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Il diritto internazionale nel frattempo non è cambiato: è cambiato il costo politico di far finta di niente.
Anche questo è un merito della Global Sumud Flotilla: aver messo a nudo le ipocrisie del governo Meloni.

#DirittoInternazionale #GlobalSumudFlotilla #Gaza #Palestina #GovernoMeloni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia

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We’ve been enjoying Pokémon games for 30 years! But with some modern games, the publisher can decide to take a perfectly good game away from you whenever they want. It’s not fair, and it has to end.

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UPDATE Trump just U-turned on the Polish troop deployment, pledging an additional 5,000 troops. Knowing Trump, this will be followed by another U-turn next week. Regardless: we shouldn’t depend on Trump or any American president for our security- so let's take decisions into our own hands


I DON’T EVEN BLAME TRUMP! He’s only doing what a wannabe dictator would do, by destabilising his allies and helping Putin!

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I Dem sono in vantaggio per vincere la Camera a novembre


Il partito guadagna terreno nei sondaggi sul voto al Congresso, mentre l'approvazione del presidente scende sotto il 40 per cento e cresce la disapprovazione su economia e guerra con l'Iran.

I democratici hanno accumulato un vantaggio sufficiente nei sondaggi nazionali per riconquistare la Camera dei rappresentanti nelle elezioni di metà mandato del novembre 2026, nonostante il ridisegno dei collegi elettorali abbia favorito i repubblicani. Lo indicano sia le medie dei sondaggi sia un modello previsionale basato su otto decenni di storia elettorale americana.

L'approvazione del presidente Donald Trump è scesa sotto il 40 per cento. Le medie di RealClearPolitics la collocano al 38,4 per cento secondo Silver Bulletin, con un saldo netto tra approvazione e disapprovazione di meno 17 per cento per RealClearPolitics e meno 20,1 per cento per Silver Bulletin. Sul cosiddetto generic ballot, cioè il sondaggio che misura le intenzioni di voto per la Camera senza fare riferimento a candidati specifici, i democratici hanno raggiunto i livelli più alti dell'attuale mandato di Trump: 7,2 punti di vantaggio nella media di RealClearPolitics e 6,6 punti in quella di Silver Bulletin.

Per dare un termine di paragone, nel 2024 i repubblicani vinsero il voto popolare nazionale per la Camera con un margine del 2,6 per cento, che si tradusse in una maggioranza di soli cinque seggi. Nel 2022 il margine fu del 2,7 per cento e produsse sette seggi di vantaggio. Nelle elezioni di metà mandato del 2018, durante il primo mandato di Trump, i democratici vinsero il voto popolare nazionale con 8,6 punti di vantaggio e conquistarono la Camera con un margine di 35 seggi.

Alcuni sondaggi recenti mostrano numeri ancora più favorevoli ai democratici rispetto alle medie. Un sondaggio del New York Times e del Siena College del 15 maggio dà i democratici avanti di 11 punti tra gli elettori registrati, 50 a 39 per cento. AtlasIntel, all'inizio di maggio, ha registrato un vantaggio democratico di 15 punti, 55 a 40 per cento.

Il vantaggio democratico appare sufficiente a superare il guadagno che i repubblicani hanno ottenuto attraverso il ridisegno dei collegi elettorali. La situazione è cambiata dopo la sentenza della Corte Suprema del 29 aprile nel caso Louisiana contro Callais, che ha indebolito una disposizione chiave del Voting Rights Act del 1965 e ha permesso a diversi Stati del Sud di ridisegnare i collegi smantellando alcuni distretti a maggioranza di minoranze etniche e creando nuovi collegi favorevoli ai repubblicani. A questo si è aggiunta una decisione della Corte Suprema della Virginia che ha bocciato un piano democratico di ridisegno che avrebbe creato quattro nuovi collegi favorevoli ai democratici. Secondo le stime di G. Elliott Morris, citate da Intelligencer, i democratici potrebbero ora dover vincere il voto popolare nazionale con un margine fino al 4 per cento per riconquistare la Camera. Al momento sono sopra questa soglia.

Alan I. Abramowitz, politologo dell'Università di Emory e collaboratore di Sabato's Crystal Ball, ha aggiornato un modello previsionale che combina due variabili: il numero di seggi detenuti dal partito del presidente prima delle elezioni e il margine sul generic ballot. Applicato alle 20 elezioni di metà mandato tra il 1946 e il 2022, il modello spiega il 94 per cento della variazione nei seggi vinti dal partito del presidente. Aggiungere l'indice di approvazione presidenziale non migliora l'accuratezza delle previsioni, perché secondo Abramowitz il generic ballot già incorpora il peso politico del presidente.

I repubblicani hanno vinto 220 seggi nel 2024 e sono indietro di circa sei punti sul generic ballot. Applicando il modello, perderebbero 28 seggi, scendendo a 192. Anche assumendo che il ridisegno dei collegi aggiunga effettivamente 10 seggi favorevoli ai repubblicani prima delle elezioni, la previsione si ferma a 197 seggi, comunque ben sotto i 218 necessari per la maggioranza. Per Abramowitz, i democratici sono favoriti a conquistare la Camera in qualsiasi scenario in cui mantengano almeno due punti di vantaggio sul generic ballot. I repubblicani avrebbero una possibilità ragionevole di conservare la maggioranza solo se fossero in parità o in vantaggio sul generic ballot.

Anche il livello di entusiasmo elettorale favorisce i democratici. Un sondaggio Economist e YouGov dell'11 maggio rileva che il 68 per cento dei democratici si dice molto motivato a votare, contro il 61 per cento dei repubblicani. Un sondaggio ABC e Washington Post del 3 maggio mostra che il 73 per cento degli elettori democratici considera le elezioni del 2026 più importanti delle precedenti elezioni di metà mandato, contro il 52 per cento dei repubblicani.

Dietro questi numeri ci sono soprattutto le preoccupazioni per il costo della vita e la guerra con l'Iran. Sui temi economici Trump ha un saldo netto di approvazione di meno 41,8 per cento nella media di Silver Bulletin. Il sondaggio Times e Siena gli attribuisce il 28 per cento di approvazione e il 69 per cento di disapprovazione sul costo della vita, di cui il 56 per cento di disapprovazione forte. CBS e YouGov registrano 27 per cento di approvazione e 73 per cento di disapprovazione. Reuters e Ipsos rilevano 25 per cento di approvazione e 69 per cento di disapprovazione. Il 65 per cento degli americani intervistati da CBS e YouGov ritiene che le politiche di Trump stiano peggiorando l'economia.

La guerra con l'Iran è quasi altrettanto impopolare. Le medie di Silver Bulletin indicano che il 36 per cento degli americani sostiene il conflitto e il 58,9 per cento si oppone, con un saldo netto di meno 22,9 per cento. All'inizio del conflitto, il 3 marzo, il saldo netto era di meno 8,2 per cento. Il sondaggio Times e Siena rileva che il 56 per cento degli elettori registrati disapprova fortemente la guerra. L'86 per cento degli americani intervistati da Economist e YouGov ritiene che il conflitto durerà almeno un altro mese, e il 34 per cento pensa che durerà più di un anno.

Il consenso di Trump appare sempre più limitato al nucleo duro del movimento MAGA. Tra gli elettori indipendenti, Times e Siena registrano il 26 per cento di approvazione e il 69 per cento di disapprovazione, di cui il 54 per cento di disapprovazione forte. Economist e YouGov rilevano numeri quasi identici: 24 per cento di approvazione e 65 per cento di disapprovazione. Reuters e Ipsos indicano 26 per cento di approvazione e 71 per cento di disapprovazione. Il dato più significativo riguarda gli elettori che hanno votato per Trump nel 2024: il sondaggio Times e Siena rileva che il 16 per cento di loro ora disapprova il suo operato.

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Der Deepfake-Skandal um Grok basierte auf Daten, die die Organisation AI Forensics gesammelt hatte. Der Direktor der NGO spricht über das Risiko, ins Visier von Musk zu geraten und darüber, welche weiteren Probleme ihnen in der Arbeit begegnen.

netzpolitik.org/2026/ai-forens…

in reply to netzpolitik.org

Also in English: Without the data-driven investigation conducted by AI Forensics the Grok deepfake scandal might never have been uncovered. In an interview with netzpolitik.org, the NGO’s director Marc Faddoul talks about the risk of being targeted by Elon Musk, and what other issues they encounter in their work for regulators such as the European Commission.

netzpolitik.org/2026/ai-forens…

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Khamenei ferma il trasferimento dell'uranio all'estero, negoziato in stallo


La nuova Guida Suprema iraniana ha ordinato che le scorte di uranio quasi pronto per uso militare restino nel Paese. Una decisione che complica la trattativa con Washington e irrigidisce lo scontro con Israele.

La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato che le scorte di uranio quasi pronto per uso militare non lascino il Paese. La nuova direttiva irrigidisce la posizione di Teheran su una delle richieste chiave degli Stati Uniti e rischia di complicare seriamente i negoziati in corso per porre fine alla guerra con Washington e Tel Aviv. Lo riferisce Reuters, citando due alte fonti iraniane.

"La direttiva della Guida Suprema, e il consenso all'interno dell'establishment, è che le scorte di uranio arricchito non debbano lasciare il Paese", ha detto a Reuters una delle due fonti, parlando in forma anonima per la delicatezza del tema. I vertici politici e militari di Teheran ritengono che inviare il materiale all'estero renderebbe il Paese più vulnerabile a futuri attacchi di Stati Uniti e Israele. Teheran sostiene ufficialmente che una parte dell'uranio altamente arricchito serva a scopi medici e a un reattore di ricerca nella capitale, che opera con piccole quantità di uranio arricchito intorno al 20%.

Secondo alcuni funzionari israeliani citati dalla stessa agenzia, il presidente Donald Trump aveva assicurato a Israele che lo stock iraniano di uranio altamente arricchito sarebbe stato trasferito fuori dal territorio iraniano. Ogni accordo di pace, secondo questa linea, avrebbe dovuto contenere una clausola esplicita in tal senso. Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che non considererà conclusa la guerra finché l'uranio arricchito non sarà del tutto rimosso, Teheran non interromperà il sostegno alle milizie alleate e le sue capacità missilistiche balistiche non saranno eliminate.
L'uranio che blocca la pace — FocusAmerica

Guerra USA-Iran · Il nodo del negoziato

L'uranio che blocca la pace


Mojtaba Khamenei ordina che le scorte di uranio arricchito non lascino il Paese. È la richiesta principale di Washington e Tel Aviv per chiudere la guerra. Su questo punto i negoziati sono bloccati.

FocusAmerica · Analisi geopolitica Fonti: Reuters, CNN, AIEA

Uranio arricchito al 60% — stima AIEA
440,9kg

Lo stock di uranio arricchito iraniano che esisteva prima dei raid del giugno 2025. Non si sa quanto sia sopravvissuto agli attacchi americani e israeliani: la maggior parte resta probabilmente sepolta nelle gallerie dei siti nucleari.

~200
kg a Isfahan

2
impianti a Natanz

?
resto disperso

Esplora il dossier
1 L'uranio 2 Le posizioni 3 Le capacità 4 Cronologia

Dove si trova l'uranio arricchito

Lo stock noto e quello introvabile


L'AIEA ha confermato con precisione solo la quota custodita a Isfahan. Il resto — circa la metà delle scorte pre-guerra — è disperso tra siti bombardati, gallerie sigillate e materiale di cui non si conosce il destino.

Stock totale stimato 440,9 kg

~200 kg localizzati ~240 kg non confermati

I

Isfahan — complesso di tunnel
~200 kg

Secondo il direttore AIEA Rafael Grossi, è qui che si trova "principalmente" l'uranio sopravvissuto ai raid. Custodito in gallerie sotterranee.

N

Natanz — due impianti di arricchimento
Quota residua

L'Iran disponeva qui di due impianti di arricchimento. Quantità precisa di materiale arricchito post-raid di giugno non confermata pubblicamente dall'agenzia.

?

Sotto le macerie — dispersione incerta
~240 kg

La differenza tra lo stock pre-raid e quanto localizzato dall'AIEA. Stato e accessibilità rimangono oggetto di valutazioni d'intelligence.

I tre attori con tre richieste tra loro incompatibili

Cosa chiede ciascuna parte


Tocca ogni voce per leggere la posizione completa.

Iran
L'uranio resta nel Paese

La richiesta
Le scorte non lasciano il territorio iraniano. Diritto all'arricchimento deve essere riconosciuto.

Direttiva della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei. I vertici politici e militari ritengono che inviare il materiale all'estero renderebbe il Paese più vulnerabile a futuri attacchi. Teheran sostiene che parte dell'uranio al 20% serva a scopi medici e a un reattore di ricerca. Aperto solo a una "diluizione sotto supervisione AIEA".

Stati Uniti
Trasferimento totale all'estero

La richiesta
Lo stock di uranio altamente arricchito deve uscire dall'Iran. Clausola esplicita in qualsiasi accordo di pace.

Trump ha assicurato a Israele il trasferimento del materiale arricchito fuori dall'Iran, secondo i funzionari israeliani. Avverte che gli USA sono pronti a colpire di nuovo se l'Iran non firmerà un accordo a breve. Lascia però intendere che Washington potrebbe ancora attendere qualche giorno per "ottenere le risposte giuste".

Israele
Tre condizioni, nessun compromesso

La richiesta
Rimozione totale dell'uranio + stop al sostegno alle milizie + eliminazione delle capacità balistiche.

Netanyahu non considererà conclusa la guerra finché non saranno soddisfatte tutte e tre le condizioni. Si tratta indubbiamente della posizione più rigida tra tutti gli attori in campo.

Il quadro contestato

La ricostituzione militare iraniana procede più velocemente del previsto


L'intelligence americana smentisce le valutazioni ottimistiche del CENTCOM. L'Iran ha già superato tutte le tempistiche previste per il ripristino delle sue scorte militari.

Le due valutazioni a confronto

Versione ufficiale
90%
Base industriale della difesa iraniana distrutta. "L'Iran non potrà ricostituire la propria forza militare per anni."
Amm. Cooper · CENTCOM

Versione intelligence
Mesi
Non anni. Il danno avrebbe rallentato la ricostituzione di pochi mesi, secondo le fonti della CNN. Russia e Cina hanno continuato a fornire componenti chiave.
4 fonti USA · CNN

"Gli iraniani hanno superato tutte le tempistiche che la comunità d'intelligence aveva previsto per la ricostituzione delle sue scorte." — Funzionario americano, citato dalla CNN
Lo stato delle capacità iraniane

Lanciarazzi sopravvissuti
2/3

Stima rivista al rialzo grazie al tempo passato dal cessate il fuoco

Tempo per pieno recupero della capacità di attacco con droni
6 mesi

Produzione già parzialmente riavviata durante la tregua in corso

Difesa costiera e balistica
Significativa

E' stata conservata una quota ancora rilevante di sistemi di difesa costiera, secondo le valutazioni più recenti

Le tappe del conflitto

Dal raid al fragile cessate il fuoco.


Tocca un evento per leggerne i dettagli. L'ultima tappa è già aperta.

Giugno 2025
Primi attacchi contro gli impianti nucleari iraniani

USA e Israele colpiscono i siti di arricchimento. Al momento dei raid, l'AIEA stima che vi erano 440,9 kg di uranio arricchito al 60% nelle scorte iraniane.

28 Febbraio 2026
Apertura della nuova fase di guerra USA-Iran

Inizia la fase più accesa del conflitto. L'Iran risponde colpendo gli Stati del Golfo che ospitano basi militari americane. In Libano si riaccendono gli scontri tra Israele ed Hezbollah.

Marzo 2026
L'AIEA conferma la presenza di ~200 kg di uranio arricchito a Isfahan

Il direttore Rafael Grossi indica che ciò che resta dell'uranio è "principalmente" custodito nel complesso di tunnel di Isfahan. Il destino del resto delle scorte non è confermato.

Inizio Aprile
Cessate il fuoco mediato dal Pakistan

Sei settimane di tregua, durante le quali l'Iran ha riavviato parte della produzione di droni. Resta attivo il blocco navale americano dei porti iraniani e il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz.

Maggio 2026
Khamenei: l'uranio non lascia il nostro Paese

La nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei emette la direttiva che impedisce il trasferimento dell'uranio all'estero. I negoziati si arenano sul punto principale. Trump avverte di nuovo: pronti a colpire ancora.

Fonti Reuters · CNN · CBS · AIEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica) · Testimonianza CENTCOM alla Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti. Dati al 21 maggio 2026.

La diffidenza di Teheran


Il cessate il fuoco nella guerra cominciata il 28 febbraio resta fragile. Dopo i raid di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, Teheran ha risposto attaccando gli Stati del Golfo che ospitano basi militari americane, mentre in Libano si sono riaccesi gli scontri proprio tra Israele e Hezbollah. I negoziati, mediati dal Pakistan, restano intanto bloccati dal blocco navale americano dei porti iraniani e dal controllo esercitato da Teheran sullo Stretto di Hormuz, uno degli snodi cruciali per l'approvvigionamento globale di petrolio.

A Teheran cresce sempre di più il sospetto che la pausa nelle ostilità sia piuttosto una manovra tattica di Washington: creare un senso di sicurezza, poi riprendere i raid. Il principale negoziatore iraniano, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf, ha detto mercoledì che le "mosse evidenti e nascoste del nemico" indicano la preparazione di nuovi attacchi americani. Lo stesso giorno Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a colpire ancora se l'Iran non accetterà un accordo, pur lasciando intendere che Washington potrebbe attendere qualche giorno per "ottenere le risposte giuste".

Secondo le fonti, le due parti hanno iniziato a ridurre alcune distanze, ma il punto più delicato resta proprio il programma nucleare: il destino delle scorte di uranio e la richiesta iraniana di vedersi riconosciuto il diritto all'arricchimento. Una delle fonti iraniane ha però indicato l'esistenza di "formule praticabili" per superare l'impasse: "Ci sono soluzioni come diluire le scorte sotto la supervisione dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica".

L'Aiea stima che, al momento degli attacchi contro gli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025, l'Iran disponesse di 440,9 km di uranio arricchito al 60%. Non è chiaro quanto di questo materiale sia sopravvissuto alle ondate di attacchi contro i siti di arricchimento iraniani. Il direttore dell'Agenzia, Rafael Grossi, ha detto a marzo che ciò che resta è "principalmente" custodito in un complesso di tunnel nel sito nucleare di Isfahan, dove l'Aiea ritiene si trovino poco più di 200 kg. Altro materiale sarebbe a Natanz, dove l'Iran disponeva di due impianti di arricchimento.

Droni, missili e controllo di Hormuz


A complicare il quadro c'è la valutazione dell'intelligence americana, secondo cui l'apparato militare iraniano si sta ricostituendo molto più rapidamente del previsto, secondo quanto hanno riferito quattro diverse fonti alla Cnn. Durante le sei settimane di cessate il fuoco iniziate a inizio aprile, l'Iran ha già riavviato parte della produzione di droni e alcune stime indicano che Teheran potrebbe recuperare pienamente la capacità di attacco con droni in appena sei mesi. "Gli iraniani hanno superato tutte le tempistiche che la comunità d'intelligence aveva previsto per la ricostituzione delle proprie scorte", ha detto un funzionario americano alla CNN.

Secondo le fonti, hanno pesato due fattori: il sostegno di Russia e Cina e il fatto che i raid statunitensi e israeliani abbiano inflitto meno danni di quanto inizialmente ipotizzato. Pechino avrebbe continuato a fornire all'Iran componenti utilizzabili per costruire missili e droni anche durante il conflitto, sebbene i flussi sarebbero stati ridotti dal blocco navale americano. Netanyahu ha dichiarato la scorsa settimana alla CBS che la Cina fornisce a Teheran "componenti per la produzione di missili", senza però aggiungere ulteriore dettagli. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha respinto categoricamente l'accusa definendola "priva di fondamento".

Sta di fatto che le valutazioni più recenti indicano inoltre che l'Iran conserva una quota significativa delle sue capacità balistiche, di attacco con droni e di difesa costiera. Un recente rapporto ha alzato a due terzi la stima dei lanciatori missilistici sopravvissuti ai raid, anche grazie al tempo offerto dal cessate il fuoco per recuperare quelli rimasti sepolti durante i bombardamenti.

Il quadro contrasta apertamente con la testimonianza del comandante del CENTCOM, l'ammiraglio Brad Cooper, che martedì, davanti alla Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti, ha dichiarato che l'operazione Epic Fury ha distrutto "il 90% della base industriale della difesa" iraniana e che "l'Iran non potrà ricostituire la propria forza militare per anni". Due fonti hanno detto alla CNN che l'intelligence non conferma per nulla questa lettura: secondo una di loro, il danno avrebbe rallentato la ricostituzione di pochi mesi, non di anni.

Resta intanto sempre più aperta la partita dello Stretto di Hormuz. Iran e Oman stanno discutendo un meccanismo permanente per garantire la sicurezza nella stretta via d'acqua, con Teheran che punta a istituzionalizzare il suo pedaggio sul transito delle navi commerciali. Secondo un inviato diplomatico iraniano, il sistema servirebbe a consolidare nel lungo periodo il ruolo di Iran e Oman come principali controllori dello Stretto, trasformando una leva temporanea nata dal conflitto in un diritto sovrano permanente.

La neonata Autorità iraniana degli Stretti del Golfo Persico ha già iniziato ad applicare regole condizionate e tariffe che in alcuni casi superano il milione di dollari per nave, con esenzioni selettive solo per Paesi amici come Russia e Cina, nonostante Washington consideri il pedaggio permanente un ostacolo non negoziabile a un accordo di pace duraturo. Trump ha persino avvertito le compagnie marittime internazionali che il pagamento delle tariffe iraniane potrebbe far scattare pesanti sanzioni economiche americane.

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Gli Stati Uniti sospendono la vendita di armi a Taiwan


Il segretario aggiunto della Marina americana Hung Cao ha confermato in un'audizione al Senato lo stop a un pacchetto da 14 miliardi di dollari. Pechino segue da vicino il dossier.

Gli Stati Uniti hanno congelato una vendita di armi a Taiwan del valore di 14 miliardi di dollari per garantire scorte sufficienti di munizioni all'operazione militare in corso contro l'Iran. L'annuncio è arrivato giovedì 21 maggio dal segretario aggiunto ad interim della Marina americana, Hung Cao, durante un'audizione davanti alla sottocommissione Difesa per gli stanziamenti del Senato.

"In questo momento facciamo una pausa per assicurarci di avere le munizioni necessarie per l'operazione Epic Fury", ha dichiarato Cao rispondendo alle domande del senatore repubblicano del Kentucky Mitch McConnell. Cao ha sostenuto che le riserve sono "abbondanti" e ha aggiunto che "le vendite militari all'estero riprenderanno quando l'amministrazione lo riterrà necessario". Interpellato sulla possibilità di un'approvazione futura, Cao ha rinviato la decisione al segretario alla Difesa Pete Hegseth e al segretario di Stato Marco Rubio. "È proprio questo che preoccupa", ha replicato McConnell.

L'operazione Epic Fury è stata lanciata il 28 febbraio contro l'Iran. Dall'inizio del conflitto le forze armate americane avrebbero consumato migliaia di missili, esaurendo quasi del tutto le scorte di missili da crociera stealth a lungo raggio e riducendo in misura significativa quelle di Tomahawk, intercettori Patriot, missili Precision Strike e ATACMS. La Casa Bianca si prepara a chiedere al Congresso un finanziamento supplementare compreso tra 80 e 100 miliardi di dollari per la guerra in Iran, una parte rilevante dei quali servirà a ricostituire gli arsenali svuotati nelle dodici settimane di conflitto, entrato in una tregua tesa dall'inizio di aprile.

Le dichiarazioni del segretario aggiunto della Marina sembrano contraddire la versione fornita dal presidente Donald Trump. La scorsa settimana il presidente aveva spiegato di voler tenere in sospeso la vendita per usarla come "carta negoziale" con la Cina. "Non l'ho ancora approvata. Vedremo cosa succede", aveva detto Trump a Fox News, aggiungendo: "Potrei farlo, potrei non farlo". Parlando con i giornalisti dopo un viaggio a Pechino, il presidente aveva riferito di aver discusso "in grande dettaglio" della questione con il presidente cinese Xi Jinping.

Il segretario alla Difesa Hegseth ha minimizzato le preoccupazioni sullo stato delle scorte, accusando stampa e parlamentari di ingigantire il problema. "La questione delle munizioni è stata sciaguratamente e inutilmente esagerata", ha dichiarato Hegseth davanti ai membri della commissione bilancio della Camera la scorsa settimana. "Sappiamo esattamente cosa abbiamo. Abbiamo a sufficienza di ciò che ci serve".

La trattativa bloccata sulla scrivania del presidente da mesi riguarda il secondo pacchetto di armi destinato a Taipei dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Alla fine del 2025 Washington aveva approvato una prima vendita da circa 11 miliardi di dollari, definita un record. Il nuovo accordo da 14 miliardi resta invece in attesa di una decisione.

La Cina considera Taiwan una propria provincia e non ha mai rinunciato all'uso della forza per riportarla sotto il proprio controllo, pur dichiarando di preferire una soluzione pacifica. Gli Stati Uniti riconoscono ufficialmente solo Pechino, ma in base al Taiwan Relations Act, una legge approvata dal Congresso nel 1979 dopo il riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese, sono tenuti a fornire armi difensive all'isola a condizione che questa non dichiari l'indipendenza. Washington ha inoltre osservato per decenni le cosiddette Sei Assicurazioni, un insieme di principi politici non vincolanti introdotti nel 1982 sotto l'amministrazione Reagan, la seconda delle quali stabilisce che gli Stati Uniti non consultino la Cina sulle vendite di armi a Taiwan.

La rottura di questo protocollo si è già manifestata. Trump ha ammesso che Xi gli ha sollevato la questione delle armi durante il vertice in Cina e ha dichiarato di non aver assunto "alcun impegno in nessuna direzione", rifiutandosi anche di chiarire pubblicamente se gli Stati Uniti difenderebbero Taiwan in caso di attacco cinese. Il presidente ha inoltre annunciato l'intenzione di parlare direttamente con il leader taiwanese Lai Ching-te, in particolare delle vendite di armi, una conversazione che interromperebbe quattro decenni di prassi diplomatica e che Pechino ha già condannato in anticipo.

Sul fronte politico interno, la richiesta di continuare le forniture militari a Taiwan è arrivata da parlamentari di entrambi gli schieramenti. Il deputato repubblicano del Texas Michael McCaul, ex presidente della commissione Esteri della Camera, ha sostenuto che gli Stati Uniti devono "armare Taiwan affinché possa difendersi come deterrente nei confronti del presidente Xi".

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La rassegna stampa di venerdì 22 maggio 2026


Trump annuncia l'invio di 5mila soldati in Polonia mentre i repubblicani si ribellano contro il fondo da 1,8 miliardi per le vittime di "weaponization"

Questa è la rassegna stampa di venerdì 22 maggio 2026

I repubblicani si ribellano contro il fondo "anti-weaponization" di Trump


Il Senato ha rinviato il voto su un pacchetto di finanziamenti per l'immigrazione da 72 miliardi di dollari a causa delle forti critiche al fondo da 1,8 miliardi creato dall'amministrazione Trump per compensare chi sostiene di essere stato perseguitato dal governo. Anche l'ex leader repubblicano Mitch McConnell ha criticato duramente l'iniziativa definendola un "fondo per pagare persone che aggrediscono i poliziotti".

Fonti: WSJ, NYT, The Hill

Trump annuncia l'invio di 5mila soldati americani in Polonia


Il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti invieranno 5mila truppe aggiuntive in Polonia, una settimana dopo che il Pentagono aveva cancellato un dispiegamento pianificato di 4mila militari. La mossa è vista come un tentativo di rassicurare un alleato chiave dopo le critiche ricevute per la precedente cancellazione.

Fonti: WSJ, The Hill

La Camera cancella il voto sui poteri di guerra per l'Iran


I leader repubblicani della Camera hanno improvvisamente cancellato il voto su una risoluzione che limiterebbe i poteri di guerra del presidente Trump contro l'Iran, dopo che era diventato chiaro che la misura avrebbe probabilmente ottenuto i voti necessari per passare. La cancellazione evita un'imbarazzante sconfitta per l'amministrazione Trump.

Fonti: NYT, WSJ, Guardian

L'autopsia del DNC sulle elezioni del 2024 scatena nuove polemiche


Il Comitato Nazionale Democratico ha finalmente pubblicato il suo rapporto post-mortem sulle sconfitte elettorali del 2024, ma il documento è stato ampiamente criticato per errori e omissioni significative. Il presidente del DNC Ken Martin ha ammesso che il rapporto "non soddisfa i suoi standard", mentre alcuni democratici chiedono le sue dimissioni.

Fonti: NYT, WSJ, The Hill

Gli Stati Uniti accusano l'ex presidente cubano Raúl Castro di omicidio


Il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato l'ex presidente cubano Raúl Castro per omicidio in relazione all'abbattimento di due aerei civili 30 anni fa, un'azione che ha scatenato forti critiche da parte di Cuba che accusa il segretario di Stato Rubio di cercare di "istigare un'aggressione militare".

Fonti: NYT, BBC

Muore Kyle Busch, campione NASCAR due volte


Il pilota NASCAR Kyle Busch è morto all'età di 41 anni dopo essere stato ricoverato in ospedale per una grave malattia. Busch aveva vinto due volte il campionato della Cup Series ed era considerato uno dei piloti più competitivi e di successo nella storia della NASCAR.

Fonti: BBC, Guardian, The Hill

Un volo Air France diretto negli USA deviato in Canada per le restrizioni Ebola


Un volo Air France diretto a Detroit è stato deviato a Montreal dopo che un passeggero proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo era salito a bordo "per errore", violando le nuove severe restrizioni di viaggio imposte dall'amministrazione Trump per contenere la diffusione dell'Ebola.

Fonti: ABC News, BBC

L'Alberta indice un referendum per rimanere nel Canada


La premier dell'Alberta Danielle Smith ha annunciato che la provincia ricca di petrolio terrà un referendum il 19 ottobre per decidere se rimanere in Canada o avviare un processo che potrebbe portare all'indipendenza. Questa decisione ha implicazioni significative per gli Stati Uniti dato che l'Alberta è un importante fornitore di energia.

Fonti: NYT, Bloomberg, BBC

Trump rimuove i limiti climatici sui refrigeranti


Il presidente Trump ha annunciato che la sua amministrazione sta allentando le regole che avrebbero limitato l'uso di gas serra super-inquinanti nella refrigerazione commerciale, terminando ufficialmente le normative introdotte dall'amministrazione Biden in questo settore.

Fonti: The Hill

Musk e Zuckerberg fanno deragliare l'ordine esecutivo di Trump sull'AI


Il presidente Trump ha rinviato la firma di un ordine esecutivo su intelligenza artificiale e cybersicurezza dopo le pressioni di Elon Musk e Mark Zuckerberg, che temevano che le nuove regolamentazioni potessero ridurre il vantaggio competitivo americano nel settore dell'AI rispetto alla Cina.

Fonti: Semafor, Semafor

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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How Paramount and DC Bar enabled Trump’s ‘weaponization’ slush fund


This week, President Donald Trump once again hijacked the court system to launder corruption. He purportedly “settled” litigation with his own Department of Justice in exchange for a $1.8 billion slush fund to compensate political allies who claim to be victims of weaponization, as well as a deal to never investigate alleged tax evasion by the Trump family.

That’s the same DOJ that outside its headquarters flies a giant banner of Trump — making his best tough guy face, with his eyes uncharacteristically open. But before the DOJ unfurled its “Dear Leader” flag, Federal Communications Commission Chair Brendan Carr pinned Trump’s gilded image to his lickspittling lapel and renounced his agency’s independence.

And before the DOJ’s latest mockery of the legal system, Carr facilitated Trump’s shakedown of CBS parent Paramount, holding up regulatory approval of Paramount’s merger with Skydance until it paid Trump $16 million to settle his absolutely frivolous lawsuit over the editing of an interview with Kamala Harris by “60 Minutes.” He approved the merger two days after Trump got the check.

That could’ve been the end of it. Last July, Freedom of the Press Foundation (FPF) filed an ethics complaint against Carr, an attorney, with the Washington, D.C. Bar, making what we thought was an uncontroversial argument: It’s unethical for officers of the court to help the president use those courts to extract palm grease from companies they regulate.

Had the D.C. Bar disbarred or even merely disciplined Carr, Trump’s lawyers would know that facilitating self-dealing schemes might cost them something. It may not have stopped the administration’s avalanche of grift, but it might have hindered DOJ lawyers from so readily signing off on such blatant lawlessness.

But it didn’t. Instead, Disciplinary Counsel Hamilton P. Fox III wrote in a letter dismissing our complaint that the ethics rules we cited had not previously been applied in similar contexts. He also included an incoherent argument that the First Amendment gave Carr some sort of wiggle room. As if to underscore his lack of First Amendment expertise, he marked his dismissal letter “confidential” (an alarmingly common practice among disciplinary offices). Here’s a pro tip: Don’t try to impose a prior restraint on an organization with “freedom of the press” in its name.

If the administration is going to go after you anyway, you might as well do your job.

But it should be obvious why there were no analogous precedents for the relief our complaint sought. No prior FCC chair helped a sitting president turn a courtroom into a conduit for bribery.

And even if the First Amendment could arguably acquiesce Carr’s anti-speech investigations of licensees (it can’t — just consult the statute under which the FCC operates or ask the version of Carr from before he put on that lapel pin), that has nothing to do with facilitating presidential shakedowns. There’s no universe where that’s protected by the Constitution.

The ethics rules’ prohibitions on “conduct involving dishonesty, fraud, deceit, or misrepresentation” and “conduct prejudicial to the administration of justice” were drafted broadly on purpose — it’s impossible to predict every way future attorneys may misbehave. There’s plenty of room in those rules to crack down on Carr if the disciplinary office wanted to.

The reality is that Fox did what attorney disciplinary commissions frequently do — find an excuse to duck out of politically charged complaints (notwithstanding the occasional case that is too egregious for even them to ignore, e.g., Ed Martin and Rudy Giuliani). Lawyers joke about the inefficacy of disciplinary offices — it’s an open secret that they operate more like protection rackets for members of the bar than serious regulators.

Now we see where that cowardice led — a $16 million corrupt settlement begot a $1.8 billion one. And the D.C. Bar’s hands-off approach certainly hasn’t earned it any goodwill from the administration. The DOJ filed suit against Fox and the D.C. Bar earlier this month, with Acting Attorney General Todd Blanche calling it a “blatantly partisan arm of leftist causes,” apparently because it disciplined the likes of Jeffrey Clark for trying to overturn the 2020 election.

There’s some good news. Lawyers from the Public Integrity Project are fighting the DOJ’s shenanigans in court, and the Legal Accountability Center has filed a new attorney disciplinary complaint against Carr. It’s an opportunity for Fox and the D.C. Bar to right past wrongs. If the administration is going to go after you anyway, you might as well do your job.

And maybe after you’re done battling Blanche’s political attacks, you can apply for some compensation from that weaponization fund you enabled.


freedom.press/issues/how-param…

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Il Late Show di Stephen Colbert chiude dopo 10 anni, finisce un'era


Il conduttore lascia la CBS dopo 10 anni e dopo essere stato il più visto della sua fascia oraria. Con lui si chiude anche il franchise nato nel 1993 con David Letterman.

Il "Late Show" della CBS va in onda questa notte con la sua ultima puntata. Con la chiusura del programma si conclude anche la lunga stagione di Stephen Colbert come volto simbolo della seconda serata di una grande rete generalista americana. La cancellazione del suo show segna la fine di un'epoca: il franchise era nato nel 1993 con David Letterman e si chiude ora con il suo ultimo conduttore.

La decisione non arriva certo dopo un crollo degli ascolti. Per gran parte della sua conduzione, Colbert è stato anzi il volto più visto della seconda serata americana. Il precedente più evocato è quello degli Smothers Brothers, il cui programma di satira politica fu cancellato dalla stessa CBS nel 1969 nonostante il successo di pubblico, per essere sostituito dal varietà "Hee Haw". Ma a chiudersi questa sera, più che uno show, potrebbe essere un'intera stagione della televisione americana.

Dalla parodia conservatrice all'establishment televisivo


La carriera di Colbert si è divisa in due fasi, coincise con i suoi due programmi più importanti. La prima cominciò nell'ottobre 2005, quando su Comedy Central debuttò "The Colbert Report". Il conduttore interpretava una versione caricaturale di sé stesso: un commentatore conservatore arrogante e ignorante, parodia dei pundit televisivi dell'America di George W. Bush. Nel monologo d'apertura introdusse il termine "truthiness", un neologismo che indicava l'idea che qualcosa potesse contare più per la sua apparenza di verità che per la sua effettiva aderenza ai fatti.

In quegli anni Colbert costruì una satira fatta di grandi gag dal valore quasi pedagogico, un modello che John Oliver avrebbe poi ripreso con "Last Week Tonight". Chiese ai telespettatori di modificare le voci di Wikipedia sugli elefanti per illustrare la "wikiality", cioè l'idea che il consenso attorno a una bugia potesse prevalere sui fatti. Creò un vero SuperPAC per mostrare il peso del denaro nella politica americana.

Nel 2010 arrivò persino a testimoniare davanti al Congresso restando nel personaggio che aveva costruito. Nel 2014, però, fu annunciata la sua scelta come successore di David Letterman al "Late Show" della CBS. Sembrò il passaggio dal cavo all'establishment televisivo, dalla satira di nicchia alla grande rete generalista. E, almeno in parte, anche una normalizzazione del suo personaggio.

Trump cambia per sempre il Late Show


Proprio mentre Colbert stava per passare da un programma all'altro, Donald Trump scese la scala mobile della Trump Tower per annunciare la sua candidatura alla presidenza e conquistò il centro della scena nazionale. Quando il suo "Late Show" debuttò nel settembre 2015, il conduttore provò ancora a tenere la politica a distanza.

La prudenza nasceva da una vecchia regola aurea della televisione americana: sulle reti generaliste, prendere posizione politica era considerato un rischio quasi mortale. Conduttori come Johnny Carson e Jay Leno avevano costruito il loro successo colpendo entrambi gli schieramenti, senza schierarsi davvero né da una parte né dall'altra. Per tutto il primo anno, anche il "Late Show" di Colbert sembrò cercare una direzione senza riuscire a trovarla.

Fu proprio Trump a ispirargliela. Nel 2017, alla Casa Bianca per il suo primo mandato, il presidente diventò il bersaglio principale dei monologhi notturni. Ma tra Colbert e il suo concorrente Jimmy Fallon, alla guida del "Tonight Show" della NBC, emerse una differenza sostanziale. Fallon sembrava sperare che si potesse ridere tutti insieme del look del presidente e poi voltare pagina. Colbert, invece, aggiungeva alle battute una critica morale esplicita. Da quel momento il "Late Show" superò il "Tonight Show" negli ascolti.

L'idea che la politica fosse veleno per la prima serata apparteneva alla televisione precedente al cavo e a Internet. Nel suo primo mandato Trump aveva polarizzato l'opinione pubblica americana, ma era diventato anche l'ultima monocultura americana: il riferimento comune più condiviso del Paese, più dello sport, della musica o del cinema.

Una chiusura nel pieno dello scontro politico


La cancellazione del programma stata annunciata nel luglio 2025, pochi mesi dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca e pochi giorni dopo un monologo in cui Colbert aveva attaccato la sua stessa casa madre. Paramount Global, proprietaria della CBS, aveva infatti appena chiuso una causa intentata da Trump contro la trasmissione 60 Minutes per il presunto montaggio scorretto di un'intervista a Kamala Harris durante la campagna elettorale del 2024. L'accordo prevedeva un pagamento di 16 milioni di dollari al presidente.

Colbert definì la transazione una "grossa tangente", sostenendo che Paramount stesse pagando per ottenere dall'Amministrazione Trump l'approvazione della fusione con Skydance Media, operazione che richiedeva il via libera della Federal Communications Commission controllata da un fedelissimo di Donald Trump, Brendan Carr. Tre giorni dopo quel monologo la CBS annunciò la chiusura del Late Show.

Da quando è stato annunciato l'addio, il secondo mandato di Trump ha offerto al "Late Show" materiale abbondante per una satira sempre più pungente e un'energia combattiva vicina a quella dei primi anni del "Colbert Report". Il programma è tornato a mordere proprio mentre si avvicinava sempre di più alla sua chiusura. Trump, da parte sua, ha celebrato la cancellazione del Late Show su Truth Social, scrivendo di "adorare assolutamente" il licenziamento di Colbert da parte della CBS.

Il prossimo progetto immediato del conduttore sarà la sceneggiatura di un film di Peter Jackson tratto dal "Signore degli Anelli". Un approdo coerente per quello che il New York Times definisce il più grande appassionato di Tolkien della televisione americana. Ma la sua uscita dalla CBS resta soprattutto il simbolo di una trasformazione più ampia: nell'epoca di Trump, la seconda serata smette di essere lo spazio centrale della satira politica americana.

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Pubblicata l'autopsia democratica sulle elezioni 2024, è subito scontro all'interno del DNC


Dopo mesi di rinvii, il DNC ha pubblicato l'analisi completa sulla sconfitta di Kamala Harris alle elezioni 2024. Il documento contiene però errori, omissioni e ha incrinato la fiducia nel presidente del partito Ken Martin.

Il Comitato Nazionale Democratico (DNC) ha pubblicato oggi il rapporto integrale sulla sconfitta di Kamala Harris alle presidenziali del 2024. Ken Martin, presidente del DNC, lo aveva tenuto riservato per mesi, mentre aumentavano le pressioni interne per renderlo pubblico. Il documento presenta però diversi problemi. Mancano infatti ancora sezioni chiave, compresa la conclusione, e contiene errori fattuali: i nomi degli ex governatori Jon Corzine, del New Jersey, e Matt Bevin, del Kentucky, sono stati storpiati, mentre il margine di vittoria del governatore della North Carolina nel 2024 è indicato in modo errato.

Lo stesso DNC ha inserito all'inizio del rapporto una clausola insolita per prendere le distanze dai contenuti ivi contenuti. Il documento, si legge, riflette le opinioni dell'autore, non quelle del Comitato Nazionale Democratico, che non ha ricevuto fonti, interviste o dati a supporto e non può quindi verificare in modo indipendente le affermazioni contenute.


DNC Autopsy Report 2024
Il report integrale del DNC sulla sconfitta di Harris alle elezioni 2024

May-20-2026 - DNC Autopsy Report 2024.pdf
10 MB

download-circle

Un rapporto contestato fin dall'origine


A redigere l'analisi è stato Paul Rivera, consulente democratico vicino a Ken Martin, che si era offerto di lavorare al rapporto part time e da volontario. Rivera non partecipava a una campagna presidenziale dal 2004, quando fece parte dello staff di John Kerry. Martin lo aveva scelto proprio perché esterno sia al DNC sia alla campagna di Harris, con l'obiettivo dichiarato di garantire indipendenza all'analisi.

"Mi scuso sinceramente", ha dichiarato Martin in un comunicato. "Per piena trasparenza pubblico il rapporto così come l'ho ricevuto, nella sua interezza, senza modifiche né tagli. Non risponde ai miei standard e non risponderà ai vostri, ma lo faccio perché le persone devono potersi fidare del Partito Democratico e della nostra parola".

Ma pubblicazione del report ha aperto una crisi di fiducia proprio attorno alla sua leadership. Diversi donatori storici hanno fatto sapere che non firmeranno nuove donazioni, proprio per il modo in cui Martin ha gestito il dossier. Altri avrebbero ritirato donazioni già promesse. La crisi arriva in un momento già finanziariamente delicato per il Partito Democratico, che deve fare i conti con un debito significativo mentre la controparte repubblicana dispone di ampia liquidità in vista delle elezioni di midterm.

Sconfitta 2024 · Autopsia democratica

Il rapporto che nessuno voleva pubblicare: l'autopsia DNC sulla sconfitta di Harris


Il Comitato Nazionale Democratico ha pubblicato l'analisi sulla sconfitta del 2024 — premettendo però di non poterne verificare i contenuti. Sezioni mancanti, errori sui nomi, protagonisti mai ascoltati: anatomia di un documento che ha aperto una crisi di leadership.

Documento commissionato da Ken Martin, presidente DNC Redatto da Paul Rivera, consulente part time

La premessa del DNC
"
Non risponde ai miei standard e non risponderà ai vostri, ma lo pubblico perché le persone devono potersi fidare del Partito Democratico.
"
Ken Martin · Presidente DNC

Intervistati
0
Tra Biden, Harris e Walz nessuno è stato ascoltato

L'autore
2004
Ultima campagna presidenziale a cui Paul Rivera aveva lavorato

Mandato
2029
Scadenza di Martin, rimovibile in caso di dimissioni volontarie

Esplora il dossier
i Gli errori ii Gli assenti iii I temi rimossi iv La crisi

Cosa non torna nel documento

Sezioni mancanti, nomi sbagliati, dati errati


Il DNC ha allegato all'inizio del report una clausola insolita per prendere le distanze dai contenuti, ammettendo di non aver ricevuto «fonti, interviste o dati a supporto». Tocca le voci per i dettagli.

§

Sezioni assenti
Manca la conclusione del rapporto

Il documento pubblicato presenta diverse sezioni chiave incomplete, compresa la conclusione. Il DNC lo ha reso pubblico «così come ricevuto, nella sua interezza, senza modifiche né tagli».

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Errori fattuali
Nomi di ex governatori storpiati

Risultano ad esempio scritti male i nomi di Jon Corzine, ex governatore del New Jersey, e Matt Bevin, ex governatore del Kentucky.

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Errore numerico
Margine di vittoria in North Carolina sbagliato

Il margine con cui Josh Stein ha vinto le elezioni per il governatore della North Carolina nel 2024 è riportato in modo errato — proprio nel caso che il rapporto usa per spiegare perché Harris abbia ottenuto risultati peggiori dei candidati statali democratici.

§

Argomento contestato
Il paragone con Stein non regge

Stein ha corso contro Mark Robinson, candidato repubblicano travolto dallo scandalo per i commenti razzisti e incendiari pubblicati su un sito pornografico e rivelati da CNN KFILE. Confronto poco utile per analizzare la performance di Harris.

§

Disclaimer ufficiale
La clausola di non responsabilità del DNC

All'inizio del rapporto il DNC ha inserito una premessa in cui dichiara che il documento riflette le opinioni dell'autore e non quelle del Comitato, che non ha ricevuto fonti, interviste o dati a supporto e non può verificarne in modo indipendente le affermazioni.

Chi non è stato ascoltato

Un'autopsia senza i principali protagonisti

"

Né Biden, né Harris, né il suo candidato vicepresidente Tim Walz sono mai stati ascoltati. Gli architetti della campagna presidenziale del 2024 sono stati contattati per la prima volta a settembre, mesi dopo la scadenza prevista.

Le principali figure mai intervistate

1

Joe Biden
Presidente uscente, ritiratosi a giugno 2024

Non ascoltato

2

Kamala Harris
Candidata democratica alla presidenza

Non ascoltata

3

Tim Walz
Candidato alla vicepresidenza

Non ascoltato

4

Mike Donilon
Consigliere storico di Biden

Non ascoltato

5

Anita Dunn
Consigliera della Casa Bianca

Non ascoltata

6

Jen O'Malley Dillon
Presidente della campagna elettorale di Harris

Non ascoltata

7

David Plouffe
Stratega della campagna di Harris

Non ascoltato

8

Leader del movimento Uncommitted
Voto di protesta filo-palestinese alle primarie

Non ascoltati

Il metodo di lavoro

L'autore Paul Rivera, consulente democratico vicino a Martin, non lavorava a una campagna presidenziale dal 2004, quando aveva fatto parte dello staff di John Kerry. Si era offerto di redigere il rapporto part time e da volontario.

Le questioni evitate

I temi che hanno diviso il partito ma non sono nel report


Restano fuori dall'analisi proprio gli interrogativi più scomodi emersi dopo la sconfitta.

Tema rimosso
La ricandidatura di Biden
La controversa decisione del presidente uscente di correre per un secondo mandato, contestata da settori del partito ben prima del disastroso dibattito di giugno 2024 che ha poi portato al suo ritiro dalla corsa per la presidenza.

Tema rimosso
L'assenza di vere primarie dopo il ritiro di Biden
La scelta di Harris come candidata senza un reale processo di selezione interna e senza un confronto competitivo con altri esponenti democratici.

Tema rimosso
La posizione su Gaza e il voto dei musulmani americani
Totalmente sottovalutato l'impatto delle scelte del ticket democratico sulla guerra a Gaza in Stati chiave come il Michigan, dove i democratici hanno perso tutto il voto musulmano.

Tema rimosso
Il ruolo di "zar del confine" di Harris
La campagna di Trump ha legato con successo Harris al ruolo assegnatole dalla Casa Bianca sulla pessima gestione dell'immigrazione al confine sud — tema centrale che il rapporto non approfondisce.

Le conseguenze politiche

Una crisi di fiducia attorno alla leadership di Martin


La pubblicazione ha aperto un fronte interno proprio mentre il Partito Democratico si avvia alle midterm con un debito significativo e i rivali repubblicani dispongono di ampia liquidità.

Donatori storici
Hanno bloccato nuove donazioni
Diversi finanziatori di lungo corso non faranno nuove donazioni al DNC, in protesta per la gestione del dossier.

Promesse ritirate
Donazioni già promesse poi annullate
Altri donatori avrebbero fatto sapere di voler ritirare contributi già impegnati.

Bilanci DNC
Debito significativo in vista delle midterm
Il partito affronta una stagione elettorale chiave con una posizione finanziaria molto delicata.

Bilanci GOP
Ampia liquidità a disposizione per la controparte
Il Comitato Nazionale Repubblicano dispone invece di risorse abbondanti per la campagna del 2026.

La leadership di Ken Martin
Non sembra intenzionato a farsi da parte
Scadenza del mandato 2029
Modalità di rimozione Dimissioni volontarie
Convention già pianificate 2028 e 2032

Martin ha visitato le città candidate a ospitare la prossima Convention democratica dicendo di voler scegliere già ora non solo la sede del 2028, ma anche quella del 2032.

Fonti Comunicato ufficiale DNC, rapporto Paul Rivera; ricostruzione FocusAmerica sulle reazioni interne al partito democratico.

Le accuse a Biden e i temi rimasti fuori


Sul piano politico, il rapporto accusa l'Amministrazione Biden di non aver sostenuto abbastanza Kamala Harris prima del dibattito di giugno 2024 che costrinse l'ex presidente a ritirarsi dalla corsa e lasciare posto alla sua vicepresidente. La campagna di Donald Trump ha legato con successo la vicepresidente al ruolo di cosiddetta "zar del confine", che le era stato assegnato dalla Casa Bianca, ed al disastro immigrazione che ne è seguito al confine sud degli Stati Uniti.

Il documento prova anche a spiegare perché Harris abbia ottenuto risultati peggiori rispetto ad altri candidati democratici, tra cui alcuni candidati al Senato e Josh Stein, eletto governatore della North Carolina. Il paragone, però, è contestato: Stein aveva corso contro il candidato repubblicano Mark Robinson, travolto dallo scandalo per i commenti razzisti e incendiari pubblicati su un sito pornografico e rivelati da CNN KFILE.

Restano invece fuori dal report molti dei temi che hanno diviso il partito dopo la sconfitta: anzitutto la controversa decisione di Biden di ricandidarsi, così come l'assenza di un vero processo di selezione interna dopo il suo ritiro e l'impatto delle posizioni del ticket democratico sulla guerra a Gaza in Stati chiave come il Michigan, dove i democratici hanno perso tutto il voto musulmano.

Una report senza i protagonisti principali


Anche il metodo di lavoro è finito sotto accusa. Rivera non avrebbe contattato i principali responsabili delle campagne di Biden e Harris fino a settembre, mesi dopo la scadenza inizialmente prevista per il report. Non sono mai stati ascoltati né Biden, né Harris, né il candidato vicepresidente Tim Walz.

Tra gli strateghi non interpellati figurano anche storici consiglieri di Biden, come Mike Donilon e Anita Dunn, e figure centrali della campagna di Harris, tra cui Jen O'Malley Dillon e David Plouffe. Non sono stati contattati nemmeno i leader del movimento Uncommitted, che durante le primarie aveva organizzato il voto di protesta filo-palestinese.

Il mandato di Martin alla guida del DNC scade nel 2029 e il presidente può essere rimosso solo in caso di dimissioni volontarie. Martin però non sembra per nulla interessato a farsi da parte nonostante le pesanti polemiche seguite alla pubblicazione di questo report: anzi nelle scorse settimane ha visitato le città candidate a ospitare la prossima Convention democratica, dicendo a più interlocutori di voler scegliere già ora non solo la sede del 2028, ma anche quella del 2032.

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Things to Look Forward to from the United States Pirate Party


May 21st

We have two things we wanted to tell you about since plenty of action is happening on the Pirate side of things:

1.) Our 2026 Pirate National Conference: […] Hoist the Colours and Spill the Tea (20 Years a Pirate!) is quickly approaching, with June 6th-7th being less than three weeks away! You might be thinking “I wish I could be involved in the 2026 PNC.”

The good news is, Boston or not: you can!

Sign up at this link, whether you’re attending in-person or online, and get involved in our 20th anniversary celebration! It’s gonna be buckets of fun.

Plus we have a boat, like all good Pirates do.

2.) Drew Bingaman, candidate for PA House 108 and Pirate through and through, will be joining us Saturday for Talk the Plank! at NoonET. Don’t miss Captain emeritus Drew Bingaman discuss his campaign, and don’t forget to bring your questions! We will be checking the YouTube livestream.

3.) As was voted on by the Pirate National Committee, the open PNC meetings, held between the regular PNC meetings, was be moved to livestream starting this Sunday, May 24th. However, this may be postponed until June 20th. Update to come tomorrow on the status of the meeting.

That’s all for now! We’ll see you Saturday for Talk the Plank!, potentially Sunday for our open meeting, and June 6th-7th for our Pirate National Conference!


uspirates.org/things-to-look-f…

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Exchange Online Writeback: sincronizzare le modifiche cloud con Active Directory on-premises
#tech
spcnet.it/exchange-online-writ…
@informatica


Exchange Online Writeback: sincronizzare le modifiche cloud con Active Directory on-premises


Il problema storico degli ambienti ibridi Exchange


Chiunque abbia gestito un ambiente ibrido Exchange-Active Directory conosce bene il dolore: le caselle email esistono su Exchange Online, ma gli attributi che le descrivono — indirizzi proxy, parametri di routing, configurazioni di delivery — devono essere sempre sincronizzati con l’Active Directory on-premises. Le applicazioni line-of-business leggono questi dati direttamente dall’AD locale, e se Exchange Online e l’AD si disallineano, iniziano i problemi: email che non arrivano, rubriche inconsistenti, applicazioni interne che non trovano gli indirizzi corretti.

Fino ad oggi, la soluzione era mantenere almeno un server Exchange on-premises solo per gestire questo ciclo di scrittura degli attributi. Un server costoso da mantenere, aggiornare e mettere in sicurezza, la cui unica ragione di esistere era permettere la modifica degli attributi Exchange nell’Active Directory locale. Microsoft lo aveva già ammesso esplicitamente: il percorso verso l’abbandono dell’ultimo Exchange server on-premises era bloccato proprio da questo nodo tecnico.

Con la public preview del Writeback per Cloud-Managed Remote Mailboxes, annunciata a maggio 2026, questo nodo comincia finalmente a sciogliersi.

Cosa cambia con il Writeback di Exchange Online


La nuova funzionalità consente a Exchange Online di sincronizzare automaticamente le modifiche agli attributi Exchange dalla cloud verso l’Active Directory on-premises, invertendo il flusso tradizionale. Finora la sincronizzazione era unidirezionale: dall’AD locale verso Exchange Online, gestita da Microsoft Entra Connect Sync (o dal predecessore Azure AD Connect). Ora, con il writeback abilitato, qualsiasi modifica apportata a un mailbox cloud-managed — un nuovo indirizzo proxy, una modifica al display name Exchange, una variazione nei parametri di routing — viene automaticamente propagata all’AD on-premises tramite Microsoft Entra Cloud Sync.

Il risultato pratico è che l’AD locale rimane sempre aggiornato, e le applicazioni on-premises che leggono direttamente gli attributi Exchange dall’AD continuano a funzionare correttamente — anche dopo aver spostato la gestione delle mailbox completamente nel cloud.

Architettura della soluzione


Il writeback utilizza Microsoft Entra Cloud Sync come layer di trasporto tra Exchange Online e l’AD on-premises. Un aspetto importante da sottolineare: Entra Cloud Sync non sostituisce Entra Connect Sync. Le due soluzioni coesistono fianco a fianco. Le organizzazioni che usano già Entra Connect Sync per la sincronizzazione identità non devono disinstallare o sostituire nulla — installano semplicemente un agent Entra Cloud Sync aggiuntivo e configurano il nuovo flusso di writeback.

Il percorso di dati completo è quindi:

  1. L’amministratore modifica un attributo Exchange Online (es. aggiunge un alias email)
  2. Exchange Online propaga la modifica a Microsoft Entra ID
  3. Entra Cloud Sync rileva la modifica e la scrive nell’Active Directory on-premises
  4. Le applicazioni LOB leggono il dato aggiornato dall’AD locale in tempo reale


Come abilitare il Writeback: configurazione passo per passo


Il prerequisito fondamentale è avere almeno un agent Microsoft Entra Cloud Sync installato e configurato per il dominio AD target. Una volta soddisfatto questo requisito, la configurazione del writeback avviene dall’interfaccia di Entra ID:

Microsoft Entra Admin Center
→ Identity → Hybrid Management → Entra Connect
→ Cloud Sync → Configurations
→ New configuration → EXO to AD attribute sync (Preview)


Nella pagina di configurazione, si verifica che l’agent selezionato corrisponda al dominio corretto, quindi si conferma con Create. Dalla scheda Overview della nuova configurazione, si clicca Start provisioning per avviare il flusso di sincronizzazione.

Una volta avviato, il sistema inizia a monitorare le modifiche agli attributi Exchange nelle mailbox cloud-managed e a propagarle verso l’AD on-premises. Non è richiesta nessuna configurazione aggiuntiva sull’Exchange Server on-premises — anzi, questo è esattamente il punto: con questa funzionalità attiva, l’Exchange server locale non è più necessario per il writeback degli attributi.

Limiti della Preview e roadmap


La funzionalità è attualmente in Public Preview con alcune limitazioni da tenere presenti:

  • Limite di mailbox: Durante la preview il writeback supporta tenant con meno di 200.000 mailbox cloud-managed. Il limite verrà rimosso o aumentato alla General Availability.
  • GA target: Microsoft ha indicato la fine di giugno 2026 come obiettivo per la General Availability.
  • Attributi supportati: Il writeback copre gli attributi Exchange designati — indirizzi proxy, parametri di routing, attributi mail-related — non l’intera struttura dell’oggetto AD.


Implicazioni strategiche per i sysadmin


Questa funzionalità rappresenta un passo concreto verso quello che Microsoft chiama “Last Exchange Server Retirement” — la possibilità di eliminare definitivamente l’ultimo server Exchange on-premises dalle infrastrutture ibride senza perdere funzionalità critiche.

Per i team IT, significa valutare concretamente un percorso di dismissione hardware e software che finora era rimasto bloccato. Un server Exchange on-premises richiede licenze, hardware dedicato (o VM), aggiornamenti cumulativi, patching della sicurezza e competenze specializzate per la manutenzione. Eliminarlo non è solo un risparmio economico: riduce la superficie d’attacco e semplifica l’architettura complessiva.

Naturalmente, prima di pianificare la dismissione, è necessario verificare alcune condizioni:

  • Tutte le mailbox gestite on-premises devono essere migrate a Exchange Online come cloud-managed remote mailboxes
  • Le applicazioni LOB che leggono attributi Exchange dall’AD devono essere testate nel nuovo scenario di writeback
  • La latenza di sincronizzazione di Entra Cloud Sync deve essere compatibile con le esigenze delle applicazioni
  • I flussi di email che usano connettori on-premises devono essere valutati separatamente


Conclusione


Il writeback di Exchange Online verso Active Directory on-premises è una delle novità più rilevanti per i sysadmin che gestiscono ambienti Microsoft ibridi. Risolve un problema tecnico che aveva bloccato molte organizzazioni nella loro transizione al cloud-only per anni, togliendo l’ultimo alibi per mantenere un server Exchange on-premises attivo.

Il fatto che sia ancora in preview suggerisce di non pianificare dismissioni immediate, ma è il momento giusto per iniziare i test in ambienti non produttivi, validare la compatibilità con le applicazioni LOB e costruire il piano di migrazione. La GA prevista per fine giugno 2026 potrebbe arrivare in coincidenza con la scadenza dei certificati Secure Boot: due scadenze importanti da non ignorare nello stesso mese.


Fonti: Microsoft Tech Community – Writeback for Cloud-Managed Remote Mailboxes, Microsoft Learn – Cloud-based management of Exchange attributes, Petri IT Knowledgebase – Exchange Online Writeback


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In plenaria a Bruxelles, Nela Riehl, eurodeputata di Volt, chiede all’Unione Europea di non voltarsi dall’altra parte: l’UNRWA resta la principale rete di aiuti, scuole e sanità per i rifugiati palestinesi.
La revisione indipendente guidata da Catherine Colonna ha indicato la strada: più controlli e trasparenza, non lo smantellamento dell’agenzia. Proprio per questo, davanti al divieto imposto da Israele, tagliare fondi e mandato significherebbe aggravare la catastrofe a Gaza.
Ripristinarli è un’urgenza non più rinviabile.

#Gaza #UNRWA #Palestina #AiutiUmanitari #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia

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TeamPCP viola GitHub dall’interno: 3.800 repository sottratti in 18 minuti tramite un’estensione VS Code malevola
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/teampc…


TeamPCP viola GitHub dall’interno: 3.800 repository sottratti in 18 minuti tramite un’estensione VS Code malevola


18 minuti. È il tempo in cui una versione trojanizzata dell’estensione VS Code Nx Console (nrwl.angular-console) è rimasta disponibile sul Visual Studio Marketplace il 18 maggio 2026. Un lasso di tempo apparentemente irrisorio, ma sufficiente perché il gruppo criminale TeamPCP compromettesse il device di almeno un dipendente GitHub e sottraesse circa 3.800 repository interni — uno degli incidenti di supply chain più gravi dell’anno sul piano dell’impatto sistemico.

Il contesto: TeamPCP e la catena TanStack


Per capire la violazione di GitHub è necessario risalire di dieci giorni. L’11 maggio 2026, TeamPCP aveva già pubblicato 84 artifact npm malevoli distribuiti su 42 pacchetti nel namespace TanStack — uno degli ecosistemi più adottati per il web development con React. Quell’operazione, che il sito ha seguito nelle settimane precedenti nella campagna Mini Shai-Hulud, aveva come obiettivo la compromissione a cascata di developer tramite dipendenze malevole che esfiltravano credenziali e token durante l’installazione.

TeamPCP ha guadagnato notorietà rapidamente come attore specializzato negli attacchi alla developer trust surface: non attacca i sistemi delle vittime direttamente, ma compromette la catena di strumenti e dipendenze su cui i developer si fidano implicitamente ogni giorno. L’attacco TanStack era già sufficientemente grave da soli — ma era anche il setup per qualcosa di più ambizioso.

Il vettore: Nx Console 18.95.0


Nx Console (nrwl.angular-console) è un’estensione VS Code con 2,2 milioni di installazioni e lo status di verified publisher — la certificazione più alta che Microsoft assegna agli editori sul marketplace. Questa combinazione di popolarità e fiducia istituzionale ne fa un bersaglio di enorme valore per un attore supply chain.

Il team di Nx ha successivamente ricostruito la catena causale: uno dei propri developer era stato precedentemente compromesso nel contesto dell’attacco a TanStack. Le sue credenziali GitHub erano trapelate, permettendo a TeamPCP di accedere al repository dell’estensione, modificare il codice, e pubblicare la versione 18.95.0 — quella avvelenata. Il meccanismo era semplice ma letale: non appena un developer apriva qualsiasi workspace in VS Code con l’estensione installata, il malware iniziava a raccogliere silenziosamente le credenziali memorizzate nel sistema.

La timeline dell’attacco


  • 11 maggio 2026 — TeamPCP pubblica 84 pacchetti npm malevoli nel namespace TanStack; un developer Nx viene compromesso
  • 18 maggio 2026, 12:30 UTC — Nx Console 18.95.0 (versione backdoor) appare sul VS Code Marketplace
  • 18 maggio 2026, 12:48 UTC — La versione malevola viene rimossa dal Marketplace (18 minuti di esposizione)
  • 18 maggio 2026, ~13:06 UTC — Rimossa da Open VSX (36 minuti totali di esposizione)
  • 20 maggio 2026 — GitHub conferma la violazione: circa 3.800 repository interni esfiltrati, avvio rotazione di tutti i secret esposti


L’impatto: 3.800 repository interni di GitHub


GitHub ha confermato la sottrazione di circa 3.800 repository interni a opera di TeamPCP. L’azienda ha proceduto immediatamente alla rotazione di tutti i secret potenzialmente esposti. Non è ancora stato reso noto se i repository contengano codice relativo alla piattaforma github.com stessa, strumenti interni, infrastrutture di supporto o documentazione riservata — ma la sola portata numerica dell’esfiltrazione suggerisce un accesso profondo all’ecosistema di sviluppo interno di Microsoft GitHub. L’incidente ha colpito anche Grafana, compromessa attraverso un percorso diverso ma sempre legato alla catena TanStack.

Perché questo attacco è strutturalmente diverso


A differenza dei classici attacchi alla supply chain che operano a livello di package manager (npm, PyPI), questo incidente colpisce il layer dell’IDE — la superficie più prossima al developer e quella con i privilegi di accesso più ampi. Un’estensione VS Code non è un pacchetto passivo: ha accesso al filesystem locale, alle variabili d’ambiente di sistema, ai token Git memorizzati, alle chiavi SSH, ai file di configurazione cloud e all’intera sessione di sviluppo attiva.

Un’estensione verified con milioni di installazioni diventa, una volta compromessa, un vettore di distribuzione quasi impossibile da bloccare con le tradizionali difese perimetrali. La maggior parte degli endpoint detection agent non monitora il comportamento delle estensioni IDE con la stessa granularità con cui monitora i processi di sistema — un gap che TeamPCP ha sfruttato con precisione chirurgica.

Indicatori di compromissione (IoC)

# TeamPCP - GitHub Breach via Nx Console - IoC (maggio 2026)
# Estensione malevola
EXTENSION: nrwl.angular-console (Nx Console) versione 18.95.0
MARKETPLACE: Visual Studio Code Marketplace
TIMEFRAME: 2026-05-18 12:30–12:48 UTC (VS Code Marketplace)
TIMEFRAME: 2026-05-18 12:30–13:06 UTC (Open VSX)
# Infrastruttura TeamPCP documentata
DOMAIN: t.m-kosche.com (infra C2 TeamPCP)
# Campagne correlate
CAMPAIGN: Mini Shai-Hulud (npm/PyPI, 160+ pacchetti)
CAMPAIGN: TanStack supply chain (84 artifact npm su 42 pacchetti, 2026-05-11)
# Possibili alias
ACTOR: TeamPCP
ACTOR_ALIAS: UNC6780 (attribuzione parziale)
# Azione raccomandata
ACTION: Verificare estensioni VS Code installate nel periodo 2026-05-11/20
ACTION: Ruotare tutti i token GitHub/credential store sui sistemi degli sviluppatori

Due righe per i difensori


L’incidente impone una revisione urgente della postura di sicurezza degli ambienti di sviluppo. I team di sicurezza dovrebbero verificare immediatamente se l’estensione Nx Console 18.95.0 è stata installata su device aziendali nel periodo 11–20 maggio 2026, e in caso affermativo avviare la rotazione di tutte le credenziali presenti sui sistemi coinvolti — token GitHub, chiavi SSH, credenziali cloud, certificati. È fondamentale estendere il monitoraggio EDR alle estensioni IDE, configurando alert per comportamenti anomali come lettura massiva di file di configurazione, accesso ai credential store di sistema o connessioni di rete originate dal processo VS Code verso endpoint inusuali. Sul piano organizzativo, è necessario implementare il principio del minimo privilegio per le credenziali usate negli ambienti di sviluppo: i developer non dovrebbero mai usare token con permessi di scrittura su repository interni critici sui propri device personali. Infine, considerare l’adozione di ambienti di sviluppo isolati — container o VM dedicati — per i progetti a più alto rischio, separando fisicamente l’ambiente di esecuzione del codice dall’ambiente di lavoro quotidiano.


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Come Trump ha bloccato i controlli del fisco su se stesso


L'analisi del New York Times ricostruisce come il presidente abbia trasformato la macchina federale in uno strumento al servizio dei propri interessi personali, con guadagni miliardari per la famiglia in sedici mesi.

Donald Trump ha citato in giudizio il governo che guida e ha poi chiuso la causa con se stesso, ottenendo l'immunità dai controlli fiscali dell'Internal Revenue Service sulle dichiarazioni dei redditi passate. L'accordo prevede anche lo stanziamento di 1,8 miliardi di dollari di denaro pubblico a favore dei suoi alleati. La ricostruzione è di Peter Baker, capo corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca, che parla di un atto di autoarricchimento senza precedenti nella storia della presidenza americana.

L'immunità concessa equivale, secondo l'analisi, a una sorta di grazia preventiva su qualsiasi obbligo o sanzione fiscale pregressa. Lo stato dei controlli ora interrotti non è pubblico, ma stime precedenti basate su un eventuale verdetto sfavorevole dell'agenzia delle entrate indicano che il presidente avrebbe potuto dover pagare 100 milioni di dollari o più. Il fondo da 1,8 miliardi è destinato a persone che secondo Trump sarebbero state maltrattate dal dipartimento di giustizia sotto la presidenza Biden, una categoria che potrebbe includere anche i partecipanti all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, già graziati dal presidente.

I confini tra interessi finanziari e carica pubblica risultano ormai indistinguibili. Un modulo di trasparenza pubblicato la scorsa settimana ha rivelato che il portafoglio di investimenti del presidente ha eseguito oltre 3.600 operazioni nei primi tre mesi dell'anno, molte delle quali riguardano società favorite da accessi privilegiati o da scelte politiche. Il portafoglio ha acquistato azioni di aziende guidate da 15 dei 17 amministratori delegati che Trump ha portato con sé nella recente missione in Cina. La tempistica di alcune operazioni ha sollevato interrogativi su un possibile legame con dichiarazioni o decisioni del presidente. La Trump Organization sostiene che le operazioni siano state effettuate da società di intermediazione esterne, senza il coinvolgimento del presidente o della famiglia, ma a differenza dei suoi predecessori Trump non ha collocato i propri investimenti in un autentico blind trust.

Gli affari familiari si sono moltiplicati. La famiglia ha tratto profitti enormi dalla nuova attività nelle criptovalute, mentre il presidente ha allentato la regolamentazione del settore. Trump ha graziato il fondatore della piattaforma di scambio Binance, coinvolta nella nascita della start-up cripto dei Trump. Jeff Bezos, le cui imprese ricevono contratti federali e dipendono dalle tariffe del servizio postale, ha autorizzato un pagamento stimato in 28 milioni di dollari a Melania Trump per un film autopromozionale trasmesso su Amazon. I figli e il genero del presidente sono coinvolti in operazioni da miliardi di dollari negli Stati arabi del Golfo, paesi diventati partner privilegiati della politica estera americana. Una società di investimento legata agli Emirati Arabi Uniti ha versato 500 milioni di dollari nella società cripto dei Trump pochi giorni prima dell'insediamento, e l'amministrazione ha poi approvato l'esportazione di chip avanzati verso gli Emirati. Secondo le stime di Bloomberg gli investimenti della famiglia nelle criptovalute hanno fatto crescere il patrimonio di oltre un miliardo di dollari, almeno sulla carta. Forbes valuta il patrimonio personale di Trump a 6,1 miliardi di dollari, contro i 5,1 miliardi dello scorso anno e i 2,3 miliardi del 2024.

L'opinione pubblica ha colto il fenomeno. Un sondaggio YouGov di marzo indica che il 54 per cento degli americani ritiene che il termine "corrotto" si applichi "molto" al presidente, in aumento rispetto al 46 per cento di un anno prima. Le reazioni nel partito repubblicano restano però contenute. Il leader della maggioranza al Senato John Thune del South Dakota ha detto di non essere "un grande fan" del fondo per i sostenitori del presidente, mentre il deputato Brian Fitzpatrick della Pennsylvania ha annunciato che proverà a bloccarlo. Le maggioranze repubblicane al Congresso, che avevano indagato con vigore sulle accuse di corruzione rivolte a Joe Biden e alla sua famiglia, hanno finora mostrato scarso interesse a esaminare la commistione tra interessi pubblici e privati del presidente. La sconfitta del deputato Thomas Massie del Kentucky nelle primarie repubblicane di martedì ha confermato che Trump conserva un potere senza rivali nel punire chi gli si oppone.

Parlando con i giornalisti mercoledì, Trump ha difeso la causa contro l'agenzia delle entrate per la diffusione illegale delle sue dichiarazioni dei redditi ad alcuni reporter da parte di un consulente, già condannato e incarcerato sotto la presidenza Biden. Il presidente ha sostenuto che l'agenzia debba essere ritenuta responsabile e ha negato di essere stato coinvolto nell'accordo, negoziato dai suoi avvocati, tra cui il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche, in passato suo difensore personale in cause penali. Non ha spiegato perché la diffusione dei documenti debba impedire controlli fiscali su dichiarazioni passate. Sul fondo da 1,8 miliardi ha parlato di "persone distrutte", finite in carcere, con famiglie rovinate e casi di suicidio, senza menzionare gli agenti di polizia aggrediti o deceduti dopo l'assalto al Campidoglio.

La Trump Organization, interamente posseduta dalla famiglia, è stata condannata nel 2022 in sede penale per 17 capi d'imputazione tra frode fiscale, cospirazione e falsificazione di documenti aziendali, con la sanzione massima di 1,6 milioni di dollari. L'allora direttore finanziario Allen Weisselberg si dichiarò colpevole di 15 capi d'imputazione e scontò alcuni mesi di carcere. Documenti fiscali ottenuti dal New York Times nel 2020 mostrarono che Trump pagò solo 750 dollari di imposte federali sul reddito nel 2016, anno della prima candidatura presentata sulla base della sua identità di miliardario, e altri 750 nel 2017, primo anno di mandato. In 10 dei 15 anni precedenti non versò alcuna imposta federale, dichiarando perdite consistenti.

Barbara Perry, studiosa della presidenza al Miller Center dell'Università della Virginia, ha dichiarato al New York Times che presidenti del passato hanno avuto familiari corrotti o coinvolti in vicende criminali, citando tra gli altri Hunter Biden, ma nessuno è arrivato al livello di profitto raggiunto dalla famiglia Trump. Secondo Perry i Trump hanno vinto due volte la presidenza, indebolito il Congresso, costruito una Corte suprema favorevole e rimodellato leggi e istituzioni per assolversi da qualsiasi accusa, accumulando miliardi di guadagni illeciti. La stessa studiosa ha osservato che neppure i più celebri scandali finanziari presidenziali del passato, dal Credit Mobilier sotto Grant al Teapot Dome sotto Harding fino al Watergate sotto Nixon, sono paragonabili al denaro che ruota attorno alla famiglia Trump nel secondo mandato, perché in quei casi gli uomini vicini ai presidenti scambiavano decisioni politiche per denaro ma i presidenti stessi non si arricchirono personalmente.

La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha respinto le accuse, definendole la solita narrazione portata avanti dai democratici contro Trump, la sua famiglia e la sua amministrazione da un decennio, e sostenendo che il presidente agisce solo nell'interesse del pubblico americano e che non esistono conflitti di interesse. Trump stesso, intervistato dal New York Times a gennaio, ha detto di non vedere alcun beneficio nel seguire le tradizioni presidenziali dei blind trust, della cessione degli asset o della rinuncia agli affari, ricordando di aver vietato attività commerciali alla famiglia durante il primo mandato senza ricevere alcun riconoscimento per questa scelta.

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Acerbo (PRC): Governo di Israele è fascista, non c’è solo Ben Gvir home.rifondazione.eu/2026/05/2… #ComunicatiStampa

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Non so se sia vero che la difesa europea non ha alternative a Palantir, al momento. Sicuramente, è indispensabile che, se non le ha, le costruisca molto ma molto urgentemente.

politico.eu/article/nato-comma…

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Upcoming Pirate Events


Join us at one or more Pirate Events scheduled for May and June:


masspirates.org/blog/2026/05/2…

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Un indipendente sfida un senatore miliardario in Nebraska


Dan Osborn ha circa il 39% di probabilità di vittoria contro Pete Ricketts. Se eletto, non si unirebbe a nessuno dei due partiti, scenario inedito al Senato americano dal 1953

La corsa al Senato in Nebraska è diventata una delle più imprevedibili degli Stati Uniti. Dan Osborn, meccanico ed ex sindacalista, si candida come indipendente con il sostegno dei democratici contro Pete Ricketts, senatore repubblicano in carica ed ex governatore la cui famiglia possiede i Chicago Cubs, squadra di baseball di Chicago. Oggi Osborn ha il 39% di probabilità di vittoria in uno Stato profondamente repubblicano, dove Kamala Harris ha perso di venti punti alle presidenziali del 2024.

Negli Stati Uniti ogni Stato elegge due senatori, che restano in carica sei anni. Ricketts occupa uno dei due seggi del Nebraska dal 2023, quando il governatore dell'epoca lo nominò per sostituire Ben Sasse, dimessosi per diventare rettore universitario. Ora cerca il suo primo mandato pieno attraverso il voto popolare. Il Partito Democratico del Nebraska ha annunciato quasi un anno fa che non avrebbe schierato un proprio candidato, scegliendo invece di sostenere Osborn, che si era già candidato come indipendente per l'altro seggio senatoriale dello Stato nel 2024, perdendo di sette punti.

Le posizioni di Osborn sono eterodosse: è favorevole al muro al confine con il Messico, ai diritti dei detentori di armi, alla legalizzazione della marijuana e all'aumento del salario minimo. Jane Kleeb, presidente del partito democratico statale, ha scritto sul social network X: "Crediamo che una coalizione di democratici, indipendenti e repubblicani possa battere Ricketts e rompere il dominio di un partito solo. Ci piacciono le probabilità di un meccanico contro un miliardario". La strategia di sostenere candidati senza etichetta democratica è in fase di sperimentazione anche in altri Stati conservatori, dove il marchio del partito è considerato un peso elettorale.

Il partito non ha però potuto impedire ad altri candidati di presentarsi alle primarie democratiche, le elezioni interne con cui si sceglie chi rappresenterà il partito alle elezioni generali. William Forbes, pastore settantanovenne contrario all'aborto e sostenitore del presidente Trump, si è candidato suscitando l'accusa dei democratici di essere un infiltrato repubblicano al servizio di Ricketts per sottrarre voti a Osborn. Forbes ha negato. Cindy Burbank, una farmacista , si è presentata con la promessa esplicita di ritirarsi a favore di Osborn in caso di vittoria. Il segretario di Stato del Nebraska, repubblicano, ha tentato di escluderla dalle schede definendola candidata non in buona fede, ma la Corte Suprema dello Stato ha deciso a suo favore.

Anche le primarie di un partito favorevole alla legalizzazione della cannabis sono state segnate da tensioni. È emerso che Burbank aveva pagato la quota di iscrizione per Mike Marvin, candidato del Legal Marijuana NOW Party. Altri dirigenti del partito hanno accusato anche Marvin di essere un infiltrato pronto a ritirarsi per favorire Osborn, accusa che lui ha respinto. Le primarie della scorsa settimana, in quella che la CNN ha definito l'elezione più folle del paese, hanno prodotto lo scenario migliore per Osborn: hanno vinto sia Burbank che Marvin, aprendogli la strada a uno scontro diretto con Ricketts.

La sfida resta in salita. L'ultima volta che il Nebraska ha eletto un non repubblicano a una carica statale è stato nel 2006, quando proprio Ricketts, allora imprenditore, perse contro il democratico Ben Nelson.

La possibilità di un senatore davvero indipendente apre uno scenario insolito nel funzionamento del Congresso americano. Al Senato i due partiti operano come gruppi parlamentari organizzati, chiamati caucus, che decidono la distribuzione degli incarichi nelle commissioni, gli organi che esaminano le leggi prima del voto in aula. Osborn ha dichiarato che non si unirebbe al gruppo di nessuno dei due partiti. Negli ultimi decenni i senatori indipendenti, formalmente non iscritti ai due grandi partiti, si sono comunque sempre allineati a uno dei due gruppi: gli ultimi cinque, Joe Lieberman, Kyrsten Sinema, Joe Manchin, Bernie Sanders e Angus King, hanno tutti scelto i democratici. Sanders fa parte addirittura del gruppo dirigente democratico.

Per trovare un senatore che dall'inizio di una legislatura non si sia unito a nessun partito bisogna risalire al 1953, quando Wayne Morse dell'Oregon abbandonò il Partito Repubblicano dopo l'insediamento del presidente Dwight Eisenhower. Morse, allora al suo secondo mandato, era in disaccordo con la scelta di Richard Nixon come vicepresidente, con il programma repubblicano che chiedeva di abrogare il New Deal, il pacchetto di riforme economiche e sociali varato negli anni Trenta da Franklin Delano Roosevelt, e con il silenzio di Eisenhower sul maccartismo, la campagna anticomunista condotta dal senatore Joseph McCarthy.

Il Senato del 3 gennaio 1953 contava 48 repubblicani, 47 democratici e un Morse, che si presentò in aula con una sedia pieghevole da sistemare nel corridoio centrale tra i due schieramenti, dichiarando ai giornalisti: "Visto che non mi è stato assegnato un seggio nel nuovo Senato, ho deciso di portarmene uno mio". Il regolamento del Senato impone a ogni senatore di sedere in due commissioni, ma non specifica quali. I leader dei due partiti assegnarono ai propri membri i posti richiesti e offrirono a Morse i due seggi che nessuno voleva: la Commissione Lavori Pubblici e quella per il Distretto di Columbia, l'area amministrativa che ospita la capitale Washington. Morse li definì incarichi da "bidone della spazzatura" e li rifiutò, chiedendo invece posti nelle commissioni Forze Armate e Lavoro, da assegnare tramite votazione a schede. Per la Commissione Forze Armate i candidati dei due partiti ottennero più di ottanta voti ciascuno, Morse sette.

Per mesi Morse tenne ogni venerdì pomeriggio lunghi discorsi in aula, che chiamava il suo "lavoro in commissione" condotto allo scoperto, non avendone alcuna. La traiettoria di Morse mostra come anche i più principiali finiscano per cedere alle logiche di scambio politico. Accettò gli incarichi rifiutati nel 1953 e quando due anni dopo il leader democratico Lyndon B. Johnson, che sarebbe poi diventato presidente, gli offrì seggi nelle commissioni Bancaria e Forze Armate in cambio dell'adesione al gruppo democratico, Morse accettò. Negli anni successivi fu uno dei due soli senatori a votare contro la risoluzione del Golfo del Tonchino del 1964, che autorizzò l'intervento militare americano in Vietnam, guadagnandosi il soprannome di "Tigre del Senato".

Sulla reale indipendenza di Osborn i repubblicani hanno espresso scetticismo, sostenendo che il meccanico sia in realtà un candidato democratico mascherato pronto a unirsi al loro gruppo in caso di vittoria. Il principale super PAC dei senatori democratici, un comitato che raccoglie fondi a sostegno dei candidati, ha speso quasi quattro milioni di dollari a sostegno di Osborn nel 2024. Molti senatori di terzi partiti hanno finito per allinearsi a uno dei due schieramenti maggiori, trovando troppo complesso restare isolati una volta affrontate questioni come le assegnazioni in commissione. Nessuno dei due partiti ha interesse ad aiutare chi non contribuisce a costruire una maggioranza, mentre un senatore indipendente può ottenere incarichi di rilievo se accetta di far pendere la bilancia da una parte.

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Présenter sa carte d'identité ou utiliser FranceConnect sera-t-il bientôt obligatoire pour accéder aux réseaux sociaux ? C'est ce que prépare une proposition de loi imposant une vérification d'âge pour empêcher les moins de 15 ans d'utiliser ces plateformes. Poussé par la France et la Commission européenne, un tel mécanisme porterait un coup très grave à l'anonymat, la vie privée et la liberté d'expression en ligne.

laquadrature.net/2026/05/21/de…

in reply to La Quadrature du Net

Allez vous n'en parlez pas donc je le rajoute : Vouloir interdire les réseaux sociaux pour les moins de 15 ans est de base problématique. Certes il y a des risques, pour ça qu'il faut faire de la prévention, mais c'est aussi leur empêcher de s'exprimer sans le contrôle strict des parents. Pour des jeunes isolés, notamment LGBTQIA+, c'est parfois cette bulle en dehors de la famille qui va leur permettre de survivre.

È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale


@Politica interna, europea e internazionale
È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Il magazine, disponibile già da ora nella versione digitale sulla nostra App, e da domani, venerdì 22 maggio, in tutte le edicole, propone ogni due settimane inchieste e approfondimenti sugli affari e il potere in

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Non basta indignarsi davanti alle immagini degli attivisti della Global Sumud Flotilla umiliati da Ben-Gvir.
Se quel trattamento è inaccettabile quando colpisce attivisti europei, allora lo è anche quando a subirlo sono i palestinesi: sotto occupazione, bombardamenti, colonizzazione, apartheid, violenze, blocco degli aiuti umanitari.
Il governo Meloni oggi chiede sanzioni contro Ben-Gvir. Bene. Ma la coerenza non si misura nei comunicati: si misura nei voti, nelle alleanze, negli accordi politici.
Mentre la Corte penale internazionale ha emesso mandati d’arresto per Netanyahu e Gallant, la destra italiana in Europa vota contro l’embargo sulle armi a Israele. E l’Accordo UE-Israele resta in piedi anche perché l’Italia si è opposta alla sua sospensione, nonostante si fondi sul rispetto dei diritti umani.
Ecco perché serve la Flotilla: perché costringe tutti a guardare quello che succede a Gaza, senza più scuse.

#Gaza #GlobalSumudFlotilla #DirittiUmani #StopArmiAIsraele #DirittoInternazionale #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Non c’è giustizia per nessuno se non c’è giustizia per tutti.

La Global Sumud Flotilla è stata intercettata mentre cercava di portare attenzione e aiuti verso Gaza.
Attiviste e attivisti sono stati trattenuti, ammanettati e umiliati: immagini così gravi da essere definite “completamente inaccettabili” anche dalla Commissione Europea.

Nel video, Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa, ribadisce che la Palestina non può essere lasciata sola, la Flotilla non può essere criminalizzata e il diritto internazionale non può valere solo quando conviene.

Davanti alla violenza fuorilegge del governo israeliano, l’Unione Europea deve smettere di limitarsi alle parole: servono pressione politica, sanzioni, stop alla complicità e piena tutela di chi prova a rompere l’assedio di Gaza.

Palestina libera. Flotilla libera. Basta impunità!

#FreePalestine #Gaza #GlobalSumudFlotilla #DirittoInternazionale #PalestinaLibera #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Il conflitto di interessi di Trump tra acquisti sospetti di azioni e fondi per i suoi alleati


3.700 operazioni in Borsa in un trimestre, con acquisti che spesso hanno preceduto decisioni federali favorevoli. Intanto il Dipartimento di Giustizia crea un fondo per le presunte vittime dell'Amministrazione Biden.

Donald Trump ha acquistato azioni di società che, pochi giorni dopo, hanno ottenuto contratti federali, autorizzazioni o decisioni favorevoli dal suo governo. La sua ultima dichiarazione finanziaria, ottenuta dal sito NOTUS, mostra la sua partecipazione a oltre 3.700 operazioni in Borsa nell'ultimo trimestre, contro le 380 dei tre mesi precedenti.

Nello stesso giorno in cui è emerso il dato, il Dipartimento di Giustizia ha creato un fondo da 1,8 miliardi di dollari per risarcire chi sostiene di essere stato preso di mira dall'Amministrazione Biden. Si tratta di due vicende diverse, ma unite dallo stesso nodo politico: l'uso del potere federale e il rischio di un conflitto di interessi senza precedenti.
Il presidente che fa trading — FocusAmerica

Conflitto di interessi · Inchiesta

Il presidente che fa trading:
3.700 operazioni in tre mesi


Donald Trump ha comprato azioni di Nvidia, AMD, Palantir e Axon nei giorni precedenti a contratti federali, autorizzazioni e decisioni del suo governo a favore di quelle stesse società. Nello stesso giorno in cui è emerso il dato, il Dipartimento di Giustizia ha creato un fondo da 1,8 miliardi per i "bersagli" di Biden.

Fonti: NOTUS · NYT · Axios Dichiarazione finanziaria, ultimo trimestre

L'attività di trading del presidente

Trimestre precedente
380
operazioni in Borsa

Ultimo trimestre
3.700+
operazioni in Borsa

Un'attività di trading quasi dieci volte superiore al periodo precedente

Esplora il dossier
i. Le operazioni ii. Il fondo iii. Il quadro

La sequenza acquisto → decisione

Quattro società, quattro vantaggi federali pochi giorni dopo


Per ciascuna operazione segnalata da NOTUS, l'acquisto di azioni da parte del presidente ha preceduto di pochi giorni un atto del governo federale favorevole alla società.

Nvidia
Semiconduttori · AI

L'acquisto
6 gennaio 2026
$500K – $1Min azioni Nvidia

La decisione
Una settimana dopo
Via libera Commercioexport chip verso la Cina

AMD
Semiconduttori · AI

L'acquisto
Gennaio 2026
Azioni AMDimporto non specificato

La decisione
Pochi giorni dopo
Via libera Commercioexport chip verso la Cina

Palantir
Software difesa · Sicurezza

L'acquisto
Gennaio 2026
$65K – $150Kin azioni Palantir

La decisione
Pochi giorni dopo
Contratto DHS da $1 mldSicurezza Interna

Axon
Sicurezza · Taser

L'acquisto
Gennaio 2026
Azioni Axonimporto non specificato

La decisione
In contemporanea
Spesa ICE $200 mlnnuovi taser, in 5 anni

Anti-weaponization fund

Un fondo per chi si dice "bersaglio" dell'Amministrazione Biden


Lo stesso giorno della rivelazione sul trading presidenziale, il Dipartimento di Giustizia ha annunciato la creazione di un fondo speciale per risarcire chi sostiene di essere stato preso di mira dal governo precedente.

Dotazione del fondo
1,776miliardi $
Finanziato attraverso il Judgment Fund, una riserva federale senza tetto di spesa, utilizzabile senza autorizzazione del Congresso.

5
Membri della Commissione che gestirà il fondo

1
Procuratore generale ff. che li nomina: Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump

93
Deputati democratici che hanno depositato un atto in tribunale contro il fondo

7 mesi
Da quando Brian Morrissey (Tesoro) era stato confermato dal Senato, prima di dimettersi

Come funziona il meccanismo

1
Il fondo viene istituito presso il Dipartimento di Giustizia dopo l'archiviazione di una causa intentata dallo stesso Trump contro l'IRS.

2
Il Dipartimento del Tesoro deve depositare la somma sul conto controllato dalla Commissione. Poche ore dopo l'annuncio, il consigliere legale del Tesoro si è dimesso.

3
I criteri di erogazione, secondo Axios, potrebbero consentire risarcimenti a imputati per i fatti del 6 gennaio 2021, ad attivisti conservatori e a ex collaboratori di Trump.

L'intesa che prevede la creazione del fondo solleva lo spettro di una corruzione senza precedenti nella storia americana.
93 deputati democratici · Atto in tribunale

Cosa dice la legge, cosa dice la Casa Bianca

Le leggi federali sul conflitto di interessi non si applicano al presidente


Il quadro normativo lascia ampi spazi di manovra al capo dell'esecutivo, ma Trump è il primo presidente la cui attività di trading ha fatto scattare gli obblighi di trasparenza dello STOCK Act del 2012.

1

La posizione della Casa Bianca

La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che "il presidente Trump agisce solo nel migliore interesse del pubblico americano" e che i suoi asset sono in un trust gestito dai figli, senza alcun coinvolgimento del presidente nelle decisioni di investimento.
Dichiarazione ufficiale

2

Il vuoto normativo per il presidente

Le leggi federali sul conflitto di interessi che vincolano membri del governo, parlamentari e funzionari pubblici non si applicano al presidente. Lo STOCK Act del 2012 impone solo obblighi di trasparenza sulle operazioni in Borsa.
STOCK Act, 2012

3

La causa contro l'IRS, ritirata

Il fondo chiude una causa intentata da Trump contro l'IRS per la diffusione non autorizzata delle sue dichiarazioni dei redditi nel primo mandato. La giudice si era chiesta come Trump potesse fare causa a un'agenzia da lui stesso controllata.
Causa ritirata lunedì

4

L'ipotesi impeachment

Alcuni dei 93 deputati che hanno firmato l'atto in tribunale hanno già annunciato che procederanno con l'impeachment del presidente se i Democratici otterranno la maggioranza alla Camera nelle elezioni di medio termine di novembre.
Midterm novembre 2026

Il punto

Due vicende parallele — il trading personale del presidente e il fondo da 1,8 miliardi gestito dal suo ex avvocato — convergono sullo stesso nodo politico: l'uso del potere federale e il rischio di un conflitto di interessi senza precedenti nella storia americana.

Fonti NOTUS (dichiarazione finanziaria Trump, ultimo trimestre) · The New York Times · Axios · Atto depositato dai 93 deputati democratici della Camera dei Rappresentanti · Maggio 2026.

Gli acquisti di azioni prima delle decisioni federali


Il 6 gennaio Trump ha comprato azioni Nvidia per un valore compreso tra 500 mila e un milione di dollari, secondo le forchette previste dai moduli di dichiarazione finanziaria. Una settimana dopo, il Dipartimento del Commercio ha autorizzato Nvidia a vendere chip in Cina. Una sequenza simile si è ripetuta con AMD, altro produttore di chip per l'intelligenza artificiale: prima l'acquisto da parte del presidente, poi il via libera all'export verso Pechino.

Sempre a gennaio, Trump ha investito tra 65 mila e 150 mila dollari in Palantir pochi giorni prima che la società firmasse un contratto da un miliardo di dollari con il Dipartimento della Sicurezza Interna. Ha poi acquistato titoli Axon, produttore di taser, mentre l'Immigration and Customs Enforcement annunciava una spesa da 200 milioni di dollari in 5 anni proprio per nuovi taser.

La Casa Bianca respinge ogni accusa di conflitto di interessi. La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che "il presidente Trump agisce solo nel migliore interesse del pubblico americano" e che i suoi asset sono in un trust gestito dai figli, senza alcun coinvolgimento del presidente nelle decisioni di investimento. Le leggi federali sul conflitto di interessi non si applicano al presidente. Trump è però il primo presidente la cui attività di trading ha fatto scattare gli obblighi di trasparenza dello STOCK Act, la legge approvata nel 2012 per parlamentari e membri del governo.

Il fondo da 1,8 miliardi per i "bersagli" di Biden


Il secondo punto controverso riguarda il fondo creato dal Dipartimento di Giustizia, chiamato "anti-weaponization fund". Ammonta a 1,776 miliardi di dollari e sarà finanziato attraverso il Judgment Fund, una riserva federale senza tetto di spesa utilizzabile senza autorizzazione del Congresso. A gestire il fondo sarà una Commissione di 5 membri nominati dal procuratore generale facente funzione Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump. I criteri di erogazione, ha osservato Axios, potrebbero consentire risarcimenti a imputati per i fatti del 6 gennaio 2021, attivisti conservatori ed ex collaboratori di Trump.

L'operazione chiude una causa intentata dallo stesso Trump contro l'Internal Revenue Service per la diffusione non autorizzata delle sue dichiarazioni dei redditi durante il primo mandato. La causa, ritirata lunedì, era stata accolta con scetticismo dalla giudice, che si era chiesta come Trump potesse fare causa a un'agenzia governativa da lui stesso controllata.

Poche ore dopo l'annuncio della costituzione del nuovo fondo, il consigliere legale del Dipartimento del Tesoro Brian Morrissey si è dimesso, secondo quanto riferito dal New York Times. Morrissey era stato confermato dal Senato solo 7 mesi prima. Spetta infatti al Dipartimento del Tesoro, di cui l'IRS fa parte, depositare la somma sul conto controllato dalla Commissione nominata da Blanche.

In un atto depositato in tribunale, 93 deputati democratici della Camera dei Rappresentanti hanno sostenuto che l'intesa che prevede la creazione del nuovo fondo "solleva lo spettro di una corruzione senza precedenti nella storia americana". Alcuni di loro hanno già annunciato che procederanno con l'impeachment del presidente se i Democratici otterranno la maggioranza alla Camera a novembre.

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L'inviato di Trump in Groenlandia: "È tempo che gli Stati Uniti rimettano piede sull'isola"


Jeff Landry, governatore della Louisiana e rappresentante speciale del presidente, ha concluso la sua prima visita ufficiale nel territorio danese senza invito, tra proteste locali e trattative diplomatiche in corso.

L'inviato speciale degli Stati Uniti per la Groenlandia, Jeff Landry, ha dichiarato che Washington deve rafforzare la propria presenza sull'isola artica. "Penso che sia tempo che gli Stati Uniti rimettano piedi in Groenlandia", ha detto Landry all'Agence France-Presse mercoledì 20 maggio, al termine della sua prima visita da quando è stato nominato a dicembre 2025. L'inviato, che è anche governatore repubblicano della Louisiana, ha aggiunto che "la Groenlandia ha bisogno degli Stati Uniti" e che il presidente sta valutando di potenziare le operazioni di sicurezza nazionale e di riattivare alcune basi militari sul territorio.

La visita di Landry, durata dalla domenica al mercoledì, si è svolta senza un invito ufficiale delle autorità locali e ha suscitato controversie. L'esercito statunitense dispone attualmente di una sola base in Groenlandia, quella di Pituffik, nel nord, mentre durante la guerra fredda gli impianti militari americani erano diciassette. Washington vuole aprire tre nuove basi nel sud dell'isola, secondo recenti notizie di stampa. Un patto di difesa del 1951, aggiornato nel 2004, permette già agli Stati Uniti di aumentare il dispiegamento di truppe e di rafforzare le installazioni militari, a condizione di informare in anticipo la Danimarca e la Groenlandia.

Il presidente Trump ha ripetutamente sostenuto che gli Stati Uniti devono controllare la Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale, affermando che altrimenti il territorio rischierebbe di finire nelle mani della Cina o della Russia. L'isola si trova sulla rotta più breve tra la Russia e gli Stati Uniti per i missili, possiede giacimenti inesplorati di terre rare e potrebbe assumere un ruolo strategico con lo scioglimento dei ghiacci polari e l'apertura di nuove rotte marittime. A gennaio Trump ha fatto un passo indietro rispetto alle minacce di impadronirsi dell'isola, ed è stato istituito un gruppo di lavoro tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia per affrontare le sue richieste.

Secondo il New York Times, trattative riservate sul futuro della Groenlandia sono in corso a Washington e i leader groenlandesi sono preoccupati per la direzione che stanno prendendo. Gli Stati Uniti starebbero chiedendo un ruolo molto più ampio sull'isola, non così drastico come la sua annessione, ma con un controllo significativo sugli affari economici e di sicurezza. L'amministrazione Trump vorrebbe ottenere un potere di veto effettivo sugli investimenti di una certa dimensione, per escludere concorrenti come Russia e Cina, e sta spingendo per inserire una clausola permanente in un accordo militare di vecchia data: se la Groenlandia dovesse diventare indipendente, le truppe statunitensi resterebbero comunque sull'isola.

Il primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, ha incontrato Landry lunedì insieme al ministro degli esteri Mute Egede. Pur definendo i colloqui "costruttivi", Nielsen ha sottolineato di non aver visto "alcun segnale che qualcosa sia cambiato" nella posizione degli Stati Uniti. Parlando con i giornalisti a margine di un forum economico, ha aggiunto: "Anche se il desiderio del 'padrone' di garantirsi il controllo della Groenlandia è completamente irrispettoso, siamo obbligati a trovare una soluzione". Le autorità groenlandesi e danesi hanno ribadito che solo la Groenlandia può decidere del proprio futuro.

In un'intervista al quotidiano groenlandese Sermitsiaq, Landry ha cercato di alimentare le aspirazioni di indipendenza dell'isola. "Penso che esistano opportunità incredibili che potrebbero permettere ai groenlandesi di passare dalla dipendenza all'indipendenza", ha detto. I sondaggi mostrano che la maggioranza dei groenlandesi è favorevole all'indipendenza dalla Danimarca, ma il governo locale non ha progetti immediati in questa direzione, soprattutto per l'economia dell'isola, fortemente dipendente da Copenaghen.

La visita ha generato malumore anche per la presenza di un medico statunitense al seguito di Landry, che ha detto alla televisione danese TV2 di essere lì "per valutare i bisogni medici" della popolazione. Danimarca e Groenlandia avevano già respinto a febbraio l'offerta di Trump di inviare una nave ospedale militare. La ministra della salute groenlandese, Anna Wangenheim, ha criticato la presenza del medico americano dichiarando che "i groenlandesi non sono cavie in un progetto geopolitico". Il sistema sanitario pubblico è una delle principali ragioni per cui i groenlandesi rifiutano l'idea di unirsi agli Stati Uniti, secondo il New York Times, perché temono di perdere la propria rete di protezione sociale di stampo scandinavo.

L'amministrazione Trump sta ampliando le operazioni in Groenlandia e riattivando vecchie basi militari per esercitazioni nell'Artico. Questa settimana gli Stati Uniti inaugurano un nuovo consolato a Nuuk, un edificio moderno nel centro della capitale soprannominato "Trump towers" da alcuni residenti. Investitori americani, inclusi alleati del presidente, stanno cercando affari nei settori dell'acqua, dei minerali e dell'energia, e un ex consigliere della prima amministrazione Trump ha proposto la costruzione di un grande data center in un fiordo remoto. Secondo Rasmus Sinding Søndergaard, ricercatore in politica estera americana presso il Danish Institute of International Studies sentito dalla BBC, Landry ha adottato un tono conciliante durante la visita, segnando "un cambio di tattica: l'approccio ora è cercare di fare amicizia con le persone, piuttosto che costringerle".

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La Quadrature du Net recrute !

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Benzina oltre i 4 dollari in tutti gli Stati Uniti, Trump minimizza: "Sono noccioline"


Il prezzo medio nazionale della benzina alla pompa è arrivato a quota 4,56 dollari, cresciuto del 53% dall'inizio della guerra con l'Iran. In 7 Stati supera i 5 dollari, in California arriva persino a 6,15 dollari. Il presidente: "Non mi interessa proprio".

Per la prima volta dall'inizio della crisi, tutti i 50 Stati americani hanno superato la soglia dei 4 dollari al gallone per la benzina. Lo ha comunicato l'AAA, l'associazione automobilistica statunitense, mentre sette Stati viaggiano con prezzi medi della benzina già oltre i 5 dollari. Il giorno prima, davanti ai giornalisti, Donald Trump aveva liquidato il tema come "noccioline".

In dettaglio, il prezzo medio nazionale è arrivato a 4,56 dollari al gallone, il 53% più elevato da quando è iniziata la guerra con l'Iran, ormai vicina al suo terzo mese. La California resta lo Stato più caro, con una media di 6,15 dollari di prezzo di benzina alla pompa, mentre la Georgia registra il dato più basso, a 4,01. Nei giorni scorsi alcuni Stati del Sud erano rimasti sotto la soglia psicologica dei 4 dollari, ma anche quell'ultima barriera è ormai caduta.

L'aumento dei prezzi pesa ogni giorno su famiglie, imprese e trasporti. Riduce il potere d'acquisto degli americani, comprime i margini delle piccole aziende e alimenta nuove pressioni sull'inflazione. E lo scenario potrebbe anche peggiorare.

L'estate dei viaggi diventa più cara


GasBuddy, la piattaforma statunitense che monitora e confronta i prezzi del carburante, ha diffuso le sue proiezioni per la stagione estiva. Secondo le loro stime, il prezzo medio nazionale dovrebbe arrivare a 4,48 dollari al gallone nel weekend del Memorial Day, contro i 3,14 dollari di un anno fa, per poi assestarsi intorno a una media di 4,80 dollari fino al Labor Day di settembre.

I rincari stanno già cambiando le abitudini di viaggio. Oggi il 56% degli americani afferma di voler guidare per più di 2 ore durante l'estate, in netto calo rispetto al 69% dell'anno scorso. Il 67% degli intervistati afferma che il costo della benzina sta incidendo direttamente sui propri piani di vacanza. "Questa è l'estate più volatile per i prezzi della benzina degli ultimi anni e la chiusura dello Stretto di Hormuz è al centro di tutto", ha detto De Haan.

Secondo l'analista, gli americani pagheranno miliardi di dollari in più per spostarsi e potrebbe servire un anno, o anche di più, perché i prezzi tornino ai livelli precedenti anche dopo una eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz. Alcuni Stati hanno già sospeso le accise locali sui carburanti, mentre misure analoghe sono in discussione anche a livello federale.

Trump: "Non ci penso nemmeno"


Mentre i sondaggi segnalano un netto calo della sua popolarità, Trump ha minimizzato l'impatto dei rincari parlando martedì mattina con i giornalisti, sullo sfondo del cantiere della East Wing della Casa Bianca. A chi gli chiedeva se stesse valutando nuove misure per abbassare i costi, dopo la spinta per sospendere l'accisa federale sulla benzina, il presidente ha risposto che "potrebbero esserci" altri interventi, ma ha definito la situazione "temporanea".

Trump ha poi rivendicato i risultati ottenuti durante il suo precedente mandato, sostenendo di aver portato il prezzo della benzina in Iowa a 1,85 dollari al gallone. Poi ha chiesto agli americani di avere pazienza, legando direttamente l'aumento dei prezzi alla guerra con l'Iran. "Mi dispiace, ma dobbiamo fare qualcosa con l'Iran. Non possiamo permettere che abbia un'arma nucleare", ha detto. Quindi ha minimizzato il peso dei rincari: "Sono noccioline. Apprezzo che tutti lo stiano sopportando per un po'. Non durerà ancora molto". La chiusura è stata ancora più netta: "Non ci penso nemmeno. Quello a cui penso è solo il fatto che non si può permettere all'Iran di avere un'arma nucleare".

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“Fight for Us, Not for Them”: A Public Interest Vision for EU Tech Policy — new speakers announced


As EU digital policy faces growing pressure from deregulation and “simplification” agendas, civil society experts, lawmakers, regulators, and journalists are coming together in Brussels and online to make the case for a bold public-interest vision of technology policy: one that protects people, communities, democracy, and our fundamental rights.

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Vor guten einem Jahr bohrte sich eine Tränengaspatrone in den Schädel des Fotografen Pablo Grillo. Der Polizist, der die Waffe abgefeuert hat, steht heute vor Gericht. Möglich war das nur, weil sich Freiwillige tagelang durch Videos gewühlt haben.

netzpolitik.org/2026/nach-schu…

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Rubio offre ai cubani una "nuova strada" mentre Washington incrimina Raúl Castro


Il segretario di Stato attacca in spagnolo il conglomerato militare GAESA e propone 100 milioni di dollari di aiuti. Lo stesso giorno il Dipartimento di Giustizia accusa l'ex leader cubano di omicidio.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha diffuso mercoledì 20 maggio un messaggio video in spagnolo rivolto direttamente al popolo cubano, attribuendo la crisi economica dell'isola alla dirigenza comunista e offrendo "una nuova strada" tra Washington e una "nuova Cuba". Nelle stesse ore il Dipartimento di Giustizia ha desecretato l'incriminazione dell'ex presidente Raúl Castro, 94 anni, accusato di cospirazione per uccidere cittadini americani, quattro capi di imputazione per omicidio e due per distruzione di aeromobili, in relazione all'abbattimento di due aerei civili nel 1996 al largo della Florida. Le due iniziative coordinate segnano un'escalation senza precedenti nella campagna di pressione dell'amministrazione Trump contro l'Avana.

"La vera ragione per cui non avete elettricità, carburante o cibo è che coloro che controllano il vostro paese hanno saccheggiato miliardi di dollari, ma nulla è stato usato per aiutare la gente", ha detto Rubio nel videomessaggio diffuso sul canale YouTube del Dipartimento di Stato, in coincidenza con la festa che ricorda la nascita della repubblica cubana nel 1902 dopo la guerra ispano-americana, una ricorrenza cancellata dal governo di Fidel Castro dopo la rivoluzione del 1959. Il segretario di Stato ha attribuito la responsabilità della crisi al conglomerato militare GAESA, fondato da Raúl Castro, che secondo le stime americane controlla circa il 70 per cento dell'economia cubana attraverso hotel, costruzioni, banche, negozi e il sistema delle rimesse dagli Stati Uniti, per un valore complessivo di circa 18 miliardi di dollari. "Cuba non è controllata da nessuna 'rivoluzione'. Cuba è controllata da GAESA", ha affermato Rubio, sostenendo che il governo si limita a chiedere sacrifici alla popolazione e a reprimere chi protesta.

🇺🇸🇨🇺 pic.twitter.com/nwEePVJ1lX
— Secretary Marco Rubio (@SecRubio) May 20, 2026


Rubio ha annunciato un pacchetto di aiuti umanitari da 100 milioni di dollari in cibo e medicine, a condizione che la distribuzione avvenga tramite la Chiesa cattolica o altre organizzazioni caritatevoli affidabili e non attraverso il conglomerato militare. Il segretario ha invitato i cubani a immaginare un paese in cui sia possibile possedere un'attività, votare i propri governanti e protestare senza finire in carcere, citando come esempio le Bahamas, la Repubblica Dominicana, la Giamaica e la Florida. L'ordine esecutivo firmato dal presidente Trump il primo maggio, che ha imposto nuove sanzioni contro l'isola, è stato emesso volutamente in concomitanza con la Festa internazionale dei lavoratori comunista, su suggerimento di Rubio, secondo quanto riferito da Axios.

Rubio, figlio di immigrati cubani arrivati in Florida tre anni prima della rivoluzione del 1959, persegue il cambiamento a Cuba con la passione tipica degli esuli politici, secondo quanto sottolineato dal New York Times. Benjamin J. Rhodes, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Barack Obama che gestì il riavvicinamento tra Washington e l'Avana durante l'amministrazione precedente, ha dichiarato al quotidiano che Rubio "è sempre stato radicato in una politica di cambio di regime verso l'Avana" e che questo è "centrale nella sua identità". Già durante il primo mandato Trump, nel 2017, Rubio aveva contribuito a costruire un regime di sanzioni mirato a privare di risorse GAESA. Nel 2019 aveva dichiarato a NPR che indebolire Cuba sarebbe stato un benvenuto "effetto collaterale" del cambio di governo in Venezuela.

L'incriminazione di Raúl Castro, firmata da un gran giurì federale a Miami il 23 aprile e desecretata mercoledì, riguarda l'abbattimento di due Cessna del gruppo di esuli cubano-americani Brothers to the Rescue il 24 febbraio 1996. Nell'attacco morirono tre cittadini statunitensi e un residente permanente: Armando Alejandre Jr, Carlos Alberto Costa, Mario Manuel de la Peña e Pablo Morales. L'organizzazione utilizzava piccoli velivoli per cercare cubani in fuga dall'isola su zattere e per lanciare volantini. Insieme a Castro sono stati incriminati cinque piloti militari cubani, tra cui Lorenzo Alberto Perez-Perez, accusato anche di omicidio e distruzione di aeromobili.

Secondo i procuratori, Castro, all'epoca ministro della Difesa, "incontrò i vertici militari e li autorizzò a usare un'azione decisiva e letale" contro gli aerei. L'atto d'accusa sostiene che "tutti gli ordini di uccidere da parte dell'esercito cubano passavano attraverso la catena di comando con Raúl Castro e Fidel Castro come decisori finali". L'incriminazione documenta anche un'operazione di spionaggio cubana denominata Wasp Network, che si infiltrò nel gruppo Brothers to the Rescue. Un presunto agente doppio, Juan Pablo Roque, avrebbe fornito informazioni false all'FBI sostenendo che il gruppo non avrebbe volato nel weekend dell'abbattimento. L'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile delle Nazioni Unite stabilì all'epoca che gli aerei si trovavano fuori dallo spazio aereo cubano quando furono colpiti, conclusione sempre respinta da Cuba. CBS News ha riportato per prima la notizia che gli Stati Uniti si preparavano a incriminare Castro.

Il procuratore generale facente funzione Todd Blanche ha annunciato le accuse in una conferenza stampa a Miami, alla Freedom Tower. "Per quasi 30 anni, le famiglie di quattro americani assassinati hanno aspettato giustizia. Il mio messaggio oggi è chiaro: gli Stati Uniti e il presidente Trump non dimenticano e non dimenticheranno i propri cittadini", ha detto Blanche. Interrogato sulle prospettive di portare Castro davanti a un tribunale americano, ha risposto che "questa non è un'incriminazione di facciata" e ha aggiunto: "Ci aspettiamo che si presenti qui, di sua volontà o in altro modo". Il direttore vicario dell'FBI Christopher Raia ha dichiarato che 16 squadre dell'agenzia hanno lavorato sul caso negli ultimi 30 anni.

L'atto d'accusa arriva dopo l'operazione militare di gennaio con cui le forze americane catturarono l'ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, trasferito a New York per essere processato. William LeoGrande, esperto di politica latinoamericana all'American University, ha dichiarato alla BBC che la strategia di Washington consiste nell'aumentare gradualmente la pressione fino a quando il governo cubano cederà al tavolo dei negoziati, ma non escluderebbe un tentativo di replicare la cattura di Maduro. LeoGrande ha però avvertito che l'effetto sarebbe diverso, perché Castro si è ritirato quasi dieci anni fa e non gestisce il paese quotidianamente. Roxanna Vigil, ricercatrice di affari internazionali al Council on Foreign Relations, ha detto alla BBC che la vera domanda è se l'amministrazione Trump userà l'incriminazione come giustificazione per un'operazione militare sotto la copertura di un'azione giudiziaria, considerando improbabile una resa del regime cubano senza resistenza.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha definito le accuse contro Castro "una manovra politica, priva di qualsiasi fondamento giuridico", sostenendo che gli Stati Uniti distorcono i fatti relativi all'abbattimento degli aerei e che Cuba agì per "legittima difesa nelle proprie acque giurisdizionali". Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha definito Brothers to the Rescue un gruppo "terroristico" e ha accusato Washington di voler giustificare un'aggressione militare contro l'isola. La diplomatica cubana Lianys Torres Rivera, intervistata da The Hill, ha dichiarato che Cuba è disposta ad accettare aiuti stranieri quando offerti in buona fede e non per manipolazione politica, ma ha precisato che pochi dettagli sull'offerta americana le sono stati comunicati.

La crisi energetica cubana ha raggiunto livelli senza precedenti. Cuba ha annunciato la scorsa settimana di aver esaurito completamente le riserve di petrolio, dopo l'ultimo carico di una petroliera russa, con blackout che in alcune zone lasciano la popolazione senza elettricità per 22 ore al giorno. La situazione si è aggravata dopo che gli Stati Uniti, all'inizio dell'anno, hanno catturato il leader venezuelano Maduro e preso il controllo dell'industria petrolifera del paese, imponendo un blocco di fatto contro le forniture a Cuba. Funzionari statunitensi hanno detto ad Axios che il governo cubano ha però trovato fondi per acquistare almeno 300 droni d'attacco da Russia e Cina, e ospita militari e agenti di intelligence iraniani, russi e cinesi.

Il percorso diplomatico parallelo non si è interrotto. Il direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe si è recato a Cuba e ha incontrato il nipote di Raúl Castro, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, noto come "Raulito", che ha anche colloquiato con Rubio. Secondo un funzionario della CIA, Ratcliffe ha offerto ai leader cubani "una genuina opportunità di collaborazione" per stabilizzare l'economia, avvertendo però che la finestra non sarebbe rimasta aperta indefinitamente e che l'amministrazione avrebbe fatto rispettare le proprie "linee rosse". Secondo il New York Times, all'inizio di marzo i funzionari americani spingevano la famiglia Castro a rimuovere il presidente Díaz-Canel, consentendo all'amministrazione Trump di rivendicare un successo politico, e tolleravano che i Castro restassero al potere dietro le quinte purché guidassero il paese verso i cambiamenti economici richiesti. La pazienza di Washington si sarebbe poi esaurita di fronte alla lentezza dei negoziati.

Trump, parlando ai giornalisti al ritorno da una visita all'Accademia della Guardia Costiera in Connecticut, ha definito l'incriminazione "una grande notizia" e "un momento importante" per i cubano-americani. Il presidente ha detto di non ritenere necessaria un'escalation militare a Cuba, affermando che il paese "sta cadendo a pezzi" e che gli Stati Uniti sono lì "per liberare Cuba". In un post sul social Truth Social la scorsa settimana, Trump aveva scritto: "Cuba sta chiedendo aiuto, e parleremo!!!". L'amministrazione ha già minacciato dazi pesanti contro qualunque paese spedisca petrolio all'isola e il procuratore federale di Miami ha avviato all'inizio dell'anno un'iniziativa per perseguire i leader cubani anche per reati economici, di droga, immigrazione e violenza. Ulteriori incriminazioni di funzionari cubani e nuove sanzioni sono attese nelle prossime settimane.

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Questo sarà un fine settimana elettorale importante per Volt, in Italia ma anche a Cipro! 🇨🇾

Il 24 maggio si vota per il rinnovo del Parlamento cipriota! Volt Cipro ha già un seggio e punta ad aumentare la propria presenza portando una proposta chiarissima: unire ciò che la storia ha diviso.

Dal 1974, la parte settentrionale dell’isola è sotto occupazione turca, e Cipro convive ancora con una frattura profonda tra comunità greco-cipriota e turco-cipriota.
Ma una Cipro unita, federale e inclusiva è possibile!

Lo racconta Costa Constanti, candidato di Volt Cipro, incontrato da Alessia Ruta durante l’Assemblea Generale di Volt Paesi Bassi a Ede: un partito bicomunitario, che parla greco, turco e inglese, e tiene insieme diritti, minoranze, uguaglianza di genere e diritti LGBTQIA+!

Perché nessun partito più di Volt può essere un modello di unione oltre qualsiasi confine 💜

Una Cipro unita, come un’Unione Europea unita, è possibile! 🇨🇾🇪🇺

#Cipro #ElezioniCipro #UnioneEuropea #DirittiLGBTQIA #PoliticaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Die USA belegten HateAid-Geschäftsführerin Josephine Ballon und ihre Kollegin mit Einreiseverboten – weil sie dabei helfen, EU-Gesetze gegen Plattformen durchzusetzen. Im Interview spricht Ballon über Einschüchterung, Angst vor Finanzsanktionen und die Notwendigkeit, sich von US-Digitalkonzernen unabhängig zu machen.

@hateaid

netzpolitik.org/2026/hateaid-n…