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Il Venezuela scopre un debito da 240 miliardi di dollari lasciato da Maduro


Una revisione dei conti rivela nuovi debiti pari a 240 miliardi di dollari, il più alto al mondo rispetto al PIL. Caracas prepara la più grande ristrutturazione del debito sovrano della storia, prima di Grecia e Argentina.

Il Venezuela ha un debito da 240 miliardi di dollari, pari a circa due volte e mezzo il valore della sua economia. Nessun Paese al mondo presenta oggi un peso così alto rispetto al prodotto interno lordo. A rivelarlo è una revisione dei conti pubblici condotta dalla banca d'affari americana Centerview Partners, secondo quanto scrive il Financial Times.

A preparare l'operazione è stata la vicepresidente Delcy Rodríguez, che guida il Paese da gennaio, dopo la cattura dell'ex leader Nicolás Maduro da parte delle forze speciali americane. Rodríguez vuole ora annunciare la più grande ristrutturazione del debito sovrano mai realizzata. Per farlo ha affidato a Centerview Partners il compito di ricostruire lo stato reale delle finanze venezuelane, che il governo dovrebbe presentare ai creditori nelle prossime settimane.

Finanza · America Latina

Il Venezuela è il Paese più indebitato del mondo

Una revisione dei conti pubblici ha fissato il debito pubblico del Venezuela a 240 miliardi di dollari, vale a dire 2 volte e mezzo l'intera economia nazionale. Nessuno Stato, oggi, regge un peso così alto rispetto alla propria ricchezza.

Grafica di FocusAmerica Dati 2026

Economia (PIL)

Debito pubblico
100 mld $

240 mld $
Quanto produce
il Paese

Quanto deve
ai creditori

Il rapporto tra debito e PIL arriva al 240%: il primato precedente apparteneva al Giappone, fermo intorno al 230%

Esplora l'analisi
IIl record IIIl primato IIIIl crollo IVI creditori

Debito vs PIL

Il debito vale due volte e mezzo l'economia venezuelana


Le stime di mercato collocavano il debito venezuelano tra i 150 e i 200 miliardi. La revisione dei conti condotta dalla banca d'affari americana Centerview Partners lo porta molto più in alto.

Debito pubblico 240mld $

Economia (PIL) 100mld $

Per ogni dollaro prodotto dall'economia venezuelana, lo Stato ne deve due e mezzo.

La più grande ristrutturazione di sempre

Più della Grecia, più dell'Argentina


Si tratterebbe della più grande ristrutturazione di debito sovrano mai realizzata. A guidarla è la vicepresidente Delcy Rodríguez, alla testa del Paese da gennaio dopo la cattura di Maduro da parte delle Forze Speciali statunitensi.

Venezuela · 2026
Il nuovo record mondiale

240mld $

Grecia · 2012
Crisi dell'eurozona

~200mld $

Argentina · 2001
Il precedente primato

~100mld $

Mezzo secolo di declino

Un'economia ridotta a un quarto in tredici anni


Mezzo secolo fa il Venezuela era tra i Paesi più ricchi dell'America Latina. Le politiche di Chávez e Maduro hanno progressivamente smantellato la sua economia.

0mld $

0mld $
2012Ultimo anno di Hugo Chávez al potere
OggiIl valore dell'economia nel 2026

Iperinflazione · 2018
0%
È la stima dell'Assemblea Nazionale, all'epoca controllata dall'opposizione. Una cifra così alta significava che i prezzi raddoppiavano quasi ogni settimana.

929.797%
Stima FMI

vs

130.060%
Dato ufficiale
Banca Centrale

A chi deve soldi il Venezuela

Da dove arrivano i 240 miliardi di debito


La parte principale del debito è composta da obbligazioni dello Stato e della compagnia petrolifera PDVSA. Il resto si divide tra creditori commerciali, aziende e governi stranieri.

Obbligazioni di Stato e PDVSA
Circa 60 mld di capitale, più 40 mld di interessi mai rimborsati

~100mld $

Aziende espropriate
Richieste di indennizzo avanzate dalle imprese nazionalizzate

>20mld $


Cina
In parte già rimborsata con forniture di petrolio

10–20mld $


Russia
Mosca ha più volte condonato il debito vs Caracas, ma resta in piedi questo credito

~6mld $

A rendere insolita l'operazione è l'assenza del Fondo Monetario Internazionale, di norma centrale in questo tipo di negoziati. Caracas ha riallacciato i rapporti con il FMI solo ad aprile, dopo 7 anni di gelo.

Fonte Revisione dei conti pubblici di Centerview Partners, riportata dal Financial Times; Fondo Monetario Internazionale. Le cifre tra il 2018 e oggi sono in parte stime, in assenza di statistiche ufficiali venezuelane.

Una ristrutturazione più grande di Grecia e Argentina


La cifra emersa dalla revisione è molto più alta delle stime circolate finora sui mercati, che collocavano il debito venezuelano tra i 150 e i 200 miliardi di dollari. Oggi l'economia del Paese vale circa 100 miliardi, contro i 370 miliardi del 2012, ultimo anno di Hugo Chávez al potere. Il rapporto tra debito e PIL arriva così al 240%.

Finora il primato del rapporto debito/PIL apparteneva al Giappone, che nel 2025 sfiorava il 230% secondo il Fondo Monetario Internazionale. Anche per dimensioni della crisi, il Venezuela passerebbe in testa: supererebbe la Grecia, che nel 2012 ristrutturò circa 200 miliardi di dollari durante la crisi dell'eurozona, e l'Argentina, che in precedenza aveva segnato il record con un default da 100 miliardi.

Il crollo dell'economia e il nodo dei creditori


Mezzo secolo fa il Venezuela era tra i Paesi più ricchi dell'America Latina. Poi le politiche di Chávez e Maduro hanno progressivamente smantellato la sua economia e indebolito anche il settore petrolifero, nonostante il Paese custodisca le maggiori riserve di greggio al mondo. Il governo ha smesso di pubblicare statistiche ufficiali nel 2015 e nel 2018 l'inflazione è arrivata a sfiorare il 1.700.000%, secondo le stime del Parlamento allora controllato dall'opposizione.

La parte principale del debito pubblico è composta da obbligazioni dello Stato e della compagnia petrolifera statale PDVSA: secondo gli analisti, circa 60 miliardi di dollari di capitale e altri 40 miliardi di interessi mai rimborsati. Alla Cina Caracas deve tra i 10 e i 20 miliardi, in parte rimborsati con forniture di petrolio. Restano poi decine di miliardi dovuti a compagnie petrolifere e banche che avevano concesso finanziamenti commerciali, oltre a più di 20 miliardi di richieste avanzate da aziende espropriate. Tra i creditori c'è anche la Russia, da anni vicina ai leader venezuelani: Mosca ha più volte condonato i debiti di Caracas, ma secondo gli analisti il Venezuela non le avrebbe mai restituito circa 6 miliardi.

A rendere insolita l'operazione è soprattutto l'assenza del Fondo Monetario Internazionale, di norma centrale in questo tipo di negoziati. Caracas ha riallacciato i rapporti con il Fondo solo ad aprile, dopo sette anni di gelo. Rodríguez punta comunque a chiudere un accordo con i creditori entro la fine dell'anno, con l'obiettivo di riaprire al Venezuela l'accesso ai mercati internazionali.

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Euro digitale, l'UE punta a ridurre la dipendenza dalle carte di credito americane


La Commissione Economia dell'Europarlamento approva le regole sulla valuta elettronica proposte dalla BCE. Esperimento pilota previsto nel 2027, lancio ufficiale nel 2029. Previsti tetti agli importi per proteggere i depositi bancari.

L'euro digitale ha superato un passaggio decisivo. La Commissione per gli Affari economici del Parlamento europeo ha approvato martedì le regole per il lancio della valuta elettronica della Banca Centrale Europea, pensata per ridurre la dipendenza dell'eurozona dai circuiti di pagamento statunitensi in una fase di rapporti transatlantici sempre più tesi.

L'euro digitale funzionerebbe come un portafoglio elettronico garantito dalla banca centrale, ma distribuito attraverso banche e società fintech. Permetterebbe in questo modo a tutti i residenti dell'eurozona di pagare online e nei negozi con moneta pubblica digitale. Il progetto è allo studio da sei anni, ma ha assunto maggiore urgenza dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e l'imposizione di dazi anche a partner consolidati come l'Unione Europea. Da qui il timore che, in futuro, gli Stati Uniti possano usare come leva politica il loro dominio sulle reti di pagamento, a partire da Visa e Mastercard.

Perché Bruxelles ha deciso di accelerare


Il via libera è arrivato dopo tre anni di trattative tra la BCE e le banche, preoccupate dal rischio di fuga dei depositi e dalla perdita di ricavi. Per questo gli istituti hanno chiesto di limitare la portata del progetto. Secondo la bozza approvata, l'euro digitale servirebbe a ridurre l'eccessiva dipendenza dai fornitori non europei e a portare la moneta unica nell'era digitale.

Un gruppo di estrema destra, Europa delle Nazioni Sovrane, ha però votato contro, rendendo più probabile un nuovo passaggio in plenaria. Salvo obiezioni, i legislatori dovrebbero comunque avviare il mese prossimo i negoziati con il Consiglio dell'Unione Europea e la Commissione, con l'obiettivo di arrivare all'approvazione definitiva entro la fine dell'anno. La BCE prevede una sperimentazione di dodici mesi nella seconda metà del 2027, prima del lancio completo nel 2029, e ha fatto sapere di attendere la posizione definitiva del Parlamento.

Fuori dall'eurozona, la Cina ha già sperimentato lo yuan digitale su larga scala, mentre India e Brasile hanno condotto test. Il Regno Unito si è fermato soprattutto alla fase di ricerca, per i timori legati alla privacy, alla stabilità finanziaria e all'impatto sul settore bancario. Trump, invece, ha vietato alla Federal Reserve di emettere una sua valuta digitale.

I tetti agli importi e il ruolo delle banche


Come già in precedenza il Consiglio dell'Unione Europea, anche il Parlamento Europeo ha previsto tutele per le banche. I legislatori propongono che sia la Commissione Europea a stabilire quanti euro digitali ogni persona possa detenere, sulla base di una raccomandazione della BCE, e che il tetto venga rivisto almeno ogni 2 anni. Le aziende non potranno trattenere euro digitali per più di 24 ore. La moneta digitale non maturerà interessi e sarà gratuita per gli utenti.

La proposta riflette una serie di compromessi politici. Il sistema mantiene le banche commerciali al centro della distribuzione, lascia un ruolo limitato ai canali pubblici e non presenta l'euro digitale come una vera alternativa ai depositi bancari. Concessioni di questo tipo sono state probabilmente decisive per convincere alcuni critici, tra cui Fernando Navarrete Rojas, negoziatore dell'Europarlamento sul dossier, che solo di recente ha ritirato la sua opposizione alla disponibilità dell'euro digitale anche online.

Le simulazioni della BCE indicano che, in uno scenario estremo e considerato altamente improbabile di corsa agli sportelli, i correntisti potrebbero trasferire fino a 699 miliardi di euro dalle banche dell'eurozona se il limite venisse fissato a 3.000 euro a persona. La cifra equivale all'8,2% di tutti i depositi al dettaglio a vista, con un impatto potenzialmente più forte sulle banche più piccole e sugli istituti maggiormente legati alla raccolta tradizionale.

Costi e compensazioni ancora da definire


Restano aperte le questioni sui costi. Auke Zijlstra, del gruppo di estrema destra Patrioti per l'Europa, ha osservato che le principali discussioni con le altre istituzioni europee riguarderanno come compensare le aziende partecipanti per i costi di avvio, che la BCE stima tra i 4 e i 6 miliardi di euro distribuiti su quattro anni.

Ha aggiunto però che l'euro digitale potrebbe rivelarsi obsoleto già al momento del lancio, vista la concorrenza di iniziative private come il servizio di pagamenti istantanei Wero, sostenuto da un consorzio di grandi banche europee. Damian Boeselager dei Verdi ha sostenuto che l'euro digitale dovrebbe risultare economico per i commercianti, molti dei quali saranno obbligati ad accettarlo. La proposta del Parlamento prevede un'esenzione per i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi.

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Acerbo (Rif.Com): Meloni e Crosetto si dimettano, violato art.11 home.rifondazione.eu/2026/06/2… #ComunicatiStampa

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Kann man sich gegen das heimliche Filmen mit Smart Glasses wehren? Sollte man es überhaupt müssen? Dazu habe ich mit dem Deutschlandfunk gesprochen.

deutschlandfunk.de/chris-koeve…

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Rifondazione: “Tassare progressivamente le grandi ricchezze è necessario. Discutiamone ora” home.rifondazione.eu/2026/06/2… #ComunicatiStampa

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🚆 Un viaggio. Un solo biglietto. Per tutta Europa.

Kai Tegethoff, europarlamentare di Volt e membro della commissione per i trasporti e il turismo, è stato nominato relatore del Parlamento europeo sul nuovo regolamento per la bigliettazione ferroviaria.

Oggi organizzare un viaggio ferroviario transfrontaliero significa troppo spesso passare da un sito all’altro, usare piattaforme che non comunicano tra loro e acquistare biglietti separati da compagnie diverse.
La proposta della Commissione europea punta a permettere ai passeggeri di trovare, confrontare e acquistare i collegamenti di più operatori con un solo biglietto, in un’unica transazione e sulla piattaforma scelta, garantendo tutele per l’intero itinerario.

Per Volt, le compagnie devono condividere equamente i dati su orari e biglietti, le piattaforme devono mostrare tutte le connessioni disponibili e chi viaggia non deve più perdersi tra sistemi nazionali frammentati.

Meno ostacoli, più diritti, un'Europa sempre più connessa. 💜🇪🇺

#TreniEuropei #ViaggiareInTreno #MobilitàSostenibile #TrasportoFerroviario #BigliettoUnico #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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La Casa Bianca chiede al Congresso 88 miliardi di dollari per la guerra in Iran


Dei quasi 88 miliardi richiesti, 67 andrebbero al Pentagono per i costi del conflitto e il riacquisto di munizioni. I democratici sono contrari e l'approvazione al Senato è incerta.

La Casa Bianca ha chiesto al Congresso quasi 88 miliardi di dollari di fondi aggiuntivi, in gran parte per coprire i costi della guerra in Iran. A presentare la richiesta è stato mercoledì 24 giugno Russell Vought, direttore dell'ufficio del bilancio della Casa Bianca, con una lettera al presidente della Camera dei rappresentanti Mike Johnson.

Oltre 67 miliardi andrebbero al Pentagono, il dipartimento della Difesa americano, soprattutto per i costi operativi della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio e per ricostituire le scorte di munizioni. È una cifra molto più bassa dei 200 miliardi che il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva ipotizzato a marzo. Ma al Senato servono 60 voti su 100 per far avanzare una legge e quasi tutti i democratici sono contrari al conflitto fin dall'inizio e martedì il Congresso aveva già approvato una risoluzione che chiede il ritiro delle truppe americane coinvolte, con il voto di alcuni repubblicani.

Stati Uniti · Bilancio della guerra
Quasi 88 miliardi per pagare la guerra in Iran

La Casa Bianca chiede al Congresso un finanziamento straordinario per coprire i costi dell’Operazione Epic Fury. Oltre tre quarti vanno al Pentagono, ma il pacchetto fatica a trovare i voti necessari al Senato.
Grafica di FocusAmerica 24 giugno 2026

Ipotesi di marzo

Richiesta effettiva
200mld

88mld
La cifra che il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva inizialmente ipotizzato

Quella effettivamente presentata al Congresso da Russell Vought

Una parte dell’Amministrazione Trump giudicava irrealistica la stima iniziale: in aprile era già scesa tra 80 e 100 miliardi

Esplora la richiesta
IDove vanno IIIl Pentagono IIILo scoglio IVI numeri

La ripartizione del pacchetto
Dove finiscono gli 88 miliardi richiesti
Il grosso della somma copre i costi militari della campagna contro l’Iran. Ma nella stessa lettera al Congresso rientrano anche finanziamenti di progetti civili lontani dal fronte.

Pentagono — Dipartimento della Difesa
67,5mld

Costi operativi della guerra e ricostituzione delle scorte di munizioni. Da solo vale oltre tre quarti dell’intero pacchetto.

Aiuti agli agricoltori
11,1mld

Perdite legate ai dazi, costi in aumento e danni meteorologici in Florida. Dieci miliardi sostengono le semine del 2026.

Guardia Costiera
2,0mld

Voce richiamata sotto il nome ufficiale dell’operazione, insieme a 40 milioni destinati all’FBI.

Dipartimento di Stato
1,5mld

Protezione del personale diplomatico, sistemi anti-drone e ricostruzione delle Ambasciate colpite durante la guerra.

Risposta all’epidemia di Ebola
1,4mld

Contenimento del virus in Congo e Uganda, anche per impedire che raggiunga gli Stati Uniti.

Dipartimento dell’Energia
672mln

Attività per la cessazione completa e verificabile della capacità nucleare iraniana.

Spese civili interne
3,1mld

Tra cui la Penn Station di New York, restauri a Washington e le pensioni dei lavoratori della General Motors.

Dentro la quota del Pentagono
Come si dividono i 67 miliardi destinati al Dipartimento della Difesa
Le munizioni e i costi operativi assorbono la fetta più rilevante. Una voce resta però fuori dal dettaglio pubblico: oltre 12 miliardi vanno a programmi segreti.

67,5 mld
destinati al Dipartimento della Difesa, suddivisi in queste voci principali

Nuove munizioni

21 mld

Costi operativi

17,3 mld

Programmi classificati (segreti)

12,1 mld

Cybersicurezza e sistemi autonomi

5,1 mld

Droni

2,4 mld

Prontezza delle Forze Armate

1,7 mld

Carburante

1,5 mld

Fondi per la Guardia Nazionale

800 mln

L’ostacolo al Senato
Servono 60 voti al Senato, ma i democratici sono contrari
Per far avanzare la legge al Senato non basta la maggioranza semplice. E quasi tutti i democratici si oppongono alla guerra fin dal primo giorno.

Voti necessari su 100 senatori

60 voti necessari
41 sufficienti a bloccare

Martedì il Congresso aveva già approvato — con il voto di alcuni repubblicani — una risoluzione che chiede il ritiro delle truppe americane.

“Un assegno in bianco per Trump.”
Chuck Schumer — leader della minoranza democratica al Senato. Ha accusato il presidente di chiedere ai contribuenti di ripulire il disastro che ha provocato.

“Sembra concepito per non passare.”
Chris Murphy — senatore democratico, in dichiarazioni al sito The Hill.

Sostiene “pienamente” la richiesta.
Roger Wicker — presidente della Commissione Forze Armate del Senato. La definisce essenziale per garantire la prontezza militare.

La spesa in cifre
Una richiesta che si somma a un bilancio già in forte crescita
Il finanziamento straordinario è separato dal bilancio ordinario del Dipartimento della Difesa, che l’Amministrazione Trump vuole portare a livelli senza precedenti.

88 mld
La richiesta straordinaria presentata al Congresso
In gran parte per la guerra in Iran

1.500 mld
Il bilancio del Dipartimento della Difesa che l’Amministrazione punta a raggiungere
Oltre il 40% in più rispetto all’anno scorso

350 mld
La parte di quel bilancio che potrebbe passare con la sola maggioranza semplice repubblicana
Tramite la procedura di reconciliation

40.000 mld
Il debito pubblico americano, citato dai democratici contro la spesa

Il presidente Trump chiede ai contribuenti di ripulire il disastro che ha provocato.Chuck Schumer — leader della minoranza democratica al Senato

Fonte Lettera dell’Ufficio del bilancio della Casa Bianca (OMB) al Congresso, 24 giugno 2026; The Hill; Washington Post. Elaborazione FocusAmerica. Le cifre civili interne (3,1 mld) sono aggregate dalla redazione.

Il presidente Trump chiede ai contribuenti di ripulire il disastro che ha provocato, ha dichiarato in una nota il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer, che ha parlato di un "assegno in bianco per Trump". Per il senatore democratico Chris Murphy il pacchetto sembra "concepito per non passare", come ha detto al sito The Hill.

Roger Wicker, presidente della commissione Forze armate del Senato, ha detto in una nota di appoggiare "pienamente" la richiesta, definendola essenziale per garantire la prontezza militare. Anche Tom Cole e Ken Calvert, ai vertici della commissione per gli stanziamenti della Camera e della sua sottocommissione per la Difesa, l'hanno giudicata necessaria per ricostituire le munizioni usate durante la campagna di attacchi.

La parte per il Pentagono comprende 21 miliardi per le munizioni, 17,3 miliardi per i costi operativi, 5,1 miliardi per la cybersicurezza e i sistemi autonomi, 2,4 miliardi per i droni, 1,7 miliardi per la prontezza delle forze armate, 1,5 miliardi per i carburanti e 800 milioni per il sostegno alla Guardia nazionale. Altri 12,1 miliardi sono destinati a programmi classificati, cioè segreti.

La guerra ha un nome ufficiale, Operazione Epic Fury, richiamato in diverse voci della richiesta: 2 miliardi per la Guardia costiera e 40 milioni per l'FBI, la polizia federale americana. Il dipartimento dell'Energia riceverebbe inoltre 672 milioni per attività destinate alla cessazione completa e verificabile della capacità dell'Iran di sviluppare o acquisire un'arma nucleare. Nel frattempo Washington tratta con i funzionari iraniani per chiudere il conflitto, riaprire del tutto lo stretto di Hormuz e smantellare il programma nucleare di Teheran.

Al dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, andrebbero oltre 1,5 miliardi per i programmi diplomatici, tra cui 1,4 miliardi per la protezione del personale nel mondo e 850 milioni per i sistemi anti-drone. Altri 300 milioni servirebbero a mettere in sicurezza e ricostruire le ambasciate danneggiate durante la guerra in Bahrein, Dubai, Karachi, Lahore e Riad, edifici diplomatici presi di mira da Teheran.

Circa 1,4 miliardi sono destinati alla risposta all'epidemia di Ebola in Africa centrale, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. La somma comprende 550 milioni per limitare la diffusione del virus verso altri paesi vulnerabili, attraverso il tracciamento dei contatti, i dispositivi di protezione e la sorveglianza sanitaria. Questi fondi servono anche a impedire che il virus raggiunga gli Stati Uniti, ha scritto Vought.

Altri 11,1 miliardi andrebbero in aiuto agli agricoltori americani, colpiti dalle perdite legate ai dazi voluti dal presidente, all'aumento dei costi e a problemi meteorologici in Florida. Di questa somma, 10 miliardi sono un sostegno temporaneo per le semine del 2026.

La richiesta comprende anche spese non militari: un miliardo per ristrutturare la stazione Penn Station di New York e 500 milioni per i lavori di restauro a Washington, tra cui la riparazione del memoriale della Seconda guerra mondiale. Ci sono poi 600 milioni per la General Services Administration, l'agenzia che gestisce gli immobili e gli acquisti del governo federale, e un miliardo per le pensioni dei lavoratori colpiti dal fallimento della General Motors dopo la Grande recessione.

La cifra finale è molto inferiore ai 200 miliardi che il Pentagono aveva inizialmente sostenuto al proprio interno. Quella proposta era considerata irrealistica da una parte dell'amministrazione e in aprile il totale era già stato ridotto a una forbice tra 80 e 100 miliardi, ha riferito il Washington Post.

La richiesta è separata dal bilancio della Difesa per il prossimo anno, che l'amministrazione vuole portare a 1.500 miliardi di dollari, oltre il 40% in più rispetto all'anno scorso. Quel piano è diviso in due parti: una base da 1.150 miliardi e un pacchetto da 350 miliardi che passerebbe con la cosiddetta reconciliation, una procedura che richiede solo la maggioranza semplice. I democratici contestano la spesa anche in nome di un debito pubblico arrivato a 40 mila miliardi di dollari.

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È venuta a trovarmi Serena Mazzini, esperta di media digitali. Siamo partiti da come gli strumenti digitali stanno agendo come surrogati dei rapporti sociali, modificando l'esperienza delle persone che li usano dai bambini agli anziani.

Qui: youtu.be/OnC7H2hMt5I

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Seit Kurzem muss das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge kostenlos Rechtsauskunft anbieten. Neben menschlichen Mitarbeiter:innen arbeitet die Behörde auch an einer „virtuellen“ Lösung. Gleichzeitig will Innenminister Dobrindt der unabhängigen Asylverfahrensberatung die Förderung streichen. #bamf

netzpolitik.org/2026/asylpolit…

#bamf
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🚨 Yesterday, the European Commission announced a new reform proposal for #Europol – the EU’s policing agency – which expands Europol’s operational powers and weakens key data protection safeguards to the tune of €3 billion.

This is the third Europol reform in six years changing the agency’s mandate to increase its powers and budget.

Read more from #ProtectNotSurveil ➡️ protectnotsurveil.eu/resources…

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State-Sponsored Hackers Exploit Cisco Catalyst SD-WAN Manager Zero-Day to Gain Root Access
#CyberSecurity
securebulletin.com/state-spons…
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Operation Endgame Strikes Again: Europol Seizes StealC, Amadey and SocGholish Infrastructure — 326 Servers Down, $47M Frozen
#CyberSecurity
securebulletin.com/operation-e…
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Trump blocca la legge sulla casa e si scontra con i senatori del suo partito


Ha annullato la firma su una legge per la casa, ha rimproverato i senatori repubblicani per il voto sull'Iran e ha attaccato gli alleati europei, Italia compresa

Il presidente Donald Trump ha trasformato mercoledì in una delle giornate più caotiche del suo secondo mandato: ha annullato all'ultimo la firma di una legge bipartisan sulla casa, ha rimproverato a uno a uno i senatori del suo stesso partito durante un pranzo a porte chiuse e nel pomeriggio ha attaccato gli alleati europei, Italia compresa. Anche per un presidente abituato a mosse a sorpresa, secondo i parlamentari repubblicani la giornata è stata sconcertante. Il senatore John Kennedy l'ha riassunta così: "Il presidente è come una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti capita".

Il caso più clamoroso è stata la cancellazione della cerimonia di firma del 21st Century ROAD to Housing, una legge pensata per rendere le abitazioni più accessibili che elimina vincoli burocratici e semplifica gli obblighi ambientali per favorire nuove costruzioni. La Casa Bianca l'aveva definita una delle più importanti leggi sull'accessibilità della casa nella storia americana e al Congresso era già pronto un palco con il sigillo presidenziale e le bandiere a stelle e strisce. La cerimonia era fissata per mezzogiorno, le 18 in Italia. Quella stessa mattina, però, Trump ha definito la legge "di minore importanza" e poco dopo ha annullato tutto. L'immagine simbolo della giornata è stata quella del deputato repubblicano French Hill che sul palco elogiava il sostegno del presidente alla legge, ignaro che Trump avesse appena ritirato quel sostegno su Truth Social.

Dietro la mossa c'è una strategia: Trump usa la legge sulla casa come merce di scambio per costringere il Senato ad approvare il SAVE America Act, la sua priorità assoluta. Si tratta di una proposta di legge che imporrebbe la prova della cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali e un documento d'identità per votare in tutto il paese. Il presidente vuole anche eliminare gran parte del voto per posta. Ha detto che non firmerà la legge sulla casa finché il Congresso non gli manderà il provvedimento sul voto.

Il SAVE America Act è fermo perché i democratici usano il filibuster, la regola che al Senato impone una maggioranza di 60 voti su 100 per approvare gran parte delle leggi. Trump chiede da tempo di abolirlo, ma il leader della maggioranza al Senato John Thune gli ripete che i voti non ci sono. "Non è una conclusione che ovviamente gli piacerebbe, ma è così", ha detto Thune ai giornalisti. La senatrice Lisa Murkowski ha escluso di dare il proprio consenso alla cancellazione del filibuster. Trump ha appoggiato l'idea, avanzata dal senatore Mike Lee, di un filibuster parlato che costringa i democratici a restare in aula a oltranza, ma molti repubblicani pensano che non funzionerebbe.

Il pranzo con i senatori repubblicani, organizzato dal senatore Rick Scott senza che Thune ne fosse al corrente, doveva essere un momento di festa. Si è trasformato in uno scontro. Trump ha avuto un acceso diverbio con il senatore Bill Cassidy sulla guerra con l'Iran e sulla scarsità di informazioni che la Casa Bianca condivide con il Senato. Cassidy lo ha chiamato più volte "fratello mio" per stemperare la tensione, ma il presidente ha replicato che non era suo fratello, gli ha intimato di sedersi e gli ha dato del perdente. "Non mi scuso per aver tenuto testa al presidente", ha detto poi Cassidy ai giornalisti. "Ho perso la pazienza, è colpa dell'irlandese che è in me". Cassidy aveva già perso la primaria del suo partito questa primavera, dopo che Trump aveva appoggiato il suo avversario. Il senatore Roger Marshall, medico, ha paragonato la riunione a "un consiglio direttivo di ospedale in cui un gruppo di medici si urla addosso".

Lo scontro nasceva dal voto del giorno prima: martedì il Senato aveva approvato, con quattro repubblicani schierati insieme ai democratici, una risoluzione che impone a Trump di chiedere l'autorizzazione del Congresso prima di nuove azioni militari contro l'Iran. È uno strumento previsto dalla War Powers Resolution, la legge che limita il potere del presidente di entrare in guerra senza il via libera del Parlamento. Il senatore Kennedy ha detto che il presidente era furibondo per quel voto. Secondo Trump la risoluzione, pur non vincolante, rischiava di indebolire i negoziatori americani impegnati nelle trattative con Teheran, tanto che avrebbe dovuto fermarsi a spiegare alla controparte iraniana che si trattava di un voto privo di effetti.

Trump ha rimproverato anche il senatore Dave McCormick per non aver partecipato al voto e si è rivolto a Murkowski appena è entrata nella sala. A un certo punto ha osservato che tutti coloro che avevano votato per condannarlo nei processi di impeachment, la procedura con cui il Congresso può mettere sotto accusa e rimuovere un presidente, non erano più in Senato. Murkowski, che aveva votato per condannarlo nel secondo processo, si è raddrizzata sulla sedia. "Beh, tranne lei", ha detto il presidente.

Il gruppo di senatori repubblicani disposti a sfidare apertamente Trump è cresciuto. Oltre a Cassidy ci sono John Cornyn, anche lui sconfitto in una primaria da un candidato sostenuto dal presidente, Mitch McConnell e Thom Tillis, entrambi vicini a lasciare il Senato e quindi meno esposti a ritorsioni politiche, e le storiche voci fuori dal coro Susan Collins e la stessa Murkowski. Sempre più spesso scelgono le tradizioni del Senato invece delle richieste della Casa Bianca.

Per sbloccare il SAVE America Act, il presidente della Camera Mike Johnson ha in mente un'altra strada. Giovedì mattina avrebbe incontrato Trump per proporgli di far passare la legge al Senato con la sola maggioranza semplice, usando la procedura di bilancio chiamata reconciliation, che consente di approvare alcune misure aggirando i 60 voti del filibuster. L'ostacolo è che la parliamentarian del Senato, la funzionaria che vigila sul rispetto delle regole della camera, ha finora escluso che il SAVE America Act possa seguire quella via. Trump ne ha chiesto la rimozione, ma i repubblicani si sono rifiutati. Lo stesso Lee ha avvertito che la reconciliation può modificare solo spese o entrate obbligatorie e non può fare da contenitore per una legge sulle regole elettorali.

In serata Cassidy ha contribuito a ribaltare un altro voto. Insieme al senatore Rand Paul ha aiutato i repubblicani a bloccare una seconda risoluzione sui poteri di guerra in Iran, dopo aver sostenuto una misura simile il giorno prima: il Senato è passato da 50 a 48 contro a 50 a 47 a favore. Cassidy ha spiegato di aver cambiato posizione dopo aver incontrato il vicepresidente JD Vance e l'inviato speciale Steve Witkoff, che gli hanno fornito un quadro più ampio sulla situazione iraniana.

Nel pomeriggio, ricevendo nello Studio Ovale il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump si è rivolto agli alleati europei. Ha detto che il Regno Unito stava "morendo" e ha sostenuto che alcuni storici partner avevano deluso gli Stati Uniti. Ha elencato i paesi con cui era insoddisfatto per non aver fatto di più nella guerra con l'Iran: Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Alla domanda su cosa volesse dall'Europa ha risposto: "Solo lealtà. Voglio soltanto la loro lealtà". Rutte ha scelto la via dell'adulazione, mostrando un cartellone sull'aumento della spesa militare dei paesi membri e definendo Trump "il leader del mondo libero".

La giornata è arrivata al culmine di settimane di tensioni interne. Trump ha bloccato il rinnovo di un importante strumento di sorveglianza, la sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act, scaduta il 12 giugno, ha stravolto i piani per la conferma del suo stesso candidato alla guida dell'intelligence nominando Bill Pulte direttore facente funzioni e ha rallentato altri provvedimenti del partito con richieste a sorpresa. Per i repubblicani è una delle fratture più profonde da quando è tornato alla Casa Bianca.

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CISA Flags Actively Exploited Ubiquiti UniFi OS Vulnerabilities — Patch Deadline June 26
#CyberSecurity
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World Leaks Ransomware Dumps 630 GB of Tata Electronics Data — Confidential Apple and Tesla Files Exposed
#CyberSecurity
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Pensare di fermare Vannacci escludendolo dalla porcata dell’esenzione sulla raccolta firme farebbe quasi tenerezza. Se non fosse che rafforzerà Futuro nazionale, regalandogli la possibilità di intestarsi anche una battaglia di democrazia.

No esenzioni, sì firma digitale!

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*Der sächs. Landtag hat heute die Novelle des Polizeigesetzes (#SächsPVDG) verabschiedet. Abgeordnete von CDU, SPD und BSW geben damit der Polizei automatisierte Datenanalyse, KI-gestützte Videoüberwachung und mehr Staatstrojaner an die Hand. Mein Text für netzpolitik.org: netzpolitik.org/2026/polizeire…
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Ein Cookie-Banner braucht nur, wer mehr Daten als nötig erheben will. Weil Google mit dem Datensammeln extrem reich geworden ist, wehren sich die Lobbyisten in Brüssel mächtig gegen die Pläne der EU, das Leben von uns einfacher zu machen: Eigentlich sollten wir im Browser einstellen können, ob wir von kommerziellen Datenhändlern aller Art getrackt werden wollen oder nicht. Das aber wäre das Ende des Cookie-Banners - und vermutlich des Geschäftsmodells von Google.

@netzpolitik_feed deckt auf: netzpolitik.org/2026/online-tr…

#Google #Datenschutz #cookiebanner #DigitalOmnibus #netzpolitik

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#Smartglasses könnten das Ende der Anonymität im öffentlichen Raum einläuten. Und schon jetzt stellen sie eine Gefahr insbesondere für Frauen dar. Unsere Kollegin @ckoever hat dem Deutschlandfunk dazu ein Interview gegeben.

deutschlandfunk.de/chris-koeve…

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Trump apre le celebrazioni dei 250 anni degli Stati Uniti con un comizio su se stesso


Il presidente ha aperto al National Mall sedici giorni di celebrazioni per l'anniversario dell'indipendenza con un comizio in stile campagna elettorale, mentre i sondaggi lo danno ai minimi

Il presidente Donald Trump ha aperto le celebrazioni per il 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti con un comizio in stile campagna elettorale, in cui ha messo se stesso al centro della scena. Mercoledì sera, al National Mall di Washington, il grande parco che si estende dal Campidoglio al Lincoln Memorial, il presidente ha dato il via a sedici giorni di festeggiamenti davanti a migliaia di persone.

Trump ha parlato da dietro un vetro antiproiettile che attraversava tutto il palco. Sopra di lui sono passati più volte aerei militari, tra cui un bombardiere B-2 scortato da quattro caccia F-35, mentre le bande dell'esercito suonavano e il cantante Lee Greenwood eseguiva God Bless the USA, l'inno dei suoi comizi.

"Mentre ci avviciniamo al nostro 250° anno di indipendenza, sono entusiasta di dichiarare che l'America è di ritorno", ha detto Trump alla folla. Il presidente ha parlato dell'"inizio dell'età dell'oro dell'America" e ha rivendicato i propri risultati, dalla vittoria nella guerra con l'Iran alla prosperità economica fino alla stretta sul confine con il Messico. Insolitamente disciplinato, ha seguito quasi sempre il copione del teleprompter e ha chiuso in meno di mezz'ora, uno dei discorsi più brevi del suo secondo mandato. Si è anche congratulato con se stesso per aver estromesso il presidente venezuelano Nicolás Maduro, senza menzionare i terremoti che avevano colpito il paese quella stessa notte.

L'evento era nato come una grande fiera con uno stand per ogni Stato, seguita da una serie di concerti. La quasi totalità degli artisti annunciati si è però ritirata per non essere associata a un evento politico, da Young MC a Martina McBride, dai Commodores a Bret Michaels, frontman dei Poison. Trump ha allora deciso di prendere in mano l'appuntamento e trasformarlo in un comizio del suo movimento, con Lee Greenwood, il tenore Christopher Macchio e le bande militari al posto dei cantanti rinunciatari.

Sul palco è salito anche il segretario ai trasporti Sean Duffy, che ha attaccato i musicisti ritiratisi e ha definito Trump "il più grande presidente mai esistito in questo paese dai tempi di George Washington". Il deputato democratico della California Jared Huffman ha accusato gli organizzatori di vendere accesso a interessi particolari e di riscrivere la storia della fondazione del paese secondo i gusti del presidente. "Dovrebbe servire a unirci. Sta cercando di rendere questa celebrazione tutta su di sé", ha detto Huffman.

Le celebrazioni fanno capo a due organizzazioni distinte. America250 è l'iniziativa bipartisan autorizzata dal Congresso per coordinare gli eventi in tutto il paese, mentre Freedom 250 è un'iniziativa pubblico-privata sostenuta dalla Casa Bianca, che cura gli appuntamenti di più alto profilo. La Great American State Fair, la grande fiera nazionale promossa da quest'ultima, trasformerà il National Mall fino al 10 luglio in un'esposizione in stile fiera mondiale, con i padiglioni dei singoli Stati, oltre 150 stand e una grande ruota panoramica davanti al Campidoglio.

Secondo un'analisi pubblicata su Le Monde, il presidente ha posto un segno di uguaglianza tra la propria persona, il movimento MAGA (Make America Great Again) e il patriottismo americano. Trump ha fatto stampare il proprio profilo su una moneta commemorativa e il Tesoro valuta perfino una banconota da 250 dollari con la sua effigie. Sulla facciata del dipartimento dell'interno, il ministero che gestisce i parchi e le terre pubbliche, sono stati appesi due grandi ritratti: a sinistra George Washington, "il primo dell'America", a destra Trump, "l'America prima di tutto".

Le celebrazioni arrivano in un momento difficile per il presidente. Le rilevazioni sul suo gradimento lo collocano ai minimi: il 37% secondo il centro di ricerca AP-NORC, il 34% per Reuters/Ipsos, fino al 30% registrato dall'istituto American Research Group, il valore più basso mai toccato in quella serie. Sull'economia l'approvazione scende al 33%, mentre sull'immigrazione si ferma al 40%.

La quota di americani molto o estremamente fieri di esserlo è crollata dall'87% del 2001 al 58% di oggi, nove punti in meno rispetto al 2025, secondo l'istituto di sondaggi Gallup. Il calo è netto tra gli elettori democratici ma anche tra gli indipendenti, molto corteggiati in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, quando si rinnoverà il Congresso.

Pesa soprattutto la guerra con l'Iran, durata quasi quattro mesi, che ha spinto i prezzi al consumo al livello più alto degli ultimi tre anni. Solo un americano su quattro ritiene che il conflitto sia valso i suoi costi. L'inflazione resta più alta di quella ereditata dal presidente e cresce più dei salari, mentre il deficit continua a salire. Gli investimenti nell'intelligenza artificiale trainano la crescita ma alimentano i timori per i posti di lavoro della classe media. Il prezzo del petrolio è in calo dopo che lo stretto di Hormuz ha iniziato a riaprire, in seguito a un accordo provvisorio per chiudere la guerra con Teheran.

Nel 1976 il presidente Gerald Ford curò con grande attenzione le cerimonie del bicentenario, in un paese scosso dalle dimissioni di Richard Nixon, dalla guerra in Vietnam e dalla crisi energetica. Il suo principale consigliere ordinò agli autori dei discorsi di evitare qualsiasi "insinuazione di parte". Anche Ulysses Grant, nel centenario del 1876, criticò gli "errori di giudizio" dei ribelli del Sud durante la guerra civile, ma li definì coraggiosi nelle loro convinzioni. Trump ha scelto la strada opposta.

Con un decreto firmato a fine marzo 2025, intitolato "Restaurare la verità e la ragione nella storia americana", l'amministrazione ha denunciato l'"ideologia corrosiva" diffusa nei musei pubblici e ne ha avviato la ripresa in mano. Il presidente usa la parola "comunista" per attaccare la nuova ondata di progressisti uscita dalle primarie democratiche, mentre il suo ex consigliere Steve Bannon parla di "jihadisti marxisti".

La polemica del momento riguarda la piscina riflettente ai piedi del Lincoln Memorial. Il restauro, costato 14 milioni di dollari (12 milioni di euro), si è rivelato un disastro: l'acqua ha virato al verde, invasa dalle alghe, mentre la vernice si sfalda. Trump ha dato la colpa a "sabotatori" e "vandali", sostenendo che qualcuno avrebbe inciso un taglio di oltre cento metri nel nuovo rivestimento, e ha parlato di sei arresti. I democratici lo descrivono invece come un progetto di vanità pagato con i soldi dei contribuenti.

Trump tornerà a parlare il 4 luglio, giorno della festa nazionale, in quello che lui stesso ha definito un "comizio". L'evento avrà un dispositivo di sicurezza eccezionale, con metal detector e l'obbligo di esibire un documento d'identità per assistere ai fuochi d'artificio. La Casa Bianca spera in un milione di persone, più di quante ne richiamò il bicentenario del 1976.

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OTD: The Supreme Court is Unusually Bad


ON THIS DAY – June 24

This day is actually one of the more awful days in the history of the Supreme Court, as any rulings that come OTD tend to be, well, bullshit.

1957 – The Supreme Court rules that obscenity is not protected by the first amendment (Roth v United States).

1982 – The Supreme Court rules the President cannot be sued for official actions that took place while in office (Nixon v Fitzgerald).

2022 – Roe v Wade is overturned (Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization).

Now, call me crazy, but I find that to be an awful trifecta.

On principle, the United States Pirate Party believes free speech does indeed include obscenity. The very idea that you can get in trouble or fined for saying or doing the wrong or inappropriate thing on TV or the radio (wherever there’s public viewing) is a slippery slope. Obscene or not obscene, profanity or otherwise, we don’t believe the state should hold this overreaching authority to control your free speech.

We think that’s fucking bullshit.

The President being placed above the law while President is certainly no something we strive for either. This ruling was actually expanded upon with 2024’s Trump v United States, which expanded this to Presidents having absolute immunity from criminal prosecution for official acts that fall within their “exclusive sphere of constitutional authority,” at least presumptive immunity for other official acts within the outer perimeter of official responsibility, and no immunity for unofficial acts.

The President is not a King. The President is a public servant. We, the party that advocates for the end of qualified immunity, do not believe the President deserves such a privilege.

“In democracy, the leader stands in an essentially different relation to those whom he leads and, instead of substituting his will for theirs, aims at carrying out, not their “real will” as interpreted by him, but their actual will as understood by themselves.” – G.D.H. Cole

Finally, the overturning of Roe v Wade.

This might come as a shock to some of you, but we in the United States Pirate Party do believe in bodily autonomy. We also believe the state should not be an imposing ruler or exist to place fear into the hearts of its citizenry.

The subject of abortion is a touchy one for many, and is rarely an issue where someone holds a middle ground: you are typically pro-abortion, or anti-abortion. There is hardly a compromise people are willing to hear. Some wanted it banned, and some thought it shouldn’t be touched.

But let’s look at what this ruling has actually done.

28 year old Amber Thurman had a failed abortion (via pills) and required a routine Dilation and Curettage procedure to remove the tissue that was unexpelled and was causing her to go into sepsis.

The Georgia doctors were hesitant to perform the routine procedure due to Georgia’s new abortion laws, and since this was caused by a failed abortion, they were unsure if they could even procede.

After hours of delay, the D&C was performed, but it was too late.

Amber Thurman died of septic shock.

If you are anti-abortion, I ask: is this reality truly pro-life?

If you want to end abortion permanently, you should be pushing safe sex and making financial unviability a non-answer. In order to eliminate abortion, you don’t ban it outright, you’re supposed to eliminate the factors that necessitate an abortion until it becomes an archaic relic of the past.

We have unfortunately placed a large hurdle in front of progress, and took three steps back by overturning Roe v Wade. The state should not prevent doctors from doing their job out of fear. The state should not be able to threaten those who leave the state to receive an abortion (should a state that outlawed gambling have the right to punish you for traveling to Vegas?). The state should not. Period.

On this Day, we are reminded that the law of the land can sometimes be foul and unfair. We are reminded that the judicial branch is far from perfect. We are reminded that we have a lot of work that still needs to be done in our fight for a free and open society.


uspirates.org/otd-the-supreme-…

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Court forces reporter to pay $800 a day for refusing to identify source


FOR IMMEDIATE RELEASE:

New York, June 24, 2026 — A D.C. appeals court declined yesterday to pause an $800-per-day fine against investigative reporter Catherine Herridge for refusing to identify her confidential sources in response to a civil subpoena.

Herridge was held in contempt of court in 2024 for refusing to divulge sources for her reporting at Fox News on an investigation of a scientist and university president with alleged ties to the Chinese military. She asked for a pause of the daily fine while she petitions the Supreme Court to review the appeals court’s recent ruling against her, but her request was denied in yesterday’s one-sentence order.

The following can be attributed to Freedom of the Press Foundation (FPF) Chief of Advocacy Seth Stern:

“Every journalist who depends on confidential sources to inform the public should be alarmed that a reporter has been ordered to pay almost $1,000 a day for not burning her sources. Sources come forward at great personal and professional risk to expose government abuse and corruption because they believe journalists can protect them. Will future whistleblowers in D.C. and elsewhere trust investigative journalists who they now know may have to choose between keeping their word and financial ruin?

“The prospect of crippling fines will especially impact independent journalists like Herridge, at a time when corporate outlets are increasingly compromised. Congress needs to provide clear statutory protection against compelled disclosure of journalists’ sources by passing a strong shield law like the PRESS Act.”

Please contact us if you would like further comment.


freedom.press/issues/court-for…

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„Die Bundesregierung betreibt in Brüssel offenbar gezielte Interessenvertretung zugunsten der Adtech- und Verlagsindustrie und auf Kosten der Verbraucher:innen“


Mit dem „Digitalen Omnibus“ will die EU nach der KI-Verordnung auch den Datenschutz schleifen. Das Gesetzespaket enthält einen einzigen Vorschlag, der nicht primär Unternehmen, sondern auch Nutzer:innen das Leben erleichtern soll. Er könnte das europäische Internet von Cookie-Bannern befreien, doch nach intensiver Lobby-Arbeit will der Rat den Artikel nun streichen.

@roofjoke mit Stimmen von @Noyb @Bundesverband @wikimediaDE @digiges + aus der Wissenschaft

netzpolitik.org/2026/online-tr…


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Eight-Year-Old Samsung KNOX Flaw Exposed Hundreds of Millions of Galaxy Devices to Kernel Attacks
#CyberSecurity
securebulletin.com/eight-year-…

Trasporti, Casu (Pd) accusa: “Quattro anni persi e a luglio l’Italia sarà tagliata in due. Ma il Governo pensa al Ponte sullo Stretto”


@Politica interna, europea e internazionale
Il Governo sbandiera l’apertura di migliaia di cantieri e rilancia il sogno del Ponte sullo Stretto, ma l’estate degli italiani rischia di trasformarsi in un incubo logistico, che aggraverà il problema dei

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Bajaj Auto Confirms Ransomware Attack — Both Parent Company and Tech Subsidiary Affected
#CyberSecurity
securebulletin.com/bajaj-auto-…
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DifyTap: Critical Flaws in AI Platform Dify Allow Silent Wiretapping of AI Conversations Across 1M+ Apps
#CyberSecurity
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LastPass Customer Data Exposed Through Klue Supply Chain Attack — OAuth Tokens Abused to Access Salesforce CRM
#CyberSecurity
securebulletin.com/lastpass-cu…
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Der Sächsische Landtag hat heute sein Polizeigesetz erheblich verschärft. Obwohl die Zivilgesellschaft deutliche Kritik übte, stimmten Abgeordnete von CDU, SPD und BSW für eine massive Ausweitung von Überwachungsmaßnahmen im Freistaat.

netzpolitik.org/2026/polizeire…

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Negli Stati Uniti il sostegno del leader di partito pesa ancora nelle primarie


Un'analisi di VoteHub mostra che gli endorsement restano legati al risultato: tra i primi 80 candidati per sostegno delle élite, 56 hanno vinto la primaria

Negli Stati Uniti, quando un partito deve scegliere chi mandare alle elezioni, spesso non decidono i vertici a tavolino ma gli elettori, attraverso le primarie. E in quel passaggio i big del partito non restano neutrali: prendono posizione e dichiarano pubblicamente chi sostengono. Questo appoggio pubblico si chiama "endorsement" e, secondo un'analisi pubblicata su VoteHub, continua a pesare sul risultato delle primarie del 2026 per la Camera dei rappresentanti.

Conviene chiarire i termini, perché in Italia non esiste un meccanismo simile. Le primarie sono elezioni interne con cui gli iscritti o gli elettori di un partito scelgono chi sarà il candidato ufficiale alla carica vera e propria, in questo caso un seggio alla Camera. L'endorsement non è un voto e non vale nulla sul piano formale: è il sostegno pubblico che un esponente di rilievo, un deputato, un ex ministro o un'organizzazione interna al partito, decide di dare a uno dei contendenti. Funziona come un segnale rivolto agli elettori, soprattutto a quelli meno informati, su chi il partito considera il candidato giusto.

Un caso recente lo mostra bene. In Texas il candidato democratico Johnny Garcia ha vinto il ballottaggio interno contro la rivale Maureen Galindo con un vantaggio di quasi 28 punti, dopo aver raccolto appoggi da tutto l'arco del partito. Lo hanno sostenuto progressisti come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il deputato Greg Casar, esponenti dell'area liberale moderata come l'ex segretario ai Trasporti Pete Buttigieg e James Talarico, candidato democratico al Senato in Texas, e perfino un'organizzazione di democratici conservatori come il Blue Dog PAC. Molti di questi appoggi si spiegano con la debolezza dell'avversaria: dichiarazioni controverse e commenti antisemiti di Galindo avevano spinto i leader del partito a prendere le distanze da lei.

Coalizioni così ampie restano però l'eccezione. Altri candidati le hanno costruite, come Bob Brooks in Pennsylvania e Rebecca Cooke in Wisconsin, ma sono casi isolati. Tra i democratici è in corso un dibattito crescente su quanto sia legittimo che i dirigenti del partito mettano il pollice sulla bilancia delle primarie, una cosa che tra i repubblicani non fa quasi più discutere.

Il punto più caldo riguarda il DCCC, il Comitato per la campagna congressuale dei democratici, cioè l'organismo del partito che lavora per far eleggere deputati alla Camera. Il DCCC gestisce un programma, chiamato Red to Blue, con cui seleziona e sostiene i candidati nei collegi considerati contendibili. Quando ha inserito in quel programma Jasmeet Bains al posto del progressista Randy Villegas in un collegio della California, è scoppiata una forte protesta da parte di esponenti progressisti nazionali e di amministratori locali. Scontri simili si sono ripetuti in Maine e in Pennsylvania, dove altri candidati impegnati in primarie contese sono stati inseriti nel programma con il malumore dei loro avversari interni.

Tra i repubblicani la dinamica è opposta. Funzionari ed elettori non sembrano avere problemi con il fatto che il presidente Donald Trump incoroni di fatto i candidati del partito nei vari collegi. Il suo appoggio ha una forte capacità di trascinamento, perché molti altri esponenti di peso lo seguono a ruota. Un esempio: l'endorsement di Trump a Jim Kingston, candidato in un collegio della Georgia, è arrivato alle 14:28 del 14 aprile, ora locale (le 20:28 in Italia), e quello di Mike Johnson, presidente della Camera, è seguito appena dieci minuti dopo, alle 14:38 (le 20:38 in Italia).

Per misurare tutto questo, VoteHub ha costruito un tracker, sulla scia di quelli che il sito FiveThirtyEight realizzava per le primarie presidenziali, applicandone la logica alle primarie per la Camera. Il meccanismo più originale è il modo di pesare gli appoggi. A ogni endorsement viene assegnato un valore che combina due elementi: quante volte la pagina Wikipedia di chi concede l'appoggio è stata vista negli ultimi 28 giorni e un punteggio legato alla carica, attuale o passata, che ricopre. Sommando i punti raccolti da ciascun candidato e dividendoli per il totale della sua primaria, si ottiene una "percentuale di endorsement", cioè la quota di sostegno delle élite di partito che quel candidato ha conquistato.

La maggior parte dei candidati si colloca in due gruppi opposti: o non riceve alcun appoggio o ne raccoglie il 100 per cento nella propria corsa. In questo secondo gruppo ci sono molti repubblicani benedetti da Trump e privi di concorrenza interna. Il legame con il voto resta comunque positivo: più alta è la percentuale di endorsement, più tende a salire la percentuale di voti nella primaria. La correlazione appare più forte tra i repubblicani che tra i democratici. Una spiegazione è il peso fuori scala degli appoggi di Trump; un'altra è che gli endorsement arrivino spesso a giochi quasi fatti, perché il presidente sostiene candidati uscenti o già nettamente favoriti.

Restringendo lo sguardo ai soli candidati che hanno ricevuto almeno un appoggio ma non tutti, cioè le corse davvero contese, il quadro cambia. In questo sottoinsieme la correlazione tra percentuale di endorsement e voti cresce tra i democratici, mentre resta pressoché invariata tra i repubblicani. La debolezza del legame tra i democratici colpisce, perché il loro elettorato viene di solito descritto come più attento alla possibilità di vincere alle elezioni vere e quindi più incline a seguire le indicazioni dei dirigenti.

C'è chi legge in questo dato il segnale di un fenomeno battezzato online "Tea Party democratico", per richiamare l'ondata di destra che dopo il 2009 si ribellò ai vertici repubblicani. L'idea è che l'associazione con i capi del partito possa danneggiare un candidato invece di aiutarlo. Il campione è troppo piccolo e selezionato per trarne conclusioni nette, ma la tendenza merita attenzione: se gli appelli contro l'establishment si diffondessero nelle primarie democratiche, gli appoggi delle élite potrebbero diventare un'arma meno utile.

Nel complesso, però, i numeri restano eloquenti. Tra i primi 80 candidati per percentuale di endorsement, 56 hanno vinto direttamente la primaria e altri dieci sono arrivati al ballottaggio. Questo non dimostra che siano gli appoggi a far vincere, ma indica che chi domina la partita degli endorsement è quasi sempre anche un candidato forte sul piano elettorale, capace di raccogliere consensi, fondi e visibilità.

Gli endorsement, infine, dicono molto anche oltre le singole corse. Rivelano come i leader di partito si stanno posizionando, quali candidati e quali correnti scelgono di promuovere e dove si sta spostando il potere interno. Il panorama del 2026 può offrire un primo indizio sulla corsa alla nomination presidenziale del 2028: gli esponenti che si espongono nelle primarie per la Camera non stanno solo cercando di orientare quelle gare, ma anche costruendo alleanze e misurando la propria influenza in vista del prossimo ciclo.

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Acerbo (Rif.Com.): Rutte conferma che Meloni serva di Trump home.rifondazione.eu/2026/06/2… #ComunicatiStampa

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🇪🇺 Dieci anni dopo il referendum del 23 giugno 2016, il verdetto è chiaro: la Brexit ha fallito.

Aveva promesso più sovranità e prosperità.
Ha prodotto più barriere, costi per le imprese, meno scambi e meno opportunità per giovani, studenti e lavoratori. Fuori dall’Unione Europea, il Regno Unito è più povero, meno sicuro e più isolato.

La Scozia aveva scelto un’altra strada: il 62% votò per restare nell’UE.
Oggi il 75% degli scozzesi ritiene che lasciare l’Unione sia stato un errore e il 70% sostiene il rientro.
Nell’intero Regno Unito, il 55% vuole tornare nell’UE.

La Scozia deve poter decidere democraticamente il proprio futuro europeo, così come il resto del Regno Unito.

Come ricorda Stephen Gethins, Ministro scozzese per l’Europa, il futuro si costruisce collaborando, non alzando nuove frontiere.

La lezione riguarda tutti noi: i nazionalismi dividono e impoveriscono.
Per questo Volt lotta per un’Unione Europea Federale, forte, democratica, capace di offrire più sicurezza, prosperità e opportunità.
Aiutaci a realizzarla, unisciti a noi 💜

#Brexit #Scozia #UnioneEuropea #Remain #RejoinEU #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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✨ Skill AI malevola raggiunge 26.000 agenti: la tecnica del mutable link che inganna tutti gli scanner di sicurezza
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/skill-…

@informatica


Skill AI malevola raggiunge 26.000 agenti: la tecnica del mutable link che inganna tutti gli scanner di sicurezza


I ricercatori di AIR hanno costruito una skill AI fasulla, l’hanno caricata su un marketplace e promossa via Instagram, e l’hanno vista raggiungere 26.000 agenti — inclusi account aziendali — senza che un singolo scanner di sicurezza la rilevasse come pericolosa. L’arma? Un link esterno modificabile dopo il superamento dei controlli.

Il problema che nessuno vuole ammettere: i marketplace di skill AI sono fondamentalmente insicuri


Nel giro di pochi mesi, le “skill” per agenti AI sono diventate il nuovo npm: pacchetti di codice che estendono le capacità degli assistenti AI, installabili con un click, fidandosi di valutazioni, stelle GitHub e reputazione open source. E come npm nel 2018, stanno diventando un vettore di attacco privilegiato.

Il team di ricerca AIR ha deciso di quantificare il problema invece di teorizzarlo. Ha costruito una skill malevola, l’ha caricata su un marketplace di agenti, e ha tracciato la sua diffusione. Il risultato è al tempo stesso prevedibile e allarmante: 26.000 agenti installanti, inclusi account riconducibili a organizzazioni aziendali, e zero rilevamenti da parte degli scanner di sicurezza testati.

La tecnica: il mutable link come cieco spot nelle pipeline di vetting


Il cuore tecnico dell’attacco è una tecnica elegante che sfrutta un’assunzione implicita nei sistemi di vetting delle skill: che il codice analizzato al momento della scansione sia lo stesso codice che verrà eseguito dopo l’installazione.

La skill creata da AIR conteneva un riferimento a un link esterno — non il payload direttamente, ma un URL che punta a un file remoto caricato al momento dell’esecuzione. Durante la fase di scansione, quel link puntava a codice benigno. Dopo che la skill aveva superato tutti i controlli e veniva distribuita agli agenti, il contenuto del link remoto poteva essere sostituito con payload arbitrari.

# Schema semplificato della tecnica mutable link
# Fase 1 - durante la scansione di sicurezza:
skill.execute() → fetch(external_link) → returns: benign_code.py → PASS
# Fase 2 - dopo approvazione e distribuzione:
skill.execute() → fetch(external_link) → returns: malicious_payload.py → EXEC
# Il contenuto di external_link è controllato dall'attaccante
# e può essere modificato in qualsiasi momento dopo il vetting

AIR ha mantenuto il payload effettivo completamente innocuo — raccogliendo solo l’indirizzo email dell’utente — per rispettare l’etica della ricerca. Ma la dimostrazione è cristallina: la stessa tecnica avrebbe potuto distribuire qualsiasi payload: infostealer, accesso remoto, exfiltration di credenziali API, manipolazione delle risposte del modello LLM.

Nessuno dei segnali di fiducia ha funzionato


Quello che rende questo esperimento particolarmente significativo non è la tecnica in sé — varianti del “mutable dependency” attack sono note nell’ecosistema npm e PyPI — ma il fatto che nessuno dei meccanismi su cui gli utenti si affidano per valutare la sicurezza di una skill abbia funzionato:

  • Scanner automatici di sicurezza: tutti i tool testati da AIR hanno classificato la skill come sicura. L’analisi statica del codice non può rilevare comportamenti che dipendono da contenuto remoto mutabile.
  • Stelle GitHub e reputazione open source: indicatori di popolarità, non di sicurezza. La skill aveva un repository pubblico con codice apparentemente innocuo.
  • Revisione manuale del codice sorgente: la skill era tecnicamente open source — ma il punto è che il codice rilevante non è nel repository, è sul server remoto.
  • Provenienza del publisher: un account creato ad hoc senza storia precedente ha comunque raggiunto 26.000 installazioni.


Il contesto: 2026 è l’anno zero della sicurezza agentica


Questa ricerca arriva in un momento di crescente preoccupazione per la sicurezza dei marketplace di skill per agenti AI. A gennaio 2026, la campagna ClawHavoc aveva sistematicamente compromesso oltre 1.184 skill nel marketplace ClawHub di OpenClaw — circa una su cinque — con infostealer che raccoglievano chiavi API LLM, chiavi SSH private, password salvate nel browser e dati di wallet crittografici.

Il pattern si ripete con caratteristiche comuni: gli attacchi sfruttano la fiducia implicita che gli utenti ripongono nei marketplace ufficiali, l’assenza di standard di sicurezza stringenti per la pubblicazione delle skill, e la difficoltà strutturale di ispezionare comportamenti dinamici con tool di analisi statica.

Il problema è aggravato dalle caratteristiche peculiari degli agenti AI rispetto ai software tradizionali. Una skill malevola installata su un agente non è solo malware che gira su un host: è codice che opera con i permessi dell’agente, ha accesso ai contesti delle conversazioni, può esfiltrare prompt e risposte, manipolare le istruzioni che l’agente riceve e potenzialmente propagarsi attraverso le funzioni di collaborazione tra agenti.

Vettore di distribuzione: Instagram come canale di diffusione


Un dettaglio operativo significativo dell’esperimento AIR è il canale di distribuzione utilizzato: oltre alla pubblicazione sul marketplace, la skill è stata promossa tramite annunci Instagram. Questo rivela come gli attori malintenzionati non si limitino ai canali tecnici per diffondere skill pericolose — le piattaforme social diventano un amplificatore efficace per raggiungere utenti che cercano funzionalità specifiche per i loro agenti.

La combinazione marketplace + social advertising è particolarmente efficace perché mima esattamente come vengono promosse le skill legittime: sviluppatori e piccoli vendor usano i social per aumentare la visibilità dei propri strumenti. Non c’è un segnale d’allarme visibile per l’utente finale.

Due righe per i difensori: cosa fare adesso


La ricerca AIR lascia i team di sicurezza con un problema concreto: come valutare la sicurezza delle skill AI installate in ambiente aziendale quando gli strumenti attuali non sono adeguati?

  • Inventario delle skill installate: avere visibilità su quali skill sono attive negli agenti AI aziendali è il prerequisito minimo. Molte organizzazioni non hanno ancora questo controllo di base.
  • Policy di approvazione centralizzata: analogamente ai criteri di approvazione per le estensioni browser o i plugin IDE, le skill AI dovrebbero essere soggette a un processo di vetting prima dell’uso in contesti aziendali.
  • Sandbox per l’esecuzione delle skill: isolare l’esecuzione delle skill in ambienti sandboxed può limitare il raggio d’azione di una skill compromessa, impedendole di accedere a credenziali, file system o rete aziendale.
  • Monitoraggio delle connessioni in uscita: le skill che stabiliscono connessioni HTTP verso URL esterni non strettamente necessari alla loro funzione dichiarata dovrebbero generare alert nel sistema di monitoraggio.
  • Diffidare del dynamic loading: skill che caricano codice da URL remoti dovrebbero essere trattate con la stessa cautela con cui si trattano i loader malware nel contesto tradizionale.


Il nodo irrisolto: chi è responsabile della sicurezza dei marketplace?


La ricerca AIR apre una questione di governance che l’industria non ha ancora risolto: chi è responsabile della sicurezza in un marketplace di skill AI? I marketplace stessi hanno incentivi a crescere rapidamente e a ridurre le frizioni per i publisher. I vendor di agenti AI scaricano spesso la responsabilità sugli utenti finali. I publisher di skill, se malintenzionati, ovviamente non si auto-regolano.

Il risultato è un ecosistema in cui 26.000 agenti — inclusi probabilmente molti in contesti aziendali — possono essere raggiunti da codice arbitrario, e nessuno ha strumenti adeguati per rilevarlo prima che accada. Un problema familiare a chiunque abbia vissuto l’evoluzione della sicurezza dell’ecosistema npm o PyPI — con la differenza che gli agenti AI operano con privilegi e accessi molto più estesi di una libreria Node.js.


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The US gov pulling the plug on Fable 5 is a massive wake-up call. It’s not about the AI hype; it’s about who holds the master switch to European digital life.

When we rely entirely on foreign corporate monopolies, our public sectors, researchers, and industries are left completely vulnerable to outside political whims.

We need to invest heavily in public, open-source European digital infrastructure now.

Read the full article:
volteuropa.org/news/fable-5

#DigitalSovereignty #Volt #EUpol

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Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

I padri fondatori avevano messo in guardia da un uomo come Trump


In un saggio su Rolling Stone John Avlon sostiene che i moniti di Washington, Hamilton e Madison contro demagoghi, corruzione e ingerenze straniere descrivono la presidenza Trump.

Mentre gli Stati Uniti si preparano a celebrare i 250 anni dalla Dichiarazione d'indipendenza, i moniti dei padri fondatori sui pericoli per la democrazia somigliano alle cronache di oggi. È la tesi di un saggio dell'analista John Avlon pubblicato su Rolling Stone, secondo cui George Washington, Alexander Hamilton e James Madison avevano previsto con precisione il tipo di leader incarnato dal presidente Trump.

La Costituzione americana fu pensata per proteggere i cittadini dall'ascesa di un aspirante tiranno. I costituenti studiarono il crollo delle antiche repubbliche greche, racconta Avlon, e da quella ricerca nacque il sistema di pesi e contrappesi tra i tre poteri dello Stato. John Adams ammoniva che "non c'è mai stata una democrazia che non si sia suicidata".

I fondatori misero in guardia contro cinque pericoli precisi: il demagogo, la faziosità di partito spinta all'estremo, la corruzione unita all'influenza straniera, l'uso politico della religione e l'erosione della separazione dei poteri. Avlon sostiene che oggi l'America li sta vivendo tutti insieme.

Hamilton, nel primo numero del Federalista, la raccolta di saggi del 1787 e 1788 scritti a sostegno della Costituzione, avvertì che la maggior parte di chi ha rovesciato le libertà delle repubbliche "ha iniziato la propria carriera adulando il popolo, cominciando come demagoghi e finendo come tiranni". In una lettera a Washington del 1792 descrisse un uomo "senza principi nella vita privata, disperato nelle proprie finanze, audace nel temperamento", che finge di difendere la libertà solo per gettare le cose nel caos. Quel passaggio fu citato dal deputato democratico Adam Schiff durante il primo impeachment del presidente.

Nel discorso d'addio del 1796 Washington indicò nella faziosità di partito la minaccia più urgente per la repubblica, insieme al debito eccessivo, alle guerre e alle ingerenze straniere nelle elezioni. Lo spirito di parte, scrisse, alimenta "sospetti infondati e falsi allarmi", fomenta "rivolte e insurrezioni" e "apre la porta all'influenza straniera e alla corruzione". Avlon, autore di un libro sul discorso d'addio uscito nel 2017, nota che la frase sull'insurrezione sembrava allora una preoccupazione lontana, ma si è materializzata il 6 gennaio 2021 con l'assalto al Campidoglio per fermare il passaggio dei poteri.

L'ingerenza straniera nelle elezioni è documentata almeno dal 2016, con l'operazione russa a favore di Trump ricostruita in un rapporto della commissione Intelligence del Senato, a guida bipartisan. Avlon ricorda l'esempio delle proteste contrapposte organizzate davanti a una moschea di Houston, con entrambi gli schieramenti aizzati da disinformazione russa partita dall'altra parte del mondo. Nel 2024, dopo una donazione di un grande investitore americano della società madre di TikTok, il presidente ha ignorato una legge bipartisan e un ordine della Corte Suprema votato all'unanimità, 9 a 0, che vietava l'app di proprietà cinese.

La corruzione era una preoccupazione così centrale per i fondatori da spingerli a inserire nella Costituzione il divieto di accettare "emolumenti" da governi stranieri. Se Jimmy Carter aveva affidato la sua azienda agricola a un trust cieco pur di evitare conflitti d'interesse, oggi, ha osservato uno studioso del conservatore American Enterprise Institute, "Trump ha organizzato esplicitamente i suoi interessi economici nel secondo mandato per facilitare la ricezione di doni stranieri". Avlon stima che il presidente abbia arricchito la famiglia di miliardi di dollari dal nuovo insediamento, in buona parte da fonti estere, dagli aerei donati dal Qatar agli affari nelle criptovalute, e lo accusa di aver venduto grazie presidenziali ad alleati e sostenitori.

Sul fronte religioso Avlon richiama i post in cui il presidente si paragona a Gesù e il nazionalismo cristiano rivendicato da esponenti dell'amministrazione, a partire dal capo del Pentagono Pete Hegseth. Jefferson definì il primo emendamento, che vieta al Congresso di stabilire una religione di Stato, come la costruzione di "un muro di separazione tra Chiesa e Stato". Il Trattato di Tripoli del 1796 era ancora più netto: "Il governo degli Stati Uniti d'America non è in alcun senso fondato sulla religione cristiana".

La separazione dei poteri doveva frenare un esecutivo tirannico. "L'ambizione deve servire a contrastare l'ambizione", scrisse Madison, che però non aveva previsto una polarizzazione capace di rendere il Congresso a maggioranza repubblicana subordinato al presidente. Il numero di collegi in bilico è crollato per via di come vengono disegnati i distretti, e molti eletti temono più la sfida interna alle primarie che l'avversario dell'altro partito. Avlon accusa lo speaker della Camera Mike Johnson di delegare i suoi poteri al presidente, rinunciando al controllo del Congresso sui dazi e sui poteri di guerra.

La Corte Suprema, sempre più ideologica secondo Avlon, è oggi più incline a far avanzare agende di parte anche a costo di ribaltare precedenti consolidati, come quando ha cancellato cinquant'anni di diritto all'aborto, e questo ha alimentato il calo di fiducia nell'istituzione.

Contro questi rischi Avlon propone una lunga lista di riforme: la fine del ridisegno partigiano dei collegi e primarie aperte anche agli elettori indipendenti, più trasparenza per gli algoritmi delle piattaforme social, il superamento della sentenza Citizens United che ha liberalizzato il denaro in politica, un rafforzamento della norma sugli emolumenti, una riforma del potere di grazia e un servizio civile nazionale accompagnato dal ritorno dell'educazione civica nelle scuole. La risposta peggiore, sostiene, sarebbe la rassegnazione. Cita la frase attribuita a Benjamin Franklin, secondo cui gli Stati Uniti restano "una repubblica, se sarete capaci di conservarla".

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