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21-22 maggio, roma: “seeing and reading sound. forme, estetiche, teorie, immaginari e politiche del videoclip”


seeing and reading sound_ convegno sulle poetiche del videoclip_ roma 21-22 mag 2026
cliccare per ingrandire

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#clip #convegno #estetiche #forme #immaginari #politiche #RomaTre #seeingAndReadingSound #teorie #video #videoclip

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La statale di Milano apre agli studenti internazionali: borse di studio, alloggi e niente tasse

@scuola

corriereuniv.it/borse-studio-s…

L’Università degli Studi di Milano supporterà gli studenti internazionali europei che si iscriveranno a una magistrale dell’Ateneo con 30 borse da 10mila euro, con esonero totale dalle tasse, posto letto riservato e

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UAT-8616: il gruppo d’élite sfrutta il sesto zero-day Cisco SD-WAN e prende di mira governi europei e asiatici
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/uat-86…


UAT-8616: il gruppo d’élite sfrutta il sesto zero-day Cisco SD-WAN e prende di mira governi europei e asiatici


Un threat actor di altissimo livello, tracciato da Cisco Talos come UAT-8616, sta sfruttando attivamente una vulnerabilità critica nei controller Cisco Catalyst SD-WAN — la sesta zero-day sfruttata su questa piattaforma nel solo 2026. Con un CVSS di 10.0, la falla consente a un attaccante non autenticato di ottenere privilegi amministrativi completi su dispositivi SD-WAN esposti su internet, prendendo di mira settori governativi, diplomatici e della difesa in Europa e Asia Centrale.

La Sesta Zero-Day in Sei Mesi: CVE-2026-20182


Il 15 maggio 2026, la CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency) ha aggiunto CVE-2026-20182 al suo catalogo di vulnerabilità attivamente sfruttate (KEV — Known Exploited Vulnerabilities), imponendo alle agenzie federali civili statunitensi di applicare la patch entro il 17 maggio. La vulnerabilità risiede nel processo di handshake del controllo peering via protocollo DTLS sulla porta 12346 del Cisco Catalyst SD-WAN Controller e Manager.

In termini pratici, un attaccante remoto e non autenticato può autenticarsi come peer interno ad alto privilegio, bypassando completamente l’autenticazione e acquisendo controllo amministrativo sull’appliance bersaglio. Il punteggio massimo CVSS (10.0) riflette la semplicità di sfruttamento combinata alla gravità dell’impatto: nessuna credenziale, nessuna interazione utente richiesta.

Il Profilo di UAT-8616: Un Attore Sofisticato con Radici Profonde


Cisco Talos ha tracciato questa campagna sotto la denominazione UAT-8616, classificandolo con alta confidenza come un “highly sophisticated cyber threat actor”. Sebbene Talos non abbia ancora rilasciato un’attribuzione definitiva a uno stato-nazione specifico, diversi elementi indicativi emergono dall’analisi:

  • Longevità operativa: le prime tracce di attività malevola risalgono al 2023, almeno tre anni prima della divulgazione pubblica — segnale che il gruppo operava con una zero-day tenuta segreta per molto tempo.
  • Sovrapposizione con ORB network: l’infrastruttura di UAT-8616 si sovrappone a reti di relay operazionali (Operational Relay Boxes) precedentemente associate a operazioni di cyber-spionaggio di attori China-nexus, secondo quanto documentato da Mandiant/Google.
  • Target geopoliticamente selettivi: il profilo dei bersagli — governo, diplomazia, difesa in Europa e Asia Centrale — è coerente con operazioni di intelligence offensiva state-sponsored.
  • Connessione con endpoint Gamaredon (Aqua Blizzard): la CISA ha segnalato sovrapposizioni con endpoint già compromessi da Gamaredon, il gruppo russo legato all’FSB che storicamente prende di mira organizzazioni ucraine e dell’Europa orientale.


Anatomia dell’Attacco: Dal Bypass all’Esfiltrazione


Le tecniche post-compromissione documentate da Talos rivelano un playbook operativo sofisticato, progettato tanto per la persistenza quanto per l’evasione forense:

  • SSH key injection: aggiunta di chiavi SSH nei file authorized_keys per garantire accesso permanente anche dopo il reboot o il cambio di credenziali.
  • Escalation a root via CVE-2022-20775: sfruttamento di una tecnica di downgrade della versione software per scalare i privilegi fino a root.
  • Manipolazione NETCONF: modifica delle configurazioni di rete tramite il protocollo NETCONF per alterare il traffico o creare tunnel nascosti.
  • Creazione di account malevoli: creazione di utenti backdoor per accesso persistente.
  • Anti-forensics sistematico: cancellazione di log da syslog, wtmp, lastlog, bash_history e cli-history per coprire le tracce dell’intrusione.


Un Pattern Preoccupante: Sei Zero-Day in Sei Mesi


CVE-2026-20182 non è un caso isolato. Come documenta SecurityWeek, si tratta della sesta vulnerabilità zero-day sfruttata attivamente sulle piattaforme Cisco SD-WAN nel corso del 2026, un dato che solleva interrogativi profondi sulla sicurezza dell’infrastruttura di rete enterprise. Gli SD-WAN sono sistemi critici che gestiscono il traffico di rete tra sedi aziendali distribuite, data center e cloud — la loro compromissione offre all’attaccante una visibilità strategica sull’intera architettura di rete della vittima.

La tendenza è chiara: i dispositivi di rete edge — firewall, VPN concentrator, SD-WAN controller — sono diventati il principale vettore di accesso iniziale per i gruppi APT più sofisticati al mondo. A differenza degli endpoint tradizionali, questi dispositivi raramente eseguono soluzioni EDR e spesso hanno cicli di aggiornamento lenti nelle organizzazioni.

Implicazioni Geopolitiche e per i Difensori


Il targeting di settori governativi e della difesa in Europa e Asia Centrale suggerisce una campagna di cyber-spionaggio strategico. Le sovrapposizioni infrastrutturali con attori Russia-linked come Gamaredon/Aqua Blizzard complicano ulteriormente l’attribuzione, un fenomeno sempre più comune nelle operazioni moderne dove la condivisione di infrastrutture (ORB network) oscura deliberatamente le responsabilità.

Per i team di sicurezza, le priorità immediate sono chiare:

  • Patching urgente: applicare immediatamente le patch Cisco per CVE-2026-20182 su tutti i Catalyst SD-WAN Controller e Manager esposti.
  • Audit delle authorized_keys: verificare l’integrità dei file SSH authorized_keys su tutti i sistemi SD-WAN.
  • Revisione account: identificare e rimuovere eventuali account non autorizzati creati sui sistemi.
  • Log integrity check: data la tendenza del gruppo a cancellare i log, implementare forwarding immediato su SIEM centralizzato.
  • Network segmentation review: limitare l’accesso amministrativo ai controller SD-WAN tramite reti di gestione dedicate e isolate.


CVE e Riferimenti Tecnici

CVE-2026-20182 — Cisco Catalyst SD-WAN Controller / Manager
CVSS Score: 10.0 (Critico)
Tipo: Authentication Bypass
Vettore: DTLS porta 12346 (handshake peering)
Impatto: Accesso amministrativo non autenticato

CVE correlati campagna UAT-8616:
- CVE-2026-20127 (zero-day precedente, sfruttato da febbraio 2026)
- CVE-2022-20775 (privilege escalation, usato per escalation a root)

Indicatori di Compromissione (comportamentali):
- SSH keys non autorizzate in authorized_keys
- Account di sistema inattesi
- Assenza di voci nei log syslog/wtmp/lastlog (log wiping)
- Configurazioni NETCONF alterate
- Traffico anomalo su porta DTLS 12346

Fonti: Cisco Talos, CISA KEV, SecurityWeek, Help Net Security, Tenable, Dark Reading

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Mini Shai-Hulud: TeamPCP compromette 160+ pacchetti npm e PyPI in un supply chain attack che ha colpito TanStack, Mistral AI e OpenAI
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/mini-s…


Mini Shai-Hulud: TeamPCP compromette 160+ pacchetti npm e PyPI in un supply chain attack che ha colpito TanStack, Mistral AI e OpenAI


Tra il 11 e il 14 maggio 2026, un attore di minacce tracciato come TeamPCP ha sferrato uno dei supply chain attack più sofisticati mai documentati nell’ecosistema open source: oltre 160 pacchetti npm e 2 pacchetti PyPI compromessi, tra cui componenti del popolare framework TanStack, librerie di Mistral AI e UiPath, e il fondamentale pacchetto node-ipc con 822.000 download settimanali. L’operazione, ribattezzata “Mini Shai-Hulud” dai ricercatori di Wiz, ha colpito le pipeline di sviluppo di migliaia di organizzazioni — inclusi due dipendenti di OpenAI — e ha dimostrato come un singolo punto debole nelle GitHub Actions possa trasformarsi in una bomba a orologeria lungo tutta la catena del software.

L’innesco: tre vulnerabilità GitHub Actions in sequenza


Il vettore iniziale dell’attacco non è stato una vulnerabilità nei pacchetti stessi, ma nell’infrastruttura CI/CD che li gestisce. TeamPCP ha sfruttato una catena di tre vulnerabilità nelle GitHub Actions, secondo quanto ricostruito dai ricercatori di Wiz e Orca Security. L’attaccante ha creato un fork del repository TanStack/router, ha aperto una pull request che ha innescato un workflow pull_request_target — una tipologia di workflow che, a differenza di pull_request, viene eseguita con i permessi completi del repository originale anche per PR da fork esterni — e ha avvelenato la cache pnpm di GitHub Actions con un payload malevolo.

Una volta avvelenata la cache, il malware si è auto-propagato: ogni volta che il workflow legittimo veniva eseguito, invece di scaricare le dipendenze originali recuperava le versioni compromesse dalla cache infetta. Questo meccanismo di auto-propagazione — il “worm” di Mini Shai-Hulud — ha permesso la compromissione a cascata di tutti i namespace associati al progetto.

I 373 pacchetti compromessi: la portata dell’operazione


La scala dell’attacco è stata eccezionale. In totale, 373 versioni malevole sono state pubblicate su npm, distribuite su 169 nomi di pacchetti distinti. I namespace colpiti includono @tanstack (83 voci: router, start, devtools e adapter packages), @uipath (66 voci), @squawk (87 voci), @mistralai, @tallyui, @beproduct e numerosi pacchetti non con scope. Su PyPI, i pacchetti colpiti sono stati guardrails-ai 0.10.1 e mistralai 2.4.6.

La natura cross-namespace dell’attacco è significativa: le organizzazioni che utilizzavano librerie di vendor diversi (UiPath per l’automazione, Mistral AI per i modelli LLM, TanStack per il routing frontend) erano tutte vulnerabili nello stesso intervallo temporale, senza che esistesse un singolo punto di allerta evidente.

node-ipc: il payload più insidioso


Parallelamente alla compromissione via GitHub Actions, TeamPCP ha eseguito un attacco separato ma correlato contro node-ipc, un pacchetto fondamentale di Node.js per la comunicazione inter-processo con oltre 10 milioni di download settimanali. Tre versioni malevole (9.1.6, 9.2.3 e 12.0.1) sono state pubblicate il 14 maggio 2026 tramite un account maintainer compromesso attraverso una tecnica di account takeover mirata.

L’attaccante aveva re-registrato il dominio atlantis-software.net — scaduto il 10 gennaio 2025 — il 7 maggio 2026 tramite Namecheap, e aveva utilizzato la procedura standard di reset password di npm per ottenere i permessi di pubblicazione senza che il maintainer originale venisse avvisato. Le versioni malevole contenevano un payload da 80 KB, fortemente offuscato, che veniva iniettato come IIFE (Immediately Invoked Function Expression) alla fine del file node-ipc.cjs.

Cosa rubava il malware: 90+ categorie di credenziali


Una volta caricato tramite require('node-ipc'), il payload eseguiva silenziosamente un harvesting massiccio di credenziali: chiavi AWS, Azure e GCP, chiavi SSH private, token Kubernetes, configurazioni GitHub CLI, impostazioni di Claude AI e dell’IDE Kiro, stati Terraform, password di database, cronologia della shell e molto altro — oltre 90 categorie di segreti in totale. I dati venivano compressi in un archivio gzip e esfiltrati verso un server controllato dagli attaccanti che si mascherava da infrastruttura Azure.

Prima di procedere, il payload effettuava un fingerprint SHA-256 dell’ambiente, confrontandolo con un hash hardcoded assemblato da otto frammenti offuscati presenti nel codice — presumibilmente per evitare l’esecuzione in sandbox di analisi. Le versioni malevole sono rimaste attive sul registry per circa due ore prima del rilevamento e della rimozione da parte di npm. Qualsiasi progetto che abbia eseguito npm install o aggiornato automaticamente le dipendenze in quella finestra temporale deve essere considerato potenzialmente compromesso.

OpenAI e Mistral AI tra le vittime: le implicazioni sistemiche


OpenAI ha confermato che due dispositivi di dipendenti nel suo ambiente aziendale sono stati compromessi nell’attacco. L’azienda ha ingaggiato una società di incident response, ha ruotato i certificati di firma del codice per le applicazioni macOS e ha dichiarato di non aver trovato evidenze di accesso a dati utente, sistemi di produzione o proprietà intellettuale. Mistral AI ha visto le sue librerie ufficiali compromise, sollevando preoccupazioni immediate tra gli sviluppatori che le utilizzano per integrare capacità AI nei loro applicativi.

Il fatto che TeamPCP abbia preso di mira specificamente pacchetti di aziende AI leader — Mistral AI, e indirettamente OpenAI attraverso i suoi sviluppatori — non è casuale: i developer che lavorano con questi strumenti hanno tipicamente accesso a chiavi API di alto valore, ambienti cloud critici e codice sorgente sensibile. I repo di Mistral AI rubati sono stati successivamente messi in vendita da TeamPCP, confermando la doppia finalità dell’operazione: furto di credenziali e esfiltrazione di proprietà intellettuale.

Difendersi dalla nuova generazione di supply chain attack


L’attacco di Mini Shai-Hulud rappresenta una nuova classe di minaccia per la quale molte organizzazioni non sono ancora attrezzate. La compromissione non avviene attraverso vulnerabilità nel codice stesso, ma nell’infrastruttura di distribuzione. Alcune misure pratiche per i difensori includono il pinning delle versioni esatte dei pacchetti (evitando range semver come ^1.2.3 o ~1.2.3), l’utilizzo di un lockfile verificato e mantenuto nel controllo versione, l’auditing regolare delle dipendenze con strumenti come npm audit o Snyk, e la verifica dell’integrità dei pacchetti tramite hash SHA-512 dove disponibili.

Sul fronte CI/CD, è fondamentale limitare i permessi dei workflow GitHub Actions, evitare l’uso di pull_request_target con checkout del codice della PR, e implementare cache poisoning prevention attraverso la verifica dell’integrità della cache. Le organizzazioni che hanno eseguito build tra il 11 e il 14 maggio 2026 utilizzando i namespace colpiti dovrebbero effettuare una revisione completa dei secret esposti.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Mini Shai-Hulud / TeamPCP Supply Chain Attack - Maggio 2026
# Fonti: Wiz, Orca Security, Snyk, StepSecurity

# Pacchetti npm malevoli (esempi principali)
node-ipc: 9.1.6, 9.2.3, 12.0.1
@tanstack/router: versioni pubblicate 11-14 maggio 2026
@mistralai/mistralai: 2.4.6 (correlato)

# Pacchetti PyPI malevoli
guardrails-ai==0.10.1
mistralai==2.4.6

# Account maintainer compromesso (node-ipc)
npm user: atiertant (a.tiertant@atlantis-software.net)
Dominio re-registrato: atlantis-software.net (7 maggio 2026)

# Tecniche MITRE ATT&CK
T1195.001 - Supply Chain Compromise: Compromise Software Dependencies
T1059.007 - Command and Scripting Interpreter: JavaScript
T1552.001 - Unsecured Credentials: Credentials in Files
T1041     - Exfiltration Over C2 Channel (verso infrastruttura Azure-like)

# Indicatori comportamentali
- Processi Node.js che effettuano richieste HTTP inattese post-installazione
- Archivi gzip creati in directory temporanee durante npm install
- Chiamate a endpoint Azure non riconosciuti da processi build

# Verifica hash (node-ipc versioni legittime)
SHA-256 v9.1.5 legittima: verificare su https://registry.npmjs.org/node-ipc/9.1.5

Fonti: Wiz Blog, Orca Security, The Hacker News, BleepingComputer, OpenAI Blog

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Netta presa di posizione del direttore generale dell'ESA Josef Aschbacher. Le recenti decisioni della NASA sul Lunar Gateway e prima ancora sulla missione Mars Sample Return impongono una riflessione sul futuro: nelle missioni spaziali vogliamo essere piloti o solamente passeggeri esposti alle scelte altrui?
linkedin.com/pulse/we-pilots-p…
Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Ho passato parte della giornata a parlare con portali regionali italiani.

Non metaforicamente.
Nel senso tecnico del termine.

Uno mi rispondeva con JSON elegantissimi, ordinati come una biblioteca protestante del nord Europa. Quello accanto invece sembrava custodito dentro un dungeon ASP.NET dove un antico sacerdote COBOL difendeva un file ISO-8859-1 pronunciando maledizioni contro i crawler.

La cosa straordinaria è che entrambi, teoricamente, fanno parte dello stesso Stato.

Così VistaGare ha aperto anche la sezione dedicata a finanziamenti e incentivi pubblici.

Non tanto per fare “l’ennesimo aggregatore”, che ormai in Italia spuntano come funghi motivazionali su LinkedIn, ma per tentare una cosa più difficile: capire quanto sia realmente leggibile il sistema pubblico italiano da un essere umano normale.

Spoiler: poco.

Dietro la retorica della digitalizzazione esiste ancora una foresta di portali regionali, CMS mutanti, motori di ricerca esoterici, anti-bot paranoici e pagine che sembrano progettate durante il terzo governo democristiano.

Eppure lì dentro ci sono soldi pubblici, opportunità vere, strumenti utili per aziende e territori.

Quindi qualcuno deve pur entrare nella palude con gli stivali.

Le fonti raccolte sono qui:
vistagare.it/le-fonti/

La nuova sezione è qui:
vistagare.it/finanziamenti-e-i…

L’obiettivo finale è abbastanza ambizioso da meritare probabilmente qualche fallimento spettacolare lungo la strada: costruire un sistema unico di esplorazione geografica, semantica e analitica, decisionale e di assistenza, capace di attraversare appalti, incentivi e dati pubblici italiani senza costringere la gente a diventare esperta di archeologia burocratica digitale.

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Il nuovo post di universita-it: Open Day al Dipartimento di Beni Culturali al Campus di Ravenna

Qui il post completo: universita.it/open-day-al-dipa…

@universitaly

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Kazuar si evolve: Secret Blizzard (Turla) trasforma il suo backdoor storico in una botnet P2P modulare invisibile
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/kazuar…


Kazuar si evolve: Secret Blizzard (Turla) trasforma il suo backdoor storico in una botnet P2P modulare invisibile


Si parla di:
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Il gruppo russo Secret Blizzard, operativo per conto dell’FSB (Federal Security Service) russo e meglio conosciuto come Turla, ha trasformato il proprio storico malware Kazuar in una botnet peer-to-peer modulare, progettata per mantenere accessi persistenti e praticamente invisibili nelle reti governative. La rivelazione arriva da Microsoft Security, che il 14 maggio 2026 ha pubblicato un’analisi approfondita dell’architettura del malware — descrivendo quello che è a tutti gli effetti un salto evolutivo nella sofisticazione operativa di uno dei gruppi APT più longevi al mondo.

Da backdoor tradizionale a ecosistema P2P


Kazuar è attivo almeno dal 2017 ed è stato impiegato in decine di campagne di cyberspionaggio contro governi, ambasciate e organizzazioni della difesa in Europa, Asia Centrale e Ucraina. La versione analizzata da Microsoft nel 2026 rappresenta però un cambio di paradigma: il malware non è più un semplice backdoor controllato centralmente, ma un ecosistema distribuito composto da tre moduli distinti che collaborano per garantire resilienza, persistenza e stealth.

La riorganizzazione è eloquente: non ogni macchina compromessa comunica con il server di comando e controllo (C2). Invece, un unico nodo “leader” — eletto dinamicamente dal modulo Kernel tra i sistemi infetti presenti nella stessa rete o segmento di rete — assume il ruolo di proxy verso l’infrastruttura esterna. Gli altri nodi entrano in modalità “silent”, eliminando quasi completamente il traffico verso l’esterno e riducendo drasticamente la superficie di rilevamento per i team di incident response.

Architettura modulare: Kernel, Bridge e Worker


Microsoft descrive tre componenti fondamentali della nuova architettura Kazuar:

  • Modulo Kernel: È il coordinatore centrale. Gestisce i task, controlla gli altri moduli, elegge il nodo leader e orchestra le comunicazioni e il flusso di dati attraverso la botnet.
  • Modulo Bridge: Agisce come proxy tra il nodo leader Kernel e il server C2 remoto. Filtra e instrada il traffico, permettendo ulteriore separazione tra i sistemi compromessi e l’infrastruttura degli attaccanti.
  • Modulo Worker: È il componente operativo. Registra i tasti premuti (keylogging), aggancia gli eventi Windows, traccia i task, raccoglie informazioni di sistema, listing di file e dettagli MAPI — incluse caselle email di Exchange.

Questa separazione funzionale non è casuale: in caso di rilevamento di un Worker, i nodi Kernel restano inalterati e possono continuare a operare silenziosamente. L’architettura è progettata per sopravvivere a rimozioni parziali.

150 parametri di configurazione: granularità operativa senza precedenti


Uno degli aspetti più rilevanti della nuova versione è il sistema di configurazione esteso: Kazuar supporta ora più di 150 parametri che gli operatori possono personalizzare per ogni campagna o vittima specifica. Questi parametri controllano metodi di esecuzione e persistenza (scheduled task, servizi Windows, chiavi di registro), bypass di AMSI e ETW, timing dell’esfiltrazione e dimensione dei chunk di dati, process injection e tecniche di lateral movement, e protocolli di comunicazione multipli: HTTP, WebSocket ed Exchange Web Services (EWS).

L’uso di EWS per mascherare le comunicazioni C2 nel traffico legittimo di Exchange è particolarmente insidioso: in ambienti enterprise dove Exchange Server è ubiquo, questo canale risulta quasi impossibile da distinguere dal traffico normale senza ispezione profonda dei payload.

Targeting: governi, ambasciate e settore difesa in Europa e Ucraina


Secret Blizzard (alias Turla, Uroburos, Venomous Bear) è noto per campagne di spionaggio ad altissimo valore strategico. Le vittime documentate includono ministeri degli esteri, ambasciate diplomatiche, dipartimenti della difesa e organizzazioni governative in Europa Orientale, Asia Centrale e — con intensità crescente — Ucraina nel contesto del conflitto in corso.

L’evoluzione di Kazuar verso un’architettura P2P suggerisce che il gruppo abbia tratto lezione dalle operazioni di takedown condotte negli ultimi anni contro infrastrutture di malware centralizzate. La distribuzione del controllo rende un’eventuale disruption dell’infrastruttura C2 molto meno efficace: rimuovere il server C2 non smantella la botnet, poiché il leader può essere eletto nuovamente tra i nodi sopravvissuti.

Due righe per i difensori


Microsoft raccomanda di concentrare il rilevamento su indicatori comportamentali piuttosto che su signature statiche. I team di sicurezza dovrebbero monitorare attività IPC insolite tra processi non correlati, rilevare pattern di elezione del leader nella rete interna tramite comunicazioni laterali anomale, identificare esfiltrazione dati staged e frammentata con timing irregolare, e controllare accessi anomali a EWS da processi non di posta elettronica. Dato il targeting storico di Secret Blizzard su entità diplomatiche e governative europee, le organizzazioni in questi settori dovrebbero considerare una revisione urgente dei log di rete e degli endpoint.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Kazuar - Secret Blizzard (Turla) - Maggio 2026
# Fonte: Microsoft Security Blog, 14 maggio 2026

# Tecniche MITRE ATT&CK associate
T1574.001 - DLL Search Order Hijacking
T1055     - Process Injection
T1071.001 - Application Layer Protocol: Web Protocols (HTTP/WebSocket)
T1071.003 - Application Layer Protocol: Mail Protocols (EWS)
T1030     - Data Transfer Size Limits (staged exfiltration)
T1053.005 - Scheduled Task/Job (persistence)
T1562.001 - Impair Defenses: Disable/Modify Tools (AMSI/ETW bypass)

# Comportamenti anomali da monitorare
- Comunicazioni IPC anomale tra processi non correlati
- Accessi Exchange Web Services (EWS) da processi non di posta
- Traffico P2P laterale interno su porte non standard
- Esfiltrazione dati in chunk temporizzati verso IP non categorizzati
- Moduli .NET iniettati in processi di sistema legittimi

# Referenza completa IoC
https://www.microsoft.com/en-us/security/blog/2026/05/14/kazuar-anatomy-of-a-nation-state-botnet/

Fonti: Microsoft Security Blog, BleepingComputer, The Hacker News

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The U.S.-Israeli war with Iran has already cost companies around the world at least $25 billion — and the bill is climbing as at least 279 companies cited the war as a trigger for defensive actions such as price hikes. japantimes.co.jp/business/2026… #business #economy #us #donaldtrump #middleeast #iran #straitofhormuz #oil #shipping #trade
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Dal carcere di Evin,la prigioniera politica iraniana #GolrokhIraei ha scritto una lettera a PEN America denunciando la repressione della libertà di espressione in #Iran.Nel testo definisce “la penna” come la voce degli oppressi e uno strumento contro censura, esecuzioni e ingiustizie.“Ci libereremo dall’oppressione soffocante e sappiamo che questo sarà possibile solo attraverso una lotta collettiva”, ha scritto dalla sezione femminile del carcere
#FreePoliticalPrisoners
en.iranhrs.org/golrokh-iraei-l…
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Il riscaldamento globale sta mettendo a repentaglio il meccanismo del letargo animale, usato per sopravvivere all'inverno.

Non si tratta di superare la stagione fredda in quanto tale, ma di risparmiare energia quando il cibo per sostentarsi scarseggia. E se ci risveglia troppo presto a causa di un inverno troppo corto, si rischia di non trovarne abbastanza.

iltascabile.com/scienze/letarg…

#ambiente #scienza #environment #science #climatechange #clima #climate

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Fu la supernova più brillante mai documentata nella storia, un’esplosione stellare di potenza estrema che trasformò temporaneamente l’aspetto del cielo e lasciò tracce durature sia nella memoria umana sia nella materia dello spazio.

#supernova #SN1006 #AliIbnRidwan #AbbaziaDiSanGallo #Chandra #XMMNewton #IXPE #nanabianca #astronomia #cielo #scienza #spazio

rsi.ch/cultura/storia/La-stell…

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It's a Good Cloud Day. But the goats are very annoyed there was a teeny tiny bit of rain (they really do not like rain).
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19 maggio, cinema farnese: “era roma”, di mario canale


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Studenti delle superiori a lezione con l’Aeronautica Militare: la protesta delle mamme

@scuola

corriereuniv.it/studenti-delle…

In Siclia è bufera per l’iniziativa che coinvolge circa 180 studenti degli istituti superiori di Modica, Ragusa, Vittoria e Comiso, impegnati in un corso

131° Nexa Lunch Seminar – AI Generativa, Bias e Fairness nei Sistemi Socio-tecnici

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @Etica Digitale (Feddit)

27 maggio 2026 | MARTINA ULLASCI (Politecnico di Torino)
The post 131° Nexa Lunch Seminar – AI Generativa, Bias e Fairness nei Sistemi Socio-tecnici appeared first on Nexa Center for Internet & Society.
nexa.polito.it/lunch-131/

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Quiz del lunedì. Il modulo di servizio europeo ESM della navicella Orion è stato sviluppato a partire da un altro veicolo spaziale dell'ESA. Quale?

Appuntamento a domani per la discussione delle risposte, non suggerite e non cercate su internet!

#QuizTime
@astronomia

  • MPLM (23%, 3 votes)
  • ATV (30%, 4 votes)
  • Columbus (30%, 4 votes)
  • IXV (15%, 2 votes)
13 voters. Poll end: 1 mese fa

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CVE-2025-14177: Malicious JPEG Files Expose PHP Heap Memory — Critical Flaws in getimagesize() and iptcembed() Patched
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2025-14…
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First Public macOS Kernel Exploit on Apple M5 Bypasses Hardware Memory Protection — Developed in Just Five Days With AI Assistance
#CyberSecurity
securebulletin.com/first-publi…
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Grafana Labs Security Breach: Hackers Steal GitHub Token, Download Private Codebase, and Demand Ransom
#CyberSecurity
securebulletin.com/grafana-lab…
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Pwn2Own Berlin 2026 Day 2: Exchange, Windows 11, and AI Coding Tools Fall to Zero-Days — $908,750 in Total Prizes
#CyberSecurity
securebulletin.com/pwn2own-ber…
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DRONI FONDAMENTALI PER RILEVARE CRIMINI DI GUERRA

@news
*Sappiamo, purtroppo, quanto poco pesino le incriminazioni per crimini contro l’umanità e in particolare per le condotte belluine che sfoggiano certi mostri al vertice di questo o quel Paese che imperturbabili massacrano con la nonchalance che non si permetterebbe nemmeno un ragazzino alle prese con un videogioco “sparatutto”.

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#18maggio

I musei digitali parlano davvero la lingua della #GenZ?

Nella #GiornataInternazionaleDeiMusei proponiamo l'articolo della rivista #DigitCult sui dati emersi dal progetto europeo «Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society. CHANGES», sviluppato all'Università di Bari.

Gli studenti di Museologia hanno valutato le strategie web di 30 #musei analizzando elementi chiave tra usabilità e comunicazione social.

🔗 Qui in #OpenAccess : riviste.unimi.it/index.php/dc/…

@cultura

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Il nuovo post di universita-it: Presidenti di commissione Maturità 2026: elenchi pubblicati, date e novità

Qui il post completo: universita.it/presidenti-commi…

@universitaly

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23 e 24 maggio, roma: sesta festa dell’arte a monteverde

cliccare per ingrandire
.
#festaDellArte #Monteverde #VillaPamphili

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youtu.be/gqgmdI7PohQ?is=I888pQ…
Come fare l'upgrade da minimal 2024 a Minimal 2026, solo a 64bit, facilmente con il tool Casper Minimal 👍
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Nuovo video online! Un gruppo di ricercatori ha scoperto che un altro pianeta nano, oltre Plutone, ha l'atmosfera. Non sarebbe strano se non fosse che questo oggetto è minuscolo, così piccolo che un'atmosfera non dovrebbe averla affatto
youtu.be/z4HhyN_Ut60

@astronomia

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Liberiamoci dalle big tech.
#Freesoftware install party

Mercoledì 20 Maggio 2026 dalle 18 alle 19.30

Circolo Arci Zenzero a Genova

Credi di essere padrone del tuo computer? Se usi Windows o MacOS, sei alla mercé di Microsoft e di Apple. Microsoft ha deciso di passare da Windows 10 a Windows 11 e centinaia milioni di PC perfettamente funzionanti stanno finendo nella spazzatura. Non buttare il tuo PC: salva i tuoi dati e portalo assieme a una chiavetta USB.
#nobigtech
softwareliberoliguria.org/libe…

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ECCO IL CLONE DI WIKIPEDIA CHE VUOLE PARALIZZARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

@news
Se fosse soltanto uno scherzo sarebbe già sufficientemente pericolosa.
L'articolo ECCO IL CLONE DI WIKIPEDIA CHE VUOLE PARALIZZARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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in reply to Aureliano

è proprio così! Il rovescio della medaglia è che un algoritmo invasivo per quanto sia opprimente è una delle cose che ti spinge a commentare, magari anche solo proponendoti post controversi e provocatori. Inoltre le app social non fanno altro che ricordarti di collegarti alla tua app, mentre il fediverso tende a essere molto più discreto e quindi ci sono diversi utenti tende a essere molto più discreto e quindi ci sono diversi utenti che fondamentalmente si dimenticano di collegarsi.

Questa se vogliamo è una cosa bellissima, ma è uno dei motivi per cui gli utenti attivi sono circa il 10% degli utenti del fediverso 😅

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Seen near Holborn Station, on the route of the Unite the Kingdom rally. By the artist Frank Riot.

The poster says it better than most speeches:

When the scapegoats are gone, the borders are fortified, and the hatred has done its damage, the cost of living will still rise, the NHS will still be dying, and corporate vultures will still be picking our lives apart.

Who will they blame then?

What will they have gained?

A badge for barbarism against a backdrop of decay.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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MCP, A2A e AG-UI: lo stack dei protocolli per agenti AI nel 2026
#tech
spcnet.it/mcp-a2a-e-ag-ui-lo-s…
@informatica


MCP, A2A e AG-UI: lo stack dei protocolli per agenti AI nel 2026


Nel 2026, chi sviluppa agenti AI si trova inevitabilmente a fare i conti con tre acronimi: MCP, A2A e AG-UI. La domanda più comune è: sono standard in competizione tra loro? Devo usarli tutti e tre? Quale mi serve davvero?

La risposta breve è che non competono affatto — si completano. Ciascuno risolve un problema diverso a un livello diverso dell’architettura degli agenti. Un’analogia utile: pensateli come TCP, HTTP e HTML nel web — protocolli che operano a strati diversi e insieme rendono possibile il funzionamento del sistema.

Il quadro d’insieme


Prima di entrare nel dettaglio, ecco una tabella riassuntiva:

ProtocolloCreato daConnetteRisponde alla domanda
MCPAnthropicAgente ↔ Strumenti e dati“Come fa il mio agente a usare i tool?”
A2AGoogle / Linux FoundationAgente ↔ Agente“Come parlano gli agenti tra di loro?”
AG-UICopilotKitAgente ↔ Interfaccia utente“Come comunica il mio agente con l’utente?”

MCP — Il layer degli strumenti

Il problema che risolve


Il vostro agente deve fare cose concrete: interrogare un database, chiamare un’API, leggere un file, cercare sul web. Prima di MCP, ogni integrazione era custom: codice ad hoc per ogni strumento, ogni framework, ogni modello. MCP standardizza tutto questo in un unico protocollo.

Come funziona


MCP usa un’architettura client-server basata su JSON-RPC 2.0. Il server MCP espone:

  • Tools: funzioni che il modello può invocare, con nome, descrizione e schema tipizzato degli input
  • Resources: dati in sola lettura che l’agente può consultare (schemi DB, file di configurazione)
  • Prompts: template riutilizzabili

Il client MCP — tipicamente integrato nel framework dell’agente — scopre queste capacità e le invoca per conto del modello. I transport sono flessibili: stdio per tool locali (subprocess), Streamable HTTP per deployment remoti in produzione.

Quando usarlo


Usate MCP ogni volta che il vostro agente deve interagire con sistemi esterni: database, API REST, file system, servizi cloud. Se state wrappando un’API esistente per renderla accessibile agli agenti, MCP è il protocollo giusto. L’ecosistema è già maturo: AWS fornisce server MCP open source per S3, DynamoDB, CloudWatch; sono disponibili server per GitHub, Slack, PostgreSQL e decine di altri servizi.

Quando NON usarlo


MCP non è pensato per la comunicazione tra agenti, né per aggiornare interfacce utente. Se avete un agente che deve delegare sotto-task a un altro agente specializzato, quello è territorio di A2A.

A2A — Il layer di collaborazione tra agenti

Il problema che risolve


Avete costruito più agenti specializzati: uno per la ricerca, uno per la generazione di codice, uno per la gestione dei deployment. Come farli collaborare su task complessi senza condividere stato interno, tool o prompt? A2A standardizza come gli agenti si scoprono, delegano task e si scambiano risultati.

Come funziona


A2A usa un modello client-server su HTTP con JSON-RPC 2.0 (e opzionalmente gRPC dalla v0.3). Il principio chiave è l’opacità: gli agenti non espongono i propri internals, pubblicizzano solo ciò che sanno fare.

I concetti fondamentali:

  • Agent Cards: documenti JSON ospitati su /.well-known/agent.json che descrivono nome, capacità (“skills”), tipi di input/output supportati e requisiti di autenticazione. Un biglietto da visita machine-readable.
  • Tasks: l’unità di lavoro. Un client invia un messaggio al remote agent, che crea un task con lifecycle: submitted → working → completed (o failed, canceled).
  • Interaction patterns: sincrono per task semplici, SSE (Server-Sent Events) per streaming su task lunghi, webhook per workflow veramente asincroni.


Quando usarlo


A2A brilla nei sistemi multi-agente dove gli agenti non devono condividere stato interno. Pattern comuni:

  • Un agente supervisor che delega a specialisti
  • Collaborazione cross-organizzazione (il vostro agente che interagisce con quello del vendor)
  • Setup multi-framework: un agente LangGraph che coordina un agente CrewAI — grazie all’opacità, non importa cosa c’è “dentro”


Quando NON usarlo


Per agenti singoli che devono solo chiamare tool, A2A aggiunge overhead non necessario. Se avete bisogno di accoppiamento stretto tra agenti (condivisione di memoria o stato), A2A non è lo strumento giusto.

AG-UI — Il layer dell’interfaccia utente

Il problema che risolve


I vostri agenti hanno bisogno di comunicare con gli utenti in tempo reale: messaggi incrementali, aggiornamenti di stato, handoff per l’approvazione umana. Prima di AG-UI, ogni team implementava questo in modo proprietario — WebSocket custom, polling, SSE artigianali.

Come funziona


AG-UI è un protocollo a eventi strutturati che collega il backend dell’agente con il frontend. Definisce un insieme standard di eventi (message chunks, tool calls, state updates, human-in-the-loop requests) che qualsiasi UI può consumare. È leggero — basato su SSE — e disaccoppiato dal framework dell’agente.

Quando usarlo


Ogni volta che il vostro agente ha una UI interattiva: chatbot, assistenti embedded, dashboard con feedback in tempo reale. Se invece l’agente è un job in background senza interazione utente (elaborazione batch, task schedulati), AG-UI aggiunge complessità inutile.

Come si combinano in pratica


Lo stack completo per un sistema agente enterprise tipico appare così:

┌─────────────────────────────────────┐
│           Interfaccia Utente        │
│         (React, Vue, ecc.)          │
└─────────────┬───────────────────────┘
              │ AG-UI (SSE events)
┌─────────────▼───────────────────────┐
│         Agente Principale           │
│    (LangGraph / CrewAI / custom)    │
│                                     │
│  ┌──────────┐    ┌───────────────┐  │
│  │  MCP     │    │     A2A       │  │
│  │ (tools)  │    │ (subagenti)   │  │
│  └──────────┘    └───────────────┘  │
└─────────────────────────────────────┘
         │                 │
    DB, API, File    Agenti Specializzati


Un agente principale riceve l’input dell’utente via AG-UI, chiama tool esterni tramite MCP (database, API), e se il task è complesso delega a sotto-agenti specializzati tramite A2A — che a loro volta possono usare MCP per i propri tool.

Lo stato dell’ecosistema nel 2026


MCP ha vinto il layer dei tool: è supportato da praticamente tutti i framework principali (LangChain, LlamaIndex, AutoGen, Semantic Kernel) e ha un ecosistema di centinaia di server pre-costruiti. A2A sta emergendo come standard per il layer di coordinamento e la Linux Foundation ne gestisce ora la governance insieme a MCP. AG-UI è più giovane ma sta guadagnando terreno rapidamente grazie all’integrazione con CopilotKit e framework React.

La combinazione dei tre è sempre più considerata il baseline atteso per deployment agente enterprise — come HTTP, TLS e OAuth sono diventati il baseline per i servizi web.

Conclusione


Se state iniziando a costruire agenti AI, ecco un percorso pragmatico:

  1. Iniziate con MCP — è maturo, ha un ecosistema enorme e copre la maggior parte dei casi d’uso con un singolo agente
  2. Aggiungete A2A quando avete più agenti specializzati che devono collaborare
  3. Integrate AG-UI solo se l’agente ha una UI interattiva che richiede aggiornamenti in tempo reale

La buona notizia è che questi protocolli sono progettati per coesistere: adottarli incrementalmente è la strategia giusta.


Fonte originale: The Agent Protocol Stack: MCP vs. A2A vs. AG-UI (DZone) — approfondito con ulteriori riferimenti da Dev.to e subhadipmitra.com.


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Zombie API: il rischio nascosto nelle tue vecchie integrazioni (e come eliminarlo)
#tech
spcnet.it/zombie-api-il-rischi…
@informatica


Zombie API: il rischio nascosto nelle tue vecchie integrazioni (e come eliminarlo)


Tre anni fa il vostro team ha costruito un’integrazione di pagamento. Funzionava perfettamente. Poi siete passati a una soluzione migliore, avete rilasciato la nuova versione e tutti si sono dedicati al progetto successivo. Nessuno ha aperto un ticket formale per disattivare il vecchio endpoint. Nessuno ci ha nemmeno pensato.

Quell’endpoint probabilmente sta ancora girando adesso. Benvenuti nel problema delle Zombie API.

Cosa sono le Zombie API


Una Zombie API è un’interfaccia applicativa che rimane accessibile ma che l’organizzazione non monitora più, non aggiorna e non supporta ufficialmente. Continua a funzionare in background, risponde alle richieste, restituisce dati — ma nessuno la presidia. Può trattarsi di:

  • Un’API versione 1 dimenticata dopo il lancio della v2
  • Un endpoint di test mai rimosso dall’ambiente di produzione
  • Un’integrazione con un sistema esterno deprecato ma mai formalmente chiusa
  • Un servizio interno esposto durante uno sprint e poi lasciato lì

La differenza rispetto alle Shadow API è sottile ma importante: le Shadow API sono endpoint mai documentati ufficialmente (spesso creati da sviluppatori senza seguire i processi aziendali); le Zombie API sono endpoint che erano ufficiali, ma sono sopravvissute alla loro utilità.

Perché le Zombie API sono pericolose

1. Controlli di sicurezza obsoleti


Le Zombie API nascono in un’epoca diversa. Possono ancora utilizzare meccanismi di autenticazione deboli come API key in plaintext, HTTP Basic Auth senza HTTPS, o sessioni senza scadenza. Non hanno mai ricevuto le patch per le vulnerabilità scoperte negli anni successivi alla loro creazione. I framework e le librerie che usano sono datati, spesso con CVE note e non risolte.

# Esempio: vecchio endpoint con autenticazione debole
GET /api/v1/payments?user_id=1234&token=abc123
# Nessuna validazione token server-side, nessun rate limiting,
# nessun log di accesso attivo


2. Assenza di monitoraggio


Gli endpoint zombie non compaiono nei dashboard di osservabilità, non generano alert, non vengono inclusi nei penetration test periodici. Eppure continuano a restituire dati: record di clienti, token di sessione, informazioni di sistema. Le violazioni che li coinvolgono possono passare inosservate per mesi.

3. Superficie di attacco invisibile


Dal punto di vista del team di sicurezza, l’endpoint non esiste. Dal punto di vista di un attaccante, invece, è perfettamente raggiungibile. Gli scanner automatici — e nel 2026 sempre più spesso gli agenti AI autonomi — individuano questi endpoint attraverso pattern comuni: /api/v1/, /api/legacy/, file Swagger dimenticati, entry in file robots.txt.

4. Il vettore degli agenti AI


Una dimensione nuova nel 2026: i sistemi agentic AI che chiamano autonomamente API per completare task possono scoprire e interagire con endpoint zombie che il team di sicurezza umano non ha mai pensato di inventariare. Un agente che esegue fuzzing automatico o che segue link nei file di documentazione può “risvegliare” endpoint che nessuno controllava da anni.

Come identificare le Zombie API nel vostro ambiente

Inventario tramite discovery automatica


Il primo passo è vedere ciò che non si riesce a vedere. Strumenti come OWASP ZAP, Burp Suite, o soluzioni enterprise come Noname Security, Salt Security e Traceable AI possono scansionare il traffico di rete per identificare endpoint che ricevono richieste ma non compaiono nella documentazione ufficiale.

# Con curl e grep: cerca pattern di API versionate nei log
grep -E "/api/v[0-9]+/" /var/log/nginx/access.log |   awk '{print $7}' | sort | uniq -c | sort -rn | head -50


Analisi del codice sorgente


Una scansione statica del codice può estrarre tutti i route definiti nell’applicazione e confrontarli con quelli registrati nel gateway API. La differenza è la lista candidata di zombie (o shadow).

# Esempio con grep per trovare route Express.js
grep -rE "app\.(get|post|put|delete|patch)\s*\(" ./src   | grep -oP "(?

Analisi del traffico reale


Anche se un endpoint non viene più mantenuto, potrebbe ancora ricevere traffico — da client legacy, da integrazioni di partner non aggiornate, o da attaccanti che lo scandagliano. Analizzare i log di accesso degli ultimi 90-180 giorni rivela endpoint “morti” che in realtà rispondono ancora.

Come mitigare il rischio

Governance del ciclo di vita delle API


La soluzione strutturale è implementare un API lifecycle management formale, con quattro fasi chiare:

  1. Active: l’API è in produzione, monitorata e manutenuta
  2. Deprecated: l’API funziona ancora ma è stata annunciata la dismissione. I client ricevono header Deprecation e Sunset in ogni risposta
  3. Sunset: la data di dismissione è imminente, le richieste restituiscono warning espliciti
  4. Retired: l’endpoint è stato disattivato, risponde con 410 Gone


# Header HTTP di deprecazione (RFC 8594)
HTTP/1.1 200 OK
Deprecation: Sat, 31 Dec 2025 23:59:59 GMT
Sunset: Sat, 30 Jun 2026 23:59:59 GMT
Link: <https://api.example.com/v2/payments>; rel="successor-version"


Applicate il principio del minimo privilegio anche alle API


Le API che non sono più in uso attivo non dovrebbero avere accesso ai sistemi di produzione. Prima di decommissionare formalmente, rimuovete le credenziali, revocate i token di accesso e isolate l’endpoint dalla rete interna.

Automatizzate il testing di sicurezza su tutto l’inventario


Il penetration test periodico deve includere anche gli endpoint “vecchi”. Configurate scanner DAST (Dynamic Application Security Testing) per coprire l’intero inventario API, non solo gli endpoint documentati nella versione corrente.

# Esempio con OWASP ZAP via CLI
docker run -t owasp/zap2docker-stable zap-api-scan.py   -t https://api.example.com/api/v1/openapi.yaml   -f openapi   -r zap-report.html


Risk scoring degli endpoint


Non tutti gli endpoint zombie hanno lo stesso livello di rischio. Prioritizzate in base a:

  • Metodo di autenticazione (nessuna > API key > OAuth 2.0)
  • Sensibilità dei dati esposti (PII, dati finanziari, credenziali)
  • Esposizione a traffico esterno vs. solo interno
  • Presenza di vulnerabilità note nel framework usato
  • Volume e origine del traffico recente


Un piano d’azione in tre settimane


Per team che vogliono affrontare il problema in modo pragmatico:

Settimana 1 — Discovery: Eseguite una scansione completa del traffico degli ultimi 90 giorni. Estraete tutti gli endpoint dal codice sorgente. Confrontate con il registro ufficiale dell’API gateway.

Settimana 2 — Triage: Per ogni endpoint non documentato, determinate se è un’API shadow (mai documentata) o zombie (precedentemente documentata). Applicate il risk scoring. Identificate i proprietari originali tramite git blame o cronologia dei ticket.

Settimana 3 — Remediation: Gli endpoint ad alto rischio vanno disabilitati immediatamente. Per quelli con traffico ancora attivo, notificate i client e stabilite una data di sunset. Implementate il processo di governance per prevenire il problema in futuro.

Conclusione


Le Zombie API non sono un problema teorico. Sono un debito tecnico e di sicurezza reale, spesso invisibile, che cresce silenziosamente ad ogni rilascio. Con l’aumento dei sistemi agentic AI che interagiscono autonomamente con le API, il rischio di “risvegliare” questi endpoint aumenta ulteriormente.

La buona notizia è che il problema è risolvibile con processi ben definiti: discovery sistematico, governance del ciclo di vita, e testing automatizzato su tutto l’inventario — non solo sulla versione corrente dell’API.

Non aspettate che sia un attaccante a scoprire cosa avete dimenticato.


Fonte originale: The “Zombie API” Attack: Why Your Old Integrations Are Your Biggest Security Risk (DZone) — approfondito con riferimenti da Salt Security, GetAstra e Checkmarx.