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GlassWorm muta ancora: 73 estensioni “sleeper” su Open VSX pronte a svegliarsi come malware


@Informatica (Italy e non Italy)
La campagna GlassWorm torna con 73 nuove estensioni dormanti sul marketplace Open VSX. Socket ha rilevato nuove attivazioni malware da estensioni che erano parse innocue per settimane: un escalation preoccupante per l'intera pipeline


GlassWorm muta ancora: 73 estensioni “sleeper” su Open VSX pronte a svegliarsi come malware


Una campagna di supply chain attack di nuova generazione non aspetta di essere scoperta: prima si mimetizza, poi colpisce. È questa la logica dietro GlassWorm, un attore malevolo che ha trasformato il marketplace Open VSX in un campo minato di estensioni apparentemente legittime, pronte ad attivarsi dopo settimane di apparente innocenza.

La nuova ondata: 73 estensioni sleeper identificate


Il 25 aprile 2026, i ricercatori di Socket hanno pubblicato un’analisi approfondita rilevando 73 nuove estensioni per Open VSX — il registry alternativo a Visual Studio Marketplace, utilizzato principalmente dagli sviluppatori di VSCodium e Eclipse Theia — che mostrano caratteristiche riconducibili alla campagna GlassWorm. Almeno sei di queste estensioni si sono già “svegliate”, aggiornandosi per distribuire payload malevoli, mentre le restanti rimangono classificate come sleeper ad alta confidenza in attesa di attivazione.

Il meccanismo è elegante nella sua perversità: le estensioni vengono pubblicate con codice pulito, superano i controlli automatici del marketplace, accumulano installazioni e fiducia degli utenti — poi, attraverso un aggiornamento silenzioso o aggiungendo una dipendenza malevola, si trasformano in vettori di malware. Nessun exploit, nessun CVE: pura abuso della fiducia nella supply chain del software.

Evoluzione di una campagna persistente


GlassWorm non è un attore nuovo. La campagna è attiva almeno dal tardo 2024, con escalation progressive che si sono succedute nel corso del 2025-2026. A dicembre 2025 furono rilevate le prime 24 estensioni impersonatrici; a febbraio 2026 si scoprì che un account sviluppatore compromesso era stato usato per propagare il malware; a marzo 2026 la campagna scalò a 72 estensioni attive su Open VSX con diffusione tramite abuso di dipendenze. L’ondata di aprile 2026 rappresenta dunque l’evoluzione più sofisticata finora osservata.

Gli obiettivi rimangono costanti: furto di segreti di sviluppo (API key, token, credenziali), svuotamento di wallet di criptovalute, e trasformazione dei sistemi infetti in proxy per ulteriori attività criminali. Il target primario sono sviluppatori che lavorano su macOS, Linux e Windows con ambienti basati su VS Code o suoi fork.

Tecniche di attacco: la profondità della sleeper strategy


L’analisi di Socket rivela una serie di pattern tecnici ricorrenti nell’attuale cluster di 73 estensioni. I publisher sono account GitHub neonati, con una o due repository pubbliche: una repository vuota con nome composto da otto caratteri casuali e una contenente il codice dell’estensione. Questo pattern serve a superare le verifiche di identità del marketplace, che richiedono un profilo GitHub associato.

Le estensioni impersonano utility popolari — ad esempio il language pack turco per VS Code — usando la stessa icona, un nome simile e contenuti copiati dal pacchetto legittimo. Una volta guadagnata la fiducia degli utenti, la delivery del malware avviene in due modalità principali: aggiornamento diretto dell’estensione per includere codice offuscato, oppure aggiunta di una dipendenza da un’estensione separata che contiene il loader GlassWorm, sfruttando il fatto che l’installazione di un’estensione può portare all’installazione automatica di tutte le sue dipendenze dichiarate.

I payload attivati al momento includono: VSIX malevoli ospitati su GitHub, binari nativi firmati con certificati rubati, JavaScript offuscato con tecniche di code splitting per sfuggire all’analisi statica. Il loader GlassWorm, una volta eseguito nell’ambiente VS Code, ha accesso allo stesso filesystem, alle variabili d’ambiente e ai token di sessione dell’IDE — un privilegio enorme che permette di esfiltrare le credenziali di ogni servizio cloud configurato nello strumento di sviluppo.

Contesto più ampio: l’ecosistema VS Code come vettore sistemico


GlassWorm rappresenta un sintomo di una vulnerabilità strutturale: gli ecosistemi di estensioni per editor di codice sono intrinsecamente difficili da proteggere. A differenza dei package manager come npm o PyPI, dove esiste una cultura più consolidata di analisi della sicurezza, i marketplace di estensioni IDE tendono ad avere meccanismi di revisione più leggeri e una percezione del rischio più bassa da parte degli utenti. Un desarrollatore che installa un’estensione VS Code raramente si chiede se stia introducendo un RAT nella propria workstation.

La tecnica della sleeper extension è particolarmente insidiosa perché richiede pazienza da parte dell’attaccante — una caratteristica tipica di campagne sponsorizzate da attori con risorse significative. Non è ancora stata stabilita un’attribuzione definitiva per GlassWorm, ma il livello di sofisticazione e persistenza suggerisce un gruppo criminale strutturato o un attore nation-state interessato alla compromissione di pipeline di sviluppo software.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Pattern publisher malevoli (account GitHub)
- Account con repository vuota a nome di 8 caratteri esadecimali
- Account creati tra gennaio e aprile 2026 senza storia pubblica

# Pattern nomi estensioni sospette (esempi noti)
- Estensioni che impersonano language pack (es. Turkish Language Pack for VSCode)
- Estensioni con nomi che differiscono di un carattere da quelle legittime

# Comportamenti runtime sospetti
- Lettura di variabili d'ambiente (PATH, HOME, credenziali cloud)
- Connessioni in uscita verso bucket S3 su us-east-2 o us-west-2
- Caricamento dinamico di script da URL GitHub Raw

# Repository di tracking
https://socket.dev/glassworm-v2  (lista aggiornata estensioni maligne)

Consigli per i difensori


Per chi gestisce ambienti di sviluppo, alcune misure concrete. Prima di tutto, applicare policy di allowlist per le estensioni VS Code/VSCodium approvate, impedendo l’installazione di estensioni non verificate dall’organizzazione. Monitorare con strumenti come Socket o Phylum le dipendenze dei progetti, incluse quelle delle estensioni IDE. Configurare il traffico di rete delle workstation degli sviluppatori per rilevare connessioni anomale verso S3 bucket sconosciuti o hostname Heroku. Abilitare la telemetria degli IDE aziendali e integrarla nel SIEM per rilevare accessi insoliti al keychain o alle variabili d’ambiente. Infine, considerare l’adozione di ambienti di sviluppo containerizzati o in sandbox, dove l’impatto di un’estensione compromessa è limitato al container.

Socket mantiene una pagina dedicata al tracking di GlassWorm v2 con l’elenco aggiornato delle estensioni malevole identificate: consultarla periodicamente è una misura di igiene minima per chi usa Open VSX. La campagna è ancora attiva e il numero di sleeper non ancora attivati — stimato in oltre 60 — suggerisce che il peggio non sia ancora avvenuto.


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ISRAELE
AL DI LÀ DEL BENE E DEL MALE

Israele con la sua azione alimenta non l'antisionismo, ma proprio l'antiebraismo, che finisce per colpire indiscriminatamente tutti gli ebrei, non importa se favorevoli o contrari alla politica israeliana.
L'intera comunità ebraica nel mondo sta pagando un prezzo altissimo a causa di Netanyahu, di Ben-Gvir, dei metodi nazisti usati dall'Idf.
L'opinione pubblica occidentale fatica sempre più a non sentirsi profondamente offesa nella propria morale dalle continue brutalità e dalla arrogante pretesa di essere al di sopra di tutto dichiarata nell'agire del governo di Israele. E fatica a rimanere neutrale; cresce un sentimento che trasforma la solidarietà verso gli ebrei dell'Olocausto, nel ribrezzo verso gli ebrei odierni. Repulsione che fatalmente in molti si trasforma in odio.

#Israele #Netanyahu #antiebraismo #antisionismo

@politica

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Operation Level Up: DoJ smantella il compound Shunda Park in Myanmar e sanziona il senatore cambogiano Kok An


@Informatica (Italy e non Italy)
Lo Scam Center Strike Force del DoJ ha incriminato due cittadini cinesi per aver gestito il compound di scam Shunda Park in Myanmar, dove lavoratori trafficked erano costretti a perpetrare truffe


Operation Level Up: DoJ smantella il compound Shunda Park in Myanmar e sanziona il senatore cambogiano Kok An


Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha sferrato un attacco coordinato contro uno dei nodi più oscuri del cybercrimine organizzato in Asia sudorientale: lo Scam Center Strike Force ha incriminato due cittadini cinesi per aver gestito il compound Shunda Park in Myanmar, mentre l’OFAC ha sanzionato il senatore cambogiano Kok An e 28 entità collegate. L’operazione ha portato al sequestro di 503 siti web falsi di investimento in criptovalute e al recupero di oltre 562 milioni di dollari.

Lo Scam Center Strike Force e l’operazione Level Up


L’operazione è stata condotta nell’ambito di due iniziative parallele: Operation Level Up, focalizzata sul contrasto delle truffe di crypto-investimento, e lo Scam Center Strike Force, task force interagenziale del DoJ dedicata allo smantellamento dei compound criminali del Sudest asiatico. Complessivamente, le azioni coordinate hanno interrotto circa 9.000 casi di frode con criptovalute e bloccato oltre 700 milioni di dollari in asset digitali legati al riciclaggio di denaro.

I due imputati principali, Huang Xingshan e Jiang Wen Jie, sono stati incriminati per cospirazione in frode telematica. Huang Xingshan avrebbe supervisionato il controllo coercitivo sui lavoratori trafficked nel compound, mentre Jiang Wen Jie dirigeva direttamente le operazioni di scam. Entrambi si trovano attualmente in custodia in Thailandia, dove erano stati arrestati all’inizio del 2026 per violazioni delle leggi sull’immigrazione nel tentativo di rientrare in Myanmar.

Shunda Park: anatomia di un compound criminale


Il compound Shunda Park si trovava nel villaggio di Min Let Pan, nello Stato del Karen (Myanmar), in una zona controllata da milizie locali nella regione di confine con la Thailandia. Ha operato da almeno gennaio 2025 fino a novembre 2025, quando è stato sequestrato dal Karen National Liberation Army (KNLA). Questa dinamica rivela un dato significativo: i compound criminali del Sudest asiatico operano spesso in zone dove l’autorità statale è frammentata o assente, appoggiandosi a milizie e strutture paramilitari.

Secondo la documentazione del DoJ, le vittime dei reclutatori venivano attratte con offerte di lavoro ben retribuito in Thailandia nel settore tecnologico. Una volta giunte nella zona, i documenti d’identità venivano confiscati e i soggetti venivano trafficati in Myanmar e costretti a lavorare sotto minaccia di violenza. Le testimonianze raccolte dall’FBI descrivono condizioni di lavoro forzato in un’operazione industriale di frode.

Il meccanismo del “pig butchering”


Le truffe perpetrate da Shunda Park seguivano il classico schema del pig butchering (in cinese: 杀猪盘, shā zhū pán): i truffatori stabilivano relazioni personali con le vittime attraverso piattaforme di social networking e app di dating, costruendo nel tempo un rapporto di fiducia. Una volta guadagnata la fiducia della vittima, la conversazione veniva progressivamente indirizzata verso presunte opportunità di investimento in criptovalute su piattaforme false create ad hoc. Le vittime venivano incoraggiate a depositare somme crescenti, con la promessa di rendimenti straordinari visualizzati su dashboard manipolate, fino a quando i truffatori sparivano con i fondi.

Questa tecnica è particolarmente efficace perché i criminali dedicano settimane o mesi alla costruzione del rapporto, rendendo le vittime emotivamente investite prima di introdurre il componente finanziario. Le perdite individuali documentate nei casi americani raggiungono spesso centinaia di migliaia di dollari.

La rete di Kok An: senatore, casinò e human trafficking


Parallelamente alle incriminazioni penali, l’OFAC (Office of Foreign Assets Control) ha designato il senatore cambogiano Kok An, assieme al suo impero di affari, 28 individui e entità correlate — tra cui casinò, società di facciata e una banca cambogiana. Le designazioni documentano il ruolo di Kok An nel fornire infrastrutture fisiche e finanziarie ai network di human trafficking e frode cyber-enabled in Cambogia e nella regione.

L’inclusione di un senatore in carica tra i soggetti sanzionati rappresenta una mossa diplomaticamente significativa, segnalando la disponibilità dell’amministrazione americana a colpire direttamente figure politiche regionali che proteggono o facilitano queste operazioni. Esperti del settore avvertono tuttavia che i compound criminali, già dimostratasi resiliente, probabilmente si rilocalizzeranno piuttosto che cessare le operazioni.

Infrastruttura digitale sequestrata


Sul fronte digitale, l’operazione ha portato a risultati tangibili: sequestro di 503 siti web di investimento fake in criptovalute, abbattimento di un canale Telegram con oltre 6.000 follower usato per reclutare lavoratori forzati in Cambogia, blocco di oltre 700 milioni di dollari in criptovalute legate al riciclaggio. Questi numeri evidenziano la scala industriale dell’operazione: non si tratta di piccoli gruppi criminali, ma di organizzazioni con infrastrutture tecnologiche, risorse umane forzate, e strutture finanziarie sofisticate.

Il contesto geopolitico: Asia sudorientale come hub del cybercrimine


I compound criminali di Myanmar, Cambogia, Laos e Filippine sono emersi negli ultimi anni come il principale hub globale delle truffe online. Secondo le stime delle Nazioni Unite, centinaia di migliaia di persone sono vittime di trafficking forzato in questi compound. La particolarità di questa criminalità organizzata è la sua doppia natura: è contemporaneamente una crisi di human trafficking e una minaccia di cybercrimine sofisticato, con vittime sia tra i lavoratori forzati che tra le persone truffate.

Le azioni dell’amministrazione americana vanno lette anche in chiave geopolitica: la presenza di criminali cinesi alla guida di operazioni in Myanmar, unita alla complicità di figure politiche cambogiane, configura una rete di illegalità che attraversa le sfere di influenza della regione. La risposta americana con sanzioni OFAC e incriminazioni penali tenta di esercitare pressione su attori che operano fuori dalla giurisdizione diretta degli Stati Uniti.

Implicazioni per i difensori e indicatori di allerta


Per i professionisti della sicurezza, l’operazione Level Up offre spunti operativi utili. Le piattaforme di investimento in criptovalute false utilizzate nei pig butchering scam mostrano pattern infrastrutturali ricorrenti: domini registrati di recente con nomi che imitano exchange legittimi, certificati TLS validi ma hosting su provider offshore, assenza di registrazioni presso autorità di regolamentazione finanziaria, e dashboard di investimento con rendimenti manipolati in tempo reale.

Pattern infrastrutturali dei siti fake sequestrati:
- Registrazione dominio: <90 giorni prima del sequestro
- Hosting: provider offshore (generalmente Asia/Est Europa)
- TLD comuni usati: .vip, .top, .xyz, .pro
- Pattern nome dominio: [exchange-legittimo]-[suffisso] (es. coinbase-pro-vip[.]com)
- Assenza di registrazione SEC/FCA/CONSOB

Indicatori di una truffa pig butchering:
- Contatto non sollecitato via app di dating o social
- Proposta di investimento in crypto dopo periodo di "amicizia"
- Piattaforma di trading non verificabile su registri ufficiali
- Richiesta di deposit in crypto (irreversibile)
- "Rendimenti" visibili ma impossibilità di prelevare fondi

L’operazione Level Up dimostra che le forze dell’ordine internazionali stanno affinando le capacità di tracking delle criptovalute per seguire il flusso di fondi anche attraverso mixer e chain-hopping. La collaborazione tra FBI, OFAC e forze locali regionali rappresenta il modello operativo necessario per contrastare criminalità che, per definizione, ignora i confini nazionali.

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Signal Desktop senza smartphone, versione standalone in fase di sviluppo

Signal sta lavorando a delle modifiche che permetteranno agli utenti di configurare Signal Desktop come dispositivo autonomo, senza bisogno di uno smartphone. Nel frattempo, Signal Desktop riceverà anche più opzioni per un utilizzo più efficace come dispositivo principale quando è ancora collegato al telefono. Entrambe le modifiche miglioreranno significativamente l'esperienza utente di Signal su computer o laptop.

aboutsignal.com/news/signal-de…

@Informatica (Italy e non Italy)

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APT Campaign Exploits cPanel CVE-2026-41940 to Breach Government and Military Servers Across South-East Asia
#CyberSecurity
securebulletin.com/apt-campaig…
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Trellix Source Code Breach: Hackers Gain Unauthorized Access to Internal Repository of Major XDR Vendor
#CyberSecurity
securebulletin.com/trellix-sou…
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CVE-2026-41940: il bug CRLF di cPanel che ha consegnato 44.000 server al ransomware “Sorry”
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/cve-20…


CVE-2026-41940: il bug CRLF di cPanel che ha consegnato 44.000 server al ransomware “Sorry”


Quando il 28 aprile 2026 WebPros International ha pubblicato la patch per CVE-2026-41940, la vulnerabilità critica nel suo pannello di controllo hosting cPanel & WHM, era già tardi per decine di migliaia di server. Gli attaccanti avevano sfruttato la falla in silenzio almeno dall’inizio di marzo — forse da febbraio — trasformandola nel vettore di accesso iniziale per una campagna ransomware attiva e distruttiva denominata Sorry. Con un CVSS di 9.8 su 10 e oltre 1,5 milioni di installazioni cPanel nel mondo, l’impatto potenziale di questa vulnerabilità è difficile da sopravvalutare.

La Meccanica dell’Attacco: CRLF Injection nel Daemon di Autenticazione


A differenza dei classici buffer overflow o delle SQL injection, CVE-2026-41940 sfrutta un meccanismo sottile ma devastante: un’iniezione CRLF (Carriage Return Line Feed) nel processo di login e caricamento delle sessioni di cpsrvd, il daemon principale di cPanel.

Il flusso di autenticazione di cPanel prevede che cpsrvd scriva un nuovo file di sessione su disco prima che l’autenticazione vera e propria sia completata. Questo comportamento, probabilmente introdotto per ottimizzare le performance, diventa fatale in presenza della vulnerabilità. Un attaccante non autenticato può manipolare il cookie whostmgrsession omettendo un segmento atteso del suo valore, bypassando così il processo di cifratura della sessione. Iniettando caratteri raw attraverso un header di autorizzazione HTTP appositamente costruito, l’attaccante forza il sistema a scrivere il file di sessione senza sanitizzare l’input, permettendo l’inserimento di proprietà arbitrarie come user=root.

Il risultato finale: accesso amministrativo completo al server hosting, alle sue configurazioni, ai database e a tutti i siti web che gestisce — senza fornire alcuna credenziale valida. La Shadowserver Foundation ha rilevato sin da subito decine di migliaia di IP che scansionavano attivamente honeypot alla ricerca di istanze vulnerabili.

Timeline: Zero-Day Sfruttato per Mesi


La ricostruzione della timeline rivela un gap di esposizione particolarmente preoccupante:

  • Febbraio 2026 (data presunta): prime evidenze di sfruttamento nei log di server compromessi
  • 23 febbraio 2026: data confermata di prime attività malevole documentate da Shadowserver e altri sensori
  • 28 aprile 2026: WebPros pubblica security advisory e rilascia la patch (versioni corrette: 118.0.38, 120.0.23, 122.0.6)
  • 1 maggio 2026: CISA aggiunge CVE-2026-41940 al catalogo KEV, imponendo alle agenzie federali US l’aggiornamento entro 3 settimane
  • 2-3 maggio 2026: BleepingComputer documenta almeno 44.000 host cPanel compromessi; centinaia di siti già indicizzati da Google con evidenza di deface e ransomware

Il fatto che la vulnerabilità fosse nota agli attaccanti almeno due mesi prima della patch suggerisce o una scoperta interna da parte del gruppo criminale, o un acquisto sul mercato zero-day. In entrambi i casi, la finestra di esposizione è stata sufficiente per costruire un’infrastruttura di attacco scalabile.

Il Ransomware “Sorry”: un Linux Encryptor Progettato per i Server Hosting


Una volta ottenuto l’accesso root via CVE-2026-41940, gli attaccanti non si limitano alla ricognizione o all’esfiltrazione di dati: distribuiscono direttamente un encryptor Linux denominato Sorry, progettato specificamente per ambienti server e hosting. Il payload agisce su filesystem ext4 e XFS, prende di mira le directory tipiche degli stack web LAMP/LEMP (/home/*/public_html, /var/www, database MySQL in /var/lib/mysql) e cifra i file aggiungendo l’estensione .sorry. La ransom note lasciata sui sistemi compromessi include un indirizzo di contatto su rete Tor e una richiesta di pagamento in Bitcoin o Monero.

L’aspetto più insidioso per i provider hosting è che un singolo server cPanel compromesso può ospitare centinaia o migliaia di siti di clienti diversi. La compromissione di un account root su cPanel non è una violazione singola: è una catastrofe di scala industriale per chi gestisce hosting condiviso o rivenditori (reseller). Il provider hosting si trova così a dover comunicare la violazione a ogni singolo cliente presente sul server, con implicazioni legali e reputazionali enormi.

Impatto Globale: 1,5 Milioni di Installazioni a Rischio


Secondo le stime di Picus Security e Bitsight, al momento della divulgazione pubblica esistevano oltre 1,5 milioni di installazioni cPanel/WHM esposte su Internet. Watchtowr Labs, che ha pubblicato un’analisi tecnica con proof-of-concept, ha definito la situazione “The Internet Is Falling Down”, un titolo che rende l’idea della portata del problema. Rapid7 ha confermato l’elevata sfruttabilità nel suo Emergency Threat Response.

cPanel è il pannello di controllo hosting più diffuso al mondo, utilizzato non solo da grandi provider ma anche da decine di migliaia di piccole aziende di hosting e rivenditori. Molte di queste realtà non dispongono di processi di patch management strutturati, il che ha contribuito a mantenere alta la percentuale di installazioni non aggiornate anche giorni dopo la pubblicazione della fix.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Estensione aggiunta ai file cifrati dal ransomware Sorry
*.sorry
# Ransom note lasciata sui sistemi colpiti
READ_ME_SORRY.txt
# Pattern header malevolo rilevato nei log (CRLF injection)
# Authorization: Basic contiene \r\n seguito da user=root
# Percorsi sospetti post-exploit
/var/cpanel/sessions/raw/[stringa_casuale_anomala]
/tmp/.cpanel_*
/root/.bash_history con comandi curl/wget verso .onion o IP anomali
# Verifica crontab aggiunti
crontab -l -u root | grep -vE '^(#|$)'
# Versioni cPanel vulnerabili (da aggiornare immediatamente)
# Tutte le versioni precedenti a: 118.0.38 / 120.0.23 / 122.0.6
# Fonti IoC aggiornati
# https://bazaar.abuse.ch/browse/tag/sorry-ransomware/
# https://www.shadowserver.org/

Azioni di Difesa Immediate


Priorità assoluta: aggiornare cPanel & WHM alle versioni 118.0.38, 120.0.23, 122.0.6 o superiori. La patch è applicabile tramite il meccanismo nativo (upcp --force da root).

  • Audit retroattivo: ispezionare i log di cpsrvd in /usr/local/cpanel/logs/ alla ricerca di header Authorization anomali con caratteri non-ASCII o accessi root senza credenziali valide dal febbraio 2026 in poi
  • Isolamento in caso di compromissione: se si sospetta l’intrusione, isolare immediatamente il server prima dell’analisi forense — il ransomware Sorry agisce rapidamente e la cifratura può avvenire in pochi minuti dall’accesso
  • Verifica account e credenziali: controllare la presenza di nuovi account amministrativi, chiavi SSH non autorizzate in /root/.ssh/authorized_keys, crontab anomali
  • Regole WAF/IDS: implementare firme per rilevare header Authorization HTTP contenenti sequenze CRLF (\r\n)
  • Backup offsite: verificare che i backup siano conservati su storage disconnesso dalla macchina principale — i backup locali vengono cifrati insieme al server

CVE-2026-41940 è un caso esemplare di come vulnerabilità architetturali in software di infrastruttura ad alta diffusione possano trasformarsi in crisi su scala industriale. La finestra di due mesi tra sfruttamento attivo e patch pubblica, combinata con i ritardi nell’aggiornamento tipici del settore hosting, ha creato le condizioni ideali per una campagna ransomware sistematica. Per chi gestisce server cPanel, l’unica risposta razionale è aggiornare immediatamente e verificare retroattivamente la compromissione risalendo almeno a febbraio 2026.


Three-Axis Camera Slider From 3D Printer Parts


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There’s a great reason 3D printers are made with things like extruded aluminum rails and other commodity, off-the-shelf parts. These things are designed not only for ease of construction and prototyping, but they’re also fairly strong especially given how modular they are. And they are excellent platforms for other projects as well. [CNCDan] has been using plenty of on-hand 3D printer parts to build a three-axis camera slider to film parts of his other projects, and this video documents his build and the latest upgrades to this platform.

After sorting out some issues with underpowered motors by improving their gear ratios, he found that many of the sizes and clearances on the existing platform changed enough that he needed to redo other parts of the carrier, including the mounting plate. He cut a new plate from steel and pressed bearings in, and then started putting together the other axes including a quick release mechanism for his camera. With a camera that weighs about 1.4 kg, getting the motors to move the camera smoothly was its own challenge. He re-worked all of his driver code over the course of a few weeks and eventually got his new system working much better than the original version.

With everything said and done, the camera slider can be controlled wirelessly with a GUI on another computer. Everything runs on an ESP32, and the slider can support other cameras besides his heavier one, including smartphones. He notes that this wasn’t the easiest way to build a project like this, but worked for him eventually because he had the parts and tools on hand to make it work. He’s also put the project files up on a GitHub page for anyone interested. Camera sliders like these have some niche uses as well; take a look at this high-speed camera slider for some examples.

youtube.com/embed/oJCAlG4-4G4?…


hackaday.com/2026/05/03/three-…

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CVE-2026-41940: il bug CRLF di cPanel che ha consegnato 44.000 server al ransomware “Sorry”


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Una vulnerabilità critica CVSS 9.8 nel pannello di controllo hosting più diffuso al mondo — sfruttata in silenzio per mesi prima della patch — ha permesso a un gruppo criminale di compromettere oltre 44.000 server e distribuire il


CVE-2026-41940: il bug CRLF di cPanel che ha consegnato 44.000 server al ransomware “Sorry”


Quando il 28 aprile 2026 WebPros International ha pubblicato la patch per CVE-2026-41940, la vulnerabilità critica nel suo pannello di controllo hosting cPanel & WHM, era già tardi per decine di migliaia di server. Gli attaccanti avevano sfruttato la falla in silenzio almeno dall’inizio di marzo — forse da febbraio — trasformandola nel vettore di accesso iniziale per una campagna ransomware attiva e distruttiva denominata Sorry. Con un CVSS di 9.8 su 10 e oltre 1,5 milioni di installazioni cPanel nel mondo, l’impatto potenziale di questa vulnerabilità è difficile da sopravvalutare.

La Meccanica dell’Attacco: CRLF Injection nel Daemon di Autenticazione


A differenza dei classici buffer overflow o delle SQL injection, CVE-2026-41940 sfrutta un meccanismo sottile ma devastante: un’iniezione CRLF (Carriage Return Line Feed) nel processo di login e caricamento delle sessioni di cpsrvd, il daemon principale di cPanel.

Il flusso di autenticazione di cPanel prevede che cpsrvd scriva un nuovo file di sessione su disco prima che l’autenticazione vera e propria sia completata. Questo comportamento, probabilmente introdotto per ottimizzare le performance, diventa fatale in presenza della vulnerabilità. Un attaccante non autenticato può manipolare il cookie whostmgrsession omettendo un segmento atteso del suo valore, bypassando così il processo di cifratura della sessione. Iniettando caratteri raw attraverso un header di autorizzazione HTTP appositamente costruito, l’attaccante forza il sistema a scrivere il file di sessione senza sanitizzare l’input, permettendo l’inserimento di proprietà arbitrarie come user=root.

Il risultato finale: accesso amministrativo completo al server hosting, alle sue configurazioni, ai database e a tutti i siti web che gestisce — senza fornire alcuna credenziale valida. La Shadowserver Foundation ha rilevato sin da subito decine di migliaia di IP che scansionavano attivamente honeypot alla ricerca di istanze vulnerabili.

Timeline: Zero-Day Sfruttato per Mesi


La ricostruzione della timeline rivela un gap di esposizione particolarmente preoccupante:

  • Febbraio 2026 (data presunta): prime evidenze di sfruttamento nei log di server compromessi
  • 23 febbraio 2026: data confermata di prime attività malevole documentate da Shadowserver e altri sensori
  • 28 aprile 2026: WebPros pubblica security advisory e rilascia la patch (versioni corrette: 118.0.38, 120.0.23, 122.0.6)
  • 1 maggio 2026: CISA aggiunge CVE-2026-41940 al catalogo KEV, imponendo alle agenzie federali US l’aggiornamento entro 3 settimane
  • 2-3 maggio 2026: BleepingComputer documenta almeno 44.000 host cPanel compromessi; centinaia di siti già indicizzati da Google con evidenza di deface e ransomware

Il fatto che la vulnerabilità fosse nota agli attaccanti almeno due mesi prima della patch suggerisce o una scoperta interna da parte del gruppo criminale, o un acquisto sul mercato zero-day. In entrambi i casi, la finestra di esposizione è stata sufficiente per costruire un’infrastruttura di attacco scalabile.

Il Ransomware “Sorry”: un Linux Encryptor Progettato per i Server Hosting


Una volta ottenuto l’accesso root via CVE-2026-41940, gli attaccanti non si limitano alla ricognizione o all’esfiltrazione di dati: distribuiscono direttamente un encryptor Linux denominato Sorry, progettato specificamente per ambienti server e hosting. Il payload agisce su filesystem ext4 e XFS, prende di mira le directory tipiche degli stack web LAMP/LEMP (/home/*/public_html, /var/www, database MySQL in /var/lib/mysql) e cifra i file aggiungendo l’estensione .sorry. La ransom note lasciata sui sistemi compromessi include un indirizzo di contatto su rete Tor e una richiesta di pagamento in Bitcoin o Monero.

L’aspetto più insidioso per i provider hosting è che un singolo server cPanel compromesso può ospitare centinaia o migliaia di siti di clienti diversi. La compromissione di un account root su cPanel non è una violazione singola: è una catastrofe di scala industriale per chi gestisce hosting condiviso o rivenditori (reseller). Il provider hosting si trova così a dover comunicare la violazione a ogni singolo cliente presente sul server, con implicazioni legali e reputazionali enormi.

Impatto Globale: 1,5 Milioni di Installazioni a Rischio


Secondo le stime di Picus Security e Bitsight, al momento della divulgazione pubblica esistevano oltre 1,5 milioni di installazioni cPanel/WHM esposte su Internet. Watchtowr Labs, che ha pubblicato un’analisi tecnica con proof-of-concept, ha definito la situazione “The Internet Is Falling Down”, un titolo che rende l’idea della portata del problema. Rapid7 ha confermato l’elevata sfruttabilità nel suo Emergency Threat Response.

cPanel è il pannello di controllo hosting più diffuso al mondo, utilizzato non solo da grandi provider ma anche da decine di migliaia di piccole aziende di hosting e rivenditori. Molte di queste realtà non dispongono di processi di patch management strutturati, il che ha contribuito a mantenere alta la percentuale di installazioni non aggiornate anche giorni dopo la pubblicazione della fix.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Estensione aggiunta ai file cifrati dal ransomware Sorry
*.sorry
# Ransom note lasciata sui sistemi colpiti
READ_ME_SORRY.txt
# Pattern header malevolo rilevato nei log (CRLF injection)
# Authorization: Basic contiene \r\n seguito da user=root
# Percorsi sospetti post-exploit
/var/cpanel/sessions/raw/[stringa_casuale_anomala]
/tmp/.cpanel_*
/root/.bash_history con comandi curl/wget verso .onion o IP anomali
# Verifica crontab aggiunti
crontab -l -u root | grep -vE '^(#|$)'
# Versioni cPanel vulnerabili (da aggiornare immediatamente)
# Tutte le versioni precedenti a: 118.0.38 / 120.0.23 / 122.0.6
# Fonti IoC aggiornati
# https://bazaar.abuse.ch/browse/tag/sorry-ransomware/
# https://www.shadowserver.org/

Azioni di Difesa Immediate


Priorità assoluta: aggiornare cPanel & WHM alle versioni 118.0.38, 120.0.23, 122.0.6 o superiori. La patch è applicabile tramite il meccanismo nativo (upcp --force da root).

  • Audit retroattivo: ispezionare i log di cpsrvd in /usr/local/cpanel/logs/ alla ricerca di header Authorization anomali con caratteri non-ASCII o accessi root senza credenziali valide dal febbraio 2026 in poi
  • Isolamento in caso di compromissione: se si sospetta l’intrusione, isolare immediatamente il server prima dell’analisi forense — il ransomware Sorry agisce rapidamente e la cifratura può avvenire in pochi minuti dall’accesso
  • Verifica account e credenziali: controllare la presenza di nuovi account amministrativi, chiavi SSH non autorizzate in /root/.ssh/authorized_keys, crontab anomali
  • Regole WAF/IDS: implementare firme per rilevare header Authorization HTTP contenenti sequenze CRLF (\r\n)
  • Backup offsite: verificare che i backup siano conservati su storage disconnesso dalla macchina principale — i backup locali vengono cifrati insieme al server

CVE-2026-41940 è un caso esemplare di come vulnerabilità architetturali in software di infrastruttura ad alta diffusione possano trasformarsi in crisi su scala industriale. La finestra di due mesi tra sfruttamento attivo e patch pubblica, combinata con i ritardi nell’aggiornamento tipici del settore hosting, ha creato le condizioni ideali per una campagna ransomware sistematica. Per chi gestisce server cPanel, l’unica risposta razionale è aggiornare immediatamente e verificare retroattivamente la compromissione risalendo almeno a febbraio 2026.


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SECURITY AFFAIRS #MALWARE #NEWSLETTER ROUND 95
securityaffairs.com/191623/mal…
#securityaffairs #hacking
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U.S. #CISA adds a flaw in #WebPros #cPanel to its Known Exploited Vulnerabilities catalog
securityaffairs.com/191613/hac…
#securityaffairs #hacking

Photographing The ISS With A Thrift Store Lens Is Challenging


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There are plenty of photos of the International Space Station out there on the Internet, but taking your own from ground level is a special challenge. [saveitforparts] recently decided to attempt this feat using a $15 thrift store lens.
What a setup! The lens is so big it has its own tripod mount.
The cool thing about the digital photography revolution is that there is a lot of old film gear that can be had for cheap. In this case, [saveitforparts] found a 400mm Sigma XQ lens with a 2x teleconverter for just $14.99. Paired with an adapter, it sat nicely on a Sony NEX-3 digital camera, ready to try and capture the ISS as it passed overhead. As you might imagine, aiming at the space station is not a point-and-shoot job. N2YO.com was used to figure out the best time to try and capture it. [saveitforparts] was able to capture the ISS as a white dot as it passed over, but couldn’t quite get enough zoom to really see the ISS in detail. [saveitforparts] was also able to repeat the feat with a Canon camcorder, too, but the image was still pretty blobby and didn’t show much. Later attempts involved capturing transits as the ISS passed by the Sun, though the ISS mostly appeared as a small speck.

[saveitforparts] did technically capture the ISS, just not closely enough to see much beyond a dot. It’s not the first time we’ve seen this attempted, though! If you try and capture the ISS with something truly ridiculous, like a Game Boy Camera or Kodak Charmera, you are honour-bound to tell us on the tipsline. Video after the break.

youtube.com/embed/1VMrElijrWU?…


hackaday.com/2026/05/03/photog…

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Security Affairs #newsletter Round 575 by Pierluigi Paganini – INTERNATIONAL EDITION
securityaffairs.com/191607/bre…
#securityaffairs #hacking
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Squeezing Fluids With the Right Peristaltic Pump for the Task


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Peristaltic pumps are a very simple and effect device for transferring fluids without said fluid ever coming into contact with any part of the pump mechanism. At their core they involve a mechanism squeezing fluids through compressible tubing, but there are various implementations of such a mechanism that all have their pros and cons. In a recent article by [T. K. Hareendran] over at EDN these types are discussed and when you’d want to pick one over the other.

Also known as a roller pump, these positive displacement pumps have been known since the 19th century, finding uses in industrial, medical, research, agriculture and many other fields. Each of these fields have different requirements with the use of a peristaltic pump as a dosing pump being a specific application whereby e.g. a stepper motor can be used to provide exact dosing.

For industrial settings the typical rollers that compress the tube are replaced with shoes that provide higher pressures and endurance, with overall a bewildering number of motor types and tubing materials available. Depending on what your project needs, you may opt for continuous flow, fine control over dosing, the ability to reverse the flow, etc.

Unless your project is particularly rugged, a roller-based mechanism should be fine, while silicone tubing is great for biocompatibility and PVC is a cheaper tube material option. If you intend to transfer certain kinds of chemicals that will react with each of these there are some more exotic tubing options available as well.

We have previously covered projects that use a peristaltic pump for rather interesting things, such as DIY pharmaceutics, in a home-grown flow battery, not to mention creating DIY peristaltic pumps from first principles.


hackaday.com/2026/05/03/squeez…

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Bazzite 44 aggiorna tutto: GNOME 50, Plasma 6.6 e kernel 6.19 per il gaming Linux


Bazzite 44 include GNOME 50, KDE Plasma 6.6 e kernel 6.19 agli utenti desktop. Immagini più leggere, ISO firmate e SBOM per la sicurezza. Le build Steam Deck arriveranno prossimamente.
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Bazzite, la distribuzione Linux pensata per chi gioca, ha rilasciato la versione 44 per gli utenti desktop. Un aggiornamento corposo che rinnova l’intero stack software, dal kernel all’ambiente grafico, passando per qualche scelta strategica interessante.

Un salto generazionale negli ambienti grafici


Il salto più visibile riguarda i desktop environment. Chi usa GNOME passa alla versione 50, mentre gli utenti KDE ricevono Plasma 6.6 con il nuovo gestore di login. Sotto il cofano, il kernel OGC sale alla serie 6.19.x, con la promessa che la versione 7.0 arriverà a breve includendo anche le patch VRAM di Valve, fondamentali per chi usa lo Steam Deck.

La parte grafica si completa con Mesa 26.0.5 e Bazaar 0.7.15. Nelle immagini KDE, Ptyxis lascia il posto al nuovo Konsole con supporto nativo ai container, una mossa che semplifica la gestione degli ambienti isolati spesso necessari nel gaming su Linux.

Immagini più leggere e sicurezza rafforzata


Una novità particolarmente pratica riguarda le dimensioni. Le immagini base si alleggeriscono di circa 1 GB grazie allo spostamento di QEMU e ROCm in Bazzite-DX, un’immagine separata destinata a chi ha bisogno di virtualizzazione e calcolo GPU. Chi vuole solo giocare trova quindi un sistema più snello.

Bazzite introduce gli SBOM (Software Bill of Materials) per tracciare ogni componente incluso nell’immagine, la build attestation per verificare l’integrità del processo di compilazione, la scansione OpenSSF e le ISO firmate cryptographicamente. Un approccio che rende la supply chain della distribuzione trasparente e verificabile.

Nuovi driver e rollout graduale


Tra le aggiunte hardware, spicca il supporto integrato per le schede di acquisizione Elgato 4K e le patch ASUS Linux per chi usa ASUSCtl. Sunshine, il software di game streaming, non è più preinstallato ma si installa tramite un nuovo comando ujust, lasciando maggiore libertà agli utenti.

Per ora l’aggiornamento è riservato ai desktop. Le build per Steam Deck arriveranno in fase di testing nelle prossime settimane, con un rollout graduale per garantire stabilità dato l’enorme numero di cambiamenti introdotti.

SOURCE:// universal-blue.discourse.group
SOURCE:// linuxcompatible.org
SOURCE:// alternativeto.net
SOURCE:// distrowatch.com

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Claude Security è in Beta per per i clienti di Claude Enterprise

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/claude-se…

A cura di Bajram Zeqiri

#redhotcyber #news #cybersecurity #sicurezzainformatica #vulnerabilita #codiceinformatico #analisiCodice #soluzionisicurezza

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Le distanze dell'esplorazione spaziale, con una similitudine (1/5)
in reply to Elena ``of Valhalla''

@valhalla @lgsp
Quando ero consigliere comunale (di minoranza) il comune rilevò dal demanio militare l'area di un vecchio poligono dismesso.

Proposi di fare un parco astronomico (che non avrebbe neppure avuto bisogno dei lampioni, che costano).

Risposta della maggioranza (del partito "Forza me"): «e a cosa serve?»

Poi spesero di più per appendere un manifesto (brutto, ma fatto dal cuggino!) in qualche fiera del turismo.

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Ecco perché non possiamo fidarci degli USA

Pizza Americana. Dosi per 1 pizza


Ingredienti:

  • Impasto per pizza
  • 2 wurstel grandi
  • 1 patata media
  • passata di pomodoro
  • 1 mozzarella (circa 150 gr)
  • origano
  • sale
  • olio

Preparazione:
Per preparare la pizza wurstel e patatine partite dalla preparazione dell’impasto. Lavoratelo energicamente in modo da favorire la lievitazione. Le dosi per l’impasto della pizza sono per circa 5 pizze a seconda dello spessore che desiderate. Se avete tempo vi consiglio di provare la seconda lievitazione che vi consentirà anche di dividere l’impasto in pagnotte per ogni singola pizza. Dopo circa 2 ore di lievitazione, mettete l’impasto su una spianatoia leggermente infarinata e re-impastatelo per qualche altro minuto. Dividetelo in pagnotte, copritele con un canovaccio e lasciate lievitare fino a sera.
Seguite la ricetta dell’impasto per pizza.

Nel frattempo che l’impasto lieviti una seconda volta, pelate la patata e tagliatela a fettine della forma di “mezzaluna” o come preferite. Lavatele e friggete in olio di oliva o di semi. Riponete su carta assorbente, salatele e lasciatele intiepidire. Per questa pizza wurstel e patatine, le patatine vanno messe a cottura quasi ultimata, essendo già fritte, per evitare che si brucino. Stendete l’impasto per pizza in una teglia da forno unta con dell’olio (o su carta forno), stendete con un cucchiaio il pomodoro che avrete condito in una ciotola con olio evo, sale e origano (potete usare la passata già pronta o i pelati che passerete col minipimer) e aggiungete la mozzarella tagliata a dadini e i wurstel tagliati a rondelle.

Infornate in forno caldo a 200° e a cottura quasi ultimata aggiungete le patatine fritte. Regolatevi per la cottura a seconda dello spessore che darete alla pizza.

@cucina

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#Google #Revamps Bug Bounty Programs: #Android Rewards Rise, Chrome Payouts Drop in the Age of AI
securityaffairs.com/191600/sec…
#securityaffairs #hacking
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Ennesimo obbrobrio del decreto Sicurezza.

Una norma, modificando una disposizione già vigente, sanziona chi prende la parola in una manifestazione non comunicata alle autorità competenti.

Peccato che la disposizione modificata fosse stata dichiarata incostituzionale nel 1979, quindi non fosse più vigente: l'oratore non può essere sanzionato. E peccato pure che nel percorso della norma nessuno se ne sia accorto.

lacostituzione.info/index.php/…

A Tool For Testing CANopen Networks


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If you find yourself working with CANopen CC networks, you might find yourself in need of a tool for monitoring what’s happening on the wire. [Michael Fitzmayer] whipped up a piece of software to fulfil just that role.

CANopenTerm might be named after the CANopen standard, but it’s really a terminal-driven tool for working with CAN buses in general. The software is built for real-time use, allowing sniffing raw frames on the wire, tracing, and probing of nodes, all from within the console. It’s also possible to add scripting via Lua or Python for more advanced work, as well as do protocol-aware inspection if that’s relevant to your use case. The key idea of the software is to be fast and scriptable to suit a given need, rather than bogging everything down with a heavy GUI interface that’s slower to work with.

If you aren’t afraid of getting into the nitty gritty with CAN and like lightweight text-based interfaces, this might be the tool for you. We’ve also explored some other CAN visualization tools lately, as well. Ultimately, there is a lot of machinery out there running on some variant of CAN or other, so it pays to know how to work with it. If you’ve got your own projects cooking up in this space, don’t hesitate to let us know on the tipsline!


hackaday.com/2026/05/03/a-tool…

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Hai ritagliato una foto e hai perso la password. Lo strano bug nello Strumento di cattura di Windows

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/hai-ritag…

A cura di Bajram Zeqiri

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #windows #vulnerabilita #schemams #screensketch #malware

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L’azienda che doveva fermare i DDoS… è accusata di organizzarli: accade in Brasile

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/lazienda-…

A cura di Bajram Zeqiri

#redhotcyber #news #streamingpirata #cloudflare #errore521 #piracyasaservice #sitiweboscurati #sflix #fmovies #pirateria

Building a C-3PO You Can Really Talk To


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C-3PO is one of the more famous movie robots out there. However, we don’t see a lot of replicas built, perhaps because in speech and mannerisms, he’s quite hard to replicate. Of course, that feat has become much more achievable with modern AI tech, as [Samuel Potozkin] demonstrates.

We’re not looking at a full C-3PO build here, it’s just the head—but for the project’s purposes, that’s all that was really required. The build relies on a Raspberry Pi 5 as the brains of the droid. It’s running a mic hooked up to a real time speech to text engine, and that text is then sent to a large language model for interpretation. Responses are then generated, passed through a processing layer to capture C-3PO’s general tone and vibe, and then handed off to a text-to-speech synth to imitate the iconic voice, played via speaker. The end result is a C-3PO you can actually talk to, which is something that might have knocked a few socks off when the movie first launched in 1977. In-depth materials for the build can be had via Google Drive and on Github.

This ersatz C-3PO isn’t an exact dupe of the movie ‘bot. The protocol droid is a little slow to respond, and the patter isn’t quite on point, even if the voice synth makes a good effort at mimicking the original. Overall, it’s a little… robotic… something you wouldn’t say of the character in the movies. Still, it’s a great effort, and something we haven’t really seen much of before. If you like more classic droid replicas, though, we’ve featured those too. Video after the break.

youtube.com/embed/wB2CJm4sHcM?…


hackaday.com/2026/05/02/buildi…

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Well this is concerning.

I just suspended 14 Russian LLM generated bot accounts that were created around April 17 on my Mastodon instance, twit.social. Somehow they circumvented manual registration approval. I've turned on Captchas (much as I hate them) for new member requests in the hopes that will stop the bots. They must have discovered a registration bypass bug.

Thanks to IFTAS SW-ISAC for noting and reporting the bots.

Matching Transistors


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Transistors in some circuit configurations work together and, frequently, need to be matched. This is so common that you can sometimes find ICs that are just a pair of transistors made with the same piece of silicon, so they should be matched very closely by default. But with discrete transistors, two devices of the same type are not always identical. [Learn Electronics Repair] covers the topic and explains how to match devices in the video below.

Depending on the circuit, the matching parameters may be different, but generally, the idea is that you want similar gains or matching saturation characteristics. The reason is that when you have multiple transistors working together, you don’t want one to do more work than the other device. This is inefficient and could drive the “better” component to fail.

The same idea applies in bridge circuits, where you might match resistors or capacitors to make sure that, for example, two 10% resistors are very close to the same value. A 10K resistor could be between 9K and 11K, and you might not care as long as they are both, say, 9.2K or both 10.8K.

This is different, by the way, from impedance matching, where you achieve maximum power transfer by matching a source to a load.

youtube.com/embed/_HBGh2izzaM?…


hackaday.com/2026/05/02/matchi…

Let Twitch Chat Control Your LED Strings


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Once upon a time, someone set up a livestream wherein the messages from Twitch chat could control a game of Pokemon. Since then, we’ve seen Twitch control all sorts of things. If you’d like to have them play with some LEDs in your house, you might like this project from [pfeiffer3000].

The concept is simple enough. The heart of the build is an ESP32 microcontroller, which is easy to integrate with web services thanks to its onboard WiFi capability. It’s hooked upt o a string of WS2812B addressable RGB LEDs. The LEDs themselves are installed within table tennis balls to act as nice, spherical diffusers, and installed in a square frame made of PVC pipes. As for code, the rig uses the WLED library to drive the LED strings, and code from TwitchIO to interface with Twitch chat itself. It’s as simple as rigging up a bit of Python. With everything assembled, [pfeiffer3000] had an attractive LED grid that could be controlled directly by anyone watching their Twitch stream.

We’ve explored how to control things via Twitch before, too. It’s a fun way to add some interactivity to your livestream that really gets viewers involved. If you’ve been building your own audience-controlled projects, we’d love to hear about them on the tipsline!


hackaday.com/2026/05/02/let-tw…

Pushing as Many Pixels as Possible to a CRT: Interlaced 4K


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Some people love CRTs to a degree that the uninitiated may find obsessive. We all have our thing, and for [Found Tech], it’s absolutely pointing particle accelerators at his face to play video games. He likes modern games, with modern resolutions– none of this 1080p nonsense. Today’s gamers demand 4K! Can a CRT keep up? The answer is a resounding “No, but actually, yes!”

[Found Tech] has an IBM P275 monitor, which is one of the last generation of CRTs. Officially, the resolution maxes out at 1920 dots by 1440 lines. While one might (inaccurately) call that UHD output “2K”, you certainly cannot claim it is 4K. So, what’s the secret? Interlacing. Yes, interlacing, like old analog TV signals.

Apparently, in spite of what the manual says, getting the screen to absorb the 2880×2160 interlaced signal wasn’t the hard part, but generating it was. NVIDIA and AMD graphics cards are absolutely unable to create an interlaced signal, but Intel integrated GPUs are– if you get the right combo of chip and old driver. Sadly, the video doesn’t list exactly what he used. Of course an iGPU isn’t going to give you a very good gaming experience at this high resolution, so [Found Tech] has his games do their rendering on the discrete card before piping that over to the iGPU for display on the CRT.

Technically, you still can’t call the 2880×2160 picture “4K”, as that trademark refers to 2160p at 16:9, and this is both interlaced and 4:3. Still, close enough. In spite of the artifacting that turned us all against interlaced signals back in the day, this apparently has [Found Tech]’s eyes fooled– he says it’s as good as 2160p on his OLED, plus the extra magic that comes with glowing phosphors.

It certainly looks great in a recording, but the monitor in the recording isn’t displayed at a high enough resolution to say for sure if it’s 4K. Still, if you’re into CRT gaming, maybe give this high-res interlacing a try. If you still don’t get what’s so great about CRTs, check here, and remember it could be worse– at least we’re not going on about Plasma TVs.

youtube.com/embed/7RKyPsE9Loc?…


hackaday.com/2026/05/02/pushin…

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⚠️ IMPORTANTE - Un'intelligenza artificiale ha scovato uno zero-day nel kernel Linux che ottiene i permessi di root su ogni distribuzione dal 2017. L'exploit occupa appena 732 byte di codice Python. Aggiornate il kernel dei vostri sistemi il prima possibile.

La vulnerabilità è la CVE-2026-31431, soprannominata “Copy Fail", resa nota oggi da Theori. È rimasta silente nel kernel Linux per nove anni.

La maggior parte dei bug di "privilege escalation" su Linux sono complessi: richiedono finestre temporali precise (le cosiddette "race condition"), leak di indirizzi di memoria specifici o una calibrazione meticolosa per ogni singola distribuzione. Copy Fail non ha bisogno di nulla di tutto ciò. Si tratta di un errore logico lineare che funziona al primo colpo, ogni volta, su ogni macchina Linux comune.

Come funziona l'attacco
All'attaccante basta un normale account utente sulla macchina. Da lì, lo script chiede al kernel di eseguire alcune operazioni di crittografia, sfrutta un errore nel modo in cui queste operazioni sono collegate e finisce per scrivere 4 byte in un'area di memoria chiamata "page cache" (la copia ad alta velocità dei file che Linux mantiene nella RAM). Quei 4 byte possono essere mirati a qualsiasi programma di cui il sistema si fidi, come ad esempio /usr/bin/su, la scorciatoia per diventare utente root.

Risultato: la prossima volta che qualcuno avvia quel programma, l'attaccante ottiene l'accesso come root.

L’aspetto più preoccupante
La corruzione della memoria non tocca mai il file su disco. Esiste solo nella copia in RAM gestita da Linux. Se si analizzasse l'immagine del disco rigido in seguito, il file risulterebbe identico all'originale (il codice hash coinciderebbe perfettamente). Riavviando la macchina, o semplicemente mettendola sotto sforzo (qualsiasi carico di sistema che richieda RAM), la copia in cache viene ricaricata pulita dal disco.

Anche i container sono inutili: la page cache è condivisa tra l'intero host, quindi un processo all'interno di un container può usare questo bug per compromettere il server sottostante e accedere agli altri utenti (tenant).

L’origine del bug
Il "peccato originale" risale a un'ottimizzazione del 2017 in un modulo crittografico del kernel chiamato algif_aead. Era stata pensata per rendere la crittografia leggermente più veloce, ma il cambiamento ha infranto un presupposto di sicurezza critico e nessuno se n'è accorto per nove anni. Quel bug è stato poi ereditato da ogni aggiornamento del kernel dal 2017 a oggi.

Sistemi a rischio:
• Server (macchine di sviluppo, jump host, server di build): qualsiasi utente diventa root.
• Cluster Kubernetes e container: un pod compromesso evade verso l'host.
• CI runner (GitHub Actions, GitLab, Jenkins): una pull request malevola diventa root sul runner.
• Piattaforme Cloud che eseguono codice utente (notebook, sandbox, funzioni serverless): un utente diventa root dell'host.

Cronologia degli eventi
• 23 marzo 2026: segnalazione al team di sicurezza del kernel Linux.
• 1 aprile: patch inserita nel ramo principale (commit a664bf3d603d).
• 22 aprile: assegnazione del codice CVE.
• 29 aprile: divulgazione pubblica.

Mitigazione
Aggiornate dei vostri sistemiil kernel a una versione che includa il commit a664bf3d603d. Se non potete applicare la patch immediatamente, disabilitate il modulo vulnerabile:

Per gli ambienti che eseguono codice non fidato (container, sandbox, CI runner), è consigliabile bloccare interamente l'accesso all'interfaccia crittografica AF_ALG del kernel, anche dopo aver applicato la patch. Quasi nessun processo legittimo ne ha bisogno, e bloccarla chiude definitivamente la porta a questa intera classe di bug.

Maggiori info: copy.fail/

in reply to Danilo ®

Penso che l'AI possa far solo bene all'open source.

E' il momento di continuare a sviluppare, ottimizzare e costruire insieme protocolli e software open source sfruttando milioni di agenti AI.


⚠️ IMPORTANTE - Un'intelligenza artificiale ha scovato uno zero-day nel kernel Linux che ottiene i permessi di root su ogni distribuzione dal 2017. L'exploit occupa appena 732 byte di codice Python. Aggiornate il kernel dei vostri sistemi il prima possibile.

La vulnerabilità è la CVE-2026-31431, soprannominata “Copy Fail", resa nota oggi da Theori. È rimasta silente nel kernel Linux per nove anni.

La maggior parte dei bug di "privilege escalation" su Linux sono complessi: richiedono finestre temporali precise (le cosiddette "race condition"), leak di indirizzi di memoria specifici o una calibrazione meticolosa per ogni singola distribuzione. Copy Fail non ha bisogno di nulla di tutto ciò. Si tratta di un errore logico lineare che funziona al primo colpo, ogni volta, su ogni macchina Linux comune.

Come funziona l'attacco
All'attaccante basta un normale account utente sulla macchina. Da lì, lo script chiede al kernel di eseguire alcune operazioni di crittografia, sfrutta un errore nel modo in cui queste operazioni sono collegate e finisce per scrivere 4 byte in un'area di memoria chiamata "page cache" (la copia ad alta velocità dei file che Linux mantiene nella RAM). Quei 4 byte possono essere mirati a qualsiasi programma di cui il sistema si fidi, come ad esempio /usr/bin/su, la scorciatoia per diventare utente root.

Risultato: la prossima volta che qualcuno avvia quel programma, l'attaccante ottiene l'accesso come root.

L’aspetto più preoccupante
La corruzione della memoria non tocca mai il file su disco. Esiste solo nella copia in RAM gestita da Linux. Se si analizzasse l'immagine del disco rigido in seguito, il file risulterebbe identico all'originale (il codice hash coinciderebbe perfettamente). Riavviando la macchina, o semplicemente mettendola sotto sforzo (qualsiasi carico di sistema che richieda RAM), la copia in cache viene ricaricata pulita dal disco.

Anche i container sono inutili: la page cache è condivisa tra l'intero host, quindi un processo all'interno di un container può usare questo bug per compromettere il server sottostante e accedere agli altri utenti (tenant).

L’origine del bug
Il "peccato originale" risale a un'ottimizzazione del 2017 in un modulo crittografico del kernel chiamato algif_aead. Era stata pensata per rendere la crittografia leggermente più veloce, ma il cambiamento ha infranto un presupposto di sicurezza critico e nessuno se n'è accorto per nove anni. Quel bug è stato poi ereditato da ogni aggiornamento del kernel dal 2017 a oggi.

Sistemi a rischio:
• Server (macchine di sviluppo, jump host, server di build): qualsiasi utente diventa root.
• Cluster Kubernetes e container: un pod compromesso evade verso l'host.
• CI runner (GitHub Actions, GitLab, Jenkins): una pull request malevola diventa root sul runner.
• Piattaforme Cloud che eseguono codice utente (notebook, sandbox, funzioni serverless): un utente diventa root dell'host.

Cronologia degli eventi
• 23 marzo 2026: segnalazione al team di sicurezza del kernel Linux.
• 1 aprile: patch inserita nel ramo principale (commit a664bf3d603d).
• 22 aprile: assegnazione del codice CVE.
• 29 aprile: divulgazione pubblica.

Mitigazione
Aggiornate dei vostri sistemiil kernel a una versione che includa il commit a664bf3d603d. Se non potete applicare la patch immediatamente, disabilitate il modulo vulnerabile:

Per gli ambienti che eseguono codice non fidato (container, sandbox, CI runner), è consigliabile bloccare interamente l'accesso all'interfaccia crittografica AF_ALG del kernel, anche dopo aver applicato la patch. Quasi nessun processo legittimo ne ha bisogno, e bloccarla chiude definitivamente la porta a questa intera classe di bug.

Maggiori info: copy.fail/


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IR Device Control That Lives Off The Cloud


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There are lots of smart home systems that will let you blast your older dumb appliances with infrared to control them. However, many are tied to ugly cloud systems that can frustrate you on a regular basis. [Steelcuts] whipped up a cloudless solution to this problem instead.

IR2MQTT does pretty much exactly what it says in the name. It allows integrating things like air conditioners and televisions into a Home Assistant setup with the use of an IR blaster and a neat, tidy web app. You use it with an ESP32 or ESP8266 running a firmware based on ESPHome to actually do the IR blasting. In turn, IR2MQTT is a back-end plus a web interface that lets you setup all your IR devices without having to manually capture IR codes and create YAML files to do everything. It’s also integrated with large databases of IR codes for common appliances so in many cases, you can just look up your gear and get it working the easy way.

Sometimes all you need to get the job done is an IR LED and the will to use it. If you’re cooking up your own infrared hacks, don’t hesitate to let us know on the tipsline.


hackaday.com/2026/05/02/ir-dev…

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L’azienda che doveva fermare i DDoS… è accusata di organizzarli: accade in Brasile

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/lazienda-…

A cura di Bajram Zeqiri

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ddos #botnet

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Voglio un Tito Faraci tutto per me.
Tipo Peter Griffin con il suo score musicale.. ecco, io voglio Tito che mi illustra la vita, tutta! Con Paperino, Paperinik (lì se la gioca con Bigarella e Freccero) e tutti i paperi - anche Timoteo Piccione e OK Quack!
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Deserializzazione JSON sicura in .NET 10: guida completa a JsonSerializerOptions.Strict
#tech
spcnet.it/deserializzazione-js…
@informatica


Deserializzazione JSON sicura in .NET 10: guida completa a JsonSerializerOptions.Strict


Considera questo payload JSON in arrivo alla tua API:

{"Amount": 100, "Amount": -999}

Due proprietà con lo stesso nome. La sezione 4 di RFC 8259 dice che i nomi degli oggetti dovrebbero essere univoci, ma non lo impone. System.Text.Json, di default, adotta l’approccio permissivo: vince l’ultima scrittura, nessun avviso, nessun errore. Il valore dell’attaccante passa silenziosamente.

Questo non è solo un problema di proprietà duplicate. La deserializzazione di default ignora anche campi extra che un attaccante potrebbe iniettare, lascia scivolare i valori null nelle proprietà non-nullable e salta dati richiesti mancanti. Ogni di queste “comodità” è una potenziale vulnerabilità al confine della tua API.

JsonSerializerOptions.Strict: cinque protezioni in un solo preset


.NET 10 introduce JsonSerializerOptions.Strict, un nuovo preset di sola lettura che si affianca a Default e Web. Mentre Default dà priorità alla retrocompatibilità e Web ottimizza per le API HTTP tipiche, Strict segue le best practice di sicurezza attivando cinque impostazioni protettive simultaneamente.

var strict = JsonSerializerOptions.Strict;
// AllowDuplicateProperties:             False
// UnmappedMemberHandling:               Disallow
// PropertyNameCaseInsensitive:           False
// RespectNullableAnnotations:            True
// RespectRequiredConstructorParameters:  True

Confronto tra i tre preset

ImpostazioneDefaultWebStrict
AllowDuplicatePropertiestruetruefalse
UnmappedMemberHandlingSkipSkipDisallow
PropertyNameCaseInsensitivefalsetruefalse
RespectNullableAnnotationsfalsefalsetrue
RespectRequiredConstructorParametersfalsefalsetrue

I dati serializzati con Default possono essere deserializzati con Strict. La compatibilità va in una sola direzione: Strict è più severo su ciò che accetta, non su ciò che produce.

1. Proprietà duplicate vietate


I protocolli che stratificano il parsing JSON (OAuth 2.0, OpenID Connect, firme webhook) possono essere sfruttati se parser diversi gestiscono input duplicati in modo diverso. Con Strict, ogni tentativo di deserializzare JSON con proprietà duplicate genera immediatamente una JsonException:

string duplicateJson = @'{"Amount": 100, "Amount": -999}';

try
{
    JsonSerializer.Deserialize<Payment>(duplicateJson, JsonSerializerOptions.Strict);
}
catch (JsonException ex)
{
    // JsonException: Duplicate property 'Amount' encountered during deserialization
    Console.WriteLine(ex.Message);
}

public record Payment(int Amount);

Questa protezione si estende oltre i POCO (plain-old C# objects): funziona anche con JsonDocument, JsonNode e Dictionary<string, T>.

2. Rifiuto dei membri non mappati


La deserializzazione di default scarta silenziosamente le proprietà JSON che non corrispondono al tuo tipo .NET. È comodo durante lo sviluppo, ma è pericoloso a un confine di fiducia perché non sai cosa sta inviando il client.

string extraFieldJson = @'{"Name": "Alice", "Role": "user", "IsRoot": true}';

// Default: ignora silenziosamente "IsRoot"
var user = JsonSerializer.Deserialize<User>(extraFieldJson);
// Name=Alice, Role=user - "IsRoot" scompare senza tracce

// Strict: rifiuta la proprieta' non mappata
JsonSerializer.Deserialize<User>(extraFieldJson, JsonSerializerOptions.Strict);
// throws: The JSON property 'IsRoot' could not be mapped to any .NET member

public record User(string Name, string Role);

3. Corrispondenza case-sensitive dei nomi di proprietà


In modalità Strict, la case sensitivity diventa un contratto preciso: i nomi delle proprietà JSON devono corrispondere esattamente ai nomi delle proprietà C#. Se i tuoi client inviano camelCase ma i tuoi tipi usano PascalCase, aggiungi [JsonPropertyName("nomeCamelCase")] per rendere il contratto esplicito nella definizione del tipo.

4. Enforcement delle annotazioni nullable


I nullable reference types di C# aiutano a intercettare i problemi di null a compile time, ma System.Text.Json li ignora di default durante la deserializzazione. Con Strict, se hai dichiarato string Name (non string? Name), il serializzatore rifiuterà qualsiasi JSON con null per quella proprietà:

string nullNameJson = @'{"Name": null, "Email": "alice@example.com"}';

// Default: null va nella stringa non-nullable senza errori
var contact = JsonSerializer.Deserialize<Contact>(nullNameJson);
// contact.Name == null (silenzioso!)

// Strict: genera eccezione
JsonSerializer.Deserialize<Contact>(nullNameJson, JsonSerializerOptions.Strict);
// throws: The constructor parameter 'Name' doesn't allow null values

public record Contact(string Name, string Email);

5. Parametri obbligatori del costruttore


I record type e le classi con costruttori parametrizzati possono avere parametri obbligatori silenziosamente riempiti con valori di default quando il JSON manca dei dati. Strict lo impedisce:

string missingParamJson = @'{"FirstName": "Alice"}';

// Default: LastName mancante diventa silenziosamente null
var person = JsonSerializer.Deserialize<Person>(missingParamJson);
// person.LastName == null

// Strict: richiede tutti i parametri
JsonSerializer.Deserialize<Person>(missingParamJson, JsonSerializerOptions.Strict);
// throws: JSON deserialization was missing required properties: 'LastName'

public record Person(string FirstName, string LastName);

Integrazione in ASP.NET Core Minimal APIs


Nei demo sopra usiamo JsonSerializer direttamente. In un’applicazione web, configuri le opzioni JSON una volta e ogni endpoint le eredita. Nota: JsonSerializerOptions.Strict è un singleton frozen, quindi non puoi passarlo direttamente a ConfigureHttpJsonOptions che richiede un’istanza mutabile. Imposta le singole proprietà:

builder.Services.ConfigureHttpJsonOptions(options =>
{
    options.SerializerOptions.AllowDuplicateProperties = false;
    options.SerializerOptions.UnmappedMemberHandling =
        System.Text.Json.Serialization.JsonUnmappedMemberHandling.Disallow;
    options.SerializerOptions.PropertyNameCaseInsensitive = false;
    options.SerializerOptions.RespectNullableAnnotations = true;
    options.SerializerOptions.RespectRequiredConstructorParameters = true;
});

app.MapPost("/payments", (Payment payment) =>
{
    // Se il body ha proprieta' duplicate, campi non mappati o dati mancanti,
    // il framework risponde con 400 Bad Request prima che questo codice venga eseguito.
    return Results.Ok(payment);
});

Il framework intercetta JsonException durante il model binding e restituisce un 400 Bad Request con problem details. Il tuo endpoint vede solo oggetti validi e completamente inizializzati.

Configurazione per-endpoint


Se hai bisogno di validazione strict su alcuni endpoint ma parsing più flessibile su altri, puoi deserializzare manualmente dal body della richiesta con le opzioni desiderate:

app.MapPost("/api/strict", async (HttpContext context) =>
{
    var payment = await context.Request.ReadFromJsonAsync<Payment>(
        JsonSerializerOptions.Strict);
    return Results.Ok(payment);
});

Supporto per i Source Generator


Per scenari AOT o per i benefici prestazionali dei source generator, configura manualmente le impostazioni equivalenti su JsonSourceGenerationOptionsAttribute. Non esiste una scorciatoia Strict per l’attributo: ogni proprietà va impostata individualmente.

[JsonSourceGenerationOptions(
    AllowDuplicateProperties = false,
    UnmappedMemberHandling = JsonUnmappedMemberHandling.Disallow,
    PropertyNameCaseInsensitive = false,
    RespectNullableAnnotations = true,
    RespectRequiredConstructorParameters = true
)]
[JsonSerializable(typeof(Payment))]
internal partial class StrictJsonContext : JsonSerializerContext;

Il codice generato include tutta la logica di validazione a compile time, senza overhead di reflection.

Quando usare Strict (e quando no)


Usalo ai confini di fiducia: endpoint token, ricevitori di webhook, controller API che accettano JSON da client non controllati completamente. Il costo è una JsonException quando i payload non corrispondono al contratto. Questo è esattamente lo scopo.

Evitalo per l’ingestione flessibile: se consumi JSON da API di terze parti con schemi inconsistenti, la modalità strict rifiuterà payload che potresti voler gestire con più grazia. In questi casi usa Default o Web e valida dopo la deserializzazione.

Migra in modo incrementale: non è necessario passare tutto a Strict subito. Inizia dagli endpoint ad alto rischio, intercetta JsonException, registra i problemi, correggi i client che inviano payload non conformi, poi espandi.

Sappi i limiti: Strict valida le violazioni del contratto strutturale ma non protegge da JSON profondamente annidato (usa MaxDepth), payload eccessivi (imposta limiti HTTP) o type confusion polimorfico. È un layer di difesa, non l’unico.

Conclusione


Ogni endpoint API che accetta JSON è un confine di fiducia. La deserializzazione permissiva rende quel confine poroso. JsonSerializerOptions.Strict non aggiunge nuova logica: attiva protezioni già presenti in System.Text.Json ma disattivate di default per retrocompatibilità. Una riga di configurazione le attiva tutte.

Questo è particolarmente rilevante ai confini di protocollo come OAuth 2.0 e OpenID Connect, dove una proprietà duplicata o un campo inatteso non è solo un bug — è un potenziale vettore di exploit.

Fonte: Harden Your .NET JSON Deserialization with System.Text.Json and JsonSerializerOptions.Strict — Khalid Abuhakmeh, Duende Software (30 aprile 2026)


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SHADOW-EARTH-053: la campagna APT cinese che spia governi asiatici, la NATO e i diplomatici cubani
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/shadow…


SHADOW-EARTH-053: la campagna APT cinese che spia governi asiatici, la NATO e i diplomatici cubani


Una campagna di cyberspionaggio di alto livello, attribuita ad attori allineati agli interessi strategici della Cina, ha colpito nell’arco degli ultimi mesi governi, contractor della difesa, aziende tecnologiche e media in almeno otto paesi asiatici e in Polonia, unico Stato membro della NATO nel mirino. Nell’ambito dello stesso quadro operativo, un’operazione parallela ha violato la casella email di 68 diplomatici cubani a Washington durante uno dei momenti di tensione geopolitica più acuti del 2026. Il quadro che emerge è quello di una macchina d’intelligence cinese capace di operare su più fronti simultaneamente, adattando toolchain e vettori di attacco a obiettivi molto diversi tra loro.

SHADOW-EARTH-053: profilo del gruppo e attribuzioni


Il 30 aprile 2026, Trend Micro ha pubblicato un’analisi tecnica dettagliata di un nuovo intrusion set temporaneo denominato SHADOW-EARTH-053. Il gruppo è attivo almeno dal dicembre 2024 e viene valutato con elevata confidenza come allineato agli interessi della Repubblica Popolare Cinese. I target identificati spaziano dall’Asia meridionale (Pakistan, India, Sri Lanka, Myanmar) a quella orientale (Taiwan) e sud-orientale (Thailandia, Malaysia), fino a un Paese europeo membro della NATO: la Polonia.

La campagna si concentra principalmente su organizzazioni governative e del settore difesa, ma ha colpito anche aziende del settore tecnologico, trasporti e media. L’ampiezza geografica e la diversità dei target riflettono le priorità di intelligence della Cina nella regione Indo-Pacifica, con la Polonia che rappresenta probabilmente un obiettivo correlato al monitoraggio dell’assistenza militare occidentale all’Ucraina.

Vettori di accesso iniziale: da Exchange a React2Shell


SHADOW-EARTH-053 dimostra notevole flessibilità nei vettori di accesso iniziale. Il gruppo sfrutta vulnerabilità note ma non patchate in Microsoft Exchange Server — in particolare la catena ProxyLogon (CVE-2021-26855, CVE-2021-26857, CVE-2021-26858, CVE-2021-27065) — e nei server Internet Information Services (IIS). La presenza di server Exchange senza patch a distanza di anni dalla disclosure rimane un problema sistemico nelle reti governative di molti paesi target.

Più recentemente, il gruppo ha aggiunto al proprio arsenale lo sfruttamento di CVE-2025-55182, alias React2Shell, una vulnerabilità critica con CVSS score di 10.0 che affligge React Server Components, Next.js e framework correlati. La falla consente l’esecuzione di codice arbitrario remoto pre-autenticazione tramite una singola richiesta HTTP malevola. In alcuni casi, ShadowPad è stato recapitato anche tramite AnyDesk, mostrando adattabilità nella catena di compromissione.

La toolchain: ShadowPad, Godzilla e Noodle RAT


Dopo l’accesso iniziale, SHADOW-EARTH-053 installa web shell Godzilla per mantenere un accesso persistente al server compromesso. Godzilla consente l’esecuzione remota di comandi e offre funzionalità di gestione file, proxy SOCKS5 e memory injection, rendendola una piattaforma di staging ideale per le fasi successive.

Il payload principale è ShadowPad, un backdoor modulare di uso esclusivo dei gruppi APT cinesi sin dalla sua comparsa nel 2017. ShadowPad viene caricato tramite DLL sideloading di eseguibili legittimi firmati digitalmente (Microsoft, Samsung e altri vendor), con il payload cifrato spesso archiviato nel registro di sistema ed eliminato dopo il primo utilizzo. La persistenza è garantita da un task pianificato denominato “M1onltor”, configurato per eseguire il binario sideloaded ogni cinque minuti con i massimi privilegi disponibili.

Su infrastrutture Linux, i ricercatori hanno identificato con bassa confidenza campioni di Noodle RAT, una RAT cross-platform distribuita tramite la stessa infrastruttura e controllata via domini con temi office365. Ciò suggerisce un’espansione verso ambienti non-Windows, tipicamente meno monitorati nelle reti enterprise.

Movimento laterale e ricognizione interna


Post-compromissione, SHADOW-EARTH-053 esegue una ricognizione sistematica di Active Directory e Exchange direttamente dalla web shell: enumerazione degli admin di dominio, discovery dei domain controller tramite nltest, export AD via csvde e mapping di utenti e mailbox con Get-DomainUser di PowerView.

Per il movimento laterale il gruppo utilizza IOX, un tool di tunneling proxy, configurando LocalAccountTokenFilterPolicy = 1 per abilitare Pass-the-Hash sugli account amministratori locali. Il movimento laterale si avvale di WMIC per distribuire backdoor e tool su host Windows aggiuntivi, affiancato da un launcher RDP personalizzato (smss.exe) e da Sharp-SMBExec, un tool C# per operazioni SMB.

L’operazione sull’ambasciata cubana: spionaggio diplomatico in tempo reale


Parallelamente alla campagna SHADOW-EARTH-053, la società Gambit Security ha documentato un’operazione distinta ma stilisticamente riconducibile a gruppi di intelligence cinesi: la compromissione dei server di posta elettronica dell’ambasciata cubana a Washington. L’attacco è iniziato a gennaio 2026 e ha interessato le caselle email di 68 funzionari, tra cui l’ambasciatore e il suo vice. I vettori di intrusione sono stati — anche qui — vulnerabilità nei server Microsoft Exchange, rimaste non patchate per circa cinque anni.

La tempistica dell’operazione è significativa: gli hacker hanno letto corrispondenza diplomatica riservata proprio mentre gli Stati Uniti intensificavano le pressioni su Cuba sull’onda delle operazioni in Venezuela, con restrizioni alle forniture di petrolio che hanno causato blackout di massa sull’isola. Nella stessa finestra temporale, la stessa infrastruttura ha condotto attacchi contro il governo del Venezuela e il suo Ministero degli Affari Esteri. Separatamente, lo sfruttamento della vulnerabilità React (CVE-2025-55182) ha consentito al gruppo di ottenere accesso a circa 5.000 server in pochi giorni, inclusi sistemi governativi in Texas e aziende private.

Tecniche di evasione


SHADOW-EARTH-053 adotta diverse tecniche per ostacolare il rilevamento. Il packer RingQ viene usato per offuscare i payload. I tool come net.exe e PowerShell vengono rinominati con nomi casuali con estensione .log. I domini di command and control mimicano prodotti di sicurezza o servizi DNS legittimi. L’uso estensivo di living-off-the-land binaries (LOLBins) riduce ulteriormente la firma di rilevamento sugli endpoint.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Tool e binari associati a SHADOW-EARTH-053
# Scheduled Task persistence
Task name: M1onltor
Trigger: ogni 5 minuti, SYSTEM privileges

# Strumenti post-compromissione
- IOX proxy tunneling tool
- Sharp-SMBExec (C# SMB lateral movement)
- RingQ packer (per offuscamento payload)
- PowerView (Get-DomainUser)
- csvde.exe (AD export)
- nltest.exe (domain controller discovery)

# Malware identificati
- ShadowPad backdoor (DLL sideloading via eseguibili firmati Microsoft/Samsung)
- Godzilla webshell
- Noodle RAT (variante Linux, bassa confidenza)

# CVE sfruttate
- CVE-2021-26855 / CVE-2021-26857 / CVE-2021-26858 / CVE-2021-27065 (ProxyLogon - Exchange)
- CVE-2025-55182 "React2Shell" (CVSS 10.0 - RCE pre-auth su React Server Components)

# Indicatori infrastrutturali
- Domini C2 che imitano prodotti di sicurezza o servizi DNS
- Domini con temi "office365" per Noodle RAT C2
- Eseguibili rinominati con estensione .log (net.exe, PowerShell)

Implicazioni e raccomandazioni per i difensori


La campagna SHADOW-EARTH-053 evidenzia alcune priorità difensive urgenti. Patch management su Exchange e IIS rimane critico: la persistenza di vulnerabilità come ProxyLogon a distanza di anni dalla divulgazione indica processi di patching inadeguati in molte organizzazioni pubbliche. Il monitoraggio di task pianificati con nomi insoliti (come “M1onltor”) e del DLL sideloading da processi firmati legittimi dovrebbe essere parte delle regole di detection SIEM standard. Il rilevamento di tool come IOX, csvde e nltest in contesti anomali può segnalare ricognizione post-compromissione. La protezione delle API React Server Components e l’applicazione del patch per CVE-2025-55182 è urgente per chiunque gestisca applicazioni Next.js in produzione.

Sul piano geopolitico, la combinazione SHADOW-EARTH-053 + operazione ambasciata cubana dimostra la capacità dei servizi di intelligence cinesi di condurre operazioni simultanee e multi-obiettivo, adattando gli strumenti in funzione del target — dal backdoor militare ShadowPad per i governi alla compromissione silente dei server di posta diplomatici. Per i team di sicurezza delle organizzazioni governative, difesa e infrastrutture critiche in Europa e Asia, questa campagna rappresenta un segnale d’allerta difficile da ignorare.


Fnsi su istituzione Giornata in ricordo giornalisti uccisi


“Ringraziamo il Parlamento per aver istituito la Giornata in ricordo dei giornalisti morti a causa dello svolgimento del loro lavoro. La Fnsi li onora e li ricorda in ogni momento. Ma vorrei ricordare al Parlamento che i giornalisti vivi attendono da anni un provvedimento su equo compenso dovendo fare i conti con un precariato selvaggio e redditi al di sotto della soglia della povertà; e da anni, tra le altre cose, attendono la cancellazione del carcere per le querele per diffamazione e una norma contro le querele temerarie, bavaglio alla libertà di stampa”. Lo afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.


dicorinto.it/associazionismo/f…