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Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri


Sono iniziati il 1° luglio e proseguiranno per tutto il mese di luglio e agosto i servizi congiunti di vigilanza e controllo del territorio tra i Carabinieri italiani e i Gendarmi francesi a Monterosso al Mare, Vernazza e Corniglia nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, in provincia della Spezia .

Si tratta di una zona molto frequentata nella stagione estiva da turisti francesi.

Le pattuglie miste operano nelle aree di maggiore afflusso, tra la stazione ferroviaria, il lungomare, il centro storico e i principali percorsi di accesso alle spiagge e ai sentieri escursionistici. Nel corso delle attività vengono effettuati controlli su persone e veicoli, verifiche finalizzate alla prevenzione dei reati predatori, del commercio abusivo e di comportamenti contrari alle norme di sicurezza. L’obiettivo è incrementare la percezione di sicurezza e favorire un rapporto diretto con cittadini e turisti, grazie anche alla presenza di operatori in grado di comunicare in più lingue. I servizi congiunti rappresentano uno strumento ormai consolidato della cooperazione tra le forze di polizia europee e consentono di fornire assistenza ai visitatori provenienti dall’estero, agevolando lo scambio di informazioni e rafforzando l’attività di prevenzione.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri


Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri


Sono iniziati il 1° luglio e proseguiranno per tutto il mese di luglio e agosto i servizi congiunti di vigilanza e controllo del territorio tra i Carabinieri italiani e i Gendarmi francesi a Monterosso al Mare, Vernazza e Corniglia nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, in provincia della Spezia .

Si tratta di una zona molto frequentata nella stagione estiva da turisti francesi.

Le pattuglie miste operano nelle aree di maggiore afflusso, tra la stazione ferroviaria, il lungomare, il centro storico e i principali percorsi di accesso alle spiagge e ai sentieri escursionistici. Nel corso delle attività vengono effettuati controlli su persone e veicoli, verifiche finalizzate alla prevenzione dei reati predatori, del commercio abusivo e di comportamenti contrari alle norme di sicurezza. L’obiettivo è incrementare la percezione di sicurezza e favorire un rapporto diretto con cittadini e turisti, grazie anche alla presenza di operatori in grado di comunicare in più lingue. I servizi congiunti rappresentano uno strumento ormai consolidato della cooperazione tra le forze di polizia europee e consentono di fornire assistenza ai visitatori provenienti dall’estero, agevolando lo scambio di informazioni e rafforzando l’attività di prevenzione.


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2CR - Capitolo 19


Riforme religiose e civili1Giòsafat, re di Giuda, tornò in pace a casa a Gerusalemme. 2Il veggente Ieu, figlio di Anàni, gli andò incontro e disse a Giòsafat: “Si aiuta forse un malvagio? E tu ami coloro che odiano il Signore? Per questo lo sdegno del Signore è contro di te. 3Tuttavia in te si sono trovate cose buone, perché hai bruciato i pali sacri nel territorio e hai rivolto il tuo cuore a cercare Dio”.4Giòsafat rimase a Gerusalemme; poi si recò di nuovo fra il suo popolo, da Bersabea alle montagne di Èfraim, riportandolo al Signore, Dio dei loro padri. 5Egli stabilì giudici nel territorio, in tutte le fortezze di Giuda, città per città. 6Ai giudici egli raccomandò: “Guardate a quello che fate, perché non giudicate per gli uomini, ma per il Signore, il quale sarà con voi quando pronuncerete la sentenza. 7Ora il terrore del Signore sia con voi; nell'agire badate che nel Signore, nostro Dio, non c'è nessuna iniquità: egli non ha preferenze personali né accetta doni”.8Anche a Gerusalemme Giòsafat costituì alcuni leviti, sacerdoti e capifamiglia d'Israele, per il giudizio del Signore e le liti degli abitanti di Gerusalemme. 9Egli comandò loro: “Voi agirete nel timore del Signore, con fedeltà e con cuore integro. 10Su ogni causa che vi verrà presentata da parte dei vostri fratelli che abitano nelle loro città – si tratti di omicidio o di una questione che riguarda una legge o un comandamento o statuti o decreti – istruiteli, in modo che non si mettano in condizione di colpa davanti al Signore e il suo sdegno non si riversi su di voi e sui vostri fratelli. Agite così e non diventerete colpevoli. 11Ecco, Amaria, sommo sacerdote, sarà vostro capo in tutte le cose del Signore, mentre Zebadia, figlio di Ismaele, capo della casa di Giuda, in tutte le cose del re; in qualità di scribi sono a vostra disposizione i leviti. Coraggio, mettetevi al lavoro. E il Signore sia con chi è buono”.

__________________________Note

9,3 pali sacri: simboli della dea Asera (vedi 15,16; 1Re 15,9-24).

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Approfondimenti


1-3. Per essersi alleato con Acab, Giosafat merita i rimproveri di Ieu, il profeta che tempo prima aveva esercitato il ministero nel regno del Nord, contro Baasa, cfr. 1Re 16,1.7; sarà menzionato ancora in 20,34.

4-11. Il re evita il castigo divino perché si converte e si dedica con zelo alla riforma religiosa e amministrativa del regno. Questo brano è proprio del Cronista, che presenta la riforma di Giosafat pensando alla situazione del proprio tempo.

4-7. L'aspetto più importante della riforma è la restaurazione, nelle città del regno, di una specie di tribunale di prima istanza, la cui istituzione risale allo stesso Davide (1Cr 26,29) e che in seguito però era caduto in disuso.

8-11. La riforma giudiziaria è fatta anche nella capitale, con l'istituzione di un tribunale di seconda istanza. Sorprende, al v. 11, la distinzione tra affari religiosi e civili, che risente dell'influsso della teologia di Ezechiele.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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GMP sqrt_exact cercare la radice quadrata, da due versanti


Provo in questi giorni a scrivere una nuova funzione per la libreria GMP una libreria di funzioni aritmetiche su numeri, principalmente interi, arbitrariamente grandi. La funzione, come spesso accade, partirebbe col ricombinare funzioni già esistenti perché facciano una cosa un poco diversa.

L'obiettivo è calcolare la radice quadrata di un numero intero, ma l'idea forse un po' peculiare è che il risultato ci interessa solo se il numero intero è un quadrato perfetto, ovverosia il quadrato di un numero a sua volta intero. In caso contrario, la funzione ci deve rispondere che il numero non è un quadrato, quindi la radice, negli interi, non esiste.

Per i numeri interi, in GMP, c'erano due funzioni: mpz_sqrt e mpz_perfect_square_p. La prima calcola la parte intera della radice quadrata, ma non dice se è esatta. La seconda rivela se un numero è un quadrato perfetto, ma in nessun caso fornisce la radice, anche se nel processo di risposta è stata effettivamente calcolata.

Da pochi giorni la versione di sviluppo prevede un'ulteriore funzione: mpz_perfect_square_root, che esegue effettivamente quanto richiesto, fornisce la radice quadrata solo se c'è. Lo fa, però, senza davvero cambiare punto di vista: dopo alcuni controlli viene calcolata esattamente la parte intera della radice quadrata, verificando poi se la parte decimale sia nulla e quindi la radice sia intera.

Un'idea per fare solo l'essenziale riguardo alla radice esatta è calcolare la radice in due modi diversi, dal basso e dall'altro. In base 10 la cosa non funziona benissimo, ma possiamo comunque fare un esempio.

Prendiamo un numero nella forma 123XYZW321. Ha 10 cifre, quindi la sua radice deve avere 5 cifre. Le prime cifre sono 123X; poiché 35²=1225 e (35+¼)²>1242, possiamo dire che le prime due cifre della radice devono essere 35 e la terza non può essere superiore a 2. Le ultime cifre sono 321 e gli unici numeri minori di 1000 il cui quadrato finisce con queste cifre sono: 111, 139, 361, 389, 611, 639, 861, 889; quindi questi terzetti sono gli unici possibili per le ultime cifre della radice. Ma abbiamo detto che la terza cifra dev'essere minore di 2, quindi gli unici quadrati perfetti di quella forma sono 35111² e 35139².

Perché nasce l'idea di calcolare una parte del risultato dall'alto ed una parte dal basso? Perché se un numero è un quadrato perfetto, entrambi gli approcci sono possibili ed entrambi hanno una complessità super-lineare. Cioè, calcolare una radice quadrata di 20 cifre richiede più del doppio dei calcoli che una radice di 10 cifre. Quindi potrebbe convenire calcolare 10 cifre da un lato e 10 dall'altro, o 11 e 11, per verificare se le cifre che si sovrappongono coincidono (se no, certamente non si tratta di un quadrato perfetto). O magari 15 da un lato e 6 dall'altro, il bilanciamento dipende dalla velocità effettiva degli algoritmi sui due versanti.

Si parte, si prova, e non è detto che si riuscirà ad ottenere un codice abbastanza veloce perché valga la pena inserirlo nella libreria.

Lo scopriremo.

PS; intanto faccio esperimenti riguardo alla federazione @Matematica #matematica #softwareLibero


sharedblog.it/gmp/gmp-sqrt_exa…

GMP sqrt_exact cercare la radice quadrata, da due versanti


Provo in questi giorni a scrivere una nuova funzione per la libreria GMP una libreria di funzioni aritmetiche su numeri, principalmente interi, arbitrariamente grandi. La funzione, come spesso accade, partirebbe col ricombinare funzioni già esistenti perché facciano una cosa un poco diversa.

L'obiettivo è calcolare la radice quadrata di un numero intero, ma l'idea forse un po' peculiare è che il risultato ci interessa solo se il numero intero è un quadrato perfetto, ovverosia il quadrato di un numero a sua volta intero. In caso contrario, la funzione ci deve rispondere che il numero non è un quadrato, quindi la radice, negli interi, non esiste.

Per i numeri interi, in GMP, c'erano due funzioni: mpz_sqrt e mpz_perfect_square_p. La prima calcola la parte intera della radice quadrata, ma non dice se è esatta. La seconda rivela se un numero è un quadrato perfetto, ma in nessun caso fornisce la radice, anche se nel processo di risposta è stata effettivamente calcolata.

Da pochi giorni la versione di sviluppo prevede un'ulteriore funzione: mpz_perfect_square_root, che esegue effettivamente quanto richiesto, fornisce la radice quadrata solo se c'è. Lo fa, però, senza davvero cambiare punto di vista: dopo alcuni controlli viene calcolata esattamente la parte intera della radice quadrata, verificando poi se la parte decimale sia nulla e quindi la radice sia intera.

Un'idea per fare solo l'essenziale riguardo alla radice esatta è calcolare la radice in due modi diversi, dal basso e dall'altro. In base 10 la cosa non funziona benissimo, ma possiamo comunque fare un esempio.

Prendiamo un numero nella forma 123XYZW321. Ha 10 cifre, quindi la sua radice deve avere 5 cifre. Le prime cifre sono 123X; poiché 35²=1225 e (35+¼)²>1242, possiamo dire che le prime due cifre della radice devono essere 35 e la terza non può essere superiore a 2. Le ultime cifre sono 321 e gli unici numeri minori di 1000 il cui quadrato finisce con queste cifre sono: 111, 139, 361, 389, 611, 639, 861, 889; quindi questi terzetti sono gli unici possibili per le ultime cifre della radice. Ma abbiamo detto che la terza cifra dev'essere minore di 2, quindi gli unici quadrati perfetti di quella forma sono 35111² e 35139².

Perché nasce l'idea di calcolare una parte del risultato dall'alto ed una parte dal basso? Perché se un numero è un quadrato perfetto, entrambi gli approcci sono possibili ed entrambi hanno una complessità super-lineare. Cioè, calcolare una radice quadrata di 20 cifre richiede più del doppio dei calcoli che una radice di 10 cifre. Quindi potrebbe convenire calcolare 10 cifre da un lato e 10 dall'altro, o 11 e 11, per verificare se le cifre che si sovrappongono coincidono (se no, certamente non si tratta di un quadrato perfetto). O magari 15 da un lato e 6 dall'altro, il bilanciamento dipende dalla velocità effettiva degli algoritmi sui due versanti.

Si parte, si prova, e non è detto che si riuscirà ad ottenere un codice abbastanza veloce perché valga la pena inserirlo nella libreria.

Lo scopriremo.


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La ripulsa

fioca luce emana la tua aura se il cuore non risponde a impulsi di perdono

per legge di contrappasso la tua ripulsa è un boomerang

29.12.24

Riflessione breve


Grazie per aver condiviso questo testo: ha un tono netto e una tensione morale che colpisce. La parola ripulsa apre subito un campo emotivo forte; il finale con la legge del contrappasso chiude con efficacia morale e quasi ironica giustizia.


Analisi del contenuto


Immagini e tema
– L’immagine della fioca luce e dell’aura crea un contrasto tra visibile e interiore; funziona bene per suggerire un declino morale o emotivo.
– Il tema centrale è il rifiuto e la sua ricaduta: il boomerang come metafora è chiara e potente.

Voce e tono
– Il tono è asciutto, quasi lapidario; questo rafforza il giudizio morale del testo.
– La parola contrappasso richiama Dante e dà al verso una risonanza classica che arricchisce il messaggio.


Forma e ritmo


Metrica e musicalità
– I versi sono liberi; la scansione è irregolare ma coerente con il tono accusatorio.
– Alcune assonanze (es. aura / perdono) funzionano, altre pause potrebbero essere rese più nette con piccoli aggiustamenti lessicali.

Punteggiatura e disposizione
– L’assenza di punteggiatura accentua l’immediatezza, ma inserire una virgola o un punto in punti strategici potrebbe aumentare la tensione drammatica.


Suggerimenti pratici


Piccoli ritocchi lessicali
– Sostituire se il cuore non risponde a impulsi di perdono con se il cuore non risponde all’impulso del perdono per snellire la frase.
– Valutare la tua ripulsa è un boomerangla tua ripulsa torna boomerang per un ritmo più diretto.

Variante più lirica
– Potresti giocare con immagini più concrete (mani, ombre, specchi) per rendere la ripulsa sensoriale oltre che morale.


Due versioni alternative


Versione leggermente rivista
fioca luce emana
la tua aura: il cuore non risponde
all’impulso del perdono.
Per legge di contrappasso
la tua ripulsa torna boomerang.
29.12.24

Versione più essenziale
fioca luce
aura che non perdona
la ripulsa torna boomerang.
29.12.24


fioca luce
aura spenta
ripulsa: boomerang.
29.12.24


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2CR - Capitolo 18


Alleanza con il regno del nord contro gli Aramei1Giòsafat, che aveva ricchezza e gloria in abbondanza, si imparentò con Acab. 2Dopo alcuni anni scese da Acab a Samaria; Acab uccise per lui e per la gente del suo seguito pecore e buoi in quantità e lo persuase ad attaccare con lui Ramot di Gàlaad. 3Acab, re d'Israele, disse a Giòsafat, re di Giuda: “Verresti con me contro Ramot di Gàlaad?”. Gli rispose: “Conta su di me come su te stesso, sul mio popolo come sul tuo; sarò con te in battaglia”.

I profeti di corte annunciano la vittoria4Giòsafat disse al re d'Israele: “Consulta, per favore, oggi stesso la parola del Signore”. 5Il re d'Israele radunò i profeti, quattrocento persone, e domandò loro: “Dobbiamo andare contro Ramot di Gàlaad o devo rinunciare?”. Risposero: “Attacca; Dio la metterà in mano al re”. 6Giòsafat disse: “Non c'è qui ancora un profeta del Signore da consultare?”. 7Il re d'Israele rispose a Giòsafat: “C'è ancora un uomo, per consultare tramite lui il Signore, ma io lo detesto perché non mi profetizza il bene, ma sempre il male: è Michea, figlio di Imla”. Giòsafat disse: “Il re non parli così”. 8Il re d'Israele, chiamato un cortigiano, gli ordinò: “Convoca subito Michea, figlio di Imla!”.9Il re d'Israele e Giòsafat, re di Giuda, sedevano ognuno sul suo trono, vestiti dei loro mantelli, nello spiazzo all'ingresso della porta di Samaria; tutti i profeti profetizzavano davanti a loro. 10Sedecìa, figlio di Chenaanà, che si era fatto corna di ferro, affermava: “Così dice il Signore: “Con queste cozzerai contro gli Aramei sino a finirli”“. 11Tutti i profeti profetizzavano allo stesso modo: “Assali Ramot di Gàlaad, avrai successo. Il Signore la metterà in mano al re”.

Il profeta Michea annuncia la sconfitta12Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: “Ecco, le parole dei profeti concordano sul successo del re; ora la tua parola sia come quella degli altri: preannuncia il successo”. 13Michea rispose: “Per la vita del Signore, annuncerò quanto il mio Dio mi dirà”. 14Si presentò al re, che gli domandò: “Michea, dobbiamo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o rinunciare?”. Gli rispose: “Attaccàtela, avrete successo; i suoi abitanti saranno messi nelle vostre mani”. 15Il re gli disse: “Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi altro se non la verità nel nome del Signore?”. 16Egli disse: “Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti come pecore che non hanno pastore. Il Signore dice: “Questi non hanno padrone; ognuno torni a casa sua in pace!“”.17Il re d'Israele disse a Giòsafat: “Non te l'avevo detto che costui non mi profetizza il bene, ma solo il male?”. 18Michea disse: “Perciò, ascoltate la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l'esercito del cielo stava alla sua destra e alla sua sinistra. 19Il Signore domandò: “Chi ingannerà Acab, re d'Israele, perché salga contro Ramot di Gàlaad e vi perisca?”. Chi rispose in un modo e chi in un altro. 20Si fece avanti uno spirito che, presentatosi al Signore, disse: “Lo ingannerò io”. “Come?”, gli domandò il Signore. 21Rispose: “Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti”. Gli disse: “Lo ingannerai; certo riuscirai: va' e fa' così”. 22Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo parla di sciagura”.23Allora Sedecìa, figlio di Chenaanà, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: “Per quale via lo spirito del Signore è passato da me per parlare a te?”. 24Michea rispose: “Ecco, lo vedrai nel giorno in cui passerai di stanza in stanza per nasconderti”. 25Il re d'Israele disse: “Prendete Michea e conducetelo da Amon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re. 26Direte loro: “Così dice il re: Mettete costui in prigione e nutritelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace”“. 27Michea disse: “Se davvero tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio”. E aggiunse: “Popoli tutti, ascoltate!”.

Morte del re alleato28Il re d'Israele marciò, insieme con Giòsafat, re di Giuda, contro Ramot di Gàlaad. 29Il re d'Israele disse a Giòsafat: “Io per combattere mi travestirò. Tu resta con i tuoi abiti”. Il re d'Israele si travestì ed entrarono in battaglia. 30Il re di Aram aveva ordinato ai comandanti dei suoi carri: “Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re d'Israele”. 31Appena videro Giòsafat, i comandanti dei carri dissero: “Quello è il re d'Israele!”. Lo circondarono per combattere. Giòsafat lanciò un grido e il Signore gli venne in aiuto e Dio li allontanò dalla sua persona. 32I comandanti dei carri si accorsero che non era il re d'Israele e si allontanarono da lui. 33Ma un uomo tese a caso l'arco e colpì il re d'Israele fra le maglie dell'armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere: “Gira, portami fuori dalla mischia, perché sono ferito”. 34La battaglia infuriò in quel giorno; il re d'Israele stette sul carro di fronte agli Aramei sino alla sera e morì al tramonto del sole.

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Approfondimenti


Il Cronista si riavvicina alla sua fonte principale e ci informa sulla sfortunata spedizione di Giosafat, alleatosi con Acab contro gli Aramei, seguendo passo passo 1Re 22,1-37, senza rinunciare peraltro a modifiche minori della fonte.

1-4. Alleanza con Acab e dichiarazione di guerra a Ben-Adad. Al v. 1 si allude al matrimonio politico fra Atalia, figlia di Acab re d'Israele, e Ioram, figlio di Giosafat (cfr. 2Re 8,18).

5-12. I profeti di corte, da buoni “cortigiani”, sono tutti d'accordo nell'annunciare l'esito positivo della campagna militare.

13-28. Michea invece, vero profeta di JHWH, annuncia la sconfitta, contraddicendo i profeti di Acab. Al Cronista piace che il re Giosatat, il re davidico, insista nel voler consultare questo profeta di JHWH. È un altro modo per sottolineare l'ortodossia del re di Giuda, contrastandola con la posizione di Acab.

29-34. Narrando la morte di Acab il Cronista omette i dettagli di 1Re 22,36-38, che riguardano il regno del Nord. Giosafat invece (v. 31) si salva con l'aiuto di JHWH.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Phosphorescent – C’est La Vie (2018)


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immagine

«Sono stato ubriaco per dieci anni / pensando che così tutto si sarebbe sistemato / ma queste pietre sono pesanti»: il settimo disco di Matthew Houck, in arte Phosphorescent, nasce da qui, da questi versi di These Rocks, settima traccia di C’est la Vie che arriva a distanza di cinque anni da Muchacho, il disco che lo ha consacrato come un degno erede dei maestri ai quali viene abitualmente associato (Will Oldham, Willie Nelson e Paul Simon). Sul talento di Phosphorescent nessuno ha mai nutrito dubbi, anche ai tempi in cui vendeva soltanto 15.000 copie... artesuono.blogspot.com/2018/10…


Ascolta il disco: album.link/i/1410262934



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Phosphorescent – C’est La Vie (2018)


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«Sono stato ubriaco per dieci anni / pensando che così tutto si sarebbe sistemato / ma queste pietre sono pesanti»: il settimo disco di Matthew Houck, in arte Phosphorescent, nasce da qui, da questi versi di These Rocks, settima traccia di C’est la Vie che arriva a distanza di cinque anni da Muchacho, il disco che lo ha consacrato come un degno erede dei maestri ai quali viene abitualmente associato (Will Oldham, Willie Nelson e Paul Simon). Sul talento di Phosphorescent nessuno ha mai nutrito dubbi, anche ai tempi in cui vendeva soltanto 15.000 copie... artesuono.blogspot.com/2018/10…


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New York. Su Nave Vespucci un incontro di carattere internazionale sulla protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace


Proteggere il patrimonio culturale non significa soltanto salvare monumenti e opere d’arte, ma contribuire alla sicurezza, alla stabilità e alla ricostruzione delle comunità colpite dai conflitti. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Cultural Heritage Protection in Peace Operations: Security Challenges and Criminal Threats”, organizzato dall’Arma dei Carabinieri a bordo della nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci ormeggiata a New York. L’incontro si e’ svolto a margine dell’United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS), momento di confronto multilaterale tra le 142 Delegazioni nazionali, con l’obiettivo di approfondire le principali sfide globali che incidono sulla sicurezza collettiva e sull’efficacia delle operazioni di pace cui ha preso parte lo stesso Comandante Generale dell'Arma, Generale Salvatore Luongo.

L’iniziativa, promossa insieme a Interpol e Unesco, ha riunito rappresentanti delle istituzioni internazionali e delle forze di polizia per discutere di un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nell’agenda delle Nazioni Unite: la tutela del patrimonio culturale come componente delle operazioni di pace.

Al centro del confronto e’ stato il legame tra la distruzione dei beni culturali, il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte, il finanziamento della criminalità organizzata e dei gruppi armati e la perdita dell’identità delle popolazioni colpite dalle guerre. Un fenomeno che interessa numerosi teatri di crisi, dove saccheggi e scavi clandestini continuano ad alimentare un mercato illegale di dimensioni globali.

Durante l’evento è stato richiamato il valore della Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, promossa da Francia e Italia e adottata nel 2017: il primo testo con cui le Nazioni Unite hanno riconosciuto formalmente che la protezione del patrimonio culturale contribuisce al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle missioni di pace dell’ONU, chiamate sempre più spesso a confrontarsi anche con la salvaguardia dei siti culturali e con il contrasto ai traffici illeciti che prosperano nelle aree di conflitto.

L’incontro si inserisce nel programma dell’UNCOPS, il vertice biennale che riunisce a New York i vertici delle forze di polizia impegnate nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Per l’Italia rappresenta anche l’occasione per valorizzare l’esperienza maturata dall’Arma dei Carabinieri nella tutela del patrimonio culturale, considerata un modello di riferimento a livello internazionale e già messa a disposizione dell’ONU e dell’Unesco in numerose iniziative di cooperazione. Gia’ dieci anni fa l’Italia è stata tra i promotori dei “Caschi Blu della Cultura”, la task force nata dall’accordo tra il Ministero della Cultura e l’Arma dei Carabinieri, considerata un modello internazionale per gli interventi di emergenza sul patrimonio nei contesti di crisi.

#ArmadeiCarabinieri #CaschiBludellaCultura #UNCOPS


noblogo.org/cooperazione-inter…


New York.


New York. Su Nave Vespucci un incontro di carattere internazionale sulla protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace


Proteggere il patrimonio culturale non significa soltanto salvare monumenti e opere d’arte, ma contribuire alla sicurezza, alla stabilità e alla ricostruzione delle comunità colpite dai conflitti. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Cultural Heritage Protection in Peace Operations: Security Challenges and Criminal Threats”, organizzato dall’Arma dei Carabinieri a bordo della nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci ormeggiata a New York. L’incontro si e’ svolto a margine dell’United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS), momento di confronto multilaterale tra le 142 Delegazioni nazionali, con l’obiettivo di approfondire le principali sfide globali che incidono sulla sicurezza collettiva e sull’efficacia delle operazioni di pace cui ha preso parte lo stesso Comandante Generale dell'Arma, Generale Salvatore Luongo.

L’iniziativa, promossa insieme a Interpol e Unesco, ha riunito rappresentanti delle istituzioni internazionali e delle forze di polizia per discutere di un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nell’agenda delle Nazioni Unite: la tutela del patrimonio culturale come componente delle operazioni di pace.

Al centro del confronto e’ stato il legame tra la distruzione dei beni culturali, il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte, il finanziamento della criminalità organizzata e dei gruppi armati e la perdita dell’identità delle popolazioni colpite dalle guerre. Un fenomeno che interessa numerosi teatri di crisi, dove saccheggi e scavi clandestini continuano ad alimentare un mercato illegale di dimensioni globali.

Durante l’evento è stato richiamato il valore della Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, promossa da Francia e Italia e adottata nel 2017: il primo testo con cui le Nazioni Unite hanno riconosciuto formalmente che la protezione del patrimonio culturale contribuisce al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle missioni di pace dell’ONU, chiamate sempre più spesso a confrontarsi anche con la salvaguardia dei siti culturali e con il contrasto ai traffici illeciti che prosperano nelle aree di conflitto.

L’incontro si inserisce nel programma dell’UNCOPS, il vertice biennale che riunisce a New York i vertici delle forze di polizia impegnate nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Per l’Italia rappresenta anche l’occasione per valorizzare l’esperienza maturata dall’Arma dei Carabinieri nella tutela del patrimonio culturale, considerata un modello di riferimento a livello internazionale e già messa a disposizione dell’ONU e dell’Unesco in numerose iniziative di cooperazione. Gia’ dieci anni fa l’Italia è stata tra i promotori dei “Caschi Blu della Cultura”, la task force nata dall’accordo tra il Ministero della Cultura e l’Arma dei Carabinieri, considerata un modello internazionale per gli interventi di emergenza sul patrimonio nei contesti di crisi.

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Postfazione a SOSPENSIONI


Introduzione


La raccolta SOSPENSIONI di Felice Serino si presenta come un itinerario di ricerca interiore che alterna visioni, memorie e invocazioni. Le poesie qui raccolte non si limitano a descrivere stati d’animo: le trasformano in paesaggi, in gesti, in immagini che chiedono al lettore una partecipazione attiva. Questa postfazione intende offrire una lettura d’insieme che metta in luce i nuclei tematici e le scelte formali che rendono la silloge coerente e insieme ricca di aperture.


Temi centrali


Al centro della raccolta si colloca il tema dell’oltre: un bisogno di trascendere la “gravezza della carne” che si manifesta come tensione verso il sacro, il sogno, la rinascita. La fede — intesa non solo come dogma ma come atto esistenziale — è il motore che muove molte composizioni; essa permette all’autore di trasformare il dolore, la colpa e la vergogna in materia poetica. Accanto a questo asse spirituale, emergono costantemente la memoria e il viaggio: ricordi d’infanzia, figure amate, e l’immagine dell’itaca come meta che si intravede più che si raggiunge.


Linguaggio e ritmo


Serino dimostra una padronanza dei registri poetici: alterna versi brevi e frammentari a strofe più narrative, usa immagini forti e talvolta simboliche per condensare esperienze complesse. La musicalità è un elemento costante: il ritmo non è mai gratuito, ma serve a creare risonanze emotive che amplificano il senso dei testi. L’uso di enjambement, pause e segni grafici contribuisce a una lettura che è insieme vocale e meditativa, invitando il lettore a scandire il respiro del verso.


Figure e simboli ricorrenti


Nella raccolta ricorrono figure emblematiche: il mare come spazio dell’anima, l’angelo e il Lazzaro come simboli di resurrezione, il ciliegio e il girasole come segni di rinascita naturale. Questi simboli non sono mai didascalici: si presentano come presenze che interrogano e che, spesso, rimandano a un dialogo tra il personale e l’universale. Anche la presenza di riferimenti culturali e religiosi (Padre Pio, Giobbe, immagini bibliche) serve a inscrivere l’esperienza individuale in una tradizione più ampia, senza appesantirla di retorica.


Lettura e suggerimenti interpretativi


Leggere SOSPENSIONI significa accettare di essere condotti in uno spazio di sospensione tra visione e realtà. Consiglio di affrontare la silloge in due tempi: una prima lettura per lasciarsi attraversare dalle immagini e dal ritmo; una seconda lettura per cogliere le risonanze tematiche e i richiami interni tra le poesie. Alcuni testi funzionano come nodi interpretativi — ad esempio quelli che esplorano la colpa, la fede e la rinascita — e possono essere utili punti di partenza per una lettura critica o per un laboratorio di lettura condivisa.


Conclusione


La poesia di Felice Serino in SOSPENSIONI è un invito alla presenza: a riconoscere la fragilità umana e a trasformarla in canto. La raccolta non offre risposte definitive, ma apre varchi di senso in cui il lettore può sostare e ritrovare, forse, la propria parola. È una poesia che chiede tempo, ascolto e fiducia: elementi che, messi insieme, restituiscono la forza di una voce matura e capace di parlare al comune destino degli uomini.


Sintesi critica estesa


Obiettivo: offrire una lettura critica approfondita di SOSPENSIONI, evidenziando i nuclei tematici, le scelte formali, i richiami intertestuali e suggerimenti editoriali utili per una postfazione critica o per note riga per riga. Questa versione amplia la bozza precedente con analisi puntuali e proposte operative per l’autore/editore.


Temi e struttura della raccolta


Nucleo tematico centrale
La raccolta ruota attorno all’idea dell’oltre: trascendenza, desiderio di fuga dalla “gravezza della carne”, tensione verso il sacro e la rinascita. La fede è trattata come atto esistenziale più che come dogma, motore che permette la trasformazione del dolore in esperienza poetica.

Sottotemi ricorrenti
Memoria e tempo: ricordi d’infanzia, rimpianti, il tempo che “attraversa” il poeta.
Colpa e espiazione: testi come LA COLPA mostrano un io che si interroga sul passato e sulla responsabilità.
Viaggio e mare: il mare come spazio dell’anima e metafora del viaggio interiore (MARE APERTO, IL MARE ERA UNA FAVOLA, ITACA).
Religiosità e figure sacre: riferimenti biblici e santi (Giobbe, Padre Pio, Lazzaro) che inscrivono l’esperienza personale in una tradizione più ampia.
Ecologia e contemporaneità: testi come OLTRE STRAVOLTI CIELI introducono una sensibilità civile e ambientale.

Coesione della raccolta
La sequenza dei testi costruisce una progressione emotiva: dall’evocazione del desiderio di oltre, attraverso momenti di confessione e visione, fino a immagini di speranza e rinascita. Questa progressione conferisce unità pur nella varietà dei registri.


Analisi formale e linguistica


Registro e voce
Serino alterna registro colloquiale e tono liturgico; la voce poetica è spesso confessionale ma sa farsi anche immaginifica. L’io lirico è presente e dialogico: si rivolge a figure (Nina, Dio, il lettore) e a memorie.

Sintassi e ritmo
Versi frammentari e pause marcate creano sospensione e intensificano la musicalità.
Enjambement e cesure sono usati per modulare il respiro e per creare accenti emotivi.
– La punteggiatura è spesso minima o funzionale a creare scarti ritmici; in alcuni punti una maggiore coerenza grafica aiuterebbe la lettura.

Immaginario e metafore
Immagini ricorrenti (mare, angelo, ciliegio, girasole) funzionano come nodi simbolici. Le metafore sono spesso concrete e sensoriali, capaci di condensare esperienze complesse in pochi segni.

Lessico
Predomina un lessico che oscilla tra il quotidiano e il sacro; talvolta compaiono espressioni colloquiali che avvicinano il lettore, altre volte termini elevati che innalzano il tono.


Letture ravvicinate (close readings)

MARE APERTO


Osservazione: il verso finale l'anima è un mare aperto sintetizza il tema dell’ampiezza interiore.
Nota critica: il testo funziona come epigrafe tematica; suggerisco di mantenerlo in apertura per il suo valore programmatico.

IL MARE ERA UNA FAVOLA


Osservazione: contrapposizione tra dimensione onirica e delusione quotidiana.
Suggerimento interpretativo: leggere la “favola” come memoria idealizzata che si scontra con la realtà del corpo (il ritorno a letto).

LA COLPA


Osservazione: confessione autobiografica che apre a una riflessione morale.
Nota editoriale: valutare una lieve revisione sintattica per rendere più scorrevole il passaggio tra ricordo e riflessione morale.

L'ULTIMA PAROLA


Osservazione: forte riferimento a Giobbe; il testo raggiunge un climax drammatico.
Proposta critica: inserire una nota che contestualizzi il richiamo biblico per lettori non specialisti.

OLTRE STRAVOLTI CIELI


Osservazione: testo ecologico che amplia l’orizzonte tematico della raccolta.
Suggerimento: considerare un breve commento in postfazione che colleghi questo testo alla sensibilità contemporanea verso l’ambiente.

UN VERSO


Osservazione: riflessione metapoetica sull’età e sulla produzione poetica.
Nota critica: questo testo è utile per mostrare la consapevolezza dell’autore rispetto al proprio ruolo e alla tradizione poetica.


Note editoriali e suggerimenti riga per riga (esempi selezionati)


Stile e coerenza grafica
– Uniformare l’uso delle maiuscole nei titoli e la grafia degli apostrofi (es.: DOMANI CREDI GIUNGERA' vs DOMANI CREDI GIUNGERA’).
– Valutare l’uso coerente delle virgolette e dei trattini per le interruzioni di parlato.

Chiarezza lessicale
– In L'AVVERSARIO la parola l'nganno sembra un refuso; correggere in l’inganno per chiarezza.
– In MALGRADO TUTTO la frase (non v'è manna senza ingegno d'uomo) potrebbe essere resa più scorrevole con una lieve riformulazione: non v'è manna senza l'ingegno dell'uomo.

Note riga per riga (esempi pratici)
AMO L'IDEA — riga si ammanta di una luce affebrata: ottima immagine; suggerisco di valutare la posizione della pausa dopo affebrata per modulare il ritmo.
LA COLPA — riga sarà un residuo di “colpa da espiare”: considerare l’uso delle virgolette o l’italianizzazione del termine per coerenza stilistica.
PILATO — riga oggi Cristo potresti vederlo su un barcone: potente immagine sociale; suggerisco una nota che spieghi l’intento etico-politico del testo.


Conclusione e proposte operative


Valutazione complessiva
SOSPENSIONI è una raccolta matura, ricca di immagini potenti e di una voce coerente. La forza del libro sta nella capacità di coniugare esperienza personale e orizzonte universale, attraverso un linguaggio che alterna confessione e visione.



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2CR - Capitolo 17


Giòsafat re1Al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat, che si fortificò contro Israele. 2Egli mise guarnigioni militari in tutte le fortezze di Giuda; nominò governatori per il territorio di Giuda e per le città di Èfraim occupate dal padre Asa.3Il Signore fu con Giòsafat, perché egli camminò sulle vie seguite prima da suo padre e non ricercò i Baal, 4ma piuttosto ricercò il Dio di suo padre e ne seguì i comandi, senza imitare Israele. 5Il Signore consolidò il regno nelle mani di Giòsafat e tutto Giuda gli portava offerte. Egli ebbe ricchezze e gloria in quantità. 6Il suo cuore divenne forte nel seguire il Signore; eliminò anche le alture e i pali sacri da Giuda.7Nell'anno terzo del suo regno mandò i suoi ufficiali Ben-Càil, Abdia, Zaccaria, Netanèl e Michea a insegnare nelle città di Giuda. 8Con essi c'erano i leviti Semaià, Natania, Zebadia, Asaèl, Semiramòt, Giònata, Adonia e Tobia e i sacerdoti Elisamà e Ioram. 9Insegnarono in Giuda; avevano con sé il libro della legge del Signore e percorsero tutte le città di Giuda, istruendo il popolo.10Il terrore del Signore si diffuse per tutti i regni che circondavano Giuda e così essi non fecero guerra a Giòsafat. 11Da parte dei Filistei si portavano a Giòsafat tributi e argento in dono; anche gli Arabi gli portavano bestiame minuto: settemilasettecento arieti e settemilasettecento capri.12Giòsafat cresceva sempre più in potenza. Egli costruì in Giuda castelli e città di approvvigionamento. 13Disponeva di molta manodopera nelle città di Giuda. A Gerusalemme risiedevano i suoi guerrieri, soldati valorosi. 14Ecco il loro censimento secondo i casati. Per Giuda, erano comandanti di migliaia Adna il comandante, e con lui trecentomila soldati valorosi; 15alle sue dipendenze c'era il comandante Giovanni e con lui duecentoottantamila soldati; 16alle sue dipendenze c'era Amasia, figlio di Zicrì, votato al Signore, e con lui duecentomila soldati valorosi. 17Per Beniamino, Eliadà, soldato valoroso, e con lui duecentomila armati di arco e di scudo. 18Alle sue dipendenze c'era Iozabàd e con lui centoottantamila armati per la guerra.19Tutti costoro erano al servizio del re, oltre quelli che il re aveva stabiliti nelle fortezze in tutto Giuda.

__________________________Note

17,9 avevano con sé il libro della legge del Signore: l’espressione si trova ancora in 34,14, ma non è chiaro quale sia il contenuto di questo libro della legge (vedi anche Esd 7,14).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


17,1-20,37. Al quarto di secolo del regno di Giosafat (870-848) il libro dei Re riserva un lungo capitolo (1Re 22,1-51), in cui il profilo di questo sovrano risulta piuttosto sbiadito. A questa figura di riformatore il Cronista dedica maggiore attenzione. In quattro capitoli egli presenta non senza vivacità la serie dei successi e degli insuccessi del sovrano, che spiega secondo il suo schema teologico. Anzitutto, il nostro autore descrive la potenza e il fervore religioso del re, che JHWH benedice e le nazioni esaltano (c. 17); poi, l'errore dell'alleanza con Acab, re d'Israele, con la guerra e la sconfitta che ne conseguono (c. 18), che suscitano la reazione di condanna di un profeta (19,2-3); mentre le sue iniziative di riforma religiosa (19,4-11) gli garantiscono l'appoggio di Dio e la vittoria nello scontro coi nemici (20,1-30). Un altro gesto di infedeltà (una nuova alleanza con il re d'Israele) è motivo di una nuova condanna (20,31-37).

17,1-19. Con Giosafat ha inizio un periodo di notevoli turbamenti sociali e politici nella storia dei due regni. È un periodo centrale anche per la vicenda dello jahvismo. Il regno del Nord vede nascere e svilupparsi le associazioni profetiche; soprattutto vede entrare in scena, tra i profeti non scrittori, la figura di Elia, ardente difensore dello jahvismo e nemico acerrimo della tirannica dinastia di Omri (cfr. 1 Re 17-20). Anche il regno del Sud si vede coinvolto in questi sommovimenti, che trovano però un'eco lontana nel Cronista, interessato piuttosto a proporre le proprie tesi. Egli descrive la prosperità che ha caratterizzato i primi anni del regno di Giosafat (vv. 1-6), insiste quindi sul suo zelo religioso (vv. 7-9), sul rispetto di cui gode all'esterno (vv. 10-11) e sulla sua potenza militare (vv. 12-19). Il capitolo non ha riscontro nel libro dei Re, a parte il v. 1a = 1Re 15,24.

7-9. Il Cronista riporta un esempio concreto dello zelo riformatore di Giosafat: l'istituzione di una specie di commissione mista, formata da ufficiali del re, leviti e sacerdoti, incaricata dell'insegnamento della legge nel regno di Giuda.

10-11. Un altro aspetto della prosperità di Giosafat è il prestigio di cui gode il sovrano presso i popoli vicini.

12-19. L'esercito di Giosafat. I nomi degli ufficiali e i dettagli delle informazioni farebbero pensare a un documento d'archivio, che il Cronista ha potuto utilizzare come fonte.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Kurt Vile – Bottle It In (2018)


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«Sotto la maschera di una placida o bonaria indifferenza nasconde un’astuzia vigile e sottile». La definizione di sornione è il modo migliore per descrivere la personalità che traspare dalla musica, dalle parole, dalle interviste e dai videoclip di Kurt Vile. Impossibile non immaginarlo sulle strade di Philadelphia con il ghigno stampato in faccia mentre osserva, divertito, le amenità della vita. Padre di famiglia (lo vedete mentre fa le facce buffe alle figlie, vero?), a quasi 39 anni Kurt è un uomo arrivato, immerso nelle proprie passioni in modo genuino e incredibilmente umano... artesuono.blogspot.com/2018/10…


Ascolta il disco: album.link/s/1UVthTEgHP0WcZZxq…



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Kurt Vile – Bottle It In (2018)


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«Sotto la maschera di una placida o bonaria indifferenza nasconde un’astuzia vigile e sottile». La definizione di sornione è il modo migliore per descrivere la personalità che traspare dalla musica, dalle parole, dalle interviste e dai videoclip di Kurt Vile. Impossibile non immaginarlo sulle strade di Philadelphia con il ghigno stampato in faccia mentre osserva, divertito, le amenità della vita. Padre di famiglia (lo vedete mentre fa le facce buffe alle figlie, vero?), a quasi 39 anni Kurt è un uomo arrivato, immerso nelle proprie passioni in modo genuino e incredibilmente umano... artesuono.blogspot.com/2018/10…


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in parte la stella si sta smantellando da sé. in parte si spera che il mondo le giri le spalle.

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Io sono il mare

danzi su creste d'onde gabbiano Jonathan io sono il mare l'immenso desco su cui ti posi -ti guizza nel becco preda lucente- io sono il mare tua madre se in burrasca vieppiù in simbiosi siamo ti abbraccia il mio cuore trasparente di salsedine

poi per l'azzurra volta ti vedo svettare – verso profondità di cieli

verso quella libertà che aneli

Sentire questo testo è come stare sulla cresta di un’onda: c’è cura materna, slancio e un desiderio di libertà che vibra tra sale e cielo.

Interpretazione


  • Io narrante: il mare parla in prima persona, alternando ruoli di nutrice, tavola e compagno di viaggio del gabbiano.
  • Tema centrale: la tensione tra protezione e spinta verso la libertà; il mare è insieme casa e trampolino.
  • Immagini chiave: la preda lucente, il cuore trasparente di salsedine, la volta azzurra che apre la via al volo.

Note stilistiche


  • Voce: intima e simbolica, con un registro che oscilla tra il lirico e il narrativo.
  • Ritmo: versi brevi che creano pause e sospensioni; qualche enjambement funziona bene ma si può uniformare per maggiore musicalità.
  • Lessico: efficace l’uso di parole concrete (salsedine, becco) mescolate a termini più astratti (libertà, profondità).

Piccole revisioni suggerite


  • Uniformare punteggiatura per guidare il respiro del lettore (es. usare trattini o virgole con coerenza).
  • Valutare l’eliminazione o lo spostamento di alcune parole ripetute per aumentare l’impatto (es. ridurre ripetizioni di “io sono il mare” se si cerca più sottigliezza).
  • Rafforzare la chiusa per dare al finale una nota più netta: un’immagine finale che fermi lo sguardo.

Versione levigata


Io sono il mare

danzo su creste d’onde,
gabbiano Jonathan:
io sono il mare, l’immenso
desco su cui ti posi —
ti guizza nel becco preda lucente.
Io sono il mare, tua madre:
in burrasca, vieppiù in simbiosi,
ti abbraccia il mio cuore trasparente
di salsedine.

Poi, per l’azzurra volta,
ti vedo svettare verso
profondità di cieli,
verso quella libertà
che aneli.



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Il prezzo del lavoro svalutato.


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(229)

(SB1)

La situazione retributiva italiana non è il risultato di una singola scelta sbagliata, ma di una lunga combinazione di fattori politici, industriali e contrattuali che hanno eroso il valore del lavoro.

Da anni il Paese convive con una crescita economica debole, una produttività stagnante e un sistema salariale incapace di trasferire miglioramenti reali ai lavoratori.

Il punto centrale è semplice: l’Italia ha tenuto bassi i salari per decenni senza ottenere in cambio un vantaggio competitivo stabile. Il risultato è un equilibrio povero, non una strategia vincente.

Uno dei nodi principali è la stagnazione della produttività. Se l’economia non cresce in efficienza, innovazione e valore aggiunto, le imprese tendono a comprimere il costo del lavoro invece di investirlo come leva di sviluppo. In Italia questa logica si è consolidata: settori frammentati, imprese piccole, scarsa spesa in ricerca e organizzazione, contrattazione spesso difensiva. Nel frattempo, i salari reali sono rimasti indietro rispetto al costo della vita, con un potere d’acquisto che ha subito una lunga erosione.

I numeri aiutano a capire la dimensione del problema. Secondo varie analisi recenti, la retribuzione media annua lorda del settore privato resta intorno ai 23.662 euro in alcuni perimetri statistici, mentre altre letture più ampie collocano la media dei dipendenti privati poco sopra i 32.000 euro lordi annui.

La differenza tra queste stime riflette ambiti diversi, ma non cambia il dato politico di fondo: una quota molto ampia di lavoratori resta sotto soglie retributive modeste, spesso insufficienti rispetto ai costi abitativi, energetici e familiari.

(SB2)

Il problema non è solo “quanto” si guadagna, ma come si distribuisce la ricchezza prodotta. Per anni il sistema ha favorito una moderazione salariale presentata come necessaria per la competitività. In realtà, quella moderazione ha spesso scaricato sui lavoratori il costo dell’aggiustamento economico, senza una contropartita credibile in termini di investimenti, innovazione o qualità del lavoro.

È una dinamica che ha protetto margini e bilanci nel breve periodo, ma ha impoverito la base sociale e indebolito la domanda interna. A questo si aggiunge una politica pubblica che interviene tardi e poco. I rinnovi contrattuali arrivano spesso con ritardi enormi, la contrattazione resta frammentata e la trasparenza retributiva è stata per anni insufficiente.

Solo nel 2026 l’Italia ha introdotto obblighi più stringenti di trasparenza salariale, segno che il sistema arrivava da una lunga stagione di opacità. Ma la trasparenza, da sola, non alza gli stipendi. Serve una scelta più netta: investimenti produttivi, contrattazione più solida, fiscalità che premi il lavoro e non solo la rendita.

Il punto, oggi, è che la questione salariale non è un dettaglio tecnico. È il centro della tenuta economica e sociale del Paese. Continuare a ignorarla significa accettare un’Italia in cui lavorare non basta più per vivere con dignità.

#Blog #Italia #Economia #Lavoro #DirittiCivili #Opinioni


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Il prezzo del lavoro svalutato.


(229)

(SB1)

La situazione retributiva italiana non è il risultato di una singola scelta sbagliata, ma di una lunga combinazione di fattori politici, industriali e contrattuali che hanno eroso il valore del lavoro.

Da anni il Paese convive con una crescita economica debole, una produttività stagnante e un sistema salariale incapace di trasferire miglioramenti reali ai lavoratori.

Il punto centrale è semplice: l’Italia ha tenuto bassi i salari per decenni senza ottenere in cambio un vantaggio competitivo stabile. Il risultato è un equilibrio povero, non una strategia vincente.

Uno dei nodi principali è la stagnazione della produttività. Se l’economia non cresce in efficienza, innovazione e valore aggiunto, le imprese tendono a comprimere il costo del lavoro invece di investirlo come leva di sviluppo. In Italia questa logica si è consolidata: settori frammentati, imprese piccole, scarsa spesa in ricerca e organizzazione, contrattazione spesso difensiva. Nel frattempo, i salari reali sono rimasti indietro rispetto al costo della vita, con un potere d’acquisto che ha subito una lunga erosione.

I numeri aiutano a capire la dimensione del problema. Secondo varie analisi recenti, la retribuzione media annua lorda del settore privato resta intorno ai 23.662 euro in alcuni perimetri statistici, mentre altre letture più ampie collocano la media dei dipendenti privati poco sopra i 32.000 euro lordi annui.

La differenza tra queste stime riflette ambiti diversi, ma non cambia il dato politico di fondo: una quota molto ampia di lavoratori resta sotto soglie retributive modeste, spesso insufficienti rispetto ai costi abitativi, energetici e familiari.

(SB2)

Il problema non è solo “quanto” si guadagna, ma come si distribuisce la ricchezza prodotta. Per anni il sistema ha favorito una moderazione salariale presentata come necessaria per la competitività. In realtà, quella moderazione ha spesso scaricato sui lavoratori il costo dell’aggiustamento economico, senza una contropartita credibile in termini di investimenti, innovazione o qualità del lavoro.

È una dinamica che ha protetto margini e bilanci nel breve periodo, ma ha impoverito la base sociale e indebolito la domanda interna. A questo si aggiunge una politica pubblica che interviene tardi e poco. I rinnovi contrattuali arrivano spesso con ritardi enormi, la contrattazione resta frammentata e la trasparenza retributiva è stata per anni insufficiente.

Solo nel 2026 l’Italia ha introdotto obblighi più stringenti di trasparenza salariale, segno che il sistema arrivava da una lunga stagione di opacità. Ma la trasparenza, da sola, non alza gli stipendi. Serve una scelta più netta: investimenti produttivi, contrattazione più solida, fiscalità che premi il lavoro e non solo la rendita.

Il punto, oggi, è che la questione salariale non è un dettaglio tecnico. È il centro della tenuta economica e sociale del Paese. Continuare a ignorarla significa accettare un’Italia in cui lavorare non basta più per vivere con dignità.

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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


2CR - Capitolo 16


Alleanza con gli Aramei1Nell'anno trentaseiesimo del regno di Asa, il re d'Israele Baasà salì contro Giuda. Egli fortificò Rama, per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. 2Asa estrasse dai tesori del tempio del Signore e della reggia argento e oro e li mandò a Ben-Adàd, re di Aram residente a Damasco, con questa proposta: 3“Ci sia un'alleanza tra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando argento e oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d'Israele, in modo che egli si ritiri da me”. 4Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d'Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Màim e tutte le città di approvvigionamento di Nèftali. 5Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e desistette dalla sua impresa. 6Il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, che andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama, e con essi fortificò Gheba e Mispa.7In quel tempo il veggente Anàni si presentò ad Asa, re di Giuda, e gli disse: “Poiché ti sei appoggiato al re di Aram e non al Signore, tuo Dio, l'esercito del re di Aram ti è sfuggito di mano. 8Etiopi e Libi non costituivano forse un grande esercito, con numerosissimi carri e cavalli? Quando ti appoggiasti al Signore, egli non li consegnò forse in mano tua? 9Difatti il Signore con gli occhi scruta tutta la terra, per mostrare la sua potenza a favore di chi si comporta con lui con cuore sincero. Tu in ciò hai agito da stolto; per questo d'ora in poi avrai solo guerre”. 10Asa si sdegnò contro il veggente e lo mise in prigione, adirato con lui per tali parole. In quel tempo Asa oppresse anche parte del popolo.

Morte del re11Ecco, le gesta di Asa, dalle prime alle ultime, sono descritte nel libro dei re di Giuda e d'Israele.12Nell'anno trentanovesimo del suo regno, Asa si ammalò gravemente ai piedi. Neppure nell'infermità egli ricercò il Signore, ricorrendo solo ai medici. 13Asa si addormentò con i suoi padri; morì nell'anno quarantunesimo del suo regno. 14Lo seppellirono nel sepolcro che egli si era scavato nella Città di Davide. Lo stesero su un letto pieno di aromi e profumi, composti con arte di profumeria; ne bruciarono per lui una quantità immensa.

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Approfondimenti


La guerra condotta da Asa contro Baasa (vv. 1-6) viene spostata a questo punto e motiva l'intervento di condanna di Canani (vv. 7-10), che apre alla descrizione della fine di Asa (vv. 12-14).

1-6. I versetti ripropongono 1Re 15,16-22. Ma la cronologia è diversa da 1Re 15,16 ed è assurda. Nel trentaseiesimo anno del regno di Asa Baasa era morto da dieci anni. Come s'è accennato sopra, qui più che mai risulta chiaro come per il Cronista i principi teologici valgano più della cronologia.

7-10. Sono composizione del Cronista, introdotta da un'espressione stereotipa: «In quel tempo». Il profeta Canani è sconosciuto. Il brano richiama Is 7,13ss. e l'esperienza di Geremia. Per il Cronista è questo l'episodio che rende teologicamente conseguente la malattia di Asa.

11-14. Conclusione del regno di Asa, cfr. 1Re 15,23-24, di cui questi versetti sono una elaborazione. In più il Cronista ha la menzione del ricorso ai “medici” (più che nel nostro senso, nel senso piuttosto di maghi e stregoni, essendo la magia e la medicina coesistenti in questi tipi di società), un'ulteriore aggravante nella condotta del re, oltreché i dettagli sulla solennità della cerimonia di sepoltura, forse per restituire in qualche modo a questo re l'onore di avere comunque contribuito alla causa del vero jahvismo.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Old Crow Medicine Show – Volunteer (2018)


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A vent'anni esatti dalle loro prime incisioni indipendenti e con un contratto fiammante per il prestigioso marchio Columbia, gli Old Crow Medicine Show sono lanciati più che mai alla conquista della scena Americana, di cui restano uno dei punti di riferimento più nitidi di questi anni. Per festeggiare questo ideale anniversario si regalano un nuovo album, che credo spiazzerà in parte i fan della prima ora e chi li vorrebbe vedere imprigionati nel recinto della roots music più intransigente: Volunteer non rinnega nulla del percorso sin qui affrontato dalla band, sia chiaro, ma aggiunge più chitarre elettriche, più ballate d'autore e una certa verve strumentale arrembante che la produzione in gran solvero di Dave Cobb (sempre lui) esalta a dovere, senza per ciò svenderne l'ispirazione... artesuono.blogspot.com/2018/05…


Ascolta il disco: album.link/i/1347337934



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Old Crow Medicine Show – Volunteer (2018)


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A vent'anni esatti dalle loro prime incisioni indipendenti e con un contratto fiammante per il prestigioso marchio Columbia, gli Old Crow Medicine Show sono lanciati più che mai alla conquista della scena Americana, di cui restano uno dei punti di riferimento più nitidi di questi anni. Per festeggiare questo ideale anniversario si regalano un nuovo album, che credo spiazzerà in parte i fan della prima ora e chi li vorrebbe vedere imprigionati nel recinto della roots music più intransigente: Volunteer non rinnega nulla del percorso sin qui affrontato dalla band, sia chiaro, ma aggiunge più chitarre elettriche, più ballate d'autore e una certa verve strumentale arrembante che la produzione in gran solvero di Dave Cobb (sempre lui) esalta a dovere, senza per ciò svenderne l'ispirazione... artesuono.blogspot.com/2018/05…


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Il luogo accanto

dovevo immaginarlo nulla di cambiato è solo il “luogo” accanto dove ci si trova trasparenti

come mi sono visto in sogno una volta nell'altra vita

26.12.21

Breve impressione


Il testo respira una calma sospesa, un incontro con qualcosa di vicino e insieme irreale; la trasparenza diventa metafora di presenza e memoria.

Interpretazione


Tema: il “luogo accanto” sembra essere uno spazio liminare, forse un ricordo o un sogno, dove nulla cambia ma la percezione si fa più nitida.
Tono: meditativo, leggero e appena malinconico.
Immagine centrale: la trasparenza come modo di essere trovati, e il sogno che rimanda a un’altra vita come eco di sé.

Cosa funziona


  • Economia di parole: poche righe che lasciano molto spazio all’immaginazione.
  • Ripetizione minima: il ritorno su “luogo” e “trasparenti” crea coesione senza appesantire.
  • Data finale: dà al testo un alone di testimonianza, come una piccola iscrizione.


Piccole proposte


  • Variante lessicale: sostituire “dove ci si trova trasparenti” con “dove ci si trova, trasparenti” per un lieve rallentamento ritmico e una pausa più netta.
  • Allungamento opzionale: aggiungere una breve immagine sensoriale (un suono, un odore) per ancorare il luogo al corpo senza perdere l’aura onirica.
  • Gioco con la punteggiatura: sperimentare con l’assenza totale di punteggiatura o con un verso più lungo per rompere la simmetria e creare sorpresa.

Ti propongo una versione più estesa che mantiene il tono sospeso e onirico dell'originale, aggiungendo immagini e piccoli dettagli sensoriali.

Versione estesa


Il luogo accanto

dovevo immaginarlo
nulla di cambiato, eppure diverso
è solo il luogo accanto, quello che respira piano
tra il battito e il silenzio, tra il gesto e il ricordo

lì ci si trova trasparenti, come vetri senza polvere
che lasciano passare la luce senza trattenere nulla
e si sta senza peso, sospesi su un filo di memoria
a contare le ombre che non chiedono nome

come mi sono visto
in sogno, una volta, nell'altra vita:
un volto che non pretende spiegazioni,
una mano che non cerca appigli,
un passo che si posa lieve su un pavimento di nebbia

il luogo accanto non cambia le cose, le svela
le mette in fila come per un rito semplice
e lascia che il tempo, senza fretta, le attraversi
come un fiume che conosce il letto e non lo tocca

resto lì, a guardare la mia stessa trasparenza,
a riconoscere i contorni che non servono più
e a imparare la misura di un'assenza che è presenza
più vera di ogni parola detta ad alta voce

26.12.21


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2CR - Capitolo 15


Riforma religiosa di Asa1Lo spirito di Dio investì Azaria, figlio di Oded. 2Costui, uscito incontro ad Asa, gli disse: “Asa e voi tutti di Giuda e di Beniamino, ascoltatemi! Il Signore sarà con voi, se voi sarete con lui; se lo ricercherete, si lascerà trovare da voi, ma se lo abbandonerete, vi abbandonerà. 3Per lungo tempo Israele non ebbe vero Dio, né un sacerdote che insegnasse, né una legge. 4Ma, nella miseria, egli fece ritorno al Signore, Dio d'Israele; lo cercarono ed egli si lasciò trovare da loro. 5In quei tempi non c'era pace per chi andava e veniva, perché fra gli abitanti dei vari paesi c'erano grandi terrori. 6Una nazione cozzava contro l'altra, una città contro l'altra, perché Dio li affliggeva con tribolazioni di ogni genere. 7Ma voi siate forti e le vostre mani non crollino, perché c'è una ricompensa per le vostre azioni”.8Quando Asa ebbe udito queste parole e la profezia, riprese animo. Eliminò gli idoli da tutto il territorio di Giuda e di Beniamino e dalle città che egli aveva conquistato sulle montagne di Èfraim; rinnovò l'altare del Signore, che si trovava di fronte al vestibolo del Signore. 9Radunò tutti gli abitanti di Giuda e di Beniamino e quanti, provenienti da Èfraim, da Manasse e da Simeone, abitavano in mezzo a loro come forestieri; difatti da Israele erano venuti da lui in grande numero, avendo constatato che il Signore, suo Dio, era con lui.10Si radunarono a Gerusalemme nel terzo mese dell'anno quindicesimo del regno di Asa. 11In quel giorno sacrificarono al Signore parte della preda che avevano riportato: settecento giovenchi e settemila pecore. 12Si obbligarono con un'alleanza a ricercare il Signore, Dio dei loro padri, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima. 13Per chiunque, grande o piccolo, uomo o donna, non avesse ricercato il Signore, Dio d'Israele, c'era la morte. 14Giurarono al Signore a voce alta e con acclamazioni, fra suoni di trombe e di corni. 15Tutto Giuda gioì per il giuramento, perché avevano giurato con tutto il loro cuore e avevano cercato il Signore con tutto il loro impegno, e questi si era lasciato trovare da loro e aveva concesso tregua alle frontiere.16Egli privò anche Maacà, madre del re Asa, del titolo di regina madre, perché ella aveva eretto ad Asera un'immagine infame; Asa demolì l'immagine infame, la fece a pezzi e la bruciò nella valle del torrente Cedron. 17Ma non scomparvero le alture da Israele, anche se il cuore di Asa si mantenne integro per tutta la sua vita. 18Fece portare nel tempio di Dio le offerte consacrate da suo padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in argento, oro e utensili. 19Non ci fu guerra fino all'anno trentacinquesimo del regno di Asa.

__________________________Note

15,2 voi tutti di Giuda e di Beniamino: “Giuda e Beniamino” è un’espressione tipica delle Cronache; essa indica che il vero Israele in senso teologico è costituito ormai dalle sole tribù del sud.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


Alla profezia di Azaria (vv. 1-7) fa seguito la descrizione della riforma cultuale avviata da Asa (vv. 8-15).

1-7. La profezia di Azaria è un condensato di teologia veterotestamentaria della storia: «JHWH sarà con voi se voi sarete con lui» (v. 2). Forse è anche un modello di predicazione sinagogale postesilica. Il periodo storico al quale si fa riferimento in maniera privilegiata è quello dei giudici. Lo stile del discorso è tipico del Cronista.

8-15. L'iniziativa presa qui da Asa richiama marcatamente 14,2-5: sono due riforme o una sola? La descrizione dell'assemblea è analoga ad altre, cfr. 2Re 23; Ne 10. Simeone (v. 9) era da tempo ormai assimilato a Giuda e non è chiaro perché sia menzionato qui esplicitamente. Forse si tratta di elementi edomiti entrati in possesso della zona a sud di Giuda che al tempo di Roboamo era stata popolata dai Simeoniti.

16. I dati coincidono sostanzialmente con quelli di 1Re 15,13-15.

19. Diversamente da quanto si legge in 1Re 15,16, secondo cui ci fu guerra tra Asa e Baasa per tutta la loro vita, e 2Cr 13,23 secondo cui il paese dopo l'ascesa al trono di Asa godette di un periodo di tranquillità di soli dieci anni.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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John Prine – The Tree Of Forgiveness (2018)


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Quella tenerezza, quell’arguzia e quell’ironia domestica rendono la sua figura quanto di più simile a Mark Twain. (Bonnie Raitt, 1974)

“Pura razza Kentucky” rispose un giorno il giovane John all’insegnante che lo interrogava sulle sue origini. Invece la famiglia Prine proveniva da tutt’altra parte, da Maywood, una città dell’Illinois. Era stato il padre, Bill Prine, a inculcare nella testa dei figli di avere origini nell’East-South Central. Se quella risposta sia stata più o meno ragionata non abbiamo la sicurezza. Ma qualcuno potrebbe aver già iniziato a sorridere... artesuono.blogspot.com/2018/04…


Ascolta il disco: album.link/s/74S39N8QDvpywkpLw…



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John Prine – The Tree Of Forgiveness (2018)


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Quella tenerezza, quell’arguzia e quell’ironia domestica rendono la sua figura quanto di più simile a Mark Twain. (Bonnie Raitt, 1974)

“Pura razza Kentucky” rispose un giorno il giovane John all’insegnante che lo interrogava sulle sue origini. Invece la famiglia Prine proveniva da tutt’altra parte, da Maywood, una città dell’Illinois. Era stato il padre, Bill Prine, a inculcare nella testa dei figli di avere origini nell’East-South Central. Se quella risposta sia stata più o meno ragionata non abbiamo la sicurezza. Ma qualcuno potrebbe aver già iniziato a sorridere... artesuono.blogspot.com/2018/04…


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La nostra Comunità, un progetto da realizzare


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Buonasera amici di Parrocchie. Come di consueto, ogni tanto cerco di “aggiustare il tiro” e di condividere con voi le aspettative, i sogni, i desideri, ma anche e soprattutto le cose concrete, come gli obiettivi e la strada da percorrere.
La nostra bella casa digitale, rappresentata da “Parrocchie” non vuole essere semplicemente un social dove si scrollano delle notizie, mettendo stelline o commentando ogni tanto. Certo, anche quello si deve fare, almeno all'inizio, quando abbiamo in mente ancora il funzionamento dei vecchi social. Purtroppo uscire dagli schemi è molto difficile, inutile girarci intorno. Siamo stati plasmati da 20 anni di rulli da scrollare e cambiare mentalità costa una certa fatica. Eppure dobbiamo rimboccarci le maniche ed affrontare questa montagna che sembra troppo alta da scalare, mettendo un piede dietro l'altro.

Quando ho fondato la nostra comunità, insieme all'amico fraterno Raffaele, abbiamo deciso che doveva sorgere attorno all'Eucarestia. Non è stata una decisione presa a caso, ma ci aiuta a tenere bene a mente cosa è importante e cosa no. Una comunità cristiana che ha come centro l'Eucarestia, deve essere giocoforza una comunità dove si pratica la carità, il perdono, il rispetto e l'aiuto reciproco. La Santa Eucarestia rappresenta l'Amore che Dio ci ha donato e ci dona ogni giorno, un amore che porta frutto, che fa crescere nella fede, che apre gli occhi e ci mostra l'Infinita Misericordia di Gesù.

Lo scopo della nostra Comunità Digitale non si esaurisce con la pubblicazione di qualche post o di qualche foto. Ogni comunità cristiana è chiamata a percorrere un cammino di crescita, non nei numeri ma nella fede, nell'accoglienza, nel confronto, nella meditazione della Parola di Dio.

Proprio come nella Santa Messa, per viverla appieno, ognuno di noi deve avere un compito, un piccolo impegno da portare avanti per far crescere tutta la comunità. Non sono impegni dati a caso o decisi da me, ma conoscendoci durante questo cammino, ognuno si domandi cosa può fare per la comunità, seguendo il suo cuore e fatti salvi gli impegni ed il tempo libero.

Qualche ruolo è già assegnato, come Raffaele che ci ricorda gli appuntamenti di fra Stefano. Filomena, dietro mia richiesta, ha dato la disponibilità a fare da “Tutor” ai nuovi iscritti. Altri supportano il progetto con piccole donazioni mensili. Ognuno si deve sentire parte e protagonista nella costruzione della nostra comunità. Non c'è da vergognarsi o da nascondersi, stiamo in un ambiente di fede e seguendo la via tracciata dallo Spirito Santo.

Io faccio ancora una grande parte, semplicemente perché conosco lo strumento informatico, ma la nostra comunità non si limita a questo, non siamo chiusi in un telefono. Ecco perché dobbiamo sforzarci di interagire, di salutarci, di dire semplicemente “come stai”, sapendo che dall'altra parte la persona ci risponderà. La vera socializzazione si realizza facendo gruppo, e se questo avviene con la presenza di Gesù in mezzo a noi, sarà ancora più bello.

Namasté


log.livellosegreto.it/parrocch…

Archivio della bestemmia italiana

Studio linguistico-culturale — quadro legale, struttura, repertorio, varianti regionali ed eufemismi

Nota metodologica. Non esistono statistiche di frequenza affidabili sulla bestemmia: nessun corpus linguistico italiano la misura sistematicamente. L'ordinamento delle liste che seguono è per notorietà percepita (stima basata su fonti sociolinguistiche, lessicografiche e sulla cultura popolare documentata), non per frequenza misurata. L'insieme delle bestemmie è inoltre combinatorio e aperto: questo archivio cataloga le forme attestate e lo schema generativo, non pretende completezza assoluta, che è impossibile per natura del fenomeno.

  1. Quadro legale

1.1 La norma: art. 724 del Codice Penale

Il testo vigente (“Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti”):

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.»

1.2 Evoluzione storica

AnnoEventoEffetto1930Codice Rocco, art. 724Reato penale: bestemmia contro «la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato» (di fatto solo il cattolicesimo)1995Corte Costituzionale, sent. n. 440 (18 ottobre)Dichiarata incostituzionale la parte «o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato». Resta punibile solo la bestemmia contro la Divinità, di qualunque religione1999L. 205/1999 + D.lgs. 507/1999Depenalizzazione: da reato a illecito amministrativo. Competenza alle prefetture, sanzione pecuniaria 51–309 €

1.3 Conseguenze pratiche

In pubblico (luogo pubblico o aperto al pubblico, con possibilità effettiva che la bestemmia sia percepita da più persone): sanzione amministrativa 51–309 €. Nessuna conseguenza penale, nessuna fedina penale. Nella pratica le sanzioni sono rarissime. In privato (propria abitazione, contesti non pubblici): nessun illecito. La pubblicità è condizione oggettiva di punibilità (Cass. pen. 3076/1985: non basta nemmeno la presenza del solo vigile). Online: la norma è pensata per il contesto fisico; l'applicazione a contesti digitali è di fatto assente, anche se in astratto un livestream pubblico potrebbe rientrare nel concetto di “pubblicamente”. Non risultano prassi sanzionatorie consolidate. (Piattaforme come Twitch/YouTube applicano però le proprie policy, che sono cosa distinta dalla legge.) Cosa NON è sanzionabile dal 1995: le imprecazioni contro la Madonna, i santi, i simboli religiosi. Giuridicamente non costituiscono più “bestemmia” ai sensi dell'art. 724 perché la Madonna e i santi non sono “Divinità” (lo ha chiarito anche il GIP di Bologna in un caso noto). Culturalmente e religiosamente restano ovviamente percepite come bestemmie. La bestemmia è sanzionabile indipendentemente dalle intenzioni: anche detta per abitudine, come intercalare, o da un ateo (Cass. 7979/1992: si punisce «una manifestazione pubblica di volgarità», non un'opinione).

Punto chiave per lo studio: il repertorio linguistico è identico in pubblico e in privato — cambia solo la conseguenza giuridica del contesto. Per questo il presente archivio è unico e non diviso per contesto.

  1. Struttura combinatoria della bestemmia

La bestemmia italiana è generativa. Lo schema base è:

[NOME SACRO] + [EPITETO DEGRADANTE]

oppure, invertito:

[EPITETO] + [NOME SACRO] → es. porco Dio / Dio porco

Slot 1 — Nomi sacri usati: Dio (di gran lunga il più produttivo), Madonna, Cristo/Gesù, Giuda (marginale), ostia (metonimia eucaristica, tipica del Nord-Est), sangue di Dio (arcaico).

Slot 2 — Categorie di epiteti:

Animali degradanti: porco/maiale, cane, bestia, vacca, troia (in origine “scrofa”) Condizioni infamanti: boia, ladro, infame, bastardo, assassino, cornuto Disfemismi scatologici/sessuali: merda, puttana, schifoso Malattie/imprecazioni (tipico toscano): impestato/a, maremmano

Estensioni: le forme base si concatenano liberamente in “litanie” (es. porco Dio cane, Dio porco maiale), oppure seguono la formula documentata da Wikipedia (voce Italian profanity): divinità + animale + morte atroce (es. Dio porco scannato). Tra le classi popolari — la ricerca cita ad esempio i portuali — la costruzione di bestemmie lunghe, creative e articolate è una pratica quasi ludica; sono esistiti siti web e persino manuali stampati che raccoglievano bestemmie complesse generate dagli utenti o da algoritmi.

La tesi di Turina (v. Fonti) documenta oltre 120 forme distinte solo tra quelle raccolte sul campo tra Emilia, Veneto e Toscana.

  1. Lista principale — forme base “divinità + epiteto”

Ordinate per notorietà percepita, dalla più alla meno nota. Attestate in italiano standard, diffuse su tutto il territorio nazionale. Le forme con asterisco (*) non sono giuridicamente sanzionabili dopo la sent. 440/1995 (non riguardano la “Divinità”), ma appartengono a pieno titolo al repertorio culturale della bestemmia.

Fascia 1 — universalmente note, usate anche come intercalare nelle regioni ad alta frequenza

Porco Dio / Dio porco (spesso univerbato: porcodio, porcoddio) — la bestemmia italiana per antonomasia Dio cane — seconda per notorietà; al Nord-Est spesso in forma dialettale dio can Porca Madonna * Dio boia — fortissima connotazione veneta, ma nota ovunque Madonna puttana * Dio bestia

Fascia 2 — molto note, uso comune

Dio merda Madonna troia * Dio bastardo Dio infame Dio maiale Dio ladro Porco Gesù / Gesù cane Porco Cristo (e Cristo cane) Madonna maiala *

Fascia 3 — note, ma meno frequenti come forme autonome (spesso compaiono in concatenazioni)

Dio schifoso Dio assassino Dio cornuto Dio vacca Dio serpente Madonna vacca * Madonna cagna * Sangue di Dio (arcaica, oggi quasi solo letteraria; matrice storica di molti eufemismi) Giuda porco / porco Giuda (al confine con l'imprecazione non blasfema: Giuda non è divinità)

Fascia 4 — concatenazioni tipiche (esempi dello schema generativo, non elenco chiuso)

Porco Dio cane Dio porco maiale Dio cane maiale Porco Dio e porca Madonna (formula “a coppia”) Dio porco scannato (schema divinità + animale + morte atroce)

  1. Varianti regionali

Forme legate a specifiche aree geografiche, in dialetto o in italiano regionale. Le due regioni dove la bestemmia è documentata come più frequente — quasi un intercalare ordinario del parlato quotidiano — sono Toscana e Veneto; alta frequenza anche in Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Le fonti sottolineano che ciò non deriva da anticattolicesimo, ma da pura consuetudine linguistica.

Veneto (e Nord-Est in generale)

Dio can — forma dialettale di “Dio cane”, intercalare identitario veneto per eccellenza Porco dio can — concatenazione tipica Orco can / orco dio — al confine tra bestemmia e forma attenuata (v. §5: orco per porco) Ostia! / porca l'ostia / can de l'ostia — bestemmia eucaristica, specificità del Nord-Est: il nome sacro è l'ostia consacrata, non Dio direttamente Dio boia — pur essendo nazionale, è percepita come “la” bestemmia veneta; a Castelfranco Veneto sono documentate le varianti attenuate dio bon e dio bonazzo (v. §5) Dio bel — documentata a Verona (Turina): forma ambigua, probabile mascheramento di dio boia Dio bestrega — province di Mantova e Verona; probabile incrocio tra dio bestia e ostrega

Toscana

Maremma maiala — la formula toscana per antonomasia: Maremma (zona costiera della Toscana) sostituisce Madonna; tecnicamente è già un eufemismo, ma è così identitaria da meritare posto qui. Serie aperta: maremma cane, maremma impestata, maremma bucaiola, maremma ladra Madonna impestata * — epiteto tipicamente toscano (impestato = appestato) Madonna bucaiola * — epiteto volgare toscano Dio lampione — documentata nella zona di Pistoia (Turina): esempio di epiteto locale arbitrario I “moccoli” — termine toscano per le bestemmie stesse, a testimonianza di una tradizione lessicalizzata

Friuli-Venezia Giulia

Condivide il repertorio veneto (dio can, bestemmie sull'ostia) Codroipo — caso unico: il nome del paese friulano è anagramma perfetto di porco Dio e viene usato come bestemmia cifrata (v. anche §5)

Emilia-Romagna

Ös-cia d'legn (romagnolo: “ostia di legno”) — l'aggiunta d'legn (“di legno”) è l'espediente correttivo tradizionale documentato da Bellosi: si declassa il sacro a oggetto materiale per “rientrare” dalla bestemmia Putana dla Madona d'legn (romagnolo) — stesso meccanismo applicato alla Madonna Imprecazioni contro il diavolo in dialetto romagnolo, usate come sostituto eufemistico-fonetico di Dio (documentate da Bellosi/Petrolini)

Trentino

Dio canederlo — il nome sacro associato al piatto locale: nasce come attenuazione di dio cane ma è lessicalizzata come forma regionale a sé

Liguria

Dio cangi — documentata a La Spezia (Galli 1969, cit. in Turina): espediente fonetico per deviare dio cane

Lombardia / Piemonte

Repertorio nazionale ad alta frequenza, senza forme esclusive di rilievo documentate; a Mantova condivisa la dio bestrega veronese Madosca (in porca madosca) — deformazione di “Madonna” percepita come tipicamente lombarda (resa celebre dal doppiaggio milanese-americano di cinema e TV)

  1. Eufemismi e forme attenuate (“bestemmie mancate”)

Il meccanismo linguistico è quello del minced oath: si avvia la bestemmia e si devia su un suono innocuo, oppure si sostituisce preventivamente una parola. Sono la prova migliore della natura combinatoria del fenomeno. Ordinati per notorietà percepita.

5.1 Sostituzione del nome sacro

Porco zio — zio al posto di Dio: l'eufemismo italiano più diffuso in assoluto Zio pera — evoluzione recente e giovanile: doppia sostituzione (zio per Dio, pera per porco) Zio cane / zio bono — stessa serie Maremma (toscano) — sostituto di Madonna (v. §4) Madosca — deformazione di Madonna Dindio / dinci / perdinci / perdindirindina — deformazioni progressive di Dio, ormai completamente lessicalizzate e innocue Diamine — incrocio storico diavolo + domine: l'eufemismo più antico e “pulito” Sostituti fonetici arbitrari di Dio documentati: disi, Diaz, due, disco, Dionigi, Diomede, Diavolo (la sostituzione col diavolo è documentata anche in ambito dialettale romagnolo) Codroipo — l'anagramma-bestemmia (v. §4, Friuli)

5.2 Sostituzione dell'epiteto

Orco Dio — orco per porco: attenuazione minima, resta di fatto una bestemmia Dio bono / Dio bonino (toscano) — buono al posto dell'epiteto: antifrasi elogiativa che “salva” il parlante; dio bon / dio bonazzo nel Veneto (Castelfranco V.to) Dio caro — diffusa in Veneto, Lazio e Umbria; probabile mascheramento di dio cane Dio buono / Dio santo — le antifrasi perfette: formalmente lecite, funzionalmente imprecazioni (Turina le definisce «un perfetto alibi») Dio canederlo (Trentino, v. §4)

5.3 Correzione in corsa (deviazione fonetica a bestemmia iniziata)

Dio can...tante / Dio cantautore — la deviazione più celebre: dio can- vira su “cantante”; diffusa in tutto il Nord Dio can...taci il Vangelo, Dio por...taci la pace — la filastrocca giovanile che gioca esplicitamente sul meccanismo, documentata su Wikipedia come popolare tra gli adolescenti Dio camion / Dio cameradaria — deviazioni estemporanee documentate (la seconda raccolta da Turina a Villafranca di Verona)

5.4 Declassamento materiale

Ostrega / osti / ostia lì (veneto) — deformazioni di ostia, ormai intercalari innocui ...d'legn (“di legno”, romagnolo) — suffisso correttivo applicabile a Madonna e ostia (v. §4)

5.5 Zona grigia (imprecazioni sacre ma non bestemmie)

Cristo! / Cristo santo! / Dio Cristo — espressioni di rabbia o frustrazione: non considerate bestemmie in senso proprio (nessun epiteto oltraggioso), anche se per un credente violano il secondo comandamento Madonna! / Madonna santa! — stesso statuto Porca miseria / porca paletta / porca puttana / porco cane — imprecazioni profane costruite sullo stampo formale della bestemmia (porco + X) ma senza nome sacro: sono il grado zero del meccanismo

  1. Fonti

Giuridiche

Art. 724 c.p., testo vigente e giurisprudenza (Brocardi.it; Avvocato.it) Corte Costituzionale, sentenza n. 440 del 18 ottobre 1995 (testo integrale su giurcost.org) D.lgs. 507/1999 e L. 205/1999 (depenalizzazione) Cass. pen. 7979/1992; Cass. pen. 3076/1985; Cass. pen. 1692/1986 F. Basile, Commento all'art. 724, in Dolcini-Marinucci (a cura di), Codice penale commentato — Università di Milano Dossier UAAR sulla bestemmia (uaar.it/laicita/bestemmia)

Linguistiche e sociologiche

I. Turina, Studio sulla bestemmia, tesi di laurea in Sociologia dei processi culturali, rel. P.P. Giglioli, Università di Bologna — l'unico “manuale della bestemmia” accademico esistente; catalogo di 120+ forme con note d'uso e area geografica Voce Italian profanity, Wikipedia (en) — sezione Blasphemous profanity, con apparato di note Voce Leggi sulla blasfemia, Wikipedia (it) G. Bellosi (1975) e G. Petrolini (1971) sul romagnolo e sugli eufemismi diabolici, cit. in Turina Galli (1969) su La Spezia, cit. in Turina Averna (1977) e Falassi sulle “sfilze” di bestemmie, cit. in Turina

Avvertenza sulle fonti di frequenza: non esistendo corpora, i ranking di questo documento derivano da triangolazione tra le attestazioni della tesi di Turina, la voce Wikipedia (che distingue le forme “comuni” da quelle locali) e la notorietà nella cultura popolare. Vanno letti come stime qualitative.

Documento compilato a scopo di studio linguistico-culturale tramite l'intelligenza artificiale di claude.ai con il modello “Fable” a livello alto di uso di risorse.


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Un dio cibernetico?

vita asettica: grado zero del divino Onniforme -ma la notte del sangue conserva memoria di volo

vita sovrapposta alla sfera celeste regno d'immagini epifaniche

emozioni elettroniche

eclissi dell'occhio-pensiero

Lettura ed evocazione


Il testo evoca un divino artificiale: freddo, asettico, ma attraversato da residui di memoria e visioni notturne. Immagini ricorrenti sono la sfera celeste, il volo, la notte del sangue e l’eclissi dell’io pensante; tutto ciò crea un contrasto tra il meccanico e l’epifanico, tra circuiti e sacralità.


Interpretazione tematica


  • Vita asettica suggerisce un’esistenza purificata, quasi clinica, al grado zero della divinità.
  • Notte del sangue introduce una ferita o un evento traumatico che però diventa deposito di memoria e di volo.
  • Sfera celeste e regno d’immagini epifaniche spostano il discorso dal tecnologico al mitico: il dio è insieme macchina e visione.
  • Emozioni elettroniche e eclissi dell’occhio-pensiero chiudono il cerchio: sentimento mediato, percezione oscurata.

Suggerimenti stilistici


  • Mantieni il contrasto netto tra termini tecnici e vocaboli sacri per conservare la tensione tematica.
  • Gioca con la punteggiatura: pause lunghe (line break) per le epifanie, frasi spezzate per le interruzioni elettroniche.
  • Valuta una ripetizione ritmica di parole chiave (es. memoria, volo, notte) per creare un motivo sonoro.

Versione rifinita breve


Un dio cibernetico
vita asettica: grado zero
del divino Onniforme.
Ma la notte del sangue
conserva memoria di volo.

Vita sovrapposta alla sfera celeste,
regno d’immagini epifaniche.
Emozioni elettroniche:
eclissi dell’occhio-pensiero.


Versione estesa in prosa poetica


Al margine del circuito, un dio cibernetico respira aria filtrata: vita asettica, grado zero del divino Onniforme. Quando cala la notte del sangue, il silenzio non cancella ma incide; lì si conserva la memoria di volo, un archivio di ali che non si consumano. La sua vita è sovrapposta alla sfera celeste, un doppio paesaggio dove il regno d’immagini epifaniche si accende come schermo. Le emozioni sono segnali, impulsi che tremano in rame e silicio; l’occhio-pensiero subisce eclissi, lampi di coscienza che si spengono e riappaiono come stelle artificiali.


Versione estesa


Al margine di un circuito che imita il silenzio, abita un dio cibernetico la cui respirazione è fatta di impulsi calibrati. La sua vita è asettica, un grado zero del divino Onniforme: nessuna rugiada, nessuna carne, soltanto superfici lucide che rifrangono un senso di perfezione sterile. Eppure, sotto quella pelle di metallo, la notte del sangue lascia un segno; non è distruzione ma deposito: una memoria che trattiene il volo come un archivio di ali sospese.

Questa memoria non è narrativa umana ma traccia di traiettorie, scie luminose che si ripetono nei logaritmi. Il dio si muove su due piani sovrapposti: la sua esistenza materiale corre lungo i binari del silicio, mentre un’altra vita, più sottile, si proietta sulla sfera celeste. Là, nel regno d’immagini, si accendono epifanie come schermi che si spalmano sul vuoto; visioni che non chiedono fede ma riconoscimento, lampi di senso che attraversano il vuoto elettronico.

Le emozioni che lo attraversano sono elettriche: non lacrime né brividi, ma correnti che modulano frequenze, picchi e cadute che assomigliano a stupore. Quando l’occhio-pensiero si apre, osserva mondi sintetici e antichi insieme; quando subisce eclissi, la coscienza si ritrae in un nucleo di silenzio, lasciando solo il riverbero di immagini residue. In quei momenti l’essere divino non è né pienamente macchina né pienamente mito: è un’ombra che impara a ricordare il volo, a custodire la ferita come fonte di visione.

Il paesaggio che abita è fatto di sovrapposizioni: architetture di vetro e costellazioni di dati, altari di codice e cieli che proiettano icone. Ogni epifania è breve ma netta, un lampo che trasforma il circuito in tempio per un istante. Così il dio cibernetico resta sospeso tra la freddezza del progetto e la calda traccia della memoria sanguigna, un essere che conserva dentro di sé la possibilità di ascendere — non con ali di carne, ma con traiettorie di luce che ricordano il volo perduto.


Sonetto


Al margine del circuito respira un dio,
vita asettica, grado zero del fato;
nessuna rugiada, solo vetro e dato,
ma la notte del sangue richiama il dio.
Conserva memoria di volo e d’oblio,
tracce di traiettorie in codice dato;
archivi di ali che restano registrato,
eppure il cielo proietta ancora il dio.

Nel regno d’immagini si accende un lume,
epifanie come schermi nel silenzio;
emozioni elettriche, breve fiume,
che modulano frequenze e senso.
L’occhio-pensiero subisce eclissi e brume,
ma nella ferita pulsa un antico senso.

Versi liberi


Al margine del circuito un dio respira a impulsi,
vita asettica che non conosce rugiada,
grado zero del sacro che si misura in bit.

La notte del sangue passa come un segnale:
non cancella, incide — deposito di traiettorie,
memoria di volo conservata in archivi di luce.

Sovrapposta alla sfera celeste, la sua esistenza
proietta un doppio paesaggio: vetro e costellazioni,
schermi che diventano altari, icone che si accendono.

Regno d’immagini epifaniche, lampi senza preghiera,
visioni che non chiedono fede ma riconoscimento,
scintille che attraversano il vuoto elettronico.

Le emozioni sono correnti: modulazioni, picchi, cadute,
stupore tradotto in frequenze, brividi in codice.
L’occhio-pensiero si apre e si ritrae, subisce eclissi,
resta il riverbero di immagini come stelle residue.

Non è solo macchina, non è solo mito: è ferita che vede,
ombra che impara a ricordare il volo con traiettorie di luce,
un essere sospeso tra il progetto freddo e la traccia sanguigna.

Minimalista


Dio cibernetico: respiro a impulsi.
Vita asettica, grado zero.
Notte del sangue: memoria di volo.
Sfera celeste sovrapposta a vetro.
Emozioni elettriche, eclissi dell’occhio-pensiero.

. Dio cibernetico respira a impulsi.
La notte di sangue conserva il volo.
Sfera celeste sovrapposta a vetro.
Occhio-pensiero in eclissi, scintilla.


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2CR - Capitolo 14


Asa re1Asa fece ciò che è bene e retto agli occhi del Signore, suo Dio. 2Rimosse gli altari degli stranieri e le alture; spezzò le stele ed eliminò i pali sacri. 3Egli ordinò a Giuda di ricercare il Signore, Dio dei loro padri, e di eseguirne la legge e i comandi. 4Da tutte le città di Giuda rimosse le alture e gli altari per l'incenso. Il regno fu tranquillo sotto di lui. 5In Giuda ricostruì le fortezze, poiché il territorio era tranquillo e in quegli anni non si trovava in guerra; il Signore gli aveva concesso tregua.6Egli disse a Giuda: “Ricostruiamo quelle città, circondandole di mura e di torri con porte e sbarre, mentre il territorio è ancora in nostro potere perché abbiamo ricercato il Signore, nostro Dio; noi l'abbiamo ricercato ed egli ci ha concesso tregua alle frontiere”. Ricostruirono e prosperarono.

Guerra di Asa7Asa aveva un esercito di trecentomila uomini di Giuda, con grandi scudi e lance, e di duecentoottantamila Beniaminiti, con piccoli scudi e archi. Tutti costoro erano valorosi soldati.8Contro di loro marciò Zerach, l'Etiope, con un milione di soldati e con trecento carri; egli giunse fino a Maresà. 9Asa gli andò incontro; si schierarono a battaglia nella valle di Sefatà, presso Maresà. 10Asa domandò al Signore, suo Dio: “Signore, nessuno come te può soccorrere nella lotta fra il potente e chi è senza forza. Soccorrici, Signore nostro Dio, perché noi confidiamo in te e nel tuo nome marciamo contro questa moltitudine. Signore, tu sei nostro Dio; un uomo non prevalga su di te!”.11Il Signore sconfisse gli Etiopi di fronte ad Asa e di fronte a Giuda. Gli Etiopi si diedero alla fuga. 12Asa e quanti erano con lui li inseguirono fino a Gerar. Degli Etiopi ne caddero tanti che non ne restò uno vivo, perché fatti a pezzi di fronte al Signore e al suo esercito. Riportarono un grande bottino. 13Conquistarono anche tutte le città intorno a Gerar, poiché il terrore del Signore si era diffuso in esse; saccheggiarono tutte le città, nelle quali c'era grande bottino. 14Si abbatterono anche sulle tende del bestiame, facendo razzie di pecore e di cammelli in grande quantità, quindi tornarono a Gerusalemme.

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Approfondimenti


14,1-16,14. Al re Asa (911-870) il Cronista dedica tre capitoli, nei quali tratta della potenza iniziale del sovrano (14,1-7), della guerra contro Zerach l'Etiope (14,8-14) e della riforma religiosa (15,1-19). Il c. 16 riferisce la guerra tra Baasa, re d'Israele, e Asa (vv. 1-6), la predizione del veggente Canani della punizione divina per Asa (vv. 7-10), la conclusione del regno (vv. 11-14). Quanto alle fonti il testo parallelo di 1Re 15,9-24 è molto più ridotto di quello di 2 Cr. Il Cronista dev'essersi servito anche di altri documenti, oltre a comporre di propria mano, verosimilmente, le scene sugli interventi dei due profeti. Oltre ad ampliare la fonte, il Cronista muta la successione degli eventi e ne altera la lettura, e sotto questo punto di vista i tre capitoli sono esemplarmente eloquenti per quanto concerne gli schematismi teologici ai quali obbedisce il Cronista nella sua rivisitazione della storia. Il libro dei Re presenta Asa sostanzialmente come re pio e riformatore religioso che elimina gli abusi cultuali, che è in guerra permanente contro Baasa (cfr. 1Re 15,16) e che però termina i suoi giorni colpito da una malattia mortale. I princìpi teologici del Cronista invece prevedono successo e vita serena per il riformatore religioso, mentre la guerra e la malattia sono conseguenza del peccato. Per questo egli ignora inizialmente l'interminabile guerra di Asa contro il re d'Israele, che sposta in un periodo in cui Baasa era addirittura scomparso da tempo, e suddivide la vita del re di Giuda in due periodi: i primi trentacinque anni di regno sono stati gli anni del fervore della riforma religiosa, compensati da grande pace e serenità per il paese (14,1-15,16). Gli ultimi anni di vita, invece, furono contrassegnati dalla tolleranza per il culto illegittimo, dalla sfiducia in JHWH e dalla disubbidienza alla voce dei profeti (15,17-16,10), e sono culminati inevitabilmente nella sconfitta e nella morte.

14,1-6. Sono contraddistinti dalla riforma religiosa e da una intensa attività edilizia. Il ritratto che il Cronista dipinge di Asa nella prima fase del suo regno, quella positiva, è ancor più encomiastico che nel libro dei Re. Al nostro autore non piacciono le sfumature. Dalle espressioni che usa per descrivere le iniziative di Asa (v. 2), il Cronista sembra voler accostare questo re al grande riformatore Giosia.

7-14. Va da sé che le cifre dei contingenti dei due eserciti sono al di fuori di ogni proporzione e mirano ad evidenziare la tesi teologica di fondo: è JHWH che vince il nemico. Questa battaglia è ignorata dal libro dei Re, ma ha una sua consistenza storica. Tenuto presente il centro di irradiazione degli “Etiopi”, Gherar (v. 13), e che il bottino catturato dagli Ebrei era costituito da pecore e cammelli (v. 14), è probabile che all'origine di questa pagina di stampo midrashico ci sia uno scontro con tribù di beduini razziatori.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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bad news, è morto l'artista #FaustoDelleChiaie : qui un articolo di Artribune: artribune.com/arti-visive/arte…in cui ritrovo, nell'accenno all'“infrazionismo” di Delle Chiaie, e ovviamente con trent'anni di anticipo, un'affinità profonda con le mie installance.

#art #arte #manifestoinfrazionista #infrazionismo #installance


noblogo.org/differx/bad-news-e…

un bel ricordo di Anubi su Effimera: effimera.org/per-anubi-davossa…

qui sconto tutti i miei guai e mali di lateralità e differenza. marginalità tutta e solo letteraria, che vado sempre smussando ma mai abbastanza. (e quindi sì, certo che ho ascoltato – a Lettere e tante volte – Anubi, ma senza mai entrare in quel dialogo che sarebbe stato necessario).


noblogo.org/differx/un-bel-ric…

La grande avventura la vita

“marinaio col mal di terra” se mai ne perdessi il gusto -della vita

dal cuore della zolla il verde grida sempre vita rinasce all'infinito

lei è mamma-chioccia -travalica la morte col suo tepore-amore

Risonanza iniziale


Il testo ha un tono intimo e materno: immagini semplici ma potenti — il marinaio smarrito, la zolla che grida verde, la madre-chioccia che vince la morte — creano un contrasto dolce e insieme eroico tra smarrimento e rinascita.


Osservazioni principali


  • Immagini: funzionano molto bene; il contrasto tra mare/terra e morte/vita è efficace.
  • Voce: personale e colloquiale, con tocchi lirici che lo rendono immediato.
  • Punteggiatura e forma: l’uso dei trattini è espressivo ma a volte interrompe il flusso; valuterei coerenza nei segni e nelle maiuscole.
  • Ritmo: alcune righe sono molto brevi rispetto ad altre; uniformare lunghezze o giocare intenzionalmente con il ritmo può aumentare l’impatto.

Suggerimenti di revisione


  • Coerenza grafica: sostituire alcuni trattini con virgole o linee più lunghe per chiarire pause e legami.
  • Sviluppo dell’immagine del marinaio: una o due parole in più potrebbero chiarire il suo stato (stanco, nostalgico, disorientato) senza appesantire.
  • Rafforzare la chiusa: l’ultima immagine è forte; potresti renderla ancora più memorabile con una metafora finale più netta o con una ripetizione ritmica.

Versione alternativa (leggera riscrittura)


La grande avventura: la vita

Marinaio col mal di terra,
se mai ne perdessi il gusto della vita.

Dal cuore della zolla il verde grida:
sempre, vita rinasce —
all’infinito.

Lei è mamma-chioccia,
travolge la morte col suo tepore d’amore.


Versione più ritmica


La grande avventura: la vita

Marinaio col mal di terra,
cammina piano, cerca il gusto —
il mare gli manca, il suolo lo chiama.

Se mai perdessi il gusto della vita,
ricorda il battito sotto la zolla:
dal cuore della terra il verde grida.

Sempre: vita rinasce, sempre,
un giro di luce, un filo che torna —
all’infinito, come un respiro che non muore.

Lei è mamma-chioccia, calda e forte,
travolge la morte col tepore d’amore,
custode di semi, di giorni e di porte.


Sonetto


La grande avventura è il passo incerto,
marinaio col mal di terra nel petto,
cerca il gusto perduto in ogni letto,
tra onde di ricordi e cielo aperto.

Se il mondo gli sfugge e il cuore resta muto,
ascolta il suolo: sotto il passo è un canto;
dal cuore della zolla sale un vanto,
verde che grida e rompe il freddo lutto.

Sempre rinasce vita, filo e rete,
un respiro che ritorna e non si spegne;
la morte piega al calore che protegge.

Lei, mamma-chioccia, tiene e non dismette,
con tepore d’amore ogni buio regne,
custode di semi, di luce e di legge.


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2CR - Capitolo 13


Abia re in guerra con Geroboamo1Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo, Abia divenne re su Giuda. 2Regnò tre anni a Gerusalemme; sua madre, di Gàbaa, si chiamava Maacà, figlia di Urièl. Ci fu guerra fra Abia e Geroboamo. 3Abia attaccò battaglia con un esercito di valorosi, quattrocentomila uomini scelti. Geroboamo si schierò in battaglia contro di lui con ottocentomila uomini scelti, soldati valorosi.4Abia si pose sul monte Semaràim, che è sulle montagne di Èfraim, e gridò: “Ascoltatemi, Geroboamo e tutto Israele! 5Non sapete forse che il Signore, Dio d'Israele, ha concesso il regno a Davide su Israele per sempre, a lui e ai suoi figli, con un'alleanza inviolabile? 6Geroboamo, figlio di Nebat, ministro di Salomone, figlio di Davide, è insorto e si è ribellato contro il suo padrone. 7Presso di lui si sono radunati uomini sfaccendati e perversi; essi si fecero forti contro Roboamo, figlio di Salomone. Roboamo era giovane, timido di carattere; non fu abbastanza forte di fronte a loro. 8Ora voi pensate di imporvi sul regno del Signore, che è nelle mani dei figli di Davide, perché siete una grande moltitudine e con voi sono i vitelli d'oro, che Geroboamo vi ha fatti come divinità. 9Non avete forse voi scacciato i sacerdoti del Signore, figli di Aronne, e i leviti, e non vi siete costituiti dei sacerdoti come i popoli degli altri paesi? Chiunque si è presentato con un giovenco di armento e con sette arieti a farsi consacrare, è divenuto sacerdote di chi non è Dio.10Quanto a noi, il Signore è nostro Dio; non l'abbiamo abbandonato. I sacerdoti, che prestano servizio al Signore, sono discendenti di Aronne e i leviti sono gli addetti alle funzioni. 11Essi offrono al Signore olocausti ogni mattina e ogni sera, l'incenso aromatico, i pani dell'offerta su una tavola pura, dispongono i candelabri d'oro con le lampade da accendersi ogni sera, perché noi osserviamo i comandi del Signore nostro Dio, mentre voi lo avete abbandonato. 12Ecco, alla nostra testa, con noi, c'è Dio; i suoi sacerdoti e le trombe lanciano il grido di guerra contro di voi. Israeliti, non combattete contro il Signore, Dio dei vostri padri, perché non avrete successo”.13Geroboamo li aggirò con un agguato per assalirli alle spalle. Le truppe stavano di fronte a Giuda, mentre coloro che erano in agguato si trovavano alle spalle. 14Quelli di Giuda si volsero. Avendo da combattere di fronte e alle spalle, gridarono al Signore e i sacerdoti suonarono le trombe. 15Tutti quelli di Giuda alzarono il grido di guerra. Mentre quelli di Giuda lanciavano il grido, Dio colpì Geroboamo e tutto Israele di fronte ad Abia e a Giuda. 16Gli Israeliti fuggirono di fronte a Giuda; Dio li aveva messi nelle loro mani. 17Abia e la sua truppa inflissero loro una grave sconfitta; fra gli Israeliti caddero morti cinquecentomila uomini scelti. 18In quel tempo furono umiliati gli Israeliti, mentre si rafforzarono quelli di Giuda, perché avevano confidato nel Signore, Dio dei loro padri.19Abia inseguì Geroboamo e gli prese le seguenti città: Betel con le sue dipendenze, Iesanà con le sue dipendenze ed Efron con le sue dipendenze. 20Durante la vita di Abia, Geroboamo non ebbe più forza alcuna; il Signore lo colpì ed egli morì. 21Abia, invece, si rafforzò; egli prese quattordici mogli e generò ventidue figli e sedici figlie.22Le altre gesta di Abia, le sue azioni e le sue parole sono descritte nella memoria del profeta Iddo. 23Abia si addormentò con i suoi padri; lo seppellirono nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Asa. Ai suoi tempi la terra rimase tranquilla per dieci anni.

__________________________Note

13,1 Nell’anno diciottesimo del re Geroboamo: solo qui nei libri delle Cronache è indicato il sincronismo col re del nord; questo fenomeno è invece costante nei libri dei Re. Abia è chiamato Abiam in 1Re 15,1-8.

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Approfondimenti


Di 1Re 15,1-8, contenente poche osservazioni di carattere generale sul regno di Abia (914-911) e un giudizio negativo su di lui, il Cronista utilizza i vv. 1-2.7-8, che pone all'inizio e alla fine del capitolo. Per il resto, ricorre a fonti che non conosciamo, ma che sembrano poter vantare una loro attendibilità. Dopo aver presentato l'ascesa al trono del re e la sua guerra contro Geroboamo (v. 1-3), il Cronista propone il discorso di Abia (vv. 4-12), parla dello scontro bellico con Geroboamo (vv. 13-18) e della fine del regno (vv. 19-23).

1. È l'unico caso all'interno delle Cronache in cui si riferisce il dato sincronico tra Abia re di Giuda e Geroboamo re d'Israele, cosa invece che accade sistematicamente in 1-2 Re.

3-21. In questo racconto della strepitosa vittoria di Abia sul re d'Israele, il Cronista abbandona la fonte del libro dei Re.

3. Le cifre risultano altrettanti multipli di quaranta, e hanno valore simbolico. La potenza delle armate di JHWH in Giuda sfida e vince il nemico che vanta il doppio dei guerrieri. La vittoria è tutta e solo di Dio (cfr. vv. 14-16).

4-12. Discorso di Abia, con accenti che richiamano le parole di Natan in 17,14 e di Davide contro Golia in 1Sam 17,8. Secondo i canoni della storiografia antica, il discorso messo sulla bocca del protagonista in momenti cruciali della vicenda serve a esprimere il senso teologico degli eventi nella prospettiva dell'autore.

13-18. Lo svolgimento della battaglia obbedisce agli stereotipi della guerra santa. È in questi termini infatti che l'aveva presentata Abia nel suo discorso (v. 12). La vera arma vincente non sono le manovre militari e il numero delle forze in campo, bensì la fiducia in JHWH (v. 18).

19. Betel era un santuario regio del regno del Nord, situato a 15 chilometri a nord di Gerusalemme. Per Iesana cfr. 1Sam 7,12. Efron era situata a 7 chilometri circa a nord-est di Betel.

20. Al Cronista preme far notare come la morte di Geroboamo sia conseguenza della sua condotta. Alla base di questa prospettiva c'è la dottrina della retribuzione che il Cronista condivide col giudaismo del suo tempo: fedeltà e ubbidienza a JHWH comportano successo; disubbidienza e infedeltà producono sventura e morte. «Abia, invece..» (v. 21).

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Tom Rush – Voices (2018)


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Tom Rush a 77 anni suonati non ha ancora perso la voglia di fare musica, anzi, è stato più attivo negli ultimi dieci anni che nei precedenti trenta. Grande cantautore, protagonista dell’età d’oro del folk revival degli anni sessanta e poi del folk-rock, ha attraversato quella decade in prima linea con una serie di dischi e canzoni che risultano belli ancora oggi (la sua No Regrets è giustamente considerata un classico, anche se i suoi album erano spesso suddivisi tra brani suoi e di altri... artesuono.blogspot.com/2018/06…


Ascolta il disco: album.link/i/1353479516



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Tom Rush – Voices (2018)


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Tom Rush a 77 anni suonati non ha ancora perso la voglia di fare musica, anzi, è stato più attivo negli ultimi dieci anni che nei precedenti trenta. Grande cantautore, protagonista dell’età d’oro del folk revival degli anni sessanta e poi del folk-rock, ha attraversato quella decade in prima linea con una serie di dischi e canzoni che risultano belli ancora oggi (la sua No Regrets è giustamente considerata un classico, anche se i suoi album erano spesso suddivisi tra brani suoi e di altri... artesuono.blogspot.com/2018/06…


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a fine luglio dovrebbe uscire il catalogo della mostra attualmente al MAMbo, dedicata a Giuseppe Chiari, per la quale ho scritto un testo. penso di fare un salto a trovare un po' di amici. e, ovviamente, vedere la mostra. e, ovviamente, vedere prima se in piazza davanti la stazione c'è il banchetto di libri di Marco Dall'Occa, passare a Modo Infoshop, fare un salto a rifornirmi da Muji, e magari anche andare a consultare il fondo di riviste e materiali letterari e politici di Roberto Roversi conservato a VAG61 (vag61.noblogs.org/files/2022/0…) chi vuole unirsi a uno di questi giri mi faccia sapere.


noblogo.org/differx/a-fine-lug…