La parte più bella di Volt? Ritrovarsi in ogni città europea e sentirsi sempre a casa 💜⚡️
Ci vediamo alla prossima Assemblea Generale Europea 🇪🇺✨
#Europe #EuropeanUnion #Bratislava #Politics #Community #Volt #VoltItalia #EuropaFederale
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Il vicepresidente JD Vance ha detto che deciderà se candidarsi alla nomination repubblicana per le presidenziali del 2028 solo dopo le elezioni di midterm, il voto di metà mandato che a novembre 2026 rinnova il Congresso. In un'intervista alla CBS, Vance ha spiegato che lui e la moglie Usha discuteranno della questione a fine anno, una volta noti i risultati. Per ora non ha preso alcuna decisione sull'ingresso nella corsa.
Vance ha detto di aspettarsi che il presidente Donald Trump sostenga qualsiasi sua scelta. "Non ho dubbi che il presidente degli Stati Uniti sarà molto favorevole a qualsiasi cosa io decida di fare", ha dichiarato al programma "CBS Sunday Morning". "Ma non abbiamo davvero ancora parlato di cosa sarà".
Il suo futuro politico, ha aggiunto, non è in cima ai suoi pensieri. "Usha e io ci sederemo senz'altro a parlare di cosa viene dopo per la nostra famiglia", ha detto, precisando che lo faranno dopo il voto di novembre. "Il modo in cui prendo le decisioni è che cerco di non prenderle finché non sono assolutamente costretto a farlo".
Nell'intervista Vance ha raccontato di non sollevare mai il tema con il presidente, ma che è Trump a tornarci spesso, in pubblico e in privato. "Io non lo tiro mai fuori. Ma certo, il presidente ne parla molto, a volte pubblicamente, a volte in privato. Sapete, il presidente è un animale politico. Ama queste cose. Ne è molto affascinato".
Sul fatto che Trump lo stia incoraggiando a correre, Vance ha risposto che il presidente affronta l'argomento senza spingere in un senso o nell'altro. "Non è positivo né negativo. Lui ne parla così, tipo: cosa succederà, sai? Come facciamo a essere sicuri di avere successo? Cosa significa per il futuro? È più una conversazione di questo tipo", ha detto. "Quindi ne parliamo, ma non in modo dettagliato. Perché, ripeto, penso che entrambi siamo concentrati sul qui e ora".
Vance ha detto di non volere che il pensiero di un incarico futuro lo renda un vicepresidente peggiore. "Non voglio mai che il mio pensiero su un lavoro futuro, che sia la presidenza o qualsiasi altra cosa, mi renda un vicepresidente peggiore. E il modo per evitarlo è tenere la mia attenzione sul lavoro che ho adesso".
Vance è forse il più in vista tra i repubblicani considerati possibili candidati per il 2028. Tra gli altri nomi che circolano negli ambienti del partito ci sono il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, i senatori Ted Cruz del Texas e Josh Hawley del Missouri, oltre a figure conservatrici dei media come Tucker Carlson.
Vance ha rappresentato l'Ohio per due anni al Senato prima che Trump lo scegliesse come suo vice nel 2024. In precedenza aveva servito nel Corpo dei Marines e si era laureato in legge a Yale. Nel 2016 ha scritto un libro di memorie di grande successo, "Hillbilly Elegy". Questa settimana pubblica un nuovo libro sulla sua conversione al cattolicesimo, intitolato "Communion: Finding My Way Back to Faith". Le sue parole sul 2028 fanno parte di un'intervista registrata al residence della vicepresidenza e andata in onda il 14 giugno.
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Proteste gegen Polizeigesetz-Verschärfungen: Eine Welle von Widerstand
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The UK social media ban for under-16s does nothing to sort out the harms caused by platforms.
Harmful content is a product of a business model that uses data to drive engagement and target users with ads.
Digital ID checks feed more data into this system, while leaving the engine for harms unchecked.
Read our response ⬇️
openrightsgroup.org/press-rele…
#socialmediaban #socialmedia #stopkillinginternet #ukpolitics #ukpol #onlinesafety #ageverification #StopKillingInternet #StopKillingTheInternet
Open Rights Group has responded to Prime Minister Keir Starmer’s announcement that the Government will ban social media, including gaming sites, for under 16s in the UK.Open Rights Group
Ricardo Antonio Piana likes this.
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Scriveva Kant:
Un ministro francese convocò alcuni dei commercianti più stimati, per chiedere loro suggerimenti sul modo in cui poter sollevare le sorti del commercio, come se intendesse scegliere l’avviso migliore. Dopo che uno ebbe suggerito questo e l’altro quel rimedio, un vecchio commerciante, che fino ad allora era rimasto in silenzio, prese a dire: costruite buone strade, battete buona moneta, accordate uno diritto snello in materia di cambio e così via; quanto al resto, ‘lasciateci fare!’ Questa sarebbe la risposta che dovrebbe dare la facoltà di filosofia, se il governo le chiedesse quali dottrine deve imporre agli studiosi: solo di non impedire il progresso delle idee e delle scienze.
Lo stato deve occuparsi delle infrastrutture normative e fisiche, mentre la ricerca, specie quella di base, va lasciata libera - diceva Kant, contro l'#università cameralistica, burocratica e controllata dallo stato, con cui aveva a che fare.
Oggi avviene l'opposto di quanto chiedeva Kant: la valutazione di stato si intromette nella ricerca e le infrastrutture sono abbandonate a privati quali Microsoft o Elsevier.
Il risultato del capovolgimento è ben spiegato da Davide Borrelli, qui.
COARA è poco incisiva perché l'UE si è concentrata sul come si valuta senza toccare la valutazione di stato a cui è connessa la bibliometria.Maria Chiara Pievatolo (Bollettino telematico di filosofia politica)
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Kudos to the #MIT Graduate Student Council for adopting "a resolution expressing support for campus libraries to exit big deal journal packages and calling for changes to promotion and tenure processes to move away from journal-based metrics."
heliosopen.org/campus-rpt-refo…
Here's the resolution itself.
drive.google.com/file/d/1KLbj4…
#Assessment #BigDeals #Cancellations #ECR #JIF #Libraries #Metrics #Students
Graduate Student Voices Support for Scholarly Communication Reform The MIT Graduate Student Council recently passed a resolution expressing support for campus libraries to exit big deal journal packages and calling for changes to promotion and t…Nick Shockey (Higher Education Leadership Initiative for Open Scholarship)
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Per il suo ottantesimo compleanno, il presidente Donald Trump ha trasformato il prato sud della Casa Bianca in un'arena di combattimenti di arti marziali miste. Domenica sera, davanti a quattromila invitati, sette incontri dell'Ultimate Fighting Championship, la principale organizzazione mondiale di MMA, si sono svolti dentro un ottagono di metallo a pochi metri dal portico della residenza presidenziale. Il presidente ha assistito da bordo gabbia accanto alla moglie Melania, ai cinque figli e a quasi tutti i nipoti.
L'evento, battezzato UFC Freedom 250, era ufficialmente legato alle celebrazioni per il duecentocinquantesimo anniversario della dichiarazione di indipendenza americana. La gabbia ottagonale, sponsorizzata da marchi di criptovalute e birra, era racchiusa in una gigantesca struttura di acciaio da 600 tonnellate soprannominata "the Claw", l'artiglio, che incombeva sopra il colonnato della residenza. La scenografia richiamava quella del film Independence Day del 1996, ha scritto il Washington Post, che ha rivelato come il Pentagono avesse richiesto la presenza di militari in uniforme selezionati in base al rapporto tra altezza e girovita. Una formazione di 12 caccia ha sorvolato il prato durante l'inno nazionale cantato dal cantante country Zac Brown.
Tra il pubblico c'erano almeno nove segretari di gabinetto, il vicepresidente, il direttore dell'FBI e la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. Erano presenti anche i senatori repubblicani John Thune del South Dakota, leader della maggioranza al Senato, e Ted Cruz del Texas. Sugli spalti, riporta il New York Times, c'erano anche i miliardari della tecnologia e dei media Mark Zuckerberg e David Ellison, il cantante Kid Rock, l'ex giocatore di baseball Roger Clemens, l'imprenditore Robert Kraft e il proprietario dei New York Knicks James Dolan.White House
L'incontro principale ha visto la sconfitta a sorpresa di Ilia Topuria, fino a quel momento imbattuto, contro lo statunitense Justin Gaethje, dato sfavorito sei a uno dai bookmaker. Gaethje, 37 anni, ha colpito Topuria così duramente al volto che dopo il quarto round l'angolo del campione georgiano ha gettato la spugna. Gaethje è diventato il nuovo campione mondiale dei pesi leggeri dell'UFC. "Vengo dall'America, duecentocinquant'anni fa eravamo decisamente più sfavoriti di sei a uno", ha detto subito dopo il combattimento, ringraziando militari, poliziotti, vigili del fuoco e soccorritori. Tutti e sette gli incontri in programma sono finiti prima della fine per stoppage, senza arrivare al verdetto dei giudici, come riporta The Athletic.
L'evento ha rappresentato il culmine di un'amicizia lunga venticinque anni tra Trump e Dana White, l'amministratore delegato dell'UFC. Come ricostruisce Le Monde, il legame nacque nel 2001, quando Trump, allora imprenditore, decise di ospitare due serate della giovane federazione al Taj Mahal di Atlantic City, ignorando la reputazione sulfurea del MMA dell'epoca. Quella scommessa contribuì a normalizzare lo sport, secondo lo stesso White. Durante la campagna del 2016 Trump assunse il direttore della comunicazione dell'UFC, Steven Cheung, che è ancora uno dei suoi consiglieri più stretti alla Casa Bianca. Pochi giorni prima della convention repubblicana di quell'anno, White e i fratelli Lorenzo e Frank Fertitta avevano venduto l'UFC all'agenzia WME-IMG per circa 4 miliardi di dollari. Nel 2001 l'avevano comprata per due milioni.
L'UFC oggi appartiene a TKO Group Holdings. Nel 2025 il colosso dei media Paramount ha accettato di pagare 1,1 miliardi di dollari l'anno, per sette anni, per trasmettere le competizioni. A marzo 2026 lo stesso Trump ha acquistato tra i 15.000 e i 50.000 dollari di azioni di TKO Group Holdings, come emerso a maggio dalla sua dichiarazione patrimoniale.
Un sondaggio Reuters-Ipsos ha rilevato che l'utilizzo del prato della Casa Bianca per una serata di combattimenti sponsorizzata da birre e criptovalute era sostenuto solo dal 31 per cento degli elettori repubblicani e dall'11 per cento degli indipendenti. L'indice di gradimento generale del presidente ha toccato il minimo del secondo mandato in un nuovo sondaggio della rete televisiva NBC, mentre una rilevazione di AP-NORC mostra che gli elettori operai, indipendenti e giovani che avevano sostenuto Trump nelle ultime elezioni stanno abbandonando lui e il suo partito, soprattutto per l'insoddisfazione legata all'inflazione e alla guerra con l'Iran. Anche al suo ingresso nel prato, in un contesto considerato amichevole, si è sentito qualche fischio tra gli applausi.
Negli anni Ottanta Trump aveva già attirato la boxe di Mike Tyson nel suo casinò Trump Plaza di Atlantic City. Attorno al ring si erano radunati Frank Sinatra, Warren Beatty, Jack Nicholson, Sean Penn e Madonna. Il presidente aveva imparato il mestiere da due dei più celebri organizzatori di combattimenti del secolo scorso, Don King e Vince McMahon, fondatore della World Wrestling Entertainment e marito dell'attuale segretaria all'Istruzione Linda McMahon. WrestleMania si è tenuta più volte al Trump Plaza e Trump stesso ha partecipato come personaggio dello spettacolo del wrestling.
Dana White è oggi il nuovo Don King di Trump. Il presidente ha scelto White e non un familiare come ultimo oratore a presentarlo sul palco della convention repubblicana del 2024. Pochi minuti prima del dibattito televisivo con Kamala Harris, a settembre dello stesso anno, Trump era al telefono con il patron dell'UFC. White aveva convinto il candidato a partecipare ai podcast più seguiti dell'universo MAGA (Make America Great Again), come quello di Joe Rogan.
Trump ha cercato di proiettare un'immagine di vigore puntando su contesti come gli incontri dell'UFC, le gare di Formula Uno, le partite di football americano e le confraternite studentesche, in un'esibizione di mascolinità rivolta soprattutto agli elettori maschi e giovani. La strategia, però, non sembra premiarlo. Una serie di rinnovi voluti dal presidente, dal Kennedy Center alle fontane di Washington fino all'ala est della residenza presidenziale, è considerata da gran parte degli elettori e da alcuni strateghi repubblicani una distrazione rispetto ai veri problemi del paese.
Il pesi piuma Diego Lopes ha protestato per le voci secondo cui la sua canzone d'ingresso in spagnolo sarebbe stata sgradita al presidente, ma alla fine la Marine Band, la banda dei Marines, l'ha suonata comunque. Un lottatore non selezionato per la serata ha attribuito la propria esclusione alle sue critiche a Israele e alla guerra con l'Iran. Un altro ha definito l'ingresso del governo nell'intrattenimento sportivo una "profanazione" del ruolo dello sport nella società. Il co-fondatore dell'UFC Rorion Gracie ha detto che non avrebbe guardato l'evento perché lo sport è diventato troppo violento.
La superstar di rilievo mondiale dell'UFC, l'irlandese Conor McGregor, condannato nel novembre 2024 per violenza sessuale e ricevuto da Trump alla Casa Bianca nel marzo 2025, aveva chiesto cento milioni di dollari e cento "visti d'oro", il nuovo permesso di soggiorno per ricchi proposto dall'amministrazione, in cambio della partecipazione. Alla fine McGregor non è salito sul ring. Il pesi massimo Josh Hokit, che aveva detto ai giornalisti di poter lanciare la propria conchiglia protettiva al presidente, dopo la vittoria ha invece appoggiato una catena d'oro sul collo di Trump. Dal microfono, davanti alla residenza dove Michelle Obama ha vissuto per otto anni con la famiglia, ha fatto una battuta sgradevole sull'ex first lady.
"Penso che siamo davvero alla Casa Bianca a guardare combattimenti dell'UFC", ha detto al microfono durante la diretta l'ex campione UFC Daniel Cormier. "Sono pieno di testosterone, voglio prendere a calci qualcuno in petto, è una follia." A poche ore dall'inizio dell'evento il presidente aveva annunciato la fine vicina della guerra con l'Iran, dopo mesi di trattative interrotte e scadenze rinviate. I dettagli dell'accordo restavano coperti, in attesa della firma ufficiale prevista per venerdì.
Just the beginning of a legendary night at the People’s House. 📸🇺🇸 https://t.co/O1IYf2FNgMThe White House (X (formerly Twitter))
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📊 "#CRIF sammelt Daten über Personen und stellt Unternehmen Informationen zur Einschätzung von Zahlungsausfällen zur Verfügung. #noyb hält Teile dieser Praxis für rechtswidrig. Das soll nun gerichtlich geklärt werden." 🧑⚖️
🗞️ Weiterlesen: help.orf.at/stories/3235956/
⚖️ Zur Sammelklage: crif.noyb.eu
Die Datenschutzorganisation noyb rund um Max Schrems bringt eine Unterlassungsklage gegen die Kreditauskunftei CRIF ein.ORF.at (help.ORF.at)
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L'accordo tra Stati Uniti e Iran annunciato domenica sera resta in larga parte un mistero: il testo del memorandum d'intesa non è stato reso pubblico e su quasi tutti i punti più importanti circolano versioni diverse. Quello che è certo è il quadro generale. Si tratta di un'intesa preliminare che proroga di 60 giorni il cessate il fuoco già raggiunto ad aprile e prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz insieme alla rimozione del blocco navale americano sui porti iraniani. I nodi più difficili, a partire dal programma nucleare di Teheran, sono rinviati a una fase successiva. La firma ufficiale è attesa venerdì 19 giugno a Ginevra.
Secondo le ricostruzioni dell'Atlantic Council, un centro studi statunitense di politica internazionale, il documento è un piano in quattordici punti che mette per iscritto le tregue in Iran e in Libano e indica i temi dei negoziati futuri. A firmare a Ginevra saranno il vicepresidente americano JD Vance e, per l'Iran, il generale Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore e presidente del parlamento, insieme al ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Sarebbe il primo incontro diretto a quel livello tra i due Paesi dopo la rottura delle relazioni diplomatiche seguita alla rivoluzione islamica del 1979 e al sequestro del personale dell'ambasciata americana a Teheran.
Sul nucleare l'intesa si limita a far ribadire all'Iran l'impegno a non costruire né procurarsi armi atomiche. Tutto il resto è rinviato ai 60 giorni di trattative che seguiranno la firma: i limiti all'arricchimento dell'uranio e soprattutto il destino delle scorte già accumulate. Teheran possiede oltre 9.000 chili di uranio arricchito, di cui circa 440 vicini al grado necessario per costruire un'arma. L'impegno minimo previsto sarebbe diluire tutto il materiale sul posto, riportandolo a un livello non utilizzabile per scopi militari, sotto la supervisione dell'AIEA, l'agenzia atomica delle Nazioni Unite. Le sanzioni americane verrebbero allentate solo per gradi e in cambio di passi concreti, un meccanismo che Washington ha definito "performance based", cioè legato ai risultati, senza sblocco di fondi finché l'Iran non rispetta gli impegni. Per i 60 giorni della tregua, però, gli Stati Uniti concederebbero a Teheran una deroga per vendere petrolio.
È sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, che le versioni divergono di più. Il presidente Donald Trump ha parlato prima di rimozione "immediata" del blocco navale, poi ha precisato che lo Stretto si aprirà venerdì, con la firma, per consentire lo sminamento. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha mediato l'intesa insieme al Qatar, nel suo annuncio non ha invece nominato lo Stretto. E l'agenzia di stato iraniana Mehr, citata dal Guardian, ha riferito che il memorandum prevede la riapertura entro 30 giorni e secondo "modalità iraniane", una formula molto diversa dalle parole del presidente americano.
Sui pedaggi Trump ha assicurato al New York Times che lo Stretto resterà "permanentemente esente da pedaggi" e che nessuno lo controllerà. Ma prima della guerra l'Iran non aveva mai imposto tariffe di passaggio e nei mesi scorsi aveva anzi discusso con l'Oman l'introduzione di un sistema di pagamento. Il memorandum, in realtà, sospende i pedaggi solo per i 60 giorni della tregua e rinvia a un "dialogo regionale" la gestione futura della rotta. Su questo punto, quindi, l'accordo riporta le cose a come stavano prima del conflitto.
Nella stessa conversazione telefonica il presidente ha descritto concessioni iraniane che Teheran non ha ancora fatto. Ha detto che si sta trattando una sospensione dell'arricchimento per 15 o 20 anni e che gli Stati Uniti lavoreranno con l'Iran per rimuovere tutte le 12 tonnellate di materiale arricchito, ma si tratta di questioni ancora aperte, rinviate ai negoziati futuri. Lo stesso vale per una condizione evocata da Trump, quella di negare la piena revoca delle sanzioni e l'accesso a 25 miliardi di dollari di fondi congelati se il regime reprimesse i manifestanti: una clausola che, stando al New York Times, non compare nel testo attuale del memorandum.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi e il mediatore Sharif hanno dichiarato che la fine delle ostilità riguarda tutti i fronti, Libano compreso, dove Israele e il gruppo armato Hezbollah, sostenuto dall'Iran, continuano a combattere. Il presidente Trump, nei primi messaggi sull'accordo, del Libano non ha fatto parola. E Israele, che non ha partecipato ai negoziati, si è chiamato fuori: il ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha detto che il Paese non è vincolato dall'intesa e non rinuncerà a smantellare Hezbollah.
Il vicepresidente Vance ha detto a Fox News che l'impegno dell'Iran a non dotarsi mai dell'arma atomica è "incorporato nell'accordo" e che gli Stati Uniti potranno verificarne il rispetto. Il senatore repubblicano Lindsey Graham, tra i più convinti sostenitori dell'intervento militare contro l'Iran, si è invece detto "in qualche modo preoccupato" perché "la posizione dell'Iran sull'accordo sembra diversa da quella che la squadra negoziale americana sta sostenendo". Secondo Nate Swanson, dell'Atlantic Council, tra le ambizioni del memorandum e ciò che emergerà dall'intesa finale ci sarà probabilmente una distanza significativa.
Sui mercati la reazione è stata immediata. Il prezzo del Brent, il greggio di riferimento mondiale, è sceso di quasi il 5 per cento, intorno agli 83 dollari al barile, ai minimi da inizio marzo. Le borse asiatiche sono salite, con Tokyo e Seul in rialzo di circa il 5 per cento. Diversi analisti avvertono però che il ritorno alla normalità sarà lento. Sgomberare le centinaia di petroliere rimaste bloccate, bonificare lo Stretto dalle mine e rimettere in funzione impianti e infrastrutture danneggiate richiederà settimane se non mesi e molto dipenderà da quando le compagnie di navigazione e gli assicuratori giudicheranno sicura la rotta. L'area più colpita è l'Asia, verso cui è diretto oltre l'80 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto che passa per lo Stretto.
Per il presidente Trump l'accordo ha anche un valore politico interno. Il calo del greggio potrebbe far scendere i prezzi alla pompa, ancora superiori di circa il 37 per cento rispetto all'inizio della guerra, in un Paese dove il malcontento economico pesa molto e un sondaggio YouGov indica che il 63 per cento degli americani disapprova come il presidente sta gestendo l'economia. Resta però il giudizio di fondo di molti osservatori. Nella sua prima parte l'intesa si limita a riaprire uno Stretto che prima della guerra era aperto e a rimuovere un blocco navale imposto dagli stessi Stati Uniti, mentre le ragioni che avevano motivato il conflitto, a partire dal nucleare, restano irrisolte. Come ha detto alla CNN l'analista Karim Sadjadpour, del Carnegie Endowment, un centro studi di Washington, si tratta soprattutto di "una pausa temporanea" in uno scontro destinato a tornare a uno stato di guerra fredda.
Access to the strait of Hormuz and the future of Iran’s nuclear program are among the issues that remain unclear amid a lack of detail on the agreementGraham Russell (the Guardian)
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Stati Uniti e Iran hanno raggiunto oggi un accordo per porre fine delle ostilità, dopo 107 giorni di guerra. Ad annunciarlo è stato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, secondo cui l’accordo appena raggiunto è già entrato in vigore. La firma ufficiale è prevista per venerdì 19 giugno in Svizzera, mentre i negoziati più delicati sul futuro del programma nucleare iraniano inizieranno nelle settimane successive.
Following intensive talks, we are pleased to announce that the Peace Deal between the United States of America and Islamic Republic of Iran has been REACHED. Both sides have declared the immediate and permanent termination of military operations on all fronts, including in…
— Shehbaz Sharif (@CMShehbaz) June 14, 2026
Lo stesso presidente Donald Trump ha poi confermato l’intesa raggiunta con un post sulla sua piattaforma Truth Social. “L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo”, ha scritto il presidente americano, autorizzando la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione del blocco navale statunitense. “Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra”, ha aggiunto.
La mediazione che ha permesso di raggiungere l’accordo è stata condotta per settimane da Pakistan e Qatar. Il memorandum d’intesa sottoscritto oggi rappresenta la svolta diplomatica più importante dall’inizio della guerra.
Nei prossimi 60 giorni Washington e Teheran dovranno negoziare sull’arricchimento nucleare iraniano e sullo smaltimento dell’uranio altamente arricchito. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a discutere l’allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati, misure che resteranno legate al rispetto degli impegni da parte di Teheran.
L’accordo punta prima di tutto a contenere lo shock energetico provocato dal conflitto. Prima della guerra, dallo Stretto di Hormuz passava circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. La riapertura completa, però, potrebbe non essere immediata: sminamento, riparazione delle infrastrutture e nuove garanzie di sicurezza richiederanno tempo e questo significa che il traffico non tornerà subito ai livelli precedenti l’inizio della guerra.
L’intesa raggiunta oggi comprende anche il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah in Libano, condizione chiave imposta dall’Iran, dove gli scontri sono tornati a divampare domenica. Poche ore prima della firma attesa, Israele aveva colpito quello che ha definito un centro di comando di Hezbollah alla periferia di Beirut, spingendo l’Iran a minacciare il ritiro dall’accordo. Trump ha invitato entrambe le parti alla moderazione e ha criticato duramente l’attacco israeliano, affermando che “non avrebbe dovuto verificarsi”.
Israele non ha preso parte ai negoziati condotti dall’Amministrazione Trump e resta sostanzialmente escluso dall’intesa. Non sorprende, dunque, che la reazione nel Paese sia stata di forte malcontento. Il titolo principale del quotidiano Yediot Ahronot di oggi riassume in due parole il sentimento prevalente: “Pessimo accordo”.
L’intesa di oggi appare ben lontana dagli obiettivi fissati dal primo ministro Benjamin Netanyahu all’inizio del conflitto: eliminare la minaccia nucleare iraniana, smantellare il programma di missili balistici e creare le condizioni per rovesciare il governo teocratico di Teheran. Israele aveva chiesto anche la fine del sostegno iraniano alle forze ostili nella regione, da Hezbollah in Libano agli Houthi nello Yemen fino ad Hamas a Gaza.
Diversi esperti israeliani hanno espresso allarme per ciò che dal testo sembra mancare. Jacob Nagel, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Netanyahu, ha osservato in un briefing video con i giornalisti che il programma missilistico e il sostegno ai gruppi alleati dell’Iran non compaiono nemmeno tra i temi dei negoziati futuri. “Qualunque cosa accada, il presidente Trump dichiarerà la vittoria, una vittoria totale”, ha aggiunto.
Le critiche all’accordo attraversano tutto lo spettro politico israeliano. L’ex Ministro della Difesa Avigdor Liberman, oggi avversario di Netanyahu, ha parlato di “una catastrofe dal punto di vista di Israele”. Yair Lapid, leader centrista dell’opposizione, ha detto di sperare che le notizie sull’accordo non fossero vere, perché altrimenti si tratterebbe di “uno dei più sconcertanti fallimenti della politica estera e di sicurezza israeliana”.
I funzionari del governo in carica hanno invece mantenuto un profilo molto più prudente, apparentemente per evitare uno scontro diretto con Trump. In una nota di venerdì, Netanyahu si era limitato ad affermare: “Finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo”. Il comunicato non menzionava né i missili balistici né le forze alleate dell’Iran. Con le elezioni israeliane attese entro fine ottobre, Netanyahu è ora sottoposto a forti pressioni, dentro e fuori il governo, perché non accetti le condizioni imposte da Washington, ma ha le mani piuttosto legate.
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Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.
Dopo il recupero di settimana scorsa, questa domenica si segnalano trend contrastanti, con una media in crescita e le altre due che rilevano un rimbalzo al contrario, vanificando i guadagni di settimana scorsa.
Ad ogni modo, risulta evidente come la popolarità di Trump continui a galleggiare nei bassifondi e sia ben lontana dal risollevarsi dai livelli minimi in cui è caduta.
Nonostante qualche fluttuazione settimanale, la situazione per il tycoon continua ad essere negativa e tra le peggiori della storia, ma in buona compagnia: la popolarità è appaiata a quella di Joe Biden nello stesso periodo del mandato.
Il net rating continua ad attestarsi nei dintorni del -20, con il tasso di approvazione che rimane stabilmente sotto al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione sempre non lontana dal 60%.
E' difficile riuscire ad estrapolare dati incoraggianti per il tycoon: questi numeri sono fino a otto-dieci punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran e non si vedono all'orizzonte possibili stravolgimenti, dato il perdurare dello stallo e l'accordo di pace continuamente rimandato.
Sul lungo periodo, soprattutto qualora non si arrivasse a una pace duratura o dovessero persistere la paralisi della situazione, i numeri potrebbero addirittura scivolare ulteriormente verso il basso.
Il dato è ora comparabile alla già catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump non è la peggiore di sempre dopo quasi diciassette mesi di presidenza. È di quasi dieci punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.
Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.
Questa settimana le medie registrano segni inversi, con RCP che segnala unmiglioramento, mentre Focus America e Silver registrano una perdita pari ai guadagni di settimana scorsa.
Come già accennato, dopo più di sedici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sotto rispetto ai primi sedici mesi del suo primo mandato ma non a quelli di Biden.
Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento
Presidente
Trump II
Grafici Recap numerico
Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 509 giorni di presidenza (-18,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, ad eccezione di Joe Biden, che con il suo -18,7 attraversava un periodo di grande sofferenza.
Risulta indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era il doppio più popolare, a -9,2.
Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.
Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 41%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-58%.
Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con l’Iran.
Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.
Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.
Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 14 giugno 2026
Sondaggi Metodo
Ordina per:Data fineNet Approval
Legenda campioni
LV
Likely Voters · 2 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile
RV
Registered Voters · 4 sondaggi
Elettori registrati al voto
A
Adults · 5 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio
Affidabilità
LVRVA
Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2026
Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,6% (-0,4) - 58,1% (+0,6). In totale un net approval arrotondato di -19,5 (-1).
Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,6% (+0,3) - 56,2% (-0,7). In totale un rating di -15,6 (+1).
La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39% (-0,6) - 57,7% (+1,1), con in totale un rating di -18,7 (-1,7). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.
Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento
Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica
Silver Bulletin
RealClearPolitics
FocusAmerica
Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump
Silver Bulletin approval ratings for President Trump — and all presidents since Truman.Nate Silver (Silver Bulletin)
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Il 14 giugno 1985 cinque Stati firmavano l’Accordo di Schengen.
Quarantuno anni dopo, quella promessa europea va difesa con forza.
Schengen non è solo un trattato: è la possibilità concreta di muoversi senza frontiere interne, studiare, lavorare, viaggiare e costruire legami nell’Unione Europea senza doversi fermare a ogni confine.
Eppure, dal 2006 a oggi, la Commissione europea ha registrato 495 notifiche di reintroduzione dei controlli alle frontiere interne. Misure “temporanee”, almeno sulla carta. Ma quando il temporaneo si ripete continuamente, rischia di diventare la normalità.
Per Volt è inaccettabile.
I controlli interni devono restare una misura davvero eccezionale, proporzionata e limitata nel tempo: non possono diventare la risposta automatica a ogni crisi, paura o calcolo elettorale.
Difendere Schengen significa difendere una delle libertà europee più concrete, e Volt si opporrà sempre a ogni tentativo di svuotarla.
#Europe #EuropeanUnion #Schengen #EU #FreedomOfMovement #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Donald Trump ha attaccato pesantemente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per il raid israeliano di oggi su Beirut, accusandolo di aver messo a rischio l'accordo con l'Iran a poche ore dalla sua firma. Lo ha raccontato al giornalista Barak Ravid, reporter di Axios, spiegando di essere stato informato dell'attacco proprio quando ormai tutto era pronto per chiudere l'intesa. Il presidente statunitense ha poi ribadito il proprio malcontento nei confronti del primo ministro anche all'emittente israeliana Channel 12.
"I miei collaboratori mi hanno chiamato per dirmi che Israele stava attaccando Beirut un'ora prima che dovessimo firmare l'accordo", ha detto Trump. "Non riuscivo a credere che stesse accadendo. È stata una cosa molto brutta". Il presidente ha fatto sapere subito a Netanyahu di essere furioso con lui. Le parole più dure, secondo Ravid, sono state rivolte direttamente al premier israeliano: "Perché Bibi doveva fare questo cazzo di attacco? Hezbollah aveva attaccato senza colpire nulla, in mezzo al niente. Non si è fatto male nessuno. E lui ha dovuto fare questo cazzo di attacco, e per giunta a Beirut. Mi ha fatto arrabbiare moltissimo". Per Trump, Netanyahu non avrebbe mostrato "nessun tipo di giudizio".
Lo strappo a un'ora dalla firma — FocusAmerica
Diplomazia · Medio Oriente
Un raid israeliano su Beirut fa slittare l'accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran proprio mentre stava per essere firmato. Trump, furioso, attacca pubblicamente Netanyahu.
Fonte: Axios — Barak Ravid Channel 12 · Maariv
Il momento della rottura
Mancava
1 ora
Firma
0
Al via libera all'intesa quando arriva la notizia del raid su Beirut
Documenti non firmati: l'accordo slitta perlomeno di alcune ore
Esplora la vicenda
1Le ore 2Gli attori 3L'accordo 4I nodi
La giornata
La sequenza degli eventi del 14 giugno, ricostruita dal racconto di Trump ad Axios e Channel 12. Tocca ogni tappa per i dettagli.
Stamane
L'accordo Usa-Iran è pronto per la firma
Dopo settimane di trattativa, l'intesa che impegna l'Iran a frenare il suo programma nucleare è data per chiusa: i documenti dovevano essere firmati in mattinata.
Un'ora prima della firma
Israele attacca Dahiyeh, il sobborgo sud di Beirut
A circa un'ora dalla firma, Trump viene informato del raid israeliano contro Beirut. Secondo una fonte di sicurezza israeliana, l'attacco è stato condotto mettendo in conto una possibile reazione di Teheran.
Subito dopo
Trump telefona a Netanyahu: è furioso
Il presidente statunitense fa sapere immediatamente al premier israeliano il proprio malcontento. Per Trump, Netanyahu non ha mostrato "nessun tipo di giudizio".
In giornata
La firma slitta di alcune ore, ma resta prevista per oggi
"L'attacco ha scombinato tutto", dice Trump, "ma penso che la firma avverrà comunque oggi, tra qualche ora". Il presidente annuncia che chiederà all'Iran di non rispondere a sua volta lanciando missili contro Israele.
A seguire
Gerusalemme protesta, Teheran minaccia ritorsioni
Un alto funzionario israeliano definisce il post di Trump su Truth Social come "uno schiaffo in piena faccia". Da Teheran, il presidente della Commissione Sicurezza del Parlamento avverte che il raid avrà una risposta dura.
Tre posizioni
Tocca ogni protagonista per leggerne la posizione e la reazione del momento.
Donald Trump
Presidente degli Stati Uniti
Furioso
Difende l'intesa con Teheran e la presenta come vantaggiosa anche per Israele. Attacca duramente Netanyahu per il raid, che a suo dire ha messo a rischio l'accordo a poche ore dalla firma.
"Perché Bibi doveva fare questo cazzo di attacco? Non si è fatto male nessuno. Mi ha fatto arrabbiare moltissimo."
Benjamin Netanyahu
Primo ministro israeliano
Sfida
Ordina il raid su Beirut nonostante la firma imminente dell'accordo tra Stati Uniti e Iran. Respinge le richieste americane di ritiro dal Libano meridionale e dai territori siriani occupati. Da Gerusalemme, le critiche di Trump vengono vissute come uno strappo verso un alleato strategico.
Un alto funzionario israeliano: il post di Trump è "uno schiaffo in piena faccia".
Iran
Controparte dell'accordo
Minaccia
Pronto a firmare l'intesa sul nucleare, ma reagisce con durezza al raid su Beirut. Cresce la tensione a Teheran, dove il Parlamento parla apertamente di una risposta contro Israele.
Ebrahim Azizi (Commissione Sicurezza del Parlamento): il raid su Dahiyeh riceverà "una risposta dura".
Cosa prevede la possibile intesa
Secondo quanto sostiene Trump, l'intesa con Teheran porterebbe questi tre risultati.
Niente arma nucleare
L'accordo impedirebbe all'Iran di dotarsi di un'arma atomica.
Via le scorte di uranio arricchito
Verrebbero eliminate le riserve di uranio arricchito accumulate negli ultimi anni da Teheran.
Ispezioni con 24 ore di preavviso
I siti nucleari sospetti iraniani dovrebbero essere aperti agli ispettori internazionali, con un preavviso di un solo giorno.
Trump continua a difendere l'intesa anche dopo lo scontro con Netanyahu, presentandola come vantaggiosa pure per Israele.
Cosa resta irrisolto
Trump aveva chiesto a Netanyahu di ritirare le truppe israeliane da Libano e Siria come parte dell'accordo sull'Iran. Il premier ha detto no su entrambi i fronti.
Ritiro dal Libano meridionale
Compresi i 5 punti ancora controllati dall'esercito
Respinto
Secondo il quotidiano Maariv, in una recente telefonata Netanyahu ha escluso qualsiasi ritiro dai cinque punti ancora presidiati da Israele nel sud del Libano.
Ritiro dai territori siriani
Aree occupate dopo la caduta di Assad nel 2024
Respinto
Netanyahu ha rifiutato anche di lasciare i territori siriani occupati negli ultimi due anni dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad.
Firma dell'accordo Usa-Iran
Slittata dopo il raid, attesa in giornata
In sospeso
L'intesa non è saltata: Trump prevede che la firma arrivi comunque nelle ore successive al raid.
Il punto
Lo scontro tra i due leader non è solo sul raid di oggi: è sul prezzo che Israele dovrebbe pagare in cambio dell'accordo con l'Iran. Finché Netanyahu rifiuta di ritirarsi, la frattura con Washington resterà aperta.
Fonti Axios (Barak Ravid), Channel 12, quotidiano Maariv — dichiarazioni di Donald Trump e funzionari israeliani e iraniani. 14 giugno 2026.
Il raid ha fatto slittare la firma dell'accordo con l'Iran almeno di alcune ore. "L'accordo doveva essere firmato stamattina, ma l'attacco israeliano ha scombinato tutto", ha spiegato Trump. "Penso che la firma avverrà comunque oggi, tra qualche ora", ha aggiunto, dichiarandosi ottimista sulla riuscita dei negoziati nonostante tutto.
Lo scontro di oggi con Netanyahu non è certo un caso isolato. Nelle settimane scorse, infatti, Trump aveva chiesto a Netanyahu di ritirare le truppe dal Libano meridionale e dai territori siriani occupati dal 2024, come parte dell'accordo sull'Iran. Il premier israeliano ha subito risposto di no. Secondo il quotidiano Maariv, in una recente telefonata Netanyahu ha respinto qualsiasi ipotesi di ritiro dal Libano meridionale, compresi i cinque punti ancora controllati dall'esercito israeliano. Ha inoltre rifiutato di lasciare anche i territori siriani conquistati dopo la caduta di Assad.
Nonostante tutto questo, Trump continua però a difendere l'intesa in fase di definizione con Teheran, presentandola come vantaggiosa anche per Israele. Secondo il presidente statunitense, l'accordo impedirebbe all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare, permetterebbe di eliminare le scorte di uranio arricchito e aprirebbe i siti sospetti iraniani a ispezioni con 24 ore di preavviso.
Lo scontento di Trump non è certo passato inosservato a Gerusalemme. Un alto funzionario israeliano ha definito a Channel 12 il messaggio pubblicato dal presidente americano su Truth Social come "uno schiaffo in piena faccia", contestando l'aspettativa che Israele rinunci a colpire ovunque in Libano se attaccato. Secondo la stessa fonte, un trattamento simile non è quello che ci si aspetta nei confronti di un alleato strategico.
Ma anche a Teheran ora la tensione è in aumento. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha avvertito su X che il raid su Dahiyeh, il sobborgo meridionale di Beirut, riceverà una risposta dura da parte iraniana. Ed in effetti, stando a quanto racconta una fonte di sicurezza israeliana a Channel 12, l'attacco sarebbe stato condotto proprio mettendo in conto una possibile reazione di Teheran contro Israele. Trump ha però detto ad Axios che chiederà all'Iran di non lanciare missili contro Israele in risposta per non mettere a repentaglio ulteriormente la firma dell'accordo.
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Non si può minimizzare l’intervento della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a difesa dell’editoria fascista.admin (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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Today, our borderless bliss turns 41. Sing along - and join Volt 💜
#Volt #ILoveMySchengen #Schengen #Schengen41 #SchengenAgreement #OpenBordersDay
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Congratulations to our new board members 💜🎉
Co-Presidents:
- Inês Bravo Figueiredo
- Sven Franck
Treasurer:
- Alberto Spatola
Non-Executive Board Members:
- Marieke Koekkoek
- Marina Rrika
- Mihaela Siritanu
- Chan Uk Jun
- Slavomir Maňásek
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C’è anche un po’ d’Italia nel nuovo Board di Volt Europa: Alberto Spatola è stato eletto Tesoriere all’Assemblea Generale di Bratislava! 🇮🇹🇪🇺
Congratulazioni Alberto, buon lavoro! ⚡️💜
#PoliticaEuropea #UnioneEuropea #Bratislava #EuropeanPolitics #EuropeNews #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
La più grande azienda americana di latte crudo, Raw Farm, è collegata a 233 casi accertati di intossicazione alimentare in otto focolai dal 2006, con almeno 40 ricoveri ospedalieri. Eppure lo scorso gennaio l'amministrazione Trump ha ritirato l'azione legale federale contro l'azienda californiana, e il segretario alla salute Robert Kennedy Jr., cliente storico di Raw Farm, dice di sostenere pubblicamente il latte crudo. Lo racconta un'inchiesta di ProPublica sulla mancata risposta dei regolatori americani a un settore che continua a far ammalare i consumatori.
Negli Stati Uniti il consumo di latte non pastorizzato è esploso negli ultimi anni: più di 10 milioni di americani lo bevono e le vendite sono cresciute del 65% solo tra il 2023 e il 2024. Spinto da influencer del benessere e da politici di destra che lo trasformano in un simbolo di libertà contro le grandi industrie alimentari e farmaceutiche, il latte crudo è passato da prodotto di nicchia a fenomeno di massa. Eppure è stato abbandonato un secolo fa dall'industria casearia perché veicolo di gravi infezioni intestinali. Prima che la pastorizzazione, che consiste nel riscaldare il latte per uccidere i batteri, venisse diffusa, migliaia di bambini morivano ogni anno per malattie legate ai prodotti caseari contaminati.
Raw Farm fattura circa 30 milioni di dollari all'anno e produce circa 30.000 litri di latte al giorno. Il fondatore Mark McAfee, 64 anni, ha rilevato le terre di famiglia nei dintorni di Fresno dopo aver lavorato per sedici anni come paramedico. Nel 2001 si è convertito alla produzione di latte crudo dopo l'incontro con un appassionato di Los Angeles, James Stewart, che gestiva un club privato di consumatori dove sosteneva che il prodotto curasse l'asma. Da allora McAfee ha promosso il latte crudo come una cura per diabete, infezioni dell'orecchio, allergie, eczema e artrite, affermazioni che la scienza non ha mai confermato.
McAfee aveva già rapporti stretti con la cerchia di Kennedy prima del suo arrivo alla guida del dipartimento della salute. La candidata vicepresidente di Kennedy nella corsa del 2024, Nicole Shanahan, aveva visitato Raw Farm in campagna elettorale registrando video con McAfee. A McAfee è stato anche proposto un ruolo di consulente alla FDA, l'agenzia federale per la sicurezza alimentare e dei medicinali, ma la posizione non si è materializzata. Un ex funzionario federale ha detto a ProPublica che i casi sul latte crudo sono stati de-prioritizzati dalla nuova amministrazione a causa della posizione di Kennedy. Il portavoce del Dipartimento di giustizia, il dipartimento della salute, la FDA e Kennedy non hanno risposto alle domande dei giornalisti.
Il 15 marzo 2026 i regolatori federali hanno collegato i formaggi di Raw Farm a un nuovo focolaio di Escherichia coli, un batterio che si trasmette anche attraverso le feci di animali infetti che possono contaminare il latte. Nove persone si sono ammalate in tre stati e più della metà aveva meno di cinque anni. Dei tre ricoverati, uno ha sviluppato la sindrome emolitico-uremica, una rara condizione che danneggia i globuli rossi e può portare a insufficienza renale.
La risposta delle agenzie federali è stata più cauta del solito. Un avviso dei Centri per il controllo delle malattie, l'agenzia federale di sanità pubblica, ha suggerito ai consumatori di "considerare" se non mangiare il formaggio, mentre la FDA non ha dato alcuna indicazione di consumo. Tre dipendenti federali hanno detto a ProPublica che i funzionari politici nominati dall'amministrazione Trump avevano ammorbidito il linguaggio originale degli avvisi.
Raw Farm ha inizialmente rifiutato di ritirare i prodotti. Solo quando la FDA ha minacciato di imporre un richiamo obbligatorio, l'azienda ha emesso un richiamo volontario 18 giorni dopo l'annuncio del focolaio. L'avviso del 2 aprile riportava due dichiarazioni insolite: il richiamo veniva fatto "sotto protesta" e "come strada percorribile". Le frasi sono state ritirate cinque giorni dopo. Il 30 aprile la FDA ha chiuso l'indagine senza alcuna azione di applicazione, e i formaggi di Raw Farm sono tornati negli scaffali.
Davanti a una sottocommissione del Congresso il 16 aprile, Kennedy ha definito l'azienda "intransigente". La deputata democratica del Connecticut Rosa DeLauro gli ha chiesto se non ci fosse "una responsabilità morale" come segretario alla salute di dire ai cittadini di non bere latte crudo. "Ogni prodotto può contenere contaminanti", ha risposto Kennedy. "Quello che facciamo è informare il pubblico e lasciare che le persone scelgano".
Raw Farm produceva formaggio dal latte risultato contaminato dai test interni, perché secondo McAfee "il formaggio è resistente ai patogeni". La ricerca scientifica dice il contrario: i batteri possono sopravvivere al processo standard di stagionatura di 60 giorni. Gli ispettori della FDA avevano scoperto già nel 2024 che l'azienda aveva una "pratica standard" di produrre formaggio da latte sospetto di contaminazione. Due anni fa la FDA aveva detto a McAfee di smetterla senza informare il pubblico.
Quando i giornalisti gli hanno chiesto se i casi del 2026 fossero legati a quella pratica, McAfee ha cambiato versione rispetto a poche settimane prima: ha sostenuto che l'azienda non usava più latte contaminato per fare formaggio, senza riuscire a indicare una data precisa del cambio. Messo davanti a dichiarazioni opposte fatte in podcast pubblici nell'ultimo anno, McAfee ha ammesso: "Penso che mi abbiate preso in qualcosa in cui c'è una discrepanza tra la pratica e quello che dico". I regolatori della California hanno definito la pratica "preoccupante". La FDA ha rifiutato di rispondere alle domande di ProPublica sulla questione.
La storia di intossicazioni legate al latte di McAfee è cominciata nel 2006, quando sei persone si sono ammalate per Escherichia coli dopo aver bevuto il latte della sua fattoria, allora chiamata Organic Pastures. L'età media dei contagiati era 8 anni. Un bambino di sette anni di Murrieta è stato messo in coma farmacologico, ha passato nove giorni con il respiratore e diciotto in dialisi, riportando danni permanenti ai reni. La famiglia ha fatto causa nel 2008 e l'azienda ha pagato un risarcimento riservato. Tra il 2023 e il 2024 i regolatori hanno collegato Raw Farm a uno dei più grandi focolai di intossicazione da latte crudo degli ultimi decenni, con più di 170 persone ammalate per salmonella. McAfee ha contestato la responsabilità della sua azienda nella maggior parte dei casi.
Per due decenni McAfee ha aggirato la legge del 1987 che vieta la vendita interstatale di latte crudo facendolo passare per cibo per animali. Nel 2008 il Dipartimento di giustizia ha avviato un'azione penale e una civile, e nel 2010 un giudice ha emesso un'ingiunzione permanente che imponeva all'azienda di smettere di vendere latte crudo fuori dalla California e di rimuovere le affermazioni sui benefici per la salute del prodotto. La FDA e il Dipartimento di giustizia hanno continuato a trovare violazioni nel 2016, 2019 e 2021. Nel 2023 è stato firmato un accordo che imponeva all'azienda audit indipendenti per verificare il rispetto delle norme. All'inizio del 2024 gli ispettori della FDA hanno scoperto la pratica del formaggio da latte contaminato, ma una giudice ha tenuto in pausa il caso per un arretrato della corte federale della California fino al 2025, quando l'arrivo dell'amministrazione Trump ha creato un'apertura politica per McAfee.
Negli ultimi due anni nove stati hanno avuto focolai di intossicazione legati al latte crudo, indipendenti da Raw Farm. Nello stato di Washington circa dieci persone si sono ammalate per Escherichia coli dopo aver consumato formaggio crudo. In Florida, dove il latte crudo può essere venduto solo come cibo per animali, una ventina di persone si sono ammalate, tra cui una donna incinta che ha contratto l'infezione del figlio piccolo ricoverato e ha perso il bambino a 20 settimane. All'inizio di giugno le autorità sanitarie dell'Idaho hanno annunciato che quasi 60 persone si sono ammalate dopo aver consumato latte crudo.
Un mese dopo la visita dei giornalisti a Raw Farm, i deputati Thomas Massie, repubblicano del Kentucky, e Chellie Pingree, democratica del Maine, hanno ripresentato l'Interstate Milk Freedom Act, una legge che vieterebbe "l'interferenza federale" con la vendita interstatale di latte crudo negli stati dove è già legale. Massie ha servito latte crudo al suo recente matrimonio e ha una fattoria con 50 capi di bestiame. Pingree è un'ex agricoltrice di prodotti caseari ed è l'unica democratica firmataria della proposta.
Il professore di scienze alimentari John Lucey, direttore del Center for Dairy Research dell'Università del Wisconsin-Madison, ha detto a ProPublica che molti consumatori non hanno piena consapevolezza dei rischi. "Le mucche fanno la cacca tutto il tempo", ha spiegato. "Le fattorie sono un serbatoio di batteri: il suolo ha batteri, le pareti hanno batteri, le mucche portano batteri". Secondo Lucey, anche con le migliori pratiche igieniche un'azienda non può eliminare il rischio al cento per cento. Le revisioni scientifiche pubblicate sul latte crudo non hanno mai confermato i benefici per la salute promossi da McAfee. Secondo studi citati dalla FDA il consumo aumenta di 100 volte il rischio di malattie alimentari rispetto al latte pastorizzato.
With Raw Farm, the largest raw-milk dairy in the country, Mark McAfee has capitalized on a once-fringe product that’s been thrust into the mainstream in recent years and backed by Health Secretary Robert F. Kennedy Jr.Annie Waldman (ProPublica)
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Per ogni persona presente nella classifica Forbes 400 dei più ricchi d'America ci sono più di 4.000 proprietari di aziende private che valgono almeno 10 milioni di dollari a testa. È il calcolo di Owen Zidar e Eric Zwick, due economisti delle università di Princeton e Chicago, nel libro in uscita The Everywhere Millionaire, anticipato dall'Economist.
I protagonisti del libro non somigliano agli imprenditori della Silicon Valley che vogliono cambiare il mondo. Trovano un'attività noiosa e la portano avanti con ostinazione finché non diventano ricchi. Uno vende grondaie in Texas, un altro distribuisce carta igienica nel New Jersey. Una donna in California iniziò a preparare quiche per le sue feste e non smise più: vent'anni dopo ne sforna più di un milione al giorno e possiede uno yacht.
Il fenomeno nasce, secondo l'Economist, da una legge del 1986 che abbassò l'aliquota massima dell'imposta sul reddito delle persone fisiche al di sotto di quella sulle società. Molte imprese si trasformarono così in società di persone, ditte individuali e altre strutture che "fanno passare" i profitti direttamente ai proprietari, i quali pagano l'imposta sul reddito personale invece di quella societaria. Zidar e Zwick studiano da anni i dati fiscali americani per ricostruire gli effetti di quella riforma.
Queste aziende ricevono molta meno attenzione di quanta ne meriterebbero. Giornalisti, accademici e investitori si concentrano sulle società quotate in borsa, mentre i populisti prendono di mira pochi dirigenti del settore tecnologico perché sono i più ricchi e i più eccentrici. I proprietari delle grandi imprese private, invece, stanno meglio degli amministratori delegati delle aziende quotate. Alcuni sono ricchi quanto Warren Buffett, considerato il simbolo del capitalismo dell'economia reale, e cioè sono di fatto miliardari.
Per l'Economist i molto ricchi se la passano per certi versi meglio dei ricchissimi. Sta meglio l'eroe locale con una pista da bowling in casa che il cattivo nazionale con un razzo nel ranch, scrive il giornale. Spesso però gli uni e gli altri viaggiano con lo stesso lusso: gli autori hanno usato i registri di proprietà di jet privati e yacht per rintracciare i magnati del pollame e della carta che compaiono nel libro, molti dei quali possiedono anche squadre sportive.
Questi imprenditori godono di molti dei privilegi politici dei colossi della tecnologia o della finanza, ma sfuggono alle critiche dell'opinione pubblica. Si è scritto moltissimo sull'influenza di Elon Musk, che potrebbe presto diventare il primo uomo al mondo con un patrimonio da mille miliardi di dollari. Molto meno ci si è soffermati sul perché la maggior parte degli Stati americani vieta o limita fortemente alle case automobilistiche, Tesla compresa, di vendere le auto direttamente ai clienti. Quasi 10.000 concessionarie, ben rappresentate al Congresso, hanno almeno un proprietario nello 0,1% dei redditi più alti del paese. Anche i distributori di birra sono una categoria protetta di ricchi quanto sconosciuti.
Questi proprietari traggono vantaggio anche da alcune delle norme fiscali più discusse del paese, come lo stepped-up basis, una regola che azzera le plusvalenze storiche quando le azioni passano agli eredi e riduce così le tasse dovute. Gli stessi autori, in un lavoro precedente, hanno trovato che il calo della quota di reddito destinata ai lavoratori anziché al capitale, spesso citato come prova della disuguaglianza crescente, è meno marcato di quanto si creda una volta conteggiate correttamente le imprese pass-through.
Il libro interessa anche chi sogna di entrare in questo gruppo. Il desiderio di diventare moderatamente ricchi con calma è meno raccontato della voglia di arricchirsi in fretta, ma ha i suoi seguaci. Tra questi i fedeli del movimento FIRE, acronimo di financial independence, retire early, ossia indipendenza finanziaria e pensionamento anticipato. Nelle migliori scuole di business americane è cresciuta la pratica dell'employment through acquisition, che consiste nel comprare una piccola impresa di tipo manuale invece di cercare un impiego d'ufficio.
Un risultato scomodo per chi conta solo sul proprio ingegno è che gli avvocati guadagnano la quota maggiore dei redditi più alti delle imprese pass-through. Buona parte dell'economia privata è però in continua trasformazione, e a fare il lavoro pesante è la morte. Secondo Zidar e Zwick, nei quattro anni successivi alla scomparsa improvvisa del proprietario milionario di un'azienda i profitti dell'impresa calano in media di quattro quinti rispetto ad attività simili, perché l'azienda si rimpicciolisce o chiude. Crescere in un ambiente imprenditoriale aumenta le probabilità di saper fare soldi da adulti, ma molte imprese scoprono a proprie spese che la tenacia non si eredita.
Il modo più semplice per ingannare la natura è vendere, e il modo più semplice per vendere è cedere l'azienda a un fondo di private equity, cioè un fondo che acquista imprese non quotate in borsa. L'investitore di private equity, scrive l'Economist, è il cugino prudente dell'imprenditore: anche lui un prodotto tipicamente americano, ma con un portafoglio diversificato e pochi soldi propri in gioco. Se le cose vanno male, come spesso accade, un altro imprenditore può sempre subentrare. Gran parte dei guadagni del capitalismo americano, conclude il giornale, va ancora a chi si rimbocca le maniche.
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L’onorevole Ravetto ha cambiato casacca con una certa disinvoltura: prima Forza Italia, poi Lega, ora Futuro Nazionale di Vannacci.
Se questa rapidità fosse stata usata per risolvere almeno un problema dell’Italia, l’avremmo apprezzata di più.
L’importante è non fare lo stesso errore alle prossime elezioni.
E tu, #teloricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa.
#PoliticaItaliana #Elezioni #Governo #Destra #Parlamento #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Per la prima volta dal 2018, il governatore del Texas Greg Abbott ha tenuto il discorso principale alla convention statale del Partito repubblicano, abbracciando apertamente l'ala più dura del partito. Venerdì 12 giugno, a Houston, i delegati lo hanno accolto con una standing ovation, segnando un punto di svolta per la politica dello stato più influente tra quelli governati dai conservatori.
Negli anni precedenti Abbott aveva tenuto le distanze dal raduno degli attivisti. Quattro anni fa, quando la convention si era tenuta a Houston, aveva organizzato un proprio evento separato nelle vicinanze. Nel 2024 era apparso solo in collegamento video, evitando di parlare di persona davanti alle migliaia di militanti più radicali. La sua presenza fisica e il ruolo di oratore principale di questa edizione segnano un cambio di posizionamento netto.
La svolta di Abbott — FocusAmerica
Texas · Partito Repubblicano
Per anni il governatore del Texas aveva evitato il raduno degli attivisti più radicali del suo partito. Il 12 giugno 2026, però, è salito sul palco a Houston come oratore principale: una scelta che mostra quanto il Texas, lo Stato repubblicano più influente del Paese, si sia spostato ancora più a destra.
FocusAmerica · @putino Convention statale GOP, Houston
Il dato della svolta
2018
È l'ultima volta, prima di quest'anno, in cui Abbott aveva tenuto il discorso principale alla convention del Partito. Da allora aveva sempre evitato di parlare di persona davanti alla base.
Esplora la svolta
1 L'avvicinamento 2 L'agenda 3 Lo scontro
Tre edizioni e un riposizionamento
A ogni edizione Abbott si è avvicinato sempre di più alla Convention del suo partito, fino all’abbraccio esplicito con l’ala più radicale.
2021 · Houston
Un evento tutto suo, lì accanto
Quando la Convention si tenne a Houston, Abbott organizzò un proprio evento separato nelle vicinanze, senza salire sul palco dinanzi ai militanti del Partito.
Vicinanza alla base
2024 · Collegamento video
Partecipazione solo a distanza
Apparve unicamente in collegamento video, evitando di parlare di persona davanti alle migliaia di attivisti più radicali del partito.
Vicinanza alla base
12 Giugno 2026 · Houston
Oratore principale, standing ovation
Tiene il discorso principale e viene accolto con una standing ovation dai delegati. Dopo l'intervento, un vero elefante con la scritta «l'unità porta alla vittoria» sfila all'interno della sala.
Vicinanza alla base
In dieci anni alla guida del Texas, Abbott non è mai stato un moderato. Ma presentarsi alla Convention nello stesso giorno dei candidati dell’ala più dura del partito suona come un avallo implicito al loro messaggio.
Le richieste dal palco
Tocca ogni punto per i dettagli. Sono le proposte che il governatore ha rilanciato davanti ai delegati.
Tetto alla spesa dei governi locali
Limitare la spesa dei Comuni per ottenere un taglio delle imposte sulla proprietà.
Divieto di assumere lavoratori con visto H-1B
Impedire ai Comuni di assumere stranieri qualificati titolari di visto H-1B, il permesso di lavoro per personale specializzato.
Divieto totale della sharia
Una nuova legge statale per «vietare totalmente» il codice religioso islamico. Lo Stato, ha detto, ha bisogno degli strumenti «per fermarla».
Voucher scolastici da 1 miliardo
Il programma — di cui Abbott è stato il principale sostenitore — assegna fondi pubblici per pagare le rette in scuole private o religiose.
La primaria che ha cambiato il partito
L'apertura di Abbott all'ala più radicale del suo Partito arriva dopo la vittoria di candidati rappresentanti la linea dura alle recenti primarie. Il caso simbolo è la corsa al Senato.
Vince la primaria
Ken Paxton
Procuratore Generale statale. Messaggio MAGA, anti-establishment.
batte
Senatore uscente
John Cornyn
Senatore repubblicano in carica, già fischiato dai delegati nel 2022.
Dall'opposizione, il democratico James Talarico sfiderà Paxton a novembre per il seggio con un messaggio di «cristianesimo compassionevole», puntando agli elettori moderati stanchi della politica più aggressiva.
Le tensioni interne tra i repubblicani
1
Presidente uscente del partito statale battuto dal suo vice
2
Esponenti di religione musulmana minacciati di espulsione, poi autorizzati a restare
Fonti New York Times (Jim Henson, Texas Politics Project · UT Austin) · dichiarazioni dalla convention statale GOP, Houston, 12 giugno 2026.
"Le persone essenziali a garantire che il socialismo di Bernie Sanders non si impadronisca mai del Texas sono i patrioti che ho davanti in questo momento", ha detto Abbott riferendosi al senatore del Vermont. "Quando noi repubblicani siamo uniti, siamo imbattibili". Dopo il suo intervento, un elefante vivo coperto da uno striscione con la scritta "l'unità porta alla vittoria" è stato fatto sfilare nella sala della convention.
Nel discorso il governatore ha chiesto limiti alla spesa dei governi locali per tagliare le imposte sulla proprietà, un divieto per i comuni di assumere lavoratori titolari di visto H-1B, il permesso di lavoro riservato negli Stati Uniti agli stranieri qualificati, e una nuova legge per "vietare totalmente la sharia", il codice religioso islamico. Lo stato, ha detto, ha bisogno degli strumenti necessari "per fermarla". Il governatore aveva già preso posizione contro il Council on American-Islamic Relations, un'associazione che tutela i diritti civili dei musulmani americani, definendola un'organizzazione terroristica.
L'apertura di Abbott arriva dopo le vittorie nelle primarie repubblicane di una squadra di candidati di linea dura, alcuni dei quali contrastati dal governatore stesso. Tra questi ci sono politici che hanno promesso di liberare lo stato dai musulmani, di restringere ulteriormente l'accesso al voto e di chiudere ogni residuo di dialogo bipartisan nella politica texana. In cima alla lista c'è Ken Paxton, l'attorney general dello stato, ossia il capo della procura statale, che ha battuto il senatore repubblicano in carica John Cornyn con un messaggio MAGA dichiaratamente contrario all'establishment. Cornyn era già stato fischiato dai delegati alla convention del 2022, episodio che aveva spinto Paxton a sfidarlo per il seggio al Senato di Washington.
Abbott non è mai stato un moderato. Nei dieci anni alla guida del Texas ha contribuito a definire l'agenda conservatrice dello stato, da ultimo come principale sostenitore del nuovo programma di voucher scolastici da un miliardo di dollari, che assegna fondi pubblici per pagare rette in scuole private o religiose. Avendo già vinto facilmente la sua primaria, il governatore si è presentato alla convention nello stesso giorno di Paxton e degli altri candidati, in quello che può essere letto come un avallo implicito al loro messaggio.
La convention di tre giorni, un tempo considerata un raduno marginale di attivisti dissidenti, è ora in posizione di definire più stabilmente il futuro dello stato repubblicano più influente del paese. "Stanno apparecchiando la tavola adesso", ha detto al New York Times Jim Henson, direttore del Texas Politics Project dell'Università del Texas ad Austin. Oltre alla campagna elettorale, la convention dovrà decidere anche il programma e l'elenco delle priorità per la prossima sessione legislativa. La presenza di Dustin Burrows, presidente della camera bassa texana, è un segnale che i leader legislativi stanno ascoltando con attenzione le richieste della base militante.
L'edizione di quest'anno non è stata priva di tensioni. L'attuale presidente del partito statale, Abraham George, un conservatore di linea dura di origini indiane, ha perso la presidenza a favore del suo vice. Due membri musulmani del partito sono stati minacciati di espulsione per i loro legami con il Council on American-Islamic Relations. Alla fine sono stati autorizzati a restare in base alle regole interne.
Dall'opposizione, i democratici del Texas sperano che l'ulteriore spostamento a destra del partito repubblicano apra loro uno spiraglio per la prima volta da decenni. James Talarico, deputato statale che sfida Paxton per il seggio al Senato, sta facendo campagna con un messaggio di cristianesimo compassionevole rivolto agli elettori moderati stanchi della politica aggressivamente partigiana celebrata alla convention. Tom Oliverson, presidente del gruppo repubblicano alla camera bassa texana, ha detto che i democratici "fanno sul serio e hanno delle opportunità", invitando i suoi a "lavorare come non si è mai lavorato".
Matt Rinaldi, ex presidente del partito statale, ha detto che i conservatori del Texas sono oggi più allineati che mai su politiche e tattiche. "È esattamente dove volevamo arrivare. È il momento in cui tutti si riuniscono", ha dichiarato. Il coinvolgimento diretto di Abbott e la partecipazione del presidente della camera bassa, secondo un altro ex presidente del partito James Dickey, danno al raduno un'importanza diversa rispetto agli anni passati, quando i politici di vertice tenevano le distanze per evitare contestazioni dalla base.
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Negli Stati Uniti la stessa domanda posta in un sondaggio può dare risultati molto diversi a seconda di chi viene intervistato. Il presidente Donald Trump ha un'approvazione del 44% tra gli elettori probabili, del 41% tra gli elettori registrati e del 38% tra tutti gli adulti maggiorenni, secondo l'ultimo sondaggio nazionale della Marquette Law School, condotto tra il 20 e il 26 maggio 2026. Tra chi probabilmente non andrà a votare, invece, l'approvazione del presidente scende intorno al 20%.
Negli Stati Uniti gli istituti demoscopici distinguono tre universi: tutti gli adulti, gli elettori registrati e gli elettori probabili. Per votare alle elezioni un cittadino americano deve infatti iscriversi preventivamente alle liste elettorali, una procedura che da sola esclude milioni di persone. Tra gli iscritti, poi, i sondaggisti stimano quanti voteranno effettivamente in base alla storia di voto, all'interesse dichiarato e ad altri indicatori. Nella rilevazione della Marquette gli adulti corrispondono al 100% del campione, gli elettori registrati al 78% e gli elettori probabili al 67%.
I numeri di Trump cambiano a seconda dell'universo, ma il dato più sorprendente riguarda la valutazione complessiva del paese. Alla domanda se gli Stati Uniti stiano andando nella direzione giusta o sbagliata, il 38% degli elettori probabili risponde direzione giusta, contro il 31% di tutti gli adulti. Tra gli elettori improbabili e i non-elettori la quota di chi indica la direzione giusta crolli sotto il 20%, mentre quella di chi pensa che il paese sia sulla strada sbagliata salga all'83%. È la divergenza più ampia in tutto il sondaggio.
Sulle valutazioni dei partiti, invece, le differenze sono più contenute. L'approvazione dei democratici al Congresso è ferma al 30% nei tre universi. L'approvazione dei repubblicani al Congresso oscilla tra il 37% degli adulti e il 40% degli elettori probabili. Anche il giudizio favorevole sui due partiti varia poco: per il Partito Repubblicano va dal 38% degli adulti al 41% degli elettori probabili, per il Partito Democratico dal 36% al 38%.
Sondaggio · Stati Uniti
Quanto cambia un sondaggio a seconda di chi viene intervistato
20-26 maggio 2026 · 1.001 adulti, 857 registrati, 576 probabili · Marquette Law School Poll
Trump Direzione Voto al Congresso Partiti Economia personale Temi prioritari Identità
Tutti gli adulti Elettori registrati Elettori probabili
Approva l'operato del presidente
Adulti
38%
Registrati
41%
Probabili
44%
Disapprova
Adulti
62%
Registrati
59%
Probabili
56%
Il paese sta andando nella direzione giusta
Adulti
31%
Registrati
35%
Probabili
38%
Il paese è sulla strada sbagliata
Adulti
69%
Registrati
65%
Probabili
62%
Voterebbe il candidato democratico
Adulti
45%
Registrati
46%
Probabili
49%
Voterebbe il candidato repubblicano
Adulti
41%
Registrati
45%
Probabili
48%
Nessuno dei due
Adulti
9%
Registrati
7%
Probabili
4%
Approva i repubblicani al Congresso
Adulti
37%
Registrati
39%
Probabili
40%
Approva i democratici al Congresso
Adulti
30%
Registrati
30%
Probabili
30%
Giudizio favorevole sul Partito Repubblicano
Adulti
38%
Registrati
41%
Probabili
41%
Giudizio favorevole sul Partito Democratico
Adulti
36%
Registrati
36%
Probabili
38%
Sto meglio di un anno fa
Adulti
19%
Registrati
20%
Probabili
22%
Sto più o meno uguale
Adulti
39%
Registrati
39%
Probabili
36%
Sto peggio
Adulti
41%
Registrati
41%
Probabili
42%
Inflazione e costo della vita
Adulti
37%
Registrati
37%
Probabili
37%
L'economia in generale
Adulti
19%
Registrati
17%
Probabili
15%
Guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti
Adulti
16%
Registrati
17%
Probabili
19%
Medicare e Social Security
Adulti
7%
Registrati
7%
Probabili
9%
Immigrazione e sicurezza dei confini
Adulti
6%
Registrati
5%
Probabili
5%
Sanità
Adulti
5%
Registrati
5%
Probabili
4%
Deficit federale
Adulti
2%
Registrati
3%
Probabili
3%
Criminalità
Adulti
2%
Registrati
2%
Probabili
2%
Aborto
Adulti
2%
Registrati
2%
Probabili
2%
Si dichiarano repubblicani MAGA
Adulti
30%
Registrati
34%
Probabili
39%
Repubblicani non-MAGA
Adulti
12%
Registrati
11%
Probabili
8%
Indipendenti
Adulti
15%
Registrati
11%
Probabili
6%
Democratici
Adulti
43%
Registrati
44%
Probabili
47%
Elaborazione di Focus America su dati di Marquette Law School Poll, sondaggio nazionale del 20-26 maggio 2026 (1.001 adulti, 857 elettori registrati, 576 elettori probabili).
Un sentimento di scontento generico verso il paese non si traduce automaticamente in un voto contro chi governa. Gli elettori improbabili sono per definizione meno partigiani: per loro indossare la maglietta rossa repubblicana o quella blu democratica è uno scoglio più alto rispetto al semplice giudizio negativo sull'andamento del paese. L'approvazione di Trump si colloca a metà strada, in parte sentimento partigiano e in parte misura del malcontento generale.
Cambia anche la classifica dei problemi prioritari. L'inflazione e il costo della vita restano la prima preoccupazione per il 37% degli intervistati nei tre universi. Sulla guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti, però, gli elettori probabili sono più sensibili (19%) rispetto al totale degli adulti (16%). Sull'economia in generale è il contrario: tra gli adulti è la seconda preoccupazione per il 19%, tra gli elettori probabili scende al 15%.
La chiave per capire questi scarti è la differenza tra repubblicani MAGA e repubblicani non-MAGA, cioè tra quanti aderiscono al movimento "Make America Great Again" del presidente e quanti restano nel partito senza sposarne la linea. I primi sono il 72% dell'elettorato repubblicano, i secondi il 28%. I repubblicani MAGA approvano l'operato di Trump al 93%, contro il 36% dei non-MAGA. Ritengono che il paese stia andando nella direzione giusta al 78%, contro il 29% dei non-MAGA. Soprattutto dichiarano di essere certi di andare a votare al 67%, contro il 43% dei non-MAGA.
Sono questi numeri a spiegare due fenomeni. Da un lato il successo dei candidati appoggiati da Trump nelle primarie repubblicane, che selezionano un elettorato molto più MAGA della media del partito. Dall'altro la sovrarappresentazione dei MAGA nei sondaggi degli elettori probabili, che fa apparire Trump più popolare di quanto sia tra tutti gli adulti americani. Nella rilevazione della Marquette i repubblicani MAGA passano infatti dal 30% del campione di tutti gli adulti al 39% degli elettori probabili.
Il quadro che ne emerge è un'inversione rispetto al 2024. Allora Trump aveva tratto vantaggio dalla mobilitazione di elettori a bassa partecipazione, che si erano spostati a destra rispetto agli elettori abituali. Oggi gli elettori improbabili sono nettamente più ostili al presidente e ai repubblicani al Congresso, e una parte di loro entrerà nell'elettorato delle elezioni di metà mandato del novembre 2026. Tra chi tornerà a votare dopo aver saltato qualche elezione gli indipendenti e gli elettori in bilico saranno sovrarappresentati.
Generally modest differences but a few notable shiftsPollsAndVotes
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La famiglia Biden ha avviato una campagna intensa per riabilitare l'immagine di Joe Biden e salvarne l'eredità politica, dopo la sconfitta del 2024. Tra le memorie della moglie Jill, il ritorno sui social del figlio Hunter e i comizi dell'ex presidente, l'obiettivo è ricordare agli americani che Biden non è solo l'uomo che ha perso contro Donald Trump. Lo racconta un lungo reportage di Ben Terris sul New York Magazine.
Il 5 giugno Biden ha parlato a Sioux Falls, in South Dakota, davanti a circa 1.200 democratici riuniti in un albergo della catena Best Western. Ha parlato a voce bassa, con improvvisi scatti di tono, perdendo a tratti il filo del discorso, ma la platea ha accolto con entusiasmo i suoi attacchi a Trump, definito "il presidente più corrotto della storia degli Stati Uniti". Ha ricevuto una standing ovation, accolto non come l'uomo che ha consegnato il Paese a Trump ma come una specie di eroe.
Il viaggio è arrivato durante la tempesta mediatica scatenata dal libro di memorie di Jill Biden, "View From the East Wing". L'ex first lady ha detto nelle interviste che il marito avrebbe battuto Trump se non fosse stato spinto fuori dalla corsa. Nel libro scrive di essersi chiesta se il marito fosse stato drogato prima del disastroso dibattito televisivo dell'estate 2024 e di aver pensato che avesse avuto un ictus. Il 3 giugno, alla sinagoga storica Sixth & I di Washington, le è stato chiesto dell'ex portavoce Andrew Bates, che sul New York Post si era domandato perché quella conversazione dolorosa per il partito andasse riaperta proprio adesso. La risposta di Jill Biden: "Voglio dire ad Andrew di chiamarmi e dirmelo in faccia".
Anche il figlio Hunter, fonte di guai per tutta la presidenza, è tornato a farsi sentire. Sul social X ha scritto della propria sobrietà e ha alimentato le voci di una possibile corsa alla presidenza nel 2028. Ha detto all'autore del reportage che gli ambienti di Washington non hanno mai capito davvero suo padre, e che chi lo descrive come parte dell'élite della capitale non sa nulla dei suoi cinquant'anni di servizio pubblico.
Biden, 83 anni, ha iniziato la sua vita da ex presidente con un tumore alla prostata che si è già esteso alle ossa. "Stiamo bene", ha detto Jill Biden alla sinagoga Sixth & I, "ma stiamo benissimo? No, non stiamo benissimo". Convivrà con la malattia per il resto della vita, un punto fermo a sostegno di chi diceva che era troppo anziano per fare il presidente.
Nonostante l'uscita ingloriosa dalla scena, circa l'80% degli elettori democratici lo considerava positivamente al momento dell'addio. "Ogni giorno c'è meno postumi della sbornia del 2024", ha detto Rufus Gifford, ex responsabile della raccolta fondi della campagna e oggi presidente del consiglio della futura biblioteca presidenziale di Biden, riferendosi alla nostalgia crescente per tempi più normali. Il governatore della California Gavin Newsom, possibile candidato per il 2028, lo ha definito "uno dei presidenti di maggior successo dell'ultimo secolo". Biden ha ricevuto applausi quando è stato avvistato a cena con il senatore Alex Padilla e di nuovo a cena con il senatore Chris Coons. "Ci sono stati letteralmente sospiri di sorpresa", ha detto Coons.
A Washington alcuni centri studi vicini ai democratici, come il Roosevelt Institute, stanno provando a rilanciare le parti più popolari del suo programma economico cambiando nome. Fuori il termine "Bidenomics", dentro "The Good Life Agenda", l'agenda della vita buona. Vengono ripresi molti punti del piano Build Back Better rimasti fuori dalle trattative parlamentari, come i sussidi per l'infanzia e le misure favorevoli ai sindacati.
Biden ha appoggiato due ex membri della sua amministrazione oggi candidati. Dan Koh, in corsa per un seggio alla Camera in Massachusetts, ha detto che la risposta all'endorsement è stata positiva. L'appoggio è risultato utile anche a Keisha Lance Bottoms, candidata governatrice in Georgia: i suoi sondaggi interni un mese prima delle primarie, le consultazioni con cui i partiti scelgono i propri candidati, la davano al 43% con molti indecisi, e dopo l'intervento di Biden ha vinto con quasi il 57% dei voti.
La sua presenza fisica, però, richiama anche il suo errore più grande. "Metterlo in prima fila ricorderà alla gente perché è stato costretto a lasciare la scena", ha detto David Axelrod, storico stratega di Barack Obama. Tommy Vietor, ex portavoce di Obama e conduttore del podcast Pod Save America, ha definito alcuni dettagli del libro di Jill "esasperanti". "Joe Biden è solo una vittima di ciò che gli altri gli hanno fatto", ha detto Vietor al New York Magazine. "Non vede mai il Paese come vittima di ciò che lui ha fatto a noi."
Il ritorno dei Biden alimenta anche nuovi racconti sulle sue condizioni di salute durante il mandato. Il deputato repubblicano Mike Lawler ha ricordato una visita di Biden nel suo distretto nel maggio 2023, durante le trattative sul tetto del debito pubblico. In un incontro privato, ha raccontato Lawler, Biden non riusciva a sostenere una conversazione sulle politiche di confine senza leggere da un foglietto estratto dalla tasca, perdendo il filo e confondendosi.
La fondazione che dovrà costruire la biblioteca presidenziale fatica a decollare. Alla fine dell'anno scorso il New York Times ha rivelato che la fondazione aveva raccolto solo una piccola parte di ciò che serviva, al punto da mettere in dubbio la possibilità stessa di una biblioteca autonoma. Secondo quel resoconto il gruppo aveva comunicato al fisco di aspettarsi appena 11,3 milioni di dollari entro la fine del 2027. Gifford parla di progressi lenti ma reali e cita una colazione di giugno in cui due donatori hanno annunciato impegni per un totale di 10 milioni. La fondazione di Obama, al contrario, dispone di risorse enormi, con un imponente centro a Chicago soprannominato "the Obamalisk".
Alcune delle persone più vicine ai Biden vivono in uno stato di rancore permanente. Mike Donilon, il responsabile della campagna che avrebbe incassato un bonus da 4 milioni di dollari in caso di rielezione, l'anno scorso ha attaccato il partito per aver spinto Biden fuori dalla corsa, dicendo di aver pensato che i democratici avessero "perso la testa" e sostenendo che Biden avrebbe potuto vincere restando in gara. "Mike Donilon ama davvero Biden", ha commentato Axelrod. "È in gamba quanto chiunque altro abbia conosciuto in politica, ma non è riuscito a guardare oltre quella devozione."
Il ritorno di Hunter Biden, paradossalmente, sembra piacere. Ospite del podcast della commentatrice conservatrice Candace Owens, è riuscito a farle chiedere scusa per i commenti del passato sulla sua dipendenza dalla droga. Sul social X scherza sul proprio passato e sulle foto compromettenti trovate sul suo computer. A un giornalista di Playboy che gli chiedeva un'intervista ha risposto: "Non poso nudo, quei giorni sono finiti". Al telefono con l'autore del reportage ha paragonato Trump al leader della setta Heaven's Gate, che negli anni Novanta promise ai seguaci di essere teletrasportati su un'astronave: "Non succede, ma la parte folle è che in una setta la gente raddoppia la posta e trova una giustificazione". Anche Hunter è convinto che il padre avrebbe battuto Trump se solo ne avesse avuto la possibilità.
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Il 14 giugno non è una data qualunque nella memoria europea.
Nel 1940, da Tarnów, arrivò ad Auschwitz il primo trasporto di prigionieri polacchi deportati dai nazisti. Nel 1941, un anno dopo, il regime sovietico avviò le deportazioni di massa dagli Stati baltici: Estonia, Lettonia e Lituania. Migliaia di persone furono strappate alle proprie case e mandate verso Siberia e Kazakistan.
Storie diverse, responsabilità diverse, contesti diversi. Ma una stessa verità politica: ogni totalitarismo comincia quando una persona smette di essere persona e diventa categoria, nemico, numero, materiale da rimuovere.
Ricordare Auschwitz e le deportazioni sovietiche nei Baltici non significa restare nel passato. Significa riconoscere ancora oggi il linguaggio della disumanizzazione: gli slogan sulla “remigrazione”, la nostalgia autoritaria, l’idea che i diritti siano concessioni revocabili.
L’Unione Europea nasce anche da questo rifiuto: mai più deportazioni di massa, mai più guerre di conquista, mai più libertà cancellate.
#MemoriaEuropea #MaiPiù #DirittiUmani #StoriaEuropea #Antifascismo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Schulbildung macht mündig, Open-Source-Software ebenfalls. Ob aber an den mehr als 30.000 deutschen Schulen Open Source eingesetzt wird, hängt oftmals von drei Faktoren ab. Das zeigen erfolgreiche Beispiele in Lübeck und im Harz.Gastbeitrag (netzpolitik.org)
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Tucker Carlson, ex conduttore di Fox News diventato uno dei critici più aspri di Donald Trump, ha accusato il presidente di aver bloccato di persona le indagini sull'attentato di cui fu bersaglio durante un comizio del 2024 a Butler, in Pennsylvania. A rivelarglielo, sostiene, sarebbe stato Dan Bongino, all'epoca all'FBI, la polizia federale statunitense, in una versione che lo stesso Bongino ha già smentito.
Carlson ne ha parlato giovedì 11 giugno in un'intervista con Mario Nawfal, come riportato da Mediaite, sito statunitense di notizie sui media. Un tempo tra i sostenitori più convinti del presidente, negli ultimi mesi è diventato uno dei suoi critici più assidui, attaccandolo sul conflitto in corso con l'Iran e sui documenti relativi al caso Epstein.
L'attentatore, Thomas Crooks, 20 anni, fu ucciso sulla sua postazione. Il fatto che non avesse lasciato un manifesto programmatico né tracce evidenti sui social media ha alimentato numerose teorie del complotto sul movente del gesto.
Secondo il suo racconto, Carlson sarebbe entrato in possesso di una serie di post pubblicati da Crooks sui social media nei mesi e negli anni precedenti alla sparatoria, messaggi che, gli era stato riferito, non esistevano. Convinto che l'FBI avesse mentito sulla loro esistenza, avrebbe chiamato prima il direttore dell'agenzia, Kash Patel, e poi Bongino per chiedere spiegazioni. In quelle conversazioni, ha precisato, non intendeva attaccare l'attuale dirigenza dell'FBI ma quella precedente, guidata da Chris Wray.
Carlson ha raccontato di conoscere Bongino da molti anni e di aver sempre avuto buoni rapporti con lui, fino a quando non ha sollevato la questione. A quel punto, ha detto, Bongino sarebbe diventato "una persona diversa", isterico e terrorizzato. Dopo numerosi messaggi, che ha detto di conservare ancora, e diverse telefonate, Bongino gli avrebbe detto di rivolgersi a Trump, indicandolo come colui che aveva fermato le indagini. Carlson ha collocato lo scambio all'inizio della seconda settimana di dicembre.
Per Carlson non esiste una spiegazione plausibile per la chiusura di un'indagine su un proprio tentato omicidio. È in quel momento, ha detto, che ha smesso di credere alla versione ufficiale dei fatti, convinto che la vicenda sia diversa da come è stata raccontata.
Nel suo programma Carlson ha collegato l'attentato a una svolta nelle posizioni del presidente, sostenendo che dopo quell'episodio Trump è diventato uno "strumento entusiasta" del governo israeliano. Pur avendo costruito la campagna del 2024 sull'opposizione alle guerre per il cambio di regime e avendo attaccato chi le sosteneva, ne ha poi avviata una, ha aggiunto.
Bongino ha respinto le accuse con un messaggio su X venerdì 12 giugno, accusando a sua volta Carlson di mentire e annunciando che in giornata, nel suo programma, avrebbe mostrato nuove prove delle sue menzogne. Carlson e Bongino offrono così due ricostruzioni opposte di quanto sarebbe accaduto a dicembre, senza che al momento sia possibile verificarle in modo indipendente.
Tucker Carlson claimed a "hysterical" Dan Bongino told him President Trump was the one who shut down an investigation the Butler assassination attempt.Zachary Leeman (Mediaite)
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Questa sera il prato sud della Casa Bianca si trasformerà in un'arena per sette incontri di arti marziali miste della UFC, la principale organizzazione di combattimento degli Stati Uniti. L'evento celebra i 250 anni del paese e l'ottantesimo compleanno del presidente Donald Trump, e segna una fusione senza precedenti tra la presidenza americana e uno sport da combattimento estremo.
Lo spazio verde più noto per la tradizionale caccia alle uova di Pasqua e per i ricevimenti ai capi di Stato è stato riconvertito nelle ultime settimane in un teatro per uno spettacolo violento. Secondo il Wall Street Journal, l'iniziativa punta ad aggirare le consuetudini istituzionali e a riavvicinare Trump a una base elettorale che si sente trascurata da Washington.
L'appuntamento arriva in un momento difficile per il presidente. Il suo indice di gradimento è vicino al minimo della carriera. Trump fatica a chiudere la guerra con l'Iran e deve gestire i prezzi in forte aumento della benzina e dei generi alimentari alla vigilia delle elezioni di metà mandato. Ha incassato una serie di sconfitte nei tribunali e i repubblicani al Congresso hanno iniziato a sfidarlo. I sondaggi mostrano un calo del sostegno tra i giovani uomini, una fascia chiave del pubblico della UFC che aveva contribuito alla sua vittoria nel 2024.
"Alcune persone sanno incassare un pugno e altre no", ha detto Trump il mese scorso dallo Studio Ovale, circondato da alcuni dei combattenti di domenica. "E nella vita è sempre utile saperlo fare".
Per la UFC e per il suo amministratore delegato Dana White, alleato di lunga data di Trump, è un momento decisivo. White ha costruito un impero da 20 miliardi di dollari. La società madre della lega, la TKO Group Holdings, è al primo anno di un accordo da 7,7 miliardi di dollari con la Paramount di Skydance. L'evento sarà trasmesso in esclusiva da Paramount+ e può portare nuovi abbonati e nuovi appassionati alla piattaforma.
"Lo considero una grande operazione di immagine, ed è per questo che sto spendendo questi soldi", ha detto White in un'intervista la settimana scorsa, dopo un incontro con Trump che a suo dire era "completamente entusiasta" della costruzione del palco. La UFC stima che l'evento costerà 60 milioni di dollari, metà dei quali sarà recuperata con le sponsorizzazioni pubblicitarie, tra cui Ram Trucks e Crypto.com.
David Ellison, amministratore delegato di Paramount Skydance, dovrebbe essere presente. Venerdì il Dipartimento di Giustizia, il ministero che negli Stati Uniti si occupa anche dell'antitrust, ha dato il via libera all'acquisto da parte di Paramount della Warner Bros. Discovery per 81 miliardi di dollari.
Trump, appassionato di UFC da molti anni, propose l'idea dell'evento a White durante un incontro pochi giorni dopo le elezioni del 2024. Ha seguito da vicino l'organizzazione, ha aggiunto al programma uno dei suoi combattenti preferiti e ha controllato personalmente la lista degli ospiti vip, telefonando ad amici per offrire biglietti. Ha vigilato sulla costruzione di un arco d'acciaio alto 92 piedi, quasi 28 metri, e pesante 600 tonnellate, soprannominato the claw, l'artiglio, che sovrasta la gabbia ottagonale. Un primo progetto prevedeva 2.500 posti, ma Trump ne ha chiesti di più.
Sono in programma sette incontri davanti a 4.300 spettatori, molti dei quali militari, ma anche parlamentari, lobbisti, dirigenti d'azienda e magnati della tecnologia. I combattenti si scalderanno nell'Eisenhower Executive Office Building, l'edificio degli uffici presidenziali accanto alla Casa Bianca, e alcuni dovrebbero uscire direttamente dallo Studio Ovale. Altri 65.000 tifosi seguiranno l'evento sui maxischermi all'Ellipse, il parco poco distante, al termine di tre giorni di iniziative nella capitale, tra cui una conferenza stampa venerdì sui gradini del Lincoln Memorial.
La UFC ne trae vantaggio anche su altri fronti. Giovedì il Dipartimento di Stato, che gestisce la diplomazia americana, ha firmato un accordo con la lega per iniziative di "diplomazia sportiva" all'estero, con l'obiettivo di usare le arti marziali miste per "coltivare valori americani come la disciplina, la sportività e l'eccellenza". Il segretario di Stato Marco Rubio ha paragonato l'ascesa della UFC ad altri momenti audaci della storia degli Stati Uniti, compreso lo sbarco sulla Luna.
White ha cercato di ridimensionare la lettura politica dell'evento, insistendo sull'anniversario del paese e sull'aspetto atletico. "Questo è il paese del combattimento. Questo paese è stato costruito con una lotta", ha detto.
Le critiche sono arrivate anche dall'interno del mondo della UFC. Il campione dei pesi medi Sean Strickland ha detto che Trump è "di proprietà" del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Strickland non è stato invitato.
White e Trump si conoscono dai primi anni Duemila, quando il Trump Taj Mahal di Atlantic City ospitava gli eventi della UFC, un sostegno per un'organizzazione allora poco gradita in molti luoghi. Il defunto senatore repubblicano John McCain definì quel tipo di incontri "combattimenti tra galli tra esseri umani", e le sue critiche portarono a riforme che secondo lo stesso White hanno migliorato lo sport. White parlò alla convention repubblicana del 2016 e fu un sostenitore importante nel ritorno politico di Trump.
La sola vista dell'arena ha indignato i critici del presidente, che la considerano un affronto alla dignità della Casa Bianca, la cui ala est è stata demolita da Trump per fare spazio a una sala da ballo da 400 milioni di dollari. Trump è finito sotto accusa anche per aver investito tra i 15.000 e i 50.000 dollari nella società madre della UFC a marzo, all'interno di una serie di operazioni in borsa compiute da quando è tornato in carica. La Trump Organization, gestita dai figli del presidente, ha iniziato questa settimana a vendere monete commemorative legate all'incontro a un prezzo fino a 12.000 dollari.
La Casa Bianca ha fatto sapere che i beni di Trump sono in un trust gestito dai figli e che gli investimenti sono amministrati in modo indipendente, senza alcun intervento del presidente o della famiglia.
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✨ Shadow fleet digitale: Russia e Iran usano 36 siti contraffatti per sfuggire alle sanzioni marittime
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/shadow…
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Degitalisierung: Montage
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Ähnlich wie in Propagandafilmen wird heute daran geforscht, wie sich Werbebotschaften gut in KI-Suchen integrieren lassen. Mit Blick auf Google stellt sich die Frage, ob es da nicht einen harten Schnitt braucht, schreibt @bkastl in ihrer Kolumne.
netzpolitik.org/2026/degitalis…
Ähnlich wie in Propagandafilmen wird heute daran geforscht, wie sich Werbebotschaften gut in KI-Suchen integrieren lassen. Mit Blick auf Google stellt sich die Frage, ob es da nicht einen harten Schnitt braucht.Bianca Kastl (netzpolitik.org)
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Diesen Beitrag gibt es nur dank eurer Unterstützung. Denn wir sind spendenfinanziert.
Wir kämpfen gegen Überwachung und für digitale Freiheitsrechte. Dafür brauchen wir deine Unterstützung!Ole Sommer (netzpolitik.org)
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Ihr meint... Die meisten Profile sind für den angegebenen Zweck nicht geeignet?
Also Verstöße gegen Art. 5 Abs. 1 lit. a/b/c, Art. 6 Abs. 1 lit. f, Art. 13 Abs. 1 DSGVO.
Questa è la rassegna stampa di domenica 14 giugno 2026
Il presidente Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti e l'Iran firmeranno un'intesa per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre Teheran avverte che i tempi restano da definire. Il primo ministro pakistano, mediatore chiave, ha definito l'accordo "più vicino che mai", ma restano da chiarire i dettagli sulla distruzione dell'uranio arricchito iraniano. Il deputato democratico Seth Moulton ha bollato la bozza come "un documento di resa".
Fonti: NPR, BBC, Financial Times
La Casa Bianca ha imposto a sorpresa controlli all'esportazione sui modelli Mythos e Fable 5 di Anthropic, sospendendo l'accesso degli stranieri pochi giorni dopo il lancio. La decisione, presa nel giro di poche ore dopo un rapporto di Amazon su presunte vulnerabilità, è stata collegata anche ai timori per l'accesso cinese alla tecnologia. Anthropic contesta la gravità del rischio, mentre nel settore si parla di un "regime di licenze de facto" che pesa sull'intera industria.
Fonti: Axios, New York Times, Semafor
Il presidente Donald Trump ha annunciato la nomina di James M. McDonald a procuratore federale del Distretto Sud di New York, uno degli incarichi più prestigiosi della magistratura federale americana. McDonald, partner dello studio Sullivan & Cromwell, fa parte del team che si occupa dell'appello contro la condanna penale del presidente. Sostituirà Jay Clayton, indicato pochi giorni fa come nuovo direttore dell'intelligence nazionale.
Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Hill
Il nome del presidente è stato cancellato dalla facciata del Kennedy Center di Washington nella notte tra venerdì e sabato, in una mossa salutata dal deputato democratico Robert Garcia come una vittoria per "lo Stato di diritto". Restano aperti diversi interrogativi, a partire dalla durata della rimozione e dalle ragioni formali della decisione, che riapre lo scontro sulla gestione politica delle istituzioni culturali della capitale.
Fonti: New York Times, The Hill
Il senatore texano Ted Cruz ha appoggiato candidati rivali a quelli sostenuti dal presidente Trump nelle primarie repubblicane per i governatorati di Georgia e South Carolina, gettando le basi per una possibile corsa alla Casa Bianca nel 2028. Cruz è l'unico potenziale candidato repubblicano disposto a sfidare apertamente il presidente in primarie considerate strategiche, una scelta che potrebbe complicare i suoi rapporti con la base trumpiana ma apre uno spazio politico finora inesplorato.
Fonti: Axios
L'epidemia di morbillo iniziata in Utah quasi un anno fa rischia di far perdere agli Stati Uniti la certificazione internazionale di Paese in cui la malattia è stata eliminata. La diffusione si mantiene a livelli che non si vedevano dai primi anni Novanta, alimentata dal calo dei tassi di vaccinazione in diverse aree del Paese e dalle resistenze di alcune comunità.
Fonti: Wall Street Journal
L'ufficio del medico legale della contea di Allegheny, in Pennsylvania, ha qualificato come omicidio la morte per ipotermia di una donna haitiana, avvenuta pochi giorni dopo il suo rilascio dalla custodia dell'agenzia federale ICE a Pittsburgh. Il caso solleva interrogativi sulle procedure di rilascio delle persone vulnerabili e si inserisce nel più ampio dibattito sulle politiche dell'Amministrazione in materia di espulsioni e detenzione amministrativa.
Fonti: ABC News
La sindaca della capitale Muriel Bowser ha reintrodotto un coprifuoco per gli under 18, fissando le 23 come orario limite generale e le 20 in alcune zone particolarmente esposte alla microcriminalità giovanile. La misura, in vigore per due settimane, mira a contrastare reati e disordini imputati ai minori nei quartieri centrali di Washington.
Fonti: The Hill
L'azienda Nara Organics ha richiamato il proprio latte in formula biologico per neonati venduto nei negozi Target e online, dopo un focolaio di botulino infantile che ha colpito diversi Stati. Le autorità sanitarie federali invitano i genitori a non utilizzare i lotti coinvolti e a consultare immediatamente un medico in caso di sintomi nei bambini.
Fonti: ABC News
Due sospetti sono stati arrestati a Camp Pendleton, in California, dopo aver sfondato un cancello della base dei Marines durante un inseguimento della polizia, scatenando una caccia all'uomo durata sei ore. All'interno del veicolo gli investigatori hanno trovato circa cinquantuno chili tra cocaina e fentanyl, in uno dei più rilevanti sequestri recenti sulla costa occidentale degli Stati Uniti.
Fonti: Fox News
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
Two suspects allegedly crashed through a gate at Camp Pendleton during a police pursuit, sparking a six-hour manhunt across the Marine Corps base.Michael Sinkewicz (Fox News)
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Il presidente Donald Trump aveva presentato il Mondiale di calcio del 2026 come un'occasione storica per mostrare al mondo la "bellezza e la grandezza" dell'America e per dare una spinta agli introiti turistici. La partita inaugurale di venerdì sul suolo statunitense è invece coincisa con detenzioni in aeroporto, dinieghi di visto e critiche internazionali sull'effetto della sua linea dura in materia di immigrazione sull'evento sportivo più atteso dell'anno.
Secondo un'inchiesta del Wall Street Journal, oltre venti tra giocatori, membri dello staff e ufficiali del torneo hanno avuto problemi di visto o di ingresso negli Stati Uniti. Il caso più clamoroso è quello dell'arbitro somalo selezionato dalla FIFA, fermato per più di dieci ore all'aeroporto di Miami, messo in una cella di trattenimento e rimpatriato. Le autorità statunitensi hanno poi sostenuto di aver individuato sospetti legami con membri di un gruppo terroristico.
Il torneo ha già portato folle di tifosi internazionali nelle città americane che lo ospitano, da Boston a Miami fino a Kansas City. Altri tifosi raccontano però di aver speso migliaia di dollari per biglietti, voli e alberghi e di essersi visti negare il visto. L'amministrazione aveva provato a mettere al riparo l'evento, promosso con lo slogan "America Welcomes the World", dalla stretta migratoria, creando un canale prioritario per gli appuntamenti consolari dei possessori di biglietto e specifiche deroghe per gli atleti.
I mesi di attenzione mondiale sulla stretta del secondo mandato di Trump, con arresti di massa, controlli più severi e detenzioni di viaggiatori in aeroporti e valichi di confine, hanno avuto un effetto negativo. Diversi paesi europei hanno aggiornato i propri avvisi di viaggio per gli Stati Uniti dopo che alcuni loro cittadini erano stati fermati alla frontiera. Gli arrivi internazionali negli Stati Uniti sono calati del 5,5% nel 2025 secondo dati del Department of Commerce, il ministero del Commercio, e gli Stati Uniti sono l'unica grande destinazione turistica ad aver perso visitatori.
Alla vigilia del Mondiale, riviste francesi e tedesche hanno pubblicato copertine con Trump e agenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, con le scritte "Welcome to America" e "Spoilsport". In Argentina un'azienda ha offerto televisori gratis ai primi cento clienti in grado di mostrare documenti che attestassero di essersi visti negare il visto per gli Stati Uniti.
Le previsioni indicavano circa 1,2 milioni di visitatori internazionali nel mese di torneo e fino a 17,2 miliardi di dollari di contributo al PIL statunitense, secondo uno studio congiunto della FIFA e dell'Organizzazione mondiale del commercio pubblicato l'anno scorso. Un sondaggio della American Hotel and Lodging Association, l'associazione degli operatori alberghieri americani, ha però rilevato che quasi l'80% degli albergatori nelle città ospitanti registra prenotazioni inferiori alle previsioni iniziali, mentre il 70% indica le barriere ai visti e le tensioni geopolitiche come fattori che stanno comprimendo in modo significativo la domanda internazionale per il Mondiale.
I funzionari dell'amministrazione hanno difeso le difficoltà come il prezzo necessario per la sicurezza nazionale. "Ci stiamo lavorando in modo molto attento per assicurarci che siano le persone giuste a entrare nel nostro paese", ha detto Trump mercoledì rispondendo a domande sui problemi degli spettatori del Mondiale. Più diretto è stato Rodney Scott, commissario della Customs and Border Protection, l'agenzia doganale e di controllo delle frontiere: "Non m'importa cosa fate nella vita. Non vi facciamo entrare solo perché vogliamo che arbitriate una partita".
"La notizia, nel giorno in cui inizia il Mondiale, non è come le persone si stanno unendo, ma come Trump e il suo team stanno rendendo così difficile per atleti, tifosi e per il mondo intero partecipare a questo evento", ha detto al Wall Street Journal Brett Bruen, ex diplomatico statunitense ora a capo della società di consulenza Global Situation Room. "In questo momento non stiamo stendendo il tappeto rosso, stiamo mettendo cartelli ovunque che dicono di stare alla larga, ed è questo il messaggio che arriva a tifosi e giocatori".
Gli Stati Uniti ospitano il Mondiale insieme a Canada e Messico, con 78 delle 104 partite previste in città americane. Trump ha detto di voler offrire al mondo "il più grande, il più sicuro e il più straordinario torneo di calcio della storia".
Anche al ghanese Thomas Partey è stato negato il visto, in questo caso dal Canada, e non potrà giocare la partita inaugurale della sua nazionale nel paese, hanno annunciato venerdì funzionari della FIFA. Partey è accusato nel Regno Unito di sette capi di imputazione per stupro e uno per violenza sessuale, e si è dichiarato non colpevole.
La nazionale dell'Iran ha dovuto spostare il proprio ritiro dall'Arizona a Tijuana, in Messico, dopo i problemi di visto e le tensioni legate alla guerra tra Stati Uniti e Iran. Il Department of Homeland Security, il ministero per la Sicurezza interna, ha fatto sapere che i giocatori iraniani potranno entrare negli Stati Uniti il giorno prima di ciascuna delle loro partite, ma a diversi membri della squadra e dello staff federale è stato negato il visto o non è stato consegnato in tempo.
Un giocatore iracheno è stato interrogato per quasi sette ore a Chicago e si è visto controllare il telefono prima di poter entrare nel paese, mentre al fotografo della squadra è stato negato l'ingresso. Problemi di visto hanno rallentato fino all'ultimo anche giocatori e staff di Haiti, Svizzera e Marocco.
I funzionari dell'amministrazione hanno detto che gli Stati Uniti stanno lavorando per accogliere milioni di viaggiatori mantenendo standard elevati di sicurezza nazionale e ordine pubblico. "Gli Stati Uniti sono ben preparati per accogliere i viaggiatori legittimi da tutto il mondo per il più grande Mondiale FIFA della storia", ha detto Tommy Pigott, portavoce del Department of State, il dipartimento degli Esteri americano.
Il volto delle tensioni è diventato Omar Abdulkadir Artan, il somalo che si apprestava a diventare il primo arbitro del suo paese a dirigere una partita di un Mondiale. Pur essendo arrivato a Miami da Istanbul con un visto americano valido e le credenziali della FIFA, Artan è stato interrogato per dieci ore dalle autorità statunitensi su questioni politiche somale e su al-Shabaab, il gruppo terroristico affiliato ad al Qaeda attivo nel Corno d'Africa.
Telefono, computer portatile e altri dispositivi gli sono stati sequestrati, secondo quanto riferito da funzionari della federazione calcistica somala. Le autorità americane hanno detto di aver trovato presunti legami con sospetti membri di organizzazioni terroristiche durante un controllo aggiuntivo in aeroporto. "Abbiamo avuto sue notizie solo dopo che è tornato a Istanbul e ha comprato un nuovo telefono", ha detto Hassan "Wiish" Yabarow, responsabile degli arbitri della federazione calcistica somala, che ha aggiunto come gli Stati Uniti non abbiano ancora fornito una spiegazione. "Non c'è alcun modo per fare ricorso". Yabarow ha detto che il paese sta chiedendo chiarimenti e che "ogni accusa dovrebbe essere valutata sulla base di fatti verificati, prove credibili e procedure di garanzia".
Governo e federazione somali hanno detto di essere perplessi perché Artan era stato controllato dai funzionari consolari americani e aveva ottenuto un visto prima di partire, viaggiando con passaporto diplomatico e una lettera di accompagnamento del ministro somalo della Gioventù e dello sport.
Dopo essere stato rimpatriato, Artan è stato accolto da più di cento sostenitori all'aeroporto di Mogadiscio mercoledì mattina, avvolto nella bandiera del paese. "Sarò al prossimo Mondiale e continuerò a rendere orgogliosa la Somalia", ha detto in aeroporto. "Nonostante quello che mi è successo, non sono scoraggiato". Poco dopo, l'Unione delle federazioni calcistiche europee lo ha designato come arbitro della Supercoppa UEFA del 12 agosto.
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Gli elettori indipendenti americani sono sempre più scontenti del presidente Donald Trump nel suo secondo mandato, e il calo del gradimento è più forte tra chi non ha una laurea. Lo mostra un'analisi che aggrega quasi venti sondaggi condotti dall'AP-NORC Center for Public Affairs Research, un centro di ricerca sull'opinione pubblica nato dalla collaborazione tra l'agenzia di stampa Associated Press e l'università di Chicago.
Intorno alle elezioni del 2024 circa la metà degli indipendenti senza laurea aveva un'opinione positiva di Trump. Questa primavera la quota è scesa a circa un quarto. Il crollo ha cancellato il forte divario per livello di istruzione che esisteva tra gli indipendenti prima dell'insediamento. Oggi questi elettori hanno opinioni altrettanto negative del presidente, laureati o no.
L'analisi mette insieme quasi venti sondaggi AP-NORC realizzati tra luglio 2024 e aprile 2026, e permette di osservare come il sostegno a Trump sia cambiato in diversi momenti: gli ultimi sei mesi del 2024, i primi cento giorni della presidenza, l'estate del 2025 in cui è passata la cosiddetta Big Beautiful Bill, la grande legge di bilancio voluta dal presidente, il blocco delle attività federali dell'autunno scorso dovuto alla mancanza di fondi e l'inizio della guerra con l'Iran.
Il quadro che emerge è quello di un calo costante tra gli indipendenti per tutto il secondo mandato. Il gradimento di Trump è sceso anche tra alcuni gruppi piccoli ma importanti che si erano avvicinati a lui nel voto presidenziale del 2024, compresi gli indipendenti afroamericani e ispanici. Gli indipendenti, peraltro, sono oggi più numerosi che mai negli Stati Uniti, e un'erosione del loro sostegno può creare problemi a Trump e ai repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato, le consultazioni che a metà del quadriennio presidenziale rinnovano parte del Congresso e vengono lette come un giudizio sul partito al governo.
Tafari Torres, ricercatore senior del NORC e co-autore dell'analisi, ha detto che mentre le opinioni di democratici e repubblicani su Trump sono rimaste sostanzialmente stabili, quelle degli indipendenti continuano a muoversi. "Gli indipendenti sono, in generale, le persone che reagiscono agli eventi e fanno calare il loro sostegno", ha dichiarato.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca è stato alimentato in parte proprio dagli indipendenti, che lo consideravano il candidato più solido su temi chiave come l'economia. L'analisi, che misura sia il giudizio sul presidente sia l'approvazione del suo operato, mostra che il consenso è calato in fretta una volta arrivato l'insediamento.
Tra gli indipendenti senza laurea le opinioni positive su Trump sono scese dal 48% dei mesi precedenti il ritorno alla Casa Bianca al 31% nei primi cento giorni di mandato, fino a circa un quarto durante il blocco federale e nei primi mesi del 2026. Tra gli indipendenti laureati, che già prima dell'insediamento lo vedevano positivamente solo in circa 3 casi su 10, la discesa verso circa un quarto è stata molto meno marcata.
"Il calo tra gli indipendenti senza laurea è stato più ripido e più ampio della lieve flessione tra quelli laureati", ha detto Sean Collins, ricercatore del NORC e co-autore dell'analisi. "È stato sorprendente, soprattutto se si pensa che, tra le diverse componenti della coalizione di Trump, quella senza laurea è di solito una di quelle che spicca".
Gli americani senza laurea sono da tempo una parte centrale dell'elettorato di Trump. Ma nel 2024 il presidente aveva vinto anche guadagnando consensi tra gruppi che tendono a sostenere i democratici, compresi gli adulti ispanici. Il 42% degli indipendenti aveva votato per lui, in crescita rispetto al 37% del 2020, e secondo AP VoteCast, l'ampio sondaggio sugli elettori realizzato dall'AP, gli indipendenti ispanici si erano divisi quasi a metà tra Trump e l'ex vicepresidente Kamala Harris.
Adesso il quadro è molto più negativo per il presidente. Tra gli indipendenti ispanici la quota di chi lo vedeva favorevolmente era vicina alla metà, il 46%, nei sondaggi condotti attorno al voto presidenziale. Nel secondo mandato è crollata in fretta, scendendo fino al 15% durante il blocco federale dell'autunno scorso, per poi attestarsi attorno a un quarto in primavera.
Anche gli indipendenti più giovani sono diventati meno favorevoli al presidente, mentre quelli dai 60 anni in su sono rimasti perlopiù stabili. Altri sondaggi AP-NORC indicano che Trump sta perdendo terreno tra i repubblicani più giovani per via dell'inflazione e tra gli ispanici, sempre più insoddisfatti.
"I guadagni che Trump sembrava aver ottenuto durante le elezioni, non so se stiano reggendo. Ha registrato alcuni spostamenti significativi tra queste persone", ha detto Torres. "Dalla nostra ricerca, non sembrano guadagni permanenti".
Alla radice di molte frustrazioni degli americani verso Trump, indipendenti compresi, c'è l'economia. Circa la metà degli indipendenti che lo avevano sostenuto nel 2024 indicava l'inflazione come il fattore più importante per il proprio voto, secondo AP VoteCast, e la maggior parte si diceva molto preoccupata per il costo del cibo e della benzina.
A oltre un anno dall'inizio del secondo mandato l'inflazione resta alta, sospinta da prezzi della benzina che rimangono elevati mentre prosegue la guerra con l'Iran. Un sondaggio AP-NORC di aprile ha rilevato che circa 3 indipendenti su 10 erano "estremamente" o "molto" preoccupati di riuscire a pagare la spesa alimentare negli ultimi mesi, e una quota simile temeva di non potersi permettere la benzina. Circa 8 indipendenti su 10 hanno definito cattiva la situazione economica del Paese in primavera.
I giudizi sull'economia tendono ad allinearsi a quelli sul presidente: chi vede male l'economia tende a vedere male anche Trump. L'ultima rilevazione AP-NORC di maggio mostra che solo circa 3 indipendenti su 10 approvano la gestione dell'economia da parte del presidente, una quota in linea con quella registrata all'inizio del mandato. Il sondaggio di aprile aveva trovato che appena 1 indipendente su 10, il 12%, approvava il modo in cui Trump stava affrontando il costo della vita.
Independents have grown increasingly unhappy with President Donald Trump during his second term, a new AP-NORC polling analysis finds, particularly those without a college degree.PBS News
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June 13
Pirates, thank you.
Something I want to echo from my media statement is what an honor it has been to participate in our American democracy, especially during the 250th anniversary of our nation’s founding. I also want to acknowledge what a privilege it has been to participate in that process as a Pirate.
My wife and I were talking about how close this race was, and she said something that has stuck with me: “If you had changed your party, you probably could have won, but that wouldn’t have been you.”
Regardless of the outcome, I am proud that I am still me. Authentically me. Authentically a Pirate.
This campaign changed me. Over the last year I experienced things I never expected to experience. I received death threats. I was followed. People harassed my coworkers at my office. In February, someone drove past my home and discharged a firearm 10 times. I was sent threatening letters, and received vague, threatening emails from someone presenting themselves as an impartial journalist while acknowledging ties to an opponent’s campaign. I was ridiculed for being a Pirate and ridiculed for criticizing ALPRs and other surveillance technology. I was threatened and intimidated because I wanted to do something that is apparently revolutionary: put people first.
Experiences like those help explain why some people become cynical, apathetic, or withdrawn from public life. They do not excuse it, but they help explain it.
Despite all of that, I am still me. And, I am still a Pirate.
Am I more confident? Yes.
Am I less tolerant of corruption, dishonesty, and cruelty? Absolutely.
Have I grown and changed? Of course.
But I am still the same man who entered this race last June.
That said, I want to acknowledge something many people have already asked me about. I will not be running for office again.
I have no interest in becoming a perennial candidate. This campaign demanded an extraordinary amount of time, energy, and sacrifice, and I would like to move on into the next chapter of my life.
But the work does not end here.
One of the things I am most excited about is continuing the development of Cutlass Maps and the other campaign tools we have built. For far too long, access to common and important campaign infrastructure and tools has been concentrated in the hands of the two major parties. We built tools that gave us parity with organizations that have existed for generations, and I have no intention of gatekeeping those resources the way they have often been gatekept from us.
Instead, I want to help other third-party and independent candidates succeed, especially our Pirate candidates.
That means improving Cutlass Maps. It means creating candidate training materials. It means sharing lessons learned. It means helping future Pirate candidates run professional, competitive campaigns from day one.
And that brings me to what I am most proud of.
This race was fought against a well established incumbent with over $45,000 available at the last reporting period, dozens of serious endorsements, and another candidate who enjoyed the support and infrastructure of a major political party. We had neither advantage.
What we had was a small team, a lot of determination, and a belief that ordinary people deserve a voice.
We were outspent. We were underestimated. We were told what was possible and what wasn’t.
Yet this race remained close enough that it took days before a concession was appropriate.
We did that with roughly $13,000. We did it as Pirates. We did it as members of what Washoe County calls an, “other,” party.
We earned the attention of our community. We earned the attention of both major political parties. More importantly, we proved that people are willing to listen when someone offers them an alternative to, “the lesser of two evils.”
To the best of my knowledge, I am the first Pirate candidate to run for office in Nevada.
If this is what one Pirate candidate can accomplish on a first attempt, imagine what becomes possible when the next candidate starts with better tools, better training, and a stronger foundation than we had.
This campaign may have ended in defeat, but it also demonstrated something that had never been done before in Nevada. It demonstrated that Pirates can run serious campaigns, compete seriously, and be taken seriously.
That matters.
So while today is a loss for this campaign and me personally, I believe it is a victory for our community, a victory for our party, and a victory for everyone who wants to challenge the idea that only the major parties deserve a seat at the table.
None of this would have been possible without the Pirate Party, without my family, without my team, and without every volunteer, donor, supporter, friend, and neighbor who believed in what we were trying to accomplish.
From the bottom of my heart, thank you.
Don’t give up the ship,
Hunter Rand
Read the letter from Hunter Rand to the Pirate Party here for the official release.
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Donald Trump è ovunque. Va alle finali del campionato di basket, la Nba, ospita gli incontri di arti marziali miste della Ufc sul prato della Casa Bianca, prepara una manifestazione con sé stesso protagonista per i festeggiamenti dei 250 anni degli Stati Uniti e con le sue politiche sui confini pesa sul Mondiale di calcio. Secondo un'analisi di Bloomberg Government, il presidente è diventato una "forza culturale" come pochi suoi predecessori prima di lui.
Trump non è solo il capo dell'esecutivo o il comandante in capo delle forze armate. Ha ospitato i Kennedy Center Honors, i premi del prestigioso centro per le arti di Washington, è comparso agli US Open di tennis, è stato il primo presidente in carica ad assistere al Super Bowl, la finale del football americano, e ha quasi da solo riportato in auge il cantante Kid Rock. Anche la trasferta alle finali di basket è stata una prima volta per un presidente.
Altri presidenti e first lady hanno avuto un peso culturale, ricorda nell'analisi Barbara Perry, storica della presidenza americana: gli Obama e i Kennedy, Ronald Reagan, Bill Clinton, perfino Andrew Jackson e James Madison con la moglie Dolley hanno esercitato un'influenza che andava oltre il loro lavoro formale alla Casa Bianca. Per Trump, però, non è un elemento secondario ma una parte "centrale" della sua presidenza.
I suoi sostenitori, comprese diverse star, indossano i cappellini rossi del presidente. Alcuni atleti imitano il suo balletto, il suo tormentone televisivo è entrato nell'immaginario collettivo e le donne del suo entourage hanno ispirato una moda di bellezza così riconoscibile da avere un nome proprio.
Trump non si limita a partecipare agli eventi, li crea, assumendo il ruolo che si è dato da solo di "organizzatore mondano" d'America, anche se, riferisce l'analisi, non dovrebbe presentarsi al Mondiale. Era una star della cultura pop molto prima di diventare un politico: ha posseduto una squadra di football, è apparso nel film "Mamma, ho riperso l'aereo" e i suoi casinò ospitavano grandi incontri di pugilato. Ama stare in mezzo alla scena.
Il presidente ha provato a far cancellare i comici dei programmi di seconda serata, ha attaccato le star che gli si oppongono, tra cui la cantante Taylor Swift, ha criticato le regole della Nfl, la lega del football americano, e rimproverato gli atleti che si inginocchiano durante l'inno in segno di protesta. Mentre altri presidenti temevano la sovraesposizione, dice Perry, lui non ha mai avuto quel timore.
Trump usa la sua presenza enorme per imporre la sua idea di cosa debba essere la cultura americana, secondo l'analisi: di solito "iper-mascolina", retrò e diretta. È una risposta a ciò che molti suoi alleati del movimento Maga, dallo slogan "Make America Great Again" con cui ha conquistato la Casa Bianca, considerano una cultura diventata troppo morbida e troppo "woke", cioè attenta in modo eccessivo ai temi dell'identità e dei diritti delle minoranze. Sotto Joe Biden, scrive in tono ironico l'analisi, anche un po' troppo "addormentata".
Questa presenza continua provoca anche reazioni contrarie da parte di chi vorrebbe vedere meno il presidente. Alla partita dei New York Knicks di questa settimana il pubblico lo ha fischiato, e lui ha continuato a sorridere. Lo sport, la musica e l'arte possono unire le persone, ma la presenza di Trump può trasformarli in motivo di divisione. Il presidente non sembra farci caso, finché resta sotto i riflettori.
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Donald Trump compie 80 anni domenica ed è l'uomo più anziano a essere diventato presidente degli Stati Uniti. In vista di questo traguardo, lui e i suoi collaboratori hanno scelto di trasformarlo in una presenza costante nella vita pubblica americana, una strategia che mostra agli elettori sia la sua energia sia i segni dell'età e che segna un contrasto netto con il predecessore Joe Biden.
Come spiega una ricostruzione del Wall Street Journal, il presidente tiene lunghe apparizioni nello Studio Ovale, risponde alle telefonate dei cronisti che lo chiamano sul cellulare e scrive sui social a ogni ora del giorno e della notte. Nelle sessioni di domande e risposte, che a volte durano più di mezz'ora, lancia battute che rimbalzano sui canali televisivi e su internet. Il risultato è che gli americani vedono sempre di più sia il lato migliore sia quello peggiore di un presidente che invecchia.
Questa settimana a New York, durante una partita delle finali della NBA, il campionato professionistico di basket americano, il presidente ha chiuso gli occhi ed è sembrato appisolarsi mentre le telecamere lo riprendevano intento a mangiare patatine fritte e pizza. È rientrato alla Casa Bianca dopo le 2 di notte, le 8 del mattino in Italia. Alle 10 del mattino successivo, le 16 in Italia, ha risposto alla telefonata di un giornalista e si è lanciato in una lunga critica di un editoriale del Wall Street Journal, dicendo che l'abbattimento di un elicottero americano Apache vicino allo Stretto di Hormuz non era un grosso problema. Poche ore dopo ha ordinato attacchi contro l'Iran come rappresaglia.
Le telecamere però inquadrano spesso le mani coperte di lividi, la postura curva e gli occhi chiusi del presidente. A volte inciampa nelle parole e confonde i dettagli: ha chiamato la Groenlandia Islanda, ha definito lo Stretto di Hormuz Stretto dell'Iran e ha confuso conflitti recenti in Sud America e in Medio Oriente. La Casa Bianca ha smentito che si fosse addormentato durante la partita e ha attribuito quell'immagine a un'angolazione ingannevole delle telecamere. I lividi sulle mani, ha spiegato, sono dovuti alle frequenti strette di mano.
Trump ha prestato giuramento per la seconda volta a 78 anni e sette mesi, cinque mesi più vecchio di quanto fosse Biden al suo insediamento. Lo stesso giornale aveva riferito che l'udito del presidente è peggiorato, che la sua pelle è diventata delicata e che ha rifiutato le cure più comuni per il gonfiore alle gambe. Tra le ultime due visite mediche annuali ha messo su circa sei chili.
Il deputato repubblicano Ryan Zinke ha ammesso che il presidente ha rallentato e che "questo lavoro ti invecchia". Il suo passo non è più quello di un tempo, ha detto, ma resta "veloce rispetto a ogni essere umano sulla Terra".
Trump è nato nel 1946, tra i più anziani della generazione del baby boom cresciuta nel dopoguerra. Quell'anno è stato speciale per la politica americana: anche George W. Bush, che compie 80 anni a luglio, e Bill Clinton, che li compie ad agosto, sono nati nel 1946. Bush lasciò la presidenza a 62 anni e da allora ha subito due protesi parziali al ginocchio e l'impianto di uno stent vicino al cuore. Clinton ne aveva 54 a fine mandato e qualche anno dopo si è sottoposto a un quadruplo bypass. Ha parlato spesso dell'età: negli ultimi trent'anni ha detto più volte di avere "più ieri che domani" e al congresso del Partito Democratico del 2024, a 78 anni, ha ricordato di essere comunque un po' più giovane di Trump.
Nato nel 1942, Biden puntava a un secondo mandato che l'avrebbe tenuto alla Casa Bianca fino a 86 anni. Lui e il suo staff negarono ogni segno di declino legato all'età, fino al ritiro dalla corsa nel 2024 dopo un disastroso dibattito televisivo a giugno. Poco dopo aver lasciato l'incarico, gli è stato diagnosticato un tumore alla prostata in forma avanzata. Riferendosi al predecessore, il presidente ha detto di recente che Biden è "la cosa peggiore che sia mai capitata agli anziani".
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che il presidente dimostra di essere all'altezza dell'incarico proprio prendendo domande dai giornalisti e mantenendo un'agenda fittissima. Ha diffuso l'elenco degli impegni delle ultime due settimane: in media più di due decine di voci in calendario per ogni giorno feriale, tra telefonate e incontri con manager, consiglieri e membri del governo. Per il compleanno Trump vuole proiettare l'immagine di gioventù e vigore a cui tiene e domenica sera ospiterà sul prato della Casa Bianca un incontro di arti marziali miste dell'Ultimate Fighting Championship, il primo del suo genere.
A uno dei suoi principali consiglieri sanitari ha confidato questa settimana di non essere felice per il traguardo: "Non dovete augurarmi buon compleanno, perché non sono contento del compleanno che sto per fare. Non è un numero che mi piace, ma sono qui nonostante tutto". Già due anni fa, durante un comizio in Nevada, aveva interrotto la folla che gli cantava "Happy Birthday".
Per parlare dell'età il presidente alterna sincerità e negazione. A Davos ha detto: "Una volta dicevo di essere il più giovane nella stanza. Ora sono tra i più vecchi. Mi dispiace dirlo. Non mi sento vecchio". Davanti a una platea di pensionati nella Florida centrale, il mese scorso, ha detto di non essere un anziano e di sentirsi "molto, molto più giovane" dei presenti, anche se è ufficialmente cittadino anziano da quando ha compiuto 65 anni durante la presidenza di Barack Obama.
Il presidente parla apertamente del timore di mostrarsi fragile. "Sto molto attento quando cammino, perché se mai dovessi cadere quel titolo andrebbe avanti per anni", ha detto in un evento al Giardino delle Rose della Casa Bianca. Quel timore è emerso durante il recente viaggio a Pechino, quando il leader cinese Xi Jinping lo ha accolto al Grande Salone del Popolo, l'edificio del governo cinese, raggiungibile da una scalinata di circa quaranta gradini senza corrimano. Trump e Xi, che ha 72 anni, sono saliti per circa due terzi prima che il leader cinese si fermasse su un pianerottolo per far ammirare piazza Tiananmen. Hanno raggiunto la cima senza inciampare.
Alcuni democratici puntano l'attenzione sui segni dell'età del presidente, in particolare sui video che lo mostrano con gli occhi chiusi durante le riunioni. Il deputato Ted Lieu ha detto che non è una cosa normale e che la Casa Bianca deve spiegare agli americani cosa sta succedendo. In un'audizione al Congresso con il segretario di Stato Marco Rubio, il responsabile della diplomazia americana, Lieu ha mostrato un video di una riunione di gabinetto in cui Trump sembra addormentarsi mentre parla Rubio: "Immaginate com'è quando le telecamere non ci sono", ha detto.
Rubio ha respinto le accuse, definendole "assurde e ridicole", e ha detto che il presidente lavora giorno e notte, tutti i giorni. La Casa Bianca ha aggiunto che i democratici non hanno la credibilità per criticare un leader anziano dopo aver sostenuto Biden per gran parte del mandato nonostante il suo declino. "L'insabbiamento del declino di Joe Biden da parte dei democratici resta uno dei peggiori scandali politici della storia americana recente", ha detto Leavitt. "Il presidente Trump e la Casa Bianca non hanno nulla da nascondere".
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Solo l'11% degli europei considera gli Stati Uniti un alleato. È il minimo storico registrato dal sondaggio dello European Council on Foreign Relations (ECFR), pubblicato mercoledì e condotto in 15 Paesi del Vecchio Continente. Sei mesi fa la quota era al 16%, mentre a novembre 2024, quando Donald Trump vinse le elezioni presidenziali, era al 22%. In un anno e mezzo, quindi, la fiducia europea in Washington si è pressoché dimezzata.
I dati, diffusi alla vigilia dei vertici del G7 e della Nato, descrivono un'Europa che non crede più nella protezione americana. In tutti i Paesi esaminati la maggioranza degli intervistati dubita ormai apertamente del fatto che gli Stati Uniti interverrebbero in difesa dell'Europa in caso di attacco. Metà degli europei considera ormai gli Usa come un "partner necessario", un quarto li ritiene invece un rivale o un avversario. Il think tank parla di un "crollo della fiducia europea negli Stati Uniti".
Sondaggio ECFR · 15 Paesi
Solo l'11% degli europei considera ancora gli Stati Uniti un alleato. In tutti i 15 Paesi esaminati la maggioranza dubita che Washington difenderebbe l'Europa da un attacco.
European Council on Foreign Relations Campione: 19.481 intervistati · Maggio 2026
Quota di europei che considera gli Usa un alleato
22%
Nov 2024
16%
Nov 2025
11%
Mag 2026
Dall'elezione di Trump la fiducia si è dimezzata in un anno e mezzo
Esplora i dati
1 Percezione 2 Autonomia 3 Italia 4 Dopo Trump
Come gli europei considerano Washington
Un quarto degli intervistati definisce ormai gli Stati Uniti come un rivale o un avversario diretto. Gli alleati convinti restano solo una piccola minoranza.
Su 100 europei, gli Usa sono…
Un alleatoCondivide interessi e valori dell'Europa 11%
Un partner necessarioCon cui collaborare per interesse 50%
Un rivale 13%
Un avversario 12%
Non si esprime 14%
15/15
In 15 Paesi su 15 del sondaggio la maggioranza degli intervistati dubita che gli Stati Uniti interverrebbero in difesa dell'Europa in caso di attacco.
La risposta europea
Quasi metà degli intervistati appoggia la creazione di un debito comune europeo per finanziare la difesa, e nella maggior parte dei Paesi prevale chi vuole sostituire le armi americane con alternative europee.
Favorevoli a un debito comune europeo per la difesa
I tre Paesi con il consenso più alto, contro il 35% di contrari a livello europeo
Portogallo
59%
Danimarca
56%
Paesi Bassi
55%
Media dei 15 Paesi
47%
Vogliono dipendere meno dalle armi americane
I Paesi in testa al fronte del «comprare europeo». L'eccezione è la Polonia, dove la maggioranza vuole più armi statunitensi
Danimarca
75%
Paesi Bassi
72%
Svezia
70%
+4 punti
Crescita in un anno del sostegno all'aumento delle spese militari nazionali
44%
Contrario a riprendere le importazioni di petrolio e gas dalla Russia
L'anomalia
58%
Gli italiani contrari ad aumentare le spese militari nazionali: l'unica chiara maggioranza contraria tra i 15 Paesi del sondaggio.
Contrari a tagliare la spesa pubblica per finanziare la difesa
L'Italia guida anche la resistenza a sacrificare welfare e servizi per i bilanci militari
Italia
63%
Austria
59%
Germania
56%
Un Paese che non vuole aumentare le spese militari e che conta sull'aiuto dei partner europei in caso di necessità: è il ritratto unico dell'Italia che emerge dal sondaggio.
Lo sguardo al futuro
In 14 Paesi su 15 la maggioranza ritiene che i rapporti tra Stati Uniti ed Europa miglioreranno quando Trump lascerà la Casa Bianca.
Austria
Bulgaria
Danimarca
Estonia
Francia
Germania
Italia
Paesi Bassi
Polonia
Portogallo
Regno Unito
Spagna
Svezia
Svizzera
Ungheria
La maggioranza crede in un miglioramento dopo Trump
L'unica eccezione
Il quadro
Gli europei non danno la relazione transatlantica per persa: scommettono su un dopo-Trump con relazioni migliori tra le due sponde dell'Atlantico. Ma intanto, scrive l'ECFR, la sfiducia ha aperto ai leader una finestra per accelerare la corsa all'autonomia strategica.
Fonte ECFR, «Home alone: Europeans are ready to defend themselves» — sondaggio Mandate Research/YouGov condotto a maggio 2026 in 15 Paesi europei su 19.481 intervistati dai 18 anni in su. Pubblicato il 10 giugno 2026.
La risposta degli europei a questa situazione è chiara: fare da soli. Rispetto allo scorso anno, il sostegno all'aumento delle spese nazionali per la difesa è cresciuto in media di 4 punti percentuali. L'Italia è l'unico Paese dove una chiara maggioranza di elettori resta contraria all'aumento delle spese militari. Il 47% degli intervistati appoggia invece la creazione di un debito comune europeo per finanziare la difesa, con i consensi più alti in Portogallo (59%), Danimarca (56%) e Paesi Bassi (55%).
La maggior parte degli intervistati vorrebbe anche dipendere meno dalle armi americane e puntare su alternative europee. Danimarca, Paesi Bassi e Svezia guidano il fronte del "comprare europeo". La Polonia è l'unica eccezione: è l'unico Paese in cui la maggioranza degli intervistati vuole aumentare gli acquisti di armi statunitensi, mentre Germania, Italia e Ungheria appaiono divise.
Resta però forte la resistenza a tagliare la spesa pubblica interna per finanziare i bilanci militari, soprattutto in Italia (63%), Austria (59%) e Germania (56%). Quanto all'energia, il 44% degli europei si oppone alla ripresa delle importazioni di petrolio e gas dalla Russia, nonostante l'aumento dei costi legati alla guerra in Iran. La maggioranza degli intervistati continua a sostenere l'Ucraina come alleato o partner strategico, anche se il consenso cala quando si parla di inviare truppe di pace nel Paese dopo la guerra o di allargare l'Unione Europea verso est.
Gli europei non considerano però la relazione transatlantica completamente per persa. In tutti i Paesi esaminati, con la sola eccezione della Bulgaria, la maggioranza ritiene che i rapporti tra Stati Uniti ed Europa miglioreranno quando Trump lascerà la Casa Bianca.
Il sondaggio è stato condotto a maggio 2026 su 19.481 persone dai 18 anni in su da istituti come Mandate Research e YouGov in 15 Paesi, tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna, Polonia e Regno Unito.
A major ECFR poll finds the European public, in a time of rupture, thinking differently and questioning old assumptions. It reveals new political space availablEuropean Council on Foreign Relations
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Il presidente Donald Trump e i suoi alleati stanno discutendo un piano per spingere il Congresso ad approvare una risoluzione che annulli i due impeachment subiti durante il suo primo mandato. Lo ha rivelato il Wall Street Journal, a cui lo stesso presidente ha confermato di volerlo fare. "Andrebbe fatto perché non ho fatto nulla di sbagliato", ha detto in una telefonata al giornale. "Era un imbroglio, tutta una situazione truccata".
La risoluzione avrebbe però un valore soltanto simbolico, perché la Costituzione americana non prevede alcuna procedura per annullare un impeachment già votato, come spiegano i giuristi. Per Trump sarebbe comunque una vittoria d'immagine e un tassello di un'operazione più ampia per ripulire la propria eredità presidenziale. Difficilmente la misura arriverà in aula prima delle elezioni di metà mandato di novembre, le consultazioni che a metà del mandato presidenziale rinnovano il Congresso, e anche in seguito raccogliere i voti necessari resterebbe complicato.
L'impeachment è la procedura con cui la Camera dei rappresentanti, una delle due aule del Congresso, mette in stato d'accusa il presidente, mentre il Senato fa da giudice. Trump è l'unico presidente nella storia americana a esserne stato colpito due volte. Nel dicembre 2019 la Camera, allora a maggioranza democratica, lo accusò per le pressioni esercitate sull'Ucraina affinché aprisse un'indagine su Joe Biden, all'epoca tra i suoi possibili rivali alle presidenziali. Nel gennaio 2021, pochi giorni prima della fine del mandato, approvò un secondo capo d'accusa per "istigazione all'insurrezione", in relazione all'assalto al Campidoglio da parte dei suoi sostenitori. In entrambi i casi il Senato lo assolse.
Sul fatto che un impeachment possa davvero essere cancellato gli esperti non concordano. Michael Gerhardt, docente di diritto all'università del North Carolina a Chapel Hill, ha definito l'ipotesi "un'idea assurda" e ha spiegato al giornale che storicamente nessuno ha mai pensato che il Congresso avesse questo potere, perché non ce l'ha. I processi di impeachment, ha aggiunto, sono atti ormai chiusi e definitivi.
Più possibilista è Alan Dershowitz, professore emerito di diritto a Harvard e tra i consiglieri legali del presidente. In un processo ordinario, ha spiegato al giornale, un'accusa può cadere se la pubblica accusa non fornisce informazioni decisive. Secondo Dershowitz si starebbe tentando qualcosa di simile per gli impeachment di Trump, anche se lui stesso ha ammesso di non sapere se uno di essi possa essere annullato: "Nessuno conosce la risposta".
Il tentativo di cancellare gli impeachment rientra in una campagna più ampia del presidente per eliminare le macchie dal suo passato giudiziario. I suoi avvocati cercano di ribaltare la condanna penale per aver falsificato documenti contabili allo scopo di nascondere una somma pagata per il silenzio di un'attrice di film per adulti e puntano a rovesciare alcune sentenze civili a lui sfavorevoli.
Il presidente della Camera, il repubblicano Mike Johnson, ha detto di aver discusso la risoluzione direttamente con Trump e di aver avuto colloqui più dettagliati con alcuni suoi consiglieri legali, tra cui lo stesso Dershowitz e Jay Sekulow, l'avvocato conservatore che difese Trump nel primo processo di impeachment. Le conversazioni si sono intensificate circa un mese fa. "Penso abbia molto senso: più emergono le prove, più sappiamo che furono davvero degli impeachment farsa", ha dichiarato Johnson, parlando di "un attacco iperpartitico". La questione, ha precisato, non è la sua priorità assoluta, ma resta nella sua agenda: "È una priorità e qualcosa a cui il Congresso dovrebbe porre rimedio".
L'idea di cancellare gli impeachment circola a Washington da alcuni anni. Nel 2023 l'allora deputata della Georgia Marjorie Taylor Greene e la deputata Elise Stefanik, dello Stato di New York, avevano spinto per annullarli con un atto del Congresso, ma il tentativo si arenò. La proposta ha ripreso forza ad aprile, dopo che l'amministrazione Trump ha tolto il segreto su alcuni materiali relativi all'indagine sul primo impeachment, che secondo i sostenitori del presidente metterebbero in dubbio la credibilità di testimoni importanti. Su quei documenti ha scritto il giornalista conservatore John Solomon e a metà aprile Trump ne ha rilanciato il lavoro su Truth Social, il social network di sua proprietà.
Ad aprile il deputato della California Darrell Issa ha presentato una proposta per cancellare i due impeachment, raccogliendo 23 firme di sostegno, tutte di repubblicani. Il testo chiede che entrambi vengano "cancellati, come se quegli articoli non fossero mai stati approvati dalla Camera". La parte sul primo impeachment si fonda sul lavoro di Solomon contro l'attendibilità dei testimoni, mentre quella sul secondo, legato all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, sostiene che la procedura fu troppo affrettata.
Il presidente ha intanto ridimensionato il proprio ruolo nell'operazione. "Se vogliono farlo, ne sono onorato", ha detto. Trump non sta spingendo il Congresso a votare prima delle elezioni di metà mandato. Pur sotto la pressione dei consiglieri che lo vorrebbero concentrato sull'economia, dedica attenzione ad altri temi per lasciare un segno prima della fine del mandato. Alla Casa Bianca è in costruzione una sala da ballo e il presidente ha annunciato il progetto di un arco di trionfo alto circa 76 metri.
Trump ha un indice di gradimento debole e il suo partito si prepara a perdere consensi alle elezioni di metà mandato, soprattutto alla Camera. Gli elettori sono preoccupati per il prezzo elevato della benzina e per l'impopolare guerra in Iran, due fronti di cui ritengono responsabile il partito del presidente. Dopo una lunga fase di compattezza attorno a Trump, tra i repubblicani sono emersi nelle ultime settimane segnali di malumore.
Don Bacon, deputato centrista del Nebraska che non si ricandiderà, ha criticato l'iniziativa. "È una sciocchezza. Quel che è successo è storia", ha detto al giornale, chiedendosi se i repubblicani non abbiano ormai rinunciato a difendere la maggioranza.
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> Se vuoi avere altri aggiornamenti sul Fediverso, segui il gruppio @Che succede nel Fediverso? dal tuo account e se vuoi aprire nuove conversazioni, crea un nuovo post e menziona il gruppo alla fine del tuo messaggio
Nei giorni scorsi è stata finalmente pubblicata la release 1.0 di #Raccoon per Android, un client piuttosto innovativo nato per #Friendica, ma diventato oggi una delle app più innovative per l'esperienza utente su #Mastodon. L'app è disponibile per Android (la release 1.0 è già sul PlayStore e su Izzidroid e a breve sarà anche su F-Droid), ma ora è stato rilasciato anche un pacchetto #Debian, mentre per una versione iOS bisognerà capire quale sarà il successo tra il pubblico.
L'app introduce alcune novità molto importanti nel panorama delle app federate. Vediamole insieme:
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Raccoon è l'unica app che consente di navigare il Fediverso anche senza avere un account. Infatti, quando la si installa è possibile selezionare una qualsiasi istanza Friendica o Mastodon e "appoggiarsi" sulla sua timeline locale pubblica e su quella federata. In questo modo gli utenti potranno esplorare diverse istanze prima di scegliere su quale aprire un account. Naturalmente, anche dopo aver aggiunto un account (l'app gestisce più account), sarà possibile esplorare le timeline dei server diversi da quello cui ci si è iscritti
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A differenza di tutte le altre app social (sia di quelle per i social del Fediverso, sia di quelle dei social commerciali), #RaccoonForFriendica consente di aprire uno dei post della timeline e di proseguire la navigazione dei post precedenti e successivi, solo sfogliandolo a destra e a sinistra.
Si tratta di una novità ergonomica davvero interessante
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Siccome l'app nasce per Friendica, dispone di una barra di formattazione integrata che ricorda i client Lemmy (infatti lo svilupatore si è cimentato per la prima volta con lo sviluppo di app con un'app Lemmy). La barra di formattazione può essere utilizzata anche per le istanze Mastodon che eseguono il fork Glitch-soc, come la mia istanza poliversity.it che è stata quella con cui lo sviluppatore @𝔻𝕚𝕖𝕘𝕠 🦝🧑🏻💻🍕 ha fatto diversi esperimenti.
Oltre che essere più immediata, la scrittura di post formattati è agevolata anche da una funzione di "anteprima" che aiuta a evitare errori nella codifica del Markdown o del BBCode.
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Come forse saprete, Mastodon non aiuta la visualizzazione dei post dei gruppi. Anche selezionando un gruppo, continueremo a vedere una timeline unica in cui i post principali si alterneranno con le risposte. Cercare un thread su Mastodon è quindi molto complicato, ma lo svilupatore di Raccoon ha trovato un modo per consentire una visualizzazione per "topic" su tutti gli account che risultano essere "gruppi activitypub", siano essi gruppi #Lemmy, #NodeBB, Piefed, Mbin, Peertube, #Wordpress, Mobilizon, #Flipboard, etc.
Anche questa trovata è nata grazie al fatto che lo sviluppatore si è cimentato in passato con lo svluppo di un'app per Lemmy e ha potuto misurarsi con le barre di formattazione e la visualizzazione delle "comunità" Lemmy, che altro non sono che "gruppi #Activitypub"
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Tra le altre cose, c'è la possibilità di
- visualizzare il codice HTML dei messaggi;
- inviare post schedulati;
- configurare completamente l'interfaccia;
- supportare la scrittura in HTML, utile sia per Mastodon Glitch-soc, sia per scrivere post Wordpress integrando il plugin Activitypub for Wordpress di @Matthias Pfefferle e il plugin "Enable Mastodon App" di @Alex Kirk
- integrare librerie di traduzione
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L'app presenta tutte le funzionalità presenti nella maggior parte delle altre app Mastodon, tranne una: la corretta gestione dei post Mastodon che citano altri post. Questi, infatti, vengono visualizzati ancora in maniera abbastanza primitiva. Lo sviluppatore sta cercando di capire se adeguarsi alle specifiche Mastodon oppure reinterpretare la funzionalità in maniera più personalizzata.
C'è da dire infatti che, purtroppo, l'implementazione dei messaggi con citazione (già presente da secoli in Friendica) è stata implementata da Mastodon molto tardivamente solo negli ultimi mesi e in un modo molto "personale" che non è piaciuto a molti degli sviluppatori di altri software.
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Lo sviluppo di questa app procede da quasi due anni e la versione beta ha poco più di un anno di vita, ma con la versione 1.0 sono stati risolti tutti i problemi incontrati precedentemente.
In base a quello che sarà il riscontro da parte degli utilizzatori, lo sviluppatore valuterà se creare una versione iOS e addirittura una versione Windows.
Chi vuole consentire l'invio di segnalazioni in caso di errore dell'applicazione potrà abilitare i report anonimi sui crash.
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Questo è il profilo dello sviluppatore:
androiddev.social/users/janTek…
poliverso.org /profile/dieguitux8623
Questo è il repository del'app: github.com/LiveFastEatTrashRac…
Questo il link del PlayStore:
play.google.com/store/apps/det…
Questo è il link su IzzyDroid (su F-Droid l'app uscirà a breve, ma ora è in fase di controllo):
apt.izzysoft.de/fdroid/index/a…
Qui è invece accessibile il blog dello sviluppatore:
livefasteattrashraccoon.github…
Da qui infine è possibile scaricare il pacchetto .apk o il pacchetto .deb senza utilizzare gli store on line:
github.com/LiveFastEatTrashRac…
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Il riscontro del pubblico sarà fondamentale per consentire l'ulteriore sviluppo di questa app.
Se desiderate testarla su Mastodon, provate a farlo con istanze che eseguono il fork glitch-soc. Tra le istanze italiane potete trovare la mia istanza poliversity.it e l'istanza senigallia.one gestita da @Michele Pinto
Per quanto riguarda Friendica, l'unica istanza italiana aperta al pubblico è poliverso.org. L'istanza ha avuto un forte incremento di iscrizioni, quindi ricordatvi di offrire un contributo attraverso LiberaPay 😅.
Se comunicate in italiano, sarò lieto di ospitarvi sulla mia istanza poliverso.org .
Un saluto a tutti e fatemi sapere se avete bisogno di ulteriori informazioni, se avete provato l'app e cosa ne pensate.
Francesco.
Potete interagire con me anche tramite gli account @informapirata ⁂ e @macfranc
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Open Rights Group
in reply to Open Rights Group • • •A social media ban addresses the symptoms, not the cause of online harms.
Platforms rely on extensive data collection to target ads and keep users online for longer.
Algorithms prioritise content most likely to capture attention and drive interaction, spreading harmful, polarising and addictive content.
#socialmediaban #socialmedia #starmer #stopkillinginternet #ukpolitics #ukpol #onlinesafety #ageverification #digitalid #privacy #censorship
Ricardo Antonio Piana likes this.
Open Rights Group
in reply to Open Rights Group • • •An under-16s ban means making every adult prove they're over 16 for access.
The data shared for age verification can also be used by platforms and the wider data broker ecosystem to send you ads and customised content.
It's a policy that fuels the very business model that generates online harms.
#socialmediaban #socialmedia #starmer #stopkillinginternet #ukpolitics #ukpol #onlinesafety #ageverification #digitalid #privacy #censorship
Ricardo Antonio Piana likes this.
Open Rights Group
in reply to Open Rights Group • • •Age verification is being extended to block vast areas of the Internet.
That means millions of people handing over ID documents and biometric data to unregulated providers.
It becomes a treasure trove for hackers, as has already been seen since introducing age checks with the Discord data leak.
#socialmediaban #socialmedia #starmer #stopkillinginternet #ukpolitics #ukpol #onlinesafety #ageverification #digitalid #privacy #censorship #discord
Ricardo Antonio Piana likes this.
Open Rights Group
in reply to Open Rights Group • • •Banning under-16s online restricts access to information while creating huge privacy risks.
Instead the UK government should target the root cause of online harms.
That means tackling the business model of social media platforms – from targeted ads and algorithms to user lock-in.
Sign the petition ⬇️
you.38degrees.org.uk/petitions…
#socialmediaban #socialmedia #starmer #stopkillinginternet #ukpolitics #ukpol #onlinesafety #ageverification #digitalid #privacy #censorship #StopKillingTheInternet
Break Big Tech: Dismantle the root cause of online harms
38 DegreesRicardo Antonio Piana likes this.
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Eugen Rochko, ʙwɑnɑ нoɴoʟʊʟʊ, RFanciola e Lord Caramac the Clueless, KSC reshared this.
William Heath
in reply to Open Rights Group • • •Do we have to ban them?
It does so much more harm than kids’ social media use…
Devansh Varshney
in reply to Open Rights Group • • •The problem is not the Acess but the algorithm and big tech can easily control this.
This is why I created FOSS FilterTube.in so that users/parents can take control of what they wanna see.
cobalt
in reply to Open Rights Group • • •Klaus Frank
in reply to Open Rights Group • • •Not just to send ads but to trace you and individualise propaganda.
the ads and data broker ecosystem getting used for manipulating public opinion and political propaganda is nothing new at this point...
Any form of identification online must be abolished and we need to come to a place where everyone is anonymous and cannot be told apart from anyone else. Not even by the platforms themselves or this will just get further down into the authoritarian rabbit hole...
#politics
Shirley
in reply to Open Rights Group • • •Stewart X Addison
in reply to Open Rights Group • • •Open Rights Group
in reply to Stewart X Addison • • •@sxa This is part of a push for interoperability between platforms, giving users greater choice with the ability to switch where their account is hosted and drive competition for better moderation systems, recommendation feeds, or advertising models.
Our report details our proposals to improve on the online environment through user empowerment ⬇️
openrightsgroup.org/publicatio…
Making Platforms Accountable: Empowering users and Creating Safety
Jim Killock (Open Rights Group)Carenanaas
in reply to Open Rights Group • • •Tom Wor 🇪🇺🇩🇪
in reply to Open Rights Group • • •This could be so simple: 1. Add age attestation (no ID needed) to the operating system 2. require mandatory API's to query age bracket (made transparent for user) for every operating system over a certain threshhold of market share 3. make every app vendor and website implement checks against this API and show only age-appropriate content. / This way parents would have agency. Transparent and anonymous.
Open Rights Group
2026-06-15 09:26:50
Raj 🇬🇧🇪🇺💻🖥(🌻🇺🇦🇵🇸); EMF☎️2462
in reply to Open Rights Group • • •Estarriol, Terrorist Dragon
in reply to Open Rights Group • • •