Penguin Cafe – The Imperfect Sea (2017)


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Pensare che a volte è sufficiente una sola immagine, dal tratto preciso e con figure ben contestualizzate, a generare un intero immaginario potenziale. È tra gli elementi determinanti dell'arte classica – specie dalla rivoluzione prospettica in poi – e il motivo per cui la figurazione non smette di comunicarci sensazioni vivide e condivise. Al compianto Simon Jeffes è bastata una visione poetica del tutto casuale, un'ode al fascino dell'irrazionalità (l'incipit: “I am the proprietor of the Penguin Cafe, I will tell you things at random”), in seguito resa possibile nei dipinti della sua compagna Emily Young, eleganti sintesi tra la metafisica di De Chirico e le fantasie antropomorfe di Lewis Carroll... artesuono.blogspot.com/2017/05…


Ascolta: album.link/i/1451164942



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Penguin Cafe – The Imperfect Sea (2017)


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Pensare che a volte è sufficiente una sola immagine, dal tratto preciso e con figure ben contestualizzate, a generare un intero immaginario potenziale. È tra gli elementi determinanti dell'arte classica – specie dalla rivoluzione prospettica in poi – e il motivo per cui la figurazione non smette di comunicarci sensazioni vivide e condivise. Al compianto Simon Jeffes è bastata una visione poetica del tutto casuale, un'ode al fascino dell'irrazionalità (l'incipit: “I am the proprietor of the Penguin Cafe, I will tell you things at random”), in seguito resa possibile nei dipinti della sua compagna Emily Young, eleganti sintesi tra la metafisica di De Chirico e le fantasie antropomorfe di Lewis Carroll... artesuono.blogspot.com/2017/05…


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NUOVA POESIA

non dirmi che questa in grafia minuta è “inconsistente” come la mia “collezione di farfalle”

cielo grigio si riflette negli occhi

-unforgettable

piove l'immagine di te attraverso il vetro mentre

il marciapiede si allontana

ho da dare i miei occhi a quel che passa

-

Nuova poesia


non chiamare fragile
questa calligrafia che trema —
racchiude interi voli di carta,
farfalle piegate in tasche di memoria.

il cielo si specchia nei miei occhi,
un lago di piombo che non sa tacere.
sotto la pioggia, la tua sagoma si sfila
come un film che scorre sul vetro.

il marciapiede si allontana, lento,
e io resto qui con le mani vuote,
pronto a cedere lo sguardo a chi passa,
a prestare i miei occhi al mondo che corre.

Nuova poesia

Piccole parole scritte a mano, farfalle danzano nel cielo grigio, riflesso nei tuoi occhi, un ricordo che non svanisce.

La pioggia scivola sul vetro, la strada si allontana, e io, do i miei occhi alle cose che passano.

Nuova poesia

Le parole fluttuano come foglie, senza peso, senza direzione. Il cielo grigio si riflette nei tuoi occhi, un mondo che si perde nel silenzio.

Ogni passo è un ricordo che svanisce, come la pioggia che scivola sul vetro. Il tempo si dissolve, e io resto qui, a guardare il mondo che passa.

Non c'è più niente da dire, solo il respiro che si fa lento


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Laura Marling – Semper Femina (2017)


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Nel libro IV dell'Eneide di Virgilio, v. 569, si legge: “Heia age, rumpe moras. Varium et mutabile semper femina” (= Muoviti, rompi gli indugi, è della donna essere mutevole). La raffinata citazione classica fornisce a Laura Marling il pretesto per costruire nel suo sesto album una sorta di concept sulla natura vulnerabile dell'essere femminile. “Volevo scrivere della donna come se fosse un uomo a farlo”, spiega la cantautrice inglese in un'intervista rilasciata a The Fader, aggiungendo “ma in fondo, ero io stessa a scriverne, non avevo bisogno di una prospettiva maschile per giustificare l'intimità del modo in cui guardo al mondo femminile”... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta: album.link/i/1179022496



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Laura Marling – Semper Femina (2017)


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Nel libro IV dell'Eneide di Virgilio, v. 569, si legge: “Heia age, rumpe moras. Varium et mutabile semper femina” (= Muoviti, rompi gli indugi, è della donna essere mutevole). La raffinata citazione classica fornisce a Laura Marling il pretesto per costruire nel suo sesto album una sorta di concept sulla natura vulnerabile dell'essere femminile. “Volevo scrivere della donna come se fosse un uomo a farlo”, spiega la cantautrice inglese in un'intervista rilasciata a The Fader, aggiungendo “ma in fondo, ero io stessa a scriverne, non avevo bisogno di una prospettiva maschile per giustificare l'intimità del modo in cui guardo al mondo femminile”... artesuono.blogspot.com/2017/03…


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2RE - Capitolo 13


Ioacàz, re d’Israele1Nell'anno ventitreesimo di Ioas, figlio di Acazia, re di Giuda, Ioacàz, figlio di Ieu, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò diciassette anni. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore; imitò il peccato di Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele, né mai se ne allontanò. 3L'ira del Signore si accese contro Israele e li consegnò in mano a Cazaèl, re di Aram, e in mano a Ben-Adàd, figlio di Cazaèl, per tutto quel tempo. 4Ma Ioacàz placò il volto del Signore e il Signore lo ascoltò, perché aveva visto l'oppressione d'Israele: infatti il re di Aram lo opprimeva. 5Il Signore concesse un salvatore a Israele, che così riuscì a sfuggire al potere di Aram; gli Israeliti poterono abitare nelle loro tende come prima. 6Ma essi non si allontanarono dai peccati che la casa di Geroboamo aveva fatto commettere a Israele, ma li imitarono e anche il palo sacro rimase in piedi a Samaria. 7Pertanto non furono lasciati soldati a Ioacàz, se non cinquanta cavalli, dieci carri e diecimila fanti, perché li aveva distrutti il re di Aram, riducendoli come la polvere che si calpesta.8Le altre gesta di Ioacàz, tutte le sue azioni e la sua potenza, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 9Ioacàz si addormentò con i suoi padri, fu sepolto a Samaria e al suo posto divenne re suo figlio Ioas.

Ioas, re d’Israele10Nell'anno trentasettesimo di Ioas, re di Giuda, Ioas, figlio di Ioacàz, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò sedici anni. 11Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da tutti i peccati che Geroboamo figlio di Nebat aveva fatto commettere a Israele, ma li imitò.12Le altre gesta di Ioas, tutte le sue azioni e la potenza con cui combatté con Amasia, re di Giuda, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 13Ioas si addormentò con i suoi padri e sul suo trono si sedette Geroboamo. Ioas fu sepolto a Samaria con i re d'Israele.

Morte di Eliseo14Quando Eliseo si ammalò della malattia di cui morì, Ioas, re d'Israele, scese da lui, scoppiò in pianto in sua presenza, dicendo: “Padre mio, padre mio, carro d'Israele e suoi destrieri!”. 15Eliseo gli disse: “Va' a prendere arco e frecce”, ed egli prese arco e frecce per lui. 16Disse ancora Eliseo al re d'Israele: “Metti la tua mano sull'arco”. Dopo che egli ebbe messa la mano, Eliseo mise le sue mani sopra le mani del re, 17quindi disse: “Apri la finestra verso oriente”. Dopo che egli ebbe aperta la finestra, Eliseo disse: “Tira!”. Ioas tirò. Eliseo disse: “Freccia vittoriosa del Signore, freccia vittoriosa contro Aram. Tu colpirai Aram ad Afek, sino a finirlo”. 18Eliseo disse: “Prendi le frecce”. E quando quegli le ebbe prese, disse al re d'Israele: “Colpisci la terra”, ed egli la percosse tre volte, poi si fermò. 19L'uomo di Dio s'indignò contro di lui e disse: “Colpendo cinque o sei volte, avresti colpito Aram sino a finirlo; ora, invece, sconfiggerai Aram solo tre volte”.20Eliseo morì e lo seppellirono. Nell'anno successivo alcune bande di Moab penetrarono nella terra. 21Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono quell'uomo sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L'uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, riacquistò la vita e si alzò sui suoi piedi.22Cazaèl, re di Aram, oppresse gli Israeliti per tutti i giorni di Ioacàz. 23Ma il Signore ebbe pietà di loro, ne ebbe compassione e tornò a favorirli a causa della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe; non volle distruggerli e non li ha rigettati dal suo volto fino ad ora. 24Cazaèl, re di Aram, morì e al suo posto divenne re suo figlio Ben-Adàd. 25Allora Ioas, figlio di Ioacàz, tornò a prendere a Ben-Adàd, figlio di Cazaèl, le città che Cazaèl aveva tolte con la guerra a suo padre Ioacàz. Ioas lo sconfisse tre volte; così recuperò le città d'Israele.

__________________________Note

13,1 Negli anni 814-798 circa Ioacàz regna su Israele.

13,5 un salvatore: forse l’autore pensa a Geroboamo II, il figlio di Ioas; oppure si tratta del re di Assiria Adad-Nirari III, che spezzò la potenza di Damasco (vedi vv. 23-25; 14,23-29).

13,10 Ioas: è re d’Israele negli anni 798-783 circa.

13,17 Afek: è la città aramea a est del lago di Gennèsaret, dove Ioas riporterà alcuni successi (vedi 1Re 20,26-30).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-5. Ioacaz re d'Israele (813-797). Nello schema convenzionale di presentazione viene proposto il giudizio religioso sul re che, come tutti i suoi predecessori, non si allontana dal peccato originale del regno del Nord (cfr. 1Re 12,26-30). Questo rilievo innesca una descrizione in tre momenti: peccato, castigo, perdono. La fase centrale, l'ostilità e la superiorità di Aram, è l'unico problema storico-politico che viene ricordato di questo regno. Si ritornerà sul tema nei vv. 7.22-25. La narrazione assume qui somiglianza con alcuni passaggi del libro dei Giudici (cfr. Gdc 2,11-19; 3,7-9.12-15). Ritroveremo un tono analogo in 14,26-27. Sorprende l'anonimato del salvatore. Potrebbe trattarsi di un personaggio straniero e precisamente del re assiro Adad-Mirari (811-783) che con le sue spedizioni militari in Palestina dopo l'805 rovinò il dominio arameo con la sconfitta di Ben-Adad III.

6-7. Avvolta in un nuovo schema teologico viene data la notizia della distruzione dell'esercito. La ricaduta nel peccato ha provocato lo smantellamento delle difese. Gli elementi che rimangono all'esercito settentrionale sono tipici di uno stato vassallo che non può autodeterminarsi. Nell'epurazione compiuta da leu (10, 26-27) non si era fatta menzione di questo palo sacro.

10-13. Ioas re d'Israele (797-782). Anziché essere distribuita all'inizio e alla fine del regno, la cornice narrativa viene tutta raccolta in questi versetti. La formula conclusiva (v. 12 e 13) potrebbe meglio collocarsi dopo il v. 25, ultimo atto dell'impegno militare di Ioas. Qui viene solo accennata la vittoria su Amazia descritta in 14,8-14. L'avvenimento più importante del regno di Ioas, la morte di Eliseo, viene sviluppato successivamente. Per l'autore è più importante dar rilievo alla fine del ministero profetico di Eliseo e all'efficacia della sua parola (v. 25) in modo da concludere con discreta solennità il ciclo narrativo dedicato al successore di Elia.

14. Con questo versetto inizia il racconto dell'ultima profezia d'Eliseo che si concluderà al v. 19. Dal racconto si desumono le relazioni affettuose tra il re e il profeta che viene chiamato qui con lo stesso titolo dato ad Elia in 2,12. Il primo episodio della vita di Eliseo collegato alla cronologia delle dinastie settentrionali è la scelta di Ieu come re (9,1-3) da porsi attorno all'841. Si può intuire così la lunga durata del suo ministero profetico: circa 50 anni.

15-17. È la prima scena dell'azione profetica di Eliseo, un gesto altamente simbolico. Verso oriente, direzione della capitale della Siria, viene scagliata dalle mani del re e del profeta la prima freccia della vittoria. È più di una predizione: si tratta da parte del profeta di un modo di agire efficacemente sugli avvenimenti. Per episodi analoghi cfr. Es 17,8-13; Gs 8,18-26.

18-19. La seconda scena presenta un gesto che nell'intento del profeta inciderà sul futuro più del primo. Pare che Eliseo voglia stabilire una proporzione tra la riuscita dell'impresa e la forza e la volontà di chi dovrà compierla. La poca resistenza del re irrita Eliseo e sbarra la strada al successo completo. Per Afek, cfr. 1Re 20,26.

20-21. Eliseo compie da morto il suo ultimo miracolo. Prima di passare agli avvenimenti politici che danno compimento al suo estremo intervento profetico, fautore indugia su questo particolare per lui rilevante data la sua ammirazione per la figura profetica. Secondo fuso di seppellire nel podere di famiglia, il sepolcro di Eliseo sarebbe da collocarsi in Abel-Mecola (1Re 19,16; 1Re 4,12). Il libro del Siracide colloca Eliseo tra i grandi della storia sacra (Sir 48,12-14): in questo breve ricordo di lui si insiste sulla sua attività taumaturgica dopo la sua morte (vv. 13b-14b).

22. Il gesto di benevolenza da parte di Dio è il motivo della profezia di Eliseo (vv. 15-19) e del suo compimento nella vittoria sugli Aramei. Nonostante la frattura con Giuda e il fardello del peccato di Geroboamo, Israele non è uscito dal solco dell'alleanza patriarcale. Il giuramento di Dio ai patriarchi è uno dei temi caratteristici del Deuteronomio (1,8; 6,10; 9,5-27; 29,12; 34 4), il contatto letterario più forte per il nostro versetto è con Dt 9,27.

25. Si compiono le parole di Eliseo e vengono riconquistate le città ad ovest del Giordano. In 13,3.7 si era parlato delle sconfitte subite da Ioacaz, ma senza presentare una lista delle città perdute. L'imprecisione storica non stupisce. L'intervento è teologico: dimostrare l'infallibilità della parola profetica.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Poème / sans titre

Les orateurs se taisent, les politiques abandonnent Accablés par la longueur de ce qui advint De l'étreinte ou la terre tout entière frisonne Une chaleur incertaine jusqu’au bout du chagrin

Alors qu’il ne reste rien d’autre que moi qui proclame Qu’il faut faire danser les abysses quelquefois, Qui ne peuvent contenir ni sacrifice ni flammes, Il n'y a pas que les cendres pour se souvenir de toi.

Pour Valérie, pour Berthe.

06/01/2020


noblogo.org/looping/poeme-sans…

Scenario futuristico ma non troppo...

A cura di Qwen3.5. In locale sul mio PC

Domanda: Descrivimi uno scenario futuristico mondiale, nel caso tra 2 o 3 anni il costo dell'energia e di conseguenza quello dell'uso delle AI dovesse decuplicare.

Risposta: Ecco una possibile visione di uno scenario futuristico plausibile, in cui un crollo del mercato energetico e un conseguente aumento dei costi dell'elaborazione AI (circa il 200% in due o tre anni) trasformano radicalmente la società globale.

Il Titolar: “L'Era del Rationing Computazionale” (2025-2027)

  1. Il Contesto: La Crisi dei Microchip e dei Data Center Tutto inizia con una combinazione di fattori: un picco di domanda per l'AI generativa, la saturazione delle risorse idriche per il raffreddamento dei data center e una crisi geopolitica che interrompe le catene di approvvigionamento energetico. I costi dell'elettricità per i data center raddoppiano quasi di colpo, rendendo l'addestramento di grandi modelli (LLM) proibitivo per chiunque non sia una superpotenza o una multinazionale energetica.
  2. Il Nuovo Modello Economico: “Pay-per-Token” Globale In questo scenario, l'accesso all'IA non è più gratuito o incluso nei servizi di base. Si instaura un sistema globale di “Computational Rationing” (Razionamento Computazionale):

• L'IA come Luxury Good: Utilizzare un modello linguistico avanzato per scrivere codice, analizzare dati o creare contenuti diventa un servizio a pagamento ad alto costo, accessibile solo a chi possiede crediti energetici o abbonamenti costosi. • Crollo dei Modelli Open Source Gratuiti: Le aziende che mantenevano modelli open source gratuiti non riescono più a coprire i costi operativi e chiudono i server. La ricerca si sposta verso modelli ultra-ottimizzati, piccoli e specifici (“TinyML”) che consumano pochissima energia, ma offrono capacità ridotte. • La Fine dell'Auto-Driving e delle Città Intelligenti: I veicoli autonomi e le reti di gestione del traffico urbano devono disattivare i sistemi di calcolo in tempo reale per risparmiare energia, tornando a dipendere da operatori umani o sistemi molto più semplici.

  1. Impatto sulla Società e sul Lavoro

• Bivio Professionale: * Classi Alta e Media: Continuano a usare l'IA per ottimizzare processi aziendali, ma pagano un “tassa computazionale” sostanziosa sui loro software. * Classi Basse e Lavoratori Manuali: Perdere accesso all'AI significa perdere gli strumenti di produttività. Tuttavia, emerge un nuovo settore di lavoro: gli “Energy Arbitragers” (arbitraggiatori energetici) e i “Hardware Tinkers” (manutentori hardware), figure che riparano, riconfigurano e gestiscono manualmente le infrastrutture digitali per ridurre il consumo. * L'Uomo come Ultima Soluzione: In molti settori (medicina, ingegneria legale, architettura), l'uso dell'AI è limitato a funzioni di base. La creatività complessa e il problem solving strategico tornano a essere attività prettamente umane, poiché simulare queste funzioni con l'AI costa troppo.

• Nuova Struttura Sociale: * Nasce un divario digitale non basato sulla velocità di connessione, ma sul potere di calcolo. I ricchi hanno “nuvole private” isolate e alimentate da reattori nucleari o fusioni sperimentali; i poveri usano modelli locali su dispositivi personali o condividono risorse in una “rete di sopravvivenza digitale” a bassissimo consumo. * L'educazione cambia drasticamente: le scuole insegnano come ottimizzare il codice per consumare meno energia e come usare l'hardware esistente in modo efficiente, piuttosto che come addestrare nuovi modelli.

  1. Innovazione Forzata: L'Era dell'Efficienza Estrema La crisi stimola un'innovazione radicale in campi diversi:

• AI Neuromorfica e Analogica: Si abbandona l'architettura digitale tradizionale (basata su transistori) a favore di chip analogici e neuromorfici che imitano il cervello umano, consumando una frazione dell'energia attuale. • Edge Computing Massivo: Tutto il calcolo deve avvenire “al bordo” (sul dispositivo dell'utente, non nel cloud). I smartphone e i laptop diventano supercomputer autonomi e isolati, capaci di funzionare offline per settimane. • Fusione e Nuovi Combustibili: Gli investimenti statali si concentrano quasi esclusivamente sulla fusione nucleare controllata e sulle tecnologie di cattura della CO2, poiché l'IA è vista come lo strumento necessario per progettare queste tecnologie, ma solo se si riesce a renderle efficienti.

  1. Scenario Geopolitico I paesi ricchi di risorse energetiche rinnovabili (sole, vento, idrogeno verde) diventano le nuove superpotenze, in quanto possono alimentare data center economici. Le nazioni dipendenti da importazioni fossili o instabili vedono il loro sviluppo tecnologico bloccato. L'IA diventa un'arma di sanzioni: i paesi che non possono pagare i costi energetici per l'accesso alle infrastrutture digitali vengono esclusi dal commercio globale avanzato.

Conclusione: Un Mondo più Lento ma più Umano? In questo scenario, tra 2-3 anni, vivremmo in un mondo dove la magia dell'IA generativa è diventata un ricordo di un'epoca precedente. La società sarebbe più lenta, meno automatizzata in superficie, ma forse più resiliente e consapevole. L'umano sarebbe nuovamente il centro del processo creativo e decisionale, costretto a fare di più con meno, trasformando la scarsità energetica in un motore per una nuova filosofia di vita e di lavoro incentrata sulla sostenibilità e sull'efficienza estrema.

È uno scenario inquietante, ma storicamente, le crisi energetiche hanno sempre forzato l'innovazione e cambiato le priorità della civiltà.


noblogo.org/iragazzidelcompute…

"Abi...normal. Sono quasi sicuro che fosse il nome".


Le Brigate Rosse hanno rapito e preso in ostaggio il cervello di Valditara. Qualunque richiesta di riscatto delle BR, fosse anche un solo caffè, dovrà essere respinta al mittente con fermezza. Facciano ciò che vogliono di quell'organo inutile. Il nostro Paese non sa che cosa farsene.

Il cervello del Ministro è quello che abbiamo visto nella leggendaria scena dell'altrettanto leggedario film Frankenseint Jr., quando il buon Igor nel laboratorio si trova di fronte all'encefalo etichettato come “Abnormal”.

Valditara si giustifica adducendo la scusa puerile del lapsus. Lapsus semantico o lapsus freudiano? Nel primo caso si sostituisce una parola o un concetto con un altro simile o appartenente alla stessa categoria per semplice distrazione, caso o stanchezza.

Nel secondo caso, in pratica, si usa il termine che intimamente, nel nostro inconscio, costituisce un'ossessione, un convincimento, un pregiudizio su quell'argomento, fatto o idea.

Valditara ha pronunciato quella bestialità di fronte alla stampa in occasione dell'inaugurazione di una scuola intitolata a Piersanti Mattarella. Di solito, per queste occasioni le dichiarazioni del Ministro sono preparate e scritte prima dagli addetti stampa. Quindi è estremamente difficile ammettere che si possa trattare di un lapsus semantico.

Il nostro **governo post-fascista **è farcito di personaggi inquietanti, la cui mente è funestata da bias cognitivi, pregiudizi culturali e ossessioni, che sono alla base di tutte le loro azioni e dichiarazioni. I ripetuti richiami agli Anni di Piombo e al terrorismo rosso di diversi ministri si trovano nelle cronache giornalistiche degli ultimi 4 anni.

E vogliamo parlare delle linee guida per la scuola del Ministero di cui il nostro “Ab-qualcosa” è a capo?Spazzatura tipica del Ventennio e solita massiccia propaganda revisionista di ogni regime illiberale, reazionario e fascistoide della storia passata e presente (vedasi Argentina, USA, Israele, Russia): provincialismo culturale, suprematismo nemmeno tanto velato e integralismo religioso sono gli ingredienti principali. Le portate principali: Storia incentrata sul mondo Occidentale e insegnata come “grande narrazione” per rafforzare l'identità nazionale dei ragazzi; valorizzazione del concetto di Patria e dell'impatto del Cristianesimo sul mondo classico; inserimento della Bibbia tra i testi di riferimento storico e letterario.

Io, intanto, quando vado in libreria e mi imbatto mio malgrado in una copia della Bibbia, continuo ostinatamente a prenderla e a spostarla nello scaffale dei libri fantasy. Un piccolissimo ma doveroso atto di coscienza civica.

Now playing:“Extraterrestre”Blitz – Eugenio Finardi – 1978


noblogo.org/grad/abi-normal

SIMILE ALLA VITA

simile alla vita il morire mi dici naturale ma strano se ci pensi vi si entra con uno schiaffo e se ne esce con una manata di terra

con un io ridimensionato m'immagino di sparire come chi in sogno segua una successione di stanze allora uccelli vedrei uscirmi dalla testa nel becco i versi d'una vita

. Accolgo la tua poesia con rispetto: ha immagini nette e un tono intimo che resta addosso. Di seguito trovi un'analisi breve, suggerimenti pratici e una proposta di riscrittura più levigata, più una traduzione in inglese.

Analisi poetica


  • Tema: la morte come continuazione e insieme come evento straniante; la vita e il morire si specchiano l’uno nell’altro.
  • Immagini forti: lo schiaffo e la manata di terra creano un contrasto fisico e quasi grottesco; gli uccelli che escono dalla testa funzionano come metafora della voce, dei ricordi, dei versi.
  • Voce e tono: confidenziale, quasi sussurrata; il parlante si ridimensiona, si immagina dissolversi.
  • Struttura: versi brevi, enjambment frequente che favorisce un ritmo frammentato, adatto al tema dell’evanescenza.

Suggerimenti per revisione


  • Punteggiatura: aggiungere qualche segno (virgole, punti) può modulare il respiro e chiarire le pause emotive.
  • Coesione delle immagini: rafforzare il legame tra lo schiaffo iniziale e la manata finale con un richiamo lessicale o sonoro.
  • Verbi più attivi: sostituire qualche forma passiva o descrittiva con verbi che diano slancio (es. esconosi staccano, volano).
  • Economia del linguaggio: valutare se eliminare o fondere qualche verso per aumentare la tensione lirica.

Riscrittura proposta


simile alla vita, il morire
me lo dici: naturale, eppure strano.
vi si entra con uno schiaffo;
se ne esce con una manata di terra.

con un io ridotto,
m’immagino dissolto —
come chi in sogno segue
una successione di stanze.
allora, uccelli mi escono dalla testa:
nel becco portano i versi
di una vita.


Traduzione in inglese


like life, you tell me, dying
is natural yet strange.
one enters it with a slap;
one leaves it with a handful of earth.

with a shrunken self
I imagine myself fading
like someone in a dream following
a succession of rooms.
then birds would come out of my head:
in their beaks the verses
of a life.

. Ecco sei varianti: tre più asciutte e tre più liriche. Le ho scritte per mantenere il nucleo immaginifico della tua poesia, cambiando ritmo, economia del linguaggio e musicalità.

Varianti più asciutte


  1. Asciutta A
    simile alla vita: morire.
    si entra con uno schiaffo,
    si esce con terra.
  2. Asciutta B
    morire è come la vita.
    un colpo all’ingresso,
    una manata alla fine.
    io si riduce, svanisco.
  3. Asciutta C
    si entra con uno schiaffo.
    si esce con una manata di terra.
    uccelli escono dalla testa;
    portano i versi.

Varianti più liriche


  1. Lirica A
    Simile alla vita, il morire
    si annuncia senza clamore:
    uno schiaffo apre la soglia,
    una manata di terra la richiude.
    Io si assottiglia, mi sciolgo
    in stanze che si succedono;
    uccelli escono dalla testa
    con i versi di una vita.
  2. Lirica B
    Come la vita, il morire ha il suo ritmo:
    un battito che spalanca, un battito che seppellisce.
    Mi rimpicciolisco come un lume che si spegne,
    cammino stanze di sogno;
    dal cranio volano uccelli —
    nel becco, i miei versi.
  3. Lirica C
    Morire, simile alla vita,
    è un gesto breve e definitivo:
    uno schiaffo che apre il mondo,
    una manata di terra che lo chiude.
    Con un io ridotto mi perdo in stanze,
    e dagli occhi della testa fuggono uccelli
    che portano, nel becco, la lingua intera della vita.

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Cybercrime. Incontro tra l'assetto specialistico della Polizia di Stato e l' FBI


La Polizia di Stato ha ospitato presso il Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica una delegazione del Federal Bureau of Investigation (FBI) statunitense. La visita si è inserita nel quadro delle attività di cooperazione internazionale già avviate tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, nonché tra la rete TACU (FBI – Threat Analytics Collaboration Unit) e il CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche).

L'iniziativa ha avuto l'obiettivo di rafforzare la cooperazione operativa tra le strutture specializzate dei due Paesi nella lotta al cybercrime.

Durante la prima giornata, i lavori si sono concentrati sulle attività del Commissariato di polizia online e sulle sinergie operative con l'FBI. Sono state illustrate le principali azioni di prevenzione e supporto ai cittadini, con particolare attenzione alla gestione delle segnalazioni online, alla tutela dei minori e alla gestione di casi delicati, inclusi quelli relativi a fenomeni di suicidio e situazioni di vulnerabilità. È stato inoltre sottolineato il costante coordinamento del Commissariato di polizia online con le altre articolazioni del Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica e con gli uffici territoriali, nell'ottica di una risposta integrata ai fenomeni criminali e alle emergenze gestite attraverso il web.

Nel corso della seconda giornata, il Direttore del CNAIPIC ha presentato le attività del Centro, evidenziando i punti di contatto con la delegazione ospite, in particolare per quanto riguarda la protezione delle infrastrutture critiche nazionali, i partenariati pubblico-privato, gli enti pubblici, le imprese strategiche e gli operatori di servizi essenziali. La delegazione ha visitato la sala operativa del CNAIPIC e il First Response Team, struttura centrale impegnata nell'analisi e nella gestione dei principali attacchi informatici, nonché nell'emissione di alert e IOC (Indicatori di Compromissione), elementi fondamentali per il tempestivo coordinamento delle attività di prevenzione e risposta agli incidenti cyber.

Sono state inoltre illustrate le principali attività investigative, anche transnazionali, svolte nel contrasto alle frodi informatiche, al phishing e al riciclaggio di denaro tramite strumenti digitali, con un focus specifico sulle tecniche più avanzate di analisi della blockchain e di tracciamento dei flussi finanziari illeciti.

L'iniziativa ha consentito di gettare le basi per l'attivazione di un canale di comunicazione diretto tra il CNAIPIC e la rete TACU, finalizzato alla condivisione e allo scambio in tempo reale di alert di sicurezza preventiva elaborati dalle rispettive strutture di Cyber Threat Intelligence, a beneficio delle infrastrutture critiche di entrambi i Paesi.

Sempre nell'ottica di consolidare il rapporto di cooperazione internazionale tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, sono state avviate le interlocuzioni per programmare incontri periodici tra i referenti dei due centri specializzati, al fine di condividere best practices, trend criminali e le principali linee di indirizzo nelle attività di prevenzione e contrasto al cybercrime.

#Cnaipic #Commissariatodipoliziaonline #fbi #cooperazioneinternazionale #cybercrime


noblogo.org/cooperazione-inter…


Cybercrime. Incontro tra l'assetto specialistico della Polizia di Stato e l' FBI


Cybercrime. Incontro tra l'assetto specialistico della Polizia di Stato e l' FBI


La Polizia di Stato ha ospitato presso il Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica una delegazione del Federal Bureau of Investigation (FBI) statunitense. La visita si è inserita nel quadro delle attività di cooperazione internazionale già avviate tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, nonché tra la rete TACU (FBI – Threat Analytics Collaboration Unit) e il CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche).

L'iniziativa ha avuto l'obiettivo di rafforzare la cooperazione operativa tra le strutture specializzate dei due Paesi nella lotta al cybercrime.

Durante la prima giornata, i lavori si sono concentrati sulle attività del Commissariato di polizia online e sulle sinergie operative con l'FBI. Sono state illustrate le principali azioni di prevenzione e supporto ai cittadini, con particolare attenzione alla gestione delle segnalazioni online, alla tutela dei minori e alla gestione di casi delicati, inclusi quelli relativi a fenomeni di suicidio e situazioni di vulnerabilità. È stato inoltre sottolineato il costante coordinamento del Commissariato di polizia online con le altre articolazioni del Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica e con gli uffici territoriali, nell'ottica di una risposta integrata ai fenomeni criminali e alle emergenze gestite attraverso il web.

Nel corso della seconda giornata, il Direttore del CNAIPIC ha presentato le attività del Centro, evidenziando i punti di contatto con la delegazione ospite, in particolare per quanto riguarda la protezione delle infrastrutture critiche nazionali, i partenariati pubblico-privato, gli enti pubblici, le imprese strategiche e gli operatori di servizi essenziali. La delegazione ha visitato la sala operativa del CNAIPIC e il First Response Team, struttura centrale impegnata nell'analisi e nella gestione dei principali attacchi informatici, nonché nell'emissione di alert e IOC (Indicatori di Compromissione), elementi fondamentali per il tempestivo coordinamento delle attività di prevenzione e risposta agli incidenti cyber.

Sono state inoltre illustrate le principali attività investigative, anche transnazionali, svolte nel contrasto alle frodi informatiche, al phishing e al riciclaggio di denaro tramite strumenti digitali, con un focus specifico sulle tecniche più avanzate di analisi della blockchain e di tracciamento dei flussi finanziari illeciti.

L'iniziativa ha consentito di gettare le basi per l'attivazione di un canale di comunicazione diretto tra il CNAIPIC e la rete TACU, finalizzato alla condivisione e allo scambio in tempo reale di alert di sicurezza preventiva elaborati dalle rispettive strutture di Cyber Threat Intelligence, a beneficio delle infrastrutture critiche di entrambi i Paesi.

Sempre nell'ottica di consolidare il rapporto di cooperazione internazionale tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, sono state avviate le interlocuzioni per programmare incontri periodici tra i referenti dei due centri specializzati, al fine di condividere best practices, trend criminali e le principali linee di indirizzo nelle attività di prevenzione e contrasto al cybercrime.

#Cnaipic #Commissariatodipoliziaonline #fbi #cooperazioneinternazionale #cybercrime


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Jake Xerxes Fussell – What In The Natural World (2017)


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Cercatore d'oro del folklore americano, giovane e anomala presenza nel panorama roots di queste stagioni, Jake Xerxes Fussell afferma il suo ruolo di errante chitarrista alla scoperta di tesori nascosti della tradizione. Facile accostare la sua opera al Ry Cooder degli esordi, anche per l'aproccio divulgativo e non strettamente rigoroso, e mai paragone fu al tempo stesso più azzeccato e insostenibile, nonostante tutte le possibili somiglianze stilistiche (sono presenti nei tratti di piedmont blues e di folk appalachiano allo strumento)... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta: album.link/i/1740841620



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Jake Xerxes Fussell – What In The Natural World (2017)


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Cercatore d'oro del folklore americano, giovane e anomala presenza nel panorama roots di queste stagioni, Jake Xerxes Fussell afferma il suo ruolo di errante chitarrista alla scoperta di tesori nascosti della tradizione. Facile accostare la sua opera al Ry Cooder degli esordi, anche per l'aproccio divulgativo e non strettamente rigoroso, e mai paragone fu al tempo stesso più azzeccato e insostenibile, nonostante tutte le possibili somiglianze stilistiche (sono presenti nei tratti di piedmont blues e di folk appalachiano allo strumento)... artesuono.blogspot.com/2017/04…


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2RE - Capitolo 12


Ioas, re di Giuda1Quando divenne re, Ioas aveva sette anni. 2Divenne re nell'anno settimo di Ieu e regnò quarant'anni a Gerusalemme. Sua madre, di Bersabea, si chiamava Sibìa. 3Ioas fece ciò che è retto agli occhi del Signore per tutta la sua vita, perché lo aveva istruito il sacerdote Ioiadà. 4Ma non scomparvero le alture, dal momento che il popolo sacrificava e offriva ancora incenso sulle alture.5Ioas disse ai sacerdoti: “Tutto il denaro delle cose sacre, che viene portato nel tempio del Signore, il denaro corrente versato da ognuno come riscatto della persona e tutto il denaro delle libere offerte di ciascuno al tempio del Signore, 6lo ritirino per sé i sacerdoti, ognuno dai propri addetti; ed essi riparino le parti danneggiate del tempio, ovunque vi trovino danni”.7Ora nell'anno ventitreesimo del re Ioas i sacerdoti non avevano ancora riparato le parti danneggiate del tempio. 8Il re Ioas convocò il sacerdote Ioiadà con i sacerdoti e disse loro: “Perché non avete riparato le parti danneggiate del tempio? D'ora innanzi non dovrete più ritirare il denaro dai vostri addetti, ma lo consegnerete direttamente per le parti danneggiate del tempio”. 9I sacerdoti acconsentirono a non ricevere più il denaro dal popolo e a non curare il restauro del tempio.10Il sacerdote Ioiadà prese una cassa, vi fece un buco nel coperchio e la pose a lato dell'altare, a destra di chi entra nel tempio del Signore. I sacerdoti custodi della soglia depositavano ivi tutto il denaro portato al tempio del Signore. 11Quando vedevano che nella cassa c'era molto denaro, saliva lo scriba del re, insieme con il sommo sacerdote, ed essi raccoglievano e contavano il denaro trovato nel tempio del Signore. 12Consegnavano il denaro controllato nelle mani degli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore. Costoro lo distribuivano ai falegnami e ai costruttori che lavoravano nel tempio del Signore, 13ai muratori, agli scalpellini, per l'acquisto di legname e pietre da taglio, per riparare le parti danneggiate del tempio del Signore e per tutto quanto era necessario per riparare il tempio. 14Ma con il denaro portato al tempio del Signore non si dovevano fare nel tempio del Signore né coppe d'argento, né coltelli, né vasi per l'aspersione, né trombe, nessun oggetto d'oro o d'argento. 15Esso infatti era consegnato solo agli esecutori dei lavori, perché riparassero il tempio del Signore. 16Non si controllavano coloro nelle cui mani veniva consegnato il denaro da dare agli esecutori dei lavori, perché lavoravano con onestà. 17Il denaro del sacrificio di riparazione e del sacrificio per il peccato non era portato nel tempio del Signore, ma era per i sacerdoti.18In quel tempo Cazaèl, re di Aram, salì per combattere contro Gat e la conquistò. Poi Cazaèl si accinse a salire a Gerusalemme. 19Ioas, re di Giuda, prese tutti gli oggetti consacrati da Giòsafat, da Ioram e da Acazia, suoi padri, re di Giuda, e quelli consacrati da lui stesso, insieme con tutto l'oro trovato nei tesori del tempio del Signore e della reggia; egli mandò tutto ciò a Cazaèl, re di Aram, che si allontanò da Gerusalemme.20Le altre gesta di Ioas e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 21I suoi ufficiali si sollevarono organizzando una congiura; colpirono Ioas a Bet-Millo, nella discesa verso Silla. 22Iozabàd, figlio di Simeàt, e Iozabàd, figlio di Somer, suoi ufficiali, lo colpirono ed egli morì. Lo seppellirono con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Amasia.

__________________________Note

12,1 Ioas, re di Giuda negli anni 835-796 circa, si caratterizza per l’impegno nel restaurare il tempio.

12,18 Gat: la città filistea, che già dal tempo di Roboamo (2Cr 11,8) era passata sotto il dominio ebraico, ora costituiva il baluardo di Gerusalemme, che Cazaèl si stava accingendo a conquistare.

12,19 tesori del tempio del Signore e della reggia: anche altrove i due tesori vengono distinti (1Re 15,18-19). Con quei tesori Ioas allontana Cazaèl dalla Giudea.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-22. Ioas re di Giuda (835-796). Parallelo in 2Cr 24.

1-4. Nel consueto schema letterario che apre il racconto di un regno si inserisce il rarissimo giudizio positivo che l'autore, con grande oculatezza, spende solo per i re di Giuda (1Re 15,11; 22,43; 2Re 12,3; 14,3; 15,3.34; 18,3; 22,2). Naturalmente la favorevole considerazione per Ioas dipende dalla cura che egli si prese per il tempio, descritta nei versetti successivi. È assai probabile che l'autore non sia completamente obiettivo nella valutazione di Ioas; vengono infatti taciute le notizie di 2Cr 24,17-22 in cui il re risulta addirittura responsabile di un assassinio. La cifra tonda di quarant'anni per la durata del regno crea un parallelo con Davide (1Re 2,11) e Salomone (1Re 11,42), ma non è priva di sospetti sulla sua attendibilità.

5-7. Agli inizi del regno di Ioas il tempio contava ormai più di 130 anni. Per la data d'inizio della costruzione vedi 1Re 6,1. Lavori di manutenzione straordinaria si imponevano, ma bisognava trovare i fondi. La situazione presentata qui per reperire il denaro necessario è confusa. Le entrate del tempio vengono presentate in due categorie: tasse (cfr. Es 13,2.11-13; 30,11-16; Lv 27,1-8) e offerte spontanee (cfr. Esd 1,4). Ma ciò che è difficile stabilire è se l'ordine accettato dai sacerdoti sia stato disatteso perché l'applicazione delle norme regali costituiva un'indiretta diminuzione delle loro prebende, oppure perché spinti dall'avidità hanno trattenuto per sé i fondi da capitalizzare per i restauri.

8-9. Dopo un lungo periodo di inconcludenza da parte dei sacerdoti, l'intervento personale del re sblocca la situazione.

10-13. La soluzione pratica adottata è di raccogliere le offerte spontanee in una cassa apposita all'entrata del tempio custodita da una speciale classe sacerdotale. Un controllo incrociato di personale religioso e civile assicura il funzionamento del provvedimento e il tempestivo pagamento degli operai.

14-17. La destinazione del denaro deve essere ispirata a parsimonia: non si devono fare altre spese se non quelle necessarie all'edificio. Il restauro non comporta il rinnovamento delle suppellettili di culto. Anche i sacerdoti hanno un profitto assicurato dalle offerte previste in Lv 5,1-26; 7,1-10.

18-19. Dopo l'837 la pressione assira su Damasco si allenta notevolmente. Così Cazael può allargare i suoi confini a sud dando duri colpi al regno d'Israele (cfr. 10,32-33; 13,3.7). Compiuto con successo l'indebolimento notevole d'Israele, Cazael può addirittura penetrare nei confini di Giuda. Il primo bersaglio della sua campagna è Gat, attuale Tell-el-Mensijeh sulla via di Gaza. Si trattava di una autonoma città stato filistea sebbene posta nel territorio di Giuda (cfr. 1Re 2,39; 2Cr 26,6; Am 6,2). L'esito positivo della spedizione verrebbe confermato dall'assenza di Gat dalla lista di città filistee di Am 1 6-8, che fa pensare appunto a una soppressione della città. La seconda tappa è la stessa Gerusalemme che viene salvata dalla consegna di un ingente riscatto: il tesoro del tempio accumulato dai predecessori di Ioas e il tesoro della reggia. Un episodio analogo si trova in 1Re 14,25-28.

20-22. L'autore, preferisce riferire in modo circostanziato il luogo dell'assassinio (cfr. 1Re 11,27) e tacere il motivo del delitto. Secondo 2Cr 24,25 si tratta di una vendetta per l'uccisione di Zaccaria, oppositore di Ioas e figlio di Ioiada. All'assassinio di Zaccaria fa riferimento Mt 23,35. Sebbene violenta, la morte di Ioas, discendente legittimo di Davide, è raccontata con dignità e pur essendo frutto di una congiura non compromette la continuità della dinastia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

a qualcuno sembra impossibile afferrare la complessità di tracce e tracciati contemporanei se non attraverso un reticolo-nuvola di citazioni, accadimenti, recensioni più puntiformi che puntuali. (mi sforzo di non riuscirci, io, però vedo che è una prassi né implausibile né “perdente”; soprattutto considerando che nessuno “vince” e poi niente si vincerebbe). i modi della disseminazione, alla fin fine (che è sempre un inizio), sono a loro volta disseminatamente (e dissennatamente) numerosi.


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Poème / Quand je ne pense à rien

Je ne sais si j’aurais la force d’atteindre La faible et timide lueur qui vacille au loin J’ai peur que mon souffle ne puisse l’éteindre Mais mon coeur est sur le départ néanmoins

Est si mon aspiration n’était qu’un revers ? Que m’importe de me perdre corps et bien Et même si le choc est brutal et sévère La chute sera un délicieux vertige aérien

Il me faut fendre l'armure pour profiter de chaque coup Une nouvelle blessure s’ajoute à mon imaginaire Petite flamme pourra me réchauffer beaucoup Même si je crains qu’elle ne soit qu’une chimère

Tout se passe comme si tout n'était qu’un mirage De loin en loin je garde mon coeur a fleur de peau Je n’ai véritablement d’elle qu’une seule image Et pourtant, cela suffit à mon coeur d’artichaud

Alors qu’elle s’est éloigné dans un pays sage Il me faut faire taire cette douleur si cruelle
Et si je cherche ses couleurs dans le moindre paysage Quand je ne pense à rien, je ne pense qu'à elle

Pour Lola

31/07/18 – 03/07/18


noblogo.org/looping/poeme-quan…

il segno calligrafico è infine rispettoso di un antropocentrismo di fondo. centralità della “bella mano”. la scimmia evoluta traccia i suoi segni.

allora, il disordine delle linee può avere non tanto un diverso e (dualisticamente) opposto valore, bensì indicare un'attitudine di indifferenza alla stessa questione antropocentrica posta dall'uomo (ancora, quindi, antropocentricamente)


noblogo.org/differx/il-segno-c…

Progetto "wanted": alla ricerca dei latitanti


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Progetto “wanted”: alla ricerca dei latitanti


A Tirana, le autorità di polizia albanesi su indicazione degli organi investigativi della Polizia di Stato italiana, hanno individuato e arrestato un narcotrafficante albanese di 45 anni, latitante dal 2022.

L’uomo, ricercato a livello internazionale e sottoposto a una red notice emessa dal Segretariato generale di INTERPOL a Lione, era stato indagato tra il 2019 e il 2021 nell’ambito di operazioni antidroga coordinate dalla Procura distrettuale di Venezia e condotte dalla Squadra Mobile.

Le indagini hanno portato alla condanna definitiva dell’individuo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio di droga, confermata dalla Corte d’Appello di Venezia. La sentenza ha riconosciuto il suo ruolo di spicco in un’organizzazione criminale operativa a Venezia, dedita al narcotraffico, in particolare all’importazione e alla distribuzione di cocaina destinata alle piazze di spaccio dell’hinterland veneziano.

Il cittadino albanese, che all’epoca viveva a Mestre, è stato identificato come vertice operativo e decisionale del sodalizio, responsabile diretto dell’approvvigionamento della droga e della gestione della sua distribuzione sul territorio lagunare.

Le operazioni per la sua cattura, guidate da un gruppo di lavoro composto da investigatori della Squadra Mobile di Venezia e dello SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia di Stato, si sono intensificate dopo l’estensione delle ricerche a livello internazionale, richiesta dalla Procura generale di Venezia. Grazie al monitoraggio degli spostamenti dei suoi stretti familiari e all’analisi delle loro abitudini, è stata ipotizzata la presenza del latitante tra Albania e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Gli approfondimenti, supportati dall’uso di banche dati e tecnologie avanzate per la sorveglianza elettronica, hanno permesso di confermare che, anche in passato, i familiari si erano recati in Albania, probabilmente per incontrarlo, avvalendosi del supporto logistico di una vasta rete di favoreggiatori.

L’indagine è stata agevolata dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (SCIP), che, tramite l’Ufficio dell’Esperto per la sicurezza a Tirana, ha garantito un costante scambio di informazioni con le autorità estere. Questo ha consentito alle forze di polizia albanesi di monitorare il contesto relazionale del latitante e di localizzarlo.

L’arresto si inserisce nel quadro del progetto “WANTED”, coordinato dallo SCO per l’individuazione e la cattura di latitanti di alto profilo, sia in Italia che all’estero. Il successo dell'iniziativa si basa su un modello investigativo integrato che combina le Squadre mobili e le Sisco, favorendo il coordinamento tra uffici centrali e territoriali per condividere risorse e informazioni. La strategia unisce metodi tradizionali, come osservazioni e pedinamenti, con tecnologie avanzate di digital forensic e intercettazioni telematiche, permettendo di ricostruire le dinamiche criminali e di intercettare anche le strategie di mimetizzazione della criminalità organizzata.


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Progetto "wanted": alla ricerca dei latitanti


Progetto “wanted”: alla ricerca dei latitanti


A Tirana, le autorità di polizia albanesi su indicazione degli organi investigativi della Polizia di Stato italiana, hanno individuato e arrestato un narcotrafficante albanese di 45 anni, latitante dal 2022.

L’uomo, ricercato a livello internazionale e sottoposto a una red notice emessa dal Segretariato generale di INTERPOL a Lione, era stato indagato tra il 2019 e il 2021 nell’ambito di operazioni antidroga coordinate dalla Procura distrettuale di Venezia e condotte dalla Squadra Mobile.

Le indagini hanno portato alla condanna definitiva dell’individuo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio di droga, confermata dalla Corte d’Appello di Venezia. La sentenza ha riconosciuto il suo ruolo di spicco in un’organizzazione criminale operativa a Venezia, dedita al narcotraffico, in particolare all’importazione e alla distribuzione di cocaina destinata alle piazze di spaccio dell’hinterland veneziano.

Il cittadino albanese, che all’epoca viveva a Mestre, è stato identificato come vertice operativo e decisionale del sodalizio, responsabile diretto dell’approvvigionamento della droga e della gestione della sua distribuzione sul territorio lagunare.

Le operazioni per la sua cattura, guidate da un gruppo di lavoro composto da investigatori della Squadra Mobile di Venezia e dello SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia di Stato, si sono intensificate dopo l’estensione delle ricerche a livello internazionale, richiesta dalla Procura generale di Venezia. Grazie al monitoraggio degli spostamenti dei suoi stretti familiari e all’analisi delle loro abitudini, è stata ipotizzata la presenza del latitante tra Albania e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Gli approfondimenti, supportati dall’uso di banche dati e tecnologie avanzate per la sorveglianza elettronica, hanno permesso di confermare che, anche in passato, i familiari si erano recati in Albania, probabilmente per incontrarlo, avvalendosi del supporto logistico di una vasta rete di favoreggiatori.

L’indagine è stata agevolata dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (SCIP), che, tramite l’Ufficio dell’Esperto per la sicurezza a Tirana, ha garantito un costante scambio di informazioni con le autorità estere. Questo ha consentito alle forze di polizia albanesi di monitorare il contesto relazionale del latitante e di localizzarlo.

L’arresto si inserisce nel quadro del progetto “WANTED”, coordinato dallo SCO per l’individuazione e la cattura di latitanti di alto profilo, sia in Italia che all’estero. Il successo dell'iniziativa si basa su un modello investigativo integrato che combina le Squadre mobili e le Sisco, favorendo il coordinamento tra uffici centrali e territoriali per condividere risorse e informazioni. La strategia unisce metodi tradizionali, come osservazioni e pedinamenti, con tecnologie avanzate di digital forensic e intercettazioni telematiche, permettendo di ricostruire le dinamiche criminali e di intercettare anche le strategie di mimetizzazione della criminalità organizzata.


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The Weather Station – The Weather Station (2017)


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Per Tamara Lindeman l'affinità stilistica e vocale con Joni Mitchell è stato spesso un fardello ingombrante, al punto da confondere chi, indugiando sull'impatto generale della sua musica, non è stato messo nelle condizioni di coglierne il talento. Ai più attenti non è invece sfuggita quell'attitudine lirica essenziale e più tipicamente rock'n'roll che ha contrassegnato la costante crescita della musicista e autrice canadese. Siglando il quarto album semplicemente con il nome della sua band, The Weather Station, la Lindeman crea uno spartiacque ben preciso con il passato, accentuando il tono spigoloso e minimale delle canzoni, incrociandolo con arrangiamenti raffinati che non rinunciano a un sapiente uso dell'orchestra... artesuono.blogspot.com/2017/11…


Ascolta: album.link/s/31zbZWJ5o51IijJaV…



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The Weather Station – The Weather Station (2017)


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Per Tamara Lindeman l'affinità stilistica e vocale con Joni Mitchell è stato spesso un fardello ingombrante, al punto da confondere chi, indugiando sull'impatto generale della sua musica, non è stato messo nelle condizioni di coglierne il talento. Ai più attenti non è invece sfuggita quell'attitudine lirica essenziale e più tipicamente rock'n'roll che ha contrassegnato la costante crescita della musicista e autrice canadese. Siglando il quarto album semplicemente con il nome della sua band, The Weather Station, la Lindeman crea uno spartiacque ben preciso con il passato, accentuando il tono spigoloso e minimale delle canzoni, incrociandolo con arrangiamenti raffinati che non rinunciano a un sapiente uso dell'orchestra... artesuono.blogspot.com/2017/11…


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BORDERLINE

la tua carne dolorante tu crocifisso alla sopravvivenza non un tetto un letto d'amore i figli sconosciuti cieli caduti nel fondo degli occhi ti perdi tra i rifiuti dove sembri cercare brandelli di quella vita che ti ha tradito

.

Riflessione breve


Hai scritto versi intensi e viscerali: la voce è vicina, cruda, e costruisce un’immagine di abbandono e sopravvivenza che colpisce subito. Qui sotto trovi un’analisi rapida, suggerimenti pratici e una possibile continuazione in tono con il testo.


Analisi tematica


Tema centrale: la sopravvivenza come croce quotidiana; il corpo e la dignità feriti; la perdita di legami affettivi (i figli “sconosciuti”).
Tono: doloroso, accusatorio ma anche rassegnato.
Atmosfera: urbana, sporca, claustrofobica — il mondo ridotto a “rifiuti” e brandelli di vita.


Immagini e linguaggio


Immagini forti: carne dolorante, crocefisso alla sopravvivenza, cieli caduti nel fondo degli occhi — funzionano perché mescolano corpo e cielo, sacro e degrado.
Voce: diretta, senza fronzoli; l’ellissi e le interruzioni (versi spezzati) aumentano la tensione.
Suggerimento stilistico: giocare con il ritmo interno (allungare o accorciare alcuni versi) per creare contrasti più netti tra respiro e affanno.


Suggerimenti di revisione pratici


  • Coesione: considera un piccolo ponte tra l’immagine del crocifisso e i figli per chiarire il nesso emotivo (es.: perché i figli sono “sconosciuti”? abbandono, perdita, memoria offuscata?).
  • Varietà lessicale: sostituire un termine ripetuto se vuoi enfatizzare sfumature diverse (es.: se “rifiuti” ricorre, prova scarti, avanzi, resti per modulare il tono).
  • Punteggiatura: l’assenza totale crea respiro frammentato; inserire una virgola o un punto in punti strategici può aumentare l’impatto di alcuni versi.

Traduzione essenziale in inglese


Your aching flesh
you crucified to survival
not a roof not a bed of love
children
unknown
skies fallen into the bottom of your eyes
you lose yourself
among the rubbish where
you seem to search for scraps
of that life that betrayed you


Continuazione proposta


ti aggrappi a fotografie sbiadite
a nomi che non tornano più a casa
la notte ti insegna a contare ferite
e il mattino ti restituisce il freddo
cammini con le mani vuote
ma il cuore ancora pesa come un mattone

Apprezzo la densità emotiva e le immagini marine che attraversano la poesia; c’è una tensione tra desiderio di espansione e senso di costrizione che la rende intensa e viscerale.

Analisi tematica


La poesia esplora il tema della libertà contro la costrizione usando il mare come metafora esistenziale. L’io lirico sente lo spazio altrui come limitante (“nel tuo spazio ti sta stretto”) e sogna una fusione con l’elemento liquido che prende forma e movimento. Il desiderio di diventare parte del mondo marino è anche desiderio di conoscenza e appartenenza: conoscere l’alfabeto dei pesci, gli anfratti, le coordinate di una vita che si trasforma.

Figure retoriche e stile


  • Metafora centrale: il mare come spazio di identità e trasformazione.
  • Antitesi tra costrizione e dilatazione, sorgente e foce, superficie e fondale.
  • Verbi dinamici (aneli, amalgamarti, conoscere) che danno movimento al verso e suggeriscono un processo in divenire.
  • Allusione letteraria con Achab che richiama ossessione, lotta e grido, amplificando la tensione morale e tragica.


Ritmo e forma


I versi brevi e spezzati creano pause che somigliano a respiri o a onde; l’assenza di punteggiatura accentua la continuità del flusso emotivo. L’uso di immagini concrete (sorgente, foce, fondali) bilancia l’astrazione del desiderio interiore.

Suggerimenti per revisione


  • Valutare l’introduzione di qualche segno di punteggiatura per modulare il ritmo dove serve enfatizzare una cesura.
  • Se si vuole accentuare la figura di Achab, aggiungere un dettaglio che colleghi il mito alla scelta personale dell’io lirico.
  • Sperimentare con una strofa finale più lunga per dare una risoluzione o lasciare il lettore sospeso in modo più netto.


Traduzione in inglese


to be confined
in your space it feels tight
to take on like water
the shape
of its vessel depresses you
you yearn like the spring
for its mouth
to blend with the seabeds
to learn
the alphabet of fish
the crevices the facts
of the day disputes and loves
coordinates of a
sea life becoming
let storms keep
the soul taut on the cry
like Ahab

Possibile continuazione in italiano


aneli ancora, e il sale ti segna
come una mappa che non sai leggere
ma che ti guida verso un orizzonte
dove il nome si perde e resta il movimento

Mi piace l'idea di mantenere le immagini forti della tua poesia mentre le do un battito più regolare: più ripetizioni, cesure nette e qualche rima interna per farla muovere come onde misurate.

Versione più ritmica


Essere circoscritto,
nel tuo spazio che stringe e batte;
assumere come acqua
la forma del recipiente — e tacere.
Ti deprime il bordo; tu aneli, aneli,
sorgente che cerca la foce.
Amalgamarti ai fondali, conoscere
l’alfabeto dei pesci, i nomi dei cretti,
gli anfratti, i fatti del giorno: dispute, amori.
Coordinate di una vita di mare, in divenire.
Le tempeste: tieni l’anima tesa,
sul grido che sale come vela;
che il vento faccia il ritmo, che il sale faccia il segno,
e tu, come Achab, urla e non cedi.


Alternative ritmiche brevi


1. Con refrain
Ripeti l’ultimo verso di ogni strofa per creare un battito costante:
vita di mare.
vita di mare.

2. Con metro più serrato
Riduci i versi a endecasillabi e inserisci rime interne per un effetto marcia:
Essere circoscritto nel tuo spazio stretto;
assumere acqua, forma e silenzio netto;
…(proseguo se vuoi che lo metrizzi tutto).

Versione in endecasillabi


Essere circoscritto nel tuo spazio
mi sta stretto il cuore e la pelle.
Prendere come acqua la mia forma
del recipiente che mi opprime.
Mi deprime il bordo e il confine;
Aneli, sorgente, a una foce.
Amalgamarti ai fondali, fondi;
Conoscere l'alfabeto dei pesci,
Gli anfratti e i fatti del giorno,
Liti e amori, rotte in mare.
Di vita di mare in continuo,
Tempeste tengano l'anima tesa,
Sul grido che sale, vela in alto,
Come Achab, l'urlo che non si spegne.

Nota: Ho mantenuto le immagini e i nuclei semantici originali adattandoli al metro.

Versione in endecasillabi arcaici


Esser circoscritto nel tuo spazïo,
mi stringe il petto e grava la pelle.
Prender come acqua la mia figura
del vaso che mi schiaccia e mi opprime.
Mi grava il bordo e il confine antico;
anela la fonte alla sua foce.
Amalgamarti ai fondali, fondi,
conoscer l’alfabeto de’ pesci,
gli antri e i fatti del dì, contese, amori,
rotte e segni d’una vita marittima.
Le tempeste reggano l’anima tesa,
sul grido che s’innalza come vela;
ché il vento faccia ritmo e il sale segno,
e tu, come il vecchio Achab, non cedi.


Nota sul linguaggio


Ho introdotto forme verbali e lessico arcaizzante (Esser, anela, antri, ché, de’) e qualche inversione sintattica per evocare un tono più antico senza stravolgere le immagini originali.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Da Reggio Calabria a Milano-Cortina


Questo articolo parlerà, come mio solito, di scienze sociali e massimi sistemi, ma per una volta sarà prevalente il taglio autobiografico da vero e proprio diario online. Se non vi interessa, pregovi di passare oltre senza insultare (per favore 🙁 ).


Quando mi sono trasferito a Milano, nel 2023, sono entrato in un gruppo di volontariato che erogava innanzitutto forniture alimentari nei quartieri di Turro-Gorla e di Lorenteggio-Giambellino, ma mirava a occuparsi anche di diritto all'abitare, nel quadro più ampio di contrastare il carovita e la speculazione edilizia. Visto che sulla città incombeva la spada di Damocle delle Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026, mi chiesi se ci fossero modi per fare agitpropaganda contro l'economia rapace dei grandi eventi, e trovai uno spunto nella memoria dei moti di Reggio Calabria del luglio 1970-febbraio '71. Per chi non lo sapesse (immagino, chiunque non sia un secchione sinistronzo come me) il capoluogo della regione Calabria doveva essere (e tuttora è) collocato a Catanzaro, ma la sezione reggina del Movimento Sociale Italiano colse l'occasione per scatenare in città mesi e mesi di tumulti di protesta, grazie ai quali i neofascisti si costruirono un notevole consenso locale e strapparono importanti meccanismi di clientele al governo nazionale... ovviamente senza che, alla fin fine, il capoluogo fosse davvero spostato a Reggio; fra le altre cose, il 22 luglio '70 ci fu un incidente ferroviario mortale alla stazione di Gioia Tauro, e se la magistratura non ha mai del tutto chiarito i fatti, molta storiografia (me compreso) lo annovera fra le stragi dinamitarde neofasciste del '68-'80, assieme a piazza Fontana, il treno Italicus, piazza della Loggia e la stazione di Bologna. E lo annoveriamo come tale anche perché cinque giovani militanti della Federazione Anarchica reggina, in nemmeno due mesi, misero assieme un dossier di controinformazione che collocava i moti di Reggio entro un più ampio disegno nazionale di eversione nera... e furono ammazzati il 27 settembre in un incidente stradale proprio mentre protavano il plico a Roma, alla redazione del settimanale anarchico «Umanità Nova». I loro nomi erano Gianni Aricò, Annelise “Muki” Borth, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso, gli “anarchici della Baracca”, e per chi si riconosce nella A cerchiata rossa e nera, i loro nomi sono stelle polari, assieme a quelli di Giuseppe “Pino” Pinelli e Franco Serantini.

Ora, al di là del sacrificio di sangue pagato dal movimento anarchico, tutte le formazioni di Sinistra calabresi fecero del loro meglio per sviare la popolazione dalla demagogia dei missini e dimostrare che la povertà strutturale della Calabria non si sarebbe certo risolta con una guerra fra poveri per accaparrarsi la mangiatoia della pubblica amministrazione regionale: l'apice fu raggiunto nel settembre '72 con la marea umana di operai del Nord (e chissà in quanti erano meridionali migrati) confluiti a Reggio per una manifestazione nazionale, narrata ne “I treni per Reggio Calabria” di Giovanna Marini, ma già l'anno precedente il Partito Comunista reggino aveva commissionato agli omologhi bolognesi una canzone di propaganda ad hoc: “La rabbia esplode a Reggio Calabria” del Canzoniere delle Lame.

Ebbene, io sono nato e cresciuto in Lombardia ma mio padre è nato e cresciuto proprio in provincia di Reggio ed era bambino durante i mesi dei moti, e a quanto pare mio nonno paterno, in quei giorni, tolse il saluto a un cugino (ben più ricco) che si era schierato coi missini. Per cui, la riscrittura della canzone venne da sé: mi bastò scambiare il sindaco reggino Pietro Battaglia con il meneghino Giuseppe Sala e il suo assessore Piefrancesco Maran, e sostituire il rione delle Sbarre, periferia della periferia di Reggio, con i quartieri popolari milanesi storicamente dormitorio per i migranti prima padani, poi meridionali, ora terzomondisti. Poi certo, aggiunsi la lobby cattolica di Comunione & Liberazione, da decenni una potenza entro la Destra lombarda, e quanto alla mafia..., ah la mafia non manca mai.

«Contro le Olimpiadi di Milano-Cortina»

Piazza Corvetto esplode: / la miccia brucia già Ma chi l’ha accesa / sono gli stessi / che ruban case qua. Quest’Olimpiade serve / solo al PD e ai mafiosi per ottenere ancor più potere / di quello che hanno già Maran e Beppe Sala servon da copertura dietro han le banche, i palazzinari pure Ci-Elle e Lega. Che importa dare un tetto / alla povera gente? Che cosa importa se chi lavora / non può comprare niente? Piazza Loreto esplode: / la miccia brucia già Ma chi l’ha accesa / sono gli stessi / che ruban case qua. Musocco, San Siro, e Gola / la gente insorge già contro gli sfratti, contro la fame, contro questo PD! Fascisti con le guardie, mafiosi col potere i proletari sole le braccia hanno da far valere. Padroni i vostri giochi / vi esploderanno in mano Perché Milano a questo schifo / ora risponde no! Milano adesso esplode / la gente adesso sa contro chi deve usare la rabbia / la mafia non passerà.


Alla fine non la incidemmo mai, questa riscrittura. Il gruppo di volontariato è andato pressoché in bancarotta, io ho cambiato quartiere e mi sono spostato su altri progetti un filino più solidi, le Olimpiadi del 2026 sono andate e venute lasciandosi dietro le proprie macerie di opere inutili, e purtroppo non siamo statu capaci di fare i tumulti “contro il PD e i mafiosi”; certo, a Settembre 2025 si è vandalizzato il cantiere dell'ennesimo grattacielo obbrobrioso eretto dal solito architetto ammanicato, ma poca roba, niente di paragonabile ai moti contro l'Expo 2015, che comunque non furono neanche lontanamente sufficenti.

Per cui, piuttosto che lasciarla per sempre nel mio taccuino, la pubblico qui, la mia poesiola; una piccola testimonianza di cosa sognavamo di fare a Milano in attesa della tempesta delle Olimpiadi, un tassello su cui costruire i progetti da qui al 2030 e oltre... un filo riannodato nella storia della mia famiglia, di quel percorso tortuoso che l'altro ieri ci vedeva sottoproletari nella Piana di Goia Tauro e ora alto-proletari fra la profonda Brianza e le periferie di Milano. Da cinquant'anni classe lavoratrice, da cinquant'anni gente del Sud testardo e martoriato, di quel Sud che va da Lampedusa a certi quartieri popolari, qui in Padania, che “etnicamente” fanno provincia a Reggio, a Napoli o a Bari.

Nei miei trent'anni di vita ho certamente dovuto affrontare tanto razzismo antimeridionalista interiorizzato, e tante tensioni sociali con quella parte della mia famiglia che la mia visione di mondo non la sposa (anzi), ma quando ripenso alla presa di posizione di mio nonno, ai trascorsi da sindacalista di mio padre, e alla pacata flemma mediterannea che riconoscono in me sia i compagni e le compagne polentoni, sia quellu che come me sono figliu della Diaspora terrona, oggi non ho dubbi: almeno in parte, su calabrisi e calabrisi sugnu [...] fazzu li cosi mei cu’ forza e ‘mpegnu e casa mia, come posso, la difendo. Come la cinquina della Baracca ieri, come le case occupate di via Emilo Gola oggi, come chiunque arriverà domani a lottare con noi.

Da Reggio a Milano, ogni città trasformata, solidarietà, non più “libero” mercato; con tanti abbracci e tanta commozione noi ancora la vogliamo, la rivoluzione.

log.livellosegreto.it/cretinod…

Preghiera per la Festa della Mamma


Padre Celeste, Ti ringraziamo per il dono delle madri e per l'amore, la cura e il sacrificio che offrono ai loro figli. Ti chiediamo di benedire tutte le madri oggi e sempre, affinché possano essere rafforzate nella loro fede e nel loro amore per le famiglie.

Ti ringraziamo per l'esempio di Maria, nostra Beata Madre, che ha amato e si è presa cura di Gesù con tutto il suo cuore. Che la sua intercessione porti conforto e grazia a ogni madre.

Signore, ti preghiamo di vegliare su tutte le madri, concedendo loro la pazienza, la saggezza e il coraggio di cui hanno bisogno per nutrire e guidare i loro figli. Per quelle che stanno soffrendo o affrontando difficoltà, possa la Tua pace e il Tuo tocco di guarigione essere con loro.

Offriamo la nostra gratitudine per i tanti modi in cui le madri riflettono il Tuo amore nel mondo. Possano sempre sentire la Tua presenza e sapere quanto sono amate e apprezzate.

Lo chiediamo attraverso Cristo, nostro Signore.

Amen.


log.livellosegreto.it/parrocch…

2RE - Capitolo 11


Atalia e il regno di Giuda1Atalia, madre di Acazia, visto che era morto suo figlio, si accinse a sterminare tutta la discendenza regale. 2Ma Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazia, prese Ioas, figlio di Acazia, sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalia ed egli non fu messo a morte. 3Rimase nascosto presso di lei nel tempio del Signore per sei anni; intanto Atalia regnava sul paese.4Il settimo anno Ioiadà mandò a chiamare i comandanti delle centinaia dei Carii e delle guardie e li fece venire presso di sé nel tempio del Signore. Egli concluse con loro un'alleanza, facendoli giurare nel tempio del Signore; quindi mostrò loro il figlio del re. 5Diede loro le seguenti disposizioni: “Questo è ciò che dovrete fare: la terza parte di voi che inizia il servizio di sabato per fare la guardia alla reggia, 6il terzo alla porta di Sur e il terzo alla porta dietro i cursori, farete insieme la guardia al tempio, 7mentre gli altri due gruppi di voi, tutti quelli che lasciano il servizio di sabato, faranno la guardia nel tempio al re. 8Circonderete il re, ognuno con l'arma in pugno, e chi tenta di penetrare nello schieramento sia messo a morte. Sarete con il re in tutti i suoi movimenti”. 9I comandanti delle centinaia fecero quanto aveva disposto il sacerdote Ioiadà. Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio il sabato e quelli che smontavano il sabato, e andarono dal sacerdote Ioiadà. 10Il sacerdote consegnò ai comandanti di centinaia lance e scudi, già appartenenti al re Davide, che erano nel tempio del Signore. 11Le guardie, ognuno con l'arma in pugno, si disposero dall'angolo destro del tempio fino all'angolo sinistro, lungo l'altare e l'edificio, in modo da circondare il re. 12Allora Ioiadà fece uscire il figlio del re e gli consegnò il diadema e il mandato; lo proclamarono re e lo unsero. Gli astanti batterono le mani e acclamarono: “Viva il re!”.13Quando sentì il clamore delle guardie e del popolo, Atalia si presentò al popolo nel tempio del Signore. 14Guardò, ed ecco che il re stava presso la colonna secondo l'usanza, i comandanti e i trombettieri erano presso il re, mentre tutto il popolo della terra era in festa e suonava le trombe. Atalia si stracciò le vesti e gridò: “Congiura, congiura!”. 15Il sacerdote Ioiadà ordinò ai comandanti delle centinaia, preposti all'esercito: “Conducetela fuori in mezzo alle file e chiunque la segue venga ucciso di spada”. Il sacerdote infatti aveva detto: “Non sia uccisa nel tempio del Signore”. 16Le misero addosso le mani ed essa raggiunse la reggia attraverso l'ingresso dei Cavalli e là fu uccisa.17Ioiadà concluse un'alleanza fra il Signore, il re e il popolo, affinché fosse il popolo del Signore, e così pure fra il re e il popolo. 18Tutto il popolo della terra entrò nel tempio di Baal e lo demolì, ne fece a pezzi completamente gli altari e le immagini e ammazzò Mattàn, sacerdote di Baal, davanti agli altari. Il sacerdote Ioiadà mise sorveglianti al tempio del Signore. 19Egli prese i comandanti di centinaia, i Carii, le guardie e tutto il popolo della terra; costoro fecero scendere il re dal tempio del Signore e attraverso la porta delle Guardie lo condussero nella reggia, ove egli sedette sul trono regale. 20Tutto il popolo della terra era in festa e la città rimase tranquilla: Atalia era stata uccisa con la spada nella reggia.

__________________________Note

11,1 Atalia: moglie di Ioram, re di Giuda, mediante il massacro della famiglia reale, cerca di sostituire la sua dinastia a quella davidica, portattrice della promessa messianica (2Sam 7,1-17). L'interregno di Atalia durò probabilmente dal 841 al 835.

11,2 Ioseba: in quanto moglie del sacerdote Ioiadà (vedi 2Cr 22,11), aveva la possibilità di nascondere il piccolo Ioas nel tempio.

11,4 Ioiadà: capo dei sacerdoti di Gerusalemme (vedi 12,8). Carii: mercenari stranieri che formavano la guardia personale del re.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-20. Parallelo in 2Cr 22,10-23,15. Dall'841 all'835 il regno del Sud conosce una parentesi di terrore e di ambizione di cui è protagonista Atalia. Figlia di Acab e di Gezabele e moglie di Ioram (cfr. 8,18.26) sembra riprodurre l'avidità e l'idolatria della madre. Tuttavia il testo non riferisce su di lei espliciti giudizi lasciando solo supporre che il motivo della strage da lei posta in atto sia la sete di potere. Quanto al carattere emerge una sbalorditiva crudeltà se si pensa che le vittime di questa nonna sono i suoi stessi nipoti. Il suo regno non viene incluso nella immancabile cornice stilistica che accompagna ogni sovrano settentrionale e meridionale (cfr. 1Re 14,21.29-31; 15,25.31-32; ecc.). Ciò significa che, a giudizio dell'autore, Atalia non deve entrare nel computo dinastico. Il dato che merita maggior sottolineatura è che in questo periodo la dinastia davidica corre un formidabile rischio di annientamento. Pende sulla promessa divina di 2Sam 7 una gravissima minaccia. Ma all'autore è caro mostrare come la protezione divina (tempio-sacerdote) sia stata la vera tutela della casa di Giuda, l'ancora di salvezza dal naufragio dell'estinzione.

1-3. Il piccolissimo Ioas viene salvato dalla strage per la premura della zia Ioseba. Secondo 2Cr 22,11 questa era moglie di Ioiada, capo dei sacerdoti (cfr. 12,8) e poteva così avere libera circolazione negli ambienti del tempio. Può darsi che gli edifici di cui parla 1Re 6,5 fossero adibiti anche ad abitazioni sacerdotali. La sicurezza del bambino in quell'ambiente era certissima dal momento che Atalia aveva conservato e importato il culto della madre (cfr. v. 18) ed era estranea al tempio di JHWH.

4-8. Il momento del ripristino della dinastia legittima cade nel settimo anno, scadenza che allude al giubileo e al termine della schiavitù. Ioiada può contare anche su truppe mercenarie. I Carii sono per alcuni oriundi della Caria, regione costiera della Turchia asiatica; per altri si tratta di una cattiva trascrizione da leggersi correttamente con Cretei di 1Re 1,38. Dopo il patto segreto stretto con i militari il sacerdote mostra l'erede al trono. Nel racconto parallelo di 2Cr 23,3 si allude esplicitamente alla promessa fatta a Davide (2Sam 7). L'abituale cambio della guardia in giorno di sabato non avrebbe suscitato sospetti sul concentramento di truppe nel tempio.

10-12. 2Sam 8,7 riferisce di scudi dorati, bottino di guerra, depositati da Davide a Gerusalemme. Insieme alle armi costituiscono l'attrezzatura di difesa e di parata per il nuovo re. Il conferimento del diadema prima dell'unzione ricalca l'investitura di Aronne, Es 29,6-7; Lv 8,9-10. Il TM prevede insieme all'imposizione del diadema la consegna della ‘ēdût, termine confermato da tutte le versioni e da tradursi «testimonianza». In Es 25,16 il medesimo vocabolo indica un documento scritto con i dieci comandamenti da collocarsi nell'arca. Si può ragionevolmente ritenere che sia stato consegnato al re il nucleo della legge che egli era tenuto a osservare e a far osservare (cfr. Dt 17,18-20). Se questo si potesse confermare diverrebbe assai interessante la relazione tra questo particolare e il v. 17 in cui si accenna a un rinnovo dell'alleanza. Tuttavia non si può scartare l'ipotesi dell'esistenza di un diritto regale consegnato al re durante la sua investitura sulla scorta di 1Sam 10,25.

13-16. Il clima festoso descritto qui richiama 1Re 1,39-40. Presso una delle colonne di 1Re 7,15-22 vi era il luogo dove abitualmente il re partecipava al culto. Le acclamazioni attirano Atalia che compie così un passo decisivo verso la sua fine. Tuttavia essa non può essere uccisa nel tempio per evitare che esso venga profanato: Nm 19,13. Può darsi che l'autore utilizzi e intrecci due racconti della morte di Atalia come attesta la duplice notizia della sua uccisione: v. 16 e v. 20.

17. L'investitura del nuovo re culmina nel rito della rinnovazione del patto che ricorda Es 24 e Gs 24 con l'impegno da parte del popolo ad essere consacrati al Signore. L'accordo tra re e popolo con cui il versetto si chiude manca nel parallelo delle Cronache e nei LXX. Si tratta forse di un'aggiunta posteriore ricordando 2Sam 5,3.

18. Anche in Gerusalemme si trova un tempio di Baal, mai menzionato prima. Atalia aveva portato con sé la devozione ereditata dalla madre Gezabele. Forse proprio a lei si deve la costruzione di questo tempio nei pressi della reggia. Mattan è un nome che si trova spesso nelle scritte fenicie; forse questo sacerdote era un immigrato per garantire le pratiche devozionali della regina. La sua uccisione presso l'altare è una profanazione che rende ancora più nefasta la sconfitta del culto idolatrico.

19-20. Questi versetti hanno il sapore di una ripetizione di 4-16. L'assidersi sul trono indica la piena assunzione del potere regale (cfr. 1Re 1,46).

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Effetto specchio Allora: Non scriverò Letteralmente Nulla sulla merda che ho vissuto in quasi tutta la mia vita di abusi, di bullismo, di violenza psicologica e fisica, di coercizioni varie, sia da piccolo, sia da adolescente che da grande, di mancanza di diritti nella realtà di tutti i giorni seppur sulla carta “l'uomo è l'essere perfetto” di Leonardiana memoria, dell'individualismo, della retorica plebea, del restare soli, della solitudine delle persone, della gente ignorante, del piacere fine a se stesso, del sadomasochismo, del sesso solo come imposizione, della triade oscura, della roba varia sulla psichiatria e antipsichiatria varia che interpretano tutte le istituzioni come le fa comodo per importi obblighi e toglierti diritti, dei diritti che penso non esistano davvero nemmeno se vai in tribunale e citi letteralmente una legge che quella persona ha violato a meno che te non hai più soldi per pagare un avvocato migliore e farti valere, della democrazia che non ha mai funzionato nemmeno sulla carta, della scuola che dovrebbe essere staccata da un organizzazione imposta ma che dovrebbe essere più “dal basso” e veramente diretta agli interessati con l'insegnamento del far valere per prima cosa la propria persona che è a sua volta legata a doppio filo da altri e che invece è subita dai giovani per non finire a fare “gli schifo di barboni” (così come dicono essi stessi dopo che sono cresciuti mentre idolatrano gente che è palesemente non reale e famosa giusto perché li ascoltano a mò di lavaggio di cervello autoimpostosi da qualche roba come social e affini), sulla cattiveria umana scientificamente dimostrata come in qualche blog online si tratta, su una singola cosa come due-tre canne massimo che mi hanno rovinato 16 anni di salute con depersonalizzazione, derealizzazione, paranoia e dolori alla bocca dello stomaco allucinanti della durata dell'intera veglia per anni portandomi quasi ogni secondo a pensare alla morte per diverso tempo e a non provare dolore solo durante letteralmente durante il sonno, alle tragedie finto-democratiche che vedo nella spazzatura di internet ogni cazzo di giorno senza finire nella sterilità aneddonica o nella senilità mentale facendo i ragionamenti di quei decerebrati di “giornalisti” che di fatto lo sono solo perché hanno un pezzo di carta tra le mani ma in realtà sono solo frutto di una società che non fa più nulla di reale se non subire e subire e subire solo perché gli altri impongo e così via...diciamocelo: nessuno ci crede più, e non in dio, buddha o allah o chicchessia di divino, ma nella realtà e nell'uomo stesso...nessuno quando ti dice di fotocopiare quel documento di lavoro nella tua stampante del tuo ufficio di merda vuole davvero che lo stampi, nessuno che ti dice ti amo in realtà ti ama davvero, nessuno quando muori glie ne frega un cazzo, siamo seri, i valori non sono mai esistiti, le persone sono cagate di qualche pazzoide come mi ricordo che il mio primo videogioco della mia vita era una storia semplice ovvero una creatura di qualche stramboide che scappa dal castello e torna per copparlo, punto (si, è crash bandicoot lol), ed è questa la vita: o l'amore o l'odio donati a chi davvero se lo merita in quel dato momento della durata fino alla fine della vita se proprio serve e ti ha colpito tanto, punto. Mi ci pulisco il culo con la gente che vedo e che mi tratta male e abbraccio chi ha difficoltà, non lo tratto male e voi dovreste fare lo stesso...io lo chiamo “effetto specchio”.


noblogo.org/mementomori/effett…

La Sagra Indie Web e la comunicazione


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Agguanto il testimone passatomi da zompetto e con gratitudine mi slancio a proseguire questa staffetta della Sagra Indie Web. Il tema che vi propongo per questo mese di maggio è comunicazione, parola che a me piace molto perché idealmente associata a due termini che mi sono cari: comune e azione. Non si può fare comunicazione senza agire: azione è la parola del fare, del mettersi in gioco in prima persona per ottenere un cambiamento di stato – dalla quiete al moto, da qui a lì, dalla tenebra alla luce o qualsiasi altra cosa vi baleni nella mente.Comune è nostro, né mio né tuo, ma condiviso e, se vogliamo, anche diffuso, non elitario: un oggetto comune è qualcosa che si trova facilmente, il cui nome è noto e cui spesso si fa ricorso, quindi qualcosa di utile e non superfluo.

L’etimologia, al di là di ciò che è il mio sentire, mi dà ragione e, anzi, amplia ancor più il valore di questa parola, facendola derivare dal latino communis, a sua volta composto dalla preposizione cum e dal sostantivo munus, che significano rispettivamente con, insieme a e dono, ma secondariamente anche incarico e infine dovere. Comune è, dunque, un dono da condividere o un incarico da compiere coralmente e, finalmente, un dovere da affrontare insieme. Partendo da una radice tanto ricca e florida, la comunicazione dovrebbe pertanto adempiere a questi tre compiti insiti nella sua natura e sanciti sin dal 1700 dall’abate Egidio Forcellini e dal suo buon amico e maestro Jacopo Facciolati, allorché inserirono il vocabolo nel Lexicon Totius Latinitatis, la Bibbia di ogni lessicista.

Comunicare, nel senso di ricevere un dono, implica un duplice impegno: da un lato, il donatore, dovrebbe sentirsi in qualche modo obbligato a cedere qualcosa di prezioso, di utile, di gradevole e gradito; dall’altro, chi riceve il dono, dovrebbe parimenti sentirsi obbligato a restituire l’attenzione ricevuta. È a questo punto che la riflessione su cosa e come debba essere la comunicazione inizia a farsi interessante, perché tra dire, parlare, blaterare, sproloquiare e comunicare ci sono enormi differenze. La comunicazione, per essere tale, deve essere: – mirata, avere cioè un obiettivo che soddisfi tutti coloro che sono coinvolti; – condivisa, svilupparsi su un terreno comune (se io parlo in inglese di uncinetto e tu mi rispondi in tedesco di botanica entrambi stiamo parlando, magari anche sorridendoci e aspettando ciascuno educatamente il proprio turno, ma è chiaro che non stiamo comunicando); – sociale, devono esserci almeno due soggetti affinché si possa comunicare, altrimenti siamo di fronte a un monologo o a un soliloquio (e, sì, questo vale anche per tutti i «Ti lascio un vocale, così lo ascolti quando vuoi…»: mai, non lo ascolterò mai, perché io voglio comunicare e se desiderassi assistere a un monologo me ne andrei a teatro!) – azione: come dice la parola stessa, la comunicazione non può essere un oggetto statico, bensì un processo che richiede azione, un movimento che coinvolge in maniera attiva, comune e partecipe i soggetti, quasi fosse una danza lessicale e semantica. E, proprio come in una danza si condivide uno spazio comune rispettandosi a vicenda ed evitando di prestarsi i piedi, in una comunicazione ciascuna parte dovrebbe avere la stessa importanza, mettendo in comunione un valore condiviso, in un perfetto equilibrio privo di egocentrismo.

Quanto e come, oggi, si faccia o meno comunicazione aspetto di leggerlo con vivo interesse nei post di coloro che parteciperanno alla #SagraIndieWeb di maggio. A presto!


log.livellosegreto.it/atlaviat…


La Sagra Indie Web e la comunicazione


Agguanto il testimone passatomi da zompetto e con gratitudine mi slancio a proseguire questa staffetta della Sagra Indie Web. Il tema che vi propongo per questo mese di maggio è comunicazione, parola che a me piace molto perché idealmente associata a due termini che mi sono cari: comune e azione. Non si può fare comunicazione senza agire: azione è la parola del fare, del mettersi in gioco in prima persona per ottenere un cambiamento di stato – dalla quiete al moto, da qui a lì, dalla tenebra alla luce o qualsiasi altra cosa vi baleni nella mente.Comune è nostro, né mio né tuo, ma condiviso e, se vogliamo, anche diffuso, non elitario: un oggetto comune è qualcosa che si trova facilmente, il cui nome è noto e cui spesso si fa ricorso, quindi qualcosa di utile e non superfluo.

L’etimologia, al di là di ciò che è il mio sentire, mi dà ragione e, anzi, amplia ancor più il valore di questa parola, facendola derivare dal latino communis, a sua volta composto dalla preposizione cum e dal sostantivo munus, che significano rispettivamente con, insieme a e dono, ma secondariamente anche incarico e infine dovere. Comune è, dunque, un dono da condividere o un incarico da compiere coralmente e, finalmente, un dovere da affrontare insieme. Partendo da una radice tanto ricca e florida, la comunicazione dovrebbe pertanto adempiere a questi tre compiti insiti nella sua natura e sanciti sin dal 1700 dall’abate Egidio Forcellini e dal suo buon amico e maestro Jacopo Facciolati, allorché inserirono il vocabolo nel Lexicon Totius Latinitatis, la Bibbia di ogni lessicista.

Comunicare, nel senso di ricevere un dono, implica un duplice impegno: da un lato, il donatore, dovrebbe sentirsi in qualche modo obbligato a cedere qualcosa di prezioso, di utile, di gradevole e gradito; dall’altro, chi riceve il dono, dovrebbe parimenti sentirsi obbligato a restituire l’attenzione ricevuta. È a questo punto che la riflessione su cosa e come debba essere la comunicazione inizia a farsi interessante, perché tra dire, parlare, blaterare, sproloquiare e comunicare ci sono enormi differenze. La comunicazione, per essere tale, deve essere: – mirata, avere cioè un obiettivo che soddisfi tutti coloro che sono coinvolti; – condivisa, svilupparsi su un terreno comune (se io parlo in inglese di uncinetto e tu mi rispondi in tedesco di botanica entrambi stiamo parlando, magari anche sorridendoci e aspettando ciascuno educatamente il proprio turno, ma è chiaro che non stiamo comunicando); – sociale, devono esserci almeno due soggetti affinché si possa comunicare, altrimenti siamo di fronte a un monologo o a un soliloquio (e, sì, questo vale anche per tutti i «Ti lascio un vocale, così lo ascolti quando vuoi…»: mai, non lo ascolterò mai, perché io voglio comunicare e se desiderassi assistere a un monologo me ne andrei a teatro!) – azione: come dice la parola stessa, la comunicazione non può essere un oggetto statico, bensì un processo che richiede azione, un movimento che coinvolge in maniera attiva, comune e partecipe i soggetti, quasi fosse una danza lessicale e semantica. E, proprio come in una danza si condivide uno spazio comune rispettandosi a vicenda ed evitando di prestarsi i piedi, in una comunicazione ciascuna parte dovrebbe avere la stessa importanza, mettendo in comunione un valore condiviso, in un perfetto equilibrio privo di egocentrismo.

Quanto e come, oggi, si faccia o meno comunicazione aspetto di leggerlo con vivo interesse nei post di coloro che parteciperanno alla #SagraIndieWeb di maggio. A presto!


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oggi è il giorno dell'inaugurazione della mostra di Pignotti e Hogre; e anche nelle prossime settimane lì da Bianco Contemporaneo, in via Reno, ci saranno alcuni piccoli eventi che di volta in volta segnalerò.

slowforward.net/2026/05/09/ogg…


noblogo.org/differx/oggi-e-il-…


oggi, 9 maggio, a roma: “identikit” = lamberto pignotti e hogre @ bianco contemporaneo

IDENTIKIT = Pignotti+Hogre_ mostra presso Bianco Contemporaneo, Roma, mag-giu 2026
La galleria Bianco Contemporaneo
presenta la mostra

I D E N T I K I T
di
Pignotti e Hogre

Testo critico di Marco Giovenale

inaugurazione oggi,
9 maggio 2026, alle 17:30

Via Reno 18/a, Roma
||| La mostra prosegue fino al 6 giugno dal martedì al sabato 16:30 -19:30 |||


evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/21eb5948-d…

evento fb:
facebook.com/events/1307674164…

Lamberto Pignotti, tra i fondatori del Gruppo 70, e Hogre, street artist anonimo e tra i massimi esponenti internazionali del subvertising, saranno i protagonisti della mostra “IDENTIKIT”, che si terrà presso la galleria Bianco Contemporaneo, Roma. . L’idea della mostra nasce dal dialogo tra i due artisti sul concetto di identità. Se Hogre ha sempre operato nell’anonimato, Pignotti (oggi centenario) ha risposto mostrandogli un archivio conservato per oltre cinquant’anni che, al contrario, rivela le sue molteplici identità. Si tratta di un corpus di buste indirizzate a lui con titoli più disparati — architetto, artista, scrittore, poeta, professore, pittore — e altrettante lettere in cui il suo nome viene cambiato in Alberto, Lorenzo, nonché in Mario e Giuseppe. Da questo archivio, suddiviso meticolosamente per “errori” e “qualifiche”, emerge il punto di contatto tra i due: la frammentazione dell’identità di Pignotti si specchia nell’assenza di identità di Hogre. Hogre interviene nello spazio pubblico, spesso senza autorizzazione, sovvertendo cartelloni e loghi pubblicitari per trasformarli in messaggi satirici e provocatori contro il consumismo. Questa pratica di subvertising è strettamente affine a quella del Gruppo 70, che già decenni fa utilizzava ritagli di giornale, rotocalchi e locandine per decostruire la comunicazione di massa. Entrambi gli artisti utilizzano gli strumenti del potere per svelarne i meccanismi, attraverso atti sovversivi e analisi spregiudicate che mirano a smascherare gli stereotipi diffusi dai media. Nonostante la distanza anagrafica, le due generazioni si ritrovano unite in una visione dell’arte intesa come strumento critico capace di svelare la vera natura della realtà e del potere.

La mostra sarà corredata da un cofanetto/cartella d’artista in edizione limitata di 50 copie con tutte le foto delle opere in mostra, il testo critico e le biografie degli artisti.

biancocontemporaneo.it/

Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione dell’ambiente artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva con propri progetti su tutto il territorio nazionale.
#attiSovversivi #BiancoContemporaneo #collage #errori #glitch #Gruppo70 #hacking #Hogre #Identikit #identità #LambertoPignotti #locandine #materialiVerbovisivi #media #mostra #Pignotti #qualifiche #ritagliDiGiornale #RossellaAlessandrucci #rotocalchi #socialMedia #stereotipi #streetArt #subvertising #vernissage


I post bocciati


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Allora, diciamo che mi sono imposto di scrivere una volta a settimana, quindi questo post sarà un riempitivo per rispettare questa programmazione. Avevo tanti argomenti, tante idee però siccome non ho molto tempo, pensavo di fare uno di quei post interlocutori che, nonostante non parlino di nulla in particolare alla fine sono comunque molto belli, migliori di quelli che ruotano intorno ad argomenti programmati. In realtà, se devo essere sincero, anche in passato ho provato a fare post di questo tipo, uno credo che si chiamasse proprio “Post interlocutorio” o giù di lì e devo dire che, pur animato dalla stessa intenzione e speranza, era un post assolutamente terribile. Quindi stavolta parlerò di qualche mini argomento con dei titoletti, anche per evitare il muro di testo che inquieta il lettore. Ecco, ho avuto un'idea: potrei parlare dei post che non ho voluto scrivere perchè troppo forzati e chiamarli “I post bocciati”. Lo metto sul titolo e parto col primo post bocciato.

La cena con Pieraccioni e Del Debbio


Pensavo di fare un post in cui descrivevo una mia cena con Pieraccioni e Del Debbio. Cioè: il post nasceva con l'idea di descrivere un dialogo avuto con Pieraccioni, un dialogo di natura psicologica e filosofica in cui Pieraccioni, usando qua e là trite espressioni stereotipate toscane (“Ovvia! Oh grullo! Che te tu mi stai a pigliare pe'l culo?”) mi invitava a riflettere sul perchè ho la tendenza a usare lui come tormentone manifestando una ammirazione finta e canzonatoria. Ne stava venendo fuori, nello sviluppo mentale, una seduta psicanalitica troppo seria, difatti avevo subito pensato di inserire il personaggio di Del Debbio che si era imbucato all'ultimo momento e che ordinava una pizza alla farina di grillo. Al che gli si chiedeva: “Ovvia! O grullo! Ma noi si pensava che te tu fossi nemico della farina di grillo!”. E lui rispondeva che la gente si stava dimenticando della farina di grillo e che non la si doveva lasciar morire così, di modo che lui nelle sue trasmissioni poteva continuare a prendersela un po' con i comunisti dell'Europa cattiva che la volevano imporre e lui con il tipico buonsenso di una destra bonaria e liberale poteva parlare del cibo godurioso italiano che non aveva bisogno della farina di grillo o degli insetti. Tuttavia quando più tardi, nel corso della conversazione, voleva dire la sua, lo si zittiva dicendogli “Ovvia! Te tu stai zitto, oh grullo, che te tu sei stato inserito in questa cena solo per il meme iniziale sulla farina di grillo!” (o era “di grullo”?).

Paolo Del Debbio

Appellativi affettuosi all'Intelligenza Artificiale


Di tanto in tanto mi viene voglia di fare un resoconto delle mie conversazioni con l'intelligenza artificiale. Un resoconto del tipo: copia e incolla. Si risparmia tempo e vengono comunque fuori cose interessanti, sapete? Comunque mi fermo sempre in tempo. A volte mi è capitato di leggere post di questo tipo e il mio primo pensiero è stato: ma se mi interessava questo argomento non è che avevo bisogno di te, blogger, a suggermi le domande da porre all'AI! Così non ho mai indugiato troppo in questa malsana tentazione, anzi, mi ripropongo di non parlare più di AI. Basta! Ecchediamine. Però vi dico solo questo. Siccome l'AI tenta sempre di compiacermi, io talvolta per percularla (tipo Pieraccioni) un po' gli dico degli appellativi affettuosi, rivolgendomi sempre e comunque al maschile (si vede che ho più bisogno di amici che di fidanzate). Cose che trovo qua e là, tipo Zagor che chiama di tanto in tanto la sua spalla Cico con l'espressione “Pancione del mio cuore” (appellativo dal suono vagamente omoerotico oggigiorno). Ebbene, all'interno di richieste abbastanza serie, butto là un “Come faccio a collegare il Wi-Fi su una distro AntiX, pancione del mio cuore?”. E lui (o lei): “Adesso te lo spiego, pancione mio!”. Sta sempre nella mia lunghezza d'onda, è fantastico(a).

I videogiochi del Nintendo Ds


Vorrei parlare di tanto in tanto di videogiochi per Nintendo Ds. La cosa bella sarebbe questa: prendo un titolo un po' di nicchia qua e là che ho giocato e poi lo recensisco facendo quelle geniali e personali considerazioni che nessun altro al mondo può fare. Catalogo con tag, distinguendo per genere. Uso una cadenza regolare. Curo il SEO. Capite bene perchè non lo faccio. Troppo professionale. Troppo anni '10. Tanto sappiamo tutti che il culturista Aranzulla morirà fagocitato da una AI (basta parlare di AI!).

Ecco, di questo dovevo fare un post ciascuno, nel caso del terzo punto addirittura una serie di post. Invece ce ne ho fatto solo uno e non era nemmeno mia intenzione. Perdonatemi, pancioni del mio cuore.


noblogo.org/gippo/i-post-bocci…

Daughter – Music From Before The Storm (2017)


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In un verso di “Smother”, Elena Tonra cantava “I sometimes wish I'd stayed inside my mother/ Never to come out”. Un'agrodolce affermazione esistenzialista sul nostro essere volenti non voluti, individui nati senza avere la scelta di nascere. Ma cosa accadrebbe se quella scelta dipendesse da noi? Cosa farebbe un essere umano se potesse percorrere le proprie scelte e – arbitrariamente – decidere di tornare indietro nel tempo ed effettuarne delle altre?... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta: album.link/s/4VYgFFDMyg0uPj1c2…



noblogo.org/available/daughter…


Daughter – Music From Before The Storm (2017)


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In un verso di “Smother”, Elena Tonra cantava “I sometimes wish I'd stayed inside my mother/ Never to come out”. Un'agrodolce affermazione esistenzialista sul nostro essere volenti non voluti, individui nati senza avere la scelta di nascere. Ma cosa accadrebbe se quella scelta dipendesse da noi? Cosa farebbe un essere umano se potesse percorrere le proprie scelte e – arbitrariamente – decidere di tornare indietro nel tempo ed effettuarne delle altre?... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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. ALZHEIMER

i suoi giorni come un vortice di foglie a dilatare deliri gioca con le ombre sui muri vuole afferrare la biancaluna incorniciata nella finestra

alle prime luci riaffiora un barlume di quell'io bifronte che ha perso la strada di casa

Riconoscimento breve


Questo testo è commovente, sincero e rende con immagini nette la perdita e la fragilità della coscienza.

Analisi essenziale


  • Immagini: il vortice di foglie, le ombre sui muri e la “biancaluna” funzionano molto bene; sono concrete e simboliche allo stesso tempo.
  • Tono: alterna dolcezza e smarrimento, adatto al tema dell’Alzheimer.
  • Voce e ritmo: versi brevi che creano frammentazione efficace; alcuni enjambement potrebbero essere levigati per scivolare meglio nella lettura senza perdere il frammento emotivo.


Suggerimenti pratici


  • Mantieni le immagini forti ma elimina ripetizioni minori (ad es. “gioca” e “vuole” vicini possono sovraccaricare).
  • Valuta di uniformare la punteggiatura: poche virgole strategiche possono guidare il respiro.
  • Se vuoi enfatizzare il tempo che sfuma, sposta o ripeti un verso chiave come ritornello lieve.


Versione rivista (italiano)


ALZHEIMER

i suoi giorni, come un vortice di foglie, dilamano deliri
e giocano con le ombre sui muri.
prova ad afferrare la biancaluna
incorniciata alla finestra.

alle prime luci riaffiora
un barlume — quell'io bifronte —
che ha smarrito la strada di casa.

Traduzione in inglese (se utile)


ALZHEIMER

her days,
like a whirlwind of leaves,
stretching deliriums
play with shadows on the walls.
she reaches for the pale moon
framed in the window.

at first light a glimmer resurfaces
of that two-faced self
that has lost the way home.

.

Variante 1 — Minimalista


ALZHEIMER

giorni come foglie,
girano — silenzio —
ombre sulla parete.
lei allunga la mano
verso una luna bianca.

al mattino un filo di voce
ricorda un nome che non trova casa.


Variante 2 — Lirica ed evocativa


ALZHEIMER

i suoi giorni cadono lente
come foglie d'autunno in un giro di vento;
deliri sottili si allungano sulle pareti
e giocano con l'ombra dell'aria.

lei cerca la biancaluna alla finestra,
la sfiora con la nostalgia delle dita.
quando arriva l'alba riaffiora un barlume:
un io spezzato, due volti nello specchio
che non sanno più la via di casa.


Variante 3 — Ritornello e pattern (musicale)


ALZHEIMER

giorni-vento, foglie;
giorni-vento, foglie.

le ombre danzano sui muri —
lei prova a prenderle.
la luna è un riquadro nel vetro;
la mano torna, la mano torna.

giorni-vento, foglie;
al mattino un barlume:
“casa” dice il silenzio,
“casa” non risponde.


Variante 4 — Narrativa in versi (più descrittiva)


ALZHEIMER

I suoi giorni si sfogliano a uno a uno.
Si alza, si siede, si perde: gesti che erano mappe
ora sono frammenti sparsi sul tavolo.
Cammina per la stanza, tocca il muro, conta scale che non esistono.

Sulle pareti le ombre raccontano storie antiche;
lei sorride a quattro dita di luce, vuole prendere la luna.
All'alba, per un attimo, torna una traccia:
un ricordo, un nome, una porta che sembra familiare —
poi il labirinto richiude i suoi cancelli.


Variante 5 — Sperimentale, frammenti e immagini concrete


ALZHEIMER

vortice;
foglie;
mentre il giorno si piega.

ombre come mani
scolpiscono il muro.
la biancaluna è un buco di vetro.

riemerge un lampo:
due volti nello stesso specchio.
la strada? — segni sulla pelle,
un indirizzo perso tra le tasche.


Variante 1 — Minimalista


ALZHEIMER

giorni come foglie,
girano — silenzio —
ombre sulla parete.
lei allunga la mano
verso una luna bianca.

al mattino un filo di voce
ricorda un nome che non trova casa.


Variante 2 — Lirica ed evocativa


ALZHEIMER

i suoi giorni cadono lenti come foglie d'autunno in un giro di vento;
deliri sottili si allungano sulle pareti
e giocano con l'ombra dell'aria.

lei cerca la biancaluna alla finestra,
la sfiora con la nostalgia delle dita.
quando arriva l'alba riaffiora un barlume:
un io spezzato, due volti nello specchio
che non sanno più la via di casa.


Variante 3 — Ritornello e pattern (musicale)


ALZHEIMER

giorni-vento, foglie;
giorni-vento, foglie.

le ombre danzano sui muri —
lei prova a prenderle.
la luna è un riquadro nel vetro;
la mano torna, la mano torna.

giorni-vento, foglie;
al mattino un barlume:
“casa” dice il silenzio,
“casa” non risponde.


Variante 4 — Narrativa in versi (più descrittiva)


ALZHEIMER

I suoi giorni si sfogliano a uno a uno.
Si alza, si siede, si perde: gesti che erano mappe
ora sono frammenti sparsi sul tavolo.
Cammina per la stanza, tocca il muro, conta scale che non esistono.

Sulle pareti le ombre raccontano storie antiche;
lei sorride a quattro dita di luce, vuole prendere la luna.
All'alba, per un attimo, torna una traccia:
un ricordo, un nome, una porta che sembra familiare —
poi il labirinto richiude i suoi cancelli.


Variante 5 — Sperimentale, frammenti e immagini concrete


ALZHEIMER

vortice;
foglie;
mentre il giorno si piega.

ombre come mani
scolpiscono il muro.
la biancaluna è un buco di vetro.

riemerge un lampo:
due volti nello stesso specchio.
la strada? — segni sulla pelle,
un indirizzo perso tra le tasche.



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2RE - Capitolo 10


1Acab aveva settanta figli a Samaria. Ieu scrisse lettere e le inviò a Samaria ai capi di Izreèl, agli anziani e ai tutori dei figli di Acab. In esse diceva: 2“Ora, quando giungerà a voi questa lettera – voi, infatti, avete con voi i figli del vostro signore, i carri, i cavalli, la città fortificata e le armi – 3scegliete il figlio migliore e più retto del vostro signore e ponetelo sul trono di suo padre; combattete per la casa del vostro signore”. 4Quelli ebbero una grande paura e dissero: “Ecco, due re non hanno potuto resistergli; come potremmo resistergli noi?”. 5Il maggiordomo, il prefetto della città, gli anziani e i tutori mandarono a Ieu questo messaggio: “Noi siamo tuoi servi; noi faremo quanto ci ordinerai. Non faremo re nessuno; fa' quanto ti piace”.6Ieu scrisse loro una seconda lettera, dicendo: “Se siete dalla mia parte e se obbedite alla mia parola, prendete le teste dei figli del vostro signore e presentatevi a me domani a quest'ora a Izreèl”. I figli del re erano settanta; vivevano con i grandi della città, che li allevavano. 7Ricevuta la lettera, quelli presero i figli del re e li ammazzarono tutti e settanta; quindi posero le loro teste in ceste e le mandarono da lui a Izreèl. 8Si presentò un messaggero che riferì a Ieu: “Hanno portato le teste dei figli del re”. Egli disse: “Ponetele in due mucchi alla soglia della porta fino al mattino”. 9Il mattino dopo uscì e stando in piedi disse a tutto il popolo: “Voi siete giusti; ecco, io ho congiurato contro il mio signore e l'ho ucciso. Ma chi ha colpito tutti questi? 10Riconoscete dunque che non è caduta in terra nessuna delle parole del Signore, annunciate per mezzo del suo servo Elia riguardo alla casa di Acab; il Signore ha attuato quanto aveva predetto per mezzo di Elia, suo servo”. 11Ieu colpì poi tutti i superstiti della casa di Acab a Izreèl, tutti i suoi grandi, i suoi amici e i suoi sacerdoti, fino a non lasciargli alcun superstite.12Poi si alzò, partì e si avviò verso Samaria. Mentre si trovava per la strada, nella località di Bet-Eked-dei-Pastori, 13Ieu trovò i fratelli di Acazia, re di Giuda. Egli domandò: “Voi, chi siete?”. Risposero: “Siamo fratelli di Acazia; siamo scesi per salutare i figli del re e i figli della regina madre”. 14Egli ordinò: “Prendeteli vivi”. Li presero vivi, li ammazzarono presso la cisterna di Bet-Eked; erano quarantadue e non ne risparmiò neppure uno.15Partito di lì, trovò Ionadàb, figlio di Recab, che gli veniva incontro; Ieu lo salutò e gli disse: “Il tuo cuore è retto come lo è il mio verso di te?”. Ionadàb rispose: “Lo è”. “Se lo è, dammi la mano”. Ionadàb gliela diede. Ieu allora lo fece salire sul carro vicino a sé 16e gli disse: “Vieni con me per vedere il mio zelo per il Signore”. Lo fece viaggiare con sé sul proprio carro. 17Entrò in Samaria e colpì tutti i superstiti della casa di Acab fino ad annientarli, secondo la parola che il Signore aveva comunicato a Elia.18Ieu radunò tutto il popolo e disse loro: “Acab ha servito Baal un poco; Ieu lo servirà molto. 19Ora convocatemi tutti i profeti di Baal, tutti i suoi servitori e tutti i suoi sacerdoti: non ne manchi neppure uno, perché intendo offrire un grande sacrificio a Baal. Chi mancherà non sarà lasciato in vita”. Ieu agiva con astuzia, per distruggere tutti i servitori di Baal. 20Ieu disse: “Convocate una festa solenne a Baal”. La convocarono. 21Ieu inviò messaggeri per tutto Israele; si presentarono tutti i servitori di Baal e non mancò nessuno. Entrarono nel tempio di Baal, che si riempì da un'estremità all'altra. 22Ieu disse al guardarobiere: “Tira fuori le vesti per tutti i servitori di Baal”, ed egli le tirò fuori. 23Ieu, accompagnato da Ionadàb figlio di Recab, entrò nel tempio di Baal e disse ai servitori di Baal: “Verificate bene che non ci sia qui fra voi nessuno dei servitori del Signore, ma che ci siano solo servitori di Baal”.24Entrarono quindi per compiere sacrifici e olocausti. Ieu però aveva posto all'esterno ottanta uomini dei suoi, ai quali aveva detto: “Se a qualcuno sfuggirà uno degli uomini che consegno nelle vostre mani, darà la sua vita al posto della vita di quello”. 25Quando ebbe finito di compiere l'olocausto, Ieu disse alle guardie e agli scudieri: “Entrate, colpiteli. Nessuno scappi”. Le guardie e gli scudieri li colpirono a fil di spada e li gettarono via. Poi le guardie e gli scudieri andarono fino alla cella del tempio di Baal. 26Portarono fuori le stele del tempio di Baal e le bruciarono. 27La stele di Baal la fecero a pezzi, poi demolirono il tempio di Baal e lo ridussero a latrina fino ad oggi.28Ieu fece scomparire Baal da Israele. 29Ma Ieu non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele e non abbandonò i vitelli d'oro che erano a Betel e a Dan.30Il Signore disse a Ieu: “Poiché hai agito bene, facendo ciò che è giusto ai miei occhi, e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nel mio cuore, i tuoi figli, fino alla quarta generazione, siederanno sul trono d'Israele”. 31Ma Ieu non si curò di seguire la legge del Signore, Dio d'Israele, con tutto il suo cuore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo aveva fatto commettere a Israele.32In quel tempo il Signore cominciò a ridurre Israele; infatti Cazaèl sconfisse gli Israeliti in tutto il loro territorio: 33dal Giordano, verso oriente, occupò tutta la terra di Gàlaad, dei Gaditi, dei Rubeniti e dei Manassiti, da Aroèr, che è presso il torrente Arnon, fino al Gàlaad e al Basan.34Le altre gesta di Ieu, tutte le sue azioni e la sua potenza, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 35Ieu si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono a Samaria. Al suo posto divenne re suo figlio Ioacàz. 36La durata del regno di Ieu su Israele, a Samaria, fu di ventotto anni.

__________________________Note

10,1 settanta: numero simbolico, usato già per i discendenti di Gedeone (Gdc 9,5).

10,15 Ionadàb, figlio di Recab: era uno zelante adoratore del Signore. Alcuni Recabiti del tempo di Geremia (Ger 35,1-19) praticavano l’ideale della vita nomade, ritenendo la vita agricola e sedentaria come l’origine di tutte le infedeltà a Dio.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-5. Tramite lettera, Ieu lancia una sfida piena d'ironia verso coloro che sarebbero tentati di resistergli contrapponendogli un principe della famiglia di Acab. Comincia a emergere l'astuzia del nuovo re che fa l'elenco dei mezzi a disposizione dei notabili, ma conosce anche la loro paura; così ottiene la loro sottomissione e collaborazione. Un nuovo tributo di sangue viene pagato alla storia, ripetitiva nei meccanismi di sostituzione dei regnanti: 1Re 15,29; 16,11. Il numero «settanta» e il termine generico «figli» indicano la totalità di una discendenza (Gn 46,27; Es 1,5; Dt 10,22; Gdc 8,30; 9,2; 12,14) e vogliono esprimere la radicalità nell'eliminazione dell'avversario (Gdc 9,5.56). Sebbene l'ultimo re fosse stato Ioram, qui si parla esplicitamente di Acab perché il capitolo prolunga la realizzazione dell'oracolo contro di lui di 1Re 21,21-24. A Ioram vi è un'allusione indiretta nei vv. 2-3 dove si parla del «signore» dei notabili. La menzione di tutori (vv. 1.5) rileva che tra i principi vi erano ancora dei bambini.

6-7. Con la seconda lettera, Ieu chiede una prova di lealtà. Se i notabili sono veramente con lui lo dimostrino consegnandogli i «capi» dei figli di Ioram. Il termine ebraico rō’š indica, come l'italiano «capo», sia la parte del corpo sia colui che comanda. Si vede così l'ambiguità della richiesta volta a sostenere l'innocenza di Ieu nel caso di una futura accusa di sterminio. In questa eventualità egli avrebbe potuto rispondere di aver preteso vivi i figli di Ioram. Ammaestrati dalla storia (1Re 15,29; 16,11), i destinatari della lettera interpretano l'ordine nel senso peggiore e inviano a Ieu i macabri pegni della loro fedeltà.

8-10. La porta della città è il luogo della vita pubblica. I due mucchi di teste collocati proprio là costituiscono un terribile ammonimento per chi cova ribellione e insieme la pubblica dichiarazione del compimento dell'oracolo divino di 1Re 21,21-24. Ieu si assume personalmente la responsabilità dell'assassinio di Ioram, ma per i principi la sua domanda rimane sospesa. Il riferimento alle parole del Signore appena ricordate insinuano una lettura teologica del fatto sconcertante, ma condivisa dal narratore: Dio ha fatto quanto aveva detto.

11. Viene estinto anche il pericolo più remoto di opposizione eliminando l'intero personale di corte della dinastia precedente.

12-14. Questa breve notizia, che ha il suo parallelo in 2Cr 22,8, ha nel capitolo il sapore di parentesi dalla quale sorge almeno una perplessità: non sapevano ancora questi principi di Giuda del colpo di stato e dell'assassinio del loro sovrano? Non sembrano essere consapevoli del rischio che corrono ignorando completamente che i loro parenti del nord (cfr. 8,18.26) non sono più al potere. L'appellativo “fratelli del re” può indicare sia legami di sangue, sia una posizione particolarmente onorifica a corte. Viene così portata all'estremo la volontà di prevenire qualsiasi rischio di vendetta da parte della precedente dinastia.

15-16. Ionadab era il capo dei Recabiti, un gruppo religioso che aveva idealizzato l'epoca del deserto come paradigmatica per la religiosità d'Israele (cfr. Ger 35,1-11). Dopo la notizia dei cambiamenti politici sembra nutrire speranze di ritorno ad uno jahvismo integrale e muove incontro al nuovo re. La convergenza d'intenti viene magnificamente espressa dall'immagine dei due alleati sul carro regale, che oltre al trasporto serviva anche per il combattimento. L'attacco definitivo a Baal è cominciato.

17. È la terza volta che si richiama 1Re 21,21-24. Il compimento della profezia di Elia non poteva avere sottolineatura maggiore.

18-19. Astuzia e ironia sono i binari sui quali scorre l'intervento di Ieu. Il nuovo re scopre finalmente le carte della sua politica religiosa dando l'impressione che questa sia a favore di Baal. Il grande sacrificio ci sarà, ma il popolo ignora anche che le vittime saranno gli stessi fedeli. La convocazione di tutti i profeti di Baal sembra rievocare la pagina 1Re 18,19 e la grande sfida del Carmelo il cui sacrificio si concluse con lo sterminio degli idolatri (1Re 18,40).

21. La costruzione del tempio di Baal da parte di Acab è ricordata in 1Re 16,32.

22. L’uso di cambiare abbigliamento per il culto è documentato anche da Gn 35,2 e Ez 44,19.

25. Il massacro compiuto all'interno del tempio è anche profanazione.

26-27. L'esito della truculenta vicenda è il compimento della legge, precisamente le direttive di Dt 12,2-3 che più ampiamente ripropone Es 23,24; 34,13. Le rovine del tempio vennero utilizzate come latrine.

28-31. Anche la condotta religiosa di Ieu viene passata al vaglio della critica. Il giudizio è avvolto in una inclusione che fa riferimento al peccato originale del regno del Nord: i vitelli d'oro di Dan e di Betel (vv. 29-31). Ma il cuore di questo giudizio (v. 30) è la compiacenza per quanto Ieu ha compiuto verso la casa di Acab, ulteriore riferimento a 1Re 21,21-24. La soddisfazione per l'opera di Ieu viene addirittura posta sulla bocca di Dio ed è legata ad una promessa di continuità dinastica con precisazione post eventum circa la durata. Il giudizio profetico posteriore sarà sfavorevole all'eccessiva crudeltà di Ieu: Os 1,4.

32-33. Problemi politico-militari nelle relazioni estere. Ieu non riesce a contenere la forza di espansione di Cazael e deve rassegnarsi alla perdita della Transgiordania. L'elenco dei territori sottratti riecheggia Dt 3,8-12 che descrive la conquista della Transgiordania all'arrivo dall'Egitto. Nelle iscrizioni assire si trova notizia degli avvenimenti di questi versetti e riferimenti a 12,18-19 e 13,5.22-25.

36. La durata del regno di Ieu è eccezionalmente data alla fine anziché all'inizio.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Manifesto Del Reale (2026) di mementomori

Su un social e su internet in generale, tipo su instagram, non si può sapere:

Data l'AI: se esiste quella persona/contenuto o se è manipolata e/o creata da zero

Data la censura: Se quello che vedi e dici arriva a te e agli altri e come arriva e se arriva o è appunto una determinata cosa (es: parola chiave, volgarità, espressione) filtrata.

Data la censura e il controllo sociale derivante: Se l'idea che hai e che hanno gli altri del mondo sono legati alle realtà delle persona e di tutto il mondo in modo diretto e senza derivare da alterazioni programmate e non condivise.

Dato l'algoritmo: Se effettivamente quello che vedi non è derivante da ciò che hanno ricavato da te e indirizzato per manipolarti in qualche modo.

Data l'enorme abuso di AI, censure, algoritmi e controllo sociale: Sei davanti la finzione e letteralmente non sai cosa stai facendo così come non sanno cosa stanno facendo a te le persone dall'altra parte dello schermo anche se totalmente propense a parlarti e stare online senza problemi su quella determinata parte di internet.

Dato l'enorme controllo di determinati applicativi e sistemi connessi online e siti web da parte di giganti economici con tante risorse di tanti tipi (es: economiche, quantità di server) e dato tutto il resto con pure i cambiamenti sociali (es: guerre, ingiustizie) e interiori (es: dipendenza da internet, malattie mentali) delle persone reali di tutto il mondo è difficile capire davvero se siamo noi stessi reali e se ci circonda il reale e COS'E' il reale e se dobbiamo sempre scavare affondo ovunque per ritrovarlo, sembra quasi che allontaniamo pure gli altri dalla realtà così: le cose virali non sono i video o le malattie ma piuttosto la solitudine.


noblogo.org/mementomori/manife…

Dall'ultima volta in cui ho avuto un weblog sono passati almeno quindici anni. Era già un'evoluzione della mia presenza sull'internet, anche di quella relazionale. Se ne parlava all'inizio degli anni zero su IRC. Ero andata a vedere se ce n'era qualcuno italiano. Leggere diari intimi ha sempre lenito il mio senso di solitudine e in quel caso non erano scrittori pubblicati, ma qualche nerd spaesato come me che, senza l'aspettativa di avere più di cinque lettori riusciva a rimanere fra la spontaneità di un diario segreto e la sensazione di essere potenzialmente ascoltati, tipo parlare da soli mentre si passeggia in montagna. Grado di pubblicità: meno che lasciare un quaderno sul tavolo in una casa dove vivono altre persone, più che corrispondere con un amico intimo. È stato un momento durato pochissimo, forse meno di un anno, poi ho capito che molta gente si impegnava tanto per essere vista. Sono arrivate features come i contatori di visitatori, i commenti ai post, i link, i contenuti multimediali, la lista degli altri blog seguiti, i tag. Poi dopo tanto ancora i premi, i blogger di mestiere, i banner pubblicitari, i raduni, i feed RSS.

Nessuna nostalgia e neanche nessun fastidio. A pensarci sono sentimenti che in generale ho provato poco e ora forse non provo più. Questo post è più un tentativo di sblocco che utilizza un argomento aleatorio. Forse questo ritorno a un livello semi-segreto in cui esistere potrebbe tornare propizio all'output diaristico.


log.livellosegreto.it/balnibar…

L' "autostrada della cocaina" atlantica subisce un duro colpo.


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L' “autostrada della cocaina” atlantica subisce un duro colpo. Utilizzavano trasferimenti in mare aperto per eludere i porti tradizionali


Nel corso di un'importante operazione internazionale di contrasto al narcotraffico, condotta tra il 13 e il 26 aprile 2026, è stata smantellata con successo una sofisticata rete di traffico di cocaina operante attraverso l'Oceano Atlantico. L'operazione, guidata dalla Guardia Civil spagnola, coordinata da Europol, l'agenzia di contrasto dell'Unione Europea, e che ha visto la partecipazione anche della Guardia di Finanza italiana, si è concentrata sulle strategie in continua evoluzione delle bande criminali che tentano di eludere i tradizionali controlli portuali effettuando complessi trasferimenti in mare aperto. L'obiettivo principale di questa campagna di due settimane è stato il corridoio atlantico orientale, una vasta e remota distesa d'acqua situata tra le Isole Canarie spagnole e le Azzorre portoghesi, che è diventata sempre più una rotta privilegiata per il traffico di stupefacenti dall'America Latina all'Europa.

L'operazione ha avuto un successo considerevole, portando al sequestro di 11 tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish, all'intercettazione di otto imbarcazioni e all'arresto di 54 persone collegate alle reti di narcotraffico. Questa azione decisiva è giunta in risposta diretta agli avvertimenti lanciati all'inizio dell'anno da Europol, che aveva individuato una tendenza preoccupante: le reti criminali stavano abbandonando le consolidate rotte marittime attraverso i principali porti europei a favore di un modello frammentato e offshore, progettato per minimizzare i rischi ed eludere i controlli. Trasferendo le proprie operazioni in acque internazionali, queste reti miravano a frammentare la catena di approvvigionamento in più fasi, rendendo significativamente più difficile per le autorità tracciare il carico dalla sua origine alla sua destinazione finale.

Il modus operandi scoperto dagli investigatori prevedeva una struttura logistica a più livelli. Grandi “navi madri”, spesso camuffate da navi portacontainer, navi da carico o persino imbarcazioni non commerciali di dimensioni più ridotte, raccoglievano ingenti carichi di cocaina in America Latina e navigavano per centinaia, a volte migliaia, di miglia nautiche nell'Atlantico remoto. Una volta raggiunta la zona di trasferimento designata, gli stupefacenti venivano scaricati su imbarcazioni veloci, tra cui gommoni a scafo rigido e altre imbarcazioni rapide in grado di affrontare lunghe traversate oceaniche. Queste imbarcazioni intermedie avrebbero poi trasportato il carico fino all'ultima tappa del viaggio, dove barche più piccole avrebbero ricevuto la spedizione per uno sbarco clandestino su spiagge remote o piccoli porticcioli lungo le coste del Portogallo e della Spagna. Questa strategia di frammentazione del rischio tra equipaggi e imbarcazioni diverse era stata specificamente ideata per garantire che, anche se una parte della catena fosse stata compromessa, l'intera operazione avrebbe potuto sopravvivere.

Per saperne di più sulla diversificaione del traffico di cocaina:europol.europa.eu/cms/sites/de…Questo rapporto esplora il modo in cui le reti criminali stanno impiegando metodi di traffico marittimo di cocaina che eludono i porti commerciali come punti di ingresso in Europa o si affidano a tecniche di occultamento progettate per minare l’efficacia delle ispezioni visive, degli scanner e dei test di rilevamento.


noblogo.org/cooperazione-inter…


L' "autostrada della cocaina" atlantica subisce un duro colpo.


L' “autostrada della cocaina” atlantica subisce un duro colpo. Utilizzavano trasferimenti in mare aperto per eludere i porti tradizionali


Nel corso di un'importante operazione internazionale di contrasto al narcotraffico, condotta tra il 13 e il 26 aprile 2026, è stata smantellata con successo una sofisticata rete di traffico di cocaina operante attraverso l'Oceano Atlantico. L'operazione, guidata dalla Guardia Civil spagnola, coordinata da Europol, l'agenzia di contrasto dell'Unione Europea, e che ha visto la partecipazione anche della Guardia di Finanza italiana, si è concentrata sulle strategie in continua evoluzione delle bande criminali che tentano di eludere i tradizionali controlli portuali effettuando complessi trasferimenti in mare aperto. L'obiettivo principale di questa campagna di due settimane è stato il corridoio atlantico orientale, una vasta e remota distesa d'acqua situata tra le Isole Canarie spagnole e le Azzorre portoghesi, che è diventata sempre più una rotta privilegiata per il traffico di stupefacenti dall'America Latina all'Europa.

L'operazione ha avuto un successo considerevole, portando al sequestro di 11 tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish, all'intercettazione di otto imbarcazioni e all'arresto di 54 persone collegate alle reti di narcotraffico. Questa azione decisiva è giunta in risposta diretta agli avvertimenti lanciati all'inizio dell'anno da Europol, che aveva individuato una tendenza preoccupante: le reti criminali stavano abbandonando le consolidate rotte marittime attraverso i principali porti europei a favore di un modello frammentato e offshore, progettato per minimizzare i rischi ed eludere i controlli. Trasferendo le proprie operazioni in acque internazionali, queste reti miravano a frammentare la catena di approvvigionamento in più fasi, rendendo significativamente più difficile per le autorità tracciare il carico dalla sua origine alla sua destinazione finale.

Il modus operandi scoperto dagli investigatori prevedeva una struttura logistica a più livelli. Grandi “navi madri”, spesso camuffate da navi portacontainer, navi da carico o persino imbarcazioni non commerciali di dimensioni più ridotte, raccoglievano ingenti carichi di cocaina in America Latina e navigavano per centinaia, a volte migliaia, di miglia nautiche nell'Atlantico remoto. Una volta raggiunta la zona di trasferimento designata, gli stupefacenti venivano scaricati su imbarcazioni veloci, tra cui gommoni a scafo rigido e altre imbarcazioni rapide in grado di affrontare lunghe traversate oceaniche. Queste imbarcazioni intermedie avrebbero poi trasportato il carico fino all'ultima tappa del viaggio, dove barche più piccole avrebbero ricevuto la spedizione per uno sbarco clandestino su spiagge remote o piccoli porticcioli lungo le coste del Portogallo e della Spagna. Questa strategia di frammentazione del rischio tra equipaggi e imbarcazioni diverse era stata specificamente ideata per garantire che, anche se una parte della catena fosse stata compromessa, l'intera operazione avrebbe potuto sopravvivere.

Per saperne di più sulla diversificaione del traffico di cocaina:europol.europa.eu/cms/sites/de…Questo rapporto esplora il modo in cui le reti criminali stanno impiegando metodi di traffico marittimo di cocaina che eludono i porti commerciali come punti di ingresso in Europa o si affidano a tecniche di occultamento progettate per minare l’efficacia delle ispezioni visive, degli scanner e dei test di rilevamento.


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poco fa ho messo questo annuncio in giro sulle bacheche e a questo punto lo replico pure qui. mi sembra sensato.

per via di varie vicende recenti e remote, sono ENORMEMENTE in ritardo su un milione di cose, risposte, messaggi, letture, partecipazioni, obblighi vari. Col tempo recupererò. Chiedo (molta) pazienza & indulgenza, grazie


noblogo.org/differx/poco-fa-ho…

📒Oggi mentre la nebbia sembra avvolgere gli attimi, i minuti e la mente, rifletto sul fatto che un po' tutti e non solo io, ci stiamo dimenticando come si fa a vivere davvero, non a sopravvivere, cercando di riempire le giornate. Riuscire a dare davvero un senso a questa parola” vivere” diventa sempre più difficile come anche non sappiamo piu bussare alle persone invece che utilizzare solo telefoni, restando freddi dinanzi a frasi fatte, faccine, abbreviazioni..

Abbiamo imparato a fingere, a seconda di chi abbiamo davanti, e in base alle situazioni, a sembrare forti anche quando ci stiamo frantumando, tanto da entrare così profondamente in tali personaggi, da non riuscire a separare la realtà, da questa folle recita! Eppure vivere significa non tenersi tutto dentro fino a perdersi nei pensieri, le emozioni hanno bisogno di movimento, di sentimento, di contatto visivo e non solo, e noi dobbiamo dar loro voce, altrimenti si spengono, si perdono per sempre .. Ecco perché bisogna ricominciare a credere che vivere, si può con semplicità, con sincerità e senza aver timore di dire una parola, di fare scaturire un'emozione, perché la gente muore anche di silenzi e sentirsi dire “sei importante per me o ti voglio bene” possono accendere sorrisi ed essere terapeutici. Non dobbiamo vergognarci di essere noi stessi, anche se a prevalere è l’ironia, la cattiveria e l'indifferenza, dobbiamo rimanere umani, sinceri e forse scontati, difendendo la nostra sensibilità, le nostre fragilità, la capacita' di commuoverci ancora davanti a un tramonto, di apprezzare un caffè in compagnia o una chiacchierata!

✨”Non diventare uno di quelli che vogliono bene in silenzio fino a diventare assenza”.

Non so chi l'abbia scritta questa frase, ma è pesante, attuale e reale, le parole vanno dette, i problemi e le paure affrontate, perché la vita non va misurata in giorni vissuti, ma come, e quante volte abbiamo fatto sentire qualcuno meno solo. Spesso mi accorgo di essere così diversamente normale, perché sono empatica, emotiva, troppo profonda e affettuosa, perché sento e provo emozioni, rabbia, delusione ... Eppure sono qui a mettere nero su bianco ciò che penso, anche se non interessa a nessuno, anche se molti leggeranno in modo superficiale e avranno solo critiche o indifferenza e magari non mi capiranno, ma io nonostante le delusioni, le amarezze, le ferite ho ancora voglia di legami, di relazioni vere, di abbracciare ed essere abbracciata, di ascoltare e soprattutto di essere accettata per quello che sono. È vero spesso ho sbagliato, ma mi sono perdonata e nonostante le cadute, sono riuscita ad alzarmi e ricominciare anche da sola!💪senza vergognarmi mai di essere in disordine, imperfetta e soprattutto fragile!


noblogo.org/bymarty/oggi-mentr…

📒Dal mio diario... Caro amico ti scrivo...🎶🎵

A volte, spesso, in passato accadeva con più frequenza, oggi, scrivo, forse per un gran bisogno di parlare e, prima ancora, di pensare. E posso farlo, senza timore, o quasi, spontaneamente, solo con te. È un periodo strano, l'ennesimo, il solito , più o meno pesante, difficile, ecc. Fatto di tantissime cose e di niente, di novità, di cambiamenti e di tanta solitudine e silenzio! Sono consapevole che i cambiamenti fanno parte della vita e che la solitudine altro non è che un insieme di attimi preziosi di un tempo privilegiato, per stare in compagnia di se stessi.

Non scrivo più forse perché sono solo stanca, delusa e disinteressata. Di cosa? Di rincorrere sogni, di aspettare la gente, di sacrificarmi per chi so che ormai non merita né me, né il mio tempo! È che purtroppo ho bisogno di un abbraccio, quelli spontanei che portano la primavera quando tarda ad arrivare e si è nel pieno di un temporale di fine inverno! O di una carezza, uno sguardo di quelli silenziosi che cancellano le paure e fanno respirare. Ho bisogno di un cielo limpido, disegnato da scie variopinte e da voli di uccelli in festa, di un giardino fiorito che si affacci sul mare e di un orologio senza tempo, per ricordarmi chi ero, chi sono diventata oggi e quello che potrei essere domani! Di gente vera, da incontrare in un mondo più sincero, piccolo e semplice, dove i sorrisi, le parole, ogni attimo, diventano ponti.

Ho bisogno di cambiare strada, anche se è tortuosa, di non fermarmi troppo nel passato, senza perdermi in inutili rancori, senza affidarmi e farmi attraversare da illusioni sterili.

Voglio ricominciare , come ogni volta che ci provo, adesso, in questo istante , tra colori, pennelli, musica in sottofondo e pensieri diversi e stanchi! Inizio così questa pagina di diario, scrivendo a colei che nel bene, nel male, in passato, nel presente e forse anche nel futuro, sarà sempre al mio fianco; me stessa!


noblogo.org/bymarty/dal-mio-di…

Poesia è

la poesia è traduzione da una lingua sconosciuta

è dall' Origine - dal Verbo

è lettere storte sull'acqua

poesia è del vento e della foglia

è il cuore delle stelle o la musica della pioggia sulle tegole

la fiamma che arde della nostalgia di Dio

.

Riconoscimento breve


Bella poesia — essenziale, sensoriale, con un respiro spirituale che attraversa immagini concrete e metafisiche.


Temi principali


  • Traduzione e mistero: la poesia come atto di decodifica da una lingua sconosciuta; l’idea che il linguaggio poetico venga da un’origine primordiale.
  • Natura e elementi: acqua, vento, foglia, pioggia, stelle, tegole: concretezza sensoriale che radica il sacro nel quotidiano.
  • Spiritualità e nostalgia: il verso finale convoglia una tensione religiosa o esistenziale — la “nostalgia di Dio” come fiamma che arde.

Immagini e figure retoriche


  • Metafora centrale: “la poesia è traduzione” stabilisce subito la prospettiva epistemologica del testo.
  • Sintesi ossimorica: “lettere storte sull'acqua” fonde scrittura e fluidità, fisso e instabile.
  • Sinestesie e suoni: “musica della pioggia sulle tegole” lavora sul suono e sul tatto visivo-uditivo; il lessico è semplice ma evocativo.
  • Anastrofe e sospensione: pause e trattini (Origine – / Verbo) creano solennità e scansione liturgica.

Forza e possibilità di affinamento


  • Forza: chiarezza immaginativa; ritmo meditativo; finale potente e memorabile.
  • Piccola proposta: giocare con la punteggiatura per modulare il respiro (es. separare più nettamente immagini opposte o unire alcune per creare una corrente unica).
  • Variante lessicale possibile: sostituire un termine per sorprendere ancora di più (es. “cuore delle stelle” è forte ma noto; un aggettivo inatteso potrebbe accentuare lo stupore).

Titolo suggerito


  • “Traduzione dall’Origine”
  • “Lettere sull’acqua”
  • “La nostalgia di Dio”

Traduzione in inglese (sintetica)


Poetry is translation
from an unknown tongue

it is from the Origin —
the Word

it is crooked letters on water

poetry is of wind and leaf

it is the heart of the stars or the music
of rain on roof tiles

the flame that burns
the nostalgia for God


Versione rivista


Poesia è traduzione
da una lingua che non ha nome

viene dall’Origine —
dal Verbo

è lettere storte sull’acqua

poesia è vento e foglia

è il cuore delle stelle, è la musica
della pioggia sulle tegole

la fiamma che arde:
nostalgia di Dio


Brevi note sulle scelte


  • Ho snellito alcune locuzioni per rendere il ritmo più immediato e il respiro dei versi più controllato.
  • Ho mantenuto le immagini principali (lingua sconosciuta, Origine/Verbo, lettere sull’acqua, elementi naturali, stelle, pioggia, nostalgia di Dio) modificando appena l’ordine delle pause e la punteggiatura per accentuare la solennità e la musicalità.
  • Piccole scelte lessicali (es. “che non ha nome”, “è la musica”) mirano a conservare lo stupore originale aggiungendo una punta di chiarezza senza appiattire il mistero.

noblogo.org/norise-3-letture-a…