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Dal DL 159 al Decreto 332/2026: il futuro del badge digitale nei cantieri
@lavoro
puntosicuro.it/pubbliredaziona…
Il Decreto 332/2026 sulla ricostruzione post-sisma introduce un modello di tracciabilità digitale che potrebbe rappresentare un riferimento operativo per i futuri sistemi di controllo nei cantieri.

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Rischio esplosioni: conoscere il rischio e migliorare la prevenzione
@lavoro
puntosicuro.it/rischio-esplosi…
Una dispensa allegata ad una nota del Dipartimento dei Vigili del fuoco fornisce indicazioni sulla protezione contro le esplosioni. Focus su atmosfere esplosive, sorgenti di innesco, luoghi di lavoro, misure di prevenzione, gestione e protezione.

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#diariocroazia - 3

Ieri la giornata è stata molto umida, almeno all'inizio.

La speranza di trovare un clima il cui caldo è sopportabile, in Estete, è svanita in fretta. 💔 La sensazione è pari ad Alicante a fine settembre.

Gli occhi però sono stati appagati prima a Omiš, bella cittadina su un fiordo, e poi a Čiovo, un'isola bellissima ma con la confusione e l'affollamento di Ischia (tante auto in poco spazio).

Ah, e qualche discarica abusiva. 😶🤐😤.

#croazia #viaggio @Viaggi

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Il RSPP e la posizione di garanzia autonoma
@lavoro
puntosicuro.it/rspp-aspp-C-70/…
Attribuire al RSPP una "posizione di garanzia autonoma" è incompatibile con i principi della Direttiva 89/391/CEE e non può produrre miglioramenti reali, soprattutto nelle PMI.

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Il DNA antico della Grotta del Romito racconta ben più di una rara malattia genetica già esistente nel Paleolitico

pikaia.eu/dna-antico-grotta-de…

@scienza

Le analisi sul DNA antico di resti scheletrici di due individui stretti in un abbraccio nella Grotta del Romito hanno consentito di diagnosticare una rara malattia risalente alla fine del Paleolitico, ancora osservabile nella popolazione umana moderna. Si tratta di uno dei casi più antichi mai

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“DENUNCIASSE, POI CI DIVERTIAMO…”

@news
Onofrio del Grillo, il leggendario Marchese sinonimo di protervia e sopruso, si era docuto accontentare dell’ormai classico “Io so’ io, e voi non siete un cazzo”.
L'articolo “DENUNCIASSE, POI CI DIVERTIAMO…” proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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I cento anni dello stadio di San Siro


Lo Stadio Giuseppe Meazza, universalmente noto come San Siro, è uno degli impianti sportivi più iconici d'Italia e del mondo, simbolo della città di Milano e casa condivisa di due delle squadre di calcio più titolate d'Europa: AC Milan e Inter.

Le Origini (1926)


L'idea di costruire uno stadio dedicato esclusivamente al calcio nacque nel 1925 per volere del presidente dell'AC Milan, Piero Pirelli, grande appassionato del football inglese. Egli volle un impianto "all'inglese", privo di pista d'atletica, situato nell'allora periferico quartiere di San Siro. Il progetto, affidato all'architetto Ulisse Stacchini (già autore della Stazione Centrale di Milano) e all'ingegnere Alberto Cugini, fu realizzato in tempi record: i lavori iniziarono nell'agosto 1925 e si conclusero nell'agosto 1926.

Il 19 settembre 1926 lo stadio fu aperto con un'amichevole tra Milan e Inter (vinta dall'Inter 6-3)

Originariamente composto da quattro tribune lineari in cemento armato (di cui una coperta), poteva ospitare 35.000 spettatori. Non esistevano ancora le curve di raccordo e alcune aree sotto gli spalti erano utilizzate anche come scuderie per l'adiacente ippodromo

Nella rima partita ufficiale, il 3 ottobre 1926, il Milan perse 2-1 contro la Sampierdarenese di Genova.

L'Acquisizione Comunale e il Primo Ampliamento (1935-1939)


Dopo aver ospitato la semifinale del Mondiale 1934 (Italia-Austria), il Comune di Milano acquistò lo stadio nel 1935. Tra il 1937 e il 1939 furono eseguiti importanti lavori di ampliamento, venendo costruite le curve di raccordo tra le tribune, creando una gradinata unica continua.

L'impianto fu riaperto ufficialmente il 13 maggio 1939 con un'Italia-Inghilterra terminata 2-2

Il Secondo Anello e l'Arrivo dell'Inter (1955)


Dopo la pausa bellica, nel 1947 l'Inter decise di trasferirsi definitivamente a San Siro, condividendo l'impianto con il Milan. Per accogliere la crescente domanda di biglietti, tra il 1953 e il 1955 fu costruito il secondo anello, una gradinata sovrapposta sostenuta da imponenti rampe elicoidali esterne in cemento armato

Nel 1957 fu installato il primo impianto di illuminazione

La capienza raggiunse i 100.000 spettatori, rendendolo lo stadio più grande d'Europa dell'epoca.

La Titolazione a Giuseppe Meazza (1980)


Nel 1980, in seguito alla morte del leggendario calciatore Giuseppe Meazza (campione del mondo nel 1934 e 1938, che aveva giocato sia per l'Inter che per il Milan), il Comune di Milano intitolò ufficialmente lo stadio al suo nome

Da quel momento, l'impianto è noto ufficialmente come Stadio Giuseppe Meazza, sebbene il nome "San Siro" rimanga quello più comunemente usato dai tifosi e nei media

Il Terzo Anello e i Mondiali 1990 (1987-1990)


In vista dei Mondiali di Calcio 1990 organizzati dall'Italia, lo stadio subì la sua più grande trasformazione. Tra il 1987 e il 1990 fu aggiunto il terzo anello, sostenuto da 11 pilastri cilindrici esterni che reggono anche la nuova copertura in acciaio e policarbonato
Nuova configurazione: Tutti i posti divennero a sedere, la capienza si assestò a circa 85.700 posti e il campo fu dotato di riscaldamento e nuovi impianti di illuminazione
Evento inaugurale: Il 25 aprile 1990 fu riaperto con la finale di Coppa Italia Milan-Juventus, ma l'evento mondiale vero e proprio fu la partita di apertura del Mondiale Argentina-Camerun il 8 giugno 1990.

Concerti ed Eventi


San Siro ha ospitato concerti storici di artisti come Bob Marley (1980), Michael Jackson (1997), Bruce Springsteen, Rolling Stones, U2 e Vasco Rossi, diventando la "Scala del calcio" anche per la musica

Proprietà Recente


Per decenni di proprietà del Comune di Milano, il 5 novembre 2025 lo stadio è stato venduto all'azienda congiunta Stadio San Siro SpA, controllata da Inter e Milan, per un valore di circa 197 milioni di euro.

@Storia

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in reply to storiaweb

Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma4:26b

@storiaweb Una fotografia monocromatica d'epoca che mostra una grande struttura con tribune e un lungo edificio. Sulla sinistra, una tribuna presenta un ampio tetto inclinato sostenuto da una serie di pilastri. A destra, un edificio lineare si estende lungo la scena con diverse aperture ad arco al livello del suolo. In primo piano, un ampio sentiero chiaro attraversa l'area, affiancato da una zona di terreno scuro e una piccola recinzione in legno.

🌱 Energia utilizzata: 0.196 Wh

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Suonare la mente. Musica e scrittura come abilità nel futuro digitale

@Politica interna, europea e internazionale

martedì 9 giugno 2026, alle ore 16.45, presso la Sala della Protomoteca – Campidoglio, Piazza del Campidoglio, 1 – Roma Interverranno Carla Consuelo Fermariello Guido Barbieri Andrea Cangini Angela Chiofalo Nelson Mauro Maldonato Maria Teresa Palermo Francesco Storino

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LibreOffice contro Euro-Office: scontro sulla sovranità digitale europea

@GNU/Linux Italia

linuxeasy.org/libreoffice-cont…

LibreOffice critica Euro-Office alla vigilia del rilascio 1.0, accusandolo di favorire indirettamente Microsoft attraverso il formato OOXML.
L'articolo LibreOffice contro Euro-Office: scontro

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Miasma Worm: il supply chain attack che ha colpito 73 repository Microsoft su GitHub
#tech
spcnet.it/miasma-worm-il-suppl…
@informatica


Miasma Worm: il supply chain attack che ha colpito 73 repository Microsoft su GitHub


Una campagna di attacco alla supply chain ha compromesso 73 repository Microsoft su GitHub, colpendo organizzazioni di alto profilo come Azure, Azure-Samples, Microsoft e MicrosoftDocs. Il responsabile è un worm auto-replicante denominato Miasma, variante del malware Mini Shai-Hulud rilasciato pubblicamente dal gruppo TeamPCP a metà maggio 2026.

L’incidente ha costretto GitHub a disabilitare l’accesso ai repository compromessi, tra cui alcuni di assoluta centralità nell’ecosistema Microsoft open source, come Azure/azure-functions-host e l’intera famiglia dei Durable Task SDK.

La catena di compromissione: dai pacchetti PyPI ai repository GitHub


Miasma non è una minaccia nuova: il worm ha già colpito in precedenza. Il mese prima di questo incidente, il pacchetto PyPI durabletask era stato infettato da TeamPCP per consegnare un information stealer su sistemi Linux. Il fatto che, un mese dopo, l’intero ecosistema Durable Task su GitHub sia stato compromesso — incluse le implementazioni .NET, Go, Java, JavaScript, MSSQL e Protobuf — non è una coincidenza.

Come ha osservato il ricercatore di sicurezza Paul McCarty (alias 6mile): “Quando il repository al centro dell’attacco del mese scorso diventa l’epicentro del takedown di questo mese, non è una coincidenza — è la stessa ferita che si riapre. Chi deteneva quelle credenziali a maggio non le ha probabilmente mai perso del tutto.”

Come funziona Miasma: sfruttare la fiducia, non le vulnerabilità


Quello che rende Miasma particolarmente pericoloso è il suo meccanismo di propagazione: il worm non sfrutta vulnerabilità tecniche nei registri npm o in GitHub. Sfrutta invece il modello di fiducia su cui si reggono questi ecosistemi.

Come sintetizza FalconFeeds.io: “Il genio del worm sta nel fatto che opera interamente attraverso canali legittimi. Non sfrutta una vulnerabilità in npm o GitHub. Sfrutta il modello di fiducia su cui queste piattaforme sono costruite: l’assunzione che se un pacchetto è firmato con una chiave valida e pubblicato da un maintainer autenticato, sia sicuro. Miasma compromette la chiave e il maintainer, poi agisce esattamente come farebbe un publisher legittimo.”

Da un punto di vista dei sistemi di difesa convenzionali, ogni evento di pubblicazione malevolo è indistinguibile da un aggiornamento ordinario.

Il vettore di attacco: gli agenti AI come trigger


Uno degli aspetti più innovativi — e preoccupanti — di Miasma è il suo vettore di detonazione. Secondo l’analisi di SafeDep, il worm ha piantato un payload runner da 4,3 MB nei repository infetti, configurato per attivarsi automaticamente attraverso cinque strumenti di sviluppo:

  • Claude Code
  • Gemini CLI
  • Cursor
  • VS Code
  • Lo script npm test

In pratica: uno sviluppatore clona un repository infetto, lo apre nel suo agente AI preferito, e il payload si esegue automaticamente. Nessun click, nessuna interazione esplicita richiesta.

Questo segna un’evoluzione significativa nel panorama degli attacchi supply chain: gli agenti AI, progettati per eseguire codice in autonomia, diventano inconsapevolmente vettori di esecuzione per payload malevoli.

I repository Microsoft colpiti


Tra i repository compromessi e disabilitati da GitHub figurano:

  • Azure/azure-functions-host
  • Azure/durabletask
  • durabletask-dotnet
  • durabletask-go
  • durabletask-js
  • durabletask-mssql
  • azure-search-openai-demo-purviewdatasecurity
  • llm-fine-tuning
  • windows-driver-docs
  • Connectors-NET-SDK, Connectors-NET-LSP

Oltre ai repository Microsoft, Miasma ha saltato completamente il registro npm in alcuni casi, compromettendo direttamente il repository GitHub icflorescu/mantine-datatable e quattro repository correlati (mantine-contextmenu, next-server-actions-parallel, mantine-datatable-v6, mantine-contextmenu-v6).

Come difendersi dagli attacchi supply chain di questa generazione


La natura di Miasma — operare all’interno dei canali legittimi — rende i controlli tradizionali insufficienti. Ecco le misure pratiche che i team di sviluppo e i sistemisti dovrebbero adottare:

1. Lockfile e hash verification


Usare sempre lockfile (package-lock.json, poetry.lock, go.sum) e verificare gli hash dei pacchetti. Non fare mai npm install o pip install senza version pinning stretto su ambienti di produzione e CI.

2. Controllo delle permission degli agenti AI


Configurare gli agenti AI (VS Code, Cursor, Claude Code, Gemini CLI) in modo che non eseguano script automaticamente alla clonazione di un repository. Molti agenti hanno modalità di esecuzione permissiva abilitata di default: è necessario revisionare le impostazioni.

3. Ambienti sandbox per il codice sconosciuto


Prima di aprire repository esterni in un agente AI, eseguire un’ispezione manuale dei file package.json, pyproject.toml, script di lifecycle, e configurazioni degli agenti (.cursor/, .claude/, .vscode/). Meglio ancora: usare ambienti sandbox isolati (container, VM) per il primo accesso a codice di terze parti.

4. Monitoraggio delle dipendenze con tool come OpenSourceMalware e SafeDep


Strumenti come OpenSourceMalware e SafeDep monitorano attivamente l’ecosistema npm, PyPI e GitHub per rilevare comportamenti anomali nei pacchetti. Integrare questi feed nei processi di revisione delle dipendenze.

5. Principio del minimo privilegio per le credenziali di repository


La ricompaprsa delle stesse credenziali a distanza di un mese dimostra che il reset delle credenziali post-incidente spesso non è completo. Implementare credenziali rotate automaticamente, short-lived token (es. GitHub OIDC token in CI), e auditing degli accessi ai repository.

Il quadro più ampio: la minaccia ai modelli di sviluppo moderni


L’attacco Miasma evidenzia una tensione strutturale nell’ecosistema software moderno: la velocità e l’apertura che rendono l’open source produttivo sono le stesse caratteristiche che lo rendono vulnerabile a questa classe di attacchi. I worm supply chain che operano “dentro le regole” sono una categoria di minaccia che crescerà, soprattutto con la diffusione degli agenti AI come strumenti di sviluppo quotidiani.

Per i team di sviluppo e i sistemisti, il messaggio è chiaro: i controlli di sicurezza devono evolvere oltre la verifica dell’autenticità formale dei pacchetti, verso un’analisi comportamentale dei contenuti e una gestione più granulare delle permission degli strumenti di sviluppo.


Fonte: 4sysops – Miasma worm compromises 73 Microsoft GitHub repositories | The Hacker News – Miasma Worm Hits 73 Microsoft GitHub Repositories


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Sara Rattaro, “Il vestito di mia madre”, Piemme 2026


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/06/sara-ra…
“Il vestito di mia madre “ di Sara Rattaro è un romanzo biografico che racconta la vita di Teresa Mattei, partigiana e costituente, dall’infanzia alla sua uscita dal Partito Comunista, a cui aveva aderito fin dal 1942 per

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VS Code 1.124: cronologia chat per sessione, multi-chat e regex flag per i folding marker
#tech
spcnet.it/vs-code-1-124-cronol…
@informatica


VS Code 1.124: cronologia chat per sessione, multi-chat e regex flag per i folding marker


Visual Studio Code 1.124 è disponibile dal 4 giugno 2026 e porta con sé miglioramenti significativi alla finestra Agenti, novità sul controllo dei folding marker e altri raffinamenti per il workflow di sviluppo. Ecco una panoramica tecnica delle novità più rilevanti.

Finestra Agenti: storico chat contestuale per sessione


Fino alla versione precedente, la navigazione cronologica dei prompt nella finestra Agenti (tasto ↑ / ↓ nell’input della chat) includeva prompt provenienti da sessioni diverse. Questo comportamento poteva far trapelare contesti di lavoro non pertinenti all’attività corrente.

Con VS Code 1.124, la cronologia dei prompt è ora limitata alla sessione corrente. Navigare la cronologia con i tasti freccia restituisce solo i comandi digitati nella stessa sessione attiva, evitando contaminazioni di contesto tra task distinti. Un miglioramento apparentemente piccolo, ma apprezzabile nei workflow che prevedono sessioni parallele o rapide rotazioni di contesto.

Multi-chat e invio in background


La versione 1.124 introduce il supporto multi-chat per le sessioni locali: è ora possibile tenere aperte più conversazioni indipendenti nella finestra Agenti senza dover gestire tutto in un’unica thread lineare.

Altrettanto utile è il nuovo invio in background (background send). Con Alt+Invio oppure Alt+clic sul pulsante Send, si avvia una sessione agente senza che il focus venga spostato su di essa. Il vantaggio pratico: si può lanciare un’attività lunga e iniziare immediatamente a comporre il messaggio successivo nella sessione successiva, senza interruzioni del flusso.

Navigazione da tastiera e chiusura massiva delle sessioni


La griglia delle sessioni nella finestra Agenti ora supporta la navigazione da tastiera:

  • Ctrl+1 – Ctrl+9 (oppure Cmd+1 – Cmd+9 su macOS) per portare il focus sulla sessione nella posizione corrispondente.
  • Ctrl+K Ctrl+W (Cmd+K Cmd+W su Mac) per chiudere tutte le sessioni attive in una sola operazione.

Chi lavora con più agenti in esecuzione simultanea troverà queste scorciatoie particolarmente utili per tenere sotto controllo lo spazio di lavoro senza dover ricorrere al mouse.

Regex flags per i folding marker


Un aggiornamento più tecnico riguarda la configurazione dei folding marker nei file di definizione del linguaggio (language-configuration.json). In precedenza, i pattern di apertura e chiusura dei blocchi di codice piegabili accettavano solo stringhe regex semplici.

Con VS Code 1.124, i pattern supportano ora un formato a oggetto che permette di specificare flag aggiuntivi, come la corrispondenza case-insensitive:

{
  "folding": {
    "markers": {
      "start": { "pattern": "#region", "flags": "i" },
      "end":   { "pattern": "#endregion", "flags": "i" }
    }
  }
}

Questo permette ai maintainer di estensioni linguistiche di definire regole di folding più granulari e flessibili, utili ad esempio per linguaggi che non rispettano convenzioni di case uniformi.

Come aggiornare


L’aggiornamento a VS Code 1.124 avviene automaticamente per chi ha attivato gli aggiornamenti automatici. In alternativa, è possibile aggiornare manualmente tramite Aiuto → Controlla aggiornamenti oppure scaricando l’installer dal sito ufficiale.

Per chi usa VS Code Insiders, le stesse funzionalità erano già disponibili nelle build di maggio-giugno 2026 con la possibilità di testarle in anticipo.

Considerazioni finali


VS Code 1.124 non è una release rivoluzionaria, ma dimostra come Microsoft stia raffinando sistematicamente l’esperienza degli agenti AI integrati nell’editor. La contestualizzazione della cronologia chat, il supporto multi-sessione e le scorciatoie di navigazione sono dettagli che, sommati, riducono il friction quotidiano per chi lavora intensamente con GitHub Copilot o altri agenti AI nel proprio workflow.

Il miglioramento ai folding marker è invece un regalo apprezzato per chi sviluppa o mantiene estensioni per linguaggi personalizzati o poco comuni.


Fonte: VS Code 1.124 Release Notes · 4sysops


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PHP-FPM: perché usare pm static per le massime prestazioni in produzione
#tech
spcnet.it/php-fpm-perche-usare…
@informatica


PHP-FPM: perché usare pm static per le massime prestazioni in produzione


Chi amministra server Linux con stack LEMP o LAMP sa bene che le prestazioni di PHP-FPM dipendono in larga misura dalla corretta configurazione del process manager (PM). L’impostazione predefinita pm = dynamic va bene per molti scenari, ma su server ad alto traffico con memoria disponibile può diventare un collo di bottiglia. Vediamo perché pm = static è spesso la scelta migliore per la produzione.

Le tre modalità di PHP-FPM process manager


PHP-FPM offre tre strategie per gestire i processi worker:

pm = dynamic


Il numero di processi varia dinamicamente in base ai parametri:

pm = dynamic
pm.max_children = 50
pm.start_servers = 5
pm.min_spare_servers = 5
pm.max_spare_servers = 35

PHP-FPM mantiene un pool variabile: avvia un certo numero di processi al boot, ne crea di nuovi sotto carico e termina quelli in eccesso in fase di inattività. È la modalità più flessibile ma anche quella con più overhead gestionale.

pm = ondemand

pm = ondemand
pm.max_children = 50
pm.process_idle_timeout = 10s

I processi vengono creati solo quando arrivano le richieste e terminati dopo un timeout di inattività. Ideale quando la memoria è scarsa o si gestiscono molti pool con traffico basso (tipicamente hosting condiviso con cPanel). Il limite è che su server con traffico intermittente ma costante, i processi vengono continuamente creati e distrutti, aggiungendo latenza esattamente nei momenti di picco.

pm = static

pm = static
pm.max_children = 100
pm.max_requests = 1000

Il numero di processi è fisso: pm.max_children worker vengono avviati al boot e restano sempre in memoria, pronti a rispondere. Non c’è overhead di creazione/terminazione dei processi.

L’analogia con il CPU governor


La scelta tra le tre modalità rispecchia esattamente quella del governor CPUFreq su Linux:

  • ondemand (CPU): scala la frequenza in base al carico, poi scende — stessa logica di pm ondemand
  • conservative (CPU): simile ma più graduale — analogo a pm dynamic
  • performance (CPU): massima frequenza sempre — equivalente a pm static

Su un server di produzione dedicato con carico consistente, proprio come si imposta il governor a performance, ha senso impostare PHP-FPM a static: si sacrifica un po’ di memoria per azzerare la latenza di spawn dei processi.

Quando usare pm static


pm = static è la scelta giusta quando:

  • Il server ha memoria abbondante rispetto al traffico atteso
  • Il carico è costante o con picchi frequenti (non siti dormenti)
  • Si gestisce un singolo pool PHP-FPM per applicazione
  • Si vuole la latenza minima possibile per ogni richiesta

Con i worker già in memoria, un picco di traffico improvviso viene assorbito senza dover attendere lo spawn di nuovi processi — che su sistemi sotto carico può richiedere decine di millisecondi.

Calcolare il valore corretto di pm.max_children


Impostare pm.max_children a caso è il classico errore. Troppo alto esaurisce la RAM, troppo basso crea code di attesa. Ecco come calcolarlo con dati reali.

Step 1: misurare la dimensione media di un worker

ps --no-headers -o rss -C php-fpm | awk '{ sum += $1; n++ } END { print sum/n/1024 " MB" }'

Questo comando mostra la dimensione media in MB del Resident Set Size (RSS) di ogni processo php-fpm in esecuzione. Eseguirlo sotto carico reale, non a server scarico.

Step 2: applicare la formula

pm.max_children = memoria_allocabile_MB / dimensione_media_worker_MB

Esempio concreto: se il worker medio pesa 60 MB e si possono allocare 6 GB a PHP-FPM:
pm.max_children = 6144 / 60 ≈ 100

Importante: non assegnare tutta la RAM disponibile a PHP-FPM. Lasciare sempre headroom per il kernel, Nginx/Apache, il database (MySQL/PostgreSQL) e la cache del filesystem. Una regola empirica è non superare il 60-70% della RAM totale per PHP-FPM su un server LEMP monolitico.

Step 3: impostare pm.max_requests

pm.max_requests = 1000

Con pm = static, i processi non vengono mai riavviati automaticamente per inattività. pm.max_requests definisce dopo quante richieste un worker viene riavviato — utile per prevenire memory leak in applicazioni PHP non perfette. Un valore alto (1000+) riduce l’overhead mantenendo una certa protezione. Solo se si ha certezza assoluta di assenza di leak si può usare pm.max_requests = 0.

Monitoraggio dei processi PHP-FPM


Per verificare il comportamento in produzione:

# Vedere tutti i processi PHP-FPM con CPU e memoria
top -bn1 | grep php-fpm

# Contare i worker attivi vs idle (richiede pm.status_path abilitato)
curl http://localhost/fpm-status

# Dimensione totale RSS usata da PHP-FPM
ps --no-headers -o rss -C php-fpm | awk '{ sum += $1 } END { print sum/1024 " MB totali" }'

Abilitare il status page di PHP-FPM nel pool configuration è fondamentale per il monitoring:
; in /etc/php/8.x/fpm/pool.d/www.conf
pm.status_path = /fpm-status

Quando ondemand e dynamic restano la scelta giusta


Non tutto è nero o bianco. pm ondemand e pm dynamic restano preferibili in questi scenari:

  • Hosting condiviso con 100+ pool: con tanti siti a traffico basso, tenere worker statici per ogni pool divorberebbe la RAM. cPanel stessa usa ondemand come default per questo motivo.
  • Server con memoria limitata: se la RAM è il collo di bottiglia, meglio sacrificare un po’ di latenza che andare in swap.
  • Ambienti containerizzati con autoscaling orizzontale: in un setup Kubernetes dove i pod scalano orizzontalmente, ha più senso un pm ondemand con confini ben definiti per container, lasciando che l’orchestratore gestisca il scaling.


Esempio di configurazione ottimale per server ad alto traffico

[www]
user = www-data
group = www-data

listen = /run/php/php8.3-fpm.sock
listen.owner = www-data
listen.group = www-data

pm = static
pm.max_children = 80
pm.max_requests = 2000

pm.status_path = /fpm-status

request_terminate_timeout = 60s
request_slowlog_timeout = 10s
slowlog = /var/log/php/fpm-slow.log

php_admin_value[error_log] = /var/log/php/fpm-error.log
php_admin_flag[log_errors] = on
php_admin_value[memory_limit] = 256M

Conclusione


Su server dedicati ad alto traffico con memoria disponibile, pm = static è quasi sempre la configurazione vincente. Elimina l’overhead del process manager, garantisce latenza costante e rende il comportamento del sistema prevedibile sotto carico. La chiave è misurare prima di configurare: il valore di pm.max_children deve essere basato sulla dimensione reale dei worker in produzione, non su stime.

Per ambienti multi-pool o con memoria limitata, ondemand rimane una scelta sensata. Ma per il classico server LEMP di produzione con una singola applicazione, passare a pm static è spesso uno dei miglioramenti più semplici e impattanti che si possano fare.


Fonte originale: PHP-FPM tuning: Using ‘pm static’ for max performance — LinuxBlog.io


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NuGet Package Pruning in .NET 10: dipendenze più pulite e meno falsi positivi di vulnerabilità
#tech
spcnet.it/nuget-package-prunin…
@informatica


NuGet Package Pruning in .NET 10: dipendenze più pulite e meno falsi positivi di vulnerabilità


Se hai mai eseguito dotnet list package --vulnerable su un progetto .NET, probabilmente hai visto avvisi per pacchetti transitivi che non hai mai installato esplicitamente — come System.Text.Json o System.Formats.Asn1. In molti casi, questi pacchetti sono già forniti in una versione più recente dal runtime .NET, e gli avvisi sono falsi positivi. Con .NET 10, NuGet risolve questo problema in modo elegante: il package pruning.

Il problema: dipendenze transitorie fantasma


Molte librerie su NuGet.org hanno come target netstandard2.0 per massima compatibilità, e portano con sé dipendenze da pacchetti come System.Memory, System.Text.Json o System.IO.Pipelines — pacchetti che nel frattempo sono diventati parte delle .NET Runtime Libraries.

Il risultato pratico: un progetto .NET 10 che dipende da una di queste librerie si trova a risolvere durante il restore System.Text.Json 8.0.0 come dipendenza transitiva, anche se il runtime .NET 10 già include una versione più recente. Quando viene pubblicata una CVE contro quella versione, i vulnerability scanner la segnalano — anche se la tua applicazione non la usa affatto.

Questo genera tre problemi concreti:

  • Falsi positivi nelle vulnerability scan: avvisi per pacchetti già coperti dal runtime
  • Grafi di restore più grandi: più pacchetti da risolvere e scaricare
  • Riferimenti obsoleti: entry vecchie nel dependency graph che non rispecchiano cosa usa davvero l’app


Come funziona il Package Pruning


Il package pruning rimuove dal grafo di dipendenze NuGet i pacchetti già forniti dalle .NET Runtime Libraries al momento del restore. Il .NET SDK include una lista dei pacchetti forniti da ciascun target framework, con la versione massima disponibile. Se una dipendenza transitiva rientra in quel range, NuGet la elimina.

Ad esempio, net10.0 include System.Text.Json 10.x: una dipendenza transitiva su System.Text.Json 9.0.0 verrebbe pruned; una su System.Text.Json 11.0.0 no (perché il runtime non copre quella versione).

Prima del pruning

Sample.csproj : warning NU1903: Package 'System.Formats.Asn1' 6.0.0 has a
known high severity vulnerability

Project 'Sample' has the following package references
   [net10.0]:
   Top-level Package              Resolved
   > Microsoft.Extensions.AI      10.0.1
   > NuGet.Protocol               6.9.1

   Transitive Package                                     Resolved
   > System.Diagnostics.DiagnosticSource                  10.0.0
   > System.Formats.Asn1                                  6.0.0   ← VULNERABILE
   > System.Text.Json                                     10.0.0
   > System.Threading.Channels                            10.0.0
   ...

Dopo il pruning

Project 'Sample' has the following package references
   [net10.0]:
   Top-level Package              Resolved
   > Microsoft.Extensions.AI      10.0.1
   > NuGet.Protocol               6.9.1

   Transitive Package                                     Resolved
   > Microsoft.Extensions.AI.Abstractions                 10.0.1
   > Newtonsoft.Json                                      13.0.3
   > NuGet.Common                                         6.9.1
   ...
   (System.Formats.Asn1, System.Text.Json, System.Threading.Channels rimossi)

System.Formats.Asn1, System.Text.Json e System.Threading.Channels non compaiono più come dipendenze transitorie perché sono ridondanti su net10.0. L’avviso di vulnerabilità scompare.

Le novità in .NET 10


Il package pruning era disponibile come opt-in dal .NET SDK 9.0.200. Con .NET 10 diventa il comportamento predefinito per i progetti che hanno come target net10.0 o versioni successive.

In parallelo, NuGetAuditMode ora vale all per default, estendendo l’audit alle dipendenze transitorie. Pruning e audit lavorano insieme: il pruning rimuove i pacchetti ridondanti, l’audit si concentra sulle dipendenze che la tua app usa davvero.

I risultati misurati dal team NuGet:

  • 70% di report di vulnerabilità transitorie in meno rispetto ai default precedenti
  • Fino al 50% di riduzione del tempo di restore a livello di singolo progetto
  • Tasso di successo del restore misurabilmente più alto


Gestione dei PackageReference diretti


Se hai un riferimento diretto a un pacchetto che rientra nel range del pruning, NuGet non lo rimuove automaticamente dal tuo .csproj, ma lo “privatizza” aggiungendo implicitamente PrivateAssets='all' e IncludeAssets='none'. Quando un riferimento diretto può essere rimosso completamente, NuGet emette il warning NU1510:

<!-- Prima: riferimento diretto ridondante -->
<PackageReference Include="System.Text.Json" Version="10.0.0" />

<!-- NuGet emetterà NU1510: puoi rimuovere questo riferimento -->

Come attivare manualmente (per progetti precedenti)


Per progetti che non usano ancora i default di .NET 10, è possibile attivare pruning e audit esplicitamente:

<PropertyGroup>
  <NuGetAuditMode>all</NuGetAuditMode>
  <RestoreEnablePackagePruning>true</RestoreEnablePackagePruning>
</PropertyGroup>

In un progetto multi-target, se almeno un target framework è net10.0 o successivo, il pruning si applica a tutti i target framework del progetto.

Impatto su pipeline CI/CD e security scanning


Per i team che usano tool come OWASP Dependency-Check, Snyk, GitHub Dependabot o dotnet-outdated, il package pruning riduce significativamente il rumore nei report. I vulnerability report post-pruning riflettono le dipendenze reali dell’applicazione, rendendo le decisioni di remediation più precise e il triage più veloce.

Il comando per verificare lo stato attuale del tuo progetto:

dotnet list package --include-transitive --vulnerable

Con .NET 10 e pruning attivo, l’output dovrebbe essere significativamente più corto rispetto a .NET 8/9 con gli stessi package di primo livello.

Conclusione


Il package pruning in .NET 10 è uno di quei miglioramenti silenziosi che hanno un impatto concreto quotidiano: meno rumore nei report di sicurezza, restore più veloci, e un dependency graph che rispecchia davvero cosa usa la tua applicazione. Se stai ancora su .NET 9, vale la pena attivarlo subito con le due property nella sezione precedente.

Fonte: NuGet Package Pruning: Cleaner Dependencies and Actionable Vulnerability Reports — .NET Blog


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“Compagnia Godot” di Bisegna e Bonaccorso


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/06/compagn…
Teatro “Maison Godot” di Ragusa. “Ubu Re”, di Alfred Jarry. Regia e scene di Vittorio Bonaccorso. Adattamento e costumi di Federica Bisegna. Con Federica Bisegna, Vittorio Bonaccorso, Alessio Barone, Benedetta D’Amato, Lorenzo Pluchino, Rossella

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✨ Polyfill.io torna attivo nel 2026: pop-up di login sospetti colpiscono Toshiba, Muji e Samsung
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/polyfi…

@informatica


Polyfill.io torna attivo nel 2026: pop-up di login sospetti colpiscono Toshiba, Muji e Samsung


Il dominio polyfill[.]io — protagonista di uno dei più clamorosi supply chain attack del 2024 — è tornato attivo a fine maggio 2026 con un nuovo vettore: risposte HTTP 401 che inducono i browser a mostrare finestre di autenticazione false agli utenti di siti che non avevano ancora rimosso il vecchio script. Tra le vittime più note: Toshiba, Muji, Zojirushi e Samsung Smart TV.

Il contesto: l’incidente polyfill.io del 2024


Polyfill è una libreria JavaScript che permette ai siti web di supportare funzionalità moderne su browser legacy, fornendo uno strato di compatibilità lato client. Per anni, milioni di siti hanno caricato questa libreria dal CDN ospitato su polyfill[.]io — un dominio che tuttavia non era mai stato di proprietà del creatore del progetto open source, Andrew Betts.

Nel febbraio 2024, il dominio polyfill[.]io fu acquistato da un’entità cinese (Funnull), che lo utilizzò per iniettare codice malevolo negli script distribuiti dal CDN, colpendo oltre 100.000 siti. Betts reagì subito consigliando a tutti gli amministratori di rimuovere il servizio dai propri siti e rilancò il progetto originale sotto nuovi domini (polyfill.com, poi polyfill.top). Le autorità e diversi CDN provider bloccarono l’accesso a polyfill[.]io, fermando i redirect malevoli.

Maggio 2026: il dominio risponde di nuovo — con HTTP 401


Il problema del 2026 ha un meccanismo diverso ma altrettanto insidioso. Secondo il ricercatore di sicurezza Pasquale Pillitteri, a partire da fine maggio 2026 il dominio polyfill[.]io ha ricominciato a rispondere alle richieste, questa volta restituendo codici HTTP 401 (Unauthorized). Quando un browser carica una risorsa da un dominio esterno e riceve una risposta 401, interpreta questo come una richiesta di autenticazione e mostra automaticamente una finestra di dialogo per inserire username e password.

Tutti i siti che negli ultimi due anni non avevano completato la pulizia del codice — rimuovendo ogni riferimento a polyfill[.]io — si sono trovati improvvisamente a presentare ai propri utenti delle finestre di login che sembravano provenire dal sito legittimo, ma erano in realtà generate da una risorsa esterna non controllata dall’azienda.

Le organizzazioni colpite


Il colosso tecnologico Toshiba ha pubblicato un avviso urgente ai propri utenti il 2 giugno 2026, chiedendo di annullare qualsiasi finestra di autenticazione insolita apparsa sul sito e di non inserire credenziali. Il gigante del retail Muji ha emesso un comunicato simile, dichiarando di non aver rilevato accessi non autorizzati o fughe di dati, ma invitando comunque alla prudenza chi avesse eventualmente inserito le proprie credenziali. Anche Zojirushi (elettrodomestici), FiNC Technologies (app di salute), Ishiyaku Publishers e Hobonichi (editore e brand lifestyle) hanno segnalato lo stesso problema. Pillitteri ha riportato che il fenomeno si è manifestato anche sui televisori Samsung Smart TV l’1 giugno 2026.

Analisi tecnica: il meccanismo dell’HTTP 401 browser prompt


Il comportamento è standard nelle specifiche HTTP: quando una risorsa (script, immagine, iframe) risponde con 401, il browser mostra automaticamente una finestra di autenticazione nativa (WWW-Authenticate challenge). L’aspetto visivo di questa finestra è quello di un dialog box del browser — non una pagina web — il che può dare all’utente l’impressione di una richiesta legittima proveniente dal sito che sta visitando. Se l’utente inserisce le credenziali, queste vengono inviate in chiaro (o con Basic Auth) al server che ha emesso la challenge — in questo caso polyfill[.]io.

Al momento della pubblicazione dell’articolo originale di BleepingComputer (5 giugno 2026), non erano emerse prove concrete che le credenziali eventualmente inserite dagli utenti fossero state effettivamente raccolte. Toshiba e Muji hanno dichiarato di aver rimosso il riferimento a polyfill[.]io e di aver sospeso il servizio. Tuttavia, il rischio per gli utenti che abbiano inserito credenziali prima della chiusura rimane reale, e il cambio password immediato è fortemente consigliato.

Cosa devono fare gli amministratori di siti web


La lezione principale di questo incidente è chiara: le dipendenze da CDN esterni non controllati rappresentano un rischio persistente anche dopo che un incidente di sicurezza è stato apparentemente risolto. Gli amministratori devono verificare immediatamente che nessuna pagina del proprio sito contenga riferimenti a polyfill[.]io — incluse pagine secondarie, template legacy e componenti di terze parti. Gli strumenti di Content Security Policy (CSP) e Subresource Integrity (SRI) possono prevenire questo tipo di attacco bloccando il caricamento di risorse da domini non autorizzati o con hash diverso da quello atteso. Qualsiasi CDN di terze parti dovrebbe essere monitorato per variazioni nel comportamento delle risorse caricate.

Indicatori

## Dominio da bloccare
polyfill.io
cdn.polyfill.io

## Pattern da cercare nel codice sorgente
src="https://polyfill.io/
src='https://polyfill.io/
src="//polyfill.io/


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✨ Luna Moth incassa 20 milioni di dollari da Weil Gotshal & Manges: il gruppo entra fisicamente negli uffici per rubare dati
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/luna-m…

@informatica


Luna Moth incassa 20 milioni di dollari da Weil Gotshal & Manges: il gruppo entra fisicamente negli uffici per rubare dati


Weil, Gotshal & Manges — una delle law firm più influenti al mondo, con un portafoglio clienti che include le maggiori transazioni M&A e contenziosi corporate degli Stati Uniti — ha corrisposto tra 18 e 20 milioni di dollari al gruppo di estorsione noto come Luna Moth, Silent Ransom Group o UNC3753. Il pagamento è avvenuto nell’arco di tre giorni dalla richiesta. Contemporaneamente, l’FBI ha emesso un alert FLASH — il secondo in dodici mesi su questo attore, il primo a livello FLASH — documentando un’escalation tattica senza precedenti: il gruppo ora invia operativi fisici negli uffici delle vittime.

Chi è Luna Moth / Silent Ransom Group


Luna Moth è attiva dal 2022 e affonda le proprie radici nelle operazioni BazarCall, un’infrastruttura di phishing telefonico che fino alla primavera di quell’anno aveva fornito accesso iniziale alle operazioni ransomware di Ryuk e Conti. Dopo il collasso di Conti (aprile 2022), il nucleo operativo si è separato dando vita al Silent Ransom Group, che ha abbandonato il modello tradizionale di ransomware con cifratura dei sistemi in favore di pura estorsione via data theft.

Il modello economico è cinico ma efficace: non cifrare i sistemi delle vittime significa non bloccare l’operatività aziendale (il che riduce la pressione a chiamare le forze dell’ordine) e concentrarsi sulla minaccia più cogente per le law firm — la pubblicazione di documenti riservati dei clienti. Secondo la società di sicurezza Halcyon, tra il 2025 e l’inizio del 2026 si contano oltre 200 incidenti ransomware/estorsione ai danni di studi legali, con il SRG protagonista indiscusso della verticalizzazione su questo settore.

Il caso Weil Gotshal: cronologia e dettagli


Secondo il reporting esclusivo di The Insurer, Luna Moth ha ottenuto accesso a un numero non specificato di documenti riservati dei clienti di Weil, Gotshal & Manges e li ha caricati su un’infrastruttura cloud esterna senza autorizzazione. La richiesta di riscatto — definita “suppression payment” — ammonta a una cifra tra 18 e 20 milioni di dollari. Il pagamento sarebbe stato effettuato entro tre giorni dalla richiesta.

Weil ha confermato l’incidente in una dichiarazione ufficiale, specificando che “un attore malintenzionato ha caricato senza autorizzazione un numero limitato di documenti clienti su una risorsa cloud esterna”. La firma ha aggiunto che i forensic specialist ingaggiati non hanno trovato prove di penetrazione nella rete interna e che non è stata rilevata attività non autorizzata nei monitoraggi successivi. La società ha notificato i clienti i cui dati sono stati coinvolti e ha comunicato di aver allertato le forze dell’ordine. Il pagamento del riscatto non è stato confermato da Weil.

L’impatto reputazionale è comunque significativo: una law firm che gestisce transazioni miliardarie e contenziosi sensibili è per definizione un target ad altissimo valore per chi punta alla pubblicazione di informazioni riservate. Secondo EclecticIQ, il SRG ha già pubblicato dati di oltre 38 studi legali sul proprio leak site, con un totale di incidenti che supera i 100.

L’escalation tattica: dal vishing all’infiltrazione fisica


L’elemento più allarmante documentato dall’alert FLASH dell’FBI (numero FLASH-20260526-01) è l’evoluzione della kill chain del SRG, che si è articolata in tre generazioni tattiche distinte.

Fase 1 (2022-2024) — Callback phishing: invio massivo di email che impersonano servizi di subscription con un numero telefonico da chiamare per “risolvere il problema”. L’operatore al telefono — che finge di essere il supporto del servizio — convince la vittima a installare un tool di remote monitoring and management (RMM) da un sito fake dell’helpdesk. Non ci sono link o allegati malevoli nell’email, il che consente di bypassare la stragrande maggioranza dei filtri enterprise.

Fase 2 (primavera 2025-inizio 2026) — IT impersonation via cold call: invece di aspettare che la vittima chiami, il SRG inizia a contattare direttamente i dipendenti spacciandosi per l’IT interno dell’azienda target. Il pretesto standard è una “manutenzione di routine” o una risposta a un presunto attacco phishing ricevuto. La richiesta è la stessa: concedere l’accesso a una sessione desktop remota. Il livello di preparazione degli operatori è elevato: registrano domain typosquatted che impersonano i portali IT delle law firm target, personalizzano il social engineering in base all’organigramma aziendale.

Fase 3 (primavera 2026) — Infiltrazione fisica: questa è la novità documentata dall’FBI nel FLASH alert. Quando i tentativi di accesso remoto falliscono, il SRG invia un operativo fisicamente presso la sede della vittima. L’attore si presenta come tecnico IT e dichiara di dover “clonare il disco” o “creare un backup” per far fronte a potenziali impatti del phishing ricevuto. Una volta ottenuto l’accesso fisico alla macchina, inserisce un dispositivo di storage per estrarre i dati direttamente.

TTP e strumenti tecnici


Una volta ottenuto l’accesso remoto o fisico, la metodologia del SRG è caratterizzata da minima privilege escalation e rapido pivot verso l’esfiltrazione. Gli strumenti principali documentati dall’FBI sono WinSCP (Windows Secure Copy) e versioni nascoste o rinominate di rclone per la sincronizzazione cloud. Il gruppo usa le credenziali carpite per accedere a repository documentali, drive condivisi e cartelle clienti. Il leak site è attivo e viene aggiornato regolarmente come strumento di pressione nelle negoziazioni.

Le richieste di riscatto variano significativamente in base alla dimensione dell’organizzazione target: secondo EclecticIQ i range storici vanno da 1 a 8 milioni di dollari. Il caso Weil Gotshal — con 18-20 milioni — rappresenta un massimo storico documentato per questa famiglia, coerente con il profilo ultra-premium della law firm target.

Perché le law firm sono il target ideale


Le law firm concentrano un livello di riservatezza dei dati che pochi altri settori possono eguagliare: memorie difensive in contenziosi attivi, documenti M&A pre-annuncio, segreti industriali, comunicazioni privilegiate attorney-client, strategie fiscali. La minaccia di pubblicazione crea pressioni sia sulla firma sia sui clienti rappresentati — un effetto moltiplicatore che rende la negoziazione più probabile rispetto ad altri settori. Alcuni dei clienti più importanti di Weil includono aziende Fortune 500, fondi private equity e istituzioni finanziarie: la pubblicazione di loro documenti strategici avrebbe conseguenze che vanno ben oltre il danno reputazionale della firma.

Due righe per i difensori


  • Verifica out-of-band dell’identità: qualsiasi richiesta di accesso remoto da presunto personale IT deve essere verificata tramite canale separato (non il numero fornito dal chiamante). Istituire procedure di autenticazione per gli interventi tecnici da remoto.
  • Politiche di accesso fisico: nessun tecnico esterno deve poter connettere dispositivi USB o storage alle macchine aziendali senza autorizzazione documentata e supervisione. Badge visitatori con registrazione obbligatoria.
  • Allowlist degli strumenti RMM: bloccare l’installazione di RMM tool non approvati (AnyDesk, ConnectWise, TeamViewer e simili) tramite application control.
  • DLP e monitoraggio esfiltrazione: alert su uso anomalo di WinSCP o rclone, trasferimenti bulk verso storage cloud esterni, accessi insoliti a repository documentali fuori orario.
  • Formazione specifica sul vishing: simulazioni di callback phishing e IT impersonation per tutti i dipendenti, con enfasi sul non fornire mai accesso remoto a chiamanti inbound non verificati.
  • MFA resistente al phishing: FIDO2/hardware token per tutti gli accessi ai sistemi documentali.

Fonti: The Insurer, BleepingComputer, FBI FLASH-20260526-01, EclecticIQ, Dark Reading


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L’ascesa di Vannacci e i silenzi su Amendolara


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/06/lascesa…
C’è qualcosa di sospetto in quest’avanzata, apparentemente senza limiti, del generale Vannacci: un’ascesa improvvisa, caratterizzata da una fiumana di ingressi da più parti, a cominciare dalla Lega di Salvini, insidiata al punto che

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Berlusconi e Dell’Utri, facciamo un pò di chiarezza


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/06/berlusc…
L’archiviazione decisa dal GIP di Firenze dell’inchiesta sulle stragi a carico dei “mandanti occulti” delle stragi di mafia del 1993 , segnatamente Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, ha fornito alla famiglia di

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Polyfill.io torna attivo nel 2026: pop-up di login sospetti colpiscono Toshiba, Muji e Samsung


@Informatica (Italy e non Italy)
Il dominio polyfill[.]io è tornato attivo a fine maggio 2026 rispondendo con HTTP 401, inducendo i browser a mostrare false richieste di autenticazione agli utenti di Toshiba, Muji, Zojirushi e Samsung. Una coda dell'incidente


Polyfill.io torna attivo nel 2026: pop-up di login sospetti colpiscono Toshiba, Muji e Samsung


Il dominio polyfill[.]io — protagonista di uno dei più clamorosi supply chain attack del 2024 — è tornato attivo a fine maggio 2026 con un nuovo vettore: risposte HTTP 401 che inducono i browser a mostrare finestre di autenticazione false agli utenti di siti che non avevano ancora rimosso il vecchio script. Tra le vittime più note: Toshiba, Muji, Zojirushi e Samsung Smart TV.

Il contesto: l’incidente polyfill.io del 2024


Polyfill è una libreria JavaScript che permette ai siti web di supportare funzionalità moderne su browser legacy, fornendo uno strato di compatibilità lato client. Per anni, milioni di siti hanno caricato questa libreria dal CDN ospitato su polyfill[.]io — un dominio che tuttavia non era mai stato di proprietà del creatore del progetto open source, Andrew Betts.

Nel febbraio 2024, il dominio polyfill[.]io fu acquistato da un’entità cinese (Funnull), che lo utilizzò per iniettare codice malevolo negli script distribuiti dal CDN, colpendo oltre 100.000 siti. Betts reagì subito consigliando a tutti gli amministratori di rimuovere il servizio dai propri siti e rilancò il progetto originale sotto nuovi domini (polyfill.com, poi polyfill.top). Le autorità e diversi CDN provider bloccarono l’accesso a polyfill[.]io, fermando i redirect malevoli.

Maggio 2026: il dominio risponde di nuovo — con HTTP 401


Il problema del 2026 ha un meccanismo diverso ma altrettanto insidioso. Secondo il ricercatore di sicurezza Pasquale Pillitteri, a partire da fine maggio 2026 il dominio polyfill[.]io ha ricominciato a rispondere alle richieste, questa volta restituendo codici HTTP 401 (Unauthorized). Quando un browser carica una risorsa da un dominio esterno e riceve una risposta 401, interpreta questo come una richiesta di autenticazione e mostra automaticamente una finestra di dialogo per inserire username e password.

Tutti i siti che negli ultimi due anni non avevano completato la pulizia del codice — rimuovendo ogni riferimento a polyfill[.]io — si sono trovati improvvisamente a presentare ai propri utenti delle finestre di login che sembravano provenire dal sito legittimo, ma erano in realtà generate da una risorsa esterna non controllata dall’azienda.

Le organizzazioni colpite


Il colosso tecnologico Toshiba ha pubblicato un avviso urgente ai propri utenti il 2 giugno 2026, chiedendo di annullare qualsiasi finestra di autenticazione insolita apparsa sul sito e di non inserire credenziali. Il gigante del retail Muji ha emesso un comunicato simile, dichiarando di non aver rilevato accessi non autorizzati o fughe di dati, ma invitando comunque alla prudenza chi avesse eventualmente inserito le proprie credenziali. Anche Zojirushi (elettrodomestici), FiNC Technologies (app di salute), Ishiyaku Publishers e Hobonichi (editore e brand lifestyle) hanno segnalato lo stesso problema. Pillitteri ha riportato che il fenomeno si è manifestato anche sui televisori Samsung Smart TV l’1 giugno 2026.

Analisi tecnica: il meccanismo dell’HTTP 401 browser prompt


Il comportamento è standard nelle specifiche HTTP: quando una risorsa (script, immagine, iframe) risponde con 401, il browser mostra automaticamente una finestra di autenticazione nativa (WWW-Authenticate challenge). L’aspetto visivo di questa finestra è quello di un dialog box del browser — non una pagina web — il che può dare all’utente l’impressione di una richiesta legittima proveniente dal sito che sta visitando. Se l’utente inserisce le credenziali, queste vengono inviate in chiaro (o con Basic Auth) al server che ha emesso la challenge — in questo caso polyfill[.]io.

Al momento della pubblicazione dell’articolo originale di BleepingComputer (5 giugno 2026), non erano emerse prove concrete che le credenziali eventualmente inserite dagli utenti fossero state effettivamente raccolte. Toshiba e Muji hanno dichiarato di aver rimosso il riferimento a polyfill[.]io e di aver sospeso il servizio. Tuttavia, il rischio per gli utenti che abbiano inserito credenziali prima della chiusura rimane reale, e il cambio password immediato è fortemente consigliato.

Cosa devono fare gli amministratori di siti web


La lezione principale di questo incidente è chiara: le dipendenze da CDN esterni non controllati rappresentano un rischio persistente anche dopo che un incidente di sicurezza è stato apparentemente risolto. Gli amministratori devono verificare immediatamente che nessuna pagina del proprio sito contenga riferimenti a polyfill[.]io — incluse pagine secondarie, template legacy e componenti di terze parti. Gli strumenti di Content Security Policy (CSP) e Subresource Integrity (SRI) possono prevenire questo tipo di attacco bloccando il caricamento di risorse da domini non autorizzati o con hash diverso da quello atteso. Qualsiasi CDN di terze parti dovrebbe essere monitorato per variazioni nel comportamento delle risorse caricate.

Indicatori

## Dominio da bloccare
polyfill.io
cdn.polyfill.io

## Pattern da cercare nel codice sorgente
src="https://polyfill.io/
src='https://polyfill.io/
src="//polyfill.io/


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Presentazione del libro “Neanche Nietzsche era un super uomo” di Ermanno Ferretti

@Politica interna, europea e internazionale

8 giugno 2026, ore 18:30 in diretta sui social network della Fondazione Luigi Einaudi Oltre all’autore interverranno Giuseppe Benedetto e Alessandro De Nicola
L'articolo Presentazione del libro “Neanche Nietzsche era un super uomo” di Ermanno

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Luna Moth incassa 20 milioni di dollari da Weil Gotshal & Manges: il gruppo entra fisicamente negli uffici per rubare dati


@Informatica (Italy e non Italy)
La prestigiosa law firm americana Weil, Gotshal & Manges ha pagato tra i 18 e i 20 milioni di dollari al gruppo di estorsione Luna Moth (Silent Ransom Group) per impedire


Luna Moth incassa 20 milioni di dollari da Weil Gotshal & Manges: il gruppo entra fisicamente negli uffici per rubare dati


Weil, Gotshal & Manges — una delle law firm più influenti al mondo, con un portafoglio clienti che include le maggiori transazioni M&A e contenziosi corporate degli Stati Uniti — ha corrisposto tra 18 e 20 milioni di dollari al gruppo di estorsione noto come Luna Moth, Silent Ransom Group o UNC3753. Il pagamento è avvenuto nell’arco di tre giorni dalla richiesta. Contemporaneamente, l’FBI ha emesso un alert FLASH — il secondo in dodici mesi su questo attore, il primo a livello FLASH — documentando un’escalation tattica senza precedenti: il gruppo ora invia operativi fisici negli uffici delle vittime.

Chi è Luna Moth / Silent Ransom Group


Luna Moth è attiva dal 2022 e affonda le proprie radici nelle operazioni BazarCall, un’infrastruttura di phishing telefonico che fino alla primavera di quell’anno aveva fornito accesso iniziale alle operazioni ransomware di Ryuk e Conti. Dopo il collasso di Conti (aprile 2022), il nucleo operativo si è separato dando vita al Silent Ransom Group, che ha abbandonato il modello tradizionale di ransomware con cifratura dei sistemi in favore di pura estorsione via data theft.

Il modello economico è cinico ma efficace: non cifrare i sistemi delle vittime significa non bloccare l’operatività aziendale (il che riduce la pressione a chiamare le forze dell’ordine) e concentrarsi sulla minaccia più cogente per le law firm — la pubblicazione di documenti riservati dei clienti. Secondo la società di sicurezza Halcyon, tra il 2025 e l’inizio del 2026 si contano oltre 200 incidenti ransomware/estorsione ai danni di studi legali, con il SRG protagonista indiscusso della verticalizzazione su questo settore.

Il caso Weil Gotshal: cronologia e dettagli


Secondo il reporting esclusivo di The Insurer, Luna Moth ha ottenuto accesso a un numero non specificato di documenti riservati dei clienti di Weil, Gotshal & Manges e li ha caricati su un’infrastruttura cloud esterna senza autorizzazione. La richiesta di riscatto — definita “suppression payment” — ammonta a una cifra tra 18 e 20 milioni di dollari. Il pagamento sarebbe stato effettuato entro tre giorni dalla richiesta.

Weil ha confermato l’incidente in una dichiarazione ufficiale, specificando che “un attore malintenzionato ha caricato senza autorizzazione un numero limitato di documenti clienti su una risorsa cloud esterna”. La firma ha aggiunto che i forensic specialist ingaggiati non hanno trovato prove di penetrazione nella rete interna e che non è stata rilevata attività non autorizzata nei monitoraggi successivi. La società ha notificato i clienti i cui dati sono stati coinvolti e ha comunicato di aver allertato le forze dell’ordine. Il pagamento del riscatto non è stato confermato da Weil.

L’impatto reputazionale è comunque significativo: una law firm che gestisce transazioni miliardarie e contenziosi sensibili è per definizione un target ad altissimo valore per chi punta alla pubblicazione di informazioni riservate. Secondo EclecticIQ, il SRG ha già pubblicato dati di oltre 38 studi legali sul proprio leak site, con un totale di incidenti che supera i 100.

L’escalation tattica: dal vishing all’infiltrazione fisica


L’elemento più allarmante documentato dall’alert FLASH dell’FBI (numero FLASH-20260526-01) è l’evoluzione della kill chain del SRG, che si è articolata in tre generazioni tattiche distinte.

Fase 1 (2022-2024) — Callback phishing: invio massivo di email che impersonano servizi di subscription con un numero telefonico da chiamare per “risolvere il problema”. L’operatore al telefono — che finge di essere il supporto del servizio — convince la vittima a installare un tool di remote monitoring and management (RMM) da un sito fake dell’helpdesk. Non ci sono link o allegati malevoli nell’email, il che consente di bypassare la stragrande maggioranza dei filtri enterprise.

Fase 2 (primavera 2025-inizio 2026) — IT impersonation via cold call: invece di aspettare che la vittima chiami, il SRG inizia a contattare direttamente i dipendenti spacciandosi per l’IT interno dell’azienda target. Il pretesto standard è una “manutenzione di routine” o una risposta a un presunto attacco phishing ricevuto. La richiesta è la stessa: concedere l’accesso a una sessione desktop remota. Il livello di preparazione degli operatori è elevato: registrano domain typosquatted che impersonano i portali IT delle law firm target, personalizzano il social engineering in base all’organigramma aziendale.

Fase 3 (primavera 2026) — Infiltrazione fisica: questa è la novità documentata dall’FBI nel FLASH alert. Quando i tentativi di accesso remoto falliscono, il SRG invia un operativo fisicamente presso la sede della vittima. L’attore si presenta come tecnico IT e dichiara di dover “clonare il disco” o “creare un backup” per far fronte a potenziali impatti del phishing ricevuto. Una volta ottenuto l’accesso fisico alla macchina, inserisce un dispositivo di storage per estrarre i dati direttamente.

TTP e strumenti tecnici


Una volta ottenuto l’accesso remoto o fisico, la metodologia del SRG è caratterizzata da minima privilege escalation e rapido pivot verso l’esfiltrazione. Gli strumenti principali documentati dall’FBI sono WinSCP (Windows Secure Copy) e versioni nascoste o rinominate di rclone per la sincronizzazione cloud. Il gruppo usa le credenziali carpite per accedere a repository documentali, drive condivisi e cartelle clienti. Il leak site è attivo e viene aggiornato regolarmente come strumento di pressione nelle negoziazioni.

Le richieste di riscatto variano significativamente in base alla dimensione dell’organizzazione target: secondo EclecticIQ i range storici vanno da 1 a 8 milioni di dollari. Il caso Weil Gotshal — con 18-20 milioni — rappresenta un massimo storico documentato per questa famiglia, coerente con il profilo ultra-premium della law firm target.

Perché le law firm sono il target ideale


Le law firm concentrano un livello di riservatezza dei dati che pochi altri settori possono eguagliare: memorie difensive in contenziosi attivi, documenti M&A pre-annuncio, segreti industriali, comunicazioni privilegiate attorney-client, strategie fiscali. La minaccia di pubblicazione crea pressioni sia sulla firma sia sui clienti rappresentati — un effetto moltiplicatore che rende la negoziazione più probabile rispetto ad altri settori. Alcuni dei clienti più importanti di Weil includono aziende Fortune 500, fondi private equity e istituzioni finanziarie: la pubblicazione di loro documenti strategici avrebbe conseguenze che vanno ben oltre il danno reputazionale della firma.

Due righe per i difensori


  • Verifica out-of-band dell’identità: qualsiasi richiesta di accesso remoto da presunto personale IT deve essere verificata tramite canale separato (non il numero fornito dal chiamante). Istituire procedure di autenticazione per gli interventi tecnici da remoto.
  • Politiche di accesso fisico: nessun tecnico esterno deve poter connettere dispositivi USB o storage alle macchine aziendali senza autorizzazione documentata e supervisione. Badge visitatori con registrazione obbligatoria.
  • Allowlist degli strumenti RMM: bloccare l’installazione di RMM tool non approvati (AnyDesk, ConnectWise, TeamViewer e simili) tramite application control.
  • DLP e monitoraggio esfiltrazione: alert su uso anomalo di WinSCP o rclone, trasferimenti bulk verso storage cloud esterni, accessi insoliti a repository documentali fuori orario.
  • Formazione specifica sul vishing: simulazioni di callback phishing e IT impersonation per tutti i dipendenti, con enfasi sul non fornire mai accesso remoto a chiamanti inbound non verificati.
  • MFA resistente al phishing: FIDO2/hardware token per tutti gli accessi ai sistemi documentali.

Fonti: The Insurer, BleepingComputer, FBI FLASH-20260526-01, EclecticIQ, Dark Reading


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Un misterioso attacco “zero-click” colpisce gli account WhatsApp clonandone le sessioni in modo silente. Fanpage.it fa chiarezza con il perito informatico forense Paolo Dal Checco sui dettagli tecnici della falla e sulla “responsible disclosure” inviata a Meta, che per il momento smentisce qualsiasi intrusione.

fanpage.it/innovazione/tecnolo…

@informatica

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Come usare e valorizzare i semi di canapa come ingredienti in cucina.


I semi di canapa decorticati sono particolarmente interessanti in cucina perché hanno un gusto delicato, che ricorda vagamente noci e pinoli, e una consistenza morbida che li rende facili da integrare in molte preparazioni senza alterarne troppo il sapore.

I semi di canapa sono considerati un vero e proprio “superfood” grazie al loro eccezionale profilo nutrizionale.

Provengono dalla pianta di Cannabis sativa, ma non hanno effetti psicoattivi (contengono percentuali irrilevanti di THC, il principio attivo della marijuana).

#cannabis #semi #ricette #mastodon #firnedica #fediverso
@Cucina e ricette

blog.giallozafferano.it/lacuci…

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