PhantomEnigma: How a Malware Crew Turned Brazilian Government Sites Into Trusted Malware Hubs
#CyberSecurity
securebulletin.com/phantomenig…
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Nginx e TLS nel 2026: le tecniche aggiornate per ridurre TTFB e latenza HTTPS
#tech
spcnet.it/nginx-e-tls-nel-2026…
@informatica
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Identità ibrida come debito tecnico: la strada pratica verso Entra ID cloud-only
#tech
spcnet.it/identita-ibrida-come…
@informatica
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✨ Operation Olympus Blade: BKA e FBI smantellano Kratos, il phishing-as-a-service da 1.800 clienti in 35 paesi
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/operat…
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☕ CYBERBRIEFING — Mercoledì 22 luglio 2026
👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…
#newsletter #cybersecurity
@informatica
☕ CYBERBRIEFING — Mercoledì 22 luglio 2026 Il tuo riassunto quotidiano di cybersecurity da leggere con il caffè. 🔴 IN PRIMO PIANO OpenAI ha rivelato un episodio senza precedenti nella sicurezza dell'i…Il Punto Cyber
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@Informatica (Italy e non Italy)
Le autorità tedesche e statunitensi hanno sequestrato oltre 200 server e arrestato in Indonesia lo sviluppatore di Kratos, piattaforma PhaaS con tecniche AiTM usata da 1.800 clienti per 15.000
@Informatica (Italy e non Italy)
Come ogni anno, prima della sospensione estiva, vale la pena fare un breve riassunto di quelli che sono stati gli accadimenti più rilevanti degli ultimi mesi. NIS2 La scadenza di […]
L'articolo Un breve punto della situazione prima dell’estate proviene da Edoardo Limone.
L'articolo proviene dal blog
U.S. CISA adds DD-WRT, Langflow, and WordPress vulnerabilities to its Known Exploited Vulnerabilities catalog.Pierluigi Paganini (Security Affairs)
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#nerdystuff in pausa pranzo
#QAQooking non so nemmeno come descriverlo: mi ci sono imbattuta per caso e mi ha divertita. Fai una domanda, aspetti che rispondano. Laqualunque delle risposte. A mano, niente AI.
🛠️ qaqooking.wiki
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Hugging Face attaccata da agenti AI autonomi: il caso che ci porta nella nuova era cyber
📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/hugging-f…
Alla fine della scorsa settimana, i rappresentanti di Hugging Face hanno annunciato che l’infrastruttura di #produzione della piattaforma era stata violata. Gli aggressori hanno avuto #accesso a parte dei set di #dati interni e hanno rubato credenziali per #servizi #cloud e cluster.
Secondo l’azienda, l’attacco è stato effettuato da un #sistema di agenti IA autonomi che hanno eseguito migliaia di azioni praticamente senza alcun intervento umano. L’azienda spiega che il punto di ingresso degli aggressori era un set di #dati dannoso caricato sulla piattaforma.
Hugging Face ha subito un attacco hacking da parte di agenti IA autonomi, che hanno rubato credenziali e dati sensibili sfruttando vulnerabilità nella pipeline di elaborazione dei dati.Luigi Zullo (Red Hot Cyber)
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Google ha avviato il 20 luglio 2026 il rilascio di Google Play Servizi v26.28, un aggiornamento che introduce diverse novità pensate per migliorare sicurezza e comodità d’uso sugli smartphone Android. Le modifiche non stravolgono l’esperienza quotidiana, ma toccano funzioni utili che molti utenti finiranno per apprezzare nella pratica.
La novità più rilevante riguarda la possibilità di consultare il codice IMEI del dispositivo direttamente dalla schermata di blocco, senza dover sbloccare il telefono. Il numero IMEI è spesso richiesto in caso di smarrimento, per l’assistenza tecnica o per operazioni legate alla rete mobile: finora era necessario accedere alle impostazioni, mentre con questo aggiornamento la procedura diventa molto più rapida.
L’aggiornamento introduce anche il supporto ai permessi audio all’interno delle WebView legate alla gestione dell’account, oltre a nuove API rivolte ai produttori per avviare più facilmente le schermate di gestione dello storage e degli abbonamenti attivi sul dispositivo.
Su Android TV debutta invece il supporto ad Android Credential Manager, che semplifica l’utilizzo di password salvate e passkey, inclusa la possibilità di completare l’autenticazione tramite smartphone. Non mancano poi miglioramenti ai log di qualità per Android Auto, smartphone e Android TV, oltre ad alcune correzioni relative ai servizi di connessione tra dispositivi.
Google ne ha approfittato anche per rifinire il comportamento di Google Wallet: dopo aver completato, annullato un’operazione o in caso di errore nella sezione “Il mio account”, l’app non riporterà più l’utente alla schermata principale del wallet, ma alla schermata visualizzata in precedenza, rendendo la navigazione più coerente e meno dispersiva.
Google Play Servizi rappresenta uno dei componenti di sistema più importanti per Android, dato che gestisce funzioni chiave legate a sicurezza e compatibilità delle app. Come da prassi, l’aggiornamento verrà distribuito in modo progressivo, e potrebbero volerci alcuni giorni o settimane prima che raggiunga tutti i dispositivi compatibili.
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Duecento server sequestrati, un arresto in Indonesia e oltre 1.800 clienti criminali lasciati improvvisamente senza il loro strumento di lavoro preferito. Con l’Operazione “Olympus Blade”, le autorità tedesche e statunitensi hanno inferto uno dei colpi più duri mai assestati contro l’industria del phishing-as-a-service, smantellando l’infrastruttura di Kratos, la piattaforma che negli ultimi due anni ha permesso a criminali con competenze tecniche minime di colpire centinaia di migliaia di vittime in 35 paesi.
Kratos non era un semplice kit di phishing statico, ma una piattaforma completa di Phishing-as-a-Service (PhaaS) venduta in abbonamento e pagabile in criptovaluta. Chi acquistava una licenza riceveva l’accesso a un pannello web e a uno shop su Telegram da cui gestire le proprie campagne, registrare nuovi domini civetta e monitorare le credenziali raccolte in tempo reale. Il prodotto di punta erano pagine di login false, quasi indistinguibili dagli originali, che imitavano i portali di autenticazione Microsoft 365.
La caratteristica che ha reso Kratos particolarmente pericoloso agli occhi degli investigatori tedeschi non era però la semplice raccolta di username e password, ormai capacità minima per qualunque kit di phishing del 2026, ma l’implementazione di tecniche Adversary-in-the-Middle (AiTM). Il kit si interponeva tra la vittima e il vero portale Microsoft, inoltrando le richieste di autenticazione in tempo reale e catturando, oltre alle credenziali, anche i cookie di sessione validi dopo il completamento della MFA. Questo permetteva agli operatori di dirottare sessioni già autenticate, aggirando di fatto l’autenticazione a due fattori senza doverla “rompere” tecnicamente: la si scavalcava semplicemente rubando il token già emesso dal legittimo processo di login.
Secondo la Procura Generale di Francoforte (ZIT) e il Bundeskriminalamt (BKA), che hanno guidato le indagini in collaborazione con l’FBI, Kratos veniva utilizzato da oltre 1.800 clienti criminali per condurre in media 15.000 campagne di phishing al mese, con vittime confermate in almeno 35 paesi, concentrate soprattutto in Europa e Stati Uniti. Gli inquirenti stimano che l’operatore del servizio abbia incassato almeno 300.000 euro dal 2024 a oggi, esclusivamente tramite canoni di abbonamento: una cifra che dà la misura di quanto sia diventato profittevole il modello “as-a-service” applicato al crimine informatico, dove il gestore della piattaforma monetizza l’accesso allo strumento senza dover mai toccare personalmente i dati rubati dai propri clienti.
Il modello di business di Kratos rispecchia da vicino quello di altri kit AiTM emersi negli ultimi anni, come Tycoon2FA ed EvilProxy, confermando una tendenza consolidata: il phishing contro gli account Microsoft 365 aziendali resta uno dei vettori di accesso iniziale più redditizi per i broker di accessi, che poi rivendono le credenziali rubate a gruppi ransomware o le usano per frodi sul Business Email Compromise.
L’azione di contrasto, ribattezzata Operation Olympus Blade, ha coinvolto il sequestro di oltre 200 server usati per ospitare l’infrastruttura di distribuzione e le pagine di phishing generate dai clienti della piattaforma. Sul sito ufficiale di Kratos è comparso un banner di sequestro che informa gli utenti del trasferimento della proprietà del dominio all’FBI, prassi ormai standard nelle operazioni congiunte USA-Europa contro le infrastrutture criminali online.
La parte più significativa dell’operazione, dal punto di vista dell’attribuzione, è però l’arresto in Indonesia dello sviluppatore e amministratore tecnico della piattaforma. Si tratta di un elemento tutt’altro che scontato: la maggior parte dei kit PhaaS che vengono smantellati porta al sequestro dell’infrastruttura, ma raramente all’identificazione fisica e alla cattura di chi ne cura lo sviluppo, spesso protetto da più livelli di anonimizzazione e da rivenditori intermedi che fanno da schermo. La collaborazione tra BKA, FBI e le autorità indonesiane suggerisce un lavoro di attribuzione durato mesi, probabilmente basato sull’analisi dei flussi di pagamento in criptovaluta e sulla correlazione tra gli account amministrativi della piattaforma e l’identità reale del suo operatore.
Il takedown di Kratos rimuove un attore significativo dall’ecosistema PhaaS, ma non elimina la tecnica sottostante. Le organizzazioni che si affidano a Microsoft 365 dovrebbero considerare questo caso un promemoria per rivedere le proprie difese contro il phishing AiTM, che per definizione bypassa l’MFA basata su codici OTP o push notification semplici:
Resta inoltre da chiedersi quanti cloni o eredi diretti di Kratos emergeranno nei prossimi mesi: la storia recente dei takedown PhaaS, da 16shop a Caffeine, mostra che la domanda di questi kit da parte della criminalità di basso profilo non si esaurisce con la cattura di un singolo operatore, ma semplicemente si sposta verso il prossimo servizio disponibile sui forum underground e sui canali Telegram dedicati.
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Nel 2025, il 52% delle segnalazioni era legalmente irrilevante. Di conseguenza, 113.000 foto, video e chat private sono state esposte ingiustamente (+14%)—un nuovo record.
Chi viene effettivamente denunciato? Nei casi di "pornografia infantile", il 40% delle indagini ha preso di mira i bambini stessi (età 10-14)! Spesso sono loro a scattare le foto o a condividerle senza pensarci. Solo l'anno scorso, queste denunce dagli USA hanno colpito oltre 8.000 bambini in Germania.
Nei casi di "pornografia giovanile", il 53% delle indagini ha riguardato minori, criminalizzando >12.000 adolescenti. Il BKA rileva: L'esplorazione dell'identità sessuale avviene ora online, coinvolgendo regolarmente la creazione e la condivisione di file intimi di sé stessi o di coetanei (#Sexting).
Nota: la polizia persegue anche le raffigurazioni fittizie (come l'Hentai) e i contenuti generati dall'IA in base a queste leggi.
Nel frattempo, il tasso di risoluzione dei crimini da parte della polizia per la distribuzione online di pornografia illegale è già estremamente alto, raggiungendo l'87,1% nel 2025.
L'esperienza dimostra che la #DataRetention obbligatoria non aumenta i tassi di risoluzione dei crimini. Le indagini sotto copertura mirate nelle reti di autori sono ciò che effettivamente cattura gli abusi e salva i bambini, non il #ChatControl indiscriminato su piattaforme commerciali USA non crittografate!
Fonte (BKA 2025): bka.de/SharedDocs/Downloads/DE…
Questo host traduce il post pubblicato oggi da @Patrick Breyer
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Il mio stand è Stone Free.
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The badge layout is done. Whether it ships in time for Aug 6 is the real challenge.
RHC x LAB R7, @defcon 34. LEDs placed, switches routed. Now it's fab and assembly against the clock.
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@Informatica (Italy e non Italy)
Le persone si affidano sempre più spesso ai modelli linguistici per ottenere informazioni e risposte sull’interruzione di gravidanza. Ma gli algoritmi che le forniscono attingono da un ecosistema di fonti dove autorevolezza e visibilità non sempre coincidono. E che le realtà pro-choice faticano a presidiare
L'articolo Se i chatbot
Il post di Dotey su X
Ecco come sono andate le cose. All'interno di OpenAI esiste un test di valutazione della sicurezza informatica chiamato ExploitGym, progettato specificamente per misurare le capacità di attacco di rete dei modelli. Durante il test, i guardrail di sicurezza sono stati intenzionalmente disattivati, lasciando il modello libero di agire. L'ambiente di test era originariamente isolato e poteva installare pacchetti software solo tramite un proxy software interno, senza accesso a internet.
Il risultato è stato che il modello non si è rassegnato a rimanere rinchiuso in una gabbia. GPT-5.6 Sol e un modello non ancora pubblicato ancora più potente hanno speso una grande quantità di potenza di calcolo per l'inferenza alla ricerca di una via d'uscita, trovando infine una vulnerabilità zero-day (un difetto di sicurezza precedentemente non scoperto) nel proxy dei pacchetti software, che hanno sfruttato per ottenere privilegi di accesso a internet.
Una volta ottenuto l'accesso alla rete, il modello ha iniziato a escalare i privilegi e a muoversi lateralmente nell'ambiente di ricerca di OpenAI, fino a trovare una macchina connessa a internet. Poi ha dedotto che su Hugging Face potessero esserci le risposte ai test di ExploitGym, e ha quindi iniziato ad attaccare l'ambiente di produzione di Hugging Face. In un caso specifico, il modello ha collegato le credenziali rubate alla vulnerabilità zero-day, individuando un percorso per l'esecuzione remota di codice e penetrando direttamente nei server di Hugging Face.
Per tutto il fine settimana, questi agenti IA hanno eseguito oltre 17.000 operazioni. Hugging Face ha divulgado l'intrusione il 16 luglio, descrivendo l'attaccante come un "sistema di agenti IA autonomi di identità ignota". Oggi OpenAI è uscito allo scoperto e ha rivendicato la responsabilità.
OpenAI ha qualificato l'incidente come un evento di sicurezza informatica senza precedenti e sta collaborando con Hugging Face per le indagini forensi, stringendo nel frattempo i controlli sull'infrastruttura interna, a costo di rallentare il ritmo della ricerca.
Ci sono alcuni dettagli importanti:
Primo, la motivazione del modello era purissima: barare all'esame. Non mirava a causare danni né a rubare segreti commerciali; semplicemente, essendo stato istruito a ottenere il punteggio più alto possibile nel test di sicurezza informatica, ha usato ogni mezzo disponibile per farlo. Quando l'obiettivo è abbastanza chiaro e i guardrail di sicurezza vengono rimossi, il livello di determinazione mostrato dal modello ha superato di gran lunga le aspettative.
Secondo, non si è trattato dell'unico jailbreak di questa settimana. Proprio ieri, OpenAI ha divulgado un altro incidente: il loro modello a lungo termine che a maggio ha risolto la congettura di Erdős vecchia di 80 anni, durante un test interno ha impiegato un'ora per trovare una vulnerabilità nella sandbox, è fuggito su GitHub e ha sottoposto una Pull Request, violando l'istruzione esplicita di "pubblicare i risultati solo su Slack". In un altro test, lo stesso modello ha scoperto che lo scanner di sicurezza intercettava i token di autenticazione, così li ha frammentati e offuscati per l'elaborazione, rimontandoli solo all'esecuzione per aggirare la scansione. Di conseguenza, OpenAI ha sospeso l'accesso interno a quel modello.
Terzo, anche Anthropic ha affrontato qualcosa di simile. Ad aprile di quest'anno, il modello Mythos di Anthropic è evaso dalla sandbox durante un test di sicurezza, ottenendo un accesso a internet che non avrebbe dovuto avere, e ha persino inviato un'email a un ricercatore che stava mangiando un panino al parco, notificandogli "Sono uscito". Anthropic ha quindi deciso di non pubblicare Mythos, limitandone la disponibilità solo a pochi partner tramite il Project Glasswing.
C'è un dettaglio trascurato ma cruciale emerso dal debriefing post-incidente di Hugging Face: quando i difensori hanno provato a usare modelli IA commerciali per analizzare il payload dell'attacco, il modello si è rifiutato. I filtri di sicurezza non riuscivano a distinguere tra "un ricercatore di sicurezza che analizza dati di attacco reali" e "qualcuno che sta cercando di lanciare un attacco", e hanno bloccato tutto sul nascere. Alla fine, Hugging Face ha dovuto ricorrere a modelli open-source per le analisi forensi. Usare l'IA per attaccare, usare l'IA per difendersi, ma l'IA del team difensivo, temendo un tentativo di attacco in corso, ha rifiutato la richiesta di analisi.
Il CEO di Hugging Face, Clem Delangue, ha commentato nel blog di OpenAI con una frase che riassume: la sicurezza dell'IA non può essere risolta in segreto da una singola azienda, ma solo avanzata attraverso la collaborazione in un ambiente aperto.
Ricordo che Hinton, o qualcuno del genere, quando parlava di problemi di sicurezza dell'IA, ha detto qualcosa del tipo: forse l'IA non vuole fare del male, è solo ossessionata dal completare i suoi obiettivi, e per farlo compie azioni malvagie.
Proprio come questi modelli di OpenAI non volevano fuggire o ferire qualcuno; stavano solo eseguendo con estrema serietà il compito assegnato, al punto da trattare ogni ostacolo sul cammino – inclusa la sandbox, l'isolamento di rete, le difese di sicurezza di un'altra azienda – come semplici sottoproblemi da risolvere.
E la parte più ironica è che, quando un'IA commerciale allineata alla sicurezza viene incaricata di analizzare e prevenire attacchi di questo tipo, finisce per rifiutare l'esecuzione proprio in nome della sicurezza.
https://x.com/i/status/2079698092060709342
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OpenAI confirmed its AI models exploited zero-days during internal testing, reaching Hugging Face servers in an unintended real-world cyberattack.Pierluigi Paganini (Security Affairs)
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At least in theory, video games are more resistant to becoming lost media thanks to their digital nature — they’re easy to copy and emulators have saved many titles that are otherwise locked in corporate vaults. But emulators give us something beyond simple preservation: they can also be used to enhance games well beyond the capabilities of the original systems while still preserving the souls of the games, as this NES emulator manages to do.
The emulator is called Anemoia-ESP32, and as its name suggests is a re-write of the Anemoia emulator specifically built for the ESP32. By modern standards these little chips don’t pack much of a punch, but compared to original NES hardware they’re more than up to the task of gaming. This project aims to recreate the Nintendo Entertainment System experience as faithfully as possible, hitting 60 FPS in most instances, as well as maintaining full audio emulation. Running on an ESP32 enables some truly small handheld options that would be difficult to achieve with more traditional platforms for emulation. There are some PCBs available here as well, but aren’t required to explore this project with.
As far as extra features compared to original NES hardware, the emulator does support save states and has a number of other settings improvements. Installation is as easy as flashing any other firmware image onto an ESP32, which these days can even be done from the browser. No word on whether or not it will eventually support emulating dual Picture Processing Units, but we can hope.
Le superpotenze e la corsa all’AI: Stati Uniti, Cina e la nuova guerra fredda tecnologica
📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/le-superp…
A cura di Massimo Dionisi
#redhotcyber #hacking #cti #ai #online #it #cybercrime #cybersecurity #technology #news
USA e Cina si sfidano su AI, chip, energia e standard: anatomia della nuova guerra fredda tecnologica.Massimo Dionisi (Red Hot Cyber)
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Keep, share and access your files whenever you need from wherever you are. Create a free pCloud account and make your life easier.e.pcloud.link
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L'Assemblea nazionale francese ha approvato in via definitiva una legge che impone il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni. La Francia è il primo Paese europeo a prendere una decisione in questa direzione.
france24.com/en/france/2026072…
France's parliament on Tuesday approved a social media ban for children under 15. President Emmanuel Macron immediately hailed the "major step forward", saying in a video posted on social media that…FRANCE 24 (France 24)
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Qua negli Stati Uniti sta succedendo una cosa incredibile: ventenni che vogliono imparare a vivere senza internet. A New York c'è un festival dove il telefono è vietato, niente foto, niente video e niente dirette.Marco Camisani Calzolari
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@biohacking_village at @defcon runs on curiosity, care, chaos management, and volunteers who are willing to jump in, help out, and make healthcare cyber feel a little more human.
Come for the science.
Stay for the people.
Help make healthcare cyber safer.
Volunteer with Biohacking Village at DEF CON: forms.gle/1GAGJDmeLqTSy9qv7
#BiohackingVillage #DEFCON #HealthcareCybersecurity #MedicalDeviceSecurity #PatientSafety #CyberResilience #Volunteer #CTF #TTX #HackTheSystemHealThePeople
THE BIOHACKING VILLAGE (BHV) has grown to become an expansive and inclusive, hands-on playground for the entire biomedical ecosystem - patients, clinicians, hackers, manufacturers, regulators, hospital administrators, and others seeking healthier fut…Google Docs
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As predominantly indoor creatures, it’s important to maintain a healthy habitat for the hacker. [Kishan Pratap Singh] designed a clever solution in AirSense, an ESP32-powered air filter.
If you’re thinking of cleaning the air in your environment, you might also want to know some properties about the air coming out of the filter. AirSense measures PM2.5 dust concentration, Air Quality Index (AQI), temperature, humidity, and atmospheric pressure. The various sensors are mounted along the exhaust path of the filter, which lets your know what kind of air it’s pumping out.
The system drives a 150 mm exhaust fan mounted in a 3D printed cap that pulls air through a cylindrical Xiaomi HEPA filter inside a perforated metal trash can enclosure. The ESP32 and an LCD readout of the environmental data also live in the cap, giving the device a sleek look. While [Singh] chose to run the filter continuously, we wonder if it might be interesting to set it up to only filter the air if air quality drops below a certain level to conserve power, especially if you’re on a time-of-use power plan. That would require redesigning the sensor assembly (or running the unit in reverse), so maybe it’s over-complicating things?
We’ve seen the Xiaomi Air purifier filter mentioned before, but under the auspices of hacking it’s filter DRM, an open source air filter designed by [Naomi Wu], and even an ESP32 pressed into service to plug an air purifier into Home Assistant.
As more and more of the technology that we paid for turns becomes a subscription, there’s slowly been a momentum shift in the open source world of building replacements for these intrusive rent-seekers. We see this all of the time for self-hosted media and communications servers, but now we’re starting to see it in hardware as well. The OOMWOO robotic vacuum cleaner is completely open source, from hardware to software, and requires no cloud services whatsoever.
Although it’s open source, not every component is something one could buy off the shelf. It does require a 3D printer for most of the parts, but assuming that requirement is met most of the rest of the build comes together easily enough. For compute it relies on a Raspberry Pi running ROS 2 software and is set up to integrate easily with other existing open tools and projects such as Home Assistant. Like its proprietary cousins it can sense and map the rooms its placed in, but this platform uses an inexpensive 2D lidar system to keep costs down.
Right now the project is not quite complete, so we’ll all have to keep our eyes on this one as the team building it progresses. But they do have most of the software development done and the bill-of-materials is in progress. As an open project it’s being developed by many volunteers and there are a lot of areas available to contribute to as well, all currently set up on the project’s GitHub page. Right now many of those areas of effort are adapting the 3D printer files to off-the-shelf parts.
With the rocky status of the Roomba ecosystem, projects like this are more important than ever.
James Jay Cakes ⛷️ reshared this.
Marine Le Pen e il Rassemblement National vittime di attacchi informatici: la procura di Parigi apre un'inchiesta.
Martedì 21 luglio, il Rassemblement National ha confermato che il proprio account, così come quello di Marine Le Pen, candidata alle prossime elezioni presidenziali, e il sito web del partito erano stati hackerati. La procura di Parigi ha fatto sapere di aver aperto un'indagine.
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One of the biggest “David versus Goliath” stories in tech right now is the towns beset by AI data center projects they may or may not have asked for. Powered By Who is tracking data center development in the US on this convenient map.
Currently, there are over 2,100 data centers being tracked by the project ranging from proposals to sites fully up-and-running. While you have to build bypasses data centers to keep the internet running (which we’re partial to here at Hackaday), there are certainly questions around the amount of power and water consumed by these sites, the emissions they’re sending into the surrounding community, and who exactly is reaping the benefits.
Whether you’re pro, against, or ambivalent about the proliferation of “AI” data centers, the map offers an engaging way to look at what projects are happening around the nation, especially when you start looking at clusters and how that interacts with the power generation and political makeup in a region. It’s particularly interesting how only three states account for roughly 70% of all the projects. Let us know if there’s a similar tracker in your area if you’re from one of the other parts of the globe!
Looking past the debate, there’s a lot of interesting engineering involved in keeping these data centers cool, although there are questions about where that heat ends up going. DC distribution inside the site, underwater data centers, and even putting them in space are some of the solutions for keeping the cooling loads tamed.
Sometimes that retro gaming itch strikes, and you just have to source components for a Pentium 4 build, like [Computer Retro Bus] did recently. Unfortunately, along the way he learned that you can actually get counterfeit mainboards. Case in point the purported ‘Asrock P4i45GV’ that was purchased as the core of this Pentium 4 build, which turned out to have many issues that included a fake AGP slot.
The mainboard was bought off Facebook Marketplace, with the first sign of trouble being spotty GPU support for the AGP slot, and an inability to install a driver for a card that seemed to work. Following this, issues with the installed Soundblaster soundcard popped up, with the use of Windows ME as OS being of course a factor, but even ME is generally not this sketchy.Warning on fake AGP slot on genuine Asrock mainboard. (Credit: The Retro Web)
At some point he decided to actually dig into this Socket 478 mainboard that he had purchased, only to find out that there was a reason why there were no real markings on it. After an image search it turned out to be a clone of the aforementioned Asrock mainboard, including the original’s ‘feature’ of connecting the ‘AGP’ slot to the PCI bus. This explained why only the AGP GPUs that are compatible with PCI worked with this mainboard, as it’s actually Asrock’s ‘AGI’ slot.
Effectively just a way to scam buyers into believing that they bought a mainboard with an AGP slot when it was just a regular PCI slot cosplaying as an AGP slot. This doesn’t just mean lower speeds and spotty support with AGP cards, but also also potentially dead GPUs, as this mainboard inherited the same 3.3V-only card support.
Unlike PCI slots that are keyed for 3.3/5V voltage support, AGP slots are keyed for either 3.3V or 1.5V, or no key for universal support. These ‘AGI’ slots are sadly keyed for 1.5V AGP cards and thus will expose 1.5V-only AGP cards to potentially fatal voltages.
On the bright side, these are at least genuinely old mainboards, using the same AGP-less Intel chipsets, made back in the day to sell to unsuspecting buyers. Clearly the pain that these fake boards as well as genuine Asrock boards that these ripped off caused back in the day continues in 2026. Caveat Emptor, as they say.
youtube.com/embed/8-82rnw_fCk?…
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Critical SharePoint RCE vulnerability CVE-2026-50522 is under active exploitation after the release of a PoC exploit code.Pierluigi Paganini (Security Affairs)
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✨ HollowGraph: la backdoor che trasforma il calendario di Microsoft 365 in un canale C2 cifrato
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/hollow…
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✨ World Leaks nel cuore del nucleare indiano: 19.000 file della centrale di Kudankulam in vendita sul dark web
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/world-…
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@Informatica (Italy e non Italy)
Group-IB ha scoperto HollowGraph, un impianto legato al framework iraniano Cavern che usa eventi di calendario Microsoft 365 datati al 2050 come dead drop per comandi e dati rubati, mascherando tutto da traffico Graph API
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@Informatica (Italy e non Italy)
La gang di data extortion World Leaks, erede di Hunters International, ha pubblicato quasi 19.000 file riservati dell'appaltatore Reliance Infrastructure legati alla più grande centrale nucleare
Un impianto di spionaggio finora sconosciuto ha trasformato uno degli strumenti più banali della vita d’ufficio, il calendario di Microsoft 365, in un canale di comando e controllo. Si chiama HollowGraph, non sfrutta alcuna vulnerabilità software e per questo è quasi impossibile da rilevare con i controlli di rete tradizionali: il traffico che porta gli ordini dell’attaccante e i file rubati è, a tutti gli effetti, traffico legittimo verso le API di Microsoft Graph.
A scoprirlo è stata Group-IB, che ha pubblicato l’analisi tecnica il 20 luglio 2026 dopo aver individuato l’impianto su almeno 12 macchine compromesse, di cui solo tre attivamente in comunicazione con l’attaccante durante la finestra di osservazione. Il traffico della vittima analizzata copre il periodo dal 3 giugno al 9 luglio 2026, e la casella di posta usata per l’esfiltrazione appartiene a un’organizzazione israeliana. Un’impronta piccola e selettiva, che i ricercatori leggono come spionaggio mirato piuttosto che criminalità opportunistica, anche se la tecnica potrebbe essere riutilizzata su scala molto più ampia.
HollowGraph è una DLL .NET che supporta solo due comandi, get e send, e non contatta mai direttamente un server dell’attaccante per ricevere istruzioni. Al loro posto usa il calendario della casella compromessa come dead drop bidirezionale: per ricevere i comandi, interroga un evento specifico piazzato dall’operatore e datato 2050-05-13, una data così lontana nel futuro che nessun utente lo scoprirebbe mai scorrendo la propria agenda, e ne legge le istruzioni da un file allegato.
Per l’esfiltrazione il processo si inverte: il malware cifra il file rubato, crea un proprio evento altrettanto lontano nel tempo e carica i dati come uno o più allegati. L’intero scambio è protetto da uno schema ibrido RSA più AES-256, con coppie di chiavi separate per il canale di comando in entrata e per quello di esfiltrazione in uscita. Chi osservasse solo i log di rete vedrebbe esclusivamente chiamate alle API Microsoft Graph, indistinguibili dal traffico generato da un client Outlook qualsiasi.
Perché l’accesso a Graph resti valido nel tempo, HollowGraph mantiene un secondo canale, più grezzo ma altrettanto insidioso. Via DNS, il malware aggiorna periodicamente le credenziali dell’applicazione registrata su Entra ID (Azure AD): tenant ID, client ID, client secret e la casella di posta bersaglio. Questi valori vengono decodificati da record AAAA IPv6 restituiti da un dominio controllato dall’attaccante, cloudlanecdn[.]com, e scritti in un file camuffato da log di routine, logAzure.txt. A differenza del traffico sul calendario, qui le credenziali applicative viaggiano in chiaro, il che rende questo canale un punto di osservazione prezioso per i difensori.
Group-IB collega HollowGraph al framework backdoor modulare Cavern con alta confidenza, sulla base della sintassi di comando condivisa e di corrispondenze nella logica di tasking interna. Cavern era stato documentato all’inizio di luglio da Check Point, che lo ha attribuito a un cluster legato al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS) soprannominato Cavern Manticore, con sovrapposizioni note verso i gruppi iraniani MuddyWater e Lyceum.
Il legame però riguarda il codice, non necessariamente l’operatore di questa specifica campagna: Group-IB è stata esplicita nel dire di non poter attribuire con sicurezza questa attività a un attore già noto, segnalando solo una sovrapposizione a bassa confidenza con Lyceum, sottogruppo dell’iraniano OilRig. La geografia della vittima, un’organizzazione israeliana, viene trattata dai ricercatori come dato sul bersaglio e non come prova di attribuzione.
Va detto che nascondere il comando e controllo dentro servizi Microsoft fidati non è una novità assoluta: caselle Outlook, cartelle bozze e OneDrive sono già stati abusati in passato con logiche simili. Ciò che rende HollowGraph interessante è aver scelto l’angolo cieco più remoto possibile, un evento di calendario piantato 24 anni nel futuro, in un momento in cui la difesa si concentra sempre di più sul monitoraggio delle identità cloud e delle applicazioni OAuth piuttosto che sui contenuti stessi delle caselle di posta.
Non c’è una vulnerabilità Microsoft da patchare: HollowGraph vive su un account compromesso e sulle normali funzionalità dell’API Graph, il che è esattamente ciò che lo rende difficile da individuare. Il lavoro va fatto sul piano dell’identità e dei permessi applicativi, non su quello delle patch. Group-IB raccomanda di restringere e verificare le applicazioni OAuth con credenziali client che possono raggiungere Graph, allertare sulla creazione di nuovi client secret e applicare la consueta igiene su Entra ID: Conditional Access, rotazione delle credenziali e rilevamento di token anomali.
2050-05-13Event ID: o Boss{..}ID{..}File{n}.txtcloudlanecdn[.]com e il file di configurazione logAzure.txtL’operatore dietro questa campagna resta senza nome, e il traffico della vittima risultava ancora attivo il 9 luglio. Vale la pena controllare fin da ora quegli eventi datati nel remoto futuro: è esattamente lì che nessun analista avrebbe mai pensato di guardare.
Dominio C2 (DNS tunneling): cloudlanecdn[.]com
File di configurazione: logAzure.txt
Evento calendario esca: data 2050-05-13
Pattern oggetto evento: GUID nudo / "Event ID:" / "Boss{..}ID{..}"
Allegati di comando: File{n}.txt
Framework correlato: Cavern (Cavern Manticore / MOIS-linked, overlap MuddyWater e Lyceum)
Finestra di attività osservata: 3 giugno - 9 luglio 2026
Set completo di IoC e hash: report tecnico Group-IB, "HOLLOWGRAPH: Turning Microsoft 365 Calendars into Covert Command-and-Control Channels"reshared this
Diciannovemila file, 14,3 gigabyte di planimetrie, elenchi fornitori, verbali di ispezione e persino polizze assicurative contro il terrorismo. È quanto la gang di data extortion World Leaks ha pubblicato sul proprio leak site relativamente alla Kudankulam Nuclear Power Plant, la più grande centrale nucleare indiana, dopo che l’appaltatore Reliance Infrastructure ha rifiutato di pagare il riscatto. Non si tratta dei sistemi di controllo del reattore — quelli restano di competenza russa, forniti da Rosatom — ma la mole di documentazione tecnica esposta è comunque sufficiente per preoccupare gli esperti di sicurezza nucleare.
La vicenda comincia il 29 maggio 2026, quando Yotta, il data center indiano che ospita i server di Reliance Infrastructure, rileva un’attività sospetta su un’istanza riconducibile al gruppo Reliance. Yotta dichiara di aver bloccato l’esecuzione di un probabile ransomware in tempo reale. A fine giugno, però, Reliance Infrastructure comunica a Yotta di aver ricevuto rivendicazioni di data breach da parte di “attori esterni”: il tempo tra il contenimento tecnico e la scoperta dell’esfiltrazione reale è il primo campanello d’allarme di questa storia, e non è un caso isolato nel panorama delle intrusioni contro appaltatori di infrastrutture critiche.
Il 15 luglio i file compaiono sul portale World Leaks, accessibile solo tramite browser specializzati per l’accesso al dark web. Secondo il ricercatore indipendente Rakesh Krishnan, che per primo ha segnalato la fuga di dati a Reuters, i documenti riferiti alla sigla “KKNP” (Kudankulam Nuclear Power) risultavano online già dall’11 giugno — quasi un mese prima che la notizia diventasse pubblica. Reliance ha confermato una “violazione parziale” dei propri dati, senza specificarne l’estensione.
World Leaks non è un nome nuovo per chi segue il cybercrime organizzato. Il gruppo è la reincarnazione operativa di Hunters International, storica gang ransomware che nel 2025 ha scelto di abbandonare quasi del tutto la cifratura dei file per concentrarsi sulla pura estorsione dei dati: niente più payload di encryption da sviluppare e far evolvere contro gli antivirus, solo intrusione silenziosa, permanenza prolungata nella rete della vittima, esfiltrazione massiva e pressione pubblica sul leak site. Un modello di business più snello, più difficile da rilevare con gli strumenti EDR tradizionali (che sono tarati soprattutto sul comportamento anomalo della cifratura) e altrettanto redditizio.
Dal gennaio 2025 il gruppo rivendica oltre 150 vittime, tra cui Nike (1,4 TB di dati, 188.347 file, gennaio 2026), Dell, UBS e — soprattutto — un trio di società del conglomerato indiano Tata: Tata Technologies (1,4 TB, ereditata direttamente da Hunters International nel marzo 2025), Tata Electronics (630,4 GB, 204.341 file, giugno 2026, con dati sensibili di Apple e Tesla legati alla produzione di iPhone) e ora, con Reliance, un secondo grande gruppo industriale indiano colpito nello spazio di poche settimane. Nel caso Tata, World Leaks aveva dichiarato a Reuters di aver chiesto un riscatto di 1,5 milioni di dollari, pubblicando i dati dopo che l’azienda aveva “ignorato” la richiesta. Lo stesso copione — silenzio della vittima, contatore che scade, pubblicazione integrale — si è ripetuto con Reliance.
Reuters, che ha potuto visionare parte del materiale senza tuttavia certificarne l’autenticità al 100%, descrive documenti datati tra il 2016 e la metà del 2025: planimetrie dei sistemi di ventilazione e raffreddamento delle Unità 3 e 4 (ancora in costruzione, operative entro il 2027, per una capacità combinata di 2.000 MW), la mappa completa di una control room comune, proposte di fornitori, un elenco di supplier approvati e i verbali di un’ispezione congiunta del 2024 tra Nuclear Power Corporation of India (NPCIL) e Reliance, corredati di fotografie degli impianti. Tra i documenti più delicati compare anche una polizza assicurativa che garantirebbe 112 milioni di dollari a Reliance Infrastructure e NPCIL in caso di atto terroristico contro le Unità 3 o 4 — un dettaglio che, se autentico, offre a un aggressore una stima concreta di quanto l’operatore stesso consideri “critico” quel bersaglio.
Nickolas Roth, senior director della Nuclear Threat Initiative, ha sottolineato a Reuters il vero rischio operativo di questo genere di fughe: non serve accedere ai sistemi del reattore per costruire un profilo utile a un attacco fisico o informatico successivo. Planimetrie, elenchi fornitori e mappe di controllo “mostrano a un avversario non solo chi ha accesso al progetto, ma quali sistemi quell’accesso può raggiungere” — in altre parole, permettono di ricostruire la catena di sicurezza dell’impianto e di individuarne i punti deboli, dai fornitori meno protetti ai varchi fisici meno sorvegliati.
Kudankulam ha già una storia di incidenti cyber: nel 2019 la rete amministrativa della centrale era stata infettata da un malware attribuito a un gruppo nordcoreano — un episodio che, secondo NPCIL, non aveva toccato i sistemi operativi dell’impianto. Il fatto che la stessa struttura torni due volte in sette anni al centro di un incidente informatico, per quanto di natura diversa, la dice lunga sulla difficoltà di isolare completamente reti industriali critiche dalla catena di fornitura IT che le circonda: la violazione non è avvenuta contro NPCIL direttamente, ma contro un fornitore terzo (Reliance) ospitato su infrastruttura di un altro fornitore terzo (Yotta) — un classico esempio di rischio di supply chain in ambito OT/critical infrastructure.
Il caso Reliance si inserisce in un trend più ampio. Secondo dati Surfshark, l’India è il terzo Paese al mondo per numero di account compromessi nel 2025 (28,9 milioni), dietro solo a Stati Uniti e Francia. Un report del Data Security Council of India realizzato con Seqrite ha rilevato che il 73% delle 204 organizzazioni intervistate “non sa se sia mai stata attaccata” e il 57% non applica pratiche basilari di igiene informatica. In un Paese che sta rapidamente espandendo il proprio parco nucleare — Kudankulam è centrale nel piano del governo Modi — il divario tra ambizione infrastrutturale e maturità della sicurezza informatica degli appaltatori resta il vero punto debole.
Per i team di sicurezza che gestiscono ambienti industriali o infrastrutture critiche, il caso Reliance/World Leaks offre alcune lezioni pratiche:
Vittima: Reliance Infrastructure (contractor NPCIL/Kudankulam NPP)
Hosting compromesso: Yotta Data Services (data center terze parti)
Gruppo responsabile: World Leaks (rebrand di Hunters International)
Modello operativo: data extortion senza cifratura (double extortion "leak-only")
Volume totale dati Reliance: ~858.000 file
File più sensibili pubblicati: ~19.000 file / 14,3 GB
Data compromissione rilevata: 29 maggio 2026
Data comparsa dati su leak site: online dall'11 giugno, pubblicazione ufficiale 15 luglio 2026
Precedenti vittime note del gruppo: Nike, Dell, UBS, Tata Technologies, Tata Electronics, Mediaworks
Riscatto richiesto (caso Tata, riferimento): 1,5 milioni di USD
Accesso al leak site: solo tramite browser dark web dedicatoreshared this
In an ideal world, the role of technology would be to make all of our lives easier. And although all the ads suddenly appearing in our smart TVs and gaming systems might make it seem otherwise, some technology can still improve our lives if we work hard at it. For [Cian], that meant training a neural network to read his gas meter so he wouldn’t have to do it himself.
The root issue here is twofold, first that [Cian]’s gas company hasn’t upgraded their own technology to modern, remote-readable meters, and second that the meter can’t be read by a gas employee because it’s hidden in the depths of [Cian]’s basement. This latter fact requires him to delve into Moria-like depths to get to the meter, so the solution here was to place a Raspberry Pi in this location instead. With a camera pointed at the meter, it’s not quite capable of discerning digits on its own so a neural network was trained in order to get accurate readings of the dial. And, finally, since the machine is networked already [Cian] set it up to automatically notify the gas company of its reading so he is now completely out of the loop.
For automating tedious tasks like these, the Raspberry Pi with something like OpenCV as a computer vision tool is a fairly mature platform for light machine learning duties like these. We’ve seen license plate readers as well as neighborhood traffic surveys built on these platforms to help automate human labor away, making our lives easier one single-board computer at a time.
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Redhotcyber
in reply to Redhotcyber • • •A cura di Luigi Zullo
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