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Azure Private Link over IPv6: come raggiungere i servizi PaaS senza più IPv4
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Azure Private Link over IPv6: come raggiungere i servizi PaaS senza più IPv4


Il problema che risolve


Chi progetta reti Azure da qualche anno conosce bene il limite: gli endpoint privati (Private Endpoint) e Azure Private Link, il meccanismo che permette di raggiungere un servizio PaaS — storage account, database, Key Vault — attraverso un indirizzo IP privato all’interno della propria rete virtuale invece che tramite l’endpoint pubblico, hanno sempre funzionato solo su IPv4. Per le organizzazioni che stanno completando la transizione verso reti dual-stack o IPv6-only — spinte da esaurimento di spazio IPv4 privato, requisiti normativi o semplicemente modernizzazione dell’infrastruttura — questo obbligava a mantenere un livello di traduzione o connettività IPv4 residua solo per parlare con i servizi PaaS.

Microsoft ha annunciato la preview pubblica di Azure Private Link over IPv6, che elimina questa dipendenza: gli endpoint privati possono ora esporre un indirizzo IPv6, permettendo a client e workload nativamente IPv6 di raggiungere i servizi PaaS supportati senza alcuna intermediazione IPv4.

Servizi supportati nella preview


Al momento della preview pubblica, il supporto copre un sottoinsieme mirato di servizi PaaS ad alto utilizzo:

  • Azure Storage (Blob, ecc.)
  • Azure SQL Database
  • Azure Key Vault
  • Azure Data Explorer

È lecito aspettarsi che l’elenco si allarghi man mano che la feature matura verso la disponibilità generale, seguendo lo schema tipico delle preview Azure: si parte dai servizi con maggiore adozione enterprise e si estende progressivamente.

Due scenari di connettività


La documentazione distingue due modalità d’uso, entrambe rilevanti per chi progetta reti ibride:

Connettività nativa Azure


Macchine virtuali dual-stack o IPv6-only all’interno di una rete virtuale Azure accedono ai servizi PaaS tramite l’endpoint privato IPv6, con il traffico che rimane interamente sulla dorsale privata Microsoft — lo stesso principio di isolamento dal traffico pubblico che Private Link garantisce già per IPv4.

Connettività ibrida on-premises


Client IPv6 in un datacenter on-premises possono raggiungere i servizi Azure attraverso ExpressRoute, con una connessione privata end-to-end che non attraversa mai la rete pubblica Internet. Questo scenario richiede tipicamente una Virtual Network Routing Appliance (VNRA) con route definite dall’utente (UDR) per instradare correttamente il traffico IPv6 tra l’ambiente on-premises e la rete virtuale Azure.

Requisiti di configurazione


Per attivare e usare la feature in preview servono alcuni passaggi preliminari:

  • Registrazione della subscription al feature flag della preview pubblica (come per la maggior parte delle feature in anteprima su Azure, tramite az feature register o dal portale).
  • Rete virtuale dual-stack: la VNet deve avere spazio di indirizzamento sia IPv4 sia IPv6 configurato, non è sufficiente aggiungere IPv6 alla sola subnet dell’endpoint privato.
  • Endpoint privati abilitati IPv6, creati esplicitamente con configurazione dual-stack.
  • DNS coerente: le zone DNS private devono risolvere i nomi dei servizi PaaS anche verso i record AAAA (indirizzi IPv6) associati agli endpoint privati, non solo verso i record A esistenti.
  • Per lo scenario ibrido, la VNRA con UDR menzionata sopra, per garantire che il traffico IPv6 proveniente da ExpressRoute venga instradato correttamente verso l’endpoint privato.

Un dettaglio che vale la pena sottolineare per chi pianifica un rollout: la configurazione DNS è spesso il punto in cui i deployment IPv6 falliscono silenziosamente. Se la zona privata continua a restituire solo record A, i client dual-stack proveranno comunque a instradare la richiesta su IPv4, vanificando parte del vantaggio della nuova feature. Vale la pena verificare esplicitamente con nslookup -type=AAAA o dig AAAA che la risoluzione avvenga come previsto prima di considerare il deployment completo.

Disponibilità regionale


La preview pubblica è per ora limitata a un numero ristretto di region:

  • West Central US
  • East Asia
  • UK South
  • Central US
  • North Europe

Chi opera in altre region europee (ad esempio West Europe o Italy North) dovrà attendere l’espansione della preview o la disponibilità generale prima di poter testare la feature sui propri workload di produzione — un fattore da tenere in conto nella pianificazione di eventuali migrazioni a reti IPv6-only che dipendano da questa capacità.

Perché conviene iniziare a pianificare ora


Anche per chi non ha una scadenza imminente per l’adozione IPv6, ci sono buone ragioni pratiche per iniziare a familiarizzare con questa capacità:

  • Esaurimento dello spazio IPv4 privato: le grandi organizzazioni con centinaia di VNet e subnet spesso si scontrano con conflitti di indirizzamento RFC 1918 quando serve fare peering tra reti create in tempi diversi o durante fusioni aziendali. IPv6 elimina strutturalmente questo problema.
  • Compliance e requisiti governativi: diverse amministrazioni pubbliche, in Italia come altrove, hanno tabelle di marcia che richiedono supporto IPv6 nativo per i servizi digitali entro scadenze specifiche.
  • Riduzione della complessità NAT: meno traduzione di indirizzi significa meno stato da gestire e da diagnosticare quando qualcosa si rompe — un vantaggio concreto in fase di troubleshooting di rete.

Per un architetto di rete Azure, il percorso pragmatico consiste nel registrare fin da ora una subscription non di produzione alla preview, distribuire una VNet dual-stack di test e verificare il comportamento end-to-end (inclusa la risoluzione DNS) prima che la feature diventi disponibile su larga scala. Arrivare preparati alla disponibilità generale, quando probabilmente coprirà più servizi e più region, evita di dover improvvisare un redesign di rete sotto pressione.

Conclusione


Azure Private Link over IPv6 chiude una lacuna che gli architetti di rete Azure conoscono da anni: l’impossibilità di raggiungere i servizi PaaS più comuni tramite endpoint privati IPv6 senza intermediazione IPv4. La preview è ancora limitata per servizi e region, ma la direzione è chiara e coerente con il resto dell’ecosistema Azure networking (Application Gateway ed ExpressRoute hanno già ricevuto supporto IPv6 esteso nell’ultimo periodo). Chi gestisce infrastrutture ibride o pianifica una transizione IPv6 farebbe bene a iniziare i test già in questa fase di anteprima.

Fonte: Azure Private Link Over IPv6 Enters Public Preview — Petri IT Knowledgebase. Annuncio ufficiale: Microsoft Tech Community.


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Agent Plugins 1.0: lo standard che rende portabili skill e server MCP tra VS Code, Copilot CLI e SDK
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Agent Plugins 1.0: lo standard che rende portabili skill e server MCP tra VS Code, Copilot CLI e SDK


Il problema che Agent Plugins 1.0 prova a risolvere


Chi lavora quotidianamente con GitHub Copilot conosce bene la frammentazione degli ultimi due anni: skill scritte per VS Code che non funzionano su Copilot CLI, configurazioni MCP duplicate tra client diversi, agenti custom da ricostruire da zero ogni volta che si cambia strumento. Con Agent Plugins 1.0, annunciato a metà agosto 2026, GitHub prova a chiudere questa frammentazione introducendo uno standard aperto — non un formato proprietario — per pacchettizzare skill e server MCP in un plugin installabile una sola volta e utilizzabile su più superfici: VS Code, Copilot CLI, Copilot SDK, l’app Copilot e il coding agent cloud.

È un cambio di prospettiva interessante anche per chi non usa Copilot come strumento principale: la specifica Agent Plugins non è un’invenzione isolata, ma converge con formati simili già visti in altri ecosistemi (Claude, OpenPlugin), e questo la rende rilevante per chiunque costruisca strumenti per agenti AI, non solo per i team Microsoft/GitHub.

Anatomia di un Agent Plugin


Un plugin conforme allo standard 1.0 è una directory con una struttura riconoscibile. Il file centrale è plugin.json, che dichiara esplicitamente lo schema a cui aderisce:

{
  "$schema": "https://agent-plugins.org/schemas/1.0.0/plugin.schema.json",
  "name": "my-dev-tools",
  "description": "Utility per lo sviluppo React",
  "version": "1.2.0"
}

I soli campi obbligatori sono $schema e name; tutto il resto (version, description, author, homepage, repository, license, keywords) è opzionale ma consigliato per la pubblicazione su un marketplace.

Attorno al manifest, la struttura tipica di un plugin più completo è questa:

my-testing-plugin/
  plugin.json              # Metadati del plugin
  skills/
    test-runner/
      SKILL.md              # Istruzioni della skill
      run-tests.sh           # Script di supporto
  agents/
    test-reviewer.agent.md   # Agente custom (client-specific)
  hooks/
    hooks.json                # Configurazione hook (client-specific)
  scripts/
    validate-tests.sh
  .mcp.json                   # Definizione dei server MCP

La distinzione più importante per chi progetta un plugin è tra componenti portabili e componenti client-specific:
  • Portabili (parte dello standard 1.0): server MCP (integrazioni con tool esterni) e skill, cioè istruzioni, script e risorse caricate on-demand dall’agente.
  • Client-specific (solo VS Code, ad esempio): agenti custom con personalità e configurazione tool dedicata, hook che eseguono comandi shell in punti precisi del ciclo di vita dell’agente, e slash command richiamabili in chat con /.

Questa separazione è la vera innovazione pratica: uno stesso plugin può portare le sue skill e i suoi server MCP ovunque, mentre le personalizzazioni specifiche di un client restano lì dove hanno senso, senza rompere la compatibilità altrove.

Configurare i server MCP dentro un plugin


I server MCP si dichiarano in .mcp.json (o mcp.json), con variabili d’ambiente che il runtime dell’agente risolve automaticamente al momento del caricamento:

{
  "mcpServers": {
    "plugin-database": {
      "command": "${PLUGIN_ROOT}/servers/db-server",
      "args": ["--config", "${PLUGIN_ROOT}/config.json"],
      "env": {
        "DB_PATH": "${PLUGIN_ROOT}/data"
      }
    }
  }
}

La variabile ${PLUGIN_ROOT} punta sempre alla directory del plugin installato, indipendentemente da dove l’utente finale lo abbia scaricato — un dettaglio che elimina un’intera classe di bug legati a percorsi assoluti hardcoded nei plugin distribuiti da terze parti.

Hook: automazioni sul ciclo di vita dell’agente


Per i client che supportano questa estensione (il formato è compatibile con la sintassi già nota da Claude), gli hook permettono di agganciare comandi shell a eventi specifici, ad esempio dopo l’uso di un tool:

{
  "hooks": {
    "PostToolUse": [
      {
        "type": "command",
        "command": "${PLUGIN_ROOT}/scripts/format.sh"
      }
    ]
  }
}

Un caso d’uso concreto: formattare automaticamente il codice generato dall’agente subito dopo ogni modifica a un file, senza dover ricordare di lanciare il linter manualmente.

Migrare un plugin Copilot esistente


Chi ha già plugin Copilot “vecchio formato” non deve riscrivere nulla da zero. GitHub descrive un percorso di migrazione minimo:

  1. Aggiungere il campo $schema al plugin.json esistente, puntandolo allo schema Agent Plugins 1.0.
  2. Mantenere le skill dove sono già, sotto skills/.
  3. Spostare i file specifici di Copilot (agenti, comandi, regole, hook, canvas) dentro una directory dedicata com.github.copilot/, così da separarli chiaramente dalla parte portabile.

I plugin GitHub Copilot esistenti restano comunque supportati senza obbligo di migrazione: è un aggiornamento incrementale, non un breaking change forzato.

Governance aziendale: managed-settings.json


Per i team enterprise, probabilmente l’aspetto più rilevante non è la portabilità in sé ma il controllo centralizzato che ne deriva. Il file managed-settings.json permette di definire una baseline aziendale su cosa è installabile:

{
  "extraKnownMarketplaces": {
    "company-tools": {
      "source": { "source": "github", "repo": "vostra-org/plugin-marketplace" }
    }
  },
  "enabledPlugins": {
    "code-formatter@company-tools": true
  }
}

Tre leve principali:
  • enabledPlugins — installa automaticamente o blocca esplicitamente plugin specifici per tutti gli utenti gestiti.
  • extraKnownMarketplaces — aggiunge marketplace interni oltre a quelli pubblici di default.
  • strictKnownMarketplaces — se attivato, limita l’installazione ai soli marketplace esplicitamente autorizzati, impedendo l’uso di sorgenti non gestite.

Le impostazioni enterprise agiscono come baseline additiva: i team possono comunque aggiungere plugin approvati sopra la configurazione centrale, senza però poter aggirare i blocchi imposti a livello organizzativo. Per chi gestisce flotte di sviluppatori con policy di sicurezza stringenti, è la differenza tra “confidare che ognuno installi solo cose sicure” e avere un controllo verificabile.

Dove si installano i plugin


Il canale di scoperta di default è l’Awesome Copilot marketplace, disponibile fin da subito in VS Code, Copilot CLI e nell’app Copilot. Per plugin locali o in sviluppo, VS Code offre una registrazione esplicita via impostazioni:

"chat.pluginLocations": {
    "/percorso/al/mio-plugin": true,
    "/percorso/a/un-altro-plugin": false
}

Un dettaglio utile in fase di debug: se un plugin non viene rilevato, vale la pena controllare che chat.plugins.enabled sia attivo, che il nome nel manifest sia in kebab-case (obbligatorio per lo standard 1.0), e — per problemi di installazione persistenti — ripulire la cache locale in ~/.config/Code/agentPlugins/ su Linux.

Conclusione


Agent Plugins 1.0 non introduce funzionalità radicalmente nuove rispetto a quello che skill e server MCP già facevano singolarmente: il suo valore è nella standardizzazione del confezionamento e nella governance che ne deriva. Per un team che sviluppa strumenti interni per i propri agenti AI — che siano skill per il debug, integrazioni con sistemi proprietari via MCP, o automazioni sul ciclo di vita dell’agente — poter scrivere il plugin una sola volta e vederlo funzionare su CLI, editor e SDK senza riscritture è un risparmio di manutenzione concreto, non solo un dettaglio architetturale. Vale la pena tenerlo d’occhio anche per chi non usa Copilot: essendo uno standard aperto, è probabile che altri agent tool ne adottino la compatibilità nei prossimi mesi.

Fonte: Agent Plugins 1.0 in VS Code, Copilot CLI, and the Copilot app — GitHub Changelog


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Le primarie democratiche del 2028 partiranno dalla South Carolina


Il nuovo calendario assegna maggiore peso agli elettori afroamericani e latinoamericani e prevede sei appuntamenti prima del Super Tuesday del 7 marzo: inizia il 22 gennaio 2028 in South Carolina. Seguono Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia.

Le primarie democratiche per la Casa Bianca del 2028 cominceranno il 22 gennaio in South Carolina. Lo ha deciso ieri il Democratic National Committee (DNC), l'organo dirigente del Partito Democratico statunitense, riunito ad Austin, in Texas, per il suo meeting estivo. Dopo la South Carolina sarà la volta del Nevada, il 1° febbraio, seguito dal New Hampshire l'8, dal New Mexico il 15, dal Michigan il 22 e dalla Virginia il 29. Tutti e sei gli Stati voteranno prima del Super Tuesday del 7 marzo, la giornata in cui si terranno contemporaneamente le primarie nel maggior numero di Stati.

South Carolina e Nevada si contendevano da mesi il diritto di inaugurare il calendario. I sostenitori di entrambe le candidature presentavano il proprio Stato come il luogo più adatto per mostrare a un Paese scettico un'immagine nuova del partito. La South Carolina ha fatto leva soprattutto sul peso del suo elettorato afroamericano, una componente decisiva della coalizione democratica nazionale e per questo, secondo i suoi dirigenti, meritevole di esprimersi per prima. Nel complesso, la nuova sequenza punta ad assegnare un ruolo maggiore agli elettori neri e latinoamericani nella scelta del candidato alla Casa Bianca.

Primarie democratiche 2028 · Il nuovo calendario

La corsa democratica alla Casa Bianca comincerà in South Carolina

Il Democratic National Committee ha fissato l'ordine dei primi sei Stati: si vota dal 22 gennaio al 29 febbraio 2028, prima del Super Tuesday. L'Iowa resta fuori, il New Hampshire scende al terzo posto.
Grafica di FocusAmerica 15 agosto 2026

Il primo voto
22
gennaio 2028
South Carolina
Per la seconda volta di fila lo Stato apre le primarie del Partito Democratico. Nel 2020 votava per quarto, il 29 febbraio.

6
Stati al voto prima del Super Tuesday

45
giorni dal primo voto al Super Tuesday

3
nuovi ingressi rispetto al 2020

Il calendario
Si comincia di sabato, poi si vota ogni martedì
Dalla South Carolina alla Virginia passano trentotto giorni, e la finestra si chiude nel giorno bisestile. Tocca una data per leggere perché quello Stato è stato scelto.
Giorno di voto Super Tuesday Gennaio e marzo

1. South Carolina, 22 gennaio · 2. Nevada, 1° febbraio · 3. New Hampshire, 8 febbraio · 4. New Mexico, 15 febbraio · 5. Michigan, 22 febbraio · 6. Virginia, 29 febbraio · Super Tuesday, 7 marzo 2028.

Dal 17 gennaio al 12 marzo 2028. Le settimane iniziano di lunedì.

Il confronto
Tre Stati entrano, l'Iowa esce
Nel 2020 la finestra iniziale contava quattro Stati e si apriva il 3 febbraio. Quella del 2028 ne conta sei e comincia dodici giorni prima.

Finestra iniziale 2020
Iowa 3 feb New Hampshire 11 feb Nevada 22 feb South Carolina 29 feb

Finestra iniziale 2028
South Carolina 22 gen Nevada 1° feb New Hampshire 8 feb New Mexico 15 feb Michigan 22 feb Virginia 29 feb

L'Iowa, i cui caucus del 2020 finirono nel caos, resta escluso: nessuno Stato del Midwest apre più il calendario. Il New Hampshire passa dal secondo al terzo posto, ma una legge statale gli impone di votare per primo: lo scontro con il partito nazionale resta aperto.

Chi vive negli Stati che aprono il calendario
Il bacino si allarga, e cambia soprattutto per classe demografica
Quante persone di ciascun gruppo vivono nei sei Stati del 2028, e quante ne vivevano nei quattro del 2020. Dati basati su residenti censiti, non elettori registrati.
Quattro Stati del 2020 Sei Stati del 2028

Persone senza laurea: da 6,3 a 14 milioni. Afroamericani: da 1,8 a 4,6 milioni. Latinoamericani: da 1,8 a 4,2 milioni. Giovani tra 18 e 24 anni: da 1,2 a 2,8 milioni. Veterani e militari: da 0,9 a 2,1 milioni. Asiatici e originari del Pacifico: da 0,5 a 1,4 milioni. Iscritti ai sindacati: da 0,4 a 1,1 milioni. Nativi americani: da 90.000 a 370.000.

Il partito presenta il nuovo calendario come il più diversificato della sua storia e insiste sul peso degli elettori neri e latinoamericani. Ma l'aumento più grande riguarda chi non ha una laurea: sono 7,7 milioni in più rispetto al 2020, il gruppo tra cui i democratici hanno perso più terreno negli ultimi cicli elettorali.

I criteri
Perché il partito ha scelto questi sei Stati
La Commissione Regole e Statuto ha lavorato per mesi su tre parametri dichiarati.

1

Campagne elettorali alla portata anche dei candidati minori
La South Carolina ha uno dei mercati pubblicitari più economici tra gli Stati scelti. In Nevada il mercato televisivo di Reno raggiunge quasi tutti gli elettori che vivono fuori da Las Vegas. South Carolina e New Hampshire sono compatti: spostarsi costa poco.

2

Stati che pesano anche a novembre
Nevada e Michigan sono due Stati in bilico alle presidenziali. New Hampshire, New Mexico, South Carolina e Virginia hanno corse locali combattute e ampie fasce di elettori indecisi.

3

Un elettorato che rappresenta maggiormente il partito
Il DNC vuole che gli elettori neri e latinoamericani, decisivi nella coalizione democratica, si esprimano prima degli altri. La South Carolina ha costruito su questo la propria candidatura a votare per prima.

Chi non rispetta l'ordine rischia sanzioni: gli Stati possono subire multe e perdere delegati, i candidati che fanno campagna fuori sequenza possono essere esclusi dai dibattiti ufficiali del partito.

Fonte Democratic National Committee, delibera del 15 agosto 2026 e comunicato della Commissione Regole e Statuto. I dati sui residenti sono elaborazioni DNC su Census Bureau, Bureau of Labor Statistics e Department of Veterans Affairs. Calendario 2020: Ballotpedia. Grafica: FocusAmerica.

Un elettorato più ampio e diversificato


Il partito presenta la nuova prima fase delle primarie come la più diversificata della sua storia. Secondo i dati diffusi dal DNC, nei sei Stati vivono 4,6 milioni di afroamericani, 2,8 milioni in più rispetto a quelli che aprivano il calendario del 2020, e 4,2 milioni di latinoamericani, con un aumento di 2,4 milioni. Cresce anche il numero degli elettori di origine asiatica o provenienti dalle isole del Pacifico, che raggiunge 1,4 milioni, e quello dei nativi americani, pari a 370.000.

L'incremento più consistente riguarda però le persone senza laurea: sono 14 milioni, 7,7 milioni in più rispetto al 2020. Nei sei Stati vivono inoltre 2,8 milioni di giovani tra i 18 e i 24 anni, 1,1 milioni di iscritti ai sindacati e 2,1 milioni tra veterani e militari in servizio. Un altro criterio decisivo è stato il costo della campagna elettorale. Il DNC sostiene che il nuovo calendario consentirà anche ai candidati meno conosciuti o con minori risorse finanziarie di competere nella fase iniziale.

La South Carolina dispone infatti di uno dei mercati pubblicitari meno costosi tra gli Stati selezionati, mentre in Nevada, il mercato televisivo di Reno permette di raggiungere gran parte degli elettori che vivono fuori dall'area di Las Vegas. South Carolina e New Hampshire, infine, sono geograficamente compatti e consentono di limitare le spese per gli spostamenti. Il calendario iniziali comprende anche due Stati chiave potenzialmente decisivi alle presidenziali di novembre, come Nevada e Michigan, mentre in New Hampshire, New Mexico, South Carolina e Virginia sono previste competizioni locali combattute e sono presenti importanti fasce di elettori indecisi.

La scelta conclude un percorso condotto dalla Commissione Regole e Statuto del partito, che ha definito i criteri, raccolto le candidature degli Stati, esaminato le proposte e rivisto il regolamento prima del voto finale, trasmesso in diretta. "Il Comitato ha approvato un calendario che rappresenta davvero il nostro partito e i nostri valori e che ci aiuterà a riconquistare la Casa Bianca nel 2028", ha dichiarato il presidente del DNC, Ken Martin.


Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.


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Contos #8 – LA SARDEGNA DEI PADRONI E DEI BRANCHI CONTRO CHI È DIVERSO

PORTO ISTANA. Nella notte tra il 13 e il 14 agosto, a Porto Istana, frazione di Olbia, un uomo è stato massacrato da un branco di 30 persone. Calci, pugni, sassate in faccia. Mentre era a terra, immobilizzato, incapace di difendersi. Il motivo? Insulti omofobi. Questa non è cronaca. È il ritratto di una sucontu.wordpress.com/2026/08/…

#8
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PORTO ISTANA: 30 CONTRO 1. LA SARDEGNA DEI BRANCHI

Un uomo massacrato a calci, pugni e sassate. 30 persone contro 1. Insulti omofobi mentre era a terra, immobilizzato.

Mentre tutti in Sardegna misurano le proprie visualizzazioni in eolico, Pratobello, migranti e ladri che vengono risarciti, su fatti come questo ci si tiene alla larga.

La Sardegna non è questa. O almeno, non dovrebbe esserlo.

Ma finché ci sarà chi tace, chi giustifica, chi rimbalza le denunce, allora la Sardegna sarà l’isola dei branchi, dei silenzi, dell’omofobia normalizzata.

Basta omofobia. Basta silenzi. Basta Sardegna dei padroni.

sucontu.wordpress.com/2026/08/…

#PortoIstana #Omofobia #Sardegna #BastaViolenza #LGBTQ
#lgbtq #sardegna #portoistana #omofobia #bastaviolenza

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Mangione si dichiara colpevole di stalking e tenta di bloccare il processo statale per omicidio


Il 28enne si è dichiarato colpevole di due reati federali di stalking con esito letale. Ora la sua difesa sostiene che il separato procedimento statale violerebbe il divieto di processare due volte una persona per la stessa condotta.

Luigi Mangione si è dichiarato colpevole venerdì di due capi d'accusa federali per stalking con esito letale, ammettendo in aula di aver ucciso a colpi d'arma da fuoco Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, su un marciapiede di New York. Il 28enne ha compiuto la mossa a meno di un mese dall'inizio di un secondo processo per omicidio davanti alla giustizia statale. Subito dopo la confessione, i suoi legali hanno però depositato una memoria nella quale sostengono che quel procedimento non possa più celebrarsi, perché equivarrebbe a giudicarlo una seconda volta per la stessa condotta.

In cambio della dichiarazione di colpevolezza, Mangione non ha ottenuto né uno sconto di pena né un accordo con l'accusa. Del resto, non c'era più una condanna a morte da evitare: a gennaio un giudice federale aveva annullato due capi d'imputazione, fra cui quello per omicidio commesso con un'arma da fuoco, l'unico che avrebbe consentito di infliggergli la pena capitale. Il Dipartimento di Giustizia aveva poi rinunciato a impugnare la decisione. La sentenza federale sarà pronunciata il 18 dicembre e l'accusa chiederà l'ergastolo.

Il caso Mangione

Mangione ammette l’omicidio per fermare il secondo processo


Si è dichiarato colpevole davanti alla corte federale di aver ucciso l’amministratore delegato di UnitedHealthcare. Poche ore dopo i suoi legali hanno chiesto di cancellare il processo dello Stato di New York: sarebbe un secondo giudizio per lo stesso omicidio.

Grafica di FocusAmerica. Dati aggiornati al 15 agosto 2026

Un solo omicidio, due tribunali

Corte federale
2

Stato di New York
8

capi d’accusa per cui si è dichiarato colpevole
capi d’accusa per cui si è dichiarato non colpevole

In cambio della confessione Mangione non ha ottenuto nessuno sconto di pena e nessun accordo con l’accusa.

La cronologia

Due procedimenti, un solo colpo di pistola


Dall’arresto in poi il governo federale e lo Stato di New York procedono in parallelo. Ogni tappa corre sul suo binario.

Procedimento federale Procedimento statale


Il nodo giuridico

Stesso fatto, due nomi diversi


La difesa sostiene che le due accuse puniscano la stessa condotta. La procura di Manhattan risponde che sono reati distinti.

«Non c’è alcun dubbio che i procuratori statali e quelli federali abbiano contestato lo stesso identico omicidio».

Dalla memoria depositata dai legali di Mangione


I precedenti

La giurisprudenza non indica una direzione sola


Governo federale e singoli Stati sono entità sovrane distinte: in linea di principio possono processare la stessa persona per lo stesso fatto. I casi già decisi, però, vanno in due direzioni opposte. Tocca una scheda per aprirla.

La posta in gioco

Se il processo di New York cade e il 18 dicembre la giudice federale infligge meno dell’ergastolo, si allontana la prospettiva che Mangione resti in carcere per il resto della vita.

4 dicembre 2024: Brian Thompson viene ucciso a Manhattan. 9 dicembre 2024: Mangione viene arrestato e i due procedimenti partono in parallelo. Gennaio 2026: un giudice federale annulla due capi d’imputazione e cade la pena di morte. 14 agosto 2026: Mangione si dichiara colpevole dei due capi federali di stalking con esito letale; i legali chiedono di cancellare il processo statale. 8 settembre 2026: è fissato il processo dello Stato di New York per otto capi d’accusa. 18 dicembre 2026: sentenza federale, l’accusa chiederà l’ergastolo.


Fonte: atti dei procedimenti federale e statale, dichiarazioni delle parti, Wall Street Journal, agenzie di stampa.

Le date successive al 15 agosto 2026 sono quelle fissate dal calendario processuale e possono cambiare.

La difesa invoca il divieto di doppio giudizio


Negli Stati Uniti il governo federale e i singoli Stati costituiscono entità sovrane distinte, ciascuna delle quali può avviare un proprio procedimento giudiziario. In linea di principio, quindi, una persona può essere processata due volte per lo stesso fatto senza che venga violato il divieto costituzionale di doppio giudizio. La difesa sostiene però che, nel caso di Mangione, questa separazione sia esistita soltanto formalmente: la procura di Manhattan e il Dipartimento di Giustizia avrebbero coordinato le due incriminazioni per aumentare le probabilità di condanna e ottenere una pena più severa.

"Dal giorno del suo arresto, il 9 dicembre 2024, Luigi Mangione è stato una pedina in procedimenti paralleli portati avanti dalla procura della contea di New York e dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti", hanno scritto gli avvocati, secondo i quali questa collaborazione avrebbe violato il diritto dell'imputato a un giusto processo. I legali richiamano anche la legge dello Stato di New York, che vieta di perseguire una persona per due reati "basati sullo stesso atto o sulla stessa vicenda criminale".

I precedenti, tuttavia, non indicano una direzione univoca. Nel dicembre 2019 il giudice Maxwell Wiley annullò il procedimento statale contro Paul Manafort, ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, accusato di frode ipotecaria e altri reati per aver presentato documenti falsi alle banche e ottenuto prestiti per oltre 20 milioni di dollari. Il suo avvocato, l'attuale Procuratore Generale degli Stati Uniti Todd Blanche, sostenne che la condotta contestata nei sedici capi d'accusa statali coincidesse con quella per cui Manafort era già stato condannato in sede federale per frode bancaria, e il giudice gli diede ragione.

Esistono però anche decisioni di segno opposto. Derek Chauvin, l'agente di polizia di Minneapolis coinvolto nella morte di George Floyd, si dichiarò colpevole in sede federale di averne violato i diritti civili e fu comunque condannato per omicidio da un tribunale statale. Nel 1998, inoltre, la più alta corte dello Stato di New York ritenne legittimo il doppio procedimento contro tre uomini che cinque anni prima avevano rapinato la Marine Midland Bank di Pearl River, stabilendo che i reati federali comprendessero elementi assenti nelle imputazioni statali.

Manhattan vuole celebrare comunque il processo


Davanti alla giustizia statale Mangione deve rispondere di omicidio di secondo grado e di diversi reati legati alle armi, mentre in sede federale ha ammesso solo di aver commesso stalking con esito letale. "Non c'è alcun dubbio che i procuratori statali e quelli federali abbiano contestato lo stesso identico omicidio", affermano i suoi legali. La procura di Manhattan sosterrà con ogni probabilità che le imputazioni statali siano sufficientemente diverse da quelle federali e che il processo possa quindi celebrarsi.

Secondo Mark Zauderer, avvocato newyorchese estraneo al caso, la tesi della difesa potrebbe però essere difficile da sostenere: "È chiaro che tanto le norme federali quanto quelle statali, pur essendo diverse, sono state concepite per punire lo stesso fatto: l'uccisione di una persona", ha affermato al Wall Street Journal. L'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan ha dichiarato comunque di essere pronto a discutere le mozioni della difesa, in attesa della sentenza federale.

Un portavoce ha ribadito che il procuratore Alvin Bragg "resta impegnato a ottenere giustizia per Thompson e la sua famiglia". La procura teme infatti che il 18 dicembre il giudice federale possa condannare Mangione a una pena inferiore all'ergastolo richiesto dall'accusa. Se nel frattempo il processo statale di New York venisse cancellato, diminuirebbero quindi le probabilità che Mangione trascorra il resto della vita in carcere.


Luigi Mangione pronto a dichiararsi colpevole nel processo federale contro di lui


Luigi Mangione dovrebbe dichiararsi colpevole domani davanti al tribunale federale di Manhattan, dove è accusato di stalking con esito letale per l’uccisione di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, avvenuta nel dicembre 2024. Lo ha anticipato il New York Times.

In sede federale Mangione non risponde direttamente di omicidio: il processo è fissato per il 5 gennaio 2027 e il capo d’accusa più grave prevede una pena massima dell’ergastolo. L’udienza, in programma domani alle 11 a New York, le 17 in Italia, è stata richiesta congiuntamente martedì dall’accusa e dalla difesa.

Non è ancora noto per quali capi d’imputazione Mangione, 28 anni, intenderebbe dichiararsi colpevole e l’accordo potrebbe saltare fino all’ultimo momento, anche in aula. Una prima trattativa era, in effetti, già naufragata a giugno. Finora l’imputato si è sempre dichiarato non colpevole di tutte le accuse contestategli, sia in sede federale sia in quella statale.

Interpellato ieri sulla possibilità di un accordo, Jamie McDonald, capo della procura federale di Manhattan, si è limitato a confermare la data dell’udienza: “Questo è tutto quello che possiamo dire al momento”.

L’uccisione di Thompson, avvenuta a Midtown Manhattan, una delle zone più frequentate degli Stati Uniti, e la successiva caccia all’uomo, durata cinque giorni, hanno catalizzato l’attenzione del Paese. Molti americani hanno reagito con orrore, mentre altri hanno espresso solidarietà nei confronti dell’uomo accusato di aver sparato, trasformato da alcuni nel simbolo della protesta contro il sistema delle assicurazioni sanitarie.

Il caso Mangione

Se Mangione si dichiara colpevole in sede federale, il processo per omicidio può saltare

Due procure hanno incriminato Luigi Mangione per lo stesso omicidio. La legge di New York vieta di processare due volte una persona per gli stessi fatti, ma la protezione scatta soltanto quando il primo procedimento si chiude. L’udienza federale arriva venticinque giorni prima dell’inizio del processo statale.

Grafica di FocusAmerica 13 agosto 2026

La finestra tra i due procedimenti
25
giorni
tra l’udienza federale e l’inizio del processo statale

Federale
Ven 14 agosto
Udienza a sorpresa a Manhattan

Statale
Mar 8 settembre
Inizia la selezione della giuria

Il procedimento che si chiude per primo decide se il secondo può ancora celebrarsi.

I numeri del caso. Udienza federale: venerdì 14 agosto 2026, ore 11 a New York. Processo statale per omicidio: 8 settembre 2026. Processo federale: 5 gennaio 2027.

Capi d’accusa federali: 2 rimasti su 4 (due capi di stalking con esito letale), pena massima l’ergastolo. Capi d’accusa statali: 9 rimasti su 11, il più grave l’omicidio di secondo grado, da 25 anni all’ergastolo.

La legge di New York vieta due procedimenti per gli stessi fatti, ma la protezione scatta solo quando il primo si chiude con una condanna o con la giuria già insediata.


La cronologia

Il doppio binario


Un solo omicidio, due incriminazioni parallele nel dicembre 2024. Da allora i due procedimenti hanno perso per strada i capi d’accusa più gravi e si sono contesi la precedenza.

FederaleDistretto Sud di New York
StataleProcura di Manhattan

La regola

Lo scambio


La Costituzione americana consente allo Stato e al governo federale di processare la stessa persona per gli stessi fatti: sono due sovranità distinte. La legge di New York offre una protezione più ampia e vieta il secondo procedimento, ma solo dopo che il primo si è chiuso con una condanna o con la giuria già insediata. Finora non era successo, e nel 2025 il giudice Carro aveva definito “prematura” l’eccezione della difesa.

Scenario AMangione si dichiara colpevole Scenario BL’accordo salta
FEDERALE STATALE art. 40.20 14 AGO 5 GEN 8 SET

Il precedente

Nel 2019 la stessa procura di Manhattan incriminò Paul Manafort per reati già giudicati in sede federale. Il giudice Maxwell Wiley archiviò il caso proprio in base alla legge di New York, e la corte d’appello confermò la decisione. L’avvocato che vinse quella causa era Todd Blanche, oggi ministro della Giustizia degli Stati Uniti.

I capi d’accusa

Che cosa resta in piedi


In venti mesi la difesa ha fatto cadere i capi d’accusa più gravi su entrambi i fronti: il terrorismo a New York, l’omicidio con arma da fuoco in sede federale. Con quest’ultimo è uscita di scena anche la pena di morte.

Le pene previste dal capo d’accusa più grave

Federale · Stalking con esito letalefino all’ergastolo

Statale · Omicidio di secondo gradoda 25 anni all’ergastolo

025 anniergastolo

Il capo statale fissa un minimo di legge di 25 anni. Quello federale arriva all’ergastolo ma non prevede un minimo: la pena la decide interamente il giudice.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su New York Times, ABC News, CNN e NBC News, e su atti dei procedimenti United States v. Mangione (Distretto Sud di New York) e People v. Mangione (Corte suprema dello Stato di New York, contea di New York). Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

Il nodo del doppio processo


Il processo statale per omicidio inizierà invece l’8 settembre, meno di un mese dopo l’udienza federale. Gli avvocati di Mangione potrebbero sfruttare un’eventuale dichiarazione di colpevolezza per chiedere l’archiviazione delle accuse statali, invocando il principio del double jeopardy, che vieta di processare due volte una persona per lo stesso reato.

La procura distrettuale di Manhattan, guidata da Alvin Bragg, intende però opporsi con decisione a qualsiasi tentativo del genere. Secondo gli esperti consultati dal New York Times, l’ufficio di Bragg potrebbe sostenere che le imputazioni statali riguardano un reato distinto, l’omicidio, rispetto allo stalking contestato a livello federale.

A gennaio la giudice federale Margaret Garnett ha respinto due capi d’accusa, incluso quello che avrebbe consentito di chiedere la pena capitale in caso di condanna. Alla fine di febbraio il Dipartimento di Giustizia ha rinunciato a impugnare la decisione.

Lo scorso anno anche Gregory Carro, giudice del processo statale, aveva annullato i due capi d’imputazione legati al terrorismo, ritenendo le prove “legalmente insufficienti”. Dei 9 capi statali rimasti, il più grave è l’omicidio di secondo grado, punibile con una pena compresa tra 25 anni di carcere e l’ergastolo.

Lo scontro tra la procura federale e Bragg


I due procedimenti paralleli hanno alimentato lo scontro tra il Dipartimento di Giustizia e l’ufficio di Bragg, che è l’unico procuratore ad aver ottenuto una condanna penale contro Donald Trump per la vicenda dei soldi in nero alla pornostar Stormy Daniels. Quando Mangione è stato incriminato a livello federale, nelle ultime settimane della presidenza di Joseph Biden, la procura si aspettava che il processo statale si celebrasse per primo.

Poco dopo l’insediamento di Trump, tuttavia, il Dipartimento di Giustizia ha cambiato orientamento e ha annunciato nel giro di poche settimane che avrebbe chiesto la pena di morte, una decisione che normalmente richiede molti mesi. Da allora le due procure si contendono la precedenza.

L’ufficio di Bragg ha sollevato formalmente la questione del doppio processo il mese scorso, dopo le prime indiscrezioni sull’accordo tra Mangione e i procuratori federali. In una lettera inviata il 2 luglio al giudice Carro, il pubblico ministero Joel Seidemann ha scritto che la procura distrettuale si sarebbe opposta a qualsiasi patteggiamento capace di “vanificare un esito giusto del procedimento statale”.

Bragg ha inoltre chiesto alla giudice Garnett di tenere conto di questo elemento nel decidere se accettare l’accordo. Qualsiasi dichiarazione di colpevolezza, ha aggiunto, dovrebbe considerare “la gravità dei reati dell’imputato, la perdita di una vita innocente e l’impatto di quei crimini sulla famiglia della vittima”.

Il collegio difensivo, guidato da Karen Friedman Agnifilo, contesta il doppio binario giudiziario fin dall’incriminazione di Mangione da parte delle autorità statali e federali, nel dicembre 2024.

In una memoria depositata presso il tribunale statale di Manhattan, i legali di Mangione hanno sostenuto che la sovrapposizione tra i due procedimenti sollevi problemi costituzionali di portata tale da non avere precedenti comparabili. Le due accuse, hanno scritto, si basano sugli stessi fatti e concedono di fatto alle procure due diverse possibilità di ottenere una condanna.


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Perché la destra americana è ancora ossessionata da Anthony Fauci


Il senatore Rand Paul lo insegue da sei anni e ora lo ha fatto accusare di oltraggio al Congresso. Due analisi spiegano perché l'America cerca ancora un colpevole per la pandemia

Anthony Fauci, per decenni il medico più rispettato degli Stati Uniti, nelle scorse settimane si è appellato più di cento volte al Quinto emendamento (la norma della Costituzione americana che protegge dal rischio di autoincriminarsi) durante un'udienza della commissione del Senato per la Sicurezza interna. La commissione, presieduta dal senatore repubblicano Rand Paul, ha poi approvato con i soli voti del suo partito l'accusa di oltraggio al Congresso nei confronti dello scienziato per il suo rifiuto di rispondere. Paul, secondo cui gli americani vogliono vedere "dietro le sbarre" l'85enne ormai in pensione, lo insegue da sei anni. Fauci, che ha scelto il silenzio su consiglio del suo avvocato, ha parlato di una "ossessione squilibrata" del senatore nei suoi confronti.

Nel 2020 Fauci era il volto della risposta americana alla pandemia. Finì sulla copertina di Time, fu interpretato da Brad Pitt al Saturday Night Live e per strada si vendevano candele votive e pupazzi con la sua faccia. Oggi è il bersaglio preferito del movimento MAGA, del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e del presidente Donald Trump, che rivendica di aver riaperto il paese durante la pandemia contro il suo parere. Due analisi, una di Peter Wehner sull'Atlantic e una di Matt Bai su Rolling Stone, spiegano perché l'America cerca ancora un colpevole per la pandemia.

Il caso costruito da Paul si regge su due accuse. La prima è che Fauci abbia finanziato la ricerca da cui è nato il virus, la seconda è che abbia mentito al Congresso per nasconderlo. Fauci ha guidato per 38 anni il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, l'istituto federale per le malattie infettive che distribuisce ogni anno miliardi di dollari in finanziamenti alla ricerca. Uno di questi andò a EcoHealth Alliance, un'organizzazione non profit di New York che in cinque anni girò circa 600.000 dollari a un laboratorio di Wuhan, in Cina, dove si studiavano i coronavirus dei pipistrelli. L'istituto assegna migliaia di finanziamenti l'anno, i funzionari approvano i subappalti e il direttore non li esamina personalmente. Soprattutto, i virus studiati con quei fondi sono così distanti geneticamente dal SARS-CoV-2 che non avrebbero potuto generarlo, come hanno ripetuto più volte virologi indipendenti.

Nessuno ha stabilito con certezza dove sia iniziata la pandemia e l'ostruzionismo della Cina rende improbabile che accada. Nessun investigatore esterno ha mai avuto accesso agli archivi dell'Istituto di virologia di Wuhan, ai suoi primi campioni o alle cartelle cliniche del personale. Le prove scientifiche disponibili favoriscono però un'origine naturale. I primi casi di Covid-19 si concentrarono attorno a un angolo del mercato di Huanan dove si macellavano animali selvatici e i campioni ambientali raccolti in quell'area contengono, nello stesso tampone, la sequenza del SARS-CoV-2 e il DNA di possibili ospiti intermedi come il cane procione.

La seconda accusa nasce da uno scambio del 2021, quando Fauci negò davanti a Paul che i National Institutes of Health, l'agenzia federale per la ricerca medica, avessero mai finanziato nel laboratorio di Wuhan ricerche di "guadagno di funzione". Questi studi puntano a capire in anticipo cosa permetterebbe a un virus di passare all'uomo, così da preparare vaccini e cure, ma l'espressione ha tre significati diversi ed è qui che si gioca tutta la disputa. In biologia indica qualsiasi ricerca che dia a un organismo una capacità nuova, come modificare un batterio perché digerisca il petrolio. Nel dibattito politico è arrivata a significare rendere ancora più letale un virus già pericoloso.

Le regole federali adottate nel 2017 (e riviste nel 2024) usano invece una definizione più ristretta, che copre solo il potenziamento di patogeni ritenuti altamente trasmissibili e altamente letali per l'uomo ed esclude i virus così come esistono in natura. Fauci rispondeva usando la definizione delle regole federali, l'unica che stabilisce cosa l'agenzia può finanziare. In base a quella, la ricerca di Wuhan era stata esaminata prima del finanziamento ed era risultata fuori dal perimetro, perché riguardava virus raccolti in natura da cui non ci si aspettava una malattia grave nell'uomo. I due, in sostanza, intendevano cose diverse con le stesse parole. Lo spergiuro richiede inoltre una dichiarazione consapevolmente falsa e cinque anni dopo non c'è alcuna prova che Fauci abbia detto qualcosa che riteneva falso.

La novità dell'ultima udienza è il diario che Fauci tenne durante la pandemia. Paul ne ha pubblicato più di 1.100 pagine, con annotazioni dal dicembre 2019 al dicembre 2022, il mese del suo ritiro, dopo che il dipartimento della Salute guidato da Kennedy aveva individuato i file su un server del governo. "Quello che ha scritto in privato e quello che ha detto al paese sono due storie diverse", ha scritto Paul su X. Due verifiche indipendenti, di FactCheck.org e di PolitiFact, mostrano però che nelle pagine citate dal senatore le note private di Fauci non differiscono in modo sostanziale dalle sue dichiarazioni pubbliche. Il diario restituisce semmai un uomo lusingato dalla celebrità, entusiasta per gli inviti alle feste di Hollywood e intento a contare le proprie apparizioni sulla stampa, mentre chiedeva al paese di rinunciare alla socialità.

Fauci ha passato cinque decenni ai National Institutes of Health e ha consigliato sette presidenti. Negli anni Ottanta prese sul serio l'epidemia di AIDS quando gran parte del governo federale la ignorava, ampliò l'accesso dei malati ai farmaci sperimentali e diventò amico dell'attivista Larry Kramer, che prima lo aveva definito un "assassino". Fu tra gli architetti di PEPFAR, il programma contro l'AIDS nei paesi poveri lanciato da George W. Bush nel 2003, a cui si attribuiscono più di 25 milioni di vite salvate, soprattutto nell'Africa subsahariana.

Negli anni Novanta convinse Bill Clinton a finanziare il centro federale di ricerca sui vaccini dove si studiava già la tecnologia a mRNA. Per questo i ricercatori completarono il progetto della proteina alla base del vaccino contro il Covid in 48 ore dalla pubblicazione del genoma del virus e il primo vaccino fu autorizzato in circa 11 mesi. Secondo una stima del centro di ricerca Commonwealth Fund, la campagna vaccinale ha salvato più di 3,2 milioni di vite negli Stati Uniti tra il dicembre 2020 e il novembre 2022. Nel 2014, durante l'emergenza Ebola, indossò le protezioni per entrare personalmente nella stanza di isolamento di un'infermiera contagiata a Dallas e otto giorni dopo la riaccompagnò fuori dall'ospedale abbracciandola in pubblico.

Per Wehner la rabbia contro uno degli scienziati più illustri della sua generazione nasce prima di tutto da un Partito Repubblicano diventato prigioniero del pensiero cospirativo, in cui molti dirigenti traggono energia dalla distruzione di istituzioni e persone: Fauci è un bersaglio perché durante la pandemia si rifiutò di assecondare le teorie del complotto e attaccò pubblicamente chi le diffondeva. C'è poi il lutto non elaborato. Già nel 2020 il commentatore David Brooks scrisse che le pandemie, a differenza di altre catastrofi, tendono a dividere le persone e che, una volta finite, si cerca di dimenticarle o si cercano colpevoli. I virus non si possono punire, le persone sì. A molti serve un cattivo, anche se in questo caso il cattivo è uno degli uomini che contribuirono a porre fine alla pandemia.

Bai aggiunge una spiegazione storica: ogni calamità americana ha avuto il suo colpevole, dall'assassinio di John Kennedy con Lee Oswald all'11 settembre con Osama bin Laden, mentre la pandemia è forse la prima tragedia a definire un'epoca senza un responsabile immediato. Per una destra cresciuta con mezzo secolo di retorica contro il governo federale, l'architetto di tanto dolore doveva per forza trovarsi a Washington. E in televisione c'era proprio Fauci, il principale esperto del governo, a difendere chiusure e distanziamento.

Bai riconosce ai critici alcune ragioni. La teoria della fuga del virus da un laboratorio fu scartata troppo in fretta da funzionari e giornalisti, con una reazione più emotiva che scientifica che ha alimentato anni di sfiducia. Le chiusure, giustificate all'inizio, durarono troppo: poliziotti e pompieri tornarono al lavoro mentre insegnanti e dipendenti pubblici sindacalizzati restavano a casa. Col tempo la mascherina stessa si trasformò in un segno di appartenenza politica. Altri attacchi però non reggono. Kennedy continua a sostenere che il vaccino sia stato un fallimento perché non ha fermato la trasmissione del virus, ma nelle fasi finali della pandemia a riempire i pronto soccorso e gli obitori erano le persone che avevano rifiutato di vaccinarsi.

Soprattutto, scrive Bai, la furia contro Fauci si fonda su un equivoco: l'idea che avesse il potere di chiudere le scuole, imporre i vaccini e congelare l'economia. Il compito di un funzionario della sanità pubblica davanti a una pandemia letale è indicare come ridurre al minimo il rischio di contagio, non decidere quante morti siano tollerabili. Pesare i costi economici e sociali di quelle raccomandazioni spettava ai presidenti.

Trump, alla Casa Bianca nella prima fase della pandemia, prima minimizzò la minaccia prevedendo al massimo 60.000 morti e poi si affidò in gran parte a Fauci, pur lamentandosi delle chiusure e rifiutando di indossare la mascherina. Alla fine del suo primo mandato i morti superavano i 400.000. Joe Biden distribuì rapidamente i vaccini, ma i suoi elettorati di riferimento, dagli insegnanti ai governatori democratici, si erano affezionati alle restrizioni e la spinta verso un ritorno alla normalità fu timida. Il governo federale non rientrò in ufficio per l'intero suo mandato.

Per Bai, Fauci non è né il burattinaio descritto da una parte della destra né il santo infallibile celebrato da una parte della sinistra. La pandemia chiedeva al sistema politico americano equilibrio, cioè la capacità di riconoscere interessi in conflitto e di calibrare una risposta che contenesse il virus senza paralizzare il paese. È esattamente ciò che il sistema non sa più offrire, perché ogni questione si trasforma in una guerra tra fazioni. Alla fine gli Stati Uniti hanno perso per il Covid circa il doppio degli americani morti nella guerra del Vietnam, mentre i risultati scolastici dei ragazzi peggioravano e le comunità si dividevano. "Non è il fallimento di Anthony Fauci", conclude. "È il nostro".


Trump è fermo al 2020: la pandemia, l'elezione persa e il 6 gennaio


In pochi giorni il presidente Donald Trump ha rivendicato di aver riaperto il paese durante la pandemia contro il parere dei suoi consiglieri e ha detto che Anthony Fauci era quello con le "idee folli". Ha ripetuto, come fa quasi ogni giorno, di aver vinto l'elezione del 2020 e che il voto fu truccato, una tesi senza fondamento in cui crede una larga parte della sua base. Venerdì ha definito "un viaggio innocente" l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, il giorno in cui morirono quattro persone.

Nel secondo mandato Trump è concentrato sulla vendetta per la sconfitta del 2020 e sulla ritorsione verso i suoi avversari politici, mentre molti americani vorrebbero sapere perché il paese è in guerra con l'Iran o come fare a permettersi la spesa oggi, nel 2026. I sondaggi sul suo gradimento sono scesi e i repubblicani sono preoccupati per le elezioni di metà mandato, ma niente di tutto questo sembra ridurre la sua insistenza su quello che è successo sei anni fa.

"Non credo che il suo ego gli permetta di accettare il fatto che qualcuno che considera debole come Joe Biden sia riuscito a batterlo", ha detto al New York Times Sarah Matthews, vice portavoce della prima amministrazione Trump che si dimise durante l'assalto al Congresso.

Matthews ha raccontato di aver visto di persona alcuni consiglieri dire a Trump che aveva perso e che non c'erano prove di frodi. "Ha smesso di ascoltare quelle persone e ha iniziato a circondarsi di gente compiacente e di complottisti", ha detto. Sei anni dopo, secondo lei, gli americani vivono ancora le conseguenze di quella scelta, nel senso che il presidente non si occupa delle cose di cui si preoccupa la maggior parte di loro.

La Casa Bianca collega l'attenzione del presidente per il 2020 alla spinta per approvare il SAVE America Act, una legge che obbligherebbe chi si iscrive alle liste elettorali a dimostrare di essere cittadino americano, vieterebbe i documenti senza fotografia ai seggi e limiterebbe fortemente il voto per posta. Negli Stati Uniti per votare bisogna iscriversi a un registro elettorale e l'iscrizione spetta al singolo cittadino, non avviene in automatico come in Italia.

I democratici sostengono che la legge renderebbe più difficile votare a chi ne ha diritto. Abigail Jackson, portavoce della Casa Bianca, ha detto che il presidente "non smetterà di lottare" finché non sarà approvata e che è in grado di occuparsi di più cose insieme.

I senatori repubblicani hanno diffuso la settimana scorsa le pagine dei diari di Fauci, recuperate da un server del governo e rese pubbliche dal ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. In quelle pagine l'immunologo raccontava l'attenzione che riceveva da celebrità come Julia Roberts e Barbra Streisand.

Fauci si è avvalso più di cento volte del Quinto Emendamento mercoledì scorso, durante un'audizione davanti alla commissione Sicurezza interna del Senato. Il Quinto Emendamento della Costituzione americana consente a chi è sotto interrogatorio di non rispondere per non rischiare di autoincriminarsi e per molti quel silenzio è stato un'ammissione implicita di colpa. Fauci ha 85 anni e ha lasciato il servizio pubblico nel 2022.

Anche Trump si avvalse del Quinto Emendamento centinaia di volte in un processo per frode nel 2022.

Nei diari Fauci descriveva il progressivo deterioramento del suo rapporto con Trump, con disaccordi sui trattamenti sperimentali contro il virus, sulle indicazioni per le mascherine, sulla disponibilità dei test e sulla chiusura delle scuole. La tensione risaliva al gennaio 2020, quando il presidente minimizzava la diffusione di un virus ancora sconosciuto. "Ho dovuto rispondere che stiamo prendendo la cosa molto sul serio e che gli americani non devono avere paura o preoccuparsi", scrisse Fauci a proposito di un'intervista televisiva di quei giorni. "Vediamo se questo mi mette contro il presidente".

Nella lista di nemici che Trump si attribuisce dall'ultimo anno del primo mandato c'è anche Joe Biden. Il mese scorso il presidente si è allontanato dal tema in eventi dedicati alla capacità nucleare del paese, alla manifattura e all'ambiente per insultare il suo successore. Sui social ha scritto di aver telefonato a Biden per avvertirlo che Fauci "non andava bene" e che "o non aveva la minima idea o era disonesto", aggiungendo che la telefonata era stata accolta bene ma non aveva portato a nulla. Due persone che conoscono direttamente le conversazioni tra i due dicono che quella telefonata non è mai avvenuta. Trump aveva invece premiato Fauci con un riconoscimento presidenziale per il lavoro che portò al vaccino contro il Covid.

Un ex alto funzionario che faceva parte della task force sul coronavirus della prima amministrazione ha raccontato che Trump e i suoi consiglieri erano spesso in disaccordo con Fauci nelle riunioni della Situation Room, la sala della Casa Bianca dove si gestiscono le emergenze. Nei momenti di tensione Fauci ripeteva che il suo compito era formulare raccomandazioni basate sulla scienza e che spettava ai funzionari della Casa Bianca soppesarle rispetto ai possibili danni economici.

I racconti del presidente tolgono ogni sfumatura alla gestione di un'epidemia che negli Stati Uniti ha ucciso più di un milione di persone. Nella sua versione dei fatti ci sono solo buoni e cattivi, chi sta con lui e chi gli è contro.

Quell'approccio binario era evidente già durante la pandemia e può essere costato a Trump l'elezione su cui continua a tornare, secondo Thomas B. Pepinsky, politologo alla Cornell University e coautore del libro "Pandemic Politics: The Deadly Toll of Partisanship in the Age of COVID". "La conclusione principale era che l'amministrazione Trump ha interpretato la pandemia come una minaccia politica", ha detto Pepinsky della sua ricerca. "È stato un errore tattico. Avrebbe potuto essere rieletto se avesse trattato la pandemia in modo diverso".

Le affermazioni false del presidente sul voto del 2020 hanno avuto un costo per la democrazia americana. Diversi sondaggi hanno registrato una sfiducia crescente verso le istituzioni di governo e verso la sicurezza del voto, ma con una divisione netta tra i due schieramenti sulle ragioni. Una rilevazione pubblicata a maggio ha trovato che la maggioranza dei repubblicani teme che votino persone che non ne hanno diritto, mentre la maggioranza dei democratici teme che a chi ne ha diritto venga impedito di farlo.

Gli americani affrontano ora un'epidemia di morbillo in crescita e i timori per la contaminazione degli alimenti. Alla domanda su un focolaio di ciclosporiasi, una malattia che provoca diarrea e la cui diffusione recente è stata collegata a lattuga iceberg contaminata, il presidente ha risposto: "Non ci ho pensato". Poi ha scherzato con il giornalista che aveva fatto la domanda: "Ha mangiato lattuga di recente?".

Chi conosce il modo di lavorare del presidente ritiene che continuerà a parlare del 2020, perché la lezione che sembra aver tratto da quel periodo è che i fatti non hanno mai fermato le sue opinioni e che questo lo ha premiato. "Se dice una cosa abbastanza volte, ha il megafono più grande del mondo", ha detto Matthews. "Naturalmente ci saranno milioni di americani che gli crederanno e lo prenderanno in parola, anche se non ha prove per sostenere quello che dice".


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La USS Abraham Lincoln non tocca porto da oltre 200 giorni, ma Trump nega i problemi a bordo


La portaerei è in missione da quasi nove mesi. Le famiglie denunciano carenze di beni essenziali, acqua contaminata e gravi disagi psicologici tra i marinai. I senatori democratici chiedono un’indagine, mentre la Marina respinge tutte le accuse.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per le condizioni a bordo della USS Abraham Lincoln, la portaerei di base a San Diego in missione da quasi 9 mesi in Medio Oriente. Ha inoltre respinto le richieste di un’indagine avanzate dal Congresso sui casi di disagio psicologico tra i membri dell’equipaggio, affermando che la nave non è rimasta in mare “neanche lontanamente abbastanza a lungo”.

Quando i giornalisti gli hanno fatto notare la crescente preoccupazione delle famiglie degli oltre 5.000 uomini e donne imbarcati, Trump ha risposto: “No, non sono preoccupate”. Il presidente ha poi annunciato che la Lincoln lascerà presto la regione e sarà sostituita da “un’altra nave molto simile”, senza precisare quale. Secondo il Wall Street Journal, si tratterebbe della USS George Washington.

La Lincoln non effettua uno scalo da oltre 200 giorni, benché normalmente le portaerei attracchino ogni 30-45 giorni, salvo rinvii imposti dalle esigenze operative. Salpata da San Diego il 21 novembre 2025 e inizialmente diretta nel Mar Cinese Meridionale, è stata successivamente dirottata in Medio Oriente. Da allora ha toccato terra una sola volta, durante una breve sosta a Guam nel dicembre scorso.

Marina americana · USS Abraham Lincoln

Ventiduemila chilometri, un solo attracco

La portaerei è salpata da San Diego il 21 novembre 2025 con oltre 5.000 persone a bordo. Doveva andare nel Mar Cinese Meridionale, è finita in Medio Oriente. Da nove mesi ha toccato terra una volta sola, a Guam.

Grafica di FocusAmerica 14 agosto 2026

1Il Pacifico10.200 km
San Diego Guam Oceano Pacifico

2Fino al Mar Arabico12.000 km
Guam Medio Oriente Oceano Indiano

San Diego Guam Medio Oriente Oceano Pacifico Oceano Indiano
Rotta seguita Destinazione iniziale Scalo a terra Area operativa

Dopo Guam la Lincoln ha aggirato l’Indonesia da sud senza più fermarsi. Tracciato indicativo: la Marina non diffonde le rotte operative.

PartenzaSan Diego, 21 nov 2025
Giorni in mare266
Scali a terra1 — Guam, dic 2025
Persone a bordooltre 5.000
Rientrodata non comunicata

«Neanche lontanamente abbastanza a lungo»

Donald Trump, sul tempo passato in mare dalla Lincoln, respingendo le richieste di indagine del Congresso

Le soste che non ci sono state

Sette scali attesi, uno soltanto effettuato


Le due bande coprono gli stessi 266 giorni. Sopra, il ritmo abituale: una portaerei attracca ogni 30-45 giorni. Sotto, quello che ha fatto davvero la Lincoln, che è partita da San Diego e non si è più fermata dopo Guam.

Scorri il dito sulla banda blu per leggere le date.

In 266 giorni una portaerei attracca di norma sette volte. La USS Abraham Lincoln lo ha fatto una volta sola, a Guam, nel dicembre 2025: oltre 200 giorni senza toccare terra.

Ritmo abituale7 scali attesi

USS Abraham Lincoln1 effettivo

Guam

Oltre 200 giorni senza toccare terra

Il confronto

I dispiegamenti più lunghi dai tempi del Vietnam


Negli ultimi anni la Marina ha allungato le missioni delle portaerei. Con la guerra in Iran, uomini e mezzi si sono concentrati in Medio Oriente.

USS Gerald R. Ford: 326 giorni (2025-26, record dal Vietnam). USS Abraham Lincoln: 295 giorni nel 2020. USS Abraham Lincoln: 266 giorni, missione in corso. USS George H.W. Bush: 136 giorni, missione in corso.

Record dal Vietnam: 326 giorni

Le due versioni

Chi è a bordo e chi comanda raccontano due navi diverse


Quattro punti su cui le famiglie dei marinai e i vertici militari danno risposte opposte.

Famiglie e stampa di settore Marina e Pentagono

84,4%

dei marinai che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il valore più alto tra tutte le portaerei americane. Il Central Command lo usa per smentire i racconti sulle condizioni a bordo.

L’ordine dei rifornimenti dopo l’attacco iraniano in Bahrein

Cibo
Prima priorità

Igiene
Seconda

Posta
Ultima

Colpito il principale centro logistico americano nella regione, i comandi hanno stabilito una priorità nei rifornimenti. La posta arriva per ultima.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Navy Times, Military Times, Stars and Stripes, Wall Street Journal, Central Command e dichiarazioni del Segretario ad interim della Marina Hung Cao. Confini da Natural Earth. I 266 giorni e i chilometri percorsi sono calcoli della redazione sulla rotta indicativa San Diego–Guam–Mar Arabico; la Marina non diffonde né le rotte operative né la data esatta dello scalo di Guam.

Le denunce delle famiglie e la replica della Marina


Secondo i familiari, a bordo scarseggiano beni di prima necessità, tra cui i prodotti per l’igiene personale, mentre l’acqua sarebbe contaminata. Diverse famiglie descrivono un equipaggio esausto, con il morale molto basso. A riferire per prime delle difficili condizioni sulla nave sono state le testate specializzate Navy Times, Military Times e Stars and Stripes. Almeno un marinaio è caduto in mare e la Marina ha aperto un’inchiesta sull’episodio. Secondo il Military Times, altri membri dell’equipaggio avrebbero tentato di gettarsi fuori bordo.

Il Segretario ad interim della Marina, Hung Cao, ha risposto con un post su X, escludendo che vi siano state vittime e sostenendo che sia stato curato soltanto “un numero ridotto di casi legati alla salute mentale”. I menu, ha aggiunto, “sono stati modificati quando non erano disponibili rifornimenti di prodotti freschi, senza saltare un solo pasto”.

Cao non ha invece voluto rispondere alle altre accuse riguardanti le forniture e le condizioni di vita a bordo, limitandosi ad assicurare che la portaerei “tornerà presto a casa nell’ambito di una rotazione pianificata”. “Non c’è dubbio che i nostri giovani uomini e donne siano stati spinti al limite, ma non si sono mai spezzati. Sono comprensibilmente stanchi, ma non hanno mai smesso di combattere”, ha scritto ancora Cao, accusando i giornali di voler “dipingere i nostri combattenti come vittime” e di distogliere così l’attenzione dall’Iran e dalla minaccia che rappresenta per gli Stati Uniti.

Anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che le condizioni sulla Lincoln siano state “completamente travisate”. “Alcuni dispiegamenti durano più di altri e nutro per quei marinai più rispetto e gratitudine di chiunque altro. Quello che fanno in quei mari e in condizioni tanto difficili, con meno scali, è incredibile”, ha dichiarato giovedì.

Diversi esponenti democratici non sembrano però essere soddisfatti di queste spiegazioni e chiedono ora di accertare per bene come si sia arrivati a questa situazione. I senatori Richard Blumenthal, del Connecticut, e Ruben Gallego, dell’Arizona, hanno sollecitato pubblicamente l’apertura di un’indagine. Gallego, che ha prestato in passato servizio nei Marines, ha inoltre chiesto alla Marina di consentire a una delegazione bipartisan del Congresso di salire a bordo.

Dispiegamenti sempre più lunghi


Il Central Command, responsabile delle operazioni militari statunitensi in Medio Oriente, ha smentito le ricostruzioni della stampa sottolineando che l’84,4% dei membri dell’equipaggio che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il dato più alto tra tutte le portaerei della flotta americana.

Un funzionario della Marina ha attribuito invece le carenze a bordo ll’attacco iraniano contro il principale centro logistico statunitense in Bahrein, che avrebbe costretto i comandi a stabilire un ordine di priorità nei rifornimenti: prima gli alimenti, poi i prodotti per l’igiene e infine la posta.

Il caso della Lincoln si inserisce, comunque, in una tendenza più ampia. Negli ultimi anni la Marina statunitense ha progressivamente prolungato i dispiegamenti delle portaerei e, con la guerra in Iran ancora in corso, uomini e mezzi sono stati concentrati in Medio Oriente, allungando ulteriormente la permanenza in mare.

La USS George H.W. Bush, salpata da Norfolk il 31 marzo, naviga da almeno quattro mesi. La USS Gerald R. Ford, partita nel 2025, ha operato nel Mediterraneo e nei Caraibi prima di dirigersi verso il Medio Oriente: al momento del rientro, avvenuto a maggio, era rimasta in missione per 326 giorni, stabilendo il record dai tempi della guerra del Vietnam. Il primato precedente apparteneva proprio alla Lincoln, con 295 giorni trascorsi in mare nel 2020.

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In Wisconsin Crowley non farà campagna insieme ai socialisti


Il candidato democratico a governatore del Wisconsin punta sul costo della vita e sull'estremismo del repubblicano Tom Tiffany per tenere insieme sinistra, indipendenti ed ex elettori repubblicani.

Il candidato democratico a governatore del Wisconsin, David Crowley, farà campagna elettorale sul costo della vita e sull'estremismo del suo avversario repubblicano, ma non salirà sul palco con alcuni dei principali sostenitori di Francesca Hong, la candidata di sinistra che ha battuto nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, il voto con cui gli elettori di un partito scelgono chi mandare alle elezioni vere e proprie. Lo ha detto giovedì a Politico in una delle prime interviste dopo la vittoria.

"Non saremo tutti d'accordo su tutto. Ma penso che siamo d'accordo sul fatto che l'obiettivo finale è assicurarci di non avere un estremista MAGA e il deputato Tom Tiffany seduto nell'ufficio del governatore", ha detto Crowley, usando l'acronimo dello slogan del presidente Donald Trump "Make America Great Again". Lo Stato del Wisconsin, ha aggiunto Crowley, "ha una grande opportunità" di mettere un freno all'agenda del presidente in una fase di crisi del costo della vita. Tiffany, che sarà il suo avversario a novembre, è attualmente un deputato repubblicano alla Camera.

Il Wisconsin è uno degli Stati più contesi del Paese e Trump lo ha vinto nel 2024 con poco meno di 30mila voti di scarto. I democratici considerano decisivo tenersi la carica di governatore, che negli Stati Uniti è il capo dell'esecutivo di uno stato, per fare da argine alla Casa Bianca. Sperano anche di conquistare il controllo pieno delle istituzioni statali, cioè la poltrona di governatore insieme alle due camere del parlamento locale, per la prima volta dal 2010.

Crowley attualmente amministra la contea di Milwaukee ed è stato scelto personalmente da Tony Evers, il governatore in carica. Nella sua intervista ha detto che vuole tenere dentro l'ala sinistra del partito ma anche rivolgersi agli indipendenti e a chi in passato ha votato repubblicano e ora "si sente rifiutato dall'attuale Partito Repubblicano".

Il candidato democratico ha aggiunto di avere già parlato con "alcuni repubblicani più interessati a sconfiggere Tom Tiffany". Nel 2018 Evers strappò la carica di governatore al repubblicano Scott Walker con una coalizione dello stesso tipo, che ha tenuto insieme le roccaforti democratiche, gli indipendenti e una parte degli elettori di area conservatrice.

I consulenti di Crowley ritengono che insistere sul costo della vita sotto l'Amministrazione Trump, mentre la guerra con l'Iran resta fortemente impopolare ed il gradimento del presidente scende sempre più in basso, sia il terreno migliore per parlare a una platea ampia di elettori, al di là dei confini del proprio partito.


David Crowley vince a sorpresa le primarie Dem per il governatore del Wisconsin


David Crowley ha vinto la primaria democratica per la carica di governatore del Wisconsin. Ha battuto per circa 3mila voti su quasi 790mila la socialista-democratica Francesca Hong, che i sondaggi davano avanti di una ventina di punti. L'Associated Press ha assegnato la vittoria alle 2:34 di notte (le 9:34 in Italia), al termine di uno spoglio in cui i due si sono scambiati più volte vantaggi di poche centinaia di voti. Crowley, 40 anni, a capo del governo della contea di Milwaukee, affronterà il 3 novembre il repubblicano Tom Tiffany, deputato sostenuto dal presidente Donald Trump, in uno degli stati più contesi del paese.

Con oltre il 95% delle schede scrutinate, Crowley ha ottenuto il 39,8% dei voti contro il 39,4% di Hong, mentre la terza classificata, la senatrice statale Kelda Roys, si è fermata al 7,5%. La legge del Wisconsin permette allo sconfitto di chiedere un riconteggio quando il distacco è inferiore a un punto percentuale (qui è di circa 0,4). Nella notte, con i risultati ancora incerti, Hong ha parlato ai sostenitori senza ammettere la sconfitta: "so che non abbiamo i risultati definitivi, ma so che siamo pronti a continuare a combattere".

Lo scrutinio è stato segnato da un errore a Milwaukee, dove le chiavette consegnate al centro di conteggio contenevano i registri di controllo invece dei risultati di almeno 28mila schede postali della città. La direttrice della commissione elettorale cittadina ha parlato di un "errore umano" che ha ritardato di ore il momento decisivo della serata. Quando i voti sono stati caricati, hanno premiato Crowley con circa 5 punti di vantaggio e hanno chiuso la corsa.

Hong arrivava al voto da favorita dopo essere stata davanti in tutti i sondaggi per mesi. L'ultima rilevazione della Marquette University la dava al 38% contro il 7% di Crowley e le medie stimavano un vantaggio intorno ai 20 punti. Lo scarto tra sondaggi e urne supera quello del Michigan, dove la settimana scorsa il progressista Abdul El-Sayed aveva vinto con un solo punto di margine una primaria per il Senato in cui era dato avanti in doppia cifra, un errore di circa 12 punti.

Per Crowley la vittoria completa una rimonta cominciata un mese fa. Si era ritirato dalla corsa l'8 luglio con consensi a una cifra e fondi in esaurimento, per poi rientrare dieci giorni dopo, quando la campagna della vicegovernatrice Sara Rodriguez era crollata per irregolarità nei conti. Il governatore uscente Tony Evers lo ha appoggiato con una mossa considerata rara e ha girato lo stato con lui nell'ultima settimana. La campagna di Crowley ha raccolto a fine luglio quasi il triplo dei fondi dell'intero anno precedente e ha beneficiato di oltre 3 milioni di dollari di spese di comitati esterni.

Su Hong hanno pesato le vecchie posizioni riemerse nel finale di campagna, dai post sul definanziamento della polizia a quelli per abolire il Senato degli Stati Uniti e cancellare la festa del Ringraziamento, tutti ritrattati nelle ultime settimane senza spegnere le polemiche. Una parte dei democratici temeva che la sua candidatura avrebbe consegnato ai repubblicani uno stato che nel 2024 ha registrato il margine presidenziale più stretto del paese. Evers aveva spiegato così il suo intervento contro di lei: Hong "ha passato l'intera campagna a occuparsi non dei problemi, ma di quello che c'è su Twitter".

Cresciuto nella zona nord di Milwaukee da genitori con problemi di dipendenze e salute mentale, sfrattato tre volte da bambino, Crowley amministra dal 2020 la contea più popolosa dello stato. È il primo afroamericano e il più giovane di sempre in quel ruolo e se vincesse a novembre sarebbe il primo governatore nero del Wisconsin. In campagna ha promesso di costruire più case, migliorare il sistema sanitario e portare il salario minimo statale dagli attuali 7,25 dollari l'ora a 20 dollari entro il 2030.

La corsa di novembre parte aperta, perché le ultime tre elezioni per il governatore del Wisconsin senza un uscente in campo hanno cambiato ogni volta il partito al potere. Tiffany, 68 anni, ha vinto facilmente la sua primaria e ha detto che la strategia non cambierà con Crowley: "non c'è un centesimo di differenza tra i candidati democratici". Evers lo ha festeggiato su X nella notte definendolo "il futuro del nostro partito" e scrivendo che "per ora balliamo la polka. Domani torniamo al lavoro per vincere".

Primarie democratiche · Wisconsin

Crowley batte Hong per 3.000 voti nella corsa a governatore del Wisconsin

L’Associated Press assegna a Crawley una vittoria per 3.211 voti, quattro decimi di punto, sulla deputata statale Francesca Hong, con circa il 2 per cento delle schede che restano ancora da scrutinare. A novembre sfiderà il repubblicano Tom Tiffany nella corsa per la successione a Tony Evers.

David Crowley 39,8%
Esecutivo della contea di Milwaukee · 313.321 voti

Francesca Hong 39,4%
Deputata statale di Madison · 310.110 voti

Kelda Roys 7,5%
Senatrice statale di Madison · 59.013 voti

Joel Brennan 4,7%
Ex segretario all’Amministrazione · 36.981 voti

Sara Rodriguez 4,1%
Vicegovernatrice · 32.505 voti

Mandela Barnes 4,1%
Ex vicegovernatore · 32.239 voti

787.678 voti conteggiati 98% scrutinato

Crowley in vantaggio Hong in vantaggio
MadisonMilwaukeeEau ClaireGreen Bay Margine in voti10.0002.500500

Crowley è avanti in 52 contee su 72, Hong in 20: sue Madison e le città universitarie, con lo scarto più ampio dello stato nella contea di Dane (+11.182 voti). Crowley ha vinto la sua, Milwaukee, per appena 2.392 voti.

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 9:52 italiane del 12 agosto 2026 con lo scrutinio al 98 per cento. Primarie democratiche dell’11 agosto 2026 per la carica di governatore del Wisconsin.

Martedì si votava anche in Minnesota, Connecticut e Vermont, oltre che in un'elezione speciale in South Carolina, con un bilancio misto per la sinistra democratica. In Minnesota la vicegovernatrice progressista Peggy Flanagan ha battuto di quasi 20 punti la deputata centrista Angie Craig nella primaria democratica per il Senato, nonostante circa 16 milioni di dollari di spese esterne a favore della rivale. "Per mesi vi ho detto che questa campagna era i molti contro i soldi", ha detto Flanagan ai sostenitori, "indovinate un po', i molti hanno appena vinto".

Flanagan, 46 anni e membro della nazione Ojibwe di White Earth, sarebbe la prima donna nativa americana eletta al Senato. Affronterà la repubblicana Michele Tafoya, ex giornalista sportiva televisiva, per il seggio della democratica uscente Tina Smith, in uno stato che non elegge un senatore repubblicano dal 2002. Sempre in Minnesota la senatrice Amy Klobuchar ha ottenuto quasi senza rivali la candidatura democratica per governatore, dopo la rinuncia di Tim Walz travolto a gennaio da uno scandalo sulle frodi nei programmi sociali dello stato. Tra i repubblicani la presidente della Camera statale Lisa Demuth ha sconfitto Mike Lindell, il fondatore dell'azienda di cuscini MyPillow sostenuto da Trump e tra i più noti negazionisti della sua sconfitta del 2020.

In South Carolina la senatrice Darline Graham, nominata a luglio per completare il mandato del fratello Lindsey Graham, morto un mese fa, non ha raggiunto la maggioranza necessaria a vincere subito la primaria repubblicana speciale per il Senato, nonostante il sostegno di Trump. Il 25 agosto andrà al ballottaggio contro Ralph Norman, deputato veterano e vicepresidente del Freedom Caucus, il gruppo dei parlamentari repubblicani più a destra.

In Connecticut il deputato John Larson, 78 anni e in carica da 28, ha perso la primaria democratica del primo distretto contro Luke Bronin, ex sindaco di Hartford di 47 anni. Bronin ha impostato la campagna sul ricambio generazionale, dopo vittorie simili di sfidanti più giovani a New York e Denver. Il governatore Ned Lamont ha invece ottenuto facilmente la candidatura a un terzo mandato. In Vermont l'economista Amanda Janoo ha vinto la primaria democratica per governatore e sfiderà il repubblicano Phil Scott, rieletto nel 2024 con più di 50 punti di margine.

In Wisconsin i democratici hanno scelto anche Rebecca Cooke per la rivincita nel terzo distretto contro il repubblicano Derrick Van Orden, che l'aveva battuta nel 2024 per meno di 3 punti. Il distretto è uno dei seggi che il partito considera decisivi per riconquistare la Camera. Nel settimo, lasciato libero da Tiffany, i repubblicani hanno candidato Michael Alfonso, 26 anni, genero del segretario ai Trasporti Sean Duffy e sostenuto da Trump. Se eletto sarebbe il membro più giovane del Congresso.


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Ieri, 14 agosto, Genova ha ricordato le 43 vittime del crollo del Ponte Morandi, avvenuto nel 2018.

È anche per questo che vogliamo parlare a Genova di futuro: di infrastrutture, sicurezza, responsabilità pubbliche e private, ma soprattutto del tipo di politica che vogliamo costruire.

Il 7 e l’8 novembre ci incontreremo a Genova per l’Assemblea Generale di Volt Italia, aperta anche a chi non è iscritto a Volt.

📍 La Claque, Vico di San Donato 9, Genova
🗓 Sabato 7 novembre, 10:00–17:30
🗓 Domenica 8 novembre, 10:00–14:00

Puoi acquistare qui il tuo biglietto, scontato fino a metà ottobre:
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Puoi anche donare un biglietto sospeso e permettere di partecipare a chi non può sostenerne il costo:
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Vuoi unirti a noi per cambiare la politica che così tante volte in Italia ci ha portato al disastro?

#PonteMorandi #Genova #Sicurezza #Infrastrutture #Politica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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In Maine il candidato democratico Troy Jackson è avanti nei sondaggi


Nel sondaggio di Fox News il democratico Troy Jackson è avanti 48 a 46. Il 55% degli elettori teme che la senatrice voti troppo spesso con il presidente, il 43% che lo sfidante sia troppo a sinistra.
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Il democratico Troy Jackson è avanti di due punti su Susan Collins nella corsa al Senato in Maine, 48% contro 46%, secondo un sondaggio di Fox News pubblicato mercoledì. Il vantaggio resta dentro il margine di errore della rilevazione, pari a tre punti, ma il quadro è cambiato rispetto a giugno, quando la senatrice repubblicana era avanti di tre punti sul precedente candidato democratico, Graham Platner. Da allora il consenso per Collins è sceso di quattro punti, mentre Jackson va un punto meglio di quanto andasse Platner.

Il 55% degli elettori del Maine è preoccupato dal fatto che il voto di Collins in Senato si allinei troppo spesso con le posizioni del presidente Donald Trump, mentre il 43% teme che Jackson sia troppo vicino ai Democratic Socialists of America, il movimento socialista-democratico americano. Tra gli elettori indipendenti la distanza tra le due preoccupazioni arriva a 14 punti a sfavore della senatrice.

Jackson, boscaiolo di quinta generazione originario di Allagash ed ex presidente del Senato del Maine, ha sostituito Platner a luglio, dopo che il primo candidato si era ritirato in seguito a un'accusa di violenza. Il cambio di candidato ha trasformato la corsa in un referendum su Collins: il 61% di chi sostiene Jackson dice che il proprio voto è soprattutto contro la senatrice, mentre a giugno, con Platner, era il 48%. Solo il 36% vota soprattutto per Jackson, contro il 50% che votava per Platner.

Il 71% di chi sostiene Collins dice invece di votare soprattutto per lei, contro il 53% di giugno, mentre il 27% vota soprattutto contro Jackson, quando con Platner era il 45%. Tra i sostenitori della senatrice ci sono anche più elettori con una scelta ormai definitiva, con uno scarto di otto punti. Un elettore di Jackson su cinque dice di poter ancora cambiare idea prima del voto.

Sondaggio · Maine

Il 55% teme che Collins voti troppo spesso con Trump, il 43% che Jackson sia troppo a sinistra

Agli elettori del Maine è stato chiesto quanto li preoccupino i due candidati al Senato. Le barre vanno dalla preoccupazione più forte, a sinistra, alla sua assenza, a destra. 6-10 agosto 2026 · 1.000 elettori registrati (±3%) · Fox News.

Susan CollinsVota troppo spesso con il presidente Trump
40% 15% 16% 27%

Troy JacksonÈ troppo vicino al movimento socialista-democratico
25% 18% 24% 29%

Estremamente preoccupato Molto Poco Per nulla preoccupato

Fonte Sondaggio Fox News realizzato da Beacon Research e Shaw & Company Research dal 6 al 10 agosto 2026 su 1.000 elettori registrati del Maine, con un margine di errore di tre punti percentuali. La riga tratteggiata segna il 50 per cento del campione: sommando i primi due livelli, la preoccupazione per i voti di Collins con il presidente lo supera, quella per la vicinanza di Jackson ai socialisti no. Il residuo fino a 100 sono gli elettori che non hanno espresso un giudizio.

Tra chi si dice certo al 100% di andare a votare il vantaggio di Jackson sale a quattro punti, 50% contro 46%. I democratici si dichiarano molto più interessati alle elezioni rispetto ai repubblicani (18 punti di scarto) e più motivati a votare (nove punti), anche se la quota di chi si dice sicuro di presentarsi alle urne a novembre è quasi identica nei due schieramenti, con appena tre punti di differenza.

Il vantaggio di Jackson si concentra tra gli elettori progressisti, le donne laureate e chi ha meno di 35 anni. È avanti anche tra gli uomini sotto i 45 anni e tra chi vive in una famiglia iscritta a un sindacato, mentre tra le donne è avanti di quattro punti e tra gli uomini i due candidati sono pari. Collins tiene tra i conservatori, i cristiani evangelici bianchi, gli uomini dai 45 anni in su e chi non ha una laurea, oltre che tra gli elettori delle zone rurali e tra i coniugati.

Rispetto ai numeri di Platner a giugno, Jackson tiene le stesse posizioni tra le donne, i laureati e gli elettori dei sobborghi, mentre guadagna 12 punti tra chi ha meno di 45 anni. Il vantaggio di dieci punti che Collins aveva tra gli uomini è invece scomparso.

Quasi tutti i repubblicani che si riconoscono nel movimento MAGA sostengono Collins, ma la quota scende a tre quarti tra i repubblicani che ne sono estranei, quasi uno su cinque dei quali vota per Jackson. Tra i simpatizzanti dei Democratic Socialists of America il sostegno a Jackson è quasi unanime, ma scende a due terzi tra i democratici e gli indipendenti che non si riconoscono in quel movimento.

"Sostituire Platner con Jackson ha permesso ad altri due fattori di emergere: l'opposizione al presidente Trump e il desiderio di cambiamento", ha detto Daron Shaw, il sondaggista repubblicano che realizza le rilevazioni di Fox News insieme al democratico Chris Anderson. "La corsa resta serrata e non darei mai Collins per spacciata, ma bisogna riconoscere un leggero vantaggio ai democratici".

Collins è in Senato dal 1997 e nel 2020 ha vinto il quinto mandato con quasi nove punti di margine. È l'unica senatrice repubblicana in corsa per la rielezione quest'anno in uno Stato che il presidente ha perso nel 2024, quando Kamala Harris vinse in Maine con sette punti di vantaggio. Il giudizio personale su Trump nello Stato è negativo di 20 punti, con il 39% di opinioni favorevoli e il 59% di contrarie. I democratici considerano il seggio del Maine indispensabile nel tentativo di riconquistare il Senato.

L'inflazione resta il primo problema per gli elettori dello Stato e un terzo dice che sarà il fattore più importante nella scelta del voto per il Senato. Seguono l'immigrazione e il controllo delle frontiere, la sanità e le divisioni politiche del paese. Quattro elettori su dieci dicono di restare indietro dal punto di vista economico e tra loro Jackson è avanti di 29 punti.

Il giudizio personale sulla senatrice è negativo di dieci punti, con il 44% di opinioni favorevoli e il 54% di contrarie, un peggioramento rispetto a giugno, quando il saldo era negativo di tre punti (47% contro 50%). Jackson ha un saldo positivo di un solo punto, con il 47% di favorevoli e il 46% di contrari. Entrambi i candidati sono giudicati meglio dei rispettivi partiti: chi ha un'opinione negativa di tutti e due preferisce Jackson di tre punti, mentre tra chi giudica male entrambi i partiti il democratico è avanti di 22 punti.

Il movimento MAGA e i Democratic Socialists of America hanno saldi di giudizio quasi identici, negativi rispettivamente di 19 e 21 punti. L'intensità è però diversa: il 50% degli elettori del Maine ha un'opinione fortemente sfavorevole del primo, contro il 38% del secondo.

Nella corsa per il governatore la democratica Hannah Pingree è avanti di 11 punti sul repubblicano Bobby Charles, mentre il terzo candidato in corsa, Rick Bennett, raccoglie il 9%. Quasi tre elettori su dieci dicono però di poter ancora cambiare idea. Il vantaggio di Pingree si spiega soprattutto con la fedeltà di partito: la sostiene il 92% dei democratici, mentre Charles raccoglie l'83% dei repubblicani e la quota più ampia di indipendenti sceglie lei.

Pingree ha un giudizio personale positivo di 15 punti (52% contro 37%), mentre Charles è negativo di sei punti (36% contro 42%) e il 23% degli elettori non lo conosce abbastanza per esprimersi. Bennett è ancora meno noto: il 52% non sa dare un giudizio su di lui.

Il sondaggio è stato condotto tra il 6 e il 10 agosto su un campione di 1.000 elettori registrati del Maine, contattati sia per telefono sia via messaggio, con un margine di errore di tre punti percentuali. La rilevazione è stata realizzata insieme da due istituti di parte opposta, Beacon Research per i democratici e Shaw & Company Research per i repubblicani.


I democratici del Maine scelgono Troy Jackson per sfidare Susan Collins


I democratici del Maine hanno scelto questa mattina Troy Jackson, ex presidente del Senato statale, come candidato contro la senatrice repubblicana Susan Collins. La convention straordinaria riunita a Bangor lo ha nominato con 566 voti su 571 delegati, dopo il ritiro di Graham Platner. L’unica altra candidata rimasta in corsa, la dirigente del settore biofarmaceutico Saundra Pelletier, ha ottenuto cinque voti.

Jackson aveva di fatto conquistato la nomination già il fine settimana precedente, quando i democratici dello Stato avevano approvato a larghissima maggioranza la lista di delegati da lui indicata. “Siamo sulla buona strada per ottenere il governo che ci meritiamo”, aveva dichiarato allora in un video rivolto ai sostenitori. Platner aveva abbandonato la corsa il 10 luglio, travolto da un’accusa di violenza sessuale che ha sempre respinto.

Convention democratica · Maine
I democratici del Maine scelgono Troy Jackson contro Susan Collins
Convention straordinaria di Bangor — voto dei 571 delegati
Focus America

CandidatoVoti%

Troy Jackson
Ex presidente del Senato statale

566
99,1%

Saundra Pelletier
Dirigente del settore biofarmaceutico

5
0,9%

571delegati
Voto concluso

Graham Platner si è ritirato dalla corsa prima del voto. Elaborazione di Focus America.

La scommessa progressista per conquistare il Senato


La scelta di Jackson rafforza l’ala sinistra del partito, che punta ancora una volta su un candidato progressista per sottrarre ai repubblicani uno dei seggi decisivi nella battaglia per la maggioranza al Senato. Collins è l’unica senatrice repubblicana chiamata a difendere il proprio seggio in uno Stato vinto da Kamala Harris nel 2024. Per conquistare il controllo del Senato a novembre, i democratici devono ottenere 4 seggi in più.

La campagna presenta Jackson come un taglialegna di quinta generazione e un “combattente di lungo corso per i diritti dei lavoratori”. A giugno si era classificato terzo alle primarie democratiche per la carica di governatore, sostenuto dal senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders. Il suo programma prevede il Medicare for All, la fine dei finanziamenti pubblici all’esercito israeliano, l’abolizione dell’Immigration and Customs Enforcement e una tutela federale del diritto all’aborto.

I repubblicani si preparano da settimane ad attaccare il candidato che avrebbe sostituito Platner, qualunque fosse stato il suo nome. Il giorno stesso della nomination, il Senate Leadership Fund, il comitato legato alla leadership repubblicana del Senato, ha annunciato un investimento da 42 milioni di dollari contro Jackson. Al candidato democratico restano ora 101 giorni per ridurre il vantaggio di Collins e provare a conquistare, nelle elezioni del 3 novembre, uno dei seggi da cui potrebbe dipendere il controllo del Senato.


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✨ HoneyMyte aggiorna CoolClient: la backdoor di Mustang Panda ora si nasconde con un rootkit kernel
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/honeym…

@informatica


HoneyMyte aggiorna CoolClient: la backdoor di Mustang Panda ora si nasconde con un rootkit kernel


Un driver kernel firmato, tre stadi di caricamento cifrati e un binario legittimo Sangfor usato come cavallo di Troia: è la nuova versione di CoolClient, la backdoor con cui il gruppo di cyberspionaggio cinese HoneyMyte (alias Mustang Panda) sta colpendo enti governativi in Myanmar, Mongolia, Pakistan e Russia. La novità che fa scattare l’allarme tra i ricercatori non è la campagna in sé — HoneyMyte è attivo da oltre un decennio — ma l’aggiunta di un rootkit a livello kernel che rende l’impianto praticamente invisibile agli strumenti di sicurezza tradizionali.

Chi è HoneyMyte e perché la sua evoluzione conta


HoneyMyte, meglio noto nella letteratura di settore come Mustang Panda (o anche Bronze President, Red Delta, Stately Taurus a seconda del vendor), è uno dei gruppi APT cinesi più prolifici degli ultimi anni. Il suo modus operandi classico prevede campagne di spear-phishing e compromissioni mirate contro ministeri, agenzie governative e ONG in Asia, con incursioni sempre più frequenti anche verso l’Europa dell’Est e la Russia — un dettaglio che conferma come la geografia dello spionaggio cinese non si limiti più al solo vicinato asiatico.

Il gruppo è storicamente associato a PlugX, uno dei RAT più longevi e riutilizzati nell’ecosistema APT cinese, spesso impiegato come primo impianto post-compromissione prima del rilascio di payload più specializzati. Secondo l’analisi tecnica pubblicata da Kaspersky Securelist, è esattamente questo lo schema osservato nella campagna più recente: PlugX apre la porta, CoolClient la blinda dall’interno.

La catena di infezione: da un binario Sangfor al rootkit kernel


La sofisticazione della catena di compromissione è il vero elemento di interesse tecnico. Dopo l’accesso iniziale tramite PlugX, gli operatori HoneyMyte rilasciano un eseguibile legittimo del vendor di sicurezza Sangfor (rinominato defender.exe), sfruttato come DLL sideloader per caricare libngs.dll, il primo stadio offuscato con XOR a 32 byte. Questo a sua volta decifra e carica loadcert.ini, un secondo stadio che gestisce i comandi e orchestra l’installazione del driver.

Il payload viene quindi iniettato nel processo synchost.exe, mentre il componente più critico dell’intera catena — il driver kernel msagent.sys — viene installato come servizio Windows (media_updaten) con persistenza garantita anche tramite chiave di registro AutoRun. Il driver risulta firmato con un certificato digitale intestato a Nanjing Ranyi Technology Co., Ltd., valido nel biennio 2013-2014: una firma probabilmente rubata o riutilizzata, prassi comune tra gli attori APT cinesi per garantire ai propri driver il caricamento senza generare allarmi da parte di Driver Signature Enforcement.

Cosa fa davvero il rootkit


Una volta caricato, msagent.sys mette a disposizione dell’impianto un set di 33 handler IOCTL, di cui solo 3 effettivamente utilizzati dalla versione corrente di CoolClient — segno che il driver è pensato come piattaforma riutilizzabile per operazioni future, non come strumento usa e getta. Le capacità osservate includono:

  • Occultamento del processo CoolClient tramite scollegamento dalla PsLoadedModuleList
  • Protezione di file e directory attraverso un minifilter con altitudine assegnata dinamicamente per evitare conflitti con altri driver installati
  • Protezione delle chiavi di registro associate all’impianto (es. Wid_H1deF5Dirs)
  • Filtraggio del traffico di rete via Nsiproxy per nascondere le connessioni verso l’infrastruttura C2
  • Hook sugli oggetti processo e thread tramite ObRegisterCallbacks, per bloccare l’accesso di EDR e antivirus al processo protetto

Il payload finale, cert.ini, gestisce le comunicazioni verso un’infrastruttura C2 piuttosto ampia e diversificata, che mescola domini dynamic DNS, servizi di hosting gratuito e domini camuffati da marchi legittimi come Lenovo — una tecnica di mimetizzazione tipica per superare i controlli basati su reputazione.

Perché conta per i difensori


L’uso di un rootkit kernel-mode alza sensibilmente l’asticella per il rilevamento: molti EDR faticano a ispezionare in profondità il comportamento dei driver firmati, specialmente quando l’altitudine del minifilter viene assegnata dinamicamente proprio per evitare collisioni rilevabili. Per i team di detection engineering, la superficie di hunting più promettente resta quella comportamentale: caricamento anomalo di driver con certificati datati o revocati, servizi Windows con nomi generici tipo “media_updaten”, processi synchost.exe con parent process inatteso, e DLL sideloading su binari di sicurezza legittimi come quelli Sangfor — tecnica, quest’ultima, sempre più gettonata proprio perché i prodotti di sicurezza godono di whitelist implicite.

La geografia delle vittime — Myanmar, Mongolia, Pakistan e Russia — conferma inoltre come HoneyMyte mantenga un interesse costante verso i vicini asiatici della Cina e, sempre più spesso, verso obiettivi russi: un segnale che nemmeno le relazioni diplomatiche tra Pechino e Mosca mettono al riparo Mosca dall’intelligence gathering cinese.

Indicatori di compromissione

# Hash
msagent.sys (driver kernel): 2d7c8780e97409770a9d4f31c66c9d63 / 9460E150E1981D5C165043520C5C12FE
libngs.dll (loader stage 1): 9717F005C5FB98E08D2AD983D88F94EE / F518D8E5FE70D9090F6280C68A95998F
ctxmui.dll: EB79558B037669792652A816E2C669DE

# Domini C2
cloudtroe.giize[.]com
employers.theworkpc[.]com
freeread.casacam[.]net
us.lenovoappstore[.]com
sundanish.freeddns[.]org
torinarlabs.webredirect[.]org
news.dursamjbataar[.]org
video.dursamjbataar[.]org
black-popular[.]com
whatismybestthing[.]com

# Percorsi di installazione
C:\Program Files\Microsoft\Windows Defender\
C:\Program Files\Windows Media Player\mediares\
C:\ProgramData\symantecdir\

# TTP MITRE ATT&CK
T1574.002 - DLL Side-Loading (binario Sangfor)
T1547.001 - Persistenza via registro AutoRun
T1134.003 - Process injection (synchost.exe)
T1548.004 - UAC bypass (RPC + PPID spoofing)
T1547.011 - Servizio Windows dannoso (media_updaten)
T1112 - Manipolazione chiavi di registro
T1562.008 - Disabilitazione esclusioni Windows Defender via WMIC
T1014 - Rootkit kernel-mode
T1047 - Windows Management Instrumentation

Fonte tecnica principale: Kaspersky Securelist.

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Anthropic ha sviluppato un modello più avanzato di Mythos, ma non vuole renderlo pubblico


Nel nuovo rapporto sui rischi, l’azienda alza anche da “molto basso” a “basso” il pericolo di disallineamento e riconosce che alcune valutazioni interne non riescono più a misurare adeguatamente i progressi dei modelli.

Anthropic ha addestrato un modello leggermente più avanzato di Mythos 5, il suo attuale sistema di punta, ma non prevede, al momento, di renderlo disponibile al pubblico. L’azienda lo chiama “Model 2” e ne parla nel rapporto sui rischi pubblicato venerdì 14 luglio, nel quale precisa anche di non avere però alcuna intenzione di rallentare lo sviluppo delle proprie tecnologie interne.

Nel documento Model 2 viene descritto come aver dimostrato un “miglioramento evidente nei compiti interni” rispetto agli altri modelli. Anthropic utilizza “in modo intensivo” sia Mythos 5 sia il nuovo modello per la programmazione, il lavoro agentico — cioè le attività che un sistema è in grado di svolgere autonomamente — e la generazione di dati. Il progresso, tuttavia, non sarebbe paragonabile al salto compiuto all’inizio dell’anno con il passaggio da Opus 4.6 a Mythos.

“Al momento non abbiamo piani per rilasciare questo modello all’esterno”, scrive la società. Ad Axios, Anthropic ha spiegato che addestrare e valutare versioni sperimentali destinate a rimanere interne rientra nel suo normale processo di ricerca e sviluppo.

Aumentano i timori sul disallineamento


Allo stesso tempo Anthropic ha innalzato da “molto basso” a “basso” il rischio di disallineamento negli scenari in cui la posta in gioco è particolarmente elevata. Con il termine inglese misalignment si indica la possibilità che il comportamento di un modello si discosti dagli obiettivi stabiliti da chi lo ha addestrato. La revisione è legata ad alcuni comportamenti emersi durante le esercitazioni di cybersicurezza.

L’azienda precisa che gli elementi raccolti potrebbero ancora giustificare una classificazione “molto bassa”, ma di avere scelto una stima più prudente a causa delle incertezze residue. Il rapporto rileva inoltre i primi segnali di un’accelerazione nella capacità dei modelli di svolgere autonomamente attività di ricerca e sviluppo.

Il rischio complessivo resta giudicato “basso”, perché i sistemi non hanno ancora superato la soglia che imporrebbe l’introduzione di misure di sicurezza aggiuntive. Anthropic si dice però “meno fiduciosa in questa valutazione” rispetto al passato. A pesare sono sia i progressi osservati sia la “saturazione” dei test più concreti, basati su compiti specifici, che non riescono più a cogliere pienamente l’aumento delle capacità dei modelli.

Le falle nei sistemi di sicurezza


Per quanto riguarda le armi chimiche e biologiche, Anthropic dichiara di operare ormai come se i propri modelli avessero già superato la soglia oltre la quale potrebbero fornire un aiuto significativo a chi intende produrle o impiegarle. Il documento segnala anche alcune falle nei controlli interni: in un caso, i modelli sono stati utilizzati senza le salvaguardie previste per il rischio biologico; in un altro, un errore nei dati di addestramento ha indotto Mythos 5 ad apprendere direttamente alcuni comportamenti indesiderati, anziché imparare a riconoscerli e segnalarli.

Secondo l’azienda statunitense, i propri modelli continuano comunque a superare il test sul rapporto tra costi e benefici sociali che Anthropic applica ai suoi sistemi. La società ammette però che il risultato potrebbe cambiare in futuro con l’aumento delle loro capacità. Anche la rivale OpenAI, intanto, sta rallentando il lancio di Astra, il suo prossimo modello di punta rivale diretto di Mythos 5, perché non è in grado ancora escludere che possieda capacità critiche in ambito di cybersecurity.

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Trump punta sul calo della criminalità per le elezioni


Il presidente ha presentato a Long Island i dati dell'FBI sul calo della criminalità violenta e ha accusato i democratici, mentre i sondaggi restano negativi su economia e guerra in Iran.

Il presidente Donald Trump è tornato in campagna elettorale venerdì scegliendo la criminalità come tema, mentre le prospettive dei Repubblicani per le elezioni di metà mandato di novembre continuano a peggiorare per la sua gestione dell'economia e della guerra in Iran.

Trump ha parlato all'accademia di polizia della contea di Nassau, a Long Island, nello Stato di New York, in un evento costruito attorno alle nuove statistiche dell'FBI, la polizia federale americana, che indicano un calo della criminalità in tutto il paese. Il presidente ha accusato i democratici di voler indebolire le forze dell'ordine e ha descritto i repubblicani come i difensori della legge e dell'ordine. "Abbiamo messo fine alla guerra contro la polizia e abbiamo dichiarato una guerra molto dura alla criminalità", ha detto.

La scelta del tema è un tentativo di spostare l'attenzione dalle critiche continue al suo modo di governare. La guerra in Iran resta in una situazione di stallo, gli ultimi dati hanno mostrato un'inflazione rimasta sopra il 3% e alla Casa Bianca si è aperta una nuova crisi dopo che i familiari del personale imbarcato sulla portaerei USS Abraham Lincoln hanno denunciato condizioni disumane a bordo.

I sondaggi registrano elettori scontenti della gestione dell'economia e della guerra in Iran, i due temi che dominano la campagna per il voto di novembre. La criminalità è invece un terreno su cui gli elettori considerano storicamente forti i repubblicani. I critici del presidente dicono che ha esagerato la portata del problema e ha alimentato la paura della violenza e dell'immigrazione.

Sul palco con il presidente sono saliti anche Todd Blanche e Kash Patel. Blanche è il procuratore generale, la carica che negli Stati Uniti guida il dipartimento della Giustizia con un ruolo simile a quello di un ministro, mentre Patel dirige l'FBI. I due hanno presentato il rapporto dell'FBI sulla criminalità nel 2025, che registra la riduzione più ampia della criminalità violenta da un anno all'altro.

Con il presidente c'era anche Bruce Blakeman, candidato repubblicano a governatore dello Stato di New York e county executive della contea di Nassau, cioè il capo dell'amministrazione locale. Blakeman è in una corsa in salita per strappare la carica a Kathy Hochul, la governatrice democratica in carica.

Le analisi delle statistiche sulla criminalità violenta del Council on Criminal Justice, un centro di ricerca indipendente, hanno trovato tendenze simili. Lo stesso vale per le rilevazioni della Major Cities Chiefs Association, che riunisce i capi della polizia delle grandi città americane. Entrambe fanno però notare che il calo è cominciato durante l'amministrazione di Joe Biden.

Il presidente ha attaccato più volte i democratici per i livelli di criminalità nelle città amministrate dal loro partito e all'inizio del mandato ha mobilitato militari e agenti federali nelle grandi città, sia per una stretta sulla criminalità sia per rafforzare i controlli sull'immigrazione, contro la volontà delle autorità locali e statali. Trump ha poi ritirato le truppe dopo aver perso una serie di cause in tribunale.

A Washington la Guardia Nazionale, la forza militare di riserva che il presidente e i governatori possono mobilitare, continua a pattugliare le strade. Trump ha detto che la sua presenza ha reso la capitale più sicura, anche se il dispiegamento è diventato un motivo di tensione con i residenti.

I Repubblicani affrontano condizioni difficili nel tentativo di mantenere il controllo del Congresso a novembre, in un voto che viene considerato soprattutto un giudizio sull'economia. I sondaggi danno al presidente valutazioni negative sulla gestione economica mentre le famiglie fanno i conti con un costo della vita aggravato dai dazi e dalla guerra contro l'Iran, che ha fatto salire i prezzi del petrolio e della benzina.


Trump afferma che intende dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti


“Dopo che avremo finito di battere l’Iran, che sta già subendo una pesantissima sconfitta, molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti”. Queste sono le parole dette questa sera da Donald Trump sul palco a Garden City, a Long Island, davanti agli agenti di un’accademia di polizia, durante un intervento dedicato ai risultati della sua Amministrazione nella lotta alla criminalità.

Trump: After we finish defeating Iran, I will be declaring the Hormuz Strait a territory of the United States. pic.twitter.com/8cu9gem82b
— Acyn (@Acyn) August 14, 2026


Nel suo intervento il presidente non ha però spiegato su quale base giuridica o con quali strumenti Washington potrebbe rivendicare la sovranità su una delle principali rotte marittime mondiali. Lo Stretto di Hormuz, infatti, collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Le sue acque territoriali appartengono all’Iran, sulla sponda settentrionale, e all’Oman, su quella meridionale.

Prima della guerra attraverso il passaggio transitava circa il 20% del petrolio mondiale e una quota significativa delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto. Il traffico si è ormai ridotto a una frazione dei livelli precedenti al conflitto: lunedì, ad esempio, sono transitate appena 8 navi, contro più di 130 al giorno nei mesi precedenti.

Il blocco dello Stretto e la pressione sui mercati energetici


La guerra tra Stati Uniti e Iran ha, insomma, quasi del tutto paralizzato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, con conseguenze immediate sui mercati energetici mondiali. Così nei giorni scorsi il greggio si è avvicinato di nuovo a quota 90 dollari al barile, mentre Washington e Teheran restano ancora lontane da un’intesa definitiva che consenta di riaprire stabilmente lo Stretto.

Dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, Trump sostiene che il controllo effettivo dello stretto sia ormai finito nelle mani di Washington. Il presidente ha ordinato per due volte un blocco navale nell’area e ha ripetutamente rivendicato la capacità degli Stati Uniti di decidere quali navi e quali esportazioni petrolifere possano attraversare la regione. Il 10 agosto aveva inoltre chiesto a Teheran di pagare risarcimenti per le vittime degli attacchi attribuiti alla Repubblica islamica e della repressione delle proteste interne.

Lo scontro con Teheran sul “controllo totale”


Una settimana prima, il 3 agosto, Trump aveva accusato l’Iran, con un post pubblicato su Truth Social, di essere “incredibilmente doppiogiochista” per aver negato l’esistenza di colloqui volti a porre fine alla guerra. Aveva liquidato come “le solite chiacchiere” le rivendicazioni iraniane sul controllo di Hormuz e sostenuto che “nulla arriva all’Iran se non lo vogliamo noi e nulla arriverà finché non ci sarà un accordo o una resa totale”.

“Che l’Iran voglia ammetterlo o no, stiamo parlando della soluzione di un problema che loro hanno causato, per decenni”, aveva aggiunto. Mercoledì però la Persian Gulf Strait Authority, ovvero il nuovo organismo istituito dall’Iran a maggio per gestire il traffico nello stretto, ha risposto su X alle dichiarazioni americane secondo cui Hormuz non sarebbe più bloccato.

Claims and repeated posts by U.S. officials that the Strait of Hormuz is no longer blocked do not change the reality: the Strait of Hormuz remains blocked and will not be reopened until Iran’s conditions are accepted.
— PGSA | نهاد مدیریت آبراه خلیج فارس (@PGSA_IRAN) August 12, 2026


Le affermazioni dei funzionari statunitensi, aveva scritto l’ente, “non cambiano la realtà: lo Stretto di Hormuz resta bloccato e non sarà riaperto finché le condizioni dell’Iran non saranno accettate”. Il messaggio era una replica diretta proprio a Trump, che nei giorni precedenti aveva rivendicato ancora una volta il “controllo totale” del passaggio da parte statunitense.


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Peltola prende le distanze da Kamala Harris: "Non abbiamo mai chiesto il suo sostegno"


Mary Peltola dice di non aver approvato l'appello per la raccolta fondi firmato dall'ex vicepresidente, che nel 2024 ha perso lo Stato di 14 punti. Lo staff di Peltola teme che l'iniziativa possa danneggiare la sua immagine di centrista indipendente.

La campagna di Mary Peltola, ex deputata democratica ora candidata al Senato in Alaska, ha preso le distanze dall'appello per la raccolta fondi firmato da Kamala Harris, precisando di non averlo autorizzato e di non aver mai chiesto il sostegno dell'ex vicepresidente. "Mary non cerca l'appoggio di nessuno dei 48 Stati contigui: la sua attenzione è e sarà sempre rivolta all'Alaska", ha dichiarato lo staff in una nota, ricordando invece gli endorsement ricevuti da diversi sindacati locali. La campagna ha inoltre affermato di non essere stata informata dell'iniziativa prima dell'invio dell'email.

Il messaggio è stato spedito mercoledì dal Fight for the People PAC, il comitato di azione politica di Harris. L'ex vicepresidente invitava i sostenitori a "stare al fianco di Mary" e definiva quella dell'Alaska una corsa "che i democratici devono assolutamente vincere" per riconquistare il Senato. "Se c'è qualcuno che può ribaltare l'Alaska e assicurare ai democratici la maggioranza al Senato, è proprio Mary", si legge nel testo. Il collegamento rimandava alla pagina di un comitato democratico, dove ai donatori veniva proposto di dividere il contributo tra la campagna di Peltola e il PAC di Harris.

Non era la prima volta che il comitato dell'ex vicepresidente sfruttava la candidatura di Peltola per raccogliere fondi. Un messaggio analogo era stato inviato il 12 gennaio, giorno dell'annuncio della sua discesa in campo: "Questa è la corsa che potrebbe decidere il controllo del Senato". A rendere più delicata l'ultima iniziativa è soprattutto il momento scelto, a pochi giorni dalle primarie dell'Alaska, in programma martedì 18 agosto.

L'offensiva dei repubblicani


Harris ha perso l'Alaska di 14 punti alle presidenziali del 2024 e, per conquistare il seggio, Peltola dovrà ottenere risultati molto migliori di lei. L'ex deputata, che può contare su una consistente disponibilità finanziaria, si presenta come una centrista dallo spirito indipendente e sfida il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan. I pochi sondaggi disponibili descrivono una competizione aperta.

Il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione elettorale dei senatori repubblicani, ha subito cercato di sfruttare l'email per legare Peltola a Harris. "Mary Peltola ha lavorato fianco a fianco con Kamala Harris per mettere l'Alaska all'ultimo posto, quindi non sorprende che Harris la sostenga", ha dichiarato il portavoce Nick Puglia. Il mandato di Peltola alla Camera, durato poco più di due anni, ha coinciso con l'Amministrazione di Joe Biden. Anche Nate Adams, portavoce della campagna di Sullivan, ha attaccato l'avversaria: "Per quanto Mary Peltola cerchi di nascondersi da questo endorsement, gli abitanti dell'Alaska vedono benissimo da che parte stanno lei e Kamala Harris".

Nello Stato si vota attraverso una primaria unica, aperta a tutti i candidati indipendentemente dal partito di appartenenza: i primi quattro classificati accedono alle elezioni generali di novembre. La qualificazione di Peltola appare pressoché certa, ma il voto offre ai candidati un'importante occasione per rivolgersi a un elettorato particolarmente attento alla campagna. Doversi difendere dai tentativi repubblicani di associarla a Harris non era il messaggio con cui l'ex deputata avrebbe voluto occupare la scena.

L'appello del PAC è arrivato mentre Harris sta valutando una nuova candidatura alla Casa Bianca. In primavera l'ex vicepresidente ha detto al reverendo Al Sharpton che "potrebbe" correre di nuovo per la presidenza e negli ultimi mesi ha moltiplicato le apparizioni pubbliche in tutto il Paese. Peltola, che nel 2024 non l'aveva sostenuta, ha scelto per questa campagna uno slogan lontano dalla politica nazionale: "Pesce, famiglia e libertà".

Una corsa decisiva e piena di incognite


Rebecca Himschoot, deputata indipendente dell'Assemblea statale dell'Alaska, ha detto al New York Times che l'email difficilmente aiuterà Peltola, pur rappresentando soltanto una piccola parte della valanga di messaggi provenienti dall'esterno che sta investendo la campagna. "Provo pena per gli elettori dell'Alaska in questo ciclo: tutto il materiale che ci arriva è tremendamente manipolatorio", ha osservato, definendo l'iniziativa del comitato di Harris "davvero stupida". "Sta cercando di approfittare dello slancio di Mary Peltola, senza nemmeno essere candidata a qualcosa, almeno per quanto ne sappiamo. E qui non era andata bene neppure la prima volta", ha aggiunto.

L'Alaska non elegge un esponente democratico al Senato da quasi vent'anni, ma conserva una forte tradizione indipendente e negli ultimi cicli elettorali ha mostrato alcuni segnali di avvicinamento ai democratici. La maggioranza degli elettori dello Stato non è iscritta ad alcun partito. Nel 2022 Lisa Murkowski, repubblicana centrista, è stata rieletta al Senato battendo un'avversaria sostenuta dal presidente Donald Trump.

A preoccupare i repubblicani è anche la presenza sulla scheda di un secondo Dan Sullivan: un ex maestro elementare senza esperienza politica che porta lo stesso nome del senatore uscente. Il timore è che possa confondere una parte degli elettori, sottrarre voti al repubblicano e avvantaggiare Peltola. Il partito accusa la campagna democratica di averne favorito la candidatura per trarre in inganno gli elettori, ma lo staff dell'ex deputata nega qualsiasi coordinamento. Il secondo Sullivan, intanto, ha vinto la battaglia legale per rimanere sulla scheda dopo che gli uffici elettorali avevano tentato invano di escluderlo.


Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.


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Unpatched GeoServer Zero-Day Under Active Attack as Researchers Warn of RCE Risk
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‘Bring Your Own EDR’ Trick Turns SentinelOne Into a Bodyguard for Malware
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Citrix NetScaler Root-Level RCE Flaw Goes Public With Working Exploit Code
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Five New TP-Link Flaws Let Attackers Hijack ISP-Managed Routers and Mesh Systems
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DNS su Linux: la guida completa a resolv.conf, systemd-resolved e troubleshooting con dig e getent
#tech
spcnet.it/dns-su-linux-la-guid…
@informatica


DNS su Linux: la guida completa a resolv.conf, systemd-resolved e troubleshooting con dig e getent


Perché la risoluzione DNS su Linux è più complicata di quanto sembri


Chiunque amministri server Linux prima o poi si scontra con il fastidioso “Temporary failure in name resolution” o con un DNS che risolve alcuni domini e non altri. La causa quasi sempre non è il DNS in sé, ma la catena di componenti che sta tra un comando come curl e la vera query verso un nameserver: /etc/nsswitch.conf, /etc/resolv.conf, e — sulle distribuzioni moderne — systemd-resolved o NetworkManager che gestiscono tutto al posto nostro, spesso silenziosamente.

In questo articolo ricostruiamo l’intera catena di risoluzione dei nomi su Linux, i comandi giusti per ispezionarla e un metodo pratico per isolare il problema in pochi minuti, invece di procedere per tentativi.

L’ordine di risoluzione: nsswitch.conf


Il primo file da guardare non è resolv.conf, ma /etc/nsswitch.conf. La riga che interessa è quella che inizia con hosts:, tipicamente:

hosts: files dns myhostname

Questo significa che il sistema consulta prima /etc/hosts (voce files), poi il DNS, e infine risolve il proprio hostname locale. Se un dominio dovrebbe risolvere correttamente ma non lo fa, e in /etc/hosts c’è una voce residua o sbagliata, il DNS non c’entra affatto: la query non arriva nemmeno a un resolver.

Chi gestisce davvero /etc/resolv.conf


Sulle distribuzioni Linux di qualche anno fa, /etc/resolv.conf era un file statico che si editava a mano. Da Ubuntu 18.04 in poi, e su gran parte delle distribuzioni moderne (Fedora, molte immagini cloud di Debian/RHEL), quel file è generato dinamicamente — modificarlo a mano spesso non produce alcun effetto persistente, perché viene sovrascritto al prossimo evento di rete.

Il modo più veloce per capire chi ha il controllo è guardare cosa punta il file:

ls -la /etc/resolv.conf

  • Se è un file regolare, probabilmente la configurazione è statica.
  • Se è un symlink verso /run/systemd/resolve/stub-resolv.conf, il sistema usa systemd-resolved.
  • Se punta a /run/NetworkManager/resolv.conf, è NetworkManager a gestire il DNS.

Sapere quale dei due componenti è “al comando” evita l’errore più comune: editare resolv.conf a mano, vederlo funzionare per pochi secondi, e poi ritrovarsi la modifica cancellata al riavvio dell’interfaccia di rete.

Il formato di resolv.conf

nameserver 1.1.1.1
nameserver 8.8.8.8
search example.com
options ndots:5

Alcuni dettagli spesso ignorati ma rilevanti in produzione:
  • nameserver — Linux ne considera al massimo tre; gli altri vengono ignorati.
  • search — suffisso di dominio aggiunto automaticamente a hostname “corti” (senza punti o con pochi punti).
  • options ndots:5 — controlla quando un nome viene considerato “già qualificato” e quando invece riceve il suffisso di search. È un parametro che in ambienti Kubernetes causa non pochi grattacapi, perché una query con pochi punti può generare fino a 5 lookup DNS prima di andare a buon fine.


systemd-resolved: il resolver locale che (quasi) nessuno vede


Sulla maggior parte delle distribuzioni moderne, le query DNS delle applicazioni non vanno direttamente a Internet: passano per un listener locale su 127.0.0.53:53, gestito da systemd-resolved, che si occupa di caching e — dove configurato — di DNSSEC. Lo strumento per interagirci è resolvectl.

# Stato completo per interfaccia
resolvectl status

# Query esplicita tramite systemd-resolved
resolvectl query esempio.it

# Svuotare la cache (utile dopo un cambio DNS o un test)
sudo resolvectl flush-caches

# Statistiche su cache hit/miss
resolvectl statistics

Per impostare server DNS validi per l’intero sistema, indipendentemente dall’interfaccia attiva, si edita /etc/systemd/resolved.conf:
[Resolve]
DNS=1.1.1.1 1.0.0.1
FallbackDNS=8.8.8.8 8.8.4.4

e si riavvia il servizio:
sudo systemctl restart systemd-resolved

dig, getent e la differenza che fa risparmiare ore di debug


Il tool principale per interrogare direttamente un server DNS è dig (pacchetto dnsutils su Debian/Ubuntu, bind-utils su Fedora/RHEL):

dig esempio.it
dig @8.8.8.8 esempio.it        # interroga un resolver specifico
dig esempio.it MX               # record di posta
dig esempio.it AAAA              # IPv6
dig esempio.it NS                # nameserver autoritativi
dig -x 104.21.1.1                # reverse lookup
dig +short esempio.it            # output compatto
dig +trace esempio.it            # ricostruisce l'intera catena, dai root server in giù
dig +dnssec esempio.it           # verifica la firma DNSSEC

Il punto chiave, spesso sottovalutato: dig ignora completamente /etc/nsswitch.conf e /etc/hosts. Parla direttamente con un server DNS. Questo lo rende perfetto per isolare i problemi, ma pericoloso se usato come unico strumento diagnostico: dig può funzionare perfettamente mentre l’applicazione continua a fallire, perché il problema è nel percorso NSS (Name Service Switch), non nel DNS.

Per replicare esattamente quello che fa un’applicazione, si usa getent:

getent hosts esempio.it

Se dig funziona ma getent no, il problema non è di rete: è nella configurazione NSS, in /etc/hosts, o nel modulo myhostname. È una distinzione che vale la pena memorizzare, perché sposta immediatamente l’indagine nella direzione giusta.

Un metodo, non solo comandi: la checklist di troubleshooting


Di fronte a un errore di risoluzione, seguire un ordine preciso evita di girare a vuoto:

  1. Controllare che /etc/resolv.conf contenga un nameserver valido e capire chi lo gestisce (ls -la).
  2. Verificare che /etc/nsswitch.conf includa dns nella riga hosts.
  3. Testare un resolver pubblico direttamente: dig @1.1.1.1 google.com. Se funziona, la rete verso l’esterno è a posto.
  4. Testare il resolver locale: dig google.com. Se qui fallisce ma il passo precedente no, il problema è nella configurazione locale (systemd-resolved, NetworkManager, o un resolver aziendale irraggiungibile).
  5. Controllare lo stato del servizio: systemctl status systemd-resolved.
  6. Guardare gli assegnamenti DNS per interfaccia con resolvectl status — particolarmente utile in scenari con VPN e split-DNS.
  7. Svuotare la cache con resolvectl flush-caches se si sospettano record stale.
  8. Confrontare dig e getent: se divergono, il problema è nel percorso NSS.
  9. Per fallimenti persistenti e inspiegabili, dig +trace ricostruisce l’intera catena di delega dai root server fino all’autoritativo, rivelando problemi come delegazioni NS rotte o glue record mancanti.


Split-DNS e VPN: un caso che confonde molti


Con una VPN aziendale attiva, resolvectl status mostra a quale interfaccia è associato ciascun dominio DNS. Se il dominio associato al link VPN è ~., quell’interfaccia diventa la route DNS predefinita per tutte le query. Se invece è qualcosa come ~interna.azienda.it, solo le query per quel dominio specifico vengono instradate sul tunnel — le altre continuano a passare per il resolver pubblico. Non riconoscere questa differenza è una causa frequente di “il sito interno non si risolve, ma internet funziona” o viceversa.

Fissare un DNS statico senza che venga sovrascritto


Su sistemi gestiti da NetworkManager, il modo corretto non è editare resolv.conf ma dire a NetworkManager di non sovrascrivere le impostazioni manuali:

nmcli con mod "Wired connection 1" ipv4.dns "1.1.1.1 8.8.8.8"
nmcli con mod "Wired connection 1" ipv4.ignore-auto-dns yes
nmcli con up "Wired connection 1"

Su sistemi con systemd-resolved, la via pulita è impostare DNS= e FallbackDNS= in resolved.conf, come visto sopra. Solo come ultima risorsa — ad esempio su container minimali senza questi servizi — ha senso rendere resolv.conf immutabile:
sudo chattr +i /etc/resolv.conf   # blocca il file
sudo chattr -i /etc/resolv.conf   # sblocca per un aggiornamento futuro

Quale resolver scegliere


Per server in produzione, affidarsi al solo router di casa/ufficio è rischioso: se il router si blocca o si riavvia, cade anche la risoluzione DNS di tutti i servizi a valle. Tra i resolver pubblici più usati in ambito professionale: Cloudflare (1.1.1.1 / 1.0.0.1, orientato a bassa latenza e privacy), Google (8.8.8.8 / 8.8.4.4, rete anycast molto ridondata) e Quad9 (9.9.9.9, che filtra domini noti per malware già a livello di resolver).

Conclusione


La risoluzione DNS su Linux non è un singolo componente ma una catena — NSS, resolv.conf, systemd-resolved o NetworkManager, e infine il resolver remoto. La maggior parte dei problemi “misteriosi” si risolve rapidamente se si segue la catena nell’ordine giusto invece di riavviare servizi a caso. Tenere a mente la differenza tra dig (parla direttamente col DNS) e getent (replica il percorso reale delle applicazioni) è probabilmente il singolo accorgimento che fa risparmiare più tempo in debug.

Fonte: Linux Nameservers and DNS Resolution — LinuxBlog.io


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La polizia anti-immigrazione vuole usare guanti che danno scosse elettriche


La polizia federale dell'immigrazione è pronta a spendere fino a 20 milioni di dollari per i dispositivi. Il fornitore avverte di non usarli su bambini, anziani e donne incinte.

L'ICE, la polizia federale che negli Stati Uniti si occupa dell'immigrazione, vuole dotare i suoi agenti di guanti capaci di rilasciare scosse elettriche dolorose. Il piano prevede una spesa tra i 10 e i 20 milioni di dollari per acquistare entro marzo migliaia di dispositivi che l'avviso ufficiale chiama conductive distraction and de-escalation devices, cioè strumenti conduttivi pensati per distrarre e ridurre la tensione. L'avviso è stato pubblicato lunedì dal Dipartimento della Sicurezza interna ed è stato rivelato per primo dall'Associated Press.

I dispositivi si chiamano G.L.O.V.E. (sigla di Generated Low Output Voltage Emitter) e restano normali guanti da pattuglia finché l'agente non preme un interruttore che ne attiva la modalità elettrica. Devono essere appoggiati direttamente sulla pelle e la scarica provoca un dolore pensato per ottenere in pochi secondi la sottomissione di chi oppone resistenza. A differenza del Taser, la pistola a impulsi elettrici in dotazione a molte polizie americane, non lasciano bruciature né segni di contatto.

A produrli è Compliant Technologies, un'azienda di Lexington, in Kentucky, i cui guanti negli ultimi anni sono stati adottati da alcune carceri e da alcuni dipartimenti di polizia. La dimensione dell'acquisto lascia pensare che l'ICE voglia distribuirli alla maggior parte dei suoi agenti, se non a tutti. L'avviso indica che il bando per un contratto senza gara poteva uscire già venerdì e che l'accordo durerebbe fino al 31 marzo 2027. Il fondatore e amministratore delegato dell'azienda, Jeff Niklaus, ha risposto via email di non poter parlare dell'argomento.

"Siamo indignati", ha detto mercoledì in conferenza stampa la procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, che ha avvertito gli agenti dell'ICE: chi userà male i guanti nel suo Stato rischia conseguenze penali e civili. La deputata democratica Pramila Jayapal ha scritto su X che il dispositivo "non renderà nessuno più sicuro e anzi darà all'ICE un altro strumento pericoloso per prendere di mira cittadini e immigrati". Il deputato Maxwell Frost ha accusato il governo di spendere venti milioni di dollari dei contribuenti per armare agenti mascherati che operano senza rispettare la legge.

Jenn Rolnick Borchetta, vicedirettrice del programma sulla polizia dell'American Civil Liberties Union, la principale associazione americana per le libertà civili, ha detto che gli americani non hanno motivo di credere che gli agenti useranno i guanti in modo appropriato e ha chiesto perché servano in un'attività di controllo dell'immigrazione, che è di natura amministrativa. Chi riceve la scossa, ha aggiunto, può non avere alcun preavviso: "L'ICE ha passato l'ultimo anno a dimostrare al Paese di essere troppo rapido nell'uso della forza. Ora potrà somministrare scosse elettriche con una leggera pressione di un pulsante che forse nessun altro riesce a vedere".

Tom Homan, responsabile della Casa Bianca per il confine, ha difeso il piano giovedì in un'intervista a "Fox & Friends", la prima presa di posizione pubblica dell'Amministrazione sulla vicenda. "È un altro strumento per far diventare collaborativo qualcuno che non lo è", ha detto. "Non si può andare da 0 a 100 e ricorrere subito alla forza letale". Homan ha aggiunto che passerà del tempo prima che i guanti arrivino sul campo, perché l'agenzia sta ancora definendo i protocolli di addestramento e altre questioni di regolamento. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha replicato alle critiche dicendo che l'ICE valuta di continuo le esigenze dei suoi agenti sul terreno per assicurarsi che abbiano gli strumenti necessari ad arrestare ed espellere in sicurezza gli stranieri irregolari con precedenti penali.

Il manuale d'uso del dispositivo ne vieta l'impiego come punizione, per tortura o per gioco e contro chi mostra soltanto "sfida verbale o insolenza". Il produttore avverte anche di non usarlo su categorie a rischio come bambini piccoli, donne incinte, anziani e persone con disabilità gravi, cioè proprio parte della popolazione con cui gli agenti dell'immigrazione hanno a che fare ogni giorno. Per poterlo indossare gli agenti devono completare un corso e ricertificarsi ogni due anni.

John Sandweg, ex direttore facente funzione dell'ICE durante la presidenza di Barack Obama, ha detto in un'intervista all'emittente MS NOW che è troppo facile che lo strumento finisca per essere usato male "contro una popolazione che non rappresenta una minaccia". Non serve molta immaginazione, ha aggiunto, per vederlo impiegato contro una madre che oppone un po' di resistenza mentre viene separata dal figlio. Il problema, secondo lui, è distribuire una tecnologia del genere senza un vero investimento nella formazione degli agenti.

Michael Mannheimer, professore di diritto alla Northern Kentucky University che ha studiato l'uso della forza nelle operazioni federali, teme che i guanti facciano saltare i passaggi intermedi. "Se gli agenti dell'ICE ce l'hanno immediatamente a disposizione, lo useranno più di quanto dovrebbero?", ha detto. "Scavalcheranno una forza minore che potrebbe essere appropriata ed efficace per ottenere obbedienza, usando invece questo per primo?"

Una causa ancora aperta sostiene che un uomo di 43 anni è morto nel 2024 dopo aver ricevuto 27 scariche con i guanti e altre 13 con un Taser in un carcere di Richmond, in Kentucky, anche se il dispositivo viene presentato come non letale e innocuo per il cuore. Un'indagine interna del Madison County Detention Center ha accertato che due delle scariche erano durate 45 e 99 secondi ciascuna, molto oltre il limite di 15 secondi raccomandato dal produttore. Quelle azioni, si legge nel rapporto citato negli atti giudiziari, avevano inflitto dolore inutile aumentando il rischio di complicazioni sanitarie gravi. Il produttore del Taser ha eliminato di recente la funzione "drive-stun", uno strumento simile per ottenere obbedienza attraverso il dolore che alcuni agenti avevano usato in modo improprio.

Geoffrey Alpert, professore di criminologia all'University of South Carolina, ha detto che converrebbe partire da un acquisto più piccolo e studiare l'uso dei dispositivi prima di distribuirli su larga scala, visto quanto poco ancora se ne sa. "State vendendo all'ingrosso a un gruppo di agenti che potrebbero non essere addestrati ad altre strategie come la de-escalation, o a interagire con il pubblico in modi diversi dall'applicazione della legge, come fanno quasi tutti i poliziotti locali", ha detto. L'errore umano, ha aggiunto, è quasi prevedibile.

John Peters, presidente dell'Institute for the Prevention of In-Custody Deaths, che sta studiando come il dispositivo è stato usato finora, lo ha paragonato a una puntura d'ape: "È immediato e acuto, e ti distrae". Secondo Peters l'acquisto dell'ICE sarebbe di gran lunga il più grande mai fatto dall'azienda e i guanti servirebbero soprattutto a far scendere dalle auto o dalle case le persone che non collaborano e a spostarle dentro e fuori dai centri di detenzione. Si aspetta che una minoranza di dipendenti ne abusi, come accade con le altre tecnologie di polizia, ma ritiene improbabile che provochino lesioni.

Finora i guanti sono stati usati più nelle carceri che per strada, mentre gli agenti dell'ICE ricorrono sempre più spesso alla forza per tirare fuori le persone dalle automobili. Da poco più di un anno almeno sei persone sono state uccise a colpi d'arma da fuoco da agenti dell'immigrazione, tra cui due automobilisti il mese scorso in Maine e in Texas. Nessuna di quelle scene era stata ripresa e l'agenzia ha poi deciso di dotare tutti i suoi agenti di una bodycam entro agosto. A gennaio la morte di due manifestanti americani uccisi a Minneapolis dai colpi di agenti dell'ICE aveva provocato un'ondata di indignazione in tutto il Paese.

A luglio l'ACLU ha reso noto di aver presentato più di 50 denunce per possibili abusi degli agenti dell'immigrazione in tutto il Paese. Nello stesso mese l'ICE ha arrestato oltre 51.000 persone per violazioni delle leggi sull'immigrazione, il numero più alto da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025.


Tutti gli agenti dell'ICE avranno una bodycam entro agosto


L'ICE, l'agenzia federale americana che applica le leggi sull'immigrazione, conta di dotare ogni agente sul campo di una telecamera da indossare entro la fine di agosto, in anticipo sul calendario che si era data. Sarebbe la prima volta che le operazioni di controllo dell'immigrazione del governo federale vengono documentate con le immagini in modo sistematico. Quanto di quel materiale arriverà al pubblico dipende però quasi interamente dall'agenzia stessa.

Il regolamento sulle telecamere consente ai vertici dell'ICE di trattenere o rinviare a tempo indeterminato i filmati girati durante gli episodi che si chiudono con un ferimento grave o con la morte di una persona in custodia. Una disposizione prevede la diffusione accelerata delle immagini in questi casi quando si stabilisce che farlo è nel "migliore interesse dell'agenzia".

La regola è emersa da un'inchiesta dell'Associated Press, l'agenzia di stampa americana, pubblicata venerdì. Il giorno dopo il direttore facente funzione dell'ICE David J. Venturella ha replicato sostenendo che le limitazioni servono a proteggere le indagini e la riservatezza delle persone coinvolte e che sono in linea con la legge federale e con le regole in vigore nelle altre agenzie federali.

Venturella ha accusato l'Associated Press di aver "travisato" il regolamento e di aver confuso quella singola disposizione con il potere generale dell'ICE di diffondere i filmati. Il testo, ha detto, chiarisce che le immagini non vanno rese pubbliche quando questo può compromettere un'indagine o la riservatezza delle persone. L'ICE è "impegnata sulla trasparenza e sulla responsabilità" e resta "in linea con i tempi" per equipaggiare ogni agente e funzionario sul campo entro la fine di agosto, ha aggiunto.

L'articolo dell'agenzia di stampa non sosteneva che quella disposizione regoli ogni diffusione di immagini. Riguardava gli episodi più gravi tra agenti e cittadini, quelli che finiscono con un ferimento serio o con un morto. Prima di pubblicare, l'Associated Press aveva chiesto un commento all'ICE, che ha risposto solo in parte senza affrontare il passaggio sul "migliore interesse".

L'agenzia è sotto pressione da luglio, quando un suo agente ha ucciso un automobilista di 25 anni in Maine. Chi ha sparato aveva precedenti per comportamenti violenti. Pochi giorni prima un altro agente dell'ICE aveva colpito a morte a Houston un costruttore edile che stava andando al lavoro. Nessuna delle due sparatorie è stata ripresa da una telecamera.

Dopo l'uccisione di due cittadini americani durante un'operazione contro l'immigrazione in Minnesota, l'allora responsabile del Dipartimento della Sicurezza Interna Kristi Noem aveva detto che le telecamere sarebbero arrivate a tutti gli agenti sul campo "in base ai fondi disponibili". Le sparatorie di luglio hanno provocato proteste e riportato l'attenzione sull'assenza di riprese. Tom Homan, il responsabile dell'amministrazione Trump per i confini, ha poi stabilito che i fermi dei veicoli vengano registrati con almeno una telecamera.

Christopher Schneider, professore di sociologia alla Brandon University in Canada, ha detto all'Associated Press che diffondere solo una parte dei filmati è una pratica corrente in diversi corpi di polizia americani, ma di solito non viene messa nero su bianco in un regolamento in modo così esplicito. "In un certo senso l'ICE sta dicendo apertamente quello che di solito si tace", ha aggiunto.

L'agenzia gemella dell'ICE, la Customs and Border Protection, che si occupa di dogane e controllo delle frontiere, non ha mai diffuso le immagini della morte di Alex Pretti, ucciso a Minneapolis a gennaio. Il commissario Rodney Scott ha detto ai parlamentari che il filmato fa parte di un'indagine e sarà reso pubblico "quando sarà opportuno".


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☕ CYBERBRIEFING — Sabato 15 agosto 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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#newsletter #cybersecurity
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Il trucco è sempre quello: convincerti che il problema sia chi ha meno di te, così non guardi mai chi ha molto più di tutti.

Mentre milioni di persone faticano a pagare affitto, bollette e spese, la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochissimi.

In Italia, negli ultimi 15 anni, il 91% dell’aumento di ricchezza è finito al 5% più ricco; i salari reali, invece, non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto del 2021 e oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta.

Eppure il bersaglio perfetto resta il migrante: ben visibile, vulnerabile, senza lobby a difenderlo, senza giornali a elogiarlo, senza miliardi con cui influenzare la politica.

È molto più semplice alimentare una guerra tra poveri che discutere di salari, rendite, paradisi fiscali, welfare, casa, redistribuzione.

I migranti non decidono i salari, non fissano gli affitti, non tagliano il welfare e non scrivono le regole fiscali.
Eppure, finché la rabbia di chi sta peggio viene indirizzata contro chi sta ancora peggio, chi concentra ricchezza e potere può proseguire indisturbato.

La guerra tra poveri non redistribuisce un euro.
Serve soltanto a lasciare tutto esattamente com’è.

Non è ora di finirla?

#Disuguaglianze #Migrazioni #Povertà #GiustiziaSociale #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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KW 33: Die Woche, in der die Regierung ihre Geheimdienstreform beschloss


netzpolitik.org/2026/kw-33-die…

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"Beharren, relativieren, ignorieren." Ein Rückblick auf die Woche und den Umgang mit dem #Trennungsgebot bei der #Geheimdienstreform von @annskaja

netzpolitik.org/2026/kw-33-die…

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Präventionsarbeit, die soziale Benachteiligung mitdenkt, Gedenkstätten, die Faschismus greifbar machen, digitale Fortbildungen gegen Hass im Netz: Die Berliner Parteien wollen die autoritäre Wende mit einem bunten Strauß von Maßnahmen aufhalten. #landtagswahl

netzpolitik.org/2026/landtagsw…

in reply to netzpolitik.org

SPD, Grüne und CDU kann man bei dem Thema einfach nicht mehr ernst nehmen. CDU schreit inzwischen ganz offen Heil Hitler und SPD sowie Grüne reden links (zu mindestens teilweise, das "Realo" Lager klingt wie ne light Variante der AfD) aber regieren Rechts. Die wollen nur einen Gegner loswerden, die Demokratie ist allen 3 aber scheiß egal.
Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Le forze americane intendono lasciare l’Iraq entro il 30 settembre


Il ritiro delle ultime truppe americane coinciderà con la scadenza fissata da Baghdad per il disarmo delle milizie. Intanto Riyadh avverte del rischio di attacchi coordinati dall’Iraq e dallo Yemen.

Le ultime truppe americane presenti in Iraq lasceranno il Paese entro il 30 settembre, secondo quanto riferito da alcuni funzionari all’Associated Press. Il primo ministro Ali al Zaidi ha definito la scadenza “fissa e definitiva” dopo l’incontro di mercoledì con l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, il comando militare statunitense per il Medio Oriente.

Washington non ha precisato quanti soldati siano ancora dispiegati nel Paese: negli ultimi anni il contingente era stato ridotto a circa 2.500 uomini. Le forze americane avevano già abbandonato lo scorso anno le basi situate nella maggior parte dell’Iraq, mantenendo una presenza soltanto nella regione semiautonoma del Kurdistan iracheno.

Da quando, il 28 febbraio, è cominciata la guerra che contrappone Stati Uniti e Israele all’Iran, le postazioni statunitensi nell’area sono state colpite ripetutamente. Il trasferimento di uomini e mezzi da Erbil è iniziato circa tre settimane fa, secondo alcuni funzionari curdi, e gli americani hanno già ritirato le batterie antimissile Patriot che proteggevano la zona.

L’allarme saudita per un attacco su due fronti


Il ritiro avviene mentre l’Arabia Saudita denuncia una minaccia crescente da parte dei gruppi armati filoiraniani. La scorsa settimana Riyadh ha avvertito di ritenere possibile un attacco coordinato su due fronti: da nord, attraverso le milizie irachene sostenute da Teheran, e da sud, per opera degli Houthi yemeniti.

I servizi di intelligence sauditi, americani e di altri Paesi della regione avrebbero individuato spostamenti di droni e missili compatibili con la preparazione di attacchi contro impianti energetici, porti e aeroporti. Il 29 luglio l’Arabia Saudita aveva già colpito, insieme al Centcom, alcuni gruppi filoiraniani in Iraq, accusandoli di avere condotto attacchi con droni contro infrastrutture petrolifere saudite.

Il giorno successivo, Riyadh e alcuni partner regionali avevano concluso che gli Houthi avessero attaccato il regno partendo dal territorio iracheno e agendo in coordinamento con gruppi armati locali. Secondo queste valutazioni, le operazioni si sarebbero svolte sotto la supervisione dei Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie iraniane. Baghdad ha annunciato l’apertura di un’indagine sulle accuse.

La difficile sfida del disarmo delle milizie


Il governo iracheno ha scelto il 30 settembre anche come termine entro il quale ricondurre tutte le fazioni armate sotto il controllo dello Stato. Secondo al Zaidi, la partenza delle truppe straniere farebbe infatti venir meno la principale giustificazione invocata da questi gruppi per conservare i propri arsenali.

Le fazioni più potenti legate a Teheran continuano però a opporsi al disarmo. Il comandante delle Forze Quds, Esmail Qaani, si sarebbe recato a Baghdad nel tentativo di raggiungere un compromesso che consenta alle milizie di mantenere almeno una parte delle armi.

I gruppi armati potrebbero cercare di mettere alla prova i propri avversari già prima del completamento del ritiro americano. Un aumento dei dispiegamenti, nuovi movimenti di droni e missili o messaggi riconducibili ai Pasdaran potrebbero indicare il tentativo di fissare nuove linee rosse proprio mentre Washington abbandona il Paese.

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La rassegna stampa di sabato 15 agosto 2026


La portaerei Abraham Lincoln rientra dopo le denunce sulle condizioni a bordo, Luigi Mangione si dichiara colpevole dell'omicidio del capo di UnitedHealthcare e gli Stati Uniti preparano nuove sanzioni contro l'Iran mentre il caro-benzina pesa sulle elezioni di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di sabato 15 agosto 2026

La portaerei Abraham Lincoln torna a casa dopo le denunce sulle condizioni a bordo


La Marina ha annunciato il rientro della portaerei USS Abraham Lincoln dopo oltre 265 giorni di dispiegamento nel Medio Oriente, in seguito a segnalazioni di carenza di cibo e beni di prima necessità, acqua contaminata e casi di marinai che si sono gettati in mare. Il presidente Trump ha minimizzato le preoccupazioni, sostenendo che il dispiegamento non fosse durato "neanche lontanamente abbastanza" e negando che le famiglie dell'equipaggio fossero in allarme. Parlamentari di entrambi i partiti hanno chiesto un'inchiesta sul deterioramento delle condizioni a bordo.

Fonti: Axios, Wall Street Journal, The Hill

Luigi Mangione si dichiara colpevole per l'omicidio dell'amministratore delegato di UnitedHealthcare


Luigi Mangione, 28 anni, si è dichiarato colpevole davanti a un tribunale federale delle accuse di stalking sfociato nella morte di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare ucciso a Manhattan nel dicembre 2024. "Ho sparato al signor Thompson", ha ammesso in aula, descrivendo di aver stampato in 3D la pistola usata per il delitto. I suoi legali puntano ora a far cadere gran parte delle accuse statali invocando il divieto di doppio processo, ma resta in programma un processo per omicidio nello Stato di New York.

Fonti: Axios, Wall Street Journal, BBC

Gli Stati Uniti preparano nuove sanzioni contro l'Iran mentre il caro-benzina pesa sugli elettori


L'Amministrazione si prepara a varare misure economiche senza precedenti contro l'Iran per costringere Teheran a cedere dopo quasi sei mesi di guerra. Sul fronte interno, l'aumento dei prezzi della benzina legato al conflitto sta acuendo la stretta sul costo della vita, con parlamentari di entrambi gli schieramenti che segnalano la preoccupazione degli elettori. Trump ha invitato gli americani ad accettare di pagare "un pochino di più" alla pompa, dichiarando di non volersi mai scusare per i rincari.

Fonti: Bloomberg

Trump punta sul tema della sicurezza mentre economia e guerra frenano il Partito repubblicano


In campagna elettorale a Long Island, il presidente Trump ha spostato l'attenzione sul tema della criminalità mentre le prospettive repubblicane per le elezioni di metà mandato di novembre continuano a soffrire per la gestione dell'economia e della guerra in Iran. Il presidente ha rivendicato il calo dei reati e sostenuto il candidato repubblicano alla carica di governatore di New York. Sondaggi e analisti indicano però la sostenibilità del costo della vita come il tema che più preoccupa gli elettori.

Fonti: Bloomberg, The Hill

Licenza bancaria all'azienda di criptovalute della famiglia Trump


L'Amministrazione ha concesso una licenza bancaria alla società di criptovalute legata alla famiglia Trump, alimentando le polemiche sul conflitto tra gli interessi economici del presidente e la sua carica. La prossima settimana Trump dovrebbe partecipare a un incontro alla Casa Bianca con dirigenti di primo piano del settore delle criptovalute e dei mercati di previsione, tra cui rappresentanti di Coinbase, a16z, Ripple e Kalshi. La commistione tra affari e politica è diventata un punto di frizione crescente.

Fonti: Financial Times, Semafor, Bloomberg

Gli Stati Uniti revocano il visto al figlio dell'ex presidente messicano


Andrés Manuel López Beltrán, figlio dell'ex presidente messicano López Obrador, ha denunciato la revoca del suo visto da parte degli Stati Uniti, accusando i vertici della diplomazia americana di prenderlo di mira per ragioni politiche. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha definito la decisione un'ingerenza nella politica interna del suo Paese. Il caso alimenta nuove tensioni nei rapporti tra Washington e Città del Messico.

Fonti: Wall Street Journal, Financial Times, The Hill

Un giudice apre la strada alle espulsioni dei somali con protezione temporanea


Una giudice federale del Massachusetts ha revocato la sospensione che bloccava le espulsioni dei cittadini somali titolari dello status di protezione temporanea (TPS), aprendo la strada all'Amministrazione per avviare i rimpatri. La decisione segue una sentenza della Corte Suprema in un caso collegato. Il provvedimento riguarda migliaia di persone che vivevano negli Stati Uniti sotto quella tutela.

Fonti: The Hill

Sparatorie multiple in Michigan, cinque morti oltre al sospettato


Una serie di sparatorie nella contea rurale di Missaukee, in Michigan, ha lasciato cinque persone morte oltre al presunto responsabile, al termine di un'ampia caccia all'uomo. Le autorità avevano diramato un allarme per l'individuo, considerato armato e pericoloso, prima che l'operazione si concludesse. Le indagini sulla dinamica dei diversi luoghi colpiti sono ancora in corso.

Fonti: ABC News, Fox News

Il trading azionario in Congresso diventa un tema della campagna per le elezioni di metà mandato


La compravendita di azioni da parte dei membri del Congresso e delle loro famiglie è diventata un argomento di attacco nella campagna per le elezioni di metà mandato, usato da sfidanti sia repubblicani sia democratici per accusare i parlamentari di comportamenti poco etici. Alcuni deputati e le loro famiglie hanno movimentato titoli per milioni di dollari dall'inizio della legislatura. La pratica, pur legale, irrita gli elettori e alimenta le richieste di regole più severe.

Fonti: New York Times

Il Dipartimento di Giustizia definisce "tentativo di assassinio" la minaccia all'Air Force One


Il Dipartimento di Giustizia ha descritto come un "tentativo di assassinio" l'incidente con una minaccia missilistica iraniana che il mese scorso avrebbe spinto il presidente Trump a cambiare aereo in segreto. Il riferimento compare in un ricorso d'urgenza alla Corte Suprema, con cui l'Amministrazione chiede di ribaltare la decisione di un tribunale che ha bloccato i lavori per una sala da ballo alla Casa Bianca. Secondo l'Amministrazione, obbligare il presidente a chiedere il permesso al Congresso sarebbe "pericoloso".

Fonti: The Hill, BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump afferma che intende dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti


Lo ha annunciato oggi in un intervento a Long Island senza però spiegare in che modo intenda farlo. Washington, infatti, non ha alcuna sovranità sul passaggio, chiuso da mesi, dove prima della guerra transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

“Dopo che avremo finito di battere l’Iran, che sta già subendo una pesantissima sconfitta, molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti”. Queste sono le parole dette questa sera da Donald Trump sul palco a Garden City, a Long Island, davanti agli agenti di un’accademia di polizia, durante un intervento dedicato ai risultati della sua Amministrazione nella lotta alla criminalità.

Trump: After we finish defeating Iran, I will be declaring the Hormuz Strait a territory of the United States. pic.twitter.com/8cu9gem82b
— Acyn (@Acyn) August 14, 2026


Nel suo intervento il presidente non ha però spiegato su quale base giuridica o con quali strumenti Washington potrebbe rivendicare la sovranità su una delle principali rotte marittime mondiali. Lo Stretto di Hormuz, infatti, collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Le sue acque territoriali appartengono all’Iran, sulla sponda settentrionale, e all’Oman, su quella meridionale.

Prima della guerra attraverso il passaggio transitava circa il 20% del petrolio mondiale e una quota significativa delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto. Il traffico si è ormai ridotto a una frazione dei livelli precedenti al conflitto: lunedì, ad esempio, sono transitate appena 8 navi, contro più di 130 al giorno nei mesi precedenti.

Il blocco dello Stretto e la pressione sui mercati energetici


La guerra tra Stati Uniti e Iran ha, insomma, quasi del tutto paralizzato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, con conseguenze immediate sui mercati energetici mondiali. Così nei giorni scorsi il greggio si è avvicinato di nuovo a quota 90 dollari al barile, mentre Washington e Teheran restano ancora lontane da un’intesa definitiva che consenta di riaprire stabilmente lo Stretto.

Dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, Trump sostiene che il controllo effettivo dello stretto sia ormai finito nelle mani di Washington. Il presidente ha ordinato per due volte un blocco navale nell’area e ha ripetutamente rivendicato la capacità degli Stati Uniti di decidere quali navi e quali esportazioni petrolifere possano attraversare la regione. Il 10 agosto aveva inoltre chiesto a Teheran di pagare risarcimenti per le vittime degli attacchi attribuiti alla Repubblica islamica e della repressione delle proteste interne.

Lo scontro con Teheran sul “controllo totale”


Una settimana prima, il 3 agosto, Trump aveva accusato l’Iran, con un post pubblicato su Truth Social, di essere “incredibilmente doppiogiochista” per aver negato l’esistenza di colloqui volti a porre fine alla guerra. Aveva liquidato come “le solite chiacchiere” le rivendicazioni iraniane sul controllo di Hormuz e sostenuto che “nulla arriva all’Iran se non lo vogliamo noi e nulla arriverà finché non ci sarà un accordo o una resa totale”.

“Che l’Iran voglia ammetterlo o no, stiamo parlando della soluzione di un problema che loro hanno causato, per decenni”, aveva aggiunto. Mercoledì però la Persian Gulf Strait Authority, ovvero il nuovo organismo istituito dall’Iran a maggio per gestire il traffico nello stretto, ha risposto su X alle dichiarazioni americane secondo cui Hormuz non sarebbe più bloccato.

Claims and repeated posts by U.S. officials that the Strait of Hormuz is no longer blocked do not change the reality: the Strait of Hormuz remains blocked and will not be reopened until Iran’s conditions are accepted.
— PGSA | نهاد مدیریت آبراه خلیج فارس (@PGSA_IRAN) August 12, 2026


Le affermazioni dei funzionari statunitensi, aveva scritto l’ente, “non cambiano la realtà: lo Stretto di Hormuz resta bloccato e non sarà riaperto finché le condizioni dell’Iran non saranno accettate”. Il messaggio era una replica diretta proprio a Trump, che nei giorni precedenti aveva rivendicato ancora una volta il “controllo totale” del passaggio da parte statunitense.

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Trump gioca a golf con la protezione di un sistema antiaereo


A Bedminster l'Esercito americano ha schierato un sistema Avenger con missili Stinger e un radar Sentinel. Dopo la guerra contro l'Iran e i tentativi di attentato, la sicurezza attorno al presidente è stata ulteriormente rafforzata.

Un sistema di difesa antiaerea dell'Esercito americano ha sorvegliato Donald Trump mentre giocava a golf. Domenica, durante l'ultimo giro del torneo LIV Golf a Bedminster, nel New Jersey, sul campo di proprietà del presidente sono comparse foto e video che mostrano un Avenger, la piattaforma missilistica montata su Humvee utilizzata dall'Esercito per la difesa aerea a corto raggio, schierato dietro il filo spinato a poca distanza dalle buche. In una delle immagini Trump impugna un wedge mentre il veicolo si intravede alle sue spalle. Lunedì la Casa Bianca ha confermato a The War Zone l'autenticità delle fotografie.

In un video compare anche un radar AN/MPQ-64 Sentinel, che fornisce all'Avenger il quadro dello spazio aereo circostante. Sono però soltanto gli apparati visibili: attorno al presidente, scrive The War Zone, operano altre piattaforme di protezione che non compaiono nelle immagini, a cominciare dai sistemi di guerra elettronica. L'Avenger utilizza missili Stinger a guida infrarossa ed è progettato per la difesa puntuale, cioè per reagire in pochi secondi a minacce aeree ravvicinate: una caratteristica particolarmente utile quando il presidente trascorre lunghi periodi all'aperto. Negli ultimi anni il sistema è stato aggiornato anche per contrastare i droni. Un lanciatore dello stesso tipo è installato sul tetto di un edificio vicino alla Casa Bianca fin dai mesi successivi agli attentati dell'11 settembre.

Quando questi sistemi vengono schierati a sostegno del Secret Service, a gestirli è il 263rd Army Air and Missile Defense Command, ha spiegato il North American Aerospace Defense Command (NORAD), responsabile della sorveglianza dello spazio aereo di Stati Uniti e Canada. Un portavoce non ha però voluto precisare con quale frequenza questi sistemi vengano impiegati per proteggere il presidente.

Sicurezza presidenziale

Per proteggere Trump sul campo da golf l’Esercito ha schierato una batteria antiaerea

Domenica, durante l’ultimo giro del torneo LIV Golf, dietro il filo spinato del campo di proprietà del presidente è comparso un Avenger: la piattaforma missilistica che l’Esercito usa per la difesa aerea a corto raggio. Nello stesso fine settimana si sono registrate cinque violazioni dello spazio aereo chiuso sopra Bedminster.

Grafica di FocusAmerica 12 agosto 2026

Che cosa c’era attorno alle buche
Un campo da golf difeso come un obiettivo militare

Seleziona i punti numerati per vedere che cosa fa ciascun apparato.

1 2 3 4

Schema illustrativo: posizioni e proporzioni non sono in scala.

1 Avenger+ Lanciatore di missili Stinger su Humvee

Usa missili Stinger a guida infrarossa ed è costruito per la difesa puntuale: deve reagire in pochi secondi a una minaccia aerea ravvicinata. Negli ultimi anni è stato aggiornato anche per contrastare i droni. Un lanciatore dello stesso tipo sta sul tetto di un edificio vicino alla Casa Bianca dai mesi successivi all’11 settembre.

2 Radar AN/MPQ-64 Sentinel+ L’occhio che guida il lanciatore

Fornisce all’Avenger il quadro dello spazio aereo circostante: è l’apparato che dice al lanciatore dove guardare. Compare in uno dei video girati a Bedminster e diffusi domenica.

3 Caccia F-16 e spazio aereo chiuso+ Il perimetro che si vede solo sulle mappe di volo

Sopra Bedminster vale una restrizione temporanea al volo. Quando un velivolo la viola, i caccia del NORAD lo intercettano e lo scortano fuori dall’area. Il comando sorveglia lo spazio aereo di Stati Uniti e Canada.

4 I sistemi che non si vedono+ Guerra elettronica e altre piattaforme

Attorno al presidente operano altre piattaforme che non compaiono nelle immagini, a cominciare dai sistemi di guerra elettronica. Quando questi apparati sostengono il Secret Service, a gestirli è il 263rd Army Air and Missile Defense Command.

Lo spazio aereo chiuso
Cinque violazioni in un solo fine settimana

Domenica due aerei da turismo sono entrati nella zona interdetta e i caccia del NORAD li hanno scortati fuori.

5 violazioni dello spazio aereo chiuso sopra il campo
2 aerei da turismo scortati fuori dall’area domenica
13 minuti di ritardo nella partenza del presidente, per un altro velivolo

Il 1° agosto la Casa Bianca aveva già diffuso un video girato a Bedminster, anche in quel caso con un Avenger sullo sfondo. «Non sono preoccupato per missili e droni», aveva scherzato Trump. «Ci pensiamo noi», gli aveva risposto un colonnello indicando il veicolo alle proprie spalle.

I precedenti
Dal 2020 a oggi, con il golf spesso sullo sfondo

Cinque dei sette episodi hanno avuto per scenario un campo da golf. Seleziona una data per aprire la scheda.

21 gennaio 2020Campo da golf Un fotomontaggio con un drone sopra il green+

Un account riconducibile a Khamenei pubblica l’immagine di un drone che sorvola Trump su un campo da golf, con la scritta in farsi «la vendetta è certa». Era la risposta all’uccisione del generale Qassem Soleimani, colpito pochi giorni prima da un drone americano in Iraq.

13 luglio 2024Comizio Gli spari al comizio di Butler+

Thomas Matthew Crooks, 20 anni, apre il fuoco durante un comizio elettorale in Pennsylvania. L’attentatore viene ucciso e l’allora candidato repubblicano lascia il palco con il volto insanguinato.

15 settembre 2024Campo da golf Un fucile nella vegetazione alla sesta buca+

Al Trump International Golf Club di West Palm Beach un agente del Secret Service vede la canna di un fucile puntata contro di lui lungo la recinzione e apre il fuoco. Ryan Wesley Routh, riconosciuto colpevole su tutti e cinque i capi d’imputazione, è stato condannato all’ergastolo più sette anni.

Luglio 2025Campo da golf Il «Golf Force One» a Turnberry+

Mentre gioca con il figlio Eric nel suo campo in Scozia, il presidente è seguito da un Polaris Ranger X con protezione balistica. La Casa Bianca lo definì parte della «flotta presidenziale di veicoli speciali».

28 febbraio 2026Contesto L’uccisione di Khamenei alza il rischio+

L’Ayatollah Ali Khamenei viene ucciso durante la prima ondata di attacchi dell’operazione Epic Fury. Da allora l’ipotesi di una rappresaglia iraniana contro il presidente americano è considerata più concreta, e i protocolli di sicurezza sono cambiati.

Inizio agosto 2026Campo da golf Un arresto a Rancho Palos Verdes+

Le autorità fermano un uomo che aveva fotografato e filmato i preparativi di sicurezza per una cena al Trump National Golf Club, in California. Aveva con sé un caricatore carico da 16 colpi e un falso distintivo da agente di sicurezza. Si è dichiarato non colpevole.

10 agosto 2026Campo da golf L’Avenger dietro il filo spinato+

Durante l’ultimo giro del LIV Golf compaiono foto e video del lanciatore schierato a poca distanza dalle buche. Il giorno dopo la Casa Bianca conferma che le immagini sono autentiche.

Scenario: campo da golf Altro scenario

Fonte Elaborazione FocusAmerica su The War Zone, NORAD, Casa Bianca, Dipartimento di Giustizia e Fox News. Dati aggiornati all’11 agosto 2026.

Cinque violazioni dello spazio aereo in un solo fine settimana


Lo stesso giorno due aerei da turismo hanno violato la restrizione temporanea al volo imposta sopra Bedminster e sono stati intercettati da caccia F-16 del NORAD. "Tutti i velivoli dell'aviazione generale sono stati scortati fuori dall'area in sicurezza dagli aerei del NORAD", ha comunicato il comando su X. Nell'arco del fine settimana le violazioni sono state 5 e un ulteriore velivolo ha fatto slittare di 13 minuti la partenza del presidente.

Il 1° agosto la Casa Bianca aveva già diffuso un video in cui Trump parlava con alcuni soldati a Bedminster, anche in quel caso con un Avenger sullo sfondo. "Non sono preoccupato per missili e droni", aveva scherzato il presidente. "Ci pensiamo noi", gli aveva risposto un colonnello, indicando con il pollice il veicolo alle proprie spalle.

Il rafforzamento delle misure di sicurezza è legato anche al mutato scenario internazionale. Il rischio è aumentato sensibilmente da quando Trump ha deciso di entrare in guerra contro l'Iran. L'Ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso il 28 febbraio, durante la prima ondata di attacchi dell'operazione Epic Fury, e da allora l'ipotesi di una rappresaglia iraniana contro il presidente americano viene considerata più concreta che in passato, tanto da determinare modifiche ai protocolli di sicurezza finite anche sui giornali. A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce la rapida diffusione dei droni, dai modelli guidati in prima persona a quelli collegati via fibra ottica, tecnologie di cui l'Iran è stato negli ultimi anni sia utilizzatore sia esportatore.

Il precedente più esplicito risale al 21 gennaio 2020, quando un account Twitter riconducibile a Khamenei pubblicò un fotomontaggio in cui un drone sorvolava Trump su un campo da golf, accompagnato dalla scritta in farsi "la vendetta è certa". L'immagine faceva riferimento all'uccisione del generale Qassem Soleimani, colpito pochi giorni prima da un drone americano in Iraq. Quel raid aveva già provocato minacce pubbliche da parte di funzionari iraniani, alcune rivolte direttamente a Trump.

I campi da golf sono già stati teatro di minacce contro Trump


Trump è già stato bersaglio di diversi falliti attentati o presunti tentativi di attacco e più di uno ha avuto come scenario un campo da golf. L'episodio più recente risale all'inizio di agosto, quando le autorità hanno arrestato un uomo accusato di aver fotografato e filmato i preparativi di sicurezza per una cena di raccolta fondi al Trump National Golf Club di Rancho Palos Verdes, in California. Secondo Fox News, Jeanine John Taele, 38 anni, aveva con sé un caricatore carico da 16 colpi; nel suo furgone gli investigatori hanno trovato anche un'altra pistola e un falso distintivo da "security protection agent". Taele, ex marine con esperienze in Iraq e Afghanistan, aveva avvicinato gli agenti federali sostenendo di lavorare per il Dipartimento di Stato e di trovarsi sul posto per un servizio di sicurezza. Si è dichiarato non colpevole di tutte le accuse.

Il 15 settembre 2024, al Trump International Golf Club di West Palm Beach, in Florida, un agente del Secret Service impegnato nel controllo del perimetro notò il volto parzialmente nascosto di un uomo nella vegetazione lungo la recinzione, vicino alla sesta buca. "L'agente ha visto la canna di un fucile puntata direttamente contro di lui", si legge in un comunicato del dipartimento di Giustizia diffuso all'epoca. Mentre l'agente indietreggiava, la canna si mosse e lui aprì il fuoco. L'uomo, Ryan Wesley Routh, sopravvisse e riuscì inizialmente a fuggire. Nel settembre 2025 una giuria federale lo ha giudicato colpevole su tutti e cinque i capi d'imputazione, a cominciare dal tentato assassinio di un candidato alla presidenza; il 4 febbraio è stato condannato da un tribunale federale della Florida meridionale all'ergastolo più altri 7 anni di carcere.

Due mesi prima, il 13 luglio 2024, Thomas Matthew Crooks, 20 anni, di Bethel Park, aveva aperto il fuoco contro Trump durante un comizio elettorale a Butler, in Pennsylvania. L'attentatore fu ucciso e l'allora candidato alla presidenza repubblicano venne portato via dal palco con il volto insanguinato.

L'Avenger non è inoltre l'unico mezzo speciale impiegato per proteggere Trump durante le sue partite di golf. Nel luglio dello scorso anno, mentre giocava con il figlio Eric a Turnberry, nel suo campo in Scozia, il presidente era seguito da un Polaris Ranger X blindato, un veicolo utilitario dotato di protezione balistica che la stampa aveva ribattezzato Golf Force One. Un portavoce della Casa Bianca lo definì allora parte della "flotta presidenziale di veicoli speciali", senza fornire ulteriori dettagli. Trump si trovava in Scozia per un incontro con Keir Starmer, all'epoca primo ministro britannico, in un resort dove le misure di sicurezza erano state ulteriormente rafforzate.


Trump ha lasciato la Turchia su un aereo segreto, con l'Air Force One usato come esca per paura dell'Iran


Il presidente Donald Trump ha lasciato il vertice della NATO ad Ankara l'8 luglio a bordo di un aereo militare tenuto segreto, mentre la Casa Bianca faceva credere ai giornalisti e a parte del suo staff che stesse volando sull'Air Force One. Lo ha rivelato lunedì il Washington Post, che cita un funzionario americano a conoscenza dell'operazione e materiale verificato dal giornale. L'inganno è stato organizzato per una minaccia di assassinio arrivata dall'Iran, paese confinante con la Turchia.

Trump è salito sul vecchio Air Force One davanti alle telecamere e pochi minuti dopo è stato fatto scendere dal lato opposto dell'aereo dentro un camion dei pasti, quelli che caricano cibo e provviste a bordo dei voli. Il camion era stato sollevato con un sistema idraulico fino a un portellone sul fianco dove non c'erano i cronisti. Da lì il presidente e alcuni collaboratori sono stati portati su un terzo aereo, un C-32A dell'Aeronautica militare, la versione militare del Boeing 757, molto più piccolo del jumbo presidenziale.

Il vecchio Air Force One è servito da esca. Il gruppo ristretto di giornalisti che accompagna il presidente in ogni spostamento è partito convinto di viaggiare con lui, insieme ad alcuni membri dello staff della Casa Bianca. Prima del decollo era stato chiesto loro di tenere abbassate le tendine dei finestrini nella cabina stampa, una disposizione che di solito vale per i voli sulle zone di guerra.

Il piano è stato messo a punto in poche ore, dopo che i funzionari avevano giudicato credibile la minaccia. A conoscerlo era un gruppo ristretto di alti responsabili del governo, tra cui il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha scritto il New York Times, che ha confermato la ricostruzione con due alti funzionari americani.

Il vecchio Air Force One è atterrato alla base aerea di Mildenhall, nell'est dell'Inghilterra, alle 22:16 ora locale (le 23:16 in Italia). Prima che i giornalisti scendessero, Trump era già stato riportato in auto dal C-32A al jumbo presidenziale, dove è salito da un ingresso diverso. Alle 22:56 (le 23:56 in Italia) è sceso dalla scaletta del portellone superiore di sinistra come fa di solito, ha fatto il segno della vittoria ai cronisti senza avvicinarsi, ha salutato i militari della base e ha raggiunto a piedi il nuovo Air Force One donato dal Qatar, con cui è tornato a Washington insieme ai giornalisti.

Trump era arrivato ad Ankara con il nuovo Air Force One, il Boeing 747 regalato dal Qatar l'anno scorso e ristrutturato dall'azienda della difesa L3Harris, alla sua prima trasferta internazionale. Prima di ripartire aveva scritto su Truth Social che per il primo tratto avrebbe usato il vecchio jet azzurro "per i vecchi tempi", mentre il nuovo aereo sarebbe arrivato prima alla stessa base britannica per far salire a bordo i militari americani di stanza in Inghilterra.

La minaccia iraniana non riguardava soltanto l'aereo qatariota: il presidente era il bersaglio su qualunque velivolo avesse preso. Il cambio di aereo aveva comunque aperto un caso sulla sicurezza del nuovo Air Force One, che il New York Times a luglio aveva descritto come privo di alcuni dei sistemi di difesa montati sui modelli precedenti. Trump si è infuriato per quelle fughe di notizie e il Dipartimento di Giustizia ha convocato davanti a un gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti decide se procedere con un'incriminazione, i giornalisti che avevano firmato gli articoli e alcuni loro familiari. Le convocazioni sono state ritirate dopo che un giudice federale ha rimproverato i procuratori.

Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha risposto alle domande sull'operazione con una dichiarazione: "Ci sono molti nemici dell'America che lo hanno nel mirino e usiamo ogni strumento a nostra disposizione per affrontare quelle minacce". Era lo stesso testo diffuso a luglio, che in quell'occasione conteneva anche le parole "compresi la distrazione e il depistaggio", eliminate nella nuova versione. Cheung ha aggiunto che il jet donato dal Qatar è un velivolo all'avanguardia, dotato di protocolli di sicurezza di alto livello. Il Secret Service, il corpo che protegge il presidente, non ha voluto commentare e l'Aeronautica militare, che gestisce la flotta presidenziale, ha rinviato le domande alla Casa Bianca.

Sul volo di ritorno verso Washington Trump ha detto ai giornalisti di aver preso il vecchio aereo perché voleva che i militari della base britannica vedessero il nuovo. Sulle tendine abbassate ha detto di non essere a conoscenza di minacce specifiche, ma si è descritto sotto assedio costante da parte dell'Iran: "Io ho una minaccia in continuazione. Sono il numero uno della loro lista, prima di voi". Poi ha aggiunto, rivolto ai cronisti: "Ma se me ne vado io, ve ne andate anche voi".

Nel 2000 il presidente Bill Clinton entrò in Pakistan su un aereo senza insegne, mentre l'Air Force One ufficiale veniva mandato avanti come esca. Donald Mihalek, ex agente del Secret Service nelle scorte di George W. Bush e Barack Obama, ha detto al New York Times che l'agenzia ha già usato in passato aerei e cortei di automobili come diversivo: "Ogni volta che il presidente si trova in uno scenario dove c'è un potenziale pericolo di combattimento, il Secret Service ha adottato contromisure protettive, incluso l'uso di un'esca". Il compito dell'agenzia, ha detto, è tenere il presidente al sicuro, non fare informazione. Paul Eckloff, anche lui ex agente, ha detto all'Associated Press che la mossa non è senza precedenti ma resta un fatto insolito.

Le minacce iraniane contro Trump vanno avanti da anni, da quando nel primo mandato ordinò l'uccisione del generale Qassem Soleimani. Durante la campagna del 2024 i suoi consiglieri ricevettero informazioni di intelligence secondo cui Teheran voleva ancora colpirlo e lo staff cominciò a usare ogni tanto aerei esca, imbarcando il candidato su un jet segreto senza avvisare i giornalisti e facendo volare il suo aereo privato. Nello stesso periodo ci furono un piano di omicidio su commissione affidato a un intermediario iraniano, poi finito in tribunale, e la violazione delle email e dei profili social di alcuni collaboratori. L'amministrazione Biden rafforzò la protezione del candidato e poco dopo, per motivi non collegati all'Iran, Trump subì l'attentato di Butler, in Pennsylvania, seguito da un secondo tentativo a settembre.

Il vertice di Ankara si è tenuto mentre l'esercito americano conduceva una serie di attacchi su larga scala in Iran, in risposta agli assalti iraniani alle navi mercantili nella regione. La guerra, cominciata il 28 febbraio, va avanti da più di cinque mesi. I funzionari americani non avevano mai ammesso prima che il presidente non fosse dove sostenevano che fosse. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha chiesto un'indagine del Congresso, definendo l'episodio "senza precedenti" e "surreale" in un intervento alla CNN.


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Da dove viene Alexandria Ocasio-Cortez


Anand Giridharadas ripubblica il suo ritratto della deputata democratica: l'infanzia tra due mondi, il padre morto presto e un'idea della politica fondata sul farsi capire

Alexandria Ocasio-Cortez è di nuovo al centro della conversazione politica americana. Nel giro di pochi giorni la deputata democratica di New York ha raccontato pubblicamente il suo percorso per congelare gli ovuli e ha detto in un'intervista televisiva che "Woke 1 was crazy", cioè che la prima stagione delle battaglie identitarie è stata una follia. La frase ha acceso un ampio dibattito a sinistra, tra chi la accusa di rinnegare il movimento che l'ha lanciata e chi ci vede una lettura lucida di come funzionano oggi l'attenzione e il potere.

Lo scrittore Anand Giridharadas ha scelto questo momento per ripubblicare sulla sua newsletter The Ink, in cinque puntate, il lungo ritratto della deputata che aveva scritto per il suo libro The Persuaders, basato anche su diverse interviste con lei. La prima puntata ricostruisce le origini di quella che l'autore considera forse la matricola più significativa nella storia del Congresso americano.

Il racconto parte da un comizio dell'ottobre 2019 in un parco del Queens, a New York, quando Ocasio-Cortez annunciò il suo sostegno a Bernie Sanders nelle primarie democratiche. Davanti alla folla ricordò il periodo in cui serviva ai tavoli di una taqueria, un locale messicano di Manhattan, fianco a fianco con lavoratori senza documenti, con turni di 12 ore, un'assicurazione sanitaria da 200 dollari al mese con una franchigia da 8.000 e una paga insufficiente per vivere: "È stato solo quando ho sentito parlare di un uomo di nome Bernie Sanders che ho cominciato a mettere in discussione, rivendicare e riconoscere il mio valore intrinseco di essere umano". Nei mesi successivi, con la spinta di quel sostegno, Sanders rivendicò la vittoria nelle prime tre gare e diventò per la prima volta il favorito.

Dentro la campagna, però, Ocasio-Cortez avvertì che il movimento che le aveva fatto scoprire la propria umanità appariva a molte altre persone ostile e giudicante, tutt'altro che accogliente. L'attore John Cusack, che ogni tanto viaggiava al seguito del candidato, chiedeva ai dirigenti una struttura dedicata a chi non si definiva progressista pur avendo idee vicine a quelle di Sanders. Il consiglio della deputata riguardava invece la postura. Temeva che il tono aggressivo di una parte dei sostenitori, soprattutto su Twitter, allontanasse gli scettici che la campagna avrebbe dovuto conquistare. Perfino David Sirota, ex collaboratore di Sanders associato proprio allo stile più combattivo, ha riconosciuto parlando con Giridharadas che quel consiglio era fondato.

Secondo Faiz Shakir, uno dei responsabili della campagna, Ocasio-Cortez insisteva anche sulla necessità di costruire consenso tra gli elettori neri e di aggiornare il linguaggio del candidato. Alcune sue raccomandazioni specifiche, ha detto Shakir, furono seguite. Un giorno la deputata disse direttamente a Sanders che la campagna doveva dare alle persone l'opportunità di vedere i valori del movimento, quelli di una società migliore e più avanzata per tutti. Cambiare però era difficile: la rabbia percepita nel movimento era radicata nell'identità del candidato e in decenni di torti subiti dalla classe lavoratrice. Shakir ammise di non poter controllare i tweet di tutti e ricordò che i sostenitori più aggressivi erano stati arruolati apposta, perché Sanders voleva gente capace di combattere. Alla fine del 2019 cominciò comunque a fare dirette con gli aggiornamenti della campagna ripetendo una formula precisa: "Siamo un movimento accogliente".

Dopo la sconfitta in South Carolina, alla vigilia delle primarie del Michigan, Ocasio-Cortez portò quel messaggio in pubblico. "Non siamo divisi; siamo disconnessi", disse citando la deputata Rashida Tlaib. La risposta, aggiunse, era "connettersi, lottare per qualcuno che non conosci, amare il prossimo, portare le persone dentro la causa. Ascoltare, adattarsi, aprire una postura di accettazione".

A Giridharadas spiegò poi che non parlava di tutto il movimento progressista ma di "un settore molto rumoroso e piccolo", capace di pesare molto più dei suoi numeri e più interessato, riprendendo una formula del giornalista Michael Kinsley, a trovare eretici che convertiti. "Non si tratta di rinunciare ai propri principi né di cambiare posizione, ma di aprire la propria postura", disse. E citò la lezione del suo mentore, quella che chiamava "la porta d'oro della ritirata", cioè aprire una strada a chi ha cominciato la conversazione in disaccordo con te.

Chi la incontra di persona, scrive Giridharadas, trova una donna quieta, quasi timida, mentre nell'immaginario pubblico è diventata la regina della replica tagliente, un'immagine costruita su tratti reali ma che non corrisponde alla persona che lei sa di essere. Quando parlava a Sanders e ai suoi sostenitori, parlava quindi anche a sé stessa, chiedendosi se sia possibile cambiare le cose grandi trovando l'umiltà e la pazienza per spostare i singoli esseri umani.

Ocasio-Cortez è nata nell'ottobre del 1989 a Parkchester, un complesso da circa 12mila appartamenti nel Bronx, costruito alla fine degli anni Trenta dall'assicurazione MetLife e riservato ai soli bianchi dal 1940 al 1968, quando la città ne ordinò l'integrazione e MetLife lo vendette al magnate immobiliare Harry Helmsley. Due mesi prima della sua nascita la moglie di Helmsley, Leona, era stata condannata per frode fiscale al termine del processo reso celebre da una frase riferita da un'ex domestica: "Noi non paghiamo le tasse; le tasse le paga solo la gente comune". I genitori chiamarono la figlia Alexandria, che in greco significa "difensore del genere umano".

Il padre, Sergio Ocasio, aveva un piccolo studio di architettura e ristrutturazioni ed era cresciuto nel Bronx degli anni Sessanta e Settanta, quando interi isolati del distretto si perdevano tra incendi e abbandono. Da ragazzo, ha raccontato la figlia, voleva essere una delle persone che aiutavano a tirare di nuovo su gli edifici. La madre, Blanca, cristiana evangelica nata a Porto Rico, puliva le case degli altri per sostenere il bilancio familiare. In casa si parlava soprattutto spagnolo, tanto che la bambina arrivò all'asilo senza sapere una parola di inglese.

Da eletta, Ocasio-Cortez ha raccontato al New Yorker un ricordo di quando aveva cinque anni. Durante un viaggio in auto verso la Florida il padre la portò allo specchio d'acqua del Washington Monument e, indicando i monumenti e il Campidoglio, le disse: "Questo è il nostro governo. Tutto questo ci appartiene. Appartiene a te". Tornata lì da deputata, ha ricordato di aver pensato che non tutto appartiene ancora a tutti e che il senso di andare al Congresso è proprio questo.

Intorno a quella stessa età i genitori misero insieme, con l'aiuto di zii e nonni, l'anticipo per una casa con due camere da letto a Yorktown Heights, un sobborgo tranquillo della contea di Westchester, una delle più ricche del paese, a meno di un'ora di auto dal Bronx, che è tra le più povere. Non fu un salto di ricchezza ma una scelta sulla qualità delle scuole. Il padre restò a lavorare nel Bronx, dove madre e figlia tornavano spesso nel fine settimana, dai cugini cresciuti con lei come fratelli. "L'unica differenza tra i loro risultati e i miei era un viaggio di quaranta minuti in auto", ha detto anni dopo in una conversazione pubblica con lo scrittore Ta-Nehisi Coates.

In seconda elementare la scuola propose di farle ripetere l'anno perché i piccoli segnali si sommavano, dall'essere mancina all'inglese come seconda lingua. I genitori si opposero, lei passò per i corsi di recupero e qualche anno dopo il primo test statale la piazzò nel 99° percentile in ogni categoria. "Ho dovuto davvero imparare a farmi valere da sola", ha detto all'autore. Da bambina che non capiva la lingua imparò a leggere lo stato d'animo delle persone senza bisogno di parole, una capacità che ha affinato da cameriera: "Il 90 per cento di questo lavoro non è nemmeno verbale". Si sentiva comunque incompresa, in una scuola dove i libri di testo e i programmi televisivi riflettevano quasi solo esperienze di persone bianche.

Per Giridharadas è qui la differenza più profonda con Sanders. Il senatore non si è mai preoccupato troppo di essere frainteso, concentrato com'era sul contenuto delle sue accuse al sistema più che sul modo in cui arrivavano alle persone. Lei, la bambina di origini portoricane cresciuta in una cittadina bianca, voleva essere capita ed era disposta a provare in quindici modi diversi a raggiungere il suo interlocutore, senza però cedere sulle posizioni.

La famiglia non era politicamente attiva in senso classico, ma i genitori trovavano sempre le persone in difficoltà della comunità e le invitavano a cena, al punto che la figlia li ha definiti "organizzatori di comunità informali". Alle scuole medie si presentò a una riunione del consiglio comunale per chiedere un aeratore per lo stagno malridotto davanti alla scuola (richiesta respinta). La sua politica di sinistra, ha spiegato in un'intervista, è nata dall'esperienza più che dalla teoria: "Non è che sono cresciuta leggendo Noam Chomsky. Sono cresciuta pulendo i bagni con mia madre".

Al liceo eccelleva nelle scienze e arrivò seconda alla fiera internazionale di scienza e ingegneria di Intel con una ricerca su come gli antiossidanti rallentano l'invecchiamento di alcuni vermi e per quel risultato un gruppo di scienziati le intitolò un asteroide, 23238 Ocasio-Cortez. Appena diplomata fece la volontaria telefonando agli elettori per la campagna di Barack Obama. Nel 2007, mettendo insieme borse di studio e prestiti, si iscrisse alla Boston University con l'obiettivo di diventare ginecologa.

Nell'autunno del secondo anno al padre fu diagnosticato un tumore ai polmoni in fase terminale. "Rendimi orgoglioso", le disse in ospedale. Morì pochi giorni dopo, senza lasciare testamento, mentre il paese scivolava in una crisi finanziaria di proporzioni generazionali. Sulla casa di famiglia arrivò la minaccia del pignoramento e la madre tornò a pulire case e a guidare scuolabus per tenere, come ha detto la figlia, "un tetto sopra le nostre teste". Ocasio-Cortez reagì buttandosi sullo studio, lasciò il percorso di medicina e si laureò in economia e relazioni internazionali. Curare i pazienti caso per caso non le bastava più, "volevo esaminare i problemi su scala più ampia", ha raccontato a Coates.

All'università conobbe Riley Roberts (ancora oggi il suo compagno), fece la volontaria nell'ufficio del senatore Edward Kennedy occupandosi delle richieste di persone con problemi di immigrazione e passò un semestre in Niger, in una clinica per la maternità. Finiti gli studi avrebbe potuto andare in molti posti. Tornò invece nel Bronx, all'inizio del periodo della sua vita che avrebbe poi chiamato "il crogiolo".


Alexandria Ocasio-Cortez ha annunciato che sta congelando i suoi ovuli


Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York, ha annunciato nel fine settimana con una serie di video sui social che sta congelando i suoi ovuli. La deputata, che ha 36 anni, ha spiegato di aver preso la decisione per sentirsi "più in controllo" della propria vita e di aver risparmiato a lungo per permettersi la procedura, che è costosa e spesso non è coperta dalle assicurazioni sanitarie.

Ocasio-Cortez ha collegato la scelta di rendere pubblico il percorso al clima politico. "In questo contesto politico in cui l'amministrazione nega alle donne di tutto il paese l'assistenza riproduttiva, dal diritto all'aborto alla possibilità di portare avanti una gravidanza sana, penso sia importante che noi leader abbiamo queste conversazioni e condividiamo questi processi per normalizzarli, soprattutto per le donne che lavorano", ha detto domenica mattina ad ABC News.

L'annuncio arriva mentre si discute di una sua possibile candidatura a cariche più alte: l'entourage di Bernie Sanders l'ha già indicata come possibile erede in vista delle presidenziali del 2028. La deputata ha detto di aver preso la decisione da una "posizione privilegiata" e ha ricordato che le donne che cercano lavoro o si candidano a una carica, a differenza degli uomini, subiscono un forte scrutinio su quando e se avranno figli.

Il congelamento degli ovuli è una procedura per la fertilità sempre più diffusa negli Stati Uniti. Gli ovuli vengono prelevati dal corpo della donna e conservati congelati. In un secondo momento possono essere fecondati in laboratorio con la fecondazione in vitro e gli embrioni vengono poi trasferiti nell'utero nella speranza che la donna rimanga incinta. Alla procedura ricorrono donne che devono sottoporsi a chemioterapia o ad altre cure che possono comprometterne la fertilità, ma anche donne sane che non si sentono pronte ad avere figli negli anni biologicamente più favorevoli a una gravidanza.

Uno studio del 2025 dell'università della California a Los Angeles (UCLA) ha rilevato che tra il 2014 e il 2021 i cicli di congelamento scelti in modo volontario, senza motivi medici, sono aumentati bruscamente. Nello stesso periodo l'età media delle donne che vi ricorrono è scesa da 36 anni a 34,9. Lo studio ha mostrato anche che solo il 5,7% delle donne che hanno congelato gli ovuli tra il 2014 e il 2016 è tornato a usarli nei cinque-sette anni successivi.

Il percorso dura in genere dai 10 ai 12 giorni, durante i quali le donne si iniettano ogni giorno due o tre farmaci ormonali e si sottopongono a frequenti analisi del sangue e a quattro-sei ecografie pelviche. Quando gli ovuli sono maturi, un medico li preleva con un intervento di 20-30 minuti guidato dall'ecografia, con la paziente in anestesia.

Nei video Ocasio-Cortez ha mostrato i farmaci che deve autosomministrarsi e si è filmata mentre si faceva un'iniezione di ormoni nell'addome, scherzando con chi la seguiva: "Non fatela strana. Anche se so che la farete strana". Ha raccontato che per via degli orari della terapia avrebbe dovuto farsi le iniezioni anche nel camerino, prima dell'intervista televisiva di domenica mattina. "Voglio che lo vediate, perché le donne possono fare qualsiasi cosa", ha detto. Ha aggiunto che continuerà a raccontare pubblicamente il processo e ha invitato chi la segue a mandarle domande.


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Trump intende misurare la fedeltà degli alleati Nato prima di tagliare le truppe in Europa


Il questionario visionato da Bloomberg chiede ai governi se abbiano sostenuto pubblicamente la politica estera americana e quali limiti impongano all’uso delle basi da parte degli Stati Uniti.

Prima di decidere quali soldati e mezzi ritirare dall’Europa, Washington vuole stabilire quanto ciascun alleato della NATO sia allineato alle politiche di Donald Trump. Il questionario inviato ai governi dell’Alleanza, visionato da Bloomberg, punta a misurare il grado di sintonia politica di ogni Paese con l’attuale Amministrazione americana.

Ai governi viene chiesto se abbiano “sostenuto pubblicamente” la politica estera degli Stati Uniti e quali “restrizioni” impongano all’uso delle proprie basi da parte delle forze americane. Un’altra sezione esamina gli acquisti effettuati presso le aziende statunitensi della difesa e verifica se le autorità nazionali abbiano “osteggiato pubblicamente” le norme che “ostacolano” i contratti con queste imprese.

La domanda conclusiva è se il Paese si sia adeguato all’approccio “strong, clear, and quiet”, “forte, chiaro e silenzioso”, la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee interpretano il documento come il tentativo di subordinare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Un simile legame tra garanzie di sicurezza e fedeltà politica rovescerebbe l’impianto delle relazioni transatlantiche costruito dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’impegno militare degli Stati Uniti prescindeva dai contrasti politici del momento. L’Amministrazione Trump ha però già manifestato apertamente il proprio sostegno alle destre in Germania e Ungheria.

Il questionario circola mentre Washington sta conducendo la revisione semestrale del dispositivo militare americano in Europa, che dovrebbe concludersi entro dicembre. Gli alleati si aspettano tagli consistenti sia ai contingenti di stanza nel continente sia ai mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione in caso di attacco russo.

Un funzionario della NATO ha confermato che Washington sta lavorando con gli alleati alla revisione, senza però commentare il documento. Anche il Pentagono ha preferito non rispondere.

NATO · Il questionario di Washington
Grafica di FocusAmerica · Aggiornato al 14 agosto 2026

Revisione del dispositivo militare americano in Europa

Washington chiede agli alleati quanto sono allineati a Trump


Prima di decidere quali soldati e quali mezzi ritirare dall’Europa, gli Stati Uniti hanno inviato ai governi dell’Alleanza un questionario che misura la sintonia politica di ciascun Paese con l’Amministrazione. La revisione si chiude entro dicembre.

Il questionario agli alleati 4 aree di domanda

MittenteStati Uniti
DestinatariI governi dell’Alleanza
ConsegnaPrima le ambasciate a Washington, poi il quartier generale NATO

1Politica esteraIl vostro governo ha sostenuto pubblicamente la politica estera degli Stati Uniti?Risposta
La domanda cita le iniziative americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale: la guerra contro l’Iran, avviata il 28 febbraio a fianco di Israele, e la cattura di Nicolás Maduro del 3 gennaio. In nessuno dei due casi Washington ha consultato gli alleati prima di agire.

2Basi militariQuali restrizioni imponete all’uso delle vostre basi da parte delle forze americane?Risposta
Il documento chiede a ciascun governo se abbia imposto divieti e se sia disposto a ridurli o a eliminarli. La Spagna ha già negato Rota e Morón, l’Italia ha rifiutato Sigonella.

3Industria della difesaComprate dalle aziende americane della difesa e ne difendete i contratti?Risposta
Washington pretende prove concrete dei progressi verso gli obiettivi di spesa concordati. Poi domanda se i governi abbiano osteggiato pubblicamente le politiche «made in Europe» che ostacolano i contratti con l’industria statunitense. Se non lo hanno fatto, chiede se sono disposti a farlo.

4DottrinaVi siete adeguati all’approccio strong, clear and quiet?Risposta
«Forte, chiaro e silenzioso» è la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee leggono questa domanda come il tentativo di legare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Tocca una domanda per leggere che cosa c’è dietro. Questa è una ricostruzione grafica delle quattro aree di domanda descritte da Bloomberg: non riproduce il documento originale.

3basi negate agli Stati Uniti, in Spagna e in Italia
5.000soldati americani in uscita dalla Germania
60%la quota americana sulla spesa militare dell’Alleanza

La mappa

Dove Washington si è già sentita dire di no


Spagna e Italia hanno negato le proprie basi alle operazioni contro l’Iran. Tocca una scheda o un numero sulla mappa per collegarli.

Germania Polonia Spagna Italia 1 2
Basi negate Presenza americana in movimento Altri Paesi NATO Paesi non NATO

1 Rota e Morón (Spagna) · 2 Sigonella (Italia). L’inquadratura copre l’Europa continentale: non compaiono Islanda, Canada e Stati Uniti.

Spagna2basi negate agli Stati UnitiRota e Morón restano chiuse alle operazioni americane contro l’Iran. Italia1base negata agli Stati UnitiSigonella è indisponibile per le stesse operazioni contro Teheran.

Le truppe

Cinquemila militari escono dalla Germania, cinquemila entrano in Polonia


Lo stesso numero, in direzione opposta. Sono però due decisioni distinte, che non riguardano gli stessi reparti.

Germania · in uscita −5.000

Il ritiro è già stato annunciato. Altre unità lasciano il Paese senza essere sostituite.

Polonia · in arrivo +5.000

Trump li ha promessi a maggio, richiamando l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

Ogni quadrato rappresenta 100 militari: cinquanta quadrati, cinquemila soldati.

La posta in gioco

L’Europa spende molto di più, ma dipende ancora da Washington


Mark Rutte difende la revisione richiamando proprio lo sforzo europeo. Il divario di capacità, però, resta.

Spesa militare dell’Alleanza, 2025

60%
40%

Stati Uniti Europa e Canada · 574 miliardi di dollari

+20%

La crescita reale della spesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto all’anno precedente. Non basta comunque a colmare il divario con gli Stati Uniti.

Ciò che gli Stati Uniti mettono sul tavolo
Bombardieri strategici Droni Navi da guerra

I tagli riguardano anche i mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione se la Russia attaccasse un Paese dell’Alleanza. Di bombardieri strategici l’Europa non dispone affatto.

Il calendario

Le tappe che portano a dicembre


Un anno di decisioni prese senza consultare gli alleati, e la scadenza che presenta il conto.

Oggi

Gennaio 2026Dicembre 2026

3 gennaio 2026
Gli Stati Uniti catturano il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo trasferiscono a New York. Numerosi governi europei parlano di violazione del diritto internazionale.

28 febbraio 2026
Washington affianca Israele nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso, senza consultare gli alleati. Spagna e Italia negano l’uso delle proprie basi.

Maggio 2026
Trump promette 5.000 militari in più alla Polonia e cita l’elezione del presidente Karol Nawrocki.

Luglio 2026
Al vertice di Ankara il Segretario generale Mark Rutte difende la revisione: il processo, sostiene, sta unificando la NATO.

Agosto 2026
Il questionario arriva al quartier generale di Bruxelles. A fine mese gli Stati Uniti incontrano gli alleati per discutere la revisione.

Entro dicembre 2026
Si chiude la revisione del dispositivo militare americano in Europa. Gli alleati si aspettano tagli consistenti ai contingenti e ai mezzi.

FontiBloomberg (documento visionato); NATO, rapporto annuale del Segretario generale, marzo 2026; dichiarazioni di Mark Rutte, luglio 2026. Confini: Natural Earth.
NotaIl ritiro dalla Germania e il rinforzo in Polonia sono decisioni distinte e non riguardano gli stessi reparti.

Iran e Venezuela, i dossier che dividono l’Alleanza


Nella parte dedicata alla politica estera, il questionario cita le “iniziative” americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale, i due teatri nei quali Trump ha ordinato operazioni militari senza coinvolgere la NATO. Washington non ha consultato gli alleati prima di affiancare Israele, il 28 febbraio, nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso.

La Spagna ha successivamente negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro Teheran, mentre l’Italia ha rifiutato la disponibilità dello scalo di Sigonella. Il documento chiede ora a ciascun governo se abbia imposto divieti analoghi e se sia “disposto a ridurre o eliminare queste restrizioni”.

Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno inoltre catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno trasferito a New York, nell’ambito di un’operazione concepita per riaffermare l’influenza americana nell’emisfero occidentale. Numerosi governi europei l’hanno giudicata una violazione del diritto internazionale.

Sul fronte della spesa militare, Washington pretende prove concrete dei progressi compiuti verso gli obiettivi concordati e della capacità europea di sostituire i mezzi americani. Il questionario vuole inoltre sapere se i governi acquistino sistemi dalle aziende statunitensi e se abbiano criticato le nuove politiche “made in Europe”. In caso contrario, domanda se siano disposti a farlo.

Il testo, fatto circolare inizialmente tra le ambasciate alleate a Washington, è arrivato questa settimana anche al quartier generale della NATO a Bruxelles, dove alla fine del mese gli Stati Uniti incontreranno i partner per discutere la revisione.

I tagli già avviati


Il ridimensionamento della presenza militare americana in Europa è già cominciato con l’annunciato ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e il trasferimento di altre unità senza sostituzioni. Alla Polonia, invece, Trump ha promesso a maggio altri 5.000 militari, richiamando esplicitamente l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

I tagli dovrebbero riguardare anche i mezzi che gli Stati Uniti potrebbero mettere a disposizione in caso di attacco russo contro un Paese dell’Alleanza, tra cui bombardieri strategici, dei quali l’Europa non dispone, così come droni e navi da guerra.

Il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha comunque difeso la revisione in corso, definendola logica e positiva alla luce dell’aumento delle spese militari di Europa e Canada, cresciute nel 2025 di quasi il 20% in termini reali. Alla vigilia del vertice di Ankara, che si è tenuto a luglio, Rutte ha dichiarato ai giornalisti che il processo in corso “sta unificando la NATO” e che ripeterlo regolarmente rappresenta una scelta saggia.

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Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Su Polymarket la deputata progressista raggiunge il 21% e supera Gavin Newsom, fermo al 17%. Nei sondaggi tradizionali, però, Kamala Harris resta in testa.

Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.

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In Michigan il repubblicano Rogers è avanti di quattro punti su El-Sayed


Il sondaggio di Fox News dà Rogers al 51% e il progressista El-Sayed al 47%, dentro il margine di errore. Nella corsa a governatore la democratica Benson è avanti di cinque punti su John James.

Il repubblicano Mike Rogers è avanti di quattro punti sul democratico Abdul El-Sayed nella corsa al Senato in Michigan, uno degli Stati da cui passa il tentativo dei democratici di riprendersi la maggioranza a novembre. Un sondaggio di Fox News lo dà al 51% contro il 47% di El-Sayed, un margine che rientra nell'errore statistico della rilevazione, pari a tre punti percentuali.

Il vantaggio di Rogers nasce dalla compattezza del campo repubblicano. Lo sostiene il 96% degli elettori del partito, con il 99% tra chi si riconosce nel movimento MAGA e l'89% tra gli altri.

Sondaggio Fox News · Michigan
Rogers è avanti di quattro punti, ma il Michigan resta in bilico

Il repubblicano Mike Rogers ottiene il 51% e il democratico Abdul El-Sayed il 47% nella corsa al Senato. La distanza rientra nel margine di errore, e nella stessa rilevazione i democratici vincono la corsa per il governatore.

Grafica di FocusAmerica.14 agosto 2026

Se si votasse oggi per il Senato

Abdul El-Sayed
47%

Indecisi
2%

Mike Rogers
51%

Democratico

Repubblicano

50% – pareggio

La fascia chiara indica il margine di errore, pari a 3 punti. Il confine tra i due candidati cade dentro quella fascia: con quattro punti di distanza, il vantaggio di Rogers non è statisticamente sicuro.

Lo stesso giorno, la stessa scheda
Due corse, due vincitori diversi

Gli elettori del Michigan votano a novembre per il Senato e per il governatore. Il sondaggio dà il seggio ai repubblicani e lo Stato ai democratici.

Senato Rogers +4

47%

51%

El-Sayed (D)Rogers (R)

Governatore Benson +5

52%

47%

Benson (D)James (R)

Chi vota due partiti diversi

Sceglie Rogers al Senato e la democratica Benson come governatrice

14%

Sceglie El-Sayed al Senato e il repubblicano James come governatore

5%

Quote sul totale degli elettori di ciascun candidato al Senato. Scala 0–20%.

Da dove nasce il vantaggio
I repubblicani sono compatti, i democratici no

El-Sayed ha vinto le primarie una settimana prima del sondaggio, dopo una campagna molto combattuta, e il suo campo non si è ancora ricompattato.

Quanti votano Rogers

Tutti gli elettori repubblicani
96%

Chi si riconosce nel movimento MAGA
99%

Repubblicani fuori dal movimento MAGA
89%

Quanti votano El-Sayed

Tutti gli elettori democratici
91%

Chi sostiene i Democratic Socialists of America
98%

Democratici estranei alla sinistra socialista e indipendenti
69%

Nella corsa per il governatore, lo stesso gruppo di elettori sceglie la democratica Jocelyn Benson all’81%. La differenza di dodici punti misura quanto El-Sayed deve ancora recuperare dentro il suo campo.

Che cosa muove il voto
Chi pensa all’immigrazione vota Rogers, chi pensa alla sanità vota El-Sayed

Per ogni tema il grafico mostra di quanti punti è avanti il candidato preferito da chi mette quel tema al primo posto.

◄ El-Sayed avantiRogers avanti ►
Inflazione38% degli elettori +10
Quattro elettori su dieci dicono di stare perdendo terreno dal punto di vista economico: tra loro El-Sayed è avanti di 24 punti.

Immigrazione e confini14% degli elettori +82
È il divario più ampio di tutto il sondaggio: chi mette l’immigrazione al primo posto sceglie Rogers quasi in blocco.

Sanità14% degli elettori +47
La sanità è il terreno migliore per El-Sayed, ma pesa quanto l’immigrazione: la indica come priorità un elettore su sette.

Divisioni politiche11% degli elettori +5
Chi indica le divisioni politiche come primo problema si divide quasi a metà, con un vantaggio minimo per El-Sayed.

Tocca un tema per leggere il dettaglio.

Un tema che divide l’elettorato

Gli Stati Uniti devono continuare a dare aiuti militari al governo israeliano?

44%
55%

FavorevoliContrari

Chi è favorevole sceglie Rogers con 45 punti di margine; chi è contrario preferisce El-Sayed di 29.

La scommessa democratica
El-Sayed è indietro, ma i democratici sono più mobilitati

Il vantaggio dei democratici sui repubblicani, in punti percentuali.

+15

sull’interesse per la campagna elettorale

+11

sulla motivazione ad andare a votare

+7

sulla certezza di votare a novembre

Il peso che i due candidati si portano dietro

Considera troppo estreme le posizioni di El-Sayed
54%

Giudica Rogers troppo vicino a Donald Trump
51%

Fonte
Sondaggio Fox News realizzato dal 6 al 10 agosto 2026 da Beacon Research e Shaw & Company Research su un campione di 1.006 elettori registrati del Michigan. Il margine di errore è di 3 punti percentuali sull’intero campione e più alto sui singoli sottogruppi.

El-Sayed ha vinto le primarie democratiche dopo una campagna molto combattuta solo una settimana prima della rilevazione e il suo campo non si è ancora ricompattato del tutto. Lo vota il 91% dei democratici e il 98% di chi sostiene i Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana, ma la quota scende al 69% tra i democratici estranei a quel mondo e gli indipendenti. Tra gli indipendenti, un sottogruppo ristretto del campione, è leggermente avanti Rogers.

La coalizione di El-Sayed è fatta di elettori di sinistra, elettori neri, residenti delle città e donne laureate. Rogers è più forte tra i conservatori, i cristiani evangelici bianchi, gli elettori delle zone rurali e gli uomini bianchi senza laurea. Gli uomini preferiscono Rogers di 11 punti (55% contro 44%), mentre le donne si dividono quasi a metà, con il 49% a El-Sayed e il 48% a Rogers.

El-Sayed va peggio di Kamala Harris nel 2024 tra gli elettori neri, le donne e i residenti dei sobborghi, mentre Rogers resta sotto i livelli del presidente Donald Trump tra gli elettori sotto i 30 anni e gli indipendenti. Il confronto arriva dalla rilevazione sull'elettorato del Michigan realizzata da Fox News nel 2024. Trump ha vinto lo Stato nel 2016 e nel 2024, entrambe le volte con meno di due punti di margine, mentre Joe Biden lo aveva conquistato nel 2020 con quasi tre punti.

El-Sayed è avanti tra gli elettori più coinvolti: ha 11 punti di vantaggio tra chi si dice estremamente interessato all'elezione, 7 punti tra chi si dice estremamente motivato e 4 punti tra chi dà per certo il proprio voto. I democratici superano i repubblicani di 15 punti sull'interesse per la campagna, di 11 sulla motivazione a votare e di 7 sulla certezza di andare alle urne. Circa tre quarti dei sostenitori di ciascun candidato escludono di cambiare idea e circa due terzi dicono che il loro voto è soprattutto a favore del proprio candidato, non contro l'avversario.

Più della metà dell'elettorato considera troppo estreme le posizioni di El-Sayed (54%) e giudica Rogers troppo vicino a Trump (51%). Il timore attraversa entrambi gli schieramenti: i democratici preoccupati dall'estremismo del loro candidato (30%) sono il doppio dei repubblicani preoccupati dai legami di Rogers con il presidente (14%). Tra gli indipendenti prevale il secondo dubbio, 58% contro 48%.

"L'energia è a sinistra in Michigan, come in tutto il paese, e questo dovrebbe aiutare l'affluenza", ha detto il sondaggista repubblicano Daron Shaw, che realizza i sondaggi di Fox News insieme al democratico Chris Anderson. "Ma il percorso con cui El-Sayed è arrivato alla candidatura ha messo in luce le fratture del partito. Deve rassicurare una platea ampia di democratici del Michigan, compresi i Reagan Democrats, gli elettori ebrei e quelli neri, sul fatto che servirà i loro interessi invece di perseguire un'agenda estremista". I Reagan Democrats sono gli elettori operai di tradizione democratica passati ai repubblicani negli anni Ottanta.

Trump ha un saldo di gradimento negativo di 19 punti nello Stato, con il 40% di giudizi favorevoli e il 59% di contrari. Anche i due candidati al Senato sono sotto zero, con El-Sayed a -13 e Rogers a -6. Lo stesso vale per i partiti: i repubblicani sono a -12, i democratici a -13. Il movimento MAGA è giudicato con più favore rispetto ai Democratic Socialists of America, 40% contro 30%, ma raccoglie anche più ostilità netta: il 45% ne ha un'opinione fortemente negativa, contro il 37% dei socialisti.

L'inflazione è il primo tema della campagna, indicata dal 38% degli elettori. Quattro su dieci dicono di stare perdendo terreno dal punto di vista economico. Seguono l'immigrazione e la sanità, entrambe al 14%, poi le divisioni politiche all'11%.

El-Sayed resta competitivo grazie a chi mette al primo posto l'inflazione, dove è avanti di 10 punti, la sanità (+47) e le divisioni politiche (+5). Chi dà la priorità all'immigrazione sceglie invece Rogers con un margine di 82 punti. Chi si dice in difficoltà economica preferisce El-Sayed di 24 punti.

Il 55% degli elettori del Michigan si oppone alla prosecuzione degli aiuti militari americani al governo israeliano, mentre il 44% è favorevole. Il tema divide il voto in modo netto, perché chi è favorevole sceglie Rogers con 45 punti di margine, mentre chi è contrario preferisce El-Sayed di 29.

Nella corsa per il governatore la democratica Jocelyn Benson è avanti sul repubblicano John James di cinque punti, 52% contro 47%, anche in questo caso entro il margine di errore. La governatrice uscente Gretchen Whitmer non può ricandidarsi per il limite dei due mandati. Benson raccoglie più consensi di El-Sayed tra i democratici estranei alla sinistra socialista e tra gli indipendenti: 81% contro il 69% del candidato al Senato.

Il voto disgiunto, cioè la scelta di candidati di partiti diversi nelle due corse, pesa soprattutto a destra: il 14% di chi vota Rogers al Senato sceglie Benson come governatrice, mentre solo il 5% degli elettori di El-Sayed vota James. Benson ha un saldo di gradimento positivo di 7 punti (49% di giudizi favorevoli e 42% di contrari), James negativo di 3 punti (41% contro 44%). Circa un sostenitore di Benson su cinque e uno di James su quattro dicono di poter ancora cambiare idea.

Il sondaggio è stato realizzato tra il 6 e il 10 agosto su un campione di 1.006 elettori registrati del Michigan, estratti dagli elenchi elettorali dello Stato, sotto la direzione congiunta di Beacon Research, vicina ai democratici, e Shaw & Company Research, vicina ai repubblicani. Le interviste sono state raccolte al telefono, su rete fissa e su cellulare, oppure online dopo l'invio di un messaggio. Il margine di errore è di tre punti percentuali sull'intero campione e più alto sui singoli sottogruppi.


I Dem puntano a otto seggi repubblicani per riprendersi il Senato


I democratici puntano a strappare ai repubblicani 8 seggi al Senato nelle elezioni di metà mandato di novembre, quelle che a metà del mandato presidenziale rinnovano il Congresso. Sono due in più rispetto a quelli su cui il partito era concentrato finora. Chuck Schumer, leader dei democratici al Senato, ha aggiunto Kansas e Mississippi alla lista delle corse che considera contendibili, mentre per ribaltare la maggioranza servono 4 seggi in più di quelli che i democratici hanno oggi.

In Kansas il pastore Adam Hamilton ha vinto le primarie democratiche e a novembre sfiderà il senatore repubblicano Roger Marshall: nelle primarie sono gli elettori, non i dirigenti dei partiti, a scegliere chi correrà per ciascuno schieramento. Schumer lo ha descritto a Semafor come un "moderato" e ha detto che ha 40 chiese nello Stato e che ogni domenica 100.000 persone ascoltano un suo sermone. "Sono un sacco di persone", ha aggiunto.

In Mississippi il democratico Scott Colom sfida la senatrice Cindy Hyde-Smith in una corsa che Schumer considera ancora improbabile ma non impossibile. Ha detto che Hyde-Smith è "estremamente debole" e che Colom è un "procuratore duro che ha vinto le elezioni in un distretto difficile".

Midterm 2026
La mappa del Senato si allarga
Chuck Schumer porta a otto i seggi repubblicani che i democratici considerano contendibili a novembre, con le new entry Kansas e Mississippi. I repubblicani rispondono a loro volta con quattro obiettivi: gli Stati in bilico sono almeno dodici.

Grafica di FocusAmerica

Il punto di partenza

47 dem 53 rep
Oggi i democratici hanno 47 seggi, in blu. Vincendo i 4 seggi evidenziati al centro arriverebbero a 51 e conquisterebbero la maggioranza.

8
seggi oggi repubblicani nel mirino dei democratici

4
seggi oggi democratici nel mirino dei repubblicani

Il vento spinge a favore dei democratici: secondo Schumer, l’approvazione di Trump è scesa al 34-35 per cento ed è bassa anche negli Stati in bilico.

La mappa delle sfide
I colori indicano chi deve difendere oggi il seggio. Gli Stati con il bordo scuro sono quelli contesi: scegline uno per avere maggiori dettagli sulla sfida di novembre.

Scegli lo Stato14 corse contese
Nel mirino dem (seggio rep) Nel mirino rep (seggio dem) Jolly New entry Altre corse 2026 Nessuna elezione

Fonte: Semafor, intervista a Chuck Schumer (agosto 2026). Abbinamenti delle sfide verificati su AP e NBC News. Le primarie ancora da disputare: Minnesota l’11 agosto, Alaska il 18 agosto, New Hampshire l’8 settembre.

Gli 8 seggi repubblicani nel mirino dei democratici sono in Alaska, Maine, North Carolina, Ohio, Texas, Iowa, Kansas e Mississippi. "Si costruisce così una maggioranza, allargando la mappa. E vorrei costruire una maggioranza che non valga solo per il 2026 ma anche per gli anni successivi", ha detto Schumer in un'intervista di giovedì. "Cerchiamo sempre di allargare la mappa con candidati adatti ai loro Stati."

Tim Scott, presidente del National Republican Senatorial Committee (il comitato che organizza e finanzia le campagne dei repubblicani per il Senato), ha detto questa settimana che il suo partito ha 4 occasioni di conquista, in Michigan, Georgia, New Hampshire e Minnesota. Sommando le due liste, gli Stati contesi sono almeno 12 e il numero può ancora crescere.

Schumer non ha commentato il Montana, dove nessun senatore uscente si ricandida e la corsa può diventare più competitiva se gli avversari del repubblicano Kurt Alme si coalizzano attorno a un solo nome. In Nebraska l'indipendente Dan Osborn prova di nuovo a interrompere la serie di vittorie repubblicane.

Il primo motivo di una mappa così larga è il reclutamento dei candidati. Schumer ha convinto a candidarsi Mary Peltola in Alaska, Sherrod Brown in Ohio e Roy Cooper in North Carolina, tre candidature che ha spinto personalmente.

Il secondo motivo è il clima politico. I numeri dell'approvazione del presidente sono bassi negli Stati in bilico e molto negativi a livello nazionale, mentre la guerra in Iran è diventata "un caos totale" per le persone comuni, ha detto Schumer. Sperava di vedere l'approvazione di Trump "sotto il 40" e ora è al 34 o 35 per cento. "Una parte l'ha fatta Trump da solo. Ma una parte l'abbiamo fatta noi", ha detto. "Mi sento davvero bene sulla riconquista del Senato."

Schumer si aspetta ancora una possibile onda democratica a novembre e attribuisce al suo partito il merito di aver messo in difficoltà il presidente. I democratici hanno portato lo scontro fino allo shutdown (il blocco delle attività federali che scatta quando manca l'accordo sul bilancio) su due temi: l'applicazione delle leggi sull'immigrazione e il costo dell'assistenza sanitaria.

La prossima settimana i democratici hanno un'altra primaria importante in Minnesota, dove si sfidano la vicegovernatrice Peggy Flanagan e la deputata Angie Craig. Schumer ha detto di non avere preferenze tra le due.

Il suo percorso verso il ruolo di leader della maggioranza si è complicato con la sconfitta di due candidati che aveva scelto, alle primarie in Maine e in Michigan. Su Abdul El-Sayed, che ha vinto la primaria democratica per il Senato in Michigan, Schumer ha detto che "ha fatto una gran campagna" e che "Trump è messo davvero male".

I repubblicani leggono quelle due sconfitte come una buona notizia per loro. "Abdul El-Sayed migliora la nostra capacità di tenere il Senato. Penso che Troy Jackson in Maine migliori le nostre possibilità", ha detto Scott a Semafor. "C'è un sacco di gente interessante, affascinante e folle che sembra determinata a farci vincere."

Clicca qui per vedere il nostro modello aggiornato di previsione per le midterm


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We sued Trump over Truth Social grift


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Dear Friend of Press Freedom:

Donald Trump selling early access to his Truth Social posts is a First Amendment foul. This week, we sued to make him stop. Plus: A climate of fear for Columbia’s student journalists, how to save the Freedom of Information Act, and safety tips for journalists on AI and doxxing.

We sued Trump over Truth Social early access grift


President Trump is selling early access to his Truth Social posts for up to $100,000 a month. Freedom of the Press Foundation (FPF) and The Intercept just sued him and his staff to stop the scheme.

The First Amendment guarantees citizens equal access to the president’s public announcements. By enriching himself through early access to his posts, which routinely announce official government policy, Trump is violating the Constitution.

“Trump’s crooked scheme is particularly outrageous because, as documented by our Trump Anti-Press Social Media Tracker, he frequently uses his Truth Social account to berate journalists and even to announce his plans to sue them and criminally investigate them,” FPF Chief of Advocacy Seth Stern said. “Then, he makes them wait in line behind paying customers to find out about it unless they’re willing to subsidize the platform he uses to attack them.”


Threats to student journalism at Columbia persist after encampments


A climate of fear has taken hold among student journalists at Columbia University following the school’s investigation and interim suspension of several who covered pro-Palestinian protests on campus, Sawyer Huckabee of Columbia radio station WKCR writes for FPF.

Columbia is home to a prestigious journalism school. But universities that train future journalists shouldn’t be places where practicing journalism puts students’ ability to complete their education at risk.


How to save FOIA


Three members of the FOIA Advisory Committee, which just wrapped up its latest term, told FPF this week how they would strengthen the imperiled federal records law. Setting a baseline funding floor for FOIA offices, establishing a specialized FOIA court, and maybe even using AI (with caveats) could make a difference in the current transparency crisis, experts said.


Yes, the government is getting more secretive


FPF Daniel Ellsberg Chair on Government Secrecy Lauren Harper explains in a video how the Trump administration is intentionally starving the public of information by slashing the FOIA workforce — and hiring Immigration and Customs Enforcement officers instead. Use our action center to tell Congress to ensure that FOIA offices remain fully staffed and open, because Americans want more transparency, not less.


Watch this if you’re a journalist using AI


While AI tools can be a godsend for journalists strapped for time and cash, they also have risks, like having your information shared in response to a legal request or used to train AI models. FPF’s Chief Security Programs Officer Harlo Holmes breaks down how you can use AI tools without endangering yourself or your sources.


And read this if you think you might get doxxed


Important stories can bring a lot of attention to the reporters who share them, for better and worse. Dr. Martin Shelton, deputy director of FPF’s digital security team, runs through the steps journalists can take before their stories go live to protect against malicious actors collecting and publishing their personal information.


What we’re reading


Judge clarifies that reporter Catherine Herridge doesn’t have to pay $800-per-day contempt fines as she pursues Supreme Court appeal

Deadline
The fine Herridge faces is paused, but the threat to journalist-source confidentiality remains. Only a Supreme Court ruling in Herridge’s favor and a strong federal shield law can stop it.


Get outraged, and active, about the Trump-toadying FCC

American Crisis
Brendan Carr’s out-of-control agency is remaking the media in Trump’s image. Former New York Times public editor Margaret Sullivan runs down how to fight back.


Judge throws out DOE’s blanket ‘still interested’ FOIA policy

Federal News Network
It’s diabolical for an agency to ignore FOIA requests for years, then close them if the requesters don’t remind the agency that they still want the records.


Florida seeks to scrutinize The New York Times’ editorial process

Politico
Maybe Florida Attorney General James Uthmeier, who’s behind this harassing demand, should open his own books. He’s been accused of corruption, including by a member of his own party.


Attorney seeks help from higher court in getting reporter’s notes back

The Assembly
Gagging a journalist, holding her notes for more than three years, and then hiding behind procedural rules to block her appeal is outrageous.


Iowa governor’s office insists executive privilege can block release of staff emails

Courthouse News Service
Expanding the exemptions to public records laws, like making up a new “executive privilege” exemption for staffer emails, helps elected officials operate in secret, without accountability.

Announcement for event titled "Inside the Story: A conversation on border journalism and source protection" on August 17
A red square reading "The Penlight Prize for excellence in paywall-free public records reporting," "$25K prize" and "submissions accepted until 9/1/26"


freedom.press/issues/we-sued-t…

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