Can’t believe I’m already going into my third year at the European Parliament!
My priorities are supporting European democracy, defence, and digital affairs.
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Can’t believe I’m already going into my third year at the European Parliament!
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🚨 New wave of spyware attacks in Serbia target the student movement, activists, and opposition parties 🚨
SHARE Foundation has confirmed that at least 14 people in Serbia were targeted with spyware since the beginning of 2026 – the largest documented wave of such surveillance in the country to date. The timing of these attacks is especially suspicious and coincides with local elections in the country held in March 2026.
Read more ➡️ edri.org/our-work/students-and…
SHARE Foundation has confirmed that at least 14 people in Serbia were targeted with advanced spyware since the beginning of 2026 – the largest documented wave of such surveillance in the country to date.EDRi (European Digital Rights (EDRi))
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Il sostegno all’Ucraina non è affatto lontano dal Paese reale. Anzi.
Secondo l’ultimo sondaggio SWG, oggi il 51% degli italiani è favorevole a continuare l’invio di armi a Kyiv. Un dato che smentisce una narrazione ripetuta per anni: quella di un’Italia ormai compatta per il disimpegno.
La questione, però, non è solo militare: è politica. Una pace vera e duratura non si costruisce premiando chi invade e costringendo chi è stato aggredito ad accettare qualsiasi condizione. Senza sicurezza, deterrenza e garanzie credibili, il rischio è soltanto rinviare la prossima guerra.
Ed è qui che l’Europa deve cambiare passo. Finché resteremo divisi tra 27 sistemi di difesa, 27 priorità nazionali e 27 veti, continueremo a dipendere dalle scelte altrui.
Per Volt dunque, sostenere l’Ucraina significa anche costruire un’Europa più forte e finalmente federale: con una vera difesa comune, capacità condivise, comando europeo, decisioni più rapide e fine dei veti nazionali.
Se vogliamo difendere davvero la pace e la sicurezza europee, dobbiamo mettere l’Europa nelle condizioni di proteggerle.
#Ucraina #Ukraine #Europa #Pace #DifesaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Quarantacinque deputati repubblicani hanno intenzione di saltare la convention di midterm voluta da Donald Trump, in programma il 9 e 10 settembre a Dallas. Il dato emerge da un sondaggio di Politico condotto tra oltre 70 esponenti repubblicani della Camera e conferma le difficoltà della prima Convention di midterm nella storia del partito, resa possibile da una modifica del regolamento del Republican National Committee. Trump l'aveva annunciata a fine giugno su Truth Social, promettendo "un evento davvero storico" per celebrare "la nostra Nazione, i nostri successi e il nostro futuro luminoso" insieme alla sua agenda "America First".
Un deputato repubblicano ha definito la Convention come "una perdita di tempo" e, parlando con Politico, ne ha descritto l'organizzazione come "un pasticcio". "A questo punto non dovresti dover mobilitare la tua base", ha aggiunto. "Dovresti cercare di convincere gli indipendenti. Gli indipendenti non partecipano e non guardano la Convention di midterm".
Trump chiuderà i lavori della Convention con un discorso il 10 settembre, nell'ambito della strategia dichiarata di trasformare le elezioni di novembre in un referendum su sé stesso. Resta però da capire quanti esponenti repubblicani impegnati nelle sfide più incerte vorranno farsi vedere al suo fianco. Tom Barrett, deputato del Michigan in corsa per la rielezione in un distretto in bilico, lo ha detto apertamente: "Non posso controllare cosa dirà il presidente alla Convention, ma posso controllare dove sono e cosa farò". Il suo stratega Jason Cabel Roe ha spiegato a Reuters che Barrett resterà nel distretto a fare campagna elettorale perché "è in una corsa difficile e i suoi elettori sono nel suo distretto".
Secondo Puck, il National Republican Congressional Committee, il comitato elettorale dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, chiede ai deputati almeno 25.000 dollari per partecipare alla Convention con un accompagnatore, mentre il pacchetto più costoso arriva fino a 100.000 dollari. "Non volevo andarci comunque", ha detto a Politico un secondo deputato. "Questo ha reso la decisione più facile". Tim Burchett, deputato del Tennessee, ha citato proprio il costo tra le ragioni per cui "non è sicuro" di partecipare.
Puck segnala anche un problema di immagine: la Convention si terrà due giorni prima di un anniversario molto scomodo, il venticinquesimo degli attentati dell'11 settembre. Intanto, secondo la testata, il Republican National Committee starebbe raccogliendo sponsorizzazioni da donatori aziendali attraverso un'organizzazione senza fini di lucro, una struttura che consentirebbe di non far comparire i nomi dei finanziatori nei normali rendiconti elettorali.
Un consulente repubblicano, parlando con Puck, ha definito senza mezzi termini la Convention uno "shit show": pochi eletti sarebbero, infatti, disposti a pagare quelle cifre e molti avrebbero già assunto altri impegni prima dell'arrivo degli inviti, spediti in ritardo. Un altro stratega ha detto che "nessuno capisce perché stiamo facendo una Convention di midterm", liquidandola come "un'altra occasione per spremere le aziende americane". In un anno senza elezioni presidenziali, infatti, il partito non ha alcun adempimento formale da svolgere durante una Convention.
Per alcuni repubblicani, l'evento rischia così di ridursi a poco più di una raccolta fondi per uno spettacolo politico incentrato su Trump. Anche Reuters ha raccolto tra i consulenti del partito l'idea che la Convention rappresenti solo una distrazione nel tratto finale della campagna elettorale. L'agenzia stampa ha inoltre riferito che il presidente di un partito statale ha restituito molti dei posti assegnati alla propria delegazione perché diversi membri non riuscivano a conciliare le date dell'evento con altri impegni, compreso l'inizio dell'anno scolastico.
Anche il programma resta in gran parte da definire. Il vicepresidente JD Vance parlerà il 9 settembre e Trump il giorno successivo, ma Reuters ha scritto che non è ancora chiaro quali candidati al Congresso interverranno. I consiglieri di tre candidati repubblicani in distretti contesi hanno detto di non sapere nemmeno se a loro verrà offerto uno spazio sul palco.
Reuters ha contattato i rappresentanti dei candidati repubblicani in 37 corse competitive per la Camera e otto per il Senato. Su 45 campagne, soltanto quella di Barrett ha fornito una risposta nel merito. Secondo alcuni strateghi sentiti da Reuters, mettere Trump al centro dell'evento rischia di richiamare l'attenzione su un presidente con un basso indice di gradimento, che ha più volte chiesto agli americani di sopportare i costi economici della guerra in Iran. Un sondaggio Reuters/Ipsos condotto tra il 21 e il 24 agosto attribuisce a Trump un tasso di approvazione del 33%; appena il 13% degli americani approva con convinzione il suo operato, una quota che tra i repubblicani si ferma al 35%.
La portavoce del Republican National Committee, Natalie Baldassarre, ha respinto queste letture sostenendo che "l'interesse e l'entusiasmo per partecipare, intervenire e parlare a questa Convention storica sono stati incredibili" e che l'evento "darà lo slancio necessario per allargare le nostre maggioranze a novembre".
Trump non sarà sulla scheda elettorale, ma in gioco c’è comunque il controllo repubblicano del Congresso e, con esso, la capacità del presidente di portare avanti la propria agenda negli ultimi due anni di mandato, evitando di trasformarsi anzitempo in un’“anatra zoppa”. La Convention, concepita per trasformare il voto di novembre in un referendum su Trump, rischia però di produrre l’effetto opposto: diventare l’evento dal quale i candidati repubblicani più esposti preferiscono tenersi alla larga, nel timore che un’eccessiva identificazione con il presidente possa costare loro cara alle urne.
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Matteo Salvini attacca Vannacci: no all’educazione militare nelle scuole.
Ma ha perso la memoria? Per anni è stato proprio Salvini a chiedere il ritorno della leva obbligatoria, anche per sei mesi.
Tranquillo, Matteo: ci pensiamo noi a rinfrescartela.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.
#Salvini #LevaMilitare #PoliticaItaliana #Scuola #Vannacci #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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✊🏽 Providing safe, secure and independent internet infrastructure is not a crime. EDRi stands in full solidarity with Autistici/Inventati @cavallette after the US government designated the Italian non-profit organisation as a "Specially Designated Global Terrorist."
This targeting of A/I is also an attack on fundamental rights, safe and secure communications, anti-authoritarian organising and the democratic integrity of the EU.
Our full statement ➡️ edri.org/our-work/edri-solidar…
The United States government has designated the Italian non-profit organisation Autistici/Inventati as a "Specially Designated Global Terrorist" for providing digital infrastructure. EDRi stands in full solidarity with A/I.EDRi (European Digital Rights (EDRi))
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GitSpawn weaknesses allow specially prepared project folders to execute local commands when AI coding agents perform routine Git checks. Several vendors have patched variants, but researchers say four tracked issues remained unresolved at disclosure.dark6 (Secure Bulletin)
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A newly disclosed WhatsApp flaw lets anyone answer a video call on a locked Android phone and, through the in-call background editor, browse the device's entire photo gallery with no PIN or fingerprint required.dark6 (Secure Bulletin)
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Dropbox says attackers compromised roughly 5,000 accounts by creating Lenovo IDs with victims’ email addresses and abusing a federated-login integration.dark6 (Secure Bulletin)
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Campaigns spanning the United States and Europe are combining adversary-in-the-middle phishing with legitimate remote-management software.dark6 (Secure Bulletin)
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A Silver Fox-linked campaign is distributing counterfeit installers for brands like Razer, Microsoft Edge, and Kaspersky that use SYSTEM-level scheduled tasks to strip Microsoft Defender protections and delete shadow copies.dark6 (Secure Bulletin)
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Researchers recovered a previously undocumented command-and-control framework linked to the Gentlemen ransomware ecosystem.dark6 (Secure Bulletin)
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SharePoint sotto attacco: la catena RCE non autenticata CVE-2026-55040 + CVE-2026-63520
#tech
spcnet.it/sharepoint-sotto-att…
@informatica
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Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.
Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.
If you want to read more about @BastianBB: –> This way
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
GitSpawn: come un file .git/config trasforma i tuoi agenti AI in un vettore RCE
#tech
spcnet.it/gitspawn-come-un-fil…
@informatica
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A high-severity flaw in Cleo Harmony's JWT refresh-token handling, tracked as CVE-2026-84115, lets remote attackers escalate privileges to admin level with a working exploit already public. Cleo has patched the issue in version 5.8.1.dark6 (Secure Bulletin)
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TerminalFix: come funziona l’attacco ClickFix con falsi CAPTCHA Cloudflare (e come difendersi)
#tech
spcnet.it/terminalfix-come-fun…
@informatica
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È venuto a trovarmi Dargen D'Amico. Insieme abbiamo discusso del cosa significhi oggi etichettare le canzoni come politiche, del tema migrazioni e delle sostanze illegali, dell'impatto che hanno i social sulla creazione artistica, e del ruolo della musica in tutte queste trasformazioni.
Qui il video sulla mia istanza PeerTube: video.marcocappato.it/w/rrmWM2…
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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Giovedì 3 settembre 2026
👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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@informatica
☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Giovedì 3 settembre 2026 Il tuo riassunto quotidiano di cybersecurity da leggere con il caffè. ⚠ IN PRIMO PIANO Due falle zero-day critiche nei dispositivi SonicWall SMA 10…Il Punto Cyber
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Per diverse settimane Benjamin Netanyahu ha guidato i bombardamenti contro le posizioni di Hezbollah nel sud del Libano, le uccisioni mirate di oltre 20 persone a Gaza e l'attacco a una base aerea nel nord della Siria, concepito come avvertimento alla Turchia. Non ha invece fermato le violenze dei coloni in Cisgiordania, che secondo gli stessi vertici militari israeliani rischiano di innescare una nuova rivolta palestinese. L'innalzamento della tensione su più fronti pesa su un esercito già sottoposto a fortissima pressione dopo quasi tre anni di guerra e su una popolazione stremata.
Ma per quanto possano essere solide le ragioni di sicurezza nazionale, scrive David Halbfinger in un'analisi del New York Times, il primo ministro israeliano ha anche motivi politici per cercare lo scontro. Netanyahu si presenta, infatti, alle elezioni del 27 ottobre in svantaggio nei sondaggi, che attribuiscono ai suoi avversari un consenso vicino a quello necessario per estromettere lui e la sua coalizione dal governo. L'ultima rilevazione del Times of Israel assegna 25 seggi a Yashar, il partito di Gadi Eisenkot, e 21 al Likud, senza che nessuno dei due schieramenti raggiunga la maggioranza, ipotesi confermata anche dal modello di previsione di Daniele Angrisani.
angrisanidj.github.io/modello-…
Alleati e rivali politici attaccano Netanyahu da destra proprio sul terreno della sicurezza e il premier ha risposto alzando i toni. Ma Eisenkot, ex capo di Stato Maggiore, gode di una fiducia maggiore tra gli elettori su questo tema, mentre Netanyahu continua a pagare politicamente il fatto di essere stato al governo quando Hamas attaccò Israele il 7 ottobre 2023. Al premier resta però il vantaggio di chi occupa la carica: in caso di crisi, l'elettorato tende a compattarsi attorno alla leadership nazionale.
Secondo sondaggisti israeliani citati dal New York Times, se la sicurezza nazionale dovesse diventare la principale preoccupazione degli elettori il giorno del voto, il Likud potrebbe guadagnare fino a 3 seggi alla Knesset, quanto basta per impedire all'opposizione di conquistare una maggioranza e consentire a Netanyahu di restare al potere fino a nuove elezioni. "Netanyahu vuole incendiare ogni fronte, perché così può presentarsi come Mister Sicurezza", ha dichiarato al New York Times Shira Efron, analista israeliana della RAND Corporation.
"Ma questo lo aiuta anche a distogliere l'attenzione dai fallimenti del 7 ottobre e degli ultimi tre o quattro anni di governo, perché la discussione si concentrerà sulla situazione della sicurezza e non sui danni che il suo governo ha provocato a Israele".
Da parte sua, Netanyahu non nasconde il tentativo di trasformare le tensioni regionali in un argomento elettorale. In un video pubblicato martedì ha raccontato di aver sentito che il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas "vuole che io perda le elezioni". "Gli ayatollah vogliono che io perda le elezioni", ha proseguito sorridendo. "Hezbollah e Hamas vogliono che io perda. Anche la Turchia, tra l'altro. Lo dicono apertamente. Chiedetevi: chi vogliono i nemici di Israele che vinca queste elezioni?".
Mercoledì ha diffuso un altro video da un avamposto militare a Gaza, indossando giubbotto antiproiettile ed elmetto. Ha rivendicato il controllo israeliano del 60% della Striscia e promesso di fare "tutto per raggiungere il nostro obiettivo, che è disarmare Hamas e smilitarizzare Gaza".
Il principale ostacolo alla possibilità che una nuova emergenza di sicurezza favorisca Netanyahu arriva però dal più importante alleato di Israele. Su quasi tutti i fronti, gli Stati Uniti di Donald Trump stanno infatti chiedendo a Netanyahu di abbassare la tensione.
Il presidente Donald Trump ha tenuto Israele ai margini dello scontro con l'Iran, affidando per ora alle sanzioni economiche il compito di esercitare pressione su Teheran. Nel sud del Libano, Israele sta partecipando a un lento negoziato politico supervisionato dal Segretario di Stato Marco Rubio e ha accettato controvoglia di concedere tempo all'esercito libanese per sgomberare Hezbollah e assumere il controllo di alcune aree vicine al confine.
In Siria, il governo del presidente Ahmed al-Sharaa, che non rappresenta una minaccia militare immediata per Israele, ha chiesto la mediazione americana per negoziare un accordo con Israele che preveda il ritiro israeliano dalla zona cuscinetto. In Cisgiordania, dove coloni violenti e alcuni soldati hanno attaccato e costretto alla fuga civili palestinesi, persino l'ambasciatore americano Mike Huckabee, generalmente vicino al movimento dei coloni, ha fatto pressione sul governo israeliano perché intervenga. A metà agosto ha definito senza mezzi termini "terroristi israeliani" gli autori dell'assedio alla casa di un cittadino palestinese-americano nel villaggio di Qusra.
Anche a Gaza la libertà d'azione di Israele è in parte limitata dal Board of Peace istituito da Trump, organismo nel quale Jared Kushner, genero del presidente e suo interlocutore informale sui dossier mediorientali, svolge un ruolo centrale. A luglio il Board ha ottenuto da Hamas un primo assenso a un piano di disarmo completo, che prevedeva la consegna delle armi sotto supervisione internazionale. Israele ha respinto la proposta e ordinato nuovi attacchi sulla Striscia.
Il 26 agosto l'alto rappresentante del Board per Gaza, Nickolay Mladenov, ha criticato quei raid davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, sostenendo che avessero prodotto pochi risultati e soltanto ritardato la smilitarizzazione della Striscia. Nimrod Novik, ex consigliere diplomatico di Shimon Peres, ha detto al New York Times che Netanyahu sembra voler cercare a tutti i costi un fronte sul quale poter aumentare la pressione senza incontrare l'opposizione di Washington. "È come un ladro in un albergo: prova ogni porta per scoprire quale si apre", ha detto. "Qual è il punto di minor resistenza dell'Amministrazione Trump?".
In questa ricerca rientrerebbe, secondo Halbfinger, il bombardamento a sorpresa del 18 agosto contro una base aerea dismessa nel nord della Siria, circa 60 km dal confine turco. Israele ha condotto otto raid sulla pista di Abu al-Duhur, nella provincia di Idlib, senza provocare vittime, quattro giorni dopo un avvertimento del direttore del Mossad al Ministro degli Esteri siriano.
Non sono stati soltanto esponenti della sinistra israeliana a ipotizzare un movente politico. In un podcast pubblicato dopo l'attacco, Tom Barrack, ambasciatore americano in Turchia e inviato speciale per la Siria, ha detto che "una teoria" sulla decisione di colpire era che si trattasse di "un'idea preelettorale ben accolta". Barrack ha precisato che si trattava di un'ipotesi e non di una conclusione dell'intelligence.
I funzionari israeliani hanno invece descritto il bombardamento come un avvertimento ad Ankara affinché non installasse una propria presenza militare nella base. Secondo due funzionari siriani, una delegazione turca aveva visitato recentemente l'aeroporto nell'ambito delle discussioni sul suo possibile ripristino. Israele ha sostenuto che Damasco intendesse consentire lo schieramento di truppe turche e avesse "scelto di ignorare" i suoi avvertimenti.
Per gli esperti israeliani, il rischio principale sarebbe l'installazione da parte turca di sistemi di difesa aerea in grado di minacciare i jet israeliani nello spazio aereo siriano, utilizzato da Israele anche come corridoio per gli attacchi contro l'Iran. Nella comunicazione israeliana, osserva Halbfinger, manca però qualsiasi riconoscimento della Siria come Stato dotato di proprie prerogative sovrane e della violazione della sua sovranità da parte di Israele. Lo spazio aereo siriano viene trattato quasi come un'ulteriore zona cuscinetto, al pari dei circa 400 km quadrati nel sud della Siria già occupati dalle truppe israeliane come fascia difensiva avanzata lungo il confine.
Rivolgendosi al pubblico internazionale, l'ufficio di Netanyahu ha affermato in inglese che Israele voleva soltanto ripristinare lo "status quo" con la Siria. Per il pubblico interno, invece, il premier ha diffuso un video in ebraico dai toni più minacciosi e rivolto direttamente ad Ankara. "Non tollereremo l'istituzione di una presenza militare turca che si estenda verso sud, perché ci minaccia", ha detto. Poi ha aggiunto: "Abbiamo trasmesso il messaggio. Come dirlo? Non fatelo".
L'ultima parola, pronunciata in inglese, richiama l'avvertimento che Joe Biden rivolse a Hezbollah e all'Iran nell'ottobre 2023, una settimana dopo l'inizio della guerra a Gaza, perché non entrassero nel conflitto. Che Netanyahu rivolga un avvertimento simile alla Turchia è preoccupante, secondo Gallia Lindenstrauss, esperta di relazioni israelo-turche all'Institute for National Security Studies di Tel Aviv. "Sta presentando al pubblico israeliano l'idea che Israele abbia un potere illimitato, ed è una cosa molto pericolosa", ha detto al New York Times.
Parlare in questi termini alla Turchia non è come farlo con Hamas, Hezbollah o la Siria: Ankara dispone infatti del secondo esercito più grande dell'Alleanza Atlantica e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è uno stretto alleato di Trump. La Turchia, ha aggiunto Lindenstrauss, aveva quindi motivo di aspettarsi maggiore cautela da parte israeliana, anziché un raid improvviso così vicino al proprio confine, perché "nel nord della Siria, nel bilancio degli interessi, quelli turchi sono maggiori di quelli israeliani".
A giudicare dalla copertura dei media turchi, tuttavia, Ankara non sembra interpretare per ora gli avvertimenti israeliani come una minaccia concreta di scontro militare. "Per fortuna", ha detto Lindenstrauss, "la Turchia sta interpretando questa azione israeliana solo come parte della campagna elettorale di Netanyahu".
Proiezione dei seggi della 26ª Knesset, aggiornata ogni notte sulla media ponderata dei sondaggi pubblicati. 20.000 simulazioni, il margine d’errore misurato su tre elezioni precedenti, e tutti i dati interrogabili.angrisanidj.github.io
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A critical JFrog Artifactory authentication bypass is under active exploitation, with attackers reportedly creating administrator tokens on vulnerable servers.dark6 (Secure Bulletin)
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A campaign dubbed Spring Ring used external Microsoft Teams accounts and convincing help-desk calls to push remote-access tools and malware.dark6 (Secure Bulletin)
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Attackers are actively exploiting critical flaws in Langflow and Ruby on Rails, with observed activity focused on credentials, application secrets and paths to remote code execution.dark6 (Secure Bulletin)
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Le forze statunitensi hanno colpito ieri due petroliere del governo iraniano, insieme a circa un centinaio di altri obiettivi lungo la costa dell'Iran. È la prima volta dall'inizio della guerra che gli Stati Uniti attaccano petroliere iraniane come rappresaglia per gli attacchi contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, anziché per impedire loro di violare il blocco navale. Secondo funzionari americani citati da Axios, l'operazione inaugura una nuova politica "tanker for tanker", ovvero "petroliera per petroliera", approvata da Donald Trump per scoraggiare nuovi attacchi iraniani alle navi in transito nello Stretto.
Le due petroliere erano all'ancora al largo della costa iraniana, a nord della linea del blocco americano, e sono state colpite da missili lanciati da droni statunitensi contro le sale macchine. I raid sono cominciati intorno a mezzogiorno sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 18 in Italia, e si sono conclusi in serata. Tra gli altri obiettivi figuravano siti di difesa aerea dei Guardiani della Rivoluzione, radar, mezzi per la posa di mine, centri di comunicazione, lanciatori di missili da crociera antinave e di droni d'attacco.
La Casa Bianca e il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente, hanno presentato gli attacchi come una risposta ai recenti tentativi dei Guardiani di colpire navi commerciali nello stretto e basi statunitensi nella regione, in particolare all'attacco di lunedì con droni e missili contro le basi di King Hussein e Azraq, in Giordania.
Stretto di Hormuz
Per la prima volta dall’inizio della guerra gli Stati Uniti hanno colpito petroliere del governo iraniano, insieme a radar, lanciatori e siti di difesa aerea lungo la costa. Trump ha approvato la linea «petroliera per petroliera».
Grafica di FocusAmerica 2 settembre 2026
54°E56°E58°E60°E23°N24°N25°N26°N27°N28°N29°N30°N Iran Emirati Arabi Uniti Oman Pakistan Golfo Persico Golfo di OmanGolfo di Oman Stretto di Hormuz Bandar AbbasJaskChabaharKonarakMinabSirikIsola di QeshmIsola di LavanAsaluyehAeroporto di JiroftKuhestakLarak (domenica)
Inizio dei raid12:00 Washington
18:00 Italia
Fuori mappa, a ovestGiordania: basi di King Hussein e Azraq attaccate lunedì con droni e missili
100 km
×
Tocca o passa il cursore su un punto per i dettagli di ogni località.
Località colpite martedì (media iraniani) Casa colpita durante un matrimonio Attacco USA di domenica
MartedìBandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab, Sirik, isola di Qeshm, isola di Lavan, polo del gas di Asaluyeh, aeroporto di Jiroft (Kerman)
KuhestakSulla costa dell’Hormozgan: una casa in cui si celebrava un matrimonio sarebbe stata colpita da un raid americano
DomenicaIsola di Larak: gli Stati Uniti distruggono due lanciatori delle Guardie pronti a disseminare mine
Petroliera per petroliera
Le due petroliere, all’ancora a nord della linea del blocco, sono state centrate nelle sale macchine da missili lanciati da droni.
2petroliere del governo iraniano
circa 100altri obiettivi lungo la costa
circa 40navi scortate attraverso lo stretto, nessuna colpita
Tra gli obiettivi Siti di difesa aereaRadarMezzi posamineCentri di comunicazioneLanciatori di missili antinaveLanciatori di droni
La sequenza
Dall’attacco americano di domenica a Larak alla ritorsione iraniana di martedì sera.
Domenica 30 agosto
Stati Uniti
2lanciatori delle Guardie distrutti sull’isola di Larak
Erano pronti a disseminare mine marine nello stretto.
Lunedì 31 agosto
Iran
2basi in Giordania attaccate con droni e missili: King Hussein e Azraq
Otto missili abbattuti, secondo Trump.
Martedì 1º settembre
Stati Uniti
~100obiettivi colpiti, più due petroliere
Dalle 18 italiane fino a sera. In serata la ritorsione iraniana.
La ritorsione
Secondo Washington solo la metà ha raggiunto lo spazio aereo giordano. Le Forze armate di Amman ne hanno intercettati dieci; tre sono caduti in zone disabitate.
12 non arrivati nello spazio aereo giordano 10 intercettati 3 caduti in zone disabitate
BahreinCirca 20 droni contro le basi americane, quasi tutti intercettati
KuwaitMissili e droni contro basi statunitensi
ErbilDue droni contro la base nel Kurdistan iracheno, entrambi abbattuti
La logica dell’operazione
«Tagliare l’erba»
Così un funzionario americano ha descritto ad Axios il piano: colpire periodicamente radar e lanciatori iraniani, anche ogni mese.
L’obiettivo dichiarato
Impedire all’Iran di ricostruire radar e sistemi missilistici. Gli attacchi di martedì avrebbero «comprato almeno un mese» di minore pericolo per il traffico.
La minaccia di Trump
Se l’Iran reagisce, sarà colpito di nuovo «molto più duramente». E l’attacco più grande resta dietro le quinte.
Il bilancio
Secondo i media iraniani un raid americano avrebbe colpito una casa dove si celebrava un matrimonio. Il Centcom dice di essere a conoscenza delle notizie e di non prendere mai di mira i civili.
Ahmad Nafisivicegovernatore dell’Hormozgan, alla tv di Stato
5mortitra cui un bambino
almeno 68feriti
Ministero degli EsteriRepubblica islamica dell’Iran
oltre 50tra morti e feritibilancio complessivo
Il portavoce del Centcom Tim Hawkins: i militari americani «non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani».
Fonte Elaborazione FocusAmerica su Centcom, Casa Bianca, Axios, Forze armate giordane, tv di Stato e ministero degli Esteri iraniani. Località colpite secondo i media iraniani. Cartografia: Natural Earth. Dati aggiornati al 2 settembre 2026, bilanci provvisori.
I raid rientrano però anche in un piano più ampio, discusso nei giorni scorsi da Trump e dai suoi collaboratori, per impedire all'Iran di ricostruire i radar e i sistemi missilistici necessari ad attaccare le navi in transito. Un funzionario americano ha usato l'espressione "tagliare l'erba, ovvero colpire periodicamente le capacità iraniane per ridurre il rischio per le petroliere, le unità della Marina e gli aerei dell'Aeronautica statunitense. Secondo la stessa fonte, gli attacchi di martedì hanno degradato le capacità offensive iraniane nello stretto e "comprato almeno un mese" di minore pericolo per il traffico commerciale.
Nel frattempo, le forze americane hanno continuato a scortare le navi attraverso lo stretto. Circa 40 imbarcazioni sono transitate martedì in entrata e in uscita, trasportando complessivamente milioni di barili di petrolio. I missili antinave e i droni lanciati dai Guardiani contro i convogli sono stati intercettati e nessuna nave è stata colpita.
La ritorsione iraniana, secondo Washington, è fallita. L'Iran ha lanciato circa 25 missili balistici verso la Giordania, ma soltanto la metà avrebbe raggiunto lo spazio aereo del Paese. Le Forze Armate giordane hanno confermato mercoledì di aver intercettato dieci missili, mentre altri tre sono caduti in zone disabitate senza provocare vittime. Circa una ventina di droni sono stati lanciati contro le basi americane in Bahrein e quasi tutti sono stati intercettati.
L'Iran ha inoltre lanciato missili e droni contro basi statunitensi in Kuwait e due droni contro la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, entrambi abbattuti. I Guardiani hanno presentato gli attacchi come una risposta a un raid americano su Kuhestak, sulla costa dell'Hormozgan, e hanno sostenuto di aver abbattuto un drone statunitense con un nuovo sistema di difesa.
Sul raid di Kuhestak le versioni delle due parti divergono. I media iraniani hanno riferito che un attacco americano avrebbe colpito una casa nella quale si stava celebrando un matrimonio. Il vicegovernatore provinciale Ahmad Nafisi ha riferito alla televisione di Stato di 5 morti, tra cui un bambino, e almeno 68 feriti, mentre il Ministero degli Esteri iraniano ha parlato complessivamente di oltre 50 morti e feriti. Il portavoce del CENTCOM, capitano Tim Hawkins, ha replicato che il comando è "a conoscenza delle notizie, originate dai media di Stato iraniani" e che "i militari americani non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani".
"Se la nazione fallita dell'Iran reagirà a questo attacco pienamente giustificato, sarà colpita di nuovo, molto più duramente e a un livello molto più alto. Ma non sarà ancora l'attacco più grande: quello resta dietro le quinte e, quando sarà finito, della Repubblica islamica dell'Iran resterà ben poco", ha scritto minacciosamente Trump su Truth Social. Il presidente ha giustificato i nuovi raid con il tentativo iraniano di posare nuove mine nello stretto e con gli otto missili lanciati contro una base americana in Giordania, tutti abbattuti. Ha inoltre sostenuto che nello stretto non vi siano più mine, perché "completamente rimosse o fatte esplodere".
Poche ore prima, il Dipartimento di Stato statunitense aveva avvertito i cittadini americani in Medio Oriente di prepararsi a "possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni dei collegamenti". "Gli iraniani non hanno soltanto perso il controllo dello Stretto di Hormuz, hanno perso anche il controllo del conflitto. Oggi non hanno ottenuto nulla", ha dichiarato un funzionario americano ad Axios. Ma la stessa espressione utilizzata "tagliare l’erba", tuttavia, lascia intendere che il risultato rivendicato da Washington sia considerato soltanto temporaneo: secondo gli strateghi del Pentagono, gli attacchi di martedì avrebbero ridotto la minaccia per almeno un mese, al termine del quale potrebbe però rendersi necessario colpire nuovamente radar e lanciatori iraniani.
Americans in the Middle East were told to be aware of potential flight cancellations, airspace closures, and travel disruptions less than an hour before the president took to social media to threaten Iran with a fresh wave of attacksLaura Hill (Daily Mirror)
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The United States government has designated the Italian non-profit organisation Autistici/Inventati as a "Specially Designated Global Terrorist" for providing digital infrastructure to supposedly “violent far-left militants.” This targeting of A/I is also an attack on independent internet infrastructure, fundamental rights of multiple collectives, safe and secure communications, democratic anti-authoritarian organising and the democratic integrity of the EU.
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Questa è la rassegna stampa di giovedì 3 settembre 2026
Il presidente Trump ha lanciato la più ampia ondata di attacchi sull'Iran delle ultime settimane, assicurando che l'operazione sarà breve e affermando che gli Stati Uniti controllano ormai lo stretto di Hormuz. Il Pentagono ha però esteso il dispiegamento di truppe e navi da guerra in Medio Oriente fino al 2027, segno che il conflitto rischia di prolungarsi. Trump è sotto pressione per evitare un'ulteriore escalation mentre il suo indice di gradimento è sceso a un minimo record e le elezioni di metà mandato si avvicinano.
Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Hill
L'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff ha incontrato in Sardegna il potente consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti per coordinare la campagna di sanzioni contro l'Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha rilanciato l'agenda dell'Amministrazione al G20 ospitato negli Stati Uniti, minacciando sanzioni verso chiunque commerci con la Repubblica islamica. Il vertice si è però chiuso senza un accordo comune, sullo sfondo di una vendita sui mercati obbligazionari globali.
Fonti: Axios, The Hill, Semafor
Una giudice distrettuale del Maryland ha concesso un'ingiunzione preliminare che ferma l'ordine esecutivo con cui il presidente Trump cercava nuovamente di restringere la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo statunitense. È il secondo tentativo dell'Amministrazione dopo la sconfitta davanti alla Corte suprema. La decisione risponde ai timori che neonati già riconosciuti come cittadini possano vedersi revocare lo status.
Fonti: New York Times, The Hill, Bloomberg
Il presidente Trump ha firmato una legge di finanziamento temporaneo che scongiura la chiusura delle attività federali almeno fino all'11 dicembre. Il provvedimento, approvato da Senato e Camera, garantisce i fondi alle agenzie federali oltre le elezioni di metà mandato di novembre. Si tratta di una tregua di bilancio in attesa di un'intesa più ampia.
Fonti: The Hill
L'Amministrazione Trump ha imposto dazi fino al 100% sui droni prodotti all'estero, mentre la Federal Communications Commission valuta restrizioni su tecnologie diffuse come le termocamere. Il presidente ha inoltre annunciato l'intenzione di introdurre nuove tariffe sui semiconduttori. Le misure ampliano la strategia protezionistica della Casa Bianca sul commercio.
Fonti: New York Times, Bloomberg
Le dimissioni del segretario dell'Esercito Dan Driscoll, dopo uno scontro con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, lasciano vuoti di leadership mentre le forze armate statunitensi gestiscono il prolungarsi del conflitto con l'Iran. Come possibile successore emerge Sean Parnell, attuale portavoce del Pentagono e alleato di Hegseth. La vicenda alimenta le tensioni ai vertici militari.
Fonti: Financial Times, Semafor
Il leader della maggioranza al Senato John Thune ha ammesso di temere la perdita del controllo della camera alta, citando i prezzi elevati e il calo dei consensi per il presidente. Alcuni repubblicani chiedono a Trump di aprire i 400 milioni di dollari del suo super Pac, finora poco utilizzati nella corsa elettorale. Intanto, in vista di una convention di partito, diversi candidati in bilico declinano l'invito del presidente.
Fonti: The Hill, Financial Times, New York Times
Un tribunale statunitense ha risparmiato a Google la separazione forzata delle sue attività nella pubblicità digitale, pur avendone riconosciuto in precedenza la posizione dominante. La decisione rappresenta un sollievo per il colosso tecnologico nel lungo contenzioso antitrust con il governo. Restano tuttavia aperti altri fronti giudiziari sul potere di mercato dell'azienda.
Fonti: Financial Times
La compagnia americana Chevron si è impegnata a investire 7 miliardi di dollari per raddoppiare la produzione di petrolio in Venezuela, assecondando la spinta della Casa Bianca ad aumentare l'estrazione nel Paese. Nel frattempo l'ex presidente Nicolás Maduro ha chiesto a un giudice di New York di archiviare l'accusa di narcotraffico, sostenendo di godere dell'immunità come capo di uno Stato sovrano. Le due vicende illustrano la complessa relazione tra Washington e Caracas.
Fonti: Financial Times, Bloomberg
Il parco Dollywood, nel Tennessee, aggiungerà nuove attrazioni per onorare la cantante Dolly Parton, scomparsa a 80 anni. Nel mondo della musica se ne va anche Cassandra Wilson, celebre voce del jazz, morta a 70 anni. A New York, intanto, è saltata la mostra che il Metropolitan Museum aveva dedicato allo stilista John Galliano.
Fonti: ABC News, New York Times, New York Times
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
Dolly Parton's theme park in east Tennessee will unveil new features for fans to honor the life of the “dreamer-in-chief,” Dolly Parton, who died at the age of 80The Associated Press (ABC News)
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A due mesi dalle elezioni di metà mandato, l'economia americana è sempre più sotto pressione e le politiche di Donald Trump contribuiscono alle difficoltà. Il presidente e i repubblicani avevano conquistato Washington nel 2024 promettendo di sconfiggere l'inflazione e tagliare la spesa pubblica, ma la guerra commerciale, il conflitto con l'Iran e un debito che ha superato i 40.000 miliardi di dollari hanno prolungato o aggravato i problemi economici proprio per molte delle famiglie che avevano promesso di aiutare. I sondaggi, scrive il New York Times, indicano una crescente insofferenza degli elettori verso gli appelli alla pazienza e le midterm si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.
L'indice PCE, la misura dell'inflazione seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, ha mostrato mercoledì che a luglio i prezzi sono aumentati del 3,7% rispetto a un anno prima, lo stesso ritmo di giugno e ben al di sopra dell'obiettivo del 2%. Al netto di energia e alimentari, l'aumento è stato del 3,3%. Olu Sonola, responsabile dell'economia americana per Fitch Ratings, ha descritto al New York Times la dinamica dei prezzi come "un logoramento fatto di mille piccoli tagli": un accumulo di fattori, dalla guerra ai dazi, che ha alimentato l'inflazione e peggiorato le aspettative dei consumatori.
"Questo stillicidio, settimana dopo settimana, mese dopo mese, ha un impatto diretto per le famiglie", ha spiegato, anche se l'economia continua a crescere, la manifattura è in ripresa e il mercato del lavoro tiene, grazie all'ondata di investimenti nell'intelligenza artificiale che ha portato i mercati a nuovi record. Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l'inflazione chiuda l'anno intorno al 3,5%, ben oltre le attese di inizio 2026: "C'è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche".
Midterm 2026 · Economia e difesa
I dazi costano in media 1.100 dollari all’anno a ogni famiglia, il debito federale ha superato i 40.000 miliardi e la guerra con l’Iran ha consumato quasi due terzi degli intercettori Patriot. Le elezioni di metà mandato si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.
Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026
Indice PCE, variazione sui dodici mesi · luglio 2026
3,7%
L’inflazione che la Federal Reserve guarda con più attenzione è ferma sul ritmo di giugno. Al netto di energia e alimentari l’aumento è del 3,3%.
Obiettivo Fed 2%
Entro l’obiettivo della Fed +1,7 punti oltre l’obiettivo
Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l’anno si chiuda intorno al 3,5%: «C’è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche».
1Le famiglie 2Il debito 3L’arsenale
Il conto delle famiglie
Stima dello Yale Budget Lab sull’insieme delle tariffe applicate ad agosto 2026. I dazi sono imposte sulle importazioni: una parte del costo si trasferisce sui consumatori.
Costo annuo per famiglia
Tariffe già in vigore circa 1.070 $
Nuove misure sul Canada circa 30 $
Totale 1.100 $
Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno «molto buoni per noi».
Alla pompa di benzina, media nazionale AAA
Agosto 2025 circa 3,09 $
Agosto 2026 4,09 $
Prezzo al gallone. Agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre: la benzina resta sopra i 4 dollari da quando, a luglio, gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz.
Il prossimo colpo Dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha già annunciato misure di ritorsione.
Il debito
Il debito federale vale ormai più del prodotto annuo del Paese: le tensioni sul mercato obbligazionario rendono più costosi mutui e prestiti.
40.000 miliardi di dollari
Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi chiesti dal presidente, che ha ottenuto invece un aumento delle spese militari e un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari.
Quanto pesa il riacquisto di titoli annunciato dal Tesoro
L’intera barra è il debito federale: 40.000 miliardi di dollari.
4 miliardi: questa linea
La stessa barra ingrandita mille volte
L’intervento del Segretario al Tesoro Scott Bessent, di almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, copre lo 0,01% del debito. Il piano di «consolidamento fiscale» promesso resta senza dettagli.
Jessica Riedl, Brookings Institution «Sono tutte chiacchiere. I repubblicani dicono sempre: dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa. Ce l’hanno e non hanno più scuse».
L’arsenale
Ogni sagoma rappresenta l’1% delle scorte americane di intercettori Patriot. In rosso la quota consumata dal conflitto, secondo una stima del CSIS.
Consumati: 65% delle scorte Rimasti: 35%
Che cosa hanno lanciato gli Stati Uniti entro metà luglio
Intercettori Patriot1.700
Intercettori THAADoltre 200
Missili lanciati dalle navi150
Che cosa ha lanciato l’Iran
Missili balisticioltre 1.500
Droni di grandi dimensionicirca 6.000
Le barre sono in scala tra loro. Ricostituire le munizioni prelevate dalle scorte americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.
Le conseguenze fuori dal Golfo In Europa le scorte di intercettori PAC-3 e di missili ATACMS sono giudicate oltre il livello critico. Nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani per la difesa di Taiwan. La Casa Bianca respinge questa ricostruzione: secondo la portavoce Anna Kelly le scorte sono «più che sufficienti».
Fonte: New York Times e Wall Street Journal; Bureau of Economic Analysis (indice PCE, luglio 2026); Yale Budget Lab; AAA; CSIS. Dati aggiornati al 30 agosto 2026.
Uno di questi shock è arrivato sabato 22 agosto, quando Trump ha imposto nuovi dazi su una parte delle importazioni dal Canada, per poi annunciare due giorni dopo che dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha risposto con misure di ritorsione, riaprendo una disputa che ricorda i giorni più frenetici dell'inizio della guerra commerciale.
I dazi sono a tutti gli effetti imposte sulle importazioni e una parte dei loro costi si trasferisce sui consumatori: lo Yale Budget Lab, un centro di ricerca indipendente, ha stimato questo mese che l'insieme delle tariffe in vigore costerà alle famiglie in media circa 1.100 dollari all'anno, una trentina dei quali imputabili alle nuove misure sul Canada. Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno "molto buoni per noi".
Intanto, la guerra con l'Iran, cominciata il 28 febbraio con l'operazione Epic Fury, non si è mai davvero conclusa. Dopo il cessate il fuoco di maggio, a luglio gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz e la benzina resta sopra i 4 dollari al gallone: venerdì la media nazionale era di 4,09 dollari secondo AAA, circa un dollaro in più rispetto a un anno prima, mentre agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre alla pompa di benzina. Lo shock energetico ha fatto salire anche il prezzo del diesel e del carburante per aerei, aumentando i costi dei trasporti e dei viaggi.
Le spese per l'intervento militare hanno inoltre contribuito alla crescita del debito federale, ormai superiore a 40.000 miliardi di dollari e al prodotto annuo del Paese, alimentando le tensioni sul mercato obbligazionario e rendendo più costosi mutui e prestiti. Il superamento della soglia dei 40.000 miliardi mostra anche quanto poco Trump e i repubblicani siano riusciti a ridurre la spesa, nonostante l'austerità promessa due anni fa. "Sono tutte chiacchiere", ha detto Jessica Riedl, esperta di bilancio della Brookings Institution ed ex collaboratrice di un senatore repubblicano.
"I repubblicani dicono sempre: 'Dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa'. Ce l'hanno e non hanno più scuse". Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi proposti dal presidente, che dal canto suo ha chiesto un aumento delle spese militari e ottenuto l'anno scorso un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato questo mese un raro intervento di riacquisto di titoli di Stato, portato ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, e ha promesso un piano di "consolidamento fiscale" senza fornire dettagli.
La Fed, intanto, continua a resistere alle pressioni per ridurre i tassi. "Dobbiamo essere sicuri che l'inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e a una velocità sufficiente", ha detto venerdì a Jackson Hole il nuovo presidente Kevin Warsh. "Altrimenti abbiamo ancora del lavoro da fare". I mercati hanno interpretato il discorso come un'apertura a un rialzo dei tassi già a settembre. Trump chiede invece tagli rapidi e ha accusato il consiglio della banca centrale di fare politica: "Quando annunciamo buoni numeri, cosa che facciamo di continuo, loro continuano ad alzare i tassi perché hanno tanta paura dell'inflazione. E non dovrebbero".
Gli Stati Uniti hanno trasferito in Medio Oriente una quantità di munizioni tale da alimentare, tra i pianificatori militari americani, il timore che la capacità di deterrenza nei confronti di Cina e Russia si sia sensibilmente indebolita. Lo ha rivelato il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi. Entro metà luglio, gli Stati Uniti avevano impiegato circa 1.700 intercettori Patriot e più di 200 intercettori THAAD, mentre le navi della Marina avevano lanciato altri 150 missili per contrastare oltre 1.500 missili balistici e circa 6.000 droni di grandi dimensioni lanciati dall’Iran. Secondo una stima del CSIS, il conflitto avrebbe consumato circa il 65% delle scorte americane di intercettori Patriot.
Le conseguenze si fanno sentire anche fuori dal Medio Oriente. In Europa, le scorte di intercettori Patriot PAC-3 e di missili terra-terra ATACMS sono giudicate “oltre il livello critico”, mentre missili di precisione, razzi guidati, intercettori THAAD e sistemi antidrone Merops sono stati trasferiti verso il Golfo. Ricostituire le munizioni prelevate anche dalle disponibilità americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.
Il Comando europeo degli Stati Uniti è stato così costretto a rivedere alcuni dei propri piani operativi. Parallelamente, secondo funzionari dell’Amministrazione, nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani previsti per la difesa di Taiwan in caso di un’invasione cinese. Il senatore repubblicano Roger Wicker ha inoltre avvertito che la revisione della presenza militare statunitense in Europa, attualmente in corso al Pentagono, “deve tenere conto di un Putin ferito che reagisce”.
La Casa Bianca respinge però questa ricostruzione. “L’esercito degli Stati Uniti ha munizioni e scorte più che sufficienti per raggiungere tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump e anche oltre, e l’operazione Epic Fury ha mostrato cosa succede quando ci si mette contro gli Stati Uniti”, ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha definito “false” le notizie sulle carenze, accusando i media di incoraggiare i nemici degli Stati Uniti.
Il colonnello Martin O’Donnell, portavoce del comando militare della NATO, ha assicurato a sua volta che l’Alleanza Atlantica “ha abbastanza munizioni per la difesa aerea, compresi i missili Patriot, per difendersi” e continuare a rifornire l’Ucraina. O’Donnell non è però entrato nel merito della consistenza delle scorte statunitensi.
Trump ha sospeso gli attacchi contro l’Iran alla fine di luglio, mentre cresceva il dibattito sull’esaurimento delle munizioni, e punta ora soprattutto sulla pressione economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto che il nuovo approccio dovrebbe evitare, almeno nel breve periodo, un ritorno a combattimenti su larga scala.
Funzionari arabi ed ex funzionari americani avvertono tuttavia che sanzioni particolarmente punitive potrebbero spingere Teheran a reagire colpendo le infrastrutture del Golfo. “L’Iran ha ancora una forte capacità d’azione”, ha detto al Wall Street Journal Daniel Shapiro, ex funzionario del Pentagono durante l’amministrazione Biden e oggi senior fellow dell’Atlantic Council. Teheran, ha aggiunto, dispone ancora degli strumenti per “infliggere danni a noi e all’economia globale” e il loro impiego comporterebbe “probabilmente azioni militari alle quali gli Stati Uniti dovrebbero quasi certamente rispondere”.
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La vecchia guardia della leadership politica nera resta una forza decisiva per i democratici, ma le primarie di quest'anno hanno messo in luce il peso crescente degli elettori neri della generazione Z, meno inclini a lasciarsi orientare dall'anzianità, dalle credenziali legate alle battaglie per i diritti civili o dagli endorsement delle generazioni precedenti. Lo scrive Axios, che indica nella primaria democratica per il Senato in Michigan uno degli esempi più evidenti di un divario generazionale sempre più marcato anche tra gli elettori afroamericani.
Jim Clyburn, 86 anni, deputato della South Carolina e figura storica del movimento per i diritti civili, aveva fatto campagna per Haley Stevens, candidata sostenuta dall'establishment democratico. Abdul El-Sayed, 41 anni, ha invece vinto per meno di un punto percentuale, nonostante oltre 60 milioni di dollari di spesa esterna a favore della rivale, guidata dall'AIPAC e da altri gruppi filo israeliani. Un'analisi del Washington Post ha rilevato che Stevens ha ottenuto un vantaggio di 8 punti nelle contee con la maggiore presenza di popolazione nera, un margine più ridotto di quanto molti si aspettassero, mentre El-Sayed ha dominato nelle contee con il maggior numero di giovani adulti.
Primarie democratiche
Nelle ultime primarie democratiche il voto degli elettori neri si divide sullo stesso punto: la soglia dei cinquant'anni. Sotto quella linea gli endorsement della vecchia guardia pesano molto meno.
Grafica di FocusAmerica
Sotto i 50 anni Dai 50 anni in su
1 — L'asse dell'età
Nella primaria per il Senato in Michigan i protagonisti si dispongono lungo una linea che va dai 29 agli 86 anni. Tocca un nome per sapere da che parte si è schierato.
Età e schieramenti come riportati da Axios, 27 agosto 2026.
2 — Michigan
Haley Stevens aveva l'establishment, i soldi e l'endorsement di Jim Clyburn. Ha perso lo stesso.
Oltre 0
Meno di 1
milioni di dollari Spesa esterna a favore di Stevens, guidata dall'AIPAC e da altri gruppi filoisraeliani.
punto percentuale Il margine con cui Abdul El-Sayed, 41 anni, ha vinto la primaria.
Contee con la maggiore presenza di popolazione nera Stevens +8 Un vantaggio di otto punti, più stretto di quanto molti si aspettassero.
Contee con il maggior numero di giovani adulti El-Sayed Qui il candidato di 41 anni ha dominato. Margine non pubblicato
Fonte: analisi del Washington Post sui risultati della primaria; dati sulla spesa esterna riportati da Axios.
3 — New York, 2025
Alla primaria per il sindaco di New York gli elettori neri nel complesso scelsero Andrew Cuomo. I più giovani no.
Andrew CuomoZohran Mamdani
62%
38%
Preferenze degli elettori neri nel complesso
2 a 1 Tra gli elettori sotto i 50 anni il rapporto si rovescia: Mamdani era preferito a Cuomo di circa due a uno.
Cuomo ha comunque vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera della città.
Cuomo ha vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera.
Fonti: sondaggio Emerson College, giugno 2025; calcolo Associated Press sui risultati per quartiere.
4 — Partito e priorità
I giovani elettori neri restano in larghissima maggioranza democratici, ma una quota più ampia guarda ai repubblicani.
Elettori neri sotto i 50 anni 0%
Elettori neri dai 50 anni in su 0%
Quota che si identifica con il Partito repubblicano o tende verso il GOP. Fonte: Pew Research Center, 2024.
Cosa chiedono i più giovani
Cosa resta centrale per i più anziani
Lettura di Theodore Johnson, ricercatore del think tank New America, ad Axios.
In Michigan il porta a porta di una generazione ha pesato più dell'endorsement di un'icona dei diritti civili.
Fonti: Axios, Washington Post, Pew Research Center, Emerson College, Associated Press. agosto 2026
Kaya Jones di Voters of Tomorrow, organizzazione che rappresenta i giovani elettori, ha spiegato ad Axios che gli elettori neri della generazione Z sono particolarmente propensi a sostenere i progressisti e a respingere i candidati dell'establishment. Parte della frustrazione, secondo Jones, nasce dalla percezione che i leader più anziani restino aggrappati al potere invece di lasciare spazio a una nuova generazione: "Non vogliamo qualcosa che sia uguale. Vogliamo il cambiamento. Vogliamo qualcosa di nuovo e fresco". In Michigan i giovani elettori neri non si sono limitati a votare per El-Sayed: molti hanno fatto porta a porta per lui e hanno partecipato al suo evento nella notte elettorale.
Il candidato era inoltre sostenuto da una generazione più giovane di parlamentari neri, come Ayanna Pressley, 52 anni, e Maxwell Frost, 29, mentre Stevens aveva dalla sua Clyburn. Due mondi diversi, secondo Jones. I dati delle elezioni del 2024 analizzati da Axios mostrano anche che i giovani elettori neri restano in larghissima maggioranza democratici e sono sempre più progressisti, ma una quota significativa è disposta a prendere in considerazione il voto repubblicano. Secondo Pew Research Center, il 17% degli elettori neri sotto i 50 anni si identifica con il Partito Repubblicano o tende verso il GOP, contro il 7% di quelli dai 50 anni in su.
Anche la primaria democratica per il sindaco di New York del 2025 aveva mostrato dinamiche simili. Un sondaggio Emerson College Polling ha rilevato che gli elettori sotto i 50 anni hanno preferito Zohran Mamdani ad Andrew Cuomo con un rapporto di circa due a uno, mentre tra gli elettori afroamericani nel complesso Cuomo è prevalso con il 62% contro il 38%. Associated Press ha calcolato poi che Cuomo aveva vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera della città, mentre Mamdani è risultato più forte tra i giovani neri progressisti.
Dietro l'allontanamento dai candidati dell'establishment c'è anche l'impazienza verso una leadership nera invecchiata e la consapevolezza che oggi esistano forme di partecipazione e di influenza politica diverse dal percorso che ha portato ai vertici tanti leader religiosi e del movimento per i diritti civili. "C'è una ragione se oggi non esiste un Al Sharpton di 40 anni", ha osservato Theodore Johnson, ricercatore del think tank progressista New America, riferendosi al vechcio attivista di 71 anni. Secondo Johnson, i giovani elettori neri sono più concentrati su casa, sanità, istruzione e sicurezza economica che sulle tradizionali battaglie per i diritti civili, ancora particolarmente importanti per le generazioni più anziane.
Sharpton, intervistato da Axios, ha respinto l'idea che gli anziani debbano semplicemente farsi da parte: "Se qualcuno deve spostarsi per farti passare, allora non sei tu il prossimo. Non è una questione di investiture. Conta il lavoro che fai". Ha riconosciuto che "serve sangue giovane", ma ha difeso anche il valore dell'organizzazione tradizionale, radicata nelle priorità storiche della comunità: "Servono entrambi".
The final Emerson College Polling/PIX11/The Hill survey of the New York City Democratic mayoral primary…Full Release & ResultsCamille Mumford (Emerson Polling)
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Donald Trump e il suo staff presentano spesso il presidente come uno dei più accessibili ai media nella storia americana. Ma il rapporto con le giornaliste che lo seguono è stato spesso segnato da pesanti insulti e attacchi personali. Un'analisi di Axios sulle dichiarazioni del presidente ha contato almeno tredici attacchi contro le croniste a partire da novembre 2025, quando Trump suscitò polemiche chiamando "maialina" la corrispondente Catherine Lucey di Bloomberg, che gli aveva rivolto una domanda sul caso Jeffrey Epstein.
Gli ultimi bersagli in termini temporali sono stati Maggie Haberman del New York Times e Kristen Welker, conduttrice di "Meet the Press" sulla NBC. Trump ha definito Haberman su Truth Social "una persona sgradevole dentro e fuori" e una "truffatrice", reagendo a un articolo sui suoi piani per il venticinquesimo anniversario dell'11 settembre. La giornalista è da tempo uno dei suoi bersagli ricorrenti, anche per il libro che ha scritto sulla sua presidenza.
Domenica Trump ha poi annunciato che Welker sarà segnalata alla Federal Communications Commission (FCC), l'autorità federale che regolamenta le comunicazioni, affinché riceva una "reprimenda o punizione". Il presidente ha reagito in questo modo a un'osservazione della conduttrice, secondo cui il suo sostegno ai candidati avrebbe oggi un peso minore rispetto al passato, arrivando a definire il lavoro di Welker "una minaccia per il nostro Paese". Anna Gomez, unica commissaria democratica della FCC, ha replicato che l'agenzia "non ha alcuna autorità per punire i giornalisti sgraditi a questa amministrazione".
Trump attacca frequentemente anche i giornalisti uomini, ma in quei casi gli insulti tendono a concentrarsi meno sull'aspetto personale. In passato, ha messo in dubbio l'intelligenza di Don Lemon e nel 2018 definì l'allora corrispondente della CNN Jim Acosta come "una persona maleducata e terribile".
Con le donne, invece, gli attacchi riguardano spesso anche le capacità professionali, il carattere o l'aspetto fisico. Trump ha definito Rachel Scott di ABC News "una delle peggiori reporter" e "uno spettacolo dell'orrore"; ha ripetutamente detto a Kaitlan Collins della CNN di sorridere e ha descritto Kristen Holmes, sempre della CNN, come "una persona rumorosa e chiassosa", intimandole di stare zitta mentre gli rivolgeva domande su Natalie Harp, la collaboratrice che affianca spesso il presidente.
Trump ha inoltre definito più volte giornaliste afroamericane "di seconda categoria" e ne ha messo in dubbio l'intelligenza, suscitando ripetute condanne della National Association of Black Journalists, l'associazione che rappresenta i giornalisti afroamericani.
Secondo Lauren Harper, titolare della cattedra Daniel Ellsberg sulla segretezza di governo alla Freedom of the Press Foundation, questi episodi rappresentano una pericolosa escalation sul terreno del Primo Emendamento. "È la continuazione dei suoi attacchi alla stampa libera e del tentativo di intimidirla e punirla per una copertura che non gli piace, ed è anche la continuazione di un attacco rivolto in particolare alle donne: per lui è un tema ricorrente".
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di Maurizio Acerbo – Mentre sui media rimbombano le accuse contro la Russia per i droni a Lipsia, Zelensky parla come Bin Laden: «Oggi vogliamo avvertire ogni compagnia aerea che utilizza lo spazio aereo russo, ogni assicuratore, chiunque utilizzi an…administrator (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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La nuova ondata di raid americani sull'Iran ha fatto risalire il petrolio, con gli investitori che stanno tenendo in conto il ritorno a una fase più calda del conflitto nel Golfo Persico. I future sul Brent, il riferimento internazionale, sono saliti di oltre il 4% superando i 94 dollari al barile, mentre il WTI, il riferimento americano, è cresciuto del 4,5% avvicinandosi ai 90 dollari. Oggi il Brent per consegna a novembre ha toccato i 96,59 dollari. Il giorno prima dell'inizio della guerra, a fine febbraio, aveva chiuso a 72,48.
I mercati hanno reagito così all'attacco a due superpetroliere, la Sidr dell'armatore saudita Bahri e la Senegal Prosperity della sudcoreana Sinokor, raggiunte da attacchi non rivendicati a pochi minuti di distanza tra lunedì sera e martedì, mentre uscivano dallo Stretto dentro il corridoio meridionale presidiato dagli americani, ciascuna con due milioni di barili di greggio saudita a bordo. Nel fine settimana gli Stati Uniti avevano bombardato l'isola di Larak, dove secondo il Comando Centrale americano l'esercito iraniano preparava razzi per portare mine nello stretto. L'Iran aveva risposto con droni contro la Giordania e gli Emirati e con il sequestro di una nave da carico vicino a Bandar Abbas. Si è trattato del primo ritorno a scontri veri e propri dopo circa un mese di calma.
Petrolio e guerra nel Golfo
Dopo un mese di calma, il bombardamento americano dell’isola di Larak e gli attacchi a due superpetroliere in uscita dallo Stretto hanno riportato i mercati a prezzare la guerra. Il conto arriva alla pompa e alla Fed.
Grafica di FocusAmerica
Brent, dollari al barile
72,48$
Consegna a novembre, quotazione toccata nella seduta del 2 settembre 2026
+0,0%dal pre-guerra
Il giorno prima dell’inizio della guerra il Brent aveva chiuso a 72,48 dollari. Nella seduta di oggi ha guadagnato oltre il 4%, il WTI il 4,5%.
Vigilia della guerra72,48
2 settembre96,59
70
80
100
WTI ≈ 90
Lo Stretto
La produzione del Golfo è risalita a circa due terzi dei livelli prebellici, ma i transiti nello Stretto restano dimezzati: il petrolio saudita ed emiratino esce sempre più dalle condotte verso il Mar Rosso e il Golfo di Oman.
ARABIA SAUDITA IRAN IRAQ OMAN YEMEN EGITTO Mar Rosso Golfo Persico produzione al 66% del pre-guerra Golfo di Oman EAU Yanbu ~7 mln barili/giorno Abqaiq Oleodotto Est-Ovest Fujairah da 1,8 a 3,6 mln b/g Habshan Stretto di Hormuz transiti al 50% del pre-guerra Larak: raid USA ARABIA SAUDITA IRAN OMAN Mar Rosso Yanbu ~7 mln b/g Oleodotto Est-Ovest Fujairah 1,8 → 3,6 mln Hormuz transiti al 50% Larak
greggio attraverso lo Stretto greggio via oleodotto e rotte alternative Hormuz, transiti dimezzati
0%
del greggio mondiale transitato da Hormuz nel 2025
IEA
0%
i transiti attuali nello Stretto rispetto al pre-guerra
Marisks
0mln b/g
inviati da Riyadh sulla condotta Est-Ovest fino a Yanbu
Durante la chiusura dello Stretto
0mln b/g
la capacità di esportazione prevista a Fujairah, il doppio di oggi
Abu Dhabi
Washington
Produzione interna e importazioni dal Canada hanno portato la quota di greggio americano in arrivo dal Golfo al livello più basso in quasi quarant’anni.
0%
del greggio importato dagli USA passa da Hormuz
0,5 mln b/g
i barili importati ogni giorno dai Paesi del Golfo attraverso lo Stretto nel 2024
~40 anni
da quando la dipendenza americana dal Golfo non era così bassa
2 anni
l’orizzonte in cui, secondo Bessent, gli oleodotti renderanno Hormuz irrilevante; le nuove condotte, però, richiedono anni
«Tra due anni lo Stretto di Hormuz sarà un pezzo d’acqua senza valore»
Scott Bessent, Segretario al Tesoro, a Fox Business dal G20 finanziario di Asheville
Il conto
Alla pompa
Benzina negli Stati Uniti, dollari al gallone
Prima della guerrafine febbraio
2,98 $
Oggi2 settembre
4,09 $
+0%in sei mesi, media nazionale secondo l’automobile club AAA
Federal Reserve
Probabilità di un rialzo dei tassi a settembre
~0%
sui mercati delle scommesse, con i tassi oggi al 3,50-3,75% e il nuovo presidente Warsh concentrato sull’inflazione
Rendimenti dei Treasury, variazione in punti base
2 anni
+5 pb
10 anni
+4 pb
30 anni
+2 pb
Fonte: confini Natural Earth (semplificati); tracciati di oleodotti e rotte indicativi; quotazioni Brent e WTI dei future al 2 settembre 2026; Goldman Sachs (produzione del Golfo); Marisks (transiti nello Stretto); IEA (quote 2025); EIA (importazioni USA 2024); AAA (prezzo della benzina); Comando Centrale USA; dichiarazioni di Scott Bessent a Fox Business. Variazioni percentuali calcolate sui valori riportati.
La produzione nei Paesi del Golfo è tornata a circa due terzi dei livelli prebellici, secondo Goldman Sachs, mentre i transiti nello Stretto restano a circa la metà, secondo la società di analisi marittima Marisks, perché gran parte di quel greggio esce ora dalla regione attraverso gli oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo di Oman. Prima della guerra dallo Stretto passava circa un quinto del commercio mondiale di petrolio. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) nel 2025 vi era transitato quasi il 34% del greggio mondiale, in gran parte diretto in Asia.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto che lo Stretto "non è un collo di bottiglia" per gli Stati Uniti, parlando con Larry Kudlow di Fox Business a margine della riunione dei Ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina. Nel 2024 il Paese ha importato attraverso Hormuz circa mezzo milione di barili al giorno dai Paesi del Golfo, il 7% del greggio totale importato, secondo l'Agenzia per l'Informazione sull'Energia (EIA), che ha registrato il livello più basso in quasi 40 anni grazie alla produzione interna e alle importazioni dal Canada. LoStretto resta invece un collo di bottiglia "per molti altri Paesi", ha ammesso Bessent, ma non per molto: "Tra due anni lo Stretto di Hormuz sarà un pezzo d'acqua senza valore", perché il petrolio "viaggerà su oleodotti attraverso la terraferma".
Arabia Saudita ed Emirati hanno già alcuni oleodotti operativi che aggirano lo Stretto: durante la chiusura dello Stretto Riyadh ha inviato petrolio per circa 7 milioni di barili al giorno sulla condotta Est-Ovest fino a Yanbu, porto sul Mar Rosso, e Abu Dhabi progetta di raddoppiare la capacità di esportazione da Fujairah, fuori da Hormuz, da 1,8 a 3,6 milioni di barili al giorno. Insieme a Iraq e Turchia i due Paesi hanno firmato accordi per costruire altri oleodotti, ma quelle infrastrutture richiedono anni.
Nel frattempo però il conto lo pagano i consumatori: la benzina negli Stati Uniti costa in media 4,09 dollari al gallone, secondo l'automobile club AAA, contro i 2,98 di due giorni prima dell'inizio del conflitto. Il rimbalzo del prezzo petrolio arriva in un momento delicato per Washington. Gli investitori guardano alla riunione della Federal Reserve di settembre, dopo che il nuovo presidente Kevin Warsh ha indicato l'inflazione come obiettivo principale e il membro del board Michael Barr ha detto che sarebbe disposto ad appoggiare un rialzo se l'inflazione non rallentasse abbastanza.
La previsione di un aumento dei tassi, oggi al 3,50-3,75%, è salita sui mercati delle scommesse a circa il 70%, mentre i rendimenti dei Treasury a due anni sono già cresciuti di cinque punti base, e quelli a dieci e trent'anni di quattro e due.
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You see a certain phrase all across police departments everywhere.
Protect and Serve.
You can’t go far without seeing or hearing it.
Protect and Serve.
Banners. Badges. Mugs. Shirts.
Protect and Serve.
The phrase is simple, and it cuts straight to the point. That’s the point of any given police department.
Protect and Serve.
…Right?
That is the point, is it not? If it wasn’t, why would they say it everywhere?
Protect and Serve.
But look at how vague that phrase is. You’d think it’s self-explanatory, but who ultimately is the beneficiary of it?
Protect and Serve.
Yeah, but who? Or what?
Let me take you back for a moment. If we are to answer this question, we should go back to when that question was pushed to the limit.
Let’s start with an answer, one that most would probably default to, and work our way through the story and see if we’re right.
Protect and Serve.
Their community?
Take a step back. The story begins near the Tug Fork River, with one of the most famous feuds in United States history: the Hatfields vs McCoys.
Stolen pigs, affairs, taking turns shedding blood, New Years 1888, the Battle of the Grapevine Creek. You’ve heard all the stories of your father’s cousins; the feuding and the killing.
Step in: your name is Jessie Maynard, and your grandmother was “Ole Randall” McCoy’s cousin and sister-in-law (gross!). It was before your time (the feud had died down before you were born), but the stories would linger forever in the folklore of the United States, let alone in the immediate aftermath of the families directly impacted.
You, naively, may believe the violence your family experienced is behind you.
In 1911, days after your 17th birthday, you marry Cabell Testerman, the twice-divorced 29-year-old jeweler and optician by trade.
While the interfamilial violence may have subsided, there was a whole new dimension to life in Appalachia that was beginning to reveal itself.
The coal industry was about to explode, and so was the movement for labor rights, protections and representation.
The first sign you noticed things will start to get out of hand was perhaps the 15-month-long Paint Creek-Cabin Creek strike, beginning less than a year after your wedding in April 1912.
Happening just a few counties over in Southern West Virginia, you hear about these “Baldwin-Felts” agents who were called in to be strike breakers, and an Irish-born woman named Mother Jones coming in to assist.
Some papers are calling Jones the “most dangerous woman in America,” but she’s assisting laborers fighting to unionize and having their demands met. How could she be the “most dangerous” when she’s only helping laborers?
After all, she’s not the one putting up snipers or organizing beatings.
These, of course, were happening in company towns across Southern West Virginia. Luckily for you, Matewan is an independent municipality.
You, naively, may believe that type of violence would never come to Matewan.
That Paint Creek-Cabin Creek strike would last until July 1913, ending with the recognition of the union they tried to form.
Good for them!
A year later, you read about the heir to Austria-Hungry getting assassinated in Sarajevo. Some far off European lands. Eventually a whole mess of European Powers are at war with each other.
Typical Europeans, always fighting each other in some war.
This so-called “Great War” in Europe seems to be all the news is talking about. Come 1916, the same year you and Cabell adopt your son Jack, President Wilson is even running on “He kept us out of the war!”
He won! But the Germans were sinking our ships and telling Mexico they should invade us. So, he got us into the war in April 1917, 150 days after the election and only 32 days after his second inauguration.
So much for that promise.
Many men from West Virginia, in your and surrounding counties, were conscripted into the Army to fight that war. They weren’t just miners anymore; they were trained combat veterans.
You hear about that dreaded Russian Empire falling to what the government calls “Bolshevism,” and how we’re sending troops into the Russian Civil War to defeat the “Bolshevik menace.”
Then, something strange happens.
After this Great War ends on the eleventh hour of the eleventh day of the eleventh month in 1918, and our boys began coming home, they still had their pro-unionization aspirations in mind.
But now, the government is calling them “Bolsheviks,” wanting a union “Bolshevism,” and since we’re still fighting Bolshevism in Russia, then it’s somehow patriotic to do that here.
But wait. That can’t possibly be right.
These boys were striking back before the war even started. They were calling Mother Jones “the most dangerous woman in America.” They were always fighting our boys to keep them from unionizing, but now they’re using scare tactics to turn the public against the miners.
These boys just fought a war in Europe the President ran on having kept us out of, and you repay those efforts by calling those men Bolsheviks and unpatriotic?
Those awful Baldwin-Felts strike breakers were always trying to keep these miners from unionizing, and now it just seems like they’re using the convenient excuse of “patriotically fighting Bolsheviks at home” to continue what they’ve been doing this whole time.
Your husband, Cabell, tells you how Albert Felts had the audacity to offer him $500 to allow machine guns to be placed on rooftops in Matewan, as they were carrying out evictions in company housing on the outskirts of Matewan. Hundreds of miners and their families had been evicted from their homes already going into the Spring on 1920.
He tells you what he told Felts: “There wasn’t enough money in the county for him to do something like that.”
His friend and appointed police chief, Sid Hatfield, was offered bribes as well, but stood firmly by his side. Hard living and rough and rumble, Sid might have been a surprising choice to appoint police chief some in town, but he was strong pro-miner and pro-union, as was Cabell himself.
Of course, the irony is not lost on you that a Hatfield is one of your, a McCoy, strongest allies.
Cabell sensing tensions rising, asks you and Sid that, if something were to happen to him, Sid would take care of you and your son.
But surely it couldn’t come to that, right?
Well, come Wednesday, May 19th, 1920, this whole things catches up and collapses right in your lap.
Some Baldwin thugs, including Albert Felts, come through town looking to evict miners in the next town over, and hand Sid Hatfield a warrant for his arrest, allegedly signed by a judge in Mingo county.
Cabell, Sid and Sid’s deputy Fred Burgraff met with the thugs on the porch of the Chambers Hardware Store, with both Sid and the agents claiming they had the right to arrest the other.
Eventually, the warrant for Sid’s arrest landed in your husband’s hands. He declares it to be bogus.
And is promptly shot by Albert Felts, firing the gun from and through his pocket.
Then the shooting began in earnest.
When it was all said and done, a total of ten people would be killed from that day. Albert Felts, his brother Lee, and five other detectives from Baldwin-Felts ended up dead. Two miners from Matewan would also be killed in the gunfire.
But the next day, Cabell becomes the tenth death from the Matewan Massacre, the so-called “Battle of Matewan.”
Only 26 years old and you’ve already been widowed. After your husband’s murder in cold blood, you and your child are left alone. Sid, who was in the middle of the whole affair, swears he will keep his promise to your late husband and take care of you and your son.
And he does.
Sid, less than two weeks after Cabell’s untimely death, goes with you via train to Huntington, WV to get your marriage license. You both decided it was best to get some rest in town before marrying the next day. You two check into the Florentine Hotel to rest up for tomorrow’s wedding.
Then, some unexpected visitors.
Huntington Police Officers Messenger and Vernatt arrest and jail you and Sid overnight for “cohabiting while unmarried” and “committing adultery.” Apparently, you both had folks watching your movements.
Specifically, it was Baldwin-Felts spy (and traitor) Charles Lively and Tom Felts, the brother of the two fallen Felts brothers from the Battle of Matewan, who allegedly left the tip to the Huntington PD.
You have a quick trial in the morning, no longer than five minutes, where the judge ultimately throws away the charges and hefty $10 fine after learning of your and Sid’s plans to wed that same day.
Since you’re already at the courthouse, you guys get to knock out what you aimed to do anyways.
Congratulations, Mrs. Hatfield!
Of course, it’s not all sunshine. The Baldwin-Felts thugs haven’t been making your or Sid’s lives any easier since the massacre at Matewan.
In fact, your quick wedding was plenty of ammunition for the smear campaign.
Suddenly, rumors pop up and swirl that Sid himself was the one who shot Cabell, and it was so he could marry you.
But you know that’s not true. That’s all a rumor being spread by the pro-Baldwin-Felts camp and the media rags that support them. No one wants to ever call the Baldwin-Felts guys the bad guys in the paper, but what else could they be?
They’ve been breaking up your fellow West Virginian’s unionization attempts for years, before there was any implication of Bolshevism, and harder and more forcefully once there was that implication, even if the reality on the ground hadn’t changed.
They’ve done all they can to stop our boys from trying for a better life. They came at the behest and in service of the mining companies, and never to the aid of the poor worker doing the job.
Now, because Sid is becoming something of a workingman’s folk hero, they feel the need to discredit and smear his when and where they can.
You know Cabell asked Sid to take care of you and Jack. There was no plot between you and Sid to get rid of Cabell. The imminent danger, brought by the strike breakers, made it necessary to plan for the worst case scenario.
Now, that same camp of strike breakers aims to smear your new husband after making you a widow.
By January 1921, after six months of negative attention, Sid and 17 others are tried on murder charges, all stemming from the so-called “Battle of Matewan.”
All 18 were acquitted.
You are thrilled, and how could you not be? Sid was already a hero to miners across West Virginia (and maybe even nationwide), and now he’s a free man.
“Smilin’ Sid,” as some knew him as; that’s what the United Mine Workers film was called. He even got to be photographed with Mother Jones.
Truth be told, Mother Jones wasn’t nearly as dangerous as the media told you she was, but after seeing how the media talks about Sid, you already knew that.
Life goes on until Sid and his deputy, Edward Chambers, are accused of conspiracy.
In the town of Mohawk in McDowell County, a mining camp was shot up. The local mine guard said the perpetrators were being led by Sid and Edward to force the Mohawk miners to unionize.
Charles Lively, who is something of a double agent as you’d later come to find out, told the police he talked Sid, Edward and the miners into doing something drastic while at a restaurant. This testimony would lead to their arrest.
Union leaders said the story was bull, that the mine guards themselves were the shooters and that the accusations being levels were all to set up Hatfield and Chambers.
A distant cousin of Sid’s, Bill Hatfield, just so happens to be the McDowell county sheriff. He tells you guys that Sid and Edward would have the fullest protection.
Bill, however, would leave town for Virginia the day before he was so-desperately needed.
On August 1st, 1921, Sid Hatfield and Edward Chambers, unarmed with with their wives by the sides, were walking up the steps of the McDowell County Courthouse when several Baldwin-Felts thugs, including Charles Lively, began shooting the two men.
Your husband Sid dies instantly. Edward Chambers is finished off execution style with a bullet to the head from Lively.
You and Mrs. Chambers have both been widowed, and you have been widowed for the second time in 15 months.
None of the Baldwin-Felts thugs are even tried or held responsible for the killings.
All this would lead to the so-called “Battle of Blair Mountain,” the largest labor uprising in United States history, with 10,000 miners taking arms and rising up.
It would finally subside on September 2nd, when U.S. troops came to break it up, and the military veteran miners unwilling to fire on the troops, thus leading to the end of the uprising.
Take a step back, you’re no longer Jessie Maynard-Testerman-Hatfield: you’re you. You are reading about Jessie and the story surrounding her on the United States Pirate Party website, and you remember the point to this.
Protect and serve.
Looking at that story, who was being protected and served? And what?
The people are West Virginia, the miners, weren’t being protected and served. They were being frustrated at every turn when they sought out better working conditions, sometimes by force.
Sid? Sid Hatfield did what he could to protect and serve in his role as Police Chief of Matewan. In fact, Sid did just as much as any police officer could hope to do in protecting his community.
And he was shot for his troubles.
The people who killed police officer Sid Hatfield never were arrested or tried because they claimed “self-defense” against the unarmed Hatfield.
The Baldwin-Felts thugs protected and served, but they weren’t serving the community. They were tasked with protecting and serving the mining company from the community.
Was Jessie protected and served? She was twice widowed at the hands of Baldwin-Felts thugs, and no justice was ever served.
In fact, she herself was arrested in the middle of the story for “cohabiting while unmarried” and “committing adultery.”
So why are you, dear reader, being asked to go through all of this? Why would the United States Pirate Party want this story to be laid out and told the way that it has?
Lesser discussed in our platform is the plank “Police Reform.” In it, we call for things such as the demilitarization of the police, ending qualified immunity and civil asset forfeiture, requiring warrants for all forms of surveillance and end no-knock warrants, and ensuring nobody is put in jail for actions of basic survival.
In the story of Jessie Hatfield, we see many examples of why we call for such measures.
First of all, Sid Hatfield is the lone officer in the story to take on a purely community-based approach to law enforcement. Sid legitimately worked to protect and serve his community from overreaching mining companies and strike-breaking thugs.
And he was killed for his troubles.
Sid and Jessie, two consenting adults about to be married, were arrested in a major invasion of privacy and charge with a crime the state should have no power to enforce. This is a privacy issue as much as it is a policing issue.
Finally, individuals before institutions. Sid was the only person putting the individuals of his community above the institution of the mining industry. The protections of the worker were not kept in mind for the companies or the strike breakers, but was always considered with Hatfield.
Sid Hatfield is, by no stretch of the imagination, what we should be striving for when it comes to policing.
Earlier this decade, you saw anti-police sentiment hit a peak not seen in decades. “ACAB” and “Defund the Police” were rallying cries shouted by those who recognized the injustices perpetrated by modern policing.
And yet, the approach proved to be more harmful than not.
The actual issues of policing were not addressed properly, and instead of getting “defunded,” police departments got massive boosts in funding.
As you can see, the issues observed in the way policing is carried out is nothing new, and complaints of “Police serve capital” is hard to argue when the police act more as law enforcement as opposed to community servicemen.
So I bring you to this: protect and serve.
Was it the community in the story? Only if you’re talking about Sid Hatfield.
Unfortunately, not every officer is Sid Hatfield, nor is every motivation of an officer the same as Hatfield’s.
But Sid Hatfield shows that policing can be done in service of the community. How it ended should not sour the fact that it is indeed possible to how our police protect and serve the community.
The trend in policing we have seen is the militarization of our police forces. We have seen police officers, who are otherwise members of their community, taken out and put into a position to where they are often up against the community, not in support of it.
We have a large number of citizens that don’t trust the police, or are even scared of the police. It is that which we must be tasked with changing as a society.
Instead of calling for their defunding, or even the more honest demilitarization, I’d like to suggest a different rallying call when it comes to policing:
“Bring our police home.”
Bring back the beat cop. Bring back the police officer that walks down the street that you and your neighbors know and see everyday. Bring back the community servant. Per our platform, “Properly train our police forces with regular training in all aspects of the job. This will include but not limited to mental health assessments, first responder medical certification, community policing, & public engagement.”
Are all individuals who become police officers bastards? Of course not. Not everyone who becomes a cop is malicious or an inherently bad person. Hell, I’m willing to say most people aiming to become cops genuinely do so with the hope to protect and serve their community. Some might even see themselves as a Sid Hatfield type figure.
But as long as the policing remains in the shape that it is in, which is a bastardized form of protecting and serving, then the view that “all cops are bastards” will be hard to shake. Until that bastardization is done away with, the stigma of doing a bastard profession will reign true in the eyes of many.
If you truly want our police to protect and serve their community. If you truly want an end to no-knock warrants and the infringement of our privacy. If you truly want to end civil asset forfeiture and qualified immunity (which puts our officers in a position above, not in, the community). If you truly want to demilitarize the police, ending the 1033 Program and discouraging technique sharing between the neighborhood police and the military or federal intelligence agencies.
Then look at the positive role models history provides us. Look not at how it ended but what it was when it was happening.
If you truly want our police to protect and serve the community like they claim to, then I invite you to say it with me:
Bring our police home.
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I titoli di Stato hanno continuato a perdere terreno oggi sui principali mercati, prolungando una fase di vendite che ha riportato il costo del debito pubblico ai livelli più alti da decenni. Il rendimento del Bund tedesco a dieci anni, riferimento per l'intera area euro, è salito di 4 punti base al 3,378%, un livello che non si vedeva dal 2011. Il titolo decennale giapponese si è attestato al 3,016%, dopo aver superato martedì la soglia del 3% per la prima volta dal 1996. Negli Stati Uniti il Treasury decennale ha toccato il 4,814%, il massimo dal novembre 2023, mentre il Gilt britannico ha raggiunto il 5,25%, il livello più alto dal 2008, prima di un lieve arretramento di entrambi.
Poiché prezzi e rendimenti dei titoli obbligazionari si muovono in direzioni opposte, l'aumento dei rendimenti riflette la pressione delle vendite sul mercato. Alla base della nuova ondata di vendite c'è il ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate dagli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, che stanno spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Il rincaro dell'energia si somma alle preoccupazioni, ben più radicate, per i conti pubblici e l'elevato livello del debito nelle principali economie, dagli Stati Uniti al Giappone fino alla Francia.
La giornata dei rendimenti
Il Bund tedesco, il decennale giapponese, il Treasury americano e il Gilt britannico hanno toccato oggi livelli che non si vedevano da anni, in un caso da trent'anni. Il grafico mostra a quale anno riporta ogni mercato.
Grafica di FocusAmerica
Tocca o passa il mouse su un Paese per il dettaglio. La barra parte da oggi e torna indietro fino all'ultimo anno in cui il rendimento era altrettanto alto.
Il calendario della stretta
Tre banche centrali, tre riunioni in un mese
I mercati si preparano a una serie di rialzi dei tassi a settembre, una prospettiva che penalizza i titoli obbligazionari.
Il carburante delle vendite
L'inflazione dell'eurozona riparte, spinta dall'energia
Variazione annua dei prezzi ad agosto 2026. Gli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz stanno facendo salire il prezzo del petrolio.
I mercati si preparano intanto alla possibilità di una serie di rialzi dei tassi nel corso del mese, una prospettiva che tende a penalizzare i titoli obbligazionari. Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha adottato toni restrittivi nel discorso di Jackson Hole della scorsa settimana. I contratti future attribuiscono ora a un rialzo dei tassi americani a settembre una probabilità compresa tra il 60% e il 70%.
La Banca del Giappone, che si riunirà il 17 e 18 settembre, potrebbe a sua volta aumentare i tassi per sostenere uno yen in forte calo. Nell'eurozona l'inflazione di agosto è salita al 3,3%, dal 2,9% di luglio, mentre i prezzi dell'energia sono aumentati del 14,3%. Dopo i dati pubblicati martedì, i mercati considerano ormai scontato un rialzo di un quarto di punto da parte della Banca Centrale Europea, che dovrebbe portare il tasso al 2,5% nella riunione del 10 settembre.
La tensione si è trasferita anche sui mercati azionari. I principali indici americani hanno chiuso in calo per tre sedute consecutive, mentre le Borse europee e asiatiche hanno perso terreno. Le vendite arrivano dopo un anno di forti rialzi, che aveva spinto numerosi listini sui massimi storici sull'onda dell'entusiasmo per l'intelligenza artificiale, nonostante un quadro geopolitico sempre più instabile.
"I fondamentali dei mercati sono un po' più fragili di quanto siano stati finora", ha dichiarato a "Squawk Box Europe" della CNBC George Maris, direttore degli investimenti e responsabile globale dell'azionario di Principal Asset Management. "E se il costo del denaro, il costo del rischio, aumenta, è proprio quello che stiamo vedendo con il rialzo generalizzato dei rendimenti".
Maris ha indicato nel debito pubblico uno dei principali fattori di vulnerabilità. "Guardate i livelli del debito nel mondo: sono stratosferici e continuano a salire. Le soluzioni per affrontare il problema non sembrano a portata di mano. Non vedo da nessuna parte la volontà politica di intervenire e penso che questo sia un bel problema".
"Il fatto che tutto questo stia accadendo in una fase di solida crescita economica globale, mentre i livelli del debito continuano ad aumentare, significa che ci troviamo in una posizione più precaria nel caso di uno shock macro economico", ha aggiunto Maris.
Borrowing costs continue to extend multi-decade highs as nerves over inflation, higher rates and high debt remain at the fore.Jenni Reid (CNBC)
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Il Veneto ha approvato la nostra legge sul fine vita. La quarta regione a farla, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.
Continueremo a batterci finché questo risultato non sarà raggiunto in tutta Italia.
Chiedi anche al tuo Consiglio regionale di fare lo stesso: associazionelucacoscioni.it/la…
Ligabue, Luciana Littizzetto, Piergiorgio Odifreddi, Subsonica, Vasco Rossi e tanti altri hanno già firmato. Fallo anche tu. Unisciti a noi!Jessica Sanson (Associazione Luca Coscioni)
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Politische Werbung: Mit ihrem Verbot helfen Meta und Google der AfD
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A Pietralata, a Roma, nel racconto di quanto accaduto rischia di scomparire proprio Bianca: aveva cinque anni, era una bambina ed è una vittima.
Questa vicenda mostra due fallimenti che si intrecciano: un sistema che troppo spesso lascia le famiglie sole nella gestione della disabilità grave e un racconto pubblico che, proprio perché Bianca era disabile, rischia di ridurre la sua morte a una generica “tragedia familiare”.
La sofferenza dei genitori va compresa, ma non può cancellare lei. E dire che una famiglia fosse “seguita” non significa necessariamente che fosse davvero sostenuta: servono assistenza domiciliare adeguata, sostegno psicologico, interventi di sollievo e servizi continuativi.
Una famiglia non può sostituirsi allo Stato: assistere una persona con disabilità grave non può dipendere solo dalle energie, dal tempo e dalle risorse di chi le sta accanto.
Servono più sostegno, più tutele e più servizi. E serve anche cambiare il modo in cui raccontiamo queste morti.
Bianca era una bambina: la sua morte non può essere trattata come una fatalità.
#Disabilità #Welfare #Caregiver #Pietralata #Diritti #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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EDRi member SHARE Foundation has confirmed that at least 14 people in Serbia were targeted with advanced spyware since the beginning of 2026 – the largest documented wave of such surveillance in the country to date. Those targeted include members of the student movement, activists, a member of parliament, and a local councilor, all from opposition parties. The timing the of spyware attacks coincides with the local elections held on March 29, 2026.
The post 14 students and opposition politicians targeted by spyware in Serbia appeared first on European Digital Rights (EDRi).
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Beth Macy, 62 anni, autrice di Dopesick, l’inchiesta sulle responsabilità di Big Pharma nella crisi degli oppioidi da cui è stata tratta una serie Hulu premiata agli Emmy, si è candidata alla Camera con il Partito Democratico nel sesto distretto della Virginia, uno dei più conservatori dello Stato. Il Washington Post la descrive come una sorta di anti-Vance. Macy e il vicepresidente JD Vance sono cresciuti in due cittadine dell’Ohio distanti circa 100 chilometri, Urbana e Middletown, entrambi in famiglie segnate dalla povertà. E tutti e due hanno raccontato l’Appalachia nei loro libri, arrivando però a conclusioni molto diverse.
Vance lo ha fatto con Hillbilly Elegy, il libro che lo ha consacrato come voce della Rust Belt e che attribuisce un forte peso alla responsabilità individuale nel destino delle comunità più povere. Macy, dopo quasi quattro decenni da cronista del Roanoke Times, ha affrontato lo stesso mondo nel memoir Paper Girl, pubblicato lo scorso anno, offrendo una lettura quasi opposta: maggiore attenzione alle cause strutturali della povertà e alle responsabilità delle istituzioni.
Il distretto in cui si sta candidando Macy è una fascia di montagne e valli grande come il New Jersey, da Winchester a nord fino a Roanoke a sud, che il Cook Political Report classifica come "solidamente repubblicano". Il deputato uscente Ben Cline, in corsa per il suo quinto mandato, nel 2024 ha battuto lo sfidante democratico di 28 punti, ottenendo un risultato migliore di Donald Trump, che nello stesso distretto aveva vinto di 24 punti. "So che le sue posizioni liberal piacciono ad alcune parti della base democratica, ma paragonarla a JD significa suggerire che il suo messaggio possa vincere qui", ha detto Cline al quotidiano della capitale. "Ma qui non passerà".
Al 15 luglio Macy aveva raccolto 1,7 milioni di dollari, contro gli 1,4 milioni di Cline, secondo il Virginia Public Access Project, superando la rivale nella raccolta fondi per il terzo trimestre consecutivo. Quasi tutto il denaro ricevuto da Macy proviene però da singoli donatori, mentre Cline ha ottenuto più di 400 mila dollari da comitati repubblicani.
Macy aveva già attaccato duramente JD Vance in un saggio pubblicato sul New York Times nel settembre 2024, poco prima della sua elezione alla vicepresidenza. Lo aveva accusato di alimentare la paura nei confronti degli immigrati e di aver voltato le spalle proprio a quelle istituzioni pubbliche che lo avevano aiutato a uscire dalla povertà. Macy sottolinea di aver beneficiato lei stessa dei Pell Grant, le borse di studio federali destinate agli studenti con minori disponibilità economiche, e attribuisce molte delle difficoltà dell’Appalachia a forze esterne che agiscono sulla regione da decenni: dalle aziende farmaceutiche che minimizzarono il rischio di dipendenza degli oppioidi alle politiche commerciali che, a partire dal NAFTA firmato da Bill Clinton, avrebbero favorito il trasferimento delle fabbriche all’estero.
La sua campagna cerca di presentarsi ora come pragmatica e capace di parlare oltre gli schieramenti tradizionali. Macy propone di affrontare quello che definisce il “disastro dell’immigrazione” garantendo al tempo stesso un trattamento umano dei migranti e percorsi chiari verso la cittadinanza, sostiene il Medicare for All, vuole aiutare gli agricoltori eliminando i dazi e propone una maggiore tassazione dei miliardari. Allo stesso tempo prende le distanze sia dall’ascesa dei socialisti democratici sia dall’establishment del Partito Democratico. “Vengo da una prospettiva da democratica di montagna della vecchia scuola: dobbiamo rendere il posto sicuro e proteggere i lavoratori”, ha detto al Washington Post.
Macy conduce la sua campagna con l’approccio della cronista: porta con sé taccuino e penna e annota le storie delle persone che incontra. C’è il familiare morto giovane dopo aver rifiutato due trapianti perché gli organi provenivano da donatori vaccinati contro il Covid, l’agricoltore che non riesce più a permettersi il diesel per il trattore a causa dell’aumento dei prezzi provocato dalla guerra in Iran, lo sceriffo che fatica a ricevere le chiamate di emergenza perché nella sua contea esiste un solo ripetitore. “Non vinceremo questa cosa senza incontrare le persone sul terreno”, ha detto durante una raccolta fondi vicino a Harrisonburg.
Robin Sullenberger, per vent’anni supervisore della contea di Highland, la meno popolosa della Virginia e schierata con i repubblicani in tutte le elezioni presidenziali dal 1936 ad oggi, ha riassunto al Washington Post il principale ostacolo che Macy deve affrontare: “Moltissime persone votano soltanto in base alla R o alla D. Semplicemente così”.
Kristen McConnell, avvocata di Clifton Forge specializzata in assistenza sanitaria e disabilità dei veterani, descrive lo stesso fenomeno da un’altra prospettiva. Temi come l’accesso alle cure, gli asili nido e salari dignitosi, osserva, raccolgono un consenso molto più ampio delle divisioni di partito. Ma quando quelle stesse proposte vengono associate ai democratici, una parte dell’elettorato conservatore tende immediatamente a considerarle “socialismo”.
Il Washington Post descrive così il paradosso della candidatura di Macy. Alcuni repubblicani hanno letto i suoi libri, ne apprezzano il lavoro, la considerano credibile e condividono persino buona parte della sua analisi dei problemi economici e sociali della regione. Eppure intendono votare per Ben Cline, anche quando ammettono di conoscere poco il deputato uscente o la sua attività al Congresso.
È in questa rottura tra stima personale e fedeltà di partito degli elettori che si gioca gran parte della difficoltà della sfida di Macy. Nel sesto distretto il suo racconto dell’Appalachia è familiare a molti e viene spesso riconosciuto come autentico. Ma trasformare quella vicinanza in voti significa convincere una parte dell’elettorato a separare il giudizio sulla candidata dall’appartenenza politica indicata sulla scheda. In un distretto dove l’identità repubblicana è radicata da generazioni, è probabilmente questa, più delle singole proposte, la barriera decisiva da superare.
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Simone Trentin
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