Sei stato TikTok'ed - Ministero della Verità del Regno Unito - Una "catena di morte" per domarli tutti. Ecco Digital Bridge, la newsletter di @markscott82


Bentornati su Digital Bridge! Sono Mark Scott, capo corrispondente tecnologico di POLITICO , e porto un avvertimento per quelli di noi che amano ciò che facciamo: c'è sempre il lavoro di un'altra persona che è migliore del tuo. Mostra Uno . Vado a crogiolarmi in una grande tazza di caffè

@Pirati Europei

questa settimana:

— Il capo di TikTok è nel posto caldo a Washington. La sua grigliata oggi mostra come Washington mescoli la sicurezza nazionale con il protezionismo.

— Melanie Dawes, capo dell'autorità britannica di regolamentazione dei contenuti Ofcom, vuole chiedere conto a Big Tech, ma non vuole sorvegliare i contenuti stessi.

— Qual è il modo migliore per combattere la sicurezza informatica sempre più sofisticata, la disinformazione e le minacce di frode? I cervelloni di Meta pensano di avere la risposta.

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Il Consiglio dell'UE fa un nuovo tentativo sulla direttiva per i lavoratori delle piattaforme


L'ultimo testo di compromesso, visionato da EURACTIV, è il primo tentativo degli svedesi di mettere nero su bianco da quando sono subentrati alla presidenza ceca a gennaio. A dicembre, Praga non ha raggiunto la maggioranza qualificata quando i paesi dell'UE si sono divisi sul tema controverso dello status dei lavoratori.

@Lavoratori Tech

La presidenza svedese del Consiglio dell'UE ha proposto di restringere la deroga per la presunzione di occupazione, una delle parti più controverse della direttiva sui lavoratori tramite piattaforma, in un nuovo tentativo di colmare le divergenze dopo l'interruzione dei negoziati a dicembre .

La direttiva, proposta per la prima volta dalla Commissione nel dicembre 2021, introduce una presunzione legale di occupazione per i lavoratori su piattaforma "lavoratori autonomi" erroneamente classificati. Cerca inoltre di regolamentare la gestione algoritmica sul posto di lavoro, una novità assoluta a livello dell'UE.

L'articolo di Di Théo Bourgery-Gonse è su EURACTIV

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L'Europa che vorrebbe combattere la pedofilia on line senza troppi scrupoli su violazioni della crittografia, conservazione indiscriminata dei dati e rimozioni sommarie dei contenuti


Nei commenti formali su un disegno di legge volto a combattere il materiale pedopornografico (CSAM), i paesi dell'UE hanno evidenziato la crittografia end-to-end, la rapida rimozione di tale materiale e la conservazione delle prove, secondo i commenti interni visti da EURACTIV.

@Pirati Europei

Quindici governi europei hanno fornito un feedback sul disegno di legge per combattere il CSAM in un documento di commento del 15 marzo. Il commento, seppur parziale, indica alcuni dei punti di preoccupazione più significativi sollevati dalle capitali Ue.

Il commento è stato fornito il mese scorso nel contesto della discussione in corso nel Law Enforcement Working Party, un organo tecnico del Consiglio dell'UE che apre la strada all'approvazione ministeriale delle proposte legislative.

@The Privacy Post @Privacity

L'articolo di Julia Tar è su Euractiv

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Perché dovreste fare attenzione quando ritagliate una foto su Windows
(o semplicemente evitare Windows, ndr)

I ricercatori hanno scoperto un bug negli strumenti di editing fotografico del sistema operativo, che può rivelare informazioni rimosse intenzionalmente dagli utenti
Di Lily Hay Newman su #Wired
wired.it/article/windows-bug-e…

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PRIVACY DAILY 77/2023


Trump e Putin arrestati? Una serie di immagini generate da un’AI si è presa gioco di questi potenti personaggi. Le immagini altamente dettagliate e sensazionali hanno inondato Twitter e altre piattaforme negli ultimi giorni, accompagnando la notizia che Trump deve affrontare possibili accuse penali e che la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di... Continue reading →
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Per anticipare gli effetti dell'ora legale su voi dormiglioni, #GuerreDiRete esce di sabato con:
- intelligenze artificiali ahi ahi AI
- intelligence particolari tra stati e Facebook
- stupidità naturale di Musk
- furbizie temerarie contro i giornalisti

e soprattutto...

- ☠️ ⚓️ 🏴‍☠️ PIRATI! 🏴‍☠️ ⚓️ ☠️

guerredirete.substack.com/p/gu…

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“Privacy e Sanità”: il ciclo di seminari a Padova


Presso i Musei Civici agli Eremitiani di Padova sono intervenuto al ciclo seminariale “Privacy e sanità” – “Sicurezza dei dati e gestione del rischio in ambito sanitario“, realizzato dall’Accademia Italiana del Codice di Internet (IAIC) e dall’Azienda ULSS6 Euganea in collaborazione con l’Università Europea di Roma Giurisprudenza (UER) InnoLawLab – Laboratorio di Diritto dell’Innovazione e il... Continue reading →

Expect biometric mass surveillance in Paris in 2024: French Parliament approves automated monitoring of public spaces for „suspicious behaviour“


Yesterday, the French Parliament (‘Assemblée Nationale’) adopted Article 7 of the Olympic Games law, with 59 votes in favour and 14 against. Article 7 of the … https://www.politico.eu/article/jo-2024-la-surveillance-algorithmique-votee-malgre-la-controv

Yesterday, the French Parliament (‘Assemblée Nationale’) adopted Article 7 of the Olympic Games law, with 59 votes in favour and 14 against.

Article 7 of the legislation authorises police authorities during sporting, recreational or cultural events to use surveillance cameras and error-prone artificial intelligence to automatically look for and report supposedly “abnormal” or “suspicious” behaviour. Video feeds from drones and from the thousands of CCTV cameras will be examined in real time, supposedly merely to find abandoned bags and monitor crowd movements – but the text leaves the definition of such ‚abnormalities‘ to be defined later-on by governmental decree, and the government itself tip-toed around giving other examples when requested to do so by MPs. The Parliament was abnormally-empty at the time of the vote, with 73 MPs out of 577 present, due to nation-wide protests being acted in response to the pension reform.

Last week, 41 MEPs from different political groups had sent an open letter to the French Parliament, calling to stop the unprecedented plans to automate the mass surveillance of citizens’ behaviour in public using artificial intelligence. MEPs warned against the crippling effect of such mass surveillance of public spaces, which had never been conducted before in Europe, and which is setting a precedent. The signatories to the open letter include several negotiators of the proposed EU Artificial Intelligence Act which committed to ban biometric mass surveillance, including co-rapporteur Brando Benifei (Socialist Group).

Pirate Party Member of the European Parliament Patrick Breyer, initiator of the letter, comments:

“The French Parliament‘s decision to authorize automated behavioral surveillance in public spaces to look for ‚abnormal behavior‘ creates a new reality of mass surveillance that is unprecedented in Europe. I expect the court to annul this indiscriminate surveillance legislation for violating our fundamental rights.

Such suspicion machines will report countless citizens wrongly, are discriminatory, educate to conformist behaviour and are absolutely useless in catching criminals, as studies and experiences have proven. Step by step, like in China, social diversity is threatened and our open society replaced by a conformist consumer society.

While MEPs in Brussels are currently fighting hard for a ban on biometric mass surveillance of public spaces, the French parliament introduces it in Europe for the first time. At a unifying event like the Olympic Games, discriminatory and error-prone technology will now be used to constantly monitor people from all over the world and to blacklist them if they are noticed. This sets a dangerous precedent and deeply intrudes into the highly personal lives of every human being. The French Parliament was called upon to defend our values of freedom and diversity and to protect our open society, but it failed us. Dystopia, here we come! AI-powered surveillance has come for the first time in France and the EU, and we can expect authoritarian states to point to this precedent.

It is a classic strategy with major sporting events, analyses by Jules Boykoff in Power Games: A Political History of the Olympics (2016). “Since 2001, all the Olympic Games have served as a pretext for the deployment of new security technologies”, the academic says. In 2012, for example, the London Games led to the generalization of video surveillance in the streets of the UK capital. Also deployed on an experimental basis during the 2018 Football World Cup in Russia, facial recognition is still used today to monitor the entire Moscow population.


patrick-breyer.de/en/expect-bi…

L’addio al “papà” della data protection, TikTok al Congresso, Biden Jr ha problemi di privacy e il maglione stealth


Nuovo appuntamento con la rubrica Privacy weekly, tutti i venerdì su StartupItalia. Uno spazio dove potrete trovare tutte le principali notizie della settimana su privacy e dintorni. E se volete saperne di più potete leggere qui le news quotidiane di Privacy Daily o iscrivervi alla newsletter di #cosedagarante. Grazie a StartupItalia per l’ospitalità!


guidoscorza.it/laddio-al-papa-…

PRIVACY DAILY 76/2023


L’amministratore delegato di TikTok, Shou Chew, ha fatto la sua prima apparizione davanti al Congresso ed è stato immediatamente colpito da critiche feroci da parte dei legislatori. La presidente del Comitato per l’energia e il commercio della Camera, ha aperto l’audizione attaccando TikTok e dicendo: “La vostra piattaforma dovrebbe essere vietata”. “Mi aspetto che oggi... Continue reading →

Il governo USA non ha ancora giustificato adeguatamente il divieto di utilizzare #TikTok. L'analisi di @EFF


La libertà di parola e di associazione include il diritto di scegliere le proprie tecnologie di comunicazione. I politici non dovrebbero essere in grado di dirti cosa dire, dove dirlo o a chi dirlo.

@Pirati Europei

Esistono legittime preoccupazioni sulla privacy dei dati su tutte le piattaforme di social media, incluso ma non limitato a TikTok. Tutti raccolgono e monetizzano i nostri dati personali e incentivano altre attività online a fare lo stesso. Il risultato è che informazioni dettagliate su di noi sono ampiamente disponibili per acquirenti, ladri e citazioni governative.



Worried about TikTok? Then pass comprehensive consumer data privacy legislation. By reducing the massive stores of personal data collected by all businesses, we will reduce opportunities for all governments to buy or steal this data. eff.org/deeplinks/2023/03/gove…

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European Health Data Space amendments: Let‘s keep patients in full control of their health files!


The Greens/EFA group in the European Parliament today tabled amendments to the proposed European Health Data Space (EHDS) aiming to keep patients in full control of their health files. Access to …

The Greens/EFA group in the European Parliament today tabled amendments to the proposed European Health Data Space (EHDS) aiming to keep patients in full control of their health files. Access to personal, non-anonymised health records for research or government purposes should require the explicit consent of a patient, for instance. This patient-centric approach reflects the results of a representative survey by the public opinion research institute Ipsos which the group commissioned.

According to this poll, Europeans want to be asked explicitly for consent before doctors or researchers are given access to their patient files and data. The majority of patients thus prefer an approach different from what the European Commission (no choice) and the Rapporteurs (opt-out only) propose. Specifically, 54% of Europeans want to allow access by doctors to their patient records only with their explicit consent, whereas 37% support the principle of automatic access. When it comes to research, 75% of citizens are willing to grant researchers access to their patient records and data only with their explicit consent, while only 20% support the opposite approach of automatic access (as a rule).

With its amendments to the EU proposal for a “European Health Data Space” (EHDS) submitted today, the Greens/EFA Group wants to draw consequences from this, as its shadow rapporteur in the LIBE Committee Patrick Breyer of the Pirate Party explains:

“Information revealing a person‘s physical and mental health is extremely sensitive. If they can’t rely on this information being treated confidentially by their attending physicians, they may no longer seek treatment. This puts sick people and their family at risk.

In view of frequent reports about hacks and leaks of confidential patient records, every citizen should be able to decide for themselves whether they want a remotely accessible electronic patient file to be kept and which treatments should be listed there. To be able to obtain an independent second medical opinion and to ensure the confidentiality of particularly sensitive therapies such as psychotherapy or drug abuse therapy, the decision on access to patient records by health professionals should also remain in the hands of each patient. We are tabling amendments to the EU Commission’s proposal to ensure that each EU Member State can continue to let their citizens decide about which remotely accessible electronic patient files are kept and who can have access.

Before access to personal, non-anonymised patient files and data is extended to researchers and government authorities as the Commission proposes, we want that the patient‘s consent is sought. This is in line with the overwhelming will of 75% of our citizens. Patients risk foregoing treatment altogether if they can no longer trust in the confidentiality of their therapy. Most Member States already require consent or do not allow access to personal health data for researchers and authorities at all. A mere right to object (opt-out) is too complicated to understand and burdensome to use for most citizens, such as the elderly. However, following the principle of data altruism, patients should certainly be able to voluntarily share their data for research purposes – many are willing to do so.”

Full amendments of Tilly Metz and Patrick Breyer tabled on behalf of the Greens/European Free Alliance Group: patrick-breyer.de/wp-content/u…

Excerpt preview of results of the Ipsos opinion poll funded by the Greens/European Free Alliance Group in the European Parliament (full results will be published soon): patrick-breyer.de/wp-content/u…


patrick-breyer.de/en/european-…

“Un’arma di omologazione di massa?”, l’editoriale di oggi su l’inserto de “la Repubblica”


“Parla con me”. La nuova era dell’intelligenza artificiale. Nell’inserto di oggi de “la Repubblica” dedicato alla rivoluzione dei chatbot di AI generativa, troverete anche il mio “Un’arma di omologazione di massa?” in cui propongo qualche osservazione sui rischi di ChatGPT. Grazie a Repubblica e Riccardo Luna per l’ospitabilità. Se vuoi leggere il mio editoriale, lo... Continue reading →

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PRIVACY DAILY 75/2023


Lo Utah è il primo Stato americano a limitare i trattamenti dei dati degli adolescenti da parte dei social media. Il governatore Spencer Cox sta per firmare due proposte di legge che mirano a proteggere i bambini dalla dipendenza e da altri potenziali danni dei social media. Le piattaforme dovranno ottenere il consenso dei genitori,... Continue reading →

Della cicatrice francese e di altri demoni da tenere lontano dalla portata dei bambini


L’ultimo allarme lo ha appena lanciato l’Autorità Antitrust italiana aprendo un’istruttoria nei confronti di TikTok nell’ambito della quale contesta alla società di non aver fatto abbastanza per evitare che tra i suoi video spopolassero quelli che invitano i più giovani a farsi l’ormai drammaticamente celebre “cicatrice francese”, diventata, in qualche mese, protagonista di una delle... Continue reading →
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La rete delle biblioteche nel contrasto della povertà educativa

@libri

Nel contrasto della povertà educativa, poche strutture hanno una potenzialità strategica paragonabile a quella delle biblioteche. Presidi diffusi sul territorio, cui accedere liberamente, che possono vivere come luoghi di studio, di aggregazione, di socialità. Aspetti ancora più importanti per un paese dove l’accesso alla lettura resta profondamente diseguale.

cc @scuola @st2wok

conibambini.org/osservatorio/l…

Leak on Data Retention: What are the EU Governments planning for 2023?


At the end of November 2022, the »Working Party on Cooperation in Criminal Matters (COPEN)« of the Council of the European Union met for an informal video conference. They discussed … https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/mpo/2022/11/informal-vtc-c
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At the end of November 2022, the »Working Party on Cooperation in Criminal Matters (COPEN)« of the Council of the European Union met for an informal video conference. They discussed i.a.­ the retention of citizens’ communication data and other surveillance-related issues. Now German investigative journalist Andre Meister has published the documents (Mastodon/Twitter). In addition to the protocol of the meeting, the documents contain presentations by Belgium, Germany, Ireland and Portugal on the recent rulings of the EU Court of Justice and on national legislation.

Member of the European Parliament Patrick Breyer (Pirate Party, Greens/EFA group) comments:

“The leaked documents prove that indiscriminate retention of the entire population’s contacts and movements in the European Union continues to be pushed in the Council of the European Union, contrary to numerous Court rulings. National bulk data retention legislation in most EU Member States is illegal, including attempts to justify it with a ‘permanent state of emergency’ in France and Denmark, or with regional crime rates in Belgium. The bulk collection of information on the everyday communications and movements of millions of unsuspected people constitutes an unprecedented attack on our right to privacy and is the most invasive method of mass surveillance directed against the state’s own citizens. Mass surveillance is the opposite of what European values embody. The Commission now finally needs to end impunity and start enforcing our right to privacy throughout Europe!

The anecdotal results of data retention policies are nowhere close to the damage the chilling effect of this surveillance weapon inflicts on our societies, as a recent survey found. Data retention laws have no measurable effect on the crime rate or the crime clearance rate in any EU country. Requests for communications data are rarely unsuccessful even in the absence of indiscriminate data retention legislation. The clearance rate for cybercrime in Germany, for example, is at 58.6% and above average even without IP data retention. It fell when data retention legislation was enacted in 2009.

In the EU I observe a dangerous cycle in which national governments use all sorts of tricks to keep illegal mass surveillance going. In doing so, they disrespect rulings of the highest courts. The rule of law in the EU and the fundamental rights of citizens suffer from the surveillance greed of governments and law enforcement agencies. The EU Commission is standing idly by. The persistent violation of fundamental rights, circumvention of case-law, pressuring of judges and ignorance of facts is an attack on the rule of law we need to stop. The EU Commission now finally needs to do its job and start enforcing the landmark rulings, instead of plotting to bring back data retention.

Twisting EU rulings into mass surveillance

The Working Party meeting was preceded by several decisions of the EU Court of Justice declaring indiscriminate retention of citizens’ communications data to be unlawful (in October 2022, the SpaceNet (C-793/19) and Telekom (C-794/19) cases and the Advocate General’s Opinion in the La Quadrature du Net and others case (C-470/21), and in September 2022, the VD (C-339/20) and SR (C-397/20) cases). Exceptions to the ban on blanket mass surveillance are only allowed under strict conditions.

However, the Belgian government had adopted a new law in 2022, which it presented at the Working Party meeting. The law represents a new generation of data retention legislation (discussion on media.ccc.de) which, formally, pretend to meet the requirements of the EU court, but in practice and de facto, continue the blanket mass retention annulled by the Courts. Similar to Belgium, the majority of EU member states, including Ireland (thegist.ie), France (Patrick Breyer)

and Denmark (itpol.dk), are pushing this policy of maximum surveillance instead of working on measured and targeted solutions. For example, the governments of the Netherlands and Bulgaria have stressed that, in their view, the general and indiscriminate retention of communications data of all citizens “is the least intrusive measure.” The consequence of this policy is a crisis of the Rule of Law in the European Union as a result of continued non-compliance with rulings of the highest EU Court.

ePrivacy: Governments want “general basis” for mass surveillance

In the Council documents, the French government calls for an exemption from the

scope of the ePrivacy Regulation in the name of national security, especially for the work of intelligence services, which would allow for blanket retention even in the absence of a present or forseeable threat to national security.

The currently negotiated ePrivacy Regulation is to replace the 2002 Directive in the future and protect citizens from data collection, tracking and surveillance. (Background information, positions of the Commission, the Council and the Parliament, as well as the possibility to comment on it at patrick-breyer.de).

France wants a “general basis” for data retention to be introduced in the ePrivacy Regulation, which would later serve as a legal framework for laws on mass surveillance of the entire population throughout the EU or in individual EU member states. The governments of Spain, Belgium and the Netherlands support this plan. The Parliament of the European Union, however, rejects this proposal. There are alternatives, for example with the Quick Freeze concept, meaning a immediate storage order upon given cause, which interferes less with fundamental rights. Austria already uses the procedure, and Germany’s Federal Minister of Justice Marco Buschmann wants tointroduce it.

Dispute: EU-wide definition of “serious crime”

In the Council session, the Commission of the European Union reported on the draft European Media Freedom Act, which is intended to regulate “the independence of the media”, “the cooperation of regulatory and supervisory bodies”, “state advertising” and “the rights of media providers” in the future. The governments of Spain, France, Bulgaria, Belgium and Italy were very concerned that the draft law contains a definition of “serious crime” in Article 2. In his Opinion on a pending judgment on an action brought by the French NGO (C-470/21) La Quadrature du Net, Advocate General Szpunur writes: “The concept of ‘serious crime’ must, in my view, be interpreted autonomously. It must not depend on the views of the individual Member States (…)” (see also edri.org). The French government, in particular, wants to “vigorously oppose (…) this request.”

What would that mean?

A possible definition of “serious crime” in the European Media Freedom Act would have to be be negotiated. Whether and for what purpose it would be necessary would also have to be discussed by the EU Parliament. If it were to be adopted with the law, it would not directly applicable to the subject of data retention. From the point of view of the individual EU member states, the definition would cover more, fewer or at least different offences than those provided for in the respective national law. This could be one reason why Paris rejects an EU-wide definition. With regard to the issue of data retention, there is a risk that the Commission could use such definition to table a new proposal for EU-wide mass surveillance. For such a definition would settle one of several points of contention between governments. On the other hand, some governments may find the proposed definition too narrow.

Spyware in journalism and the media

Article 4 of the draft European Media Freedom Act deals with criminal investigations and surveillance. More specifically, it deals with the question of the protection of journalists’ sources and the use of spyware in journalism. According to the protocol, the Commission of the European Union favours the use of such software and argues that the protection of journalists’ sources is maintained as long as it is “case-based” surveillance.


patrick-breyer.de/en/leak-on-d…


Der EuGH hat letztes Jahr (mal wieder) geurteilt, dass die Vorratsdatenspeicherung laut EU-Recht illegal ist. Die EU-Staaten diskutieren trotzdem weiter, wie sie die anlasslose Massenüberwachung irgendwie legalisieren können. Das geht aus einem Protokoll zur Rats-Arbeitsgruppe "Zusammenarbeit in Strafsachen" hervor, das wir veröffentlichen: netzpolitik.org/wp-upload/2022…

La prigionia di Julian Assange - Documentario a cura di Al Jazeera

@Pirati Europei

#JulianAssange
#UnitedStates
#WikiLeaks
In questo episodio di Fault Lines, esaminiamo cosa potrebbe significare il caso di Julian Assange per la libertà di stampa e le conseguenze che ha dovuto affrontare per la pubblicazione di segreti di stato. Nel 2010, il fondatore di WikiLeaks ha collaborato con altre organizzazioni mediatiche per pubblicare centinaia di migliaia di documenti statunitensi classificati sulle sue guerre in Iraq e Afghanistan. Rimane la più grande fuga di informazioni riservate fino ad oggi. È l'unico editore ad essere accusato per aver pubblicato questo materiale. Il cittadino australiano rischia una condanna a 175 anni ed è stato incriminato ai sensi dell'US Espionage Act per le attività che i giornalisti svolgono ogni giorno. È la prima volta che la legge viene usata contro un editore, facendo scattare un campanello d'allarme tra i sostenitori del Primo Emendamento. Nel frattempo, è detenuto nella prigione più dura del Regno Unito a causa di una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti
ytb.trom.tf/watch?v=76In01TZyj…

Per chi vuole vederlo da YouTube


Here's a short documentary by AlJazeera about Julian Assange ytb.trom.tf/watch?v=76In01TZyj…

It is astonishing that we have a human who publishes materials (not obtained by him, but sent to him) via a public source like Wikileaks, materials that expose the murders and extreme abuse by a tribe, and the tribe is like "Yeah fuck off you criminal let's fuck you up for making these documents public!".

USA is probably the biggest worldwide abuser and killer overall. Yet they want to paint themselves as saints and saviors. And by "they" I mean the few who run that tribe.

Disgusting world.


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Here's a short documentary by AlJazeera about Julian Assange ytb.trom.tf/watch?v=76In01TZyj…

It is astonishing that we have a human who publishes materials (not obtained by him, but sent to him) via a public source like Wikileaks, materials that expose the murders and extreme abuse by a tribe, and the tribe is like "Yeah fuck off you criminal let's fuck you up for making these documents public!".

USA is probably the biggest worldwide abuser and killer overall. Yet they want to paint themselves as saints and saviors. And by "they" I mean the few who run that tribe.

Disgusting world.

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PRIVACY DAILY 74/2023


Il Governo Britannico chiamato in tribunale per l’uso dei dati personali dei migranti. L’alta Corte del Regno Unito è stata investita di un ricorso riguardante il trattamento dei dati personali dei migranti da parte dell’esecutivo. La Corte è chiamata a decidere in particolare se la cosiddetta “immigration exception”, che consente il trattamento dei dati personali... Continue reading →

Stato della risposta alla carestia nel Tigray


Di Duke Burbridge su TGHAT L’ ultima settimana della distribuzione di cibo registrata nel Tigray conferma che la regione ha finalmente sperimentato il tipo di aumento della distribuzione di cibo che avrebbe dovuto verificarsi nelle settimane successive al
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Di Duke Burbridge su TGHAT

L’ ultima settimana della distribuzione di cibo registrata nel Tigray conferma che la regione ha finalmente sperimentato il tipo di aumento della distribuzione di cibo che avrebbe dovuto verificarsi nelle settimane successive alla firma dell’accordo di Pretoria. A differenza dei picchi minori che si sono verificati da novembre, le razioni sono state distribuite ai tigrini che avevano urgente bisogno di assistenza dalla zona nord-occidentale, attraverso la zona centrale, alla zona orientale e giù attraverso la zona sud-orientale e meridionale. L’intera regione sarebbe sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di distribuzione di sei settimane, se non fosse per il fatto che diverse aree del Tigray rimangono sotto assedio da parte dell’esercito eritreo, delle forze regionali di Amhara e della milizia di Fano. Tuttavia, a causa del continuo uso della guerra d’assedio nel Tigray e di altri fattori, circa 1,6 milioni di persone non hanno ancora accesso all’assistenza alimentare di base.

Il grafico sottostante mostra lo stato attuale della risposta alla carestia nel Tigray. Il rosso rappresenta il numero di persone nel Tigray che hanno urgente bisogno di assistenza alimentare esterna. Questo è fissato a 5,3 milioni. Qualsiasi rosso visibile nel grafico riflette il numero di tigrini che muoiono di fame senza accesso ad aiuti alimentari esterni.

Il giallo rappresenta il numero di persone che hanno ricevuto una razione di cibo nelle ultime sei settimane. Questo è il periodo di tempo in cui una razione alimentare standard è progettata per fornire al beneficiario il 63% del suo fabbisogno calorico 1 Spesso viene fornita una razione inferiore, ma il cluster alimentare si impegna a ripulire i dati del conteggio. . All’8 marzo, poco più di 4 milioni di persone nel Tigray avevano ricevuto una razione di cibo nelle ultime sei settimane. Questo è il secondo più alto totale di sei settimane negli ultimi due anni e mezzo. Il livello più alto si è registrato in ottobre, appena prima della riconquista dei principali centri abitati nelle zone nord-occidentali e centrali del Tigray da parte dell’alleanza militare eritreo-etiope.

Il blu rappresenta le razioni distribuite nell’ultima settimana. L’ultima settimana registrata ha riportato che nel Tigray erano state distribuite 1,3 milioni di razioni, che è il livello più alto nei sei mesi coperti dal grafico e il secondo più alto dal 2020 2 La distribuzione totale per la settimana terminata il 7 settembre 2022 è stata leggermente superiore a 1.5 milioni.


Ripartizione della zona


Sulla base degli ultimi tre rapporti sulla distribuzione alimentare, la maggior parte delle zone del Tigray dovrebbe essere sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di sei settimane. Sfortunatamente, molti di coloro che nel Tigray hanno bisogno di assistenza alimentare e non l’hanno ricevuta nell’attuale round di distribuzione sono dietro un deliberato assedio da parte delle forze militari o paramilitari dell’Eritrea e dell’Amhara.

Nella zona sud orientale , nelle ultime tre settimane sono state distribuite 328.545 razioni, pari al 72% dell’obiettivo di sei settimane di 454.895. Senza gravi ostacoli segnalati in questa zona, dovrebbe essere possibile ripristinare la regolare assistenza alimentare all’intera popolazione target entro la fine di questo mese.

La zona centrale ha ricevuto il maggior numero di aiuti nel Tigray nelle ultime tre settimane registrate, con 1,2 milioni di razioni distribuite. Tuttavia, due woreda (Egela e Rama) lungo il confine con l’Eritrea rimangono sotto assedio da parte delle forze eritree. Secondo Goyteom Gebreegziabher (Goyteom tedesco), esperto senior presso il Bureau of Agriculture and Rural Development nel Tigray, nessun cibo è stato distribuito alla comunità ospitante ad Aksum (~12.500 abitanti) o agli 82.497 nuovi sfollati arrivati ​​in quella città.

L’accesso agli aiuti è aumentato anche nella zona orientale con quasi 714.000 razioni distribuite nelle ultime tre settimane. Tuttavia, come la zona meridionale, anche la zona orientale ha tre woreda sotto assedio da parte delle forze eritree a Zalambessa Town, Gulomekeda e Irob. Dopo le ultime tre settimane, ci sono ancora più di 125.000 persone bisognose di aiuti alimentari nella zona orientale che non hanno ancora ricevuto una razione nell’attuale round di distribuzione. Secondo i dati forniti da Goyteom, coloro che non ricevono aiuti sembrano essere concentrati a Ganta Afeshum (~44.000), Bizet (~31.000), Gulomekeda (~27.000) e Irob (~16.600).

Nella zona meridionale, quasi 216.000 persone hanno ricevuto una razione di cibo nella prima settimana di marzo, che è stata la più grande distribuzione totale di una sola settimana nel 2023 finora. Nelle ultime tre settimane, circa il 70% della popolazione totale bisognosa di assistenza alimentare nella zona meridionale ha ricevuto una razione alimentare. Tuttavia, tre woreda della zona meridionale (Ofla, Zata e Chercher) rimangono sotto assedio e l’intera metà inferiore della zona è stata quasi completamente tagliata fuori dall’assistenza umanitaria almeno da gennaio.

Circa 400.000 persone nella zona nord-occidentale hanno ricevuto razioni di cibo nelle ultime tre settimane registrate, il che è dovuto principalmente a un forte aumento nella settimana terminata l’8 marzo. Questo è solo il 37% dell’obiettivo di distribuzione alimentare di sei settimane. La zona nord-occidentale si è rivelata particolarmente difficile da servire per il WFP, con blocchi durante tutto il giro di distribuzione sia nella parte settentrionale che in quella meridionale della zona.

Secondo i dati forniti da un operatore sanitario di Shire, c’è stata una certa distribuzione di cibo nella zona nordoccidentale alle popolazioni sfollate. I campi profughi di Shire hanno ricevuto aiuti alimentari tre volte da dicembre, mentre i campi di Hitsats e Selekleka hanno ricevuto aiuti due volte e Sheraro solo una volta. Secondo la fonte, attualmente ci sono ~205.000 sfollati interni a Shire, ~140.000 a Sheraro e ~13.000 a Hitsats. Questo non ha raggiunto abbastanza persone con cibo a sufficienza. Nel campo di Hitsats, la fonte conferma che ci sono stati 17 morti per fame a dicembre/gennaio.

La distribuzione di cibo alle comunità ospitanti (ovvero residenti non sfollati) nella zona nord-occidentale è aumentata significativamente nelle ultime due settimane, secondo la mia fonte in Shire e la corrispondenza con un rappresentante del WFP. A seconda della quantità di cibo distribuito, ciò potrebbe colmare il divario più significativo rimasto nella risposta alla carestia. Fino a poco tempo fa la presenza di soldati eritrei e della milizia fanese di Amhara ne bloccava l’accesso.

Nonostante il recente aumento della distribuzione di cibo, 1,6 milioni di persone nel Tigray, identificate come bisognose urgenti di assistenza alimentare, non hanno ricevuto una razione nelle ultime sei settimane. Di questo totale, circa 530.000 vivono a Mekelle e hanno ricevuto cibo otto settimane fa, che è ancora in un intervallo che fornisce un numero sufficiente di calorie per fermare un deterioramento della sicurezza alimentare. È anche possibile che abbiano ricevuto una razione durante il prossimo giro di distribuzione di cibo e non verrà segnalato fino a quando più zone non saranno pronte per iniziare il ciclo successivo. Altri 50.000 si trovano nella zona sud-est, che ha anche un accesso relativamente stabile al momento 3. Nonostante il più recente miglioramento delle condizioni nella zona sud-est, anche quest’area è stata duramente colpita dall’occupazione militare e dall’assedio. Vedi: Jan Nyssen et al, 2023. In che modo la comunità che circondava il monastero più antico del Corno sopravvisse alla guerra del Tigray? – Dabba Selama rivisitato. World Peace Foundation (Tufts University, Somerville, MA, USA) – Reinventare la pace. sites.tufts.edu/reinventingpea…

Ciò lascia più di un milione di persone nel Tigray, in condizioni di carestia, tagliate fuori dall’assistenza alimentare. Molti sono sfollati senza accesso ai loro campi, bestiame o beni. Altri hanno perso tutto a causa di saccheggi e saccheggi commessi dalle forze filogovernative. Tutti sono sopravvissuti a due anni e mezzo di guerra d’assedio e a due occupazioni militari di terra bruciata. Più di 600.000 zone nord-occidentali, epicentro della carestia del Tigray e profondamente colpite dalle tattiche di assedio utilizzate dal governo etiope. Altri ancora sono stati completamente tagliati fuori dagli aiuti negli ultimi due anni e mezzo, compresi il Tigray occidentale e i distretti lungo il confine eritreo nel Tigray centrale e orientale.

In attesa


L’aumento da settembre a ottobre 2022 è stato limitato e insostenibile perché il governo etiope stava usando la fame come arma di guerra contro il popolo del Tigray. Le cattive ragioni offerte per affamare i civili tigrini nel 2022 non esistono più. È logisticamente possibile consegnare cibo in ogni area del Tigray dove le persone muoiono di fame, ma alcune aree rimangono intenzionalmente bloccate in flagrante violazione del diritto internazionale umanitario. Allo stato attuale delle cose, l’assedio del Tigray rimane una minaccia esistenziale per i gruppi etnici Kunama e Irob, nonché per centinaia di migliaia di civili del Tigray che non hanno fatto nulla per meritare una punizione così brutale.

La sicurezza alimentare è esistenziale, ma anche solo uno dei numerosi e urgenti bisogni di sopravvivenza umana nel Tigray di oggi. La quantità di ordigni inesplosi (UXO) in tutta la regione presenta un rischio per la salute pubblica sia immediato che a lungo termine. Un rapporto nell’ultimo aggiornamento del Centro di coordinamento delle emergenze del Tigray (17 marzo) ha documentato quasi 500 morti e feriti correlati a UXO diffusi dalla zona nord-occidentale fino alla zona orientale. I bambini rappresentano il 64% delle vittime e più della metà degli incidenti si sono verificati in aree destinate all’agricoltura o al pascolo. A parte l’ovvio trauma immediato inflitto da UXO alle vittime e alle famiglie, ogni incidente ha anche un impatto agghiacciante sulla produzione agricola se gli agricoltori hanno paura di arare i loro campi. Ulteriori rapporti dell’UNHCR nella zona orientale e da fonti personali nelle zone centrali e nordoccidentali indicano che sono necessarie risorse ora per affrontare i crescenti e legittimi timori di contaminazione da UXO dei terreni agricoli, in particolare negli agricoltori sfollati che sono recentemente tornati nei loro campi.

La distribuzione del cibo nel Tigray deve essere semplificata e stabilizzata affinché la popolazione possa concentrarsi sul compito di ricostruire la propria regione e la propria società dopo più di due anni di genocidio. I tigrini devono essere in grado di accedere ai beni di base per la sopravvivenza, ai servizi di base e ai loro beni. Hanno bisogno che le forze di occupazione vengano rimosse dal Tigray (con la loro ordinanza) in modo che le famiglie sfollate possano tornare alle loro case, i contadini possano tornare ai loro campi, i bambini possano andare a scuola e le comunità possano ricostruirsi e guarire. Questo deve avvenire presto in modo che il prossimo raccolto nel Tigray possa far uscire la regione dall’insicurezza alimentare a novembre.

Il numero di vite perse tra oggi e il prossimo raccolto di successo nel Tigray potrebbe essere determinato dal coraggio dei leader politici al di fuori dell’Etiopia per garantire che l’accesso agli aiuti continui ad espandersi e stabilizzarsi. Affinché il cibo arrivi alle famiglie affamate nel Tigray, deve superare una varietà di entità che hanno dimostrato la volontà e, a volte, l’ intenzione di far morire di fame la gente del Tigray. Ciò include diversi funzionari e interi ministeri del governo federale etiope , l’ esercito eritreo , il governo regionale di Amhara e il governo regionale di Afar. Ciascuno di questi gruppi sta attualmente assediando aree del Tigray o ha passato la maggior parte degli ultimi due anni a ostacolare l’assistenza alimentare mentre i tigrini muoiono di fame. Sarà necessaria la vigilanza da parte degli Stati Uniti per porre fine al clima di impunità che ha protetto il genocidio del Tigray.

Tutti i grafici e i dati di distribuzione in questo articolo sono tratti dagli aggiornamenti settimanali “Tigray Response Weekly Dashboard – Food Assistance” dall’Etiopia Food Cluster, che possono essere trovati su fscluster.org/ethiopia/documen…


FONTE: tghat.com/2023/03/20/state-of-…


tommasin.org/blog/2023-03-21/s…

24 marzo, seminario “SICUREZZA DEI DATI E GESTIONE DEL RISCHIO IN AMBITO SANITARIO”


Venerdì 24 marzo sarò a Padova al Ciclo seminariale “Privacy e sanità” – “Sicurezza dei dati e gestione del rischio in ambito sanitario“, realizzato dall’Azienda ULSS6 Euganea con l’Accademia Italiana del Codice di Internet – IAIC.


guidoscorza.it/24-marzo-semina…

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PRIVACY DAILY 73/2023


È morto Spiros Simitis, primo giurista ad aver formulato il diritto alla protezione dei dati personali. Si è spento all’età di 88 anni a Königsstein (Taunus) il professore greco, naturalizzato tedesco, padre della prima legge sulla protezione dei dati personali in Europa, adottata dal Land dell’Assia nel 1970. La storia globale della protezione dei dati... Continue reading →

Le iniziative delle altre Autorità


L’Autorità svedese e il “regulatory testing”. Pubblicata una guida per sostenere il progetto di AI decentralizzata nella sanità L’Autorità garante svedese (Integritetsskyddsmyndigheten, IMY) annuncia di aver completato con successo un progetto pilota in cui ha condotto attività di “regulatory testing” sull’IA decentralizzata.L’IMY vuole evitare che si crei un divario tra il rapido sviluppo della tecnologia... Continue reading →

“Neuroverso” – Recensione autopromozionale 😉


Il nostro cervello è nudo, o, almeno, lo sarà presto. Ciò che fino a ieri era fantascienza, oggi è ricerca applicata. Le nostre idee, le emozioni, i pensieri, le opinioni, il contenuto del nostro cervello, incluso l’inconscio, è e sarà sempre più accessibile dall’esterno senza bisogno di interventi chirurgici, cavi o elettrodi. È la rivoluzione... Continue reading →

EU Parliament Committee: Majority wants chat control


According to the meanwhile published amendments of the Internal Market Committee (IMCO) of the European Parliament on the planned chat control regulation[1], a majority supports the bulk screening of private messages …

According to the meanwhile published amendments of the Internal Market Committee (IMCO) of the European Parliament on the planned chat control regulation[1], a majority supports the bulk screening of private messages and photos of non-suspects for allegedly suspicious content. The European parliamentary groups of Social Democrats (S&D), Liberals (Renew), Christian Democrats (EPP), National Conservatives (ECR) and Far Right (ID) support the plan – with some reservations. Only the Greens/European Free Alliance and the Left reject the bulk screening of private messages and photos of non-suspects.

With the exception of the Liberals, all parliamentary groups want to exempt end-to-end encrypted messages from screening, thus excluding client-side scanning. However, the Christian Democrats want to make the analysis of metadata mandatory to search for known illegal material – how this is supposed to work without content analysis is not explained. Social Democrats and National Conservatives want to limit chat controls to known material, while the proposal also provides for searching for unknown depictions and attempts of solicitation by using “artificial intelligence”. Christian Democrats and Far Right MEPs want chat controls to be ordered by a judge, contrary to the proposal which would also allow orders by “independent administrative authorities”.

Liberals, Christian Democrats and Far Right conservatives want to go even further than the EU Commission’s chat control proposal by allowing providers to carry out chat controls on their own initiative without any judicial or administrative review or order. A lawsuit is pending against this type of “voluntary chat control” currently practised by US providers, and the EU Commission actually wanted to replace it with its proposal.

Like the Socialist IMCO Rapporteur Saliba, Pirate MEP Kolaja (Greens/EFA) wants to tame other rogue ideas from the draft regulation besides chat control: With regard to age verification, Kolaja tables that no mandatory age check or verification should be introduced, neither for communication services nor for app stores. In effect making the anonymous sending of emails, messenger and chat messages virtually impossible could make anonymous tips and police reports, for example by whistleblowers, impossible. Kolaja also wants to delete the proposed ban on app stores from allowing minors to install communication apps such as Whatsapp to protect them from adults initiating sexual contacts.

Pirate Party MEP Patrick Breyer, shadow rapporteur for his group in the lead Committee on Civil Liberties (LIBE), comments:

“Now that a broad majority for mass message and chat controls of non-suspects is emerging even in the tech-savvy Internal Market Committee of the European Parliament, alarm bells must be ringing for all those who want to stop total surveillance of private and intimate messages and photos. Only a Europe-wide wave of protests can now prevent the destruction of the digital privacy of correspondence. We Pirates are fighting for this side by side with the civil liberties movement!

The proposed cuts in chat control do not change the substance of the unprecedented plan for mass searches of the contents of private communication of law-abiding citizens: an exception for encrypted communication via messenger services would continue to expose the vast majority of emails and chats to chat control. The proposal by Christian Democrats to reserve chat control orders to the judiciary is of little value because judges remain legally obliged to issue these orders.

Limiting scanning to ‘known’ material also does not change the fact that in precisely this procedure 80-90% of the flagged messages and photos turn out to be entirely legal and end up in the wrong hands for no reason. It is precisely these chat controls that leave child porn rings completely unchallenged while criminalising young people en masse. Abuse victims also warn of an end to digital privacy of correspondence – not to mention its incompatibility with fundamental rights. At the same time, abuse material that law enforcement officials have long found on the darknet inexplicably remains unreported and continues to circulate.

It will probably be decided in 2023 whether the EU will introduce a mandatory general monitoring scheme so extreme that it doesn’t exist anywhere else in the free world. Now it is important that everyone helps to defend the digital privacy of correspondence – with petitions, by creating awareness for the issue and protesting.”

In the lead committee, LIBE, the draft report by Spanish conservative rapporteur Zachalejos is expected in mid-April.

[1] Amendments: europarl.europa.eu/doceo/docum… and europarl.europa.eu/doceo/docum… , draft report: europarl.europa.eu/doceo/docum…

Breyer’s information website on chat control


patrick-breyer.de/en/eu-parlia…

Per i giudici austriaci il videogioco Fifa è gioco d’azzardo. Vero o falso, salvaguardiamo i più piccoli


Lo scorso 26 febbraio il tribunale distrettuale di Hermagor ha deciso che alcune delle funzionalità di Fifa, uno dei più popolari videogiochi di calcio di tutti i tempi prodotto dalla EA – Electronic Arts con centinaia di milioni di giocatori in tutto il mondo devono essere considerate a tutti gli effetti gioco d’azzardo con tutte... Continue reading →

PRIVACY DAILY 72/2023


Gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di vietare completamente l’uso di TikTok, ma è improbabile che l’Europa segua la stessa strada. Così ha dichiarato Theo Bertram, vicepresidente delle relazioni governative e delle politiche pubbliche per l’Europa di TikTok. “Quando si parla di libertà di parola per il pubblico, credo che le regole siano chiare.... Continue reading →

La Corte dell’Aja, il mandato d’arresto per Putin e le carenze dell’Italia. Di @vitalbaa su @domanigiornale


Chiarimenti sui mandati di arresto nei confronti Vladimir Vladimirovich Putin e Maria Alekseyevna Lvova-Belova e sull'anomala "gestione" dell'attuale governo in merito ai crimini contro l’umanità. Il post di @Vitalba

@Politica interna, europea e internazionale


  • La Corte penale internazionale ha emesso due mandati di arresto nei confronti di Putin e Maria Alekseyevna Lvova-Belova per deportazione illegale e trasferimento illegale di bambini dall’Ucraina alla Federazione russa. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha dichiarato: «Le decisioni della Corte non hanno alcun significato per il nostro paese, nemmeno dal punto di vista legale».
  • È vero che la Russia non ha mai ratificato lo Statuto di Roma, quindi non accetta la giurisdizione della Cpi, né ha l’obbligo giuridico di cooperare con essa. Ma il mandato della Corte si traduce comunque nella “condanna” di Putin a non muoversi dalla Russia.
  • E il ruolo dell’Italia? Il governo ha eliminato i crimini contro l’umanità. Non se comprende il motivo, salvo ipotizzare che qualche esponente tema un’imputazione per crimini contro l’umanità riguardo, ad esempio, alla gestione dei migranti.


A proposito di quest'ultima scelta...

Non se comprende il motivo, salvo ipotizzare, come ha fatto in una intervista Chantal Meloni, professoressa di Diritto penale internazionale, che qualche esponente del governo tema un’imputazione per crimini contro l’umanità riguardo, ad esempio, alla gestione dei migranti.

In ogni caso, quest’eliminazione è un fatto molto grave, specie in un momento in cui l’Italia dovrebbe mostrarsi allineata alla comunità internazionale anche introducendo nel proprio ordinamento tutti i crimini connessi alla guerra voluta da Putin.



Oggi spiego il mandato d’arresto per Putin; perché riguarda per ora solo la deportazione di bambini; quali effetti può produrre, perché non è vero che non ne abbia.

Spiego pure come e perché l’Italia non si sta adeguando allo Statuto della Corte dell’Aja, dato che ha cancellato i crimini contro l'umanità dal codice sui reati universali in via di approvazione.

editorialedomani.it/fatti/la-c…


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Oggi spiego il mandato d’arresto per Putin; perché riguarda per ora solo la deportazione di bambini; quali effetti può produrre, perché non è vero che non ne abbia.

Spiego pure come e perché l’Italia non si sta adeguando allo Statuto della Corte dell’Aja, dato che ha cancellato i crimini contro l'umanità dal codice sui reati universali in via di approvazione.

editorialedomani.it/fatti/la-c…

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Etiopia, visita di Antony Blinken per la normalizzazione economica dopo 2 anni di guerra genocida in Tigray


L’Etiopia ha accolto mercoledì 15 marzo il segretario di stato americano Antony Blinken, in visita in Africa per questioni diplomatiche: prima in Niger poi nel secondo Paese più popoloso del continente africano. Lo avevamo già segnalato nel precedente agg

L’Etiopia ha accolto mercoledì 15 marzo il segretario di stato americano Antony Blinken, in visita in Africa per questioni diplomatiche: prima in Niger poi nel secondo Paese più popoloso del continente africano.

Lo avevamo già segnalato nel precedente aggiornamento sulle tematiche che avrebbe trattato: questioni generali (sicurezza alimentare, clima e transizione energetica giusta, diaspora africana, e salute globale). Nello specifico dell’ Etiopia la “giustizia di transizione”, tema centrale sul post guerra dai risvolti genocidi iniziata il 3 novembre 2020 e conclusasi formalmente con un accordo di tregua firmato tra le parti il 2 novembre a Pretoria con la mediazione dell’ Unione Africana e degli USA come osservatori.

Gli USA dal gennaio 2022 avevano messo in esecutivo la sanzione di espellere dall’ AGOA – African Growth and Opportunity Act – l’Etiopia perché in violazione del regolamento visto che il governo etiope risulta mandante del suo esercito in Tigray chè stato implicato in crimini di guerra e contro l’umanità.

Martedì 14 marzo, un giorno prima che Blinken avesse l’incontro con i rappresentanti del governo etiope, il dipartimento di stato USA si è sentito in dovere di emanare una nota indicante il bilancio sul supporto monetario, economico fornito all’Etiopia.

Il comunicato apre con una premessa:

“Il 2 novembre 2022, sotto gli auspici dell’Unione africana e con l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti in qualità di osservatori, il governo dell’Etiopia e il Fronte popolare di liberazione del Tigray hanno firmato l’”Accordo per una pace duratura attraverso un Cessazione permanente delle ostilità” (COHA), ponendo fine al conflitto scoppiato nel novembre 2020. Il COHA è in vigore e in fase di attuazione.”

Il Dipartimento di Stato americano ha affermato che negli ultimi 2 anni ha fornito all’Etiopia circa 3,16 miliardi di dollari in assistenza umanitaria.

La dichiarazione però non includeva i motivi sul perché nello stato regionale del Tigray oggi, dopo 5 mesi dall’accordo di Pretoria, le persone stiano ancora soffrendo e morendo per mancanza di medicinali e aiuti alimentari. Il report ONU della Commissione Internazionale di Esperti di Diritti Umani per l’Etiopia – ICHREE, in precedenza, aveva denunciato il governo e le sue politiche di aver creato un blocco “de facto” sull’accesso umanitario in Tigray.

Il Segretario di Stato USA durante l’incontro ha anche annunciato che gli Stati Uniti forniranno per l’anno in corso 331 milioni di dollari in assistenza umanitaria all’Etiopia.

Blinken ha dichiarato su Twitter che lui e il vice di Abiy Ahmed Ali, Demeke Mekonen Hassen, hanno discusso:

“…sui progressi compiuti nell’attuazione dell’accordo sulla cessazione delle ostilità e sulla necessità di un accesso senza ostacoli da parte degli osservatori internazionali dei diritti umani alle aree colpite dal conflitto, nonché sull’importante ruolo regionale dell’Etiopia.”

In un altro tweet ha aggiunto di aver incontrato il PM Abiy Ahmed e di aver discusso:

“La necessità di responsabilità per raggiungere una pace duratura. Ha anche deciso di rivitalizzare la nostra solida partnership.”

L’Etiopia oggi si trova sull’orlo del baratro economico dilaniata dalla guerra. Funzionari americani nel campo per il rilancio delle relazioni hanno dichiarato che impedire al governo etiope di ottenere aiuti economici estremamente necessari dopo la firma di un accordo di pace, potrebbe in ultima analisi minare la fragile pace e la stabilità generale del paese. Solo l’assistenza internazionale come i prestiti del Fondo monetario internazionale e la ristrutturazione del debito possono aiutare a riparare l’economia dilaniata dalla guerra: questa la posizione degli Stati Uniti.

Di veduta diversa sono le tante organizzazioni sulla tutela dei diritti umani, parte della società civile e diaspora globale che invece credono che si debba dare la priorità alla responsabilità e alla giustizia verso criminali e crimini perpetrati su milioni di persone in Tigray e nel resto del nord Etiopia, nelle regioni Amhara e Afar.

Diversi funzionari umanitari e non, tra cui il capo dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) Samantha Power, hanno sostenuto nei dibattiti politici interni che l’amministrazione deve ottenere maggiori impegni dal governo etiope sui diritti umani e la responsabilità per i crimini di guerra e altre atrocità. Questo come premessa e prima di accettare l’apertura completa di nuove vie economiche e commerciali. Questa tematica si scontra profondamente con il controverso atto di “giustizia transitoria” che vorrebbe perseguire il governo etiope in maniera interna come Stato Sovrano e supportato da USA ed Europa.

“Non dovremmo scambiare i nostri valori di lunga data sui diritti umani con la stabilità percepita a breve termine nell’Africa orientale”, ha affermato Cameron Hudson, esperto di politica africana degli Stati Uniti presso il Center for Strategic and International Studies.

“La domanda è quanto questa amministrazione [USA] pensa di poter ottenere in tutta la regione senza avere l’Etiopia come partner strategico?”

Alcuna risposta e commento sono arrivati da USAID, il Dipartimento di Stato che ha rifiutato di commentare e l’ambasciata etiope a Washington non ha risposto sulla questione proposta da Foreign Post.

Nonostante alcuni progressi importanti, ma parziali per la sopravvivenza dei civili in Tigray che ha portato la stipula dell’accordo di tregua, milioni di persone e sfollati interni risultano ancora sopravvivere nell’incertezza e nell’insicurezza. Gran parte del Tigray rimane tagliata fuori dall’accesso ai servizi sociali di base come l’assistenza sanitaria, le banche, le telecomunicazioni e l’energia. Centinaia di dipendenti pubblici non hanno ricevuto lo stipendio da 30 mesi e rimangono scoperti anche per i 5 mesi dopo l’accordo.

Una testimonianza peculiare di questo stato di grave sussistenza del popolo tigrino l’ha fornita MSF che abbiamo riportato in un precedente aggiornamento.

Il Segretario Blinken nella sua visita in Etiopia ha incontrato anche Daniel Bekele, presidente della Commissione Diritti Umani Etiope e stretto alleato del Premier Abiy Ahmed.

Bekele ha dichiarato:

“Ho avuto una discussione positiva e fruttuosa con il Segretario americano con particolare enfasi sull’importanza di processi e meccanismi conformi con l’Etiopia sulla giustizia di transizione incentrati sulla vittima e diritti umani.”

Il ricercatore Tekehaymanot G. Weldemichel ha espresso chiaramente le preoccupazioni sulla “giustizia di transizione” e sugli attori che dovranno gestirla.

Tekehaymanot ha il dottorato di ricerca. in geografia umana presso l’Università norvegese di scienza e tecnologia. La sua ricerca si concentra sulle politiche e le politiche ambientali. Attualmente è ricercatore post-dottorato presso l’Università norvegese di scienza e tecnologia, dove studia la traduzione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite in politiche e pratiche.

Ne citiamo le parole pubblicate recentemente su TGHAT:

“Sembra esserci un profondo malinteso sulla nozione di giustizia interna e sui meccanismi di responsabilità. Sebbene sia importante rafforzare e incoraggiare i meccanismi nazionali, il passaggio alla sostituzione di meccanismi internazionali indipendenti è molto problematico per due ragioni fondamentali. In primo luogo, nessuna istituzione in Etiopia oggi è immune dall’influenza degli autori dei crimini.

Istituzioni come la Commissione etiope per i diritti umani non sono altro che le braccia estese del regime etiope. Daniel Bekele e la commissione che dirige hanno continuamente negato e minimizzato l’entità delle violazioni dei diritti umani, in particolare nei confronti dell’etnia tigrina durante la guerra del Tigray.

Non possono quindi voltarsi e presentarsi come arbitri e giudici. Secondo, presentare la crisi del Tigray come una questione interna e pretendere di dipendere dai meccanismi interni di giustizia e responsabilità significa inquadrare male la natura del problema e sopravvalutare la capacità del meccanismo interno, anche se ve ne fossero di efficaci.

La domanda rimane: in che modo anche i meccanismi interni più capaci e imparziali riterranno gli attori stranieri come l’Eritrea responsabili dei crimini commessi dalle sue truppe nel Tigray? Si noti che nonostante le numerose segnalazioni di atrocità da parte delle forze eritree, né il regime eritreo né quello etiope hanno riconosciuto alcun crimine commesso dalle truppe eritree.”

La visita diplomatica di Blinken e della sua delegazione ha portato ad incontrarsi e a discutere con funzionari di governo e delle realtà che sono mandanti, implicate nei crimini della guerra nel Tigray come descritto nel rapporto ONU della ICHREE.

Il segretario ha fatto intendere che gli USA supportano e credano alle tesi di queste realtà umanitarie che si sono apertamente schierate con il governo.

“Sono commosso dall’impegno dei leader e dei sostenitori dei diritti umani ad Addis. Accolgo con favore i loro sforzi per sostenere il dialogo inclusivo e un processo di giustizia di transizione incentrato sulle vittime per sanare le divisioni del paese e fornire pace e sicurezza a tutti gli etiopi.”

I discorsi sulla “giustizia di transizione incentrata sulle vittime” e sui “progressi” nell’attuazione dell’Accordo sulla cessazione delle ostilità (CoHA) avrebbero avuto senso se le voci dei membri della comunità del Tigray avessero avuto presenza e voce in quelle sedi.

Nessuna delle organizzazioni per i diritti umani con sede ad Addis rappresenta le voci della popolazione fortemente colpita del Tigray.

Le voci dei tigrini che lavoravano in quelle organizzazioni sono state represse come quelle del resto degli etiopi di etnia tigrina in altri contesti. Sulla popolazione tigrina infatti sono state perpetrate attività di profilazione etnica, rimozione dalle cariche amministrative e a migliaia sono stati arrestati e detenuti illegalmente in campi di prigionia dichiarati illegali e in violazione del diritto umanitario internazionale.

Quello che hanno portato alla luce queste testimonianze è che l’accordo di tregua ha ancor più ammutolito e spinto al silenzio le voci del Tigray, facendo prendere mandato di parola solo al governo centrale.

Senza l’accesso nella regione da parte degli organismi per i diritti umani e dei media, qualunque cosa affermi il regime etiope viene accettata come vera.

Mehari Taddele Maru , studioso della School of Transnational Governance presso l’Istituto Universitario Europeo ha dichiarato:

“Se l’AU – African Union e le due parti [governo federale e TPLF, rappresentanti del Tigray] avessero pubblicato un rapporto sull’attuazione dell’accordo di Pretoria, avremmo una chiara traccia della litania di impegni non attuati. Ora c’è l’opportunità con la visita del Segretario Antony Blinken di coinvolgere le parti per fare pressione su una riflessione delle realtà sul campo.”

Nella conferenza stampa di mercoledì 15 marzo, il segretario americano ha evitato puntualmente di rispondere alle domande di un giornalista di AddisStandard sul processo di determinazione del genocidio e se è contrario al tentativo del governo etiope di porre fine al mandato della Commissione internazionale degli esperti dei diritti umani dell’Etiopia (ICHREE).

E’ innegabile la volontà diplomatica degli USA ad impegnarsi con l’Etiopia e quella parte dell’ Africa per scongiurare l’egemonia antagonista di altri concorrenti.

C’è da sottolineare anche la preoccupante facilità con cui la delegazione americana ha intrattenuto discussioni diplomatiche sulla giustizia e responsabilità dei crimini e della guerra genocida per cui sono morte più di 600.000 persone direttamente ed indirettamente per le bombe, per i massacri e per le scelte politiche di bloccare l’accesso umanitario e isolare la regione in un blackout elettrico e comunicativo senza servizi di base per 2 anni.

Per altro è innegabile l’avvallo degli USA nel sostenere l’impunità dando più peso alla priorità e stabilità economica, come strategia per cercare di strappare Etiopia e altre aree del Corno d’Africa dalle mani di altri attori come Cina, Russia.

Per altro anche Isaias Afwerki, presidente del regime della Corea del Nord Africana, l’Eritrea, aveva negato in pubblica piazza in Kenya i crimini del suo esercito perpetuati in Tigray sulla popolazione civile. Lo stesso dittatore eritreo che in interviste e dichiarazioni recenti ha rinnovato la sua scelta di opporsi all’occidente, USA ed Europa, e al sistema colonialistico perpetrato in Eritrea.

Eritrea alleata militarmente in maniera ufficiosa con l’Etiopia nella guerra del Tigray, il cui governo etiope nel 2021 aveva dato vita alla creazione del movimento “dal basso” del popolo etiope per rivendicare il panafricanismo con lo slogan verso gli Stati Uniti “Hands off Ethiopia” [Giù le mani dall’Etiopia]. Molti osservatori già a quei tempi avevano indicato questo movimento, in cui era coinvolta anche la diaspora in America, come strumento di distrazione di massa per poter sviare dal confronto sulla responsabilità governativa e militare etiope e degli alleati verso i crimini di guerra perpetrati in Tigray.

C’è da lavorare ancora molto per la giustizia per tutte le vittime che porterà verso la vera stabilità e la vera pace interetnica e unitaria del popolo etiope.

Sicuramente in Tigray, in Amhara e Afar la priorità va data sì alla tutela dei diritti umani, ma soprattutto al rispetto di ogni altro singolo punto dell’accordo di tregua: in primis fornitura e supporto umanitario incondizionato e totale.


tommasin.org/blog/2023-03-16/e…

Etiopia, le grosse lacune del supporto umanitario in Tigray dopo 5 mesi di tregua


La guerra genocida che ha coinvolto il nord Etiopia dal 3 novembre 2020, il 2 novembre 2022, dopo 2 anni si è fermata per la firma di un accordo di cessazione ostilità firmato a Pretoria. Con la mediazione dell’ Unione Africana, il governo federale etiope

La guerra genocida che ha coinvolto il nord Etiopia dal 3 novembre 2020, il 2 novembre 2022, dopo 2 anni si è fermata per la firma di un accordo di cessazione ostilità firmato a Pretoria.

Con la mediazione dell’ Unione Africana, il governo federale etiope e i rappresentanti del Tigray, i membri del partito del TPLF – Tigray People’s Liberation Front hanno siglato l’accordo di tregua.

Un punto fondamentale era l’accesso immediato e incondizionato al supporto umanitario per i milioni di persone martoriate e sfollate dalla guerra.

Dopo ormai 5 mesi le consegne di materiale alimentare e igienico sanitario sta considerevolmente rallentando.

Riguardo all’accordo di cessazione ostilità, manca un trasparente ed aggiornamenti sul sistema di monitoraggio. Monitoraggio che serve a constatare i progressi di quanto pattuito nell’accordo: compito assegnato alla gestione dell’Unione Africana – UA.

Manca ancora tutto per la maggior parte delle aree rurali dello stato regionale del Tigray.

Manca anche un monitoraggio ufficiale da parte dell’UA di tali attività che ne indichi aggiornamenti costanti e trasparenza.

Recentemente abbiamo segnalato su Focus on Africa le gravi condizioni di vita e le denunce degli IDP, degli sfollati interni.



Di seguito riportiamo le dichiarazioni di MSF- Medici Senza Frontiere (giovedì 9 marzo 2023) che indicano da una parte il suo gran lavoro per supportare la popolazione e le persone nelle aree di Shire e Shiraro e dall’altra le grosse lacune, le tante mancanze sia logistiche sia materiali per quanto riguarda strutture sanitarie e farmaci.

Nel novembre 2022, MSF – Medici Senza Frontiere ha riavviato le attività medico-umanitarie nella zona nord-occidentale del Tigray.

MSF fornisce servizi sia alle comunità ospitanti che agli sfollati interni a Shire e Shiraro.
Ecco cosa stiamo facendo.

A Shire, MSF sta supportando l’unica struttura sanitaria secondaria funzionante nel nord-ovest, mentre a Shiraro stiamo sostenendo un centro sanitario completo.

Il nostro sostegno all’ospedale di Shire e al centro sanitario di Shiraro si concentra sui programmi nutrizionali per i bambini, sulla salute materna e infantile, nonché sulla salute sessuale e riproduttiva, inclusa la risposta alla violenza sessuale.

Supportiamo anche la prevenzione e il controllo delle infezioni.

Inoltre, il mese scorso, le équipe di MSF nel nord-ovest del Tigray hanno fornito più di 6.300 visite, curando 2.300 pazienti affetti da malaria.

È stata fornita assistenza a oltre 200 vittime di violenze sessuali, probabilmente solo una frazione di coloro che attualmente necessitano di cure.

Gestiamo anche cliniche mobili e supportiamo postazioni sanitarie e centri sanitari, fornendo forniture mediche e riferimenti.

In queste aree, i bisogni sono immensi e l’accesso all’assistenza sanitaria è fortemente limitato poiché le persone devono fare viaggi lunghi o difficili per raggiungere le strutture sanitarie.

Dopo la fine dei combattimenti attivi nell’area, le persone che sono fuggite nelle zone rurali o nelle foreste in cerca di sicurezza stanno gradualmente tornando nelle piccole città e nelle aree urbane. Tuttavia, i raccolti sono andati perduti e ci sono pochi strumenti o semi da piantare.

Molte strutture sanitarie non funzionano perché gli edifici sono stati parzialmente distrutti e/o saccheggiati.

Alcuni hanno ricevuto rifornimenti insufficienti, altri nessun rifornimento, mentre i bisogni rimangono considerevoli.

Significa un accesso inadeguato all’assistenza sanitaria nel Tigray:

  • Le donne incinte faticano ad accedere al sostegno pre e post parto o ad un luogo sicuro dove partorire
  • I bambini non dispongono di servizi di base come le cure preventive di routine e le vaccinazioni
  • Le persone con malattie croniche non possono ricevere farmaci

I nostri team segnalano enormi carenze di articoli medici, anche forniture salvavita come

  • alimentazione terapeutica
  • anestesia per intervento chirurgico
  • farmaci contro la malaria e apparecchiature per i test

Le équipe di MSF stanno ora tornando a Mekele, con l’obiettivo di aumentare l’accesso all’assistenza sanitaria primaria e secondaria salvavita, in particolare per la popolazione che vive nelle zone remote e di difficile accesso del Tigray.


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Etiopia, la stabilità economica non può sostituire giustizia e responsabilità per le vittime di guerra


Nella guerra dai risvolti genocidi iniziata in Tigray il 3 novembre 2020 e perdurata per 2 anni, la svolta è arrivata il 2 novembre 2022 quando a Pretoria, Sud Africa, rappresentanti del governo etiope e del Tigray hanno siglato un accordo di cessazione o

Nella guerra dai risvolti genocidi iniziata in Tigray il 3 novembre 2020 e perdurata per 2 anni, la svolta è arrivata il 2 novembre 2022 quando a Pretoria, Sud Africa, rappresentanti del governo etiope e del Tigray hanno siglato un accordo di cessazione ostilità.

Per il governo una veloce “azione di polizia” per fermare, bloccare il partito TPLF – Tigray People’s Liberation Front, tutti i suoi membri e i sostenitori etichettati come dissidenti.

Vera e propria guerra in cui l’esercito federale etiope, l’ENDF e le forze speciali regionali amhara, la milizia fano e gli eritrei invasori del suolo etiope fin dall’inizio, hanno perpetrato sistematicamente crimini sulla popolazione civili: si è parlato di fame e stupri come armi di guerra, abusi di genere su base etnica sulle donne di ogni età di etnia tigrina, repressione con arresti di massa e detenzione illegale in violazione del diritto umanitario internazionale. Anche le forze tigrine si sono macchiate di crimini sui civili portando il conflitto a sconfinare nelle vicine regioni Amhara e Afar nel giugno 2021. Tutt’ oggi non si hanno notizie di che fine abbiano fatto quelle decine di migliaia di tigrini arrestati.

Oggi le stime parlano di più di 600.000 morti per azioni dirette della guerra, bombe, attacchi aerei e droni e persone uccise indirettamente per privazione di supporto alimentare, umanitario ed igienico/sanitario.

La guerra in Tigray è stata recentemente descritta come una tra le più atroci e brutali degli ultimi decenni.

Guerra combattuta nello stato regionale del Tigray completamente isolato dal resto del mondo ed in totale blackout elettrico e comunicativo. Solo dopo 2 anni, dopo la stipula dell’accordo si sono visti parziale riattivazione dei servizi base. Parzialmente riattivata la linea telefonica ed internet. Riaperte diverse filiali della banca centrale etiope, ma ancora in quasi totale mancanza di contante.

In marzo 2021 il Segretario americano Antony Blinken aveva emesso uno dei primi comunicati in cui dichiarava “pulizia etnica” in Tigray. Dopo 1 anno fu condiviso il report da HRW e Amnesty in cui confermavano i crimini di guerra e contro l’umanità.

Nel giugno 2021 Pekka Haavisto, inviato speciale dell’ Unione Europea, aveva dichiarato che durante i colloqui a porte chiuse insieme ai leader etiopi, questi avevano detto che “spazzeranno via i Tigrini per 100 anni”.

Gli USA avevano avviato anche un iter legale per confutare se dichiarare genocidio in Tigray.

Nel dicembre 2021 bloccarono l’attività per dare spazio alla “diplomazia”.

Ci volle quasi un anno perché arrivasse il novembre 2022 per la cessazione delle ostilità ed i tavoli negoziali di tregua mediati dall’Unione Africana.

In quei 2 anni tutte le forze in gioco hanno perpetrato crimini, come ha sottolineato il report ICHREE, International Commission of Human Rights Expert on Ethiopia. Anche durante e dopo la firma dell’accordo di Pretoria sono stati commessi crimini sui civili in Tigray. Il blocco dell’accesso umanitario che doveva essere supportato dal piano di tregua va a rilento ed in alcune zone è ancora ai blocchi di partenza causa occupazione eritrea. Le “forze esterne” che dovevano ritirarsi, amhara ed eritrei, sono ancora presenti in gran parte i primi nel Tigray occidentale rivendicato sotto la loro giurisdizione, i secondi decentrati in zone periferiche. Ai tavoli negoziali per la tregua della guerra regionale, non è stato invitata l’Eritrea, pedina e protagonista in prima linea fin dall’inizio.

Il 28 febbraio viene condiviso un appello congiunto di 60 organizzazioni per i diritti umani e della società civile per chiedere giustizia e responsabilità per le vittime della guerra genocida.

La società civile si è detta allarmata riguardo all’annuncio del 15 febbraio da parte del vice primo ministro dell’Etiopia al Consiglio esecutivo dell’Unione africana, secondo cui il governo etiope intende presentare una risoluzione alla prossima sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per porre fine al mandato della Commissione internazionale di esperti in diritti umani sull’Etiopia (ICHREE).

Durante la 52a Sessione ordinaria del Consiglio per i diritti umani dell’ONU è stato dichiarato che l’Eritrea non ha compiuto alcun passo per stabilire meccanismi di responsabilità per le violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario commesse dal suo esercito nel contesto del conflitto del Tigray in linea con il Joint Investigation Team (JIT) dell’UNHCHR e l’Ethiopian Human Rights Commissione. Il governo eritreo ha “respinto questo rapporto della SIC e ha permesso agli autori dell’esercito di agire impunemente”, ha affermato, osservando che “non vi è alcuna reale prospettiva che il sistema giudiziario nazionale chieda conto degli autori”. Aggiungendo e confermando che il ritiro dei soldati risulta parziale e lento.

La commissione ONU ha sottolineato la necessità di monitoraggio riguardo al piano attuativo sulla tregua.

D’altro canto il dittatore della Corea del Nord africana Isaias Afwerki aveva precedentemente negato platealmente in Kenya i crimini del suo esercito nei confronti del popolo tigrino.

Il governo etiope come ha bloccato “de facto” gli aiuti umanitari per volontà politiche, ha tentato più volte con ogni mezzo diplomatico e politico in sede nazionale ed internazionale, con il supporto degli alleati in sede ONU, di bloccare la commissione investigativa ICHREE, denunciando l’occidente di ingerenza e rivendicando che sono questioni interne da risolvere come Stato Sovrano.

A gennaio, 2 mesi dopo la firma dell’accordo di Pretoria, il governo etiope pubblica la bozza del piano per la “giustizia di transizione”.

Tadesse Simie Metekia , etiope esperto di crimini internazionali e giustizia di transizione, è un buon primo passo, ma sottolinea che “non sono sicuro che il Paese sia pronto ad attuare qualsiasi forma di giustizia di transizione in un modo accettabile per la maggioranza degli etiopi o conforme agli standard internazionali”.


Approfondimento: Etiopia, Perseguire Crimini Contro l’Umanità: Dov’é La Legge?


Secondo Metekia, il governo afferma che utilizzerà il documento “Opzioni politiche per la giustizia di transizione” per una campagna di sensibilizzazione e consultazione pubblica in tutto il paese da metà marzo all’inizio di giugno 2023. Pensa però che il lasso di tempo sia troppo breve, data l’enormità del compito e le risorse necessarie. Metekia dichiara anche che i precedenti sforzi di giustizia di transizione in Etiopia sono falliti e che si dovrebbero trarre lezioni da questo.


NOTE sul sistema di giustizia di transizione in Etiopia

  • en.wikipedia.org/wiki/1958%E2%…
  • youtube.com/watch?v=qvYp1qm0DE…
  • L’attuale Premier etiope in carica dal 2018 ha adottato una serie di misure per affrontare le ingiustizie del passato e le gravi violazioni dei diritti umani, tra cui l’istituzione di una commissione di riconciliazione.A questa commissione è stato affidato il mandato di valutare, identificare e riconoscere gravi violazioni dei diritti umani, ingiustizie, lamentele e fallimenti e costruire una pace e una democrazia sostenibili basate sulla riconciliazione. Tuttavia, il mandato operativo triennale della Commissione è scaduto nel febbraio 2022, senza risultati. [Fonte: “Policy Options for Transitional Justice”]

Per quanto riguarda la non ingerenza è un diritto rivendicarla, ma per il discorso della tutela dei diritti umani, della giustizia e della responsabilità dei crimini nella guerra genocida in Etiopia… è come se Putin rivendicasse l’utilizzo di una sua commissione per i diritti umani per indagare i crimini perpetrati dal suo stesso esercito in Ucraina: la dissonanza è lampante.

Mentre il governo americano, motivato dalle tante violazioni dei diritti umani causati dalla guerra nel nord Etiopia, ha escluso l’Etiopia dall’African Growth and Opportunity Act (AGOA) a partire dal 1 gennaio 2022. Infatti l’idoneità dei Paesi nel rientrare nell’AGOA è subordinato al fatto che non devono essere coinvolti in crimini di guerra e contro l’umanità come invece è implicato il governo etiope.

Gli stessi USA invieranno il Segretario Antony Blinken in Africa, in Niger ed Etiopia, dal 14 al 17 marzo 2023. Il segretario incontrerà anche il presidente della Commissione dell’Unione africana Moussa Faki Mahamat per discutere le priorità globali e regionali condivise e dare seguito agli impegni del vertice dei leader USA-Africa in materia di sicurezza alimentare, clima e transizione energetica giusta, diaspora africana, e salute globale.

Il 15 marzo il Segretario visiterà Addis Abeba, in Etiopia, dove discuterà dell’attuazione dell’accordo di cessazione delle ostilità per far avanzare la pace e promuovere la “giustizia di transizione” nell’Etiopia settentrionale. Incontrerà inoltre i partner umanitari e gli attori della società civile per discutere della fornitura di assistenza umanitaria, della sicurezza alimentare e dei diritti umani.

Potrebbe arrivare alla fine del mese di marzo l’annuncio se l’Etiopia sarà o meno reintegrata nell’AGOA. Visti i tempi della giustizia, questo denota che gli USA potrebbero con un colpo di spugna accantonare la ricerca di responsabilità dei crimini per favorire gli accordi economici. Il tempo ci risponderà.

“Gli Stati Uniti molto probabilmente conoscono la natura dei crimini e la misura in cui il governo dell’Etiopia ai massimi livelli ha ordinato la violenza sui propri civili” ha detto un ex alto funzionario statunitense a conoscenza della questione, che ha parlato in condizione di anonimato a FP – Foreign Policy

Aggiungendo:

“Le uccisioni di massa non rimangono mai sepolte. Tutti nella comunità delle vittime e nella comunità della prevenzione delle atrocità ricorderanno quali politici statunitensi hanno fatto questo appello per ignorare le proprie informazioni e andare avanti con questi pacchetti economici”.

Il Prof. Mehari Taddele Maru riguardo al supporto del piano di “giustizia di transizione” etiope da parte americana ha dichiarato:

“Relegare la responsabilità degli autori di crimini atroci al circo della “giustizia di transizione” eseguita ad Addis si fa beffe dei milioni di vittime massacrate intenzionalmente, deliberatamente affamate, sistematicamente sfollate e violentate selvaggiamente.”

Il 6 marzo anche 3 collettivi ed organizzazioni tigrine per lo sviluppo e la stabilità del Tigray ( Alliance of Civili Society Organizations of Tigray (ACSOT), Tigray Human Rights Advocacy Network (THRAN), Tigray Universities Scholars Association (TUSA) ) hanno emesso il loro appello per l’estensione del mandato dell’ICHEE e delle sue continue indagini sulle violazioni dei diritti umani.

Le bombe si sono placate, ma rimane l’incertezza sulla supervisione dell’attuazione dell’accordo di tregua in parallelo alla guerra diplomatica per la giustizia e responsabilità che determina non di meno rallentamenti e tensioni sul piano del supporto concreto e reale a milioni di persone in Tigray.


Foto credit: Photo Source: © J. Countess via Getty Images


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Migranti: dopo Cutro, la maggioranza prepara una nuova stretta sui permessi di soggiorno. Di @vitalbaa su @valigiablu


Il decreto Cutro, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 9 marzo, tra le altre cose, ha disposto una stretta sui permessi speciali per gli immigrati. Siccome alcuni commenti, politici e non, paiono un po’ confusi, può essere utile un chiarimento, mostrando la direzione nella quale sta andando la maggioranza di governo

@poliverso

Perché allora questi provvedimenti? In mancanza di risposte certe, sorge un ragionevole dubbio. Ovvero che il governo non intenda rinunciare alla presenza di immigrati irregolari: del resto, l’esistenza di un nemico da combattere è la cifra della sua narrazione, variamente declinata. Peraltro, più irregolari si creano, più rimpatri andrebbero effettuati. Invece, l’Italia ne fa pochi rispetto al numero di coloro i quali ne dovrebbe essere oggetto, data la difficoltà di stringere accordi con i paesi di provenienza.

Qui continua l'articolo di @Vitalba su @Valigia Blu

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Etiopia, la disastrosa situazione degli sfollati in Tigray nonostante l’accordo di cessazione ostilità


La guerra genocida inizita il 3 novmebre 2020 in Tigray, regione settentrionale in Etiopia e descritta dal governo centrale come veloce “azione di polizia” per fermare e bloccare tutti i membri “dissidenti” del partito TPLF – Tigray People’s Liberation Fr

La guerra genocida inizita il 3 novmebre 2020 in Tigray, regione settentrionale in Etiopia e descritta dal governo centrale come veloce “azione di polizia” per fermare e bloccare tutti i membri “dissidenti” del partito TPLF – Tigray People’s Liberation Front, si è placata con un accordo di cessazione ostilità, di tregua firmato a Pretoria il 2 novembre 2022.

Il report di UNHCR del 23 febbraio 2023 riguarda gli sfollati interni, gli internally displaced person (IDP) che si sono creati come conseguenza di tale guerra.

Report versione PDF : UNHCR-Ethiopia-Protection-Monitoring-and-Solutions-PMS-Report1-Mekelle-February-2023

AGGIORNAMENTO 9 marzo 2023:

Per dovere di cornaca, come redazione di Focus on Africa, abbiamo caricato la su citata copia in pdf in quanto dopo la visione sul servizio Reliefweb (servizio di archivio ufficiale) di UNOCHA, tal report risulta rimosso.

Fortunatamente anche il servizio WebArchive ci viene in aiuto perché ha tenuto traccia (snapshot del 6 marzo 2023, ore 19:05:39) della pagina web in cui era stato pubblicato il rapporto: web.archive.org/web/2023030619…

Contesto degli sfollati interni in Tigray


UNHCR indica che nel 2022 più di 200.000 sfollati interni sono tornati al loro luogo di origine nella regione del Tigray e oltre 33.000 sono stati assistiti dall’UNHCR e dai partner con denaro contante, NFI (Emergency Shelter/Non-Food Items) e mezzi di trasporto.

Genta Afeshum, Gulo Mekeda e Hawzen woredas [distretti] nella zona nord-orientale del Tigray sono stati selezionati [come luoghi] per l’implementazione pilota dei nuovi strumenti di monitoraggio e soluzioni di protezione (PMS) dell’UNHCR a causa della loro elevata popolazione di sfollati rimpatriati.

Questi strumenti includono un’indagine su informatori chiave, discussioni di focus group (FGD), mappatura delle strutture e liste di controllo osservative. Gli obiettivi del PMS includono la valutazione della durabilità dei ritorni, la coesione sociale tra le comunità e le questioni abitative, fondiarie e immobiliari (HLP). Il conteggio delle risposte dei partecipanti durante le discussioni aiuta a generare dati quantitativi e aiuterà a tenere traccia delle tendenze nei diversi cicli di raccolta dei dati.

Il Report di UNHCR è tratto da una serie di 7 discussioni di focus group (FGD) con 66 sfollati rimpatriati originari dei 3 distretti sopra citati, 55% donne e 45% uomini.

Quando è stato chiesto a queste persone perché fossero tornati, l’86% ha risposto perché non stavano ricevendo supporto umanitario nell’area di accoglienza.

Dopo il loro ritorno ai luoghi d’origine, non hanno ricevuto ancora supporto umanitario.

La principale esigenza, necessità citata dal 100% del gruppo è stata “cibo”. Con il 43% salute ed educazione per i bambini.

2919 case completamente distrutte e 830 parzialmente danneggiate.

Il 95% delle 126 scuole primarie e l’86% delle superiori completamente distrutte.

Il 94% (61) delle 71 strutture sanitarie dei 3 distretti completamente distrutto, mentre il 10% parzialmente.

Dei 2019 bacini, riserve e punti per l’acqua, il 63% è stato distrutto, il 37% parzialmente: senza acqua non c’è vita.

Distrutto il 100% degli uffici pubblici.

A Kokob Tsibah:

  • interi villaggi sfollati – 34 sepolti il giorno della visita d’osservazione
  • 11 torturati
  • 150 sopravvissuti *identificati* GBV – Gender Based Violence (1,5% pop.)
  • 120 HIV+ (sieropositivi) noti senza farmaci.
  • Tutto il bestiame, i raccolti, i depositi di grano, le attrezzature saccheggiate o distrutte.
  • Carenza acuta di cibo/WASH.

Hadnet

  • Nessun rimpatriato ha ricevuto aiuti dal 2022
  • raccolti, bestiame, strutture agricole distrutte o danneggiate
  • UXO non chiarito nei campi
  • Nessuna assistenza sanitaria
  • Le donne incinte devono camminare un giorno per farsi curare ad Adigrat
  • Carenza acuta di cibo/WASH.

Fatsi

  • Gli sfollati interni sono rientrati perché non c’erano aiuti ad Adigrat.
  • L’esercito eritreo è sistemato appena fuori città, occupando una scuola
  • Nessuna amministrazione
  • Centro sanitario distrutto
  • Famiglie divise tra Adigrat e Fatsi
  • Donne capofamiglia particolarmente vulnerabili

Città di Hawzen

  • sfollati rimpatriati per mancanza di aiuti a Mekelle
  • mancanza acuta di cibo, WASH, carenza di vestiti
  • La maggior parte delle proprietà saccheggiate
  • Fortemente colpito dalla violenza di genere

Si parla di Adigrat e Mekellé come città di riferimento e di consegna, immagazzinamento degli aiuti umanitari per gli sfollati del Tigray orientale perché le loro aree di origine sono inaccessibili al comparto umanitario.

Da considerare che a Mekellé, capitale della regione tigrina, sono presenti oggi 300.000 IDP che attendono ed hanno denunciato a loro volta la mancanza di supporto umanitario.



Le realtà che dovrebbero monitorare e quelle che dovrebbero dare trasparenza ed aggiornamenti dal campo si fanno attendere: la principale motivazione di non accesso nei distretti è l’occupazione eritrea. La causa del mancato aggiornamento da parte dei partners umanitari non è dato sapere, se sia per mancanza di accesso o di fondi. Il risultato finale è che centinaia di migliaia di persone in Tigray ad oggi sono in balia degli eventi.


Credit foto di testa: IOM/Kaye Viray – Una scuola trasformata in un sito per sfollati a Shire, nella regione del Tigray in Etiopia, ospita migliaia di sfollati interni.


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Etiopia, ancora blocchi sugli aiuti umanitari nel Tigray


Il 3 novembre 2020 in Etiopia è scoppiata una guerra. Per il governo centrale una veloce “azione di polizia” per fermare il “ribelle” partito del TPLF – Tigray People’s Liberation Front e tutti i suoi membri. Per il popolo del Tigray, regione settentriona
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Il 3 novembre 2020 in Etiopia è scoppiata una guerra. Per il governo centrale una veloce “azione di polizia” per fermare il “ribelle” partito del TPLF – Tigray People’s Liberation Front e tutti i suoi membri.

Per il popolo del Tigray, regione settentrionale etiope, è iniziata una vera e propria guerra genocida inb cui sono stati perpetrati crimini di guerra e contro l’umanità.

Le stime, analizzate e condivise dal Prof. Jan Nyssen e dal suo team dell’Università Ghent in Belgio, oggi parlano di più di 600.000 vittime, di civili uccisi dalle bombe, dai massacri o dalla mancanza di cibo e cure mediche. Arresti e deportazioni di massa su base etnica. Pulizia etnica confermata da parte delle forze speciali amhara e milizia Fano, alleati dell’esercito etiope, che nel Tigray occidentale hanno sfollato i residenti rivendicando quel territorio giuridicamente e storicmente amhara. Fame e stupri come armi di guerra. Conflitto che è descritto come “guerra civile” tra le più atroci del XIX secolo, ma si dovrebbe parlare di guerra regionale in quanto i soldati eritrei, alleati informalmente dell’ ENDF e delle forze amhara, hanno invaso l’Etiopia ed erano presenti fin dal primo giorno, anche se il governo etiope ha negato per mesi la loro presenza. Esercito eritreo che ha combattuto con truppe e cadetti somali addestrati in Eritrea, ignari di andare a morire in prima linea per una guerra non loro.

Oggi la disputa territoriale del Tigray occidentale è nodo di tensioni e parte dell’ accordo di cessazioni ostilità siglato il 2 novembre a Pretoria, Sud Africa. Molti sfollati tigrini fuggiti in Sudan hanno paura di tornare nelle proprie case o in quel che ne resta, proprio per l’attuale occupazione.

Oltre alla risoluzione della disputa territoriale, parte dell’accordo prevede il ritiro delle “forze esterne” dal Tigray e l’accesso capillare ed immediato del supporto e della consegna di materiale umanitario e salvavita ai più di 6 milioni di persone residenti la regione tigrina.

Il report della ICHREE aveva denunciato tutte le forze in gioco di aver commesso crimini verso strutture e persone civili. Il governo centrale ha creato con scelte politiche ben precise un blocco “de facto” all’accesso umanitario in Tigray.

L’accordo di Pretoria è un patto per una cessazione ostilità, non di pura pace: la pace dovrebbe esserne la principale conseguenza, come obiettivo ultimo.

La priorità dell’accordo di Pretoria ha avviato un cessate il fuoco per dare maniera, tra le altre cose, di poter far operare in sicurezza l’accesso del supporto salvavita verso tutti i civili in difficoltà.

La guerra combattuta in Tigray in un totale isolamento, blackout elettrico e comunicativo, dal resto del mondo, ha bloccato i servizi di base indispensabili alla sopravvivenza delle persone. Oltre la mancanza di carburante che ha bloccato anche le ambulanze per soccorsi e per distribuzione medicinali, c’è stato il blocco dei conti correnti bancari.

Se all’inizio di novembre 2022, grazie all’accordo, l’accesso umanitario ha iniziato le consegne nei grossi centri del Tigray come Mekelle e Shire, ad oggi sembra che ci sia un rallentamento delle forniture umanitarie, come dimostrano i dati in seguito.

Martedì 21 febbraio Patrick Youssef, direttore regionale della ICRC – Croce Rossa Internazionale ha dichiarato:

“La pace è tornata nel nord Etiopia , ma permangono enormi bisogni umanitari. Sto visitando Tigray , dove il conflitto ha causato immense sofferenze alla popolazione. Le conseguenze umanitarie sono gravi. E sono necessari più aiuti per proteggere e assistere le persone colpite. Mekelle”

Domenica 5 marzo 2023, inoltre, il Dr. Fasika, medico dell’ Ayder Hospital ha segnalato che il COVID sta riprendendo piede a Mekelle, la capitale tigrina in cui risiedono anche 300.000 sfollati interni, IDP, di cui abbiamo dato aggiornamento in un precedente articolo: denunciano di non aver ricevuto gli aiuti umanitari necessari da più di 3 mesi dalla firma dell’accordo di tregua.


Approfondimento: Etiopia, 54.000 sfollati ad Abiy Addi senza cibo, medicinali e altre zone del Tigray senza aiuti


Per il resto del mondo è stata una buona notizia l’accordo di Pretoria. Dopo 2 anni di guerra genocida e crimini di guerra e contro l’umanità subìti dai civili è stata veramente un’ottima notizia l’accordo per una tregua. Purtroppo però manca ancora tutto. Le linee telefoniche in molte aree regionali hanno ripreso a funzionare come la linea internet, ma molto lentamente. Anche diverse filiali della banca centrale etiope hanno riaperto. Purtroppo però, come notizie ed aggiornamenti da nostre fonti dirette, non erogano ancora contanti anche se la banca centrale aveva dichiarato di aver inviato qualche milione di birr alle filiali nella regione.

“Oggi, non un mese fa, in Adwa le banche non hanno soldi, sono aperte ma non erogano denaro, la popolazione continua a non mangiare!!!”

Un paio di foto che arrivano da Mekelle fanno comprendere bene la situazione di catastrofe umanitaria in atto. Tra persone che scaricano sacchi di granaglie, donne che cercano di recuperare da terra ogni singolo chicco.

Molti medici hanno iniziato a licenziarsi per cercare altri posti di lavoro dopo che la guerra li ha lasciati senza stipendio. Molti non riuscendo a far fronte alla propria quotidianità senza soldi, non hanno più la forza di fronteggiare la loro crisi personale e quindi non hanno più la capacità nemmeno di seguire i loro pazienti. Crisi nella crisi.

Giovedì 2 marzo il Professor Jan Nyssen ci ha fornito un nuovo aggiornamento sulla situazione umanitaria attuale. Ha condiviso la mappa del report USAID del 23 febbraio che da un significativo chiarimento della grave situazione in cui stanno vivendo milioni di persone oggi.

Venerdì 3 marzo il ricercatore belga torna con un ulteriore aggiornamento e analisi approfondita e con dati.

“Facendo seguito al nostro messaggio di ieri sul blocco de facto del Tigray (vedi sotto), ho ricevuto questo feedback da un deputato britannico ed ex ministro:

“Purtroppo, non sono riuscito a trovare una copertura mediatica contemporanea che riportasse o riflettesse l’affermazione che continua il blocco de facto degli aiuti umanitari. Al contrario, tutti i rapporti recenti riguardano un costante miglioramento dell’accesso.»

Il nostro amico Tim Vanden Bempt lo ha cercato e ha analizzato i fatti.

E, in effetti, non sembra esserci alcuna notizia mediatica (internazionale), ma i rapporti delle Nazioni Unite (distribuzione di cibo) affermano chiaramente che è ancora in corso un blocco [di movimento] molto ampio sul terreno, sia per quanto riguarda la mancanza di accesso al Tigray (una strada è davvero aperta) e all’accessibilità all’interno del Tigray (a causa della mancanza di denaro e della grande presenza di soldati eritrei e amhara).

La logica conseguenza è quindi che, secondo UN Ethiopia, nel Tigray è stato raggiunto solo il 16% dei beneficiari della risposta alimentare (contro l’80% nella regione di Amhara e il 98% nella regione di Afar!


Dettagli sull’accesso al Tigray


Due delle quattro strade utilizzate per gli aiuti umanitari sono bloccate dalle forze e dalle milizie Amhara (Gondar – Humera – Shire e Kombolcha – Mekelle) e una non è adatta ai mezzi pesanti (Gondar – May Tsebri – Shire).

Ciò lascia la lunga rotta desertica Semera – Mekelle come unica opzione per rifornire il Tigray (non solo a Mekelle ma anche il lontano hub di Shire), come evidenziato anche dal progresso della distribuzione alimentare (progressi da Est a Ovest) e dalla capacità di stoccaggio del hub

(Note di riunione del Logistics Cluster Addis Abeba logcluster.org/ops/eth20a).

Le scorte nell’hub di Shire si stanno gradualmente esaurendo di nuovo.

Spazio disponibile negli hub di magazzino:

  • 17/01: 60% a Mekelle, 30% a Shire
  • 24/01: 60% a Mekelle, 48% a Shire
  • 31/01: 63% a Mekelle, 83% a Shire
  • 07/02: 63% a Mekelle, 79% a Shire
  • 14/02: 71% a Mekelle, 79% a Shire”

L’ulteriore distribuzione di quei volumi di aiuti che potrebbero raggiungere i magazzini di Shire e Mekelle, è nuovamente ostacolata dall’enorme mancanza di denaro per pagare la logistica, nonché dall’inaccessibilità dovuta alla presenza di soldati eritrei e amhara.

18 gennaio 2023: blocco parziale di beni e servizi commerciali


Dettagli riportati dagli aggiornamenti del Food Cluster:

fscluster.org/sites/default/fi…

Tutti i partner di supporto alimentare devono continuare a fare affidamento sui voli umanitari per portare denaro nella regione mentre i servizi bancari, riprendendo gradualmente nelle principali città, non sono ancora del tutto funzionanti. Ai partner è richiesta una notevole quantità di denaro per coprire i costi operativi quotidiani e i crediti precedenti, garantendo che l’assistenza continui senza interruzioni.

E’ fondamentale è fondamentale (oltre alla piena ripresa dei servizi essenziali, inclusi banche, comunicazioni e altri fattori abilitanti) supportare i partner nel fornire un’assistenza tempestiva e adeguata alle popolazioni più colpite con risorse limitate, rafforzando/ripristinando le strutture di governo locale nonché i collegamenti tra le autorità a tutti i livelli, assicurando che i dipendenti pubblici, non essendo stati pagati per più di 18 mesi, ricevano i loro stipendi. Tutto questo è importante anche per far riprendere il flusso illimitato di forniture commerciali nel Tigray in tutte le parti della regione.

25 gennaio 2023 e 1 febbraio 2023: blocco parziale dei servizi commerciali


Dettagli riportati dagli aggiornamenti del Food Cluster:

https://fscluster.org/sites/default/files/documents/round_3_2022_food_cluster_tigray_crisis_response_weekly_dashboard_25_january_2023_final.pdf

https://fscluster.org/sites/default/files/documents/round_3_2022_food_cluster_tigray_crisis_response_weekly_dashboard_01_february_2023_final.pdf

Tutti i partner alimentari in quel periodo dovevano continuare a fare affidamento sui voli umanitari per portare denaro nella regione mentre i servizi bancari, riprendendo gradualmente nelle principali città, non erano ancora del tutto funzionanti. Ai partner era richiesta una notevole quantità di denaro per coprire i costi operativi quotidiani e i crediti precedenti, garantendo che l’assistenza continui senza interruzioni.

8 febbraio 2023: blocco parziale dell’area (zona centrale, orientale e nord-occidentale (forze eritree), zona nord-occidentale (forze Amhara)


Dettagli riportati dagli aggiornamenti del Food Cluster:

https://fscluster.org/sites/default/files/documents/round_3_2022_food_cluster_tigray_crisis_response_weekly_dashboard_08_february_2023_final.pdf

Sebbene lo spazio umanitario continui a migliorare nel Tigray, alcuni woreda (distretti) (ad esempio, Egela (centrale), Erob e Gulo Mekeda (orientale); Dima, la città di May Tsebri, Tahtay Adiyabo e Tselemti (nordoccidentale) rimangono parzialmente inaccessibili con accesso a/ da alcune aree che continuano a rappresentare una sfida per i partner e le comunità a causa della presenza e dei movimenti di attori armati nelle aree contese lungo i confini internazionali e regionali.

15 febbraio 2023 e 22 febbraio 2023: blocco parziale dell’area (zona centrale, orientale, occidentale e nord-occidentale (forze eritree), zona nord-occidentale e occidentale (forze Amhara)


Dettagli riportati dagli aggiornamenti del Food Cluster:

https://fscluster.org/sites/default/files/documents/round_3_2022_food_cluster_tigray_crisis_response_weekly_dashboard_15_february_2023_final.pdf

https://fscluster.org/sites/default/files/documents/round_3_2022_food_cluster_tigray_crisis_response_weekly_dashboard_22_february_2023_final_0.pdf

Mentre lo spazio umanitario è migliorato nel Tigray, alcune aree di Erob (est), città di Zalambessa (Zala Anbesa) (est), Egela (centro), Dima (nord ovest), Tahtay Adiyabo (nord ovest), Ofla (sud) e Zata (sud ) rimangono inaccessibili ai partner alimentari a causa della presenza e dei movimenti di attori armati lungo i confini internazionali e regionali; il movimento di forniture umanitarie verso le parti meridionali delle zone nord-occidentali e meridionali è attualmente molto limitato con accesso solo dalla regione di Amhara; e Western Zone è inaccessibile per la maggior parte dei partner.”

Il Professor Nyssen conclude:

“Ciò conferma quello che sentiamo dai nostri contatti sul campo. Il blocco stradale de facto attorno al Tigray continua ad essere attuato, con solo due corridoi umanitari accessibili, oltre all’accesso aereo. Per quanto riguarda l’insicurezza alimentare, la maggior parte del Tigray continua a trovarsi sotto lo status IPC «4 – Emergency» (con alto tasso di mortalità per fame). Prima della guerra lo status era «1 – Minima insicurezza alimentare».”


Immagine di testa: © UNOCHA/Saviano Abreu – Una famiglia di Samre, nel Tigray sud occidentale, ha camminato per due giorni per raggiungere un campo per sfollati a Mekelle.

Etiopia, mancanza di aiuti adeguati agli sfollati interni (IDP) in Tigray


Sono passati ormai più di 3 mesi dalla firma dell’accordo di cessazione ostilità siglato a Pretoria il 3 novembre 2022 tra governo etiope e rappresentanti del TPLF – Tigray People’s Liberation Front. Guerra genocida iniziata il 3 novembre 2020, nel silenz

Sono passati ormai più di 3 mesi dalla firma dell’accordo di cessazione ostilità siglato a Pretoria il 3 novembre 2022 tra governo etiope e rappresentanti del TPLF – Tigray People’s Liberation Front. Guerra genocida iniziata il 3 novembre 2020, nel silenzio del mondo che ignorerà la tragedia.

L’accordo ha prodotto una tregua per quanto riguarda un cessate il fuoco militare da parte di tutte le forze coinvolte nella guerra genocida definita una tra le più atroci dell’ ultimo secolo.

Le stime prodotte dal Professor Jan Nyssen e dal suo team di ricerca dell’ Università di Gand, parlano di 600.000 vittime tra i civili, dirette per massacri, bombardamenti ed indirette per blocco all’accesso umanitario, mancanza di cibo, medicinali e supporto medico.

Lo “scoop” sul numero di vittime prodotte dalla guerra genocida in Tigray per alcuni media mainstream in Italia arriva solo nei primi mesi del 2023.

Il professor Nyssen però con il suo team avevano già prodotto delle stime nel marzo 2022, stime riportate su Focus On Africa.

Sono 13 milioni invece le persone stimate dall’ ONU dipendenti dal supporto umanitario nel nord Etiopia, Tigray, Afar e regione Amhara.

L’accesso umanitario è stato bloccato “de facto” per scelte politiche in Tigray.

Oggi a viverne le atroci conseguenze sono i superstiti, le persone.

L’accordo di Pretoria ha prodotto una tregua che fortunatamente ha sbloccato parte dell’accesso alla consegna di materiale, cibo e medicinali. Si sono riattivate in alcune zone le linee telefoniche e internet, ma ci sono ancora grossi problemi nelle comunicazioni di molte aree: più di 6 milioni di persone in Tigray hanno vissuto 2 anni di guerra isolati dal mondo senza telefoni, elettricità e servizi di base bloccati. I conti correnti bloccati sono stati riattivati, ma ci sono segnalazione di ancora grossi disagi per il ritiro di contanti.

Nonostante l’accordo indichi esplicitamente che le “forze esterne” devono ritirarsi, come le forze Amhara che sono presenti nel Tigray occidentale, le truppe eritree, nonostante un parziale ritiro, stanno ancora occupando altre aree regionali.

Si sono rese protagoniste anche dopo la stipula dell’accordo di aver perpetrato abusi, violenze e crimini sulle persone di etnia tigrina. Ad Irob, woreda [distretto] del Tigray orientale, recentemente sono state denunciate per aver bloccato l’accesso ad un comparto umanitario. Le persone in Irob infatti sono tutto’ oggi sotto assedio degli eritrei. Irob è una delle due minoranze etniche più piccole tra l’ottantina di gruppi presenti in Etiopia.

Pochi giorni prima dell’accordo di cessazione ostilità per il Tigray, i soldati della vicina Eritrea lo scorso autunno hanno massacrato più di 300 abitanti del villaggio nel corso di una settimana, secondo testimoni e parenti delle vittime, riporta l’1 marzo il Washington Post in un suo articolo di approfondimento.

Zalambessa, luogo di confine tra Etiopia ed Eritrea, se già nell’agosto 2013 riportava ancora segni della guerra del 1998/2000 ma vissuta e con residenti, oggi, dopo i 2 anni di guerra genocida risulta svuotata, distrutta e deserta. Una città fantasma.

La comunità Irob rischia di soccombere.

FOTO

A pagare le conseguenze delle guerre non sono i governanti, i politici, ma sempre e solo la povera gente, i civili, le persone.


In questo caso gli sfollati interni in Tigray hanno denunciato che, nonostante l’accordo di Pretoria, gli IDP nella regione, compresi coloro che si sono rifugiati nelle capitale Mekelle, non hanno ricevuto aiuti umanitari adeguati.

Il 2 febbraio UNOCHA ha affermato che:

“Più di 4,5 milioni di persone o l’83% del totale di 5,4 milioni di persone bisognose di aiuti nella regione sono state assistite con cibo al 18 gennaio in due turni di distribuzione”, afferma il rapporto, aggiungendo che “più di 162.000 di quelli assistiti erano sfollati.”

Tuttavia gli sfollati presenti a Mekelle, la capitale tigrina, affermano che da 3 mesi non hanno ricevuto alcun aiuto.

Addis Standard riporta la testimonianza ricevuta da Solomon Kiros, 47 anni, che insieme ai suoi otto membri della famiglia, è stato sfollato dalla zona est, Adigoshu e ora si è rifugiato a Mekelle, campo di fortuna di Seba Kare.

Solomon ha dichiarato che:

“Non abbiamo rifugi adeguati, né abbiamo gli utensili necessari; siamo davvero in una brutta situazione. La maggior parte degli sfollati non vuole dipendere dagli aiuti umanitari, piuttosto vuole aiutarsi economicamente e assicurarsi il proprio cibo se devono essere riportati nei propri villaggi. In linea con l’ accordo di pace, il governo deve riportarci nelle nostre case perché finiscano le sofferenze”.

Samuel Teklehaimanot è un altro IDP fuggito dalla guerra da Kafta Humera a Mekelle insieme ai suoi sette membri della famiglia il 10 novembre 2020. Quel territorio si trova nel Tigray occidentale, rivendicato dalle governo regionale Amhara come giuridicamente e storicamente sotto il loro controllo. Il Tigray occidentale è stato scenario di pulizia etnica da parte delle forze e milizie amhara nei confronti dei residenti tigrini. Oggi le tensioni e la rivendicazione di quel territorio è parte dell’accordo di tregua e non ancora risolto.

Samuel attualmente è ospitato nella scuola elementare di Adi-Hawsi.

Samuel ha dichiarato che lui e la sua famiglia insieme ad altri sfollati non hanno ricevuto gli aiuti in tempo.

“Questo è il terzo mese di attesa per gli aiuti umanitari”

Aggiungendo

“Anche se abbiamo segnalato i nostri reclami al Distretto e alle autorità del Tigray, fino ad ora non c’è nulla di nuovo, dicono sempre che ci daranno presto”

Solomon Tsegay (PhD), vicedirettore degli sfollati interni di Mekelle, ha confermato che gli IDP – Internally Displaced Person, non hanno ricevuto alcun aiuto negli ultimi tre mesi tranne che nel primo turno.

“Sulla base delle lezioni che avevamo tratto dal primo round, abbiamo compilato correttamente i dati degli sfollati interni e li abbiamo inviati al Programma alimentare mondiale (WFP), ma i funzionari del WFP stanno invece utilizzando i dati raccolti da loro stessi con il metodo di tracciamento dei dati (DTM ),”

Sottolineando:

“Ci sono 184.000 nuovi sfollati solo a Mekelle, ma le agenzie umanitarie ci hanno fornito aiuti solo per 139.850 persone. Ci sono 44.150 persone che sono fuori dalle quote che ci vengono fornite.”

Già a gennaio 2023 avevamo segnalato le gravi problematiche di sopravvivenza degli IDP in Tigray:

Etiopia, 54.000 sfollati ad Abiy Addi senza cibo, medicinali e altre zone del Tigray senza aiuti

Secondo i dati del centro per sfollati di Mekelle, attualmente ci sono 300.000 sfollati solo a Mekelle.


Credit foto: Bambini all’interno del campo per sfollati di Abiy Addi. Foto: Fornita ad Addis Standard da fonti sul campo


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Etiopia, rimandata a tempo indeterminato visita in Tigray del Segretario delle Nazioni Unite Guterres


La visita in Tigray del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che avrebbe dovuto svolgersi lunedì prossimo, 20 febbraio 2023, è stata sospesa a tempo indeterminato per ragioni sconosciute: questo quanto dichiarato da Tigrai Television

La visita in Tigray del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che avrebbe dovuto svolgersi lunedì prossimo, 20 febbraio 2023, è stata sospesa a tempo indeterminato per ragioni sconosciute: questo quanto dichiarato da Tigrai Television che riporta la notizia di una sua fonte.

Antonio Guterres si era recato precedentemente in Etiopia per presenziare all’ IGF – Internet Governance Forum dove si era incontrato anche con il Premier Abiy Ahmed Ali. Il Segretario dell’ONU in quel contesto ha ribadito il suo pieno sostegno all’attuazione dell’accordo di cessazione delle ostilità (COHA) e alla dichiarazione sulle modalità per la sua attuazione, che è stata mediata dall’Unione Africana.

Il Segretario ONU, nella sua seconda visita in Etiopia dalla firma dell’accordo di pace avvenuta a Pretoria il 3 novembre, si trova ora nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, per partecipare al vertice dell’Unione Africana.

Sarebbe poi dovuto volare in Tigrai, a Mekelle, per esaminare le distruzioni causate dalla guerra di due anni e la situazione umanitaria sul terreno. Come riporta Tigrai TV, si sarebbe dovuto spostare in seguito nelle regioni confinanti, Amhara e Afar, anch’esse territori con la sua gente che hanno subìto le atrocità del conflitto. La causa dell’annullamento non è nota.

La guerra è iniziata il 3 novembre 2020 in Tigray ed è stata combattuta nel totale isolamento territoriale regionale e in un blackout elettrico e delle comunicazioni (telefono, internet) tagliando via dal resto del mondo lo stato regionale etiope. Il blackout comunicativo è stato il più lungo della storia, la guerra genocida è stata dichiarata una delle più atroci del XIX secolo con una stima di più di 600.000 vittime. Tutte le forze sul campo, i membri del TPLF – Tigray People’s Liberation Front con il TDF – Tigray Defence Forces e l’esercito federale con gli alleati, forze speciali regionali amhara, milizia Fano e l’esercito invasore eritreo sono state denunciate responsabili di crimini. Il governo etiope è stato accusato di aver creato un blocco “de facto” all’accesso umanitario. Le truppe eritree non sono state mai ufficialmente “invitate” alla guerra dal governo etiope, ma si sono macchiate di crimini sistematici sui civili in Tigray, cosa che recentemente il leader eritreo Isaias Afwerki ha negato pubblicamente.


Foto: Il segretario generale António Guterres delle Nazioni Unite, a sinistra, stringe la mano al primo ministro etiope Abiy Ahmed ad Addis Abeba nel 2019. Credit: EPA, via Shutterstock


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