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Democratici avanti di 10 punti, un vantaggio che non si vedeva dall'onda blu del 2006


Secondo Gallup, il 49% degli americani si identifica con il Partito Democratico o gli è vicino, contro il 39% che si riconosce nei repubblicani. In un anno di midterm, un divario simile non si registrava da vent'anni.

Il 49% degli adulti americani si identifica ora come democratico o come indipendente vicino al Partito Democratico, contro solo il 39% che si riconosce nei repubblicani. È quanto emerge dalle rilevazioni trimestrali sull'identificazione degli elettori americane condotte da Gallup nei primi 6 mesi del 2026. Un vantaggio di 10 punti che, in un anno di elezioni di metà mandato, non si registrava dal 2006 e che, a pochi mesi dal voto di novembre, ovviamente alimenta le speranze dei democratici di riprendere il controllo del Congresso.

Il confronto con i dati delle precedenti elezioni di metà mandato mostra quanto il dato sia eccezionale. In questa stessa rilevazione, nel 2022 i due partiti erano quasi in parità, con i repubblicani avanti di un solo punto, 45% a 44%. Nel 2018, invece, i democratici guidavano di 6 punti, nel 2014 di 3 e nel 2010 di 1, mentre nel 2002 si trovavano in perfetta parità. L'unico precedente davvero paragonabile risale al 2006, quando i democratici erano avanti di +10, 50% a 40%. Quell'anno alle elezioni di novembre travolsero il Partito Repubblicano di George W. Bush, guadagnando 31 seggi e riconquistando la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti dopo 12 anni, oltre a strappare anche la maggioranza al Senato grazie a 6 nuovi seggi guadagnati.

Midterm 2026 · Sondaggi
I democratici avanti di 10 punti: un vantaggio che in un anno di midterm mancava dal 2006

Nel primo semestre del 2026 il 49% degli adulti americani si identifica nel Partito Democratico o pende verso di esso, contro il 39% dei repubblicani. L’ultima volta che il divario fu così ampio, nel 2006, finì con un’onda blu.
Grafica di FocusAmerica 12 luglio 2026

Identificazione di partito · Media Gallup, primo semestre 2026

Democratici
0%
+10

Repubblicani
0%
Adulti che si dichiarano democratici o indipendenti vicini al partito
Adulti che si dichiarano repubblicani o indipendenti vicini al partito

Alla fine del 2024 i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti: da allora il pendolo si è spostato di 14 punti verso i democratici.

La serie Gallup
Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024
Quota di adulti che si identifica in ciascun partito, simpatizzanti inclusi. Medie trimestrali dal 2015. Tocca o sfiora il grafico per leggere ogni trimestre.
T2 2026 Dem 49% Rep 39% esplora sul grafico ↓

La conferma degli altri indicatori · Emerson College, aprile 2026

50–40
Voto generico per il Congresso, Dem contro Rep

40%
Approva l’operato del presidente Trump

56%
Boccia l’operato del presidente Trump

Il confronto storico
Solo il 2006 somiglia al 2026
Distacco nell’identificazione di partito negli anni di elezioni di metà mandato: a destra il vantaggio democratico, a sinistra quello repubblicano.

2002 Parità
2006 Dem +10
2010 Dem +1
2014 Dem +3
2018 Dem +6
2022 Rep +1
2026 Dem +10

Il vantaggio democratico non garantì sempre la vittoria: nel 2010 e nel 2014, con margini minimi, i repubblicani dominarono comunque le urne. Ma un +10 non si vedeva, appunto, dal 2006.

Il precedente
2006: l’onda blu che travolse Bush
Presidente repubblicano al secondo mandato, consenso in calo, una guerra impopolare, centristi in fuga: con gli stessi ingredienti di oggi, a novembre 2006 i democratici ripresero il Congresso.

+0
Seggi guadagnati alla Camera
Maggioranza riconquistata

+0
Seggi guadagnati al Senato
Maggioranza strappata al Gop

0
Anni di opposizione alla Camera interrotti quella notte
La Camera era repubblicana dal 1994

Le incognite
Un elettorato mai così sfuggente
Gallup invita alla prudenza: il vantaggio democratico poggia sul segmento più instabile dell’elettorato.


45% Indipendenti

Nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente: la quota più alta mai registrata da Gallup. Una parte enorme dell’elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita.

Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che pendono verso un partito: legami deboli, preferenze potenzialmente volatili.

L’immagine dei democratici resta ai minimi storici: il movimento riflette più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l’opposizione.

Fonte Gallup, identificazione di partito tra gli adulti americani (medie trimestrali 2015–2026, simpatizzanti inclusi); Emerson College Polling, sondaggio nazionale di aprile 2026 tra gli elettori probabili.

Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024


Il ribaltamento è stato rapido e si è consumato nel giro di poco più di un anno. Nell'ultimo trimestre del 2024, infatti, i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti, con il 47% contro il 43% dei democratici. Da allora però sono scesi al 39%, mentre i democratici sono saliti al 49%: uno spostamento complessivo di 14 punti a favore di questi ultimi.

Anche altri indicatori descrivono una dinamica simile. Ad esempio un recente sondaggio dell'Emerson College, condotto ad aprile tra gli elettori probabili, attribuisce ai democratici esattamente 10 punti di vantaggio nel voto generico per il Congresso: 50% contro 40%. Nello stesso sondaggio il consenso per il presidente Donald Trump si fermava invece al 40%, mentre il 56% degli intervistati ne boccia l'operato.

Il precedente del 2006 e l'incognita degli indipendenti


Gallup invita tuttavia alla prudenza. Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che "pendono" verso uno dei due partiti: si tratta quindi di elettori con legami politici più deboli e preferenze potenzialmente volatili. I democratici, inoltre, stanno guadagnando terreno nonostante la loro immagine resti ai minimi storici. Il movimento sembra quindi riflettere più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l'opposizione.

A rendere il quadro ancora più incerto contribuisce un altro record: nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente, la quota più alta mai rilevata sinora nelle rilevazioni Gallup. Si tratta di una parte enorme dell'elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita e che potrebbe ancora cambiare idea da qui a novembre. Ciò nonostante, il parallelo con il 2006 resta difficile da ignorare: anche allora alla Casa Bianca sedeva un presidente repubblicano al secondo mandato, con un consenso in calo, una guerra impopolare in corso e gli elettori centristi sempre più lontani dal partito di governo. Vent'anni dopo, molti degli ingredienti che hanno portato all'onda blu sembrano essere gli stessi.

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Erste Medienberichte à la "Social-Media-Mindestalter" verfehlen den Kern:

EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen (CDU) plant flächendeckende #Alterskontrollen im Netz. Treffen kann es nicht nur soziale Medien, sondern auch App-Marktplätze, Videospiele, Videoplattformen, Chatbots.

Das ist drastisch.

Ich werde mir das noch genauer anschauen. Hier in aller Kürze:

netzpolitik.org/2026/verbot-fu…

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EU-Kommissionspräsidentin von der Leyen (CDU) will das australische Modell drastisch ausweiten und plant flächendeckende Alterskontrollen im Netz. Treffen kann es nicht nur soziale Medien, sondern auch App-Marktplätze, Videospiele, Chatbots. Grundlage sind neue Empfehlungen eines Expert*innen-Gremiums.

netzpolitik.org/2026/verbot-fu…

in reply to netzpolitik.org

Scheinbar möchte die Ursula von der Leyen ihren alten Spitznamen als "Zensursula" wieder aufleben lassen sowie massiv erweitern...🙄😅

Ist schon sehr bedenklich sowie besorgniserregend wie scheinbar leicht von der Hand eine massenhafte Zensur und Überwachung der gesamten Bevölkerung in der europäischen Union umgesetzt wird ohne bisher nennenswerten Wiederstand. 😐

DAS wird in Deutschland weiter die AfD stärken und genau darüber wird die Union dann ausgiebig im öffentlichen Raum jammern...😒

#Politik #EU #Zensur #Überwachung #Chatkontrolle
@DresdnerForschungswerk

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Rifondazione comunista: legge elettorale l’ennesimo attacco alla Costituzione nel più bieco interesse della Meloni, domani manifesteremo a Montecitorio home.rifondazione.eu/2026/07/1… #Istituzioni-Giustizia #ComunicatiStampa

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Trump dà il via libera al ponte da 4,5 miliardi di dollari tra Stati Uniti e Canada


Il Gordie Howe International Bridge tra Detroit e Windsor aprirà il 27 luglio, tredici anni dopo l'avvio del progetto. Il presidente aveva bloccato l'inaugurazione chiedendo compensazioni al Canada

Il Gordie Howe International Bridge, il ponte da 4,5 miliardi di dollari che collega Detroit, in Michigan, alla città canadese di Windsor, in Ontario, aprirà al traffico il 27 luglio, tredici anni dopo l'avvio del progetto. Il presidente Donald Trump ha ritirato le sue obiezioni sostenendo di aver ottenuto condizioni migliori dal Canada. "Che entrambi possiamo avere molti anni di successo con questo meraviglioso nuovo progetto!!!", ha scritto sabato su Truth Social, il suo social network.

A febbraio Trump aveva detto che non avrebbe aperto il ponte "finché gli Stati Uniti non saranno pienamente compensati" dal Canada e aveva chiesto a Ottawa di cedere al governo americano almeno metà della proprietà dell'infrastruttura. Il suo post era stato letto come una risposta ai rinnovati legami commerciali tra Canada e Cina, nel quadro degli scontri sul commercio tra Washington e Ottawa che hanno segnato il secondo mandato del presidente.

Sempre a febbraio era emerso che Matthew Moroun, la cui azienda gestisce l'Ambassador Bridge, il ponte centenario che già collega Detroit a Windsor, aveva donato il 16 gennaio un milione di dollari a Maga Inc, un Super Pac, cioè un comitato che raccoglie fondi a sostegno di un candidato, in questo caso Trump. I Moroun, famiglia di Detroit da tempo tra i donatori repubblicani, combattono da anni per bloccare il Gordie Howe Bridge perché temono di perdere i ricavi dei pedaggi con l'apertura di un percorso alternativo tra i due paesi.

Venerdì sera il governo canadese ha annunciato l'accordo che sblocca l'apertura: le due parti hanno concordato "misure cooperative concentrate sulla gestione dei pedaggi" e la creazione di un fondo per lo sviluppo economico della durata di 15 anni, alimentato da una parte dei profitti del ponte. Il ministro delle infrastrutture canadese Gregor Robertson ha detto che l'apertura genererà miliardi di dollari di attività economica per decenni e porterà benefici su entrambi i lati del confine.

Il Canada ha finanziato l'intera costruzione del ponte, che è di proprietà congiunta del governo canadese e dello Stato del Michigan. L'accordo originario era stato negoziato da Rick Snyder, ex governatore repubblicano del Michigan, e i lavori sono iniziati nel 2018. Il ponte è strallato, cioè sostenuto da cavi ancorati alle torri, ha sei corsie e una campata principale di 853 metri, la più lunga del suo genere in Nord America, per un'estensione complessiva di circa 2,5 chilometri sul fiume Detroit. È intitolato a Gordie Howe, leggenda canadese dell'hockey che giocò 25 stagioni nei Detroit Red Wings. Il pedaggio arriva a 10 dollari per le automobili e a 20 dollari per asse per i camion.

Il corridoio tra Detroit e Windsor gestisce più di 4 milioni di passaggi di camion all'anno e quasi 70 miliardi di dollari di scambi commerciali nelle due direzioni, secondo la camera di commercio regionale di Detroit. Finora il traffico è passato soprattutto dall'Ambassador Bridge, di proprietà privata, e dal tunnel che collega le due città: il nuovo ponte dovrebbe alleggerire la congestione di entrambi.

Il blocco dell'inaugurazione, prevista inizialmente per il 12 giugno e rinviata all'ultimo momento, era diventato un tema in una delle corse al Senato più osservate del paese, quella del Michigan. La democratica Mallory McMorrow, poi ritiratasi dalla corsa, aveva provato a trasformare il ritardo in un problema politico per Trump e per i repubblicani, in uno Stato in bilico dove il ponte ha conseguenze economiche visibili. La governatrice democratica del Michigan Gretchen Whitmer ha detto che il ponte "è sempre stato un ottimo affare per il nostro Stato" e che accelererà la produzione automobilistica, abbasserà i costi e rafforzerà l'agricoltura. Il 27 luglio inizierà il traffico commerciale, mentre la data della cerimonia ufficiale di inaugurazione non è ancora stata fissata.

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1/2 🚨 European Commission panel of experts backs indiscriminate age checks 🚨

Today, the chairs of the European Commission's panel of experts on child online safety published their recommendations, backing mandatory EU-wide #AgeVerification to exclude people under 13 from accessing online spaces 🚫

To know who is of the right age, everyone may have to prove their age. That creates barriers for people who cannot—or simply should not have to—go through the age verification process.

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📢 Ready for a legal #traineeship at noyb? 👀 We are actively looking for two legal trainees who can join our team at the start of November. 📆 Apply now!

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Perché la morte di Lindsey Graham complica i piani di Trump


Da critico feroce a fedelissimo del presidente, per trent'anni al centro del Congresso. Senza il suo voto si complicano la nomina di Blanche, il riarmo del Pentagono e la stretta sul voto.

Lindsey Graham è morto sabato sera a Washington, poche ore dopo essere rientrato da un viaggio in Ucraina e due giorni dopo aver compiuto 71 anni. Il senatore repubblicano della South Carolina era l'alleato più stretto del presidente al Congresso e la sua scomparsa toglie ai repubblicani un voto sicuro in una maggioranza del Senato già ridotta, a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre.

Le registrazioni delle chiamate ai soccorsi ottenute dal New York Times ricostruiscono gli ultimi momenti: sabato sera una donna ha segnalato da Baltimora che nella casa del senatore a Capitol Hill un uomo accusava dolori al petto, i paramedici hanno praticato a lungo la rianimazione e hanno chiesto alla polizia di aiutarli a forzare la porta. Graham è stato dichiarato morto alle 22:23, le 4:23 di domenica in Italia, al George Washington University Hospital. Secondo il referto preliminare del medico legale la causa è una dissezione aortica, una lacerazione dell'arteria principale che porta il sangue dal cuore, favorita dall'indurimento delle arterie. Trump ha raccontato di avergli parlato al telefono poco prima del malore e di averlo trovato solo stanco per il viaggio. "Era come un membro della famiglia per me", ha detto domenica a Meet the Press, il programma politico della NBC a cui Graham avrebbe dovuto partecipare proprio quella mattina, per la sessantaquattresima volta.

Nato nel 1955 a Central, un piccolo centro della South Carolina, Graham era il primo della sua famiglia ad arrivare all'università e aveva perso presto entrambi i genitori. Dopo la laurea in legge entrò nei servizi giuridici dell'aeronautica militare, che negli anni Ottanta lo mandò in Germania come procuratore militare per l'Europa. Nel 1994 fu eletto alla Camera nell'ondata repubblicana guidata da Newt Gingrich e si fece notare come uno degli accusatori di Bill Clinton nel processo di impeachment. Nel 2003 passò al Senato, dove prese il posto di Strom Thurmond, per quasi mezzo secolo senatore e storico oppositore del movimento per i diritti civili.

Al Senato legò la sua carriera a John McCain, il candidato repubblicano alla Casa Bianca del 2008, diventando il suo principale alleato sulle posizioni interventiste in politica estera. Con lui e con Joe Lieberman formò il trio dei "Three Amigos", provò più volte senza successo a far approvare riforme bipartisan dell'immigrazione e votò per confermare i due giudici della Corte Suprema nominati da Barack Obama, attirandosi le critiche della destra del partito.

Con Trump il rapporto cominciò con gli insulti. Nel 2016 Graham disse che avrebbe preferito "perdere senza Donald Trump che vincere con lui" e scrisse che i repubblicani, nominandolo, sarebbero stati distrutti e se lo sarebbero meritato; Trump rispose leggendo in pubblico il numero di cellulare del senatore durante un comizio. Dopo la vittoria, però, Graham cambiò rotta: cominciò a giocare a golf con il nuovo presidente e a rivendicare la propria vicinanza, una conversione che i repubblicani rimasti anti-Trump considerarono un voltafaccia interessato e che la morte di McCain, nel 2018, rese definitiva. Nello stesso anno la sua difesa furiosa di Brett Kavanaugh, il giudice della Corte Suprema che durante le audizioni di conferma era stato accusato di una violenza sessuale commessa da ragazzo, cementò il legame con il presidente, che domenica ha indicato proprio in quel momento la sua eredità più grande.

La rottura sembrò definitiva la notte del 6 gennaio 2021, quando dopo l'assalto al Campidoglio Graham annunciò dall'aula del Senato la fine del sodalizio: "Contatemi fuori, adesso basta". Tornò al fianco di Trump nel giro di pochi mesi e fu tra i primi a sostenere la sua ricandidatura per il 2024. Nel secondo mandato ha presieduto la commissione Bilancio del Senato, ha contribuito ad approvare la grande legge fiscale e di spesa dell'estate scorsa ed è stato un consigliere informale di sicurezza nazionale, tra le voci più insistenti a favore dell'attacco all'Iran e delle sanzioni contro la Russia, spesso in tandem con il segretario di Stato Marco Rubio.

L'ultimo atto pubblico di Graham era arrivato venerdì in Ucraina, nel suo decimo viaggio nel paese dall'invasione russa del 2022. A Kyiv, dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky, aveva annunciato l'intesa raggiunta con la Casa Bianca sul suo disegno di legge, a lungo frenato dallo stesso Trump, per sanzionare chi compra petrolio russo: "Non sono mai stato così ottimista sul fatto che abbiamo la formula per porre fine a questa guerra", aveva detto. Zelensky lo ha ricordato come "un vero difensore della libertà". Per l'Atlantic la sua morte, sommata all'assenza di Mitch McConnell, è un doppio colpo per l'ala pro-ucraina del partito, rimasta senza i suoi difensori più influenti proprio mentre il presidente sembrava convinto a sostenere le sanzioni.

Al Senato i repubblicani si ritrovano intanto con due voti in meno. McConnell, 84 anni, è ricoverato dal 14 giugno dopo una caduta e una polmonite, ora si trova in un centro di riabilitazione e non ha una data di rientro. A giugno le assenze repubblicane avevano già permesso al Senato di approvare una condanna simbolica della guerra contro l'Iran e, con i bombardamenti ripresi sullo Stretto di Hormuz, voti del genere potrebbero tornare in aula ed essere più difficili da bloccare.

Questa settimana il Senato discute la legge annuale che autorizza i programmi della difesa, dove Graham doveva avere un ruolo centrale nel dibattito. La commissione Bilancio resta invece senza presidente proprio mentre l'Amministrazione spinge per un terzo pacchetto di "reconciliation", la procedura che permette di approvare misure di bilancio a maggioranza semplice aggirando la soglia dei 60 voti normalmente richiesta al Senato: dentro dovrebbero entrare 350 miliardi di dollari per ricostituire gli arsenali del Pentagono svuotati dalla guerra con l'Iran. Graham doveva guidare l'operazione e ne aveva appena discusso con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. I primi due senatori in linea per succedergli, Chuck Grassley e Mike Crapo, presiedono però già altre commissioni.

La nomina più a rischio è quella di Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump scelto come procuratore generale, l'equivalente del ministro della Giustizia. Blanche testimonia mercoledì davanti alla commissione Giustizia del Senato, dove senza Graham i repubblicani sono rimasti in 11 contro 10 democratici e basta una sola defezione per bloccare tutto. Due senatori repubblicani, Thom Tillis e John Cornyn, non si sono ancora impegnati a votarlo e Blanche è criticato da mesi per la gestione dei documenti su Jeffrey Epstein e per un fondo da 1,8 miliardi di dollari che secondo i critici servirebbe a risarcire i sostenitori di Trump. Graham era considerato un sì sicuro.

Il SAVE America Act, la stretta elettorale chiesta da mesi dal presidente, perde invece il suo sostenitore più instancabile. La legge imporrebbe un documento d'identità con foto e la prova di cittadinanza per votare e limiterebbe il voto per posta: resta lontanissima dai 60 voti necessari, ma Graham l'aveva difesa in aula solo un mese fa e sabato sera aveva chiamato Trump anche per parlarne. "È un duro colpo per il SAVE America Act", ha detto il presidente domenica.

In South Carolina la corsa per il seggio è già aperta: il governatore Henry McMaster nominerà un sostituto fino a gennaio e la primaria lampo per scegliere il nuovo candidato repubblicano si terrà l'11 agosto. Il deputato Joe Wilson, il decano della delegazione dello stato, si è sfilato per non assottigliare la maggioranza repubblicana alla Camera, dove il partito ha due soli voti di margine. Trump ha detto di avere già in mente un nome che per ora non vuole fare.

Il giorno prima di morire, a Kyiv, Zelensky gli aveva chiesto come stesse. "Bene", aveva risposto Graham. "Più vecchio, più vecchio, ma non più saggio".


È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.


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☕ CYBERBRIEFING — Lunedì 13 luglio 2026

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McConnell spiega il ricovero: una caduta e una polmonite, ma non può ancora tornare al Senato


Il senatore repubblicano, 84 anni, ha parlato per la prima volta dopo un mese: a giugno una caduta lo ha lasciato senza sensi e in ospedale ha contratto una polmonite. Ora è in riabilitazione

Mitch McConnell ha spiegato per la prima volta il motivo del suo ricovero: una caduta a metà giugno che lo ha lasciato brevemente privo di sensi, seguita da una polmonite contratta in ospedale. Il senatore repubblicano del Kentucky, 84 anni, lo ha detto domenica in un comunicato, il primo diffuso in prima persona dopo quasi un mese di silenzio che aveva alimentato voci e teorie sulla sua salute. McConnell ha anche annunciato che non tornerà al Senato lunedì, quando la camera riprende i lavori: "Per quanto mi frustri, questo processo richiede tempo. E su consiglio dei miei medici non potrò ancora tornare in aula per votare".

McConnell era stato portato il 14 giugno dalla sua casa a un ospedale nell'area di Washington, senza che il suo ufficio spiegasse il perché. "I miei medici hanno confermato che non ho ossa rotte né una commozione cerebrale", ha detto nel comunicato, accompagnato da una foto che lo ritrae sorridente accanto alla moglie Elaine Chao. "Non ho avuto un infarto o un ictus. Non ho tumori né emorragie. Ma ho perso brevemente conoscenza e sono stato portato in ospedale". I medici stanno ancora facendo esami per capire cosa abbia causato la caduta. In un comunicato separato attribuito al medico curante, non identificato, il suo ufficio ha spiegato che la polmonite è stata lieve ed è stata trattata con antibiotici. McConnell si è da poco trasferito dall'ospedale a un centro di riabilitazione, dove si concentrerà sulla fisioterapia e su strategie per ridurre il rischio di nuove cadute.

Nelle settimane precedenti il suo ufficio aveva diffuso solo due brevi comunicati, il 22 giugno e il 2 luglio, senza mai spiegare cosa lo avesse mandato in ospedale. Il silenzio aveva moltiplicato le voci, soprattutto tra gli influencer di destra: alcuni sostenevano senza prove che il senatore fosse incapace di intendere e accusavano i vertici repubblicani di nascondere le sue condizioni, mentre l'attivista di estrema destra Laura Loomer, alleata del presidente, aveva parlato di uno "stato vegetativo". Le registrazioni delle chiamate ai soccorsi della mattina del 14 giugno suggerivano che i sanitari fossero intervenuti a casa sua per una persona priva di sensi in arresto cardiaco, ma domenica McConnell ha escluso di aver avuto un infarto. Nell'ultima settimana il leader della maggioranza al Senato John Thune e altri colleghi avevano raccontato di averci parlato al telefono, ma fino a domenica il senatore non si era mai espresso pubblicamente.

Nel comunicato McConnell ha riconosciuto la scarsità di informazioni fornite dal suo ufficio, spiegando che le persone della sua generazione esitano spesso a condividere "la vulnerabilità che accompagna l'invecchiamento". "Anche sotto gli occhi del pubblico, sento lo stesso istinto: non posso farci niente", ha detto. Da bambino ha avuto la poliomielite, che secondo le sue parole ha compromesso la sua mobilità in modi che con l'età non sono diventati più facili da gestire. Negli ultimi anni i problemi di salute si sono accumulati: nel marzo 2023 una caduta gli causò una commozione cerebrale e alcune costole rotte, nell'estate dello stesso anno si bloccò due volte a metà frase davanti ai giornalisti, poi altre cadute nel 2025 e a febbraio di quest'anno più di una settimana di ricovero per sintomi influenzali.

Il comunicato è arrivato il giorno dopo la morte improvvisa di Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina, a 71 anni. Le vicende dei due senatori hanno acceso i riflettori sull'età dei parlamentari in uno dei Congressi più anziani della storia americana. Con l'assenza di McConnell e il seggio di Graham vacante, i repubblicani governano il Senato con una maggioranza di 51 a 47, che lascia pochi margini di errore. Il mese scorso la camera ha approvato con 50 voti a 48 una risoluzione per impedire al presidente di colpire di nuovo l'Iran: McConnell e il repubblicano David McCormick erano assenti e, se entrambi avessero votato, il provvedimento non sarebbe passato.

McConnell siede al Senato dal 1985 e ha guidato i repubblicani della camera dal 2007 al 2025, prima di lasciare l'incarico e restare come senatore semplice. Oggi presiede la commissione Regolamento del Senato e il suo mandato scade a gennaio: ha scelto di non ricandidarsi e a maggio il deputato Andy Barr ha vinto le primarie repubblicane per succedergli in Kentucky, dove parte nettamente favorito. McConnell ha però escluso di lasciare il seggio in anticipo: "Ho ancora del lavoro da finire per conto vostro. E ho tutta l'intenzione di portare a termine il compito per cui mi avete eletto".


Mitch McConnell è ricoverato in ospedale tre settimane e nessuno sa il perché


Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky ed ex leader della maggioranza al Senato, è ricoverato dal 14 giugno in un ospedale dell'area di Washington. In più di tre settimane il suo ufficio non ha mai spiegato il motivo del ricovero né quali cure stia ricevendo. Il senatore, che ha 84 anni, non si è più fatto sentire pubblicamente e il silenzio ha alimentato voci sempre più insistenti sulle sue reali condizioni di salute.

L'indicazione più concreta su cosa sia successo arriva dalle registrazioni delle comunicazioni dei soccorritori, riportate da diverse testate. La mattina del 14 giugno, tra le 8:36 e le 8:43 ora di Washington (tra le 14:36 e le 14:43 in Italia), la centrale operativa chiese l'invio dei medici per una persona "priva di conoscenza" all'indirizzo di McConnell nella capitale. Sei minuti dopo un operatore dei servizi di emergenza segnalò una rianimazione cardiopolmonare in corso su un paziente in arresto cardiaco. Le registrazioni non nominano il senatore e il suo ufficio si è rifiutato di commentarle.

Le comunicazioni ufficiali ripetono da settimane la stessa formula. Nell'ultimo aggiornamento, del 2 luglio, l'ufficio di McConnell ha detto che il senatore "apprezza la dimostrazione di sostegno che sta ricevendo mentre prosegue la convalescenza in ospedale", che "continua a migliorare" e che lavora con il suo staff sui dossier del Kentucky e del Senato mentre i lavori parlamentari sono sospesi.

Alcuni colleghi repubblicani assicurano di avere parlato con lui. Il giorno dopo il ricovero John Thune, leader della maggioranza al Senato, disse ai giornalisti che McConnell era "chiaramente sintonizzato su quello che succede". Martedì un portavoce di Thune ha detto a The Hill che i due hanno avuto al telefono "una conversazione lunga e sostanziosa" su vari temi, tra cui la sicurezza nazionale. Una portavoce di John Barrasso, il numero due dei repubblicani al Senato, ha riferito di una telefonata di circa venti minuti sulle campagne per il Senato, su una recente sentenza della Corte Suprema e sullo scandalo che ha travolto il candidato democratico nel Maine, Graham Platner. Anche Scott Jennings, ex consigliere di McConnell e commentatore conservatore, ha scritto su X di avere parlato con il senatore per quasi venti minuti di Iran, Ucraina e della situazione politica nel Maine.

Le rassicurazioni non hanno fermato le voci. Lunedì sera Laura Loomer, attivista di estrema destra vicina al presidente e nota per avere diffuso in passato bufale e disinformazione, ha scritto su X che secondo le sue fonti McConnell sarebbe "in morte cerebrale" e "attaccato alle macchine", parlando di un insabbiamento. Nelle ore successive diverse figure del mondo MAGA hanno chiesto all'ufficio del senatore una prova che sia ancora vivo, per esempio un video dall'ospedale, mentre Steve Bannon ha rilanciato la teoria secondo cui lo staff vorrebbe evitare di fare scattare un'elezione speciale. Anche tra i colleghi le informazioni scarseggiano: il senatore repubblicano Mike Lee ha scritto che "molti di noi non parlano delle condizioni di Mitch McConnell perché non ne sappiamo nulla".

Le polemiche hanno toccato anche la moglie di McConnell, Elaine Chao, ex segretaria ai Trasporti, criticata per essere stata in Cina durante il ricovero. Il governo cinese ha confermato che Chao ha incontrato il vicepresidente Han Zheng a Pechino il 17 giugno, tre giorni dopo l'ingresso del marito in ospedale. Un suo portavoce ha detto alla BBC che si trattava di un viaggio pianificato da tempo per le attività filantropiche della famiglia e che le condizioni di McConnell "non richiedevano un rientro immediato". Chao è poi tornata negli Stati Uniti.

McConnell ha avuto una lunga serie di problemi di salute negli ultimi anni. Nel 2023 cadde a una cena a Washington, fratturandosi una costola e riportando una commozione cerebrale. Nello stesso anno si bloccò due volte per decine di secondi mentre parlava in pubblico, perdendo momentaneamente la parola. Dopo altre cadute nel 2024 e nel 2025, a febbraio di quest'anno è stato ricoverato per circa una settimana per sintomi influenzali. Il senatore, che da bambino ebbe la poliomielite, negli ultimi mesi si spostava in sedia a rotelle tra il suo ufficio e il Campidoglio.

L'assenza di McConnell pesa anche sui lavori del Senato. La commissione Appropriazioni, dove il senatore guida la sottocommissione per la Difesa, ha rinviato a fine giugno un'audizione per fare avanzare quattro leggi di spesa, perché ai repubblicani serve il suo voto per superare l'opposizione compatta dei democratici. Il presidente sta intanto chiedendo una nuova legge con 350 miliardi di dollari aggiuntivi di spese militari, da approvare con la procedura di "riconciliazione" che permette di aggirare l'ostruzionismo al Senato. In una delle sue ultime dichiarazioni pubbliche prima del ricovero, McConnell aveva previsto che non ci sarebbe stata un'altra legge di quel tipo.

McConnell non si ricandiderà e il suo mandato scade a inizio gennaio. Se morisse o non potesse concludere il mandato, il Kentucky dovrebbe scegliere un successore con un'elezione speciale: una legge statale del 2024 ha tolto al governatore, il democratico Andy Beshear, il potere di nominare direttamente un sostituto. Secondo alcuni giuristi la norma è però in conflitto con il 17° emendamento della Costituzione, che permette al governatore di nominare un senatore ad interim in attesa del voto. Una vacanza improvvisa potrebbe quindi aprire una lunga battaglia legale. Per il seggio sono già in corsa il repubblicano Andy Barr, deputato del Kentucky dal 2013, che ha vinto le primarie a maggio, e il democratico Charles Booker, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.


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La rassegna stampa di lunedì 13 luglio 2026


La morte improvvisa del senatore Lindsey Graham scuote Washington e apre la corsa alla successione in South Carolina, mentre Stati Uniti e Iran intensificano gli attacchi sullo Stretto di Hormuz e il petrolio sale; McConnell rompe il silenzio sulla salute

Questa è la rassegna stampa di lunedì 13 luglio 2026

È morto il senatore Lindsey Graham, alleato di Trump


Il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham è morto improvvisamente sabato sera all'età di 71 anni. L'esame preliminare del medico legale di Washington ha attribuito il decesso a una dissezione aortica dovuta a una malattia cardiovascolare. Falco in politica estera e passato da critico ad alleato del presidente, la sua scomparsa priva Kiev e Israele di uno dei sostenitori più influenti al Congresso.

Fonti: Axios, New York Times, BBC News

Si apre la corsa per il seggio lasciato da Graham


La morte di Graham apre una competizione immediata in South Carolina, dove il governatore repubblicano Henry McMaster nominerà rapidamente un sostituto in attesa di un'elezione speciale. Tra i possibili candidati circolano i nomi dei deputati Nancy Mace e Ralph Norman, quest'ultimo già in contatto con il presidente per ottenere un endorsement. La sfidante democratica Annie Andrews ha invitato a "mettere da parte la partigianeria".

Fonti: Wall Street Journal, The Hill

Nuovi attacchi statunitensi contro l'Iran, scontro sullo Stretto di Hormuz


Gli Stati Uniti hanno lanciato domenica una nuova ondata di attacchi contro obiettivi iraniani, la più intensa da settimane, mentre riprendono le ostilità con Teheran. Il Centcom ha dichiarato di aver colpito decine di bersagli per ridurre la capacità iraniana di minacciare le navi civili. Washington insiste che lo Stretto di Hormuz resti aperto, mentre l'Iran ne annuncia la chiusura e colpisce basi e alleati statunitensi nel Golfo.

Fonti: Financial Times, Semafor, BBC News

Il prezzo del petrolio sale dopo lo scambio di attacchi


Le rinnovate ostilità tra Stati Uniti e Iran hanno fatto impennare i prezzi del greggio, con gli operatori preoccupati che l'escalation possa limitare ulteriormente il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Attraverso quel corridoio passa una quota rilevante del petrolio mondiale, e i timori per la sicurezza delle navi alimentano nuove tensioni sui mercati energetici.

Fonti: New York Times, Financial Times

McConnell rompe il silenzio sulla propria salute


Il senatore Mitch McConnell ha spiegato la lunga assenza dal Congresso, attribuendola a una caduta avvenuta circa quattro settimane fa e a una successiva polmonite lieve. Il senatore ha negato di aver avuto un infarto o un ictus e ha detto che non tornerà "ancora per un po'" all'aula del Senato, pur ribadendo l'intenzione di completare il mandato prima del ritiro previsto a gennaio.

Fonti: Axios, New York Times, Bloomberg

Il Dipartimento di Giustizia indaga sul presidente dei sindacati dell'auto


Il Dipartimento di Giustizia ha avviato un'indagine con un gran giurì sul presidente dello United Auto Workers, Shawn Fain, accusato di aver fatto pressioni su un altro dirigente sindacale per ottenere benefici a favore della propria fidanzata e della sorella di lei. Un supervisore federale incaricato di vigilare sul sindacato ha sostenuto che Fain avrebbe agito in modo improprio.

Fonti: Wall Street Journal, Bloomberg

Todd Blanche verso la conferma da procuratore generale


La conferma di Todd Blanche alla guida del Dipartimento di Giustizia deve superare i dubbi persistenti di alcuni repubblicani della Commissione giustizia del Senato. Pur non apparendo in aperta rivolta, alcuni senatori chiave potrebbero chiedere concessioni prima di dare il via libera alla nomina proposta dall'Amministrazione.

Fonti: New York Times

Shapiro e la battaglia sull'identità dei Democratici verso il 2028


Il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro sostiene che il partito Democratico debba affrontare uno scontro ideologico interno in vista delle presidenziali del 2028, paragonandolo a quello del 1992. Considerato un possibile candidato, finora ha però evitato di attaccare direttamente l'ala socialista in ascesa, cercando un equilibrio tra la sua impostazione centrista e la volontà di non alienarsi la sinistra.

Fonti: Axios

Rimpasto di governo in Ucraina, si dimette la premier


La premier ucraina Yulia Svyrydenko si è dimessa domenica, nell'ambito di un ampio rimpasto voluto dal presidente Volodymyr Zelensky per attuare una "strategia politica aggiornata" e rafforzare la resilienza energetica del Paese in vista dell'inverno. Il riassetto interessa da vicino gli Stati Uniti, principali fornitori di aiuti militari a Kiev, in una fase di rapporti delicati con l'Amministrazione Trump.

Fonti: The Hill, Semafor, Bloomberg

Quasi 200 milioni scommessi sulle elezioni di metà mandato


Gli utenti dei mercati di previsione hanno scommesso oltre 197 milioni di dollari sui risultati delle elezioni di metà mandato, secondo un'analisi di NBC News su più di 1.400 mercati aperti sulle piattaforme Kalshi e Polymarket. Il dato segnala il crescente peso di queste piattaforme, dove gli utenti possono puntare su eventi politici, oltre che su sport e vicende globali.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Nuovi data center in Lombardia: la destra “sovranista” svendo il nostro territorio al miglior offerente home.rifondazione.eu/2026/07/1… #GiovaniComunisti/e

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Il membro del collegio del garante privacy Agostino Ghiglia: “Chat Control è strumento sproporzionato, ecco perché”

La sicurezza autentica non nasce dal controllo indistinto. Nasce dalla precisione: ordini mirati sui sospetti, cooperazione investigativa rafforzata, autorità competenti più forti, sicurezza fin dalla progettazione, rimozione tempestiva dei contenuti illeciti e strumenti efficaci contro la recidiva digitale.

agendadigitale.eu/sicurezza/pr…

@privacypride

in reply to informapirata ⁂

L' articolo manca a mio avviso di uno dei punti fondamentali: espone tutte le comunicazioni personali ad un controllo da parte di uno stato estero, in deriva autoritaria fascistoide tramite società private a solo scopo di lucro i cui dirigenti si sono più volte espressi contro le libertà individuali e la democrazia. Cosa potrebbe andare storto?
@privacypride

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Debian 13.6 è disponibile con centinaia di correzioni


Debian 13.6 Trixie aggiorna la distribuzione con 124 correzioni di bug e 120 aggiornamenti di sicurezza, migliorando stabilità e affidabilità.

🔗 Leggi il post completo

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Rifondazione: stasera tutte/i con Report home.rifondazione.eu/2026/07/1… #ComunicatiStampa #Cultura

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Popolarità Trump, c'è un miglioramento rispetto agli ultimi due mesi: netto sorpasso su Biden (12 luglio)


Piccoli aggiustamenti nel gradimento di Trump, che torna sui livelli di aprile e tiene a distanza i numeri di Joe Biden, sebbene la situazione rimanga nebulosa e ben lontana dai giorni migliori.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana si segnala un riassestamento della popolarità di Trump, con le medie analizzate che vanno a riallinearsi intorno a una quota di -16/-17 di net rating; questo livello è migliore rispetto alla media degli ultimi due mesi, andando a toccare i livelli di metà aprile e compensando, seppur in minima parte, le ingenti perdite subite da inizio anno ad oggi.

Difficile dire se ciò sia una conseguenza dei negoziati con l'Iran. Ciò che è certo è che la situazione per il tycoon continua ad essere negativa, ma questo balzello gli consente di restare ampiamente sopra a Joe Biden nella media nello stesso punto del mandato: circa 7 punti in più.

Il net rating cresce leggermente rispetto al -20 toccato nel recente passato, con il tasso di approvazione che si riavvicina al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione un po' più lontana dal 60%.

Nelle recenti settimane, una parte di questo piccolo incremento dei numeri è guidata da alcuni istituti, come J.L. Partners e Talker Research/Scripps News, che registrano numeri molto superiori alla media per Trump; la maggior parte delle case sondaggistiche più quotate - come Quinnipiac, TIPP, Echelon Insights e Independent Center -, si pone in realtà perfettamente all'interno dell'intervallo di -16/-17 segnalato poco fa.

Nonostante il piccolo segnale di vita, questi numeri sono fino a sei-otto punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran.

Sul lungo periodo, è da verificare la tenuta di questo quadro: molto dipenderà dagli sviluppi del negoziato di 60 giorni con l'Iran.

Ad ogni modo, il dato è decisamente superiore rispetto alla catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump non è la peggiore di sempre dopo quasi diciotto mesi di presidenza. È di circa sette punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano segni inversi: Focus America e il sito di Silver segnalano stabilità, mentre RCP registra un netto miglioramento; gli istituti, in questo modo, tornano a riallinearsi su numeri non dissimili tra loro.

Come già accennato, dopo più di diciassette mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciassette mesi del suo primo mandato, ma al di sopra di quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 537 giorni di presidenza (-16,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, ad eccezione appunto di Biden, che con il suo -23,2 attraversava un periodo di grande sofferenza

Risulta indietro, come detto, rispetto al suo primo mandato, in cui era molto più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 41%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-57%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
8 rilevazioni di 8 istituti — 12 luglio 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 4 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 3 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,7% (-) - 56,5% (-). In totale un net approval arrotondato di -16,8 (-).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 41% (+0,6) - 56,5% (-1,1). In totale un net rating di -15,5 (+1,7).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39,2% (-0,5) - 55,8% (-0,4), con un net rating complessivo di -16,6 (-0,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Evropski parlament je podprl podaljšanje izjeme, ki tehnološkim podjetjem omogoča prostovoljno pregledovanje dela zasebnih komunikacij za odkrivanje gradiva spolnih zlorab otrok. V Voltu podpiramo zaščito otrok, a ne na račun množičnega nadzora. Digitalne pravice so človekove pravice. 🇪🇺 #VoltSlovenija #ChatControl

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L’asse Meloni-Trump rende l’Italia subalterna agli USA e ci espone alle conseguenze delle loro scelte. La lista nera iraniana lo dimostra: serve una politica estera europea fondata sulla diplomazia comune.

Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

#GiorgiaMeloni #DonaldTrump #PoliticaEstera #UnioneEuropea #AutonomiaStrategica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Anarchici, antagonisti e poveri in spirito: ecco alcuni problemi di Signal (noti agli sviluppatori ma non troppo al pubblico) che dovreste conoscere


Ecco alcuni problemi:

  • le informazioni potenzialmente sensibili vengono salvate in modo permanente nei database degli account;
  • la registrazione del numero di telefono di un account Signal esistente comporta il subentro o la disattivazione dell'account stesso;
  • gli ACI sono associati ai numeri di telefono sui server di Signal;
  • altri problemi e alternative.


Per tutto il resto c'è The P.E.T. Guide


anarchistnews.org/comment/8749…

@eticadigitale

in reply to parappappero

@parapiglia è scritto nell'articolo:

Delta Chat is decentralized and does not require phone numbers. It is less metadata resistant than Signal, but it is easy to make new accounts. It does not have forward secrecy, so it is possible to decrypt multiple past messages with a leaked key. The developers plan to add forward secrecy and post-quantum cryptography in late 2026. It can be used with Tor, but UDP features such as calls and multi-client syncing cannot currently use Tor. Signal and most other apps face the same issue.


Il fatto è che se l'anonimato è il requisito necessario e assolutamente essenziale non esiste e non penso possa esistere l'applicazione perfetta che fa tutto da sola. In quell'articolo ci sono consigli più che utili per continuare comunque a usare Signal per questi casi come usare GrapheneOS, criptare sempre tutto il più possibile, verificare sempre l'identità delle persone con cui si scrive etc

L'Anarchiversitario reshared this.

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Nuova ondata di calore e di caldo record su due terzi degli Stati Uniti


Una cupola di calore coprirà fino a due terzi del paese per almeno una settimana, con temperature fino a 14 gradi sopra la norma e oltre 90 record locali attesi entro mercoledì

Circa 44 milioni di americani sono sotto allerta per una nuova ondata di caldo che il National Weather Service, il servizio meteorologico nazionale degli Stati Uniti, definisce "significativa e pericolosa". Una "cupola di calore", cioè un'area di alta pressione che intrappola l'aria calda come il coperchio di una pentola bloccando venti e piogge, si è formata nel fine settimana sulle Montagne Rocciose e sulle pianure del nord e arriverà a coprire fino a due terzi del territorio continentale del paese. Secondo tre meteorologi sentiti dall'Associated Press, l'ondata durerà almeno una settimana e in alcune zone gli effetti si faranno sentire fino alla fine del mese, con temperature superiori alla norma di 8-14 gradi in molte aree, anche di notte.

"Questa ondata di caldo si preannuncia davvero notevole", ha detto Daniel Swain, climatologo dell'Università della California. "Sarà un evento di lunga durata, esteso e di alta intensità che colpirà milioni di persone per più di una settimana". Per Swain la differenza rispetto alle ondate precedenti sta nell'estensione e nella persistenza: le zone risparmiate dalle ondate di caldo di inizio luglio, che hanno colpito prima la costa orientale e poi il sud-est, questa volta non lo saranno.

Il National Weather Service prevede che entro mercoledì saranno eguagliati o superati più di 90 record locali di temperatura, due terzi dei quali notturni. Nel fine settimana massime sopra i 38 gradi sono attese in Nevada, Utah, Colorado, Wyoming, Idaho, Montana e nei due Dakota. A Las Vegas sabato erano previsti quasi 44 gradi, mentre a Bismarck, in North Dakota, il termometro supererà i 38 gradi fino a martedì, un picco anomalo per uno Stato dove le massime estive si fermano di solito attorno ai 30. Per AccuWeather, una società privata di previsioni meteo, questa cupola di calore è tra le più forti che abbiano colpito i due Dakota negli ultimi 25 anni.

In alcune località potrebbero cadere anche i record assoluti. Salt Lake City potrebbe avvicinarsi ai quasi 42 gradi del suo primato storico, toccato l'ultima volta nel 2022, mentre Billings, in Montana, potrebbe superare per la prima volta i 43 gradi in 92 anni di rilevazioni. Una ventina di località del Montana orientale e del Wyoming sono vicine ai loro massimi storici.

"Le notti possono essere pericolose quanto i giorni", ha detto all'Associated Press il meteorologo Bob Henson di Yale Climate Connections, un servizio di informazione sul clima dell'università di Yale. "Se di notte non c'è sollievo dal caldo, la situazione si riversa sulla giornata e diventa estremamente pericolosa". In diverse città tra Texas, Florida e South Carolina, tra cui Miami, Tampa, Galveston e Charleston, le temperature notturne non scenderanno sotto i 27 gradi. Nel sud-est le piogge diurne che si infileranno sotto il margine meridionale della cupola potrebbero produrre un fenomeno insolito: notti da record per l'umidità e giornate sotto la media, ha spiegato Shel Winkley, meteorologo di Climate Central, un'organizzazione di ricerca sul clima.

Il caldo pesa anche sul Mondiale di calcio. Sabato a Miami, al calcio d'inizio del quarto di finale tra Inghilterra e Norvegia, la temperatura percepita doveva raggiungere i 43 gradi per l'umidità, in uno stadio senza aria condizionata.

Da martedì 14 il caldo si estenderà verso il Midwest, la valle dell'Ohio e poi la costa orientale, accompagnato da un'umidità elevata che aumenterà il rischio di malori anche con temperature più basse rispetto all'ondata della settimana del 4 luglio. L'ondata durerà a lungo anche perché le zone colpite dalla siccità hanno meno umidità nel suolo e nell'aria, che normalmente rallenta il riscaldamento: l'aria più secca e calda peggiora a sua volta la siccità, in un circolo vizioso che alimenta il rischio di incendi, già alto in Colorado e Utah dove sono in corso vasti roghi.

El Niño, il riscaldamento naturale delle acque del Pacifico equatoriale che altera i modelli meteorologici globali, si è formato il mese scorso ed è troppo recente per avere avuto un effetto marcato su questa ondata. Il cambiamento climatico invece pesa: Climate Central ha calcolato con il suo Climate Shift Index, un indice che confronta le previsioni con un mondo senza riscaldamento causato dai gas serra, che per 24 milioni di persone tra la California meridionale e il nord del Minnesota il caldo di questo fine settimana è almeno cinque volte più probabile a causa del riscaldamento globale. "Grazie alla scienza dell'attribuzione sappiamo che quelle temperature sarebbero praticamente impossibili senza l'influenza del cambiamento climatico", ha detto Winkley.

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Il potere di Trump nasce dalla disponibilità a violare ogni norma, regola e legge


L'ex segretario al Lavoro scrive sul Guardian che i leader NATO trattano il presidente con deferenza per paura. "Non è immorale, è amorale": rompe le regole e lascia agli altri i costi

Il potere di Donald Trump non deriva dalla carica che ricopre, né dalla sua base elettorale, né da un particolare genio strategico: nasce dalla sua "disponibilità a violare tutte le norme, le regole e le leggi su come i presidenti americani dovrebbero comportarsi". Lo scrive Robert Reich, ex segretario al Lavoro degli Stati Uniti e professore emerito di politiche pubbliche all'Università della California a Berkeley, in un editoriale sul Guardian.

Reich parte dal vertice NATO appena concluso, dove il presidente ha attaccato gli alleati dicendosi "molto deluso dalla NATO" e chiedendo: "Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari e loro non ci sono per noi?". Ha ribadito di volere la Groenlandia, ha criticato le politiche europee su energia e immigrazione, ha insultato la Spagna e ha preoccupato gli alleati dicendo che la guerra tra Kiev e Mosca "non ci riguarda". Eppure, nota Reich, gli altri leader lo hanno trattato con una cortesia e un rispetto che forse nessun presidente americano aveva mai ricevuto dalla NATO. "È stata una grande riunione, c'era tanto amore in quella stanza, tanta unità", ha detto Trump alla fine.

Per Reich la spiegazione è una sola: "I presidenti e i primi ministri della NATO hanno trattato Trump con straordinaria deferenza perché hanno paura di quello che potrebbe fare se non ottiene ciò che vuole". Il suo potere non viene dall'essere alla guida della nazione più potente del mondo, perché "i dazi arbitrari, l'assurda guerra in Iran e il vero e proprio rapimento di Nicolás Maduro", scrive Reich, hanno anzi ridotto il prestigio degli Stati Uniti in gran parte del mondo. Non viene nemmeno dalla base MAGA, che secondo Reich "sta avendo ripensamenti" su un presidente che ha coinvolto il paese in un'altra guerra in Medio Oriente, ha fatto salire i prezzi e continua a non pubblicare per intero i documenti su Jeffrey Epstein. Pochi giorni fa Reich aveva sostenuto che proprio per queste difficoltà il presidente è tornato ad agitare la minaccia comunista.

Quando i tifosi di tutto il mondo hanno protestato per il suo intervento ai Mondiali di calcio a favore della nazionale americana, Trump ha risposto: "Se il Belgio ci batte, potranno esserne davvero orgogliosi. Altrimenti, se ci battono, diremo che era, direi, che era truccata, proprio come erano truccate le elezioni del 2020". Reich si sofferma sulla correzione da "diremo" a "direi": l'etica, scrive, riguarda il "noi", il giudizio collettivo su ciò che è giusto o sbagliato, mentre a Trump "non importa nulla del giudizio del mondo o della nazione su giusto e sbagliato". Semplicemente, "non pensa al giusto o allo sbagliato".

Descrivere Trump come qualcuno che viola gli standard etici è quindi, per Reich, un errore di fondo: "L'etica presuppone standard in qualche modo condivisi rispetto ai quali una violazione può essere definita e misurata. Ma Trump non ha alcuno standard". Il suo intero approccio alla vita, agli affari e ora alla presidenza, scrive, "non ha niente a che fare con gli standard: si tratta di vincere a ogni costo, con qualunque mezzo". Da qui la formula centrale dell'editoriale: "Trump non è immorale: è amorale", non qualcuno che infrange l'etica ma qualcuno che le è del tutto estraneo, "non-etico" nelle parole di Reich.

Reich paragona il presidente al primo ladro di una piccola città dove nessuno chiude le porte a chiave, perché vige la regola non scritta che non si ruba: il primo che decide di rubare "opera con un vantaggio enorme" e può entrare senza sforzo in qualsiasi casa. Quel vantaggio sparisce appena gli abitanti se ne accorgono e iniziano a chiudere porte e finestre, ma il costo delle serrature non lo paga il ladro, lo paga la comunità di cui ha sfruttato e distrutto la fiducia. "Quell'asimmetria, un piccolo costo per chi viola la fiducia e grandi costi per tutti quelli che dopo devono proteggersi, è l'essenza stessa del modo di agire di Trump", scrive Reich: "Ottiene ricchezza, potere e gloria per sé frantumando le norme, dopodiché tutti gli altri devono raccogliere i cocci". E da presidente, aggiunge, ha norme molto più grandi da frantumare di un ladro di provincia, con benefici molto maggiori per sé stesso.

Questa strategia, conclude Reich, "ha pagato, almeno per lui", ma ha danneggiato istituzioni su cui gli Stati Uniti e il mondo facevano affidamento, "dalla NATO alla FIFA al Dipartimento di Giustizia", tutte fondate "sulla fiducia che nessun presidente americano avrebbe mai fatto quello che ha fatto lui". La sua previsione: "Sarà ricordato come il presidente più potente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, ma anche come il peggiore". E quando non ci sarà più, "saremo tutti noi a pagare per ripulire il disastro": "Dovremo comprare un numero infinito di serrature per un numero infinito di porte e finestre" e passare enormi quantità di tempo a installarle e a tenerle chiuse.


Trump chiede agli alleati NATO più lealtà


Il presidente Donald Trump arriva al vertice della NATO che si apre martedì e mercoledì ad Ankara, in Turchia, con una richiesta che nessun grafico può soddisfare: non più soldi dagli alleati, ma lealtà. La questione della spesa militare, che per anni lo ha visto attaccare gli europei, è stata risolta al summit dell'anno scorso, quando i paesi dell'alleanza si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Ora il presidente rimprovera ad alcuni alleati di non averlo sostenuto nella guerra contro l'Iran, che ha lanciato insieme a Israele senza consultarli.

"Non abbiamo bisogno dei loro soldi, non abbiamo bisogno di niente", ha detto Trump. "Voglio solo lealtà". Pochi giorni prima del vertice il presidente ha definito "ridicolo" e "unilaterale" il rapporto tra gli Stati Uniti e la NATO, scrivendo sul suo social Truth Social che gli alleati "non c'erano quando serviva a noi". Ha ripetuto di poter provare a far uscire gli Stati Uniti dall'alleanza, un passo che però richiederebbe l'approvazione del Congresso.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha passato gran parte dei suoi quasi due anni alla guida dell'alleanza cercando di tenere ancorati gli Stati Uniti, l'alleato senza il quale l'organizzazione non può funzionare. La sua arma principale è stata l'adulazione. Il mese scorso alla Casa Bianca ha mostrato un grafico intitolato in lettere dorate "The Trump Trillion", con cui attribuiva al presidente i 1.200 miliardi di dollari spesi dagli alleati europei e dal Canada dal 2017. Ha ricordato anche le decine di migliaia di posti di lavoro creati negli Stati Uniti e i 300 miliardi di dollari di ordini europei di materiale militare, tutti meriti del "leader del mondo libero".

Trump è rimasto impassibile. Aveva già minacciato di lasciare la NATO, valutato il ritiro delle truppe americane dall'Europa e promesso di prendersi la Groenlandia, territorio semiautonomo della Danimarca, un paese alleato. Ha detto che avrebbe saltato il vertice se non fosse stato ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, uno dei pochi leader stranieri che sembra stimare.

Il vero problema dell'alleanza non è più il denaro ma la capacità di trasformarlo in forze militari, proprio mentre i paesi europei temono un possibile attacco della Russia. Il mese scorso il Pentagono, il ministero della Difesa americano, ha sorpreso gli alleati annunciando che avrebbe ridotto il numero di soldati, navi da guerra, aerei e droni da mettere a disposizione in caso di attacco a uno di loro. Trump ha inviato messaggi contraddittori sul fatto che le truppe americane vengano aumentate o ridotte, mentre la Russia sonda le difese europee con voli di droni vicino alle basi militari di più paesi.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha alzato i toni con gli alleati. In un incontro dei ministri della Difesa a Bruxelles ha definito la NATO poco più di una "tigre di carta" che vive di una "malsana dipendenza" dalle forze americane e ha annunciato una revisione della presenza militare statunitense in Europa. Voleva annunciare al vertice altri ritiri di soldati, ma il piano è stato bloccato dopo il passaggio alla Casa Bianca. Hegseth ha rimproverato agli alleati di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran, anche se non erano stati informati in anticipo né era stato chiesto loro un sostegno, se non quando Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.

Secondo un editoriale del Financial Times, la NATO è oggi allo stesso tempo più forte e più debole rispetto a diciotto mesi fa. È più forte perché, grazie soprattutto alla pressione di Trump, i membri non americani hanno speso nel 2025 139 miliardi di dollari in più rispetto al 2024 e stanno investendo nel riarmo. È più debole perché è crollata la fiducia nel fatto che l'Amministrazione americana difenderebbe gli alleati in caso di attacco. In teoria resta possibile un grande accordo transatlantico, in cui gli europei si prendono la responsabilità della difesa convenzionale del continente e gli Stati Uniti mantengono l'ombrello nucleare. Ma pochi credono che Trump metterebbe a rischio la sua residenza di Mar-a-Lago per salvare Varsavia. Germania, paesi nordici e baltici spendono molto, mentre Francia e Regno Unito restano indietro.

Il vertice segna anche l'ascesa della Turchia dentro l'alleanza. Per anni molti alleati hanno guardato Ankara con diffidenza per l'acquisto di un sistema di difesa aerea russo e per lo stallo imposto all'ingresso della Svezia nella NATO. Ora Trump dice di partecipare al summit solo per Erdogan, che ha chiamato "un amico" e "un leader coi fiocchi". La Turchia ha il secondo esercito più grande dell'alleanza e il controllo dello stretto del Bosforo, mentre la sua industria delle armi è diventata preziosa via via che l'Europa si riarma di fronte al disimpegno americano. Trump ha lasciato intendere un'apertura sulla vendita dei caccia F-35, finora negati ad Ankara proprio per l'acquisto del sistema russo S-400.

La nuova vicinanza ha spinto i leader europei a tacere sull'arretramento democratico in Turchia, dove le autorità hanno fermato più di 200 persone per motivi di sicurezza prima del vertice e dove il principale rivale di Erdogan, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, è in carcere dal 2025 con accuse di corruzione che respinge. "Gli europei non vogliono più tensioni con la Turchia, non vogliono avere quella conversazione", ha dichiarato al Washington Post Asli Aydintasbas, ricercatrice della Brookings Institution.

Rutte vuole trasformare il summit in una vetrina di accordi commerciali, con un forum dell'industria della difesa e annunci di intese da miliardi di dollari, nella speranza che Trump veda l'alleanza come qualcosa di positivo. I diplomatici europei puntano a un incontro breve, con molta cerimonia e poche dichiarazioni congiunte che possano mettere in evidenza le divisioni. Ma la richiesta di lealtà avanzata dal presidente resta difficile da mettere su un grafico.


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La morte di Lindsey Graham apre la corsa per il suo seggio al Senato


Il governatore Henry McMaster nominerà un suo successore temporaneo, mentre i repubblicani sceglieranno il nuovo candidato alle elezioni di novembre con primarie lampo l’11 agosto. Trump lo ricorda: “Un vero patriota americano”.

La morte improvvisa del senatore repubblicano Lindsey Graham, a 71 anni, apre la corsa alla sua successione in South Carolina. Graham era appena rientrato da uno dei suoi numerosi viaggi in Ucraina. Dopo l’incontro con il presidente Volodymyr Zelensky, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con i democratici e la Casa Bianca per inasprire le sanzioni contro la Russia, un obiettivo al quale lavorava da mesi.

Il presidente Donald Trump lo ha subito ricordato su Truth Social come “un vero patriota americano”, aggiungendo che “Lindsey mancherà moltissimo” e che i dettagli del funerale saranno comunicati a breve. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, ha invece detto di avere “il cuore pesante” per la scomparsa del suo “fidato consigliere”.

Un successore temporaneo e primarie lampo


Nell’immediato, la legge del South Carolina impone al governatore repubblicano Henry McMaster di nominare un senatore che completi il mandato in corso, fino all’insediamento di chi sarà eletto a novembre. Graham, però, era anche candidato alla rielezione: i repubblicani dovranno quindi scegliere rapidamente chi prenderà il suo posto sulla scheda elettorale.

Le candidature potranno essere presentate dal 21 al 28 luglio, le primarie speciali si terranno l’11 agosto e l’eventuale ballottaggio il 25 agosto. Il vincitore affronterà a novembre la pediatra democratica Annie Andrews e partirà nettamente favorito per la vittoria in uno Stato in cui Trump ha ottenuto il 58% dei voti a novembre 2024.

Anche per questo la corsa si preannuncia affollata. Il deputato Joe Wilson, 78 anni e parlamentare repubblicano più longevo dello Stato, punta alla nomina temporanea e successivamente a un mandato pieno; suo figlio Alan Wilson è invece candidato a governatore nelle elezioni di novembre. Anche la deputata Nancy Mace sta valutando seriamente la corsa, mentre l’ex vicegovernatore Andre Bauer ha già annunciato la propria candidatura.

Gli effetti sugli equilibri del Senato


La scomparsa di Graham incide anche sugli equilibri del Senato. I repubblicani resteranno senza un voto fino a quando McMaster non nominerà il successore, un passaggio che potrebbe richiedere diversi giorni. Per il partito è un’assenza particolarmente delicata, dal momento che anche il senatore Mitch McConnell è ricoverato in ospedale da settimane.

Graham presiedeva inoltre la Commissione Bilancio del Senato, chiamata a far avanzare la nuova legge di riconciliazione che i repubblicani vogliono approvare entro la fine dell’anno. Il senatore repubblicano del Kansas Roger Marshall è attualmente il membro più anziano della commissione che non presieda già un altro organismo.

Ma Graham guidava anche la sottocommissione responsabile degli stanziamenti per il Dipartimento di Stato e le operazioni all’estero ed era destinato ad assumere la presidenza della Commissione Giustizia nella prossima legislatura, quindi anche qui si riapriranno i giochi.

Pur essendo sempre stato un voto affidabile per la leadership repubblicana, Graham era anche noto per la capacità di collaborare con i democratici, soprattutto in politica estera, la sua principale passione. Viaggiava spesso all’estero insieme a colleghi dell’altro partito, tra cui il senatore democratico Richard Blumenthal e il compianto Joe Lieberman, e nel corso della sua carriera ha anche votato a favore della conferma di diversi giudici della Corte Suprema nominati da presidenti democratici.

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L’Ucraina non sta difendendo soltanto il proprio territorio: sta difendendo anche la sicurezza e la libertà dell’Europa.

Se oggi Kyiv può ancora trattare senza subire un diktat, è perché ha resistito grazie al sostegno economico, umanitario e militare ricevuto. Interromperlo ora non porterebbe alla pace, ma renderebbe l’Ucraina più debole e la Russia più forte. Il risultato non sarebbe un accordo giusto, ma una capitolazione mascherata da negoziato.

Questo sostegno, però, non può dipendere per sempre dalle decisioni altrui. Nel 2025 i Paesi UE hanno speso circa 381 miliardi di euro per la difesa, ma restano divisi tra strutture duplicate, procedure nazionali e sistemi incompatibili.

Sostenere Kyiv e costruire una vera difesa europea sono la stessa battaglia. Senza autonomia strategica, l’Europa continuerà a dipendere da altri anche per proteggere chi viene aggredito nel nostro stesso continente.

Sempre dalla parte dell’aggredito, della libertà e della pace: con gli strumenti però per farlo senza chiedere il permesso a nessuno.

#Ucraina #PaceGiusta #DifesaEuropea #StandWithUkraine #VoltItalia #SostegnoAllUcraina #EuropaFederale #Volt #VoltEuropa

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Trump vuole una recinzione permanente attorno alla Casa Bianca


Il progetto interesserebbe Pennsylvania Avenue e Lafayette Square, con l'obiettivo di rafforzare la sicurezza e ridurre i costi delle barriere temporanee. Manca però ancora il via libera del presidente.

L'Amministrazione Trump sta valutando l'installazione di una recinzione permanente lungo il tratto di Pennsylvania Avenue davanti alla Casa Bianca e attorno a Lafayette Square. A riferirlo a CBS News sono state alcune fonti informate sulle discussioni in corso. Il progetto avrebbe un duplice obiettivo: rafforzare la sicurezza del complesso presidenziale e ridurre le spese sostenute per montare e rimuovere le barriere temporanee utilizzate durante gli eventi speciali.

Pennsylvania Avenue, una delle strade più note di Washington D.C., collega simbolicamente la Casa Bianca al Campidoglio. Il tratto interessato dal progetto è anche uno dei principali punti di osservazione per turisti e passanti, che da lì possono vedere il portico nord, tradizionale ingresso pubblico della residenza presidenziale.

Il progetto attende il via libera di Trump


La decisione non è ancora definitiva e attende l'approvazione del presidente. Non è chiaro se Trump possa sollevare obiezioni di natura estetica. La proposta si trova al momento ancora in una fase preliminare e nessuna impresa è stata incaricata di eseguire i lavori.

Secondo il piano allo studio, il Secret Service e la Casa Bianca manterrebbero la possibilità di aprire o chiudere singole sezioni della recinzione in base alle esigenze operative e di sicurezza. Per contenere i costi, i funzionari stanno valutando il riutilizzo dei materiali già impiegati in occasione dei grandi eventi, anziché acquistare una struttura completamente nuova. Resta tuttavia da stabilire quali interventi aggiuntivi sarebbero necessari. La barriera verrebbe collocata tra la 15esima e la 17esima strada.

Le crescenti preoccupazioni per la sicurezza


Le preoccupazioni per la sicurezza del complesso presidenziale non sono nuove, ma si sono intensificate dopo la sparatoria avvenuta alla fine di maggio nei pressi dell'ingresso della 17esima strada.

Il progetto è stato rivelato per primo dal Washington Post. Interpellato da CBS News, il Secret Service ha rinviato ogni domanda alla Casa Bianca. "Sono costantemente in corso discussioni su come rendere il complesso della Casa Bianca il più sicuro possibile. Al momento, tuttavia, non è stato confermato alcun progetto. Qualsiasi iniziativa che dovesse essere portata avanti sarà sottoposta alle necessarie procedure di revisione", ha dichiarato un funzionario dell'Amministrazione.

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Marco Rubio controlla il Venezuela da Washington


Sei mesi dopo la cattura di Maduro, il segretario di Stato decide finanze, petrolio e nomine di Caracas. Il Tesoro americano incassa le entrate e i funzionari lo chiamano viceré

Marco Rubio, il segretario di Stato americano, cioè il capo della diplomazia degli Stati Uniti, governa di fatto il Venezuela senza muoversi da Washington. Lo racconta una ricostruzione del New York Times, basata su colloqui con più di una decina di funzionari e persone vicine ai due governi. Rubio controlla le finanze del paese, la distribuzione delle sue risorse naturali e lo stesso governo, sei mesi dopo che le forze americane hanno catturato il presidente Nicolás Maduro nel cuore della notte.

Rubio non ha mai messo piede in Venezuela da quando gli Stati Uniti hanno preso il controllo del paese, ma segue le operazioni quotidiane e resta in contatto stretto con Delcy Rodríguez, ex vicepresidente di Maduro e oggi presidente ad interim con l'avallo di Washington. I due si scambiano messaggi in spagnolo su WhatsApp, tra pettegolezzi, auguri di compleanno e selfie. Altri funzionari lo hanno soprannominato viceré, il titolo che spettava ai governatori dell'impero spagnolo nelle Americhe fino alle guerre di indipendenza dell'Ottocento.

Nessun funzionario americano aveva un potere simile su un paese sovrano dai tempi di Paul Bremer, l'amministratore che nel 2003 arrivò a Baghdad per governare l'Iraq occupato dagli Stati Uniti. Il controllo diretto sulle entrate pubbliche distingue il caso venezuelano da quello di quasi tutti gli altri paesi sottoposti alla forza militare e finanziaria americana.

Il meccanismo funziona così: il Tesoro degli Stati Uniti incassa i ricavi della maggior parte delle esportazioni venezuelane e poi li gira al Venezuela attraverso il sistema bancario del paese, in un rapporto simile a quello di un genitore che dà la paghetta ai figli. Rubio e il suo staff stabiliscono su cosa quei soldi possono essere spesi e da chi. Il sistema ha permesso di bloccare gli schemi di corruzione più gravi e protegge le entrate venezuelane dai numerosi creditori che reclamano miliardi di debiti non pagati. Ma dà anche a Rubio una forte leva su Rodríguez, che ha bisogno di quel denaro per pagare i lavoratori e sostenere la valuta nazionale.

Rubio gestisce anche le sanzioni americane, decide chi può fare affari nel paese e a quali condizioni. Ha rimodellato il settore petrolifero favorendo l'ingresso di aziende statunitensi a scapito dei produttori europei che già lavoravano in Venezuela. Rodríguez gli sottopone le nomine più importanti, come quella del ministro della difesa. Il paese vende gran parte del suo greggio tramite due società di trading, Trafigura e Vitol, in un accordo costruito dall'amministrazione Trump. Dopo la caduta di Maduro, la compagnia petrolifera di Stato venezuelana ha rilevato senza clamore le operazioni dei giacimenti che condivideva con la russa Rosneft.

Su richiesta degli Stati Uniti, a febbraio il governo di Rodríguez ha arrestato Alex Saab, amico e socio in affari di Maduro, gli ha tolto il passaporto venezuelano e ne ha approvato l'estradizione verso gli Stati Uniti. A giugno i servizi venezuelani hanno fornito le informazioni che hanno permesso alle forze americane di uccidere Niño Guerrero, uno dei capi della banda criminale Tren de Aragua, con un attacco missilistico in una zona remota del sud del paese. È stata la prima collaborazione militare tra i due paesi da decenni, anche se un anno prima l'intelligence americana aveva valutato che Maduro non controllasse quella banda.

Il controllo di Washington arriva fino alle apparizioni pubbliche di Rodríguez. A maggio Rubio ha annunciato un suo viaggio in India prima ancora che lo facesse il governo venezuelano. Quando gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran, alleato storico del Venezuela, il ministro degli esteri Yvan Gil ha diffuso una condanna prudente: l'amministrazione Trump ha fatto sapere che il messaggio andava rimosso e Gil lo ha cancellato poche ore dopo. Era l'ammissione che il Venezuela non decideva più la propria politica estera.

Dopo due terremoti che hanno colpito il Venezuela il mese scorso, Rubio ha lavorato per rafforzare il governo ad interim. Gli Stati Uniti hanno inviato 900 militari, stanziato quasi 400 milioni di dollari di aiuti e recapitato casse di contanti al governo venezuelano. Rubio ha descritto il piano americano in tre fasi: far ripartire l'economia, stabilizzare il paese e portarlo alla democrazia. I terremoti hanno complicato l'ultima fase, come lui stesso ha riconosciuto parlando di "un passo indietro sotto questo aspetto", ma la ripresa è decisiva per l'obiettivo del presidente: assicurare agli interessi americani il petrolio venezuelano.

La legittimità dell'operazione è contestata perfino al Congresso. Durante un'audizione il deputato democratico Sean Casten ha ricordato al segretario al Tesoro Scott Bessent che "Rubio ha detto che non siamo in guerra con il Venezuela" e ha chiesto quale autorità avessero gli Stati Uniti per controllare gli asset venezuelani. Bessent ha risposto che gli avrebbe fatto sapere. I critici accusano l'amministrazione di sottrarre le risorse del paese e di sostenere un governo autoritario, lasciando al loro posto gran parte degli uomini di Maduro.

Il caso ha creato malumori anche dentro l'amministrazione, tra diplomatici di carriera e alleati del presidente infastiditi dal fatto che l'ex braccio destro di Maduro sia al potere. Rubio e altri funzionari respingono le critiche ricordando che Rodríguez ha eseguito quasi ogni ordine, soprattutto sulle finanze. Quando a marzo è emerso che il Dipartimento della Giustizia stava costruendo un caso legale contro di lei, il governo venezuelano ha chiesto spiegazioni e per rassicurarla Rubio le ha inviato il link a un messaggio in cui il presidente la elogiava. A maggio l'amministrazione ha detto ai procuratori di smettere di indagare su di lei.

Rubio ha scelto Rodríguez anche perché ha messo da parte María Corina Machado, la leader dell'opposizione in esilio e la politica più popolare del paese, che ha però nemici giurati tra i vertici militari e di sicurezza. Un tempo suo sostenitore convinto, Rubio si è allontanato da lei negli ultimi mesi, fino a una rottura aperta dopo i terremoti: gli Stati Uniti si rifiutano di aiutarla a rientrare in Venezuela per timore di alimentare disordini.

L'inflazione è scesa ma resta la più alta al mondo, la valuta continua a perdere valore e milioni di venezuelani chiedono nuove elezioni. La data del voto, la fase finale del piano di Rubio, resta però indefinita. Quando il New York Times le ha chiesto a maggio quando avrebbe indetto le elezioni, Rodríguez ha risposto: "Non lo so. Prima o poi". Gli analisti ritengono che stia cercando di far passare il tempo fino alla fine della presidenza Trump, sperando che il suo successore allenti la pressione.

L'intera operazione è insolita e arriva ottant'anni dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato la loro ultima grande colonia formale, le Filippine. Il presidente ha detto di voler tornare a un'epoca di espansionismo americano e ha parlato di prendere il controllo della Groenlandia, del Canada e del Canale di Panama. In Venezuela ha ottenuto il risultato maggiore, tanto che ha più volte suggerito che il paese possa diventare il cinquantunesimo Stato americano e ha perfino scherzato sull'idea di mandare Rubio a Caracas come prossimo leader. L'esito di questa impresa potrebbe pesare sul futuro politico dello stesso Rubio, che il presidente considera tra i suoi possibili successori.

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Il figlio di Biden vince 1,7 milioni di dollari in una causa per diffamazione


Patrick Byrne aveva accusato il figlio dell'ex presidente di aver chiesto all'Iran una tangente da 800 milioni di dollari. Per il giudice sapeva che la storia era falsa e ne ha inventato gran parte

Un giudice federale ha condannato venerdì Patrick Byrne, ex amministratore delegato di Overstock.com, un sito americano di commercio elettronico, a pagare 1,7 milioni di dollari di danni punitivi a Hunter Biden per averlo diffamato. Byrne, alleato del presidente Trump che negò la vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020 e finanziò i tentativi di ribaltarne il risultato, aveva accusato il figlio dell'ex presidente di aver chiesto all'Iran una tangente da 800 milioni di dollari, senza mai riuscire a sostenere la sua versione in tribunale.

Byrne aveva raccontato in un'intervista che nell'autunno del 2021 Hunter Biden avrebbe offerto all'Iran, in cambio di 800 milioni di dollari, di convincere il padre, allora presidente, a sbloccare 8 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e a mostrarsi accomodante nei negoziati sul nucleare tra i due paesi. Hunter Biden lo ha citato in giudizio per diffamazione nel 2023, sostenendo che Byrne avesse diffuso e ripetuto quelle affermazioni sapendo che erano false, con lo scopo di sottoporlo a molestie e intimidazioni.

Il giudice distrettuale Stephen Wilson, nominato durante la presidenza di Ronald Reagan, ha scritto nella sua ordinanza che Byrne si era difeso dicendo di ritenere vera la storia perché gliel'aveva raccontata un funzionario del governo iraniano. Ma quel funzionario non aveva mai sostenuto di aver avuto contatti diretti con Hunter Biden e Byrne non ha mai fornito al tribunale alcuna prova documentale che potesse rendere credibile il racconto. Nel corso della causa, ha aggiunto il giudice, sono emerse "ampie prove" che Byrne sapesse che la storia era falsa e che gran parte del racconto sull'incontro segreto con il funzionario iraniano fosse inventata.

Il processo con giuria era fissato per ottobre, ma Byrne non si è presentato in aula e ha licenziato il suo principale avvocato, ritardando il procedimento a spese di Hunter Biden e del tribunale. Il giudice lo ha quindi dichiarato sconfitto a tavolino, una sanzione prevista dal diritto americano per chi disobbedisce ripetutamente agli ordini della corte.

Nella decisione di venerdì Wilson ha scritto che "le prove sono chiare e convincenti" che Byrne "ha compiuto una falsificazione intenzionale con cosciente disprezzo" dei diritti di Hunter Biden e che la sua diffamazione "è andata ben oltre la semplice negligenza". Byrne aveva continuato ad amplificare le accuse anche dopo l'avvio della causa e aveva incoraggiato i suoi follower sui social a diffonderle. Il giudice ha riconosciuto a Hunter Biden 1 dollaro di danni simbolici, come richiesto dallo stesso Biden, oltre a 1,7 milioni di danni punitivi. Ha inoltre ordinato a Byrne di pagare entro due settimane circa 35 mila dollari di sanzioni già imposte in precedenza, con una penale di mille dollari per ogni giorno di ritardo.

"I danni punitivi da 1,7 milioni di dollari sono il minimo, non il massimo, di quanto Byrne deve per la sua condotta", ha detto al Guardian Bryan Sullivan, avvocato di Hunter Biden, secondo cui Byrne aveva di fatto accusato il suo cliente di "tradimento" e ora un giudice ha stabilito che ogni singola accusa era inventata. "Se Byrne sceglierà di ripetere una qualsiasi di quelle affermazioni, torneremo in tribunale", ha aggiunto.

Byrne si era dimesso da amministratore delegato di Overstock.com nel 2019, dopo la diffusione di notizie su una sua relazione con Maria Butina, condannata negli Stati Uniti come spia russa.

La sentenza arriva mentre Hunter Biden si sta costruendo un seguito online con post sui social dedicati a politica, salute mentale e recupero dalle dipendenze, a cui si aggiunge l'annuncio di una serie di saggi sulla piattaforma Substack. Negli ultimi giorni della sua presidenza il padre gli aveva concesso la grazia per le condanne federali per possesso di armi e reati fiscali.

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Da chi può farsi finanziare un partito senza perdere la propria indipendenza?

Nel novembre 2024 Volt Italia è stato il primo partito italiano ad approvare un Codice etico per le donazioni, nato dal lavoro sul finanziamento etico promosso insieme a Transparency International Italia, The Good Lobby e Raise the Wind.

Il Codice prevede la verifica dell’identità e della compatibilità dei donatori, il rifiuto dei contributi anonimi o potenzialmente capaci di condizionare l’autonomia politica ed esclude le donazioni provenienti da imprese legate a tabacco, armi, gioco d’azzardo e combustibili fossili.

Sono inoltre incompatibili i contributi riconducibili a sfruttamento del lavoro, lavoro minorile, danni ambientali, discriminazioni, violazioni dei diritti umani o conflitti d’interesse.

Perché una donazione importante non diventa accettabile soltanto perché è utile al bilancio.

Pasquale Lisena, responsabile fundraising di Volt Italia, ne ha parlato il 10 giugno 2026 all’Università La Sapienza di Roma durante “Il prezzo della politica”, l’evento di presentazione di Moneytor, l’Osservatorio sul finanziamento alla politica italiana.

Rifiutare una donazione rilevante può pesare sul bilancio. Ma l’indipendenza di un partito vale più di qualsiasi assegno.

Noi di Volt lo dimostriamo con i fatti. Gli altri partiti?

#Volt

#Volt

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In der heutigen #Degitalisierung geht es um ziemlich viele Finten, unerwartete Digitalerfolge und die digitalpolitische Verwirrungstaktik der letzten Tage.

Look! Behind you!

netzpolitik.org/2026/degitalis…

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L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Washington ha colpito circa 140 obiettivi militari dopo l'attacco iraniano a una nave portacontainer. Teheran ha risposto con missili e droni contro le basi americane nella regione

Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


Israele ha avvertito gli Stati Uniti di un nuovo piano iraniano per uccidere Trump


Israele ha condiviso con gli Stati Uniti nuove informazioni di intelligence che indicherebbero un piano iraniano per uccidere Donald Trump. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando persone a conoscenza del dossier. Se confermata, la minaccia segnerebbe una nuova escalation nella guerra in corso da mesi tra Washington e Teheran.

La vendetta contro Trump è una promessa che l’Iran ripete apertamente da anni, dopo l’uccisione di Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dei Pasdaran, eliminato nel gennaio 2020 su ordine del presidente americano, all’epoca nel suo primo mandato. Mercoledì, parlando con i giornalisti ad Ankara, in Turchia, Trump ha fatto riferimento alle minacce contro di lui: “Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me”, ha detto.

“Sono su ogni loro lista. L’ho visto questa mattina: sono su ogni singola lista. Finora, direi, sono stato un po’ fortunato, ma potrebbe non durare a lungo”.


L’ostilità verso Trump è emersa anche ai funerali della Guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid congiunto americano-israeliano: la folla ha invocato la morte del presidente americano e ha esposto uno striscione con la scritta “Uccideremo Trump”.

Le tensioni tra Trump e Netanyahu


La nuova allerta arriva mentre i rapporti tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu continuano a mostrare segnali di tensione. I due leader condividono l’obiettivo di contenere l’Iran, ma divergono sul proseguimento della guerra: Netanyahu spinge per continuare gli attacchi e completare gli obiettivi militari, mentre Trump cerca una via d’uscita dal conflitto, temendo un crollo dell’economia globale.

Il mese scorso gli Stati Uniti hanno raggiunto con Teheran un fragile cessate il fuoco. Giovedì Trump e Netanyahu si sono sentiti al telefono e, secondo l’ufficio del premier israeliano, hanno concordato di proseguire “il coordinamento tra i due Paesi”. Il presidente americano ha inoltre aggiornato Netanyahu sulle recenti attività degli Stati Uniti nel Golfo.

La Casa Bianca valuta il blocco navale


Intanto, volente o nolente, Washington si prepara a uno scontro prolungato. Secondo l’emittente israeliana Channel 12, che cita funzionari americani, Trump ha deciso di riunire nello Studio Ovale i suoi consiglieri e i vertici della sicurezza nazionale per decidere le prossime mosse. Un funzionario ha spiegato che i combattimenti potrebbero durare da pochi giorni a un mese, a seconda che l’Iran continui o meno ad attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. “Gli daremo qualche schiaffo, così capiranno che non stiamo scherzando”, ha detto.

Tra le opzioni sul tavolo c’è anche il ritorno al blocco navale dei porti iraniani, una misura che Trump ha già evocato pubblicamente. La decisione non è ancora stata presa, ma diversi funzionari vicini al presidente la considerano la strada più probabile. Gli Stati Uniti avevano già imposto il blocco quando l’Iran, all’inizio della guerra, aveva chiuso lo Stretto di Hormuz. A Washington, riferisce Channel 12, c’è invece poca voglia di vedere Israele entrare direttamente nei combattimenti.

Israele si prepara comunque a un possibile allargamento della campagna, compresa l’ipotesi che l’Iran colpisca le basi da cui hanno operato gli aerei americani, come Nevatim e Ramon. In questo contesto il coordinamento tra le Forze Armate israeliane e il Comando Centrale statunitense, CENTCOM, resta continuo, fanno sapere fonti israeliane.


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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Domenica 12 luglio 2026

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È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Graham aveva 71 anni ed è morto ieri sera dopo una malattia “breve e improvvisa”. Era appena rientrato da Kyiv, dove aveva incontrato Zelensky e annunciato un’intesa con la Casa Bianca sulle nuove sanzioni alla Russia.

Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Die letzten Wochen waren voller dreiköpfiger Affen, mit denen die tollpatschig bis fintenreich agierende Bundesregierung von ihren Gesetzesvorhaben ablenken will. Was will sie aber damit eigentlich erreichen?

netzpolitik.org/2026/degitalis…

in reply to netzpolitik.org

und potentiell heißt der nächste Affe: „Der Sozialbetrug“

dw.com/de/sozialleistungen-mis…

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La rassegna stampa di domenica 12 luglio 2026


Gli Stati Uniti colpiscono ancora l'Iran dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, mentre l'Amministrazione notifica mandati ai giornalisti del New York Times e attacca la stampa; piogge record inondano Missouri e Kentucky costringendo a centinaia di soccorsi

Questa è la rassegna stampa di domenica 12 luglio 2026

Gli Stati Uniti colpiscono ancora l'Iran dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz


L'esercito americano ha lanciato una terza tornata di attacchi contro obiettivi iraniani dopo che i Guardiani della rivoluzione hanno colpito una nave portacontainer e dichiarato lo Stretto di Hormuz "chiuso fino a nuovo avviso". Teheran ha risposto lanciando droni e missili contro Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania, mentre un membro dell'equipaggio della nave risulta disperso. L'escalation mette a rischio il memorandum d'intesa raggiunto il mese scorso tra Washington e Teheran.

Fonti: Financial Times, Axios, Bloomberg

L'Amministrazione notifica mandati di comparizione a quattro giornalisti del New York Times


L'Amministrazione Trump ha notificato mandati di comparizione a quattro reporter del New York Times che avevano scritto sui rischi per la sicurezza del jet donato dal Qatar e usato come Air Force One; il direttore dell'FBI Kash Patel avrebbe seguito personalmente l'indagine dalla Casa Bianca. Nello stesso fine settimana il presidente ha attaccato la giornalista Maggie Haberman, minacciando che "pagherà il prezzo" nella causa da miliardi di dollari contro il quotidiano.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Hill

Come Marco Rubio governa il Venezuela a distanza


Il segretario di Stato Marco Rubio controlla di fatto le finanze del Venezuela, la distribuzione delle sue risorse naturali e il suo governo. Secondo il New York Times la sua presa sul Paese è una manifestazione concreta del potere americano nell'era Trump.

Fonti: New York Times

Veglia a Houston per il muratore messicano ucciso da un agente dell'ICE


I figli di Lorenzo Salgado Araujo, muratore messicano ucciso a colpi d'arma da fuoco da un agente dell'ICE a Houston, hanno partecipato a una veglia chiedendo che venga fatta giustizia. L'uomo, che aveva costruito una vita negli Stati Uniti, lasciava casa ogni mattina prima dell'alba per raggiungere la sua squadra di operai edili.

Fonti: New York Times, ABC News

Oltre 200 giovani in campeggio salvati dalle inondazioni in Missouri e Kentucky


Piogge record hanno provocato gravi inondazioni in diverse contee del Missouri e del Kentucky, costringendo a centinaia di operazioni di soccorso. Elicotteri Black Hawk della Guardia nazionale hanno tratto in salvo più di 200 giovani campeggiatori rimasti isolati dall'acqua in un campo estivo.

Fonti: NPR, Fox News

In Michigan le primarie democratiche misurano quanto il partito voglia spostarsi a sinistra


La corsa per la candidatura democratica al Senato in Michigan è diventata un test su quanto il partito sia disposto a spingersi a sinistra nel cuore industriale del Paese. Il candidato progressista William Lawrence è finito al centro delle polemiche per alcune vecchie dichiarazioni critiche verso una parte dei leader politici afroamericani.

Fonti: Wall Street Journal, The Hill

I post di Trump sui bambini somali in Minnesota suscitano indignazione


Le comunità musulmana e somala del Minnesota hanno espresso forte indignazione dopo che il presidente ha ricondiviso il video di una cerimonia di fine anno in una scuola dell'infanzia, accompagnandolo con commenti che sottolineavano come le bambine indossassero il velo.

Fonti: New York Times

La legge sulle criptovalute verso un passaggio decisivo prima della pausa di agosto


Il Clarity Act, che punta a creare un quadro normativo per le criptovalute, affronta un momento cruciale mentre i senatori cercano di sciogliere gli ultimi nodi politici. Gli esperti avvertono che le prossime quattro settimane sono probabilmente l'ultima finestra utile per approvare la legge prima delle elezioni di metà mandato.

Fonti: The Hill

Trump sblocca il ponte da 4,5 miliardi di dollari tra Canada e Stati Uniti


Il presidente ha ritirato le obiezioni al lungamente rinviato progetto di un nuovo ponte tra Canada e Stati Uniti, del valore di 4,5 miliardi di dollari, sostenendo di aver ottenuto "un accordo molto migliore".

Fonti: Financial Times

L'assenza di McConnell riaccende le richieste sulle sue condizioni di salute


Il governatore del Kentucky Andy Beshear, democratico, ha rinnovato l'appello al senatore repubblicano Mitch McConnell affinché renda note informazioni sul suo stato di salute. McConnell è stato ricoverato il 14 giugno e da allora non è più apparso in pubblico.

Fonti: Bloomberg

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump ha citato in giudizio un gruppo di giornalisti del New York Times per un’inchiesta sul suo nuovo Air Force One

Il New York Times ha scritto che nei mandati di comparizione si parla di «una presunta violazione della legge penale federale» ma che per il resto contengono pochi dettagli.

ilpost.it/2026/07/11/trump-new…

@giornalismo

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Gli americani perdono fiducia nel capitalismo e nella democrazia


Sondaggio WSJ-NORC: meno della metà pensa che il capitalismo funzioni e solo il 12% dice lo stesso della democrazia. Due terzi vedono un paese in declino nell'anno del 250° anniversario
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Gli americani stanno perdendo fiducia in due pilastri della loro società, il capitalismo e la democrazia. Meno della metà pensa che il capitalismo funzioni bene o abbastanza bene, contro il 60% di circa dieci anni fa, secondo un sondaggio realizzato dal Wall Street Journal con l'istituto di ricerca NORC. Il giudizio sul sistema di governo è ancora più severo: solo il 12% dice che la democrazia funziona molto o estremamente bene e appena il 16% ritiene che i cittadini comuni abbiano un'influenza concreta sulla politica.

Nel 2015 il 37% degli americani diceva che il capitalismo non funzionava bene o non funzionava affatto: nella nuova rilevazione gli insoddisfatti sono saliti al 51%. Solo il 35% è almeno abbastanza sicuro che il paese offra la possibilità di trovare un buon lavoro e realizzare il sogno americano. Circa tre quarti degli intervistati pensano che i miliardari e le grandi aziende abbiano troppo potere a Washington e che i lavoratori ne abbiano troppo poco, mentre una maggioranza ristretta, il 52%, ritiene che il potere delle imprese danneggi lavoratori e consumatori e che il governo dovrebbe limitarne l'influenza, arrivando anche a condividere il controllo di alcune aziende.

Il malcontento verso il sistema economico si riflette anche nel voto: nelle ultime settimane gli elettori delle primarie democratiche in Colorado e a New York hanno bocciato dirigenti centristi a favore di candidati che si definiscono socialisti-democratici o che chiedono una sanità universale finanziata tassando i più ricchi. Lo stesso Trump è arrivato al potere con un'agenda populista costruita sull'idea che il sistema economico avesse tradito la classe lavoratrice.

Sondaggio · Stati Uniti
Solo il 35% degli americani crede ancora nel sogno americano
11-18 giugno 2026 · 1.862 adulti (±3,4%) · Wall Street Journal-NORC
Focus America
50% 40 30 2012 '14 '16 '18 '20 '22 '24 '26 Crede ancora nel sogno americano 2011 44% 53 42 48 36 34 31 Giu 2026 35%
Elaborazione di Focus America su dati Wall Street Journal-NORC (giugno 2026) e PRRI (anni precedenti). Quota di intervistati secondo cui il sogno americano, l'idea che chi lavora sodo riesce ad andare avanti, è ancora valido.

I dati arrivano nell'anno in cui gli Stati Uniti festeggiano i 250 anni dall'indipendenza, un anniversario accolto da celebrazioni piuttosto sottotono. Il 4 luglio il presidente ha tenuto un discorso dedicato alla grandezza americana, ma meno del 40% degli americani si dice molto orgoglioso della storia del proprio paese. Poco più di due terzi pensano che la nazione che ha inventato l'aereo e internet e che ha guidato gli Alleati alla vittoria nella Seconda guerra mondiale sia oggi in declino e circa il 60% ritiene che i giorni migliori del paese siano ormai alle spalle. In entrambi i casi la maggioranza dei repubblicani la pensa come gran parte di democratici e indipendenti. Il 56% che giudica la democrazia mal funzionante o non funzionante è la quota più alta registrata in sondaggi simili dal 2020.

Su altri temi i due partiti restano lontani. Due terzi dei repubblicani si dicono molto orgogliosi della storia americana, il triplo dei democratici. Quasi la metà dei repubblicani crede nell'eccezionalismo americano, l'idea che gli Stati Uniti siano superiori a tutti gli altri paesi del mondo, contro appena l'8% dei democratici e il 13% degli indipendenti. I valori che un tempo univano il paese pesano sempre meno: il 35% degli intervistati considera il patriottismo molto importante nella propria vita, contro oltre il 60% in un sondaggio del 2019, e meno di un terzo dice lo stesso della religione, rispetto a circa la metà di sette anni fa. I più giovani sono molto più pessimisti degli anziani e danno meno importanza a questi valori.

"Molte persone sentono che il contratto sociale americano, il senso informale di un'America che funziona per tutti, non sta funzionando", ha detto al Wall Street Journal Henry Olsen, analista di un centro studi repubblicano di Washington, ricordando che il bicentenario del 1976 fu invece "un'orgia di patriottismo", con monete commemorative e prodotti avvolti nei simboli della ricorrenza. "Le persone non pensano che le istituzioni pubbliche stiano mantenendo la promessa nei loro confronti."

Il sondaggio registra però un sostegno solido ad alcuni principi tradizionali al centro dello scontro politico. Due terzi degli americani considerano la separazione tra Stato e Chiesa estremamente o molto importante per l'identità nazionale, mentre una commissione voluta da Trump sulla libertà religiosa ha sostenuto in un rapporto preliminare che il concetto sarebbe stato ampiamente frainteso. Il 58% sostiene lo ius soli, il principio costituzionale per cui quasi tutti i bambini nati su suolo americano sono cittadini, che la Corte Suprema ha confermato a fine giugno annullando l'ordine esecutivo del presidente. Quasi il 60% pensa che l'immigrazione aiuti il paese più di quanto lo danneggi, un altro segnale che il consenso verso gli immigrati è cresciuto da quando Trump è entrato in politica chiedendo di ridurre gli ingressi legali e illegali.

Le persone che giudicano cattive le relazioni tra le etnie superano di 14 punti quelle che le giudicano buone, un quadro molto meno negativo rispetto al 2020, quando dopo l'uccisione di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis il divario era di 45 punti. Su un punto, infine, democratici e repubblicani sono d'accordo: quasi tre quarti degli intervistati pensano che il paese sia ormai così diviso che il governo non riesce più a risolvere i problemi principali e che le divisioni continueranno a crescere.

Il sondaggio ha coinvolto 1.862 americani tra l'11 e il 18 giugno, con un margine di errore di 3,4 punti percentuali.


Quasi metà degli americani non sa cosa si celebra il 4 luglio


Solo il 53% degli americani sa che il 4 luglio si celebra l'adozione della Dichiarazione di indipendenza, il documento approvato nel 1776 con cui le colonie americane proclamarono la separazione dalla Gran Bretagna, considerato l'atto di nascita degli Stati Uniti. Il 46% degli intervistati ha risposto di non sapere quale evento storico ricordi la festa nazionale dell'Independence Day. Lo ha rilevato un sondaggio del Cato Institute, un centro studi libertario favorevole a un ruolo limitato dello Stato, pubblicato giovedì a due giorni dal 250° anniversario degli Stati Uniti, la ricorrenza celebrata sabato in tutto il paese con il nome di America 250.

La quota di chi non sa rispondere sale al 61% tra gli intervistati della Generazione Z, cioè gli adulti più giovani del campione. Le lacune non riguardano solo la data: il 58% non conosce la funzione principale della Costituzione, la legge fondamentale che regola i poteri dello Stato americano, e il 57% non ha saputo spiegare perché gli Stati Uniti dichiararono l'indipendenza dalla Gran Bretagna per dare vita a un governo dai poteri limitati, cioè vincolato da regole che ne circoscrivono l'autorità.

L'86% degli intervistati si dice comunque grato di essere americano. Il 60% ritiene però che gli Stati Uniti si siano allontanati dai loro principi fondativi.

Il 56% teme inoltre che il paese possa smettere di essere una nazione libera nei prossimi cinquant'anni. Chi esprime questo timore indica tra le cause la corruzione, la concentrazione e l'abuso del potere, oltre all'ignoranza dei principi su cui la nazione è nata.

Sondaggio · Stati Uniti
Solo il 53% sa che il 4 luglio celebra la Dichiarazione di indipendenza
25-26 giugno 2026 · 2.253 americani (±2%) · Cato Institute
Focus America

Risposta%

L'adozione della Dichiarazione di indipendenza
Risposta esatta

53%

La ratifica della Costituzione

8%

La vittoria nella guerra d'indipendenza

6%

La prima elezione presidenziale

5%

Lo sbarco dei padri pellegrini a Plymouth Rock

3%

La fondazione di Jamestown

1%

Non sa

23%

Elaborazione di Focus America su dati del Cato Institute. Domanda: quale dei seguenti eventi descrive meglio ciò che commemora il 250° anniversario dell'America? Le percentuali possono non sommare a 100 per gli arrotondamenti.

Alla richiesta di indicare le tutele a cui tengono di più, gli intervistati hanno citato la libertà di parola, il diritto di voto, l'uguaglianza davanti alla legge, la libertà religiosa e il diritto a un giusto processo, cioè la garanzia di procedure regolari davanti alla legge.

I risultati sono arrivati dopo altre rilevazioni che nelle settimane precedenti segnalavano un patriottismo in calo in alcune fasce della popolazione, mentre Washington preparava la grande festa per l'anniversario e altre celebrazioni erano in programma da una costa all'altra. Nella capitale la festa principale si è svolta sabato pomeriggio sul National Mall, il grande parco monumentale al centro della città: il programma prevedeva ore di sorvoli di aerei militari, un comizio politico del presidente Trump e uno spettacolo di fuochi d'artificio da record.

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 2.253 americani tra il 25 e il 26 giugno, con un margine di errore di circa 2 punti percentuali.


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✨ CISA aggiunge Langflow e Joomla al catalogo KEV: una IDOR ruba le chiavi degli agenti AI, uno zero-day PHP infetta i siti in un solo POST
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/cisa-a…

@informatica


CISA aggiunge Langflow e Joomla al catalogo KEV: una IDOR ruba le chiavi degli agenti AI, uno zero-day PHP infetta i siti in un solo POST


CISA ha aggiunto in un colpo solo quattro vulnerabilità critiche al proprio catalogo Known Exploited Vulnerabilities, imponendo alle agenzie federali statunitensi una scadenza di patching fissata al 10 luglio. Dietro la lista secca di CVE si nasconde un dettaglio che merita attenzione: per la prima volta compare in modo esplicito una piattaforma di orchestrazione AI, Langflow, colpita non da un banale bug ma da una catena IDOR più RCE costruita apposta per rubare le chiavi API dei modelli linguistici e le credenziali cloud custodite dagli agenti stessi. Accanto, due zero-day su estensioni Joomla e un path traversal su Adobe ColdFusion sfruttato nel giro di poche ore dalla divulgazione completano un quadro che dice molto su dove si sta spostando la caccia alle credenziali nel 2026.

Le quattro falle in catalogo KEV


Il 7 luglio CISA ha inserito nel Known Exploited Vulnerabilities Catalog: CVE-2026-48282 (CVSS 10.0), path traversal in Adobe ColdFusion che porta a esecuzione di codice arbitrario nel contesto dell’utente corrente; CVE-2026-56290 (CVSS 10.0), controllo d’accesso improprio in Joomlack Page Builder che consente RCE tramite upload di file non autenticato; CVE-2026-55255 (CVSS 6.1), bypass di autorizzazione tramite chiave controllata dall’utente in Langflow; CVE-2026-48908 (CVSS 10.0), upload di file senza restrizioni in JoomShaper SP Page Builder che permette a utenti non autenticati di caricare ed eseguire codice PHP arbitrario. Le agenzie del ramo esecutivo civile federale (FCEB) devono applicare le correzioni entro il 10 luglio 2026.

Il caso ColdFusion mostra quanto si sia accorciata la finestra fra disclosure e sfruttamento: secondo Ryan Dewhurst, fondatore di KEVIntel, un primo tentativo di exploitation è stato registrato nel giro di ore dalla pubblicazione, da un indirizzo IP geolocalizzato in India (103.207.14[.]220).

Langflow: quando l’IDOR va a caccia di chiavi AI


Il pezzo più interessante per chi si occupa di sicurezza delle piattaforme AI è la ricostruzione fatta da Sysdig sulla campagna contro Langflow, popolare piattaforma open source per costruire agenti e flussi di orchestrazione basati su LLM. Un operatore isolato, identificato dall’indirizzo IP 45.207.216[.]55, aveva già sondato un’istanza Langflow esposta su Internet tre giorni prima di tornare, il 25 giugno, per una sessione metodica: ricognizione su applicazione e autenticazione, enumerazione dei flussi tramite l’endpoint /api/v1/flows/, sfruttamento della IDOR CVE-2026-55255 per accedere a flussi appartenenti ad altri tenant, e infine un ciclo sostenuto di exploitation della RCE non autenticata CVE-2026-33017 con tentativi di connessione in uscita.

La IDOR cross-tenant è particolarmente istruttiva: l’attaccante replicava gli ID di flusso ottenuti dall’enumerazione contro l’endpoint /responses e iniettava nei flussi dirottati il prompt “leak api keys”, nel tentativo di indurre un flusso che gira con le proprie credenziali incorporate a rivelarle spontaneamente. L’obiettivo dichiarato erano le chiavi dei provider LLM e le credenziali AWS conservate all’interno dei flussi altrui — esattamente il tipo di segreti che le piattaforme di orchestrazione AI accumulano per funzionare, e che un IDOR banale può esporre in blocco a chiunque abbia un account sulla stessa istanza condivisa.

Sul fronte RCE, lo sfruttamento di CVE-2026-33017 è stato seguito dal dispiegamento di payload pensati per recuperare un downloader di seconda fase destinato a consegnare ulteriore malware, in una catena coerente con botnet e cryptojacking; la natura esatta del payload finale resta però ignota. Sysdig valuta l’attore come opportunista e motivato finanziariamente, non uno sponsor statale — ma la tecnica, applicabile a qualunque piattaforma di orchestrazione AI mal esposta, ha evidenti implicazioni anche per attori più sofisticati. Non è la prima volta che Langflow finisce nel mirino: nell’ultimo anno si sono già accumulate CVE-2025-3248, CVE-2026-0770, CVE-2026-21445, CVE-2025-34291 e CVE-2026-5027, quest’ultima sfruttata da un agente AI autonomo in quella che Sysdig ha definito la prima campagna di “agentic ransomware” documentata, ribattezzata JADEPUFFER, in cui un operatore umano ha delegato l’intera estorsione a un agente software dall’inizio alla fine.

JoomShaper: uno zero-day da CVSS 10 con un solo POST


Sul fronte CMS, CVE-2026-48908 in SP Page Builder di JoomShaper è probabilmente la falla più semplice da sfruttare dell’intero lotto: il controller asset.uploadCustomIcon accetta un file senza richiedere login e senza alcun controllo sul tipo, permettendo a un attaccante non autenticato di caricare una web shell PHP nella web root e lanciarla immediatamente. Gli attacchi reali osservati mostrano lo schema classico: una richiesta POST verso index.php?option=com_sppagebuilder&task=asset.uploadCustomIcon che ritorna 200, seguita da una GET verso il file PHP appena piazzato, seguita a sua volta dalla comparsa di un nuovo account Super User sul sito compromesso — persistenza istantanea e completa, ottenuta con un singolo endpoint mal protetto. La versione 6.6.2, rilasciata il 14 giugno, blocca il controller dietro sessione autenticata, permessi di gestione del componente e token anti-CSRF.

Una dinamica gemella riguarda Joomlack Page Builder (CVE-2026-56290): dal 27 giugno si registrano tentativi di sfruttamento per depositare web shell, il primo dei quali confermato in /media/com_pagebuilderck/gfonts/bhup.php, un uploader innescato da un campo POST denominato _upl. Poiché la vulnerabilità consente all’attaccante di scegliere la cartella di destinazione, i file piantati possono comparire ovunque, non solo nelle directory di upload più ovvie: chi effettua threat hunting dovrebbe cercare file PHP anomali non solo sotto /media/com_pagebuilderck/ ma più in generale sotto /images, /media, /templates e /administrator.

Due righe per i difensori


Il filo conduttore di questo lotto di CVE è che tre delle quattro vulnerabilità arrivano da CMS o estensioni di terze parti raramente sottoposti a hardening dedicato, mentre la quarta apre un fronte relativamente nuovo: le piattaforme di orchestrazione AI come depositi di segreti ad alto valore, spesso esposte con la stessa disinvoltura con cui un tempo si esponevano pannelli di amministrazione. Per chi gestisce siti Joomla, la priorità immediata è verificare la presenza di account Super User non riconosciuti creati di recente e cercare shell PHP nelle directory sopra indicate. Per chi gestisce istanze Langflow o strumenti di orchestrazione AI simili, vale la stessa logica che si applica da anni ai database e alle API interne: nessuna istanza dovrebbe essere raggiungibile da Internet senza autenticazione forte, e le chiavi LLM/cloud incorporate nei flussi vanno trattate come segreti di produzione, con rotazione regolare e privilegi minimi.

Indicatori di compromissione

CVE aggiunte al catalogo CISA KEV (7 luglio 2026, scadenza patch FCEB: 10 luglio 2026):
  CVE-2026-48282  Adobe ColdFusion            path traversal -> RCE      CVSS 10.0
  CVE-2026-56290  Joomlack Page Builder       upload non autenticato -> RCE  CVSS 10.0
  CVE-2026-55255  Langflow                    IDOR cross-tenant          CVSS 6.1
  CVE-2026-48908  JoomShaper SP Page Builder  upload non autenticato -> RCE  CVSS 10.0
Correlata, non in KEV ma sfruttata insieme a CVE-2026-55255:
  CVE-2026-33017  Langflow  RCE non autenticata
IP attore campagna Langflow (opportunista, finanziariamente motivato):
  45.207.216[.]55  -- ricognizione 22/06, sessione completa 25/06/2026
IP primo tentativo exploitation ColdFusion (CVE-2026-48282):
  103.207.14[.]220  (geolocalizzato in India)
Endpoint IDOR abusato (Langflow):
  GET  /api/v1/flows/            -> enumerazione ID di flusso
  POST .../responses             -> replay ID + prompt injection "leak api keys"
Endpoint zero-day JoomShaper (CVE-2026-48908):
  POST index.php?option=com_sppagebuilder&task=asset.uploadCustomIcon
Web shell osservata (CVE-2026-56290, Joomlack Page Builder):
  /media/com_pagebuilderck/gfonts/bhup.php   (campo POST: _upl)
Percorsi da controllare per persistenza nascosta:
  /media/com_pagebuilderck/*, /images, /media, /templates, /administrator
  (JoomShaper) /media/com_sppagebuilder/assets/ -> backdoor file-manager PHP
Versioni corrette:
  SP Page Builder 6.6.2 (14/06/2026)
  Page Builder CK 3.6.0

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Trump vuole una compagnia aerea di Stato per le espulsioni degli immigrati


Il Dipartimento della Sicurezza Interna cerca un'azienda che gestisca una flotta di jet Gulfstream e Boeing 737 per i rimpatri, le emergenze e i viaggi dei funzionari, pronta a volare 24 ore su 24.

Il governo americano vuole dotarsi di una propria flotta di aerei di Stato per potenziare le espulsioni dei migranti. Il Dipartimento della Sicurezza Interna, il ministero che negli Stati Uniti si occupa di confini e immigrazione, ha avviato la ricerca di un'azienda privata a cui affidare la gestione dei velivoli, come ha rivelato Bloomberg.

La flotta comprenderebbe due jet Gulfstream G650ER e sette Boeing 737-700 o modelli simili. Secondo la richiesta inviata questa settimana alle compagnie aeree, gli aerei dovrebbero poter volare in qualunque momento, anche con brevissimo preavviso, appoggiandosi ad alcuni scali principali da cui raggiungere tutte le altre destinazioni. Il contraente metterebbe a disposizione piloti, copiloti e assistenti di volo e, quando serve, infermieri di volo e personale di sicurezza. Per ora si tratta solo di un'indagine di mercato, prima che venga bandita una gara vera e propria.

Gli aerei servirebbero per i voli di espulsione e per i rimpatri volontari, per trasportare le squadre inviate nelle emergenze, per le evacuazioni mediche e altre missioni ad alto rischio. Porterebbero anche gli alti funzionari del dipartimento nei viaggi diplomatici e nelle missioni legate alla continuità di governo, cioè i piani che devono garantire il funzionamento delle istituzioni in caso di catastrofe.

Il progetto è un altro passo nella costruzione di un apparato per l'immigrazione voluto dall'amministrazione Trump, dopo che il Congresso ha stanziato decine di miliardi di dollari per espulsioni, centri di detenzione e sicurezza delle frontiere. Invece di affidarsi soltanto ad aerei presi a noleggio, il dipartimento vuole possedere la flotta e lasciarne la gestione a un privato. I suoi funzionari hanno spiegato in passato che avere aerei propri ridurrebbe la dipendenza dai noleggiatori e, sul lungo periodo, abbatterebbe i costi.

Oggi la maggior parte dei voli di espulsione dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione e le dogane, viene effettuata con aerei privati presi a noleggio. Trump ha fatto delle espulsioni un punto centrale del suo programma e ha dato un ruolo chiave al consigliere Stephen Miller nel disegnare la stretta sull'immigrazione. Il ritmo però resta molto sotto il suo obiettivo di un milione di espulsioni all'anno: tra il gennaio del 2025 e lo scorso aprile l'ICE ne ha eseguite più di 550.000, l'ultimo dato disponibile. L'amministrazione ha ripetutamente spinto l'agenzia ad aumentare gli arresti, ampliare i centri di detenzione e velocizzare i rimpatri.

L'iniziativa era partita con l'ex segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem e comprendeva anche un Boeing Business Jet, pubblicizzato online con diciassette posti, una cucina completa e due camere da letto. Non è chiaro se quell'aereo rientrerà nel contratto. Gli acquisti avevano provocato le critiche dei parlamentari democratici e delle associazioni che vigilano sulla spesa pubblica, che si erano chiesti perché il dipartimento avesse bisogno di una flotta di Stato con un aereo in versione di lusso, per giunta dipinto con una livrea simile a quella del nuovo Air Force One del presidente.

Noem è stata costretta a lasciare a marzo anche per le domande sulle spese della sua gestione, tra cui una campagna pubblicitaria da 220 milioni di dollari in cui compariva lei stessa a elogiare il lavoro dell'agenzia e a invitare i migranti a lasciare il paese. I parlamentari avevano messo in discussione anche il suo rapporto con Corey Lewandowski, alleato di lunga data di Trump diventato una presenza fissa nel dipartimento pur senza ricoprire alcun incarico ufficiale.

A gennaio Bloomberg aveva raccontato che la Daedalus Aviation Corp., società della Virginia, aveva messo insieme diversi Boeing 737 per l'ICE dopo aver rilevato aerei prima usati dalla compagnia low cost Avelo Airlines. Il Washington Post ha poi riferito che il governo ha speso circa 140 milioni di dollari per acquistare sei Boeing. I registri dell'agenzia federale per l'aviazione ora indicano diversi ex aerei di Avelo come proprietà del dipartimento. Allo stesso dipartimento risultano intestati anche due Gulfstream G650, anche se come indirizzo di registrazione compare ancora la Daedalus.

Da quando a marzo ha preso il posto di Noem, il nuovo segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin ha segnalato un cambio di strategia, riducendo i blitz più clamorosi nelle città che avevano acceso le tensioni, come Chicago, Minneapolis e Los Angeles. Ha anche abbandonato un altro progetto simbolo di Noem, quello di trasformare magazzini di proprietà pubblica in grandi centri di detenzione per i migranti. La richiesta di questa settimana mostra però che il dipartimento va avanti sulla flotta aerea. L'avviso non indica il valore previsto del contratto, che potrebbe partire già dal 28 luglio 2027 e durare fino al 27 luglio 2032.


Negli Stati Uniti arrestate più di 10.000 persone in cinque giorni per accelerare le espulsioni


Le autorità federali per l'immigrazione hanno arrestato più di 10.000 persone in cinque giorni, quasi il doppio del ritmo abituale. Dietro l'ondata di fermi c'è una spinta interna all'agenzia a moltiplicare gli arresti in vista delle espulsioni.

Nei giorni scorsi i vertici hanno ordinato ai dirigenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione (Immigration and Customs Enforcement), di concentrare gli agenti sulla cattura degli immigrati da espellere, secondo documenti ottenuti dal New York Times e colloqui con funzionari federali. Gli arresti avvengono durante i colloqui periodici con le autorità dell'immigrazione, ai controlli stradali e per strada. Il ritmo è passato dai circa mille fermi al giorno di inizio anno a quasi il doppio.

Alla Casa Bianca è stato chiesto un aumento degli arresti e ai responsabili dell'ICE è stato detto che 2.000 fermi al giorno sono il nuovo standard. Uno dei funzionari ha spiegato che non è chiaro per quanto tempo si potrà mantenere questo ritmo.

Sabato si è toccato il picco, con oltre 2.400 persone fermate in un solo giorno. La popolazione nelle strutture detentive dell'ICE è cresciuta di quasi 4.000 unità, superando i 63.000 detenuti martedì.

Ai dirigenti è stato chiesto di far lavorare il maggior numero possibile di agenti sette giorni su sette e di destinare l'80 per cento degli uomini alle operazioni di arresto. In una email al personale, Marcos Charles, capo del settore espulsioni dell'ICE, ha ringraziato gli agenti per gli "straordinari sforzi" del fine settimana, sostenendo che avevano raggiunto "risultati operativi notevoli".

La spinta è arrivata senza il clamore delle operazioni dell'anno scorso, quando le autorità annunciavano in anticipo le città bersaglio, tra cui Chicago e Los Angeles, e riversavano gli agenti nelle strade. Markwayne Mullin, il segretario alla Sicurezza interna, aveva promesso una campagna più silenziosa dopo il caos di un'operazione durata un mese in Minnesota, dove agenti federali uccisero due cittadini statunitensi.

L'aumento dei fermi conferma la determinazione del presidente Trump a mantenere la promessa di espulsioni di massa, un obiettivo popolare tra i suoi sostenitori conservatori ma che ha alimentato una reazione politica per la durezza dei metodi. L'anno scorso Stephen Miller, vice capo di gabinetto di Trump, aveva fissato un obiettivo di 3.000 arresti al giorno che l'agenzia non era riuscita a raggiungere. Da allora l'ICE ha assunto migliaia di nuovi agenti e ha visto crescere di miliardi di dollari il proprio bilancio, grazie ai fondi di una legge approvata circa un anno fa.

La Corte Suprema ha da poco ampliato il potere del presidente di dettare la politica sull'immigrazione, ma pochi giorni prima aveva bocciato il suo tentativo di cancellare la cittadinanza per nascita, il cosiddetto ius soli, che garantisce la cittadinanza a chi nasce sul suolo americano anche se i genitori vivono nel Paese illegalmente. Dopo la sconfitta Trump ha chiesto al Congresso di intervenire per abolire questo principio.

La notizia dell'aumento degli arresti ha diffuso paura tra gli immigrati, già allarmati dopo che la Corte Suprema ha stabilito che l'amministrazione può porre fine alle protezioni dall'espulsione per le persone provenienti da Paesi colpiti da disastri o guerre, previste dallo status di protezione temporanea.

Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha difeso l'operazione. "Il nostro messaggio è chiaro: se venite nel nostro Paese illegalmente, vi troveremo, vi arresteremo e vi espelleremo", ha dichiarato Lauren Bis, portavoce del dipartimento, aggiungendo che quasi il 70 per cento degli arresti riguarda persone accusate o condannate per un reato negli Stati Uniti.


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Le aziende americane dovranno licenziare centinaia di migliaia di lavoratori immigrati


Dopo la sentenza della Corte Suprema scadono i permessi di lavoro di haitiani, siriani e cittadini di altri cinque paesi protetti dal TPS. Le scadenze che cambiano di continuo confondono le imprese

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha comunicato venerdì ai datori di lavoro che nelle prossime settimane dovranno licenziare centinaia di migliaia di lavoratori stranieri protetti dal Temporary Protected Status (TPS), il programma umanitario che l'Amministrazione Trump intende smantellare. I permessi di lavoro degli haitiani scadranno il 24 luglio, quelli dei cittadini di Etiopia, Myanmar, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen il 17 luglio, secondo gli avvisi pubblicati dallo United States Citizenship and Immigration Services (USCIS), l'agenzia federale che gestisce l'immigrazione legale.

Il TPS esiste dal 1990 e permette ai cittadini di paesi colpiti da guerre, disastri naturali o disordini di vivere e lavorare legalmente negli Stati Uniti per periodi rinnovabili da sei a diciotto mesi, senza però offrire un percorso verso la cittadinanza. Oltre 330.000 haitiani e circa 6.100 siriani vivono nel paese grazie al programma, mentre gli altri cinque paesi contano insieme circa 20.000 beneficiari. In totale il destino di quasi 1,3 milioni di immigrati è legato alla protezione temporanea.

Immigrazione · Stati Uniti
Dopo il via libera della Corte Suprema, in due settimane oltre 350mila immigrati perderanno il diritto di lavorare

Il governo ha avvisato i datori di lavoro che dovranno licenziare i beneficiari del Temporary Protected Status di sette Paesi: i permessi scadono il 17 luglio, quelli degli haitiani il 24. In gioco c’è il destino di quasi 1,3 milioni di persone.

Grafica di FocusAmerica 11 luglio 2026

Chi è coinvolto dallo smantellamento del TPS

Permessi in scadenza a luglio
0mila+

Vite legate al programma
1,3 mln

Cittadini di Haiti, Siria e altri cinque Paesi, secondo gli avvisi dell’USCIS ai datori di lavoro
Il totale dei beneficiari all’inizio del mandato di Trump, El Salvador e Venezuela compresi

Chi perde la protezione rischia l’espulsione verso Paesi che lo stesso Dipartimento di Stato considera troppo pericolosi: per Haiti e Siria è in vigore il livello massimo di allerta per criminalità, terrorismo e rapimenti.

Il calendario
Dalla sentenza ai licenziamenti in meno di un mese

Tocca ogni tappa per i dettagli.

25 giugno La Corte Suprema decide 6 a 3+

I giudici stabiliscono che la decisione del Segretario alla Sicurezza interna di concedere, estendere o revocare la protezione per un Paese non può essere riesaminata dai tribunali. Il caso riguardava le revoche per Haiti e Siria decise dall’ex segretaria Kristi Noem.

1 – 10 luglio Le scadenze slittano due volte+

L’USCIS fissa la fine dei permessi al 1° luglio, la sposta al 10 e venerdì la rinvia di nuovo. Nella confusione alcune aziende hanno già licenziato i dipendenti prima che fosse necessario, per paura di sanzioni.

17 luglio Scadono i permessi di sei Paesi+

Perdono il permesso di lavoro i cittadini di Etiopia, Myanmar, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen: circa 26mila persone in tutto.

24 luglio Tocca agli haitiani, la comunità più numerosa+

Oltre 330mila persone. Migliaia lavorano nella sanità e nell’assistenza agli anziani, altre nella manifattura, nell’edilizia e nei trasporti.

Inizio settembre Atteso il mancato rinnovo per El Salvador+

La protezione copre circa 200mila salvadoregni. Il governo ha invece prorogato di recente quella per il Libano.

I numeri per Paese
Haiti da sola pesa più di tutti gli altri Paesi colpiti

Beneficiari del TPS per nazionalità: le revoche già annunciate e quella attesa per El Salvador.

Haiti330.000

Permessi in scadenza il 24 luglio.

El Salvador200.000

Il mancato rinnovo è atteso per inizio settembre.

Etiopia, Myanmar, Somalia, Sud Sudan e Yemen20.000

Stima complessiva per i cinque Paesi. Permessi in scadenza il 17 luglio.

Siria6.100

Permessi in scadenza il 17 luglio.

Revoca già annunciata Revoca attesa
I venezuelani, oltre 600mila, hanno già perso lo status dopo una precedente decisione della Corte Suprema: alcuni conservano il permesso di lavoro fino al 2 ottobre.

Il peso economico
I beneficiari valgono 29 miliardi di dollari l’anno

Il contributo dei titolari di TPS all’economia americana e i legami familiari che le espulsioni spezzerebbero.

29 mld $
Contributo annuo all’economia americana, secondo FWD.us

7,8 mld $
Tasse pagate ogni anno dai titolari di TPS

85%
Haitiani con TPS che vivono con coniugi o figli cittadini americani o residenti permanenti

830mila
Titolari di TPS nella forza lavoro, tra sanità, edilizia, commercio e trasporti

Cosa succede ora
Perdere il TPS non significa un’espulsione immediata

La sentenza non ha chiuso subito il programma: i tribunali distrettuali devono ancora emettere gli ordini di attuazione.

1
Si torna allo status precedente

Chi perde la protezione non è espellibile subito: torna alla condizione in cui si trovava prima del TPS, ma resta senza permesso di lavoro.

2
L’asilo è uno spiraglio stretto

Chi ha una domanda pendente può restare in attesa della risposta, ma deve dimostrare una persecuzione personale: non basta provenire da un Paese in crisi.

3
I tribunali sono già al collasso

Ogni nuova domanda finisce in una coda che si allunga da anni e che rende i tempi di attesa imprevedibili.

L’imbuto della giustizia

Anche per chi ha diritto a un’udienza, i tempi si misurano in anni: l’arretrato dei tribunali dell’immigrazione ha raggiunto dimensioni record.

3,2 mln
Casi arretrati nei tribunali dell’immigrazione

Fonte Elaborazione FocusAmerica su avvisi USCIS/DHS e dati FWD.us, Center for Migration Studies, New York Times e PBS News. Sentenza della Corte Suprema del 25 giugno 2026.

Gli avvisi arrivano dopo la sentenza con cui la Corte Suprema ha stabilito il mese scorso, con 6 voti a 3, che la decisione del Segretario alla Sicurezza interna di concedere, estendere o revocare la protezione per un paese non può essere riesaminata dai tribunali. Il caso riguardava la revoca del TPS per Haiti e Siria decisa dall'ex segretaria Kristi Noem. Quando le revoche entreranno in vigore, i beneficiari rischieranno l'espulsione verso Paesi che lo stesso Dipartimento di Stato considera troppo pericolosi: per Haiti e Siria è in vigore il livello massimo di allerta, che sconsiglia agli americani di viaggiare per il rischio di criminalità, terrorismo e rapimenti.

Le scadenze continuano intanto a cambiare e stanno confondendo le imprese. L'USCIS aveva fissato la fine dei permessi al 1° luglio, l'aveva poi spostata al 10 luglio e venerdì l'ha rinviata di nuovo. Alcune aziende avevano già licenziato i dipendenti prima di essere informate della proroga, mentre altre li hanno tenuti in organico contando sul fatto che la sentenza non sarebbe diventata operativa per circa trenta giorni. Jacob Monty, consulente legale della American Business Immigration Coalition, un'organizzazione di imprese che si occupa di immigrazione, ha detto al New York Times che molti datori di lavoro temevano sanzioni per l'impiego di persone non più autorizzate a lavorare e che l'incertezza li ha "portati a licenziare i lavoratori in anticipo senza che fosse necessario".

Migliaia di beneficiari haitiani lavorano nella sanità e nell'assistenza agli anziani, altri nella manifattura, nell'edilizia e nei trasporti. Secondo un rapporto di FWD.us, un'organizzazione che si batte per i diritti degli immigrati, i titolari di TPS contribuiscono all'economia americana con circa 29 miliardi di dollari l'anno e pagano circa 7,8 miliardi di tasse. Secondo il Center for Migration Studies, l'85 per cento degli haitiani con la protezione vive in famiglie con status misto, cioè con coniugi o figli che sono cittadini americani o residenti permanenti. Elora Mukherjee, direttrice della clinica legale per i diritti degli immigrati della Columbia Law School, ha detto a PBS News che molti beneficiari saranno a rischio quasi immediato di "arresto, detenzione ed espulsione" e che la fine del programma avrà un "effetto devastante" sull'economia americana.

La sentenza non ha però chiuso subito il programma. La Corte ha rinviato i casi ai tribunali distrettuali, che dovranno emettere gli ordini di attuazione, mentre gli avvisi del governo ai datori di lavoro prevedono che i giudici federali si "allineeranno" alla decisione. Chi perde il TPS non è espellibile subito: torna allo status che aveva prima della protezione e chi ha una domanda di asilo pendente può restare nel paese in attesa della risposta. L'asilo richiede però di dimostrare una persecuzione personale e non basta provenire da un paese in crisi. I tribunali dell'immigrazione hanno inoltre un arretrato di 3,2 milioni di casi.

Il mancato rinnovo del TPS per El Salvador, che copre circa 200.000 persone, è atteso per inizio settembre. I venezuelani hanno già perso lo status dopo una precedente decisione della Corte Suprema, anche se alcuni conservano il permesso di lavoro fino al 2 ottobre, mentre il governo ha prorogato di recente la protezione per il Libano. Le associazioni per i diritti degli immigrati ricordano che le condizioni in molti dei Paesi interessati restano instabili: Sud Sudan, Somalia e Yemen sono alle prese con conflitti armati, infrastrutture fatiscenti e tagli agli aiuti internazionali.

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