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Data breach, il Garante privacy sanziona #WindTre per 1,7 milioni di euro

Riscontrate gravi carenze nella sicurezza dei sistemi aziendali, che hanno determinato due accessi abusivi e l’esfiltrazione dei dati personali di oltre 365mila clienti. Per 41.359 di essi, l’esfiltrazione ha riguardato anche le informazioni relative ai metodi di pagamento utilizzati, come il bollettino postale, l’Iban, la carta di credito con il numero parzialmente oscurato e la data di scadenza.

gpdp.it/home/docweb/-/docweb-d…

@privacypride

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Colorado, un ex predicatore che afferma di aver ucciso a 7 anni ha vinto le primarie GOP


Victor Marx sostiene anche di praticare esorcismi al telefono e di aver salvato 40mila donne e ragazze dalla tratta. Secondo il New York Times, la sua ascesa è il sintomo di una radicalizzazione che non risparmia neppure i democratici.
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Victor Marx, ex predicatore pentecostale ora diventato politico, ha vinto giovedì scorso le primarie repubblicane per la carica di governatore del Colorado, nonostante sostenga di aver ucciso un uomo per la prima volta quando aveva 7 anni, su ordine di un patrigno violento, e si sia rifiutato di chiarire se abbia ucciso altre persone da adulto. Nel corso della sua vita è stato arrestato almeno 2 volte per condotta molesta, ha raccontato di aver terrorizzato uno psichiatra minacciando di ucciderlo e ha spiegato al giornalista del Colorado Kyle Clark di essere in grado di praticare esorcismi al telefono.

Molti dei particolari più clamorosi della sua biografia, tuttavia, non hanno trovato riscontri. I cronisti che hanno cercato tracce dell'omicidio che Marx dice di aver commesso da bambino non ne hanno trovate. Il suo sito sosteneva inoltre che avesse salvato dalla tratta sessuale oltre 40mila donne e ragazze: incalzato sulla cifra, Marx l'ha ridimensionata con una risposta surreale, parlando di "più di una e meno di un mucchio".

Ma tutte queste incongruenze non hanno intaccato la sua popolarità nella base elettorale repubblicana. Charlie Kirk ha firmato la prefazione del suo libro del 2024, The Dangerous Gentleman. Il suo sito ha venduto per 99 dollari una guida alla "guerra spirituale", completa di istruzioni per scacciare i demoni. Marx e la moglie sono stati inoltre coinvolti in quella che appare come una società di marketing multilivello specializzata nella vendita di vitamine.

Lui si definisce un "operatore umanitario ad alto rischio" e racconta di essersi spinto nelle zone di guerra per compiere missioni cristiane di salvataggio. Anche la sua storia familiare contribuisce alla costruzione del personaggio: suo padre si chiamava davvero Karl Marx e inventò una disciplina denominata "karate cajun", nella quale il figlio sostiene di aver raggiunto il settimo dan.

Secondo quanto afferma Michelle Goldberg sul New York Times l'ascesa di Marx mostra che cosa può accadere quando gli elettori, spinti da una visione sempre più apocalittica della politica, smettono di considerare decisive la competenza e l'eleggibilità. Una volta innescata, la radicalizzazione è difficile da controllare e può travolgere anche chi pensava di poterla sfruttare. Nel suo libro Marx si presenta come un uomo qualunque e formula una previsione che, dopo la sua vittoria, suona anche come un avvertimento: "In un futuro molto vicino ci saranno migliaia di persone come me nel mondo".

Il panico tra i repubblicani del Colorado


Marx ha sconfitto per circa 2.500 voti la senatrice statale Barbara Kirkmeyer, sostenuta dall'establishment del partito, nella più combattuta primaria repubblicana per la carica di governatore nella storia del Colorado. In uno Stato ormai dominato dai democratici, i repubblicani nutrivano già poche speranze di riconquistare il governatorato. La preoccupazione principale riguarda però le competizioni locali e per il Congresso: un candidato di punta come Marx, temono i dirigenti del partito, potrebbe trascinare verso la sconfitta l'intera lista dei candidati repubblicani.

★Primarie repubblicane · Colorado · 9 luglio 2026
Colorado, primarie repubblicane per il governatore
Victor Marx vince per meno di mezzo punto su Barbara Kirkmeyer. Corsa assegnata da Associated Press
Focus America

CandidatoVoti%

Victor Marx
Vincitore

208.345
39,86%

Barbara Kirkmeyer

205.931
39,40%

Scott Bottoms

108.444
20,75%

522.720voti totali
>95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press

La rivoluzione della destra radicale sembra così aver iniziato a divorare se stessa. Due anni fa l'area MAGA aveva conquistato il Partito Repubblicano del Colorado, portando alla presidenza statale Dave Williams, noto per le sue posizioni apertamente antigay. Eppure, neppure questo gruppo ha dato il suo endorsement a Marx. Secondo Jimmy Sengenberger, editorialista conservatore del Denver Gazette, molti dei fedelissimi di Williams avevano scelto Scott Bottoms, deputato statale dell'ultradestra e a sua volta pastore, ma con un profilo meno eccentrico. Bottoms si è però fermato al terzo posto alle primarie.

Chuck Broerman, dirigente repubblicano della contea di El Paso, attribuisce il successo di Marx soprattutto alla sua abilità nel marketing e al crescente disprezzo degli elettori per i politici di professione. "Victor Marx si è venduto benissimo come outsider, come risposta all'angoscia di una parte dei repubblicani del Colorado", ha spiegato al quotidiano, sottolineando la vastità del suo seguito sui social e l'effetto valanga generato online. Marx, ha aggiunto, "ha creato un veicolo nel quale le persone hanno potuto riversare la propria energia emotiva".

Secondo il New York Times, dinamiche simili stanno però emergendo anche nelle primarie democratiche. In Texas, la sessuologa Maureen Galindo, accusata di antisemitismo, è riuscita ad arrivare al ballottaggio per un seggio alla Camera. Anche dopo aver proposto di incarcerare i sionisti, ha raccolto il 36% dei voti prima di essere sconfitta. A New York, la socialista Darializa Avila Chevalier ha battuto il progressista Adriano Espaillat, costringendo altri esponenti democratici a prendere le distanze dalle sue posizioni più estreme, compreso il rifiuto di affermare che gli assassini debbano essere incarcerati.

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1/2 🎉 It's happening - join us for #PrivacyCamp26 on Tuesday, 13 October 🎉

We're inviting proposals for sessions at #PrivacyCamp26 that investigate the theme: ⭐ 'The Origins of Future Technologies: Towards communities of digital self-determination' ⭐

📬 Call for session proposals is now OPEN: privacycamp.eu/privacycamp26-c…

🗓️ Deadline for submitting session proposals is 10 August.

in reply to EDRi

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2/2 🤩 Even more good news: registrations for #PrivacyCamp26 are also now OPEN! Make sure you secure your spot before logging off for the summer ➡️ crm.edri.org/civicrm/event/reg…

💜 Privacy Camp is organised by in collaboration with our partners: the Research Group on Law, Science, Technology & Society (LSTS) at Vrije Universiteit Brussel, Privacy Salon, Institut d'études européennes - Université Saint-Louis - Bruxelles, and the Racism and Technology Center.

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Rifondazione: Melonellum è un golpe home.rifondazione.eu/2026/07/1… #Istituzioni-Giustizia #ComunicatiStampa

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Trump dopo cinque mesi di guerra con l'Iran non sa come uscirne


Il cessate il fuoco è collassato, il pedaggio su Hormuz è stato annunciato e ritirato in un giorno e per il Pentagono i costi del conflitto possono arrivare a 100 miliardi di dollari

La guerra tra Stati Uniti e Iran doveva durare tra le quattro e le sei settimane ed è arrivata alla ventesima. Il cessate il fuoco mediato dal presidente a giugno è collassato tra attacchi notturni reciproci, martedì è ripartito il blocco navale americano contro i porti iraniani e le stime interne del Pentagono indicano che il conflitto potrebbe costare agli Stati Uniti fino a 100 miliardi di dollari, il triplo della cifra riconosciuta finora in pubblico.

Lunedì il presidente aveva annunciato un pedaggio del 20% sui carichi delle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, il passaggio obbligato per il petrolio del Golfo Persico, in cambio della protezione americana dagli attacchi iraniani. Martedì lo ha cancellato dopo le telefonate dei leader arabi del Golfo, che non volevano pagarlo. L'annuncio contraddiceva la posizione della sua stessa amministrazione, secondo cui i pedaggi erano una violazione del diritto internazionale. Trump ha coperto la retromarcia dicendo ai giornalisti che quei paesi faranno "massicci investimenti" negli Stati Uniti, senza dare alcun dettaglio.

Secondo un'analisi del New York Times, il presidente ha trovato nell'Iran un avversario che non si piega agli strumenti con cui ha ottenuto risultati altrove, dalle pressioni sugli alleati della NATO alle minacce di dazi contro i partner commerciali. "Ha incontrato un paese che non è disposto a giocare secondo le sue regole, cioè piegarsi, baciare l'anello e dirgli quanto è bravo", ha detto al giornale Vali Nasr, professore alla Johns Hopkins University che ha consigliato presidenti e segretari di Stato sul Medio Oriente. "Non credo che abbia una strategia sull'Iran", ha detto Abbas Milani, direttore degli studi iraniani all'università di Stanford: "Affronta queste cose d'istinto e con due obiettivi contraddittori. Da una parte continua a dire di voler fare un accordo e rendere l'Iran un'economia fiorente, dall'altra minaccia di annientarne la civiltà".

A giugno, quando aveva firmato il cessate il fuoco, Trump aveva elogiato i negoziatori iraniani definendoli "persone molto razionali", "forti" e "intelligenti". La settimana scorsa li ha chiamati "feccia" e "gente malata". Ai giornalisti che gli chiedevano cosa fosse cambiato in tre settimane ha risposto: "Li ho conosciuti". La tregua era peraltro un accordo limitato: doveva fermare i combattimenti per 60 giorni per permettere di negoziare i nodi veri, a partire dal futuro del programma nucleare iraniano, e non ha retto nemmeno fino a quella scadenza.

La partita è ormai una gara di resistenza, secondo un'analisi del Wall Street Journal: ciascuno dei due paesi aspetta che l'altro ceda per primo. Trump vorrebbe chiudere prima delle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato, e prima che i prezzi della benzina tornino a salire. Teheran scommette di poter resistere al blocco navale più a lungo, nonostante un'economia già in caduta libera, senza però provocare un'escalation che lascerebbe a Trump solo le opzioni militari più estreme. Il petrolio Brent, il riferimento internazionale, è salito martedì a 84,73 dollari al barile, in aumento di oltre l'11% in due giorni; all'inizio della guerra aveva superato i 100 dollari.

Negli ultimi due mesi le forze americane hanno scortato più di 800 navi lungo la rotta meridionale dello stretto, vicino alla costa dell'Oman. Con la fine della tregua le Guardie rivoluzionarie iraniane sono riuscite a colpire e mettere fuori uso alcune navi su quella rotta con missili e droni, uccidendo e ferendo membri degli equipaggi. Caccia, droni ed elicotteri americani intercettano gran parte dei colpi, ma quelli lanciati dalla costa iraniana a distanza ravvicinata arrivano troppo in fretta per essere fermati. Gli Stati Uniti hanno inoltre scorte limitate di intercettori, i missili che servono ad abbattere quelli iraniani, un vincolo che rende rischioso per Trump prolungare il conflitto.

La stima interna del Pentagono sul costo complessivo della guerra è tra 80 e 100 miliardi di dollari, ha rivelato NBC News, il triplo dei circa 30 miliardi comunicati finora al Congresso. La cifra comprende oltre 30 miliardi per ricostruire le basi americane danneggiate dagli attacchi iraniani, di cui quasi uno solo per le strutture in Bahrein, la sostituzione di più di 40 aerei colpiti e il ripristino delle scorte di munizioni. Il Pentagono, rimasto a corto di fondi, ha chiesto al Congresso uno stanziamento supplementare di 68 miliardi, ma i parlamentari finora hanno mostrato poco interesse ad approvarlo e accusano il Dipartimento della Difesa di nascondere i costi reali. "È molto frustrante per il popolo americano che non si riesca ad avere una risposta chiara su quanto costi questa guerra", ha detto il senatore indipendente Angus King.

"Finché non muoiono americani, l'Iran sarà una questione secondaria per la maggior parte degli americani", ha detto al New York Times Elliott Abrams, ex funzionario per la sicurezza nazionale in diverse amministrazioni repubblicane, secondo cui la guerra non ha travolto l'agenda del presidente. Per Aaron David Miller, ex negoziatore americano per il Medio Oriente, il precedente è invece quello di Jimmy Carter, la cui presidenza fu segnata dalla crisi degli ostaggi in Iran del 1979-81: "L'Iran ha consumato e macchiato l'eredità di un presidente e potrebbe benissimo macchiare o rovinare quella di un altro".


L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


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#PrivacyCamp26: Call for sessions


Privacy Camp hosts its 14th edition on 13 October 2026, in Brussels and online. For people living in Europe and across the globe, the impact technology has on our lives becomes ever more acute, ever more heavy and impossible to deny. Digital technologies shape how people work, organise, communicate, access services, cross borders, learn, create and resist. They can support community power and collective care. They can also deepen surveillance, extraction, discrimination, militarisation and environmental harm.

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✨ SS7, il protocollo del 1970 che ha tradito i soldati USA: come l’Iran ha tracciato le truppe americane in Medio Oriente
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/ss7-il…

@informatica


SS7, il protocollo del 1970 che ha tradito i soldati USA: come l’Iran ha tracciato le truppe americane in Medio Oriente


Mentre i missili iraniani cadevano sulle basi americane in Iraq e Bahrain nella primavera del 2026, qualcun altro stava già facendo il lavoro sporco a monte: individuare dove dormivano, mangiavano e lavoravano i soldati statunitensi. Non con un drone o un informatore, ma con un protocollo di telecomunicazioni progettato negli anni ’70 per instradare chiamate tra centrali telefoniche. Un’indagine del progetto no-profit Mobile Surveillance Monitor, ripresa dal Financial Times e da TechCrunch, sostiene che Teheran abbia sfruttato sistematicamente le debolezze di SS7 per tracciare il personale militare USA in Medio Oriente prima e durante il conflitto con Israele e Stati Uniti.

Un protocollo vecchio quanto la Guerra Fredda tecnologica


Signaling System 7 (SS7) è l’infrastruttura di segnalazione che dagli anni ’70 permette agli operatori di rete 2G e 3G di scambiarsi informazioni su instradamento di chiamate, SMS e roaming. Il problema è noto da oltre un decennio agli specialisti di sicurezza delle telecomunicazioni: SS7 si basa su un modello di fiducia reciproca tra operatori che non prevede autenticazione robusta tra le reti. Chiunque abbia accesso — legittimo o comprato sul mercato grigio della sorveglianza — a un nodo SS7 può inviare query di tipo “Send Routing Information” (SRI) per ottenere la cella a cui è agganciato un numero di telefono, ottenendo così una localizzazione approssimativa del dispositivo, ovunque nel mondo, senza che l’utente se ne accorga.

È la stessa classe di debolezza usata in passato da broker di sorveglianza commerciale e da servizi di intelligence per intercettare SMS di autenticazione a due fattori o localizzare dissidenti. Ciò che rende il caso iraniano rilevante non è la tecnica in sé, già documentata, ma la scala e il tempismo: un uso operativo in tempo di guerra, contro obiettivi militari di una potenza nucleare.

La scoperta: un’impennata di query SS7 nel Golfo


Gary Miller, ricercatore che ha fondato Mobile Surveillance Monitor e collabora con il Citizen Lab dell’Università di Toronto, ha rilevato un’impennata anomala di “SS7 ping” — richieste ripetute di localizzazione — su reti di telecomunicazione di diversi paesi mediorientali. L’attività sarebbe iniziata a ridosso dell’operazione aerea congiunta USA-Israele contro i siti nucleari iraniani, per poi intensificarsi nei primi giorni del conflitto, quando l’Iran ha lanciato missili e droni contro le posizioni americane nella regione.

I segnali intercettati indicherebbero un interesse mirato per numeri associati a basi militari e hotel utilizzati da personale e contractor statunitensi in Iraq, Bahrain e altri paesi della regione — non una raccolta indiscriminata, ma query concentrate su specifiche fasce numeriche e reti locali note per essere frequentate da soggetti occidentali.

Non solo SS7: l’ad-tech come arma di sorveglianza


Il report segnala un secondo livello di raccolta, complementare a SS7: l’uso di tecnologie pubblicitarie commerciali (l’ecosistema RTB, “real-time bidding”) per identificare smartphone tramite advertising ID (IDFA/GAID) e correlarli, attraverso data broker, a posizioni geografiche precise. È la stessa superficie di rischio già segnalata da anni riguardo alla possibilità per chiunque compri dataset pubblicitari di ricostruire pattern di movimento di individui specifici — qui però applicata, secondo i ricercatori, a fini di targeting militare in un teatro di guerra attivo.

La combinazione delle due tecniche — segnalazione telefonica di rete e dati pubblicitari commerciali — rappresenta un salto di sofisticazione rispetto alle classiche operazioni SS7 isolate: un attore statale che integra fonti SIGINT tradizionali con l’enorme mole di dati commerciali normalmente destinata al marketing.

Timeline essenziale


  • Fine febbraio 2026: primo aumento rilevato delle query SS7 sospette, in coincidenza con l’avvio della campagna aerea USA-Israele contro l’Iran.
  • Marzo-aprile 2026: intensificazione del tracciamento durante lo scambio di attacchi missilistici e con droni contro le posizioni statunitensi in Iraq e Bahrain.
  • 14 luglio 2026: pubblicazione del report da parte del Financial Times, ripreso da TechCrunch, Security Boulevard e altre testate di settore.


Due righe per i difensori


Per chi si occupa di sicurezza delle telecomunicazioni e di protezione del personale ad alto rischio (militari, diplomatici, giornalisti in zone di conflitto, dirigenti esposti), il caso ribadisce alcuni punti che il settore conosce ma fatica a far diventare prassi diffusa:

  • Le difese SS7 lato operatore (firewall di segnalazione, filtri su messaggi SRI-SM/PSI provenienti da reti non attendibili) restano disomogenee a livello globale, specialmente in aree di conflitto dove la cooperazione tra operatori è debole.
  • Il personale ad alto rischio dovrebbe evitare la SIM del proprio operatore domestico quando si muove in teatri sensibili, preferendo dispositivi dedicati, SIM locali “pulite” o soluzioni di comunicazione satellitare/crittografata che non transitano su rete 2G/3G tradizionale.
  • La disattivazione del roaming 2G/3G e l’uso forzato di reti 4G/5G con autenticazione più robusta riduce, senza eliminarla, l’esposizione a query SS7 (il 4G usa Diameter, comunque non immune da abusi simili).
  • Gli advertising ID dei dispositivi militari o di personale sensibile dovrebbero essere disattivati o randomizzati sistematicamente, e le app non essenziali rimosse prima di operazioni in teatri a rischio.

Il caso si inserisce in un pattern più ampio: dal 2014 a oggi, ricercatori indipendenti e vendor di sicurezza mobile hanno ripetutamente dimostrato che SS7 resta uno dei punti ciechi più sottovalutati della sicurezza nazionale, proprio perché la sua debolezza non risiede in un bug patchabile ma nell’architettura stessa di fiducia tra operatori, difficile da riformare su scala globale in tempi brevi.

Indicatori e pattern di rilevamento


Non essendo un malware ma un abuso di protocollo, non esistono IoC nel senso classico. I pattern che i team SOC delle telco e i CERT dovrebbero monitorare includono:

# Pattern di rilevamento abuso SS7 (indicativi, non esaustivi)
- Volume anomalo di messaggi SRI / SRI-SM verso uno stesso MSISDN o range di MSISDN
  in un intervallo di tempo ristretto (query ripetute = tentativo di tracciamento continuo)
- Richieste PSI (Provide Subscriber Info) o ATI (Any Time Interrogation) originate
  da Global Title esterni non associati a roaming legittimo dell'abbonato
- Origine dei messaggi SS7 da reti GT (Global Title) storicamente associate
  a broker di sorveglianza o a operatori "shell" con traffico legittimo minimo
- Correlazione temporale tra query SS7 e attivazione di advertising ID
  dello stesso dispositivo in piattaforme RTB di terze parti
- Assenza di firewall SS7/SIGTRAN conforme alle raccomandazioni GSMA FS.11 e FS.19

La GSMA pubblica da anni linee guida (FS.11, FS.19) per il filtraggio del traffico di segnalazione: la loro adozione disomogenea, soprattutto fuori dai mercati occidentali, resta il vero tallone d’Achille che un attore statale come l’Iran può — e a quanto pare sa — sfruttare con costi minimi e attribuzione tutt’altro che scontata.

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✨ Le telecamere spia di Mosca: come l’intelligence russa sorveglia le rotte NATO verso l’Ucraina
#CyberSecurity
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@informatica


Le telecamere spia di Mosca: come l’intelligence russa sorveglia le rotte NATO verso l’Ucraina


Non servono droni, satelliti spia o infiltrati sul campo: bastano un videocitofono smart lasciato con la password di fabbrica e una connessione a Internet. Le agenzie di intelligence olandesi AIVD (General Intelligence and Security Service) e MIVD (Military Intelligence and Security Service) hanno rivelato che hacker legati allo stato russo hanno compromesso migliaia di telecamere IP e sistemi di videocitofonia lungo le rotte logistiche usate dalla NATO e dall’Ucraina per il trasporto di aiuti militari occidentali, trasformando dispositivi domestici e commerciali in una rete di sorveglianza capillare sul territorio europeo.

Un’operazione di OSINT armata su scala industriale


Secondo quanto riportato inizialmente dal Telegraph e ripreso da Kyiv Post, Pravda e diverse testate di settore, l’obiettivo dell’operazione russa era raccogliere intelligence in tempo reale sui tipi e sui volumi di armamenti inviati a Kyiv dagli alleati occidentali. A differenza delle tradizionali tecniche di sorveglianza satellitare o tramite drone, questa campagna sfrutta dispositivi IoT di consumo già presenti sul territorio: telecamere di sicurezza, citofoni smart e sistemi di videosorveglianza commerciale posizionati, spesso per puro caso logistico, lungo strade e valichi utilizzati per i convogli di aiuti militari.

Le due agenzie olandesi hanno confermato che un numero limitato di telecamere situate direttamente lungo le rotte logistiche nei Paesi Bassi risultava compromesso, e che le organizzazioni proprietarie dei dispositivi sono state avvisate per adottare contromisure. Il fenomeno, però, non si limita al territorio olandese: secondo l’advisory, la campagna ha interessato più Paesi membri della NATO e la stessa Ucraina, delineando un quadro di sorveglianza distribuita su tutta la catena di rifornimento occidentale verso il fronte.

Le tecniche: niente exploit sofisticati, solo superficie d’attacco enorme


Il dato più inquietante emerso dall’advisory congiunto non riguarda la sofisticazione tecnica — che qui è minima — ma la scala e la facilità dell’operazione. “Quando una telecamera IP viene identificata, un attaccante può provare ad accedervi via Internet: spesso è relativamente facile, perché molte telecamere connesse alla rete sono insufficientemente protette”, si legge nel rapporto delle agenzie olandesi. Gli operatori russi si sono affidati sistematicamente a password di default lasciate dal produttore, firmware obsoleti e mai aggiornati, e configurazioni di fabbrica mai modificate dagli utenti finali.

Molti dei dispositivi compromessi sono telecamere IP economiche di produzione cinese, in particolare modelli Hikvision e Dahua — marchi già oggetto in passato di segnalazioni per vulnerabilità di sicurezza e per preoccupazioni geopolitiche legate al loro utilizzo in infrastrutture sensibili. Una volta ottenuto l’accesso, gli aggressori hanno impiegato software di riconoscimento immagini per analizzare automaticamente i flussi video alla ricerca di veicoli militari e per identificarne il carico, automatizzando quello che altrimenti avrebbe richiesto osservazione umana costante.

Il contesto più ampio: la guerra ibrida contro la logistica occidentale


Questa campagna di compromissione delle telecamere si inserisce in un pattern più ampio di iniziative russe volte a mappare, disturbare o neutralizzare i vantaggi tecnologici che sostengono lo sforzo bellico ucraino. Un’inchiesta congiunta di The Insider, Der Spiegel e Le Monde, citata da Kyiv Post, ha rivelato che Russia e Cina hanno discusso segretamente, nell’ambito del terzo Forum di cooperazione tecnico-militare Cina-Russia tenutosi a Guangzhou, piani per neutralizzare la costellazione satellitare Starlink, da cui l’Ucraina dipende fortemente per comunicazioni e intelligence in tempo reale sul campo di battaglia.

Le slide trapelate, attribuite alla China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), delineavano un approccio multi-dominio contro Starlink: mezzi fisici per distruggere satelliti in orbita bassa, jamming elettromagnetico dei segnali e operazioni cyber pensate per caricare payload malevoli attraverso i terminali utente. Il documento proponeva inoltre una vera e propria “alleanza di sicurezza” tra Pechino e Mosca, con condivisione di intelligence e collaborazione su tecnologie chiave per contrastare il dominio strategico statunitense nello spazio.

Letta in questo contesto, la compromissione delle telecamere IP appare come un tassello a basso costo ma ad alto valore informativo di una strategia più ampia: se Starlink rappresenta il bersaglio ad alta quota della guerra ibrida russa, le migliaia di dispositivi IoT scarsamente protetti lungo le rotte logistiche europee rappresentano il fronte a bassa quota, silenzioso e diffuso, della stessa battaglia per la superiorità informativa.

Due righe pratiche per i difensori


Per i team di sicurezza, in particolare in ambito enterprise, logistico e delle infrastrutture critiche, questa vicenda è un promemoria brutale di quanto i dispositivi IoT di consumo restino l’anello debole della catena, specialmente quando dislocati in prossimità di asset sensibili o rotte strategiche. Le raccomandazioni delle agenzie olandesi, applicabili anche al contesto italiano ed europeo in generale, si concentrano su igiene di base della sicurezza IoT piuttosto che su contromisure avanzate:

  • Cambiare immediatamente le password di default su tutte le telecamere IP, videocitofoni smart e dispositivi di videosorveglianza connessi a Internet.
  • Aggiornare il firmware dei dispositivi IoT con regolarità, verificando la disponibilità di patch presso il produttore.
  • Segmentare la rete in modo che le telecamere IP non abbiano accesso diretto a Internet né alla rete aziendale principale, utilizzando VLAN dedicate.
  • Per le organizzazioni logistiche che operano lungo rotte sensibili, effettuare un censimento dei dispositivi IoT esposti pubblicamente tramite piattaforme come Shodan o Censys.
  • Segnalare alle autorità nazionali competenti (in Italia, CSIRT-Italia) eventuali dispositivi sospetti o comportamenti anomali di rete rilevati su telecamere aziendali.
  • Valutare con attenzione l’adozione di dispositivi IoT di produttori con precedenti riscontrati di vulnerabilità sistemiche, specialmente in contesti a rischio geopolitico elevato.

La vicenda dimostra ancora una volta che l’intelligence russa non ha bisogno di zero-day costosi o di infrastrutture offensive sofisticate quando l’anello debole è semplicemente la scarsa igiene di sicurezza di milioni di dispositivi IoT di consumo lasciati esposti online con le impostazioni di fabbrica. È una lezione che vale ben oltre il contesto bellico ucraino, e che riguarda direttamente chiunque gestisca infrastrutture di videosorveglianza connesse in rete.


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Vance accusa Israele: "Una campagna d'influenza per prolungare la guerra con l'Iran"


Il vicepresidente americano denuncia nel podcast di Joe Rogan un'operazione israeliana per orientare l'opinione pubblica statunitense e far naufragare i negoziati con Teheran, mentre il cessate il fuoco vacilla sempre di più.

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha accusato alcuni settori del governo israeliano di star finanziando una campagna d'influenza per orientare l'opinione pubblica americana e sabotare i negoziati con l'Iran. "Ci sono persone all'interno del loro sistema — lo sappiamo senza alcun dubbio — che stanno cercando di manipolare e modificare l'opinione pubblica americana per far continuare la guerra all'infinito", ha dichiarato durante una conversazione di tre ore con il podcaster Joe Rogan. "Non per raggiungere un obiettivo, ma semplicemente per prolungarla all'infinito".

Le accuse di Vance segnano una nuova escalation nella frattura, ormai sempre più pubblica, tra Washington e il suo principale alleato in Medio Oriente ed arrivano inoltre in un momento particolarmente delicato: il cessate il fuoco con Teheran, che lo stesso Vance ha contribuito a negoziare il mese scorso, si sta sgretolando ogni giorno che passa tra nuovi attacchi iraniani contro le navi commerciali e raid americani, proseguiti per il quinto giorno consecutivo.

Influenzare l'opinione pubblica americana


Israele ha stanziato centinaia di milioni di dollari per consolidare negli Stati Uniti il sostegno alla guerra e migliorare la propria immagine nel mondo. Uno dei contratti è stato affidato a Brad Parscale, già responsabile in passato della campagna elettorale di Trump: il Wall Street Journal ne quantifica il valore complessivo in 45 milioni di dollari, mentre i documenti depositati ai sensi del Foreign Agents Registration Act e citati da Time indicano un compenso di 1,5 milioni al mese.

Nella sua intervista, Vance ha richiamato proprio l'articolo di Time, secondo il quale una parte di quei fondi sarebbe stata impiegata per finanziare influencer online che lo avevano attaccato. "Quando apro Time e scopro che esiste una vera e propria campagna d'influenza straniera, finanziata per far naufragare l'accordo al quale stavo lavorando, e che molte delle persone pagate mi attaccavano in modo completamente disonesto, la mia risposta è: andate all'inferno", ha affermato il vicepresidente. Poi ha aggiunto: "Io rappresento prima di tutto gli americani".

Da parte sua, Parscale ha respinto le accuse sui social: "Le affermazioni secondo cui avrei attaccato il memorandum o l'Amministrazione Trump sono false. Non esiste un solo elemento di prova che dimostri che io abbia agito contro l'amministrazione".

La frattura generazionale nel mondo conservatore


Le parole di Vance acquistano particolare rilievo perché provengono dall'uomo che molti considerano l'erede politico di Trump e che il presidente ha incaricato di negoziare la fine del conflitto. Veterano della guerra in Iraq, il vicepresidente, 41 anni, ha costruito la propria carriera proprio sull'opposizione alle "guerre infinite": nel 2023, quando era senatore, si schierò contro gli aiuti all'Ucraina e all'inizio di quest'anno ha sostenuto la via diplomatica con l'Iran, salvo poi allinearsi a Trump quando il presidente ha deciso di intervenire militarmente.

Dietro il nuovo scontro si intravede però una frattura più profonda nel campo conservatore. Il sostegno a Israele, per decenni considerato un caposaldo della politica repubblicana, viene ora sempre più contestato da una generazione più giovane, convinta che gli interessi israeliani non coincidano necessariamente con quelli americani. L'attivista conservatore Bob Vander Plaats descrive un vero divario generazionale: la Generazione Z guarda a Israele soprattutto attraverso una lente politica, mentre gli elettori più anziani continuano a farlo attraverso una lente biblica.

Anche sui media conservatori questa frattura è ben presente: Tucker Carlson denuncia da settimane quella che definisce "la guerra di Israele", Megyn Kelly ha avvertito il proprio pubblico che nessun americano dovrebbe morire per un Paese straniero e lo stesso Rogan, che aveva sostenuto Trump nel 2024, ha rotto pubblicamente con il presidente dopo la decisione di entrare in guerra contro l'Iran.

La crescente irritazione di Trump


Anche Trump ha manifestato una crescente insofferenza nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusandolo di aver continuato le operazioni militari di Israele in Libano permettere a rischio i negoziati. Vance, da parte sua, non si aspetta che questi negoziati seguano un percorso lineare: "Sarà tutto complicato, con molte interruzioni e altrettante ripartenze".

La sua conclusione, tuttavia, non lascia spazio ad alcuna ambiguità: "In questo momento Israele sta perdendo la battaglia per l'opinione pubblica negli Stati Uniti d'America. È un fatto semplice ed evidente". E i sondaggi più recenti sembrano dargli ragione: secondo il Pew Research Center, il 62% degli americani ha un'opinione sfavorevole del governo israeliano, contro il 32% che lo giudica positivamente. Un sondaggio Quinnipiac rileva inoltre che il 48% degli elettori ritiene che Washington sostenga eccessivamente Israele, la quota più alta registrata dal 2017. Nello stesso sondaggio appena il 20% esprime un giudizio favorevole su Netanyahu.

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Ein lesenswerter Artikel zum geplanten "Bürokratieabbau" im #Datenschutz von @roofjoke


Die schwarz-rote Koalition will nicht nur bei der Informationsfreiheit, sondern auch beim Datenschutz die Axt anlegen. Sie plant unter anderem pauschale Ausnahmen für kleine und mittelständische Unternehmen und will die Aufsicht zentralisieren. Kritik kommt von Datenschutzexpert:innen, Aufsichtsbehörden und Zivilgesellschaft.

netzpolitik.org/2026/reformpak…


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Die EU-Kommission will bald einen Gesetzentwurf für ein europäisches „Mindestalter“ vorlegen. Doch während die Frage nach dem „Ob“ von Alterskontrollen politisch entschieden scheint, ist die Frage nach dem grundrechtskompatiblen „Wie“ längst nicht beantwortet. Dabei gäbe es ganz andere Möglichkeiten, das Netz zu einem besseren Ort zu machen.

Kolumne von @sveawindwehr

netzpolitik.org/2026/geschicht…

in reply to netzpolitik.org

ich mag den ersten Satz.

"Die EU-Kommission will bald einen Gesetzentwurf für ein europäisches „Mindestalter“ vorlegen."

ich mag ihn weil er nicht sagt wofür ein Mindestalter gelten soll (wir alle wissen wofür aber trotzdem).

Ich mag ihn weil ich dieser EU entgegen aller Gesetzlichkeiten zutrauen würde ein Mindestalter für die reine öffentliche Existenz zu definieren.

Sorry, am Leben teilnehmen darfst du erst mit 14. (geringfügig geschäftsfähig!). Vorher kostest du nur Geld und das können wir uns nicht leisten. Deswegen verbieten wir das jetzt. Zurück in die Stasiskammer mit dir, unwertes Leben das du bist!

Bald auch in einer Dystopie in Ihrer Nähe erhältlich.

🙃

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🧐 Looking for a deeper dive into the digital elements of the EU's new Deportation Regulation?

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From uninterrupted data sharing and surveillance-driven detention to seizure of electronic devices, our analysis takes a closer look at the most problematic provisions in the final text of the law.

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“Smantelleremo la Corte Penale Internazionale, mattone dopo mattone”: questa la dichiarazione di Marco Rubio, il Segretario di Stato USA.
Sarebbe da irresponsabili non prenderlo sul serio. Ne parlo nella mia newsletter che uscirà venerdì.

Per leggerla: substack.com/@marcocappato

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Come l'Iran ha trasformato una sconfitta militare in una vittoria strategica


Su War on the Rocks due esperti di sicurezza sostengono che Teheran ha preparato per vent'anni una guerra diversa: sopravvivere, imporre costi e negoziare da una posizione di forza

Diciannove settimane dopo l'inizio della guerra contro Stati Uniti e Israele, l'Iran detta le condizioni della pace. È la tesi di un'analisi pubblicata su War on the Rocks, sito americano specializzato in sicurezza nazionale, firmata da Pnina Shuker, ricercatrice del Jerusalem Institute for Security and Strategy, e da Andrew Milburn, ufficiale dei Marines in pensione con un passato nelle operazioni speciali. Secondo i due autori, Washington e Gerusalemme hanno combattuto una guerra fatta di potenza militare, mentre Teheran ne ha preparata per vent'anni un'altra, costruita attorno a un obiettivo più stretto: sopravvivere abbastanza a lungo da imporre costi crescenti agli avversari e trasformare la resistenza in leva negoziale.

Quando a giugno è stato firmato il memorandum d'intesa, il presidente Donald Trump ha dichiarato che l'accordo con l'Iran era "completo". La risposta di Teheran è stata continuare a colpire e imporre una sorta di pedaggio sulla rotta marittima più importante del mondo, mentre espandeva la sua influenza in Iraq. Il risultato è stato una tregua fragile durante la quale, scrivono gli autori, l'Iran ha negoziato da una posizione di forza maggiore di quella che aveva prima della guerra.

Il bilancio militare, riconoscono Shuker e Milburn, sembra una sconfitta netta per Teheran. La Guida suprema Ali Khamenei è stato ucciso nei primi attacchi, l'arsenale missilistico è sceso da circa 2.500 a 1.000-1.200 missili, i lanciatori funzionanti da 480 a un centinaio, la marina convenzionale ha cessato di esistere e le infrastrutture per l'arricchimento dell'uranio sono fuori uso. "Sulla carta" è stata una batosta, ammettono i due analisti, ma gli Stati Uniti e Israele volevano la resa dell'Iran e la caduta del regime, mentre Teheran voleva qualcosa di più limitato: sopravvivere. E ci è riuscito.

Nel 2005 il centro strategico delle Guardie rivoluzionarie, il corpo militare che affianca l'esercito regolare iraniano, aveva formalizzato la dottrina della "difesa a mosaico": una struttura di comando decentralizzata, pensata per sopravvivere proprio agli attacchi di decapitazione con cui questo conflitto si è aperto. "Abbiamo avuto due decenni per studiare le sconfitte dei militari americani subito a est e a ovest di noi. Abbiamo incorporato le lezioni di conseguenza", disse il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi all'inizio della campagna.

Lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita gran parte del petrolio mondiale, era il cuore della strategia iraniana. Secondo l'analisi, l'amministrazione americana ha sottovalutato la disponibilità di Teheran a chiudere lo stretto e avrebbe probabilmente potuto impedirne la chiusura se avesse posizionato navi nella zona fin dall'inizio. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu lo ha ammesso alla CBS: "C'è voluto un po' perché capissero quanto fosse grande quel rischio".

L'Iran non ha sfidato la superiorità aerea americana e israeliana, ma ha colpito i sistemi che la rendevano possibile: aerocisterne, radar, nodi di comunicazione e piattaforme di comando. I suoi droni e missili costavano poche migliaia di dollari l'uno, mentre gli intercettori usati per fermarli ne costavano milioni. Le salve prolungate hanno consumato scorte di intercettori che non potevano essere ricostituite in tempo. La distruzione della flotta convenzionale iraniana, aggiungono gli autori, ha risolto il problema sbagliato: la minaccia al traffico commerciale veniva da mine, missili, droni e piccole imbarcazioni d'attacco, come l'Ucraina aveva già dimostrato contro la Russia nel Mar Nero.

La flotta di petroliere iraniane è passata da circa 70 navi nel 2020 a quasi 550 nel 2025, un'infrastruttura costruita per aggirare le sanzioni e sostenuta dalle raffinerie cinesi, che da sole assorbivano circa il 90% delle vendite estere di petrolio iraniano e garantivano quasi metà del bilancio statale. Sul fronte dell'informazione il regime ha usato anche animazioni generate con l'intelligenza artificiale per costruire una narrativa di resilienza rivolta pure al pubblico americano: i sondaggi negli Stati Uniti mostravano poca voglia di un conflitto prolungato e una forte opposizione all'invio di truppe di terra.

Gli attacchi ai paesi del Golfo avevano un obiettivo politico: mostrare ai partner regionali di Washington che sostenere la campagna aveva un prezzo. Dopo il colpo al terminal petrolifero degli Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Arabia Saudita hanno chiuso il loro spazio aereo agli aerei militari americani. Il caso più chiaro, scrivono gli autori, è stato "Project Freedom", il piano di Trump per scortare le petroliere attraverso lo stretto: l'Arabia Saudita, citando la scarsa coerenza della strategia americana, ha rifiutato basi e spazio aereo nonostante l'intervento personale del presidente. Il piano è stato accantonato. Gli Emirati, che insieme ai sauditi hanno assorbito migliaia di colpi iraniani durante la guerra, sono usciti dall'OPEC e hanno minacciato di lasciare la Lega Araba. Dopo la fine dei combattimenti, Riad e Abu Dhabi hanno inviato delegazioni di condoglianze a Teheran per il funerale di Khamenei.

Il negoziato, secondo i due analisti, ha certificato il risultato. Washington è passata dalla richiesta di resa incondizionata ad accettare che la scorta di uranio arricchito resti in Iran, mentre Teheran ha indurito le sue posizioni, aggiungendo alle richieste di prima della guerra le riparazioni di guerra e il ritiro delle forze americane dalle aree vicine al Paese. La sequenza dell'accordo firmato questa settimana è la prova più chiara: prima che l'Iran debba sciogliere un solo nodo, dalla scorta nucleare al programma missilistico ai gruppi armati alleati, gli Stati Uniti tolgono il blocco navale, ritirano le forze, concedono deroghe alle sanzioni che sbloccano i ricavi petroliferi e rendono trasferibili i beni iraniani congelati. Solo a quel punto, secondo il testo stesso dell'intesa, partono i negoziati su tutto il resto.

I costi economici del conflitto dureranno oltre il cessate il fuoco. La lunga interruzione del traffico attraverso Hormuz ha fatto salire i prezzi dell'energia e ha bloccato i flussi di fertilizzanti, elio e plastiche da cui dipendono industrie e consumatori in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, con conseguenze sui prezzi alimentari globali che potrebbero durare fino al 2027. Il petrolio Brent resta circa 20 dollari sopra i livelli di prima della guerra.

Per Israele il bilancio è ancora più duro. Non era parte dei colloqui e, secondo i suoi stessi funzionari, non aveva nemmeno visto il testo dell'accordo con cui dovrà convivere. Hizballah, colpito ma non distrutto, ottiene dai termini dell'intesa una protezione dagli attacchi israeliani e potrà essere riarmato con il sostegno iraniano, mentre il programma missilistico che Israele considera una minaccia esistenziale non viene toccato. I paesi del Golfo che Gerusalemme sperava di avvicinare hanno fatto l'opposto, mantenendo o approfondendo i rapporti con Teheran e allontanando l'ipotesi di allargare gli Accordi di Abramo, le intese di normalizzazione tra Israele e alcuni paesi arabi. Quando Netanyahu ha spinto per colpire Beirut mettendo a rischio l'accordo, Trump lo avrebbe chiamato per dirgli che senza la protezione americana "sarebbe in prigione".

L'Iran ha ottenuto ciò per cui combatteva, concludono Shuker e Milburn: il regime è intatto, il denaro in arrivo può ricostruire il programma nucleare e l'arsenale missilistico, la chiusura dello stretto resta una carta da giocare di nuovo se Teheran deciderà che Washington non rispetta i patti. Gli autori citano lo storico militare britannico Basil Liddell Hart, per cui l'obiettivo della guerra è ottenere una pace migliore: giudicata con questo metro, scrivono, la guerra non ha raggiunto il suo scopo né per gli Stati Uniti né per Israele. È finita, ma a condizioni scritte a Teheran.


L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


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Le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump contro giudici e funzionari della Corte Penale Internazionale sono un attacco diretto all’indipendenza di un’istituzione nata per perseguire genocidi, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione, chiunque ne sia responsabile.

Di fronte a questa offensiva, l’Europa deve difendere concretamente la CPI, i suoi giudici e tutte le persone e organizzazioni che collaborano con essa, anche proteggendole dagli effetti delle sanzioni statunitensi.

Per questo Volt aderisce alla manifestazione promossa da Eumans e Non c’è Pace Senza Giustizia: in rappresentanza di Volt sarà presente anche Guido Silvestri, Presidente del Consiglio Strategico di Volt Europa in Italia.

📍 Roma, Piazzale Ugo La Malfa, accanto alla FAO
🗓 16 luglio, ore 18.00

Partecipa anche tu!

Perché nessuno Stato, nessun governo e nessun leader può essere al di sopra del diritto internazionale.

#CortePenaleInternazionale #GiustiziaInternazionale #DirittoInternazionale #DirittiUmani #DifendiamoLaCPI #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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#Überwachung erzeugt Angst und Abschreckung. Das ist im Kern zutiefst undemokratisch. Ein intensiver Text von @netzpolitik_feed.

"Gesichtserkennungssysteme sind kein Alleinstellungsmerkmal autoritärer Staaten. Die gleiche Infrastruktur existiert in Städten überall in Europa und darüber hinaus. Der Unterschied liegt – fürs Erste – im politischen Willen. In Georgien führt er dazu, dass Proteste unterdrückt und zum Schweigen gebracht werden.“

netzpolitik.org/2026/gefilmt-b…

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Die schwarz-rote Koalition will nicht nur bei der Informationsfreiheit, sondern auch beim Datenschutz die Axt anlegen. Ein bislang wenig beachteter Punkt des Reformpakets sieht pauschale Ausnahmen von der gesamten DSGVO für kleine und mittelständische Unternehmen vor - also fast alle Unternehmen in Deutschland.

Bericht mit Stimmen von @D64eV @digiges @datenschutzverein @bvd @lfdi und der Berliner Datenschutzbeauftragten

netzpolitik.org/2026/reformpak…

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Trump pronto ad accusare la Cina di interferenze elettorali nel suo discorso di stanotte


Secondo la CBS, il presidente intende accusare Pechino di aver compromesso i dati degli elettori e la CIA di avergli nascosto l’informazione nel primo mandato. La Casa Bianca non conferma.

Il discorso che Donald Trump terrà questa notte dovrebbe contenere accuse finora inedite di interferenze cinesi nelle elezioni americane del 2020. Lo riferisce CBS News. Secondo le fonti della rete televisiva americana, il presidente sosterrà che Pechino ha compromesso i dati degli elettori statunitensi e che la CIA ne era al corrente, senza però condividere l’informazione con lui durante il primo mandato.

Interpellata sul contenuto del discorso, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha risposto: ”Come al solito, fonti anonime speculano su ciò che il presidente Trump dirà stanotte. La verità è che nessuno sa ancora cosa dirà, ed è per questo che tutti dovrebbero sintonizzarsi”.

Trump ha annunciato il suo discorso all’inizio della settimana rivelando pochi dettagli, ma ha lasciato chiaramente intendere che il tema centrale saranno proprio le elezioni del 2020. Il presidente sostiene da anni, senza fondamento, che lui abbia perso le elezioni del 2020 a causa di frodi diffuse.

Ad ascoltarlo stanotte in platea dovrebbero esserci diversi membri del suo gabinetto, tra cui i vertici di CIA, FBI, Office of the Director of National Intelligence e Dipartimento per la Sicurezza Interna.

Il ruolo cinese nelle elezioni 2020


Sul ruolo della Cina nelle presidenziali del 2020 l’intelligence americana si è però già espressa, con conclusioni piuttosto chiare. In un rapporto pubblicato all’inizio del 2021, il National Intelligence Council concluse con un alto grado di certezza che Pechino non aveva tentato di influenzare l’esito del voto, ritenendo che né una vittoria di Biden né una di Trump fosse “abbastanza vantaggiosa per la Cina da rischiare di essere colta a interferire“. Le agenzie di intelligence stabilirono inoltre che la Cina non interferì né con le infrastrutture elettorali né con il conteggio dei voti.

Nello stesso documento il responsabile dell’intelligence per il cyberspazio espresse però una posizione diversa: riteneva, con moderata certezza, che la Cina avesse cercato di indebolire la corsa alla rielezione di Trump, soprattutto attraverso i social media e le dichiarazioni ufficiali. Anche lui concordava, tuttavia, sul fatto che il regime cinese non avesse interferito con i processi elettorali americani.

In un rapporto separato dell’aprile 2020, declassificato nel 2022 ma in gran parte oscurato, lo stesso ufficio rilevò che l’intelligence cinese aveva “analizzato i dati di registrazione degli elettori di più Stati americani“, con l’obiettivo di condurre analisi dell’opinione pubblica in vista del voto.

Il documento non spiegava come la Cina fosse riuscita ad ottenere quei dati, né quanto fossero sensibili, ma in molti Stati una parte delle informazioni sugli elettori registrati è pubblica. Le sezioni non oscurate del documento non contengono però alcuna accusa a Pechino di aver manipolato i dati o interferito con le procedure di voto.

Il rapporto del 2021 attribuiva invece alla Russia tentativi di denigrare la campagna di Biden e all’Iran azioni contro quella di Trump, senza però affermare che nessuno dei due Paesi avesse attaccato direttamente le infrastrutture elettorali. Nessun attore straniero, concludeva il documento, aveva tentato di alterare registrazioni al voto, operazioni di voto o conteggio dei voti: per l’intelligence, una manipolazione su larga scala sarebbe stata facilmente rilevata dai sistemi di sorveglianza fisica e informatica sui seggi e dagli audit post-elettorali.

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☕ CYBERBRIEFING — Giovedì 16 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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EDRi-gram, 16 July 2026


What has the EDRi network been up to over the past few weeks? Find out the latest digital rights news in our bi-weekly newsletter. In this edition: Turning up the heat – Commission backs social media bans, Apple held accountable, summer to-dos, & more!

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The digital rulebook is fit for purpose: better enforcement is needed, not simplification


EDRi responded to the European Commission’s consultation on the Digital Fitness Check, emphasising the importance of the rights-based digital framework developed over the years. Rather than simplifying people's rights protections, it should focus on stronger enforcement and closing gaps. Only in this way, the EU can continue to lead in building a digital environment that works for people, democracy and innovation alike.

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Hadopi law (2009–2026)


The French Administrative Supreme Court ruled in favour of La Quadrature du Net, French Data Network (FDN), Franciliens.net and Fédération FDN by recognising that the Hadopi law’s surveillance system that aims to combat illegal files sharing breaches fundamental rights protected by the European Union. The government has been ordered to repeal the key provisions of this decree. It is now up to the government to acknowledge the end of this law and finally accept that the non-commercial sharing of culture online must not be criminalised.

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The Digital Omnibus is going on summer break. Your rights are not.


In November 2025, the European Commission presented the Digital Omnibus as a simplification package for EU digital rules. Since then, the AI Omnibus has been adopted, weakening the AI Act before key safeguards fully apply. The Data Omnibus is still moving through the Council and European Parliament, covering the Data Acquis, GDPR and ePrivacy rules. Decisions on it will be waiting after summer, with the same basic problem: a deregulation agenda sold as simplification, with weak evidence, rushed process and real risks for people.

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Proposed Europol reform dangerously erodes privacy, automates surveillance, and sidelines oversight


Third reform in six years allocates €3 billion to controversial EU policing agency with the capacities to place everyone under surveillance.

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Bastian’s Night #485 July, 16th


Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.

Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.


If you want to read more about @BastianBB: –> This way


piratesonair.net/bastians-nigh…

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Biden annuncia il memoir sulla sua presidenza, in uscita dopo le midterm


"Promise Me, America" esce il 17 novembre e racconta la pandemia, le guerre e la scelta di ricandidarsi e poi ritirarsi. Tra i democratici c'è chi teme un ritorno di attenzione sull'ex presidente

L'ex presidente Joe Biden ha annunciato mercoledì 15 luglio, con un video sui social, la pubblicazione di un libro di memorie sui suoi quattro anni alla Casa Bianca. Il volume si intitola "Promise Me, America" e uscirà il 17 novembre, due settimane dopo le elezioni di metà mandato ("midterm") con cui si rinnova il Congresso.

Nel video Biden ha detto che il libro parla "delle sfide che abbiamo affrontato come nazione" e "delle decisioni che ho preso e del perché le ho prese": la risposta alla pandemia di Covid-19, l'economia, le guerre in Afghanistan e in Ucraina e il ripristino della democrazia dopo l'assalto al Congresso dei sostenitori di Donald Trump del 6 gennaio 2021. L'ex presidente ha aggiunto che il libro spiegherà "perché ho scelto di candidarmi alla rielezione e perché ho scelto di farmi da parte".

La casa editrice Little, Brown and Company ha detto all'Associated Press che Biden è stato aiutato da una piccola squadra editoriale, come quasi tutti i suoi predecessori, e che farà un tour promozionale con interviste. L'editore non ha rivelato i dettagli economici dell'accordo, anche se i contratti per i memoir presidenziali valgono di solito almeno sette cifre. Dai tempi di Harry Truman, negli anni Cinquanta, quasi tutti i presidenti americani hanno pubblicato un libro sui loro anni alla Casa Bianca.

I’ve written a book about my time as President. It’s called PROMISE ME, AMERICA. It’s coming out November 17th and is available for preorder now. t.co/uMINr9efxS@littlebrown pic.twitter.com/yzWfZyD31A
— Joe Biden (@JoeBiden) July 15, 2026


Il partito democratico resta diviso sull'eredità di Biden e molti attribuiscono alla sua ostinazione a cercare un secondo mandato il ritorno alla Casa Bianca del presidente Trump. I vertici del partito vogliono che la campagna per le midterm, in cui puntano a riconquistare il controllo del Congresso, resti concentrata su Trump e sul suo operato e temono che eventuali anticipazioni o iniziative promozionali prima del voto riportino l'attenzione sull'ex presidente.

Biden aveva rivelato per errore l'esistenza del libro il mese scorso, durante una tappa del tour promozionale del memoir della moglie Jill, dicendo al pubblico che sarebbe uscito a settembre. L'episodio aveva creato malumori tra i democratici, che da mesi cercano di voltare pagina rispetto all'ex presidente.

Biden, che compirà 84 anni tre giorni dopo l'uscita del libro, si ritirò dalla corsa presidenziale nell'estate del 2024, dopo la pessima prova nel dibattito televisivo di giugno contro Trump che fece crollare i suoi consensi e sollevò dubbi sulla sua lucidità. Al suo posto corse la vicepresidente Kamala Harris, che perse nettamente. Harris ha poi definito "avventatezza" aver lasciato che Biden decidesse da solo se ricandidarsi.

La salute di Biden, il più anziano presidente della storia americana, è stata oggetto di speculazioni per gran parte del mandato e lui e i suoi consiglieri sono stati accusati sia da democratici sia da repubblicani di averne nascosto i problemi. La moglie Jill, nel suo memoir "View from the East Wing" pubblicato a giugno, ha scritto che durante il dibattito il marito le sembrò così debole e disorientato da farle temere un ictus, mentre la Casa Bianca aveva inizialmente parlato di un raffreddore. Nel 2025 era uscito "Original Sin" dei giornalisti Jake Tapper e Alex Thompson, dedicato al declino dell'allora presidente e a come venne tenuto nascosto.

Lindy Li, ex responsabile della raccolta fondi del partito democratico, ha detto a Fox News che il libro riaprirà ferite che i democratici faticano a superare dalla sconfitta del 2024 e rilancerà la domanda sul perché a Biden non fu chiesto di farsi da parte prima.

Nel video Biden ha detto di passare molto tempo con la famiglia e di essere in cura per il cancro alla prostata che gli è stato diagnosticato nel 2025: "sta andando davvero bene", ha detto. Il titolo del nuovo libro richiama "Promise Me, Dad", il memoir del 2017 dedicato al figlio Beau, morto di tumore al cervello, mentre il primo libro, "Promises to Keep", era uscito per sostenere la sua candidatura presidenziale del 2008. Negli ultimi mesi il figlio Hunter, che a inizio luglio ha vinto una causa per diffamazione, è diventato un difensore attivo dell'eredità della famiglia sui social e nei podcast.


Il figlio di Biden vince 1,7 milioni di dollari in una causa per diffamazione


Un giudice federale ha condannato venerdì Patrick Byrne, ex amministratore delegato di Overstock.com, un sito americano di commercio elettronico, a pagare 1,7 milioni di dollari di danni punitivi a Hunter Biden per averlo diffamato. Byrne, alleato del presidente Trump che negò la vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020 e finanziò i tentativi di ribaltarne il risultato, aveva accusato il figlio dell'ex presidente di aver chiesto all'Iran una tangente da 800 milioni di dollari, senza mai riuscire a sostenere la sua versione in tribunale.

Byrne aveva raccontato in un'intervista che nell'autunno del 2021 Hunter Biden avrebbe offerto all'Iran, in cambio di 800 milioni di dollari, di convincere il padre, allora presidente, a sbloccare 8 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e a mostrarsi accomodante nei negoziati sul nucleare tra i due paesi. Hunter Biden lo ha citato in giudizio per diffamazione nel 2023, sostenendo che Byrne avesse diffuso e ripetuto quelle affermazioni sapendo che erano false, con lo scopo di sottoporlo a molestie e intimidazioni.

Il giudice distrettuale Stephen Wilson, nominato durante la presidenza di Ronald Reagan, ha scritto nella sua ordinanza che Byrne si era difeso dicendo di ritenere vera la storia perché gliel'aveva raccontata un funzionario del governo iraniano. Ma quel funzionario non aveva mai sostenuto di aver avuto contatti diretti con Hunter Biden e Byrne non ha mai fornito al tribunale alcuna prova documentale che potesse rendere credibile il racconto. Nel corso della causa, ha aggiunto il giudice, sono emerse "ampie prove" che Byrne sapesse che la storia era falsa e che gran parte del racconto sull'incontro segreto con il funzionario iraniano fosse inventata.

Il processo con giuria era fissato per ottobre, ma Byrne non si è presentato in aula e ha licenziato il suo principale avvocato, ritardando il procedimento a spese di Hunter Biden e del tribunale. Il giudice lo ha quindi dichiarato sconfitto a tavolino, una sanzione prevista dal diritto americano per chi disobbedisce ripetutamente agli ordini della corte.

Nella decisione di venerdì Wilson ha scritto che "le prove sono chiare e convincenti" che Byrne "ha compiuto una falsificazione intenzionale con cosciente disprezzo" dei diritti di Hunter Biden e che la sua diffamazione "è andata ben oltre la semplice negligenza". Byrne aveva continuato ad amplificare le accuse anche dopo l'avvio della causa e aveva incoraggiato i suoi follower sui social a diffonderle. Il giudice ha riconosciuto a Hunter Biden 1 dollaro di danni simbolici, come richiesto dallo stesso Biden, oltre a 1,7 milioni di danni punitivi. Ha inoltre ordinato a Byrne di pagare entro due settimane circa 35 mila dollari di sanzioni già imposte in precedenza, con una penale di mille dollari per ogni giorno di ritardo.

"I danni punitivi da 1,7 milioni di dollari sono il minimo, non il massimo, di quanto Byrne deve per la sua condotta", ha detto al Guardian Bryan Sullivan, avvocato di Hunter Biden, secondo cui Byrne aveva di fatto accusato il suo cliente di "tradimento" e ora un giudice ha stabilito che ogni singola accusa era inventata. "Se Byrne sceglierà di ripetere una qualsiasi di quelle affermazioni, torneremo in tribunale", ha aggiunto.

Byrne si era dimesso da amministratore delegato di Overstock.com nel 2019, dopo la diffusione di notizie su una sua relazione con Maria Butina, condannata negli Stati Uniti come spia russa.

La sentenza arriva mentre Hunter Biden si sta costruendo un seguito online con post sui social dedicati a politica, salute mentale e recupero dalle dipendenze, a cui si aggiunge l'annuncio di una serie di saggi sulla piattaforma Substack. Negli ultimi giorni della sua presidenza il padre gli aveva concesso la grazia per le condanne federali per possesso di armi e reati fiscali.


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La rassegna stampa di giovedì 16 luglio 2026


L'Amministrazione impone dazi al 25% sul Brasile e torna a bloccare i porti iraniani, mentre l'Iran libera una detenuta americana. Alla Camera quasi metà dei democratici vota per tagliare gli aiuti a Israele e si complica l'audizione del candidato procuratore generale

Questa è la rassegna stampa di giovedì 16 luglio 2026

Gli Stati Uniti impongono dazi al 25% su alcuni prodotti brasiliani


L'Amministrazione Trump ha annunciato l'introduzione di un dazio del 25% su alcuni prodotti importati dal Brasile, al termine di un'indagine durata un anno delle autorità commerciali statunitensi su presunte pratiche commerciali sleali. La misura, in vigore dal 22 luglio, sostituisce dazi precedenti bocciati dalla Corte Suprema e si inserisce in un progressivo deterioramento dei rapporti tra Washington e Brasilia, alla vigilia delle elezioni presidenziali sudamericane.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, Financial Times

Gli Stati Uniti tornano a bloccare i porti iraniani e colpiscono una petroliera


Dopo il collasso del cessate il fuoco, il presidente Trump ha ordinato alla Marina di ripristinare il blocco navale nello Stretto di Hormuz e ha autorizzato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani. Un caccia statunitense ha disabilitato una petroliera diretta verso un porto iraniano, primo episodio dalla reintroduzione del blocco. L'escalation alimenta i timori per le forniture globali di petrolio.

Fonti: The New York Times, Bloomberg, The Hill

L'Iran libera una cittadina americana come gesto di buona volontà


Trump ha annunciato che l'Iran ha rilasciato una donna con doppia cittadinanza iraniana e statunitense, detenuta dal dicembre 2024 e accusata di spionaggio. La donna, identificata come Dena Karari, si trova ora al sicuro fuori dal Paese. Il rilascio arriva mentre l'Amministrazione valuta di intensificare gli attacchi militari contro Teheran.

Fonti: Axios, The New York Times, The Hill

Quasi metà dei democratici alla Camera vota per tagliare gli aiuti a Israele


Più di 100 deputati democratici, tra cui l'ex presidente della Camera Nancy Pelosi, hanno votato a favore di un emendamento che avrebbe eliminato oltre 3 miliardi di dollari di finanziamenti militari a Israele. La misura, proposta dal repubblicano Thomas Massie, è stata respinta, ma il livello di sostegno rivela una netta spaccatura interna al partito sul sostegno allo Stato ebraico.

Fonti: The Wall Street Journal, Bloomberg, Financial Times

Il New York Times si oppone ai mandati di comparizione contro i suoi giornalisti


Il New York Times ha presentato un'istanza per annullare i mandati di comparizione con cui l'Amministrazione punta a costringere i suoi cronisti a testimoniare davanti a un gran giurì. I mandati fanno parte di un'indagine sulle fughe di notizie relative al nuovo Air Force One donato dal Qatar. Il giornale ha definito le richieste abusive, denunciando un rischio per la libertà di stampa.

Fonti: The New York Times, The Hill, Bloomberg

Audizione difficile per Todd Blanche, il candidato di Trump alla guida del Dipartimento di Giustizia


L'audizione di conferma di Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump scelto come procuratore generale, si è rivelata accidentata: senatori democratici e alcuni repubblicani lo hanno incalzato sulla sua imparzialità e sui rapporti con il presidente. Blanche ha evitato di rispondere con chiarezza su temi come la presenza di agenti federali ai seggi. Anche un solo voto contrario repubblicano potrebbe bloccarne la nomina.

Fonti: NPR, The Hill, Financial Times

La Sicurezza interna sospende i fermi dell'ICE, poi Trump annulla la decisione


Il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin e il direttore facente funzione dell'ICE avevano deciso di sospendere la maggior parte dei fermi dei veicoli da parte degli agenti dell'immigrazione, senza però informare il presidente, che ha poi annullato la scelta. Nel frattempo quasi 200 deputati democratici chiedono un'inchiesta indipendente sulle morti avvenute durante le operazioni dell'ICE, dopo una serie di episodi mortali.

Fonti: The Wall Street Journal, The Hill, Axios

Vance non convince i repubblicani sul nuovo pacchetto di bilancio


Il vicepresidente JD Vance ha incontrato i deputati repubblicani per sostenere il pacchetto di riconciliazione da 95 miliardi di dollari promosso dallo speaker Mike Johnson, ma non è riuscito a placare i malumori interni. Diversi conservatori contestano l'assenza di coperture di spesa e i contenuti della legge elettorale simbolo del partito, il SAVE America Act. Con una maggioranza risicata, poche defezioni basterebbero ad affondare la misura, attesa al voto la prossima settimana.

Fonti: Axios

Il fumo degli incendi canadesi e un'ondata di calore avvolgono il Nordest


Il fumo degli incendi che divampano in Canada si è esteso sul Nordest e sul Midwest degli Stati Uniti, peggiorando la qualità dell'aria in diverse aree. Una cupola di calore sta intanto spingendo le temperature a livelli particolarmente elevati, contribuendo anche a sospingere il fumo verso est. Le condizioni sono destinate a peggiorare in Maryland, a Washington e in Virginia.

Fonti: The Wall Street Journal, The New York Times, The Hill

Cresce il focolaio di Cyclospora negli Stati Uniti


Le autorità sanitarie statunitensi indagano su quasi 7.000 casi di ciclosporiasi, un'infezione intestinale causata da un parassita che ha colpito migliaia di persone nel Paese. I Centri per il controllo delle malattie stanno cercando di risalire alla fonte alimentare del contagio. Gli esperti raccomandano attenzione nella gestione e nel lavaggio degli alimenti.

Fonti: The New York Times, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Shareholder lawsuit seeks to halt Paramount merger, fight corruption


FOR IMMEDIATE RELEASE:

New York, July 15, 2026 — Yesterday, Freedom of the Press Foundation (FPF) and the Public Integrity Project filed a shareholder’s derivative lawsuit against officers and directors of Paramount Skydance Corp. seeking to halt its acquisition of Warner Bros. Discovery.

Mary S. Thomas of Thomas Law LLC, an experienced commercial litigator in Delaware, where the suit was filed, is serving as Delaware counsel on the case.

The complaint, brought on behalf of Paramount shareholder Paul Robbins against Paramount higher-ups including CEO David Ellison, seeks to prevent Paramount insiders from profiting through breaches of their fiduciary duties to the company by trading editorial independence for favoritism from the Trump administration. This pattern includes, among other things:

  • Promising to “overhaul” CNN (which Warner owns), according to a recent Wall Street Journal report, and potentially firing anchors and commentators President Donald Trump dislikes, if it acquires Warner Bros. Discovery.
  • Making secret contributions to the settlement of Trump’s spurious lawsuit against “60 Minutes” and, according to the Journal, pressuring Paramount directors to settle. Federal and state elected officials have said they intend to bring bribery investigations relating to the settlement.
  • Installing a pro-Trump GOP donor without journalism experience as “ombudsman” at CBS News to monitor “bias” pursuant to an agreement with Trump’s Federal Communications Commission, and otherwise handing the FCC oversight over its news operation, compromising its journalism.

The corruption surrounding the deal was underscored by a ProPublica report the morning after the lawsuit was filed that Paramount gifted FCC officials expensive tickets to the December Kennedy Center Gala, hosted by Trump, after the agency approved the Paramount-Skydance merger and as Paramount prepared to seek its approval of its Warner Bros. acquisition. FCC Chair Brendan Carr reportedly sat in a $125,000 seat in a private skybox with Ellison.

The lawsuit alleges that the planned Warner Bros. merger threatens Paramount and its stockholders, as well as the press and public who rely on CBS and CNN to remain informed. Paramount’s stock price has substantially declined since execution of the merger agreement.

Robbins is bringing the suit derivatively — that is, on behalf of the company.

Seth Stern, chief of advocacy at FPF, said: “The economic terms of this merger, on their own, make no sense for Paramount shareholders. They make even less sense given reports of the Ellisons’ commitments to Trump to tank CNN’s reputation and viewership just like they did at CBS. CNN and CBS viewers want real journalism. If Paramount’s news networks are watered down to appease the administration, they’ll stop tuning in, and the public will be less informed.”

Brendan Ballou, CEO of the Public Integrity Project, said: “America’s richest people want to turn America’s most important media outlets into propaganda machines for the president. This is bad for Paramount’s shareholders. This is bad for democracy. And this is deeply corrupt. This case is about exposing and stopping that corruption.”

A copy of the complaint is available here.

Please email Seth Stern (seth@freedom.press) of FPF or Brendan Ballou (brendan@publicintegrityproject.org) of Public Integrity Project for any follow-up questions or inquiries.


freedom.press/issues/sharehold…

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Acerbo (Rif. Com.): Unione Uuropea chiude le porte a disertori ucraini home.rifondazione.eu/2026/07/1… #ComunicatiStampa

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L'elettorato americano si sposta a sinistra in vista delle midterm


Nello studio 2026 di Echelon Insights la sinistra fedele cresce di 5 punti e il vantaggio della destra sull'immigrazione scende da 36 a 6, mentre i conservatori moderati hanno poca voglia di votare
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L'elettorato americano si sta spostando a sinistra a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, quando si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. Lo mostra l'edizione 2026 di Political Tribes, lo studio con cui l'istituto Echelon Insights divide gli elettori americani in otto "tribù" politiche: in un anno il gruppo più a sinistra è cresciuto dal 16 al 21 per cento dell'elettorato e il vantaggio della destra sull'immigrazione si è quasi azzerato, mentre i conservatori moderati, in movimento verso i democratici, sono tra i meno motivati ad andare a votare.

Echelon Insights è un istituto di area repubblicana fondato dai sondaggisti Kristen Soltis Anderson e Patrick Ruffini. Lo studio si basa su un sondaggio condotto tra il 18 e il 22 giugno su 1.003 elettori considerati probabili votanti, chiamati a scegliere tra coppie di affermazioni opposte: nove domande sui temi sociali, nove su quelli economici e sei sul rapporto con l'establishment, cioè la fiducia in esperti, politici, giornalisti e istituzioni internazionali. Un'analisi statistica raggruppa poi gli intervistati in otto tribù, dalla Loyal Left, la sinistra fedele ai democratici, alla Loyal Right, la destra fedele ai repubblicani.

La Loyal Left, liberal sia sui temi sociali sia su quelli economici, è oggi la tribù più numerosa e vale il 21 per cento dell'elettorato, cinque punti in più in un anno. La crescita avviene a spese del centro e del centrosinistra, con quattro gruppi in calo: gli Electability Democrats, di sinistra ma distanti dalle posizioni più impopolari come il taglio dei fondi alla polizia, gli American Institutionalists, convinti che il sistema americano nel complesso funzioni, i giovani della tribù Young and Disillusioned (un punto in meno ciascuno) e i centristi ottimisti dei Middle American Optimists, che cedono tre punti.

Midterm 2026 · L'elettorato in movimento
L'America si sposta a sinistra, ma il centro resta a casa

A quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, lo studio Political Tribes di Echelon Insights fotografa un elettorato che scivola a sinistra: la tribù più progressista è diventata la più numerosa, il vantaggio repubblicano sull'immigrazione è quasi sparito e i conservatori moderati, decisivi a novembre, sono i meno motivati ad andare alle urne.
Grafica di FocusAmerica

Il segnale più netto
Il vantaggio della destra sull'immigrazione si è quasi azzerato

+14

2021

+36

2024

+6

Oggi

Punti di vantaggio di «rafforzare la sicurezza al confine» su «rendere più facile immigrare legalmente» come risposta all'immigrazione irregolare

In due anni i repubblicani hanno perso 30 punti sul tema che portava i loro elettori alle urne

Esplora lo studio
ILe tribù IIL'economia IIIChi si sposta IVChi vota

Otto gruppi, un solo vincitore
La sinistra fedele ai democratici è diventata la tribù più numerosa
In un anno la Loyal Left, liberal sui temi sociali e su quelli economici, ha guadagnato cinque punti. La crescita avviene a spese del centro e del centrosinistra, con quattro gruppi in calo.

Giugno 2025
16%

Giugno 2026
21%

Quota della tribù sull'elettorato dei probabili votanti
La Loyal Left vale oggi più di un elettore probabile su cinque

Chi perde terreno

Middle American Optimists
I centristi più ottimisti dell'elettorato americano

−3 pt

Electability Democrats
Di sinistra, ma lontani dalle posizioni più impopolari

−1 pt

American Institutionalists
Convinti che il sistema americano nel complesso funzioni

−1 pt

Young and Disillusioned
Giovani, in prevalenza donne, distanti dall'establishment

−1 pt

La conferma nelle altre misure

47%+4
Il quadrante liberal
Elettori a sinistra sia sull'economia sia sui temi culturali, dal 43% di un anno fa

34%+3
Il Labor Party ipotetico
Sanità universale e tasse sui ricchi: il livello più alto mai registrato dal 2019

20%−10
Il Nationalist Party ipotetico
Contrasto all'immigrazione irregolare: era al 30% nel giugno 2024

Labor e Nationalist sono partiti ipotetici del test con cui Echelon chiede agli elettori quale forza sceglierebbero in un sistema a cinque partiti.

Nove domande, otto vittorie
Sull'economia le risposte di sinistra prevalgono quasi ovunque
Tra i probabili votanti restano ampie le maggioranze a favore di tasse più alte sui redditi elevati, sanità garantita dal governo e salario minimo più generoso.

Alzare le tasse sui redditi sopra i 250.000 dollari
66%

Garantire a tutti la copertura sanitaria spetta al governo federale
62%

Portare il salario minimo federale a 20 dollari l'ora
57%

Le regole sulle imprese proteggono l'interesse pubblico
57%

050100%

L'unico punto rimasto alla destra
L'idea che con il duro lavoro si riesca ad andare avanti prevale ancora, ma il margine si è ridotto da +19 punti nel 2021 a +5 oggi.

Le tribù in movimento
Tre gruppi scivolano verso i democratici con margini a due cifre
Il confronto tra il voto presidenziale del 2024 e le intenzioni di voto per il Congresso mostra dove i repubblicani stanno perdendo consenso.

Moderate Right
18 pt verso i dem

Conservatori che si fidano degli esperti, sostengono il libero scambio e approvano il matrimonio gay

2024

R +75

Oggi

R +57

New Republican Populists

«Sanità pubblica per tutti, aborto per nessuno»: di sinistra sull'economia, di destra sui temi sociali

14 punti
L'ampiezza dello spostamento verso i democratici rispetto al voto del 2024

Young and Disillusioned
19 pt verso i dem

La tribù più giovane e più anti-establishment tra quelle che nel 2024 votarono per Kamala Harris

2024

D +32

Oggi

D +51

Margini tra i due partiti all'interno di ciascuna tribù: R = vantaggio repubblicano, D = vantaggio democratico. Le lunghezze delle barre sono confrontabili solo all'interno della stessa scheda.

Il centro demotivato
Chi si sta spostando è anche chi ha meno voglia di votare
I due poli fedeli restano i più mobilitati. La Moderate Right combina invece una disponibilità al voto fragile con la motivazione più bassa: un divario di 24 punti, il più ampio tra le otto tribù.

Loyal Left

Quasi certi di votare

86%

Molto motivati

75%

Loyal Right

Quasi certi di votare

79%

Molto motivati

63%

Moderate Right
Divario di 24 punti

Quasi certi di votare

66%

Molto motivati

42%

Anche le altre due tribù in movimento restano ai margini: si dicono quasi certi di votare il 51% dei New Republican Populists e il 53% della Young and Disillusioned, le quote più basse dello studio.
Il peso delle tribù fedeli

55%
Dei consensi repubblicani viene dalla Loyal Right
Tra gli elettori con la più alta propensione al voto

46%
Dei consensi democratici viene dalla Loyal Left
Tra gli elettori con la più alta propensione al voto

Intenzioni di voto per il Congresso
Democratici +6

51

45

DemocraticiRepubblicani

Fonte
Echelon Insights, «2026 Political Tribes»; sondaggio su 1.003 probabili elettori condotto dal 18 al 22 giugno 2026; analisi di Patrick Ruffini. I confronti annuali si riferiscono all'edizione 2025 dello studio.

I "quadranti" ideologici, la seconda lente dello studio, confermano la tendenza: il gruppo liberal, a sinistra sia sull'economia sia sui temi culturali, è passato in un anno dal 43 al 47 per cento. Lo stesso vale per il test sulla democrazia multipartitica, con cui Echelon chiede dal 2019 agli americani quale partito sceglierebbero se il sistema ne offrisse cinque: il Labor Party, partito ipotetico che promette sanità universale e tasse sui ricchi, è salito dal 31 al 34 per cento, il livello più alto mai registrato.

Il dato più netto riguarda l'immigrazione. Alla domanda se l'immigrazione irregolare vada affrontata rendendo più facile immigrare legalmente o rafforzando la sicurezza al confine, gli americani sceglievano la seconda opzione con un margine di 14 punti nel 2021, salito a 36 nel 2024; oggi quel margine è sceso a 6 punti. Ruffini, in un'analisi pubblicata nella sua newsletter, lo considera la prova principale dell'opinione pubblica "termostatica", cioè della tendenza degli elettori a percepire come eccessive le politiche del partito al governo e a spostarsi nella direzione opposta, anche se secondo lui può pesare il successo del presidente Donald Trump nel chiudere il confine. In entrambe le letture, scrive, i repubblicani hanno perso l'immigrazione come tema capace di portare i loro elettori alle urne.

Anche il Nationalist Party, il partito ipotetico del test multipartitico che fa del contrasto all'immigrazione irregolare la sua prima bandiera, è sceso dal 30 per cento del giugno 2024 al 20 di oggi. Il quadrante populista, che unisce posizioni di sinistra sull'economia e di destra sui temi sociali, è calato per la prima volta da quando la serie esiste, dal 22 al 18 per cento in un anno.

Sui temi economici la sinistra è in vantaggio in otto domande su nove. Il 66 per cento degli intervistati vuole alzare le tasse sui redditi sopra i 250.000 dollari, il 62 per cento ritiene che garantire a tutti una copertura sanitaria spetti al governo federale, il 57 per cento porterebbe il salario minimo federale a 20 dollari l'ora e una quota analoga pensa che le regole sulle imprese servano a proteggere l'interesse pubblico. La destra prevale solo sulla convinzione che con il duro lavoro si riesca ad andare avanti, ma anche lì il margine si è ridotto da 19 punti nel 2021 a 5 oggi.

Il conservatorismo economico si è stabilizzato dopo il forte calo dell'anno scorso, ma resta ai minimi degli ultimi anni. Durante l'amministrazione Biden questo orientamento non aveva aiutato i democratici, che gli elettori ritenevano responsabili dell'andamento dell'economia. Ora che alla Casa Bianca ci sono i repubblicani, scrive Ruffini, sono i democratici a poterne approfittare: lo spostamento alimenta l'ascesa dei candidati socialisti che corrono nelle primarie democratiche.

In vista di novembre tre tribù si stanno spostando verso i democratici con margini a due cifre. La Moderate Right, i conservatori moderati che si fidano degli esperti, sostengono il libero scambio, approvano il matrimonio gay e riconoscono che le donne incontrano ancora ostacoli, aveva votato Trump con 75 punti di margine nel 2024 e oggi dà ai repubblicani un vantaggio di 57 punti nelle intenzioni di voto per il Congresso, 18 in meno. I New Republican Populists, che lo studio riassume nella formula "Medicare for all, abortions for none" (sanità pubblica per tutti, aborto per nessuno), si sono spostati di 14 punti. La Young and Disillusioned, tribù giovane e in prevalenza femminile, la più anti-establishment tra quelle che nel 2024 votarono per Kamala Harris, è passata da un margine democratico di 32 punti a uno di 51.

La disponibilità a votare premia però i due poli: nella Loyal Left l'86 per cento si dice quasi certo di andare alle urne e il 75 per cento si dichiara molto motivato, mentre la Loyal Right è al 79 e al 63 per cento. La Moderate Right combina invece una probabilità di voto del 66 per cento con una motivazione del 42: un divario di 24 punti, il più ampio tra le otto tribù, con una motivazione di 31 punti più bassa di quella degli Electability Democrats, il gruppo speculare sul fronte democratico. Lo studio parla di "Demotivated Middle", un centro demotivato: anche i New Republican Populists e la Young and Disillusioned, le altre due tribù in movimento, dichiarano una probabilità di voto tra le più basse (51 e 53 per cento).

Per Ruffini i repubblicani arrivano alle elezioni di metà mandato con il compito di rimotivare e riconquistare i conservatori lontani dal mondo MAGA, perché tra chi va davvero a votare le tribù fedeli pesano più del loro peso demografico: tra gli elettori con la più alta propensione al voto, il 55 per cento dei consensi repubblicani arriva dalla Loyal Right e il 46 per cento di quelli democratici dalla Loyal Left. Nel complesso, le intenzioni di voto per il Congresso danno i democratici avanti di sei punti, 51 a 45.

Su un punto le otto tribù si somigliano: il costo della vita è il primo problema del paese per sette gruppi su otto, con un picco del 46 per cento tra i giovani della Young and Disillusioned. L'eccezione è la Loyal Left, che al primo posto mette la corruzione politica, indicata dal 30 per cento, davanti al costo della vita e allo stato della democrazia.


Una socialista Dem prova a vincere in Wisconsin, uno Stato in bilico


Francesca Hong vuole dimostrare che una socialista-democratica può vincere anche in uno Stato in bilico. La deputata statale democratica del Wisconsin, 37 anni, figlia di immigrati coreani ed ex ristoratrice, è tra i candidati di punta alle primarie per la nomination a governatore, in uno Stato che il presidente Trump ha vinto nel 2024. Se arrivasse fino in fondo sarebbe la prima governatrice socialista-democratica nella storia degli Stati Uniti. Un reportage del New York Times racconta la sua campagna come il test più rischioso per un movimento in piena crescita.

In questo ciclo elettorale gli elettori progressisti, furiosi con una dirigenza democratica che considerano vecchia, tiepida e legata agli interessi delle grandi aziende, hanno fatto cadere diversi parlamentari uscenti nelle primarie. Candidati che si definiscono socialisti hanno vinto le primarie per la Camera a New York, Denver e Filadelfia e il termine, da cui i politici americani un tempo prendevano le distanze, è diventato popolare a sinistra. Hong viene spesso paragonata a Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. C'è però una differenza sostanziale: Mamdani ha vinto in una città molto liberale, mentre Hong deve convincere operai, allevatori e coltivatori di mirtilli rossi in zone conservatrici, dove sta portando la sua campagna.

Una parte dei democratici teme che la sua candidatura regali l'elezione ai repubblicani. Sono convinti che gli avversari useranno le sue dichiarazioni più controverse, compresi vecchi post sui social in cui chiedeva di abolire la polizia, e che gli elettori moderati e conservatori del Wisconsin respingeranno in massa una socialista, compromettendo anche il tentativo democratico di conquistare il parlamento statale. "Questo non è l'anno per mettere alla prova una socialista democratica. Questo non è New York", ha detto al New York Times Joe Wineke, ex presidente del partito nello Stato. Anche i repubblicani sperano di sfidarla: per il presidente del partito in Wisconsin, Brian Schimming, "in entrambi i partiti direbbero che è il nostro scenario migliore".

Hong ha lasciato il college per lavorare nei ristoranti di Madison, passando da lavapiatti a chef, e nel 2016 ha aperto un suo locale, chiuso nel 2024 per difficoltà economiche. Continua a lavorare come cuoca e barista anche durante la campagna. A maggio è stata citata in giudizio per quasi 30.000 dollari di debiti sulla carta di credito, che ha poi saldato, e ha risposto dicendosi "delusa che il debito venga dipinto come una colpa morale, soprattutto quando le persone non possono permettersi le basi della vita quotidiana". Le sue origini operaie sono al centro di una candidatura che presenta come una lotta tra gli americani comuni e le élite del denaro. Il suo messaggio e la sua abilità online le hanno dato presa sui giovani, anche se si aspetta di risultare indietro rispetto ai rivali nei bilanci di raccolta fondi in uscita a luglio.

La sua carta migliore con gli elettori repubblicani è l'opposizione ai data center che alimentano il boom dell'intelligenza artificiale e che molti residenti accusano di divorare terra, acqua, elettricità e sgravi fiscali senza dare quasi nulla in cambio. Secondo un sondaggio di febbraio della Marquette Law School, un istituto universitario del Wisconsin, per il 70% dei residenti dello Stato i costi dei data center superano i benefici e lo pensa anche il 55% dei repubblicani. Hong è stata l'unica candidata democratica a sostenere una moratoria di un anno sulle nuove costruzioni, un piano che chiama "Control-Alt-Delete". "È un modo per iniziare a parlare di avidità e controllo delle grandi aziende", ha detto in un'intervista. "Il Wisconsin non è in vendita a Big Tech". A Wisconsin Rapids, dove un progetto di data center da 89 ettari sul sito di una cartiera chiusa ha mobilitato i residenti, anche elettori repubblicani parlano di votare per lei.

Il malcontento economico nello Stato va oltre i data center. A marzo il 56% degli intervistati da Marquette disapprovava l'operato del presidente e una maggioranza relativa riteneva che i dazi stessero danneggiando l'economia e gli agricoltori. Gli alleati di Hong citano la disuguaglianza dei redditi in crescita, i prezzi delle case aumentati bruscamente dal 2020 e i costi ospedalieri tra i più alti del paese. L'economia del Wisconsin va ancora bene per alcuni indicatori, con una disoccupazione sotto la media nazionale, ma più di un terzo degli abitanti indica il costo della vita come il problema principale, ha detto al New York Times Jason Stein, presidente del centro studi indipendente Wisconsin Policy Forum, secondo cui ci sono segnali che gli elettori siano pronti a uno spostamento a sinistra.

La nomination però non è affatto scontata. I democratici si presentano in sei per la successione al governatore uscente Tony Evers, che si ritira, e tra i favoriti ci sono l'ex vice-governatore Mandela Barnes, sconfitto nella corsa al Senato del 2022, la vice-governatrice in carica Sara Rodriguez e la senatrice statale Kelda Roys. Barnes e Rodriguez sostengono di avere idee altrettanto trasformative per i lavoratori, ma di essere più eleggibili di Hong: "Vogliono qualcuno che alla fine vinca", ha detto Rodriguez. Sul tema dei data center Barnes ha finito per chiedere anche lui una pausa in attesa di regole, mentre Rodriguez propone più regolamentazione senza moratoria. Il probabile candidato repubblicano è il deputato Tom Tiffany.

Il Wisconsin ha una tradizione socialista antica: alla fine dell'Ottocento Milwaukee elesse una serie di sindaci socialisti detti "delle fogne", per la loro attenzione alle opere pubbliche come i sistemi fognari. Negli ultimi decenni lo Stato ha oscillato tra conservatori duri come il senatore Ron Johnson e l'ex governatore Scott Walker e liberali convinti come la senatrice Tammy Baldwin. Hong sostiene di avere più cose in comune con gli elettori operai di Trump che con l'establishment democratico: "Ho il vantaggio di non essere una politica di carriera".


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RoguePlanet (CVE-2026-50656): la race condition in Microsoft Defender che regala privilegi SYSTEM
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RoguePlanet (CVE-2026-50656): la race condition in Microsoft Defender che regala privilegi SYSTEM


Il 9 luglio 2026 Microsoft ha rilasciato la correzione per RoguePlanet, una vulnerabilità zero-day nel Malware Protection Engine di Microsoft Defender che permetteva a un attaccante con accesso locale di ottenere privilegi SYSTEM su qualsiasi macchina Windows 10 o Windows 11 completamente aggiornata. Il dettaglio che rende questo bug particolarmente istruttivo per chi amministra flotte Windows non è tanto la gravità – con un CVSS 4.0 di 7.8 non è la falla più critica dell’anno – quanto il fatto che a essere vulnerabile sia proprio il componente che dovrebbe proteggere il sistema, e che il proof-of-concept pubblico funzioni indipendentemente dallo stato della protezione in tempo reale.

Cos’è RoguePlanet (CVE-2026-50656)


RoguePlanet è tracciata come CVE-2026-50656 ed è una vulnerabilità di elevazione dei privilegi locale nel Microsoft Malware Protection Engine, il motore di scansione condiviso da Defender e da altri prodotti Microsoft di sicurezza. La causa tecnica è una improper link resolution before file access, in pratica una race condition simile alle classiche TOCTOU (time-of-check to time-of-use): il motore di scansione risolve un percorso o un link simbolico/junction in un momento diverso da quello in cui accede effettivamente al file, e questa finestra temporale può essere sfruttata per far operare il processo, che gira con privilegi SYSTEM, su un file diverso da quello previsto.

Il ricercatore che ha scoperto e divulgato pubblicamente il bug, noto con lo pseudonimo Chaotic Eclipse (in alcune fonti riportato come Nightmare-Eclipse), ha pubblicato dettagli tecnici e codice exploit già a giugno 2026, prima che Microsoft rilasciasse una patch, nel contesto di una disputa pubblica con l’azienda sulle tempistiche di risposta alle segnalazioni di vulnerabilità. Questo ha reso RoguePlanet una vulnerabilità “N-day pubblica” per diverse settimane, con Microsoft che ha classificato lo sfruttamento come “Exploitation More Likely” sul proprio Exploitability Index.

Perché disattivare Defender non è una mitigazione valida


Un dettaglio operativo importante per chi ha dovuto gestire l’incidente: il proof-of-concept pubblicato funziona indipendentemente dal fatto che la protezione in tempo reale sia attiva o meno. Questo significa che la contromisura “tampone” spesso adottata in scenari di zero-day – disattivare temporaneamente il modulo vulnerabile finché non arriva la patch – non era efficace in questo caso, perché il motore di scansione resta comunque presente e invocabile sul sistema anche a protezione realtime disattivata.

Come funziona l’attacco in pratica


RoguePlanet è un exploit post-compromise: non è una falla che consente l’accesso iniziale a un sistema, ma serve ad ampliare i privilegi una volta che l’attaccante ha già ottenuto un punto d’appoggio, ad esempio tramite credenziali rubate, malware, phishing o un’altra vulnerabilità. Lo schema tipico è:

  • L’attaccante ottiene accesso come utente standard (senza privilegi amministrativi) su un endpoint Windows.
  • Sfrutta la race condition nel Malware Protection Engine per far scrivere, sostituire o manipolare un file in un percorso controllato dall’attaccante mentre il motore opera con privilegi SYSTEM.
  • Ottiene l’esecuzione di codice arbitrario con privilegi SYSTEM, uscendo di fatto dal sandbox dei permessi utente.
  • Da lì può disabilitare protezioni, esfiltrare dati, installare impianti persistenti o muoversi lateralmente nella rete.

È lo schema classico che trasforma una compromissione limitata (un singolo account utente) in una compromissione totale della macchina, ed è per questo che le vulnerabilità di questo tipo vengono trattate con priorità alta anche quando il CVSS non è altissimo: il vettore di attacco (locale, bassa complessità, nessuna interazione utente richiesta) le rende un tassello estremamente efficiente nelle catene di attacco moderne, specie quelle assistite da AI dove le fasi di privilege escalation e lateral movement vengono automatizzate.

Cosa fare subito


La buona notizia è che la correzione è già disponibile e, trattandosi di un aggiornamento del motore antimalware, viene distribuita automaticamente tramite gli aggiornamenti regolari delle definizioni, senza richiedere un intervento manuale sugli endpoint. La versione corretta del Malware Protection Engine è la 1.1.26060.3008 o successiva. Ecco però una checklist di verifica utile in ambienti gestiti:

# Verifica la versione del Malware Protection Engine su un endpoint Windows
Get-MpComputerStatus | Select-Object AMEngineVersion, AMProductVersion, AntivirusSignatureLastUpdated

# Forza un aggiornamento immediato delle definizioni e del motore
Update-MpSignature -UpdateSource MicrosoftUpdateServer

# In ambienti con Configuration Manager / WSUS, verifica la data
# dell'ultimo aggiornamento delle definizioni su tutta la flotta
Get-MpComputerStatus | Select-Object ComputerID, AMEngineVersion |
    Export-Csv -Path C:\Reports\defender-engine-status.csv -NoTypeInformation

Se gestisci endpoint tramite Microsoft Defender for Endpoint, puoi verificare la copertura a livello di flotta dal portale Security, sezione Reports > Microsoft Defender Antivirus, filtrando per versione del motore. In ambienti air-gapped o con aggiornamenti WSUS ritardati, questo è il momento di controllare che la cadenza di distribuzione delle definizioni non stia introducendo un ritardo superiore a qualche giorno rispetto al rilascio Microsoft.

Indicatori di compromissione da monitorare


Per chi sospetta un possibile sfruttamento avvenuto prima della patch, Microsoft e i ricercatori indipendenti suggeriscono di dare priorità ai seguenti segnali in fase di threat hunting:

  • Processi SYSTEM anomali generati da MsMpEng.exe o da altri componenti del Malware Protection Engine, specialmente se seguiti dall’avvio di una shell (cmd.exe, powershell.exe).
  • Modifiche non pianificate alle impostazioni o ai servizi di Microsoft Defender, incluse disattivazioni temporanee della protezione in tempo reale non riconducibili a policy note.
  • Creazione di attività pianificate (scheduled task) sospette nella stessa finestra temporale di scansioni antimalware.
  • Nuovi meccanismi di persistenza (servizi, chiavi di avvio, WMI event subscription) creati con privilegi SYSTEM da processi non abituali.

Al di là del singolo CVE, RoguePlanet è un buon promemoria di un principio generale di hardening: restringere i privilegi standard degli utenti, limitare l’esecuzione di codice non autorizzato tramite AppLocker o Windows Defender Application Control, e mantenere una cadenza di patching aggressiva restano le difese più efficaci contro l’intera classe di vulnerabilità di elevazione dei privilegi, indipendentemente dal componente specifico coinvolto.

Conclusione


RoguePlanet dimostra ancora una volta che anche i componenti di sicurezza non sono immuni da vulnerabilità e possono, paradossalmente, diventare essi stessi superficie d’attacco. Per i sistemisti la buona notizia è che la correzione è già in distribuzione automatica: il compito principale è verificare che la propria flotta stia effettivamente ricevendo gli aggiornamenti del motore in tempi ragionevoli e, per gli ambienti a rischio più elevato, effettuare una verifica retrospettiva degli indicatori di compromissione descritti sopra.

Fonte: Petri IT Knowledgebase – Microsoft Patches Zero-Day RoguePlanet Defender Flaw


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Passkey come default in Microsoft Entra ID: guida alla migrazione da SMS e voce entro il 2027
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Passkey come default in Microsoft Entra ID: guida alla migrazione da SMS e voce entro il 2027


Il 13 luglio 2026 Microsoft ha annunciato un cambiamento che riguarda praticamente ogni amministratore Entra ID: a partire da settembre, le passkey diventeranno il metodo di autenticazione predefinito per i nuovi accessi, mentre SMS e voce – i metodi di verifica più diffusi negli ultimi quindici anni – verranno progressivamente dismessi come servizio nativo, con ritiro definitivo fissato per il 1 febbraio 2027. Non è un annuncio isolato: è la formalizzazione di una traiettoria che Microsoft persegue da tempo, ma con date precise che ogni tenant dovrà rispettare, volenti o nolenti.

Perché Microsoft accelera proprio ora


La motivazione dichiarata da Microsoft nel post ufficiale sul Security Blog non è generica. Il Microsoft Threat Intelligence ha osservato campagne di phishing assistite da AI con tassi di click-through fino al 54%, contro il circa 12% delle campagne tradizionali. A questo si aggiunge la crescente accessibilità di tecniche come il SIM swapping e il bypass dell’autenticazione multifattore, che rendono SMS e voce – entrambi basati su segreti condivisi trasmessi su canali intercettabili – sempre meno affidabili come secondo fattore. Le passkey, basate su crittografia a chiave pubblica anziché su segreti condivisi, sono phishing-resistant per costruzione: non esiste un codice da rubare o da far digitare su un sito civetta, perché la chiave privata non lascia mai il dispositivo dell’utente.

Cosa cambia concretamente: la timeline


Per pianificare la migrazione senza sorprese, questi sono i passaggi principali comunicati da Microsoft:

  • 1 settembre 2026 – Tutti gli utenti già abilitati per SMS o voce vengono automaticamente iscritti e sollecitati a registrare una passkey al successivo accesso con autenticazione multifattore.
  • 18 settembre 2026 – Microsoft pubblica i dettagli su provider di telecomunicazioni supportati, prezzi e condizioni commerciali per chi deve continuare a usare SMS/voce tramite terze parti.
  • 30 ottobre 2026 – Gli amministratori possono selezionare e configurare un provider telecom di terze parti tramite il Microsoft Security Store.
  • 1 febbraio 2027 – Microsoft ritira il servizio nativo di autenticazione SMS e voce in Entra ID. Da questa data, chi non ha configurato un provider terzo o una passkey dovrà necessariamente registrarne una prima di poter accedere: non è previsto alcun opt-out.

Il punto da evidenziare per chi pianifica: l’auto-enrollment parte a settembre, ma la scadenza reale – quella che rompe l’accesso per chi non si è mosso – è a febbraio 2027. Sono circa sette mesi di finestra, che possono sembrare tanti ma si riducono rapidamente se il tenant ha migliaia di utenti, dispositivi eterogenei o processi di change management lenti.

Quali tipi di passkey supporta Entra ID


Entra ID distingue due famiglie di passkey, ed è una distinzione operativa rilevante per la policy da adottare:

  • Passkey sincronizzate (synced): memorizzate in un gestore di credenziali a livello di piattaforma e sincronizzate tra i dispositivi dell’utente, ad esempio tramite iCloud Keychain o Google Password Manager. Comode per utenti finali, ma con un livello di attestazione hardware inferiore.
  • Passkey vincolate al dispositivo (device-bound): legate a un singolo dispositivo o chiave fisica, ad esempio le passkey di Microsoft Authenticator, le Entra passkey su Windows (basate su Windows Hello for Business) e le chiavi di sicurezza FIDO2 hardware. Offrono garanzie di attestazione più solide, adatte a account amministrativi o a scenari con requisiti di compliance stringenti.

Le passkey FIDO2 sono disponibili in tutte le edizioni di Entra ID, inclusa quella Free, senza licenze aggiuntive: un dettaglio non scontato che elimina l’alibi del costo per rimandare l’adozione.

Come prepararsi: guida pratica per amministratori

1. Mappa chi usa ancora SMS o voce


Il primo passo è puramente ricognitivo: individuare quali utenti o gruppi sono ancora configurati su SMS o voce come metodo di autenticazione. Con Microsoft Graph PowerShell:

# Connessione a Microsoft Graph con i permessi necessari
Connect-MgGraph -Scopes "UserAuthenticationMethod.Read.All","Policy.Read.All"

# Elenca gli utenti con metodo di autenticazione telefonico configurato
$users = Get-MgUser -All -Property Id, DisplayName, UserPrincipalName
foreach ($u in $users) {
    $methods = Get-MgUserAuthenticationPhoneMethod -UserId $u.Id -ErrorAction SilentlyContinue
    if ($methods) {
        [PSCustomObject]@{
            User  = $u.UserPrincipalName
            Phone = ($methods.PhoneNumber -join ", ")
        }
    }
}

2. Configura i passkey profile


Da qualche mese Entra ID supporta i passkey profile, che permettono configurazioni granulari per gruppo anziché un’unica impostazione a livello di tenant: puoi definire requisiti di attestazione, tipo di passkey ammesso (device-bound vs synced) e restrizioni per AAGUID (l’identificativo del modello di authenticator) differenziando, ad esempio, gli amministratori – per cui puoi imporre solo chiavi FIDO2 hardware con attestazione verificata – dal resto del personale, per cui le passkey sincronizzate sono sufficienti. La configurazione si effettua da Entra admin center > Protection > Authentication methods > Passkey (FIDO2), oppure via Graph API sull’endpoint /policies/authenticationMethodsPolicy/authenticationMethodConfigurations/Fido2.

3. Attiva una registration campaign


Per portare gli utenti alla registrazione senza dover organizzare sessioni di onboarding manuali, Entra ID offre le registration campaign: durante un normale accesso MFA, l’utente viene invitato a registrare una passkey in modo contestuale. Si abilitano da Authentication methods > Registration campaign, specificando quale metodo promuovere (in questo caso, passkey) e per quali gruppi.

4. Valuta l’enforcement con Conditional Access


Per i ruoli più sensibili, non basta rendere le passkey disponibili: conviene richiederle esplicitamente. Le authentication strength policy di Conditional Access permettono di imporre l’uso di metodi phishing-resistant (passkey, FIDO2, Windows Hello for Business) per l’accesso a risorse critiche, indipendentemente dal fatto che l’utente abbia ancora SMS configurato come fallback.

5. Se devi mantenere SMS o voce per obblighi regolatori


Non tutti i contesti possono abbandonare SMS/voce immediatamente per vincoli normativi o tecnici (ad esempio utenti privi di smartphone aziendale). In questo caso, il percorso è: documentare i segmenti di utenti interessati, attendere l’apertura del catalogo provider il 18 settembre, configurare un provider supportato tramite il Microsoft Security Store dal 30 ottobre, e testare la configurazione su un gruppo pilota prima del rollout esteso.

Conclusione


La transizione a passkey-by-default non è una feature opzionale da valutare con calma: ha una data di rottura precisa, il 1 febbraio 2027, dopo la quale gli utenti ancora legati a SMS o voce senza un provider terzo configurato saranno bloccati in accesso finché non registrano una passkey. Per i team IT il consiglio pratico è iniziare subito con la ricognizione degli utenti a rischio e l’attivazione di una registration campaign pilota, così da arrivare a settembre con un processo già collaudato invece di gestire l’auto-enrollment massivo come un’emergenza.

Fonte: Microsoft Security Blog – Microsoft Entra ID security updates: Passkeys are the default authentication method in Entra ID


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Abdul El-Sayed, il progressista che in Michigan corre contro entrambi i partiti


Sostenuto da Sanders, Ocasio-Cortez e dal sindacato dell'auto, l'ex direttore della sanità di Detroit sfida l'establishment Dem e la lobby filoisraeliana. Sarebbe il primo senatore musulmano

Abdul El-Sayed, 41 anni, ex direttore della sanità pubblica di Detroit, è in vantaggio di misura nella maggior parte dei sondaggi per le primarie democratiche del Senato in Michigan, in programma il 4 agosto. Quando è entrato in corsa nell'aprile del 2025 molti nello stato lo consideravano una comparsa: nel 2018 aveva perso le primarie per governatore con 22 punti di distacco. Un reportage di Time, che lo ha seguito per due giorni di campagna nella penisola superiore del Michigan, racconta come la sua corsa anti-establishment abbia sorpreso il partito, spinto fuori dalla gara la senatrice statale Mallory McMorrow e conquistato l'appoggio di Bernie Sanders, di Alexandria Ocasio-Cortez e della United Auto Workers, il principale sindacato dell'auto.

Al dibattito televisivo di Mackinac Island, il raduno primaverile dell'establishment politico dello stato, El-Sayed ha proposto una tassa del 7 per cento sul patrimonio dei miliardari, il Medicare for All, cioè un sistema sanitario pubblico universale, e un'applicazione più dura delle leggi antitrust contro le aziende che si accordano per alzare i prezzi. A un certo punto ha sfidato gli altri candidati ad alzare la mano se non avevano mai ricevuto un assegno da Blue Cross Blue Shield of Michigan, la più grande assicurazione sanitaria dello stato e sponsor del dibattito: è stato l'unico a farlo, tra le risate del pubblico. Accanto a lui c'era la deputata Haley Stevens, la candidata preferita di Chuck Schumer, il capogruppo democratico al Senato.

La corsa in Michigan è diventata un test della divisione tra i democratici sulla risposta al secondo mandato di Trump: una parte del partito sostiene che gli stati in bilico si vincono rassicurando gli elettori moderati, un'altra pensa che la prudenza sia diventata un ostacolo e che gli elettori vogliano candidati disposti a sfidare i poteri consolidati. Il seggio è cruciale, perché senza il Michigan la strada dei democratici per riconquistare il Senato si complica molto. L'ex presidente del partito democratico dello stato Lon Johnson, che appoggia Stevens, ha detto a Time che la base progressista del Michigan è consistente "ma non basta per vincere". El-Sayed risponde con la storia elettorale recente dello stato, che nel 2016 scelse Sanders alle primarie democratiche e poi votò per Trump, nel 2020 per Biden e nel 2024 di nuovo per Trump: per lui gli elettori non chiedono un centrismo calibrato ma qualcuno che scuota lo status quo. El-Sayed attribuisce parte della sua ascesa nei sondaggi anche alle proteste per la guerra con l'Iran, che a suo dire ha confermato il messaggio della campagna: i gruppi di interesse radicati distorcono la politica americana.

La linea di frattura principale della primaria è Israele. Stevens riceve un consistente sostegno finanziario dall'AIPAC, la principale lobby filoisraeliana americana, ed è favorevole a continuare la vendita di armi americane a Israele. El-Sayed dice che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza, un'accusa avanzata da diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani e respinta da Israele, dal governo americano e dagli altri paesi del G7. Il tema pesa in Michigan, lo stato con la più grande concentrazione di arabi e musulmani del paese: la rabbia delle comunità arabo-americane verso l'amministrazione Biden per la guerra a Gaza ha spaccato la coalizione democratica nel 2024, tra elettori rimasti a casa e altri passati a Trump. El-Sayed, che se eletto sarebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti, pensa che molti di quegli elettori si possano riconquistare se il partito fa i conti con ciò che li ha allontanati.

Martedì, nel primo dibattito dopo il ritiro di McMorrow, Stevens ha risposto agli attacchi sui suoi legami con la lobby filoisraeliana ricordando le sue critiche recenti a Benjamin Netanyahu. Poche ore prima il primo ministro israeliano, informato di quelle critiche dalla CNN, aveva detto che Stevens "sta probabilmente cercando di giustificare l'antisemitismo". Per El-Sayed quell'attacco era in realtà un favore politico: Netanyahu, ha detto, non la stava attaccando davvero, ma cercava di allontanare da lei l'immagine di sostenitrice convinta delle politiche israeliane.

Gli avversari considerano l'alleanza con Hasan Piker la sua più grande vulnerabilità. Piker è uno streamer di sinistra che trasmette su Twitch, una piattaforma di dirette video, e ha più di 8 milioni di follower sui social: è stato criticato per aver detto che "l'America si è meritata l'11 settembre" e che voterebbe "per Hamas invece che per Israele ogni singola volta". El-Sayed ha fatto campagna con lui nei campus universitari del Michigan, dove le loro dirette hanno contribuito alla sua ascesa. Ha rifiutato più volte di prenderne le distanze: a Time ha detto che l'establishment non capisce quanto siano impopolari quegli attacchi e che molti elettori vedono in lui "un democratico che non finge".

Figlio di immigrati egiziani cresciuto a Bloomfield Hills, un sobborgo benestante a nord di Detroit, El-Sayed ha una laurea in medicina alla Columbia e un dottorato in sanità pubblica a Oxford, dove ha studiato da borsista Rhodes. È stato direttore della sanità di Detroit mentre la città usciva dalla bancarotta e poi della contea di Wayne, dove ha contribuito a un programma che cancellerà centinaia di milioni di dollari di debiti sanitari. A convincerlo a candidarsi è stato un messaggio della deputata progressista Rashida Tlaib all'inizio del 2025, quando il senatore democratico del Michigan Gary Peters decise di non ricandidarsi: "Habibi, questa sembra tua", gli scrisse.

La vittoria di Zohran Mamdani a New York a novembre ha trasformato la sua campagna, perché ha reso credibile l'idea che si potesse vincere. Mamdani gli aveva chiesto consigli prima di lanciare la propria corsa, ma El-Sayed respinge il paragone: "Non sono un socialista", dice, anche se molte delle sue proposte coincidono con l'agenda dei suoi sostenitori socialisti-democratici. Più che sostituire il capitalismo, che considera un buon modo di allocare le risorse su scala piccola e locale, vuole limitare le concentrazioni di potere che secondo lui lo hanno distorto.

Il probabile candidato repubblicano, l'ex deputato Mike Rogers, lo attacca da più di un mese con video che lo definiscono estremista e disonesto, dedicando molta meno attenzione a Stevens: un segno che i repubblicani lo considerano l'avversario più plausibile a novembre. La portavoce del comitato repubblicano per il Senato ha detto che El-Sayed vuole esportare in Michigan il "corridoio comunista" di New York. Molti democratici temono che quel bagaglio politico sia facile da sfruttare, ma El-Sayed prevede di battere Rogers di 7 punti. Del suo stesso partito non pensa molto meglio: sui democratici che hanno abbandonato la richiesta di abolire l'ICE, l'agenzia federale che si occupa delle espulsioni degli immigrati, risponde che "molti democratici sono deboli e codardi". E di Schumer, che sostiene Stevens, dice che dopo la vittoria alle primarie dovranno incontrarsi, ma che per quell'incontro ha "molto poco interesse".


Le primarie in Michigan si vincono online


La primaria democratica per il Senato in Michigan, in programma il 4 agosto, è diventata la corsa più "online" degli Stati Uniti. I tre candidati, tutti millennial, passano gran parte del tempo a conquistare l'attenzione sui social più che a stringere mani per lo Stato. È la prova generale di un modo nuovo di fare campagna, basato su quella che gli americani chiamano "economia dell'attenzione": l'idea che vincere un'elezione significhi prima di tutto catturare lo sguardo del pubblico sul web. Lo racconta un reportage di Politico dalla Mackinac Island, dove i candidati si sono ritrovati per il primo dibattito televisivo statewide.

La posta in gioco va oltre il Michigan. Se a novembre i democratici perdessero il seggio contro il probabile candidato repubblicano Mike Rogers, riconquistare la maggioranza al Senato diventerebbe quasi impossibile, e i repubblicani lo sanno. Il Senate Leadership Fund, il super PAC vicino al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha già prenotato 45 milioni di dollari di spot per Rogers in autunno. Un super PAC è un comitato che può raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato, purché non coordinato direttamente con la sua campagna.

La primaria deciderà anche quale Partito Democratico uscirà dalle elezioni di medio termine, dopo la seconda sconfitta contro il presidente Donald Trump e con una base che chiede un cambiamento netto. Due dei tre candidati, l'ex funzionario della sanità pubblica Abdul El-Sayed e la senatrice statale Mallory McMorrow, hanno chiesto un ricambio nella leadership del partito. El-Sayed ha detto di essere l'unico candidato la cui vittoria non andrebbe bene a Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e McMorrow ha chiesto a Schumer di farsi da parte. La terza candidata, la deputata Haley Stevens, ha invece l'endorsement di Schumer e il sostegno dell'establishment democratico del Michigan. I tre si dividono anche su come limitare l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, e sulla sanità: El-Sayed sostiene il "Medicare for All", un sistema sanitario pubblico universale, mentre McMorrow e Stevens preferiscono l'opzione pubblica, cioè un'assicurazione statale che affianca quelle private senza sostituirle.

Una vittoria progressista in Michigan rafforzerebbe la pressione sui vertici del partito. Proprio questa settimana i candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico di New York Zohran Mamdani hanno vinto tre primarie in città, battendo tra gli altri il deputato Adriano Espaillat, presidente del gruppo dei deputati ispanici al Congresso, e infliggendo un colpo a Schumer e al leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. Un successo della sinistra anche in Michigan indicherebbe che l'ondata populista di sinistra, ribattezzata da alcuni "Tea Party democratico", può contare anche fuori dalla New York più progressista. Il tema pesa molto in Michigan, lo Stato con la più alta percentuale di elettori arabo-americani e con una base sempre più critica verso Israele.

El-Sayed e McMorrow dedicano gran parte della campagna all'economia dell'attenzione, un approccio che secondo molti definirà il futuro delle campagne elettorali americane. Nel 2024 Trump, da sempre abile nel catturare l'attenzione, ha vinto anche grazie alla scelta di puntare sui nuovi media e sui creatori di contenuti su YouTube e Twitch, le piattaforme seguite dai giovani uomini. Sull'altro fronte Mamdani è passato da sconosciuto a sindaco della più grande città americana sfornando video di strada molto cliccati, una tattica adottata anche da El-Sayed.

I numeri dei follower raccontano due strategie opposte. Su X El-Sayed ha circa 136.700 follower, McMorrow oltre 226.500, mentre Stevens ne ha meno di 30.000. La campagna di Stevens accusa gli avversari di puntare troppo sui commenti dei social invece che sulle urne. Per ora la scommessa premia El-Sayed, l'unico dei tre ad aver già corso a livello statale, nel 2018 contro la governatrice Gretchen Whitmer: i sondaggi lo danno primo, con Stevens seconda e McMorrow terza a distanza.

La svolta per El-Sayed è arrivata in aprile, quando ha fatto campagna insieme a Hasan Piker, popolare streamer di estrema sinistra con milioni di follower. Dopo che McMorrow lo aveva criticato per le sue parole sull'11 settembre, i consensi di El-Sayed hanno iniziato a salire. Piker ha detto a Politico che quella mossa è stata "probabilmente l'errore di tutta questa campagna". Lo streamer è una figura controversa anche tra i democratici: ha detto una volta che "l'America si è meritata l'11 settembre", salvo poi scusarsi, e ha condannato la risposta israeliana a Gaza in termini che alcuni hanno definito antisemiti, accusa che lui respinge dicendo di criticare il governo israeliano e non l'identità ebraica. McMorrow ha paragonato Piker a Nick Fuentes, personaggio dichiaratamente di estrema destra e antisemita.

El-Sayed è cresciuto dentro l'economia dell'attenzione. Ha lavorato per Crooked Media, la società di podcast fondata da ex collaboratori di Barack Obama, è stato collaboratore della CNN e ha poi creato una propria casa di produzione per il suo podcast. Dopo la sconfitta del 2024 ha cambiato registro, passando dal professore universitario di Oxford che parlava di "capitalismo razziale" al personaggio in versione "bro": mostra i muscoli, si fa riprendere mentre fa sci nautico e ciclismo e si avvolge nella bandiera americana. Una delle sue frasi più note è la rilettura della celebre battuta di Michelle Obama: "Quando loro vanno in basso, noi non andiamo in alto, li trasciniamo nel fango e li soffochiamo". Il suo patrimonio è salito fino a 1,66 milioni di dollari, ma ha rinviato la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale a dopo la primaria.

McMorrow ha invece costruito la sua notorietà sui social prima ancora di entrare in politica. Era diventata un volto nazionale nel 2022 con un discorso virale in cui replicava alle accuse infondate dei repubblicani che la definivano una "groomer", termine con cui i conservatori indicano chi adesca minori. In passato ha lavorato come direttrice creativa per Gawker, sito di gossip oggi chiuso, e come designer per la Mattel sulle automobiline Hot Wheels. I suoi video continuano a funzionare: uno sulla pubblicità del canale sportivo NFL RedZone ha raccolto quasi due milioni di visualizzazioni, un altro sui prezzi personalizzati in base ai dati degli utenti quasi sei milioni. Un gruppo esterno a lei vicino, Yes MI Action Committee, ha previsto di spendere almeno sette milioni di dollari per sostenerla. La sua dimestichezza con il web le si è però ritorta contro: la CNN ha riportato vecchi tweet cancellati in cui criticava il Michigan e l'America profonda, tra cui uno in cui si lamentava del clima dello Stato. Stevens ha subito attaccato, accusandola di parlare male dei cittadini che aspira a rappresentare.

Stevens ha scelto la strada opposta e resta volutamente fuori dalla gara per l'attenzione. Ha un percorso politico tradizionale: è stata la prima parlamentare millennial del Michigan al Congresso e ha conquistato un collegio storicamente repubblicano. I suoi video non diventano virali e quando lo fanno è di solito per immagini che la mettono in difficoltà, come quando è stata contestata alla convention del partito statale in aprile per la sua posizione su Israele e sull'AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Nelle ultime settimane l'establishment del Michigan si è compattato attorno a lei, forse per timore di una vittoria di El-Sayed: oltre all'appoggio di Schumer, ha incassato l'endorsement dell'ex senatrice Debbie Stabenow e una foto con la senatrice Elissa Slotkin, che però resta neutrale. Anche il braccio elettorale dei repubblicani al Senato la prende di mira con video che la ritraggono in modo goffo.

Il tema di Israele e dell'AIPAC attraversa l'intera campagna. Secondo il consulente democratico Rob Flaherty, ex vice della campagna di Kamala Harris nel 2024, in Michigan si è creata una "tempesta perfetta": due candidati molto online, uno podcaster e l'altra abile creatrice di contenuti, una candidata più tradizionale come Stevens e un dibattito acceso sull'AIPAC, in una corsa che riguarda l'identità stessa del partito. Al dibattito McMorrow ha cercato una via di mezzo, dicendo che "le persone non possono permettersi di aspettare una rivoluzione che potrebbe non arrivare mai", mentre El-Sayed ha replicato che "la rivoluzione di sicuro non arriverà se non lottiamo per ottenerla". Il momento più discusso è stato il silenzio di Stevens su una domanda sui contributi dell'AIPAC: secondo il New York Times ha parlato per 160 parole senza mai rispondere.


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La Francia ha finalmente una buona legge sul fine vita perché ha ascoltato i cittadini.

L'ha fatto partendo dalla proposta di un'assemblea di cittadini estratti a sorte. Il Governo Meloni invece ha calato dall'alto una proposta incostituzionale, che cancellerebbe i diritti strappati con le disobbedienze civili, e che resta bloccata in Parlamento.

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Per anni, chi studia o lavora lontano da casa è stato costretto a scegliere tra tornare nel proprio comune, sostenendo costi e spostamenti, oppure rinunciare a votare.
Per questo l’approvazione alla Camera dell’emendamento sul voto fuorisede è un risultato importante per una battaglia che Volt sostiene da tempo, anche aderendo alla campagna “Voto dove Vivo”.

Ma un diritto fondamentale dovrebbe essere semplice da esercitare: la soluzione approvata resta invece legata a requisiti stringenti e a una procedura preventiva poco flessibile; inoltre, nelle elezioni, collega il voto al territorio di domicilio anziché permettere di scegliere i rappresentanti della propria circoscrizione di residenza.

È comunque un passo avanti che va riconosciuto. Ma non ci fermiamo qui: continueremo a batterci per un sistema davvero semplice, accessibile e capace di garantire a chiunque la possibilità di partecipare.

Perché votare non può essere un privilegio per chi può permettersi un viaggio, né una corsa a ostacoli burocratica. Il diritto di voto deve essere davvero accessibile, ovunque si viva!

#VotoFuorisede #DirittoDiVoto #Democrazia #Partecipazione #Diritti #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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La fissazione di Trump per la bellezza maschile allarmava i suoi collaboratori


La giornalista Maggie Haberman ha detto al podcast "Talk Easy" che il presidente è diventato più esplicito nel secondo mandato e che il sindaco di New York Zohran Mamdani rientra nel suo tipo

Maggie Haberman, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca e tra le giornaliste che seguono Donald Trump da più tempo, ha detto in un'intervista pubblicata domenica dal podcast "Talk Easy" che il presidente ha "una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile". La sua predilezione per gli uomini attraenti e per la mascolinità classica è nota da tempo, ma nel primo mandato, ha raccontato la giornalista, aveva allarmato molte persone della sua amministrazione.

Il conduttore Sam Fragoso le ha chiesto direttamente se l'interesse del presidente per l'aspetto degli uomini vada oltre la semplice ammirazione. Fragoso ha ricordato che Trump ha descritto diversi uomini della sua amministrazione come "usciti direttamente dal casting", li ha definiti belli e affascinanti e ha elogiato le doti fisiche del golfista Arnold Palmer. Il conduttore ha poi chiesto con ironia se Trump "celebri il Pride dopo giugno", riferendosi al mese dell'orgoglio LGBT. "Non so se Donald Trump abbia mai celebrato il Pride, punto", ha risposto Haberman. "Ma di certo ha una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile."

Haberman ha detto che questa attenzione è cresciuta nel secondo mandato. "Era qualcosa che nel primo mandato aveva sorpreso molte persone della sua amministrazione e lui è diventato molto più esplicito. Di certo in campagna elettorale e adesso", ha aggiunto.

Fragoso ha chiesto in particolare dell'apparente infatuazione del presidente per Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. Trump lo ha invitato nello Studio Ovale, ma lo ha anche definito "un bastardo comunista duro e puro". "Parla molto anche dell'aspetto delle donne", ha risposto Haberman. "Ma sì, Mamdani è generalmente considerato un uomo giovane e di bell'aspetto e penso che il presidente abbia un tipo su quel fronte".

Haberman ha appena pubblicato "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump", scritto con il collega del New York Times Jonathan Swan. Il libro racconta il primo anno del secondo mandato di Trump e le differenze tra l'amministrazione attuale e quella del primo mandato.

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Solidarietà a Hamma Hammami. Basta complicità con la repressione in Tunisia home.rifondazione.eu/2026/07/1… #Internazionale #Immigrazione

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Die schwarz-rote Koalition will nicht nur bei der Informationsfreiheit, sondern auch beim Datenschutz die Axt anlegen. Sie plant unter anderem pauschale Ausnahmen für kleine und mittelständische Unternehmen und will die Aufsicht zentralisieren. Kritik kommt von Datenschutzexpert:innen, Aufsichtsbehörden und Zivilgesellschaft.

netzpolitik.org/2026/reformpak…

in reply to netzpolitik.org

Erst mal verzweifele ich mal wieder an der CDU, weil dieses Vorschlagpapier nicht finden kann, wenn ich im Zug sitze und nur drei Minuten dafür übrig habe. Digitalisierung, nä? In der Sache halte ich als ehemaliger Datenschutzbeauftragter es für zutreffend, dass das in Deutschland für kleine Unternehmen viel zu bürokratisch ist. Das ist aber ein rein deutsches Problem 🇩🇪, andere Länder wenden genau dieselbe DSGVO mehr mit Blick auf die Verhältnismäßigkeit an ..1/2