Polizeigesetz Niedersachsen: „Das vergiftet alles“
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Polizeigesetz Niedersachsen: „Das vergiftet alles“
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Vergogna: gli Stati Uniti sanzionano Autistici/Inventati per "sostegno al terrorismo di estrema sinistra"
Il gruppo tecnologico italiano è stato designato come entità terroristica globale, con conseguente congelamento dei suoi beni e divieto di tutte le transazioni con gli Stati Uniti.
cryptobriefing.com/us-sanction…
Grazie a @zughy per la segnalazione
#AutisticiInventati #Autistici #Inventati
The US designated Italy-based tech collective Autistici/Inventati as a global terrorist entity, freezing assets and banning transactions overEditorial Team (Crypto Briefing)
like this
reshared this
da quando sviluppare chat, email, web hosting criptati è un crimine? l'amministrazione #Trump criminalizza un collettivo come #AutisticiInventati i cui strumenti possono essere usati da chiunque
like this
reshared this
reshared this
i servizi digitali che non possono essere influenzati dal governo americano sono potenziali minacce alla "sicurezza nazionale".
Considerando le loro capacità di cybersecurity, le loro affermazioni suonano come un riconoscimento alla qualità dei servizi di autistici/inventati.
Oggi abbiamo appreso che il governo degli Stati Uniti ha deciso di inserire un piccolo collettivo di volontari e attivisti digitali italiani nell’elenco delle organizzazioni terroristiche mondiali meritevoli di sanzioni, come si può leggere nelle dichiarazioni del Dipartimento del Tesoro, in quelle del Dipartimento di Stato e nel relativo Ordine Esecutivo emesso.Noi respingiamo al mittente tutte le accuse presentate in tali dichiarazioni e allo stesso tempo riaffermiamo con forza il nostro impegno nel fornire una piattaforma di strumenti di auto-difesa digitale per permettere ad attivist*, singole persone, gruppi e associazioni di comunicare liberamente.
cavallette.noblogs.org/2026/08…
[ENGLISH VERSION BELOW] Oggi abbiamo appreso che il governo degli Stati Uniti ha deciso di inserire un piccolo collettivo di volontari e attivisti digitali italiani nell'elenco delle organizzazioni terroristiche mondiali meritevoli di sanzioni, come …nero (cavallette)
reshared this
La Marina statunitense avrebbe completato la bonifica della rotta centrale dello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui, prima della guerra, transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Secondo quanto riferito ad Axios da due funzionari statunitensi, sarebbe stato completamente ripulito il Traffic Separation Scheme, vale a dire il sistema di corsie che attraversa la fascia tra l'Iran e l'Oman.
Il presidente Donald Trump ha scritto su Truth Social che il comando della Marina lo ha informato che tutte le mine nelle acque internazionali dello stretto "sono state rimosse o fatte detonare" e ha inoltre affermato che l'Iran è stato avvertito di non posarne altre. L'Agenzia Internazionale dell'Energia aveva definito la paralisi del traffico attraverso Hormuz la più grave interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero mondiale: la bonifica potrebbe quindi consentire il passaggio di un numero molto maggiore di petroliere, anche se la navigazione resta pericolosa per la minaccia di missili e droni iraniani.
L'operazione è durata mesi. Droni sottomarini statunitensi hanno perlustrato sistematicamente il tratto di mare, individuando più di cento oggetti sospettati di essere mine. Alla bonifica hanno partecipato anche società private, incaricate di recuperare o far brillare gli ordigni. La riapertura delle corsie centrali consentirà alle navi di attraversare contemporaneamente lo Stretto nelle due direzioni, sotto la protezione dell'aviazione statunitense. Finora la Marina aveva scortato le petroliere lungo una rotta meridionale vicina alle coste dell'Oman.
Parallelamente, Iran e Oman stanno portando avanti un negoziato separato. Il 25 agosto, a Teheran, i Ministri degli Esteri Abbas Araghchi e Badr al-Busaidi hanno discusso un piano in più fasi che prevede un corridoio provvisorio per la navigazione e un'operazione congiunta di sminamento. I colloqui tecnici dovrebbero proseguire con l'obiettivo di istituire una rotta permanente e definire un futuro meccanismo di gestione congiunta dello Stretto.
Sempre ieri il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato una nuova campagna per isolare ulteriormente l'economia iraniana. L'iniziativa, battezzata Operation Economic Outcast, colpisce i settori dell'oro, delle attività digitali, della tecnologia, dell'aviazione e della navigazione. Alcuni di questi canali sono utilizzati anche dagli iraniani comuni per proteggere i risparmi dall'inflazione o raggiungere i familiari all'estero.
Bessent ha affermato che Trump sta contattando i leader mondiali con "richieste specifiche" affinché interrompano gli scambi commerciali con Teheran. Il Segretario al Tesoro ha inoltre anticipato sanzioni contro un grande istituto finanziario entro la fine della settimana, mentre la misura più incisiva del pacchetto è stata per il momento rinviata.
L'Amministrazione ha presentato l'operazione come un "D-Day economico", richiamando esplicitamente lo sbarco in Normandia. I funzionari iraniani hanno risposto con lo stesso linguaggio bellico, descrivendo le misure come una nuova fase della guerra iniziata a febbraio con i primi attacchi statunitensi e israeliani. "Qualunque pressione colpisca il sostentamento e la sicurezza della popolazione fa parte della guerra", ha dichiarato Majid Ebn Al-Reza, responsabile della logistica del Ministero della Difesa iraniano. "Per difendere il popolo, allargheremo anche noi il campo di battaglia."
Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dal 9 agosto ed ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, ha minacciato all'emittente di Stato IRIB che "nemmeno una goccia" di petrolio uscirà più dal Golfo Persico e dallo stretto se i Paesi vicini aderiranno alla campagna americana. In quel caso, ha aggiunto, Teheran li considererebbe Stati nemici. Nelle fasi precedenti del conflitto l'Iran ha già colpito con missili e droni obiettivi nei Paesi del Golfo, dando alla minaccia un precedente concreto.
Il Ministro del Petrolio iraniano ha però ammesso di recente che le esportazioni di greggio, essenziali per l'economia nazionale, sono ormai vicine allo zero. Trump aveva imposto il blocco navale dei porti iraniani il 13 aprile e lo aveva ripristinato il 14 luglio, dopo la ripresa degli attacchi dei Guardiani della Rivoluzione contro le navi mercantili. Da allora le esportazioni iraniane sono diminuite di oltre l'80%. Ieri il principale quotidiano economico del Paese, Donya-e-Eghtesad, ha calcolato che da dicembre il rial ha perso il 41% del proprio valore.
Proprio il crollo della valuta aveva spinto in piazza i primi manifestanti a Teheran il 28 dicembre, dando inizio a settimane di proteste in tutto il Paese e alla più grave sfida da decenni per la dirigenza clericale. Dall'8 gennaio le forze di sicurezza avevano reagito con la repressione più sanguinosa dalla fondazione della Repubblica islamica. Le stime delle vittime oscillano tra circa 6.500 e oltre 36.000; valutazioni interne attribuite al Ministero della Salute iraniano indicano almeno 30.000 morti nelle sole prime 48 ore.
Da allora inflazione e disoccupazione sono aumentate vertiginosamente. Secondo i media locali, il prezzo di alcuni farmaci è cresciuto fino al 500%. Il blocco navale ostacola sia l'uscita del greggio sia l'ingresso dei carburanti raffinati, mentre i danni alle infrastrutture energetiche aggravano la crisi. Ieri il servizio persiano della BBC ha trasmesso immagini di distributori senza benzina e lunghe code di automobili in attesa di rifornimento.
Il successo della campagna americana dipenderà però dalla disponibilità dei partner commerciali dell'Iran a chiudere gli ultimi canali rimasti. "Quanto più Washington spinge i Paesi terzi a recidere le residue ancore di salvezza dell'Iran, tanto più aumenta l'incentivo di Teheran a dimostrare che partecipare al suo isolamento comporta un costo", ha spiegato al New York Times Sina Toossi, esperto di Iran del Center for International Policy.
La Cina, principale acquirente del greggio iraniano, difficilmente si piegherà. Pechino respinge da tempo le sanzioni statunitensi contro le imprese di Paesi terzi, considerandole uno strumento con cui Washington sfrutta il peso internazionale del dollaro per condizionare altri governi. Gran parte delle istituzioni finanziarie rispetta già le misure in vigore, mentre smantellare le reti commerciali informali che attraversano i confini, alcune attive da secoli, è molto più difficile. "Sull'Iran gli Stati Uniti hanno esaurito la capacità di produrre un effetto shock and awe e di colpire davvero il regime", ha osservato Ellie Geranmayeh, esperta di Iran dello European Council on Foreign Relations.
La dirigenza iraniana è inoltre convinta che l'economia mondiale non abbia ancora avvertito pienamente le conseguenze della chiusura di Hormuz e che un nuovo aumento dei prezzi dell'energia rafforzerebbe la posizione di Teheran in un eventuale negoziato prima delle elezioni di medio termine di novembre. Altri esponenti iraniani ritengono invece che, una volta superato il voto, Trump potrebbe avviare una nuova e più ampia fase della guerra. "In ogni caso, dal punto di vista di Teheran, ci sono pochissimi incentivi ad accettare adesso le richieste americane", ha aggiunto Geranmayeh.
A pagare il prezzo più alto, nel frattempo, è la popolazione iraniana. "Le sanzioni renderanno l'economia iraniana ancora meno trasparente", ha affermato l'economista Peyman Molavi, che vive a Teheran. "Un contesto simile tende a favorire chi dispone delle conoscenze giuste." Secondo Esfandyar Batmanghelidj, direttore della Bourse & Bazaar Foundation di Londra, gli iraniani rappresentano "il danno collaterale" delle sanzioni.
In Iran, inoltre, la campagna sarà interpretata come un tentativo di esasperare la popolazione fino a spingerla a ribellarsi contro il governo, sostiene Mohammad Ali Shabani, analista e direttore del sito regionale Amwaj.media. Dopo la repressione di gennaio, un simile calcolo apparirebbe particolarmente cinico. "È un approccio piuttosto brutale", ha detto Shabani. "Sanno che cosa è successo a gennaio. Il governo iraniano non ha alcuna intenzione di arrendersi e farsi da parte."
reshared this
La Russia sta valutando una nuova escalation degli attacchi contro l'Ucraina, ritenendo che i negoziati di pace siano ormai giunti a un punto morto. Lo riferisce Bloomberg, citando fonti vicine al Cremlino. Tra le opzioni prese in considerazione ci sarebbe un aumento degli attacchi con missili balistici armati con testate convenzionali contro Kyiv, compreso il centro della capitale, e contro infrastrutture situate in altre città ucraine.
Secondo le fonti, il presidente Vladimir Putin non sarebbe per nulla disposto a interrompere la guerra sotto la pressione delle sanzioni economiche e degli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture logistiche russe. A Mosca, inoltre, cresce la tendenza a considerare queste operazioni come attacchi indiretti dei Paesi della NATO, poiché l'Alleanza fornisce a Kyiv armi e informazioni di intelligence.
Le fonti di Bloomberg sostengono che tutti i canali negoziali siano ormai crollati, riportando le due parti al punto di partenza. Il Cremlino ritiene di avere già compiuto diverse concessioni durante il conflitto e che ognuna di queste abbia indebolito la posizione della Russia.
In assenza di contatti diplomatici, Mosca vedrebbe poche alternative a un'ulteriore escalation per cercare di raggiungere i propri obiettivi militari. Con l'intensificarsi degli attacchi ucraini, un numero crescente di funzionari russi teme che Putin possa infine ricorrere alla misura più estrema: l'impiego di un'arma nucleare tattica in Ucraina.
Bloomberg precisa, tuttavia, che non esiste alcun segnale concreto di preparativi russi in questa direzione. Mosca ha già fatto ripetutamente ricorso alle minacce nucleari nel tentativo di intimidire gli alleati occidentali di Kyiv. Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino, ha dichiarato all'agenzia stampa che, secondo lui, il rischio di un impiego di armi nucleari tattiche da parte della Russia resta "estremamente basso" e poco utile sul campo di battaglia.
reshared this
reshared this
The Core Werewolf threat group is using a newly documented Windows remote access trojan in campaigns aimed at Russian public-sector and defense organizations.dark6 (Secure Bulletin)
reshared this
Researchers have analyzed a peer-to-peer Linux botnet whose controller consults an NVIDIA-hosted AI model to propose operational actions.dark6 (Secure Bulletin)
reshared this
Two on-premises SharePoint vulnerabilities can be chained to bypass authentication and execute code on vulnerable servers.dark6 (Secure Bulletin)
reshared this
Il giardino delle rose della Casa Bianca, lo spazio verde accanto allo Studio Ovale usato da decenni per cerimonie e conferenze stampa, ospita ora cinque sculture. Il presidente ha fatto sostituire il prato con un patio di pietra bianca e ci ha collocato i bronzi di George Washington, Alexander Hamilton, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson, insieme a un'opera che raffigura due soldati della guerra d'indipendenza.
L'ultima arrivata è la statua di Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, seduto mentre firma la Dichiarazione di indipendenza. È un regalo di George Lundeen, scultore di Loveland, in Colorado, che l'aveva realizzata decenni prima e l'aveva tenuta nel suo ranch. Lundeen ha deciso di rimetterla a nuovo e di spedirla alla Casa Bianca in tempo per le celebrazioni del 4 luglio, il giorno in cui gli Stati Uniti hanno festeggiato i 250 anni dell'indipendenza. "Ho pensato che sarebbe stata una cosa davvero bella per i 250 anni, guardare Thomas Jefferson mentre scriveva la Dichiarazione di indipendenza", ha detto lo scultore all'Associated Press.
La statua non è arrivata in tempo. Steven Barber, amico e collaboratore di Lundeen che aveva contattato la Casa Bianca a nome dello scultore, ha raccontato che il camion è rimasto bloccato anche per le misure di sicurezza intorno agli eventi delle celebrazioni. Barber ha detto di aver chiamato la Casa Bianca per mesi senza ottenere risposte, fino a circa tre settimane prima del 4 luglio, quando è arrivata una raffica di email in cui chiedevano la statua. Il presidente ha visto le fotografie e l'opera gli è piaciuta tanto da decidere di metterla nel giardino delle rose.
Quando ha chiamato Lundeen per ringraziarlo, il presidente è finito in segreteria. Dopo la festa nazionale la responsabile dell'ufficio dello scultore ha insistito perché ascoltasse un messaggio in particolare. "Ciao George. È il tuo presidente preferito, Donald Trump, e volevo solo ringraziarti", si sente nella registrazione, che Lundeen ha poi reso pubblica. "La scultura è davvero bella... anche solo dalla foto vedo che è incredibile, abbiamo un posto meraviglioso proprio nel giardino delle rose e ti ringrazio."
Il bronzo di Washington, primo presidente degli Stati Uniti, è stato prestato da Harlan Crow, immobiliarista texano e grande finanziatore del Partito Repubblicano, diventato noto negli ultimi anni per la sua amicizia con il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas. "Freedom's Charge", la scultura alta 4,3 metri (14 piedi) con i due soldati della guerra d'indipendenza separati da una bandiera, è stata trasferita da Dallas ed è opera di Chas Fagan. Sulle singole opere la Casa Bianca ha dato pochi dettagli: le statue di Franklin e Hamilton arrivano da donatori anonimi.
Le sculture sono una parte dei lavori voluti dal presidente nella residenza, dalla ridecorazione in oro dello Studio Ovale alla sala da ballo e all'eliporto che sta costruendo nel giardino sud. Il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle ha spiegato la passione del presidente per le statue dicendo che nessun altro presidente ha fatto di più per abbellire la residenza e i suoi dintorni. "Dal restauro dei nostri monumenti più preziosi, che avevano subito anni di abusi e vandalismo, alla pulizia dei nostri parchi e della Reflecting Pool, la visione audace del presidente Trump ha fatto in modo che l'America celebrasse il suo 250esimo compleanno con gloria e orgoglio", ha detto in una dichiarazione scritta. Ingle citava anche il tentativo, finito male, di ripulire la Reflecting Pool, la grande vasca d'acqua davanti al Lincoln Memorial. Ha aggiunto che il presidente continua a fare ristrutturazioni "attese da tempo e necessarie" e che "grazie al Builder-in-Chief", il costruttore in capo, "la Casa Bianca sarà glorificata come si deve e resterà in condizioni eccellenti per le generazioni future".
A marzo il presidente ha fatto installare una statua di Cristoforo Colombo nel terreno dell'Eisenhower Executive Office Building, il palazzo di uffici della presidenza accanto alla Casa Bianca. Più di recente il National Park Service, l'agenzia federale che gestisce parchi e monumenti nazionali, ha collocato una serie di sculture dedicate a personaggi e temi dell'epoca rivoluzionaria in una piazza poco distante. Sono tappe di un piano più ampio con cui il presidente vuole lasciare il segno nel centro di Washington.
Il progetto più ambizioso è il National Garden of American Heroes, un giardino di statue da costruire su terreni federali vicino al National Mall, la grande spianata monumentale della capitale. Dovrebbe ospitare le sculture di 250 americani che hanno dato un contributo culturale, politico o storico al paese. Diverse organizzazioni che si occupano di tutela del patrimonio e dei beni culturali hanno fatto causa per bloccarlo, sostenendo che serve prima un'autorizzazione del Congresso. Barber ha detto che lui e Lundeen sono tra i candidati a realizzare alcune di quelle statue.
Nel suo golf club di West Palm Beach, in Florida, il presidente espone una scultura in bronzo alta 2,1 metri (7 piedi) che lo raffigura con il pugno alzato dopo l'attentato del 2024 durante un comizio a Butler, in Pennsylvania. L'ha realizzata Lundeen. A regalarla al presidente è stato Anthony Constantino, imprenditore e candidato repubblicano al Congresso in New York.
La Casa Bianca è da sempre una vetrina per l'arte. L'opera più celebre è il ritratto di Washington dipinto da Gilbert Stuart, appeso nella East Room e salvato dalla first lady Dolley Madison quando gli inglesi diedero fuoco all'edificio durante la guerra del 1812 tra Stati Uniti e Regno Unito. I presidenti hanno accesso alla vasta collezione d'arte della residenza e Trump ha detto di essere andato nei "vaults", i depositi, per scegliere i ritratti presidenziali e le altre opere appese nello Studio Ovale e nelle altre stanze. Nei corridoi e nelle sale aperte al pubblico ci sono anche i ritratti degli ex presidenti e delle ex first lady.
Nel primo mandato la first lady Melania Trump aveva fatto installare vicino al giardino delle rose un'opera dello scultore nippoamericano Isamu Noguchi, il primo artista asiatico-americano a entrare nella collezione della Casa Bianca. Prima ancora, la ristrutturazione della Old Family Dining Room voluta nel 2015 da Michelle Obama aveva portato un dipinto di Alma Thomas, prima artista afroamericana presente nella collezione.
President Trump has transformed the White House Rose Garden by adding statues of America’s founders.BostonGlobe.com
reshared this
💶 Cos’è davvero l’euro digitale e perché riguarda anche privacy, contante e autonomia strategica europea?
Ne parliamo oggi nel nuovo episodio di Purple Pills! 💜
🎧 Ascoltalo ora su Spotify o sulla tua piattaforma di podcast preferita:
open.spotify.com/episode/65bVm…
#EuroDigitale #SovranitàEuropea #PagamentiDigitali #PrivacyDigitale #BCE #UnioneEuropea #InnovazioneDigitale #PurplePills
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
FOR IMMEDIATE RELEASE:
Washington, D.C., Aug. 26, 2026 — Freedom of the Press Foundation (FPF) has moved to unseal two Department of Defense documents that are central to investigative journalist Catherine Herridge’s fight to protect her confidential sources.
Herridge was held in contempt of court and faces an $800-per-day fine for refusing to reveal confidential sources for her reporting on scientist Yangping Chen’s alleged ties to the Chinese military while an online college that Chen founded received federal funds. The fine is on hold while Herridge asks the Supreme Court to review the contempt order.
The documents FPF seeks to unseal memorialize the Defense Department’s decision to terminate Chen’s university from its Tuition Assistance program “on national security grounds,” and are pivotal to Herridge’s argument that the reporter’s privilege protecting her sources has not been overcome.
The following statement can be attributed to FPF Senior Adviser Caitlin Vogus:
“Catherine Herridge’s battle to protect her confidential sources is one of the most important press freedom cases today. Nothing about it should play out in secret.“The public deserves to see the documents behind this ruling and judge for itself whether the facts warrant undermining journalist-source confidentiality. It’s especially galling that while the court demands Herridge reveal her sources, it keeps the basis for its own decision secret.”
Attorney H. Christopher Bartolomucci of Schaerr | Jaffe LLP, which represented FPF, added:
“Public access to information is a pillar of the rule of law, one that facilitates government accountability. In this case, the public has been denied access to important court records that are under seal. This denial of access prevents the public from assessing the strength — or weakness — of the court’s decision.”
An appellate court declined a previous motion from FPF to unseal the documents when it sent the case back to the district court. FPF filed its motion to intervene and unseal them in the district court on Tuesday. You can read the full motion here or below.
Please contact us if you would like further comment.
freedom.press/static/pdf.js/we…
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Per la scuola pubblica solo le briciole, mentre alle paritarie arrivano 886 milioni di euro e un bonus fino a 1.500 euro a studente. I soldi per la scuola pubblica, però, sembrano non esserci mai.
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.
#Scuola #ScuolaPubblica #Istruzione #Politica #Precariato #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
reshared this
Il sostegno degli americani alla guerra contro l'Iran è sceso al livello più basso dalle prime fasi del conflitto e contribuisce a tenere la popolarità del presidente Donald Trump al minimo dei suoi due mandati. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos condotto per quattro giorni e chiuso lunedì 24 agosto, solo il 31% degli intervistati approva l'azione militare degli Stati Uniti contro l'Iran, in calo rispetto al 37% di marzo e al 34% di inizio agosto.
A ritirare l'appoggio sono soprattutto gli elettori repubblicani: oggi il 69% di loro approva ancora la guerra, contro il 77% di marzo. Il conflitto pesa da mesi sull'immagine del presidente. Per la seconda rilevazione consecutiva, solo il 33% degli americani giudica positivamente il suo lavoro alla Casa Bianca. È il dato più basso mai registrato per lui dai sondaggi Reuters/Ipsos, considerando sia il primo mandato, tra il 2017 e il 2021, sia quello attuale, iniziato nel gennaio 2025.
Trump ha detto agli americani che la guerra, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi americani e israeliani contro l'Iran, è necessaria per impedire a Teheran di sviluppare un'arma nucleare. Negli ultimi mesi gli scontri si sono attenuati, ma l'Iran mantiene un blocco di fatto, mai dichiarato ufficialmente, delle esportazioni di petrolio dalla regione. Il blocco riduce l'offerta di greggio sui mercati e ha spinto il prezzo della benzina negli Stati Uniti fino a livelli vicini ai massimi storici. Oggi un gallone (3,8 litri) costa più di un dollaro in più rispetto a prima della guerra.
Sondaggio · Stati Uniti
21-24 agosto 2026 · 1.215 adulti (±3%) · Reuters/Ipsos
Disapprova Non risponde Approva
Tutti gli adulti
63% 31%
Democratici
90% 8%
Indipendenti
67% 23%
Repubblicani
29% 69%
Fonte Sondaggio Reuters/Ipsos sull’azione militare americana contro l’Iran, condotto dal 21 al 24 agosto 2026 su 1.215 adulti in tutto il paese. Il margine di errore è di ±3 punti percentuali sul totale e di 4-6 punti sui sottogruppi. La linea tratteggiata segna il 50%.
Trump ha promesso di aumentare la pressione economica su Teheran e lunedì il segretario al Tesoro Scott Bessent, l'equivalente americano del ministro dell'Economia, ha annunciato una possibile estensione delle sanzioni ai paesi che continuano a fare affari con l'Iran, una misura pensata per isolare economicamente il regime. Per il momento però non ha imposto nessuna penalità concreta, un segnale di quanto il conflitto sia diventato complicato da gestire per l'amministrazione.
L'83% degli americani si aspetta che la guerra vada avanti ancora a lungo, in crescita rispetto all'80% di inizio mese. Trump aveva costruito la campagna per le presidenziali del 2024 sulla promessa di contenere l'inflazione e di evitare di trascinare il paese in lunghi conflitti militari. Sei mesi dopo l'inizio della guerra, il caro benzina ricade soprattutto sui suoi alleati repubblicani. Alle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il voto che si tiene a due anni dalle presidenziali e rinnova l'intera Camera e un terzo del Senato, il partito del presidente difenderà le sue maggioranze molto strette al Congresso.
Tra gli elettori indipendenti, quelli che non si riconoscono in nessuno dei due partiti, il 33% dice che voterebbe per i democratici se le elezioni per il Congresso si tenessero oggi e il 19% per i repubblicani, un vantaggio di 14 punti. Il sondaggio è stato condotto a livello nazionale su 1.215 adulti e ha un margine di errore di 3 punti percentuali in più o in meno.
reshared this
📰 "Der Wirtschaftsauskunftei #Schufa droht im Streit um die sogenannte #Schattendatenbank ein folgenschwerer Rechtsstreit. NOYB hat das Unternehmen formell abgemahnt und die Vorbereitung einer gerichtlichen #Sammelklage bekanntgegeben."
Weiterlesen 👉 handelsblatt.com/politik/deuts…
Du möchtest dich bei der Sammelklage beteiligen? Trage dich auf der Interessentenliste ein: schufa.noyb.eu (nur in Deutschland)
Die Schufa steht wegen der Speicherung alter Kreditdaten in der Kritik. Datenschützer fordern die Löschung der „Schattendatenbank“ und bereiten eine Sammelklage vor.dpa (Handelsblatt)
reshared this
So sieht also Erpressung bei der Deutschen Post aus:
“Bevor sie allerdings mit der Identifizierung beginnen, werden Nutzer:innen dazu aufgefordert, ihre Daten für das Training der dahinter liegenden KI-Sprachmodelle freizugeben. Sie können das Verfahren nur fortsetzen, wenn sie dem Training mit ihren Daten zustimmen.”
reshared this
Ethisches Hacken: Raus aus der Grauzone
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
reshared this
Schattendatenbank: Datenschützer mahnen Schufa ab
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Die Schufa hält eine Schattendatenbank mit veralteten Daten über Millionen von Menschen vor. Dagegen wehrt sich jetzt die Datenschutzorganisation noyb mit einer Abmahnung – und der Vorbereitung einer möglichen Sammelklage.
reshared this
Viel Erfolg! Das Ganze widerspricht schon beim ersten Lesen gegen alle Datenschutzvorschriften, die es so gibt.
Berechtigtes Intetesse seh ich da auch nicht...
Tre deputati democratici filoisraeliani hanno ottenuto ieri nuovi incarichi chiave nella Commissione Esteri della Camera. Uno di loro guiderà i deputati democratici proprio nella Sottocommissione competente per la politica statunitense in Medio Oriente. Le nomine rappresentano un successo significativo per l'ala filoisraeliana del partito, nonostante una parte crescente della base democratica assuma posizioni sempre più favorevoli ai palestinesi.
Jared Moskowitz, deputato della Florida, sarà il capogruppo democratico nella Sottocommissione per il Medio Oriente e il Nord Africa. Lascerà lo stesso incarico nella Sottocommissione Vigilanza e Intelligence, dove sarà sostituito da Jonathan Jackson.
Se i democratici conquistassero la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti nelle elezioni di novembre, Moskowitz sarebbe così nella posizione di assumere la presidenza della Sottocommissione. Il deputato ha già chiarito che intende usare il nuovo ruolo per rafforzare il sostegno statunitense a Israele. "Se i democratici prendessero il controllo della Camera, sarei nella posizione di contribuire a orientare la politica degli Stati Uniti su Israele e sul Medio Oriente", ha dichiarato ad Axios.
Nello stesso annuncio, il capogruppo democratico della Commissione, Greg Meeks, ha comunicato l'ingresso di altri 3 nuovi membri. Debbie Wasserman Schultz, anche lei eletta in Florida e filoisraeliana come Moskowitz, entrerà nella Sottocommissione Vigilanza e Intelligence. Wesley Bell, deputato del Missouri e altro sostenitore di Israele, siederà invece in quella per l'Emisfero occidentale.
Mark Pocan, progressista del Wisconsin vicino alle posizioni palestinesi e critico assiduo dell'AIPAC, la potente organizzazione filoisraeliana attiva nel finanziamento della politica statunitense, entrerà invece nella Sottocommissione Africa. Nessuno dei tre nuovi membri siederà dunque in quella sul Medio Oriente.
Meeks ha affermato che "l'esperienza, l'impegno e la competenza" dei nuovi membri "rafforzeranno il nostro lavoro e contribuiranno a guidare la Commissione nell'affrontare sfide urgenti per la sicurezza nazionale e la diplomazia". Si è inoltre detto impaziente di collaborare con tutti i deputati "in questa fase turbolenta, nella quale il controllo esercitato dal Congresso è più necessario che mai". Anche Meeks, che in caso di vittoria democratica sarebbe nella posizione di presiedere la Commissione, è un convinto sostenitore di Israele.
Moskowitz e Bell avevano appena vinto le rispettive primarie contro sfidanti di sinistra che li avevano attaccati anche per il loro sostegno a Israele. Il 4 agosto Bell ha sconfitto per la seconda volta Cori Bush, già battuta nel 2024, ottenendo il 59% dei voti contro il 37%. Il 18 agosto Moskowitz ha superato con il 63% Oliver Larkin, sostenuto dai Democratic Socialists of America.
Nello stesso giorno Wasserman Schultz ha vinto le primarie in un distretto ridisegnato e diventato a maggioranza afroamericana. Contro di lei correvano quattro candidati afroamericani e la campagna si è concentrata soprattutto sul tema della rappresentanza.
Le nomine mostrano comunque che, nonostante il cambiamento in corso in una parte dell'elettorato democratico, l'ala filoisraeliana del Partito conserva ancora un peso rilevante negli organismi della Camera competenti per la politica estera. Se il partito conquistasse la maggioranza a novembre, questo equilibrio potrebbe incidere direttamente sull'indirizzo della politica statunitense in Medio Oriente.
reshared this
Gran bella mossa! Si per iniziare a focalizzarsi sul #fediverso e lasciare il mondo centralized
reshared this
Adesso non possiamo permettercelo, ma l'unica soluzione è un obbligo europeo di interoperabilità delle comunicazioni tra social network e tra sistemi di messaggistica di produttori diversi e di quelli liberi.
I consumatori non capiscono nemmeno il problema
#Schattendatenbank der #SCHUFA: Millionen Daten sollen weiter gespeichert werden, obwohl sie längst gelöscht sein müssten. Betroffene erhalten diese historischen Daten offenbar auch auf #DSGVO-Anfrage nicht.
🔗 noyb.eu/de/shadow-database-sca…
🧑⚖️ @noybeu hat die SCHUFA abgemahnt und eine Interessenliste für eine Sammelklage eröffnet.
noyb hat der Auskunftei SCHUFA eine Abmahnung zugestellt und eine Unterlassungsklage angekündigtnoyb.eu
reshared this
Postident mit AutoID: Deutsche Post trainiert ihre KI mit Ausweisfotos
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Um sich online auszuweisen, können Kund:innen das Postident-Verfahren nutzen. Bei einer der Varianten sollen sie ihre Daten für KI-Training freigeben. Laut Deutscher Post ist das freiwillig, doch Nutzer:innen sehen das anders.
reshared this
"Gleichzeitig betont der Konzern, dass AutoID zunehmend Nutzer:innen findet."
und solange das der Fall ist werden Konzerne auch immer weiter und weiter machen und immer mehr Sachen per Zwang einfordern. Es liegt an den Kund*innen diesen Schwachsinn nicht länger zu unterstützen und zu boykottieren wann immer es möglich ist. <.<
Una giudice federale del Massachusetts ha stabilito ieri che l'Amministrazione Trump ha violato un'ingiunzione valida in tutto il Paese, portando a termine l'iter di una norma destinata a modificare profondamente il voto per corrispondenza. Il provvedimento consente la pubblicazione del testo mercoledì, ma impedisce allo United States Postal Service (USPS), il servizio postale federale, di applicarlo.
"Le parti convenute non possono sostenere di avere frainteso la portata dell'ordinanza della Corte", ha scritto la giudice distrettuale Indira Talwani in un provvedimento di 5 pagine. Talwani ha concluso che l'ingiunzione preliminare è stata violata, nonostante il governo avesse assicurato che gli Stati Uniti prendono molto sul serio l'obbligo di rispettare le decisioni giudiziarie.
La decisione accoglie in parte un'istanza d'urgenza della sezione del Massachusetts della League of Women Voters, secondo cui il servizio postale avrebbe ignorato l'ordine della giudice predisponendo la pubblicazione di una norma definitiva con effetto immediato. L'ingiunzione, estesa da Talwani a tutto il Paese l'11 agosto, vieta all'Amministrazione di imporre all'USPS di respingere le buste elettorali che non rispettano i nuovi requisiti grafici fino alla conclusione delle elezioni di medio termine. Proibisce inoltre di "avviare o completare" l'iter normativo necessario a introdurre quei criteri. La giudice ha tuttavia respinto la richiesta dell'associazione di imporre sanzioni.
L'ordine esecutivo da cui nasce la controversia va ben oltre l'aspetto delle buste. Impone, infatti, al Dipartimento per la Sicurezza interna di trasmettere agli Stati gli elenchi dei cittadini maggiorenni, obbliga gli Stati che ricorrono al voto per posta a comunicare al governo federale i nomi di chi riceve una scheda e prevede che il servizio postale rifiuti la consegna agli Stati che non rispettano questi obblighi. È questo il meccanismo che i ricorrenti considerano il vero obiettivo del provvedimento, perché trasformerebbe la consegna delle schede in una verifica preventiva del diritto di voto.
In un documento depositato il 25 agosto, l'Amministrazione Trump ha sostenuto che la pubblicazione della norma non violerebbe l'ingiunzione. Il testo precisa infatti che il servizio postale non la applicherà finché resterà in vigore il provvedimento della giudice: secondo il governo, dunque, pubblicare la norma non equivale ad attuarla. L'Amministrazione ha inoltre affermato che era necessario fissarne l'entrata in vigore prima delle elezioni, così da concedere agli Stati il tempo di adeguarsi qualora l'ingiunzione fosse revocata.
Intanto, lunedì la Corte Suprema ha sospeso un'altra ingiunzione emessa da Talwani, vale a dire quella adottata a giugno a tutela dei 23 Stati e del Distretto di Columbia che avevano impugnato l'ordine esecutivo. Tra questi figurano Stati in bilico come Arizona, Michigan, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin.
La Corte ha preso questa decisione con 6 voti contro 3, seguendo le consuete divisioni ideologiche, e ha giudicato prematuro il provvedimento perché adottato prima che le agenzie federali definissero i piani di attuazione. La maggioranza ha però precisato che la decisione "non significa che qualunque misura adottata dal governo per attuare l'ordine sarà necessariamente legittima". Nella loro opinione dissenziente, Ketanji Brown Jackson, Sonia Sotomayor ed Elena Kagan hanno invece avvertito che alle elezioni di novembre "ne deriverà il caos".
Secondo la Casa Bianca, lo stesso ragionamento comporterebbe l'illegittimità anche dell'ingiunzione nazionale dell'11 agosto, che Talwani dovrebbe quindi revocare. La giudice non ha affrontato la questione e non ha ancora deciso se annullare il provvedimento. Intanto, il gruppo di Stati che si era rivolto alla Corte Suprema dovrebbe presentare un nuovo ricorso non appena la norma definitiva sarà pubblicata, riaprendo il contenzioso sul terreno indicato dagli stessi giudici. Resta però da capire se, nel frattempo, l'ingiunzione dell'11 agosto rimarrà in vigore.
reshared this
"Should NOYB succeed with a future class action, this would pose a problem for #Schufa, even if the compensation per case were low. This is because up to 68 million people – practically every adult in #Germany – are potentially affected." (from German) 👉 tagesschau.de/wirtschaft/verbr…
You can express your interest in a potential class action here: schufa.noyb.eu/ (Germany only)
Der Schufa drohen im Zusammenhang mit der sogenannten Schattendatenbank rechtliche Konsequenzen. Die gemeinnützige europäische Datenschutzorganisation NOYB will gerichtlich gegen Deutschlands größte Wirtschaftsauskunftei vorgehen. Von Peter Hornung.Peter Hornung (tagesschau.de)
reshared this
@Informatica (Italy e non Italy)
Gentile Cliente,con la presente comunicazione, TeamSystem S.p.A. (di seguito "Società"/TeamSystem), in qualità di licenziante del software Contabilità in Cloud, da Lei utilizzato, nonché di responsabile del trattamento ai sensi dell'art. 28 del Regolamento (UE) 2016/679 ("GDPR"), La informa, ai sensi dell'art. 33, paragrafo 2, del GDPR, di una violazione dei dati personali (c.d. data breach) che ha coinvolto il software Contabilità in Cloud (anche il "Software").
- Natura della violazione
A partire dal pomeriggio del 24 agosto 2026, TeamSystem ha riscontrato un sofisticato incidente di sicurezza informatica che, per quanto sinora rilevato, ha comportato un accesso non autorizzato e la conseguente esfiltrazione di dati personali presenti nel Software.
- Categorie di dati personali oggetto della violazione
Sulla base delle analisi attualmente in corso, i dati personali oggetto di violazione corrispondono a quelli da Lei inseriti nel Software e appartengono alle seguenti categorie:
dati anagrafici;
dati di contatto;
coordinate bancarie (IBAN);
- il contenuto delle movimentazioni contabili da Lei registrate nel software (a titolo esemplificativo, causali, importi e controparti indicate).
Ad oggi, le verifiche in corso non hanno rilevato l'impatto su credenziali di accesso.
https://x.com/i/status/2092519135527710899
reshared this
Il presidente Donald Trump ha proposto di cambiare il nome del lago Ontario in "lago America" e ha accusato il primo ministro canadese Mark Carney di aver mentito sulle pressioni statunitensi contro le tutele della lingua francese. Secondo Trump, Carney avrebbe inventato la vicenda per recuperare consensi in Quebec. I due messaggi sono apparsi su Truth Social, quattro giorni dopo la rottura dei negoziati commerciali tra Washington e Ottawa.
"Gli Stati Uniti stanno seriamente valutando di cambiare il nome del lago Ontario in lago America, visto che non ci aspettiamo di fare ancora molti affari con l'Ontario", ha scritto Trump. In mattinata il presidente aveva pubblicato anche una mappa dello specchio d'acqua, con la scritta "Lake Ontario" cancellata e sostituita da "Lake America" in caratteri dorati. Nel gennaio 2025 Trump aveva già firmato un ordine esecutivo per ribattezzare unilateralmente il Golfo del Messico "Golfo d'America" nella nomenclatura ufficiale statunitense. Il lago Ontario, il più piccolo e orientale dei Grandi Laghi, segna parte del confine tra lo Stato di New York e l'Ontario, la provincia più popolosa del Canada e il cuore della sua industria automobilistica.
Carney ha ordinato ai negoziatori canadesi di abbandonare i colloqui sostenendo che l'intesa proposta da Washington avrebbe indebolito le tutele della lingua francese. "Lingua e cultura non sono irritanti commerciali: sono diritti", ha affermato il primo ministro. Trump ha replicato assicurando che non interferirebbe mai con i canadesi francofoni e di non averci "nemmeno mai pensato". Ha quindi accusato Carney di avere diffuso una menzogna per riconquistare l'appoggio degli elettori del Quebec. Secondo Reuters, entrambe le parti si attribuiscono la responsabilità del fallimento dei tre giorni di trattative.
Anche il rappresentante statunitense per il Commercio, Jamieson Greer, ha definito alla CNBC "una storia inventata e divertente" l'idea che la lingua francese fosse il vero ostacolo all'accordo. Il problema, ha sostenuto, sono le norme canadesi che impongono alle piattaforme statunitensi di destinare una parte dei ricavi al finanziamento dei contenuti locali.
Le misure contestate sono principalmente due. L’Online Streaming Act federale ha attribuito all'ente regolatore canadese delle comunicazioni il potere di imporre contributi e investimenti obbligatori alle grandi piattaforme di streaming. La legge 109, approvata dal Quebec nel dicembre 2025, consente invece al governo provinciale di stabilire quote e obblighi per favorire la visibilità dei contenuti culturali originali in francese sulle piattaforme digitali e sui dispositivi connessi. Washington ha inserito queste disposizioni tra le barriere commerciali contestate al Canada.
Dopo la rottura dei colloqui, sabato sono entrati in vigore dazi statunitensi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi. Lunedì Trump ha minacciato di portare al 50% anche quelli su automobili, componenti e acciaio a partire dal 1° gennaio 2027. Fino a pochi giorni prima aveva lasciato intendere che un accordo fosse vicino.
Martedì Ottawa ha annunciato la risposta: dal prossimo 8 settembre applicherà tariffe comprese tra il 15% e il 50% a oltre 700 categorie di prodotti statunitensi, per un valore complessivo di 27,6 miliardi di dollari canadesi, pari a circa 20 miliardi di dollari statunitensi. L’elenco comprende acciaio, alluminio, mobili, abbigliamento, formaggi, prodotti ittici, elettrodomestici ed elettronica. Il governo canadese ha inoltre predisposto aiuti per 7,5 miliardi di dollari canadesi a favore delle imprese e dei lavoratori colpiti.
Il confronto resta durissimo anche fuori dal tavolo negoziale. Il premier dell’Ontario Doug Ford ha definito Trump un "perdente", un "bullo" e un "dittatore", dopo che il presidente aveva intimato ai dirigenti canadesi di "mettersi in riga". Lo stesso giorno il vicepresidente JD Vance, intervenendo nel Maine, ha accusato Ottawa di riservare alle merci cinesi un trattamento migliore di quello concesso ai prodotti statunitensi. Da parte sua, Carney ha dichiarato che il Canada tornerà "ovviamente" a negoziare, ma soltanto se gli Stati Uniti si presenteranno con "l’atteggiamento giusto" e rispetteranno la sovranità economica del Paese.
Tariff countermeasures are intended to incentivize the United States to remove its unjustified tariffs against Canada. These countermeasures will remain in place until the U.S. eliminates its tariffs against Canadian goods.www.canada.ca
reshared this
Smart Glasses: Petition gegen „Spanner-Brillen“ sammelt mehr als 180.000 Unterschriften
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Der Protest gegen Smart Glasses nimmt Fahrt auf. Eine Petition fordert das Verbot solcher Überwachungsbrillen, die heimliches Filmen ermöglichen – und mit denen schon jetzt Menschen belästigt werden.
reshared this
Chiudere le frontiere. Uscire da Schengen. Abbandonare l’euro. Non è un programma nuovo: è lo stesso copione che in Italia abbiamo già sentito da Meloni e Salvini un decennio fa, salvo poi sparire quando hanno dovuto governare davvero.
Oggi tocca alla Germania: Alice Weidel lo ha appena ripetuto in televisione, mentre AfD supera la CDU/CSU nei sondaggi nazionali e sfiora il 40% in Sassonia-Anhalt.
Ma le promesse da comizio si scontrano con i numeri: gli istituti economici tedeschi stimano che smantellare l’integrazione europea significherebbe meno crescita, meno reddito e migliaia di posti di lavoro persi, colpendo soprattutto le regioni dove AfD raccoglie più consenso.
E dietro questo progetto convergono interessi diversi: reti filorusse, Mosca, Musk, Trump. Interessi sì diversi tra loro, ma che hanno la stessa convergenza: un'Europa più debole, più divisa, più ricattabile.
Non è una questione tedesca: è la stessa battaglia che la nostra idea di Europa federale deve affrontare ogni volta che questo copione si ripresenta, con un nome o con un altro.
E che continueremo a combattere finché esisteremo.
#AfD #AliceWeidel #UnioneEuropea #Sovranismo #Germania #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
reshared this
Il Canada imporrà dazi fino al 50% su circa 700 prodotti statunitensi in risposta alle nuove tariffe imposte dalla Casa Bianca, hanno annunciato ieri i funzionari canadesi. Le misure entreranno in vigore l'8 settembre e riguarderanno merci per 27,6 miliardi di dollari canadesi, quasi 20 miliardi di dollari statunitensi, pari a circa il 7% degli acquisti annuali del Canada negli Stati Uniti. Quasi tutte le aliquote saranno comprese tra il 15% e il 50%. Acciaio e alluminio americani, già soggetti a un dazio del 25%, saranno tassati al 50%. Insieme ai controdazi, Ottawa ha annunciato un pacchetto di sostegno da 7,5 miliardi di dollari canadesi destinato alle piccole e medie imprese, alla liquidità delle aziende e ai lavoratori a rischio.
La rappresaglia arriva dopo che sabato 22 agosto Washington ha imposto dazi del 50% su 20 miliardi di dollari di merci canadesi, colpendo bastoni da hockey, cemento, carta, prodotti chimici e altri beni. Le misure sono scattate dopo il fallimento dei negoziati commerciali e l'annuncio di un dazio del 50% sulle automobili a partire dal 1º gennaio 2027. Donald Trump sostiene che gli Stati Uniti perdano 60 miliardi di dollari l'anno negli scambi commerciali con il Paese vicino, anche se Statistics Canada calcola un avanzo commerciale canadese di 9,9 miliardi di dollari canadesi.
La Casa Bianca ha dichiarato che il Canada "sfrutta gli Stati Uniti da decenni e il presidente Trump ha smesso di permetterglielo". Washington sostiene di avere offerto a Ottawa "l'accesso al mercato più favorevole" concesso a qualsiasi Paese, con consistenti riduzioni dei dazi su acciaio, alluminio, automobili e legname. "Il Canada ha scelto richieste irragionevoli, marce indietro e rifiuti netti", ha aggiunto la Casa Bianca.
Su Truth Social, il presidente ha alzato il tiro anche sulla toponomastica. "Gli Stati Uniti stanno prendendo seriamente in considerazione la possibilità di cambiare il nome del lago Ontario in Lake America, dal momento che non ci aspettiamo di fare ancora molti affari con l'Ontario", ha scritto ieri. Trump ha poi diffuso una mappa con il nome attuale barrato in rosso e quello nuovo sovrapposto in lettere dorate. "Ho a che fare con molti Paesi e il Canada è di gran lunga il più difficile e irragionevole", ha aggiunto.
Le merci colpite provengono in larga parte da Stati nei quali a novembre si terranno elezioni particolarmente combattute, hanno osservato gli analisti: formaggi lavorati nel Wisconsin, prodotti ittici del Maine, lavatrici e asciugatrici del Kentucky, dove General Electric possiede un importante stabilimento. Circa duecento voci dell'elenco riguardano il settore ittico e potrebbero quindi pesare soprattutto sul Maine, dove la senatrice repubblicana Susan Collins è candidata alla rielezione e lunedì ha definito "un errore" l'imposizione di nuovi dazi al Canada.
La pressione si estende ai repubblicani di Michigan, Ohio, Alaska e Iowa, altri Stati confinanti con il Canada o che hanno nel Paese il loro principale partner commerciale. È una strategia già sperimentata: durante il primo mandato di Trump, la rappresaglia canadese aveva colpito il whiskey del Kentucky, il succo d'arancia della Florida e lo yogurt del Wisconsin.
"Agiamo in modo accorto e strategico", ha confermato la Ministra dell'Industria Mélanie Joly durante una conferenza stampa, ammettendo che alcuni prodotti sono stati scelti proprio per esercitare pressioni politiche su singoli Stati americani. Joly ha poi invitato i canadesi a privilegiare i prodotti nazionali nei supermercati e negli altri negozi: "È quello che potete fare, ed è così che possiamo dare vita a questi movimenti di resistenza rispetto a ciò che ci sta accadendo".
Secondo Eric Miller, presidente della società di consulenza commerciale Rideau Potomac Strategy Group di Washington, i nuovi dazi colpiscono prodotti per i quali i canadesi possono trovare alternative fabbricate nel Paese oppure, come nel caso dei condizionatori e degli elettrodomestici, in Messico o in Cina. Allo stesso tempo, le misure aumentano la pressione su Trump perché prendono di mira "produttori situati in Stati dove le competizioni elettorali sono molto combattute o saldamente repubblicani", ha spiegato Miller. Il Canada è il secondo partner commerciale degli Stati Uniti, dopo il Messico e davanti alla Cina, una posizione che rende lo scontro particolarmente costoso per entrambe le economie.
Le nuove aliquote potrebbero però aggiungere 0,20 punti percentuali all'inflazione canadese, già al 3%, ha calcolato Royce Mendes, economista di Desjardins Capital Markets. I rincari arriverebbero mentre la Bank of Canada cerca di governare un'economia già alle prese con l'aumento dei prezzi dell'energia e con il rischio di un ulteriore rallentamento provocato dal conflitto commerciale.
"Un conflitto commerciale più intenso danneggerà il Canada più degli Stati Uniti e i controdazi non saranno d'aiuto", ha detto Karl Schamotta, capo stratega di mercato della società di pagamenti globali Corpay. "In Canada, come negli Stati Uniti, sono di fatto tasse sui consumi interni: aumentano il costo della vita e fanno ben poco per modificare le bilance commerciali o migliorare il benessere economico complessivo".
Barry Appleton, avvocato specializzato in diritto commerciale internazionale e docente alla New York Law School, vede nelle tre diverse aliquote — 15%, 25% e 50% — un approccio più mirato rispetto a una semplice risposta dollaro su dollaro. Ma la decisione di colpire beni di uso quotidiano come formaggi, cosmetici e carta igienica avrà conseguenze dirette: "A risentirne direttamente saranno i consumatori canadesi, non soltanto i produttori".
Entrambe le parti accusano l'altra di avere avanzato all'ultimo momento richieste inaccettabili. Washington giustifica i nuovi dazi con il trattamento riservato dal Canada alle automobili, ai vini, ai liquori e ai prodotti lattiero-caseari statunitensi. Il primo ministro Mark Carney ha affermato questa settimana che dai negoziati sarebbe invece emersa l'intenzione di Trump di distruggere il settore automobilistico canadese, oltre alle industrie dell'acciaio e dell'alluminio.
Ottawa sarebbe pronta a riaprire i colloqui, ma soltanto se gli Stati Uniti si presentassero "con il giusto atteggiamento verso le nostre industrie". "Non accetteremo un approccio negoziale secondo il quale il Canada è una filiale degli Stati Uniti e l'industria canadese deve essere svantaggiata rispetto a quella americana", ha aggiunto Carney.
reshared this
👉 ‘Shadow database’ scandal: noyb has sent SCHUFA (in Germany) a cease-and-desist letter and announced an injunction!
People whose historical data has been withheld by SCHUFA can also register their interest in a future class action for damages.
noyb.eu/en/shadow-database-sca…
noyb has issued a formal warning to the credit information agency SCHUFA and announced an injunctionnoyb.eu
reshared this
noyb hat der Auskunftei SCHUFA eine Abmahnung zugestellt und eine Unterlassungsklage angekündigtnoyb.eu
LinkedIn, Etsy, Roblox: Wer dein Gesicht scannt, wenn du dich online verifizierst
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Un Boeing C-17 Globemaster III dell'aeronautica militare statunitense è atterrato all'aeroporto Vnukovo di Mosca la mattina del 25 agosto, proveniente da Riga. A bordo c'era John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency. Nessuno dei due governi aveva annunciato il viaggio, ricostruito attraverso i dati pubblici sui voli: il velivolo, identificato dal numero di coda 07-7181 e dal nominativo RCH4555, era decollato dalla Joint Base Andrews, alle porte di Washington, e aveva raggiunto la capitale lettone il 23 agosto. Verso le 18:50, ora di Mosca, è ripartito in direzione di Riga. Poche ore in tutto e nessuna spiegazione ufficiale sulla missione.
È il primo viaggio noto a Mosca di un direttore della CIA dal novembre 2021, quando il suo predecessore William Burns vi si recò per colloqui con i vertici russi mentre l'esercito di Mosca ammassava truppe ai confini dell'Ucraina in vista dell'invasione poi iniziata nel febbraio dell'anno successivo. Axios lo ha definito il contatto di più alto livello in Russia di un rappresentante dell'Amministrazione Trump da gennaio, quando gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner incontrarono Putin al Cremlino per discutere il piano americano sull'Ucraina.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato di non sapere nulla dell'aereo americano e che non erano previsti incontri con funzionari di Washington nel corso della settimana. Secondo Aleksandr Yunashev, membro del gruppo di giornalisti accreditati al seguito del presidente russo, nei giorni precedenti Putin aveva rinviato un evento di grandi dimensioni programmato per il 25 agosto e al quale avevano lavorato "centinaia di persone". La coincidenza ha alimentato l'ipotesi di un incontro tra Putin e Ratcliffe, ma né Mosca né Washington hanno confermato che sia avvenuto.
L'ipotesi più circostanziata arriva dal Wall Street Journal, secondo il quale Ratcliffe avrebbe portato a Mosca un avvertimento. L'intelligence statunitense avrebbe raccolto informazioni su esercitazioni militari russe in preparazione di una possibile mobilitazione, condotte a luglio nell'oblast di Kaliningrad e in altre regioni. Le manovre avrebbero verificato la capacità delle strutture del Ministero della Difesa di accogliere, equipaggiare e rifornire le persone eventualmente richiamate.
Le stesse informazioni indicherebbero che Putin potrebbe voler mettere alla prova la tenuta della NATO con una provocazione contro uno Stato membro. Tra gli scenari presi in esame ci sarebbe un'azione nel corridoio di Suwałki, la striscia di territorio tra Kaliningrad e la Bielorussia che costituisce l'unico collegamento terrestre tra i Paesi baltici e il resto dell'Alleanza Atlantica.
"L'obiettivo poteva essere dirgli: sappiamo che cosa stai preparando, faresti meglio a non farlo", ha spiegato al quotidiano statunitense Beth Sanner, che tra il 2019 e il 2021 ha coordinato l'integrazione delle attività di intelligence per l'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale e, durante il primo mandato di Donald Trump, si occupava del briefing quotidiano al presidente.
Sanner non esclude neppure un collegamento con la guerra tra Stati Uniti e Iran e con il possibile coinvolgimento di Mosca nei negoziati. La Russia è alleata di Teheran e il giorno precedente Washington aveva annunciato una nuova campagna di pressione economica contro l'Iran. Anche il giornalista statunitense Michael Weiss ha collegato il viaggio alle informazioni condivise dagli Stati Uniti con Polonia, Paesi baltici e Stati scandinavi, mentre aumenterebbero "le presunte operazioni di sabotaggio del GRU e l'attività dei droni russi".
Ksenia Sobchak ha scritto sul proprio canale Telegram, senza indicare la fonte, che il viaggio potrebbe invece riguardare la liberazione di Charles Zimmerman, veterano cinquantottenne della Marina statunitense condannato in Russia a 5 anni di carcere per trasporto illegale di armi. Un fucile e alcune munizioni erano stati trovati sul suo yacht dopo l'arrivo nel porto di Sochi. Zimmerman ha sostenuto di tenere l'arma a bordo per autodifesa e di non conoscere la normativa russa.
Se questa ipotesi fosse corretta, Zimmerman sarebbe il secondo cittadino americano graziato e rimpatriato nell'arco di un mese dopo Robert Gilman, ex marine detenuto dal 2022 e liberato l'11 agosto per motivi umanitari. Putin lo ha graziato senza ottenere la scarcerazione di un detenuto russo in cambio. Quel gesto era stato interpretato come un possibile passo preparatorio verso un nuovo ciclo di colloqui tra Mosca e Kyiv mediato dagli Stati Uniti.
Il media britannico iPaper ricorda che un aereo militare statunitense era arrivato in Russia anche nel febbraio 2025, quando Mosca liberò l'insegnante Marc Fogel, 63 anni, condannato per contrabbando di droga. In cambio, gli Stati Uniti rilasciarono Alexander Vinnik, cittadino russo accusato di aver gestito attraverso la piattaforma di criptovalute BTC-e una vasta operazione di riciclaggio.
Il precedente più importante risale invece all'Amministrazione Biden. Il giornalista del Wall Street Journal Evan Gershkovich e l'ex marine Paul Whelan, entrambi condannati in Russia per spionaggio, tornarono negli Stati Uniti il 1º agosto 2024 nell'ambito di uno scambio che coinvolse 24 detenuti: 16 furono liberati da Russia e Bielorussia, mentre otto cittadini russi vennero rilasciati da Stati Uniti, Germania, Polonia, Slovenia e Norvegia.
Ukraine Context, canale Telegram vicino a Kyrylo Budanov — che a gennaio ha lasciato la guida dell'intelligence militare ucraina per dirigere l'ufficio del presidente Volodymyr Zelensky — riferisce invece di una "importante operazione" discussa a Mosca, preparata "da tempo in segreto" e i cui "risultati potrebbero incidere in modo significativo sugli sviluppi successivi". Non sono stati forniti altri elementi a sostegno di questa versione.
Secondo un'altra ipotesi avanzata da Weiss e ripresa da alcuni media ucraini, Ratcliffe avrebbe discusso una moratoria reciproca sugli attacchi russi e ucraini contro infrastrutture energetiche e porti, insieme a un possibile cessate il fuoco nelle regioni di Sumy e Kharkiv come primo passo verso una più ampia de-escalation. Anche questa ricostruzione non ha ricevuto conferme ufficiali.
Prima dell'arrivo di Ratcliffe, Washington aveva avvertito Kyiv dell'imminente arrivo nella capitale russa di una delegazione di alto livello e le aveva chiesto di sospendere gli attacchi, secondo una fonte citata da Axios. Il Financial Times ha riferito che agli ucraini era stato chiesto di non colpire Mosca, San Pietroburgo e le regioni settentrionali della Russia nelle giornate del 24, 25 e 26 agosto.
Intanto c'è un altro mistero: tra gli atti presidenziali pubblicati sul portale ufficiale russo mancano tre numeri. L'ultimo decreto pubblicato il 24 agosto è il 604, mentre quelli resi pubblici il giorno successivo sono il 608, il 609 e il 610. Due riguardano l'avvicendamento dell'ambasciatore russo in Iraq e uno modifica la composizione delle commissioni per le persone con disabilità e i veterani.
I decreti 605, 606 e 607 sono dunque stati emanati tra il 604 e il 608, ma non sono stati pubblicati. La numerazione permette di accertarne l'esistenza, non di stabilirne il contenuto né la data esatta. Non è quindi possibile collegarli al viaggio di Ratcliffe sulla base degli elementi disponibili. In Russia la mancata pubblicazione di decreti presidenziali non è rara e generalmente indica che gli atti sono riservati. Secondo i conteggi di Vyorstka, nel 2025 non sono stati pubblicati 449 dei 1.010 decreti firmati da Putin, pari al 44,5%.
Il decreto 604, datato 24 agosto, consente invece al governo di imporre la "gestione temporanea" sugli impianti classificati come infrastrutture critiche qualora i proprietari non adottino misure di sicurezza adeguate, comprese quelle necessarie a proteggerli dagli attacchi dei droni. La formulazione riguarda dunque le infrastrutture critiche e non, indistintamente, qualsiasi impianto o azienda.
Anche i mercati hanno reagito agli spostamenti dell'aereo. Alla notizia dell'arrivo di Ratcliffe, l'indice MOEX della Borsa di Mosca è salito di oltre il 3%, raggiungendo i 2.141,46 punti, per poi perdere parte dei guadagni quando si è saputo che il velivolo statunitense aveva lasciato Vnukovo. Ieri si trovava a Mosca anche Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. La sua missione è cominciata il 24 agosto e si concluderà il 28.
L'incontro con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha segnato i primi colloqui in presenza a questo livello tra Vaticano e Russia da 5 anni. Gallagher ha dichiarato che la guerra in Ucraina "provoca nuove vittime e rende sempre più difficile la futura riconciliazione" e che è quindi "urgente e necessario" porvi fine. Ha inoltre annunciato un'intesa per collaborare sulle questioni umanitarie, a cominciare dai bambini colpiti dal conflitto.
Зачастую их используют для помилования осужденных, завербованных в штурмовикиРедакция «Вёрстки» (Вёрстка)
reshared this
reshared this
Und dabei haben wir mindestens für Deutschland und deutsche Firmen den ePerso mit einer sogar anonymen(!) Altersverifikation. Es müsste nur genutzt werden.
US-Firmen, aber auch Firmen wie Spusu (neuer Mobilfunkanbieter aus Österreich) ignorieren das, selbst wenn sie Geschäfte in Deutschland machen. Spusu verlangt eine Video-Identifikation unter Nutzung von Amazonservern, obwohl diese bei Postpaid-Verträgen gar nicht notwendig ist.
☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Mercoledì 26 agosto 2026
👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…
#newsletter #cybersecurity
@informatica
☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Mercoledì 26 agosto 2026 Il tuo riassunto quotidiano di cybersecurity da leggere con il caffè. ⛔ IN PRIMO PIANO Un massiccio attacco DDoS manda in tilt i servizi digitali d…Il Punto Cyber
reshared this
🚨 "Schattendatenbank"-Skandal: noyb hat der SCHUFA heute eine Abmahnung geschickt – und eine Unterlassungsklage angekündigt.
noyb.eu/de/shadow-database-sca…
👉 Gleichzeitig haben wir auch eine Interessentenliste für eine mögliche Sammelklage eröffnet: schufa.noyb.eu/.
noyb hat der Auskunftei SCHUFA eine Abmahnung zugestellt und eine Unterlassungsklage angekündigtnoyb.eu
reshared this
Ich wäre bei einer Klage dabei.
Aber wie bekomme ich heraus, ob auch personenbezogene Daten von mir in der Schattendatenbank der #Schufa stecken, oder nicht?
Falls ja, hat sie mich dutzende Male pro Jahr belogen.
Selbst auf meine Anfrage gemäß DSGVO 15 vor wenigen Tagen mit expliziter Anfrage auf bisher nicht mitgeteilte, historischen Daten bekam ich nur eine Standardauskunft. Kein Wort darin zu den angefragten möglichen historischen Daten in der Schattendatenbank oder der Schattendatenbank selbst.
Tiziano
in reply to informapirata ⁂ • •Allucinante...
@Zughy @Etica Digitale (Feddit)
like this
Etica Digitale e informapirata ⁂ like this.
informapirata ⁂ reshared this.
thewal
in reply to informapirata ⁂ • • •Dichiarazione del Collettivo A/I sulle sanzioni disposte dal governo. USA nei suoi confronti:
archive.is/GBobG
reshared this
Michele Marco, Eponimo, 𐌐𐌀Ꝋ𐌋Ꝋ, hackzag e Una tantum reshared this.