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La Corte Suprema è molto meno schierata di quello che pensiamo


Nell'ultimo libro l'ex portavoce del Department of Justice Sarah Isgur sostiene che la Corte Suprema non è il blocco monolitico 6-3 raccontato dai media ma un 3-3-3 più sfaccettato

Sarah Isgur, ex portavoce del Dipartimento di Giustizia durante l'indagine sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016, ha pubblicato un libro intitolato Last Branch Standing con un obiettivo dichiarato: smontare la narrazione dominante sulla Corte Suprema degli Stati Uniti. Il modo più diffuso di descrivere oggi la Corte è dire che è "6-3", cioè composta da sei giudici nominati da presidenti repubblicani e tre da presidenti democratici, e che funziona di conseguenza come un blocco conservatore stabile al servizio del Partito Repubblicano. Secondo Isgur, oggi co-conduttrice del podcast Advisory Opinions e senior editor della rivista Dispatch, questa lettura è sbagliata: la Corte è un'istituzione molto più sfaccettata, e a suo giudizio è anche l'unico ramo del governo federale americano che continua a funzionare come i padri costituenti avrebbero voluto.

I numeri, sostiene l'autrice, contraddicono la narrazione del 6-3 monolitico. Negli Stati Uniti l'anno giudiziario della Corte Suprema va da ottobre a giugno e prende il nome dall'anno di inizio. Nell'anno giudiziario 2024-25 il 42% delle decisioni della Corte è stato unanime, mentre solo il 15% si è chiuso effettivamente con la spaccatura ideologica 6-3, cioè con i sei nominati repubblicani da un lato e i tre nominati democratici dall'altro. Negli ultimi vent'anni oltre il 90% dei casi è stato deciso con almeno un giudice di nomina democratica nella maggioranza. La cosiddetta Roberts Court, dal nome del giudice capo John Roberts in carica dal 2005, rovescia inoltre meno precedenti delle Corti del passato: 1,6 in media all'anno, contro i 3,1 della Warren Court degli anni Cinquanta e Sessanta e i 3,4 della Burger Court degli anni Settanta. Anche il volume di lavoro si è ridotto: la Corte tratta circa 60 casi all'anno, contro i 150 dei primi anni Ottanta, su circa 4.000 ricorsi ricevuti.

Per testare la solidità della narrazione mediatica Isgur racconta di aver dato in pasto a un modello di intelligenza artificiale tutti i ricorsi dell'anno giudiziario 2024-25 e di aver chiesto al modello di prevedere come sarebbero finiti i casi. L'algoritmo ha previsto un esito 6-3 ideologico nel 42% delle volte, quando nella realtà il 42% dei casi era stato deciso all'unanimità. I modelli linguistici, scrive l'autrice, riflettono la copertura della stampa, e il numero di volte in cui termini come "democratici", "repubblicani", "liberali" e "conservatori" sono applicati alla Corte sui giornali statunitensi è triplicato tra il 1980 e il 2023.

Per leggere correttamente la Corte, sostiene Isgur, servono due assi e non uno. L'asse orizzontale è quello ideologico classico, da liberale a conservatore. L'asse verticale è quello che l'autrice chiama istituzionalista: misura quanto un giudice tenga al precedente, alla coerenza della Corte nel tempo, alla legittimità complessiva dell'istituzione, alla scelta di decidere in modo ampio o ristretto. Un giudice istituzionalista preferisce non rovesciare le sentenze passate e cerca di scrivere decisioni il più condivise possibile; un giudice non istituzionalista è disposto a ribaltare i precedenti se li considera sbagliati. Su questo secondo asse Brett Kavanaugh e Neil Gorsuch, pur essendo entrambi giudici cresciuti nella Federalist Society, la rete dei giuristi conservatori americani, e quasi indistinguibili ideologicamente, sono lontanissimi: nell'anno giudiziario 2024-25 Kavanaugh ha votato più spesso con Elena Kagan e Sonia Sotomayor, due giudici di nomina democratica, che con Gorsuch. Allo stesso modo Kagan e Roberts, ideologicamente opposti, si trovano vicini sull'asse istituzionalista; mentre Ketanji Brown Jackson e Gorsuch, agli antipodi politici, condividono lo stesso disinteresse per il precedente.

Applicando i due assi insieme, Isgur sostiene che la Corte sia in realtà un 3-3-3. Da una parte ci sono tre giudici che lei chiama deciders, decisori, quasi sempre in maggioranza: il giudice capo Roberts e Amy Coney Barrett al 91% delle volte, Kavanaugh al 94%, un record per la Corte moderna. Sono i giudici di centro istituzionale, quelli che determinano l'esito di quasi tutti i casi. Dall'altra parte ci sono i tre conservatori più radicali, che l'autrice chiama honey badgers, "tassi del miele", un animale noto per la sua aggressività: Clarence Thomas, Samuel Alito e Gorsuch sono i meno istituzionalisti e i più disposti a rovesciare i precedenti, e in disaccordo tra loro in oltre il 40% dei casi. Infine i tre giudici di nomina democratica: Sotomayor, Kagan e Jackson. Il caso emblematico citato all'inizio del libro è una sentenza del 2023 sui drag show in Florida: voto 6-3, ma con Thomas, Alito e Gorsuch in dissenso, cioè con i tre conservatori più intransigenti dalla parte perdente.

Il cuore politico del libro non è però la Corte ma il Congresso. Secondo Isgur il Parlamento americano ha smesso di legiferare. Non completa nei tempi previsti la legge di bilancio annuale dal 1996 e ha delegato di fatto la produzione normativa al presidente, attraverso gli ordini esecutivi, e ai giudici, attraverso il contenzioso. In un'intervista al podcast GD Politics di Galen Druke, l'autrice ha detto che gli elettori americani "hanno mandato al Congresso persone che non vogliono fare i parlamentari, sembrano voler fare gli influencer su Instagram". Da qui, sostiene, l'impressione errata che ogni controversia politica si decida davanti alla Corte: in realtà il Congresso potrebbe correggere quasi tutte le sentenze approvando una legge, come fece negli anni Ottanta con il Voting Rights Act, la legge federale sul diritto di voto, o nel 2009 con il Lilly Ledbetter Act sulla parità salariale. Quando il presidente cancella il debito studentesco con un ordine esecutivo e la Corte lo annulla, secondo Isgur i titoli dei giornali sbagliano bersaglio: la Corte sta solo dicendo che il debito può essere cancellato per legge dal Congresso, non da un presidente che decide da solo.

Un'altra prova della tesi dell'autrice è il rapporto teso tra la Corte e il presidente Donald Trump, che pure ha nominato tre dei nove giudici. La prima amministrazione Trump ha avuto il tasso di successo più basso davanti alla Corte di qualsiasi presidenza dell'ultimo secolo, peggiore di quello di Obama, Biden e dello stesso Bush padre. Anche nel secondo mandato i giudici nominati da Trump hanno spesso votato contro l'amministrazione: sulle espulsioni rapide di stranieri sospettati di legami con gruppi criminali, sulla decisione di mettere alle dipendenze federali la Guardia Nazionale di alcuni Stati, sui dazi e, secondo la previsione dell'autrice, probabilmente anche sulla cittadinanza per nascita, ossia il principio per cui chiunque nasca su suolo americano è cittadino statunitense. Su quest'ultimo tema sono proprio i conservatori della Corte a difendere la lettura testuale del Quattordicesimo Emendamento contro l'argomento dell'amministrazione, che chiede di reinterpretarlo. Le critiche del presidente ai suoi stessi nominati, secondo l'autrice, sono una prova indiretta dell'indipendenza della Corte.

La parte più pessimistica del libro riguarda invece il sistema di nomina dei giudici. Fino al 2013 al Senato americano vigeva una regola informale chiamata filibuster: per chiudere il dibattito su una nomina servivano 60 voti su 100, e questo costringeva la maggioranza a cercare almeno qualche voto dall'opposizione, spingendo verso candidati moderati. Nel 2013 il leader democratico Harry Reid abolì la soglia dei 60 voti per le nomine dei tribunali federali inferiori, e nel 2017 il leader repubblicano Mitch McConnell la abolì anche per i giudici della Corte Suprema. Da allora bastano 51 voti, cioè la maggioranza semplice del proprio schieramento. Per Isgur è stato un disastro per la legittimità del giudiziario, perché ha trasformato il processo di conferma da una sorta di elezione generale, dove servono voti anche dall'altra parte, a una specie di primaria, dove contano solo i voti dei propri sostenitori. Il risultato sono giudici sempre più estremi: i nominati di Biden sono stati più liberali di quelli di Obama, quelli di Trump più conservatori di quelli di Bush figlio. L'attuale Corte, osserva l'autrice, è ancora un'eredità del vecchio sistema: tutti i suoi membri sono stati confermati quando il filibuster era ancora in vigore o era stato appena abolito. I prossimi nominati saranno il primo vero test della Corte post-filibuster.

Tra le riforme proposte nel libro Isgur predilige il modello "two-track", a due binari, elaborato dai giuristi Thomas Harvey e Thomas Koenig: un giudice potrebbe essere confermato o con 60 voti al primo passaggio, oppure con maggioranza semplice ma soggetta a un secondo voto del Senato dopo l'elezione successiva, lasciando così agli elettori il giudizio finale su chi stia agendo in buona fede. L'autrice è invece contraria sia all'allargamento del numero dei giudici sia all'introduzione di limiti di mandato. Aumentare il numero dei giudici, secondo lei, distruggerebbe la natura contromaggioritaria della Corte, cioè la sua funzione costituzionale di proteggere i diritti delle minoranze contro le maggioranze del momento. I limiti di mandato trasformerebbero invece le candidature in spot da campagna elettorale, con i candidati alla presidenza che annunciano i propri giudici come si fa con i vicepresidenti, selezionati per carisma più che per dottrina giuridica; e creerebbero incentivi perversi per i giudici in carica, che potrebbero ritardare le decisioni in base alla composizione futura della Corte.

La conclusione del libro è cauto-ottimista e quasi paternalistica. Per Isgur il problema non è la Corte ma la politica americana, e in particolare un Congresso che ha abdicato al proprio ruolo. L'autrice invita a discutere idee, presumere la buona fede degli avversari, votare alle primarie e ricostruire le istituzioni dal basso, e cita la lettera che George Washington scrisse nel 1790 alla congregazione ebraica di Newport, in cui l'America veniva descritta come una terra in cui "ciascuno siede in sicurezza sotto la propria vite e il proprio fico". Va detto che si tratta di una posizione che riflette il punto di vista di Isgur, repubblicana moderata e voce del mondo giuridico conservatore: i suoi dati sull'assenza di un blocco 6-3 monolitico sono verificabili, ma le sue conclusioni sulla natura sostanzialmente non partigiana della Corte e sulla bontà delle sue scelte istituzionali restano una tesi d'autore, non un dato neutro.

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SQL Server 2025 e Azure SQL: vettori, modelli AI nativi e agenti autonomi nel database
#tech
spcnet.it/sql-server-2025-e-az…
@informatica


SQL Server 2025 e Azure SQL: vettori, modelli AI nativi e agenti autonomi nel database


SQL Server 2025: un database nativamente AI


Con il rilascio di SQL Server 2025 (versione 17.x) e i progressivi aggiornamenti di Azure SQL Database, Microsoft ha compiuto un salto qualitativo radicale: non si tratta più di integrare l’intelligenza artificiale come funzionalità accessoria, ma di rendere il database stesso una piattaforma AI di prima classe. Vettori, modelli esterni, agenti autonomi e GitHub Copilot nel gestore dello studio: in questo articolo esploriamo tutto ciò che i professionisti IT devono conoscere.

Tipo di dato VECTOR e ricerca semantica con DiskANN


Il cambiamento più strutturale è l’introduzione del tipo di dato nativo VECTOR, supportato dall’indice DiskANN (Disk-based Approximate Nearest Neighbor), un algoritmo ottimizzato per la ricerca di similarità in grandi dataset ad alta dimensionalità.

Un vettore di embedding è una rappresentazione numerica densa di un contenuto (testo, immagine, documento) in uno spazio ad alta dimensionalità. SQL Server 2025 supporta vettori fino a 1536 dimensioni, compatibili con i modelli di embedding Azure OpenAI come text-embedding-3-large.

-- Creazione tabella con colonna vettoriale
CREATE TABLE Documenti (
    Id INT PRIMARY KEY,
    Testo NVARCHAR(MAX),
    Embedding VECTOR(1536)
);

-- Ricerca di similarità semantica tramite distanza coseno
SELECT TOP 5
    Id,
    Testo,
    VECTOR_DISTANCE('cosine', Embedding, @queryEmbedding) AS Distanza
FROM Documenti
ORDER BY Distanza ASC;

La funzione VECTOR_DISTANCE supporta le metriche cosine, euclidean e dot. In marzo 2026 Microsoft ha annunciato ulteriori ottimizzazioni tramite quantizzazione (riduzione della precisione vettoriale per risparmiare storage e accelerare il calcolo) e iterative filtering, disponibili sia su Azure SQL Hyperscale che su SQL Database in Microsoft Fabric.

CREATE EXTERNAL MODEL: modelli AI come oggetti database


Una delle novità più significative per gli sviluppatori è la possibilità di registrare modelli AI esterni come oggetti database di prima classe, con la stessa dignità di una tabella o di una view.

-- Registrazione di un modello Azure OpenAI come external model
CREATE EXTERNAL MODEL AzureOpenAI_Ada
WITH (
    LOCATION = 'https://mio-endpoint.openai.azure.com/',
    API_KEY = 'secret-key',
    API_TYPE = 'azure_openai',
    DEPLOYMENT = 'text-embedding-ada-002',
    TASK = 'EMBEDDINGS'
);

Una volta registrato, il modello è disponibile per tutte le query T-SQL dell’istanza, con gestione automatica del retry per i fallimenti transitori e supporto per il versioning (A/B testing tra deployment diversi).

La stored procedure sp_invoke_external_rest_endpoint consente invece di chiamare qualsiasi API REST direttamente da T-SQL, incluse OpenAI, Azure OpenAI, Anthropic e anche modelli locali come Ollama:

EXEC sp_invoke_external_rest_endpoint
    @url = 'https://api.openai.com/v1/embeddings',
    @method = 'POST',
    @headers = '{"Authorization": "Bearer sk-xxx", "Content-Type": "application/json"}',
    @payload = '{"input": "testo da vettorializzare", "model": "text-embedding-3-small"}',
    @response = @json OUTPUT;

RAG nativo: addio al database vettoriale separato


Il pattern Retrieval-Augmented Generation (RAG) — recuperare contesto rilevante da una base di conoscenza per arricchire il prompt di un LLM — si implementa ora interamente all’interno di SQL Server, senza bisogno di database vettoriali separati come Pinecone, Milvus o Weaviate.

Il flusso tipico è:

  1. Inserire i documenti nella tabella con colonna VECTOR
  2. Generare gli embedding tramite CREATE EXTERNAL MODEL o sp_invoke_external_rest_endpoint
  3. Archiviare i vettori nella stessa tabella dei dati operativi
  4. Al momento della query, vettorializzare il testo dell’utente e cercare i k documenti più simili con VECTOR_DISTANCE
  5. Passare i documenti recuperati come contesto all’LLM

Questo approccio elimina la complessità della sincronizzazione tra il database relazionale e quello vettoriale, riducendo la latenza e semplificando enormemente la gestione della sicurezza (un solo perimetro di autorizzazione).

Per scenari ibridi, è disponibile anche l’integrazione con Azure AI Search, che combina full-text search tradizionale con ricerca vettoriale semantica.

Agenti AI autonomi e GitHub Copilot in SSMS 22


SQL Server 2025 introduce il concetto di agente AI integrato nel database: un componente che riceve richieste in linguaggio naturale, le traduce in T-SQL, le esegue e ragiona sui risultati per determinare i passi successivi, rispettando il modello di sicurezza e i permessi SQL Server.

Azure SQL Database Hyperscale espone un SQL MCP Server (endpoint Model Context Protocol, ora in public preview), che consente ad agenti AI e Copilot di connettersi al database e ragionare sui dati SQL per applicazioni cloud-native.

GitHub Copilot in SSMS 22 è diventato generalmente disponibile l’11 novembre 2025. Le funzionalità principali:

  • Chat in linguaggio naturale per interrogare il database o costruire query T-SQL
  • Slash command: /doc per la documentazione, /fix per la correzione errori, /explain per la spiegazione di query complesse
  • Database instructions: contesto specifico del database e regole di business memorizzati come extended properties, che Copilot applica automaticamente
  • Autocompletamento contestuale nell’editor query (disponibile dalla versione SSMS 22.2.1, rilasciata il 21 gennaio 2026)


Machine Learning Services e integrazione con i framework AI


SQL Server Machine Learning Services — disponibile sin da SQL Server 2016 con R e poi Python — continua a essere supportata in SQL Server 2025. Permette di eseguire script Python e R in-database, senza spostare i dati fuori da SQL Server, mantenendo il perimetro di sicurezza e riducendo l’overhead di rete.

SQL Server 2025 aggiunge il supporto ai principali framework di orchestrazione AI:

  • LangChain: il pacchetto langchain-sqlserver abilita chatbot con pattern RAG sui dati SQL, con orchestrazione tramite LangChain e UI via Chainlit
  • Semantic Kernel: SDK open source Microsoft per .NET (e altri linguaggi), include un connettore nativo per il vector store di SQL Server, permettendo di costruire agenti e applicazioni RAG che chiamano modelli, strumenti e SQL Server in modo integrato
  • LSTM e architetture ibride: l’integrazione con Long Short-Term Memory offre un framework per agenti che devono mantenere stato contestuale su sequenze di interazioni


Copilot in Azure SQL Database


Microsoft Copilot in Azure SQL Database — in GA dall’11 aprile 2025 — offre esperienze AI-assisted per DBA e sviluppatori:

  • Risposta a domande sulle performance del database in linguaggio naturale
  • Troubleshooting tramite Dynamic Management Views e Query Store
  • Generazione T-SQL da descrizioni plain-text con spiegazione dettagliata delle query
  • Code completion nell’editor query di Fabric e quick actions per fix/explain

Il sistema analizza i metadati del database (nomi tabelle, colonne, struttura) per generare suggerimenti contestuali senza accedere ai dati effettivi.

Requisiti e disponibilità


Le funzionalità core — tipo VECTOR, CREATE EXTERNAL MODEL, sp_invoke_external_rest_endpoint — richiedono:

  • On-premises: SQL Server 2025 (17.x)
  • Azure SQL Database: tier Hyperscale
  • Azure SQL Managed Instance: policy di aggiornamento Always-up-to-date o SQL Server 2025
  • GitHub Copilot in SSMS: SSMS 22 o superiore, account GitHub con Copilot attivo
  • Azure OpenAI: risorsa con modelli di embedding distribuiti (text-embedding-3-large, text-embedding-3-small, text-embedding-ada-002)

In marzo 2026 Microsoft ha aggiunto: Database Hub in Microsoft Fabric (early access), SQL MCP Server per Azure SQL Hyperscale (public preview), e opzioni vCore più ampie (160 e 192) per Hyperscale. È stato anche annunciato un savings plan per database con risparmio fino al 35% rispetto al pay-as-you-go su impegno annuale.

Conclusione


SQL Server 2025 non è un semplice aggiornamento di versione: è il risultato di una strategia pluriennale per trasformare il database relazionale in un motore AI nativo. Per i professionisti IT che già operano nell’ecosistema Microsoft, le implicazioni sono concrete: è possibile implementare ricerca semantica, RAG, agenti autonomi e assistenza AI alle query senza aggiungere infrastrutture esterne, riutilizzando il perimetro di sicurezza e la governance già in essere su SQL Server.

La sfida è ora architetturale: capire dove ha senso spostare logica AI dentro il database e dove invece mantenerla nell’application layer. Ma avere questa scelta — e i tool per implementarla — è già un notevole passo avanti.


Fonte originale: AI features in Microsoft SQL Server 2025 and Azure SQL – 4sysops


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Come Trump sta mettendo a dura prova la Costituzione americana


Per i 250 anni della Costituzione, alcuni studiosi sostengono che il documento fondatore degli Stati Uniti non riesce più a contenere un esecutivo aggressivo come quello di Trump

"Il primo uomo messo al timone sarà uno buono. Nessuno sa che tipo possa venire dopo. L'esecutivo si espanderà sempre, qui come altrove, finché non finirà in una monarchia". Sono parole pronunciate da Benjamin Franklin alla Convenzione costituzionale di Filadelfia nel giugno del 1787, riferite a George Washington. A 250 anni dalla nascita degli Stati Uniti, alcuni costituzionalisti consultati dal New York Times sostengono che il timore del fondatore stia diventando realtà con la seconda presidenza di Donald Trump.

I padri fondatori non erano ciechi davanti al pericolo di creare un nuovo tipo di re. La Costituzione che adottarono nel 1787 cercava un equilibrio, dando vita a quello che all'epoca era un ufficio del tutto inedito. Volevano un presidente deciso, reattivo e responsabile, ma anche un assetto costituzionale capace di frenare chi avesse aspirato a diventare un monarca.

I padri costituenti erano divisi sui modi per raggiungere quell'equilibrio. Alexander Hamilton, che alla convenzione difese un esecutivo eccezionalmente forte, propose addirittura un mandato a vita. Nei Federalist Papers scrisse che bisognava temere più i populisti di chi era impegnato a costruire un governo solido ed efficiente. "Di quegli uomini che hanno rovesciato le libertà delle repubbliche, la maggior parte ha iniziato la propria carriera corteggiando ossequiosamente il popolo; cominciando come demagoghi e finendo come tiranni".

La Costituzione che ne uscì è la più antica costituzione scritta nazionale ancora in vigore al mondo. Eppure, in occasione del 250esimo anniversario, alcuni studiosi sostengono che il documento non riesce più a fornire l'equilibrio che i fondatori avevano cercato. Il presidente ha usato il potere del governo federale per fare pressione su università, studi legali e organi di informazione. Ha indebolito l'indipendenza del Dipartimento di Giustizia ordinandogli di perseguire i propri nemici politici. Ha sfidato il Congresso bloccando le spese che gli erano state imposte. Ha ignorato innumerevoli ordini dei tribunali. Ha tagliato i fondi agli stati guidati dai democratici.

L'elenco non è esaustivo ed è possibile contestare singoli punti dell'accusa. Altri presidenti non sono stati sempre puntigliosi nel rispettare i comandi costituzionali. Ma la seconda presidenza Trump è diversa nel genere, secondo gli studiosi di diritto, e si avvicina alla visione massimalista del potere presidenziale che Franklin e gli altri fondatori temevano.

Saikrishna Prakash, professore di diritto all'Università della Virginia e autore del libro The Living Presidency: An Originalist Argument Against Its Ever-Expanding Powers, ritiene che la presidenza moderna sarebbe irriconoscibile per chi scrisse la Costituzione. "Penso che sarebbero sbalorditi, non solo da Trump, ma dall'ampiezza del potere esecutivo nell'era moderna".

L'ufficio che i fondatori crearono era diverso da qualsiasi altro capo dell'esecutivo del tempo. Mentre altri aspetti della Costituzione americana sono stati molto influenti, poche democrazie moderne ne hanno seguito la visione del potere esecutivo. Le eccezioni si trovano soprattutto in America Latina, dove le presidenze forti create nel diciannovesimo secolo sono spesso degenerate in dittature. I sistemi parlamentari, nei quali l'esecutivo emerge dalla legislatura e ne risponde, sono molto più diffusi.

I padri fondatori volevano un presidente meno potente del re contro cui si erano ribellati, ma più efficace dei governatori statali dell'epoca, che erano quasi privi di poteri, e dei primi ministri, che dipendevano dalle legislature. Madison, considerato il padre della Costituzione, era poco preparato al compito. Nell'aprile del 1787, scrivendo a Washington poco prima di partire per Filadelfia, ammise di non aver ancora elaborato un'opinione né sul modo in cui l'esecutivo dovesse essere costituito né sui poteri da affidargli. Michael McConnell, professore di diritto a Stanford e autore di The President Who Would Not Be King, lo ha descritto come una "personalità quintessenzialmente legislativa" con poche idee su come costruire un ramo esecutivo.

Hamilton alla convenzione propose un presidente con mandato a vita e potere di veto assoluto sulla legislazione. La Costituzione non andò così lontano: stabilì mandati di quattro anni per garantire una forma di responsabilità politica e permise al Congresso di superare i veti presidenziali con maggioranze di due terzi. Ma la sua impostazione di fondo rimase. Nei Federalist Papers scrisse che "l'energia nell'esecutivo è un elemento centrale nella definizione di buon governo". Madison, nello stesso ciclo di scritti, ammise che "l'accumulazione di tutti i poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, nelle stesse mani" poteva "essere giustamente definita la vera definizione di tirannia". Sostenne però che la Costituzione aveva risolto il problema con la separazione dei poteri e i pesi e contrappesi.

I padri fondatori credevano che la minaccia di impeachment e rimozione sarebbe stata un freno decisivo per il presidente. Immaginavano un Congresso geloso del proprio potere istituzionale, capace di mettere insieme non solo una maggioranza semplice alla Camera per accusare i presidenti di cattiva condotta, ma anche due terzi dei voti al Senato per condannarli e rimuoverli. Per quanto riguarda il timore di un demagogo, ha spiegato Prakash, pensavano che l'impeachment sarebbe stato lo strumento e si aspettavano che servisse a fare i conti con i mascalzoni.

I costituenti non avevano previsto lo sviluppo che avrebbe reso l'impeachment improbabile: la nascita dei partiti politici. Il riferimento classico su questo punto cieco è "Separation of Parties, Not Powers", articolo pubblicato sulla Harvard Law Review nel 2006 da Daryl Levinson e Richard Pildes. Gli autori scrissero che l'idea di una competizione politica autosufficiente incorporata nella struttura del governo viene ancora oggi descritta come il genio unico della Costituzione americana e la base stessa del successo della democrazia statunitense. La verità, scrissero, è più vicina al contrario: la competizione tra ramo legislativo ed esecutivo è stata sostituita dalla competizione tra i due grandi partiti, e la macchina che doveva andare da sola si è fermata.

Molti presidenti hanno messo alla prova i limiti della Costituzione. Thomas Jefferson realizzò l'acquisto della Louisiana pur ritenendolo incostituzionale. Abraham Lincoln sospese l'habeas corpus. Richard Nixon creò una cultura di illegalità esecutiva che culminò nello scandalo Watergate e nelle sue dimissioni. La generazione fondatrice potrebbe essere stata troppo ottimista sulla forza delle norme e delle aspettative, fondate in parte sul carattere integerrimo di Washington. McConnell ritiene che si aspettassero che il presidente fosse vincolato da un senso del dovere verso la legge e la Costituzione.

L'ascesa dei partiti politici, unita all'attuale estrema polarizzazione, ha reso rare le altre forme di controllo congressuale sul presidente. Nella storia degli Stati Uniti ci sono stati quattro impeachment presidenziali: Andrew Johnson, Bill Clinton e due volte Donald Trump. In nessuno dei quattro casi il Senato ha raggiunto i due terzi necessari per la condanna. Prakash sostiene che il Congresso potrebbe oggi ordinare all'esecutivo di obbligare gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement a mostrare i distintivi e a non indossare maschere, oppure proibire al presidente di usare la Guardia Nazionale per far rispettare la legge. "Hanno molta autorità. È solo che, nell'epoca moderna, è molto difficile esercitarla, perché metà del Congresso è in tasca al presidente e il presidente ha il diritto di veto".

Michael Klarman, professore di diritto a Harvard e autore del libro The Framers' Coup: The Making of the United States Constitution, ritiene che i padri costituenti non avrebbero potuto immaginare tutto ciò che sarebbe accaduto nei secoli successivi. Diffidavano della democrazia popolare. Inizialmente i senatori venivano scelti dalle legislature statali, per isolarli dalle passioni politiche del momento. Allo stesso modo, il collegio elettorale doveva essere composto da cittadini illuminati capaci di esercitare un giudizio indipendente sull'idoneità di chi sarebbe diventato presidente. Hamilton scrisse che "uomini scelti dal popolo per lo scopo speciale" di selezionare il presidente "saranno quelli più adatti a possedere le informazioni e la capacità di discernimento richieste per indagini così complesse".

Klarman osserva che i costituenti cercarono di creare un sistema resistente all'influenza populista e che, quando parlavano di ciò che gli interessi populisti potevano produrre, descrivevano in pratica un autoritario demagogico come Trump. Oggi quei freni di sicurezza non ci sono più: gli elettori scelgono direttamente i senatori e il collegio elettorale è una formalità. Una struttura disegnata da élite diffidenti della democrazia diretta si è spostata verso una forma molto più sensibile alla volontà popolare. Questo ha reso il governo più vulnerabile a quel tipo di populismo che i padri fondatori temevano, ma può anche fornire un contrappeso all'eccesso esecutivo, attraverso l'opinione pubblica, le strade e le urne.

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Nimbus Manticore e il backdoor MiniFast: l’Iran usa l’IA per colpire aviazione e oil&gas durante la guerra
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/nimbus…


Nimbus Manticore e il backdoor MiniFast: l’Iran usa l’IA per colpire aviazione e oil&gas durante la guerra


Mentre i cacciabombardieri statunitensi e israeliani colpivano obiettivi nucleari iraniani nel febbraio 2026, dall’altra parte del fronte cibernetico il gruppo Nimbus Manticore — affiliato ai Pasdaran (IRGC) — non rallentava. Accelerava. Tre ondate di attacchi in tre mesi, un nuovo backdoor sviluppato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, tecniche d’infezione mai viste prima: è quanto emerge dall’analisi congiunta pubblicata da Check Point Research e confermata da Palo Alto Networks Unit 42.

Il contesto: cyberoperazioni in tempo di guerra


Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno avviato Operation Epic Fury, la campagna militare che ha colpito le infrastrutture nucleari iraniane. Nelle stesse ore, Nimbus Manticore — già noto per campagne contro aviazione, difesa e telecomunicazioni con il malware MiniJunk — ha dimostrato una capacità di adattamento operativo senza precedenti: anzichè fermarsi, il gruppo ha sviluppato e distribuito nuovi strumenti offensivi nel mezzo del conflitto.

Il gruppo (tracciato anche come UNC1549 e Screening Serpens) è stato attivo in almeno cinque paesi — USA, Israele, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Australia — colpendo aziende del settore aerospaziale, petrolifero, software e delle telecomunicazioni. Tra i bersagli identificati da Unit 42 figura anche un’azienda statunitense del settore oil & gas.

Tre ondate di attacchi: febbraio, marzo, aprile 2026


Prima ondata (febbraio 2026) — AppDomain Hijacking + MiniJunk. Prima ancora dello scoppio del conflitto, il gruppo prendeva di mira dipendenti di aziende software e aerospaziali in Arabia Saudita e Australia con false offerte di lavoro. Le vittime venivano indotte a scaricare un archivio ZIP ospitato su OnlyOffice contenente un eseguibile Microsoft legittimo (Setup.exe) e un file di configurazione .config modificato. Questa tecnica — chiamata AppDomain Hijacking — abusa del runtime .NET per far caricare una DLL malevola al posto di una legittima, in modo silenzioso. Il payload finale era una nuova variante di MiniJunk.

Seconda ondata (marzo 2026) — Trojanized Zoom + MiniFast. In piena guerra, Nimbus Manticore ha introdotto un installer Zoom manomesso, probabilmente distribuito tramite false convocazioni a meeting video. Il flusso di infezione è sofisticato: il loader di primo stadio monitora in loop la creazione dello scheduled task legittimo ZoomUpdateTaskUser-<SID> generato dall’installer originale, e quando viene creato lo hijacka, modificandolo per eseguire il secondo stadio. La persistenza si mimetizza perfettamente nel sistema operativo. Il payload finale è il nuovo backdoor MiniFast.

Terza ondata (aprile 2026) — SEO Poisoning + SQL Developer falso. Per la prima volta nel modus operandi del gruppo, nessun spear-phishing: il vettore è la ricerca su motore di ricerca. Nimbus Manticore ha registrato decine di domini satellite che puntano a getsqldeveloper[.]com, un sito clone della pagina di download di Oracle SQL Developer. Grazie a keyword stuffing e link-building artificiale, il dominio malevolo scalava le SERP di Bing e DuckDuckGo. Chiunque cercasse il software legittimo poteva ricevere un installer armato con MiniFast.

MiniFast: il backdoor scritto con l’IA


MiniFast è una DLL PE a 64 bit che espone una singola export (CheckForUpdates) come entry point. La backdoor è progettata per la persistenza a lungo termine e l’esecuzione remota di comandi. Comunica con il C2 via HTTP, impersonando Chrome con un hardcoded User-Agent (Mozilla/5.0 ... Chrome/146.0.0.0) per confondersi col traffico legittimo.

Check Point ha identificato segnali inequivocabili dell’uso di strumenti AI nella fase di sviluppo: gestione degli errori eccessiva anche su chiamate API triviali come GetUserName, naming delle funzioni verboso e descrittivo, messaggi di debug embedded, organizzazione modulare nonostante la semplicità del codice. Queste caratteristiche sono tipiche del codice assistito da LLM e indicano una pipeline che sfrutta l’IA per accelerare i cicli di rilascio malware.

L’architettura di comunicazione con il C2 segue un pattern API-style con scambio JSON. Gli endpoint includono POST /rg per l’handshake iniziale con identificativo vittima, POST /agent/init per la registrazione dell’host, GET /agent/poll?token= per il recupero dei task (con strutture binarie Base64-encoded), POST /agent/result per l’upload dei risultati, PUT /upload/ per l’esfiltrazione file e GET /files/ per il download dal C2.

Il set di comandi implementati copre un ampio spettro: listing directory, esecuzione shell tramite cmd.exe, enumerazione processi, upload/download file, kill process per PID, caricamento dinamico di DLL, creazione archivi ZIP, escalation privilegi con runas, e installazione di persistenza tramite scheduled task denominato WindowsSecurityUpdate. Il polling interval e il jitter sono regolabili da remoto, rendendo il beacon adattivo e difficile da rilevare con euristiche fisse.

Implicazioni geopolitiche


“Le loro ambizioni si estendevano ben oltre lo spionaggio in Medio Oriente,” ha dichiarato Sergey Shykevich di Check Point Research. “Hanno costruito e distribuito un backdoor completamente nuovo nel mezzo del conflitto, mentre le operazioni erano attivamente in corso. E hanno lanciato una terza ondata con un playbook completamente diverso — senza mai fermarsi tra febbraio e aprile.”

La velocità di adattamento di Nimbus Manticore suggerisce che il conflitto cinetico ha funzionato da acceleratore per le operazioni cyber. L’integrazione di AI nella catena di sviluppo malware riduce i tempi dal concept al deploy, rendendo le signature tradizionali basate su hash o pattern statici più rapidamente obsolete. I settori maggiormente a rischio rimangono aviazione, difesa, telecomunicazioni e oil & gas in USA, Europa e Medio Oriente.

Dal punto di vista difensivo, è raccomandabile monitorare il caricamento di DLL non firmate da %AppData% in processi .NET, verificare l’integrità degli scheduled task dopo installazioni software, e filtrare l’accesso a domini registrati di recente che mimano portali di download di software enterprise (SQL Developer, Zoom, Adobe, etc.).

Indicatori di Compromissione (IoC)

# SHA256 — MiniFast, loader e dropper associati
10fd541674adadfbba99b54280f7e59732746faf2b10ce68521866f737f1e46d
eee657ffdb2af8ed6412221e7d5fbf4f5742f2ac2c88f43f12db46af0697de71
781605ce9d4a9869e846f6c9657d71437cb6240ab27ffbc4cd550c0e06996690
2c214494fd0bad31473ca8adce78a4f50847876584571e66aadeae70827ec2dc
f08b17856616d66492a24dced27f788e235f35f42fa7cd10f315000d3a2f4c03
a57ffb819fe8d98ff925c5d7b239598fe302acf5a13193d7a535040a71298fdf
63d0d3c4a7f71bdbca720903d6a99b832089cc093c64d2938e7e001e56c17ab4
74882085db2088356ed7f72f01e0404a0a98cda88ef56fb15ce74c1f36b26d27
bc3b44154518c5794ce639108e7b9c5fecb0c189607a26de1aaed518d890c7ad
ecaf493c320d201d285ef5f61d75744216e47cf1115b4af528f9a78883cc446e
44f4f7aca7f1d9bfdaf7b3736934cbe19f851a707662f8f0b0c49b383e054250
0db36a04d304ad96f9e6f97b531934594cd95a5cea9ff2c9af249201089dc864
# Domini C2 e siti di distribuzione
getsqldeveloper[.]com
business-startup[.]org
business-startup.azurewebsites[.]net
PremierHealthAdvisory[.]com
ramiltonsfinance[.]com
globalitconsultants.azurewebsites[.]net
global-it-consultants.azurewebsites[.]net
nanomatrix.azurewebsites[.]net
licencemanagers.azurewebsites[.]net
peerdistsvcmanagers.azurewebsites[.]net
buisness-centeral-transportation[.]com
# Certificati code-signing abusati
Gray Matter Software S.R.L.
Kirubel Kerie Negeya
# Scheduled task di persistenza creato da MiniFast
WindowsSecurityUpdate

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Künstliche Intelligenz ist inzwischen in der Massentierhaltung angekommen. Doch können Verhaltensscanner im Stall wirklich das Tierwohl verbessern? Und welches Rezept spuckt ein KI‑Chatbot aus, wenn man ihn nach Spaghetti Bolognese fragt? Mirjam Walser warnt im Interview: Die Folgen von KI für Tiere sind enorm. netzpolitik.org/2026/tiere-und…
in reply to netzpolitik.org

Vegan zu werden ist die einzige kongruente Option. Es ist gibt keine Alternative dazu die Versklavung von Tieren zu verhindern - Dieses kleine Unternehmen kauft Land in England um aus der industriellen Tierhaltung befreiten Tiere zu retten und ein neues Zu Hause zu schenken: veganlandmovement.com/ beneaththewoodsanctuary.co.uk/ Es gibt natürlich noch viele andere Möglichkeiten zu helfen, die billigste jedoch ist über eine vegane Lebensweise nachzudenken. #GoVegan #FriendNotFood
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👀 Wie unterscheidet die KI eine einvernehmliche Umarmung zwischen zwei Menschen von einer Bedrohungssituation? Und wie akkurat funktioniert ein System, das mangels vorhandener Trainingsdatensätze auf nachgestellte Szenen zurückgreifen muss?

💡Das alles und noch viel mehr zum Thema „Verhaltensscanner“ hat sich Pia angeschaut. In diesem Reel erfährst du alles, was du wissen musst und wieso mehr Überwachung keine Adhoc-Lösung darstellt.

Credits: Pia Wagner, netzpolitik.org, 2026

in reply to netzpolitik.org

Nachtrag:
Wenn die KI RAF-Terroristen und Neonazis verwechselt:
digitalcourage.social/@sl007/1…
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Biden fa causa per bloccare la pubblicazione delle registrazioni con il ghostwriter


L'ex presidente vuole impedire la consegna di 70 ore di audio alla Commissione giustizia della Camera guidata da Jim Jordan. Il rilascio era previsto per il 15 giugno

L'ex presidente Joe Biden ha fatto causa al Dipartimento di Giustizia per impedire la pubblicazione di settanta ore di registrazioni audio realizzate anni fa con il suo ghostwriter, lo scrittore Mark Zwonitzer. I nastri vennero raccolti durante la preparazione del libro di memorie pubblicato nel 2017, Promise Me, Dad: A Year of Hope, Hardship, and Purpose, dedicato alla figura del figlio Beau morto nel 2015.

Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato che intende rilasciare i nastri e la loro trascrizione il 15 giugno, in risposta a una causa basata sul Freedom of Information Act presentata dalla Heritage Foundation nel 2024 e a una richiesta del presidente della Commissione giustizia della Camera Jim Jordan inoltrata a marzo. La causa di Biden chiede di bloccare in via permanente la consegna del materiale alla commissione.

Le registrazioni e le trascrizioni dovrebbero essere modificate per ragioni di privacy e non contengono informazioni classificate. Nel ricorso, gli avvocati di Biden sostengono che la richiesta della commissione è "un tentativo superficiale" di diffondere le sue conversazioni "per il gusto di esporle, fra altri scopi impropri". Il Dipartimento di Giustizia ha informato i legali dell'ex presidente della richiesta di Jordan il 19 marzo, anche se il documento era datato quattro giorni dopo.

Le settanta ore di audio parzialmente oscurate erano state ottenute dagli investigatori durante l'indagine del procuratore speciale Robert Hur sulla gestione di documenti classificati da parte di Biden, condotta nel 2023. I materiali erano destinati a un uso esclusivamente interno al potere esecutivo come elementi di prova, con la garanzia che Biden sarebbe stato avvertito in anticipo di eventuali divulgazioni a soggetti esterni, incluso il Congresso. Hur alla fine decise di non procedere con incriminazioni.

Il rapporto finale di Hur, lungo 388 pagine, descriveva Biden come "un uomo anziano simpatico e ben intenzionato, con una memoria scadente". Il procuratore notava anche che l'ex presidente "non ricordava, nemmeno con un margine di alcuni anni, quando suo figlio Beau era morto". Le trascrizioni parziali dei colloqui tra Biden e Hur, rese pubbliche nel 2024, mostravano che il presidente aveva qualche difficoltà a ricordare la cronologia degli eventi ma non aveva alcun problema a spiegare l'impatto profondo che la morte di Beau aveva avuto sulla sua vita.

L'amministrazione Biden aveva già diffuso le trascrizioni dei colloqui con Hur, ma la fuga di un file audio nel maggio dell'anno scorso aveva messo in discussione il modo in cui il procuratore speciale aveva caratterizzato quelle conversazioni. Nell'audio diffuso da Axios nel 2025, le pause e l'occasionale impastamento delle parole dell'ex presidente erano risultati più evidenti rispetto alla trascrizione.

Il ricorso depositato dai legali di Biden, riportato da Notus, sostiene che il Dipartimento di Giustizia aveva correttamente trattenuto i materiali in passato in base alle norme sul Freedom of Information Act che li esoneravano dalla divulgazione, soprattutto perché l'indagine è chiusa da anni. L'amministrazione del presidente Donald Trump avrebbe invertito improvvisamente la posizione del governo a febbraio. Secondo il ricorso, questa "inversione di rotta" è arrivata dopo che la stessa agenzia aveva già stabilito che la diffusione del materiale avrebbe rappresentato una violazione della privacy e dopo che Biden era rientrato nella vita privata da cittadino comune.

La causa sostiene inoltre che la richiesta della Commissione giustizia ha una finalità politica e non legislativa, citando un'intervista rilasciata da Jordan a Fox News questo mese. "Vorremmo vedere tutte queste informazioni, credo, per sottolineare ciò che i democratici stavano cercando di nascondere solo pochi anni fa", aveva dichiarato Jordan il 12 maggio.

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Trump dice di stare benissimo


Il presidente, che a giugno compirà 80 anni, ha trascorso più di tre ore al Walter Reed. La Casa Bianca non ha diffuso il referto. Cresce il dibattito sulla trasparenza dei dati sanitari.

Il presidente Donald Trump si è sottoposto martedì a una visita medica al Walter Reed National Military Medical Center di Bethesda, in Maryland, trascorrendovi più di tre ore. È il quarto controllo reso pubblico da quando è tornato alla Casa Bianca per il secondo mandato. La Casa Bianca lo ha descritto come un check-up preventivo medico e odontoiatrico, ma non ha diffuso un referto scritto. In un messaggio sui social network il presidente ha riferito di aver concluso la sua "visita semestrale" e che "tutto è risultato PERFETTO".

Trump ha 79 anni e a giugno ne compirà 80. È la persona più anziana mai eletta presidente degli Stati Uniti. Il suo predecessore Joe Biden lasciò la Casa Bianca a 82 anni dopo essersi ritirato dalla corsa presidenziale del 2024 in seguito alle preoccupazioni diffuse sulla sua età. Le condizioni di salute del nuovo presidente tornano ora sotto i riflettori in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Un sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos condotto ad aprile ha rilevato che meno della metà degli adulti americani ritiene che il presidente abbia la lucidità mentale o la salute fisica necessarie per svolgere il suo incarico in modo efficace. "Credo che la preoccupazione per la salute fisica del presidente sia probabilmente ai massimi storici e penso che l'età avanzata sia la prima fonte di apprensione", ha dichiarato all'Associated Press il dottor Jeffrey Kuhlman, medico della Casa Bianca per oltre un decennio sotto Barack Obama, George W. Bush e Bill Clinton.

Per un presidente dell'età di Trump, un controllo completo dovrebbe includere test cardiaci approfonditi, screening per i tumori più comuni e una valutazione cognitiva, oltre a parametri di base come altezza, peso e pressione arteriosa, ha spiegato Kuhlman. La Casa Bianca non ha precisato quali esami siano stati effettuati durante la visita di martedì, ma si è detta sicura del risultato. "Il presidente Trump è il presidente più lucido e accessibile della storia americana, lavora senza sosta per risolvere i problemi e mantenere le promesse e gode di eccellente salute", ha affermato in una nota il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle.

Nessuna legge obbliga i presidenti a rendere pubblici i loro dati sanitari e il grado di trasparenza è variato a seconda delle amministrazioni. Le precedenti relazioni mediche di Trump sono state criticate per la scarsità di dettagli e per statistiche guardate con scetticismo da alcuni medici. Da decenni le amministrazioni rilasciano risultati selezionati dei controlli presidenziali, ma i dati passano dal filtro della Casa Bianca e devono essere approvati dal presidente, alimentando interrogativi su cosa il pubblico vede davvero e cosa resta fuori.

A luglio il presidente è stato diagnosticato con un'insufficienza venosa cronica, una condizione comune negli anziani in cui il sangue tende a ristagnare nelle vene. Le fotografie scattate negli ultimi mesi lo hanno mostrato con piedi, caviglie e polpacci gonfi, sintomi descritti dalla Casa Bianca come un "lieve gonfiore" agli arti inferiori legato alla patologia. In pubblico il presidente appare spesso con del trucco a coprire i lividi sulle mani, attribuiti dalla Casa Bianca alle frequenti strette di mano e all'uso regolare di aspirina. In più occasioni è apparso assonnato durante le riunioni e ha chiuso gli occhi per lunghi tratti, pur negando di essersi addormentato.

L'ultimo controllo reso pubblico prima di questa visita, descritto come un follow-up di routine, risale allo scorso ottobre. Il medico personale del presidente diffuse allora un riepilogo di una sola pagina in cui Trump risultava in "salute eccezionale", senza ulteriori dettagli sui risultati specifici. La prima relazione medica del secondo mandato era stata pubblicata nell'aprile precedente.

Il mese scorso oltre trenta tra neurologi, psichiatri e altri esperti medici hanno firmato un documento in cui sostengono che il presidente è mentalmente inadatto a ricoprire l'incarico. Pur ammettendo di non averlo mai visitato, hanno parlato di un "declino sempre più pericoloso" del suo comportamento, basandosi su quelli che hanno definito "segni clinici oggettivamente osservabili di grave preoccupazione medica". Ingle ha respinto duramente le accuse: "Qualunque sedicente professionista medico che si presta a diagnosi a distanza o a false speculazioni per fini politici sta chiaramente venendo meno al giuramento di Ippocrate".

I detrattori del presidente indicano i suoi discorsi divaganti e la retorica a tratti bellicosa come segnali di un declino cognitivo. Alcuni dei controlli precedenti hanno incluso il Montreal Cognitive Assessment, un test usato per individuare demenza e disturbi cognitivi. I suoi medici hanno riferito un punteggio di 30 su 30 nei check-up del 2018 e del 2025.

Sara Rosenthal, bioeticista all'Università del Kentucky che studia la salute presidenziale, ha osservato all'Associated Press che i presidenti, come qualsiasi paziente, scelgono cosa rivelare delle proprie condizioni. Le domande sulla trasparenza, ha aggiunto, si fanno più pressanti man mano che gli Stati Uniti eleggono presidenti sempre più anziani. "Possiamo aspettarci una divulgazione molto limitata sullo stato di salute reale di qualsiasi presidente, a meno che non sia in salute perfetta", ha detto. Rosenthal ha proposto la creazione di un organismo medico indipendente che valuti e riferisca sulle condizioni di salute del presidente e di chi è in linea di successione.

La frequenza dei controlli medici del presidente non è inusuale per la sua età, secondo S. Jay Olshansky della University of Illinois-Chicago, che ha studiato la salute dei presidenti del passato. Si tratta, ha detto all'Associated Press, di una strategia per individuare i problemi quando sono ancora trattabili. Olshansky ritiene tuttavia che l'opinione pubblica meriti più dei riassunti diffusi dalla Casa Bianca, che a suo giudizio "possono essere soggetti a discrezione editoriale". Le cartelle cliniche complete e non censurate, ha sostenuto, dovrebbero essere rese pubbliche: "Nulla dovrebbe essere nascosto".

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Runtime Async in .NET 11 Preview 1: addio alle state machine del compilatore
#tech
spcnet.it/runtime-async-in-net…
@informatica


Runtime Async in .NET 11 Preview 1: addio alle state machine del compilatore


Introduzione


Con il rilascio di .NET 11 Preview 1, Microsoft ha introdotto uno dei cambiamenti architetturali più significativi nella storia dell’async in .NET: il Runtime Async V2. Questo cambiamento sposta la responsabilità della gestione delle operazioni asincrone dal compilatore al runtime stesso, con impatti concreti su debug, profiling, leggibilità degli stack trace e potenzialmente sulle prestazioni.

In questo articolo analizziamo nel dettaglio come funziona il nuovo modello, come differisce dall’approccio attuale basato su state machine, come abilitarlo nei propri progetti e cosa aggiunge .NET 11 Preview 1 oltre al solo Runtime Async.

Il problema: le state machine del compilatore


Chiunque abbia lavorato seriamente con codice asincrono in C# conosce la frustrazione di leggere uno stack trace in produzione e trovarsi sommerso da frame generati dal compilatore. Ogni metodo async viene trasformato dal compilatore in una classe di stato (state machine) che implementa IAsyncStateMachine. Questa trasformazione è efficace, ma introduce livelli di indirezione che offuscano la reale catena di chiamate.

Un semplice stack di tre metodi async produce tipicamente oltre dieci frame nello stack trace live, la maggior parte appartenenti all’infrastruttura del compilatore (AsyncMethodBuilderCore.Start, ecc.). Il risultato è un debug più laborioso e strumenti di profiling che faticano a restituire una visione chiara dell’esecuzione.

Runtime Async V2: come funziona


Con Runtime Async, il compilatore non genera più la state machine. Emette invece un IL semplificato, annotato con [MethodImpl(MethodImplOptions.Async)], e delega al runtime la gestione della sospensione e ripresa dei metodi asincroni. In pratica, è il CLR stesso a tracciare l’esecuzione asincrona, non il codice generato dal compilatore.

Il risultato più visibile è nei live stack trace, ovvero ciò che profiler, debugger e new StackTrace() vedono durante l’esecuzione. Con Runtime Async, i metodi effettivi appaiono direttamente nello stack, senza wrapper di stato.

Confronto diretto degli stack trace


Consideriamo questo codice di esempio:

await OuterAsync();

static async Task OuterAsync()
{
    await Task.CompletedTask;
    await MiddleAsync();
}

static async Task MiddleAsync()
{
    await Task.CompletedTask;
    await InnerAsync();
}

static async Task InnerAsync()
{
    await Task.CompletedTask;
    Console.WriteLine(new StackTrace(fNeedFileInfo: true));
}

Senza Runtime Async — 13 frame, con tutta l’infrastruttura del compilatore visibile:
at Program.<<Main>$>g__InnerAsync|0_2() in Program.cs:line 24
at System.Runtime.CompilerServices.AsyncMethodBuilderCore.Start[TStateMachine](...)
at Program.<<Main>$>g__InnerAsync|0_2()
at Program.<<Main>$>g__MiddleAsync|0_1() in Program.cs:line 14
at System.Runtime.CompilerServices.AsyncMethodBuilderCore.Start[TStateMachine](...)
at Program.<<Main>$>g__MiddleAsync|0_1()
at Program.<<Main>$>g__OuterAsync|0_0() in Program.cs:line 8
...
(13 frame totali)

Con Runtime Async — 5 frame, la reale catena di chiamate:
at Program.<<Main>$>g__InnerAsync|0_2() in Program.cs:line 24
at Program.<<Main>$>g__MiddleAsync|0_1() in Program.cs:line 14
at Program.<<Main>$>g__OuterAsync|0_0() in Program.cs:line 8
at Program.<Main>$(String[] args) in Program.cs:line 3
at Program.<Main>(String[] args)

È importante notare che questo miglioramento riguarda i live stack trace. Gli exception stack trace (catch (Exception ex)) già apparivano in modo pulito grazie all’ExceptionDispatchInfo nelle versioni precedenti.

Miglioramenti al debugging


Con Runtime Async, il debugger può finalmente fare ciò che ci si aspetterebbe da sempre:

  • I breakpoint all’interno di metodi async si associano correttamente, senza essere deviati su codice generato
  • È possibile fare step-through attraverso i boundary degli await senza “saltare” nell’infrastruttura del compilatore
  • La finestra call stack del debugger mostra la catena reale, non i wrapper di stato

Questi miglioramenti avvantaggiano qualsiasi strumento che ispeziona lo stack live: profiler come dotTrace, logging diagnostico, e naturalmente il debugger integrato di Visual Studio e VS Code.

Come abilitare Runtime Async nel proprio progetto


Runtime Async è una feature in anteprima che richiede opt-in esplicito. Aggiungere le seguenti proprietà al file .csproj:

<PropertyGroup>
  <Features>runtime-async=on</Features>
  <EnablePreviewFeatures>true</EnablePreviewFeatures>
</PropertyGroup>

Ovviamente, essendo ancora in anteprima, non è consigliato per ambienti di produzione. È tuttavia un ottimo momento per sperimentarlo su branch di sviluppo e fornire feedback al team .NET.

Requisiti hardware aggiornati


.NET 11 alza il baseline hardware richiesto. Per x86/x64, il minimo passa da x86-64-v1 a x86-64-v2, richiedendo istruzioni aggiuntive come SSE3, SSSE3, SSE4.1, SSE4.2 e POPCNT. Questo rientra nei requisiti già imposti da Windows 11 e copre tutta l’hardware Intel/AMD attualmente supportato ufficialmente (i chip più vecchi sono usciti dal supporto intorno al 2013).

Per Arm64 su Windows, il baseline aggiunge ora il requisito dell’instruction set LSE, richiesto da Windows 11 e da tutti gli Arm64 supportati da Windows 10.

Altre novità di .NET 11 Preview 1

Supporto nativo a Zstandard


Le librerie guadagnano il supporto nativo alla compressione Zstandard tramite la nuova classe ZstandardStream. Zstandard offre rapporti di compressione migliori rispetto a gzip con velocità di decompressione molto elevate — un’aggiunta benvenuta per pipeline di dati e API ad alta frequenza.

BFloat16 per AI e ML


Arriva il tipo BFloat16 (Brain Float 16), un formato floating-point a 16 bit nato per carichi di lavoro di machine learning. È ampiamente usato da librerie AI come TensorFlow e PyTorch, e la sua presenza nativa in .NET facilita l’integrazione con modelli ML senza conversioni intermedie.

Miglioramenti JIT


  • Eliminazione dei bounds check: il JIT elimina ora i controlli ridondanti sul pattern i + cns < len, comune nei loop su array e Span
  • Rimozione di contesti checked ridondanti: quando un valore è già noto essere nel range, i controlli di overflow vengono rimossi
  • Devirtualizzazione in ReadyToRun: le immagini R2R possono ora devirtualizzare chiamate a virtual method generici non condivisi


Miglioramenti VM


Su piattaforme senza JIT (come iOS), l’interface dispatch ora usa un meccanismo di cache con miglioramenti di performance fino a 200x in codice ad alta intensità di interfacce. Guid.NewGuid() su Linux migliora del 12% circa usando la syscall getrandom() con batch caching.

C# 15: prime anticipazioni


.NET 11 Preview 1 include anche le prime feature di C# 15. Tra quelle già disponibili:

  • Collection expression arguments: possibilità di specificare capacità, comparatori o altri parametri del costruttore direttamente nella sintassi delle espressioni di collezione
  • Extended layout support: il compilatore emette TypeAttributes.ExtendedLayout per tipi annotati con ExtendedLayoutAttribute, principalmente per scenari di interop


Conclusione


Il Runtime Async V2 rappresenta un passo importante verso un’esperienza di sviluppo asincrono più trasparente e debuggabile in .NET. Non è ancora pronto per la produzione, ma la direzione è chiara: Microsoft vuole che gli sviluppatori smettano di combattere con stack trace incomprensibili e possano finalmente fare debug dell’async come del codice sincrono.

Con .NET 11 previsto per novembre 2026 come Standard Term Support (STS), c’è ancora tempo per sperimentare e contribuire al processo di feedback prima del rilascio finale.

Fonte: What’s new in the .NET 11 runtime — Microsoft Learn | InfoQ: .NET 11 Preview 1


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GPUStack: cluster GPU self-hosted per inferenza AI con API OpenAI-compatibile
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GPUStack: cluster GPU self-hosted per inferenza AI con API OpenAI-compatibile


Avete le GPU. Magari un paio di NVIDIA A100 in un rack, alcune RTX 4090 sotto le scrivanie, o un cluster con hardware misto. Avete la potenza di calcolo. Bene. Adesso, però, viene il problema vero: come gestirla?

Capire quali modelli entrano in quale scheda, come bilanciare il carico tra più macchine, come gestire un nodo che cade alle 2 di notte, e come esporre tutto questo come una API pulita che il team di sviluppo possa effettivamente chiamare — questa è la parte che manda in crisi la maggior parte dei team. Il risultato tipico è una raccolta fragile di script Python e crontab entries che nessuno tocca da anni e che funzionano finché non smettono di funzionare.

GPUStack è stato costruito precisamente per risolvere questo problema.

Cos’è GPUStack?


GPUStack è uno strumento open source (licenza Apache 2.0) per la gestione di cluster GPU destinati all’inferenza AI. Pensatelo come Kubernetes per i vostri workload di inferenza, senza la necessità di passare tre giorni a debuggare un errore di indentazione in un Helm chart.

Al suo nucleo, GPUStack fa tre cose bene:

  • Aggrega le GPU: che l’hardware sia su bare-metal, pod Kubernetes o istanze cloud, GPUStack le vede tutte come un unico pool di compute. Una dashboard, visibilità completa.
  • Orchestrare gli inference engine: GPUStack si integra con vLLM, SGLang e TensorRT-LLM, sceglie il motore giusto per il job, lo configura e ne gestisce il ciclo di vita.
  • Espone i modelli via API OpenAI-compatibile: una volta deployato un modello, il team applicativo ottiene un endpoint REST familiare. Nessuna libreria client custom. Nessun protocollo nuovo da imparare. Solo cambiare il base URL.


Installazione in meno di 5 minuti

Step 1 — Avviare il server di controllo


Vi serve una macchina per il control plane. Non deve nemmeno avere una GPU — un box CPU-only è sufficiente per il ruolo di server:

sudo docker run -d --name gpustack   --restart unless-stopped   -p 80:80   --volume gpustack-data:/var/lib/gpustack   gpustack/gpustack

Aprite il browser, navigate a http://<ip-del-vostro-server> e vedrete la dashboard GPUStack. Al primo accesso impostate le credenziali admin.

Step 2 — Aggiungere i worker GPU


Su ogni nodo worker, assicuratevi di avere installato NVIDIA driver e NVIDIA Container Toolkit, poi eseguite:

sudo docker run -d --name gpustack-worker   --restart unless-stopped   --gpus all   -e GPUSTACK_SERVER_URL=http://<ip-server>   -e GPUSTACK_TOKEN=<vostro-token>   gpustack/gpustack

Il token lo trovate nella dashboard GPUStack. In pochi secondi il worker compare nella vista cluster con modello GPU, capacità VRAM e stato di salute. Tre macchine? Tre comandi. Trenta macchine? Un playbook Ansible.

Nota pratica: la parte più difficile non è eseguire il comando worker, ma installare correttamente driver e toolkit sull’host. Verificate sempre la compatibilità tra versione del driver NVIDIA, versione CUDA e container runtime prima di procedere.

Step 3 — Deploy di un modello


Dalla web UI andate al catalogo modelli. GPUStack supporta il pull da Hugging Face e dall’Ollama Library. Selezionate un modello e cliccate “Deploy”.

Qui il scheduler dimostra il suo valore: legge i metadati del modello, calcola i requisiti di VRAM e compute, e determina quali worker possono gestirlo. Se il modello è troppo grande per una singola GPU, può distribuirlo su più schede (model sharding). Non dovete calcolare manualmente se un modello a 70B parametri entra nel vostro hardware: ci pensa GPUStack.

Step 4 — Chiamare l’API


Una volta che il modello è running, ottenete un endpoint OpenAI-compatibile. Recuperate una API key dalla dashboard e testate:

curl http://<ip-server>/v1/chat/completions   -H "Authorization: Bearer <api-key>"   -H "Content-Type: application/json"   -d '{
    "model": "llama3",
    "messages": [
      {"role": "user", "content": "Spiega la gestione di cluster GPU in un paragrafo."}
    ]
  }'

Se usate già l’OpenAI Python SDK, la migrazione alla vostra infrastruttura è una modifica su una riga:
from openai import OpenAI

client = OpenAI(
    base_url="http://<ip-server>/v1",
    api_key="<api-key>"
)

response = client.chat.completions.create(
    model="llama3",
    messages=[{"role": "user", "content": "Hello from my own GPU cluster!"}]
)
print(response.choices[0].message.content)

Il codice applicativo rimane invariato. La vostra infrastruttura è ora completamente sotto il vostro controllo.

Funzionalità Avanzate

Flessibilità Multi-Backend


GPUStack supporta vLLM, SGLang e TensorRT-LLM out of the box. Nessun motore di inferenza è il migliore per ogni workload:

  • vLLM: eccellente per batch processing ad alto throughput
  • TensorRT-LLM: massimizza le performance sull’hardware NVIDIA
  • SGLang: ideale per la generazione strutturata

GPUStack vi permette di scegliere il motore giusto per ogni deployment, o di lasciare che il scheduler scelga per voi in base al workload.

Monitoraggio Integrato


GPUStack si integra nativamente con Grafana e Prometheus, offrendo dashboard in real-time per utilizzo GPU, consumo VRAM, token throughput e request rate dell’API. Non serve aggiungere uno stack di monitoraggio separato. Quando qualcosa si rompe alle 2 di notte, saprete esattamente quale GPU su quale macchina è il problema.

Recovery automatico dai guasti


Un nodo che cade a causa di un errore PCIe bus o un driver mismatch che si manifesta solo sotto carico pesante tipicamente porta la vostra API di inferenza a restituire 500 finché non intervenite manualmente. GPUStack rileva i nodi non raggiungibili e redistribuisce i workload automaticamente, eliminando la necessità di un intervento manuale d’emergenza.

Quando Usare GPUStack


GPUStack è la scelta giusta se:

  • Avete 2 o più macchine GPU e volete servire LLM o altri modelli AI tramite una API unificata
  • Volete eseguire inferenza sulla vostra hardware invece di pagare per token a un cloud provider — il risparmio sui costi a scala è reale
  • Il vostro team non vuole diventare ingegneri di infrastruttura a tempo pieno solo per tenere i modelli in funzione

Forse non è la scelta giusta se:

  • Avete una singola GPU e volete solo eseguire modelli localmente per uso personale: in quel caso Ollama è più semplice
  • Siete già profondamente integrati in una piattaforma ML custom su Kubernetes con KubeFlow o simili, dove l’overlap potrebbe non valere l’investimento


Il Quadro Generale: l’Inferenza Self-Hosted è di Nuovo Praticabile


Il panorama dell’infrastruttura AI sta cambiando rapidamente. Un anno fa la maggior parte dei team optava automaticamente per API provider per l’inferenza. Oggi, con modelli open-weight sempre più capaci e costi GPU in calo, l’inferenza self-hosted è diventata un’opzione reale — non solo per i grandi player, ma per startup e aziende di medie dimensioni.

Il collo di bottiglia non è più l’hardware. Sono le operations: il codice collante tra “abbiamo le GPU” e “la nostra applicazione può chiamare un modello in modo affidabile”. GPUStack è un tentativo serio di risolvere questo gap, ed è open source sotto licenza Apache 2.0 — ispezionabile, modificabile e deployabile senza vendor lock-in.

Se avete hardware che al momento scalda solo la stanza server, o se siete stanchi di bollette di inferenza cloud che sembrano mutui, vale la pena provare. Il progetto è disponibile su GitHub.

Fonte originale: Self-Hosted Inference Doesn’t Have to Be a Nightmare: How to Use GPUStack — DZone


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Bouncers at the Digital Border: How Google’s reCAPTCHA Overhaul Fractures the Free Internet


“Prove that you are a human,” or “Click on all the images of cars”. Familiar phrases like these have been part of everyday internet life for a long time. Using these reCAPTCHA tools, Google has long acted as a digital gatekeeper, ensuring that the fingers on the device are those of a genuine human and keeping malicious bots at bay. Now, Google’s platform is undergoing a transition phase.

Google has made major changes to its widely used security tool, reCAPTCHA. What used to be a simple web widget is now fully part of the Google Cloud Platform (GCP) ecosystem.

While corporate narratives tout this step as necessary progress in cybersecurity, developers of privacy-focused Android systems, civil society organizations, and digital rights & privacy advocates such as the European Pirates and European Digital Rights (EDRi) see a far more alarming reality. This marks a shift in the fundamental architecture of web access, introducing systemic legal changes, economic gatekeeping, and technological exclusion.

At the center of this transformation lies a larger global shift driven by artificial intelligence. As AI systems become increasingly capable of mimicking human behavior online, corporations are restructuring how trust, access, and verification operate across the internet. Critics argue that the result is an internet where participation increasingly depends on compliance with opaque corporate ecosystems rather than open standards.

The New Architecture: What Has Changed?


The rules for how reCAPTCHA works have been completely changed, taking control away from regular website owners and users.

  • Mandatory Cloud Integration & Billing: Google has ended support for all old “Classic” reCAPTCHA accounts on Google Cloud Platform. To continue using reCAPTCHA, website owners must migrate to the Google Cloud Platform. Even though there is still a free option for smaller sites, one has to link a valid credit card or billing account to activate it.
  • The Legal Liability Loophole: Under the proposed changes, Google’s role shifts from a “data controller” to a “data processor,” with the entire onus of user tracking placed on individual website operators.
  • Device Attestation Locks: The security system is now closely tied to Google Play Services on Android. Devices that use alternative, uncertified, or privacy-focused operating systems (like custom ROMs) will not pass background checks and will be blocked from accessing protected websites.


The Corporate Rationale: The Defense of Infrastructure


To fully dissect the issue, one must understand the justification driving Google’s infrastructure overhaul.

  • Combating Advanced Botnets: Automated scripts and bots have become increasingly sophisticated. Many now use artificial intelligence to get past old text or image puzzles.
  • Enterprise Security Scaling: By making reCAPTCHA part of Google Cloud’s broader Fraud Defense tools, Google provides large companies with analytics that can help stop large, organized fraud attacks.
  • Data Ownership Framing: From Google’s perspective, handing over complete control of data to website operators grants businesses ultimate authority and governance over how their visitors’ security telemetry is compiled and managed.

Amidst a flurry of such proposals circulating every second day aimed at changing the face of internet operations, it is important to note that AI has changed the scale of online automations. The aforementioned change by Google marks a shift from simple spam filters to large-scale behavioral surveillance systems that continuously evaluate “trustworthiness” in the background.

The question is: will this change to the definition of “trusted user,” based on a behavioral algorithm, keep the internet accessible and safe for everyone?

The Counterarguments: The Case for Digital Rights


Civil society groups argue that Google’s explanation hides a bigger problem: the web is becoming more controlled by a few companies, and people are losing digital independence.

  1. The Subversion of GDPR Spirit

By calling itself just a “processor,” Google puts the financial and legal risks on small businesses, open-source projects, and independent blogs. Website owners cannot check or control the hidden algorithms Google adds to their sites. Google benefits from user tracking to improve fraud detection, but regular web creators face legal problems if anything goes wrong.

  1. Financial Identity Wall

Making people verify with a credit card to use basic web protection shuts some people out. Small creators, activist groups, and student developers have to give their financial information to a big tech company just to keep their sites safe from spam. This puts a barrier around the open web.

  1. Algorithmic Discrimination against Privacy Users

With more “invisible” tracking, users can only access sites if they agree to be tracked. If someone uses privacy tools such as a VPN, tracking blockers, or a privacy-focused phone system like GrapheneOS, Google’s checks may flag them as suspicious. Real people are treated like threats just because they want privacy. This is especially unfair to journalists, whistleblowers, and privacy advocates who need special tools to stay safe.

  1. Monopoly is the Motive

Many privacy-focused Android developers are concerned about the drastic economic impact that Google’s reCAPTCHA system update is set to bring about on millions of small websites. Brendon Eich, CEO of Brave Browser, expressed concern, stating that Google’s security concern is unfounded. The core idea is to maintain a monopoly through Google Mobile Services (GMS) licensing. The GrapheneOS team shares a similar view – the requirements set by Google and Apple services are more anti-competitive than security-focused.

Conclusion: Reclaiming Digital Freedom


Web security must not become a source of corporate tax. Individuals shouldn’t be made to compromise their financial identities or choose between web access and device autonomy. As Google hardens the borders of its proprietary cloud ecosystem, the need for decentralized, transparent, and privacy-respecting verification methods becomes a pressing structural necessity for a democratic internet.

Take Action: Speak at the Think Twice Conference (TT5)


Those seeking to challenge corporate gatekeeping and advocate for a transparent digital future will have an opportunity to join the discussion at the Think Twice Conference (TT5), hosted by the Pirate Parties International and the European Pirates.

This year’s conference theme focuses directly on AI & Governance: Opportunities and Risks for Digital Freedom, bringing together developers, activists, policymakers, and civil society groups to debate how automated systems can remain transparent, accountable, and aligned with human rights principles.

The official Call for Speakers is currently open for individual talks and panel roundtables.

The registration deadline for speaker applications is June 1, 2026.

As debates over AI, surveillance, and platform control intensify, events like TT5 are becoming increasingly important spaces for defending the future of a democratic and open internet.


europeanpirates.eu/bouncers-at…

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L'effetto Hormuz: il mercato del petrolio non tornerà mai come prima


L'intesa in arrivo potrebbe riportare sul mercato grandi volumi di greggio, ma i tempi di ripresa della produzione, i dazi iraniani e un premio di rischio più alto ridisegneranno permanentemente il mercato energetico.

Stati Uniti e Iran potrebbero annunciare nei prossimi giorni un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre vanno avanti i negoziati sul nucleare. Secondo quanto riportato da Axios, l'intesa è ancora in via di definizione, ma il suo raggiungimento avrebbe un effetto immediato sul mercato del petrolio: riportare in circolazione grandi volumi di greggio proprio mentre le scorte globali si stanno riducendo a un ritmo record.

Il ritorno alla normalità, però, non sarà né rapido né completo. Secondo le stime dell'International Energy Agency, dopo l'eventuale bonifica delle mine serviranno almeno 2 o 3 mesi per ristabilire flussi di esportazione stabili. Anche i Paesi del Golfo avranno bisogno di mesi per recuperare la produzione persa durante l'interruzione della loro principale rotta di esportazione.

Nel breve periodo, la variabile decisiva sarà la fiducia degli operatori. "Tutto dipende dal fatto che i proprietari delle navi e i loro equipaggi si sentano sicuri nell'attraversare lo Stretto di Hormuz", afferma Ben Cahill, analista dell'Università del Texas ad Austin. Secondo Cahill, restano aperte 3 incognite: gli eventuali dazi imposti dall'Iran, le condizioni effettive di sicurezza del passaggio e il costo delle assicurazioni. Per questo la ripartenza potrebbe avvenire a singhiozzo.

Il nodo dei pedaggi iraniani


Teheran sta valutando nuovi pedaggi sulle petroliere che attraversano lo Stretto, anche se i funzionari iraniani evitano di definirle "pedaggi". Per Edward Fishman, ex funzionario del Dipartimento di Stato e oggi al Council on Foreign Relations, anche importi apparentemente contenuti di pedaggi potrebbero garantire all'Iran entrate molto rilevanti.

Intervistato dall'analista Rory Johnston nel podcast Oil Ground Up, Fishman ha stimato che le navi potrebbero pagare complessivamente decine di miliardi di dollari l'anno, fino a un massimo di 100 miliardi. "Anche pagando due milioni di dollari per una VLCC, una Very Large Crude Carrier, parliamo di un dollaro al barile, una cifra economicamente poco rilevante", ha spiegato. La sua previsione è che il settore privato finirà per accettare il maggior costo pur di far transitare le petroliere con sicurezza.

Il secondo indicatore da osservare sarà il premio di rischio geopolitico, cioè il sovrapprezzo che i mercati incorporano per proteggersi dall'incertezza. Dopo la guerra, questo premio potrebbe restare stabilmente più alto rispetto al passato, soprattutto perché l'Iran ha assunto una postura più assertiva nello Stretto. "Ci sarà un premio sul prezzo permanente, legato a un ambiente operativo permanentemente più rischioso", afferma Clayton Seigle, analista del Center for Strategic and International Studies.

Insomma, lo Stretto di Hormuz riaprirà, ma il mercato del petrolio non tornerà mai più quello di prima: i transiti saranno più costosi, gli operatori più prudenti e il rischio politico resterà una componente strutturale dei prezzi.

Oleodotti alternativi e più shale americano


La crisi ha già accelerato i progetti dei Paesi del Golfo per ridurre la dipendenza da Hormuz. A metà maggio gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l'intenzione di accelerare la costruzione di una nuova infrastruttura destinata a raddoppiare la capacità di esportazione petrolifera attraverso il porto di Fujairah, come riportato anche dalla CNBC. L'obiettivo è evidente: creare rotte alternative e diminuire l'esposizione alla vulnerabilità dello Stretto.

Nel frattempo, però, i prezzi più alti dovrebbero spingere anche i produttori americani ad aumentare la propria offerta. Prima della guerra, l'Energy Information Administration prevedeva una produzione domestica in calo da 13,6 milioni di barili al giorno nel 2026 a 13,3 milioni nel 2027. Nell'ultimo aggiornamento di metà maggio, invece, la stima indica una crescita fino a 14,1 milioni di barili al giorno l'anno prossimo.

La stessa tendenza emerge dai piani di investimento dello shale americano. Secondo i dati della società di consulenza energetica Enverus, riportati dal Financial Times, le società quotate negli Stati Uniti hanno aumentato di 490 milioni di dollari i programmi di investimento per il 2026 rispetto alle previsioni precedenti alla guerra.

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I sudafricani bianchi sono gli unici rifugiati ammessi negli Stati Uniti da mesi


Su 6.069 rifugiati accolti dall'amministrazione Trump, soltanto tre non sono sudafricani bianchi. La Casa Bianca ha più che raddoppiato il tetto previsto per questa comunità

Su 6.069 rifugiati accolti dagli Stati Uniti da ottobre, soltanto tre non sono sudafricani bianchi. Lo rivela un'elaborazione delle statistiche del Dipartimento di Stato pubblicata dal Telegraph. All'inizio del suo secondo mandato il presidente Donald Trump ha drasticamente ridotto l'ingresso generale dei rifugiati nel paese ma ha lasciato un'ampia eccezione mirata per gli afrikaner, la comunità di discendenza europea, soprattutto olandese, del Sudafrica.

Il presidente ha accusato il governo di Pretoria di portare avanti un "genocidio" contro i contadini afrikaner bianchi, un'accusa respinta con forza dalle autorità sudafricane. Nel maggio dello scorso anno Trump ha messo in imbarazzo il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa durante la sua visita alla Casa Bianca mostrandogli video che, secondo l'amministrazione statunitense, documenterebbero le persecuzioni subite dai bianchi del paese. "Stavano fuggendo", ha detto Trump chiedendo una "spiegazione" per quella che ha definito "una situazione molto triste". "Abbiamo migliaia di storie su questo, abbiamo documentari, abbiamo notizie giornalistiche, bisogna rispondere", ha aggiunto.

Lunedì il Dipartimento di Stato ha annunciato di voler più che raddoppiare il numero di posti di rifugiato disponibili per gli afrikaner nell'anno fiscale in corso, alzando il tetto da 7.500 a 17.500. Anna Kelly, portavoce della Casa Bianca, ha difeso l'ampliamento parlando con il Washington Post e ha definito "vergognoso" chi prova a "sminuire il trattamento spaventoso subito dagli afrikaner". Quella comunità, ha aggiunto, "non merita meno aiuto delle migliaia di rifugiati ammessi sotto l'amministrazione Biden".
I rifugiati di Trump — FocusAmerica

Immigrazione · Stati Uniti

Una sola eccezione:
chi sono i nuovi rifugiati d'America


Trump ha tagliato l'ingresso dei rifugiati al livello più basso di sempre. Ma per gli afrikaner — la comunità bianca sudafricana di origine europea — ha aperto una corsia preferenziale. I numeri raccontano una sproporzione totale.

Dati Dipartimento di Stato USA 1 ottobre 2025 — 30 aprile 2026

L'eccezione in due numeri

Sudafricani bianchi
6.066
afrikaner ammessi come rifugiati in sette mesi

Tutti gli altri
3
cittadini afghani — gli unici non sudafricani

99,95%
degli ingressi proviene da un solo paese e da una sola comunità etnica. Mai prima d'ora il programma rifugiati Usa era stato concentrato su un gruppo così ristretto.

Esplora i dati
1 La sproporzione 2 Le provenienze 3 Lo storico 4 Le tappe

Composizione degli ingressi

Su 100 rifugiati ammessi, 99 sono afrikaner


Ogni quadratino rappresenta l'1% degli ingressi. Per la precisione: 99,95% afrikaner, 0,05% di altre nazionalità — una proporzione così estrema che nel waffle anche il singolo quadratino nero sovrastima il peso reale dei "tutti gli altri".

Rifugiati ammessi negli Stati Uniti, FY 2026
1 quadratino = 1% del totale

Il quadratino nero in alto a destra rappresenta i 3 cittadini afghani. Per onestà di scala: anche questo unico quadratino è già il doppio della loro presenza effettiva (0,05%).

99,95% 6.066 afrikaner sudafricani bianchi
0,05% 3 afghani — gli unici non sudafricani

Negli ultimi mesi della presidenza Biden il programma rifugiati accoglieva ingressi da ogni regione del mondo. Oggi quel ventaglio si è chiuso: resta una sola comunità.

Da dove vengono i rifugiati

Prima e dopo: il ventaglio che si è chiuso


Confronto tra il mix di provenienze sotto Biden (anno fiscale 2024) e sotto Trump (i primi sette mesi del 2026 fiscale).

Sotto Biden
FY 2024 · oltre 100.000 rifugiati

Africa 40%
Asia 22%
M.O. 18%
A. Latina
Altri

Africa subsahariana40%
Asia / Pacifico22%
Medio Oriente18%
America Latina12%
Altri / Europa8%

Sotto Trump
FY 2026 (7 mesi) · 6.069 rifugiati

Sudafrica 99,95%

Sudafrica (afrikaner)99,95%
Afghanistan0,05%

70+
paesi sotto Biden

2
paesi sotto Trump

Per decenni il programma rifugiati Usa ha accolto persone in fuga da guerre e persecuzioni da decine di paesi. Oggi un solo paese rappresenta il 99,95% degli ingressi.

Il tetto annuale di rifugiati

Il limite più basso dall'istituzione del programma


Dalla riforma del 1980 in poi, nessun presidente aveva mai portato il tetto annuale sotto i 15 mila. Trump è andato oltre.

125.000

FY 2024
Biden

125.000

FY 2025
Biden

15.000

FY 2021
Trump I

7.500

FY 2026
Trump II

17.500

Nuovo cap
Mag '26

Tetto fissato dal presidente per ogni anno fiscale (1 ottobre — 30 settembre). Lunedì il Dipartimento di Stato ha innalzato il limite del FY 2026 da 7.500 a 17.500, riservato in via prevalente agli afrikaner.

Anche con il nuovo tetto a 17.500, il programma resta al livello più basso degli ultimi quarant'anni — ma con una destinazione ben precisa.

Come si è arrivati qui

Tocca un evento per i dettagli

Gennaio 2025
Trump congela l'intero programma rifugiati

Poche ore dopo il giuramento, il presidente sospende lo U.S. Refugee Admissions Program citando preoccupazioni sul vetting e sull'impatto sulle comunità locali.

Febbraio 2025
Eccezione per gli afrikaner sudafricani

Un ordine esecutivo prevede il reinsediamento degli afrikaner come "vittime di discriminazione razziale". Il governo di Pretoria respinge l'accusa di persecuzione.

Maggio 2025
Trump mostra a Ramaphosa i video del "genocidio"

Durante la visita del presidente sudafricano alla Casa Bianca, Trump proietta immagini che secondo l'amministrazione documenterebbero le persecuzioni contro i bianchi. "Stavano fuggendo", commenta.

Ottobre 2025
Tetto rifugiati fissato a 7.500, minimo storico

Il Federal Register ufficializza il limite più basso di sempre per l'anno fiscale 2026, "principalmente destinato agli afrikaner e ad altre vittime di discriminazione".

Maggio 2026
Il cap sale a 17.500, ma sempre per afrikaner

Il Dipartimento di Stato annuncia di più che raddoppiare i posti disponibili per la comunità bianca sudafricana. La Casa Bianca difende la scelta: "Non meritano meno aiuto degli altri".

Fonti Dipartimento di Stato USA, Federal Register, Telegraph, Washington Post, Associated Press, Christian Science Monitor, PassBlue. Dati aggiornati al 22 maggio 2026. Composizione regionale FY 2024 stimata su allocazioni regionali del Presidential Determination.

Trump ha inasprito le regole sull'immigrazione fin dal suo ritorno alla Casa Bianca. A dicembre dello scorso anno, dopo che due membri della Guardia Nazionale erano stati feriti a colpi d'arma da fuoco in un attacco attribuito dalle autorità a un migrante afghano, l'amministrazione ha annunciato un'ondata di cambiamenti che ha portato il presidente a inasprire o sospendere ogni forma di immigrazione illegale nel paese. Tra le misure ci sono una pausa nelle decisioni sull'asilo, una revisione dei casi trattati dall'amministrazione Biden e un "riesame" di alcuni titolari di green card.

Venerdì la Casa Bianca ha annunciato una nuova procedura più ampia. Lo United States Citizenship and Immigration Services ha comunicato che gli stranieri che vogliono modificare il proprio status migratorio per ottenere la green card non potranno più farlo restando negli Stati Uniti ma dovranno presentare la domanda dall'estero, attraverso il Dipartimento di Stato. "Uno straniero che si trovi negli Stati Uniti temporaneamente e voglia una green card deve tornare nel proprio paese di origine per chiederla", ha detto il Dipartimento per la sicurezza interna. "Questa politica permette al nostro sistema di immigrazione di funzionare come la legge intendeva, invece che incentivare le scappatoie".

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All’assemblea di Confindustria a Roma, Giorgia Meloni ha definito l’Unione Europea “un gigante burocratico”. E su una cosa ha ragione: l’Unione Europea deve diventare più semplice, più rapida, più efficace per cittadini, imprese e territori.
Ma la burocrazia non è un destino naturale di Bruxelles.
È anche il risultato di un’Unione lasciata a metà: abbastanza integrata da avere regole comuni, ma non abbastanza politica da decidere davvero su industria, energia, difesa, innovazione e mercato unico.
Lo dicono tutte le analisi più autorevoli sulla competitività europea: il problema non è “troppa Europa”, ma un’Europa frammentata, lenta, piena di barriere interne e dipendente dai veti nazionali.
Per questo sburocratizzare sicuramente serve.
Ma non basta semplificare le regole, se resta intatto il sistema politico che rende l’Unione Europea fragile e ricattabile.
Basta alibi contro Bruxelles, lasciamoci quella stagione populista alle spalle.
Servono più poteri al Parlamento europeo, basta veti nazionali, più politica industriale comune.
Non meno Unione Europea, ma più Unione politica! 🇪🇺💜

#UnioneEuropea #Meloni #Confindustria #Burocrazia #PoliticaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Vance loda l'enciclica di Leone XIV sull'intelligenza artificiale


Il vicepresidente cattolico ha definito "profonde" alla NBC le parole del papa. Il documento è stato presentato con un co-fondatore di Anthropic, azienda bandita dall'amministrazione Trump

Il vicepresidente JD Vance ha elogiato la prima enciclica di papa Leone XIV, un testo teologico pieno di avvertimenti sugli sviluppi senza freni dell'intelligenza artificiale. In un'intervista esclusiva alla NBC News Vance, cattolico ma allo stesso tempo un convinto sostenitore dell'AI, ha definito "profonde" le parole del pontefice, pur ammettendo di aver letto solo "pezzi" del documento e i suoi riassunti.

L'enciclica, la prima di Leone XIV dall'insediamento dello scorso anno, invita a una moderazione che non blocca il progresso ma funziona come "esercizio di una cura responsabile per la famiglia umana". Il papa ha presentato il testo insieme a Christopher Olah, uno dei co-fondatori di Anthropic. Il coinvolgimento del colosso americano dell'intelligenza artificiale era stato visto come un possibile motivo di tensione con la Casa Bianca, dopo che l'amministrazione del presidente Donald Trump ha ordinato a tutte le agenzie federali di smettere di usare Anthropic. L'azienda aveva infatti rifiutato di concedere alle forze armate statunitensi un accesso senza restrizioni alle proprie tecnologie.

"Quello che ho letto sembra molto profondo, esattamente il tipo di cosa che ci si aspetta e si spera da un leader della chiesa", ha detto Vance. "Sulla morale, i principi non cambiano mai, ma il modo in cui li applichi sì, perché il mondo cambia". Per il vicepresidente le nuove tecnologie e i nuovi modi di interagire tra esseri umani impongono un aggiornamento della dottrina della "guerra giusta" e un ripensamento dell'intera dottrina sociale cattolica.

Vance ha letto come un segnale anche la scelta del nome del nuovo pontefice. "Penso che sia stato un cenno a Leone XIII, che diventò papa all'inizio dell'era industriale", ha detto. "Penso che Leone XIV stia diventando papa all'inizio dell'era dell'intelligenza artificiale, e sospetto che se attraverseremo questo passaggio con successo sarà in larga parte perché il papa e la chiesa sono in grado di offrire la leadership morale di cui abbiamo bisogno".

L'intervista era la prima dedicata alla presentazione del libro di Vance, Communion, in uscita il 16 giugno per HarperCollins. Il volume ripercorre il percorso di fede del vicepresidente: un'educazione protestante, una deriva verso l'ateismo e, nei mesi più recenti, la conversione al cattolicesimo. Battezzato nel 2019, Vance è il secondo cattolico a ricoprire la carica di vicepresidente dopo Joe Biden e il primo convertito al cattolicesimo nel ruolo. Fu fra le ultime persone a incontrare papa Francesco prima della sua morte lo scorso anno e tornò in Vaticano poche settimane dopo per l'insediamento di Leone XIV, primo pontefice nato negli Stati Uniti.

Vance ha confermato di aver eliminato X dal proprio telefono per la Quaresima, come aveva rivelato il mese scorso il sito Semafor. La Quaresima è terminata il 2 aprile ma il vicepresidente, noto per la sua tendenza a partecipare direttamente alle discussioni e ai dibattiti sui social, non ha ancora reinstallato l'applicazione, pur dicendo di volerlo fare prima o poi. "Non averla come distrazione mi ha reso molto più produttivo, non scorri continuamente quando hai cinque minuti, posso davvero leggere qualcosa", ha detto. Il suo account è rimasto attivo perché continua a scrivere molti dei post che vengono poi pubblicati dal suo staff.

La posizione di Vance sull'intelligenza artificiale, largamente favorevole al suo sviluppo e diffidente verso la regolamentazione pubblica, è stata plasmata in parte dal suo passato nel venture capital della Silicon Valley e dai rapporti coltivati con alcuni dei principali esponenti delle grandi aziende tecnologiche americane. Davanti a sondaggi che mostrano un'opinione pubblica preoccupata per l'avanzata dell'AI, il vicepresidente ha però iniziato di recente a esprimere più scetticismo in pubblico, insistendo per esempio sulla necessità che i nuovi modelli proteggano imprese e consumatori dalle vulnerabilità informatiche.

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DRAPAC26 – Digital Rights Asia-Pacific Assembly


The 2026 Digital Rights Asia-Pacific Assembly (DRAPAC26) brings together changemakers from across the region working at the intersection of digital rights, human rights, and technology.

The post DRAPAC26 – Digital Rights Asia-Pacific Assembly appeared first on European Digital Rights (EDRi).

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🎙️ Stergios Konstantinou​ completed his legal #traineeship in 2019. In this video, he takes a look back at his time in Vienna.

#noyb #privacy #law #dataprotection #europe #opportunity #trainee #eu #throwback

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Corrente: Ethics & aesthetics in digital currents

Visarte Ticino launches "Corrente", an agile format of exhibitions and public conversations.

The first edition dives into the relationship between art & the digital, exploring its aesthetic, ethical, & cultural dimensions through a dialogue between two artists working in this field: Denis "Jaromil" Roio and Stefano "Dodo" Molo, from different generations, with deeply personal practices & operating around Lugano.

luganoregion.com/it/events/det…

1/2

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in reply to Dyne.org foundation

The event also marks the public debut of Generative Center, co-directed by Felix Bachmann and Kevin Merz, on the third floor of Via Besso 42A, a building already known for Jazz in Bess, artist studios, and Cerchio 91.

Opening hours:
🥂 Vernissage: 30 May 2026, 17:45–23:00
🟣 31 May 2026, 14:15–18:30
🟢 1–14 June 2026: daily by appointment

📍 Generative Center, Via Besso 42A, 6900 Lugano, Switzerland

J @ Dyne.org reshared this.

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CVE-2026-5426: zero-day in KnowledgeDeliver LMS sfruttato per distribuire BLUEBEAM e Cobalt Strike BEACON
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/cve-20…


CVE-2026-5426: zero-day in KnowledgeDeliver LMS sfruttato per distribuire BLUEBEAM e Cobalt Strike BEACON


Si parla di:
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Un attore di minacce non ancora attribuito ha sfruttato una vulnerabilità zero-day nel sistema LMS KnowledgeDeliver, sviluppato dalla giapponese Digital Knowledge, per ottenere Remote Code Execution non autenticato e distribuire la web shell in-memory BLUEBEAM. L’indagine di Mandiant rivela un attacco sofisticato a più strati: dalla deserialization di ViewState ASP.NET al social engineering degli utenti finali con un falso plugin di autenticazione che installa Cobalt Strike BEACON, personalizzato per organizzazione. Una vulnerabilità che colpisce sistemi universitari e aziendali in tutto il mondo a causa di una scelta progettuale fatale: chiavi crittografiche condivise tra tutte le installazioni.

La radice del problema: chiavi macchina hardcoded


KnowledgeDeliver è un Learning Management System (LMS) enterprise ampiamente utilizzato in Giappone e in numerosi contesti educativi e corporate internazionali. Come molte applicazioni ASP.NET, utilizza la funzionalità ViewState per preservare lo stato delle pagine web tra una richiesta e l’altra. ViewState è protetto tramite una machineKey: una coppia di chiavi crittografiche (validationKey + decryptionKey) che garantiscono l’autenticità e la riservatezza dei dati serializzati inviati tra client e server.

Il difetto critico di KnowledgeDeliver, ora tracciato come CVE-2026-5426, consiste nell’utilizzo di valori machineKey statici e identici in tutte le installazioni del prodotto. Digital Knowledge distribuiva il software con chiavi hardcoded nel file web.config, anziché generare valori unici per deployment. Il risultato è devastante: chiunque abbia accesso a una singola installazione — anche la propria — può ricavare le chiavi e usarle per forgiare payload ViewState malevoli validi su qualunque altro server che esegue KnowledgeDeliver nel mondo.

La catena di attacco: da ViewState a RCE


L’exploitation della vulnerabilità segue un pattern ben documentato, già osservato in attacchi a Sitecore e in campagne evidenziate da Microsoft riguardanti chiavi macchina esposte. L’attaccante costruisce un payload serializzato contenente istruzioni arbitrarie e lo inserisce nel parametro __VIEWSTATE di una normale richiesta HTTP. Il server ASP.NET, fidandosi della firma crittografica (valida perché l’attaccante conosce la chiave), deserializza il payload e lo esegue con i privilegi del processo IIS (tipicamente Network Service o Application Pool Identity).

L’intera operazione non richiede credenziali, autenticazione pregressa o interazione utente sul lato server. Un singolo POST HTTP con il ViewState artefatto è sufficiente a ottenere esecuzione di codice remoto. Mandiant ha datato la compromissione iniziale alla fine del 2025, suggerendo che l’attore fosse a conoscenza della vulnerabilità mesi prima della disclosure pubblica avvenuta il 24 febbraio 2026.

BLUEBEAM: la web shell fantasma


Una volta ottenuto il foothold iniziale, l’attaccante ha distribuito BLUEBEAM, una web shell .NET nota anche come Godzilla. Ciò che distingue BLUEBEAM dalle web shell tradizionali è la sua natura interamente in-memory: il malware non scrive file su disco ma viene caricato direttamente nel processo worker IIS (w3wp.exe), riducendo drasticamente la superficie di rilevamento per strumenti forensi e antivirus basati sulla scansione del filesystem.

BLUEBEAM comunica con il suo operatore tramite richieste HTTP POST cifrate, mascherandosi come normale traffico web. Attraverso questo canale, l’attaccante può eseguire comandi arbitrari, caricare ulteriori payload, modificare file e mantenere persistenza nell’ambiente compromes. Mandiant ha osservato l’uso del tool di sistema icacls per allargare i permessi sul filesystem, indebolendo ulteriormente i controlli di sicurezza dell’host compromesso.

Il vettore secondario: social engineering sugli utenti finali


L’attacco non si è fermato al server. Con l’accesso a w3wp.exe, l’attaccante ha manomesso i file JavaScript legittimi del portale LMS, iniettando codice malevolo nelle pagine visitate dagli studenti e dai dipendenti. Il codice iniettato mostrava un avviso di sicurezza convincente, informando l’utente della necessità di installare un “plugin di autenticazione” aggiuntivo per continuare ad accedere alla piattaforma. Parallelamente, caricava script da infrastruttura controllata dall’attaccante.

Gli utenti che installano il falso plugin vengono infettati con un Cobalt Strike BEACON, il framework di post-exploitation commerciale più abusato nel panorama delle minacce avanzate. L’elemento che rivela la natura mirata e pianificata dell’operazione è la personalizzazione del payload: il BEACON era cifrato con una chiave derivata dal nome dell’organizzazione vittima, dimostrando che l’attaccante aveva condotto ricognizione preventiva e aveva predisposto un payload ad hoc per ogni target.

Timeline degli eventi


  • Fine 2025: Compromissione iniziale rilevata da Mandiant durante un incident response
  • 24 febbraio 2026: Data limite per le installazioni vulnerabili (le versioni precedenti a questa data con machineKey di default sono esposte)
  • 25 maggio 2026: Pubblicazione dell’advisory Mandiant/Google Cloud e assegnazione CVE-2026-5426


Indicatori di compromissione (IoC)

# BLUEBEAM web shell
SHA-256: 7c1f99dca8e5a7897892f9d224a6495023a2cfd2671697d229d355978c415ed2
File:    LoadLibrary.dll (caricato in-memory da w3wp.exe)
# CVE
CVE-2026-5426 – KnowledgeDeliver ASP.NET machineKey RCE (CVSS: critico)
# Segnali di detection
Windows Application Log - Event ID 1316 (ViewState validation failure/anomalia)
Processo: w3wp.exe che genera child process cmd.exe, powershell.exe, cscript.exe
File JS del portale modificati con tag 
User-Agent anomali nelle richieste POST a pagine .aspx (concatenazione di UA multipli)
Uso di icacls.exe da processi IIS per modifica permessi
# Pattern ViewState malevolo
Parametro __VIEWSTATE con lunghezza anomala (>50KB)
Richieste POST a pagine .aspx che non prevedono ViewState volumioso

Remediation e due righe per i difensori


La mitigazione primaria e indispensabile è la rotazione immediata dei valori machineKey a valori unici e crittograficamente robusti per ogni singola installazione. Le chiavi devono essere generate con un generatore di numeri casuali sicuro (CSPRNG) e non devono mai essere condivise tra ambienti diversi. La configurazione va inserita nel file web.config sotto il tag <system.web><machineKey validationKey="..." decryptionKey="..." />. Oltre alla remediation tecnica, le organizzazioni dovrebbero limitare l'accesso al portale LMS a range IP fidati, condurre threat hunting retrospettivo alla ricerca di sign of compromise elencati sopra, verificare l'integrità dei file JavaScript del portale tramite confronto hash, e investigare eventuali installazioni del presunto "plugin di autenticazione" sulle macchine degli utenti finali. Questo incidente è un promemoria sistematico del rischio insito nelle configurazioni di default condivise: una singola chiave hardcoded può trasformare un'applicazione enterprise globale in una superficie di attacco che compromette simultaneamente organizzazioni altrimenti non correlate.


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Il Senato del South Carolina respinge di nuovo la riforma dei collegi voluta da Trump


I senatori repubblicani hanno bocciato la nuova mappa congressuale che avrebbe eliminato l'unico distretto a maggioranza nera dello stato, rappresentato dal democratico James Clyburn.

Il Senato del South Carolina ha respinto martedì la nuova mappa congressuale voluta dal presidente Donald Trump, mettendo fine per ora al tentativo di ridisegnare i collegi elettorali dello stato prima delle elezioni di metà mandato. Il voto contrario alla mozione per chiudere il dibattito è arrivato a sorpresa da una camera a maggioranza repubblicana e rappresenta uno schiaffo alla Casa Bianca, che da mesi spinge gli stati controllati dal partito a riscrivere i confini dei collegi per consolidare la stretta maggioranza alla Camera dei rappresentanti.

La proposta avrebbe cancellato l'unico distretto a maggioranza nera del South Carolina, quello rappresentato dal deputato democratico James Clyburn, una delle figure storiche del partito. La Camera statale aveva approvato la mappa la settimana precedente nella speranza di applicarla alle elezioni di metà mandato di novembre. Per riuscirci, i legislatori puntavano a indire nuove primarie ad agosto nei distretti coinvolti, dato che il voto originariamente fissato per il 9 giugno era già in calendario.

Martedì è cominciato il voto anticipato per le primarie di giugno e proprio questo elemento ha capovolto i numeri al Senato. Alcuni senatori repubblicani che inizialmente avevano sostenuto il piano hanno cambiato idea, ritenendo troppo tardivo modificare le regole con un'elezione già in corso. "Né la mia coscienza né il mio buon senso mi permettono di fermare un'elezione che è già iniziata", ha detto il senatore repubblicano Richard Cash, motivando il proprio voto con la questione dei tempi.

Subito dopo il voto un altro repubblicano di peso, il senatore Tom Davis, ha attaccato l'intera operazione. Una precedente revisione delle mappe, ha ricordato, era stata istruita in nove mesi di lavoro, mentre questa volta si è proceduto in poche settimane. "Abbiamo completamente esternalizzato il nostro obbligo costituzionale di preparare una mappa elettorale congressuale a un consulente di Washington", ha dichiarato Davis. "Non abbiamo idea, nessuna idea, di come quella mappa sia stata costruita".

Alla Casa Bianca il risultato ha colto i collaboratori del presidente di sorpresa. Alcuni hanno parlato a NBC News di un "tradimento", spiegando di non aver ricevuto alcun preavviso dal governatore repubblicano Henry McMaster. "Sapevamo da sempre che sarebbe stato un percorso accidentato, mai una garanzia", ha detto uno di loro alla rete. "Ma i voti c'erano nel passaggio precedente e nulla era cambiato". Secondo la stessa fonte, l'allerta sul cambio di umore in Senato è arrivata dal procuratore generale dello stato, Alan Wilson, e da un paio di senatori.

McMaster, che pochi giorni prima aveva convocato una sessione straordinaria del Parlamento statale per spingere la riforma, ha commentato la sconfitta con un messaggio su X. Il governatore si è detto "fiducioso che un giorno la delegazione congressuale del South Carolina sarà interamente repubblicana", aggiungendo di essere "deluso che quel giorno non sia ancora arrivato". Ha poi invitato gli elettori a partecipare alle primarie di giugno e i legislatori ad approvare il bilancio dello stato.

Il South Carolina non è il primo stato a guida repubblicana a sottrarsi alla pressione del presidente sul tema delle mappe elettorali. A dicembre il Senato dell'Indiana aveva bocciato una proposta analoga nonostante l'insistenza della Casa Bianca. Trump ha risposto questo mese sostenendo cinque sfidanti alle primarie repubblicane contro i legislatori che si erano opposti al suo piano. Tutti i membri del Senato statale del South Carolina saranno in corsa per la rielezione nel 2028, una scadenza che potrebbe esporli a iniziative simili da parte della base più vicina al presidente.

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato statale, Shane Massey, aveva già manifestato perplessità nelle settimane precedenti, sostenendo che il sistema politico funziona meglio quando entrambi i partiti sono vitali. "Credo che il nostro stato sia più forte con partiti vivaci. Penso che, nel complesso, siamo più forti quando c'è uno scontro di idee", ha affermato Massey. "I repubblicani sono più forti quando il Partito democratico è vivace e competitivo".

Anche la macchina elettorale dello stato aveva segnalato problemi pratici. Secondo Conway Belangia, direttore esecutivo della commissione elettorale del South Carolina, applicare i nuovi confini per il voto di quest'anno sarebbe costato altri sei milioni di dollari e avrebbe richiesto l'organizzazione di un secondo turno di primarie ad agosto, in tempi giudicati difficilmente compatibili con il normale funzionamento dei seggi.

Il South Carolina è uno degli stati che dopo una sentenza della Corte Suprema dello scorso mese sul gerrymandering razziale hanno avviato la riscrittura dei collegi a metà decennio. Florida e Tennessee hanno già approvato nuove mappe, mentre i repubblicani della Louisiana stanno facendo avanzare la propria proposta. Alcune di queste partite sono ancora aperte nei tribunali: martedì un collegio di giudici federali ha bloccato l'Alabama dall'utilizzare una mappa disegnata dai repubblicani che avrebbe potuto fruttare al partito un seggio in più alla Camera. Il procuratore generale dell'Alabama, Steve Marshall, ha annunciato che lo stato presenterà ricorso alla Corte Suprema.

La battaglia sui collegi non si esaurirà con le elezioni di novembre. I repubblicani di Georgia e Mississippi sono pronti a presentare nuove mappe in vista del ciclo elettorale 2028 e i legislatori del South Carolina potrebbero seguire la stessa strada.

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Resistance Lab: Making and distributing media under surveillance


Join Interrupting Criminalization's Abolition Journalism Fellow Lewis Raven Wallace, digital security firm Safety Sync Group, and fellow journalists and media makers for a resistance lab.

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Grafana GitHub Breach: TanStack npm Supply Chain Attack Leads to Source Code Theft and Ransom Demand
#CyberSecurity
securebulletin.com/grafana-git…
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Fox Tempest: Microsoft DCU Dismantles Malware-Signing-as-a-Service That Forged Trusted Certificates for Ransomware Groups
#CyberSecurity
securebulletin.com/fox-tempest…
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TeamPCP Poisons Microsoft’s Official Python DurableTask SDK — Multi-Cloud Credential Worm Hits PyPI
#CyberSecurity
securebulletin.com/teampcp-poi…
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Void Botnet Routes Commands Through Ethereum Smart Contracts to Evade Law Enforcement Takedowns
#CyberSecurity
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Für eine dreistellige Millionensumme sollen SAP und Telekom eine „KI-Cloud“ für die öffentliche Verwaltung bauen. Digitalminister Karsten Wildberger nennt das souverän. Unabhängig wird Deutschlands Verwaltung damit nicht, warnen Opposition und Fachleute. netzpolitik.org/2026/fuer-250-…
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In Texas Paxton vince le primarie repubblicane per il Senato


Il procuratore generale del Texas, sostenuto da Trump, ha sconfitto il senatore in carica John Cornyn. A novembre sfiderà il democratico James Talarico in una corsa competitiva.
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Ken Paxton, procuratore generale del Texas, ha vinto le primarie repubblicane per il Senato sconfiggendo nettamente John Cornyn, senatore in carica da quattro mandati, in un ballottaggio che ha visto il candidato sostenuto dal presidente Donald Trump prevalere con un margine di oltre 25 punti percentuali. Con l'80% dei voti scrutinati, Paxton era al 64% contro il 36% di Cornyn. A novembre sfiderà il democratico James Talarico in quella che si annuncia come la corsa per il Senato più competitiva che il Texas abbia visto da decenni.

Si tratta del secondo senatore repubblicano in carica a perdere una primaria in meno di due settimane. All'inizio del mese Bill Cassidy non era riuscito nemmeno ad arrivare al ballottaggio in Louisiana, dopo che il presidente si era schierato contro di lui. Prima di questo ciclo elettorale, nessun senatore in carica aveva perso una primaria dal 2017. Trump ha approvato la candidatura di Paxton una settimana prima del voto, con un comunicato in cui ha elogiato la sua "lealtà". L'endorsement è arrivato dopo mesi di esitazione e ha infuriato molti senatori repubblicani che avevano spinto per il sostegno a Cornyn.

Primarie repubblicane
Texas, ballottaggio per il Senato degli Stati Uniti
Primarie repubblicane per il Senato — 26 maggio 2026
Focus America

CandidatoVoti%

Ken Paxton
Procuratore generale del Texas

882.948
63,9%

John Cornyn
Senatore uscente

499.568
36,1%

1.382.516voti
>95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati di Associated Press e New York Times

Paxton, 63 anni, porta nella corsa per Washington un curriculum costellato di scandali. È stato messo sotto accusa dalla Camera del Texas nel 2023 con un voto di impeachment voluto dal suo stesso partito, ma è stato assolto dal Senato statale dopo un processo di nove giorni incentrato sull'accusa di aver abusato del suo ufficio per favorire un investitore immobiliare. È stato incriminato per frode sui titoli pochi mesi dopo essere entrato in carica nel 2014, una vicenda risolta solo nel 2024 con un accordo che gli ha imposto di pagare quasi 300.000 dollari di risarcimento senza ammettere alcuna colpa. L'estate scorsa la moglie Angela Paxton, anch'essa senatrice statale repubblicana, ha chiesto il divorzio "su basi bibliche" accusandolo di adulterio.

Cornyn, 74 anni, ha avuto una carriera politica di primo piano nel partito repubblicano texano e nazionale. Dal 2013 al 2019 è stato il numero due dei repubblicani al Senato come whip della maggioranza e nel 2024 ha sfiorato l'elezione a leader della maggioranza. Ha negoziato la legge bipartisan sul controllo delle armi firmata da Joe Biden nel 2022, dopo la strage nella scuola elementare di Uvalde, in Texas. È stato anche tra i protagonisti dell'approvazione del First Step Act, la riforma del sistema penale promossa durante il primo mandato di Trump. Ma proprio il voto sulla legge sulle armi è stato uno dei principali argomenti usati dai suoi avversari per accusarlo di non essere abbastanza fedele alla base conservatrice.

La primaria è stata la più costosa nella storia americana. Secondo la società di monitoraggio dei media AdImpact, sono stati spesi circa 128 milioni di dollari in pubblicità tra primarie e ballottaggio. Almeno 92 milioni sono stati impiegati per sostenere Cornyn, che ha avuto l'appoggio del National Republican Senatorial Committee e di gran parte dei grandi donatori del partito. Paxton è stato sopravanzato sulla pubblicità di circa 80 milioni di dollari, ma ha comunque vinto. Nel suo discorso della vittoria a Plano ha rivendicato di aver battuto "150 milioni di dollari e tutti gli attacchi del mondo" e ha ringraziato Trump definendolo "la forza più potente della politica".

L'ultima possibilità di sopravvivenza per Cornyn si è dissolta con l'endorsement presidenziale arrivato la settimana scorsa. Nel suo messaggio di sostegno a Paxton, Trump ha scritto che Cornyn "non era stato di sostegno quando i tempi erano duri", riferendosi al fatto che il senatore aveva accettato la vittoria di Biden nel 2020 e aveva detto nel 2023 che il "tempo di Trump era passato". Paxton, al contrario, aveva guidato la causa legale per ribaltare il risultato delle presidenziali del 2020 e aveva intentato decine di azioni giudiziarie contro le amministrazioni Obama e Biden.

La sconfitta di Cornyn rischia di avere ripercussioni anche al Senato. I senatori repubblicani sono in fermento dopo la scelta del presidente di sostenere uno sfidante interno contro un loro collega popolare. Secondo un'analisi del New York Times, alcuni senatori si sentono ora meno incentivati a votare con il presidente, soprattutto sui provvedimenti più controversi come i finanziamenti per la sala da ballo della Casa Bianca e un fondo da 1,8 miliardi di dollari per ricompensare presunte vittime di persecuzione politica. Con soli 53 senatori repubblicani, bastano pochi voti contrari a far deragliare le iniziative dell'amministrazione.

Talarico, deputato statale di 37 anni e seminarista presbiteriano, ha raccolto 27 milioni di dollari nel primo trimestre, più di quanto qualsiasi candidato repubblicano al Senato abbia raccolto nell'intero ciclo. Paxton, al contrario, ha raccolto poco più di 7 milioni di dollari nell'intera campagna. I dirigenti del partito repubblicano a Washington hanno avvertito che la sua candidatura potrebbe costringere il partito a dirottare fino a 100 milioni di dollari per difendere il seggio, riducendo le risorse disponibili per altre corse competitive in stati come Alaska, North Carolina, Maine e Ohio. Subito dopo il voto, il Cook Political Report ha spostato la previsione per la corsa da "Likely Republican" a "Lean Republican".

I democratici non vincono un'elezione su base statale in Texas dal 1994 e Trump ha vinto lo stato di 13,6 punti nel 2024. Ma diversi indicatori suggeriscono che la corsa è davvero in gioco. Secondo un'analisi del giornalista e analista G. Elliott Morris, i sondaggi mostrano Talarico in leggero vantaggio su Paxton, mentre il generic ballot nazionale viaggia su un D+6 o D+7, simile a quello del 2018, quando Beto O'Rourke perse contro Ted Cruz per appena 2,6 punti. La popolarità di Trump in Texas è di circa 20 punti sotto zero tra gli elettori registrati e le aree metropolitane di Houston e Dallas-Fort Worth mostrano approvazione netta negativa. Le elezioni speciali del ciclo in corso hanno inoltre visto una partecipazione democratica superiore alla media e una tendenza degli elettori ispanici, particolarmente numerosi in Texas, a tornare verso i democratici.

Christian Menefee, 38 anni, ha sconfitto Al Green, 78 anni, nel distretto 18 della Camera, diventando il primo democratico ad abbattere un collega in carica nel ciclo 2026. I due sono stati spinti a scontrarsi dal ridisegno dei collegi voluto lo scorso anno dai repubblicani texani per cercare di ottenere fino a cinque seggi in più al Congresso. Lo scontro è stato interpretato come un test della voglia di ricambio generazionale tra gli elettori democratici, due anni dopo il ritiro di Biden dalla corsa per la rielezione. Decisivo anche il sostegno di Fairshake, il principale super PAC dell'industria delle criptovalute, che ha investito 6,5 milioni di dollari per sostenere Menefee e colpire Green, critico del settore e membro della Commissione servizi finanziari della Camera.

Nell'area di Dallas, l'ex deputato Colin Allred ha sconfitto Julie Johnson, che lo aveva sostituito al Congresso quando lui aveva tentato senza successo la corsa al Senato nel 2024. Per la sostituzione di Paxton come procuratore generale, il senatore statale Mayes Middleton, autofinanziatosi con 17 milioni di dollari, ha battuto il deputato Chip Roy, conservatore di linea dura che in passato ha avuto attriti con Trump. Nel distretto 35 attorno a San Antonio, il repubblicano Carlos De La Cruz, sostenuto da Trump, ha sconfitto John Lujan, appoggiato dal governatore Greg Abbott. Sul fronte democratico nello stesso distretto, il vicesceriffo Johnny Garcia ha battuto Maureen Galindo, una terapista sessuale le cui dichiarazioni su Israele, tra cui la proposta di trasformare un centro di detenzione per migranti in "una prigione per sionisti americani", avevano spinto i leader democratici nazionali, da Hakeem Jeffries ad Alexandria Ocasio-Cortez, a denunciarla pubblicamente.

Negli altri ballottaggi repubblicani, l'endorsement di Trump si è confermato più decisivo di quello del governatore Abbott o dei dirigenti di partito a Washington. Tra i democratici, invece, la serata ha mostrato una base sempre meno disposta a confermare i parlamentari più anziani, soprattutto quando i collegi ridisegnati costringono due titolari a sfidarsi.

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La rassegna stampa di mercoledì 27 maggio 2026


Paxton stravince in Texas dopo l'endorsement di Trump, il Pentagono riduce le truppe destinate all'Europa, i tribunali bocciano le nuove mappe elettorali repubblicane in Alabama e Carolina del Sud e Washington vuole imporre accordi di riservatezza ai dipendenti federali

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 27 maggio 2026

Paxton sconfigge Cornyn nelle primarie del Senato in Texas


Il procuratore generale del Texas Ken Paxton ha vinto nettamente il ballottaggio delle primarie repubblicane per il Senato, sconfiggendo di circa 28 punti il senatore uscente John Cornyn dopo l'endorsement dell'ultimo minuto di Donald Trump. La vittoria viene letta come una nuova prova della presa del presidente sul Partito repubblicano e ridisegna la corsa di novembre, dove Paxton sfiderà il democratico James Talarico in uno Stato che non elegge un democratico a una carica statale da oltre trent'anni. Cook Political Report ha già spostato il giudizio sul seggio da "likely" a "lean" repubblicano.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, BBC News

Il Pentagono riduce le truppe destinate all'Europa in caso di crisi


L'amministrazione Trump ha deciso di ridimensionare le forze statunitensi che verrebbero inviate in Europa in caso di emergenza, un ulteriore segnale del riorientamento del Pentagono verso Asia e Pacifico. La mossa preoccupa gli alleati della NATO e ha già provocato la reazione del Congresso: la bozza di legge sulla difesa (NDAA) presentata martedì dai repubblicani della Camera limita i tagli di personale militare in Europa e in Corea del Sud voluti dalla Casa Bianca.

Fonti: Wall Street Journal, The Hill

I tribunali federali bloccano le nuove mappe elettorali in Alabama e Carolina del Sud


Un tribunale federale ha respinto la nuova mappa congressuale dell'Alabama, ritenendola sfavorevole agli elettori afroamericani, mentre in Carolina del Sud il Senato statale ha rinunciato a ridisegnare i collegi a meno di sei mesi dalle elezioni di metà mandato, sfidando le pressioni di Trump. I due colpi affondano i tentativi repubblicani di guadagnare seggi alla Camera attraverso il ridisegno dei distretti elettorali.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, BBC News

L'amministrazione Trump vuole far firmare accordi di riservatezza ai dipendenti federali


L'Office of Personnel Management ha avviato un'iniziativa per imporre ai lavoratori federali la firma di non-disclosure agreement, presentati dai funzionari come strumento per fermare le fughe di notizie verso i media. Gli avvocati dei dipendenti pubblici denunciano invece un tentativo di intimidire chi segnala abusi e ipotizzano ricorsi sulla base del Primo Emendamento.

Fonti: New York Times, BBC News, NPR

Tensioni Usa-Iran, a rischio l'accordo di pace dopo nuovi raid


I rapporti tra Washington e Teheran si sono nuovamente inaspriti dopo gli attacchi statunitensi sull'Iran meridionale di lunedì notte, descritti dall'amministrazione come "autodifesa" ma denunciati dall'Iran come violazione del cessate il fuoco. Le trattative riservate proseguono con l'obiettivo dichiarato di un'intesa quadro che riapra lo Stretto di Hormuz, ma il rischio di una nuova escalation pesa sui mercati energetici.

Fonti: The Hill, Financial Times, Semafor

La fiducia dei consumatori americani torna a scendere, pesa la crisi iraniana


L'indice di fiducia dei consumatori statunitensi è sceso di 0,7 punti a 93,1 a maggio, prima flessione dopo tre mesi di crescita, con le famiglie alle prese con prezzi e inflazione in aumento. La discesa è collegata al rincaro dell'energia legato al conflitto Usa-Israele con l'Iran, che si traduce in minore potere d'acquisto.

Fonti: The Hill

L'amministrazione Trump fa causa all'Università della California per antisemitismo a UCLA


Il Dipartimento di Giustizia ha citato in giudizio l'Università della California accusandola di "deliberata indifferenza" verso molestie ai danni di studenti ebrei e israeliani nel campus di Los Angeles. L'azione legale segue un precedente ricorso contro UCLA e un'inchiesta federale sui diritti civili nel campus, e rientra nell'offensiva della Casa Bianca contro gli atenei pubblici sul tema dell'antisemitismo.

Fonti: The Hill

Biden fa causa al Dipartimento di Giustizia per bloccare la pubblicazione dei nastri Hur


L'ex presidente Joe Biden ha presentato un ricorso al tribunale federale di Washington per fermare la diffusione delle registrazioni audio e delle trascrizioni delle sue conversazioni con il biografo Mark Zwonitzer, raccolte durante l'inchiesta del procuratore speciale Robert Hur sulla gestione di documenti riservati. Il Dipartimento di Giustizia prevede di consegnare il materiale al Congresso e alla Heritage Foundation il 15 giugno.

Fonti: Axios

Stretta di Trump sulle green card: chi fa domanda dovrà lasciare il Paese


La nuova politica annunciata venerdì dall'amministrazione Trump prevede che la maggior parte dei richiedenti la residenza permanente debba lasciare gli Stati Uniti e presentare la pratica dall'estero. La misura, se attuata come prevista, segna una svolta significativa rispetto al sistema vigente e rischia di rallentare gravemente l'iter per centinaia di migliaia di richiedenti.

Fonti: Wall Street Journal

Blue Origin si aggiudica 468 milioni di dollari per la base permanente sulla Luna


La compagnia spaziale di Jeff Bezos ha ottenuto contratti per 468 milioni di dollari nell'ambito del programma da 20 miliardi della NASA per costruire una base lunare permanente. SpaceX, principale concorrente, è rimasta esclusa dalla prima tranche di accordi commerciali svelati insieme ai rendering del progetto.

Fonti: Financial Times, BBC News

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Latest ruling in Herridge case highlights need for federal shield law


The latest decision in journalist Catherine Herridge’s legal fight over confidential sources highlights how fragile the reporter-source privilege remains in the absence of a federal shield law. Not only did the court refuse to reconsider the order forcing Herridge to identify her confidential sources, but it also asked the public to accept its decision without immediate access to the court records we need to fully understand it.

On May 22, the appeals court declined to revisit its prior ruling requiring Herridge to name her confidential sources for her 2017 reporting about an FBI investigation into scientist Yanping Chen. Chen, who had founded an online college that received government funding, sued the FBI and other government agencies, claiming that federal officials damaged her career by leaking to the press. She then subpoenaed Herridge, arguing it was necessary to identify the source of those leaks.

Because there’s no federal shield law, Herridge tried to rely on the First Amendment and common law protections that many courts have recognized for reporters. But both the trial court and the U.S. Court of Appeals for the District of Columbia Circuit rejected those arguments.

That outcome, and the court’s latest refusal to reconsider it, should concern every journalist who depends on confidential sources. The reporter’s privilege exists because source confidentiality serves the public interest. Whistleblowers and others often come forward only because they believe journalists can protect them.

In Herridge’s case, however, the courts treated the public interest as secondary or even irrelevant. They focused narrowly on whether Herridge’s testimony was essential to Chen’s claim and whether Chen had exhausted other avenues to obtain the information she sought.

That approach turns the reporter’s privilege into a weak procedural obstacle, rather than the meaningful safeguard for newsgathering it’s supposed to be. The D.C. Circuit has previously said that it should be the rare, exceptional case where a reporter is compelled to reveal her sources. But the decision in the Herridge case means that other journalists may be more likely to be forced to do so in the future.

The secrecy surrounding certain documents in Herridge’s legal fight makes matters even worse.

The right of access to court proceedings is supposed to be contemporaneous

Herridge argued that she shouldn’t be forced to reveal her sources because any harm Chen suffered wasn’t caused by the alleged leaks, but rather by a later, independent decision by the Department of Defense to terminate the participation of the college Chen founded in a government tuition reimbursement program “on national security grounds.” But key records related to the department’s decision were sealed in the trial court and remain sealed, even though they directly relate to the justification for forcing Herridge to reveal her sources.

As a result, the public can’t fully evaluate whether the courts properly weighed the factors before ordering Herridge to comply with the subpoena. Parts of the oral argument in Herridge’s appeal were even held behind closed doors because of the sealed materials. That’s hard to square with the principle that court proceedings should happen in public view.

And that’s especially true of court proceedings that reshape constitutional rights, like this one. Freedom of the Press Foundation (FPF) and Herridge separately asked the appeals court to unseal the documents and hearing transcript. But in its May 22 ruling, the court declined to do so, sending the issue back to the district court instead. It didn’t explain why it wouldn’t act itself, even though its own rules allow it to unseal district court records “when the interests of justice require.”

This delay matters. The right of access to court proceedings is supposed to be contemporaneous, so the public can understand and assess in real time whether judges are doing their job properly. Courts shouldn’t be making groundbreaking decisions on the reporter’s privilege by relying on partially sealed arguments and secret court records, even if they’re later unsealed.

Herridge may now seek Supreme Court review. But the Supreme Court only accepts a small fraction of the cases it’s asked to hear each term, and there’s no guarantee that it would improve the reporter’s privilege even if it takes her case.

It’s understandable if Herridge decides that petitioning the Supreme Court is necessary to protect her sources and her professional ethics. But the best solution in the longer term for other journalists would come from Congress. Lawmakers should pass a shield law like the PRESS Act to provide clear, strong protection against compelled disclosure of journalists’ sources. Without a federal shield law on the books, confidential newsgathering may continue to be eroded, one subpoena at a time.


freedom.press/issues/latest-ru…

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Stati Uniti, criminalità e mortalità in forte calo: cosa può imparare l'Europa


L'aspettativa di vita degli uomini Usa è salita a 77,3 anni e gli omicidi sono ai minimi storici. Le possibili lezioni per l'Europa dietro un cambiamento inatteso.

Per decenni gli Stati Uniti sono stati l'esempio di una società malsana e pericolosa, con tassi altissimi di criminalità violenta e obesità e un'aspettativa di vita bassa e ferma. In termini assoluti molto di questo resta vero, ma come spiega il Financial Times, la direzione di marcia sta cambiando.

L'aspettativa di vita maschile negli Stati Uniti ha raggiunto i 77,3 anni, un anno e mezzo in più rispetto a un decennio fa. Nel Regno Unito il guadagno equivalente è stato di appena sei mesi, in Germania sostanzialmente nullo. Il divario di longevità rispetto all'Europa occidentale è destinato quest'anno a toccare il livello più basso dal 2012. Dopo la pandemia gli americani non sono soltanto tornati ai livelli precedenti al Covid o all'esplosione del fentanyl: l'aspettativa di vita è in una risalita da record.

I tassi di omicidio e di criminalità negli Stati Uniti non sono solo rientrati dopo l'ondata di violenza che ha attraversato il paese tra il 2020 e il 2023, ma stanno segnando minimi storici in città e Stati di tutto il paese.

Violenza e droghe colpiscono in modo sproporzionato i giovani e per questo hanno pesato molto sulla media dell'aspettativa di vita americana. Con il rientro di questi due fenomeni distorsivi emergono le tendenze di fondo della salute e della società statunitense, meno cupe di quanto molti immaginassero.

Negli Stati Uniti i tassi di mortalità per cancro sono più bassi che in Europa occidentale e calano più velocemente. I cattivi risultati sanitari degli americani si concentrano nelle patologie legate agli stili di vita, come malattie cardiovascolari e diabete, mentre il cancro colpisce un ampio spettro di persone a prescindere dai comportamenti individuali. Per questo i tassi di mortalità oncologica sono un indicatore più diretto della qualità del sistema sanitario. Su questo terreno la spesa sanitaria americana, più alta della media, produce risultati superiori alla media.

L'ampia diffusione negli Stati Uniti dei farmaci anti-obesità della classe GLP-1 potrebbe ridurre in prospettiva anche il peso delle patologie legate al sovrappeso, alimentando un ulteriore recupero.

L'ondata di violenza che ha investito gli Stati Uniti tra il 2020 e il 2022, nei mesi successivi all'omicidio di George Floyd, è coincisa con un arretramento della polizia americana dall'attività di contrasto in prima linea. Il peso esatto di questo fattore rispetto agli altri è ancora discusso, ma il suo ruolo è ampiamente riconosciuto. Una conferma arriva anche dal Regno Unito, dove la chiusura di stazioni di polizia durante gli anni dell'austerità è stata seguita da rialzi netti dei crimini violenti nelle aree circostanti.

Un contributo meno discusso al calo della criminalità è venuto dalla spesa pubblica per la ripresa post pandemica. I governi locali statunitensi hanno destinato miliardi di dollari alla sicurezza pubblica e alle infrastrutture di comunità. Quell'iniezione inattesa di risorse ha permesso ai funzionari locali di affrontare problemi di lungo periodo come la riqualificazione di aree di degrado urbano e la sperimentazione di nuovi approcci contro la violenza armata. A Detroit i fondi dell'American Rescue Plan sono stati usati per finanziare gruppi locali chiamati ShotStoppers, ai quali è stato promesso un bonus pari al 100 per cento del finanziamento iniziale in caso di riduzione delle sparatorie. Le aree in cui questi gruppi sono intervenuti hanno registrato cali molto più ampi rispetto al resto della città.

Il quadro statunitense di governi locali ben finanziati capaci di affrontare i propri problemi più pressanti contrasta con quello del Regno Unito, dove i fondi dei governi locali non si sono mai ripresi dalle misure di austerità e le risorse restano al limite mentre le infrastrutture si deteriorano.

Per molti aspetti il sistema americano resta una lezione su cosa non fare in tema di criminalità e sanità. Ma quando una situazione difficile migliora oltre ogni ragionevole previsione vale la pena chiedersi cosa stia funzionando.

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In Italia dice una cosa e in Europa un’altra: di chi stiamo parlando?
Di Giorgia Meloni, che condanna Israele per i trattamenti sottoposti agli attivisti ma poi con l’Europa firma i sussidi a Israele.

Che dite, sarà il caldo?

Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa.

#GiorgiaMeloni #Israele #Attivisti #UnioneEuropea #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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General Assembly June 20, 2026 Feedback Survey


The next PPI General Assembly is approaching, and there are several organizational points that still need to be finalized. The GA has already been published, but without a confirmed time. We now need to agree on the schedule and make sure all parties and delegates receive the necessary information.

As part of the preparation, we need to update Discourse (ga.pp-international.net/), publish the proposed statute amendments, and collect delegate information.

One proposal is to start sometime between 8:00 and 16:00 UTC. We also ask for your parties to update us on any motions or any other business that you would like to share for the GA.

We expect a relatively long debate, especially because several statute amendments will be discussed. For that reason, it may be useful to collect feedback from members in advance. However, there will be no elections at this GA.

A survey has been prepared to gather input on the preferred start time, proposals, and any other business for the June 2026 GA:

Complete the survey for the June 2026 GA


pp-international.net/2026/05/g…

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Retry Storm nelle architetture distribuite: quando la resilienza diventa il problema
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@informatica


Retry Storm nelle architetture distribuite: quando la resilienza diventa il problema


Le architetture distribuite moderne sono progettate per la resilienza. Aggiungiamo retry per i fallimenti transitori, replica per la durabilità, autoscaling per l’elasticità, circuit breaker per l’isolamento. Ogni meccanismo, preso singolarmente, migliora la disponibilità. Ma sotto stress, la loro interazione può abbattere l’intero sistema.

La maggior parte delle interruzioni enterprise non è causata dall’assenza di fault tolerance. È causata da meccanismi di fault tolerance non delimitati che reagiscono simultaneamente. Questo articolo analizza il fenomeno del retry storm e mostra come progettare sistemi con bounded reliability.

1. Retry Storm: quando la resilienza moltiplica il traffico


I retry sono progettati per proteggere dai fallimenti temporanei. Ma i retry moltiplicano il carico. Ecco un esempio semplificato della logica di retry che si trova comunemente nei sistemi di integrazione tra servizi:

import time
import random

def downstream_service():
    latency = random.choice([0.1, 0.2, 0.8])
    time.sleep(latency)
    if latency > 0.7:
        raise TimeoutError("Slow response")
    return "OK"

def call_with_retries(max_attempts=3):
    for attempt in range(max_attempts):
        try:
            return downstream_service()
        except TimeoutError:
            print(f"Retry {attempt+1}")
    raise Exception("Failed after retries")

In condizioni normali questa logica funziona correttamente. Ma sotto carico elevato si innesca una spirale:
  1. La latenza aumenta
  2. Scattano i timeout
  3. Ogni richiesta viene ritentata fino a 3 volte
  4. Il traffico verso il backend triplica
  5. Il backend rallenta ulteriormente
  6. Aumentano i retry

In un’architettura a livelli tipica — Gateway → Experience API → Process API → System API → Database — se ogni livello gestisce i retry in modo indipendente, l’amplificazione del carico diventa moltiplicativa, non additiva. Un singolo rallentamento del database può abbattere tre livelli API a cascata in pochi minuti.

Il pattern Bounded Retry (sicuro per la produzione)


La soluzione non è eliminare i retry, ma delimitarli e renderli consapevoli del carico di sistema:

def call_with_bounded_retries(max_attempts=2, system_load=0.5):
    # Fail-fast quando il sistema è sotto stress
    if system_load > 0.75:
        return None

    for attempt in range(max_attempts):
        try:
            return downstream_service()
        except TimeoutError:
            # Exponential backoff con jitter
            backoff = 0.2 * (2 ** attempt)
            time.sleep(backoff + random.uniform(0, 0.1))
    return None

Le differenze chiave rispetto alla versione base:
  • Ceiling sui retry: massimo 2 tentativi invece di 3
  • Exponential backoff: aumenta il tempo di attesa ad ogni tentativo
  • Jitter: aggiunge variabilità casuale per evitare wave di retry sincronizzate
  • Load-aware circuit: disabilita i retry completamente quando il sistema è sovraccarico


2. Fan-out della replica e collasso della coordinazione


La replica sincrona migliora la durabilità dei dati. Ma ogni write si moltiplica per il numero di repliche, aumentando il costo di coordinazione:

def write_to_replicas(data, replicas=3):
    for _ in range(replicas):
        time.sleep(0.2)  # Simula latenza di replica

Sotto traffico elevato, il lag delle repliche cresce, i client iniziano a ritentare le scritture, e il carico effettivo di write raddoppia. In sistemi di elaborazione aziendale (ordini, fatturazione, riconciliazione) questo pattern causa un collasso del throughput non perché i dati vadano persi, ma perché la coordinazione sopraffà il sistema.

La soluzione è la durabilità stratificata: non tutte le scritture richiedono le stesse garanzie. Le transazioni critiche usano replica completa; log ed eventi non critici ne richiedono meno. La reliability deve essere proporzionata, non massimizzata ciecamente.

3. Loop di feedback dell’autoscaling


L’autoscaling reagisce alle metriche di traffico. Ma se queste metriche sono gonfiate dai retry, il sistema escala in risposta a traffico artificiale:

def autoscale_safe(request_rate, sustained_load):
    # Scala su domanda sostenuta, non su spike da retry
    if sustained_load and request_rate > 120:
        print("Scaling up — domanda organica confermata")

Segnali più affidabili su cui basare l’autoscaling:
  • Domanda sostenuta (non spike improvvisi)
  • Tendenze nella distribuzione della latenza (P95, P99)
  • RPS organiche (esclusi i retry)
  • Velocità di crescita delle code


4. Il problema reale: le reazioni correlate


Retry, replica e autoscaling reagiscono ciascuno a segnali diversi. Ma sotto stress, reagiscono tutti allo stesso segnale di degradazione. Questa correlazione crea il fallimento a cascata.

Scenario reale — payment reconciliation service:

  1. La latenza dell’ERP sale a 700ms
  2. Il servizio Billing va in timeout a 500ms
  3. Billing ritenta 3 volte
  4. La Process API ritenta l’orchestrazione
  5. Il Gateway ritenta la richiesta client
  6. L’autoscaling reagisce allo spike
  7. Il lag di replica del database aumenta
  8. La Dead Letter Queue inizia a riempirsi

In pochi minuti, un rallentamento minore diventa un’interruzione di piattaforma. La causa principale: reazione non delimitata.

5. Pattern di Bounded Reliability per sistemi API

Retry Budget


Il carico effettivo è: Carico Effettivo = RPS in ingresso × Numero Retry. Con 1.000 RPS e 3 retry, il backend riceve 3.000 richieste. Impostare un budget massimo di retry per richiesta e per servizio è non negoziabile in produzione.

Classificazione degli Errori


Non tutti gli errori sono retriable. Una tassonomia chiara:

Tipo di ErroreRetry?Azione
CONNECTIVITYBounded retry
TIMEOUTBackoff esponenziale
VALIDATION (4xx)NoFail fast
AUTH (401/403)NoAlert immediato

I retry ciechi su errori di validazione o autenticazione sono debito architetturale.

Idempotency obbligatoria


I retry senza idempotency causano corruzione dei dati. Il transaction ID deve essere deterministic, non generato casualmente ad ogni tentativo:

# ❌ Non sicuro: genera un nuovo ID ad ogni retry
transaction_id = uuid()

# ✅ Sicuro: riusa l'ID dalla richiesta originale
transaction_id = payload.get("transaction_id") or request.headers["correlation-id"]

Dead Letter Queue con Osservabilità


Tracciare le seguenti metriche come segnali di early warning:

  • Percentuale di retry sul totale delle richieste
  • Frequenza dei timeout per endpoint
  • Velocità di crescita della DLQ
  • Shift nella distribuzione P95 della latenza


Conclusione


Le retry storm non iniziano con un fallimento catastrofico. Iniziano con un piccolo aumento di latenza, qualche timeout, una manciata di retry. Poi i meccanismi di fault tolerance reagiscono insieme — e la loro interazione non controllata trasforma un disagio minore in un’interruzione totale.

La resilienza nelle architetture distribuite non significa aggiungere più safety net. Significa controllare come quei safety net si comportano sotto stress. Delimita i retry. Classifica i fallimenti. Forza l’idempotency. Scala su domanda organica. Monitora i loop di feedback prima che si avvitino.

La differenza tra una piattaforma resiliente e un fallimento a cascata sta quasi sempre nella risposta a una sola domanda: i tuoi meccanismi di reliability sono controllati o sono illimitati?

Fonte: How Retry Storms Crash API-Led Systems: Bounded Reliability Patterns — DZone


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nmap su Linux: guida completa alla scansione e discovery di rete
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nmap su Linux: guida completa alla scansione e discovery di rete


nmap è uno degli strumenti più potenti e longevi nell’arsenale di qualsiasi sistemista Linux. Nato nel 1997, è oggi uno standard de facto per l’audit di rete, la verifica della superficie d’attacco esposta e il troubleshooting di connettività. Questa guida copre i comandi e le tecniche che un sysadmin usa davvero in produzione: niente teoria astratta, solo esempi concreti.

Nota legale: scansionate solo reti e host di vostra proprietà o per cui avete un’autorizzazione esplicita. La scansione non autorizzata può essere illegale nella vostra giurisdizione.

Installazione di nmap


nmap è disponibile nei repository di tutte le principali distribuzioni Linux:

# Debian / Ubuntu
sudo apt install nmap

# Fedora / RHEL / CentOS
sudo dnf install nmap

# Arch / Manjaro
sudo pacman -S nmap

Verificate l’installazione con:
nmap --version

Dovreste vedere qualcosa come Nmap version 7.94 o superiore. Le funzionalità più avanzate (SYN scan, OS detection) richiedono privilegi root.

Host Discovery: chi è attivo sulla rete?


Il primo passo in qualsiasi audit è capire quali host sono raggiungibili. Il ping scan usa il flag -sn, che dice a nmap di non eseguire scansioni delle porte:

nmap -sn 192.168.1.0/24

Su una LAN locale nmap usa ARP discovery, più veloce e capace di trovare dispositivi che ignorano il ping ICMP. L’output tipico è:
Nmap scan report for 192.168.1.1
Host is up (0.0011s latency).
MAC Address: A4:3E:51:XX:XX:XX (Ubiquiti Networks)

Nmap scan report for 192.168.1.10
Host is up (0.00032s latency).
MAC Address: DC:A6:32:XX:XX:XX (Raspberry Pi Trading)

È un inventario rapido: ottimo dopo aver aggiunto un nuovo dispositivo e non ricordarsi quale IP ha ottenuto dal DHCP.

Scansione delle Porte

Scansione di default


Senza flag aggiuntivi, nmap scansiona le 1.000 porte TCP più comuni. Non richiede root, ma i risultati sono meno dettagliati:

nmap 192.168.1.10

SYN Scan (Stealth Scan)


La SYN scan è la modalità default quando si esegue nmap come root. Invia un pacchetto SYN senza completare il three-way handshake TCP: più veloce e meno visibile nei log applicativi:

sudo nmap -sS 192.168.1.10

Scansione di tutte le 65.535 porte


Le 1.000 porte di default possono mancare servizi su porte non standard — MySQL su 33060, SSH spostato su 2222:

sudo nmap -sS -p- 192.168.1.10

Porte specifiche o range

# Porte specifiche
sudo nmap -p 22,80,443,3306 192.168.1.10

# Range di porte
sudo nmap -p 1-1024 192.168.1.10

UDP Scanning


L’UDP è spesso dimenticato. DNS (porta 53), SNMP (161) e NTP (123) girano su UDP e sono vettori comuni di attacco e misconfiguration:

sudo nmap -sU -p 53,161,123 192.168.1.1

Rilevamento di Servizi e Versioni


Il flag -sV esegue probe sulle porte aperte per determinare servizio e versione. È il primo scan da eseguire su un server sconosciuto:

sudo nmap -sV 192.168.1.10

Output esempio:
PORT     STATE SERVICE VERSION
22/tcp   open  ssh     OpenSSH 8.9p1 Ubuntu 3ubuntu0.6
80/tcp   open  http    nginx 1.24.0
3306/tcp open  mysql   MySQL 8.0.35

Rivela immediatamente con cosa si ha a che fare e può evidenziare software obsoleto — un win immediato per la sicurezza.

Rilevamento del Sistema Operativo


nmap può fare ipotesi sull’OS basandosi sul fingerprinting del TCP/IP stack:

sudo nmap -O 192.168.1.10

Output:
OS details: Linux 5.15 - 5.19, Linux 6.1
Network Distance: 1 hop

Non è sempre preciso su VM o dispositivi con stack TCP personalizzati, ma fornisce un segnale utile per distinguere server Linux da macchine Windows o embedded su un segmento di rete.

Aggressive Scan: tutto in uno


Il flag -A abilita OS detection, version detection, script scanning e traceroute in un colpo solo:

sudo nmap -A 192.168.1.10

Genera molto traffico e richiede tempo. Non usatelo su reti di produzione senza motivo, ma per un audit completo di un singolo host è estremamente comodo.

Nmap Scripting Engine (NSE)


L’NSE è ciò che distingue nmap da un semplice port scanner. Permette di eseguire script contro host e servizi scoperti. Gli script si trovano in /usr/share/nmap/scripts/ e coprono vulnerability detection, enumerazione di servizi e molto altro.

Verifiche pratiche

# Categoria default
sudo nmap --script=default 192.168.1.10

# Scansione vulnerabilità (più invasivo - usare deliberatamente)
sudo nmap --script=vuln 192.168.1.10

# FTP anonimo abilitato?
sudo nmap --script=ftp-anon -p 21 192.168.1.10

# Header HTTP esposti (versioni server, debug info)
sudo nmap --script=http-headers -p 80,443 192.168.1.10

# Open SMTP relay?
sudo nmap --script=smtp-open-relay -p 25 192.168.1.20

L’HTTP headers scan è sorprendentemente utile: è frequente trovare server che espongono header con versione del software e informazioni di debug che avrebbero dovuto essere rimosse.

Per elencare tutti gli script disponibili per un servizio:

ls /usr/share/nmap/scripts/ | grep -i ssh

Formati di Output


Per qualunque cosa oltre un controllo rapido, salvare l’output è fondamentale:

# Output normale su file
sudo nmap -sV 192.168.1.0/24 -oN scan_results.txt

# XML (utile per automazione e import in altri tool)
sudo nmap -sV 192.168.1.0/24 -oX scan_results.xml

# Formato grepable
sudo nmap -sV 192.168.1.0/24 -oG scan_results.gnmap

# Tutti i formati in una volta sola
sudo nmap -sV 192.168.1.0/24 -oA scan_results

Il flag -oA crea tutti e tre i file con il prefisso specificato. L’output XML si presta bene al parsing automatizzato.

Timing e Velocità


nmap dispone di sei template di timing, da T0 (lentissimo) a T5 (aggressivo). Il default è T3. Per la maggior parte delle scansioni su reti locali affidabili:

sudo nmap -sS -T4 192.168.1.0/24

Su VPN o connessioni lente, scendere a T2 evita falsi negativi causati da pacchetti persi.

Combinazioni Pratiche per Sysadmin


Questi sono i comandi che si usano davvero nel lavoro quotidiano:

# Porte aperte su un host (solo quelle definitivamente aperte)
sudo nmap -sS -T4 --open 192.168.1.10

# Trovare tutti i server SSH su una subnet
sudo nmap -p 22 --open -sV 192.168.1.0/24

# MySQL esposto sulla rete? (non dovrebbe mai esserlo)
sudo nmap -p 3306 --open 192.168.1.0/24

# Host discovery + version scan concatenati (solo host attivi)
sudo nmap -sn 192.168.1.0/24 -oG - | grep "Up" | awk '{print $2}' | sudo nmap -sV -iL -

L’ultimo comando è particolarmente potente: esegue prima un ping scan, filtra gli host attivi, poi esegue la version scan solo su di loro. Ideale per subnet grandi.

Gestione dei Target e Firewall

# Range di IP
nmap 192.168.1.1-50

# Host da file (uno per riga)
nmap -iL hosts.txt

# Escludere host dalla scansione
nmap 192.168.1.0/24 --exclude 192.168.1.1,192.168.1.5

nmap distingue tre stati delle porte: open, closed e filtered. Una porta filtered indica che un firewall sta bloccando i probe. Se vedete molte porte filtered su un server di vostra proprietà senza aspettarvelo, investigate: potrebbe essere ufw, firewalld, regole nftables o un security group del cloud provider.

Conclusione


Host discovery, port scanning, version detection, NSE scripts e salvataggio dell’output sono le fondamenta di nmap. Iniziate con -sn per la discovery, aggiungete -sV quando servono i dettagli sui servizi, portate gli script NSE quando volete approfondire. Mantenete il timing conservativo sulle reti di produzione e aggressivo nel vostro lab.

Se state verificando le regole firewall, nmap è tra i migliori strumenti per controllare che ciò che pensate sia bloccato lo sia davvero.

Fonte originale: nmap on Linux: Guide to Network Scanning and Discovery — LinuxBlog.io


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In un angolo degli Stati Uniti si parla il basco


Dai pastori arrivati con la corsa all'oro al festival Jaialdi di Boise, la lingua europea più antica documentata è viva nell'Ovest americano grazie a una comunità di oltre un secolo.

In un angolo dell'Idaho si parla la lingua europea più antica documentata. A Boise, capitale dello Stato nordoccidentale, una comunità di origine basca tiene viva una tradizione arrivata negli Stati Uniti più di un secolo fa con la corsa all'oro. La storia, raccontata dall'Economist, è tornata d'attualità per una controversia parlamentare locale che ha sfiorato la diplomazia internazionale.

La House Bill 561, presentata dal deputato Ted Hill all'assemblea legislativa dell'Idaho, vietava in origine ai governi locali di esporre bandiere che non fossero quelle di Stati ufficiali. L'obiettivo era impedire al Comune di Boise di esibire la bandiera arcobaleno. Il provvedimento ha però allarmato il presidente dei Paesi Baschi, regione autonoma della Spagna settentrionale, che ha inviato una lettera al parlamento dell'Idaho. La preoccupazione riguardava lo Ikurrina, la bandiera basca, che ogni cinque anni sventola in città durante Jaialdi, il festival da 40.000 persone ospitato dalla comunità. Hill ha così proposto un'eccezione apposita per la bandiera basca, preoccupato che la legge perdesse consensi.

La presenza basca nell'Ovest americano risale alla corsa all'oro in California, a metà Ottocento. I primi migranti arrivarono cercando fortuna nelle miniere e si spostarono poi nella pastorizia. Entro il 1900 una catena migratoria fece seguire ai nipoti la strada degli zii e i pastori baschi si diffusero sulle terre federali di tutto l'Ovest. Hanno lasciato una traccia visibile: oltre 25.000 messaggi in lingua basca incisi sui tronchi degli alberi sono stati censiti nei boschi della regione.

Per decenni l'integrazione ha messo a rischio la lingua. Le generazioni più anziane spinsero figli e nipoti a parlare solo inglese e ad abbandonare il basco, considerato un ostacolo all'assimilazione. Negli anni Settanta sembrava ormai destinato a scomparire, ha raccontato all'Economist Dave Bieter, ex sindaco di Boise. Oggi, racconta, quando gioca al Mus, un gioco di carte tipicamente basco, circa un terzo dei partecipanti parla la lingua.

A Boise il gruppo musicale Txantxangorriak si ritrova il martedì sera con trikis, una sorta di fisarmonica, e panderos, tamburelli, cantando in basco. Poco lontano c'è la rosticceria Ansots Basque Chorizos & Catering e più avanti la Boiseko Ikastola, l'unica scuola materna in lingua basca degli Stati Uniti. Nel paese esistono circa quaranta club baschi, concentrati soprattutto nei territori dell'Ovest dove i pastori si stabilirono oltre un secolo fa.

La controversia parlamentare in Idaho ha messo in luce quanto la minoranza basca sia oggi parte integrante della vita politica e sociale dell'Ovest americano. Una comunità arrivata per cercare oro e pascoli ha trasformato un angolo di Idaho in un piccolo lembo della Spagna nordorientale. Una lingua che in Europa è considerata la più antica documentata continua a essere parlata, cantata e insegnata anche dall'altra parte dell'Atlantico.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Void Dokkaebi evolve InvisibleFerret: il malware nordcoreano ora usa Cython per sfuggire agli antivirus
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/void-d…


Void Dokkaebi evolve InvisibleFerret: il malware nordcoreano ora usa Cython per sfuggire agli antivirus


Void Dokkaebi, il gruppo APT nordcoreano tracciato anche come Famous Chollima, ha completato una significativa evoluzione del proprio arsenale offensivo: il malware infostealer InvisibleFerret è stato ricompilato da Python a Cython, trasformando script leggibili in binari nativi che sfuggono alla quasi totalità dei meccanismi di rilevamento basati sull’analisi del codice sorgente. La ricerca pubblicata da Trend Micro a maggio 2026 rivela una campagna di spionaggio industriale di proporzioni allarmanti che colpisce sviluppatori software con accesso a wallet di criptovalute e infrastrutture CI/CD.

Profilo del gruppo: chi è Void Dokkaebi


Void Dokkaebi, denominato anche Famous Chollima nell’ecosistema di threat intelligence di CrowdStrike, è un intrusion set allineato agli interessi della Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC). Il gruppo si distingue da altre unità cyber nordcoreane come Lazarus Group per la specializzazione quasi esclusiva nel targeting di sviluppatori software, ingegneri DevOps e professionisti del settore Web3 che detengono chiavi di firma, credenziali di wallet e accesso privilegiato a pipeline di continuous integration e deployment.

La sua tattica operativa preferita è quella del “fake job interview”: gli operatori si spacciano per recruiter di aziende crypto o AI rinominate, contattano le vittime su piattaforme come LinkedIn o GitHub, e le convincono a clonare ed eseguire repository di codice come parte di una presunta prova tecnica per un colloquio. Il codice in apparenza innocuo nasconde i payload malevoli.

La campagna del 2026: infrastruttura blockchain e repository compromessi


L’analisi condotta a marzo-maggio 2026 ha rivelato la portata impressionante dell’infrastruttura malevola costruita dal gruppo. I ricercatori hanno identificato:

  • Oltre 750 repository GitHub infetti, molti appartenenti a organizzazioni legittime come DataStax e Neutralinojs, che presentano marcatori di infezione nei workflow CI/CD
  • Più di 500 configurazioni di task Visual Studio Code modificate per eseguire payload al momento dell’apertura del progetto
  • 101 istanze dello strumento di commit tampering utilizzato per iniettare codice malevolo nei repository

L’elemento più innovativo della campagna 2026 è l’utilizzo di infrastruttura blockchain per la distribuzione dei payload. Void Dokkaebi sfrutta Tron, Aptos e Binance Smart Chain come staging server per i malware, rendendo gli indicatori di compromissione praticamente immuni ai tradizionali meccanismi di takedown. Aggiornare un riferimento su blockchain equivale a cambiare il payload consegnato a tutte le vittime già infette, senza modificare un singolo byte nei repository.

L’evoluzione tecnica: da Python a Cython


Il cuore dell’aggiornamento analizzato da Trend Micro riguarda InvisibleFerret, il modulo infostealer centrale nell’arsenale di Void Dokkaebi. Precedentemente distribuito come script Python in chiaro — facilmente analizzabili e rilevabili da sistemi YARA e EDR — il malware è stato interamente ricompilato tramite Cython.

Cython è un compilatore che traduce codice Python in sorgente C/C++ e poi in binari nativi. Il risultato pratico è che InvisibleFerret viene ora distribuito come file .pyd su Windows (Python extension DLL) e come librerie condivise .so su macOS. Entrambi i formati sono binari compilati: non contengono stringhe leggibili, non sono interpretabili senza reverse engineering specializzato, e bypassano le regole di detection tradizionalmente scritte per identificare script Python sospetti.

Le capacità del malware rimangono invariate rispetto alle versioni precedenti:

  • Apertura di backdoor per accesso remoto persistente
  • Furto di credenziali dai principali browser (Chrome, Firefox, Edge)
  • Monitoraggio degli appunti di sistema (clipboard hijacking per intercettare indirizzi di wallet)
  • Keylogging per catturare password e seed phrase
  • Esfiltrazione diretta da wallet di criptovalute locali
  • Ricognizione dell’ambiente: processi in esecuzione, file system, variabili d’ambiente


Toolset correlato: BeaverTail, OtterCookie, OmniStealer


InvisibleFerret non opera mai isolatamente. Il gruppo lo utilizza in combinazione con altri malware della stessa famiglia operativa. BeaverTail è il dropper JavaScript iniziale che viene eseguito durante il “test tecnico”, il quale successivamente scarica e installa InvisibleFerret. OtterCookie è un ulteriore stealer focalizzato sui browser e sui file di configurazione. OmniStealer amplia la superficie di furto a client di posta e applicazioni VPN. Tutti questi componenti possono essere aggiornati dinamicamente tramite i reference blockchain, garantendo al gruppo una flessibilità operativa senza precedenti.

Indicatori di compromissione (IoC)

# File IOC - InvisibleFerret Cython (maggio 2026)
# Estensioni malevole su Windows
*.pyd  (file Python extension DLL con firma digitale assente o anomala)
# Estensioni malevole su macOS
*.so   (librerie condivise caricate da processi Python non standard)
# Pattern comportamentale
Processo Python che carica estensioni .pyd/.so non firmate da directory temp
Connessioni in uscita verso endpoint Tron/Aptos/BSC non previsti dall'applicazione
Lettura anomala del keychain macOS o del credential manager Windows
Accessi al filesystem wallet: ~/.bitcoin, ~/.ethereum, ~/.solana
# Infrastruttura C2 (blockchain-staged)
TRC20 address utilizzati come dead drop resolver su Tron network
Transazioni su Aptos con payload codificati nei campi memo

Due righe per i difensori


La migrazione a Cython rende obsolete le regole YARA basate su stringhe Python. I team di sicurezza devono aggiornare la propria postura difensiva su più livelli. A livello di endpoint, occorre implementare controlli di integrità sulle estensioni Python caricate dinamicamente e monitorare processi Python che importano moduli non presenti nell’ambiente di sviluppo ufficiale. A livello di rete, è essenziale bloccare o monitorare le connessioni verso endpoint RPC di reti blockchain non autorizzate (Tron API: api.trongrid.io, Aptos: fullnode.aptoslabs.com). A livello procedurale, le organizzazioni dovrebbero verificare l’identità dei recruiter prima di clonare ed eseguire qualsiasi repository fornito esternamente, e condurre i test tecnici in ambienti isolati (sandbox o VM senza credenziali di produzione). Gli sviluppatori che lavorano su progetti Web3 o che detengono wallet crypto devono essere considerati target ad alto rischio e ricevere formazione specifica sul riconoscimento di queste campagne di ingegneria sociale.