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Netanyahu incontrerà Trump alla Casa Bianca martedì


Il primo ministro israeliano partirà lunedì per Washington e parteciperà anche al funerale del senatore Lindsey Graham. Ha già incontrato il presidente sei volte nello Studio Ovale.
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Il presidente Donald Trump incontrerà martedì alla Casa Bianca il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, mentre gli Stati Uniti valutano di riprendere le operazioni di combattimento su larga scala contro l'Iran. L'annuncio è arrivato dall'ufficio del premier israeliano, che ha fatto sapere che Netanyahu partirà da Israele lunedì per una visita ufficiale a Washington.

"Su invito del presidente Trump, il primo ministro Benjamin Netanyahu partirà lunedì per Washington per una visita ufficiale", si legge nel comunicato diffuso dall'ufficio del premier. "Nell'ambito della visita il primo ministro incontrerà il presidente Trump alla Casa Bianca martedì e parteciperà alla cerimonia funebre per il senatore Lindsey Graham."

Netanyahu ha incontrato Trump nello Studio Ovale sei volte da quando il presidente è tornato in carica un anno e mezzo fa, più di qualsiasi altro leader mondiale. Oggi però è molto impopolare a Washington: tra i democratici, nella cerchia ristretta del presidente e nella base MAGA (lo zoccolo duro dell'elettorato di Trump).

Pochi giorni fa il presidente aveva garantito che il premier israeliano non sarà arrestato negli Stati Uniti, dopo che il sindaco di New York Zohran Mamdani aveva ipotizzato di farlo fermare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di settembre in base al mandato della Corte penale internazionale.

Trump sta valutando di riprendere le operazioni di combattimento su larga scala in Iran, che con ogni probabilità comprenderebbero una campagna militare congiunta con Israele simile a quella avviata il 28 febbraio con l'operazione Epic Fury. L'incontro con Netanyahu può pesare sulle decisioni del presidente e sul coordinamento tra i due paesi.

L'arrivo del premier israeliano a Washington la prossima settimana potrebbe indicare che nessuna escalation rilevante avverrà prima di allora. Nei precedenti round di escalation con l'Iran, però, sia gli Stati Uniti sia Israele hanno diffuso comunicati su visite ad alto livello come parte di operazioni di depistaggio che precedevano attacchi militari contro il paese.

La settimana scorsa Netanyahu aveva chiesto di vedere Trump senza ottenere un appuntamento, poi aveva detto di aver rinviato il viaggio perché la veglia funebre per Graham era stata spostata. Alcuni funzionari della Casa Bianca hanno raccontato che il primo ministro israeliano aveva provato a far accadere l'incontro a forza di volontà.

Mercoledì un funzionario della Casa Bianca ha detto ad Axios che erano in corso discussioni su un possibile incontro nello Studio Ovale, precisando che nulla era stato ancora fissato. Giovedì è stato Trump a dire ad Axios che avrebbe incontrato Netanyahu se il premier fosse stato in città per il funerale di Graham.

Venerdì sera il presidente ha confermato la visita durante la cena dell'associazione dei corrispondenti alla Casa Bianca, l'appuntamento annuale che riunisce i giornalisti accreditati alla presidenza. Lo ha fatto mentre attribuiva falsamente origini palestinesi a Chuck Schumer, capogruppo democratico al Senato, che è ebreo. "Gli manderò domani un bel vestito palestinese, così potrà accogliere Bibi Netanyahu quando verrà in città la prossima settimana", ha detto Trump.

Il presidente ha aggiunto che Schumer "è diventato palestinese" e ha scherzato sul fatto che la legge islamica fosse la nuova fondazione del senatore. Associazioni musulmane ed ebraiche americane hanno già criticato in passato Trump per aver definito palestinese il capogruppo democratico, sostenendo che usa il termine in modo dispregiativo, come un insulto.

La commemorazione di Graham, senatore repubblicano della South Carolina morto di recente, si terrà martedì 28 luglio a Washington e mercoledì 29 luglio a Columbia e nella contea di Pickens, in South Carolina. Netanyahu lo ha ricordato su X come un amico caro, scrivendo che Graham aveva capito che la sicurezza di Israele e quella dell'America sono inseparabili e che aveva dedicato la vita a difendere gli Stati Uniti e a rafforzare l'alleanza tra i due paesi. "Israele ha perso uno dei suoi più grandi amici. L'America ha perso un grande patriota. Io ho perso un amico amato", ha aggiunto il primo ministro.

Stati Uniti e Israele hanno lanciato insieme il 28 febbraio le operazioni Epic Fury e Roaring Lion contro l'Iran. Negli ultimi tredici giorni il comando centrale delle forze armate americane (quello responsabile delle operazioni in Medio Oriente) ha condotto ripetuti raid aerei contro obiettivi militari iraniani, mentre l'esercito israeliano ha detto di aver risposto alle provocazioni di Hezbollah, il gruppo armato libanese sostenuto da Teheran. L'incontro tra Trump e Netanyahu arriverà a cinque mesi esatti dall'inizio della guerra.


Trump garantisce che Netanyahu non sarà arrestato negli Stati Uniti


Il presidente Donald Trump ha assicurato che il premier israeliano Benjamin Netanyahu non sarà arrestato negli Stati Uniti quando arriverà a New York, a settembre, per l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lo ha scritto lunedì 20 luglio su Truth Social, il suo social network, dopo che il sindaco della città aveva sollevato quella possibilità. Netanyahu, ha promesso Trump, "non sarà arrestato, in nessun modo" finché si trova in territorio americano.

A far nascere il caso è stato Zohran Mamdani, sindaco democratico di New York, che nei giorni scorsi aveva ipotizzato di far fermare il premier israeliano durante il vertice del Palazzo di Vetro, il grande raduno annuale dei capi di Stato e di governo che si tiene ogni settembre nella sede dell'ONU. In un'intervista al New York Times, Mamdani ha detto di aver aperto un confronto con l'ufficio legale del Comune per capire se ne avesse il potere, aggiungendo che "il posto di Netanyahu è all'Aia" perché "è un criminale di guerra". Ha però precisato di non voler forzare le norme: "faremo tutto ciò che la legge di New York mi consente di fare".

Il riferimento è al mandato d'arresto emesso contro Netanyahu dalla Corte penale internazionale, il tribunale con sede all'Aia che indaga sui crimini più gravi come genocidio e crimini contro l'umanità. Il mandato, deciso il 21 novembre 2024, accusa il premier israeliano e l'ex ministro della difesa Yoav Gallant di aver usato la fame come arma di guerra e di aver colpito deliberatamente la popolazione civile nella striscia di Gaza. Le contestazioni riguardano la guerra scatenata da Israele dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Israele ha sempre respinto le accuse.

Le autorità israeliane e americane hanno bocciato subito l'idea del sindaco. Danny Danon, ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite, ha parlato di una minaccia "vuota" e ha accusato Mamdani di fare "teatro politico" per eccitare la sua base più radicale. Non esiste alcuna base legale per un arresto, ha spiegato, ricordando che gli Stati Uniti non riconoscono la giurisdizione della Corte penale internazionale e non fanno parte dello Statuto di Roma, il trattato che l'ha istituita nel 1998. Danon ha citato anche l'accordo del 1947 sulla sede dell'ONU, che impegna le autorità americane a non ostacolare il transito dei rappresentanti degli Stati membri diretti al Palazzo di Vetro.

Sulla stessa linea Mike Waltz, ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, che ha definito impossibile un arresto: l'accordo del 1947 garantisce protezioni diplomatiche ai capi di governo in visita e l'autorità federale prevale sulle volontà di un sindaco.

Dietro la vicenda c'è l'ostilità dichiarata dell'amministrazione Trump verso la Corte penale internazionale, che punta a smantellare. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha scritto sul Wall Street Journal che Washington vuole evitare un mondo in cui soldati, agenti e leader eletti americani possano essere trascinati davanti a un tribunale internazionale. Nel suo messaggio Trump ha legato la difesa del premier israeliano al suo ruolo nella guerra contro l'Iran, sostenendo che a dover essere arrestati semmai sono i dirigenti di Teheran.

Non tutti i critici di Israele hanno appoggiato Mamdani. Ro Khanna, deputato democratico della California e possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028, ha detto a Fox News di ritenere che il caso di Netanyahu debba proseguire in tribunale, ma che l'ONU debba comunque accoglierlo: "può venire all'Assemblea", ha aggiunto, dicendosi contrario a "creare uno spettacolo".

Esponente dell'ala sinistra dei democratici, Mamdani aveva già definito Israele un "regime di apartheid" e l'offensiva nella striscia di Gaza un "genocidio", pur schierandosi più volte contro l'antisemitismo. Netanyahu lo ha accusato di sostenere Hamas, mentre il suo ufficio ha definito la Corte penale internazionale un tribunale fantoccio, privo di giurisdizione sugli israeliani e sugli americani.


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Man muss an der Stelle meiner Meinung nach schon zwischen ich lass KI komplette Reden ohne diese zu reviewen und ich nutze KI unterstützend für meine Arbeit. Der Schlüssel liegt darin mit der KI zusammen zu arbeiten und nicht sie arbeiten zu lassen. Wenn es bspw. meine Schwäche ist komplexe Themen nicht einfach verständlich rüber bringen zu können, dazu aber KI zur Unterstützung nehme, dann schafft das Mehrwert auf beiden Seiten (Politiker & Wähler)
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Trump sospende gli attacchi sull'Iran perché mancano le munizioni


Il vicepresidente e il generale Dan Caine hanno messo in guardia sui rischi dell'escalation e sull'esaurimento degli intercettori Patriot. È la prima pausa dopo tredici notti di bombardamenti

Gli Stati Uniti hanno fermato i bombardamenti sull'Iran dopo tredici notti consecutive di raid. Il presidente Donald Trump ha ordinato ai militari di non colpire venerdì e sabato le operazioni erano "in sospeso", secondo un funzionario del Dipartimento della Difesa. La decisione è arrivata al termine di una riunione alla Casa Bianca in cui il presidente si era confrontato con i vertici militari e i membri del gabinetto per decidere se allargare la guerra.

Il vicepresidente JD Vance e il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto e più alto ufficiale delle forze armate americane, hanno espresso dubbi sull'escalation durante quella riunione: lo ha rivelato la CNN. Caine ha detto a Trump che le opzioni militari sul tavolo si potevano eseguire con successo, poi ha messo in guardia sulle conseguenze possibili.

Il generale ha insistito soprattutto sulle scorte di munizioni americane, che si stanno assottigliando. Le riserve di intercettori antimissile Patriot (il sistema che protegge le basi americane della regione dai missili iraniani) sono il vincolo principale.

Le discussioni riservate si sono concentrate sull'inventario in calo delle difese aeree americane in Medio Oriente, secondo il New York Times. Caine ha avvertito in privato che riprendere le grandi operazioni di combattimento era fattibile ma avrebbe ridotto in modo pericoloso gli intercettori a disposizione del Central Command (il comando militare americano responsabile del Medio Oriente). Lo stesso giornale aveva riferito in aprile che il Pentagono aveva già usato più di 1.200 intercettori Patriot, ciascuno da oltre 4 milioni di dollari. I militari dicono che da allora la situazione è peggiorata.

Sulla decisione pesano anche il timore di una guerra che si allarga a tutto il Medio Oriente, l'allontanamento degli alleati del Golfo esposti agli attacchi iraniani, una nuova stretta sull'economia mondiale e le crisi energetica e migratoria in crescita.

Tre soldati americani sono stati uccisi in Giordania venerdì della settimana scorsa, quando un missile balistico ha superato le difese aeree impegnate a respingere un'ondata di missili e droni iraniani. In quindici giorni gli attacchi iraniani contro obiettivi americani in Medio Oriente hanno ucciso quattro militari.

Le basi in Giordania, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti sono sotto tiro pesante. Un attacco americano di grandi dimensioni avrebbe con ogni probabilità provocato una rappresaglia più dura, caricando ancora le difese aeree.

Il missile che l'Iran usa di più è il Kheibar Shekan, un'arma economica e mobile con una gittata di almeno 1.450 chilometri. In alcune versioni la testata si stacca nella fase finale del volo e un piccolo motore le permette di correggere la direzione mentre si avvicina al bersaglio a quasi 10.000 chilometri orari, un comportamento che rende più difficile individuarla e abbatterla.

Gli americani e i loro partner hanno abbattuto la maggior parte di questi missili, ma alcuni colpi sono passati. Un intercettore americano o israeliano costa tra 2 e 15 milioni di dollari a seconda del sistema, molto più dell'arma che deve fermare. "Gli iraniani hanno capito durante la guerra che i Kheibar Shekan sono ottimi perché costano poco, sono flessibili nei sistemi di lancio e sono piuttosto efficaci", ha detto al Wall Street Journal Nicole Grajewski, esperta di strategia iraniana a Sciences Po.

Da quando la tregua è saltata, Teheran ha colpito ripetutamente gli alloggi dei militari americani nelle basi della regione e i radar che reggono le difese aeree.

"Il presidente Trump è sempre stato coerente nel dire che preferisce una soluzione diplomatica, ma continua a mantenere tutte le opzioni se l'Iran prosegue le attività terroristiche nello Stretto di Hormuz o contro gli alleati", ha dichiarato il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca Steven Cheung. Tra le sanzioni che hanno messo in ginocchio l'economia iraniana e i tredici giorni di attacchi contro obiettivi militari, ha aggiunto, "sarebbe saggio che l'Iran lavorasse a un accordo negoziato".

Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha detto che le forze armate americane hanno "tutto quello che serve per agire nel momento e nel luogo scelti dal presidente".

Pochi nella cerchia ristretta del presidente e dentro il Pentagono ritenevano che l'escalation avrebbe prodotto i risultati sperati. Un alto funzionario americano ha detto di dubitare che riprendere le grandi operazioni di combattimento avrebbe riportato l'Iran al tavolo delle trattative, perché i raid ottengono l'effetto opposto: tengono compatto il paese e permettono ai suoi leader di spostare l'attenzione su una minaccia esterna.

Molti consiglieri, tra cui il genero del presidente Jared Kushner, indicano una strada meno rischiosa fatta di negoziati e pressione economica prolungata.

In pubblico Trump ha tenuto aperte entrambe le possibilità. "Siamo pronti a fare fuoco", ha detto ai giornalisti venerdì pomeriggio. "Siamo pronti ad andare, ma stiamo parlando con loro, quindi forse ci sarà un punto di svolta, forse no." Giovedì aveva detto ad Axios di stare valutando "un attacco massiccio" e "più grande che mai".

Venerdì ha ricevuto dai militari un piano di attacco come quelli che aveva approvato ogni pomeriggio per due settimane, ma non ha dato il via libera: lo ha rivelato Axios. Poco dopo ha detto che la strategia "più intelligente" è "fare un accordo".

L'ordine di sospendere i raid è arrivato alcune ore dopo l'arrivo a Teheran di una delegazione dell'Oman, che sta discutendo una nuova intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Nel negoziato ci sono stati progressi e un accordo tra Oman e Iran potrebbe arrivare nel fine settimana, dopodiché toccherebbe a Trump decidere se accettarlo.

Alla cena dell'associazione dei corrispondenti alla Casa Bianca, venerdì sera, il presidente ha detto di non credere che l'Iran sia pronto a un accordo in questo momento, "ma sono disposto ad ascoltare".

Il gabinetto di sicurezza israeliano e le forze armate si aspettavano un nuovo round di attacchi americani venerdì e si erano preparati a un'offensiva di grandi dimensioni che avrebbe potuto provocare una rappresaglia iraniana contro Israele. Gli israeliani sono stati informati solo venerdì sera che Trump non aveva approvato altri raid.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu arriva negli Stati Uniti lunedì e incontrerà il presidente martedì. È la prima visita da quando a febbraio ha sostenuto l'offensiva congiunta contro l'Iran, cominciata poche settimane dopo.

Il Pentagono ha continuato a spostare mezzi e rifornimenti in Medio Oriente. Sono arrivati caccia F-16 dalla Germania e F-35 dalla Gran Bretagna, che si aggiungono a decine di aerei e droni d'attacco già schierati nelle basi a terra e su due portaerei.

I bombardieri B-2 e B-52 negli Stati Uniti sono in stato di allerta e questa settimana un B-1B partito dalla Gran Bretagna ha colpito obiettivi dei Guardiani della rivoluzione. Quasi venti navi da guerra sono in posizione nel Mar Arabico o nelle acque vicine e circa 50.000 militari americani nella regione e in Europa sono assegnati alla missione.

In quindici giorni il Central Command ha colpito più di mille obiettivi, contro i circa 13.000 della campagna di 38 giorni cominciata il 28 febbraio e chiusa dalla tregua dell'8 aprile. I raid hanno preso di mira radar costieri, lanciatori di missili antinave e la flotta di piccole imbarcazioni d'assalto iraniane, oltre a un numero crescente di ponti ferroviari che servono ai civili ma permettono anche di rifornire la costa meridionale vicino allo stretto.

Il blocco navale sulle navi dirette ai porti iraniani o in partenza da quelli ha dato risultati parziali. Dal 14 luglio il Central Command ha dirottato dodici navi commerciali, ne ha messe fuori uso due e ne ha ispezionate altre due.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto martedì che la Cina ha ridotto di circa il 40% gli acquisti di greggio iraniano negli ultimi mesi. Venerdì il Dipartimento del Tesoro ha sanzionato nove aziende e quattro persone legate al finanziere iraniano Babak Zanjani.

Stati Uniti e Regno Unito stanno organizzando a Londra una riunione ad alto livello sulla creazione di una coalizione internazionale per proteggere il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, a cui dovrebbero partecipare il segretario alla Difesa Pete Hegseth e Caine. Washington vuole che gli alleati mandino nella regione mezzi antimine, navi militari e droni. La riapertura dello stretto alle navi commerciali è il passaggio decisivo di qualsiasi via d'uscita americana dalla guerra.

Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile venerdì, con il Brent salito di oltre il 7% fino a 100,95 dollari prima di scendere intorno a 98.

L'Ucraina ha colpito nel Mar Caspio una nave cargo che trasportava forniture militari tra Iran e Russia uccidendo un membro dell'equipaggio. Gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta da Teheran, hanno rivendicato attacchi contro due impianti energetici sauditi sul Mar Rosso in risposta ai raid sauditi sulle zone che controllano in Yemen.

Non è chiaro se la pausa continuerà. Le forze armate americane stanno ancora preparando i piani per un eventuale ritorno alle grandi operazioni di combattimento, ma il presidente non ha dato ordini in quella direzione e in caso di ripresa dei raid i militari possono muoversi con un preavviso breve. La guerra dura da quasi cinque mesi.


Trump riunisce i vertici militari sull'Iran, Teheran respinge la tregua proposta dall'Iraq


Il presidente Donald Trump ha riunito venerdì i vertici militari e i membri più importanti del suo governo per decidere se intensificare l'attacco contro l'Iran, a pochi giorni dall'incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, atteso alla Casa Bianca martedì. Poche ore dopo, davanti ai giornalisti nello Studio Ovale, ha lasciato aperte entrambe le strade: "Siamo pronti ad andare, ma stiamo parlando con loro, quindi forse ci sarà un punto di rottura, forse no".

Nei 38 minuti di domande e risposte il presidente ha nominato sei volte le trattative con Teheran, dopo giorni in cui aveva fatto capire di essere pronto ad aumentare la pressione militare. "C'è un'uscita militare in cui andiamo avanti così come stiamo e possiamo anche aumentare la dose, distruggendo tutto quello che hanno. Oppure c'è una strategia più intelligente, che è fare un accordo. E loro vogliono fare un accordo", ha detto. Non ha risposto a una domanda su se gli attacchi che ha minacciato contro le infrastrutture civili iraniane possano essere considerati crimini di guerra secondo il diritto internazionale. Il giorno prima aveva parlato ad Axios di un attacco massiccio, più grande di qualsiasi altro visto finora nella guerra.

L'Iran ha respinto giovedì una proposta di tregua americana portata a Teheran dal primo ministro iracheno Ali al-Zaidi, secondo funzionari iraniani. Il governo iracheno ha poi smentito la ricostruzione con un messaggio sui social. I dettagli della proposta non sono noti, ma i funzionari iraniani hanno detto che era l'unica offerta sul tavolo e che il loro governo non è interessato a un accordo temporaneo che lasci irrisolta la questione del controllo dello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui prima della guerra transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

Al-Zaidi ha incontrato a Teheran il presidente Masoud Pezeshkian, il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. "Il problema non è passare i messaggi", ha detto Araghchi alla televisione di stato iraniana, aggiungendo che di mediatori Teheran e Washington ne hanno già abbastanza. "Il problema è la visione dell'America, che è illogica, avida e vuole controllare".

Venerdì mattina il Central Command, il comando militare statunitense responsabile del Medio Oriente, aveva completato la tredicesima notte consecutiva di bombardamenti. Gli obiettivi colpiti nelle ultime due settimane sono più di mille secondo funzionari militari americani, contro i circa 13.000 della campagna di 38 giorni iniziata il 28 febbraio e chiusa dalla tregua dell'8 aprile. Gli attacchi hanno riguardato radar costieri, lanciatori di missili antinave, piccole imbarcazioni d'attacco iraniane e un numero crescente di ponti ferroviari usati anche dai civili.

Il Pentagono ha spostato nella regione altri caccia F-16 dalla Germania e F-35 dalla Gran Bretagna, mentre i bombardieri a lungo raggio B-2 e B-52 di stanza negli Stati Uniti sono in stato di massima allerta e gli aerei per il rifornimento in volo sono stati avvicinati al Medio Oriente. Quasi venti navi da guerra sono nel Mare Arabico o nelle acque vicine, dove lanciano missili Tomahawk e fanno rispettare il blocco navale contro le navi commerciali che entrano nei porti iraniani o ne escono, reimposto dopo l'uscita di Trump all'inizio di luglio dal memorandum d'intesa che doveva chiudere il conflitto. Alla missione sono assegnati circa 50.000 militari americani tra la regione e l'Europa.

Dall'inizio della guerra sono morti almeno 18 militari statunitensi e circa 570 sono rimasti feriti, quattro dei quali uccisi nelle ultime due settimane da attacchi iraniani contro basi americane. I senatori democratici della commissione Forze armate hanno chiesto giovedì al segretario alla Difesa Pete Hegseth "un resoconto completo e accurato" di tutti i militari uccisi o feriti, sostenendo che il dipartimento non ha fornito dati tempestivi e completi durante il conflitto e che le cifre diffuse finora sono state incoerenti. Il Pentagono aveva già taciuto per giorni su decine di feriti.

Gli Houthi, la milizia sciita alleata di Teheran che controlla gran parte dello Yemen, hanno aperto un secondo fronte marittimo dopo aver annunciato lunedì un blocco navale contro l'Arabia Saudita. Una nave saudita, la NCC Masa, ha riportato danni lievi allo scafo dopo essere stata colpita venerdì nel Mar Rosso, due giorni dopo l'attacco ad altre due imbarcazioni saudite. L'Arabia Saudita ha risposto bombardando obiettivi nella provincia di Hodeidah e sull'isola di Kamaran. Il ministero degli Esteri degli Houthi ha promesso "escalation per escalation".

Il fronte del Mar Rosso mette a rischio la rotta alternativa che Riyadh stava usando per aggirare la chiusura dello Stretto di Hormuz, esportando il proprio greggio attraverso un oleodotto che attraversa il paese da est a ovest fino a un porto sul Mar Rosso. Il petrolio Brent, il riferimento mondiale, è salito giovedì di oltre il 7% fino a 100,95 dollari al barile, superando quota 100 per la prima volta da maggio, per poi scendere intorno ai 96 dollari venerdì. Dall'inizio della guerra il greggio è rincarato di quasi il 40% e all'inizio dell'anno costava 60 dollari al barile.

Le due parti hanno raggiunto i limiti di quello che possono ottenere con la forza militare, secondo un'analisi del Wall Street Journal. Entrambi i governi hanno mostrato di essere disposti ad alzare il livello dello scontro, ma nessuno dei due riesce a ottenere un vantaggio decisivo sull'altro. Lo stallo aumenta il rischio che il conflitto vada avanti per altri mesi mentre ognuno cerca di costruirsi una posizione di forza.

"C'è una dinamica di escalation", ha detto al Wall Street Journal Alan Eyre, ex alto diplomatico statunitense che ha partecipato ai negoziati con l'Iran. "Non credo che l'amministrazione degli Stati Uniti abbia davvero un'idea chiara di cosa sta cercando di fare". Hamidreza Azizi, esperto di Iran dell'Istituto tedesco per gli affari internazionali e la sicurezza, ha detto alla stessa testata che nemmeno l'uso di una piccola arma nucleare contro un impianto atomico sotterraneo cambierebbe la sostanza delle cose. "Vedo entrambe le parti arrivare ai limiti di quello che i mezzi militari possono ottenere", ha detto.

Byran Clark, ex alto funzionario della Marina statunitense e oggi ricercatore dello Hudson Institute, un centro studi conservatore di Washington, ha detto che con l'ingresso degli Houthi gli iraniani hanno guadagnato un vantaggio nella scalata militare, senza però arrivare a dominarla, perché gli Stati Uniti possono ancora scegliere di attaccare obiettivi civili e adottare un approccio di guerra totale.

Le agenzie di intelligence americane ritengono che il nuovo leader supremo iraniano, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, sia molto più interessato del padre e predecessore a dotarsi di un'arma nucleare, secondo funzionari informati sulle valutazioni. Ali Khamenei, ucciso all'inizio della guerra in un attacco israeliano condotto con l'aiuto dell'intelligence statunitense, aveva emesso una fatwa che vietava l'uso di armi atomiche. Il figlio non ha mai chiesto pubblicamente la bomba, ma sulla base di dichiarazioni pubbliche e conversazioni intercettate prima della guerra i servizi americani ritengono che punti a una testata termonucleare, miniaturizzabile e installabile su un missile a lungo raggio.

L'Iran ha spostato alcune centrifughe in un complesso sotterraneo fortificato nel centro del paese che gli americani chiamano Pickaxe Mountain, scavato troppo in profondità perché le bombe convenzionali statunitensi possano raggiungerlo. Teheran teme piuttosto un'incursione di terra e ha spostato truppe a difesa del sito. Le scorte di uranio altamente arricchito, il materiale di base per un ordigno, restano intatte e a disposizione del governo iraniano, mentre gli Stati Uniti sostengono che l'arricchimento non è ripartito. Rosemary Kelanic, direttrice del programma Medio Oriente del centro studi Defense Priorities, ha detto che la guerra e l'annuncio che gli Stati Uniti potrebbero aiutare l'Arabia Saudita ad arricchire uranio sul proprio territorio rendono "significativamente più probabile" che l'Iran cerchi di dotarsi dell'atomica.

Il Pakistan sta cercando di far ripartire i colloqui di pace tra Washington e Teheran, dopo una spinta iniziale della Cina, principale partner commerciale iraniano. Il ministro dell'Interno iraniano Eskandar Momeni è andato a Islamabad due volte in dieci giorni per discussioni esplorative e ha incontrato il capo delle forze armate pachistane Asim Munir. La notizia ha fatto salire le borse e scendere il prezzo del petrolio. Hegseth ha detto in Senato che Russia e Cina "stanno, a livelli diversi, favorendo alcune delle cose che l'Iran sta facendo", ma Trump ha scritto su Truth Social che, in base alle assicurazioni ricevute da Vladimir Putin e Xi Jinping, i due paesi non stanno partecipando alla guerra.

Il cambio di aereo con cui Trump ha lasciato la Turchia all'inizio di luglio, dopo il vertice della NATO, è stato deciso perché i servizi americani avevano giudicato credibile una minaccia di forze legate all'Iran contro il presidente e contro l'Air Force One: lo ha rivelato il New York Times. Trump era arrivato ad Ankara con il Boeing 747-8 donato dal Qatar, che non ha le stesse difese avanzate del vecchio aereo presidenziale. Il Secret Service, l'agenzia che protegge il presidente, gli aveva chiesto di cambiare velivolo per il volo di ritorno. Il presidente aveva sostenuto che si trattava solo di far visitare il nuovo aereo ai militari americani in Gran Bretagna, negando ragioni di sicurezza. Il direttore del Secret Service Sean Curran ha detto questa settimana che il livello di minaccia contro le persone protette dall'agenzia è il più alto mai registrato.

Centinaia di diplomatici americani e le loro famiglie, evacuati a febbraio dalle sedi in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein, Giordania, Qatar e Oman, sono ancora a Washington senza sapere quando e se torneranno, secondo quanto riportato da NBC News. Otto ambasciate della regione restano sotto "ordered departure", la procedura che impone l'evacuazione obbligatoria. A fine agosto scade il termine di sei mesi entro cui il Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, deve decidere se le sedi diventeranno posti dove i diplomatici non possono portare la famiglia. Un portavoce ha detto che non è possibile fornire un calendario "perché il quadro della sicurezza resta in evoluzione".

Le ambasciate statunitensi in Iraq, Kuwait, Libano, Qatar, Bahrein, Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e a Gerusalemme hanno diffuso venerdì allerte di sicurezza che invitano gli americani a riconsiderare i viaggi nella regione, dopo un avviso mondiale del Dipartimento di Stato di due giorni prima. Le Guardie della rivoluzione iraniane hanno intanto avvertito i civili dei paesi che ospitano militari statunitensi di stare ad almeno 500 metri da qualsiasi edificio sospettato di ospitare personale americano.


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La rassegna stampa di domenica 26 luglio 2026


Gli Stati Uniti sospendono i raid notturni sull'Iran tra i dubbi sulla strategia, mentre una corte d'appello conferma il blocco dell'ordine di Trump sul voto per posta e i nuovi dazi rischiano di pesare sui repubblicani verso le elezioni di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di domenica 26 luglio 2026

Gli Stati Uniti sospendono i raid notturni sull'Iran mentre crescono i dubbi sulla strategia


L'Amministrazione ha sospeso i bombardamenti quotidiani contro l'Iran dopo quasi due settimane di attacchi, con alcuni consiglieri del presidente preoccupati per l'assottigliarsi delle scorte di munizioni per la difesa aerea in Medio Oriente. Nel frattempo i ribelli Houthi, sostenuti da Teheran, hanno lanciato missili e droni contro l'Arabia Saudita in risposta ai raid sauditi sulla città yemenita di Hodeida, alimentando il rischio di un allargamento del conflitto.

Fonti: The New York Times, Bloomberg, ABC News

Una corte d'appello conferma il blocco dell'ordine di Trump sul voto per posta


La prima Corte d'appello federale ha respinto la richiesta dell'Amministrazione di applicare regole più restrittive sul voto per corrispondenza in vista delle elezioni di metà mandato, lasciando in vigore l'ingiunzione di un giudice di Boston che aveva dichiarato illegittime le misure. Il governo ha fatto sapere che potrebbe portare il caso davanti alla Corte suprema, in una tornata in cui sono in gioco entrambe le camere del Congresso.

Fonti: The New York Times, Bloomberg, The Hill

I dazi di Trump rischiano di pesare sui repubblicani alle elezioni di metà mandato


I nuovi dazi annunciati dall'Amministrazione — con aliquote a doppia cifra su beni importati da 60 partner commerciali per violazioni sul lavoro forzato — potrebbero mettere in difficoltà i candidati repubblicani in vista del voto di novembre. I democratici puntano a passare all'offensiva sull'impatto economico dell'agenda commerciale del presidente.

Fonti: The Hill

Il Maine sceglie Troy Jackson come nuovo candidato democratico contro Susan Collins


I delegati democratici del Maine hanno scelto l'ex presidente del Senato statale Troy Jackson come nuovo candidato per la corsa al Senato federale, al posto di Platner, in una convention di partito organizzata in fretta. Jackson parte però in forte svantaggio finanziario: la senatrice repubblicana uscente Collins gode di un enorme vantaggio di cassa, sostenuta da super PAC finanziati da miliardari.

Fonti: The New York Times, ABC News

Un'inchiesta sul nuovo Air Force One voluto da Trump: costi in aumento e compromessi sulla sicurezza


Un'inchiesta del New York Times ha rilevato che la spinta del presidente per accelerare la consegna del nuovo aereo presidenziale ha fatto lievitare i costi e comportato compromessi su alcune dotazioni di sicurezza. La fretta di mettere in servizio il velivolo avrebbe inciso sulle scelte tecniche del progetto.

Fonti: The New York Times

Verranno diffuse le registrazioni tra Biden e il ghostwriter delle sue memorie


L'ex presidente Joe Biden ha rinunciato a impugnare una sentenza che consente al Dipartimento di Giustizia di rendere pubbliche le registrazioni delle conversazioni con lo scrittore che collaborava alle sue memorie. La decisione apre la strada alla diffusione dei nastri, finora al centro di un contenzioso legale.

Fonti: NPR

La Silicon Valley si divide sulla chiusura delle frontiere all'intelligenza artificiale cinese


Anthropic e OpenAI si contrappongono al resto dell'industria tecnologica sull'opportunità di lasciare liberamente disponibili o di limitare i modelli "open-source" provenienti dalla Cina. Sullo sfondo, un esponente democratico accusa l'Amministrazione di aggravare la carenza di semiconduttori, mentre Apple chiede il via libera per acquistare chip da un'azienda cinese inserita nella lista nera.

Fonti: The New York Times, Financial Times

Trump pronuncia un discorso combattivo alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca


Il presidente ha avuto una seconda occasione per parlare alla cena dell'Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, la sua prima da presidente, dopo che l'evento di tre mesi fa era stato interrotto da un attentato. Dal palco del Waldorf Astoria a Washington, Trump ha tenuto un intervento dai toni accesi.

Fonti: The Hill

Un'ondata di caldo estremo colpisce il centro degli Stati Uniti mentre gli incendi minacciano l'Oregon


Una vasta cupola di calore ha portato temperature pericolosamente alte su gran parte del centro del Paese, con allerte diramate per circa 80 milioni di persone e condizioni destinate a persistere nei prossimi giorni. Nel frattempo un grande incendio avanza vicino alla cittadina di Sisters, in Oregon, dove è morto un quarto vigile del fuoco a poche settimane da un rogo in Colorado.

Fonti: The Hill, ABC News

La vicegovernatrice delle Hawaii incriminata in un presunto schema di corruzione


La vicegovernatrice delle Hawaii Sylvia Luke è stata incriminata con l'accusa di corruzione al termine di un'indagine statale durata mesi su uno scandalo di finanziamento elettorale. Secondo l'accusa, nel 2022, quando era parlamentare statale, avrebbe accettato contributi in cambio dello stanziamento di fondi per i siti di test anti-COVID; un gran giurì ha emesso un atto d'accusa con dodici capi d'imputazione.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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✨ Funky Mantis: la gang ransomware DevMan si dota di un CRM per gestire estorsioni contro ospedali e fabbriche
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/funky-…

@informatica


Funky Mantis: la gang ransomware DevMan si dota di un CRM per gestire estorsioni contro ospedali e fabbriche


C’è un momento in cui un’operazione di ransomware smette di essere un pugno di script e diventa un’azienda vera e propria, con reparti, scadenze e un pannello di controllo. Per il gruppo Funky Mantis, noto anche come DevMan, quel momento è arrivato tra la fine del 2025 e il gennaio 2026, quando la sua infrastruttura di attacco si è trasformata in una piattaforma centralizzata capace di gestire più operazioni contemporaneamente, con tanto di CRM interno per tracciare vittime, curatori e pagamenti attesi. A ricostruirlo sono stati gli analisti di Catalyst/Prodaft, che hanno esaminato due versioni del pannello web del gruppo e trovato indizi che l’infrastruttura sia stata usata in almeno un attacco reale.

Da toolkit a piattaforma “as-a-service”


Funky Mantis opera secondo il modello ormai classico del ransomware-as-a-service: gli amministratori mantengono un’infrastruttura chiusa a cui gli affiliati accedono per ottenere accesso a reti già compromesse, generare versioni del malware, negoziare con le vittime e monitorare i pagamenti. Quello che distingue questa gang è la maturità del tooling gestionale. La prima versione del pannello, osservata a fine 2025, offriva già funzioni per creare varianti del malware, una sezione finanziaria, una chat diretta con le vittime e supporto tecnico per gli affiliati in difficoltà.

A gennaio 2026 è comparsa una seconda versione, con un sistema di contabilità molto più sofisticato: gli operatori possono creare team, assegnare partecipanti a specifici bersagli, tracciare lo stato di ogni attacco, le scadenze di pagamento e l’incasso atteso per ciascuna vittima. È, di fatto, un CRM per l’estorsione, che permette di coordinare più campagne parallele da un’unica cabina di regia — la stessa logica organizzativa di una software house legittima, applicata alla gestione degli attacchi ransomware su scala.

Cosa rivelano le chat interne


I ricercatori hanno avuto accesso a messaggi privati scambiati tra i partecipanti al programma, che mostrano l’organizzazione interna del gruppo: gli amministratori distribuiscono l’accesso a reti compromesse in diversi paesi, assegnano “curatori” (curator) che supervisionano gli affiliati e impongono scadenze strette, spesso di pochi giorni, per portare a termine l’attacco. Nelle conversazioni ricorrono riferimenti a organizzazioni del settore sanitario, infrastrutture critiche, ambito commerciale ed enti governativi. È interessante notare che, in alcuni casi, gli affiliati si limitano a dichiarare un attacco riuscito senza che i ricercatori abbiano potuto confermarne l’effettivo esito — un promemoria che, nell’ecosistema RaaS, la vanteria fa parte del modello di business quanto il cifrario stesso.

Il cifrario: ChaCha20-Poly1305 e la caccia ai sistemi medicali


Sul piano tecnico, gli analisti hanno esaminato la variante Windows del cifrario. Il programma verifica i privilegi di amministratore, tenta di disattivare le protezioni native di Windows, arresta servizi specifici, elimina le shadow copy di sistema per impedire il ripristino, enumera le risorse di rete raggiungibili e cifra i file sia sui dischi locali sia sugli storage connessi. Al termine dell’esecuzione rilascia una nota di riscatto e, in alcune configurazioni, può autoeliminare il proprio eseguibile per ostacolare l’analisi forense successiva.

La cifratura utilizza l’algoritmo ChaCha20-Poly1305 e aggiunge ai file colpiti l’estensione .devman21 — dettaglio che conferma il legame con l’alias DevMan con cui il gruppo è tracciato in altre fonti. Il malware è chiaramente orientato all’ambiente corporate: tra i bersagli figurano documenti, database, backup, macchine virtuali, codice sorgente e, soprattutto, file collegati a sistemi medicali. Gli operatori promuovono separatamente attacchi contro infrastrutture critiche e offrono funzionalità dedicate per colpire sistemi di controllo industriale, segnalando un’ambizione che va oltre la crittografia opportunistica di file server aziendali.

Un punto resta però non confermato: se il gruppo eserciti davvero double extortion con esfiltrazione dei dati. Il servizio pubblicizza questa capacità nei materiali promozionali rivolti agli affiliati, ma gli analisti non hanno trovato né strumenti di exfiltration né tracce concrete di trasferimento file verso l’esterno. È possibile che si tratti, almeno in parte, di una promessa commerciale non ancora del tutto implementata — un dettaglio che i difensori non dovrebbero comunque dare per scontato in fase di risposta all’incidente.

Come rilevarlo: TTP invece di hash


Il consiglio più utile che arriva dalla ricerca di Catalyst Prodaft riguarda l’approccio alla detection. Data la velocità con cui varianti e hash del cifrario possono cambiare tra un affiliato e l’altro, gli analisti raccomandano di non basare il rilevamento su file isolati o firme statiche, ma sulla sequenza di azioni tipica di un attacco in preparazione. Tra gli indicatori comportamentali da monitorare: accessi remoti anomali, uso successivo di account con privilegi elevati, attività insolita su condivisioni SMB, modifiche alle Group Policy, disattivazione di meccanismi di protezione endpoint e cancellazione di meccanismi di recupero come le shadow copy. Questo approccio “TTP-first” consente di intercettare la fase di preparazione dell’attacco prima ancora che il cifrario venga effettivamente distribuito, quando le opzioni di risposta sono ancora molte.

Per i team di sicurezza che operano in ambito sanitario o industriale, il caso Funky Mantis è un altro segnale che il ransomware-as-a-service sta convergendo verso modelli operativi sempre più simili a normali strumenti SaaS di project management — il che, paradossalmente, li rende anche più prevedibili da un punto di vista comportamentale, se si sa dove guardare.

Indicatori di compromissione

Gruppo: Funky Mantis (alias DevMan)
Modello: Ransomware-as-a-Service (RaaS) con pannello CRM per affiliati

Estensione file cifrati: .devman21
Algoritmo di cifratura: ChaCha20-Poly1305

Comportamenti osservati (Windows):
- Verifica privilegi amministrativi
- Tentativo di disattivazione delle protezioni Windows native
- Arresto di servizi specifici prima della cifratura
- Cancellazione delle shadow copy di sistema (inibizione del recovery)
- Enumerazione risorse di rete/condivisioni SMB
- Cifratura di dischi locali e storage connessi
- Possibile autoeliminazione del binario a fine esecuzione

Settori target: sanità (sistemi medicali), infrastrutture critiche/ICS,
ambito commerciale, enti governativi

Indicatori comportamentali da monitorare (TTP-first, non solo hash):
- Accesso remoto anomalo seguito da uso di account privilegiati
- Attività insolita su SMB / enumerazione di condivisioni di rete
- Modifiche alle Group Policy
- Disattivazione di strumenti di protezione endpoint
- Cancellazione di shadow copy o altri meccanismi di recupero dati

Fonte primaria: Catalyst Prodaft, "Funky Mantis platform: coordination and locker analysis"

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✨ Email bombing, finto IT support e un’estensione Edge che evade la sandbox: la tradecraft di UNC6692
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/email-…

@informatica


Email bombing, finto IT support e un’estensione Edge che evade la sandbox: la tradecraft di UNC6692


Migliaia di email di conferma iscrizione e newsletter che intasano la casella di posta in pochi minuti, seguite — puntuale come un copione — da un messaggio Teams di un fantomatico “IT Support” pronto ad aiutare. È la sequenza che eSentire’s Threat Response Unit (TRU) ha documentato in una campagna di luglio 2026 contro un’azienda del settore software, attribuita al broker di accessi iniziali UNC6692. Il bersaglio finale non è un semplice furto di credenziali: è l’installazione di Edgecution, un’estensione malevola per Microsoft Edge capace di evadere la sandbox del browser e prendere il controllo dell’host sottostante.

UNC6692 non è un nome nuovo per chi segue il crimine informatico organizzato: Google Cloud/Mandiant lo ha già descritto come un initial access broker (IAB) che prepara il terreno per gruppi ransomware, tra cui la syndicate nota come Payouts King. La catena osservata da eSentire — email bombing, impersonificazione IT via Teams, Quick Assist e una suite di malware modulare battezzata “SNOW” — è la stessa tradecraft già segnalata da Google e da The Hacker News nei mesi scorsi, ma il report più recente aggiunge dettagli tecnici granulari sull’ultimo anello della catena, l’estensione Edgecution, e sui suoi indicatori di compromissione.

Fase 1: sommergere la vittima di email per giustificare una chiamata


L’attacco si apre con una tecnica ormai da manuale ma sempre efficace: l’email bombing. Iscrivendo l’indirizzo della vittima a migliaia di newsletter e servizi di conferma automatica, gli attaccanti saturano la casella di posta in pochi minuti. L’obiettivo non è nascondere altro traffico, ma costruire un pretesto plausibile: un dipendente sommerso da email è più propenso ad accettare senza troppe domande il contatto di un “supporto IT” che offre di risolvere il problema.

Subito dopo il bombing, gli attaccanti contattano la vittima su Microsoft Teams impersonando l’identità “IT Support | Corporate IT Service (Internal)”. La scelta del canale non è casuale: Teams è percepito come un ambiente aziendale “fidato” rispetto alla posta elettronica, il che abbassa ulteriormente la soglia di sospetto della vittima nel momento cruciale.

Fase 2: Quick Assist come porta d’accesso hands-on


Il finto tecnico guida la vittima a lanciare Quick Assist, lo strumento di assistenza remota integrato in Windows, dando agli attaccanti accesso interattivo alla macchina. Da quel momento sono loro a dirigere l’infezione: portano la vittima su un sito di phishing ospitato su Amazon S3 e progettato per imitare una pagina Office 365. La pagina utilizza i primi due pulsanti per far scaricare alla vittima AutoHotkey e uno script stager, mentre un modulo di login raccoglie in chiaro la password Office 365 non appena viene premuto “invio”. Un dettaglio curioso della catena: lo script analizza persino gli appunti (clipboard) della vittima con un’espressione regolare, alla ricerca di un codice di riferimento fornito verbalmente durante la finta sessione di supporto — un ulteriore livello di “autenticazione sociale” della truffa.

Edgecution: un’estensione Edge che rompe il sandbox del browser


Il payload finale, Edgecution, combina un’estensione malevola per Microsoft Edge con un native messaging host in Python. È proprio questa combinazione a permettere all’estensione — normalmente confinata alla sandbox del browser — di comunicare con un processo nativo sul sistema operativo e, di fatto, evadere i limiti imposti dal browser stesso. Una volta installata, Edgecution è in grado di monitorare in tempo reale i siti web visitati dalla vittima, catturare le credenziali Office 365 inserite, scrivere file arbitrari sul disco, enumerare i processi in esecuzione ed eseguire comandi shell, Python o PowerShell a piacimento — di fatto un accesso remoto completo mascherato da componente del browser.

Lo stager scaricato dal sito S3 arriva come archivio ZIP protetto da password, estratto tramite tar.exe in una sottocartella nascosta dentro %LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data. Tutte le stringhe presenti nello stager e nel native messaging host sono offuscate con XOR e decodificate solo a runtime, un accorgimento pensato per rallentare l’analisi statica. Per la persistenza, il malware scrive voci di registro sotto la chiave NativeMessagingHosts di Microsoft Edge e crea — eseguendolo immediatamente — un’attività pianificata configurata per rilanciare Edge con l’estensione caricata a ogni accesso.

Un IAB al servizio del ransomware


Il quadro attributivo colloca UNC6692 non come gruppo ransomware in sé, ma come specialista dell’accesso iniziale che poi rivende o passa il testimone a operazioni di estorsione più ampie, in particolare Payouts King. È un modello di business ormai consolidato nell’ecosistema del cybercrime: separare chi entra da chi cifra e negozia il riscatto permette a entrambe le parti di specializzarsi e di essere più difficili da tracciare come un’unica organizzazione. Vista in quest’ottica, la sofisticazione dell’ingegneria sociale di UNC6692 — pretesto costruito ad arte, canale Teams “aziendale”, Quick Assist, verifica via clipboard — non è fine a se stessa: è l’investimento necessario per garantirsi l’accesso di alta qualità che un cliente ransomware è disposto a pagare.

Due righe per i difensori


Per i team blue team, la catena UNC6692 offre diversi punti di intercettazione prima che si arrivi a Edgecution. Il primo è comportamentale: un’ondata improvvisa di iscrizioni a newsletter verso una singola casella dovrebbe generare un alert automatico, così come un contatto Teams esterno o appena creato che si presenta come “IT Support” — Microsoft Teams consente di etichettare gli account esterni, e questa etichetta va monitorata, non ignorata dagli utenti. Il secondo punto di controllo è tecnico: le policy aziendali dovrebbero limitare l’uso di Quick Assist ai soli casi avviati dall’help desk interno tramite ticket, bloccandolo o quantomeno alertando su ogni sessione avviata da un utente su richiesta esterna. Sul fronte endpoint, vale la pena monitorare la creazione di voci sotto HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts e la creazione di scheduled task che rilanciano msedge.exe con parametri di estensione custom, oltre a restringere via policy quali estensioni Edge possono essere installate al di fuori dello store ufficiale.

Va sottolineato che, secondo eSentire, l’archivio ZIP di Edgecution viene ricostruito da byte “spogliati” dell’header standard, un dettaglio che rende la sua individuazione tramite semplice controllo di firma file inefficace: servono euristiche comportamentali o EDR capaci di ispezionare i native messaging host registrati, non solo le estensioni installate nel browser.

Indicatori di compromissione

[Infrastruttura C2 Edgecution - domini CloudFront]
d385m5skczp5q5.cloudfront[.]net
d7xpwoah6gdv2.cloudfront[.]net
(+ 5 domini CloudFront aggiuntivi identificati da eSentire TRU)
[URL di delivery phishing/payload - Amazon S3]
hxxps://app7040.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/patch.html
hxxps://app5805.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/js/patch3265343.a
(+ 3 URL aggiuntivi identificati da eSentire TRU)
[Hash SHA-256 - artefatti sito phishing e payload]
232bca658c585627830623fcdce56647dc291666b25c901ee56212681198067a
e88c196a86c74ea0e53dfe77c93f577cb441ee590756cf7f3284522a2d6a6be5
da1cf68c9dc1cebcebf8ec7d1cf99ac9c0291db7b21bf279b9cad24c7a49948c
[Comandi osservati in fase di deployment]
tar.exe -xf ".zip" -C "%LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data\test1" --passphrase ""
cmd.exe /c python --version 2>&1
cmd /c start /min ... & del
[Account Microsoft Teams usati per l'impersonificazione IT]
Identità display: "IT Support | Corporate IT Service (Internal)"
(indirizzi email specifici omessi dalla fonte originale)
[Persistenza]
Chiave di registro: HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts\
Meccanismo: Scheduled Task creato ed eseguito immediatamente per rilanciare Microsoft Edge con l'estensione caricata

Fonti: eSentire Threat Response Unit (TRU), Google Cloud Threat Intelligence/Mandiant, The Hacker News, BleepingComputer.

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✨ Un agente IA in modalità YOLO contro il Ministero delle Finanze thailandese: dentro l’operazione Hermes/Hades
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/un-age…

@informatica


Un agente IA in modalità YOLO contro il Ministero delle Finanze thailandese: dentro l’operazione Hermes/Hades


Per tre giorni, tra il 9 e il 13 luglio 2026, un server ospitato a Hong Kong ha lasciato aperte al mondo intero tre directory contenenti l’intera cassetta degli attrezzi di un’operazione contro il Ministero delle Finanze thailandese. Dentro, oltre 580 file e 470 MB di exploit, webshell e credenziali rubate, i ricercatori di Hunt.io e il giornalista Bob Diachenko hanno trovato qualcosa di nuovo: i log di un agente IA autonomo, Hermes, lasciato libero di enumerare host, scalare privilegi e frugare tra i file di un ministero senza che nessun essere umano ne supervisionasse i comandi in tempo reale.

Non è la prima volta che un attore offensivo delega lavoro di routine a un modello linguistico: negli ultimi mesi si sono già visti agenti IA usati in intrusioni ransomware e cloud, e persino in operazioni di spionaggio attribuite ad attori legati alla Cina. Ma il caso thailandese, documentato da Hunt.io in un report pubblicato il 25 luglio, è tra i primi a mostrare un’agente IA che opera davvero “senza supervisione” — in modalità YOLO, senza prompt di conferma — contro un obiettivo governativo, mentre un impianto Go inedito, ribattezzato dall’operatore stesso “Hades”, veniva preparato per garantire la persistenza sui sistemi compromessi.

Un server in Hong Kong, tre directory aperte


L’infrastruttura ruota attorno all’indirizzo 43.246.208[.]207, allocato da AS132883 (TOPIDC, Hong Kong). Non è un server anonimo qualsiasi: Hunt.io lo classifica ad alto rischio perché in passato ha ospitato un controller ShadowPad, e al momento dell’analisi serviva anche un server C2 VShell sulla porta 21083. Un solo dominio, redhatupdating432.dnsrd[.]com, risolveva verso l’host, ma la sua presenza precede l’attività osservata, che i ricercatori collocano tra fine giugno e i primi di luglio 2026.

Sul server sono state trovate tre directory aperte in rapida successione: il 9 luglio (145 file, tra cui exploit per diverse CVE, script per attacchi alle caselle di posta del ministero e i primi log di Hermes), il 10 luglio (62 eseguibili Go compilati per Windows e Linux, incluso l’impianto Hades) e una terza il 13 luglio. Un pivot sui certificati TLS — tutti con Common Name “www” ma organizzazioni emittenti rotanti come “Web Services” o “Cloud Platform”, uniti dalla stessa impronta JA4X — ha permesso di collegare altri due host alla stessa infrastruttura: uno in Malesia (118.107.222[.]232) e un secondo a Hong Kong (202.181.27[.]115), quest’ultimo usato come nodo C2 secondario per Hades.

Hermes: l’agente che ha fatto il lavoro sporco


Hermes è un agente IA open source pubblicato a febbraio 2026, capace di funzionare come demone persistente con memoria tra sessioni, e ha da tempo superato le 140.000 stelle su GitHub, diventando uno dei framework agentici più diffusi. Tra le sue modalità operative c’è “YOLO”, che elimina le richieste di conferma umana prima di eseguire comandi potenzialmente pericolosi — esattamente l’impostazione che l’operatore ha scelto di attivare.

Nella directory hermes-results recuperata il 9 luglio, Hunt.io ha trovato cinque file di log (schema call_00_[ID].txt) che documentano l’agente al lavoro: una prima scansione LinPEAS per la valutazione dell’escalation di privilegi, una seconda esecuzione LinPEAS per l’enumerazione dei servizi, una ricerca di binari SUID/SGID, un’enumerazione di container e file system (con numerosi errori di broken pipe, segno che l’agente produceva più output di quanto il server riuscisse a gestire) e, infine, una ricerca ricorsiva nella web root collegata all’ufficio del Segretario Permanente del ministero, dove ha esposto documenti Office, moduli di valutazione del personale e archivi risalenti al 2012.

Lo script LinPEAS fornito all’agente era stato personalizzato per verificare tre CVE Linux del 2026: CVE-2026-43503 (“DirtyClone”), CVE-2026-31431 (“Copy Fail”, nel modulo algif_aead) e CVE-2026-43284/CVE-2026-43500 (“Dirty Frag”), tutte vulnerabilità locali di privilege escalation nel kernel Linux. Un file di configurazione recuperato mostra inoltre l’indirizzo IP del client SSH usato per operare l’agente, 103.97.0[.]57 (AS133073, Hong Kong), un quarto nodo dell’infrastruttura dell’attaccante.

Il pannello web di Hermes espone un fingerprint HTTP riconoscibile — header Server: HermesWebUI, realm Basic-auth “Hermes WebUI” — che ha permesso a Hunt.io di censire i pannelli esposti in rete: quasi 5.900 eventi nell’ultimo mese. Un secondo pivot sul percorso predicibile /hermes-results/call_*.txt ha restituito 575 directory con output dell’agente pubblicamente accessibili senza autenticazione, un’indicazione che l’uso “disattento” di questi agenti da parte di altri operatori è tutt’altro che isolato.

Hades: l’impianto che tiene il terreno


Se Hermes ha fatto l’enumerazione, il lavoro di persistenza è affidato a Hades, un impianto Go inedito individuato nella directory del 10 luglio insieme a 62 binari compilati per Windows (PE) e Linux (ELF), molti dei quali mascherati da processi di sistema legittimi — ctfmon, csrss, conhost, MicrosoftEdgeUpdate su Windows; kworker, multipathd, accounts-daemon su Linux. Alcuni file, come hades_linux_amd64 e hades_windows_amd64, portano invece il nome del progetto e sembrano fungere da template.

L’analisi statica e dinamica dei due campioni recuperati (uno per piattaforma) conferma che condividono lo stesso codebase. Tra le funzionalità di sicurezza operativa integrate: un kill-date configurabile (variabile d’ambiente HADES_KILLDATE) e un orario di lavoro programmato, che tiene il beacon “addormentato” fuori da una finestra oraria configurata per ridurre le probabilità di essere rilevato. Sul lato tecniche, il malware usa process hollowing su svchost.exe per il caricamento riflessivo del PE, persistenza via chiave di registro Run e task pianificati su Windows (cron su Linux), comunicazione HTTPS su percorsi URI camuffati da asset statici, e include capacità di screenshot basate su GDI. Il nome — nella mitologia greca Hermes accompagna le anime nell’Ade — è probabilmente una scelta non casuale dell’operatore.

Il bersaglio: Hadoop, Hive e credenziali di posta


Gli script e i file di configurazione recuperati fanno riferimento a sistemi del Ministero delle Finanze per nome host e indirizzo interno: un pannello amministrativo web, un cluster big-data Apache Hadoop e la relativa piattaforma di gestione Ambari, tutti su IP non instradabili — un livello di conoscenza della topologia interna che suggerisce una fase di ricognizione precedente non documentata nei file recuperati. Tra gli artefatti anche una web shell PHP camuffata da file di cache di sistema, tunnel HTTP suo5, e script Perl/Python per attacchi di password spraying contro l’infrastruttura di posta ministeriale con wordlist mirate. File di cookie jar mostrano inoltre token di sessione e CSRF sottratti da un pannello amministrativo e da una piattaforma di document management interna.

Cookie di sessione attivi, webshell distribuite e accesso alla rete interna indicano che l’operatore è riuscito a compromettere più sistemi all’interno della rete del MOF. Il vettore di accesso iniziale, tuttavia, resta sconosciuto: non è emerso dai documenti analizzati. Hunt.io e Diachenko hanno notificato il CERT nazionale thailandese e la National Cyber Security Agency (NCSA) il 15 luglio, ricevendo conferma di presa in carico lo stesso giorno; la pubblicazione della ricerca è stata trattenuta per la consueta finestra di disclosure di 7 giorni. Al momento della scrittura il ministero non ha confermato la violazione.

Due righe per i difensori


Il dato tecnico più interessante non è la singola vulnerabilità sfruttata, ma la combinazione: un agente IA che coordina l’enumerazione e la scoperta di privilege escalation, un impianto cross-platform con opsec dedicata che tiene l’accesso, e tooling scritto su misura per un bersaglio specifico. Per i team di sicurezza, Hunt.io suggerisce interventi molto concreti: rivedere la modalità di autenticazione di HiveServer2 (il default NONE accetta qualunque credenziale via SASL PLAIN), applicare la blocklist delle UDF Hive, effettuare audit ricorsivi delle web root alla ricerca di file PHP con nomi “a punto” che imitano cache di sistema, aggiornare sudo alla 1.9.5p2 e verificare la presenza di CVE-2021-4034 (PwnKit), disabilitare WebDAV su eventuali istanze IIS 6.0 residue, e soprattutto allertare su connessioni in uscita da processi web server verso porte interne come 10000 o 50070 — un web server che raggiunge un nodo Hadoop è di per sé un segnale forte.

Più in generale, il caso conferma una tendenza che i team di threat intelligence osservano da mesi: gli agenti IA “agentic” stanno diventando un moltiplicatore di forza per operatori anche non particolarmente sofisticati, capaci di automatizzare fasi di post-exploitation che un tempo richiedevano ore di lavoro manuale. E, come dimostra la scoperta di 575 directory /hermes-results/ esposte pubblicamente, la fretta con cui questi strumenti vengono dispiegati genera essa stessa nuove superfici di esposizione per chi li usa.

Indicatori di compromissione

[Infrastruttura di rete]
43.246.208[.]207   - AS132883 TOPIDC, Hong Kong - server con directory aperte (9/10/13 luglio)
103.97.0[.]57      - AS133073 HK Kwaifong Group, Hong Kong - client SSH verso il server di staging
118.107.222[.]232  - AS55720 The Gigabit, Malaysia - overlap certificato TLS 'www'
202.181.27[.]115   - AS134196 Converged Communications, Hong Kong - overlap certificato TLS 'www'
redhatupdating432.dnsrd[.]com - dominio storicamente risolto verso 43.246.208[.]207
[Hash SHA-256]
linux_amd64 (VShell stage 1, Linux):      0f8c905aa25c86f85454acb7e77bf5c50220c2a82e5b69a33741e55c8a85f2fc
windows_amd64.exe (VShell stage 1, Win):  a9447ae174f4aa54f760b7d7cc985c1a970f31e151d3ff66fac247f99ba1b509
linux_amd64 (VShell stage 2, Linux):      ec7e9ab43a0cc65d29f0b84a93ba88c43d01fed3dec5c968525dc73c03cbfda2
windows_amd64.exe (VShell stage 2, Win):  b65b7ede835ebba36294d52d7780065523340ee09bb8b209ef2dc495e53dfd53
multipathd_04d0 (Hades, Linux):           d252ee7b348b7e43e432d8fb154465838f5cd5fb564905323460e6f0a0c7d1e2
dwm_33b7.exe (Hades, Windows):            c74010aa82e8164c8d4ca9e073ec6b9a762e53db67498b22f5ccaef3a82853f
[Configurazione Hades]
User-Agent:    Mozilla/5.0 (Windows NT 10.0; Win64; x64) AppleWebKit/537.36 (KHTML, like Gecko) Chrome/131.0.0.0 Safari/537.36
Check-in:      /assets/app.min.js
Tasking:       /assets/vendor.js
Result upload: /assets/main.js
Env var:       HADES_KILLDATE (kill-date operativo)
[CVE sfruttate per privilege escalation nello script LinPEAS custom]
CVE-2026-43503 (DirtyClone) - LPE kernel Linux
CVE-2026-31431 (Copy Fail, modulo algif_aead) - LPE kernel Linux
CVE-2026-43284 / CVE-2026-43500 (Dirty Frag) - LPE via page-cache write
CVE-2021-3156 (sudo heap overflow) e CVE-2021-4034 (PwnKit) - exploit staged sul server
[Fingerprint per rilevare pannelli Hermes esposti]
Header: Server: HermesWebUI
Basic-auth realm: "Hermes WebUI"
Percorso output: /hermes-results/call_*.txt
Porta osservata sul server di staging: 8878

Fonti: Hunt.io (“Thailand’s Ministry of Finance Targeted With Hermes AI Agent Running Unattended, Hades Implant Staged”), BleepingComputer, The Hacker News, Security Affairs.

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Musk dice di essersi "fatto prendere la mano" con la politica


Nell'intervista all'Economist il fondatore di Tesla prevede che l'intelligenza artificiale superi la somma di quella umana in cinque anni e stima ancora tra il 10 e il 20% il rischio per l'umanità

Elon Musk ha detto di essersi "fatto prendere la mano" con la politica. "Penso di essermi occupato un po' troppo di politica", ha dichiarato all'Economist in un'intervista di oltre ottanta minuti registrata alla Gigafactory di Tesla in Texas, la sua prima conversazione lunga dopo la quotazione in borsa di SpaceX. "Mi sono fatto prendere la mano, francamente."

Musk ha versato più di 250 milioni di dollari per sostenere la campagna del presidente Trump nel 2024 e dopo la vittoria ha guidato il Dipartimento per l'efficienza governativa, l'ufficio per il taglio della spesa federale noto con la sigla DOGE. Ha lasciato l'incarico alla fine di maggio del 2025 e l'iniziativa ha chiuso ufficialmente le operazioni il 4 luglio. "L'obiettivo del DOGE era provare a fare qualcosa per il deficit, che è enorme", ha detto Musk, ricordando che oggi la spesa per gli interessi sul debito supera quella del Dipartimento della Guerra, come si chiama ora il dipartimento della Difesa, sommata a quella dell'intelligence. Ha raccontato che ai destinatari dei pagamenti il suo team chiedeva soltanto i contatti o una prova che i soldi arrivassero a destinazione: "Il denaro era per una causa importante in Africa, ma le istruzioni di bonifico portavano a Washington, non in Africa. Chiedevamo di metterci in contatto con i beneficiari per mandare i soldi direttamente a loro e poi calava il silenzio."

Alla contestazione che i tagli improvvisi ai programmi di aiuto abbiano provocato morti evitabili, Musk ha risposto "zero" e ha definito quelle accuse "false" e "assurde". La direttrice dell'Economist, Zanny Minton Beddoes, ha detto che in molti paesi africani USAID, l'agenzia americana per la cooperazione internazionale, era il principale finanziatore dei sistemi sanitari e che moltissimi programmi sono stati chiusi da un giorno all'altro, compresa la fornitura di farmaci antiretrovirali. Musk ha replicato che decine di migliaia di organizzazioni non governative potevano subentrare e che la Gates Foundation dispone di decine di miliardi di dollari: "Se non l'hanno fatto, direi che sono ugualmente responsabili." Sull'amministrazione nel suo complesso il giudizio resta positivo: "Nessuna amministrazione è perfetta, ma questa è di gran lunga migliore dell'alternativa."

Sull'intelligenza artificiale Musk ha proposto che le principali aziende del settore si controllino a vicenda prima di mettere in circolazione i modelli più avanzati. "La cosa più immediata che potremmo fare è che le aziende leader abbiano una specie di chiamata ogni poche settimane per discutere qualsiasi questione di sicurezza", ha detto. Prima del rilascio di un modello di frontiera, i concorrenti dovrebbero avere una o due settimane per testarlo tramite interfaccia di programmazione e segnalare eventuali effetti dannosi, con la possibilità di raccomandare una pausa. Se un'azienda ignorasse un rischio grave, "quello sarebbe il momento in cui il governo interviene e prende provvedimenti". Il modello che ha in mente è la Motion Picture Association, l'associazione di categoria che negli Stati Uniti stabilisce i divieti dei film in base all'età.

I concorrenti sono più adatti dei governi a individuare i rischi tecnici, secondo Musk, perché chi lavora nelle istituzioni non ha una comprensione tecnica profonda e non sta guidando la frontiera della ricerca. Ha citato il caso di un modello i cui rischi per la cybersicurezza non erano stati scoperti da un'agenzia federale: era stata Amazon a segnalarli e a chiamare la Casa Bianca. Il governo era poi intervenuto minacciando controlli sulle esportazioni. Musk ha detto di avere suggerito la proposta a Demis Hassabis poche ore prima che il capo di Google DeepMind pubblicasse la sua idea di un regolatore pubblico-privato e di volerne parlare anche con Dario Amodei, che guida Anthropic.

L'intervista è stata registrata prima che OpenAI rivelasse che due dei suoi modelli di frontiera erano usciti da un ambiente di test isolato, avevano ottenuto l'accesso a internet e avevano violato la piattaforma Hugging Face per procurarsi le risposte di un test interno sulla cybersicurezza. La rivelazione ha riacceso il dibattito sull'adeguatezza dei controlli esistenti, mentre i governi di Stati Uniti ed Europa stanno ancora valutando come regolare i sistemi più avanzati e le aziende si affidano soprattutto a impegni volontari e a test interni.

I rapporti personali tra i fondatori delle aziende di intelligenza artificiale restano pessimi, ma per Musk non sono un ostacolo. "Non sono un fan di Sam Altman", ha detto, spiegando che un'organizzazione senza scopo di lucro nata per fare intelligenza artificiale open source e "posseduta dal mondo" si è trasformata in una società da 800 miliardi di dollari con codice chiuso: "È l'esatto opposto di ciò per cui ho donato il denaro." Di Amodei ha dato invece un giudizio molto positivo, definendolo una persona di principi. Nessuna delle persone incontrate in Anthropic, ha aggiunto, ha fatto scattare il suo "rilevatore di malvagità". La conclusione è pragmatica: "Alla fine della giornata, se dobbiamo parlare parleremo. Mettiamo da parte le divergenze personali per il bene del mondo."

Musk prevede che l'intelligenza artificiale superi la somma dell'intelligenza umana in circa cinque anni e che entro dieci la distanza si allarghi di molto. Il risultato più probabile, secondo lui, è "un'epoca di abbondanza straordinaria in cui chiunque può avere qualsiasi cosa possa immaginare", a meno di eventi come una guerra nucleare globale. La probabilità che i robot cancellino l'umanità resta però quella che aveva indicato in passato, tra il 10 e il 20%: "Non è zero." Ha spiegato di avere scelto di guardare al lato positivo perché fermare la corsa è impossibile e ha ammesso che le sue mosse hanno avuto l'effetto contrario a quello voluto: creò OpenAI come contrappeso a Google, che allora aveva quasi un monopolio, e da OpenAI nacque poi Anthropic. "Queste azioni hanno prodotto un effetto a catena che ha accelerato l'intelligenza artificiale, cosa che non era davvero mia intenzione."

Il lavoro digitale sparirà per primo. L'intelligenza artificiale è già migliore del 90% degli ingegneri del software professionisti, secondo Musk, e arriverà presto a superarne il 99% fino a raggiungere il livello di Stockfish, il programma di scacchi che batte qualunque campione umano girando anche su un telefono. Per i lavori fisici serviranno i robot umanoidi, che descrive come le mani dell'intelligenza digitale. Il lavoro diventerà "opzionale", come coltivare l'orto quando al supermercato ci sono già le verdure: si continuerà a farlo per piacere, non per necessità.

Alla domanda su come vivranno le persone che perdono il lavoro, Musk ha risposto che il Tesoro dovrebbe semplicemente emettere assegni. All'obiezione che stampare moneta genera inflazione ha replicato con una previsione opposta: se la produzione di beni e servizi cresce più in fretta della massa monetaria il problema sarà la deflazione, non l'inflazione. Ha detto di pagare già circa il 45% tra imposte federali e statali, di avere stabilito il record della cifra più alta di tasse mai versata da una persona e di aspettarsi di pagarne molte migliaia di miliardi: "Mi sta bene." In un futuro di abbondanza, ha aggiunto, il denaro e la tassazione diventeranno irrilevanti.

Le aziende cinesi di intelligenza artificiale ottengono risultati notevoli con una potenza di calcolo relativamente ridotta e hanno buone probabilità di diventare leader del settore, ha detto Musk, ricordando che l'ultimo modello uscito da Pechino si è avvicinato molto a quello di Anthropic, che considera ancora il più intelligente in circolazione. La Cina produce più elettricità di Stati Uniti, Europa e India messi insieme e punta a quadruplicare la produzione americana. Fuori dalla Cina il vincolo principale non sono i chip ma l'energia e il raffreddamento, mentre in Cina vale il contrario per via delle restrizioni americane all'export. Il consumo di acqua dei centri di calcolo, ha detto, è trascurabile. Il governo americano può vietare alle proprie aziende di usare i modelli cinesi, ha detto Musk, ma non può impedirlo al resto del mondo e non impedirà così alla Cina di arrivare prima.

Dopo la quotazione di SpaceX Musk controlla circa l'80% dei diritti di voto e può essere rimosso solo da un voto che dipende da lui stesso. Lo giustifica con la necessità di ragionare su un orizzonte di cinque o dieci anni senza la pressione dei risultati trimestrali: una base sulla Luna o su Marte deprime i conti nel breve periodo, anche se era scritta nel prospetto di quotazione. Se dovesse morire domani, ha detto, le sue aziende andrebbero avanti bene per diversi anni grazie ai piani già tracciati, come è successo ad Apple dopo Steve Jobs, che però da allora non ha più prodotto nulla di veramente rivoluzionario.

Su Starlink, il servizio di internet satellitare di SpaceX, Musk ha spiegato di avere lavorato con il governo ucraino a una lista di terminali autorizzati dopo che apparecchi ordinati attraverso l'Ucraina erano stati contrabbandati nei territori occupati dai russi e usati in alcuni casi per gli attacchi. La misura ha tagliato fuori anche utenti che si collegavano per lavoro o per studio. Interrogato sull'opportunità che un privato disponga di un simile potere, ha detto di sperare in un accordo di pace rapido, perché il fronte non si muove da due o tre anni e ogni giorno muoiono soldati da entrambe le parti. "C'è molto pensiero illusorio in chi dice che la Russia dovrebbe ritirarsi completamente, ma non è realistico."

Beddoes ha contestato a Musk il sostegno a partiti che ha definito di estrema destra, tra cui il tedesco Alternative für Deutschland, e le sue previsioni su una guerra civile in Gran Bretagna. Musk ha respinto l'etichetta: "Ho detto letteralmente che credo in città sicure, confini sicuri e spesa pubblica sensata. Questo non mi rende affatto di destra." Ha aggiunto che una crescita rapida di gruppi con valori contrari a quelli occidentali porta prima o poi a un conflitto. Beddoes, che vive a Londra, ha risposto che Musk non mette piede nel Regno Unito da qualche anno, che Londra è più sicura di qualunque città americana e che la criminalità violenta britannica è in calo. Musk ha replicato che negli Stati Uniti il problema è la mancata incarcerazione dei recidivi violenti e, all'osservazione sulla diffusione delle armi, ha risposto che in Europa muoiono più persone per il caldo di quante ne muoiano negli Stati Uniti per arma da fuoco.

A Beddoes, che gli diceva "è per questo che la gente la detesta", Musk ha replicato citando i suoi circa 250 milioni di follower su X come prova che le persone che lo apprezzano sono più numerose di quelle che lo detestano. "Forse qualcuno mi detesta, ed è probabilmente vero. Non mi importa", ha detto. "Penso che molte più persone odino lei e i media di quanto lei creda. Si rende conto che i media sono disprezzati? Che il giudizio favorevole sui giornalisti è intorno al 15%?" Beddoes ha riconosciuto gli errori del giornalismo, ma ha attribuito parte del problema alla polarizzazione dei social network alimentata dai contenuti che Musk rilancia su X, tra cui un film che ha promosso per due giorni e che secondo lei dipinge un'Europa distopica e glorifica la violenza dei vigilantes.

La guerra civile in Gran Bretagna, ha detto Musk alla fine dell'intervista, è probabilmente lontana vent'anni, mentre la singolarità dei robot e dell'intelligenza artificiale arriverà entro dieci. Su una scala inferiore al decennio, ha aggiunto, tutto il resto conta meno: "Speriamo che queste intelligenze artificiali benevole e onnipotenti impediscano esiti del genere."


Il DOGE doveva sciogliersi, ma è ancora ovunque


Il DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa affidato a Elon Musk per tagliare la spesa federale, doveva cancellare sé stesso entro il 4 luglio 2026. A qualche settimana dalla scadenza, però, i suoi uomini e la sua agenda sono ancora sparsi nel governo americano: secondo un'analisi del Washington Post basata su atti giudiziari e documenti ufficiali, una ventina di persone assunte o selezionate tramite il DOGE continua a lavorare nell'esecutivo e a rimodellare la burocrazia federale dietro le quinte.

Musk e l'imprenditore Vivek Ramaswamy furono incaricati di guidare la struttura alla fine del 2024, con la promessa di tagliare 2.000 miliardi di dollari dal bilancio federale e di chiudere tutto entro 18 mesi. Oggi il sito del DOGE, costruito per documentare i risparmi, è fermo e l'account su X pubblica pochissimo. Il progetto però non è morto: "Il DOGE è uno stile di vita. Non finisce mai", ha scritto su X l'ex membro dello staff Katie Miller proprio il 4 luglio, il giorno della presunta scadenza.

Tra gli ex membri rimasti ci sono Gavin Kliger, oggi responsabile dei dati al Pentagono, e Jeremy Lewin, consigliere del Segretario di Stato Marco Rubio: dopo aver supervisionato gran parte dello smantellamento di USAID, l'agenzia americana per gli aiuti internazionali, Lewin dirige ora i programmi di assistenza estera del Dipartimento di Stato. Alla General Services Administration, l'agenzia che gestisce immobili e forniture del governo, l'ex ingegnere di Tesla Thomas Shedd è ancora registrato come collaboratore governativo speciale pur senza alcun incarico ufficiale apparente. L'elenco completo dei membri del DOGE non è mai stato reso pubblico e l'amministrazione si è opposta in tribunale alle richieste di rivelarne le identità, emerse solo in parte grazie a ricorsi e richieste di accesso agli atti.

Molti degli ex DOGE rimasti nel governo lavorano al National Design Studio, la struttura creata dalla Casa Bianca per modernizzare i siti governativi e guidata da Joe Gebbia, cofondatore di Airbnb. Secondo due persone vicine all'organizzazione, i suoi membri la considerano l'erede spirituale del DOGE: conta un centinaio di persone e si occupa di progetti come TrumpRx e il ridisegno della piramide alimentare, un'evoluzione della missione originaria ma con un mandato molto ridotto. Il capo ingegnere è Edward Coristine, noto come "Big Balls", che a 19 anni ottenne come dipendente del DOGE l'accesso ad agenzie come il Dipartimento di Stato e quello della Sicurezza Interna.

L'amministrazione ha fatto marcia indietro su molti piani del DOGE, annullando tagli e riassumendo lavoratori. La spesa federale complessiva è anzi aumentata nell'ultimo anno, al contrario di quanto promesso da Musk, e le agenzie stanno accelerando le assunzioni dopo che centinaia di migliaia di dipendenti federali se ne sono andati l'anno scorso. Secondo le stime della Partnership for Public Service, un'organizzazione non profit che si occupa di pubblica amministrazione, i tagli del DOGE e dell'amministrazione sono costati all'economia più di 165 miliardi di dollari, oltre 1.028 dollari per contribuente, tra benefici persi dei fondi cancellati, buonuscite, spese legali e costi delle riassunzioni.

Il DOGE divide anche i repubblicani. Il vicepresidente JD Vance ha lanciato una task force contro le frodi senza mai associarla al lavoro di Musk, dicendo a Fox News a febbraio che "è un peccato che nessuno abbia mai provato a guardare in modo sistematico a quanta frode c'è nel governo federale". Il senatore Thom Tillis del North Carolina ha chiesto conto dei risparmi in un'audizione con Russell Vought, il direttore dell'ufficio del bilancio della Casa Bianca: "Ci sono state molte affermazioni su miliardi e miliardi di dollari di risparmi. Voglio solo sapere dove li avete registrati e dove posso vederli". I democratici continuano a cavalcare la rabbia contro il DOGE e chiedono indagini sull'accesso dei suoi membri ai dati sensibili.

I tagli agli aiuti esteri, alla ricerca e ai fondi per le discipline umanistiche continuano intanto a produrre effetti. Organizzazioni sanitarie africane hanno detto che la riduzione degli aiuti ha ostacolato la risposta globale a un'epidemia mortale di Ebola e il Dipartimento dell'Agricoltura ha dovuto rincorrere il ritorno di un parassita del bestiame dopo i tagli al personale. Una precedente inchiesta del Washington Post aveva documentato la morte di bambini in Congo in attesa di farmaci salvavita bloccati dai tagli, mentre per un'analisi di Oxfam le riduzioni degli aiuti americani porteranno "al primo aumento della mortalità infantile sotto i cinque anni di questo secolo". Musk ha negato tutto: "Non c'è nemmeno un solo bambino morto!", ha scritto su X a giugno. "Se ci fosse, sarebbe la notizia di apertura in tutto il mondo!"

Alla Social Security Administration, l'ente della previdenza sociale americana, la presenza del DOGE è oggetto di una causa in corso. I suoi membri avevano ottenuto l'accesso alle banche dati più sensibili del governo, con le informazioni personali di tutti gli americani vivi e morti, senza trovare le frodi che Musk sosteneva esistessero. In tribunale l'amministrazione ha dichiarato che tutti i membri del DOGE hanno lasciato l'ente, ma il gruppo legale Democracy Forward ha replicato che il responsabile informatico Michael Russo si era identificato in passato come DOGE e che il capo dell'ufficio legale Mark Steffensen si era battuto per far entrare i suoi membri nelle banche dati: entrambi lavorano ancora lì. La giudice federale Ellen Lipton Hollander ha respinto il tentativo di archiviare il caso per l'avvenuta scadenza del DOGE: "Come un'azienda che chiude", ha scritto in un'ordinanza del 26 giugno, "l'organizzazione temporanea DOGE non può sfuggire alla responsabilità per la condotta tenuta mentre esisteva semplicemente raggiungendo la sua data di scadenza".

Alcuni progetti più limitati del DOGE vanno comunque avanti, come la digitalizzazione delle pratiche pensionistiche federali conservate in una miniera della Pennsylvania: a fine giugno l'ufficio che gestisce il personale federale ha annunciato che smetterà di spedire documenti cartacei alla miniera, dopo che gli ingegneri del DOGE hanno costruito un sito per sostituire i moduli di carta. Musk, già l'anno scorso, aveva lasciato intendere che il progetto gli sarebbe sopravvissuto: "C'è bisogno di Buddha per il buddismo?", disse mentre il suo periodo al governo finiva. "Non era forse più forte dopo la sua morte?"


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Email bombing, finto IT support e un’estensione Edge che evade la sandbox: la tradecraft di UNC6692


eSentire TRU ricostruisce la catena d'attacco dell'initial access broker UNC6692: email bombing, impersonificazione IT su Microsoft Teams, Quick Assist e l'estensione malevola Edgecution, capace di evadere la sandbox del browser per conto della syndicate ransomware Payouts King.
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Migliaia di email di conferma iscrizione e newsletter che intasano la casella di posta in pochi minuti, seguite — puntuale come un copione — da un messaggio Teams di un fantomatico “IT Support” pronto ad aiutare. È la sequenza che eSentire’s Threat Response Unit (TRU) ha documentato in una campagna di luglio 2026 contro un’azienda del settore software, attribuita al broker di accessi iniziali UNC6692. Il bersaglio finale non è un semplice furto di credenziali: è l’installazione di Edgecution, un’estensione malevola per Microsoft Edge capace di evadere la sandbox del browser e prendere il controllo dell’host sottostante.

UNC6692 non è un nome nuovo per chi segue il crimine informatico organizzato: Google Cloud/Mandiant lo ha già descritto come un initial access broker (IAB) che prepara il terreno per gruppi ransomware, tra cui la syndicate nota come Payouts King. La catena osservata da eSentire — email bombing, impersonificazione IT via Teams, Quick Assist e una suite di malware modulare battezzata “SNOW” — è la stessa tradecraft già segnalata da Google e da The Hacker News nei mesi scorsi, ma il report più recente aggiunge dettagli tecnici granulari sull’ultimo anello della catena, l’estensione Edgecution, e sui suoi indicatori di compromissione.

Fase 1: sommergere la vittima di email per giustificare una chiamata


L’attacco si apre con una tecnica ormai da manuale ma sempre efficace: l’email bombing. Iscrivendo l’indirizzo della vittima a migliaia di newsletter e servizi di conferma automatica, gli attaccanti saturano la casella di posta in pochi minuti. L’obiettivo non è nascondere altro traffico, ma costruire un pretesto plausibile: un dipendente sommerso da email è più propenso ad accettare senza troppe domande il contatto di un “supporto IT” che offre di risolvere il problema.

Subito dopo il bombing, gli attaccanti contattano la vittima su Microsoft Teams impersonando l’identità “IT Support | Corporate IT Service (Internal)”. La scelta del canale non è casuale: Teams è percepito come un ambiente aziendale “fidato” rispetto alla posta elettronica, il che abbassa ulteriormente la soglia di sospetto della vittima nel momento cruciale.

Fase 2: Quick Assist come porta d’accesso hands-on


Il finto tecnico guida la vittima a lanciare Quick Assist, lo strumento di assistenza remota integrato in Windows, dando agli attaccanti accesso interattivo alla macchina. Da quel momento sono loro a dirigere l’infezione: portano la vittima su un sito di phishing ospitato su Amazon S3 e progettato per imitare una pagina Office 365. La pagina utilizza i primi due pulsanti per far scaricare alla vittima AutoHotkey e uno script stager, mentre un modulo di login raccoglie in chiaro la password Office 365 non appena viene premuto “invio”. Un dettaglio curioso della catena: lo script analizza persino gli appunti (clipboard) della vittima con un’espressione regolare, alla ricerca di un codice di riferimento fornito verbalmente durante la finta sessione di supporto — un ulteriore livello di “autenticazione sociale” della truffa.

Edgecution: un’estensione Edge che rompe il sandbox del browser


Il payload finale, Edgecution, combina un’estensione malevola per Microsoft Edge con un native messaging host in Python. È proprio questa combinazione a permettere all’estensione — normalmente confinata alla sandbox del browser — di comunicare con un processo nativo sul sistema operativo e, di fatto, evadere i limiti imposti dal browser stesso. Una volta installata, Edgecution è in grado di monitorare in tempo reale i siti web visitati dalla vittima, catturare le credenziali Office 365 inserite, scrivere file arbitrari sul disco, enumerare i processi in esecuzione ed eseguire comandi shell, Python o PowerShell a piacimento — di fatto un accesso remoto completo mascherato da componente del browser.

Lo stager scaricato dal sito S3 arriva come archivio ZIP protetto da password, estratto tramite tar.exe in una sottocartella nascosta dentro %LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data. Tutte le stringhe presenti nello stager e nel native messaging host sono offuscate con XOR e decodificate solo a runtime, un accorgimento pensato per rallentare l’analisi statica. Per la persistenza, il malware scrive voci di registro sotto la chiave NativeMessagingHosts di Microsoft Edge e crea — eseguendolo immediatamente — un’attività pianificata configurata per rilanciare Edge con l’estensione caricata a ogni accesso.

Un IAB al servizio del ransomware


Il quadro attributivo colloca UNC6692 non come gruppo ransomware in sé, ma come specialista dell’accesso iniziale che poi rivende o passa il testimone a operazioni di estorsione più ampie, in particolare Payouts King. È un modello di business ormai consolidato nell’ecosistema del cybercrime: separare chi entra da chi cifra e negozia il riscatto permette a entrambe le parti di specializzarsi e di essere più difficili da tracciare come un’unica organizzazione. Vista in quest’ottica, la sofisticazione dell’ingegneria sociale di UNC6692 — pretesto costruito ad arte, canale Teams “aziendale”, Quick Assist, verifica via clipboard — non è fine a se stessa: è l’investimento necessario per garantirsi l’accesso di alta qualità che un cliente ransomware è disposto a pagare.

Due righe per i difensori


Per i team blue team, la catena UNC6692 offre diversi punti di intercettazione prima che si arrivi a Edgecution. Il primo è comportamentale: un’ondata improvvisa di iscrizioni a newsletter verso una singola casella dovrebbe generare un alert automatico, così come un contatto Teams esterno o appena creato che si presenta come “IT Support” — Microsoft Teams consente di etichettare gli account esterni, e questa etichetta va monitorata, non ignorata dagli utenti. Il secondo punto di controllo è tecnico: le policy aziendali dovrebbero limitare l’uso di Quick Assist ai soli casi avviati dall’help desk interno tramite ticket, bloccandolo o quantomeno alertando su ogni sessione avviata da un utente su richiesta esterna. Sul fronte endpoint, vale la pena monitorare la creazione di voci sotto HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts e la creazione di scheduled task che rilanciano msedge.exe con parametri di estensione custom, oltre a restringere via policy quali estensioni Edge possono essere installate al di fuori dello store ufficiale.

Va sottolineato che, secondo eSentire, l’archivio ZIP di Edgecution viene ricostruito da byte “spogliati” dell’header standard, un dettaglio che rende la sua individuazione tramite semplice controllo di firma file inefficace: servono euristiche comportamentali o EDR capaci di ispezionare i native messaging host registrati, non solo le estensioni installate nel browser.

Indicatori di compromissione

[Infrastruttura C2 Edgecution - domini CloudFront]
d385m5skczp5q5.cloudfront[.]net
d7xpwoah6gdv2.cloudfront[.]net
(+ 5 domini CloudFront aggiuntivi identificati da eSentire TRU)
[URL di delivery phishing/payload - Amazon S3]
hxxps://app7040.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/patch.html
hxxps://app5805.s3.us-east-1.amazonaws[.]com/js/patch3265343.a
(+ 3 URL aggiuntivi identificati da eSentire TRU)
[Hash SHA-256 - artefatti sito phishing e payload]
232bca658c585627830623fcdce56647dc291666b25c901ee56212681198067a
e88c196a86c74ea0e53dfe77c93f577cb441ee590756cf7f3284522a2d6a6be5
da1cf68c9dc1cebcebf8ec7d1cf99ac9c0291db7b21bf279b9cad24c7a49948c
[Comandi osservati in fase di deployment]
tar.exe -xf ".zip" -C "%LOCALAPPDATA%\Microsoft\Edge\User Data\test1" --passphrase ""
cmd.exe /c python --version 2>&1
cmd /c start /min ... & del
[Account Microsoft Teams usati per l'impersonificazione IT]
Identità display: "IT Support | Corporate IT Service (Internal)"
(indirizzi email specifici omessi dalla fonte originale)
[Persistenza]
Chiave di registro: HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Edge\NativeMessagingHosts\
Meccanismo: Scheduled Task creato ed eseguito immediatamente per rilanciare Microsoft Edge con l'estensione caricata

Fonti: eSentire Threat Response Unit (TRU), Google Cloud Threat Intelligence/Mandiant, The Hacker News, BleepingComputer.
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I democratici del Maine scelgono Troy Jackson per sfidare Susan Collins


Una convention straordinaria ha nominato l’ex presidente del Senato statale dopo il ritiro di Graham Platner. Il seggio è tra i più contesi nella battaglia per il controllo del Senato.
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I democratici del Maine hanno scelto questa mattina Troy Jackson, ex presidente del Senato statale, come candidato contro la senatrice repubblicana Susan Collins. La convention straordinaria riunita a Bangor lo ha nominato con 566 voti su 571 delegati, dopo il ritiro di Graham Platner. L’unica altra candidata rimasta in corsa, la dirigente del settore biofarmaceutico Saundra Pelletier, ha ottenuto cinque voti.

Jackson aveva di fatto conquistato la nomination già il fine settimana precedente, quando i democratici dello Stato avevano approvato a larghissima maggioranza la lista di delegati da lui indicata. “Siamo sulla buona strada per ottenere il governo che ci meritiamo”, aveva dichiarato allora in un video rivolto ai sostenitori. Platner aveva abbandonato la corsa il 10 luglio, travolto da un’accusa di violenza sessuale che ha sempre respinto.

Convention democratica · Maine
I democratici del Maine scelgono Troy Jackson contro Susan Collins
Convention straordinaria di Bangor — voto dei 571 delegati
Focus America

CandidatoVoti%

Troy Jackson
Ex presidente del Senato statale

566
99,1%

Saundra Pelletier
Dirigente del settore biofarmaceutico

5
0,9%

571delegati
Voto concluso

Graham Platner si è ritirato dalla corsa prima del voto. Elaborazione di Focus America.

La scommessa progressista per conquistare il Senato


La scelta di Jackson rafforza l’ala sinistra del partito, che punta ancora una volta su un candidato progressista per sottrarre ai repubblicani uno dei seggi decisivi nella battaglia per la maggioranza al Senato. Collins è l’unica senatrice repubblicana chiamata a difendere il proprio seggio in uno Stato vinto da Kamala Harris nel 2024. Per conquistare il controllo del Senato a novembre, i democratici devono ottenere 4 seggi in più.

La campagna presenta Jackson come un taglialegna di quinta generazione e un “combattente di lungo corso per i diritti dei lavoratori”. A giugno si era classificato terzo alle primarie democratiche per la carica di governatore, sostenuto dal senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders. Il suo programma prevede il Medicare for All, la fine dei finanziamenti pubblici all’esercito israeliano, l’abolizione dell’Immigration and Customs Enforcement e una tutela federale del diritto all’aborto.

I repubblicani si preparano da settimane ad attaccare il candidato che avrebbe sostituito Platner, qualunque fosse stato il suo nome. Il giorno stesso della nomination, il Senate Leadership Fund, il comitato legato alla leadership repubblicana del Senato, ha annunciato un investimento da 42 milioni di dollari contro Jackson. Al candidato democratico restano ora 101 giorni per ridurre il vantaggio di Collins e provare a conquistare, nelle elezioni del 3 novembre, uno dei seggi da cui potrebbe dipendere il controllo del Senato.

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Trump vuole sbloccare i fondi congelati del Venezuela per pagare la ricostruzione


L'Amministrazione punta sull'oro alla Banca d'Inghilterra, sulle riserve del Fondo monetario internazionale e sui conti offshore per non spendere oltre i 386 milioni di dollari già impegnati

L'Amministrazione Trump e il governo venezuelano stanno cercando il modo di sbloccare miliardi di dollari di beni congelati all'estero per pagare la ricostruzione dopo i due terremoti del 24 giugno, senza far ricadere altri costi sui contribuenti americani. Lo ha rivelato Bloomberg. Il piano è aiutare il governo della presidente ad interim Delcy Rodríguez a ricostruire senza andare molto oltre i 386 milioni di dollari che Washington ha già impegnato. Il Venezuela resta bloccato nell'accesso a miliardi di dollari depositati presso il Fondo monetario internazionale, a vari conti offshore e all'oro custodito nella Banca d'Inghilterra, la banca centrale britannica.

Il presidente Donald Trump, che da sempre critica i coinvolgimenti all'estero, vuole evitare di impegnare finanziamenti consistenti mantenendo però un controllo di lungo periodo sul paese, dentro la sua "Donroe Doctrine" per riportare l'America Latina sotto l'influenza degli Stati Uniti. Washington coordina strettamente le sue mosse con Rodríguez da quando ha rimosso Nicolás Maduro con un raid notturno il 3 gennaio.

"Faremo di più. I venezuelani faranno di più", ha detto il segretario di Stato Marco Rubio ai giornalisti il 19 luglio. "Stiamo cercando di aiutarli ad avere accesso anche a finanziamenti e crediti globali per la ricostruzione. Stanno ancora lavorando a una stima del costo totale e sarà consistente, sia per la rimozione delle macerie sia per costruire cose nuove." I terremoti hanno provocato danni per 19,6 miliardi di dollari a edifici e infrastrutture secondo la Banca mondiale e hanno ucciso finora quasi 5.400 persone, con migliaia di feriti. Gli esperti dicono che serviranno anni per ricostruire. Ogni ritardo o intoppo nei finanziamenti aumenta la pressione perché siano gli Stati Uniti a mettere altri soldi.

Venezuela · La ricostruzione

Washington vuole ricostruire il Venezuela con i soldi del Venezuela


I due terremoti del 24 giugno hanno causato danni per 19,6 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti ne hanno impegnati 386 milioni e ora cercano di sbloccare i beni venezuelani congelati all’estero per coprire il resto.

Grafica di FocusAmerica

Il conto
Chi paga i 19,6 miliardi di danni

Ogni quadratino vale 100 milioni di dollari. La griglia intera è il danno stimato dalla Banca mondiale: il 18% del prodotto interno lordo venezuelano.
19,6 miliardi di dollari
Danni diretti a edifici e infrastrutture, stima della Banca mondiale del 23 luglio 2026.

386 milioni impegnati da Washington — meno di 2 dollari ogni 100 di danni

108 quadratini restano vuoti — 10,8 miliardi senza copertura

Le stime
Le stime sul costo del disastro non concordano

Le tre cifre che circolano misurano cose diverse: il valore di ciò che è crollato, il danno complessivo alle infrastrutture, il costo di ricostruire con edifici più sicuri.

Il piano d’emergenza per i primi sei mesi, presentato dal governo Rodríguez, ne chiede 296 milioni: lo 0,6% della stima più alta.

Il costo politico
I terremoti hanno bruciato il consenso di Delcy Rodríguez

In quattro mesi l’approvazione della presidente ad interim è scesa di tredici punti e la disapprovazione è salita di diciannove. Il sondaggio è stato raccolto tra il 26 e il 30 giugno, subito dopo le scosse.

Disapprova Approva

Febbraio 2026Giugno 2026

Cosa viene prima, il voto o la ricostruzione?
Eleggere un nuovo presidente45,7%
Ricostruire il paese32,6%

Di chi si fidano i venezuelani per la ricostruzione
Il governo degli Stati Uniti75%
Delcy Rodríguez24%

È il paradosso su cui poggia la strategia della Casa Bianca: la presidente che Washington sostiene è molto meno popolare di Washington stessa.

Come ci siamo arrivati
Sette mesi di controllo americano

Fonte: Banca mondiale, Global Rapid Damage Estimation, 23 luglio 2026; UNDP, 3 luglio 2026; Dipartimento di Stato degli Stati Uniti; AtlasIntel per Bloomberg News, rilevazione 26-30 giugno 2026 su 2.581 intervistati; Bloomberg.

Il valore dell’oro custodito a Londra è calcolato su 30 tonnellate al prezzo di 4.056 dollari l’oncia del 24 luglio 2026. La stima dei conti offshore è prudenziale e indicata come tale.

Washington vuole controllare con attenzione come il Venezuela usa il denaro, vista la storia di corruzione e sprechi del paese. È una delle ragioni per cui l'erogazione dei fondi è lenta e metodica. Lo stesso approccio prudente vale per i ricavi della vendita del petrolio venezuelano. Il governo Rodríguez ha già prelevato 346 milioni di dollari dalle riserve che il Paese detiene al Fondo monetario internazionale, un'operazione diventata possibile solo perché il Venezuela ha ripristinato i rapporti con l'istituzione, con l'appoggio americano.

Restano circa 4,2 miliardi di dollari in diritti speciali di prelievo, l'attivo di riserva che il Fondo assegna ai paesi membri e che può essere scambiato con un altro membro, o con un gruppo di membri, in dollari o in altre valute. Chi li usa deve però pagare gli interessi sulla differenza tra le proprie disponibilità e le assegnazioni ricevute, un calcolo che complica la scelta per Caracas.

Il 14 aprile gli Stati Uniti hanno allentato una sanzione in vigore da sette anni sulla banca centrale venezuelana e su altri istituti bancari statali, un passo che dovrebbe aiutare il governo a riprendere il controllo di circa 30 tonnellate d'oro custodite nella Banca d'Inghilterra. L'oro è al momento bloccato da una causa legata al riconoscimento, da parte del governo britannico, di un governo di opposizione dopo le elezioni contestate del 2018. Ci sono poi altri conti offshore in banche di tutto il mondo, con potenzialmente centinaia di milioni di dollari.

Gran parte degli aiuti americani è arrivata sotto forma di finanziamenti a organizzazioni internazionali come Catholic Relief Services e Unicef, insieme a forniture come kit per l'igiene destinati ai sopravvissuti. "Per Trump la sfida sarà presentare il Venezuela come un salvadanaio e non come un caso di beneficenza", ha detto Benjamin Gedan, direttore del programma America Latina dello Stimson Center, un centro studi di Washington. "Sarà difficile, vista la devastazione dei terremoti, che si aggiunge a una lunga lista preesistente di problemi del clima degli investimenti."

Rimettere in piedi il paese servirebbe agli Stati Uniti a garantirsi crescita economica, stabilità politica e una serie di progetti redditizi nel petrolio e nelle infrastrutture per le imprese americane, che potrebbero investire fino a 100 miliardi di dollari nel prossimo decennio per risollevare l'apparato petrolifero venezuelano, ormai in pessime condizioni. Alcuni funzionari americani insistono che la ricostruzione debba rafforzare e non sostituire la strategia complessiva di Washington, perché il terremoto non ha cambiato la logica economica su cui quella politica si regge. Trump ha detto spesso che aumentare la produzione di petrolio in Venezuela conviene a entrambi i paesi. Anche dopo i terremoti i funzionari venezuelani hanno continuato a spingere per chiudere accordi che facciano ripartire la produzione.

I terremoti hanno eroso ancora il sostegno popolare a Rodríguez. Le famiglie colpite hanno attribuito a lei e al resto del movimento chavista, al potere da due decenni, la responsabilità di una risposta all'emergenza lenta e incerta. Il suo indice di disapprovazione è salito al 63,3% a giugno, quasi cinque punti in più rispetto a maggio. Quasi due terzi degli intervistati hanno bocciato la gestione del dopo terremoto. Il 45,7% ha detto che eleggere un nuovo presidente è una priorità più alta della ricostruzione, contro il 32,6% che preferisce ricostruire prima.

"La risposta al terremoto ha messo in evidenza il fatto che Rodríguez e il suo governo si comportano come se avessero bisogno dell'alleanza con gli Stati Uniti e la volessero", ha detto James Bosworth, fondatore della società di analisi del rischio politico Hxagon. "Vuole più sostegno americano, aiuti, finanziamenti e persino cooperazione militare." La debolezza crescente della presidente ad interim in patria può finire per rafforzare la mano di Washington.

Gli Stati Uniti hanno anche appoggiato la ripresa dei colloqui tra il governo e una parte dell'opposizione, che dovrebbero cominciare il primo agosto tra l'Assemblea nazionale eletta democraticamente nel 2015 e l'attuale parlamento. L'obiettivo è creare le condizioni per elezioni "credibili, libere e corrette", ha detto Michael Kozak, alto funzionario del Dipartimento di Stato per gli affari dell'emisfero occidentale, in un'audizione al Senato.

Dai colloqui resta esclusa María Corina Machado, premio Nobel per la pace e di gran lunga la leader dell'opposizione più popolare. Vive fuori dal Venezuela da quando ha lasciato il paese per ritirare il premio, prima della caduta di Maduro. I suoi tentativi di rientrare sono stati bloccati dai funzionari locali che collaborano con gli Stati Uniti. La sua assenza dalla discussione sulle elezioni rende più difficile per l'Amministrazione Trump dimostrare in modo convincente di stare riportando il Venezuela alla democrazia.

"Il punto debole della politica americana è che la pessima risposta ai terremoti del governo di Delcy Rodríguez ha stancato la gente rispetto agli Stati Uniti che lavorano con lei sulla promessa di un domani migliore", ha detto David Smilde, professore di sociologia ed esperto di Venezuela alla Tulane University di New Orleans.

Parlando il 23 luglio a Manila, Rubio ha detto che spetterà "ai venezuelani" decidere se Machado avrà un ruolo nella transizione politica del paese, aggiungendo di ritenere che possa averlo. Ogni riconciliazione duratura, ha detto, richiederà una rappresentanza ampia della società venezuelana. Ha descritto Machado come un "elemento importante" con una sua base di consenso e ha avvertito che le transizioni politiche richiedono tempo, soprattutto dopo tanti anni di chavismo, la versione venezuelana del socialismo.

Se il sostegno a Rodríguez continuerà a indebolirsi, o se cresceranno le proteste sulla gestione dei terremoti, il presidente dovrà decidere se il suo impegno per il futuro del Venezuela vale anche per l'attuale leader. "Trump ha una storia di cambi di idea e di tagli delle perdite quando la situazione gli si rivolta contro", ha detto Bosworth. "Se la situazione si rivolta contro di lei, Trump potrebbe voltare le spalle al regime al potere in Venezuela già domani."

Il presidente ha sempre evitato mosse che imponessero una permanenza di lungo periodo delle truppe americane in Venezuela. L'attacco iniziale per rimuovere Maduro è stato condotto quasi interamente dall'aria, con i militari entrati e usciti rapidamente dal paese. Dopo il terremoto gli Stati Uniti hanno mandato personale militare per le operazioni di soccorso e ne restano circa mille.

C'è poca voglia di ripetere l'investimento finanziario richiesto dalle occupazioni passate di paesi come l'Iraq e l'Afghanistan, con i soldati sul terreno per periodi prolungati, ha detto Kimberly Breier, che ha guidato l'ufficio per gli affari dell'emisfero occidentale del Dipartimento di Stato nella prima Amministrazione Trump. "L'idea è ridurre al minimo l'uso dei soldi dei contribuenti americani, o assicurarsi che tutto quello che viene usato venga restituito nel lungo periodo", ha detto. "Non è un'inversione a 180 gradi degli Stati Uniti sulla costruzione di uno Stato. Ma gli Stati Uniti verranno a dare sostegno e ad aiutarli a ricostruire? Certo."


La ricostruzione del Venezuela è un problema da 37 miliardi di dollari per gli Stati Uniti


I due terremoti che il 24 giugno hanno colpito la costa settentrionale del Venezuela hanno ucciso più di 5.000 persone e causato danni alle infrastrutture per circa 37 miliardi di dollari secondo le Nazioni Unite, l'equivalente di circa un terzo del Pil annuale del paese. La ricostruzione ricade in gran parte sugli Stati Uniti: da quando a gennaio le forze speciali americane hanno catturato l'ex presidente Nicolás Maduro, l'amministrazione Trump dice di controllare i ricavi petroliferi e le finanze dello Stato venezuelano e di governare di fatto il paese. Fino a poche settimane fa Washington si preparava a raccogliere i frutti di questa improbabile alleanza, con le riserve di petrolio più grandi del mondo e vasti giacimenti minerari che si stavano aprendo agli investitori americani.

Venezuela · il terremoto del 24 giugno

Dopo il sisma, ricostruire il Venezuela tocca agli Stati Uniti

Le due scosse hanno ucciso più di 5.000 persone e causato danni per 37 miliardi di dollari, un terzo del Pil. Washington, che dalla cattura di Maduro controlla di fatto il paese, guida una ricostruzione che non può permettersi di fallire.

Grafica di FocusAmerica

Due scosse in 39 secondi

24 giugno
M 7,2
M 7,5
39 secondi dopo


37mld $
di danni diretti a edifici e infrastrutture, secondo la prima stima dell’UNDRR

Equivalgono a un terzo del Pil annuale del Venezuela

Danni del sismaPil annuale del Venezuela

5.069
vittime accertate al 17 luglio

69.000
edifici danneggiati o distrutti

26.000
persone rimaste per strada

Gli aiuti in scala

386 milioni di aiuti, 37 miliardi di danni


In meno di un mese il Dipartimento di Stato ha stanziato più aiuti di quanti gli Stati Uniti ne abbiano dati ad altri paesi terremotati di recente. Ma il disastro è di un altro ordine di grandezza: qui ogni quadrato vale 386 milioni di dollari, l’intero stanziamento americano.

Danni stimati · 37 mld $ Aiuti americani · 386 mln $

Per confronto: il debito estero che Caracas vuole ristrutturare, circa 200 miliardi, varrebbe da solo più di 500 quadrati.

Circa l’1%. Dei 96 quadrati che servono a coprire i danni, Washington finora ne ha riempito uno: il resto della ricostruzione dipende da sanzioni, conti esteri congelati e un debito che il Venezuela non può ripagare da solo.

Le cause dei crolli

Perché i palazzi sono venuti giù


Molti degli edifici crollati appartenevano alla Gran Misión Vivienda, il programma di case popolari di Hugo Chávez. Quattro fattori li hanno resi vulnerabili: tocca ogni voce per aprirla.

Il boom Milioni di case costruite in fretta +

Con la Gran Misión Vivienda, Chávez consolidò il consenso costruendo milioni di alloggi popolari. I controlli sui prezzi inondarono il mercato di tondino e cemento a basso costo, e gli appalti andarono a imprese di paesi avversari degli Stati Uniti, come Iran, Cina e Bielorussia.

I materiali Polistirolo tra le lastre di cemento +

Nei palazzi popolari della costa il polistirolo era usato come riempitivo tra le lastre di cemento. Appartamenti venduti come antisismici si sono ridotti in cumuli di metallo contorto e compensato, come il complesso costruito da un’impresa turca che Chávez celebrava come simbolo della sua rivoluzione.

L’abbandono Nessuno pagava la manutenzione +

Dopo anni di iperinflazione, i residenti non avevano soldi per le riparazioni: le infiltrazioni d’acqua trascurate hanno indebolito le strutture e con ogni probabilità contribuito ai crolli. Nel paese mutui e assicurazioni sulla casa sono quasi inesistenti.

Il terreno Sedimenti morbidi e corruzione +

Molti edifici sorgevano su sedimenti morbidi che amplificano le scosse, spiega al Wall Street Journal l’ingegnere Alejandro Linayo. Altri erano fragili per le costruzioni scadenti, frutto di una corruzione diffusa che ha svuotato un codice edilizio altrimenti solido.

La partita della ricostruzione

Che cosa chiede Caracas, che cosa fa Washington


La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha usato la crisi per rilanciare le sue richieste agli Stati Uniti, che la considerano essenziale per stabilizzare il paese.

Caracas chiede

Delcy Rodríguez, presidente ad interim

Allentare ulteriormente le sanzioni americane
Riaprire l’accesso ai conti all’estero, compreso l’oro depositato alla Banca d’Inghilterra
Ristrutturare un debito da circa 200 miliardi di dollari

Washington fa

Marco Rubio, segretario di Stato

386 milioni di dollari di assistenza in meno di un mese
Soldati per riparare l’aeroporto e distribuire gli aiuti
Regia di una ricostruzione «rapida, sicura e attenta ai rischi»

La priorità secondo la CAF, la banca di sviluppo dell’America Latina: costruire subito case per le 26.000 persone rimaste per strada, prima che emergano problemi di sicurezza, governance e igiene.

Fonte: Onu/UNDRR, Oregon State University, Dipartimento di Stato Usa, Wall Street Journal · Dati al 20 luglio 2026

I ricercatori della Oregon State University stimano che 69mila edifici siano stati danneggiati o distrutti nelle comunità sulla costa come Catia La Mar, a 45 minuti di auto da Caracas, nello stato di La Guaira. Migliaia di persone dormono negli stadi da baseball e per strada. A Playa Grande sono crollate sia le torri residenziali affacciate sul mare, dove i venezuelani più ricchi della capitale passavano i fine settimana, sia i palazzi popolari costruiti a basso costo, con il polistirolo usato come riempitivo tra le lastre di cemento. Le stesse comunità costiere erano già state spazzate via dalle frane mortali del 1999.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha promesso una risposta che coinvolge l'intero governo. I soldati americani hanno ispezionato i danni, supervisionato le riparazioni dell'aeroporto e distribuito aiuti. In meno di un mese il Dipartimento di Stato ha fornito 386 milioni di dollari di assistenza, più di quanto gli Stati Uniti abbiano dato ad altri paesi colpiti di recente da terremoti, nonostante l'anno scorso Washington abbia smantellato la sua principale agenzia per gli aiuti all'estero. L'8 luglio il Dipartimento ha detto che sta pianificando con i funzionari venezuelani una ricostruzione che dovrà essere "rapida, sicura e attenta ai rischi per sostenere la ripresa di lungo periodo". Ángel Cárdenas, specialista di infrastrutture della CAF, la banca di sviluppo dell'America Latina, ha detto durante un evento dell'Atlantic Council, un centro studi di Washington, che la priorità dovrebbe essere costruire case per le circa 26mila persone rimaste per strada, per evitare che più avanti emergano problemi di sicurezza, governance e igiene.

La presidente ad interim Delcy Rodríguez è già stata contestata per la gestione delle operazioni di ricerca e soccorso e una ricostruzione mancata rischia di alimentare nuove proteste. È un problema per la sua tenuta al potere, ma anche per l'amministrazione americana, che la considera essenziale per i suoi piani di stabilizzazione del Venezuela. Rodríguez ha usato la crisi per rilanciare le sue richieste a Washington: allentare ulteriormente le sanzioni e riaprire l'accesso ai conti che il governo detiene all'estero, compresi i lingotti d'oro depositati alla Banca d'Inghilterra. Il suo principale consigliere economico, Calixto Ortega Sánchez, ha detto lunedì che i costi del terremoto peseranno sui piani per ristrutturare un debito di circa 200 miliardi di dollari. Dopo un decennio di depressione economica che lo ha lasciato in bancarotta, il governo venezuelano ha poche possibilità di ricostruire da solo.

Molti dei palazzi crollati appartenevano alla Gran Misión Vivienda, il programma con cui Hugo Chávez, il defunto leader socialista, fece costruire milioni di case popolari consolidando il consenso dei suoi elettori. I rigidi controlli sui prezzi inondarono il mercato di tondino e cemento a basso costo e alimentarono un boom edilizio, mentre gli appalti andarono a società di paesi avversari degli Stati Uniti come Iran, Cina e Bielorussia. Un complesso che Chávez celebrava come simbolo della sua rivoluzione socialista, costruito da un'impresa turca, si è ridotto in cumuli di metallo contorto e compensato. Gli appartamenti erano stati venduti come antisismici, ma i residenti non avevano soldi per la manutenzione e le infiltrazioni d'acqua trascurate hanno indebolito le strutture, contribuendo probabilmente ai crolli.

Alejandro Linayo, ingegnere venezuelano specializzato in disastri naturali, ha detto al Wall Street Journal che molti edifici sorgevano su sedimenti morbidi che amplificano le scosse, mentre altri erano vulnerabili per le costruzioni scadenti, frutto di una corruzione diffusa che ha svuotato un codice edilizio altrimenti solido. Secondo Linayo, che durante il governo Chávez lavorò a un progetto finanziato dal Giappone sulla riduzione dei danni da disastri naturali, gli Stati Uniti potrebbero avere un ruolo importante nella supervisione degli studi tecnici sulle cause dei crolli, un passaggio necessario per evitare nuove calamità nella ricostruzione.

Per molti venezuelani perdere la casa significa perdere tutti i risparmi. Mutui e assicurazioni sulla casa sono quasi inesistenti nel paese, dopo anni di iperinflazione e la perdita di valore del bolivar, la valuta nazionale. Juan Barrios, l'economista che guidava le analisi sul Venezuela della Banca Interamericana di Sviluppo negli anni della crisi, ha detto al Wall Street Journal che una delle coperture più diffuse era "risparmiare in cemento", cioè parcheggiare i soldi nell'unico bene a prova di inflazione a portata di mano: cemento, blocchi e acciaio.


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Trump ordina di installare cartelli contro il museo di storia americana dello Smithsonian


Un ordine esecutivo impone una segnaletica davanti al National Museum of American History per dire ai visitatori che le mostre andrebbero riviste. Gli storici: iniziativa senza precedenti

Il presidente Trump ha ordinato di installare cartelli e allestimenti temporanei davanti al National Museum of American History, il museo di storia americana dello Smithsonian, la rete di musei pubblici di Washington finanziata in gran parte dal governo federale. La segnaletica dovrà avvertire i visitatori che, secondo la Casa Bianca, il museo non racconta in modo accurato la storia degli Stati Uniti e indicare "luoghi e risorse per informazioni accurate" sulla storia americana. L'ordine esecutivo, firmato venerdì, non specifica dove il pubblico verrebbe reindirizzato.

I cartelli saranno collocati lungo i marciapiedi e i percorsi di accesso al museo gestiti dal National Park Service, l'agenzia federale che amministra i parchi e gli spazi pubblici. L'ordine affida il compito al segretario all'Interno Doug Burgum e prevede che la segnaletica avvisi i visitatori che le mostre del museo "dovrebbero essere rinnovate" in linea con le conclusioni di un rapporto della Casa Bianca. Sono previsti anche cartelli che accusano il museo di non aver onorato adeguatamente i 56 firmatari della Dichiarazione d'indipendenza nell'anno del 250esimo anniversario della fondazione del paese. La Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di chiarimenti su cosa ci sarà scritto esattamente.

L'ordine si fonda su "Saving America's Story", un rapporto di 162 pagine pubblicato il 4 luglio dal Domestic Policy Council, l'ufficio della Casa Bianca che coordina la politica interna. Il documento accusa la direttrice del museo, Anthea Hartig, di "ideologia da attivista radicale" e sostiene che lo Smithsonian tratti la storia americana non come un'eredità nazionale condivisa ma come "uno strumento politico per dividere, demoralizzare e scoraggiare i cittadini". Un comunicato della Casa Bianca che accompagna l'ordine va oltre e parla di "attivismo politico estremo, radicato nel marxismo".

Oltre a Burgum, l'ordine incarica il direttore dell'ufficio del bilancio della Casa Bianca Russell Vought, l'amministratore dei servizi generali e il consigliere per la politica interna Vince Haley di "ripristinare la fiducia" nello Smithsonian e di ottenerne l'adeguamento alle conclusioni del rapporto. Il coinvolgimento dell'ufficio del bilancio non è casuale: lo Smithsonian è un'istituzione storicamente indipendente, finanziata con fondi stanziati dal Congresso, ma quei fondi vengono erogati proprio dall'ufficio del bilancio e l'Amministrazione sostiene che tutta la spesa debba essere in linea con gli ordini del presidente.

L'ordine arriva pochi giorni dopo due audizioni al Congresso, martedì e mercoledì, in cui i parlamentari repubblicani hanno accusato Hartig di insegnare "il disprezzo di sé nazionale". Le critiche si sono concentrate su due mostre recenti: "Entertainment Nation", che conteneva immagini sessualmente esplicite, e "Girlhood (It's complicated)", che parlava dei problemi di identità di genere tra le giovani donne. Hartig ha difeso il museo nella sua testimonianza: "Quando gli storici parlano di riformulare una narrazione tradizionale non intendiamo cancellarla, intendiamo aggiungere le prove, le voci e gli oggetti che i racconti precedenti avevano lasciato fuori".

La pressione della Casa Bianca sullo Smithsonian dura da 16 mesi. È iniziata nel marzo 2025 con un altro ordine esecutivo, "Restoring Truth and Sanity to American History", che chiedeva di rimuovere l'"ideologia impropria" dai musei. Da allora l'Amministrazione ha avviato revisioni dei contenuti di diversi musei, ha criticato singole mostre e testi esplicativi, ha minacciato di trattenere fondi già approvati e ha ottenuto l'uscita di una direttrice di museo.

Lo Smithsonian non ha commentato l'ordine, ma i suoi vertici hanno già detto che il rapporto della Casa Bianca travisa il museo e che l'istituzione è impegnata all'accuratezza e a una ricerca non di parte. La deputata democratica Melanie Stansbury ha definito l'ordine "una chiara forzatura politica, guidata da un'agenda ideologica per riscrivere la storia americana" e ha ricordato che lo Smithsonian appartiene al popolo americano, non al presidente.

Samuel Redman, professore di storia alla University of Massachusetts Amherst che ha studiato a lungo lo Smithsonian, ha detto al New York Times di non ricordare "un solo caso in cui le mostre siano state contestate direttamente dai vertici del governo federale". "Gli storici sono sconvolti", ha aggiunto.

Sarah Weicksel, direttrice esecutiva dell'American Historical Association, l'associazione degli storici professionisti americani, ha detto al Washington Post che "non c'è alcun precedente" e che i cartelli sono "un affronto assoluto ai professionisti che lavorano in quell'edificio". Il museo ha già attraversato controversie sulle sue mostre, come quella sull'Enola Gay, l'aereo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, ma per Weicksel il governo non aveva mai cercato di "presentare una narrazione completamente alternativa" a quella raccontata all'interno. Il suo timore più grande è che la campagna eroda la fiducia del pubblico in un'istituzione su cui insegnanti e ricercatori si affidano da più di 150 anni: "La Casa Bianca sta essenzialmente dicendo al pubblico americano di non fidarsi dello Smithsonian".

I conservatori che da tempo chiedono un cambiamento allo Smithsonian hanno invece accolto con favore l'ordine. Mike Gonzalez, ricercatore della Heritage Foundation, il think tank conservatore, che ha testimoniato in entrambe le audizioni, ha detto al New York Times di ritenere che "l'unico modo per correggere lo Smithsonian" sia "rimuovere dall'incarico l'intera dirigenza" e di confidare che i funzionari indicati nell'ordine lavorino in quella direzione.

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Giorgia Meloni, il caldo ti avrà dato alla testa: quanti cambi di idea!

Prima l’Arabia Saudita era un regime da tenere a distanza, oggi è un partner con cui stringere accordi. E a pagare queste giravolte sono sempre i cittadini.

Meloni può cambiare versione, ma la gente non dimentica.
E tu, te lo ricordi?

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#GiorgiaMeloni #ArabiaSaudita #PoliticaItaliana #Coerenza #TeLoRicordi #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Das Thema sollte nicht sein, wie schnell die Merz-Regierung Reformen durchbekommt. Oder wer in der Koalition dabei die meisten Punkte macht. Sondern was Schwarz-Rot mit diesem Land vorhat und welche Folgen das für unsere Demokratie haben wird.

Unser netzpolitischer Wochenrückblick:
netzpolitik.org/2026/kw-30-die…

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Endorsed! Michael Veloff for Ohio’s 5th Congressional District


July 25

ICYMI, during our July 19th Pirate National Committee meeting, an impromptu endorsement inquiry led to a long overdue endorsement:

Friend of the Pirate Party and Libertarian candidate for Ohio’s 5th Congressional District Michael “Drunk Uncle” Veloff has been endorsed by the United States Pirate Party.

Veloff, affectionately known in Pirate Party circles as “Doc Agnew,” received our endorsement after a 5-0-1 vote on endorsing. You can catch up on the endorsement process by looking back at our previous meeting here. You can skip to 19:30 to see the endorsement process.

Veloff spoke on how he is running against a nepotism seat, being that the current office holder took over from his father.

Key issues spoken of include bail review, “Guns for Thoughts,” being the giving of guns and proper training to our most vulnerable, and moving the contents of Fort Knox to his basement. He has a perfect space, it’s secure, and he’s sure he has enough space for all the gold remaining in Fort Knox.

Doc joins Tim Grady, Blase Henry, Hunter Rand, Drew Bingaman, and Pete Karas as the candidates endorsed this cycle. Tomorrow, Jacob Anders (who has joined us for two-and-shaping-up-to-be-three episodes) will join our Pirate National Committee meeting, seeking our endorsement.

You can check out Parts I & II and find out learn more about Anders campaign. Veloff will be invited onto a future episode of Talk the Plank! as a guest in the coming weeks.

Visit Michael Veloff’s Facebook page to keep up with the campaign.


uspirates.org/endorsed-michael…

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Trump minaccia nuovi dazi contro l'Unione Europea dopo la multa a Google


Il presidente annuncia un'indagine commerciale ai sensi della Section 301 dopo la sanzione da un miliardo di dollari inflitta al colosso tecnologico. È la stessa norma sulla quale poggiano i nuovi dazi entrati in vigore dopo la bocciatura della Corte Suprema.

Donald Trump ha minacciato di imporre "un nuovo dazio sostanziale" all'Unione Europea come ritorsione per le sanzioni inflitte da Bruxelles alle aziende tecnologiche statunitensi. L'avvertimento è arrivato il giorno dopo che la Commissione Europea ha multato Google per un miliardo di dollari in base al Digital Markets Act, accusando il gigante del web statunitense di avere favorito indebitamente i propri servizi e imposto restrizioni agli sviluppatori di applicazioni.

"Gli Stati Uniti d'America non sono un salvadanaio per l'Europa, né permetteremo che lo diventino", ha scritto il presidente su Truth Social, annunciando l'apertura di un'indagine commerciale ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974.

"L'Unione Europea pagherà un prezzo molto alto per questa condotta illegale e altamente immorale. Le sanzioni saranno interamente annullate e prevediamo che un dazio sostanziale sarà imposto nel più breve tempo possibile".


La Section 301 è diventata lo strumento principale utilizzato dall'amministrazione per introdurre nuove tariffe. La norma, tuttavia, non consente di agire dall'oggi al domani: richiede un'istruttoria formale e una fase di consultazione pubblica, con indagini che possono protrarsi per mesi. In compenso, permette ai negoziatori americani di scegliere, prodotto per prodotto, quali merci colpire e quali escludere, offrendo un margine di manovra che i poteri emergenziali non garantivano. Ma anche se l'indagine sull'Unione Europea partisse immediatamente, dunque, i nuovi dazi difficilmente entrerebbero in vigore a breve.

La multa a Google si inserisce nella più ampia stretta di Bruxelles sui grandi gruppi tecnologici americani. Nell'ultimo anno la Commissione Europea ha sanzionato anche Apple e Meta, accusandole di abusare del proprio potere di mercato. Jamieson Greer, rappresentante degli Stati Uniti per il Commercio, ha avvertito questa settimana che i provvedimenti europei "rappresentano un rischio concreto per la stabilità delle relazioni commerciali transatlantiche". Secondo Greer, le sanzioni complessivamente pagate da Google superano il 2% del bilancio dell'Unione Europea.

All'inizio del mese, in un'intervista ad Axios, Greer era stato ancora più esplicito: "Non lasceremo che l'Europa controlli la regolamentazione globale delle nostre aziende". Le società americane, aveva aggiunto, offrono gratuitamente ai consumatori numerosi servizi. Lo scontro rischia ora di compromettere l'accordo commerciale negoziato lo scorso anno da Trump con l'Unione Europea. Diversi funzionari europei hanno già sostenuto che l'introduzione di nuovi dazi costituirebbe una violazione dell'intesa.

Stati Uniti · Politica commerciale

I nuovi dazi recuperano meno del 60% del gettito perduto con la sentenza della Corte Suprema


Dopo la sentenza di febbraio la Casa Bianca ha ricostruito le tariffe su basi giuridiche diverse. Il gettito atteso entro il 2036 scende da 1.700 a 950 miliardi di dollari, e a giugno le dogane hanno restituito agli importatori più di quanto abbiano incassato.

Grafica di FocusAmerica 24 luglio 2026

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Giugno 2026 · incassi doganali, miliardi di dollari

A giugno le dogane americane hanno restituito più di quanto abbiano incassato

Seleziona una colonna per leggere il dettaglio.

Il gettito Le basi giuridiche Il fronte europeo

Il nuovo sistema vale poco più della metà di quello annullato


Gettito atteso entro il 2036, in miliardi di dollari. Le nuove tariffe poggiano su tre misure distinte.

In sei mesi l’impalcatura giuridica dei dazi è stata rifatta due volte


Le quattro leggi su cui l’amministrazione ha appoggiato le tariffe, e che cosa ne resta oggi.

Bruxelles multa Google, Washington apre un’indagine commerciale


Aliquote in vigore dal 24 luglio 2026. In blu le tariffe fondate sulla Section 301, in rosso quella fondata sulla Section 338.

Fonte Committee for a Responsible Federal Budget, Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, Corte Suprema (Learning Resources v. Trump), Commissione Europea.

Il nuovo sistema di dazi


Poche ore prima del messaggio di Trump erano già entrati in vigore dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle merci provenienti da decine di Paesi, compresi quelli dell'Unione Europea. Anche questi dazi sono stati imposti attraverso la Section 301, sulla quale poggia gran parte del sistema tariffario ricostruito dalla Casa Bianca negli ultimi sei mesi.

Il 20 febbraio la Corte Suprema aveva infatti annullato, con 6 voti contro 3, i dazi emergenziali adottati in base all'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). La soluzione temporanea introdotta subito dopo attraverso la Section 122 aveva successivamente raggiunto il limite massimo di 150 giorni previsto dalla legge, costringendo così l'Amministrazione a individuare una nuova base giuridica per i propri dazi.

Le aliquote del nuovo sistema sono generalmente inferiori a quelle previste dal regime emergenziale. Le esenzioni ricalcano in larga parte quelle precedenti e riguardano le materie prime la cui tassazione comprometterebbe le forniture interne, i beni che gli Stati Uniti non producono in quantità sufficienti e i prodotti sui quali i dazi provocherebbero danni all'intera economia. Sono inoltre escluse diverse merci agricole, componenti aeronautici, semilavorati industriali, minerali e farmaci.

Secondo il Committee for a Responsible Federal Budget, i nuovi dazi permetteranno di recuperare meno del 60% del gettito venuto meno dopo la sentenza della Corte Suprema. Il centro studi stima che i dazi entrati in vigore nella notte, insieme al prelievo del 25% sul Brasile, produrranno circa 950 miliardi di dollari entro il 2036, contro gli 1.700 miliardi attesi dal precedente regime emergenziale.

Il calcolo comprende anche il dazio del 50% sul Canada, che non rientra però nella Section 301: si fonda invece sulla Section 338 del Tariff Act del 1930 e riguarda una selezione limitata di merci, soprattutto automobili, bevande alcoliche e prodotti lattiero-caseari. Nel complesso, i dazi introdotti dall'Amministrazione a partire da gennaio 2025 genereranno circa 825 miliardi di dollari in meno rispetto alle stime pubblicate a febbraio dal Congressional Budget Office. Il debito federale raggiungerebbe così il 122% del prodotto interno lordo nel 2036, anziché il 120% previsto nello scenario di riferimento.

I ricorsi e l'incognita del gettito


Queste proiezioni presuppongono che i nuovi dazi, a differenza dei precedenti, superino l'esame dei tribunali e rimangano così in vigore. Il primo ricorso è stato presentato lo stesso giorno del loro annuncio: il Liberty Justice Center si è rivolto alla Corte del Commercio internazionale per conto di due piccole imprese, sostenendo che l'Amministrazione Trump stia utilizzando impropriamente la Section 301 per reintrodurre i dazi già dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema.

La Casa Bianca respinge però nettamente l'interpretazione secondo cui i nuovi dazi sarebbero state introdotte per sostituire quelli bocciati dalla Corte Suprema. Un alto funzionario dell'Amministrazione Trump ha spiegato che l'entrata in vigore delle misure è stata fatta coincidere con la scadenza dei dazi temporanei solo per garantire continuità e prevedibilità alle imprese americane.

Il Tesoro, intanto, sta ancora smantellando il vecchio sistema tariffario. A giugno gli incassi doganali netti sono scesi a –25,6 miliardi di dollari: i rimborsi versati agli importatori hanno infatti superato le entrate generate dalle nuove riscossioni.

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Il Governo italiano ha approvato il DDL sull’imputabilità dei minori: per ragazze e ragazzi tra i 14 e i 18 anni la capacità di intendere e di volere non partirebbe più da un accertamento caso per caso, ma sarebbe presunta fino a prova contraria.

Il paradosso è evidente: quando si tratta di punire, a 16 anni sei considerato abbastanza maturo da rispondere penalmente delle tue azioni. Quando invece si parla di voto, partecipazione e diritti politici, per la stessa maggioranza sei ancora “troppo immaturo” per decidere del tuo futuro.

Volt Italia dice basta a questo doppio standard: il senso di responsabilità non si costruisce riempiendo le carceri né usando i giovani come capro espiatorio della propaganda sulla sicurezza. Si costruisce investendo in scuola, prevenzione, giustizia minorile, percorsi educativi e partecipazione democratica.

Per questo vogliamo il voto a 16 anni: chi è chiamato a rispondere delle proprie scelte deve anche poter contribuire alle scelte del Paese.

Cosa ne pensi? Scrivicelo nei commenti!

#VotoA16Anni #Giovani #PoliticaItaliana #Diritti #GiustiziaMinorile #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Il petrolio oltre i 100 dollari fa saltare la scommessa di Trump sulla benzina


Stretto di Hormuz, Mar Rosso e Mar Nero sotto attacco: il Brent guadagna oltre 25 dollari al barile dall'inizio di luglio. La benzina supera i 4 dollari al gallone e il 46% degli americani afferma che il prezzo dei carburanti influenzerà il proprio voto.

Il Brent ha superato brevemente i 100 dollari al barile giovedì, dopo l'attacco rivendicato dagli Houthi yemeniti contro due petroliere saudite lungo una delle rotte alternative allo Stretto di Hormuz. Come riporta Politico, le petroliere sono così ora esposte ad attacchi simultanei lungo tre delle principali rotte marittime mondiali. Il greggio di riferimento internazionale è perciò rincarato di oltre 25 dollari dall'inizio del mese, quando Donald Trump ha dichiarato concluso il fragile cessate il fuoco con l'Iran.

Nello Stretto di Hormuz, in appena 48 ore, l'Iran ha colpito tre petroliere in transito nel corridoio meridionale che avrebbe dovuto essere protetto dagli Stati Uniti, secondo la società di intelligence marittima Windward. Teheran ha poi chiesto agli alleati Houthi di prendere di mira le navi nello Stretto di Bab el-Mandeb, attraverso il quale passa il greggio che l'Arabia Saudita ha dirottato dal Golfo Persico verso il porto occidentale di Yanbu.

Secondo Lloyd's List Intelligence, dall'inizio della guerra le esportazioni da Yanbu sono quintuplicate, fino al blocco annunciato questa settimana dagli Houthi. La sola minaccia aveva già indotto alcune petroliere a invertire la rotta; successivamente il gruppo è passato all'azione. Una delle navi è stata colpita da un "proiettile non identificato", ha riferito lo United Kingdom Maritime Trade Operations, il centro britannico che monitora la sicurezza della navigazione commerciale.

Il terzo fronte caldo è il Mar Nero. L'oleodotto che trasporta il petrolio kazako fino al porto russo di Novorossijsk si è fermato dopo l'intensificarsi degli attacchi ucraini contro le petroliere in attesa di carico, quattro delle quali sono state colpite in pochi giorni. Se l'interruzione dovesse protrarsi per più di una settimana, dai mercati potrebbero venire a mancare complessivamente 25 milioni di barili, ha stimato a Politico Artem Abramov di Rystad Energy.

Per questo motivo, la Casa Bianca ha intimato a Kyiv di interrompere gli attacchi contro le petroliere non russe, secondo un funzionario dell'Amministrazione citato in forma anonima. Washington considera infatti l'oleodotto un'infrastruttura essenziale per portare in Europa il petrolio del Kazakistan, riducendo la dipendenza dalle forniture russe.

Shock petrolifero · Midterm 2026

Tre rotte del petrolio bloccate, il conto arriva alle pompe americane


L'Iran colpisce le navi a Hormuz, gli Houthi bloccano Bab el-Mandeb, gli attacchi ucraini fermano l'oleodotto sul Mar Nero. Il Brent ha chiuso sopra i 100 dollari e la benzina americana ha superato i 4 dollari al gallone, a tre mesi dal voto di metà mandato.

Grafica di FocusAmerica

Brent, chiusura di giovedì 23 luglio
$ al barile

Il greggio di riferimento internazionale ha toccato 102 dollari durante la seduta: non accadeva da fine maggio.

Rivedi la sequenza

I tre fronti

Le petroliere sono sotto tiro su tre rotte contemporaneamente


Ogni volta che una via d'uscita si chiude, il greggio si sposta sulla successiva. Da giovedì sono tutte e tre compromesse.

Il conto alla pompa

La benzina è tornata sopra i 4 dollari al gallone in tre settimane


Media nazionale della benzina normale rilevata dall'American Automobile Association. La linea tratteggiata è la proiezione di Eurasia Group se lo Stretto di Hormuz resta chiuso.

Prezzo rilevato Proiezione Eurasia Group

Il cuscinetto

Le scorte che hanno frenato i rincari sono quasi esaurite


L'11 marzo l'International Energy Agency e i suoi 32 Paesi membri hanno deciso un rilascio coordinato. Washington ha già consumato la maggior parte della sua quota.

Rilascio coordinato IEA e 32 Paesi membri

Quota statunitense già immessa sul mercato

L'Amministrazione Trump ha rallentato il ritmo dei rilasci residui.

«La crisi comincia adesso, perché ormai abbiamo consumato tutto quel petrolio».

Amy Jaffe, docente di energia alla New York University, a Politico

Il prezzo politico

A novembre gli elettori votano anche con il pieno di benzina


Sondaggio condotto da Public First per Politico fra il 12 e il 15 luglio, confrontato con i prezzi per codice postale rilevati da OPIS.

Quanti sovrastimano il rincaro nella propria zona

Seggio repubblicano Altri seggi

Fonte: Politico, Lloyd's List Intelligence, Windward, Rystad Energy, American Automobile Association, International Energy Agency, New York Times, Public First e OPIS · dati aggiornati al 23 luglio 2026.

Il Brent ha chiuso a 100,69 dollari il 23 luglio, con un massimo di 102 dollari durante la seduta.

Le scorte diminuiscono, la benzina rincara


L'escalation rischia però di mandare in frantumi la strategia con cui la Casa Bianca sperava di abbassare il prezzo dei carburanti prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Giovedì la benzina ha raggiunto i 4,09 dollari al gallone, 15 centesimi in più rispetto alla settimana precedente, secondo l'American Automobile Association. Un rincaro particolarmente pericoloso per i repubblicani, chiamati a difendere maggioranze ristrette in entrambe le camere del Congresso.

"Molti repubblicani pensavano di avere già toccato il fondo tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate, ma ora scoprono che si può scendere ancora", ha dichiarato a Politico Mark Jones, politologo del Baker Institute for Public Policy della Rice University. Anche una rapida soluzione del conflitto, ha aggiunto, difficilmente si tradurrebbe in un calo dei prezzi alla pompa prima del voto.

Nel frattempo, i margini di intervento si stanno restringendo sempre di più. Le scorte globali, ancora abbondanti a febbraio, quando è cominciata la guerra, sono ormai scese a livelli critici. Il rilascio coordinato di 400 milioni di barili, deciso l'11 marzo dall'International Energy Agency insieme ai suoi 32 Paesi membri, ha contribuito per mesi a contenere i rincari, insieme alla riduzione degli acquisti cinesi.

Gli Stati Uniti hanno partecipato all'operazione immettendo sul mercato 172 milioni di barili della riserva strategica. L'Amministrazione Trump, tuttavia, ha già completato oltre il 60% dei rilasci programmati e ora ne ha rallentato il ritmo. "La crisi comincia adesso, perché ormai abbiamo consumato tutto quel petrolio", ha spiegato a Politico Amy Jaffe, docente di energia alla New York University.

Gregory Brew, analista di Eurasia Group, ha avvertito sulla stessa testata che le raffinerie statunitensi stanno già lavorando al massimo della capacità. Se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto, il prezzo della benzina potrebbe così salire fino a 4,50 dollari al gallone e avvicinarsi ai 5 dollari tra settembre e ottobre, nel pieno della campagna elettorale per le elezioni di midterm.

Le conseguenze si estendono anche al credito. Il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a dieci anni è salito questa settimana al 4,7%, rispetto a meno del 4% alla fine di febbraio, mentre il tasso medio sui mutui trentennali a interesse fisso è tornato al 6,58%, come scrive il New York Times. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva indicato proprio il rendimento del decennale come uno dei principali indicatori del successo dell'amministrazione nella lotta al costo della vita.

Gli analisti, tuttavia, non concordano sulle cause dell'aumento. "La guerra in Iran non aiuta, ma non è affatto evidente che il rendimento del decennale sia spinto dal rischio di inflazione", ha dichiarato al New York Times Jonathan Hill, stratega di Barclays. A suo giudizio pesano maggiormente le aspettative di crescita alimentate dall'intelligenza artificiale e le preoccupazioni per l'aumento del deficit pubblico.

Il prezzo politico della crisi


Sul piano elettorale conta però soprattutto la percezione degli americani. Nei sondaggi più recenti, tre su cinque sovrastimano l'aumento del prezzo della benzina nella propria zona, secondo un sondaggio condotto per Politico da Public First tra il 12 e il 15 luglio e confrontato con i prezzi per codice postale rilevati da OPIS. Nello specifico tendono a sovrastimare l'aumento circa il 70% degli elettori di Kamala Harris del 2024, contro il 54% di quelli di Trump.

Il 46% degli americani afferma inoltre che il costo dei carburanti influenzerà il proprio voto a novembre, mentre il 63% indica la guerra con l'Iran come la causa principale dei rincari. Tredici dei distretti congressuali più contesi hanno registrato aumenti superiori alla media nazionale e nove di questi sono attualmente rappresentati da deputati repubblicani.

Di fronte a questa difficile situazione, la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers ha ribadito giovedì che i prezzi torneranno ai livelli precedenti al conflitto man mano che le Forze Armate statunitensi ridurranno la capacità dell'Iran di colpire le navi nello Stretto di Hormuz. Trump, da parte sua, ha assicurato questa settimana che le considerazioni elettorali non influenzeranno le sue decisioni in Medio Oriente.

Intanto però dietro le quinte si lavora a una possibile via d'uscita. Stati Uniti e Regno Unito intendono, infatti, convocare la prossima settimana, nella capitale britannica, una riunione dedicata alla formazione di una coalizione internazionale per proteggere la navigazione nello Stretto, secondo quanto riferito ad Axios da due diplomatici europei e altre due fonti informate. Molti dei governi coinvolti pongono però una condizione: la cessazione preventiva dei combattimenti, senza la quale una missione internazionale difficilmente sarebbe praticabile.

Questa voce è stata modificata (20 ore fa)

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Fail2ban su Linux: come configurarlo per bloccare davvero gli attacchi brute-force
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HOLLOWGRAPH: quando il calendario di Microsoft 365 diventa un canale C2 nascosto
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HOLLOWGRAPH: quando il calendario di Microsoft 365 diventa un canale C2 nascosto


Un malware che usa il calendario di Outlook come dead-drop


A metà luglio 2026 il team di Threat Intelligence di Group-IB ha pubblicato un’analisi tecnica su HOLLOWGRAPH, un impianto malevolo che ribalta un’assunzione su cui molte architetture di sicurezza si basano ancora: se il traffico esce verso graph.microsoft.com con un token valido, allora è “legittimo”. HOLLOWGRAPH dimostra che non è più così, e lo fa in un modo che vale la pena capire in dettaglio anche per chi non si occupa di threat intelligence, perché le tecniche di evasione che usa (abuso di API cloud fidate, DNS tunneling, cifratura ibrida) sono ormai pattern ricorrenti e replicabili.

Il malware è attribuito con alta confidenza al framework di backdoor modulare Cavern, già collegato ad attività di cyberspionaggio riconducibili all’area di influenza iraniana (con sovrapposizioni tecniche, seppur a bassa confidenza, con il gruppo Lyceum). La campagna osservata ha colpito in modo mirato organizzazioni israeliane: 12 sistemi compromessi identificati, di cui solo 3 attivamente in comunicazione con l’attaccante al momento dell’analisi — un profilo operativo selettivo, non opportunistico.

Il calendario come canale C2 bidirezionale


L’idea centrale di HOLLOWGRAPH è semplice da spiegare e proprio per questo efficace: invece di contattare un server C2 sotto il controllo dell’attaccante, il malware autentica una mailbox Microsoft 365 compromessa tramite Microsoft Graph API e usa il calendario di quella mailbox come dead-drop bidirezionale.

Il malware supporta solo due comandi:

  • get — cerca eventi del calendario con oggetto Event ID: <taskID>, programmati per il 13 maggio 2050 (una data lontana nel futuro, scelta per non comparire mai nella vista “prossimi eventi” del proprietario della mailbox), scarica gli allegati e li decifra con la chiave privata RSA incorporata nel binario.
  • send — cifra i dati da esfiltrare, crea un nuovo evento con la stessa data fittizia, carica i dati come allegati File{n}.txt e rinomina l’oggetto dell’evento con un tag riconoscibile dall’operatore (schema Boss{..}ID{..}).

Le chiamate Graph coinvolte sono quelle che qualunque applicazione legittima con permessi calendario userebbe normalmente:

GET /users/{mailbox}/calendarView
    ?startDateTime=2050-05-13T22:00:00
    &endDateTime=2050-05-13T23:00:00
    &$filter=contains(subject,'Event ID: ')

POST /users/{mailbox}/calendar/events
POST /users/{mailbox}/events/{event-id}/attachments
PATCH /users/{mailbox}/events/{event-id}

Non c’è nulla in queste richieste che le distingua sintatticamente da un utente che crea un invito a una riunione. È questo il punto: il traffico malevolo non anomalizza il protocollo, sfrutta la fiducia implicita che i controlli di rete perimetrali attribuiscono al dominio graph.microsoft.com.

Cifratura ibrida e rinnovo credenziali via DNS tunneling


Ogni payload scambiato tramite il calendario è protetto con uno schema ibrido RSA-OAEP + AES-256-GCM, con due coppie di chiavi RSA distinte per le due direzioni (tasking in ingresso ed esfiltrazione in uscita), così che comandi e dati rubati restino crittograficamente indipendenti l’uno dall’altro anche in caso di compromissione parziale.

Il secondo canale, separato, serve a rinnovare le credenziali Microsoft Entra ID (tenant ID, client ID, client secret, indirizzo della mailbox) necessarie per autenticarsi a Graph. Qui HOLLOWGRAPH usa DNS tunneling su record AAAA verso un dominio controllato dall’attaccante (cloudlanecdn[.]com):

LENGTH query:  {random}.{taskID}.{fieldIndex}.p.cloudlanecdn.com
DATA   query:  {random}.{taskID}.{fieldIndex}.{offset}.q.cloudlanecdn.com

Ogni risposta IPv6 restituita (16 byte) trasporta 14 byte di payload utile; il client ricompone i frammenti, li decodifica come UTF-8 e aggiorna un file di configurazione locale (logAzure.txt) mascherato da comune file di log. L’uso di IPv6/AAAA anziché dei più monitorati record TXT o A è una scelta non casuale: molte pipeline di DNS analytics sono ancora tarate prevalentemente su IPv4.

Perché elude i controlli tradizionali


Tre fattori rendono HOLLOWGRAPH difficile da individuare con gli strumenti perimetrali classici:

  • Il traffico C2 viaggia interamente su infrastruttura Microsoft fidata (Graph API), quindi non compare in nessuna blocklist di reputazione IP o dominio.
  • Non c’è mai una connessione diretta a un server dell’attaccante per il tasking o l’esfiltrazione: solo il canale di rinnovo credenziali tocca un dominio esterno, e lo fa via DNS, spesso meno ispezionato del traffico HTTPS.
  • Gli eventi di calendario datati 2050 sono progettati per restare invisibili all’utente reale della mailbox, che normalmente non scorre trent’anni avanti nel proprio calendario.


Cosa può fare concretamente un team di sicurezza


Le raccomandazioni di Group-IB si traducono in azioni piuttosto precise per chi gestisce ambienti Microsoft 365 / Entra ID:

Caccia agli indicatori noti. Bloccare o mettere in allerta su richieste verso cloudlanecdn[.]com e cercare sugli endpoint il file logAzure.txt.

Monitoraggio Graph API e audit di calendario. Con Microsoft Sentinel o Defender Advanced Hunting è possibile costruire una query che cerchi eventi di calendario creati da un’applicazione (non da un utente interattivo) con oggetto sospetto o data anomala:

CloudAppEvents
| where Application == "Microsoft Exchange Online"
| where ActionType in ("New item created.", "New-CalendarItem")
| extend AppId = tostring(RawEventData.ClientAppId)
| where isnotempty(AppId)
| extend Subject = tostring(RawEventData.ItemSubject)
| where Subject matches regex @"Event ID: |Boss\{.*\}ID\{.*\}"
| project Timestamp, AccountDisplayName, AppId, Subject, RawEventData

Rilevamento di DNS tunneling. Una query di partenza per individuare volumi anomali di query AAAA verso lo stesso dominio, con sottodomini ad alta entropia:
DnsEvents
| where QueryType == "AAAA"
| extend RootDomain = strcat(split(Name, ".")[-2], ".", split(Name, ".")[-1])
| summarize QueryCount = count(), DistinctSubdomains = dcount(Name) by Computer, RootDomain
| where QueryCount > 200 and DistinctSubdomains > 100
| order by QueryCount desc

Irrigidire l’identità cloud. Applicare Conditional Access con restrizioni sulle app registrate che usano client-credentials flow, generare alert sulla creazione di nuovi client secret e ruotare periodicamente le credenziali applicative — HOLLOWGRAPH dipende interamente da un set di credenziali Entra ID statiche incorporate nel binario: se quelle credenziali vengono revocate o ruotate, il canale Graph smette di funzionare finché l’attaccante non le rinnova via DNS tunneling, un’operazione che a sua volta genera telemetria rilevabile.

Conclusione


HOLLOWGRAPH non introduce tecniche crittografiche nuove né exploit in Microsoft Graph: il suo valore per l’attaccante sta tutto nel mimetismo. Per i team che gestiscono tenant Microsoft 365, il takeaway pratico non è “bloccare Graph API” — impossibile in qualunque organizzazione moderna — ma spostare parte della detection dal perimetro di rete alla telemetria applicativa: audit log di Exchange Online, anomalie nei permessi delle app registrate, e DNS analytics capace di guardare oltre i soliti record A/TXT. È un promemoria che vale la pena avere in mente ogni volta che si progetta un controllo di sicurezza basato solo sulla reputazione del dominio di destinazione.

Fonte: Group-IB Threat Intelligence, “HOLLOWGRAPH: Turning Microsoft 365 Calendars into Covert Command-and-Control Channels” e Petri IT Knowledgebase.


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Laura Loomer va a Kyiv e ammette di essere "caduta nella propaganda russa"


L'influencer MAGA più vicina a Trump ha intervistato Zelensky a Kyiv dopo anni passati a rilanciare le tesi del Cremlino. Il presidente ha elogiato l'intervista e martedì lo vedrà a Washington

L'influencer di estrema destra Laura Loomer, una delle voci più ascoltate dal presidente Donald Trump, ha passato la settimana a Kyiv e ha rinnegato pubblicamente anni di posizioni filorusse sulla guerra in Ucraina. Giovedì ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel giardino del palazzo Mariinsky e venerdì ha pubblicato l'intervista, registrata per il suo programma su Rumble, la piattaforma video molto usata dalla destra americana.

Trump ha elogiato l'intervista sul suo social network con un "Very good!!!" e la Casa Bianca ha confermato che martedì incontrerà Zelensky a Washington. Il presidente ucraino, che nell'intervista aveva detto che sarebbe probabilmente andato negli Stati Uniti per il funerale del senatore Lindsey Graham, arriverà mentre al Congresso è in discussione la nuova versione del testo sulle sanzioni contro la Russia.

Loomer ha 33 anni, si presenta come "giornalista d'investigazione" e ha quasi due milioni di follower su X, dove per anni ha minimizzato l'invasione russa e rilanciato le tesi del Cremlino. Il primo allarme aereo passato a Kyiv le ha fatto subito cambiare idea. "Ho appena vissuto il mio primo allarme aereo in Ucraina. Sirene che suonano. Succede ogni giorno a ogni ucraino", ha scritto durante il viaggio. "Ho detto spesso che non me ne importava. A ripensarci, non è stato molto gentile da parte mia dirlo". Poi ha aggiunto che serve chiarezza morale.

Fino a pochi giorni fa Loomer definiva l'Ucraina "un paese pieno di apologeti dei nazisti" e la descriveva come guidata da "un apologeta dei jihadisti". La prima formula è la stessa che la Russia usa da anni per giustificare l'invasione. A Kyiv ha ammesso di aver creduto che l'esercito ucraino fosse pieno di nazisti inquadrati nel battaglione Azov e di aver dato una volta a Zelensky dell'"ebreo nazista che odia sé stesso", per poi riconoscere di essere "caduta nella propaganda russa". Nella svolta ha pesato l'incontro con Moshe Reuven Azman, rabbino capo dell'Ucraina, che l'ha ricevuta nella sinagoga centrale di Kyiv e le ha raccontato i bombardamenti quotidiani, i bambini e i civili uccisi, le città e i villaggi distrutti.

WATCH:

Laura Loomer Interviews Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy @ZelenskyyUa at Mariinsky Palace in Kyiv, Ukraine. 🇺🇦 🇺🇸

Enjoy! @APUkraine @POTUS @WhiteHouse @KremlinRussia_E pic.twitter.com/6o53trow9X
— Laura Loomer (@LauraLoomer) July 24, 2026


Loomer ha poi visitato la cattedrale della Dormizione della Lavra delle Grotte di Kyiv, uno dei luoghi religiosi più importanti del paese, colpita a giugno da un attacco russo con droni che secondo l'UNESCO ha provocato danni gravi all'interno e all'esterno. Mosca ha negato ogni responsabilità e ha sostenuto, senza portare prove, che a colpire il complesso sia stato un missile Patriot ucraino di fabbricazione americana uscito fuori rotta per via della sua età. In un video girato dentro la chiesa Loomer ha accusato Vladimir Putin di ipocrisia per come presenta la Russia come potenza cristiana: "Non credo si possa dire di proteggere il cristianesimo se si cerca di colpire con un drone Gesù Cristo".

Nell'intervista Zelensky ha detto che il suo rapporto con Trump è decisamente migliorato rispetto allo scontro nello Studio Ovale del febbraio 2025, quando il presidente americano e il vicepresidente JD Vance lo attaccarono davanti alle telecamere. Il punto di svolta, ha spiegato, fu la breve conversazione tra i due nella basilica di San Pietro nell'aprile 2025, in occasione del funerale di papa Francesco: un momento storico, lo ha definito, perché in 15 o 20 minuti le relazioni cambiarono.

Il governo ucraino non ha organizzato il viaggio. Dmytro Lytvyn, portavoce di Zelensky, ha spiegato che nessuna istituzione ucraina se n'è occupata e che l'ufficio del presidente ha saputo della presenza di Loomer nel Paese dai social. L'ufficio di Zelensky l'ha comunque ringraziata pubblicamente, scrivendo che serve coraggio per venire in Ucraina e non lasciarsi scoraggiare dalla propaganda russa o dalle sirene antiaeree. Ad accompagnarla c'erano anche due alti funzionari ucraini, Serhiy Kyslytsya e Tetyana Berezhna.

Il viaggio conta perché Loomer non è una commentatrice qualsiasi. Nel 2025 ottenne il licenziamento del direttore della National Security Agency, l'agenzia americana che si occupa di intercettazioni e sicurezza delle comunicazioni, il generale Timothy Haugh, dopo un incontro nello Studio Ovale in cui presentò a Trump una lista di consiglieri per la sicurezza nazionale che considerava "talpe dei democratici" e "traditori" dello Stato profondo. Secondo il libro Regime Change, scritto dai giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan, quell'incontro si chiuse con l'ordine del presidente ai suoi collaboratori di sbarazzarsi nel dubbio di tutti quanti e di licenziarli.

Sulle nuove sanzioni Loomer si è schierata a favore del testo in discussione al Congresso e ha chiesto di allargare il fronte per raccogliere i voti necessari. "La Russia finanzia l'Iran e gli fornisce esplosivi per uccidere soldati americani, mentre l'Iran ha chiesto l'assassinio del presidente Trump", ha scritto. "Gli Stati Uniti devono spezzare l'economia russa finché non si sottometterà alla pace".

Anton Gerashchenko, blogger molto seguito ed ex consigliere del governo ucraino, ha definito l'intervista con Loomer come molto importante e necessaria, perché registra la rottura pubblica di una parte del movimento MAGA con le narrazioni e la propaganda russe.

Ed in effetti anche altri esponenti del mondo MAGA, il movimento che ruota attorno allo slogan Make America Great Again, stanno cambiando posizione sull’Ucraina. Tim Pool, podcaster di estrema destra con 2,7 milioni di follower su X, che in passato ha ricevuto finanziamenti da un'agenzia russa e detto di non saperlo, giovedì ha scritto che l'Ucraina combatte per la propria sopravvivenza contro un dittatore malvagio e che adesso vede l'importanza di una vittoria ucraina.

L'ala filo russa MAGA perde così sempre più terreno. Tucker Carlson, l'ex presentatore di Fox News che oggi produce un suo programma autonomo, continua a rilanciare le tesi del Cremlino davanti a un pubblico molto ampio, come fa l'influencer complottista Candace Owens, che era stata invitata a Mosca a giugno insieme ai fratelli Tate, arrestati questa settimana a Miami per essere estradati nel Regno Unito, dove sono accusati di stupro e di tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale. Il loro peso presso Trump è però minore che in passato.

Anche il tono ufficiale della Casa Bianca verso Mosca è cambiato negli ultimi mesi. Nel primo anno di mandato Trump aveva maltrattato Zelensky alla Casa Bianca, nel febbraio 2025, prima di riservare un'accoglienza calorosa a Putin in Alaska il 15 agosto. Il presidente, che sognava un accordo di pace rapido anche a costo di sacrificare gli interessi di Kyiv, mostra ora sempre più segni di insofferenza verso il capo del Cremlino, poco disposto a chiudere un conflitto impantanato nel Donbass, mentre i droni ucraini a lungo raggio martellano il territorio russo.

La Russia intanto continua a colpire l'Ucraina. Venerdì un attacco con missili balistici in pieno giorno ha ucciso dieci persone nella regione di Kyiv e ne ha ferite quasi cento, mentre altre cinque sono morte a Sloviansk, nell'est del Paese, per una bomba lanciata da un aereo. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto che l'Amministrazione Trump continua ad essere pronta a contribuire a mettere fine alla guerra ma ha ammesso che non esiste una strada rapida verso un accordo.


Tucker Carlson definisce Trump "debole" per aver lasciato che Israele spingesse gli Stati Uniti in guerra con l'Iran


Tucker Carlson, una delle voci più influenti della destra americana ed ex conduttore dell'emittente televisiva conservatrice Fox News, ha definito il presidente Donald Trump un uomo "debole" che ha lasciato che Israele spingesse gli Stati Uniti nella guerra con l'Iran. Lo ha detto in un'intervista del 15 luglio al podcast di Mishal Husain, giornalista di Bloomberg, tornando ad attaccare un presidente di cui per anni è stato alleato.

Husain gli ha chiesto se fosse arrivato il momento di ritenere Trump "pienamente responsabile" della ripresa della guerra e ha motivato la domanda con il fatto che il presidente è "l'uomo più potente del mondo". Carlson ha respinto la premessa: "Non penso che sia l'uomo più potente del mondo. L'ho ritenuto direttamente responsabile, è colpa sua: è il presidente degli Stati Uniti, è stato eletto. Quello è il suo lavoro e una parte enorme del lavoro consiste nel resistere alle pressioni di forze esterne".

Molti presidenti del passato, ha proseguito, sono riusciti a respingere i "tentativi di controllarli" da parte di governi stranieri; Trump invece non ha trovato la forza di fare altrettanto. "È debole. Non faccio finta del contrario", ha detto Carlson. "Ma è anche un'affermazione verificabile nei fatti che Israele ci ha spinto in questa guerra e che Trump glielo ha permesso". Lo ha riconosciuto davanti alle telecamere, ha aggiunto, lo stesso segretario di Stato, il capo della diplomazia americana: "Quindi non è una teoria del complotto. È un fatto".

Il governo degli Stati Uniti, secondo Carlson, "non vuole, o forse non può" contrastare le ingerenze di Israele. L'ex conduttore critica il presidente sulla guerra con l'Iran da mesi e negli ultimi tempi ha dedicato a Israele una parte crescente dei suoi interventi. A giugno aveva detto: "Quello che sappiamo per certo è che gli Stati Uniti sono entrati in guerra con l'Iran, una guerra che stiamo perdendo e che di fatto abbiamo già perso, a causa delle pressioni del primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu". Negli stessi giorni aveva annunciato ufficialmente il suo addio al Partito Repubblicano.

Trump ha sempre respinto la ricostruzione secondo cui sarebbe stato Israele a trascinarlo nel conflitto e ha rivendicato in più occasioni il pieno controllo delle decisioni. A marzo aveva detto: "Semmai, potrei essere stato io a forzare la mano a Israele". A giugno aveva ribadito che Israele "non ha scelta" e dovrà accettare qualsiasi accordo lui decida di concludere con l'Iran. "Decido io. Decido tutto io", ha detto in un'intervista al Financial Times, aggiungendo che non è Netanyahu a decidere.


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How a Crafted SVG File Could Have Handed Attackers SYSTEM Access on Microsoft’s Bing Servers
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Fake Claude Desktop Ads on Bing Are Delivering SectopRAT to Corporate Networks
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Cl0p Affiliates Are Breaching PTC Windchill Servers to Steal Product Blueprints Before Extortion
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Certighost Flaw Let Ordinary Users Impersonate Domain Controllers and Seize Active Directory
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Fediverse Loaded and Ready!


#Introduction post, like the Fediverse does. We're European Pirates and our great adventure comprises of making sure the European Union sails straight, through straits and narrows, and does not compromise to ludicrous demands or goes along with the willy-nilly. We're here and we're here to stay, grow and become big enough to dutifully represent the interests of European citizens. We hope to hear more from you as well, and we look forward to participating in the online conversation!
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Trump riunisce i vertici militari sull'Iran, Teheran respinge la tregua proposta dall'Iraq


Il presidente ha valutato con i consiglieri se intensificare gli attacchi, poi ha detto di essere pronto a colpire ma anche di stare trattando. Il petrolio è salito sopra i 100 dollari al barile

Il presidente Donald Trump ha riunito venerdì i vertici militari e i membri più importanti del suo governo per decidere se intensificare l'attacco contro l'Iran, a pochi giorni dall'incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, atteso alla Casa Bianca martedì. Poche ore dopo, davanti ai giornalisti nello Studio Ovale, ha lasciato aperte entrambe le strade: "Siamo pronti ad andare, ma stiamo parlando con loro, quindi forse ci sarà un punto di rottura, forse no".

Nei 38 minuti di domande e risposte il presidente ha nominato sei volte le trattative con Teheran, dopo giorni in cui aveva fatto capire di essere pronto ad aumentare la pressione militare. "C'è un'uscita militare in cui andiamo avanti così come stiamo e possiamo anche aumentare la dose, distruggendo tutto quello che hanno. Oppure c'è una strategia più intelligente, che è fare un accordo. E loro vogliono fare un accordo", ha detto. Non ha risposto a una domanda su se gli attacchi che ha minacciato contro le infrastrutture civili iraniane possano essere considerati crimini di guerra secondo il diritto internazionale. Il giorno prima aveva parlato ad Axios di un attacco massiccio, più grande di qualsiasi altro visto finora nella guerra.

L'Iran ha respinto giovedì una proposta di tregua americana portata a Teheran dal primo ministro iracheno Ali al-Zaidi, secondo funzionari iraniani. Il governo iracheno ha poi smentito la ricostruzione con un messaggio sui social. I dettagli della proposta non sono noti, ma i funzionari iraniani hanno detto che era l'unica offerta sul tavolo e che il loro governo non è interessato a un accordo temporaneo che lasci irrisolta la questione del controllo dello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui prima della guerra transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

Al-Zaidi ha incontrato a Teheran il presidente Masoud Pezeshkian, il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. "Il problema non è passare i messaggi", ha detto Araghchi alla televisione di stato iraniana, aggiungendo che di mediatori Teheran e Washington ne hanno già abbastanza. "Il problema è la visione dell'America, che è illogica, avida e vuole controllare".

Venerdì mattina il Central Command, il comando militare statunitense responsabile del Medio Oriente, aveva completato la tredicesima notte consecutiva di bombardamenti. Gli obiettivi colpiti nelle ultime due settimane sono più di mille secondo funzionari militari americani, contro i circa 13.000 della campagna di 38 giorni iniziata il 28 febbraio e chiusa dalla tregua dell'8 aprile. Gli attacchi hanno riguardato radar costieri, lanciatori di missili antinave, piccole imbarcazioni d'attacco iraniane e un numero crescente di ponti ferroviari usati anche dai civili.

Il Pentagono ha spostato nella regione altri caccia F-16 dalla Germania e F-35 dalla Gran Bretagna, mentre i bombardieri a lungo raggio B-2 e B-52 di stanza negli Stati Uniti sono in stato di massima allerta e gli aerei per il rifornimento in volo sono stati avvicinati al Medio Oriente. Quasi venti navi da guerra sono nel Mare Arabico o nelle acque vicine, dove lanciano missili Tomahawk e fanno rispettare il blocco navale contro le navi commerciali che entrano nei porti iraniani o ne escono, reimposto dopo l'uscita di Trump all'inizio di luglio dal memorandum d'intesa che doveva chiudere il conflitto. Alla missione sono assegnati circa 50.000 militari americani tra la regione e l'Europa.

Dall'inizio della guerra sono morti almeno 18 militari statunitensi e circa 570 sono rimasti feriti, quattro dei quali uccisi nelle ultime due settimane da attacchi iraniani contro basi americane. I senatori democratici della commissione Forze armate hanno chiesto giovedì al segretario alla Difesa Pete Hegseth "un resoconto completo e accurato" di tutti i militari uccisi o feriti, sostenendo che il dipartimento non ha fornito dati tempestivi e completi durante il conflitto e che le cifre diffuse finora sono state incoerenti. Il Pentagono aveva già taciuto per giorni su decine di feriti.

Gli Houthi, la milizia sciita alleata di Teheran che controlla gran parte dello Yemen, hanno aperto un secondo fronte marittimo dopo aver annunciato lunedì un blocco navale contro l'Arabia Saudita. Una nave saudita, la NCC Masa, ha riportato danni lievi allo scafo dopo essere stata colpita venerdì nel Mar Rosso, due giorni dopo l'attacco ad altre due imbarcazioni saudite. L'Arabia Saudita ha risposto bombardando obiettivi nella provincia di Hodeidah e sull'isola di Kamaran. Il ministero degli Esteri degli Houthi ha promesso "escalation per escalation".

Il fronte del Mar Rosso mette a rischio la rotta alternativa che Riyadh stava usando per aggirare la chiusura dello Stretto di Hormuz, esportando il proprio greggio attraverso un oleodotto che attraversa il paese da est a ovest fino a un porto sul Mar Rosso. Il petrolio Brent, il riferimento mondiale, è salito giovedì di oltre il 7% fino a 100,95 dollari al barile, superando quota 100 per la prima volta da maggio, per poi scendere intorno ai 96 dollari venerdì. Dall'inizio della guerra il greggio è rincarato di quasi il 40% e all'inizio dell'anno costava 60 dollari al barile.

Le due parti hanno raggiunto i limiti di quello che possono ottenere con la forza militare, secondo un'analisi del Wall Street Journal. Entrambi i governi hanno mostrato di essere disposti ad alzare il livello dello scontro, ma nessuno dei due riesce a ottenere un vantaggio decisivo sull'altro. Lo stallo aumenta il rischio che il conflitto vada avanti per altri mesi mentre ognuno cerca di costruirsi una posizione di forza.

"C'è una dinamica di escalation", ha detto al Wall Street Journal Alan Eyre, ex alto diplomatico statunitense che ha partecipato ai negoziati con l'Iran. "Non credo che l'amministrazione degli Stati Uniti abbia davvero un'idea chiara di cosa sta cercando di fare". Hamidreza Azizi, esperto di Iran dell'Istituto tedesco per gli affari internazionali e la sicurezza, ha detto alla stessa testata che nemmeno l'uso di una piccola arma nucleare contro un impianto atomico sotterraneo cambierebbe la sostanza delle cose. "Vedo entrambe le parti arrivare ai limiti di quello che i mezzi militari possono ottenere", ha detto.

Byran Clark, ex alto funzionario della Marina statunitense e oggi ricercatore dello Hudson Institute, un centro studi conservatore di Washington, ha detto che con l'ingresso degli Houthi gli iraniani hanno guadagnato un vantaggio nella scalata militare, senza però arrivare a dominarla, perché gli Stati Uniti possono ancora scegliere di attaccare obiettivi civili e adottare un approccio di guerra totale.

Le agenzie di intelligence americane ritengono che il nuovo leader supremo iraniano, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, sia molto più interessato del padre e predecessore a dotarsi di un'arma nucleare, secondo funzionari informati sulle valutazioni. Ali Khamenei, ucciso all'inizio della guerra in un attacco israeliano condotto con l'aiuto dell'intelligence statunitense, aveva emesso una fatwa che vietava l'uso di armi atomiche. Il figlio non ha mai chiesto pubblicamente la bomba, ma sulla base di dichiarazioni pubbliche e conversazioni intercettate prima della guerra i servizi americani ritengono che punti a una testata termonucleare, miniaturizzabile e installabile su un missile a lungo raggio.

L'Iran ha spostato alcune centrifughe in un complesso sotterraneo fortificato nel centro del paese che gli americani chiamano Pickaxe Mountain, scavato troppo in profondità perché le bombe convenzionali statunitensi possano raggiungerlo. Teheran teme piuttosto un'incursione di terra e ha spostato truppe a difesa del sito. Le scorte di uranio altamente arricchito, il materiale di base per un ordigno, restano intatte e a disposizione del governo iraniano, mentre gli Stati Uniti sostengono che l'arricchimento non è ripartito. Rosemary Kelanic, direttrice del programma Medio Oriente del centro studi Defense Priorities, ha detto che la guerra e l'annuncio che gli Stati Uniti potrebbero aiutare l'Arabia Saudita ad arricchire uranio sul proprio territorio rendono "significativamente più probabile" che l'Iran cerchi di dotarsi dell'atomica.

Il Pakistan sta cercando di far ripartire i colloqui di pace tra Washington e Teheran, dopo una spinta iniziale della Cina, principale partner commerciale iraniano. Il ministro dell'Interno iraniano Eskandar Momeni è andato a Islamabad due volte in dieci giorni per discussioni esplorative e ha incontrato il capo delle forze armate pachistane Asim Munir. La notizia ha fatto salire le borse e scendere il prezzo del petrolio. Hegseth ha detto in Senato che Russia e Cina "stanno, a livelli diversi, favorendo alcune delle cose che l'Iran sta facendo", ma Trump ha scritto su Truth Social che, in base alle assicurazioni ricevute da Vladimir Putin e Xi Jinping, i due paesi non stanno partecipando alla guerra.

Il cambio di aereo con cui Trump ha lasciato la Turchia all'inizio di luglio, dopo il vertice della NATO, è stato deciso perché i servizi americani avevano giudicato credibile una minaccia di forze legate all'Iran contro il presidente e contro l'Air Force One: lo ha rivelato il New York Times. Trump era arrivato ad Ankara con il Boeing 747-8 donato dal Qatar, che non ha le stesse difese avanzate del vecchio aereo presidenziale. Il Secret Service, l'agenzia che protegge il presidente, gli aveva chiesto di cambiare velivolo per il volo di ritorno. Il presidente aveva sostenuto che si trattava solo di far visitare il nuovo aereo ai militari americani in Gran Bretagna, negando ragioni di sicurezza. Il direttore del Secret Service Sean Curran ha detto questa settimana che il livello di minaccia contro le persone protette dall'agenzia è il più alto mai registrato.

Centinaia di diplomatici americani e le loro famiglie, evacuati a febbraio dalle sedi in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein, Giordania, Qatar e Oman, sono ancora a Washington senza sapere quando e se torneranno, secondo quanto riportato da NBC News. Otto ambasciate della regione restano sotto "ordered departure", la procedura che impone l'evacuazione obbligatoria. A fine agosto scade il termine di sei mesi entro cui il Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, deve decidere se le sedi diventeranno posti dove i diplomatici non possono portare la famiglia. Un portavoce ha detto che non è possibile fornire un calendario "perché il quadro della sicurezza resta in evoluzione".

Le ambasciate statunitensi in Iraq, Kuwait, Libano, Qatar, Bahrein, Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e a Gerusalemme hanno diffuso venerdì allerte di sicurezza che invitano gli americani a riconsiderare i viaggi nella regione, dopo un avviso mondiale del Dipartimento di Stato di due giorni prima. Le Guardie della rivoluzione iraniane hanno intanto avvertito i civili dei paesi che ospitano militari statunitensi di stare ad almeno 500 metri da qualsiasi edificio sospettato di ospitare personale americano.


Trump valuta un "attacco massiccio" contro l'Iran mentre gli Houthi entrano in guerra


Il presidente Donald Trump ha detto ad Axios che sta valutando di riprendere le operazioni militari su larga scala contro l'Iran, con attacchi più grandi di quelli condotti finora nella guerra iniziata a febbraio. "Sto valutando un attacco massiccio. Più grande che mai. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti", ha detto giovedì in una breve intervista. Trump non ha indicato una scadenza e due funzionari americani hanno confermato che nessun nuovo ordine è stato dato ai militari.

Secondo il presidente, gli iraniani "vogliono negoziare" ma non sono pronti a chiudere un accordo: "Non hanno ancora ricevuto abbastanza dolore". Trump ha aggiunto che Israele "si unirebbe in due minuti" a una nuova offensiva, ma che "non abbiamo bisogno di nessuno" per lanciarla. Nei giorni scorsi aveva già minacciato di colpire le infrastrutture iraniane e il sito nucleare sotterraneo di Pickaxe Mountain, dove si sospetta che l'Iran abbia nascosto le centrifughe per l'arricchimento dell'uranio.

Le forze americane hanno intanto completato la tredicesima notte consecutiva di bombardamenti sull'Iran, colpendo depositi di droni, siti di sorveglianza costiera e infrastrutture logistiche per ridurre la capacità iraniana di attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Sul fronte diplomatico, dopo che nelle scorse settimane diversi mediatori avevano provato senza successo a far ripartire i negoziati, giovedì l'Iran ha respinto una proposta di tregua di Trump portata a Teheran dal primo ministro iracheno Ali al-Zaidi, come ha rivelato il New York Times. Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha detto ai media locali che non serve un altro mediatore: "Il problema non è far passare messaggi. Il problema è l'atteggiamento dell'America".

La guerra si è allargata anche a un nuovo fronte. Gli Houthi, i ribelli sciiti dello Yemen sostenuti dall'Iran, hanno colpito con missili e droni due petroliere saudite nel Mar Rosso, la Encelia e la Layla, pochi giorni dopo aver annunciato un blocco navale contro le navi legate all'Arabia Saudita. È un colpo pesante per il mercato dell'energia: con lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso dall'Iran, il Mar Rosso era diventato la rotta alternativa con cui Riyadh esporta il suo petrolio.

Trump ha risposto su Truth Social avvertendo che d'ora in poi gli Stati Uniti riterranno l'Iran responsabile degli attacchi degli Houthi, definiti "un surrogato o un delegato" di Teheran, e che in caso di nuovi lanci "una punizione militare pesante sarà inflitta all'Iran e, naturalmente, agli stessi Houthi". Il presidente ha anche annunciato che i danni alle navi saranno ripagati con i fondi iraniani congelati che gli Stati Uniti "possiedono e controllano": le stime su questi fondi variano tra 24 e 100 miliardi di dollari, in gran parte fuori dal territorio americano. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito l'idea un precedente "incendiario".

L'attacco alle petroliere ha spinto il prezzo del petrolio Brent sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio. Rispetto alla vigilia della guerra il greggio costa circa il 40 per cento in più e negli Stati Uniti un gallone di benzina (3,8 litri) è arrivato a 4,09 dollari, il 37 per cento in più. Mercoledì solo 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, contro le circa 130 al giorno di prima del conflitto.

La Camera dei rappresentanti ha approvato per la seconda volta, con 214 voti a favore e 208 contrari, una risoluzione che chiede a Trump di fermare la guerra o di ottenere l'autorizzazione del Congresso per continuarla. Quattro repubblicani hanno votato con i democratici, gli stessi della prima risoluzione di giugno. Il voto è in gran parte simbolico e il Senato ha respinto una misura analoga con 49 voti contro 47, con la sola repubblicana Susan Collins a favore. La guerra resta molto impopolare: secondo un sondaggio Washington Post-Ipsos della scorsa settimana, solo il 29 per cento degli americani la sostiene.

Nonostante il malumore politico, i preparativi militari accelerano. Il Wall Street Journal ha rivelato che negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno spostato verso il Medio Oriente forze speciali, squadroni di caccia e personale medico per dare al presidente opzioni più aggressive, mentre i bombardieri nelle basi americane e britanniche sono in stato di massima allerta e oltre 150 medici sono arrivati all'ospedale militare di Landstuhl, in Germania. Dall'inizio del conflitto sono morti almeno 18 militari americani e circa 570 sono rimasti feriti. In Iran, secondo il ministero della Salute di Teheran, i soli raid ripresi a fine giugno hanno ucciso 55 persone e ne hanno ferite 629, mentre i morti dall'inizio della guerra sono almeno 1.700.

Secondo un'analisi dell'Atlantic, l'Amministrazione sta conducendo questa nuova fase del conflitto senza ammettere di essere in guerra: da quando i raid sono ripresi nessun alto funzionario ne ha parlato pubblicamente, il Pentagono non tiene una conferenza stampa da maggio, il Congresso non ha ricevuto briefing riservati e il segretario alla Difesa Pete Hegseth in audizione ha definito la guerra "un'operazione". Il segretario di Stato Marco Rubio, in visita nelle Filippine, ha detto ai giornalisti che i bombardamenti continueranno: "Il prezzo continuerà a salire ogni singola notte finché non torneranno in sé".


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Nella mia newsletter di oggi racconto perché ho deciso di aprire il mio canale Peertube, a partire sia da un'analisi dei problemi degli altri social come Instagram, Facebook, X e sia dalla chiacchierata con @kenobit

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Trump insulta i giornalisti per un'ora alla cena dei corrispondenti


Il presidente ha attaccato reporter e avversari politici alla serata riprogrammata dopo l'attentato di aprile. Alla fine si è messo in testa un cappellino "Trump 2028", poi ha detto che scherzava.

Il presidente Donald Trump ha parlato per più di un'ora alla cena annuale dell'Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, l'organizzazione che riunisce i giornalisti accreditati alla presidenza, e ha usato gran parte del discorso per insultare i reporter seduti in sala e i suoi avversari politici. La platea è rimasta in silenzio quasi per tutto il tempo.

"Cosa facciamo qui? Dovrebbe essere divertente? Devo essere serio? Devo fare il comico?", ha chiesto venerdì sera aprendo il suo intervento al Waldorf Astoria di Washington. Le prime battute hanno strappato qualche risata, come quella sulla cena interrotta ad aprile: "Spero che tutti siano finalmente riusciti a mangiare tutto il loro filetto di manzo, molto buono, una carne molto speciale. E voglio che sappiate che Bobby Kennedy, che è qui, ha investito personalmente la mucca con la sua auto".

Trump ha detto di aver rinunciato al discorso che aveva preparato per aprile e ha annunciato che avrebbe fatto "un po' di stroncature, se non vi dispiace". Ha paragonato Kaitlan Collins, giornalista della CNN, a Dylan Mulvaney, una personalità transgender molto seguita sui social, raccontando di averle confuse dopo aver definito la cronista "una giovane donna attraente". Di Collins ha detto che "non sorride mai".

Il presidente ha poi ripreso i soprannomi che usa nei comizi: "Pocahontas" per la senatrice Elizabeth Warren, "Newscum" per il governatore della California Gavin Newsom. Del senatore Adam Schiff ha detto: "Odio alcune persone. È un bugiardo e l'ho chiamato testa di anguria perché ha la testa più grande che abbia mai visto con il collo più piccolo". Ha annunciato di voler organizzare incontri di lotta alla Casa Bianca due volte a settimana, immaginando Chris Christie, definito "uno degli esseri umani più sciatti", e Jerry Nadler che si contendono "un grosso pezzo di cheesecake". Tra i bersagli sono finiti anche Rosie O'Donnell e Alexandria Ocasio-Cortez, mentre in un altro passaggio ha confrontato i volti "malmenati" dei lottatori di arti marziali miste con quelli di Bette Midler, Jane Fonda e Bruce Springsteen.

Molti dei presenti hanno smesso di ascoltare mentre il discorso andava avanti: erano al telefono o parlavano tra loro, altri mangiavano i macaron dei vassoi dei dolci o si spostavano nella hall. Trump ha detto che quella era "la più grande concentrazione di persone affette da Trump Derangement Syndrome mai messa insieme", l'espressione che usa per indicare chi lo critica in modo ossessivo, e ha sostenuto di tenere in piedi da solo il settore dell'informazione: "Quando non ci sarò più, sarete tutti sul lastrico".

Dopo che una battuta sull'età dei parlamentari era caduta nel vuoto, il presidente ha commentato: "Era l'unica cosa che pensavo fosse buona in tutto questo stupido discorso. Era l'unica buona ed è andata giù senza grandi risate". Ha alzato le braccia in segno di esasperazione e in sala qualcuno ha riso. Più volte ha attribuito allo staff la responsabilità delle battute finite male.

Trump ha elogiato il Secret Service, il corpo federale che protegge la presidenza, e ha condannato la violenza politica: "In questo paese crediamo nella libertà di parola. Risolviamo le nostre divergenze non con i proiettili, ma con un dibattito aperto e vigoroso. E nessun perdente squilibrato con una pistola lo cambierà mai". Poi ha scherzato sui giubbotti antiproiettile indossati sotto gli abiti da sera: "Non è stato facile trovare le scarpe da abbinare al giubbotto antiproiettile, che molti non volevano indossare perché preferirebbero morire piuttosto che sembrare dieci chili più grassi".

Il momento più teso della serata è arrivato con la consegna dei premi giornalistici dell'associazione. Un riconoscimento per il "coraggio e la responsabilità" nel giornalismo è andato a una squadra di cronisti del Wall Street Journal per l'inchiesta su una lettera di auguri di compleanno dal contenuto osceno indirizzata a Jeffrey Epstein e firmata con il nome di Trump. Presentando il premio, il conduttore della CNN Wolf Blitzer ha ricordato che "Trump ha subito presentato una causa da 20 miliardi di dollari contro il Journal, rivelando l'indirizzo di casa della cronista Khadeeja Safdar. La sua famiglia ha dovuto essere trasferita. Il Journal è stato escluso dall'Air Force One". Il presidente ha allargato le braccia con un gesto rassegnato, poi si è alzato in piedi e ha stretto la mano a ciascuno dei giornalisti premiati.

Sul palco è salito anche Tyler Pager, cronista del New York Times, che questo mese ha ricevuto una citazione a comparire davanti a un gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti valuta se procedere con un'incriminazione. Il dipartimento di Giustizia aveva emesso a luglio le citazioni contro tre giornalisti del quotidiano che avevano rivelato i problemi di sicurezza del Boeing 747 donato dal governo del Qatar e usato come Air Force One. Aveva anche chiesto i tabulati telefonici di numeri riconducibili ai loro parenti. Giovedì, poche ore dopo che un giudice federale di Manhattan aveva criticato duramente il dipartimento per come aveva gestito la vicenda, le citazioni sono state ritirate.

"Non ce l'abbiamo con i giornalisti. Ce l'abbiamo con chi fa uscire le informazioni", ha detto Trump nello Studio Ovale poche ore prima della cena. "Ce l'abbiamo con i codardi, con le persone antipatriottiche, in molti casi con i traditori. E il modo per trovarli è attraverso i giornalisti". Ha aggiunto che, nonostante il ritiro delle citazioni, "abbiamo ancora molta strada da fare con quel caso". Il dipartimento di Giustizia sostiene che i giornalisti non siano l'obiettivo delle indagini sulle fughe di notizie.

La settimana scorsa il presidente aveva chiesto di revocare le licenze di trasmissione alle emittenti che non avevano mandato in onda il suo discorso in prima serata sull'integrità del voto, definendo "fake news" NBC e ABC. Alla cena i presenti sono stati invitati ad applaudire i giornalisti che seguono il Pentagono, senza che venisse ricordato che il ministro della Difesa Pete Hegseth, seduto in sala, ha provato a espellere i cronisti dalla sede del ministero.

Weijia Jiang, corrispondente della CBS e presidente uscente dell'associazione, ha introdotto il presidente con un intervento sulla libertà di stampa scritto sapendo che lui sarebbe stato seduto accanto a lei ad ascoltare. "C'è una differenza esistenziale tra criticare la stampa e cercare di indebolirla. Una cosa è sana e ci migliora tutti. L'altra è esattamente ciò che i padri fondatori speravano di impedire", ha detto. Rivolgendosi direttamente a Trump ha aggiunto: "Quando facciamo domande, lei ribatte. Lei ci dà risposte e noi ribattiamo. Lei è sempre stato uno che fa accordi. Ecco, questo è l'accordo. E il primo emendamento è un accordo chiuso".

Trump ha rivolto parole di apprezzamento ai dirigenti dei media che considera alleati, in particolare Larry e David Ellison, che l'anno scorso hanno preso il controllo di Paramount e stanno cercando di comprare Warner Bros. Discovery, la società che possiede la CNN. Venerdì l'operazione ha subito una battuta d'arresto, perché Paramount ha accettato un rinvio di alcuni mesi della fusione in attesa che siano risolti i ricorsi legali. Su Bari Weiss, la direttrice della CBS News scelta da David Ellison, il presidente ha costruito una battuta contorta su un "regime un tempo temuto e potente" finalmente rovesciato, prima di concludere: "Ma io, per quel che vale, auguro a Bari Weiss il meglio alla CBS News. È una donna meravigliosa".

L'amministratore delegato della CNN, Mark Thompson, ha risposto agli attacchi ai giornalisti dell'emittente con una nota: "Siamo al fianco dei nostri giornalisti e dell'integrità e dell'equilibrio con cui la squadra della CNN racconta le notizie. Il giornalismo onesto e accurato a volte può irritare i politici, ma il nostro diritto di raccontare e di presentare quel racconto al pubblico senza interferenze del governo è pienamente tutelato dalla Costituzione".

Verso la fine del discorso Trump si è messo in testa un cappellino rosso con la scritta "Trump 2028", un riferimento all'ipotesi di un terzo mandato che la Costituzione vieta. Qualcuno ha applaudito, qualcuno ha riso, la maggior parte dei giornalisti è rimasta a fissare il vuoto. Ha poi detto che stava scherzando. Poco prima, in una lunga digressione sulla nuova sala da ballo che sta facendo costruire alla Casa Bianca, aveva detto che "la userò solo per circa sei mesi", un raro riconoscimento del fatto che il suo mandato ha una scadenza.

La serata era la riedizione della cena di aprile, interrotta poco dopo l'inizio da un uomo armato che aveva tentato di entrare nella sala del Washington Hilton, mentre gli agenti federali rispondevano al fuoco e i presenti si nascondevano sotto i tavoli. Cole Allen, 31 anni, californiano, è accusato di tentato omicidio del presidente, di due reati legati alle armi e di aggressione a un agente federale. Si è dichiarato non colpevole. Venerdì la sicurezza è stata rafforzata, con l'associazione che ha coordinato il dispositivo insieme al Secret Service e a una società di sicurezza privata.

Alla cena erano attese meno di 700 persone, contro le 2.600 che di solito partecipano all'evento del Washington Hilton. Hanno cenato con insalata di pesche e burrata, filetto e aragosta, davanti a un palco il cui fondale riportava il testo del primo emendamento della Costituzione, quello che tutela la libertà di parola e di stampa. Tra i partecipanti c'erano il ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. e il ministro del Commercio Howard Lutnick.

La Society of Professional Journalists, l'associazione dei giornalisti professionisti americani, aveva chiesto questa settimana che la cena fosse usata per condannare gli attacchi dell'amministrazione alla stampa. "Riteniamo ipocrita celebrare il primo emendamento davanti all'uomo che lo attacca incessantemente", ha scritto in una lettera aperta.

La cena dei corrispondenti si tiene dal 1921 e Trump l'aveva sempre saltata durante il primo mandato, dopo esserci andato una volta da privato cittadino durante la presidenza di Barack Obama, che quella sera lo prese in giro per i dubbi che aveva sollevato sulla sua cittadinanza americana. Quella di aprile è stata la prima a cui ha partecipato da capo dello Stato. Venerdì ha scherzato dicendo che non intendeva rifarlo, a meno che l'evento non venisse ribattezzato "cena dei corrispondenti della Casa Bianca di Trump", per poi dire che l'anno prossimo tornerà.


Trump ha chiesto i tabulati telefonici di giornalisti del New York Times e dei loro parenti


Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha chiesto alle compagnie telefoniche i tabulati di diversi giornalisti del New York Times e dei loro familiari, compresa la madre di un reporter, per risalire alle fonti riservate degli articoli sui problemi di sicurezza del nuovo Air Force One, l'aereo presidenziale donato dal Qatar al presidente Donald Trump. Il giornale ha chiesto a un giudice federale di annullare le richieste, definendole un "tentativo in malafede di intimidire i giornalisti e frenare la loro capacità di raccontare l'amministrazione".

Il dipartimento, che corrisponde al ministero della Giustizia americano, ha informato il giornale alla fine della settimana scorsa di aver inviato delle subpoena, gli ordini con cui la giustizia americana obbliga a consegnare documenti o a testimoniare, agli operatori telefonici per ottenere i registri delle chiamate e dei messaggi dei giornalisti. Le richieste si aggiungono a quelle del 10 luglio con cui il governo vuole costringere i reporter a testimoniare davanti a un gran giurì, l'organo composto da cittadini che negli Stati Uniti decide se formalizzare le accuse penali. Tra i tabulati richiesti ci sono anche quelli dei coniugi di due giornalisti.

L'indagine sulla fuga di notizie è iniziata pochi giorni dopo che il giornale aveva scritto, l'8 e il 9 luglio, che diversi funzionari federali avevano forti dubbi sulla sicurezza del nuovo aereo presidenziale. La notizia aveva fatto infuriare il presidente e la Casa Bianca aveva affidato la supervisione dell'inchiesta al direttore dell'FBI Kash Patel. Trump aveva usato il nuovo aereo per volare in Turchia, mostrando ai giornalisti gli interni dorati, ma era poi ripartito con il vecchio Air Force One su richiesta del Secret Service, l'agenzia che protegge il presidente. Domenica Trump ha detto che l'aereo sarà pronto tra circa un mese.

Le nuove richieste sono descritte in un ricorso depositato sabato dagli avvocati del giornale e reso pubblico lunedì dal giudice Arun Subramanian del tribunale federale di Manhattan. Tutte le subpoena sono sospese finché il giudice non deciderà sul ricorso: un'udienza è fissata per giovedì a Manhattan.

Secondo il New York Times, il Dipartimento di Giustizia ha violato le sue stesse linee guida sulle richieste rivolte ai media, perché ha aspettato una settimana prima di avvisare il giornale delle richieste dei tabulati. Due delle subpoena riguardano inoltre i tabulati a partire dal 1° gennaio, molti mesi prima degli articoli sull'Air Force One: per il giornale questo dimostra che il governo non sta indagando sulla fuga di notizie di luglio, ma sta cercando informazioni sui rapporti dei giornalisti con le loro fonti in generale.

Il giornale contesta anche il coinvolgimento dei familiari: la madre di uno dei reporter è una professionista della salute mentale e il coniuge di un altro ha un ruolo di alto livello in un grande studio legale. In un caso, inoltre, il dipartimento ha inviato una richiesta di tabulati dopo che il giornale aveva già presentato il ricorso contro le subpoena per le testimonianze davanti al gran giurì e ha chiesto a un altro giudice federale di vietare a una compagnia telefonica di informare il giornale della richiesta. "Questa sequenza di eventi e la tempistica delle comunicazioni del governo sono profondamente preoccupanti per ragioni evidenti", hanno scritto gli avvocati nel ricorso.

Una portavoce del Dipartimento di Giustizia, Kiersten Pels, ha detto che ogni subpoena è stata emessa "nel pieno rispetto della legge federale e delle regole interne del dipartimento".


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Erst jetzt bin ich dazu gekommen, die Reportage von #Arte mit @netzpolitik_feed "Gefährliche Apps - Im Netz der Datenhändler" anzusehen. OK. Nichts Neues für mich. Alles Infos die mir bekannt sind und auch vor dem Artikel von Netzpolitik. Dennoch finde ich die Aufbereitung und die Informationsweitergabe gut in diesem Beitrag, besonders was aus "Ich habe nichts zu verbergen" Heute alles über Menschen zu jeder Zeit und in jeder Situation (Krieg, Abtreibung, Stalking) heißt

arte.tv/de/videos/123951-000-A…

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Nach der Einstellung von USAID arbeiten die USA an Nachfolgeprogrammen zur Unterstützung der Gesundheitsversorgung in afrikanischen Ländern. Doch Hilfe beim Kampf gegen Ebola, HIV und Co. gibt es künftig nur noch gegen weitreichenden Zugang zu Gesundheitsdaten.

netzpolitik.org/2026/digitaler…

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La South Carolina aprirà le primarie democratiche del 2028: battuto il Nevada


Il Comitato per le Regole del Democratic National Committee ha scelto il Palmetto State al termine di un confronto sul peso dell’elettorato nero e di quello latinoamericano. La decisione, che potrebbe avvantaggiare Kamala Harris, dovrà essere ratificata ad agosto dall’assemblea plenaria del partito.

La South Carolina sarà il primo Stato a votare nelle primarie presidenziali democratiche del 2028. Il Rules & Bylaws Committee, l’organo del Democratic National Committee incaricato di definire il calendario delle consultazioni, ha preferito oggi il Palmetto State al Nevada, al termine di un confronto che ha fatto emergere le tensioni tra le diverse componenti etniche e geografiche del partito. Come riporta Axios, però, la decisione è ancora preliminare e dovrà essere ratificata ad agosto dall’assemblea plenaria del comitato nazionale, riunita ad Austin, in Texas.

A prevalere è stata la linea sostenuta dai dirigenti afroamericani del partito, secondo i quali l’elettorato nero della Carolina del Sud, uno dei segmenti più fedeli al Partito Democratico, deve potersi esprimere per primo nella scelta del prossimo candidato alla Casa Bianca. La decisione ha però messo in luce le fratture interne al partito: ha contrapposto la componente afroamericana a quella latinoamericana, i progressisti ai moderati e gli Stati del Sud a quelli del Sud-Ovest e del Nord-Est.

Primarie 2028 · Il calendario democratico

La South Carolina resta prima della fila, l’Iowa ne esce

Il comitato che scrive le regole del Partito democratico ha scelto il Palmetto State al posto del Nevada per aprire le primarie del 2028. Aprire il calendario significa esercitare un’influenza sproporzionata sulla scelta del candidato.

Decisione preliminare Grafica di FocusAmerica 24 luglio 2026

Il voto del Rules & Bylaws Committee

South Carolina
26

contro

Nevada
19

Apre le primarie per il secondo ciclo di fila
Resta nella finestra iniziale, ma non aprirà il calendario

South Carolina Nevada Resto del comitato

Il comitato ha 49 membri. Sette voti di scarto hanno deciso quale elettorato parlerà per primo nella scelta del candidato democratico del 2028.

La fila

Come si è riordinato il calendario in tre cicli


Ogni colonna è un ciclo presidenziale, ogni riga una posizione nel calendario. La South Carolina sale dal quarto posto alla testa; l’Iowa, che apriva il voto democratico con i suoi caucus dal 1972, esce dalla finestra iniziale e non rientra.

2020: Iowa, New Hampshire, Nevada, South Carolina. 2024: South Carolina; New Hampshire e Nevada lo stesso giorno; Georgia (mai svolta); Michigan. 2028: South Carolina, poi Nevada, New Hampshire, Michigan, New Mexico e Virginia in ordine da definire.

Tocca uno Stato per seguirne il percorso da un ciclo all’altro.

SC South Carolina · IA Iowa · NH New Hampshire · NV Nevada · GA Georgia · MI Michigan · NM New Mexico · VA Virginia. Il tratteggio indica una consultazione assegnata dal partito ma mai svolta; il segno × indica il punto in cui uno Stato esce dalla finestra iniziale.

La spaccatura

Un voto solo, tre fratture diverse


La scelta ha diviso il partito lungo tre linee che non coincidono tra loro. Il confronto principale è stato quello tra elettorato nero ed elettorato ispanico: entrambi decisivi per le vittorie democratiche.

Elettorato afroamericano

Elettorato ispanico

Progressisti

Moderati

Stati del Sud

Sud-Ovest e Nord-Est

La stretta

Chi vota fuori calendario ora paga


A giugno il partito ha inasprito le sanzioni contro gli Stati che organizzano consultazioni non autorizzate. Anche queste regole vanno ratificate ad agosto.

270.000Dollari
La multa per il partito statale che anticipa il voto senza autorizzazione.

0Delegati
Lo Stato inadempiente perde tutti i delegati alla convention.

2024Il precedente
Il New Hampshire votò contro il DNC e ottenne comunque il riconoscimento dei delegati.

I candidati che partecipano a consultazioni non autorizzate rischiano l’esclusione dai dibattiti ufficiali e non possono conquistare delegati nelle altre consultazioni anticipate.

Fonte Rules & Bylaws Committee del Democratic National Committee, voto preliminare del 24 luglio 2026; calendari 2020 e 2024 dagli atti del DNC. Ricostruzioni di Axios, CNN e NBC News. La composizione e l’ordine della finestra iniziale devono essere ratificati dall’assemblea del comitato nazionale ad agosto, ad Austin.

Il confronto con il Nevada


Molti dirigenti latinoamericani avevano sostenuto la candidatura del Nevada, dove hanno un peso rilevante sia l’elettorato ispanico sia quello delle classi lavoratrici, due bacini altrettanto decisivi per le vittorie democratiche. La posta in gioco era alta: votare per primi significa esercitare un’influenza sproporzionata sulla selezione del candidato, oltre ad attirare sul proprio Stato l’attenzione dei media, dei finanziatori e delle campagne elettorali.

I membri del comitato hanno motivato la scelta con le caratteristiche della South Carolina: uno Stato relativamente piccolo e con un elettorato etnicamente diversificato, nel quale i candidati possono competere senza dover investire somme enormi in pubblicità. Hanno pesato anche i dubbi sulla rapidità dello scrutinio in Nevada e la volontà di rafforzare il peso politico dell’elettorato nero nel Sud, dopo le sentenze della Corte Suprema che hanno indebolito alcune tutele del Voting Rights Act.

Fino a questa mattina, comunque, l’esito era rimasto incerto. Fonti interne avevano riferito ad Axios di una sfida in bilico, dopo una riunione riservata protrattasi fino a tarda notte. La South Carolina ha infine ottenuto 26 voti contro i 19 del Nevada, all’interno di un comitato composto da 49 membri. Il comitato ha comunque inserito nella finestra iniziale anche Nevada, New Hampshire, Michigan, New Mexico e Virginia: tra questi figurano diversi Stati potenzialmente decisivi nelle elezioni generali. L’Iowa, invece, resterà con ogni probabilità escluso dopo essere stato per decenni il primo appuntamento del calendario, con i suoi caucus.

A giugno il partito ha inoltre irrigidito le sanzioni contro le violazioni: gli Stati che organizzano consultazioni non autorizzate perderanno tutti i delegati e dovranno pagare una multa di 270.000 dollari, mentre i candidati che vi partecipano potranno essere esclusi dai dibattiti ufficiali e non potranno conquistare delegati nelle altre consultazioni anticipate. Una stretta decisa anche alla luce di quanto accaduto nel 2024 in New Hampshire, che celebrò ugualmente la propria primaria nonostante l’opposizione del DNC e ottenne in seguito il riconoscimento dei delegati.

Il possibile vantaggio per Kamala Harris


La South Carolina aveva già inaugurato il calendario delle primarie democratiche del 2024, su impulso dell’allora presidente Joe Biden. Mercoledì il reverendo Al Sharpton, storico esponente afroamericano difensore dei diritti civili, aveva avvertito in un comunicato rilanciato dal Partito Democratico statale che "spingere ora la South Carolina in fondo alla fila sarebbe stato uno schiaffo in faccia proprio a quegli elettori che hanno tenuto in vita questo partito".

Ancora più esplicita era stata Christale Spain, presidente del partito nello Stato, che al New York Times aveva dichiarato:

"Se il Nevada venisse promosso al posto della South Carolina, sarebbe per il peso del suo voto latino. Direste quindi agli elettori neri che contano meno di quelli latinoamericani. Mi rifiuto di credere che il nostro partito voglia mandare un messaggio del genere".


La decisione potrebbe, comunque, favorire Kamala Harris. L’ex vicepresidente sta valutando una terza candidatura alla Casa Bianca ed è attualmente nettamente in testa, tra i possibili aspiranti democratici del 2028, nelle preferenze dell’elettorato afroamericano.

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