Stati Uniti, criminalità e mortalità in forte calo: cosa può imparare l'Europa
Per decenni gli Stati Uniti sono stati l'esempio di una società malsana e pericolosa, con tassi altissimi di criminalità violenta e obesità e un'aspettativa di vita bassa e ferma. In termini assoluti molto di questo resta vero, ma come spiega il Financial Times, la direzione di marcia sta cambiando.
L'aspettativa di vita maschile negli Stati Uniti ha raggiunto i 77,3 anni, un anno e mezzo in più rispetto a un decennio fa. Nel Regno Unito il guadagno equivalente è stato di appena sei mesi, in Germania sostanzialmente nullo. Il divario di longevità rispetto all'Europa occidentale è destinato quest'anno a toccare il livello più basso dal 2012. Dopo la pandemia gli americani non sono soltanto tornati ai livelli precedenti al Covid o all'esplosione del fentanyl: l'aspettativa di vita è in una risalita da record.
I tassi di omicidio e di criminalità negli Stati Uniti non sono solo rientrati dopo l'ondata di violenza che ha attraversato il paese tra il 2020 e il 2023, ma stanno segnando minimi storici in città e Stati di tutto il paese.
Violenza e droghe colpiscono in modo sproporzionato i giovani e per questo hanno pesato molto sulla media dell'aspettativa di vita americana. Con il rientro di questi due fenomeni distorsivi emergono le tendenze di fondo della salute e della società statunitense, meno cupe di quanto molti immaginassero.
Negli Stati Uniti i tassi di mortalità per cancro sono più bassi che in Europa occidentale e calano più velocemente. I cattivi risultati sanitari degli americani si concentrano nelle patologie legate agli stili di vita, come malattie cardiovascolari e diabete, mentre il cancro colpisce un ampio spettro di persone a prescindere dai comportamenti individuali. Per questo i tassi di mortalità oncologica sono un indicatore più diretto della qualità del sistema sanitario. Su questo terreno la spesa sanitaria americana, più alta della media, produce risultati superiori alla media.
L'ampia diffusione negli Stati Uniti dei farmaci anti-obesità della classe GLP-1 potrebbe ridurre in prospettiva anche il peso delle patologie legate al sovrappeso, alimentando un ulteriore recupero.
L'ondata di violenza che ha investito gli Stati Uniti tra il 2020 e il 2022, nei mesi successivi all'omicidio di George Floyd, è coincisa con un arretramento della polizia americana dall'attività di contrasto in prima linea. Il peso esatto di questo fattore rispetto agli altri è ancora discusso, ma il suo ruolo è ampiamente riconosciuto. Una conferma arriva anche dal Regno Unito, dove la chiusura di stazioni di polizia durante gli anni dell'austerità è stata seguita da rialzi netti dei crimini violenti nelle aree circostanti.
Un contributo meno discusso al calo della criminalità è venuto dalla spesa pubblica per la ripresa post pandemica. I governi locali statunitensi hanno destinato miliardi di dollari alla sicurezza pubblica e alle infrastrutture di comunità. Quell'iniezione inattesa di risorse ha permesso ai funzionari locali di affrontare problemi di lungo periodo come la riqualificazione di aree di degrado urbano e la sperimentazione di nuovi approcci contro la violenza armata. A Detroit i fondi dell'American Rescue Plan sono stati usati per finanziare gruppi locali chiamati ShotStoppers, ai quali è stato promesso un bonus pari al 100 per cento del finanziamento iniziale in caso di riduzione delle sparatorie. Le aree in cui questi gruppi sono intervenuti hanno registrato cali molto più ampi rispetto al resto della città.
Il quadro statunitense di governi locali ben finanziati capaci di affrontare i propri problemi più pressanti contrasta con quello del Regno Unito, dove i fondi dei governi locali non si sono mai ripresi dalle misure di austerità e le risorse restano al limite mentre le infrastrutture si deteriorano.
Per molti aspetti il sistema americano resta una lezione su cosa non fare in tema di criminalità e sanità. Ma quando una situazione difficile migliora oltre ogni ragionevole previsione vale la pena chiedersi cosa stia funzionando.
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Altbot
in reply to Carlo Gubitosa • • •Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma4:26b
@gubi Screenshot di un articolo del sito web "il Riformista". La parte superiore contiene un'icona del menu, il logo "il Riformista" e un'icona del profilo. profilo. Sotto una linea arancione, un sottotitolo in arancione riporta: "Le parole dello scrittore napoletano". Il titolo principale in grassetto nero recita: "Erri De Luca: “Sono sionista, molti non sanno di esserlo. A Gaza nessun genocidio, IDF spostava civili. Non temo isolamento, da 25 anni vivo così”". In fondo all'immagine sono riportati l'autore "Redazione "Redazione" e la data "25 Maggio 2026 alle 17:17".
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Screenshot di una pagina web del sito "ilRiformista". L'intestazione presenta un'icona menu a sinistra, il logo "ilRiformista" al centro e un'ic un'icona profilo utente a destra. Il testo principale riporta quanto segue: segue: "A provare che non sia un genocidio è l'atteggiamento militare dell' dell'IDF: 'Se l'obiettivo dell'esercito israeliano – spiega De Luca – fosse lo sterminio di un popolo, aveva un bersaglio perfettamente immobile, immobile, dato che l'intera popolazione era concentrata dentro la città. Il fatto che Israele abbia ripetutamente spostato la popolazione civile, da nord a sud e da sud a nord, per allontanarla dalle zone di combattimento attivo, rende questa accusa vuota. Non si basa su fatti o osservazioni, ma su un chiaro desiderio di insultare Israele e di ferirne la legittimità'. De Luca ha precisato di non essere disposto a fare 'da ornamento intellettuale a gruppi che usano queste parole'."
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Screenshot di un articolo del sito "il Riformista". La parte superiore della pagina presenta un'icona menu a sinistra, il logo "il Riformista" al centro e un'icona profilo a destra. Il testo dell'articolo riporta: "Lo stesso De Luca ha sottolineato la risposta data alla cantante Achinoam Nini dopo l'invito ricevuto ad un evento in programma a luglio a Firenze: “ “Le ho detto: sarò felice di venire, ma sono sionista. Non sono capace di sedermi nella stessa stanza o condividere un palco con persone che desiderano che Israele venga cancellato dalla mappa. E, cosa più importante, non collaborerò con nessun evento o forum in cui si parli di genocidio in riferimento a Gaza”."
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Uno screenshot di una pagina del sito di notizie "Riformista". In alto sono visibili un'icona del menu, il logo "Riformista" e un'icona del profilo utente. Il titolo dell'articolo è "A Gaza nessun genocidio, IDF spostava civili". Il testo riporta: "Altro parola caldissima che lo scrittore napoletano analizza è quella relativo a “genocidio”: “So benissimo cosa sia un genocidio, e applicarlo alla guerra di Gaza è una distorsione storica e verbale. Ciò che è accaduto a Gaza è una guerra brutale e moderna, in cui il numero di vittime civili è enorme e terribile perché quando si combatte in uno spazio urbano denso, tra scuole e ospedali, la popolazione paga sempre il prezzo più alto. Lo abbiamo visto a Mosul, a Raqqa e a Mariupol. E’ l’effetto inevitabile del combattere un nemico che si trinchera tra i propri civili. E’ terribile, ma non è genocidio”."
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emama
in reply to Altbot • • •Da Erri De Luca una simile "sbandata" non me l'aspettavo proprio. Forse "tecnicamente" non corrisponde alla tipica modalità di dare seguito ad un genocidio, ma tutto indica che pur con sistemi multipli ed eterogenei lo sia. Saper leggere i fatti senza restare rigidamente ancorato al dettato del vocabolario dovrebbe essere una delle caratteristiche che distinguono un intellettuale.
Anche De Luca è andato. Me ne farò una ragione.
Carlo Gubitosa
in reply to emama • • •Carlo Gubitosa
in reply to Carlo Gubitosa • • •De Luca ha diritto come tutti alle proprie opinioni, anche negando la realtà documentata sul campo e nelle più alte sedi politiche, giuridiche e scientifiche, ma a questo diritto si accompagna il dovere dell’onestà intellettuale. De Luca non gradisce il processo alle intenzioni dei sionisti, che non sono tutti suprematisti e non sono sovrapponibili ai sostenitori del colonialismo sionista e del suprematismo nazionalista israeliano. Ma allora non farlo nemmeno tu il processo alle intenzioni.
Altbot
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@gubi Uno screenshot di una pagina web tratta da ilriformista.it. L'intestazione mostra un'icona del menu, il logo "ilRiformista" con una virgoletta arancione e un'icona del profilo utente. Il corpo dell'articolo riporta il seguente testo: "A provare che non sia un genocidio è l'atteggiamento militare dell'IDF: 'Se l'obiettivo dell'esercito israeliano – spiega De Luca – fosse lo sterminio di un popolo, aveva un bersaglio perfettamente immobile, dato che l'intera popolazione era concentrata dentro la città. Il fatto che Israele abbia ripetutamente spostato la popolazione civile, da nord a sud e da sud a nord, per allontanarla dalle zone di combattimento attivo, rende questa accusa vuota. Non si basa su fatti o osservazioni, ma su un chiaro desiderio di insultare Israele e di ferirne la legittimità'. De Luca ha precisato di non essere disposto a fare 'da ornamento intellettuale a gruppi che usano queste parole'."
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Carlo Gubitosa
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Carlo Gubitosa
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Carlo Gubitosa
in reply to Carlo Gubitosa • • •De Luca potrebbe sollevare la sua Fatwa verso chi la pensa diversamente da lui, e sedersi nella stessa stanza con qualche antisionista per capire che è molto difficile trovarne uno che voglia la cancellazione militare o politica dello stato di Israele, molto più difficile di quanto non fosse negli anni 70 trovare dei sostenitori dell’omicidio politico e della lotta armata tra la gente con cui si sedeva nelle stesse stanze negli anni 70, senza rinunciare al dialogo e al confronto.
Altbot
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@gubi Uno screenshot di una pagina web del sito "il Riformista". Nella parte superiore sono presenti un'icona del menu a sinistra, il logo "il Riformista" al centro e un'icona del profilo utente a destra. Il corpo dell'immagine contiene il seguente testo: "Lo stesso De Luca ha sottolineato la risposta data alla cantante Achinoam Nini dopo l'invito ricevuto ad un evento in programma a luglio a Firenze: “Le ho detto: sarò felice di venire, ma sono sionista. Non sono capace di sedermi nella stessa stanza o condividere un palco con persone che desiderano che Israele venga cancellato dalla mappa. E, cosa più importante, non collaborerò con nessun evento o forum in cui si parli di genocidio in riferimento a Gaza”."
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Carlo Gubitosa
in reply to Carlo Gubitosa • • •Dopo la vittoria di Mandela, ha senso parlare di lotta contro un apartheid già abolito o dobbiamo lottare per liberare dal razzismo tutte le nazioni del mondo ricordando il Sudafrica? Ora che lo stato di Israele esiste, è riconosciuto, è difeso dal più grande esercito del mondo e dalle atomiche, ha senso parlare di sionismo, ignorando i crimini commessi in nome del suprematismo sionista? O dobbiamo riconoscere il diritto alla patria di TUTTI i popoli, palestinesi inclusi, ricordando Auschwitz?
Altbot
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@gubi Screenshot di un articolo del sito web "Riformista". L'intestazione presenta un'icona del menu, il logo "Riformista" e un'icona utente. Il titolo dell'articolo è: De Luca: “Molti non sanno di essere sionisti”. Il testo riporta: "Ma – osserva – “per me il sionismo è il riconoscimento più semplice e basilare del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e necessaria. Chiunque riconosca il diritto di Israele a esistere qui, chiunque veda due entità vivere fianco a fianco, è già sionista per questo fatto stesso. In Europa ci sono molte persone che la pensano così ma hanno paura della loro stessa ombra. Non sanno di essere sionisti. Io lo dico ad alta voce, e non mi importa del prezzo”."
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Carlo Gubitosa
in reply to Carlo Gubitosa • • •Perciò non ho niente contro i “sionisti del vocabolario”, se si identificano nella prima accezione del dizionario, sentendosi amici della libertà, del diritto all’esistenza, all’autodeterminazione e all’autodifesa del POPOLO ISRAELIANO, nei confini stabiliti dal diritto internazionale. Ma loro prendano atto che quel termine ha avuto una seconda accezione nel vocabolario per il colonialismo sionista, e qualcuno si identifica nell’antisionismo perché riconosce gli stessi diritti a TUTTI I POPOLI.
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Altbot
in reply to Carlo Gubitosa • • •Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma4:26b
@gubi Screenshot di una pagina web del sito dizionario.internazionale.it che mostra due definizioni per l'abbreviazione "TS". L'intestazione della pagina include un'icona menu, il logo "In", un pulsante con la scritta "Abbonarsi" e un'icona profilo. Il contenuto principale riporta esattamente il seguente testo: dizionario.internazionale.it 1. TS stor. movimento politico e culturale ebraico nato alla fine del secolo XIX e giunto alla massima espressione sotto la guida dello scrittore Th. Herzel (1860-1904), che si proponeva la rinascita in Palestina di uno stato indipendente ispirato ai valori intellettuali, scientifici, politici e sociali della moderna civiltà occidentale e al tempo stesso agli specifici valori nazionali-culturali del mondo ebraico 2. TS polit. dopo la proclamazione dello stato d'Israele avvenuta nel 1948, 1948, movimento internazionale d'opinione che sostiene il diritto all'esist all'esistenza del nuovo stato | in contesti polemici, con connotazione negativa, politica di chiusura attuata dal governo israeliano nei confronti del movimento per l'autodeterminazione del popolo palestinese
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Uno screenshot di una pagina web contenente una voce enciclopedica e un banner pubblicitario. La parte superiore presenta la definizione di "sionismo" su sfondo bianco, mentre la parte inferiore è un banner dorato per i "Podcast Treccani". Il testo della voce è: "sionismo s. m. [der. di Sion o Sion (ebr. Siyyōn, gr. Σιών, lat. Sion), nome di una collina di Gerusalemme e, per estens., di Gerusalemme stessa; la parola è stata coniata, nella forma Zionismus, dallo scrittore ted. N. Birnbaum al 1882]. – Movimento politico-religioso ebraico, espressione di varî orientamenti ideologici, costituitosi a Basilea nel 1897 allo scopo di creare in Palestina uno stato nazionale indipendente per il popolo ebraico, e praticamente esauritisi nel 1948, con la proclamazione dello Stato d'Israel d'Israele. Nell'attuale pubblicistica politica, il termine è passato a indicare, con connotazione polemica, la presunta politica di intransigente chiusura del governo di Israele nei confronti del movimento per l'autodeter l'autodeterminazione del popolo palestinese.". Il banner riporta: "Podcast Treccani. Lingua, attualità, formazione: la cultura sempre con te. Scopri tutti i Podcast". Sulla destra del banner sono visibili i testi "Enetto Matilda", "Sacra Loca" e "i viaggi in Italia", mentre sul bordo sinistro compare la scritta "Privacy".
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Carlo Gubitosa
in reply to Carlo Gubitosa • • •Ad Erri De Luca chiederei: invitato con tutti gli onori all’International Writers Festival di Gerusalemme, in quanto sostenitore di diritti già acquisiti dalla popolazione locale dello Stato che ti ospita, saresti stato un ospite altrettanto gradito se ti fossi impegnato pubblicamente per sostenere lo stesso diritto all’esistenza, alla libertà e alla sicurezza nei propri confini per i popoli colonizzati e bombardati da Israele? In Israele eri “ornamento intellettuale” di un governo colonialista?
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in reply to Carlo Gubitosa • • •Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma4:26b
@gubi Uno screenshot di una sezione di un sito web che include un'intestazione e una riga di testo. L'intestazione presenta un'icona menu a sinistra, il logo "il Riformista" al centro con lettere arancioni e nere, e un'icona profilo a destra. Il testo riporta: "ferirne la legittimità”. De Luca ha precisato di non essere disposto a fare “da ornamento intellettuale a gruppi che usano queste parole”."
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Carlo Gubitosa
in reply to Carlo Gubitosa • • •Ha spiegato come chiamare chi sostiene l'eliminazione di Israele dalla cartina e come chiamare chi crede in una soluzione a due stati, ma non spiega come chiamare chi crede che la soluzione sia il "grande israele", l'annessione di Gaza e della Cisgiordania, l'espulsione "volontaria" dei palestinesi, la riviera di Gaza gestita da Trump e Blair. Di questa gente lui non parla, ma sono quelli che siedono al governo dello stato aggressore, hanno il grilletto in mano e guidano l'esercito coloniale.
Altbot
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@gubi Uno screenshot di un post di Facebook visualizzato su un dispositivo mobile. Nella parte superiore sono visibili l'orario 17:32, l'icona del segnale 5G e la batteria al 100%. Sotto l'intestazione con il logo di Facebook, i pulsanti "Open app" e "Log In", è presente un post dell'utente Erri De Luca pubblicato un'ora fa. Il contenuto è un lungo testo in lingua italiana riguardante la definizione di sionismo e la questione del conflitto israelo-palestinese. In fondo, viene indicato che il post è stato apprezzato da "Federico De Pasquale and 859 others".
Ritorno su una parola infelice. Oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana. Ho voluto recuperare il senso originale del termine. Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l'eliminazione d'Israele dalla carta geografica è antisionista. Questa posizione è anche quella di Hamas, ma non quella dell' dell'OLP, che rappresenta parte del popolo palestinese. Gli accordi di Oslo del 1993 tra Arafat e Rabin hanno prodotto il riconoscimento dello Stato d'Israele da parte dell'OLP. Questa evidenza e la constatazione che chi crede in due Stati è sionista sono state ricevute come una grave provocazione. Non è mia intenzione offendere la sensibilità di chi sostiene la causa palestinese, che naturalmente condivido. È accaduto e mi dispiace. Dalla distanza dell'età raggiunta vedo possibile e obbligatoria la soluzione a due Stati. Uno palestinese, senza la dittatura di Hamas, finalmente libero di indire elezioni e di scegliere i propri rappresentanti. L'altro israeliano, libero dal governo degli estremisti e dal loro programma di esproprio e annessione di terre palestinesi. Il dolore e l'oppressione del popolo palestinese saranno medicati solo dal risarcimento di un suo Stato libero. Visto il surriscaldamento dei commenti, non credo di raffreddare il caso. Ma devo questa pagina a chi mi ha stimato e mi ha voluto bene. Non ho altro da aggiungere e non rispondo a commenti. Erri
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Carlo Gubitosa
in reply to Carlo Gubitosa • • •Che triste quando la fanbase di un intellettuale si arrampica sugli specchi e perde di onestà intellettuale per piaggeria o incapacità di criticare il proprio infallibile oggetto di venerazione. Uno riscrive una definizione di genocidio che avrebbe negato il genocidio di Srebrenica, perché nemmeno lì c’è stato “sterminio industriale”, un’altra sceglie la negazione trumpiana e parla di fake news, tutti dimostrano il bisogno umano di avere padri culturali da giustificare anche quando sbagliano.
Joe Vinegar reshared this.
Altbot
in reply to Carlo Gubitosa • • •Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma4:26b
@gubi Uno screenshot di una pagina web mobile di Facebook. In alto sono presenti l'indirizzo "facebook.com", il logo "facebook", il link "Open app" e un pulsante "Log In". Il corpo del testo riporta: "Qual è la sua vera posizione? Erri De Luca è da sempre un profondo conoscitore della cultura ebraica e della lingua ebraica antica (che ha studiato da autodidatta e tradotto in diversi suoi libri), ma ha spesso espresso forti critiche verso le politiche dei governi israeliani e si è ripetutamente espresso a favore dei diritti del popolo palestinese. Quindi, per riassumere: si tratta della classica fake news costruita alterando la grafica di un giornale per generare indignazione e click"."
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Uno screenshot di una pagina web di Facebook visualizzata su un browser mobile. Nella parte superiore è riportato l'indirizzo "facebook.com" e l'in l'intestazione con il logo "facebook", la scritta "Open app" e un pulsante blu "Log In". Il corpo dell'immagine contiene un paragrafo di testo che recita: "Quando oggi dichiara a Gerusalemme "Sono un sionista" e rifiuta la parola "genocidio", secondo me, non sta compiendo un voltafaccia, ma sta parlando una lingua diversa, quella del diritto all'esistenza di un popolo e quella del rigore filologico che riserva il termine genocidio allo sterminio programmatico e industriale."
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Guido Dotti
in reply to Carlo Gubitosa • • •Carlo Gubitosa
in reply to Guido Dotti • • •Gorneman
in reply to Carlo Gubitosa • • •filobus
in reply to Carlo Gubitosa • • •Nella vita si possono essere molte cose, e l'imperfezione è di tutti, essere inumani è di pochi. Che se ne vanti se vuole
mar01
in reply to filobus • • •@filobus
Concetto perfetto. Puoi chiamarlo o presentarlo come vuoi, genocidio è genocidio e non c'è bandiera che tenga.
#NoFlags
Fabio Tavano
in reply to Carlo Gubitosa • • •Carlo Gubitosa
in reply to Fabio Tavano • • •Elezioni e Politica 2026 likes this.
Fabio Tavano
in reply to Carlo Gubitosa • • •leandro
in reply to Carlo Gubitosa • • •Diciamo che secondo me il suo lavoro è quello di far parlare di sé
Tommi 🤯
in reply to Carlo Gubitosa • • •