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oggi, 20 maggio, a milano, alla fondazione mudima: presentazione di “tra ombre e luce. donne e fotografia nel novecento”, di monica di barbora (viella, 2026)


locandina presentaz TRA OMBRE E LUCE, Donne e fotografia nel '900_ di Monica Di Barbora_ Viella 2026
cliccare per ingrandire

Questo volume ricostruisce la storia delle relazioni tra donne e fotografia nel XIX e, soprattutto, nel XX secolo.

Collocando nell’inquadratura figure che ne sono state a lungo escluse e ricostruendo una storia più complessa della produzione e della circolazione delle immagini, Monica Di Barbora ci aiuta a capire come questa particolare vicenda si inserisce nella più generale storia delle donne.

A partire dal contesto italiano, ma con un continuo e necessario allargamento dello sguardo, una visione panoramica articolata fa da sfondo ad alcuni racconti biografici, che permettono di restituire la ricchezza e la concretezza delle scelte individuali. Un intreccio di percorsi che compongono una biografia collettiva, da cui emerge il ventaglio di opportunità che la fotografia ha offerto alle donne: opportunità di trovare uno spazio nel mondo, in termini professionali e di espressione di una propria visione sociale, politica, estetica, culturale.

Dialogano con l’autrice, Simona Pezzano e Adolfo Mignemi.

La presentazione si inserisce nel progetto espositivo Sguardi sul lavoro – Il racconto di un fotoreporter d’eccezione, le testimonianze di due archivi fotografici,
sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
L’iniziativa è a cura di Fondazione Isec.
#AdolfoMignemi #archivi #archiviFotografici #DirezioneGeneraleCreativitàContemporaneaDelMinisteroDellaCultura #donneEFotografia #donneEFotografiaNelNovecento #FondazioneIsec #FondazioneMudima #foto #fotografia #fotografie #fotoreportage #MonicaDiBarbora #Mudima #reportage #SguardiSulLavoro #SimonePezzano #StrategiaFotografia #StrategiaFotografia2025 #TraOmbreELuce #Viella

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Chinese researchers sprayed cyanobacteria onto desert sand and turned it into stable soil in just 10 months. Cyanobacteria oozes sticky sugars that glue loose grains of sand into a crust that’s tough enough to cut wind erosion and trap water — and then those bacteria photosynthesize, leaving behind organic matter, and pull nitrogen from the air, converting it into fertilizer. Drop seeds into the soil 10-16 months later and they’re very happy. timesofindia.indiatimes.com/sc…
#ShareGoodNewsToo
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La ricerca Google come la conosci è finita


Martedì, durante la conferenza Google I/O, Google ha presentato una revisione completa del motore di ricerca basata sull'intelligenza artificiale, incentrata su una "casella di ricerca intelligente" completamente ripensata

techcrunch.com/2026/05/19/goog…

@informatica

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Pannella, Pannella... ma quanto t'ho votato?!?! Milioni di volte...

rainews.it/articoli/2026/05/di…

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Great work by #DropSiteNews' #RyanGrim, #MurtazaHussein and #AqasAhmed!

From Mutual Suspicion to Political Embrace: How the U.S. Learned to Stop Worrying and Love Pakistan
dropsitenews.com/p/pakistan-me…

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Mandato di arresto dalla CPI per Smotrich: “Sarà guerra”. E ordina la demolizione di un villaggio palestinese

La Corte penale internazionale ha chiesto un mandato di arresto per Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, Bezalel Smotrich, Ministro delle Finanze e per Itamar Ben Gvir, Ministro della sicurezza. Una notizia che era stata anticipata dal quotidiano israeliano Haaretz e che viene commentata dallo stesso Smotrich in una conferenza stampa nella quale il leader del partito Sionismo Religioso ha immediatamente rilanciato. "È una corte antisemita", ha detto riferendosi ai giudici de L'Aja.

#gaza

fanpage.it/esteri/mandato-di-a…

#gaza
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Hoepli in Milan - Books are not mere objects but cultural assets

#books #libraries #Milan #culturalheritage #culture #mindset #collectivepower

c.org/NphmKHGJPk

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Passkey in Microsoft Entra ID: perché l’enforcement con Conditional Access è fondamentale
#tech
spcnet.it/passkey-in-microsoft…
@informatica


Passkey in Microsoft Entra ID: perché l’enforcement con Conditional Access è fondamentale


Introduzione: le passkey non bastano da sole


Le passkey rappresentano uno dei passi più significativi nell’evoluzione dell’autenticazione moderna. Basate sullo standard FIDO2, eliminano le password tradizionali sostituendole con coppie di chiavi crittografiche legate al dispositivo e all’identità biometrica dell’utente. Su Microsoft Entra ID, abilitare le passkey è diventato relativamente semplice — il vero problema emerge subito dopo: abilitarle non significa renderle obbligatorie.

Molte organizzazioni configurano le passkey come metodo di autenticazione disponibile e si fermano lì, convinte di aver rafforzato significativamente la loro postura di sicurezza. In realtà, senza un enforcement esplicito tramite Conditional Access, l’utente può ancora scegliere di autenticarsi con password e SMS — esattamente come prima. Questo scenario introduce un rischio spesso sottovalutato: il downgrade attack.

Cos’è un downgrade attack nel contesto dell’autenticazione


Un downgrade attack, nell’ambito dell’autenticazione, non è un attacco sofisticato nel senso tradizionale del termine. È semplicemente la possibilità di utilizzare un metodo di autenticazione meno sicuro rispetto a quello ideale. Dal punto di vista dell’utente, si manifesta come il familiare link “Accedi in un altro modo” nella schermata di login di Microsoft.

Gli attaccanti dispongono di toolkit avanzati — come Evilginx2 o strumenti analoghi — capaci di rilevare automaticamente quali metodi di autenticazione sono disponibili per un determinato account. Se il sistema accetta password + SMS come alternativa alla passkey, l’attaccante sfrutterà il percorso più debole. La passkey registrata diventa di fatto irrilevante dal punto di vista della sicurezza pratica.

Il problema non è tecnico, è organizzativo: manca il tassello dell’enforcement. Ed è qui che entra in gioco Conditional Access insieme alle Authentication Strengths.

Authentication Strengths: il fondamento dell’enforcement


Microsoft Entra ID offre il concetto di Authentication Strength come meccanismo per specificare non solo che si richiede la MFA, ma quali specifici metodi sono accettati. Esistono tre Authentication Strengths predefinite:

  • Multifactor authentication — la più permissiva, accetta password + qualsiasi secondo fattore (incluso SMS)
  • Passwordless MFA — richiede metodi senza password, come Windows Hello o Microsoft Authenticator
  • Phishing-resistant MFA — la più restrittiva, accetta solo certificati, Windows Hello for Business, passkey FIDO2

Il problema è che la maggior parte delle organizzazioni usa ancora la prima categoria — quella meno restrittiva. Alcune sono migrate dalla vecchia grant control “Require MFA”, ma si sono fermate al livello base. Usare Phishing-resistant MFA come Authentication Strength è già un passo corretto, ma la vera potenza arriva con le Custom Authentication Strengths.

Custom Authentication Strengths: controllo granulare


Le Authentication Strengths personalizzate permettono di specificare esattamente quali metodi sono ammessi, incluso il vincolo a specifici tipi di passkey tramite gli AAGUID (Authenticator Attestation GUID). Ogni tipo di passkey certificata — YubiKey 5C NFC, Google Titan, Microsoft Authenticator su iOS — ha il proprio AAGUID. Limitare l’accesso a specifici AAGUID garantisce che solo i dispositivi approvati dall’organizzazione possano autenticarsi.

Questo livello di granularità è particolarmente importante per gli account amministrativi, dove il rischio di compromissione è massimo.

Configurare la policy Conditional Access di baseline


Il punto di partenza consigliato è una policy di Conditional Access che prenda di mira un gruppo pilota di utenti che hanno già registrato una passkey. La policy deve:

  1. Essere creata inizialmente in modalità report-only per monitorare l’impatto senza bloccare gli accessi
  2. Targetizzare un security group contenente gli utenti del pilota
  3. Usare la grant control “Require authentication strength” con l’Authentication Strength appropriata
  4. Essere attivata in produzione solo dopo aver verificato i log di accesso e confermato che tutti gli utenti del gruppo hanno una passkey funzionante

Man mano che più utenti registrano le passkey, il gruppo viene espanso. Questo approccio graduale riduce il rischio di lockout e costruisce fiducia nelle varie business unit.

Account amministrativi: requisiti più stringenti


Gli account privilegiati richiedono una policy separata e più restrittiva. Le considerazioni principali sono:

  • Creare una Custom Authentication Strength dedicata agli amministratori che accetti solo passkey specifiche (con AAGUID approvati)
  • La policy Conditional Access per gli admin deve targetizzare esclusivamente le identità amministrative
  • Aggiungere condizioni supplementari: accesso solo da reti trusted, dispositivi compliant o hybrid-joined
  • Mantenere policy separate per accessi admin e utenti standard: facilita il troubleshooting e riduce la complessità

Un pattern comune negli ambienti Entra è la mancanza di protezioni specifiche per gli account amministrativi. Spesso questi account non hanno policy Conditional Access dedicate, o le policy esistenti si basano su MFA generica anziché su metodi phishing-resistant. Gli account amministrativi sono il bersaglio primario degli attaccanti: una compromissione a questo livello equivale a una compromissione del tenant.

Come usare i Sign-in Logs per verificare l’efficacia


Una volta attivate le policy in report-only, i log di accesso di Entra ID mostrano il risultato teorico della policy per ogni accesso. Per ogni evento di login è possibile vedere quale Authentication Strength è stata valutata, se l’accesso avrebbe soddisfatto i requisiti e quale metodo è stato effettivamente utilizzato.

Filtrando per gli utenti del gruppo pilota è possibile identificare chi ancora non ha registrato una passkey o chi tenta di usare metodi alternativi. Questo permette un’azione proattiva prima di attivare la policy in enforcement completo.

Conclusione: l’enforcement è dove il valore si manifesta


Le passkey sono una tecnologia potente e in rapida evoluzione, soprattutto nell’ecosistema Microsoft. Ma la loro efficacia dipende interamente dall’enforcement. Distribuire passkey senza Conditional Access che ne imponga l’uso equivale a blindare la porta principale lasciando le finestre aperte.

La sequenza corretta è: abilitare le passkey → creare le Custom Authentication Strengths appropriate → configurare le Conditional Access policy in report-only → espandere gradualmente il gruppo → attivare l’enforcement. Gli account amministrativi richiedono attenzione immediata e policy separate con requisiti più stringenti, incluso il binding a AAGUID specifici.

In un contesto di minacce sempre più sofisticate — con phishing kit come Tycoon 2FA che aggirano la MFA tradizionale — i metodi phishing-resistant non sono più un’opzione premium: sono il requisito minimo per chi gestisce identità critiche nel cloud Microsoft.


Fonte: Passkeys Aren’t Enough: Why Enforcement Matters in Entra ID — Petri IT Knowledgebase, Brandon Colley (TrustedSec)


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Domani alle 17.00 Claudio Paolucci (Università di Bologna) terrà la conferenza "Macchine dotate di linguaggio. Che cosa l’Intelligenza artificiale generativa ci dice dell’essere umano"

L'incontro si terrà IN PRESENZA e ONLINE.

SEDE FISICA dell'incontro: Centro Nexa su Internet e Società, Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino (1° piano).
Per accedere alla sala si raccomanda di suonare al citofono Portineria e di seguire le indicazioni segnalate lungo il percorso.
QUI<nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come raggiungerci.

STANZA VIRTUALE dell'incontro: didattica.polito.it/VClass/Nex…

Maggiori informazioni alla pagina: nexa.polito.it/mercoledi-194

@Intelligenza Artificiale

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QLNX: il nuovo implant Linux silenzioso che saccheggia la supply chain del software
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/qlnx-i…


QLNX: il nuovo implant Linux silenzioso che saccheggia la supply chain del software


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Un nuovo implant Linux mai documentato prima — denominato Quasar Linux RAT (QLNX) — sta prendendo di mira sviluppatori e ambienti DevOps con l’obiettivo di appropriarsi silenziosamente delle credenziali più preziose del ciclo di sviluppo software: token npm, PyPI, AWS, Kubernetes, GitHub e molto altro. La scoperta, opera dei ricercatori Aliakbar Zahravi e Ahmed Mohamed Ibrahim di Trend Micro, descrive uno strumento che non si limita ad essere un semplice trojan di accesso remoto, ma una piattaforma di spionaggio industriale progettata per persistere, nascondersi e colpire l’intera supply chain del software.

Cosa rende QLNX diverso dagli altri RAT Linux


A differenza di molti implant Linux che puntano sulla semplicità, QLNX è costruito come una piattaforma d’attacco coerente e modulare. Il suo punto di forza non sta in una singola tecnica innovativa, ma nell’integrazione armoniosa di più capacità offensive che si concatenano in un flusso d’attacco preciso: arriva, cancella le tracce dal disco, si radica con sei meccanismi ridondanti, si nasconde sia a livello userspace che kernel, e infine raccoglie sistematicamente le credenziali che contano davvero.

Il malware esegue filelessly dalla memoria, mascherandosi da thread del kernel attraverso nomi come kworker o ksoftirqd — nomi che ogni amministratore di sistema Linux incontra quotidianamente nei propri processi. Questo lo rende praticamente invisibile a una normale ispezione manuale. È inoltre in grado di profilare l’host per rilevare ambienti containerizzati, cancellare i log di sistema e stabilire persistenza attraverso non meno di sette metodi diversi, tra cui systemd, crontab e shell injection nel file .bashrc.

Un harvester di credenziali pensato per la supply chain


Il componente di furto credenziali di QLNX è ciò che lo rende particolarmente pericoloso per l’ecosistema open source. Il malware estrae sistematicamente segreti da un elenco preciso di file ad alto valore per uno sviluppatore:

File target di QLNX per il furto credenziali:

.npmrc              → Token di pubblicazione npm
.pypirc             → Credenziali PyPI
.git-credentials    → Credenziali Git
.aws/credentials    → Chiavi di accesso AWS
.kube/config        → Credenziali Kubernetes
.docker/config.json → Autenticazione Docker Registry
.vault-token        → Token HashiCorp Vault
.env                → Variabili d'ambiente con segreti
**/terraform.tfvars → Credenziali Terraform
GitHub CLI tokens   → Token di accesso GitHub

Il rischio non è solo per lo sviluppatore compromesso: un attore che ottiene accesso a uno di questi token può pubblicare pacchetti malevoli su npm o PyPI, accedere all’infrastruttura cloud o muoversi lateralmente attraverso pipeline CI/CD. È esattamente il meccanismo che ha consentito attacchi supply chain devastanti in passato, come l’operazione TeamPCP che ha colpito oltre 160 pacchetti npm e PyPI nelle scorse settimane.

Architettura rootkit a doppio livello: LD_PRELOAD + eBPF


L’aspetto più sofisticato di QLNX è la sua architettura rootkit a due livelli, che combina tecniche di occultamento a livello userspace e kernel.

Il primo strato è un rootkit userland deployato attraverso il meccanismo LD_PRELOAD del dynamic linker di Linux. Questo garantisce che tutti gli artefatti e i processi dell’implant rimangano nascosti agli strumenti di ispezione standard. Il secondo strato è un componente kernel-level basato su eBPF (Extended Berkeley Packet Filter) — il potente sottosistema Linux originariamente pensato per il networking e l’osservabilità dei sistemi. QLNX sfrutta eBPF per nascondere processi, file e porte di rete agli strumenti userland come ps, ls e netstat, su istruzione del server di comando e controllo (C2).

L’uso offensivo di eBPF per il rootkitting è una tendenza già documentata da altri ricercatori, ma la sua integrazione in un RAT con builder pipeline modulare indica una maturazione significativa di queste tecniche al di fuori di ambienti di ricerca accademica.

Backdoor PAM: furto di credenziali SSH in tempo reale


QLNX include anche un backdoor basato su PAM (Pluggable Authentication Module) che intercetta le credenziali in chiaro durante gli eventi di autenticazione SSH. Il componente PAM inline-hook registra i dati delle sessioni SSH in uscita e li trasmette al C2. È inoltre presente un secondo logger PAM che viene caricato automaticamente in ogni processo collegato dinamicamente, per estrarre nome del servizio, username e token di autenticazione.

Questa tecnica è particolarmente insidiosa perché i moduli PAM girano tipicamente con privilegi root e operano a un livello così basso nello stack di autenticazione che la maggior parte dei sistemi di monitoring tradizionali non riesce a intercettarli. Non a caso, negli ultimi mesi sono emersi altri strumenti simili — come PamDOORa, venduto su forum russi di cybercrime per 900 dollari — che sfruttano lo stesso vettore.

58 comandi C2 e un’infrastruttura operativa completa


QLNX supporta ben 58 comandi distinti che conferiscono agli operatori il controllo completo dell’host compromesso. Le capacità operative includono esecuzione di shell commands, gestione file, code injection nei processi, cattura di screenshot, keylogging, SOCKS proxy, TCP tunneling, esecuzione di Beacon Object Files (BOFs) — la stessa tecnica usata da Cobalt Strike — e gestione di una rete P2P mesh tra host compromessi.

La comunicazione con il C2 avviene su tre protocolli — TCP grezzo, HTTPS e HTTP — con un loop persistente che tenta continuamente di mantenere attiva la connessione. La vettore di infezione iniziale rimane ancora sconosciuto, ma una volta stabilito il foothold, QLNX cancella i propri artefatti dal disco e avvia la fase operativa principale.

Indicatori di compromissione e contromisure


QLNX evidenzia una tendenza preoccupante: la supply chain del software sta diventando il bersaglio privilegiato di attori sofisticati, perché compromettere un singolo sviluppatore con accesso ai registri npm o PyPI può avere effetti moltiplicatori su migliaia di utenti downstream. Per i team di sicurezza, alcune contromisure prioritarie:

  • Ruotare regolarmente tutti i token di pubblicazione per npm, PyPI, GitHub e altri registri, soprattutto dopo accessi da sistemi non familiari.
  • Monitorare processi Linux con nomi simili a thread del kernelkworker, ksoftirqd ecc. — che non corrispondono agli effettivi thread del kernel: strumenti come pstree con verifica del PPID possono rivelare anomalie.
  • Verificare l’integrità dei moduli PAM: controllare regolarmente che i file .so nei percorsi PAM non siano stati modificati rispetto alla versione del package manager.
  • Abilitare audit logging di eBPF per rilevare il caricamento di programmi eBPF non autorizzati: auditctl -a always,exit -F arch=b64 -S bpf.
  • Isolare i segreti CI/CD dall’ambiente di sviluppo locale, usando secret manager dedicati piuttosto che file in chiaro su disco.

Trend Micro ha pubblicato i dettagli tecnici completi nel proprio blog di ricerca. La natura fileless di QLNX e il suo doppio rootkit rendono il rilevamento basato su signature sostanzialmente inefficace: la difesa deve puntare su behavioral analytics e monitoraggio delle anomalie a livello di syscall, combinati con soluzioni EDR capaci di ispezionare la memoria dei processi.


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Utente su cryptpad.fr


Qualcuno potrebbe provare a creare un utente su cryptpad.fr e dirmi se ci riesce?

Sono mesi che ci provo, dal telefono, dal PC di casa, dal PC dell'ufficio, con Firefox, con Edge, niente, mi dice sempre "si è verificato un errore inaspettato 😀" (sì, c'è anche la faccina che sorride in fondo).

Non ci metterete più di 10 secondi, vedrete.

Lo stesso identico problema ce l'ho su dcmnt.eu (sempre un'istanza CryptPad).

Ma com'è possibile che per me sia impossibile iscrivermi ad un'istanza CryptPad?

#cryptpad

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Scuola, la scelta obbligata dei manuali digitali. Un risparmio apparente che penalizza la didattica

Il passaggio al libro digitale ha costi e impatti didattici. Oltre agli studi che dimostrano i vantaggi dello studio su carta, i device sono spesso anche una fonte di distrazione. Il tutto, mentre si vieta l’uso dei telefoni a scuola

editorialedomani.it/fatti/scuo…

@scuola

Unknown parent

mastodon - Collegamento all'originale

Comandante Virgola

@mrphelz @sposadelvento @macfranc @giacomo
amica prof di matematica: il libro costa dieci sacchi, ed è sempre lo stesso da anni (così i ragazzi possono comprarlo usato) : cambiano solo le pagine degli esercizi (la Matematica ancora non è cambiata 🤭) e basta solo sfogliare un po' per trovare gli stessi esercizi anche a pagine diverse. Certo i rappresentanti delle case editrici vengono tutti gli anni con nuove edizioni, più care ovviamente, ma le copie campione finiscono in biblioteca per le cessioni in uso gratuito ai non abbienti
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Automated Transfer Vehicle (in sigla ATV) è stato un veicolo di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale, in servizio tra il 2008 e il 2015. Era composto da un modulo di servizio, con propulsione, avionica, computer di bordo e i caratteristici pannelli solari a “X”, e da un modulo di carico, a sua volta suddiviso in una sezione anteriore pressurizzata, nella quale gli astronauti potevano entrare per recuperare il carico “secco”, e una posteriore non pressurizzata, contenente i serbatoi dei fluidi e del propellente da trasferire alla ISS tramite tubazioni.

Veniva lanciato con Ariane 5 e riforniva la ISS con sei tonnellate e mezzo di acqua, aria, cibo, vestiti, propellente, pezzi di ricambio e attrezzature scientifiche. A differenza del precedente Multi-Purpose Logistics Module (MPLM), che veniva agganciato tramite il braccio robotico della stazione, ATV disponeva di un sistema di navigazione ad alta precisione che lo guidava verso l’avamposto orbitale, dove attraccava automaticamente al modulo russo Zvezda.

Oltre ai rifornimenti, svolgeva altri due compiti: riportava la ISS nell’orbita corretta con una manovra chiamata “reboost”, che compensava la graduale perdita di quota dovuta all’attrito atmosferico, e veniva riempito con i rifiuti prodotti e accumulati sulla stazione, per poi essere sganciato e lasciato bruciare sopra l’Oceano Pacifico durante il rientro nell’atmosfera. Quest’ultima funzione non era affatto secondaria, perché liberava la stazione di tonnellate di materiale altrimenti ingombrante.

Sono state prodotte cinque unità di ATV, intitolate ad altrettante grandi personalità della cultura europea: Jules Verne, Johannes Kepler, Edoardo Amaldi, Albert Einstein e Georges Lemaître. Nel 2012, a bordo della terza unità di ATV, viaggiò una copia della lettera con cui, più di cinquant’anni prima, Edoardo Amaldi aveva lanciato l’idea di un’agenzia spaziale europea. La lettera venne simbolicamente firmata dagli astronauti della ISS e fece ritorno sulla Terra, dove oggi è conservata presso l’Università La Sapienza.

Dopo il pensionamento di ATV, il suo ruolo è stato assunto da Cygnus e da altri veicoli di rifornimento. Il progetto di ATV, però, è stato la base per lo sviluppo del modulo di servizio europeo della navicella Orion, che finora ha volato due volte, nel 2022 e nel 2026.


Quiz del lunedì. Il modulo di servizio europeo ESM della navicella Orion è stato sviluppato a partire da un altro veicolo spaziale dell'ESA. Quale?

Appuntamento a domani per la discussione delle risposte, non suggerite e non cercate su internet!

#QuizTime
@astronomia


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#newbook di #CisalpineStudies

📖 Coral Lies: Unveiling Technological Exchange and Trade in the Early Iron Age, di Giulia Berruto

🔍 Uno #studiointegrato tipologico, archeometrico e archeo-tecnologico di 372 reperti in presunto #corallo suggerisce una possibile ricostruzione delle sequenze di #produzione dei #manufatti e facendo luce sulle #tecnologie e le #interazioniculturali in Europa nell'età del Ferro

✨ Leggilo qui in #OpenAccess: libri.unimi.it/index.php/cisal…

@cultura

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Since this morning I've been trying to post articles and comments on my #X handle x.com/smaurizi, as I have been doing for the past 15 years, BUT #X does NOT allow me to publish my posts. I have no explanations!
#x
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𝗥𝗶𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗧𝗲𝗿𝗿𝗮!
Nuovi studi stanno riscrivendo la storia della "Grande Discontinuità", il più grande vuoto di conoscenza nel registro roccioso terrestre dove mancano centinaia di milioni di anni di storia. Analizzando rocce nel nord della Cina, alcuni ricercatori hanno scoperto che tra 2.1 e 1.6 miliardi di anni fa la Grande Discontinuità sia stata innescata dalla formazione e frammentazione del supercontinente Columbia.
buff.ly/62r1Off
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Four Malicious npm Packages Steal SSH Keys, Cloud Credentials, and Crypto Wallets in Coordinated Supply Chain Attack
#CyberSecurity
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Hackers Actively Exploiting Critical NGINX RCE Vulnerability in the Wild
#CyberSecurity
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CISA Warns of Actively Exploited Microsoft Exchange Server XSS Flaw — Patch by May 29
#CyberSecurity
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Windows ‘MiniPlasma’ Zero-Day Grants SYSTEM Privileges on Fully Patched Systems — Public PoC Released
#CyberSecurity
securebulletin.com/windows-min…
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Save the Children, il 15,4% degli studenti che vive in zone disagiate abbandona la scuola

@scuola

corriereuniv.it/save-the-child…

Il 15,4% degli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado che vive in zone svantaggiate abbandona la scuola. È il dato che emerge da

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caractères / henri pousseur. 1961


youtu.be/S4yfCoN5KpI?is=Aemvhh…

Henri Pousseur (1929-2009): Caractères, due pezzi per pianoforte (1961).

Steffen Schleiermacher, pianoforte

Cover image by Simon Schubert
#Caractères #contemporaryMusic #HenriPousseur #musicaContemporanea #SimonSchubert #SteffenSchleiermacher

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Gli Stati Uniti archivieranno le accuse di corruzione nei confronti di Gautam Adani, imprenditore indiano tra i più ricchi al mondo.

Per far ritirare le accuse, Adani si è impegnato a investire 10 miliardi di dollari negli Stati Uniti e ad assumere 15mila persone.

ilpost.it/2026/05/19/archiviat…

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Volevo lanciare un msg a favore dei malati di mente perchè i mass media li dipingono spesso come possibili attentatori kamikaze o altro la stragrande maggioranza sono le persone più tranquille del pianeta, molto sensibili e soffrono veramente tanto la loro disabilità! 🤗✌️
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RAM prices explained.

Edit : this image is AI slop. I didn't catch it at first and now I feel like a tool. This post blew up, so I'm gonna leave it. I will be much more careful in the future.

#RAM #tech #Linux #AI #LateStageCapitalism

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A caccia di un gemello della Terra
L’astronomo ginevrino Didier Queloz, premiato con il Nobel per la scoperta del primo esopianeta, guida un progetto per trovare un pianeta con condizioni uguali al nostro
rsi.ch/s/3748369
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miles davis septet, live in oslo, 1971


youtu.be/v0IGV0SG4uQ?is=srKmyO…

Miles Davis trumpet, Keith Jarrett el. piano, Gary Bartz sax, Michael Henderson bass guitar, Leon “Ndugu” Chancler drums, Charles Don Alias percc., James “Mtume” Forman percc.

00:00:00 Directions (J. Zawinul)
00:11:41 Honky Tonk (M. Davis)
00:21:41 What I Say (M. Davis)
00:35:36 Sanctuary (W. Shorter)
00:40:46 It’s About That Time (M. Davis)
00:53:38 Yesternow (M. Davis)
01:03:48 Funky Tonk (M. Davis)
01:10:37 Sanctuary (W. Shorter)

Concert with Miles Davis Septet from Chateau Neuf, Oslo Norway, November 9, 1971.

Director: Bob Williams
#BobWilliams #CharlesDonAlias #ChateauNeuf #GaryBartz #JamesMtumeForman #jazz #KeithJarrett #LeonNduguChancler #MichaelHenderson #MilesDavis #MilesDavisSeptet #musicA #Oslo

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CVE-2026-42897: vulnerabilità critica XSS in Exchange Server OWA — mitigazione di emergenza disponibile
#tech
spcnet.it/cve-2026-42897-vulne…
@informatica


CVE-2026-42897: vulnerabilità critica XSS in Exchange Server OWA — mitigazione di emergenza disponibile


Cos’è la vulnerabilità CVE-2026-42897


Il 14 maggio 2026 Microsoft ha divulgato pubblicamente una vulnerabilità critica nei propri server Exchange on-premises, tracciata come CVE-2026-42897. La falla, classificata come Cross-Site Scripting (XSS), risiede nel componente Outlook Web Access (OWA) e permette a un attaccante di eseguire codice JavaScript arbitrario nel browser della vittima senza richiedere alcuna interazione complessa: è sufficiente che l’utente apra una email appositamente confezionata direttamente dalla webmail.

La vulnerabilità è già sfruttata attivamente in the wild: la CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency) degli Stati Uniti l’ha aggiunta al proprio catalogo di vulnerabilità note e sfruttate (Known Exploited Vulnerabilities) con scadenza obbligatoria di remediation al 29 maggio 2026 per le agenzie federali americane. Il rischio per le organizzazioni private è ugualmente elevato.

Versioni di Exchange Server interessate


La vulnerabilità colpisce esclusivamente i server Exchange installati on-premises. In particolare:

  • Exchange Server 2016
  • Exchange Server 2019
  • Exchange Server Subscription Edition (SE)

Exchange Online non è interessato: le organizzazioni che utilizzano esclusivamente il servizio cloud Microsoft 365 non devono intraprendere alcuna azione. Il rischio è confinato a chi gestisce ancora infrastrutture Exchange on-premises, scenario ancora comune in contesti enterprise con requisiti di compliance, residenza del dato o integrazione con sistemi legacy.

Come funziona l’attacco


Il vettore di attacco è particolarmente insidioso perché non richiede configurazioni particolari lato vittima: l’attaccante invia una email con contenuto HTML appositamente costruito. Quando il destinatario apre il messaggio tramite OWA, il payload JavaScript viene eseguito nel contesto del browser dell’utente, con accesso alla sessione OWA attiva.

Le conseguenze possibili includono:

  • Furto del cookie di sessione e hijacking dell’account
  • Esecuzione di azioni per conto dell’utente (invio email, accesso a cartelle, lettura di allegati)
  • Lateral movement verso altri sistemi integrati con Exchange (es. Active Directory, SharePoint)
  • Esfiltrazione di dati sensibili contenuti nelle caselle di posta

In un ambiente enterprise, un attacco XSS riuscito contro OWA può essere il punto di ingresso per una compromissione ben più ampia, specialmente se la webmail è accessibile dall’esterno o da reti non completamente fidate.

Mitigazioni disponibili: come intervenire subito


Microsoft ha rilasciato mitigazioni di emergenza in attesa di una patch definitiva. Esistono due percorsi principali:

1. Exchange Emergency Mitigation Service (EM Service)


Il metodo preferito è affidarsi all’Exchange Emergency Mitigation Service, che applica automaticamente una configurazione di URL Rewrite sul server IIS per neutralizzare il vettore di attacco. Il servizio EM è abilitato per default nelle installazioni supportate di Exchange Server. Se non è stato disabilitato manualmente, la mitigazione potrebbe già essere attiva.

Per verificare lo stato della mitigazione, Microsoft raccomanda di eseguire il tool Exchange Health Checker:

# Scarica ed esegui Exchange Health Checker in una Exchange Management Shell elevata
. .\HealthChecker.ps1
Invoke-HealthChecker


Il report generato indica chiaramente se la mitigazione M2 per CVE-2026-42897 è stata applicata con successo.

2. Exchange On-Premises Mitigation Tool (EOMT) per ambienti air-gap


Per i server Exchange non connessi a internet o in ambienti con restrizioni di rete, Microsoft ha reso disponibile una procedura di mitigazione manuale tramite lo strumento EOMT (Exchange On-Premises Mitigation Tool):

# Download da: https://aka.ms/UnifiedEOMT
# Eseguire da una Exchange Management Shell con privilegi elevati

.\EOMTv2.ps1 -ExchangeVersion 2019


Dopo l’applicazione, è fondamentale verificare che le regole di URL Rewrite siano state create correttamente e che il servizio IIS sia stato riavviato.

Impatto sulle funzionalità di OWA dopo la mitigazione


L’applicazione della mitigazione introduce alcune limitazioni funzionali che gli amministratori devono comunicare agli utenti:

  • Immagini inline nelle email: potrebbero non essere visualizzate correttamente nel pannello di lettura di OWA. La soluzione alternativa è inviare le immagini come allegati o usare il client Outlook desktop.
  • Stampa del calendario da OWA: la funzione potrebbe non operare. Gli utenti possono utilizzare screenshot o Outlook desktop come workaround.
  • OWA Light (interfaccia legacy): già deprecata, potrebbe smettere di funzionare completamente. Non è una perdita significativa per la maggior parte delle organizzazioni.

Queste limitazioni sono accettabili rispetto al rischio rappresentato dalla vulnerabilità non mitigata.

Patch definitiva: cosa aspettarsi


Microsoft sta lavorando a un aggiornamento di sicurezza permanente. Un dettaglio importante per chi gestisce Exchange 2016 e 2019: le patch ufficiali saranno rilasciate solo per i clienti commerciali iscritti al programma ESU (Extended Security Update). Exchange 2016 ha raggiunto la fine del supporto mainstream nell’ottobre 2025, e Exchange 2019 raggiungerà la stessa condizione nell’ottobre 2025. Le organizzazioni che non hanno sottoscritto l’ESU si troveranno senza patch definitiva e dovranno affidarsi esclusivamente alla mitigazione di emergenza, con un rischio residuo crescente nel tempo.

Questo scenario rafforza l’urgenza di pianificare una migrazione verso Exchange Server SE o Exchange Online per chi è ancora su versioni precedenti.

Checklist di risposta per gli amministratori


Se gestisci un’infrastruttura Exchange on-premises, ecco le azioni da completare nell’ordine:

  1. Verifica la versione di Exchange in uso: apri la Exchange Management Shell e lancia Get-ExchangeServer | Select Name,AdminDisplayVersion
  2. Controlla se il servizio EM è attivo: Get-Service MSExchangeMitigation
  3. Esegui Exchange Health Checker per verificare l’applicazione della mitigazione M2
  4. Se l’EM Service è disabilitato o il server è air-gapped, applica EOMT manualmente
  5. Comunica agli utenti le limitazioni temporanee di OWA
  6. Monitora il blog ufficiale di Exchange (techcommunity.microsoft.com) per il rilascio della patch definitiva
  7. Valuta l’iscrizione al programma ESU se stai usando Exchange 2016 o 2019


Conclusione


CVE-2026-42897 è un esempio concreto di come le infrastrutture on-premises legacy rimangano vettori di attacco critici anche in ambienti enterprise ben gestiti. La buona notizia è che Microsoft ha reagito rapidamente con mitigazioni di emergenza e ha reso la verifica dello stato accessibile tramite strumenti già noti come Exchange Health Checker. La cattiva notizia è che chi non ha ancora pianificato l’uscita da Exchange 2016/2019 si trova in una posizione sempre più rischiosa, non solo per questa vulnerabilità ma per tutte quelle future che non riceveranno patch ufficiali.

Applicare la mitigazione adesso, verificarne l’efficacia e pianificare la migrazione al più presto sono le tre priorità concrete da portare all’attenzione del management tecnico questa settimana.


Fonte: Microsoft Warns Exchange Server Flaw Lets Attackers Execute Code via OWA Emails – Petri IT Knowledgebase | Microsoft Tech Community – Addressing Exchange Server May 2026 vulnerability


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I colli di bottiglia nascosti nei microservizi in produzione: diagnostica e soluzioni pratiche
#tech
spcnet.it/i-colli-di-bottiglia…
@informatica


I colli di bottiglia nascosti nei microservizi in produzione: diagnostica e soluzioni pratiche


Il problema che non si vede finché è troppo tardi


C’è un pattern ricorrente nelle architetture a microservizi: tutto funziona in modo impeccabile per mesi, i test automatici sono verdi, il monitoraggio non mostra allarmi rilevanti, e il team è soddisfatto della solidità del sistema. Poi, spesso durante un picco di traffico ordinario o un evento previsto, qualcosa si inceppa. La latenza schizza verso l’alto, le code si allungano, i timeout si moltiplicano. Il problema non è stato causato dall’evento in sé — era già lì, nascosto sotto la superficie.

Questo articolo analizza i colli di bottiglia più insidiosi che affliggono i microservizi in produzione: quelli che non emergono nei test di carico standard e che vengono spesso diagnosticati troppo tardi.

1. Esaurimento del connection pool al database


Il problema del connection pool è forse il più comune e il meno visibile fino al momento critico. In un’architettura a microservizi, ogni istanza di ogni servizio apre e gestisce il proprio pool di connessioni al database. Il calcolo è semplice: se hai 10 microservizi con 5 istanze ciascuno e ogni istanza mantiene un pool di 10 connessioni, stai occupando 500 connessioni sul database. Scala orizzontalmente per gestire un picco di traffico, e quelle connessioni raddoppiano in pochi minuti.

La maggior parte dei database relazionali ha un limite fisico di connessioni concorrenti. PostgreSQL, per esempio, ha un default di 100 connessioni per il parametro max_connections. Superato il limite, nuove richieste di connessione falliscono con errori che spesso vengono nascosti da retry automatici, mascherando il problema effettivo fino a quando il sistema non collassa.

Come diagnosticarlo

-- PostgreSQL: connessioni attive per applicazione
SELECT application_name, count(*), state
FROM pg_stat_activity
GROUP BY application_name, state
ORDER BY count DESC;

-- Verifica il limite configurato
SHOW max_connections;


Come risolverlo


La soluzione più efficace per scenari ad alta concorrenza è l’uso di un connection pooler esterno come PgBouncer. PgBouncer opera in modalità transaction pooling: riusa le connessioni al database tra più client, riducendo drasticamente il numero di connessioni fisiche necessarie indipendentemente dal numero di istanze dei servizi.

# pgbouncer.ini — configurazione essenziale
[databases]
mydb = host=pg-primary port=5432 dbname=mydb

[pgbouncer]
pool_mode = transaction
max_client_conn = 1000
default_pool_size = 20
reserve_pool_size = 5


In .NET, assicurati che il pool di connessioni Npgsql sia configurato in modo coerente con i limiti imposti da PgBouncer:
// Connection string con pool sizing esplicito
"Host=pgbouncer-host;Database=mydb;Username=app;Password=...;
 Maximum Pool Size=10;Minimum Pool Size=2;Connection Idle Lifetime=300"


2. Thread pool starvation nelle chiamate sincrone


Il thread pool starvation è un problema particolarmente subdolo nelle applicazioni ASP.NET Core o nelle applicazioni Spring Boot che mischiano codice asincrono e sincrono. Quando un thread del pool viene bloccato in attesa di un’operazione I/O (una query al database, una chiamata HTTP a un servizio dipendente, una lettura da file), quel thread non è disponibile per elaborare nuove richieste. Se questo accade su scala, il thread pool si esaurisce e le nuove richieste rimangono in coda indefinitamente.

Il sintomo tipico è una degradazione progressiva delle performance durante i picchi: il throughput crolla, i tempi di risposta salgono in modo apparentemente inspiegabile, ma il database e la CPU risultano ancora sotto carico normale.

Pattern da evitare in .NET

// ❌ SBAGLIATO: blocca un thread del pool
public IActionResult GetData()
{
    var result = _service.GetDataAsync().Result; // .Result blocca il thread
    return Ok(result);
}

// ❌ Altrettanto problematico
public IActionResult GetData()
{
    var result = _service.GetDataAsync().GetAwaiter().GetResult();
    return Ok(result);
}

// ✅ CORRETTO: il thread viene restituito al pool durante l'attesa
public async Task<IActionResult> GetData()
{
    var result = await _service.GetDataAsync();
    return Ok(result);
}


Come diagnosticare il thread pool starvation


In .NET, puoi monitorare lo stato del thread pool a runtime:

ThreadPool.GetAvailableThreads(out int workerThreads, out int completionPortThreads);
ThreadPool.GetMaxThreads(out int maxWorker, out int maxCompletionPort);

// Se workerThreads è vicino a 0 con carico moderato, sei in starvation
Console.WriteLine($"Available: {workerThreads}/{maxWorker}");


Strumenti come dotnet-counters offrono un monitoraggio continuo in produzione senza impatto significativo:
dotnet-counters monitor --counters System.Runtime[threadpool-thread-count,threadpool-queue-length] -p <PID>


3. Cascading failures per dipendenze lente o non responsive


In un’architettura a microservizi, ogni servizio dipende da altri servizi. Questa catena di dipendenze è la fonte di uno dei problemi più difficili da gestire in produzione: il cascading failure. Se il Servizio B risponde lentamente, il Servizio A che lo chiama accumula richieste in attesa. I thread del pool di A vengono occupati in attesa di B, la latenza di A aumenta, il Servizio C che dipende da A inizia a ricevere timeout, e nel giro di pochi minuti l’intera catena collassa.

La soluzione consolidata è il pattern Circuit Breaker, che interrompe temporaneamente le chiamate verso un servizio degradato e restituisce immediatamente un errore (o una risposta di fallback), permettendo al sistema di degradare in modo controllato invece di collassare a cascata.

Implementazione con Polly in .NET

// Configurazione circuit breaker con Polly v8
var circuitBreakerPolicy = new ResiliencePipelineBuilder()
    .AddCircuitBreaker(new CircuitBreakerStrategyOptions
    {
        FailureRatio = 0.5,              // Apre dopo il 50% di fallimenti
        SamplingDuration = TimeSpan.FromSeconds(10),
        MinimumThroughput = 10,          // Minimo 10 richieste nel campione
        BreakDuration = TimeSpan.FromSeconds(30), // Attende 30s prima di riprovare
        OnOpened = args =>
        {
            _logger.LogWarning("Circuit breaker aperto per {Service}", serviceName);
            return default;
        }
    })
    .AddTimeout(TimeSpan.FromSeconds(3)) // Timeout esplicito su ogni chiamata
    .Build();

// Uso
var result = await circuitBreakerPolicy.ExecuteAsync(async token =>
    await _httpClient.GetFromJsonAsync<OrderDto>("/api/orders/123", token),
    cancellationToken);


4. Mancanza di backpressure nei flussi di messaggi


I sistemi basati su message broker (Kafka, RabbitMQ, Azure Service Bus) introducono un’ulteriore classe di colli di bottiglia: quando il ritmo di produzione dei messaggi supera la capacità di elaborazione dei consumer, le code crescono indefinitamente. Questo può portare a latenza crescente nell’elaborazione, out-of-memory degli broker, e scenari in cui messaggi vengono elaborati con ore o giorni di ritardo rispetto alla loro produzione.

La soluzione è implementare la backpressure: i consumer controllano attivamente il ritmo di ricezione in base alla propria capacità di elaborazione. In Kafka, questo si gestisce configurando correttamente il numero di partizioni, il numero di consumer nel consumer group, e i parametri max.poll.records e fetch.max.bytes.

// Esempio: consumer con controllo esplicito del concurrency via MassTransit
services.AddMassTransit(x =>
{
    x.UsingRabbitMq((ctx, cfg) =>
    {
        cfg.ReceiveEndpoint("orders-queue", e =>
        {
            e.PrefetchCount = 10;        // Non prelevare più di 10 messaggi alla volta
            e.ConcurrentMessageLimit = 5; // Elabora al massimo 5 messaggi in parallelo
            e.ConfigureConsumer<OrderConsumer>(ctx);
        });
    });
});


5. N+1 queries non rilevate in produzione


Il problema delle N+1 queries è ben noto in teoria ma sorprendentemente comune in produzione, soprattutto dopo refactoring o l’aggiunta di nuove funzionalità. L’ORM carica una lista di entità (1 query), poi per ogni entità carica lazy una relazione (N query). In sviluppo, con 10 elementi nel database, il problema è invisibile. In produzione, con 10.000 elementi, si traducono in 10.001 query per ogni richiesta.

// ❌ N+1: per ogni ordine viene eseguita una query separata per i prodotti
var orders = await _context.Orders.ToListAsync();
foreach (var order in orders)
{
    // Lazy load: ogni accesso a order.Products genera una nuova query
    var productNames = order.Products.Select(p => p.Name);
}

// ✅ Eager loading: una sola query con JOIN
var orders = await _context.Orders
    .Include(o => o.Products)
    .ToListAsync();


Per rilevare le N+1 in produzione, abilita il logging delle query EF Core in ambiente di staging con soglia di warning per query lente:
// Program.cs
builder.Services.AddDbContext<AppDbContext>(options =>
    options.UseSqlServer(connectionString)
           .LogTo(Console.WriteLine, LogLevel.Information)
           .EnableSensitiveDataLogging(false) // Mai in produzione
           .ConfigureWarnings(w => w.Throw(RelationalEventId.MultipleCollectionIncludeWarning)));


Monitoraggio proattivo: gli indicatori chiave


Rilevare questi problemi prima che diventino incidenti richiede un set di metriche mirate. Oltre alle metriche standard (CPU, RAM, latenza), monitora attivamente:

  • Connessioni attive al database per istanza e per servizio
  • Thread pool queue length: una coda crescente anche sotto carico moderato è un segnale di allarme
  • Circuit breaker state changes: ogni apertura di un circuit breaker è un evento da tracciare e analizzare
  • Message lag sulle code Kafka/RabbitMQ: il ritardo tra produzione e consumo
  • Slow queries: percentuale di query che superano una soglia prefissata (es. 500ms)

Strumenti come Prometheus + Grafana con i rispettivi exporter per PostgreSQL, RabbitMQ e .NET (via prometheus-net) permettono di costruire dashboard specifiche per questi pattern senza dipendere esclusivamente dai log.

Conclusione


I colli di bottiglia nascosti nei microservizi hanno una caratteristica comune: emergono sotto carico, in condizioni che i test standard non replicano fedelmente. Connection pool esauriti, thread in starvation, cascading failures, code in crescita incontrollata e N+1 queries sono problemi architetturali che richiedono attenzione già in fase di design, non solo quando il sistema è già in produzione e sotto stress.

Identificare preventivamente questi pattern, configurare correttamente i pool e i circuit breaker, e costruire un layer di osservabilità specifico per questi indicatori è l’investimento tecnico con il miglior ritorno in termini di stabilità per qualsiasi sistema distribuito di dimensioni non banali.


Fonte: The Hidden Bottlenecks That Break Microservices in Production – DZone


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21-22 maggio, roma: “seeing and reading sound. forme, estetiche, teorie, immaginari e politiche del videoclip”


seeing and reading sound_ convegno sulle poetiche del videoclip_ roma 21-22 mag 2026
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La statale di Milano apre agli studenti internazionali: borse di studio, alloggi e niente tasse

@scuola

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L’Università degli Studi di Milano supporterà gli studenti internazionali europei che si iscriveranno a una magistrale dell’Ateneo con 30 borse da 10mila euro, con esonero totale dalle tasse, posto letto riservato e