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Shareholder lawsuit seeks to halt Paramount merger, fight corruption


FOR IMMEDIATE RELEASE:

New York, July 15, 2026 — Yesterday, Freedom of the Press Foundation (FPF) and the Public Integrity Project filed a shareholder’s derivative lawsuit against officers and directors of Paramount Skydance Corp. seeking to halt its acquisition of Warner Bros. Discovery.

Mary S. Thomas of Thomas Law LLC, an experienced commercial litigator in Delaware, where the suit was filed, is serving as Delaware counsel on the case.

The complaint, brought on behalf of Paramount shareholder Paul Robbins against Paramount higher-ups including CEO David Ellison, seeks to prevent Paramount insiders from profiting through breaches of their fiduciary duties to the company by trading editorial independence for favoritism from the Trump administration. This pattern includes, among other things:

  • Promising to “overhaul” CNN (which Warner owns), according to a recent Wall Street Journal report, and potentially firing anchors and commentators President Donald Trump dislikes, if it acquires Warner Bros. Discovery.
  • Making secret contributions to the settlement of Trump’s spurious lawsuit against “60 Minutes” and, according to the Journal, pressuring Paramount directors to settle. Federal and state elected officials have said they intend to bring bribery investigations relating to the settlement.
  • Installing a pro-Trump GOP donor without journalism experience as “ombudsman” at CBS News to monitor “bias” pursuant to an agreement with Trump’s Federal Communications Commission, and otherwise handing the FCC oversight over its news operation, compromising its journalism.

The corruption surrounding the deal was underscored by a ProPublica report the morning after the lawsuit was filed that Paramount gifted FCC officials expensive tickets to the December Kennedy Center Gala, hosted by Trump, after the agency approved the Paramount-Skydance merger and as Paramount prepared to seek its approval of its Warner Bros. acquisition. FCC Chair Brendan Carr reportedly sat in a $125,000 seat in a private skybox with Ellison.

The lawsuit alleges that the planned Warner Bros. merger threatens Paramount and its stockholders, as well as the press and public who rely on CBS and CNN to remain informed. Paramount’s stock price has substantially declined since execution of the merger agreement.

Robbins is bringing the suit derivatively — that is, on behalf of the company.

Seth Stern, chief of advocacy at FPF, said: “The economic terms of this merger, on their own, make no sense for Paramount shareholders. They make even less sense given reports of the Ellisons’ commitments to Trump to tank CNN’s reputation and viewership just like they did at CBS. CNN and CBS viewers want real journalism. If Paramount’s news networks are watered down to appease the administration, they’ll stop tuning in, and the public will be less informed.”

Brendan Ballou, CEO of the Public Integrity Project, said: “America’s richest people want to turn America’s most important media outlets into propaganda machines for the president. This is bad for Paramount’s shareholders. This is bad for democracy. And this is deeply corrupt. This case is about exposing and stopping that corruption.”

A copy of the complaint is available here.

Please email Seth Stern (seth@freedom.press) of FPF or Brendan Ballou (brendan@publicintegrityproject.org) of Public Integrity Project for any follow-up questions or inquiries.


freedom.press/issues/sharehold…

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Acerbo (Rif. Com.): Unione Uuropea chiude le porte a disertori ucraini home.rifondazione.eu/2026/07/1… #ComunicatiStampa

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L'elettorato americano si sposta a sinistra in vista delle midterm


Nello studio 2026 di Echelon Insights la sinistra fedele cresce di 5 punti e il vantaggio della destra sull'immigrazione scende da 36 a 6, mentre i conservatori moderati hanno poca voglia di votare
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L'elettorato americano si sta spostando a sinistra a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, quando si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. Lo mostra l'edizione 2026 di Political Tribes, lo studio con cui l'istituto Echelon Insights divide gli elettori americani in otto "tribù" politiche: in un anno il gruppo più a sinistra è cresciuto dal 16 al 21 per cento dell'elettorato e il vantaggio della destra sull'immigrazione si è quasi azzerato, mentre i conservatori moderati, in movimento verso i democratici, sono tra i meno motivati ad andare a votare.

Echelon Insights è un istituto di area repubblicana fondato dai sondaggisti Kristen Soltis Anderson e Patrick Ruffini. Lo studio si basa su un sondaggio condotto tra il 18 e il 22 giugno su 1.003 elettori considerati probabili votanti, chiamati a scegliere tra coppie di affermazioni opposte: nove domande sui temi sociali, nove su quelli economici e sei sul rapporto con l'establishment, cioè la fiducia in esperti, politici, giornalisti e istituzioni internazionali. Un'analisi statistica raggruppa poi gli intervistati in otto tribù, dalla Loyal Left, la sinistra fedele ai democratici, alla Loyal Right, la destra fedele ai repubblicani.

La Loyal Left, liberal sia sui temi sociali sia su quelli economici, è oggi la tribù più numerosa e vale il 21 per cento dell'elettorato, cinque punti in più in un anno. La crescita avviene a spese del centro e del centrosinistra, con quattro gruppi in calo: gli Electability Democrats, di sinistra ma distanti dalle posizioni più impopolari come il taglio dei fondi alla polizia, gli American Institutionalists, convinti che il sistema americano nel complesso funzioni, i giovani della tribù Young and Disillusioned (un punto in meno ciascuno) e i centristi ottimisti dei Middle American Optimists, che cedono tre punti.

Midterm 2026 · L'elettorato in movimento
L'America si sposta a sinistra, ma il centro resta a casa

A quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, lo studio Political Tribes di Echelon Insights fotografa un elettorato che scivola a sinistra: la tribù più progressista è diventata la più numerosa, il vantaggio repubblicano sull'immigrazione è quasi sparito e i conservatori moderati, decisivi a novembre, sono i meno motivati ad andare alle urne.
Grafica di FocusAmerica

Il segnale più netto
Il vantaggio della destra sull'immigrazione si è quasi azzerato

+14

2021

+36

2024

+6

Oggi

Punti di vantaggio di «rafforzare la sicurezza al confine» su «rendere più facile immigrare legalmente» come risposta all'immigrazione irregolare

In due anni i repubblicani hanno perso 30 punti sul tema che portava i loro elettori alle urne

Esplora lo studio
ILe tribù IIL'economia IIIChi si sposta IVChi vota

Otto gruppi, un solo vincitore
La sinistra fedele ai democratici è diventata la tribù più numerosa
In un anno la Loyal Left, liberal sui temi sociali e su quelli economici, ha guadagnato cinque punti. La crescita avviene a spese del centro e del centrosinistra, con quattro gruppi in calo.

Giugno 2025
16%

Giugno 2026
21%

Quota della tribù sull'elettorato dei probabili votanti
La Loyal Left vale oggi più di un elettore probabile su cinque

Chi perde terreno

Middle American Optimists
I centristi più ottimisti dell'elettorato americano

−3 pt

Electability Democrats
Di sinistra, ma lontani dalle posizioni più impopolari

−1 pt

American Institutionalists
Convinti che il sistema americano nel complesso funzioni

−1 pt

Young and Disillusioned
Giovani, in prevalenza donne, distanti dall'establishment

−1 pt

La conferma nelle altre misure

47%+4
Il quadrante liberal
Elettori a sinistra sia sull'economia sia sui temi culturali, dal 43% di un anno fa

34%+3
Il Labor Party ipotetico
Sanità universale e tasse sui ricchi: il livello più alto mai registrato dal 2019

20%−10
Il Nationalist Party ipotetico
Contrasto all'immigrazione irregolare: era al 30% nel giugno 2024

Labor e Nationalist sono partiti ipotetici del test con cui Echelon chiede agli elettori quale forza sceglierebbero in un sistema a cinque partiti.

Nove domande, otto vittorie
Sull'economia le risposte di sinistra prevalgono quasi ovunque
Tra i probabili votanti restano ampie le maggioranze a favore di tasse più alte sui redditi elevati, sanità garantita dal governo e salario minimo più generoso.

Alzare le tasse sui redditi sopra i 250.000 dollari
66%

Garantire a tutti la copertura sanitaria spetta al governo federale
62%

Portare il salario minimo federale a 20 dollari l'ora
57%

Le regole sulle imprese proteggono l'interesse pubblico
57%

050100%

L'unico punto rimasto alla destra
L'idea che con il duro lavoro si riesca ad andare avanti prevale ancora, ma il margine si è ridotto da +19 punti nel 2021 a +5 oggi.

Le tribù in movimento
Tre gruppi scivolano verso i democratici con margini a due cifre
Il confronto tra il voto presidenziale del 2024 e le intenzioni di voto per il Congresso mostra dove i repubblicani stanno perdendo consenso.

Moderate Right
18 pt verso i dem

Conservatori che si fidano degli esperti, sostengono il libero scambio e approvano il matrimonio gay

2024

R +75

Oggi

R +57

New Republican Populists

«Sanità pubblica per tutti, aborto per nessuno»: di sinistra sull'economia, di destra sui temi sociali

14 punti
L'ampiezza dello spostamento verso i democratici rispetto al voto del 2024

Young and Disillusioned
19 pt verso i dem

La tribù più giovane e più anti-establishment tra quelle che nel 2024 votarono per Kamala Harris

2024

D +32

Oggi

D +51

Margini tra i due partiti all'interno di ciascuna tribù: R = vantaggio repubblicano, D = vantaggio democratico. Le lunghezze delle barre sono confrontabili solo all'interno della stessa scheda.

Il centro demotivato
Chi si sta spostando è anche chi ha meno voglia di votare
I due poli fedeli restano i più mobilitati. La Moderate Right combina invece una disponibilità al voto fragile con la motivazione più bassa: un divario di 24 punti, il più ampio tra le otto tribù.

Loyal Left

Quasi certi di votare

86%

Molto motivati

75%

Loyal Right

Quasi certi di votare

79%

Molto motivati

63%

Moderate Right
Divario di 24 punti

Quasi certi di votare

66%

Molto motivati

42%

Anche le altre due tribù in movimento restano ai margini: si dicono quasi certi di votare il 51% dei New Republican Populists e il 53% della Young and Disillusioned, le quote più basse dello studio.
Il peso delle tribù fedeli

55%
Dei consensi repubblicani viene dalla Loyal Right
Tra gli elettori con la più alta propensione al voto

46%
Dei consensi democratici viene dalla Loyal Left
Tra gli elettori con la più alta propensione al voto

Intenzioni di voto per il Congresso
Democratici +6

51

45

DemocraticiRepubblicani

Fonte
Echelon Insights, «2026 Political Tribes»; sondaggio su 1.003 probabili elettori condotto dal 18 al 22 giugno 2026; analisi di Patrick Ruffini. I confronti annuali si riferiscono all'edizione 2025 dello studio.

I "quadranti" ideologici, la seconda lente dello studio, confermano la tendenza: il gruppo liberal, a sinistra sia sull'economia sia sui temi culturali, è passato in un anno dal 43 al 47 per cento. Lo stesso vale per il test sulla democrazia multipartitica, con cui Echelon chiede dal 2019 agli americani quale partito sceglierebbero se il sistema ne offrisse cinque: il Labor Party, partito ipotetico che promette sanità universale e tasse sui ricchi, è salito dal 31 al 34 per cento, il livello più alto mai registrato.

Il dato più netto riguarda l'immigrazione. Alla domanda se l'immigrazione irregolare vada affrontata rendendo più facile immigrare legalmente o rafforzando la sicurezza al confine, gli americani sceglievano la seconda opzione con un margine di 14 punti nel 2021, salito a 36 nel 2024; oggi quel margine è sceso a 6 punti. Ruffini, in un'analisi pubblicata nella sua newsletter, lo considera la prova principale dell'opinione pubblica "termostatica", cioè della tendenza degli elettori a percepire come eccessive le politiche del partito al governo e a spostarsi nella direzione opposta, anche se secondo lui può pesare il successo del presidente Donald Trump nel chiudere il confine. In entrambe le letture, scrive, i repubblicani hanno perso l'immigrazione come tema capace di portare i loro elettori alle urne.

Anche il Nationalist Party, il partito ipotetico del test multipartitico che fa del contrasto all'immigrazione irregolare la sua prima bandiera, è sceso dal 30 per cento del giugno 2024 al 20 di oggi. Il quadrante populista, che unisce posizioni di sinistra sull'economia e di destra sui temi sociali, è calato per la prima volta da quando la serie esiste, dal 22 al 18 per cento in un anno.

Sui temi economici la sinistra è in vantaggio in otto domande su nove. Il 66 per cento degli intervistati vuole alzare le tasse sui redditi sopra i 250.000 dollari, il 62 per cento ritiene che garantire a tutti una copertura sanitaria spetti al governo federale, il 57 per cento porterebbe il salario minimo federale a 20 dollari l'ora e una quota analoga pensa che le regole sulle imprese servano a proteggere l'interesse pubblico. La destra prevale solo sulla convinzione che con il duro lavoro si riesca ad andare avanti, ma anche lì il margine si è ridotto da 19 punti nel 2021 a 5 oggi.

Il conservatorismo economico si è stabilizzato dopo il forte calo dell'anno scorso, ma resta ai minimi degli ultimi anni. Durante l'amministrazione Biden questo orientamento non aveva aiutato i democratici, che gli elettori ritenevano responsabili dell'andamento dell'economia. Ora che alla Casa Bianca ci sono i repubblicani, scrive Ruffini, sono i democratici a poterne approfittare: lo spostamento alimenta l'ascesa dei candidati socialisti che corrono nelle primarie democratiche.

In vista di novembre tre tribù si stanno spostando verso i democratici con margini a due cifre. La Moderate Right, i conservatori moderati che si fidano degli esperti, sostengono il libero scambio, approvano il matrimonio gay e riconoscono che le donne incontrano ancora ostacoli, aveva votato Trump con 75 punti di margine nel 2024 e oggi dà ai repubblicani un vantaggio di 57 punti nelle intenzioni di voto per il Congresso, 18 in meno. I New Republican Populists, che lo studio riassume nella formula "Medicare for all, abortions for none" (sanità pubblica per tutti, aborto per nessuno), si sono spostati di 14 punti. La Young and Disillusioned, tribù giovane e in prevalenza femminile, la più anti-establishment tra quelle che nel 2024 votarono per Kamala Harris, è passata da un margine democratico di 32 punti a uno di 51.

La disponibilità a votare premia però i due poli: nella Loyal Left l'86 per cento si dice quasi certo di andare alle urne e il 75 per cento si dichiara molto motivato, mentre la Loyal Right è al 79 e al 63 per cento. La Moderate Right combina invece una probabilità di voto del 66 per cento con una motivazione del 42: un divario di 24 punti, il più ampio tra le otto tribù, con una motivazione di 31 punti più bassa di quella degli Electability Democrats, il gruppo speculare sul fronte democratico. Lo studio parla di "Demotivated Middle", un centro demotivato: anche i New Republican Populists e la Young and Disillusioned, le altre due tribù in movimento, dichiarano una probabilità di voto tra le più basse (51 e 53 per cento).

Per Ruffini i repubblicani arrivano alle elezioni di metà mandato con il compito di rimotivare e riconquistare i conservatori lontani dal mondo MAGA, perché tra chi va davvero a votare le tribù fedeli pesano più del loro peso demografico: tra gli elettori con la più alta propensione al voto, il 55 per cento dei consensi repubblicani arriva dalla Loyal Right e il 46 per cento di quelli democratici dalla Loyal Left. Nel complesso, le intenzioni di voto per il Congresso danno i democratici avanti di sei punti, 51 a 45.

Su un punto le otto tribù si somigliano: il costo della vita è il primo problema del paese per sette gruppi su otto, con un picco del 46 per cento tra i giovani della Young and Disillusioned. L'eccezione è la Loyal Left, che al primo posto mette la corruzione politica, indicata dal 30 per cento, davanti al costo della vita e allo stato della democrazia.


Una socialista Dem prova a vincere in Wisconsin, uno Stato in bilico


Francesca Hong vuole dimostrare che una socialista-democratica può vincere anche in uno Stato in bilico. La deputata statale democratica del Wisconsin, 37 anni, figlia di immigrati coreani ed ex ristoratrice, è tra i candidati di punta alle primarie per la nomination a governatore, in uno Stato che il presidente Trump ha vinto nel 2024. Se arrivasse fino in fondo sarebbe la prima governatrice socialista-democratica nella storia degli Stati Uniti. Un reportage del New York Times racconta la sua campagna come il test più rischioso per un movimento in piena crescita.

In questo ciclo elettorale gli elettori progressisti, furiosi con una dirigenza democratica che considerano vecchia, tiepida e legata agli interessi delle grandi aziende, hanno fatto cadere diversi parlamentari uscenti nelle primarie. Candidati che si definiscono socialisti hanno vinto le primarie per la Camera a New York, Denver e Filadelfia e il termine, da cui i politici americani un tempo prendevano le distanze, è diventato popolare a sinistra. Hong viene spesso paragonata a Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. C'è però una differenza sostanziale: Mamdani ha vinto in una città molto liberale, mentre Hong deve convincere operai, allevatori e coltivatori di mirtilli rossi in zone conservatrici, dove sta portando la sua campagna.

Una parte dei democratici teme che la sua candidatura regali l'elezione ai repubblicani. Sono convinti che gli avversari useranno le sue dichiarazioni più controverse, compresi vecchi post sui social in cui chiedeva di abolire la polizia, e che gli elettori moderati e conservatori del Wisconsin respingeranno in massa una socialista, compromettendo anche il tentativo democratico di conquistare il parlamento statale. "Questo non è l'anno per mettere alla prova una socialista democratica. Questo non è New York", ha detto al New York Times Joe Wineke, ex presidente del partito nello Stato. Anche i repubblicani sperano di sfidarla: per il presidente del partito in Wisconsin, Brian Schimming, "in entrambi i partiti direbbero che è il nostro scenario migliore".

Hong ha lasciato il college per lavorare nei ristoranti di Madison, passando da lavapiatti a chef, e nel 2016 ha aperto un suo locale, chiuso nel 2024 per difficoltà economiche. Continua a lavorare come cuoca e barista anche durante la campagna. A maggio è stata citata in giudizio per quasi 30.000 dollari di debiti sulla carta di credito, che ha poi saldato, e ha risposto dicendosi "delusa che il debito venga dipinto come una colpa morale, soprattutto quando le persone non possono permettersi le basi della vita quotidiana". Le sue origini operaie sono al centro di una candidatura che presenta come una lotta tra gli americani comuni e le élite del denaro. Il suo messaggio e la sua abilità online le hanno dato presa sui giovani, anche se si aspetta di risultare indietro rispetto ai rivali nei bilanci di raccolta fondi in uscita a luglio.

La sua carta migliore con gli elettori repubblicani è l'opposizione ai data center che alimentano il boom dell'intelligenza artificiale e che molti residenti accusano di divorare terra, acqua, elettricità e sgravi fiscali senza dare quasi nulla in cambio. Secondo un sondaggio di febbraio della Marquette Law School, un istituto universitario del Wisconsin, per il 70% dei residenti dello Stato i costi dei data center superano i benefici e lo pensa anche il 55% dei repubblicani. Hong è stata l'unica candidata democratica a sostenere una moratoria di un anno sulle nuove costruzioni, un piano che chiama "Control-Alt-Delete". "È un modo per iniziare a parlare di avidità e controllo delle grandi aziende", ha detto in un'intervista. "Il Wisconsin non è in vendita a Big Tech". A Wisconsin Rapids, dove un progetto di data center da 89 ettari sul sito di una cartiera chiusa ha mobilitato i residenti, anche elettori repubblicani parlano di votare per lei.

Il malcontento economico nello Stato va oltre i data center. A marzo il 56% degli intervistati da Marquette disapprovava l'operato del presidente e una maggioranza relativa riteneva che i dazi stessero danneggiando l'economia e gli agricoltori. Gli alleati di Hong citano la disuguaglianza dei redditi in crescita, i prezzi delle case aumentati bruscamente dal 2020 e i costi ospedalieri tra i più alti del paese. L'economia del Wisconsin va ancora bene per alcuni indicatori, con una disoccupazione sotto la media nazionale, ma più di un terzo degli abitanti indica il costo della vita come il problema principale, ha detto al New York Times Jason Stein, presidente del centro studi indipendente Wisconsin Policy Forum, secondo cui ci sono segnali che gli elettori siano pronti a uno spostamento a sinistra.

La nomination però non è affatto scontata. I democratici si presentano in sei per la successione al governatore uscente Tony Evers, che si ritira, e tra i favoriti ci sono l'ex vice-governatore Mandela Barnes, sconfitto nella corsa al Senato del 2022, la vice-governatrice in carica Sara Rodriguez e la senatrice statale Kelda Roys. Barnes e Rodriguez sostengono di avere idee altrettanto trasformative per i lavoratori, ma di essere più eleggibili di Hong: "Vogliono qualcuno che alla fine vinca", ha detto Rodriguez. Sul tema dei data center Barnes ha finito per chiedere anche lui una pausa in attesa di regole, mentre Rodriguez propone più regolamentazione senza moratoria. Il probabile candidato repubblicano è il deputato Tom Tiffany.

Il Wisconsin ha una tradizione socialista antica: alla fine dell'Ottocento Milwaukee elesse una serie di sindaci socialisti detti "delle fogne", per la loro attenzione alle opere pubbliche come i sistemi fognari. Negli ultimi decenni lo Stato ha oscillato tra conservatori duri come il senatore Ron Johnson e l'ex governatore Scott Walker e liberali convinti come la senatrice Tammy Baldwin. Hong sostiene di avere più cose in comune con gli elettori operai di Trump che con l'establishment democratico: "Ho il vantaggio di non essere una politica di carriera".


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RoguePlanet (CVE-2026-50656): la race condition in Microsoft Defender che regala privilegi SYSTEM
#tech
spcnet.it/rogueplanet-cve-2026…
@informatica


RoguePlanet (CVE-2026-50656): la race condition in Microsoft Defender che regala privilegi SYSTEM


Il 9 luglio 2026 Microsoft ha rilasciato la correzione per RoguePlanet, una vulnerabilità zero-day nel Malware Protection Engine di Microsoft Defender che permetteva a un attaccante con accesso locale di ottenere privilegi SYSTEM su qualsiasi macchina Windows 10 o Windows 11 completamente aggiornata. Il dettaglio che rende questo bug particolarmente istruttivo per chi amministra flotte Windows non è tanto la gravità – con un CVSS 4.0 di 7.8 non è la falla più critica dell’anno – quanto il fatto che a essere vulnerabile sia proprio il componente che dovrebbe proteggere il sistema, e che il proof-of-concept pubblico funzioni indipendentemente dallo stato della protezione in tempo reale.

Cos’è RoguePlanet (CVE-2026-50656)


RoguePlanet è tracciata come CVE-2026-50656 ed è una vulnerabilità di elevazione dei privilegi locale nel Microsoft Malware Protection Engine, il motore di scansione condiviso da Defender e da altri prodotti Microsoft di sicurezza. La causa tecnica è una improper link resolution before file access, in pratica una race condition simile alle classiche TOCTOU (time-of-check to time-of-use): il motore di scansione risolve un percorso o un link simbolico/junction in un momento diverso da quello in cui accede effettivamente al file, e questa finestra temporale può essere sfruttata per far operare il processo, che gira con privilegi SYSTEM, su un file diverso da quello previsto.

Il ricercatore che ha scoperto e divulgato pubblicamente il bug, noto con lo pseudonimo Chaotic Eclipse (in alcune fonti riportato come Nightmare-Eclipse), ha pubblicato dettagli tecnici e codice exploit già a giugno 2026, prima che Microsoft rilasciasse una patch, nel contesto di una disputa pubblica con l’azienda sulle tempistiche di risposta alle segnalazioni di vulnerabilità. Questo ha reso RoguePlanet una vulnerabilità “N-day pubblica” per diverse settimane, con Microsoft che ha classificato lo sfruttamento come “Exploitation More Likely” sul proprio Exploitability Index.

Perché disattivare Defender non è una mitigazione valida


Un dettaglio operativo importante per chi ha dovuto gestire l’incidente: il proof-of-concept pubblicato funziona indipendentemente dal fatto che la protezione in tempo reale sia attiva o meno. Questo significa che la contromisura “tampone” spesso adottata in scenari di zero-day – disattivare temporaneamente il modulo vulnerabile finché non arriva la patch – non era efficace in questo caso, perché il motore di scansione resta comunque presente e invocabile sul sistema anche a protezione realtime disattivata.

Come funziona l’attacco in pratica


RoguePlanet è un exploit post-compromise: non è una falla che consente l’accesso iniziale a un sistema, ma serve ad ampliare i privilegi una volta che l’attaccante ha già ottenuto un punto d’appoggio, ad esempio tramite credenziali rubate, malware, phishing o un’altra vulnerabilità. Lo schema tipico è:

  • L’attaccante ottiene accesso come utente standard (senza privilegi amministrativi) su un endpoint Windows.
  • Sfrutta la race condition nel Malware Protection Engine per far scrivere, sostituire o manipolare un file in un percorso controllato dall’attaccante mentre il motore opera con privilegi SYSTEM.
  • Ottiene l’esecuzione di codice arbitrario con privilegi SYSTEM, uscendo di fatto dal sandbox dei permessi utente.
  • Da lì può disabilitare protezioni, esfiltrare dati, installare impianti persistenti o muoversi lateralmente nella rete.

È lo schema classico che trasforma una compromissione limitata (un singolo account utente) in una compromissione totale della macchina, ed è per questo che le vulnerabilità di questo tipo vengono trattate con priorità alta anche quando il CVSS non è altissimo: il vettore di attacco (locale, bassa complessità, nessuna interazione utente richiesta) le rende un tassello estremamente efficiente nelle catene di attacco moderne, specie quelle assistite da AI dove le fasi di privilege escalation e lateral movement vengono automatizzate.

Cosa fare subito


La buona notizia è che la correzione è già disponibile e, trattandosi di un aggiornamento del motore antimalware, viene distribuita automaticamente tramite gli aggiornamenti regolari delle definizioni, senza richiedere un intervento manuale sugli endpoint. La versione corretta del Malware Protection Engine è la 1.1.26060.3008 o successiva. Ecco però una checklist di verifica utile in ambienti gestiti:

# Verifica la versione del Malware Protection Engine su un endpoint Windows
Get-MpComputerStatus | Select-Object AMEngineVersion, AMProductVersion, AntivirusSignatureLastUpdated

# Forza un aggiornamento immediato delle definizioni e del motore
Update-MpSignature -UpdateSource MicrosoftUpdateServer

# In ambienti con Configuration Manager / WSUS, verifica la data
# dell'ultimo aggiornamento delle definizioni su tutta la flotta
Get-MpComputerStatus | Select-Object ComputerID, AMEngineVersion |
    Export-Csv -Path C:\Reports\defender-engine-status.csv -NoTypeInformation

Se gestisci endpoint tramite Microsoft Defender for Endpoint, puoi verificare la copertura a livello di flotta dal portale Security, sezione Reports > Microsoft Defender Antivirus, filtrando per versione del motore. In ambienti air-gapped o con aggiornamenti WSUS ritardati, questo è il momento di controllare che la cadenza di distribuzione delle definizioni non stia introducendo un ritardo superiore a qualche giorno rispetto al rilascio Microsoft.

Indicatori di compromissione da monitorare


Per chi sospetta un possibile sfruttamento avvenuto prima della patch, Microsoft e i ricercatori indipendenti suggeriscono di dare priorità ai seguenti segnali in fase di threat hunting:

  • Processi SYSTEM anomali generati da MsMpEng.exe o da altri componenti del Malware Protection Engine, specialmente se seguiti dall’avvio di una shell (cmd.exe, powershell.exe).
  • Modifiche non pianificate alle impostazioni o ai servizi di Microsoft Defender, incluse disattivazioni temporanee della protezione in tempo reale non riconducibili a policy note.
  • Creazione di attività pianificate (scheduled task) sospette nella stessa finestra temporale di scansioni antimalware.
  • Nuovi meccanismi di persistenza (servizi, chiavi di avvio, WMI event subscription) creati con privilegi SYSTEM da processi non abituali.

Al di là del singolo CVE, RoguePlanet è un buon promemoria di un principio generale di hardening: restringere i privilegi standard degli utenti, limitare l’esecuzione di codice non autorizzato tramite AppLocker o Windows Defender Application Control, e mantenere una cadenza di patching aggressiva restano le difese più efficaci contro l’intera classe di vulnerabilità di elevazione dei privilegi, indipendentemente dal componente specifico coinvolto.

Conclusione


RoguePlanet dimostra ancora una volta che anche i componenti di sicurezza non sono immuni da vulnerabilità e possono, paradossalmente, diventare essi stessi superficie d’attacco. Per i sistemisti la buona notizia è che la correzione è già in distribuzione automatica: il compito principale è verificare che la propria flotta stia effettivamente ricevendo gli aggiornamenti del motore in tempi ragionevoli e, per gli ambienti a rischio più elevato, effettuare una verifica retrospettiva degli indicatori di compromissione descritti sopra.

Fonte: Petri IT Knowledgebase – Microsoft Patches Zero-Day RoguePlanet Defender Flaw


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Passkey come default in Microsoft Entra ID: guida alla migrazione da SMS e voce entro il 2027
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Passkey come default in Microsoft Entra ID: guida alla migrazione da SMS e voce entro il 2027


Il 13 luglio 2026 Microsoft ha annunciato un cambiamento che riguarda praticamente ogni amministratore Entra ID: a partire da settembre, le passkey diventeranno il metodo di autenticazione predefinito per i nuovi accessi, mentre SMS e voce – i metodi di verifica più diffusi negli ultimi quindici anni – verranno progressivamente dismessi come servizio nativo, con ritiro definitivo fissato per il 1 febbraio 2027. Non è un annuncio isolato: è la formalizzazione di una traiettoria che Microsoft persegue da tempo, ma con date precise che ogni tenant dovrà rispettare, volenti o nolenti.

Perché Microsoft accelera proprio ora


La motivazione dichiarata da Microsoft nel post ufficiale sul Security Blog non è generica. Il Microsoft Threat Intelligence ha osservato campagne di phishing assistite da AI con tassi di click-through fino al 54%, contro il circa 12% delle campagne tradizionali. A questo si aggiunge la crescente accessibilità di tecniche come il SIM swapping e il bypass dell’autenticazione multifattore, che rendono SMS e voce – entrambi basati su segreti condivisi trasmessi su canali intercettabili – sempre meno affidabili come secondo fattore. Le passkey, basate su crittografia a chiave pubblica anziché su segreti condivisi, sono phishing-resistant per costruzione: non esiste un codice da rubare o da far digitare su un sito civetta, perché la chiave privata non lascia mai il dispositivo dell’utente.

Cosa cambia concretamente: la timeline


Per pianificare la migrazione senza sorprese, questi sono i passaggi principali comunicati da Microsoft:

  • 1 settembre 2026 – Tutti gli utenti già abilitati per SMS o voce vengono automaticamente iscritti e sollecitati a registrare una passkey al successivo accesso con autenticazione multifattore.
  • 18 settembre 2026 – Microsoft pubblica i dettagli su provider di telecomunicazioni supportati, prezzi e condizioni commerciali per chi deve continuare a usare SMS/voce tramite terze parti.
  • 30 ottobre 2026 – Gli amministratori possono selezionare e configurare un provider telecom di terze parti tramite il Microsoft Security Store.
  • 1 febbraio 2027 – Microsoft ritira il servizio nativo di autenticazione SMS e voce in Entra ID. Da questa data, chi non ha configurato un provider terzo o una passkey dovrà necessariamente registrarne una prima di poter accedere: non è previsto alcun opt-out.

Il punto da evidenziare per chi pianifica: l’auto-enrollment parte a settembre, ma la scadenza reale – quella che rompe l’accesso per chi non si è mosso – è a febbraio 2027. Sono circa sette mesi di finestra, che possono sembrare tanti ma si riducono rapidamente se il tenant ha migliaia di utenti, dispositivi eterogenei o processi di change management lenti.

Quali tipi di passkey supporta Entra ID


Entra ID distingue due famiglie di passkey, ed è una distinzione operativa rilevante per la policy da adottare:

  • Passkey sincronizzate (synced): memorizzate in un gestore di credenziali a livello di piattaforma e sincronizzate tra i dispositivi dell’utente, ad esempio tramite iCloud Keychain o Google Password Manager. Comode per utenti finali, ma con un livello di attestazione hardware inferiore.
  • Passkey vincolate al dispositivo (device-bound): legate a un singolo dispositivo o chiave fisica, ad esempio le passkey di Microsoft Authenticator, le Entra passkey su Windows (basate su Windows Hello for Business) e le chiavi di sicurezza FIDO2 hardware. Offrono garanzie di attestazione più solide, adatte a account amministrativi o a scenari con requisiti di compliance stringenti.

Le passkey FIDO2 sono disponibili in tutte le edizioni di Entra ID, inclusa quella Free, senza licenze aggiuntive: un dettaglio non scontato che elimina l’alibi del costo per rimandare l’adozione.

Come prepararsi: guida pratica per amministratori

1. Mappa chi usa ancora SMS o voce


Il primo passo è puramente ricognitivo: individuare quali utenti o gruppi sono ancora configurati su SMS o voce come metodo di autenticazione. Con Microsoft Graph PowerShell:

# Connessione a Microsoft Graph con i permessi necessari
Connect-MgGraph -Scopes "UserAuthenticationMethod.Read.All","Policy.Read.All"

# Elenca gli utenti con metodo di autenticazione telefonico configurato
$users = Get-MgUser -All -Property Id, DisplayName, UserPrincipalName
foreach ($u in $users) {
    $methods = Get-MgUserAuthenticationPhoneMethod -UserId $u.Id -ErrorAction SilentlyContinue
    if ($methods) {
        [PSCustomObject]@{
            User  = $u.UserPrincipalName
            Phone = ($methods.PhoneNumber -join ", ")
        }
    }
}

2. Configura i passkey profile


Da qualche mese Entra ID supporta i passkey profile, che permettono configurazioni granulari per gruppo anziché un’unica impostazione a livello di tenant: puoi definire requisiti di attestazione, tipo di passkey ammesso (device-bound vs synced) e restrizioni per AAGUID (l’identificativo del modello di authenticator) differenziando, ad esempio, gli amministratori – per cui puoi imporre solo chiavi FIDO2 hardware con attestazione verificata – dal resto del personale, per cui le passkey sincronizzate sono sufficienti. La configurazione si effettua da Entra admin center > Protection > Authentication methods > Passkey (FIDO2), oppure via Graph API sull’endpoint /policies/authenticationMethodsPolicy/authenticationMethodConfigurations/Fido2.

3. Attiva una registration campaign


Per portare gli utenti alla registrazione senza dover organizzare sessioni di onboarding manuali, Entra ID offre le registration campaign: durante un normale accesso MFA, l’utente viene invitato a registrare una passkey in modo contestuale. Si abilitano da Authentication methods > Registration campaign, specificando quale metodo promuovere (in questo caso, passkey) e per quali gruppi.

4. Valuta l’enforcement con Conditional Access


Per i ruoli più sensibili, non basta rendere le passkey disponibili: conviene richiederle esplicitamente. Le authentication strength policy di Conditional Access permettono di imporre l’uso di metodi phishing-resistant (passkey, FIDO2, Windows Hello for Business) per l’accesso a risorse critiche, indipendentemente dal fatto che l’utente abbia ancora SMS configurato come fallback.

5. Se devi mantenere SMS o voce per obblighi regolatori


Non tutti i contesti possono abbandonare SMS/voce immediatamente per vincoli normativi o tecnici (ad esempio utenti privi di smartphone aziendale). In questo caso, il percorso è: documentare i segmenti di utenti interessati, attendere l’apertura del catalogo provider il 18 settembre, configurare un provider supportato tramite il Microsoft Security Store dal 30 ottobre, e testare la configurazione su un gruppo pilota prima del rollout esteso.

Conclusione


La transizione a passkey-by-default non è una feature opzionale da valutare con calma: ha una data di rottura precisa, il 1 febbraio 2027, dopo la quale gli utenti ancora legati a SMS o voce senza un provider terzo configurato saranno bloccati in accesso finché non registrano una passkey. Per i team IT il consiglio pratico è iniziare subito con la ricognizione degli utenti a rischio e l’attivazione di una registration campaign pilota, così da arrivare a settembre con un processo già collaudato invece di gestire l’auto-enrollment massivo come un’emergenza.

Fonte: Microsoft Security Blog – Microsoft Entra ID security updates: Passkeys are the default authentication method in Entra ID


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Abdul El-Sayed, il progressista che in Michigan corre contro entrambi i partiti


Sostenuto da Sanders, Ocasio-Cortez e dal sindacato dell'auto, l'ex direttore della sanità di Detroit sfida l'establishment Dem e la lobby filoisraeliana. Sarebbe il primo senatore musulmano

Abdul El-Sayed, 41 anni, ex direttore della sanità pubblica di Detroit, è in vantaggio di misura nella maggior parte dei sondaggi per le primarie democratiche del Senato in Michigan, in programma il 4 agosto. Quando è entrato in corsa nell'aprile del 2025 molti nello stato lo consideravano una comparsa: nel 2018 aveva perso le primarie per governatore con 22 punti di distacco. Un reportage di Time, che lo ha seguito per due giorni di campagna nella penisola superiore del Michigan, racconta come la sua corsa anti-establishment abbia sorpreso il partito, spinto fuori dalla gara la senatrice statale Mallory McMorrow e conquistato l'appoggio di Bernie Sanders, di Alexandria Ocasio-Cortez e della United Auto Workers, il principale sindacato dell'auto.

Al dibattito televisivo di Mackinac Island, il raduno primaverile dell'establishment politico dello stato, El-Sayed ha proposto una tassa del 7 per cento sul patrimonio dei miliardari, il Medicare for All, cioè un sistema sanitario pubblico universale, e un'applicazione più dura delle leggi antitrust contro le aziende che si accordano per alzare i prezzi. A un certo punto ha sfidato gli altri candidati ad alzare la mano se non avevano mai ricevuto un assegno da Blue Cross Blue Shield of Michigan, la più grande assicurazione sanitaria dello stato e sponsor del dibattito: è stato l'unico a farlo, tra le risate del pubblico. Accanto a lui c'era la deputata Haley Stevens, la candidata preferita di Chuck Schumer, il capogruppo democratico al Senato.

La corsa in Michigan è diventata un test della divisione tra i democratici sulla risposta al secondo mandato di Trump: una parte del partito sostiene che gli stati in bilico si vincono rassicurando gli elettori moderati, un'altra pensa che la prudenza sia diventata un ostacolo e che gli elettori vogliano candidati disposti a sfidare i poteri consolidati. Il seggio è cruciale, perché senza il Michigan la strada dei democratici per riconquistare il Senato si complica molto. L'ex presidente del partito democratico dello stato Lon Johnson, che appoggia Stevens, ha detto a Time che la base progressista del Michigan è consistente "ma non basta per vincere". El-Sayed risponde con la storia elettorale recente dello stato, che nel 2016 scelse Sanders alle primarie democratiche e poi votò per Trump, nel 2020 per Biden e nel 2024 di nuovo per Trump: per lui gli elettori non chiedono un centrismo calibrato ma qualcuno che scuota lo status quo. El-Sayed attribuisce parte della sua ascesa nei sondaggi anche alle proteste per la guerra con l'Iran, che a suo dire ha confermato il messaggio della campagna: i gruppi di interesse radicati distorcono la politica americana.

La linea di frattura principale della primaria è Israele. Stevens riceve un consistente sostegno finanziario dall'AIPAC, la principale lobby filoisraeliana americana, ed è favorevole a continuare la vendita di armi americane a Israele. El-Sayed dice che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza, un'accusa avanzata da diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani e respinta da Israele, dal governo americano e dagli altri paesi del G7. Il tema pesa in Michigan, lo stato con la più grande concentrazione di arabi e musulmani del paese: la rabbia delle comunità arabo-americane verso l'amministrazione Biden per la guerra a Gaza ha spaccato la coalizione democratica nel 2024, tra elettori rimasti a casa e altri passati a Trump. El-Sayed, che se eletto sarebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti, pensa che molti di quegli elettori si possano riconquistare se il partito fa i conti con ciò che li ha allontanati.

Martedì, nel primo dibattito dopo il ritiro di McMorrow, Stevens ha risposto agli attacchi sui suoi legami con la lobby filoisraeliana ricordando le sue critiche recenti a Benjamin Netanyahu. Poche ore prima il primo ministro israeliano, informato di quelle critiche dalla CNN, aveva detto che Stevens "sta probabilmente cercando di giustificare l'antisemitismo". Per El-Sayed quell'attacco era in realtà un favore politico: Netanyahu, ha detto, non la stava attaccando davvero, ma cercava di allontanare da lei l'immagine di sostenitrice convinta delle politiche israeliane.

Gli avversari considerano l'alleanza con Hasan Piker la sua più grande vulnerabilità. Piker è uno streamer di sinistra che trasmette su Twitch, una piattaforma di dirette video, e ha più di 8 milioni di follower sui social: è stato criticato per aver detto che "l'America si è meritata l'11 settembre" e che voterebbe "per Hamas invece che per Israele ogni singola volta". El-Sayed ha fatto campagna con lui nei campus universitari del Michigan, dove le loro dirette hanno contribuito alla sua ascesa. Ha rifiutato più volte di prenderne le distanze: a Time ha detto che l'establishment non capisce quanto siano impopolari quegli attacchi e che molti elettori vedono in lui "un democratico che non finge".

Figlio di immigrati egiziani cresciuto a Bloomfield Hills, un sobborgo benestante a nord di Detroit, El-Sayed ha una laurea in medicina alla Columbia e un dottorato in sanità pubblica a Oxford, dove ha studiato da borsista Rhodes. È stato direttore della sanità di Detroit mentre la città usciva dalla bancarotta e poi della contea di Wayne, dove ha contribuito a un programma che cancellerà centinaia di milioni di dollari di debiti sanitari. A convincerlo a candidarsi è stato un messaggio della deputata progressista Rashida Tlaib all'inizio del 2025, quando il senatore democratico del Michigan Gary Peters decise di non ricandidarsi: "Habibi, questa sembra tua", gli scrisse.

La vittoria di Zohran Mamdani a New York a novembre ha trasformato la sua campagna, perché ha reso credibile l'idea che si potesse vincere. Mamdani gli aveva chiesto consigli prima di lanciare la propria corsa, ma El-Sayed respinge il paragone: "Non sono un socialista", dice, anche se molte delle sue proposte coincidono con l'agenda dei suoi sostenitori socialisti-democratici. Più che sostituire il capitalismo, che considera un buon modo di allocare le risorse su scala piccola e locale, vuole limitare le concentrazioni di potere che secondo lui lo hanno distorto.

Il probabile candidato repubblicano, l'ex deputato Mike Rogers, lo attacca da più di un mese con video che lo definiscono estremista e disonesto, dedicando molta meno attenzione a Stevens: un segno che i repubblicani lo considerano l'avversario più plausibile a novembre. La portavoce del comitato repubblicano per il Senato ha detto che El-Sayed vuole esportare in Michigan il "corridoio comunista" di New York. Molti democratici temono che quel bagaglio politico sia facile da sfruttare, ma El-Sayed prevede di battere Rogers di 7 punti. Del suo stesso partito non pensa molto meglio: sui democratici che hanno abbandonato la richiesta di abolire l'ICE, l'agenzia federale che si occupa delle espulsioni degli immigrati, risponde che "molti democratici sono deboli e codardi". E di Schumer, che sostiene Stevens, dice che dopo la vittoria alle primarie dovranno incontrarsi, ma che per quell'incontro ha "molto poco interesse".


Le primarie in Michigan si vincono online


La primaria democratica per il Senato in Michigan, in programma il 4 agosto, è diventata la corsa più "online" degli Stati Uniti. I tre candidati, tutti millennial, passano gran parte del tempo a conquistare l'attenzione sui social più che a stringere mani per lo Stato. È la prova generale di un modo nuovo di fare campagna, basato su quella che gli americani chiamano "economia dell'attenzione": l'idea che vincere un'elezione significhi prima di tutto catturare lo sguardo del pubblico sul web. Lo racconta un reportage di Politico dalla Mackinac Island, dove i candidati si sono ritrovati per il primo dibattito televisivo statewide.

La posta in gioco va oltre il Michigan. Se a novembre i democratici perdessero il seggio contro il probabile candidato repubblicano Mike Rogers, riconquistare la maggioranza al Senato diventerebbe quasi impossibile, e i repubblicani lo sanno. Il Senate Leadership Fund, il super PAC vicino al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha già prenotato 45 milioni di dollari di spot per Rogers in autunno. Un super PAC è un comitato che può raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato, purché non coordinato direttamente con la sua campagna.

La primaria deciderà anche quale Partito Democratico uscirà dalle elezioni di medio termine, dopo la seconda sconfitta contro il presidente Donald Trump e con una base che chiede un cambiamento netto. Due dei tre candidati, l'ex funzionario della sanità pubblica Abdul El-Sayed e la senatrice statale Mallory McMorrow, hanno chiesto un ricambio nella leadership del partito. El-Sayed ha detto di essere l'unico candidato la cui vittoria non andrebbe bene a Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e McMorrow ha chiesto a Schumer di farsi da parte. La terza candidata, la deputata Haley Stevens, ha invece l'endorsement di Schumer e il sostegno dell'establishment democratico del Michigan. I tre si dividono anche su come limitare l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, e sulla sanità: El-Sayed sostiene il "Medicare for All", un sistema sanitario pubblico universale, mentre McMorrow e Stevens preferiscono l'opzione pubblica, cioè un'assicurazione statale che affianca quelle private senza sostituirle.

Una vittoria progressista in Michigan rafforzerebbe la pressione sui vertici del partito. Proprio questa settimana i candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico di New York Zohran Mamdani hanno vinto tre primarie in città, battendo tra gli altri il deputato Adriano Espaillat, presidente del gruppo dei deputati ispanici al Congresso, e infliggendo un colpo a Schumer e al leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. Un successo della sinistra anche in Michigan indicherebbe che l'ondata populista di sinistra, ribattezzata da alcuni "Tea Party democratico", può contare anche fuori dalla New York più progressista. Il tema pesa molto in Michigan, lo Stato con la più alta percentuale di elettori arabo-americani e con una base sempre più critica verso Israele.

El-Sayed e McMorrow dedicano gran parte della campagna all'economia dell'attenzione, un approccio che secondo molti definirà il futuro delle campagne elettorali americane. Nel 2024 Trump, da sempre abile nel catturare l'attenzione, ha vinto anche grazie alla scelta di puntare sui nuovi media e sui creatori di contenuti su YouTube e Twitch, le piattaforme seguite dai giovani uomini. Sull'altro fronte Mamdani è passato da sconosciuto a sindaco della più grande città americana sfornando video di strada molto cliccati, una tattica adottata anche da El-Sayed.

I numeri dei follower raccontano due strategie opposte. Su X El-Sayed ha circa 136.700 follower, McMorrow oltre 226.500, mentre Stevens ne ha meno di 30.000. La campagna di Stevens accusa gli avversari di puntare troppo sui commenti dei social invece che sulle urne. Per ora la scommessa premia El-Sayed, l'unico dei tre ad aver già corso a livello statale, nel 2018 contro la governatrice Gretchen Whitmer: i sondaggi lo danno primo, con Stevens seconda e McMorrow terza a distanza.

La svolta per El-Sayed è arrivata in aprile, quando ha fatto campagna insieme a Hasan Piker, popolare streamer di estrema sinistra con milioni di follower. Dopo che McMorrow lo aveva criticato per le sue parole sull'11 settembre, i consensi di El-Sayed hanno iniziato a salire. Piker ha detto a Politico che quella mossa è stata "probabilmente l'errore di tutta questa campagna". Lo streamer è una figura controversa anche tra i democratici: ha detto una volta che "l'America si è meritata l'11 settembre", salvo poi scusarsi, e ha condannato la risposta israeliana a Gaza in termini che alcuni hanno definito antisemiti, accusa che lui respinge dicendo di criticare il governo israeliano e non l'identità ebraica. McMorrow ha paragonato Piker a Nick Fuentes, personaggio dichiaratamente di estrema destra e antisemita.

El-Sayed è cresciuto dentro l'economia dell'attenzione. Ha lavorato per Crooked Media, la società di podcast fondata da ex collaboratori di Barack Obama, è stato collaboratore della CNN e ha poi creato una propria casa di produzione per il suo podcast. Dopo la sconfitta del 2024 ha cambiato registro, passando dal professore universitario di Oxford che parlava di "capitalismo razziale" al personaggio in versione "bro": mostra i muscoli, si fa riprendere mentre fa sci nautico e ciclismo e si avvolge nella bandiera americana. Una delle sue frasi più note è la rilettura della celebre battuta di Michelle Obama: "Quando loro vanno in basso, noi non andiamo in alto, li trasciniamo nel fango e li soffochiamo". Il suo patrimonio è salito fino a 1,66 milioni di dollari, ma ha rinviato la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale a dopo la primaria.

McMorrow ha invece costruito la sua notorietà sui social prima ancora di entrare in politica. Era diventata un volto nazionale nel 2022 con un discorso virale in cui replicava alle accuse infondate dei repubblicani che la definivano una "groomer", termine con cui i conservatori indicano chi adesca minori. In passato ha lavorato come direttrice creativa per Gawker, sito di gossip oggi chiuso, e come designer per la Mattel sulle automobiline Hot Wheels. I suoi video continuano a funzionare: uno sulla pubblicità del canale sportivo NFL RedZone ha raccolto quasi due milioni di visualizzazioni, un altro sui prezzi personalizzati in base ai dati degli utenti quasi sei milioni. Un gruppo esterno a lei vicino, Yes MI Action Committee, ha previsto di spendere almeno sette milioni di dollari per sostenerla. La sua dimestichezza con il web le si è però ritorta contro: la CNN ha riportato vecchi tweet cancellati in cui criticava il Michigan e l'America profonda, tra cui uno in cui si lamentava del clima dello Stato. Stevens ha subito attaccato, accusandola di parlare male dei cittadini che aspira a rappresentare.

Stevens ha scelto la strada opposta e resta volutamente fuori dalla gara per l'attenzione. Ha un percorso politico tradizionale: è stata la prima parlamentare millennial del Michigan al Congresso e ha conquistato un collegio storicamente repubblicano. I suoi video non diventano virali e quando lo fanno è di solito per immagini che la mettono in difficoltà, come quando è stata contestata alla convention del partito statale in aprile per la sua posizione su Israele e sull'AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Nelle ultime settimane l'establishment del Michigan si è compattato attorno a lei, forse per timore di una vittoria di El-Sayed: oltre all'appoggio di Schumer, ha incassato l'endorsement dell'ex senatrice Debbie Stabenow e una foto con la senatrice Elissa Slotkin, che però resta neutrale. Anche il braccio elettorale dei repubblicani al Senato la prende di mira con video che la ritraggono in modo goffo.

Il tema di Israele e dell'AIPAC attraversa l'intera campagna. Secondo il consulente democratico Rob Flaherty, ex vice della campagna di Kamala Harris nel 2024, in Michigan si è creata una "tempesta perfetta": due candidati molto online, uno podcaster e l'altra abile creatrice di contenuti, una candidata più tradizionale come Stevens e un dibattito acceso sull'AIPAC, in una corsa che riguarda l'identità stessa del partito. Al dibattito McMorrow ha cercato una via di mezzo, dicendo che "le persone non possono permettersi di aspettare una rivoluzione che potrebbe non arrivare mai", mentre El-Sayed ha replicato che "la rivoluzione di sicuro non arriverà se non lottiamo per ottenerla". Il momento più discusso è stato il silenzio di Stevens su una domanda sui contributi dell'AIPAC: secondo il New York Times ha parlato per 160 parole senza mai rispondere.


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La Francia ha finalmente una buona legge sul fine vita perché ha ascoltato i cittadini.

L'ha fatto partendo dalla proposta di un'assemblea di cittadini estratti a sorte. Il Governo Meloni invece ha calato dall'alto una proposta incostituzionale, che cancellerebbe i diritti strappati con le disobbedienze civili, e che resta bloccata in Parlamento.

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Per anni, chi studia o lavora lontano da casa è stato costretto a scegliere tra tornare nel proprio comune, sostenendo costi e spostamenti, oppure rinunciare a votare.
Per questo l’approvazione alla Camera dell’emendamento sul voto fuorisede è un risultato importante per una battaglia che Volt sostiene da tempo, anche aderendo alla campagna “Voto dove Vivo”.

Ma un diritto fondamentale dovrebbe essere semplice da esercitare: la soluzione approvata resta invece legata a requisiti stringenti e a una procedura preventiva poco flessibile; inoltre, nelle elezioni, collega il voto al territorio di domicilio anziché permettere di scegliere i rappresentanti della propria circoscrizione di residenza.

È comunque un passo avanti che va riconosciuto. Ma non ci fermiamo qui: continueremo a batterci per un sistema davvero semplice, accessibile e capace di garantire a chiunque la possibilità di partecipare.

Perché votare non può essere un privilegio per chi può permettersi un viaggio, né una corsa a ostacoli burocratica. Il diritto di voto deve essere davvero accessibile, ovunque si viva!

#VotoFuorisede #DirittoDiVoto #Democrazia #Partecipazione #Diritti #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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La fissazione di Trump per la bellezza maschile allarmava i suoi collaboratori


La giornalista Maggie Haberman ha detto al podcast "Talk Easy" che il presidente è diventato più esplicito nel secondo mandato e che il sindaco di New York Zohran Mamdani rientra nel suo tipo

Maggie Haberman, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca e tra le giornaliste che seguono Donald Trump da più tempo, ha detto in un'intervista pubblicata domenica dal podcast "Talk Easy" che il presidente ha "una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile". La sua predilezione per gli uomini attraenti e per la mascolinità classica è nota da tempo, ma nel primo mandato, ha raccontato la giornalista, aveva allarmato molte persone della sua amministrazione.

Il conduttore Sam Fragoso le ha chiesto direttamente se l'interesse del presidente per l'aspetto degli uomini vada oltre la semplice ammirazione. Fragoso ha ricordato che Trump ha descritto diversi uomini della sua amministrazione come "usciti direttamente dal casting", li ha definiti belli e affascinanti e ha elogiato le doti fisiche del golfista Arnold Palmer. Il conduttore ha poi chiesto con ironia se Trump "celebri il Pride dopo giugno", riferendosi al mese dell'orgoglio LGBT. "Non so se Donald Trump abbia mai celebrato il Pride, punto", ha risposto Haberman. "Ma di certo ha una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile."

Haberman ha detto che questa attenzione è cresciuta nel secondo mandato. "Era qualcosa che nel primo mandato aveva sorpreso molte persone della sua amministrazione e lui è diventato molto più esplicito. Di certo in campagna elettorale e adesso", ha aggiunto.

Fragoso ha chiesto in particolare dell'apparente infatuazione del presidente per Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. Trump lo ha invitato nello Studio Ovale, ma lo ha anche definito "un bastardo comunista duro e puro". "Parla molto anche dell'aspetto delle donne", ha risposto Haberman. "Ma sì, Mamdani è generalmente considerato un uomo giovane e di bell'aspetto e penso che il presidente abbia un tipo su quel fronte".

Haberman ha appena pubblicato "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump", scritto con il collega del New York Times Jonathan Swan. Il libro racconta il primo anno del secondo mandato di Trump e le differenze tra l'amministrazione attuale e quella del primo mandato.

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Solidarietà a Hamma Hammami. Basta complicità con la repressione in Tunisia home.rifondazione.eu/2026/07/1… #Internazionale #Immigrazione

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Die schwarz-rote Koalition will nicht nur bei der Informationsfreiheit, sondern auch beim Datenschutz die Axt anlegen. Sie plant unter anderem pauschale Ausnahmen für kleine und mittelständische Unternehmen und will die Aufsicht zentralisieren. Kritik kommt von Datenschutzexpert:innen, Aufsichtsbehörden und Zivilgesellschaft.

netzpolitik.org/2026/reformpak…

in reply to netzpolitik.org

Erst mal verzweifele ich mal wieder an der CDU, weil dieses Vorschlagpapier nicht finden kann, wenn ich im Zug sitze und nur drei Minuten dafür übrig habe. Digitalisierung, nä? In der Sache halte ich als ehemaliger Datenschutzbeauftragter es für zutreffend, dass das in Deutschland für kleine Unternehmen viel zu bürokratisch ist. Das ist aber ein rein deutsches Problem 🇩🇪, andere Länder wenden genau dieselbe DSGVO mehr mit Blick auf die Verhältnismäßigkeit an ..1/2
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Trump chiede all'ICE di riprendere i controlli stradali un giorno dopo lo stop


Il presidente sconfessa su Truth Social il Segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin, che aveva sospeso i fermi dei veicoli dopo l'uccisione di due uomini da parte degli agenti in Texas e nel Maine.
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Donald Trump ha chiesto all'Immigration and Customs Enforcement (ICE) di riprendere i controlli stradali, appena un giorno dopo che la sua stessa Amministrazione ne aveva ordinato la sospensione. In un messaggio pubblicato oggi su Truth Social, il presidente ha definito i fermi dei veicoli "uno degli strumenti anticrimine più importanti ed efficaci" dell'agenzia, avvertendo: "Se vi rinunciamo, facciamo il gioco dei criminali".

Nel post, Trump elogia gli agenti e sostiene che "la criminalità in America è in forte calo, in molti casi ai minimi da decenni". Torna poi ad attaccare la politica migratoria di Joe Biden, che a suo dire avrebbe permesso l'ingresso nel Paese di 25 milioni di persone senza controlli. "I democratici radicali vorrebbero che questo tornasse ad accadesse, ma non succederà sotto la mia Amministrazione", scrive, invitando l'ICE a riprendere le sue operazioni, pur agendo con "buon senso e giudizio".

L'intervento contraddice apertamente una decisione presa dai vertici della sua Amministrazione poche ore prima. Ieri il Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin aveva ordinato agli agenti di sospendere "immediatamente" i fermi dei veicoli. La misura era arrivata dopo un colloquio con la senatrice repubblicana del Maine Susan Collins, che aveva chiesto a Mullin di interrompere "tutti i controlli non urgenti".

Una pausa per addestrare nuovamente gli agenti


Il provvedimento riguardava specificamente l'Enforcement and Removal Operations (ERO), la divisione dell'ICE incaricata degli arresti e dei rimpatri per motivi di immigrazione, ma non l'unità che conduce le indagini penali. La sospensione avrebbe dovuto essere temporanea ed era stata disposta in attesa che gli agenti ricevessero un nuovo addestramento sulle tecniche da adottare durante i fermi stradali.

All'origine della decisione originale c'erano due sparatorie letali avvenute in meno di una settimana. Il 7 luglio, a Houston, un agente ha ucciso Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni, durante un controllo stradale mentre l'ICE cercava un'altra persona. Lunedì, a Biddeford, nel Maine, un altro agente ha ucciso Joan Sebastian Guerrero, cittadino colombiano di 26 anni. In entrambi i casi, l'uomo colpito non era l'obiettivo dell'operazione.

Secondo il Dipartimento della Sicurezza interna, nel Maine l'agente ha aperto il fuoco "temendo per la sicurezza pubblica", mentre Guerrero tentava di fuggire dirigendo l'auto verso di lui. Una ricostruzione contestata dalle associazioni per i diritti degli immigrati che sottolineano invece che Guerrero, padre di una bambina di tre anni, possedeva un permesso di lavoro e un numero di previdenza sociale. L'agente coinvolto è stato sospeso e l'FBI ha assunto la conduzione dell'indagine.

Nessuno dei due agenti coinvolti nelle sparatorie indossava una bodycam. Dopo l'uccisione a Minneapolis, lo scorso gennaio, dei cittadini statunitensi Renee Good e Alex Pretti, il Dipartimento aveva promesso di dotare rapidamente il personale di telecamere indossabili. A distanza di mesi, tuttavia, la distribuzione non è stata ancora completata. I due senatori del Maine, la repubblicana Susan Collins e l'indipendente Angus King, chiedono da tempo che le bodycam diventino obbligatorie e sostengono che l'agenzia non possa essere lasciata libera di indagare su se stessa.

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Between Agency and Determinism, Who Holds the Wheel in Digital Society?


@politics
europeanpirates.eu/between-age…

Every morning, before most people have spoken a word out loud, a sequence of decisions has already been made on their behalf, what…


Between Agency and Determinism, Who Holds the Wheel in Digital Society?


Every morning, before most people have spoken a word out loud, a sequence of decisions has already been made on their behalf, what news surfaces, what products to buy, what version of the world gets presented as the relevant one. It arrives as a feed, a recommendation, a notification. Frictionless. Invisible. User well-being does not enter into the calculation, it is the emotional amplification that is rewarded and it is how engagement incentives can dangerously influence public discourse.

  • Digital agency is self-determination applied to the online environment. It means your choices online are genuinely yours, shaped by your values, your curiosity, your judgment.
  • Determinism is the condition in which the erosion of agency becomes structural. It describes an environment so thoroughly engineered toward specific behavioral outcomes that genuine choice becomes constrained; Not through force, but through machines making certain thoughts, emotions, and decisions far more likely than others.
  • Digital agency is not the same as digital literacy, though literacy helps. It is not the same as having access to technology, it is closer to what political theorists call effective freedom. Not just the theoretical right to act, but the actual practical capacity to do it, with consequences that are visible and legible.

Users technically have the right to opt out of data collection. To read the privacy policy. To choose a different platform. But if opting out means losing access to your professional network, if the alternative has no users, and if the privacy policy runs to forty-seven pages of legal language designed to exhaust rather than inform, then your theoretical right is not worth very much. It is freedom in name, performance in practice.

The reason this matters politically is straightforward: democracy runs on it. If citizens cannot understand the systems that allocate resources, shape information environments, and mediate their relationship with institutions, then the quality of democratic participation degrades. You cannot meaningfully consent to what you cannot see. Digital agency is, in this sense, the infrastructure of democracy in a digital society. Without it, everything else – elections, courts, parliament – floats on a substrate where somebody else controls the outcome.

In May 2026, Meta quietly discontinued end-to-end encryption for Instagram private messages. The announcement was buried in a product update. The framing was about improving “safety features” and content moderation capabilities.

What changed: Meta can now read your private Instagram messages.

No law required this; it was a business decision made by a private company about the privacy of hundreds of millions of people, most of whom do not know it happened. The ones who do know, have no practical alternative if their social and professional lives are embedded in Meta’s network.

Everyone has the ability to disagree with the privacy policy, but it runs to nearly 20,000 words. Reading the privacy policies for a typical person would take hours, that is before you open any of Meta’s other services, each governed by its own separate terms. This is what the loss of digital agency looks like from the inside: invisible, incremental, and explained in the passive voice.

What can you do?
The hard thing about claiming digital agency is that it requires sustained attention to things that are deliberately made boring, complex, and remote. It requires engaging with legislation that does not trend, understanding technology that resists simplification, and insisting on accountability from institutions that have become expert at deflecting it.

Conclusion


The platforms you use daily were not designed around you.

They were designed around attention, which is a different thing entirely. The feed scrolled through is not a window onto the real world, it is a curated environment, shaped by systems that have spent years learning exactly which emotional frequencies keep the masses present the longest.

Technology is a set of decisions. Decisions have authors that can be held accountable, but only if people understand what it is built upon, insist on transparency about how it operates, and refuse to accept that this is simply how things are.

The European Pirates have been arguing, not against technology, but for better technology. Made for the public, governed democratically, and answerable to the people it was supposedly built to serve. Democratic self-governance starts by citizens informing themselves independently, forming political judgments around accurate information, invoking their rights, and drawn from multiple and deliberately varied sources rather than a single curated feed.

None of this requires becoming a technologist. It requires becoming a slightly more deliberate inhabitant of a digital world that has been carefully designed to reward passivity. Recognising the architecture is the first act of resistance against it.


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Between Agency and Determinism, Who Holds the Wheel in Digital Society?


Every morning, before most people have spoken a word out loud, a sequence of decisions has already been made on their behalf, what news surfaces, what products to buy, what version of the world gets presented as the relevant one. It arrives as a feed, a recommendation, a notification. Frictionless. Invisible. User well-being does not enter into the calculation, it is the emotional amplification that is rewarded and it is how engagement incentives can dangerously influence public discourse.

  • Digital agency is self-determination applied to the online environment. It means your choices online are genuinely yours, shaped by your values, your curiosity, your judgment.
  • Determinism is the condition in which the erosion of agency becomes structural. It describes an environment so thoroughly engineered toward specific behavioral outcomes that genuine choice becomes constrained; Not through force, but through machines making certain thoughts, emotions, and decisions far more likely than others.
  • Digital agency is not the same as digital literacy, though literacy helps. It is not the same as having access to technology, it is closer to what political theorists call effective freedom. Not just the theoretical right to act, but the actual practical capacity to do it, with consequences that are visible and legible.

Users technically have the right to opt out of data collection. To read the privacy policy. To choose a different platform. But if opting out means losing access to your professional network, if the alternative has no users, and if the privacy policy runs to forty-seven pages of legal language designed to exhaust rather than inform, then your theoretical right is not worth very much. It is freedom in name, performance in practice.

The reason this matters politically is straightforward: democracy runs on it. If citizens cannot understand the systems that allocate resources, shape information environments, and mediate their relationship with institutions, then the quality of democratic participation degrades. You cannot meaningfully consent to what you cannot see. Digital agency is, in this sense, the infrastructure of democracy in a digital society. Without it, everything else – elections, courts, parliament – floats on a substrate where somebody else controls the outcome.

In May 2026, Meta quietly discontinued end-to-end encryption for Instagram private messages. The announcement was buried in a product update. The framing was about improving “safety features” and content moderation capabilities.

What changed: Meta can now read your private Instagram messages.

No law required this; it was a business decision made by a private company about the privacy of hundreds of millions of people, most of whom do not know it happened. The ones who do know, have no practical alternative if their social and professional lives are embedded in Meta’s network.

Everyone has the ability to disagree with the privacy policy, but it runs to nearly 20,000 words. Reading the privacy policies for a typical person would take hours, that is before you open any of Meta’s other services, each governed by its own separate terms. This is what the loss of digital agency looks like from the inside: invisible, incremental, and explained in the passive voice.

What can you do?
The hard thing about claiming digital agency is that it requires sustained attention to things that are deliberately made boring, complex, and remote. It requires engaging with legislation that does not trend, understanding technology that resists simplification, and insisting on accountability from institutions that have become expert at deflecting it.

Conclusion


The platforms you use daily were not designed around you.

They were designed around attention, which is a different thing entirely. The feed scrolled through is not a window onto the real world, it is a curated environment, shaped by systems that have spent years learning exactly which emotional frequencies keep the masses present the longest.

Technology is a set of decisions. Decisions have authors that can be held accountable, but only if people understand what it is built upon, insist on transparency about how it operates, and refuse to accept that this is simply how things are.

The European Pirates have been arguing, not against technology, but for better technology. Made for the public, governed democratically, and answerable to the people it was supposedly built to serve. Democratic self-governance starts by citizens informing themselves independently, forming political judgments around accurate information, invoking their rights, and drawn from multiple and deliberately varied sources rather than a single curated feed.

None of this requires becoming a technologist. It requires becoming a slightly more deliberate inhabitant of a digital world that has been carefully designed to reward passivity. Recognising the architecture is the first act of resistance against it.


europeanpirates.eu/between-age…


Between Agency and Determinism, Who Holds the Wheel in Digital Society?


Every morning, before most people have spoken a word out loud, a sequence of decisions has already been made on their behalf, what news surfaces, what products to buy, what version of the world gets presented as the relevant one. It arrives as a feed, a recommendation, a notification. Frictionless. Invisible. User well-being does not enter into the calculation, it is the emotional amplification that is rewarded and it is how engagement incentives can dangerously influence public discourse.

  • Digital agency is self-determination applied to the online environment. It means your choices online are genuinely yours, shaped by your values, your curiosity, your judgment.
  • Determinism is the condition in which the erosion of agency becomes structural. It describes an environment so thoroughly engineered toward specific behavioral outcomes that genuine choice becomes constrained; Not through force, but through machines making certain thoughts, emotions, and decisions far more likely than others.
  • Digital agency is not the same as digital literacy, though literacy helps. It is not the same as having access to technology, it is closer to what political theorists call effective freedom. Not just the theoretical right to act, but the actual practical capacity to do it, with consequences that are visible and legible.

Users technically have the right to opt out of data collection. To read the privacy policy. To choose a different platform. But if opting out means losing access to your professional network, if the alternative has no users, and if the privacy policy runs to forty-seven pages of legal language designed to exhaust rather than inform, then your theoretical right is not worth very much. It is freedom in name, performance in practice.

The reason this matters politically is straightforward: democracy runs on it. If citizens cannot understand the systems that allocate resources, shape information environments, and mediate their relationship with institutions, then the quality of democratic participation degrades. You cannot meaningfully consent to what you cannot see. Digital agency is, in this sense, the infrastructure of democracy in a digital society. Without it, everything else – elections, courts, parliament – floats on a substrate where somebody else controls the outcome.

In May 2026, Meta quietly discontinued end-to-end encryption for Instagram private messages. The announcement was buried in a product update. The framing was about improving “safety features” and content moderation capabilities.

What changed: Meta can now read your private Instagram messages.

No law required this; it was a business decision made by a private company about the privacy of hundreds of millions of people, most of whom do not know it happened. The ones who do know, have no practical alternative if their social and professional lives are embedded in Meta’s network.

Everyone has the ability to disagree with the privacy policy, but it runs to nearly 20,000 words. Reading the privacy policies for a typical person would take hours, that is before you open any of Meta’s other services, each governed by its own separate terms. This is what the loss of digital agency looks like from the inside: invisible, incremental, and explained in the passive voice.

What can you do?
The hard thing about claiming digital agency is that it requires sustained attention to things that are deliberately made boring, complex, and remote. It requires engaging with legislation that does not trend, understanding technology that resists simplification, and insisting on accountability from institutions that have become expert at deflecting it.

Conclusion


The platforms you use daily were not designed around you.

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The European Pirates have been arguing, not against technology, but for better technology. Made for the public, governed democratically, and answerable to the people it was supposedly built to serve. Democratic self-governance starts by citizens informing themselves independently, forming political judgments around accurate information, invoking their rights, and drawn from multiple and deliberately varied sources rather than a single curated feed.

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Dazi fino al 100% contro chi acquista energia russa: la legge voluta da Graham per colpire Mosca


Il disegno di legge promosso dal defunto senatore repubblicano Lindsey Graham consentirebbe a Trump di colpire i cinque maggiori Paesi importatori di petrolio e gas russi. Cina e India sono i principali bersagli di questa proposta di legge.

Un gruppo bipartisan di senatori ha presentato ieri un disegno di legge per attribuire al presidente Donald Trump il potere di imporre dazi fino al 100% ai cinque maggiori acquirenti di energia russa, a cominciare da Cina e India. Il provvedimento, denominato Sanctioning Russia Act of 2026, porta la firma del defunto senatore Lindsey Graham e punta a privare Mosca delle entrate utilizzate per finanziare l'invasione dell'Ucraina.

Il testo prende di mira i cinque principali Paesi importatori di petrolio e gas russi. Secondo il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, che lo ha elaborato insieme a Graham, grazie a questo provvedimento Trump potrebbe colpire anche le persone che favoriscono la vendita di energia russa. Il testo di legge prevede inoltre nuove sanzioni contro soggetti russi attivi nei settori della difesa, dell'energia e della finanza, oltre che contro la cosiddetta "flotta ombra", la rete di vecchie petroliere utilizzata da Mosca per aggirare le restrizioni internazionali.

Da parte sua Blumenthal ha indicato Cina, India, Slovacchia, Ungheria e Azerbaigian come i cinque principali importatori di greggio russo nel 2025. Per il gas naturale, invece, i primi cinque acquirenti sono stati Cina, Francia, Giappone, Ungheria e Belgio. Gli ultimi quattro Paesi sarebbero però esentati, perché stanno riducendo le importazioni dalla Russia e ciascuno di loro ha acquistato meno del 15% del gas complessivamente esportato da Mosca.

Guerra in Ucraina · Congresso USA

Dazi fino al 100% a chi compra l’energia russa: l’ultima legge di Lindsey Graham

Un gruppo bipartisan di senatori ha presentato il Sanctioning Russia Act of 2026: darebbe a Trump il potere di colpire con i dazi i cinque maggiori importatori di petrolio e di gas russi, a cominciare da Cina e India, per privare Mosca delle entrate che finanziano l’invasione dell’Ucraina.

Grafica di FocusAmerica 15 luglio 2026

Dazio massimo previsto sugli acquirenti di energia russa

Prime bozze
500%

Testo finale
500%

Su qualsiasi acquirente di petrolio, gas o uranio russi: oltre 60 Paesi nel mirino
Solo sui cinque maggiori importatori di petrolio e di gas

Se approvata, sarebbe la prima volta che il Congresso autorizza esplicitamente i dazi come strumento di pressione geopolitica, e non come risposta a pratiche commerciali considerate sleali.

Esplora la legge
IIl meccanismo III Paesi colpiti IIIGli ostacoli

Il meccanismo

Due leve per prosciugare le entrate di Mosca


La legge combina dazi contro i Paesi che comprano energia russa e sanzioni dirette contro l’economia di guerra del Cremlino.

Prima leva · I dazi
Fino al 100% sulle importazioni

Trump potrebbe imporli ai cinque maggiori acquirenti di petrolio e di gas russi, per spingerli a interrompere i rapporti energetici con Mosca. Nel mirino anche le persone che favoriscono la vendita di energia russa.

Seconda leva · Le sanzioni

Nuove misure contro i soggetti russi attivi in tre settori chiave:

Difesa Energia Finanza
Flotta ombra
Colpita anche la rete di vecchie petroliere con cui Mosca aggira le restrizioni internazionali.

Il compromesso con la Casa Bianca
Senatori dei due partiti e Casa Bianca hanno negoziato per oltre un anno. L’amministrazione si è opposta agli automatismi imposti dal Congresso, chiedendo per Trump la massima libertà negoziale: il testo finale è un compromesso sostenuto da repubblicani, democratici e Casa Bianca. Secondo lo staff presidenziale Trump è favorevole, ma il presidente, interpellato, si è limitato a rispondere: «Ne stiamo ancora discutendo».

I Paesi colpiti

Colpiti i grandi importatori, esentati i Paesi che riducono gli acquisti


I cinque principali acquirenti di greggio e di gas russi nel 2025, indicati dal senatore Richard Blumenthal.

Petrolio
Principali importatori di greggio russo

Gas naturale
Principali importatori di gas russo

Esentato chi ha comprato meno del 15% del gas esportato da Mosca e sta riducendo gli acquisti.

Esposto ai dazi Esentato

Due casi particolari
La Cina è l’unico Paese esposto ai dazi su entrambi i fronti, petrolio e gas. L’Ungheria compare in entrambe le liste, ma è nel mirino solo per il greggio: per il gas rientra tra gli esentati.

Gli ostacoli

Un percorso in salita tra Camera e dubbi sui poteri di Trump


Perché l’approvazione non è scontata. Tocca ogni passaggio per i dettagli.

Senato Thune valuta quando portare il testo in aula+

L’approvazione sarebbe anche un omaggio a Graham, morto a 71 anni per una dissezione aortica. Il leader della maggioranza: «Lindsey era l’uomo che guidava tutto questo, la forza trainante».

Camera La regola del blue slip complica l’iter+

Secondo la Costituzione, le leggi che generano entrate tramite dazi o altri strumenti fiscali devono avere origine alla Camera dei Rappresentanti, dove l’esito della misura resta incerto.

Fronte democratico Chi è più vicino a Kyiv teme poteri eccessivi per la Casa Bianca+

Alcuni democratici particolarmente vicini all’Ucraina temono che la legge attribuisca a Trump un potere troppo ampio: dopo la bocciatura, da parte della Corte Suprema, dei poteri d’emergenza usati per i dazi del «Liberation Day», il testo gli darebbe una base legale più solida.

Il rischio secondo gli esperti
Per Edward Fishman, ex responsabile delle sanzioni USA, oggi al Council on Foreign Relations, i nuovi poteri «potrebbero non essere usati come dovrebbero, cioè per fare pressione sulla Russia, ma piuttosto come uno strumento per scatenare nuove guerre commerciali contro amici e nemici».
Secondo Fishman, per colpire Mosca sarebbero più efficaci sanzioni secondarie contro raffinerie, banche e operatori petroliferi che rendono possibili gli scambi.

Fonte Sanctioning Russia Act of 2026; dichiarazioni del sen. Richard Blumenthal sui dati 2025 e sul perimetro delle prime bozze (oltre 60 Paesi, via CNN e The Hill); Wall Street Journal. Luglio 2026.

Una svolta legislativa per il Congresso


Se approvata, la legge rappresenterebbe una svolta: si tratterebbe, infatti, della prima volta che il Congresso autorizza esplicitamente l'impiego dei dazi come strumento di pressione geopolitica, anziché come risposta a pratiche commerciali considerate sleali.

Senatori di entrambi i partiti e rappresentanti della Casa Bianca hanno lavorato al provvedimento per oltre un anno. Le prime versioni erano molto più severe e prevedevano dazi fino al 500% sui beni provenienti da qualsiasi Paese che acquistasse petrolio, gas, uranio o altri prodotti russi. La Casa Bianca si è però opposta a meccanismi automatici imposti dal Congresso, chiedendo che fosse lasciata a Trump la massima libertà negoziale.

La versione definitiva nasce quindi da un compromesso che, secondo fonti vicine al dossier, ha alla fine ottenuto il sostegno di repubblicani, democratici e Casa Bianca. I senatori intendono approvare la misura anche per rendere omaggio a Graham, morto a 71 anni per una dissezione aortica, secondo quanto stabilito dai medici legali. Lo staff presidenziale ha fatto sapere che Trump sostiene il disegno di legge, anche se il presidente, interpellato direttamente, si è limitato a rispondere: "Ne stiamo ancora discutendo".

I dubbi sull'uso dei nuovi poteri


Il testo però fornirebbe anche a Trump una base legislativa più solida per imporre nuovi dazi, dopo che quest'anno la Corte Suprema aveva bocciato il ricorso alla legge sui poteri d'emergenza utilizzata dal presidente nell'aprile 2025 per introdurre unilateralmente i dazi del cosiddetto "Liberation Day".

Alcuni esperti temono che gli ampi poteri attribuiti alla Casa Bianca possano quindi essere utilizzati per finalità diverse da quelle immaginate dal Senato. "Potrebbero non essere usati come dovrebbero, cioè per fare pressione sulla Russia, ma piuttosto come uno strumento per scatenare nuove guerre commerciali contro amici e nemici", ha, ad esempio, dichiarato al Wall Street Journal Edward Fishman, ex alto funzionario statunitense responsabile delle sanzioni e oggi direttore del programma di geoeconomia del Council on Foreign Relations.

Secondo Fishman, se l'obiettivo fosse davvero quello di danneggiare Mosca, sarebbe più efficace imporre sanzioni secondarie agli acquirenti del greggio russo e agli intermediari che rendono possibili gli scambi, come raffinerie, banche e operatori petroliferi. I dazi secondari previsti dalla proposta di legge colpirebbero invece tutte le importazioni provenienti da un determinato Paese, con l'obiettivo di spingerlo a interrompere i rapporti energetici con Mosca. "Sospetto che la Casa Bianca abbia infine deciso di sostenere il testo perché si è resa conto che concederà a Trump un margine di manovra molto più ampio sui dazi", ha aggiunto.

Gli esponenti democratici favorevoli al provvedimento sostengono che siano stati proprio i dazi secondari imposti all'India lo scorso anno a ridurne gli acquisti di energia russa. Fishman ritiene invece che abbiano inciso soprattutto le sanzioni varate nel 2025 dall'Amministrazione Trump contro Rosneft e Lukoil, due delle maggiori compagnie petrolifere russe, insieme alla minaccia di colpire con sanzioni secondarie le banche e le raffinerie indiane.

Il difficile passaggio al Congresso


Se la versione precedente del provvedimento godeva di un vasto consenso bipartisan, il nuovo testo potrebbe invece incontrare l'opposizione di alcuni esponenti democratici particolarmente vicini all'Ucraina, preoccupati proprio del fatto che la legge possa attribuire a Trump un potere eccessivo nell'impiego dei dazi.

A complicare l'iter parlamentare c'è anche la cosiddetta regola del blue slip: secondo la Costituzione, le proposte di legge che generano entrate attraverso dazi o altri strumenti fiscali devono avere origine alla Camera dei Rappresentanti. Il destino della misura dipenderà quindi anche dalla Camera, dove il suo esito resta incerto.

Il leader della maggioranza al Senato, il repubblicano del South Dakota John Thune, ha comunque dichiarato di stare valutando quando portare il testo in aula. "Lindsey era l'uomo che guidava tutto questo, la forza trainante. Ma ci sono altri senatori fortemente interessati, quindi sarebbe importante riuscire a trovare una strada per arrivare fino in fondo", ha detto.

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All’Assemblea Generale di Volt Europa, Francesca Romana D’Antuono, già copresidente del movimento, ha parlato di un problema sempre più sistemico nel nostro continente: l’avanzata dell’estrema destra e le parole con cui prova a imporre la propria agenda.

Sentiamo parlare continuamente di «remigrazione», esternalizzazione e deportazioni. Molto meno di crisi abitativa, salari, disuguaglianze e difficoltà economiche.

Perché è più facile indicare un capro espiatorio che affrontare i problemi reali.

#EstremaDestra #Remigrazione #CrisiAbitativa #Disuguaglianze #Politica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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La Cina detta le condizioni alla Russia: il muro di Pechino sul gasdotto Power of Siberia 2


Un'inchiesta del Wall Street Journal descrive una Russia sempre più subordinata a Pechino: impone condizioni durissime sul progetto energetico e avvia rapporti con l'élite che potrebbe guidare il Paese dopo la fine della presidenza di Putin.

La Russia di Vladimir Putin è ormai il partner minore della Cina di Xi Jinping, che ne orienta le scelte secondo i propri interessi, con cautela e senza mai ostentare pubblicamente la propria superiorità per non umiliare Mosca e il suo presidente. È il quadro tracciato da un'inchiesta del Wall Street Journal, basata su colloqui con funzionari dei due Paesi e analisti. Secondo il quotidiano statunitense, Pechino non si sta limitando più a coltivare Putin e la sua cerchia più stretta: sta anzi già costruendo rapporti con i funzionari e gli esponenti dell'élite destinati a determinare il futuro della Russia dopo la sua uscita di scena.

L'esempio più significativo è il gasdotto Power of Siberia 2, il progetto con cui Gazprom spera di compensare almeno in parte la perdita del mercato europeo. Alla vigilia della visita di Stato di Putin a Pechino del 19 e 20 maggio 2026, la delegazione russa arrivata in anticipo, guidata dall'amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller, si è scontrata con un muro.

Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, i funzionari cinesi hanno chiarito che daranno il via libera alla costruzione soltanto se Mosca venderà il gas allo stesso prezzo praticato sul mercato interno russo, che è in larga parte sussidiato dal bilancio pubblico russo. Avrebbero inoltre intimato alla delegazione di non sollevare nuovamente la questione fino a quando la Russia non sarà pronta ad accettare le condizioni di Pechino. Tra i 42 accordi e dichiarazioni firmati da Putin il giorno successivo non figurava infatti alcun documento sul gasdotto.

"Xi ha ricevuto Putin come un imperatore riceve un ospite nel proprio castello e poi lo ha rimandato a casa con la coda tra le gambe", ha dichiarato al quotidiano Jörg Wuttke, imprenditore tedesco con una lunga esperienza nei rapporti tra Cina e Russia. Secondo Wuttke, Pechino non ha alcun incentivo economico ad accettare le richieste russe: sul mercato mondiale vi è un'ampia disponibilità di gas naturale liquefatto e la domanda cinese di gas importato, anche grazie al gigantesco sviluppo delle energie rinnovabili, dovrebbe raggiungere il picco a metà degli anni Trenta. "Perché dovrebbe vincolarsi a un gasdotto che richiederà cinque o sei anni di lavori e aumenterà la sua dipendenza dalla Russia, quando può acquistare gas da qualsiasi altro Paese?", osserva.

Geopolitica · L’asse Mosca-Pechino

Nel rapporto con la Cina, la Russia è ormai il partner minore

Xi Jinping orienta le scelte di Mosca senza mai umiliarla in pubblico: detta le condizioni sul gas, incassa concessioni finanziarie e coltiva già le élite del dopo-Putin. I numeri dello squilibrio secondo un’inchiesta del Wall Street Journal.

Grafica di FocusAmerica

Lo squilibrio commerciale tra i due Paesi

Quanto pesa la Cina per Mosca
≈40%

vs

Quanto pesa la Russia per Pechino
<4%

dell’interscambio commerciale russo: nel 2013, al primo incontro tra Xi e Putin, era circa il 10%
del commercio estero cinese: Mosca resta un fornitore di petrolio e gas, a prezzi fortemente scontati

Un rapporto di dipendenza di circa dieci a uno, che rende il legame con Pechino ormai indispensabile alla sopravvivenza di Mosca.

Il dossier gas

Power of Siberia 2, il gasdotto che Pechino continua a rinviare


Gazprom conta sul progetto per compensare almeno in parte la perdita del mercato europeo. Ma è la Cina a dettare tempi e condizioni. Tocca le tappe per i dettagli.

Settembre 2025 Gazprom annuncia un «memorandum vincolante»+

Durante una visita di Putin in Cina, l’amministratore delegato Alexei Miller presenta l’intesa come una svolta nei negoziati. L’annuncio però è rivolto solo ai giornalisti russi e non contiene alcun dettaglio sul punto decisivo, il prezzo del gas. Pechino non confermerà mai l’accordo.

19 maggio 2026 La delegazione russa si scontra con un muro+

Alla vigilia della visita di Stato di Putin, i funzionari cinesi pongono a Miller la loro condizione: il gas va venduto allo stesso prezzo praticato sul mercato interno russo, in larga parte sussidiato dal bilancio pubblico. E intimano di non sollevare più la questione finché Mosca non sarà pronta ad accettare.

20 maggio 2026 Putin firma 42 accordi. Nessuno riguarda il gasdotto+

Tra i documenti siglati a Pechino non figura alcun testo su Power of Siberia 2. «Xi ha ricevuto Putin come un imperatore riceve un ospite nel proprio castello e poi lo ha rimandato a casa con la coda tra le gambe», ha dichiarato al quotidiano l’imprenditore tedesco Jörg Wuttke.

Il bilancio della visita di Stato

Due giorni di colloqui, una lunga lista di firme. E un’assenza che pesa più di tutto il resto.

42
accordi e dichiarazioni firmati da Putin a Pechino

0
documenti sul gasdotto Power of Siberia 2

Concessioni e porte chiuse

Mosca cede sullo yuan, ma le banche cinesi che contano restano chiuse


L’isolamento finanziario costringe la Russia a rivedere posizioni difese per anni, senza ottenere in cambio l’accesso alle istituzioni guidate da Pechino.

SCO
Banca di sviluppo della Shanghai Cooperation Organisation

Dopo oltre un decennio di opposizione, Putin dà il via libera allo yuan come valuta principale dell’istituto, destinato a finanziare progetti in Asia centrale: la regione che il Cremlino considera il proprio «estero vicino».

Mosca cede
AIIB
Asian Infrastructure Investment Bank

Per effetto delle pressioni occidentali, la Russia resta fuori dalla banca multilaterale con sede a Pechino.

Russia esclusa
NDB
New Development Bank (BRICS)

Mosca è esclusa anche dall’istituto dei BRICS, che ha sede a Shanghai.

Russia esclusa

La strategia dell’attesa

Perché Pechino può permettersi di lasciare Mosca in sospeso


Il tempo lavora per la Cina, su tutti i tavoli: dal gas alla successione al Cremlino.

1
Il gas non manca

Sul mercato mondiale c’è ampia disponibilità di gas naturale liquefatto: Pechino può comprare da qualsiasi altro Paese, senza vincolarsi a un gasdotto che richiede cinque o sei anni di lavori e aumenta la sua dipendenza dalla Russia.

2
La domanda cinese di gas ha già il picco in vista

Anche grazie al gigantesco sviluppo delle rinnovabili, la domanda cinese di gas importato dovrebbe raggiungere il picco a metà degli anni Trenta.

3
Il dopo-Putin è già in agenda

Pechino costruisce rapporti con i funzionari e le élite destinati a guidare la Russia dopo l’uscita di scena di Putin. In Russia crescono intanto i casi di spionaggio cinese, che Mosca evita di rendere pubblici per non compromettere un rapporto ormai vitale.

«È meglio continuare a lasciare i russi in attesa. Aspettare che la loro situazione economica peggiori ulteriormente e che si ritrovino in ginocchio: a quel punto accetteranno condizioni ancora più vantaggiose per la Cina pur di vendere il proprio gas».Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino

Fonte Elaborazione FocusAmerica su un’inchiesta del Wall Street Journal basata su colloqui con funzionari cinesi e russi e analisti, luglio 2026.

Le promesse di Gazprom e il prezzo dell'isolamento


Non è la prima volta che Power of Siberia 2 si rivela un miraggio. Nel settembre 2025, durante una precedente visita di Putin in Cina, Miller aveva annunciato la firma di un "memorandum giuridicamente vincolante" per la costruzione del gasdotto, presentandolo come una svolta nei negoziati. L'annuncio, tuttavia, era stato rivolto soltanto ai giornalisti russi e non conteneva alcun dettaglio sulle condizioni dell'intesa, a cominciare dalla questione decisiva del prezzo del gas. Pechino, inoltre, non ha mai confermato l'accordo.

Nel frattempo, la Cina continua a ottenere concessioni sostanziali dalla Russia. Per oltre un decennio Putin si era opposto all'adozione dello yuan come valuta principale della Banca di Sviluppo della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), destinata a finanziare progetti in Asia centrale, una regione che il Cremlino considera parte del proprio "estero vicino". Nell'ultimo anno, però, riferiscono al Wall Street Journal consiglieri del governo cinese e diplomatici, Xi Jinping è riuscito a ottenere il via libera di Putin.

L'isolamento finanziario ha costretto Mosca a rivedere la propria posizione e ora la Russia è pronta a dare il via libera, chiedendo in cambio garanzie affinché le sue operazioni non vengano ostacolate dalle sanzioni occidentali. Altre istituzioni a guida cinese restano però inaccessibili: per effetto delle pressioni occidentali, la Russia è stata esclusa sia dall'Asian Infrastructure Investment Bank di Pechino sia dalla New Development Bank dei BRICS, con sede a Shanghai.

Anche i numeri del commercio tra i due Paesi mostrano la portata dello squilibrio. Quando Xi incontrò Putin per la prima volta, nel 2013, la Cina rappresentava circa il 10% dell'interscambio commerciale russo; da allora quella quota è quadruplicata. La Russia, al contrario, vale meno del 4% del commercio cinese e rimane essenzialmente solo un fornitore di materie prime, soprattutto petrolio e gas venduti a prezzi fortemente scontati rispetto il resto del mondo.

Pechino si prepara già al dopo-Putin


All'interno della Russia emergono sempre più casi di spionaggio cinese e tentativi di reclutamento di funzionari di medio livello. Mosca, tuttavia, evita di renderli pubblici o persino di discuterne apertamente con Pechino, per timore di compromettere un rapporto ormai indispensabile per la propria sopravvivenza. Ma la verità è che Pechino si sta già muovendo per capire chi potrebbe prendere il posto di Vladimir Putin e come sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

"La Cina ha un'occasione davvero straordinaria per trasformare la Russia in una sorta di gigantesco Laos o Pakistan: un Paese molto più dipendente da Pechino, molto più legato a essa e sempre più incline a considerarla un modello", afferma Alexander Gabuev, sinologo e direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino.

Anche sul gasdotto, secondo Gabuev, la strategia cinese è ormai evidente: "È meglio continuare a lasciare i russi in attesa. Aspettare che la loro situazione economica peggiori ulteriormente e che si ritrovino in ginocchio: a quel punto accetteranno condizioni ancora più vantaggiose per la Cina pur di vendere il proprio gas".

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Musk ha violato la legge del Wisconsin con gli assegni da un milione di dollari agli elettori


La commissione elettorale ha inviato due denunce alla procura, che può incriminare Musk per corruzione elettorale dopo gli assegni distribuiti nella corsa alla Corte Suprema statale del 2025

Elon Musk ha probabilmente violato la legge del Wisconsin quando ha distribuito assegni da un milione di dollari ad alcuni elettori durante la campagna per la Corte Suprema statale del 2025. Lo ha stabilito la commissione elettorale del Wisconsin, un organo bipartisan composto da tre democratici e tre repubblicani, che la settimana scorsa ha trasmesso due denunce alla procura della contea di Brown. I procuratori possono ora decidere se incriminare il miliardario per corruzione elettorale e hanno 40 giorni di tempo per riferire alla commissione.

La commissione ha votato 5 a 1 giovedì, in una seduta a porte chiuse, come ha riferito la sua portavoce Emilee Miklas. La mozione approvata dice che ci sono elementi sufficienti per ritenere che Musk abbia violato la legge statale con un post sui social media in cui offriva un milione di dollari a chi aveva votato all'elezione per la Corte Suprema, "per indurli a votare in quell'elezione". Le due denunce, riservate per legge, sono state presentate da elettori di Milwaukee e di Green Bay, la città della contea di Brown dove Musk consegnò gli assegni durante un comizio pochi giorni prima del voto. Il procuratore distrettuale della contea, il repubblicano David Lasee, non ha risposto alle richieste di commento, come non lo hanno fatto i portavoce di Musk.

In Wisconsin i giudici della Corte Suprema statale vengono eletti direttamente dai cittadini. Nel 2025 Musk, fondatore di SpaceX e amministratore delegato di Tesla, fu tra i protagonisti del tentativo di ribaltare la maggioranza progressista della corte: insieme ai gruppi che finanziava spese almeno 20 milioni di dollari a sostegno di Brad Schimel, il candidato appoggiato dai repubblicani. Schimel perse di 10 punti contro Susan Crawford, la candidata sostenuta dai democratici. La corsa costò in totale più di 100 milioni di dollari ed è stata l'elezione giudiziaria più costosa della storia americana.

Tre elettori del Wisconsin ricevettero gli assegni da un milione di dollari, due dei quali di persona al comizio di Green Bay. Due settimane prima del voto il comitato di azione politica di Musk, America PAC, aveva anche offerto 100 dollari agli elettori che firmavano una petizione contro i "giudici attivisti" o che convincevano qualcun altro a firmarla.

La vittoria di Crawford mantenne la corte in mano ai progressisti. La loro maggioranza è poi salita a 5 giudici contro 2 con la vittoria, quest'anno, di Chris Taylor, un'altra candidata sostenuta dai democratici. Un mese dopo la sconfitta Musk annunciò che avrebbe speso molto meno in campagne politiche.

Gli avvocati di Musk sostennero nel 2025 che le donazioni erano un esercizio della libertà di espressione e che limitarle avrebbe violato sia la costituzione del Wisconsin sia quella federale. Nei documenti depositati in tribunale scrissero che i pagamenti erano "destinati a generare un movimento dal basso in opposizione ai giudici attivisti, non a sostenere o contrastare esplicitamente alcun candidato".

La spesa di Musk in quella campagna ha già prodotto una causa civile, intentata dal Wisconsin Democracy Campaign, un gruppo di vigilanza sulla trasparenza politica, che chiede di vietargli per sempre di offrire pagamenti in denaro agli elettori dello stato. La causa, pendente nella contea di Brown, accusa Musk e due gruppi da lui finanziati di aver violato i divieti di corruzione elettorale e di lotterie non autorizzate. Prima del voto anche il procuratore generale del Wisconsin, un democratico, aveva fatto causa per impedire la consegna degli assegni a due elettori, ma i tribunali statali gli diedero torto.

America PAC aveva usato una tattica quasi identica prima delle presidenziali del 2024, offrendo un milione di dollari al giorno agli elettori del Wisconsin e di altri sei stati in bilico che firmavano una petizione a difesa del Primo e del Secondo emendamento della Costituzione, quelli che tutelano la libertà di espressione e il possesso di armi. In quel caso un giudice della Pennsylvania stabilì che i procuratori non avevano dimostrato che si trattasse di una lotteria illegale e permise all'iniziativa di continuare fino al giorno delle elezioni.

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Als junger Mensch mal pleite gewesen, aber heute finanziell alles okay? Der Schufa ist das offenbar egal, sie speichert auch historische Daten – Kunden können das offiziell für Tests nutzen. NDR und SZ haben einen weiteren Datenskandal der Schufa aufgedeckt.

netzpolitik.org/2026/daten-ska…

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La Camera approva la legge per rendere permanente l'ora legale negli Stati Uniti


Il Sunshine Protection Act, che cancella il doppio cambio dell'ora ogni anno, è passato con 308 sì e 117 no e ora va al Senato. Trump è pronto a firmarlo, contrari i medici del sonno e il Midwest

La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, la camera bassa del Congresso, ha approvato martedì 14 luglio il Sunshine Protection Act, la legge che rende permanente l'ora legale e cancella il cambio dell'ora due volte l'anno. Il voto è stato di 308 favorevoli e 117 contrari. La legge passa ora al Senato, dove la sua approvazione è incerta, mentre il presidente Trump, da tempo favorevole alla riforma, è pronto a firmarla se arriverà sulla sua scrivania.

Quasi tutti gli stati americani spostano oggi le lancette avanti di un'ora a marzo e indietro di un'ora a novembre, come avviene in Italia tra fine marzo e fine ottobre. La legge manterrebbe per tutto l'anno l'orario estivo, con un'ora di luce in più alla sera e un'ora in meno al mattino nei mesi invernali. A Washington, per esempio, a fine dicembre il sole sorgerebbe verso le 8:30 invece che alle 7:30, ma tramonterebbe alle 17:45 invece che alle 16:45. Gli stati che preferiscono l'ora solare permanente potranno adottarla, se lo decideranno prima dell'entrata in vigore della legge, mentre Hawaii, gran parte dell'Arizona e cinque territori sono esentati perché già oggi non cambiano mai l'ora. Diciannove stati hanno invece già approvato leggi per passare all'ora legale permanente, rimaste finora sulla carta perché la legge federale non lo consente.

Il voto ha diviso i partiti lungo linee geografiche più che politiche. A favore hanno votato 193 repubblicani, 114 democratici e un indipendente, eletti soprattutto negli stati del Sud e delle coste, mentre i contrari arrivano in gran parte dal Midwest e dagli stati agricoli. I democratici si sono divisi quasi a metà e il loro capogruppo alla Camera, Hakeem Jeffries, ha votato no, mentre i repubblicani contrari sono stati solo 22.

Trump, che vive in Florida e possiede campi da golf, chiede da tempo di abolire il cambio dell'ora, che considera uno spreco. "Scegliamo l'alternativa di gran lunga più popolare, salvare la luce del giorno, che regala una giornata più lunga e più luminosa. E chi può essere contrario? Questa è facile!", ha scritto a maggio sul suo social Truth Social. La Casa Bianca ha definito la legge "una riforma popolare e di buon senso" in una nota inviata martedì agli uffici del Congresso. "Possiede campi da golf, i campi da golf guadagnano di più con le serate più lunghe ed è un nottambulo totale, quindi per lui ha perfettamente senso. Per i giovani genitori, invece, il calcolo è un po' diverso", ha detto al Washington Post Scott Lincicome, economista del centro studi Cato Institute che ha scritto sui difetti dell'ora legale. Anche i gestori dei campi da golf sostengono la legge, convinti che un'ora di luce in più alla sera farebbe crescere gli incassi.

I leader repubblicani della Camera hanno concesso il voto anche per convincere Anna Paulina Luna, deputata della Florida e cofirmataria della legge, a togliere il blocco con cui a fine giugno aveva fermato i lavori dell'aula per costringere il Senato a votare una legge di restrizioni al voto che Trump chiede da mesi. "Da mamma di un bambino piccolo, sostengo la causa", ha detto Luna dopo il voto.

Il deputato repubblicano della Florida Vern Buchanan ha scritto la legge, sostenuta soprattutto dai parlamentari del suo stato. Secondo i promotori, un'ora di luce in più alla sera favorisce le attività all'aperto, il turismo e i ristoranti, rende più sicuri i rientri serali da scuola e lavoro e riduce la depressione stagionale. "Per decenni abbiamo accettato questo rituale delle lancette avanti e indietro, anche se altera le abitudini, disturba il sonno e crea inutili frustrazioni per le famiglie di tutto il paese", ha detto in aula la deputata repubblicana Kat Cammack.

L'American Academy of Sleep Medicine, la principale società scientifica americana di medicina del sonno, e altri gruppi di medici sostengono che l'ora legale permanente non è in linea con i ritmi circadiani, l'orologio interno del corpo, e che sarebbe meglio tenere tutto l'anno l'ora solare, con più luce al mattino. I contrari ricordano che in alcune zone del paese il sole sorgerebbe dopo le 9 del mattino in pieno inverno, con tragitti al buio più pericolosi verso scuole e uffici e con gli agricoltori costretti a iniziare più tardi il lavoro. La deputata democratica Mary Gay Scanlon e il repubblicano Pat Harrigan hanno presentato a inizio luglio una proposta opposta, per rendere permanente l'ora solare. "Se facciamo un cambiamento permanente che riguarda ogni americano, dovremmo seguire la scienza e dare priorità alla salute degli americani, in particolare a quella dei bambini", ha detto Scanlon durante il dibattito.

Gli Stati Uniti hanno già sperimentato l'ora legale permanente nel 1974, ma il Congresso fece marcia indietro dopo meno di un anno per le proteste dei genitori, i cui figli aspettavano lo scuolabus al buio. Nel 2022 il Senato approvò all'unanimità una legge identica presentata dall'allora senatore della Florida Marco Rubio, che però si fermò alla Camera.

Al Senato, dove il repubblicano della Florida Rick Scott ha ripresentato la legge l'anno scorso, il provvedimento dovrà superare lo scetticismo di entrambi i partiti. Il numero due dei repubblicani, John Barrasso, non ha detto se lo sosterrà: "Dipende da dove si vive nel paese e dall'impatto che avrebbe nel proprio stato", ha detto ai giornalisti. Il senatore repubblicano dell'Arkansas Tom Cotton ha promesso invece di opporsi "sempre": l'ora legale permanente, ha detto l'anno scorso in aula, "sposterebbe le albe invernali a un orario assurdamente tardo, privando gli americani della luce del mattino, essenziale per la nostra sicurezza e il nostro benessere".

Il 12% degli americani è favorevole all'attuale sistema del doppio cambio, mentre il 47% è contrario, secondo un sondaggio realizzato a ottobre 2025 dall'agenzia di stampa Associated Press con l'istituto di ricerca NORC. Su cosa adottare al suo posto c'è meno consenso: il 56% preferirebbe l'ora legale tutto l'anno, il 42% l'ora solare permanente.

Solo un terzo circa dei paesi del mondo adotta l'ora legale e la grande maggioranza si trova in Europa, secondo il Pew Research Center, un istituto di ricerca americano. Nel continente europeo non la usano solo Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Islanda, Russia e Turchia, mentre in Africa l'unico paese ad applicarla è l'Egitto.


La legge sulla casa entra in vigore senza la firma di Trump


Una delle leggi più importanti degli ultimi decenni sulla casa è entrata in vigore negli Stati Uniti senza la firma del presidente Donald Trump. Il 21st Century Road to Housing Act, il provvedimento bipartisan pensato per rendere le abitazioni più accessibili, è diventato legge sabato 11 luglio dopo che il presidente si è rifiutato di firmarlo per protesta.

Trump aveva dieci giorni di tempo per firmare il testo, opporre il veto o lasciarlo entrare in vigore senza il suo nome. La Costituzione americana prevede che una legge approvata dal Congresso diventi effettiva anche senza la firma del presidente, se questi non la respinge entro dieci giorni. Il termine scadeva alle 23:59 di venerdì sulla costa orientale (le 5:59 del mattino di sabato in Italia) e allo scadere il provvedimento è diventato legge in automatico.

"Non firmerò la legge sulla casa, che è stata approvata dal Congresso e inviata alla Casa Bianca, per protesta contro il fatto che il Senato degli Stati Uniti non è capace di approvare il SAVE America Act", ha scritto il presidente sul suo social Truth Social venerdì. Il SAVE America Act è una proposta di legge che imporrebbe la prova di cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali e un documento con foto per votare. Il testo è fermo al Senato, dove non ha i sessanta voti necessari ad avanzare. Da mesi il presidente insiste per una stretta sulle regole del voto, un obiettivo che persegue anche per altre strade.

Nelle settimane precedenti Trump aveva più volte sminuito il provvedimento. Lo aveva definito "un grande sbadiglio" e di "minore importanza" rispetto alla legge elettorale. Il 24 giugno, poche ore prima di una cerimonia di firma già organizzata al Congresso, aveva annunciato a sorpresa che non avrebbe approvato la legge sulla casa finché i parlamentari non avessero prima approvato quella sul voto.

Il rifiuto mette in imbarazzo lo stesso partito del presidente in un anno di elezioni di metà mandato. La legge era passata con un sostegno larghissimo di entrambi gli schieramenti, 85 voti a 5 al Senato e 358 a 32 alla Camera. Rappresenta una delle poche vittorie legislative su cui i repubblicani contavano prima del voto di novembre. Invece di rivendicarla, si sono ritrovati a rincorrere le mosse del presidente.

"Le sue priorità non potrebbero essere più chiare: costi più alti per le famiglie e più potere per sé", ha scritto su X il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer. Il presidente della Camera, il repubblicano Mike Johnson, aveva provato a spingere Trump alla firma, ricordando ai giornalisti che la legge sarebbe comunque entrata in vigore e che l'avrebbero festeggiata lo stesso.

La legge affronta il problema soprattutto dal lato dell'offerta, cioè aumentando il numero di case disponibili. Raccoglie 47 proposte diverse, presentate sia dai repubblicani sia dai democratici. Questo spiega perché ha ottenuto un consenso così ampio. Tra le misure ci sono incentivi alle case prefabbricate, costruite in fabbrica e più economiche di quelle tirate su sul posto, la trasformazione di uffici in appartamenti e fondi federali in più ai comuni che costruiscono di più.

Per le case prefabbricate la legge elimina l'obbligo di avere un telaio d'acciaio permanente, quello che le rende trasportabili. Secondo gli esperti di politiche abitative il cambiamento può far risparmiare tra i 5.000 e i 10.000 dollari a casa e rendere più facili progetti più elaborati, come un secondo piano.

Per la prima volta il provvedimento limita anche il ruolo di Wall Street nel mercato immobiliare. Vieta ai grandi investitori che possiedono almeno 350 case unifamiliari di comprarne altre. L'obiettivo è rendere il mercato più accessibile alle famiglie, che spesso non riescono a competere con chi può pagare l'intera casa in contanti. La norma però non obbliga chi già supera quella soglia a vendere nulla. A livello nazionale, del resto, questi grandi investitori possiedono soltanto il 3% circa del mercato degli affitti unifamiliari, anche se in alcune città e quartieri la loro presenza è molto maggiore.

Le decisioni che contano di più sul mercato immobiliare si prendono nei governi locali o negli uffici dei costruttori, non a Washington. Le regole urbanistiche locali, che possono rallentare o bloccare le nuove costruzioni, restano intatte, perché a fissarle sono i comuni. Anche i tassi sui mutui, altro fattore decisivo, non dipendono dal Congresso: quello per un mutuo a trent'anni si aggira oggi intorno al 6,5%, molto più alto rispetto agli anni della pandemia.

A tenere ferme le case sul mercato contribuisce anche un altro meccanismo. Milioni di proprietari che avevano bloccato mutui a tassi bassissimi prima del 2022 non vogliono vendere, perché farlo significherebbe accendere un mutuo molto più caro. Nemmeno questo nodo viene toccato dalla legge.

L'Urban Institute, un centro studi di Washington, ha contato 35 tra programmi, regolamenti e studi che il Dipartimento per l'edilizia e lo sviluppo urbano, il ministero americano competente sulla casa, dovrà mettere in pratica, proprio mentre è a corto di personale dopo i tagli decisi dall'amministrazione Trump. "È una legge che cambia regole e regolamenti. Sbloccherà fondi, ma gran parte delle sue norme valgono quanto la loro attuazione", ha detto alla CNN Shaun Donovan, ex segretario del dipartimento sotto Barack Obama.

A giugno il prezzo mediano di una casa già esistente ha toccato i 440.600 dollari, il valore più alto da quando esistono questi dati, nel 1999. Una famiglia con un reddito di 75.000 dollari l'anno può oggi permettersi meno di un quarto delle case in vendita. Gli economisti della Casa Bianca hanno stimato all'inizio dell'anno una carenza di 10 milioni di abitazioni. Il nuovo provvedimento potrebbe colmarne solo una parte. Chi lo sostiene lo presenta comunque come un primo passo, il più ampio tentativo federale da decenni per rendere la casa più accessibile agli americani.


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On July 15th, Inês Bravo Figueiredo and @svenfranckvolt will officially become Volt's new Co-Presidents. Subscribe to our newsletter to receive their welcome message (actionnetwork.org/forms/become…), and stay tuned for their inaugural address. 💜

#Volt #VoltEuropa

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Per anni la guerra in Sudan è stata raccontata come una tragedia lontana, quasi inevitabile. Ma le guerre non si alimentano da sole: servono armi, denaro e sostegno politico. Per fermarle bisogna chiamare in causa anche chi, dall’esterno, contribuisce a renderle possibili.

È ciò che ha fatto Nela Riehl, europarlamentare di Volt, insieme alla società civile e alle organizzazioni per i diritti umani.
Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna le atrocità in Sudan, chiede di interrompere ogni sostegno alle Forze di Supporto Rapido e indica esplicitamente il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nell’alimentare il conflitto.

Il Parlamento chiede inoltre sanzioni contro i responsabili degli attacchi ai civili e contro chi sostiene la guerra dall’esterno.

Nessun interesse economico può valere più della vita delle persone: questa è una vittoria per il Sudan e un passo verso un’Europa capace finalmente di mettere davvero i diritti umani al centro della propria politica estera.

#Sudan #DirittiUmani #ParlamentoEuropeo #CriminiDiGuerra #Giustizia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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in reply to Volt Italia

"e indica esplicitamente il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nell’alimentare il conflitto" 👏

Peccato che siamo troppo occupati a vendere loro aerei e a comprare la loro robaccia di cattivo gusto, ma è comunque bello vedere la verità detta senza mezzi termini, anche se accompagnata da una generica scrollata di spalle.

Ceterum, censeo Dubaimum delendum esse. ☢️

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Lindsey Graham è stato il politico per eccellenza di quest'epoca


Per Anne Applebaum il senatore incarnava quest'epoca: da patriota atlantista a collaboratore opportunista di Trump, con la causa dell'Ucraina come ultimo legame con i vecchi ideali

Lindsey Graham, il senatore repubblicano della South Carolina morto improvvisamente sabato sera, è stato a suo modo il politico per eccellenza di quest'epoca. Lo scrive la storica e giornalista Anne Applebaum in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in cui ricostruisce la parabola di un uomo che per metà carriera incarnò il patriottismo americano e la difesa delle alleanze democratiche, per poi trasformarsi, a suo giudizio, in un collaboratore rumoroso e opportunista del presidente.

Graham era nato e cresciuto in una piccola città della South Carolina. Quando i genitori morirono, lui non aveva ancora trent'anni: pagò gli studi a sé e alla sorella minore grazie a una borsa dell'ROTC, il programma che forma gli ufficiali della riserva nelle università americane, e poi allo stipendio dell'aeronautica militare. Divenne avvocato militare, prestò servizio nella Germania Ovest durante la Guerra fredda e rimase nella riserva per vent'anni, lavorando in Iraq e in Afghanistan anche da senatore. "L'aeronautica è stata una delle cose migliori che mi siano mai capitate", disse nel 2015. "Mi ha dato uno scopo più grande di me. Mi ha messo in compagnia di patrioti".

Come il suo amico John McCain, ricorda Applebaum, Graham credeva che l'America dovesse stare al centro di una vasta alleanza democratica. L'autrice racconta di averlo incontrato proprio in quel contesto, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco e in altri incontri euro-americani che il senatore frequentava con regolarità. Nel 2014 si era descritto all'Atlantic come un politico pragmatico e lontano dagli slogan populisti: "So che Washington è rotta, ma quello che è rotto è che tutti urlano e nessuno cerca di aggiustarla. Io ci sto provando".

Quando Donald Trump si affacciò alla politica americana, secondo Applebaum, Graham lo riconobbe subito per quello che era: il portavoce di un'ideologia estranea, radicalmente diversa dal patriottismo idealista che lui aveva praticato fin dall'infanzia. Nel 2015 lo definì "un istigatore d'odio razziale, uno xenofobo e un fanatico religioso" che doveva "andare all'inferno", oltre che "uno svitato". Trump, scrive l'autrice, in privato derideva i militari che Graham amava chiamandoli "fessi e perdenti" e metteva al centro della sua politica le falsità, il cinismo e l'avidità personale.

Dopo la vittoria di Trump, Graham rimase per un periodo in silenzio. Applebaum racconta di averlo visto nella primavera del 2016 a una di quelle conferenze in Europa: le sembrò troppo depresso per parlare. Poi, come molti altri repubblicani, prese la decisione di abbandonare i suoi ideali e di diventare, nelle parole dell'autrice, un "collaboratore" chiassoso e opportunista, un termine che lei accosta ai comportamenti di chi ha vissuto sotto occupazione politica o ha attraversato un cambio di regime. Giocava a golf con il presidente, lo giustificava in televisione e lo sostenne mentre smontava le alleanze che Graham aveva difeso per tutta la vita. Nel 2021 si rifiutò di votare per la sua condanna nel processo di impeachment seguito all'assalto al Campidoglio e al tentativo di rovesciare il risultato delle elezioni.

Le motivazioni di Graham restano per Applebaum un mistero: forse desiderava la vicinanza al potere, forse temeva di perdere il seggio al Senato e con quello ogni rilevanza. In fondo, scrive, doveva sapere di stare tradendo gli ideali della sua giovinezza.

Nel secondo mandato di Trump la sua posizione si era fatta, sempre secondo l'autrice, ancora più strana. Coerente con la vecchia idea dell'America come difensore delle democrazie, Graham sostenne l'Ucraina dopo l'invasione russa del 2022 e chiese il trasferimento di armi americane a Kyiv, con poco effetto su un presidente che, scrive Applebaum, ha maltrattato il presidente ucraino, ha fermato le forniture di armi nella speranza di costringere l'Ucraina alla resa e ha legami personali e d'affari di lunga data con la Russia. Graham fece comunque dieci viaggi in Ucraina, l'ultimo concluso il giorno prima di morire, e ripropose così tante volte la sua legge di sanzioni contro Mosca che il testo era diventato, nelle parole dell'autrice, una specie di barzelletta, l'"Aspettando Godot" del Congresso: sempre presentato, mai accettato da un presidente che non voleva creare problemi ai suoi amici russi. Allo stesso tempo continuava a compiacere Trump, appoggiando ogni giravolta della sua difesa contraddittoria della guerra americana in Iran.

Forse, conclude Applebaum, Graham capiva a qualche livello di aver tradito il codice morale con cui era cresciuto e forse per questo mantenne il suo attaccamento alla causa ucraina. Con la sua morte, per l'autrice, tace una delle poche voci nell'orbita di Trump che conservava ancora un legame con la vecchia Repubblica americana.


È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.


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🎙️ Have you heard of the Kylie Jenner x #MetaAI glasses? Our data protection lawyer Kleanthi Sardeli was on the radio earlier today to talk about the privacy implications of this new type of "wearable surveillance".

Listen here 👉 fm4.orf.at/sendung/1017109/mor… #Meta #AI #Kylie

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☕ CYBERBRIEFING — Mercoledì 15 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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L'ICE sospende quasi tutti i fermi dei veicoli dopo due sparatorie letali


La direttiva è stata impartita dal Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin dopo un colloquio con la senatrice repubblicana Susan Collins. La sospensione sarà però solo temporanea: prima di riprendere le operazioni, gli agenti dovranno ricevere un nuovo addestramento.

L'Immigration and Customs Enforcement ha sospeso la maggior parte dei fermi di veicoli su tutto il territorio nazionale, dopo che due operazioni condotte in Texas e nel Maine si sono concluse, nell'arco di una settimana, con l'uccisione di due persone che non erano obiettivo dei raid anti immigrazione. La decisione, riferita ad ABC News da fonti a conoscenza della direttiva, è stata presa dal Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin dopo un colloquio con Susan Collins, senatrice repubblicana del Maine. Collins ha confermato di aver chiesto al Segretario di "interrompere tutti i fermi di veicoli non urgenti".

La sospensione non riguarda però l'intera agenzia. Secondo altre fonti, si applica nel dettaglio solo alla Enforcement and Removal Operations, vale a dire la divisione incaricata degli arresti e dei rimpatri per violazioni civili delle leggi sull'immigrazione, ma non alla divisione Homeland Security Investigations, che conduce invece le indagini penali per conto dell'ICE. Restano esclusi dal blocco anche i sospettati con precedenti per reati gravi o violenti, nei confronti dei quali sarà ancora possibile ricorrere al fermo del veicolo.

Nella maggior parte dei casi, gli agenti dovranno ora attendere che la persona ricercata lasci l'abitazione o il luogo di lavoro e fermarla a piedi. Il cambiamento è comunque rilevante: intercettare un veicolo consentiva infatti di seguire e arrestare una persona lontano dalla sua abitazione, nella quale gli agenti non possono entrare senza un mandato giudiziario. La sospensione resterà in vigore finché Mullin non avrà approvato il nuovo protocollo e gli agenti sul campo non avranno completato l'addestramento previsto.

L'uccisione di Joan Sebastian Guerrero nel Maine


La decisione arriva dopo la sparatoria avvenuta lunedì mattina, intorno alle 7 del mattino ora locale, a Biddeford, nel Maine. Un agente dell'ICE ha ucciso Joan Sebastian Guerrero, cittadino colombiano di 26 anni, mentre la squadra tentava di fermare il veicolo che il giovane stava guidando.

Guerrero non era però la persona ricercata dagli agenti dell'ICE. A chiarirlo è stato il senatore indipendente del Maine Angus King, che ha riferito di averlo appreso direttamente da Mullin durante una telefonata. Gli agenti cercavano invece un altro uomo, destinatario di un ordine definitivo di espulsione dagli Stati Uniti. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha poi confermato che nessuna delle due persone uccise nel Maine e in Texas era l'obiettivo dell'operazione in cui ha perso la vita.

Secondo un portavoce dell'ICE, gli agenti stavano "sorvegliando in modo mirato l'ultimo indirizzo conosciuto di uno straniero irregolare destinatario di un ordine definitivo di espulsione". Quando l'uomo ricercato ha lasciato l'abitazione a bordo di un veicolo, gli agenti hanno tentato di fermarlo. "Il veicolo ha cercato di fuggire e, temendo per la sicurezza pubblica, un agente ha esploso un colpo con la propria arma", ha dichiarato l'agenzia.

L'ufficio del procuratore generale del Maine ha fornito una ricostruzione più netta, sostenendo che "il sospetto ha tentato di fuggire dirigendo il veicolo verso l'agente ed è stato colpito a morte". L'ICE, tuttavia, non ha affermato esplicitamente che Guerrero avesse cercato di investire gli agenti, come invece aveva fatto in altri episodi analoghi.

Il precedente di Houston


Sei giorni prima, il 7 luglio, un agente dell'ICE aveva ucciso a Houston Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano. Anche in quel caso la persona colpita non era l'obiettivo dell'operazione degli agenti anti immigrazione. In quel caso, secondo l'ICE, Salgado Araujo avrebbe cercato di speronare un agente con l'auto.

La famiglia però contesta veementemente questa versione e chiede la diffusione di eventuali immagini che mostrino quanto è successo. Alla domanda sulla presenza di registrazioni effettuate con le body camera, il Dipartimento della Sicurezza interna ha risposto che gli agenti coinvolti non ne erano dotati, attribuendo la mancata fornitura alle interruzioni delle forniture provocate dagli shutdown del governo federale voluti dai democratici per bloccare i finanziamenti all'ICE.

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La rassegna stampa di mercoledì 15 luglio 2026


L'Amministrazione intensifica attacchi e blocco navale contro l'Iran e minaccia le sue infrastrutture, mentre l'ICE sospende i fermi stradali dopo due sparatorie mortali; la Camera approva l'ora legale permanente e le grandi banche americane registrano profitti record

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 15 luglio 2026

L'Amministrazione intensifica gli attacchi contro l'Iran e minaccia le infrastrutture


Il presidente Trump ha riunito il Situation Room per pianificare un'offensiva più ampia contro l'Iran, mentre le forze statunitensi hanno colpito decine di obiettivi militari per il quarto giorno consecutivo nell'area dello Stretto di Hormuz e lungo la costa iraniana. Washington ha reimposto il blocco navale dei porti iraniani e il presidente ha avvertito che colpirà ponti e centrali elettriche se Teheran non tornerà al tavolo negoziale. L'Iran ha risposto lanciando missili e droni contro le basi americane in Giordania, Kuwait e Bahrein.

Fonti: Axios, BBC News, The Hill

L'ICE sospende i fermi stradali dopo due sparatorie mortali


L'agenzia federale per l'immigrazione ha ordinato di interrompere gran parte dei fermi ai veicoli dopo due episodi mortali, un raro cambio di rotta per un'agenzia sotto accusa per l'uso eccessivo della forza. Uno dei casi riguarda un cittadino colombiano ucciso da un agente nel Maine che, secondo il padre, aveva uno status legale regolare e lavorava per mantenere moglie e figlia. Le vicende hanno alimentato le richieste di riforma e maggiore trasparenza sulle operazioni dell'agenzia.

Fonti: BBC News, The New York Times, The Wall Street Journal

Todd Blanche verso un'udienza di conferma in salita al Senato


Il candidato di Trump alla guida del dipartimento di Giustizia affronta un'udienza di conferma segnata da diverse controversie. Sotto esame ci sono il suo ruolo nell'interrogatorio di Ghislaine Maxwell nell'ambito del caso Epstein e la sua partecipazione a un accordo tra il presidente, l'Agenzia delle entrate e il dipartimento per schermare la famiglia Trump da futuri controlli fiscali. Anche alcuni senatori repubblicani hanno espresso perplessità alla vigilia del voto.

Fonti: The New York Times, The Hill, The Wall Street Journal

I giudici della Corte suprema chiedono più fondi per la sicurezza


Le giudici Elena Kagan e Amy Coney Barrett hanno testimoniato insieme davanti al Congresso, un'apparizione rara, per sollecitare un aumento di circa 14,6 milioni di dollari dei fondi destinati alla sicurezza della Corte. Le due magistrate hanno raccontato episodi inquietanti di minacce rivolte a loro e alle loro famiglie, tra cui l'uso di giubbotti antiproiettile e falsi allarmi alle autorità. La testimonianza arriva in un clima di crescente ostilità politica verso il tribunale.

Fonti: NPR, The Guardian, The Hill

I senatori democratici bloccano la legge sulla difesa in segno di protesta sull'Iran


I democratici al Senato hanno bloccato l'avanzamento della legge di autorizzazione alla difesa, del valore di circa 1.150 miliardi di dollari, per protestare contro la guerra dell'Amministrazione con l'Iran. La mossa segnala il tentativo dell'opposizione di usare la leva legislativa per condizionare la strategia militare del presidente. Lo stallo complica anche i piani della maggioranza repubblicana, che punta a far passare un pacchetto di spesa prima delle elezioni di metà mandato.

Fonti: The New York Times, The Hill, The Guardian

La Camera approva l'ora legale permanente


La Camera dei rappresentanti ha approvato, con un raro voto bipartisan, un disegno di legge sostenuto dal presidente Trump per rendere permanente l'ora legale ed eliminare il cambio dell'orario due volte all'anno. I promotori sostengono che gli americani siano stanchi di spostare le lancette ogni sei mesi. Il provvedimento ha però un futuro incerto al Senato, dove iniziative simili si sono già arenate in passato.

Fonti: The New York Times, BBC News, The Wall Street Journal

La sorella del defunto senatore Lindsey Graham giura al Senato


Darline Graham ha prestato giuramento come senatrice per completare il mandato del fratello, il senatore repubblicano Lindsey Graham, recentemente scomparso. Il passaggio chiude una lunga stagione politica per una delle figure più influenti del Partito repubblicano al Senato. Nel frattempo lo stesso presidente Trump è intervenuto per smentire le teorie del complotto circolate sulla morte di Graham.

Fonti: The Guardian, The Hill, BBC News

Le grandi banche americane registrano profitti record


Le principali banche di Wall Street hanno comunicato profitti trimestrali record, con i cinque maggiori istituti che hanno complessivamente guadagnato circa 49 miliardi di dollari grazie a un'intensa attività di trading. Alla performance ha contribuito anche la storica quotazione in Borsa di SpaceX del mese scorso. Alcuni analisti avvertono però che all'orizzonte restano rischi legati al ciclo economico e ai mercati.

Fonti: Semafor, Financial Times

Buffett esclude la Fondazione Gates dalla sua maxi-donazione


Warren Buffett ha lasciato fuori la Fondazione Gates dall'ultima tranche di donazioni azionarie di Berkshire Hathaway, per un valore complessivo di circa sei miliardi di dollari. La scelta segna un cambiamento nel rapporto pluridecennale tra l'investitore e la fondazione fondata da Bill Gates. I fondi vengono destinati alle organizzazioni benefiche legate ai figli di Buffett.

Fonti: Financial Times

E. Jean Carroll riceve 5,6 milioni di dollari da Trump


La scrittrice E. Jean Carroll ha incassato un pagamento da 5,6 milioni di dollari da parte del presidente Trump nell'ambito della causa civile che li ha visti contrapposti. La cifra corrisponde a una parte dei risarcimenti stabiliti dai tribunali nei procedimenti per diffamazione e abusi. Il versamento chiude una delle vicende giudiziarie più note che hanno coinvolto il presidente.

Fonti: The New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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La riserva petrolifera degli Stati Uniti è ai minimi e gli impianti non reggono più


Biden e Trump hanno autorizzato il rilascio di 352 milioni di barili in 4 anni. Il GAO denuncia guasti, pozzi danneggiati e manutenzioni insufficienti, mentre la guerra con l'Iran continua a mettere sotto pressione i mercati energetici mondiali.

Gli Stati Uniti stanno attingendo alla propria riserva strategica di petrolio a un ritmo che le infrastrutture non sembrano più in grado di sostenere. Secondo un'inchiesta del Wall Street Journal, i prelievi sempre più frequenti, l'usura degli impianti e anni di investimenti insufficienti stanno compromettendo la Strategic Petroleum Reserve, ovvero la riserva nazionale di greggio istituita nel 1975 e custodita in 60 caverne saline lungo la costa del Golfo del Messico.

Negli ultimi 4 anni le Amministrazioni Biden e Trump hanno autorizzato i più consistenti rilasci nella storia della riserva, nel tentativo di contenere i prezzi del petrolio in aumento: complessivamente 352 milioni di barili, pari a quasi la metà della sua capacità totale. L'operazione ancora in corso, che prevede il rilascio di 172 milioni di barili autorizzato da Trump a marzo, sottoporrà gli impianti a ulteriori pressioni. Nel frattempo, le scorte sono già scese ai livelli più bassi dal 1983.

Energia · Sicurezza nazionale

Gli Stati Uniti svuotano la riserva di petrolio d’emergenza, ma gli impianti che la custodiscono stanno cedendo

Quattro anni di rilasci record per frenare i prezzi hanno portato le scorte di greggio ai minimi dal 1983. E secondo il GAO la rete di caverne saline che le conserva è tenuta insieme «con i cerotti».
Grafica di FocusAmerica

Riserva strategica di petrolio · 60 caverne saline sulla costa del Golfo del Messico


Scorte ai minimi dal 1983

Rilasci autorizzati negli ultimi 4 anni
352 milioni di barili

Quasi metà della capacità totale della riserva
I rilasci più consistenti nella storia della riserva, autorizzati dalle Amministrazioni Biden e Trump

Il conteggio comprende l’operazione ancora in corso: i 172 milioni di barili autorizzati da Trump a marzo, che sottoporranno gli impianti a ulteriori pressioni.

Le infrastrutture
Una rete tenuta insieme «con i cerotti»
Il deterioramento è documentato da tempo: un rapporto del Government Accountability Office, l’organo di controllo del Congresso, ha messo nero su bianco le ammissioni dei funzionari del Dipartimento dell’Energia.

16
guasti gravi dal 2013, che hanno coinvolto anche le condutture dell’acqua e gli impianti per lo smaltimento

fino a 400 mila
i barili di greggio resi inaccessibili dalla rottura improvvisa di un pozzo in un sito del Texas, nel maggio 2024

Cicli completi di svuotamento previsti dal progetto

1
2
3
4
5
contro decine di prelievi

Le caverne erano state progettate per sopportare non più di cinque cicli completi. Negli anni, Amministrazioni e Congresso vi hanno attinto decine di volte, tra vendite per finanziare la spesa pubblica e rilasci d’emergenza.

Dal rapporto GAO
Gli stessi funzionari del Dipartimento dell’Energia ammettono di tenere insieme il sistema «con i cerotti», senza sapere per quanto tempo potrà continuare a reggere.

La capacità operativa
Le caverne non lavorano più come da progetto
Il Dipartimento dell’Energia stimava a dicembre una capacità molto ridotta rispetto ai parametri originari, sia in estrazione sia in immissione.

Quanto petrolio si può estrarre ogni giorno
−39%

4,4 mln

2,7 mln

Quanto se ne può immettere ogni giorno
−44%

785 mila

440 mila

Progetto originario
Stima attuale (barili al giorno)

In caso di emergenza, una parte del petrolio potrebbe non essere subito disponibile, mentre ricostituire le scorte richiederebbe molto più tempo.

La guerra con l’Iran
Il conflitto ha riportato la riserva al centro
Il timore di nuove limitazioni al traffico nello Stretto di Hormuz continua ad alimentare una forte volatilità sui mercati energetici.

Picco dei futures USA
112,95 $
al barile, con un quinto dell’offerta globale bloccata

Quotazioni attuali
≈74 $
al barile, con le riserve immesse sul mercato

Il rilascio delle riserve strategiche, coordinato con gli altri Paesi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha contribuito a frenare la corsa dei futures statunitensi.

Petrolio mondiale in transito dallo Stretto di Hormuz · prima del conflitto

≈20%

Produzione USA di greggio · milioni di barili al giorno

2008

5 mln

2026

≈14 mln

Il boom dello shale oil ha reso gli Stati Uniti il primo produttore mondiale: oggi dipendono dalle riserve molto meno che in passato.

«È un asset nazionale di importanza strategica e la sua gestione deve essere portata a quel livello», ha dichiarato al Wall Street Journal Clayton Seigle, esperto di sicurezza energetica del Center for Strategic and International Studies.

I costi
Riparare costa, ricostituire le scorte ancora di più
Gli interventi realizzati finora hanno accumulato ritardi e costi superiori alle previsioni, e i fondi stanziati non bastano. Importi in milioni di dollari.

Programma di interventi già avviato · Dipartimento dell’Energia

1.400

Arretrato di manutenzione stimato · a dicembre

230

Una cifra che, secondo il GAO, sottovaluta il fabbisogno reale.

Fondi stanziati dal Congresso per le riparazioni

218

Il costo maggiore resta però fuori dal conto: acquistare il petrolio necessario a ricostituire le scorte. Il Segretario all’Energia Chris Wright ha riconosciuto che ottenere nuovi fondi dal Congresso sarà difficile.

Fonte
Wall Street Journal; Government Accountability Office; Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.

Una rete di caverne e pozzi tenuta insieme "con i cerotti"


Il deterioramento delle infrastrutture è ormai documentato da tempo. Un rapporto pubblicato il mese scorso dal Government Accountability Office (GAO), l'organo di controllo del Congresso, rivela che gli stessi funzionari del Dipartimento dell'Energia hanno ammesso di tenere insieme il sistema "con i cerotti", senza sapere per quanto tempo potrà continuare a reggere. Dal 2013 si sono verificati 16 guasti gravi, che hanno coinvolto anche le condutture dell'acqua e gli impianti per lo smaltimento. Nel maggio 2024, la rottura improvvisa di un pozzo in un sito del Texas ha reso inaccessibili fino a 400 mila barili di greggio.

Il problema è strutturale. Le caverne erano state progettate per sopportare non più di cinque cicli completi di svuotamento, ma nel corso degli anni diverse Amministrazioni e maggioranze al Congresso vi hanno attinto decine di volte, attraverso vendite destinate a finanziare la spesa pubblica e rilasci d'emergenza. Il risultato è che la riserva strategica non funziona più secondo i parametri originari.

A dicembre il Dipartimento dell'Energia stimava una capacità di estrazione di soli 2,7 milioni di barili al giorno, contro i 4,4 milioni previsti dal progetto iniziale, e una capacità di immissione di 440 mila barili, rispetto ai 785 mila originari. In caso di emergenza, dunque, una parte del petrolio potrebbe non essere immediatamente disponibile, mentre ricostituire le scorte richiederebbe molto più tempo.

La guerra con l'Iran ha riportato la riserva al centro


La questione è diventata ancora più urgente con la guerra tra Stati Uniti e Iran, che continua ad alimentare una forte volatilità sui mercati energetici. Le tensioni degli ultimi giorni hanno riacceso il timore di nuove limitazioni al traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale, prima del conflitto, transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

Il rilascio delle riserve strategiche, coordinato con gli altri Paesi membri dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, ha contribuito a frenare la corsa dei futures statunitensi, arrivati fino a 112,95 dollari al barile quando un quinto dell'offerta globale risultava bloccato. Ora le quotazioni si aggirano intorno ai 74 dollari.

Gli Stati Uniti dipendono oggi dalle riserve strategiche molto meno che in passato: il boom dello shale oil li ha trasformati nel primo produttore mondiale di greggio, con quasi 14 milioni di barili al giorno prodotti quest'anno, rispetto ai 5 milioni del 2008. La crisi iraniana ha tuttavia dimostrato che quelle scorte rimangono una leva fondamentale. "È un asset nazionale di importanza strategica e la sua gestione deve essere portata a quel livello", ha dichiarato al Wall Street Journal Clayton Seigle, esperto di sicurezza energetica del Center for Strategic and International Studies.

Riparazioni costose e fondi ancora insufficienti


Il Dipartimento dell'Energia ha già realizzato alcuni interventi attraverso un programma da 1,4 miliardi di dollari, segnato però da ritardi e costi superiori alle previsioni. A dicembre, lo stesso Dipartimento stimava in circa 230 milioni di dollari l'arretrato degli interventi di manutenzione, una cifra che, secondo il GAO, sottovaluta il fabbisogno reale.

Il Congresso, a maggioranza repubblicana, ha già stanziato 218 milioni di dollari per riparare gli impianti. Resta però da affrontare il costo ben più elevato dell'acquisto del petrolio necessario a ricostituire le scorte. Il Segretario all'Energia Chris Wright ha riconosciuto che ottenere dal Congresso i nuovi fondi sarà difficile. Insomma, gli Stati Uniti continuano ad attingere alla loro principale riserva energetica d'emergenza, mentre le infrastrutture che la custodiscono sono sempre più fragili e le risorse per riempirla restano insufficienti.

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The racists are coming to the heart of Europe:
Tomorrow, Eva Vlaardingerbroek and Martin Sellner are holding a rally in front of the European Parliament supporting "remigration". Remigration is their dream of creating an all-white Europe by deporting and expelling people. Migration is a complex and sensitive topic that we are happy to debate with anyone. But this dog-whistle racism has no part in European politics. If they show up tomorrow, we will be there.

#Remigration #Racism #EUpol

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Giorgia Meloni voleva riscrivere le regole del voto per blindare il proprio potere. Ma nel segreto dell’urna il centrodestra si è sfaldato: l’emendamento sulle preferenze, sostenuto dal governo e ufficialmente da tutta la coalizione, è stato respinto alla Camera con 187 sì e 188 no.

È la fotografia di una maggioranza di cartapesta: compatta davanti alle telecamere, pronta a sbranarsi appena nessuno può controllare il voto. Non una coalizione, ma una tregua armata tra partiti tenuti insieme soltanto dal potere.

Ed è ancora più grave che il crollo sia avvenuto sulla legge elettorale. Mentre salari, sanità e servizi pubblici arrancano, la destra concentra le proprie energie nel cambiare le regole a ridosso delle elezioni, mantenendo capilista bloccati e costruendo un sistema utile soprattutto a chi già comanda.

La farsa è finita. Meloni ritiri questa legge indecente e si occupi finalmente di salari fermi, costo della vita, sanità pubblica, diritto alla casa. Sempre che ne sia capace.

#GiorgiaMeloni #LeggeElettorale #GovernoMeloni #PoliticaItaliana #CrisiDiGoverno #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Trump si prepara a pubblicare documenti riservati per mettere in dubbio le elezioni di metà mandato


La task force della Casa Bianca pubblicherà entro settimane documenti riservati sulle presunte irregolarità del voto. Il Dipartimento di Giustizia minaccia intanto i funzionari elettorali degli stati

Una task force della Casa Bianca che sta esaminando migliaia di pagine di documenti riservati dell'intelligence e delle forze dell'ordine, alla ricerca di presunte irregolarità nelle elezioni americane, inizierà a pubblicarli entro poche settimane. Lo hanno detto due funzionari a conoscenza del dossier a MS NOW. La pubblicazione rientra in una serie di iniziative con cui il presidente e i suoi collaboratori tornano a mettere in discussione il risultato delle elezioni del 2020, sostengono l'esistenza di frodi elettorali diffuse e puntano a ridurre la fiducia del pubblico nelle elezioni di metà mandato di novembre, che decideranno il controllo del Congresso.

All'operazione parteciperà l'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale, l'organismo che coordina le agenzie di spionaggio americane. Il suo capo ad interim, Bill Pulte, non ha esperienza di intelligence, è allo stesso tempo il massimo responsabile federale per le politiche della casa ed è accusato dai democratici di usare a fini politici le informazioni del governo. Secondo i democratici, Trump lo ha messo in quel ruolo per aiutare i repubblicani alle elezioni di metà mandato e, potenzialmente, per limitare il voto dei loro elettori. L'anno scorso Pulte ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di incriminare diversi avversari politici del presidente, tra cui la procuratrice generale di New York Letitia James, sulla base di informazioni sui mutui ottenute dalle banche dati governative. Nessuno di quei casi si è concluso con una condanna.

"Non credo che abbiamo mai visto un'amministrazione così ostile al diritto di voto e a elezioni libere e corrette", ha detto a MS NOW Jonathan Diaz, responsabile per i diritti di voto del Campaign Legal Center, un'organizzazione di vigilanza sull'etica pubblica. Per David Becker, ex avvocato della sezione per i diritti di voto del Dipartimento di Giustizia, la pubblicazione avrà poca presa sulla maggioranza degli americani: "È facile presentarsi a una conferenza stampa e buttare lì un documento di mille pagine con dentro accuse riciclate e già smentite di anni fa", ha detto, ricordando che ogni presunta illegalità dovrebbe comunque superare il vaglio dei tribunali. Becker ha detto di non temere la pubblicazione, perché quella del 2020 "è l'elezione più esaminata della storia mondiale", ma di temere che la Casa Bianca e il governo federale siano diventati "forse il principale amplificatore della disinformazione" che punta a delegittimare la democrazia americana.

Martedì Harmeet Dhillon, una dirigente del Dipartimento di Giustizia nominata da Trump, ha minacciato di azione penale i funzionari elettorali di tutti gli stati nel caso conteggino schede votate da persone senza cittadinanza americana, secondo alcune lettere visionate da MS NOW. La minaccia rilancia una teoria del complotto promossa da Trump e smentita da tempo: le ricerche e le verifiche degli stati hanno accertato che il voto dei non cittadini è estremamente raro, riguarda un numero minimo di schede e non è organizzato in modo coordinato. La vicegovernatrice repubblicana dello Utah, Deidre Henderson, che è la massima responsabile elettorale del suo stato, ha scritto sui social che una decina di tribunali ha giudicato illegali le precedenti richieste con cui Dhillon voleva ottenere dagli stati i dati privati degli elettori. "Stamattina è arrivata un'altra lettera d'amore dal Dipartimento di Giustizia, piena di minacce di azione penale", ha scritto Henderson. "È un comportamento davvero bizzarro per l'agenzia federale che dovrebbe proteggere i diritti civili".

Questa settimana Dhillon ha anche comunicato ai funzionari del Michigan che il Dipartimento di Giustizia invierà osservatori federali in tre città a forte maggioranza democratica, tra cui Lansing, durante le primarie statali del 4 agosto. Il Michigan ospita a novembre una corsa molto contesa per il Senato e, proprio a Lansing, un seggio della Camera in bilico che entrambi i partiti considerano decisivo. A fine giugno la FEMA, l'agenzia federale per la gestione delle emergenze, ha pubblicato nuovi requisiti che impongono agli stati di rivedere il modo in cui organizzano le elezioni, pena la perdita dei fondi federali antiterrorismo assegnati dal Dipartimento della Sicurezza Interna, da cui la FEMA dipende.

"Trump ha adottato un approccio che coinvolge l'intero governo per influenzare i risultati elettorali", ha detto a MS NOW Mark Blumberg, che per vent'anni ha indagato sui casi di diritto di voto nella divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia. "Potrebbe essere assolutamente catastrofico". Oltre a Pulte, Trump ha nominato procuratore generale ad interim Todd Blanche, il suo ex avvocato difensore, e ha messo alla guida dell'FBI Kash Patel, un suo ex collaboratore alla Casa Bianca. Secondo gli esperti di elezioni, i tre non hanno alcun ruolo legale nell'amministrazione del voto o nel conteggio delle schede: possono indagare sulle interferenze straniere, ma la Costituzione stabilisce che fissare le regole del voto e contare le schede spetta solo ai funzionari statali e locali, in alcuni casi al Congresso.

Con un ordine esecutivo della scorsa primavera Trump ha provato a riscrivere unilateralmente le regole elettorali federali e a usare il servizio postale per limitare chi può votare, una cosa mai tentata da nessun presidente nella storia americana. Nei giorni scorsi la sua amministrazione ha anche svuotato la commissione federale che aiuta gli stati a organizzare le elezioni, licenziandone i due commissari democratici.

All'inizio dell'anno l'allora direttrice dell'intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, accompagnò gli agenti dell'FBI che, con un mandato firmato da un giudice, portarono via centinaia di scatoloni di schede e registri elettorali del 2020 da un seggio della contea di Fulton, in Georgia, un'area a forte maggioranza democratica. Gli esperti temono che Pulte possa fare qualcosa di simile il giorno del voto di novembre: ottenere un mandato, presentarsi in un seggio e assistere al sequestro di registri e macchine per il voto da parte dell'FBI, con la motivazione di un'indagine federale su presunte interferenze straniere. Per Jessica Marsden, legale dell'organizzazione non profit Protect Democracy, un'operazione del genere potrebbe interrompere il voto o il conteggio dei risultati. I democratici chiederebbero probabilmente ai giudici federali di ordinare la restituzione delle macchine, citando una legge del 1948 che vieta ad agenti federali armati e soldati di entrare nei seggi.

Marsden sta invitando i funzionari elettorali locali a chiedere fin da ora ai legali e alle forze dell'ordine di stati e contee come risponderebbero se l'FBI provasse a sequestrare con la forza macchine, registri o schede, in modo da proteggere la catena di custodia del materiale elettorale fino alla proclamazione dei risultati. Tra gli altri scenari che gli esperti considerano possibili ci sono osservatori del Dipartimento di Giustizia che a Detroit e Lansing annunciano presunti voti di non cittadini e raid dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, nelle aree democratiche di stati in bilico come Texas e Georgia, che scoraggerebbero il voto dei cittadini naturalizzati per paura di un arresto. "Non ha precedenti", ha detto Marsden. "Se nel 2010 mi aveste detto che avremmo fatto questa conversazione, non ci avrei creduto".


Trump svuota l'agenzia federale che aiuta gli Stati a organizzare le elezioni


Il presidente Donald Trump ha licenziato via email i due commissari democratici dell'unica agenzia federale dedicata alle elezioni, svuotandola completamente a pochi mesi dal voto di metà mandato, le elezioni di novembre che rinnoveranno il Congresso a metà del suo mandato.

I due commissari, Thomas Hicks e Benjamin Hovland, hanno ricevuto l'email di licenziamento il 9 luglio. Erano stati scelti dai democratici del Congresso. La vicepresidente della commissione, la repubblicana Christy McCormick, si era già dimessa il mese precedente, mentre il quarto posto era rimasto vacante all'inizio dell'anno, quando il repubblicano Donald Palmer aveva lasciato l'incarico per entrare nella Heritage Foundation, un centro studi conservatore. Così la Election Assistance Commission è rimasta del tutto priva di membri.

Per approvare qualsiasi decisione la commissione ha bisogno del voto di almeno tre dei suoi quattro componenti. Riempire i posti vacanti potrebbe richiedere mesi. "Queste rimozioni lasciano l'agenzia senza guida e incapace di svolgere le sue principali responsabilità", ha dichiarato Michael Waldman, presidente del Brennan Center for Justice, il centro di ricerca giuridica della New York University.

La decisione arriva dopo una sentenza della Corte Suprema del 29 giugno che ha ampliato molto il potere del presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti, quelle che il Congresso ha costruito per tenere al riparo dal controllo diretto della Casa Bianca. La Corte ha però esentato la Federal Reserve, la banca centrale americana, bloccando il tentativo di Trump di rimuovere una delle sue governatrici, Lisa Cook. Un funzionario della Casa Bianca ha detto che quella sentenza dà al presidente la facoltà di licenziare i commissari, anche se non è ancora chiaro se l'agenzia elettorale rientri davvero in quel potere ampliato.

In una nota la Casa Bianca ha dichiarato che il presidente "si riserva il diritto di rimuovere individui che potrebbero non essere del tutto allineati con l'importante compito di garantire la sicurezza delle elezioni americane e di assicurare che ogni voto legale venga contato".

La Election Assistance Commission è l'unica agenzia federale che si occupa esclusivamente di amministrazione delle elezioni. Il Congresso la creò con l'Help America Vote Act dopo le contestate elezioni presidenziali del 2000, per aiutare gli stati a migliorare la gestione del voto senza però centralizzarla a Washington. Ha soprattutto un ruolo di sostegno: distribuisce i fondi elettorali federali, gestisce il modulo nazionale per registrarsi al voto per posta, controlla e certifica le macchine per votare e offre linee guida agli amministratori locali. Le sue raccomandazioni sono volontarie e non ha alcun potere sanzionatorio.

Per legge la commissione deve restare bipartisan: non può avere più di due membri dello stesso partito. I commissari sono nominati dal presidente sulla base delle indicazioni dei leader repubblicani e democratici di Camera e Senato. La nomina passa poi al Senato per la conferma.

Stati Uniti · Midterm 2026
Quattro seggi, zero commissari: Trump svuota l’agenzia che assiste le elezioni

Il 9 luglio la Casa Bianca ha licenziato via email i due membri democratici della Election Assistance Commission; l’unica commissaria repubblicana rimasta si è dimessa. A quattro mesi dal voto di metà mandato, l’organismo che distribuisce i fondi agli Stati e certifica i sistemi di voto non può più prendere alcuna decisione.
Grafica di FocusAmerica

Seggi previsti dalla legge

In carica dopo il 9 luglio
4

0
Due democratici
e due repubblicani

La Commissione
non ha più quorum

Palmer
Dimissioni
apr 2026

Hicks
Licenziato
9 lug 2026

Hovland
Licenziato
9 lug 2026

McCormick
Dimessa
9 lug 2026

In quota democratica
In quota repubblicana

È il primo banco di prova dei nuovi poteri di rimozione che la Corte Suprema ha riconosciuto al presidente

Esplora l’analisi
ILa cronologia IILe sentenze IIIE adesso

Dallo scontro sulle regole del voto alla Commissione vuota
Tocca ogni tappa per leggere il dettaglio. La Costituzione affida la gestione delle elezioni soprattutto agli Stati e al Congresso: finora i tribunali hanno bloccato gran parte dei tentativi del presidente di modificarla per decreto.

2002
Nasce la Election Assistance Commission

Il Congresso la istituisce con l’Help America Vote Act, legge bipartisan firmata da George W. Bush dopo il caos del voto del 2000: quattro seggi, due democratici e due repubblicani.

MARZO 2025
L’ordine esecutivo sulla prova di cittadinanza

Trump ordina di inserire nel modulo nazionale di registrazione al voto l’obbligo di documentare la cittadinanza. La Commissione non lo applica e un giudice federale blocca la disposizione: il presidente ha oltrepassato i propri poteri.

29 GIUGNO 2026
La Corte Suprema amplia i poteri del presidente

Con la sentenza Slaughter (6 voti a 3) i giudici stabiliscono che il presidente può rimuovere senza giusta causa i vertici delle agenzie indipendenti. Cade un precedente che resisteva dal 1935.

9 LUGLIO 2026
La Commissione resta senza membri

I due democratici Hicks e Hovland vengono licenziati con un’email della Casa Bianca; la repubblicana McCormick si dimette. Palmer aveva già lasciato in aprile: nessun commissario in carica.

3 NOVEMBRE 2026
Le elezioni di metà mandato

Senza quorum l’agenzia non può distribuire nuovi fondi agli uffici elettorali né certificare i sistemi di voto. La gestione delle urne resta comunque nelle mani degli Stati.

Due sentenze in un giorno tracciano il confine del potere presidenziale
Il 29 giugno la Corte Suprema ha dato al presidente mano libera sulle agenzie indipendenti, ma ha riconosciuto alla Federal Reserve una tutela speciale. Solo Roberts e Kavanaugh hanno votato con la maggioranza in entrambi i casi.

Trump v. Slaughter · Federal Trade Commission

Via libera alle rimozioni
6–3

Maggioranza: i sei giudici conservatori
Il presidente può licenziare senza giusta causa i membri delle agenzie esecutive indipendenti. È il principio invocato dalla Casa Bianca per le rimozioni all’EAC.

Il caso Lisa Cook · Federal Reserve

L’eccezione della banca centrale
5–4

Maggioranza: Roberts e Kavanaugh con i tre giudici liberal
La governatrice Cook resta in carica: prima di rimuovere un membro della Fed servono preavviso e possibilità di replica. L’indipendenza della banca centrale fa eccezione.

Giudici conservatori
Giudici liberal
Cerchio vuoto: in dissenso
Roberts e Kavanaugh, in maggioranza in entrambe

Un’agenzia congelata a quattro mesi dal voto
Senza commissari l’EAC non può deliberare: nuovi fondi agli Stati, certificazione dei sistemi di voto e modulo nazionale di registrazione restano fermi finché il Senato non confermerà le nuove nomine.

0
Commissari in carica
Sui quattro seggi previsti dall’Help America Vote Act

>1 mld $
Fondi per la sicurezza del voto distribuiti dal 2018 al 2025
Stima del Bipartisan Policy Center

4
Nomine necessarie per far ripartire la Commissione
Ognuna richiede la conferma del Senato

2002
L’anno in cui il Congresso ha istituito l’agenzia
Con una legge bipartisan firmata da George W. Bush

Cosa succede ora

Ricorso

Hicks e Hovland possono impugnare il licenziamento
Il caso potrebbe risalire fino alla Corte Suprema e precisare quanto lontano arriva il principio fissato dalla sentenza Slaughter.

Nomine

La Casa Bianca può proporre nuovi commissari
Ogni nomina passa dalla conferma del Senato, un processo tutt’altro che rapido. In alternativa, i quattro seggi possono restare vacanti.

Midterm

Il voto di novembre resta nelle mani degli Stati
La rimozione non cambia lo svolgimento delle elezioni, ma priva gli uffici elettorali locali di nuovi fondi e del supporto federale.

Fonte Associated Press, Votebeat, ProPublica, NBC News, SCOTUSblog. Dati aggiornati al 10 luglio 2026.

Non è la prima agenzia elettorale che Trump svuota. All'inizio dell'anno aveva rimosso un commissario democratico della Federal Election Commission, l'autorità che vigila sul finanziamento delle campagne, senza che la mossa finisse in tribunale. Quella commissione è priva del numero legale da aprile 2025, quando sono usciti altri due membri repubblicani. Da allora non può più emettere linee guida.

I repubblicani hanno provato più volte, senza riuscirci, a eliminare la Election Assistance Commission, che Joe Biden aveva raddoppiato durante il suo mandato. Oggi conta appena 65 dipendenti dopo una serie di tagli decisi da Trump. Per anni l'agenzia era rimasta senza numero legale, incapace di aggiornare le linee guida sul voto, finché nel 2019 il Senato non aveva confermato nuovi commissari.

Diversi funzionari elettorali democratici hanno criticato la decisione. I segretari di stato, che nei singoli stati americani sono i principali responsabili dell'organizzazione del voto, dovranno ancora una volta colmare il vuoto lasciato dal governo federale, ha detto Cisco Aguilar, presidente dell'associazione che riunisce i segretari di stato democratici.

La commissione perde così la capacità di formulare raccomandazioni condivise tra i due partiti proprio nei mesi che precedono il voto, mentre il presidente prova a rimodellare in modo aggressivo il modo in cui il paese vota. Da settimane la sua amministrazione spinge per un ruolo più diretto del governo federale nelle elezioni di novembre.


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Trump rinuncia al pedaggio del 20% su Hormuz dopo le proteste dei Paesi del Golfo


Il presidente sostituisce la tariffa sulle navi con nuovi impegni di investimento da parte dei Paesi del Golfo negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, chiede a Netanyahu di ritirare le truppe israeliane dalla Siria e dal Libano.
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Donald Trump ha ritirato oggi la proposta di imporre un pedaggio del 20% alle navi in transito nello Stretto di Hormuz. La tariffa sarà sostituita da nuovi "accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo concluderanno negli Stati Uniti", ha annunciato il presidente su Truth Social. Il dietrofront è arrivato poche ore prima dell'entrata in vigore del blocco navale statunitense contro l'Iran, mentre nello Stretto di Hormuz le forze americane e iraniane si scambiavano attacchi per il quarto giorno consecutivo.

L'International Maritime Organization, l'agenzia marittima delle Nazioni Unite, aveva in precedenza ricordato che non esiste alcuna base giuridica per imporre pedaggi obbligatori alle navi che attraversano uno stretto internazionale. Soprattutto, come osservato da Axios, la proposta americana finiva paradossalmente per legittimare la pretesa dell'Iran di riscuotere tariffe per il transito nelle stesse acque: una richiesta che Trump aveva respinto fino a pochi giorni prima.

Due funzionari di Paesi del Golfo hanno riferito ad Axios che l'annuncio di Trump aveva colto di sorpresa l'intera regione, inducendo diversi governi a chiedere chiarimenti ai propri interlocutori alla Casa Bianca. La questione è stata affrontata anche oggi, durante la telefonata in cui Trump ha presentato all'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, le condoglianze per la morte del padre.

Ricevendo il primo ministro iracheno, il presidente ha poi raccontato di essere stato contattato da "re ed emiri" che gli chiedevano di abbandonare il progetto. "Non credo che nessuno debba imporre una tariffa per attraversare lo Stretto o qualsiasi altro stretto al mondo", ha dichiarato ai giornalisti. "Non mi piace il concetto di pedaggio, ma allo stesso tempo non è giusto che proteggiamo questa rotta per il mondo intero senza ricevere alcuna forma di compensazione". I nuovi investimenti, ha aggiunto, rappresentano una contropartita migliore.

Già prima della guerra con l'Iran, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrein si erano impegnati a investire complessivamente oltre 2.000 miliardi di dollari negli Stati Uniti nei prossimi anni. Secondo Trump, i nuovi accordi renderanno "quella cifra ancora più grande".

Trump chiede a Netanyahu il ritiro dalla Siria e dal Libano


Intanto giovedì scorso, durante una telefonata con Benjamin Netanyahu, Trump ha chiesto a Israele di avviare il ritiro delle proprie forze dalla Siria e di procedere nella stessa direzione anche in Libano. Lo hanno riferito sempre ad Axios funzionari statunitensi e israeliani.

Secondo un alto funzionario americano, il presidente ha spiegato al primo ministro israeliano che la presenza militare nei territori siriani alimenta le tensioni e aumenta il rischio di un'escalation. "Non vi vogliono lì. Dovreste ridispiegare le truppe", gli avrebbe detto, estendendo la richiesta anche al Libano. L'ufficio di Netanyahu ha replicato che il premier "ha ribadito la necessità di mantenere zone di sicurezza lungo i confini di Israele".

La telefonata è avvenuta il giorno successivo all'incontro tra Trump e il presidente siriano Ahmad al-Sharaa, a margine del vertice NATO in Turchia. Per mesi l'Amministrazione americana ha lavorato a un accordo di sicurezza tra Israele e Siria che prevedeva il graduale ritiro delle truppe israeliane dai territori occupati dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024. Washington avrebbe però concluso che Netanyahu non è disposto a fare le concessioni necessarie.

A poco più di tre mesi dalle elezioni del 27 ottobre, decisive tanto per la sua sopravvivenza politica quanto per il suo futuro giudiziario, Netanyahu dispone di pochissimo margine per cedere. Esponenti di primo piano del suo governo chiedono infatti che Israele mantenga a tempo indeterminato il controllo delle aree occupate nel sud della Siria e del Libano, considerate indispensabili per impedire un nuovo attacco come quello del 7 ottobre.

Alcuni ministri e parlamentari spingono persino per la costruzione di insediamenti ebraici nelle stesse aeree, anche se nelle ultime settimane proprio nel sud della Siria si sono moltiplicate le proteste contro la presenza israeliana, sfociate anche in scontri tra civili e soldati.

Il negoziato bloccato sul ritiro dal Libano


Oggi intanto i mediatori statunitensi hanno incontrato a Roma diplomatici israeliani e libanesi per discutere l'attuazione dell'accordo quadro firmato a Washington il 26 giugno. Il testo impegna Israele a ritirarsi da due "zone pilota" nel sud del Libano e a consentire il dispiegamento dell'esercito libanese, ma finora le truppe israeliane sono rimaste nelle loro posizioni.

Beirut chiede quindi un calendario preciso per il ritiro. Israele sostiene invece di dover prima verificare che nelle due aree non siano più presenti armi o infrastrutture militari di Hezbollah. Le autorità libanesi replicano che questo accertamento dovrebbe essere affidato all'esercito statunitense. Il negoziato resta quindi bloccato proprio sul meccanismo che dovrebbe consentire l'inizio del ridispiegamento israeliano.

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L'inflazione Usa rallenta al 3,5%, ma la guerra con l'Iran prepara un nuovo shock energetico


A giugno i prezzi hanno registrato il calo mensile più marcato dall'aprile 2020, grazie soprattutto all'energia. Ma il dato fotografa una situazione già superata: il Brent è salito oltre gli 86 dollari e il traffico nello Stretto di Hormuz è quasi paralizzato.

L'inflazione americana ha rallentato a giugno, sostenuta dal netto calo dei prezzi dell'energia. L'indice dei prezzi al consumo è aumentato del 3,5% nei dodici mesi terminati a giugno, in sensibile frenata rispetto al 4,2% di maggio. Su base mensile, i prezzi sono diminuiti dello 0,4%, dopo il rialzo dello 0,5% registrato il mese precedente: si tratta della contrazione più marcata dall'aprile 2020.

A determinare il rallentamento è stata soprattutto l'energia, i cui prezzi sono scesi del 5,7% in un solo mese, dopo il balzo del 3,9% di maggio. Ma anche l'inflazione core, che esclude le componenti più volatili rappresentate da alimentari ed energia, ha continuato a rallentare, passando dal 2,9% al 2,6% su base annua. Il rapporto, tuttavia, fotografa una situazione in larga parte già superata. I dati si fermano a giugno e non incorporano la nuova impennata del prezzo del petrolio provocata nelle ultime due settimane dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

Questa mattina il Brent, riferimento internazionale del greggio, era scambiato a 86,53 dollari al barile: oltre il 20% in più rispetto al primo luglio e il 17% sopra i livelli precedenti alla guerra. Lunedì aveva chiuso con un rialzo del 9,6%, dopo che il presidente Donald Trump aveva annunciato il ripristino del blocco navale statunitense contro i porti iraniani. Il WTI, riferimento per il mercato americano, ha invece raggiunto gli 80 dollari.

Stati Uniti · Inflazione e petrolio

L’inflazione americana rallenta, ma la guerra con l’Iran ha già fatto risalire il petrolio


A giugno i prezzi al consumo sono scesi dello 0,4% in un mese, il calo più marcato da aprile 2020. Il dato però non incorpora l’impennata del greggio innescata nelle ultime due settimane dalla ripresa delle ostilità.

Grafica di FocusAmerica

Indice dei prezzi al consumo — variazione sui 12 mesi

Maggio
4,2%

Giugno
3,5%

il livello più alto da oltre tre anni
la prima frenata in cinque mesi

Anche l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è scesa dal 2,9% al 2,6%: il raffreddamento non riguarda soltanto la benzina.

Atto 1 · Il raffreddamento
La sola energia trascina giù l’intero indice
Come sono cambiati i prezzi a giugno rispetto a maggio, dati destagionalizzati. La benzina da sola è scesa di quasi il 10%.

Il calo mensile dell’energia è il più ampio da aprile 2020 e arriva dopo il balzo del 3,9% registrato a maggio.

Atto 2 · Il controshock
Il greggio è già tornato a correre
Il rapporto sull’inflazione si ferma a giugno: non registra il rialzo del petrolio provocato dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

86,53 $
Brent, dollari al barile — 14 luglio 2026

+9,6%
in un solo giorno, lunedì, dopo l’annuncio del ripristino del blocco navale contro i porti iraniani

+20%
rispetto al prezzo del 1º luglio, prima della rottura della tregua

+17%
sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra

Il WTI, riferimento per il mercato americano, ha raggiunto gli 80 dollari al barile.

Atto 3 · Lo Stretto
Lo Stretto di Hormuz è ormai vicino alla paralisi
Ogni quadrato rappresenta una nave. Prima del conflitto ne transitavano oltre 130 al giorno; ieri appena dieci, secondo la società di analisi marittima Kpler.
Transiti di ieri: 10 Transiti venuti a mancare: oltre 120

−92%
di transiti rispetto ai livelli prebellici. Eurasia Group stima che possano stabilizzarsi tra il 5% e il 15%: in quello scenario il Brent può salire fino a 95 dollari al barile.

Il punto · Un equilibrio fragile
Salari e prezzi ora corrono alla stessa velocità
Dopo tre mesi di arretramento dei salari reali, retribuzioni e inflazione crescono entrambe intorno al 3,5% annuo. Il probabile rincaro della benzina rischia di cancellare in fretta questo equilibrio.

Per la Federal Reserve il dato di giugno riduce la pressione per un rialzo imminente dei tassi. Ma con la guerra in corso, avverte Goldman Sachs Asset Management, l’ipotesi di nuovi aumenti resta tutt’altro che archiviata.

Fonte: Bureau of Labor Statistics (CPI, giugno 2026); Kpler; Eurasia Group; Goldman Sachs Asset Management. Dati di mercato al 14 luglio 2026.

Hormuz vicino alla paralisi


Intanto il traffico nello Stretto di Hormuz è ormai tornato ai minimi termini. Ieri lo hanno attraversato appena dieci navi, contro le oltre 130 al giorno registrate prima del conflitto, secondo i dati della società di analisi marittima Kpler. Eurasia Group stima che i transiti possano stabilizzarsi tra il 5% e il 15% dei livelli prebellici e prevede che così facendo il petrolio possa arrivare a salire fino a 95 dollari al barile.

Gli attacchi iraniani contro le petroliere hanno reso il passaggio sempre più pericoloso. Due navi cargo emiratine sono state colpite da missili cruise nelle acque territoriali dell'Oman: un membro dell'equipaggio è morto e altri 8 sono rimasti feriti, quattro dei quali in modo grave, secondo il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti. Una terza nave, la Stolt Magnesium, ha preso fuoco dopo essere stata raggiunta da un ordigno non identificato, come riferito dalla compagnia armatrice Stolt Tankers.

Il nuovo dilemma della Fed


Il rallentamento dell'inflazione registrato a giugno potrebbe allontanare la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi nel corso dell'anno. La guerra con l'Iran, però, costringe la Federal Reserve a mantenere ancora aperta ogni opzione. "Il buon dato sull'inflazione riduce la pressione sulla Fed per un rialzo imminente, ma la ripresa delle ostilità con l'Iran significa che l'ipotesi di nuovi aumenti dei tassi è tutt'altro che archiviata", ha scritto Kay Haigh, responsabile globale del reddito fisso e delle soluzioni di liquidità di Goldman Sachs Asset Management.

Le pressioni sui prezzi, del resto, non provengono soltanto dal petrolio. Anche i dazi continuano a trasferirsi sui consumatori, mentre il boom dell'intelligenza artificiale alimenta nuovi costi e i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 3% in un anno. Sul fronte energetico potrebbe inoltre profilarsi un secondo shock proveniente dalla Russia, alle prese con una carenza di carburante legata alla guerra contro l'Ucraina. Patrick De Haan, responsabile dell'analisi petrolifera di GasBuddy, ha descritto lo scenario come "un doppio colpo, con pochi ammortizzatori disponibili".

Per i lavoratori americani, il dato di giugno rappresenta perlomeno una tregua. Dopo tre mesi di calo dei salari reali, la crescita annua delle retribuzioni ha raggiunto quella dei prezzi: entrambe si attestano intorno al 3,5%. In altre parole, i salari hanno smesso di perdere potere d'acquisto, ma non hanno ancora recuperato terreno. Il probabile rincaro della benzina rischia però di spezzare rapidamente questo fragile equilibrio. Con le elezioni di metà mandato sempre più vicine, il caro carburante potrebbe così trasformarsi in un serio problema politico per Trump e per il Partito Repubblicano.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Subpoenas to NYT have nothing to do with national security


New York, July 11, 2026 — The New York Times revealed early this morning that the Trump administration subpoenaed its journalists over reporting that the new Air Force One, which was gifted to the president by Qatar and retrofit at a cost of hundreds of millions of taxpayer dollars, was deemed unsafe to fly President Donald Trump back from the NATO summit in Turkey.

According to the Times, the Federal Bureau of Investigation had previously requested it not report on the debacle, calling it a national security matter.

The following can be attributed to Freedom of the Press Foundation (FPF) Chief of Advocacy Seth Stern.

“We’ve long said that when the government claims it needs to investigate journalists to protect national security, it really means its own reputational security. This is as clear an example as you can get. The administration’s embarrassment that it reportedly charged taxpayers hundreds of millions of dollars to retrofit a flying bribe that still isn’t secure enough for hostile times does not supersede the need for a free and independent press. These kinds of stories show us exactly why we need to protect journalists and whistleblowers — without them, we’d never know about this sort of waste and incompetence.”

Please contact us if you would like further comment.


freedom.press/issues/subpoenas…

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Come spiega @reiniervanlanschot.volteuropa.org, europarlamentare di Volt, aumentare la spesa militare serve a poco se continuiamo a comprare armi in ordine sparso, duplicare sistemi e dipendere dagli Stati Uniti per intelligence, comando e deterrenza.

La vera domanda non è soltanto quanto spendiamo, ma se stiamo costruendo una forza europea capace di agire, proteggersi e decidere autonomamente.

Servono acquisti comuni, un’industria della difesa integrata, una catena di comando europea e una strategia condivisa. Non per indebolire la NATO, ma per renderla più equilibrata e meno dipendente dalle scelte di un singolo presidente americano.

Continuare come abbiamo sempre fatto significa ottenere gli stessi risultati: più spesa, più frammentazione, la stessa debolezza.

Una difesa comune europea non è più un’idea da rimandare.
È una necessità politica e strategica!

#DifesaEuropea #NATO #AutonomiaStrategica #EsercitoEuropeo #SicurezzaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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OTD: 386BSD Jailbreaks the Computer World for the Rest of Us


ON THIS DAY – JULY 14

It was on this day in 1992 that Lynne Jolitz and William Jolitz released 386BSD to the world.

This was one of the quiet turning points of the modern age, even if most people have never heard the name.

William and Lynne Jolitz had been working to port BSD Unix, tangled up at the time in licensing disputes and a lawsuit, so that it could run on cheap, ordinary 386 PCs instead of expensive institutional workstations. On this day in 1992, they released the result of that work to anyone who wanted it.

No corporate gatekeeper, no license fee, no permission needed. Just a working Unix like operating system that anyone with a 386 machine and some curiosity could get their hands on, study, and change.

For most of computing history up to that point, “real” operating systems were proprietary, locked down, and priced for institutions, never for individuals.

386BSD said the opposite was possible.

And it caught on fast.

Months prior, a Finnish student named Linus Torvalds released Linux. Between the two of them, the free operating system era had truly arrived. FreeBSD, NetBSD, and OpenBSD all trace their lineage straight back to what the Jolitzes released this day, and Linux would go on to become the backbone of the modern internet, of Android phones, and of nearly every supercomputer on the planet.

This is foundational open source and, in the party of open source advocacy, and the party that is a sort of open source project in its own right, that calls for remembrance.

Two people wrote something powerful and, instead of locking it away, they gave it to everyone.

That single choice is the same choice that has always separated a future where knowledge is hoarded by the few from one where it is shared and built upon by the many.

Open source has never really been a modern invention or a purely western one. It is the accumulation of knowledge that people everywhere have fought, quietly and loudly, to keep free rather than let it be locked in someone else’s desk drawer.

Every time that knowledge stays open, ordinary people keep the tools to survive, to build, and to say no to whoever would rather they didn’t know how.

We remember today as an important one, and we honor Lynne and William Jolitz for their work and their decision made on this day.


uspirates.org/otd-386bsd-jailb…

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