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Non è stata l'IA a cancellare il tuo database, sei stato tu.

«...Non sono uno che difende ciecamente l'IA, preferisco sempre essere prudente. Ma so anche che non si può incolpare uno strumento per i propri errori.»

idiallo.com/blog/ai-didnt-dele…

@aitech

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📰 "LinkedIn is facing a privacy complaint in Austria over a feature that lets only paying users see who’s viewed their profile on the professional social network."

Read all about it on Euractiv 👇
euractiv.com/news/linkedin-fac…

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Ahoi SSD! 🏴‍☠️ - #Windrose, un gioco di pirati, stava silenziosamente distruggendo il tuo SSD senza che tu te ne accorgessi

Una cache del database configurata in modo errato causava scritture a oltre 108 GB all'ora, ma una patch è già disponibile.

techspot.com/news/112271-early…

@pirati

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Immer mehr Bundesländer bekommen Kameras, die Verhalten analysieren. Nach welcher Art Bewegungen die suchen ist eine Art Black Box und kann von den Einsatzkräften auch weitgehend freihändig festgelegt werden. Davy Wang von @Freiheitsrechte hat mit mir über die grundrechtlichen Implikationen dieser Technologie gesprochen.
netzpolitik.org/2026/verhalten…
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La Corea del Nord ha rubato il 76% di tutte le criptovalute hackerate nel 2026: due attacchi, $577 milioni, e una macchina da guerra finanziata dal cyber
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/la-cor…


La Corea del Nord ha rubato il 76% di tutte le criptovalute hackerate nel 2026: due attacchi, $577 milioni, e una macchina da guerra finanziata dal cyber


Si parla di:
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Con solo due attacchi portati a termine nel corso di quattro mesi, gli hacker nordcoreani hanno sottratto il 76% di tutti i fondi rubati in operazioni di hacking crypto nel 2026. Un dato che non è semplice statistica: è la prova di come la Corea del Nord abbia trasformato il furto di criptovalute in una macchina di finanziamento statale su scala industriale.

Il dato che cambia tutto: $577 milioni in due colpi


Secondo il report aggiornato di TRM Labs, nei primi quattro mesi del 2026 gli attori nordcoreani hanno sottratto $577 milioni in criptovalute attraverso appena due operazioni distinte: il colpo da $285 milioni contro Drift Protocol e quello da $292 milioni contro KelpDAO/LayerZero. La somma rappresenta il 76% di tutti i fondi rubati a livello globale nel settore crypto nello stesso periodo, e porta il totale attribuibile alla Corea del Nord dal 2017 a oltre $6 miliardi.

Questi numeri, da soli, raccontano una storia che va ben al di là del crimine informatico tradizionale. Il regime di Pyongyang ha costruito nel tempo un’infrastruttura offensiva sofisticatissima, capace di eseguire operazioni di ingegneria sociale protratte per mesi, sfruttare vulnerabilità architetturali in protocolli DeFi e riciclare rapidamente fondi attraverso mixer e bridge cross-chain.

L’operazione Drift: pazienza come arma principale


Il caso Drift Protocol è quello che meglio illustra l’evoluzione tattica dei gruppi nordcoreani. L’analisi on-chain effettuata dai ricercatori ha ricostruito che lo staging dell’attacco era iniziato l’11 marzo 2026 — settimane prima dell’esecuzione finale. Ma la parte più inquietante riguarda il vettore umano: secondo la ricostruzione, operatori nordcoreani si sono infiltrati nell’ecosistema Drift attraverso incontri di persona con dipendenti dell’exchange, costruendo relazioni di fiducia nel corso di mesi.

Il metodo ricorda l’attacco Bybit del 2025, quando il gruppo Lazarus riuscì ad accedere ai sistemi tramite un contractor di fiducia. La differenza è che nel caso Drift il social engineering si è spinto fino al contatto fisico diretto, segnalando una capacità operativa di intelligence umana (HUMINT) che va ben oltre il phishing tradizionale. Gli analisti hanno ipotizzato che gli operatori nordcoreani stiano ora integrando strumenti di intelligenza artificiale nei flussi di ricognizione e ingegneria sociale.

L’operazione KelpDAO: vulnerabilità architetturali nei bridge cross-chain


Il secondo attacco, da $292 milioni contro KelpDAO tramite un bridge LayerZero, segue una logica completamente diversa ma altrettanto raffinata. Gli attaccanti hanno identificato e sfruttato un design flaw nel modello a singolo verificatore del bridge cross-chain, che permetteva la manipolazione dei messaggi tra chain Ethereum e Arbitrum. Dopo aver drenato i fondi, il gruppo ha tentato di riciclare i proventi attraverso THORChain, sebbene circa $75 milioni siano stati congelati su Arbitrum grazie all’intervento tempestivo di Uniswap e altri protocolli.

L’attribuzione di questo secondo attacco è stata attribuita a un gruppo distinto dal Lazarus Group classico — indicando che la Corea del Nord mantiene più unità cyber parallele specializzate in diversi vettori di attacco, con una struttura organizzativa comparabile a quella di un’agenzia di intelligence statale.

Il quadro strategico: il crypto come motore del programma nucleare


Per comprendere la portata di queste operazioni è necessario inquadrarle nel contesto geopolitico. Le Nazioni Unite e diversi governi occidentali hanno più volte documentato come i fondi rubati dalla Corea del Nord finanzino direttamente il programma missilistico e nucleare del regime. Con il sistema bancario nordcoreano quasi completamente escluso dal sistema finanziario internazionale a causa delle sanzioni, il crimine crypto è diventato una delle principali fonti di valuta estera.

Il modello operativo si è raffinato nel tempo: nelle prime operazioni del Lazarus Group (2016-2019) si ricorreva principalmente a spear phishing contro exchange centralizzati. Dal 2020 in poi l’attenzione si è spostata progressivamente verso i protocolli DeFi — più difficili da congelare, con meno meccanismi di KYC/AML, e spesso caratterizzati da vulnerabilità architetturali nei contratti smart o nei bridge.

Tattiche, tecniche e indicatori di compromissione (TTPs)


I pattern ricorrenti nelle operazioni nordcoreane contro il settore crypto includono:

  • Social engineering prolungato: infiltrazione nelle community, creazione di identità false su LinkedIn e GitHub, costruzione di relazioni di fiducia per mesi prima dell’attacco.
  • Targeting dei bridge cross-chain: sfruttamento di vulnerabilità nei protocolli di interoperabilità, spesso caratterizzati da minore maturità di sicurezza rispetto ai layer base.
  • Riciclaggio tramite THORChain e mixer: uso di protocolli decentralizzati per frammentare e offuscare il trail on-chain dei fondi rubati.
  • Insider threat via contractor: inserimento di operatori nordcoreani travestiti da sviluppatori o consulenti all’interno di team crypto legittimi.


Due parole per i difensori


Per i protocolli DeFi e gli exchange crypto, la minaccia nordcoreana richiede una risposta che vada oltre i controlli tecnici tradizionali. Il vettore umano è oggi il punto di ingresso primario: ogni processo di hiring di sviluppatori e contractor dovrebbe includere verifiche rafforzate dell’identità, con particolare attenzione ai profili che non possono essere verificati fisicamente o che mostrano pattern comportamentali anomali (riluttanza ai video call, timezone inconsistenti con la localizzazione dichiarata).

Sul fronte tecnico, la priorità dovrebbe essere la revisione dei modelli di fiducia nei bridge cross-chain: la dipendenza da un singolo verificatore o da un set ristretto di validatori crea un single point of failure che gli attaccanti sanno come sfruttare. I programmi di bug bounty con scope allargato ai bridge e ai contratti di interoperabilità sono diventati una necessità, non un’opzione.

Infine, la coordinazione con le agenzie di intelligence e i partner di blockchain analytics (TRM Labs, Chainalysis, Elliptic) al momento della scoperta di un’anomalia può fare la differenza tra il recupero parziale dei fondi e la perdita totale — come dimostra il congelamento di $75 milioni su Arbitrum nel caso KelpDAO.


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Gerade gibt es bundesweit Bestrebungen, Überwachungskameras mit Systemen zu koppeln, die vollautomatisiert erkennen, was die abgebildeten Menschen gerade tun. Davy Wang von der Gesellschaft für Freiheitsrechte erklärt, warum das eine schlechte Idee ist.
netzpolitik.org/2026/verhalten…
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Das ist heftig:

China positioniert sich gerne als Partner für den Globalen Süden und hat durch die Finanzierung und Umsetzung von Infrastrukturprojekten in den vergangenen Jahrzehnten massive Abhängigkeiten geschaffen. Jetzt soll die Volksrepublik diese Macht genutzt haben, um die #RightsCon in Sambia zu verhindern, eine der wichtigsten Konferenzen für Grund- und Menschenrechte in der digitalen Welt.

Der mutmaßliche Grund: Konferenzteilnehmende aus Taiwan.

netzpolitik.org/2026/konferenz…

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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L'aereo del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha effettuato ieri un atterraggio di emergenza ad Ankara.


Sánchez era in viaggio da Madrid a Yerevan, capitale dell'Armenia, per il vertice della Comunità politica europea.
Questo è il secondo problema con il velivolo che Sanchez ha dovuto affrontare di recente. Il 4 settembre, un aereo di tipo Falcon su cui viaggiava è stato costretto a tornare a Madrid in volo a causa di un guasto tecnico. Questo incidente gli ha impedito di partecipare fisicamente a una riunione sull'Ucraina a Parigi.

bianet.org/haber/spanish-prime…

@politica

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Critical Apache HTTP Server 2.4.67 Patches RCE Flaw CVE-2026-23918 — Upgrade All Servers Immediately
#CyberSecurity
securebulletin.com/critical-ap…
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Jenkins Secret Guard Plugin: blocca i segreti hardcoded nelle pipeline CI/CD
#tech
spcnet.it/jenkins-secret-guard…
@informatica


Jenkins Secret Guard Plugin: blocca i segreti hardcoded nelle pipeline CI/CD


I segreti hardcoded nelle pipeline Jenkins sono uno dei problemi di sicurezza più sottovalutati nell’ecosistema CI/CD. Token API incollati direttamente in un campo di configurazione durante un test rapido, URL di webhook con query parameter segreti rimasti nel config.xml, header di autorizzazione in Jenkinsfile scritti una volta e mai più rivisti: situazioni ordinarie che, però, aprono falle di sicurezza concrete e difficili da intercettare manualmente.

Il nuovo Secret Guard Plugin per Jenkins è stato creato esattamente per risolvere questo problema: un plugin focalizzato, deterministico e pronto per ambienti di produzione che analizza le configurazioni Jenkins e le Pipeline alla ricerca di pattern ad alto rischio di esposizione di segreti.

Cosa analizza Secret Guard


Il plugin esamina le posizioni più comuni dove i segreti finiscono per errore:

  • File config.xml dei job
  • Script Pipeline inline
  • Jenkinsfile recuperati da SCM (quando è disponibile l’accesso SCM leggero)
  • Valori di default dei parametri
  • Definizioni di variabili d’ambiente
  • Contenuto di comandi come sh, bat, powershell e chiamate HTTP

L’approccio è intenzionalmente stretto nel perimetro: Secret Guard non cerca di essere uno strumento di governance generalista né un analizzatore di qualità del codice. Si concentra su pattern ad alta confidenza e ben documentati, riducendo il rumore prodotto da euristiche troppo aggressive.

Un esempio pratico


Il caso più frequente è una Pipeline che incorpora un token direttamente in una variabile d’ambiente o in un header HTTP. Ecco un Jenkinsfile problematico:

pipeline {
    agent any
    environment {
        API_TOKEN = 'ghp_012345678901234567890123456789012345'
    }
    stages {
        stage('Call API') {
            steps {
                sh "curl -H 'Authorization: Bearer eyJhbGciOiJIUzI1NiJ9.abc123456789' https://api.example.com"
            }
        }
    }
}

Una volta che questo segreto è memorizzato nella configurazione del job, diventa difficile da ruotare e facile da esporre tramite export, backup, log o screenshot. Secret Guard rileva questi pattern prima che diventino un problema.

Il pattern corretto prevede di archiviare il segreto nelle Jenkins Credentials e iniettarlo solo a runtime:

pipeline {
    agent any
    stages {
        stage('Call API') {
            steps {
                withCredentials([string(credentialsId: 'api-token', variable: 'API_TOKEN')]) {
                    sh 'curl -H "Authorization: Bearer $API_TOKEN" https://api.example.com'
                }
            }
        }
    }
}

Con questo approccio, il valore del token non compare mai nel codice sorgente né nella configurazione del job: viene risolto da Jenkins solo al momento dell’esecuzione e mascherato automaticamente nei log.

Modalità di utilizzo


Secret Guard può essere usato in diversi contesti pratici:

  • Enforcement al salvataggio: blocca o segnala configurazioni di job che introducono segreti hardcoded nel momento in cui vengono salvate
  • Scansione a runtime: analizza la Pipeline durante l’esecuzione del build
  • Scan a livello di job: tramite l’azione “Scan Now” disponibile sulla pagina del job
  • Scan globale: la pagina amministrativa “Secret Guard” permette di analizzare tutti i job con un solo click

I risultati vengono archiviati in forma mascherata: gli amministratori possono esaminare i findings senza che i valori raw vengano persistiti nei report del plugin.

Tre livelli di enforcement


Per consentire un’adozione graduale, il plugin supporta tre modalità configurabili:

  • AUDIT: registra i findings senza bloccare nulla, ideale come punto di partenza per capire la situazione attuale
  • WARN: l’operazione viene completata ma il rischio viene segnalato esplicitamente
  • BLOCK: impedisce il salvataggio o l’esecuzione quando vengono trovati findings non esentati al di sopra della soglia configurata

Questa progressione permette di partire con la visibilità (AUDIT) e spostarsi verso un enforcement più rigoroso man mano che i team sanano i problemi esistenti.

Installazione


Il plugin è disponibile nel Jenkins Plugin Manager con il nome secret-guard. L’installazione è standard: Manage Jenkins → Plugins → Available plugins → cerca “Secret Guard”. Dopo il riavvio, la pagina “Secret Guard” apparirà nel menu di amministrazione globale.

Conclusione


Secret Guard colma un gap reale nelle pipeline Jenkins: la mancanza di uno strumento specifico, leggero e a basso rumore per intercettare i segreti hardcoded prima che finiscano in backup, log o nelle mani sbagliate. L’approccio deterministico — in contrapposizione all’inferenza AI o alle euristiche generiche — lo rende particolarmente adatto agli ambienti di produzione dove la prevedibilità del comportamento è critica.

Per team che già usano Jenkins in modo intensivo, introdurlo in modalità AUDIT per qualche settimana prima di passare a WARN o BLOCK è la strategia più sicura per ottenere subito visibilità senza interrompere i workflow esistenti.

Fonte: Introducing the Secret Guard Plugin – Jenkins Blog


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Microsoft Edge Stores Your Entire Password Vault in Cleartext Process Memory — Every Session
#CyberSecurity
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Gemma 4 con Ollama e .NET Aspire: LLM in locale con il visualizzatore GenAI completo
#tech
spcnet.it/gemma-4-con-ollama-e…
@informatica


Gemma 4 con Ollama e .NET Aspire: LLM in locale con il visualizzatore GenAI completo


Se hai già usato l’integrazione Azure Foundry o Azure OpenAI in .NET Aspire, conosci già quella funzionalità: il visualizzatore GenAI che mostra le conversazioni con il modello all’interno del dashboard di tracing. Fai clic su una traccia, scorri fino alla chiamata LLM, e appare una piccola icona “sparkles”. Cliccandola, si apre un pannello con il log completo: system prompt, messaggio utente, risposta del modello, tool call, conteggio token e finish reason.

A prima vista sembra una funzionalità esclusiva di Azure Foundry. Non lo è. Il dashboard Aspire non controlla se gen_ai.system == "openai" né fa chiamate ad Azure. Si basa sulle OpenTelemetry GenAI semantic conventions: qualsiasi backend che emette span gen_ai.* con la forma corretta ottiene lo stesso trattamento. Ollama, LM Studio, llama.cpp — se espone un’API compatibile con OpenAI Chat Completions, può illuminare lo stesso popup.

Questo articolo mostra come configurare Ollama con il modello Gemma 4 in locale e ottenere il visualizzatore GenAI completo nel dashboard Aspire, senza Azure e senza costi cloud.

Perché eseguire LLM in locale?


I motivi sono diversi a seconda del contesto:

  • Compliance e data privacy: i dati non escono dall’infrastruttura aziendale.
  • Costi prevedibili: niente fatture cloud che raddoppiano durante i picchi di sviluppo AI.
  • Sviluppo offline: il modello funziona anche senza connessione Internet.
  • Iterazione rapida: nessun rate limit durante i test intensivi.


Il meccanismo: OpenTelemetry GenAI conventions


Il dashboard Aspire renderizza il visualizzatore GenAI quando trova span con questi attributi OpenTelemetry:

  • gen_ai.operation.name (es. chat, embedding)
  • gen_ai.request.model — il modello richiesto
  • gen_ai.response.model — il modello che ha risposto
  • gen_ai.input.messages — il prompt, serializzato in JSON
  • gen_ai.output.messages — la risposta, serializzata in JSON
  • gen_ai.usage.input_tokens / gen_ai.usage.output_tokens
  • gen_ai.response.finish_reasons

Quando uno span con questi attributi appare nella vista traces sull’activity source Experimental.Microsoft.Extensions.AI, il dashboard aggiunge l’icona sparkles e mostra il popup.

IChatClient è l’astrazione di Microsoft.Extensions.AI per qualsiasi cosa a cui si possano inviare messaggi chat. Azure OpenAI, Ollama e i modelli locali la implementano direttamente o si adattano ad essa. Il wrapper OpenTelemetry che ci interessa sa solo come tracciare oggetti con la forma di IChatClient.

Le quattro cose da configurare


Per ottenere il visualizzatore GenAI con un modello locale servono esattamente quattro elementi:

  1. Un’integrazione di hosting che esegue il backend del modello come risorsa Aspire e produce una connection string.
  2. Un IChatClient nel servizio consumer, decorato con UseOpenTelemetry() e content capture abilitato.
  3. La registrazione della sorgente di tracing in ServiceDefaults per far fluire gli span GenAI nel tracer provider.
  4. Il toggle di content capture, tramite variabile d’ambiente o via UseOpenTelemetry. Senza di esso il popup appare ma i messaggi sono vuoti.

Mancarne anche solo uno produce output silenziosamente degradato: senza il punto 3 gli span non escono dal processo; senza il punto 4 il popup è vuoto; senza il punto 2 si ottengono solo span HTTP generici.

1. Integrazione hosting: Ollama come risorsa Aspire


Aspire non include un’integrazione Ollama out of the box. Il Community Toolkit ne ha una, ma costruirla da zero mostra il pattern applicabile a qualsiasi backend OpenAI-compatible.

In una nuova class library referenziata dall’AppHost (con il package Aspire.Hosting):

public sealed class OllamaResource(string name)
    : ContainerResource(name), IResourceWithConnectionString
{
    internal const string PrimaryEndpointName = "http";
    private EndpointReference? _primaryEndpoint;

    public EndpointReference PrimaryEndpoint =>
        _primaryEndpoint ??= new EndpointReference(this, PrimaryEndpointName);

    public ReferenceExpression ConnectionStringExpression =>
        ReferenceExpression.Create(
            $"Endpoint={PrimaryEndpoint.Property(EndpointProperty.Url)}");
}

public static class OllamaResourceBuilderExtensions
{
    public static IResourceBuilder<OllamaResource> AddOllama(
        this IDistributedApplicationBuilder builder,
        string name,
        int? port = null)
    {
        var resource = new OllamaResource(name);
        return builder.AddResource(resource)
            .WithImage("ollama/ollama", "latest")
            .WithHttpEndpoint(port: port ?? 11434, targetPort: 11434, 
                             name: OllamaResource.PrimaryEndpointName)
            .WithVolume("ollama-data", "/root/.ollama");
    }
}

Nell’AppHost si aggiunge la risorsa Ollama e si collega al servizio che la usa:
var ollama = builder.AddOllama("ollama")
    .WithModel("gemma4:e2b");

var api = builder.AddProject<Projects.ScrumSummary_Api>("api")
    .WithReference(ollama)
    .WaitFor(ollama);

2. IChatClient con OpenTelemetry nel servizio consumer


Nel servizio che usa il modello, si registra il client con la catena di decoratori corretta:

builder.Services.AddSingleton(sp =>
{
    var connectionString = builder.Configuration.GetConnectionString("ollama")!;
    var endpoint = new Uri(connectionString.Replace("Endpoint=", ""));

    return new OllamaApiClient(endpoint)
        .AsChatClient("gemma4:e2b")
        .AsBuilder()
        .UseOpenTelemetry(configure: options =>
        {
            // Abilita la cattura del contenuto dei messaggi
            options.EnableSensitiveData = true;
        })
        .Build();
});

Il flag EnableSensitiveData = true è il toggle critico. Senza di esso, il popup nel dashboard compare ma non mostra i messaggi (per motivi di privacy è disabilitato di default).

3. Registrazione della sorgente di tracing in ServiceDefaults


Nel progetto ServiceDefaults, aggiungere la sorgente activity di Microsoft.Extensions.AI:

builder.Services.AddOpenTelemetry()
    .WithTracing(tracing =>
    {
        tracing
            .AddAspNetCoreInstrumentation()
            .AddHttpClientInstrumentation()
            // Questa è la riga chiave
            .AddSource("Experimental.Microsoft.Extensions.AI");
    });

Senza questa riga gli span GenAI vengono emessi ma non raggiungono l’exporter e non appaiono nel dashboard.

4. Alternative al flag EnableSensitiveData


In ambienti dove non si vuole abilitare il flag nel codice (ad esempio per motivi di compliance), si può usare la variabile d’ambiente:

DOTNET_EXTENSIONS_AI_TELEMETRY_ENABLE_SENSITIVE_DATA=true

Oppure impostarla nell’AppHost solo per i progetti in development:
var api = builder.AddProject<Projects.ScrumSummary_Api>("api")
    .WithReference(ollama)
    .WithEnvironment("DOTNET_EXTENSIONS_AI_TELEMETRY_ENABLE_SENSITIVE_DATA", "true");

Il risultato nel dashboard


Una volta configurati tutti e quattro gli elementi, ogni chiamata al modello Ollama locale appare nelle traces di Aspire come span GenAI. Cliccando sull’icona sparkles si apre il pannello con il log completo della conversazione: system prompt, messaggi utente, risposta del modello con i token usati e il finish reason — esattamente come con Azure OpenAI o Azure Foundry, ma con il modello che gira sulla propria macchina.

Generalizzare ad altri backend


Il pattern si applica a qualsiasi backend compatibile con l’API OpenAI Chat Completions: LM Studio, llama.cpp con server HTTP, vLLM. L’unico requisito è che il client implementi o si adatti a IChatClient e che il wrapper UseOpenTelemetry() venga applicato. Il resto — la registrazione del tracing, il flag di content capture — rimane identico.

Conclusione


Il visualizzatore GenAI di .NET Aspire non è un’esclusiva di Azure. È un’interfaccia costruita sopra gli standard OpenTelemetry, accessibile a chiunque emetta gli span corretti. Quattro configurazioni, nessun servizio cloud obbligatorio, e si ottiene la stessa esperienza di debugging degli LLM che si avrebbe con Azure Foundry — con Gemma 4, Ollama e tutto in locale.

Fonte: Run Gemma 4 with Ollama locally, and keep the Aspire LLM Insights (sparkles and all) — Erik Lieben


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Critical Android Zero-Click Vulnerability CVE-2026-0073 Allows Remote Shell Access Without User Interaction
#CyberSecurity
securebulletin.com/critical-an…
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Fine del supporto NGINX Ingress su AKS: guida alla migrazione verso Gateway API
#tech
spcnet.it/fine-del-supporto-ng…
@informatica


Fine del supporto NGINX Ingress su AKS: guida alla migrazione verso Gateway API


Se gestisci workload su Azure Kubernetes Service (AKS), nelle ultime settimane potresti aver ricevuto un’email da Microsoft che annuncia la fine del supporto per NGINX Ingress su AKS entro novembre 2026. Non si tratta di una comunicazione da ignorare: la migrazione è inevitabile e conviene pianificarla per tempo. In questo articolo vediamo cosa sta succedendo, perché è successo e cosa fare concretamente.

Il contesto: perché Ingress è diventato obsoleto


La risorsa Ingress di Kubernetes nasce con una specifica intenzionalmente minimale: regole di host e path, niente di più. Ma i load balancer cloud (AWS, Azure, GCP e altri) sono in grado di fare molto di più — timeout configurabili, retry policy, routing per header, circuit breaker — e gli utenti hanno cercato di esprimere queste funzionalità tramite annotation proprietarie sulle risorse Ingress. Il risultato è stato un’esplosione di annotation non standardizzate, specifiche per ogni controller, che rendono ogni configurazione di Ingress portabile solo sulla carta.

Gateway API è la risposta della community a questo problema. Sostituisce Ingress con risorse strutturate e tipizzate — HTTPRoute, Gateway, GatewayClass — capaci di esprimere comportamenti di routing avanzati in modo nativo e standardizzato, con una separazione netta tra il ruolo del platform team (che gestisce i Gateway) e il ruolo del team applicativo (che gestisce le HTTPRoute). Gateway API è stabile dalla versione 1.28 di Kubernetes ed è la direzione verso cui si sta muovendo l’intero ecosistema.

La fine di ingress-nginx e le conseguenze su AKS


Il progetto upstream ingress-nginx — il controller Ingress più diffuso nell’ecosistema Kubernetes — è stato formalmente ritirato a marzo 2026. Il progetto era mantenuto da un esiguo gruppo di volontari, aveva accumulato debito tecnico significativo e presentava vulnerabilità di sicurezza note rimaste senza patch. Con il ritiro, qualsiasi nuova vulnerabilità scoperta rimarrà indefinitamente senza correzione.

Microsoft ha fissato la propria data di fine supporto al novembre 2026, concedendo agli utenti AKS un margine aggiuntivo. Fino ad allora, le vulnerabilità critiche continueranno a essere corrette, ma non ci sarà sviluppo di nuove funzionalità.

Chi è impattato e con quale urgenza

Installazione self-managed via Helm


Se hai installato ingress-nginx manualmente tramite Helm, sei esposto direttamente al ritiro upstream avvenuto a marzo 2026. Da quel momento, qualsiasi vulnerabilità nel controller resta senza patch: mantenerlo in produzione è un rischio di sicurezza crescente nel tempo.

AKS Application Routing add-on


Se usi l’add-on gestito di AKS abilitato con --enable-app-routing, hai tempo fino a novembre 2026. Microsoft garantisce patch per le vulnerabilità critiche fino a quella data. È un margine utile, ma non è una soluzione permanente.

Altro controller Ingress (Traefik, Istio, HAProxy…)


Se non usi NGINX Ingress, questo annuncio non ti impatta direttamente. Vale però la pena iniziare a familiarizzare con Gateway API, che è la direzione dell’intero ecosistema Kubernetes.

Gateway API: il nuovo modello di risorse


La migrazione da Ingress a Gateway API cambia il modello di risorse con cui si lavora. Ecco un confronto diretto tra i due approcci.

Una configurazione Ingress tipica con annotation NGINX:

apiVersion: networking.k8s.io/v1
kind: Ingress
metadata:
  name: my-app
  annotations:
    nginx.ingress.kubernetes.io/rewrite-target: /
spec:
  rules:
  - host: app.example.com
    http:
      paths:
      - path: /api
        pathType: Prefix
        backend:
          service:
            name: my-api
            port:
              number: 80

La configurazione equivalente con Gateway API:
# Definito dal platform team (una volta sola)
apiVersion: gateway.networking.k8s.io/v1
kind: Gateway
metadata:
  name: my-gateway
  namespace: gateway-system
spec:
  gatewayClassName: azure-application-lb
  listeners:
  - name: http
    port: 80
    protocol: HTTP
---
# Definito dal team applicativo
apiVersion: gateway.networking.k8s.io/v1
kind: HTTPRoute
metadata:
  name: my-app
spec:
  parentRefs:
  - name: my-gateway
    namespace: gateway-system
  hostnames:
  - app.example.com
  rules:
  - matches:
    - path:
        type: PathPrefix
        value: /api
    backendRefs:
    - name: my-api
      port: 80

Il vantaggio principale non è solo sintattico: la separazione tra Gateway e HTTPRoute permette al platform team di gestire centralmente le policy di sicurezza, TLS e throttling, mentre i team applicativi possono modificare le route senza toccare l’infrastruttura condivisa.

Piano di migrazione consigliato


Microsoft sta investendo nel supporto nativo di Gateway API nell’add-on Application Routing di AKS, con Azure Application Gateway for Containers (AGC) come backend raccomandato. I passi pratici per avviare la migrazione sono:

  1. Inventario: esegui kubectl get ingress -A -o yaml per elencare tutte le risorse Ingress e mappare le annotation nginx in uso nel cluster.
  2. Assessment delle annotation: identifica quali annotation hanno un equivalente nativo in Gateway API (la maggior parte) e quali richiedono configurazioni alternative (timeout avanzati, snippet custom).
  3. Ambiente di test: crea un cluster AKS di test con Gateway API abilitato e migra prima i workload meno critici per acquisire familiarità con il nuovo modello.
  4. Migrazione progressiva: usa la funzionalità di traffic splitting di HTTPRoute per spostare gradualmente il traffico dai vecchi Ingress alle nuove route, validando il comportamento prima di dismettere il vecchio controller.
  5. Cleanup: rimuovi le risorse Ingress e disabilita o disinstalla ingress-nginx una volta completata la validazione su tutti gli ambienti.


Conclusione


La fine di NGINX Ingress su AKS era prevedibile da quando il progetto upstream ha iniziato a mostrare segni di abbandono. La buona notizia è che Gateway API è tecnicamente superiore: più espressiva, più portabile, con una governance delle responsabilità più chiara tra platform team e team applicativi. Chi pianifica la migrazione adesso, con il margine di tempo concesso da Microsoft fino a novembre 2026, può affrontarla con calma. Chi aspetta l’ultimo momento si troverà a gestire una migrazione d’emergenza in un contesto di sicurezza degradante.

La documentazione ufficiale di Gateway API è disponibile su gateway-api.sigs.k8s.io. La roadmap di AKS per Gateway API è tracciabile nelle release note del servizio Azure.

Fonte: The End of NGINX Ingress on AKS: What You Need to Know – Trailhead Technology


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Es droht ein EU VPN-Verbot, weil mit deren Hilfe auch die auf Europaebene geplante #Altersverifikation umgangen werden kann. Wir #PIRATEN sagen: VPNs bieten Schutz vor Filtern und Zensur. Sie sichern das freie Internet und dürfen nicht von der EU verboten werden!
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L’affaire du « 8 décembre » de retour devant la justice

Ce lundi 4 mai, débute à Paris le procès en appel de l’affaire dite du « 8 décembre ». Celle-ci concerne sept personnes poursuivies pour « association de malfaiteurs terroristes » supposément liées à une « idéologie » d’extrême gauche. À l’heure où les débats vont recommencer, il est nécessaire de rappeler que c’est l’ensemble de la judiciarisation de l’affaire qui doit être critiquée.

Par @LaQuadraturel.mediapart.fr/Ffg

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🚨 Today, noyb has filed a complaint against LinkedIn. The Microsoft-subsidiary refuses to provide the data hidden behind a premium membership as part of a free access request under Article 15 GDPR.

Read all about it here 👇
noyb.eu/en/linkedin-locks-your…

Register for the National Conference in Boston, June 6-7th


Join us in Boston for the 2026 National Party Conference from Saturday, June 6th to Sunday, June 7th!

The first day will include a visit to the USS Constitution and talks on a variety of topics of interest to Pirates. Conference talks will be held in the Minehan Meeting Room, 2-6pm at the Residence Inn by Marriott Boston Harbor on Tudor Wharf, 34-44 Charles River Ave, Boston, MA 02129.

The second day will include activities in Boston learning about Boston’s past and ongoing fight for freedom as well as family-friendly activities.

Register as an attendee, speaker or volunteer. Find out more at the United States Pirate Party 2026 National Conference page.

Schedule

Saturday, June 6th


  • 10-10:30am: Gather outside the USS Constitution
  • 10:30-11am: Kick off speech outside the USS Constitution
  • 11am-noon: Visit the USS Constitution
  • noon-1:45pm: Lunch
  • 2pm-6pm: Talks

Sunday, June 7th

Freedom Trail Track

  • 10am-noon: Walk the Freedom Trail mapping surveillance cameras
  • noon-2pm: lunch near the Aquarium
  • 2pm-4pm: Walk the Freedom Trail mapping surveillance cameras

Family Friendly Track

  • 10am-noon: Duckboat tour near the New England Aquarium
  • noon-2pm: lunch
  • 2pm+: Visit the New England Aquarium

masspirates.org/blog/2026/05/0…

Welcome Back, Maryland Pirate Party


May 4

Last night, during the May 3rd PNC meeting, the Maryland Pirate Party ascended to the Pirate National Committee, joining as our tenth member!

Maryland was previously a voting member of the Pirate National Committee, an earlier addition in the history of the party and a voting member as late as 2013. Since then, the Maryland Pirate Party had fallen to the wayside, waiting for someone to pick up the pieces.

Last night, they had finally been picked back up and put back together again.

Maryland officially rejoins the Pirate National Committee, joining as the 10th voting member. While the history of the Pirate Party in states is recognized and acknowledged, we consider Maryland’s ascension to be a fresh start and new beginning for the party, even if the history is all a shared continuation.

Pirate lore, pretty deep after 20 years. We should celebrate that.

An important and welcomed note is that the leadership from the MDPP of years previous helped get this back in order and never truly left the fold. We thank everyone who helped get the Maryland Pirate Party running, from back their creation in 2012 through their return in 2026.

Be sure to visit their website and follow them on Facebook.

Congratulations to Maryland! To quote Vice Captain Ty Clifford during last night’s meeting: MARYLAND! MARYLAND! MARYLAND! MARYLAND! MARYLAND!


uspirates.org/welcome-back-mar…

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Eine der wichtigsten globalen Konferenzen zu digitalen Grund- und Menschenrechten, die #rightscon , sollte diese Woche in Sambia stattfinden. Doch die Veranstaltung in dem südafrikanischen Land wurde kurzfristig abgesagt. Veranstalter @accessnow erhebt schwere Vorwürfe: Wegen taiwanesischer Gäste ließ demzufolge China die Muskeln spielen.

netzpolitik.org/2026/konferenz…

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

ICYMI: Updates from the 5/3 Meeting


ICYMI

Arizona – The Arizona Pirate Party is currently seeking a new location for their “Plunder Hunger” food drive. The AZPP is planning to table at an event called “Ground Works.” Finally, a t-shirt design fundraising contest is being planned for supporters of the Arizona Pirates.

Bylaws – Simple bylaws updates have been made to the bylaws of both the Pirate National Committee and Young Pirates USA. “PNC Art. IV §2.3. To be eligible for PNC officer positions all candidates must complete an interview conducted by an individual appointed by the PNC.”

Young Pirates USA Art. III § 2 now simply reads “State” instead of “State or Territory” as the U.S. territories are defined in the Pirate National Committee bylaws defines the “territories” as “states” in regards to Pirate activities.

Campaign UpdatesDrew Bingaman will be tabling during an upcoming festival in Sunbury, PA. More volunteers to help with signature collection have joined the Bingaman campaign.

Hunter Rand has been endorsed by IATSE Local 363!

California – California was moved to probationary status due to lack of Pirate National Committee representation and web presence. This is not unusual for a Pirate Party to need a hand, so if you are in California and wish to get involved with the Pirate Party, we have a readymade PNC member state who need help getting back on their feet. If you wish to be the PNC rep for California, feel free to contact the board and let’s work together.

Committees – An election committee has been formed in the lead up to the 2026 Pirate National Conference. This is a typical action the board performs every year in the lead up to the annual conference. Platform committee has been asked to articulate our position more accurately and explicitly to voice our concerns over Citizens United and getting money out of politics.

Maryland – Last night, the Maryland Pirate Party ascended to the Pirate National Committee, joining as our tenth member! Congratulations to Maryland! To quote Vice Captain Ty Clifford during last night’s meeting: MARYLAND! MARYLAND! MARYLAND! MARYLAND! MARYLAND!

Pirate National Conference – We are less than five weeks away from our 20th anniversary conference in June. Live from Boston, the 2026 Pirate National Conference will be a hybrid affair, allowing those not able to physically attend the opportunity attend online.

Please sign up —> HERE <— to get your spot!

You can catch up on everything from last night’s meeting here.


uspirates.org/icymi-updates-fr…

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La corsa quantistica dell’Italia inciampa prima di partire. Quantum manca alla strategia nazionale per competere davvero

Le risorse promesse (o auspicate) dal governo non sono state ancora stanziate: mancano coordinamento e 1 miliardo di euro. E la fine dei fondi del Pnrr è sempre più vicina

@informatica

wired.it/article/corsa-quantis…

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AccountDumpling: Vietnamese Phishing Ring Abuses Google AppSheet and Telegram to Harvest 30,000 Facebook Accounts
#CyberSecurity
securebulletin.com/accountdump…
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Microsoft Defender False Positive Quarantines DigiCert Root Certificates, Risks Breaking SSL Across Enterprise Networks
#CyberSecurity
securebulletin.com/microsoft-d…
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Trellix sotto attacco: hacker violano il repository del codice sorgente del gigante della cybersecurity
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/trelli…


Trellix sotto attacco: hacker violano il repository del codice sorgente del gigante della cybersecurity


Proteggere il mondo dai cyber attacchi è il business di Trellix. Ma chi protegge Trellix? Il 2 maggio 2026, la società di cybersecurity — nata nel 2022 dalla fusione tra McAfee Enterprise e FireEye — ha confermato di aver subito una violazione del proprio repository interno di codice sorgente. Un episodio che, aldilà delle rassicurazioni aziendali, pone domande molto serie sull’impatto che la compromissione del codice sorgente di un vendor di sicurezza può avere sull’intero ecosistema dei suoi clienti.

Chi è Trellix e perché è rilevante


Trellix è un attore di primo piano nel mercato della cybersecurity enterprise: offre soluzioni XDR (Extended Detection and Response), endpoint security, email security e threat intelligence a migliaia di organizzazioni in tutto il mondo, incluse agenzie governative, infrastrutture critiche e grandi istituzioni finanziarie. La sua genealogia è illustre: McAfee Enterprise — storico nome dell’antivirus — e FireEye — l’azienda che per prima attribuì pubblicamente gli attacchi informatici alle APT cinesi e scoprì attacchi come quello a Sony Pictures nel 2014 — si sono fuse per creare questo colosso da 1,2 miliardi di dollari, sotto la guida del fondo Symphony Technology Group.

Avere il codice sorgente di una società come Trellix nelle mani di un attore ostile non è come ottenere il codice di un’app mobile: è potenzialmente avere la mappa delle vulnerabilità di decine di prodotti di sicurezza distribuiti in ambienti altamente sensibili.

L’incidente: cosa sappiamo


Trellix ha dichiarato di aver “recentemente identificato” la compromissione del proprio repository di codice sorgente e di aver avviato immediatamente la risposta all’incidente, coinvolgendo forensic expert esterni. La comunicazione ufficiale è avvenuta il 2 maggio 2026, con la notifica alle forze dell’ordine competenti.

Secondo le informazioni diffuse, l’attaccante ha avuto accesso a “una porzione” del codice sorgente relativo allo sviluppo di prodotti. Trellix ha precisato che:

  • Non vi sono evidenze che il codice sorgente sia stato sfruttato per attacchi o che il processo di distribuzione sia stato compromesso
  • Non sono stati coinvolti ambienti o dati dei clienti
  • Il materiale sottratto riguarda esclusivamente codice in fase di sviluppo (product development code), non il software in produzione distribuito ai clienti

Tuttavia, dettagli cruciali rimangono sconosciuti: l’identità dell’attaccante, il vettore di accesso iniziale, la durata della permanenza nella rete e la quantità precisa di codice esfiltrato. L’indagine forense è ancora in corso.

Il paradosso del vendor di sicurezza hackerato


Non è la prima volta che aziende di cybersecurity si trovano nel mirino. Il caso più emblematico rimane quello di SolarWinds nel 2020, quando il gruppo russo Cozy Bear (APT29) compromise la supply chain del software Orion infettando oltre 18.000 organizzazioni nel mondo. In quel caso, il vettore fu proprio il processo di build e distribuzione del software. Nel 2021, Kaseya fu compromessa via zero-day nella sua piattaforma VSA, usata per distribuire ransomware REvil a centinaia di MSP e migliaia di loro clienti finali. FireEye stessa — prima che diventasse parte di Trellix — fu violata da APT29 nel dicembre 2020, con il furto degli strumenti di red team proprietari.

Il pattern è chiaro: i vendor di sicurezza sono target ad altissimo valore perché offrono un doppio vantaggio strategico agli attaccanti:

  • Intelligence sulle difese: capire come funzionano i prodotti di sicurezza permette di sviluppare tecniche di evasion specifiche
  • Accesso privilegiato: i software di sicurezza operano con privilegi elevati sui sistemi dei clienti, rappresentando un vettore di distribuzione ideale per malware se compromessi


Le implicazioni concrete per i clienti


Anche accettando la narrazione ottimistica di Trellix — nessuna prova di sfruttamento, nessun cliente coinvolto — la compromissione del codice sorgente di un vendor di sicurezza apre scenari preoccupanti che i difensori devono considerare.

In primo luogo, il codice sorgente è una roadmap per trovare vulnerabilità: un attore sufficientemente motivato e capace può analizzare il codice rubato per identificare falle zero-day nei prodotti Trellix, da sfruttare successivamente per compromettere i clienti. In secondo luogo, conoscere i meccanismi interni di un prodotto EDR o XDR permette di sviluppare tecniche di evasion personalizzate, rendendo potenzialmente inefficaci le protezioni Trellix contro attori che abbiano studiato il codice. Terzo punto: non sappiamo ancora se la catena di sviluppo sia stata effettivamente compromessa o meno — le assicurazioni di Trellix si basano su un’indagine non ancora conclusa.

Consigli per i difensori e clienti Trellix


In attesa che l’indagine si concluda e che Trellix divulghi ulteriori dettagli tecnici, le organizzazioni che utilizzano prodotti Trellix dovrebbero adottare alcune misure precauzionali:

  • Monitorare attivamente i canali ufficiali di Trellix per aggiornamenti sull’incidente e applicare tempestivamente qualsiasi patch rilasciata
  • Aumentare il livello di logging e monitoraggio delle attività dei processi Trellix sui sistemi critici
  • Verificare l’integrità degli agenti installati attraverso hash crittografici rispetto alle versioni certificate dal vendor
  • Considerare una revisione dei permessi e dei livelli di accesso concessi ai prodotti Trellix nelle reti più sensibili
  • Attivare meccanismi di anomaly detection aggiuntivi, non basati esclusivamente su Trellix, per i sistemi ad alto rischio
  • Mantenere aggiornati i piani di incident response specifici per scenari di compromissione del vendor

Il caso Trellix è un promemoria particolare: nella cybersecurity moderna, nessuno è immune. Le aziende che si occupano di proteggere i sistemi altrui sono spesso i bersagli più appetibili — e la loro compromissione può avere effetti a cascata su un ecosistema enorme di clienti ignari. La trasparenza rapida e completa da parte del vendor sarà il vero banco di prova nelle prossime settimane.


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Nach langer Diskussion kehren SPD, Linke und Grüne der Plattform X gemeinsam den Rücken. Sie begründen diesen Schritt mit Chaos und Desinformation auf Elon Musks Netzwerk. Viele der Accounts machen bei Bluesky weiter.

netzpolitik.org/2026/neue-well…

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Manchmal haben wir den Eindruck, zu einem Vorhaben schon alles gesagt, vor allen Gefahren gewarnt zu haben. Doch wenn das Vorhaben nicht verschwindet, sondern im Gegenteil bald Gesetz zu werden droht, sagen wir es einfach nochmal. So im Fall Überwachungspaket.

netzpolitik.org/2026/faq-das-u…

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Deutschland wird immer sicherer, Dobrindt so: Staatliches Pimeyes und vollautomatisierte Rasterfahndung. Wir haben uns angeschaut, was das Überwachungspaket noch so mitbringt. Spoiler: Der Scheiß wird wohl mit deinen Daten trainiert. netzpolitik.org/2026/faq-das-u…
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Die schwarz-rote Koalition will ein Gesetzespaket verabschieden, das ein neues Zeitalter der Überwachung einläutet. Was steckt da konkret drin? Wir haben es durchgesehen, damit ihr es nicht tun müsst.

netzpolitik.org/2026/faq-das-u…

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🇩🇪 Politico-Leak über offene Streitpunkte in den #Chatkontrolle-Verhandlungen: Werden Telefonanrufe gescannt? Darf das Ausland Inhalte auf deutschen Servern löschen lassen, die hier legal sind? Löschanordnungen ohne Richter?
patrick-breyer.de/wp-content/u…
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Aujourd'hui débute le procès en appel de l’affaire dite du « 8 décembre ». Celle-ci concerne sept personnes poursuivies pour « association de malfaiteurs terroristes », supposément liées à une « idéologie » d’extrême gauche.

Alors qu’aucun acte terroriste n’a été commis ni même envisagé, le jugement de première instance les avait condamnées en se fondant sur la criminalisation de leurs idées politiques, nourrie par une surveillance intrusive.

laquadrature.net/2026/05/04/la…

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👉 Falls du es verpasst hast: Wir haben letzte Woche eine Klage gegen die Hamburger Datenschutzbehörde eingereicht.

Diese hält das Vorgehen von PimEyes für illegal, will aber keine wirksamen Maßnahmen ergreifen, weil das Unternehmen in Dubai ansässig sei

golem.de/news/dsgvo-verstoss-k…

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Email Bombing and Fake IT Support on Microsoft Teams: How Attackers Are Stealing Remote Access
#CyberSecurity
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FreeBSD DHCP Client Flaw CVE-2026-42511 Allows Root Code Execution via Rogue DHCP Server
#CyberSecurity
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