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Groenlandia, le richieste di Trump: basi a tempo indeterminato e veto sugli investimenti stranieri


Da gennaio Washington, Copenaghen e Nuuk negoziano in segreto sul futuro dell'isola. I funzionari groenlandesi temono però che le richieste americane comprimano la loro sovranità per generazioni.

Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia stanno trattando in segreto da 4 mesi a Washington per ridefinire il futuro dell'isola artica. Lo rivela il New York Times, in un'inchiesta basata su fonti delle tre capitali. L'obiettivo è offrire al presidente Donald Trump una via d'uscita dalle minacce di occupazione militare e disinnescare una crisi che sin da subito ha rischiato di incrinare la coesione della Nato. Ma le richieste emerse al tavolo preoccupano i leader groenlandesi.

Secondo il New York Times, Washington vuole, infatti, modificare l'accordo di difesa firmato con la Danimarca nel 1951, quando la Groenlandia era ancora una colonia danese. L'obiettivo è consentire alle truppe americane di restare sull'isola a tempo indeterminato, anche nel caso in cui un giorno la Groenlandia diventasse indipendente. Gli Stati Uniti chiedono, inoltre, un potere di veto sui principali investimenti stranieri, per impedire l'ingresso di capitali russi e cinesi. Groenlandesi e danesi si oppongono con fermezza. Sul tavolo c'è anche la cooperazione sulle risorse naturali: l'isola è ricca di petrolio, uranio, terre rare e altri minerali critici, in larga parte ancora sepolti sotto i ghiacci.

L'Artico torna al centro della strategia americana


Le delegazioni si sono incontrate 5 volte da gennaio, quando Trump ha minacciato di "prendersi" la Groenlandia definendola essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. A guidare i colloqui per Washington è Michael Needham, uno dei principali consiglieri del Segretario di Stato Marco Rubio. Trump ha poi attenuato i toni e oggi è assorbito dal conflitto con l'Iran, ma la Casa Bianca ha fatto sapere che l'interesse per l'isola resta vivo.
Il negoziato segreto sulla Groenlandia — FocusAmerica

Le mire di Trump sulla Groenlandia

Il negoziato segreto sul futuro della Groenlandia


Da gennaio Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia stanno trattando a Washington per disinnescare le minacce di Trump. Sul tavolo: presenza militare statunitense a tempo indeterminato, veto sugli investimenti stranieri e accesso alle risorse artiche.

Fonte: New York Times Trattative in corso a Washington

I tre attori al tavolo


Stati Uniti
Pressione e nuove richieste


Danimarca
Paese sotto pressione


Groenlandia
Sovranità da difendere

5
Incontri dal gennaio 2026

4
Mesi di trattative riservate

1951
Accordo di difesa da rivedere

Esplora i dettagli
1 La posta 2 Le richieste 3 Le posizioni 4 Cronologia

Perché la Groenlandia

Risorse, rotte artiche e sicurezza nazionale


Per Washington la Groenlandia concentra 3 interessi decisivi: una posizione chiave per sorvegliare la Russia, l'accesso a porti in acque profonde e riserve di minerali strategici sempre più indispensabili.

Catena di radar artica
L'isola entrerà in un sistema integrato con Alaska e Canada, sotto il Northern Command.

Porto in acque profonde
Da costruire come hub logistico permanente per le operazioni nell'Atlantico settentrionale.

Forze speciali a rotazione
Sede dedicata per attività di addestramento periodico delle unità d'élite statunitensi.

Aeroporto di Narsarsuaq
Struttura della Seconda guerra mondiale ispezionata dai marines per un possibile riutilizzo militare.

Risorse sepolte sotto i ghiacci
Petrolio Uranio Terre rare Minerali critici

Per Washington la Groenlandia è la chiave di volta per chiudere il triangolo artico con Alaska e Canada, e per tagliare fuori capitali russi e cinesi dalle filiere dei minerali critici.

Il negoziato di Washington

Cosa chiedono gli Stati Uniti


Le delegazioni trattano sotto la guida di Michael Needham, consigliere del Segretario di Stato Marco Rubio. 3 le richieste principali finora emerse dai colloqui.

1

Modificare l'accordo di difesa del 1951
In discussione

Washington vuole garantire alle truppe americane di restare sull'isola a tempo indeterminato, anche nel caso in cui un giorno la Groenlandia raggiungesse l'indipendenza.

2

Potere di veto sugli investimenti stranieri
Opposizione netta

È il punto più controverso. Gli Stati Uniti chiedono di poter bloccare i principali investimenti esteri sull'isola, soprattutto per impedire l'ingresso di capitali russi e cinesi. Danesi e groenlandesi si oppongono: comprimerebbe la sovranità di Nuuk.

3

Cooperazione sulle risorse naturali
In discussione

Accesso privilegiato a petrolio, uranio, terre rare e altri minerali critici ancora sepolti sotto i ghiacci. Una posta strategica nella competizione globale sulle filiere dei minerali essenziali per la transizione tecnologica e militare.

Tocca per esplorare

Cosa pensa ciascun attore

Stati Uniti
Trump · Casa Bianca

Trump ha attenuato i toni rispetto alle minacce di "prendersi" l'isola, oggi è assorbito dal conflitto con l'Iran. Ma la Casa Bianca ha fatto sapere che l'interesse per la Groenlandia resta vivo. Il Pentagono procede con i piani di espansione delle basi militari.

Groenlandia
Nielsen · Hansen · Motzfeldt

Tanto varrebbe alzare la nostra bandiera solo a metà.
— Justus Hansen, deputato del Parlamento groenlandese

Non rifiutano in linea di principio una presenza militare americana più ampia sull'isola, ma per loro il veto sugli investimenti è una linea rossa. Il premier Nielsen ribadisce che il rapporto con la Danimarca si decide a Nuuk, non a Washington.

Danimarca
Copenaghen

Si oppone con fermezza alle richieste sul veto per gli investimenti. Paradosso negoziale: Copenaghen potrebbe finire per recuperare influenza sull'isola tramite un meccanismo di vaglio degli investitori, dato che la Groenlandia non dispone di un'intelligence autonoma per individuare legami con Mosca o Pechino.

Le tappe

Dal proclama di Trump al tavolo di Washington

Gen 2026
Trump minaccia di "prendersi" la Groenlandia

Il presidente definisce l'isola come "essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti" e non esclude l'uso della forza. La dichiarazione scuote la NATO e apre una crisi diplomatica con Copenaghen.

Gen — Mag 2026
Cinque incontri segreti a Washington

Per Washington guida i colloqui Michael Needham, consigliere del Segretario di Stato Marco Rubio. Le delegazioni di Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia trattano per ridefinire l'accordo del 1951.

Primavera 2026
Sopralluogo dei marines a Narsarsuaq

Un ufficiale dei Marines viene inviato nel sud della Groenlandia per ispezionare l'aeroporto che risale alla Seconda guerra mondiale, il porto e i possibili alloggi per le truppe.

14 giugno 2026Data sensibile
Il compleanno di Trump

I leader groenlandesi hanno cerchiato la data sul calendario. Una possibile finestra in cui il presidente americano potrebbe tornare a esercitare pressione sull'isola, se i conflitti ad ora aperti dovessero chiudersi.

4 luglio 2026Data sensibile
L'Independence Day americano

Seconda data sotto osservazione. Vivian Motzfeldt, ex Ministra degli Esteri groenlandese, prevede che se le guerre in Iran e Ucraina si chiuderanno, Trump tornerà oer allora a concentrarsi sulla Groenlandia.

Fonte New York Times, inchiesta basata su fonti delle tre capitali. Dati aggiornati a maggio 2026.

Alcuni politici groenlandesi hanno cerchiato due date sul calendario: il 14 giugno, compleanno di Trump, e il 4 luglio, festa nazionale americana. Vivian Motzfeldt, ex Ministra degli Esteri groenlandese, ha detto al New York Times che, se le guerre in Iran e in Ucraina dovessero chiudersi, Trump tornerebbe a concentrarsi sull'isola e anche la Russia sposterebbe la propria attenzione sull'Artico.

Intanto il Pentagono procede con i piani di espansione militare. Il generale Gregory M. Guillot, capo del Northern Command, ha spiegato al New York Times che la Groenlandia entrerà in una catena di radar e basi collegata ad Alaska e Canada. Servono inoltre un porto in acque profonde e una sede per le forze speciali da far ruotare sull'isola per attività di addestramento. Un ufficiale dei Marines è stato inviato a Narsarsuaq, nel sud della Groenlandia, per ispezionare l'aeroporto risalente alla Seconda guerra mondiale, il porto e i possibili alloggi per le truppe.

Il nodo della sovranità groenlandese


I groenlandesi non vogliono diventare cittadini americani, ma non respingono in linea di principio una presenza militare statunitense più ampia nell'isola. Durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda, la Groenlandia ha già ospitato migliaia di soldati americani, prima che tutte le basi, tranne una, venissero chiuse. Il vero punto di scontro è il controllo degli investimenti. Secondo fonti coinvolte nei colloqui, le richieste americane comprimerebbero la sovranità di Nuuk.

Per superare l'impasse, si discute un meccanismo in cui sarebbe Copenaghen a vagliare i potenziali investitori, con un contributo americano. La Groenlandia non dispone infatti di un'intelligence autonoma in grado di individuare eventuali legami con Mosca e Pechino. Il paradosso è che il negoziato, nato per allentare la pressione di Trump, potrebbe finire per restituire alla Danimarca un'influenza maggiore sull'isola.

Justus Hansen, deputato del Parlamento groenlandese, ha però già detto al New York Times che, se gli americani ottenessero tutto ciò che chiedono, non ci sarebbe mai una vera indipendenza. "Tanto varrebbe alzare la nostra bandiera solo a metà", ha aggiunto. Da parte sua il primo ministro Jens-Frederik Nielsen, 34 anni, ex giocatore di badminton di alto livello, ha detto che la Groenlandia è disposta a fare affari, ma che le rigide regole non cambieranno. E sull'indipendenza è stato netto: il rapporto tra Groenlandia e Danimarca va deciso internamente. Non spetta agli americani, né a nessun altro.

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QLNX: il nuovo implant Linux silenzioso che saccheggia la supply chain del software
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/qlnx-i…


QLNX: il nuovo implant Linux silenzioso che saccheggia la supply chain del software


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Un nuovo implant Linux mai documentato prima — denominato Quasar Linux RAT (QLNX) — sta prendendo di mira sviluppatori e ambienti DevOps con l’obiettivo di appropriarsi silenziosamente delle credenziali più preziose del ciclo di sviluppo software: token npm, PyPI, AWS, Kubernetes, GitHub e molto altro. La scoperta, opera dei ricercatori Aliakbar Zahravi e Ahmed Mohamed Ibrahim di Trend Micro, descrive uno strumento che non si limita ad essere un semplice trojan di accesso remoto, ma una piattaforma di spionaggio industriale progettata per persistere, nascondersi e colpire l’intera supply chain del software.

Cosa rende QLNX diverso dagli altri RAT Linux


A differenza di molti implant Linux che puntano sulla semplicità, QLNX è costruito come una piattaforma d’attacco coerente e modulare. Il suo punto di forza non sta in una singola tecnica innovativa, ma nell’integrazione armoniosa di più capacità offensive che si concatenano in un flusso d’attacco preciso: arriva, cancella le tracce dal disco, si radica con sei meccanismi ridondanti, si nasconde sia a livello userspace che kernel, e infine raccoglie sistematicamente le credenziali che contano davvero.

Il malware esegue filelessly dalla memoria, mascherandosi da thread del kernel attraverso nomi come kworker o ksoftirqd — nomi che ogni amministratore di sistema Linux incontra quotidianamente nei propri processi. Questo lo rende praticamente invisibile a una normale ispezione manuale. È inoltre in grado di profilare l’host per rilevare ambienti containerizzati, cancellare i log di sistema e stabilire persistenza attraverso non meno di sette metodi diversi, tra cui systemd, crontab e shell injection nel file .bashrc.

Un harvester di credenziali pensato per la supply chain


Il componente di furto credenziali di QLNX è ciò che lo rende particolarmente pericoloso per l’ecosistema open source. Il malware estrae sistematicamente segreti da un elenco preciso di file ad alto valore per uno sviluppatore:

File target di QLNX per il furto credenziali:

.npmrc              → Token di pubblicazione npm
.pypirc             → Credenziali PyPI
.git-credentials    → Credenziali Git
.aws/credentials    → Chiavi di accesso AWS
.kube/config        → Credenziali Kubernetes
.docker/config.json → Autenticazione Docker Registry
.vault-token        → Token HashiCorp Vault
.env                → Variabili d'ambiente con segreti
**/terraform.tfvars → Credenziali Terraform
GitHub CLI tokens   → Token di accesso GitHub

Il rischio non è solo per lo sviluppatore compromesso: un attore che ottiene accesso a uno di questi token può pubblicare pacchetti malevoli su npm o PyPI, accedere all’infrastruttura cloud o muoversi lateralmente attraverso pipeline CI/CD. È esattamente il meccanismo che ha consentito attacchi supply chain devastanti in passato, come l’operazione TeamPCP che ha colpito oltre 160 pacchetti npm e PyPI nelle scorse settimane.

Architettura rootkit a doppio livello: LD_PRELOAD + eBPF


L’aspetto più sofisticato di QLNX è la sua architettura rootkit a due livelli, che combina tecniche di occultamento a livello userspace e kernel.

Il primo strato è un rootkit userland deployato attraverso il meccanismo LD_PRELOAD del dynamic linker di Linux. Questo garantisce che tutti gli artefatti e i processi dell’implant rimangano nascosti agli strumenti di ispezione standard. Il secondo strato è un componente kernel-level basato su eBPF (Extended Berkeley Packet Filter) — il potente sottosistema Linux originariamente pensato per il networking e l’osservabilità dei sistemi. QLNX sfrutta eBPF per nascondere processi, file e porte di rete agli strumenti userland come ps, ls e netstat, su istruzione del server di comando e controllo (C2).

L’uso offensivo di eBPF per il rootkitting è una tendenza già documentata da altri ricercatori, ma la sua integrazione in un RAT con builder pipeline modulare indica una maturazione significativa di queste tecniche al di fuori di ambienti di ricerca accademica.

Backdoor PAM: furto di credenziali SSH in tempo reale


QLNX include anche un backdoor basato su PAM (Pluggable Authentication Module) che intercetta le credenziali in chiaro durante gli eventi di autenticazione SSH. Il componente PAM inline-hook registra i dati delle sessioni SSH in uscita e li trasmette al C2. È inoltre presente un secondo logger PAM che viene caricato automaticamente in ogni processo collegato dinamicamente, per estrarre nome del servizio, username e token di autenticazione.

Questa tecnica è particolarmente insidiosa perché i moduli PAM girano tipicamente con privilegi root e operano a un livello così basso nello stack di autenticazione che la maggior parte dei sistemi di monitoring tradizionali non riesce a intercettarli. Non a caso, negli ultimi mesi sono emersi altri strumenti simili — come PamDOORa, venduto su forum russi di cybercrime per 900 dollari — che sfruttano lo stesso vettore.

58 comandi C2 e un’infrastruttura operativa completa


QLNX supporta ben 58 comandi distinti che conferiscono agli operatori il controllo completo dell’host compromesso. Le capacità operative includono esecuzione di shell commands, gestione file, code injection nei processi, cattura di screenshot, keylogging, SOCKS proxy, TCP tunneling, esecuzione di Beacon Object Files (BOFs) — la stessa tecnica usata da Cobalt Strike — e gestione di una rete P2P mesh tra host compromessi.

La comunicazione con il C2 avviene su tre protocolli — TCP grezzo, HTTPS e HTTP — con un loop persistente che tenta continuamente di mantenere attiva la connessione. La vettore di infezione iniziale rimane ancora sconosciuto, ma una volta stabilito il foothold, QLNX cancella i propri artefatti dal disco e avvia la fase operativa principale.

Indicatori di compromissione e contromisure


QLNX evidenzia una tendenza preoccupante: la supply chain del software sta diventando il bersaglio privilegiato di attori sofisticati, perché compromettere un singolo sviluppatore con accesso ai registri npm o PyPI può avere effetti moltiplicatori su migliaia di utenti downstream. Per i team di sicurezza, alcune contromisure prioritarie:

  • Ruotare regolarmente tutti i token di pubblicazione per npm, PyPI, GitHub e altri registri, soprattutto dopo accessi da sistemi non familiari.
  • Monitorare processi Linux con nomi simili a thread del kernelkworker, ksoftirqd ecc. — che non corrispondono agli effettivi thread del kernel: strumenti come pstree con verifica del PPID possono rivelare anomalie.
  • Verificare l’integrità dei moduli PAM: controllare regolarmente che i file .so nei percorsi PAM non siano stati modificati rispetto alla versione del package manager.
  • Abilitare audit logging di eBPF per rilevare il caricamento di programmi eBPF non autorizzati: auditctl -a always,exit -F arch=b64 -S bpf.
  • Isolare i segreti CI/CD dall’ambiente di sviluppo locale, usando secret manager dedicati piuttosto che file in chiaro su disco.

Trend Micro ha pubblicato i dettagli tecnici completi nel proprio blog di ricerca. La natura fileless di QLNX e il suo doppio rootkit rendono il rilevamento basato su signature sostanzialmente inefficace: la difesa deve puntare su behavioral analytics e monitoraggio delle anomalie a livello di syscall, combinati con soluzioni EDR capaci di ispezionare la memoria dei processi.


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Social-Media-Verbot: Weder wissenschaftlich fundiert noch effektiv


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Es gibt keine wissenschaftlichen Belege für ein pauschales Social-Media-Verbot, sagen Forschende auf der Digitalkonferenz re:publica. Selbst viele Befürworter*innen eines Verbots zweifeln an dessen Wirksamkeit. Erste Zahlen aus Australien legen nahe, warum diese Skepsis berechtigt ist.
netzpolitik.org/2026/social-me…
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Intelligenza Artificiale: il diritto perduto (nel sottosopra)

robertocaso.it/2026/05/19/garr…

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Trump chiede a Thune di licenziare la parlamentarian del Senato per i fondi alla sala da ballo


Il presidente ha telefonato al leader della maggioranza repubblicana dopo che Elizabeth MacDonough ha bloccato lo stanziamento di 220 milioni di dollari per il progetto della East Wing.

Donald Trump ha chiesto al leader della maggioranza al Senato John Thune di licenziare la parlamentarian dell'aula dopo che questa ha stabilito che i repubblicani non possono includere i finanziamenti per la sala da ballo presidenziale in una legge di bilancio. La notizia, riportata in esclusiva da Semafor e confermata da NOTUS attraverso fonti vicine alla vicenda, racconta di una telefonata avvenuta lunedì tra il presidente e il senatore del South Dakota, durante la quale Trump ha espresso tutta la sua frustrazione per la decisione.

La figura della parlamentarian non ha un equivalente diretto nel sistema italiano. Si tratta di un funzionario non eletto e dichiaratamente apartitico, scelto per la sua competenza tecnica, che funge da arbitro delle regole del Senato. Non è un politico né un consulente di parte, ma una sorta di giudice interno che interpreta il complesso regolamento dell'aula e stabilisce se una determinata norma può essere inserita in un certo tipo di legge oppure no. Le sue decisioni non sono giuridicamente vincolanti come una sentenza di un tribunale, ma nella prassi vengono rispettate da entrambi gli schieramenti, perché ribaltarle aprirebbe una crisi istituzionale dalle conseguenze imprevedibili. La parlamentarian attuale, Elizabeth MacDonough, ricopre l'incarico dal 2012. Tecnicamente può essere rimossa dal leader della maggioranza del Senato, ma una decisione del genere sarebbe senza precedenti recenti e verrebbe interpretata come un attacco frontale all'indipendenza dell'istituzione.

Al centro della disputa c'è uno stanziamento di un miliardo di dollari destinato al Secret Service, l'agenzia incaricata della sicurezza del presidente. Di questa cifra, circa 220 milioni di dollari sono specificamente legati al progetto di ristrutturazione della East Wing della Casa Bianca, che prevede la costruzione di una sala da ballo voluta da Trump. Il presidente ha promesso di finanziare la costruzione con donazioni private, ma i repubblicani vogliono inserire i fondi per la sicurezza nella legge di bilancio, una mossa che darebbe anche il via libera del Congresso al progetto, attualmente bloccato.

MacDonough ha stabilito sabato sera che la disposizione, così come formulata, viola la cosiddetta Byrd Rule. Si tratta di una norma che impedisce l'inserimento di misure non strettamente di bilancio in leggi approvate a maggioranza semplice attraverso la procedura della reconciliation. Questo meccanismo consente di aggirare il filibuster, ovvero l'ostruzionismo che richiede normalmente sessanta voti per essere superato, ma solo per provvedimenti che abbiano un effetto diretto sui conti pubblici. È qui che entra in gioco il ruolo della parlamentarian: spetta a lei decidere quali norme rispettano questo criterio e quali no, e dunque quali possono passare con i soli voti della maggioranza e quali invece richiedono l'accordo bipartisan.

Thune ha respinto l'idea di rimuovere MacDonough. Interpellato sulla possibilità di licenziarla, ha risposto seccamente con un no, spiegando che si tratta di un processo ordinario, in cui entrambi gli schieramenti finiscono per essere scontenti delle decisioni della parlamentarian. Il senatore si è rifiutato di commentare il contenuto della conversazione privata con Trump. Un funzionario della Casa Bianca, contattato dai cronisti, ha dichiarato di non commentare conversazioni private che possono essere avvenute o meno.

Il presidente della commissione Giustizia del Senato Chuck Grassley ha detto a Semafor di non essere certo che un finanziamento specifico per la East Wing possa superare il vaglio della parlamentarian, aggiungendo però che non c'è dubbio sul fatto che il Secret Service abbia bisogno di potenziamenti. I repubblicani stanno ora lavorando a una nuova formulazione del testo per cercare di far passare i fondi destinati al Secret Service, anche se resta incerto se riusciranno a destinare risorse direttamente al progetto della sala da ballo.

La legge complessiva contiene anche 72 miliardi di dollari per la Border Patrol e per l'Immigration and Customs Enforcement, le agenzie che si occupano del controllo della frontiera e dell'immigrazione. I repubblicani sperano di ottenere nei prossimi giorni decisioni favorevoli da MacDonough per poter procedere con il voto sull'intero pacchetto. Thune ha spiegato ai cronisti che la trattativa con la parlamentarian è un continuo dare e avere, in cui si prendono in considerazione le sue indicazioni e si cerca poi una strada alternativa per raggiungere lo stesso obiettivo.

Non è la prima volta che Trump e i suoi alleati chiedono la testa di MacDonough. L'anno scorso, durante l'iter della legge fiscale del presidente, la parlamentarian aveva inizialmente eliminato diverse disposizioni relative a Medicaid, il programma di assistenza sanitaria per i meno abbienti. Anche in quell'occasione gli alleati di Trump avevano fatto pressione su Thune perché la rimuovesse, ma il leader della maggioranza si era opposto, dichiarando ai cronisti che non avrebbe né scavalcato né licenziato MacDonough.

Il ruolo della parlamentarian è quello di un arbitro tecnico e nel tempo ha scontentato entrambi gli schieramenti. Durante l'amministrazione Biden MacDonough aveva infatti bloccato i democratici quando questi avevano tentato di inserire nei provvedimenti di bilancio l'aumento del salario minimo e alcune misure di alleggerimento delle leggi sull'immigrazione. Cinquanta senatori repubblicani potrebbero teoricamente ribaltare una sua decisione, ma una mossa del genere equivarrebbe nei fatti a cancellare il filibuster, una prospettiva che la leadership repubblicana ha finora respinto.

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Trump intensifica la pressione su Cuba e valuta un'azione militare


L'amministrazione americana ha imposto nuove sanzioni a undici funzionari cubani e a tre agenzie governative, mentre fonti interne riferiscono che il Pentagono sta preparando piani militari contro l'isola.

L'amministrazione Trump considera ora seriamente l'opzione di un intervento militare a Cuba, dopo mesi in cui la strategia si era concentrata su pressioni economiche e diplomatiche. La rivelazione arriva da Politico, che cita un funzionario americano e una persona vicina alle discussioni dell'amministrazione. Secondo queste fonti, il presidente e i suoi collaboratori sono frustrati perché la campagna di pressione, incluso il blocco dei rifornimenti di carburante, non ha spinto i leader cubani ad accettare riforme economiche e politiche significative.

"L'atmosfera è decisamente cambiata", ha dichiarato a Politico una delle fonti. "L'idea iniziale su Cuba era che la leadership fosse debole e che la combinazione di sanzioni rafforzate, di fatto un blocco petrolifero, e di chiare vittorie militari americane in Venezuela e in Iran avrebbe spaventato i cubani spingendoli a un accordo. Ora l'Iran è andato male e i cubani si stanno dimostrando molto più duri di quanto previsto inizialmente. Quindi l'azione militare è sul tavolo in un modo in cui non lo era prima."

Lo Us Southern Command, secondo le fonti, ha avviato nelle ultime settimane la preparazione di piani per una possibile azione militare. Le opzioni allo studio vanno da un singolo attacco aereo, pensato per costringere il regime a concessioni, fino a un'invasione di terra per rovesciarlo. Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato a Politico che il compito del Pentagono è preparare opzioni per dare al presidente "la massima flessibilità", precisando che ciò non significa che una decisione sia stata presa. Un'operazione non appare comunque imminente: gran parte delle forze speciali americane resta impegnata in Medio Oriente, in vista di possibili nuove ostilità con l'Iran, dove la guerra si è arenata in uno stallo senza esiti chiari. Lo scenario dell'uso di esuli cubani in qualunque operazione viene considerato altamente improbabile: "Hanno stabilito che gli esuli non hanno alcun ruolo qui se non come tifosi e disturbatori. Non sarà una Baia dei Porci 2.0", ha detto una delle fonti.

Il 18 maggio il dipartimento di Stato e il dipartimento del Tesoro hanno colpito undici alti funzionari cubani, tra cui la ministra delle comunicazioni Mayra Arevich Marin, il presidente dell'Assemblea nazionale Juan Esteban Lazo Hernandez, l'alto dirigente del partito comunista Roberto Tomas Morales Ojeda, il generale e viceministro delle forze armate Joaquin Quintas Sola e l'ufficiale militare Raul Villar Kessel. Le sanzioni hanno raggiunto anche la Direccion de Inteligencia, principale agenzia di intelligence dell'isola, il ministero degli Interni e la Policia Nacional Revolucionaria, accusata di gestire prigioni mobili e di reprimere le proteste. Le misure congelano gli eventuali beni e conti bancari negli Stati Uniti, anche se è improbabile che i funzionari cubani ne possiedano. Il segretario di Stato Marco Rubio ha collegato l'intervento alla "vasta campagna per rispondere alle pressanti minacce alla sicurezza poste dal regime comunista di Cuba".

Il 1 maggio Trump ha firmato un ordine esecutivo che attribuisce ampia autorità per colpire i settori economici chiave di Cuba e autorizza sanzioni secondarie contro istituzioni finanziarie straniere che trattano con soggetti sanzionati. La misura ha già prodotto effetti: la compagnia tedesca Hapag-Lloyd e la francese Cma Cgm hanno sospeso le prenotazioni da e per Cuba, mentre la società mineraria canadese Sherritt International Corporation ha annunciato il ritiro dalle sue joint venture con l'isola. John Kavulich, presidente dello Us-Cuba Trade and Economic Council, ha dichiarato al New York Times che le sanzioni sono significative per le posizioni di alto profilo occupate dai bersagli: "Dal punto di vista dell'immagine, è importante perché aggiunge al portfolio che l'amministrazione Trump sta sviluppando per usarlo, sperano loro, come strumento di negoziazione".

I procuratori federali di Miami stanno lavorando a una possibile incriminazione contro Raul Castro, novantaquattro anni, ex presidente e fratello di Fidel. Secondo il New York Times, l'indagine si inserisce in una campagna di pressione che ricalca lo schema già usato contro il Venezuela: a gennaio, gli Stati Uniti avevano utilizzato un'incriminazione federale contro Nicolas Maduro come premessa politica e giudiziaria per il raid militare che ha portato alla sua cattura a Caracas. I procuratori stanno ancora discutendo il perimetro dell'inchiesta. L'eventuale incriminazione potrebbe includere capi d'accusa legati al narcotraffico, come nel caso Maduro, oppure concentrarsi sull'abbattimento, nel febbraio 1996, di due aerei civili del gruppo umanitario Brothers to the Rescue. In quell'episodio un MiG dell'aviazione cubana abbatté due Cessna sullo Stretto della Florida, uccidendo quattro persone: tre cittadini statunitensi e un residente permanente. Il gruppo era composto da esuli cubani di Miami e assisteva i rifugiati. Cuba sostenne che gli aerei avessero violato il suo spazio aereo, una versione contestata dalle autorità internazionali dell'aviazione civile. L'episodio portò, pochi giorni dopo, all'approvazione della legge Helms-Burton, che vincolò la rimozione delle sanzioni alla fine del regime castrista. Castro era allora ministro della Difesa. In una lettera del 13 febbraio scorso indirizzata a Trump, quattro deputati repubblicani hanno chiesto al dipartimento di Giustizia di valutare l'incriminazione, citando articoli di stampa secondo cui Castro avrebbe approvato l'operazione.

Raul Castro, pur formalmente fuori dal potere dal 2021, resta una delle figure più influenti della politica cubana. Le sue condizioni di salute non sono del tutto note, ma è fragile, ha problemi di udito e difficoltà a parlare. Non rilascia dichiarazioni pubbliche da tempo. Frank Mora, ex ambasciatore presso l'Organizzazione degli Stati Americani e oggi docente alla Florida International University, ha dichiarato al New York Times che un'operazione militare contro un novantenne appare improbabile, ma la sua incriminazione funzionerebbe come "operazione psicologica" rivolta sia al regime cubano sia alla comunità cubano-americana di Miami. Sulla visita di John Ratcliffe, Mora ha aggiunto: "Il presidente è frustrato perché non sta ottenendo i risultati che voleva, o che forse gli erano stati promessi, su Cuba. Stanno stringendo le viti per spingere i cubani a concessioni che finora hanno rifiutato".

Il 14 maggio il direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe è volato all'Avana per consegnare un ultimatum a Raul Guillermo Rodriguez Castro, nipote quarantunenne dell'ex presidente, conosciuto come Raulito o El Cangrejo, responsabile della sicurezza del nonno. Due richieste sarebbero emerse con chiarezza dal colloquio: chiudere le stazioni di intercettazione russe e cinesi presenti sull'isola, utilizzate da Mosca e Pechino per captare comunicazioni statunitensi, e avviare una reale apertura dell'economia cubana. Ratcliffe ha avvertito pubblicamente che Cuba non può più essere "un rifugio sicuro per gli avversari" nell'emisfero occidentale. L'amministrazione conduce inoltre voli di sorveglianza intorno all'isola. Secondo un'analisi pubblicata da The Nation, i colloqui ad alto livello con Rodriguez Castro andrebbero avanti da mesi attraverso i consiglieri di Rubio. Almeno un incontro si sarebbe tenuto sull'isola di Saint Kitts il 25 febbraio, durante la riunione della Comunità caraibica, e avrebbe riguardato le riforme economiche che Cuba implementerebbe in cambio di una graduale rimozione delle sanzioni. Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel Bermudez, in una conferenza stampa del 13 marzo, ha ammesso per la prima volta l'esistenza dei contatti, paragonandoli a quelli avuti durante l'era Obama.

William LeoGrande, professore di scienze politiche all'American University, ha detto al New York Times che "l'incriminazione è un altro elemento della campagna di pressione che Trump e Rubio stanno usando per costringere il governo cubano ad arrendersi alle condizioni statunitensi al tavolo delle trattative", aggiungendo che "i cubani non sono bravi a fare un passo indietro".

Diaz-Canel ha risposto lunedì 18 maggio definendo le minacce un "crimine internazionale" e avvertendo che un'aggressione militare provocherebbe "un bagno di sangue dalle conseguenze incalcolabili". In un messaggio su X ha aggiunto che Cuba "non rappresenta una minaccia, né ha piani o intenzioni aggressive contro alcun paese". Il dipartimento di Stato ha anche offerto cento milioni di dollari in aiuti umanitari, che dovrebbero essere distribuiti da organizzazioni non statali, in primo luogo la Chiesa cattolica. Sul fronte sanitario, il dipartimento di Stato ha implementato un "Freedom Framework for Self-Sufficient Healthcare in the Americas" per spingere circa quattordici paesi dell'emisfero occidentale a espellere i medici cubani in cambio di assistenza americana. Honduras, Giamaica e Guyana hanno già ceduto a queste pressioni.

Il quotidiano americano Axios ha scritto il 17 maggio che Cuba avrebbe acquisito circa trecento droni militari da Russia e Iran negli ultimi tre anni, nascondendoli sull'isola, e starebbe discutendo piani per colpire la base americana di Guantanamo Bay e potenzialmente Key West, in Florida. Numerosi analisti di sicurezza nazionale hanno interpretato la notizia come una fuga di informazioni mirata a costruire il caso per un attacco militare statunitense. Diversi analisti ritengono inoltre che la nozione di una minaccia cubana agli Stati Uniti sia largamente esagerata.

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Exploring the lands of GDPR, DSA and DMA: Using the consent umbrella when it’s raining with data

Organised by Erasmus Center of Law and Digitalization, as part of Erasmus University Rotterdam with Larisa Munteanu (moderator), Adrianus van Heusden, Paloma Krõõt Tupay, David Korteweg, Felix Mikolasch

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Bernie Sanders, ospite di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa sul NOVE, ci ha ricordato, qualora servisse, che Donald Trumpè un leader autoritario che preferisce i dittatori agli alleati democratici.

E quando la politica viene piegata agli interessi di pochi miliardari, la democrazia smette di essere una promessa per tutti e diventa un giocattolo nelle mani degli oligarchi.

Informazione, consenso, voto, potere economico: se pochi ricchissimi possono comprare attenzione, orientare opinioni e condizionare campagne elettorali, allora il problema non è solo Trump, ma è il sistema che ha reso possibile Trump.

Difendere la democrazia oggi significa togliere potere agli oligarchi e restituirlo alle persone.

#BernieSanders #Trump #Democrazia #Oligarchia #CheTempoCheFa #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Trump mette un'altra deroga alle sanzioni sul petrolio russo


Il Tesoro autorizza per altri trenta giorni l'acquisto di greggio russo bloccato sulle petroliere per aiutare i paesi più vulnerabili colpiti dalla chiusura dello stretto di Hormuz dopo la guerra con l'Iran.

L'amministrazione Trump ha esteso per altri trenta giorni la deroga alle sanzioni che consente l'acquisto di petrolio russo trasportato via mare, con un cambio di rotta rispetto agli annunci precedenti. La decisione arriva mentre il prezzo del greggio Brent resta sopra i 112 dollari al barile, sospinto dai timori di una stretta nelle forniture globali dopo la chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio scambiato nel mondo.

L'annuncio è stato dato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che si trova a Parigi per la riunione dei ministri delle Finanze del G7. La licenza generale di trenta giorni è stata emessa dopo che la precedente deroga era scaduta sabato. Il provvedimento permette l'accesso temporaneo al petrolio russo e ai prodotti petroliferi rimasti bloccati sulle petroliere senza violare le pesanti sanzioni statunitensi contro i giganti russi del settore. È la seconda volta che il Tesoro lascia scadere la deroga per poi prorogarla, e si tratta di un'inversione di rotta per Bessent stesso, che il mese scorso aveva dichiarato all'Associated Press che non erano previste ulteriori proroghe.

«Questa estensione fornirà ulteriore flessibilità e lavoreremo con queste nazioni per fornire licenze specifiche se necessario», ha scritto Bessent. Secondo il segretario al Tesoro, la misura serve a stabilizzare il mercato fisico del greggio e a garantire che il petrolio raggiunga i paesi più vulnerabili dal punto di vista energetico, consentendo loro di competere con la Cina per il petrolio precedentemente sanzionato. Una fonte vicina al dossier ha riferito a Reuters che la seconda proroga è stata richiesta da paesi poveri e vulnerabili che non riescono a ricevere forniture dal Golfo a causa della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.

La deroga riguarda esclusivamente il greggio russo e i prodotti petroliferi caricati sulle navi entro il 17 aprile, una clausola che limita il volume delle vendite e che esclude il petrolio estratto più di recente. L'amministrazione Trump aveva imposto lo scorso anno sanzioni contro i colossi russi Rosneft e Lukoil per fare pressione su Mosca affinché ponesse fine alla guerra in Ucraina, privandola di entrate petrolifere essenziali. La prima licenza temporanea era stata concessa a marzo, dopo che gli attacchi statunitensi e israeliani all'Iran avevano fatto impennare i prezzi globali del petrolio.

Due senatrici democratiche di alto profilo, Jeanne Shaheen del New Hampshire e Elizabeth Warren del Massachusetts, hanno definito la decisione un «regalo indifendibile» al presidente russo Vladimir Putin. «Ogni dollaro aggiuntivo che il Cremlino guadagna grazie a questa licenza aiuta Putin a finanziare la sua guerra illegale contro l'Ucraina e a uccidere ucraini innocenti», hanno dichiarato in una nota congiunta, sostenendo che la sospensione delle sanzioni non sta riducendo i prezzi della benzina negli Stati Uniti né stabilizzando i mercati energetici globali.

Sull'efficacia reale della misura le valutazioni degli analisti sono caute. Stephanie Connor, ex direttrice politica presso l'Office of Foreign Assets Control del Tesoro e oggi partner dello studio Holland & Knight, ha osservato che non è ancora chiaro se queste autorizzazioni a breve termine abbiano avuto un impatto significativo sui prezzi della benzina negli Stati Uniti, ricordando che le sanzioni britanniche ed europee sugli acquisti di petrolio russo restano in vigore. Warren Patterson, responsabile della strategia sulle materie prime della banca olandese ING, ha sostenuto che la mossa americana «scalfisce appena la superficie» dell'interruzione delle forniture nel Golfo Persico, aggiungendo che l'unica vera soluzione è il ripristino del traffico attraverso lo stretto di Hormuz. Secondo Patterson i principali acquirenti del petrolio russo reso disponibile saranno l'India e altri paesi asiatici, i più colpiti dalla chiusura dello stretto.

Sul fronte degli effetti per Mosca, Benjamin Hilgenstock, responsabile della ricerca macroeconomica della Kyiv School of Economics, ha stimato che le esportazioni mensili russe di petrolio potrebbero crescere di circa 10 miliardi di dollari, di cui metà finirebbe direttamente nelle casse del governo sotto forma di tasse. Hilgenstock ha definito la decisione un «serio salvataggio» per il regime di Putin, ricordando che le esportazioni russe di greggio a febbraio avevano toccato il livello più basso dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina nel 2022. Il Centre for Research on Energy and Clean Air, organizzazione di ricerca finlandese, fornisce una stima più contenuta ma riconosce che la misura permetterebbe alla Russia di smaltire alcune scorte e di aumentare la produzione, finora rallentata da problemi di stoccaggio. Secondo le stime del centro, Mosca dispone di circa 50 milioni di barili di petrolio in mare vendibili grazie alla deroga, mentre la stessa Russia parla di 100 milioni di barili, una quantità comunque inferiore alla domanda globale giornaliera, pari a 104 milioni di barili.

Charles Lichfield, vicedirettore del GeoEconomics Center dell'Atlantic Council, ha sostenuto che le deroghe finiranno per aumentare le entrate petrolifere russe, già rafforzate dai prezzi più alti, neutralizzando gli effetti dei crescenti attacchi ucraini contro le raffinerie e le infrastrutture petrolifere russe. «Visti i dati che escono dall'economia russa e che appaiono negativi, questo sarebbe il momento di colpirli davvero con le sanzioni», ha detto Lichfield, aggiungendo di non vedere segnali in questo senso da parte dell'amministrazione.

La nuova politica americana segna un cambio di passo netto rispetto al recente passato, quando Washington aveva colpito con dazi del 50% le importazioni dall'India ad agosto, accusata di acquistare petrolio russo e di contribuire così al finanziamento della guerra in Ucraina. Bill Browder, attivista per le sanzioni e tra i più noti critici del regime di Putin, ha dichiarato alla BBC che si tratta di «una decisione terribile che arricchirà Vladimir Putin e prolungherà la guerra in Ucraina». L'inviato economico del Cremlino, Kirill Dmitriev, ha invece accolto con favore la mossa, sostenendo che dimostra come la Russia sia parte integrante della stabilità del mercato energetico globale e che un ulteriore allentamento delle sanzioni è «inevitabile».

Anche tra gli alleati europei l'allentamento non è stato accolto bene. Regno Unito, Canada e Germania hanno espresso contrarietà. Il ministro britannico dell'Energia Michael Shanks ha suggerito che Putin potrebbe vedere la decisione come «un'occasione per investire nella macchina bellica», mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha riferito che sei leader del G7 su sette ritengono che le sanzioni contro la Russia debbano restare in vigore. A Parigi Bessent ha invitato i partner del G7 e gli altri alleati a far rispettare con maggiore severità le sanzioni contro l'Iran, per colpire i flussi finanziari illeciti che alimentano la macchina bellica di Teheran.

Il prezzo medio nazionale della benzina negli Stati Uniti lunedì era di circa 4,52 dollari al gallone. L'affordabilità energetica era stata uno dei temi centrali della campagna elettorale del presidente, che da candidato aveva criticato l'allora presidente Joe Biden per l'aumento dei prezzi del carburante all'inizio del conflitto russo-ucraino.

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🇧🇪 Visiting @CPDPconferences but not sure which panels to attend? Felix Mikolasch, one of noyb's data protection lawyers, will take part in the workshop discussing Art. 88b of the #DigitalOmnibus, taking place on 21 May, 16:00 - 17:15. See you there! 👋

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Four Malicious npm Packages Steal SSH Keys, Cloud Credentials, and Crypto Wallets in Coordinated Supply Chain Attack
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Hackers Actively Exploiting Critical NGINX RCE Vulnerability in the Wild
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CISA Warns of Actively Exploited Microsoft Exchange Server XSS Flaw — Patch by May 29
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Windows ‘MiniPlasma’ Zero-Day Grants SYSTEM Privileges on Fully Patched Systems — Public PoC Released
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Dieci anni fa, oggi, moriva Marco Pannella.
C'è una cosa in particolare che credo sia importante ricordare in questa giornata, perché sia utile per il presente e il futuro. Per le proprie idee, Pannella metteva sempre anche la faccia e il suo corpo. Per questo, la memoria delle sue lotte e dei suoi metodi non è proprietà di qualcuno: sarà fatta vivere da chiunque li farà propri.

Ho raccontato qualcosa dei 23 anni che ho passato battendomi al suo fianco qui: youtube.com/watch?v=oPHgbxfZOe…

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Trump cerca di far fuori il deputato Thomas Massie nelle primarie del Kentucky


Oggi si vota in cinque Stati americani per scegliere i candidati alle elezioni di metà mandato del 2026. La sfida più cara di sempre per un seggio alla Camera si gioca nel quarto distretto del Kentucky.

Il presidente Donald Trump oggi, 19 maggio, prova a eliminare uno dei pochi deputati repubblicani che gli si è opposto. Thomas Massie, deputato del quarto distretto del Kentucky, affronta nelle primarie del partito repubblicano un ex militare dei Navy SEAL, Ed Gallrein, sostenuto direttamente da Trump. La sfida è diventata la primaria per la Camera dei rappresentanti più costosa nella storia degli Stati Uniti, con circa 26 milioni di dollari spesi in pubblicità secondo i dati raccolti da AdImpact, società specializzata nel monitoraggio della spesa pubblicitaria politica.

Massie ha violato la regola più importante del partito repubblicano di oggi: ha sfidato il presidente. È stato uno dei soli due deputati repubblicani a votare contro la legge di bilancio voluta da Trump nel 2025. Ha poi promosso un'iniziativa bipartisan per forzare un voto sulla pubblicazione dei documenti relativi al caso Epstein. Infine è stato uno dei pochi repubblicani a criticare apertamente le operazioni militari americane in Iran, arrivando a presentare risoluzioni che avrebbero bloccato ulteriori attacchi senza l'approvazione del Congresso.

I sondaggi disponibili indicano una corsa molto incerta. Le rilevazioni di inizio aprile davano Massie in leggero vantaggio, ma le indagini più recenti lo mostrano alla pari o leggermente dietro a Gallrein. Le critiche di Massie all'intervento in Iran e all'influenza israeliana nella politica americana hanno spinto il Republican Jewish Coalition e l'American Israel Public Affairs Committee, noto come AIPAC, a spendere complessivamente 8 milioni di dollari contro di lui attraverso comitati di azione politica collegati. In risposta Massie ha presentato una proposta di legge per sottoporre le attività di AIPAC agli stessi obblighi di trasparenza previsti per gli agenti stranieri. Il principale sostenitore di Gallrein è il super PAC filo-Trump MAGA KY, che ha investito 7,5 milioni di dollari.

In Kentucky si vota anche per le primarie repubblicane per il Senato, dove Trump ha dato il suo sostegno al deputato Andy Barr il primo maggio, convincendo l'imprenditore Nate Morris a ritirarsi in cambio di un incarico diplomatico. Nella media dei sondaggi di Decision Desk HQ, Barr è davanti con il 37% contro il 27% dell'ex procuratore generale dello Stato Daniel Cameron.

In Georgia tre repubblicani si contendono la candidatura per sfidare il senatore democratico Jon Ossoff, unico democratico in cerca di rielezione in uno Stato vinto da Trump nel 2024. Si tratta del deputato Buddy Carter, del deputato Mike Collins e dell'ex allenatore di football Derek Dooley. Trump non ha preso posizione. Collins è in testa con il 29%, seguito a metà classifica da Carter e Dooley. Un secondo turno appare probabile dato che la legge della Georgia richiede il 50% per vincere.

Anche per il governatore della Georgia si va probabilmente verso un ballottaggio. Il governatore uscente Brian Kemp non può ricandidarsi per limite di mandato. Trump ha sostenuto il vicegovernatore Burt Jones, ma a febbraio l'imprenditore sanitario miliardario Rick Jackson è entrato nella corsa investendo personalmente almeno 83 milioni di dollari, secondo quanto riportato dall'Atlanta Journal-Constitution. Jackson è in testa con il 29% contro il 25% di Jones. Tra i democratici la favorita è l'ex sindaca di Atlanta Keisha Lance Bottoms, sostenuta dall'ex presidente Joe Biden, anche se non è chiaro se otterrà la maggioranza necessaria per evitare il secondo turno.

I cittadini della Georgia voteranno inoltre per due seggi della corte suprema dello Stato in elezioni ufficialmente non partitiche ma in realtà fortemente politicizzate. Queste sfide hanno assunto nuova importanza dopo la sentenza della Corte Suprema federale nel caso Louisiana contro Callais, che potrebbe rendere i tribunali statali più influenti sulle future controversie relative al ridisegno dei collegi elettorali.

In Alabama la primaria repubblicana per il Senato vede tre contendenti: il procuratore generale dello Stato Steve Marshall, il deputato Barry Moore e l'ex militare dei Navy SEAL Jared Hudson. Moore ha l'endorsement di Trump e guida con il 25%, seguito da Hudson al 20% e Marshall al 16%. Anche qui un ballottaggio appare probabile.

In Pennsylvania l'attenzione si concentra sul settimo distretto, dove quattro democratici si sfidano per affrontare a novembre il deputato repubblicano Ryan Mackenzie, che ha conquistato il seggio per pochi voti nel 2024. I favoriti sono l'ex procuratore federale Ryan Crosswell e Bob Brooks, presidente del sindacato dei vigili del fuoco professionisti della Pennsylvania. Nel terzo distretto, a Filadelfia, una primaria democratica decide di fatto il prossimo membro del Congresso e ruota anche attorno al tema delle posizioni sul conflitto israelo-palestinese e all'influenza dei gruppi pro-Israele.

In Oregon i repubblicani sperano di rompere un dominio democratico sulla carica di governatore che dura da 40 anni. La governatrice in carica Tina Kotek è poco popolare. Tra i 14 candidati repubblicani sulla scheda spicca la senatrice statale Christine Drazan, che aveva perso contro Kotek nel 2022 e guida i sondaggi con valori tra il 30 e il 35%. La sfida principale arriva dall'ex giocatore della NBA Chris Dudley, che perse di pochissimo le elezioni per governatore nel 2010.

Un sondaggio del New York Times in collaborazione con il Siena College ha intanto registrato un nuovo dato negativo per Trump: il presidente ha un indice di gradimento del 37% contro il 59% di disapprovazione, mentre solo il 30% degli intervistati ritiene corretta la decisione di entrare in guerra con l'Iran. Sul fronte del ridisegno dei collegi elettorali, in South Carolina il parlamento statale a maggioranza repubblicana inizierà a valutare la possibilità di smantellare l'unico seggio democratico dello Stato, mentre in Maryland i democratici stanno considerando una mossa simmetrica per eliminare l'unico seggio repubblicano.

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Bastian’s Night #477 May, 21th


Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.

Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.


If you want to read more about @BastianBB: –> This way


piratesonair.net/bastians-nigh…

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Strage al centro islamico di San Diego, 5 morti: l'FBI indaga sulla matrice d'odio


Due giovani, di 17 e 19 anni, hanno aperto il fuoco all'Islamic Center di Clairemont uccidendo 3 persone, tra cui una guardia di sicurezza, prima di togliersi la vita. Indaga anche l'FBI.

Cinque persone sono morte in una sparatoria avvenuta all'Islamic Center di Clairemont, a San Diego, in California. Tra le vittime ci sono anche i due attentatori, di 17 e 19 anni, che si sono tolti la vita dopo l'attacco. La polizia della città, insieme all'FBI, sta trattando l'episodio come un possibile reato d'odio. L'attacco è avvenuto ieri mattina ora locale nella più grande moschea della contea di San Diego, che ospita anche il campus inferiore della Bright Horizon Academy, una scuola frequentata da bambini dalla scuola dell’infanzia fino alla terza elementare.

Le prime segnalazioni di un attacco in corso sono arrivate intorno alle 11:40, ora locale. Tutti i bambini presenti nella struttura al momento della sparatoria sono stati messi in salvo. Il capo della polizia Scott Wahl ha descritto la scena come "estremamente caotica". Gli agenti hanno trovato 3 vittime all'esterno del centro: 2 erano dipendenti della scuola islamica, la terza era una guardia di sicurezza della moschea. "Non voglio fare speculazioni, ma le sue azioni sono state eroiche e senza dubbio oggi ha salvato delle vite", ha detto Wahl riferendosi alla guardia.

La pista seguita prima della sparatoria


La polizia era già sulle tracce dei due attentatori prima dell'inizio della sparatoria. Alle 9:42 del mattino, ora locale, il Dipartimento di Polizia aveva ricevuto la segnalazione di un minore scomparso. La madre del ragazzo aveva detto agli agenti di temere che il figlio si fosse tolto la vita: diverse armi erano sparite da casa, insieme all'auto di famiglia, e il giovane si trovava con un'altra persona. Secondo la segnalazione, entrambi indossavano abiti mimetici. La donna aveva anche trovato un biglietto lasciato dal figlio.

Secondo fonti delle forze dell'ordine citate dalla CNN, uno dei sospetti avrebbe preso un'arma dalla casa dei genitori e, nel biglietto lasciato a casa, avrebbe inserito riferimenti all'odio razziale. Gli agenti avevano avviato le ricerche dell'auto attraverso i lettori di targhe nei pressi del centro commerciale Fashion Valley e stavano perlustrando l'area intorno alla Madison High School di Clairemont quando è arrivata la chiamata per la sparatoria in corso alla moschea, a pochi isolati di distanza.

Quasi nello stesso momento sono arrivate altre segnalazioni di colpi d'arma da fuoco nella zona. Un giardiniere è stato preso di mira, ma non è rimasto ferito. Poco dopo, gli agenti hanno trovato i due sospetti morti dentro un veicolo, apparentemente per ferite che si erano autoinflitte. Wahl non ha confermato se i due fossero studenti della Madison High School.

L'indagine per odio e la reazione della comunità


Sulle motivazioni dell'attacco, il capo della polizia ha lasciato pochi dubbi sulla direzione dell'inchiesta. "C'era sicuramente retorica d'odio, per ora mi fermo qui", ha detto Wahl, spiegando che il caso sarà trattato come un reato d'odio finché le indagini non dimostreranno il contrario. La stessa linea è stata confermata da Mark Remily, agente speciale responsabile dell'ufficio dell'FBI di San Diego, intervenuto accanto alla polizia locale.

L'imam dell'Islamic Center, Taha Hassane, ha definito l'attacco "vergognoso", ricordando che la moschea è un luogo in cui le persone, anche non musulmane, si riuniscono per pregare, imparare e celebrare. Anche il Council on American-Islamic Relations ha condannato la sparatoria: "Nessuno dovrebbe mai temere per la propria sicurezza mentre prega o studia in una scuola elementare". A Los Angeles, la polizia ha rafforzato le pattuglie attorno alle moschee e ai centri islamici, pur non segnalando minacce specifiche.

Il sindaco di San Diego Todd Gloria e il governatore della California Gavin Newsom hanno scritto su X di essere stati informati dell'accaduto. "Siamo grati ai primi soccorritori sul posto che lavorano per proteggere la comunità", ha scritto Newsom. Le vittime non sono ancora state identificate, in attesa che vengano avvisati i familiari. "Questo è il peggior incubo di ogni comunità", ha concluso Wahl.

L'attacco è avvenuto nel primo giorno di Dhul Hijjah, uno dei periodi più sacri dell'anno islamico. I musulmani osservano i primi 10 giorni di questo mese lunare come un tempo di preghiera, pentimento e perdono, dopo il Ramadan. Dhul Hijjah segna anche l'inizio della stagione del pellegrinaggio annuale dell'Hajj, che culmina nell'Eid al-Adha.

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La rassegna stampa di martedì 19 maggio 2026


Trump rinvia l'attacco all'Iran e crea un fondo da 1,8 miliardi per i suoi alleati. Sparatoria in una moschea di San Diego, fine dello sciopero ferroviario a New York

Questa è la rassegna stampa di martedì 19 maggio 2026

Trump rinvia l'attacco all'Iran previsto per martedì


Il presidente Trump ha annunciato di aver sospeso un attacco militare pianificato contro l'Iran per martedì, dopo le richieste di Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita di concedere più tempo ai negoziati diplomatici. Trump ha dichiarato che i leader del Golfo vedono una possibilità di raggiungere un accordo "molto accettabile" per gli Stati Uniti che impedirebbe all'Iran di ottenere armi nucleari.

Fonti: Financial Times, BBC News, Semafor

Il Dipartimento di Giustizia crea un fondo da 1,8 miliardi di dollari


L'amministrazione Trump ha istituito un "Fondo anti-strumentalizzazione" da 1,8 miliardi di dollari per compensare persone che sostengono di essere state prese di mira dal Dipartimento di Giustizia di Biden. Il fondo, criticato dai democratici come una "cassa nera" per gli alleati di Trump, sarà supervisionato da cinque commissari nominati dal procuratore generale e potrà emettere "scuse formali".

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Guardian

Sparatoria mortale in una moschea di San Diego


Tre persone sono state uccise in una sparatoria presso il Centro Islamico di San Diego, la moschea più grande della contea, in quello che le autorità stanno investigando come crimine d'odio. I due sospetti, di 17 e 18 anni, sono stati trovati morti in un'auto nelle vicinanze per ferite da arma da fuoco auto-inflitte. L'FBI ha aperto una linea diretta per raccogliere informazioni dal pubblico.

Fonti: Wall Street Journal, BBC News, The Guardian

Termina lo sciopero della Long Island Rail Road


È stato raggiunto un accordo per porre fine al terzo giorno di sciopero dei lavoratori della Long Island Rail Road, che aveva causato enormi disagi ai pendolari di New York. I 3.500 dipendenti avevano interrotto il lavoro per ottenere aumenti salariali dopo anni senza rinnovi contrattuali. Il servizio ferroviario graduale riprenderà martedì a mezzogiorno.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, BBC News

Elon Musk perde la causa da 150 miliardi contro OpenAI


Una giuria federale della California ha respinto unanimemente le rivendicazioni di Elon Musk contro OpenAI e il suo co-fondatore Sam Altman, stabilendo che Musk aveva aspettato troppo tempo prima di fare causa. La decisione, presa in meno di due ore, conclude l'ultimo capitolo di una faida che durava da quasi un decennio e libera OpenAI per continuare nella corsa all'intelligenza artificiale.

Fonti: New York Times, BBC News, The Hill

Un giudice blocca gli arresti di immigrati nei tribunali di New York


Un giudice federale ha vietato all'ICE (Immigration and Customs Enforcement) di effettuare arresti di immigrati presso i tribunali federali di New York. La decisione rappresenta una battuta d'arresto per la pratica dell'amministrazione Trump di arrestare migranti nei tribunali, che aveva suscitato proteste e preoccupazioni per l'accesso alla giustizia.

Fonti: New York Times

La Corte Suprema del Colorado ordina cure per minori transgender


La Corte Suprema del Colorado ha ordinato al Children's Hospital Colorado di riprendere la terapia ormonale e i bloccanti della pubertà per i giovani transgender. L'ospedale aveva sospeso questi trattamenti a causa delle minacce dell'amministrazione Trump di rimuovere i finanziamenti federali dalle istituzioni che li forniscono.

Fonti: New York Times

L'UE accelera per finalizzare l'accordo commerciale con gli Stati Uniti


I funzionari dell'Unione Europea si incontreranno martedì per finalizzare la legislazione per l'accordo commerciale del blocco con gli Stati Uniti. Il mancato raggiungimento di un accordo significa che l'UE rischia di perdere la scadenza del 4 luglio fissata dal presidente Trump per avere l'accordo in vigore, evitando così ulteriori dazi commerciali americani.

Fonti: Bloomberg Politics

Un americano è evacuato dopo aver contratto l'Ebola in Congo


Un medico americano che lavorava con un'organizzazione missionaria cristiana nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola dopo essere stato esposto mentre curava pazienti. L'uomo è stato evacuato per il trattamento, segnando un caso di particolare preoccupazione per le autorità sanitarie statunitensi.

Fonti: BBC News, New York Times

Muore Mark Fuhrman, controverso detective del processo O.J. Simpson


È morto a 74 anni Mark Fuhrman, l'ex detective della polizia di Los Angeles che fu screditato durante il processo per omicidio di O.J. Simpson del 1995. Fuhrman aveva trovato un guanto insanguinato nella casa di Simpson, ma la sua credibilità fu compromessa quando gli avvocati della difesa rivelarono il suo uso passato di linguaggio razzista.

Fonti: New York Times, The Guardian

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Trump rinvia l'attacco all'Iran previsto per domani dopo le pressioni dei leader del Golfo


Il presidente americano afferma di aver sospeso la ripresa dell'operazione militare dopo le telefonate con i 3 leader dei Paesi del Golfo, che gli avrebbero garantito progressi nei negoziati per impedire all'Iran di dotarsi dell'arma atomica.
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Il presidente americano Donald Trump ha rinviato l'attacco militare contro l'Iran previsto per domani. Lo ha annunciato oggi lo stesso Trump con un post su Truth Social, dopo una serie di telefonate con i leader di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, che gli hanno chiesto di concedere una nuova possibilità ai negoziati.

A sollecitare la sospensione, ha scritto il presidente americano, sono stati l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed Al Nahyan. I tre leader gli avrebbero riferito che "sono in corso trattative serie" e che, a loro giudizio, è ancora possibile arrivare a un'intesa accettabile per Washington e per l'intero Medio Oriente. L'obiettivo, ha aggiunto Trump, resta impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari.

Domani il presidente avrebbe dovuto riunire nella Situation Room il suo team di sicurezza nazionale per discutere le opzioni militari, secondo quanto in precedenza riferito ad Axios da due funzionari statunitensi. Questa mattina un alto funzionario americano aveva detto allo stesso sito che, se l'Iran non avesse cambiato posizione, Washington avrebbe dovuto proseguire i negoziati "con le bombe".

L'ennesimo rinvio arriva dopo che la Casa Bianca aveva giudicato insufficiente la nuova proposta inviata domenica da Teheran. Dall'inizio della guerra, Trump ha già rinviato attacchi e prorogato scadenze almeno mezza dozzina di volte. Anche in questo caso, dentro la Casa Bianca cresceva l'attesa per un'azione militare imminente.

A seguito dell'annuncio, il presidente ha dato istruzioni al Segretario alla Difesa Pete Hegseth e al Capo di Stato Maggiore, il generale Dan Caine, di sospendere i piani d'attacco. I due, però, dovranno restare pronti a procedere "con un attacco completo e su larga scala contro l'Iran, in qualsiasi momento", se non verrà raggiunto un accordo ritenuto accettabile, ha scritto il presidente nel suo annuncio.

Stati Uniti e Iran restano bloccati in uno stallo militare ed economico centrato sullo Stretto di Hormuz, la rotta decisiva per il traffico del petrolio mondiale. I blocchi navali incrociati hanno paralizzato il passaggio della maggior parte delle navi e trasformato lo Stretto nel principale terreno di pressione tra Washington e Teheran. La battaglia per il controllo di Hormuz ha logorato un cessate il fuoco già fragile, in vigore da quasi 6 settimane e violato a più riprese dai combattimenti. La scorsa settimana lo stesso Trump aveva descritto la tregua come "appesa a un filo".

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CVE-2026-42897: vulnerabilità critica XSS in Exchange Server OWA — mitigazione di emergenza disponibile
#tech
spcnet.it/cve-2026-42897-vulne…
@informatica


CVE-2026-42897: vulnerabilità critica XSS in Exchange Server OWA — mitigazione di emergenza disponibile


Cos’è la vulnerabilità CVE-2026-42897


Il 14 maggio 2026 Microsoft ha divulgato pubblicamente una vulnerabilità critica nei propri server Exchange on-premises, tracciata come CVE-2026-42897. La falla, classificata come Cross-Site Scripting (XSS), risiede nel componente Outlook Web Access (OWA) e permette a un attaccante di eseguire codice JavaScript arbitrario nel browser della vittima senza richiedere alcuna interazione complessa: è sufficiente che l’utente apra una email appositamente confezionata direttamente dalla webmail.

La vulnerabilità è già sfruttata attivamente in the wild: la CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency) degli Stati Uniti l’ha aggiunta al proprio catalogo di vulnerabilità note e sfruttate (Known Exploited Vulnerabilities) con scadenza obbligatoria di remediation al 29 maggio 2026 per le agenzie federali americane. Il rischio per le organizzazioni private è ugualmente elevato.

Versioni di Exchange Server interessate


La vulnerabilità colpisce esclusivamente i server Exchange installati on-premises. In particolare:

  • Exchange Server 2016
  • Exchange Server 2019
  • Exchange Server Subscription Edition (SE)

Exchange Online non è interessato: le organizzazioni che utilizzano esclusivamente il servizio cloud Microsoft 365 non devono intraprendere alcuna azione. Il rischio è confinato a chi gestisce ancora infrastrutture Exchange on-premises, scenario ancora comune in contesti enterprise con requisiti di compliance, residenza del dato o integrazione con sistemi legacy.

Come funziona l’attacco


Il vettore di attacco è particolarmente insidioso perché non richiede configurazioni particolari lato vittima: l’attaccante invia una email con contenuto HTML appositamente costruito. Quando il destinatario apre il messaggio tramite OWA, il payload JavaScript viene eseguito nel contesto del browser dell’utente, con accesso alla sessione OWA attiva.

Le conseguenze possibili includono:

  • Furto del cookie di sessione e hijacking dell’account
  • Esecuzione di azioni per conto dell’utente (invio email, accesso a cartelle, lettura di allegati)
  • Lateral movement verso altri sistemi integrati con Exchange (es. Active Directory, SharePoint)
  • Esfiltrazione di dati sensibili contenuti nelle caselle di posta

In un ambiente enterprise, un attacco XSS riuscito contro OWA può essere il punto di ingresso per una compromissione ben più ampia, specialmente se la webmail è accessibile dall’esterno o da reti non completamente fidate.

Mitigazioni disponibili: come intervenire subito


Microsoft ha rilasciato mitigazioni di emergenza in attesa di una patch definitiva. Esistono due percorsi principali:

1. Exchange Emergency Mitigation Service (EM Service)


Il metodo preferito è affidarsi all’Exchange Emergency Mitigation Service, che applica automaticamente una configurazione di URL Rewrite sul server IIS per neutralizzare il vettore di attacco. Il servizio EM è abilitato per default nelle installazioni supportate di Exchange Server. Se non è stato disabilitato manualmente, la mitigazione potrebbe già essere attiva.

Per verificare lo stato della mitigazione, Microsoft raccomanda di eseguire il tool Exchange Health Checker:

# Scarica ed esegui Exchange Health Checker in una Exchange Management Shell elevata
. .\HealthChecker.ps1
Invoke-HealthChecker


Il report generato indica chiaramente se la mitigazione M2 per CVE-2026-42897 è stata applicata con successo.

2. Exchange On-Premises Mitigation Tool (EOMT) per ambienti air-gap


Per i server Exchange non connessi a internet o in ambienti con restrizioni di rete, Microsoft ha reso disponibile una procedura di mitigazione manuale tramite lo strumento EOMT (Exchange On-Premises Mitigation Tool):

# Download da: https://aka.ms/UnifiedEOMT
# Eseguire da una Exchange Management Shell con privilegi elevati

.\EOMTv2.ps1 -ExchangeVersion 2019


Dopo l’applicazione, è fondamentale verificare che le regole di URL Rewrite siano state create correttamente e che il servizio IIS sia stato riavviato.

Impatto sulle funzionalità di OWA dopo la mitigazione


L’applicazione della mitigazione introduce alcune limitazioni funzionali che gli amministratori devono comunicare agli utenti:

  • Immagini inline nelle email: potrebbero non essere visualizzate correttamente nel pannello di lettura di OWA. La soluzione alternativa è inviare le immagini come allegati o usare il client Outlook desktop.
  • Stampa del calendario da OWA: la funzione potrebbe non operare. Gli utenti possono utilizzare screenshot o Outlook desktop come workaround.
  • OWA Light (interfaccia legacy): già deprecata, potrebbe smettere di funzionare completamente. Non è una perdita significativa per la maggior parte delle organizzazioni.

Queste limitazioni sono accettabili rispetto al rischio rappresentato dalla vulnerabilità non mitigata.

Patch definitiva: cosa aspettarsi


Microsoft sta lavorando a un aggiornamento di sicurezza permanente. Un dettaglio importante per chi gestisce Exchange 2016 e 2019: le patch ufficiali saranno rilasciate solo per i clienti commerciali iscritti al programma ESU (Extended Security Update). Exchange 2016 ha raggiunto la fine del supporto mainstream nell’ottobre 2025, e Exchange 2019 raggiungerà la stessa condizione nell’ottobre 2025. Le organizzazioni che non hanno sottoscritto l’ESU si troveranno senza patch definitiva e dovranno affidarsi esclusivamente alla mitigazione di emergenza, con un rischio residuo crescente nel tempo.

Questo scenario rafforza l’urgenza di pianificare una migrazione verso Exchange Server SE o Exchange Online per chi è ancora su versioni precedenti.

Checklist di risposta per gli amministratori


Se gestisci un’infrastruttura Exchange on-premises, ecco le azioni da completare nell’ordine:

  1. Verifica la versione di Exchange in uso: apri la Exchange Management Shell e lancia Get-ExchangeServer | Select Name,AdminDisplayVersion
  2. Controlla se il servizio EM è attivo: Get-Service MSExchangeMitigation
  3. Esegui Exchange Health Checker per verificare l’applicazione della mitigazione M2
  4. Se l’EM Service è disabilitato o il server è air-gapped, applica EOMT manualmente
  5. Comunica agli utenti le limitazioni temporanee di OWA
  6. Monitora il blog ufficiale di Exchange (techcommunity.microsoft.com) per il rilascio della patch definitiva
  7. Valuta l’iscrizione al programma ESU se stai usando Exchange 2016 o 2019


Conclusione


CVE-2026-42897 è un esempio concreto di come le infrastrutture on-premises legacy rimangano vettori di attacco critici anche in ambienti enterprise ben gestiti. La buona notizia è che Microsoft ha reagito rapidamente con mitigazioni di emergenza e ha reso la verifica dello stato accessibile tramite strumenti già noti come Exchange Health Checker. La cattiva notizia è che chi non ha ancora pianificato l’uscita da Exchange 2016/2019 si trova in una posizione sempre più rischiosa, non solo per questa vulnerabilità ma per tutte quelle future che non riceveranno patch ufficiali.

Applicare la mitigazione adesso, verificarne l’efficacia e pianificare la migrazione al più presto sono le tre priorità concrete da portare all’attenzione del management tecnico questa settimana.


Fonte: Microsoft Warns Exchange Server Flaw Lets Attackers Execute Code via OWA Emails – Petri IT Knowledgebase | Microsoft Tech Community – Addressing Exchange Server May 2026 vulnerability


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I colli di bottiglia nascosti nei microservizi in produzione: diagnostica e soluzioni pratiche
#tech
spcnet.it/i-colli-di-bottiglia…
@informatica


I colli di bottiglia nascosti nei microservizi in produzione: diagnostica e soluzioni pratiche


Il problema che non si vede finché è troppo tardi


C’è un pattern ricorrente nelle architetture a microservizi: tutto funziona in modo impeccabile per mesi, i test automatici sono verdi, il monitoraggio non mostra allarmi rilevanti, e il team è soddisfatto della solidità del sistema. Poi, spesso durante un picco di traffico ordinario o un evento previsto, qualcosa si inceppa. La latenza schizza verso l’alto, le code si allungano, i timeout si moltiplicano. Il problema non è stato causato dall’evento in sé — era già lì, nascosto sotto la superficie.

Questo articolo analizza i colli di bottiglia più insidiosi che affliggono i microservizi in produzione: quelli che non emergono nei test di carico standard e che vengono spesso diagnosticati troppo tardi.

1. Esaurimento del connection pool al database


Il problema del connection pool è forse il più comune e il meno visibile fino al momento critico. In un’architettura a microservizi, ogni istanza di ogni servizio apre e gestisce il proprio pool di connessioni al database. Il calcolo è semplice: se hai 10 microservizi con 5 istanze ciascuno e ogni istanza mantiene un pool di 10 connessioni, stai occupando 500 connessioni sul database. Scala orizzontalmente per gestire un picco di traffico, e quelle connessioni raddoppiano in pochi minuti.

La maggior parte dei database relazionali ha un limite fisico di connessioni concorrenti. PostgreSQL, per esempio, ha un default di 100 connessioni per il parametro max_connections. Superato il limite, nuove richieste di connessione falliscono con errori che spesso vengono nascosti da retry automatici, mascherando il problema effettivo fino a quando il sistema non collassa.

Come diagnosticarlo

-- PostgreSQL: connessioni attive per applicazione
SELECT application_name, count(*), state
FROM pg_stat_activity
GROUP BY application_name, state
ORDER BY count DESC;

-- Verifica il limite configurato
SHOW max_connections;


Come risolverlo


La soluzione più efficace per scenari ad alta concorrenza è l’uso di un connection pooler esterno come PgBouncer. PgBouncer opera in modalità transaction pooling: riusa le connessioni al database tra più client, riducendo drasticamente il numero di connessioni fisiche necessarie indipendentemente dal numero di istanze dei servizi.

# pgbouncer.ini — configurazione essenziale
[databases]
mydb = host=pg-primary port=5432 dbname=mydb

[pgbouncer]
pool_mode = transaction
max_client_conn = 1000
default_pool_size = 20
reserve_pool_size = 5


In .NET, assicurati che il pool di connessioni Npgsql sia configurato in modo coerente con i limiti imposti da PgBouncer:
// Connection string con pool sizing esplicito
"Host=pgbouncer-host;Database=mydb;Username=app;Password=...;
 Maximum Pool Size=10;Minimum Pool Size=2;Connection Idle Lifetime=300"


2. Thread pool starvation nelle chiamate sincrone


Il thread pool starvation è un problema particolarmente subdolo nelle applicazioni ASP.NET Core o nelle applicazioni Spring Boot che mischiano codice asincrono e sincrono. Quando un thread del pool viene bloccato in attesa di un’operazione I/O (una query al database, una chiamata HTTP a un servizio dipendente, una lettura da file), quel thread non è disponibile per elaborare nuove richieste. Se questo accade su scala, il thread pool si esaurisce e le nuove richieste rimangono in coda indefinitamente.

Il sintomo tipico è una degradazione progressiva delle performance durante i picchi: il throughput crolla, i tempi di risposta salgono in modo apparentemente inspiegabile, ma il database e la CPU risultano ancora sotto carico normale.

Pattern da evitare in .NET

// ❌ SBAGLIATO: blocca un thread del pool
public IActionResult GetData()
{
    var result = _service.GetDataAsync().Result; // .Result blocca il thread
    return Ok(result);
}

// ❌ Altrettanto problematico
public IActionResult GetData()
{
    var result = _service.GetDataAsync().GetAwaiter().GetResult();
    return Ok(result);
}

// ✅ CORRETTO: il thread viene restituito al pool durante l'attesa
public async Task<IActionResult> GetData()
{
    var result = await _service.GetDataAsync();
    return Ok(result);
}


Come diagnosticare il thread pool starvation


In .NET, puoi monitorare lo stato del thread pool a runtime:

ThreadPool.GetAvailableThreads(out int workerThreads, out int completionPortThreads);
ThreadPool.GetMaxThreads(out int maxWorker, out int maxCompletionPort);

// Se workerThreads è vicino a 0 con carico moderato, sei in starvation
Console.WriteLine($"Available: {workerThreads}/{maxWorker}");


Strumenti come dotnet-counters offrono un monitoraggio continuo in produzione senza impatto significativo:
dotnet-counters monitor --counters System.Runtime[threadpool-thread-count,threadpool-queue-length] -p <PID>


3. Cascading failures per dipendenze lente o non responsive


In un’architettura a microservizi, ogni servizio dipende da altri servizi. Questa catena di dipendenze è la fonte di uno dei problemi più difficili da gestire in produzione: il cascading failure. Se il Servizio B risponde lentamente, il Servizio A che lo chiama accumula richieste in attesa. I thread del pool di A vengono occupati in attesa di B, la latenza di A aumenta, il Servizio C che dipende da A inizia a ricevere timeout, e nel giro di pochi minuti l’intera catena collassa.

La soluzione consolidata è il pattern Circuit Breaker, che interrompe temporaneamente le chiamate verso un servizio degradato e restituisce immediatamente un errore (o una risposta di fallback), permettendo al sistema di degradare in modo controllato invece di collassare a cascata.

Implementazione con Polly in .NET

// Configurazione circuit breaker con Polly v8
var circuitBreakerPolicy = new ResiliencePipelineBuilder()
    .AddCircuitBreaker(new CircuitBreakerStrategyOptions
    {
        FailureRatio = 0.5,              // Apre dopo il 50% di fallimenti
        SamplingDuration = TimeSpan.FromSeconds(10),
        MinimumThroughput = 10,          // Minimo 10 richieste nel campione
        BreakDuration = TimeSpan.FromSeconds(30), // Attende 30s prima di riprovare
        OnOpened = args =>
        {
            _logger.LogWarning("Circuit breaker aperto per {Service}", serviceName);
            return default;
        }
    })
    .AddTimeout(TimeSpan.FromSeconds(3)) // Timeout esplicito su ogni chiamata
    .Build();

// Uso
var result = await circuitBreakerPolicy.ExecuteAsync(async token =>
    await _httpClient.GetFromJsonAsync<OrderDto>("/api/orders/123", token),
    cancellationToken);


4. Mancanza di backpressure nei flussi di messaggi


I sistemi basati su message broker (Kafka, RabbitMQ, Azure Service Bus) introducono un’ulteriore classe di colli di bottiglia: quando il ritmo di produzione dei messaggi supera la capacità di elaborazione dei consumer, le code crescono indefinitamente. Questo può portare a latenza crescente nell’elaborazione, out-of-memory degli broker, e scenari in cui messaggi vengono elaborati con ore o giorni di ritardo rispetto alla loro produzione.

La soluzione è implementare la backpressure: i consumer controllano attivamente il ritmo di ricezione in base alla propria capacità di elaborazione. In Kafka, questo si gestisce configurando correttamente il numero di partizioni, il numero di consumer nel consumer group, e i parametri max.poll.records e fetch.max.bytes.

// Esempio: consumer con controllo esplicito del concurrency via MassTransit
services.AddMassTransit(x =>
{
    x.UsingRabbitMq((ctx, cfg) =>
    {
        cfg.ReceiveEndpoint("orders-queue", e =>
        {
            e.PrefetchCount = 10;        // Non prelevare più di 10 messaggi alla volta
            e.ConcurrentMessageLimit = 5; // Elabora al massimo 5 messaggi in parallelo
            e.ConfigureConsumer<OrderConsumer>(ctx);
        });
    });
});


5. N+1 queries non rilevate in produzione


Il problema delle N+1 queries è ben noto in teoria ma sorprendentemente comune in produzione, soprattutto dopo refactoring o l’aggiunta di nuove funzionalità. L’ORM carica una lista di entità (1 query), poi per ogni entità carica lazy una relazione (N query). In sviluppo, con 10 elementi nel database, il problema è invisibile. In produzione, con 10.000 elementi, si traducono in 10.001 query per ogni richiesta.

// ❌ N+1: per ogni ordine viene eseguita una query separata per i prodotti
var orders = await _context.Orders.ToListAsync();
foreach (var order in orders)
{
    // Lazy load: ogni accesso a order.Products genera una nuova query
    var productNames = order.Products.Select(p => p.Name);
}

// ✅ Eager loading: una sola query con JOIN
var orders = await _context.Orders
    .Include(o => o.Products)
    .ToListAsync();


Per rilevare le N+1 in produzione, abilita il logging delle query EF Core in ambiente di staging con soglia di warning per query lente:
// Program.cs
builder.Services.AddDbContext<AppDbContext>(options =>
    options.UseSqlServer(connectionString)
           .LogTo(Console.WriteLine, LogLevel.Information)
           .EnableSensitiveDataLogging(false) // Mai in produzione
           .ConfigureWarnings(w => w.Throw(RelationalEventId.MultipleCollectionIncludeWarning)));


Monitoraggio proattivo: gli indicatori chiave


Rilevare questi problemi prima che diventino incidenti richiede un set di metriche mirate. Oltre alle metriche standard (CPU, RAM, latenza), monitora attivamente:

  • Connessioni attive al database per istanza e per servizio
  • Thread pool queue length: una coda crescente anche sotto carico moderato è un segnale di allarme
  • Circuit breaker state changes: ogni apertura di un circuit breaker è un evento da tracciare e analizzare
  • Message lag sulle code Kafka/RabbitMQ: il ritardo tra produzione e consumo
  • Slow queries: percentuale di query che superano una soglia prefissata (es. 500ms)

Strumenti come Prometheus + Grafana con i rispettivi exporter per PostgreSQL, RabbitMQ e .NET (via prometheus-net) permettono di costruire dashboard specifiche per questi pattern senza dipendere esclusivamente dai log.

Conclusione


I colli di bottiglia nascosti nei microservizi hanno una caratteristica comune: emergono sotto carico, in condizioni che i test standard non replicano fedelmente. Connection pool esauriti, thread in starvation, cascading failures, code in crescita incontrollata e N+1 queries sono problemi architetturali che richiedono attenzione già in fase di design, non solo quando il sistema è già in produzione e sotto stress.

Identificare preventivamente questi pattern, configurare correttamente i pool e i circuit breaker, e costruire un layer di osservabilità specifico per questi indicatori è l’investimento tecnico con il miglior ritorno in termini di stabilità per qualsiasi sistema distribuito di dimensioni non banali.


Fonte: The Hidden Bottlenecks That Break Microservices in Production – DZone


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Una giuria federale boccia Musk: contro OpenAI ha aspettato troppo per fare ricorso


I giurati di Oakland hanno stabilito all'unanimità che il fondatore di Tesla ha presentato la denuncia oltre il termine di 3 anni previsto dalla legge. Musk chiedeva 150 miliardi di dollari di danni e la rimozione di Sam Altman come CEO di OpenAI.

Elon Musk ha perso la sua causa contro OpenAI. Una giuria federale di Oakland, in California, ha respinto oggi all'unanimità la denuncia con cui il fondatore di Tesla accusava la società e i suoi vertici di aver tradito la missione originaria dell'organizzazione per inseguire il profitto. I 9 giurati non sono entrati nel merito delle accuse, ma dopo 3 settimane di udienze e meno di 2 ore di camera di consiglio, hanno stabilito che Musk ha aspettato troppo prima di agire in tribunale, superando il termine di prescrizione di 3 anni previsto dalla legge americana.

La giuria aveva un ruolo consultivo, ma la giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha fatto propria la decisione e ha respinto formalmente le accuse. La sentenza libera da ogni responsabilità Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, e Greg Brockman, presidente della società. Anche Microsoft, principale partner finanziario di OpenAI e co-imputata nel procedimento, è stata scagionata.

L'accusa di Musk e la partita sull'AI


Musk aveva depositato la causa nel febbraio 2024. Chiedeva 150 miliardi di dollari di danni, la rimozione di Altman dal Consiglio di Amministrazione e l'annullamento della trasformazione di OpenAI in società a scopo di lucro, passaggio considerato decisivo in vista di una possibile quotazione in borsa. Al centro della denuncia c'era l'accusa secondo cui Altman e Brockman avrebbero "rubato un ente di beneficenza", affiancando una struttura commerciale alla startup nata come organizzazione non profit e raccogliendo miliardi di dollari da Microsoft.

Secondo i giurati, però, Musk era già a conoscenza dei comportamenti contestati almeno dal 2021: per questo, i 3 anni utili per fare causa erano scaduti prima del deposito della denuncia. Per la stessa ragione sono state respinte anche le accuse relative alla gestione del trust, rivolte contro OpenAI, Altman, Brockman e Microsoft.

La portata economica della controversia era enorme: OpenAI viene valutata 852 miliardi di dollari, punta ora a una possibile offerta pubblica iniziale e lavora a un piano di espansione dei data center che potrebbe costare centinaia di miliardi. Una vittoria di Musk avrebbe potuto riaprire l'intero assetto del settore dell'intelligenza artificiale, coinvolgendo anche concorrenti come Google, Anthropic e DeepSeek. Lo stesso Musk controlla xAI, laboratorio rivale a scopo di lucro.

La reazione delle parti e l'ipotesi appello


Nessuno dei protagonisti era presente in aula al momento della lettura del verdetto. Fuori dal tribunale, William Savitt, principale avvocato di OpenAI, si è detto "felicissimo" e ha dichiarato al New York Times di essere "molto, molto fiducioso" sulla solidità della posizione della società. Marc Toberoff, uno dei legali di Musk, ha invece reagito con una sola parola: "Appello". Steven Molo, capo del collegio difensivo, ha poi confermato alla giudice l'intenzione di ricorrere.

Microsoft, in una nota, ha sostenuto che i fatti e la cronologia del caso "sono sempre stati chiari" e ha accolto con favore l'archiviazione della causa perché tardiva. Restano però ancora formalmente aperti alcuni capi di imputazione. La denuncia includeva infatti anche accuse di pratiche anticoncorrenziali contro Microsoft e OpenAI, che avrebbero dovuto essere discusse in una seconda fase del processo. La giudice Gonzalez Rogers aveva però già lasciato intendere che quella fase difficilmente si terrà, ritenendo il mercato dell'intelligenza artificiale già fortemente competitivo.

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I Dem alla ricerca di un'identità dopo la sconfitta del 2024


Rob Flaherty, ex vicedirettore della campagna di Kamala Harris, ha pubblicato sul Bulwark un'analisi sulle cause della sconfitta democratica e su cosa serve per ricostruire il partito in vista del 2028.

Il Comitato Nazionale Democratico americano aveva commissionato nel 2025 un rapporto per analizzare le ragioni della sconfitta alle presidenziali del 2024, ma quel documento non è mai stato reso pubblico. Rob Flaherty, vicedirettore della campagna di Kamala Harris e responsabile della parte digitale, ha pubblicato sul Bulwark un'analisi dettagliata che ricostruisce errori, limiti e prospettive del Partito Democratico americano. Secondo Flaherty, il rapporto ufficiale non sarebbe mai uscito perché chi doveva redigerlo non è riuscito a portarlo a termine, producendo solo un riassunto sommario di interviste condotte senza coinvolgere davvero lo staff della campagna né i grandi finanziatori.

Il punto centrale dell'analisi è che i democratici hanno perso perché non avevano un marchio politico riconoscibile. Per marchio Flaherty non intende il logo o gli aspetti visivi, ma la storia che spiega perché un candidato si presenta alle elezioni. Senza un racconto chiaro collegato alle convinzioni profonde della candidata, ogni tattica resta inefficace. La ricerca interna mostrava che la campagna raggiungeva gli elettori giusti e che gli spot pubblicitari funzionavano, ma qualcosa di più grande non si saldava. Il fenomeno non riguardava solo gli Stati Uniti, anche perché i partiti al governo nel mondo stavano subendo sconfitte pesanti, come il rapidissimo logoramento del Labour britannico dopo la vittoria.

Flaherty insiste sulla disillusione diffusa verso le istituzioni. La sensazione che nulla funzioni più, che media, governo e imprese abbiano fallito, ha colpito il marchio democratico in quanto partito percepito come responsabile dello status quo. L'elettore indeciso di oggi, secondo Flaherty, non sceglie più tra destra e sinistra ma tra cambiamento e distruzione totale del sistema. In questo contesto, ridurre il distacco negli Stati contesi non è bastato a colmare il deficit nazionale.

Sulla scelta di Joe Biden di ricandidarsi, Flaherty è netto: il presidente non avrebbe dovuto correre per un secondo mandato. L'età, 81 anni al momento della corsa, era il peggior elemento negativo non perché percepita come segno di demenza, ma perché alimentava la sensazione che Biden non capisse più cosa stessero vivendo gli elettori. Questo ha eroso quella che era la sua forza principale, l'empatia. Lo stesso problema si è poi trasferito su Harris, vista come incapace di rappresentare un cambiamento rispetto all'amministrazione in carica. Una primaria vera, con un candidato finanziato e con un messaggio populista in chiave economica, avrebbe potuto rigenerare il marchio del partito. La primaria lampo di sette giorni a 107 giorni dal voto, dopo il ritiro di Biden, era cosa diversa.

Sul fronte della comunicazione, Flaherty descrive uno scollamento tra il messaggio della campagna pagata e quello che emergeva sui media spontanei e organici, dove dominavano i temi della libertà e la cosiddetta brat girl summer. Sull'economia, quando il messaggio è arrivato, ha funzionato: Harris ha cominciato a ridurre il distacco sulla fiducia degli elettori in materia economica. Trump però era più chiaro, dicendo semplicemente che l'economia andava male e che Harris sosteneva il contrario. Nel tentativo di attaccare Trump la campagna ha oscillato tra tre linee, "non adatto", "instabile" e "senza controlli", senza che nessuna funzionasse davvero.

Lo spot della campagna di Trump sui detenuti transgender, ampiamente discusso, secondo i dati interni non è stato il più efficace della stagione. Quello più efficace risale a luglio 2024 e mostrava Harris affermare che la bidenomics stava funzionando. La forza della pubblicità repubblicana stava nel costruire un marchio coerente attraverso esempi diversi, riconducibili tutti a un'unica narrazione, secondo cui la candidata si occupava di temi lontani dalla vita reale degli elettori. Rispondere direttamente sul terreno dei diritti trans avrebbe significato combattere su un tema in cui i democratici erano in svantaggio. I test sui gruppi di discussione indicavano che era più efficace tornare a parlare di economia. Flaherty cita le elezioni del 2025 in Virginia come conferma che gli attacchi repubblicani su temi trans non hanno funzionato quando gli elettori li hanno considerati irrilevanti.

Sul caso Joe Rogan, Flaherty conferma di essere stato coinvolto nelle trattative e di averne sostenuto la realizzazione. L'intervista non si è poi fatta perché, a suo giudizio, è stato Rogan stesso, non il suo staff, a spostare di continuo le condizioni. Il principale risultato mediatico è arrivato il 16 ottobre con l'intervista di Harris a Bret Baier su Fox News, che ha anche generato uno dei picchi di raccolta fondi del mese. Sul tema podcast, i sondaggi pre elezione indicavano che più elettori avevano visto Harris che Trump in formato podcast: la strategia di Trump puntava a parlare a lungo a un singolo pubblico, quella di Harris a interventi più brevi su pubblici diversi.

La questione di Gaza ha pesato sulla campagna in modi non sempre misurabili nei sondaggi. Per molti elettori si è trasformata in una questione morale a cui la campagna non sapeva dare risposta. Le proteste hanno spesso oscurato gli eventi pubblici, i creatori digitali temevano di esprimere sostegno a Biden per timore delle reazioni nei commenti. Flaherty cita una frase di un collega della campagna che descriveva la situazione paragonandola a un pesce in decomposizione appeso al collo per tutta la durata della corsa. Secondo Flaherty il candidato democratico del 2028 finirà per sostenere in qualche forma condizioni agli aiuti militari a Israele.

Una parte significativa dell'analisi riguarda i creatori di contenuti online e il ruolo della pubblicità digitale. Flaherty contesta l'idea che la campagna abbia speso troppo in digitale a scapito della televisione. Nel 2024 la spesa tra televisione lineare e digitale è stata bilanciata, mentre nelle campagne tradizionali al Senato del 2022 il 70 per cento andava ancora alla televisione lineare. Le abitudini di consumo, sostiene, non giustificano più questa proporzione. Sul fronte dei creatori, considerarli come spazi pubblicitari è un errore: pagarli come si paga uno spot porta a perdere il loro valore reale, che è la fiducia costruita con il loro pubblico. Le campagne, secondo Flaherty, dovrebbero investire soprattutto nei creatori locali e in quelli che normalmente non parlano di politica, lasciando ai gruppi esterni e al partito il compito di sostenere un ecosistema progressista di creatori sul lungo periodo.

Sul piano organizzativo, Flaherty individua tre problemi strutturali. Il primo è la scelta della sede della campagna a Wilmington, in Delaware, città vicina alla residenza di Biden ma poco attraente per i giovani che dovevano trasferirsi, con scarsa disponibilità di alloggi e di spazi. Il secondo è la divisione strategica tra la campagna e il super PAC Future Forward, con due piani non allineati su pubblicità televisiva, messaggi negativi e tempi di spesa. Il terzo è la lentezza dei processi di approvazione, che impediva alla campagna di stare al passo della velocità delle piattaforme digitali. Sui processi interni, gli account social KamalaHQ funzionavano grazie a un sistema su Signal in cui chiunque aveva cinque minuti per obiettare prima della pubblicazione, senza modifiche.

Guardando avanti, Flaherty individua quattro cambiamenti fondamentali. Il primo riguarda la coalizione elettorale, che oggi non è abbastanza ampia per vincere. Negli ultimi dieci anni i democratici hanno scambiato elettori popolari per elettori con redditi e livelli di istruzione più alti, perdendo soprattutto tra gli operai di varie etnie, in particolare gli uomini. Per recuperarli serve un populismo economico autentico, candidati con vero carisma e un atteggiamento di reale insofferenza verso lo status quo. Il secondo punto riguarda il Comitato Nazionale Democratico, che deve costruire da subito le infrastrutture necessarie per il candidato del 2028, perché chi vincerà le primarie sarà probabilmente senza fondi e senza tempo per organizzarsi da zero.

Il terzo cambiamento riguarda YouTube, che Flaherty considera il principale campo di battaglia digitale, visto come piattaforma di streaming superiore a Netflix e utilizzata da oltre l'80 per cento della popolazione americana. Adam Schiff ed Elissa Slotkin sono citati come politici che hanno investito tempo in contenuti dedicati alla piattaforma, accumulando visualizzazioni nel tempo. Il quarto cambiamento riguarda l'intelligenza artificiale, che già oggi offre vantaggi nella pianificazione media, nella ricerca e nella produzione di contenuti, e che entro il ciclo elettorale del 2027 e 2028 potrebbe automatizzare gran parte del lavoro di base solitamente affidato a giovani con stipendi bassi. Flaherty ritiene che il rischio principale legato all'intelligenza artificiale per la politica non siano i video manipolati ma centinaia di migliaia di agenti automatizzati capaci di plasmare il tono del dibattito online, fabbricare consenso e generare confusione diffusa.

Il problema di fondo, sostiene Flaherty, è che le campagne democratiche continuano a operare con strutture pensate per un mondo che non esiste più. Il digitale non è un reparto ma il modo in cui funziona oggi la comunicazione, l'organizzazione, la raccolta fondi e la pubblicità. La campagna del futuro dovrebbe essere divisa per pubblico, élite informate, elettori da convincere ed elettori da mobilitare, e non più per canale. Chi capirà per primo questo cambiamento, conclude Flaherty, avrà un vantaggio decisivo. Gli altri continueranno a commissionare autopsie.

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UAT-8616: il gruppo d’élite sfrutta il sesto zero-day Cisco SD-WAN e prende di mira governi europei e asiatici
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UAT-8616: il gruppo d’élite sfrutta il sesto zero-day Cisco SD-WAN e prende di mira governi europei e asiatici


Un threat actor di altissimo livello, tracciato da Cisco Talos come UAT-8616, sta sfruttando attivamente una vulnerabilità critica nei controller Cisco Catalyst SD-WAN — la sesta zero-day sfruttata su questa piattaforma nel solo 2026. Con un CVSS di 10.0, la falla consente a un attaccante non autenticato di ottenere privilegi amministrativi completi su dispositivi SD-WAN esposti su internet, prendendo di mira settori governativi, diplomatici e della difesa in Europa e Asia Centrale.

La Sesta Zero-Day in Sei Mesi: CVE-2026-20182


Il 15 maggio 2026, la CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency) ha aggiunto CVE-2026-20182 al suo catalogo di vulnerabilità attivamente sfruttate (KEV — Known Exploited Vulnerabilities), imponendo alle agenzie federali civili statunitensi di applicare la patch entro il 17 maggio. La vulnerabilità risiede nel processo di handshake del controllo peering via protocollo DTLS sulla porta 12346 del Cisco Catalyst SD-WAN Controller e Manager.

In termini pratici, un attaccante remoto e non autenticato può autenticarsi come peer interno ad alto privilegio, bypassando completamente l’autenticazione e acquisendo controllo amministrativo sull’appliance bersaglio. Il punteggio massimo CVSS (10.0) riflette la semplicità di sfruttamento combinata alla gravità dell’impatto: nessuna credenziale, nessuna interazione utente richiesta.

Il Profilo di UAT-8616: Un Attore Sofisticato con Radici Profonde


Cisco Talos ha tracciato questa campagna sotto la denominazione UAT-8616, classificandolo con alta confidenza come un “highly sophisticated cyber threat actor”. Sebbene Talos non abbia ancora rilasciato un’attribuzione definitiva a uno stato-nazione specifico, diversi elementi indicativi emergono dall’analisi:

  • Longevità operativa: le prime tracce di attività malevola risalgono al 2023, almeno tre anni prima della divulgazione pubblica — segnale che il gruppo operava con una zero-day tenuta segreta per molto tempo.
  • Sovrapposizione con ORB network: l’infrastruttura di UAT-8616 si sovrappone a reti di relay operazionali (Operational Relay Boxes) precedentemente associate a operazioni di cyber-spionaggio di attori China-nexus, secondo quanto documentato da Mandiant/Google.
  • Target geopoliticamente selettivi: il profilo dei bersagli — governo, diplomazia, difesa in Europa e Asia Centrale — è coerente con operazioni di intelligence offensiva state-sponsored.
  • Connessione con endpoint Gamaredon (Aqua Blizzard): la CISA ha segnalato sovrapposizioni con endpoint già compromessi da Gamaredon, il gruppo russo legato all’FSB che storicamente prende di mira organizzazioni ucraine e dell’Europa orientale.


Anatomia dell’Attacco: Dal Bypass all’Esfiltrazione


Le tecniche post-compromissione documentate da Talos rivelano un playbook operativo sofisticato, progettato tanto per la persistenza quanto per l’evasione forense:

  • SSH key injection: aggiunta di chiavi SSH nei file authorized_keys per garantire accesso permanente anche dopo il reboot o il cambio di credenziali.
  • Escalation a root via CVE-2022-20775: sfruttamento di una tecnica di downgrade della versione software per scalare i privilegi fino a root.
  • Manipolazione NETCONF: modifica delle configurazioni di rete tramite il protocollo NETCONF per alterare il traffico o creare tunnel nascosti.
  • Creazione di account malevoli: creazione di utenti backdoor per accesso persistente.
  • Anti-forensics sistematico: cancellazione di log da syslog, wtmp, lastlog, bash_history e cli-history per coprire le tracce dell’intrusione.


Un Pattern Preoccupante: Sei Zero-Day in Sei Mesi


CVE-2026-20182 non è un caso isolato. Come documenta SecurityWeek, si tratta della sesta vulnerabilità zero-day sfruttata attivamente sulle piattaforme Cisco SD-WAN nel corso del 2026, un dato che solleva interrogativi profondi sulla sicurezza dell’infrastruttura di rete enterprise. Gli SD-WAN sono sistemi critici che gestiscono il traffico di rete tra sedi aziendali distribuite, data center e cloud — la loro compromissione offre all’attaccante una visibilità strategica sull’intera architettura di rete della vittima.

La tendenza è chiara: i dispositivi di rete edge — firewall, VPN concentrator, SD-WAN controller — sono diventati il principale vettore di accesso iniziale per i gruppi APT più sofisticati al mondo. A differenza degli endpoint tradizionali, questi dispositivi raramente eseguono soluzioni EDR e spesso hanno cicli di aggiornamento lenti nelle organizzazioni.

Implicazioni Geopolitiche e per i Difensori


Il targeting di settori governativi e della difesa in Europa e Asia Centrale suggerisce una campagna di cyber-spionaggio strategico. Le sovrapposizioni infrastrutturali con attori Russia-linked come Gamaredon/Aqua Blizzard complicano ulteriormente l’attribuzione, un fenomeno sempre più comune nelle operazioni moderne dove la condivisione di infrastrutture (ORB network) oscura deliberatamente le responsabilità.

Per i team di sicurezza, le priorità immediate sono chiare:

  • Patching urgente: applicare immediatamente le patch Cisco per CVE-2026-20182 su tutti i Catalyst SD-WAN Controller e Manager esposti.
  • Audit delle authorized_keys: verificare l’integrità dei file SSH authorized_keys su tutti i sistemi SD-WAN.
  • Revisione account: identificare e rimuovere eventuali account non autorizzati creati sui sistemi.
  • Log integrity check: data la tendenza del gruppo a cancellare i log, implementare forwarding immediato su SIEM centralizzato.
  • Network segmentation review: limitare l’accesso amministrativo ai controller SD-WAN tramite reti di gestione dedicate e isolate.


CVE e Riferimenti Tecnici

CVE-2026-20182 — Cisco Catalyst SD-WAN Controller / Manager
CVSS Score: 10.0 (Critico)
Tipo: Authentication Bypass
Vettore: DTLS porta 12346 (handshake peering)
Impatto: Accesso amministrativo non autenticato

CVE correlati campagna UAT-8616:
- CVE-2026-20127 (zero-day precedente, sfruttato da febbraio 2026)
- CVE-2022-20775 (privilege escalation, usato per escalation a root)

Indicatori di Compromissione (comportamentali):
- SSH keys non autorizzate in authorized_keys
- Account di sistema inattesi
- Assenza di voci nei log syslog/wtmp/lastlog (log wiping)
- Configurazioni NETCONF alterate
- Traffico anomalo su porta DTLS 12346

Fonti: Cisco Talos, CISA KEV, SecurityWeek, Help Net Security, Tenable, Dark Reading

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Mini Shai-Hulud: TeamPCP compromette 160+ pacchetti npm e PyPI in un supply chain attack che ha colpito TanStack, Mistral AI e OpenAI
#CyberSecurity
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Mini Shai-Hulud: TeamPCP compromette 160+ pacchetti npm e PyPI in un supply chain attack che ha colpito TanStack, Mistral AI e OpenAI


Tra il 11 e il 14 maggio 2026, un attore di minacce tracciato come TeamPCP ha sferrato uno dei supply chain attack più sofisticati mai documentati nell’ecosistema open source: oltre 160 pacchetti npm e 2 pacchetti PyPI compromessi, tra cui componenti del popolare framework TanStack, librerie di Mistral AI e UiPath, e il fondamentale pacchetto node-ipc con 822.000 download settimanali. L’operazione, ribattezzata “Mini Shai-Hulud” dai ricercatori di Wiz, ha colpito le pipeline di sviluppo di migliaia di organizzazioni — inclusi due dipendenti di OpenAI — e ha dimostrato come un singolo punto debole nelle GitHub Actions possa trasformarsi in una bomba a orologeria lungo tutta la catena del software.

L’innesco: tre vulnerabilità GitHub Actions in sequenza


Il vettore iniziale dell’attacco non è stato una vulnerabilità nei pacchetti stessi, ma nell’infrastruttura CI/CD che li gestisce. TeamPCP ha sfruttato una catena di tre vulnerabilità nelle GitHub Actions, secondo quanto ricostruito dai ricercatori di Wiz e Orca Security. L’attaccante ha creato un fork del repository TanStack/router, ha aperto una pull request che ha innescato un workflow pull_request_target — una tipologia di workflow che, a differenza di pull_request, viene eseguita con i permessi completi del repository originale anche per PR da fork esterni — e ha avvelenato la cache pnpm di GitHub Actions con un payload malevolo.

Una volta avvelenata la cache, il malware si è auto-propagato: ogni volta che il workflow legittimo veniva eseguito, invece di scaricare le dipendenze originali recuperava le versioni compromesse dalla cache infetta. Questo meccanismo di auto-propagazione — il “worm” di Mini Shai-Hulud — ha permesso la compromissione a cascata di tutti i namespace associati al progetto.

I 373 pacchetti compromessi: la portata dell’operazione


La scala dell’attacco è stata eccezionale. In totale, 373 versioni malevole sono state pubblicate su npm, distribuite su 169 nomi di pacchetti distinti. I namespace colpiti includono @tanstack (83 voci: router, start, devtools e adapter packages), @uipath (66 voci), @squawk (87 voci), @mistralai, @tallyui, @beproduct e numerosi pacchetti non con scope. Su PyPI, i pacchetti colpiti sono stati guardrails-ai 0.10.1 e mistralai 2.4.6.

La natura cross-namespace dell’attacco è significativa: le organizzazioni che utilizzavano librerie di vendor diversi (UiPath per l’automazione, Mistral AI per i modelli LLM, TanStack per il routing frontend) erano tutte vulnerabili nello stesso intervallo temporale, senza che esistesse un singolo punto di allerta evidente.

node-ipc: il payload più insidioso


Parallelamente alla compromissione via GitHub Actions, TeamPCP ha eseguito un attacco separato ma correlato contro node-ipc, un pacchetto fondamentale di Node.js per la comunicazione inter-processo con oltre 10 milioni di download settimanali. Tre versioni malevole (9.1.6, 9.2.3 e 12.0.1) sono state pubblicate il 14 maggio 2026 tramite un account maintainer compromesso attraverso una tecnica di account takeover mirata.

L’attaccante aveva re-registrato il dominio atlantis-software.net — scaduto il 10 gennaio 2025 — il 7 maggio 2026 tramite Namecheap, e aveva utilizzato la procedura standard di reset password di npm per ottenere i permessi di pubblicazione senza che il maintainer originale venisse avvisato. Le versioni malevole contenevano un payload da 80 KB, fortemente offuscato, che veniva iniettato come IIFE (Immediately Invoked Function Expression) alla fine del file node-ipc.cjs.

Cosa rubava il malware: 90+ categorie di credenziali


Una volta caricato tramite require('node-ipc'), il payload eseguiva silenziosamente un harvesting massiccio di credenziali: chiavi AWS, Azure e GCP, chiavi SSH private, token Kubernetes, configurazioni GitHub CLI, impostazioni di Claude AI e dell’IDE Kiro, stati Terraform, password di database, cronologia della shell e molto altro — oltre 90 categorie di segreti in totale. I dati venivano compressi in un archivio gzip e esfiltrati verso un server controllato dagli attaccanti che si mascherava da infrastruttura Azure.

Prima di procedere, il payload effettuava un fingerprint SHA-256 dell’ambiente, confrontandolo con un hash hardcoded assemblato da otto frammenti offuscati presenti nel codice — presumibilmente per evitare l’esecuzione in sandbox di analisi. Le versioni malevole sono rimaste attive sul registry per circa due ore prima del rilevamento e della rimozione da parte di npm. Qualsiasi progetto che abbia eseguito npm install o aggiornato automaticamente le dipendenze in quella finestra temporale deve essere considerato potenzialmente compromesso.

OpenAI e Mistral AI tra le vittime: le implicazioni sistemiche


OpenAI ha confermato che due dispositivi di dipendenti nel suo ambiente aziendale sono stati compromessi nell’attacco. L’azienda ha ingaggiato una società di incident response, ha ruotato i certificati di firma del codice per le applicazioni macOS e ha dichiarato di non aver trovato evidenze di accesso a dati utente, sistemi di produzione o proprietà intellettuale. Mistral AI ha visto le sue librerie ufficiali compromise, sollevando preoccupazioni immediate tra gli sviluppatori che le utilizzano per integrare capacità AI nei loro applicativi.

Il fatto che TeamPCP abbia preso di mira specificamente pacchetti di aziende AI leader — Mistral AI, e indirettamente OpenAI attraverso i suoi sviluppatori — non è casuale: i developer che lavorano con questi strumenti hanno tipicamente accesso a chiavi API di alto valore, ambienti cloud critici e codice sorgente sensibile. I repo di Mistral AI rubati sono stati successivamente messi in vendita da TeamPCP, confermando la doppia finalità dell’operazione: furto di credenziali e esfiltrazione di proprietà intellettuale.

Difendersi dalla nuova generazione di supply chain attack


L’attacco di Mini Shai-Hulud rappresenta una nuova classe di minaccia per la quale molte organizzazioni non sono ancora attrezzate. La compromissione non avviene attraverso vulnerabilità nel codice stesso, ma nell’infrastruttura di distribuzione. Alcune misure pratiche per i difensori includono il pinning delle versioni esatte dei pacchetti (evitando range semver come ^1.2.3 o ~1.2.3), l’utilizzo di un lockfile verificato e mantenuto nel controllo versione, l’auditing regolare delle dipendenze con strumenti come npm audit o Snyk, e la verifica dell’integrità dei pacchetti tramite hash SHA-512 dove disponibili.

Sul fronte CI/CD, è fondamentale limitare i permessi dei workflow GitHub Actions, evitare l’uso di pull_request_target con checkout del codice della PR, e implementare cache poisoning prevention attraverso la verifica dell’integrità della cache. Le organizzazioni che hanno eseguito build tra il 11 e il 14 maggio 2026 utilizzando i namespace colpiti dovrebbero effettuare una revisione completa dei secret esposti.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Mini Shai-Hulud / TeamPCP Supply Chain Attack - Maggio 2026
# Fonti: Wiz, Orca Security, Snyk, StepSecurity

# Pacchetti npm malevoli (esempi principali)
node-ipc: 9.1.6, 9.2.3, 12.0.1
@tanstack/router: versioni pubblicate 11-14 maggio 2026
@mistralai/mistralai: 2.4.6 (correlato)

# Pacchetti PyPI malevoli
guardrails-ai==0.10.1
mistralai==2.4.6

# Account maintainer compromesso (node-ipc)
npm user: atiertant (a.tiertant@atlantis-software.net)
Dominio re-registrato: atlantis-software.net (7 maggio 2026)

# Tecniche MITRE ATT&CK
T1195.001 - Supply Chain Compromise: Compromise Software Dependencies
T1059.007 - Command and Scripting Interpreter: JavaScript
T1552.001 - Unsecured Credentials: Credentials in Files
T1041     - Exfiltration Over C2 Channel (verso infrastruttura Azure-like)

# Indicatori comportamentali
- Processi Node.js che effettuano richieste HTTP inattese post-installazione
- Archivi gzip creati in directory temporanee durante npm install
- Chiamate a endpoint Azure non riconosciuti da processi build

# Verifica hash (node-ipc versioni legittime)
SHA-256 v9.1.5 legittima: verificare su https://registry.npmjs.org/node-ipc/9.1.5

Fonti: Wiz Blog, Orca Security, The Hacker News, BleepingComputer, OpenAI Blog

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Marco Rubio a Pechino: la metamorfosi del falco anti-Cina di Trump


Il Segretario di Stato, che da senatore era tra i critici più duri di Pechino, ha accompagnato Trump nella sua visita in Cina. Le sanzioni del 2020 che gli vietano l'ingresso nel Paese sono state aggirate con una formula diplomatica.

Nel corso della visita di Stato di Trump a Pechino, anche Marco Rubio ha incontrato Xi Jinping a Pechino nonostante dal 2020 sia sanzionato dal governo cinese e gli fosse stato formalmente vietato l'ingresso nel Paese. Il Segretario di Stato americano, che da senatore della Florida era stato tra i critici più duri del Partito comunista cinese, ha accompagnato il presidente nella sua prima visita in Cina del suo secondo mandato.

Davanti alla Grande Sala del Popolo, Rubio ha salutato Xi con cordialità, senza sorridere. All'interno è apparso colpito dalla solennità del luogo, indicando più volte con un sorriso l'altezza del soffitto. Era la stessa istituzione che meno di 18 mesi fa aveva descritto come "l'avversario quasi pari più potente e pericoloso che questa nazione abbia mai affrontato".

Pechino ha risolto il problema delle sanzioni con una formula diplomatica costruita su misura. Liu Pengyu, portavoce dell'ambasciata cinese a Washington, ha spiegato al New York Times che le misure restrittive riguardavano "le azioni e la retorica di Rubio quando ha prestato servizio come senatore degli Stati Uniti", non il suo attuale incarico nell'Amministrazione Trump.

La disciplina del Segretario di Stato


Entrato nell'Amministrazione Trump con la reputazione di principale falco anti-Cina del Partito Repubblicano, Rubio si è progressivamente allineato a una linea più accomodante su richiesta di Trump. A NBC News ha spiegato così il cambiamento: "Sono il responsabile della diplomazia americana e applico la politica estera del presidente". Trump, da parte sua, ha più volte espresso ammirazione per il presidente cinese Xi Jinping e ha insistito sulla necessità di costruire relazioni solide tra le due potenze.

Il presidente americano ha mostrato entusiasmo per tutta la durata della visita. Venerdì, durante un tè con Xi, ha definito la visita come "incredibile" e ha rivendicato "fantastici accordi commerciali, eccezionali per entrambi i Paesi". Xi, ha aggiunto Trump, è "un uomo che rispetto molto".

Rubio ha invece mantenuto un profilo più sobrio. Sempre nella intervista a NBC ha sostenuto che gli Stati Uniti devono ricostruire la propria manifattura industriale e ha avvertito che ai cinesi "questo non piacerà, perché vogliono dominare quei settori". Ha inoltre confermato la linea contraria alla vendita a Pechino di alcuni semiconduttori avanzati e ribadito che Washington non accetterà "alcun cambiamento forzato dello status quo" su Taiwan, l'isola di fatto indipendente che il Partito Comunista Cinese punta a controllare.

Tra fermezza residua e realpolitik


In pubblico, oggi Rubio insiste sulla possibile cooperazione tra i due Paesi. "Nelle aree dove possiamo trovare una cooperazione reciproca, penso che possiamo farlo", afferma. Intanto, però, il Dipartimento di Stato da lui guidato continua a sanzionare aziende cinesi attive in diversi Paesi. Anche "China House", l'ufficio interno incaricato di coordinare la strategia verso Pechino, prosegue il lavoro su una linea pensata per contenere l'influenza globale del Partito Comunista Cinese.

A dicembre Washington aveva annunciato un pacchetto da 11 miliardi di dollari per la vendita di armi a Taiwan, provocando l'irritazione di Pechino. Alla vigilia del summit, però, il Dipartimento non ha dato seguito a un secondo pacchetto da 13 miliardi già approvato dal Congresso, nonostante le pressioni esercitate sulla Casa Bianca.

La distanza rispetto al Rubio senatore resta comunque evidente. Nell'agosto 2015, durante la corsa per la nomination repubblicana poi vinta da Trump, accusò l'allora presidente democratico Barack Obama di appeasement verso la Cina e chiese che la Casa Bianca non "stendesse il tappeto rosso" per Xi Jinping in occasione della sua visita a Washington. Ora è stato proprio lo stesso Rubio a partecipare, in prima persona, al banchetto di Stato a Pechino.

Da senatore Rubio aveva sostenuto le proteste di Hong Kong nel 2019, promosso leggi per accelerare la vendita di armi a Taiwan e guidato l'approvazione delle norme che imponevano sanzioni ai funzionari cinesi ritenuti responsabili della repressione degli uiguri nello Xinjiang, definita da lui "crimini contro l'umanità e genocidio". Fu proprio in risposta a quelle iniziative che Pechino impose le sanzioni personali contro Rubio che ora sono state accantonate. Per Rubio, il viaggio a Pechino segna così il punto più visibile della sua trasformazione: da avversario ideologico della Cina a esecutore disciplinato della realpolitik di Trump.

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Kazuar si evolve: Secret Blizzard (Turla) trasforma il suo backdoor storico in una botnet P2P modulare invisibile
#CyberSecurity
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Kazuar si evolve: Secret Blizzard (Turla) trasforma il suo backdoor storico in una botnet P2P modulare invisibile


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Il gruppo russo Secret Blizzard, operativo per conto dell’FSB (Federal Security Service) russo e meglio conosciuto come Turla, ha trasformato il proprio storico malware Kazuar in una botnet peer-to-peer modulare, progettata per mantenere accessi persistenti e praticamente invisibili nelle reti governative. La rivelazione arriva da Microsoft Security, che il 14 maggio 2026 ha pubblicato un’analisi approfondita dell’architettura del malware — descrivendo quello che è a tutti gli effetti un salto evolutivo nella sofisticazione operativa di uno dei gruppi APT più longevi al mondo.

Da backdoor tradizionale a ecosistema P2P


Kazuar è attivo almeno dal 2017 ed è stato impiegato in decine di campagne di cyberspionaggio contro governi, ambasciate e organizzazioni della difesa in Europa, Asia Centrale e Ucraina. La versione analizzata da Microsoft nel 2026 rappresenta però un cambio di paradigma: il malware non è più un semplice backdoor controllato centralmente, ma un ecosistema distribuito composto da tre moduli distinti che collaborano per garantire resilienza, persistenza e stealth.

La riorganizzazione è eloquente: non ogni macchina compromessa comunica con il server di comando e controllo (C2). Invece, un unico nodo “leader” — eletto dinamicamente dal modulo Kernel tra i sistemi infetti presenti nella stessa rete o segmento di rete — assume il ruolo di proxy verso l’infrastruttura esterna. Gli altri nodi entrano in modalità “silent”, eliminando quasi completamente il traffico verso l’esterno e riducendo drasticamente la superficie di rilevamento per i team di incident response.

Architettura modulare: Kernel, Bridge e Worker


Microsoft descrive tre componenti fondamentali della nuova architettura Kazuar:

  • Modulo Kernel: È il coordinatore centrale. Gestisce i task, controlla gli altri moduli, elegge il nodo leader e orchestra le comunicazioni e il flusso di dati attraverso la botnet.
  • Modulo Bridge: Agisce come proxy tra il nodo leader Kernel e il server C2 remoto. Filtra e instrada il traffico, permettendo ulteriore separazione tra i sistemi compromessi e l’infrastruttura degli attaccanti.
  • Modulo Worker: È il componente operativo. Registra i tasti premuti (keylogging), aggancia gli eventi Windows, traccia i task, raccoglie informazioni di sistema, listing di file e dettagli MAPI — incluse caselle email di Exchange.

Questa separazione funzionale non è casuale: in caso di rilevamento di un Worker, i nodi Kernel restano inalterati e possono continuare a operare silenziosamente. L’architettura è progettata per sopravvivere a rimozioni parziali.

150 parametri di configurazione: granularità operativa senza precedenti


Uno degli aspetti più rilevanti della nuova versione è il sistema di configurazione esteso: Kazuar supporta ora più di 150 parametri che gli operatori possono personalizzare per ogni campagna o vittima specifica. Questi parametri controllano metodi di esecuzione e persistenza (scheduled task, servizi Windows, chiavi di registro), bypass di AMSI e ETW, timing dell’esfiltrazione e dimensione dei chunk di dati, process injection e tecniche di lateral movement, e protocolli di comunicazione multipli: HTTP, WebSocket ed Exchange Web Services (EWS).

L’uso di EWS per mascherare le comunicazioni C2 nel traffico legittimo di Exchange è particolarmente insidioso: in ambienti enterprise dove Exchange Server è ubiquo, questo canale risulta quasi impossibile da distinguere dal traffico normale senza ispezione profonda dei payload.

Targeting: governi, ambasciate e settore difesa in Europa e Ucraina


Secret Blizzard (alias Turla, Uroburos, Venomous Bear) è noto per campagne di spionaggio ad altissimo valore strategico. Le vittime documentate includono ministeri degli esteri, ambasciate diplomatiche, dipartimenti della difesa e organizzazioni governative in Europa Orientale, Asia Centrale e — con intensità crescente — Ucraina nel contesto del conflitto in corso.

L’evoluzione di Kazuar verso un’architettura P2P suggerisce che il gruppo abbia tratto lezione dalle operazioni di takedown condotte negli ultimi anni contro infrastrutture di malware centralizzate. La distribuzione del controllo rende un’eventuale disruption dell’infrastruttura C2 molto meno efficace: rimuovere il server C2 non smantella la botnet, poiché il leader può essere eletto nuovamente tra i nodi sopravvissuti.

Due righe per i difensori


Microsoft raccomanda di concentrare il rilevamento su indicatori comportamentali piuttosto che su signature statiche. I team di sicurezza dovrebbero monitorare attività IPC insolite tra processi non correlati, rilevare pattern di elezione del leader nella rete interna tramite comunicazioni laterali anomale, identificare esfiltrazione dati staged e frammentata con timing irregolare, e controllare accessi anomali a EWS da processi non di posta elettronica. Dato il targeting storico di Secret Blizzard su entità diplomatiche e governative europee, le organizzazioni in questi settori dovrebbero considerare una revisione urgente dei log di rete e degli endpoint.

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Kazuar - Secret Blizzard (Turla) - Maggio 2026
# Fonte: Microsoft Security Blog, 14 maggio 2026

# Tecniche MITRE ATT&CK associate
T1574.001 - DLL Search Order Hijacking
T1055     - Process Injection
T1071.001 - Application Layer Protocol: Web Protocols (HTTP/WebSocket)
T1071.003 - Application Layer Protocol: Mail Protocols (EWS)
T1030     - Data Transfer Size Limits (staged exfiltration)
T1053.005 - Scheduled Task/Job (persistence)
T1562.001 - Impair Defenses: Disable/Modify Tools (AMSI/ETW bypass)

# Comportamenti anomali da monitorare
- Comunicazioni IPC anomale tra processi non correlati
- Accessi Exchange Web Services (EWS) da processi non di posta
- Traffico P2P laterale interno su porte non standard
- Esfiltrazione dati in chunk temporizzati verso IP non categorizzati
- Moduli .NET iniettati in processi di sistema legittimi

# Referenza completa IoC
https://www.microsoft.com/en-us/security/blog/2026/05/14/kazuar-anatomy-of-a-nation-state-botnet/

Fonti: Microsoft Security Blog, BleepingComputer, The Hacker News

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Trump ritira la causa contro il fisco in cambio di 1,7 miliardi per le "vittime" dell'Amministrazione Biden


Il Dipartimento di Giustizia dell'Amministrazione Trump sta finalizzando un accordo per istituire un fondo gestito da una "Commissione per la Verità e la Giustizia" intitolata al presidente e senza obblighi di trasparenza. I democratici chiedono al Congresso di bloccarlo.

Il Dipartimento di Giustizia statunitense sta finalizzando un accordo che porterebbe alla creazione di un fondo da 1,776 miliardi di dollari per risarcire le presunte vittime della persecuzione politica da parte dell'Amministrazione Biden. A gestirlo sarebbe la "President Donald J. Trump Truth and Justice Commission". In cambio, il presidente intenderebbe ritirare la causa intentata contro l'Internal Revenue Service, l'agenzia federale che si occupa delle tasse. Lo ha rivelato ABC News, che fa anche notare come la cifra non sia casuale: richiama, infatti, il 1776, l'anno della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.

La Commissione sarebbe composta da 5 membri, 4 dei quali nominati dal Procuratore Generale. Trump potrebbe rimuoverli in qualsiasi momento, senza dover fornire alcuna motivazione. Secondo le fonti citate da ABC News, l'organismo non sarebbe inoltre tenuto a rendere pubblico il processo decisionale con cui stabilirà l'assegnazione dei quasi 2 miliardi di dollari di fondi.

Il nodo giuridico: Trump contro il suo stesso governo


L'accordo arriva dopo mesi di trattative tra la Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia. In una prima fase, i legali del Dipartimento avevano cercato una soluzione che consentisse di risarcire direttamente Trump. La loro tesi era che il presidente potesse agire in giudizio come privato cittadino, nonostante fosse alla guida del potere esecutivo. Per sostenere questa posizione si erano richiamati alla "rule of necessity": secondo questa interpretazione, non esisteva un'alternativa praticabile se non lasciare proseguire la causa, anche con Trump nel doppio ruolo di ricorrente e, indirettamente, di responsabile ultimo dei Dipartimenti chiamati in giudizio, cioè l'IRS e il Tesoro.

Il piano si è però complicato quando la giudice federale Kathleen Williams, che presiede il caso, ha iniziato a sollevare dubbi sulla possibilità che Trump faccia causa al governo che lui stesso guida. In un'ordinanza del mese scorso, Williams ha chiesto ai legali del presidente e al Dipartimento di Giustizia di spiegare entro la prossima settimana perché le due parti possano essere considerate sufficientemente contrapposte tanto da giustificare la prosecuzione del procedimento.

La giudice ha inoltre nominato un gruppo di legali di alto profilo, tra cui un ex Solicitor General e un giudice federale, incaricandoli di esprimere un parere indipendente sul caso. In un atto depositato questa settimana, i consulenti hanno scritto che Trump esercita un controllo "straordinario" sulla controparte e che le circostanze sollevano il sospetto che i funzionari coinvolti, insieme ai loro legali, stiano in realtà agendo su indicazione del presidente. Da quando è tornato alla Casa Bianca, si legge nel documento, Trump ha rafforzato in modo significativo il proprio controllo sul Procuratore Generale e sul Dipartimento di Giustizia, rendendo sempre più difficile distinguere la fedeltà alle sue priorità politiche dalla fedeltà alla sua persona.
L'accordo da 1,776 miliardi — FocusAmerica

Casa Bianca vs Dip. Giustizia L'accordo in arrivo

L'accordo da 1,776 miliardi per chiudere una causa di Trump contro il suo stesso governo.


Il Dipartimento di Giustizia sta finalizzando una intesa con i legali del presidente per istituire un fondo per le presunte vittime della persecuzione politica dell'Amministrazione Biden. In cambio, il presidente ritirerà la causa intentata contro l'Internal Revenue Service.

Fonti ABC News · Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti

Importo del fondo
1,776mld $
Miliardi di dollari

Una cifra non casuale
Il numero richiama il 1776, anno della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.

Esplora l'accordo
I Scambio II Commissione III Cause IV Reazioni

L'architettura dell'intesa

Da una parte, 3 cause civili che verranno chiuse.
Dall'altra, un fondo da quasi due miliardi.


L'accordo, frutto di mesi di trattative tra i legali della Casa Bianca e del Dipartimento di Giustizia, prevede uno scambio diretto fra ciò che Trump ritira come ricorrente e ciò che ottiene come beneficiario indiretto.

Trump ritira

230mln $
Valore delle cause da ritirare
3 azioni legali contro il governo federale che lui stesso oggi guida.

La causa contro l'IRS, sulla fuga di dati fiscali del 2019-2020
Il risarcimento per l'inchiesta sulla collusione con la Russia
Il risarcimento per la perquisizione di Mar-a-Lago del 2022

Trump ottiene

1,776mld $
Valore del fondo da istituire
Un fondo per le presunte "vittime della persecuzione dell'Amministrazione Biden".

Gestione affidata ai nominati del Procuratore Generale
Nessun obbligo di trasparenza sui criteri di assegnazione dei fondi
Anche le entità collegate al presidente possono presentare domanda per ottenere i fondi

Il nodo giuridico

Trump si trova nella posizione paradossale di ricorrente e responsabile ultimo della controparte. La giudice federale Kathleen Williams ha chiesto ai legali del presidente e al Dipartimento di Giustizia di spiegare perché le due parti possano essere considerate sufficientemente contrapposte.

La governance del fondo

"President Donald J. Trump Truth and Justice Commission".


L'organismo che dovrebbe assegnare i quasi due miliardi di dollari del fondo. La sua struttura concentra ampi poteri discrezionali nelle mani della Casa Bianca.

Composizione
5
Membri totali della Commissione

Nomine
4/5
Designati dal Procuratore Generale

I tre punti opachi

1

Rimozioni a discrezione del presidente
Trump può rimuovere i membri in qualsiasi momento, senza fornire alcuna motivazione.

2

Processo decisionale non pubblico
La Commissione non sarebbe tenuta a rendere pubblici i criteri di assegnazione dei fondi.

3

Entità collegate a Trump ammesse
Le entità riconducibili al presidente possono presentare domanda di risarcimento, pur non potendolo fare lui personalmente.

Le azioni che Trump intende ritirare

3 cause civili contro
il governo federale.


Tutte intentate da Trump contro Dipartimenti che oggi sono sotto il suo controllo esecutivo. Per almeno due di esse il valore complessivo dichiarato è di 230 milioni di dollari.

Totale dichiarato
230mln $

Valore complessivo delle cause civili che Trump si impegna a ritirare nell'ambito dell'accordo.

2023
Causa contro l'Internal Revenue Service
causa principale

Un appaltatore del governo si dichiara colpevole di aver sottratto le informazioni fiscali di Trump e di altri contribuenti facoltosi, poi finite a testate giornalistiche tra il 2019 e il 2020. È la causa principale che l'accordo punta a chiudere.

2017-19
Inchiesta Russiagate
Risarcimento civile

Richiesta di risarcimento legata all'inchiesta sulla presunta collusione con la Russia durante il primo mandato di Trump.

2022
Perquisizione di Mar-a-Lago
Risarcimento civile

Richiesta di risarcimento per la perquisizione dell'FBI nella tenuta del presidente in Florida nell'agosto 2022.

Il dibattito politico

Critiche bipartisan all'intesa.


L'accordo divide entrambi i partiti. Critiche dure dai democratici, ma anche dissenso interno al Partito Repubblicano sulla legittimità dell'operazione.

Democratici Alexandria Ocasio-Cortez Deputata, New York

Pura corruzione. Un miliardo di dollari per una sala da ballo e 1,8 miliardi come fondo opaco per gli amici del presidente.

Iniziativa Dem Esponenti del Partito Democratico Congresso

Chiedono al Congresso di approvare una legge per impedire l'uso di fondi pubblici nei risarcimenti previsti dall'accordo.

Repubblicani Brian Fitzpatrick Deputato, Pennsylvania

Dichiara di non capire come un'intesa simile possa essere ammissibile e lascia intendere che la questione potrebbe arrivare alla Corte Suprema.

Fonte Ricostruzione di ABC News sull'accordo in fase di definizione tra Casa Bianca e Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Il caso è presieduto dalla giudice federale Kathleen Williams.

Le cause ritirate e le accuse di "fondi opachi"


Trump aveva citato in giudizio l'IRS dopo che, nel 2023, un appaltatore del governo si era dichiarato colpevole di aver sottratto le informazioni fiscali del presidente e di altri contribuenti facoltosi, poi finite tra il 2019 e il 2020 ad alcune testate giornalistiche. In base all'accordo in fase di definizione, Trump ritirerebbe anche 2 ulteriori richieste di risarcimento civile, per un totale di 230 milioni di dollari, legate all'inchiesta sulla presunta collusione con la Russia durante il suo primo mandato e alla perquisizione del 2022 nella sua tenuta di Mar-a-Lago.

Per le 3 cause ritirate Trump non potrebbe ricevere personalmente alcun risarcimento. Le entità a lui collegate, però, non sarebbero escluse dalla possibilità di presentare domanda di risarcimento al fondo. Non è chiaro come reagirà la giudice Williams alla possibile intesa, che non è ancora stata comunicata al tribunale. I legali del Dipartimento di Giustizia ritengono comunque che l'eventuale accordo non abbia bisogno di alcuna approvazione giudiziaria.

Le reazioni politiche sono state ovviamente immediate. La deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, eletta nello Stato di New York, ha parlato di "pura corruzione", denunciando "un miliardo di dollari per una sala da ballo e 1,8 miliardi come fondo opaco per gli amici del presidente". Altri esponenti democratici chiedono invece al Congresso di approvare una legge per impedire che fondi pubblici vengano usati per pagare risarcimenti legati a questo accordo. Le critiche sono arrivate anche da una parte del Partito Repubblicano: il deputato della Pennsylvania Brian Fitzpatrick ha dichiarato ad ABC News di non capire come un'intesa simile possa essere ammissibile e ha lasciato intendere che la questione potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema.

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Da Helsinki a Roma, da Milano a Bruxelles: viaggiare in treno non dovrebbe essere un rebus tra app diverse, tariffe opache e tutele a metà.

Questa è l’Unione Europea che vogliamo: concreta, verde, utile nella vita quotidiana.

Meno confini inutili, meno ostacoli per chi viaggia in treno!

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LA LIBERTÀ DI STAMPA NON SI DIFENDE ABOLENDO IL FINANZIAMENTO PUBBLICO home.rifondazione.eu/2026/05/1… #Cultura

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Vor laufender Kamera wird der Bundeskanzler auf dem Katholikentag gefragt: „Verbot, Social Media, sind Sie dafür?“ Und Friedrich Merz sagt: „Nein.“

Hier ordnet @sebmeineck ein, was das für die Debatte um Altersgrenzen auf sozialen Medien heißt.

netzpolitik.org/2026/katholike…

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Seltsam, dass andere Nachrichtenmedien das noch nicht aufgegriffen haben. Der Bundeskanzler wird auf dem Katholikentag gefragt: „Verbot, Social Media, sind Sie dafür?“

Und Friedrich Merz sagt: „Nein.“

Was heißt das für die Debatte um Altersgrenzen bei sozialen Medien? Lest hier meine Merz-Exegese.

netzpolitik.org/2026/katholike…

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Help End ShotSpotters in Cambridge Today!


The Cambridge City Council votes today whether to cease the collection of ShotSpotter recordings. The meeting starts at 5:30pm. Whether you live in Cambridge or not, but especially if you do, sign up to speak in favor of this vote. You can speak in person and remotely. Additionally, please email city councilors today (citycouncil@cambridgema.gov) and urge them to stop ShotSpotter in Cambridge. If you need talking points, here are a few you can use:

  • Surveillance technology centralizes control and leaves everyone vulnerable. It leaves residents vulnerable to illegal surveillance by vindictive and out of control federal government and it leaves the city vulnerable to legal liability when the technology is used to harm residents;
  • Real public safety comes from investing in community resources that keep everyone healthy and reduce violence;
  • While Cambridge does not pay for ShotSpotter directly, it still costs the city when police are directed to false or fraudulent reports. More importantly, this technology inflicts actual, documented trauma on our black and brown neighbors, where the devices are disproportionately deployed.

Thanks!


masspirates.org/blog/2026/05/1…

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Cuba ha acquistato 300 droni da Russia e Iran, l'intelligence Usa teme attacchi in Florida


Secondo documenti riservati visionati da Axios, L'Avana avrebbe ricevuto i droni da Russia e Iran a partire dal 2023. Intanto negli scorsi giorni il direttore della Cia Ratcliffe è volato direttamente a Cuba per dare un ultimatum al regime.

Cuba avrebbe ricevuto più di 300 droni militari da Russia e Iran, e i suoi vertici avrebbero iniziato a discutere piani per impiegarli contro la base statunitense di Guantanamo, unità navali americane e, in caso di escalation, forse anche contro Key West, in Florida, a circa 145 km dall'Avana. È quanto emerge da documenti di intelligence classificati visionati da Axios. La rivelazione arriva mentre l'Amministrazione Trump considera sempre più l'isola caraibica una minaccia diretta per la sicurezza degli Stati Uniti, sia per lo sviluppo della guerra dei droni sia per la presenza di consiglieri militari iraniani all'Avana. Un alto funzionario statunitense ha parlato di una "minaccia in crescita", pur riconoscendo che queste informazioni potrebbero anche diventare il "pretesto per un'azione militare" americana.

Giovedì il direttore della Cia, John Ratcliffe, è atterrato all'Avana a bordo di un aereo governativo statunitense per incontrare i vertici dell'intelligence cubana. Secondo un funzionario dell'agenzia, Ratcliffe ha avvertito le autorità cubane di non intraprendere azioni ostili e le ha esortate a porre fine al regime totalitario in cambio di una possibile rimozione delle sanzioni che stanno strangolando l'economia dell'isola. "Il direttore Ratcliffe ha messo in chiaro che Cuba non può più servire come piattaforma per gli avversari degli Stati Uniti che vogliono portare avanti agende ostili nel nostro emisfero", ha detto il funzionario.

Per mercoledì di questa settimana è atteso anche l'atto d'accusa del Dipartimento di Giustizia statunitense contro Raúl Castro, 94 anni, leader di fatto di Cuba, accusato di aver ordinato nel 1996 l'abbattimento di due aerei pilotati dal gruppo di assistenza Brothers to the Rescue, con base a Miami. Anche il Segretario alla Difesa Hegseth ha confermato il coinvolgimento di Castro nell'ordine di abbattimento durante la sua audizione al Congresso. L'incriminazione deve però ancora essere approvata da un gran giurì: ad ogni modo nuove sanzioni contro l'isola potrebbero essere annunciate in settimana, a prescindere da questo.

Droni, Russia e Iran: il fronte cubano


Secondo i funzionari statunitensi, Cuba ha acquistato droni d'attacco da Mosca e Teheran a partire dal 2023 e li ha distribuiti in diverse località dell'isola. Nell'ultimo mese le autorità cubane avrebbero chiesto alla Russia ulteriori droni e altro materiale militare. Le intercettazioni indicano inoltre che i servizi cubani stanno cercando di capire come l'Iran abbia resistito alla pressione militare e politica degli Stati Uniti. Russia e Cina dispongono già a Cuba di strutture tecnologiche per la raccolta di segnali di intelligence, le cosiddette Sigint. Martedì, durante un'audizione al Congresso, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha definito "altamente problematico" l'uso di siti così vicini alle coste americane da parte di potenze ostili.

I timori di Washington sono aumentati dopo l'impiego dei droni da parte dell'Iran in risposta agli attacchi statunitensi iniziati il 28 febbraio. I droni iraniani sono stati in grado di danneggiare basi americane in Medio Oriente, hanno contribuito alla chiusura dello Stretto di Hormuz e continuano a minacciare seriamente gli Stati del Golfo Persico. Inoltre, secondo stime americane, fino a 5.000 soldati cubani avrebbero combattuto per la Russia in Ucraina e alcuni di loro avrebbero poi informato i vertici militari dell'isola sull'efficacia della guerra dei droni. Mosca in cambio avrebbe versato al governo cubano circa 25.000 dollari per ogni soldato schierato. "Fanno parte del tritacarne di Putin. Stanno imparando le tattiche iraniane. È qualcosa per cui dobbiamo prepararci", ha detto l'alto funzionario ad Axios.
Cuba e l'arsenale di droni — FocusAmerica

Caraibi · Tensione USA-Cuba

Un arsenale di droni a 145 km
dalle coste della Florida


Cuba avrebbe ricevuto oltre 300 droni d'attacco da Russia e Iran. L'Amministrazione Trump ha inviato il direttore della Cia all'Avana a dare un ultimatum e prepara nuove sanzioni, mentre i vertici dell'intelligence statunitense parlano di "minaccia in crescita".

Fonte: Axios Maggio 2026

Lo Stretto della Florida
Geometrie · Natural Earth 10m

Florida — USA Cuba Bahamas Miami Key West L'Avana Guantanamo 145 km Avana → Key West

300+
Droni d'attacco ricevuti da Russia e Iran

145 km
Distanza tra L'Avana e Key West

5.000
Soldati cubani al fronte ucraino per Mosca

Esplora il dossier
1 Gli obiettivi Obiettivi 2 L'asse L'asse 3 La pressione Pressione 4 La cronologia Tempi

Bersagli ipotizzati

3 possibili obiettivi nel raggio dei droni cubani


Secondo i documenti di intelligence visionati da Axios, i vertici di Cuba avrebbero discusso piani per impiegare, in caso di escalation, i droni contro la base di Guantanamo, unità navali statunitensi e anche contro Key West.

~0
km

Base navale di Guantanamo
Enclave militare statunitense sul lato sud-orientale dell'isola di Cuba. Bersaglio interno al territorio cubano e quindi il più facilmente raggiungibile dai droni.

var.
km

Unità navali statunitensi
Navi della Marina statunitense operative nei Caraibi, a distanze variabili dalle coste cubane. Bersaglio mobile, esposto in scenari di prossimità.

145
km

Key West, Florida
Rappresenterebbe il livello massimo di escalation. Sarebbe il primo attacco con droni su territorio continentale degli Stati Uniti.

Russia, Iran, Cuba

Un triangolo di forniture e know-how militare


L'Avana ha acquistato droni d'attacco da Mosca e Teheran a partire dal 2023. Nell'ultimo mese avrebbe chiesto ulteriori forniture alla Russia. Intanto i servizi cubani studiano come l'Iran abbia resistito alla pressione militare statunitense durante la recente guerra in Medio Oriente.


Russia

Fornitore di droni e ingaggi militari
Vende droni d'attacco a Cuba dal 2023. Secondo stime statunitensi, paga circa 25.000 dollari per ogni soldato cubano schierato in Ucraina, fino a un totale di 5.000 uomini. Dispone già di strutture Sigint sull'isola.


Iran

Fornitore di tecnologia e consiglieri
Vende droni d'attacco all'Avana e fornisce consiglieri militari sull'isola. Le sue armi hanno colpito basi statunitensi in Medio Oriente e contribuito alla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Il flusso economico

5.000
Soldati cubani schierati sul fronte russo in Ucraina

25.000 $
Versati da Mosca al governo cubano per ogni soldato inviato

Alcuni reduci avrebbero poi riferito ai vertici militari di Cuba l'efficacia della guerra dei droni, importando know-how operativo sull'isola.

Washington aumenta la pressione

Sanzioni, missione del direttore Cia e atto d'accusa pronto contro Raúl Castro


L'Amministrazione Trump aumenta la pressione su più fronti: economico, giudiziario e di intelligence. Il blocco petrolifero ha prosciugato le riserve dell'isola, dove i blackout durano ormai giornate intere.

28 feb
Inizio degli attacchi Usa nell'area Iran

Visita direttore Cia
Ratcliffe atterra all'Avana per un avvertimento diretto

Mercoledì
Atteso atto d'accusa contro Raúl Castro

94
Anni di Raúl Castro, accusato per i fatti del 1996

Cuba non può più servire come piattaforma per gli avversari degli Stati Uniti che vogliono portare avanti agende ostili nel nostro emisfero.
— Funzionario CIA anonimo citato da Axios

L'avvertimento

Un alto funzionario Usa ha parlato di "minaccia in crescita", ma ha anche ammesso che queste informazioni potrebbero diventare il "pretesto per un'azione militare" americana. La CIA, secondo Axios, non considera ancora Cuba una minaccia imminente.

Gli snodi della crisi

Tocca un evento per i dettagli

Dal 2023
Cuba inizia a comprare droni da Mosca e Teheran

L'Avana acquista droni d'attacco dai due alleati e li distribuisce in diverse località dell'isola. Russia e Cina dispongono già a Cuba di strutture Sigint per la raccolta di segnali di intelligence.

28 feb 2026
Gli Stati Uniti aprono le ostilità contro l'Iran

I droni iraniani rispondono colpendo basi statunitensi in Medio Oriente, contribuendo alla chiusura dello Stretto di Hormuz e minacciando gli Stati del Golfo Persico.

Aprile 2026
L'Avana chiede altri droni alla Russia

Nell'ultimo mese le autorità cubane avrebbero richiesto a Mosca ulteriori droni e altro materiale militare. Intercettazioni indicano che i servizi cubani stanno studiando il successo della resistenza iraniana alla pressione militare americana.

1 maggio
Díaz-Canel: pronti a morire per la rivoluzione

Il presidente cubano alza i toni nel discorso del Primo Maggio. Pochi giorni prima, l'Agenzia per la Difesa Civile aveva diffuso una guida per le famiglie su come comportarsi in caso di aggressione militare statunitense.

Maggio · Audizione
Hegseth al Congresso: minaccia "altamente problematica"

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth definisce così l'uso di siti tecnologici cinesi e russi così vicini alle coste statunitensi. Conferma anche il coinvolgimento di Raúl Castro nell'abbattimento dei due aerei di Brothers to the Rescue del 1996.

Giovedì
Ratcliffe atterra a L'Avana

Il direttore della Cia incontra i vertici dell'intelligence cubana. Avverte di non intraprendere azioni ostili e prospetta una possibile rimozione delle sanzioni in cambio della fine del regime totalitario.

Mercoledì
Atteso atto d'accusa contro Raúl Castro

Il Dipartimento di Giustizia prepara l'incriminazione dell'ex leader cubano, 94 anni, per i fatti del 1996. L'atto deve però ancora essere approvato da un gran giurì. Nuove sanzioni contro l'isola sono attese in settimana a prescindere dall'iter giudiziario.

Fonti Axios (documenti di intelligence classificati) · Audizioni al Congresso del segretario alla Difesa Pete Hegseth · Dichiarazione dell'Ambasciata cubana negli Stati Uniti su X.

La risposta dell'Avana e il limite della minaccia


Da parte sua l'Ambasciata cubana negli Stati Uniti, in una dichiarazione diffusa su X, non ha negato il possesso di droni d'attacco. "Come qualsiasi Paese, Cuba ha il diritto di difendersi da aggressioni esterne. Si chiama autodifesa ed è tutelata dal diritto internazionale e dalla Carta delle Nazioni Unite", si legge nel comunicato, che allo stesso tempo accusa Washington di "fabbricare pretesti" per giustificare un'aggressione militare.

.@CarlosFdeCossio

Like any country, Cuba has the right to defend itself against external aggression. It is called self-defense, and it is protected by International Law and the UN Charter.

Those from the US who seek the submission and, in fact, the destruction of the Cuban…
— Cuban Embassy in US (@EmbaCubaUS) May 17, 2026


Stando a quanto riporta Axios, comunque, i funzionari dell'intelligence statunitense non considerano ancora Cuba una minaccia imminente e non ritengono che l'isola stia attivamente pianificando attacchi contro interessi americani. Secondo le valutazioni della CIA, Cuba non ha la capacità di chiudere lo Stretto della Florida come l'Iran ha fatto con lo Stretto di Hormuz, né dispone di un apparato militare paragonabile a quello che nel 1962 portò alla famosa crisi dei missili. "Nessuno è preoccupato per i caccia in arrivo da Cuba. Non è nemmeno chiaro se ne abbiano ancora uno in grado di volare", ha detto l'alto funzionario ad Axios. "Ma vale la pena notare quanto siano vicini: 145 km. Non è una realtà con cui ci sentiamo a nostro agio".

Sull'isola, intanto, la pressione americana si fa sentire sempre di più. Il blocco petrolifero statunitense ha prosciugato le ultime riserve di Cuba, mentre le nuove sanzioni stanno rallentando gran parte delle spedizioni marittime e i blackout durano ormai intere giornate. L'Agenzia per la Difesa Civile ha diffuso questa settimana una guida per le famiglie su come comportarsi in caso di aggressione militare, mentre il presidente Miguel Díaz-Canel ha dichiarato il Primo Maggio di essere pronto "a dare la vita per difendere la rivoluzione".

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