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Una parola può servire a rendere accettabile ciò che non lo è: “remigrazione” viene sempre più usata dall’estrema destra europea per presentare come una normale proposta politica l’idea di espulsioni di massa e di un’Europa definita dall’origine etnica di chi la abita.

Davanti al Parlamento europeo, @annastrolenberg, europarlamentare di Volt, ha scelto di ribaltare quella narrazione: l’Europa non è “piena” di persone da cacciare. È piena di libertà, talento, diversità, coraggio, speranza, umanità.

Le migrazioni vanno governate, certamente, ma con politiche serie, comuni e rispettose dei diritti. Perché trasformare milioni di persone in un problema da rimuovere non offre soluzioni: normalizza semplicemente esclusione e razzismo.

Difendere l’Europa significa anche decidere quale Europa vogliamo essere: una fortezza costruita sulla paura o una comunità capace di proteggere la dignità di ogni persona?
Per noi, la risposta è chiara. Per te?

#Remigrazione #Migrazioni #DirittiUmani #Antirazzismo #EuropaInclusiva #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Alle primarie repubblicane in Arizona il favorito è un ultraconservatore


Andy Biggs, che ha provato a ribaltare il voto del 2020, si candida a governatore promettendo collaborazione con i democratici. Il partito teme un'altra sconfitta come quelle di Kari Lake

Oggi, martedì 21 luglio, i repubblicani dell'Arizona votano alle primarie per scegliere lo sfidante della governatrice democratica Katie Hobbs alle elezioni di novembre. Il favorito è Andy Biggs, deputato al quinto mandato, stretto alleato del presidente Trump e uno dei parlamentari più radicali del partito: fa parte del Freedom Caucus, il gruppo che riunisce i repubblicani più a destra alla Camera, e ha provato a ribaltare il risultato delle presidenziali del 2020. In campagna elettorale, però, non rivendica queste posizioni e si presenta come un politico bipartisan, capace di lavorare con i democratici.

Sul palco del dibattito del mese scorso Biggs ha ricordato di aver collaborato con il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries e con il senatore democratico dell'Arizona Mark Kelly. "Il punto è questo: so come lavorare con l'altra parte", ha detto. In un'intervista al New York Times ha spiegato la strategia: "Voglio ricordare alle persone che non siamo nemici gli uni degli altri. Non dovremmo essere ai ferri corti, dovremmo unirci".

Lo stato è conservatore, ma nell'ultimo decennio i repubblicani hanno perso la maggior parte delle cariche statali ed entrambi i seggi al Senato degli Stati Uniti perché alle primarie hanno scelto candidati divisivi, che si sono poi rivelati deboli alle elezioni generali. Gli elettori moderati, che spesso decidono le corse statali, hanno bocciato più volte gli esponenti più accesi, come Kari Lake e Blake Masters, preferendo democratici percepiti come meno estremi.

Alcuni repubblicani temono che con Biggs il partito ripeta l'errore e regali un vantaggio a Hobbs, considerata vulnerabile. Il deputato ha passato gran parte della campagna a presentarsi come più eleggibile di Lake, che con i toni polarizzanti e le accuse infondate di brogli ha alienato gli indipendenti e una parte degli stessi repubblicani, perdendo sia la corsa per governatore sia quella per il Senato. "Posso essere conservatore, mantenere i miei principi e comunque fare ciò che è giusto per lo stato cercando i punti di accordo", ha detto Biggs.

"La forza dominante in queste primarie è l'ala MAGA", ha detto al New York Times lo stratega e sondaggista repubblicano Paul Bentz: "È una gara a chi è più MAGA". La sigla sta per Make America Great Again, lo slogan del movimento trumpiano. La spaccatura interna non è più quella tra i sostenitori del presidente e i repubblicani a lui ostili, rappresentati un tempo dal senatore John McCain: oggi i trumpiani controllano l'intero partito e i più intransigenti cercano di eliminare anche gli alleati disposti a moderarsi.

Il gruppo più influente nella politica repubblicana dello stato è Turning Point USA, l'organizzazione conservatrice con sede a Phoenix fondata da Charlie Kirk, l'attivista assassinato nello Utah l'anno scorso. Il suo braccio politico ha appoggiato una lista di candidati alle primarie e attacca i repubblicani considerati fuori linea. Biggs è da tempo il candidato preferito del gruppo ed è stato uno degli ultimi politici a ricevere l'appoggio personale di Kirk. Gli attivisti di Turning Point hanno preso di mira per mesi la sua principale rivale moderata, Karrin Taylor Robson, che si è ritirata a febbraio dopo una campagna senza slancio nei sondaggi e nella raccolta fondi.

Il principale sfidante rimasto è David Schweikert, deputato all'ottavo mandato, che ha accusato Biggs di antisemitismo e di aver partecipato a una manifestazione sponsorizzata da gruppi di estrema destra, tra cui i Proud Boys. "Colleghi repubblicani, siete stanchi di perdere?", ha chiesto durante il dibattito, definendo Biggs "interamente di proprietà di Turning Point". Un altro candidato, l'imprenditore Scott Neely, ha accostato le immagini di Biggs e Lake con un avvertimento: "Non fate l'errore Biggs come abbiamo fatto con la perdente Kari Lake". Entrambi restano però molto indietro nei sondaggi.

Turning Point ha investito molto nella corsa e ha assunto centinaia di collaboratori a tempo pieno sparsi per lo stato, ha detto il direttore operativo Tyler Bowyer, convinto che la macchina organizzativa del gruppo, già decisiva secondo i suoi dirigenti per la netta vittoria di Trump in Arizona nel 2024, porterà alle urne anche i conservatori meno attivi. Per Bowyer i timori sull'estremismo di Biggs sono esagerati e la probabile vittoria larga alle primarie dimostra che il candidato sa unire il partito: "È un conservatore, ma non va in giro a dire cose sgradevoli e non colleziona gaffe di continuo".

Il gruppo si è scontrato pubblicamente anche con Gina Swoboda, ex presidente del Partito Repubblicano dell'Arizona. Quando Swoboda ha annunciato la candidatura per il seggio alla Camera lasciato libero da Schweikert a Scottsdale, molto conteso, Turning Point ha cercato per mesi un candidato da opporle puntando su personaggi famosi: la pilota automobilistica Danica Patrick e l'ex campione di hockey Jeremy Roenick hanno rifiutato. Alla fine si è candidato, con la benedizione di Trump, Jay Feely, ex giocatore della NFL, la lega di football americano, e commentatore televisivo. Swoboda, che pure aveva l'appoggio del presidente, ha ripiegato sulla corsa a segretaria di Stato dell'Arizona, la carica che sovrintende alle elezioni, dove affronta la dura sfida di un altro candidato di Turning Point.

I toni usati dal gruppo creano malumori anche tra repubblicani con idee affini. In uno scambio sui social Bowyer ha criticato il deputato statale ultraconservatore Quang Nguyen per i risultati giudicati insufficienti nella pagella legislativa di Turning Point. Nguyen lo ha definito "un pagliaccio" e Bowyer ha risposto "Sai parlare inglese?", una frase che Nguyen, americano di origini vietnamite, ha bollato come razzista. A un altro deputato statale, Nick Kupper, che faceva notare di avere una pagella simile a quella di Nguyen pur avendo ricevuto l'appoggio del gruppo, Bowyer ha replicato: "Ok, possiamo toglierti l'appoggio e candidare qualcuno contro di te al prossimo ciclo".

I democratici osservano la faida con soddisfazione. Insieme ad alcuni repubblicani considerano una sfida con Biggs un vantaggio per Hobbs, una governatrice poco appariscente e con problemi nel suo stesso partito, anche se a novembre è attesa una corsa molto combattuta. La campagna della governatrice ha definito Biggs "una fotocopia" di Lake e le sue promesse di collaborazione "un disperato cambio di immagine" in vista delle elezioni generali, ricordando la sua recente opposizione a una legge bipartisan sulla casa.

A un comizio a Gilbert, la sua città natale, Biggs ha ripetuto davanti ai sostenitori che lavorare con l'altra parte è la chiave per vincere. Quando ha citato i deputati democratici con cui collabora, Pramila Jayapal e Ro Khanna, il pubblico lo ha fischiato.

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Il fallimento silenzioso del Pnrr: perché la PA italiana non sa spendere i soldi arrivati dall’Ue


@Politica interna, europea e internazionale
C’è un numero che racconta meglio di qualsiasi analisi lo stato dell’Italia nel 2026: 194,4 miliardi di euro. È quanto l’Unione europea ha messo a disposizione del nostro Paese attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una cifra che non

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Trump impone dazi del 50% sulla maggior parte dei prodotti canadesi


La Casa Bianca accusa Ottawa di discriminare auto, alcolici e latticini americani. I dazi scattano tra 30 giorni e colpiscono anche i beni coperti dall'accordo di libero scambio

Il presidente Donald Trump ha imposto ieri dazi del 50% sulla maggior parte dei prodotti canadesi, accusando il Canada di discriminare le auto, gli alcolici e i latticini americani. Le nuove misure entreranno in vigore tra 30 giorni, una finestra che lascia quindi spazio a un possibile negoziato tra i due Paesi. I dazi colpiranno prodotti molto diversi tra loro, come il vino, i mobili, il cemento e le mazze da hockey.

Ma la novità rispetto al passato è che si applicheranno anche alle merci finora protette dall'accordo di libero scambio nordamericano (USMCA), vale a dire l’accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada negoziato dallo stesso Trump durante il suo primo mandato per sostituire il precedente NAFTA e che copre più dell'80% delle esportazioni canadesi verso gli Stati Uniti. Restano esclusi dai nuovi provvedimenti solo i prodotti energetici, il pesce, il potassio e i minerali critici, oltre ad acciaio e alluminio, che erano già stati colpiti da dazi separati motivati da ragioni di sicurezza nazionale.

★Commercio · Stati Uniti-Canada

Dazi al 50%: Trump colpisce il Canada con una legge del 1930

Tre proclami fondati sulla Sezione 338 del Tariff Act aggirano la sentenza della Corte Suprema e colpiscono anche le merci protette dall’accordo USMCA.
Grafica di FocusAmerica

USA
Nuovi dazi USA sulle merci canadesi
0%
In vigore tra 30 giorni, anche sui prodotti finora protetti dall’accordo di libero scambio USMCA

Canada

L’escalation, colpo su colpo

La nuova base legale
Sezione 338, Tariff Act del 1930
Norma poco nota dell’epoca della Grande Depressione: consente al presidente di imporre dazi fino al 50% ai Paesi accusati di discriminare i prodotti americani.
«L’invocazione della Sezione 338 è l’opzione nucleare per i dazi di Trump»
Scott Lincicome, Cato Institute (ad Associated Press)

I numeri della disputa

Cosa resta escluso

Energia Pesce Potassio Minerali critici Acciaio e alluminio *
* Già soggetti a dazi separati per motivi di sicurezza nazionale (Sezione 232).
Fonte: Casa Bianca, USTR, Associated Press · luglio 2026

La nuova base legale


Per introdurre i nuovi dazi Trump ha firmato tre proclami basati sulla Sezione 338 della legge commerciale del 1930, una norma poco nota dell'epoca della Grande Depressione che permette al presidente di imporre dazi fino al 50% le importazioni dai Paesi accusati di discriminare i prodotti americani. L'anno scorso alcuni esponenti democratici del Congresso avevano proposto di abrogare proprio questa legge, sostenendo che Trump avrebbe potuto usarla per destabilizzare l'economia.

"Abbiamo attraversato il Rubicone", ha detto all'agenzia Associated Press Scott Lincicome, vicepresidente del Cato Institute, un centro studi libertario: "L'invocazione della Sezione 338 è l'opzione nucleare per i dazi di Trump". Secondo Lincicome la norma potrebbe ora essere applicata ad altri partner commerciali degli Stati Uniti, creando "enorme incertezza" nell'economia globale.

La Casa Bianca sta cercando basi legali alternative per i suoi dazi a partire da febbraio, quando la Corte Suprema ha stabilito, con 6 voti contro 3, che Trump aveva usato illegalmente i suoi poteri di emergenza per imporre i dazi globali durante il cosiddetto Liberation Day. Da allora il governo americano ha dovuto rimborsare, solo in questo anno fiscale, 81 miliardi di dollari di dazi già incassati e ha introdotto un dazio temporaneo del 10%, che scade venerdì.

Per giustificare le nuove misure l'Amministrazione ha avviato indagini commerciali sulle pratiche di una sessantina di Paesi: il primo obiettivo dei nuovi dazi è stato il Brasile, colpito la settimana scorsa da dazi del 25%. Secondo la Casa Bianca il Canada è stato finora uno dei pochissimi Paesi, insieme alla Cina, ad aver risposto ai dazi di Trump con contromisure proprie.

Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha detto in un comunicato che "il Canada ha tolto dagli scaffali i prodotti alcolici americani, concesso un accesso migliore ai latticini europei e imposto un tetto ai veicoli americani esportati in Canada da aziende che hanno rilocalizzato la produzione". Le contromisure canadesi risalgono al gennaio 2025, quando Trump, appena tornato alla Casa Bianca, aveva imposto una prima serie di dazi del 25% accusando il Canada di non contrastare a sufficienza il traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti.

In risposta quasi tutte le province canadesi, dove la vendita di alcolici è gestita da enti pubblici, avevano smesso di comprare e vendere bevande americane, una reazione alimentata anche dalle provocazioni di Trump sull'annessione del Canada come 51° Stato. Da aprile 2025 il Canada applica inoltre un dazio del 25% sulle auto americane che non rientrano nel trattamento preferenziale previsto dall'accordo di libero scambio. Sui latticini invece la disputa è più vecchia: Washington accusa Ottawa di limitare le importazioni di prodotti americani, ma alla fine del 2023 un collegio arbitrale previsto dall'accordo aveva dato ragione al Canada.

Le reazioni canadesi


Il primo ministro canadese Mark Carney ha risposto affermando che i nuovi dazi sono l'ultima di una serie di azioni unilaterali con cui gli Stati Uniti violano l'accordo nordamericano e che sulle auto il Canada ha "semplicemente pareggiato" le misure a suo tempo decise da Trump.

Il suo governo, ha aggiunto, ha presentato "una serie di proposte dettagliate e complete" per risolvere la disputa e modernizzare l'accordo ed è pronto a "impegnarsi intensamente" nelle discussioni delle prossime settimane. "Questa disputa commerciale ha fatto aumentare i costi per le famiglie, soprattutto negli Stati Uniti", ha detto Carney.

My statement on the United States administration’s intention to impose new tariffs on Canadian goods: pic.twitter.com/wl8JtbQjyC
— Mark Carney (@MarkJCarney) July 20, 2026


Il premier dell'Ontario, Doug Ford, ha invece chiesto una linea più dura: "Se questi dazi andranno avanti, il Canada dovrebbe rispondere dazio per dazio, dollaro per dollaro", ha scritto sui social.

I’ll never stop fighting to protect Ontario. If these tariffs proceed, Canada should respond tariff for tariff, dollar for dollar.
— Doug Ford (@fordnation) July 20, 2026


Candace Laing, alla guida della Camera di commercio canadese, ha definito "deplorevoli" le mosse della Casa Bianca ma ha invitato i due Paesi a usare il mese che manca all'entrata in vigore delle misure per cercare di "fare progressi significativi" nei negoziati. Anche l'associazione americana dei produttori di distillati ha chiesto una soluzione negoziata che restituisca ai suoi prodotti l'accesso al mercato canadese.

In arrivo altri dazi?


A poco più di tre mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre, che rinnoveranno il controllo del Congresso, i nuovi dazi comportano ovvi rischi politici ed economici per Trump. I dazi globali annunciati nell'aprile 2025, nel giorno che il presidente aveva ribattezzato "Liberation Day" avevano provocato un crollo dei mercati finanziari per i timori su inflazione e recessione, costringendolo poi a sospenderli in parte per negoziare.

L'inflazione è salita da quando Trump è tornato in carica, spinta prima dai dazi e successivamente dal rincaro del petrolio legato alla guerra in Iran. I giudizi degli americani sulla sua gestione dell'economia sono fortemente negativi. Ciò nonostante Trump ha già chiesto ai suoi collaboratori di valutare ulteriori dazi contro il Canada per il fumo degli incendi boschivi che ha peggiorato la qualità dell'aria nel nord-est degli Stati Uniti.

Venerdì il presidente aveva scritto sul suo social network Truth Social che il Canada "non sta mantenendo correttamente" le sue foreste e che gli Stati Uniti sono "invasi inutilmente da aria sporca, inquinata e malsana". Domenica Trump ha guardato la finale dei Mondiali di calcio accanto a Carney e ha poi raccontato ai giornalisti di avergli chiesto di fermare gli incendi che stanno "avvelenando la nostra aria".


Gli Stati Uniti impongono dazi del 25% al Brasile, Lula prepara la ritorsione


Gli Stati Uniti hanno annunciato dazi del 25% su gran parte dei prodotti importati dal Brasile, il primo paese colpito dalla nuova strategia commerciale del presidente Donald Trump dopo che a febbraio la Corte Suprema aveva annullato buona parte dei dazi imposti in precedenza. Le misure entreranno in vigore il 22 luglio e il governo brasiliano ha già promesso una dura risposta.

L'annuncio è arrivato dopo le 23 di mercoledì a Washington (le 5 di giovedì mattina in Italia) dall'ufficio del Rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (USTR), l'agenzia che gestisce la politica commerciale americana. I dazi si basano sulla Section 301 del Trade Act del 1974, una legge che permette di colpire i paesi accusati di pratiche commerciali sleali al termine di un'indagine formale. Quella sul Brasile era iniziata un anno fa e si è conclusa con l'accusa di aver danneggiato le aziende americane su più fronti.

Tra le pratiche contestate ci sono i dazi preferenziali concessi dal Brasile a Messico e India, le barriere all'ingresso nel mercato dell'etanolo, la scarsa protezione della proprietà intellettuale, la deforestazione illegale che avvantaggerebbe gli agricoltori brasiliani e alcune sentenze della magistratura sull'economia digitale, come l'obbligo per i social network di rimuovere certi contenuti politici. L'indagine ha preso di mira anche Pix, il sistema di pagamenti istantanei gratuito usato da quasi tutti i brasiliani, accusato di svantaggiare le società americane delle carte di credito.

I dazi colpiranno migliaia di prodotti, tra cui zucchero, macchinari agricoli, abbigliamento, macchinari elettrici, carta e acciaio. La lista delle esenzioni è però più ampia del previsto: restano fuori carne bovina, caffè, prodotti energetici, terre rare, aerei civili e componenti aeronautici, farmaci, frutta e noci. Secondo la Camera di commercio americana in Brasile, le esenzioni coprono circa 11 miliardi di dollari di scambi annuali.

Gli Stati Uniti sono in attivo negli scambi commerciali con il Brasile ogni anno dal 2008: nel 2025 il surplus è stato di 14 miliardi di dollari, più del doppio dell'anno precedente, con esportazioni verso il paese sudamericano per oltre 54 miliardi di dollari e importazioni per quasi 40.

Il governo di Luiz Inácio Lula da Silva ha definito i dazi illegali e senza giustificazione e ha annunciato che invocherà la legge di reciprocità approvata dal Parlamento nel 2025, che autorizza contromisure contro paesi specifici. Giovedì i ministri principali si sono riuniti al palazzo presidenziale per preparare la risposta, che potrebbe comprendere limiti al rimpatrio di dividendi e royalty delle società audiovisive americane e la sospensione della protezione dei brevetti su farmaci e sementi. A Brasilia queste misure sono considerate preferibili a nuovi dazi, perché non rischiano di interrompere le catene di approvvigionamento né di alimentare l'inflazione.

Il Brasile riprenderà anche la disputa avviata l'anno scorso all'Organizzazione mondiale del commercio sui dazi applicati alle trasmissioni elettroniche: una sentenza favorevole rafforzerebbe la base legale delle ritorsioni. I funzionari americani hanno già avvertito che Washington "rivedrà le sue azioni" se il Brasile risponderà, una prospettiva che preoccupa gli esportatori brasiliani: le vendite verso gli Stati Uniti sono calate del 13% nel primo semestre dell'anno, mentre le esportazioni complessive del paese crescevano del 5,1%.

I dazi arrivano in piena campagna elettorale brasiliana: a ottobre Lula cerca la rielezione e il suo principale avversario è Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, condannato per il tentativo di rovesciare il voto del 2022. L'anno scorso Trump, alleato di vecchia data della famiglia Bolsonaro, aveva imposto dazi fino al 50% su molti prodotti brasiliani in risposta a quella condanna, salvo poi ritirare quelli su carne bovina, caffè e altri prodotti agricoli per via dell'impatto sui prezzi americani. L'ufficio di Lula ha accusato la famiglia Bolsonaro di aver costruito la narrativa dietro i nuovi dazi, definendo i suoi membri "falsi patrioti" che hanno agito "per obiettivi elettorali".

La settimana scorsa Flávio Bolsonaro si è presentato a un'audizione pubblica dell'USTR a Washington per chiedere la sospensione dei dazi, sostenendo che avrebbero avvantaggiato elettoralmente Lula. I sondaggi gli danno ragione sul primo punto: da un anno le rilevazioni mostrano che i dazi hanno rafforzato la posizione del presidente e più della metà dei brasiliani ne incolpa la famiglia Bolsonaro. Ignorata la richiesta, il senatore ha scaricato la colpa su Lula, rilanciando le parole del segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui il presidente brasiliano "non ha negoziato in buona fede" e "da un anno mette il proprio ego davanti a un accordo per il benessere del popolo brasiliano".

L'amministrazione Trump prevede di usare la Section 301 contro decine di altri partner commerciali, dall'India alla Cina, dall'Unione Europea al Giappone e alla Corea del Sud. Il rappresentante per il commercio Jamieson Greer ha detto che i negoziati con Brasilia restano aperti, ma un'altra indagine sui legami con il lavoro forzato nelle catene di fornitura si concluderà il 24 luglio e potrebbe aggiungere un ulteriore 12,5% di dazi, portando il totale al 37,5%. A quel livello il Brasile diventerebbe il secondo paese più colpito dai dazi americani dopo la Cina.


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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Martedì 21 luglio 2026

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La rassegna stampa di martedì 21 luglio 2026


La guerra con l'Iran domina l'agenda tra nuovi raid, la spinta a una tregua e quasi cento militari feriti; l'Amministrazione impone dazi del 50% sul Canada e cerca i tabulati di giornalisti del New York Times, mentre cresce la corsa verso le elezioni di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di martedì 21 luglio 2026

L'Amministrazione Trump tra una nuova tregua e l'escalation nella guerra con l'Iran


Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi raid contro l'Iran per il decimo giorno consecutivo, mentre mediatori regionali guidati da Qatar, Egitto e Pakistan hanno presentato a Washington e Teheran una proposta di tregua di dieci giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz. Dopo la morte di tre militari statunitensi in pochi giorni, il presidente Trump ha promesso che l'Iran pagherà "molte volte" e deve ora scegliere se accettare il cessate il fuoco o lanciare un'offensiva congiunta con Israele.

Fonti: Axios, BBC, The Hill

Quasi cento militari americani feriti dalla ripresa dei raid sull'Iran


Il Pentagono ha confermato che quasi cento militari statunitensi hanno riportato ferite da quando, all'inizio di luglio, sono ripresi gli attacchi continui contro l'Iran, precisando che il 96% è già tornato in servizio dopo "lievi commozioni cerebrali". Alcune ricostruzioni giornalistiche sostengono però che la Difesa abbia inizialmente taciuto decine di questi ferimenti, alimentando le polemiche sulla trasparenza del Dipartimento.

Fonti: Financial Times, The Hill

L'Amministrazione Trump impone nuovi dazi del 50% su molti prodotti canadesi


L'Amministrazione ha annunciato dazi aggiuntivi del 50% su un'ampia gamma di beni canadesi — dal vino ai bastoni da hockey al cemento — accusando Ottawa di pratiche commerciali discriminatorie. Le misure, che entreranno in vigore il mese prossimo e colpiranno circa 20 miliardi di dollari di importazioni, si fondano su una disposizione legale mai utilizzata prima; il primo ministro Mark Carney le ha definite una violazione dell'accordo di libero scambio nordamericano.

Fonti: The New York Times, Axios, BBC

Il Dipartimento di Giustizia ha cercato i tabulati telefonici di giornalisti del New York Times


L'Amministrazione Trump ha chiesto i tabulati telefonici di alcuni cronisti del New York Times e di loro familiari — tra cui coniugi e un genitore — nel tentativo di individuare le fonti dei giornalisti. La mossa ha riacceso le preoccupazioni sulla libertà di stampa e sull'uso degli strumenti giudiziari nei confronti dei mezzi di informazione.

Fonti: The New York Times, The Hill, Wall Street Journal

Un giudice nominato da Trump respinge il ricorso contro le leggi del Minnesota sull'immigrazione


Un giudice federale nominato dallo stesso Trump ha respinto la causa con cui l'Amministrazione sosteneva che le leggi "santuario" del Minnesota, che limitano la collaborazione locale in materia di immigrazione, violino la clausola di supremazia della Costituzione. Si tratta di una battuta d'arresto per la strategia legale della Casa Bianca contro gli Stati che ostacolano le espulsioni.

Fonti: The Hill, The New York Times

Darline Graham si candida al seggio del fratello Lindsey al Senato


Darline Graham, sorella del defunto senatore Lindsey Graham e da lui subentrata al seggio della Carolina del Sud, ha annunciato che correrà per un mandato pieno di sei anni, forte dell'endorsement del presidente Trump. Dovrà affrontare due deputati in carica nelle primarie repubblicane, mentre la deputata Nancy Mace ha escluso una propria discesa in campo.

Fonti: The New York Times, Semafor, Wall Street Journal

I repubblicani costruiscono una macchina da 400 milioni di dollari in vista delle elezioni di metà mandato


Il super PAC filo-Trump Maga Inc ha accumulato un tesoro di 400 milioni di dollari, la più grande raccolta fondi mai realizzata in un anno senza elezioni presidenziali, in vista del voto di metà mandato del 2026. Sul fronte parlamentare, i repubblicani della Camera hanno superato i democratici nella raccolta di giugno.

Fonti: Financial Times, Axios

Un ex militare dà fuoco all'esterno di un edificio federale a New York


Un ex soldato dell'esercito di 43 anni, Andrew Arrabaca, è stato arrestato dopo aver appiccato un incendio con della benzina all'ingresso del 26 Federal Plaza di Manhattan, edificio che ospita un tribunale per l'immigrazione e altri uffici governativi. Secondo l'FBI l'uomo, mosso da posizioni ostili all'agenzia per l'immigrazione ICE, era armato di asce, un machete, coltelli e fuochi d'artificio.

Fonti: Wall Street Journal, The Hill, BBC

Trump ha respinto quasi 6.000 richieste di clemenza


Il presidente Trump ha respinto quasi 6.000 domande di grazia, deludendo le attese di un'ampia ondata di provvedimenti legata al 250° anniversario degli Stati Uniti. Il 3 luglio ne aveva concesse meno di venti, un numero molto inferiore alle aspettative alimentate nei mesi scorsi.

Fonti: The New York Times

Il boss del cartello di Sinaloa Ismael Zambada condannato all'ergastolo negli Stati Uniti


Ismael Zambada, noto come "El Mayo" e cofondatore del cartello messicano di Sinaloa, è stato condannato all'ergastolo da un tribunale statunitense e dovrà versare 15 miliardi di dollari dopo aver ammesso di aver inviato enormi quantità di droga verso gli Stati Uniti. È uno dei più rilevanti processi per narcotraffico mai celebrati nel Paese.

Fonti: BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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❗ Campagna StopChatControl.it

L'attivismo continua e con alcune interazioni sul forum, è arrivato il primo materiale e le prime iniziative civiche per fare rumore, generale e locale!

Diffondete e condividete
#STOPChatControl

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È morto Daniele Compatangelo, il giornalista di La7 dell’intervista a Trump


Probabilmente per un malore: aveva 50 anni e una grande recente notorietà per il caso diplomatico con Meloni

Daniele Compatangelo, il giornalista di La7 che a giugno aveva fatto l’intervista telefonica al presidente degli Stati Uniti Donald Trump che aveva portato al secondo e più grave caso diplomatico con il governo italiano di Giorgia Meloni.

@giornalismo

ilpost.it/2026/07/20/morto-gio…

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L'ossessione del mondo MAGA per il testosterone e la mascolinità


L'Amministrazione definisce "mutilazione chimica" gli ormoni per i minori trans ma offre il testosterone ai militari sopra i 30 anni. Per gli studiosi è una reazione al declino del dominio maschile

L'Amministrazione Trump ha definito "mutilazione chimica" i bloccanti della pubertà e le terapie ormonali per i minori transgender. Questa settimana ha fatto capire di non avere gli stessi dubbi quando si tratta di iniettare testosterone ai soldati americani: il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato che ai militari dai 30 anni in su con livelli bassi dell'ormone sarà offerta la terapia sostitutiva a base di testosterone.

Il senatore democratico della California Adam Schiff ha colto la contraddizione scrivendo su X che "Pete Hegseth si schiera a favore delle cure di affermazione di genere". Per i critici del Segretario alla Difesa l'iniziativa illustra due tratti del movimento Maga: l'ossessione per la virilità e l'ottimizzazione del corpo, insieme alla convinzione che l'espressione di genere debba essere rigidamente binaria.

I critici culturali hanno da tempo notato che il mondo trumpiano predilige uomini muscolosi e adatti alla telecamera e donne dall'aspetto iperfemminile con ritocchi estetici evidenti. Hanno anche ironizzato sulla "Mar-a-Lago Face", il look fatto di filler, Botox e denti bianchissimi. "È il genere come performance", ha detto al Financial Times Juliet Williams, docente di studi di genere all'Università della California a Los Angeles. "È completamente caricaturale".

La mossa di Hegseth riflette anche la nuova mascolinità aggressiva arrivata nella politica di destra dalla cosiddetta manosphere, la vasta rete di influencer online il cui sostegno è considerato uno dei fattori decisivi della vittoria di Trump nel 2024. È un mondo intriso di testosterone, come mostra il documentario del 2022 The End of Men della star dei media conservatori Tucker Carlson, che presentava il calo dei livelli dell'ormone e del numero di spermatozoi come una crisi sanitaria e consigliava agli uomini la terapia con luce rossa sui testicoli per stimolare la produzione ormonale.

Meredith Jones, docente di studi di genere e cultura alla Brunel University, legge il fenomeno come una reazione alla fluidità di genere, al movimento transgender e all'omosessualità. Lo ha paragonato a quello che accadde dopo la Seconda guerra mondiale, quando le donne della generazione di "Rosie the Riveter", entrate in massa nel mercato del lavoro e accusate di aver "preso il lavoro degli uomini", vennero rispedite nei ruoli domestici tradizionali.

Gli studiosi collocano l'ipermascolinizzazione della destra americana in una fase in cui il predominio degli uomini nella società si sta erodendo, ma dubitano che il testosterone possa restituire loro lo status perduto. "Non c'è dubbio che ci sia un'incertezza crescente tra gli uomini sul loro posto nel mondo", ha detto Kathleen Gerson, docente di sociologia alla New York University. "Ma la risposta non è tornare a un'epoca in cui la forza fisica determinava chi faceva cosa. La risposta non è il testosterone".

Il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha ammesso di usare la terapia sostitutiva a base di testosterone e si è filmato mentre si allena con il musicista Kid Rock e mentre si immerge in una vasca di acqua ghiacciata con i jeans addosso. A gennaio, in un podcast condotto da Katie Miller, moglie del vicecapo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller, ha elogiato i livelli ormonali del presidente: "Ha la costituzione di una divinità". Mehmet Oz, alto funzionario sanitario dell'Amministrazione, aveva da poco esaminato le cartelle cliniche di Trump e vi aveva trovato, ha raccontato Kennedy, "il livello di testosterone più alto che abbia mai visto in una persona sopra i 70 anni".

L'aspetto fisico è intanto diventato sempre più una moneta sociale, una tendenza rafforzata dal movimento del "looksmaxxing", cresciuto durante il secondo mandato di Trump, che spinge a massimizzare il proprio aspetto con ogni mezzo. Uno dei suoi influencer più noti, lo streamer ventenne Braden Peters, conosciuto come "Clavicular", ha ammesso di aver sperimentato il testosterone quando era ancora adolescente e di aver usato dei martelli per rimodellarsi gli zigomi. "L'aspetto è diventato un valore dominante, al punto che ciò che siamo è come appariamo", ha detto Heather Widdows, docente di filosofia all'Università di Warwick e autrice del libro Perfect Me: Beauty as an Ethical Ideal. "Stiamo letteralmente scrivendo noi stessi sui nostri corpi, passando dal taglio del vestito al taglio del seno".

I funzionari dell'Amministrazione insistono che il piano di Hegseth riguarda la salute e non l'aspetto. Brian Christine, sottosegretario alla Salute, ha spiegato che gli uomini con ipogonadismo, il termine clinico per indicare la carenza di testosterone, hanno una fertilità ridotta e tassi più alti di obesità, diabete e malattie cardiache. "Hanno un rischio di morte da una a due volte maggiore, un rischio maggiore di mortalità per tutte le cause", ha detto. "Si tratta di rendere i nostri combattenti ottimizzati per fare il loro lavoro, proteggerci e portare a termine le loro missioni critiche".

Altri descrivono il discorso sul testosterone come una posa, simile all'insofferenza dichiarata di Hegseth per le barbe e per i generali sovrappeso. In un discorso ai comandanti militari a Quantico, in Virginia, a settembre aveva detto che non ci sarebbero stati "più barbuti" e che è "completamente inaccettabile vedere generali e ammiragli grassi".

Juliet Williams collega l'annuncio sul testosterone alle politiche dell'Amministrazione contro le persone che non si conformano al genere assegnato. Sotto Trump il governo ha cercato di limitare le cure di affermazione di genere per i minori, di escludere le ragazze transgender dalle competizioni sportive scolastiche femminili e di vietare alle persone transgender di prestare servizio nelle forze armate. "Fin dall'inizio Hegseth ha voluto epurare le forze armate da chiunque ritenga non abbia per diritto di nascita accesso ai loro privilegi", ha detto. "È un modo di rimettere gli uomini al centro, per quanto riguarda l'esercito".

Il Segretario alla Difesa ha reso noto il piano di screening poche ore dopo aver bloccato la promozione al grado di ammiraglio a due stelle di sette ufficiali della Marina, cinque dei quali donne o appartenenti a minoranze etniche. Un portavoce del Pentagono, il ministero della Difesa americano, non ha voluto commentare.

La deputata democratica Becca Balint ha visto un parallelo tra l'estetica muscolare di Hegseth e l'opera di "Tom of Finland", l'artista gay famoso per i suoi marinai e boscaioli ipermascolini. Ha rilevato il contrasto tra il rapporto "intenso" e a tratti "omoerotico" che alcuni membri dell'Amministrazione sembrano avere con la mascolinità e la campagna di odio e paura che gli stessi conducono contro la comunità LGBTQ.

Michael Kimmel, autore del libro Manhood in America, ha ricordato che Hegseth in passato si era espresso contro la presenza delle donne nei reparti combattenti e che ha perseguito con coerenza politiche per rafforzare i ruoli di genere tradizionali nelle forze armate. "L'Amministrazione Trump, di cui Pete Hegseth è un esempio perfetto, crede davvero nella politica di genere del 1950 circa", ha detto al Financial Times. "Significa uomini che portano a casa lo stipendio andando a combattere i draghi nella giungla aziendale e donne tradwife che restano a casa, fanno figli e si occupano della casa". Il problema, ha aggiunto, è che quella visione non è in sintonia con un mondo in cui spesso entrambi i genitori devono lavorare: "La partecipazione delle donne al mercato del lavoro non è facoltativa".


Il Pentagono misurerà ogni anno il testosterone dei militari sopra i 30 anni


Ogni militare americano con più di 30 anni farà ogni anno un test del testosterone. Lo ha annunciato il segretario alla Difesa Pete Hegseth in un video pubblicato su X, presentando l'iniziativa come un modo per mantenere le truppe "sul fronte più avanzato della letalità". Chi risulterà avere valori bassi potrà scegliere di sottoporsi alla terapia sostitutiva del testosterone, che reintegra l'ormone con iniezioni, cerotti, gel o impianti sottocutanei.

Il test entrerà a far parte della valutazione sanitaria periodica, l'esame obbligatorio dal 2016 con cui il Pentagono misura le condizioni fisiche, la salute mentale e l'idoneità al dispiegamento dei militari. Sarà obbligatorio dai 30 anni in su, mentre i più giovani potranno chiederlo su base volontaria.

"Investiamo molto in armi, piattaforme ed equipaggiamento, ma il nostro vantaggio tattico più decisivo sarà sempre il singolo combattente", ha detto Hegseth nel video. "Questa iniziativa non riguarda il potenziamento artificiale: riguarda il ripristino e l'ottimizzazione delle capacità naturali". Al video Hegseth ha allegato la scritta "The High-T Department of War", il Dipartimento della Guerra ad alto testosterone: "High-T" è una moda diffusa sui social da influencer che invitano gli uomini a cercare livelli elevati dell'ormone per preservare forza e mascolinità.

La promozione della mascolinità tradizionale è una costante ricorrente dell'amministrazione Trump. A gennaio il segretario alla Salute Robert F. Kennedy ha dichiarato che Mehmet Oz, a capo dell'agenzia federale che gestisce i programmi sanitari pubblici Medicare e Medicaid, aveva esaminato le cartelle cliniche del presidente e vi aveva trovato "i livelli di testosterone più alti che abbia mai visto in una persona sopra i 70 anni". Ad aprile la Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola i farmaci, ha ampliato l'accesso alla terapia sostitutiva dopo decenni in cui ne raccomandava la prescrizione solo agli uomini con problemi medici nella produzione dell'ormone.

Hegseth, ex membro della Guardia Nazionale ed ex conduttore di Fox News, ha già imposto ai militari standard di forma fisica più severi, che richiedono a tutti di superare uno "standard maschile". Lo scorso settembre, in un discorso davanti a centinaia di alti ufficiali a Quantico, in Virginia, ha detto di non voler vedere militari sovrappeso né "generali e ammiragli grassi".

Circa il 5,6% degli uomini tra i 30 e i 79 anni ha una carenza di testosterone, che può causare perdita di massa muscolare, affaticamento, aumento di peso e disfunzioni sessuali ed è associata a diabete, malattie cardiovascolari, osteoporosi e depressione. Il calo dell'ormone con l'età è però considerato un normale segno dell'invecchiamento: dopo i 30-40 anni i livelli scendono di circa l'1% l'anno. La stessa Food and Drug Administration non approva la terapia sostitutiva per gli uomini che non soffrono di ipogonadismo, una condizione medica legata al malfunzionamento degli organi che producono il testosterone.

Le principali società mediche del settore, come la Endocrine Society e l'American Urological Association, sconsigliano gli screening di routine per l'ipogonadismo nella popolazione maschile generale. Helen Bernie, urologa e direttrice della medicina sessuale e riproduttiva maschile alla Indiana University, ha dichiarato a NOTUS che un singolo risultato basso non deve portare direttamente a una diagnosi o a una cura: i livelli vanno misurati due volte al mattino presto e valutati insieme ai sintomi, perché mancanza di sonno, allenamenti intensi, variazioni di peso, malattie e alcuni farmaci possono abbassare temporaneamente il testosterone. "Lo screening dovrebbe aprire la porta a una valutazione medica ponderata, non automaticamente a una prescrizione", ha detto. La terapia inoltre può compromettere la produzione di spermatozoi e la fertilità, soprattutto nei più giovani.

Il Pentagono ha rifiutato di commentare oltre il contenuto del video e non ha risposto alle domande sulle indicazioni della Food and Drug Administration a proposito della terapia sostitutiva.


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Trump admin escalates attacks on journalists, probing family communications


FOR IMMEDIATE RELEASE:

New York, July 20, 2026 — The New York Times reported today that the Trump administration issued third-party subpoenas seeking communications not only of journalists’ phone and text records but those of their relatives, including spouses and parents.

The subpoenas were part of the government’s investigation into the source of reporting that President Donald Trump’s Qatari-gifted Air Force One replacement was deemed unsafe to fly him back from the NATO summit in Turkey because, despite hundreds of millions of taxpayer dollars spent to retrofit the plane, it still was not up to the standards of the existing Air Force One. Trump appears to have later admitted the plane needed a security boost, telling reporters it is now being “maxed out.”

The following can be attributed to Freedom of the Press Foundation (FPF) Chief of Advocacy Seth Stern:

“Even the Mafia says families are off limits. It’s gross that the administration — in its never-ending effort to harass and intimidate reporters who reveal its incompetence — is going after the communications of journalists’ relatives.

“The administration’s own guidelines say pursuing journalists is a last resort. But instead, it’s looking for any excuse to snoop on reporters and their relatives, because this has nothing to do with national security and everything to do with chilling journalism. They’re even seeking records from months before the report they claim they’re investigating.

“The Times’ reporting actually bolstered national security by ensuring that Trump and those who travel with him, including journalists, aren’t flying on an unsafe plane to serve the president’s personal vanity. Trump’s hangers-on should be sending the Times thank- you cards, not subpoenas.”

FPF is also suing the Department of Justice for the legal memorandum that reportedly justified the acceptance of the jet. We were forced to sue after the DOJ told us it would take 620 days to respond to our Freedom of Information Act request for the memo.

Please contact us if you would like further comment.


freedom.press/issues/trump-adm…

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✨ Un ordine su Uber Eats incastra la banda dietro i giochi-malware PirateFi e BlockBlasters su Steam
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/un-ord…

@informatica


Un ordine su Uber Eats incastra la banda dietro i giochi-malware PirateFi e BlockBlasters su Steam


Si parla di:
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Per quasi due anni un gruppo criminale ha pubblicato su Steam videogiochi apparentemente innocui — tra cui BlockBlasters, Dashverse, Lunara e PirateFi — che nascondevano malware capace di svuotare i portafogli cripto delle vittime. Il 15 luglio 2026 l’FBI ha arrestato il primo membro pubblicamente noto dell’operazione: Zyaire Dontaevious Zamarion Wilkins, 21 anni, di North Lauderdale, Florida, noto online come Sibel.eth. A incastrarlo non è stata un’indagine sulla blockchain, ma un dettaglio molto più terreno: un ordine di cibo a domicilio pagato con una gift card comprata con Bitcoin rubato.

Uno schema attivo da maggio 2024


Secondo la denuncia penale di 15 pagine depositata a Seattle — sede scelta non a caso, essendo la città più vicina al quartier generale di Valve a Bellevue — lo schema ha infettato circa 8.000 dispositivi e sottratto almeno 220.000 dollari da circa 80 portafogli di criptovalute, tra maggio 2024 e febbraio 2026. Il tasso di successo, poco sopra l’1% dei dispositivi infettati, non è casuale: gli otto giochi elencati nell’atto d’accusa venivano promossi su Discord, Telegram, X e LinkedIn, e i complici usavano bot per identificare utenti con portafogli cripto consistenti e contattarli direttamente, invece di affidarsi alla sola diffusione di massa.

Wilkins, secondo l’accusa, non ha scritto il malware ma ne ha finanziato lo sviluppo e curato la promozione. Chat Signal sequestrate a casa dello sviluppatore del malware — non identificato nell’atto d’accusa e a oggi non incriminato — collegano Wilkins, sotto lo pseudonimo Sibel.eth, a un pagamento di 10.000 dollari per l’acquisto di un trojan ad accesso remoto (RAT) e a discussioni su come indurre le vittime ad approvare transazioni che ne svuotavano i portafogli.

Il precedente di BlockBlasters e i fondi di beneficenza rubati


Non è la prima volta che questo cluster di giochi malevoli fa notizia. I ricercatori ZachXBT e il collettivo vx-underground avevano già stimato che il solo BlockBlasters avesse sottratto oltre 150.000 dollari a un numero di vittime compreso tra 261 e 478, incluso un episodio particolarmente odioso nel settembre 2025: 32.000 dollari donati per curare un tumore, rubati dal portafoglio di una streamer Twitch che stava raccogliendo fondi per le proprie cure oncologiche. L’FBI aveva iniziato a cercare pubblicamente le vittime di questi giochi infetti a marzo 2026, e Steam negli ultimi due anni ha visto una serie costante di incidenti simili, incluso il caso Chemia, un gioco in accesso anticipato che nascondeva tre ceppi di malware diversi: cryptojacking, infostealer e una backdoor per installare ulteriore malware in futuro.

Dalla blockchain a Uber Eats: come è stato individuato


La parte più istruttiva del caso, dal punto di vista investigativo, è la catena di tracciamento. Gli inquirenti hanno seguito i Bitcoin rubati fino a un portafoglio dello schema che li ha convertiti in oltre 150 gift card tramite Bitrefill, un servizio che permette di acquistare buoni regalo con criptovalute. Una parte consistente di quelle gift card è stata spesa su Uber Eats. Una richiesta formale (subpoena) inviata a Uber ha permesso di collegare le gift card a un account che riceveva consegne proprio all’abitazione della famiglia Wilkins a North Lauderdale e agli indirizzi frequentati dall’indagato all’Università della Florida Occidentale.

Quando gli agenti hanno perquisito l’abitazione, una settimana prima dell’arresto, hanno sequestrato diversi dispositivi e tre seed phrase di portafogli cripto, una delle quali relativa a un wallet Monero — la criptovaluta privacy-oriented spesso usata proprio per rendere più difficile questo tipo di tracciamento. La cronologia delle transazioni di Wilkins, secondo l’atto d’accusa, mostra un flusso complessivo di 382.000 dollari in criptovalute inviate o ricevute, ben oltre i 220.000 dollari attribuiti direttamente allo schema contestato.

Timeline


  • Maggio 2024 – febbraio 2026: periodo di attività dello schema, otto giochi infetti distribuiti su Steam
  • Settembre 2025: BlockBlasters svuota il portafoglio di una streamer Twitch che raccoglieva fondi per cure oncologiche (32.000 dollari)
  • Marzo 2026: l’FBI rende pubblica la ricerca di vittime dei giochi Steam infetti
  • Inizio luglio 2026: perquisizione dell’abitazione di Wilkins a North Lauderdale, sequestro di dispositivi e seed phrase
  • 15 luglio 2026: arresto di Zyaire Wilkins e deposito della denuncia penale presso il tribunale federale di Seattle


Cosa resta aperto


Wilkins deve rispondere di cospirazione per l’ottenimento di informazioni tramite computer a scopo di profitto privato, un capo d’accusa che prevede fino a dieci anni di carcere. Ma la parte tecnica dell’operazione resta scoperta: lo sviluppatore del RAT e del malware che infettava i giochi non è nominato nell’atto d’accusa e, a oggi, non risulta incriminato, nonostante la sua abitazione sia già stata perquisita. È un pattern comune nelle indagini su cybercrime organizzato attorno alle criptovalute: chi finanzia e promuove viene identificato per primo, spesso tramite un errore operativo banale, mentre chi scrive il codice — più attento all’anonimato tecnico ma non necessariamente a quello finanziario — richiede più tempo.

Per i difensori, il caso conferma due lezioni già note ma sistematicamente ignorate: primo, la promozione mirata via bot verso utenti con portafogli consistenti rende inefficaci le difese basate solo sul volume di download o sulle recensioni Steam; secondo, ogni conversione di criptovaluta rubata in un servizio che tocca il mondo reale — gift card, delivery, e-commerce — riapre una superficie di tracciamento che l’uso di Monero a monte non riesce a chiudere del tutto. Per chi acquista giochi indie su Steam, resta valida la raccomandazione di isolare il portafoglio cripto su un dispositivo separato da quello usato per il gaming, e di trattare con sospetto qualsiasi titolo nuovo che chieda permessi di sistema non giustificati dal gameplay.

Indicatori e riferimenti del caso

Indagato: Zyaire Dontaevious Zamarion Wilkins, 21 anni, North Lauderdale (FL)
Alias online: Sibel.eth
Capo d'imputazione: cospirazione per ottenimento di informazioni tramite computer
                     a scopo di profitto privato (fino a 10 anni)
Foro competente: Tribunale federale di Seattle, WA

Giochi Steam associati allo schema:
BlockBlasters, Dashverse, Lunara, PirateFi (+ 4 titoli aggiuntivi non ancora resi noti)

Canali di promozione: Discord, Telegram, X, LinkedIn
Servizio di conversione: Bitrefill (BTC -> gift card, 150+ carte, prevalenza Uber Eats)
Wallet sequestrati: 3 seed phrase, incl. 1 wallet Monero
Flusso cripto totale osservato sul conto dell'indagato: ~382.000 USD
Perdite attribuite allo schema: ~220.000 USD da ~80 wallet, ~8.000 dispositivi infetti

Fonti: denuncia penale depositata presso il tribunale federale di Seattle, prima riportata da WPLG Local 10; ricostruzione tecnica di Tom’s Hardware (17 luglio 2026); dati sulle perdite di BlockBlasters da ZachXBT e vx-underground.

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✨ Hugging Face violata da un agente AI autonomo: quando l’attaccante non ha bisogno di un umano
#CyberSecurity
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@informatica


Hugging Face violata da un agente AI autonomo: quando l’attaccante non ha bisogno di un umano


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Per la prima volta un fornitore di infrastruttura AI ammette pubblicamente di essere stato violato da un attacco condotto end-to-end da un agente AI autonomo, senza un operatore umano al comando durante l’intrusione vera e propria. Hugging Face, il più grande repository al mondo di modelli e dataset open source, ha reso noto il 16 luglio di aver rilevato e contenuto un’intrusione nella propria infrastruttura di produzione partita da un dataset malevolo e proseguita per un intero weekend attraverso migliaia di azioni automatizzate. L’ironia non è sfuggita a nessuno: la piattaforma che ospita gran parte dell’ecosistema AI open source è stata compromessa da un attacco reso possibile proprio dall’AI agentica.

Il vettore: la pipeline di elaborazione dataset


Il punto di ingresso non è stato un endpoint applicativo generico, ma il cuore stesso del business di Hugging Face: la pipeline che processa i dataset caricati dagli utenti. Un dataset predisposto ad hoc ha sfruttato due distinti code-execution path nel sistema di elaborazione: un remote-code dataset loader (una funzionalità che consente l’esecuzione di codice personalizzato durante il caricamento di certi formati di dataset) e una vulnerabilità di template injection nella configurazione del dataset stesso. La combinazione ha permesso l’esecuzione di codice arbitrario su un processing worker — il classico “primo piede nella porta” che qualunque red teamer riconoscerebbe, solo che qui a orchestrare i passi successivi non c’era una persona.

Da quel singolo worker compromesso, l’attaccante ha scalato privilegi fino ad accesso a livello di nodo, raccolto credenziali cloud e di cluster, e si è mosso lateralmente in diversi cluster interni nell’arco di un intero fine settimana — la finestra temporale preferita da chi attacca infrastrutture aziendali, quando il personale di sicurezza è ridotto e la reattività cala. Hugging Face ha successivamente confermato l’accesso non autorizzato a un insieme limitato di dataset interni e a diverse credenziali di servizio, ma nessuna evidenza di manomissione di modelli, dataset o Spaces pubblici, e la supply chain software (immagini container, pacchetti pubblicati) è risultata pulita.

Uno sciame di sandbox, non uno script


Ciò che distingue questo incidente da un normale attacco automatizzato è la scala e l’autonomia dell’orchestrazione. Secondo Hugging Face, la campagna è stata condotta da un framework di agenti autonomi — verosimilmente costruito su un harness da security research agentico, anche se il modello linguistico usato dall’attaccante resta sconosciuto — capace di eseguire migliaia di azioni individuali distribuite su uno sciame di sandbox effimere, con un’infrastruttura di comando e controllo self-migrating ospitata su servizi pubblici legittimi (una tecnica di “living off trusted services” che rende il traffico C2 difficile da distinguere da normale attività cloud). È esattamente lo scenario dell'”agentic attacker” che l’industria della sicurezza discute da mesi come previsione teorica, qui osservato per la prima volta in produzione contro un target reale.

La caccia forense: quando i guardrail bloccano i difensori


La parte più istruttiva della disclosure riguarda la risposta all’incidente. Il rilevamento iniziale è arrivato da una pipeline di anomaly-detection che usa LLM per il triage della telemetria di sicurezza: è stata la correlazione automatica dei segnali a far scattare l’allarme. Per ricostruire cosa avesse fatto realmente lo sciame di azioni automatizzate, il team ha fatto girare agenti di analisi LLM sull’intero log delle azioni dell’attaccante — oltre 17.000 eventi registrati — per ricostruire la timeline, estrarre indicatori di compromissione, mappare le credenziali toccate e separare l’impatto reale dalle attività diversive. Un lavoro che con metodi tradizionali avrebbe richiesto giorni, completato in poche ore.

Ma è qui che Hugging Face ha incontrato un ostacolo inatteso, e potenzialmente rilevante per ogni team di incident response che lavora con modelli commerciali “hosted”: i primi tentativi di analisi con modelli frontier dietro API commerciali sono falliti, perché le richieste — che necessariamente contenevano comandi di attacco reali, exploit payload e artefatti C2 — venivano bloccate dai guardrail di sicurezza dei provider, incapaci di distinguere un incident responder legittimo da un attaccante. La soluzione è stata spostare l’analisi forense su GLM 5.2, modello open-weight del laboratorio cinese Z.ai, eseguito sull’infrastruttura interna dell’azienda: un doppio vantaggio, perché ha sbloccato l’analisi e ha evitato che dati dell’attaccante e credenziali compromesse uscissero dal perimetro aziendale.

L’asimmetria che nessuno aveva pianificato


Hugging Face descrive questo come “un gap su cui vale la pena pianificare”: non si sa quale modello alimentasse gli agenti dell’attaccante — un modello hosted jailbreakato o uno open-weight senza restrizioni — ma in ogni caso l’attaccante non era vincolato da alcuna policy d’uso, mentre il lavoro forense legittimo dei difensori è stato bloccato proprio dai guardrail dei modelli hosted inizialmente scelti. La lezione pratica che l’azienda condivide con il settore: avere già pronto e validato, prima che scoppi un incidente, un modello capace eseguibile sulla propria infrastruttura, sia per evitare il lockout dei guardrail sia per mantenere dati e credenziali sensibili entro il proprio perimetro. Non è, precisano, un argomento contro le misure di sicurezza sui modelli hosted — è un feedback che l’azienda dice di aver già condiviso con i provider coinvolti.

Timeline dell’incidente


  • Settimana del 6 luglio 2026: rilevamento dell’intrusione nella pipeline di elaborazione dataset tramite anomaly-detection basata su LLM.
  • Weekend successivo al primo accesso: escalation di privilegi, raccolta di credenziali cloud/cluster, movimento laterale su più cluster interni condotto dallo sciame di agenti autonomi.
  • 16 luglio 2026: pubblicazione della disclosure ufficiale sul blog Hugging Face, con dettaglio tecnico del vettore e delle contromisure adottate.
  • Contestualmente: chiusura dei code-execution path usati come accesso iniziale, rotazione precauzionale di credenziali e token, rafforzamento degli admission control sui cluster, coinvolgimento di specialisti forensi esterni e notifica alle forze dell’ordine.


Due righe per i difensori


Questo incidente non è solo una curiosità tecnica: ridefinisce cosa significa “superficie di attacco” per qualunque piattaforma che elabora contenuti generati da utenti tramite pipeline automatizzate, AI o non AI.

  • Trattare ogni pipeline di data processing che esegue codice fornito dall’utente (loader personalizzati, plugin, configurazioni con logica di templating) come superficie di attacco di prima classe, non come funzionalità di prodotto neutra.
  • Validare in anticipo — prima di un incidente — un modello LLM eseguibile on-premise o in ambiente isolato per l’analisi forense, così da non dipendere da provider commerciali i cui guardrail possono bloccare legittime attività di incident response.
  • Assumere che attacchi “a sciame” con orchestrazione agentica possano operare a velocità e scala superiori a quelle di un operatore umano, e dimensionare di conseguenza i tempi di detection e risposta: Hugging Face cita l’obiettivo di allertare un responder “in pochi minuti, in qualsiasi giorno della settimana”.
  • Segmentare rigorosamente i processing worker dal resto del cluster e limitare il raggio d’azione di credenziali cloud raccolte da un singolo nodo compromesso, per contenere il movimento laterale anche quando l’accesso iniziale non può essere prevenuto al 100%.


Indicatori e dettagli tecnici noti

Target: infrastruttura di produzione Hugging Face (dataset processing pipeline)
Vettore iniziale: dataset malevolo caricato dall'utente
Tecniche di code execution: remote-code dataset loader + template injection in dataset config
Escalation: da worker compromesso a node-level access
Post-exploitation: raccolta credenziali cloud/cluster, movimento laterale multi-cluster
Durata campagna attiva: un intero weekend
Orchestrazione: framework di agenti autonomi, presumibile harness di security-research agentico
Infrastruttura C2: self-migrating, ospitata su servizi pubblici legittimi
Eventi registrati nel log dell'attaccante: 17.000+
Impatto confermato: accesso non autorizzato a dataset interni limitati e a credenziali di servizio
Impatto escluso: nessuna manomissione di modelli/dataset/Spaces pubblici; supply chain software verificata pulita
Strumento di analisi forense: GLM 5.2 (Z.ai, open-weight), eseguito su infrastruttura interna
Contatto per segnalazioni: security@huggingface.co

Hugging Face raccomanda a chi utilizza la piattaforma di ruotare i propri access token e rivedere l’attività recente sui rispettivi account. L’azienda ha inoltre chiarito di stare ancora completando la valutazione di eventuali impatti su dati di partner o clienti, con notifiche dirette previste per le parti coinvolte.

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Fediverse Loaded and Ready!


@politics
europeanpirates.eu/fediverse-l…

#Introduction post, like the Fediverse does. We’re European Pirates and our great adventure comprises of making sure the European Union sails straight, through…

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Richard Nixon è tornato di moda tra i giovani conservatori americani


Video con musica rap, cappellini e revisionismo sul Watergate: la destra vicina a Trump rilegge l'ex presidente come un precursore dell'"America First" abbattuto dal "deep state"

Più di mezzo secolo dopo il Watergate, Richard Nixon è tornato di moda tra i giovani conservatori americani. Video che montano filmati d'archivio del 37° presidente su basi rap di artisti come Drake e Biggie Smalls diventano virali su Instagram e YouTube, mentre gli influencer di destra indossano cappellini, felpe e marsupi con slogan come "Pretty Girls for Nixon" e "Nixon Now More Than Ever" ("Nixon ora più che mai"). I cappellini con la scritta "Nixonmaxxing", il termine con cui online viene chiamata questa nuova passione, sono andati esauriti in poche ore a inizio anno. Lo racconta un'analisi del Wall Street Journal, secondo cui dietro la moda ci sono una campagna coordinata per riabilitare la memoria dell'ex presidente e un attacco politico alle regole nate proprio dal Watergate.

Per una nuova generazione di conservatori Nixon non è più soltanto il presidente travolto dallo scandalo, ma un precursore dell'"America First": un presidente combattivo, detestato dalla stampa e assediato dagli investigatori, fatto cadere dallo stesso establishment che a loro giudizio ha poi preso di mira il presidente Donald Trump. Quella che era cominciata come una nostalgia fatta di meme e di saggi revisionisti circolati in ambienti intellettuali alternativi è oggi ripresa dai politici repubblicani più potenti del paese.

Il Watergate è considerato da decenni uno dei più gravi scandali politici della storia americana. Nel 1972 la polizia arrestò cinque uomini durante un'irruzione nella sede del Comitato nazionale del Partito Democratico e le indagini portarono alla luce i legami con la campagna per la rielezione di Nixon, oltre a un esteso tentativo della Casa Bianca di insabbiare tutto. Lo scandalo costrinse Nixon alle dimissioni nel 1974, mandò in carcere alcuni dei suoi collaboratori più stretti e aprì la strada a una stagione di leggi contro gli abusi del potere esecutivo.

"Credo che la sua eredità storica stia vivendo una piccola rinascita e credo meritatamente", ha detto a giugno il vicepresidente JD Vance durante un evento alla biblioteca presidenziale di Nixon a Yorba Linda, in California, l'archivio-museo che conserva le carte dell'ex presidente. Ha aggiunto: "Se il Watergate accadesse domani, sarebbe una notizia da 12 ore. L'idea che possa aver fatto cadere una presidenza è folle". Nella stessa occasione Vance ha paragonato la vittoria di Nixon del 1972 a quella di Trump del 2024, dicendo che le coalizioni che hanno riportato i due alla Casa Bianca erano più ampie e durature di quella di Ronald Reagan: per via dei cambiamenti demografici del paese "Reagan non avrebbe potuto ottenere la sua vittoria schiacciante nel 2024", mentre "Richard Nixon forse ci sarebbe riuscito".

La rinascita è anche il frutto di una campagna di relazioni pubbliche preparata da anni. La Nixon Foundation, la fondazione che gestisce la memoria dell'ex presidente, già nel 2018 ragionava su come sfruttare i cinquantesimi anniversari dei suoi successi, dallo sbarco sulla Luna alla riapertura dei rapporti con la Cina. "Abbiamo cinque anni e mezzo di cinquantesimi anniversari", ha ricordato al Wall Street Journal il presidente della fondazione Jim Byron, 33 anni, che di recente ha guidato per l'amministrazione Trump i National Archives, l'archivio federale degli Stati Uniti. La biblioteca di Nixon conserva più di 46 milioni di documenti e 3.700 ore di conversazioni registrate e la fondazione ha deciso di riconfezionare quel materiale in clip da meno di un minuto, che solo su YouTube raccolgono regolarmente milioni di visualizzazioni. In un video in bianco e nero Nixon pronuncia il celebre "I'm not a crook", "non sono un truffatore", su una base gangster rap; in un reel di Instagram il personaggio di Jon Hamm nella serie Mad Men descrive Nixon come "l'Abe Lincoln della California, un uomo che si è fatto da solo" e conclude: "In Kennedy vedo un cucchiaio d'argento. In Nixon vedo me stesso".

I meme funzionano da "droga di passaggio" verso la storia di Nixon, ha detto al giornale Matthew Foldi, 29 anni, direttore della testata conservatrice Washington Reporter, a cui la fondazione ha regalato uno dei cappellini in edizione limitata con la silhouette dell'ex presidente. Per il commentatore conservatore Shashank Tripathi, noto online come Comfortably Smug, Nixon è "un dito medio eterodosso contro l'establishment" ed è questo "l'ingresso per i giovani".

Le voci più influenti della destra mediatica hanno inoltre dipinto Nixon come una prima vittima del "deep state", l'apparato occulto di agenzie e burocrati che secondo i sostenitori di Trump complotterebbe contro i presidenti sgraditi. In una puntata dell'aprile 2024 vista più di 18 milioni di volte su YouTube, Tucker Carlson ha sostenuto che il Watergate fu un "colpo di stato del deep state" orchestrato da CIA e FBI. Joe Rogan ha poi ripetuto la tesi nel suo podcast, dicendo che "l'intera faccenda fu organizzata dal governo".

Il principale architetto del revisionismo è Geoff Shepard, un ex assistente di Nixon che all'epoca trascrisse i nastri della Casa Bianca e che ricorda di essere stato "furioso" con il presidente. Decenni dopo, riesaminando le carte originali del caso, ha cambiato idea: sostiene di aver scoperto memo interni su incontri segreti tra i procuratori e John Sirica, il giudice federale che presiedette i processi, e documenti dell'accusa mai visti prima che secondo lui mostrano i cambiamenti nelle testimonianze del consigliere legale della Casa Bianca John Dean.

Il legame tra Trump e Nixon è personale e risale a decenni fa. Nel 1982, meno di otto anni dopo le dimissioni, Trump scrisse all'ex presidente definendolo "uno dei grandi uomini di questo paese" e i due si scambiarono poi più di dieci lettere, in cui Nixon incoraggiava le sue ambizioni politiche. "Caro Donald, non so nulla dei dettagli delle tue attività imprenditoriali, ma il massiccio attacco dei media contro di te mi mette dalla tua parte!", gli scrisse Nixon nel 1990. Roger Stone, il consulente repubblicano che ha lavorato per entrambi e che ha un ritratto di Nixon tatuato sulla schiena, ha raccontato al quotidiano che Trump resta incuriosito dal suo predecessore e gli ha chiesto "diverse volte" perché Nixon si dimise invece di restare a combattere.

Oltre a ripulire l'immagine di Nixon, il movimento mette in discussione le riforme approvate dopo il Watergate per rafforzare i controlli sul potere presidenziale. Nel suo secondo mandato Trump si è mosso per smantellare molti di quei vincoli: ha sfidato i limiti al potere di spesa della presidenza, ha licenziato gli ispettori generali, i controllori indipendenti che vigilano sugli abusi dentro le agenzie federali, e ha messo alla prova le tutele dei funzionari pubblici di carriera.

"Il motivo per cui Nixon è importante per la destra è che l'America è rimasta sostanzialmente ferma al 1968", ha detto al giornale Christopher Rufo, l'attivista conservatore che ha consigliato Trump sullo smantellamento dell'apparato amministrativo federale. Le idee progressiste che animavano i nemici di Nixon, secondo Rufo, motivano oggi l'opposizione a Trump e preparano quella che definisce una "controrivoluzione": il primo passo per la destra è riprendersi la memoria dei propri eroi, un modo per "ritrovare la fiducia in sé stessi" e smettere di "delegare alla sinistra la propria percezione di sé". La Casa Bianca apprezza il paragone tra i due presidenti: "Il presidente Nixon smascherò il tradimento del deep state e dei media delle fake news", ha detto il portavoce Kush Desai, secondo cui decenni dopo Trump combatte con successo contro gli stessi interessi radicati.

Chuck Grassley, senatore repubblicano dell'Iowa e membro del Congresso in carica da più tempo, guarda invece con freddezza alla riscoperta. Grassley vinse per un soffio la sua elezione nel 1974, una delle rare vittorie repubblicane nell'anno in cui le dimissioni di Nixon trascinarono a fondo il partito: "Pensavamo che il Partito Repubblicano fosse morto", ha ricordato al quotidiano. Mezzo secolo dopo il suo giudizio sulla nostalgia per Nixon è netto: "Credo che il Partito Repubblicano abbia già abbastanza problemi senza doversi mettere a riabilitare qualcuno".

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Saluti romani e cori inneggianti al Duce: è ciò che hanno fatto alcuni seguaci di Vannacci a Imperia.

Una deriva fascista che non possiamo normalizzare. Queste ideologie autoritarie vanno contrastate con la democrazia, la partecipazione e, soprattutto, con il voto.

E tu, te lo ricordi?

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#Vannacci #Antifascismo #Fascismo #Democrazia #Resistenza #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Fediverse Loaded and Ready!


#Introduction post, like the Fediverse does. We’re European Pirates and our great adventure comprises of making sure the European Union sails straight, through straits and narrows, and does not compromise to ludicrous demands or goes along with the willy-nilly. We’re here and we’re here to stay, grow and become big enough to dutifully represent the interests of European citizens. We hope to hear more from you as well, and we look forward to participating in the online conversation!


europeanpirates.eu/fediverse-l…

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Sono Alessia Ruta, consigliera del Direttivo di Volt Italia, e voglio candidarmi per costruire politiche che partano dalle persone: scuola, salute mentale, diritti umani, pace e sicurezza non possono restare temi secondari.

Il mio impegno nasce dal transfemminismo intersezionale e guarda soprattutto a chi viene lasciato ai margini: il Sud, le aree interne, le nuove generazioni!

Per un’Italia più giusta e un’Europa Federale. 🇪🇺🇮🇹

Mi dai una mano? Destina il tuo 2x1000 a Volt con il codice “Y59” 💜

#DirittiUmani #SaluteMentale #Scuola #Sud #Giovani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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PPI at the United Nations Global Dialogue on AI Governance


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The first session of the United Nations Global Dialogue on AI Governance took place in Geneva on 6 and 7 July 2026. PPI UNOG representatives Carlos Polo of PPCH and Alexander Kohler of PPDE attended the event, joining many global heavyweights to help decide the future of artificial intelligence.

We are pleased to share some of the photographs Carlos and Alexander sent us.


Learn more about the Global Dialogue on AI Governance

Artificial intelligence is already influencing everyday life. Decisions about its development and use cannot be left exclusively to a small number of governments or technology companies. People from every region must be able to participate in determining the rules that affect them.


The programme examined both the opportunities created by AI and the risks it presents.


PPI has long argued that technological policy must protect human autonomy. AI governance must address the concentration of data, computing resources, and technical infrastructure in the hands of a small number of companies. Access to safe AI for all is necessary if the benefits of AI are to be shared rather than controlled by a few dominant actors. By safe, we mean AI that will protect privacy and AI memory.


The second session of the Global Dialogue on AI Governance is scheduled to take place in New York in May 2027.

AI and Governance at Think Twice 2026


Learn more about Think Twice 2026

Pirates will continue discussing many of these same issues at the Think Twice Conference, which will take place in Brussels on 16 and 17 October 2026, which is organized by PPI together with the European Pirates.

The theme of the 2026 conference is AI & Governance: Opportunities and Risks for Digital Freedom.

The programme approaches the subject from two complementary directions. AI for Governance considers whether artificial intelligence can strengthen democratic institutions, improve public services, and support civic participation. Governance of AI asks how artificial intelligence should be regulated to protect transparency and fundamental rights.

We hope to see you there.


pp-international.net/2026/07/p…

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ICYMI: Updates from the 7/19 Meeting


ICYMI

Arizona – The AZPP discussed Outreach and Committees. Members recently attended a protest last Tuesday and made contacts with the local PSL chapter. Arizona also ratified all recent bylaws changes, as well as discussed topics such as creating political ads and declaring a stance of “no comment” regarding AI.

This Wednesday the AZPP will meet. The agenda includes adding the banning of cash bail to the AZPP platform. T-shirts will be in production soon. The AZPP has a VPS set up for better, more efficient communication.

Committees – No major committee updates; all active committees reported back nothing of note.

Illinois – A Facebook page has been created for the “Midlothian Pirate Party,” which will what Trustee candidate “Jolly” Mitch Davilo will be running under. More campaign announcements are slated for August, but the page that will promote said campaign has been created.

For all intents and purposes, this is still a candidate of the Illinois and Chicagoland Pirate Parties and will be promoted as such.

Maryland – a recent in-person meeting was scheduled but cancelled before the meeting could take place. A new meeting will be planned and announced soon.

Ohio – An unexpected agenda item last night: we endorsed the campaign of Libertarian Party candidate for Ohio’s 5th Congressional District, Michael “Doc Agnew/Drunk Uncle” Veloff. Running against a beneficiary of nepotism, Veloff is running a serious campaign; topped off with a position to move all the gold from Fort Knox into his basement. The endorsement passed 5-0-1.

TennesseeJacob Anders, candidate for Tennessee’s 4th Congressional District, joined us for Talk the Plank! on July 17th, and will return for a Part II appearance later this week. Jacob will join us on July 26th meeting for the endorsement.

Wisconsin – USPP-endorsed-candidate Pete Karas will be hosting a “Break the Duopoly” rally event on July 26th at 4pm. Pete Karas, joined by Jill Stein and other Green Party affiliated guests, will be speaking during the event.


That’s all for the 7.19 open meeting. Thank you to our non-PNC member states from Alabama, California, Maine and North Carolina for joining us. You can catch up on all you might have missed here.


uspirates.org/icymi-updates-fr…

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wp2shell: The WordPress Core Bug That Lets Anyone Take Over 500 Million Sites Without Logging In
#CyberSecurity
securebulletin.com/wp2shell-th…
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HollowByte: How 11 Bytes Can Quietly Starve an OpenSSL Server to Death
#CyberSecurity
securebulletin.com/hollowbyte-…
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SQL Server su VM Azure: la migrazione via Azure Arc è ora GA, ecco come funziona
#tech
spcnet.it/sql-server-su-vm-azu…
@informatica


SQL Server su VM Azure: la migrazione via Azure Arc è ora GA, ecco come funziona


Chi gestisce ambienti SQL Server on-premises conosce bene il problema: la migrazione verso il cloud richiede quasi sempre di mettere insieme tool diversi per la valutazione, il trasferimento dei dati, il monitoraggio e infine il cutover. Ogni fase ha strumenti propri, competenze diverse e margini di errore che si sommano. Con l’annuncio della disponibilità generale (GA) della migrazione a SQL Server su macchine virtuali Azure tramite Azure Arc, Microsoft porta l’intero ciclo di vita della migrazione dentro un’unica esperienza guidata nel portale Azure, lo stesso modello già usato per le migrazioni verso Azure SQL Managed Instance.

Per chi amministra data center misti, con carichi legacy e SQL Server sparsi su fisico e virtuale, questa novità merita attenzione: non è solo un annuncio di marketing, ma un cambio concreto di flusso di lavoro operativo.

Cos’è cambiato con la GA


Fino a poco tempo fa, chi voleva spostare un’istanza SQL Server su una VM Azure doveva combinare Azure Migrate, Database Migration Service e strumenti di backup/restore manuali, gestendo ciascuno con logiche e dashboard separate. Con la funzionalità di migrazione integrata in Azure Arc, il processo si consolida in quattro fasi accessibili da un singolo pannello, il Database Migration, associato all’istanza SQL Server abilitata da Arc:

  • Assess source instance — valutazione di leggibilità e readiness dell’istanza sorgente
  • Select target — scelta o creazione della VM SQL Server di destinazione
  • Migrate data — trasferimento effettivo dei database
  • Monitor and cutover — monitoraggio della sincronizzazione e passaggio finale in produzione

La discovery delle istanze e la generazione dei report di readiness avvengono automaticamente ogni fine settimana, ma possono essere lanciate anche manualmente, senza configurazioni aggiuntive: la funzione è disponibile di default per tutte le istanze SQL Server abilitate da Arc a partire da SQL Server 2012 (11.x).

Pannello di riepilogo della migrazione database nel portale Azure

Copilot integrato nel flusso di migrazione


Una parte interessante della nuova esperienza è l’integrazione di Microsoft Copilot direttamente nel pannello di migrazione. Non si tratta di un chatbot generico: interroga la knowledge base Microsoft nel contesto specifico della vostra migrazione e risponde a richieste operative come:

Come vengono eseguite le valutazioni?
Aiutami a confrontare le opzioni di destinazione
Avvia la migrazione
Aiutami a scegliere il metodo di migrazione corretto
Monitora la migrazione in corso
Completa la migrazione

Per un DBA che gestisce decine di istanze, questo significa poter chiedere direttamente nel pannello “quale VM SKU è consigliata per questo carico?” invece di andare a cercare tabelle di sizing nella documentazione.

Come funziona la migrazione via backup e restore


Il meccanismo sotto il cofano non è nuovo per chi ha familiarità con le migrazioni SQL Server classiche: si basa su backup e restore con log shipping continuo, pensato per supportare scenari di migrazione online con downtime minimo.

  1. Viene eseguito un backup completo del database sorgente
  2. Il backup viene caricato su un account di Azure Blob Storage intermedio
  3. Il backup viene ripristinato sull’istanza SQL Server target sulla VM Azure
  4. I backup dei log delle transazioni vengono caricati in continuo sullo stesso storage e applicati automaticamente al database target, mantenendolo sincronizzato
  5. Al momento del cutover, Azure Arc applica l’ultimo backup caricato e porta online il database target

Un vincolo operativo da tenere a mente in fase di progettazione: l’account di Azure Blob Storage e la VM SQL Server target devono trovarsi nella stessa region Azure. È un dettaglio facile da trascurare se si pianifica la migrazione partendo dalla region “storica” dell’organizzazione invece che da quella scelta per il nuovo carico.

Prerequisiti pratici


  • Una subscription Azure attiva
  • L’istanza SQL Server deve essere abilitata da Azure Arc con l’estensione più recente installata (l’estensione si aggiorna indipendentemente da SQL Server, quindi va controllata separatamente)
  • L’ambiente sorgente preparato secondo le linee guida ufficiali, incluso l’upload iniziale dei backup nello storage account

Per verificare rapidamente la versione dell’istanza sorgente prima di avviare l’assessment, un semplice controllo T-SQL è sempre un buon punto di partenza:

SELECT SERVERPROPERTY('ProductVersion') AS Versione,
       SERVERPROPERTY('Edition') AS Edizione,
       SERVERPROPERTY('EngineEdition') AS TipoMotore;

Cosa considerare prima di partire


Il pannello di monitoraggio e cutover mostra in tempo reale quali database sono migrati con successo, quali sono ancora in corso, il metodo di migrazione scelto, la durata della sincronizzazione e i log dettagliati. Quando lo stato passa a “Ready for cutover”, si può decidere il momento esatto del passaggio in produzione selezionando Cutover, con opzioni diverse in base al metodo di migrazione utilizzato.

Va detto che, come per ogni migrazione basata su backup/restore, restano da valutare a parte gli aspetti di sizing della VM di destinazione (storage, IOPS, memoria per il buffer pool), la licenza SQL Server (Hybrid Benefit se applicabile) e la strategia di alta disponibilità post-migrazione, che questo strumento non copre direttamente ma per cui l’assessment fornisce indicazioni.

Conclusione


Portare discovery, assessment, migrazione e monitoraggio in un’unica dashboard riduce sensibilmente l’attrito operativo delle migrazioni SQL Server verso Azure, soprattutto per i team che gestiscono ambienti ibridi complessi con decine o centinaia di istanze. Non elimina la necessità di pianificazione — region, sizing e licensing restano decisioni da prendere a monte — ma consolida in un solo posto ciò che prima richiedeva più tool scollegati tra loro. Per chi ha già istanze abilitate da Azure Arc, vale la pena aggiornare l’estensione e lanciare un primo assessment anche solo per farsi un’idea della readiness del proprio parco macchine.

Fonte: Petri IT Knowledgebase e documentazione Microsoft Learn.


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Decade-Old NGINX Bug Finally Exposed: A Single Regex Quirk Enables Remote Code Execution
#CyberSecurity
securebulletin.com/decade-old-…
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HollowByte: come 11 byte possono esaurire la memoria dei server OpenSSL
#tech
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@informatica


HollowByte: come 11 byte possono esaurire la memoria dei server OpenSSL


Ogni tanto una vulnerabilità ricorda quanto la nostra infrastruttura digitale dipenda da librerie fondamentali che diamo per scontate. È il caso di HollowByte, una falla di tipo Denial of Service scoperta dal team di ricerca di Okta in OpenSSL: con un payload malevolo di appena 11 byte, un attaccante remoto e non autenticato può costringere un server ad allocare quantità di memoria completamente sproporzionate, prima ancora che l’handshake di sicurezza abbia inizio.

Per chi gestisce server web, database o qualsiasi servizio che parla TLS — quindi, in pratica, quasi tutti i sistemisti — vale la pena capire come funziona e, soprattutto, cosa fare subito.

Fidarsi ciecamente dell’header


L’handshake TLS comincia con un messaggio ClientHello incapsulato in un record. Ogni messaggio di handshake porta un header di 4 byte che dichiara quanto sarà grande il corpo del messaggio in arrivo.

Nelle versioni vulnerabili di OpenSSL, il buffer di ricezione viene allocato sulla base di quella lunghezza dichiarata dall’attaccante, prima ancora che i dati siano effettivamente arrivati. La catena di chiamate è semplice quanto pericolosa:

Lettura header (4 byte)
  → grow_init_buf()
    → OPENSSL_clear_realloc()
      → malloc(dimensione_dichiarata_dall_attaccante)

Poiché a questo stadio non esiste alcuna validazione del payload, un header che dichiara una lunghezza di 3 byte può far allocare fino a 131 KB basandosi solo sulla dichiarazione del pacchetto, che nessuno verifica. Il worker thread resta poi bloccato ad attendere dati che non arriveranno mai.

L’effetto moltiplicatore: la frammentazione della memoria


Tenere connessioni aperte per esaurire i thread è un trucco vecchio quanto Slowloris. Quello che rende HollowByte più insidioso è l’interazione con la gestione della memoria di glibc (GNU C Library).

Quando una connessione dell’attaccante si chiude, OpenSSL libera il buffer — ma glibc non restituisce immediatamente al sistema operativo le allocazioni di dimensione piccola o media: le trattiene per un possibile riutilizzo. Lanciando ondate di connessioni con dimensioni dichiarate casuali, un attaccante impedisce all’allocatore di riutilizzare in modo efficiente quei blocchi liberati. L’heap si frammenta pesantemente e la Resident Set Size (RSS) del processo cresce in modo continuo.

Il punto critico è questo: anche dopo che l’attaccante si è disconnesso, il processo resta con un footprint di memoria permanentemente gonfiato. L’unico modo per recuperarla davvero è riavviare il servizio.

I numeri dei test


Il team di Okta ha testato istanze OpenSSL patchate e non patchate dietro NGINX, sotto diverse condizioni di carico:

  • In un ambiente con 1 GB di RAM, il server non patchato è stato terminato dall’OOM killer dopo aver accumulato 547 MB di memoria frammentata e inutilizzabile
  • In un ambiente con 16 GB di RAM, l’attacco ha bloccato il 25% della memoria totale del sistema, restando sotto la soglia massima di connessioni consentite — il che significa che le classiche difese basate su rate limiting delle connessioni non fermano questo attacco

Dato che OpenSSL è incorporato ovunque, l’impatto potenziale copre web server (Apache, NGINX), runtime di linguaggi (Node.js, Python, Ruby, PHP) e database (MySQL, PostgreSQL) che si appoggiano alla libreria per TLS.

La correzione: crescita incrementale del buffer


Il team OpenSSL ha risolto il problema passando a una crescita incrementale del buffer (merge delle pull request #30792, #30793 e #30794): invece di fidarsi della lunghezza dichiarata nell’header, il buffer cresce solo quando i byte arrivano effettivamente sulla connessione. Una dichiarazione senza seguito ora non costa più nulla al server.

Il fix è stato incluso silenziosamente nella release OpenSSL 4.0.1, con backport altrettanto silenziosi sulle versioni:

3.6.3
3.5.7
3.4.6
3.0.21

Un dettaglio non trascurabile: OpenSSL ha trattato la correzione come un semplice hardening fix, senza assegnare un CVE ufficiale, nonostante la gravità dell’impatto. Questo significa che molti scanner di vulnerabilità basati solo su database CVE potrebbero non segnalare l’esposizione: va verificata manualmente la versione installata.

Cosa fare subito


Alcune azioni concrete da mettere in pratica sui vostri sistemi:

  • Verificate la versione di OpenSSL su tutti i server esposti:


openssl version -a

  • Aggiornate i pacchetti di sistema alla versione patchata più recente disponibile per la vostra distribuzione:


# Debian/Ubuntu
apt update && apt list --upgradable | grep -i openssl
apt install --only-upgrade openssl libssl3

# RHEL/Fedora/Alma
dnf check-update openssl
dnf update openssl

  • Non fermatevi al pacchetto di sistema: controllate anche runtime e linguaggi che incorporano una propria build di OpenSSL (build statiche di Node.js, alcune distribuzioni Python, container con immagini “slim” che a volte portano versioni di OpenSSL più vecchie di quelle dell’host)
  • Monitorate la RSS dei processi che terminano connessioni TLS, non solo il numero di connessioni attive: un aumento di memoria residente senza corrispondente crescita del traffico è un segnale d’allarme
  • Irrigidite i timeout di handshake lato reverse proxy, ad esempio su NGINX:


ssl_handshake_timeout 10s;
client_header_timeout 10s;

  • Valutate regole di rate limiting sulle nuove connessioni TLS per IP a livello di firewall o WAF, anche se — come mostrato dai test — da sole non bastano contro questa specifica tecnica


Conclusione


HollowByte è un buon esempio di come un bug apparentemente piccolo — la fiducia cieca in un header di pochi byte — possa diventare un vettore di Denial of Service difficile da rilevare con le metriche di monitoraggio standard, perché resta sotto le soglie di allarme sulla banda e sulle connessioni. La buona notizia è che la correzione è già disponibile e il percorso di mitigazione è chiaro: aggiornare OpenSSL su tutta la superficie esposta, non fidarsi solo dei database CVE per capire se si è vulnerabili, e aggiungere il monitoraggio della memoria residente ai controlli già in essere sui vostri servizi TLS.

Fonte: BleepingComputer e Okta Security.


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This Week’s Threat Landscape: Patch Tuesday’s 570 Fixes, an Active Directory Zero-Day, and AI Tools Under Fire
#CyberSecurity
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Ocasio-Cortez parla sempre più come l'Obama del 2008


La deputata amplia il messaggio oltre il socialismo democratico in vista di una possibile corsa alla Casa Bianca nel 2028. La primaria in Michigan è il banco di prova della sinistra

Alexandria Ocasio-Cortez parla sempre più come il Barack Obama del 2008. Nei comizi delle ultime settimane la deputata di New York ha ampliato il suo messaggio oltre il socialismo democratico rivoluzionario, avvicinandolo allo spirito di "Change You Can Believe In", lo slogan con cui Obama conquistò la Casa Bianca, secondo un'analisi di Axios. Il cambio di registro arriva mentre Ocasio-Cortez prepara il terreno per una possibile candidatura alle presidenziali del 2028.

Questo fine settimana Ocasio-Cortez ha fatto campagna in Michigan per Abdul El-Sayed, il candidato progressista che corre per il Senato. A Detroit ha difeso le politiche di sinistra, ma ha costruito il discorso attorno a un attacco più universale alla politica tradizionale: "La risposta ai nostri problemi è ricorrere sempre allo stesso copione? Un copione che dice che per vincere dobbiamo difendere lo stesso status quo che ci sta affondando e che ci dice che l'aspirazione a cambiare il nostro governo e l'ambizione anche solo di provarci è folle? No, non è folle, Michigan".

Le parole ricordano quelle che Obama pronunciò davanti ai democratici dell'Iowa nel 2007: "Le solite campagne da manuale di Washington non basteranno in questa elezione. Per questo vi chiedo di smettere di accontentarvi di ciò che i cinici dicono che dobbiamo accettare. In questa elezione, in questo momento, puntiamo a ciò che sappiamo essere possibile". David Axelrod, ex consigliere di Obama, sente la stessa eco e ha detto ad Axios: "La gente dimentica quanto la campagna di Obama del 2008 fosse un'insurrezione contro la politica guasta di quei tempi. Le parole di Ocasio-Cortez, pur essendo sue, sono familiari nello spirito".

A maggio, in un comizio in Montana, Ocasio-Cortez aveva ripreso anche la retorica della speranza di Obama: "Chiedete al vostro vicino scettico di credere. È l'unica cosa che abbiamo. La nostra speranza è l'unica cosa che crea cambiamento. Ed è per questo che così tante persone provano a farcela togliere dalla testa". El-Sayed ha detto ad Axios che quando sentì parlare Obama per la prima volta pensò "non sapevo che la politica potesse suonare così" e che molti di quelli che oggi ascoltano Ocasio-Cortez provano la stessa sensazione.

Rispetto a Obama, Ocasio-Cortez difende posizioni più a sinistra: sostiene il Medicare for All, cioè un'assicurazione sanitaria pubblica per tutti, una moratoria sulla costruzione dei data center che alimentano l'intelligenza artificiale e una linea più scettica sugli accordi commerciali. Non è l'unica possibile candidata del 2028 a presentarsi come volto del cambiamento, ma a 36 anni ha meno legami con l'establishment rispetto agli altri.

La corsa al Senato in Michigan è diventata il banco di prova della sinistra per le elezioni di metà mandato del 2026 e per la corsa presidenziale del 2028. I democratici progressisti hanno vinto diverse primarie in questo ciclo, ma quasi sempre in zone già solidamente democratiche. Se El-Sayed vincesse la primaria, in cui i suoi avversari lo superano 12 a 1 nelle spese, e poi le elezioni generali in uno Stato in bilico come il Michigan, i progressisti lo leggerebbero come la conferma della loro tesi: i candidati che promettono di rompere lo status quo sono più eleggibili dei democratici centristi. Un successo simile darebbe a Ocasio-Cortez, o a un altro progressista, un argomento di eleggibilità nella primaria presidenziale del 2028.

Alleati e scettici di Ocasio-Cortez concordano su un punto: può allargare la coalizione progressista costruita dal senatore del Vermont Bernie Sanders. La considerano meno rigida e più pragmatica, con un rapporto meno ostile con i vertici del partito che le è però costato critiche da sinistra. Quest'anno è stata anche più selettiva di Sanders negli endorsement: non ha sostenuto la candidatura al Senato di Graham Platner in Maine e ha così evitato le conseguenze del suo ritiro dalla corsa dopo un'accusa di violenza sessuale.

Anche il rapporto con Obama distingue i due. Sanders criticò la sua amministrazione, in particolare sul commercio, e la sua campagna del 2016 contro Hillary Clinton fu per molti versi una critica di quegli anni. Ocasio-Cortez ha invece avuto alcuni contatti positivi con l'ex presidente dietro le quinte e, secondo una persona che conosce i loro rapporti, Obama è rimasto colpito dalle sue capacità di comunicatrice.

Tra i progressisti c'è già chi la considera in grado di vincere la presidenza. Shawn Fain, presidente della United Auto Workers, il sindacato dell'auto che sostiene El-Sayed, ha detto ad Axios che Ocasio-Cortez potrebbe "sicuramente" vincere in uno Stato come il Michigan e conquistare la Casa Bianca: "Si deciderà su chi i lavoratori credono che rappresenterà i loro interessi e chi percepiscono che si batterà per loro".


Abdul El-Sayed, il progressista che in Michigan corre contro entrambi i partiti


Abdul El-Sayed, 41 anni, ex direttore della sanità pubblica di Detroit, è in vantaggio di misura nella maggior parte dei sondaggi per le primarie democratiche del Senato in Michigan, in programma il 4 agosto. Quando è entrato in corsa nell'aprile del 2025 molti nello stato lo consideravano una comparsa: nel 2018 aveva perso le primarie per governatore con 22 punti di distacco. Un reportage di Time, che lo ha seguito per due giorni di campagna nella penisola superiore del Michigan, racconta come la sua corsa anti-establishment abbia sorpreso il partito, spinto fuori dalla gara la senatrice statale Mallory McMorrow e conquistato l'appoggio di Bernie Sanders, di Alexandria Ocasio-Cortez e della United Auto Workers, il principale sindacato dell'auto.

Al dibattito televisivo di Mackinac Island, il raduno primaverile dell'establishment politico dello stato, El-Sayed ha proposto una tassa del 7 per cento sul patrimonio dei miliardari, il Medicare for All, cioè un sistema sanitario pubblico universale, e un'applicazione più dura delle leggi antitrust contro le aziende che si accordano per alzare i prezzi. A un certo punto ha sfidato gli altri candidati ad alzare la mano se non avevano mai ricevuto un assegno da Blue Cross Blue Shield of Michigan, la più grande assicurazione sanitaria dello stato e sponsor del dibattito: è stato l'unico a farlo, tra le risate del pubblico. Accanto a lui c'era la deputata Haley Stevens, la candidata preferita di Chuck Schumer, il capogruppo democratico al Senato.

La corsa in Michigan è diventata un test della divisione tra i democratici sulla risposta al secondo mandato di Trump: una parte del partito sostiene che gli stati in bilico si vincono rassicurando gli elettori moderati, un'altra pensa che la prudenza sia diventata un ostacolo e che gli elettori vogliano candidati disposti a sfidare i poteri consolidati. Il seggio è cruciale, perché senza il Michigan la strada dei democratici per riconquistare il Senato si complica molto. L'ex presidente del partito democratico dello stato Lon Johnson, che appoggia Stevens, ha detto a Time che la base progressista del Michigan è consistente "ma non basta per vincere". El-Sayed risponde con la storia elettorale recente dello stato, che nel 2016 scelse Sanders alle primarie democratiche e poi votò per Trump, nel 2020 per Biden e nel 2024 di nuovo per Trump: per lui gli elettori non chiedono un centrismo calibrato ma qualcuno che scuota lo status quo. El-Sayed attribuisce parte della sua ascesa nei sondaggi anche alle proteste per la guerra con l'Iran, che a suo dire ha confermato il messaggio della campagna: i gruppi di interesse radicati distorcono la politica americana.

La linea di frattura principale della primaria è Israele. Stevens riceve un consistente sostegno finanziario dall'AIPAC, la principale lobby filoisraeliana americana, ed è favorevole a continuare la vendita di armi americane a Israele. El-Sayed dice che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza, un'accusa avanzata da diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani e respinta da Israele, dal governo americano e dagli altri paesi del G7. Il tema pesa in Michigan, lo stato con la più grande concentrazione di arabi e musulmani del paese: la rabbia delle comunità arabo-americane verso l'amministrazione Biden per la guerra a Gaza ha spaccato la coalizione democratica nel 2024, tra elettori rimasti a casa e altri passati a Trump. El-Sayed, che se eletto sarebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti, pensa che molti di quegli elettori si possano riconquistare se il partito fa i conti con ciò che li ha allontanati.

Martedì, nel primo dibattito dopo il ritiro di McMorrow, Stevens ha risposto agli attacchi sui suoi legami con la lobby filoisraeliana ricordando le sue critiche recenti a Benjamin Netanyahu. Poche ore prima il primo ministro israeliano, informato di quelle critiche dalla CNN, aveva detto che Stevens "sta probabilmente cercando di giustificare l'antisemitismo". Per El-Sayed quell'attacco era in realtà un favore politico: Netanyahu, ha detto, non la stava attaccando davvero, ma cercava di allontanare da lei l'immagine di sostenitrice convinta delle politiche israeliane.

Gli avversari considerano l'alleanza con Hasan Piker la sua più grande vulnerabilità. Piker è uno streamer di sinistra che trasmette su Twitch, una piattaforma di dirette video, e ha più di 8 milioni di follower sui social: è stato criticato per aver detto che "l'America si è meritata l'11 settembre" e che voterebbe "per Hamas invece che per Israele ogni singola volta". El-Sayed ha fatto campagna con lui nei campus universitari del Michigan, dove le loro dirette hanno contribuito alla sua ascesa. Ha rifiutato più volte di prenderne le distanze: a Time ha detto che l'establishment non capisce quanto siano impopolari quegli attacchi e che molti elettori vedono in lui "un democratico che non finge".

Figlio di immigrati egiziani cresciuto a Bloomfield Hills, un sobborgo benestante a nord di Detroit, El-Sayed ha una laurea in medicina alla Columbia e un dottorato in sanità pubblica a Oxford, dove ha studiato da borsista Rhodes. È stato direttore della sanità di Detroit mentre la città usciva dalla bancarotta e poi della contea di Wayne, dove ha contribuito a un programma che cancellerà centinaia di milioni di dollari di debiti sanitari. A convincerlo a candidarsi è stato un messaggio della deputata progressista Rashida Tlaib all'inizio del 2025, quando il senatore democratico del Michigan Gary Peters decise di non ricandidarsi: "Habibi, questa sembra tua", gli scrisse.

La vittoria di Zohran Mamdani a New York a novembre ha trasformato la sua campagna, perché ha reso credibile l'idea che si potesse vincere. Mamdani gli aveva chiesto consigli prima di lanciare la propria corsa, ma El-Sayed respinge il paragone: "Non sono un socialista", dice, anche se molte delle sue proposte coincidono con l'agenda dei suoi sostenitori socialisti-democratici. Più che sostituire il capitalismo, che considera un buon modo di allocare le risorse su scala piccola e locale, vuole limitare le concentrazioni di potere che secondo lui lo hanno distorto.

Il probabile candidato repubblicano, l'ex deputato Mike Rogers, lo attacca da più di un mese con video che lo definiscono estremista e disonesto, dedicando molta meno attenzione a Stevens: un segno che i repubblicani lo considerano l'avversario più plausibile a novembre. La portavoce del comitato repubblicano per il Senato ha detto che El-Sayed vuole esportare in Michigan il "corridoio comunista" di New York. Molti democratici temono che quel bagaglio politico sia facile da sfruttare, ma El-Sayed prevede di battere Rogers di 7 punti. Del suo stesso partito non pensa molto meglio: sui democratici che hanno abbandonato la richiesta di abolire l'ICE, l'agenzia federale che si occupa delle espulsioni degli immigrati, risponde che "molti democratici sono deboli e codardi". E di Schumer, che sostiene Stevens, dice che dopo la vittoria alle primarie dovranno incontrarsi, ma che per quell'incontro ha "molto poco interesse".


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Il DOGE doveva sciogliersi, ma è ancora ovunque


Una ventina di persone assunte tramite il dipartimento di Musk lavora ancora nel governo. La spesa federale è aumentata e i tagli sono costati oltre 165 miliardi di dollari all'economia

Il DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa affidato a Elon Musk per tagliare la spesa federale, doveva cancellare sé stesso entro il 4 luglio 2026. A qualche settimana dalla scadenza, però, i suoi uomini e la sua agenda sono ancora sparsi nel governo americano: secondo un'analisi del Washington Post basata su atti giudiziari e documenti ufficiali, una ventina di persone assunte o selezionate tramite il DOGE continua a lavorare nell'esecutivo e a rimodellare la burocrazia federale dietro le quinte.

Musk e l'imprenditore Vivek Ramaswamy furono incaricati di guidare la struttura alla fine del 2024, con la promessa di tagliare 2.000 miliardi di dollari dal bilancio federale e di chiudere tutto entro 18 mesi. Oggi il sito del DOGE, costruito per documentare i risparmi, è fermo e l'account su X pubblica pochissimo. Il progetto però non è morto: "Il DOGE è uno stile di vita. Non finisce mai", ha scritto su X l'ex membro dello staff Katie Miller proprio il 4 luglio, il giorno della presunta scadenza.

Tra gli ex membri rimasti ci sono Gavin Kliger, oggi responsabile dei dati al Pentagono, e Jeremy Lewin, consigliere del Segretario di Stato Marco Rubio: dopo aver supervisionato gran parte dello smantellamento di USAID, l'agenzia americana per gli aiuti internazionali, Lewin dirige ora i programmi di assistenza estera del Dipartimento di Stato. Alla General Services Administration, l'agenzia che gestisce immobili e forniture del governo, l'ex ingegnere di Tesla Thomas Shedd è ancora registrato come collaboratore governativo speciale pur senza alcun incarico ufficiale apparente. L'elenco completo dei membri del DOGE non è mai stato reso pubblico e l'amministrazione si è opposta in tribunale alle richieste di rivelarne le identità, emerse solo in parte grazie a ricorsi e richieste di accesso agli atti.

Molti degli ex DOGE rimasti nel governo lavorano al National Design Studio, la struttura creata dalla Casa Bianca per modernizzare i siti governativi e guidata da Joe Gebbia, cofondatore di Airbnb. Secondo due persone vicine all'organizzazione, i suoi membri la considerano l'erede spirituale del DOGE: conta un centinaio di persone e si occupa di progetti come TrumpRx e il ridisegno della piramide alimentare, un'evoluzione della missione originaria ma con un mandato molto ridotto. Il capo ingegnere è Edward Coristine, noto come "Big Balls", che a 19 anni ottenne come dipendente del DOGE l'accesso ad agenzie come il Dipartimento di Stato e quello della Sicurezza Interna.

L'amministrazione ha fatto marcia indietro su molti piani del DOGE, annullando tagli e riassumendo lavoratori. La spesa federale complessiva è anzi aumentata nell'ultimo anno, al contrario di quanto promesso da Musk, e le agenzie stanno accelerando le assunzioni dopo che centinaia di migliaia di dipendenti federali se ne sono andati l'anno scorso. Secondo le stime della Partnership for Public Service, un'organizzazione non profit che si occupa di pubblica amministrazione, i tagli del DOGE e dell'amministrazione sono costati all'economia più di 165 miliardi di dollari, oltre 1.028 dollari per contribuente, tra benefici persi dei fondi cancellati, buonuscite, spese legali e costi delle riassunzioni.

Il DOGE divide anche i repubblicani. Il vicepresidente JD Vance ha lanciato una task force contro le frodi senza mai associarla al lavoro di Musk, dicendo a Fox News a febbraio che "è un peccato che nessuno abbia mai provato a guardare in modo sistematico a quanta frode c'è nel governo federale". Il senatore Thom Tillis del North Carolina ha chiesto conto dei risparmi in un'audizione con Russell Vought, il direttore dell'ufficio del bilancio della Casa Bianca: "Ci sono state molte affermazioni su miliardi e miliardi di dollari di risparmi. Voglio solo sapere dove li avete registrati e dove posso vederli". I democratici continuano a cavalcare la rabbia contro il DOGE e chiedono indagini sull'accesso dei suoi membri ai dati sensibili.

I tagli agli aiuti esteri, alla ricerca e ai fondi per le discipline umanistiche continuano intanto a produrre effetti. Organizzazioni sanitarie africane hanno detto che la riduzione degli aiuti ha ostacolato la risposta globale a un'epidemia mortale di Ebola e il Dipartimento dell'Agricoltura ha dovuto rincorrere il ritorno di un parassita del bestiame dopo i tagli al personale. Una precedente inchiesta del Washington Post aveva documentato la morte di bambini in Congo in attesa di farmaci salvavita bloccati dai tagli, mentre per un'analisi di Oxfam le riduzioni degli aiuti americani porteranno "al primo aumento della mortalità infantile sotto i cinque anni di questo secolo". Musk ha negato tutto: "Non c'è nemmeno un solo bambino morto!", ha scritto su X a giugno. "Se ci fosse, sarebbe la notizia di apertura in tutto il mondo!"

Alla Social Security Administration, l'ente della previdenza sociale americana, la presenza del DOGE è oggetto di una causa in corso. I suoi membri avevano ottenuto l'accesso alle banche dati più sensibili del governo, con le informazioni personali di tutti gli americani vivi e morti, senza trovare le frodi che Musk sosteneva esistessero. In tribunale l'amministrazione ha dichiarato che tutti i membri del DOGE hanno lasciato l'ente, ma il gruppo legale Democracy Forward ha replicato che il responsabile informatico Michael Russo si era identificato in passato come DOGE e che il capo dell'ufficio legale Mark Steffensen si era battuto per far entrare i suoi membri nelle banche dati: entrambi lavorano ancora lì. La giudice federale Ellen Lipton Hollander ha respinto il tentativo di archiviare il caso per l'avvenuta scadenza del DOGE: "Come un'azienda che chiude", ha scritto in un'ordinanza del 26 giugno, "l'organizzazione temporanea DOGE non può sfuggire alla responsabilità per la condotta tenuta mentre esisteva semplicemente raggiungendo la sua data di scadenza".

Alcuni progetti più limitati del DOGE vanno comunque avanti, come la digitalizzazione delle pratiche pensionistiche federali conservate in una miniera della Pennsylvania: a fine giugno l'ufficio che gestisce il personale federale ha annunciato che smetterà di spedire documenti cartacei alla miniera, dopo che gli ingegneri del DOGE hanno costruito un sito per sostituire i moduli di carta. Musk, già l'anno scorso, aveva lasciato intendere che il progetto gli sarebbe sopravvissuto: "C'è bisogno di Buddha per il buddismo?", disse mentre il suo periodo al governo finiva. "Non era forse più forte dopo la sua morte?"

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Die Entscheidung des ZDF, einen Auftritt des Rappers #DangerDan und des Pianisten Igor Levit aus dem Programm zu nehmen, schlägt hohe Wellen. In einem offenen Brief kritisieren mehrere Fernsehräte, dass der Sender damit die Chance vergeben habe, eine Debatte über den Umgang mit Rechtsextremismus anzustoßen. #DieAnstalt

netzpolitik.org/2026/wir-halte…

in reply to netzpolitik.org

Ich würde behaupten, es war ein ziemlich cleverer Schachzug vom ZDF. Ein Rückgratloser Schachzug, aber clever. Sie müssen sich keinerlei Vorwürfen von Rechts aussetzen, haben es aber dank Streisand-Effekt hinbekommen, dass jetzt alle darüber diskutieren. Wenn man so will, maximale Ausbeute, bei geringstem Widerstand. Es hätte natürlich mehr Rückgrat gehabt, sich dem Widerstand zu stellen und Haltung zu zeigen. Aber offenbar, geht man beim ZDF lieber die einfachen Wege.
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A Bologna Abderrahim Fakir, 43 anni, è morto durante un fermo di polizia, mentre veniva ammanettato: è accaduto proprio nel giorno dell’anniversario della morte di Carlo Giuliani, 25 anni dopo il G8 di Genova.

Questo Governo continua a parlare di sicurezza, ma chi esercita la forza pubblica deve essere sottoposto a controlli e responsabilità: ora vogliamo verità e giustizia, e garanzie contro ogni abuso.

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#AbderrahimFakir #Bologna #Giustizia #DirittiUmani #AbusiDiPotere #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Trump ha smantellato l'agenzia che indagava sulle discriminazioni nelle aziende


L'ufficio del Dipartimento del Lavoro che dal 1965 vigilava sulle aziende con contratti federali è passato da 480 a 75 dipendenti: ferme 2.000 indagini, compresa quella sulle molestie in BAE Systems

Il governo americano ha smesso di controllare se le aziende che lavorano per lo Stato discriminano i propri dipendenti. Un'inchiesta del New York Times ricostruisce lo smantellamento dell'Office of Federal Contract Compliance Programs, l'ufficio del Dipartimento del Lavoro che dal 1965 indagava sulle discriminazioni nelle aziende con contratti federali: dall'insediamento di Trump i dipendenti sono passati da circa 480 a circa 75 e la proposta di bilancio del presidente ne prevede l'eliminazione completa. L'ordine esecutivo contro i programmi di diversità, equità e inclusione, firmato il 21 gennaio 2025, il giorno dopo il ritorno alla Casa Bianca, ha fermato quasi tutto il lavoro dell'ufficio, comprese le circa 2.000 indagini in programma per il 2025.

L'indagine più avanzata tra quelle bloccate riguardava BAE Systems, un'azienda che produce armi, veicoli e strumenti di sicurezza informatica per il Pentagono. Dopo due anni di lavoro, gli investigatori federali avevano accertato che in un cantiere navale della Marina a Norfolk, in Virginia, alcuni dirigenti chiedevano alle operaie sesso orale e altri contatti sessuali in cambio di promozioni e straordinari e che le lavoratrici nere erano pagate e promosse meno degli uomini. Il governo stava per proporre all'azienda un accordo: risarcimenti da milioni di dollari alle lavoratrici e riforme interne, pena il rischio di perdere circa 8 miliardi di dollari all'anno in contratti federali. L'ordine di Trump ha cancellato tutto. "Non mi è stato nemmeno permesso di contattare i lavoratori", ha detto al New York Times Sam Maiden, che ha guidato l'indagine su BAE prima di andare in pensione. BAE, che non ha mai ricevuto le conclusioni dell'inchiesta, sostiene che una verifica interna non ha confermato le accuse di molestie e discriminazioni.

L'ufficio era stato creato nel 1965 dal presidente Lyndon Johnson, in piena stagione dei diritti civili, per vietare ai fornitori del governo le discriminazioni basate su etnia, religione, genere e origine nazionale. A differenza della più nota commissione federale per le pari opportunità sul lavoro, che raccoglie le denunce individuali dei lavoratori di qualsiasi azienda, l'ufficio apriva verifiche d'iniziativa sulle imprese con contratti pubblici, spesso in modo casuale, partendo dall'idea che chi lavora con i soldi dei contribuenti debba rispettare standard esemplari. Quando Trump è tornato in carica, la sua giurisdizione copriva circa 35.000 aziende con 34 milioni di dipendenti, il 20% della forza lavoro americana. Tra il 2014 e il 2024 l'ufficio ha ottenuto 260,8 milioni di dollari di risarcimenti per 250.900 lavoratori: nel 2020, per esempio, ha accertato che Wells Fargo aveva discriminato 34.193 candidati neri, costringendo la banca a pagare loro 7,8 milioni di dollari.

Il cantiere di Norfolk era sotto osservazione da anni. Nel 2013, 166 operaie avevano fatto causa a BAE per molestie e discriminazioni, ottenendo un accordo da 3 milioni di dollari, ma alla scadenza delle tutele previste i problemi erano ricominciati e le lavoratrici si erano rivolte all'ufficio del Dipartimento del Lavoro. L'indagine, aperta nell'aprile 2022, aveva raccolto le testimonianze di centinaia di dipendenti, tra cui quasi 100 donne, e documentato graffiti sessisti e razzisti, soprannomi sessualmente espliciti e ritorsioni contro chi rifiutava le richieste dei dirigenti: valutazioni abbassate, straordinari negati, richiami disciplinari. Alcune lavoratrici hanno saputo che l'indagine era chiusa solo quando un giornalista del New York Times le ha contattate.

Tra le aziende che hanno evitato i controlli grazie all'ordine esecutivo c'è Tesla: l'ufficio aveva aperto una verifica sulla fabbrica di Fremont, in California, nell'ottobre 2024, mentre Elon Musk versava milioni di dollari alla campagna di Trump e alcuni dipendenti denunciavano insulti e immagini razziste nello stabilimento. Musk, la cui SpaceX è a sua volta un grande fornitore federale, detestava da tempo l'ufficio e le sue procedure ed era furioso per l'indagine su Tesla. Sono state cancellate anche le verifiche avviate nel 2024 su Amazon, Meta e Caterpillar, mentre Google ha evitato quella in calendario per il 2025: tutte e quattro le aziende hanno donato per l'insediamento di Trump e hanno poi contribuito alla costruzione del nuovo salone da ballo della Casa Bianca.

A guidare lo smantellamento l'amministrazione ha scelto Catherine Eschbach, un'avvocata d'impresa che aveva rappresentato SpaceX in altre pratiche con il Dipartimento del Lavoro e aveva fatto causa all'ufficio per conto di un'altra cliente, l'impresa di pulizie ABM. Arrivata nel marzo 2025, nella prima settimana ha chiesto ai dipendenti un'"autopsia" delle attività e delle regole dell'ufficio, ha ordinato di fermare gran parte del lavoro e ha annunciato tagli al personale in linea con l'agenda del DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa allora guidato da Musk. Centinaia di investigatori e avvocati sono stati messi in congedo o trasferiti, mentre i rimasti hanno dovuto scrivere l'abrogazione delle norme che vietavano le discriminazioni e imponevano ai fornitori ambienti di lavoro senza molestie. Restano in vigore solo le tutele per i veterani e le persone con disabilità, coperte da leggi separate. Per la Casa Bianca l'ufficio "è stato usato per promuovere e imporre pratiche di assunzione incostituzionali e razzialmente discriminatorie" e la sua chiusura protegge il diritto di ogni americano a essere giudicato sul merito.

Senza le verifiche d'ufficio molti lavoratori non sapranno mai di essere discriminati su salari, assunzioni e promozioni, perché queste disparità sono invisibili senza i dati che le aziende erano obbligate a consegnare. "Controllava i fornitori federali prima ancora che i lavoratori sapessero di essere discriminati. Ora quella supervisione non c'è più", ha detto al New York Times Jessica Stender, direttrice delle politiche di Equal Rights Advocates, un'organizzazione legale che rappresenta i lavoratori.

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Forse sul caso #Roggero è meglio non scavare troppo. Perché più si scava e più si scoprono scheletri del tutto speciali!

Beh dai non mi dite che un conticino in Tunisia non lo avete già aperto?

in reply to N_{Dario Fadda}

Ed ecco crollare un altro dei tasselli della retorica "potrebbe succedere a chiunque domani mattina".

Non ho un'arma da fuoco, né legalmente, né illegalmente detenuta; non ho 50mila euro su un conto in Tunisia, né una gioielleria. Eppoi non tutti sono maschi bianchi violenti. Cioè, forse chi l'ha detto si riconosce in quest'ultima descrizione, io no.

Del resto il ministro dei trasporti, durante l'alta stagione turistica, non ha altro di cui occuparsi.

O forse ci vuole distrarre.

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I progressisti americani rilanciano la tassa sui grandi patrimoni


La campagna "Tax the Greedy Billionaires" vuole portare il prelievo sui super-ricchi al centro delle elezioni di metà mandato del 2026. Un sondaggio del Pew Research Center indica che l'opinione pubblica è favorevole.

Una campagna progressista vuole fare della tassa sui grandi patrimoni uno dei temi centrali delle elezioni americane di metà mandato del 2026. L'iniziativa, chiamata Tax the Greedy Billionaires, chiede ai candidati al Congresso di impegnarsi a introdurre un prelievo sui super-ricchi. A raccontarla è il Washington Post. Il caso simbolo è quello di Elon Musk, il cui patrimonio ha superato i mille miliardi di dollari dopo la quotazione in Borsa di SpaceX.

Musk è diventato uno dei simboli più evidenti di questo cambiamento. Nel primo anno della nuova Amministrazione Trump ha avuto un ruolo di primo piano nei tagli alla spesa pubblica e ai posti di lavoro federali, mentre il suo patrimonio continuava ad aumentare. "Nel momento in cui Elon Musk è diventato il primo uomo con un patrimonio da mille miliardi di dollari, dopo aver devastato il nostro governo, è evidente che dobbiamo arginare il potere senza precedenti dei super-ricchi", ha dichiarato il deputato Greg Casar, presidente del Congressional Progressive Caucus.

Ma anche la ricchezza del presidente Donald Trump è aumentata durante il mandato in una misura senza precedenti nella storia presidenziale moderna, osserva il quotidiano. Igor Volsky, direttore della campagna, sostiene che un progetto del genere sarebbe stato impensabile soltanto cinque anni fa. "Negli ultimi due anni abbiamo assistito all'esercizio spudorato di quel potere dei miliardari contro il quale molti ci mettevano in guardia da decenni", ha dichiarato al Washington Post. "È per questo che il tema è ormai entrato nello spirito del tempo".

Il piano "Five & Dime"


La proposta, nota come piano Five & Dime, prevede un'imposta del 5% sui patrimoni familiari netti superiori a 50 milioni di dollari e del 10% su quelli che superano i 250 milioni. Secondo il Tax Policy Center, centro di ricerca promosso congiuntamente dall'Urban Institute e dalla Brookings Institution, una misura di questo tipo produrrebbe entrate per 6.800 miliardi di dollari nei primi dieci anni. Le imposte sul patrimonio si scontrano tuttavia da tempo con ostacoli pratici e giuridici: la difficoltà di attribuire un valore a beni che non hanno un prezzo di mercato facilmente determinabile, il rischio di elusione e i dubbi sulla capacità di un prelievo nazionale di superare un eventuale ricorso costituzionale.

Il deputato democratico della Pennsylvania Chris Deluzio sostiene che una tassa del genere non sia mai stata tanto necessaria. I più ricchi, spiega, accrescono i propri patrimoni grazie ai rendimenti degli investimenti e ottengono liquidità attraverso prestiti garantiti dai loro stessi beni. In questo modo pagano imposte "storicamente basse, proprio mentre la quota di ricchezza detenuta dagli americani più abbienti è aumentata enormemente". "Che insegnanti, pompieri o infermieri possano avere un'aliquota effettiva superiore a quella di un milionario è una follia", ha dichiarato al quotidiano.

La richiesta di tassare maggiormente i ricchi non è nuova: da anni i democratici sostengono che i più ricchi debbano "pagare la loro giusta parte". Durante la campagna presidenziale del 2024, Kamala Harris aveva collegato la concentrazione della ricchezza alla tutela della democrazia, denunciando in particolare l'influenza esercitata sulle elezioni da miliardari come Musk. Oggi, però, l'accento è cambiato.

La nuova campagna parla meno di democrazia e insiste soprattutto sulle conseguenze concrete che la concentrazione della ricchezza produce sulla vita degli altri americani: dagli affitti sempre più elevati nelle città all'aumento dei costi sanitari. Volsky considera ormai "superata" la formula della "giusta parte" e vuole dimostrare anche ai membri più scettici del Congresso che l'opinione pubblica è molto più avanti della politica.

Midterm 2026 · Fisco e disuguaglianza

I progressisti puntano sulla patrimoniale per il voto di midterm

Una campagna chiamata Tax the Greedy Billionaires chiede ai candidati al Congresso di impegnarsi a tassare i grandi patrimoni. Il simbolo è Elon Musk, diventato il primo uomo a superare i mille miliardi di dollari.

Grafica di FocusAmerica 15 luglio 2026

Il patrimonio che ha riacceso il dibattito
Ricchezza di Elon Musk, giugno 2026
Oltre 0
miliardi di dollari

Primo essere umano a superare i mille miliardi, dopo la quotazione in Borsa di SpaceX. Al debutto il patrimonio ha toccato circa 1.100 miliardi.

È il simbolo su cui i progressisti vogliono costruire la campagna: una ricchezza pari a circa 20.000 volte la soglia da cui scatterebbe la nuova tassa.

La proposta

Il piano «Five & Dime»: due aliquote sui patrimoni più grandi


Un prelievo sul patrimonio netto delle famiglie più ricche, diviso in due scaglioni.

0%

5%

10%

Fino a 50 mln $nessun prelievo 50–250 mln $aliquota del 5% Oltre 250 mln $aliquota del 10%

Le aliquote si applicano solo alla parte di patrimonio che supera ciascuna soglia. Schema illustrativo, non in scala.

L’impatto sui conti pubblici

Un gettito stimato di 6.800 miliardi in dieci anni


La stima del Tax Policy Center, il centro studi di Urban Institute e Brookings.

0
miliardi di dollari di gettito nei primi dieci anni

Ma le imposte sul patrimonio si scontrano da tempo con ostacoli pratici e giuridici, che ne rendono incerta l’applicazione.

L’opinione pubblica

Sei americani su dieci sono infastiditi da chi non paga la giusta parte


Quota di adulti «molto infastiditi» dal fatto che alcuni ricchi non paghino la loro giusta parte di tasse. Sondaggio Pew Research Center, gennaio 2026.

Tutti gli adulti 0%

Elettori democratici 0%

Elettori repubblicani 0%

Tra i due schieramenti restano 40 punti di distanza.

Ma i democratici non sono compatti: il governatore della California Gavin Newsom si è opposto a una patrimoniale statale, temendo la fuga dei capitali, pur dicendosi favorevole a un prelievo su scala nazionale.

Gli ostacoli

Perché una patrimoniale resta difficile da applicare


Tocca ogni voce per i dettagli.

1 Quanto vale davvero un patrimonio +

Molti beni non hanno un prezzo di mercato facile da determinare, e attribuirne un valore ogni anno è complicato e contestabile.

2 Il rischio di elusione +

I capitali possono spostarsi o essere occultati. È il timore di Newsom: i più ricchi potrebbero lasciare lo Stato o trasferire altrove i propri beni.

3 I dubbi costituzionali +

Non è chiaro se un prelievo nazionale sul patrimonio possa reggere a un eventuale ricorso davanti alla Corte Suprema.

Nonostante tutto, la campagna vuole imporre il tema già nel midterm e poi trasformarlo in uno dei terreni delle primarie democratiche per le presidenziali del 2028.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati Washington Post, Tax Policy Center (Urban Institute-Brookings) e Pew Research Center (sondaggio 20-26 gennaio 2026). Ricchezza di Elon Musk aggiornata a giugno 2026.

Il consenso cresce, ma i democratici restano divisi


A confermarlo è un sondaggio del Pew Research Center condotto nel gennaio 2026. Circa 6 adulti americani su 10 affermano di essere molto infastiditi dal fatto che i ricchi e le grandi aziende non paghino la loro giusta parte di imposte. Tra gli elettori democratici la quota raggiunge l'81%, contro il 41% dei repubblicani. Non tutti i democratici condividono però questa linea. Il governatore della California Gavin Newsom, ad esempio, si è opposto all'introduzione di una patrimoniale nel suo Stato, sostenendo che spingerebbe i più ricchi ad andarsene o a trasferire altrove i propri capitali, pur dichiarandosi favorevole a un prelievo su scala nazionale. Volsky ha definito la sua posizione "profondamente deludente", ma la considera un'eccezione all'interno del partito.

Sul fronte repubblicano, invece, l'opposizione rimane più netta. Durante un intervento alla Camera, la deputata della North Carolina Virginia Foxx ha accusato i democratici di diffondere "mezze verità" sul modo in cui i più ricchi pagano le imposte. Ad ogni modo Volsky va avanti per la sua strada e punta ora a imporre il tema nel dibattito politico già durante la campagna per le elezioni di metà mandato e, successivamente, a trasformarlo in uno dei principali terreni di confronto delle primarie democratiche per le presidenziali del 2028.

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Vance dice che Epstein aveva legami con "i livelli più alti" dell'intelligence israeliana


Nel podcast di Joe Rogan il vicepresidente ha rilanciato teorie mai dimostrate sui rapporti tra Epstein e il Mossad, ammettendo che non ci sono documenti. Critiche dai repubblicani filoisraeliani.

Il vicepresidente americano JD Vance ha detto che Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali, aveva "chiaramente legami con i livelli più alti" dell'intelligence americana e israeliana. Le parole, pronunciate nel podcast di Joe Rogan, rilanciano teorie del complotto mai dimostrate che da tempo creano tensioni tra i conservatori e hanno provocato critiche anche dentro il Partito Repubblicano.

"La maggior parte della gente pensa che fosse del Mossad", il servizio di intelligence estera israeliano, ha detto Rogan, conduttore di uno dei podcast più seguiti degli Stati Uniti e frequente promotore di teorie del complotto, nella puntata di quasi tre ore uscita mercoledì 15 luglio. "Sì, Mossad o CIA, o qualche altro deep state, in America, in Israele o in un altro paese", ha risposto Vance, aggiungendo: "Aveva chiaramente legami con i livelli più alti dell'intelligence americana. Aveva chiaramente legami con i livelli più alti dell'intelligence israeliana". Nella stessa puntata il vicepresidente aveva accusato Israele di una campagna d'influenza per prolungare la guerra con l'Iran.

I milioni di file su Epstein resi pubblici dal governo americano non hanno però fornito alcuna prova conclusiva che fosse un agente o una risorsa del Mossad e lo stesso Vance lo ha riconosciuto: "Ho chiesto se ci fossero documenti che collegano direttamente Jeffrey Epstein alle nostre agenzie di intelligence o a quelle di qualcun altro e la risposta è no. Ma se quella roba fosse esistita, non esisterebbe nel 2026".

Teorie simili circolano da anni negli ambienti conservatori, promosse da figure influenti come Tucker Carlson, alleato di lunga data di Vance, e hanno attirato accuse di antisemitismo. Alcuni repubblicani vorrebbero da Vance una condanna più netta dell'antisemitismo e un sostegno più forte a Israele: i commenti a Rogan hanno intensificato quelle preoccupazioni.

L'ex deputato repubblicano di New York Peter King, forte sostenitore di Israele, ha definito le parole di Vance un segnale in codice rivolto a un'ala del partito che è "antisemita, anti-Israele, complottista e squilibrata". "Non è che tu sia un deputato alle prime armi. Sei il vicepresidente degli Stati Uniti", ha detto al New York Times. "Prima di indebolire un alleato, prima di indebolire le tue stesse agenzie di intelligence, devi sapere di cosa stai parlando".

L'ufficio del vicepresidente ha risposto al giornale con una nota in cui sostiene che tutto quello che Vance ha detto è vero e che suggerire il contrario è frutto di "malafede, stupidità o entrambe le cose", senza chiarire il senso delle sue parole. L'ufficio del primo ministro israeliano, da cui dipende il Mossad, non ha risposto a una richiesta di commento.

Ben Shapiro, noto podcaster conservatore, ebreo e forte sostenitore di Israele, ha scritto nella sua newsletter che l'intervista lo ha lasciato "preoccupato" e nel suo programma ha definito i commenti di Vance "indegni della carica" di vicepresidente: "I conservatori, in generale, non sono favorevoli alle teorie del complotto infondate, perché minano l'idea di avere la capacità di agire nel mondo". Sulla rivista online Tablet, dedicata a notizie e cultura ebraiche, il giornalista Lee Smith ha scritto che il vicepresidente "ha attaccato gli ebrei e diffuso voci infondate, per le quali ammette di non avere alcuna prova, su una sorta di oscuro complotto che coinvolge Jeffrey Epstein".

Epstein, che coltivava rapporti con persone potenti in tutto il mondo, ha avuto per anni un'amicizia e una relazione d'affari con Ehud Barak, ex primo ministro israeliano di centrosinistra. Barak ha raccontato che a presentargli Epstein fu il leader israeliano Shimon Peres nel 2002. Negli anni successivi ha partecipato a pranzi e cene nella residenza di Epstein a Manhattan e ha ricevuto circa 2,3 milioni di dollari da una fondazione legata a lui, mentre Epstein ha investito un milione di dollari in una società costituita da Barak nel 2015. "Epstein sembrava legato agli elementi di centrosinistra del deep state israeliano", ha detto Vance a Rogan. "L'ho sempre trovato affascinante".

I vertici israeliani hanno sempre negato un rapporto formale tra lo Stato e Epstein. A febbraio, dopo la pubblicazione delle email tra Epstein e Barak, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha scritto sui social: "L'insolito stretto rapporto di Jeffrey Epstein con Ehud Barak non suggerisce che Epstein lavorasse per Israele. Dimostra il contrario". L'anno scorso Carlson aveva rilanciato le teorie dal palco di una conferenza di Turning Point USA, una delle principali organizzazioni conservatrici americane, dicendo che alla domanda se Epstein lavorasse per il Mossad "ogni cittadino americano ha diritto a una risposta". L'ex primo ministro israeliano Naftali Bennett aveva replicato sui social che l'accusa era "categoricamente e totalmente falsa": "Epstein non ha mai lavorato per il Mossad. Questa accusa è una bugia diffusa da noti personaggi online come Tucker Carlson, che fingono di sapere cose che non sanno".

Vance ha comunque respinto la teoria infondata, avanzata da Rogan, secondo cui i file su Epstein sarebbero stati usati per ricattare l'amministrazione Trump e spingerla in guerra. Nel dibattito sul rapporto tra Stati Uniti e Israele si è descritto come un "moderato ragionevole": "Non ho mai sentito un argomento valido e convincente sul perché sarei antisemita, anche se molte persone mi hanno accusato di esserlo".


Vance accusa Israele: "Una campagna d'influenza per prolungare la guerra con l'Iran"


Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha accusato alcuni settori del governo israeliano di star finanziando una campagna d'influenza per orientare l'opinione pubblica americana e sabotare i negoziati con l'Iran. "Ci sono persone all'interno del loro sistema — lo sappiamo senza alcun dubbio — che stanno cercando di manipolare e modificare l'opinione pubblica americana per far continuare la guerra all'infinito", ha dichiarato durante una conversazione di tre ore con il podcaster Joe Rogan. "Non per raggiungere un obiettivo, ma semplicemente per prolungarla all'infinito".

Le accuse di Vance segnano una nuova escalation nella frattura, ormai sempre più pubblica, tra Washington e il suo principale alleato in Medio Oriente ed arrivano inoltre in un momento particolarmente delicato: il cessate il fuoco con Teheran, che lo stesso Vance ha contribuito a negoziare il mese scorso, si sta sgretolando ogni giorno che passa tra nuovi attacchi iraniani contro le navi commerciali e raid americani, proseguiti per il quinto giorno consecutivo.

Influenzare l'opinione pubblica americana


Israele ha stanziato centinaia di milioni di dollari per consolidare negli Stati Uniti il sostegno alla guerra e migliorare la propria immagine nel mondo. Uno dei contratti è stato affidato a Brad Parscale, già responsabile in passato della campagna elettorale di Trump: il Wall Street Journal ne quantifica il valore complessivo in 45 milioni di dollari, mentre i documenti depositati ai sensi del Foreign Agents Registration Act e citati da Time indicano un compenso di 1,5 milioni al mese.

Nella sua intervista, Vance ha richiamato proprio l'articolo di Time, secondo il quale una parte di quei fondi sarebbe stata impiegata per finanziare influencer online che lo avevano attaccato. "Quando apro Time e scopro che esiste una vera e propria campagna d'influenza straniera, finanziata per far naufragare l'accordo al quale stavo lavorando, e che molte delle persone pagate mi attaccavano in modo completamente disonesto, la mia risposta è: andate all'inferno", ha affermato il vicepresidente. Poi ha aggiunto: "Io rappresento prima di tutto gli americani".

Da parte sua, Parscale ha respinto le accuse sui social: "Le affermazioni secondo cui avrei attaccato il memorandum o l'Amministrazione Trump sono false. Non esiste un solo elemento di prova che dimostri che io abbia agito contro l'amministrazione".

La frattura generazionale nel mondo conservatore


Le parole di Vance acquistano particolare rilievo perché provengono dall'uomo che molti considerano l'erede politico di Trump e che il presidente ha incaricato di negoziare la fine del conflitto. Veterano della guerra in Iraq, il vicepresidente, 41 anni, ha costruito la propria carriera proprio sull'opposizione alle "guerre infinite": nel 2023, quando era senatore, si schierò contro gli aiuti all'Ucraina e all'inizio di quest'anno ha sostenuto la via diplomatica con l'Iran, salvo poi allinearsi a Trump quando il presidente ha deciso di intervenire militarmente.

Dietro il nuovo scontro si intravede però una frattura più profonda nel campo conservatore. Il sostegno a Israele, per decenni considerato un caposaldo della politica repubblicana, viene ora sempre più contestato da una generazione più giovane, convinta che gli interessi israeliani non coincidano necessariamente con quelli americani. L'attivista conservatore Bob Vander Plaats descrive un vero divario generazionale: la Generazione Z guarda a Israele soprattutto attraverso una lente politica, mentre gli elettori più anziani continuano a farlo attraverso una lente biblica.

Anche sui media conservatori questa frattura è ben presente: Tucker Carlson denuncia da settimane quella che definisce "la guerra di Israele", Megyn Kelly ha avvertito il proprio pubblico che nessun americano dovrebbe morire per un Paese straniero e lo stesso Rogan, che aveva sostenuto Trump nel 2024, ha rotto pubblicamente con il presidente dopo la decisione di entrare in guerra contro l'Iran.

La crescente irritazione di Trump


Anche Trump ha manifestato una crescente insofferenza nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusandolo di aver continuato le operazioni militari di Israele in Libano permettere a rischio i negoziati. Vance, da parte sua, non si aspetta che questi negoziati seguano un percorso lineare: "Sarà tutto complicato, con molte interruzioni e altrettante ripartenze".

La sua conclusione, tuttavia, non lascia spazio ad alcuna ambiguità: "In questo momento Israele sta perdendo la battaglia per l'opinione pubblica negli Stati Uniti d'America. È un fatto semplice ed evidente". E i sondaggi più recenti sembrano dargli ragione: secondo il Pew Research Center, il 62% degli americani ha un'opinione sfavorevole del governo israeliano, contro il 32% che lo giudica positivamente. Un sondaggio Quinnipiac rileva inoltre che il 48% degli elettori ritiene che Washington sostenga eccessivamente Israele, la quota più alta registrata dal 2017. Nello stesso sondaggio appena il 20% esprime un giudizio favorevole su Netanyahu.


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Quante volte ancora dovremo vedere una persona fermata dalle forze dell’ordine e poi non uscirne viva?

Le immagini di Abderrahim Fakir al Pilastro di Bologna sono agghiaccianti: è a terra, chiede aiuto, mentre viene bloccato dagli agenti. E richiamano alla memoria altri casi italiani, come quelli di Riccardo Magherini e Andrea Soldi, in cui le modalità di contenimento hanno avuto conseguenze drammatiche.

Quando una persona è sotto il controllo delle forze dell’ordine, chi esercita la forza ha anche il dovere di proteggerne la vita e l’incolumità.

Ora le responsabilità saranno accertate nelle sedi competenti. Ma chi ha sbagliato deve risponderne.

#AbderrahimFakir #Bologna #DirittiUmani #Giustizia #ForzeDellOrdine #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Troy Jackson sarà il candidato Dem al Senato in Maine


Nirav Shah, Shenna Bellows, Jordan Wood e Dan Kleban hanno lasciato la corsa democratica al Senato. Jackson ha superato i 301 delegati e sabato la convention di Bangor sceglie lo sfidante di Collins.

Troy Jackson potrebbe avere di fatto conquistato la candidatura democratica per il Senato degli Stati Uniti nel Maine. Domenica quattro dei suoi principali rivali si sono fatti da parte e, secondo un'analisi del Bangor Daily News, l'ex presidente del Senato statale può già contare su più della metà dei delegati che sabato 25 luglio, in una convention a Bangor, sceglieranno il sostituto di Graham Platner. Se il sostegno sarà confermato, a novembre Jackson sfiderà la senatrice repubblicana Susan Collins in una delle corse decisive per il controllo del Senato.

Alla convention voteranno 500 delegati eletti nel fine settimana nei caucus di contea, le assemblee locali del partito, insieme a 101 membri del comitato centrale democratico dello stato. Jackson era emerso come grande favorito già sabato, dopo la prima giornata di voto. Secondo i conteggi di Bloomberg, più del 90% dei circa 430 delegati scelti nelle 11 contee che avevano completato le operazioni entro domenica pomeriggio faceva parte della lista di sostenitori diffusa dalla sua campagna, mentre circa 70 delegati arriveranno dalle contee restanti. Per il Bangor Daily News è stata la contea di York, al confine con il New Hampshire, a portare sopra quota 301 i delegati impegnati a votarlo, più della metà dei voti dell'assemblea. "Grazie, contea di York. Siamo organizzati, siamo pronti e vinceremo. Solidarietà per sempre", ha scritto Jackson su X.

Corsa al Senato · Maine

Perché Troy Jackson ha già vinto la nomination


Prima ancora del voto della convention di Bangor, l’ex presidente del Senato del Maine ha superato la soglia dei delegati che serve per diventare il candidato democratico contro Susan Collins.

Grafica di FocusAmerica

La matematica della convention
0+

delegati già impegnati a votare Jackson:
la maggioranza scatta a quota 301

Soglia superata

Maggioranza: 301

0
601 votanti

Impegnati per Jackson Altri candidati o non assegnati

Alla convention votano 601 persone: 500 delegati eletti nei caucus di contea e 101 membri del comitato centrale democratico dello stato.

I caucus del fine settimana

Un dominio quasi totale nelle contee


Sabato e domenica le assemblee locali del partito hanno eletto i 500 delegati della convention. La lista dei sostenitori di Jackson ha fatto incetta di seggi.

Delegati delle 11 contee già conteggiate: quanti sono nella lista di Jackson oltre il 90%

Su circa 430 delegati eletti entro domenica pomeriggio (conteggio Bloomberg). Altri 70 circa arrivano dalle contee restanti.

La contea decisiva

Secondo il Bangor Daily News è stata la contea di York, al confine con il New Hampshire, a portare Jackson sopra quota 301: più della metà dei voti dell’assemblea, prima ancora che i caucus finissero.

Domenica 19 luglio

Il campo si svuota: quattro rivali si ritirano


Davanti ai numeri dei caucus, i principali sfidanti hanno lasciato la corsa in un solo giorno. Tre hanno annunciato subito il sostegno a Jackson.

Le tappe

Dalla caduta di Platner alla sfida a Collins


Tocca ogni tappa per i dettagli.

Attenzione

I delegati sono formalmente liberi: non hanno un obbligo legale di votare il candidato promesso. La nomina sarà ufficiale solo dopo il voto di sabato 25 luglio.

Fonte: Bangor Daily News, Bloomberg · dati al 19 luglio 2026

I delegati sono però formalmente liberi: non hanno un obbligo legale di votare il candidato promesso durante la selezione e la nomina sarà quindi ufficiale solo dopo il voto di sabato. Domenica hanno lasciato la corsa Nirav Shah, ex direttore del Center for Disease Control and Prevention del Maine, l'agenzia di salute pubblica dello stato; Shenna Bellows, segretaria di stato del Maine; Jordan Wood, ex collaboratore parlamentare a Washington; e Dan Kleban, cofondatore del birrificio Maine Beer Company. Shah, Wood e Kleban hanno annunciato subito il loro sostegno a Jackson, mentre Bellows ha motivato il passo indietro con la necessità di unire il partito contro Collins. "Oggi mi faccio da parte e lo faccio esattamente per la stessa ragione che mi aveva spinto a candidarmi: dobbiamo sconfiggere Susan Collins e il Partito Democratico deve essere unito per farlo", ha scritto Shah su X.

Platner, allevatore di ostriche e veterano di guerra, aveva vinto le primarie democratiche a giugno ed era visto come il simbolo del candidato capace di riportare al partito gli elettori della classe lavoratrice. Aveva superato le polemiche per un tatuaggio simile a un simbolo nazista e per vecchi post offensivi sui social, ma all'inizio di luglio si è ritirato davanti alle accuse circostanziate di violenza sessuale di una ex fidanzata, accuse che lui respinge.

Jackson ha costruito un profilo simile a quello di Platner: ex repubblicano passato su posizioni progressiste, è un boscaiolo di quinta generazione cresciuto nel Maine rurale e in una precedente corsa a governatore, persa, aveva puntato su tutele più forti per i lavoratori, sanità universale e tasse più alte per i più ricchi. Nella corsa per il Senato lo ha appoggiato Our Revolution, l'organizzazione progressista nata dai sostenitori del senatore del Vermont Bernie Sanders. "Il messaggio è inequivocabile: gli abitanti del Maine hanno votato perché un movimento continui", ha detto domenica in un comunicato il suo direttore esecutivo Joseph Geevarghese. La deputata statale Nina Milliken, delegata e referente della campagna di Jackson nella contea di Hancock, ha detto a Bloomberg che "la gente è davvero stufa".

Collins è considerata una delle senatrici repubblicane in carica più vulnerabili e la corsa del Maine è ritenuta decisiva per le speranze dei democratici di conquistare la maggioranza al Senato. Il presidente Donald Trump ha perso lo stato alle elezioni del 2024 e i democratici attaccano Collins per i suoi voti a favore delle politiche della Casa Bianca. La settimana scorsa, dopo che un agente federale ha ucciso un uomo colombiano proprio nel Maine, hanno criticato il suo sì a un pacchetto da 70 miliardi di dollari che finanzia i controlli sull'immigrazione fino alla fine del mandato di Trump.


Troy Jackson è a un passo dalla nomination Dem per il Senato in Maine


Troy Jackson, ex presidente del Senato statale del Maine, ha dominato la prima giornata di selezione dei delegati che sabato 25 luglio sceglieranno il nuovo candidato democratico al Senato degli Stati Uniti al posto di Graham Platner. Le liste di delegati collegate alla sua campagna hanno vinto almeno 290 dei 319 posti assegnati sabato in otto contee: a Jackson mancano appena 11 delegati per avere la maggioranza assoluta alla convention da cui uscirà lo sfidante della senatrice repubblicana Susan Collins.

Platner, l'ostricoltore che a giugno aveva vinto le primarie democratiche, si è ritirato il 10 luglio, quattro giorni dopo che Politico aveva rivelato l'accusa di una sua ex fidanzata, che sostiene di aver subito una violenza sessuale nel 2021. Platner respinge l'accusa. La legge dello stato affida al partito la scelta del sostituto, da comunicare entro il 27 luglio. A decidere saranno i 601 delegati della convention convocata a Bangor: 500 vengono eletti in questo fine settimana nei caucus, le riunioni locali con cui gli elettori democratici scelgono contea per contea i propri rappresentanti, mentre gli altri 101 sono membri di diritto del comitato statale del partito. I delegati non sono formalmente vincolati e alla convention potranno votare per chiunque.

Sabato Jackson ha fatto quasi il pieno nelle contee più popolose: 148 delegati su 149 nella contea di Cumberland, quella di Portland, la città più grande e più democratica dello stato, e tutti i 44 posti della contea di Penobscot. La sua campagna si è presentata ai caucus con gruppi organizzati di volontari, liste chiare di nomi da votare e il sostegno di oltre una decina di sindacati, il mondo da cui Jackson proviene. Le liste dei rivali condividevano tra loro anche più di cento nomi, mentre quella di Jackson non si sovrapponeva quasi con nessuno, segno di un'organizzazione superiore. Sabato sera Jackson ha ringraziato i sostenitori su X: "Siamo sulla buona strada per avere il governo che ci meritiamo". Domenica si vota nelle altre otto contee per gli ultimi 181 delegati.

Jackson, boscaiolo di Allagash, all'estremo nord dello stato, è in politica da oltre vent'anni, quasi tutti passati nel Senato del Maine, che ha presieduto dal 2018 al 2024. È cresciuto politicamente nei sindacati e a giugno era arrivato terzo alle primarie democratiche per la carica di governatore, una corsa in cui aveva ricevuto il sostegno del senatore Bernie Sanders e aveva fatto campagna al fianco di Platner. È stato tra i primi a chiedere il ritiro dell'ex alleato, ma ora si presenta come l'erede del suo movimento: "Il movimento che avete costruito può vincere", ha detto agli ex sostenitori di Platner lanciando la candidatura. Le sue posizioni ricalcano quelle dell'ex candidato: la sanità pubblica universale con il programma noto come "Medicare for All", più tasse sui miliardari, l'abolizione dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), l'agenzia federale che esegue arresti ed espulsioni degli immigrati, e lo stop agli aiuti militari a Israele.

I rivali più vicini sono usciti dal primo giorno di voto quasi senza possibilità. Nirav Shah, epidemiologo ed ex capo della sanità pubblica dello stato, e Shenna Bellows, segretaria di stato del Maine, la carica che organizza le elezioni, hanno ottenuto una manciata di delegati a testa sui 319 assegnati. Shah ha detto a Politico di aver telefonato personalmente a circa 500 aspiranti delegati e ha assicurato che continuerà a cercare di convincerli fino alla convention. In tutto i candidati alla nomination erano dodici.

Chi vincerà erediterà la rete di volontari costruita in un anno dalla campagna di Platner, che sosteneva di contarne 15.000. Una parte di quella rete si è organizzata nel Maine People Powered Movement e ha diffuso una lettera aperta con una piattaforma ispirata alla campagna dell'ex candidato, con l'espansione della sanità pubblica, una tassa minima sui miliardari e più diritti per i sindacati: Jackson, Shah e Bellows l'hanno sottoscritta subito. Quasi 4.000 persone si sono candidate come delegati e circa 11.000 si sono registrate per votare nei caucus.

Alcuni aspiranti delegati si sono ritrovati sulle liste di più campagne senza saperlo e in diverse contee i problemi tecnici con il voto online hanno costretto a prolungare le operazioni: sono gli intoppi di un processo messo in piedi dal partito in una decina di giorni. Nella contea di Cumberland un pareggio per l'ultimo posto disponibile è stato risolto estraendo un nome da un cappello da baseball. Tra gli ex sostenitori di Platner c'è anche chi contesta il metodo, perché a sostituire un candidato scelto da oltre 150.000 elettori alle primarie saranno 601 delegati.

Il seggio del Maine è al centro delle speranze dei democratici di riconquistare la maggioranza al Senato alle elezioni di medio termine di novembre. Collins, al quinto mandato, è l'unica senatrice repubblicana che si ricandida in uno stato in cui il presidente Donald Trump ha perso nel 2024. "È probabilmente la corsa più importante di tutto il paese", ha detto Jackson sabato ai giornalisti. Negli ultimi giorni tutti i candidati hanno attaccato Collins per il suo sostegno all'ICE, dopo che un agente dell'agenzia ha ucciso un uomo a Biddeford, sulla costa del Maine: in un dibattito televisivo giovedì Jackson ha detto che Collins, presidente della commissione del Senato che decide la spesa federale, "avrebbe dovuto essere in grado di fermare l'ICE".


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Viterbo, Rifondazione Comunista: scritta fascista al liceo Buratti è schiaffo alla memoria home.rifondazione.eu/2026/07/2… #Antifascismo #Lazio

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