Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiesto a Donald Trump di intervenire militarmente contro gli Houthi, la milizia yemenita alleata dell'Iran, ma il presidente ha rifiutato. Giovedì scorso, come aveva rivelato Axios, il principe aveva chiamato Trump due volte mentre gli Houthi avanzavano verso la città costiera di Mokha e, durante la seconda telefonata, gli aveva chiesto di ordinare raid americani. Secondo il New York Times, il rifiuto ha lasciato Riyadh sempre più frustrata e delusa del comportamento della Casa Bianca proprio mentre l'Arabia Saudita si trova sempre più esposta nella guerra tra Stati Uniti e Iran. "In questo momento i sauditi sono davvero frustrati. In un certo senso è il loro scenario da incubo", ha detto al quotidiano Michael Ratney, ex ambasciatore americano a Riyadh.
L'Arabia Saudita sempre più esposta
Nei primi mesi del conflitto il regno saudita era rimasto relativamente al riparo dalle rappresaglie iraniane, a differenza dei Paesi vicini. Ora, mentre non si intravede ancora una fine delle ostilità e Teheran cerca di aumentare la pressione sugli Stati Uniti, l'Arabia Saudita è diventata uno dei suoi principali bersagli. Il Paese, che prima della guerra era il maggiore esportatore mondiale di petrolio, è stato colpito nelle ultime due settimane da gruppi sostenuti dall'Iran da est, sud e nord.
Il 31 agosto la Sidr, una petroliera della compagnia di Stato Bahri, è stata colpita nello Stretto di Hormuz e due marinai filippini sono morti e Riyadh ha accusato l'Iran. L'8 settembre gli Houthi hanno attaccato con missili e droni gli impianti di Saudi Aramco ad Abha, Najran e Jazan, ferendo 73 persone. Venerdì, dopo aver dichiarato a luglio un embargo sul petrolio saudita diretto verso il Mar Rosso, hanno battuto le forze yemenite alleate di Riyadh e conquistato l'isola strategica di Perim, nello Stretto di Bab el-Mandeb, arrivando così a controllare l'intera costa yemenita sul Mar Rosso.
Giovedì 10 settembre, secondo il Ministero dell'Energia saudita, alcuni droni partiti dall'Iraq avevano inoltre colpito l'oleodotto Est-Ovest nelle regioni di Riyadh e Medina, costringendo le autorità a chiuderlo per precauzione. L'Arabia Saudita ha attribuito l'attacco a una milizia irachena sostenuta dall'Iran, anche se nessun gruppo lo ha rivendicato. Il governo di Baghdad ha poi rimosso un comandante militare della provincia di Maysan, da dove, secondo le indagini, sarebbero partiti i droni.
L'oleodotto attraversa il regno dai giacimenti vicini al Golfo Persico fino ai terminal di esportazione sul Mar Rosso e può trasportare 7 milioni di barili al giorno. Dopo che l'Iran aveva di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, era diventato la principale via alternativa per il greggio saudita. Ad agosto l'amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, aveva affermato che la condotta aveva contribuito a stabilizzare i mercati più del massiccio rilascio di riserve strategiche guidato dagli Stati Uniti.
Arabia Saudita sotto attacco
Riyadh è accerchiata da tre lati, e Trump ha detto no
In due settimane l'Arabia Saudita è stata colpita da est, da sud e da nord. Quando Mohammed bin Salman ha chiesto al presidente americano di bombardare gli Houthi, si è sentito rispondere di no.
Grafica di FocusAmerica15 settembre 2026
La morsa intorno al regno 31 agosto – 11 settembre 2026
Arabia Saudita
Oleodotto Est-OvestCapacità: 7 milioni di barili al giorno
Yanbu
Abqaiq
Droni dall'IraqIraq
Petroliera colpitaHormuz
Houthi a Bab el-MandebHouthi
Impianti Aramco
Riyadh
Greggio in transito nell'oleodotto
0barili al giorno
L'oleodotto che permette al greggio saudita di evitare lo Stretto di Hormuz è chiuso dal 10 settembre, dopo un attacco con droni partiti dall'Iraq.
Rivedi la sequenza
Da est
31 agosto. Una petroliera saudita colpita nello Stretto di Hormuz: due marinai morti.
Da sud
8 e 11 settembre. Gli Houthi colpiscono tre impianti Aramco e conquistano l'isola di Perim.
Da nord
10 settembre. Droni partiti dall'Iraq mettono fuori uso l'oleodotto Est-Ovest.
1.200 km
La lunghezza della condotta che permette al greggio saudita di aggirare Hormuz
109,44$
Il picco toccato dal Brent lunedì, il più alto da maggio
0
I raid americani contro gli Houthi autorizzati da Trump
Le quattro facce della crisi
1Gli attacchiAttacchi 2Oleodotto 3Il petrolioPetrolio 4Trump
Quattro colpi in dodici giorni, sempre da una direzione diversa
Fino all'estate il regno era rimasto quasi al riparo dalle rappresaglie iraniane. Poi Teheran ha spostato la pressione sull'Arabia Saudita.
31 agostoEst
Stretto di Hormuz
La Sidr, petroliera della compagnia di Stato Bahri, viene colpita: muoiono due marinai filippini. Riyadh accusa l'Iran.
8 settembreSud
Abha, Najran e Jazan
Missili e droni degli Houthi colpiscono tre impianti di Saudi Aramco nel sud del regno: 73 feriti.
10 settembreNord
Regioni di Riyadh e Medina
Droni partiti dall'Iraq colpiscono l'oleodotto Est-Ovest. Il regno lo chiude per precauzione. Baghdad rimuove il comandante militare della provincia di Maysan.
11 settembreSud
Stretto di Bab el-Mandeb
Gli Houthi battono le forze yemenite alleate di Riyadh e conquistano l'isola di Perim: ora controllano l'intera costa yemenita sul Mar Rosso.
Sulla carta l'oleodotto sposta sette milioni di barili al giorno. Sul mare ne arrivano molti meno.
La condotta va da Abqaiq, nella provincia orientale, al porto di Yanbu sul Mar Rosso: 1.200 chilometri per aggirare lo Stretto di Hormuz. Ma non tutto quel greggio finisce su una nave.
Capacità di pompaggio: 7 milioni di barili al giorno
Limite di carico dei pontili: 4 milioni
2 mln
5 mln
2 milioni vanno alle raffinerie e alle centrali della costa occidentale, e non escono dal Paese.
5 milioni restano disponibili per l'esportazione dai terminali di Yanbu.
I pontili di Yanbu, però, caricano circa quattro milioni di barili al giorno. Anche quando l'oleodotto funziona a pieno regime, il collo di bottiglia non è il tubo: è il porto. Sostituire Hormuz, per l'Arabia Saudita, resta impossibile.
5-7 giorni
Quanto durano le scorte che coprono le esportazioni dal Mar Rosso, secondo Rystad Energy
120 mln
I barili sottratti al mercato da un mese di chiusura, secondo le stime di Kpler
Mesi
Il tempo per riparare la stazione di pompaggio, secondo Lipow Oil Associates
Il Brent ha chiuso poco sopra i 105 dollari, ma nella seduta ha sfiorato quota 110
Prezzi di chiusura di lunedì 14 settembre, dopo una settimana già in rialzo di circa il 9 per cento.
Brent
105,68$
Greggio americano
101,39$
Il riferimento internazionale, +1,0% in una seduta
Il West Texas Intermediate, +1,3% in una seduta
La seduta di lunedì, dollari al barile
104,61chiusura venerdì
109,44massimo
105,68chiusura
100103106109112
Il mercato per ora scommette sulle scorte saudite. Secondo Rystad Energy la calma può finire in fretta se il blocco supera i cinque-sette giorni coperti dalle riserve.
Mohammed bin Salman ha chiamato due volte la Casa Bianca. Ha ottenuto solo informazioni.
Giovedì 10 settembre, mentre gli Houthi avanzavano verso il porto di Mokha, il principe ereditario ha chiesto a Trump raid americani. Il presidente ha rifiutato.
Che cosa ha chiesto Riyadh
Due telefonate a Trump nello stesso giorno: nella seconda, la richiesta di bombardare gli Houthi.
Un intervento internazionale: il regno non vuole ripetere da solo la campagna militare contro gli Houthi, durata dieci anni.
Che cosa ha ottenuto
Nessun raid. Trump non vuole aprire un secondo fronte mentre la guerra con l'Iran resta senza scadenza.
Informazioni di intelligence e dati sugli obiettivi, più i 200 militari americani già nel regno con compiti non combattenti.
«In un certo senso è il loro scenario da incubo»Michael Ratney, ex ambasciatore americano a Riyadh, al New York Times
Per anni Riyadh ha investito miliardi e capitale politico nel rapporto personale con Trump e la sua famiglia. Al primo attacco diretto alle sue esportazioni, si è ritrovata sola.
Fonti: New York Times, Axios, Bloomberg, Ministero dell'Energia saudita, Saudi Aramco (risultati del primo trimestre 2026), Rystad Energy, Kpler, Lipow Oil Associates. Prezzi del petrolio: chiusure di lunedì 14 settembre 2026.
La posizione dell'attacco lungo l'oleodotto è indicativa: le autorità saudite non hanno reso noto quale stazione di pompaggio sia stata colpita. Confini e coste: Natural Earth.
Il petrolio sfiora i 110 dollari
Riyadh non ha comunicato l'entità dei danni né per quanto tempo l'oleodotto resterà chiuso. Secondo Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, una stazione di pompaggio sembra essere stata gravemente danneggiata: i sauditi potrebbero però aggirarla e riavviare il flusso a capacità ridotta, ma "a giudicare dalle immagini online, ci vorranno mesi per le riparazioni".
Non meraviglia quindi che lunedì il Brent, il riferimento internazionale, ha chiuso in rialzo dell'1% a 105,68 dollari al barile, dopo aver sfiorato i 110 dollari durante la seduta. Il greggio americano è salito dell'1,3% a 101,39 dollari. La settimana precedente i prezzi erano già aumentati di circa il 9%.
Secondo Janiv Shah, analista di Rystad Energy, la reazione relativamente contenuta mostra che il mercato confida ancora nelle scorte saudite per sostenere le esportazioni nel breve periodo, ma la situazione "potrebbe cambiare rapidamente" se l'interruzione superasse i 5-7 giorni attualmente coperti dalle riserve. Matt Smith, direttore della ricerca sulle materie prime di Kpler, stima che una chiusura di un mese, con l'esaurimento delle scorte nel porto di Yanbu, sul Mar Rosso, sottrarrebbe al mercato 120 milioni di barili, con un effetto "molto pesante sui prezzi, soprattutto in una fase in cui il mercato globale è già a corto di barili".
Anche nello Stretto di Hormuz la situazione resta precaria. Lunedì i Guardiani della rivoluzione iraniani hanno sostenuto, secondo l'agenzia Fars, che una petroliera battente bandiera panamense, la El Gaia, fosse esplosa e avesse preso fuoco dopo aver urtato delle mine nello Stretto, senza precisare quando sarebbe avvenuto l'incidente. Il Comando Centrale americano (CENTCOM) ha però smentito questa versione: secondo i militari statunitensi, la nave era stata colpita il mese scorso da un missile iraniano, che l'aveva messa fuori uso, e poi nuovamente nel fine settimana da un drone iraniano mentre si trovava al largo dell'Oman. La petroliera è stata ora rimorchiata da un Paese partner della regione.
"La falsa affermazione dei Guardiani della Rivoluzione è l'ennesimo esempio delle loro menzogne e dei loro tentativi di intimidazione, mentre cercano di ostacolare le navi commerciali nello stretto", ha scritto il CENTCOM su X.
🚫 CLAIM: Iran's Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) claims a Panama-flagged oil tanker recently struck a naval mine in the Strait of Hormuz. This is FALSE.✅ FACT: The Panama-flagged oil tanker El Gaia was struck by an Iranian missile last month and rendered inoperable.… pic.twitter.com/JXi2X8d5oV
— U.S. Central Command (@CENTCOM) September 14, 2026
Secondo il Ministero degli Esteri indiano, 13 dei 14 marinai indiani a bordo sono stati salvati e proseguono le ricerche dell'unico disperso. La nuova dichiarazione iraniana arriva tre settimane dopo il post su Truth Social con cui Trump, il 25 agosto, aveva assicurato che "tutte le mine sono state rimosse e/o fatte esplodere" nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz.
Riyadh punta sulla diplomazia
Il rifiuto di Trump di aiutare l'Arabia Saudita pesa ancora di più perché da anni il governo di Mohammed bin Salman, sovrano di fatto del Paese, ha investito miliardi di dollari e un considerevole capitale politico nella costruzione di rapporti personali con il presidente e con la sua famiglia. "Un Paese come l'Arabia Saudita investe così tanto in una partnership di sicurezza con gli Stati Uniti proprio per evitare un'eventualità del genere", ha detto Ratney.
Riyadh non vuole affrontare da sola gli Houthi, anche perché la precedente campagna militare saudita contro il gruppo yemenita si è trasformata in un conflitto logorante durato dieci anni. "Serve un sostegno internazionale, non solo dell'Arabia Saudita e dei Paesi della regione", ha scritto sabato Abdulrahman al-Rashed, editorialista vicino al governo, su un quotidiano di proprietà saudita.
Trump, tuttavia, appare poco disposto a lasciarsi trascinare in un nuovo fronte. "Già alle prese con un conflitto senza scadenza con l'Iran, con una Marina sovraccarica e scorte di munizioni in calo, non sorprende che non voglia aprire questo nuovo fronte. Ma per i sauditi è una delusione amara", ha detto al New York Times Dan Shapiro, ex alto funzionario del Pentagono per il Medio Oriente durante l'Amministrazione Biden.
Sabato, a Dublino, il presidente ha detto ai giornalisti che gli Houthi "ci hanno chiamato e non vogliono combattere con noi" e ha aggiunto, riferendosi all'Arabia Saudita: "C'è solo un Paese con cui non sono molto contenti e sistemeremo la cosa". Mohammed al-Bukhaiti, esponente politico degli Houthi, ha però negato qualsiasi contatto: "Non abbiamo comunicato con Trump, né gli abbiamo chiesto di non attaccarci".
Gli Stati Uniti continueranno comunque a fornire ai sauditi informazioni di intelligence sugli Houthi e dati sugli obiettivi. In Arabia Saudita sono già presenti circa 200 militari americani con compiti di supporto non combattente proprio per questo motivo. Un alto funzionario dell'Amministrazione ha spiegato ad Axios che Washington si concentra sulla libertà di navigazione nel Mar Rosso e intende mettere i partner regionali nelle condizioni di guidare la gestione delle crisi nell'area. Il viceammiraglio in pensione John W. Miller, ex comandante della Marina americana in Medio Oriente, ha detto al New York Times che un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti in Yemen resta comunque un'ipotesi sul tavolo.
Anche il dialogo con Teheran ha prodotto finora pochi risultati. L'incontro tra Iran e Paesi arabi del Golfo sulla situazione a Hormuz, previsto per lunedì a Salalah, in Oman, è stato rinviato improvvisamente domenica sera, senza che fosse fissata una nuova data e con le posizioni dei vari Paesi ancora molto distanti. Secondo la stampa del Golfo, proprio Riyadh aveva chiesto all'ultimo minuto di modificare la proposta di Iran e Oman sullo stretto, temendo che consolidasse uno status quo per lei inaccettabile, mentre il Bahrein aveva fatto sapere che non avrebbe partecipato. "Nell'interesse del consenso, la riunione regionale prevista per domani a Salalah è stata rinviata", ha scritto il Ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi.
Per Barbara Leaf, ex assistente Segretaria di Stato per il Vicino Oriente, intervistata dal New York Times, Riyadh continuerà comunque a puntare sulla diplomazia perché, nonostante anni di bombardamenti sauditi, americani e israeliani contro gli Houthi, "nessuno è in grado di trovare una soluzione militare". Il regno saudita potrebbe cercare insieme ai vicini e all'Iran un "insieme di accordi sgradevoli" per porre fine alla guerra, oppure rivolgersi alla Cina, che nel 2023 aveva già mediato il riavvicinamento tra Arabia Saudita e Iran, poi progressivamente logoratosi, anche se gli sforzi diplomatici di Pechino nella regione non hanno finora prodotto paci durature.
Tehran's attacks on commercial shipping and Gulf neighbours fuel regional tensions and disrupt energy route
The National
Gli Houthi conquistano Perim e arrivano allo Stretto di Bab el-Mandeb
Gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran, hanno conquistato venerdì l'isola strategica di Perim, conosciuta anche come Mayun, che si trova nel cuore dello Stretto di Bab el-Mandeb. La notizia è stata riferita dalla CNN sulla base di due fonti del governo yemenita e poi confermata da Reuters, che cita quattro fonti governative. Le forze fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale si sono ritirate dall'isola.
Contemporaneamente gli Houthi hanno preso anche il controllo di Dhubab, la cittadina costiera che si trova direttamente di fronte a Perim. Il controllo dei due punti mette per la prima volta il movimento in una posizione molto più favorevole per esercitare pressione sullo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale. Perim si trova infatti all'interno dello Stretto, ad appena 3,5 km dalla costa yemenita.
L'avanzata arriva appena un giorno dopo la conquista di Mokha, la città portuale sul Mar Rosso che le forze del governo yemenita avevano abbandonato al termine di un'offensiva terrestre durata diversi giorni. La caduta della città era stata riferita inizialmente al New York Times da due funzionari yemeniti. Gli Houthi hanno inoltre preso il controllo delle isole Hanish, un arcipelago che comprende anche Zuqar. In pochi giorni il gruppo ha quindi compiuto la sua più importante espansione territoriale da anni lungo la strategica costa occidentale dello Yemen.
Gli Houthi non hanno necessariamente la capacità di "chiudere" completamente il Bab el-Mandeb, ma ora controllano posizioni su entrambe le sponde yemenite del tratto più sensibile dello Stretto e possono aumentare in modo significativo la pressione militare sulla navigazione commerciale. Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e, attraverso il Canale di Suez, costituisce una delle principali rotte tra Asia ed Europa. Prima dell'attuale escalation vi transitava circa il 7% della produzione petrolifera mondiale. La sua importanza è cresciuta ulteriormente dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha fortemente ridotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.
L'Arabia Saudita ha infatti aumentato l'utilizzo dell'oleodotto East-West, che trasporta il greggio dai giacimenti orientali ai terminal sul Mar Rosso, proprio per aggirare Hormuz. Il controllo Houthi di Perim e Dhubab minaccia ora anche questa via alternativa e offre indirettamente a Teheran una leva su entrambi i principali passaggi marittimi ai lati della penisola arabica. Secondo Reuters, l'offensiva degli ultimi giorni è stata condotta con la guida diretta di esponenti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, anche se ufficialmente Teheran nega invece di aver impartito ordini militari agli Houthi.
Le tensioni hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici. Dopo essere salito oltre i 105 dollari al barile giovedì e aver toccato venerdì i massimi da metà maggio, il Brent ha poi ripiegato intorno ai 104 dollari sulle notizie di possibili contatti diplomatici per attenuare le restrizioni alla navigazione attraverso Hormuz. Nonostante il calo, il petrolio resta avviato verso un rialzo settimanale superiore all'8%.
Yemen, gli Houthi sullo Stretto
Dopo Mokha, gli Houthi arrivano a Perim, al centro di Bab el-Mandeb
Con Hormuz semiparalizzato dalla guerra con l'Iran, l'Arabia Saudita esporta il suo greggio dal Mar Rosso. Ma quella rotta di riserva esce da Bab el-Mandeb: in due giorni gli Houthi hanno preso Mokha e Dhubab e, secondo fonti del governo yemenita, sono sbarcati sull'isola che divide lo Stretto.
Grafica di FocusAmerica11 settembre 2026
Le due porte del petrolio arabo
Rotte marittime Oleodotto Est-Ovest Spessore proporzionale ai barili al giorno
1Hormuz 2Yanbu 3Bab el-Mandeb
Hormuz. Prima della guerra passavano dallo Stretto 20,9 milioni di barili al giorno, un quinto dei consumi mondiali. Mercoledì lo hanno attraversato 7 navi, la metà della media.
Yanbu. Per aggirare Hormuz, Riyadh pompa il greggio per 1.200 km fino al Mar Rosso: l'oleodotto porta al massimo 7 milioni di barili al giorno, un terzo di ciò che passava dallo Stretto.
Bab el-Mandeb. Le petroliere dirette in Asia escono dal Mar Rosso da qui. In due giorni gli Houthi sono scesi per 75 km da Mokha fino all'isola di Perim, al centro dello Stretto.
Rotte e oleodotto hanno un tracciato indicativo. Flussi negli Stretti: media del primo semestre 2025 (EIA). Oleodotto: capacità massima dichiarata da Aramco.
Da Mokha allo Stretto
In due giorni gli Houthi sono scesi da Mokha fino all'isola al centro dello Stretto
Tocca un luogo sulla mappa o nell'elenco per leggere che cosa è successo.
Mokha: presa dagli Houthi il 10 settembre. Zuqar: presa dagli Houthi secondo AFP. Isole Hanish: raggiunte dagli Houthi. Dhubab e Perim: prese dagli Houthi l'11 settembre, secondo fonti del governo yemenita.
Avanzata degli Houthi, 10–11 settembre
Il traffico di mercoledì
Mercoledì a Hormuz è passata metà delle navi, a Bab el-Mandeb il traffico reggeva ancora
Transiti di mercoledì 9 settembre, prima della caduta di Mokha e di Perim, e media dei dieci giorni precedenti. Per Bab el-Mandeb si contano le navi che trasportano materie prime; le navi con il transponder spento sfuggono al conteggio.
Stretto di Hormuz
7
Bab el-Mandeb
28
navi, contro una media di 14: la metà
navi, contro una media di 27
Transito di mercoledìTransito mancante rispetto alla mediaOltre la media
Il precedente. Gli Houthi hanno già dimezzato una volta il traffico di Bab el-Mandeb: dopo gli attacchi alle navi iniziati a fine 2023, il petrolio in transito è sceso a meno della metà.
I mercati
Il Brent ha superato i 107 dollari, il livello più alto da maggio
Prezzo del greggio di riferimento internazionale nella giornata del 10 settembre.
107,40$
dollari al barile
+6,1% in un giorno
Circa 101 dollari prima della notizia, 105,40 dopo la caduta di Mokha, 107,40 più tardi nella giornata.
Il punto
Con Perim gli Houthi non si affacciano più sullo Stretto: ci sono dentro. L'asse guidato dall'Iran può ora minacciare insieme le due uscite del petrolio arabo, proprio mentre Riyadh sposta il suo greggio dall'una all'altra.
Fonte EIA (flussi di petrolio negli Stretti, 2023–primo semestre 2025); Aramco e IEA (oleodotto Est-Ovest); Reuters su dati di tracciamento navale (transiti del 9 settembre); The National e CNN (Brent, 10 settembre); Reuters, AFP, CNN e AP (situazione sul terreno, 10–11 settembre). Mappe: Natural Earth.
MBS chiede a Trump di intervenire
La gravità della situazione aveva già spinto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a chiedere direttamente agli Stati Uniti di entrare in azione. Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, giovedì MBS ha telefonato due volte al presidente Donald Trump mentre gli Houthi avanzavano su Mokha. Nella prima conversazione lo ha informato del rapido deterioramento della situazione; alcune ore dopo lo ha richiamato chiedendogli di ordinare attacchi americani contro il movimento yemenita. Trump ha rifiutato.
Secondo i funzionari statunitensi citati da Axios, per il momento l'Amministrazione Trump non intende aprire un nuovo fronte con un intervento militare diretto contro gli Houthi in quanto la priorità resta concentrare le forze americane sull'Iran e sullo Stretto di Hormuz. Washington ha tuttavia deciso di aumentare il sostegno a Riyadh, fornendo informazioni di intelligence sugli Houthi e dati utili all'individuazione degli obiettivi. Circa 200 militari statunitensi si trovano già in Arabia Saudita con compiti di supporto non operativo.
Giovedì anche l'ammiraglio Brad Cooper, comandante dello U.S. Central Command, si è recato nel regno per riunioni urgenti di coordinamento, secondo Axios. La richiesta di MBS segna un netto cambiamento rispetto a luglio. All'inizio della nuova escalation, il principe ereditario aveva chiesto a Trump soltanto un sostegno politico per un attacco saudita all'aeroporto di Sanaa, precisando che Riyadh non aveva bisogno di assistenza militare americana. All'epoca Trump aveva dato il proprio assenso.
Dopo l'ulteriore avanzata degli Houthi, l'Arabia Saudita ha però intensificato direttamente la propria risposta. Venerdì l'aviazione saudita ha colpito l'aeroporto di Mokha, appena conquistato dal gruppo militante, secondo Associated Press. Non sono stati immediatamente segnalati morti o danni significativi. Le forze del governo yemenita hanno inoltre annunciato di voler impiegare armi e velivoli in una controffensiva per riconquistare le zone perdute lungo il Mar Rosso e hanno invitato i civili a evitare la strada tra Taiz e Mokha.
La nuova fase del confronto era iniziata dopo che, a luglio, l'Arabia Saudita aveva impedito l'atterraggio a Sanaa di un aereo iraniano che trasportava alti dirigenti Houthi di ritorno dai funerali dell'ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Gli Houthi avevano reagito colpendo petroliere saudite nel Mar Rosso e successivamente impianti energetici del regno. Riyadh e i suoi alleati yemeniti avevano successivamente risposto con raid aerei e fallimentari offensive terrestri.
Un alto funzionario dell'Amministrazione Trump ha spiegato ad Axios che Washington intende ora proteggere i propri interessi essenziali, a partire dalla libertà di navigazione nel Mar Rosso, lasciando però agli alleati regionali la guida della risposta alla crisi. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, mantengono un dialogo continuo con l'Arabia Saudita e con il governo della Repubblica dello Yemen.
Il corridoio petrolifero saudita sempre più sotto pressione
Per l'Arabia Saudita e i suoi alleati yemeniti, la perdita di Mokha, Dhubab e Perim rappresenta un colpo molto più grave di quanto apparisse soltanto ventiquattr'ore prima. Farea Al-Muslimi, esperto di Yemen di Chatham House, aveva già detto al New York Times che la conquista di Mokha avrebbe messo Stati Uniti, sauditi e loro alleati "in una situazione molto più difficile di quella in cui già si trovano". La successiva caduta di Perim rende ancora più concreto quel rischio.
Le conseguenze dell'escalation sul settore energetico saudita sono già rilevanti. Secondo l'ultimo rapporto dell'International Energy Agency, pubblicato oggi, l'offerta saudita di greggio è scesa ad agosto di 2,3 milioni di barili al giorno, fino a 6 milioni: il livello più basso da oltre trent'anni. L'IEA attribuisce il calo anche agli attacchi contro navi in transito proprio nello Stretto di Bab el-Mandeb, così come contro infrastrutture energetiche saudite, tra cui la raffineria di Jazan e il traffico marittimo nell'area di Yanbu.
Le immagini satellitari analizzate da Reuters hanno inoltre mostrato giovedì del fumo nei pressi dell'oleodotto East-West a sud di Medina. Non è stato possibile stabilire la causa e né il governo saudita né Saudi Aramco avevano confermato un incidente. L'infrastruttura è diventata essenziale dall'inizio della guerra perché consente di trasferire il petrolio dalla costa orientale saudita ai terminal del Mar Rosso evitando Hormuz.
Fino alla sua caduta, Mokha era controllata dalle forze del generale Tareq Saleh, nipote dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh e vicepresidente del Consiglio presidenziale che guida il governo yemenita. Saleh ha annunciato di aver ordinato alle proprie truppe di riorganizzarsi e di istituire un centro di comando alternativo in un luogo sicuro, d'intesa con la coalizione militare guidata da Riyadh.
Il Ministero degli Esteri legato agli Houthi ha sostenuto che la navigazione resta "sicura" e che il movimento non intende rappresentare una minaccia al traffico commerciale. Ha inoltre affermato di essere disposto a partecipare a un sistema regionale per la sicurezza della navigazione, chiedendo alla comunità internazionale di fare pressione su Riyadh perché interrompa gli attacchi contro lo Yemen. Le dichiarazioni contrastano però con i ripetuti attacchi Houthi contro petroliere, navi commerciali e infrastrutture saudite delle ultime settimane.
Mohammed al-Bukhaiti, dirigente politico degli Houthi, ha detto al New York Times che l'obiettivo del gruppo è ora ripristinare la piena sovranità dello Yemen e affrontare "il nemico saudita", non ampliare il territorio sotto il proprio controllo. L'avanzata fino a Perim mostra però quanto rapidamente il conflitto yemenita, rimasto relativamente congelato dopo la tregua del 2022, sia tornato a intrecciarsi con la guerra regionale tra Iran e Stati Uniti.
Gli Houthi controllano Sanaa dal 2014. Poco dopo, una coalizione guidata dall'Arabia Saudita intervenne militarmente nel tentativo di riportare al potere il governo riconosciuto a livello internazionale. Dopo anni di combattimenti e una fragile tregua raggiunta nel 2022, il fronte era rimasto sostanzialmente stabile. La fulminea offensiva di questa settimana e la conquista di posizioni direttamente affacciate sullo Stretto di Bab el-Mandeb rischiano ora di riaprire pienamente la guerra civile e, allo stesso tempo, di trasformare uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo in un nuovo fronte della guerra tra Washington e Teheran.
Houthis say they confronted Saudi planes allegedly trying to stop Iranian civilian aircraft from landing in Sanaa.
Al Jazeera
Otttoz
in reply to Marco Cappato • • •