Dopo mesi di stallo viene improvvisamente trasformata in un’«urgenza» dalla Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e dal Partito Popolare Europeo, nel tentativo di ribaltare una decisione che il Parlamento aveva già preso con chiarezza.
Lo scorso marzo il Parlamento europeo ha infatti respinto per due volte la richiesta del Consiglio di prorogare #ChatControl 1.0 senza modifiche. Dopo quel voto, il regolamento è scaduto il 3 aprile.
Sembrava una decisione definitiva. Invece, la scorsa settimana, Metsola ha invitato il Consiglio a ripresentare lo stesso identico testo in seconda lettura, senza modificare il punto più controverso: la possibilità di continuare una sorveglianza generalizzata delle comunicazioni senza un’adeguata supervisione giudiziaria.
Dopo mesi di immobilismo, i popolari sono riusciti a costruire un’improbabile maggioranza insieme ai socialdemocratici (metà PD ha votato a favore e metà contro), ai Patriots (con l’esclusione della Lega) e a parlamentari di altri gruppi per far approvare una procedura d’urgenza di cui è difficile comprendere la necessità.
Oggi si è votato proprio per attivare questa procedura; giovedì, invece, il Parlamento sarà chiamato a votare direttamente sul rinnovo di Chat Control 1.0.
Ma cosa significa davvero “procedura d’urgenza”? Significa saltare completamente il passaggio nella commissione LIBE, rinunciare al normale dibattito parlamentare, concedere appena 24 ore per presentare gli emendamenti e arrivare al voto nell’ultimo giorno prima della pausa estiva, quando è realistico aspettarsi un’Aula meno partecipata.
Tutto questo mentre, per approvare gli emendamenti che limitano la sorveglianza indiscriminata, sarà necessaria una maggioranza assoluta. In altre parole, si crea deliberatamente un percorso che rende molto più difficile correggere il testo.
Qualcuno potrebbe pensare che, se questo rinnovo venisse approvato, i grandi provider tornerebbero a scansionare le chat non cifrate. La realtà è persino più grave: non hanno mai smesso. Lo scorso aprile Google, Microsoft, Meta e Snapchat hanno dichiarato che avrebbero continuato a effettuare queste scansioni anche in assenza della necessaria base giuridica, e i dati provenienti dalla Germania mostrano che il numero delle segnalazioni è diminuito solo marginalmente.
Per questo, oggi più che mai, gli europarlamentari sono chiamati ad assumersi una responsabilità precisa: respingere un tentativo di aggirare le ordinarie garanzie democratiche ricorrendo a un’urgenza che non trova alcuna giustificazione.
@privacypride
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La telenovela di Chat Control continua.
Dopo mesi di stallo viene improvvisamente trasformata in un’«urgenza» dalla Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e dal Partito Popolare Europeo, nel tentativo di ribaltare una decisione che il P…
Matteo Hallissey (X (formerly Twitter))
macfranc
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