Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Abbiamo depositato in Consiglio regionale della Lombardia la proposta di legge “Liberi Subito” con l'Associazione Luca Coscioni. Certo, la Giunta si è assunta la responsabilità di dare risposte nei singoli casi seguiti dal SSR. Ma servono procedure certe, tempi rapidi e regole stabili per tutti.
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Chinese Hacking Crew Weaponizes Critical Gitea Flaw to Hijack Self-Hosted Git Servers Worldwide
#CyberSecurity
securebulletin.com/chinese-hac…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Chrome 153 Patches 42 Security Flaws, Including Three Critical Memory Bugs
#CyberSecurity
securebulletin.com/chrome-153-…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Japan Digital Agency Breach Exposes 246,000 Records After VPN Intrusion
#CyberSecurity
securebulletin.com/japan-digit…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Luciferus Markets Subscription AI for Malware Development on Criminal Forums
#CyberSecurity
securebulletin.com/luciferus-m…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Google Uncovers Attack Where AI Agents Ran an Entire Credential-Theft Operation With Almost No Human Help
#CyberSecurity
securebulletin.com/google-unco…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Two Critical Flaws in a Popular WordPress Calendar Plugin Put 600,000+ Sites at Risk of Full Takeover
#CyberSecurity
securebulletin.com/two-critica…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Attackers Are Quietly Cloning Domain Controllers’ Password Database — Then Deleting the Evidence
#CyberSecurity
securebulletin.com/attackers-a…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Apple’s Largest Coordinated Update Closes 273 Unique Vulnerabilities
#CyberSecurity
securebulletin.com/apples-larg…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

La guerra con l'Iran è costata agli Usa decine di velivoli e miliardi di dollari


Il primo resoconto ufficiale dell'ispettore generale del Dipartimento della Difesa parla di 11 militari uccisi in azione, 417 feriti e fino a 30 droni Reaper distrutti. E segnala anche carenze di munizioni che Trump continua a negare: la guerra finora è costata complessivamente 33 miliardi.

Nei primi quattro mesi di guerra con l'Iran, gli Stati Uniti hanno visto distrutti o danneggiati decine di velivoli, tra cui fino a 30 droni MQ-9 Reaper, mentre centinaia di edifici e altre strutture utilizzati dalle forze americane in Medio Oriente sono stati colpiti dagli attacchi iraniani. È quanto emerge dal primo rapporto dell'ispettore generale del Dipartimento della Difesa sull'operazione Epic Fury, pubblicato lunedì e trasmesso al Congresso. Il documento riguarda formalmente il periodo dal 1° aprile al 30 giugno, ma per perdite, costi e altri indicatori riporta anche dati cumulativi dall'inizio della guerra, il 28 febbraio.

Finora Washington e i Paesi della regione avevano comunicato soprattutto le numerose intercettazioni di missili e droni iraniani; il quadro che emerge dal rapporto offre invece la ricostruzione ufficiale più completa finora dell'entità dei danni subiti dagli Stati Uniti. Al 29 giugno, secondo l'ispettore generale del Dipartimento della Difesa, l'operazione Epic Fury era costata complessivamente 33,4 miliardi di dollari: 22,3 miliardi per le munizioni impiegate, 7,4 miliardi per altri costi operativi e 3,7 miliardi per le perdite di equipaggiamento.

La spesa per le munizioni, si legge nel rapporto, ha provocato "carenze nelle scorte strategiche" e messo in evidenza colli di bottiglia nella capacità dell'industria della difesa di ricostituirle. Il Pentagono sta cercando di accorciare i tempi di acquisto e produzione e di accumulare materiali critici, componenti e determinate munizioni. Secondo gli esperti citati dall'Associated Press, per riportare ai livelli precedenti alla guerra le scorte di missili avanzati e intercettori potrebbero servire circa tre anni.

Questi dati contrastano con le dichiarazioni pubbliche dell'Amministrazione. Lunedì, in un post pubblicato su Truth Social in cui affermava di aver ricevuto "un rapporto" sulla produzione di armi, senza fare riferimento ai dati dell'ispettore generale, il presidente Donald Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti stanno producendo "più armi sofisticate e d'élite che in qualsiasi altro momento della nostra storia". Il 3 settembre, in un altro post in cui aveva definito "traditori" i giornalisti che riferivano delle carenze, Trump aveva scritto che gli Stati Uniti disponevano di "quantità praticamente illimitate" di munizioni di fascia media e alta.

Anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha respinto le notizie secondo cui le Forze Armate statunitensi starebbero esaurendo le munizioni, mentre il rapporto riferisce che il Pentagono sta intervenendo proprio per ridurre i tempi di approvvigionamento e produzione e ricostituire le scorte.

Operazione Epic Fury
La guerra con l’Iran è costata agli Stati Uniti 33,4 miliardi di dollari in quattro mesi

Munizioni consumate, decine di velivoli perduti o danneggiati, basi e ambasciate colpite in tutta la regione: il primo rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Difesa al Congresso fa il conto di quanto hanno perso gli Stati Uniti dall’inizio della guerra, il 28 febbraio.
Grafica di FocusAmerica16 settembre 2026

Il contoConto I velivoliVelivoli Basi e ambasciateBasi I cadutiCaduti

Due terzi del conto sono munizioni già sparate
Costo stimato dell’operazione dal 28 febbraio al 29 giugno 2026. Ogni tessera vale 100 milioni di dollari: tocca una voce per evidenziarla.

Costo stimato: 33,4 miliardi di dollari, di cui 22,3 per le munizioni impiegate, 7,4 per i costi operativi aggiuntivi e 3,7 per i mezzi perduti.

Costo stimato al 29 giugno
33,4miliardi
di dollari
Rivedi l’animazione

Le parole e i numeri

Donald Trump su Truth Social, 3 settembreGli Stati Uniti hanno «quantità praticamente illimitate» di munizioni di fascia media e alta.
Il rapporto dell’ispettore generaleLa spesa per le munizioni ha provocato «carenze nelle scorte strategiche» e colli di bottiglia nella produzione.

La stima calcola munizioni e mezzi al costo di sostituzione e non comprende le riparazioni di basi e infrastrutture.

I droni Reaper sono i velivoli più colpiti: fino a 30 distrutti
Velivoli americani distrutti o danneggiati dall’inizio dell’operazione, secondo il rapporto. Tocca una riga per sapere che cosa è successo.

Fino a 52 velivoli distrutti o danneggiati: 4 F-15E, 1 F-35A, 1 A-10, 7 KC-135, 1 E-3, 1 AH-64, 4 AH-6, 1 HH-60W, 1 MH-60S, 1 MQ-4C e fino a 30 MQ-9 Reaper.

Fino a 52 velivoli distrutti o danneggiati

21 con equipaggiofino a 31 senza pilota

Distrutto o precipitato Danneggiato Danneggiato o distrutto

Rivedi l’animazione

Gli attacchi iraniani hanno colpito basi americane in otto Paesi
Paesi in cui edifici e strutture delle basi statunitensi sono stati danneggiati o distrutti, e danni alle sedi diplomatiche stimati al 30 giugno. Tocca la mappa o l’elenco per i dettagli.

Basi colpite in Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania. Danni alle sedi diplomatiche: circa 184 milioni di dollari.
Paesi con basi americane colpite Danni alle sedi diplomatiche Rotta verso Diego Garcia

Danni alle sedi diplomatiche184milioni di dollari

14-18 giornii cicli logistici con Diego Garcia, dove il Comando centrale ha spostato parte dei rifornimenti
24,5 milionidi dollari al mese di ritardi nei cantieri diplomatici, per partenze obbligatorie e restrizioni ai viaggi

Diciotto militari americani sono morti, undici dei quali uccisi in azione
Morti per episodio, secondo il sistema del Pentagono che registra le vittime. Ogni cerchio è un militare.

18 militari morti al 26 agosto (11 uccisi in azione, 7 in eventi non ostili) e 417 feriti in combattimento al 30 giugno.

Militari morti18

Feriti in combattimento417
11 uccisi in azione e 7 in eventi non ostili, al 26 agosto
Dal 28 febbraio al 30 giugno

Ucciso in azione Morto in un evento non ostile

FonteLead Inspector General per l’operazione Epic Fury, rapporto al Congresso (1° aprile-30 giugno 2026), con dati del Dipartimento della Difesa, del Dipartimento di Stato e del Defense Casualty Analysis System.
NoteCosti al 29 giugno; danni diplomatici e feriti al 30 giugno; morti al 26 agosto. Dal 7 luglio il Pentagono registra le vittime come «operazioni all’estero» e non più come Epic Fury.

18 militari morti e decine di velivoli perduti o danneggiati


La tabella delle vittime contenuta nel rapporto, aggiornata al 26 agosto, parla di 18 militari americani morti: 11 classificati come "uccisi in azione" e 7 in "eventi non ostili". Sei militari sono stati uccisi il 1° marzo a Port Shuaiba, in Kuwait, mentre un settimo, ferito lo stesso giorno in Arabia Saudita, è morto l'8 marzo. Sei aviatori sono invece morti il 12 marzo nello schianto di un KC-135 nell'Iraq occidentale. Il 1° luglio un militare è morto nello schianto di un elicottero MH-60S nel Mare Arabico, il 17 luglio altri 3 furono uccisi nella base aerea giordana di Muwaffaq al-Salti e il 19 luglio un militare è morto nella base di Erbil, in Iraq, durante la distruzione controllata di un ordigno inesploso proveniente da un drone iraniano abbattuto.

Il rapporto indica inoltre che, tra il 28 febbraio e il 30 giugno, almeno 417 militari americani sono rimasti feriti in combattimento. Le perdite di mezzi riguardano invece quasi ogni categoria di velivolo impiegata nella campagna militare: 4 cacciabombardieri F-15E sono stati distrutti, di cui 3 dal fuoco amico e 1 dal fuoco nemico. Un F-35A è stato danneggiato dal fuoco nemico sopra l'Iran, mentre un A-10 è stato distrutto dopo essere stato danneggiato durante una missione di ricerca e soccorso in combattimento ed essere stato abbandonato al rientro.

Sette aerei cisterna KC-135 sono stati invece danneggiati o distrutti: uno è precipitato e un secondo è rimasto danneggiato nella collisione sull'Iraq del 12 marzo, mentre altri 5 sono stati colpiti a terra in Arabia Saudita da munizioni iraniane. Nella base saudita Prince Sultan è stato danneggiato anche un E-3 Sentry, velivolo radar per l'allerta precoce e il comando.

Tra gli elicotteri, un HH-60W è stato danneggiato durante operazioni di ricerca e soccorso, un AH-64 Apache è stato abbattuto sopra lo Stretto di Hormuz e quattro elicotteri leggeri AH-6, impossibili da recuperare durante una missione in Iran, sono stati distrutti dalle stesse forze americane. È precipitato anche un drone da sorveglianza marittima MQ-4C Triton, del valore di circa 240 milioni di dollari, mentre fino a 30 MQ-9 Reaper sono stati distrutti in circostanze diverse.

A queste perdite si è aggiunto, all'inizio di settembre, un drone sottomarino americano Dive-LD che le Guardie della Rivoluzione hanno recuperato all'ingresso dello Stretto di Hormuz. Il Pentagono ha confermato la perdita del mezzo, sostenendo che si trattasse di un modello più vecchio, finito in avaria e privo di sistemi o dati classificati.

Basi e sedi diplomatiche colpite in otto Paesi


Il rapporto conferma che gli attacchi iraniani hanno danneggiato o distrutto centinaia di edifici e altre strutture nelle installazioni militari statunitensi in Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania. Sulla base navale in Bahrein, che ospita la Quinta Flotta, il Segretario della Marina facente funzioni aveva già parlato di danni molto gravi. L'ispettore generale segnala inoltre le difficoltà incontrate nel predisporre basi navali e porti di supporto adeguati, anche per le incertezze sui permessi concessi dai Paesi ospitanti.

Il CENTCOM è stato così costretto a spostare parte della logistica verso hub più lontani, tra cui l'isola di Diego Garcia, l'atollo britannico dell'oceano Indiano dove Stati Uniti e Regno Unito gestiscono una base congiunta: la distanza ha allungato i cicli logistici fino a 14-18 giorni. Anche le sedi diplomatiche americane in Iraq, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno subito danni, per un costo complessivo stimato in circa 184 milioni di dollari. A questa cifra si aggiungono ritardi nei cantieri valutati dal Dipartimento di Stato in circa 24,5 milioni di dollari al mese, dovuti alle partenze obbligatorie del personale e alle restrizioni ai viaggi a Baghdad, Gerusalemme, Tel Aviv, Il Cairo, Amman, Kuwait City e Mascate.

La missione statunitense in Iraq ha subito invece più di 600 attacchi nel periodo coperto dal rapporto. Nel nuovo complesso del consolato di Erbil sono stati danneggiati diversi edifici: l'ambasciata di Baghdad ha riportato danni più limitati, ma il centro di supporto diplomatico vicino all'aeroporto della capitale è stato gravemente colpito. I danni alle strutture diplomatiche in Iraq sono stimati complessivamente in 157,35 milioni di dollari. L'ambasciata americana in Kuwait ha invece sospeso le attività il 5 marzo e ha riportato danni per 14,75 milioni. Non è finita qui: il 3 marzo due droni iraniani hanno colpito l'ambasciata a Riyadh, causando danni per circa 11,5 milioni, mentre a Dubai il consolato americano ha registrato danni a un edificio di servizio per circa 125.000 dollari. Si tratta comunque un bilancio parziale, fermo per la maggior parte dei dati al 30 giugno.

Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Location of the 2027 Pirate National Conference Decided


Sept. 16th

During the Sept. 13th Pirate National Committee meeting, a vote was held to finally decide where the 2027 Pirate National Conference would take place.

The choices were between:

  • Baltimore, Maryland
  • Mobile, Alabama
  • Tucson, Arizona

Tucson would ultimately withdraw their consideration, with the AZPP declaring their intentions to host the 2028 Pirate National Conference, due to it being a Presidential year. Thus, the vote came down to Baltimore and Mobile.

In what can honestly be called a tough battle and a true toss up, the pros and cons both locations were weighed and considered, with the final tally being far from a conclusive decision.

With a 4-3 decision, the Pirate National Committee voted to hold the 2027 Pirate National Conference from Mobile, Alabama.

Thank you to state Captains Blase Henry and Joel Lightfoot for putting forward your states as potential host locations. All of us in the USPP firmly believe these locations will ultimately play host for the Pirate National Committee in the near future.

For what it’s worth, there was initially a motion to have these locations play host for the remain 2020s conferences, but the board was uncomfortable with committing the future conferences during that particular meeting. The departing feeling after the meeting appears to be that, even without that vote, we may perhaps know from where the remaining 2028 and 2029 conference will be held.

Baltimore and Tucson, your days will come.

But until then, Mobile, victory is arrrs!

More details on the conference and agenda will be released in the coming months. The conference is currently penciled in for June 5th, 2027.


uspirates.org/location-of-the-…

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

1/ 🛑 President Ursula von der Leyen’s #SOTEU announcement on age-gating and banning children’s access to online spaces comes with no surprise.

📝 There is a fundamental problem with the approach: you won’t be making harmful platform safer by preventing young people from using them, you can only achieve that by regulating the platforms in the very first place.

in reply to EDRi

mastodon.social/@madeindex/117…


🇪🇺 Seeing Ursula Leyen¹ praised all day for her State of the European Union speech is upsetting to me.

🇨🇦 While closer ties to #Canada sound great, it also included her brandnew digital ID verification² law, the so called "EU Kids Act"!

➕ It goes one step further than #SocialMedia covering video-sharing platforms, #AI chatbots, AI companions, online games, software app stores and operating systems³

📹 youtube.com/watch?v=1SWaPT7crk…

1/2

#STOPEUKIDSACT #EUKIDSACT #EU #EUROPe #PRIVACY #News #Politics


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Una timeline di aggiornamento sul caso #Revolut sta andando avanti sul forum: internet-forum.it/d/5232-avete…

I domini utilizzati dall'attaccante stanno venendo bloccati a ripetizione, ma nell'ultimo ancora in funzione c'è il leak di 12 clienti

mastodon.uno/users/informapira…


🔎 Due articoli sul caso #Revolut.

Il primo di ieri, con l'inizio della storia: cybersecurity360.it/news/revol…

L'ultimo di oggi con ciò che si conosce finora, tra IOC e possibili cause:
cybersecurity360.it/nuove-mina…

Grazie a @nuke per la segnalazione sul suo canale t.me/infosec_ita_notizie

@informatica


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Rifondazione: assicurazione sanitaria per la scuola, il trucco c’è e si vede! home.rifondazione.eu/2026/09/1… #ScuolaeUniversità

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Breaking! Canada will be an associate member to the EU! Welcome 🇨🇦🤝🇪🇺

This changes what “Europe” means: a union of free, democratic middle powers bound together by shared values, not raw power. In a world where might increasingly makes right, this is a powerful alternative.

📸: The Economist

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Notizia enorme! 🇨🇦🤝🇪🇺
Ursula von der Leyen ha appena aperto al Canada di Mark Carney la possibilità di diventare il primo membro associato dell’Unione europea.
Una prospettiva storica, fino a ieri quasi impensabile, che oggi entra concretamente nel futuro dell’Europa. 🇪🇺💜

#Canada #UnioneEuropea #VonDerLeyen #MarkCarney #ParlamentoEuropeo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il mistero dei brevetti universitari...
work in progress... in vista dell'XI convegno annuale dell'AISA
robertocaso.it/2026/09/11/assa…

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

While Europe debates, Russia attacks.

Two days ago, I was on a train full of European politicians returning from Ukraine. As we crossed into Poland a Russian Drone hit a train on the spot where we were just moments before.

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

«Se la Polonia partecipasse ad azioni militari contro la Russia, lo Stato polacco cesserebbe di esistere in 2-3 giorni», ha dichiarato Nikolaj Patrushev, consigliere di Putin.

Intanto Mosca continua la guerra contro l’Ucraina e gli attacchi arrivano sempre più vicino ai confini dell’Unione Europea e della NATO. Non sono minacce lontane, né semplice propaganda: la sicurezza dell’Europa è già direttamente coinvolta.

Putin continua a usare guerra, intimidazione e minaccia della forza come strumenti politici. E la risposta non può essere premiare l’aggressione o chiedere a Kyiv di pagarne il prezzo.

Sostenere l’Ucraina significa difendere il diritto di un Paese europeo a scegliere il proprio futuro, senza che venga imposto con le bombe e con la violenza.

Per questo, oggi come ieri, diciamo:

Nessuna pace imposta a Kyiv.
Nessuna concessione all’aggressore.

#Ucraina #Russia #SicurezzaEuropea #GuerraInUcraina #DifesaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

☕ CYBERBRIEFING — Mercoledì 16 settembre 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Kennedy Center chiuso, Trump lega i lavori di ripristino alla battaglia sul nome


Il Board ha votato la chiusura dell'edificio principale per ristrutturarlo, poche ore dopo l'ennesimo no di un giudice al nome del presidente sulla facciata dell'edificio. Trump avverte che senza una vittoria in tribunale su questo aspetto i lavori non ripartiranno.

Il Consiglio di Amministrazione del Kennedy Center, uno dei principali centri per le arti dello spettacolo della capitale americana, ha votato martedì la chiusura immediata dell'edificio principale per avviare una ristrutturazione di due anni sostenuta dal presidente Donald Trump. Nelle ore successive il Centro ha effettivamente chiuso al pubblico. La decisione è arrivata poche ore dopo che il giudice federale Christopher Cooper aveva nuovamente vietato di aggiungere il nome di Trump all'edificio o agli spazi del complesso, dedicato alla memoria del presidente John F. Kennedy. Senza "il via libera del Congresso", ha scritto Cooper, non possono essere installati "memoriali per il presidente Trump, o per chiunque o qualunque altra cosa". Secondo il giudice, inoltre, "le acrobazie linguistiche non possono sottrarre il consiglio a un'ordinanza giudiziaria in vigore".

Alla riunione hanno partecipato lo stesso Trump e il Segretario al Commercio Howard Lutnick. Poco dopo il voto, il presidente ha scritto su Truth Social che la ristrutturazione "non può cominciare finché la Corte d'Appello federale del Distretto di Columbia non si pronuncerà sul nome approvato dal consiglio". Se i suoi alleati non otterranno una decisione favorevole in appello o, eventualmente, da parte della Corte Suprema, "la ricostruzione e la ristrutturazione del Kennedy Center non avranno luogo", ha aggiunto Trump.

Il soffitto crollato e le nuove iscrizioni per Trump


La chiusura è motivata da una delibera depositata nella causa intentata dalla deputata democratica dell'Ohio Joyce Beatty, membro di diritto del Consiglio, in cui si citano "infiltrazioni d'acqua e il deterioramento della struttura", che avrebbero provocato "il crollo parziale di un soffitto", e si sostiene che il rischio per la sicurezza sia "di gran lunga superiore a qualsiasi rischio reputazionale legato alla chiusura dell'edificio principale". Il 4 settembre una porzione di intonaco di circa 1,2 per 1,5 metri è caduta per una ventina di metri nel Grand Foyer, senza causare feriti.

Una seconda bozza di delibera, depositata agli atti ma poi esclusa dall'ordine del giorno di martedì, elencava invece i modi in cui Trump avrebbe potuto essere "riconosciuto in modo legale e appropriato" sull'edificio, dopo che Cooper aveva stabilito a fine maggio che soltanto il Congresso può modificarne il nome. Nel documento si legge che, senza un riconoscimento, è "improbabile" che il presidente "garantisca la supervisione fondamentale della ristrutturazione dell'edificio principale". Tra le formule proposte per il marmo della facciata figuravano "Un'eredità protetta grazie alla generosità del presidente Donald J. Trump" e "Ristrutturazione, restauro e sostegno del presidente Donald J. Trump".

Cooper ha però vietato di apporre in qualsiasi forma il nome di Trump sull'edificio o nell'area del centro nelle forme già approvate dal consiglio, compresa la scritta "ristrutturato e restaurato da Donald J. Trump" e la denominazione "President Donald J. Trump Plaza" per il complesso. "La legge è estremamente chiara: il John F. Kennedy Center porta il nome del presidente Kennedy e di nessun altro", ha commentato Beatty.

La chiusura dopo la prima bocciatura del giudice


Con l'ordinanza di fine maggio, che a giugno aveva portato alla rimozione delle lettere con il nome di Trump dalla facciata, Cooper aveva bloccato anche un primo tentativo di chiudere il Kennedy Center. Secondo il giudice, il Consiglio era "venuto meno all'intera gamma delle sue responsabilità verso il Centro" e aveva basato la decisione su informazioni insufficienti e unilaterali. Cooper aveva però precisato che l'ingiunzione non impediva i lavori di manutenzione straordinaria e non vietava in modo categorico una futura chiusura, purché il Consiglio tornasse sulla questione dopo una valutazione indipendente e prudente dei propri obblighi. Il Consiglio ha riesaminato il piano in agosto e martedì ha votato per anticipare la chiusura.

La ristrutturazione dovrebbe affrontare i problemi di corrosione e infiltrazioni e rimettere a nuovo i teatri e il Grand Foyer. La delibera prevede di trasferire altrove gli spettacoli di maggior richiamo e di mantenere parte della programmazione al REACH, l'area più recente del complesso, con spazi al coperto e all'aperto. Paolo Zampolli, alleato di Trump e membro del Consiglio, ha descritto ad Axios un progetto molto più ambizioso, con l'ampliamento del parco esterno per trasformarlo in un "polo per concerti" e la costruzione di un porto turistico. Queste ipotesi, tuttavia, non fanno parte del piano approvato.

Il futuro del Kennedy Center resta ora incerto più che mai per la causa sul controllo assunto da Trump sull'istituzione. Gli alleati del presidente lo presentano come indispensabile per risanare le finanze del Centro, che secondo i suoi amministratori rischia di non riuscire a sostenere nel giro di poche settimane stipendi e spese ordinarie. Ad agosto, però, il Washington Post ha rivelato che le vendite dei biglietti e le donazioni erano diminuite drasticamente proprio dopo il voto di dicembre con cui il Consiglio aveva deciso di aggiungere il nome di Trump all'edificio. I documenti interni esaminati dal giornale indicavano entrate previste per circa 124 milioni di dollari nell'anno fiscale, contro i 220 milioni messi a bilancio.

Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

La crisi del diesel arriva negli Stati Uniti


Per Chevron e gli altri big del petrolio le riserve che hanno attutito la chiusura dello Stretto di Hormuz sono agli sgoccioli e il diesel è livelli record. Trump annuncia un'intesa tra Mosca e Kyiv sugli attacchi alle raffinerie, ma per il Financial Times Putin non sarà pronto prima dell'inverno.

I dirigenti dell'industria petrolifera americana avvertivano da mesi che una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz avrebbe provocato una crisi dei carburanti. Ora gli stessi affermano che quella crisi è arrivata. Da oltre sei mesi le scorte commerciali di carburante si stanno assottigliando in tutto il mondo e i margini per continuare ad attingere alle riserve strategiche di greggio sono sempre più ridotti. La settimana scorsa, inoltre, gli attacchi di droni partiti dal territorio iracheno hanno fermato l'oleodotto saudita che consentiva di aggirare lo Stretto: secondo le stime degli analisti, da un mercato già teso sono così venuti meno almeno 2,5 milioni di barili al giorno.

"Tutti questi meccanismi avevano contribuito ad attenuare il rischio sui prezzi e sulle forniture", ha detto venerdì l'amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth, durante una conferenza sull'energia dell'Università del Texas ad Austin. "Ormai però si sono in gran parte esauriti e nel sistema non abbiamo neanche lontanamente i margini che avevamo all'inizio".

Wirth ha aggiunto che è difficile prevedere l'andamento dei prezzi, ma che al momento non vede come possano scendere rapidamente: "Vorrei potervi dire che vedo qualche motivo per cui la situazione dovrebbe migliorare, ma in questo momento è difficile". Il diesel ha raggiunto il livello record di 6,23 dollari al gallone, mentre la benzina, scesa in estate sotto i 4 dollari, è risalita a 4,32 dollari. Nella settimana conclusa il 4 settembre, secondo la Energy Information Administration (EIA), l'agenzia federale di statistica sull'energia, le scorte statunitensi di distillati — la categoria che comprende il diesel — erano pari a 106,3 milioni di barili. Il dato era aumentato di 2,1 milioni di barili rispetto alla settimana precedente, ma restava nettamente inferiore ai livelli dell'anno scorso e alla media degli ultimi cinque anni.

Il prezzo del greggio americano è salito del 19% nelle ultime tre settimane, fino a circa 101 dollari al barile, mentre in Medio Oriente gli attacchi si moltiplicano. L'Iran sta prendendo di mira le petroliere che attraversano lo Stretto, anche dopo che Trump e i suoi collaboratori avevano dichiarato di aver scortato diverse navi senza che Teheran riuscisse a individuarle. Gli Houthi hanno invece colpito dallo Yemen infrastrutture e basi militari saudite. Per diversi consulenti di lungo corso del settore, senza una prospettiva di fine della guerra con l'Iran, la situazione rischia di sfuggire di mano.

Anche la Cina contribuisce a restringere l'offerta. Per mesi il primo importatore di petrolio al mondo ha coperto con le proprie scorte quasi metà dei consumi giornalieri, alleggerendo la pressione sul mercato, ma nelle ultime settimane ha ripreso ad acquistare grandi quantità di greggio dai fornitori internazionali. Sul diesel pesano inoltre i fermi delle raffinerie provocati dai conflitti in Medio Oriente e in Russia, mentre la domanda è destinata a crescere con la stagione del raccolto, quando gli agricoltori ne consumano di più per alimentare i mezzi pesanti. "Per il diesel non c'è una soluzione facile", ha detto Dan Pickering, fondatore della società finanziaria Pickering Energy Partners. Alcuni analisti riferiscono inoltre di ricevere già dagli investitori domande su quando il rincaro dei carburanti comincerà a frenare i consumi.

La crisi dei carburanti
Il diesel negli Stati Uniti non è mai costato così tanto, e le scorte si assottigliano

Nella settimana del 14 settembre il diesel è costato in media 6,285 dollari al gallone, oltre il record del 2022. Scorte, riserve e rotte alternative, che per mesi hanno attutito la chiusura dello Stretto di Hormuz, sono in gran parte venute meno.
Grafica di FocusAmerica 16 settembre 2026

Il diesel ha superato il record del 2022 e continua a salire
Prezzo medio settimanale alla pompa negli Stati Uniti, tasse incluse. Un gallone equivale a 3,79 litri.

Prezzo medio negli Stati Uniti Settimana del 14 settembre 2026

Diesel Record
$6,285
al gallone, 1,66 $ al litrorecord 2022: 5,81
Diesel: 6,285 dollari al gallone

Benzina sotto il record
$4,319
al gallone, 1,14 $ al litrorecord 2022: 5,01
Benzina: 4,319 dollari al gallone

Dollari al gallone, 2026

Tocca o trascina sul grafico per scorrere le settimane del 2026 Rivedi

+61%il diesel dal 2 marzo
+43%la benzina dal 2 marzo
103 $il greggio americano al barile

Le scorte di diesel restano molto sotto i livelli normali
Scorte di distillati negli Stati Uniti (diesel e gasolio da riscaldamento), in milioni di barili. Il serbatoio è in scala: il fondo corrisponde a zero.

106,3milioni di barili al 4 settembre
−13%rispetto alla media degli ultimi cinque anni
−14,4milioni di barili rispetto a un anno fa

Le difese che avevano attutito la crisi sono venute meno
Per mesi scorte, riserve e rotte alternative hanno contenuto prezzi e carenze. Secondo i dirigenti del settore, oggi questi margini sono in gran parte esauriti.

Scorte commerciali di carburanteSi assottigliano in tutto il mondo da oltre sei mesi.
in calo

Riserve strategiche di greggioResta sempre meno spazio per nuovi prelievi.
margini ridotti

Oleodotto saudita Est-OvestLa via per aggirare Hormuz è ferma dopo gli attacchi di droni partiti dall'Iraq: secondo gli analisti, sul mercato mancano almeno 2,5 milioni di barili al giorno.
fermo

Scorte della CinaDopo mesi passati ad attingere alle riserve, Pechino è tornata a comprare grandi quantità di greggio.
acquisti ripresi

Raffinerie americaneLavorano già al 97,8% della capacità: per produrre di più resta pochissimo margine.
97,8%

«Nel sistema non abbiamo neanche lontanamente i margini che avevamo all'inizio» Mike Wirth, amministratore delegato di Chevron, 11 settembre 2026

FonteEIA: prezzi settimanali di diesel e benzina al 14 settembre 2026; scorte di distillati e utilizzo delle raffinerie nella settimana al 4 settembre; Short-Term Energy Outlook di settembre. Trading Economics per il greggio WTI (15 settembre, massimo da maggio).
NoteMedia 2021-2025 ricavata dal dato EIA (scorte il 13% sotto la media). Record precedenti: diesel 5,81 dollari (20 giugno 2022), benzina 5,01 dollari (13 giugno 2022). Prezzi nominali.

La Casa Bianca parla di una crisi temporanea


L'Amministrazione di Donald Trump ha promesso più volte agli americani che i prezzi alla pompa sarebbero scesi e che i flussi energetici dal Medio Oriente sarebbero tornati ad aumentare. Lunedì a Houston, durante la riunione dei Ministri dell'Energia del G20, il Segretario agli Interni Doug Burgum ha sostenuto che "i prezzi erano così alti anche con l'Amministrazione precedente" e che gli americani li avrebbero pagati per sempre perché l'ex presidente Joe Biden portava avanti "una politica di sottrazione energetica chiudendo le raffinerie". Ai giornalisti ha chiesto di sottolineare che si tratta di "un'interruzione temporanea".

Burgum ha anche escluso che la Casa Bianca stia valutando seriamente un blocco temporaneo delle esportazioni di prodotti raffinati, come il diesel, sostenendo che una misura del genere non farebbe necessariamente scendere i prezzi: "Faremo qualsiasi cosa aiuti i prezzi in patria, ma lo faremo con intelligenza, senza pensare che se smettiamo di esportare i prezzi scenderanno per magia". Le leve su cui punta la Casa Bianca sono quindi soprattutto due: aumentare la produzione petrolifera in Venezuela, attraverso accordi destinati a rilanciare l'estrazione nel Paese, e ampliare la capacità di raffinazione degli Stati Uniti, tema di cui i funzionari governativi americani hanno discusso all'inizio di settembre con i vertici delle raffinerie.

La Casa Bianca sta valutando come utilizzare anche il Defense Production Act, la legge che attribuisce al governo ampi poteri di intervento sull'industria in situazioni considerate rilevanti per la sicurezza nazionale, per aumentare la capacità di raffinazione. Le raffinerie americane, tuttavia, lavorano già a un tasso di utilizzo vicino al 98%. Il ricorso alla legge per il settore petrolifero era già stato autorizzato in linea generale da una determinazione presidenziale di aprile, mentre le discussioni attuali riguardano le modalità concrete con cui impiegarla per aumentare la capacità degli impianti.

I vertici delle compagnie petrolifere parlano spesso con il Segretario all'Energia Chris Wright, ma Wirth ha detto di non sentire Trump dal 3 agosto, quando il presidente aveva scritto su Truth Social che il CEO di Chevron non riconosceva i meriti dell'amministrazione nei buoni risultati della compagnia e aveva chiesto alle società petrolifere di far scendere "SUBITO" i prezzi al consumo. Già a marzo i dirigenti di ExxonMobil, Chevron e ConocoPhillips avevano avvertito Burgum e Wright che una chiusura prolungata dello Stretto avrebbe potuto provocare carenze di prodotti raffinati come il diesel.

La tregua sulle raffinerie che Putin non vuole firmare


Per cercare di ridurre il prezzo del diesel, Trump sta guardando anche alla guerra in Ucraina. Il 13 settembre il presidente ha chiesto a Kyiv di smettere di colpire gli impianti petroliferi russi, sostenendo che i continui attacchi stanno contribuendo alla carenza mondiale di diesel: "Ci sono molti altri obiettivi". Il 14 settembre ha poi annunciato che Ucraina e Russia avrebbero accettato di non colpire più le rispettive infrastrutture energetiche, attribuendo l'aumento dei prezzi mondiali del diesel soprattutto alla guerra tra Russia e Ucraina, anziché al conflitto tra Stati Uniti e Iran.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha accolto con favore l'appello di Trump a Kyiv, senza però impegnarsi a una sospensione reciproca degli attacchi. Martedì ha definito la proposta del presidente americano "un'ottima idea", aggiungendo però che per abbassare i prezzi mondiali dei carburanti sarebbe necessario anche garantire rotte sicure alla navigazione commerciale e alle petroliere.

Secondo il Financial Times, tuttavia, l'accordo non esiste. Mosca e Kyiv hanno effettivamente ripreso a discutere di una sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche, ma Vladimir Putin sarebbe riluttante a raggiungere un'intesa prima dell'inverno, perché ritiene che gli attacchi al sistema energetico ucraino possano aumentare la pressione su Kyiv e spingerla a fare concessioni. Funzionari coinvolti nei negoziati tra Stati Uniti, Ucraina e Russia hanno raccontato al quotidiano che la questione è sul tavolo da tempo: prima nei colloqui trilaterali e, dopo la loro interruzione a febbraio, attraverso incontri separati e contatti informali.

Per mesi l'Ucraina ha chiesto una pausa reciproca negli attacchi contro impianti energetici, porti e altre infrastrutture critiche, ma Mosca non ha mostrato interesse e ha invece intensificato i bombardamenti. Due alti funzionari ucraini hanno detto al Financial Times di ritenere che, con il suo annuncio, Trump volesse mostrare agli americani alle prese con il caro carburante di essere al lavoro sul problema.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto che Kyiv è pronta a interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe se i partner potranno garantire che Mosca smetta a sua volta di colpire il sistema energetico ucraino e le altre infrastrutture critiche. Nella notte tra lunedì e martedì, però, la Russia ha lanciato 200 droni contro Kyiv e altre città ucraine, danneggiando distributori di benzina nella capitale e infrastrutture energetiche e portuali in altre regioni. L'Ucraina ha risposto colpendo la raffineria di Syzran, nella regione russa di Samara, oltre ad altri obiettivi legati alla produzione di droni.


Arabia Saudita, chiuso l'oleodotto Est-Ovest dopo gli attacchi


L'Arabia Saudita ha chiuso in via precauzionale l'oleodotto Est-Ovest, colpito giovedì mattina da diversi attacchi nelle regioni di Riyadh e Medina. Lo ha annunciato ieri il Ministero dell'Energia saudita, precisando che diverse persone sono rimaste ferite.

Una rotta alternativa allo Stretto di Hormuz


Da quando Stati Uniti e Iran si contendono il controllo dello Stretto di Hormuz, di fatto chiuso dall'inizio della guerra, Riyadh utilizza l'oleodotto per dirottare parte delle esportazioni di greggio lontano dal Golfo Persico. La condotta collega gli impianti petroliferi della Provincia orientale al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, e ha una capacità di circa 7 milioni di barili al giorno.

Il mese scorso l'amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, aveva affermato che l'oleodotto aveva contribuito ad attenuare lo shock sull'offerta provocato dalla guerra con l'Iran più del ricorso alle riserve strategiche d'emergenza.

Il Ministero ha ora inviato squadre d'emergenza per mettere in sicurezza l'infrastruttura e valutarne le condizioni. Eventuali sviluppi, ha fatto sapere, "saranno annunciati a tempo debito". Riyadh non ha indicato i responsabili degli attacchi né precisato l'entità dei danni, anche se altre fonti parlano di droni provenienti dal territorio iracheno. Giovedì i satelliti della NASA avevano rilevato diversi grandi incendi lungo il tracciato dell'oleodotto e una colonna di fumo nero a sud di Medina.

L'escalation degli attacchi contro il regno saudita


Negli ultimi giorni le milizie alleate dell'Iran hanno intensificato gli attacchi contro l'Arabia Saudita. Martedì gli Houthi dello Yemen hanno colpito con droni e missili balistici impianti energetici e altre strutture nel sud del regno, ferendo più di 70 persone.

Lo scontro tra Riyadh e il gruppo si è riacceso a luglio, quando gli Houthi hanno proclamato un embargo marittimo contro l'Arabia Saudita con l'obiettivo di ostacolarne le esportazioni attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e alle rotte commerciali verso l'Oceano Indiano.

Questa settimana il petrolio ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da mesi, spinto proprio dall'escalation in Medio Oriente, e ha chiuso la settimana con un rialzo superiore all'8%. Le prime indiscrezioni sull'attacco all'oleodotto, circolate già giovedì, potrebbero avere contribuito alla corsa dei prezzi, alimentando i timori per un'ulteriore riduzione delle rotte disponibili per le esportazioni di greggio dal Golfo.


Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di mercoledì 16 settembre 2026


La Camera vincola Trump sulla guerra in Iran, il Congresso cerca un'intesa sull'intelligenza artificiale bollata dal presidente come un imbroglio, affonda la legge sulle criptovalute e il Kennedy Center chiude tra le dispute sul nome

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 16 settembre 2026

La Camera intima a Trump di fermare la guerra con l'Iran o di ottenere il via libera del Congresso


La Camera ha approvato con 220 voti contro 204 una risoluzione sui poteri di guerra che vincola il presidente Trump a interrompere le operazioni militari in Iran o a chiedere l'autorizzazione del Congresso, la quinta volta che un ramo del Parlamento prova a limitare i suoi poteri bellici. Un rapporto dell'ispettore generale del Pentagono documenta intanto pesanti perdite e carenze di munizioni, mentre il conflitto è costato circa 38 miliardi di dollari nei primi mesi. L'Ufficio bilancio del Congresso stima che la guerra spingerà al rialzo l'inflazione il prossimo anno.

Fonti: New York Times, The Hill, Financial Times

Il Congresso cerca un'intesa bipartisan sull'intelligenza artificiale mentre Trump la definisce un imbroglio


Dopo gli allarmi lanciati da dipendenti ed ex dipendenti di Anthropic e OpenAI sui rischi esistenziali dell'intelligenza artificiale, al Congresso sono nate diverse iniziative bipartisan per regolare il settore, dai nuovi comitati alle proposte per imporre un interruttore di emergenza nei sistemi. Il presidente Trump ha però bollato come un imbroglio l'idea che l'intelligenza artificiale possa minacciare l'umanità, e lo speaker della Camera Mike Johnson ha escluso interventi prima delle elezioni di metà mandato.

Fonti: Axios, BBC News

OpenAI verso una valutazione da 1.500 miliardi mentre cresce il dibattito sulla sicurezza dell'AI


OpenAI sta valutando un nuovo round di finanziamenti che raddoppierebbe il suo valore a 1.500 miliardi di dollari, facendone la società privata più preziosa al mondo. Nel frattempo il fondatore Sam Altman e altri amministratori delegati del settore ammettono che il mondo ha ragione ad avere paura dell'intelligenza artificiale ma chiedono fiducia nelle aziende. Mark Zuckerberg di Meta e Jensen Huang di Nvidia hanno invece respinto le proposte di rallentare lo sviluppo avanzate dai vertici di OpenAI, Anthropic e SpaceX.

Fonti: New York Times, BBC News

Al Senato affonda la legge sulle criptovalute voluta dal settore


Una legge attesa dall'industria delle criptovalute, che avrebbe definito un quadro regolatorio per gli asset digitali e li avrebbe avvicinati al sistema finanziario tradizionale, non è riuscita a superare un voto procedurale al Senato, un duro colpo per un comparto che ha speso cifre record in attività di lobbying. Lo stallo nasce dalle divisioni del Congresso sui limiti agli investimenti nelle criptovalute dello stesso presidente Trump.

Fonti: Financial Times, Wall Street Journal, Semafor

Il Kennedy Center chiude per i lavori, ma Trump li blocca per la disputa sul suo nome


Il consiglio del Kennedy Center, di nomina trumpiana, ha votato per chiudere l'edificio per una ristrutturazione di due anni, ma il presidente Trump ha minacciato di bloccare i lavori da 257 milioni di dollari se il suo nome non verrà inserito sulla struttura. La mossa arriva dopo che un giudice federale ha respinto il tentativo del consiglio di aggiungere l'iscrizione con il nome del presidente.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, BBC News

Il rendimento dei titoli di Stato americani ai massimi dal 2007


Il rendimento del titolo del Tesoro decennale ha toccato il 5,04%, il livello più alto dalla vigilia della crisi finanziaria del 2008, prospettando costi di finanziamento più elevati per milioni di americani. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha difeso il suo programma di riacquisto di titoli in tese audizioni al Congresso, mentre un sondaggio tra economisti chiede alla Federal Reserve di alzare i tassi per frenare l'inflazione, sfidando le pressioni del presidente Trump.

Fonti: The Hill, Semafor, Financial Times

I miliardari americani finanziano la corsa dei repubblicani alle elezioni di metà mandato


I grandi patrimoni statunitensi si schierano in netta maggioranza a favore del partito del presidente Trump mentre il denaro affluisce nella campagna per le elezioni di metà mandato. Il potente super PAC del presidente ha annunciato una spesa di almeno 138 milioni di dollari per sostenere i candidati repubblicani nelle corse più incerte, dopo le critiche di chi temeva che il gruppo non avrebbe schierato tutto il suo peso a favore del partito.

Fonti: Financial Times, New York Times

La Corte Suprema blocca la stretta di Trump sul voto per posta


La Corte Suprema ha bloccato il tentativo del presidente Trump di attribuire al servizio postale un nuovo ruolo nelle elezioni, in una decisione sul voto per corrispondenza. Trump ha reagito con frustrazione contro i tre giudici da lui nominati, arrivando a definirli irriconoscibili, una posizione poi difesa dal procuratore generale Todd Blanche.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal

La Cina accelera gli acquisti di soia americana in vista del vertice Trump-Xi


La Cina ha acquistato almeno un milione di tonnellate di soia statunitense la scorsa settimana, aumentando gli ordini prima della visita a Washington del leader Xi Jinping prevista questo mese. Il segretario al Tesoro Scott Bessent incontrerà il vicepremier cinese He Lifeng a New York in preparazione del summit, con l'avvicinarsi della scadenza della tregua nella guerra commerciale tra i due Paesi.

Fonti: Semafor, Financial Times

Il tour di Ed Sheeran nel caos dopo l'esclusione di Macklemore per le posizioni su Gaza


Il tour mondiale di Ed Sheeran è precipitato nel caos dopo che il rapper Macklemore è stato escluso per aver espresso sostegno ai palestinesi e condannato la guerra a Gaza durante i concerti al MetLife Stadium. Tutti gli altri artisti di apertura si sono poi ritirati per solidarietà, mentre Sheeran ha attribuito la decisione ai promotori e alle pressioni dei proprietari degli stadi. Il caso riapre il dibattito sulla libertà di espressione politica sui palchi americani.

Fonti: Axios, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Il decennale americano tocca il 5%: mutui più cari e crescono i timori di una bolla in Borsa


Il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni ha toccato il 5%, ai massimi da ottobre 2023, prima di ripiegare. Capital Economics prevede un crollo dell'S&P 500 del 21% nel 2027 e per Ruchir Sharma il 5% rischia di fare scoppiare la bolla dell'IA.

Lunedì 14 settembre il rendimento dei titoli di Stato americani a 10 anni ha toccato il 5%, una soglia raggiunta solo brevemente nel 2023 e, prima di allora, mai più vista dalla Grande Recessione del 2007. Durante la seduta il decennale è salito fino al 5,01%, il massimo dall'ottobre 2023, prima di ripiegare intorno al 4,96% con il ritorno degli acquirenti. Sopra il 5,02% avrebbe raggiunto il livello più alto dal luglio 2007. Il rendimento del decennale è uno dei principali riferimenti per il costo del credito nell'economia americana: quando sale, tende a spingere verso l'alto anche i tassi su mutui, prestiti per l'acquisto di auto e altri finanziamenti. Per alcuni analisti, il 5% è anche la soglia oltre la quale potrebbe iniziare a sgonfiarsi la bolla dell'intelligenza artificiale che ha trainato Wall Street.

I rendimenti aumentano quando i prezzi dei titoli scendono e nel 2026 le vendite di obbligazioni hanno riportato il decennale verso livelli che non si vedevano da quasi vent'anni. L'anno era iniziato con un rendimento del 4,15%, poi sceso sotto il 4% a febbraio. Dopo l'inizio della guerra con l'Iran la tendenza si è invertita: a maggio il rendimento era al 4,5% e lunedì ha toccato il 5%. Cinque anni fa era intorno all'1,3%. Il rialzo è proseguito nonostante i tentativi del Segretario al Tesoro Scott Bessent di rassicurare il mercato. Ad agosto il suo Dipartimento ha raddoppiato i riacquisti di titoli a lunga scadenza e successivamente li ha aumentati ancora, ma l'effetto sui rendimenti è stato solo di breve durata.

La pressione sui titoli di Stato non riguarda soltanto gli Stati Uniti, anche se il mercato dei Treasury, che vale quasi 32.000 miliardi di dollari, resta al centro del movimento. Gli investitori devono fare i conti con l'impennata dei prezzi dell'energia, l'attesa di nuovi rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, l'incertezza legata alla guerra e una spesa pubblica elevata mentre il debito continua a crescere. Anche in Germania, Francia e Regno Unito i rendimenti a 10 anni sono ai massimi da oltre un decennio e la settimana scorsa la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi per la seconda volta quest'anno, portando quello sui depositi al 2,5%.

Per diversi analisti il rialzo globale dei tassi non è sorprendente e potrebbe segnare la fine definitiva dell'era dei tassi ultrabassi iniziata dopo la crisi finanziaria del 2008, con un ritorno a livelli più vicini a quelli dei decenni precedenti. Luis Alvarado, co-responsabile della strategia sul reddito fisso globale del Wells Fargo Investment Institute, ha detto alla CNN di ripetere ai clienti che questa fase potrebbe durare a lungo: "Questi fattori sono destinati a restare".

Il costo del denaro
Il decennale americano tocca il 5% e si ferma a un centesimo dai livelli del 2007
Lunedì 14 settembre il rendimento del titolo di Stato americano a dieci anni è salito fino al 5,01%, il valore più alto dall'ottobre 2023. Il 5% è la soglia che decide quanto costano mutui, prestiti e debito pubblico, e per molti analisti anche quanto può ancora salire Wall Street.
Grafica di FocusAmerica

Massimo di seduta
5,01%

Dopo il rientro dei compratori
4,96%

Il livello più alto toccato dal rendimento a dieci anni dall'ottobre 2023.
Nel pomeriggio gli acquisti sono tornati e il rendimento è sceso.

I nove mesi che hanno cambiato il prezzo del debito
Il decennale è partito dal 4,15% ed è arrivato al 5%
I passaggi principali del rendimento del Treasury a dieci anni nel 2026. Tocca o passa il mouse su un punto per leggere che cosa è successo.

L'ultimo centesimo

5,01%

Il rendimento si è fermato a un centesimo di punto dal 5,02%: sopra quella soglia sarebbe tornato ai valori del luglio 2007, gli ultimi prima della crisi finanziaria.

La stretta globaleLa stretta Chi paga il contoChi paga La soglia della bollaLa bolla

La riunione di mercoledì
I mercati danno per quasi certo un rialzo dei tassi della Federal Reserve
Probabilità di un aumento di 25 punti base nella riunione del 16 settembre, secondo i prezzi dei mercati monetari del 14 settembre. Sarebbe il primo rialzo dal 2023.

90%Rialzo di 25 punti base
Vedi l'altro scenario
Le scommesse sul rialzo sono salite dopo il dato sull'inflazione di agosto e la corsa del petrolio. Una banca centrale che alza i tassi mentre il Tesoro emette debito in quantità record è la combinazione che sta spingendo i rendimenti verso l'alto.
BCE, 10 settembre: depositi al 2,50%
Secondo rialzo europeo del 2026

Non solo Stati Uniti
Anche in Europa il debito pubblico costa quanto non costava da anni
Rendimento massimo toccato dai titoli di Stato a dieci anni nella prima metà di settembre 2026. Tocca una riga per il confronto storico.

Il conto delle famiglie
Il rialzo dei rendimenti arriva subito sulla rata del mutuo
I tassi sui mutui americani seguono da vicino il decennale: il tasso medio su un mutuo trentennale a tasso fisso è passato dal 6,15% di inizio anno al 6,76% della scorsa settimana. Sposta il cursore per vedere che cosa cambia sulla rata.

Importo del mutuo 400.000 $


Gennaio 2026 · 6,15%
2.437 $
al mese per 30 anni

Oggi · 6,76%
2.597 $
al mese per 30 anni

Sulla stessa casa la rata costa 160 $ in più ogni mese, cioè 1.922 $ in più ogni anno.

Calcolo di FocusAmerica su un mutuo trentennale a tasso fisso, rata costante, nessuna spesa accessoria.

Il conto dello Stato
Ogni decimo di punto pesa su un mercato da quasi 32.000 miliardi di dollari

32.000 mld $
Il valore del mercato dei titoli del Tesoro americano, il più grande del mondo.

oltre il 100%
Il rapporto tra debito pubblico e PIL degli Stati Uniti: ogni rialzo dei tassi si scarica sugli interessi.

Rendimenti più alti dei titoli del Tesoro porrebbero certamente un rischio per la sostenibilità dei conti pubblici americani, e finirebbero per minacciare anche i corsi azionari.John Higgins, capo economista per i mercati finanziari di Capital Economics

Lo scenario di Capital Economics
Prima un ultimo rialzo della Borsa, poi un calo di un quinto
Le previsioni dell'economista James Reilly sull'indice S&P 500. Tocca o passa il mouse su un punto per il dettaglio.

Anche gli ottimisti arretrano
Ed Yardeni ha tagliato le probabilità del suo decennio d'oro
Come il veterano di Wall Street ha ripesato i suoi due scenari dopo la settimana dei rendimenti. Tocca una parte della barra per leggerne il nome.

Scenario dei "Roaring 2020s" Scenario ribassista
Per Ruchir Sharma, presidente di Rockefeller International, la bolla dell'intelligenza artificiale scoppierà quando il decennale supererà decisamente il 5%: da lì comincia l'era del denaro caro, in cui i grandi data center diventano difficili da finanziare.Financial Times, settembre 2026

Fonti: Bloomberg, CNBC, CNN Business, Reuters, Freddie Mac, Banca Centrale Europea, Trading Economics e Capital Economics. Rendimenti aggiornati al 14 settembre 2026; il tasso sui mutui è la media settimanale Freddie Mac. Il calcolo della rata è di FocusAmerica.

Mutui più cari, ma Wall Street regge per ora


L'effetto più immediato si vede sul mercato immobiliare, perché i tassi sui mutui seguono da vicino l'andamento del decennale. Secondo Freddie Mac, società sponsorizzata dal governo federale che acquista mutui sul mercato secondario, la settimana scorsa il tasso medio su un mutuo trentennale a tasso fisso è salito al 6,76%, dal 6,15% di inizio anno.

Rendimenti più elevati pesano anche sulla Borsa: aumentano il tasso con cui gli analisti attualizzano gli utili futuri delle aziende e rendono i titoli di Stato, considerati più sicuri, un'alternativa più attraente alle azioni. Finora, però, l'S&P 500 resta in rialzo di oltre il 10% dall'inizio dell'anno, sostenuto da utili aziendali ancora molto solidi. La situazione era stata diversa nell'aprile 2025, quando i dazi di Donald Trump avevano fatto impennare il rendimento del decennale, indebolito il dollaro e fatto crollare i titoli azionari.

"Anche se non siamo convinti che il 5% sia quel numero magico, rendimenti più alti dei titoli del Tesoro porrebbero certamente un rischio per la sostenibilità dei conti pubblici americani e finirebbero a tendere per minacciare anche gli andamenti azionari", ha scritto in una nota John Higgins, capo economista per i mercati finanziari di Capital Economics.

La soglia della bolla dell'IA


Per Ruchir Sharma, presidente di Rockefeller International, il 5% è invece proprio il livello da tenere d'occhio. In un recente editoriale sul Financial Times ha scritto che la bolla dell'IA potrebbe scoppiare quando il decennale "supererà decisamente" il 5%, ovvero il limite superiore dell'intervallo in cui si è mosso dall'epoca della bolla delle dot-com. "Questo sfondamento segnerebbe l'inizio di una nuova era di denaro più caro, in cui i megaprogetti dei data center IA saranno sempre più difficili da finanziare", ha osservato.

Secondo Sharma, con costi di finanziamento così elevati i grandi gruppi del cloud che stanno guidando gli investimenti nell'intelligenza artificiale finirebbero per emettere meno obbligazioni e incontrerebbero sempre maggiori difficoltà a raccogliere capitale in Borsa. Rendimenti superiori al 5% si avvicinerebbero inoltre al tasso di crescita nominale del PIL, aggravando così anche i problemi di sostenibilità del debito pubblico. Con un debito superiore al 100% del Pil, gli Stati Uniti sarebbero molto più esposti all'aumento dei tassi rispetto al passato: "L'aumento dei costi di finanziamento pubblici colpirà prima gli altri debitori e colpirà più duramente i mercati dell'IA gonfiati dalla bolla".

Anche James Reilly, economista esperto di mercati di Capital Economics, ritiene che la Borsa sia ormai in una fase avanzata di una bolla. Ha confermato la previsione di un S&P 500 a 8.250 punti alla fine dell'anno, il 7,7% sopra la chiusura di venerdì, seguito da un calo del 21% fino a 6.500 punti entro la fine del 2027. "Nel complesso riteniamo che i dati siano coerenti con una bolla in fase avanzata", ha scritto giovedì in una nota. Secondo Reilly, il rapporto tra prezzi e utili corretto per il ciclo economico è vicino ai massimi raggiunti durante la bolla delle dot-com, così come la valutazione dell'S&P 500 rispetto ai titoli di Stato e la crescita degli utili attesa nei prossimi dodici mesi.

I colossi dell'IA, inoltre, stanno sostenendo investimenti enormi e il loro flusso di cassa complessivo dovrebbe diventare negativo nel 2027. A questo si aggiungono l'elevata concentrazione del mercato su pochi titoli e il boom delle nuove emissioni azionarie: secondo Reilly, in passato livelli simili di attività hanno segnalato che la fine di una bolla era questione di mesi, non di anni.

Non meraviglia dunque il fatto che anche alcuni tra gli osservatori più ottimisti comincino a mostrare cautela. Ed Yardeni, veterano di Wall Street, ha ridotto dall'80% al 70% la probabilità attribuita al suo scenario dei "Roaring 2020s", un decennio di forte crescita della Borsa, e ha aumentato dal 20% al 30% quella di uno scenario ribassista. "Bisogna ammettere che i recenti sviluppi sui mercati del petrolio e delle obbligazioni sono inquietanti", ha scritto sabato. Finché gli utili delle aziende resteranno solidi, Wall Street potrebbe assorbire rendimenti in salita. Se invece dovessero indebolirsi, un costo del denaro che non si vedeva da quasi vent'anni diventerebbe proprio il tipo di problema sul quale Sharma e Capital Economics stanno già mettendo in guardia.


Il petrolio risale oltre i 100 dollari al barile, torna l'allarme sui tassi Usa


Il prezzo del petrolio americano ha superato ieri i 100 dollari al barile, portandosi ai livelli più alti da quasi quattro mesi. Il West Texas Intermediate (WTI), riferimento per il greggio statunitense, ha chiuso in rialzo del 6,7% a 102,48 dollari al barile, la chiusura più alta dal 19 maggio. Il Brent, riferimento internazionale, è salito del 6,3% a 107,63 dollari. Dall'inizio di settembre il greggio ha guadagnato oltre il 18%, proprio mentre il mercato si prepara alla possibilità di una guerra prolungata in Medio Oriente.

Dopo un agosto relativamente più calmo, dall'inizio di questo mese lo scontro tra Washington e Teheran si è nuovamente intensificato. L'Iran ha tentato più volte di colpire navi da guerra americane e, da sabato, le forze statunitensi hanno distrutto per rappresaglia almeno 8 petroliere iraniane. Gli Houthi, alleati di Teheran nello Yemen, hanno intanto attaccato diversi impianti energetici e altri obiettivi in Arabia Saudita, ferendo oltre 70 civili. L'escalation ha alimentato i timori di un ulteriore allargamento del conflitto.

Mercoledì il presidente Donald Trump ha detto ai giornalisti che i prezzi del petrolio e della benzina scenderanno dopo le elezioni di metà mandato e che la guerra finirà "immediatamente dopo" il voto. Trump ha accusato l'Iran di voler influenzare le elezioni per ottenere a Washington "un bel gruppo di persone deboli", disposto a lasciarlo in pace e a consentirgli di mantenere il programma nucleare.

Petrolio e titoli di Stato
Il petrolio americano è tornato sopra i 100 dollari

Giovedì il West Texas Intermediate ha chiuso a 102,48 dollari al barile, il livello più alto dal 19 maggio. La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran fa salire anche la benzina, il diesel e i rendimenti dei titoli di Stato americani.
Grafica di FocusAmericaAggiornato all'11 settembre 2026

Prezzo del greggio, in dollari al barile

WTI Brent
2026 Dalla guerra Settembre

WTI, chiusura del 10 settembre 2026
102,48dollari
al barile

+79%rispetto al 31 dicembre 2025
+53%rispetto al 27 febbraio, vigilia della guerra

Il WTI è partito da 57,26 dollari il 31 dicembre 2025, ha toccato il massimo di 114,58 dollari il 7 aprile, è sceso a 69,60 dollari il 6 luglio ed è risalito a 102,48 dollari il 10 settembre. Il Brent è passato da 61,35 a 107,63 dollari.

Tocca o trascina sul grafico per leggere il prezzo di ogni seduta. Rivedi l'animazione
Il WTI è il riferimento per il greggio statunitense, il Brent per quello internazionale.
Tra fine giugno e inizio luglio, con le petroliere di nuovo in transito a Hormuz, il WTI era sceso sotto i 70 dollari. Da allora è risalito di circa il 47%, e la corsa ha accelerato con gli attacchi alle petroliere iraniane.

Gli effetti del rialzo
Seduta per sedutaSedute Benzina e dieselPompa Titoli di StatoTreasury

In sette sedute il WTI ha guadagnato quasi il 18%
Prezzo di chiusura di ogni seduta e rialzo rispetto al 31 agosto, quando il WTI valeva 87,03 dollari al barile.

1 settembre: 91,48 dollari (+5,1%). 2 settembre: 91,01 (+4,6%). 3 settembre: 91,30 (+4,9%). 4 settembre: 91,48 (+5,1%). 8 settembre: 93,03 (+6,9%). 9 settembre: 96,05 (+10,4%). 10 settembre: 102,48 (+17,8%).
Dopo il balzo del 1° settembre il greggio era rimasto quasi fermo per tre sedute. Il salto è arrivato dopo gli attacchi americani alle petroliere iraniane, iniziati sabato 5 settembre: +12% in tre sedute, di cui il 6,7% nella sola giornata di giovedì.

Alla pompa sono caduti due record in una settimana

La benzina non era mai costata così tanto nel giorno del Labor Day

Prezzo medio della benzina: 2,98 dollari al gallone prima della guerra, 3,83 al Labor Day del 2012, 4,09 al Labor Day del 2026.
Prezzo medio nazionale, in dollari al gallone. Un gallone equivale a circa 3,8 litri: 4,09 dollari al gallone sono circa 1,08 dollari al litro.

L'11 settembre il diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone

L'11 settembre il diesel è arrivato a 6,06 dollari al gallone di media nazionale: il 14% in più di un mese prima e oltre il 60% in più di un anno prima. Il record precedente al 2026 era di 5,82 dollari, nel 2022.
Media nazionale calcolata da AAA. In California il diesel costa già 7,98 dollari al gallone. Questa settimana il Dipartimento dell'Energia ha alzato nettamente le previsioni sul prezzo del diesel per il 2027.

Secondo le stime della Brown University, dall'inizio della guerra il diesel più caro è già costato ai consumatori americani oltre 46 miliardi di dollari. Circa un quinto della spesa in più si concentra in Texas e California.

Gli investitori vendono i titoli di Stato e il decennale sfiora il 5%

Il rendimento del Treasury decennale è salito di 11 punti base al 4,95%, il livello più alto da ottobre 2023.

Il riacquisto potenziato del Tesoro non ha fermato le vendite

Riacquisto di titoli a lunga scadenza: 5,19 miliardi di dollari su un tetto di 6. L'importo abituale era di 2 miliardi.

Il mercato scommette su un rialzo dei tassi della Fed la prossima settimana

Probabilità di un rialzo dei tassi alla riunione del 15 e 16 settembre: 61% mercoledì, 70% giovedì.

Il petrolio più caro alimenta i timori sull'inflazione: per questo gli investitori vendono titoli di Stato e scommettono che la Fed di Kevin Warsh alzi i tassi già alla riunione del 15 e 16 settembre.

FonteEIA, prezzi spot di WTI (Cushing) e Brent fino al 1° settembre; dal 2 settembre chiusure dei future NYMEX e ICE riportate da CNBC, Rigzone ed EnergyNow. GasBuddy e AAA (carburanti), Brown University (costo del diesel), Dipartimento del Tesoro, Cme FedWatch.
NotaLo spot Brent dell'EIA in primavera ha superato di molto i future: il picco di aprile nel grafico (138,21 dollari) riflette il prezzo fisico del greggio.

Benzina e diesel ai massimi


La pressione si fa sentire sempre di più anche alla pompa di benzina. Nel fine settimana del Labor Day la media nazionale della benzina era salita attorno a 4,15 dollari al gallone, circa 3,8 litri, un record per questo periodo dell'anno. Da allora la situazione si è ulteriormente aggravata, soprattutto sul fronte del diesel: venerdì la media nazionale ha superato per la prima volta nella storia i 6 dollari al gallone, secondo AAA, raggiungendo 6,06 dollari. Il prezzo è aumentato di circa il 14% in un mese e di oltre il 60% rispetto a un anno fa.

Il rincaro del diesel, carburante essenziale per il trasporto delle merci e per numerosi settori dell'economia, rischia di propagarsi ulteriormente ai prezzi al consumo. I dati sull'inflazione pubblicati giovedì hanno già mostrato forti aumenti dei costi nei trasporti e nei servizi di magazzinaggio. Secondo una stima della Brown University, dall'inizio della guerra il rincaro del diesel è costato ai consumatori statunitensi oltre 46 miliardi di dollari, circa il 20% dei quali concentrato in due Stati: Texas e California.

La Casa Bianca sostiene che i prezzi dei carburanti dovrebbero cominciare a scendere dopo le elezioni di metà mandato, con l'attenuarsi della guerra con l'Iran e il miglioramento dell'offerta di petrolio. Il Dipartimento dell'Energia dell'Amministrazione Trump, però, questa settimana ha rivisto nettamente al rialzo le proprie previsioni sul prezzo del diesel per tutto il 2027, evidenziando il rischio che i rincari durino più a lungo del previsto. Anche le prospettive per il greggio restano tese: Daan Struyven, co-responsabile della ricerca sulle materie prime di Goldman Sachs, ha spiegato alla CNBC che l'escalation aumenta il rischio di vedere il petrolio superare i 120 dollari al barile, soprattutto se gli attacchi contro le navi nella regione continueranno a intensificarsi.

I Treasury sfiorano il 5%


Intanto, le vendite hanno investito anche i titoli di Stato americani. Il rendimento del Treasury decennale, riferimento del mercato obbligazionario statunitense, è salito di 11 punti base al 4,95%, a un passo dalla soglia del 5%. A pesare sono stati un'asta deludente di titoli trentennali per 22 miliardi di dollari, i nuovi dati sull'inflazione alla produzione e l'ulteriore rialzo del petrolio. "Tutti vendono tutto", ha detto a MarketWatch Tom di Galoma, managing director di Mischler Financial Group.

Non è bastato neppure il primo riacquisto potenziato di titoli a lunga scadenza deciso dal Segretario al Tesoro Scott Bessent. Ad agosto Bessent aveva annunciato l'intenzione di almeno raddoppiare queste operazioni, da 2 a 4 miliardi di dollari ciascuna, una mossa con cui l'Amministrazione puntava ad alleviare le tensioni sul mercato dei titoli a lunga scadenza. Giovedì il Tesoro ha ricomprato soltanto 5,2 miliardi di dollari di titoli, dopo che il giorno precedente aveva deluso gli investitori fissando a 6 miliardi il tetto dell'operazione: il mercato si aspettava un intervento più consistente.

I dati sull'inflazione hanno intanto portato a circa il 70%, dal 61% del giorno precedente, la probabilità implicita nei futures che la Federal Reserve guidata dal neo presidente Kevin Warsh possa alzare i tassi nella riunione della prossima settimana, secondo il FedWatch Tool del Cme. Se la Fed decidesse invece di lasciare i tassi invariati, ha avvertito Ed Al-Hussainy, gestore di Columbia Threadneedle, i rendimenti a lungo termine rischierebbero di "disancorarsi" e di muoversi in modo più disordinato.

Al-Hussainy ha aggiunto che Dipartimento del Tesoro e Fed saranno probabilmente sempre più attenti al rischio che le tensioni sul mercato obbligazionario si trasformino in un problema di stabilità finanziaria. Per ora, ha precisato, non ci sono segnali in questo senso, ma la situazione richiede attenzione dopo i forti movimenti registrati anche sulle scadenze più brevi.


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Johnson frena Trump: per gli assegni da 5.000 dollari serve il Congresso


Lo Speaker della Camera contraddice il presidente, convinto di poter distribuire il "Trump Dividend" senza bisogno di un voto del Congresso. Intanto, un nuovo sondaggio CBS dà i democratici avanti di 8 punti e mostra che a mobilitarli è soprattutto l'opposizione a Trump.

Per inviare un assegno da 5.000 dollari a ogni cittadino americano adulto servirà un voto del Congresso. Lo ha detto domenica lo Speaker della Camera Mike Johnson, repubblicano della Louisiana, smentendo così la posizione espressa dal presidente Donald Trump e dai suoi collaboratori, secondo cui la Casa Bianca potrebbe distribuire il "Trump Dividend" anche senza passare dal Campidoglio. "Immagino si possa fare, ma servirebbe un intervento del Congresso. Ed è un'idea creativa", ha detto Johnson alla CNN.

Trump aveva promesso gli assegni la settimana scorsa, durante la Convention repubblicana per le elezioni di metà mandato a Dallas, a condizione che il Partito mantenesse il controllo di Camera e Senato alle elezioni del 3 novembre. Intervistato a margine della convention da CBS News Texas, alla domanda se fosse necessaria l'approvazione del Congresso aveva però risposto: "Ritengo di no". Secondo il presidente e i suoi collaboratori, l'assegno, che costerebbe oltre 1.200 miliardi di dollari, sarebbe finanziato con le entrate dei dazi, i rendimenti degli investimenti e altre risorse, attraverso un meccanismo che avevamo già analizzato in precedenza.

Domenica, prima di lasciare l'Irlanda, Trump ha ribadito ai giornalisti che "gli assegni da 5.000 dollari diventeranno realtà" e che l'idea gli era venuta "un po' di tempo fa". A chi gli chiedeva perché non distribuirli subito, visto che i repubblicani controllano già il Congresso, ha risposto: "Perché se vincono i democratici, il nostro Paese sarà in rovina".

La Costituzione, però, attribuisce chiaramente al Congresso il potere di autorizzare la spesa federale. Al Senato, dove i repubblicani dispongono di 53 seggi su 100, seguendo l'iter legislativo ordinario una misura del genere dovrebbe inoltre raccogliere 60 voti per superare un eventuale ostruzionismo ("filibuster") dell'opposizione democratica. Lo stesso leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, intervistato da Fox News, ha definito "una buona domanda" quella sulla possibilità che la proposta riesca a ottenere i voti necessari per andare avanti.

Neppure Johnson, dal canto suo, non si è sbilanciato sull'esito. A "Meet the Press", sulla NBC, non ha voluto garantire che gli assegni saranno effettivamente approvati: "Intendo impegnarmi a far sì che il Congresso ci lavori e trovi un consenso, come deve fare su tutto il resto". Alla CNN ha aggiunto che i membri del Congresso non hanno per ora avuto "tempo" per esaminare e discutere la proposta.

L'idea ha già incontrato l'opposizione di esponenti di entrambi i partiti. Il deputato repubblicano dell'Arizona David Schweikert ha detto a Reuters che intende impegnarsi "con tutto il cuore e l'anima" per fermarla, mentre il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer ha accusato Trump di voler "corrompere" gli americani per ottenerne il voto. Uno stimolo di queste dimensioni potrebbe inoltre esercitare nuove pressioni sull'inflazione e aggravare un deficit federale già vicino ai 1.800 miliardi di dollari l'anno.

Trump Dividend
Trump promette 5.000 dollari a ogni americano, ma l'assegno non è esigibile senza il Congresso

Il presidente ha legato la sua promessa più grande a una vittoria repubblicana il 3 novembre. Ma per pagarla servono un voto del Congresso che oggi non ha i numeri e 1.300 miliardi di dollari che nel bilancio non esistono.
Grafica di FocusAmerica14 settembre 2026

Atto primo · La promessa

Assegno del Tesoro degli Stati Uniti, datato 3 novembre 2026. Pagate all'ordine di: ogni cittadino americano adulto. Importo: 5.000,00 dollari. Causale: Trump Dividend. Non esigibile senza un voto del Congresso.
Rivedi l'assegno
Trump ha annunciato l'assegno alla convention repubblicana di Dallas, a una condizione: che il partito conservi Camera e Senato il 3 novembre. Nel codice stampato in calce all'assegno, il costo totale della misura in dollari.

Atto secondo · Il prezzo
L'assegno costa quasi tre quarti del deficit di un anno intero
Cinquemila dollari a ciascuno dei circa 262 milioni di adulti americani fanno 1.300 miliardi. Il buco che il bilancio federale accumula in dodici mesi ne vale 1.800.

Gli assegni a ogni adulto
1.300 miliardi di dollari

Deficit federale, un anno
1.800 miliardi di dollari

72% del deficit annuale

La barra piena è il deficit di un annoLa parte rossa è una sola misura

Atto terzo · Il passaggio obbligato
Al Senato i repubblicani hanno 53 voti, per approvare la spesa ne servono 60
La Costituzione assegna al Congresso il potere di autorizzare la spesa federale. Con l'iter ordinario, una legge di questa portata deve superare l'ostruzionismo democratico: servono 60 voti su 100.

60 voti per superare l'ostruzionismo

ne mancano 7

53 repubblicani
7 voti che mancano
47 democratici e indipendenti

Alla Camera il margine è ancora più stretto: 218 repubblicani su 435, esattamente il minimo per la maggioranza, contro 214 democratici, un indipendente e due seggi vacanti.

Atto quarto · Il verdetto
Gli elettori dicono ai sondaggi che quella vittoria non arriverà
Nel sondaggio CBS News/YouGov dell'8-11 settembre, la distanza tra i due partiti alla Camera è di otto punti.

Democratici
54%

Repubblicani
46%
Chi voterebbe oggi il candidato democratico nel proprio collegio
Chi voterebbe il candidato repubblicano

Quanti seggi darebbe ai democratici il modello CBS

228 stima
218 maggioranza
intervallo 215-238

Il modello colloca i democratici a 228 seggi, dieci oltre la soglia dei 218. L'intervallo va da 215 a oltre 235: solo nell'ipotesi peggiore, la fascia rosa a sinistra della soglia, i repubblicani conservano la Camera.

E l'appoggio del presidente, per un candidato, oggi pesa più di quanto aiuti.

48%

21%

Meno propensi a votare un candidato appoggiato da TrumpPiù propensi a votarlo

Atto quinto · La causa
Il problema di Trump si chiama benzina, non assegni
Quasi tre elettori su quattro dicono che l'aumento dei prezzi ha creato difficoltà alla loro famiglia. Sull'economia e sull'inflazione il presidente sta molto peggio che sul giudizio complessivo.

Approvano il suo operato in generale39%

Approvano come gestisce l'economia34%

Approvano come gestisce l'inflazione27%

Sul giudizio complessivo, i pareri negativi sono il 61%.

Prezzo medio della benzina negli Stati Uniti, dollari al gallone

13 settembre 2026
4,31 dollari al gallone +45% dal 26 febbraio

Dai 2,98 dollari al gallone del 26 febbraio, alla vigilia della guerra con l'Iran, ai 4,31 dollari del 13 settembre: più 45 per cento in sette mesi.

Tocca il grafico per leggere le singole rilevazioni.

Il punto
Trump ha trasformato la sua promessa più grande in una scommessa sul 3 novembre. Per pagarla servono un voto del Congresso che non ha i numeri e 1.300 miliardi che nel bilancio non esistono. Intanto gli elettori giudicano l'Amministrazione sul prezzo della benzina, salito del 45% da quando è cominciata la guerra con l'Iran.

Fonti CBS News/YouGov, sondaggio dell'8-11 settembre 2026 su 2.460 adulti, margine di errore 2,3 punti, e modello CBS sui seggi della Camera. Associated Press, Axios e NBC News per il costo della misura, stimato in circa 1.300 miliardi di dollari, e per il deficit federale. AAA per il prezzo medio della benzina, rilevazione del 13 settembre 2026. Composizione di Camera e Senato aggiornata al 7 settembre 2026.

Gli elettori democratici votano soprattutto contro Trump


Il 54% degli elettori probabili voterebbe oggi per il candidato democratico alla Camera nel proprio collegio, contro il 46% che sceglierebbe quello repubblicano, secondo un nuovo sondaggio CBS News/YouGov pubblicato domenica. La rilevazione è stata condotta dall'8 all'11 settembre su un campione rappresentativo di 2.460 adulti, con un margine di errore di 2,3 punti. Sulla base dei dati raccolti, CBS stima che i democratici potrebbero conquistare 228 seggi, vale a dire dieci in più dei 218 necessari per la maggioranza. Attualmente la Camera conta 218 repubblicani, 214 democratici e un indipendente, con 2 seggi vacanti.

A mobilitare gli elettori democratici è però soprattutto l'opposizione al presidente. Il 54% afferma di voler impedire a Trump e ai repubblicani di portare avanti la loro agenda, mentre il 46% indica come priorità aiutare i democratici a realizzare la propria. Tra i repubblicani il rapporto si rovescia: il 57% vuole sostenere le politiche di Trump, mentre il 43% punta soprattutto a fermare i democratici. Lo stesso sostegno del presidente rischia però di trasformarsi in un peso per i candidati repubblicani. Il 48% degli elettori probabili afferma che un endorsement di Trump lo renderebbe meno propenso a votare per un candidato, mentre soltanto il 21% sarebbe più incline a farlo.

Il tasso di approvazione complessivo del presidente è al 39%, contro il 61% di giudizi negativi, e scende al 34% per la gestione dell'economia e al 27% per quella dell'inflazione. Quasi tre quarti degli elettori intervistati affermano che l'aumento dei prezzi ha provocato difficoltà economiche o di altro tipo alle loro famiglie. Dall'inizio della guerra con l'Iran, a febbraio, il prezzo della benzina è salito in tutto il Paese e nei giorni scorsi la media nazionale calcolata dall'AAA, l'associazione degli automobilisti americani, ha raggiunto 4,31 dollari al gallone.

Insomma, Trump sta legando la sua principale promessa di questo ciclo elettorale a una vittoria repubblicana alle urne che, secondo i sondaggi, appare sempre più lontana. E lo fa mentre cresce la preoccupazione dell’opinione pubblica per l’aumento dei prezzi, alimentato soprattutto dalla guerra contro l’Iran voluta dalla sua stessa Amministrazione. Il rischio, per il presidente, è di aver trasformato quello che avrebbe dovuto essere il banco di prova decisivo della sua forza politica nel terreno su cui gli elettori potrebbero invece scegliere di punirlo sonoramente.


Trump promette 5.000 dollari a ogni americano adulto se vincerà le midterm


Il presidente ha promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni cittadino americano adulto se i repubblicani manterranno il controllo sia della Camera sia del Senato alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. L'annuncio è arrivato nel discorso di mercoledì sera a Dallas, in Texas, iniziato intorno alle 21 ora della costa est (le 3 del mattino in Italia). Il discorso ha chiuso la prima giornata della convention di metà mandato del Partito Repubblicano, un evento che nessun partito organizzava dal 1982. Trump l'ha voluto per rilanciare i candidati del suo partito in una campagna che i sondaggi danno in salita.

"Se i repubblicani vincono la Camera dei rappresentanti e il Senato degli Stati Uniti, entrambi, grazie al nostro straordinario successo economico, emetterò un dividendo per ogni cittadino adulto degli Stati Uniti d'America di 5.000 dollari", ha detto il presidente, paragonando il pagamento alla distribuzione di utili che un'azienda di successo fa ai suoi azionisti. Lo ha chiamato "dividendo Trump" e ha aggiunto una sola condizione: i soldi dovranno essere spesi negli Stati Uniti e non in Canada, in Cina o in Germania, senza spiegare come il governo potrebbe controllarlo. Ha anche legato la promessa in modo esplicito al risultato elettorale, dicendo che i democratici non potrebbero fare la stessa cosa perché "non fanno i dazi, non incassano soldi".

.@POTUS announces the TRUMP DIVIDEND: If Republicans win both the House and the Senate, because of our tremendous economic success, I will issue a dividend to every adult citizen in the United States for $5,000 pic.twitter.com/s4orJJGx9d
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) September 10, 2026


Il presidente non ha detto da dove arriverebbero i fondi né se la promessa sia legale. Secondo i dati del censimento citati dalla NPR, la radio pubblica americana, il costo dell'operazione supererebbe i mille miliardi di dollari. Le leggi federali vietano le spese fatte per influenzare il voto, ma Trump ha presentato la misura come un premio da erogare dopo le elezioni e non come un pagamento agli elettori. Il precedente più vicino è quello di Elon Musk, che nel 2025 aveva promesso assegni da un milione di dollari agli elettori della corsa per la Corte Suprema del Wisconsin e aveva poi fatto marcia indietro dopo le contestazioni legali. Trump aveva già promesso in passato assegni da 2.000 dollari finanziati con i dazi, ma quei dazi sono stati annullati dalla Corte Suprema e il governo ha dovuto restituire i 160 miliardi incassati, con gli interessi.

Il secondo messaggio del discorso è stato rivolto direttamente ai suoi elettori: "Vi chiedo di fingere che io sia sulla scheda". Trump ha ricordato che il partito del presidente in carica perde quasi sempre le elezioni di metà mandato e ha detto di volere spezzare questa serie, perché quando lui non è candidato i suoi sostenitori non vanno a votare. È la stessa strategia che i suoi consiglieri stanno seguendo da settimane per ricostruire la coalizione di elettori poco assidui che nel 2024 lo ha riportato alla Casa Bianca. Focus America l'aveva raccontato nei giorni scorsi. Il presidente ha detto che ci sono circa 35 sfide in bilico tra Camera e Senato e che le visiterà tutte con comizi in grandi arene, tornando in Texas anche due o tre volte per sostenere il candidato repubblicano al Senato Ken Paxton, il procuratore generale dello Stato. Fino a oggi, però, Trump ha fatto pochissima campagna per i candidati di novembre.

Il discorso è durato quasi due ore e per il resto ha ripercorso i temi abituali dei suoi comizi. Trump ha difeso la guerra contro l'Iran, iniziata a febbraio, dicendo che Teheran era a un mese dalla bomba atomica e che, alla domanda se l'Iran possa avere un'arma nucleare, chi lo critica per il prezzo della benzina deve rispondere di no. Ha sostenuto che il petrolio scenderà "non appena vinceremo la guerra" e che il conflitto finirà subito dopo le elezioni, perché gli iraniani resisterebbero nella speranza di una vittoria democratica. Ha scherzato sul ribattezzare lo stretto di Hormuz "stretto Trump". Da quando la guerra è iniziata l'inflazione è salita dal 2,4 al 3,4 per cento e il petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Un sondaggio di Fox News mostra che il 65 per cento degli elettori disapprova la gestione dell'economia da parte del presidente.

Sui dazi, Trump ha detto che "dazio" resta la sua parola preferita, anche se l'ha spostata "al quinto posto" dopo le critiche dei giornalisti che gli chiedevano perché non mettesse davanti l'amore, la famiglia o Dio. Ha sostenuto che i dazi hanno portato "migliaia di miliardi" di entrate e ha rivendicato la quota del 10 per cento di Intel ottenuta dal governo, che secondo lui vale oggi un guadagno di 50 o 60 miliardi. Ha parlato per diversi minuti della sala da ballo che sta costruendo alla Casa Bianca, che ha definito "gratis" per i contribuenti. Ha detto anche che il presidente cinese sarà a Washington tra due settimane.

Il New York Times ha verificato in diretta molte delle affermazioni del discorso. Il taglio delle tasse approvato nel 2025 non è il più grande della storia americana ma il sesto, secondo la conservatrice Tax Foundation. Le esenzioni su mance e straordinari sono temporanee, con dei tetti, e lo sconto sulle pensioni è ancora più limitato. Gli ingressi irregolari dal confine con il Messico non sono "zero" da 16 mesi: le autorità di frontiera hanno registrato oltre 200.000 incontri tra febbraio 2025 e luglio 2026, contro gli oltre due milioni all'anno del 2023 e del 2024. Gli investimenti esteri annunciati non sono 20.000 miliardi ma 11.200 secondo il conteggio della stessa Casa Bianca. Più della metà sono promesse informali di governi stranieri. Le entrate dai dazi sono state circa 300 miliardi secondo il Penn Wharton Budget Model, scese a 132,5 miliardi dopo i rimborsi imposti dalla Corte Suprema. Un taglio dei prezzi dei farmaci "del 400, 500 e 600 per cento" è matematicamente impossibile. Trump ha anche ripetuto di avere vinto la presidenza tre volte, mentre nel 2020 ha perso. È invece vero che il tasso di omicidi del 2025 è stato il più basso da decenni.

Una lunga parte del discorso è stata dedicata agli avversari. Trump ha detto che i democratici hanno candidato "il gruppo più estremo e pericoloso" della storia e che molti di loro "non sono socialisti, sono comunisti", accusando il partito di volere abolire la polizia, le prigioni, la Corte Suprema, il Senato e le agenzie per l'immigrazione. Ha attaccato per nome Abdul El-Sayed, il candidato democratico al Senato in Michigan, e Roy Cooper, l'ex governatore candidato in North Carolina, accusato di avere liberato criminali violenti. Il bersaglio principale è stato James Talarico, lo sfidante di Paxton in Texas: Trump ne ha deriso l'aspetto fisico e lo ha descritto come un nemico del petrolio, del capitalismo e del cristianesimo. Il New York Times ha giudicato fuorviante l'accusa sul cristianesimo: nel 2021 Talarico aveva detto in un podcast di considerarsi "un cristiano che odia il cristianesimo" per criticare la teologia conservatrice che domina la politica. La sua campagna lo descrive come un credente devoto. Trump ha anche ricordato Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso un anno fa il 10 settembre, la cui vedova Erika era in sala. Ha detto che le persone che avevano giustificato l'omicidio "votano tutte democratico".

In chiusura il presidente ha elencato le promesse per gli ultimi due anni di mandato in caso di vittoria: rendere permanenti i tagli fiscali, un piano sanitario che sostituisca i pagamenti pubblici alle assicurazioni con soldi diretti alle famiglie, la fine delle bollette mediche a sorpresa, il taglio delle commissioni sulle carte di credito, una legge per rendere impossibile riaprire il confine, la pena di morte per i grandi trafficanti di droga e di esseri umani e per chi uccide un poliziotto. Infine il SAVE America Act, che imporrebbe documento con foto e prova di cittadinanza per votare. Ha detto che il discorso di giovedì, che chiuderà la convention, sarà molto più breve: "Ho dato tanto materiale, non devo ripeterlo due volte".

La cornice ha contraddetto più volte le parole del presidente. Trump ha ripetuto che l'arena era "piena" e che nessuno se n'era andato, mentre i giornalisti presenti hanno descritto intere sezioni vuote nell'anello superiore e persone che uscivano verso la fine del discorso, che si è sovrapposto alla partita di apertura della stagione di football americano tra Patriots e Seahawks. Poco meno di mille persone seguivano la diretta ufficiale del partito su YouTube. I candidati repubblicani al Senato saliti sul palco prima di lui, Paxton compreso, hanno evitato di parlare di Iran e di dazi. Alcuni dei senatori in maggiore difficoltà, come Susan Collins in Maine e Dan Sullivan in Alaska, hanno scelto di non venire a Dallas. Il tasso di approvazione del presidente è al 38 per cento nella media del New York Times.


Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Tempo fa vi ho raccontato di uno dei pilastri che ha reso grande la Cina: la meritocrazia.
C’è un altro pilastro forse ben più profondo.
Per descriverlo al meglio Johannes ha pensato a me.
Come dargli torto.
Vi garantisco che non c’era scelta migliore.
e.pcloud.link/publink/show?cod…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Federal court blocks Trump administration limits on foreign journalists


FOR IMMEDIATE RELEASE:

New York, Sept. 15, 2026 — Late yesterday, a federal judge issued an injunction blocking the Trump administration’s efforts to impose significant visa restrictions on foreign journalists and students.

Under long-standing rules, journalists have been able to visit the United States on “I visas” and report without regular interference or scrutiny of their content. The Trump administration moved to instead require visa renewal every 240 days, a significant administrative burden and waste of taxpayer dollars that would have subjected journalists to a constitutionally chilling process that could include content review. Plaintiffs in the lawsuit include Reporters Without Borders (RSF).

As the judge observed in his ruling, “DHS did not identify a single specific national security risk associated with foreign journalists on I-visas.”

The following statement can be attributed to Adam Rose, deputy director of advocacy for Freedom of the Press Foundation (FPF):

“As a nation of immigrants, this ruling is a victory for the United States. While several different groups would have been impacted, the administration’s targeting of journalist visas is fundamentally un-American and a betrayal of the First Amendment. Subjecting press to renewals every few months would result in content-based denials and chill the ability to report freely. Even if you support the current administration, you should hate this proposal because it could just as easily be abused by a future administration against the viewpoints and news you like.”

Please contact us if you would like further comment.


freedom.press/issues/federal-c…

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Think Twice 2026: October 17 Brussels Conference Updates


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Think Twice 2026: AI, Governance and the Choices Ahead

Pirate Parties International (PPI), together with the European Pirates (PPEU), is organizing Think Twice 2026 on 17 October 2026 in Brussels, Belgium.

The conference will focus on AI & Governance: Opportunities and Risks for Digital Freedom.

Artificial intelligence is no longer something we can think of as belonging to the distant future. It is already part of everyday life, influencing how we communicate, work, access services, make decisions, and take part in society.

As AI becomes more closely woven into public life, the conversation around it becomes bigger than technology. How can AI help strengthen democratic institutions without taking human judgment out of the picture? How can governments make use of AI while protecting fundamental rights? And when an AI-driven system gets something wrong, who should be responsible for putting it right?

Think Twice 2026 brings together voices from technology, politics, research, civil society and digital rights to examine these questions and the consequences of the choices being made today.

One Platform. Two Central Conversations.


AI, Data and Identity: Who controls the data behind automated systems? How should digital identity work in an increasingly automated world, and how can innovation move forward without sacrificing privacy, autonomy and individual choice?

AI and Democracy: As AI enters public services, political communication and democratic institutions, how do we maintain transparency, accountability and public trust? How much say should citizens have in deciding how these systems are built and used?

The aim is not to answer every question. It is to ask better questions.

Join Think Twice 2026



When: 17 October 2026
Where: Brussels, Belgium – Steigenberger Hotel
Time: 09:00–15:30
Language: English
Format: In-person conference


Registration is open to the public, subject to available capacity. Places are limited, so participants are encouraged to register in advance. Participants should also keep up with the European Pirates (PPEU) website for further updates about the programme, venue, access and participation.

Think Twice 2026 – PPEU Event Page

Register for Think Twice 2026

European Pirates – Further Updates

We hope to see Pirates, activists, researchers, technologists, policymakers and everyone interested in digital rights and democratic technology in Brussels.


pp-international.net/2026/09/t…

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Il Partito Repubblicano si divide sui candidati texani che hanno scritto post razzisti e sessisti


Brandon Herrera e Bo French finiscono al centro delle polemiche per alcuni post pubblicati online, ma i vertici repubblicani dello Stato del Texas per ora evitano di scaricarli.

Il Partito Repubblicano si è diviso su due candidati in Texas finiti al centro delle polemiche per i contenuti pubblicati online. Brandon Herrera, lo youtuber che a novembre si contenderà un seggio alla Camera in uno dei collegi più incerti dello Stato, è sotto accusa per anni di commenti volgari sulle donne, mentre Bo French, candidato alla Commissione che regola l'industria del petrolio e del gas, è finito nel centro delle polemiche per un post razzista sugli studenti non bianchi pubblicato nel fine settimana. Nel Partito c'è chi li ha condannati, chi ha evitato di prendere posizione e chi ha continuato a sostenerli lo stesso. In una campagna per le elezioni di metà mandato particolarmente accesa, materiale razzista, sessista o volgare pubblicato online non sempre basta a far perdere a un candidato l'appoggio del Partito.

Domenica persino lo Speaker della Camera Mike Johnson è stato interpellato su Herrera a State of the Union, il programma politico della CNN condotto da Jake Tapper. Negli scorsi anni il candidato aveva, tra l'altro, definito un mitra nazista "l'originale ghetto blaster", espressione gergale usata per indicare i grandi stereo portatili. In un altro video era stato ripreso mentre marciava a passo dell'oca sulle note di una marcia nazista. La trasmissione ha inoltre mandato in onda una clip del 2023 in cui Herrera, rivolgendosi a Shannon Watts, fondatrice di Moms Demand Action, associazione che chiede leggi più severe sulle armi, ricorreva a riferimenti sessuali espliciti per dire che delle sue opinioni politiche non gli importava nulla.

HOLY SHIT -- Tapper plays Mike Johnson footage of Republican candidate Brandon Herrera describing moms as "cum trophies," mentions he called Nazi machine guns "the original ghetto blasters," and asks Johnson how he can support him. Johnson says "Herrera has run a very effective… pic.twitter.com/xfz2n8ZzmJ
— Aaron Rupar (@atrupar) September 13, 2026


Johnson, che a luglio ha partecipato a una raccolta fondi per Herrera, ha definito quel linguaggio "detestabile", ma ha ricordato che il candidato si è scusato e ne ha elogiato la "campagna molto efficace". "Quello era il suo personaggio online, giusto? Adesso si presenta al Congresso come un candidato molto serio ed è una persona molto riflessiva", ha detto lo Speaker.

Herrera corre nel 23° distretto per il seggio lasciato ad aprile da Tony Gonzales, il deputato repubblicano che si è dimesso dopo aver ammesso una relazione con una ex collaboratrice, morta suicida nel settembre 2025. Donald Trump aveva inizialmente sostenuto Gonzales, per poi schierarsi con Herrera in vista del voto del 3 novembre. Il candidato, però, non sembra pentito per i vecchi contenuti: la settimana scorsa, dopo che la CNN aveva riportato alcuni suoi commenti volgari sul peso delle donne, ha scritto: "Accidenti, mi ero dimenticato di essere così divertente", rivendicando le battute sulle "femministe grasse con i capelli blu".

Il post di French divide i repubblicani texani


French è invece il candidato repubblicano alla Railroad Commission, l'ente che, nonostante il nome, regola l'industria del petrolio e del gas in Texas. Domenica ha condiviso la foto di un gruppo di studenti non bianchi che festeggiavano allo stadio la vittoria in rimonta dei Texas Longhorns, la squadra di football dell'Università del Texas, contro Ohio State. L'ha accompagnata con questo commento: "Ho sentito dire che quest'anno la cerimonia di laurea della UT era così. Non ci credevo. Il problema è ovviamente molto più grave di quanto chiunque immaginasse". Quando Axios ne ha parlato, il suo post aveva già raccolto circa 36,7 milioni di visualizzazioni.

I heard UT graduation this year looked like this. I didn’t believe it. The problem is now obviously far worse than anyone imagined. pic.twitter.com/Ys1bql0y4U
— Bo French (@bofrench) September 13, 2026


In un altro messaggio French ha sostenuto che "i social media stanno mostrando quanti americani siano stati soppiantati dagli stranieri". Anche dopo che altri repubblicani texani gli hanno chiesto di cancellare il post, ha continuato a difenderlo.

Like body-cams exposed criminals, social media is exposing how many Americans have been displaced by foreigners. It’s everywhere and far worse than any of us could imagine. pic.twitter.com/Fz6t0tojdg
— Bo French (@bofrench) September 13, 2026


Il senatore John Cornyn, sconfitto a maggio da Ken Paxton nel ballottaggio delle primarie, dopo che Trump si era schierato con lo sfidante, ha subito attaccato French: "Gli altri eletti repubblicani condanneranno l'intolleranza e il razzismo, o si gireranno dall'altra parte mentre queste cose diventano normali?". Contro French si sono schierati anche lo Speaker della Camera statale del Texas Dustin Burrows e il suo predecessore Dade Phelan, che lo ha definito inadatto all'incarico, oltre al deputato federale Dan Crenshaw, che non aveva l'appoggio del presidente ed è stato sconfitto alle primarie di marzo da Steve Toth.

Il candidato democratico al Senato James Talarico ha apprezzato le parole di Cornyn e ha chiesto a Paxton, oggi candidato repubblicano, di fare lo stesso. Paxton non ha commentato il post e ha invece rivolto le sue critiche a Talarico, accusandolo di essere lui a "dividere i texani in base all'etnia".

Il governatore Greg Abbott ha commentato affermando di non essere d'accordo con le parole di French, senza però arrivare a condannarlo, e ha preferito ribadire il proprio sostegno al congelamento dei visti H-1B, destinati ai lavoratori stranieri qualificati, nelle università. È una misura che lo stesso Abbott ha imposto a gennaio alle università pubbliche e alle agenzie statali, che fino a maggio 2027 non potranno presentare nuove richieste senza il via libera della commissione statale per il lavoro.


Il Texas non è più sicuro: i repubblicani investono milioni per salvare Paxton


Il Senate Leadership Fund, il super PAC legato al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, è entrato nella corsa per il seggio al Senato del Texas a sostegno di Ken Paxton. Texas PAC, un nuovo gruppo collegato al fondo, venerdì ha acquistato una prima tranche di spot televisivi per circa 32 milioni di dollari nei mercati di Dallas-Fort Worth, Houston, San Antonio e Austin, secondo i dati della società di monitoraggio AdImpact.

È il primo grande investimento pubblicitario dei repubblicani del Senato in Texas dalle primarie e il primo dell'intera campagna per le elezioni generali nello Stato. Fino a questo momento i vertici del partito avevano evitato di spendere per questa corsa. Thune aveva invitato pubblicamente la struttura politica del presidente Donald Trump a investire in Texas, sottolineando quanto sia costosa la pubblicità politica in uno Stato con 20 mercati televisivi.

Nel fine settimana anche MAGA Inc., il comitato vicino a Trump, ha acquistato spot per 10 milioni di dollari in Texas, il suo primo investimento in una corsa delle elezioni generali. La somma è stata divisa in parti uguali tra messaggi a favore di Paxton e spot contro il suo avversario. I due interventi mostrano quanto la corsa sia diventata difficile per i repubblicani in uno Stato che il partito controlla da decenni, dove i democratici non conquistano un seggio al Senato dal 1988 e che raramente, negli ultimi anni, aveva rappresentato una seria fonte di preoccupazione per i repubblicani a Washington.

Paxton insegue Talarico nei sondaggi


In un ciclo elettorale già molto difficile per i repubblicani a livello nazionale, Paxton è dietro al democratico James Talarico nella maggior parte dei sondaggi resi noti pubblicamente. Una rilevazione dell'associazione dei pensionati AARP, diffusa giovedì, assegna a Talarico il 48% di preferenze tra gli elettori probabili, contro il 44% del procuratore generale, mentre l'8% degli intervistati resta ancora indeciso.

Fino alle primarie, la leadership repubblicana del Senato era stata fortemente schierata con John Cornyn, senatore uscente e formidabile raccoglitore di fondi, sostenendo che le vicende giudiziarie e i problemi etici che hanno coinvolto Paxton avrebbero potuto mettere a rischio il seggio e rendere molto più costosa la sua difesa. OneNation, un'organizzazione collegata al Senate Leadership Fund che non è tenuta a rendere pubblici i propri finanziatori, aveva speso milioni di dollari nell'estate del 2025 in spot a favore di Cornyn.

Dopo la vittoria di Paxton al ballottaggio delle primarie di fine maggio, Thune e gli altri dirigenti repubblicani si sono però allineati al candidato e durante l'estate hanno organizzato raccolte fondi per sostenerlo. Il Senate Leadership Fund, tuttavia, era rimasto fino a ora fuori dalla battaglia pubblicitaria.

Il fondo aveva inizialmente impegnato 342 milioni di dollari in otto sfide: cinque per difendere seggi repubblicani e tre per tentare di sottrarne altrettanti ai democratici. Gli spazi pubblicitari erano stati prenotati mesi fa in quasi tutti gli altri Stati contesi e successivamente sono arrivati nuovi investimenti in Michigan, Ohio e North Carolina. Il Texas finora era rimasto fuori da quella lista. Ora i gruppi legati ai repubblicani del Senato si preparano a superare i 50 milioni di dollari di spesa nella sola sfida texana.

La battaglia degli spot


Talarico ha sfruttato il proprio vantaggio finanziario per occupare le televisioni, alternando spot di presentazione personale ad altri che attribuiscono ai repubblicani la responsabilità dell'aumento del costo della vita. Nelle ultime due settimane, però, sono entrati nella corsa tutti i principali finanziatori della destra americana: dalla macchina politica di Trump al comitato di Elon Musk, fino al fondo legato ai senatori repubblicani. Il divario di risorse si è così fortemente ridotto.

America PAC, finanziato da Musk, ha speso oltre 2,6 milioni di dollari in telefonate, messaggi e materiale pubblicitario a sostegno di Paxton e contro Talarico. Da quando la sfida è stata definita, i gruppi repubblicani hanno complessivamente investito 60,8 milioni di dollari in spot, comprese le prenotazioni di spazi pubblicitari fino alla fine di settembre, contro i 43,7 milioni dei democratici, provenienti quasi interamente dalla campagna di Talarico.

Il confronto tra le due cifre, però, può essere fuorviante. Le regole americane garantiscono infatti ai comitati elettorali dei candidati tariffe agevolate per gli spot televisivi e radiofonici, mentre i gruppi esterni pagano prezzi più elevati. A parità di spesa, quindi, i fondi della campagna di Talarico permettono di acquistare più spazi pubblicitari. La campagna di Paxton, che beneficia delle stesse tariffe agevolate, non ha invece ancora effettuato acquisti televisivi di rilievo.

Per i democratici, la mobilitazione repubblicana rappresenta perciò anche un'ammissione di debolezza. Paxton ha "costretto il Senate Leadership Fund a intervenire per salvare un seggio che avrebbe dovuto essere sicuro per il Partito repubblicano", ha dichiarato Christyna Thompson, portavoce del Senate Majority PAC, il fondo omologo dei democratici. "Fanno bene ad essere essere preoccupati", ha aggiunto. "Il Senate Leadership Fund ha passato la primavera a cercare di affossare la campagna di Paxton. Ora si ritrova a difendere il truffatore che Trump gli ha imposto".


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Trump riapre ai Patriot prodotti in Ucraina, ma non ai modelli più avanzati


Washington tratta la possibilità di fornire una licenza di produzione per una versione meno avanzata degli intercettori necessari per il sistema di difesa antiaerea Patriot. Londra intanto considera superato il "compromesso di Anchorage" con Mosca.

Donald Trump ha detto che Washington sta discutendo con Kyiv la concessione di una licenza per produrre in Ucraina una versione "meno avanzata" degli intercettori del sistema Patriot. "Parliamo di una versione meno avanzata. Capite cosa intendo? Molto meno moderna", ha spiegato il presidente ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, di ritorno dalla visita in Irlanda. Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti producono "più missili Patriot che mai" e che, sebbene molte munizioni siano state consegnate all'Ucraina, le scorte americane si stanno ricostituendo "molto in fretta".

Trump aveva già promesso quella licenza al presidente ucraino Volodymyr Zelensky all'inizio di luglio, durante il vertice NATO di Ankara: "Ti daremo una licenza per costruire i Patriot". Il 31 luglio, durante una riunione di governo, aveva però fatto marcia indietro. "Non l'abbiamo concordato", aveva detto, spiegando che "è difficile cedere una tecnologia del genere" perché chi la riceve "un giorno può rivoltarsi contro di te". Il 7 agosto, di fronte alle richieste di Kyiv, era andato oltre: "Anche noi vogliamo i missili", aveva risposto, accusando l'ex presidente Joe Biden di aver già fornito troppo all'Ucraina.

La guerra con l'Iran ha eroso le scorte americane


Dietro la prudenza della Casa Bianca pesa anche la guerra con l'Iran. Dall'inizio del conflitto, il 28 febbraio, gli Stati Uniti avrebbero consumato circa il 65% dei propri intercettori Patriot e ne resterebbero meno di mille, secondo le stime del Center for Strategic and International Studies, centro studi di Washington. Il sistema Patriot è costruito da RTX, l'ex Raytheon, mentre gli intercettori più moderni, i PAC-3 MSE, sono prodotti da Lockheed Martin: oltre 600 all'anno, con l'obiettivo di arrivare a 2.000 entro il 2030 grazie a un accordo con il Pentagono.

Per l'Ucraina questi intercettori rappresentano una delle poche difese efficaci contro i missili balistici russi. Zelensky ha quindi chiesto più volte di poterne acquistare una quota direttamente dalle scorte americane. Kyiv dispone oggi di un quantitativo equivalente a circa l'1% del totale delle scorte statunitensi. "Se ci vendessero il 5%, supereremo l'inverno e salveremo vite. Se ci vendessero il 10%, distruggeremo tutti i missili balistici russi", aveva detto ad agosto alla CNN. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha però escluso questa strada: "Abbiamo le nostre esigenze di difesa. Prima di aiutare gli altri, dobbiamo assicurarci che le nostre scorte siano sempre sufficienti".

Neppure ottenere la licenza risolverebbe il problema nel breve periodo. Il 2 settembre, al Brian Kilmeade Show di Fox News, Rubio aveva confermato che la trattativa era in corso "proprio adesso", avvertendo però che "anche con una licenza, aumentare la produzione richiede anni per costruire le fabbriche" e che la produzione ucraina "non risolverà il problema nel breve periodo".

Il conto dei Patriot
Gli Stati Uniti hanno bruciato due terzi dei loro Patriot in cinque mesi: a Kyiv ne resta l'1%

Trump torna a promettere all'Ucraina una licenza per costruire gli intercettori. Ma le scorte americane sono scese sotto quota mille e la linea di produzione ne consegna 620 all'anno.
Grafica di FocusAmericaStime CSIS aggiornate al 27 luglio 2026

Il magazzino bruciatoMagazzinoScorte Il collo di bottigliaProduzioneRitmo Le mosse di TrumpTrumpTrump

Intercettori Patriot nelle scorte americane

28 febbraio
2.330

27 luglio
800
Le scorte prima dell'attacco all'Iran
Quello che resta oggi a Washington
−1.530

Consumati contro l'Iran Ancora in magazzino Chiesti da Kyiv

1%
Quanto Kyiv dice di avere oggi: 8 intercettori

5%
Quanto chiede di comprare per passare l'inverno: 40 intercettori

10%
Quanto servirebbe per abbattere tutti i balistici russi: 80 intercettori

Percentuali indicate da Zelensky alla CNN il 12 agosto, qui convertite in missili sulla scorta residua stimata da CSIS: circa 800 intercettori.

Intercettori al giorno: consumo contro produzione

2,5
Gli anni di produzione americana bruciati in cinque mesi di guerra con l'Iran. La fabbrica di Camden, in Arkansas, ha consegnato 620 missili in tutto il 2025.

In guerra gli Stati Uniti hanno consumato circa dieci intercettori al giorno; le linee di produzione ne consegnano meno di due e, a pieno regime nel 2030, ne consegneranno cinque e mezzo.

Tra il finanziamento e la consegna passano tre o quattro anni: i missili che escono oggi dalle linee americane sono stati pagati nel 2023, ricorda Mark Cancian, l'analista del CSIS che firma le stime.

Marco Rubio, il 2 settembre a Fox News: la trattativa sulla licenza è aperta, ma costruire le fabbriche richiede anni e la produzione ucraina non risolverà il problema nel breve periodo.

Due mesi e mezzo, cinque mosse della Casa Bianca

Dal vertice di Ankara a oggi Trump ha promesso la licenza per i Patriot, l'ha ritirata, ha risposto che i missili servono anche agli Stati Uniti e infine ha riaperto sulla versione «meno avanzata» dell'intercettore.

Il punto
Anche se la licenza arrivasse domani non cambierebbe questo inverno: le fabbriche ucraine non esistono e i missili che escono oggi dalle linee americane erano stati finanziati nel 2023. Nel frattempo Washington ha meno di mille intercettori e Kyiv, per superare la stagione dei bombardamenti, ne chiede quaranta.

Fonte CSIS, «Renewed Iran War Would Test Diminished Interceptor Inventories», 27 luglio 2026, stime su fonti aperte (scorte pre-belliche 2.330, residuo 759-827). Lockheed Martin e US Army per i dati di produzione dei PAC-3 MSE. CNN, 12 agosto 2026, per le richieste di Zelensky.

Londra archivia il "compromesso di Anchorage"


Mentre Washington apre ancora una volta alla possibilità di produrre missili Patriot in Ucraina, il governo britannico ritiene che Donald Trump si stia progressivamente allontanando da Vladimir Putin. "Vede che l’Ucraina sta andando meglio e quindi non è più schierato dalla parte di Putin come lo era prima", ha dichiarato Jonathan Powell, Consigliere per la Sicurezza Nazionale del primo ministro britannico, intervenendo a Kyiv alla Yalta European Strategy, la conferenza annuale dedicata all’Ucraina e all’Europa. Nello stesso intervento, riportato dalla BBC, Powell ha affermato che "il cosiddetto compromesso di Anchorage è definitivamente morto. Possiamo smettere di preoccuparcene. È finito".

Con questa formula il Cremlino indica l'intesa preliminare che Trump e Putin avrebbero raggiunto nell'agosto 2025 durante il vertice nella base militare di Anchorage, in Alaska. I contenuti del presunto accordo non sono mai stati resi pubblici, ma secondo Mosca prevedevano la cessione dell'intero Donbass alla Russia in cambio del congelamento del fronte nel sud dell'Ucraina. Secondo fonti citate da Bloomberg, Putin era uscito dal vertice convinto di aver ottenuto il consenso di Trump alla cessione del Donbass, mentre secondo il Washington Post avrebbe chiesto il controllo di tutte e quattro le regioni ucraine annesse da Mosca nel 2022. Washington ha sempre negato che ad Anchorage si fosse raggiunto un accordo, sostenendo che si fosse trattato soltanto di proposte.

Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ne dà una versione opposta. La Russia, sostiene, avrebbe accettato "completamente" la proposta americana, trattando "da uomo a uomo": "Ci siamo stretti la mano". Poi i leader dell'Unione Europea e Zelensky si sarebbero "appesi alle braccia di Trump" fino a "seppellire" l'intesa. A quel punto Rubio avrebbe chiesto di cercare "nuovi approcci".

Secondo Powell, oggi Mosca non sostiene più che gli Stati Uniti abbiano accettato la rinuncia di Kyiv ai territori e alla prospettiva di entrare nella NATO. Questo, a suo giudizio, apre la strada a un vero negoziato, "invece di aspettare semplicemente che gli ucraini consegnino territori che i russi non sono mai riusciti a conquistare". "La strategia è esercitare abbastanza pressione da spingere Putin a voler negoziare", ha aggiunto. Negli stessi giorni, però, l'inviato americano Jared Kushner che di recente era stato proprio nella capitale Kyiv ha ripetuto che Putin ha indicato la linea che vuole raggiungere e che, se l'Ucraina accettasse di ritirarsi fino a quel limite, "il resto dell'accordo" sarebbe già pronto.


Kushner: "Se Kyiv fa un passo indietro, l'accordo sull'Ucraina è pronto"


Il nodo territoriale resta il principale ostacolo a un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Lo ha detto Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump e uno degli inviati statunitensi impegnati nel negoziato, intervenendo in collegamento video l'11 settembre al forum Yalta European Strategy di Kyiv. Secondo Kushner, Washington ha ormai definito gran parte della cornice di una possibile intesa, comprese le garanzie di sicurezza e i meccanismi destinati a impedire una ripresa dei combattimenti.

Durante i colloqui di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha illustrato agli americani le proprie richieste territoriali. "Se l'Ucraina accettasse di arretrare fino a quella linea, il resto dell'accordo sarebbe sostanzialmente pronto. Ma al momento l'Ucraina non intende farlo", ha specificato Kushner. La richiesta russa riguarda in particolare il ritiro delle forze ucraine dalla parte della regione di Donetsk che resta sotto il controllo di Kyiv. L'Ucraina continua a escludere un ritiro dei suoi soldati da quei territori.

Washington intende cercare quindi, nelle parole di Kushner, una "soluzione creativa" che non contrasti con gli obiettivi ucraini e che, allo stesso tempo, possa convincere la Russia a fermare la guerra. L'inviato ha invitato le parti a guardare anche alle opportunità di sviluppo economico che potrebbero aprirsi dopo il conflitto e ha espresso la speranza che nelle prossime settimane possano essere annunciati nuovi passi. L'obiettivo immediato americano è quantomeno quello di riportare Russia e Ucraina allo stesso tavolo insieme agli Stati Uniti.

Mosca non considera chiuso il resto dell'accordo


Il Cremlino, però, da parte sua non conferma che tutti gli altri punti dell'intesa siano già stati definiti. Anzi proprio dopo il colloquio del 5 settembre, il consigliere di Putin per la politica estera Yuri Ushakov aveva riferito che il presidente russo ha ribadito la necessità di affrontare quelle che Mosca definisce le "cause profonde" del conflitto e che gli inviati americani avevano presentato una serie di proposte sui possibili percorsi verso un accordo.

Il 9 settembre Ushakov ha inoltre detto di non avere ancora visto la "roadmap" americana per la soluzione della guerra, pur confermando che durante i colloqui con Kushner e Steve Witkoff era stata discussa anche la possibilità di riprendere i contatti con Kyiv in un formato trilaterale con gli Stati Uniti.

Putin punta ancora sull'offensiva


Witkoff e Kushner sono stati a Mosca il 5 settembre e il giorno successivo a Kyiv. Per entrambi era la prima visita nella capitale ucraina nel ruolo di negoziatori statunitensi. I colloqui non hanno prodotto alcuna svolta negoziale, ma Washington sostiene che dalle due tappe sia emerse nuove idee da poter eventualmente sviluppare in un eventuale nuovo round trilaterale.

Tuttavia, sul campo di battaglia non sono emersi segnali di un cambiamento nella strategia del Cremlino. Secondo fonti citate da Bloomberg dopo l'incontro con gli inviati americani, Putin resta infatti fortemente intenzionato a proseguire la guerra e punta a conquistare l'intera regione di Donetsk, nella convinzione che l'esercito russo possa raggiungere questo obiettivo nei prossimi sei mesi, dopo aver spostato in avanti questa scadenza per la sedicesima volta dall'inizio dell'invasione su larga scala.


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Gli Stati Uniti offrono combustibile nucleare all'Iran in cambio dello stop all'arricchimento


Il segretario all'Energia Chris Wright propone di rifornire Teheran dall'estero, ma avverte che un programma atomico segreto troverebbe l'esercito americano. Senza ispettori dal 2025, Washington non sa dove sia l'uranio arricchito in possesso di Teheran.

Gli Stati Uniti sono pronti a fornire combustibile nucleare all'Iran se Teheran rinuncerà al proprio programma di arricchimento dell'uranio. Lo ha detto il segretario all'Energia Chris Wright in un'intervista a Bloomberg: "Possiamo fornire il combustibile dall'estero. Potrebbero rientrare nella comunità delle nazioni e portare pace e prosperità al loro popolo". È la stessa richiesta che Stati Uniti e Israele rivolgono da mesi a Teheran: smantellare le centrifughe e cessare l'arricchimento dell'uranio.

Wright ha spiegato che per Washington la strada preferita resta il negoziato, ma ha indicato anche l'alternativa. Secondo il Segretario, l'Iran può scegliere di mantenere clandestinamente un programma per l'arma atomica, "sepolto, nascosto e coperto da menzogne", e trovarsi di fronte l'esercito americano, "che garantirà che non sviluppino armi nucleari". In un modo o nell'altro, ha aggiunto, il programma nucleare iraniano finirà.

Nella stessa intervista Wright ha raffreddato le aspettative sullo Stretto di Hormuz, mentre l'Iran si prepara a presentare ai Paesi del Golfo l'accordo raggiunto con l'Oman per una rotta di navigazione temporanea. "Contare oggi su un'intesa consensuale con l'Iran non è certo una buona scommessa", ha detto Wright. Secondo il Segretario, le rotte alternative allo Stretto continuano a garantire circa 10 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti raffinati. Wright ha aggiunto che gli Stati Uniti stanno rafforzando la propria filiera dell'uranio e che il Dipartimento dell'Energia è vicino alla conclusione di accordi di lungo periodo per la produzione e la collaborazione con i partner.

Senza ispettori, resta incerta la collocazione dell'uranio


Dal giugno 2025 l'Iran non consente più agli ispettori internazionali di verificare lo stato e la collocazione delle proprie scorte di uranio altamente arricchito. "Non avere ispettori sul terreno, non avere alcuna visibilità, rappresenta un ulteriore livello di inadempienza ed è assolutamente preoccupante", ha detto Wright. Secondo le stime dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), Teheran disponeva prima della guerra di circa 440 kg di uranio arricchito fino al 60%, una concentrazione vicina a quella necessaria per produrre materiale utilizzabile in più armi atomiche.

Il 10 settembre il direttore generale dell'AIEA, Rafael Grossi, ha riferito che le immagini satellitari mostrano "alcuni segnali di movimento" attorno al cantiere di Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo fortificato vicino a Natanz, dove si trova il principale impianto iraniano per l'arricchimento dell'uranio. L'intelligence occidentale sospetta che il sito possa ospitare attività nucleari non dichiarate, ma Grossi ha precisato che l'Agenzia non dispone di "informazioni concrete" su ciò che vi stia avvenendo. Nella stessa settimana, il Consiglio dei governatori dell'AIEA ha deferito nuovamente l'Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la mancata collaborazione con le verifiche.

Il confronto si sposta ora a Vienna, dove lunedì 14 settembre si apre la Conferenza generale dell'AIEA e dove è atteso anche Wright. Il vicepresidente iraniano e capo dell'Organizzazione per l'Energia Atomica, Mohammad Eslami, non potrà partecipare: un comitato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dopo un'obiezione degli Stati Uniti, ha respinto la richiesta di deroga al divieto di viaggio presentata dall'Austria, Paese ospitante. Vienna gli ha quindi negato l'ingresso. L'ambasciatore iraniano presso l'AIEA, Reza Najafi, ha parlato di "una grave violazione" dei diritti di Teheran, che ha convocato l'incaricato d'affari austriaco.

Tra diplomazia e opzioni militari


Le scorte di uranio arricchito possedute dall'Iran sono anche uno dei principali ostacoli ai negoziati per porre fine alla guerra iniziata il 28 febbraio. Ad aprile l'Amministrazione di Donald Trump aveva discusso l'ipotesi di sbloccare 20 miliardi di dollari di beni iraniani congelati in cambio della consegna del materiale arricchito, ma Teheran ha escluso di cederlo agli Stati Uniti.

Nel caso in cui la trattativa fallisse, a fine luglio il New York Post aveva riferito che i pianificatori militari americani stavano valutando una complessa operazione di terra per recuperare l'uranio dai siti nucleari iraniani, compresi Fordow e Isfahan.

Secondo il quotidiano newyorkese, sarebbero però necessarie migliaia di truppe per mettere in sicurezza gli impianti, neutralizzare eventuali trappole esplosive e riaprire gli ingressi danneggiati, mentre il recupero del materiale sarebbe affidato a una squadra più ristretta di forze speciali. Joseph Rodgers, del Center for Strategic and International Studies, ha detto al giornale che un'operazione del genere potrebbe diventare "la più sofisticata della intera storia militare del mondo".

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

ICYMI: Updates from the 9/13 Meeting


ICYMI

Arizona – The AZPP didn’t host a weekly meeting; it was canceled in preparation for the Phoenix event. Due to unforeseen personal circumstances, the event for Phoenix will have to be scheduled for another time. Arizona had a rally in a local park yesterday, offering meet and greets, pamphlets, and a speech from AZPP Capt. and USPP Vice Capt. Blase Henry. Next in-person meeting is Wednesday 9/16.

Florida – Nothing to report.

Illinois – Nothing reported at the meeting. Signature collection for the Midlothian Village Board of Trustees race began in earnest on Wednesday.

Indiana – Absent from meeting, nothing to report.

IT – No meeting this week, nothing to report.

Maryland – A planned meeting was cancelled. MDPP Capt. and USPP Auditor Joel Lightfoot has spoken with members for feedback for the MDPP platform. Members will be going to a pirate themed event locally to hand out literature.

Massachusetts – Massachusetts is holding a crypto party in the next few weeks with a Hack-a-thon, as well as doing a future camera mapping event, in the coming future. The MAPP will be putting out a poll for their next state conference and sending it to all MAPP members. They are working on voter outreach and putting out videos to keep up their momentum.

Ohio – the OHPP set future meeting dates/times; the plan is to meet on the first Thursday of the month at 5:30PM ET.

Outreach – No meeting this week. Outreach will meet again Sept 17th.

Pennsylvania – the PAPP is looking to have a re-organization meeting in the near future. Anyone in PA is encouraged to reach out on Discord in the Pennsylvania channel to connect to get this meeting to happen.

Pirate National Committee – Meeting minutes from the August 30th meeting have been approved.

Pirate National Conference – The location of the 2027 Conference has been voted on. With four votes for Mobile, Alabama to three votes for Baltimore, Mobile has been selected as the host location in 2027.

Platform – the Platform Committee has been working on a bodily autonomy plank, and has looked at native relations. As always, people are encouraged to attend.

PR Director – After a unanimous vote, Elliot Smith of Maine has been elected as new PR Director. Elliot fills the vacancy left from the Sept. 1st resignation of our previous PR Director.


That is all the major happenings from the 9.13 meeting! Thank you to our coalition partners, members of the United States Transhumanist Party, for joining us yesterday. They will be back on Sept. 20th as we discuss the coalition, All Hands for a Free Future (Long live the Handies!). You can catch up on that meeting here.


uspirates.org/icymi-updates-fr…

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Riyadh sempre più sola: Trump lascia l’Arabia Saudita esposta agli attacchi degli Houthi


Il presidente ha respinto la richiesta di Mohammed bin Salman di attaccare gli Houthi, mentre l'oleodotto saudita Est-Ovest resta chiuso e il Brent sfiora i 110 dollari. A Hormuz il CENTCOM smentisce l'Iran sull'esplosione di una petroliera.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiesto a Donald Trump di intervenire militarmente contro gli Houthi, la milizia yemenita alleata dell'Iran, ma il presidente ha rifiutato. Giovedì scorso, come aveva rivelato Axios, il principe aveva chiamato Trump due volte mentre gli Houthi avanzavano verso la città costiera di Mokha e, durante la seconda telefonata, gli aveva chiesto di ordinare raid americani. Secondo il New York Times, il rifiuto ha lasciato Riyadh sempre più frustrata e delusa del comportamento della Casa Bianca proprio mentre l'Arabia Saudita si trova sempre più esposta nella guerra tra Stati Uniti e Iran. "In questo momento i sauditi sono davvero frustrati. In un certo senso è il loro scenario da incubo", ha detto al quotidiano Michael Ratney, ex ambasciatore americano a Riyadh.

L'Arabia Saudita sempre più esposta


Nei primi mesi del conflitto il regno saudita era rimasto relativamente al riparo dalle rappresaglie iraniane, a differenza dei Paesi vicini. Ora, mentre non si intravede ancora una fine delle ostilità e Teheran cerca di aumentare la pressione sugli Stati Uniti, l'Arabia Saudita è diventata uno dei suoi principali bersagli. Il Paese, che prima della guerra era il maggiore esportatore mondiale di petrolio, è stato colpito nelle ultime due settimane da gruppi sostenuti dall'Iran da est, sud e nord.

Il 31 agosto la Sidr, una petroliera della compagnia di Stato Bahri, è stata colpita nello Stretto di Hormuz e due marinai filippini sono morti e Riyadh ha accusato l'Iran. L'8 settembre gli Houthi hanno attaccato con missili e droni gli impianti di Saudi Aramco ad Abha, Najran e Jazan, ferendo 73 persone. Venerdì, dopo aver dichiarato a luglio un embargo sul petrolio saudita diretto verso il Mar Rosso, hanno battuto le forze yemenite alleate di Riyadh e conquistato l'isola strategica di Perim, nello Stretto di Bab el-Mandeb, arrivando così a controllare l'intera costa yemenita sul Mar Rosso.

Giovedì 10 settembre, secondo il Ministero dell'Energia saudita, alcuni droni partiti dall'Iraq avevano inoltre colpito l'oleodotto Est-Ovest nelle regioni di Riyadh e Medina, costringendo le autorità a chiuderlo per precauzione. L'Arabia Saudita ha attribuito l'attacco a una milizia irachena sostenuta dall'Iran, anche se nessun gruppo lo ha rivendicato. Il governo di Baghdad ha poi rimosso un comandante militare della provincia di Maysan, da dove, secondo le indagini, sarebbero partiti i droni.

L'oleodotto attraversa il regno dai giacimenti vicini al Golfo Persico fino ai terminal di esportazione sul Mar Rosso e può trasportare 7 milioni di barili al giorno. Dopo che l'Iran aveva di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, era diventato la principale via alternativa per il greggio saudita. Ad agosto l'amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, aveva affermato che la condotta aveva contribuito a stabilizzare i mercati più del massiccio rilascio di riserve strategiche guidato dagli Stati Uniti.

Arabia Saudita sotto attacco
Riyadh è accerchiata da tre lati, e Trump ha detto no
In due settimane l'Arabia Saudita è stata colpita da est, da sud e da nord. Quando Mohammed bin Salman ha chiesto al presidente americano di bombardare gli Houthi, si è sentito rispondere di no.

Grafica di FocusAmerica15 settembre 2026

La morsa intorno al regno 31 agosto – 11 settembre 2026

Arabia Saudita
Oleodotto Est-OvestCapacità: 7 milioni di barili al giorno
Yanbu
Abqaiq
Droni dall'IraqIraq
Petroliera colpitaHormuz
Houthi a Bab el-MandebHouthi
Impianti Aramco
Riyadh

Greggio in transito nell'oleodotto
0barili al giorno

L'oleodotto che permette al greggio saudita di evitare lo Stretto di Hormuz è chiuso dal 10 settembre, dopo un attacco con droni partiti dall'Iraq.
Rivedi la sequenza

Da est
31 agosto. Una petroliera saudita colpita nello Stretto di Hormuz: due marinai morti.

Da sud
8 e 11 settembre. Gli Houthi colpiscono tre impianti Aramco e conquistano l'isola di Perim.

Da nord
10 settembre. Droni partiti dall'Iraq mettono fuori uso l'oleodotto Est-Ovest.

1.200 km
La lunghezza della condotta che permette al greggio saudita di aggirare Hormuz

109,44$
Il picco toccato dal Brent lunedì, il più alto da maggio

0
I raid americani contro gli Houthi autorizzati da Trump

Le quattro facce della crisi
1Gli attacchiAttacchi 2Oleodotto 3Il petrolioPetrolio 4Trump

Quattro colpi in dodici giorni, sempre da una direzione diversa
Fino all'estate il regno era rimasto quasi al riparo dalle rappresaglie iraniane. Poi Teheran ha spostato la pressione sull'Arabia Saudita.

31 agostoEst
Stretto di Hormuz
La Sidr, petroliera della compagnia di Stato Bahri, viene colpita: muoiono due marinai filippini. Riyadh accusa l'Iran.

8 settembreSud
Abha, Najran e Jazan
Missili e droni degli Houthi colpiscono tre impianti di Saudi Aramco nel sud del regno: 73 feriti.

10 settembreNord
Regioni di Riyadh e Medina
Droni partiti dall'Iraq colpiscono l'oleodotto Est-Ovest. Il regno lo chiude per precauzione. Baghdad rimuove il comandante militare della provincia di Maysan.

11 settembreSud
Stretto di Bab el-Mandeb
Gli Houthi battono le forze yemenite alleate di Riyadh e conquistano l'isola di Perim: ora controllano l'intera costa yemenita sul Mar Rosso.

Sulla carta l'oleodotto sposta sette milioni di barili al giorno. Sul mare ne arrivano molti meno.
La condotta va da Abqaiq, nella provincia orientale, al porto di Yanbu sul Mar Rosso: 1.200 chilometri per aggirare lo Stretto di Hormuz. Ma non tutto quel greggio finisce su una nave.

Capacità di pompaggio: 7 milioni di barili al giorno

Limite di carico dei pontili: 4 milioni

2 mln
5 mln

2 milioni vanno alle raffinerie e alle centrali della costa occidentale, e non escono dal Paese.
5 milioni restano disponibili per l'esportazione dai terminali di Yanbu.

I pontili di Yanbu, però, caricano circa quattro milioni di barili al giorno. Anche quando l'oleodotto funziona a pieno regime, il collo di bottiglia non è il tubo: è il porto. Sostituire Hormuz, per l'Arabia Saudita, resta impossibile.

5-7 giorni
Quanto durano le scorte che coprono le esportazioni dal Mar Rosso, secondo Rystad Energy

120 mln
I barili sottratti al mercato da un mese di chiusura, secondo le stime di Kpler

Mesi
Il tempo per riparare la stazione di pompaggio, secondo Lipow Oil Associates

Il Brent ha chiuso poco sopra i 105 dollari, ma nella seduta ha sfiorato quota 110
Prezzi di chiusura di lunedì 14 settembre, dopo una settimana già in rialzo di circa il 9 per cento.

Brent
105,68$

Greggio americano
101,39$

Il riferimento internazionale, +1,0% in una seduta
Il West Texas Intermediate, +1,3% in una seduta

La seduta di lunedì, dollari al barile

104,61chiusura venerdì
109,44massimo

105,68chiusura

100103106109112

Il mercato per ora scommette sulle scorte saudite. Secondo Rystad Energy la calma può finire in fretta se il blocco supera i cinque-sette giorni coperti dalle riserve.

Mohammed bin Salman ha chiamato due volte la Casa Bianca. Ha ottenuto solo informazioni.
Giovedì 10 settembre, mentre gli Houthi avanzavano verso il porto di Mokha, il principe ereditario ha chiesto a Trump raid americani. Il presidente ha rifiutato.

Che cosa ha chiesto Riyadh
Due telefonate a Trump nello stesso giorno: nella seconda, la richiesta di bombardare gli Houthi.
Un intervento internazionale: il regno non vuole ripetere da solo la campagna militare contro gli Houthi, durata dieci anni.

Che cosa ha ottenuto
Nessun raid. Trump non vuole aprire un secondo fronte mentre la guerra con l'Iran resta senza scadenza.
Informazioni di intelligence e dati sugli obiettivi, più i 200 militari americani già nel regno con compiti non combattenti.

«In un certo senso è il loro scenario da incubo»Michael Ratney, ex ambasciatore americano a Riyadh, al New York Times

Per anni Riyadh ha investito miliardi e capitale politico nel rapporto personale con Trump e la sua famiglia. Al primo attacco diretto alle sue esportazioni, si è ritrovata sola.

Fonti: New York Times, Axios, Bloomberg, Ministero dell'Energia saudita, Saudi Aramco (risultati del primo trimestre 2026), Rystad Energy, Kpler, Lipow Oil Associates. Prezzi del petrolio: chiusure di lunedì 14 settembre 2026.
La posizione dell'attacco lungo l'oleodotto è indicativa: le autorità saudite non hanno reso noto quale stazione di pompaggio sia stata colpita. Confini e coste: Natural Earth.

Il petrolio sfiora i 110 dollari


Riyadh non ha comunicato l'entità dei danni né per quanto tempo l'oleodotto resterà chiuso. Secondo Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, una stazione di pompaggio sembra essere stata gravemente danneggiata: i sauditi potrebbero però aggirarla e riavviare il flusso a capacità ridotta, ma "a giudicare dalle immagini online, ci vorranno mesi per le riparazioni".

Non meraviglia quindi che lunedì il Brent, il riferimento internazionale, ha chiuso in rialzo dell'1% a 105,68 dollari al barile, dopo aver sfiorato i 110 dollari durante la seduta. Il greggio americano è salito dell'1,3% a 101,39 dollari. La settimana precedente i prezzi erano già aumentati di circa il 9%.

Secondo Janiv Shah, analista di Rystad Energy, la reazione relativamente contenuta mostra che il mercato confida ancora nelle scorte saudite per sostenere le esportazioni nel breve periodo, ma la situazione "potrebbe cambiare rapidamente" se l'interruzione superasse i 5-7 giorni attualmente coperti dalle riserve. Matt Smith, direttore della ricerca sulle materie prime di Kpler, stima che una chiusura di un mese, con l'esaurimento delle scorte nel porto di Yanbu, sul Mar Rosso, sottrarrebbe al mercato 120 milioni di barili, con un effetto "molto pesante sui prezzi, soprattutto in una fase in cui il mercato globale è già a corto di barili".

Anche nello Stretto di Hormuz la situazione resta precaria. Lunedì i Guardiani della rivoluzione iraniani hanno sostenuto, secondo l'agenzia Fars, che una petroliera battente bandiera panamense, la El Gaia, fosse esplosa e avesse preso fuoco dopo aver urtato delle mine nello Stretto, senza precisare quando sarebbe avvenuto l'incidente. Il Comando Centrale americano (CENTCOM) ha però smentito questa versione: secondo i militari statunitensi, la nave era stata colpita il mese scorso da un missile iraniano, che l'aveva messa fuori uso, e poi nuovamente nel fine settimana da un drone iraniano mentre si trovava al largo dell'Oman. La petroliera è stata ora rimorchiata da un Paese partner della regione.

"La falsa affermazione dei Guardiani della Rivoluzione è l'ennesimo esempio delle loro menzogne e dei loro tentativi di intimidazione, mentre cercano di ostacolare le navi commerciali nello stretto", ha scritto il CENTCOM su X.

🚫 CLAIM: Iran's Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) claims a Panama-flagged oil tanker recently struck a naval mine in the Strait of Hormuz. This is FALSE.

✅ FACT: The Panama-flagged oil tanker El Gaia was struck by an Iranian missile last month and rendered inoperable.… pic.twitter.com/JXi2X8d5oV
— U.S. Central Command (@CENTCOM) September 14, 2026


Secondo il Ministero degli Esteri indiano, 13 dei 14 marinai indiani a bordo sono stati salvati e proseguono le ricerche dell'unico disperso. La nuova dichiarazione iraniana arriva tre settimane dopo il post su Truth Social con cui Trump, il 25 agosto, aveva assicurato che "tutte le mine sono state rimosse e/o fatte esplodere" nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz.

Riyadh punta sulla diplomazia


Il rifiuto di Trump di aiutare l'Arabia Saudita pesa ancora di più perché da anni il governo di Mohammed bin Salman, sovrano di fatto del Paese, ha investito miliardi di dollari e un considerevole capitale politico nella costruzione di rapporti personali con il presidente e con la sua famiglia. "Un Paese come l'Arabia Saudita investe così tanto in una partnership di sicurezza con gli Stati Uniti proprio per evitare un'eventualità del genere", ha detto Ratney.

Riyadh non vuole affrontare da sola gli Houthi, anche perché la precedente campagna militare saudita contro il gruppo yemenita si è trasformata in un conflitto logorante durato dieci anni. "Serve un sostegno internazionale, non solo dell'Arabia Saudita e dei Paesi della regione", ha scritto sabato Abdulrahman al-Rashed, editorialista vicino al governo, su un quotidiano di proprietà saudita.

Trump, tuttavia, appare poco disposto a lasciarsi trascinare in un nuovo fronte. "Già alle prese con un conflitto senza scadenza con l'Iran, con una Marina sovraccarica e scorte di munizioni in calo, non sorprende che non voglia aprire questo nuovo fronte. Ma per i sauditi è una delusione amara", ha detto al New York Times Dan Shapiro, ex alto funzionario del Pentagono per il Medio Oriente durante l'Amministrazione Biden.

Sabato, a Dublino, il presidente ha detto ai giornalisti che gli Houthi "ci hanno chiamato e non vogliono combattere con noi" e ha aggiunto, riferendosi all'Arabia Saudita: "C'è solo un Paese con cui non sono molto contenti e sistemeremo la cosa". Mohammed al-Bukhaiti, esponente politico degli Houthi, ha però negato qualsiasi contatto: "Non abbiamo comunicato con Trump, né gli abbiamo chiesto di non attaccarci".

Gli Stati Uniti continueranno comunque a fornire ai sauditi informazioni di intelligence sugli Houthi e dati sugli obiettivi. In Arabia Saudita sono già presenti circa 200 militari americani con compiti di supporto non combattente proprio per questo motivo. Un alto funzionario dell'Amministrazione ha spiegato ad Axios che Washington si concentra sulla libertà di navigazione nel Mar Rosso e intende mettere i partner regionali nelle condizioni di guidare la gestione delle crisi nell'area. Il viceammiraglio in pensione John W. Miller, ex comandante della Marina americana in Medio Oriente, ha detto al New York Times che un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti in Yemen resta comunque un'ipotesi sul tavolo.

Anche il dialogo con Teheran ha prodotto finora pochi risultati. L'incontro tra Iran e Paesi arabi del Golfo sulla situazione a Hormuz, previsto per lunedì a Salalah, in Oman, è stato rinviato improvvisamente domenica sera, senza che fosse fissata una nuova data e con le posizioni dei vari Paesi ancora molto distanti. Secondo la stampa del Golfo, proprio Riyadh aveva chiesto all'ultimo minuto di modificare la proposta di Iran e Oman sullo stretto, temendo che consolidasse uno status quo per lei inaccettabile, mentre il Bahrein aveva fatto sapere che non avrebbe partecipato. "Nell'interesse del consenso, la riunione regionale prevista per domani a Salalah è stata rinviata", ha scritto il Ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi.

Per Barbara Leaf, ex assistente Segretaria di Stato per il Vicino Oriente, intervistata dal New York Times, Riyadh continuerà comunque a puntare sulla diplomazia perché, nonostante anni di bombardamenti sauditi, americani e israeliani contro gli Houthi, "nessuno è in grado di trovare una soluzione militare". Il regno saudita potrebbe cercare insieme ai vicini e all'Iran un "insieme di accordi sgradevoli" per porre fine alla guerra, oppure rivolgersi alla Cina, che nel 2023 aveva già mediato il riavvicinamento tra Arabia Saudita e Iran, poi progressivamente logoratosi, anche se gli sforzi diplomatici di Pechino nella regione non hanno finora prodotto paci durature.


Gli Houthi conquistano Perim e arrivano allo Stretto di Bab el-Mandeb


Gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran, hanno conquistato venerdì l'isola strategica di Perim, conosciuta anche come Mayun, che si trova nel cuore dello Stretto di Bab el-Mandeb. La notizia è stata riferita dalla CNN sulla base di due fonti del governo yemenita e poi confermata da Reuters, che cita quattro fonti governative. Le forze fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale si sono ritirate dall'isola.

Contemporaneamente gli Houthi hanno preso anche il controllo di Dhubab, la cittadina costiera che si trova direttamente di fronte a Perim. Il controllo dei due punti mette per la prima volta il movimento in una posizione molto più favorevole per esercitare pressione sullo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale. Perim si trova infatti all'interno dello Stretto, ad appena 3,5 km dalla costa yemenita.

L'avanzata arriva appena un giorno dopo la conquista di Mokha, la città portuale sul Mar Rosso che le forze del governo yemenita avevano abbandonato al termine di un'offensiva terrestre durata diversi giorni. La caduta della città era stata riferita inizialmente al New York Times da due funzionari yemeniti. Gli Houthi hanno inoltre preso il controllo delle isole Hanish, un arcipelago che comprende anche Zuqar. In pochi giorni il gruppo ha quindi compiuto la sua più importante espansione territoriale da anni lungo la strategica costa occidentale dello Yemen.

Gli Houthi non hanno necessariamente la capacità di "chiudere" completamente il Bab el-Mandeb, ma ora controllano posizioni su entrambe le sponde yemenite del tratto più sensibile dello Stretto e possono aumentare in modo significativo la pressione militare sulla navigazione commerciale. Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e, attraverso il Canale di Suez, costituisce una delle principali rotte tra Asia ed Europa. Prima dell'attuale escalation vi transitava circa il 7% della produzione petrolifera mondiale. La sua importanza è cresciuta ulteriormente dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha fortemente ridotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.

L'Arabia Saudita ha infatti aumentato l'utilizzo dell'oleodotto East-West, che trasporta il greggio dai giacimenti orientali ai terminal sul Mar Rosso, proprio per aggirare Hormuz. Il controllo Houthi di Perim e Dhubab minaccia ora anche questa via alternativa e offre indirettamente a Teheran una leva su entrambi i principali passaggi marittimi ai lati della penisola arabica. Secondo Reuters, l'offensiva degli ultimi giorni è stata condotta con la guida diretta di esponenti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, anche se ufficialmente Teheran nega invece di aver impartito ordini militari agli Houthi.

Le tensioni hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici. Dopo essere salito oltre i 105 dollari al barile giovedì e aver toccato venerdì i massimi da metà maggio, il Brent ha poi ripiegato intorno ai 104 dollari sulle notizie di possibili contatti diplomatici per attenuare le restrizioni alla navigazione attraverso Hormuz. Nonostante il calo, il petrolio resta avviato verso un rialzo settimanale superiore all'8%.

Yemen, gli Houthi sullo Stretto
Dopo Mokha, gli Houthi arrivano a Perim, al centro di Bab el-Mandeb

Con Hormuz semiparalizzato dalla guerra con l'Iran, l'Arabia Saudita esporta il suo greggio dal Mar Rosso. Ma quella rotta di riserva esce da Bab el-Mandeb: in due giorni gli Houthi hanno preso Mokha e Dhubab e, secondo fonti del governo yemenita, sono sbarcati sull'isola che divide lo Stretto.
Grafica di FocusAmerica11 settembre 2026

Le due porte del petrolio arabo
Rotte marittime Oleodotto Est-Ovest Spessore proporzionale ai barili al giorno

1Hormuz 2Yanbu 3Bab el-Mandeb

Hormuz. Prima della guerra passavano dallo Stretto 20,9 milioni di barili al giorno, un quinto dei consumi mondiali. Mercoledì lo hanno attraversato 7 navi, la metà della media.
Yanbu. Per aggirare Hormuz, Riyadh pompa il greggio per 1.200 km fino al Mar Rosso: l'oleodotto porta al massimo 7 milioni di barili al giorno, un terzo di ciò che passava dallo Stretto.
Bab el-Mandeb. Le petroliere dirette in Asia escono dal Mar Rosso da qui. In due giorni gli Houthi sono scesi per 75 km da Mokha fino all'isola di Perim, al centro dello Stretto.

Rotte e oleodotto hanno un tracciato indicativo. Flussi negli Stretti: media del primo semestre 2025 (EIA). Oleodotto: capacità massima dichiarata da Aramco.

Da Mokha allo Stretto
In due giorni gli Houthi sono scesi da Mokha fino all'isola al centro dello Stretto
Tocca un luogo sulla mappa o nell'elenco per leggere che cosa è successo.

Mokha: presa dagli Houthi il 10 settembre. Zuqar: presa dagli Houthi secondo AFP. Isole Hanish: raggiunte dagli Houthi. Dhubab e Perim: prese dagli Houthi l'11 settembre, secondo fonti del governo yemenita.

Avanzata degli Houthi, 10–11 settembre

Il traffico di mercoledì
Mercoledì a Hormuz è passata metà delle navi, a Bab el-Mandeb il traffico reggeva ancora
Transiti di mercoledì 9 settembre, prima della caduta di Mokha e di Perim, e media dei dieci giorni precedenti. Per Bab el-Mandeb si contano le navi che trasportano materie prime; le navi con il transponder spento sfuggono al conteggio.

Stretto di Hormuz
7

Bab el-Mandeb
28

navi, contro una media di 14: la metà
navi, contro una media di 27

Transito di mercoledìTransito mancante rispetto alla mediaOltre la media

Il precedente. Gli Houthi hanno già dimezzato una volta il traffico di Bab el-Mandeb: dopo gli attacchi alle navi iniziati a fine 2023, il petrolio in transito è sceso a meno della metà.

I mercati
Il Brent ha superato i 107 dollari, il livello più alto da maggio
Prezzo del greggio di riferimento internazionale nella giornata del 10 settembre.

107,40$
dollari al barile
+6,1% in un giorno

Circa 101 dollari prima della notizia, 105,40 dopo la caduta di Mokha, 107,40 più tardi nella giornata.

Il punto
Con Perim gli Houthi non si affacciano più sullo Stretto: ci sono dentro. L'asse guidato dall'Iran può ora minacciare insieme le due uscite del petrolio arabo, proprio mentre Riyadh sposta il suo greggio dall'una all'altra.

Fonte EIA (flussi di petrolio negli Stretti, 2023–primo semestre 2025); Aramco e IEA (oleodotto Est-Ovest); Reuters su dati di tracciamento navale (transiti del 9 settembre); The National e CNN (Brent, 10 settembre); Reuters, AFP, CNN e AP (situazione sul terreno, 10–11 settembre). Mappe: Natural Earth.

MBS chiede a Trump di intervenire


La gravità della situazione aveva già spinto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a chiedere direttamente agli Stati Uniti di entrare in azione. Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, giovedì MBS ha telefonato due volte al presidente Donald Trump mentre gli Houthi avanzavano su Mokha. Nella prima conversazione lo ha informato del rapido deterioramento della situazione; alcune ore dopo lo ha richiamato chiedendogli di ordinare attacchi americani contro il movimento yemenita. Trump ha rifiutato.

Secondo i funzionari statunitensi citati da Axios, per il momento l'Amministrazione Trump non intende aprire un nuovo fronte con un intervento militare diretto contro gli Houthi in quanto la priorità resta concentrare le forze americane sull'Iran e sullo Stretto di Hormuz. Washington ha tuttavia deciso di aumentare il sostegno a Riyadh, fornendo informazioni di intelligence sugli Houthi e dati utili all'individuazione degli obiettivi. Circa 200 militari statunitensi si trovano già in Arabia Saudita con compiti di supporto non operativo.

Giovedì anche l'ammiraglio Brad Cooper, comandante dello U.S. Central Command, si è recato nel regno per riunioni urgenti di coordinamento, secondo Axios. La richiesta di MBS segna un netto cambiamento rispetto a luglio. All'inizio della nuova escalation, il principe ereditario aveva chiesto a Trump soltanto un sostegno politico per un attacco saudita all'aeroporto di Sanaa, precisando che Riyadh non aveva bisogno di assistenza militare americana. All'epoca Trump aveva dato il proprio assenso.

Dopo l'ulteriore avanzata degli Houthi, l'Arabia Saudita ha però intensificato direttamente la propria risposta. Venerdì l'aviazione saudita ha colpito l'aeroporto di Mokha, appena conquistato dal gruppo militante, secondo Associated Press. Non sono stati immediatamente segnalati morti o danni significativi. Le forze del governo yemenita hanno inoltre annunciato di voler impiegare armi e velivoli in una controffensiva per riconquistare le zone perdute lungo il Mar Rosso e hanno invitato i civili a evitare la strada tra Taiz e Mokha.

La nuova fase del confronto era iniziata dopo che, a luglio, l'Arabia Saudita aveva impedito l'atterraggio a Sanaa di un aereo iraniano che trasportava alti dirigenti Houthi di ritorno dai funerali dell'ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Gli Houthi avevano reagito colpendo petroliere saudite nel Mar Rosso e successivamente impianti energetici del regno. Riyadh e i suoi alleati yemeniti avevano successivamente risposto con raid aerei e fallimentari offensive terrestri.

Un alto funzionario dell'Amministrazione Trump ha spiegato ad Axios che Washington intende ora proteggere i propri interessi essenziali, a partire dalla libertà di navigazione nel Mar Rosso, lasciando però agli alleati regionali la guida della risposta alla crisi. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, mantengono un dialogo continuo con l'Arabia Saudita e con il governo della Repubblica dello Yemen.

Il corridoio petrolifero saudita sempre più sotto pressione


Per l'Arabia Saudita e i suoi alleati yemeniti, la perdita di Mokha, Dhubab e Perim rappresenta un colpo molto più grave di quanto apparisse soltanto ventiquattr'ore prima. Farea Al-Muslimi, esperto di Yemen di Chatham House, aveva già detto al New York Times che la conquista di Mokha avrebbe messo Stati Uniti, sauditi e loro alleati "in una situazione molto più difficile di quella in cui già si trovano". La successiva caduta di Perim rende ancora più concreto quel rischio.

Le conseguenze dell'escalation sul settore energetico saudita sono già rilevanti. Secondo l'ultimo rapporto dell'International Energy Agency, pubblicato oggi, l'offerta saudita di greggio è scesa ad agosto di 2,3 milioni di barili al giorno, fino a 6 milioni: il livello più basso da oltre trent'anni. L'IEA attribuisce il calo anche agli attacchi contro navi in transito proprio nello Stretto di Bab el-Mandeb, così come contro infrastrutture energetiche saudite, tra cui la raffineria di Jazan e il traffico marittimo nell'area di Yanbu.

Le immagini satellitari analizzate da Reuters hanno inoltre mostrato giovedì del fumo nei pressi dell'oleodotto East-West a sud di Medina. Non è stato possibile stabilire la causa e né il governo saudita né Saudi Aramco avevano confermato un incidente. L'infrastruttura è diventata essenziale dall'inizio della guerra perché consente di trasferire il petrolio dalla costa orientale saudita ai terminal del Mar Rosso evitando Hormuz.

Fino alla sua caduta, Mokha era controllata dalle forze del generale Tareq Saleh, nipote dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh e vicepresidente del Consiglio presidenziale che guida il governo yemenita. Saleh ha annunciato di aver ordinato alle proprie truppe di riorganizzarsi e di istituire un centro di comando alternativo in un luogo sicuro, d'intesa con la coalizione militare guidata da Riyadh.

Il Ministero degli Esteri legato agli Houthi ha sostenuto che la navigazione resta "sicura" e che il movimento non intende rappresentare una minaccia al traffico commerciale. Ha inoltre affermato di essere disposto a partecipare a un sistema regionale per la sicurezza della navigazione, chiedendo alla comunità internazionale di fare pressione su Riyadh perché interrompa gli attacchi contro lo Yemen. Le dichiarazioni contrastano però con i ripetuti attacchi Houthi contro petroliere, navi commerciali e infrastrutture saudite delle ultime settimane.

Mohammed al-Bukhaiti, dirigente politico degli Houthi, ha detto al New York Times che l'obiettivo del gruppo è ora ripristinare la piena sovranità dello Yemen e affrontare "il nemico saudita", non ampliare il territorio sotto il proprio controllo. L'avanzata fino a Perim mostra però quanto rapidamente il conflitto yemenita, rimasto relativamente congelato dopo la tregua del 2022, sia tornato a intrecciarsi con la guerra regionale tra Iran e Stati Uniti.

Gli Houthi controllano Sanaa dal 2014. Poco dopo, una coalizione guidata dall'Arabia Saudita intervenne militarmente nel tentativo di riportare al potere il governo riconosciuto a livello internazionale. Dopo anni di combattimenti e una fragile tregua raggiunta nel 2022, il fronte era rimasto sostanzialmente stabile. La fulminea offensiva di questa settimana e la conquista di posizioni direttamente affacciate sullo Stretto di Bab el-Mandeb rischiano ora di riaprire pienamente la guerra civile e, allo stesso tempo, di trasformare uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo in un nuovo fronte della guerra tra Washington e Teheran.


Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Mit dem neuen EU Kids Act will die EU-Kommission junge Menschen von „riskanten“ sozialen Medien und Videoplattformen fernhalten. Dafür soll es umfassende Alterskontrollen im Netz geben – auch für Erwachsene.

netzpolitik.org/2026/eckpunkte…

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Hier kommt der europäische Social-Media-Bann: Mit dem neuen EU Kids Act will die EU-Kommission junge Menschen von „riskanten“ sozialen Medien und Videoplattformen fernhalten.

Dafür soll es #Alterskontrollen im Netz geben – auch für Erwachsene.

In diesem Text lest ihr:

📦 was das Gesetz bringen soll (etwa ein EU-weites Mindestalter für eigene Accounts von 15 Jahren und verpflichtende Alterskontrollen)

👎 welche Kritik es an den Plänen gibt

📋 was als nächstes passiert

netzpolitik.org/2026/eckpunkte…

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Un oligarca russo vicino a Putin ha pagato il matrimonio di Donald Trump Jr.


Secondo ProPublica Umar Kremlev, a capo della federazione di pugilato IBA, ha speso centinaia di migliaia di dollari di spese per le nozze alle Bahamas. Il portavoce di Donald Jr. non smentisce, mentre gli esperti di controspionaggio lanciano l'allarme.

Umar Kremlev, oligarca russo vicino a Vladimir Putin, ha pagato centinaia di migliaia di dollari di spese per il matrimonio di Donald Trump Jr. con Bettina Anderson, celebrato a maggio su due isole private delle Bahamas. Lo ha rivelato un'inchiesta di ProPublica, basata su documenti e sulle testimonianze di tre persone a conoscenza dell'evento. Kremlev ha coperto l'affitto di una delle due isole, dove si sono svolti il ricevimento e il pernottamento degli invitati, oltre ad altre spese rilevanti, tra cui lo spettacolo pirotecnico. Il suo staff ha inoltre contribuito anche all'organizzazione della festa. Alla richiesta di chiarimenti, il portavoce del figlio maggiore del presidente non ha negato che Kremlev abbia sostenuto quelle spese.

I pagamenti sono partiti da IB Challenger, una società di Dubai collegata all'International Boxing Association (IBA), la federazione internazionale di pugilato presieduta da Kremlev e finanziata per anni da Gazprom, il colosso energetico controllato dallo Stato russo. L'isola dove si è tenuto il ricevimento viene affittata per circa 100.000 dollari a notte, mentre l'azienda che ha organizzato lo spettacolo pirotecnico chiede circa 70.000 dollari per un'esibizione di questo tipo. I festeggiamenti si sono conclusi il 24 maggio, dopo tre giorni di elicotteri e idrovolanti in arrivo sulle isole e una torta nuziale a cinque piani fatta arrivare appositamente in aereo dalla Florida.

Gli invitati erano circa cinquanta, in gran parte familiari degli sposi, tra cui Jared Kushner ed Eric Trump. Il presidente ha invece scelto di non partecipare. Era presente anche un consistente gruppo di cittadini russi. Oltre a Kremlev, che non ha assistito alla cerimonia vera e propria, riservata a 18 persone, c'erano Elena Sobol, il suo braccio destro all'IBA, e Alexander Lagutin, imprenditore che ha ricoperto incarichi di vertice in un'azienda russa della difesa e in una società energetica sostenuta dallo Stato russa. Nelle decine di fotografie e nei video diffusi dalla famiglia Trump dopo le nozze, gli ospiti russi non compaiono.

"Se pago il tuo matrimonio, prima o poi mi dovrai qualcosa", ha dichiarato a ProPublica Frank Montoya Jr., ex funzionario dell'FBI che ha ricoperto incarichi di vertice nel controspionaggio. Non è chiaro se Kremlev abbia agito in coordinamento con il governo russo, ma secondo Montoya Trump Jr. così facendo si è esposto a un rischio: "Per il figlio del presidente dovrebbe essere impensabile una cosa del genere". Holden Triplett, direttore del controspionaggio al Consiglio per la Sicurezza Nazionale durante il primo mandato di Trump, ha spiegato che l'intelligence russa cerca spesso di costruire rapporti con funzionari americani e loro familiari: "Il denaro è un metodo collaudato per ottenere accesso".

L'inchiesta di ProPublica
Un oligarca vicino a Putin ha pagato il matrimonio di Donald Trump Jr.
Umar Kremlev ha coperto centinaia di migliaia di dollari di spese per le nozze alle Bahamas. I pagamenti sono partiti da una società di Dubai collegata alla federazione internazionale di pugilato che lui presiede, finanziata per anni da Gazprom.

Grafica di FocusAmerica 15 settembre 2026

Il percorso del denaro
Dallo Stato russo a un'isola delle Bahamas, in quattro passaggi
Chi finanzia Umar Kremlev, e da quale conto sono arrivati i soldi delle nozze del figlio maggiore del presidente.

Cremlino. Ad aprile Putin conferisce a Kremlev l'Ordine dell'Amicizia.
Gazprom. Il colosso energetico statale finanzia l'IBA per decine di milioni di dollari.
IB Challenger, Dubai. La società collegata all'IBA da cui partono i pagamenti.
Bahamas. L'isola del ricevimento si affitta a 100.000 dollari a notte.

24 maggio. I fuochi d'artificio partono da una chiatta davanti alla spiaggia, la torta a cinque piani arriva in aereo dalla Florida. Il conto lo ha pagato Umar Kremlev.

ProPublica non afferma che i fondi delle nozze siano di Gazprom: documenta che i pagamenti sono partiti dalla società di Dubai che l'IBA usa per le proprie transazioni.
Rivedi il percorso

Le tre cose da sapere
Il contoIl conto Chi è KremlevKremlev Perché contaPerché conta

Tre giorni di festa su due isole private
Le due voci di spesa che l'inchiesta quantifica con precisione. I prezzi sono quelli di listino dell'isola e della società che ha curato lo spettacolo pirotecnico.

Affitto dell'isola del ricevimentoDove si sono svolti il ricevimento e il pernottamento degli invitati
100.000$ a notte

Spettacolo pirotecnicoTariffa media della società per un'esibizione di questo tipo
70.000$

2
isole private alle Bahamas

3
giorni di festeggiamenti

5
piani della torta, arrivata in aereo

50
invitati al ricevimento

Chi c'era, e dove
Cerimonia (18) Solo ricevimento (32)

Alla cerimonia vera e propria erano presenti 18 persone. Kremlev non c'era: ha partecipato alle due serate successive, insieme a un gruppo di altri cittadini russi che non compaiono in nessuna delle fotografie diffuse dalla famiglia Trump.

La replica. Bettina Trump ha scritto su Instagram che il matrimonio si è celebrato il 22 maggio «solo con le nostre famiglie» e che Kremlev ha offerto le due serate successive come «un regalo di nozze straordinariamente generoso da parte di un amico».

Da un club di motociclisti al vertice del pugilato mondiale
In quindici anni Umar Kremlev, 43 anni, è passato da un cambio di cognome alla presidenza di una federazione internazionale finanziata da Gazprom.

Fino al 2010
Si chiamava Umar Lutfulloyev
Secondo il sito investigativo russo Proekt aveva precedenti penali per estorsione e lesioni. Il suo ufficio stampa sostiene che la fedina penale sia pulita.

Dopo il 2010
Entra nei Night Wolves
Nel club ultranazionalista di motociclisti sostenuto dal Cremlino assume un ruolo di primo piano.

2017
Segretario generale della Federazione russa di pugilato
Secondo Proekt, a favorire la nomina fu Alexei Rubezhnoi, oggi capo del servizio di sicurezza presidenziale.

2020
Presidente dell'IBA, con i soldi di Gazprom
La federazione era sull'orlo dell'insolvenza. Kremlev porta come sponsor il colosso energetico statale, che verserà decine di milioni di dollari.

Giugno 2023
Il CIO revoca il riconoscimento all'IBA
Le motivazioni: problemi di governance, poca trasparenza sui finanziamenti, dipendenza da un'unica azienda di Stato.

Gennaio 2025
Lettera aperta a Trump
Subito dopo l'insediamento, Kremlev chiede al presidente di riesaminare le decisioni del CIO in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028.

Settembre 2025
In pubblico con Trump Jr. a Istanbul
L'IBA lo invita a un dibattito sulla boxe. Dopo l'incontro annuncia che «questa alleanza non resterà simbolica».

Aprile 2026
Putin gli conferisce l'Ordine dell'Amicizia
Nello stesso periodo il governo ucraino lo sanziona per la vicinanza al presidente russo e ai servizi di sicurezza di Mosca.

22–24 maggio 2026
Le nozze alle Bahamas
Nei giorni precedenti, secondo i media statali cinesi, Kremlev era a Pechino durante la visita di Stato di Putin.

Quattro persone, un tavolo negoziale
Il punto sollevato dagli ex funzionari del controspionaggio non è il regalo in sé, ma dove arriva la catena di rapporti che quel regalo costruisce.

1

Vladimir Putin
Ad aprile decora Kremlev con un'onorificenza di Stato.

2

Umar Kremlev
Paga le spese del matrimonio. Non compare nelle liste pubbliche delle sanzioni statunitensi.

3

Donald Trump Jr.
Il Wall Street Journal lo definisce il consigliere politico più essenziale del padre.

4

Jared Kushner
Cognato di Trump Jr., era tra gli invitati. Guida i negoziati con la Russia sull'Ucraina.

Se pago il tuo matrimonio, prima o poi mi dovrai qualcosa
Frank Montoya Jr., ex funzionario dell'FBI con incarichi di vertice nel controspionaggio

Il denaro è un metodo collaudato per ottenere accesso
Holden Triplett, direttore del controspionaggio al Consiglio per la Sicurezza Nazionale nel primo mandato Trump

Il precedente
Giugno 2016: l'incontro alla Trump Tower
Trump Jr. accettò di vedere un'avvocata russa che gli offriva materiale compromettente su Hillary Clinton come parte del «sostegno della Russia e del suo governo» alla candidatura del padre. L'incontro divenne uno dei filoni dell'indagine Mueller, chiusa senza incriminazioni per insufficienza di elementi.

Fonte ProPublica, inchiesta del 14 settembre 2026, basata su documenti e su tre testimonianze dirette. Dichiarazioni dei portavoce di Donald Trump Jr. e di Umar Kremlev; post Instagram di Bettina Trump; ricostruzioni del sito investigativo russo Proekt; delibera del Comitato Olimpico Internazionale del giugno 2023. Ritratti: Wikimedia Commons.

Dai Night Wolves ai favori del Cremlino


Secondo i media statali cinesi, nei giorni precedenti alle nozze Kremlev si trovava in Cina insieme alla delegazione di Putin, in visita di Stato a Pechino il 19 e il 20 maggio. Con lui c'era anche Lagutin. L'ufficio stampa di Kremlev sostiene tuttavia che l'oligarca non facesse parte della delegazione ufficiale. Ad aprile Putin gli aveva conferito l'Ordine dell'Amicizia, un'onorificenza di Stato, mentre il governo ucraino lo ha sanzionato personalmente per la sua vicinanza al presidente russo e ai servizi di sicurezza di Mosca. Kremlev non compare invece nelle liste pubbliche delle sanzioni statunitensi, anche se, secondo una persona vicina ai vertici dell'IBA, avrebbe più volte confidato di temere l'apertura di un'indagine di Washington.

Fino al 2010 si chiamava Umar Lutfulloyev e, secondo il sito investigativo russo indipendente Proekt, aveva precedenti penali per estorsione e lesioni. Il suo ufficio stampa sostiene invece che abbia la fedina penale pulita. Dopo aver cambiato cognome, Kremlev è entrato nei Night Wolves, il club ultranazionalista di motociclisti sostenuto dal Cremlino, fino ad assumervi un ruolo di primo piano. Sempre secondo Proekt, lì avrebbe conosciuto Alexei Rubezhnoi, oggi capo del servizio di sicurezza presidenziale, che nel 2017 sarebbe intervenuto personalmente per favorire la sua nomina a segretario generale della Federazione russa di pugilato. Nel 2020 Kremlev è diventato presidente dell'IBA, allora sull'orlo dell'insolvenza, e ha portato con sé i finanziamenti di Gazprom, diventata sponsor ufficiale dell'organizzazione con versamenti per decine di milioni di dollari.

La vicinanza al potere russo ha accompagnato anche la sua ascesa economica. Secondo Proekt, Putin avrebbe utilizzato le leve dello Stato per trasformarlo in uno dei protagonisti del mercato russo delle scommesse sportive, mentre una delle società riconducibili a Kremlev sarebbe stata scelta per gestire la lotteria nazionale. Dopo la nazionalizzazione, nel 2023, della più grande catena di concessionarie automobilistiche del Paese, Kremlev ne è diventato anche il proprietario. Healthy Fatherland, un'organizzazione nella quale è fortemente coinvolto e guidata dalla sorella gemella di sua moglie, è inoltre finita sotto sanzioni ucraine per il presunto coinvolgimento in un programma di trasferimento di bambini ucraini dai territori occupati, formalmente giustificato come "riabilitazione".

Nel giugno 2023 il Comitato Olimpico Internazionale ha revocato all'IBA il riconoscimento come organismo di governo del pugilato olimpico, citando problemi di governance, la mancanza di trasparenza sulle fonti di finanziamento e la dipendenza da un'unica azienda statale. Kremlev ha così individuato in Trump un possibile alleato: nel gennaio 2025, subito dopo l'insediamento del presidente, gli ha indirizzato una lettera aperta chiedendogli di esaminare le decisioni del CIO in vista delle Olimpiadi di Los Angeles del 2028.

L'amicizia con Trump Jr. e il precedente del 2016


"Umar è un amico personale di Don", ha dichiarato il portavoce di Trump Jr., escludendo l'esistenza di rapporti d'affari tra i due. Si sarebbero conosciuti attraverso un amico comune nel mondo della caccia e avrebbero stretto un rapporto grazie alla comune passione per la boxe e le attività all'aria aperta. Il portavoce di Eric Trump ha invece affermato che l'altro fratello "non ha assolutamente idea" di chi sia Kremlev. L'ufficio stampa dell'oligarca parla di un "rapporto amichevole" nato "un paio di anni fa" e assicura che Kremlev non abbia mai discusso di politica con i suoi due amici americani altolocati.

Sostiene inoltre che l'IBA non abbia sostenuto spese per il matrimonio, senza però commentare i pagamenti effettuati dalla società di Dubai. Kushner, che contribuisce a guidare i negoziati del governo statunitense con la Russia sull'Ucraina, non ha voluto rispondere alle domande di ProPublica su questo episodio, così come non lo hanno voluto fare neppure la Casa Bianca e il governo russo.

I due si erano mostrati pubblicamente insieme nel settembre 2025 a Istanbul, dove l'IBA aveva invitato Trump Jr. a un dibattito sulla boxe con Kremlev, il pugile Manny Pacquiao e Rasheda Ali, figlia di Muhammad Ali. Secondo il suo portavoce, Trump Jr. non è stato pagato e si trovava già in Turchia per altri motivi. Dopo l'incontro, l'IBA aveva diffuso un comunicato annunciando che "questa alleanza non resterà simbolica" e che sarebbero seguite altre iniziative comuni. A luglio l'organizzazione ha inoltre debuttato negli Stati Uniti con un evento di pugilato a mani nude a Miami, segnato dall'arresto di Andrew Tate, l'influencer chiamato a presentarlo, e del fratello Tristan. Gli US Marshals li hanno fermati fuori dall'arena in seguito a una richiesta di estradizione del Regno Unito, dove i due sono accusati di stupro e tratta di esseri umani a fini sessuali, accuse che entrambi respingono.

Trump Jr. conosce bene anche il peso politico che possono assumere rapporti di questo genere. Nel giugno 2016 aveva incontrato alla Trump Tower un'avvocata russa dopo aver ricevuto un'email con cui lei gli offriva informazioni compromettenti su Hillary Clinton come parte del "sostegno della Russia e del suo governo" alla candidatura del padre. "Se è quello che dici è vero, mi piace, soprattutto più avanti in estate", rispose. L'incontro divenne uno dei filoni dell'indagine del procuratore speciale Robert Mueller sulla presunta collusione tra la campagna di Trump e la Russia, finita con un nulla di fatto per mancanza di elementi sufficienti per incriminarlo.

Oggi Trump Jr. è diventato nuovamente un importante centro di influenza politica: ha avuto un ruolo attivo nella scelta dei membri del governo del secondo mandato e il Wall Street Journal lo ha definito il consigliere politico "più essenziale" del padre. È proprio questa vicinanza al centro delle decisioni a rendere particolarmente rilevante l'interrogativo sollevato dagli esperti di controspionaggio: perché un uomo così vicino al sistema di potere di Putin abbia speso una somma considerevole per entrare nell'intimità della famiglia del presidente proprio mentre il cognato di Trump Jr. sta trattando con Mosca sulla fine della guerra in Ucraina?


Kushner: "Se Kyiv fa un passo indietro, l'accordo sull'Ucraina è pronto"


Il nodo territoriale resta il principale ostacolo a un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Lo ha detto Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump e uno degli inviati statunitensi impegnati nel negoziato, intervenendo in collegamento video l'11 settembre al forum Yalta European Strategy di Kyiv. Secondo Kushner, Washington ha ormai definito gran parte della cornice di una possibile intesa, comprese le garanzie di sicurezza e i meccanismi destinati a impedire una ripresa dei combattimenti.

Durante i colloqui di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha illustrato agli americani le proprie richieste territoriali. "Se l'Ucraina accettasse di arretrare fino a quella linea, il resto dell'accordo sarebbe sostanzialmente pronto. Ma al momento l'Ucraina non intende farlo", ha specificato Kushner. La richiesta russa riguarda in particolare il ritiro delle forze ucraine dalla parte della regione di Donetsk che resta sotto il controllo di Kyiv. L'Ucraina continua a escludere un ritiro dei suoi soldati da quei territori.

Washington intende cercare quindi, nelle parole di Kushner, una "soluzione creativa" che non contrasti con gli obiettivi ucraini e che, allo stesso tempo, possa convincere la Russia a fermare la guerra. L'inviato ha invitato le parti a guardare anche alle opportunità di sviluppo economico che potrebbero aprirsi dopo il conflitto e ha espresso la speranza che nelle prossime settimane possano essere annunciati nuovi passi. L'obiettivo immediato americano è quantomeno quello di riportare Russia e Ucraina allo stesso tavolo insieme agli Stati Uniti.

Mosca non considera chiuso il resto dell'accordo


Il Cremlino, però, da parte sua non conferma che tutti gli altri punti dell'intesa siano già stati definiti. Anzi proprio dopo il colloquio del 5 settembre, il consigliere di Putin per la politica estera Yuri Ushakov aveva riferito che il presidente russo ha ribadito la necessità di affrontare quelle che Mosca definisce le "cause profonde" del conflitto e che gli inviati americani avevano presentato una serie di proposte sui possibili percorsi verso un accordo.

Il 9 settembre Ushakov ha inoltre detto di non avere ancora visto la "roadmap" americana per la soluzione della guerra, pur confermando che durante i colloqui con Kushner e Steve Witkoff era stata discussa anche la possibilità di riprendere i contatti con Kyiv in un formato trilaterale con gli Stati Uniti.

Putin punta ancora sull'offensiva


Witkoff e Kushner sono stati a Mosca il 5 settembre e il giorno successivo a Kyiv. Per entrambi era la prima visita nella capitale ucraina nel ruolo di negoziatori statunitensi. I colloqui non hanno prodotto alcuna svolta negoziale, ma Washington sostiene che dalle due tappe sia emerse nuove idee da poter eventualmente sviluppare in un eventuale nuovo round trilaterale.

Tuttavia, sul campo di battaglia non sono emersi segnali di un cambiamento nella strategia del Cremlino. Secondo fonti citate da Bloomberg dopo l'incontro con gli inviati americani, Putin resta infatti fortemente intenzionato a proseguire la guerra e punta a conquistare l'intera regione di Donetsk, nella convinzione che l'esercito russo possa raggiungere questo obiettivo nei prossimi sei mesi, dopo aver spostato in avanti questa scadenza per la sedicesima volta dall'inizio dell'invasione su larga scala.


Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Für das Training von Verhaltensscannern wird die Berliner Polizei auch nicht anonymisierte Daten an Privatfirmen weitergeben. Damit könnten auch Passant:innen zu Trainingsmaterial werden. Das kam jetzt durch eine kleine Anfrage im Berliner Abgeordnetenhaus heraus.

netzpolitik.org/2026/ki-traini…