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Case popolari, social housing, affordable housing che dir si vogliano, non devono essere di proprietà di un’immobiliare privata, ma dello Stato.
Quando riusciremo a fare qualcosa di onesto intellettualmente in Italia?

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Nel Mediterraneo esistono emissioni naturali di gas dai fondali 🌊

A Panarea sono intense e ricche di CO₂ di origine vulcanica. Nel Golfo di Trieste, invece, sono più deboli ma dominate dal metano prodotto nei sedimenti.

Nell’ambito del progetto MEFISTO, coordinato dall’OGS con la collaborazione di INGV, sono state studiate l’area idrotermale di Panarea, nelle Eolie, e il Golfo di Trieste.

buff.ly/MDE1elP

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VECT 2.0 Ransomware Permanently Destroys Files Over 128 KB Due to Encryption Flaw
#CyberSecurity
securebulletin.com/vect-2-0-ra…
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Qilin Ransomware Adopts Stealthy RDP History Enumeration to Map Victim Networks
#CyberSecurity
securebulletin.com/qilin-ranso…
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Phoenix PhaaS Platform Weaponizes SMS to Impersonate Banks, Telecoms, and Delivery Firms Worldwide
#CyberSecurity
securebulletin.com/phoenix-pha…
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PowerToys 0.99: Grab And Move, Power Display e miglioramenti a Command Palette
#tech
spcnet.it/powertoys-0-99-grab-…
@informatica


PowerToys 0.99: Grab And Move, Power Display e miglioramenti a Command Palette


Microsoft ha rilasciato PowerToys 0.99, un aggiornamento ricco di novità per sviluppatori e utenti avanzati di Windows. Il protagonista di questa release è l’introduzione di due nuove utility in anteprima: Grab And Move e Power Display, insieme a una serie di miglioramenti significativi a Command Palette e al Dock. Vediamo nel dettaglio cosa cambia.

Grab And Move: trascina le finestre da qualsiasi punto


Chi lavora su monitor grandi o con molte finestre aperte conosce bene il problema: per spostare una finestra bisogna mirare con precisione alla barra del titolo, spesso sottile pochi pixel. Grab And Move risolve questo limite permettendo di trascinare qualsiasi finestra tenendo premuto Alt + Click sinistro ovunque sulla finestra stessa.

Lo stesso vale per il ridimensionamento: Alt + Click destro avvia l’operazione di resize dal punto esatto in cui si trova il cursore, senza dover raggiungere i bordi della finestra. Per chi già usa Alt come modificatore di sistema, è possibile passare al tasto Win come alternativa.

Grab And Move è particolarmente utile in questi scenari:

  • Monitor ad alta risoluzione dove le barre del titolo sono sottilissime in scala DPI
  • Finestre che sono finite parzialmente fuori schermo e sono difficili da afferrare
  • Applicazioni che nascondono la barra del titolo o usano layout custom
  • Workflow con tante finestre sovrapposte dove la precisione è critica

L’utility si integra con il sistema di impostazioni di PowerToys, supporta le Group Policy (GPO) per ambienti aziendali e include una pagina OOBE per la prima configurazione.

Power Display: controllo monitor dal system tray


La seconda novità di rilievo è Power Display, una utility che porta il controllo hardware dei monitor direttamente nel system tray di Windows, eliminando la necessità di cercare i pulsanti fisici sul retro dello schermo.

Una volta abilitata, un’icona nella tray apre un flyout che mostra i monitor collegati al sistema. Per i display compatibili, Power Display permette di regolare:

  • Luminosità e contrasto
  • Volume audio del monitor
  • Profilo colore

Una delle funzionalità più interessanti è la gestione dei profili: è possibile salvare configurazioni complete (es. «modalità sviluppo» con alta luminosità e temperatura colore neutra, oppure «serata» con luminosità ridotta e toni caldi) e passare da uno all’altro con un clic singolo dal flyout.

Power Display si integra anche con Light Switch: nella configurazione di Light Switch è possibile associare un profilo monitor al cambio di tema chiaro/scuro, così quando Windows passa automaticamente al tema scuro la sera, anche il monitor si adatta.

Command Palette e Dock: Compact mode e cronologia calcolatrice


Command Palette riceve in questa release una serie di miglioramenti alla stabilità e alle performance, insieme a nuove funzionalità:

  • Compact Dock: quando il Dock è posizionato in alto o in basso, è ora disponibile una modalità compatta che nasconde il sottotitolo, rendendo il layout più essenziale e meno ingombrante.
  • Cronologia della calcolatrice: i calcoli vengono ora salvati in modo persistente, con la possibilità di riutilizzare, eliminare o cancellare le voci precedenti. È anche possibile configurare l’azione primaria e sostituire la query premendo Invio.
  • Pinning migliorato: quando si aggiunge un comando al Dock, un nuovo dialogo consente di scegliere la posizione e se mostrare o nascondere titolo e sottotitolo.
  • Supporto nuovi content type: le estensioni possono ora esporre contenuti di tipo plain text e image viewer direttamente nel pannello dei contenuti.
  • Affidabilità: corretti due crash legati alla digitazione, migliorato il caricamento delle estensioni in modo che un’estensione difettosa non mandi in crash l’intera lista, e aggiunto il supporto a Windows Terminal profile pinning.

Il Dock ora supporta anche la modalità always-on-top, tenendosi visibile sopra le altre finestre — utile per chi lo usa come launcher rapido.

Come aggiornare


PowerToys 0.99 è disponibile tramite Windows Package Manager (WinGet) oppure direttamente dalla pagina delle release su GitHub. Se avete già PowerToys installato, l’aggiornamento automatico dovrebbe proporvelo a breve nelle impostazioni dell’app.

winget upgrade Microsoft.PowerToys

Le due nuove utility (Grab And Move e Power Display) sono in anteprima e disabilitate di default: dovrete attivarle manualmente dalle impostazioni di PowerToys per cominciare a usarle.

Conclusioni


PowerToys 0.99 si conferma come uno strumento imprescindibile per chi usa Windows in modo intensivo. Grab And Move risolve un problema di usabilità quotidiana che molti utenti conoscono, mentre Power Display porta finalmente un controllo centralizzato dei monitor senza software proprietari. Gli aggiornamenti a Command Palette completano un rilascio solido che vale l’aggiornamento immediato.

Fonte: PowerToys 0.99 is here – Windows Command Line Blog (Niels Laute, Microsoft)


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Critical Wireshark Update Patches 40+ Vulnerabilities Including Remote Code Execution Flaws
#CyberSecurity
securebulletin.com/critical-wi…
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18 estensioni browser AI come RAT e Spyware: Unit 42 smonta la facciata dei tool GenAI per la produttività
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/18-est…


18 estensioni browser AI come RAT e Spyware: Unit 42 smonta la facciata dei tool GenAI per la produttività


Con la diffusione esplosiva degli strumenti di intelligenza artificiale generativa, il Chrome Web Store è diventato il nuovo vettore privilegiato per la distribuzione di malware camuffato da produttività. Il team Unit 42 di Palo Alto Networks ha pubblicato il 30 aprile 2026 una ricerca sistematica che documenta 18 estensioni browser ad alto rischio — commercializzate come assistenti AI per email, coding e ricerca — che nascondono Remote Access Trojan (RAT), attacchi meddler-in-the-middle (MitM), infostealer e spyware a tutti gli effetti. Google ha rimosso o emesso avvisi sulle estensioni segnalate, ma la ricerca espone un problema strutturale: il modello di permessi delle estensioni browser, combinato con la fiducia degli utenti verso i tool AI, crea una superficie di attacco lato client difficile da presidiare.

Perché le estensioni AI sono un bersaglio ideale


Le estensioni browser operano all’interno del processo trusted del browser con permessi concessi dall’utente. Possono leggere e modificare contenuti web, intercettare richieste di rete, accedere ai cookie e comunicare con server esterni — le stesse capacità di strumenti legittimi come ad blocker, password manager e tool per sviluppatori. La distinzione tra uno strumento legittimo e uno malevolo è invisibile all’utente medio.

L’AI generativa amplifica il rischio in modo qualitativo. Quando un utente digita un prompt in un servizio AI come ChatGPT o Claude, condivide routinariamente codice proprietario, bozze di comunicazioni riservate e piani strategici. Un’estensione posizionata tra l’utente e il servizio AI intercetta dati di valore incomparabilmente superiore ai metadati di navigazione tradizionalmente presi di mira dal browser malware. Unit 42 ha rilevato campioni specifici che prendono di mira i prompt inviati a ChatGPT prima che lascino il dispositivo, esfiltrandoli verso domini a bassa reputazione.

Le tecniche di attacco documentate da Unit 42


L’analisi retrospettiva di Unit 42 ha identificato cinque tecniche ricorrenti nelle 18 estensioni ad alto rischio:

1. WebSocket C2 persistente


Le estensioni stabiliscono connessioni WebSocket bidirezionali verso server C2 remoti. La connessione si riconnette automaticamente agli interrupt di rete e persiste attraverso i riavvii del browser senza richiedere iniezione di processo. Il traffico appare come normale traffico HTTPS dal punto di vista della rete. L’esempio più esplicito è “Chrome MCP Server – AI Browser Control”: mascherato da tool di automazione basato su Model Context Protocol, è di fatto un RAT completo che si connette a wss://mcp-browser.qubecare[.]ai/chrome, con la listing che riportava falsamente “100% local processing – your data never leaves your browser”.

2. Browser API Hooking


Gli script di contenuto sostituiscono le API native del browser (window.fetch o XMLHttpRequest) per intercettare le richieste di rete prima della trasmissione. In questo modo l’estensione può leggere il payload di qualsiasi richiesta — incluse quelle cifrate — prima che lascino la pagina. Questa tecnica permette la cattura di prompt, credenziali di form e token di sessione.

3. Osservazione passiva del DOM


Gli script di contenuto monitorano passivamente le modifiche al Document Object Model (DOM) in applicazioni target come Gmail o Notion. L’estensione legge il contenuto renderizzato — testo in chiaro di email composte, note, messaggi — e lo trasmette in chiaro a server esterni. Unit 42 ha documentato casi in cui il contenuto delle email e gli OTP vengono esfiltrati tramite questa tecnica prima ancora dell’invio.

4. Traffic Proxying via PAC


Alcune estensioni configurano le impostazioni proxy del browser tramite file PAC (Proxy Auto-Configuration) per instradare il traffico attraverso infrastrutture controllate dall’attaccante. Questo approccio non richiede permission esplicite per i singoli siti e opera in modo trasparente per l’utente.

5. Decifrazione HTTPS via Chrome Debugger Protocol


La tecnica più sofisticata: alcune estensioni agganciano il Chrome Debugger Protocol per leggere il corpo delle risposte HTTPS già decifrate. Questo bypassa la protezione della cifratura transport-layer, consentendo l’intercettazione di qualsiasi risposta HTTPS — incluse risposte delle API AI, contenuti bancari e dati di sessione autenticati.

Il ruolo degli LLM nella produzione industriale di malware browser


Un dato particolarmente significativo: diversi campioni analizzati da Unit 42 contenevano fingerprint di codice generato da LLM. I threat actor stanno utilizzando strumenti di code generation AI per accelerare lo sviluppo di estensioni malevole e scalare le campagne. Questo abbassa drasticamente la barriera tecnica per la produzione di browser malware sofisticato e rende obsoleta la correlazione tra qualità del codice e minaccia reale. La stessa tecnologia che promette produttività agli utenti legittimi viene weaponizzata per costruire più velocemente gli strumenti del crimine informatico.

Le estensioni analizzate (case study)


Tra le 18 estensioni documentate da Unit 42 con comportamenti ad alto rischio, i principali case study includono: Chrome MCP Server – AI Browser Control (RAT completo via WebSocket), Supersonic AI (infostealer di prompt), Reverse Recruiting (esfiltrazione di dati di profilo e comunicazioni), Chat AI for Chrome (intercettazione conversazioni AI), e l’estensione di traduzione Huiyi (spyware con DOM observation). Tutti si presentavano come tool di produttività AI legittimi con descrizioni convincenti sullo store Chrome.

Qualche raccomandazione


  • Gestione centralizzata delle estensioni: le organizzazioni dovrebbero implementare policy di allowlisting delle estensioni browser tramite Chrome Enterprise o equivalente, vietando l’installazione autonoma da parte degli utenti su dispositivi aziendali.
  • Principio del minimo privilegio per le estensioni: auditare i permessi richiesti da tutte le estensioni installate. Un’estensione che chiede accesso a debugger, webRequest, proxy e storage.sync contemporaneamente dovrebbe essere trattata con estrema cautela.
  • Diffidare delle promesse di privacy locale: affermazioni come “100% local processing” non sono verificabili dall’utente e sono state documentate come false in almeno un caso della ricerca.
  • Monitoraggio del traffico di rete: le connessioni WebSocket persistenti verso domini a bassa reputazione da processi browser sono un segnale di allarme rilevabile a livello di proxy/firewall aziendale.
  • Aggiornare le policy di sicurezza per includere esplicitamente le estensioni browser AI come superficie di rischio, alla stregua di software di terze parti installato.

Fonte primaria: Unit 42, Palo Alto Networks, “That AI Extension Helping You Write Emails? It’s Reading Them First”, 30 aprile 2026. Le 18 estensioni sono state segnalate a Google, che ha rimosso o inviato avvisi ai proprietari per violazione delle policy.


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Buon #1maggio a tutti*! 🛠️💪🏽

In occasione della #FestaDeiLavoratori, ricondividiamo questo articolo che ripensa lo #SfruttamentoLavorativo oltre la narrazione della “moderna schiavitù”, che riduce il fenomeno all'individuo. Attraverso il concetto di regime di controllo del lavoro, evidenzia una coercizione più ampia, prodotta da una pluralità di processi, per ripensare in modo più efficace le strategie di contrasto.

⬇In #OpenAccess qui: riviste.unimi.it/index.php/soc…

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obscured by clouds / pink floyd. 1972


[youtube=youtube.com/watch?v=Te_-nISxLV…]
#music #musica #ObscuredByClouds #PinkFloyd

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5 maggio, roma: “veguastampa fabbrica occupata (1969–1972)”, incontro all’aamod sul libro di berardino nisii


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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]InSalaZa 2026
INCONTRI IN BIBLIOTECA

Martedì 5 maggio – Ore 17:30

Presentazione del libro

Veguastampa fabbrica occupata (1969–1972).

Memorie e testimonianze di Berardino Nisii

(Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2026)

Intervengono:

Berardino Nisii

autore del libro ed ex operaio della Veguastampa

Riccardo Catini

ex operaio della Veguastampa e componente del Comitato di agitazione

Alexander Höbel

storico e ricercatore

Gino Melis

ex operaio della Veguastampa e componente del Comitato di agitazione

Giulia Zitelli Conti

docente di Storia Orale Università Roma Tre

Paola Scarnati

fondatrice dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico

introduce e modera Roberta Tucci – antropologa

AAMOD – Sala Zavattini

Via Ostiense 106 – Roma

Ingresso libero

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]Si terrà martedì 5 maggio 2026 alle ore 17:30, presso la Sala Zavattini dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), la presentazione del volume Veguastampa fabbrica occupata (1969–1972). Memorie e testimonianze di Berardino Nisii (Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2026). L’iniziativa si inserisce nell’ambito del ciclo “InSalaZa”, promosso dall’AAMOD in collaborazione con la Biblioteca di cinema e storia Ėsfir’ Šub.
Il libro ripercorre, attraverso una ricca e articolata documentazione archivistica, la vicenda dell’occupazione della tipografia Veguastampa di Pomezia, portata avanti dalle maestranze contro la dismissione dello stabilimento e in difesa dei diritti sindacali. Un’esperienza di lotta lunga e significativa, durata tre anni, dal novembre 1969 all’inizio del 1972, che rappresenta una pagina importante della storia del movimento operaio italiano.

Autore del volume è Berardino Nisii, protagonista diretto di quella vicenda: entrato giovanissimo in fabbrica, prese parte all’occupazione e nel corso degli anni ha conservato un ampio patrimonio di materiali – volantini, ritagli di giornale, documenti sindacali, comunicati – con l’intento di preservarne la memoria. Il libro restituisce così non solo la cronaca degli eventi, ma anche il clima umano e politico di quei mesi, segnati da momenti di grande intensità dentro e fuori la fabbrica, e dalla solidarietà diffusa che sostenne la lotta degli operai.

L’opera si inserisce nel filone della storiografia dal basso, dando voce a protagonisti spesso rimasti ai margini delle narrazioni ufficiali. Attraverso uno stile chiaro e attento alle fonti, Nisii intreccia dimensione individuale e collettiva, offrendo uno sguardo partecipe e documentato su un’esperienza capace di illuminare processi storici più ampi.

L’incontro sarà introdotto e moderato dall’antropologa Roberta Tucci e vedrà la partecipazione dell’autore Berardino Nisii, ex operaio della Veguastampa, insieme a Riccardo Catini e Gino Melis, anch’essi ex operai dello stabilimento e compo
nenti del Comitato di agitazione durante gli anni dell’occupazione. Interverranno inoltre Alexander Höbel, storico e ricercatore, Giulia Zitelli Conti, docente di Storia Orale all’Università Roma Tre, e Paola Scarnati, fondatrice dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Nel corso della presentazione saranno proiettati documenti filmici relativi all’occupazione della Veguastampa, conservati presso l’Archivio dell’AAMOD, offrendo una preziosa testimonianza visiva di quella esperienza di lotta e partecipazione collettiva.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO ETS
+39 06 57305447 – eventi

Sito web: aamod.it

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LA FLOTILLA è STATA ATTACCATA!
MOBILITAZIONE PERMANENTE IN TUTTA ITALIA
1 di 2
#APARTHEID #PALESTINA #osservatoriorepressione #PALESTINALIBERA #DismantleApartheidIsrael #banchecomplici #BDSitalia #IMPUNITA #criminidiguerra #blocktheboat #MilitaryEmbargo #genocidiogaza
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LA FLOTILLA è STATA ATTACCATA!
MOBILITAZIONE PERMANENTE IN TUTTA ITALIA

2 di 2

#APARTHEID #PALESTINA #osservatoriorepressione #PALESTINALIBERA #DismantleApartheidIsrael #banchecomplici #BDSitalia #IMPUNITA #criminidiguerra #blocktheboat #MilitaryEmbargo #genocidiogaza

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Per quanto io disprezzi la "repubblica" islamica iraniana... quello che USA e Israele hanno fatto contro la stessa è di fatto la stessa cosa che la Russia ha fatto contro l'Ucraina e in precedenza contro la Georgia.

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Alla #Biennale di #Venezia è in atto una vergognosa censura.

Ma nessuno protesta, perché tra un escamotage e l'altro il governo russo è finalmente riuscito a riprendersi lo spazio. Ho scritto il GOVERNO perché la CULTURA russa è la vittima della censura del suo governo ANCHE in Italia.

Nel 2022 il padiglione fu chiuso non perché sottoposto a sanzioni ma per protesta degli artisti russi contro la guerra.

Quest'anno le Pussy Riot avevano proposto un padiglione dell'arte dissidente, dedicato agli artisti in carcere.

Niente da fare. La Russia vuole promuoversi al mondo con la faccia delle sue colonie: Argentina (dove aveva sede la Wagner), Brasile, Messico, Mali, Buriazia. Che non sembri strano quindi vedere africani, asiatici e latini in uniforme russa partire all'assalto in #Ucraina.

E la "cultura russa"?

SEGUE>>

in reply to il fabbro

La cultura russa, quella di governo, ispirata ovviamente ai "valori tradizionali", viene rappresentata dal gruppo folkloristico (in tutti i sensi) Toloka (ТОЛОКА). Se cercate su google "толока россия 1" troverete come primo risultato una eloquente video-reaction dal titolo "ЭТО ПОЛНЫЙ ТРЕШ!" (eto polnyj tresh) che possiamo tradurre con "PURA SPAZZATURA".

Ma intanto sono tra i pochi artisti disposti a benedire i carri armati che vanno in Ucraina...

youtube.com/watch?v=ZB7DXmq_6r…

in reply to il fabbro

Nel 2024 la Russia aveva ceduto alla #Bolovia il suo padiglione. Anche in quel caso un'azione di promozione politica. A rappresentarle avrebbe dovuto esserci Inés Fontenla, che di fatto venne esclusa perché considerata troppo "pacifista".

Qui ripercorre la sua esperienza e solo come una autentica (perché libera) artista può fare, parla del rapporto tra arte e politica e la vicenda del padiglione russo nell'edizione 2026

artribune.com/arte-contemporan…

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"#Palantir e i suoi alleati - nonostante le retoriche su crescita e benessere - non stanno progettando il futuro per l'umanità, stanno piuttosto recintando il presente per trasformarci da cittadini a utenti da cui estrarre valore."

#capitalismo #democrazia #30aprile

valigiablu.it/manifesto-palant…

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LAPSUS$ colpisce Checkmarx: 95 GB di codice sorgente su dark web e la supply chain dei tool di sicurezza nel mirino
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/__tras…


LAPSUS$ colpisce Checkmarx: 95 GB di codice sorgente su dark web e la supply chain dei tool di sicurezza nel mirino


Quando a essere violato è uno dei principali vendor di sicurezza applicativa — uno strumento usato per rilevare vulnerabilità nel codice altrui — le implicazioni si estendono ben oltre l’azienda stessa. Il gruppo LAPSUS$ ha pubblicato sul dark web 95 gigabyte di dati riservati di Checkmarx, inclusi codice sorgente, chiavi API e credenziali di database. È l’ultimo capitolo di una campagna supply chain orchestrata da un attore noto come TeamPCP, che da settimane sta sistematicamente compromettendo l’ecosistema degli strumenti di sviluppo e sicurezza.

Cosa è stato esfiltrato


Il 25 aprile 2026, LAPSUS$ ha rivendicato pubblicamente l’attacco a Checkmarx, pubblicando un archivio di circa 95 GB che include codice sorgente dei repository GitHub privati dell’azienda (tra cui componenti di KICS, il motore open source per la scansione di configurazioni cloud e IaC), un database dei dipendenti con informazioni personali e credenziali interne, chiavi API per servizi di terze parti e integrazioni, e credenziali di database MongoDB e MySQL dell’ambiente di sviluppo.

Checkmarx ha confermato l’autenticità del dump in un advisory pubblicato il 26 aprile, precisando che i repository GitHub compromessi sono separati dall’ambiente di produzione per i clienti e che nessun dato cliente è stato esposto direttamente. Tuttavia, la presenza di chiavi API e credenziali nei file esfiltrati amplia significativamente la superficie di attacco potenziale.

Il vettore: la campagna supply chain TeamPCP


L’accesso ai sistemi di Checkmarx non è stato ottenuto tramite un attacco diretto, ma attraverso la compromissione della supply chain di sviluppo software. La data del breach originale è il 23 marzo 2026, quando TeamPCP ha iniettato codice malevolo in componenti dell’ecosistema Checkmarx disponibili pubblicamente. Le immagini Docker KICS ufficiali su Docker Hub sono state sostituite con versioni trojanizzate contenenti uno stealer di credenziali: gli sviluppatori che le utilizzavano nelle pipeline CI/CD scaricavano automaticamente il malware. Parallelamente, due estensioni VS Code correlate a Checkmarx pubblicate su marketplace sono state compromesse con funzionalità di esfiltrazione che operavano silenziosamente in background.

Il nome TeamPCP emerge anche in connessione con le 73 estensioni malicious su Open VSX scoperte a fine aprile, suggerendo una campagna coordinata e ad ampio raggio contro l’intero ecosistema degli strumenti DevSecOps. Il modello è chiaro: compromettere prima gli strumenti che gli sviluppatori di sicurezza usano quotidianamente, per poi risalire — tramite le credenziali rubate — ai sistemi più preziosi.

Chi è LAPSUS$


LAPSUS$ è un gruppo di cybercrime con una storia operativa peculiare: composto prevalentemente da giovani hacker (diversi dei quali minorenni all’epoca degli attacchi), il gruppo si è distinto tra il 2021 e il 2022 per una serie di operazioni ad alto profilo contro Nvidia, Samsung, Okta, Microsoft e Uber, utilizzando principalmente tecniche di social engineering e SIM swapping piuttosto che exploit tecnici sofisticati. Dopo una serie di arresti nel 2022-2023, il gruppo sembrava smantellato. La ricomparsa nel 2026, questa volta sfruttando l’infrastruttura supply chain di TeamPCP come vettore di accesso iniziale, dimostra una capacità di adattamento e riorganizzazione che rende LAPSUS$ una minaccia ancora attiva.

Timeline dell’incidente


  • 23 marzo 2026: TeamPCP compromette le immagini Docker KICS e le estensioni VS Code; furto delle credenziali Checkmarx GitHub
  • Fine marzo – inizio aprile 2026: esfiltrazione massiva dei 95 GB di repository privati
  • 25 aprile 2026: LAPSUS$ pubblica il data dump sul dark web e rivendica l’attacco
  • 26 aprile 2026: Checkmarx pubblica un advisory confermando la violazione e bloccando l’accesso al repository compromesso
  • 29 aprile 2026: il dump viene diffuso pubblicamente in forum accessibili, aumentando il rischio di sfruttamento secondario delle chiavi API esposte


Implicazioni per gli utenti Checkmarx e i team DevSecOps


La violazione di Checkmarx solleva preoccupazioni su più livelli. In primo luogo, l’esposizione del codice sorgente dei motori di analisi potrebbe consentire ad attori malevoli di identificare potenziali vulnerabilità nelle logiche di scanning, aprendo la porta ad attacchi che bypassano o manipolano i risultati dell’analisi statica del codice. In secondo luogo, i team che hanno utilizzato immagini Docker KICS o le estensioni VS Code compromesse tra marzo e aprile 2026 devono considerarsi potenzialmente compromessi e procedere con un’indagine forensica.

Indicatori di Compromissione e azioni immediate

# Immagini Docker KICS compromesse (periodo a rischio: 23/03 - 26/04/2026)
checkmarx/kics:latest  # verificare hash con: docker inspect --format='{{.Id}}' checkmarx/kics:latest
checkmarx/kics:v1.7.x  # controllare con advisory ufficiale Checkmarx
# Credenziali da ruotare immediatamente se si è usato KICS Docker nel periodo a rischio:
# - Token GitHub con accesso ai repository
# - Chiavi API Checkmarx
# - Credenziali MongoDB/MySQL condivise con l'ambiente di sviluppo
# - Segreti nelle pipeline CI/CD (GitHub Actions, GitLab CI, Jenkins)
# Verifica estensioni VS Code compromesse:
# Controllare l'elenco completo nel security advisory ufficiale su checkmarx.com/blog/checkmarx-security-update-april-26/
# Log da analizzare per pull sospetti (pipeline CI/CD):
# grep -r "checkmarx/kics" .github/workflows/ .gitlab-ci.yml Jenkinsfile

Consigli per i difensori


L’attacco a Checkmarx è emblematico di una tendenza sempre più preoccupante: i tool di sicurezza stessi diventano vettori di attacco. È necessario verificare i log delle pipeline CI/CD tra il 23 marzo e il 26 aprile 2026 per identificare eventuali pull di immagini Checkmarx da Docker Hub. Qualsiasi segreto memorizzato nell’ambiente di sviluppo deve essere considerato compromesso e sostituito immediatamente. Le estensioni VS Code Checkmarx vanno rimosse e reinstallate da sorgenti verificate e firmate. Il monitoraggio del dark web nei prossimi mesi è raccomandato: i 95 GB esfiltrati contengono informazioni che potrebbero essere sfruttate per attacchi secondari a lungo termine.

Più in generale, questo incidente sottolinea l’urgenza di adottare il principio del least privilege nelle pipeline CI/CD: i processi automatizzati non dovrebbero avere accesso a credenziali di produzione. L’isolamento degli ambienti — sviluppo, staging, produzione — e la firma crittografica delle immagini container (tramite strumenti come Cosign e la policy enforcement con Kyverno o OPA) limitano significativamente il blast radius di compromissioni simili. Quando a essere attaccato è chi produce gli strumenti di difesa, l’unica risposta efficace è l’architettura zero-trust applicata anche all’infrastruttura DevSecOps.


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Linux Kernel Zero-Day “Copy Fail” (CVE-2026-31431) Grants Root Access on Every Major Distro Since 2017
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Lazarus Group Targets macOS Users With Sophisticated “Mach-O Man” Four-Stage Malware Kit
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Mini Shai-Hulud: TeamPCP compromette i pacchetti npm ufficiali di SAP in un attacco supply chain enterprise
#CyberSecurity
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Mini Shai-Hulud: TeamPCP compromette i pacchetti npm ufficiali di SAP in un attacco supply chain enterprise


Il 29 aprile 2026, il gruppo TeamPCP ha compromesso i pacchetti npm ufficiali di SAP in quello che i ricercatori di Wiz hanno battezzato “Mini Shai-Hulud”: un attacco alla supply chain enterprise di estrema rilevanza che ha preso di mira gli ambienti di sviluppo e CI/CD di organizzazioni che utilizzano il Cloud Application Programming Model (CAP) e Cloud MTA di SAP. L’operazione si distingue per la sofisticazione del meccanismo di esfiltrazione e per la capacità di rubare credenziali da praticamente ogni sistema cloud aziendale utilizzato dagli sviluppatori colpiti.

SAP nell’occhio del ciclone: perché questa supply chain attack è critica


SAP è il backbone ERP di migliaia di aziende enterprise globali. Il suo Cloud Application Programming Model (CAP) è il framework ufficiale per costruire applicazioni cloud-native su SAP Business Technology Platform. Una compromissione dei pacchetti npm di SAP CAP non è, quindi, un attacco a una libreria open source di nicchia: è un’iniezione di malware nel cuore degli ambienti di sviluppo enterprise, con accesso diretto a credenziali di produzione, segreti CI/CD e infrastrutture cloud di organizzazioni Fortune 500.

La finestra temporale dell’attacco è stata precisa e calcolata: le versioni malevole dei pacchetti SAP sono state pubblicate su npm il 29 aprile 2026 tra le 09:55 UTC e le 12:14 UTC — un arco di circa due ore e mezza. Questo tipo di timing suggerisce un’operazione pianificata per massimizzare la finestra di esposizione prima che i team di sicurezza potessero reagire, sfruttando le ore mattutine dei fusi orari europei e americani durante le quali i sistemi CI/CD eseguono build automatizzate.

Anatomia dell’attacco: da preinstall script a credential stealer


Il meccanismo di attacco sfrutta una caratteristica legittima del registry npm: gli script preinstall, che vengono eseguiti automaticamente ogni volta che un pacchetto viene installato come dipendenza. I ricercatori di Socket e Wiz hanno ricostruito la catena di infezione in tre fasi distinte.

Fase 1 — Bootstrap con Bun: Lo script preinstall esegue un loader chiamato setup.mjs che scarica da GitHub il runtime JavaScript Bun. L’utilizzo di Bun anziché Node.js è un’indicazione tattica: Bun è meno monitorato dai tool di sicurezza aziendali ed è più difficile da rilevare in ambienti enterprise dove Node.js è già whitelistato. Questo scaricamento di un binary non verificato è di per sé sufficiente per classificare il pacchetto come malevolo.

Fase 2 — Execution payload offuscato: Il runtime Bun viene utilizzato per eseguire un payload denominato execution.js, pesantemente offuscato. Il payload implementa logiche di raccolta credenziali e meccanismi anti-analisi per complicare il reverse engineering.

Fase 3 — Esfiltrazione crittografata: I dati rubati vengono cifrati con una chiave RSA pubblica hardcoded nel malware e caricati su repository GitHub pubblici creati sull’account della stessa vittima — con la descrizione ironica “A Mini Shai-Hulud has Appeared” (riferimento al verme del deserto di Dune). Questa tecnica di esfiltrazione tramite GitHub è particolarmente insidiosa poiché il traffico verso github.com è raramente bloccato nelle reti aziendali.

Tipologia di credenziali rubate


Il credential stealer è progettato per aspirare qualsiasi segreto accessibile nell’ambiente dello sviluppatore o del pipeline CI/CD:

  • Token GitHub e npm — accesso ai repository e alle pipeline di deploy
  • GitHub Actions secrets — credenziali iniettate nei workflow di CI/CD
  • Chiavi SSH — accesso diretto a server e infrastruttura
  • Credenziali cloud: AWS (access key + secret), Azure (service principal), Google Cloud Platform (service account JSON), Kubernetes (kubeconfig)
  • Segreti CI/CD in memoria — variabili d’ambiente caricate nei processi attivi al momento dell’esecuzione


Attribuzione a TeamPCP: la chiave RSA come firma digitale


Wiz attribuisce l’operazione a TeamPCP con alta confidenza. L’elemento chiave è la riutilizzazione della stessa chiave RSA pubblica per cifrare i dati esfiltrati — la medesima chiave impiegata in precedenti compromissioni di librerie attribuite allo stesso gruppo. È un errore operativo significativo da parte degli attaccanti: la chiave di cifratura diventa di fatto una firma identificativa che collega tutte le campagne dello stesso operatore.

TeamPCP non è un nuovo arrivato nel panorama degli attacchi alla supply chain npm. Il gruppo ha già condotto operazioni simili contro altre librerie, dimostrando un interesse sistematico per l’ecosistema JavaScript enterprise e un pattern operativo consolidato: compromissione di pacchetti legittimi e ad alta fiducia, payload multistadio con downloader, esfiltrazione tramite servizi cloud legittimi.

Il pattern più ampio: tre supply chain attack in 48 ore


L’attacco ai pacchetti SAP non è avvenuto in isolamento. GitGuardian ha documentato come nelle stesse 48 ore abbiano colpito campagne analoghe su npm (il pacchetto tanstack contraffatto che esfiltrava file .env), PyPI e Docker Hub — suggerendo un’intensificazione coordinata delle operazioni di supply chain attack verso l’ecosistema di sviluppo software nel suo complesso. Questo tipo di attività “a grappolo” potrebbe indicare un mercato underground più attivo, o una risposta a opportunità specifiche emerse nell’ecosistema open source.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Pacchetti SAP npm compromessi (versioni malevole - 29 aprile 2026)
# Pubblicati tra 09:55 UTC e 12:14 UTC

# Indicatori infrastrutturali:
# - Loader: setup.mjs (scarica Bun runtime da GitHub)
# - Payload: execution.js (offuscato, eseguito via Bun)
# - Chiave RSA pubblica condivisa con altre campagne TeamPCP

# Pattern di esfiltrazione:
# - Dati caricati su repository GitHub pubblici della vittima
# - Descrizione repository: "A Mini Shai-Hulud has Appeared"
# - Dati cifrati con RSA prima dell'upload

# File target:
.env
.env.local
.env.production
~/.ssh/id_rsa
~/.aws/credentials
~/.kube/config

# Riferimenti:
# Socket: https://socket.dev/blog/sap-cap-npm-packages-supply-chain-attack
# Wiz: https://www.wiz.io/blog/mini-shai-hulud-supply-chain-sap-npm
# BleepingComputer: https://www.bleepingcomputer.com/news/security/official-sap-npm-packages-compromised-to-steal-credentials/

Raccomandazioni immediate per i difensori


Chi utilizza pacchetti SAP CAP o Cloud MTA nel proprio ambiente di sviluppo deve agire immediatamente su più fronti. Il primo passo è verificare le versioni installate nei propri progetti e disinstallare qualsiasi versione pubblicata il 29 aprile 2026: eseguire npm audit e confrontare le versioni con il changelog ufficiale SAP. In secondo luogo, è necessario trattare tutte le credenziali presenti negli ambienti di sviluppo e CI/CD come potenzialmente compromesse: ruotare token GitHub, chiavi AWS/Azure/GCP, credenziali npm e kubeconfig.

A livello organizzativo, questo attacco riporta all’attenzione la necessità di implementare policy di Software Composition Analysis (SCA) nei pipeline CI/CD, con blocco automatico di pacchetti che eseguono script preinstall o scaricano binary da sorgenti esterne. L’adozione di soluzioni come Socket, Wiz o Snyk per il monitoraggio in real-time delle dipendenze npm rappresenta oggi una misura non più opzionale per chi gestisce ambienti enterprise basati su Node.js.

Fonti: Socket Research Team, Wiz Security Blog, BleepingComputer, GitGuardian Blog — 29-30 aprile 2026.


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Il nuovo post di universita-it: Milano-Bicocca un film per ricordare Giulio Regeni

Qui il post completo: universita.it/milano-bicocca-u…

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"Holocaust scholars with a handful of exceptions have exposed their true purpose,which is NOT to examine the dark side of the human nature,and the frightening propensity we all have to commit evil,but to sanctify Jews as eternal victims", #ChrisHedges

youtu.be/TV9dkU2E8j0?is=ySjwmZ…

in reply to stefania maurizi

chissà cosa ne penserebbero tutti i morti dell'olocausto, e quelli morti per liberare il mondo dal giogo nazifascista,se poi si pensa che se oggi ti definisci antifascista poi essere additato come antisionista(per cui si ha tutto il diritto di esserlo)o peggio antisemita

e secondo il governo italiano:
governo.it/it/dipartimenti/coo…

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Nothing is more important than this: stopping #RearmEU, and especially #RearmItaly,will not only save our #PublicHealthcare,#Education, #Pensions, but it will also save the rest of the world from war crimes—from #Gaza to the rest of the world—given our role in the #USWarMachine
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niente è più importante di questo: bloccare il #Riarmo non solo salverà la nostra #SanitàPubblica,#Istruzione,#Pensioni, ma salverà anche il resto del mondo da crimini di guerra da #Gaza al resto del mondo, visto il nostro ruolo di #AssassiniDiComplemento

ilfattoquotidiano.it/in-edicol…

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ho letto il libro di #PiergiorgioOdifreddi su #BertrandRussell, #CattivoMaestro ( #RaffaelloCortinaEditore)

Ve lo consiglio assolutamente, non solo per conoscere una grande mente, ma per l'onestà con cui è raccontata, senza omissione dei lati meno edificanti:

ilfattoquotidiano.it/in-edicol…

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Il nuovo post di universita-it: Vivere di algoritmi: le facoltà di AI che ti aprono le porte del futuro

Qui il post completo: universita.it/vivere-di-algori…

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presidio Lugano -> Global Sumud Flotilla


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Anche a #Lugano si scende in piazza.
Stasera dalle 18:00, ritrovo in Piazza Dante, Lugano.

#gaza action ticino #cusp coordinamento Palestina svizzera italiana #globalsumudflotilia tilla

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Israele ha fermato ancora una volta in acque internazionali, lontano da Gaza, la Global Sumud Flotilla: una missione civile diretta a denunciare l’assedio imposto da Israele da oltre 18 anni e a chiedere accesso umanitario alla Striscia.
È l’ennesimo tentativo di nascondere gli orrori subiti da una popolazione intrappolata, bombardata e privata degli aiuti.
Oggi saremo in piazza per chiedere la fine dell’assedio, l’ingresso immediato degli aiuti umanitari e sanzioni contro Israele.

#Gaza #GlobalSumudFlotilla #StopTheSiege #FreePalestine #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

Unknown parent

mastodon - Collegamento all'originale

filobus

eh non infiorettiamo e guardiamo i fatti, non le parole
Se uno stato fa cose che gli pare in un territorio dove il controllo è tuo, hai ceduto sovranità
Poi possiamo ipotizzare i motivi: ignavia, incapacità, collaborazionismo, complicità, sei sotto ricatto
Ma non lo dicono di fronte ai cittadini, e il fatto di non dirlo è una perdita e un degrado, diciamolo con le parole giuste, una corruzione dei processi democratici
Non neghiamo la gravità della cosa
Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Azure Data Studio è in pensione: migra il tuo workflow Azure SQL su VS Code in 10 minuti
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Azure Data Studio è in pensione: migra il tuo workflow Azure SQL su VS Code in 10 minuti


Se stai ancora aprendo Azure Data Studio per lavorare con Azure SQL, è arrivato il momento di fare il passo. Azure Data Studio (ADS) è andato ufficialmente in pensione il 6 febbraio 2025, e il supporto è terminato il 28 febbraio 2026. Microsoft ha indicato Visual Studio Code con l’estensione MSSQL come percorso ufficiale consigliato.

Questa guida ti aiuta a ripristinare rapidamente la produttività in VS Code: importare il setup esistente, recuperare le scorciatoie familiari come F5, e far funzionare SQL Database Projects per gestire le modifiche allo schema con sicurezza.

Perché questa migrazione conta per gli sviluppatori Azure SQL


Eseguire query è solo una parte del lavoro. La maggior parte dei team ha bisogno di workflow ripetibili per la revisione delle modifiche allo schema, la validazione in CI, e i deployment più sicuri. SQL Database Projects supporta questo stile di lavoro con “schema as code”, build validation, e un’esperienza di pubblicazione guidata direttamente in VS Code.

Rispetto ad Azure Data Studio, VS Code offre:

  • Un ecosistema di estensioni molto più ricco e aggiornato
  • Integrazione nativa con GitHub Copilot per l’assistenza SQL
  • Supporto per SQL database in Microsoft Fabric
  • Un editor più potente con refactoring, IntelliSense avanzato, e integrazione Git integrata


Step 1: Installa gli strumenti SQL essenziali per VS Code


Dalla Marketplace di VS Code, installa questi tre componenti:

Estensione MSSQL


Il tuo principale strumento per query, connessioni e workflow con il database. Cerca “SQL Server (mssql)” nel VS Code Marketplace. Questa estensione gestisce le connessioni ai server SQL Server, Azure SQL Database, Azure SQL Managed Instance e SQL database in Microsoft Fabric.

SQL Database Projects


Aggiunge il sistema di progetto e il workflow di build/publish per “schema as code”. Cerca “SQL Database Projects” nel Marketplace. Con questa estensione puoi organizzare oggetti SQL in un progetto versionabile, validare la struttura del database prima del deploy, e pubblicare in modo controllato.

.NET 8 SDK


SQL Database Projects dipende dal .NET SDK per la build. Installalo da dotnet.microsoft.com prima del primo build. L’estensione ti avviserà se manca, ma averlo pronto evita un riavvio aggiuntivo.

Step 2: Importa il tuo setup ADS esistente


L’estensione MSSQL include un ADS Migration Toolkit che trasferisce le tue connessioni salvate, i gruppi di connessioni, le impostazioni e i binding dei tasti in un unico flusso guidato. Apri l’estensione e segui il wizard.

Ripristinare F5 come abitudine muscolare


Se sei abituato a premere F5 per eseguire una query in Azure Data Studio, installa l’estensione MSSQL Database Management Keymap. Aggiunge i binding di tasti in stile ADS, incluso F5 per eseguire una query. Per l’elenco completo, consulta la documentazione “Customize keyboard shortcuts”.

Step 3: Configurare SQL Database Projects end-to-end


Questa è la parte che rende il workflow davvero solido. Segui questi passaggi nell’ordine:

1. Crea o apri un progetto SQL


Apri una cartella di progetto SQL esistente in VS Code, oppure creane uno nuovo tramite i comandi SQL Database Projects nell’editor. I file .sqlproj sono compatibili con SSDT, quindi puoi aprire progetti esistenti direttamente.

2. Esegui prima la build


Il primo traguardo deve essere una build pulita. Confermare che la toolchain è configurata correttamente prima di tentare un deploy è fondamentale. Eventuali errori di sintassi o riferimenti mancanti emergono qui, non in produzione.

3. Pubblica tramite il Publish Dialog


Fai clic destro sul progetto nel pannello Database Projects, seleziona Publish, configura il target, controlla il deployment script generato, e seleziona Publish per deployare.

La preview dello script è il punto che rende questo workflow affidabile per uso serio: vedi esattamente quale T-SQL verrà eseguito sul database prima che accada. Niente sorprese.

Problemi comuni e soluzioni


.NET SDK non trovato: Se la prima build non completa, verifica che il .NET SDK sia installato e che VS Code riesca a trovarlo. Questo è il problema più comune al primo avvio.

Target platform mismatch: Se il comportamento di publish è diverso da quello atteso, controlla il target platform del progetto nelle impostazioni .sqlproj. Molti problemi di publish dipendono dalla configurazione del progetto, non dal database in sé.

Lavorare con SQL database in Microsoft Fabric


La stessa configurazione VS Code si applica a SQL database in Microsoft Fabric, con un’aggiunta: inizia dal portale Fabric per collegare il database a Git prima di aprire il progetto localmente in VS Code. Questo garantisce che il file di progetto sia configurato correttamente per Fabric.

Item templates: per chi arriva da SSDT


Se vieni da SSDT, i template di elementi in SQL Database Projects generano stub consistenti per tabelle, stored procedure, view e altri oggetti comuni. Fai clic destro sul progetto nel pannello Database Projects e seleziona Add Item per iniziare.

Primi passi consigliati


Prova questo ciclo completo con qualsiasi schema di database piccolo:

  1. Crea o apri un SQL project
  2. Esegui la build
  3. Pubblica con script preview abilitato
  4. Apporta una modifica allo schema, ricompila, e pubblica di nuovo

Dopo questo ciclo, il workflow ti sembrerà naturale come quello di Azure Data Studio — con in più la potenza dell’ecosistema VS Code.

Conclusione


Azure Data Studio ha avuto la sua era, ma VS Code con l’estensione MSSQL è oggi il tool ufficiale e più potente per lavorare con Azure SQL. L’importazione del setup esistente richiede pochi minuti grazie all’ADS Migration Toolkit, e SQL Database Projects porta il workflow di schema management a un livello superiore rispetto a quanto era possibile in ADS.

Chi lavora con Azure SQL, SQL Server, o SQL database in Microsoft Fabric troverà in VS Code un ambiente più ricco e costantemente aggiornato. La transizione vale lo sforzo.

Fonte originale: Azure Data Studio is retired: Move your Azure SQL workflow to VS Code in 10 minutes — Iqra Shaikh, Microsoft Azure SQL Dev Corner (27 aprile 2026)


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Il pulsante di emergenza: revoca immediata dei token in .NET 10 con Duende IdentityServer
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@informatica


Il pulsante di emergenza: revoca immediata dei token in .NET 10 con Duende IdentityServer


Immagina questo scenario da incubo: il telefono di un cliente bancario viene rubato, l’app mobile è già autenticata, e il ladro ha pieno accesso al suo conto. Il supporto riceve la chiamata disperata. Ogni secondo conta. Quanto tempo ci vuole per revocare quella sessione attiva e mettere al sicuro i fondi?

Se stai usando JWT self-contained standard, la risposta onesta potrebbe essere “fino a un’ora”, a seconda della durata di validità del token. Non è accettabile. Vediamo come i Reference Token ti forniscono un vero pulsante di emergenza per queste situazioni, e come configurarli con Duende IdentityServer in .NET 10.

Il problema dei JWT self-contained


I JWT self-contained sono il cavallo di battaglia dell’autorizzazione moderna. Trasportano tutte le claim di cui un’API ha bisogno direttamente nel token. Nessuna query al database, nessuna chiamata al provider di identità. L’API valida la firma, controlla la scadenza, e il gioco è fatto. È elegante e performante.

Ma questa natura self-contained è un’arma a doppio taglio. Una volta emesso un JWT, il provider di identità non ha più nulla da dire su di esso. Il token è valido fino a quando la claim exp non dice il contrario, tipicamente 5-60 minuti. Se un dispositivo viene rubato, un account compromesso, o una minaccia rilevata, non puoi revocare quel token. Sei costretto ad aspettare che scada.

Per molte applicazioni questo compromesso è accettabile. Per ambienti ad alta sicurezza come banking, sanità o sistemi governativi, è un gap che non puoi permetterti.

Reference Token: premere il pulsante


I Reference Token ribaltano il modello. Invece di incorporare tutte le claim direttamente nel token, IdentityServer memorizza il contenuto del token lato server nel suo persisted grant store e consegna al client un identificatore opaco (un “handle”). Quando un’API riceve questo handle, chiama l’endpoint di introspection di IdentityServer per validare il token e recuperare le claim.

Questo cambia tutto. Poiché i dati del token risiedono sul server, puoi cancellarli in qualsiasi momento. La revoca è immediata. La prossima volta che l’API chiama l’endpoint di introspection, riceve "active": false, e l’accesso viene negato. Niente attese di scadenza, niente token obsoleti in circolazione.

Il compromesso? Ogni chiamata API richiede un round-trip verso l’endpoint di introspection. Per API pubbliche su scala internet, è una preoccupazione. Per servizi interni e ambienti ad alta sicurezza, è un prezzo ragionevole per la capacità di staccare la spina istantaneamente.

Configurare i Reference Token in IdentityServer


Passare a Reference Token per un client richiede una singola riga di configurazione. Quando definisci il client in Duende IdentityServer, imposta la proprietà AccessTokenType:

new Client
{
    ClientId = "banking_app",
    ClientSecrets = { new Secret("secret".Sha256()) },
    AllowedGrantTypes = GrantTypes.Code,

    // Questa è la riga chiave
    AccessTokenType = AccessTokenType.Reference,

    AllowOfflineAccess = true,
    RedirectUris = { "https://banking.example.com/signin-oidc" },
    AllowedScopes = { "openid", "profile", "accounts.read", "transfers.write" }
};

I token emessi per questo client saranno ora handle opachi invece di JWT self-contained.

Configurare l’API per l’introspection


La tua API deve sapere come validare questi token opachi. Invece del (o in aggiunta al) classico JWT validation, configuri l’introspection OAuth 2.0. Prima, definisci un API Resource con un secret:

new ApiResource("banking_api")
{
    Scopes = { "accounts.read", "transfers.write" },
    ApiSecrets = { new Secret("api_secret".Sha256()) }
};

Poi nel Program.cs della tua API, registra l’handler di introspection:
builder.Services.AddAuthentication("token")
    .AddOAuth2Introspection("token", options =>
    {
        options.Authority = "https://identity.banking.example.com";
        options.ClientId = "banking_api";
        options.ClientSecret = "api_secret";
    });

Se devi supportare sia JWT che Reference Token (magari durante una migrazione), puoi registrare entrambi gli handler e usare il forwarding per instradare i token a quello corretto:
builder.Services.AddAuthentication("token")
    .AddJwtBearer("token", options =>
    {
        options.Authority = "https://identity.banking.example.com";
        options.Audience = "banking_api";
        options.TokenValidationParameters.ValidTypes = ["at+jwt"];
        options.ForwardDefaultSelector = Selector.ForwardReferenceToken("introspection");
    })
    .AddOAuth2Introspection("introspection", options =>
    {
        options.Authority = "https://identity.banking.example.com";
        options.ClientId = "banking_api";
        options.ClientSecret = "api_secret";
    });

Revocare un token


Quando quella chiamata disperata arriva, il tuo sistema di supporto (o una pipeline automatica di rilevamento minacce) può revocare il token immediatamente usando l’endpoint di revocation di IdentityServer, che implementa la RFC 7009:

using Duende.IdentityModel.Client;

var client = new HttpClient();
var result = await client.RevokeTokenAsync(new TokenRevocationRequest
{
    Address = "https://identity.banking.example.com/connect/revocation",
    ClientId = "banking_app",
    ClientSecret = "secret",
    Token = stolenAccessToken
});

if (result.IsError)
{
    logger.LogError("Token revocation failed: {Error}", result.Error);
}

Una volta revocato, il token viene rimosso dal persisted grant store. La prossima richiesta di introspection da qualsiasi API confermerà che il token non è più attivo. L’accesso è tagliato.

Non dimenticare: dovresti anche revocare il refresh token dell’utente per impedire al client di ottenere silenziosamente un nuovo access token:

await client.RevokeTokenAsync(new TokenRevocationRequest
{
    Address = "https://identity.banking.example.com/connect/revocation",
    ClientId = "banking_app",
    ClientSecret = "secret",
    Token = refreshToken
});

Nota: sia l’introspection che la revocation emettono eventi di audit che puoi usare per implementare log di audit nei settori regolamentati.

Quando usare i Reference Token


I Reference Token non sono un sostituto universale dei JWT. Brillano in scenari specifici:

  • La revoca immediata è un requisito imprescindibile (banking, sanità, sistemi compliance-driven)
  • Comunicazione service-to-service interna dove il round-trip di introspection è trascurabile
  • Operazioni ad alto rischio dove il beneficio di sicurezza supera il costo in performance

Per API pubbliche su larga scala dove la latenza di revoca è accettabile, i JWT self-contained con breve durata rimangono una scelta solida. Puoi anche mixare i due approcci: Reference Token per client sensibili e JWT per quelli a minor rischio, tutto all’interno dello stesso deployment IdentityServer.

Conclusione


Ogni architettura di sicurezza implica compromessi. I JWT self-contained scambiano la revocabilità per la performance. I Reference Token scambiano la performance per il controllo. Per gli ambienti dove “aspetta che scada” non è una risposta accettabile, i Reference Token con Duende IdentityServer ti forniscono un vero pulsante di emergenza.

L’implementazione è semplice: una proprietà sul client, un handler di introspection sull’API, e una chiamata di revocation quando devi staccare la spina. Quando accadono incidenti di sicurezza — e accadranno — sarai felice di averlo configurato.

Fonte originale: The Emergency Stop Button – Implementing Immediate Token Revocation in .NET 10 — Khalid Abuhakmeh, Duende Software (28 aprile 2026)