Diretta YouTube: la battaglia di Trump contro il voto postale
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Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.
L’arrivo di settembre segna una piccola svolta per i numeri di Trump: dopo un periodo molto complicato, la popolarità torna a crescere e tocca i livelli di fine luglio, rimanendo comunque su una quota piuttosto critica che perdura dall’inizio del conflitto in Iran.
Il modesto miglioramento non modifica troppo il quadro generale: il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si attesta di poco sotto al 60%.
I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e i segnali positivi sono sempre stati pochi e isolati, considerando anche l’insormontabile stallo nelle trattative di pace.
Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta abbondantemente il presidente più impopolare di sempre a questo punto del mandato, nonostante al momento abbia recuperato circa cinque punti rispetto al punto più basso toccato ad agosto.
Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nel settembre 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi venti mesi di presidenza. Si è invece riassottigliata ed è ora di circa sette punti la distanza con il suo primo mandato.
Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.
Questa settimana le medie si muovono al rialzo, con Silver e Focus America che rilevano un aggiustamento verso l’alto più corposo rispetto a RCP, che risulta essere comunque la media più alta.
Come già accennato, dopo oltre diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.
Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento
Presidente
Trump II
Grafici Recap numerico
Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 593 giorni di presidenza (-18,1 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -15,6 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.
Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era decisamente più popolare, a -11,3. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19,1).
Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.
Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-58%.
Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran e il riacutizzarsi delle tensioni con il Canada.
Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.
Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.
Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
8 rilevazioni di 8 istituti — 6 settembre 2026
Sondaggi Metodo
Ordina per:Data fineNet Approval
Legenda campioni
LV
Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile
RV
Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto
A
Adults · 4 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio
Affidabilità
LVRVA
Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2026
Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,8% (+0,4) - 57,5% (-0,5). In totale un net approval arrotondato di -18,7 (+0,9).
Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,9% (-) - 56,4% (-0,3). In totale un net rating di -16,5 (+0,3).
La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 38,8% (+0,8) - 56,9% (-1,3), con un net rating complessivo di -18,1 (+2,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.
Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento
Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica
Silver Bulletin
RealClearPolitics
FocusAmerica
Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump
Silver Bulletin approval ratings for President Trump — and all presidents since Truman.Nate Silver (Silver Bulletin)
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I repubblicani arrivano alle elezioni di metà mandato di novembre con una guerra che non riescono a chiudere e con il carburante che continua a costare caro, mentre i democratici concentrano gli sforzi proprio sugli Stati dove le decisioni del presidente si sentono di più. Lo scrive Jonathan Martin in un'analisi pubblicata su Politico, costruita sulle conversazioni con dirigenti e candidati del partito.
L'approvazione per la guerra in Iran è poco sopra il 30 per cento secondo un sondaggio Reuters/Ipsos. Una via d'uscita rapida non c'è finché anche Teheran ha voce in capitolo. Finché lo Stretto di Hormuz resta conteso il prezzo del petrolio non scende e gli elettori non percepiscono nessun miglioramento.
Alla fiera agricola dell'Iowa, la grande rassegna estiva dove passano tutti i candidati dello Stato, la repubblicana Hinson ha parlato volentieri della sua tecnica con la spatola mentre girava gli hamburger di maiale, del peso della sua corsa sugli equilibri del Senato e delle assenze dell'avversario ai voti dell'assemblea legislativa. È rimasta in silenzio solo davanti alle domande, ripetute, su quando sarà il momento di chiudere la guerra.
In Ohio il senatore repubblicano uscente Jon Husted ha detto di volere un conflitto "breve e vittorioso" e per ora non sta andando né in un modo né nell'altro. Il suo avversario è Sherrod Brown, che al Senato ci arrivò la prima volta nel 2006, in un clima molto simile a questo.
Quelle elezioni di metà mandato, il voto che a due anni dall'insediamento del presidente rinnova tutta la Camera e un terzo del Senato, si decisero nel Midwest. I democratici batterono i senatori uscenti in Ohio e in Missouri e tennero il Nebraska con Ben Nelson, alla sua ultima corsa, contro un avversario che oggi è il senatore repubblicano uscente Pete Ricketts.
L'ex senatrice democratica Claire McCaskill, che quell'anno vinse in Missouri, ha raccontato a Politico di avere capito che avrebbe vinto quando fermò il camper della campagna in una stazione di servizio di una zona rurale dello Stato. Sua madre scese e collegò il prezzo del carburante al fatto che il presidente George W. Bush venisse dall'industria petrolifera. I due clienti che erano lì le diedero ragione. Era evidente da lì, ha detto McCaskill, che gli elettori "avevano perso fiducia in lui e quindi nel Partito Repubblicano".
In Kansas la benzina costa oggi 1,40 dollari in più al gallone (circa 3,8 litri). Il conto politico rischia di arrivare nella contea di Johnson, l'area suburbana di Kansas City e una delle poche grandi aree metropolitane dove i democratici sono andati meglio nel 2024 rispetto al 2020. La contea è cresciuta fino a valere più di un quarto dell'intero elettorato dello Stato.
Nelle conversazioni con i repubblicani torna un tema ricorrente: i ministri dell'amministrazione hanno lavorato bene sul territorio, erano ovunque alla fiera dell'Iowa e negli altri Stati in bilico per tutta l'estate, mentre il presidente non ha aiutato. È come se ci fossero due amministrazioni: quella dello staff e dei nominati che il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles riesce a controllare in modo ordinario e quella del presidente che fa e dice quello che vuole.
A settembre il partito organizza a Dallas una mini-convention con video e discorsi pensati per dipingere i democratici come estremisti. Un consigliere del presidente ha detto a Politico che il messaggio vero però sarà deciso da "qualunque cosa assurda dirà il presidente".
Il senso di impotenza che emerge da queste conversazioni ricorda quello dei democratici nell'autunno del 2023. Allora erano loro a non dormire per il presidente ottantenne Joe Biden e per la sua determinazione a ricandidarsi.
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La guerra in Ucraina si intensifica e si allarga, anziché avviarsi verso una conclusione. I governi del Nord Europa ne stanno prendendo atto e pianificano di difendersi dalla Russia per decenni a venire. La Svezia, entrata nella NATO poco più di due anni fa dopo aver abbandonato una lunga tradizione di non allineamento, mette ormai apertamente in conto cinquant'anni di confronto con Mosca. È il quadro che l'Economist descrive da Stoccolma alla vigilia delle elezioni del 13 settembre. Da queste parti il sostegno a Kyiv è così ampio e trasversale che la guerra è quasi assente dal dibattito elettorale.
Tutti i principali partiti, compresi quelli populisti di destra e di sinistra che in passato avevano mostrato simpatie per la Russia, sostengono gli aiuti finanziari e militari all'Ucraina, diffidano di Vladimir Putin e chiedono di rafforzare le difese nazionali. A Stoccolma colpisce la frequenza con cui i dirigenti politici usano la parola "ingenui" per descrivere l'atteggiamento tenuto dal paese verso la Russia ancora alla fine degli anni Duemila. A destra come a sinistra prevale oggi la volontà di mostrarsi freddamente realisti.
Il governo di coalizione conservatore sostiene apertamente che la Russia sia più debole di quanto voglia apparire e accusa Putin e i suoi collaboratori di manipolare le statistiche per nascondere la precarietà delle finanze pubbliche, mentre la repressione servirebbe a soffocare il dissenso. Il primo ministro Ulf Kristersson non ritiene però che la propensione alla guerra di Mosca sia destinata a esaurirsi presto. In un'intervista all'Economist del 27 agosto ha anzi detto di non vedere "alcun segnale che la Russia abbia cambiato la logica di fondo di questa guerra": l'obiettivo resta conquistare l'Ucraina e non è chiaro quali altri obiettivi Mosca possa avere in mente in seguito.
Kristersson riconosce che anche l'Ucraina è sottoposta a una pressione crescente. Missili e droni russi a propulsione a reazione colpiscono città rese più vulnerabili dalla crescente scarsità di missili intercettori, un problema aggravato dalla guerra in Medio Oriente, che ha consumato parte delle scorte disponibili. Il premier svedese avverte però Mosca di non aspettarsi un cedimento della resistenza ucraina e definisce il Paese estremamente resiliente.
Lo scontro tra l'ambizione neoimperiale russa e il patriottismo ucraino, due forze che finora nessuno è riuscito a spezzare, ha prodotto uno stallo. I costi del conflitto continuano ad aumentare, ma entrambe le parti considerano la sconfitta ancora più dolorosa. Kristersson ammette di non sapere quando la guerra finirà. "Ma il modo in cui finirà definirà la situazione della sicurezza nella nostra parte del mondo per almeno una generazione", ha detto.
Svezia · Elezioni del 13 settembre
Entrata nella NATO nel marzo 2024, Stoccolma ha smesso di considerare la pace con Mosca un’ipotesi realistica: destra e sinistra concordano su riarmo, leva e sostegno a Kyiv. La guerra è quasi assente dalla campagna elettorale proprio perché nessuno la mette in discussione.
Grafica di FocusAmerica 3 settembre 2026
L’orizzonte
È il periodo di confronto con Mosca che Stoccolma mette in conto: i socialdemocratici, favoriti nei sondaggi, chiedono di rafforzare difesa e resilienza civile per mezzo secolo. Cinquant’anni fa era il 1976: la Svezia era neutrale e l’Unione Sovietica esisteva ancora.
0 anni
di guardia alta
«Il modo in cui la guerra finirà definirà la sicurezza della nostra parte del mondo per almeno una generazione» — Ulf Kristersson, primo ministro, all’Economist, 27 agosto 2026
La spesa per la difesa
Dal 2,6% all’1% del PIL, poi la risalita: la curva che a Stoccolma chiamano ingenuità
Per quindici anni la Svezia ha speso per la difesa la metà di quanto spendeva all’inizio degli anni Novanta. Il minimo è arrivato nel 2017, tre anni dopo la Crimea. Dal 2022 la spesa è più che raddoppiata.
Scorri il dito o il mouse sul grafico per leggere i valori anno per anno.
La rete di difesa
Con chi Stoccolma sta costruendo la sua sicurezza
Oltre alla NATO, il governo ha stretto una partnership militare e industriale di lungo periodo con l’Ucraina, che prevede anche la fornitura di caccia Gripen, e ha rafforzato i rapporti di difesa con i vicini nordici e baltici e con cinque grandi Paesi europei.
SveziaTocca un Paese o un nome per vedere il suo ruolo.
Legenda
Svezia
Partner di difesa
Ucraina, partnership industriale
Russia e Bielorussia
Il timore
Le tre mosse di Washington che Stoccolma teme di più
In pubblico il governo cura i rapporti con Donald Trump. In privato i funzionari svedesi ragionano su cosa accadrebbe se gli Stati Uniti, decisi a ottenere la pace a ogni costo, usassero queste leve.
Fonte The Economist, reportage da Stoccolma e intervista a Ulf Kristersson (27 agosto 2026). Spesa militare in percentuale del PIL: SIPRI Military Expenditure Database, edizione 2026 (il dato 2025 è una stima). Confini: Natural Earth.
Il governo ha legato la Svezia all'Ucraina in una partnership di lungo periodo nel settore della difesa e dell'industria militare, che comprende anche la prospettiva di fornire e vendere caccia Gripen all'aviazione ucraina. Stoccolma sta inoltre ampliando la leva militare e rafforzando i rapporti di difesa e sicurezza con i Paesi vicini nordici e baltici, oltre che con Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Polonia.
La linea sulla Russia è altrettanto dura nel centrosinistra, che secondo i sondaggi dovrebbe vincere le prossime elezioni. I dirigenti del Partito Socialdemocratico, che durante la Guerra Fredda si era opposto con forza all'ingresso della Svezia nella NATO, parlano oggi di un consenso trasversale sull'idea che la Russia rappresenti una "minaccia esistenziale di lungo periodo" e che la Svezia debba impegnarsi per cinquant'anni a rafforzare tanto le proprie capacità militari quanto la resilienza della società nel suo complesso.
A Stoccolma la fine della guerra è desiderata quanto temuta. I dirigenti politici si aspettano che l'unità europea, finora solida, venga messa alla prova quando i Paesi più lontani dalla Russia torneranno a chiedere rapporti più distesi e normali con Mosca. Morgan Johansson, responsabile della politica estera dei socialdemocratici e possibile futuro Ministro degli Esteri, teme che un cessate il fuoco produca soltanto un conflitto congelato anziché una pace duratura.
Alla domanda se la Svezia potrà mai tornare a fidarsi della Russia, Johansson immagina un futuro lontano in cui un cambio di regime porti al potere un riformatore paragonabile a Michail Gorbaciov. Anche in quel caso, sostiene, gli svedesi dovrebbero "tenere la guardia alta" ed evitare di ripetere l'errore compiuto circa 25 anni fa, quando i leader politici smisero di considerare plausibile un'aggressione russa e ridussero le capacità di difesa del Paese.
La Svezia è anche tra i sostenitori più convinti di un percorso credibile per l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea, da avviare non appena Kyiv mostrerà progressi nella lotta alla corruzione e nel buon governo, così da ancorare il Paese all'Occidente e consolidarne la ancora fragile democrazia. Altri grandi Stati, come la Francia, sostengono l'Ucraina ma guardano con maggiore cautela all'allargamento dell'Unione. Alcuni paesi membri con un forte settore agricolo temono inoltre la concorrenza della produzione ucraina.
Queste differenze fanno della Svezia un buon punto di osservazione sulla possibile fragilità dell'unità occidentale, soprattutto se il presidente statunitense Donald Trump cercasse nuovamente di costringere l'Ucraina ad accettare una pace considerata ingiusta e insicura. Stoccolma ha cercato di mantenere buoni rapporti con Trump. In privato, però, i funzionari temono le conseguenze di un'eventuale decisione degli Stati Uniti, determinati a ottenere la pace a ogni costo, di impedire agli alleati di trasferire all'Ucraina armi e componenti di fabbricazione americana.
Tra gli altri scenari temuti ci sono l'interruzione della condivisione dell'intelligence sul campo di battaglia e la minaccia di ritirare le truppe statunitensi dai Paesi baltici o dalla Polonia. I politici svedesi sperano che Washington sia consapevole del prezzo politico che simili decisioni comporterebbero. Un alto esponente ipotizza inoltre che Trump abbia ormai perso interesse per l'Ucraina e preferisca concentrare l'attenzione su Iran e Cina.
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Donald Trump ha raccontato di essere rimasto sorpreso quando i suoi collaboratori gli hanno spiegato che poteva costruire una grande sala da ballo alla Casa Bianca senza chiedere permessi. "Mi hanno detto: questa è la Casa Bianca, lei è il presidente degli Stati Uniti, può fare tutto quello che vuole", ha ricordato lo scorso ottobre durante una cena con i finanziatori del progetto. Da allora il presidente ha messo alla prova quell'affermazione e, quasi sempre, ne ha dimostrato la fondatezza: nel giro di una settimana aveva fatto demolire l'Ala Est della Casa Bianca, l'intervento più radicale sul complesso presidenziali da generazioni, e successivamente ha fatto abbattere alberi nei parchi pubblici, ordinato nuove statue e annunciato monumenti destinati a ridisegnare la capitale secondo la sua visione.
Per riuscirci, ricostruisce il Washington Post, Trump ha ignorato quasi tutte le consuetudini seguite dai predecessori e le proteste dei democratici al Congresso, ha rimodellato le commissioni di esperti e si è mosso più rapidamente dei giudici federali che volevano bloccarlo. Mentre in primavera un giudice federale valutava ancora se fermare i lavori alla vasca riflettente del Lincoln Memorial, l'amministrazione ha completato il cantiere in sei settimane, prima che arrivasse la sentenza. Alla fine, la vasca è stata poi nuovamente svuotata per un'altra serie di interventi. Alla Casa Bianca Trump ha pavimentato il Giardino delle Rose, aggiunto dorature in tutto l'edificio e tenuto chiuso per mesi il parco pubblico adiacente. In queste settimane gli operai stanno completando un nuovo eliporto e il presidente vuole terminare tutti i progetti entro la fine del mandato, nel gennaio 2029.
Lunedì la Corte Suprema ha stabilito, con 5 voti contro 4, che un membro del National Trust for Historic Preservation, l'ente per la tutela del patrimonio storico istituito dal Congresso nel 1949 e autorizzato ad agire in giudizio, probabilmente non ha titolo per contestare la costruzione della sala da ballo, perché non ha dimostrato di aver subito un danno diretto. Il ricorso si fondava sulla dichiarazione di Alison Hoagland, membro del consiglio dell'ente, che vive a Capitol Hill e passa regolarmente davanti alla Casa Bianca: la mole dell'edificio, di circa 8.400 metri quadrati, ha sostenuto, danneggia i suoi "interessi estetici, culturali e storici".
La maggioranza ha replicato che "la semplice offesa, il disaccordo o il disgusto non costituiscono un danno concreto e particolare". I dissenzienti hanno invece osservato che quel danno assomiglia a quello riconosciuto in precedenza nel 1992 nella sentenza Lujan contro Defenders of Wildlife, il precedente che richiede un danno reale e non "ipotetico" per avere titolo ad agire. La causa prosegue nei tribunali inferiori, ma nel frattempo i lavori vanno avanti.
Il presidente della Corte John Roberts, nel dissenso condiviso dai tre giudici liberali Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson, ha scritto che "quella costruzione è probabilmente illegale", perché il Congresso non l'ha mai autorizzata espressamente, mentre la maggioranza non ha affrontato la questione. "Se il National Trust non può usare il contenzioso per difendere l'interesse pubblico alla conservazione, allora chi può farlo?", si è chiesta al Post Sara Bronin, docente di diritto alla George Washington University e presidente dell'Advisory Council on Historic Preservation durante l'Amministrazione Biden.
Il Dipartimento di Giustizia ha sostenuto in tribunale che soltanto il Congresso, e non i giudici, avrebbe potuto fermare la sala da ballo. I funzionari dell'Amministrazione affermano però che il Congresso avrebbe di fatto già autorizzato il progetto stanziando ogni anno alcuni milioni di dollari per i "miglioramenti" della Casa Bianca. Per bloccarlo servirebbe quindi una nuova legge, che la leadership repubblicana non ha però alcuna intenzione di approvare.
Lo Speaker repubblicano della Camera dei Rappresentanti Mike Johnson e il leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune hanno anzi apertamente sostenuto la costruzione della sala da ballo dopo la sparatoria del 25 aprile alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca: per Johnson "sarà una soluzione", perché sorgerà nel complesso più sicuro del mondo e avrà vetri spessi 18 cm, mentre secondo Thune, l'attentato "ha indicato la necessità di modernizzare quella struttura". I vertici repubblicani hanno soltanto rinunciato a destinare centinaia di milioni di dollari di fondi pubblici alla sicurezza legata al progetto, dopo che diversi esponenti del partito si erano chiesti se dovessero essere i contribuenti a sostenerne il costo.
Le commissioni federali che vigilano sulle costruzioni nell'area di Washington, create dal Congresso e tradizionalmente composte da architetti e urbanisti, in passato hanno rallentato o bloccato progetti delle diverse amministrazioni attraverso esami durati mesi o anni. Ma negli ultimi mesi, Trump ha licenziato i membri nominati da Joe Biden e li ha sostituiti con figure dalle qualifiche contestate, tra cui la propria assistente esecutiva.
Così, se un decennio fa la National Capital Planning Commission impiegò circa dieci mesi per perfezionare il progetto della nuova recinzione della Casa Bianca, quest'anno ha esaminato la sala da ballo in meno di 3 mesi e l'ha approvata il 2 aprile con modifiche minime. Una rapidità "senza precedenti nella storia recente", secondo Bruce Redman Becker, architetto nominato da Biden alla Commission of Fine Arts e rimosso da Trump l'anno scorso.
Will Scharf, allora presidente della Commissione, ha sostenuto dopo la demolizione dell'Ala Est che l'esame dell'organismo riguardasse soltanto le nuove costruzioni verticali e non le demolizioni. Ha inoltre affermato che il limite di 40. d'altezza previsto per i nuovi edifici della città non si applichi all'arco trionfale di 76m progettato vicino al cimitero di Arlington.
Il 27 agosto Trump lo ha nominato capo dei legali della Casa Bianca e lo ha sostituito con Mark Paoletta, avvocato repubblicano di lungo corso e consigliere legale dell'Office of Management and Budget, che lunedì ha scritto: "Il presidente Trump ha mostrato grande leadership nel portare avanti rapidamente questo importante complesso della sala da ballo", concludendo con un "ben fatto, signor presidente".
In tribunale l'Amministrazione ha adottato argomentazioni apparentemente opposte a seconda del progetto: la sala da ballo sarebbe troppo avanti perché i lavori possano essere fermati, mentre l'arco sarebbe ancora in una fase troppo preliminare per poter essere contestato. "Non esiste un cronoprogramma, non è nemmeno stato autorizzato dal National Park Service", hanno scritto la settimana scorsa gli avvocati del Dipartimento di Giustizia, sostenendo inoltre che il Congresso lo avrebbe implicitamente autorizzato approvando, un secolo fa, un progetto simile mai realizzato.
Lo stesso National Park Service ha però riconosciuto alla fine di agosto che l'arco avrebbe "effetti negativi" su 37 siti storici, pur sostenendone posizione e dimensioni. Le associazioni per la tutela del patrimonio hanno ottenuto una sola vittoria: a maggio il giudice federale Christopher Cooper ha bloccato la chiusura biennale del Kennedy Center prevista per i lavori voluti da Trump e ha ordinato di rimuovere il nome del presidente dall'edificio, come poi è avvenuto a giugno.
Un sondaggio Washington Post-Ipsos di luglio, condotto su 2.600 adulti, mostra che solo il 32% degli americani si dice “entusiasta” o “soddisfatto” dei cantieri di Trump, contro il 65% che si dichiara “insoddisfatto” o “irritato”. Il giudizio resta fortemente polarizzato: sette repubblicani su dieci li approvano, mentre nove democratici su dieci sono contrari. L’attenzione dedicata ai cantieri potrebbe inoltre aver contribuito al calo di consenso che complica la corsa repubblicana verso le elezioni di midterm di novembre. “Continua a parlare della sua sala da ballo mentre i repubblicani al Congresso preferirebbero sentirlo parlare di prezzi, spesa e benzina”, ha osservato Martha Joynt Kumar, storica della presidenza e professoressa emerita alla Towson University.
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Quando era all’opposizione, Meloni prometteva di tagliare le accise e gridava allo scandalo per prezzi dei carburanti che oggi sembrano quasi un ricordo felice.
Ora che governa? 17 centesimi di sconto, solo sul diesel, prorogati fino al 10 settembre. Poi si vedrà.
Promettere dall’opposizione era facile. Governare, evidentemente, un po’ meno.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.
#GiorgiaMeloni #Accise #CaroCarburanti #Benzina #PoliticaItaliana #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Le Forze Armate statunitensi hanno disattivato gli identificativi pubblicitari su una parte dei telefoni e dei computer in dotazione, dopo che alcuni resoconti avevano rivelato che dati di localizzazione liberamente acquistabili sul mercato erano stati usati per individuare la posizione di militari americani in Medio Oriente. È quanto emerge dalle lettere diffuse venerdì dal senatore Ron Wyden e dalle risposte fornite a Reutersdai singoli comandi.
Le tempistiche, però, variano. L'aeronautica ha scritto a Wyden di aver disattivato gli identificativi su computer e telefoni due mesi fa, mentre lo Special Operations Command, che coordina le forze speciali americane, ha dichiarato in una lettera separata di averlo fatto "di recente" sui propri dispositivi Windows. Più articolata la risposta dell'Esercito: gli identificativi legati ai telefoni sono disattivati dall'inizio dell'anno, sui computer Windows il blocco era già in vigore "prima del 2021", mentre sui dispositivi Android e Apple l'impostazione predefinita risale "almeno a febbraio 2026". Anche la Marina ha comunicato a Wyden di aver rimosso gli identificativi, senza però precisare quando.
I MAID, gli identificativi pubblicitari dei dispositivi mobili, sono codici unici associati a un singolo apparecchio che permettono di collegarne l'attività tra diverse applicazioni e, quando vengono raccolti anche dati di geolocalizzazione, di ricostruirne gli spostamenti. Queste informazioni, raccolte dall'industria pubblicitaria e rivendute dai data broker, aziende che aggregano e commerciano dati personali, possono confluire in grandi pacchetti acquistabili sul mercato. In questo modo possono diventare uno strumento per seguire e potenzialmente colpire personale militare schierato in una zona di guerra.
Il rischio non è teorico. Durante il conflitto con l'Iran, attori legati a Teheran hanno usato archivi commerciali per individuare gli alberghi che ospitavano personale statunitense e appaltatori privati nel Kurdistan iracheno. Hanno incrociato quei dati con richieste di localizzazione inviate in massa alle reti mobili della regione, in modo da capire a quali ripetitori si collegassero i telefoni americani in roaming. Per farlo erano sufficienti alcuni numeri di telefono statunitensi e una carta di credito.
Il Dipartimento della Difesa era stato avvertito per un decennio dai propri appaltatori, dagli analisti e dall'intelligence che i broker commerciali vendevano dati di localizzazione abbastanza precisi da consentire di seguire gli spostamenti di un soldato, come ha rivelato Wired lo scorso maggio. Wyden, democratico dell'Oregon, incalza da mesi il Pentagono sulla questione. Venerdì ha firmato insieme al deputato repubblicano della North Carolina Pat Harrigan una lettera in cui i due chiedono un'indagine sulle misure adottate per contrastare il commercio dei dati di localizzazione, allegando gli aggiornamenti ricevuti dalle diverse branche delle Forze Armate.
"Gli sforzi compiuti non sono stati efficaci nel neutralizzare questa minaccia", ha detto Wyden. Harrigan è stato più diretto: i nemici degli Stati Uniti "non dovrebbero poter tirare fuori una carta di credito e comprare informazioni che li aiutano a seguire i soldati americani". Le nuove restrizioni sui dati di localizzazione arrivano mentre i vertici militari valutano limiti sempre più severi all'uso dei telefoni e il Dipartimento ha ristretto l'accesso interno alle proprie informazioni operative. A luglio Reuters aveva riferito che ad alcuni militari schierati in Medio Oriente potrebbe essere ordinato di consegnare i propri dispositivi, per il timore che i video pubblicati online stessero aiutando l'Iran a individuare le basi americane nella regione.
Zach Edwards, cofondatore di Decryptads, società di tecnologia pubblicitaria orientata alla tutela della privacy, ha definito la disattivazione dei MAID sui dispositivi militari "senz'altro una cosa positiva", perché dovrebbe impedire che la posizione di quel personale finisca nei pacchetti di dati venduti all'ingrosso da numerosi fornitori. Ha però avvertito che i militari potrebbero comunque essere localizzati attraverso le applicazioni con metodi più complessi, per esempio incrociando le caratteristiche tecniche del dispositivo con i dati della rete o con altre informazioni sulla posizione.
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E così, dopo aver rimosso Ranucci dalla conduzione di Report, sono riusciti anche a far fuori Geppi Cucciari da Un giorno da pecora.
In memoria del servizio pubblico.
Ne dà il triste annuncio il Governo più longevo della storia della Repubblica.
#Rai #TeleMeloni #ServizioPubblico #LibertàDiStampa #Pluralismo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Agenti dell'FBI e procuratori federali hanno raccolto materiale su almeno otto scienziati nell'ambito delle inchieste sulle origini della pandemia, tra cui un premio Nobel e personalità di primo piano che hanno ricoperto incarichi nel governo, come Anthony Fauci. Le richieste hanno riguardato tabulati telefonici, corrispondenza elettronica, documenti relativi a sovvenzioni e pagamenti e testimonianze davanti a un gran giurì. La ricostruzione è del New York Times, che si è basato su sei funzionari ed ex funzionari e su documenti esaminati dalla redazione.
L'accelerazione delle indagini risale a una riunione dei primi mesi del 2025. Dan Bongino, allora conduttore radiofonico conservatore da poco nominato vicedirettore dell'FBI, convocò decine di agenti al quartier generale di Washington per chiedere perché l'indagine sulle origini del Covid-19 fosse ferma da anni e perché il ruolo degli scienziati governativi non fosse stato esaminato più a fondo. Durante l'incontro ebbe uno scontro con un funzionario che metteva in dubbio una tesi sostenuta da Bongino e da molti sostenitori del presidente Donald Trump: non soltanto che il virus fosse sfuggito da un laboratorio cinese, ma anche che ricercatori americani, Fauci compreso, avessero orchestrato un insabbiamento.
Il confronto divenne così acceso che Bongino gli chiese di lasciare la stanza. Bongino ha poi lasciato l'FBI a gennaio per tornare a occuparsi del suo podcast, ma le indagini che aveva contribuito a rilanciare sono proseguite. Non è chiaro che cosa abbiano prodotto né a che punto siano. Fauci non è stato incriminato e beneficia del provvedimento di clemenza preventiva concesso da Joseph Biden l'anno scorso, che lo protegge da procedimenti federali per gli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni tra il 2014 e il 2025.
Le inchieste erano comunque già in corso quando, il mese scorso, parlamentari repubblicani hanno chiesto al Dipartimento di Giustizia di indagare sul suo rifiuto di rispondere davanti a una Commissione del Senato, episodio per il quale la Commissione a guida repubblicana ha poi votato per contestargli l'oltraggio al Congresso.
Le indagini sulle origini del Covid
L’inchiesta federale è salita fino a Fauci, ma il vertice resta vuoto
Da un anno e mezzo l’FBI e i procuratori federali raccolgono tabulati, e-mail e documenti contabili su almeno otto scienziati. Finora la piramide dell’inchiesta ha prodotto una sola condanna, e riguarda un uomo che stava vicino alla base.
Grafica di FocusAmerica 6 settembre 2026
L’inchiesta in due numeri
Scienziati sotto esame
8
Condanne finora
1
Le persone su cui agenti e procuratori hanno raccolto materiale, secondo il New York Times. Tra loro un premio Nobel per la medicina e Anthony Fauci.
David Morens, per anni consigliere di Fauci al NIH, si è dichiarato colpevole il 18 agosto 2026. Finora è l’unico.
1Il metodo
La piramide dell’inchiesta
Mitchell Benzine, che tra il 2023 e il 2025 ha diretto lo staff della sottocommissione repubblicana sulla pandemia, ha spiegato così il metodo: si parte dalla base, si raccolgono documenti e testimonianze, e si sale. Al vertice c’era Fauci.
ANTHONY FAUCI mai incriminato MORENS colpevole ECOHEALTH ALLIANCE organizzazione sciolta DOCUMENTI E TESTIMONIANZE almeno otto scienziati
Anthony FauciIl vertice, mai raggiunto David MorensL’unica condanna EcoHealth AllianceIl canale dei fondi Documenti e testimonianzeLa base della piramide
Il vertice
Anthony Fauci non è stato incriminato. La clemenza preventiva concessa da Joe Biden lo protegge dai procedimenti federali per gli atti compiuti tra il 1° gennaio 2014 e il 19 gennaio 2025: undici anni che coprono l’intera pandemia. Il suo legale sostiene che le indagini non abbiano alcuna base.
Terzo livello
David Morens, per anni consigliere di Fauci al NIH, si è dichiarato colpevole di cospirazione per frodare gli Stati Uniti: aveva spostato la corrispondenza di servizio su un account personale per sottrarla agli obblighi di conservazione. Rischia fino a cinque anni di carcere e una multa fino a 250.000 dollari. La sentenza è attesa il 12 novembre.
Secondo livello
EcoHealth Alliance è l’organizzazione non profit, ormai sciolta, che secondo la Casa Bianca avrebbe usato fondi del NIH per rendere possibili ricerche pericolose nel laboratorio di Wuhan. I suoi dirigenti respingono la ricostruzione. I procuratori hanno convocato un ex dipendente davanti al gran giurì.
La base
Tabulati telefonici, corrispondenza elettronica, atti su sovvenzioni e pagamenti, testimonianze davanti al gran giurì. È il materiale raccolto su almeno otto scienziati, tra cui il premio Nobel Richard J. Roberts, che aveva promosso una lettera di protesta contro la revoca della sovvenzione a EcoHealth.
Tocca un livello per leggerne la scheda.
2Il mandato
Che cosa hanno chiesto i procuratori
Il mandato di comparizione emesso nel settembre 2025 dalla procura federale del Maryland, esaminato dal New York Times, elenca il materiale cercato anche su Fauci.
1
Tabulati telefonici
Le chiamate degli scienziati coinvolti.
2
Corrispondenza elettronica
Comprese le e-mail spedite da indirizzi privati a determinati ricercatori.
3
Sovvenzioni e pagamenti
Gli atti sui finanziamenti federali alla ricerca.
4
Testimonianze davanti al gran giurì
Tra i convocati, un ex dipendente di EcoHealth Alliance.
5
Compensi per interventi pubblici
Eventuali somme ricevute per prendere posizione a favore di soggetti finanziati dal governo.
6
Regali
Denaro, cesti, vino, pasti e viaggi offerti da EcoHealth.
2
bottiglie
Nel giugno 2020 Peter Daszak, allora presidente di EcoHealth, fece recapitare a casa di Morens due bottiglie di Prisoner Red Blend della Napa Valley. Nel patteggiamento sono classificate come regalie illecite. Daszak sostiene che fossero una battuta sulle richieste di incarcerarlo circolate quell’anno.
3Diciotto mesi
Come l’indagine è ripartita
Dalla riunione che rimise in moto il fascicolo alla sentenza attesa in autunno.
Primi mesi del 2025
Dan Bongino, conduttore radiofonico conservatore appena nominato vicedirettore dell’FBI, convoca decine di agenti al quartier generale di Washington e chiede perché l’indagine sulle origini del Covid sia ferma da anni. Lo scontro con un funzionario che contesta la tesi dell’insabbiamento diventa così acceso che Bongino gli chiede di lasciare la stanza.
Settembre 2025
I procuratori federali del Maryland emettono un mandato di comparizione che riguarda anche Fauci.
Gennaio 2026
Bongino lascia l’FBI e torna a occuparsi del suo podcast. Le indagini che aveva contribuito a rilanciare proseguono.
Aprile 2026
David Morens viene incriminato con cinque capi d’accusa.
29 luglio 2026
Davanti alla commissione Sicurezza interna e Affari governativi del Senato, Fauci si avvale del Quinto Emendamento più di cento volte.
6 agosto 2026
La stessa commissione, presieduta da Rand Paul, vota l’oltraggio al Congresso con 8 voti contro 7 e trasmette il caso al Dipartimento di Giustizia.
18 agosto 2026
Morens si dichiara colpevole di cospirazione per frodare gli Stati Uniti.
12 novembre 2026
È fissata la sentenza. Il resto dell’inchiesta, per ora, non ha prodotto alcuna incriminazione.
4La domanda di fondo
Sei anni dopo, l’intelligence americana resta divisa
L’origine del virus non è mai stata accertata. Otto elementi dei servizi si sono espressi, ma nessuno si spinge oltre una confidenza moderata: la casella più alta è rimasta vuota.
Origine di laboratorio Origine naturale
Grado di confidenza, dal più alto al più basso
Alta
Nessun elemento dell’intelligence arriva fin qui
Moderata
FBI
Bassa
CIADipartimento dell’EnergiaAltre quattro agenzieNational Intelligence Council
Il punto
La maggioranza degli scienziati continua a sostenere l’origine naturale, sulla base dei dati che indicano un passaggio dagli animali all’uomo in un mercato di Wuhan. I servizi americani hanno dichiarato di non avere indicazioni che il laboratorio possedesse il virus della pandemia o un suo progenitore prossimo. Su un punto l’intelligence è concorde: il virus non è stato costruito come arma biologica.
Fonte New York Times, 5 settembre 2026; Dipartimento di Giustizia, procura federale del Maryland (patteggiamento Morens, 18 agosto 2026); Reuters; Office of the Director of National Intelligence, valutazioni 2023 e memorandum del gennaio 2025. Elaborazione FocusAmerica.
Ad agosto David Morens, per anni consigliere di Fauci al National Institutes of Health (NIH), l'agenzia federale che finanzia la ricerca biomedica, si è dichiarato colpevole di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Morens aveva trasferito parte della corrispondenza di servizio su un account personale per sottrarla agli obblighi federali di conservazione dei documenti. Era stato incriminato ad aprile e rischia fino a 5 anni di carcere.
In quelle e-mail Morens discuteva di come difendere i ricercatori sospettati di aver collaborato con il laboratorio di Wuhan, affermando di volerli proteggere da accuse politiche che riteneva infondate e paragonando la vicenda ai processi alle streghe di Salem. La Commissione parlamentare che aveva scoperto quei messaggi ne aveva trovati altri nei quali Morens spiegava come far sparire le comunicazioni.
Mitchell Benzine, che tra il 2023 e il 2025 ha diretto lo staff della Sottocommissione repubblicana sulla pandemia, ha descritto la strategia dell'inchiesta parlamentare come la costruzione di una piramide: si parte dalla base, raccogliendo documenti e testimonianze, e si procede verso l'alto. Se al vertice c'era Fauci, Morens si trovava vicino alla base.
Un mandato di comparizione del settembre 2025, esaminato dal New York Times, mostra che i procuratori federali del Maryland cercavano materiale anche su Fauci: e-mail inviate da un indirizzo privato a determinati ricercatori e informazioni su eventuali compensi ricevuti per essere intervenuto a favore di soggetti finanziati dal governo. Gli stessi procuratori hanno convocato davanti al gran giurì un ex dipendente di EcoHealth Alliance, l'organizzazione non profit ormai sciolta che, secondo la Casa Bianca, avrebbe utilizzato fondi del NIH per rendere possibili ricerche pericolose nel laboratorio di Wuhan.
I dirigenti di EcoHealth però respingono questa ricostruzione, mentre il NIH ha affermato che i virus studiati nel laboratorio con finanziamenti americani non somigliavano a quello che ha provocato la pandemia. Nello stesso mandato si chiedeva di verificare se EcoHealth avesse ricompensato Fauci con denaro, cesti regalo, vino, pasti o viaggi. Tra i ricercatori citati compare Richard J. Roberts, premio Nobel per la medicina, che aveva organizzato una lettera di protesta contro la revoca della sovvenzione a EcoHealth.
La vicenda del vino è entrata anche nel patteggiamento di Morens: oltre alla violazione delle norme sulla conservazione dei documenti, l'ex consigliere di Fauci si è dichiarato colpevole di aver ricevuto regalie illecite, due bottiglie di Prisoner Red Blend della Napa Valley, da Peter Daszak, allora presidente di EcoHealth. Daszak ha spiegato che il regalo era una battuta sulle richieste di incarcerarlo circolate nel 2020. Considera l'intera vicenda una ritorsione: "La destra ha capito presto, durante il Covid-19, che la sanità pubblica è una minaccia per il potere", ha detto al New York Times.
L'origine del virus che ha dato via alla pandemia di Covid-19 non è mai stata accertata in via definitiva. Una parte dei ricercatori propende per l'ipotesi di una fuga da un laboratorio, indipendentemente dall'eventuale coinvolgimento di fondi americani, citando anche valutazioni dell'intelligence secondo cui le misure di biosicurezza a Wuhan sarebbero state a tratti inadeguate. La maggioranza degli scienziati sostiene però ancora l'origine naturale, sulla base dei dati pubblicati negli ultimi anni che indicano un passaggio dagli animali all'uomo in un mercato di Wuhan, secondo un meccanismo già osservato per altri virus simili emersi in Cina, come quello della SARS.
I servizi di intelligence americani hanno dichiarato di non avere indicazioni che il laboratorio possedesse il coronavirus responsabile della pandemia "o un suo progenitore prossimo". Un filone separato di indagine, affidato all'ufficio FBI di Cleveland, sta verificando se all'inizio del 2020 Fauci e altri scienziati governativi abbiano esercitato pressioni su un gruppo di virologi affinché ridimensionassero proprio l'ipotesi della fuga dal laboratorio mentre preparavano un articolo sulle origini del virus, e se una sovvenzione federale possa essere stata utilizzata per condizionare la posizione di uno di loro.
Fauci e gli altri ricercatori negano entrambe le accuse e sottolineano che quel finanziamento era già stato approvato prima della discussione. I virologi hanno spiegato che a dissipare i loro sospetti furono invece le successive analisi sui coronavirus di pipistrelli e pangolini, che mostravano come caratteristiche del nuovo virus inizialmente considerate anomale esistessero già in natura.
Il legale di Fauci, David Schertler, sostiene ora che non esista alcuna base per le indagini, siano esse condotte dal Congresso, dalla giustizia federale o dai procuratori generali dei singoli Stati, e che il loro unico risultato sarà sottrarre tempo e risorse a questioni reali. Gli avvocati di Fauci hanno aperto un fondo per sostenere le spese legate a quella che definiscono una raffica di iniziative giudiziarie. Il senatore democratico Richard Blumenthal parla apertamente di maccartismo e di persone demonizzate sulla base di accuse prive di fondamento.
Il mese scorso, nel suo podcast, Bongino ha riconosciuto che la grazia presidenziale renderebbe difficile procedere contro Fauci, rivendicando però l’opera di “pulizia” avviata durante il proprio mandato. Già nel 2024 aveva usato lo stesso podcast per sostenere che gli scienziati avessero nascosto una presunta fuga del virus da un laboratorio. Aveva inoltre attribuito alle misure di distanziamento e al voto per posta un unico scopo: far perdere a Trump le elezioni del 2020 con ogni mezzo.
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L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato venerdì una risoluzione che invita a superare la proiezione di Mercatore, introdotta nel 1569 e ancora tra le rappresentazioni cartografiche più diffuse, a favore di mappe che restituiscano in modo più fedele le proporzioni tra le superfici dei continenti. Il testo è passato con 164 voti a favore e 1 contrario, quello degli Stati Uniti. Estonia, Georgia, Lituania, Moldova, Serbia e Ucraina si sono astenute.
On Friday, the United Nations General Assembly adopted an African proposal for a new world map, which shows countries’ true size relative to one another.In favor: 164
Against: 1
Abstentions: 6 pic.twitter.com/5BE4LUiojH
— UN News (@UN_News_Centre) September 4, 2026
Il rappresentante statunitense ha definito la risoluzione come "superflua", mentre la vice rappresentante permanente Yaryna Ferencevych l'ha descritta come parte di un "progetto ideologico radicale" e come una delle ragioni per cui, a suo giudizio, l'organizzazione starebbe perdendo credibilità. Le risoluzioni dell'Assemblea Generale non sono vincolanti: nessuno Stato è quindi obbligato ad adottare una nuova proiezione né gli viene impedito di continuare a usare quella di Mercatore. L'obiettivo è soprattutto influenzare l'istruzione e le rappresentazioni cartografiche di uso quotidiano, comprese quelle digitali.
La distorsione dipende dal metodo stesso con cui la superficie sferica della Terra viene trasferita su un piano. Gerardus Mercator ideò la sua proiezione soprattutto per facilitare la navigazione: le rotte a direzione costante vi appaiono come linee rette. Il prezzo di questa caratteristica è una deformazione crescente delle superfici man mano che ci si allontana dall'equatore. Le regioni tropicali appaiono quindi relativamente più piccole, mentre quelle alle alte latitudini risultano molto ingrandite.
Sulla carta, per esempio, l'Africa può sembrare di dimensioni paragonabili alla Groenlandia, mentre la sua superficie è in realtà circa 14 volte maggiore. La campagna #CorrectTheMap, sostenuta da una petizione che ha raccolto oltre 11.000 firme, sottolinea la differenza osservando che nel territorio africano potrebbero essere contenuti Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Messico e buona parte dell'Europa, lasciando ancora spazio.
Cartografia e potere
L’ONU volta le spalle alla mappa che rimpicciolisce l’Africa
Il 4 settembre 2026 l’Assemblea generale ha chiesto di sostituire la proiezione di Mercatore, in uso dal 1569, con mappe che rispettino le proporzioni reali dei continenti, a partire dalla proiezione Equal Earth. Gli Stati Uniti sono stati l’unico Paese a votare contro.
Grafica di FocusAmerica
A favore
164
contro
Contrario
1
Stati membri hanno approvato la risoluzione «Correct the map», presentata dal Togo per conto dell’Unione Africana.
Gli Stati Uniti, per i quali il testo fa parte di «un progetto ideologico radicale».
Sei astensioni: Estonia, Georgia, Lituania, Moldova, Serbia e Ucraina. Kiev ha contestato non il principio, ma il modo in cui alcune versioni della nuova mappa rappresentano i territori occupati dalla Russia.
La deformazione
Le stesse terre, due mappe che raccontano cose diverse
Mercatore trasferisce la sfera su un cilindro: le rotte di navigazione diventano linee rette, ma le superfici si dilatano man mano che ci si allontana dall’equatore. Equal Earth, disegnata nel 2018, rinuncia a quel vantaggio e conserva le proporzioni delle superfici. Trascina il cursore per passare dall’una all’altra.
Questa mappa è interattiva e richiede JavaScript. In sintesi: sulla proiezione di Mercatore la Groenlandia occupa sulla pagina più spazio dell’intera Africa, mentre nella realtà il continente africano è quattordici volte più esteso.
Mercatore1569
Equal Earth2018
105%
È lo spazio che la Groenlandia occupa sulla mappa rispetto all’Africa, misurato sulle superfici qui disegnate. GroenlandiaAfrica
Il fattore di ingrandimento
Quanto Mercatore gonfia le terre lontane dall’equatore
Superficie apparente sulla carta rispetto a quella reale, con la scala dell’equatore pari a 1. All’altezza dell’Indonesia il rapporto non cambia; alle latitudini polari cresce senza limite.
Elaborazione FocusAmerica: rapporto fra l’area di ciascun territorio proiettata su Mercatore e la sua superficie reale, calcolato sui contorni Natural Earth. La voce «Europa» esclude la Russia, conteggiata a parte.
La vera misura
Che cosa entra nei trenta milioni di chilometri quadrati dell’Africa
L’Africa è divisa in fasce da nord a sud e ogni fascia ha esattamente la superficie del Paese indicato. Cina, Stati Uniti, Unione Europea, India, Messico e Giappone, messi insieme, non arrivano a coprirla: in fondo resta uno spazio più grande dell’Algeria.
0
km² sommati, contro i 30.370.000 dell’Africa
Restano 2.829.701 km²
Sommando tutte e sei le superfici non si copre l’Africa: la differenza è più grande dell’intera Algeria, il Paese più esteso del continente. Sulla mappa di Mercatore, invece, la sola Groenlandia sembra occupare più spazio di tutta l’Africa.
Fonte: Assemblea generale delle Nazioni Unite, risoluzione «Correct the map» (A/80/L.104, 4 settembre 2026); Natural Earth; CIA World Factbook; Eurostat. Superficie dell’Unione Europea riferita ai 27 Stati membri, quella statunitense ai 48 Stati contigui.
L'Unione Africana aveva aderito alla campagna per abbandonare la proiezione di Mercatore nell'agosto 2025 e aveva poi affidato al Togo il compito di portare la questione alle Nazioni Unite. La risoluzione sostiene che le rappresentazioni cartografiche fortemente sproporzionate, e in particolare quella di Mercatore, abbiano avuto conseguenze durature sul piano cognitivo, educativo, culturale, geopolitico e socioeconomico, contribuendo a ridurre nell'immaginario collettivo la percezione delle reali dimensioni dell'Africa.
"Questa non è una discussione politica, è una discussione scientifica, perché esistono prove scientifiche e dobbiamo tutti accettare la realtà", ha dichiarato prima del voto il Ministro degli Esteri del Togo, Robert Dussey.
Poco prima della votazione anche la Francia si era schierata a favore della risoluzione. Il Ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha annunciato alla Sorbona che Parigi intende abbandonare la proiezione di Mercatore nelle proprie rappresentazioni ufficiali in favore di proiezioni più fedeli alle superfici reali e più vicine alle raccomandazioni dei cartografi. La decisione è stata interpretata anche nel contesto del tentativo francese di ricostruire i rapporti con le ex colonie africane. La Francia ha scelto la proiezione di Eckert IV, una proiezione equivalente che, come Equal Earth, conserva correttamente i rapporti tra le superfici.
Alla proiezione di Mercatore viene da tempo rivolta anche una critica politica e culturale. Secondo attivisti e alcuni studiosi, la sua diffusione avrebbe contribuito a consolidare una visione del mondo che sovradimensiona visivamente l'Europa e le regioni settentrionali e riduce il peso geografico del Sud globale. Da questa interpretazione nasce anche l'espressione "colonialismo cartografico". I suoi sostenitori ritengono che il modo in cui i territori vengono rappresentati possa influenzare la percezione della loro importanza politica, economica e sociale.
Una delle alternative storicamente più note fu promossa nel 1973 dallo storico tedesco Arno Peters, che rese popolare la proiezione oggi conosciuta come Gall-Peters. Pur preservando correttamente le superfici relative, quella mappa deforma sensibilmente le forme dei continenti. Equal Earth, sviluppata nel 2018, cerca invece di conciliare la conservazione delle aree con una rappresentazione visivamente più naturale delle masse terrestri.
La questione non riguarda soltanto gli attivisti. JJ Enoch, senior associate della società di consulenza sul rischio geopolitico JS Held, ha collegato la campagna alla richiesta dei Paesi africani di avere maggiore influenza nelle istituzioni internazionali e un controllo più diretto sul modo in cui il proprio continente viene rappresentato. L'adozione di una proiezione equivalente, ha osservato, offrirebbe una base più accurata per l'istruzione e avrebbe anche un valore simbolico: il peso demografico, economico e geopolitico dell'Africa non verrebbe più filtrato attraverso convenzioni cartografiche che ne riducono visivamente le dimensioni.
Il governo togolese sta preparando per il primo trimestre del prossimo anno un incontro a Lomé con Unesco, Unione Africana e aziende tecnologiche come Google Maps, con l'obiettivo di discutere l'applicazione concreta della risoluzione. "A chi chiede perché adesso rispondo: perché no?", ha detto Dussey.
On Friday, the United Nations General Assembly adopted an African proposal for a new world map, which shows countries’ true size relative to one another. In favor: 164 Against: 1 Abstentions: 6UN News (X (formerly Twitter))
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Il processo a Lindsay Clancy, la donna del Massachusetts che ha ucciso i suoi 3 figli sostenendo di essere stata colpita da una psicosi post partum, si è concluso venerdì senza un verdetto. Il giudice William Sullivan ha dichiarato il mistrial, chiudendo il processo senza una decisione della giuria e lasciando aperta la possibilità di un nuovo dibattimento, dopo che i giurati hanno comunicato di non essere in grado di raggiungere un verdetto unanime. "È con il cuore pesante che vi comunichiamo di non essere in grado di raggiungere una decisione unanime, e non lo saremo neppure in futuro", ha scritto il capo della giuria nella nota consegnata in mattinata.
Prima di formalizzare la decisione, Sullivan aveva concesso alla difesa il tempo necessario per presentare un ricorso d'urgenza alla Corte Suprema statale, che però era stato respinto. Le tensioni erano emerse già giovedì, quando l'avvocato di Clancy, Kevin Reddington, aveva chiesto al giudice di rimuovere il giurato che, secondo la difesa, impediva agli altri undici di raggiungere una decisione. Reddington aveva riferito che, stando al capo della giuria, quella persona si rifiutava di applicare correttamente la legge sul ragionevole dubbio.
Sullivan ha respinto la richiesta, spiegando di non voler favorire nessuna delle due parti, e si è limitato a ricordare ai giurati l'obbligo di attenersi alle istruzioni del tribunale. La camera di consiglio, composta da 9 donne e 3 uomini, era cominciata la settimana precedente. I giurati avevano già comunicato due volte di essere in una situazione di stallo.
Clancy ha ammesso di aver ucciso Cora, 5 anni, Dawson, 3, e Callan, 8 mesi, sostenendo però di aver agito durante un episodio psicotico e di aver sentito la voce di un uomo che le ordinava di uccidere i bambini e poi se stessa. La difesa ha chiesto l'assoluzione per mancanza di responsabilità penale, la formula prevista in Massachusetts per invocare l'infermità mentale. L'accusa ha invece descritto una donna sopraffatta ma consapevole delle proprie azioni: secondo i pubblici ministeri, il 24 gennaio 2023 avrebbe fatto uscire di casa il marito per avere il tempo di strangolare i bambini nel seminterrato con bande elastiche da ginnastica e poi tentare il suicidio.
"Ha agito in modo intenzionale, razionale e rapido per raggiungere un obiettivo molto preciso: uccidere", ha detto in aula la sostituta procuratrice Shanan Buckingham. Buona parte del dibattimento si è concentrata sui mesi precedenti alla strage. Dalle testimonianze è emerso che Clancy, infermiera di sala parto, aveva cominciato a soffrire d'ansia all'idea di tornare al lavoro dopo la nascita del figlio più piccolo, nel maggio 2022, e che, con il peggiorare delle sue condizioni, le erano stati prescritti diversi farmaci contro depressione e insonnia.
Si era anche fatta ricoverare e aveva contattato una linea telefonica per la prevenzione del suicidio. "È una giovane donna che, insieme al marito, ha fatto di tutto per ottenere l'aiuto di cui aveva bisogno", ha detto Reddington ai giurati. Lo scorso gennaio Clancy ha inoltre presentato una causa per responsabilità medica contro i medici e le strutture che l'avevano seguita, accusandoli di non aver diagnosticato il suo disturbo bipolare e di averle prescritto una terapia disordinata che avrebbe aggravato le sue condizioni. Quasi tutti i convenuti respingono le accuse e il procedimento è ancora in corso.
Patrick Clancy, tornato a casa quella notte, aveva trovato del sangue nella sua camera da letto e la moglie ferita nel giardino sul retro dopo che si era gettata da una finestra del primo piano. La telefonata al 911 durante la quale ha scoperto i bambini morti nel seminterrato è stata riprodotta in aula, ma non resa pubblica. Lindsay Clancy è rimasta paralizzata dalla vita in giù. Pochi giorni dopo i fatti, il marito aveva chiesto pubblicamente di perdonarla, affermando che la donna descritta dai giornali non era quella che lui conosceva.
Fuori dal tribunale di Plymouth, centinaia di donne si sono radunate per settimane per richiamare l'attenzione sui disturbi dell'umore che possono colpire le neo mamme. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, l'agenzia federale statunitense per la sanità pubblica, circa una donna su otto soffre di depressione post partum, mentre la psicosi post partum, che può comportare una perdita di contatto con la realtà, è molto più rara.
Il procuratore distrettuale della contea di Plymouth, Timothy Cruz, ha parlato mentre le voci dei manifestanti si sentivano alle sue spalle e ha respinto quella lettura del caso. "Questo caso non riguarda il sistema sanitario o il modo in cui le donne vengono trattate al suo interno. Sono questioni importanti, che suscitano emozioni e a volte rabbia", ha detto, aggiungendo che il processo riguardava esclusivamente ciò che Clancy aveva fatto il 24 gennaio 2023. Cruz non ha ancora deciso se chiedere un nuovo processo. Reddington ha detto che la sua assistita non sta bene, ma che la difesa sarebbe pronta ad affrontare un nuovo dibattimento. Alla domanda se cambierebbe strategia, ha risposto di non vederne il motivo, sostenendo di aver vinto.
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Sette sconti sui carburanti da marzo, oltre 2 miliardi spesi e il risultato è questo: benzina sopra i 2 euro, diesel oltre 2,16 e un’altra proroga da appena cinque giorni. Non è una politica energetica: è il Governo Meloni che continua a comprare tempo con soldi pubblici.
Intanto la guerra in Iran continua a scuotere il mercato del petrolio e nello Stretto di Hormuz il traffico commerciale è crollato rispetto ai livelli precedenti al conflitto: ogni nuova escalation finisce così per arrivare fino alle pompe (e alle tasche) italiane.
Dopo anni al Governo, continuare a mettere toppe non basta più: se ogni crisi internazionale può far esplodere il prezzo del pieno, il problema è anche quanto l’Italia resta dipendente dai combustibili fossili.
Si continua a spendere per tamponare una dipendenza che nessuno ha avuto il coraggio di ridurre.
#CaroCarburanti #PrezziCarburanti #PoliticaEnergetica #StrettoDiHormuz #TransizioneEnergetica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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1/ 🍂 September is here, for many, this looks like a big #Microsoft or #Google logo with spreadsheets, documents, presentations.
For decades, Microsoft has dominated workplace productivity software. This dominance was turned into an unholy duopoly when Google Docs came around. #BigTech firms deploy aggressive business models built on forced subscriptions, product bundling & ecosystem lock-in.
This #DigitalIndependenceDay, let’s talk about office software & how to become digitally independent
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Gli investigatori federali hanno sottoposto al poligrafo una cinquantina di membri dello Stato Maggiore, l'organismo che coordina operazioni, politiche e piani militari con i comandi sul campo. Le sedute si sono svolte ad agosto, come ha rivelato il New York Times, e hanno coinvolto sia alti ufficiali sia dipendenti civili. Le domande riguardavano l'eventuale trasmissione ai giornalisti di informazioni classificate, in particolare quelle sull'assottigliamento delle scorte di munizioni. Lo Stato Maggiore conta tra 1.500 e 2.000 persone: la selezione ha quindi interessato una quota limitata dell'organico, ma generalmente figure collocate a livelli molto alti della catena di comando.
L'iniziativa è arrivata dopo una serie di articoli sulla riduzione delle riserve di missili a lungo raggio e intercettori Patriot, consumate dalla guerra con l'Iran. Secondo persone a conoscenza dell'operazione, l'obiettivo non era soltanto individuare chi avesse parlato con la stampa, ma anche scoraggiare future fughe di notizie. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell non ha commentato le procedure interne, limitandosi a dichiarare che il Dipartimento considera gravissima qualsiasi divulgazione di informazioni classificate e che la protezione di questi documenti è essenziale per la sicurezza dei militari impegnati all'estero.
Per ampiezza dell'operazione e grado delle persone coinvolte, il ricorso al poligrafo appare eccezionale. "Non ho mai visto usare il poligrafo su una platea così ampia e a questo livello di anzianità. Nella mia esperienza è qualcosa senza precedenti", ha detto al New York Times il contrammiraglio Donald J. Guter, che tra il 2000 e il 2002 è stato il più alto magistrato militare della Marina. A luglio il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva già affidato a una task force congiunta del Pentagono e del Dipartimento di Giustizia il compito di identificare e perseguire i responsabili delle divulgazioni non autorizzate.
Il presidente Donald Trump ha spinto affinché l'Amministrazione andasse fino in fondo alla ricerca di queste talpe, ma non si è limitato a chiedere una stretta sulle fughe di notizie: ha invece definito senza mezzi termini come "tradimento" la copertura giornalistica critica della gestione della guerra con l'Iran e della scarsità di munizioni. All'interno del Pentagono, secondo funzionari ed ex funzionari, si è così consolidato un clima di sospetto alimentato dallo stesso Segretario alla Difesa, sempre più circondato da una cerchia ristretta di fedelissimi.
Hegseth avrebbe rimosso o bloccato la promozione di almeno 80 tra generali, ammiragli e alti funzionari. Dall'inizio del 2025, inoltre, il Dipartimento ha aperto una serie di indagini interne sulle notizie riguardanti la sua gestione. Lo stesso Hegseth è finito sotto accusa per aver condiviso in una chat su Signal dettagli sensibili sui raid in Yemen. In parallelo è peggiorato anche il rapporto con la stampa. Hegseth non tiene una conferenza con i cronisti accreditati al Pentagono sulla guerra in Iran dal lotano 5 maggio e ha limitato l'accesso dei giornalisti agli edifici del dipartimento, una decisione che il New York Times ha impugnato in tribunale.
Ad agosto il Pentagono ha inoltre licenziato tre giornalisti di Stars and Stripes, il quotidiano finanziato dal governo che racconta cosa avviene nelle Forze Armate: l'editore, il direttore e una cronista. Gli interessati hanno parlato di una ritorsione per gli articoli da loro pubblicati sul peggioramento delle condizioni di vita a bordo della portaerei U.S.S. Abraham Lincoln, mentre il Pentagono ha formalmente contestato loro l'insubordinazione per un'intervista concessa senza autorizzazioneì alla CBS. La nave è stata poi sostituita dalla George Washington dopo oltre 250 giorni in mare.
Trump continua a sostenere il suo Segretario alla Difesa, del quale afferma che stia facendo un lavoro straordinario, ma a Capitol Hill cominciano a vedersi le prime crepe. "Non ho mai assistito a una gestione più incapace degli uomini e delle donne che servono il nostro Paese", ha scritto sui social il senatore repubblicano del North Carolina Thom Tillis, membro della Commissione Servizi Armati, chiedendo a Trump di sostituire Hegseth.
Secondo Tillis, il Segretario alla Difesa si sentirebbe minacciato dalle persone competenti e preferirebbe alimentare le guerre culturali anziché occuparsi della difesa e delle condizioni dei militari. All’inizio del 2025, Tillis aveva votato a favore della conferma di Hegseth, nonostante le perplessità iniziali sulla sua nomina. Le critiche di oggi riaprono quei dubbi, alla luce proprio della gestione del Dipartimento da parte di Hegseth.
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Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato Vladimir Putin al Cremlino ieri, per circa tre ore, per discutere le nuove proposte americane volte a porre fine alla guerra in Ucraina. I due inviati del presidente Donald Trump puntano a far ripartire il negoziato diretto tra Mosca e Kyiv, fermo dall'ultimo round di febbraio. Oggi voleranno nella capitale ucraina per quella che sarà la visita statunitense di più alto livello nel Paese da quando Trump è tornato alla Casa Bianca.
Se l'aereo del governo americano con a bordo Witkoff e Kushner atterrerà effettivamente in Ucraina, secondo Axiossi tratterebbe del primo volo internazionale ad atterrare nel Paese dall'inizio dell'invasione russa nel febbraio 2022. Lo spazio aereo ucraino è infatti chiuso al traffico civile dal 24 febbraio 2022.
Per rendere possibile il viaggio, i due negoziatori hanno ottenuto da entrambe le parti una breve sospensione degli attacchi aerei. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha fatto sapere che Putin ha ordinato ai militari di non colpire Kyiv per tre giorni a partire dalla mezzanotte di sabato, mentre Volodymyr Zelensky ha detto di aver parlato con gli inviati e che l'Ucraina è pronta a rinunciare agli attacchi su Mosca fino a lunedì. Putin ha però precisato che la Russia non ha accettato alcuna tregua generale di tre giorni, aggiungendo che anche l'intensità degli attacchi ucraini è diminuita. "Faremo tutto il possibile per garantire la sicurezza dei negoziati", ha detto.
Il presidente russo ha aperto l'incontro definendo "difficile" la situazione in Ucraina e ha elogiato l'impegno di Trump. "Pur sapendo di affrontare una situazione difficile, non interrompe i suoi sforzi per favorire una soluzione e contribuire alla risoluzione del conflitto russo-ucraino", ha detto Putin, aggiungendo di avere "piena fiducia" nella mediazione americana.
Witkoff lo ha ringraziato per la sospensione dei raid e per la liberazione dell'ex marine statunitense Robert Gilman, tornato negli Stati Uniti a metà agosto dopo oltre 4 anni di detenzione. Mosca lo aveva rilasciato per ragioni umanitarie, senza chiedere nulla in cambio, dopo un colloquio tra Trump e Putin. Come nei precedenti incontri, il presidente russo era affiancato dal consigliere per la politica estera Yuri Ushakov e dall'inviato per gli investimenti Kirill Dmitriev, che aveva accolto i due americani all'aeroporto e li aveva accompagnati al ristorante prima dell'incontro al Cremlino.
Nei giorni immediatamente precedenti alla visita, la Russia aveva intensificato nettamente gli attacchi con droni e missili contro Kyiv e altre grandi città ucraine, mentre i due inviati erano attesi nelle due capitali già da giovedì. Trump, dal canto suo, venerdì aveva lasciato intendere che gli Stati Uniti disponessero di una nuova proposta per porre fine al conflitto, senza fornire alcun dettaglio.
Il Cremlino ha ribadito venerdì che la linea fissata da Putin nel discorso pronunciato nel giugno 2024 al ministero degli Esteri russo resta "incrollabile": l'Ucraina dovrebbe cedere l'intero territorio delle quattro regioni rivendicate da Mosca — Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia — e rinunciare all'ingresso nella NATO.
Una fonte vicina al Cremlino ha detto a Reutersche Putin intende ancora conquistare altro territorio. "Non c'è alcuna possibilità di raggiungere un accordo sulla linea del fronte finché Putin non avrà finito di mettere in sicurezza la parte restante della regione di Donetsk", ha spiegato. Sulla base dei rapporti ricevuti dai suoi comandanti, il presidente russo sarebbe convinto di poter raggiungere l'obiettivo entro la fine dell'anno. Gli analisti militari occidentali considerano questa prospettiva sempre più remota, vista la lentezza dell'avanzata russa. Kyiv, da parte sua, rifiuta di cedere territori difesi a un costo altissimo, perché considera quelle condizioni equivalenti a una resa.
Da febbraio la linea del fronte è rimasta quasi immobile, con guadagni russi soltanto graduali nel Donbass. Allo stesso tempo, entrambe le parti hanno moltiplicato gli attacchi a lunga distanza e la guerra si è estesa ben al di là della linea del fronte. Gli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie russe hanno provocato durante l'estate carenze di carburante e rincari per gli automobilisti.
Dal 18 luglio in poi una trentina di attacchi ha inoltre colpito grandi magazzini logistici, in gran parte appartenenti a Wildberries, il maggiore rivenditore online del Paese. Secondo il Ministero della Difesa ucraino, sette dei dieci principali centri di smistamento dell'azienda sarebbero ormai fuori uso, con conseguenze dirette sull'economia dei consumi.
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Questa è la rassegna stampa di domenica 6 settembre 2026
Gli inviati del presidente Trump, Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, hanno incontrato Vladimir Putin al Cremlino sabato per discutere le "prossime tappe" verso la fine della guerra in Ucraina, in un colloquio durato circa tre ore. La Casa Bianca ha parlato di "piani concreti" che saranno annunciati nelle prossime settimane, mentre Russia e Ucraina hanno concordato una pausa negli attacchi aerei per consentire la visita degli inviati a Kiev domenica. Putin ha dichiarato di avere "piena fiducia" nella mediazione statunitense.
Fonti: The New York Times, The Guardian, Axios
Il comando militare statunitense ha annunciato di aver colpito tre petroliere iraniane appartenenti alla cosiddetta "rete ombra" di Teheran, in risposta al lancio di missili iraniani contro due navi da guerra americane. L'azione arriva a pochi giorni da uno degli scontri più intensi delle ultime settimane e segna un'ulteriore escalation nel conflitto attorno allo Stretto di Hormuz.
Fonti: The New York Times, Financial Times
Secondo un sondaggio del Financial Times, l'indice di gradimento del presidente Trump è sceso al livello più basso da inizio mandato, frenato dalle preoccupazioni degli elettori sull'economia a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. In parallelo, i dati Gallup mostrano il 49% degli elettori orientati verso i democratici contro il 39% verso i repubblicani, un netto ribaltamento rispetto al 2024.
Fonti: Financial Times, The Guardian
Il presidente Trump e i suoi principali alleati condivideranno il palco con i candidati repubblicani nelle corse più contese durante la convention di metà mandato del partito, in programma il 9 e 10 settembre a Dallas. Trump parlerà in entrambe le serate e il vicepresidente JD Vance terrà un discorso chiave, in un evento pensato per mobilitare l'elettorato in vista di novembre. Assente dalla lista il leader della maggioranza al Senato John Thune, criticato dal presidente.
Il super PAC di Trump, MAGA Inc., spenderà 10 milioni di dollari a sostegno della candidatura al Senato del procuratore generale del Texas Ken Paxton, il più grande esborso del comitato in questo ciclo elettorale. I fondi, secondo i documenti depositati presso la Commissione elettorale federale, hanno finanziato due spot contro l'avversario democratico.
Fonti: The Wall Street Journal, Bloomberg, The Hill
I funzionari dell'Amministrazione Trump stanno elaborando una proposta per erogare un sussidio ai genitori che non lavorano fuori casa, una priorità politica del vicepresidente JD Vance. Il beneficio si applicherebbe solo alle coppie sposate e attingerebbe a un fondo pensato per finanziare l'assistenza all'infanzia dei genitori lavoratori.
Fonti: The New York Times
Il presidente Trump insiste sul suo piano di importare carne bovina estera per ridurre i prezzi al consumo, nonostante le proteste degli allevatori e di alcuni repubblicani degli Stati più colpiti. Per attenuare l'impatto, venerdì ha firmato alcuni ordini esecutivi, tra cui uno a sostegno degli allevatori.
Fonti: The Hill
L'Amministrazione Trump ha annunciato la fine di 45 milioni di dollari di sostegno annuale al programma di risposta all'HIV della Namibia, dopo due decenni di finanziamenti. L'ultimo versamento arriverà nell'anno fiscale 2027, con il passaggio a un "modello di cooperazione tecnica", secondo una dichiarazione congiunta con il governo namibiano.
Fonti: The Hill
Il presidente Trump ha lasciato intendere di poter appoggiare la rivendicazione dell'alleato argentino Javier Milei sulla sovranità delle isole Falkland, in un gesto letto come segnale di irritazione verso il Regno Unito. L'apertura toccherebbe uno dei territori più delicati dell'eredità dell'ex impero britannico.
Fonti: The Guardian
L'ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee ha definito "un atto di terrore" la violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania, condannandone le azioni. La presa di posizione riguarda i cittadini americani residenti nella comunità di Turmusayya e in altre località della regione.
Fonti: The Hill
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
US president suggests he might support his Argentinian ally’s drive to reclaim sovereignty of disputed islandsRobert Tait (the Guardian)
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La procura federale ha incriminato un agente dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), l'agenzia federale per l'immigrazione, con l'accusa di aver mentito agli investigatori sugli eventi che portarono al ferimento di un cittadino venezuelano durante la stretta sull'immigrazione a Minneapolis all'inizio dell'anno. Christian Castro, 52 anni, l'agente che secondo le autorità sparò a Julio Cesar Sosa-Celis colpendolo a una gamba, deve rispondere ora di 6 capi d'accusa per false dichiarazioni agli investigatori federali, secondo quanto riferito da una persona informata sull'indagine. L'atto d'accusa, emesso mercoledì da un grand jury, resta secretato finché Castro non sarà preso in custodia.
Castro è il primo agente federale dell'immigrazione a essere perseguito dal Dipartimento di Giustizia dell'Amministrazione Trump per fatti legati a Operation Metro Surge, l'operazione avviata a dicembre e ampliata a gennaio con l'invio di migliaia di agenti nell'area di Minneapolis e St. Paul, che il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha definito la più grande mai condotta. L'operazione era già finita sotto accusa per la morte di due cittadini americani: Renee Good, uccisa il 7 gennaio da un agente dell'ICE, e Alex Pretti, ucciso il 24 gennaio dalla polizia di frontiera.
Secondo la ricostruzione delle autorità del Minnesota, il 14 gennaio Castro e un collega inseguirono un uomo, Alfredo Alejandro Aljorna, fino alla casa in cui viveva insieme a Sosa-Celis. Castro sparò attraverso la porta d'ingresso e colpì Sosa-Celis alla coscia. Le autorità federali accusarono poi il venezuelano e un altro uomo di aver picchiato un agente con un manico di scopa e una pala da neve, ma ritirarono tutte le accuse a febbraio, dopo che alcuni video avevano sollevato dubbi sulla ricostruzione fornita dagli agenti.
L'incriminazione federale arriva una settimana dopo la scarcerazione di Castro in Texas. Le autorità del Minnesota lo avevano incriminato separatamente per aggressione e falsa denuncia e lo avevano fatto arrestare alla fine di maggio. L'agente era stato detenuto a Brownsville, al confine con il Messico, in attesa dell'estradizione.
Il governatore del Texas Greg Abbott si è però rifiutato di firmare il mandato di estradizione, citando le indagini sulle frodi nei programmi sociali del Minnesota, le stesse che Trump aveva richiamato per giustificare la stretta anti immigrazione nello Stato del nord degli Stati Uniti. Le autorità del Minnesota avevano chiesto che Castro non fosse scarcerato per il timore che potesse fuggire in Messico: in una causa hanno riferito che, dal carcere, l'agente aveva parlato con una donna della possibilità di sposarla e comprare una casa oltre confine. Il giudice federale Fernando Rodriguez Jr. si è comunque rifiutato di ordinare l'estradizione e il 27 agosto, scaduto il limite di 90 giorni previsto dalla legge texana, Castro è stato liberato.
Lo scontro tra i due Stati resta aperto. Il Procuratore Generale del Minnesota, Keith Ellison, ha accusato Abbott di voler trasformare il Texas in "uno Stato santuario per criminali violenti", assicurando che Castro "non sfuggirà alla giustizia in Minnesota". Abbott ha replicato su X definendo "pessimi avvocati" i suoi interlocutori. Un suo portavoce ha però fatto sapere che la polizia texana è pronta ad assistere le autorità federali nell'arresto. Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale aveva invece definito il procedimento del Minnesota "illegale e nient'altro che una trovata politica", sostenendo che la competenza spetti esclusivamente alle autorità federali.
All'inizio della settimana un procuratore federale che lavorava al caso, Matthew Evans, aveva detto agli avvocati di Sosa-Celis e delle altre vittime che i vertici del Dipartimento di Giustizia avevano bloccato il suo tentativo di contestare a Castro un'accusa più grave, per violazione dei diritti civili in relazione alla sparatoria, secondo quanto rivelato da ProPublica.
Una persona informata sull'indagine citata dall'Associated Press ha contestato questa ricostruzione, sostenendo invece che l'inchiesta è ancora in corso e che non è stata presa alcuna decisione definitiva su eventuali ulteriori accuse. La sezione del Minnesota dell'American Civil Liberties Union ha comunque annunciato che Sosa-Celis chiederà anche un risarcimento al governo federale per quanto ha subito.
Castro era stato messo in congedo a febbraio, dopo l'apertura dell'indagine, e sospeso senza stipendio il giorno successivo alla scarcerazione. "Gli uomini e le donne dell'ICE sono chiamati a far rispettare la legge e sono tenuti ai più alti standard di professionalità, integrità e condotta etica", aveva dichiarato a febbraio il direttore facente funzioni dell'agenzia, Todd Lyons, assicurando che eventuali violazioni "non saranno tollerate".
A prosecutor planned to file civil rights charges — similar to those brought against the officers who killed George Floyd — against an ICE agent. In an email we exclusively obtained, he reveals that Trump officials quashed those plans.Megan Rose (ProPublica)
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Donald Trump ha minacciato ieri di essere pronto ad interrompere gli scambi commerciali degli Stati Uniti con buona parte del mondo se la Federal Reserve non abbasserà i tassi di interesse. "Abbassate il tasso o smetterò di commerciare con i Paesi con cui abbiamo un deficit commerciale", ha scritto su Truth Social, sostenendo che la Corte Suprema, nella sua decisione sui dazi, avrebbe riconosciuto al presidente il potere assoluto di farlo. "È un potere più forte dei dazi", ha aggiunto, invitando il Consiglio dei Governatori della Federal Reserve a "comportarsi come patrioti per una volta".
La nuova minaccia è arrivata poche ore dopo la pubblicazione dei dati sull'occupazione di agosto, che hanno sorpreso quasi tutti: l'economia americana ha creato 162.000 posti di lavoro, contro i 53.000 previsti dagli economisti, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,1%. Un mercato del lavoro così solido riduce inevitabilmente lo spazio per un taglio dei tassi e rafforza, al contrario, la possibilità di un rialzo. I mercati hanno reagito immediatamente: secondo lo strumento FedWatch del CME, la probabilità di un aumento alla riunione di settembre è salita al 60%, dal 49% del giorno precedente.
Il comitato di politica monetaria della Federal Reserve si riunirà per due giorni a partire dal 15 settembre e i suoi membri hanno finora inviato segnali contrastanti. Kevin Warsh, il neo presidente scelto da Trump per sostituire Jerome Powell dopo mesi di pressioni sulla Banca Centrale affinché riducesse il costo del denaro, al simposio di Jackson Hole ha affermato che la sua istituzione deve avere la certezza che l'inflazione di fondo stia tornando verso l'obiettivo "con chiarezza e a una velocità sufficiente": in caso contrario, ha aggiunto, "abbiamo del lavoro da fare". Il governatore Michael Barr si è detto invece pronto a votare presto per un rialzo se i nuovi dati non mostreranno progressi verso l'obiettivo del 2%, mentre Chris Waller preferisce attendere, pur senza escludere un aumento. Molto dipenderà quindi dal dato dell'indice dei prezzi al consumo di agosto, in uscita venerdì prossimo.
Secondo gli ultimi dati di luglio l'inflazione annua è arrivata al 3,4%, un punto percentuale in più rispetto a febbraio, quando è scoppiata la guerra con l'Iran. L'accelerazione è stata alimentata soprattutto dall'aumento del prezzo dei carburanti, con il traffico delle petroliere fortemente ridotto nello Stretto di Hormuz: la benzina costa ora circa 4,03 dollari al gallone e la componente energetica dell'indice dei prezzi è aumentata del 14,7% su base annua. Anche il trasporto delle merci è diventato più costoso e diverse aziende hanno già annunciato aumenti dei listini delle proprie merci.
In questo contesto, interrompere gli scambi con i Paesi nei confronti dei quali gli Stati Uniti registrano un deficit commerciale rischierebbe di aggravare proprio queste pressioni. Washington ha chiuso lo scorso anno con un disavanzo commerciale complessivo di 1.200 miliardi di dollari. Oltre 200 miliardi riguardavano gli scambi con la Cina, mentre tra gli altri principali Paesi con cui gli Stati Uniti registrano un deficit figurano Messico e Vietnam, oltre a Canada e Unione Europea. Una sospensione delle importazioni potrebbe essere assorbita soltanto se le imprese americane riuscissero a trovare rapidamente fornitori alternativi, un'operazione difficile in molti settori e, in alcuni casi, impraticabile, con possibili effetti a catena su aziende e consumatori.
Anche il fondamento giuridico della minaccia è meno netto di quanto sostenuto da Trump. La sentenza citata dal presidente è quella del 20 febbraio, con cui la Corte Suprema ha stabilito, con una maggioranza di 6 giudici contro 3, che la legge sui poteri economici di emergenza non autorizza il presidente a imporre dazi. La decisione ha così invalidato l'impianto tariffario costruito su quella base e rinviato alla Corte del Commercio Internazionale la questione dei rimborsi.
Non è il primo episodio dello scontro tra Trump e la Federal Reserve. Lunedì, parlando dinanzi ai giornalisti nello Studio Ovale, il presidente aveva definito "ridicolo" persino discutere di un rialzo dei tassi, sostenendo che "la crescita economica non genera inflazione". In precedenza aveva tentato di rimuovere la governatrice Lisa Cook sulla base di accuse di frode ipotecaria mai comprovate e per le quali non è stata incriminata, finché la Corte Suprema non ha stabilito che il presidente non aveva il potere di destituirla. Il Dipartimento di Giustizia aveva inoltre aperto un'indagine penale su Powell per la gestione dei lavori di ristrutturazione della sede della Fed, indagine poi archiviata, eliminando uno degli ostacoli alla conferma di Warsh al Senato.
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La guida tratterà temi quali:
p.s.(m) manca la guida su come come scaricare la propria posta dal server per salvarla in locale qua una guida
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Alcune settimane fa un drone carico di esplosivo si è avvicinato ad un aereo cargo ucraino fermo sulla pista dell'aeroporto di Lipsia-Halle ed un secondo sembra aver urtato un velivolo in fase di decollo. Nessuno dei due, fortunatamente, è esploso. Ma questa settimana il governo tedesco ha stabilito che dietro l'attacco del 4 agosto c'è lo Stato russo e ha alzato il livello di allerta nazionale da "generale" ad "alto". Se i due ordigni avessero funzionato, hanno spiegato i funzionari di polizia tedeschi, avrebbero potuto provocare morti e feriti, con conseguenze difficili da prevedere.
Lipsia non è certamente un obiettivo qualsiasi: è uno dei principali scali merci d'Europa, viene utilizzato regolarmente dagli Antonov ucraini e ospita il programma di trasporto strategico con cui la NATO rifornisce quasi ogni giorno i reparti schierati sul fianco orientale, dalla Finlandia alla Romania. Si tratta dell'episodio più grave di una serie che comprende il piano per caricare ordigni incendiari sugli aerei cargo della DHL, il tentativo di far saltare tratti ferroviari in Polonia e gli incendi di magazzini e centri commerciali in diversi Paesi europei.
Attacchi ibridi di questo tipo hanno cominciato a verificarsi poco dopo l'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel 2022, ma secondo i servizi di sicurezza occidentali negli ultimi mesi sono aumentati per frequenza e intensità. "Gli europei si trovano davanti alla dura verità che questa sta diventando la nuova normalità", ha detto mercoledì Ursula von der Leyen. "Dobbiamo fare di più, e questo significa essere pronti a rispondere alla sconsideratezza della Russia meglio e più in fretta."
Altrove, in Polonia, un incendio in una fabbrica di droni è stato attribuito con ogni probabilità a un sabotaggio, mentre anche i servizi danesi hanno inoltre reso noto che Mosca sta reclutando cittadini del Paese per colpire imprese del settore militare. "La Russia sta pianificando e mettendo in atto atti di sabotaggio contro le aziende e l'industria militare in Europa", ha scritto il PET, il servizio di sicurezza danese.
Alexander Dobrindt, Ministro dell'Interno tedesco, ha detto martedì che gli inquirenti hanno le prove che gli agenti ai comandi dei droni operavano "per conto di entità statali russe". Attribuzioni pubbliche di questo tipo restano rare, perché stabilire un collegamento diretto tra gli esecutori e lo Stato russo è quasi sempre difficile. Berlino ha reagito chiudendo il consolato russo di Bonn e la Casa Russa di Berlino, oltre a imporre nuove restrizioni all'ingresso dei cittadini russi. Nella stessa settimana le autorità tedesche hanno aperto indagini per possibili sabotaggi ai danni di un'azienda della difesa di Monaco e di due sottostazioni elettriche.
Secondo gli esperti, l'accelerazione delle tattiche di guerra ibrida dipende in buona parte dalla frustrazione di Vladimir Putin per l'andamento del fronte: l'avanzata è sempre più lenta, le perdite enormi e l'economia russa è sotto pressione anche per la campagna ucraina di attacchi a lungo raggio contro raffinerie, magazzini e centri della logistica militare. Nella lettura del Cremlino, la Russia non sta combattendo soltanto l'Ucraina ma contro quello che Putin chiama "Occidente collettivo", accusato di fornire armi, intelligence e tecnologie a Kyiv.
Putin ha sempre negato il coinvolgimento russo nei sabotaggi e ha insinuato che le autorità tedesche abbiano fabbricato le prove su Lipsia. Questa settimana, però, ha definito l'Occidente "gli squali dell'imperialismo": "Se qualcuno prova a trascinarci in fondo alla catena alimentare e a divorarci, potrebbe pagarne le conseguenze". Finora nessuno è rimasto ucciso o gravemente ferito in questi attacchi, evitando così alla NATO di dover affrontare fino in fondo il dilemma di come reagire. L'Alleanza Atlantica, sin dalla sua creazione, è stata concepita per scoraggiare e, se necessario, combattere un'invasione convenzionale, non per gestire un conflitto ibrido che sale di un gradino alla volta.
"La Russia è stata piuttosto fortunata", ha detto al New York Times Julianne Smith, ambasciatrice americana alla NATO durante l'Amministrazione Biden. "Ma a un certo punto le cose sfuggiranno di mano, qualcuno si farà male e per l'Alleanza diventerà un dilemma diverso." Pochi funzionari dell'intelligence occidentale considerano invece al momento probabile un attacco diretto a un Paese membro, soprattutto mentre le forze di terra russe restano impegnate in Ucraina. "Non credo che vogliano una terza guerra mondiale, ma devono dimostrare a tutti che non è il momento di mettersi contro di loro", ha detto Piotr Krawczyk, ex direttore dell'intelligence estera polacca.
Guerra ibrida in Europa
Quattro anni di attacchi russi, e una linea mai superata
Dal 2022 la Russia colpisce l’Europa con incendi dolosi, cavi tranciati e droni sopra le basi nucleari. A Lipsia, il 4 agosto 2026, un ordigno è arrivato più vicino che mai al punto in cui la NATO sarebbe obbligata a rispondere.
Grafica di FocusAmerica
La sogliaLa soglia La mappaDove hanno colpito I numeriIl conto degli anni
Avvistamenti di droni
144
contro
Morti civili
0
sopra tredici Paesi europei fra l’agosto 2024 e il febbraio 2026, secondo il censimento dell’IISS
nessuna vittima civile è stata finora collegata a un sabotaggio russo in Europa
È su questa sproporzione che si regge tutta la strategia russa: fare abbastanza danno da logorare l’Europa, mai abbastanza da costringere la NATO a rispondere.
La scala
Sette gradini portano alla soglia dell’Articolo 5. Nel 2022 la Russia era sul primo; oggi è sull’ultimo. Scegli un anno, oppure tocca un gradino per leggere il caso.
Gradini che mancano alla soglia
‹ ›
L’ordine dei gradini è una gerarchia di gravità scelta dalla redazione, non una misura. L’anno indicato è quello in cui quel tipo di attacco compare per la prima volta in Europa.
La mappa
Tredici episodi verificati fra il 2024 e il 2026. In azzurro il territorio degli alleati: soltanto i due cavi tranciati nel Baltico sono caduti fuori dal perimetro dell’Articolo 5.
▶
‹ ›
In azzurro i Paesi membri della NATO; confini da Natural Earth. I due punti in mare segnalano i cavi sottomarini tranciati nel Baltico e non indicano un luogo preciso.
Nel 2023
12
→
Nel 2024
34
sabotaggi russi documentati in Europa
quasi il triplo in dodici mesi, secondo il conteggio del CSIS
Ma la curva non sale sempre. Nel 2025 il conteggio dei sabotaggi è crollato e la campagna è ripartita cambiando forma: meno incendi nei magazzini, molti più droni sopra le basi.
L’arco completo del conteggio CSIS, dal picco al crollo.
Dove sono andati i droni
I 144 avvistamenti censiti dall’IISS non sono distribuiti a caso.
Che cosa temono i servizi
Gli scenari dell’intelligence militare danese, nel caso in cui la guerra in Ucraina si fermasse o si congelasse.
Fonti: IISS, The Scale of Russian Sabotage Operations Against Europe’s Critical Infrastructure (agosto 2025) e rapporto sulle incursioni di droni (luglio 2026); CSIS, Russia’s Shadow War Against the West (marzo 2025); Institute for the Study of War; Ministero dell’Interno tedesco; Danish Defence Intelligence Service. Aggiornato al 4 settembre 2026.
Che cosa potrebbe accadere se quel gradino venisse superato lo ha raccontato David Ignatius sul Washington Post, dopo aver assistito a un'esercitazione organizzata con il sostegno della Brooks School of Public Policy della Cornell University e della Rockefeller Foundation. Ai tavoli sedevano membri in carica del Congresso insieme a ex militari, diplomatici e funzionari dell'intelligence. Lo scenario era ambientato nel 2028: la guerra in Ucraina continua, Mosca cerca di dividere ulteriormente l'Europa e attacca la Moldova, mentre un drone russo colpisce un deposito di carburante in Romania, uccidendo alcuni civili. La domanda era come dovessero reagire gli Stati Uniti. I parlamentari hanno concluso che l'opinione pubblica americana non avrebbe sostenuto una risposta dura, per di più in piena campagna elettorale per le prossime presidenziali.
Senza una guida statunitense, i Paesi europei si ritroverebbero divisi e la garanzia dell'Articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico finirebbe per essere ridotta quasi a lettera morta. Lo scenario descritto da Ignatius si inserisce in timori già espressi pubblicamente. All'inizio di agosto il Wall Street Journal, citando fonti dell'intelligence statunitense, ha riferito che la Russia potrebbe tentare nei prossimi anni un "attacco limitato" per saggiare la determinazione della NATO, compresa l'ipotesi di una "piccola incursione terrestre" in uno dei Paesi baltici. Il 25 agosto il direttore della CIA John Ratcliffe è andato a Mosca senza preavviso e avrebbe messo in guardia il Cremlino proprio dall'attaccare Lituania, Lettonia o Estonia.
Per l'Institute for the Study of War, la Russia si trova ora nella "fase zero" della preparazione a un possibile conflitto con l'Alleanza, quella in cui si intensificano le operazioni ibride. Il Telegraph ha documentato una nuova ondata di attacchi contro fabbriche europee di armamenti, con Mosca che starebbe attivamente reclutando membri di bande criminali locali soprattutto attraverso le app di messaggistica, pagandoli in criptovalute. Ad agosto le immagini satellitari avrebbero inoltre individuato dieci nuove basi per il lancio di droni in territorio russo vicino ai confini orientali della NATO. Secondo fonti russe, in una riunione riservata del dicembre 2025 Putin avrebbe assegnato ai servizi e ai militari l'obiettivo di "disgregare la NATO e l'Unione europea dall'interno" entro il 2026.
Dopo l'annuncio tedesco gli alleati hanno espresso solidarietà alla Germania, compreso l'ambasciatore americano alla NATO Matthew Whitaker, che nei giorni scorsi aveva esortato gli alleati a prepararsi come se Mosca stesse per attaccare. Nel suo comunicato, però, Whitaker non ha nominato la Russia. Il primo ministro britannico Andy Burnham, al contrario, l'ha citata 3 volte. Non è un caso isolato: la settimana scorsa, al quartier generale dell'Alleanza, anche Elbridge Colby, alto funzionario del Pentagono, ha evitato di menzionare Mosca mentre chiedeva agli europei di assumersi il peso principale del sostegno all'Ucraina, nel quadro di una riduzione della presenza militare americana nel continente europeo.
Mercoledì il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha persino attribuito agli attacchi ucraini contro l'industria petrolifera russa parte della responsabilità per gli elevati prezzi dell'energia, senza ricordare che è stata la Russia a iniziare la guerra. Intanto, le opzioni a disposizione dei Paesi della NATO per punire Mosca senza rischiare un'escalation restano limitate e comprendono soprattutto sanzioni ed espulsioni di diplomatici. Esistono poi possibili risposte coperte, dall'aumento del sostegno d'intelligence a Kyiv agli attacchi informatici fino alle operazioni contro gli interessi russi in altre parti del mondo.
Ad agosto il governo tedesco ha approvato un disegno di legge che autorizzerebbe i propri servizi a condurre misure attive come sabotaggi e attacchi informatici: un potere che le agenzie tedesche non hanno mai avuto nella storia del dopoguerra e che dovrà ora essere approvato dal Bundestag. Per la natura segreta di queste operazioni è difficile valutarne l'efficacia, ma l'aumento degli attacchi attribuiti alla Russia suggerisce che gli sforzi occidentali non siano finora bastati a scoraggiare Mosca. "Poiché non sono stati adeguatamente scoraggiati e Mosca non ha pagato un prezzo, Putin lo ha interpretato come un segnale per continuare", ha detto Smith.
Kaupo Rosin, capo dei servizi di intelligence estera estoni, ha spiegato questa settimana a un'emittente locale che, secondo Tallinn, il presidente russo "Vladimir Putin al momento capisce sia che cosa significhi l'Articolo 5, sia quali sarebbero le sue conseguenze concrete". Il problema, ha aggiunto, è il futuro: "Dobbiamo assicurarci che tra sei mesi, un anno o cinque anni la Russia abbia ancora la stessa consapevolezza che la deterrenza della NATO continuerà a funzionare."
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Non c’è di che di Daniele Luttazzi (martedì 1 settembre) Non avendo un cazzo da fare da quando la Rai mi ha estromesso obbedendo al criminoso editto bulgaro berlusconiano (Anno Domini 2002), mentre…danieleluttazzi (DL Blog)
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I may hate OpenAI and Anthropic but honest to God my hatred of copyright is more intense.
I lived through the 00's, when copyright enforcement involved big companies suing literal children and grandmothers, when Big Media tried VERY hard to make it so you would literally lose Internet access after infringement as well, and then adopted compromise positions like "six strikes" because the "zero tolerance" policy was politically rancid. In Germany, you can still get a demand letter from a rights holder demanding payment if you're caught pirating. This was the model they wanted in the US: the right to shake you down at any time, just because they believed you infringed.
And don't think for a fucking minute big content wouldn't try it again the moment they see an opening. People have started pirating again. Think about who is in charge. They could very well succeed this time.
This is the system that shook people down for years for "Happy Birthday" until a grassroots movement successfully challenged the copyright on an old technicality, but they patched those rules long ago, so works going into copyright since the ~80's will never have that technicality again.
You might think that copyright is some secret weapon against OpenAI. It is not. They will change the rules again, just as they changed the rules repeatedly to stop Mickey Mouse from going out of copyright, until the rules became too ridiculous.
I don't want to live in a world where content can disappear because someone sent someone a DMCA notice.
No, I refuse to support the tools of an oppressive system to fight another. Not at any cost.
Copyright is not pro-artist. Copyright is not pro-expresssion. Copyright is value extraction. Copyright is a means for Capital to extract more from the masses and give nothing back. It is a means of oppression.
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All'IFA di Berlino la nuova ondata di wearable IA: auricolari che registrano conversazioni dal vivo e telefoniche, poi le trascrivono, riassumono, schematizzano.
Resta aperta una domanda: che futuro ci aspetta se ogni parola, idea, intenzione finisce archiviata e profilata dall'IA ?
#ia #ifa2026 #wearable #privacy
repubblica.it/tecnologia/2026/…
All'IFA di Berlino, la più grande fiera dell'elettronica di consumo europea, abbiamo visto numerosi dispositivi IA in grado di registrare conver…la Repubblica
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in realtà sarebbe molto comodo se si potesse decidere cosa registrare e archiviare con l'AI, ma chiaramente ci sono dei grandissimi problemi.
Prima di tutto bisognerebbe sfruttare AI locali, almeno fin quando non ci verrà detto che anche queste inviano dati ai proprietari (e possiamo anche aspettarcelo).
Poi nasce tutta una problematica legata alla comunicazione tra le persone presenti in una conversazione.
Diciamo che adesso si è tutti un po' troppo libertini su questa cosa.
#BancaEtica non poteva davvero fare altro che chiudere il conto di Autistici/Inventati? Secondo l'ex direttore Alessandro Messina, no!
Il caso #AutisticiInventati mostra la forza extraterritoriale delle sanzioni americane. Ma tra il mantenimento di un conto italiano e il blocco dei servizi a 130 mila clienti ci sono molte decisioni, tanti eventi che devono concatenarsi e un livello di probabilità decrescente
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informapirata ⁂ reshared this.
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@CordonBleu aggiungo che la versione di Messina solletica anche i bias di conferma di molti attivisti che ritengono Banca Etica una banca come un'altra che fonda il marketing di prodotto sul moralismo.
E B.E. deve gestire con molta attenzione questa crisi reputazionale
PS: personalmente ho una mia versione piuttosto laica, per cui una banca è etica solo se, nei limiti della legislazione vigente, fa il massimo interesse dei propri clienti e dei propri azionisti
Ma io sono una brutta persona 🤣
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@CordonBleu Messina vuole solo fare polemica e portare acqua al suo mulino. Avreste dovuto vederlo all’ultima assemblea elettiva di Banca Etica. Un comportamento squallido.
Effettivamente a volte solleva dei buoni punti ma è un pagliaccio.
@CordonBleu ma secondo te qual è il motivo per cui Banca Etica ha congelato subito il conto anziché chiuderlo e ridare i soldi ad A/I permettendogli così almeno di *provare* a trovare un'altra soluzione?
[IT] Cominciamo dai fatti. A seguito dell’iscrizione del Collettivo A/I e dell’Associazione AI ODV nella lista delle organizzazioni terroristiche globali, dopo alcune telefonate informali Banca Etica ha limitato l’operatività del conto bancario dell’…cavallette
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Open letter from FEBEA to MEPs regarding the impact of US extraterritorial sanctions targeting EU citizens.maria.elejalde (FEBEA - European Federation of Ethical and Alternative Banks and Financiers)
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✨ Prince of Persia: 58 domini pronti a diventare server di comando, la riserva DNS dormiente dell’APT iraniano Infy
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/prince…
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Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha intensificato le indagini su presunti brogli elettorali in alcuni Stati, un informatore federale ha definito un caos il nuovo sistema postale per verificare le schede spedite per posta e il governatore repubblicano del Wyoming ha accusato gli osservatori del Dipartimento di Giustizia di comportamenti "aggressivi" durante le primarie del suo Stato. Sono i tre segnali più recenti, secondo un'analisi di Aaron Blake pubblicata sulla CNN, dei tentativi del presidente Trump di intervenire sulle elezioni di midterm, in programma tra poco più di due mesi. Non è chiaro se questi sforzi avranno effetto, ma i fatti delle ultime settimane mostrano che il tentativo è in corso.
La notizia delle indagini è uno scoop della CNN. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna, il ministero che si occupa di frontiere e immigrazione, sta usando la Homeland Security Investigations, un ramo dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, che di solito indaga su tratta di esseri umani e traffico di droga. L'aspetto più anomalo è il momento scelto: il governo federale evita di norma azioni investigative così visibili a ridosso di un'elezione, perché accuse non ancora verificate possono influenzare il voto. Nel caso di Trump e dei presunti brogli, scrive Blake, questo effetto è l'obiettivo e non un rischio da evitare.
Trump cerca da dieci anni di dimostrare l'esistenza di brogli diffusi, senza riuscirci. Nel primo mandato istituì una commissione sui brogli elettorali che si sciolse senza risultati e dopo il 2020 la sua campagna pagò dei consulenti per trovare prove di frodi, senza esito. Nelle ultime settimane l'amministrazione ha prodotto una serie di affermazioni contestate dagli esperti: la tesi, priva di fondamento, di 250.000 non cittadini registrati al voto in soli quattro Stati e un rapporto anonimo e irregolare dello US Census Bureau, l'ufficio federale di statistica, secondo cui decine di migliaia di non cittadini avrebbero votato alle presidenziali del 2020. Le nuove indagini sembrano pensate per dare sostegno a queste affermazioni più che per produrre prove solide in due mesi. L'obiettivo dell'amministrazione, secondo Blake, è alimentare i dubbi sul voto e creare un possibile pretesto per un intervento federale più ampio sulle elezioni.
L'altra novità della settimana riguarda il voto per posta. Un informatore federale ha lanciato un allarme sul nuovo sistema con cui l'amministrazione vuole verificare le schede spedite per posta, un sistema che i lavoratori descrivono come un caos e che potrebbe privare del voto un gran numero di elettori. La segnalazione, resa pubblica dal senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, si aggiunge ai timori già espressi dai funzionari elettorali sul fatto che il sistema non sia stato testato a sufficienza prima delle midterm. Secondo l'informatore, se anche una sola busta in un grande lotto di schede non corrisponde ai dati registrati nel sistema, il servizio postale non consegna l'intero lotto finché la discrepanza non viene risolta.
Non è certo che il sistema verrà usato: la questione è oggetto di numerosi ricorsi in tribunale, di cui abbiamo scritto ieri. Trump, che ha votato per posta in Florida, critica da anni questa modalità di voto e anche per questo gli elettori che la usano sono in netta maggioranza democratici. Se molti di loro fossero esclusi, il danno colpirebbe soprattutto il Partito Democratico.
A marzo Trump ha firmato un ordine esecutivo che assegna al servizio postale un ruolo senza precedenti nel controllo delle schede. A giugno l'amministrazione stava valutando di minacciare gli Stati che non consegnano le liste elettorali al governo federale di non recapitare le schede per posta, mentre anche alcuni Stati repubblicani hanno rifiutato di consegnare quelle liste. A luglio Trump ha tenuto un discorso in prima serata sulle elezioni: non ha portato nuove prove di brogli diffusi, ma ha esagerato i presunti tentativi della Cina di interferire e ha sostenuto senza fondamento che fossero stati coperti. Il richiamo alla sicurezza nazionale ha attirato l'attenzione perché i tribunali concedono ai presidenti maggiore libertà di agire in modo unilaterale quando è in gioco la sicurezza del paese. Poche settimane dopo, in un'intervista, Trump non ha escluso di dichiarare un'emergenza di sicurezza nazionale per introdurre una serie di modifiche alle regole di voto che il Congresso a maggioranza repubblicana non ha approvato, tra cui limiti al voto per posta.
La scena più insolita è arrivata la settimana scorsa dal Wyoming, uno degli Stati più repubblicani del paese. Il governatore Mark Gordon, repubblicano, ha accusato gli osservatori elettorali del Dipartimento di Giustizia di un comportamento "aggressivo" durante le primarie e ha chiesto al procuratore generale dello Stato di indagare. "Non mi piace che il governo federale venga a prendersi i nostri voti", ha detto. Trump in passato ha detto di rimpiangere di non aver fatto sequestrare le macchine per il voto dopo le elezioni del 2020.
Non è possibile dire quali di queste iniziative si tradurranno in azioni concrete. Trump tende a lanciare molte proposte e talvolta fa marcia indietro quando si rivelano impraticabili, altre volte i tentativi suoi e del suo staff risultano approssimativi e i tribunali potrebbero fermarlo, per esempio sui piani per il voto per posta. Il contesto rende però la questione rilevante: il Partito Repubblicano affronta un'elezione difficile, che potrebbe consegnare ai democratici almeno una delle due camere del Congresso e ridurre il potere di Trump negli ultimi due anni di mandato.
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Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati oggi a Mosca con una nuova proposta per cercare di porre fine alla guerra in Ucraina. Domani sono attesi a Kyiv, dove si recheranno entrambi per la prima volta. "Porteranno con loro una proposta per porre fine alla guerra", aveva annunciato ieri il presidente Donald Trump, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. Trump ha elogiato il lavoro dei suoi emissari e si è detto fiducioso sulle possibilità di ottenere risultati.
Washington aveva chiesto a Russia e Ucraina di sospendere gli attacchi reciproci durante la missione, secondo quanto riferito dal New York Times, che ha ricostruito come il viaggio fosse in preparazione da settimane. Zelensky aveva accolto la richiesta e sollecitato Mosca a fare altrettanto: "Da parte nostra non ci saranno attacchi aerei, e la Russia deve garantire lo stesso".
Inizialmente il Cremlino non aveva annunciato pubblicamente una sospensione equivalente e, nella notte tra venerdì e sabato, le forze russe hanno continuato a colpire l'area di Kyiv, compreso il distretto di Boryspil. Solo successivamente il Cremlino ha annunciato, nel corso della giornata odierna, uno stop di 3 giorni agli attacchi contro la capitale ucraina per consentire in sicurezza il viaggio dei due inviati statunitensi.
Funzionari russi hanno però già raffreddato le aspettative sul negoziato, facendo sapere che non ci sarebbero idee sostanzialmente nuove sul tavolo. Per Trump, l'ostacolo alla trattativa sarebbe soprattutto personale. "Tra loro c'è un odio profondo, ed è questo che li blocca", ha detto riferendosi a Putin e Zelensky. Il presidente statunitense ha anche sostenuto che soltanto nell'ultima settimana Russia e Ucraina avrebbero perso complessivamente 32.000 uomini. È una cifra che non trova riscontro nelle stime pubbliche disponibili e non è stata verificata in modo indipendente.
Zelensky ha detto invece di aspettarsi una visita "il più costruttiva e sostanziale possibile", spostando l'attenzione sui contenuti della proposta americana. "Bisogna cercare opzioni reali per indirizzare questa guerra verso la fine. Vedremo quali proposte hanno Steve e Jared e cosa risponderanno loro a Mosca", ha aggiunto il presidente ucraino.
Il precedente più recente non è certo incoraggiante. Il 23 agosto Zelensky aveva parlato di un piano elaborato insieme agli emissari americani e a funzionari europei, imperniato su un cessate il fuoco e su un arretramento reciproco delle truppe dal fronte, con la creazione nel Donbass di una zona economica libera sottoposta alla supervisione di una parte terza. Il Cremlino aveva respinto quella proposta, affermando che l'Ucraina avrebbe dovuto consegnare a Mosca ciò che resta del Donbass.
Il 14 agosto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva ribadito che Putin era disponibile a ricevere i negoziatori americani, sollevando però una questione decisiva: quali proposte avrebbero portato? Tre settimane dopo la missione si è concretizzata, ma quel nodo resta irrisolto e resta da capire se Washington abbia davvero presentato a Mosca un piano capace di avvicinare le posizioni di Russia e Ucraina e aprire una strada concreta verso la fine di una sanguinosa guerra che va avanti da più di quattro anni.
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Il Central Command (CENTCOM) statunitense ha attaccato oggi tre petroliere iraniane nel Golfo dell’Oman, in risposta al lancio di missili balistici dei Guardiani della Rivoluzione iraniane contro una portaerei e un cacciatorpediniere lanciamissili americani. Nessuna delle due unità militari è stata colpita e non si sono registrati feriti. Secondo il comando statunitense, invece, le petroliere Downy e Stark 1 sono state messe definitivamente fuori uso, mentre la Kylo è stata distrutta dopo che al suo equipaggio era stato ordinato di abbandonare la nave.
Il CENTCOM ha diffuso sui social le immagini degli attacchi, accompagnate da un messaggio dell’ammiraglio Brad Cooper: “Se aprite il fuoco contro due delle nostre navi, vi imporremo un costo economico ancora maggiore, mettendone fuori uso tre delle vostre”. La nuova rappresaglia si inserisce nella strategia approvata dal presidente Donald Trump di colpire la flotta petrolifera iraniana in risposta agli attacchi di Teheran. Un funzionario americano l’aveva riassunta nella formula “una petroliera per una petroliera” e le parole di Cooper indicano ora una risposta più pesante.
“Let the message to the IRGC be clear: If you shoot at two of our ships, we will impose an even higher economic cost —taking out three of yours. We will not hesitate to defend American forces, and if necessary, destroy Iran’s limited and exposed oil fleet.” — Adm. Brad Cooper,… pic.twitter.com/UGGcSGsUtd
— U.S. Central Command (@CENTCOM) September 5, 2026
Lo scontro prosegue da oltre sei mesi, ben oltre le previsioni iniziali del presidente. Come ricorda Axios, all’inizio del conflitto Trump aveva dichiarato di poter scegliere tra una campagna prolungata e una conclusione “in due o tre giorni”. Il giorno successivo aveva parlato al Daily Mail di “quattro settimane o meno”. Giovedì ha invece liquidato il conflitto come “roba da poco”, mentre due giorni prima il vicepresidente JD Vance aveva sostenuto che non ci fosse più alcuna guerra in corso.
Al centro del confronto resta il controllo dello Stretto di Hormuz. Da luglio il blocco navale americano impedisce all’Iran di esportare petrolio dal Golfo Persico, mentre Washington è riuscita in qualche modo a scortare attraverso lo Stretto quantità significative di greggio dei Paesi arabi, nonostante gli attacchi iraniani con droni e missili. “Il blocco iraniano fa più acqua di quello americano: gli iraniani non riescono a chiudere tutto”, ha detto al Wall Street Journal Samir Madani, cofondatore di TankerTrackers.
Quanto petrolio riesca effettivamente a passare, però, resta un dato controverso. Prima della guerra attraverso Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati. Trump ha scritto su Truth Social che i flussi sarebbero tornati a 18 milioni di barili al giorno, ovvero quasi ai livelli precedenti al conflitto. La cifra si riferisce però a una singola operazione del 2 settembre, quando 40 navi mercantili hanno attraversato lo Stretto sotto scorta, e non a una media giornaliera su un periodo più lungo.
Invece il Segretario all’Energia Chris Wright ha parlato alla CNBC di oltre 17 milioni di barili transitati in una giornata, precisando poi che la media su più giorni si aggira intorno agli 8 milioni. Il suo Dipartimento ha inoltre riferito ad Axios che mercoledì 2 settembre il volume avrebbe sfiorato i 12 milioni di barili: una cifra però già di per se diversa da quella indicata da Trump per la stessa giornata.
Le stime delle società di tracciamento navale restituiscono un quadro più distante dalla normalità, ma vanno distinte per periodo e tipo di carico. Al 31 agosto, Vortexa calcolava una media di circa 8 milioni di barili al giorno nei 28 giorni precedenti. TankerTrackers, considerando soltanto il greggio, indica invece una media giornaliera di 5,94 milioni di barili negli ultimi sette giorni e di circa 5 milioni negli ultimi 28, quasi interamente di produzione non iraniana.
Secondo TankerTrackers, altri 2,5 milioni di barili al giorno sono stati caricati nei porti sul Golfo dell’Oman, come Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Sommando questi carichi al greggio passato da Hormuz si arriva a circa 7,5 milioni di barili al giorno. Il totale, però, non misura il traffico attraverso lo Stretto e non è direttamente confrontabile con i 20 milioni di barili precedenti alla guerra, che comprendevano anche i prodotti raffinati.
Ricostruire i flussi è difficile anche perché molte petroliere disattivano il sistema automatico di identificazione, l’AIS, per ridurre il rischio di essere individuate. Le società specializzate devono quindi incrociare immagini satellitari e informazioni sui carichi. Bob McNally, presidente di Rapidan Energy Group, ha spiegato ad Axios che serviranno alcune settimane per avvicinarsi a un bilancio attendibile: il petrolio uscito dal Golfo dovrà raggiungere una destinazione, dove il suo arrivo potrà essere registrato. Ad ogni modo secondo Gregory Brew, di Eurasia Group, i volumi reali sarebbero inferiori a quelli indicati da Washington, ma sufficienti a convincere Trump che il tempo giochi a suo favore.
Iran, sei mesi di guerra
Da Hormuz passa meno della metà del petrolio di prima della guerra
Donald Trump sostiene che i flussi attraverso lo Stretto siano quasi tornati ai livelli precedenti al conflitto. Le società che seguono le petroliere via satellite misurano volumi molto più bassi, e la distanza tra le due letture non si sta riducendo.
Grafica di FocusAmerica 5 settembre 2026
Transiti attraverso lo Stretto di Hormuz
Prima della guerra
20
↓ 60%
Al 31 agosto 2026
8
Milioni di barili al giorno di greggio e prodotti raffinati, media del 2025 secondo l’agenzia statistica dell’energia americana.
Milioni di barili al giorno, media dei 28 giorni precedenti calcolata da Vortexa sugli stessi carichi.
In sintesi. Prima della guerra dallo Stretto di Hormuz passavano circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti raffinati. Al 31 agosto 2026 Vortexa ne misurava 8 milioni come media dei 28 giorni precedenti, mentre Trump ne ha rivendicati 18 e il Segretario all’Energia Chris Wright 17, riferendosi però a singole giornate. Le navi in transito sono passate da oltre 130 al giorno a dieci il 26 agosto. Il conflitto dura da circa 190 giorni, contro i «due o tre giorni» ipotizzati inizialmente dal presidente. Attiva JavaScript per consultare i grafici interattivi.
Quattro letture del conflitto
IIl divarioDivario IILe naviNavi IIILa guerra breveDurata IVLo stalloStallo
Sette misure dello stesso Stretto, e nessuna coincide
Quanti milioni di barili al giorno passerebbero oggi da Hormuz. In rosso le cifre diffuse dall’Amministrazione Trump, in blu quelle delle società di tracciamento navale. Il fondo scala è il livello medio del 2025. Tocca una riga per confrontarla con quel livello.
Dichiarazioni dell’Amministrazione Società di tracciamento navale Distanza tra le due letture
40% del livello medio del 2025
Vortexa, media mobile a 28 giorni al 31 agosto.
milioni di barili al giorno
Tra la cifra più bassa diffusa dall’Amministrazione e la più alta calcolata dai tracciatori restano quattro milioni di barili al giorno: un quinto di tutto il petrolio che attraversava lo Stretto prima della guerra.
Prima della guerra passavano oltre 130 navi al giorno. Il 26 agosto ne sono passate dieci
Navi che hanno attraversato lo Stretto in una singola giornata: ogni sagoma corrisponde a una nave. Il conteggio del 2 settembre riguarda l’operazione di scorta citata da Trump, la più ampia da quando il blocco americano è stato ripristinato.
Nel giorno che la Casa Bianca ha portato come prova della riapertura dello Stretto sono transitate meno di un terzo delle navi che ci passavano ogni giorno prima della guerra.
Una guerra che doveva durare giorni ha superato il sesto mese
Durata in giorni. Le previsioni del presidente e la stima iniziale dei funzionari iraniani sulla tenuta del Paese, a confronto con il tempo davvero trascorso dall’inizio del conflitto.
Giovedì Trump ha liquidato il conflitto come «roba da poco». Due giorni prima il vicepresidente JD Vance aveva sostenuto che una guerra in corso non ci fosse più.
Nessuna delle due parti ha ottenuto quello che sperava
Teheran contava su una crisi energetica mondiale, Washington su un cedimento interno iraniano. Non è arrivato né l’uno né l’altro, e nessuno dei due governi ha una via d’uscita semplice.
Il calcolo di Teheran
Chiudere Hormuz doveva far salire il prezzo del greggio fino a costringere Trump a trattare.
Non è successo. Il barile è rimasto sotto i 100 dollari, anche perché la Cina ha attinto alle proprie riserve e ridotto gli acquisti.
Il calcolo di Washington
Il blocco dei porti iraniani doveva provocare una rivolta interna e restituire la libera navigazione.
Non è successo. Nessuna delle due cose è arrivata, e le petroliere continuano a spegnere i trasponder per non farsi individuare.
Secondo Vali Nasr, docente di studi mediorientali alla Johns Hopkins University, a Teheran restano due strade: cedere, oppure alzare la posta per arrivare al negoziato da una posizione meno debole.
Fonte Energy Information Administration per la media 2025 dei transiti; Vortexa, TankerTrackers.com e Kpler per flussi e conteggi delle navi; Axios, CNBC, Wall Street Journal e CNN per le dichiarazioni dell’Amministrazione; Fondo Monetario Internazionale per l’inflazione iraniana; sondaggio Economist/YouGov di metà agosto 2026. Le stime di TankerTrackers riguardano il solo greggio e non sono direttamente confrontabili con il totale del 2025. Durata del conflitto: elaborazione FocusAmerica sulla data del raid di fine febbraio 2026.
Finora, però, nessuna delle due parti ha ottenuto il risultato sperato. Ostacolando il passaggio attraverso Hormuz, Teheran ha colpito una delle principali arterie energetiche mondiali, senza contemporaneamente provocare la crisi economica internazionale su cui contava per costringere Trump a chiudere la guerra alle condizioni iraniane. Il prezzo del petrolio resta sotto i 100 dollari al barile, anche perché la Cina ha attinto alle proprie riserve e ridotto gli acquisti. Il blocco dei porti iraniani, imposto da Washington in aprile e ripristinato a luglio, non ha invece provocato né la rivolta popolare auspicata dagli Stati Uniti né il ritorno alla libera navigazione nello Stretto.
“Le previsioni di entrambe le parti non si sono avverate, e nessuna delle due ha una via d’uscita semplice da questa situazione”, ha detto al Wall Street Journal Vali Nasr, docente di studi mediorientali alla Johns Hopkins University. Nel Golfo restano bloccati anche carichi di gas naturale liquefatto, fertilizzanti e altre materie prime. Le conseguenze sono particolarmente pesanti per Qatar, Kuwait, Iraq e Bahrein, le cui esportazioni via mare dipendono dal passaggio attraverso Hormuz.
La pressione economica sull’Iran continua intanto ad aumentare. Il rial continua a perdere valore, l’inflazione a salire e la benzina a scarseggiare. Il presidente Masoud Pezeshkian ha ammesso in televisione un calo del commercio estero compreso tra il 25% e il 35%, criticando chi sostiene che le sanzioni non abbiano conseguenze. All’introduzione del blocco americano, funzionari iraniani stimavano inizialmente che il Paese potesse resistere per circa 5 mesi senza ripercussioni catastrofiche. La successiva interruzione e il ripristino del blocco rendono però difficile tradurre quella previsione in una scadenza precisa.
Sui calcoli di Teheran pesa però anche il calendario politico americano. Secondo un sondaggio Economist/YouGov di metà agosto, il 65% degli americani vuole un accordo che metta fine alla guerra il prima possibile. A due mesi dalle elezioni di metà mandato, l’aumento del prezzo della benzina rappresenta un chiaro problema per l’Amministrazione Trump. “Il ragionamento a Teheran è: perché mai dovremmo togliere pressione a Trump ora? Facciamogli sentire il dolore alle urne”, ha detto al Wall Street Journal Ellie Geranmayeh, esperta di Iran dello European Council on Foreign Relations.
Le decisioni decisive sulla guerra restano per ora nelle mani dei vertici dei Guardiani della Rivoluzione, a partire da Mohsen Rezaei, capo del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, e Ahmad Vahidi, comandante dei pasdaran. Pezeshkian e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf sono favorevoli a un ritorno al negoziato, ma hanno un’influenza più limitata. La nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, resta invece nascosta dopo le ferite riportate nel raid statunitense-israeliano che alla fine di febbraio ha causato la morte di suo padre, Ali Khamenei.
Il deterioramento dell’economia iraniana, quindi, non si sta traducendo necessariamente in una maggiore disponibilità al compromesso. Secondo Esfandyar Batmanghelidj, della fondazione Bourse & Bazaar, anzi l’impoverimento del ceto medio potrebbe persino favorire la parte più oltranzista della leadership, perché una popolazione economicamente stremata ha meno possibilità di mobilitarsi. Nasr indica due possibili scelte per Teheran: cedere oppure intensificare lo scontro, nella speranza di arrivare da una posizione di forza al negoziato e dover fare meno concessioni possibile.
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L'Iran ritiene di poter prolungare la guerra ancora per mesi e logorare gli Stati Uniti. È quanto emerge dai rapporti dell'intelligence americana delle ultime settimane, di cui ha parlato il New York Times: secondo i funzionari che li hanno letti, Teheran avrebbe acquisito maggiore fiducia nella propria capacità di resistere e starebbe ora valutando nuove escalation, mentre la pressione cresce anche in altre zone chiave del Medio Oriente come Libano e Yemen.
Nell'ultima settimana l'Iran ha colpito navi nello Stretto di Hormuz e obiettivi militari statunitensi nella regione, mentre in risposta le forze americane hanno bombardato obiettivi in territorio iraniano. Donald Trump continua a ritenere che la pressione militare ed economica possa alla fine costringere Teheran a cedere sul controllo dello Stretto e, in prospettiva, anche sul programma nucleare. I rapporti dell'intelligence indicano però che un accordo resta ancora lontano e che, nel breve periodo, le sanzioni potrebbero alimentare una nuova escalation regionale.
La guerra delle rotte
L'Iran sta chiudendo le due porte del petrolio del Golfo
Lo Stretto di Hormuz è bloccato da sei mesi. L'Arabia Saudita ha spostato il suo greggio sul Mar Rosso, ma adesso gli Houthi puntano all'altra uscita. A Teheran scommettono che il conto arrivi a Washington prima che a loro.
Grafica di FocusAmerica
I due orologi che Teheran guarda
dal 28 febbraio
189
al 3 novembre
59
giorni di guerra, da quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran
giorni al voto di metà mandato, che decide il controllo del Congresso
Le due porte
Il petrolio del Golfo esce dal Medio Oriente da due soli passaggi, e in sei mesi l'Iran li ha chiusi quasi tutti e due
Le rotte del petrolio saudita si sono spostate due volte da febbraio a oggi. La sequenza parte da sola: puoi anche toccare i singoli passaggi.
01FebFebbraio 02MarMarzo 0320 lug20 luglio 04AgoAgosto
Mappa interattiva delle rotte del greggio dal Golfo Persico al Mar Rosso: senza JavaScript restano leggibili i quattro passaggi descritti qui sotto.
Prima della guerra passava tutto da Hormuz
Dallo stretto uscivano ogni giorno circa 20 milioni di barili fra greggio e prodotti raffinati, un quinto della fornitura mondiale di petrolio. L'Arabia Saudita caricava più di 6 milioni di barili al giorno dai terminal del Golfo, a cominciare da Ras Tanura.
130
navi al giorno nello stretto
20
milioni di barili al giorno
Hormuz si chiude e il greggio va a ovest
Dal 28 febbraio la marina dei Guardiani della Rivoluzione attacca le navi e mina lo stretto. Riad riempie allora l'oleodotto Est-Ovest, costruito nel 1981 proprio per questa eventualità, e porta il greggio a Yanbu, sul Mar Rosso.
7
milioni di barili al giorno nell'oleodotto
5
milioni caricati a Yanbu
Gli Houthi chiudono la porta sud
Il 20 luglio la milizia yemenita dichiara il blocco navale contro le navi saudite e comincia a colpire il traffico verso Bab al-Mandab. La rotta nuova perde subito l'uscita verso l'Asia, mentre missili e droni colpiscono il porto di Mokha, a un'ottantina di chilometri dallo stretto.
14
missili balistici sulla costa yemenita il 3 settembre
80
chilometri fra Mokha e lo stretto
L'ultima uscita rimasta è verso nord
Le petroliere risalgono il Mar Rosso fino ad Ain Sukhna e il greggio attraversa l'Egitto nell'oleodotto Sumed, per essere ricaricato a Sidi Kerir sul Mediterraneo. Ad agosto il Sumed ha superato 1,9 milioni di barili al giorno, contro meno di 0,65 di due mesi prima.
1,9
milioni al giorno nel Sumed ad agosto
6
navi passate da Hormuz il 3 settembre
Rotta attiva
Rotta interrotta
Oleodotto
Passaggio bloccato
Rivedi la sequenza
Lo spostamento
Da dove esce oggi il greggio saudita
Milioni di barili al giorno. In sei mesi l'Arabia Saudita ha ricostruito due volte le sue esportazioni: prima verso il Mar Rosso, poi verso il Mediterraneo.
Mar Rosso, caricato a Yanbu
febbraio
1,4
fine marzo
5,0
Egitto, terminal di Ain Sukhna
prima del blocco
0,8
agosto
1,1
Mediterraneo, oleodotto Sumed attraverso l'Egitto
giugno
0,65
agosto
1,9
Nello stesso periodo il greggio uscito direttamente dallo Stretto di Hormuz è sceso a 2,2 milioni di barili al giorno, e le esportazioni via mare di tutto il Golfo sono passate da circa 17 milioni nel 2025 a 9 milioni ad agosto 2026.
Il conto
Quello che succede nel Golfo si legge alla pompa americana
Nessun Labor Day aveva mai superato i quattro dollari al gallone. Il gasolio, che muove camion e treni e quindi il prezzo di quasi tutto, ha battuto il record del giugno 2022.
Benzina
4,14 $ al gallone
Media nazionale del 4 settembre. A febbraio, prima della guerra, era 2,98 dollari.
Gasolio
5,85 $ al gallone
Record assoluto: il precedente risaliva al giugno 2022. Un anno fa costava 3,71 dollari.
Brent
95 $ al barile
Il 3 settembre, dopo i nuovi attacchi. Alla vigilia della guerra viaggiava sui 72 dollari.
Perché Teheran pensa di avere tempo
Finché una delle due porte resta aperta, Riad continua a esportare e la Casa Bianca può sostenere di avere la situazione sotto controllo. Se si chiudono tutte e due, il prezzo del greggio smette di essere un problema di mercato e diventa un problema elettorale. Secondo i rapporti dell'intelligence americana citati dal New York Times, è esattamente il calcolo che stanno facendo a Teheran.
Fonti: EIA, AAA, UNCTAD e Kpler, Bloomberg, Vortexa, Reuters, AFP, New York Times e Al Jazeera. Rotte e confini elaborati su dati Natural Earth. Dati aggiornati al 4 settembre 2026.
A luglio l'Iran ha attaccato basi americane in Medio Oriente, uccidendo tre soldati statunitensi alla base aerea di Muwaffaq Salti, in Giordania, e ha colpito ripetutamente il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz e infrastrutture nella regione. Nello stesso periodo hacker legati a Teheran hanno preso di mira oltre cento sistemi idrici americani. Nessun impianto è stato compromesso al punto da rendere l'acqua non potabile, ma alcuni gestori hanno dovuto passare ai comandi manuali.
Il vicepresidente JD Vance ha però minimizzato la minaccia informatica. “Se si guarda alla capacità iraniana di alterare la vita normale degli americani, credo sia piuttosto limitata”, ha detto giovedì. “Non è zero, ma è piuttosto limitata”.
Il punto centrale dei rapporti dell'intelligence è però politico. “Gli iraniani si sentono piuttosto ottimisti sulla loro posizione”, ha spiegato Jason Crow, deputato democratico del Colorado e membro della Commissione Intelligence della Camera. La nuova leadership iraniana appare più compatta di quella precedente, l'opposizione interna è stata messa a tacere e Teheran conserva ancora rilevanti scorte di missili e droni. Inoltre, secondo funzionari americani, il Pentagono avrebbe più difficoltà a organizzare nuove offensive di grande portata a causa delle scorte di munizioni in calo.
Teheran guarda anche al calendario politico americano. La guerra e il rincaro della benzina provocato dalle difficoltà del traffico nello Stretto di Hormuz pesano duramente sulla Casa Bianca in vista delle elezioni di metà mandato. “Gli iraniani pensano di avere in mano il massimo della leva in questo momento”, ha detto il deputato democratico Josh Gottheimer. “Quindi, dal loro punto di vista, perché non continuare a metterlo in difficoltà?”.
A questa strategia si accompagna una campagna d'influenza sui social. Meta ha rimosso a fine agosto una rete con base in Iran composta da falsi account Facebook e Instagram che si spacciavano per attivisti e studenti americani e diffondevano contenuti anti repubblicani, in parte generati con l'intelligenza artificiale.
La pressione sull'Iran cresce intanto in Libano. Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato venerdì che la conquista del crinale di Ali al-Taher, circa 15 km oltre il confine israeliano, ha completato “il processo di consolidamento della nostra presa sulla zona di sicurezza nel Libano meridionale”. Sotto il rilievo, a circa 600 metri di quota, si estende una delle maggiori basi sotterranee di Hezbollah. L'operazione israeliana era cominciata a giugno e l'esercito israliano afferma ora di avere raggiunto il “controllo operativo” del crinale dopo aver ripulito due gallerie.
L'Iran aveva avvertito gli Stati Uniti attraverso l'Oman che un'offensiva israeliana contro Ali al-Taher avrebbe superato una linea rossa. Secondo fonti iraniane, decine di miliziani di Hezbollah e alcuni consiglieri dei Guardiani della Rivoluzione erano rimasti intrappolati nel complesso durante l'accerchiamento da parte delle forze israeliane.
L'intesa mediata dagli Stati Uniti a giugno prevedeva il disarmo di Hezbollah da parte dell'esercito libanese e un progressivo ritiro israeliano. Il meccanismo, però, si è quasi fermato: Hezbollah rifiuta ancora di consegnare le armi, Israele accusa Beirut di non impedirne il ritorno nelle zone evacuate, mentre il governo libanese attribuisce lo stallo ai raid e ai ritiri israeliani mai completati. Katz ha ribadito che le truppe resteranno nel sud del Libano finché Hezbollah non sarà disarmato. Per Teheran, invece, qualunque accordo con Washington deve comprendere la cessazione dei combattimenti su tutti i fronti.
Contemporaneamente si è riaperto anche il fronte terrestre nello Yemen. Giovedì gli Houthi hanno lanciato l'offensiva più vasta dalla tregua mediata dalle Nazioni Unite nell'aprile 2022. Secondo funzionari locali citati dal New York Times, l'obiettivo è conquistare posizioni che permetterebbero alla milizia di aumentare la pressione sullo Stretto di Bab al-Mandab, il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.
I combattimenti più duri si concentrano nella parte occidentale della provincia di Taiz e nel sud di Hodeidah. Le forze governative sostengono di avere riconquistato alcune posizioni, ma gli Houthi cercano di tagliare le vie di rifornimento verso Mokha, città portuale a meno di ottanta chilometri dallo stretto. Mokha è già sotto attacco da giorni con missili balistici e droni che hanno danneggiato il porto e le navi ormeggiate. La città è controllata dalle forze del generale Tareq Saleh, alleato del governo riconosciuto internazionalmente dello Yemen.
A luglio gli Houthi avevano inoltre dichiarato un blocco navale contro l'Arabia Saudita e attaccato il traffico petrolifero saudita. L'eventuale conquista delle alture attorno a Mokha darebbe loro una capacità decisamente maggiore di minacciare le navi in transito nel Bab al-Mandab. La perdita simultanea di un accesso sicuro a Hormuz e al Mar Rosso finirebbe per ridurre drasticamente la capacità di Riad di esportare greggio sui mercati mondiali.
La posta in gioco è aumentata enormemente dopo l'inizio della guerra con l'Iran. Con il traffico attraverso Hormuz fortemente ridotto, l'Arabia Saudita ha dirottato oltre il 70% delle esportazioni verso i terminal del Mar Rosso, soprattutto Yanbu. Dopo l'inizio della campagna degli Houthi contro le navi saudite, però, anche i flussi attraverso lo Stretto di Bab al-Mandab sono crollati e una parte crescente del greggio viene ora instradata verso nord, attraverso il canale di Suez e l'oleodotto Sumed, oppure circumnavigando l'Africa.
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di Laura Tussi – Esistono voci che non si limitano a cantare, ma raccontano un territorio, custodiscono una memoria e, soprattutto, continuano a fare resistenza.administrator (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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L'azienda diventata nuova partner dell'Amministrazione Trump in Venezuela si prepara ad ampliare drasticamente la propria presenza nei principali bacini petroliferi del Paese. Ma portare quelle aree a piena produzione richiederà anni e investimenti enormi. L'accordo, annunciato la scorsa settimana, riguarda diciassette aree di produzione assegnate a North American Blue Energy Partners, il secondo produttore petrolifero privato del Venezuela. Il New York Times ha ottenuto l'elenco e ne ha verificato in modo indipendente il contenuto.
Circa metà delle aree si trova nel lago di Maracaibo, nell'angolo nordoccidentale del Paese, una delle culle storiche dell'industria petrolifera venezuelana, oggi segnata da infrastrutture gravemente deteriorate. L'altra metà è distribuita nella fascia dell'Orinoco, che attraversa il Venezuela centrale e nordorientale e dove si concentra gran parte delle riserve nazionali. Il greggio estratto in questa regione, tuttavia, è estremamente pesante e deve essere trattato prima di poter essere trasportato attraverso gli oleodotti, con costi elevati.
Molte delle aree dell'Orinoco comprese nell'accordo sono inoltre quasi del tutto inesplorate. La società dovrà quindi probabilmente non solo perforare nuovi pozzi, ma anche costruire oleodotti e impianti di trattamento. "Serve una quantità enorme di denaro, e poi servono anche le persone: non è solo una questione di acciaio, tubi e ingegneria", ha detto al New York Times Bob Fryklund, vicepresidente della società di ricerca S&P Global Energy.
La rete elettrica venezuelana rappresenta un ulteriore ostacolo. Anni di cattiva gestione e corruzione hanno reso frequenti i blackout, un problema che nessun contratto può risolvere rapidamente. Franco Sampieri, presidente della camera petrolifera dello Stato di Zulia, di cui Maracaibo è il capoluogo, ha raccontato che in città l'elettricità viene regolarmente a mancare per ore: chi dovrà far funzionare pompe e altri macchinari potrebbe quindi essere costretto a produrre autonomamente l'energia necessaria.
Il lago di Maracaibo, un tempo simbolo del boom petrolifero venezuelano, è oggi disseminato di piattaforme arrugginite e condotte danneggiate. Le fuoriuscite di greggio contaminano l'acqua e la fauna, mentre molti dei tecnici specializzati del settore hanno lasciato il Paese.
Il greggio del Venezuela
Il petrolio del Venezuela.
Le promesse e i conti.
L’intesa riguarda diciassette aree di produzione tra il lago di Maracaibo e la fascia dell’Orinoco, assegna al Pentagono il 35 per cento della società che li gestirà e promette cento miliardi di dollari di investimenti. Washington e Caracas, però, ne raccontano due versioni diverse.
Grafica di FocusAmerica
17
Le aree di produzione affidate a North American Blue Energy Partners
65 miliardi di barili
Circa un quinto dei 303 miliardi di riserve provate del Paese
100 miliardi di dollari
Gli investimenti in infrastrutture che l’azienda si è impegnata a fare
La geografia
Le diciassette aree si dividono fra due mondi molto diversi
Circa metà delle aree si trova nel lago di Maracaibo, dove l’industria petrolifera venezuelana è nata e dove le infrastrutture esistono ma sono gravemente deteriorate. L’altra metà è nella fascia dell’Orinoco, che custodisce gran parte delle riserve nazionali ed è in buona parte ancora da esplorare.
VENEZUELA / GEOGRAFIA DEL PETROLIO17 aree · 2 poli
I due poli petroliferi del VenezuelaVenezuela intero, con Colombia, Brasile e Guyana. A ovest il bacino di Maracaibo, in rosso; a est la fascia dell’Orinoco, in ocra tratteggiato. Le campiture indicano zone approssimative, non singole concessioni. MAR DEI CARAIBIVENEZUELACOLOMBIABRASILEGUYANATrinidad e TobagoCaracasMaracaiboABBacino diMaracaiboFascia dell’OrinocoN
A · Bacino di MaracaiboB · Fascia dell’Orinoco
Tocca un'area della mappa per aprirne la scheda. Le campiture localizzano i due poli petroliferi: non rappresentano i confini delle 17 concessioni.
A
OVEST · MARACAIBO
MaracaiboLago diMaracaiboZULIA
Piattaforme, condotte e impianti già presenti, ma gravemente deteriorati.
B
EST · ORINOCO
FASCIA DELL’ORINOCO
Greggio molto pesante: servono nuovi pozzi, oleodotti e impianti di trattamento.
Base cartografica Natural Earth, ripresa dal file originale. Estensione dei bacini approssimativa; ubicazione puntuale delle concessioni non documentata nel materiale fornito.
Il problema della corrente
Nello Stato di Zulia la corrente elettrica manca regolarmente per ore. Chi dovrà far funzionare le pompe e i macchinari rischia di doversi produrre l’elettricità da solo.
Il problema delle persone
Molti tecnici specializzati hanno lasciato il Venezuela negli anni della crisi. Come ha detto al New York Times un dirigente di S&P Global Energy, non basta l’acciaio: servono anche gli ingegneri.
La distanza
Quanto si produce oggi e quanto si promette di produrre
Nelle tre aree in cui già opera, l’azienda estrae circa 200.000 barili al giorno. Per tutte e diciassette gli obiettivi dichiarati vanno da cinque a sette volte tanto, entro cinque anni.
Quanto si estrae adesso
North American Blue Energy, nelle tre aree in cui già opera
200.000
Chevron, con le sue società miste
280.000
Tutto il Venezuela, secondo il governo di Caracas ad agosto
1.230.000
Quanto si promette di estrarre
Chevron, entro cinque anni, con sette miliardi di dollari
600.000
North American Blue Energy, entro cinque anni
1.000.000
Delcy Rodríguez, per le diciassette aree dell’accordo
1.500.000
Barili al giorno. Il dato sulla produzione nazionale è una dichiarazione della presidente ad interim Delcy Rodríguez di fine agosto 2026: le fonti secondarie dell’OPEC collocano il Venezuela fra 1,0 e 1,2 milioni di barili al giorno.
Il conto
Il numero più grande dell’accordo è anche il più fragile
Caracas ha diffuso una cifra sola, molto grande: 209 miliardi di dollari di entrate per lo Stato venezuelano, calcolati su un prezzo del greggio di 65 dollari al barile. Basta dividerla per gli anni dell’accordo perché si sgonfi.
8,4 contro 18,4
Nel 2025, con 941.000 barili al giorno, il Venezuela aveva incassato 18,4 miliardi: più del doppio.
8,4 miliardi l’anno — quanto l’accordo promette a Caracas
18,4 miliardi — incassati nel 2025, con 941.000 barili al giorno
0
5
10
15
20 mld $
Rivedi il calcolo
Il calcolo è dell’economista Francisco Rodríguez. La Casa Bianca indica per lo stesso periodo circa 200 miliardi di dollari fra imposte e canoni.
La posta
Che cosa prende Washington, e per quanto tempo
35%
del capitale della società
Ogni quadrato vale l’1 per cento. La quota va all’Office of Strategic Capital, il braccio finanziario del Pentagono.
20%
del greggio, al costo di produzione
Ogni quadrato vale un barile su cento. Sugli altri ottanta il Dipartimento di Stato ha il diritto di comprare per primo.
Quanto dura l’accordo, secondo chi lo racconta
Caracas. Delcy Rodríguez parla di un progetto bilaterale di 25 anni.
Washington. La Casa Bianca ha comunicato concessioni di 100 anni sulle stesse diciassette aree.
0
25 anni
50
75
100
Il testo del contratto non è stato pubblicato né da Washington né da Caracas, quindi nessuna delle due versioni può essere verificata.
Sulla carta l’accordo mette in fila i numeri più grandi della storia petrolifera venezuelana. Sul terreno restano un lago pieno di impianti arrugginiti, una fascia dell’Orinoco quasi priva di infrastrutture e una rete elettrica che si spegne per ore.
Fonte: Casa Bianca, New York Times, Reuters, CNBC, Associated Press, OPEC (Annual Statistical Bulletin 2025), dichiarazioni della presidente ad interim Delcy Rodríguez. Dati aggiornati al 4 settembre 2026.
L'intesa è tanto inconsueta quanto poco documentata e attribuisce al governo statunitense un ruolo diretto nello sfruttamento del petrolio venezuelano. Washington e Caracas creeranno una società mista nella quale il dipartimento della Difesa avrà una quota del 35%. Gli Stati Uniti si riservano inoltre il diritto di acquistare, al costo di produzione, il 20% del greggio estratto da tutti i giacimenti gestiti da North American Blue Energy.
In cambio, l'azienda venezuelana si è impegnata a investire 100 miliardi di dollari in nuove infrastrutture petrolifere. Delcy Rodríguez, presidente ad interim del Venezuela, ha indicato una durata dell'accordo di almeno 25 anni, 19 dollari a barile per Caracas e ricavi stimati in 209 miliardi di dollari l'anno. Le 17 aree contengono 65 miliardi di barili di petrolio recuperabile, vale a dire circa un quinto delle riserve provate del Paese. Né l'elenco completo né l'ubicazione precisa dei giacimenti sono però stati resi pubblici, rendendo impossibile verificare questa stima. Le valutazioni venezuelane sull'entità delle riserve sono inoltre considerate da molti analisti e operatori del settore eccessivamente ottimistiche.
North American Blue Energy è guidata da Alejandro Betancourt, imprenditore venezuelano di 46 anni, in precedenza indagato per riciclaggio in Spagna, Svizzera e Stati Uniti. Washington non ha dato seguito a un mandato d'arresto svizzero e gli ha consentito di entrare più volte negli Stati Uniti per trattare con l'Amministrazione. La sua società è già attiva in 3 delle 17 aree, dove produce circa 200.000 barili di petrolio al giorno.
North American Blue Energy ha riconosciuto che l'accordo con l'Amministrazione statunitense è stato "un fattore" nella scelta della società "per questi giacimenti". Sara Chouraqui, responsabile dell'ufficio legale, ha sostenuto che l'azienda abbia "una storia comprovata" e disponga già di attività vicine ad alcune delle diciassette aree, circostanza che le consentirebbe di avviare più rapidamente i lavori.
Il governo americano presenta invece l'intesa anche come un ampliamento della propria influenza in un Paese dove per anni le società cinesi e russe hanno avuto un peso considerevole. Ricostruire la storia dei giacimenti venezuelani e delle aziende che vi hanno operato è però difficile: il Venezuela non pubblica registri aggiornati e ha recentemente ridefinito alcune aree di produzione.
Un documento visionato dal New York Times mostra che nel 2024 China Concord Petroleum partecipava ad almeno 2 delle 17 aree. La società era stata inserita nella lista nera del Dipartimento del Tesoro statunitense il 25 settembre 2019, insieme ad altre imprese cinesi, per il trasporto di greggio iraniano. Interpellato sugli investimenti cinesi in Venezuela, un portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino ha dichiarato che "i legittimi diritti e interessi della Cina in Venezuela devono essere garantiti".
North American Blue Energy punta a raggiungere una produzione di un milione di barili al giorno entro 5 anni. La presidente ad interim Rodríguez ha fissato un obiettivo ancora più ambizioso, parlando di oltre 1,5 milioni di barili al giorno per le aree comprese nell'accordo.
Per avere un termine di paragone, ad agosto l'intero Venezuela ha prodotto 1,23 milioni di barili al giorno, il livello più alto dal febbraio 2019 e quasi il 30% in più rispetto all'inizio dell'anno. Chevron, che nel Paese dispone di un'esperienza molto maggiore, ha annunciato mercoledì un separato accordo che prevede oltre 7 miliardi di dollari di investimenti in cinque anni per più che raddoppiare la produzione delle proprie società miste, portandola a circa 600.000 barili al giorno: un aumento di circa 320.000 barili. Negli stessi giorni anche l'italiana Eni ha annunciato un ampliamento dei propri progetti in Venezuela.
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Banca etica sequestra i fondi di A/I
Venerdì 4 settembre Banca Etica ci ha comunicato in una riunione che eserciterà l’opzione di rescissione unilaterale dal contratto con l’Associazione AI ODV e che i fondi attualmente presenti sul conto frutto delle donazioni di migliaia di persone, associazioni e collettivi non saranno nella disponibilità dell’Associazione.
Al di là delle molte parole spese dai dirigenti della Banca per lavarsi la coscienza, i fatti dicono che Banca Etica non solo si adegua al diktat dell’autocrate statunitense, ma ne rincara la dose mettendosi al suo stesso livello.
E tutto questo senza alcun preavviso e senza darci alcuna possibilità di disporre dei fondi dell’Associazione in maniera adeguata o di trovare una soluzione condivisa.
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Attackers used an AI-orchestration framework alongside conventional exploits, stolen credentials and custom malware in a campaign spanning Asian government, political and education targets.dark6 (Secure Bulletin)
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A new NodeStealer variant adds continuous keylogging, clipboard monitoring and screenshots to its browser and Facebook data theft. Financial services were the most affected sector in recent activity spanning Asia and North America.dark6 (Secure Bulletin)
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TP-Link has fixed two Archer AX55 v4 vulnerabilities affecting EasyMesh and web login security. A local attacker could crash or potentially take over the router, while captured HTTP logins may expose administrator passwords.dark6 (Secure Bulletin)
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Researchers at Hunt.io say a 35-day campaign compromised more than 14,000 internet-connected Dahua cameras, planting hidden administrator accounts and abusing cloud recovery codes that persist even through password changes and factory resets.dark6 (Secure Bulletin)
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Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi nel fine settimana prima a Mosca e poi a Kyiv per tentare di riaprire il negoziato sulla guerra in Ucraina, dieci giorni dopo una missione del direttore della CIA John Ratcliffe che non ha prodotto alcuna apertura da parte del Cremlino. Il programma prevede un incontro con Vladimir Putin sabato e una visita a Volodymyr Zelensky domenica: si tratterebbe della prima volta in Ucraina per i due inviati di Donald Trump da quando il presidente è tornato alla Casa Bianca, dopo diversi viaggi a Mosca, soprattutto da parte di Witkoff. Zelensky ha confermato in serata la tappa di Kyiv, mentre dagli Stati Uniti continuano ad arrivare indicazioni di cautela legate alla sicurezza e alla logistica del viaggio.
La visita nella capitale ucraina era stata messa in dubbio nel corso della giornata di ieri. Una persona informata dei fatti aveva detto al Kyiv Independent che Witkoff "ha cominciato ad avere paura" e che si stavano valutando alternative. "I russi non vogliono che vengano qui a Kyiv, e Witkoff è sempre sensibile ai sentimenti russi. Gli stanno dicendo che è pericoloso", aveva spiegato la fonte. Gli inviati avevano inizialmente pensato di raggiungere la capitale in aereo, ma lo spazio aereo ucraino resta chiuso e Witkoff sarebbe riluttante a compiere il viaggio in treno. In serata, tuttavia, la testata ucraina riferiva che l'intenzione restava quella di arrivare a Kyiv domenica.
Secondo funzionari americani citati da Axios, la missione è stata preparata per mesi e più volte rinviata. Un primo tentativo era saltato ad agosto, quando Trump aveva preferito tenere vicini i propri inviati durante il confronto con l'Iran. Zelensky aveva annunciato la nuova doppia tappa giovedì. La Casa Bianca aveva già chiesto all'Ucraina di non colpire Mosca durante la visita di Ratcliffe del 25 agosto e ora ottenuto garanzie analoghe per la missione di Witkoff e Kushner. Kyiv ha promesso di sospendere i propri attacchi durante gli incontri e ha chiesto alla Russia di fare lo stesso, ma Mosca non ha annunciato un impegno equivalente.
Il precedente di Ratcliffe spiega perché Washington stia tentando un nuovo canale. Il viaggio a sorpresa compiuto dal direttore della Central Intelligence Agency a Mosca il 25 agosto non ha prodotto alcuna apertura russa e potrebbe avere persino rafforzato la convinzione di Putin di poter ottenere di più continuando la guerra. Secondo il Washington Post, che cita funzionari occidentali ed esponenti dell'establishment russo, "è stato un tentativo di convincere Putin a fermare la guerra e Putin lo ha letto come debolezza".
Ratcliffe non ha incontrato direttamente Putin. Ha visto invece il direttore dell'FSB Aleksandr Bortnikov e il direttore dell'intelligence estera Sergej Naryškin. La scelta di Bortnikov è stata deliberata: appartiene alla cerchia ristretta del presidente russo e in passato ha gestito con Washington anche gli scambi di prigionieri. Il messaggio lanciato dall'americano è che, se Mosca continua a puntare a ottenere la completa cessione del Donbass da parte dell'Ucraina, "semplicemente non succederà", e che prolungare il conflitto non farà altro che aggravare le difficoltà russe. Ratcliffe avrebbe inoltre proposto un vertice a tre tra Trump, Putin e Zelensky, ipotesi più volte respinta da Mosca. Tornato negli Stati Uniti, ha concluso di avere recapitato il messaggio senza però "aver spostato l'ago della bilancia".
Guerra in Ucraina · La scommessa sul tempo
Putin scommette sull’inverno, ma il conto gli arriva ogni mese
Steve Witkoff e Jared Kushner arrivano a Mosca e poi a Kyiv per riaprire il negoziato. Al Cremlino prevale la convinzione che qualche altro mese di guerra sia ancora sostenibile per la Russia e molto più difficile da reggere per l’Ucraina. I conti pubblici e le raffinerie russe raccontano un’altra storia.
Grafica di FocusAmerica 5 settembre 2026
Il bilancio federale russo, in miliardi di rubli
Il tetto di disavanzo fissato per tutto il 2026 è stato superato già a luglio
6.455
miliardi di rubliIl disavanzo accumulato nei soli primi sette mesi dell’anno, pari al 2,8% del PIL.
Tetto dell’intero 2026
Quanto il governo aveva messo in conto per dodici mesi
3.786
Quanto ha speso in disavanzo in sette mesi
6.455
+70%
Stesso periodo del 2025
4.622
In sette mesi la Russia ha speso in disavanzo il 70% in più di quanto aveva previsto per dodici. Il ministro delle Finanze Anton Siluanov ha già fatto sapere che l’obiettivo andrà probabilmente rivisto.
Tre modi di misurare l’attesa
IIl carburanteCarburante IIIl territorioTerritorio IIIIl calendarioCalendario
La benzina che manca alle pompe
Ogni giorno alla Russia mancano 35 mila tonnellate di benzina
Alla fine di agosto le raffinerie russe producevano circa 80 mila tonnellate di benzina al giorno, contro un fabbisogno interno stimato in 115 mila. Ogni pompa vale 5.000 tonnellate al giorno: quelle vuote sono la benzina che il Paese non riesce più a produrre.
80.000 tonnellateprodotte ogni giorno dalle raffinerie
35.000 tonnellateche mancano per coprire la domanda
Tra giugno e agosto i droni ucraini hanno messo fuori uso 18 raffinerie, tra cui quelle di Mosca, Omsk, Rjazan, Volgograd e Kirishi. Il governo russo ha prorogato il divieto di esportare benzina fino alla fine di gennaio 2027 e ha cominciato a comprare carburante dall’Asia e dalla Bielorussia.
Le occasioni lasciate passare
Chi ha rinviato l’accordo lo ha poi pagato in territorio
Dall’inizio dell’invasione entrambe le parti hanno lasciato cadere un’occasione negoziale, e in seguito hanno perso terreno. Ogni fascia rappresenta l’intero territorio ucraino: in rosso, quanto è costata l’attesa.
Primavera 2022 · La Russia
Mosca si allontana da un accordo che le sarebbe stato più favorevole
10%
del territorio ucraino che avrebbe potuto conservare, poi perso sul campo: circa 60.000 km².
2023 · L’Ucraina
Kyiv non coglie la finestra negoziale suggerita da Washington
1,5%
del proprio territorio, perso nei mesi successivi: circa 9.000 km².
Le due fasce sono in scala reale sui 603.500 km² del territorio ucraino nei confini del 1991. Il confronto misura il costo dell’attesa, non la superficie oggi occupata.
Che cosa resta da decidere, e quando
Dal viaggio di Witkoff alla primavera del 2027
Il piano di pace discusso ad Abu Dhabi è stato ridotto a due sole questioni ancora aperte. Kyrylo Budanov, capo dello staff di Zelensky, si aspetta che i colloqui diretti riprendano entro la fine di settembre.
Il piano di pace, da venti punti a due
Dei venti punti iniziali ne restano aperti due, e sono i più difficili.
Chi amministra la centrale nucleare di Zaporizhzhya, occupata dalle forze russe.
Chi controlla la parte del Donbass orientale ancora in mano a Kyiv: quattro città medie in parte distrutte e una fascia di campagna.
Le tappe, da qui alla primavera del 2027
25 agosto
Il direttore della CIA John Ratcliffe vola a Mosca. Non incontra Putin e torna senza alcuna apertura russa.
4 settembre
Un drone russo colpisce la sede dell’SBU a Kyiv: almeno 12 feriti. Zelensky annuncia che gli obiettivi della risposta sono già stati scelti.
Oggi · 5 settembre 2026
5-6 settembre
Witkoff e Kushner vedono Putin sabato a Mosca e Zelensky domenica a Kyiv: la loro prima volta in Ucraina.
18-20 settembre
La Russia rinnova il proprio parlamento, alla vigilia della finestra negoziale indicata da Budanov.
Fine settembrePrevisione
Budanov si attende la ripresa formale dei colloqui diretti tra Russia e Ucraina, pochi giorni dopo il voto di Mosca.
3 novembre
Gli Stati Uniti votano per le elezioni di metà mandato. Budanov colloca la ripresa dei colloqui alcune settimane prima di questo voto.
Inverno 2026-2027Previsione
La Russia prepara la quarta campagna di bombardamenti sulle infrastrutture energetiche e idriche ucraine.
Primavera 2027Previsione
Secondo Budanov è il primo momento in cui le condizioni per un cessate il fuoco potrebbero davvero maturare.
I pallini grigi segnano fatti già avvenuti, quelli blu appuntamenti già fissati in calendario, quelli vuoti previsioni che nessuno ha ancora messo in agenda. Le bandiere dicono chi muove: in questo calendario l’Ucraina non compare mai da sola.
Il punto
Mosca scommette che un altro inverno di guerra pesi di più sull’Ucraina che sui propri conti. Il bilancio federale e le pompe di benzina dicono che una parte del prezzo la Russia la sta già pagando adesso.
Fonte Ministero delle Finanze della Federazione Russa per i dati di bilancio di gennaio-luglio 2026, ripresi da Interfax; Reuters per la produzione di benzina; New York Times, Washington Post, Axios e Kyiv Independent per la ricostruzione del negoziato. Dati aggiornati al 5 settembre 2026.
Nei giorni successivi la Russia ha invece intensificato gli attacchi contro Kyiv. Il 4 settembre un drone ha colpito direttamente la sede centrale dell'SBU, il Servizio di Sicurezza Ucraino, in via Volodymyrska, di fronte alla cattedrale di Santa Sofia. L'obiettivo, secondo Zelensky, era l'ufficio del direttore ad interim dell'SBU Oleksandr Poklad, che non si trovava nella stanza in quel momento ed è rimasto illeso. Il bilancio aggiornato è di almeno 12 feriti. Zelensky ha dichiarato che gli obiettivi per la risposta ucraina sono già stati individuati.
Per una fonte vicina al Ministero degli Esteri russo citata dal Washington Post, l'escalation serve anche a segnalare a Washington che Mosca non intende rendere più flessibile la propria posizione. Al Cremlino prevale la convinzione che qualche altro mese di guerra sia ancora sostenibile per la Russia e molto più difficile da sopportare per l'Ucraina. Putin scommette soprattutto sull'inverno e sulla capacità dei bombardamenti contro infrastrutture energetiche e idriche di aumentare la pressione sulla società civile ucraina.
I costi per Mosca, però, continuano ad aumentare. Nei primi 7 mesi del 2026 il deficit federale russo ha raggiunto 6.455 miliardi di rubli, pari al 2,8% del PIL, contro un obiettivo di 3.786 miliardi per l'intero anno. Gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno inoltre aggravato la crisi dei carburanti: alla fine di agosto la produzione di benzina era scesa a circa il 70% della domanda interna, costringendo il governo russo a limitare le esportazioni e a ricorrere maggiormente alle importazioni.
Bortnikov, secondo la ricostruzione del Washington Post, sarebbe consapevole dei rischi economici e sociali di una guerra prolungata, dalla penuria di carburante all'aumento dei prezzi e al possibile malcontento interno, ma non sarebbe stato disposto a presentarsi da Putin per sostenere un accordo basato sull'attuale linea del fronte.
Dall'altra parte del tavolo ci sarà Kyrylo Budanov, quarant'anni, capo dello staff del presidente ucraino, generale e fino a gennaio responsabile dell'intelligence militare. In un'intervista al New York Times, Budanov ha detto di aspettarsi una ripresa formale dei colloqui diretti tra i due Paesi entro la fine di settembre, pochi giorni dopo le elezioni parlamentari russe del 18-20 settembre e alcune settimane prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La missione di Witkoff e Kushner, secondo lui, dovrebbe rappresentare il primo passo di questa nuova fase.
Budanov ha costruito la propria carriera combattendo contro la Russia. Durante la guerra nel Donbass iniziata nel 2014 ha guidato incursioni dietro le linee nemiche; in una di queste è stato ucciso in combattimento il figlio di un generale russo. Nel 2016 un proiettile di mitragliatrice gli ha frantumato un gomito ed è stato curato per mesi al Walter Reed National Military Medical Center, nel Maryland. A seguito dell'invasione russa su vasta scala del 2022 ha contribuito a pianificare alcune delle operazioni più audaci dell'Ucraina.
Proprio la sua esperienza nell'intelligence gli ha però permesso di mantenere per anni canali aperti con il nemico. "Certo che non possiamo fidarci l'uno dell'altro, siamo in guerra", ha detto al New York Times. "Allo stesso tempo entrambe le parti capiscono di dover cercare una soluzione. La guerra non può essere eterna." Budanov ha continuato a parlare frequentemente con l'ammiraglio Igor Kostjukov, capo del GRU, l'intelligence militare russa, con cui aveva negoziato già nel 2022, sotto mediazione turca, l'apertura delle rotte per il grano nel Mar Nero e con cui negli anni ha affrontato anche gli scambi di prigionieri.
Il dialogo è proseguito mentre le rispettive strutture si combattevano direttamente. Nella sala d'attesa dell'ufficio di Budanov è esposta una fotografia delle forze speciali ucraine che nel 2024 hanno conquistato una postazione del GRU all'interno di un cementificio a Vovchansk, uccidendo molti uomini alle dipendenze di Kostjukov. Budanov ha inoltre rivelato di aver parlato regolarmente con Yevgeny Prigozhin, fondatore della compagnia mercenaria Wagner, fino a poco prima dell'ammutinamento contro il Cremlino del 2023.
All'inizio dell'anno, al termine di una tornata di negoziati a Ginevra, i russi hanno proposto alla delegazione ucraina di proseguire i colloqui a Mosca, lasciando intravedere anche la possibilità di un incontro con Putin. Per Budanov significava entrare nel Paese che lo ricerca con accuse di terrorismo per le attività svolte quando guidava l'intelligence militare, ma alla fine il viaggio non si è fatto e il negoziato si è fermato poco dopo. "Sono pronto a qualunque passo che ponga fine alla guerra", ha detto, purché le condizioni siano accettabili per l'Ucraina.
Il governo ucraino resta però ancora diviso sulla strategia da seguire. Un'analisi del Carnegie Russia Eurasia Center descritta dal New York Times colloca Budanov alla guida della corrente favorevole a cercare un accordo prima che l'Ucraina subisca perdite ancora maggiori, mentre altri dirigenti ritengono che concessioni significative a Mosca possano finire solo per demoralizzare l'esercito e la società. Anche una parte dell'opinione pubblica resta diffidente verso la mediazione americana e teme che Washington possa spingere Kyiv verso condizioni considerate una capitolazione.
Quando Budanov ha accettato a gennaio la guida dello staff presidenziale, uno dei motivi principali, ha raccontato, era proprio la possibilità di dirigere il negoziato di pace. A quel punto Witkoff e i negoziatori russi e ucraini avevano ridotto un piano di pace inizialmente articolato in 20 punti a due questioni fondamentali ancora aperte: la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhya occupata dalla Russia e il controllo della parte del Donbass orientale ancora in mano all'Ucraina, comprendente quattro città di medie dimensioni in parte distrutte e una fascia di territorio rurale.
Durante i colloqui di Abu Dhabi erano state discusse diverse ipotesi per il futuro di quell'area: affidarla a contractor militari privati, porla sotto l'amministrazione del "Board of Peace" promosso da Trump oppure creare amministrazioni civili congiunte russo-ucraine. Budanov ha consigliato a Zelensky di non accettare alcuna soluzione che permettesse alla Russia di rivendicare formalmente il territorio, per esempio issandovi la propria bandiera. Cederlo, sostiene, significherebbe consegnare a Mosca per via diplomatica ciò che l'esercito russo non è riuscito a conquistare sil terreno.
Le due parti, del resto, parlano fin dal primo giorno dell'invasione del 2022, quando un consigliere di Putin ha tentato con due telefonate di negoziare una rapida resa ucraina. Da allora entrambe le parti hanno lasciato passare occasioni che, secondo la ricostruzione del New York Times, avrebbero potuto produrre condizioni più favorevoli. Circa un mese dopo l'inizio della guerra è stata la Russia ad allontanarsi da un possibile accordo più favorevole, per poi perdere sul campo circa il 10% del territorio ucraino che avrebbe potuto conservare. Un anno più tardi, quando era Kyiv a trovarsi in una posizione militare migliore, l'Ucraina non ha colto una finestra negoziale suggerita dagli Stati Uniti e in seguito ha perso circa l'1,5% del proprio territorio.
I nuovi colloqui promossi dall'Amministrazione Trump erano ripartiti all'inizio del 2026, ma si erano interrotti a metà febbraio, poco dopo la tornata di Ginevra e l'inizio della guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. A livelli inferiori, secondo Budanov, però, i contatti tra russi e ucraini non sono però mai cessati.
Budanov non ritiene comunque che una ripresa del negoziato significhi un cessate il fuoco imminente. A suo giudizio, le condizioni potrebbero non maturare prima della primavera del 2027, perché la Russia tenterà probabilmente una nuova campagna strategica di bombardamenti durante l'inverno, la quarta dall'inizio dell'invasione su vasta scala. "I negoziati prima o poi porteranno a qualcosa", ha detto. "Non si può combattere tutta la vita."
Intanto l'Ucraina afferma anche di avere informazioni su una possibile nuova escalation militare di Mosca. Pavlo Palisa, il vice di Budanov, ha detto ieri che Putin avrebbe ordinato alle Forze Armate russe di preparare diversi scenari per un'offensiva nell'Ucraina settentrionale, con Kyiv e Chernihiv tra le aree considerate prioritarie.
Zelensky pledged that, for the safety of the U.S. negotiators, Ukraine would refrain from conducting aerial strikes against Russia during their visit and urged Moscow to do the same.Tim Zadorozhnyy (The Kyiv Independent)
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