelle proprie economie, su cui però mantengono un controllo politico molto forte, ovvero la sovranità monetaria e l’indisponibilità di alcune ricchezze al mercato. Ormai ovunque gli sforzi umani sono maggiormente diretti ad aumentare il valore monetario delle merci vendute (e tra queste anche il denaro) piuttosto che ad aumentare la ricchezza totale disponibile per l’umanità. Arrivati al punto in cui i bisogni primari sono stati soddisfatti per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, il capitalismo entra in crisi perché cerca soltanto di far aumentare artificialmente i prezzi di quei beni oramai abbondanti e disponibili, attraverso una scarsità indotta. La guerra permette di distruggere merci costosissime (le armi) per distruggere ricchezze (edifici, veicoli, persone, capacità produttive, materie prime, infrastrutture) aumentando il valore monetario (prezzo) delle ricchezze residue, creandone la scarsità. La crisi, che alza i prezzi la chiamiamo neocolonialismo, competizione commerciale, imperialismo, protezionismo o libero mercato, a seconda che ci convenga vendere o comprare. Era già la tesi de L’accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg più di cento anni fa, solo che si limitava a considerare economie non ancora globalizzate, in procinto di scatenare la Prima Guerra Mondiale.

Tornando all’assunto di partenza per cui il denaro è oggi la misura della libertà degli individui, dobbiamo prendere atto che ci troviamo di fronte ad una scelta radicale.

Se vogliamo una società in cui le persone siano generalmente più libere, dobbiamo decidere se vogliamo che acquisiscano questa nuova libertà attraverso una maggiore disponibilità di denaro o no.

Questa scelta non è volontaristica e dovrebbe scaturire da una analisi scientifica della praticabilità delle due opzioni. Ma le prospettive di riforma all’interno di uno stabile sistema di riferimento, in cui la ricchezza individuale, e pertanto la libertà, si misura nella forma del denaro, rispetto alle prospettive trasformative, chiamiamole rivoluzionarie, in cui la ricchezza e le opportunità non sono strettamente legate alla disponibilità di denaro, non sono opposte (Mazzetti 1992, p. 183). Possono convivere e procedere parallelamente, purché abbiano soggetti politici ed economici in grado di perseguirle entrambe.

La prima opzione racchiude le tante accezioni del libero mercato in cui capitalismo etico, liberalismo di sinistra, e socialismo democratico significano una mitigazione delle diseguaglianze prodotte dalla proprietà privata della ricchezza, senza alcuna rottura del paradigma economico.

La seconda opzione, presente come sotto strato pubblico in tutte le economie, anche in quelle più deregolamentate, è quello di una distribuzione della ricchezza che limiti fortemente l’uso del denaro e che quindi veda una preponderante azione politica e pianificatoria del pubblico sull’economia. Storicamente questa seconda opzione è stata chiamata socialismo, economia pianificata o comunismo, ma anche mutualismo e municipalismo se attuata su scala locale.

Questa scelta è presente come discriminante anche nella nostra idea di “sinistra politica”, in cui una parte progressista e anche estremamente radicale vorrebbe una attuazione compiuta del capitalismo in cui non vi siano altre disparità fra esseri umani che la capacità di spesa, resa peraltro disponibile per tutte e tutti (reddito universale).

La parte restante, e decisamente minoritaria, comprende tutti quegli oppositori della uguaglianza di fronte al mercato, i quali vorrebbero impedire che gran parte della ricchezza possa essere venduta, per goderne collettivamente (beni comuni) o distribuirla in base a criteri politici, ovvero di utilità sociale, senza la mediazione del denaro.

Negli ultimi sessanta anni la prima opzione, quella riformista, praticata attraverso le forme democratiche dell’associazionismo politico e sindacale, ha portato enormi benefici alla popolazione europea, ma ha anche incontrato la controriforma neoliberista nel momento di crisi dello stato sociale keynesiano. L’attuale rottura del precedente equilibrio ci pone oggi di fronte a sfide che non possono più essere affrontate con gli strumenti abituali (governance e sussidiarietà) degli agenti privati nel mercato. La crisi, anche internazionale viene proprio dalla impossibilità di riprodurre questo sistema di estrazione del denaro dal mercato in stallo, o drogato dal debito, che non produce più ricchezza ma al contrario distruzione di ricchezza.

I settori più avanzati del capitalismo tecnologico e finanziario hanno capito che il paradigma del “libero” mercato va distrutto e superato, così come hanno superato la democrazia liberale. Intanto, la sinistra politica fatica ancora a realizzare che la prospettiva trasformativa attuale è diventata nostalgica di un capitalismo “dal volto umano”, liberale o libertario, che non esisterà mai più con quelle caratteristiche.

Una “revisione” del riformismo appare quindi necessaria così come una “rifondazione” del comunismo in base alle nuove condizioni sociali che iniziamo a sperimentare.

Bibliografia


S. Baranzoni – P. Vignola, Cosa potrebbe un corpo? Il dividuale e l’individuazione della filosofia contemporanea, in: La Deleuziana, CRISI DELLE BIOPOLITICHE EUROPEE, n.1 2015.
F. Braudel, La dinamica del capitalismo, il Mulino, 1981.
A. Heller, La teoria dei bisogni in Marx, Feltrinelli, 1974.
I. Kant, Critica della ragion pratica, Rusconi, 1993.
P. Kropotkin, Il mutuo appoggio fattore dell’evoluzione, Lib. internaz. di avanguardia, 1950.
S. Latouche, L’abbondanza frugale come arte di vivere, Bollati Boringhieri, 2022.
H. Lefebvre, Spazio e politica. Diritto alla città II, Ombre Corte, 2018.
R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale (1913), Einaudi, 1967.
K. Marx,Manoscritti economico – filosofici del 1844, Einaudi, 1968.
G. Mazzetti, Dalla crisi del comunismo all’agire comunitario, Editori Riuniti, 1992.
M. Mazzucato, Il valore di tutto, Laterza, 2018.
M. Perniola, Berlusconi o il ’68 realizzato, Mimesis, 2023.
O. Romano, La libertà verticale, Meltemi, 2019.
B. Russell, Un’etica per la politica, Laterza, 1986.
Y. Varoufakis, Tecnofeudalesimo. Cosa ha ucciso il capitalismo, La nave di Teseo, 2023.
#68 #borghesia #capitalismo #comunismo #consumismo #denaro #diritti #filosofia #liberalismo #libertà #punk #superuomo #valore #vogliamoTutto


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Operation Masquerade: l’FBI smantella la rete di router compromessi dall’intelligence militare russa APT28 per il furto di credenziali Microsoft 365
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/operat…


Operation Masquerade: l’FBI smantella la rete di router compromessi dall’intelligence militare russa APT28 per il furto di credenziali Microsoft 365


Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato lo smantellamento di una vasta rete di router domestici e aziendali compromessi dall’Unità 26165 del GRU russo — il gruppo noto come APT28, Forest Blizzard e Fancy Bear. L’operazione, denominata Operation Masquerade, ha neutralizzato un’infrastruttura che al picco contava oltre 18.000 indirizzi IP distribuiti in 120 paesi, utilizzata per intercettare credenziali Microsoft 365 di obiettivi militari, governativi e infrastrutture critiche.

Chi è APT28: l’unità fantasma del GRU


APT28 — conosciuto anche come Forest Blizzard, Fancy Bear, Sofacy Group, Pawn Storm e Sednit — è il braccio cyber dell’85° Centro Principale dei Servizi Speciali del GRU (sigla interna: 85th GTsSS), identificato dai servizi di intelligence occidentali come Unità 26165. Attivo almeno dal 2004, il gruppo ha condotto alcune delle campagne di cyberspionaggio più audaci della storia recente: dall’interferenza nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 all’attacco al Bundestag tedesco, dal DNC all’Olimpiade invernale di Pyeongchang. La caratteristica distintiva di APT28 è la capacità di operare “below the radar”, sfruttando infrastrutture di terzi per rendere l’attribuzione più complessa.

La campagna: come APT28 ha trasformato router domestici in armi di spionaggio


La campagna documentata nell’advisory FBI (PSA260407) si articola in tre fasi distinte. Il punto di ingresso iniziale ha sfruttato una botnet criminale preesistente chiamata MooBot, già attiva su centinaia di router Ubiquiti EdgeRouter con credenziali di fabbrica predefinite (ubnt/ubnt). Successivamente, nel 2025, la campagna si è espansa verso i router TP-Link attraverso lo sfruttamento della vulnerabilità CVE-2023-50224. Nella fase di picco — dicembre 2025 — oltre 18.000 indirizzi IP unici in 120 paesi comunicavano attivamente con l’infrastruttura APT28.

Fase 1: Compromissione del router


Una volta ottenuto accesso ai dispositivi — tramite credenziali predefinite o vulnerabilità note — gli operatori di APT28 installavano un malware persistente capace di sopravvivere ai riavvii del dispositivo (richiedendo un factory reset completo per la rimozione). Il router compromesso veniva quindi arruolato come nodo proxy nell’infrastruttura C2 del gruppo.

Fase 2: DNS Hijacking e Adversary-in-the-Middle


Il cuore tecnico della campagna è il DNS hijacking a livello di router — una tecnica che opera al di sotto del layer applicativo, dove gli strumenti di endpoint security tipicamente non possono intervenire. APT28 modificava le impostazioni DHCP/DNS dei router compromessi, reindirizzando le query DNS verso resolver controllati dagli attori. Un sistema di filtraggio automatizzato analizzava le richieste DNS in transito: per i target di interesse, il resolver GRU restituiva record DNS fraudolenti — in particolare per domini che emulano Microsoft Outlook Web Access — equipaggiati con certificati SSL validi per non triggerare warning nel browser della vittima.

Fase 3: Furto di credenziali M365 e NTLMv2


Le vittime che tentavano di autenticarsi su Microsoft 365 venivano reindirizzate su pagine di phishing ad alta fedeltà. Script Python personalizzati sui router compromessi validavano le credenziali in tempo reale contro i server Microsoft. Il gruppo raccoglieva password in chiaro, token di autenticazione e NTLMv2 digest — particolarmente preziosi per attacchi di pass-the-hash e relay. Parallelamente, APT28 sfruttava anche CVE-2023-23397 (vulnerabilità di Outlook per la divulgazione di hash NTLM) contro obiettivi selezionati.

Target colpiti: militare, governo, infrastrutture critiche


Secondo le agenzie di intelligence coinvolte nell’advisory congiunto — FBI, NSA, NCSC britannico e omologhi europei — i settori primariamente presi di mira includono organizzazioni governative, militari, contractor della difesa e aziende tecnologiche. I paesi con obiettivi confermati includono Repubblica Ceca, Italia, Lituania, Polonia, Ucraina, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti. La presenza dell’Italia nella lista conferma l’interesse persistente del GRU verso obiettivi NATO nell’Europa meridionale.

Operation Masquerade: la risposta dell’FBI


Il Dipartimento di Giustizia ha ottenuto un’autorizzazione giudiziaria (court order) per condurre un’operazione tecnica sui router compromessi negli Stati Uniti. L’FBI ha sviluppato una serie di comandi inviati direttamente ai dispositivi per: raccogliere evidenze forensi sull’attività GRU, reimpostare le configurazioni DNS ai valori legittimi, e disabilitare i meccanismi di accesso non autorizzato. Si tratta di una delle poche operazioni di law enforcement in cui l’FBI ha utilizzato autorizzazioni legali per accedere attivamente a dispositivi privati compromessi — una strategia già impiegata nella disruption di Volt Typhoon e della botnet Qakbot.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Vulnerabilità sfruttate
CVE-2023-50224  - TP-Link Router - Arbitrary Code Execution
CVE-2023-23397  - Microsoft Outlook - NTLM Hash Disclosure

# Hardware primariamente compromesso
- Ubiquiti EdgeRouter (credenziali default: ubnt/ubnt)
- TP-Link SOHO Routers (vari modelli)

# Indicatori comportamentali
- Modifiche DNS/DHCP non autorizzate sulle interfacce LAN
- Traffico DNS verso resolver non configurati dall'utente
- Certificati SSL unexpected per domini M365/OWA
- Connessioni NTLMv2 verso IP non aziendali
- Presenza di script Python su filesystem router (via SSH/Telnet)

# Tecniche MITRE ATT&CK
T1584.001  - Compromise Infrastructure: Domains
T1557.003  - Adversary-in-the-Middle: DHCP Spoofing  
T1040     - Network Sniffing
T1110.001  - Brute Force: Password Guessing
T1566.002  - Phishing: Spearphishing Link

Cosa devono fare i difensori


La natura della minaccia — che opera a livello di infrastruttura di rete anziché su endpoint — la rende particolarmente insidiosa per le organizzazioni che non monitorano attivamente il traffico DNS. Le contromisure prioritarie includono: aggiornare il firmware di tutti i dispositivi SOHO, cambiare immediatamente le credenziali predefinite, disabilitare la gestione remota esposta a Internet, e implementare il DNS-over-HTTPS (DoH) o DNSSEC per resistere a manomissioni DNS. Per le organizzazioni con accesso remoto, è fondamentale imporre MFA phishing-resistant (FIDO2/passkey) su tutti i servizi M365, poiché token e password rubati tramite AitM diventano inutilizzabili senza il secondo fattore hardware. Il monitoraggio di anomalie NTLM — in particolare tentativi di autenticazione verso IP esterni — dovrebbe essere prioritario nei SIEM aziendali.


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„Für Zukunft ist hoffentlich später Zeit, jetzt geht es darum, das Schlimmste zu verhindern. Sich dem Hype zu verweigern, das Fortschrittsversprechen zu hinterfragen, bestimmte Entwicklungen auch ganz abzulehnen und Widerstand zu organisieren – das ist vielleicht nicht die visionärste Antwort auf Big Tech. Aber es könnte genau die Antwort sein, die es jetzt braucht.“

Noch ein 🎯Artikel von @roofjoke bei @netzpolitik_feed netzpolitik.org/2026/konferenz…

#cablesofresistance

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Il Garante privacy sanziona Eni per 96mila euro. Online atto di citazione con i dati personali di 12 firmatari insieme a Greenpeace


Una sanzione di 96mila euro è stata irrogata dal Garante privacy a Eni spa per aver pubblicato sul proprio sito web un atto di citazione integrale con i nominativi di dodici cittadini firmatari insieme a Greenpeace Onlus e ReCommon APS, comprensivo di data e luogo di nascita, codice fiscale e indirizzo di residenza. Un trattamento di dati dichiarato illecito dall’Autorità perché effettuato in violazione dei principi di liceità, correttezza e trasparenza del Regolamento europeo e in assenza di una valida base giuridica.

garanteprivacy.it/web/guest/ho…

@Privacy Pride

10 Years Since the Publication of the Panama Papers


The Slovenian Pirate Party released a statement on April 3rd, 2026, marking the 10th anniversary of the Panama Papers.

Today marks 10 years since the publication of the Panama Papers.


One of the most extensive journalistic investigations in history uncovered millions of documents from the Panamanian law firm Mossack Fonseca. It revealed that numerous politicians, billionaires, and corporations around the world were hiding their assets in tax havens.

Hiding actual ownership through shell companies and channeling funds into tax havens does not serve only tax evasion, but also fraud. Transferring assets to such companies can lead to the defrauding of creditors.

Today, 10 years later, not much has changed. While the majority of people pay their taxes in full, those with the most influence still have the opportunity to game the system. In 2024, judges in Panama even acquitted all employees of Mossack Fonseca of the charges against them.

In the December episode of the Slovenian investigative show Tarča (Target), in which the Pirates also participated, the Slovenian public was able to see how the Mayor of Ljubljana, his family, and his influential circle enjoy luxurious lives despite the multi-million debts created by their past business machinations.

All of this has been made possible precisely by the system that allows the transfer of assets abroad and the concealment of actual company ownership in Slovenia.

The Pirates will continue to consistently advocate for full transparency of company ownership and for restrictions on the transfer of assets to tax havens. It is time to hold the elite accountable and put an end to double standards.

https://piratskastranka.si/mineva-10-let-od-objave-panamskih-dokumentov/


pp-international.net/2026/04/p…

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Ein Rückblick auf die Woche von @annskaja über Sinnloskeit, die fassungslos macht: netzpolitik.org/2026/kw-16-die…

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Zur „ersten Bewegungskonferenz gegen Big Tech“ in Berlin kamen 750 Menschen zusammen. Bei „Cables of Resistance“ ging es um Protest, Betriebsräte und Widerstand gegen Rechenzentren. Die vielleicht radikalste Antwort der Aktivist:innen auf die Macht der Tech-Konzerne: Verweigerung.

netzpolitik.org/2026/konferenz…

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Aziende fallite che vendono vecchie chat di Slack e archivi di email per addestrare l'intelligenza artificiale

Secondo un nuovo rapporto, le startup fallite starebbero cedendo le conversazioni dei loro ex dipendenti a prezzi che possono arrivare fino a 100.000 dollari.

gizmodo.com/failed-companies-a…

@aitech

IntelligenzaArtificiale

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L'Europa non dovrebbe "muoversi in fretta e rompere gli schemi" in materia di diritti fondamentali.

@Privacy Pride

Le proposte del Digital Omnibus, presentate come "semplificazione", rischiano di indebolire le garanzie essenziali del GDPR, della Direttiva ePrivacy e dell'AI Act. Riducendo le tutele e posticipando gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, introducono una logica che ricorda l'approccio "muoviti velocemente e rompi le cose" tipico dell'industria tecnologica. Nelle infrastrutture digitali basate sull'elaborazione di grandi quantità di dati e su processi decisionali automatizzati, tuttavia, gli errori non scompaiono semplicemente. Diventano parte integrante del sistema. Per questo motivo, la regolamentazione è fondamentale per tutelare i diritti delle persone.

Il post di @EDRi

edri.org/our-work/europe-shoul…

Free journalist Ahmed Shihab-Eldin


Dear Friend of Press Freedom:

Threats against the press are coming from all angles: immigration courts, corporate transactions, bad bills, and digital surveillance, to name a few. Read on for the latest, but before you do, use our action center to tell Congress not to reauthorize Section 702 of FISA without real privacy reforms that protect journalists and all Americans.

#FreeAhmed: U.S. journalist Ahmed Shihab-Eldin detained in Kuwait


American-born journalist Ahmed Shihab-Eldin has been detained in Kuwait for the past six weeks, apparently for reposting footage of a U.S. fighter jet crash in that country. You can sign a petition from the Committee to Protect Journalists to help free the award-winning reporter.

Freedom of the Press Foundation (FPF) Deputy Director of Advocacy Adam Rose was once Shihab-Eldin’s colleague at HuffPost. Rose told MS Now, “While we can’t claim the mantle of leadership right now, the U.S. can try to reclaim some dignity if the State Department fights for the immediate release of Ahmed Shihab-Eldin from detention in Kuwait.”


Meet the immigration judge who didn’t get fired


The Trump administration’s laundry list of attacks on the free press grows longer almost every day. But its attempted deportation of Rümeysa Öztürk continues to stand out. Öztürk — who has now opted to self-deport — co-wrote an op-ed the administration didn’t like and in response, it sent masked officers to abduct her off the street and throw her in jail. It doesn’t get more blatant than that.

Last week, the Justice Department fired the immigration judge who tossed out that bogus case, along with another immigration judge who had the nerve to uphold the First Amendment. But one judge’s job is safe: Blake Doughty, who issued an appalling and constitutionally clueless opinion ordering the deportation of photojournalist Ya’akub Vijandre. FPF Chief of Advocacy Seth Stern wrote for The Guardian about how the administration is making immigration judges choose between the constitution and their jobs.


Time for the press to follow Hollywood’s lead


Paramount’s pending merger with Warner Bros. Discovery would harm both the entertainment industry and journalists by steering even more control of the content Americans consume to the Ellison family — which has proven itself ready and willing to censor journalists and others to appease President Donald Trump.

But only one industry is making its voice heard and it’s not the press. Thousands of actors, directors, and others have signed a letter objecting to the transaction and the harm it would cause. Journalists should do the same. As Stern said, “There’s nothing biased or partisan about standing up for the First Amendment and the public’s right to know.”


Stop ‘kids safety’ censorship bills


The Kids Online Safety Act and other bills mandating age verification online purport to protect children’s safety, but in reality they enable censorship by forcing both children and adults to share sensitive personal information, undermining online privacy and anonymous speech.

These laws can easily be used to silence the press and whistleblowers by encouraging removal of news content and making anonymous posting harder, stunting the growth of upstart platforms on which journalists share their work. Use our action center to urge lawmakers to stop taking the bait whenever a censorship bill is disguised as kids safety.


VPN surveillance: Time for transparency and limits on spy powers


Journalists and plenty of other people use virtual private networks to bypass censorship, to protect their location information, and to defend their traffic against network eavesdropping.

This is why we need more government transparency about how U.S. intelligence agencies monitor users of these tools. Are they effectively making an end run around Americans’ right to be free from warrantless surveillance?

It’s also why we need stronger protections for Americans whose communications can be swept up in our government’s foreign spying, starting with reforms of Section 702 of FISA.


What we're reading


Paramount pulls ads from The Ankler after Rushfield boosts ‘Block the Merger’ movement at CinemaCon

The Wrap
Is Paramount trying to make the case against its own merger? If the Ellisons are already punishing news outlets, imagine if they owned CNN and their buddy Trump calls in a favor.


Trump DOJ continues to withhold FISA Section 702 noncompliance records

Cato Institute
The Justice Department and FBI missed a court deadline in a Freedom of Information Act lawsuit about abuse of Section 702 and released heavily redacted records right before Congress was set to vote on the law’s renewal. What are they hiding?


DOJ accuses Biden administration of weaponizing abortion access law

The Washington Post
Good to see the Justice Department cracking down on President Joe Biden’s abuse of the Freedom of Access to Clinic Entrances Act, like that time he had journalists arrested for covering a protest at a church. Oops, no, that was Trump going after journalists like Georgia Fort and Don Lemon.


A journalist filmed an ICE protest at a Minnesota church. Then federal agents showed up at her door

The Guardian
The chilling effect in action: After her arrest, Georgia Fort says she’s “refrained from going to report” when she’s received tips about other actions where there may be civil disobedience.


freedom.press/issues/free-jour…

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Chime Faces Class Action Lawsuit Over April 2026 Data Breach: Complaint Claims It ‘Could Have Been Prevented’
#CyberSecurity
securebulletin.com/chime-faces…
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Laptop farm DPRK smantellata: 9 anni a Kejia Wang, infiltrati in oltre 100 aziende USA e rubato codice ITAR a un defense contractor
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/laptop…


Laptop farm DPRK smantellata: 9 anni a Kejia Wang, infiltrati in oltre 100 aziende USA e rubato codice ITAR a un defense contractor


Si parla di:
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Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha inflitto il 15 aprile 2026 le prime pene detentive significative per un operatore interno del cosiddetto schema “IT worker” nordcoreano: Kejia “Tony” Wang, 42 anni, è stato condannato a 108 mesi di reclusione; Zhenxing “Danny” Wang, 39 anni, a 92 mesi. I due newjerseyani hanno facilitato l’infiltrazione di lavoratori remoti DPRK in oltre 100 aziende americane — molte Fortune 500 — utilizzando identità rubate di almeno 80 cittadini statunitensi e gestendo dal proprio territorio decine di laptop aziendali per mascherare la geolocalizzazione dei tecnici di Pyongyang. Bottino complessivo per il regime: oltre 5 milioni di dollari, più il furto di file ITAR-controlled a un fornitore militare californiano.

L’architettura dello schema: shell company, KVM e laptop farm


La sentenza chiude una delle indagini più significative sulla campagna nordcoreana di generazione di valuta pregiata via lavoro IT remoto, un filone operativo che analisti e Tesoro USA tracciano almeno dal 2018 e che dopo la pandemia ha trovato nel “Great Remote Work” il proprio vettore ideale. Lo schema gestito dai due Wang si articolava su tre piani.

Piano uno: identità sintetica “domestica”. I cospiratori hanno registrato tre shell company statunitensi — Tony WKJ LLC, Hopana Tech LLC e Independent Lab LLC — con relativi siti web e conti bancari, per proiettare verso le aziende clienti l’illusione di un fornitore o candidato domestico legittimo. A questo si sommano le identità rubate: dati anagrafici, SSN e documenti di 80+ cittadini americani, usati per creare CV, profili LinkedIn e verifiche I-9 superficialmente credibili. Gli stipendi netti venivano incassati sui conti delle shell company e riciclati verso la Corea del Nord attraverso una catena di bonifici e criptovalute.

Piano due: laptop farm fisicamente residente negli USA. La vera innovazione operativa è qui. Le aziende vittima spedivano i computer aziendali all’indirizzo del finto dipendente statunitense. Zhenxing Wang ha ospitato decine di questi laptop nella propria abitazione nel New Brunswick, collegandoli a switch KVM-over-IP o soluzioni simili che consentivano ai lavoratori DPRK reali — fisicamente in Nord Corea, Cina o Russia — di controllarli da remoto come se stessero digitando davanti alla macchina. Dal punto di vista dei controlli aziendali, il traffico usciva da un ISP residenziale del New Jersey, l’IP VPN risultava US-based, gli orari di lavoro corrispondevano al fuso orientale: nessuno degli allarmi standard su geo-velocity o impossibile travel scattava. Kejia Wang ha supervisionato l’operazione gestendo la rete complessiva di laptop farm.

Piano tre: monetizzazione e spionaggio opportunistico. Oltre allo stipendio, i lavoratori DPRK sottraevano proprietà intellettuale quando l’occasione si presentava. In un caso documentato dalla procura, gli operativi nordcoreani hanno esfiltrato source code coperto dalle International Traffic in Arms Regulations (ITAR) da un defense contractor californiano — trattamento normativo riservato a tecnologie militari sensibili il cui trasferimento all’estero è soggetto a controllo federale. Un passaggio che trasforma uno schema di frode sul lavoro in un episodio di controspionaggio tecnologico.

Cifre, pene e recuperi


  • Pena Kejia Wang: 108 mesi (9 anni). Guilty plea settembre 2025.
  • Pena Zhenxing Wang: 92 mesi (7 anni e 8 mesi). Guilty plea gennaio 2026.
  • Capi d’imputazione: cospirazione per frode telematica e cospirazione per riciclaggio di denaro.
  • Periodo dell’operazione: 2021 – ottobre 2024.
  • Aziende colpite: oltre 100, distribuite in 27 Stati e District of Columbia; fra queste, diverse Fortune 500.
  • Identità rubate: almeno 80 cittadini USA.
  • Ricavo generato per la DPRK: oltre 5 milioni di dollari.
  • Danni economici alle aziende vittime: oltre 3 milioni di dollari in costi legali, investigazioni forensi e remediation.
  • Compenso incassato dai facilitator USA: 696.000 dollari complessivi.
  • Confisca ordinata: 600.000 dollari (due terzi già versati).

Nove ulteriori co-cospiratori risultano latitanti. Il Dipartimento di Stato ha emesso una taglia da 5 milioni di dollari per informazioni che portino all’identificazione e all’arresto dei soggetti fuggiti.

Perché questa sentenza è uno spartiacque


La campagna IT worker DPRK non è una novità per chi segue la threat intel: FBI, Treasury OFAC, Mandiant, SentinelOne, DTEX, Unit 42 e diversi ricercatori indipendenti ne parlano da anni. Ma le condanne in doppia cifra di anni di carcere, combinate alla confisca e alla ricompensa statale per i latitanti, segnano una discontinuità rispetto alla fase precedente, nella quale il ciclo tipico era identificazione → sanzione OFAC → rimozione da piattaforme freelance. Ora il DOJ sta dimostrando la capacità di smontare anche il nodo domestico — i facilitator americani senza i quali l’intera catena di laptop farm crolla.

Come ha sintetizzato Michael Barnhart, investigatore di DTEX che da anni traccia la materia, «non tutti gli IT worker nordcoreani sono hacker, ma ogni hacker nordcoreano è stato, o può essere, un IT worker». La frase coglie la funzione strategica dello schema: non semplice fraud, ma un bacino di accessi privilegiati ai sistemi target che, al momento opportuno, può essere riconvertito in operazioni di cyberspionaggio o di sabotaggio. Il furto ITAR al fornitore della difesa californiano ne è l’esempio paradigmatico.

Segnali operativi per HR, IT e SOC


Il modello DPRK costringe le aziende a ripensare i controlli di assunzione remota. Diverse segnalazioni convergenti di FBI e vendor di threat intel delineano pattern ricorrenti che i team di HR security e IT dovrebbero codificare:

  • Video interview con volto non chiaro, ritardi audio anomali, rifiuto di accendere camera, uso di filtri AI di beauty/avatar.
  • Indirizzi di consegna laptop in zone residenziali con elevata densità di precedenti indirizzi di altre assunzioni remote (pattern “laptop farm”).
  • Orari di attività incoerenti con il fuso orario dichiarato, accessi VPN che sembrano US ma con fingerprint di sistema (timezone locale, lingua UI, layout tastiera) non coerenti.
  • Utilizzo sistematico di VDI personali, RMM o sessioni RDP nidificate che introducono un hop aggiuntivo tra l’IP endpoint e il sistema aziendale.
  • Richieste anomale di consegna del laptop a indirizzi diversi da quello di assunzione nei primi giorni.
  • Pattern di pagamento verso piattaforme crypto o intermediari esteri anziché conti bancari personali.

Dal lato SOC, conviene integrare regole di detection che confrontino la geolocalizzazione IP dell’endpoint corporate con la timezone effettiva del sistema operativo e con i pattern di input (ritmo di digitazione, layout tastiera attiva): molte laptop farm sono state smascherate proprio da anomalie fra rete e sistema, non dalla sola analisi di rete.

Implicazioni per il mercato europeo


La giurisdizione della condanna è americana, ma il modello è globale. Diverse società europee — inclusi fornitori italiani di servizi IT — hanno già ammesso di aver assunto, in buona fede, lavoratori remoti che rispondevano al profilo DPRK. Il quadro regolatorio UE (NIS2, DORA per il finanziario) non prevede ancora controlli specifici sul rischio “insider nordcoreano”, ma le raccomandazioni FBI e del CISA restano applicabili anche al di qua dell’Atlantico e il CERT italiano ha già diffuso alert generici sul tema. Chi opera con infrastrutture critiche o tecnologie dual-use dovrebbe considerare la due diligence sui contractor remoti un controllo non negoziabile, al pari della verifica antimafia per i subappaltatori fisici.


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„„Rechenzentren sind Vampire, die unseren Gemeinschaften Strom, Wasser, Land und Rohstoffe entziehen.“ Als physische Manifestation des KI-Hypes würden sie sich hervorragend für Mobilisierung eignen, […]. Plötzlich hätten Menschen das abstrakte Thema KI direkt vor der eigenen Haustür.“

🔥Artikel von @roofjoke + Timur bei @netzpolitik_feed zur internationalen Vernetzung auf #cablesofresistance für Widerstand gegen Rechenzentren und „KI“: netzpolitik.org/2026/rechenzen…

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Sei italiano, ma hai scelto un'istanza straniera? Vieni su poliversity.it è un server Mastodon senza limiti di caratteri, con possibilità praticamente illimitate


Qui puoi anche formattare il testo in grassetto, corsivo, grassetto-corsivo, sottolineato,, monospaziato, riferimento ipertestuale e infine puoi scrivere

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Azure MCP in Visual Studio 2022: 230+ strumenti Azure direttamente nell’IDE
#tech
spcnet.it/azure-mcp-in-visual-…
@informatica


Azure MCP in Visual Studio 2022: 230+ strumenti Azure direttamente nell’IDE


Addio alle estensioni: Azure MCP è ormai integrato in VS2022


Fino a poco tempo fa, usare gli strumenti Azure MCP in Visual Studio 2022 richiedeva di cercare un’estensione dal Marketplace, installare un file VSIX, riavviare Visual Studio, e sperare che tutto funzionasse. Se qualcosa andava storto, dovevi disinstallare e reinstallare completamente.

Oggi, Microsoft ha integrato nativamente Azure MCP come parte del workload Azure in Visual Studio 2022. Niente più estensioni separate da gestire, niente più problemi di versione mismatch, un unico percorso di aggiornamento. Se hai già il workload Azure installato, accedi a 230+ strumenti Azure con un semplice click.

Cosa è cambiato realmente


La differenza è fondamentale: prima avresti visto questo flusso:

  1. Aprire Visual Studio Marketplace
  2. Cercare “GitHub Copilot for Azure (VS 2022)”
  3. Scaricare e installare l’estensione VSIX
  4. Riavviare Visual Studio
  5. Sperare che tutto funzioni

Ora il flusso è semplicemente:

  1. Avere il workload Azure installato (già incluso in tante installazioni di VS2022)
  2. Abilitare il server Azure MCP una volta in Copilot Chat
  3. Usare 230+ strumenti Azure direttamente nel tuo IDE


I vantaggi di questa integrazione

1. Zero attrito


Nessun passo di installazione aggiuntivo. Azure MCP arriva automaticamente quando aggiorni Visual Studio, esattamente come gli altri componenti del tuo IDE.

2. Aggiornamenti sincronizzati


La versione di Azure MCP Server viene aggiornata insieme a Visual Studio durante i rilasci regolari. Non ci sono più versioni non allineate tra l’estensione e l’IDE.

3. 230+ strumenti per 45 servizi Azure


Gli strumenti Azure MCP coprono praticamente l’intero ecosistema Azure, da servizi core come Compute e Storage a soluzioni avanzate come Cognitive Services e Machine Learning.

Cosa puoi fare con Azure MCP Tools

Imparare


Chiedi a Copilot Chat informazioni su servizi Azure, best practices, e pattern architetturali direttamente nell’IDE:

// In Copilot Chat:
"Come architettare un'applicazione scalabile su Azure per 1 milione di utenti?"
"Qual è la differenza tra Azure Service Bus e Azure Queue Storage?"

Progettare e sviluppare


Ricevi raccomandazioni su quali servizi Azure usare e genera configurazioni pronte per il tuo codice:

// Copilot suggerisce:
// "Per una web app ad alta concorrenza, consiglio Azure App Service con SQL Database
// e Redis Cache. Vuoi che generi il bicep template?"

Deployare


Provisiona risorse Azure e distribuisci l’applicazione senza lasciare Visual Studio:

// "Crea un'App Service su eastus con auto-scaling da 2 a 10 istanze"
// Copilot esegue i comandi Azure CLI direttamente

Troubleshooter


Accedi a log, verifica lo stato delle risorse, e diagnostica problemi in produzione:

// "Controlla gli ultimi errori nella mia Function App 'MyProcessorApp'"
// Copilot legge i log da Application Insights

Come iniziare

Prerequisiti


  • Visual Studio 2022 (versione recente)
  • Workload Azure installato
  • GitHub Copilot Chat abilitato
  • Credenziali Azure configurate localmente


Passaggi


  1. Apri GitHub Copilot Chat in Visual Studio
  2. Cerca la sezione “Tools” (Strumenti)
  3. Abilita “Azure MCP Server”
  4. Inizia a scrivere prompt relativi ad Azure


Casi d’uso reali per sviluppatori italiani


Startup e PMI con risorse IT limitate: Usare Copilot + Azure MCP elimina la necessità di un DevOps engineer separato per compiti di infrastruttura semplici.

Team già in Azure: Se usi già servizi come Azure App Service, SQL Database, o Azure Functions, gli strumenti MCP ti permettono di gestirli senza alternare tra Visual Studio e il portale Azure.

Development in Cloud: Con Azure MCP integrato, puoi debuggare, deployare, e troubleshootare applicazioni cloud interamente dall’IDE, migliorando la produttività.

Conclusione


L’integrazione nativa di Azure MCP in Visual Studio 2022 è un esempio di come Microsoft continua a eliminare frizioni dai workflow degli sviluppatori. Non è una feature entusiasmante sulla carta, ma nella pratica quotidiana risparmia tempo e riduce la complessità gestionale. Per qualsiasi team che sviluppa su Azure, abilitare Azure MCP in Copilot Chat dovrebbe essere una delle prime cose da fare.

Fonte: Microsoft Visual Studio Blog – Azure MCP Tools Now Ship Built Into Visual Studio 2022


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Die Justizministerin hat das lange erwartete Gesetz zum Schutz vor digitaler Gewalt vorgelegt. Betroffene sollen mutmaßliche Täter*innen leichter verklagen können. Für sexualisierte Deepfakes drohen bis zu zwei Jahre Haft. Im Entwurf steckt aber auch die Neuauflage der Speicherung von IP-Adressen.

netzpolitik.org/2026/deepfakes…

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