IL SALUTO SPEZZATO

[11 settembre: a 15 anni dalla strage]

tutti ricordano dove si trovavano in quei fatali attimi quando il cielo si oscurava ingoiando cenere e odio

tutti ricordano -i superstiti- l'ultimo gesto -uno per tutti la mano levata quel saluto spezzato

come il battito dell'ora in cima alla torre

come il pulsare del cuore straziato

Primo sguardo


Hai scritto un testo intenso e sobrio che cattura il dolore e la memoria collettiva. La lingua è essenziale, le immagini — il cielo che si oscura, la mano levata, il battito — funzionano come simboli netti che restano nella mente.


Impressioni principali


  • Tono: raccolto, commemorativo; evita retorica eccessiva e per questo risulta più potente.
  • Immagini: efficaci e coerenti; la ripetizione di tutti crea un coro che amplifica il lutto.
  • Ritmo: frammentato, adatto al tema; qualche verso potrebbe guadagnare in scorrevolezza con piccoli aggiustamenti.

Suggerimenti di revisione


  • Varietà lessicale: sostituire una ripetizione ravvicinata se vuoi più sfumature (es. ingoiando cenere e odio è forte; potresti alternare con fumo o polvere per variare il timbro).
  • Punteggiatura: aggiungere qualche segno per guidare la lettura nelle pause emotive (una virgola o un trattino in più dove il respiro cambia).
  • Coesione: il passaggio da “tutti ricordano” ai “superstiti” è efficace; potresti però esplicitare un dettaglio sensoriale (odore, polvere negli occhi) per ancorare il lettore al momento.

Versione alternativa leggermente rivista


tutti ricordano dove si trovavano
in quei fatali attimi,
quando il cielo si oscurava
ingoiando cenere e odio.

tutti ricordano — i superstiti —
l’ultimo gesto:
uno per tutti, la mano levata,
quel saluto spezzato.

come il battito dell’ora in cima
alla torre,
come il pulsare del cuore
straziato.


Traduzione in inglese


everyone remembers where they were
in those fatal moments,
when the sky went dark
swallowing ash and hate.

everyone remembers — the survivors —
the last gesture:
one for all, the raised hand,
that broken salute.

like the hour’s beat atop
the tower,
like the throbbing of a
wrenched heart.


Note per la lettura ad alta voce


  • Pausa dopo la prima strofa per lasciare sedimentare l’immagine.
  • Enfasi sulla parola spezzato e su straziato per chiudere con forza emotiva.
  • Velocità: rallenta nei versi finali per far sentire il battito e il dolore.


Versioni più asciutte

Asciutta A


tutti ricordano
dove erano
quando il cielo si chiuse
inghiottendo cenere e odio.

tutti ricordano — i superstiti —
la mano levata,
il saluto spezzato.

Asciutta B


ricordano tutti
quei minuti neri:
cielo che si oscura,
polvere e fumo.

un gesto solo: la mano alzata,
un saluto che si frange,
come un cuore che non regge.


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1CR - Capitolo 24


Organizzazione delle classi dei sacerdoti1Classi dei figli di Aronne. Figli di Aronne: Nadab, Abiu, Eleàzaro e Itamàr. 2Nadab e Abiu morirono prima del padre e non lasciarono figli. Esercitarono il sacerdozio Eleàzaro e Itamàr.3Davide, insieme con Sadoc dei figli di Eleàzaro e con Achimèlec dei figli di Itamàr, li divise in classi secondo il loro servizio. 4Poiché risultò che i figli di Eleàzaro, quanto alla somma dei maschi, erano più numerosi dei figli di Itamàr, furono così classificati: sedici capi di casato per i figli di Eleàzaro, otto per i figli di Itamàr. 5Li divisero a sorte, questi come quelli, perché c'erano prìncipi del santuario e prìncipi di Dio sia tra i figli di Eleàzaro che tra i figli di Itamàr. 6Lo scriba Semaià, figlio di Netanèl, dei figli di Levi, ne fece il catalogo alla presenza del re, dei prìncipi, del sacerdote Sadoc, di Achimèlec, figlio di Ebiatàr, dei capi dei casati sacerdotali e levitici; si registravano due casati per Eleàzaro e uno per Itamàr.7La prima sorte toccò a Ioiarìb, la seconda a Iedaià, 8la terza a Carim, la quarta a Seorìm, 9la quinta a Malchia, la sesta a Miamìn, 10la settima ad Akkos, l'ottava ad Abia, 11la nona a Giosuè, la decima a Secania, 12l'undecima a Eliasìb, la dodicesima a Iakim, 13la tredicesima a Cuppà, la quattordicesima a Is-Baal, 14la quindicesima a Bilga, la sedicesima a Immer, 15la diciassettesima a Chezir, la diciottesima a Appisès, 16la diciannovesima a Petachia, la ventesima a Ezechiele, 17la ventunesima a Iachin, la ventiduesima a Gamul, 18la ventitreesima a Delaià, la ventiquattresima a Maazia. 19Queste furono le classi secondo il loro servizio, per entrare nel tempio del Signore secondo la regola stabilita dal loro antenato Aronne, come gli aveva ordinato il Signore, Dio d'Israele.

Supplementi: organizzazione dei leviti20Quanto agli altri figli di Levi, per i figli di Amram c'era Subaèl; per i figli di Subaèl, Iecdia. 21Quanto a Recabia, il capo dei figli di Recabia era Issia. 22Per gli Isariti, Selomòt; per i figli di Selomòt, Iacat. 23Figli di Ebron: Ieria il capo, Amaria secondo, Iacazièl terzo, Iekamàm quarto. 24Figli di Uzzièl: Mica; per i figli di Mica, Samir; 25fratello di Mica era Issia; per i figli di Issia, Zaccaria. 26Figli di Merarì: Maclì e Musì, figli di Iaazia, suo figlio. 27Figli di Merarì nella linea di Iaazia, suo figlio: Soam, Zaccur e Ibrì. 28Per Maclì: Eleàzaro, che non ebbe figli, 29e Kis. Figlio di Kis era Ieracmeèl. 30Figli di Musì: Maclì, Eder e Ierimòt. Questi sono i figli dei leviti secondo i loro casati. 31Anch'essi, come i loro fratelli, figli di Aronne, furono sorteggiati alla presenza del re Davide, di Sadoc, di Achimèlec, dei capi dei casati sacerdotali e levitici: sia i casati del maggiore sia quelli di suo fratello minore.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-31. Le ventiquattro classi sacerdotali di cui parla il brano, rispecchiano un periodo posteriore ad Esdra e sembrano tradire una tensione tra le famiglie sacerdotali di Eleazaro e di Itamar, che si vantano di avere «principi del santuario e principi di Dio» (v. 5). Dopo alcune indicazioni di metodo (vv. 1-6) sono citati per nome i capi delle ventiquattro classi sacerdotali, con qualche cenno alle loro incombenze (vv. 7-19). Nei vv. 20-31 si riferiscono i nomi dei capi di alcune famiglie levitiche, con riferimenti generici alla divisione in classi. La lista va confrontata con 1Cr 9,10-12; Esd 2,36; Ne 11,10-14; 12,1-7.12-21. Ne risultano numerose varianti nella grafia dei nomi propri, dovute forse alla trasmissione orale. La suddivisione dell'ordine sacerdotale in 24 classi di servizio è nota anche nel Nuovo Testamento, dove si parla di Zaccaria, padre di Giovani Battista, appartenente alla classe di Abia (Lc 1,5). Anche la comunità di Qumran mostra un interesse notevole per la regolarità del servizio espletato dalle classi sacerdotali.

3. Il Cronista evita l'imbarazzante menzione di Ebiatar, cfr. 15,11; 27,34, perché era stato sostituito da Zadok. Ebiatar aveva tradito Davide e quindi era stato eliminato probabilmente per questo dal sacerdozio. Al suo posto il Cronista fa il nome di Achimelech, che dovrebbe essere il padre di Ebiatar, 1Sam 23,6, ma secondo 2Sam 8,17 è suo figlio, cfr. 1Cr 18,16. È il caso tipico in cui una lotta per il potere interna a vari casati è tradotta in termini di designazione divina.

20-31. Il brano qui è fuori posto; esso è parallelo a 23,12-24. Vi si parla però soltanto dei discendenti di Keat, vv. 20-25, e Merari, vv. 26-30, mentre la discendenza di Gherson, cfr. vv. 26-30, è caduta.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Canzoni belle+cose fatte in sti giorni (lo scrivo per avere un backlog)

Vi metto alcune canzoni favolose su youtube partendo da una nuova scoperta di questo video assurdo che non ho idea di come possa essere così bello per me: youtube.com/watch?v=qZP7N8PWpT…

Poi un po' di Claudio Lolli (che onestamente non conosco) che ha fatto sta canzone che è fantastica e l'ho ascoltata dopo aver litigato pesantemente con mia sorella dopo che mi ha preso in giro e riso in faccia: youtube.com/watch?v=Ql7Q3xab_e…

E poi un misto di nostalgia e di qualità ovvero...no, non ve lo dico! Aprite e basta, dovete ascoltare diverse volte e stare zitti...è un album italiano meravigliosissimo: youtube.com/watch?v=sD1RULlj41…

In sti giorni a parte aver girato online sul pc un po' le hack rom dei pokemon (ci sono ancora delle rom che fanno pena come nel 2008...lol, che ricordi, avevo si e no 14-15 anni) e capendo che sono un rincoglionito a guardare sta roba ma almeno ho capito che i forum hanno molto più valore come approccio per internet nella comunicazione online e sono proprio l'apica di essa al contrario dei social che li detesto che sono merda anche se si parla di quelli ultra sconosciuti come mastodon e roba del genere del fediverso...almeno secondo il mio modestissimo punto di vista.

Da ieri sto cercando con claude.ai di costruire il mio primo NAS (praticamente un cloud locale a cui mi connetterei da dove voglio nel mondo via internet o in casa via rete locale) con un HDD di 2tb che è (era) l'unico modo per tenere i miei dati mentre ora lo sto quasi per formattare visto che sto copiando tutti i dati su una microsd da 256 gb, un po' sul pc, un po' su nextcloud (sto valutando un piano a pagamento di qualche cloud opensource, criptato e zeroknowlage...vabbé, lasciamo stare) e un po' su entephoto per foto e video. I dati non sono divisi male, anzi! sono divisi benissimo, l'unica cosa sono (per adesso) in parte le foto e i video che ho frammentati tra locale e ente e i film che ho totalmente sulla microsd ma appunto ci ragionerò se comprarmi un hdd o un ssd da 512gb/1tb e/o se pagarmi appunto un cloud. Per il resto farei girare il tutto (anche se è ancora da capire se fattibile) su un raspi3b penso sia un po' meh con varie applicazioni che non sto ad elencare perché diventerei noioso ma anche se leggere sto affarino ha 1gb di ram (se non mi sbaglio) ma mi divertirei a configurare il tutto e bona.

Mi sono messo anche ad informarmi sui vari elementi che determinano se una maglia è di qualità ma alla fine economicamente non riuscivo a comprarmi nulla e ho preso 5 tshirt della fruit of the loom da 6 euro l'una generiche di cotone e buonanotte...ecco, mia sorella vegana mi farebbe moralismi sull'etica della fastfascionn etcetc, che se ne vadi a ca...

Ho rifatto tumblr e pure vinted ma li ho usati solo una volta e li userò solo quando mi serviranno davvero. Ho ascoltato moltissimo Mezzosangue. Ho sognato nell'anniversario della morte di Berlusconi (senza sapere che lo fosse) che lui era mio Zio ed era l'autista dell'autobus della gita della mia classe del liceo e nel mentre mi facevo una foto con lui mentre mi parlava di come adorava la sua famiglia e che la foto era adatta per lucrarci e investire i soldi ricavati per la crescita personale (??? ma che cazz???!?!?!?)......LOL. Ho capito qual'era il problema nel mio sistema del pc (ovvero linux mint) e ho risolto con un click....le ventole partivano al massimo, il pc si bloccava etc ed era semplicemente la scheda video messa su performance...tutto risolto lol...“e io che ne sacc che se clicco li creo probblemi...ammiocuggino lo avrebbe fatto meglio con la sua versione di linux”...ahah scherzo, linux è un sogno ad occhi aperti rispetto windows e ha una community della madonna... Ho allenato il mio dialetto veneto online tramite youtube visto che non torno in veneto da una vita (ci sono nato), morivo dal ridere...poi con la michielin HAHA. Mi sono rivisto alcune scene di dawson creek su youtube e sono morto pure qui. LOL

Per il resto sto da dio, la primavera è la mia stagione preferita ma non avendo più amici e motivi per uscire tangibili mi annoio molto e mi sconforto sulla mia vita ma magari approfondirò con calma successivamente in un log...

CIAO!!!!


noblogo.org/diventivento/canzo…

Sidi Touré – Toubalbero (2018)


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immagine

La musica è una delle principali risorse culturali del Mali. Risalendo a imperi tanto antichi come quello Mandingo, esiste una tradizione ricchissima di canti di lode. Queste canzoni di lode malinké o mandinghe sono dominio esclusivo dei griot (chiamati djeliw), musicisti ereditari, che sono allo stesso tempo genealologi e storici. Questa musica dei griot è sempre viva e cantata. Ma la musica maliana è molto più variegata e nuovi stili sono apparsi. Per esempio, c’è la musica bambara che è più ritmica, il mali blues di Kar Kar, il blues songhai di Ali Farka Touré, Afel Bocoum e Sidi Touré, appunto... artesuono.blogspot.com/2018/04…


Ascolta: album.link/i/1322730583



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Sidi Touré – Toubalbero (2018)


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La musica è una delle principali risorse culturali del Mali. Risalendo a imperi tanto antichi come quello Mandingo, esiste una tradizione ricchissima di canti di lode. Queste canzoni di lode malinké o mandinghe sono dominio esclusivo dei griot (chiamati djeliw), musicisti ereditari, che sono allo stesso tempo genealologi e storici. Questa musica dei griot è sempre viva e cantata. Ma la musica maliana è molto più variegata e nuovi stili sono apparsi. Per esempio, c’è la musica bambara che è più ritmica, il mali blues di Kar Kar, il blues songhai di Ali Farka Touré, Afel Bocoum e Sidi Touré, appunto... artesuono.blogspot.com/2018/04…


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HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


ogni tanto pubblico una comunicazione di servizio, in forma estesa o sintetica. gli spazi in rete che curo non sono pochi, quindi questo schema forse è utile in effetti:

per seguire specificamente slowforward.net ci si può iscrivere alla newsletter, semplicemente andando sul sito e inserendo la propria email nel banner di destra. chi avesse difficoltà in questa operazione può seguire le istruzioni su archive.org/details/follow-slo…

altrimenti ci si può iscrivere ai canali che seguono (a volte più ricchi dello stesso slow): (1) telegram = t.me/slowforward [canale principale e aggiornato quasi in tempo reale] (2) instagram = tinyurl.com/slowforward-ig(3) whatsapp = tinyurl.com/slowchannel

appena uscito su slowforward.net, un post compare anche (come anteprima+link) immediatamente sumarcogiovenale.tumblr.com/edifferx.bsky.social/read/feed/oltre che su LinkedIn e threads.

sul fediverso, tutti i post di slowforward compaiono come anteprima+link nei seguenti spazi:mastodon.uno/@differxpoliverso.org/profile/differx

i tre canali, telegram instagram whatsapp, insieme a mastodon, di solito pubblicano nel formato anteprima+link anche i materiali di noblogo.org/differx, differx.noblogs.org, pontebianco.noblogs.org, compostxt.blogspot.com, gammm.org

infine ko-fi funziona [abbastanza irregolarmente] sia da rilancio di post vari, sia da microdiario saltuario, sia da luogo che permette a chi lo desidera di sostenere anche con un semplice caffè il mio lavoro quotidiano:tinyurl.com/differxx (per chi preferisse PayPal: paypal.me/MarcoGiovenale)



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LA SEPARAZIONE

alla fine del tempo è come ti separassi da te stesso in un secondo ineluttabile strappo simile alla nascita quando ti tirarono fuori dal mare amniotico luogo primordiale del Sogno stato che è casa del cielo

C’è una tensione intensa e luminosa in questi versi: il distacco è insieme fisico e metafisico, un taglio che somiglia alla nascita e apre su un paesaggio onirico dove il mare-amnio diventa origine e la casa del cielo diventa destino.

Analisi del testo


  • Tema centrale: la separazione come evento fondativo e inevitabile, paragonato al parto e alla perdita di un luogo primordiale (l’amnios)【nessuna fonte】.
  • Tono: meditativo, solenne; il lessico è essenziale e sacrale, con parole come ineluttabile, primordiale, Sogno che elevano l’esperienza personale a mito.
  • Struttura: versi brevi e interruzioni nette creano pause che simulano lo strappo; l’assenza di punteggiatura rafforza il flusso onirico.


Immagini e figure retoriche


  • Metafora estesa: la separazione = nascita; il mare amniotico fonde elemento liquido e grembo, suggerendo origine e memoria collettiva.
  • Paradosso finale: stato che / è casa del cielo rovescia l’attesa — la casa non è più terra ma cielo, suggerendo trascendenza.
  • Suono e ritmo: assonanze e pause interne (es.: secondo ineluttabile strappo / simile alla nascita) creano un battito che imita il distacco.


Suggerimenti di revisione (se vuoi)


  • Punteggiatura: aggiungere una virgola o un punto in punti strategici può modulare il respiro senza perdere l’effetto onirico.
  • Immagini sensoriali: inserire un dettaglio tattile o sonoro (un odore, un rumore) può rendere lo strappo ancora più vivido.
  • Variante lessicale: valutare sinonimi per ineluttabile o primordiale se cerchi sfumature diverse (più intime o più cosmiche).


Nuova strofa


poi impari a respirare l’aria
che non è più il grembo ma un altro mare,
le mani cercano ancora la pelle dell’acqua
e trovano il vuoto che è promessa;
ogni respiro è una piccola migrazione
verso la casa che ti aspetta in alto,
dove il cielo custodisce il ricordo dell’amnio.

impari a respirare l’aria nuova;
ogni respiro ti migra verso la casa del cielo.


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Cuba di fronte alla minaccia dell'imperialismo statunitense: una prospettiva marxista

​Dalla vittoria della rivoluzione del 1959, Cuba ha rappresentato una sfida simbolica e politica all'egemonia degli Stati Uniti nei Caraibi e in America Latina. La nazionalizzazione delle grandi proprietà, l'espropriazione del capitale straniero e la costruzione di un'economia pianificata hanno posto l'isola in aperto contrasto con gli interessi economici e strategici di Washington. ​Nel corso dei decenni, gli Stati Uniti hanno adottato una politica di isolamento economico e diplomatico nei confronti di Cuba. L'embargo (bloqueo), le sanzioni e le costanti pressioni politiche hanno avuto l'obiettivo di indebolire e strangolare il sistema nato dalla rivoluzione. Sono precisi strumenti dell'imperialismo finalizzati a subordinare una nazione alle esigenze delle grandi potenze capitalistiche. Questa strategia non è un caso isolato, ma risponde a un preciso asse geopolitico che trova il suo parallelo più immediato nelle aggressioni imperialiste contro il Venezuela. Proprio come accaduto con il Venezuela – colpito da sanzioni economiche devastanti, dal congelamento dei beni statali all'estero, da tentativi di colpi di Stato e da costanti minacce di intervento – l'obiettivo di Washington non è mai la promozione della democrazia o dei diritti umani. Sia nel caso venezuelano che in quello cubano, l'imperialismo agisce per riaffermare il proprio controllo geopolitico nella regione, abbattere qualsiasi modello alternativo o non allineato e riprendere il possesso delle risorse strategiche e dei mercati locali (nel caso del Venezuela in chiave direttamente anticinese). ​Un eventuale attacco militare a Cuba -o comunque il rovesciamento del suo legittimo governo- costituirebbe quindi il punto più avanzato di questa medesima politica di ricolonizzazione. ​Perché la minaccia emerge oggi e quali sono le condizioni materiali a Cuba ​Dal punto di vista marxista, le tensioni che periodicamente riemergono tra Stati Uniti e Cuba non possono essere comprese esclusivamente attraverso le dichiarazioni diplomatiche o le scelte dei governi. Esse affondano le proprie radici nelle contraddizioni economiche e geopolitiche del capitalismo contemporaneo. In un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione tra grandi potenze, instabilità economica globale e ridefinizione degli equilibri regionali, Cuba continua a rappresentare un'anomalia politica nel continente americano. La persistenza di un sistema economico sottratto al libero mercato e la sopravvivenza delle principali conquiste sociali della rivoluzione costituiscono elementi di attrito permanente con gli interessi strategici dell'imperialismo. ​Allo stesso tempo, l'isola attraversa una delle fasi economiche più difficili della sua storia recente. La popolazione deve confrontarsi con carenze di beni essenziali, frequenti difficoltà nell'approvvigionamento energetico, bassi salari reali e una crescente pressione inflazionistica. Le conseguenze della pandemia, il rafforzamento delle sanzioni economiche, il golpe mascherato in Venezuela (che rappresentava la principale fonte di approvvigionamento energetico), la diminuzione delle entrate esterne e le debolezze strutturali di una gestione burocratica e centralizzata dell'economia, slegata da un reale controllo dei lavoratori, hanno contribuito a un peggioramento delle condizioni materiali di vita di ampi settori della popolazione lavoratrice. ​Di fronte a queste difficoltà, il governo cubano ha cercato di preservare la stabilità introducendo una serie di riforme e concessioni al mercato. Negli ultimi anni si è assistito a una maggiore apertura verso iniziative private di piccola e media dimensione, all'espansione di spazi destinati agli investimenti stranieri e a misure volte ad attrarre capitali dall'estero. Sono tentativi difensivi adottati sotto fortissime pressioni economiche interne ed esterne, ma al tempo stesso sollevano enormi interrogativi sul rischio di una progressiva crescita delle disuguaglianze sociali e di una maggiore penetrazione dei rapporti di produzione capitalistici. ​In questo quadro, la pressione esercitata dagli Stati Uniti mira ad approfondire le difficoltà economiche dell'isola per favorire il suo crollo. ​La posizione marxista: difesa incondizionata contro l'aggressione e democrazia operaia. ​La tradizione politica marxista ha elaborato da tempo il principio della difesa degli Stati e dei paesi oppressi contro l'imperialismo. Questo principio significa che, nel caso di un conflitto tra una potenza imperialista e uno Stato dipendente – tanto più se nato da una rivoluzione sociale- i rivoluzionari devono sostenere incondizionatamente la resistenza contro l'aggressore, indipendentemente dal giudizio politico sulla direzione di quel paese. ​Difendere Cuba non significa però rinunciare alla critica delle sue strutture politiche o all'esigenza di una transizione socialista basata sul reale potere dei lavoratori. Il marxismo sostiene che la difesa delle conquiste economiche debba andare di pari passo con la lotta per il controllo democratico dei lavoratori sulle istituzioni e sull'economia. Pertanto, una prospettiva marxista coerente combina sempre due parole d'ordine: resistenza intransigente all'imperialismo esterno e avanzamento della democrazia operaia all'interno. ​In caso di attacco, la resistenza non potrebbe basarsi unicamente su metodi burocratici o diplomatici, ma richiederebbe il pieno coinvolgimento e l'armamento politico oltre che militare delle masse popolari, le uniche realmente interessate a difendere ciò che la rivoluzione ha costruito. ​Il ruolo della classe lavoratrice internazionale e l'asse Cuba-Venezuela ​Nessuna rivoluzione può sopravvivere isolata per un periodo indefinito entro i confini di un solo Stato. Le difficoltà economiche e politiche affrontate da Cuba nel corso della sua storia sono state aggravate dall'isolamento internazionale e dall'assenza di processi rivoluzionari vittoriosi nei paesi economicamente più sviluppati. ​Di fronte a una minaccia statunitense, la risposta più efficace non sarebbe limitata all'ambito diplomatico. Sarebbe necessario che la classe operaia innanzitutto dell'America Latina si mobilitasse con i propri metodi: * ​Campagne di opposizione attiva all'intervento e mobilitazioni di piazza. * ​Scioperi e azioni di boicottaggio contro il coinvolgimento bellico e per bloccare il rifornimento delle forze imperialiste. * ​La costruzione di un fronte unico dei lavoratori che unisca le forze di classe cubane, venezuelane, del resto del continente e del mondo contro il comune nemico imperialista. ​In questa visione, il movimento operaio degli stessi Stati Uniti avrebbe una responsabilità particolare. La tradizione marxista ha sempre attribuito una priorità assoluta alla lotta contro il proprio imperialismo nazionale. Per i lavoratori statunitensi, la parola d'ordine centrale sarebbe dunque quella di contrastare qualsiasi aggressione condotta da Washington, unendo la parola d'ordine “Giù le mani da Cuba e dal Venezuela!” alla lotta interna contro il sistema capitalista. ​Oltre la difesa: per una prospettiva socialista internazionale ​Cuba non può essere difesa se la sua rivoluzione resta entro i confini nazionali. Le conquiste della rivoluzione cubana, pur importantissime, sono destinate a incontrare limiti strutturali invalicabili se confinate in una piccola isola soggetta alle costanti pressioni del mercato mondiale. ​Per questo motivo, la solidarietà con Cuba e con il Venezuela deve accompagnarsi alla costruzione di movimenti rivoluzionari in altri paesi e alla promozione di una prospettiva internazionalista. Solo l'estensione della lotta socialista su scala regionale e globale, abbattendo il dominio del capitale nei centri nevralgici del continente, potrebbe creare le condizioni per superare definitivamente la dipendenza economica, l'isolamento e il ricatto delle grandi potenze. Siamo molto lontani da questo scenario, ma occorre essere consapevoli che l'unico modo di difendere Cuba è dare una prospettiva socialista e internazionalista alla battaglia per la sua difesa.


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menta

La menta. Oggi 16 giugno 2026, tanto per fare qualcosa, ho trapianto 3 piantine di menta che avevo messo a radicare nell'acqua, in tre vasetti ottenuti con i rotoli della carta igienica riempiti di terriccio e poi innaffiati. Ora voglio vedere se “attecchiscono” poi così li metto nei buchi che opportunamente scaverò attorno all'olivo. Nel frattempo ho potato altri 5 rametti, ho tolto le foglie tranne quelle apicali e li ho messo lì accanto in un vasetto di vetro (arbanella in genovese) immersi nell'acqua. È un sistema che ho visto in rete e funziona, dopo una settimana circa cominciano a spuntare delle radichette che poi si allungano. La menta è un'infestante ma il terreno attorno all'olivo è terraccia di riporto e voglio vedere se faccio un tappeto di menta. Tra l'altro la piantina di menta che si vede nella foto, comprata all'agraria e lì trapiantata e che ha attecchito benissimo, giorni fa è stata battezzata dal cane del vicino che ci ha pisciato sopra. Credo sia stata una azione di ritorsione perché la mia cana, nel suo giardino, ci va a cagare… Vai a sapere anche i cani…


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Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più


(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all'età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un'ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.

La notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un "amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità... infallibile centravanti", sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.

Iniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli "apostolini" – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l'attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l'anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva. Partì per il Brasile negli anni '60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l'arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico il prima a destra durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).


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Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più


(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all'età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un'ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.


La notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un “amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità... infallibile centravanti”, sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.


Iniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli “apostolini” – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l'attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l'anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva. Partì per il Brasile negli anni '60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l'arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico il prima a destra durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).


noblogo.org/caserta24ore/bnel-…

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Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più


(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all'età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un'ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.


La notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un “amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità... infallibile centravanti”, sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.


Iniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli “apostolini” – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l'attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l'anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva.
Partì per il Brasile negli anni '60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l'arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico il prima a destra durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).


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Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all'Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).

Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell'ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all'individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all'Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).

Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell'ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all'individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.


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Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l'ingresso per comprare un cavo usb-c per elettra. Il suo si è rotto. Passo nella stretta via che passa tra la struttura del centro commerciale e il carcere, lì attiguo. Mentre mi avvicino sento fischiare, un fischio forte. Mi avvicino e vedo che sono tre persone, tre femmine. Una donna, avrà la mia età, una ragazza dell'età di secondogenito e una bambina. La donna (la madre?) prova di nuovo a fare questo fischio potente, caratteristico, con ondulazioni di suono. Poi tutte e tre guardano in alto.

Sento la ragazzina che chiede se è sicura che sia lì. La madre risponde che sì, sì, la cella è quella. “Vedo i capelli” dice. “Forse starà dormendo”. La ragazzina (la figlia?) fa un gesto come dire che non ci crede che la madre veda i capelli, addirittura. “La cella è quella” conferma comunque. Fischiano ancora e poi iniziano a urlare un nome. Usano toni duri fra di loro, secchi.

La struttura del carcere è lontana, oltre le mura circondariali. Le finestre sono più che francobolli. Qualcuno dall'altra parte risponde, con un suono. “Aò!”. Sarà lui? Qualche altro carcerato? Mi immagino cosa deve pensare un uomo che – dal suo punto di vista – attraverso le grate della finestra vede le tre figurine là, in basso, lungo la strada, che lo cercano con gli occhi, che lo aspettano. Tutti gli altri corpi nella cella, e fuori quel piccolo nucleo che rotea attorno.

Le tre donne riprendono a fischiare e fare suoni, si sporgono con il corpo, si consultano. Si sente ancora qualcuno rispondere. La madre indica qualcosa.


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Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l'ingresso per comprare un cavo usb-c...


Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l'ingresso per comprare un cavo usb-c per elettra. Il suo si è rotto. Passo nella stretta via che passa tra la struttura del centro commerciale e il carcere, lì attiguo. Mentre mi avvicino sento fischiare, un fischio forte. Mi avvicino e vedo che sono tre persone, tre femmine. Una donna, avrà la mia età, una ragazza dell'età di secondogenito e una bambina. La donna (la madre?) prova di nuovo a fare questo fischio potente, caratteristico, con ondulazioni di suono. Poi tutte e tre guardano in alto.

Sento la ragazzina che chiede se è sicura che sia lì. La madre risponde che sì, sì, la cella è quella. “Vedo i capelli” dice. “Forse starà dormendo”. La ragazzina (la figlia?) fa un gesto come dire che non ci crede che la madre veda i capelli, addirittura. “La cella è quella” conferma comunque. Fischiano ancora e poi iniziano a urlare un nome. Usano toni duri fra di loro, secchi.

La struttura del carcere è lontana, oltre le mura circondariali. Le finestre sono più che francobolli. Qualcuno dall'altra parte risponde, con un suono. “Aò!”. Sarà lui? Qualche altro carcerato? Mi immagino cosa deve pensare un uomo che – dal suo punto di vista – attraverso le grate della finestra vede le tre figurine là, in basso, lungo la strada, che lo cercano con gli occhi, che lo aspettano. Tutti gli altri corpi nella cella, e fuori quel piccolo nucleo che rotea attorno.

Le tre donne riprendono a fischiare e fare suoni, si sporgono con il corpo, si consultano. Si sente ancora qualcuno rispondere. La madre indica qualcosa.


1CR - Capitolo 23


Organizzazione dei leviti1Davide, ormai vecchio e sazio di giorni, costituì re su Israele suo figlio Salomone. 2Egli radunò tutti i capi d'Israele, i sacerdoti e i leviti. 3Si contarono i leviti, dai trent'anni in su: censiti, uno per uno, risultarono trentottomila. 4Di costoro ventiquattromila dirigevano l'attività del tempio del Signore, seimila erano scribi e giudici, 5quattromila portieri, e quattromila lodavano il Signore con tutti gli strumenti inventati da Davide per lodarlo. 6Davide divise in classi i figli di Levi: Gherson, Keat e Merarì.7Dei Ghersoniti: Ladan e Simei. 8Figli di Ladan: Iechièl, il capo, poi Zetam e Gioele; tre. 9Figli di Simei: Selomìt, Cazièl, Aran; tre. Costoro sono i capi dei casati di Ladan. 10Figli di Simei: Iacat, Ziza, Ieus, Berià; questi sono i quattro figli di Simei. 11Iacat era il capo e Ziza il secondo. Ieus e Berià non ebbero molti figli; perciò erano un solo casato, una sola classe.12Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl; quattro. 13Figli di Amram: Aronne e Mosè. Aronne fu scelto per consacrare le cose santissime, egli e i suoi figli, per sempre, perché offrisse incenso davanti al Signore, lo servisse e benedicesse in suo nome per sempre. 14Riguardo a Mosè, uomo di Dio, i suoi figli furono annoverati nella tribù di Levi. 15Figli di Mosè: Ghersom ed Elièzer. 16Figli di Ghersom: Sebuèl, il capo. 17I figli di Elièzer furono Recabia, il capo. Elièzer non ebbe altri figli, mentre i figli di Recabia furono moltissimi. 18Figli di Isar: Selomìt, il capo. 19Figli di Ebron: Ieria il capo, Amaria secondo, Iacazièl terzo, Iekamàm quarto. 20Figli di Uzzièl: Mica il capo, Issia secondo.21Figli di Merarì: Maclì e Musì. Figli di Maclì: Eleàzaro e Kis. 22Eleàzaro morì senza figli, avendo soltanto figlie; le sposarono i figli di Kis, loro fratelli. 23Figli di Musì: Maclì, Eder e Ieremòt; tre.24Questi sono i figli di Levi secondo i loro casati, i capi di casato, secondo il censimento, contati nominalmente, uno per uno, incaricati dei lavori per il servizio del tempio del Signore, dai vent'anni in su. 25Infatti Davide aveva detto: “Il Signore, Dio d'Israele, ha concesso la tranquillità al suo popolo e si è stabilito a Gerusalemme per sempre. 26Anche i leviti non avranno più da trasportare la Dimora e tutti i suoi oggetti per il suo servizio”. 27Secondo le ultime disposizioni di Davide, il censimento dei figli di Levi si fece dai vent'anni in su. 28Perciò il loro posto era a fianco dei figli di Aronne per il servizio del tempio del Signore, relativamente ai cortili, alle stanze, alla purificazione di ogni cosa sacra e all'attività per il servizio del tempio di Dio, 29al pane dell'offerta, alla farina, all'offerta, alle focacce non lievitate, alle cose che dovevano essere preparate nella teglia e ben stemperate, e a tutte le misure di capacità e di lunghezza. 30Dovevano presentarsi ogni mattina e ogni sera per celebrare e lodare il Signore, 31come pure per tutti gli olocausti da offrire al Signore nei sabati, nei noviluni, nelle feste fisse, secondo un numero preciso prescritto dalle loro regole, stando sempre davanti al Signore. 32Dovevano provvedere anche al servizio della tenda del convegno e al servizio del santuario e stavano agli ordini dei figli di Aronne, loro fratelli, per il servizio del tempio del Signore.

__________________________Note

23,1 La promozione del culto è sempre stata una delle prerogative dei re nell’antichità. L’organizzazione supposta nei cc. – risale forse all’epoca dell’autore del libro, ma dato il carattere conservatore del culto è ovvio che i diversi interventi dei re, posteriori a Davide, vengano attribuiti tutti al fondatore della monarchia.

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Approfondimenti


1-32. Con questo brano inizia un'ampia parentesi (cc. 23-27) che interrompe il filo della narrazione per presentare i quadri statistici dei leviti (c. 23), dei sacerdoti (c. 24), dei cantori e portieri (cc. 25-26), dei comandanti dell'esercito e degli altri funzionari regi (c. 27). Il filo narrativo di 23,1 riprenderà in 28,11-12. I cinque capitoli, pur non essendo del tutto omogenei, sembrano tuttavia formare una unità abbastanza organica sia sul piano del contenuto che su quello della forma. Tra gli studiosi, non pochi sostengono che siamo di fronte a un'aggiunta successiva all'opera del Cronista. E anche possibile che il Cronista stesso li abbia composti assemblando documenti di vario genere. Il quadro presentato è quello del tempo dell'agiografo. Facendo risalire a Davide la divisione delle classi levitiche, sacerdotali, ecc., nonché le varie funzioni levitiche e la ripartizione delle cariche e degli uffici del regno, il Cronista fa del suo eroe il fondatore del culto, oltreché il patrocinatore e garante dello sviluppo cultuale che ha avuto luogo lungo i secoli.

Il c. 23 è così suddiviso: a una introduzione (vv. 1-2) segue il censimento dei leviti (vv. 3-9), la loro divisione in classi (vv. 6-24) e l'elenco delle loro competenze e attribuzioni (vv. 25-32). Il carattere composito del capitolo e le sue incongruenze numerose emergono con chiarezza confrontandone i dati con 1Cr 6,1-15.16-32 e Ne 10-11.

1-2. Il passaggio di poteri da Davide a Salomone e l'assemblea in Gerusalemme avranno luogo solo in 28,1ss.

3-5. Elenco e divisione dei leviti. Qui l'età del servizio è trent'anni, come in Nm 4,3, mentre è ridotta a venti nei vv. 24-27. In Nm 8,24ss. è venticinque anni, ma è ancora venti in 2Cr 31,17; Esd 3,8, come per i non leviti in Nm 1,3. Può darsi che a imporre un progressivo abbassamento dell'età di entrata in servizio sia stata una crescente carenza di personale. I leviti sono suddivisi in quattro classi; della prima di esse si tratta in 23,6-29. Le cifre complessive dei vari gruppi sono palesemente esagerate. 23,6-24. I gruppi di leviti impegnati nel servizio del tempio sono suddivisi secondo le tre note famiglie di Gherson, vv. 7-11, Keat, vv. 12-20, e Merari, vv. 21-23.

7-8. Ladan, anziché Libni, primogenito di Gherson secondo Es 6,17; Nm 3,18; 1Čr 6,2.5. Ladan è ricordato solo qui e in 26,21s. La discendenza di Libni in epoca più recente veniva indicata col nome di Ladan, forse un suo lontano discendente.

14. Mosè, anche se detto solennemente «uomo di Dio», è oscurato dalla figura di Aronne. I figli di Mosè sono gerarchicamente inferiori a quelli di Aronne, in quanto semplici leviti e non sacerdoti. Il Cronista, si sa, preferisce i leviti ai sacerdoti, così come privilegia Davide nei confronti di Mosè.

25-32. Le mansioni dei leviti nel tempio. I leviti sono subordinati ai sacerdoti, in conformità alla tradizione sacerdotale, cfr. Nm 3,9; 14,15.27.33. L'autore del brano legittima la situazione della sua epoca in base a prescrizioni emanate da Davide per il futuro tempio, vv. 25ss., ma non dimentica che al tempo di Davide erano i leviti a garantire la sorveglianza della tenda del convegno, v. 32, cfr. Es 33,11.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1CR - Capitolo 22


1Davide disse: “Questa è la casa del Signore Dio e questo è l'altare per gli olocausti d'Israele”.

Preparativi per la costruzione del tempio2Davide ordinò di radunare i forestieri che erano nella terra d'Israele. Quindi diede incarico agli scalpellini perché squadrassero pietre per la costruzione del tempio di Dio. 3Davide preparò ferro in abbondanza per i chiodi dei battenti delle porte e per le spranghe e anche molto bronzo in quantità incalcolabile. 4Il legno di cedro non si contava, poiché quelli di Sidone e di Tiro avevano portato a Davide molto legno di cedro. 5Davide pensava: “Mio figlio Salomone è giovane e inesperto, mentre la costruzione da erigersi per il Signore deve essere straordinariamente grande, tale da suscitare fama e ammirazione in tutto il mondo; per questo ne farò i preparativi io”. Davide, prima di morire, fece preparativi imponenti. 6Poi chiamò Salomone, suo figlio, e gli comandò di costruire una casa al Signore, Dio d'Israele.7Davide disse a Salomone: “Figlio mio, io avevo deciso di costruire una casa al nome del Signore, mio Dio. 8Ma mi fu rivolta questa parola del Signore: “Tu hai versato troppo sangue e hai fatto grandi guerre; per questo non costruirai una casa al mio nome, perché hai versato troppo sangue sulla terra davanti a me. 9Ecco, ti nascerà un figlio, che sarà uomo di pace; io gli concederò la tranquillità da parte di tutti i suoi nemici che lo circondano. Egli si chiamerà Salomone. Nei suoi giorni io concederò pace e tranquillità a Israele. 10Egli costruirà una casa al mio nome; egli sarà figlio per me e io sarò padre per lui. Stabilirò il trono del suo regno su Israele per sempre”. 11Ora, figlio mio, il Signore sia con te perché tu riesca a costruire una casa al Signore, tuo Dio, come ti ha promesso. 12Ebbene, il Signore ti conceda senno e intelligenza, ti ponga a capo d'Israele per osservare la legge del Signore, tuo Dio. 13Allora riuscirai, se cercherai di praticare le leggi e le norme che il Signore ha prescritto a Mosè per Israele. Sii forte e coraggioso; non temere e non abbatterti. 14Ecco, anche in mezzo alle angosce, ho preparato per la casa del Signore centomila talenti d'oro, un milione di talenti d'argento, bronzo e ferro in quantità incalcolabile. Inoltre ho preparato legname e pietre; tu ve ne aggiungerai ancora. 15Sono con te molti operai, scalpellini e lavoratori della pietra e del legno e ogni artigiano per ogni lavoro. 16L'oro, l'argento, il bronzo e il ferro non si calcolano; su, mettiti al lavoro e il Signore sia con te”.17Davide comandò a tutti i capi d'Israele di aiutare Salomone, suo figlio. 18Disse: “Il Signore, vostro Dio, non è forse con voi e non vi ha concesso tranquillità all'intorno? Difatti ha già messo nelle mie mani gli abitanti della regione; la terra è assoggettata davanti al Signore e davanti al suo popolo. 19Ora perciò dedicatevi con il vostro cuore e con la vostra anima alla ricerca del Signore, vostro Dio. Su, costruite il santuario del Signore, vostro Dio, per introdurre l'arca dell'alleanza del Signore e gli oggetti consacrati a Dio nella casa che sarà eretta al nome del Signore”.

__________________________Note

22,1-19 Da questo momento in avanti i racconti del libro delle Cronache non hanno paralleli nei libri di Samuele.

22,9 Egli si chiamerà Salomone. Nei suoi giorni io concederò pace: gioco di parole sul nome Salomone, che in ebraico ha la stessa radice del termine “pace”.

22,14 centomila talenti d’oro: cifre esorbitanti. Un talento pesava circa 33 chilogrammi; 3000 sicli formavano un talento. Vedi note a 1Re 9,28; 10,14.

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Approfondimenti


2-19. Questa pagina si ricollega al c. 17, sulle misure adottate da Davide per la costruzione del tempio. Nei vv. 2-5 si parla della provvista di legnami e metalli, quindi nei vv. 6-16 dell'incarico che Davide affida a Salomone di costruire il tempio. Infine, ai capi d'Israele è rivolto l'invito pressante ad assistere Salomone nell'impresa (vv. 17-19).

Questo capitolo e i capitoli che seguono, fino alla fine del primo libro (c. 29), sono esclusivi del Cronista ed esprimono la sua concezione particolare: il desiderio di glorificare Davide come vero ideatore del tempio e quasi suo costruttore, considerata l'ampiezza e accuratezza dei preparativi da lui condotti.

2. Gli stranieri (ebr. gerim) erano i Cananei rimasti in Palestina dopo l'occupazione da parte d'Israele, 2Cr 2,16s.; 8,7-10.

3. In Palestina l'età del ferro inizia verso il 1200 a.C. Nel periodo antico in genere il ferro resta un metallo raro e molto apprezzato. Anche per la prima parte dell'epoca dei re, secondo gli scavi archeologici, il metallo è presente in Palestina in quantità ridotta.

6-13. Il colloquio tra Davide e Salomone risponde alle ultime volontà di Davide riferite in 1Re 2,1-9, ma il Cronista conferisce al brano un'impronta personale. L'esortazione finale (v. 13) è compilata in uno stile accentuatamente deuteronomico (cfr. Dt 4,5.8.14; 11,32; 26,16; 31,6; ecc.). Anche l'invito all'osservanza degli «statuti e decreti» (huqqîm e mišpāṭîm) è tipica del linguaggio del Deuteronomio.

14-19. Le cifre anche in questo caso non sono verosimili. Il “talento” (v. 14) pesava circa 34 chilogrammi.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Femi Kuti - One People One World (2018)


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“Spero che questo album porti gioia, amore, pari opportunità, giustizia, pace, comprensione e unione al mondo”. Femi Kuti

A cinque anni da “No Place For My Dream”, e a quasi trenta dalla sua prima pubblicazione “No Cause for Allarm”, Femi Kuti pubblica il suo decimo lavoro “One People One World”, disco composto da dodici tracce. Il figlio di Fela Kuti, leggenda e pioniere dell'Afrobeat, a differenza della rabbia giusta che ha ispirato quasi tutte le sue precedenti registrazioni, dove mischiava convinzioni combattive sulla libertà e sulla democrazia sociale, è tornato con un disco che genera un messaggio di speranza e riconciliazione... artesuono.blogspot.com/2018/03…


Ascolta: album.link/i/1305970049



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Femi Kuti - One People One World (2018)


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“Spero che questo album porti gioia, amore, pari opportunità, giustizia, pace, comprensione e unione al mondo”. Femi Kuti

A cinque anni da “No Place For My Dream”, e a quasi trenta dalla sua prima pubblicazione “No Cause for Allarm”, Femi Kuti pubblica il suo decimo lavoro “One People One World”, disco composto da dodici tracce. Il figlio di Fela Kuti, leggenda e pioniere dell'Afrobeat, a differenza della rabbia giusta che ha ispirato quasi tutte le sue precedenti registrazioni, dove mischiava convinzioni combattive sulla libertà e sulla democrazia sociale, è tornato con un disco che genera un messaggio di speranza e riconciliazione... artesuono.blogspot.com/2018/03…


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Vannacci, quando la provocazione diventa metodo politico.


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(225)

(V1)

La dialettica di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: è una vera grammatica politica. Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico. °È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione**; non invita al confronto, ma alla presa di posizione.

In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario: parla a un “noi” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali.Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale.

La realtà viene ridotta a una successione di contrasti: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori. È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico.

(V2)

Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità.

Così, la provocazione diventa metodo e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini. Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti.

In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere. Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione. La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica. Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea.

Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica. È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso.

#Blog #Vannacci #Politica #Comunicazione #Italia


noblogo.org/transit/vannacci-q…


Vannacci, quando la provocazione diventa metodo politico.


(225)

(V1)

La dialettica di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: è una vera grammatica politica. Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico.È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione; non invita al confronto, ma alla presa di posizione.

In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario: parla a un “noi” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali.Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale.

La realtà viene ridotta a una successione di contrasti: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori. È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico.

(V2)

Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità.

Così, la provocazione diventa metodo e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini. Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti.

In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere. Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione. La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica. Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea.

Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica. È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso.

#Blog #Vannacci #Politica #Comunicazione #Italia

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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


📒Dal mio diario...

🖋️Oggi scrivo, va così, senza ma, senza vorrei, senza una connessione sicura, routine, sole, vento, nuvole silenziose e biricchine...e poi il tempo, l'orologio che fa tic toc, nemmeno in silenzio, continuamente e in me matura il desiderio di romperlo, farne pezzi, piccoli, così piccoli da essere polvere, da affidare al vento! Mi siedo, il vento accarezza i capelli, il sole brilla alto nel cielo azzurro e un po' di bianco vestito da nuvole in cammino! Aspetto, leggo, penso, mentre il cinguettio mi rallegra, sorrido, le rondini rincorrono serene scie immaginarie.. Ma sento quel tic e poi toc e i battiti del mio cuore si fanno più veloci, mi affanno , mi alzo e mentre accarezzo il gatto, mi fermo in silenzio e aspetto, che dopo attimi di improvvisa stanchezza, la tempesta passi, lontana ed io resto serena, leggera e trasparente come un palloncino appena catturato dal vento, dopo essersi liberato, allontanato e disperso chissà dove dal tempo, dal vento in un infinito spazio senza inizio e senza fine ..


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ho un bel dire che mi sto degooglizzando anche in video... certo, per adesso ho deciso di non postare più niente nei miei tre canali youtube (differx, slowforward, marco giovenale; ma anche il canale palestina_it): resta pur sempre il problema di tenere in rete materiali video senza necessariamente ricorrere ad archive.org. (anche se probabilmente sarà, nel tempo, la soluzione).

l'app di peertube è quasi inutile, a uno stadio che definirei meno di beta. e sul computer le cose non vanno eccezionalmente meglio. senza contare che i primi video miei caricati su yt risalgono al 2005, perciò dovrei fare l'upload di più di vent'anni di materiali diversissimi tra loro (e quindi da smistare – teoricamente – in spazi differenti). in definitiva... rischio di impiegare altri vent'anni solo per mettere tutta 'sta roba su archive o su un'altra piattaforma...

più si invecchia, più gli inceppamenti del nastro del tempo, i ritardi e le perdite di ore e giorni si fanno insopportabili.


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CIELI DI COBALTO

segmenti di luce schizzati dalla tela a colpire i sensi in forma di danza ad accendere i sogni: all'orizzonte lungo le rive degli occhi cieli di cobalto venati in prismatico chiarore dal grido giallo di kandinskij

Mi piace molto questo testo: ha un ritmo visivo e sonoro che apre spazi di colore e movimento. Qui sotto ti offro un'interpretazione, osservazioni tecniche e qualche proposta pratica per valorizzarlo senza snaturarne l'intensità.

Interpretazione


Tema principale: il rapporto tra pittura e percezione, dove la tela diventa sorgente di luce che attraversa gli occhi e accende i sogni.
Senso emotivo: meraviglia e stupore, con un tono che oscilla tra contemplazione e esultanza.
Immagine centrale: il cielo di cobalto come metafora della profondità visiva e dell'ispirazione artistica.


Figure retoriche


Metafore: la tela che spara segmenti di luce; gli occhi come rive; il grido giallo di Kandinskij.
Sinestesia: luce che “colpisce i sensi” e “accende i sogni”, mescolando vista e sensazione onirica.
Allitterazioni e ritmo: le ripetizioni di suoni brevi (es. “cieli di cobalto / venati”) creano un battito visivo e musicale.


Tono e immagini


Contrasto cromatico: il cobalto e il giallo di Kandinskij funzionano come poli opposti che si richiamano e si esaltano.
Spazio e movimento: l’orizzonte e le rive suggeriscono profondità; i “segmenti di luce schizzati” danno dinamismo pittorico.
Voce poetica: presente e osservante, quasi pittore che descrive la propria opera e la reazione che provoca.


Suggerimenti per la revisione


  • Varietà ritmica: alterna versi più lunghi a versi molto brevi per enfatizzare i colpi di luce; ad esempio, prova a spezzare “a colpire i sensi” in due versi per aumentare la scansione.
  • Precisione lessicale: se vuoi accentuare il richiamo a Kandinskij, potresti sostituire “grido giallo” con un verbo più attivo (es. “urla gialla” o “esplode gialla”) a seconda dell’intensità desiderata.
  • Punteggiatura selettiva: mantieni la leggerezza, ma qualche virgola strategica può guidare il respiro del lettore senza appesantire.

Traduzione in inglese


Cobalt Skies

segments
of light sketched from the canvas
to strike the senses
in the shape of a dance
to kindle dreams:
on the horizon
along the banks of the eyes
cobalt skies
veined
in prismatic brightness
by Kandinsky’s yellow cry


Continuazione breve


segmenti
che si fanno mare
e portano nomi di luce
sulle labbra del silenzio
dove il colore impara a parlare


Versione ritmica


segmenti —
luci schizzate dalla tela,
colpi che battono i sensi,
ritmo di danza, scintilla:
accendono sogni.

sull’orizzonte,
sulle rive degli occhi,
cieli di cobalto,
venati, vibrano —
prismi che respirano.

un grido giallo di Kandinskij
scatta, squarcia, rimbalza;
il colore diventa voce,
la luce fa parola,
il silenzio impara a danzare.

segmenti che corrono mare,
nomi di luce sulle labbra del buio,
e il cielo, a ogni battito, si fa canto.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Raoul Vignal - The Silver Veil (2017)


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immagine

Se a volte vi pare che, almeno in ambito cantautorale, la mimesi della malinconia come stato esistenziale sia appannaggio di grandi vecchi, veri e propri saggi paludati dello spleen, come Mark Kozelek o Matt Elliott, come se si possa ottenere il permesso di essere depressi solo oltre una certa età, ora potete rassicurarvi con le note pietrificate e dolenti della chitarra di Raoul Vignal e col suo “The Silver Veil”... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta: album.link/i/1201930802



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Raoul Vignal - The Silver Veil (2017)


immagine

Se a volte vi pare che, almeno in ambito cantautorale, la mimesi della malinconia come stato esistenziale sia appannaggio di grandi vecchi, veri e propri saggi paludati dello spleen, come Mark Kozelek o Matt Elliott, come se si possa ottenere il permesso di essere depressi solo oltre una certa età, ora potete rassicurarvi con le note pietrificate e dolenti della chitarra di Raoul Vignal e col suo “The Silver Veil”... artesuono.blogspot.com/2017/04…


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Dalla casa editrice Coliseum di Nanni Cagnone ha preso poi il nome la libreria di Giorgio Mosci, dove ho lavorato per 10 anni. La scelta del nome aveva senso anche perché la libreria aveva acquisito tutti i fondi dell'editrice. Il libro forse maggiore è stato il volume delle poesie di Emilio Villa. Ma l'elenco sarebbe ben più lungo. E comprenderebbe Germano Lombardi, Hopkins, lo stesso Cagnone, per fare solo tre esempi. L'unico testo invece pubblicato dalla Coliseum di Giorgio è stato il fondamentale Conferenza, sempre di Villa, curato da Aldo Tagliaferri. Stiamo parlando di pagine importanti e, proprio per questo, non più sul mercato: opere accuratamente non ristampate, scientemente, dal mercato degli ultimi due decenni.


noblogo.org/differx/dalla-casa…

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Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese


In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l' #Uofi, l'Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l'eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.

Ecco i punti chiave di questo storico debutto: 🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: – 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; – 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: – 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; – 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica. 🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia. 🔹 Non solo grandi eventi: L'Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana. Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.

#Carabinieri #Gendarmerie #G7 #Evian #Sicurezza #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia


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Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e...


Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese


In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l' #Uofi, l'Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l'eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.

Ecco i punti chiave di questo storico debutto: 🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: – 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; – 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: – 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; – 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica. 🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia. 🔹 Non solo grandi eventi: L'Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana. Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.

#Carabinieri #Gendarmerie #G7 #Evian #Sicurezza #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia


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FRITTELLE DI ZUCCHINE (TIPO KOLOKITHOKEFTEDES GRECHE, MA VEGAN)


In grecia fanno delle frittelle buonissime che chiamano “keftedes”. Le fanno con molte verdure, inclusi i pomodori, ma le più buone secondo me sono quelle con le zucchine: kolokithokeftedes. Mi è venuta voglia di mangiarle, ma purtroppo la ricetta originale prevede feta e uova. Ho provato a farne una versione vegana, con quello che avevo in casa. Ci ho messo la farina di ceci invece di quella bianca, perché non l'avevo in casa. Sono venute buonissime. Profumate, golose, aromatiche. Sono state un successone e ho deciso di scrivermele qui per poterle rifare. Sono solo ispirate alle kolokithokeftedes, perché senza uova e formaggio vengono più leggere e spicca di più il sapore degli aromi. Personalmente, le ho trovate ancora più buone delle originali.

Ingredienti

  • la parte verde di un paio di cipollotti
  • quattro zucchine
  • menta
  • prezzemolo
  • basilico
  • un cucchiaino di lievito chimico/baking powder
  • sale
  • pepe
  • un cucchiaino di cumino in polvere
  • tre cucchiai di lievito nutrizionale
  • farina di ceci (cinque cucchiai)
  • olio per friggere

PREPARAZIONEPartiamo dalle zucchine. Le vogliamo grattuggiate e ben strizzate dall'acqua. Io faccio così:

1) Preparo una ciotola con dentro un panno da cucina pulito 2) Grattugio le zucchine con la maglia più larga della grattugia 3) Metto le zucchine nella ciotola e le salo 4) Aspetto dieci minuti 5) Strizzo fortissimo, facendo una palla con il panno e girandola per fare uscire più acqua possibile

Toglierla tutta è impossibile e non necessario, ma facendo così ne toglierete molto più di quanta se ne tolga a mani nude e vi verranno frittelle più croccanti. Togliete il panno e mettete le zucchine scolate nella ciotola. Tritate il verde del cipollotto, la menta, il prezzemolo e il basilico. Aggiungeteli alle zucchine. Nota: tecnicamente dovrebbe starci bene anche il finocchietto, ma non l'avevo e non l'ho usato.

Aggiungete il cucchiano di cumino, una grattata di pepe, il cucchiaino di baking powder (facoltativo, ma fa venire tutto più arioso). Aggiungete la farina di ceci. Ho scritto cinque cucchiai, ma ovviamente dipende tutto da quanto sono grosse le zucchine che avete grattugiato. Il fatto è che di farina ce ne vuole veramente poca. Non serve creare una pastella classica, basta ottenere un pastone che sta rozzamente insieme.

Coprite e mettete a riposare in frigo per almeno un paio d'ore, o ancora meglio una notte/mezza giornata. Questo serve a due cose: le verdure salate butteranno fuori dell'acqua, che andrà a legarsi con la farina di ceci. Al tempo stesso, il tempo di riposo/ammollo faciliterà la cottura della farina di ceci (sono pur sempre ceci!).

Mettete un generoso dito d'olio in padella, portatelo a temperatura e quando è abbastanza caldo metteteci le frittelle. Io le formo con due cucchiai, facendo una classica quenelle. Vanno trattate con cura perché non c'è l'uovo, ma dovrebbero starvi tranquillamente insieme. Se così non fosse, aggiungete un po' di farina. Friggete qualche minuto, girandole, finché non sono ben dorate. Servitele con della tzatziki e godete fortissimo!


log.livellosegreto.it/le-ricet…

Come giocare a DsDoom SVN


Dopo i cianobatteri, Doom è la cosa più diffusa al mondo. Non esiste un singolo oggetto sulla faccia della Terra che non possa ospitarlo. Sì, anche le cellule del nostro corpo. Ma oggi sono qui per parlarvi di DsDoom PVR, un source port per Nintendo DS che ha delle belle peculiarità: tanto per incominciare, funziona più o meno come PrBoom, perché ne è un fork, e la mappa è sempre visibile nello schermo inferiore. Adoperarlo per giocare ai WAD originali non è complicato, basterà inserirli nella cartella di DsDoom PVR e poi selezionare quello che più ci aggrada dal menu principale, Per quanto riguarda quelli sviluppati dalla comunità, esistono 2 metodi:

Metodo N°1


Il primo consiste nello specificare il percorso di un .wad nel file prboom.cfg (se ne posso segnalare massimo 2, lo stesso vale anche per i .deh). Di seguito, un piccolo esempio:wadfile_1 "Wad/Chex/Chex.wad"Funziona, eh! Però non è la soluzione più comoda, perché ci costringe a modificare questo file ogni volta che vogliamo cambiare

Metodo N°2


Il secondo metodo consiste nel creare un eseguibile per ogni singolo WAD, per far dobbiamo creare un file .argv con all'interno la seguente sintassi:dsdoom.nds -wad [POSIZIONE E NOME DEL WAD]


log.livellosegreto.it/scatolon…

QUEL CHE SONO

(ispirandomi a Nicodemo)

sono quelle immagini che in me parlano a consegnarmi a un io vissuto come in sogno

nell'avvicendarsi degli anni m'inerpico sulle spalle di quell'io di ieri per vedere il mondo dall'alto

Sono versi che guardano indietro per prendere slancio: c’è dolcezza, nostalgia e un desiderio di altezza che rende il tono insieme intimo e luminoso.

Impressione generale


Immagini: il poema funziona per immagini semplici e potenti — la voce interiore che parla, l’io come sogno, il gesto fisico di salire sulle spalle del passato.
Tono: meditativo, lieve, con una punta di meraviglia.
Tema: identità che si costruisce per stratificazioni temporali.

Punti di forza


  • Economia di linguaggio che lascia spazio all’immaginazione.
  • Metafora centrale (inerpicarsi sulle spalle dell’io di ieri) efficace e originale.
  • Ritmo naturale che somiglia a un sussurro, adatto al contenuto riflessivo.


Piccole proposte di revisione


  • Sostituire “a consegnarmi a un io / vissuto come in sogno” con una forma più diretta per aumentare l’impatto: “a consegnarmi a un io / che vive come sogno”.
  • Valutare una leggera cesura dopo “anni” per dare respiro: “nell’avvicendarsi / degli anni”.
  • Considerare un verbo più concreto nell’ultima immagine per chiudere con forza: invece di “per vedere il mondo dall’alto” provare “per guardare il mondo dall’alto” o “per abbracciare il mondo dall’alto”.


Versione alternativa (leggera riscrittura)


sono quelle immagini
che in me parlano
e mi consegnano a un io
che vive come sogno

nell’avvicendarsi
degli anni
m’inerpico sulle spalle
dell’io di ieri
per guardare il mondo dall’alto

Idee per svilupparlo


  • Aggiungere un terzo blocco che mostri cosa cambia quando guardi il mondo dall’alto: scoperta, perdita, o nuova responsabilità.
  • Giocare con ripetizioni minime (es.: ripetere “io” in posizioni strategiche) per rafforzare il tema dell’identità.


Versione ritmica


sono le immagini che parlano in me,
mi consegnano a un io che vive in sogno;
fanno scia, fanno voce, fanno rete — e se
il tempo chiama, risalgo il mio sogno.

nell’avvicendarsi degli anni salgo,
m’inerpico sulle spalle dell'ieri,
passo dopo passo, alto, saldo, calmo,
per guardare il mondo come un altare.

Nota sul ritmo


Ho accentuato ripetizioni, assonanze e pause per creare battito interno e scorrimento: ripetere sogno, alternare versi lunghi e corti, e usare allitterazioni come salgo / saldo per dare impulso.

Versione serrata


sono immagini
che parlano
mi consegnano
a un io-sogno

anni che passano
mi inerpico
sulle spalle dell'ieri
salgo
passo dopo passo
guardo il mondo dall'alto

Versione ancora più serrata


sono immagini
che parlano
io-sogno

anni; salgo
sulle spalle dell'ieri
guardo dall'alto

Haiku


Immagini mie
io che vive in sogno
guardo dall'alto


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1CR - Capitolo 21


Il peccato del censimento1Satana insorse contro Israele e incitò Davide a censire Israele. 2Davide disse a Ioab e ai capi del popolo: “Andate, contate gli Israeliti da Bersabea a Dan; quindi portatemene il conto, così che io conosca il loro numero”. 3Ioab disse a Davide: “Il Signore aumenti il suo popolo cento volte più di quello che è! Ma, o re, mio signore, essi non sono tutti sudditi del mio signore? Perché il mio signore vuole questa inchiesta? Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?”. 4Ma l'ordine del re prevalse su Ioab. Questi partì e percorse tutto Israele, quindi tornò a Gerusalemme. 5Ioab consegnò a Davide il totale del censimento del popolo: c'erano in tutto Israele un milione e centomila uomini in grado di maneggiare la spada; in Giuda risultarono quattrocentosettantamila uomini in grado di maneggiare la spada. 6Fra costoro Ioab non censì i leviti né la tribù di Beniamino, perché l'ordine del re gli appariva un abominio.7Il fatto dispiacque agli occhi di Dio, che perciò colpì Israele. 8Davide disse a Dio: “Ho peccato molto facendo una cosa simile. Ti prego, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza”.9Il Signore disse a Gad, veggente di Davide: 10“Va', riferisci a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”“. 11Gad venne dunque da Davide e gli riferì: “Dice il Signore: “Scegli 12fra tre anni di carestia, tre mesi di fuga di fronte al tuo nemico, sotto l'incubo della spada dei tuoi nemici, e tre giorni della spada del Signore, con la peste che si diffonde sulla terra e l'angelo del Signore che porta lo sterminio in tutto il territorio d'Israele”. Ora vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato”. 13Davide rispose a Gad: “Sono in grande angustia. Ebbene, che io cada nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini”. 14Così il Signore mandò la peste in Israele; caddero settantamila Israeliti. 15Dio mandò un angelo a Gerusalemme per devastarla. Ma, nell'atto di devastare, il Signore guardò e si pentì di quel male. Egli disse all'angelo devastatore: “Ora basta! Ritira la mano”. L'angelo del Signore stava ritto presso l'aia di Ornan il Gebuseo. 16Davide, alzàti gli occhi, vide l'angelo del Signore ritto fra terra e cielo, con la spada sguainata in mano, tesa verso Gerusalemme. Allora Davide e gli anziani, coperti di sacco, si prostrarono con la faccia a terra. 17Davide disse a Dio: “Non sono forse stato io a ordinare il censimento del popolo? Io ho peccato e ho commesso il male; ma queste pecore che cosa hanno fatto? Signore, mio Dio, sì, la tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre, ma non colpisca il tuo popolo”.

Acquisto dell’area per il tempio18L'angelo del Signore ordinò a Gad di riferire a Davide che salisse a innalzare un altare al Signore nell'aia di Ornan il Gebuseo. 19Davide salì, secondo la parola che Gad aveva pronunciato nel nome del Signore. 20Ornan si volse e vide l'angelo; i suoi quattro figli, che erano con lui, si nascosero. Ornan stava trebbiando il grano, 21quando gli si avvicinò Davide. Ornan guardò e, riconosciuto Davide, uscì dall'aia, prostrandosi con la faccia a terra davanti a Davide. 22Davide disse a Ornan: “Cedimi il terreno dell'aia, perché io vi costruisca un altare al Signore; cedimelo per tutto il suo valore, così che il flagello si allontani dal popolo”. 23Ornan disse a Davide: “Prenditelo; il re mio signore ne faccia quello che vuole. Vedi, io ti do anche i giovenchi per gli olocausti, le trebbie per la legna e il grano per l'offerta; tutto io ti offro”. 24Ma il re Davide disse a Ornan: “No! Lo voglio acquistare per tutto il suo valore; non presenterò al Signore una cosa che appartiene a te offrendo un olocausto gratuitamente”. 25E così Davide diede a Ornan seicento sicli d'oro per il terreno.26Quindi Davide costruì in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Invocò il Signore, che gli rispose con il fuoco sceso dal cielo sull'altare dell'olocausto. 27Il Signore ordinò all'angelo e questi ripose la spada nel fodero. 28Allora, visto che il Signore l'aveva ascoltato sull'aia di Ornan il Gebuseo, Davide offrì là un sacrificio. 29La Dimora del Signore, eretta da Mosè nel deserto, e l'altare dell'olocausto in quel tempo stavano sull'altura che era a Gàbaon; 30ma Davide non osava recarsi là a consultare Dio, perché si era molto spaventato di fronte alla spada dell'angelo del Signore.

__________________________Note

21,1 Satana: questo termine in origine era un nome comune e significava “avversario”. Nell’AT appare in Gb 1-2 e Zc 3,1 con l’articolo determinativo. Qui è senza articolo, come nome proprio.

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Approfondimenti


21,1-29,20. Inizia l'ultima parte del primo libro delle Cronache, cc. 21-29, che è di importanza capitale per il Cronista, perché tutta dedicata al tempio e alle sue istituzioni. In essa l'autore narra la scelta del luogo su cui doveva sorgere il tempio (c. 21), la preparazione per la sua edificazione (c. 22), l'istituzione delle classi e la designazione delle incombenze dei leviti (c. 23), dei sacerdoti (c. 24), dei cantori e dei musicisti (c. 25), di altri ufficiali levitici (c. 26), dei dirigenti militari e civili (c. 27). Infine, Davide proclama re il figlio Salomone (cc. 28-29). Quanto al c. 21, finora sul tema “Davide e il tempio” il Cronista aveva dovuto riferire solo note negative: la proibizione della costruzione del tempio (c. 17); le guerre (cc. 18-20) che avevano allontanato sempre più il re dal suo progetto. Ora finalmente può informare sugli aspetti positivi. Per questo si adatta a riportare tutta la storia di 2Sam 24, anche se essa è tale da gettare ombre sulla figura del re teocratico ideale. Ma il Cronista vi introduce modifiche di rilievo, rispondenti ai suoi interessi specifici. In 2 Sam il capitolo costituisce quasi un'appendice dell'opera e ha il carattere di un episodio cultuale in qualche modo isolato, mentre qui funge da preludio drammatico all'organizzazione del culto e del clero della comunità davidica.

1-4. Cfr. 2Sam 24,1-9. Il Cronista attribuisce a Satana quanto il narratore di 2Sam riferiva all'ira di Dio e alla sua iniziativa incomprensibile. Gli interventi di Dio possono essere attribuiti direttamente a lui, o ai suoi ufficiali. In Gb 1,6-12; 2,1.7 e Zc 3,1ss. Satana è il nome di un ministro della corte di Dio, incaricato di saggiare le virtù del giusto. In Nm 22, 22 è detto “messaggero”. Solo in Ap 12,9 si ha l'identificazione di Satana con il diavolo “che seduce l'intera terra abitata” e che viene identificato a sua volta con il serpente di Gn 3,14s.; (cfr. Sap 2,24; Gv 8,44) e con il capo degli angeli sconfitti (cfr. Lc 10,18) – in una battaglia contro Michele, secondo la letteratura apocalittica. Il nome di “Lucifero”, in 2Pt 1,19, ha un altro significato.

La Bibbia considera immorale e meritevole dell'ira di JHWH ogni progetto di censimento, inteso come una verifica diffidente delle promesse di JHWH di moltiplicare i figli di Abramo (Gn 12,2; 15,3, ecc.); oppure perché segnala la dimenticanza del fatto che JHWH soltanto è padrone del paese e a lui solo spetta contarne gli abitanti; o anche, in caso di guerra, perché considerato come un inventario sull'efficienza delle forze umane, che implica sfiducia nella potenza di JHWH.

5-6. Le cifre non corrispondono a quelle di 2Sam 24,9 e hanno un significato simbolico. Se prese alla lettera, comporterebbero una popolazione di oltre sette milioni di abitanti. La tribù di Levi è esclusa dal censimento, per il divieto di Nm 1,49. È esclusa anche la tribù di Beniamino, forse perché, trovandosi in essa la città di Gerusalemme, era particolarmente santificata. Ioab sa di compiere un atto abominevole, e quindi, prevedendo il castigo, non vuole macchiare le tribù più sante di Israele.

7-14. La punizione divina, cfr. 2Sam 4,10-14. Il racconto ricalca quello di 2Sam, ma la prospettiva risulta profondamente alterata. I vv. 7-8 anticipano quanto sarà narrato per esteso nei vv. 9-14. Al v. 12 il Cronista prepara l'apparizione dell'angelo parlando della «spada di JHWH», che poi identifica con la «spada dell'angelo» e con la peste, creando così un'antitesi suggestiva con «la spada dei nemici», che non è menzionata espressamente in 2Sam. Anche la figura dell'angelo sterminatore è messa in particolare rilievo.

15-16. La scena è tra le più impressionanti della Bibbia. Il peccato del re coinvolge l'intero popolo, rappresentato dagli anziani. La figura dell'angelo sterminatore (cfr. Es 12,12 e 2Re 19,35) assume qui aspetto e proporzioni ancora più drammatiche.

17. Il Cronista sottolinea la responsabilità personale di Davide, cfr. Ez 18. Il redattore di 1-2 Sam non avrebbe dissociato la sorte del popolo da quella della casa di Davide.

21,18-22,1. Narrano l'acquisto dall'aia di Ornan e l'erezione dell'altare, con qualche piccola ma caratteristica divergenza da 2Sam 24,18-25. Le varianti più significative riguardano l'offerta fatta da Ornan per gli olocausti e il prezzo pagato da Davide per il terreno su cui eresse l'altare. La conclusione del racconto è del Cronista, il quale continua a sottolineare, più della fonte, la santità del luogo acquistato da Davide. Il v. 1 del c. 22 fa eco volutamente a Gn 28,17.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Laurie Anderson — Homeland (2010)


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Laurie Anderson con i suoi 40 anni di carriera, mancava dalla scena musicale da un decennio. L’uscita di un nuovo disco da parte dei suoi fans, come il sottoscritto, era quindi molto attesa. Per chi non conoscesse la sua musica e volendo catalogarla con dei generi, i tag: avanguardia e sperimentazione sono quelli più appropriati... silvanobottaro.it/archives/411…


Ascolta: album.link/i/376861825



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Laurie Anderson — Homeland (2010)


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Laurie Anderson con i suoi 40 anni di carriera, mancava dalla scena musicale da un decennio. L’uscita di un nuovo disco da parte dei suoi fans, come il sottoscritto, era quindi molto attesa. Per chi non conoscesse la sua musica e volendo catalogarla con dei generi, i tag: avanguardia e sperimentazione sono quelli più appropriati... silvanobottaro.it/archives/411…


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Il (finto) silenzio che spiazza un mondo in attesa – Contributo esterno di Ingmar Potenza (un compagno dalla Cina) -

Quando le prime due economie nazionali al mondo si incontrano, hanno tutti gli occhi puntati addosso inevitabilmente. Eppure, al di là della propaganda di regime del cosiddetto Occidente, ben poco emerge oltre al fatto stesso che l’incontro sia avvenuto, come se questo fosse già un grande risultato. Per quanto si cerchi qualcosa di concreto, qualche accordo commerciale di rilievo, qualcosa sul piano diplomatico, sembrerebbe che l’ospite sia ripartito a mani vuote. Come sembrerebbe non esserci stati proclami in linea con il livello della delegazione statunitense, che si presenta a Pechino con buona parte del governo e un folto gruppo di affaristi di alto calibro. Va detto comunque che tutti gli oligarchi in passerella sono già di casa a Pechino, con cui fanno affari da decenni, per cui non è che portino nulla di nuovo al tavolo. Possiedono da queste parti fabbriche e uffici, fornitori e dipendenti, e da almeno 40 anni hanno leggi scritte a proprio favore. Perché sì, per chi non ne fosse a conoscenza, lo “statuto dei lavoratori” cinese non si applica del tutto ai lavoratori stranieri, e soprattutto alle aziende straniere, sin dall’apertura del compagno Deng. Proprio le aziende statunitensi si opposero a determinate misure e salvaguardie, ottenendo velocemente esenzioni specifiche in cambio dei soliti agognati “investimenti”. Sulla pelle dei lavoratori, come sempre.
Ma non divaghiamo, torniamo all’evento diplomatico dell’anno. Le uniche parti che sono date sapere sono di protocollo: un rituale non di massimo livello, una sedia dai significati sottili e subdoli, il linguaggio del corpo, complimenti melliflui profusi da una parte e ammonizioni tutt’altro che velate dall’altra, ma che diventano note di colore. Visita che non rispetta neanche la durata originale, ma viene ridotta nel finale. Per capirne di più bisogna probabilmente guardare anche all’immediato seguito: Putin arriva a Pechino per la venticinquesima volta. I toni di questa visita ormai consueta, quasi una tappa annuale come un Sanremo qualunque, sono ben più roboanti. L’organo ufficiale di divulgazione in lingua inglese del Partito – CPC Works – che nei giorni precedenti aveva tenuto un profilo appena sopra il regolare in quanto a produzione, all’improvviso snocciola comunicati a ripetizione, e ben più articolati, con una quantità notevole di dettagli su tutti gli accordi, commerciali e diplomatici, sottoscritti da Mosca e Pechino, che siano nuovi o riconfermati. E a distanza di settimane ormai, questa produzione continua di sviluppi diplomatici con qualsiasi paese non accenna a fermarsi. Le conclusioni politiche dell’idillio con Putin sono, a differenza di quanto timidamente accennato alla presenza di Trump, di grande rilievo: mondo multipolare – leggi imperialismo condiviso, non monopolistico – e rispetto del diritto internazionale! Che già detto da chi arma gruppi “mercenari” di matrice nazista in giro per il mondo è quantomeno ironico. Se poi si andasse a considerare qualche dettaglio sulla condotta diplomatica di entrambi i dichiaranti, pure meglio: due dei cinque paesi con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che si astengono durante la votazione della risoluzione criminale sulla Palestina appena pochi mesi fa. Paesi che non hanno minimamente cambiato rapporti diplomatici e commerciali con Israele in questi anni. Paesi, infine, che sostengono attivamente, tramite commercio e finanza, gli stessi Stati Uniti che fingono di bacchettare e opporre, per la gioia di tutti i campisti di qualsiasi lingua impegnati a sostenere questi baluardi dell’anti-imperialismo… perché è la contraddizione principale, perché hanno la bandiera rossa quindi sono comunisti (o non ce l’hanno più, ma dentro, in fondo, nell’anima, lo sono ancora), e altre baggianate tipiche dei dediti al culto della personalità invece che all’analisi della realtà. Sullo sfondo intanto rimane la questione iraniana, come un non-detto, mentre la questione taiwanese sbandierata senza troppi complimenti da Xi genera imbarazzo, e viene sbrigativamente spinta da parte. Anche questo sembra inusuale a prima vista: un tema che si presterebbe facilmente alla comunicazione sbruffona del capo del marketing statunitense viene silenziato, letteralmente. Oltretutto un punto fondamentale nell’agenda politica ‘Project 2025’ e suoi derivati, che sono la sovrastruttura politica che muove i fili di Trump.

La prima chiave di lettura di un quadro complesso

Per cercare di sbrogliare un po’ questa matassa, insidiosa perché fatta più da silenzi che da prese di posizione, il primo spunto di riflessione a mio parere valido lo da Richard Medhurst, giornalista britannico indipendente.
In un articolo dettagliato e preciso (ma dalle conclusioni opinabili, sia chiaro) pubblicato nel suo Substack, Medhurst descrive come l’imperialismo statunitense stia mutando gradualmente – ma accelerando negli ultimi mesi – da occupatore globale terrestre a super potenza navale. In quella che suona come una sorprendente eco dell’origine dell’imperialismo moderno europeo, una effettiva forma di pirateria della marina statunitense prende il controllo di tutte le rotte commerciali marine, specialmente in relazione all’energia, attuando veri e propri furti dei carichi di idrocarburi operati in acque internazionali. I risultati sono già evidenti: gli Stati Uniti controllano oggi il mercato del petrolio e del gas naturale, avendo forzato i flussi verso le proprie raffinerie interne, e bloccato quelle dei concorrenti principali. La centralità dell’Asia Occidentale per questo mercato decade. Si tratta di un cambiamento epocale negli equilibri economici e finanziari globali, e di una riscrittura delle regole di coesistenza del capitalismo. Passiamo dall’epoca post-bellica del libero commercio (per i paesi coloniali), a quella del racket mafioso (o capitalista, che poi è lo stesso) di un solo attore a viso aperto.
Gli echi delle pratiche delle Compagnie delle Indie – di mezza Europa, non solo britanniche – sono evidenti: un Giappone del tutto chiuso su se stesso forzato a interagire con il mondo esterno; le guerre dell’oppio in Cina che devastano il sub-continente e inaugurano un secolo di “umiliazioni”, vale a dire di colonizzazione; il saccheggio senza fine dell’India che finanzia la rivoluzione industriale in Gran Bretagna. La lista è molto più lunga, ci limitiamo a questi pochi esempi per focalizzarci sui metodi sempre uguali: strozzare l’economia locale tramite il controllo delle rotte navali o con blocchi in piena regola fino alla capitolazione, invadere militarmente quando le strutture di potere sono pronte a concedere. La Cina del 18esimo secolo era solida e autonoma, produceva abbondantemente e non necessitava strettamente del commercio con l’esterno per coprire i consumi interni. Di conseguenza, la bilancia commerciale pendeva decisamente a proprio favore, esattamente come oggi, con i partner commerciali costretti ad acquistare beni pagando in argento, senza potere dal canto loro vendere nulla di rilevante. Le mosse dei pirati europei che ne conseguirono, con l’introduzione destabilizzante dell’oppio in enormi quantità, non furono comprese in tempo e portarono a un crollo tanto veloce quanto violento.
I pirati odierni, sempre di matrice europea, seppure oggi si imbarchino dalle coste americane della colonia su cui si modella Israele, hanno cambiato l’oppio con il petrolio e il gas (in questo caso specifico), ma le dinamiche sono le stesse. La Cina, che dipende quasi interamente da partner esterni per le proprie forniture energetiche, si trova ad affrontare una strozzatura evidente, tramite la forzata riduzione della propria capacità produttiva a causa dei costi gonfiati ad arte.


E se così non fosse in realtà? Se la storia avesse, per una volta, insegnato delle lezioni?


La Cina sta affrontando una crisi economica interna prolungata, iniziata almeno nel 2018, che oggi è diventata innegabile. I livelli di disoccupazione continuano ad aumentare, la stabilità delle piccole e piccolissime imprese è un ricordo lontano, il tessuto economico della classe media si sta sgretolando. Buona parte del problema, sul piano interno, viene dalla bolla speculativa edilizia che, per quanto sia stata soggetta a una esplosione guidata e controllata, ha avuto gravi effetti. La conseguenza ovvia è stata l‘aumento dell’insicurezza verso il mercato degli individui, che si sono rifugiati ancora una volta in dinamiche di accumulo, ma ancora più dannose e limitanti della speculazione edilizia che ha dominato gli ultimi decenni. Da qui il malcontento del governo davanti ai risultati strabilianti della bilancia commerciale per il 2025, che ha registrato un avanzo di quasi mille e duecento miliardi di dollari. Questi flussi di denaro quindi entrano nel Paese, ma appare evidente che si blocchino appena incassati, ben fermi nelle tasche di quella borghesia che ha visto bruciarsi capitali nei ciechi investimenti edilizi.
Di conseguenza la Cina necessita di una scossa che forzi questi capitali a rientrare nel mercato, prima di tutto verso l’esterno, per poi alimentare a stretto giro quello interno ancora da sviluppare, che da almeno 15 anni è il tema di interesse principale delle pianificazioni economiche del governo, e su cui continua a registrare sonori fallimenti. I costi dell’energia gonfiati, di pari passo a una domanda che torni in crescita negli Stati Uniti, primo partner commerciale cinese, potrebbero costringere i buoni commercianti locali ad aprire i cordoni delle borse e ripartire. Diversamente dall’oppio di cui sopra, seppure ancora più devastante sotto molti aspetti, l’energia è un prodotto commerciale “virtuoso”, che si presta a una trasformazione commerciale positiva capace di alimentare altri flussi di prodotti ben diversi.
A questo punterebbe quindi la strategia cinese che fa tesoro delle sconfitte degli imperatori Manchu: commercio come mutuo beneficio, non a senso unico. E questo è un aspetto fondamentale da tenere in considerazione quando si parla della Cina in particolare, e di diverse culture del sud-est asiatico nella sua sfera di influenza storica in generale.
Nella cultura cinese, il mercantilismo della dottrina confuciana è di origine collaborativa rurale. Le comunità, legate a un tipo di agricoltura più collettivistica di quelle europee, pur cercando il proprio vantaggio nello scambio, fino a banali truffe e ruberie innate degli scambi commerciali, sono comunque avverse a pratiche assolute che portino all’annientamento della controparte, che sia cliente, fornitore o concorrente. Tale controparte rimane una possibile fonte di guadagno innanzitutto, quindi la sopraffazione violenta è logicamente controproducente nel medio e lungo termine, per quanto possa magari tornare utile nell’immediato. Gli esempi storici non mancano a dimostrare come, in particolare il gruppo etnico dominante Han, sia stato, e sia tutt’ora, più valido e attivo nel produrre commercianti che guerrieri.
Tornando alla situazione odierna quindi, l’idea che la Cina non sia così avversa ad accettare il controllo energetico statunitense è affascinante, anche perché eviterebbe un ulteriore bagno di sangue. Non che sia una questione centrale per alcuno, considerato come quelli già in atto non intacchino il corso politico cinese, ma è pur sempre una medaglia luccicante da farsi appuntare al petto gratuitamente da ogni categoria di stolti ammiratori.

L’analisi marxista dei rapporti tra nazioni

E qui arriviamo a un’altra chiave di lettura, questa mutuata da Bordiga, il quale sosteneva oltre un secolo fa che la guerra, nel contesto capitalista, è un accordo tra borghesie nazionali.
Quando la crisi economica diventa difficile da superare, come ben sappiamo, la guerra si affaccia all’orizzonte come sbocco apparentemente naturale. Il punto è che questa non sia una questione di competizione tra borghesie nazionali che si contendono mercati, ma una forma di investimento comune che porta svariati benefici a tutti i mercati coinvolti, che ovviamente include la redistribuzione delle aree geografiche di influenza, ma solo come prodotto del tutto secondario. Il prodotto principale della guerra è piuttosto eliminare – anche e soprattutto fisicamente – classe lavoratrice in eccesso e in stato di agitazione, anche solo potenziale, o comunque estendere il controllo violento su di essa. Questo è il compito fondamentale del capitalismo, non dimentichiamolo. Che sia attuato in maniera consapevole o meno dai vari governanti è del tutto irrilevante, è nella natura stessa del loro ruolo. In seconda istanza viene poi l’investire enormemente in merci altamente volatili quali sono gli armamenti, e via andando.
Quindi torniamo a guardare alla quiete seguita al grande incontro Cina – Stati Uniti, e alle dichiarazioni ben più rumorose del successivo incontro Cina – Russia, o anche Cina – Chiunque-Altro-della-Lunga-Fila-di-Questuanti. L’accordo per fare la guerra globale non si è trovato, che non vuol dire che la Cina si oppone alla guerra di altri, ma solo che non si farà coinvolgere attivamente. Nonostante gli sforzi innegabili da parte americana per alimentarla, la classe dominante cinese – e per quello che conta quella russa in questo specifico contesto, in cui è subordinata al “partner” cinese – ha rifiutato questo percorso di risoluzione della crisi economica, spingendosi a dichiararlo apertamente, seppure i filtri di giornalisti e analisti abbiano fatto di tutto per mascherare e depotenziare il messaggio. La Cina non muoverà un dito (armato) per i propri partner commerciali sul fronte energetico, perché il proprio interesse sta nel benessere a lungo termine del proprio miglior cliente, che come abbiamo visto passa dal controllo del mercato dell’energia. Inoltre l’Europa che sprofonda nell’irrilevanza economica e politica è di relativa importanza per entrambi gli attori principali del mercato, anzi semmai è un risultato positivo. Del resto è già stata spazzata via più volte negli ultimi secoli, ed è sempre stato un ottimo affare per i capitalisti.
Tutto ciò perché la Cina, come piace ripetere a tutti gli analisti borghesi che la idolatrano – inclusi i campisti – pensa sempre al lungo termine, al programma pianificato a tappe forzate. Mentre ci tiene sempre a rimarcare di essere “la seconda economia mondiale” – non la prima, non ancora – e di essere ancora un paese generalmente povero e in via di sviluppo (!!!), sa anche che il sorpasso, nelle condizioni odierne, è solo questione di tempo, e non ha davvero a cuore che avvenga. Non potrebbe essere altrimenti per chi segue pedissequamente la dottrina mercantilista confuciana di produrre per gli altri per il mutuo beneficio e sviluppo, del resto. Velocizzare il sistema in modo caotico, come inevitabilmente avviene quando si imbracciano le armi, sarebbe quindi in contraddizione con l’attento controllo cadenzato e moderato di tale dottrina. Con buona pace di chi attribuisce a Pechino logiche dettate da spirito umanitario da dittatura del proletariato.


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La vita scorre

la vita scorre e quel senso sempre del fugace in ogni cosa

ma il mare il mare è nel cuore di Odisseo che si interroga a specchio del cielo

l'uomo è per la meraviglia

Grazie — il tuo testo ha un tono meditativo e limpido: poche parole che aprono uno spazio vasto di immagini e domande.

Interpretazione


Tema principale: la fugacità del tempo e la meraviglia come risposta umana.
Simboli: il mare come luogo dell’interrogazione e dell’avventura, legato a Odisseo; il fugace che attraversa ogni cosa come un filo sottile.
Voce: il parlante osserva con stupore, non con rassegnazione; la conclusione ribalta la malinconia in un’affermazione di senso.

Note stilistiche


  • Economia lessicale: versi brevi e frammentati che creano ritmo e sospensione.
  • Ripetizione: la ripetizione di “la vita scorre” e “il mare” rafforza il nucleo tematico.
  • Immagini visive: “a specchio del cielo” è efficace e sintetica; suggerisce riflessione e infinito.
  • Punteggiatura: l’assenza di segni forti lascia il testo aperto, come onde che non si fermano.


Suggerimenti per sviluppo


  • Allungare o comprimere: puoi giocare con strofe più lunghe per approfondire l’immagine di Odisseo, o mantenere la brevità per accentuare l’istantaneità.
  • Variare il ritmo: inserire un verso più lungo ogni tanto può creare un punto di caduta emotiva.
  • Titolo: un titolo può orientare la lettura (es. Specchio di mare, Per la meraviglia).
  • Contrasto: aggiungere un’immagine domestica o minuta potrebbe rendere più forte il contrasto tra il fugace e l’eterno.


Continuazione possibile


eppure quando la notte posa la sua mano lieve sul bordo del mondo resta un lume che non chiede risposta ma invita a guardare

Versione estesa


La vita scorre
come un filo d'acqua tra le dita,
un passo che non si volta indietro,
un battito che si perde nel giorno.

La vita scorre
e quel senso di fugace si posa
sulle cose più piccole:
la tazza che fuma, il lampo di un sorriso,
la polvere che danza nella luce.

Ma il mare —
il mare è nel cuore di Odisseo,
è una domanda che non si stanca,
un orizzonte che rimanda il cielo,
una voce che torna da lontano.

Odisseo ascolta il mare a specchio,
vede le stelle come mappe rotte,
ricorda porti che non esistono più,
nomi pronunciati come preghiere.
Eppure ogni onda gli restituisce
un frammento di casa e di viaggio insieme.

L'uomo cammina tra il fugace e l'eterno,
porta con sé valigie di meraviglia:
ogni incontro è un porto, ogni addio un vento.
Non cerca risposte definitive,
ma si ferma a guardare il riflesso,
a contare i lampi sul pelo dell'acqua.

Quando la notte posa la sua mano lieve
sul bordo del mondo,
resta un lume che non chiede risposta,
un lume che invita a restare svegli,
a stupirsi ancora, a non dare tutto per scontato.

Perché la vita scorre, sì,
ma nel fluire si apre uno spazio:
lì l'uomo è per la meraviglia,
e la meraviglia è il suo porto più vero.

Translation


Life flows
like a thread of water through the fingers,
a step that does not look back,
a heartbeat lost in the day.

Life flows
and that sense of the fleeting settles
on the smallest things:
the steaming cup, the flash of a smile,
the dust that dances in the light.

But the sea —
the sea is in Odysseus’s heart,
it is a question that never tires,
a horizon that returns the sky,
a voice that comes back from afar.

Odysseus listens to the sea as to a mirror,
he sees the stars like broken maps,
remembers harbors that no longer exist,
names spoken like prayers.
And yet each wave gives him back
a fragment of home and of journey together.

Man walks between the fleeting and the eternal,
he carries suitcases of wonder:
every meeting is a harbor, every farewell a wind.
He does not seek definitive answers,
but stops to watch the reflection,
to count the flashes on the water’s skin.

When night lays its gentle hand
on the edge of the world,
a light remains that asks no answer,
a light that invites staying awake,
to marvel again, to take nothing for granted.

For life flows, yes,
but in the flowing a space opens:
there the human is for wonder,
and wonder is his truest harbor.


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1CR - Capitolo 20


1All'inizio dell'anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Ioab, alla testa di un forte esercito, devastò il territorio degli Ammoniti, quindi andò ad assediare Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Ioab occupò e distrusse Rabbà. 2Davide prese dalla testa di Milcom la corona e trovò che pesava un talento d'oro e aveva una pietra preziosa; essa fu posta sulla testa di Davide. Egli ricavò dalla città un bottino molto grande. 3Ne fece uscire gli abitanti e li impiegò alle seghe, ai picconi di ferro e alle asce. Allo stesso modo Davide trattò tutte le città degli Ammoniti. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutta la sua gente.

Vittorie sui Filistei4Dopo questo, ci fu una battaglia con i Filistei, a Ghezer. Allora Sibbecài di Cusa uccise Sippài, dei discendenti dei Refaìm. I Filistei furono soggiogati.5Ci fu un'altra battaglia con i Filistei ed Elcanàn, figlio di Iair, uccise Lacmì, fratello di Golia di Gat: l'asta della sua lancia era come un cilindro da tessitori.6Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove c'era un uomo di grande statura, con le dita a sei a sei, in tutto ventiquattro, e anche lui era discendente di Rafa. 7Egli sfidò Israele, ma Giònata, figlio di Simeà, fratello di Davide, lo uccise. 8Questi erano i discendenti di Rafa, a Gat. Essi caddero per mano di Davide e dei suoi uomini.

__________________________Note

20,4 Confrontando la successione degli eventi in 2Sam si nota una lunga omissione riguardante il dramma familiare di Davide: manca tutta la parte relativa alla crisi politica provocata da Assalonne.

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Approfondimenti


1-3. Capitolazione degli Ammoniti, cfr. 2Sam 11,1-12,31. «All'inizio dell'anno successivo» (v. 1) ossia in primavera. Anche secondo gli annali degli imperatori assiri, la partenza per la guerra avveniva sempre in primavera.

4-8. Scontri bellici che il Cronista riferisce prendendo dalla sua fonte, 2Sam 21,18-22, perché utili a ribadire la tesi enunciata in 22,8 e 28,3.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Jonathan Wilson – Rare Birds (2018)


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Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

Continua inesorabile il processo evolutivo di Jonathan Wilson dopo le prime due ottime prove Gentle Spirit (2011) e Fanfare (2013), entrambe segnate dalla giusta mescola di tradizione e sperimentazione. Il musicista originario di Forest City è riuscito infatti a condensare nella sua proposta sonora il country e il folk, il rock desertico ed echi vagamente progressive con risultati sorprendenti... artesuono.blogspot.com/2018/03…


Ascolta: album.link/i/1320439940



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Jonathan Wilson – Rare Birds (2018)


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Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

Continua inesorabile il processo evolutivo di Jonathan Wilson dopo le prime due ottime prove Gentle Spirit (2011) e Fanfare (2013), entrambe segnate dalla giusta mescola di tradizione e sperimentazione. Il musicista originario di Forest City è riuscito infatti a condensare nella sua proposta sonora il country e il folk, il rock desertico ed echi vagamente progressive con risultati sorprendenti... artesuono.blogspot.com/2018/03…


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