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Trump usa l'anniversario dell'11 settembre per difendere la guerra all'Iran


Al Pentagono il presidente presenta il conflitto in corso come prosecuzione della "Guerra al Terrorismo". Ma a Ground Zero i familiari delle vittime accusano l'Arabia Saudita per il suo ruolo e riaprono il fronte sulle responsabilità per gli attentati di 25 anni fa.

Il presidente Donald Trump ha usato il 25° anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001 per presentare la guerra in corso contro l'Iran come una prosecuzione della "Guerra al Terrorismo" lanciata da George W. Bush. Durante la cerimonia al Pentagono, ad Arlington, in Virginia, ha reso omaggio alle vittime per poi tornare più volte sul conflitto iniziato il 28 febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele. "Oggi rinnoviamo il sacro giuramento che abbiamo pronunciato nel loro nome un quarto di secolo fa: non dimenticheremo mai. Per questo combattiamo oggi. Non abbiamo altra scelta", ha detto.

NOW - Trump, in his 9/11 ceremony speech, declares: "We salute the service members working right now to ensure the world's number one sponsor of terror, the Islamic Republic of Iran, will never ever have a nuclear weapon." pic.twitter.com/2Tgc4Y1rOv
— Disclose.tv (@disclosetv) September 11, 2026


Trump ha quindi salutato "ogni membro delle Forze Armate degli Stati Uniti che ha servito nella Guerra al Terrorismo" così come i militari impegnati oggi a garantire che "il principale sponsor del terrorismo al mondo, la Repubblica Islamica dell'Iran, non abbia mai accesso a un'arma nucleare". Gli Stati Uniti, ha aggiunto, sono nuovamente "messi alla prova" e stanno superando il test "con grande facilità".

Il Washington Post ha visto nel discorso di oggi un netto cambiamento di posizione per un leader che nel 2016 si era distinto nel campo repubblicano per le critiche a Bush, arrivando a definire la guerra in Iraq la "peggiore decisione" della storia di tutti i presidenti degli Stati Uniti. Secondo il quotidiano, il conflitto con l'Iran si è protratto molto più a lungo di quanto Trump avesse inizialmente promesso, perché Teheran si è dimostrata un avversario più tenace e resistente del previsto.

La guerra inizia ora a pesare sulla sua presidenza proprio come quelle in Medio Oriente finirono per definire quella di Bush, e molti iniziano a vederci proprio la ripetizione di alcuni degli errori commessi dagli Stati Uniti dopo l'11 settembre.

Durante l'evento al Pentagono sono stati letti i nomi delle 184 persone uccise nell'attacco, compresi i passeggeri e l'equipaggio del volo American Airlines 77. Sul palco con il presidente sedevano il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, il generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore, e l'ex Segretaria di Stato Condoleezza Rice, che nel 2001 era Consigliera per la Sicurezza Nazionale di Bush.

Rice ha ricordato la NATO, che per la prima volta nella sua storia considerò l'attacco contro un Paese membro come un attacco contro tutti i Paesi alleati applicando il famoso articolo 5, e il Canada, dove cittadini comuni accolsero i viaggiatori rimasti bloccati dopo la chiusura dello spazio aereo statunitense. Il ricordo di Rice contrasta nettamente con la linea adottata da Trump nei confronti di entrambi: il presidente ha accusato più volte la NATO e il Canada di approfittarsi degli Stati Uniti e di recente ha definito il Canada un avversario più grande di Cina e Russia.

A Ground Zero l'accusa contro l'Arabia Saudita


A New York, dove per tradizione la cerimonia dell’11 settembre mantiene un carattere apartitico e i presidenti non pronunciano discorsi, erano presenti il vicepresidente JD Vance, massimo rappresentante dell’Amministrazione Trump, e tutti gli ex presidenti ancora in vita: Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama e Joe Biden. I familiari delle vittime hanno letto uno per uno i nomi delle 2.977 persone uccise negli attentati dell’11 settembre 2001, insieme a quelli delle sei vittime dell’attentato al World Trade Center del 1993.

Dopo aver pronunciato il nome del marito, Terry Strada, presidente di 9/11 Families United, ha accusato l'Arabia Saudita di continuare a sottrarsi alle proprie responsabilità e il governo americano di proteggerla. Tom Strada aveva 41 anni e lavorava per Cantor Fitzgerald al 104° piano della Torre Nord, colpita dal volo American Airlines 11.

"Per 25 anni, un'Amministrazione dopo l'altra, compresi alcuni dei leader che sono qui davanti a noi oggi, ha scelto di proteggere i sauditi invece di stare con le famiglie dell'11 settembre", ha detto Strada. Poi si è rivolta direttamente a Vance perché portasse il messaggio al presidente: "Il presidente Trump può ancora cambiare le cose. Dica ai sauditi di smettere di mentire". E ancora: "Vicepresidente Vance, grazie di essere qui oggi. Per favore, riporti questo messaggio".

Terry Strada: "My husband, Tom Strada. You are missed more with each year that passes. But, how can it be 25 years and still we have no justice for the role that Saudi Arabia played in your murder. Yes, we finally made it into a court and have proved that the kingdom of Saudi… pic.twitter.com/Tpx27eYWZE
— CSPAN (@cspan) September 11, 2026


Strada è tra le migliaia di familiari delle vittime e sopravvissuti che hanno fatto causa all'Arabia Saudita, accusando il regno saudita di aver fornito sostegno materiale ai dirottatori di al Qaeda. Riyadh ha sempre respinto le accuse. Il 28 agosto 2025 il giudice federale George B. Daniels ha respinto la richiesta saudita di archiviare la causa, ritenendo che i ricorrenti avessero presentato "prove ragionevoli" sul ruolo di due uomini legati al governo saudita, Omar al-Bayoumi e Fahad al-Thumairy, e dello stesso regno saudita nell'assistenza fornita a Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, due futuri dirottatori arrivati negli Stati Uniti all'inizio del 2000.

La decisione non ha stabilito nel merito la responsabilità dell'Arabia Saudita, ma ha consentito di andare verso il processo. Le prime cause contro l'Arabia Saudita risalgono al 2003, ma per anni il regno saudita ha potuto invocare l'immunità riconosciuta agli Stati sovrani. La svolta è arrivata solo nel settembre 2016, quando il Congresso approvò il Justice Against Sponsors of Terrorism Act (JASTA), introducendo un'eccezione all'immunità sovrana per determinate cause legate ad atti di terrorismo commessi negli Stati Uniti.

Obama pose il veto a questa legge, sostenendo tra l'altro che avrebbe esposto i governi stranieri ad azioni giudiziarie basate sulle accuse di privati e avrebbe potuto creare un precedente per cause analoghe contro gli Stati Uniti all'estero. Ma il Congresso superò il veto pochi giorni dopo con un voto ampiamente bipartisan. Strada, con Obama presente fra il pubblico a Ground Zero, ha ricordato proprio quella decisione con la sua citazione.

Mamdani, Giuliani e la polemica sul filmato


Alla cerimonia di commemorazione delle vittime a Ground Zero ha partecipato anche il sindaco Zohran Mamdani, nonostante una petizione promossa da alcuni familiari delle vittime gli chiedesse di non presentarsi. Tra le ragioni addotte dai promotori c'era anche la nomina di Ramzi Kassem a capo consulente legale dell'Amministrazione Mamdani: l'avvocato aveva in passato rappresentato Ahmed al-Darbi, membro di al Qaeda condannato per terrorismo.

Anche l'ex sindaco Rudolph Giuliani, divenuto il simbolo della risposta di New York agli attentati, aveva sostenuto che Mamdani, primo sindaco musulmano della città, non dovesse partecipare. Durante la cerimonia Mamdani, però, gli si è avvicinato e gli ha teso la mano. Giuliani l'ha stretta e, come ha confermato un suo rappresentante, gli ha detto che avrebbe pregato per lui. "Entrambi abbiamo teso la mano e ci siamo scambiati convenevoli", ha raccontato Mamdani, aggiungendo che l'attenzione della giornata doveva restare sulle famiglie e sui soccorritori.

Prior to the start of the lower Manhattan 9/11 ceremony, New York City Mayor Zohran Mamdani shook hands with former New York City Mayor Rudy Giuliani, who had publicly called on the city’s first Muslim mayor not to attend. t.co/Mj0raZMjPR pic.twitter.com/UjFu9Yaie6
— ABC News (@ABC) September 11, 2026


Una sequenza della diretta televisiva ha poi alimentato una nuova polemica. All'immagine di un familiare in lacrime sono seguite quelle di Mamdani e della deputata Alexandria Ocasio-Cortez sorridenti che si salutavano e parlavano tra loro mentre proseguiva la lettura dei nomi. Il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz ha chiesto su X come si potesse ridere in un momento simile. La successione delle immagini, tuttavia, non dimostra che i due momenti siano avvenuti nello stesso istante.

How the hell do you laugh while the names of those murdered on 9/11 are being read aloud?

Why would you do so? t.co/gOec2hA8Lo
— Ted Cruz (@tedcruz) September 11, 2026


Michael Ragusa, ex collaboratore di Giuliani e responsabile della sua sicurezza nel 2025, ha contestato la ricostruzione: ha scritto su X di essere rimasto accanto a Mamdani e Ocasio-Cortez per tutto il tempo e che la telecamera aveva colto soltanto la deputata mentre salutava il sindaco. Secondo Ragusa, alle loro spalle anche altri politici, repubblicani e democratici, in diversi momenti ridevano o scherzavano.

And for the record I am a life long republican who has been very critical of these two. I’m just sick of this fake news and people just saying whatever they want.
— Michael Ragusa (@themikeragu) September 11, 2026

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in reply to Katha

We realise that this seems contradictory. However, we depend on a wide range of news media to make these topics more accessible, and to reach a wider audience. If you want to learn more about #KillTheCookieBanner without encountering another one, you can visit our website 👉 noyb.eu/en/open-letter-civil-s… or go to killthecookiebanner.eu/ 🍪
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"Unsere Demokratie ist in allergrößter Gefahr. … Was es jetzt braucht, ist eine Bundesregierung, die Menschen mitnimmt und ihnen etwas anbietet. Was wir gerade am wenigsten gebrauchen können, ist eine Politik der Ausgrenzung und Überwachung, Sozialabbau und noch mehr Umverteilung nach oben."

Der Wochenrückblick von @markusreuter: netzpolitik.org/2026/kw-37-die…

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Arabia Saudita, chiuso l'oleodotto Est-Ovest dopo gli attacchi


La condotta, cruciale per aggirare lo Stretto di Hormuz e portare il greggio sul Mar Rosso, è stata fermata in via precauzionale. L'escalation in Medio Oriente spinge il petrolio sopra i 100 dollari.

L'Arabia Saudita ha chiuso in via precauzionale l'oleodotto Est-Ovest, colpito giovedì mattina da diversi attacchi nelle regioni di Riyadh e Medina. Lo ha annunciato ieri il Ministero dell'Energia saudita, precisando che diverse persone sono rimaste ferite.

Una rotta alternativa allo Stretto di Hormuz


Da quando Stati Uniti e Iran si contendono il controllo dello Stretto di Hormuz, di fatto chiuso dall'inizio della guerra, Riyadh utilizza l'oleodotto per dirottare parte delle esportazioni di greggio lontano dal Golfo Persico. La condotta collega gli impianti petroliferi della Provincia orientale al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, e ha una capacità di circa 7 milioni di barili al giorno.

Il mese scorso l'amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, aveva affermato che l'oleodotto aveva contribuito ad attenuare lo shock sull'offerta provocato dalla guerra con l'Iran più del ricorso alle riserve strategiche d'emergenza.

Il Ministero ha ora inviato squadre d'emergenza per mettere in sicurezza l'infrastruttura e valutarne le condizioni. Eventuali sviluppi, ha fatto sapere, "saranno annunciati a tempo debito". Riyadh non ha indicato i responsabili degli attacchi né precisato l'entità dei danni, anche se altre fonti parlano di droni provenienti dal territorio iracheno. Giovedì i satelliti della NASA avevano rilevato diversi grandi incendi lungo il tracciato dell'oleodotto e una colonna di fumo nero a sud di Medina.

L'escalation degli attacchi contro il regno saudita


Negli ultimi giorni le milizie alleate dell'Iran hanno intensificato gli attacchi contro l'Arabia Saudita. Martedì gli Houthi dello Yemen hanno colpito con droni e missili balistici impianti energetici e altre strutture nel sud del regno, ferendo più di 70 persone.

Lo scontro tra Riyadh e il gruppo si è riacceso a luglio, quando gli Houthi hanno proclamato un embargo marittimo contro l'Arabia Saudita con l'obiettivo di ostacolarne le esportazioni attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e alle rotte commerciali verso l'Oceano Indiano.

Questa settimana il petrolio ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da mesi, spinto proprio dall'escalation in Medio Oriente, e ha chiuso la settimana con un rialzo superiore all'8%. Le prime indiscrezioni sull'attacco all'oleodotto, circolate già giovedì, potrebbero avere contribuito alla corsa dei prezzi, alimentando i timori per un'ulteriore riduzione delle rotte disponibili per le esportazioni di greggio dal Golfo.

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La rassegna stampa di sabato 12 settembre 2026


Gli Stati Uniti ricordano l'11 settembre nel 25° anniversario mentre la CIA declassifica i briefing pre-attacchi, l'inflazione elevata avvicina un rialzo dei tassi e l'attacco a un oleodotto saudita fa salire il petrolio

Questa è la rassegna stampa di sabato 12 settembre 2026

Gli Stati Uniti ricordano il 25° anniversario degli attentati dell'11 settembre


A New York, al Pentagono e in Pennsylvania si sono svolte cerimonie solenni per commemorare i quasi 3.000 morti degli attacchi del 2001. Le celebrazioni hanno reso omaggio anche alle vittime delle malattie legate agli attentati, il cui numero continua a crescere. Il presidente Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno partecipato alla cerimonia al Pentagono.

Fonti: BBC, New York Times, Wall Street Journal

La CIA declassifica decine di briefing sull'11 settembre inviati a Bush e Clinton


L'agenzia di intelligence ha reso pubblici per la prima volta 71 documenti riservati con le informazioni raccolte su Osama bin Laden e al-Qaida prima degli attacchi. Le carte, diffuse nel 25° anniversario, mostrano come gli analisti seguissero i movimenti di bin Laden e temessero possibili minacce a obiettivi americani. Uno dei documenti segnalava già il rischio di un "aereo esplosivo".

Fonti: The Guardian, BBC, New York Times

L'inflazione resta elevata e cresce l'ipotesi di un rialzo dei tassi della Fed


I nuovi dati diffusi venerdì mostrano che l'inflazione annua è rimasta invariata ad agosto, ancora ben sopra l'obiettivo del 2% della banca centrale. Il dato alimenta le aspettative di un rialzo dei tassi la prossima settimana, anche in un contesto segnato dalla guerra con l'Iran. Il presidente Trump continua invece a premere per un taglio del costo del denaro.

Fonti: The Hill

Attacco con droni a un oleodotto saudita: il prezzo del petrolio sale e cresce la tensione con l'Iran


L'Arabia Saudita ha chiuso un importante oleodotto dopo un attacco con droni proveniente dall'Iraq, spingendo brevemente il prezzo del greggio a 110 dollari al barile. La presa di un porto yemenita da parte dei ribelli Houthi, sostenuti da Teheran, alza la posta nella guerra tra l'Iran e gli Stati Uniti. Washington ha inviato oltre cento consiglieri per aiutare gli alleati sauditi.

Fonti: New York Times, The Hill

Trump promette pagamenti da 5.000 dollari se i repubblicani manterranno il Congresso


Il presidente continua a rilanciare l'ipotesi di assegni da 5.000 dollari agli americani in caso di vittoria repubblicana alle elezioni di metà mandato, mentre alcuni esponenti del suo partito ne mettono in dubbio la fattibilità. La promessa arriva dopo un raduno di due giorni a Dallas, dove Trump ha cercato di mobilitare l'elettorato tra i timori di sconfitte a novembre.

Fonti: The Guardian, New York Times

Caos in Missouri sulla nuova mappa elettorale voluta da Trump


La battaglia legale sulla mappa dei collegi congressuali ridisegnata dai repubblicani sta creando confusione tra funzionari elettorali, candidati ed elettori a poche settimane dal voto. Trump aveva spinto per una nuova mappa in grado di favorire il suo partito, ma il risultato è stato una corsa contro il tempo prima di novembre.

Fonti: New York Times

Un senatore repubblicano licenzia un collaboratore per una foto con soldati nazisti


Il senatore dell'Ohio Jon Husted ha licenziato il direttore politico della sua campagna, Stephen Woytek, dopo la scoperta di una foto profilo su Facebook che ritraeva soldati delle SS naziste. Il collaboratore, 25 anni, seguiva un gruppo di rievocazione storica che rappresenta una divisione delle SS e aveva creato una playlist a favore della Rhodesia. Husted è impegnato in una difficile corsa per la rielezione contro l'ex senatore democratico Sherrod Brown.

Fonti: The Guardian, The Hill

Riesplode il dibattito sui rischi "apocalittici" dell'intelligenza artificiale


L'allarme di un ex ricercatore di Anthropic, secondo cui l'intelligenza artificiale potrebbe presto minacciare l'umanità, ha riacceso lo scontro sullo sviluppo rapido della tecnologia. Sul fronte finanziario, JPMorgan ha interrotto i finanziamenti al fondo speculativo di Leopold Aschenbrenner dopo pesanti perdite legate alle scommesse sull'IA. Il tema alimenta un più ampio confronto sulla sicurezza del settore.

Fonti: The Hill, Financial Times

Una corte federale boccia l'ordine di Trump per tenere aperta una centrale a carbone in Michigan


La Corte d'appello federale del distretto di Columbia ha annullato un provvedimento dell'amministrazione Trump che imponeva di mantenere in funzione la centrale a carbone J.H. Campbell oltre la data prevista per la chiusura. I giudici hanno stabilito che il Dipartimento dell'Energia ha ecceduto i propri poteri con quell'ordine.

Fonti: The Hill

La prima espulsione dalla corte speciale per la rimozione dei terroristi stranieri


Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato la prima espulsione mai disposta attraverso l'Alien Terrorist Removal Court, che ha riguardato una donna afghana di 47 anni residente in Texas. L'annuncio è arrivato nell'anniversario dell'11 settembre, anche se la donna era stata allontanata dal Paese il mese scorso.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Il governatore anti-immigrati e i lavoratori irregolari nelle sue aziende di famiglia


Un’inchiesta del New York Times e di Flatwater Free Press rivela che per anni le aziende di Jim Pillen hanno impiegato migranti senza documenti, nonostante il sostegno del governatore del Nebraska alla stretta anti immigrazione dell’ICE.

L’azienda suinicola della famiglia del governatore del Nebraska Jim Pillen ha impiegato per oltre un decennio lavoratori migranti, compresi molti privi di documenti, anche mentre il governatore costruiva la propria campagna per la rielezione sull’adesione alla stretta anti immigrazione del presidente Donald Trump. Lo rivela un’inchiesta congiunta del New York Times e della Flatwater Free Press, basata sull’esame di atti giudiziari statali e federali e su interviste a più di 40 tra dipendenti ed ex dipendenti, procuratori, avvocati e attivisti.

Pochi giorni dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, Pillen aveva ordinato alla Nebraska State Patrol di collaborare con l’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione, e successivamente aveva messo a disposizione dell’agenzia un ex carcere statale per ospitare centinaia di migranti detenuti. Il governatore ha inoltre ripreso la retorica di Trump sui “criminali stranieri illegali” che avrebbero “invaso il nostro Paese”.

Secondo l’inchiesta, almeno 20 allevamenti di Pillen Family Farms hanno impiegato immigrati irregolari. Gli atti giudiziari mostrano inoltre che tra il 2015 e il 2024 12 dipendenti dell’azienda sono stati incriminati per aver utilizzato identità false o rubate per ottenere un lavoro: 9 sono stati condannati e 3 non si sono presentati in tribunale. Pillen Family Farms non è stata accusata di alcun illecito in quei procedimenti. La famiglia detiene inoltre una quota di minoranza in Wholestone Prestage, cooperativa di lavorazione della carne suina di Fremont, dove dal 2019 almeno 56 lavoratori sono stati incriminati per l’uso di documenti falsi.

“Jim Pillen non ha mai assunto consapevolmente un immigrato illegale e ha fatto più di quanto la legge richieda per verificare lo status dei suoi dipendenti”, ha dichiarato la portavoce del governatore Laura Strimple. Sarah Pillen, che insieme al fratello dirige il gruppo da quando il padre è entrato in politica, ha affermato che l’azienda rispetta tutte le norme sul lavoro, verifica i documenti richiesti e aderisce volontariamente al sistema federale E-Verify. I registri mostrano che l’adesione a E-Verify risale allo stesso giorno del 2022 in cui Pillen annunciò la propria candidatura a governatore. Negli anni precedenti l’azienda aveva inoltre aumentato il ricorso a lavoratori messicani con visti per personale qualificato.

I grandi allevamenti suinicoli del Nebraska si affidano da decenni alla manodopera immigrata, regolare e irregolare, anche per la difficoltà a coprire i turni, ha spiegato John Hansen, presidente della Nebraska Farmers Union. Nathan Dallon, avvocato di Omaha che ha difeso centinaia di lavoratori irregolari accusati di reati come il furto d’identità, sostiene che una parte dell’agricoltura dello Stato funzioni sul presupposto della disponibilità di manodopera non autorizzata e che in alcune aziende gli uffici del personale abbiano incentivi ad assumere persone che utilizzano documenti falsi.

Carl Hart, procuratore della contea di Platte fino al 2022, ha perseguito numerosi casi di frode d’identità, 5 dei quali riguardavano proprio dipendenti dell’azienda di Pillen. Gli imprenditori, tuttavia, diventano raramente il bersaglio di queste indagini, rendendo difficile stabilire se fossero a conoscenza dell’irregolarità dei lavoratori.

L’ICE non ha trovato alcuna registrazione di audit o ispezioni negli allevamenti Pillen negli ultimi 15 anni. Dall’inizio del secondo mandato di Trump l’agenzia ha arrestato più di 3.000 migranti in Nebraska, a un ritmo oltre tre volte superiore a quello registrato durante l’Amministrazione Biden. I raid nei luoghi di lavoro, però, sono rimasti relativamente pochi. Al Juhnke, già direttore esecutivo dell’associazione dei produttori suinicoli dello Stato, osserva che raid quotidiani nelle aziende agricole del Midwest creerebbero inevitabilmente problemi politici, perché molte di queste imprese si trovano nel cuore delle aree repubblicane.

Pillen ha visitato la Casa Bianca 11 volte dall’anno scorso e ha ottenuto l’appoggio di Trump, ma ora affronta una corsa per la rielezione competitiva. L’immigrazione resta un tema divisivo anche in uno Stato fortemente repubblicano: meno di un terzo degli abitanti del Nebraska sostiene la stretta del governo federale, secondo una rilevazione nazionale citata dall’inchiesta. Il tema era rimasto finora ai margini della campagna, ma dopo la pubblicazione del reportage gli sfidanti di Pillen hanno attaccato il governatore proprio sulla distanza tra la sua linea politica e le pratiche emerse nell’azienda di famiglia.

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A Severe Misalignment of AI in Mathematics mathandai.org/

A very powerful open letter, signed by 25 leading mathematicians (all Fields Medalists), on the ways AI corporations rushing to complete problems has been harmful, and the way LLM usage threatens the fruit from the work that grows out mathematical research.

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Claude usato per armi, sorveglianza e propaganda: il rapporto di Anthropic


L'azienda ha documentato abusi dei suoi modelli da parte di ricercatori, apparati statali e gruppi armati: dai patogeni alla progettazione di missili, fino al controllo dei dissidenti.

Scienziati stranieri hanno usato i modelli di intelligenza artificiale di Anthropic per ricerche che avrebbero potuto contribuire allo sviluppo di armi biologiche. Apparati di sicurezza di diversi Paesi li hanno invece impiegati per sorvegliare dissidenti e oppositori, mentre gruppi armati se ne sono serviti per progettare missili e droni. È quanto sostiene la stessa azienda americana in un rapporto di quasi 150 pagine pubblicato giovedì, che raccoglie i casi di abuso del suo modello Claude individuati e bloccati tra dicembre 2025 e agosto 2026.

Dalle ricerche sui patogeni alla progettazione di armi


Anthropic ha individuato quest'anno almeno cinque casi in cui scienziati di Paesi non precisati hanno usato Claude per studiare patogeni pericolosi, nell'ambito di ricerche che avrebbero potuto essere collegate a programmi di armi biologiche. L'azienda non ha diffuso nomi, istituzioni, Paesi o agenti coinvolti perché non è riuscita a stabilire se le ricerche avessero finalità legittime: gli stessi studi che possono contribuire allo sviluppo di vaccini possono infatti essere utilizzati anche per rendere più pericolosi i patogeni.

Jacob Klein, responsabile dell'intelligence sulle minacce di Anthropic, ha spiegato al New York Times che nessuno dichiara apertamente, "come in un fumetto", di voler costruire un'arma biologica e che la situazione è "estremamente sfumata". In uno dei casi, a maggio, uno scienziato ha chiesto a Claude di aiutarlo a scrivere una domanda di finanziamento per esperimenti sul virus chikungunya, trasmesso dalle zanzare, con l'obiettivo di renderlo più dannoso. Si tratta di una ricerca cosiddetta "gain of function", o di aumento di funzione, che può contribuire allo sviluppo di nuovi vaccini ma anche produrre versioni più aggressive dei virus.

A preoccupare Anthropic è stato soprattutto il fatto che il lavoro si sarebbe svolto in un istituto di ricerca militare. In un altro caso, un ricercatore che sembrava lavorare per un programma statale ha studiato composti che possono essere utilizzati sia come farmaci sia come sostanze tossiche. In un terzo, un ricercatore al di fuori degli Stati Uniti ha trascorso settimane utilizzando Claude per studiare esperimenti sull'adattamento di un virus dell'influenza aviaria altamente patogena.

Secondo Anthropic, alcuni ricercatori hanno aggirato i blocchi geografici che impediscono di usare Claude da determinate regioni e hanno cercato di nascondere lo scopo delle loro ricerche per eludere i controlli. L'azienda cerca, infatti, di impedire l'accesso ai propri modelli dai principali avversari degli Stati Uniti, tra cui Russia, Cina e Iran, ma molti utenti riescono comunque ad accedervi attraverso reti private virtuali, account falsi o rubati e intermediari specializzati.

Andrew Weber, ex sottosegretario alla Difesa per i programmi di difesa nucleare, chimica e biologica durante l'Amministrazione Obama, ha letto il rapporto prima della pubblicazione. Weber ha parlato al New York Times di esempi "agghiaccianti" di programmi statali di armi biologiche che sfruttano le capacità dell'intelligenza artificiale e ha chiesto di limitare l'accesso a questi strumenti ai soli ricercatori considerati affidabili.

Il rapporto documenta anche una forma di abuso che Anthropic definisce nuova: l'impiego di Claude per sviluppare software destinato alla progettazione di armi convenzionali, dalle armi da fuoco ai missili, fino ai droni armati e alle bombe. I casi individuati sono in totale 6: 3 in Cina, 2 in Russia e 1 nello Yemen. Nel caso yemenita, una cellula nel nord del Paese, che secondo il New York Times è chiaramente riconducibile agli Houthi alleati dell'Iran, lavorava alla costruzione di un missile guidato, a un missile balistico multistadio e a un sistema d'arma ipersonico a planata. In Russia, invece, un operatore indipendente ha cercato di costruire droni in grado di condurre autonomamente attacchi kamikaze.

Sorveglianza di massa e repressione dei dissidenti


In Mali, un solo consulente delle autorità di sicurezza nazionale ha usato Claude per scrivere il codice di una piattaforma di intercettazione di massa in grado di sorvegliare le comunicazioni attraverso tutti gli operatori mobili del Paese e di produrre dossier sulle persone prese di mira. Ma anche attori legati ai governi di Cina e Iran hanno utilizzato il modello di Anthropic per analizzare grandi quantità di contenuti pubblicati sui social network e individuare potenziali dissidenti.

Secondo il rapporto, un ufficio cinese di intelligence che si occupa di affari religiosi è passato da "molte squadre di analisti" a un singolo ufficio che, grazie a un assistente di intelligenza artificiale, produce migliaia di indagini al mese. In Iran, attori legati al regime hanno usato Claude per creare un'estensione malevola di Firefox capace di raccogliere dai social network informazioni sull'identità degli utenti.

Secondo Klein, l'intelligenza artificiale rende la sorveglianza statale soprattutto più economica ed efficiente, più che modificarne gli obiettivi. Singoli dipendenti o consulenti possono ora automatizzare attività che in precedenza richiedevano intere squadre di analisti. "Stanno di fatto automatizzando parti del lavoro all'interno dell'apparato di intelligence", ha detto ad Axios. Bloccare l'accesso a Claude, però, non sempre basta a fermare queste operazioni: alcuni soggetti sono passati a modelli open source e, in Mali, il governo è riuscito ad installare la piattaforma in locale utilizzando altri modelli.

Anthropic ha individuato anche 9 operazioni di influenza provenienti da Paesi come Russia, Turchia e Iran, alcune delle quali legate alle elezioni in Moldavia e Kenya. Media statali russi hanno utilizzato Claude per produrre propaganda fasulla presentata come giornalismo indipendente, diffondendo anche affermazioni inventate sul voto in Moldavia. La maggior parte di questi contenuti, precisa l'azienda, ha ottenuto poco o nessun coinvolgimento autentico prima che le operazioni venissero bloccate.

Gli abusi hanno coinvolto i modelli Haiku, Sonnet e Opus. Nessuno ha riguardato i più potenti Fable e Mythos, con l'eccezione di un caso di distillazione illecita, ovvero l'impiego delle risposte di Claude per addestrare un modello concorrente. Mythos sarebbe così efficace nell'individuare vulnerabilità nei software che Anthropic ne ha limitato l'accesso a partner fidati, in gran parte americani. L'azienda afferma di aver bloccato tutte le operazioni descritte, rafforzato le proprie difese e segnalato i casi a governi e partner del settore.

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State-Backed Hackers Exploit Cisco Firewall Flaws for Root Access and Malware Deployment
#CyberSecurity
securebulletin.com/state-backe…
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Phishing Campaign Builds Fake Login Pages Inside Browsers After Trusted Microsoft Redirects
#CyberSecurity
securebulletin.com/phishing-ca…
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CISA Adds Exploited Citrix NetScaler Authentication Bypass to Urgent Fix List
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-adds-e…
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Windows Server: gli update di settembre 2026 mandano in crash Remote Desktop Services
#tech
spcnet.it/windows-server-gli-u…
@informatica


Windows Server: gli update di settembre 2026 mandano in crash Remote Desktop Services


Gli aggiornamenti cumulativi di settembre 2026 per Windows Server hanno introdotto un problema serio su Remote Desktop Services: dopo l’installazione delle patch, le sessioni RDP su alcuni host iniziano a bloccarsi o a rifiutare nuove connessioni, spesso dopo diverse ore di funzionamento normale. Per chi gestisce collection RDS in produzione — RDSH multi-sessione, VDI o semplicemente jump server amministrativi — è un problema da conoscere prima di distribuire la patch su larga scala, perché tocca esattamente le macchine che gli amministratori usano per raggiungere il resto dell’infrastruttura.

Quali sistemi sono coinvolti


Il problema riguarda tre cumulative update distinti, uno per versione di sistema operativo:

  • KB5122876 — Windows Server 2019
  • KB5122882 — Windows Server 2022
  • KB5122871 — Windows Server 2025

Le note di rilascio Microsoft segnalano separatamente anche problemi su Windows Server 2016, con la redirezione audio di Remote Desktop non funzionante dopo l’installazione. Va inoltre ricordato che il pacchetto di settembre non è “solo” quello che introduce il bug: nello stesso ciclo Microsoft ha corretto oltre 970 vulnerabilità, incluse due zero-day già sfruttate attivamente. Questo rende la scelta “disinstallo la patch” tutt’altro che indolore.

Sintomi osservati


Dalle segnalazioni raccolte dagli amministratori nei forum tecnici e da chi ha già debuggato il problema, il pattern tipico è il seguente:

  • RDS funziona normalmente per diverse ore dopo il riavvio post-patch;
  • le sessioni RDP esistenti smettono di disconnettersi o effettuare il logoff correttamente;
  • i nuovi tentativi di connessione restano bloccati sulla schermata “Connecting…” fino a fallire;
  • in alcuni casi il servizio va in crash dopo il primo logout utente, impedendo login successivi;
  • Task Manager e le impostazioni di sistema diventano a loro volta non responsive sull’host colpito, rendendo necessario un hard reset.

Chi ha fatto debugging più approfondito ha individuato nei log un deadlock nella libreria server RDP durante la chiusura di sessione: l’evento si blocca nella routine RDPSERVERBASE!WDLIB_Close, apparentemente senza timeout configurato, generando uno stallo tra il processo RDP e LSM (Local Session Manager). Nei log di sistema il sintomo si traduce nell’evento 20498 nel canale Microsoft-Windows-TerminalServices-RemoteConnectionManager/Admin.

Come verificare se un host è colpito


Prima di intervenire, è utile raccogliere qualche riscontro diagnostico in sola lettura:

# Verifica eventi di timeout sulla connessione RDP
Get-WinEvent -FilterHashtable @{
    LogName = 'Microsoft-Windows-TerminalServices-RemoteConnectionManager/Admin'
    Id = 20498
} -MaxEvents 5 | Format-Table TimeCreated, Message -Wrap

# Controlla lo stato del servizio Terminal Services
Get-Service -Name TermService | Select-Object Name, Status

Se l'evento 20498 compare in concomitanza con logoff o riconnessioni di sessione, l'host è verosimilmente esposto al bug.

Le opzioni sul tavolo


Al momento della stesura di questo articolo Microsoft non ha ancora confermato pubblicamente la causa né rilasciato una patch out-of-band; l'azienda ha dichiarato di essere a conoscenza delle segnalazioni e di stare indagando. Questo lascia agli amministratori due strade principali, entrambe con compromessi da valutare con attenzione:

1. Rollback del pacchetto cumulativo


È l'opzione più testata e documentata. Rimuove il bug ma riporta l'host allo stato di vulnerabilità precedente, comprese le due zero-day corrette a settembre — accettabile solo come misura temporanea su host isolati o con mitigazioni compensative (segmentazione di rete, restrizioni di accesso RDP tramite VPN/Bastion) già in campo.

# Individua il pacchetto della cumulative update installata
dism.exe /Online /Get-Packages /Format:Table | findstr /i "Package_for_RollupFix"

# Rimuove il pacchetto (sostituire con il nome esatto restituito sopra)
dism.exe /Online /Remove-Package /PackageName:Package_for_RollupFix~31bf3856ad364e35~amd64~~20348.5622.1.2 /NoRestart

# Riavvio richiesto per applicare la modifica
Restart-Computer -Force

Su una collection RDS gestita, conviene prima spostare l'host fuori rotazione per evitare che riceva nuove connessioni durante l'intervento:
Import-Module RemoteDesktop
Set-RDSessionHost -CollectionName "NomeCollection" -SessionHost "host.dominio.local" -NewConnectionAllowed No
# ... rollback e riavvio ...
Set-RDSessionHost -CollectionName "NomeCollection" -SessionHost "host.dominio.local" -NewConnectionAllowed Yes

2. Workaround alternativi circolati in community


Alcuni blog tecnici indipendenti propongono un override tramite feature flag in HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Control\FeatureManagement\Overrides, con l'obiettivo di disattivare selettivamente il componente incriminato senza rimuovere l'intera patch di sicurezza. Va detto con chiarezza: si tratta di un workaround non ufficiale, non validato da Microsoft, che tocca un'area del registro sensibile e non documentata pubblicamente per questo scopo. Non è consigliabile applicarlo direttamente in produzione: se lo si vuole testare, farlo solo su un host di laboratorio isolato, con backup del ramo di registro prima e dopo, e senza aspettarsi supporto ufficiale in caso di problemi.

Cosa fare adesso


Il consiglio più solido, in attesa di una risposta ufficiale Microsoft, resta quello suggerito dai team di sicurezza che seguono il caso: distribuire l'aggiornamento di settembre prima su un piccolo gruppo di host RDS non critici, monitorare l'evento 20498 e lo stato del servizio TermService per 24-48 ore, e mantenere pronto un piano di rollback per gli host di produzione più esposti. Vale anche la pena avvisare in anticipo chi gestisce l'help desk: sessioni RDP che si bloccano "a caso" dopo qualche ora sono un sintomo facile da scambiare per un problema di rete o di carico, mentre qui l'origine è chiaramente lato patch.

Fonte: 4sysops – September Windows Server updates break Remote Desktop Services (RDS); approfondimenti tecnici da BleepingComputer e Cyber Security News.


in reply to sbrodolino_21

@sbrodolino_21 lavoro principalmente su ambienti server windows (🫣) . La realtà è che in ambito aziendale ci sono interi ecosistemi che attualmente su Linux purtroppo ad oggi mancano: gestionali collegati a timbratori, fatture elettroniche, magazzini automatici e macchinari industriali. Il 'tutto in uno' è quello che fa dire 'facciamo con windows e non con linux'. Certo, per alcuni software ci sono delle versioni linux, ma poi manca l'integrazione col resto dell'ecosistema dell'azienda.
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Claude Misuse Report Shows AI Agents Automating Exploits, Malware Changes and Intrusions
#CyberSecurity
securebulletin.com/claude-misu…
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La stretta sull'immigrazione di Trump sta danneggiando l'economia americana


Da gennaio la forza lavoro si è ridotta di oltre un milione di persone e la popolazione cresce al ritmo più lento dal 1951. Nell'edilizia in alcuni mestieri manca fino a tre quarti degli operai.

Dall'inizio del 2026 la forza lavoro americana si è ridotta di oltre un milione di persone. È l'effetto più diretto della stretta sull'immigrazione voluta dal presidente Donald Trump, che secondo un'analisi pubblicata sull'Economist sta già pesando sulla crescita degli Stati Uniti: meno lavoratori disponibili, assunzioni quasi ferme e un'economia che rallenta.

Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca il confine meridionale è stato di fatto chiuso ai migranti irregolari, l'accesso all'asilo è stato ridotto drasticamente, i canali di ingresso per motivi umanitari sono stati quasi tutti chiusi e le protezioni temporanee ritirate. Anche l'immigrazione qualificata è sotto pressione, per via di regole più rigide e delle restrizioni proposte sui visti per studenti e sulle carte verdi ottenute tramite il lavoro. L'ICE, l'agenzia federale che si occupa dell'applicazione delle leggi sull'immigrazione, ha moltiplicato gli arresti per strada, fermando molte persone senza condanne penali alle spalle.

L'Amministrazione sostiene di aver espulso un milione di persone e afferma che altri 2,2 milioni se ne sono andati volontariamente. Sono cifre probabilmente gonfiate. Ma all'inizio del 2026 le espulsioni dall'interno del paese viaggiavano a un ritmo circa cinque volte superiore a quello precedente al ritorno di Trump, secondo il Deportation Data Project delle università della California a Berkeley e a Los Angeles.

Tra il 2022 e il 2024 l'immigrazione netta superava i due milioni di persone all'anno, per effetto del rimbalzo post-pandemico. Nel 2025 è stata pressoché nulla o perfino negativa, secondo le stime della Brookings Institution, un centro studi di Washington. In un paese costruito dagli immigrati si tratta di un'inversione storica e il deflusso sta probabilmente accelerando.

Il Congressional Budget Office, l'ufficio studi indipendente del Congresso che valuta i conti pubblici, stima che nel 2026 gli Stati Uniti avranno 2,3 milioni di residenti tra i 18 e i 64 anni in meno rispetto a quanto previsto all'inizio del 2025. Per gli economisti della Federal Reserve la popolazione complessiva quest'anno potrebbe crescere meno dello 0,2%, il ritmo più lento dal 1951, quando la guerra di Corea tolse i giovani uomini dal conteggio dei civili. Il colpo alla forza lavoro è ancora più forte, perché gli immigrati lavorano in proporzione maggiore rispetto ai nati negli Stati Uniti.

Tra il 2022 e il 2024 le imprese americane creavano in media più di 230.000 posti di lavoro al mese. Nell'ultimo anno e mezzo la media è scesa a 30.000. Il numero dei disoccupati, poco sotto i sette milioni, è però rimasto quasi invariato. Con l'immigrazione crollata e la popolazione che invecchia, la crescita dell'occupazione è limitata alla radice.

Wendy Edelberg della Brookings Institution e i suoi coautori stimano che il numero di posti di lavoro necessari ogni mese per tenere ferma la disoccupazione, il cosiddetto punto di pareggio, sia sceso tra 20.000 e 50.000 nella seconda metà del 2025. Per la Federal Reserve di Dallas era vicino a zero a fine anno. "Penso che questa sia la nostra versione di un mercato del lavoro sano, considerato quello che sta succedendo alla popolazione", ha detto Edelberg all'Economist, che si aspetta un punto di pareggio pari a zero anche per quest'anno.

Perdite nette di posti di lavoro spingeranno la Federal Reserve, la banca centrale americana, a tagliare i tassi di interesse anche quando quelle perdite sono compatibili con la piena occupazione. Il rischio vale però anche nella direzione opposta: con una forza lavoro che si assottiglia, perfino aumenti modesti dell'occupazione possono surriscaldare il mercato del lavoro e alimentare l'inflazione. Per Kevin Warsh, presidente della banca centrale, è una posizione scomoda.

Una forza lavoro in crescita ha contribuito in passato per circa 1,4 punti percentuali all'anno al PIL potenziale, cioè alla velocità di crescita che l'economia può mantenere nel tempo senza surriscaldarsi, secondo i calcoli di Seth Murray e Ivan Vidangos, due economisti della Federal Reserve. Nel 2026 quel contributo potrebbe azzerarsi, lasciando alla produttività il compito di fare quasi tutto il lavoro.

Nella prima metà del 2026 la produttività del lavoro è cresciuta dell'1,1% su base annua, un ritmo modesto. Le tecnologie paragonabili del passato hanno impiegato decenni prima di dispiegare tutti i loro effetti e chiedere all'intelligenza artificiale di colmare il vuoto in tempi brevi è molto. Nel lungo periodo la scarsità di manodopera può spingere le imprese ad adottarla più in fretta. Nell'immediato però la costruzione dei data center assorbe lavoratori e può peggiorare la carenza in altri settori.

Tra gennaio 2025 e giugno 2026 l'ICE ha effettuato circa 500.000 arresti all'interno del paese finiti con una detenzione. L'effetto dissuasivo è andato ben oltre le persone fermate: in un sondaggio condotto lo scorso anno tra gli immigrati da KFF, un centro studi sulla sanità, e dal New York Times, due intervistati su cinque tra quelli probabilmente privi di documenti hanno detto di aver evitato di andare al lavoro.

Per misurare l'effetto della stretta l'Economist ha usato i dati della Current Population Survey, l'indagine mensile sulle famiglie americane, costruendo un indicatore approssimativo dei lavoratori probabilmente irregolari (stranieri tra i 18 e i 64 anni, nati all'estero, senza titoli di studio superiori al diploma). L'occupazione in questo gruppo è calata di circa 900.000 persone da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. I campioni ridotti rendono la stima volatile, ma la dimensione del calo è difficile da ignorare.

L'edilizia è il settore più colpito. Il comparto impiega circa 11 milioni di persone, di cui il 30% circa è nato all'estero e in mestieri come la posa dei cartongessi, la carpenteria e la copertura dei tetti gli immigrati sono la maggioranza. "In alcuni mestieri la nostra forza lavoro locale si è ridotta del 70-75%", ha detto all'Economist Scott Brannock, presidente dell'associazione dei costruttori della Florida nordorientale. In Texas Johnny Vasquez, della Rio Grande Valley Builders Association, ricorda che dopo l'inasprimento dei controlli nel giugno 2025 i cantieri erano diventati "città fantasma". L'occupazione degli immigrati sta calando rapidamente anche nella ristorazione e negli alberghi, nell'industria alimentare, nei supermercati e nei servizi di assistenza alla persona.

Alcuni datori di lavoro hanno risposto aumentando le paghe. La crescita annua dei salari degli operai edili senza responsabilità di supervisione è del 5,2%, circa 1,4 punti percentuali in più rispetto al gennaio 2025. Nemmeno aumenti consistenti sono però bastati ad attirare abbastanza lavoratori nati negli Stati Uniti verso mestieri fisicamente pesanti. La loro occupazione è spesso scesa insieme a quella degli immigrati, invece di sostituirla, perché i due gruppi si completano a vicenda: se sparisce una squadra di carpentieri, c'è meno lavoro anche per elettricisti e capicantiere.

Il danno più duraturo rischia però di arrivare dal rallentamento dell'immigrazione qualificata. I visti per studenti sono calati di un terzo nell'ultimo anno e sono state irrigidite le regole sui visti H-1B per i lavoratori specializzati e sulle carte verdi. Alla frontiera tecnologica gli Stati Uniti dipendono molto dagli stranieri: i lavoratori nati all'estero e formati nelle università americane sono il 35% di chi ha un dottorato nelle discipline scientifiche e tecniche. Michael Clemens del Peterson Institute for International Economics, un altro centro studi, e i suoi coautori stimano che una stretta prolungata sui visti per studenti ridurrebbe dell'11,5% questo bacino di lavoratori altamente qualificati e potrebbe far perdere quasi 500 miliardi di dollari di PIL reale all'anno entro dieci anni (l'1,6% del prodotto dell'anno scorso).

Il 24 agosto l'Amministrazione ha proposto una tassa di 103.265 dollari per i nuovi visti H-1B, che sostituisce un precedente prelievo bocciato da un tribunale. I concorrenti degli Stati Uniti si stanno muovendo nella direzione opposta. La Cina ha introdotto l'anno scorso il visto K per attirare giovani scienziati e tecnologi, mentre Canada e Unione Europea hanno ampliato i canali di ingresso per i lavoratori altamente qualificati.

Per decenni gli Stati Uniti hanno trasformato la capacità di attirare i migliori talenti del mondo in un vantaggio economico. La stretta sull'immigrazione lascia oggi al paese meno lavoratori e mette a rischio la sua capacità di produrre innovazione domani.


Trump revoca fino a 200mila visti e propone una tassa da 103mila dollari sui visti lavorativi


L'amministrazione Trump ha aperto lunedì un doppio fronte sui visti. Da un lato punta a revocare fino a 200.000 visti a cittadini stranieri arrivati negli Stati Uniti come turisti o per affari e che poi hanno chiesto asilo per restare. Dall'altro ha proposto una commissione di 103.265 dollari per ogni nuova domanda di visto H-1B, quello riservato ai lavoratori stranieri altamente qualificati. Due mosse diverse con lo stesso obiettivo: rendere più difficile per gli stranieri entrare e restare nel Paese.

La revoca riguarda i cosiddetti visti B-1 e B-2, rilasciati per soggiorni brevi di lavoro o turismo. Il Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, ha già cominciato a riesaminarli insieme al Dipartimento della Sicurezza interna e le cancellazioni avverranno a ondate nelle prossime settimane. Se andrà in porto, sarebbe la più grande revoca di massa di visti nella storia degli Stati Uniti.

Secondo il portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigott, chi ottiene un visto turistico o d'affari per poi chiedere asilo commette una frode, motivo sufficiente per ritirare il documento. Un visto, ha detto in una nota, è "un privilegio, non un diritto" e viene concesso a chi ha intenzione di tornare a casa.

Chi si trova sul suolo americano ha il diritto di chiedere protezione se teme persecuzioni nel proprio Paese. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha però sospeso l'esame delle domande di asilo, anche se un giudice federale ha stabilito che l'amministrazione deve comunque valutarle. Il processo di revoca, ha spiegato Pigott, sarà continuo e procederà per gradi.

All'inizio del mese il Dipartimento di Stato aveva reso noto di aver già revocato più di 175.000 visti a stranieri accusati di reati, di violazioni delle regole del visto o di comportamenti ritenuti pericolosi, una delle tante misure con cui l'amministrazione ha ristretto l'immigrazione. Il governo aveva già tolto i visti a studenti e immigrati che avevano commentato la morte dell'attivista conservatore Charlie Kirk. Ha inoltre firmato ordini esecutivi per restringere la cittadinanza per nascita, dopo che la Corte Suprema aveva bocciato un primo tentativo.

Venerdì un giudice federale di New York ha bocciato il tentativo dell'amministrazione di sospendere il rilascio dei visti a chi fa domanda da 75 Paesi, molti dei quali in Africa, Asia e America Latina. La giudice Jeannette Vargas ha stabilito che la motivazione del segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui molti stranieri di quei Paesi finirebbero per dipendere dall'assistenza pubblica, non ha alcuna base legale.

Sempre lunedì il Dipartimento di Stato ha ordinato ad ambasciate e consolati di rinviare tutti i colloqui per i visti finché i funzionari non avranno completato un addestramento su una regola più restrittiva. La norma, chiamata del "carico pubblico", impone di negare il visto a chi rischia di dover ricorrere all'assistenza pubblica una volta arrivato negli Stati Uniti.

Lo stesso lunedì il Dipartimento della Sicurezza interna ha proposto una commissione di 103.265 dollari per ogni nuova domanda di visto H-1B, da pagare prima ancora che il governo decida se approvarla. È la principale via d'accesso al lavoro negli Stati Uniti per i professionisti stranieri altamente qualificati, usata soprattutto per assumere tecnici informatici indiani.

Ogni anno il numero di visti H-1B è fissato a 85.000 (65.000 più altri 20.000 riservati a chi ha un titolo di studio avanzato preso in un'università americana), ma le domande sono molte di più: quest'anno le registrazioni sono state oltre 211.000, tanto che i datori di lavoro devono partecipare a una lotteria per ottenerli. Il tetto non vale invece per le università, gli ospedali e gli altri enti senza scopo di lucro, che possono chiedere questi visti tutto l'anno.

La commissione sostituisce quella da 100.000 dollari introdotta lo scorso settembre con un proclama del presidente e poi bocciata a giugno da un giudice federale del Massachusetts, Leo Sorokin, che l'aveva giudicata un'imposta illegale imposta scavalcando il Congresso. L'amministrazione ha fatto ricorso, ma la nuova proposta segue una procedura formale diversa per evitare lo stesso destino.

La vecchia tariffa da 100.000 dollari colpiva solo chi faceva domanda dall'estero e per questo le grandi aziende tecnologiche restavano quasi sempre escluse, perché assumono soprattutto studenti stranieri già presenti nel Paese con un visto da studente. La nuova commissione si applica invece anche a chi è già negli Stati Uniti, un allargamento che costringe molte più imprese a rivedere l'uso del programma. Nel 2026 il maggiore utilizzatore è stato Amazon, con oltre 9.300 domande approvate, seguito dai gruppi indiani Tata Consultancy Services e Infosys e dalle americane Apple e Microsoft.

Anche dalla nuova commissione restano esclusi gli enti senza scopo di lucro, come chiedevano da tempo le strutture sanitarie delle zone rurali, che faticano ad attrarre personale americano. Il governo stima di incassare circa 8,8 miliardi di dollari l'anno per finanziare il sistema dell'immigrazione: quasi 3 miliardi andrebbero ai tribunali per l'immigrazione, con più di 8.400 nuove assunzioni tra cui giudici, mentre circa 1 miliardo andrebbe all'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione e le dogane, già finanziata a livelli record.

La Camera di commercio degli Stati Uniti sostiene che la commissione renderebbe il programma inaccessibile alle piccole e medie imprese e alle start-up, mentre un avvocato specializzato in immigrazione l'ha definita "un'imposta illegale". Secondo un esperto di un centro studi indipendente la misura è talmente ampia che difficilmente le aziende, anche le più grandi, la pagheranno per molti dei loro dipendenti, con un probabile calo delle domande.

Il governo sta valutando anche una commissione da 100.000 dollari sull'OPT, il programma che permette agli studenti stranieri di lavorare per un periodo con il visto da studente. La misura è ora all'esame finale della Casa Bianca. Le aziende della Silicon Valley e di Wall Street assumono in genere i neolaureati proprio attraverso l'OPT prima di chiedere per loro un visto H-1B e temono che una tariffa così alta spinga molti giovani stranieri a lasciare il Paese.

Gli economisti concordano in genere sul fatto che i lavoratori con visto H-1B aumentano la produttività americana e fanno crescere i salari anche per i dipendenti statunitensi. L'amministrazione sostiene invece che il programma abbia tolto lavoro agli americani e permesso alle aziende di pagare gli stranieri meno dei colleghi americani, citando uno studio secondo cui chi ha un visto H-1B guadagna in media il 15% in meno. Il testo sarà pubblicato martedì e resterà aperto ai commenti del pubblico per 30 giorni, ma potrebbero volerci mesi prima di una decisione definitiva.


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Jeremy Corbyn: ‘Welfare Not Warfare’ l’unica risposta possibile alle guerre e alle destre home.rifondazione.eu/2026/09/1… #Approfondimenti

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It’s time to declassify 9/11 records


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Dear Friend of Press Freedom:

It’s Sept. 11, the 25th anniversary of the deadly attacks on the U.S. and the beginning of the “war on terror.” It’s time for critical records on the attacks to be declassified, but they’re unlikely to see the light of day. Plus, the government gives up on wiretapping charges against a Florida journalist and Congress must do more to protect the press from “Petty” Pete Hegseth.

Crucial 9/11 documents still secret


The executive order covering classification calls for most historical records to be declassified 25 years after they’re created, which means millions of pages about the Sept. 11 attacks qualify for release this December — records that survivors and victims’ families have been trying to obtain for years.

But systemic failures throughout the declassification system mean that these records are unlikely to become public anytime soon. Freedom of the Press Foundation (FPF) Daniel Ellsberg Chair on Government Secrecy Lauren Harper wrote for MS NOW about the vital information in these documents, and the path the Trump administration could take to bring justice for survivors and transparency to the public.


Drop the rest of the charges against Tim Burke


On Wednesday, the Department of Justice moved to abandon its appeal of a lower court’s dismissal of felony wiretapping counts against Florida-based independent journalist Tim Burke. Burke exposed unaired outtakes of antisemitic remarks from a Fox News interview with musician Ye, formerly known as Kanye West; the government then raided his newsroom and hit him with numerous charges under the Wiretap Act and the Computer Fraud and Abuse Act. The ordeal isn’t over — the CFAA charges remain pending, and the government could reindict Burke under the Wiretap Act.

FPF Chief of Advocacy Seth Stern called on the DOJ to drop the rest of the charges, saying, “By confiscating most of Tim Burke’s newsroom equipment for years and getting multiple extensions in court before ultimately dropping its appeal, the DOJ has successfully held Burke’s journalism hostage and used the legal system to punish him for reporting on a clearly newsworthy issue.”


Protect journalists from ‘Petty’ Pete


Defense Secretary Pete Hegseth is an incompetent propagandist — despite his myriad censorship efforts, few Americans have favorable views of him or his Iran war. But he could get a lot more effective at selling the public on lies if the independent information ecosystem continues to erode. As Stern writes, U.S. lawmakers need to get serious about protecting journalists and whistleblowers to prevent Hegseth and his colleagues in the Trump administration from stamping out independent journalism like their authoritarian idols abroad.


Stars and Stripes censorship looks familiar behind bars


Hegseth remains persistent. One of his more recent efforts to control the narrative has been taking an axe to the staff at military newspaper Stars and Stripes after they published reporting he didn’t like about the USS Abraham Lincoln. To FPF contributor Jeremy Busby, who’s been incarcerated for 28 years in Texas, the crackdown was reminiscent of the fate of Texas prison newspaper The Echo, where the content has been neutered by prison officials. Busby breaks down what happens when news outlets become tools of the state, or vanish altogether.


Government health agencies are lockboxes


Federal health agencies control information of life-or-death importance, but their stonewalling of reporters has reached new heights. At a webinar last week, reporters Bob Herman of the Boston Globe’s STAT, Sheryl Gay Stolberg of The New York Times, and Robert King of Politico, along with FPF Senior Advocacy Adviser Caitlin Vogus, recounted the obstacles they and others have faced in getting information from these agencies, and the strategies they’ve found for pushing past them to get to the story.


What we’re reading


Historic local news coalition of national, state organizations urge Gov. Newsom of California to support AB 2222

Rebuild Local News
California AB 2222’s proposed journalist employment tax credits would also strengthen reporting capacity, and safeguard essential coverage. That’s why we and dozens of others are calling on California Gov. Gavin Newsom to support the bill.


Carr warns broadcasters about airing fake polls, says new guidance could be on the way

Broadband Breakfast
Federal Communications Commission Chair Brendan Carr can call news he doesn’t like fake news and polls he doesn’t like fake polls, but there’s a real First Amendment and he doesn’t get to veto it whenever his thin-skinned puppeteer in the White House gets his feelings hurt.


Kimmel pulls Talarico interview after FCC threat

The Hill
It’s shameful that the FCC is abusing its authority to prevent Americans from hearing directly from candidates during election season. Interviews with political candidates are chilled thanks to the FCC, and news programs aren’t immune from it.


Pentagon employee DataRepublican posts inside info about hacks against the far left

The Intercept
The government’s support for an influencer who praises domestic hacking would mark an escalation in the Trump admin’s dissent crackdown. “It’s the difference between open-source intelligence” and “jumping into people’s machines,” FPF Chief Security Programs Officer Harlo Holmes told The Intercept.


Longread: Mark Ruffalo, Paramount, and weaponized antisemitism

It’s Not You, It’s Media
Paramount officials continue disingenuously labeling those who don’t want the war-profiteering Ellison family using its Trump administration ties to take over more media outlets as antisemites. “How dare they falsely invoke antisemitism for something as selfish as their business interests?” asked FPF’s Deputy Director of Advocacy Adam Rose.


Free speech protection bill headed to North Dakota Legislature next year

KFGO
Red or blue, states across the U.S. have adopted laws against SLAPPs — strategic lawsuits against public participation — because they recognize that free speech deserves strong protection. North Dakota should too. An anti-SLAPP law would keep the state from becoming a magnet for frivolous lawsuits aimed at silencing speech.


Group of bipartisan lawmakers ask US government to ban several hack-for-hire firms

TechCrunch
At least one of these companies was behind a global censorship campaign to silence news reporting about its hacking activities. American companies shouldn’t do business with groups that engage in cyberattacks against Americans and then try to silence journalists who expose it.

Flyer for webinar on the Stanford Daily v. Rubio decision on September 18 at 1 pm ET


freedom.press/issues/its-time-…

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Trump Dividend, come funzionerebbe l'assegno da 5.000 dollari


La proposta sarebbe finanziata con gli introiti dei dazi, ma potrebbe costare molto di più, fino a oltre 1.200 miliardi. E gli economisti avvertono: rischia di aumentare deficit, tassi e inflazione.

Se i repubblicani manterranno il controllo della Camera dei Rappresentanti e del Senato alle elezioni di metà mandato di novembre, ogni cittadino americano adulto riceverà 5.000 dollari. Lo ha promesso il presidente Donald Trump mercoledì sera, dal palco della prima Convention repubblicana dedicata alle midterm, a Dallas. L'assegno si chiamerà "Trump Dividend" e, ha precisato il presidente, dovrà essere speso solo negli Stati Uniti.

Secondo le stime del Census Bureau citate da Axios, i cittadini americani adulti sono circa 245 milioni. Distribuire 5.000 dollari a ciascuno costerebbe quindi oltre 1.200 miliardi di dollari, senza contare le spese amministrative e al netto di eventuali esclusioni per i redditi più elevati. Come ha osservato il giornalista Colby Hall, si tratterebbe di una cifra superiore agli 814 miliardi complessivamente distribuiti nei tre cicli di assegni federali durante la pandemia.

Il vicepresidente JD Vance ha indicato nei dazi la possibile fonte di finanziamento e ha lasciato intendere che i contribuenti più ricchi potrebbero essere esclusi. Ma il gettito dei dazi è molto inferiore al costo potenziale della misura: Axios stima entrate doganali nell'ordine dei 300 miliardi di dollari l'anno, mentre il Congressional Budget Office calcola in 167 miliardi gli incassi nell'attuale esercizio fiscale. A rendere il quadro ancora più incerto è la sentenza con cui quest'anno la Corte Suprema ha annullato gran parte dei precedenti dazi imposti dall'Amministrazione Trump sulla base dei poteri d'emergenza, costringendo il governo a rimborsare oltre 100 miliardi di dollari.

Trump Dividend

Un assegno da 5.000 dollari a testa: costa più di tutti gli assegni Covid e nessuno sa chi lo paga
Trump lo promette se i repubblicani terranno Camera e Senato a novembre. Ecco quanto vale, con che cosa si finanzierebbe e perché l'economia di oggi non è quella del 2021.

United States Treasury N. 2026-11-03 Data Dopo le midterm? Pagare a Ogni cittadino adulto $5.000,00 Cinquemila e 00/100 Dollari Causale Trump Dividend, solo USA Firma ⎪0000005000⎪ 2453⎪ Solo se vince il GOP

Grafica di FocusAmericaAggiornata all'11 settembre 2026

1Quanto costaIl costo 2Chi lo pagaChi paga 3Il rischio inflazioneIl rischio

1 – Quanto costa
Ogni punto vale un milione di persone. Insieme fanno 1.226 miliardi
Il Census Bureau conta 245,3 milioni di cittadini adulti. Moltiplicati per 5.000 dollari, il conto supera i 1.200 miliardi: senza spese amministrative e senza esclusioni per i redditi alti.

245 punti = 245,3 milioni di cittadini adulti (Census Bureau, ACS 2024)

Costo stimato
1.226mld $
5.000 $ × 245,3 milioni di adulti. Reuters, contando tutti i 270 milioni di adulti residenti, arriva a 1.350 miliardi.

Il confronto con la pandemia
Tra marzo 2020 e aprile 2021 il governo federale spediì tre cicli di assegni. Tutti e tre insieme valgono meno di questo solo pagamento.

Trump Dividend – un solo pagamento, 5.000 $ a persona1.226 mld $

Assegni Covid 2020–21 – tre cicli, 476 milioni di pagamenti814 mld $
1.200 $ 600 $ 1.400 $

Tocca un ciclo per vedere quanto è costato. I tre assegni pandemici sommati coprono il 66% del Trump Dividend.
CARES Act, mar. 2020Secondo ciclo, dic. 2020American Rescue Plan, mar. 2021

2 – Chi lo paga
I dazi indicati da Vance coprono al massimo un quarto dell'assegno
Il vicepresidente ha indicato le entrate doganali come fonte. Scegli la stima e guarda quanta parte del costo resta scoperta.
300 mld/anno – stima Axios 167 mld – entrate nette 2026, CBO

Dazi 24%
Scoperto: 76%
0Costo totale: 1.226 mld $

Da prendere a prestito
926mld $
Con un anno intero di dazi al livello stimato da Axios.

Anni di dazi necessari
4,1anni
Per pagare un assegno una tantum.

Il punto
Il gettito su cui contare si sta restringendo: a febbraio la Corte Suprema ha annullato i dazi imposti con i poteri d'emergenza e il governo ha già rimborsato oltre 100 miliardi. Per il CBO le entrate doganali 2026 saranno 250 miliardi sotto le previsioni di inizio anno.

3 – Il rischio inflazione
Mille miliardi presi a prestito in un'economia già surriscaldata
Deficit vicino ai 2.000 miliardi, tassi a lungo termine ai massimi dal 2023, piena occupazione e inflazione elevata: il contesto in cui il dividendo verrebbe versato.

Deficit federale 2026
2.100mld $
Stima CBO di agosto, rivista al rialzo di 200 miliardi per il crollo dei dazi.

Treasury a 10 anni
4,85%

0%Soglia 5%
Massimo da ottobre 2023. È il tasso di riferimento per mutui e prestiti.

Debito da aggiungere
1.059mld $
Se l'assegno fosse coperto solo dalle entrate doganali nette stimate dal CBO.

Il precedente: l'American Rescue Plan
Nel 2021 Biden versò assegni fino a 1.400 dollari dentro un piano da 1.900 miliardi. Diversi studi hanno poi collegato quello stimolo a parte dell'inflazione del 2021–22. Ma il quadro era un altro.

Marzo 2021
Oggi
Assegno a persona
1.400 $American Rescue Plan
5.000 $Trump Dividend
Costo del piano
1.900 mld $tutto il pacchetto
1.226 mld $solo gli assegni
Treasury a 10 anni
1,5%alla firma del piano
4,85%massimo dal 2023
Lavoro
Disoccupazione alta
Vicino alla piena occupazione
Inflazione
Non ancora salita
Elevata

Il punto
Per Michael Strain (American Enterprise Institute) Trump vuole stimolare un'economia che ha già un problema di inflazione e pochi margini inutilizzati. Se il piano diventasse legge, il rischio di una nuova accelerazione dei prezzi sarebbe concreto.

Fonte Census Bureau (ACS 2024) per la popolazione adulta; IRS e Pandemic Response Accountability Committee per gli assegni Covid; Congressional Budget Office (Monthly Budget Review, agosto 2026) per deficit ed entrate doganali; Treasury per i rendimenti; Axios. Elaborazione FocusAmerica, settembre 2026.

Il rischio di riaccendere l'inflazione


Axios ha messo in fila i principali rischi economici della proposta. Il deficit federale viaggia già intorno ai 2.000 miliardi di dollari l'anno, gli investitori chiedono rendimenti sempre più elevati per finanziare il debito pubblico, l'economia è vicina alla piena occupazione e l'inflazione resta elevata. Prendere a prestito oltre mille miliardi di dollari e distribuirli alle famiglie rischierebbe quindi di surriscaldare ulteriormente l'economia, aumentando le pressioni su prezzi, debito e tassi d'interesse.

Il precedente più vicino è l'American Rescue Plan da 1.900 miliardi di dollari voluto da Joe Biden all'inizio del 2021, che comprendeva assegni fino a 1.400 dollari a persona. All'epoca, però, la disoccupazione era più alta, l'inflazione non aveva ancora iniziato la sua ascesa e il debito pubblico era inferiore. Diversi studi hanno successivamente attribuito agli stimoli fiscali della pandemia, compreso l'American Rescue Plan, una parte della responsabilità dell'aumento dell'inflazione del 2021 e del 2022, insieme alle strozzature dell'offerta e agli altri effetti della pandemia.

Il Dipartimento del Tesoro sta già cercando, con non poche difficoltà, di contenere i rendimenti a lungo termine. Giovedì mattina il rendimento del Treasury decennale, riferimento per mutui e numerosi altri prestiti, era intorno al 4,92%, vicino alla soglia del 5%. Michael Strain, direttore degli studi di politica economica dell'American Enterprise Institute, centro studi conservatore, ha detto ad Axios che Trump si propone di stimolare "un'economia che ha già un problema di inflazione e non ha molti margini inutilizzati". Se il piano dovesse diventare legge, secondo Strain, esisterebbe un rischio concreto di una nuova accelerazione dei prezzi.

Una promessa elettorale ancora tutta da scrivere


Per Axios, almeno per ora, la proposta assomiglia più a uno strumento per mobilitare gli elettori che a un piano definito. Trump aveva già prospettato in passato un dividendo finanziato dai dazi e un "dividendo DOGE", legato ai risparmi prodotti dalla struttura creata per ridurre la spesa federale. Nessuna delle due ipotesi si è però concretizzata.

Anche se i repubblicani conservassero il controllo del Congresso, ipotesi al momento esclusa dai sondaggi, con ogni probabilità disporrebbero di maggioranze molto ristrette e dovrebbero fare i conti con la pressione dei mercati per contenere il deficit. Almeno un esponente repubblicano, però, ha già preso la promessa di Trump alla lettera: il senatore dell'Ohio Bernie Moreno ha annunciato che presenterà un disegno di legge per autorizzare l'emissione di questi assegni.

Secondo Hall, la promessa entra inoltre in contraddizione con uno dei messaggi centrali della campagna repubblicana. Da mesi il partito accusa esponenti democratici come Zohran Mamdani e James Talarico di sostenere politiche "socialiste" basate sulla distribuzione di denaro pubblico, e proprio la prima serata della convention aveva messo la minaccia del socialismo al centro della scena.

Eppure, osserva Hall, Trump ha proposto quello che sarebbe il più grande pagamento diretto una tantum nella storia degli Stati Uniti, subordinandone l'attuazione alla vittoria del suo partito alle elezioni. Ciò nonostante, il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz ha difeso la proposta del presidente durante una intervista su Fox News sostenendo che, di fatto, si tratterebbe di un rimborso fiscale, perché la maggior parte dei beneficiari già lavora e paga le tasse.


Trump promette 5.000 dollari a ogni americano adulto se vincerà le midterm


Il presidente ha promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni cittadino americano adulto se i repubblicani manterranno il controllo sia della Camera sia del Senato alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. L'annuncio è arrivato nel discorso di mercoledì sera a Dallas, in Texas, iniziato intorno alle 21 ora della costa est (le 3 del mattino in Italia). Il discorso ha chiuso la prima giornata della convention di metà mandato del Partito Repubblicano, un evento che nessun partito organizzava dal 1982. Trump l'ha voluto per rilanciare i candidati del suo partito in una campagna che i sondaggi danno in salita.

"Se i repubblicani vincono la Camera dei rappresentanti e il Senato degli Stati Uniti, entrambi, grazie al nostro straordinario successo economico, emetterò un dividendo per ogni cittadino adulto degli Stati Uniti d'America di 5.000 dollari", ha detto il presidente, paragonando il pagamento alla distribuzione di utili che un'azienda di successo fa ai suoi azionisti. Lo ha chiamato "dividendo Trump" e ha aggiunto una sola condizione: i soldi dovranno essere spesi negli Stati Uniti e non in Canada, in Cina o in Germania, senza spiegare come il governo potrebbe controllarlo. Ha anche legato la promessa in modo esplicito al risultato elettorale, dicendo che i democratici non potrebbero fare la stessa cosa perché "non fanno i dazi, non incassano soldi".

.@POTUS announces the TRUMP DIVIDEND: If Republicans win both the House and the Senate, because of our tremendous economic success, I will issue a dividend to every adult citizen in the United States for $5,000 pic.twitter.com/s4orJJGx9d
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) September 10, 2026


Il presidente non ha detto da dove arriverebbero i fondi né se la promessa sia legale. Secondo i dati del censimento citati dalla NPR, la radio pubblica americana, il costo dell'operazione supererebbe i mille miliardi di dollari. Le leggi federali vietano le spese fatte per influenzare il voto, ma Trump ha presentato la misura come un premio da erogare dopo le elezioni e non come un pagamento agli elettori. Il precedente più vicino è quello di Elon Musk, che nel 2025 aveva promesso assegni da un milione di dollari agli elettori della corsa per la Corte Suprema del Wisconsin e aveva poi fatto marcia indietro dopo le contestazioni legali. Trump aveva già promesso in passato assegni da 2.000 dollari finanziati con i dazi, ma quei dazi sono stati annullati dalla Corte Suprema e il governo ha dovuto restituire i 160 miliardi incassati, con gli interessi.

Il secondo messaggio del discorso è stato rivolto direttamente ai suoi elettori: "Vi chiedo di fingere che io sia sulla scheda". Trump ha ricordato che il partito del presidente in carica perde quasi sempre le elezioni di metà mandato e ha detto di volere spezzare questa serie, perché quando lui non è candidato i suoi sostenitori non vanno a votare. È la stessa strategia che i suoi consiglieri stanno seguendo da settimane per ricostruire la coalizione di elettori poco assidui che nel 2024 lo ha riportato alla Casa Bianca. Focus America l'aveva raccontato nei giorni scorsi. Il presidente ha detto che ci sono circa 35 sfide in bilico tra Camera e Senato e che le visiterà tutte con comizi in grandi arene, tornando in Texas anche due o tre volte per sostenere il candidato repubblicano al Senato Ken Paxton, il procuratore generale dello Stato. Fino a oggi, però, Trump ha fatto pochissima campagna per i candidati di novembre.

Il discorso è durato quasi due ore e per il resto ha ripercorso i temi abituali dei suoi comizi. Trump ha difeso la guerra contro l'Iran, iniziata a febbraio, dicendo che Teheran era a un mese dalla bomba atomica e che, alla domanda se l'Iran possa avere un'arma nucleare, chi lo critica per il prezzo della benzina deve rispondere di no. Ha sostenuto che il petrolio scenderà "non appena vinceremo la guerra" e che il conflitto finirà subito dopo le elezioni, perché gli iraniani resisterebbero nella speranza di una vittoria democratica. Ha scherzato sul ribattezzare lo stretto di Hormuz "stretto Trump". Da quando la guerra è iniziata l'inflazione è salita dal 2,4 al 3,4 per cento e il petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Un sondaggio di Fox News mostra che il 65 per cento degli elettori disapprova la gestione dell'economia da parte del presidente.

Sui dazi, Trump ha detto che "dazio" resta la sua parola preferita, anche se l'ha spostata "al quinto posto" dopo le critiche dei giornalisti che gli chiedevano perché non mettesse davanti l'amore, la famiglia o Dio. Ha sostenuto che i dazi hanno portato "migliaia di miliardi" di entrate e ha rivendicato la quota del 10 per cento di Intel ottenuta dal governo, che secondo lui vale oggi un guadagno di 50 o 60 miliardi. Ha parlato per diversi minuti della sala da ballo che sta costruendo alla Casa Bianca, che ha definito "gratis" per i contribuenti. Ha detto anche che il presidente cinese sarà a Washington tra due settimane.

Il New York Times ha verificato in diretta molte delle affermazioni del discorso. Il taglio delle tasse approvato nel 2025 non è il più grande della storia americana ma il sesto, secondo la conservatrice Tax Foundation. Le esenzioni su mance e straordinari sono temporanee, con dei tetti, e lo sconto sulle pensioni è ancora più limitato. Gli ingressi irregolari dal confine con il Messico non sono "zero" da 16 mesi: le autorità di frontiera hanno registrato oltre 200.000 incontri tra febbraio 2025 e luglio 2026, contro gli oltre due milioni all'anno del 2023 e del 2024. Gli investimenti esteri annunciati non sono 20.000 miliardi ma 11.200 secondo il conteggio della stessa Casa Bianca. Più della metà sono promesse informali di governi stranieri. Le entrate dai dazi sono state circa 300 miliardi secondo il Penn Wharton Budget Model, scese a 132,5 miliardi dopo i rimborsi imposti dalla Corte Suprema. Un taglio dei prezzi dei farmaci "del 400, 500 e 600 per cento" è matematicamente impossibile. Trump ha anche ripetuto di avere vinto la presidenza tre volte, mentre nel 2020 ha perso. È invece vero che il tasso di omicidi del 2025 è stato il più basso da decenni.

Una lunga parte del discorso è stata dedicata agli avversari. Trump ha detto che i democratici hanno candidato "il gruppo più estremo e pericoloso" della storia e che molti di loro "non sono socialisti, sono comunisti", accusando il partito di volere abolire la polizia, le prigioni, la Corte Suprema, il Senato e le agenzie per l'immigrazione. Ha attaccato per nome Abdul El-Sayed, il candidato democratico al Senato in Michigan, e Roy Cooper, l'ex governatore candidato in North Carolina, accusato di avere liberato criminali violenti. Il bersaglio principale è stato James Talarico, lo sfidante di Paxton in Texas: Trump ne ha deriso l'aspetto fisico e lo ha descritto come un nemico del petrolio, del capitalismo e del cristianesimo. Il New York Times ha giudicato fuorviante l'accusa sul cristianesimo: nel 2021 Talarico aveva detto in un podcast di considerarsi "un cristiano che odia il cristianesimo" per criticare la teologia conservatrice che domina la politica. La sua campagna lo descrive come un credente devoto. Trump ha anche ricordato Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso un anno fa il 10 settembre, la cui vedova Erika era in sala. Ha detto che le persone che avevano giustificato l'omicidio "votano tutte democratico".

In chiusura il presidente ha elencato le promesse per gli ultimi due anni di mandato in caso di vittoria: rendere permanenti i tagli fiscali, un piano sanitario che sostituisca i pagamenti pubblici alle assicurazioni con soldi diretti alle famiglie, la fine delle bollette mediche a sorpresa, il taglio delle commissioni sulle carte di credito, una legge per rendere impossibile riaprire il confine, la pena di morte per i grandi trafficanti di droga e di esseri umani e per chi uccide un poliziotto. Infine il SAVE America Act, che imporrebbe documento con foto e prova di cittadinanza per votare. Ha detto che il discorso di giovedì, che chiuderà la convention, sarà molto più breve: "Ho dato tanto materiale, non devo ripeterlo due volte".

La cornice ha contraddetto più volte le parole del presidente. Trump ha ripetuto che l'arena era "piena" e che nessuno se n'era andato, mentre i giornalisti presenti hanno descritto intere sezioni vuote nell'anello superiore e persone che uscivano verso la fine del discorso, che si è sovrapposto alla partita di apertura della stagione di football americano tra Patriots e Seahawks. Poco meno di mille persone seguivano la diretta ufficiale del partito su YouTube. I candidati repubblicani al Senato saliti sul palco prima di lui, Paxton compreso, hanno evitato di parlare di Iran e di dazi. Alcuni dei senatori in maggiore difficoltà, come Susan Collins in Maine e Dan Sullivan in Alaska, hanno scelto di non venire a Dallas. Il tasso di approvazione del presidente è al 38 per cento nella media del New York Times.


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Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Der Ausgang der Landtagswahl in Sachsen-Anhalt hat vielen den Atem verschlagen. Die Omas gegen Rechts in Magdeburg erleben schon seit langem, wie sich die Lage vor Ort aber auch online verschärft hat. Wir haben mit zwei von ihnen über gemeinschaftlichen Widerstand und das Wahlergebnis gesprochen – und wie es aus ihrer Sicht nun weitergeht.

netzpolitik.org/2026/omas-gege…

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Inflazione Usa al 3,4% ad agosto, cresce l'attesa per un rialzo dei tassi


L'inflazione resta al 3,4% annuo ma accelera su base mensile. Costi dell'energia in aumento e andamento dell'inflazione core rafforzano le attese di una nuova stretta nella riunione del 15-16 settembre.

I prezzi al consumo negli Stati Uniti hanno accelerato ad agosto, rafforzando le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione della prossima settimana. L'indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato dello 0,4% rispetto a luglio, al netto dei fattori stagionali, e del 3,4% su base annua, lo stesso ritmo registrato il mese precedente. Lo ha comunicato oggi il Bureau of Labor Statistics, l'ufficio statistico del Dipartimento del Lavoro. Entrambi i dati erano in linea con le attese degli economisti.

L'indice core, che esclude le componenti più volatili, ovvero alimentari ed energia, è salito dello 0,3% in un mese, un decimo di punto oltre le previsioni, e del 2,4% su base annua. A luglio i due valori erano stati rispettivamente dello 0,2% e del 2,5%, mentre l'indice generale era cresciuto appena dello 0,1% su base mensile. A spingere il CPI è stato soprattutto l'aumento del costo dell'energia, nel contesto della guerra avviata a fine febbraio da Stati Uniti e Israele contro l'Iran ed ancora in corso.

La benzina è rincarata del 3,9% in un solo mese e, da sola, ha contribuito a oltre un terzo dell’aumento complessivo dei prezzi. Nel complesso, l’indice dell’energia è salito del 2,1% rispetto a luglio e del 16,3% su base annua, trainato soprattutto dai carburanti: ad agosto la benzina costava il 27,4% in più rispetto allo stesso mese del 2025. I prezzi degli alimentari sono aumentati dello 0,1% su base mensile e del 2,7% rispetto a un anno prima. All’interno di questa categoria, i prodotti acquistati per il consumo domestico sono invece rimasti invariati rispetto a luglio.

Nuove pressioni sono emerse anche in alcune componenti dell’inflazione di fondo. I costi legati all’abitazione sono cresciuti dello 0,3%, dopo due mesi di progressivo rallentamento che avevano portato l’aumento mensile allo 0,1% in luglio. I servizi di trasporto sono rincarati dello 0,5%, mentre i biglietti aerei sono aumentati del 2,7%. In rialzo anche i prezzi delle auto usate (+0,4%) e di quelle nuove (+0,3%).

Sono invece diminuiti i prezzi delle cure mediche (-0,2%) e delle assicurazioni auto (-0,8%). Alcune di queste voci entrano anche nel calcolo dell’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), la misura dell’inflazione alla quale la Federal Reserve attribuisce maggiore importanza nelle proprie decisioni di politica monetaria.

Inflazione USA
L'energia rilancia i prezzi: +3,4% in un anno, e la Fed prepara il primo rialzo dal 2023

Ad agosto l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,4% in un mese: la benzina, da sola, spiega oltre un terzo dell'aumento. I mercati danno ormai intorno al 90% la probabilità di un rialzo di un quarto di punto alla riunione del 15 e 16 settembre.
Grafica di FocusAmerica 11 settembre 2026

Variazione dei prezzi rispetto ad agosto 2025

Tutti i prezzi
3,4%

contro

Inflazione di fondo
2,4%

Stesso ritmo di luglio. L'energia costa il 16,3% in più di un anno fa.
Senza alimentari ed energia. A luglio era al 2,5%, ma la spinta mensile è tornata a crescere.

Da dove viene lo 0,4% di agosto
Contributi all'aumento mensile, secondo il BLS

Benzinaoltre un terzo

Tutto il restoabitazione, aerei, auto, alimentari

+3,9%
benzina in un mese

+27,4%
benzina in un anno

+0,3%
costo dell'abitazione, dopo lo 0,1% di luglio

Sette mesi di guerra
Da marzo è il prezzo dell'energia a dettare il ritmo dei prezzi
Variazione mensile destagionalizzata, febbraio–agosto 2026. Tocca una serie per cambiare grafico.
Tutti i prezziTotale Energia Di fondo

Tutti i prezzi: feb +0,3; mar +0,9; apr +0,6; mag +0,5; giu -0,4; lug +0,1; ago +0,4. Energia: feb +0,6; mar +10,9; apr +3,8; mag +3,9; giu -5,7; lug -1,5; ago +2,1. Di fondo: feb +0,2; mar +0,2; apr +0,4; mag +0,2; giu 0,0; lug +0,2; ago +0,3.

Cosa sale, cosa scende
Ad agosto rincarano carburanti e voli, calano cure mediche e assicurazioni
Variazione rispetto a luglio, dati destagionalizzati. Tocca una voce per vedere l'andamento in un anno.

Benzina +3,9%; biglietti aerei +2,7%; servizi di trasporto +0,5%; auto usate +0,4%; abitazione +0,3%; auto nuove +0,3%; alimentari +0,1%; elettricità −0,2%; cure mediche −0,2%; assicurazioni auto −0,8%; gas di rete −1,1%.

Il centro della scala è zero: a destra i rincari, a sinistra i ribassi.

+10,1%
Fuori scala: il gasolio da riscaldamento. In un solo mese è rincarato del 10,1% e costa il 52% in più di un anno fa: è la voce che più di ogni altra racconta il prezzo della guerra con l'Iran.

La prossima mossa
Il 15 e 16 settembre la Fed decide: il mercato si aspetta un rialzo

3,25%
3,50%
3,75%
4,00%

Oggi: 3,50–3,75%

+25 pb

90%
probabilità di un rialzo di un quarto di punto nei futures sui fed funds

dic. 2025
da quando i tassi sono fermi

lug. 2023
l'ultimo rialzo deciso dalla Fed

Fonte Bureau of Labor Statistics, Consumer Price Index, agosto 2026 (comunicato dell'11 settembre; variazioni mensili destagionalizzate, annue non destagionalizzate). Federal Reserve per il tasso obiettivo. Probabilità di rialzo implicita nei futures sui fed funds dopo la pubblicazione del dato.

La Fed si avvicina alla decisione sui tassi


Quello di agosto è l'ultimo grande dato sull'inflazione prima della riunione del Federal Open Market Committee, l'organo della Fed che decide la politica monetaria, in programma il 15 e 16 settembre. Dopo la pubblicazione del CPI, gli operatori hanno aumentato le scommesse su un rialzo di un quarto di punto: la probabilità implicita nei futures sui fed funds è salita nettamente, arrivando intorno al 90% in alcune rilevazioni successive al dato.

Il tasso obiettivo sui fed funds, che influenza il costo del credito nell'economia statunitense, è fermo in una forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75% dallo scorso dicembre. Un aumento sarebbe il primo dal luglio 2023.

Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, ha promesso di riportare l'inflazione all'obiettivo del 2%. Il 28 agosto, al simposio annuale della Federal Reserve Bank di Kansas City a Jackson Hole, in Wyoming, aveva affermato che la Banca Centrale deve essere sicura che l'inflazione di fondo si stia avvicinando all'obiettivo "in modo chiaro e a una velocità sufficiente". "Altrimenti, abbiamo del lavoro da fare", aveva aggiunto.

Le sue parole erano state interpretate come un'apertura a un possibile rialzo. A luglio il FOMC aveva lasciato i tassi invariati con 9 voti contro 3. I tre dissenzienti chiedevano già allora un aumento di un quarto di punto. Nelle settimane successive, tuttavia, diversi esponenti della Banca Centrale avevano invitato alla prudenza.

Il governatore Christopher Waller aveva detto il 3 settembre, durante un evento organizzato da Reuters a Washington, che la sua decisione sarebbe stata fortemente influenzata dai dati sull'inflazione di agosto. Si era dichiarato disposto a lasciare i tassi invariati solo se i progressi verso il 2% fossero proseguiti, ma pronto a valutare un rialzo se i nuovi dati avessero invece mostrato che il miglioramento era stato soltanto temporaneo. Prima della pubblicazione del dato odierno, il comitato appariva quindi profondamente diviso, al punto che per alcuni osservatori la decisione avrebbe potuto dipendere da pochi decimi di punto nei dati sui prezzi.

"Warsh e altri hanno segnalato che i tassi possono restare fermi solo se l'inflazione si sta fermando, e il rapporto di agosto non l'ha confermato", ha commentato Kathy Bostjancic, capo economista del gruppo assicurativo Nationwide, in dichiarazioni riportate da CNBC. Secondo Bostjancic, il nuovo aumento di petrolio, benzina e gasolio alimenta inoltre il timore che i rincari dell'energia si trasmettano ad altri beni e servizi e finiscano per incidere sulle aspettative di inflazione. Anche Nationwide prevede ora un rialzo di un quarto di punto nella riunione della prossima settimana.

Energia e costo della vita pesano anche sulle elezioni


Le pressioni sui prezzi dell'energia sono ulteriormente aumentate a settembre con la nuova escalation del conflitto in Medio Oriente. Giovedì il greggio statunitense ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, dopo un rialzo di circa il 20% dall'inizio del mese. Oggi il prezzo medio nazionale del gasolio ha raggiunto il record di 6,05 dollari al gallone, equivalente a circa 3,8 litri, secondo l'associazione automobilistica AAA. Rispetto a un anno fa, l'aumento supera il 60%.

A meno di due mesi dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il ritorno delle pressioni inflazionistiche rischia, ovviamente, di complicare il tentativo dell'Amministrazione Trump di convincere gli elettori che il costo della vita sta migliorando. Lo stesso presidente ha di recente riconosciuto che difficilmente i prezzi del petrolio scenderanno in modo significativo prima del voto.


Il petrolio risale oltre i 100 dollari al barile, torna l'allarme sui tassi Usa


Il prezzo del petrolio americano ha superato ieri i 100 dollari al barile, portandosi ai livelli più alti da quasi quattro mesi. Il West Texas Intermediate (WTI), riferimento per il greggio statunitense, ha chiuso in rialzo del 6,7% a 102,48 dollari al barile, la chiusura più alta dal 19 maggio. Il Brent, riferimento internazionale, è salito del 6,3% a 107,63 dollari. Dall'inizio di settembre il greggio ha guadagnato oltre il 18%, proprio mentre il mercato si prepara alla possibilità di una guerra prolungata in Medio Oriente.

Dopo un agosto relativamente più calmo, dall'inizio di questo mese lo scontro tra Washington e Teheran si è nuovamente intensificato. L'Iran ha tentato più volte di colpire navi da guerra americane e, da sabato, le forze statunitensi hanno distrutto per rappresaglia almeno 8 petroliere iraniane. Gli Houthi, alleati di Teheran nello Yemen, hanno intanto attaccato diversi impianti energetici e altri obiettivi in Arabia Saudita, ferendo oltre 70 civili. L'escalation ha alimentato i timori di un ulteriore allargamento del conflitto.

Mercoledì il presidente Donald Trump ha detto ai giornalisti che i prezzi del petrolio e della benzina scenderanno dopo le elezioni di metà mandato e che la guerra finirà "immediatamente dopo" il voto. Trump ha accusato l'Iran di voler influenzare le elezioni per ottenere a Washington "un bel gruppo di persone deboli", disposto a lasciarlo in pace e a consentirgli di mantenere il programma nucleare.

Petrolio e titoli di Stato
Il petrolio americano è tornato sopra i 100 dollari

Giovedì il West Texas Intermediate ha chiuso a 102,48 dollari al barile, il livello più alto dal 19 maggio. La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran fa salire anche la benzina, il diesel e i rendimenti dei titoli di Stato americani.
Grafica di FocusAmericaAggiornato all'11 settembre 2026

Prezzo del greggio, in dollari al barile

WTI Brent
2026 Dalla guerra Settembre

WTI, chiusura del 10 settembre 2026
102,48dollari
al barile

+79%rispetto al 31 dicembre 2025
+53%rispetto al 27 febbraio, vigilia della guerra

Il WTI è partito da 57,26 dollari il 31 dicembre 2025, ha toccato il massimo di 114,58 dollari il 7 aprile, è sceso a 69,60 dollari il 6 luglio ed è risalito a 102,48 dollari il 10 settembre. Il Brent è passato da 61,35 a 107,63 dollari.

Tocca o trascina sul grafico per leggere il prezzo di ogni seduta. Rivedi l'animazione
Il WTI è il riferimento per il greggio statunitense, il Brent per quello internazionale.
Tra fine giugno e inizio luglio, con le petroliere di nuovo in transito a Hormuz, il WTI era sceso sotto i 70 dollari. Da allora è risalito di circa il 47%, e la corsa ha accelerato con gli attacchi alle petroliere iraniane.

Gli effetti del rialzo
Seduta per sedutaSedute Benzina e dieselPompa Titoli di StatoTreasury

In sette sedute il WTI ha guadagnato quasi il 18%
Prezzo di chiusura di ogni seduta e rialzo rispetto al 31 agosto, quando il WTI valeva 87,03 dollari al barile.

1 settembre: 91,48 dollari (+5,1%). 2 settembre: 91,01 (+4,6%). 3 settembre: 91,30 (+4,9%). 4 settembre: 91,48 (+5,1%). 8 settembre: 93,03 (+6,9%). 9 settembre: 96,05 (+10,4%). 10 settembre: 102,48 (+17,8%).
Dopo il balzo del 1° settembre il greggio era rimasto quasi fermo per tre sedute. Il salto è arrivato dopo gli attacchi americani alle petroliere iraniane, iniziati sabato 5 settembre: +12% in tre sedute, di cui il 6,7% nella sola giornata di giovedì.

Alla pompa sono caduti due record in una settimana

La benzina non era mai costata così tanto nel giorno del Labor Day

Prezzo medio della benzina: 2,98 dollari al gallone prima della guerra, 3,83 al Labor Day del 2012, 4,09 al Labor Day del 2026.
Prezzo medio nazionale, in dollari al gallone. Un gallone equivale a circa 3,8 litri: 4,09 dollari al gallone sono circa 1,08 dollari al litro.

L'11 settembre il diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone

L'11 settembre il diesel è arrivato a 6,06 dollari al gallone di media nazionale: il 14% in più di un mese prima e oltre il 60% in più di un anno prima. Il record precedente al 2026 era di 5,82 dollari, nel 2022.
Media nazionale calcolata da AAA. In California il diesel costa già 7,98 dollari al gallone. Questa settimana il Dipartimento dell'Energia ha alzato nettamente le previsioni sul prezzo del diesel per il 2027.

Secondo le stime della Brown University, dall'inizio della guerra il diesel più caro è già costato ai consumatori americani oltre 46 miliardi di dollari. Circa un quinto della spesa in più si concentra in Texas e California.

Gli investitori vendono i titoli di Stato e il decennale sfiora il 5%

Il rendimento del Treasury decennale è salito di 11 punti base al 4,95%, il livello più alto da ottobre 2023.

Il riacquisto potenziato del Tesoro non ha fermato le vendite

Riacquisto di titoli a lunga scadenza: 5,19 miliardi di dollari su un tetto di 6. L'importo abituale era di 2 miliardi.

Il mercato scommette su un rialzo dei tassi della Fed la prossima settimana

Probabilità di un rialzo dei tassi alla riunione del 15 e 16 settembre: 61% mercoledì, 70% giovedì.

Il petrolio più caro alimenta i timori sull'inflazione: per questo gli investitori vendono titoli di Stato e scommettono che la Fed di Kevin Warsh alzi i tassi già alla riunione del 15 e 16 settembre.

FonteEIA, prezzi spot di WTI (Cushing) e Brent fino al 1° settembre; dal 2 settembre chiusure dei future NYMEX e ICE riportate da CNBC, Rigzone ed EnergyNow. GasBuddy e AAA (carburanti), Brown University (costo del diesel), Dipartimento del Tesoro, Cme FedWatch.
NotaLo spot Brent dell'EIA in primavera ha superato di molto i future: il picco di aprile nel grafico (138,21 dollari) riflette il prezzo fisico del greggio.

Benzina e diesel ai massimi


La pressione si fa sentire sempre di più anche alla pompa di benzina. Nel fine settimana del Labor Day la media nazionale della benzina era salita attorno a 4,15 dollari al gallone, circa 3,8 litri, un record per questo periodo dell'anno. Da allora la situazione si è ulteriormente aggravata, soprattutto sul fronte del diesel: venerdì la media nazionale ha superato per la prima volta nella storia i 6 dollari al gallone, secondo AAA, raggiungendo 6,06 dollari. Il prezzo è aumentato di circa il 14% in un mese e di oltre il 60% rispetto a un anno fa.

Il rincaro del diesel, carburante essenziale per il trasporto delle merci e per numerosi settori dell'economia, rischia di propagarsi ulteriormente ai prezzi al consumo. I dati sull'inflazione pubblicati giovedì hanno già mostrato forti aumenti dei costi nei trasporti e nei servizi di magazzinaggio. Secondo una stima della Brown University, dall'inizio della guerra il rincaro del diesel è costato ai consumatori statunitensi oltre 46 miliardi di dollari, circa il 20% dei quali concentrato in due Stati: Texas e California.

La Casa Bianca sostiene che i prezzi dei carburanti dovrebbero cominciare a scendere dopo le elezioni di metà mandato, con l'attenuarsi della guerra con l'Iran e il miglioramento dell'offerta di petrolio. Il Dipartimento dell'Energia dell'Amministrazione Trump, però, questa settimana ha rivisto nettamente al rialzo le proprie previsioni sul prezzo del diesel per tutto il 2027, evidenziando il rischio che i rincari durino più a lungo del previsto. Anche le prospettive per il greggio restano tese: Daan Struyven, co-responsabile della ricerca sulle materie prime di Goldman Sachs, ha spiegato alla CNBC che l'escalation aumenta il rischio di vedere il petrolio superare i 120 dollari al barile, soprattutto se gli attacchi contro le navi nella regione continueranno a intensificarsi.

I Treasury sfiorano il 5%


Intanto, le vendite hanno investito anche i titoli di Stato americani. Il rendimento del Treasury decennale, riferimento del mercato obbligazionario statunitense, è salito di 11 punti base al 4,95%, a un passo dalla soglia del 5%. A pesare sono stati un'asta deludente di titoli trentennali per 22 miliardi di dollari, i nuovi dati sull'inflazione alla produzione e l'ulteriore rialzo del petrolio. "Tutti vendono tutto", ha detto a MarketWatch Tom di Galoma, managing director di Mischler Financial Group.

Non è bastato neppure il primo riacquisto potenziato di titoli a lunga scadenza deciso dal Segretario al Tesoro Scott Bessent. Ad agosto Bessent aveva annunciato l'intenzione di almeno raddoppiare queste operazioni, da 2 a 4 miliardi di dollari ciascuna, una mossa con cui l'Amministrazione puntava ad alleviare le tensioni sul mercato dei titoli a lunga scadenza. Giovedì il Tesoro ha ricomprato soltanto 5,2 miliardi di dollari di titoli, dopo che il giorno precedente aveva deluso gli investitori fissando a 6 miliardi il tetto dell'operazione: il mercato si aspettava un intervento più consistente.

I dati sull'inflazione hanno intanto portato a circa il 70%, dal 61% del giorno precedente, la probabilità implicita nei futures che la Federal Reserve guidata dal neo presidente Kevin Warsh possa alzare i tassi nella riunione della prossima settimana, secondo il FedWatch Tool del Cme. Se la Fed decidesse invece di lasciare i tassi invariati, ha avvertito Ed Al-Hussainy, gestore di Columbia Threadneedle, i rendimenti a lungo termine rischierebbero di "disancorarsi" e di muoversi in modo più disordinato.

Al-Hussainy ha aggiunto che Dipartimento del Tesoro e Fed saranno probabilmente sempre più attenti al rischio che le tensioni sul mercato obbligazionario si trasformino in un problema di stabilità finanziaria. Per ora, ha precisato, non ci sono segnali in questo senso, ma la situazione richiede attenzione dopo i forti movimenti registrati anche sulle scadenze più brevi.


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Hai già visto il nuovo iPhone Duo?

#Politica #TransizioneEcologica #MobilitàSostenibile #CrisiAbitativa #Migrazioni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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"Omarchy should not matter. But sadly it does. As a power grab."

I wrote about why we have to care about Omarchy. As a fascist power grab within the FLOSS ecosystem.

tante.cc/2026/09/11/power-grab…


Power grab


Omarchy should not matter. But sadly it does. As a power grab.

If you don’t know what Omarchy is here’s the short summary. David Heinemeier Hansson, creator of RubyOnRails, owner of a software business and millionaire, decided a few months ago to go all in on Linux and – because that’s just his MO – thought that turning his setup into a project. Omarchy is just that: A pretty standard Arch Linux distribution with a handful of configuration files, that Heinemeier Hansson (or DHH as he is often called) wrote, or vibed or whatever. There is nothing wrong with this, custom, opinionated special purpose distributions have been part of the Linux culture for a long time and provide a lot of value and experimentation that sometimes even flows back to the original project. In a way Ubuntu Linux is just that to the basis Debian.

There’s also nothing wrong in more opinionated software – quite the opposite. I do think that RubyOnRails and similar frameworks gained traction especially because they do have a clear idea of how they see the respective problem domain. There’s even the statement “There should be one – and preferably only one – obvious way to do it” in the Zen of Python. Having a strong point of view is not a bad thing in software or in general. The problem is the kind of points of view DHH has.

I don’t want to go into all the gritty details here, Brennan Kenneth Brown did a great job with their article “Normalized Fascism in Open Source: $12 Million Given to DHH“, but here’s the short version. DHH is a racist and a fascist. He recently wrote articles on how there are [Content Warning: massive racism] too many brown people in London these days. In July he wrote an [Content Warning: Racism, anti-romanismsm] article comparing Roma communities (using a slur for them) to “wolves” that should be “shot”. His X account is also know to be “edgy” in a similar way. A few days ago he posted sort of a manifesto for his set of config files:
Screenshot of an X post (url: https://x.com/dhh/status/2098043643395277095) from the account @[url=https://pixelfed.social/users/DHH]DHH[/url] saying: Unite the nerds Hold the line Have some fun Beauty is truth Heritage is duty Command is service Welcome the agents Perfect the computer Own the machine You’re somebody now
There’s even a longer version on the website. Even without a strong background in antifascist literature or history this reads like a fascist creed. About unity and identity. About “holding the line” (against codes of conduct and the rights of marginalized people as the website explains). About how there always needs to be a strong leader who makes the decisions. Given DHH’s other writing this is not a misguided joke, this is how he thinks about the world.

I began this text writing “Omarchy should not matter” but I have not explained why it does. It’s surely not about user numbers (it’s a clunky distro aimed at people who love to cosplay hackers). But it is about power.

DHH has used his connection to CEO’s of tech corporations and his position as influencer to collect up to now above 18 million dollars of funding for Omarchy. He uses that money not for himself (he has enough of that) but to fund certain pieces of Software he uses in his distribution. Like for example the window manager hyprland whose main developer the Omarchy money now funds. What is “Vaxry” known for outside of a niche window manager? He runs a community based around LGBTQ discrimination and participates in that (see the short summary on Drew DeVault’s “Weird Little Guys of FOSS” list). His bigotry is so consistent that he was banned from participating in the Freedesktop.org community where all the other developers of window managers and the free software desktop stack collaborate. And it was long before DHH funded him.

One could see a world where a CEO using his connections to drum up some funding for free software projects would be a good thing. But that’s not the world we live in I am afraid. DHH got 3 million USD from Digital Ocean (a cloud provider) for Omarchy. Basically at the same time where Digital Ocean cancelled their support of Flatpak and GNOME that amounted to a value of 50 USD per month.

DHH is using his position and his influence to accumulate donations that he then can distribute to projects that align with his fascist worldview and ambitions. And in a time where many important projects and infrastructures are strapped for cash running just on the goodwill of a handful of people that is increasingly dangerous. Not because its corporate money – a lot of funding for open source comes from corporations, they are after all who are sucking up all the surplus from people’s labor. It’s because this amount of money gives him power.

The Omarchy foundation will be where projects in desperate need of funding will be pointed. And will a project focused on human rights and social justice get funding from our fascist overlord? What kind of pressure can that exert on projects who have to decide to either die due to lack of funding or kill their code of conduct?

An open fascist is building one of the bigger sources of funding for open source fully under his individual control and sucks up a lot of money that otherwise might have gone to liberatory projects. Community projects. Antifascist projects.

And that is why Omarchy matters. Sadly. Not because of its technical merit (even though those fascists love to use the “merit” argument to fight human rights) but because of its leader, his connections and his ability to accumulate financial power. Without anyone in that ecosystem saying anything about how that leader operates and talks. And you might know the saying: If there’s a Nazi and 10 folks sitting together at a table and nobody says and does anything? There’s 11 Nazis at that table.

Omarchy got a lot of recognition recently. Not only by corporate donors but by Youtubers and other tech influencers who kept praising it and nudged people (who might not know about DHH’s exploits) towards testing it. To become “a hardcore linux user/dev” or whatever other chauvinist argument they made. This makes it dangerous.

Running Omarchy means contributing to this dynamic. It means willingly integrating oneself into a fascist community. Legitimizing it. Supporting it. Omarchy is a fascist project that normalizes fascist thinking for everyone entering that community (even unknowingly). The baseline has to be not to use that system. And as people who believe in human rights and dignity, in community and a tech world that can be better we need to oppose Omarchy. Need to make sure it gets no seat at any table. Support projects who actively refuse to collaborate. Support projects who care about human rights and flourishing.

Siamo tutti antifascisti!


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CC BY-SA 4.0This work is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.


in reply to tante

Not enough people are reacting adequately to the whole omarcHHy (I just learned that it is spelled with double-H) debacle.
Thank you, @tante to be one the few to speak out.
I just saw a show of 4004 podcast where they argued similarly and reading the comments under it paint the same picture like the ones under your post.
This is AWEFUL.
What hurts the most is drews list.
It holds a bunch of names that I didn't know are that problematic.
This throws me into a hole... I'm such a neovim proponent...
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Legge elettorale, Rifondazione: “450.000 firme cifra abnorme” home.rifondazione.eu/2026/09/1… #Istituzioni-Giustizia #ComunicatiStampa

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🇩🇪 It is now certain: noyb will file an injunction against the German credit information agency #SCHUFA. Previously, investigations revealed that the agency stores millions of data records that should have been deleted long ago. Up to 69 million people could be affected.

👉 noyb.eu/en/schufa-insists-shad…

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Ce weekend nous serons à la Fête de l'Huma !

Nous serons présent·es à plusieurs tables-rondes :
- Samedi, nous discuterons à 14h de l'État policier et de la Technopolice au stand du NPA - L'Anticapitaliste, et de la montée de l'extrême-droite dans les médias à 17h au stand « Résister par la non violence ».
- Dimanche, nous débattrons de la questions de la souveraineté numérique à 13h à l'espace Science & numérique.

N'hésitez pas à passer une tête et à venir discuter !

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📰 "Der Streit um historische Daten der #Schufa wird aller Voraussicht nach vor Gericht landen. Die Wirtschaftsauskunftei Schufa wies die von der europäischen Datenschutzorganisation #NOYB erhobenen Vorwürfe 'entschieden zurück' […]"

🧑‍⚖️ "Interessierte können sich außerdem weiterhin für eine mögliche #Sammelklage eintragen." 👉 schufa.noyb.eu

Weiterlesen 👉 faz.net/agenturmeldungen/dpa/s…

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Gli Houthi conquistano Perim e arrivano allo Stretto di Bab el-Mandeb


Dopo Mokha e Dhubab, i ribelli sostenuti dall'Iran prendono l'isola strategica nello Stretto. Riyadh intensifica i raid, mentre il principe ereditario Mohammed Bin Salman chiede l'aiuto di Trump per ribaltare la situazione, ottenendo però solo un impegno minimo.

Gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran, hanno conquistato venerdì l'isola strategica di Perim, conosciuta anche come Mayun, che si trova nel cuore dello Stretto di Bab el-Mandeb. La notizia è stata riferita dalla CNN sulla base di due fonti del governo yemenita e poi confermata da Reuters, che cita quattro fonti governative. Le forze fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale si sono ritirate dall'isola.

Contemporaneamente gli Houthi hanno preso anche il controllo di Dhubab, la cittadina costiera che si trova direttamente di fronte a Perim. Il controllo dei due punti mette per la prima volta il movimento in una posizione molto più favorevole per esercitare pressione sullo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale. Perim si trova infatti all'interno dello Stretto, ad appena 3,5 km dalla costa yemenita.

L'avanzata arriva appena un giorno dopo la conquista di Mokha, la città portuale sul Mar Rosso che le forze del governo yemenita avevano abbandonato al termine di un'offensiva terrestre durata diversi giorni. La caduta della città era stata riferita inizialmente al New York Times da due funzionari yemeniti. Gli Houthi hanno inoltre preso il controllo delle isole Hanish, un arcipelago che comprende anche Zuqar. In pochi giorni il gruppo ha quindi compiuto la sua più importante espansione territoriale da anni lungo la strategica costa occidentale dello Yemen.

Gli Houthi non hanno necessariamente la capacità di "chiudere" completamente il Bab el-Mandeb, ma ora controllano posizioni su entrambe le sponde yemenite del tratto più sensibile dello Stretto e possono aumentare in modo significativo la pressione militare sulla navigazione commerciale. Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e, attraverso il Canale di Suez, costituisce una delle principali rotte tra Asia ed Europa. Prima dell'attuale escalation vi transitava circa il 7% della produzione petrolifera mondiale. La sua importanza è cresciuta ulteriormente dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha fortemente ridotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.

L'Arabia Saudita ha infatti aumentato l'utilizzo dell'oleodotto East-West, che trasporta il greggio dai giacimenti orientali ai terminal sul Mar Rosso, proprio per aggirare Hormuz. Il controllo Houthi di Perim e Dhubab minaccia ora anche questa via alternativa e offre indirettamente a Teheran una leva su entrambi i principali passaggi marittimi ai lati della penisola arabica. Secondo Reuters, l'offensiva degli ultimi giorni è stata condotta con la guida diretta di esponenti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, anche se ufficialmente Teheran nega invece di aver impartito ordini militari agli Houthi.

Le tensioni hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici. Dopo essere salito oltre i 105 dollari al barile giovedì e aver toccato venerdì i massimi da metà maggio, il Brent ha poi ripiegato intorno ai 104 dollari sulle notizie di possibili contatti diplomatici per attenuare le restrizioni alla navigazione attraverso Hormuz. Nonostante il calo, il petrolio resta avviato verso un rialzo settimanale superiore all'8%.

Yemen, gli Houthi sullo Stretto
Dopo Mokha, gli Houthi arrivano a Perim, al centro di Bab el-Mandeb

Con Hormuz semiparalizzato dalla guerra con l'Iran, l'Arabia Saudita esporta il suo greggio dal Mar Rosso. Ma quella rotta di riserva esce da Bab el-Mandeb: in due giorni gli Houthi hanno preso Mokha e Dhubab e, secondo fonti del governo yemenita, sono sbarcati sull'isola che divide lo Stretto.
Grafica di FocusAmerica11 settembre 2026

Le due porte del petrolio arabo
Rotte marittime Oleodotto Est-Ovest Spessore proporzionale ai barili al giorno

1Hormuz 2Yanbu 3Bab el-Mandeb

Hormuz. Prima della guerra passavano dallo Stretto 20,9 milioni di barili al giorno, un quinto dei consumi mondiali. Mercoledì lo hanno attraversato 7 navi, la metà della media.
Yanbu. Per aggirare Hormuz, Riyadh pompa il greggio per 1.200 km fino al Mar Rosso: l'oleodotto porta al massimo 7 milioni di barili al giorno, un terzo di ciò che passava dallo Stretto.
Bab el-Mandeb. Le petroliere dirette in Asia escono dal Mar Rosso da qui. In due giorni gli Houthi sono scesi per 75 km da Mokha fino all'isola di Perim, al centro dello Stretto.

Rotte e oleodotto hanno un tracciato indicativo. Flussi negli Stretti: media del primo semestre 2025 (EIA). Oleodotto: capacità massima dichiarata da Aramco.

Da Mokha allo Stretto
In due giorni gli Houthi sono scesi da Mokha fino all'isola al centro dello Stretto
Tocca un luogo sulla mappa o nell'elenco per leggere che cosa è successo.

Mokha: presa dagli Houthi il 10 settembre. Zuqar: presa dagli Houthi secondo AFP. Isole Hanish: raggiunte dagli Houthi. Dhubab e Perim: prese dagli Houthi l'11 settembre, secondo fonti del governo yemenita.

Avanzata degli Houthi, 10–11 settembre

Il traffico di mercoledì
Mercoledì a Hormuz è passata metà delle navi, a Bab el-Mandeb il traffico reggeva ancora
Transiti di mercoledì 9 settembre, prima della caduta di Mokha e di Perim, e media dei dieci giorni precedenti. Per Bab el-Mandeb si contano le navi che trasportano materie prime; le navi con il transponder spento sfuggono al conteggio.

Stretto di Hormuz
7

Bab el-Mandeb
28

navi, contro una media di 14: la metà
navi, contro una media di 27

Transito di mercoledìTransito mancante rispetto alla mediaOltre la media

Il precedente. Gli Houthi hanno già dimezzato una volta il traffico di Bab el-Mandeb: dopo gli attacchi alle navi iniziati a fine 2023, il petrolio in transito è sceso a meno della metà.

I mercati
Il Brent ha superato i 107 dollari, il livello più alto da maggio
Prezzo del greggio di riferimento internazionale nella giornata del 10 settembre.

107,40$
dollari al barile
+6,1% in un giorno

Circa 101 dollari prima della notizia, 105,40 dopo la caduta di Mokha, 107,40 più tardi nella giornata.

Il punto
Con Perim gli Houthi non si affacciano più sullo Stretto: ci sono dentro. L'asse guidato dall'Iran può ora minacciare insieme le due uscite del petrolio arabo, proprio mentre Riyadh sposta il suo greggio dall'una all'altra.

Fonte EIA (flussi di petrolio negli Stretti, 2023–primo semestre 2025); Aramco e IEA (oleodotto Est-Ovest); Reuters su dati di tracciamento navale (transiti del 9 settembre); The National e CNN (Brent, 10 settembre); Reuters, AFP, CNN e AP (situazione sul terreno, 10–11 settembre). Mappe: Natural Earth.

MBS chiede a Trump di intervenire


La gravità della situazione aveva già spinto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a chiedere direttamente agli Stati Uniti di entrare in azione. Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, giovedì MBS ha telefonato due volte al presidente Donald Trump mentre gli Houthi avanzavano su Mokha. Nella prima conversazione lo ha informato del rapido deterioramento della situazione; alcune ore dopo lo ha richiamato chiedendogli di ordinare attacchi americani contro il movimento yemenita. Trump ha rifiutato.

Secondo i funzionari statunitensi citati da Axios, per il momento l'Amministrazione Trump non intende aprire un nuovo fronte con un intervento militare diretto contro gli Houthi in quanto la priorità resta concentrare le forze americane sull'Iran e sullo Stretto di Hormuz. Washington ha tuttavia deciso di aumentare il sostegno a Riyadh, fornendo informazioni di intelligence sugli Houthi e dati utili all'individuazione degli obiettivi. Circa 200 militari statunitensi si trovano già in Arabia Saudita con compiti di supporto non operativo.

Giovedì anche l'ammiraglio Brad Cooper, comandante dello U.S. Central Command, si è recato nel regno per riunioni urgenti di coordinamento, secondo Axios. La richiesta di MBS segna un netto cambiamento rispetto a luglio. All'inizio della nuova escalation, il principe ereditario aveva chiesto a Trump soltanto un sostegno politico per un attacco saudita all'aeroporto di Sanaa, precisando che Riyadh non aveva bisogno di assistenza militare americana. All'epoca Trump aveva dato il proprio assenso.

Dopo l'ulteriore avanzata degli Houthi, l'Arabia Saudita ha però intensificato direttamente la propria risposta. Venerdì l'aviazione saudita ha colpito l'aeroporto di Mokha, appena conquistato dal gruppo militante, secondo Associated Press. Non sono stati immediatamente segnalati morti o danni significativi. Le forze del governo yemenita hanno inoltre annunciato di voler impiegare armi e velivoli in una controffensiva per riconquistare le zone perdute lungo il Mar Rosso e hanno invitato i civili a evitare la strada tra Taiz e Mokha.

La nuova fase del confronto era iniziata dopo che, a luglio, l'Arabia Saudita aveva impedito l'atterraggio a Sanaa di un aereo iraniano che trasportava alti dirigenti Houthi di ritorno dai funerali dell'ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Gli Houthi avevano reagito colpendo petroliere saudite nel Mar Rosso e successivamente impianti energetici del regno. Riyadh e i suoi alleati yemeniti avevano successivamente risposto con raid aerei e fallimentari offensive terrestri.

Un alto funzionario dell'Amministrazione Trump ha spiegato ad Axios che Washington intende ora proteggere i propri interessi essenziali, a partire dalla libertà di navigazione nel Mar Rosso, lasciando però agli alleati regionali la guida della risposta alla crisi. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, mantengono un dialogo continuo con l'Arabia Saudita e con il governo della Repubblica dello Yemen.

Il corridoio petrolifero saudita sempre più sotto pressione


Per l'Arabia Saudita e i suoi alleati yemeniti, la perdita di Mokha, Dhubab e Perim rappresenta un colpo molto più grave di quanto apparisse soltanto ventiquattr'ore prima. Farea Al-Muslimi, esperto di Yemen di Chatham House, aveva già detto al New York Times che la conquista di Mokha avrebbe messo Stati Uniti, sauditi e loro alleati "in una situazione molto più difficile di quella in cui già si trovano". La successiva caduta di Perim rende ancora più concreto quel rischio.

Le conseguenze dell'escalation sul settore energetico saudita sono già rilevanti. Secondo l'ultimo rapporto dell'International Energy Agency, pubblicato oggi, l'offerta saudita di greggio è scesa ad agosto di 2,3 milioni di barili al giorno, fino a 6 milioni: il livello più basso da oltre trent'anni. L'IEA attribuisce il calo anche agli attacchi contro navi in transito proprio nello Stretto di Bab el-Mandeb, così come contro infrastrutture energetiche saudite, tra cui la raffineria di Jazan e il traffico marittimo nell'area di Yanbu.

Le immagini satellitari analizzate da Reuters hanno inoltre mostrato giovedì del fumo nei pressi dell'oleodotto East-West a sud di Medina. Non è stato possibile stabilire la causa e né il governo saudita né Saudi Aramco avevano confermato un incidente. L'infrastruttura è diventata essenziale dall'inizio della guerra perché consente di trasferire il petrolio dalla costa orientale saudita ai terminal del Mar Rosso evitando Hormuz.

Fino alla sua caduta, Mokha era controllata dalle forze del generale Tareq Saleh, nipote dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh e vicepresidente del Consiglio presidenziale che guida il governo yemenita. Saleh ha annunciato di aver ordinato alle proprie truppe di riorganizzarsi e di istituire un centro di comando alternativo in un luogo sicuro, d'intesa con la coalizione militare guidata da Riyadh.

Il Ministero degli Esteri legato agli Houthi ha sostenuto che la navigazione resta "sicura" e che il movimento non intende rappresentare una minaccia al traffico commerciale. Ha inoltre affermato di essere disposto a partecipare a un sistema regionale per la sicurezza della navigazione, chiedendo alla comunità internazionale di fare pressione su Riyadh perché interrompa gli attacchi contro lo Yemen. Le dichiarazioni contrastano però con i ripetuti attacchi Houthi contro petroliere, navi commerciali e infrastrutture saudite delle ultime settimane.

Mohammed al-Bukhaiti, dirigente politico degli Houthi, ha detto al New York Times che l'obiettivo del gruppo è ora ripristinare la piena sovranità dello Yemen e affrontare "il nemico saudita", non ampliare il territorio sotto il proprio controllo. L'avanzata fino a Perim mostra però quanto rapidamente il conflitto yemenita, rimasto relativamente congelato dopo la tregua del 2022, sia tornato a intrecciarsi con la guerra regionale tra Iran e Stati Uniti.

Gli Houthi controllano Sanaa dal 2014. Poco dopo, una coalizione guidata dall'Arabia Saudita intervenne militarmente nel tentativo di riportare al potere il governo riconosciuto a livello internazionale. Dopo anni di combattimenti e una fragile tregua raggiunta nel 2022, il fronte era rimasto sostanzialmente stabile. La fulminea offensiva di questa settimana e la conquista di posizioni direttamente affacciate sullo Stretto di Bab el-Mandeb rischiano ora di riaprire pienamente la guerra civile e, allo stesso tempo, di trasformare uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo in un nuovo fronte della guerra tra Washington e Teheran.

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Think Twice 2026: AI, Governance and the Choices Ahead


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AI & Governance: Opportunities and Risks for Digital Freedom


17 October 2026 | Brussels, Belgium

Artificial intelligence is no longer something we can think of as belonging to the distant future. It is already part of everyday life, influencing how we communicate, work, access services, make decisions, and take part in society.

And as AI becomes more closely woven into public life, the conversation around it becomes bigger than technology.

How can AI help strengthen democratic institutions without taking human judgment out of the picture?

How can governments make use of AI while protecting fundamental rights?

And when an AI-driven system gets something wrong, who should be responsible for putting it right?

These are some of the questions at the heart of Think Twice 2026.

The conference brings together voices from technology, politics, research, civil society, and digital rights to look at AI from different perspectives. Rather than approaching the subject with ready-made answers, Think Twice creates space to examine today’s choices and their consequences for tomorrow.

Organized by European Pirates and Pirate Parties International, the conference will explore both the possibilities AI offers and the challenges it presents for a free, open and democratic digital society.


One Platform. Two Central Conversations.

AI, Data and Identity


AI needs data. Digital services increasingly need identity. And the two are becoming more closely connected.

But what happens when our personal information becomes part of automated systems that make or influence decisions about us?

Who controls the data behind these systems?

How should digital identity work in an increasingly automated world?

And how do we make sure that greater convenience does not come at the cost of privacy, autonomy, or individual choice?

This panel explores the growing intersection of AI, data, digital identity, and individual freedom, and asks how technological progress can move forward without leaving meaningful control over our personal information behind.

AI and Democracy


AI is already finding its way into public services, political communication, information platforms, and other parts of democratic life.

It can help institutions process information and interact with citizens. At the same time, it can influence what people see, how information reaches them, and how decisions are made.

So what happens when AI becomes part of the machinery of democracy?

How do we maintain transparency, accountability, and public trust?

And perhaps most importantly, how much say should citizens have in deciding how these systems are built and used?

This panel explores AI’s growing role in democratic institutions and civic life, and the choices that could determine whether technology ultimately strengthens democratic participation or puts it under new pressure.


Meet the Speakers


Think Twice 2026 brings together speakers with diverse experiences and perspectives spanning technology, politics, research, civil society, and digital rights.

From questions of data and digital identity to the future of democratic participation, our speakers will bring diverse perspectives to the conversations throughout the conference.


What to Expect


Think Twice is intended to be more than a series of talks.

Throughout the conference, speakers and participants will look at the questions that arise when technological possibilities meet real-world decisions and public responsibility.

Among the topics under discussion will be:

  • Artificial intelligence and public decision-making
  • Data, privacy and digital identity
  • AI and democratic participation
  • Transparency and accountability
  • Human oversight and automated decisions
  • Digital freedom and individual autonomy
  • The role of governments and technology companies
  • The future of democratic governance in an AI-driven society

There may not be one simple answer to these questions.

And that is precisely why they are worth discussing.

The aim is not to answer every question. It is to ask better questions.


Join Think Twice 2026


When:
17 October 2026

Where:
Brussels, Belgium
Venue Steigenberger hotel

Time:
09:00–15:30

Language:
English

Format:
In-person conference

Registration


Registration is open to the public, subject to available capacity.

REGISTER FOR THINK TWICE 2026

Fill in the form to register your interest for the event.

Places are limited, so register in advance.

We will provide further practical information about the venue, program, access, and participation to registered participants.


Why Think Twice?


AI is moving quickly. Regulation is catching up. Institutions are learning how to respond.

But technology alone will not determine what comes next.

Decisions made by governments, companies, researchers, and citizens will shape how AI becomes part of our public and private lives.

That makes the conversation about AI a conversation about us: our rights, our choices, our institutions, and the kind of digital society we want to build.

Think Twice 2026 invites you to join that conversation.

Think about the technology.

Question the choices behind it.

Think twice.


17 October 2026 · Brussels

REGISTER NOW


europeanpirates.eu/think-twice…


Think Twice 2026: AI, Governance and the Choices Ahead


AI & Governance: Opportunities and Risks for Digital Freedom


17 October 2026 | Brussels, Belgium

Artificial intelligence is no longer something we can think of as belonging to the distant future. It is already part of everyday life, influencing how we communicate, work, access services, make decisions, and take part in society.

And as AI becomes more closely woven into public life, the conversation around it becomes bigger than technology.

How can AI help strengthen democratic institutions without taking human judgment out of the picture?

How can governments make use of AI while protecting fundamental rights?

And when an AI-driven system gets something wrong, who should be responsible for putting it right?

These are some of the questions at the heart of Think Twice 2026.

The conference brings together voices from technology, politics, research, civil society, and digital rights to look at AI from different perspectives. Rather than approaching the subject with ready-made answers, Think Twice creates space to examine today’s choices and their consequences for tomorrow.

Organized by European Pirates and Pirate Parties International, the conference will explore both the possibilities AI offers and the challenges it presents for a free, open and democratic digital society.


One Platform. Two Central Conversations.

AI, Data and Identity


AI needs data. Digital services increasingly need identity. And the two are becoming more closely connected.

But what happens when our personal information becomes part of automated systems that make or influence decisions about us?

Who controls the data behind these systems?

How should digital identity work in an increasingly automated world?

And how do we make sure that greater convenience does not come at the cost of privacy, autonomy, or individual choice?

This panel explores the growing intersection of AI, data, digital identity, and individual freedom, and asks how technological progress can move forward without leaving meaningful control over our personal information behind.

AI and Democracy


AI is already finding its way into public services, political communication, information platforms, and other parts of democratic life.

It can help institutions process information and interact with citizens. At the same time, it can influence what people see, how information reaches them, and how decisions are made.

So what happens when AI becomes part of the machinery of democracy?

How do we maintain transparency, accountability, and public trust?

And perhaps most importantly, how much say should citizens have in deciding how these systems are built and used?

This panel explores AI’s growing role in democratic institutions and civic life, and the choices that could determine whether technology ultimately strengthens democratic participation or puts it under new pressure.


Meet the Speakers


Think Twice 2026 brings together speakerswith diverse experiences and perspectives spanning technology, politics, research, civil society, and digital rights.

From questions of data and digital identity to the future of democratic participation, our speakers will bring diverse perspectives to the conversations throughout the conference.


What to Expect


Think Twice is intended to be more than a series of talks.

Throughout the conference, speakers and participants will look at the questions that arise when technological possibilities meet real-world decisions and public responsibility.

Among the topics under discussion will be:

  • Artificial intelligence and public decision-making
  • Data, privacy and digital identity
  • AI and democratic participation
  • Transparency and accountability
  • Human oversight and automated decisions
  • Digital freedom and individual autonomy
  • The role of governments and technology companies
  • The future of democratic governance in an AI-driven society

There may not be one simple answer to these questions.

And that is precisely why they are worth discussing.

The aim is not to answer every question. It is to ask better questions.


Join Think Twice 2026


When:
17 October 2026

Where:
Brussels, Belgium
Venue Steigenberger hotel

Time:
09:00–15:30

Language:
English

Format:
In-person conference

Registration


Registration is open to the public, subject to available capacity.

REGISTER FOR THINK TWICE 2026

Fill in the form to register your interest for the event.

Places are limited, so register in advance.

We will provide further practical information about the venue, program, access, and participation to registered participants.


Why Think Twice?


AI is moving quickly. Regulation is catching up. Institutions are learning how to respond.

But technology alone will not determine what comes next.

Decisions made by governments, companies, researchers, and citizens will shape how AI becomes part of our public and private lives.

That makes the conversation about AI a conversation about us: our rights, our choices, our institutions, and the kind of digital society we want to build.

Think Twice 2026 invites you to join that conversation.

Think about the technology.

Question the choices behind it.

Think twice.


17 October 2026 · Brussels

REGISTER NOW

Help us keep the conversation going


Think Twice is made possible by the people and organizations who support independent discussion about technology, democracy, and digital freedom.

If you would like to contribute financially to making this event possible, write to us at secretarygeneral@europeanpirates.eu


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VITRY SUR SEINE :aqnw: 12 SEPTEMBRE 2026 :blobcatsurprised: Événement de soutien à un internet militant & autonome à LA KUNDA

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Événement de soutien à un internet militant & autonome
samedi 12 à 18h, La Kunda (entrée Lagaisse), Vitry-sur-Seine
agendamilitant.org/a8591

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Think Twice 2026: AI, Governance and the Choices Ahead


AI & Governance: Opportunities and Risks for Digital Freedom 17 October 2026 | Brussels, Belgium Artificial intelligence is no longer something we can think of as belonging to the distant future. It is already part of everyday life, influencing how we communicate, work, access services, make decisions, and take part in society. And as AI becomes more closely woven into public life, the conversation around it becomes bigger than technology. How can AI help strengthen democratic […]
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AI & Governance: Opportunities and Risks for Digital Freedom


17 October 2026 | Brussels, Belgium

Artificial intelligence is no longer something we can think of as belonging to the distant future. It is already part of everyday life, influencing how we communicate, work, access services, make decisions, and take part in society.

And as AI becomes more closely woven into public life, the conversation around it becomes bigger than technology.

How can AI help strengthen democratic institutions without taking human judgment out of the picture?

How can governments make use of AI while protecting fundamental rights?

And when an AI-driven system gets something wrong, who should be responsible for putting it right?

These are some of the questions at the heart of Think Twice 2026.

The conference brings together voices from technology, politics, research, civil society, and digital rights to look at AI from different perspectives. Rather than approaching the subject with ready-made answers, Think Twice creates space to examine today’s choices and their consequences for tomorrow.

Organized by European Pirates and Pirate Parties International, the conference will explore both the possibilities AI offers and the challenges it presents for a free, open and democratic digital society.


One Platform. Two Central Conversations.

AI, Data and Identity


AI needs data. Digital services increasingly need identity. And the two are becoming more closely connected.

But what happens when our personal information becomes part of automated systems that make or influence decisions about us?

Who controls the data behind these systems?

How should digital identity work in an increasingly automated world?

And how do we make sure that greater convenience does not come at the cost of privacy, autonomy, or individual choice?

This panel explores the growing intersection of AI, data, digital identity, and individual freedom, and asks how technological progress can move forward without leaving meaningful control over our personal information behind.

AI and Democracy


AI is already finding its way into public services, political communication, information platforms, and other parts of democratic life.

It can help institutions process information and interact with citizens. At the same time, it can influence what people see, how information reaches them, and how decisions are made.

So what happens when AI becomes part of the machinery of democracy?

How do we maintain transparency, accountability, and public trust?

And perhaps most importantly, how much say should citizens have in deciding how these systems are built and used?

This panel explores AI’s growing role in democratic institutions and civic life, and the choices that could determine whether technology ultimately strengthens democratic participation or puts it under new pressure.


Meet the Speakers


Think Twice 2026 brings together speakerswith diverse experiences and perspectives spanning technology, politics, research, civil society, and digital rights.

From questions of data and digital identity to the future of democratic participation, our speakers will bring diverse perspectives to the conversations throughout the conference.


What to Expect


Think Twice is intended to be more than a series of talks.

Throughout the conference, speakers and participants will look at the questions that arise when technological possibilities meet real-world decisions and public responsibility.

Among the topics under discussion will be:

  • Artificial intelligence and public decision-making
  • Data, privacy and digital identity
  • AI and democratic participation
  • Transparency and accountability
  • Human oversight and automated decisions
  • Digital freedom and individual autonomy
  • The role of governments and technology companies
  • The future of democratic governance in an AI-driven society

There may not be one simple answer to these questions.

And that is precisely why they are worth discussing.

The aim is not to answer every question. It is to ask better questions.


Join Think Twice 2026


When:
17 October 2026

Where:
Brussels, Belgium
Venue Steigenberger hotel

Time:
09:00–15:30

Language:
English

Format:
In-person conference

Registration


Registration is open to the public, subject to available capacity.

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Fill in the form to register your interest for the event.

Places are limited, so register in advance.

We will provide further practical information about the venue, program, access, and participation to registered participants.


Why Think Twice?


AI is moving quickly. Regulation is catching up. Institutions are learning how to respond.

But technology alone will not determine what comes next.

Decisions made by governments, companies, researchers, and citizens will shape how AI becomes part of our public and private lives.

That makes the conversation about AI a conversation about us: our rights, our choices, our institutions, and the kind of digital society we want to build.

Think Twice 2026 invites you to join that conversation.

Think about the technology.

Question the choices behind it.

Think twice.


17 October 2026 · Brussels

REGISTER NOW

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Think Twice is made possible by the people and organizations who support independent discussion about technology, democracy, and digital freedom.

If you would like to contribute financially to making this event possible, write to us at secretarygeneral@europeanpirates.eu

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€rypto: the digital euro still has a privacy problem


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

On 9 July 2026, shortly before the summer break, the European Parliament confirmed its negotiating position on the regulation establishing a digital euro, by 416 votes to 169 with 22 abstentions. The vote followed the position adopted by the Economic and Monetary Affairs Committee on 23 June by 43 votes to 14, and was triggered when three political groups challenged the committee’s decision to move straight into negotiations.

This is a mandate to negotiate, not a finished law. Talks between Parliament, Council and Commission are under way, with a deal targeted for the end of 2026. The European Central Bank (ECB) has penciled in a pilot for 2027 and a possible first issuance in 2029. There is still time to influence the design — which is precisely why the design deserves scrutiny now.

The case for the digital euro is real and should be stated fairly. Europe currently depends on a small number of non-European card networks and, increasingly, on dollar-denominated stablecoins. A public digital payment instrument is a serious answer to that dependency. Parliament has also strengthened the proposal in consumer-friendly ways, capping holdings and reinforcing protections for physical cash.

The question is not whether Europe needs public digital money. It is what that money reveals about the people who use it.

Why the shopkeeper matters


Some members of the European Parliament have argued the digital euro should be built on a blockchain, or distributed ledger technology (DLT) — a shared transaction record that participants can read and verify independently.

That design carries a specific and underappreciated consequence for ordinary shoppers. Merchants must keep books. Every payment must be reconciled and survive a tax inspection, which means the customer’s wallet address ends up in the shop’s accounts and accounting software. On an open ledger, a wallet address is not merely a reference number: it is a permanent, publicly searchable financial history. Anyone holding it can look up the balance and every past transaction.

In practice, a corner shop could see a customer’s account balance and spending history. Until now, that capability has belonged to banks, which are supervised, bound by confidentiality rules, and answerable for misuse.

But this is an important distinction: that is not the architecture currently being developed for the digital euro. The blockchain scenario is therefore a useful illustration of what can go wrong when payment architecture makes financial activity unnecessarily observable, rather than a description of the system now on the table.

The privacy question does not disappear simply because the proposed architecture is different. It changes form.

Two fixes, two different failures


Two mitigations are usually proposed, and both carry costs worth weighing openly.

The first asks users to protect themselves: a fresh wallet address for every payment, and mixing services that pool funds so they cannot be traced onward. This works only if applied consistently — a single reused address links the record permanently, and ledgers do not forget. It also asks people to run technical routines just to buy groceries, making privacy a benefit available mainly to expert users. Mixing services additionally sit close to, and sometimes inside, the legal definition of money laundering.

The second inserts a regulated payment service provider (PSP) — a bank or licensed payments firm — between shopper and shop. This does remove the merchant’s view. It does not remove the observer; it appoints one. The intermediary sees both sides of every transaction, across every customer and merchant it serves, and gains authority over who may transact. That describes banking, which raises a fair question: if the answer to the privacy problem is a regulated intermediary holding all the data, what has the new architecture added?

Between the two, the trade-off is one of scope. User-side mixing fails individually, silently and unevenly. An appointed intermediary becomes permanent financial infrastructure with a lasting commercial interest in the data it holds.

What is actually proposed


Fairness requires an important correction. The digital euro is not being built on distributed ledger technology. The design is a centralized settlement platform operated by the Eurosystem, with no public ledger exposing anyone’s balance. The blockchain scenario above remains conditional.

What survives the correction is the second concern. Under the proposed model, payment service providers hold users’ identities, perform identity checks and manage accounts. The ECB processes only pseudonymized data. The intermediary, however, sees every transaction. The trusted-party critique is not an objection to a rejected design; it describes the chosen one.

The offline euro and the data it leaves behind


The proposal’s strongest privacy feature is offline payment: funds are pre-loaded onto a tamper-resistant chip in a phone or card and transferred directly between devices, with no intermediary involved.

The detail that deserves public attention is what happens on reconnection. Offline funds must eventually be verified, because the Eurosystem has to detect counterfeiting and double-spending. ECB documents describe this online reconciliation as the “ultimate line of defence”, and record that each loading and unloading operation exposes the amount, the identifier of the storage device, the date and hour, and the online account used.

Individual purchases may remain private. The pattern around them does not. A person who loads €200 on a Tuesday and returns €12 to their account on a Friday has disclosed a €188 difference, the timing of both operations, the device that held the funds, and the account behind it. Repeated over a year, that yields a detailed picture of someone’s spending without a single purchase ever being recorded. Metadata of this kind is not a weaker form of monitoring than transaction data. It is a more efficient one, because it is structured, consistent and cheap to analyze at scale.

Merchants reconcile as well. Offline acceptance depends on terminals going online regularly to deposit what they have taken, which is precisely what limits the damage a compromised chip can do. Both ends of a cash-like payment therefore surface in back-end records — which returns the question to the merchant’s books, where this article began.

One sentence in the ECB’s own documents deserves particular attention. On what the Eurosystem receives, they state that “data elements depend on the technical solution which will evolve with the state-of-the-art of anti-forgery checks”.

That is a blank cheque. The privacy of the offline euro is not a property of the money. It is a promise about the contents of a database schema that is explicitly unfinished and explicitly expected to change, governed by an anti-fraud rationale that only ratchets one way. No one has ever proposed collecting less data to fight forgery – a fiction!

Both weaknesses in one design


Offline payment is offered as the alternative to the two mitigations described above. On inspection, it reproduces the drawbacks of each.

From the user side, mixing it inherits a burden placed on the individual. Protection depends on how much a person loads, how often, and onto which device — behavioral discipline rather than a cryptographic guarantee. As with a poorly executed mix, it fails without the user being aware of it.

From the intermediary model, it inherits a central observer. Reconciliation does not remove the watcher; it defers it. But where a regulated intermediary’s obligations are set out in law, the scope of what reconciliation records is left to a technical specification.

The combination creates a distinct risk for consumers. Offline payment will be chosen disproportionately by the people who most value privacy, for the transactions they most want kept private. That concentrates sensitive activity in the one channel whose record-keeping is least clearly bounded, and makes the loading pattern itself a signal. The part of the system promoted for its confidentiality should not be the part least defined in law.

Better designs exist


Stronger approaches have been available for decades. Stefan Brands’ 1993 offline cash scheme keeps transactions private unless a user double-spends, at which point the protocol mathematically reveals their identity — privacy by default, withdrawn only on proven cheating. GNU Taler, funded by the European Commission and the Swiss state, makes payers anonymous while keeping merchant income fully auditable, protecting shoppers without creating a shelter for undeclared revenue.

Neither is a complete substitute. Brands’ scheme does not support wallet-to-wallet transfers; Taler requires the payer to be online. Both, however, demonstrate that meaningful privacy is an engineering choice rather than a technical impossibility.

What European Pirates call for


Trilogue negotiations offer a genuine opportunity to strengthen the text. Four priorities matter for consumers:

First, offline payment should be a core feature, not a last resort; if the digital euro is to supplement cash, privacy must be built in from the start, not added as an optional extra.

Second, the limits in place should be high enough to prevent people from being directed online by default. If the limits imposed on offline payments are so strict that they become impractical for normal use, then the most private form of digital-euro payment will end up being the least used.

Thirdly, the reconciliation data set should be specified in the regulation itself, and the types of information gathered when offline funds are loaded, unloaded and reconciled should have clearly defined legal boundaries, not leave them open-ended as technical solutions develop.

Fourth, there must be clearly defined legal limits as to what payment service providers can do with the transaction data which they are already able to see. The rules need to ensure that payment information is not used as a resource for profiling or for commercial exploitation or for any uses that are unrelated to the purposes for which it was collected.

These safeguards are not arguments against a digital euro. They are conditions for making a public digital payment system worthy of public trust.

Cash still solves this problem. It works without connectivity, technical skill, or a trusted third party. Any digital successor should be held to that standard.

Europe does not have to choose between digital payments and privacy. It does, however, have to choose whether privacy is treated as a fundamental feature of digital public money or as something that can be adjusted later, once the infrastructure is already in place.


europeanpirates.eu/erypto-the-…


€rypto: the digital euro still has a privacy problem


On 9 July 2026, shortly before the summer break, the European Parliament confirmed its negotiating position on the regulation establishing a digital euro, by 416 votes to 169 with 22 abstentions. The vote followed the position adopted by the Economic and Monetary Affairs Committee on 23 June by 43 votes to 14, and was triggered when three political groups challenged the committee’s decision to move straight into negotiations.

This is a mandate to negotiate, not a finished law. Talks between Parliament, Council and Commission are under way, with a deal targeted for the end of 2026. The European Central Bank (ECB) has penciled in a pilot for 2027 and a possible first issuance in 2029. There is still time to influence the design — which is precisely why the design deserves scrutiny now.

The case for the digital euro is real and should be stated fairly. Europe currently depends on a small number of non-European card networks and, increasingly, on dollar-denominated stablecoins. A public digital payment instrument is a serious answer to that dependency. Parliament has also strengthened the proposal in consumer-friendly ways, capping holdings and reinforcing protections for physical cash.

The question is not whether Europe needs public digital money. It is what that money reveals about the people who use it.

Why the shopkeeper matters


Some members of the European Parliament have argued the digital euro should be built on a blockchain, or distributed ledger technology (DLT) — a shared transaction record that participants can read and verify independently.

That design carries a specific and underappreciated consequence for ordinary shoppers. Merchants must keep books. Every payment must be reconciled and survive a tax inspection, which means the customer’s wallet address ends up in the shop’s accounts and accounting software. On an open ledger, a wallet address is not merely a reference number: it is a permanent, publicly searchable financial history. Anyone holding it can look up the balance and every past transaction.

In practice, a corner shop could see a customer’s account balance and spending history. Until now, that capability has belonged to banks, which are supervised, bound by confidentiality rules, and answerable for misuse.

But this is an important distinction: that is not the architecture currently being developed for the digital euro. The blockchain scenario is therefore a useful illustration of what can go wrong when payment architecture makes financial activity unnecessarily observable, rather than a description of the system now on the table.

The privacy question does not disappear simply because the proposed architecture is different. It changes form.

Two fixes, two different failures


Two mitigations are usually proposed, and both carry costs worth weighing openly.

The first asks users to protect themselves: a fresh wallet address for every payment, and mixing services that pool funds so they cannot be traced onward. This works only if applied consistently — a single reused address links the record permanently, and ledgers do not forget. It also asks people to run technical routines just to buy groceries, making privacy a benefit available mainly to expert users. Mixing services additionally sit close to, and sometimes inside, the legal definition of money laundering.

The second inserts a regulated payment service provider (PSP) — a bank or licensed payments firm — between shopper and shop. This does remove the merchant’s view. It does not remove the observer; it appoints one. The intermediary sees both sides of every transaction, across every customer and merchant it serves, and gains authority over who may transact. That describes banking, which raises a fair question: if the answer to the privacy problem is a regulated intermediary holding all the data, what has the new architecture added?

Between the two, the trade-off is one of scope. User-side mixing fails individually, silently and unevenly. An appointed intermediary becomes permanent financial infrastructure with a lasting commercial interest in the data it holds.

What is actually proposed


Fairness requires an important correction. The digital euro is not being built on distributed ledger technology. The design is a centralized settlement platform operated by the Eurosystem, with no public ledger exposing anyone’s balance. The blockchain scenario above remains conditional.

What survives the correction is the second concern. Under the proposed model, payment service providers hold users’ identities, perform identity checks and manage accounts. The ECB processes only pseudonymized data. The intermediary, however, sees every transaction. The trusted-party critique is not an objection to a rejected design; it describes the chosen one.

The offline euro and the data it leaves behind


The proposal’s strongest privacy feature is offline payment: funds are pre-loaded onto a tamper-resistant chip in a phone or card and transferred directly between devices, with no intermediary involved.

The detail that deserves public attention is what happens on reconnection. Offline funds must eventually be verified, because the Eurosystem has to detect counterfeiting and double-spending. ECB documents describe this online reconciliation as the “ultimate line of defence”, and record that each loading and unloading operation exposes the amount, the identifier of the storage device, the date and hour, and the online account used.

Individual purchases may remain private. The pattern around them does not. A person who loads €200 on a Tuesday and returns €12 to their account on a Friday has disclosed a €188 difference, the timing of both operations, the device that held the funds, and the account behind it. Repeated over a year, that yields a detailed picture of someone’s spending without a single purchase ever being recorded. Metadata of this kind is not a weaker form of monitoring than transaction data. It is a more efficient one, because it is structured, consistent and cheap to analyze at scale.

Merchants reconcile as well. Offline acceptance depends on terminals going online regularly to deposit what they have taken, which is precisely what limits the damage a compromised chip can do. Both ends of a cash-like payment therefore surface in back-end records — which returns the question to the merchant’s books, where this article began.

One sentence in the ECB’s own documents deserves particular attention. On what the Eurosystem receives, they state that “data elements depend on the technical solution which will evolve with the state-of-the-art of anti-forgery checks”.

That is a blank cheque. The privacy of the offline euro is not a property of the money. It is a promise about the contents of a database schema that is explicitly unfinished and explicitly expected to change, governed by an anti-fraud rationale that only ratchets one way. No one has ever proposed collecting less data to fight forgery – a fiction!

Both weaknesses in one design


Offline payment is offered as the alternative to the two mitigations described above. On inspection, it reproduces the drawbacks of each.

From the user side, mixing it inherits a burden placed on the individual. Protection depends on how much a person loads, how often, and onto which device — behavioral discipline rather than a cryptographic guarantee. As with a poorly executed mix, it fails without the user being aware of it.

From the intermediary model, it inherits a central observer. Reconciliation does not remove the watcher; it defers it. But where a regulated intermediary’s obligations are set out in law, the scope of what reconciliation records is left to a technical specification.

The combination creates a distinct risk for consumers. Offline payment will be chosen disproportionately by the people who most value privacy, for the transactions they most want kept private. That concentrates sensitive activity in the one channel whose record-keeping is least clearly bounded, and makes the loading pattern itself a signal. The part of the system promoted for its confidentiality should not be the part least defined in law.

Better designs exist


Stronger approaches have been available for decades. Stefan Brands’ 1993 offline cash scheme keeps transactions private unless a user double-spends, at which point the protocol mathematically reveals their identity — privacy by default, withdrawn only on proven cheating. GNU Taler, funded by the European Commission and the Swiss state, makes payers anonymous while keeping merchant income fully auditable, protecting shoppers without creating a shelter for undeclared revenue.

Neither is a complete substitute. Brands’ scheme does not support wallet-to-wallet transfers; Taler requires the payer to be online. Both, however, demonstrate that meaningful privacy is an engineering choice rather than a technical impossibility.

What European Pirates call for


Trilogue negotiations offer a genuine opportunity to strengthen the text. Four priorities matter for consumers:

First, offline payment should be a core feature, not a last resort; if the digital euro is to supplement cash, privacy must be built in from the start, not added as an optional extra.

Second, the limits in place should be high enough to prevent people from being directed online by default. If the limits imposed on offline payments are so strict that they become impractical for normal use, then the most private form of digital-euro payment will end up being the least used.

Thirdly, the reconciliation data set should be specified in the regulation itself, and the types of information gathered when offline funds are loaded, unloaded and reconciled should have clearly defined legal boundaries, not leave them open-ended as technical solutions develop.

Fourth, there must be clearly defined legal limits as to what payment service providers can do with the transaction data which they are already able to see. The rules need to ensure that payment information is not used as a resource for profiling or for commercial exploitation or for any uses that are unrelated to the purposes for which it was collected.

These safeguards are not arguments against a digital euro. They are conditions for making a public digital payment system worthy of public trust.

Cash still solves this problem. It works without connectivity, technical skill, or a trusted third party. Any digital successor should be held to that standard.

Europe does not have to choose between digital payments and privacy. It does, however, have to choose whether privacy is treated as a fundamental feature of digital public money or as something that can be adjusted later, once the infrastructure is already in place.


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Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

€rypto: the digital euro still has a privacy problem


On 9 July 2026, shortly before the summer break, the European Parliament confirmed its negotiating position on the regulation establishing a digital euro, by 416 votes to 169 with 22 abstentions. The vote followed the position adopted by the Economic and Monetary Affairs Committee on 23 June by 43 votes to 14, and was triggered when three political groups challenged the committee's decision to move straight into negotiations. This is a mandate to negotiate, not a finished law. Talks between […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

On 9 July 2026, shortly before the summer break, the European Parliament confirmed its negotiating position on the regulation establishing a digital euro, by 416 votes to 169 with 22 abstentions. The vote followed the position adopted by the Economic and Monetary Affairs Committee on 23 June by 43 votes to 14, and was triggered when three political groups challenged the committee’s decision to move straight into negotiations.

This is a mandate to negotiate, not a finished law. Talks between Parliament, Council and Commission are under way, with a deal targeted for the end of 2026. The European Central Bank (ECB) has penciled in a pilot for 2027 and a possible first issuance in 2029. There is still time to influence the design — which is precisely why the design deserves scrutiny now.

The case for the digital euro is real and should be stated fairly. Europe currently depends on a small number of non-European card networks and, increasingly, on dollar-denominated stablecoins. A public digital payment instrument is a serious answer to that dependency. Parliament has also strengthened the proposal in consumer-friendly ways, capping holdings and reinforcing protections for physical cash.

The question is not whether Europe needs public digital money. It is what that money reveals about the people who use it.

Why the shopkeeper matters


Some members of the European Parliament have argued the digital euro should be built on a blockchain, or distributed ledger technology (DLT) — a shared transaction record that participants can read and verify independently.

That design carries a specific and underappreciated consequence for ordinary shoppers. Merchants must keep books. Every payment must be reconciled and survive a tax inspection, which means the customer’s wallet address ends up in the shop’s accounts and accounting software. On an open ledger, a wallet address is not merely a reference number: it is a permanent, publicly searchable financial history. Anyone holding it can look up the balance and every past transaction.

In practice, a corner shop could see a customer’s account balance and spending history. Until now, that capability has belonged to banks, which are supervised, bound by confidentiality rules, and answerable for misuse.

But this is an important distinction: that is not the architecture currently being developed for the digital euro. The blockchain scenario is therefore a useful illustration of what can go wrong when payment architecture makes financial activity unnecessarily observable, rather than a description of the system now on the table.

The privacy question does not disappear simply because the proposed architecture is different. It changes form.

Two fixes, two different failures


Two mitigations are usually proposed, and both carry costs worth weighing openly.

The first asks users to protect themselves: a fresh wallet address for every payment, and mixing services that pool funds so they cannot be traced onward. This works only if applied consistently — a single reused address links the record permanently, and ledgers do not forget. It also asks people to run technical routines just to buy groceries, making privacy a benefit available mainly to expert users. Mixing services additionally sit close to, and sometimes inside, the legal definition of money laundering.

The second inserts a regulated payment service provider (PSP) — a bank or licensed payments firm — between shopper and shop. This does remove the merchant’s view. It does not remove the observer; it appoints one. The intermediary sees both sides of every transaction, across every customer and merchant it serves, and gains authority over who may transact. That describes banking, which raises a fair question: if the answer to the privacy problem is a regulated intermediary holding all the data, what has the new architecture added?

Between the two, the trade-off is one of scope. User-side mixing fails individually, silently and unevenly. An appointed intermediary becomes permanent financial infrastructure with a lasting commercial interest in the data it holds.

What is actually proposed


Fairness requires an important correction. The digital euro is not being built on distributed ledger technology. The design is a centralized settlement platform operated by the Eurosystem, with no public ledger exposing anyone’s balance. The blockchain scenario above remains conditional.

What survives the correction is the second concern. Under the proposed model, payment service providers hold users’ identities, perform identity checks and manage accounts. The ECB processes only pseudonymized data. The intermediary, however, sees every transaction. The trusted-party critique is not an objection to a rejected design; it describes the chosen one.

The offline euro and the data it leaves behind


The proposal’s strongest privacy feature is offline payment: funds are pre-loaded onto a tamper-resistant chip in a phone or card and transferred directly between devices, with no intermediary involved.

The detail that deserves public attention is what happens on reconnection. Offline funds must eventually be verified, because the Eurosystem has to detect counterfeiting and double-spending. ECB documents describe this online reconciliation as the “ultimate line of defence”, and record that each loading and unloading operation exposes the amount, the identifier of the storage device, the date and hour, and the online account used.

Individual purchases may remain private. The pattern around them does not. A person who loads €200 on a Tuesday and returns €12 to their account on a Friday has disclosed a €188 difference, the timing of both operations, the device that held the funds, and the account behind it. Repeated over a year, that yields a detailed picture of someone’s spending without a single purchase ever being recorded. Metadata of this kind is not a weaker form of monitoring than transaction data. It is a more efficient one, because it is structured, consistent and cheap to analyze at scale.

Merchants reconcile as well. Offline acceptance depends on terminals going online regularly to deposit what they have taken, which is precisely what limits the damage a compromised chip can do. Both ends of a cash-like payment therefore surface in back-end records — which returns the question to the merchant’s books, where this article began.

One sentence in the ECB’s own documents deserves particular attention. On what the Eurosystem receives, they state that “data elements depend on the technical solution which will evolve with the state-of-the-art of anti-forgery checks”.

That is a blank cheque. The privacy of the offline euro is not a property of the money. It is a promise about the contents of a database schema that is explicitly unfinished and explicitly expected to change, governed by an anti-fraud rationale that only ratchets one way. No one has ever proposed collecting less data to fight forgery – a fiction!

Both weaknesses in one design


Offline payment is offered as the alternative to the two mitigations described above. On inspection, it reproduces the drawbacks of each.

From the user side, mixing it inherits a burden placed on the individual. Protection depends on how much a person loads, how often, and onto which device — behavioral discipline rather than a cryptographic guarantee. As with a poorly executed mix, it fails without the user being aware of it.

From the intermediary model, it inherits a central observer. Reconciliation does not remove the watcher; it defers it. But where a regulated intermediary’s obligations are set out in law, the scope of what reconciliation records is left to a technical specification.

The combination creates a distinct risk for consumers. Offline payment will be chosen disproportionately by the people who most value privacy, for the transactions they most want kept private. That concentrates sensitive activity in the one channel whose record-keeping is least clearly bounded, and makes the loading pattern itself a signal. The part of the system promoted for its confidentiality should not be the part least defined in law.

Better designs exist


Stronger approaches have been available for decades. Stefan Brands’ 1993 offline cash scheme keeps transactions private unless a user double-spends, at which point the protocol mathematically reveals their identity — privacy by default, withdrawn only on proven cheating. GNU Taler, funded by the European Commission and the Swiss state, makes payers anonymous while keeping merchant income fully auditable, protecting shoppers without creating a shelter for undeclared revenue.

Neither is a complete substitute. Brands’ scheme does not support wallet-to-wallet transfers; Taler requires the payer to be online. Both, however, demonstrate that meaningful privacy is an engineering choice rather than a technical impossibility.

What European Pirates call for


Trilogue negotiations offer a genuine opportunity to strengthen the text. Four priorities matter for consumers:

First, offline payment should be a core feature, not a last resort; if the digital euro is to supplement cash, privacy must be built in from the start, not added as an optional extra.

Second, the limits in place should be high enough to prevent people from being directed online by default. If the limits imposed on offline payments are so strict that they become impractical for normal use, then the most private form of digital-euro payment will end up being the least used.

Thirdly, the reconciliation data set should be specified in the regulation itself, and the types of information gathered when offline funds are loaded, unloaded and reconciled should have clearly defined legal boundaries, not leave them open-ended as technical solutions develop.

Fourth, there must be clearly defined legal limits as to what payment service providers can do with the transaction data which they are already able to see. The rules need to ensure that payment information is not used as a resource for profiling or for commercial exploitation or for any uses that are unrelated to the purposes for which it was collected.

These safeguards are not arguments against a digital euro. They are conditions for making a public digital payment system worthy of public trust.

Cash still solves this problem. It works without connectivity, technical skill, or a trusted third party. Any digital successor should be held to that standard.

Europe does not have to choose between digital payments and privacy. It does, however, have to choose whether privacy is treated as a fundamental feature of digital public money or as something that can be adjusted later, once the infrastructure is already in place.

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Il petrolio risale oltre i 100 dollari al barile, torna l'allarme sui tassi Usa


L'escalation con l'Iran spinge il greggio ai massimi da maggio e riaccende i timori sull'inflazione. Anche il diesel sale oltre i 6 dollari al gallone. Intanto aumentano le vendite sui titoli di Stato americani, mentre cresce l'attesa per una nuova stretta della Fed.

Il prezzo del petrolio americano ha superato ieri i 100 dollari al barile, portandosi ai livelli più alti da quasi quattro mesi. Il West Texas Intermediate (WTI), riferimento per il greggio statunitense, ha chiuso in rialzo del 6,7% a 102,48 dollari al barile, la chiusura più alta dal 19 maggio. Il Brent, riferimento internazionale, è salito del 6,3% a 107,63 dollari. Dall'inizio di settembre il greggio ha guadagnato oltre il 18%, proprio mentre il mercato si prepara alla possibilità di una guerra prolungata in Medio Oriente.

Dopo un agosto relativamente più calmo, dall'inizio di questo mese lo scontro tra Washington e Teheran si è nuovamente intensificato. L'Iran ha tentato più volte di colpire navi da guerra americane e, da sabato, le forze statunitensi hanno distrutto per rappresaglia almeno 8 petroliere iraniane. Gli Houthi, alleati di Teheran nello Yemen, hanno intanto attaccato diversi impianti energetici e altri obiettivi in Arabia Saudita, ferendo oltre 70 civili. L'escalation ha alimentato i timori di un ulteriore allargamento del conflitto.

Mercoledì il presidente Donald Trump ha detto ai giornalisti che i prezzi del petrolio e della benzina scenderanno dopo le elezioni di metà mandato e che la guerra finirà "immediatamente dopo" il voto. Trump ha accusato l'Iran di voler influenzare le elezioni per ottenere a Washington "un bel gruppo di persone deboli", disposto a lasciarlo in pace e a consentirgli di mantenere il programma nucleare.

Petrolio e titoli di Stato
Il petrolio americano è tornato sopra i 100 dollari

Giovedì il West Texas Intermediate ha chiuso a 102,48 dollari al barile, il livello più alto dal 19 maggio. La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran fa salire anche la benzina, il diesel e i rendimenti dei titoli di Stato americani.
Grafica di FocusAmericaAggiornato all'11 settembre 2026

Prezzo del greggio, in dollari al barile

WTI Brent
2026 Dalla guerra Settembre

WTI, chiusura del 10 settembre 2026
102,48dollari
al barile

+79%rispetto al 31 dicembre 2025
+53%rispetto al 27 febbraio, vigilia della guerra

Il WTI è partito da 57,26 dollari il 31 dicembre 2025, ha toccato il massimo di 114,58 dollari il 7 aprile, è sceso a 69,60 dollari il 6 luglio ed è risalito a 102,48 dollari il 10 settembre. Il Brent è passato da 61,35 a 107,63 dollari.

Tocca o trascina sul grafico per leggere il prezzo di ogni seduta. Rivedi l'animazione
Il WTI è il riferimento per il greggio statunitense, il Brent per quello internazionale.
Tra fine giugno e inizio luglio, con le petroliere di nuovo in transito a Hormuz, il WTI era sceso sotto i 70 dollari. Da allora è risalito di circa il 47%, e la corsa ha accelerato con gli attacchi alle petroliere iraniane.

Gli effetti del rialzo
Seduta per sedutaSedute Benzina e dieselPompa Titoli di StatoTreasury

In sette sedute il WTI ha guadagnato quasi il 18%
Prezzo di chiusura di ogni seduta e rialzo rispetto al 31 agosto, quando il WTI valeva 87,03 dollari al barile.

1 settembre: 91,48 dollari (+5,1%). 2 settembre: 91,01 (+4,6%). 3 settembre: 91,30 (+4,9%). 4 settembre: 91,48 (+5,1%). 8 settembre: 93,03 (+6,9%). 9 settembre: 96,05 (+10,4%). 10 settembre: 102,48 (+17,8%).
Dopo il balzo del 1° settembre il greggio era rimasto quasi fermo per tre sedute. Il salto è arrivato dopo gli attacchi americani alle petroliere iraniane, iniziati sabato 5 settembre: +12% in tre sedute, di cui il 6,7% nella sola giornata di giovedì.

Alla pompa sono caduti due record in una settimana

La benzina non era mai costata così tanto nel giorno del Labor Day

Prezzo medio della benzina: 2,98 dollari al gallone prima della guerra, 3,83 al Labor Day del 2012, 4,09 al Labor Day del 2026.
Prezzo medio nazionale, in dollari al gallone. Un gallone equivale a circa 3,8 litri: 4,09 dollari al gallone sono circa 1,08 dollari al litro.

L'11 settembre il diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone

L'11 settembre il diesel è arrivato a 6,06 dollari al gallone di media nazionale: il 14% in più di un mese prima e oltre il 60% in più di un anno prima. Il record precedente al 2026 era di 5,82 dollari, nel 2022.
Media nazionale calcolata da AAA. In California il diesel costa già 7,98 dollari al gallone. Questa settimana il Dipartimento dell'Energia ha alzato nettamente le previsioni sul prezzo del diesel per il 2027.

Secondo le stime della Brown University, dall'inizio della guerra il diesel più caro è già costato ai consumatori americani oltre 46 miliardi di dollari. Circa un quinto della spesa in più si concentra in Texas e California.

Gli investitori vendono i titoli di Stato e il decennale sfiora il 5%

Il rendimento del Treasury decennale è salito di 11 punti base al 4,95%, il livello più alto da ottobre 2023.

Il riacquisto potenziato del Tesoro non ha fermato le vendite

Riacquisto di titoli a lunga scadenza: 5,19 miliardi di dollari su un tetto di 6. L'importo abituale era di 2 miliardi.

Il mercato scommette su un rialzo dei tassi della Fed la prossima settimana

Probabilità di un rialzo dei tassi alla riunione del 15 e 16 settembre: 61% mercoledì, 70% giovedì.

Il petrolio più caro alimenta i timori sull'inflazione: per questo gli investitori vendono titoli di Stato e scommettono che la Fed di Kevin Warsh alzi i tassi già alla riunione del 15 e 16 settembre.

FonteEIA, prezzi spot di WTI (Cushing) e Brent fino al 1° settembre; dal 2 settembre chiusure dei future NYMEX e ICE riportate da CNBC, Rigzone ed EnergyNow. GasBuddy e AAA (carburanti), Brown University (costo del diesel), Dipartimento del Tesoro, Cme FedWatch.
NotaLo spot Brent dell'EIA in primavera ha superato di molto i future: il picco di aprile nel grafico (138,21 dollari) riflette il prezzo fisico del greggio.

Benzina e diesel ai massimi


La pressione si fa sentire sempre di più anche alla pompa di benzina. Nel fine settimana del Labor Day la media nazionale della benzina era salita attorno a 4,15 dollari al gallone, circa 3,8 litri, un record per questo periodo dell'anno. Da allora la situazione si è ulteriormente aggravata, soprattutto sul fronte del diesel: venerdì la media nazionale ha superato per la prima volta nella storia i 6 dollari al gallone, secondo AAA, raggiungendo 6,06 dollari. Il prezzo è aumentato di circa il 14% in un mese e di oltre il 60% rispetto a un anno fa.

Il rincaro del diesel, carburante essenziale per il trasporto delle merci e per numerosi settori dell'economia, rischia di propagarsi ulteriormente ai prezzi al consumo. I dati sull'inflazione pubblicati giovedì hanno già mostrato forti aumenti dei costi nei trasporti e nei servizi di magazzinaggio. Secondo una stima della Brown University, dall'inizio della guerra il rincaro del diesel è costato ai consumatori statunitensi oltre 46 miliardi di dollari, circa il 20% dei quali concentrato in due Stati: Texas e California.

La Casa Bianca sostiene che i prezzi dei carburanti dovrebbero cominciare a scendere dopo le elezioni di metà mandato, con l'attenuarsi della guerra con l'Iran e il miglioramento dell'offerta di petrolio. Il Dipartimento dell'Energia dell'Amministrazione Trump, però, questa settimana ha rivisto nettamente al rialzo le proprie previsioni sul prezzo del diesel per tutto il 2027, evidenziando il rischio che i rincari durino più a lungo del previsto. Anche le prospettive per il greggio restano tese: Daan Struyven, co-responsabile della ricerca sulle materie prime di Goldman Sachs, ha spiegato alla CNBC che l'escalation aumenta il rischio di vedere il petrolio superare i 120 dollari al barile, soprattutto se gli attacchi contro le navi nella regione continueranno a intensificarsi.

I Treasury sfiorano il 5%


Intanto, le vendite hanno investito anche i titoli di Stato americani. Il rendimento del Treasury decennale, riferimento del mercato obbligazionario statunitense, è salito di 11 punti base al 4,95%, a un passo dalla soglia del 5%. A pesare sono stati un'asta deludente di titoli trentennali per 22 miliardi di dollari, i nuovi dati sull'inflazione alla produzione e l'ulteriore rialzo del petrolio. "Tutti vendono tutto", ha detto a MarketWatch Tom di Galoma, managing director di Mischler Financial Group.

Non è bastato neppure il primo riacquisto potenziato di titoli a lunga scadenza deciso dal Segretario al Tesoro Scott Bessent. Ad agosto Bessent aveva annunciato l'intenzione di almeno raddoppiare queste operazioni, da 2 a 4 miliardi di dollari ciascuna, una mossa con cui l'Amministrazione puntava ad alleviare le tensioni sul mercato dei titoli a lunga scadenza. Giovedì il Tesoro ha ricomprato soltanto 5,2 miliardi di dollari di titoli, dopo che il giorno precedente aveva deluso gli investitori fissando a 6 miliardi il tetto dell'operazione: il mercato si aspettava un intervento più consistente.

I dati sull'inflazione hanno intanto portato a circa il 70%, dal 61% del giorno precedente, la probabilità implicita nei futures che la Federal Reserve guidata dal neo presidente Kevin Warsh possa alzare i tassi nella riunione della prossima settimana, secondo il FedWatch Tool del Cme. Se la Fed decidesse invece di lasciare i tassi invariati, ha avvertito Ed Al-Hussainy, gestore di Columbia Threadneedle, i rendimenti a lungo termine rischierebbero di "disancorarsi" e di muoversi in modo più disordinato.

Al-Hussainy ha aggiunto che Dipartimento del Tesoro e Fed saranno probabilmente sempre più attenti al rischio che le tensioni sul mercato obbligazionario si trasformino in un problema di stabilità finanziaria. Per ora, ha precisato, non ci sono segnali in questo senso, ma la situazione richiede attenzione dopo i forti movimenti registrati anche sulle scadenze più brevi.

Questa voce è stata modificata (6 giorni fa)

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Secondo un’inchiesta di Haaretz, confermata da una fonte emiratina, Netanyahu fu avvertito 10 giorni prima del 7 ottobre che Hamas preparava un’offensiva. Perché non informò i vertici della sicurezza israeliana?
Era davvero un piano per creare il pretesto per giustificare il genocidio a Gaza?
E in Occidente c’è ancora chi lo difende invece di chiedere che risponda all’Aia.

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa

#Netanyahu #Gaza #Israele #Palestina #7Ottobre #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Aveva ormai smesso di intervenire, arrabbiarsi, agire, ma solo dopo che la malattia l’aveva portata allo stremo.
Per Emma, la passione per le vicende del mondo, per la politica nel senso più alto del termine, era concretamente inestricabile nel quotidiano dalla passione per la vita.
Abbraccio la sua famiglia e le persone a lei care.

[CONTINUA NEI COMMENTI]

in reply to Marco Cappato

Aggiungo la mia gratitudine personale per il suo esempio dai modi bruschi, per la sua sincerità brutale con la quale ho convissuto nel tragitto compiuto da compagni radicali, fatto di innumerevoli sconfitte superabili e pochi ma indimenticabili successi: uno su tutti la creazione della Corte Penale Internazionale. Non sono mancati, tra noi, scontri e incomprensioni, che ci hanno allontanato, ma senza intaccare rispetto e stima.
in reply to Marco Cappato

Per resistere al peggio che rischia di prevalere, in particolare nella “sua” Europa, sarà utile e importante fare vivere la sua memoria nell’unico modo possibile: con nuove lotte di libertà, da parte di persone (non importa di quale orientamento politico) che siano ispirate dalla tenacia — la chiamava “tigna” — con la quale difendeva la democrazia liberale dalle vecchissime, tragiche illusioni spacciate dai nuovi demagoghi.

Grazie Emma.

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Acerbo (Prc): 700.000 firme per presentarsi alle elezioni? Emendamento contro Rifondazione? home.rifondazione.eu/2026/09/1… #Istituzioni-Giustizia #ComunicatiStampa

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