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Da un quotidiano locale:

“[Regione Lombardia] esteso l’offerta gratuita [del vaccino antinfluenzale] a tutti i cittadini *fino* ai 6 mesi di età. [enfasi mia]”

ah, beh, allora siamo a posto 😁

(lo so, è un refuso, può capitare)

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Riflessioni sulla moderazione, la disinformazione, la guerra. Il faticoso lavoro di moderatore in un'istanza molto molto grande... (post lungo)


Come amministratore di alcuni canali telegram e di diverse istanze friendica, lemmy e mastodon, ma soprattutto moderatore di una delle istanze mastodon più attive al mondo, dispongo sicuramente di un punto di vista privilegiato che mi consente di osservare alcuni fenomeni ai quali non avrei probabilmente rivolto la mia attenzione se non fossi stato costretto.

Sono sempre stato interessato alla disinformazione e trovo che le "notizie infondate" siano uno dei fenomeni più interessanti da studiare non solo dal punto di vista epistemologico ma anche da quello evoluzionistico.

Sono anche un sostenitore della libertà di opinione e credo che debba essere garantito a chiunque il diritto di esprimere opinioni, anche quando queste sono opinioni sbagliate.

Purtroppo o per fortuna, così come non è possibile equiparare le opinioni all'informazione, è altrettanto difficile capire quando le opinioni sbagliate possono diventare disinformazione.

Al di là di questo, è proprio da un punto di vista qualitativo che non è facile individuare la disinformazione, anche perché la disinformazione non è semplicemente diffusione di notizie false, così come la diffusione di notizie false non basta a realizzare disinformazione: la disinformazione infatti può avere molteplici forme, ma diventa disinformazione solo quando è l'effetto di un progetto comunicativo di carattere propagandistico.

Sfortunatamente risalire a questo progetto non è facile: si possono riconoscere alcuni schemi e alcune strutture ricorrenti, ma è pressoché impossibile trovare la pistola fumante che ha sparato quel progetto disinformativo, anche a causa del fatto che una buona parte di chi partecipa all'esperimento sociale della disinformazione, spesso non è consapevole di farne parte, o perché semplicemente non dispone di adeguati strumenti cognitivi/culturali o perché troppo distratto nell'utilizzare quella che non vede come disinformazione quanto piuttosto come una provvidenziale clava per imporre il proprio punto di vista.

Tornando alla questione moderazione, l'istanza i cui sopra vieta categoricamente la disinformazione e questa regola viene quotidianamente messa alla prova dagli effetti di avvelenamento ambientale dovuti all'invasione russa dell'Ucraina.
Come diceva il politico e diplomatico britannico Philip Snowden "Truth, is the first casualty of war." e infatti ci siamo resi subito conto di come la disinformazione non costituisca certo un monopolio naturale russo, ma anche gli stessi giornalisti nostrani e, in generale quelli di area NATO, si sono prestati a far circolare notizie non confermate solo perché erano strumentali alla narrazione antirussa.

Rilanciare la notizia non confermata per cui un missile russo ha colpito la Polonia è disinformazione? Ovviamente sì. Ma, sebbene non si debba mai essere troppo fiduciosi nei cosiddetti anticorpi del "quarto potere", bisogna essere onesti e ammettere che la "disinformazione antirussa" è un fenomeno che la stampa "occidentale" è riuscita finora a contenere piuttosto bene.

Diverso è l'impatto della "disinformazione filorussa", una disinformazione apparentemente più ingenua, a volte dozzinale, spesso iperbolica, improntata al vittimismo dell'aggressore e alla criminalizzazione dell'aggredito; eppure una disinformazione continua, che nasce palesemente a Mosca, ma che per lìultimo miglio si avvale sia di alcuni personaggi alquanto improbabili sia da personalità che invece trasmettono autorevolezza, diciamo personaggi che godono di un riconoscimento ingiustificatamente A-M-P-I-O...

Ma quando, insieme a tutti gli altri moderatori, si deve prendere una decisione su un contenuto problematico, diventa necessario muoversi con circospezione. Lo diventa tanto più a causa del fatto che c'è ormai una sempre più diffusa ipersensibilità del pubblico nei confronti di ogni critica verso l'Ucraina, l'Europa, gli USA o la NATO, e purtroppo il conformismo, il volersi sentire sempre dalla parte giusta può portare ad avvelenare il dibattito in maniera uguale e contraria rispetto a quanto non lo faccia già la "disinformazione russa"... Sia chiaro: questa ipersensibilità non fa bene al dibattito. Non si può stare ogni volta con il dito sul grilletto in attesa che passi in timeline il sospetto contenuto filorusso!

Spesso infatti ci siamo dovuti confrontare sulla necessità di intervenire o meno a fronte, non tanto di questioni verificabili, ma di opinioni discutibili. Zelensky è un figlio di p***? La NATO ha provocato la Russia? Armare l'Ucraina è più pericoloso che non farlo? I filonazisti combattono per Kiev? Le sanzioni alla Russia non funzionano?

Alcune di queste opinioni sono solo ineleganti, altre non hanno alcuna valenza informativa, altre sono generalizzazioni indebite, altre infine sono questioni ancora dibattute. Ma sono disinformazione?

Ebbene, in casi del genere quello che più conta è la cornice. Ogni decisione viene presa in base a un'analisi dello scenario complessivo. I provvedimenti di moderazione vengono presi sempre in base al contenuto del messaggio e non in base a chi sia l'utente, ma nel caso della disinformazione di guerra il contenuto non è il solo messaggio segnalato, bensì è l'appartenenza di quel messaggio a uno schema già utilizzato in altri media e altri social.

Personalmente consiglio agli utenti del fediverso di astenersi dal riproporre non solo le fake news vere e proprie, ma anche i meme, gli epiteti, gli schemi prodotti nelle fucine di Santa Madre Russia (come fare per riconoscerne la provenienza? Beh se provate l'insopprimibile tentazione di rilanciare quel dato contenuto contro l'Ucraina, beh... al 90% vedrete che sotto sotto c'è l'etichetta Сделано в России)...
Lo consiglio per diversi motivi:
- molto probabilmente il vostro messaggio verrà eliminato, ma se i messaggi animati da spirito di evangelizzazione molesta dovessero essere più di uno, potreste essere anche sospesi
- se non vi sospendiamo (o se non lo facciamo abbastanza in fretta), sappiate non ci fate una bella figura. Veramente! Non tanto perché sembrate dei collaborazionisti, ma perché sembrate dei collaborazionisti che non si rendono conto di esserlo...
- non serve a molto imbastire comizi antiucraini su mastodon: in tutto il mastodon italiano siamo solo qualche decina di migliaia di persone... se andate su un singolo gruppo Facebook ne trovate di più! Non siete su Facebook? E che cosa state aspettando? Forza! Вне!

!Che succede nel Fediverso?

Unknown parent

friendica (DFRN) - Collegamento all'originale

Informa Pirata

@RisvegliatemiaGennaio eh eh... negare Bucha è un segno distintivo. Per carità, un utente che non si interessa di Russia può anche pubblicare un messaggio in cui nega la strage. Ci sta. Lo fai una volta e l'ignoranza non è una colpa, quanto piuttosto una pena...

Ma se sei un utente che rilancia spesso notizie dall'est o dal fronte russo, allora non c'è più alcun dubbio: a quel punto, consapevole o meno, sei uno strumento proattivo di disinformazione
@informapirata :privacypride: @ThinkingRaven

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Etiopia, incontro delle alte cariche militari federali e del Tigray a Nairobi per definire monitoraggio degli oneri dell’accordo di Pretoria


Addis Abeba – I rappresentanti del governo federale etiope e gli alti comandanti del Tigray si stanno incontrando a Nairobi presso il Moran Training Center…
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Addis Abeba – I rappresentanti del governo federale etiope e gli alti comandanti del Tigray si stanno incontrando a Nairobi presso il Moran Training Center di Karen, Nairobi, in Kenya, per un incontro consultivo sull’attuazione dell’accordo di cessazione permanente delle ostilità (CoHA) dell’Etiopia che è stato firmato a Pretoria, Sud Africa il 02 novembre, secondo la documentazione visionata da Addis Standard.

La riunione consultiva era originariamente prevista tra il 20 e il 23 dicembre, ma Addis Standard ha appreso che inizierà mercoledì 21 dicembre.

Durante la riunione consultiva di tre giorni, le due parti dovrebbero discutere il documento finale sull’attuazione del processo di disarmo, la finalizzazione e l’adozione dei termini di riferimento (ToR) per il meccanismo di monitoraggio, verifica e conformità dell’UA e le prossime fasi l’attuazione del CoHA permanente, secondo il calendario del programma.

I rappresentanti di Uhuru Kenyatta, ex presidente del Kenya e membro dell’High Level Panel dell’UA, IGAD, e del governo degli Stati Uniti parteciperanno all’incontro, che si svolge tra crescenti richieste per il dispiegamento urgente del team di monitoraggio e verifica dell’UA, la cui istituzione è prevista ai sensi dell’articolo 11 del CoHA permanente di Pretoria a seguito di scambi di adempimenti tra il governo federale e lo stato regionale del Tigray.

Sabato 17 dicembre, il governo federale ha rilasciato una dichiarazione minacciando di adottare “misure necessarie” per proteggere i civili tigrini sottoposti a quelli che ha definito “crimini organizzati” e “rapina” in aree di cui le sue forze non hanno il controllo, inclusa la capitale Mekelle . “Il governo dell’Etiopia vuole sottolineare che questi criminali saranno ritenuti responsabili”, afferma la dichiarazione, aggiungendo che il governo adotterà “tutte le misure necessarie per salvaguardare la sicurezza delle persone in quelle aree e adempiere alle proprie responsabilità”.

FONTE: twitter.com/FdreService/status…

Da parte sua, il leader del Tigray Debretsion Gebremichael (PhD), ha dichiarato domenica 18 dicembre che sebbene la sua parte abbia attuato i patti di pace di Pretoria e Nairobi sin dalla firma, il governo federale è rimasto indietro nell’attuazione. Debretsion ha incolpato il governo federale che, sebbene ci sarebbe dovuto essere un flusso illimitato di aiuti umanitari al Tigray, ci sono ostacoli nonostante alcuni miglioramenti.

“Le persone che risiedono nelle aree occupate dalle forze eritree e amhara non ricevono gli aiuti in modo adeguato, anche nelle aree in cui il governo federale ha distribuito gli aiuti, solo le persone nelle città ricevono gli aiuti, ma molte persone nelle campagne non ne ricevono aiuto» ha dichiarato.

Diversi rapporti mostrano anche che sia le forze eritree che quelle amhara stanno commettendo crimini atroci contro i civili tigrini nelle aree che hanno occupato.

Alla voce “Disarmo dei combattenti armati del Tigray”, sulla Dichiarazione sulle modalità per l’attuazione dell’accordo di Pretoria, firmata a Nairobi il 12 novembre, l’articolo 2.1/D, affermava che “il disarmo delle armi pesanti sarà effettuato in concomitanza con il ritiro delle forze straniere e non ENDF dalla regione”.

Il 5 dicembre, il più alto comandante militare del Tigray, il generale Tadesse Worede, ha affermato che quasi il 65% dei combattenti armati del Tigray era stato disimpegnato dalle linee del fronte, ma l’annuncio non è stato confermato in modo indipendente a causa dell’assenza della squadra di monitoraggio e verifica dell’UA sul campo, che rende l’incontro odierno a Nairobi e il suo esito fondamentali per il processo di pace.


FONTE: addisstandard.com/news-alert-f…


tommasin.org/blog/2022-12-21/e…

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Elon Musk dice che si dimetterà da CEO di Twitter quando troverà un sostituto

invidious.namazso.eu/NhPvEN9H8…

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La coprotrappola ursiniana

Insomma predisponi attentamente una figura di mer*a per catturare le mosche!

#ElonMusk deve aver avuto un supermaestro di coprotrappole come Orsini! 🤣🤣🤣

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Sto provando ad usare Fedilab con il mio account mastodon ma quando arrivo alla pagina per autorizzare, cliccando su autorizza ottengo un errore

Pagina web non disponibile

Impossibile caricare la pagina web all'indirizzo fedilab://backtofedilab?code=XXXXXXX perché:

net::ERR_UNKNOWN_URL_SCHEME

Qualche suggerimento? @Snowden @informapirata
#mastoaiuto

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in reply to robbyscala

non saprei dirti con certezza, ma ti consiglio di fare questa oprazione di pulizia:
1) dal browser predefinito del tuo smartphone, prova prima a disconnetterti dal tuo account mastodon.uno e poi a rientrare nel tuo account mastodon.uno
2) a quel punto prova di nuovo a connetterti con fedilab
3) se dovesse darti ancora problemi, vai in gestione applicazioni, cancella tutti i dati di fedilab e ricomincia con i passaggi 1) e 2)

3 e 1/2) facci sapere com'è andata

Questa voce è stata modificata (3 anni fa)
in reply to robbyscala

Ciao!

> Sto provando ad usare Fedilab [...] ottengo un errore
>
> Pagina web non disponibile
>
> Impossibile caricare la pagina web all'indirizzo fedilab://backtofedilab?code=XXXXXXX

[...]

>
> net::ERR_UNKNOWN_URL_SCHEME

Per qualche motivo non risulta registrato lo schema "fedilab", non ho
soluzioni mi spiace. ^^; Ma puoi provare a indicare il tuo errore qui
nel loro sistema di segnalazione dei bug:

codeberg.org/tom79/Fedilab/iss…

Ciao!
C.

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Ormai è diventato difficile seguire le peripezie del social Twitter e del nuovo CEO Elon Musk. La personalizzazione del social in Musk ormai è cristallizzata, e Musk è piuttosto consapevole del fatto che la merce più rara nell’ambiente digitale è l’attenzione. In un modo o nell’altro, in positivo o in negativo, Musk cerca e ottiene attenzione costantemente.

Negli ultimi giorni, quindi, abbiamo avuto:

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in reply to Bruno Saetta

1) sblocco di numerosi account prima sospesi per incitamento alla violenza (Trump) e per hate speech e per razzismo.

2) diffusione di fake news in relazione al marito di Pelosi, e di Yoel Roth. Quest’ultimo è un ex dipendente di Twitter, facente parte del team sicurezza, che ha osato criticare Musk. Le notizie diffuse hanno costretto Yoel Roth a lasciare la casa dove abita insieme alla famiglia a seguito di pesanti minacce.

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Bruno Saetta

3) diminuzione del traffico sugli account che trattano della guerra in Ucraina (attivisti e giornalisti), alcuni di questi hanno notato e verificato che i loro account fossero “ghosted” (in sostanza è una riduzione della visibilità, per cui se non lo cerchi espressamente non lo vedi nel feed curato dagli algoritmi, se vi interessa potete verificare su di voi da qui: hisubway.online/shadowban/).

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Bruno Saetta

4) sospensione dell’account di Sweeney che gestisce il sito web che traccia l’aereo personale di Musk. Secondo Musk sarebbe doxxing – cioè diffusione di informazioni personali senza consenso – in realtà i dati dei voli degli aerei sono pubblici slate.com/technology/2022/12/e…. Musk ha fatto riferimento ad uno stalker heavy.com/news/brandon-collado… che lo ha seguito ad una stazione di servizio, e lui stesso ha ripreso e poi ha diffuso il video su Twitter (video poi rimosso).

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Bruno Saetta

Poi ha minacciato twitter.com/elonmusk/status/16… di fare causa a Sweeney ritenendo l’evento dello stalker collegato (sembra che Musk ritenesse che fossero la stessa persona, ma non è chiaro). Ma secondo la polizia non vi sarebbe alcun collegamento tra lo stalker (ammesso che lo sia, visto che questa persona si sarebbe limitata a girare intorno) e i dati dell’aereo

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in reply to Bruno Saetta

washingtonpost.com/technology/…. Infatti non si capisce che collegamento c’è tra l’aereo e l’auto di Musk, Sweeney non ha mai pubblicato alcun riferimento all’auto. I TOS di Twitter sono stati modificati subito dopo per supportare la spiegazione di Musk.
E’ da notare che prima della sospensione Musk aveva offerto 5mila dollari a Sweeney per chiudere il sito abcnews.go.com/Business/colleg….
in reply to Bruno Saetta

5) sospensione nytimes.com/2022/12/15/technol… degli account di giornalisti (almeno The Times’s, CNN, Washington Post...) che trattano Twitter (Musk ha detto che quei giornalisti avrebbero fatto doxxing anche loro, linkando il sito dell’account sospeso, cosa che vari giornalisti smentiscono, precisando di averne solo parlato ma di non aver mai linkato il sito).

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Bruno Saetta

La sospensione ha provocato proteste da democratici americani twitter.com/RepLoriTrahan/stat… e dalla commissaria Jourova twitter.com/VeraJourova/status…, dal sottosegretario ONU per le comunicazioni globali bbc.com/news/world-us-canada-6… e da personalità e politici di spicco in tutta l’Europa politico.eu/article/europe-tro….

StatusSquatter 🍫 reshared this.

in reply to Bruno Saetta

Alcuni giornalisti si sono ritrovati in un Twitter Spaces (chat audio) per discutere della questione, nel mentre è entrato Musk twitter.com/MattNavarra/status… e ha detto semplicemente twitter.com/JuddLegum/status/1… che “se doxxi vieni sospeso”. Quindi ha sospeso i Twitter Spaces bloomberg.com/news/articles/20… (poi in seguito ripristinati).
in reply to Bruno Saetta

Gli account dei giornalisti sono stati riattivati ma solo se edition.cnn.com/2022/12/17/bus… cancellavano il tweet incriminato.
Tra i giornalisti sospesi c’è Linette Lopez che si è spesso occupata delle vicende di Tesla, scrivendo vari pezzi nei quali si evidenziavano le politiche non sempre conformi alle norme giuridiche, in tema di lavoro e sicurezza del lavoro.

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Bruno Saetta

6) Modificato i TOS di Twitter vietando forbes.com/sites/nicholasreima… la promozione di concorrenti di Twitter, cioè altri social, tra i quali Mastondon. L’account ufficiale di Mastodon viene sospeso rollingstone.com/culture/cultu… (poi riammesso in seguito).
in reply to Bruno Saetta

Pubblicare anche solo l’account di un altro social nel profilo è vietato dai TOS di Twitter e porta alla sospensione. Per questo poi si è avviato l’ennesimo sondaggio twitter.com/TwitterSafety/stat… che al momento in cui scrivo vede l’87% dei votanti che respingono una policy di questo tipo. La pagina della nuova policy help.twitter.com/en/rules-and-… su Twitter poi è stata rimossa (indicava i comportamenti vietati, come ad esempio inserire il profilo Mastodon nella bio di Twitter, elencando le sanzioni.
in reply to Bruno Saetta

E forse è proprio per i pessimi risultati economici non solo di Twitter (che ormai ha perso gran parte degli investitori e perde milioni wsj.com/articles/elon-musk-see…) ma anche di Tesla che Musk, forse, sta iniziando a pensare che qualcosa non vada. Quindi ha pubblicato l’ennesimo sondaggio, chiedendo agli utenti di Twitter se lui dovrebbe lasciare il ruolo di CEO.
in reply to Bruno Saetta

Ovviamente si tratta dell’ennesimo sondaggio senza alcune reale significatività, non è certo un campione di rilevanza statistica, anzi dobbiamo considerare che di recente Musk ha riammesso una serie (circa 8mila) di personaggi piuttosto discutibili e di idee decisamente orientate a destra. Di contro numerosi utenti hanno lasciato il social per altri lidi meglio gestiti. E comunque al momento il sondaggio vede circa il 57% degli utenti che vogliono che Musk lasci il ruolo di CEO.
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+++ Matteo Musk «Terminata la fase dell'insediamento di Twitter e della formazione dello staff, io farò un lavoro che mi affascina: l'imprenditore semplice, l'imprenditore di Bel Air» +++

#sischerza

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«Dovrei dimettermi da capo di Twitter? Mi atterrò ai risultati di questo sondaggio.»

twitter.com/elonmusk/status/16…

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Ecco, vedi @gubi mi fa piacere che tu possa vedere, in tempo reale, la penosa combriccola di molestatori che si raggrumano sulle conversazioni degli altri. Sempre a ripetere le stesse tre buffonate rifritte con olii diversi per nascondere il rancido sapore del disagio! 🤣

@d10c4n3 @jops @Nyarlathotep

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in reply to informapirata ⁂

si può avere lo stesso testo scritto senza usare 'sti trucchi per fare il grassetto? perché gli screenreader e i terminali braille non sono molto contenti di quel monoblocco, il che è togliere accessibilità a persone ipo o non vedenti che potrebbero e dovrebbero essere in grado di leggere questo messaggio per farsi la propria idea 😀

@d10c4n3 @Nyarlathotep @jops @gubi

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L’Etiopia chiede la fine del mandato del team degli esperti in diritti umani dell’ONU – ICHREE


L’Etiopia ha invitato l’Unione europea a “prendere misure per terminare il mandato della Commissione internazionale di esperti alla prima sessione della Commissione per i diritti…

L’Etiopia ha invitato l’Unione europea a “prendere misure per terminare il mandato della Commissione internazionale di esperti alla prima sessione della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite”.

Demeke Mekonnen, vice primo ministro e ministro degli affari esteri dell’Etiopia, ha fatto la chiamata durante un incontro il 9 dicembre 2022, dove ha informato gli ambasciatori dell’UE e degli Stati membri con sede ad Addis Abeba.

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha formato la Commissione internazionale di esperti in diritti umani in Etiopia (ICHREE) nel dicembre 2021 e ha prorogato il suo mandato di un ulteriore anno lo scorso ottobre. L’ICHREE è stato istituito per indagare sulle violazioni dei diritti umani e sui crimini di guerra avvenuti durante i due anni di guerra nel nord dell’Etiopia e consegnare i responsabili alla giustizia.


Approfondimenti:


Tuttavia, il governo etiope si è opposto alla formazione della commissione sin dal suo inizio. Il governo ha anche accusato la commissione di politicizzare le questioni relative ai diritti umani. Il governo etiope ha anche insistito sul fatto che il Joint Investigation Team (JIT), composto dalla Commissione etiope per i diritti umani (EHRC) e dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), sta già conducendo le indagini.

D’altra parte, l’ICHREE ha detto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che il governo etiope non gli avrebbe permesso di raccogliere prove nelle zone di guerra.

Dopo che il mese scorso il governo federale dell’Etiopia e il TPLF hanno raggiunto un accordo di pace a Pretoria, l’Unione Europea e il governo degli Stati Uniti stanno ancora insistendo affinché siano garantite responsabilità e risarcimento per le vittime della guerra. Il governo degli Stati Uniti ha anche affermato che l’Etiopia deve consentire all’ICHREE di reclamare lo status di AGOA.

Tuttavia, Demeke si è fortemente opposto alla mossa, durante l’ultimo briefing con la comunità diplomatica. “La commissione ha rifiutato l’offerta di cooperazione del governo etiope, ha oltrepassato il suo mandato e si è impegnata in attività illegali cercando di collegare il suo lavoro con il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.

Demeke ha anche detto agli ambasciatori che “l’accordo raggiunto a Pretoria costituisce l’attuazione di un quadro di giustizia transitoria per perseguire responsabilità, dire la verità, guarigione e riconciliazione in linea con la Costituzione della Repubblica Federale Democratica d’Etiopia (FDRE)”.


Approfondimenti:


Ha anche affermato che il governo sta discutendo con l’EHRC e l’UN-OHCHR sull’invio di una squadra di osservatori dei diritti umani nelle aree dilaniate dalla guerra.

Gli ambasciatori presso l’UE, invece, si sono congratulati con l’Etiopia per il raggiungimento di un ambizioso accordo di pace e si sono detti pronti a collaborare con il governo etiope per garantire l’attuazione dell’accordo.

“Fare la pace è più difficile che fare la guerra”, ha verbalizzato l’Ambasciatore Ue in Etiopia, Roland Kobia, apprezzando i passi prudenti compiuti dalle parti dell’accordo di pace firmato a Pretoria e Nairobi. “Con questo in mente, l’UE è pronta ad aiutare a mettere in atto l’accordo”.


Tuttavia, l’accordo di pace fa poco per le vittime della violenza che vogliono giustizia. Le sue disposizioni sulla responsabilità per le atrocità criminali sono formulate in modo troppo approssimativo. L’accordo afferma che il governo etiope adotterà “una politica nazionale globale di giustizia di transizione volta alla responsabilità, all’accertamento della verità, al risarcimento delle vittime, alla riconciliazione e alla guarigione, coerente con la Costituzione [dell’Etiopia] e il quadro politico della giustizia di transizione dell’Unione africana”. .

Questa affermazione è troppo generica e aperta all’interpretazione e dà abbastanza spazio al governo etiope per sottrarsi alle responsabilità e non avviare mai veramente un processo di giustizia transitoria che riterrà responsabili i criminali di guerra.


Dott. Mehari Taddele Maru

Etiopia, la Giustizia Non Deve Essere Uccisa Da Un Accordo di Pace


Demeke Mekonnen ha anche delineato agli ambasciatori la gamma di aree di opportunità per la cooperazione con l’UE e gli Stati membri in relazione agli sforzi di pace.


FONTE: thereporterethiopia.com/28639/


tommasin.org/blog/2022-12-18/l…

Etiopia, Affamati di Pace : la Risposta Umanitaria nel Tigray dopo l’Accordo di Pretoria


“Secondo i dati sulla distribuzione alimentare raccolti dal Food Cluster a novembre , il Tigray era ancora sotto blocco umanitario quasi un mese dopo che…
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“Secondo i dati sulla distribuzione alimentare raccolti dal Food Cluster a novembre , il Tigray era ancora sotto blocco umanitario quasi un mese dopo che il governo etiope aveva promesso di consentire e facilitare “l’accesso umanitario senza ostacoli” al Tigray. Questo nuovo impegno per revocare l’assedio del Tigray faceva parte dell’accordo sulla cessazione delle ostilità , firmato il 2 novembre a Pretoria, in Sudafrica.”

Analisi di Duke Burbridge per Tghat

Secondo i termini dell’accordo, il governo etiope è obbligato a porre fine all’uso della fame armata contro il popolo del Tigray. Oggettivamente, nel corso della “Guerra del Tigray”, la negazione di cibo e medicine sono state le principali armi di guerra utilizzate dal governo etiope e l’obiettivo principale è stata la popolazione civile del Tigray. Dal novembre 2020, secondo il professor Jan Nyssen dell’Università di Gand, si ritiene che il blocco umanitario abbia causato la morte tra 350.000 e 500.000 civili nel Tigray a causa della fame e della negazione dell’assistenza sanitaria. Questo si aggiunge ai 30.000-90.000 morti in combattimento.

Dopo Pretoria, gli aiuti umanitari dovrebbero poter oltrepassare la linea di controllo e fornire cibo alle popolazioni civili ovunque nel Tigray. Tuttavia, alla fine di novembre, l’assistenza umanitaria non era ancora stata ripresa nelle aree sotto occupazione militare, con alcune eccezioni lungo il confine meridionale con la regione di Amhara. Le aree che rimangono bloccate dall’accesso umanitario includono quasi tutta la zona nord-occidentale e metà delle zone centro-orientali, che rappresentano collettivamente più della metà della popolazione totale bisognosa. In modo più critico, le aree che rimangono sotto blocco tendono anche ad essere quelle che:

Nella settimana terminata il 30 novembre, la distribuzione ha raggiunto solo l’1% (~36.000) dei 3,6 milioni di civili che hanno urgente bisogno di cibo nelle zone nord-occidentali, centrali e orientali. Ciò nonostante due nuove rotte di rifornimento che vanno da Amhara direttamente nella zona nord-occidentale per la prima volta in un anno e un’impennata nella consegna di cibo al Tigray nella seconda metà di novembre.
A sinistra la distribuzione di cibo nel Tigray sotto blocco. A destra la distribuzione di cibo nel Tigray dopo un mese di “accesso senza ostacoli”. Immagini dal cluster FSA sinistra la distribuzione di cibo nel Tigray sotto blocco. A destra la distribuzione di cibo nel Tigray dopo un mese di “accesso senza ostacoli”. Immagini dal cluster FS
Vale la pena notare che il blocco umanitario non diventa più legale man mano che si riduce. È un crimine contro l’umanità far morire di fame intenzionalmente un singolo distretto o città del Tigray. L’intera zona nord-occidentale e la maggior parte della zona centrale erano sotto il controllo federale etiope da più di un mese alla fine di novembre e l’assistenza alimentare cominciava a raggiungere solo una frazione delle famiglie bisognose. Nelle aree intorno alla capitale, dove si ritiene che il governo locale del Tigray controlli ancora, la risposta umanitaria sembra riprendere senza ostacoli.

Tre strati del blocco del Tigray


Come notato dal rapporto della Commissione internazionale di esperti in diritti umani sull’Etiopia (ICHREE) pubblicato a settembre, il blocco del Tigray è multidimensionale.

La Commissione trova ragionevoli motivi per ritenere che il governo federale e i governi degli Stati regionali alleati abbiano attuato un’ampia gamma di misure volte a privare sistematicamente la popolazione del Tigray di materiali e servizi indispensabili alla sua sopravvivenza, tra cui assistenza sanitaria, riparo, acqua, servizi igienici, istruzione e cibo.

Report della Commissione internazionale di esperti in diritti umani sull’Etiopia (19 settembre 2022), p12

Cerco di affrontare la complessità del blocco umanitario del Tigray nel mio programma UMD Media “Tigray Humanitarian Update”. Nello spettacolo, descrivo tre “strati” critici di ostruzione , che sono stati utilizzati dal governo etiope per impedire agli aiuti umanitari di raggiungere i civili tigrini. Questi strati comportano l’ostruzione deliberata di (1) forniture umanitarie, (2) carburante per l’invio umanitario all’interno del Tigray e (3) accesso nel Tigray a popolazioni note per avere urgente bisogno di cibo e medicine. È importante notare che la presenza di uno qualsiasi dei tre strati può comportare una completa negazione dell’aiuto.

Dopo la cessazione delle ostilità, ho creato una linea di base da un’istantanea dello stato di ogni livello al momento dell’accordo. In sostanza, a tutti coloro che risiedevano al di fuori della capitale Mekelle nel Tigray veniva impedito di ricevere assistenza umanitaria. Ciò significa che circa il 90% delle persone nel Tigray che necessitano di assistenza alimentare esterna secondo il Programma alimentare mondiale stanno deliberatamente morendo di fame. L’unico motivo per cui questo 10% non era sotto blocco era che il divieto di carburante per le operazioni umanitarie ha creato un collo di bottiglia per il cibo che è stato consegnato a Mekelle in agosto.

Secondo i dati della Food Security and LogisticsClusters, nel corso del 2022, il Tigray è stato completamente bloccato per cinque dei primi undici mesi. Per tre mesi, nel Tigray è stato concesso cibo sufficiente per sfamare i civili nella capitale, ma il blocco del carburante ha limitato l’assistenza umanitaria al di fuori di Mekelle. A giugno, le restrizioni sul carburante sono state leggermente allentate per consentire l’invio di cibo fuori dalla capitale, ma sono state ripristinate a luglio. Non è stato fino ad agosto quando c’erano cibo e carburante sufficienti per portare aiuti umanitari ovunque nel Tigray, dove l’accesso non era bloccato dall’occupazione militare ostile. I combattimenti sono ripresi nell’ultima settimana di agosto e il governo etiope ha bloccato ancora una volta tutto il cibo e il carburante in arrivo nel Tigray a settembre e ottobre.

Nelle prime due settimane successive all’accordo sulla cessazione delle ostilità, non vi è stato assolutamente alcun progresso verso la revoca del blocco. Nella seconda metà del mese, i rifornimenti hanno ripreso ad entrare nel Tigray e l’aggiunta di nuove linee di rifornimento nel Tigray da Gondar e Kombulcha ha ridotto significativamente il fabbisogno di carburante. Tuttavia, il terzo strato del blocco è rimasto quasi del tutto intatto entro la fine del mese. Al 30 novembre, circa il 60% delle persone bisognose nel Tigray (ovvero circa 3,2 milioni di persone) rimaneva completamente bloccato dall’assistenza umanitaria esterna.


Livello 1: forniture umanitarie (0% bloccato)


A partire dalla fine di novembre, questo strato del blocco umanitario sembra essere stato rimosso dal Tigray. Secondo il Food Cluster, 53.500 tonnellate di cibo sono entrate nel Tigray nel periodo di 20 giorni tra il 16 novembre e il 6 dicembre. Da allora ho potuto confermare che questa quantità proviene dalle due principali agenzie umanitarie internazionali che trasportano merci umanitarie e non il governo etiope.

Sebbene la quantità riportata dal Food Cluster sia molto inferiore ad alcune delle affermazioni più stravaganti fatte dal governo etiope, è comunque una quantità significativa di cibo che entra nel Tigray in un periodo di 20 giorni. Matematicamente parlando, si tratta di cibo appena sufficiente per nutrire l’intera popolazione bisognosa per il tempo necessario per la consegna. Dopo tre mesi di blocco completo e un’altra offensiva militare, le scorte di cibo al di fuori di Mekelle sono scarse o nulle, il che significa che qualsiasi ritardo nella distribuzione o spedizione all’interno del Tigray o interruzione nella consegna di cibo nel Tigray sarebbe catastrofico.

Livello 2: Carburante (Est 10-25% bloccato)


Aprendo ulteriori corridoi di rifornimento nel Tigray, la necessità di carburante viene ridotta di una quantità significativa, sebbene sconosciuta. Prima della ripresa del conflitto in agosto, i rifornimenti umanitari sono stati costretti ad entrare nel Tigray quasi esclusivamente attraverso il corridoio Semera-Mekelle. Dopo l’arrivo a Mekelle, i rifornimenti sono stati poi distribuiti in tutto il Tigray. Tuttavia, a causa del divieto del governo sul carburante per le operazioni umanitarie nel Tigray, agosto è stato l’unico mese di quest’anno in cui la fornitura di carburante è stata sufficiente per la normale distribuzione di cibo.

La quantità di carburante che è entrata nel Tigray non è stata confermata, ma è riportata dall’UNOCHA in 415.000 litri. Questo sarebbe stato circa un quarto di quanto era necessario in precedenza, ma senza una stima più aggiornata non è possibile sapere se questo è carburante sufficiente per distribuire cibo, acqua e altri aiuti salvavita.

Livello 3: accesso (60% bloccato)


Il terzo livello di blocco sta ancora impedendo a un numero significativo di persone bisognose di accedere all’assistenza umanitaria nel Tigray. Si stima che al 60% delle persone bisognose nel Tigray venga deliberatamente impedito di accedere all’assistenza umanitaria durante le condizioni di carestia.

Nell’ultimo anno, l’assistenza umanitaria è stata bloccata nelle aree del Tigray sotto occupazione militare da parte dei militari etiopi o eritrei o delle milizie Amhara. Fino a settembre questo territorio comprendeva solo la zona occidentale del Tigray e le aree lungo il confine settentrionale con l’Eritrea. In particolare a causa dello sfollamento forzato da queste regioni, questo blocco ha colpito meno del 5% della popolazione totale bisognosa nel Tigray.

Tuttavia, dopo la ripresa del conflitto, la coalizione etiopico-eritrea ha iniziato a guadagnare più terreno, compresi i principali centri abitati nella zona nordoccidentale come Sheraro e Shire, che ospitavano anche centinaia di migliaia di tigrini sfollati. Dopo aver preso Shire a metà ottobre, l’avanzata eritreo-etiope ha accelerato nella zona centrale e alla fine del mese circa il 70% del Tigray era di nuovo sotto occupazione.

Pensieri di separazione e conclusioni


Mentre l’accordo sulla cessazione delle ostilità avrebbe dovuto portare a un accesso umanitario senza ostacoli nelle aree occupate del Tigray, questo chiaramente non è accaduto per la stragrande maggioranza delle persone bisognose. Non ci sono state obiezioni sollevate da alcun influente attore internazionale o paese donatore in merito al continuo fallimento nel raggiungere i civili nel Tigray che sono probabilmente a maggior rischio di morire di fame. C’è stato un allarmante ma atteso silenzio da parte del gruppo di monitoraggio dell’Unione africana che il segretario Anthony Blinken si è impegnato a sostenere dopo il suo recente incontro con il primo ministro etiope Abiy Ahmed.

Si può solo presumere che il processo di pace sia andato come previsto dopo gli accordi di Pretoria. Il silenzio dell’Unione Africana; capi negoziatori, inviati speciali e funzionari del Dipartimento di Stato, sembra dimostrare che la continua fame dei civili tigrini era accettata come danno collaterale. L’approccio di pacificazione nei confronti dell’etiope è stato costante per più di un anno di progresso glaciale, che è stato possibile solo attraverso il sacrificio delle famiglie tigrine. Con un accordo ora in mano, il mondo deve ora riconoscere dove il governo etiope non sta onorando il suo impegno. Finché ai civili bisognosi di cibo verrà deliberatamente impedito di ricevere assistenza umanitaria ovunque nel Tigray, il processo di pace continuerà a rappresentare un crimine contro l’umanità.


(Duke continuerà a monitorare l’accesso umanitario nel Tigray e aggiornerà regolarmente questa colonna fino a quando il blocco umanitario del Tigray non sarà completamente revocato. È anche l’ospite dell’aggiornamento umanitario del Tigray sul canale YouTube di UMD Media . )


Duke Burbridge è stato Senior Research Associate presso l’International Center for Religion & Diplomacy (ICRD) per quindici anni, dove ha fornito supporto alla ricerca per programmi di costruzione della pace basati sulla comunità in paesi colpiti da conflitti come Pakistan, Yemen e Colombia. Durante la sua permanenza all’ICRD, Burbridge ha anche condotto ricerche sul ruolo dell’educazione nella radicalizzazione e nel reclutamento in gruppi estremisti violenti in Arabia Saudita e Pakistan e sul ruolo dei leader religiosi conservatori nel contrastare l’estremismo violento nello Yemen e nell’Africa settentrionale e orientale. Ha lasciato il campo nel 2021 per scrivere un libro sulla riforma della costruzione della pace guidata dall’esterno. Ha sospeso il libro per aumentare la consapevolezza del genocidio in atto nel Tigray.


FONTE: tghat.com/2022/12/15/starved-f…


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Informa Pirata ha ricondiviso questo.

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Elon, Lei è una merdaccia!

La Turchia ratificherà un accordo militare con l’Etiopia tra gli sforzi di riavvicinamento con l’Egitto


Il governo turco ha sottoposto all’approvazione del parlamento un accordo militare firmato con l’Etiopia nel 2021. L’accordo, che ha ricevuto il via libera martedì dalla…
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Il governo turco ha sottoposto all’approvazione del parlamento un accordo militare firmato con l’Etiopia nel 2021.

L’accordo, che ha ricevuto il via libera martedì dalla commissione per gli affari esteri del parlamento, mira a migliorare le relazioni militari e la condivisione dell’intelligence con l’Etiopia. I legislatori dell’opposizione hanno visto il passo per la ratifica dell’accordo come un’incoerenza nella politica estera del governo in un momento in cui Etiopia ed Egitto sono coinvolti in una disputa per la costruzione di una diga sul Nilo, considerato che la Turchia sta cercando di ricucire i rapporti con Egitto.

Durante una visita ufficiale del primo ministro etiope Abiy Ahmed ad Ankara il 18 agosto 2021, i ministeri della difesa hanno firmato tre accordi separati: il protocollo di attuazione del contributo finanziario, l’accordo di cooperazione finanziaria militare e l’accordo quadro militare, l’ultimo dei quali è stato il primo ad essere presentato al parlamento.


Approfondimento sull’accordo militare tra Abiy Ahmed Ali ed Erdogan nel 2021, in piena guerra genocida in Tigray, stato regionale settentrionale dell’Etipia: Turchia ed il mercato fiorente della fornitura bellica in Africa


Le aree di cooperazione nell’accordo sono elencate come la partecipazione congiunta ad esercitazioni militari e operazioni non di combattimento come il mantenimento della pace, gli aiuti umanitari e le operazioni antipirateria. L’accordo consente inoltre ai due paesi di cooperare nel settore della difesa.

Ai sensi dell’articolo IV, paragrafo 6, dell’accordo, le parti concordano inoltre di condividere l’intelligence militare. Inoltre, le parti si forniranno supporto logistico reciproco e scambieranno munizioni, materiali e servizi sotto forma di sovvenzioni o dietro compenso.

Nell’accordo quadro con l’Etiopia è incluso anche un articolo sulla protezione delle informazioni classificate e dei diritti di proprietà fisica e intellettuale generalmente inclusi negli accordi di cooperazione nell’industria della difesa che la Turchia ha firmato con i paesi a cui intende vendere armi.
Verbale della discussione in commissione parlamentare sull'accordo militare con l'EtiopiaVerbale della discussione in commissione parlamentare sull’accordo militare con l’Etiopia
Il deputato del partito İYİ (buono) e diplomatico in pensione Ahmet Kamil Erozan ha affermato che la Turchia aveva seri problemi con l’Egitto al momento della firma dell’accordo e che ora non è il momento giusto per ratificarlo. Affermando che non c’è coordinamento tra il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero della Difesa, Erozan ha affermato che la ratifica dell’accordo darebbe fastidio al presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi.

Tuttavia, il viceministro degli Esteri Faruk Kaymakçı ha dichiarato che l’accordo non riguardava nessun paese terzo, aggiungendo che accordi standard simili sono stati firmati finora con 86 paesi.
Danni a un edificio scolastico nel Tigray dopo che un attacco aereo del governo etiope ha colpito il complesso della Dedebit Elementary School con un drone armato turco il 7 gennaio 2022. (Foto: Human Rights Watch).Danni a un edificio scolastico nel Tigray dopo che un attacco aereo del governo etiope ha colpito il complesso della Dedebit Elementary School con un drone armato turco il 7 gennaio 2022. (Foto: Human Rights Watch).
Le relazioni militari turco-etiopi sono entrate nell’agenda internazionale dopo che l’esercito etiope il 7 gennaio 2022 ha colpito un edificio della scuola elementare pieno di bambini, donne e uomini anziani con droni acquistati dalla Turchia. Almeno 59 civili sono stati uccisi nell’attacco e altre decine sono rimasti feriti. Fino a quel momento, non si sapeva che la Turchia avesse venduto droni all’Etiopia. I resti di armi recuperati dal sito sono stati determinati come bombe guidate MAM-L (micromunizioni intelligenti) prodotte dalla turca Roketsan e abbinate esclusivamente a droni Bayraktar di fabbricazione turca.


Approfondimenti:


Notando che le armi che la Turchia aveva esportato in Etiopia sono state consegnate al governo legittimo, Kaymakçı ha affermato che i regolamenti sono stati rispettati su chi fosse l’utente finale. Ma non ha risposto alle accuse sull’uso di queste armi contro i civili.

I legislatori hanno anche affermato che l’ambasciata turca è stata spostata in Kenya quando i militanti del Tigray hanno annunciato che l’avrebbero presa di mira dopo il sanguinoso attacco, ma Kaymakçı ha detto martedì alla riunione del comitato che solo l’ambasciatore, non l’ambasciata, aveva temporaneamente lasciato l’Etiopia per motivi di sicurezza.

L’Egitto e il Sudan sono in una disputa con l’Etiopia per la costruzione della GERD – Grand Ethiopian Renaissance Dam quasi finita sul fiume Nilo. L’Egitto è preoccupato per una diminuzione dell’acqua nel fiume Nilo, dal quale soddisfa quasi tutto il suo fabbisogno di acqua potabile e irrigazione. Sebbene i tre paesi intendano riunirsi e negoziare una soluzione al problema, finora non sono stati in grado di stabilire un meccanismo per produrre una soluzione concreta.


Approfondimento: Disputa decennale sul GERD – Triangolo Egitto, Sudan, Etiopia, la Grande Diga e il Nilo


Grande diga rinascimentale etiope a Guba, EtiopiaGrande diga rinascimentale etiope a Guba, Etiopia
Mercoledì, in visita a Washington per un vertice USA-Africa, il presidente egiziano el-Sisi ha chiesto aiuto agli Stati Uniti per spingere l’Etiopia a raggiungere un accordo sulla mega-diga durante il suo incontro con il segretario di Stato americano Antony Blinken, che aveva incontrato il giorno prima il primo ministro etiope Abij Ahmed.

Da tempo il governo del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan cerca di ricucire i difficili rapporti con l’Egitto. La Turchia ha avuto seri problemi con l’Egitto di Sisi per il sostegno che ha dato alla Fratellanza musulmana islamista, che Erdoğan considera ideologicamente vicina a lui.

Turchia ed Egitto sostengono anche due gruppi rivali in Libia, che affermano entrambi di rappresentare l’unico governo legittimo.

Tuttavia, quando le politiche di Erdoğan hanno provocato l’isolamento della Turchia nel mondo islamico, la Turchia ha avviato negoziati per corteggiare l’Egitto e l’Arabia Saudita, che hanno chiesto alla Turchia di adottare misure concrete per affrontare le loro preoccupazioni. La Turchia ha prima chiesto alle emittenti televisive affiliate ai Fratelli Musulmani che trasmettono da Istanbul di attenuare la loro retorica.

Nel marzo 2021 il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu ha annunciato che i negoziati diplomatici con l’Egitto erano iniziati senza precondizioni. Secondo le voci dei media turchi, la delegazione egiziana avrebbe trasmesso il messaggio che era nelle mani della Turchia garantire lo sviluppo dei colloqui, implicando la necessità di passi concreti da parte della Turchia.
Erdogan e Al SisiErdogan e Al Sisi
Erdoğan ha salutato e stretto la mano a el-Sisi all’apertura dei Mondiali nella capitale del Qatar, Doha, il 20 novembre. L’amichevole stretta di mano è stata considerata un passo importante nel processo di normalizzazione in corso tra i due paesi.

Parlando ai giornalisti al suo ritorno dal Qatar, Erdoğan ha dichiarato:

“L’unione della nazione turca e del popolo egiziano in passato è molto importante per noi. Perché non ricominciare? Abbiamo dato loro il segnale”.

Portare proprio ora in parlamento l’accordo militare con l’Etiopia potrebbe anche essere visto come un messaggio contro la crescente cooperazione dell’Egitto con la Grecia nel Mediterraneo orientale.
La Turchia ratificherà un accordo militare con l'Etiopia tra gli sforzi di riavvicinamento con l'EgittoLa Turchia ratificherà un accordo militare con l’Etiopia tra gli sforzi di riavvicinamento con l’Egitto


FONTE: nordicmonitor.com/2022/12/turk…


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Etiopia, Cittadini Usa Intrappolati nel Tigray, Detenuti ad Addis Abeba


Cittadini statunitensi intrappolati nel Tigray devastato dalla guerra vengono detenuti e interrogati dalle autorità etiopi mentre tentano di lasciare il Paese, lo dimostrano interviste a…

Cittadini statunitensi intrappolati nel Tigray devastato dalla guerra vengono detenuti e interrogati dalle autorità etiopi mentre tentano di lasciare il Paese, lo dimostrano interviste a persone in fuga e familiari.

Le e-mail trapelate da funzionari statunitensi affermano che il governo etiope, adducendo motivi di sicurezza nazionale, ha insistito per trattenere e interrogare i cittadini statunitensi del Tigray, una posizione, dicono, che ha indotto Washington a interrompere i piani per il trasporto aereo degli americani dalla regione l’anno scorso.

I pochi fortunati a fuggire dalla regione, tagliati fuori dal mondo esterno per due anni mentre le forze governative combattevano contro i ribelli del Tigray, hanno detto all’AFP di essere stati individuati e interrogati mentre tentavano di andarsene.

Gebremedhn Gebrehiwot, un cittadino americano che è uscito dal Tigray all’inizio di quest’anno, ha detto di essere stato preso in disparte e interrogato all’aeroporto internazionale di Addis Abeba mentre cercava di imbarcarsi su un volo di ritorno.

“Avevo tutti i documenti, non c’era motivo di fermarmi”, ha detto all’AFP il diacono di San Diego. Credeva che il suo nome “tipicamente tigrino” fosse il motivo per cui era stato arrestato.

Dopo un’attesa di 90 minuti, gli è stato finalmente permesso di andarsene.

“Sono appena corso al cancello e ce l’ho fatta a malapena.”

Zenebu Negusse, 52 anni, ha detto ad AFP che anche lei è stata presa di mira mentre tentava di imbarcarsi sul suo volo diretto negli Stati Uniti.

La badante con sede in Colorado, che si trovava nel Tigray per visitare la sua anziana madre quando è iniziata la guerra nel novembre 2020, è riuscita a fuggire dalla regione su strada e si è rifugiata presso i parenti ad Addis Abeba.

Si è preoccupata di nascondere i suoi segni tribali tigrini, temendo di essere detenuta come alcuni dei suoi amici, ma il suo nome ha destato sospetti.

Ha detto che dopo uno straziante interrogatorio l’anno scorso durante il quale ha esplicitamente negato di essere tigrina, le è stato permesso di tornare a casa.

Alcuni che erano stati sul suo volo sono stati intercettati e presi in custodia, ha detto: “Sono stata fortunata. Molti altri no”.

AFP ha parlato con otto americani che hanno condiviso le loro storie e parlato della difficile situazione di amici e familiari – cittadini statunitensi o residenti permanenti – ancora nel Tigray.

L’Etiopia non riconosce la doppia nazionalità, il che significa che i funzionari possono trattare i cittadini statunitensi di origine etiope come etiopi, indipendentemente dal loro passaporto.

Evacuazione interrotta


Il governo degli Stati Uniti aveva elaborato un piano per evacuare gli americani intrappolati nel Tigray mentre i combattimenti si estendevano ad Addis Abeba nel novembre 2021.

Ma è stato interrotto all’ultimo minuto, con i funzionari statunitensi che hanno incolpato la richiesta dell’Etiopia che gli sfollati fossero soggetti a detenzione a tempo indeterminato per controllo.

“Il governo etiope … ha ritirato l’autorizzazione il giorno del (viaggio) quando gli Stati Uniti non erano d’accordo con la richiesta del governo etiope di autorizzare i passeggeri e potenzialmente trattenerli a tempo indeterminato prima di essere autorizzati a viaggiare ulteriormente”, si legge in un’e-mail di un funzionario degli Stati Uniti Senato visto dall’AFP.

Un’altra e-mail di un funzionario della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha anche accusato i “requisiti di controllo della sicurezza di Addis Abeba (per) aver impedito all’ambasciata americana di procedere con i piani di evacuazione”.

Le autorità statunitensi ed etiopi sono riuscite a “facilitare la partenza di 217 cittadini statunitensi, residenti permanenti legali, richiedenti visti immigrati e tutori di minori da Mekelle (la capitale del Tigray) ad Addis Abeba” a febbraio, ha detto ad AFP un portavoce del Dipartimento di Stato americano.

Il Dipartimento di Stato non ha commentato se alcuni sfollati siano stati detenuti ad Addis Abeba o sul numero di coloro che si sono recati negli Stati Uniti.

Non ha una stima del numero di americani ancora bloccati nel Tigray, ha detto il portavoce.

I funzionari del governo etiope non hanno risposto alle ripetute richieste di commento dell’AFP.

Profilazione etnica


Tutti gli americani intervistati da AFP hanno affermato di essere stati profilati etnicamente ad Addis Abeba dopo aver lasciato il Tigray.

Yohannes, un autista di Uber di 54 anni che ha chiesto all’AFP di non rivelare il suo cognome, ha dichiarato di essere stato messo in isolamento all’aeroporto di Addis Abeba mentre cercava di partire con la sua famiglia nel dicembre 2020.

“Ho detto che ero un cittadino statunitense, ma hanno detto che non mi avrebbero lasciato andare”.

I funzionari della sicurezza alla fine hanno ceduto dopo aver sborsato una grossa tangente, ha detto.

Era un prezzo che valeva la pena pagare per salvare suo figlio adolescente gravemente diabetico, ha aggiunto.

Il mese scorso è stato firmato un accordo di pace tra Addis Abeba e i ribelli del Tigray, ma molti americani hanno detto all’AFP di temere che i loro cari sarebbero stati arrestati anche se fossero riusciti a uscire dal Tigray.

Maebel Gebremedhin ha detto ad AFP che “circa 50” membri della famiglia sono rimasti intrappolati nel Tigray, tutti cittadini statunitensi e residenti permanenti.

“Quasi tutta la mia famiglia è lì”, ha detto l’attivista di Brooklyn, che non ha notizie di suo padre da più di un anno.

“C’è una tale paura all’interno della nostra comunità su (cosa) il governo etiope potrebbe fare alle nostre famiglie”.

Blackout


Il blackout delle comunicazioni ha colpito anche l’uomo d’affari statunitense Awet – non è il suo vero nome – che ha detto all’AFP di non aver parlato con sua moglie per oltre un anno e di non aver mai tenuto in braccio la loro bambina.

Il trentenne è volato in Etiopia l’anno scorso per riportarli a casa in Colorado, ma non gli è stato permesso di recarsi in Tigray.

Si è ripetutamente rivolto ai funzionari statunitensi chiedendo aiuto per far uscire la sua famiglia dall’Etiopia, ma senza successo.

“È sempre la stessa risposta: non abbiamo un piano di evacuazione”.

Una manciata di foto e video sono i suoi unici ricordi della figlia di due anni. E anche guardarli a volte è troppo doloroso, ha detto.

In un video visto da AFP, girato un anno fa e inviato da qualcuno con raro accesso a Internet via satellite nel Tigray, la bambina faceva fatica ad alzarsi o ad alzare le braccia magre.

“Le sue gambe erano troppo deboli a causa della mancanza di cibo”, ha detto il padre sconvolto.

“È strano sentirsi come un papà quando non hai nemmeno visto tua figlia.”

I genitori di Saba Desta si ritirarono nel Tigray dopo due decenni a Seattle che si stabilirono a Shire,città che fu pesantemente bombardata in ottobre prima della sua cattura da parte delle forze etiopi e dei loro alleati.

È stata frenesia per la preoccupazione per il padre di 70 anni, che soffre di un disturbo neurologico debilitante, che lo rende particolarmente vulnerabile in una regione con gravi carenze di medicinali.

Il 36enne aveva contattato il Dipartimento di Stato e l’ambasciata americana ad Addis Abeba per chiedere aiuto.

“Tutti mi hanno preso in giro”, ha detto ad AFP, trattenendo le lacrime.

Anche così, ha aggiunto, la vita potrebbe essere peggiore.

Conosce diverse persone detenute ad Addis Abeba, tra cui un’amica che è stata trattenuta per sei mesi e sua zia che è stata in custodia per circa una settimana.

La sua più grande paura, ha detto, era quella di far uscire i suoi anziani genitori dal Tigray, solo per essere detenuti ad Addis Abeba.

“Ho più paura di quello che potrebbe succedere loro ad Addis che in una zona di guerra come il Tigray”.


FONTE: rfi.fr/en/international-news/2…


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Etiopia, Jigjiga Condanna a Morte l’Ufficiale di Polizia che ha Ucciso Juweria Subcis, Deputata della Regione dei Somali


L’Alta corte di Jigjiga, la capitale dello stato regionale somalo, ha condannato a morte il 12 dicembre un membro della polizia federale che ha sparato…

L’Alta corte di Jigjiga, la capitale dello stato regionale somalo, ha condannato a morte il 12 dicembre un membro della polizia federale che ha sparato e ucciso Juweria Subcis, un membro del Comitato Centrale del Partito della Prosperità al potere e del parlamento regionale somalo, Etiopia.

“Giustizia è stata giustamente fatta senza indugio: anche se questo verdetto non riporterà indietro la nostra cara sorella, sarà un monito per ogni soldato a non puntare la pistola contro innocenti”, ha commentato Zuber, un membro della comunità somala.

La deputata Juweria è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco da un membro di un agente di polizia federale all’interno dell’aeroporto Garad Wilwal, nella capitale della regione, Jigjiga, il 25 ottobre. La sparatoria ha lasciato gravemente feriti altri tre, tra cui sua sorella, Ayan Subics, e un membro del gabinetto regionale, Abdirashid Mohammed.

L’alta corte di Jigjiga ha stabilito che il membro della polizia federale è stato ritenuto colpevole dell’omicidio del deputato Juweria Subcis e lo ha condannato a morte. Il tribunale ha comunque concesso all’assassino condannato il diritto di impugnare la sentenza, ha riferito l’emittente di stato .

Mohamed Guray, vice capo della sicurezza dello stato regionale somalo, ha confermato ad Addis Standard che all’epoca il deputato Juweria Subcis era stato “deliberatamente colpita” a morte.

Sua sorella, Fowsia Musse, cittadina americana, era tra i feriti gravi durante la sparatoria del 25 ottobre. Era in visita dalla sorella insieme al figlio di 14 anni, anch’egli ferito. La figlia di 8 anni di Musse è scappata illesa. A Musse, che ora è tornata negli Stati Uniti, è stata amputata una gamba a causa delle ferite riportate.


FONTE: addisstandard.com/asdailyscoop…


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Etiopia, Mentre il Tigray Si Calma Cresce il Conflitto in Oromia


Mentre un conflitto mortale in Etiopia inizia a placarsi, un altro sta crescendo, sfidando un governo desideroso di convincere la comunità internazionale a revocare le…

Mentre un conflitto mortale in Etiopia inizia a placarsi, un altro sta crescendo, sfidando un governo desideroso di convincere la comunità internazionale a revocare le sanzioni e rilanciare quella che una volta era una delle economie in più rapida crescita dell’Africa .

Anche se il primo ministro etiope Abiy Ahmed partecipa al vertice USA-Africa questa settimana per promuovere l’ accordo di pace del mese scorso tra il suo governo e le autorità della regione del Tigray, la regione più ampia dell’Oromia appare sempre più instabile.

Il secondo paese più popoloso dell’Africa, con 120 milioni di persone, è di nuovo alle prese con tensioni mortali tra i gruppi etnici ei loro alleati armati. Entrambi i gruppi etnici Oromo e Amhara, i più grandi del paese, denunciano omicidi e incolpano l’altro. Con le telecomunicazioni spesso interrotte e i residenti che spesso temono ritorsioni se parlano, il bilancio delle vittime della violenza in Oromia è sconosciuto.

Parlando con l’Associated Press in condizione di anonimato per timori per la loro incolumità, diversi residenti di Oromia hanno descritto attacchi mortali nelle ultime settimane.

Un testimone nel distretto di Kiramu della regione ha detto che suo padre e suo cugino erano tra le almeno 34 persone uccise dal 24 novembre. Ha incolpato i soldati sotto il controllo del governo regionale di Oromia, dicendo di aver visto le loro uniformi.

“Tutto è iniziato con uno scontro tra un’unica milizia locale e membri delle forze speciali di Oromia”


“Tutto è iniziato con uno scontro tra un’unica milizia locale e membri delle forze speciali di Oromia”, ha detto. “Le forze speciali hanno ucciso la milizia che era un membro della comunità Amhara, e poi è seguita un’uccisione di una settimana”. Ha stimato che da allora centinaia di persone siano fuggite dalla zona.

Un residente di etnia Oromo di Kiramu, tuttavia, ha accusato un gruppo armato Amhara noto come Fano di aver attaccato e ucciso civili e ha affermato di aver visto più di una dozzina di corpi e di averne seppelliti quattro il 29 novembre.

“Questo gruppo di miliziani sta uccidendo la nostra gente, bruciando villaggi e saccheggiando tutto ciò che possediamo”, ha detto ad AP Dhugassa Feyissa. “Sparano a chiunque trovino… che si tratti di dipendenti pubblici, agenti di polizia o insegnanti”.

L’Oromo e l’Amara hanno vissuto insieme per anni, ha detto, ma non avevano mai visto combattere in questo modo prima.

Anche il vice amministratore del distretto di Gidda Ayanna, anch’esso teatro di alcune delle peggiori violenze di Oromia nelle ultime settimane, ha accusato i combattenti di Amhara Fano.

“I civili nella nostra zona vengono uccisi, sfollati e saccheggiati.”


“I civili nella nostra zona vengono uccisi, sfollati e saccheggiati. Questo gruppo è pesantemente armato, quindi non può competere con gli agricoltori che sono indifesi”, ha detto Getahun Tolera, osservando che il suo distretto ora ospita circa 31.000 persone che sono fuggite dai distretti vicini. “Stiamo ancora andando di casa in casa e scoprendo corpi”.

I funzionari del governo federale etiope si sono rifiutati di commentare le uccisioni in Oromia e non ne hanno ancora parlato apertamente. Il primo ministro la scorsa settimana ha detto solo che alcuni “nemici con visioni estreme” stavano cercando di destabilizzare il Paese, senza fornire dettagli.

Le forze di sicurezza etiopi, gli insorti Oromo e la milizia Amhara si stanno combattendo a vicenda in Oromia, la più grande regione dell’Etiopia, ha affermato William Davison, analista dell’International Crisis Group.

Nel mezzo di un’intensificazione della lotta del governo contro i ribelli, tutti e tre hanno preso di mira i civili, in particolare l’etnia Amhara, il che ha portato a un aumento della violenza da parte delle milizie Amhara che affermano di difendere le loro comunità”, ha affermato.

Mentre le forze di sicurezza federali etiopi combattono contro l’Esercito di liberazione dell’Oromo, che il governo ha definito un gruppo terroristico, anche i residenti di Oromo e Amhara ed i loro alleati armati si combattono a vicenda per rimostranze vecchie e nuove.

I coloni Amhara si trasferirono per la prima volta in massa in Oromia negli anni ’80 durante una carestia nel nord dell’Etiopia. Hanno vissuto pacificamente lì fino agli ultimi tre anni. L’OLA – Oromo Liberation Army si è separato da un’organizzazione politica Oromo e, secondo quanto riferito, ha iniziato a prendere di mira Amhara, a volte come vendetta per le sue perdite alle forze governative. Secondo quanto riferito, la milizia Amhara ha iniziato a prendere di mira Oromos e le forze di sicurezza regionali sono state coinvolte.

Gli oromo sono il gruppo etnico più numeroso dell’Etiopia, seguiti dagli amhara, che hanno dominato la politica del paese per generazioni. Molti Oromo erano esultanti quando Abiy, che si identifica come Oromo, è diventato primo ministro nel 2018. Ma quell’eccitazione si è trasformata in frustrazione per la crescente violenza.

Nei giorni scorsi in alcune comunità si sono svolte manifestazioni di protesta contro le uccisioni.


Nei giorni scorsi in alcune comunità si sono svolte manifestazioni di protesta contro le uccisioni. La scorsa settimana, la Commissione etiope per i diritti umani nominata dal governo ha affermato che “centinaia” di persone sono state uccise in “modo raccapricciante” negli ultimi quattro mesi in 10 zone della regione di Oromia, e ha confermato la presenza delle forze governative, della milizia Amhara e l’OLA nelle aree in cui si verificano ripetuti omicidi.

“Gli attacchi deliberati contro i civili in queste aree sono effettuati sulla base dell’etnia e delle opinioni politiche… con l’affermazione che uno sostiene un gruppo rispetto all’altro”, ha detto la commissione, esortando il governo federale ad agire con urgenza.

Anche i partiti di opposizione stanno parlando. Il Partito Rivoluzionario del Popolo Etiope, il Partito dell’Unità di tutta l’Etiopia e il Partito Enat hanno chiesto maggiore sicurezza per le comunità colpite, e un alto funzionario etiope del Movimento nazionale di opposizione di Amhara ha chiesto al governo federale di intervenire.

“La totalità di noi è diventata un paese che non mostra una forte avversione per un continuo spargimento di sangue di innocenti, ovunque possa accadere”, ha detto Belete Molla in un post su Facebook all’inizio di questo mese.

Un’altra figura politica di spicco, il politico dell’opposizione oromo Jawar Mohammed, all’inizio di questo mese ha affermato che almeno 350 persone sono state uccise e oltre 400.000 sfollati “solo nelle ultime 48 ore” nelle aree di Kiramu, Horo Guduru, Kuyu e Wara Jarso di Oromia.

“Il governo deve smetterla di fingere che non stia succedendo nulla”, ha detto Jawar in un post su Facebook. “Il conflitto sta rapidamente diventando una guerra comunitaria che coinvolge i civili. Se non contenuto presto, probabilmente si diffonderà in altre parti dei due stati regionali e oltre”.


FONTE: apnews.com/article/politics-af…


tommasin.org/blog/2022-12-16/e…

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Anche mastodon.uno è finita nella Black list del titano pazzo... 😁 😄 🤣

Il tweet di @DavidPuente
⬇️⬇️⬇️⬇️ ⬇️

in reply to Carlo Gubitosa

@gubi ho notato che sulla mia istanza poliversity.it non c'è il blocco. È anche vero che la mia istanza non è stata ancora registrata sul sito web degli sviluppatori di mastodon, così come quella di @nuke

Quindi probabilmente è stata presa la lista di Joinmastodon.org e ne è stata fatta carne di porco

twitter.com/informapirata/stat…

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1/ Riprendo la lista dei giornalisti sospesi da Elon Musk pubblicata da @oneunderscore__. Invito i colleghi giornalisti a crearsi un account Mastodon che riprenda i vostri tweet pari pari, così da tenere traccia di cosa avete scritto prima di un eventuale sospensione ad personam.

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Un classico del Natale.
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«La narrativa che dipinge le macchine e i sistemi intelligenti come autonomi è altamente fuorviante. I sistemi di IA sono costruiti da masse di lavoratori sfruttati in tutto il mondo, che lavorano in condizioni precarie e dannose, nonché con scarse tutele. Essere consapevoli di tali dinamiche è indispensabile per poterne derivare tutele per i lavoratori coinvolti, e sanzioni per le società che le violano.»

Di Camilla Giorgio e @ci_quaresmini per #PrivacyNetwork

privacy-network.it/costruzione…

Questa voce è stata modificata (3 anni fa)

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in reply to informapirata ⁂

Vero; per quel che ne so l'attuale IA è oltremodo sopravvalutata; se in effetti riesce ad adempiere a compiti complessi ha bisogno di un continuo affiancamento umano (che parte dalla indicizzazione delle immagini utilizzate nel Machine learning e arriva a personale umano che si sostituisce agli assistenti automatici non appena questi si mostrano incapaci di agire fruttuosamente)

Pardon Assange: 45 MEPs, Stella Assange & journalist federations sign open letter to US President Biden


Today, four Pirate Party Members of the European Parliament (Greens/EFA) and Stella Assange address US President Joe Biden in an open letter co-signed by 41 EU lawmakers, … https://european-pirateparty.eu/wp-content/uploads/2022/12/Letter-to-the-Presiden

Today, four Pirate Party Members of the European Parliament (Greens/EFA) and Stella Assange address US President Joe Biden in an open letter co-signed by 41 EU lawmakers, NGOs, the International Federation of Journalists (IFJ) and many more, asking him to pardon Julian Assange. WikiLeaks co-founder Assange is currently imprisoned in the United Kingdom and waiting for extradition to the United States to stand trial on charges of espionage and computer misuse.

For over a decade, Julian Assange and WikiLeaks have been at the forefront of investigative journalism, publishing information that has revealed significant abuses of power and corruption at the highest levels of powerful institutions. The charges against him raise serious concerns about the extent to which a democratic government can criminalize the publication of truthful information.

This week, Julian Assange’s wife Stella represents her husband, a nominee for the Sakharov Prize 2022 for Freedom of Thought, at the European Parliament in Strasbourg. Together with her and all undersigned, the European Pirates respectfully call on US President Joe Biden to pardon Julian Assange.

Patrick Breyer, Member of the European Parliament for the German Pirate Party, comments:

“The detention and prosecution of Assange set an extremely dangerous precedent for all journalists, media actors, and freedom of the press. No journalist should be prosecuted for publishing ‘state secrets’ of public interest because this is their job. The public has a right to know about state crimes committed by those in power, to be able to stop them and bring them to justice. Julian Assange has changed the world we live in for the better, bringing in an era where injustice can no longer be swept under the carpet.”

Marcel Kolaja, Member and Quaestor of the European Parliament for the Czech Pirate Party, comments:

“Julian Assange revealed information of significant importance to the public while performing the work of an investigative journalist. His imprisonment is in direct contradiction with American core values, such as freedom of speech and freedom of the press. His persecution for publishing the truth must stop.”

Markéta Gregorová, Member of the European Parliament for the Czech Pirate Party, comments:

“Assange should not be the model case for how whistleblowers are treated. On the contrary, we should protect him, so they are not afraid to keep publishing truthful information in the public interest. Without Julian Assange, we would have never found out about cases like the war crimes of the American soldiers against civilians in Iraq. Therefore, I believe he deserves a full presidential pardon with the immediate release from prison.”

Mikuláš Peksa, MEP and Chairperson of the European Pirate Party, comments:

I spoke with Stella Assange about the great importance of defending freedom of expression and about the right to seek and share the truth. As a Member of the European Parliament and the Pirate Party, I stand with Stella and Julian in their fight for justice. I am fundamentally against the persecution of whistleblowers and journalists. We cannot let governments silence the ones, who are exposing their wrongdoings.”


patrick-breyer.de/en/pardon-as…

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informapirata ⁂

@Abtheart seguire @terremoto equivale praticamente a "iscriversi". In qualità di follower non solo, come è ovvio, riceverai le ricondivisioni di quell'account, ma soprattutto potrai avviare un nuovo thread semplicemente creando un nuovo messaggio e menzionando quell'utente. Da quel momento, in teoria, tutti i messaggi successivi al primo Verranno rilanciati come se fosse appunto un thread visibile da tutti i follower

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informapirata ⁂

@Abtheart esattamente. E questo vale per ogni gruppo forum di friendica.

PS: qui ci sono gli altri gruppi:
⬇️ ⬇️ ⬇️ ⬇️ ⬇️
poliverso.org/display/0477a01e…

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Etiopia, la Giustizia Non Deve Essere Uccisa Da Un Accordo di Pace


Ritenere responsabili i criminali di guerra in Etiopia è l’unico modo per garantire una pace duratura nel Paese. All’inizio di novembre, la comunità internazionale ha…

Ritenere responsabili i criminali di guerra in Etiopia è l’unico modo per garantire una pace duratura nel Paese.

All’inizio di novembre, la comunità internazionale ha accolto quasi all’unanimità l’ accordo di pace firmato a Pretoria tra il governo dell’Etiopia e il Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF). Ma mentre l’accordo è un passo positivo, una dichiarazione di intenti per mettere a tacere le armi, rimangono alcune domande difficili.

In particolare, la questione della responsabilità per la litania di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nel Tigray rimane in gran parte irrisolta. Dall’inizio del conflitto nel novembre 2020, oltre 500.000 persone sono morte nei combattimenti o per carestia e mancanza di assistenza sanitaria. Più di 5 milioni sono stati messi sotto assedio e deliberatamente affamati; decine di migliaia sono state aggredite sessualmente; e ben oltre 2 milioni sono stati sfollati a causa dei combattimenti e della pulizia etnica.

Tuttavia, l’accordo di pace fa poco per le vittime della violenza che vogliono giustizia. Le sue disposizioni sulla responsabilità per le atrocità criminali sono formulate in modo troppo approssimativo. L’accordo afferma che il governo etiope adotterà “una politica nazionale globale di giustizia di transizione volta alla responsabilità, all’accertamento della verità, al risarcimento delle vittime, alla riconciliazione e alla guarigione, coerente con la Costituzione [dell’Etiopia] e il quadro politico della giustizia di transizione dell’Unione africana”. .

Questa affermazione è troppo generica e aperta all’interpretazione e dà abbastanza spazio al governo etiope per sottrarsi alle responsabilità e non avviare mai veramente un processo di giustizia transitoria che riterrà responsabili i criminali di guerra.

Ci sono già stati i primi segnali che non c’è volontà politica di cercare responsabilità. Basta guardare alla lotta della Commissione internazionale degli esperti dei diritti umani in Etiopia (ICHREE), incaricata di indagare sui crimini atroci nella guerra nel Tigray. La commissione è stata minata sistematicamente fin dall’inizio.

Quando è stato creato l’ICHREE, il governo etiope ha cercato di impedirgli di ottenere finanziamenti. Ha fallito, ma il budget assegnato alla commissione non era ancora sufficiente per garantirne il corretto funzionamento.

Quando l’ICHREE ha iniziato a lavorare, ha riferito di soffrire di “vincoli di tempo e di personale”, poiché sei posizioni all’interno del suo segretariato sono state tagliate. Peggio ancora, non ha avuto la piena collaborazione delle autorità locali e gli è stato negato l’accesso ai siti di presunte atrocità in Etiopia. Si è persino lamentato del fatto che le sue richieste ad altre entità delle Nazioni Unite per “documenti e materiali di interesse [sono state] ampiamente deviate, o hanno risposto dopo un ritardo eccessivo”.

Anche il Joint Investigation Team (JIT), composto da membri della Commissione etiope per i diritti umani e dell’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (ONCHR), è stato lento nel condividere il suo database interno, ha riferito l’ICHREE.

La commissione ha affrontato tutti questi tentativi di minare il suo lavoro nonostante il fatto che stia indagando su presunti crimini di tutte le parti in conflitto e non solo delle forze governative e dei loro alleati. E il suo rapporto pubblicato a settembre lo riflette.

Afferma che “la Commissione ha ragionevoli motivi per ritenere che i membri delle [Forze di difesa nazionale etiopi] abbiano commesso i seguenti crimini di guerra: violenza alla vita e alla persona, in particolare omicidio; oltraggi alla dignità umana, in particolare trattamenti umilianti o degradanti; dirigere intenzionalmente attacchi contro la popolazione civile e oggetti civili; saccheggio; stupro; schiavitù sessuale; violenza sessuale; e usando intenzionalmente la fame dei civili come metodo di guerra. La Commissione ha ragionevoli motivi per ritenere che le forze del Tigray abbiano commesso gli stessi crimini di guerra, con l’eccezione della schiavitù sessuale e della fame dei civili come metodo di guerra, indipendentemente dall’entità delle violazioni”.

Il rapporto afferma inoltre che l’esercito etiope ei suoi alleati hanno “commesso diffusi atti di stupro e violenza sessuale contro donne e ragazze tigrine. In alcuni casi, gli aggressori hanno espresso l’intenzione di rendere sterili le vittime e hanno usato un linguaggio disumanizzante che suggeriva l’intenzione di distruggere l’etnia tigraia. Le forze del Tigray hanno anche commesso atti di stupro e violenza sessuale, anche se su scala minore”.

In una riunione di settembre del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, i rappresentanti della commissione hanno concluso : “gli orribili e disumanizzanti atti di violenza commessi durante il conflitto… sembrano andare oltre il semplice intento di uccidere e, invece, riflettono un desiderio di distruggere”.

Alla luce di questi risultati, non sorprende che il governo etiope abbia paura dell’inchiesta ICHREE ed è per questo che non vuole e non può condurre un processo di responsabilità per crimini di guerra utilizzando il sistema legale etiope.

Tuttavia, il processo di responsabilità è minato non solo da Addis Abeba, ma anche da attori regionali. I tre membri africani del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – Kenya, Gabon e Ghana (noto anche come A3) – hanno costantemente bloccato l’azione del Consiglio di sicurezza sul conflitto nel Tigray.

Tuttavia, non è nel loro interesse o nell’interesse dell’Unione africana farlo. La giustizia e la responsabilità sono direttamente legate alla pace in Etiopia e quindi alla stabilità nella regione. Ecco perché l’ A3 e l’Unione Africana devono sostenere questa indagine.

Ci sono una serie di misure che devono essere prese per garantire un equo processo di responsabilità in Etiopia.

In primo luogo, l’ICREE dovrebbe essere sostenuto con tutti i finanziamenti necessari e le estensioni del mandato per svolgere il suo lavoro di indagine e documentazione delle atrocità in Etiopia. Il governo etiope deve essere spinto a concedere l’accesso ai siti di interesse e a cooperare con le indagini.

In secondo luogo, la Corte penale internazionale dovrebbe essere coinvolta nel processo di responsabilità. L’Etiopia non è uno Stato parte dello Statuto di Roma, ma il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe e dovrebbe deferire il caso alla Corte penale internazionale. Russia e Cina potrebbero bloccare questa mossa, come hanno fatto in passato con risoluzioni a cui il governo etiope si è opposto.

Se ciò accade, c’è ancora un modo per coinvolgere la CPI, se le autorità di Addis Abeba accettano la sua giurisdizione ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 3, dello Statuto di Roma. Ciò ovviamente accadrebbe solo sotto una forte pressione internazionale.

In terzo luogo, l’Unione africana potrebbe guidare il processo di responsabilità istituendo un tribunale ibrido in un altro paese africano. Lo ha fatto per l’accusa dell’ex presidente ciadiano Hissène Habré, che è stato processato in Senegal nel 2015. Ciò garantirebbe il rispetto degli standard internazionali sul giusto processo e svierebbe le pressioni per mantenere l’impunità per i criminali di guerra.

Responsabilità e giustizia sono strumenti potenti per prevenire il ripetersi di atrocità e conflitti in futuro. Indagare correttamente sulle atrocità e quindi avviare un processo di responsabilità è l’unico modo per garantire una pace duratura in Etiopia. L’accordo di pace di Pretoria non durerà a lungo senza questi passaggi.

Ci sono già segnali che la pace è stata minata. I rapimenti e le uccisioni di civili tigrini continuano e la violenza in altre parti del paese non si è arrestata. Un processo di giustizia di transizione riuscito nel Tigray non solo consoliderebbe la pace, ma aprirebbe anche l’onda per tali processi in altre parti del paese che sono state in conflitto e hanno visto uccisioni di massa, come Oromia.

Le vittime della guerra nel Tigray e altrove in Etiopia hanno già sofferto immensamente. Non devono essere derubati dei loro diritti alla giustizia e al risarcimento.

Autore: Dott. Mehari Taddele Maru è un studioso di pace e sicurezza, diritto e governance, diritti umani e problemi di migrazione.


FONTE: aljazeera.com/opinions/2022/12…


tommasin.org/blog/2022-12-15/e…

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La lobby FIFA-UEFA è molto convincente sulla SuperLeague.

Al punto che l’Avvocato generale della Corte Ue è costretto a chiedere di bocciare le decisioni del Tribunale e della Commissione sul pattinaggio che avevano aperto la strada alla concorrenza nello sport.

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in reply to David Carretta

La lobby EUFA ha operato a vari livelli:

- direttamente con la Commissione, con cui ha un memorandum di intesa e a cui offre spazi per promuovere le sue campagne

- indirettamente sui governi attraverso le federazioni nazionali

Tutti schierati con l’UEFA davanti a Corte Ue.

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Etiopia, Causa al Governo per implicazione in Crimini di Guerra e Contro l’Umanità in Tigray


Martedì 13 dicembre 2022, LAW e i suoi partner, la Pan African Lawyer’s Union (PALU) e Debevoise and Plimpton LLP, hanno depositato istanze di merito…
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Martedì 13 dicembre 2022, LAW e i suoi partner, la Pan African Lawyer’s Union (PALU) e Debevoise and Plimpton LLP, hanno depositato istanze di merito e ammissibilità dinanzi alla Commissione africana per i diritti umani e dei popoli (la Commissione), contro lo Stato dell’Etiopia (Etiopia) a nome delle vittime e dei sopravvissuti del Tigray del conflitto scoppiato nel novembre 2020.

La presentazione mette in luce in dettaglio le diffuse violazioni dei diritti umani commesse contro i civili del Tigray durante il conflitto, stabilendo il caso fattuale e legale dei denuncianti sull’ammissibilità e sul merito, e include testimonianze di vittime e testimoni delle violazioni commesse dall’Etiopia, specificando la loro ampia portata.

Questa è la prima volta che le vittime del Tigray vengono ascoltate da un organismo che ha la capacità di decidere se l’Etiopia abbia infranto il diritto internazionale nel Tigray e la sua responsabilità di porre rimedio a tali violazioni.

Le violazioni affrontate nella presentazione includono orribili resoconti di massacri e uccisioni extragiudiziali, violenza sessuale e di genere diffusa e brutale, attacchi aerei indiscriminati, bombardamenti e attacchi a infrastrutture civili critiche come scuole e ospedali, detenzione arbitraria sistematica e tortura di civili tigrini, tra gli altri.

Il governo degli Stati Uniti, l’UE, gli esperti delle Nazioni Unite e numerose organizzazioni per i diritti umani hanno scoperto che alcune di queste violazioni possono costituire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e pulizia etnica.

L’accordo di pace di novembre, firmato dall’Etiopia e dal Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF), non riesce a stabilire adeguatamente una tabella di marcia per la giustizia interna e la responsabilità per le violazioni e gli abusi commessi dall’Etiopia e dalle forze associate durante il conflitto. Sorge la domanda se l’accordo di pace aprirà effettivamente la strada all’impunità, piuttosto che alla responsabilità, negando in ultima analisi alle vittime e ai sopravvissuti di questo conflitto la giustizia che meritano.

La domanda è stata depositata presso la Commissione il 13 dicembre 2022. L’Etiopia avrà ora un periodo di 60 giorni per rispondere alla domanda, dopodiché LAW e i suoi partner avranno 30 giorni per presentare una controreplica.


FONTE: legalactionworldwide.org/gende…


tommasin.org/blog/2022-12-15/e…

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