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Dati della sperimentazione clinica fra apertura e chiusura
#dataexclusivity Leggere testi giuridici e scientifici è noioso e richiede un notevole consumo di tempo. Sulla base di questa faticosa lettura poi posso distillare un saggio o un articolo a sostegno di una tesi, eventualmente interessante e originale. Ma il testo frutto del mio lavoro può essere citato da un collega che, fidandosi di me, non ha fatto tutta la mia fatica, e magari, per ragioni contingenti, ci fa pure una figura più bella.
Quindi, se l'Unione Europea riconosce alle aziende farmaceutiche un periodo di esclusiva sui dati della sperimentazione clinica che fra una cosa e l'altra può durare fino a 11 anni, anch'io voglio un periodo di esclusiva legale per il quale nessuno, per almeno 8 anni, è autorizzato a citare il mio articolo a meno che non dimostri di aver letto tutti i testi che io ho, a mia volta, citato.
Vi torna? Se sì, potete leggere doi.org/10.5281/zenodo.2091860… (anche su ledizioni.it/prodotto/i-dati-d…), magari saltando alla conclusione.
Se no, potete farne a meno, e magari deplorare lo spreco di denaro pubblico connesso al finanziamento di una ricerca i cui risultati lo stato italiano e l'Unione europea, faranno, a essere ottimisti, soltanto finta di ascoltare.
E se volete potete perfino citare subito il libro in giro: noi non siamo, infatti, un'azienda farmaceutica.
Buona lettura (o no).
Ledizioni - Innovative Publishing. Casa editrice universitaria. Open Access. eBook, ePub. Creative Commons.admin (Ledizioni)
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@Tiberio Da qualche parte nel libro c'è scritto che la parte più costosa della ricerca farmaceutica è la sperimentazione clinica richiesta perché il farmaco sia autorizzato. Questa sperimentazione è ora fatta da privati, e i suoi dati sono tutelati con la famigerata esclusiva, che si aggiunge ai brevetti, se ci sono, ma può anche esistere senza.
Il risultato è che Big Pharma sceglie che cosa sperimentare e che cosa no: per esempio tipicamente non le interessano farmaci che curano malattie da poveri, come quelle tropicali, né antibiotici e altre medicine che fanno guarire i pazienti, La guarigione infatti è un problema per chi vuol trar lucro dalla malattia .
Perfino in un regime di ricerca anche (ma non solo) privato, basterebbe che la sperimentazione di cui sopra fosse a carico e a scelta del pubblico, così da selezionare farmaci che curano i malati e non invece i portafogli di Big Pharma e dei suoi irresponsabili azionisti.
Perché nessuno ci pensa? Perché i legislatori del cosiddetto occidente amano troppo la proprietà intellettuale (e soprattutto - vai a capire perché - i grandi proprietari intellettuali) per rendersi conto che la cosiddetta PI non è solo un furto, ma un'idea ab origine gravemente incoerente e, come tale, esposta all'abuso.
Donald Trump, che ha costruito la sua immagine sulla forza e sulla capacità di prosperare nel caos, oggi appare "ridimensionato" e "sta solo annaspando". Lo scrivono Jonathan Lemire e Russell Berman in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, secondo cui i sondaggi del presidente sono crollati, i repubblicani temono una disfatta alle elezioni di metà mandato di novembre, il voto che a metà del mandato presidenziale rinnova il Congresso, e parte del suo stesso partito comincia a sfidarlo.
Solo un anno fa, ricordano i due giornalisti, Trump aveva "travolto Washington": aveva tagliato le tasse, avviato guerre commerciali, irritato gli alleati storici, stretto i controlli alla frontiera e svuotato l'amministrazione federale, arrivando a ipotizzare apertamente di aggirare la Costituzione per candidarsi a un terzo mandato nel 2028. Il 4 luglio dell'anno scorso aveva firmato una legge di bilancio vasta e costosa, da lui battezzata One Big Beautiful Bill Act, in una cerimonia alla Casa Bianca con il sorvolo del bombardiere B-2 che aveva appena colpito i siti nucleari iraniani.
All'origine delle difficoltà attuali, secondo l'analisi, c'è una guerra con l'Iran che ha fatto salire i prezzi per gli americani e ha indebolito la posizione del paese nel mondo. Un memorandum d'intesa firmato la settimana scorsa ha prolungato una tregua fragile e ha aperto un primo giro di negoziati guidato dal vicepresidente JD Vance, ma restano aperti nodi come il futuro del programma di arricchimento dell'uranio iraniano e il controllo dello stretto di Hormuz, una trattativa che potrebbe durare molti mesi.
Trump ha cercato con affanno di presentare la guerra come una vittoria, scrivono gli autori, pur rinunciando ad alcuni degli obiettivi che si era posto e che in gran parte non sono stati raggiunti, mentre l'Iran potrebbe richiudere lo stretto in qualsiasi momento. Sul suo social network Truth Social il presidente ha difeso l'accordo e si è scagliato contro i paragoni con l'intesa raggiunta da Barack Obama oltre dieci anni fa, arrivando a minacciare la ripresa dei bombardamenti se Teheran non rispetterà i patti, una minaccia che in pochi prendono sul serio. I suoi tentativi di apparire imprevedibile, annotano i due giornalisti, sono stati "piuttosto prevedibili".
Nell'entourage del presidente molti ritengono che la guerra non avrà un peso politico duraturo e guardano soprattutto alle elezioni di metà mandato, nella speranza che lo stretto riapra e che il prezzo della benzina scenda. Alcuni collaboratori hanno indicato agli autori una serie di eventi, tra cui alcune sentenze della Corte suprema e perfino i Mondiali di calcio, capaci di far passare in secondo piano il conflitto. "Le elezioni sono lontane mesi", ha detto uno di loro. "Da qui ad allora avremo molti colpi di scena."
Le tensioni con i senatori repubblicani crescono da mesi. Trump aveva sostenuto uno sfidante alle primarie contro il senatore Bill Cassidy della Louisiana, che ha perso la corsa per un terzo mandato, e aveva poi scaricato il senatore John Cornyn del Texas a favore del suo sfidante Ken Paxton, procuratore generale dello Stato coinvolto in diversi scandali, segnando di fatto la sconfitta di Cornyn al ballottaggio delle primarie del mese scorso. Il leader della maggioranza al Senato John Thune aveva sostenuto con forza Cornyn.
Lo scontro è esploso quando Trump ha annullato all'improvviso la cerimonia per firmare un'importante legge sulla casa, un raro esempio di provvedimento bipartisan, chiedendo che i repubblicani approvassero prima il SAVE America Act, una legge che imporrebbe di esibire la prova della cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali e un documento con foto per votare, riducendo in alcune versioni anche il voto per posta. Per farla passare Trump ha provato a spingere i repubblicani a eliminare o aggirare il filibuster, la regola del Senato che richiede 60 voti su 100 per approvare gran parte delle leggi, ma il partito non ha mai avuto una maggioranza disposta a cancellarlo. In una riunione al Campidoglio il presidente ha poi rimproverato i senatori per aver lasciato passare, tra defezioni e assenze, una risoluzione che mira a limitare il suo potere di fare guerra all'Iran.
I tentativi di Trump di spingere al ritiro alcuni esponenti del suo partito hanno prodotto un gruppo di senatori che, non dovendo più ricandidarsi, si sentono liberi di criticarlo. Tra questi Cassidy, Cornyn e Thom Tillis della North Carolina, che annunciò il ritiro subito dopo essersi opposto alla grande legge di bilancio dell'anno scorso. Tillis ha definito Bill Pulte, direttore facente funzione dell'intelligence nazionale, "un sicofante incompetente", mentre Cassidy ha bollato l'accordo con l'Iran come "il peggior errore di politica estera da decenni".
Durante la riunione Cassidy ha affrontato il presidente sull'intesa con Teheran e i due hanno avuto un acceso diverbio, nel quale Trump gli avrebbe detto di sedersi. "Non mi scuso per aver tenuto testa al presidente", ha detto poi Cassidy ai giornalisti. "Difendo gli americani, anche quando sto parlando con il presidente." Trump ha comunque proclamato il successo dell'incontro: "Abbiamo fatto una riunione davvero ottima", ha detto, circondato da tre fedelissimi, i senatori Rick Scott della Florida, John Barrasso del Wyoming e Mike Lee dello Utah, tutti con una cravatta rossa come la sua, mentre Thune restava in disparte con la cravatta blu. In serata la tensione si è in parte allentata: l'aula ha rivotato in modo simbolico la risoluzione sui poteri di guerra e l'ha respinta, con due repubblicani che hanno cambiato voto, tra cui lo stesso Cassidy.
Interpellata dagli autori, la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers ha risposto con un elenco dei risultati del presidente, aggiungendo: "Il presidente Trump è il leader del mondo libero, e grazie alla sua guida coraggiosa gli Stati Uniti non sono mai stati così forti." Lo stesso giorno, ricevendo il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha attaccato alcuni membri dell'alleanza per non aver aiutato nella guerra con l'Iran, riservando parole particolarmente dure all'Italia. La frizione è nata dopo che il presidente aveva sostenuto che la premier Giorgia Meloni lo avesse "implorato" per una foto al vertice del G7 della settimana scorsa, cosa che Meloni ha smentito, facendolo infuriare.
Il caso più emblematico, scrivono Lemire e Berman, è quello dello specchio d'acqua davanti al Lincoln Memorial, una "metafora perfetta" dello stato della sua presidenza. Il restauro era stato affidato con un appalto senza gara a un suo sostenitore, come ha rivelato il New York Times: i costi sono lievitati, i lavori sono falliti e la vasca è finita sotto la sorveglianza di truppe federali. Il rivestimento si è rotto, l'acqua è diventata di un verde brillante e ostinato, lontano dal "blu bandiera americana" che Trump voleva, e il presidente, anziché assumersi la responsabilità, ha imboccato la strada delle teorie del complotto.
Per i festeggiamenti del 4 luglio, quest'anno il 250° anniversario della nazione, il concerto previsto sul National Mall si è trasformato in un comizio a favore di Trump e gran parte degli artisti si è tirata indietro. Il presidente è andato avanti lo stesso, mettendo sé stesso al centro della serata, con un discorso breve e pieno di lamentele, pronunciato dietro un vetro antiproiettile davanti a un pubblico ridotto, da cui molti si sono allontanati mentre ancora parlava. Il giorno dopo ha scritto sui social di aver avuto una folla enorme e che "tutti sono rimasti fino alla fine del mio discorso". Non ha invece commentato l'attacco iraniano a una nave in transito nello stretto di Hormuz. Per quanto ci provi, concludono gli autori, Trump non riesce a cambiare argomento.
One day that captures how Trump has gone from unpredictable to chaoticJonathan Lemire (The Atlantic)
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Cosa accadrebbe se la Russia attaccasse un Paese della Nato e gli Stati Uniti decidessero di non intervenire? È la domanda che da mesi inquieta i governi dell'Europa orientale. Fino a pochi anni fa uno scenario simile sembrava impensabile; oggi viene discusso apertamente nelle cancellerie di Polonia e Stati baltici.
A metà maggio, durante un incontro a Tallinn, al sottosegretario di Stato americano Thomas DiNanno è stato chiesto se le truppe statunitensi combatterebbero in caso di invasione russa dei Paesi baltici. La risposta è stata lunga, tortuosa, ma senza mai arrivare a un "sì".
Il Guardian ha ricostruito questo clima parlando con decine di funzionari, leader nazionali, Ministri della Difesa e degli Esteri, capi dell'intelligence e diplomatici, molti dei quali hanno accettato di parlare solo in forma anonima. Il timore, oggi, non è più soltanto che Washington chieda agli europei di spendere di più, ma che possa non rispettare fino in fondo il principio su cui si fonda la NATO: un attacco contro uno è un attacco contro tutti.
Geopolitica · NATO ed Europa orientale
Il futuro della NATO in dubbio: gli Stati Uniti difenderebbero davvero l'Europa da un attacco russo?
Diciotto mesi di Amministrazione Trump hanno trasformato la richiesta di aumentare la spesa militare in un timore ben più profondo: che Washington non rispetti fino in fondo l'Articolo 5, il principio per cui un attacco contro un alleato è un attacco contro tutti.
Grafica di FocusAmerica Vertice di Ankara · 2026
Il patto fondativo
Un attacco
contro unoè un attacco contro tutti
→
Oggi, nelle cancellerie
?la certezza non è più data per scontata
Per la prima volta il timore non è che i Paesi membri spendano troppo poco, ma che gli Stati Uniti non intervengano più in difesa dei propri alleati
Esplora l'analisi
ILa fiducia
che si incrina III numeri
della frattura IIILa dipendenza
che resta
Diciotto mesi che hanno eroso una certezza
Tocca ogni tappa per leggere come, episodio dopo episodio, il dubbio è entrato nelle cancellerie dell'Europa orientale. Le date segnano i momenti in cui la fiducia si è incrinata.
La frattura misurata in cifre
I numeri che raccontano quanto in fretta la sicurezza europea sia diventata, agli occhi di Washington, un costo da rinegoziare.
5%
Spesa per la difesa richiesta agli alleati, in quota sul Pil
Obiettivo entro il 2035, fissato al vertice dell'Aia del giugno 2025
19
Droni russi entrati nello spazio aereo polacco in una sola notte
«Diciannove errori in una notte? No, non ci credo», ha risposto il ministro Sikorski
4.000
Soldati americani la cui rotazione in Polonia è stata cancellata e poi ripristinata
A maggio 2025, con una decisione legata ai rapporti personali tra i due presidenti
1ª
Base militare permanente tedesca all'estero dalla Seconda guerra mondiale
Una brigata della Germania in via di schieramento in Lituania
«Siamo stati e resteremo un alleato leale dell'America, ma non possiamo essere degli sciocchi.» Radosław Sikorski · Ministro degli Esteri polacco
Ciò che l'Europa non può ancora rimpiazzare
Anche volendo fare da sola, l'Europa resta dipendente da Washington per le capacità decisive. La più critica è l'intelligence sulla Russia.
Intelligence raccolta sulla Russia
Stati Uniti, da solila maggior parte
Tutte le altre agenzie NATO messe insiememeno degli USA
Secondo un alto funzionario europeo, tutte le agenzie di intelligence della NATO messe assieme, escluse quelle statunitensi, raccolgono sulla Russia meno di quanto siano in grado di produrre da soli gli americani.
Intelligence sulla Russia
La capacità più difficile da sostituire: nessun alleato europeo si avvicina alla mole di dati raccolta da Washington.
Difesa aerea avanzata
I sistemi di protezione dello spazio aereo restano in larga parte dipendenti dalle dotazioni americane.
Attacchi in profondità
La capacità di colpire lontano dietro le linee nemiche dipende ancora da sistemi che solo gli USA forniscono su larga scala.
Nel breve periodo la domanda decisiva è un'altra: le tensioni pubbliche hanno indebolito, agli occhi di Mosca, la certezza che un'incursione in territorio NATO provocherebbe una risposta schiacciante? Più probabile resta la «zona grigia»: sabotaggi, droni, provocazioni calibrate per testare le linee rosse senza superarle.
Fonte Ricostruzione di The Guardian su colloqui con decine di funzionari, ministri, capi dell'intelligence e diplomatici dei Paesi NATO. Dichiarazioni di Hegseth, Sikorski e Trump come riportate dalla testata britannica.
I primi segnali erano arrivati già nel febbraio 2025, quando il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, in visita al quartier generale della NATO a Bruxelles, aveva chiarito agli alleati che, con la Cina in ascesa, la sicurezza europea non sarebbe più stata una priorità per Washington. L'Europa, aveva spiegato, avrebbe dovuto pagarsi da sola la propria difesa.
"I valori sono importanti, ma non puoi sparare con i valori né con i discorsi forti. Non c'è sostituto per la forza", aveva dichiarato all'epoca. Due settimane dopo, lo scontro televisivo alla Casa Bianca tra Trump e Volodymyr Zelensky, seguito dalla sospensione per oltre una settimana della condivisione di intelligence con Kyiv, ha rafforzato la sensazione che le regole tradizionali della diplomazia fossero saltate.
Tuttavia, il vertice NATO dell'Aia, nel giugno 2025, si è chiuso senza rotture solo grazie al lavoro dietro le quinte del Segretario Generale Mark Rutte, che ha cercato di convincere Trump a non rompere l'intesa tra i Paesi dell'Alleanza. In questo modo, i Paesi membri della NATO si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del proprio Pil entro il 2035, un obiettivo già vicino per Polonia e Stati baltici, ma fino a poco tempo fa quasi impensabile per molti governi dell'Europa occidentale.
Il problema, però, resta l'imprevedibilità del presidente americano. Una promessa fatta oggi può essere smentita domani da un post su Truth Social. A settembre, una ventina di droni russi sono entrati nello spazio aereo polacco in una sola notte. Mentre l'attacco era in corso, Trump ha pubblicato sui social un entusiasta "Here we go!", salvo poi suggerire che "poteva trattarsi di un errore". Il Ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski gli ha risposto pubblicamente: "Puoi credere che uno o due droni finiscano fuori rotta, ma 19 errori in una sola notte, no, non ci credo".
Nel gennaio 2026 la crisi più destabilizzante per l'Alleanza Atlantica è arrivata da Washington più che da Mosca. A provocarla è stato lo stesso Donald Trump, quando ha minacciato di annettere la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, a sua volta membro della NATO. Alcune cancellerie europee hanno chiesto ai propri uffici legali se, in uno scenario simile, Copenaghen avrebbe potuto invocare l'Articolo 5. Fino a quel momento, però, nessuno aveva davvero immaginato la Nato di fronte a una minaccia proveniente non da un avversario esterno, ma da un altro alleato: per di più dagli Stati Uniti, il Paese militarmente più potente dell'Alleanza e, fin dalla sua nascita, il perno politico e strategico dell'intero sistema atlantico.
A metà maggio, la Polonia ha poi scoperto con sorpresa che una rotazione di 4.000 soldati americani, già in parte arrivati, era stata cancellata. Trump ha revocato la decisione poco dopo con un post, spiegando di averlo fatto per mantenere i buoni rapporti con il nuovo presidente polacco Karol Nawrocki. Ma per Varsavia anche la retromarcia è stata una conferma inquietante: la presenza militare americana può dipendere non solo da valutazioni strategiche, ma anche dai rapporti personali del presidente con i leader europei.
L'irritazione cresce persino tra i Paesi alleati più vicini ideologicamente a Trump. La scorsa settimana la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha avuto un duro scontro con il presidente americano, accusandolo di aver "totalmente inventato" una storia in cui sosteneva che lei lo avesse implorato per una foto durante un vertice del G7. In Europa orientale, intanto, la Polonia è diventata la voce più critica. "Siamo stati e resteremo un alleato leale dell'America, ma non possiamo essere degli sciocchi", ha detto Sikorski in Parlamento.
Negli Stati baltici prevale invece ancora la cautela. I Ministri degli Esteri di Estonia, Lettonia e Lituania invitano alla calma, ma nel frattempo, vari Paesi europei hanno inviato truppe nei Baltici sotto l'ombrello NATO. La Germania sta schierando un'intera brigata in Lituania, la prima base militare permanente tedesca all'estero dalla Seconda guerra mondiale in poi, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto di estendere l'ombrello nucleare francese ad altri Paesi europei, Polonia compresa.
Restano però diverse capacità militari americane ancora molto difficili da sostituire: difesa aerea avanzata, capacità di attacchi in profondità e soprattutto intelligence. Un alto funzionario europeo ha spiegato che tutte le agenzie di intelligence NATO messe insieme, escluse quelle statunitensi, raccolgono sulla Russia "meno di quanto producano da soli gli americani".
Nel breve periodo, la questione decisiva è però un'altra: le tensioni pubbliche tra i Paesi dell'Alleanza hanno indebolito, agli occhi del Cremlino, la certezza che un'incursione in territorio NATO provocherebbe una risposta militare schiacciante? Finché l'esercito russo resta impegnato in Ucraina, spiegano i funzionari estoni, Mosca non ha i mezzi per un attacco convenzionale su larga scala contro l'Alleanza. Più probabile è il proseguimento di azioni ibride: sabotaggi, droni, operazioni nella "zona grigia", provocazioni calibrate per testare le linee rosse della NATO senza superarle apertamente.
Ma resta senza riposta la domanda chiave che oggi toglie il sonno ai responsabili della sicurezza dell'Europa orientale: come reagirebbe Washington se decine di droni kamikaze russi colpissero Varsavia o una capitale di uno Stato baltico?
Trump administration’s rhetoric has created so much uncertainty that Poland and Baltic states have fresh doubts as alliance prepares to meet next monthShaun Walker (the Guardian)
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The Empire State Building and other New York City landmarks lit up in rainbow colors to mark NYC Pride 2026 Sunday evening. pic.twitter.com/izQuq4P3B3
— ABC News (@ABC) June 29, 2026Deportation flights have begun.
President Trump is sending a strong and clear message to the entire world: if you illegally enter the United States of America, you will face severe consequences. pic.twitter.com/CTlG8MRcY1
— Karoline Leavitt (@PressSec) January 24, 2025
Il post su X della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt
Deportation flights have begun. President Trump is sending a strong and clear message to the entire world: if you illegally enter the United States of America, you will face severe consequences. https://t.co/CTlG8MRcY1Karoline Leavitt (X (formerly Twitter))
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🇪🇺 291 miliardi di euro: è quanto i fondi pensione occupazionali europei investono in azioni statunitensi, oltre 80 volte i circa 3,6 miliardi destinati al venture capital e al capitale per la crescita in Europa.
Questi fondi gestiscono complessivamente 2.700 miliardi di euro, ma solo lo 0,12% finanzia il venture capital europeo. Non è una carenza di risorse: è un problema di allocazione. L’Europa finanzia altrove le proprie idee migliori e spesso finisce per ricomprarne prodotti e tecnologie.
Per cambiare rotta, Damian Boeselager, eurodeputato di Volt e relatore del Parlamento europeo per la revisione della direttiva IORP II sui fondi pensione aziendali e professionali, ha inserito nella propria bozza di relazione una proposta concreta: chiedere ai circa 280 fondi europei con oltre un miliardo di euro di attivi di destinare il 2% al venture capital.
Se approvata, la misura mobiliterebbe circa 50 miliardi di euro di nuovo capitale di lungo periodo per startup, scale-up e innovazione europea.
Damian non si è limitato a denunciare il problema: nel suo ruolo di relatore lo ha tradotto in una proposta legislativa, che dovrà ora essere discussa e votata nell’iter del Parlamento europeo.
I risparmi europei devono contribuire a costruire il futuro dell’Europa!
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Un organo indipendente che dovrebbe proteggere i dipendenti pubblici americani dai licenziamenti ingiusti ha finito per dare ragione al presidente Trump sul suo potere di rimuoverli quasi senza limiti. È successo al termine di una campagna di pressioni, pubbliche e riservate, della Casa Bianca.
Lo ha ricostruito il New York Times: la spinta riservata sull'organo è stata affidata a James Sherk, un collaboratore del presidente che da anni si batte per rendere più facili e rapidi i licenziamenti nel pubblico impiego. Un'azione, scrive il giornale, non troppo diversa dal telefonare a un giudice federale per dirgli come deve decidere.
L'organo si chiama Merit Systems Protection Board e fa da arbitro indipendente nelle controversie tra le agenzie del governo e i lavoratori licenziati. Dopo i licenziamenti di massa decisi da Trump nel 2025 era stato sommerso dai ricorsi di centinaia di dipendenti pubblici, che lo vedevano come ultima possibilità per difendere il posto.
A marzo l'organo ha pubblicato la sua decisione, che ribalta decenni di precedenti. Il caso riguardava due giudici dell'immigrazione, Megan Jackler e Brandon Jaroch, licenziati dall'amministrazione. La decisione ha accolto la tesi della Casa Bianca: l'Articolo II della Costituzione dà al presidente il potere di rimuovere i funzionari senza un giusto procedimento.
È la teoria del cosiddetto "esecutivo unitario", diffusa tra i conservatori: il presidente avrebbe un'autorità pressoché totale su tutto il ramo esecutivo e potrebbe dirigere l'operato dei suoi dipendenti, compresi i procuratori federali e i giudici dell'immigrazione che trattano questioni delicate di diritto. Portata alle estreme conseguenze, quella tesi permette di cancellare le tutele del pubblico impiego anche per i funzionari il cui lavoro li mette spesso in contrasto con gli obiettivi politici della presidenza.
L'amministrazione difende questa lettura apertamente. "Non possono esistere agenzie indipendenti del ramo esecutivo, perché l'indipendenza dal presidente significherebbe indipendenza dagli elettori che lo hanno scelto", ha dichiarato Allison Schuster, portavoce della Casa Bianca.
La decisione non tocca direttamente i casi che la Corte Suprema dovrebbe decidere in questi giorni, destinati a stabilire fin dove arriva il potere del presidente sul pubblico impiego. Ha però disinnescato lo strumento più efficace dei dipendenti federali per contestare i licenziamenti e, se confermata in appello, potrebbe indebolire le tutele di ampie fasce della pubblica amministrazione.
La pressione è passata anche per un incontro avvenuto il 21 novembre in un edificio degli uffici presidenziali, accanto alla Casa Bianca. Quattro giorni dopo Henry Kerner, presidente facente funzione dell'organo, riunì un piccolo gruppo di collaboratori: appariva scosso e incerto sul da farsi. All'incontro, oltre a Sherk, c'erano un alto funzionario del Dipartimento del Lavoro e una consulente dell'ufficio legale della Casa Bianca.
Per l'amministrazione lo scopo principale dell'incontro era valutare la candidatura di Kerner a presidente stabile dell'organo. L'idea di una pressione è "categoricamente falsa": ai presenti, raccontò poi Kerner, fu detto che non gli si stava indicando come decidere. Gli fecero però capire di ritenere l'organo tenuto a seguire il parere dell'Office of Legal Counsel, l'ufficio del Dipartimento di Giustizia che fornisce pareri legali al presidente, sui casi legati all'Articolo II.
Sherk, 45 anni e originario del Canada, aveva quell'organo nel mirino da tempo. Per anni ha lavorato alla Heritage Foundation, un centro studi conservatore, scrivendo documenti sugli sprechi nel pubblico impiego. Nel 2014, davanti ai parlamentari, disse che "la legge federale rende molto difficile licenziare i dipendenti pubblici" e indicò proprio quell'organo come un ostacolo, anche se nella grande maggioranza dei casi dà ragione alle agenzie del governo.
Nel primo mandato di Trump, Sherk entrò nell'ufficio per le politiche interne della Casa Bianca, ma non agì contro l'organo. Si concentrò su Schedule F, un'iniziativa che toglieva le tutele del pubblico impiego a un'ampia categoria di dipendenti federali, varata poco prima delle elezioni del 2020. Il presidente Joe Biden la annullò e restituì all'organo i due membri necessari per decidere, permettendogli di smaltire l'arretrato accumulato negli anni di Trump.
Tornato alla Casa Bianca nel 2025, Trump ha colpito per prima la presidente democratica dell'organo, Cathy Harris, annunciando di volerla rimuovere. Harris ha fatto causa sostenendo di non poter essere licenziata senza una giusta causa, ma la Corte Suprema ha bloccato il suo reintegro mentre il processo prosegue. Restava Kerner, repubblicano, e nulla sembrava impedire a Trump di licenziare anche lui o James J. Woodruff II, il membro appena nominato.
Intanto in tutto il governo erano in corso licenziamenti senza precedenti. In alcuni casi, come quelli dei due giudici dell'immigrazione e di Maurene Comey, procuratrice federale a Manhattan e figlia dell'ex direttore dell'FBI, l'amministrazione si era limitata a invocare il potere previsto dall'Articolo II, senza altre spiegazioni.
Comey ha contestato il licenziamento in tribunale, sostenendo che l'organo non funziona come dovrebbe. In passato quell'organo aveva evitato di entrare nel merito di casi simili anche per una ragione paradossale: stabilire che il presidente può licenziare qualunque dipendente pubblico, nonostante le tutele del Civil Service Reform Act, la legge che lo ha creato, rischierebbe di renderlo a sua volta incostituzionale.
Poco dopo, l'Office of Legal Counsel emise un parere di segno opposto: l'organo doveva pronunciarsi sui casi legati all'Articolo II. Era lo stesso parere che a novembre, nell'incontro alla Casa Bianca, era stato indicato a Kerner come vincolante.
A marzo l'organo si è pronunciato. Non ha seguito alla lettera il parere del Dipartimento di Giustizia, precisando di non dover nemmeno stabilire se ne fosse vincolato, e ha affrontato il caso dei due giudici in modo da poter esaminare gli argomenti costituzionali senza decidere sugli altri casi analoghi. Il risultato è andato comunque nella direzione voluta dalla Casa Bianca: per la prima volta nella sua storia l'organo ha accolto un argomento che, portato alle logiche conseguenze, ne metterebbe in discussione l'esistenza stessa, schierandosi a favore del potere presidenziale.
Alcuni esperti di diritto del lavoro pubblico hanno paragonato la decisione al ribaltamento della sentenza Roe contro Wade, la storica pronuncia sul diritto all'aborto negli Stati Uniti. Questo mese la corte d'appello federale ha deciso di riesaminare il caso al completo, un passaggio raro che ne segnala l'importanza. "È stata una decisione enorme, che ribalta anni di giurisprudenza e stabilisce chi ha diritto o no alle tutele dell'organo", ha detto al New York Times Raymond Limon, un ex membro uscito lo scorso anno. "È sismica".
"Sapere che è stata presa con l'influenza della Casa Bianca significa che la decisione non si è basata sul diritto", ha dichiarato Nicholas Bednar, professore di diritto all'Università del Minnesota. La decisione, ha aggiunto, "riflette le stesse considerazioni ideologiche che alimentano lo smantellamento del pubblico impiego federale".
Sherk, intanto, è andato oltre. Questo mese era nello Studio Ovale quando il presidente ha firmato un ordine esecutivo che toglie le tutele del posto di lavoro a quasi 8.000 dipendenti con ruoli di indirizzo politico. "Di chi è stata l'idea?", ha chiesto Trump. Saputo che era di Sherk, lo ha chiamato alla scrivania per farsi spiegare. L'ordine, ha detto Sherk, tratta chi decide le politiche pubbliche come i lavoratori privati: "Se commettono errori, possono essere rimossi rapidamente".
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Il presidente Donald Trump ha annunciato che il 1 settembre cominceranno i lavori per ricostruire l'East Potomac Golf Links, un campo da golf pubblico di Washington affacciato sul fiume Potomac. Lo ha detto domenica su Truth Social, il suo social network, dopo aver visitato per più di novanta minuti il percorso sotto la pioggia insieme al ministro dell'Interno Doug Burgum, all'architetto di campi da golf Tom Fazio e a diversi collaboratori della Casa Bianca.
Trump ha descritto il campo come "fatiscente", "praticamente impraticabile" e rovinato da anni di incuria. Ha promesso di trasformarlo in "uno dei più grandi campi da golf del mondo", mantenendolo aperto al pubblico. Una volta completato, ha scritto, il percorso sarà in grado di ospitare i grandi tornei, tra cui gli US Open, la Ryder Cup, il PGA Championship e gli altri principali eventi del circuito professionistico americano.
L'East Potomac, costruito nel 1923 su un terreno strappato al fiume, si trova appena a sud del National Mall, il grande parco monumentale al centro della capitale. I golfisti giocano con sullo sfondo il Washington Monument e il Jefferson Memorial, e Trump ha più volte citato questa vista come la ragione per cui ritiene che la struttura possa diventare un campo da campionato di livello mondiale. È amministrato dal National Park Service, il servizio federale che gestisce i parchi nazionali, e comprende tre percorsi.
Il progetto preoccupa molti golfisti locali, che temono che un campo apprezzato per i prezzi accessibili possa diventare più caro e meno aperto ai giocatori comuni. Restano senza risposta domande sulla dimensione dell'intervento, sui costi e sulla fattibilità di un cantiere così grande su una penisola soggetta ad allagamenti, comprese le opere sull'argine ormai vecchio. I lavori saranno realizzati attraverso il ministero dell'Interno, con il progetto firmato da Fazio, e finanziati con donazioni private. I materiali per la raccolta fondi indicano la National Garden of American Heroes Foundation, guidata da una storica raccoglitrice di fondi di Trump, Meredith O'Rourke, come l'ente che sollecita le donazioni.
Non è chiaro come la data del 1 settembre si concili con le verifiche ambientali e amministrative che gli stessi funzionari federali avevano detto avrebbero preceduto qualsiasi modifica importante. Né la Casa Bianca né il ministero dell'Interno hanno risposto alle richieste di chiarimento sui tempi, sui costi e sull'eventuale completamento di quelle procedure prima dell'avvio del cantiere.
Il progetto è al centro di una causa federale ancora aperta. A maggio la giudice distrettuale Ana Reyes aveva avvertito i funzionari federali di non procedere con cambiamenti importanti senza prima ottenere le autorizzazioni e informare il tribunale, parlando di "conseguenze gravi" in caso contrario. "Lo dico un'ultima volta, e non voglio trovarmi in una situazione in cui qualcosa è già successo e poi mi viene detto dal governo, da una fondazione o da una ditta di demolizioni che è troppo tardi per farci qualcosa", aveva detto la giudice. Gli avvocati della D.C. Preservation League, l'associazione che ha promosso la causa, hanno avvertito che la proprietà rischia di essere rasa al suolo prima che qualcuno possa fermare i lavori, ricordando la rapida demolizione dell'ala est della Casa Bianca.
La ricostruzione arriva dopo mesi di scontro sul controllo dei campi da golf pubblici di Washington. A dicembre l'amministrazione aveva revocato il contratto di affitto cinquantennale al National Links Trust, l'associazione senza scopo di lucro che gestisce i tre percorsi della città, sostenendo che non avesse rispettato gli impegni sulla manutenzione, cosa che l'associazione contesta. L'8 maggio le due parti hanno raggiunto un accordo che consente al Trust di continuare a gestire l'East Potomac in via temporanea, fino all'inizio dei lavori, e di ottenere un nuovo contratto di lungo periodo per gli altri due campi cittadini, il Langston Golf Course e il Rock Creek Park Golf. Non è ancora chiaro chi gestirà l'East Potomac una volta concluso il progetto.
Il campo da golf è l'ultimo dei cantieri con cui Trump sta ridisegnando la capitale. Tra questi ci sono una grande sala da ballo costruita demolendo l'ala est della Casa Bianca, il rifacimento da 16 milioni di dollari della vasca riflettente del Lincoln Memorial e un arco di trionfo alto circa 76 metri progettato vicino al cimitero nazionale di Arlington. Al Kennedy Center, il principale teatro della città, il presidente aveva aggiunto il proprio nome, poi rimosso per ordine di un giudice. Trump sostiene che l'East Potomac possa restituire prestigio a Washington e rivendica le 73 tra statue, monumenti e fontane che la sua amministrazione dice di aver restaurato.
President Donald Trump said work will begin Sept. 1 on the public East Potomac Golf Course despite a federal judge's warning.Isabella Murray (ABC News)
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Questa è la rassegna stampa di lunedì 29 giugno 2026
Washington e Teheran hanno deciso di sospendere gli attacchi reciproci e torneranno a negoziare martedì a Doha per risolvere la disputa sul passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz. L'intesa arriva dopo nuovi scambi di colpi che hanno messo a rischio un cessate il fuoco vecchio di appena undici giorni, con l'Iran che rivendica il controllo dello stretto come leva negoziale. Un funzionario statunitense ha parlato di stop a ogni "attività cinetica", mentre Teheran non ha ancora confermato ufficialmente la fine delle ostilità.
Fonti: Axios, Financial Times, New York Times
Il presidente Trump ha annunciato la ristrutturazione del campo da golf pubblico East Potomac a Washington, con i lavori al via il primo settembre, nell'ambito di un più ampio piano di interventi sugli spazi pubblici della capitale. Lo stesso disegno comprende lo svuotamento e il rifacimento della vasca riflettente del Lincoln Memorial, affidato senza gara a una società in parte controllata da un imprenditore amico del presidente e due volte condannato. I progetti, dai contorni anche legali incerti, accompagnano le celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti.
Fonti: Axios, Wall Street Journal, Bloomberg
Il National Weather Service ha avvisato che una cupola di calore porterà temperature pericolose su gran parte degli Stati Uniti centrali e orientali nella settimana che precede la festa dell'Indipendenza. In alcune aree del Sud-Ovest, come Phoenix e il Texas centrale, i termometri hanno già sfiorato i 38 gradi, con l'alta umidità che amplifica la percezione del caldo. Le autorità raccomandano prudenza in vista delle celebrazioni del 4 luglio e degli eventi legati al Mondiale di calcio.
Fonti: NPR, The Guardian
Tre vigili del fuoco impegnati nello spegnimento dei roghi al confine tra Colorado e Utah hanno perso la vita sabato, ha reso noto il segretario all'Interno Doug Burgum. Gli incendi si stanno propagando rapidamente in un Sud-Ovest reso particolarmente arido da un inverno mite, e in alcune zone del Colorado è stata ordinata l'evacuazione. I previsori temono un'ulteriore espansione dei fronti del fuoco nei prossimi giorni.
Fonti: New York Times, The Hill
Le tariffe del trasporto merci via mare hanno raggiunto i livelli più alti dalla crisi del Mar Rosso del 2024, spinte dalla corsa delle aziende ad anticipare le spedizioni prima dell'entrata in vigore di nuovi dazi statunitensi. L'aumento riflette il timore degli importatori per le imminenti misure dell'amministrazione Trump. Il fenomeno rischia di ripercuotersi sui prezzi al consumo nei prossimi mesi.
Fonti: Financial Times
Nella prima metà del 2026 le azioni dei produttori di semiconduttori e memorie sono salite vertiginosamente, in alcuni casi triplicando di valore, trainate dagli investimenti legati all'intelligenza artificiale. Allo stesso tempo un rapporto avverte che l'enorme spesa nel settore potrebbe sfociare in un prolungato "crollo degli investimenti" capace di mettere a rischio l'economia globale. Negli Stati Uniti la corsa all'intelligenza artificiale ha alimentato anche un boom record di fusioni e acquisizioni da 200 miliardi di dollari nel comparto energetico.
Fonti: The Guardian, Semafor, Financial Times
L'ex presidente Joe Biden ha affermato che Donald Trump ha ridimensionato la statura internazionale degli Stati Uniti "più di qualsiasi altro presidente della storia". Parlando a un evento del Partito democratico in Maryland, Biden ha definito il successore "un perdente" e ne ha criticato il tentativo di trasformare Washington. Il discorso si inserisce nella corsa dei democratici a riconquistare il Congresso alle elezioni di metà mandato di novembre.
Fonti: The Guardian
Dopo la decisione della Corte Suprema che consente all'amministrazione Trump di revocare lo status di protezione temporanea agli haitiani e ai siriani, il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha difeso la scelta, sostenendo che il programma non era mai stato pensato come permanente. Il governatore repubblicano dell'Ohio Mike DeWine ha invece chiesto al presidente di riconsiderare la misura per gli haitiani. Il provvedimento espone migliaia di persone al rischio di espulsioni.
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che Mosca è disposta a continuare i negoziati con Washington per porre fine alla guerra in Ucraina, dicendosi in attesa degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner una volta superata la crisi con l'Iran. Putin ha ammesso che la Russia attraversa "un periodo difficile", mentre Kiev intensifica gli attacchi contro impianti militari e raffinerie russe. La diplomazia americana resta così impegnata su due fronti contemporaneamente.
Il senatore democratico Tim Kaine ha sostenuto che la rimozione del generale Chris Donahue sembra dettata da un "rancore" personale del segretario alla Difesa Pete Hegseth nei confronti dell'esercito. Secondo Kaine, l'amministrazione starebbe allontanando chi dice la verità per circondarsi di persone compiacenti. Le epurazioni al Pentagono alimentano le tensioni tra il Congresso e i vertici della Difesa.
Fonti: The Hill
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
Kyiv struck a Russian defense plant and set fire to a major oil refinery as part of its efforts to weaken Moscow’s wartime economy.J.D. Capelouto (www.semafor.com)
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Donald Trump ha trovato il messaggio con cui spera di ribaltare le previsioni negative per i repubblicani alle elezioni di metà mandato di novembre, il voto che a metà del mandato presidenziale rinnova il Congresso: trasformare l'ascesa della sinistra democratica a New York e in altre città in una minaccia nazionale. Venerdì, in un discorso dai toni durissimi davanti ai conservatori religiosi riuniti al Washington Hilton, il presidente ha avvertito che i "comunisti" stanno conquistando il Partito Democratico e vogliono "distruggere completamente il tradizionale stile di vita americano".
Il presidente ha parlato alla conferenza annuale della Faith & Freedom Coalition, un'organizzazione di cristiani conservatori, intitolata "Road to Majority". "Sono animali", ha detto dei comunisti nel suo discorso. "Dobbiamo fermare questo orribile cancro che sta penetrando nel nostro paese, e che si chiama comunismo." Ha aggiunto che i comunisti ricorrono spesso agli omicidi politici, parlando nella stessa sala del Washington Hilton dove ad aprile un uomo armato avrebbe tentato di ucciderlo durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca e dove nel 1981 fu ferito il presidente Ronald Reagan. Guardie private presidiavano le porte e agenti del Secret Service, il servizio che protegge il presidente, erano schierati all'esterno con i fucili.
L'attacco è arrivato pochi giorni dopo che, martedì, tre candidati della sinistra sostenuti dal sindaco di New York City, Zohran Mamdani, hanno vinto le primarie democratiche per la Camera. I tre sono iscritti ai Socialisti democratici d'America, un gruppo noto con la sigla DSA, e non hanno alcun legame con formazioni comuniste. Trump tende però da tempo a sovrapporre socialismo democratico e comunismo, usando questa associazione come arma contro i suoi avversari. Aveva già chiamato marxista Kamala Harris, sulla base degli studi di economia del padre, e aveva usato la stessa etichetta contro lo stesso Mamdani. L'attacco riprende quelli della campagna del 2024 e si rifà a una tradizione della destra americana lunga un secolo, dal movimento "America First" degli anni Trenta alle indagini del senatore Joseph McCarthy contro presunti comunisti negli anni Cinquanta.
A confermare che si tratta di una strategia deliberata è stato Ralph Reed, presidente della Faith & Freedom Coalition e storico alleato del presidente. Reed ha detto ai giornalisti che le parole di Trump erano intenzionali e rappresentano l'ossatura del messaggio con cui i repubblicani affronteranno la campagna elettorale. Da mesi il partito insegue i democratici nei sondaggi e il gradimento del presidente resta debole. Dopo le vittorie della sinistra a New York, però, gli strateghi repubblicani hanno visto l'occasione per dipingere l'intero campo democratico come estremista.
Trump ha ironizzato dicendo che potrebbe diventare "il più grande comunista della storia", promettendo affitto gratis, cibo gratis e tutto gratis. "Il problema è che dopo due o tre anni il Paese diventa un disastro in questo modo", ha detto. Il suo tono è rimasto pacato, in linea con gli altri interventi della settimana, e la platea ha accolto con qualche risata educata le battute, restando in silenzio davanti agli avvertimenti più cupi letti dal teleprompter sui comunisti "senza Dio". Poi il presidente ha alzato i toni: "Il Partito Democratico è nei guai, perché tutto questo non si ferma a New York. È la minaccia più seria per il futuro del nostro Paese da quando esiste, secondo me".
I comunisti, ha detto Trump, sono una minaccia soprattutto per i cristiani: "Chiuderanno le vostre chiese in questo paese. Uccideranno la vostra gente." A sostegno ha citato la violenza in paesi come la Nigeria, dove però le Nazioni Unite dicono che il comunismo non c'entra e che la maggior parte delle vittime è musulmana.
Sulla stessa linea si è mosso Mike Johnson, presidente repubblicano della Camera dei Rappresentanti, che sui social ha evocato il rischio di "piccoli Mamdani" pronti a candidarsi al Congresso come marxisti dichiarati. La sinistra socialista intanto avanza in altre grandi città e punta a espandersi a livello nazionale, ma dovrà superare prove difficili nelle prossime primarie a Denver, Detroit e nel sud della Florida, dove ha meno radicamento che a New York. All'inizio del mese i deputati democratici moderati hanno preso le distanze dal DSA, dichiarando la propria fedeltà al capitalismo e al centrismo.
Tra gli elettori democratici il 40 per cento ha un'opinione favorevole del DSA, mentre un altro 40 per cento dice di non saperne abbastanza per giudicare, secondo le rilevazioni del sondaggista Charles Franklin, della Marquette University. Tra tutti gli adulti americani il 21 per cento è favorevole, il 47 per cento contrario e il 31 per cento non ne sa abbastanza.
Il problema più concreto per i repubblicani resta però l'entusiasmo degli elettori. Reed, stratega repubblicano attivo dagli anni Novanta, ha ammesso che bisogna recuperare terreno: il divario di entusiasmo tra elettori democratici e repubblicani è oggi di 11-14 punti. "Qualsiasi cosa sopra i 10 punti è allarme rosso", ha detto. Si è però mostrato fiducioso: "Questa è la cattiva notizia. La buona notizia è che siamo ancora a giugno". Se gli elettori capiranno che c'è "un contrasto tra il buon senso e la follia", ha aggiunto, quei numeri cambieranno.
L'obiettivo dei repubblicani è impedire che le elezioni di metà mandato si trasformino in un referendum su Trump, come accade spesso quando alla Casa Bianca c'è un presidente impopolare e il suo partito finisce per perdere. Per questo la Casa Bianca prova a ridefinire la campagna come uno scontro tra due visioni opposte: da un lato il "buon senso" repubblicano, dall'altro una sinistra dipinta come sempre più radicale e socialista. Nello stesso periodo Trump si è scontrato con i repubblicani del Congresso, annullando la firma di una legge bipartisan per ridurre il costo delle abitazioni e chiedendo invece nuove restrizioni al voto. Reed ha definito il discorso un "buon messaggio" per le midterm e, pur ammettendo che il gradimento del presidente è troppo basso, si è detto fiducioso che il calo del prezzo della benzina possa aiutare i repubblicani.
Views of DSA among Democrats are driven more by ideology than age or urban residencePollsAndVotes
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Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.
Anche questa settimana si segnalano trend contrastanti, con le medie analizzate che rilevano trend opposti, rimanendo comunque nell'alveo dei numeri che hanno contraddistinto tutto il periodo dalla guerra in Iran in avanti: è evidente come la popolarità di Trump continui a galleggiare nei bassifondi e sia ben lontana dal risollevarsi dai livelli minimi in cui è caduta.
Non pare esserci stato un significativo effetto per l'accordo di pace temporaneo con l'Iran: la situazione per il tycoon continua ad essere negativa e tra le peggiori della storia.
Il net rating continua ad attestarsi nei dintorni del -20, con il tasso di approvazione che rimane stabilmente sotto al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione sempre non lontana dal 60%.
Da segnalare, comunque, differenze non trascurabili a seconda degli istituti di ricerca: si passa dal -6 di J.L. Partners al -36 dell'American Research Group, passando per il -11 di Morning Consult e il -30 di Ipsos.
E' difficile riuscire ad estrapolare dati incoraggianti per il tycoon: questi numeri sono fino a otto-dieci punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran e non sembra essersi verificato un qualche tipo di rimbalzo a seguito del memorandum firmato a distanza l’altra settimana.
Sul lungo periodo, soprattutto qualora non si arrivasse a una pace duratura nei prossimi 60 giorni di negoziazioni, i numeri potrebbero addirittura scivolare ulteriormente verso il basso al posto di migliorare.
Il dato è anche peggiore della già catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo diciassette mesi di presidenza. È di oltre dieci punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.
Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.
Questa settimana le medie registrano segni inversi, con Silver che segnala unnettomiglioramento, mentre RCP e soprattutto Focus America registrano un arretramento; la discrepanza tra le medie è ora di circa 2/3 punti.
Come già accennato, dopo diciassette mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciassette mesi del suo primo mandato e di Biden.
Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento
Presidente
Trump II
Grafici Recap numerico
Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 523 giorni di presidenza (-19,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo.
Risulta indietro, come detto, anche rispetto a Joe Biden, che con il suo -19,1 attraversava un periodo di grande sofferenza, e rispetto al suo primo mandato, in cui era il doppio più popolare, a -9,4.
Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.
Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.
Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.
Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.
Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.
Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 28 giugno 2026
Sondaggi Metodo
Ordina per:Data fineNet Approval
Legenda campioni
LV
Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile
RV
Registered Voters · 4 sondaggi
Elettori registrati al voto
A
Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio
Affidabilità
LVRVA
Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2026
Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,6% (+0,5) - 57,4% (-0,4). In totale un net approval arrotondato di -17,8 (+0,9).
Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,5% (+0,1) - 57,5% (+0,2). In totale un rating di -17 (-0,1).
La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 38,7% (-0,5) - 58,4% (-), con in totale un rating di -19,7 (-0,5). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.
Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento
Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica
Silver Bulletin
RealClearPolitics
FocusAmerica
Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump
Silver Bulletin approval ratings for President Trump — and all presidents since Truman.Nate Silver (Silver Bulletin)
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Poi venitemi a dire che il PD è il meno peggio e che la politica è fatta di compromesso.
Certo, certo!
"UE vuole (ancora) scansionare
i tuoi messaggi e le tue foto private
La proposta "Chat Control" esigerebbe la scansione di tutte le comunicazioni digitali private, inclusi messaggi crittografati e foto. Questo minaccia i diritti fondamentali alla privacy e la sicurezza digitale di tutti i cittadini dell'UE."
#chatcontrol #fightchatcontrol
Fight Chat Control - Protect Digital Privacy in the EU
Learn about the EU Chat Control proposal and contact your representatives to protect digital privacy and encryption.fightchatcontrol.eu
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La Great American State Fair è la grande fiera che il presidente Donald Trump ha allestito sul National Mall di Washington per celebrare i 250 anni dell'indipendenza degli Stati Uniti. Si estende per dieci isolati sul prato tra il Campidoglio e il Washington Monument, dura sedici giorni e si è aperta mercoledì sera con un comizio del presidente in stile campagna elettorale. Resterà allestita fino al 10 luglio.
A organizzarla è Freedom 250, un'organizzazione creata da Trump con un ordine esecutivo come partenariato tra pubblico e privato. La sua nascita ha causato tensioni con America 250, la commissione bipartisan che il Congresso aveva istituito da anni proprio per pianificare l'anniversario. I critici vedono in Freedom 250 il tentativo del presidente di aggirare quel gruppo nato dieci anni fa. America 250, che ha meno fondi federali e una portata più ridotta, organizza per il 4 luglio un concerto a Los Angeles e una serie di eventi locali.
Il cuore della fiera sono i padiglioni dedicati a 56 tra stati e territori, ai quali si aggiungono stand di dipartimenti del governo federale, una ruota panoramica alta circa 34 metri, un rodeo e una replica in scala ridotta dell'arco di trionfo che Trump vuole costruire a Washington. Gli organizzatori l'hanno presentata come "un'esposizione di livello mondiale e una fiera mondiale dei giorni nostri".
Nei padiglioni statali ogni stato mette in mostra industrie, tradizioni e personaggi famosi. Si può mungere una mucca meccanica nel Michigan, attraversare un agrumeto profumato di arance nella Florida, provare il lazo nel Wyoming, ballare la salsa a Puerto Rico e raccogliere le collane di Mardi Gras in Louisiana. Il New Jersey ha portato un castello di sabbia di oltre tre tonnellate, fatto con sabbia trasportata dalla costa atlantica. Il Montana espone una gigantesca gabbia toracica di dinosauro, il Texas la facciata dell'Alamo e una capsula spaziale, l'Arizona un'installazione che immerge i visitatori nei paesaggi dello stato.
Accanto al folklore statale, la fiera ospita molti contenuti vicini al presidente. C'è uno stand dove i genitori possono iscrivere i figli ai "Trump accounts", un'esposizione dedicata a Truth Social, il social network fondato da Trump, un padiglione "Faith and Family" con un forte accento sui valori cristiani e gli stand dei grandi appaltatori della difesa, come la Northrop Grumman con un suo simulatore di volo. Sul Mall è parcheggiato anche uno dei "Freedom Truck", musei mobili prodotti dall'organizzazione conservatrice PragerU e dal Hillsdale College, un'università cristiana di destra: dentro si trovano un George Washington generato dall'intelligenza artificiale e un messaggio video del presidente. Allo stand del Dipartimento di Stato veniva distribuita una replica di carta del passaporto in edizione limitata con il volto di Trump.
Non tutti gli stati hanno partecipato. Almeno dieci governi, concentrati nel Nord-Est e nel Nord-Ovest del Pacifico e guidati in gran parte dai democratici, hanno rinunciato a inviare personale o a spendere denaro. Tutti hanno citato i costi: per allestire un padiglione servivano almeno 100mila dollari, in alcuni casi fino a mezzo milione, e molti hanno preferito investire nelle celebrazioni in casa. Maine, Massachusetts, Pennsylvania, Vermont e Rhode Island sono tra gli assenti. La governatrice del Massachusetts, la democratica Maura Healey, ha definito l'evento un uso "ridicolo" dei soldi dei contribuenti. Gli stand degli assenti si sono ridotti a un cartellone con il nome dello stato e qualche sedia vuota. Alcuni stati, come North Carolina e Illinois, sono stati rappresentati da aziende o associazioni del territorio al posto del governo.
Proprio il North Carolina è finito al centro di una polemica. In un video del suo padiglione era comparsa l'immagine di una bandiera confederata sovrapposta a parte della bandiera dello stato. Gli organizzatori dello stand hanno detto di essere venuti a conoscenza di un'immagine "non approvata" e di averla rimossa subito. Uno degli sponsor, l'azienda Mt. Olive Pickles, ha ritirato la propria partecipazione scrivendo su X di fondarsi su "valori di dignità umana, opportunità e libertà". Da Freedom 250 hanno risposto che gli stati hanno pieno controllo editoriale sui contenuti dei loro stand.
L'evento è stato accusato di essere troppo politico. Doveva aprirsi con dei concerti, ma diversi musicisti si erano ritirati per timore che la manifestazione fosse diventata di parte, così Trump ha trasformato la serata inaugurale in un comizio, con sorvoli militari e Lee Greenwood che cantava "God Bless the USA". Alcuni deputati democratici hanno accusato Freedom 250 di edulcorare la storia americana, glissando su temi come la schiavitù e il genocidio dei nativi. La portavoce dell'organizzazione, Rachel Reisner, ha replicato che celebrare i 250 anni del paese non è un atto di parte e che la fiera ha "qualcosa per tutti, che tu abbia 8 o 85 anni".
I primi giorni sono stati segnati da difficoltà. La giornata inaugurale ha avuto problemi ai generatori che hanno fermato a intermittenza la ruota panoramica e sciolto parte del gelato, la pioggia ha costretto a chiudere in anticipo, l'acqua costava 5 dollari e foto e video diffusi sui social mostravano una scarsa affluenza di pubblico. Trump ha invece descritto la serata di apertura come un successo, scrivendo su Truth Social che il pubblico era "incredibile" e parlando di almeno 45mila persone presenti.
Per i suoi critici la fiera è soprattutto una vetrina. Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic il risultato è una sorta di villaggio Potemkin, in cui quasi niente è ciò che dichiara di essere, una versione da discount della grandiosità che il presidente vorrebbe lasciare in eredità. Tra una mucca finta da mungere, un ologramma di Abraham Lincoln nello stand dell'Illinois e l'immagine di un George Washington creato dall'intelligenza artificiale in quello del New Jersey, l'orgoglio autentico dei singoli stati emerge a tratti, ma resta schiacciato dalla cornice politica costruita attorno alla celebrazione.
A dizzying showcase on the National Mall has Abraham Lincoln holograms, free Frosties, and a lot of Donald Trump.Kelsey Ables (The Atlantic)
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🇩🇪 EU-Regierungen und Konservative wollen eine DRITTE Eilabstimmung über die 2x abgelehnte Chatkontrolle 1.0 (anlasslose Massenscans) erzwingen! de.euronews.com/my-europe/2026…
Morgen könnte es einen Deal dazu geben.
Nein heißt Nein! 🛑 Werdet jetzt laut: fightchatcontrol.de
Das EU-Parlament hat das geplante System zur Aufdeckung von Darstellungen sexualisierter Gewalt gegen Kinder im März abgelehnt. Eine Neuauflage könnte die Gespräche über ein dauerhaftes Gesetz blockieren. #EuropeNewsLuca Bertuzzi (euronews)
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Da settimane, in Israele, il rapporto con gli Stati Uniti viene osservato con crescente inquietudine. Per decenni l’alleanza con Washington è stata considerata una certezza strategica, quasi un pilastro intoccabile della sicurezza nazionale israeliana. Ma la spinta del presidente Donald Trump verso un accordo di pace con l’Iran, interpretata da molti israeliani come un tradimento, e le sue ripetute critiche al primo ministro Benjamin Netanyahu hanno incrinato una convinzione radicata: quella di avere alla Casa Bianca il più solido degli alleati.
Poi è arrivata un’altra doccia fredda: i risultati delle primarie democratiche di martedì a New York. Tre candidati filo-palestinesi sostenuti dal sindaco Zohran Mamdani, tra i critici più duri di Israele, hanno sconfitto candidati moderati in primarie molto combattute. Nessuno, in Israele, propone ora davvero di cercare alternative strategiche in Cina o in Russia. Ma tra diplomatici, analisti ed ex funzionari governativi israeliani cresce la sensazione che il rapporto con gli Stati Uniti stia entrando in una fase molto più fragile che in passato.
Gli esperti avvertono che Israele potrebbe non poter contare ancora a lungo sul sostegno automatico di Washington: dagli aiuti militari per miliardi di dollari l’anno ai veti americani contro le risoluzioni anti-israeliane alle Nazioni Unite, fino alle agevolazioni fiscali per le associazioni statunitensi che finanziano cause israeliane.
Tra i vincitori delle primarie ci sono Brad Lander e Claire Valdez, che accusano Israele di genocidio a Gaza, e Darializa Avila Chevalier, che ha messo in discussione lo stesso diritto di Israele a esistere. Valdez e Avila Chevalier definiscono inoltre Israele uno Stato che pratica l’apartheid. Le loro vittorie, secondo molti osservatori, non sono solo episodi locali: segnalano invece una crescente ostilità verso Israele dentro una parte sempre più visibile della politica americana.
Il calo di consenso verso Israele viene da lontano, ma si è aggravato soprattutto con la guerra a Gaza, iniziata dopo gli attacchi guidati da Hamas il 7 ottobre 2023, in cui furono uccise circa 1.200 persone e circa 250 vennero prese in ostaggio. Nella guerra successiva sono morti decine di migliaia di civili palestinesi, la carenza di cibo ha provocato una crisi umanitaria diffusa e gran parte dell’enclave è stata distrutta.
In questo contesto, per la prima volta In assoluto in un sondaggio New York Times/Siena College di settembre, la simpatia degli americani per i palestinesi ha superato quella per Israele. Un’indagine Pew Research di fine marzo ha quindi rilevato che il 60% degli americani ha un’opinione sfavorevole di Israele, un numero in forte aumento rispetto al 2022.
Per i critici democratici, la frattura crescente nasce dall’idea che Stati Uniti e Israele non condividano più gli stessi valori sui diritti umani e sul trattamento dei palestinesi. Per i critici repubblicani, molti dei quali accusano Israele di trascinare Washington nelle proprie guerre, l’interrogativo è invece diverso: quanto davvero coincidono ancora gli interessi nazionali dei due Paesi?
Il problema per Israele è ora anche il fatto che più gli elettori americani associano la guerra con l’Iran all’aumento del prezzo della benzina, ha aggiunto, più i loro rappresentanti saranno spinti a chiedersi che cosa ottenga davvero l’America da questa alleanza con Israele.
Per ora, però, il sostegno americano -: Israele resta ancora solido. L’Amministrazione Trump ha infatti accelerato le vendite di armi e gli aiuti militari d’emergenza per miliardi di dollari, ha sostenuto Israele nei colloqui di pace con Hamas e ha agito per contenere le proteste filo-palestinesi nei campus universitari. Ma se l’alleanza dovesse logorarsi ulteriormente, Israele avrebbe molto da perdere.
Già oggi, proprio a causa dei negoziati in corso con l’Iran, Washington sta cercando di limitare le iniziative israeliane nella regione, soprattutto in Libano. E lo stesso Netanyahu ha di fatto riconosciuto quest’anno che la certezza degli aiuti americani non può più essere data per scontata, proponendo che Israele impari gradualmente a farne a meno.
La tensione è entrata anche nella campagna elettorale israeliana, in vista del voto d’autunno. Naftali Bennett, che nel 2021 detronizzò Netanyahu e oggi punta a ripetere l’impresa, ha definito l’alleanza con gli Stati Uniti ai minimi storici. “Per la prima volta dalla fondazione di Israele”, ha detto, “Israele ha una immagine negativa negli Stati Uniti. È un disastro.”
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Le autorità di occupazione nominate da Mosca hanno dichiarato venerdì lo stato di emergenza in Crimea. Si sono subito affrettate a presentarlo come una misura puramente economica, necessaria per sbloccare fondi e gestire i risarcimenti dei danni, precisando che non sono previsti né coprifuoco né limitazioni agli spostamenti. Ma la verità è che la decisione è arrivata in un clima sempre più teso. Poco prima, il Ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov aveva infatti promesso che Kyiv avrebbe presto tagliato i collegamenti restanti tra la penisola illegalmente annessa e la Russia, trasformando la Crimea a tutti gli effetti in un'"isola". Non sono parole vuote: gli attacchi ucraini stanno colpendo in profondità e la benzina, sulla penisola, è quasi sparita.
Dietro la crisi c'è la campagna di droni con cui l'Ucraina sta martellando le retrovie russe. Kyiv è riuscita a incendiare diverse raffinerie e a portare la guerra in profondità nel territorio russo con un'intensità senza precedenti, ancora prima che il presidente Volodymyr Zelensky annunciasse un'operazione di pressione lunga 40 giorni per costringere Mosca a trattare. In questo quadro, la Crimea è diventata uno dei punti più vulnerabili del fronte russo. Annessa illegalmente nel marzo 2014 e trasformata dal Cremlino in una vetrina simbolica del proprio potere, la penisola occupata è oggi tra i luoghi in cui l'impatto della guerra si avverte con maggiore forza. Kyiv ha infatti colpito centrali elettriche, porti e infrastrutture di trasporto, prendendo di mira quasi tutti i collegamenti che tengono unita la Crimea alla terraferma russa.
Un corrispondente di Meduza, testata indipendente russa in esilio che considera la Crimea territorio ucraino illegalmente annesso, ha trascorso alcuni giorni sulla penisola. Il quadro che emerge dal suo reportage è quello di un territorio assediato, dove la vita quotidiana diventà sempre più difficile tra scarsità di carburante, blackout e allarmi aerei ogni notte.
I problemi con il carburante sono cominciati in primavera, racconta Meduza. Già a maggio, a Sebastopoli, non si potevano acquistare più di 20 litri di benzina a persona. Le autorità avevano promesso di risolvere la crisi entro un mese, ma gli attacchi sono continuati e la situazione non ha fatto altro che peggiorare ulteriormente. Prima la benzina è arrivata con il contagocce, distribuita attraverso talloncini e codici QR ottenibili solo tramite un'app di messaggistica legata al governo russo. Poi, dopo l'attacco su vasta scala avvenuto nella notte del 21 giugno, la vendita si è praticamente fermata: oggi possono rifornirsi di benzina solo i mezzi pubblici e i servizi cittadini.
Chi deve spostarsi è quindi costretto a rivolgersi agli intermediari: una sorta di bagarini del carburante, che riescono a procurare benzina sottobanco e la rivendono a prezzi molto più alti. Un autista della Crimea ha raccontato a Meduza che questi intermediari chiedono tra i 200 e i 300 rubli al litro, cioè 4 o 5 volte più di prima della crisi. Un'altra residente ha detto di essere riuscita a fare il pieno durante una pausa negli attacchi, ma di non usare più l'auto: preferisce tenere il serbatoio pieno per poter raggiungere il ponte di Crimea e passare sulla terraferma, nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare ancora.
Così le auto sono quasi del tutto sparite dalle strade. Sui social, gli abitanti pubblicano persino video di persone costrette a spostarsi a cavallo o scene come quella di seguito: davanti a un centro commerciale, 5 persone sono arrivate insieme per fare la spesa perché solo una di loro era riuscita a trovare carburante. Una immagine che da sola racconta, meglio di qualsiasi reportage, il crollo della normalità nella penisola illegalmente annessa dai russi.
Ciò nonostante in tutta Sebastopoli campeggiano ancora gli stessi cartelloni di prima: famiglie felici con bambini, pensionati sereni sulle panchine, operai sorridenti. Sotto, sempre la stessa scritta: "12 anni di sviluppo". Vicino al Bulevard Storico, una delle attrazioni della città, lo slogan appare accanto a un cantiere recintato e fermo da anni. Poco più in là, il Panorama della Difesa di Sebastopoli, museo storico della città, è stato quasi distrutto da un drone ucraino nella notte del 10 giugno, alla vigilia della Giornata della Russia, la festa nazionale del 12 giugno. Quel giorno, scrive Meduza, le strade erano semivuote e di tricolori se ne sono visti ben pochi. Un pensionato seduto su una panchina ha liquidato la ricorrenza con fastidio: ha detto di non riconoscersi in queste feste e di sentirsi prima di tutto un cittadino di Sebastopoli.
Gli operatori turistici della Crimea puntavano sull'arrivo dei visitatori a luglio, il mese che ogni anno garantisce una parte importante delle entrate locali. Ma la crisi in corso ha fatto saltare la stagione: molti turisti hanno cancellato le prenotazioni, mentre alcuni di quelli già arrivati non sono più riusciti a lasciare la penisola. Anche le attività per i minori sono state interrotte. L'accoglienza nei campi estivi è stata sospesa fino alla fine dell'estate e i bambini di Artek, il celebre centro per ragazzi fondato in epoca sovietica, sono stati evacuati.
Ormai ogni notte in Crimea risuona l'allarme aereo. La tensione è tale che, a metà giugno, le autorità hanno deciso di limitare la circolazione di motorini e motociclette: il loro rumore, infatti, può essere facilmente confuso con quello dei droni. La misura non è bastata a evitare nuovi attacchi. Nella notte del 21 giugno, le forze ucraine hanno colpito la traversata di Kerch e diversi porti della penisola. Ci sono stati morti e, subito dopo, sono iniziati i blackout. Sebastopoli è rimasta al buio e ai cittadini è stato chiesto di risparmiare perfino la batteria del telefono.
La vita quotidiana si è lentamente adattata all'emergenza. I negozi ora chiudono alle 20, i trasporti pubblici si fermano alle 21. In mezzo a tutto questo, però, la Crimea è stata colpita anche da un terremoto. "Cosa ci manca ora? Gli UFO? La peste?", ha commentato ironicamente a Meduza una residente che lavora nel settore vitivinicolo. Per provare a distrarsi dalla guerra, raccontano gli abitanti, c'è chi prende lezioni di chitarra e chi cerca di vedere più spesso gli amici. Ma la normalità è ormai solo una facciata fragile. Quasi nessuno, tra le persone che hanno parlato con Meduza, crede davvero che la penisola possa finire in un blocco totale, come minacciato dall'Ucraina. Eppure molti si preparano comunque, "per ogni evenienza": con il serbatoio pieno, i telefoni carichi e la sensazione che il peggio, questa volta, non sia più un'ipotesi lontana.
В пятницу, 26 июня в Крыму ввели режим ЧС. Незадолго до этого министр обороны Украины Михаил Федоров пообещал, что в ближайшее время ВСУ отрежут Крым от России и превратят аннексированный полуостров в «остров».Meduza
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Con le guerre commerciali del presidente Donald Trump che hanno perso forza e il prezzo della benzina finalmente in calo, l'inflazione americana ha trovato una nuova spinta nella corsa all'intelligenza artificiale. La costruzione di data center sta facendo salire i prezzi di una lunga lista di prodotti, dagli smartphone fino all'elettricità, e gli economisti si interrogano su quanto a lungo questa pressione terrà alta l'inflazione.
Le cifre in gioco non hanno precedenti. La spesa per investimenti dei cinque grandi gruppi che gestiscono le più importanti infrastrutture per l'intelligenza artificiale, ossia Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle, è stimata in 741 miliardi di dollari quest'anno, in aumento di quasi il 75 per cento rispetto all'anno scorso, secondo dati raccolti dalla società di analisi finanziaria FactSet.
Buona parte di quel denaro si traduce in qualcosa di molto concreto, ha spiegato Stijn Van Nieuwerburgh, economista della Columbia University. I data center usati per l'intelligenza artificiale richiedono apparecchiature di calcolo sofisticate, sistemi di raffreddamento per evitare il surriscaldamento, cavi elettrici e in fibra ottica e generatori di emergenza per scongiurare le interruzioni di corrente. Sulla base dei progetti annunciati e pianificati, Van Nieuwerburgh stima che la spesa per questa infrastruttura fino al 2032 possa arrivare a circa 8 mila miliardi di dollari, quasi cinque volte il valore di mercato dell'intero patrimonio immobiliare della città di New York.
Molti dei materiali e dei componenti che servono per questa costruzione vengono usati anche per altri scopi e così i loro rincari si stanno trasferendo al resto dell'economia. I chip di memoria, per esempio, sono presenti in una vasta gamma di prodotti elettronici di consumo, dalle console per i videogiochi alle automobili. Nintendo, Microsoft e Sony hanno tutte aumentato i prezzi dei loro dispositivi. Rincari sono in arrivo anche sui prodotti Apple, secondo l'amministratore delegato Tim Cook, che ha dichiarato al Wall Street Journal che il balzo dei costi era qualcosa che non vedeva in nessun settore da oltre 40 anni.
I primi segnali sono già visibili nei dati. I prezzi al consumo di software e accessori per computer erano più alti di circa il 15 per cento a maggio rispetto a un anno prima, secondo il dipartimento del Lavoro. E altri rincari potrebbero essere in arrivo, perché la misura dei prezzi all'ingrosso dei componenti elettronici registrava a maggio un aumento del 27 per cento su base annua.
In un sondaggio della National Association for Business Economics, l'associazione degli economisti d'impresa americani, l'81 per cento degli intervistati ha detto che la costruzione di infrastrutture per l'intelligenza artificiale aggiungerà inflazione nel prossimo anno. "Nella prima fase di ogni grande rivoluzione tecnologica si tende ad avere una pressione sulle risorse limitate e questo spinge i prezzi verso l'alto", ha detto Gregory Daco, capo economista di EY-Parthenon e presidente dell'associazione.
L'effetto di questa spinta sui prezzi potrebbe essere diverso sia dai dazi introdotti negli ultimi due anni sia dal rincaro dei carburanti, secondo gli analisti di Evercore ISI. I dazi e il petrolio sono shock una tantum, che si scaricano sui prezzi in modo temporaneo. L'intelligenza artificiale è invece uno shock alla domanda che potrebbe durare anni.
Gran parte di quella domanda deve ancora arrivare. Lisa Cook, membro del consiglio della Federal Reserve, la banca centrale americana, ha ricordato in un discorso il mese scorso che solo una piccola parte della spesa annunciata per i data center è stata effettivamente realizzata. Il denaro che OpenAI e Anthropic contano di raccogliere con le loro prossime quotazioni in borsa potrebbe alimentare ulteriormente questa corsa. L'indice PHLX Semiconductor, che raggruppa i titoli dei produttori di chip, è salito di circa il 150 per cento nell'ultimo anno, nonostante un brusco ribasso nei giorni scorsi.
La costruzione dei data center fa salire anche i costi del lavoro. Le retribuzioni dei lavoratori più richiesti per questi cantieri stanno aumentando: la paga oraria media degli elettricisti e degli installatori di cablaggi era cresciuta del 6,5 per cento ad aprile rispetto a un anno prima, contro il 3,6 per cento dell'insieme dei lavoratori del settore privato.
Con i nuovi data center che entrano in funzione cresce poi la domanda di elettricità. All'inizio dell'anno gli economisti di Goldman Sachs hanno previsto che i data center peseranno per quasi la metà della crescita della domanda di energia negli Stati Uniti fino al 2030 e di conseguenza hanno stimato un aumento dei prezzi dell'elettricità per i consumatori di circa il 6 per cento all'anno quest'anno e il prossimo.
Se l'intelligenza artificiale sarà rivoluzionaria come molti economisti prevedono, alla lunga potrebbe anche raffreddare l'inflazione. È la lezione delle rivoluzioni tecnologiche del passato, che hanno aumentato la produttività dei lavoratori e reso più facile per le imprese soddisfare la domanda senza alzare i prezzi. Kevin Warsh, oggi presidente della Federal Reserve, ha sostenuto questa tesi a novembre, scrivendo che l'intelligenza artificiale sarà una significativa forza disinflazionistica, capace di aumentare la produttività e rafforzare la competitività americana. Anche con tempi accelerati, però, gli economisti di UBS calcolano che passerà almeno un paio di anni prima che l'intelligenza artificiale cominci ad abbassare l'inflazione.
Gli economisti non si aspettano che la corsa ai data center provochi un'impennata dei prezzi paragonabile a quella vissuta dagli Stati Uniti con la riapertura dell'economia dopo la pandemia. Prodotti come smartphone e videogiochi rappresentano solo una piccola parte della spesa annua delle famiglie e perfino l'elettricità pesa solo per circa il 2,5 per cento della spesa dei consumatori, secondo il dipartimento del Lavoro. Il rischio è piuttosto che l'inflazione resti complessivamente alta. Gli economisti prevedono che il dato di maggio della misura dell'inflazione preferita dalla Federal Reserve mostrerà prezzi più alti del 4,1 per cento rispetto a un anno prima, lontano dall'obiettivo del 2 per cento che la banca centrale non raggiunge da oltre cinque anni.
"Più queste cose accadono, più è probabile che la gente pensi che si tratti di uno schema e che forse non bisogna aspettarsi che l'inflazione torni a scendere", ha detto Jón Steinsson, economista dell'Università della California a Berkeley.
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Die Gesellschaft für Informatik e.V. warnt angesichts der für Freitag und Montag angesetzten Beratungen auf EU-Ebene vor einem erneuten Versuch, anlasslose Durchsuchungen privater digitaler Kommunikation unter dem Titel des Kinderschutzes einzuführen…gi.de
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As EU institutions move toward concluding key consultations on digital child protection rules, CEPIS is issuing a strong warning against proposals that could introduce broad monitoring of private communications.Erika (CEPIS)
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As EU institutions move toward concluding key consultations on digital child protection rules, CEPIS is issuing a strong warning against proposals that could introduce broad monitoring of private communications.Erika (CEPIS)
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As EU institutions move toward concluding key consultations on digital child protection rules, CEPIS is issuing a strong warning against proposals that could introduce broad monitoring of private communications.Erika (CEPIS)
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Il presidente Donald Trump ha annunciato sabato 27 giugno la nomina di Lance Schroyer, ex agente della polizia stradale dell'Oklahoma, alla guida dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), la polizia federale dell'immigrazione che conduce la campagna di espulsioni di massa voluta dall'amministrazione. Se il Senato lo confermerà, Schroyer sarebbe il primo direttore dell'agenzia approvato dal Congresso dal 2017.
Schroyer ha 29 anni di esperienza nelle forze dell'ordine dell'Oklahoma, dove ha avuto il grado di maggiore nel Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e ha servito nei marine. Ha però un'esperienza limitata nella gestione di politiche nazionali e non aveva mai lavorato all'ICE prima che Markwayne Mullin diventasse segretario alla Sicurezza Interna a marzo.
Oggi Schroyer è consigliere anziano di Mullin, con la responsabilità di sovrintendere all'applicazione delle norme sull'immigrazione e di fare da collegamento con le polizie statali e locali, sempre più coinvolte negli arresti degli immigrati irregolari. In precedenza aveva fatto parte della scorta di Mullin quando questi era senatore, un incarico assegnatogli dalla polizia stradale dell'Oklahoma.
Sul suo social Truth, il presidente ha definito Schroyer un "patriota" con "esperienza diretta nel togliere gli immigrati clandestini dalle nostre strade" e ha esortato il Senato a confermarlo rapidamente. Mullin, anch'egli originario dell'Oklahoma, ha scritto che Schroyer avrà "un ruolo essenziale" nel realizzare la promessa di Trump di colpire, arrestare ed espellere gli immigrati irregolari.
Schroyer succederebbe a David Venturella, un ex funzionario di carriera dell'ICE nominato direttore facente funzione a maggio, poco più di sei settimane fa. Venturella resterà alla guida dell'agenzia fino alla conferma di Schroyer. A sua volta Venturella aveva sostituito Todd Lyons, direttore facente funzione che si era dimesso ad aprile.
L'ICE non ha un direttore confermato dal Senato dall'inizio del 2017. L'ultima a ricoprire l'incarico con l'avallo del Congresso è stata Sarah Saldaña, in carica dal 2014 al 2017, che lasciò pochi giorni prima dell'inizio del primo mandato di Trump. Da allora l'agenzia è stata guidata da direttori facenti funzione. Nel suo primo mandato lo stesso Trump aveva provato a mettere a capo dell'ICE Tom Homan, oggi "zar dei confini" alla Casa Bianca, ma la sua nomina si arenò al Senato.
Mullin ha elogiato Schroyer per aver guidato l'espansione del programma 287(g), che delega l'applicazione delle norme federali sull'immigrazione alle polizie statali e locali, autorizzandole ad arrestare gli immigrati irregolari. Il programma, che prende il nome dalla sezione di una legge federale del 1996, è cresciuto enormemente sotto l'amministrazione Trump. Quando Joe Biden lasciò la Casa Bianca vi aderivano solo 135 corpi di polizia in 16 stati; oggi le agenzie coinvolte sono 2.033, in 39 stati e due territori.
Affidare alle polizie locali l'applicazione delle norme sull'immigrazione ha sollevato preoccupazioni per la formazione inadeguata degli agenti e per accuse di abusi, come la profilazione su base etnica.
L'ICE è bersaglio di critiche per i suoi metodi, giudicati brutali. A gennaio due cittadini americani, Alex Pretti e Renee Good, sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco da agenti federali a Minneapolis, in un episodio che ha provocato proteste in tutto il paese. Anche i morti tra i migranti nei centri di detenzione hanno raggiunto livelli record.
Mullin è sotto pressione per portare avanti l'agenda di espulsioni di massa e al tempo stesso contenere le tensioni che agitano l'agenzia. Durante l'audizione per la sua conferma a marzo aveva detto che il suo obiettivo, entro sei mesi, era "non finire ogni giorno in apertura dei notiziari".
Schroyer, whom Trump calls ‘a patriot’, led deportation campaign in Oklahoma under ICE-partnered programEdward Helmore (the Guardian)
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Oggi 18 delle 27 città monitorate dal Ministero della Salute sono da bollino rosso per il caldo: il livello massimo di rischio, con possibili conseguenze anche per le persone sane e attive.
Non è più un’eccezione isolata: la crisi climatica rende le ondate di calore più frequenti, intense e durature.
Giugno 2026 potrebbe contendere al 2003 il primato di giugno più caldo mai registrato in Italia. Il confronto definitivo sarà possibile solo a fine mese, ma durata e intensità di questa ondata sono già eccezionali: ciò che allora appariva fuori scala oggi è sempre meno raro.
Il riscaldamento globale alimenta il caldo estremo, mentre cemento, scarsità di verde ed edifici inadeguati ne amplificano gli effetti nelle città.
Non basta bere acqua e restare all’ombra: servono meno combustibili fossili, più verde e ombra, edifici e infrastrutture resistenti al caldo, piani per proteggere le persone più vulnerabili e una risposta europea coordinata.
Non dobbiamo abituarci. Dobbiamo cambiare.
#CrisiClimatica #CaldoEstremo #OndateDiCalore #EmergenzaClimatica #CittàVerdi #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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La deputata repubblicana Julia Letlow ha vinto il ballottaggio delle primarie del suo partito per il Senato in Louisiana, battendo il tesoriere statale John Fleming e diventando la favorita per conquistare il seggio alle elezioni di novembre. Il voto di sabato è una vittoria per il presidente Donald Trump, che aveva sostenuto Letlow per sostituire il senatore repubblicano uscente Bill Cassidy.
Letlow ha vinto con il 57% dei voti contro il 43% di Fleming. Trump era intervenuto nella corsa per estromettere Cassidy, che nel 2021 era stato uno dei pochi repubblicani a votare per condannarlo nel processo di impeachment seguito all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio. Per un anno Cassidy aveva cercato di evitare la rappresaglia del presidente, senza riuscirci: alle primarie del 16 maggio è arrivato terzo con il 25% e non si è qualificato per il ballottaggio. Letlow aveva chiuso al primo posto con quasi il 45%, davanti a Fleming, fermo al 28%.
Il voto di sabato ha concluso il nuovo sistema di primarie chiuse introdotto nel 2024 dal governatore Jeff Landry e dal parlamento dello Stato. A differenza del tradizionale sistema aperto della Louisiana, che manda al ballottaggio i due candidati più votati indipendentemente dal partito, il nuovo meccanismo prevede una primaria di partito, un ballottaggio e infine l'elezione generale. L'affluenza si è fermata intorno al 15% degli elettori registrati, in calo rispetto al 28% del 16 maggio.
Il sostegno più importante per Letlow è arrivato da Landry, che ha messo a disposizione il proprio staff e ha spinto i donatori ad aprire i portafogli. Un super PAC vicino al governatore, cioè un comitato che raccoglie fondi in modo indipendente dal candidato, ha guidato tutte le spese con 4,1 milioni di dollari investiti nelle ultime sei settimane in spot televisivi, radiofonici, messaggi e volantini contro Fleming. Le due campagne avevano speso invece cifre simili in pubblicità, circa un milione di dollari ciascuna, dal 16 maggio. Nell'ultima settimana alcuni sondaggi indipendenti avevano mostrato Fleming in recupero, ma il distacco finale è stato netto.
Letlow, 45 anni, è arrivata al Congresso per una vicenda personale drammatica. Suo marito Luke aveva vinto un seggio alla Camera nel dicembre 2020, ma morì per le complicazioni del COVID cinque giorni prima di insediarsi. Lei si candidò al suo posto, vinse l'elezione speciale nel marzo 2021 e divenne la prima donna repubblicana a rappresentare la Louisiana alla Camera. Se eletta a novembre, sarebbe anche la prima senatrice repubblicana dello Stato. Oltre a Landry, ha avuto l'appoggio del capogruppo repubblicano alla Camera Steve Scalise e del deputato Clay Higgins.
Fleming è tra i fondatori dello House Freedom Caucus, il gruppo dei deputati più conservatori della Camera, e ha fatto parte della prima amministrazione Trump. Si è presentato come il vero fedelissimo del presidente pur senza averne l'endorsement. Ha attaccato Letlow per il suo passato sostegno alle politiche di diversità, equità e inclusione, le cosiddette DEI, che Trump ha cercato di smantellare. Letlow, ex dirigente universitaria, aveva difeso quelle politiche in un colloquio del 2020 per la presidenza dell'University of Louisiana-Monroe, salvo poi rinnegarle.
Fleming ha rilanciato sul social X un video creato con l'intelligenza artificiale in cui una falsa Letlow diceva di aver sostenuto le DEI perché non ne sapeva abbastanza, con un riferimento anche al marito morto. Letlow ha definito la diffusione del filmato "vergognosa e indifendibile", soprattutto per la menzione del marito. Fleming ha detto di non averlo creato, ma di averlo condiviso perché, a suo dire, circolava in Louisiana "per un motivo".
In una tele-assemblea con Trump nei giorni precedenti il voto, Letlow ha detto che al Senato non si sarebbe mai tirata indietro dal difendere la sua agenda America First. Ha anche sostenuto l'abolizione del filibuster, la regola che al Senato impone una maggioranza di 60 voti su 100 per approvare gran parte dei provvedimenti, per far passare il Save America Act, la riforma delle leggi elettorali voluta dal presidente.
La vittoria di Letlow chiude la prima fase della strategia con cui Trump punta a sostituire i parlamentari repubblicani che lo hanno contrariato con candidati più fedeli. Il deputato del Kentucky Thomas Massie, il senatore del Texas John Cornyn e cinque senatori statali dell'Indiana hanno perso le primarie il mese scorso contro sfidanti appoggiati dal presidente. Trump ha però incassato due sconfitte nelle primarie per il governatore: il deputato Randy Feenstra il 2 giugno in Iowa, battuto dall'imprenditore Zach Lahn, e il vicegovernatore Burt Jones il 16 giugno in Georgia, sconfitto dal miliardario Rick Jackson. In entrambi i casi hanno vinto candidati esterni all'establishment del partito.
All'elezione generale del 3 novembre Letlow affronterà il democratico Jamie Davis, un agricoltore del nord-est della Louisiana che ha vinto nettamente il ballottaggio del suo partito con l'80% contro Gary Crockett. Davis ha promesso una campagna competitiva, ma Letlow parte largamente favorita: la Louisiana è uno Stato saldamente repubblicano, che Trump ha vinto di 22 punti nel 2024 e dove nessun democratico viene eletto al Senato dal 2008.
Letlow defeated state Treasurer John Fleming in the GOP runoff, NBC News projects. Incumbent Sen. Bill Cassidy did not make the runoff.Bridget Bowman (NBC News)
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In Alaska sulla scheda delle primarie per il Senato potranno comparire due candidati con lo stesso nome e lo stesso partito. Un giudice ha stabilito venerdì che Dan J. Sullivan, un insegnante in pensione, ha diritto a sfidare il senatore uscente Dan S. Sullivan, suo omonimo e compagno di partito repubblicano.
La decisione del giudice della Superior Court Thomas Matthews, ad Anchorage, ribalta l'esclusione decisa il 15 giugno dalla direttrice della Divisione elettorale dell'Alaska, l'ente statale che organizza le elezioni. La direttrice Carol Beecher aveva tenuto lo sfidante fuori dalla scheda sostenendo che la sua candidatura non fosse stata presentata "in buona fede" ma con l'intento di confondere gli elettori. Lo sfidante si era allora rivolto al tribunale per tornare in corsa.
Il giudice ha risposto che il criterio della buona fede non è previsto né dalla Costituzione né dalle leggi dell'Alaska né dai regolamenti della stessa Divisione e che si tratta di una novità mai dichiarata prima. "La decisione si basava su un nuovo criterio di buona fede, mai dichiarato in precedenza", ha scritto. Ha aggiunto che l'affermazione della direttrice secondo cui lo sfidante vuole confondere gli elettori non è sostenuta da prove sufficienti.
Matthews ha ricordato che Dan J. Sullivan possiede tutti i requisiti che la Costituzione fissa per candidarsi al Senato: vive in Alaska, è cittadino americano da nove anni e ha più di trent'anni. Lo sfidante ha 69 anni, è un ex insegnante e ha lavorato per il servizio forestale federale. I suoi avvocati avevano sostenuto che la Costituzione indica solo tre requisiti, legati a età, cittadinanza e residenza, e che la direttrice non aveva l'autorità per escluderlo.
Il sistema elettorale dell'Alaska è particolare: alle primarie tutti i candidati, di qualunque partito, compaiono sulla stessa scheda e i primi quattro più votati passano alle elezioni generali di novembre. Queste ultime si decidono con il voto a scelta classificata, un metodo in cui l'elettore ordina i candidati per preferenza e i voti vengono redistribuiti finché qualcuno raggiunge la maggioranza. Per questo i repubblicani temono che la presenza di un secondo Sullivan tolga voti al senatore uscente.
Il Partito repubblicano dell'Alaska e il comitato nazionale che finanzia le campagne dei senatori repubblicani avevano presentato i reclami contro lo sfidante. Il senatore Sullivan e i suoi alleati lo accusano di lavorare con i democratici e con la campagna di Mary Peltola, ex deputata democratica considerata la sua principale avversaria, per confondere gli elettori e favorire proprio Peltola.
A sostegno dell'esclusione la direttrice aveva citato alcuni elementi: lo sfidante si era registrato come elettore con il nome di Daniel J. Sullivan Jr., aveva cambiato la propria affiliazione in repubblicana proprio in vista della candidatura, aveva un sito di campagna simile a quello del senatore e collaborava con un consulente che in passato aveva lavorato per alcuni democratici. La direttrice non aveva però trovato prove di un coordinamento.
Il seggio dell'Alaska pesa molto sugli equilibri del Senato. È una delle circa sei sfide che si annunciano molto combattute in autunno e uno dei seggi che i democratici sperano di strappare ai repubblicani per riconquistare la maggioranza, una posta in gioco decisiva per il controllo della camera alta a novembre.
Lo sfidante ha detto che condividere nome e partito con il senatore gli ha dato "un megafono istantaneo", ma ha precisato di pensare a una candidatura da tempo, spinto dall'insoddisfazione verso l'uscente. Il senatore, in carica dal 2015, aveva presentato la propria ricandidatura a luglio del 2025, mentre lo sfidante aveva depositato i documenti il 29 maggio, tre giorni prima della scadenza. Entrambi avevano chiesto di comparire sulla scheda come "Sullivan, Dan".
Gli avvocati dello Stato, difendendo l'esclusione, avevano scritto che "la Costituzione non impone agli Stati di mettere sulla scheda un candidato fittizio per poi cercare di limitare i danni con accorgimenti grafici". La Divisione elettorale ha annunciato che presenterà ricorso e il caso dovrebbe arrivare in tempi rapidi alla Corte suprema dell'Alaska. Lo Stato deve iniziare a stampare le schede per le primarie del 18 agosto martedì a mezzogiorno, le 22 in Italia.
The Division of Election disqualified Dan Sullivan of Petersburg after deciding his challenge was an attempt to confuse voters. A state judge says that was wrong.Liz Ruskin (Alaska Public Media)
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Il governo degli Stati Uniti ha ripristinato l'accesso a Claude Mythos 5, il modello di intelligenza artificiale più potente sviluppato da Anthropic, autorizzandone l'uso da parte di oltre 100 aziende e agenzie federali americane. La decisione, comunicata all'azienda con una lettera arrivata nel pomeriggio di venerdì, segna una svolta nello scontro che da 4 mesi contrappone l'Amministrazione Trump a una delle società private di maggior valore al mondo.
A firmare la lettera è stato il Segretario al Commercio Howard Lutnick, che si è rivolto al chief compute officer di Anthropic, Tom Brown. "Ho stabilito che sono in atto adeguate misure di sicurezza per consentire ad alcuni partner fidati di accedere al modello Claude Mythos 5", scrive Lutnick. Il Segretario cita i progressi compiuti nei negoziati quotidiani tra governo e azienda dopo l'entrata in vigore del blocco. Anthropic, si legge nella lettera, si è impegnata a collaborare con Washington su protocolli, standard e modalità di rilascio dei propri modelli.
Due settimane fa il Dipartimento del Commercio aveva imposto controlli all'esportazione su Mythos, costringendo Anthropic a disattivare il modello insieme al suo gemello Fable 5. La stretta era arrivata dopo gli allarmi sollevati da Amazon e da altre aziende, secondo cui i due sistemi potevano essere manomessi e usati per scopi malevoli.
La lettera ufficiale non dice nulla sul futuro di Fable 5, ma il ritorno anche del secondo modello sembra ormai vicino. Secondo una fonte sentita da Axios, le restrizioni a Fable 5 potrebbero essere revocate già la prossima settimana, mentre i colloqui proseguiranno nel fine settimana. Restano però due passaggi decisivi: il Pentagono e la National Security Agency devono ancora dare il via libera, e questo rende l'esito tutt'altro che scontato. Le altre agenzie federali, invece, avrebbero già concluso che Fable può tornare disponibile senza rischi significativi.
Fable 5 è la versione meno potente di Mythos, il modello che per un breve periodo è stato considerato il sistema di intelligenza artificiale più avanzato accessibile ai consumatori. Il suo spegnimento ha colpito soprattutto gli sviluppatori. Quando l'accesso è stato interrotto il 12 giugno, molti processi automatizzati si sono bloccati a metà e diverse aziende hanno iniziato a migrare in fretta verso sistemi concorrenti, compresi modelli cinesi meno costosi.
La forza di Fable 5 era diventata rapidamente un punto di riferimento nel settore. Stripe, per esempio, lo aveva usato per riscrivere in un solo giorno una base di codice da 50 milioni di righe: un lavoro che, secondo l'azienda, avrebbe richiesto ai suoi ingegneri più di due mesi. Resta anche da capire a quali condizioni il modello tornerà disponibile: gratis per gli abbonati Anthropic, come era stato promesso, oppure dietro pagamento aggiuntivo o verifica dell'identità.
Dietro la distensione c'è però anche un lavoro politico. Secondo Axios, il Segretario al Commercio Howard Lutnick e il Segretario al Tesoro Scott Bessent hanno contribuito entrambi a disinnescare lo scontro tra governo e azienda. Una fonte della Casa Bianca ha riconosciuto che Anthropic "ha collaborato in modo positivo con il governo": un cambio di tono netto rispetto alle settimane precedenti, quando il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva definito l'azienda un "rischio per la sicurezza nazionale nella catena di fornitura".
Secondo molti, il modo in cui è stato gestito il blocco di Mythos e Fable apre una nuova era in cui il governo statunitense eserciterà un controllo diretto sul rilascio dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati. Il quadro normativo resta però incompleto. Molti utenti, dai governi alle aziende fuori dagli Stati Uniti fino ai consumatori, non sanno ancora quando potranno accedere a Mythos e Fable. Funzionari europei e altri alleati di Washington hanno già espresso frustrazione per una dipendenza sempre più evidente dalle decisioni della Casa Bianca.
Secondo le ricostruzioni della stampa statunitense, all'origine delle restrizioni iniziali ci sarebbero due fattori distinti: da un lato il timore che Mythos fosse stato condiviso con un partner ritenuto troppo vicino alla Cina, un operatore di telecomunicazioni sudcoreano; dall'altro la successiva segnalazione di Amazon su una possibile violazione delle limitazioni di Fable 5. La decisione di ripristinare l'accesso a Mythos è arrivata nello stesso giorno in cui anche OpenAI, principale concorrente di Anthropic, ha rilasciato il suo modello più recente, GPT-5.6, a una lista ristretta di partner approvati dal governo.
Anthropic e OpenAI chiedono ora alla Casa Bianca regole più stabili e prevedibili. Le due aziende vogliono un processo chiaro per la revisione dei nuovi modelli di intelligenza artificiale, come previsto dall'ordine esecutivo firmato da Trump il 2 giugno. Contestano invece l'attuale gestione caso per caso, giudicata troppo incerta per un settore che corre a velocità altissima e deve già fronteggiare la concorrenza sempre più aggressiva dei modelli open source cinesi.
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Stati Uniti e Iran si sono colpiti a vicenda sabato attorno allo Stretto di Hormuz, per il terzo giorno consecutivo, mettendo alla prova la fragile tregua che dovrebbe chiudere mesi di ostilità. L'esercito americano ha condotto una seconda ondata di raid in due giorni contro obiettivi iraniani, mentre il presidente Trump ha minacciato di riprendere la guerra.
I raid americani hanno colpito infrastrutture di sorveglianza militare, sistemi di comunicazione, siti della difesa aerea, depositi di droni e mezzi per la posa di mine, secondo il Central Command, il comando militare statunitense per la regione. L'operazione è arrivata in risposta a quello che gli americani hanno descritto come l'attacco iraniano a una petroliera nello Stretto.
I media di stato iraniani hanno riferito di esplosioni provocate da alcuni colpi nelle città portuali di Sirik, Kong e Bandar Lengeh e sull'isola di Qeshm, nel Golfo Persico. In tutte queste località ci sono strutture militari.
Trump, in un messaggio sui social, ha lasciato intendere di stare perdendo la pazienza con Teheran. Ha scritto che potrebbe arrivare il momento in cui gli Stati Uniti non saranno più in grado di essere ragionevoli e saranno costretti a completare militarmente il lavoro che hanno iniziato, aggiungendo che in quel caso "la Repubblica islamica dell'Iran non esisterà più".
Dopo i raid americani di sabato, l'Iran ha detto di aver colpito le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, dove sono suonate le sirene antiaeree. I Guardiani della rivoluzione islamica, il corpo militare che protegge il governo iraniano, hanno dichiarato di aver attaccato otto obiettivi americani: la base navale della Quinta flotta in Bahrein e la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait. Gli attacchi, condotti con droni e missili balistici tra le 2 e le 3 del mattino ora locale (tra mezzanotte e l'una in Italia), non hanno provocato vittime americane né danni rilevanti.
I Guardiani hanno minacciato un giro di vite più duro sulle navi in transito nello Stretto di Hormuz, da cui passava un tempo circa il 20% del greggio mondiale, avvertendo che le basi americane nella regione "vivranno l'inferno" nei prossimi giorni.
Lo scontro aumenta la pressione su un accordo di pace preliminare già in difficoltà per i combattimenti in Libano e per i disaccordi sulle ispezioni nucleari. L'intesa, un memorandum d'intesa in 14 punti firmato circa dieci giorni fa per chiudere la guerra, prevede un periodo di 60 giorni di negoziati tecnici per definire i dettagli più spinosi.
Il nodo principale è il controllo dello Stretto. L'Iran legge il linguaggio dell'accordo come un riconoscimento del proprio potere sulla via d'acqua: il testo chiede a Teheran di "fare il possibile per il passaggio sicuro delle navi commerciali", ma lascia indefiniti i termini chiave. Molte navi hanno usato una rotta sostenuta dagli Stati Uniti lungo il bordo meridionale dello Stretto, vicino alle coste dell'Oman e degli Emirati Arabi Uniti. I Guardiani della rivoluzione hanno invece imposto un percorso che passa nelle acque iraniane.
La crisi è ricominciata giovedì. Gli Stati Uniti hanno accusato l'Iran di aver colpito la nave portacontainer Ever Lovely mentre attraversava lo Stretto lungo la rotta vicina all'Oman, quella che Teheran aveva intimato di non usare. Trump ha definito l'attacco una violazione della tregua e venerdì ha ordinato i primi raid sulle posizioni iraniane lungo lo Stretto: sei caccia, tra cui F35 e F16, hanno colpito quattro siti in circa novanta minuti.
Sabato un drone iraniano ha colpito la petroliera Kiku, battente bandiera panamense e carica di due milioni di barili di greggio, mentre si trovava vicino allo Stretto. La nave, partita due giorni prima da un giacimento in Qatar, è stata centrata sul ponte di comando, secondo l'agenzia britannica che monitora il traffico marittimo, la U.K. Maritime Trade Operations. L'Iran non ha rivendicato l'attacco. Le forze americane hanno abbattuto altri due droni diretti contro navi commerciali.
L'organismo congiunto navale anglo-americano ha alzato a "sostanziale" il livello di allerta per la sicurezza marittima nello Stretto. L'attacco a Bahrein è consistito in due droni: uno è stato abbattuto, l'altro è caduto senza causare danni in un'area remota.
Il traffico nello Stretto, in ripresa nei giorni scorsi, è di nuovo crollato. Mercoledì erano transitate 73 navi, scese a 54 giovedì e ad almeno 34 venerdì e una decina sabato, contro le circa 130 al giorno prima del conflitto. Da inizio maggio il Central Command ha scortato oltre 500 imbarcazioni lungo le rotte vicine alla costa dell'Oman.
I prezzi del petrolio erano saliti dopo l'attacco di giovedì, ma venerdì sono tornati ai livelli precedenti alla guerra. I raid americani di sabato sono arrivati a mercati ormai chiusi per il fine settimana.
La violenza ha oscurato un accordo firmato venerdì a Washington tra Israele e Libano, mediato dagli Stati Uniti, che fissa una cornice di pace tra due paesi tecnicamente in stato di guerra da quasi ottant'anni. L'intesa prevede un ritiro graduale dell'esercito israeliano da una piccola parte del territorio occupato nel sud del Libano, in cambio dell'impegno di Beirut a disarmare Hezbollah. Il movimento libanese filo-iraniano, considerato un'organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, ha respinto l'accordo definendolo "umiliante" e ha promesso di continuare a combattere Israele.
L'Assemblea degli esperti iraniana, un organo consultivo che riflette la posizione della guida suprema ed è incaricato di eleggerla, ha detto ai negoziatori che lo Stretto andrebbe chiuso se Israele non fermasse le operazioni in Libano. Ha aggiunto che i diritti nucleari dell'Iran restano fuori dal negoziato.
L'Iran insiste che un accordo definitivo gli permetterebbe di incassare somme dalle navi in transito, sostenendo che non si tratterebbe di pedaggi ma di tariffe per servizi. La posizione americana è opposta: il segretario di Stato Marco Rubio ha detto questa settimana che nessun paese può imporre pagamenti per il passaggio. Il testo dell'accordo garantisce però il transito gratuito solo per 60 giorni.
Il vicepresidente JD Vance ha scritto che gli Stati Uniti hanno "rispettato" l'accordo e che, in caso di disaccordi sulla sua applicazione, l'Iran "può alzare il telefono". "Ma la violenza sarà ripagata con la violenza", ha aggiunto.
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Überwachung macht Spaß, wenn man es selbst tut. Mit dem Gefühl, Kontrolle über Andere zu haben, vermarkten Großkonzerne ihre neuen Überwachungssysteme für den privaten Gebrauch. Doch was der Sicherheit oder Unterhaltung Einzelner dienen soll, schadet der Sicherheit und Freiheit von uns allen.
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Breakpoint: Who’s your Big Brother?
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Questa è la rassegna stampa di domenica 28 giugno 2026
Le forze armate statunitensi hanno condotto una seconda ondata di attacchi contro obiettivi militari iraniani in risposta a un assalto a una petroliera nello Stretto di Hormuz. L'Iran ha reagito con droni e missili contro Kuwait e Bahrein, mentre il presidente Trump ha minacciato di riprendere la guerra, scrivendo che "la Repubblica islamica dell'Iran non esisterà più". Gli attacchi mettono a rischio il memorandum d'intesa firmato appena dieci giorni fa.
Fonti: Axios, Financial Times, The Hill
La deputata Julia Letlow, sostenuta dall'endorsement del presidente Trump, ha battuto il tesoriere statale John Fleming nel ballottaggio repubblicano per il seggio del senatore Bill Cassidy, finito in disgrazia dopo lo scontro con il presidente. Se eletta a novembre, Letlow diventerebbe la prima donna repubblicana a rappresentare la Louisiana al Senato.
Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, The Hill
Il presidente Trump ha annunciato la nomina di Lance Schroyer, ex agente della polizia stradale dell'Oklahoma e veterano dei Marine, a direttore dell'agenzia per l'immigrazione e le dogane, responsabile delle politiche di espulsione dell'Amministrazione. L'ICE non ha un direttore confermato dal Senato dai tempi dell'Amministrazione Obama.
Fonti: ABC News, NPR, The New York Times
Il Comando Sud delle forze armate statunitensi ha annunciato l'invio di un'unità specializzata di risposta rapida in Venezuela, dove il bilancio di due devastanti terremoti continua ad aggravarsi e decine di migliaia di persone risultano ancora disperse. Sullo sfondo, alcuni funzionari americani si dicono frustrati per l'appello all'aiuto lanciato dalla leader dell'opposizione in esilio María Corina Machado, ritenuto inopportuno in questa fase.
Fonti: The Hill, The New York Times
Il governatore Andy Beshear ha riferito che almeno quattro persone sono morte a causa delle inondazioni che hanno colpito il Kentucky. Le squadre di emergenza hanno tratto in salvo numerose persone intrappolate in case e veicoli, mentre le piogge erano attese proseguire per tutta la notte.
Fonti: The New York Times
I vigili del fuoco impegnati nel più grande incendio attualmente attivo negli Stati Uniti, nel sud dello Utah, stanno affrontando condizioni meteorologiche storicamente avverse. Le autorità prevedono che il comportamento estremo delle fiamme proseguirà per tutto il fine settimana.
Fonti: NPR
Un'analisi del New York Times basata su dati, sondaggi e inchieste sul territorio descrive una vera e propria emergenza sui prezzi della spesa alimentare, indicata come una delle principali pressioni finanziarie percepite dagli americani. Il tema dell'inflazione e del costo della vita resta al centro del dibattito economico del Paese.
Fonti: The New York Times
Il presidente Trump sta concentrando le sue energie sull'approvazione del SAVE America Act, una legge che inasprisce i requisiti per il voto, rischiando però di esporre i repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato. Il partito si trova in difficoltà con gli elettori sul tema del costo della vita, mentre l'attenzione della Casa Bianca si sposta altrove.
Fonti: The Hill
Google ha posto un tetto all'utilizzo del suo modello Gemini da parte di Meta, mentre la domanda di intelligenza artificiale mette sotto pressione la capacità di calcolo. L'appetito crescente per i modelli più avanzati sta trasformando la potenza di calcolo nella risorsa più scarsa dell'industria tecnologica.
Fonti: Financial Times
Il senatore statale della California Scott Wiener, candidato a succedere all'ex presidente della Camera Nancy Pelosi, ha denunciato di essere stato "molestato, minacciato e intimidito fisicamente" da un gruppo di manifestanti durante una marcia per i diritti delle persone transgender a San Francisco. La contestazione era legata alle sue posizioni sul conflitto a Gaza.
Fonti: The New York Times, The Hill
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
President Donald Trump says he is nominating Lance Schroyer as the next director of Immigration and Customs EnforcementThe Associated Press (ABC News)
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Auch nach fast 580 Tagen demonstrieren in der georgischen Hauptstadt Tiflis jeden Abend Hunderte gegen die autoritäre Regierung. Der gelang, die Protestbewegung in Georgien zu brechen.Gastbeitrag (netzpolitik.org)
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Elon Musk ha minacciato di querelare un deputato del Congresso che lo aveva accusato di essere responsabile della morte di milioni di persone nel mondo per aver smantellato l'USAID, l'agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale che finanziava programmi sanitari e di aiuto nei paesi più poveri. L'uomo più ricco del mondo ha definito quell'accusa una calunnia, ma diversi studi scientifici stimano che i tagli avranno conseguenze enormi sulle popolazioni più fragili.
Il deputato Ro Khanna ha chiesto che Musk renda conto del suo operato. "Festeggiano che abbia creato 4.400 milionari", ha detto riferendosi alla quotazione in borsa di SpaceX, l'azienda spaziale di Musk, "ma non parlano dei 4,5 milioni di bambini nel mondo che ha forse condannato a morte smantellando l'USAID". Musk lo ha definito un bugiardo, ha minacciato la causa e ha detto che dovrebbe finire in carcere.
Secondo un'analisi pubblicata su The Argument, l'accusa di Khanna è fondata e si basa su uno studio sottoposto a revisione scientifica e pubblicato sulla rivista medica britannica Lancet, una delle più autorevoli al mondo. Lo studio ha stimato gli effetti dello smantellamento dell'USAID e ha concluso che i tagli decisi dal Dipartimento per l'efficienza governativa, noto con la sigla DOGE, la struttura voluta per ridurre la spesa federale e guidata da Musk, porteranno a 14 milioni di morti entro il 2030, di cui 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni.
È probabilmente una stima alta, ma anche le proiezioni più caute, costruite con metodi diversi, indicano tra i 670.000 e 1,6 milioni di morti in più ogni anno rispetto ai livelli del 2023. Anche nell'ipotesi più contenuta si parla di circa due terzi di milione di persone all'anno, una cifra paragonabile ai morti della guerra civile americana.
Un sistema di monitoraggio costruito da Brooke Nichols, professoressa associata di salute globale alla Boston University, stima che a un anno dai tagli le morti causate dalla fine dei finanziamenti USAID siano già circa 260.000 tra gli adulti e oltre 500.000 tra i bambini. Proseguendo questa tendenza, entro il 2030 i morti sarebbero almeno 2,5 milioni.
Fino allo scorso anno gli Stati Uniti coprivano circa il 40% dei fondi pubblici mondiali per la salute globale, dalla prevenzione della malaria a quella dell'HIV, dall'assistenza nutrizionale alla salute materna fino al monitoraggio delle epidemie. Se questi aiuti scompaiono, è ragionevole attendersi più malattie e più morti nei luoghi che li ricevevano.
Lo studio del Lancet ha calcolato che negli ultimi 21 anni gli aiuti americani hanno ridotto del 15% la mortalità complessiva e del 32% quella dei bambini sotto i cinque anni nei paesi beneficiari, salvando 91,8 milioni di vite, di cui 30,4 milioni di bambini. Da quei numeri i ricercatori hanno proiettato le conseguenze future dei tagli.
Il 20 gennaio 2025, giorno dell'insediamento del presidente Donald Trump, l'amministrazione ha congelato per 90 giorni i fondi dell'USAID. Il 24 gennaio il segretario di Stato Marco Rubio ha eseguito il blocco e il 28 gennaio, tra il caos sul campo, ha concesso una deroga per i farmaci salvavita, i servizi medici, il cibo, gli alloggi e gli aiuti di sussistenza.
Il 3 febbraio Musk ha scritto su X di aver "passato il fine settimana a dare in pasto l'USAID al tritalegna", un giorno dopo aver definito l'agenzia una "organizzazione criminale" e aver aggiunto: "È ora che muoia". Il 10 marzo Rubio ha annunciato la fine di 5.200 programmi dell'USAID, l'83% del totale, ringraziando il DOGE per quella che ha chiamato una "riforma storica". I mille programmi rimasti sono passati al Dipartimento di Stato.
Gli ordini di sospensione improvvisi del DOGE hanno lasciato bloccati all'estero alcuni operatori dell'USAID, in zone come il Congo, in mezzo a violenze e spari, temendo per la propria vita.
Nonostante tutto questo accadesse in piena luce, Musk ha continuato a sostenere che al DOGE servivano solo i contatti dei destinatari per verificare che i fondi non fossero frutto di frode. In passato aveva ripetuto che solo il 10% dei pagamenti dell'USAID arrivava ai destinatari previsti. In realtà quel 10% era la quota di fondi che passava per le organizzazioni locali, mentre una parte maggiore andava alle grandi organizzazioni internazionali che distribuiscono aiuti su vasta scala. La discussione riguardava il tipo di organizzazione attraverso cui passavano i soldi, non se gli aiuti arrivassero o meno a destinazione.
Nicholas Enrich, allora responsabile ad interim per la salute globale dell'USAID, aveva scritto una serie di promemoria sulle probabili conseguenze delle azioni del DOGE, tra cui 71.000-166.000 morti in più ogni anno per malaria e un milione di bambini in più all'anno esposti alla malnutrizione. Per averli scritti è stato sospeso.
Una critica legittima e trasversale sosteneva che una quota maggiore degli aiuti dovesse passare per le organizzazioni locali. Atul Gawande, responsabile della salute globale durante l'amministrazione di Joe Biden, ha detto di aver puntato a portare quel 10% al 30%. Ma è una questione diversa dal dire che gli aiuti non raggiungevano chi ne aveva bisogno.
Si può discutere delle ipotesi e delle scelte metodologiche di queste stime, ma è difficile sostenere che la cancellazione dei programmi del DOGE non causerà alcuna morte. Le cifre vanno da qualche milione a decine di milioni di persone e nessuno dei due estremi solleva Musk dalle sue responsabilità.
World's richest man denies hurting world's poorestKobe Yank-Jacobs (The Argument)
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Il presidente Donald Trump ha svelato il nuovo passaporto americano in edizione limitata, sulle cui pagine interne compare il suo ritratto. Sarà il primo presidente in carica della storia statunitense a comparire sui documenti di viaggio dei cittadini.
L'annuncio è arrivato venerdì 26 giugno su Truth Social, la piattaforma social fondata dallo stesso Trump, dove il presidente ha pubblicato l'immagine del documento. Si tratta di un'edizione speciale pensata per i 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza, firmata nel 1776, un anniversario che gli Stati Uniti celebrano quest'anno.
Una delle due pagine interne mostra Trump dall'aria severa, appoggiato alla Resolute Desk, la storica scrivania dello Studio Ovale, con la sua firma in basso e il testo della Dichiarazione di Indipendenza sullo sfondo. La pagina accanto riproduce il dipinto di John Trumbull che raffigura la firma del documento nel 1776, accompagnato dalla scritta "United States of America 250". Il ritratto richiama una foto realizzata dal fotografo della Casa Bianca, Daniel Torok, e somiglia a quello del presidente esposto alla National Portrait Gallery dello Smithsonian, il grande complesso museale di Washington.
"Il nuovo passaporto degli Stati Uniti, che dice: Benvenuti, ma comportatevi bene!", ha scritto Trump nel messaggio che accompagnava l'immagine.
Poco dopo la Casa Bianca ha rilanciato la stessa immagine sui propri profili, con la didascalia "Patriot Passport", passaporto del patriota.
Il documento era stato annunciato per la prima volta in aprile e dovrebbe diventare disponibile dal 6 luglio. Sarà rilasciato soltanto a chi rinnova il passaporto di persona presso l'agenzia di Washington, dove diventerà il modello predefinito finché ci sarà disponibilità, mentre chi presenta domanda online o in altri uffici continuerà a ricevere il design attuale. Un funzionario del Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, ha spiegato che la nuova versione sarà disponibile per "qualsiasi cittadino americano" che ne faccia richiesta.
Il passaporto fa parte delle celebrazioni "America250" per i due secoli e mezzo dell'indipendenza, che comprendono anche un Gran Premio automobilistico in programma ad agosto sul National Mall di Washington, il grande viale monumentale della capitale, e un incontro di arti marziali miste della UFC ospitato all'inizio del mese sul prato sud della Casa Bianca.
L'iniziativa arriva mentre l'amministrazione ha introdotto controlli più severi sui visitatori stranieri, a cui viene chiesto in modo esplicito di rispettare le leggi e le istituzioni del paese. Le regole più rigide coincidono con i Mondiali di calcio del 2026, ospitati in parte dagli Stati Uniti, che hanno portato centinaia di migliaia di tifosi sul territorio americano.
Nessun presidente in carica era mai comparso prima sui passaporti americani e la decisione si inserisce in una serie di mosse con cui Trump ha impresso la propria immagine su edifici e simboli del paese, attirando accuse di culto della personalità. La sua firma comparirà presto anche sulla banconota da un dollaro, una prima assoluta per un presidente in carica. Striscioni con il suo volto sono stati esposti davanti a diversi edifici governativi e il suo nome era stato aggiunto al Kennedy Center, il principale teatro per le arti dello spettacolo di Washington, finché un tribunale non ne ha ordinato la rimozione.
Oggi la copertina interna del passaporto americano riproduce un dipinto di Percy Moran che ritrae Francis Scott Key all'indomani del bombardamento di Fort McHenry, la battaglia che ispirò i versi dell'inno nazionale statunitense, anch'essi stampati all'interno della copertina.
President Trump unveils the new U.S. passport design featuring his image and the Declaration of Independence as part of the America250 celebration.Louis Casiano (Fox News)
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L'amministrazione Trump ha messo nel mirino la separazione tra Stato e Chiesa. Venerdì la Commissione per la libertà religiosa, l'organo consultivo creato dal presidente l'anno scorso, ha diffuso una bozza di rapporto secondo cui quel principio è un errore giuridico e gli americani dovrebbero considerare la religione un "sostegno essenziale" e ricordare sempre "il Creatore che ci ha fatti e ci concede i nostri diritti".
Il documento, lungo 224 pagine, propone di sostituire l'idea di separare lo Stato dalla Chiesa con quella di costruire ponti tra i due. È in parte un testo programmatico e in parte un saggio filosofico, e riflette la posizione dei suoi membri a favore di un ruolo più forte della religione e della sua espressione pubblica nel governo, nelle scuole e negli spazi comuni.
Il rapporto raccomanda al Dipartimento di Giustizia di emanare linee guida per promuovere una lettura "originalista" del rapporto tra religione e governo previsto dalla Costituzione, cioè un'interpretazione fedele al significato che il testo aveva al momento in cui fu scritto. I padri fondatori avevano idee diverse sull'argomento, ma le sentenze più recenti della Corte Suprema hanno accolto una lettura più restrittiva dei limiti alla libertà religiosa.
Tra le richieste del documento ci sono il diritto per le organizzazioni religiose che collaborano con lo Stato di non rispettare le leggi sui diritti civili o qualsiasi norma in contrasto con le loro convinzioni, il via libera ai simboli religiosi nelle scuole pubbliche, a partire dai Dieci Comandamenti, e il reintegro con un risarcimento economico dei militari puniti per essersi rifiutati di vaccinarsi contro il Covid.
Il testo chiede anche di abolire l'emendamento Johnson, la norma fiscale che vieta agli enti senza scopo di lucro, comprese le organizzazioni religiose, di sostenere apertamente candidati politici. È un obiettivo che il presidente insegue da tempo. Il rapporto prevede inoltre un accesso più ampio ai fondi pubblici per le agenzie religiose e deroghe più estese per chi solleva obiezioni di coscienza, dagli obblighi vaccinali all'uso dei pronomi fino ai contenuti delle lezioni scolastiche.
Il documento suggerisce che le agenzie federali pubblichino manifesti per informare i cittadini sui propri diritti e che attivino linee telefoniche dedicate alle segnalazioni di violazioni della libertà religiosa. Propone la creazione di nuove onorificenze, una Medaglia presidenziale per la libertà religiosa e i First Freedom Hero Awards, e di allestire mostre e targhe nei luoghi storici per ricordare il ruolo della religione nella storia americana. Un'altra raccomandazione obbliga ogni funzionario pubblico che accusi un dipendente di un'espressione religiosa scorretta a fornire una spiegazione scritta.
Il presidente della commissione, Dan Patrick, vicegovernatore repubblicano del Texas, ha spiegato in una conferenza stampa nello Studio Ovale che ogni funzionario, di un ufficio pubblico, di una scuola, dell'esercito o di un ospedale, che denunci una violazione della separazione tra Stato e Chiesa dovrà indicare per iscritto dove esattamente è stata violata la Costituzione, "perché non lo è stata, e da oggi in poi quella frase non dovrà avere più alcun potere sulle persone di ogni fede, mai più in America".
La formula "separazione tra Stato e Chiesa" non compare nella Costituzione, ma l'idea di uno spazio tra governo e religione è contenuta nel Primo Emendamento, che vieta allo Stato di stabilire una religione ufficiale. Sul significato di quel divieto gli americani discutono fin dalla fondazione del paese. L'espressione "muro di separazione tra Stato e Chiesa" risale a Thomas Jefferson, che la usò in una lettera a una comunità battista per appoggiare chi si opponeva alle chiese ufficiali nei singoli Stati.
Nel Novecento la Corte Suprema ha richiamato quella formula per estendere il divieto federale anche ai governi statali e locali, arrivando a vietare le preghiere ufficiali e l'esposizione dei Dieci Comandamenti nelle scuole pubbliche. Negli ultimi anni i giudici hanno invertito la rotta e hanno permesso, per esempio, la preghiera in campo di un allenatore di una scuola pubblica e l'esonero per motivi religiosi dei genitori contrari a una lezione su temi transgender.
La commissione non si è spinta a definire la separazione una "bugia", come aveva fatto Patrick ad aprile, ma sostiene che il principio sia applicato in modo sbagliato. "Per essere chiari, questo non comporta né richiede di sostenere la 'teocrazia' o l'eliminazione totale di ogni separazione tra Chiesa e Stato", afferma il testo, che chiede invece di rispettare una "tensione" tra le clausole del Primo Emendamento che garantiscono la libertà religiosa ma vietano una chiesa di Stato. "In realtà, la Chiesa e lo Stato si rafforzano e si sostengono a vicenda", scrive il rapporto.
Il documento attribuisce il valore della religione al lavoro umanitario, al sostegno alle famiglie e al ruolo di "coscienza" che controlla il governo. Citando un suo membro, il vescovo cattolico e personaggio dei media Robert Barron, sostiene che l'idea di una separazione rigida tra Stato e Chiesa derivi da un'ideologia "Dio è morto" nata in Europa, che vedeva la religione tradizionale come un nemico dell'autonomia individuale.
La commissione, creata l'anno scorso, è formata quasi interamente da cristiani conservatori e da un solo ebreo ortodosso, gruppi che secondo gli esperti rappresentano una minoranza degli americani. A febbraio una coalizione di organizzazioni che riuniscono altre fedi, insieme a cittadini non religiosi e interreligiosi, ha fatto causa all'amministrazione, sostenendo che l'organo è stato costituito senza la trasparenza e la pluralità richieste a una commissione federale. La causa sostiene anche che i commissari hanno descritto gli Stati Uniti come una nazione specificamente giudaico-cristiana o cristiana, a riprova della mancanza di pluralismo. L'amministrazione repubblicana ha chiesto a un tribunale federale di archiviare il ricorso.
Il reverendo Paul Raushenbush, a capo della Interfaith Alliance e tra i promotori della causa, aveva chiesto senza successo di entrare nella commissione. In una nota ha definito la bozza "una lista dei desideri di idee divisive e impopolari che i gruppi religiosi di estrema destra spingono da anni", come l'ampliamento dei voucher per le scuole religiose e l'abolizione dell'emendamento Johnson. Ha aggiunto che il rapporto, pur preoccupandosi dell'antisemitismo, non menziona la crescente islamofobia nel paese.
Il vicepresidente della commissione, Ben Carson, ha detto alla Casa Bianca che il presidente sta facendo per la libertà religiosa più di chiunque altro nel paese. "Il nostro documento fondativo dice che i nostri diritti vengono dal nostro creatore e non dal governo", ha affermato, ricordando che gli Stati Uniti sono "una nazione sotto Dio". Trump, parlando a un raduno della Faith & Freedom Coalition a Washington, ha rivendicato il rapporto: "Abbiamo salvato la religione, stava andando giù". Ha sostenuto che l'amministrazione del suo predecessore, il democratico Joe Biden, aveva condotto un "regno di persecuzione".
Durante le audizioni, hanno detto i commissari, i testimoni avevano subito "persecuzioni" sul lavoro e altrove. Tra chi è stato chiamato a parlare ci sono una dipendente di un rifugio per donne in Alaska che aveva respinto un uomo senza dimora poi querelato per discriminazione di genere e una coppia di genitori affidatari del Vermont che per motivi religiosi si era rifiutata di assecondare i bambini in transizione di genere, nonostante lo Stato lo imponesse.
Il rapporto arriva mentre Stati conservatori come il Texas portano più religione negli spazi pubblici, comprese le aule. Venerdì il consiglio per l'istruzione del Texas ha approvato un programma di letture obbligatorie per oltre cinque milioni di studenti delle scuole pubbliche che include passi della Bibbia. Diversi Stati hanno reso obbligatoria l'esposizione dei Dieci Comandamenti nelle classi e molti chiedono alle scuole di liberare gli studenti per lezioni bibliche durante l'orario scolastico. Il mese scorso la Casa Bianca ha ospitato sul National Mall, il grande viale monumentale di Washington, un festival di preghiera evangelica di un'intera giornata per i 250 anni del paese, con membri della commissione che predicavano dal palco.
Il documento dedica poco spazio alla vasta popolazione di americani senza affiliazione religiosa, per i quali si può essere "buoni senza Dio" e la religione non ha il monopolio della virtù. La bozza è aperta ai commenti del pubblico per quindici giorni, fino al 12 luglio. Arriva due mesi dopo il rapporto di un altro organismo voluto dal presidente, la task force creata per eliminare i "pregiudizi anti-cristiani", secondo cui i cristiani avevano subito discriminazioni durante l'amministrazione Biden. Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre chiesto ad altre agenzie federali esempi di quello che definisce "pregiudizio anti-cristiano". Tra i responsabili di agenzie accusati di fare proselitismo ci sono il segretario alla Difesa Pete Hegseth e la segretaria all'Agricoltura Brooke Rollins.
The Religious Liberty Commission draft report is open for public comment for 15 days.Associated Press (Twin Cities)
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A 16 anni si vivono le conseguenze delle decisioni su scuola, lavoro, clima, diritti e futuro: eppure, in Italia, non si può ancora contribuire a sceglierle con il voto.
Per Volt Italia, abbassare l’età elettorale significa riconoscere cittadine e cittadini con opinioni e interessi politici: la democrazia non si rafforza tenendo le nuove generazioni ai margini, ma permettendo loro di partecipare e incidere sulla comunità.
L’Austria, dove si vota dai 16 anni a livello nazionale dal 2007, mostra che coinvolgere prima le persone può favorire la partecipazione senza ridurre la qualità delle scelte elettorali.
Il punto non è aspettare che i giovani siano “pronti”, ma creare le condizioni perché diventino protagonisti della democrazia, insieme a una solida educazione civica e politica.
Ne ha parlato per noi Anna Tafuri, membrə del Consiglio Direttivo di Volt Italia, durante “Voto16 – Parola ai giovani”, organizzato da +Europa a Roma.
Grazie a +Europa per l’invito e il confronto!
#Voto16 #DirittoDiVoto #PartecipazioneGiovanile #GiovaniInPolitica #Democrazia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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L'amministrazione Trump non si è mai ripresa dalla destabilizzazione creata da Elon Musk, che nei primi mesi di questo mandato ha agito di fatto come un co-presidente. Lo hanno detto venerdì Maggie Haberman e Jonathan Swan, due giornalisti del New York Times, ospiti di Morning Joe, programma del canale MS NOW.
I due hanno ripreso i temi del loro libro, "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump". Per Haberman, Musk ha agito di fatto come un co-presidente nei primi quattro mesi circa del mandato. "Ha creato così tanta destabilizzazione di questo governo che credo non si siano mai del tutto ripresi", ha detto.
Musk era consigliere ufficiale del DOGE, il Department of Government Efficiency, l'organismo voluto da Trump per ridurre la spesa federale. Secondo Haberman il suo ruolo ha peggiorato una catena di informazioni già confusa dentro la Casa Bianca.
Haberman ha parlato anche di un "clima di paura" creato sotto la presidenza Trump e ha spiegato perché molti giornalisti hanno iniziato a chiamare direttamente il presidente per ottenere informazioni. "L'ufficio stampa non lo anticiperà su nulla", ha detto. Per la giornalista, chi ha bisogno di una risposta veloce è portato a rivolgersi direttamente a Trump, mentre per chi lavora alla Casa Bianca questo crea un clima di paura.
Nel libro i due raccontano un episodio dell'anno scorso, durante la guerra dei dodici giorni con l'Iran. Quando Trump vide che il Pentagono, il dipartimento della Difesa americano, aveva in parte modificato un suo messaggio su Truth Social in cui sosteneva che gli Stati Uniti controllavano "i cieli sopra l'Iran", andò su tutte le furie. Secondo Haberman fu l'ultima volta che qualcuno contraddisse pubblicamente ciò che diceva.
Swan ha raccontato un episodio che riguarda i rapporti tra Trump e i vertici della Silicon Valley. Intorno al Natale del 2024, nel suo golf club di Doral, in Florida, Trump avrebbe mostrato i messaggi ricevuti da Jeff Bezos, fondatore di Amazon, e Mark Zuckerberg, a capo di Meta, vantandosi di quanto i due lo stessero adulando. Avrebbe poi mostrato gli stessi messaggi a Musk a Mar-a-Lago, la sua residenza sempre in Florida, e Musk avrebbe commentato con apprezzamento il servilismo dei due. Secondo Swan, Musk si stava godendo lo spettacolo dei suoi rivali che cercavano di ingraziarsi il presidente.
Maggie Haberman and Jonathan Swan say the Trump administration has never "recovered" from Elon Musk's stint as "co-president" last year.Alex Welch (TheWrap)
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Il presidente Donald Trump ha attaccato il sindaco di New York Zohran Mamdani e i socialisti della città, arrivando a scherzare che sarebbe lui stesso "il più grande comunista della storia". Lo ha detto venerdì davanti a una platea di conservatori religiosi, criticando il recente blocco degli affitti deciso dall'amministrazione di Mamdani e le vittorie di candidati di sinistra alle primarie per la Camera dei rappresentanti, il voto con cui i partiti scelgono chi candidare.
Il bersaglio principale è stato il blocco degli affitti approvato giovedì dal Rent Guidelines Board, l'organismo comunale che ogni anno fissa i tetti agli aumenti. La misura impedisce ai proprietari di quasi un milione di appartamenti a canone calmierato di alzare il prezzo per due anni. Mamdani lo aveva promesso in campagna elettorale e per il presidente porterà la città alla rovina.
"Sarò onesto, penso che sarei il più grande comunista della storia", ha detto Trump alla conferenza "Road to Majority" della Faith & Freedom Coalition, un'organizzazione di cristiani conservatori. La battuta serviva a dire che anche lui saprebbe conquistare consensi con promesse di sinistra. "Il comunismo è molto facile da vendere, distrugge tutto, ma è molto facile", ha aggiunto.
"Il problema è che dopo due o tre anni il paese è un disastro. Il paese fallisce", ha detto il presidente. Le promesse della sinistra, secondo lui, rendono popolari il primo anno, ma poi "si inizia a vivere nello squallore".
Il presidente populista e il sindaco socialista avevano stretto un'amicizia inattesa l'anno scorso. Venerdì Trump ha invece previsto che il blocco degli affitti trasformerà la sua città natale in "ghetti e bassifondi", spingendo i residenti ad andarsene. "Quello che il sindaco non dice è che questi edifici diventeranno presto ghetti e bassifondi e che tutti continueranno a lasciare New York", ha detto.
Trump ha paragonato la diffusione di queste politiche nel resto del paese a "una forma incontrollabile di cancro" che abbatterebbe gli Stati Uniti e li ridurrebbe al "Terzo Mondo".
Il presidente ha definito il congelamento ingiusto verso i proprietari, perché "energia, forniture, tasse immobiliari e praticamente tutto il resto è aumentato" mentre gli affitti restano fermi. "Stanno praticamente confiscando la loro proprietà", ha detto.
Tre alleati di Mamdani hanno vinto le primarie per la Camera di martedì e Trump ha detto che quelle vittorie dovrebbero preoccupare il suo pubblico. Due dei vincitori fanno parte dei Democratic Socialists of America, la principale organizzazione socialista del paese, il terzo ne è un ex membro.
I socialisti dichiarati, che i repubblicani stanno già usando per mobilitare il proprio elettorato in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, quando si rinnoverà il Congresso, "vogliono distruggere completamente il tradizionale stile di vita americano", ha detto Trump. "Questi non sono socialdemocratici, sono comunisti atei e intransigenti", ha aggiunto, parlando della "minaccia più seria al nostro paese da quando esiste".
“Communism is very easy to sell, it destroys everything, but it’s very easy,” President Trump told religious conservatives at the Faith & Freedom Coalition’s Road to Majority Confer…Ally Goelz (New York Post)
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Nick44 🇪🇺 🇮🇹
in reply to Marco Cappato • • •Luca Sironi
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Il problema è il lock-in, non puoi pretendere che lo risolvano i consumatori.
L'UE dovrebbe imporre l'interoperabilità con standard aperti anche a WhatsApp, X, Instagram, non solo al caricabatterie del cellulare...
Gert
in reply to Luca Sironi • • •Luca Sironi
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Su, non raccontiamoci che noi due possiamo usare xmpp che è meglio, è vero ma irrilevante.
Al momento abbiamo dei sistemi di lockin cosi' incistati che risultano indispensabili.
Nel momento in cui la usa tua mamma e tuo figlio, è uno standard de facto.
Di app di messaggistica, che è una cosa banale, ce ne sono una dozzina, da anni, ma l'unico modo per fargli acquisire massa utenti critica è di imporre la portabilità, che esiste in qualsiasi altro ambito, dalle prese di corrente, alla telefonia, ai file del computer..
Solo a quel punto l'utente casuale dice, ma sai che provo quest'altro operatore di telefonia mobile, che ha l'offerta cosi' accattivante in tv.
Marco Cappato
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Ryoma123
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Marco Cappato
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