Lungo il confine orientale della NATO, dalle foreste della Finlandia alla frontiera della Lituania, i paesi più vicini alla Russia stanno costruendo fortificazioni, ampliando le riserve e comprando carri armati e droni. Si preparano all'ipotesi che, in caso di attacco russo, i primi giorni di guerra tocchino a loro combatterli in gran parte da soli. È il quadro che emerge da un ampio reportage di Politico, realizzato lungo tre tratti esposti della frontiera: il confine finlandese, quello polacco con Kaliningrad e la Bielorussia e il fianco lituano vicino al cosiddetto corridoio di Suwałki.
La spinta a rafforzare i confini nasce dall'incertezza sul ruolo degli Stati Uniti. Da quando è tornato alla Casa Bianca il presidente Donald Trump ha più volte messo in dubbio l'impegno di Washington verso l'Articolo 5 della NATO, la clausola secondo cui un attacco a un membro dell'alleanza è considerato un attacco a tutti. L'Amministrazione ha anche fatto capire di voler ridurre la presenza militare americana in Europa. Nel frattempo alcune immagini satellitari mostrano che la Russia ha aumentato le sue forze lungo il confine con la Finlandia e altri paesi dell'Unione Europea, con nuove caserme e mezzi militari. Proprio nei giorni scorsi Washington ha avvertito Varsavia che Mosca potrebbe tentare una provocazione armata per mettere alla prova l'alleanza.
La Finlandia, che condivide con la Russia il confine più lungo dell'alleanza, 1.343 chilometri, ha impostato da decenni la propria difesa sull'idea che Mosca potesse un giorno tornare. Mentre gran parte dell'Europa dopo la Guerra Fredda tagliava gli eserciti, Helsinki ha mantenuto la coscrizione obbligatoria e vaste riserve. Il paese può mobilitare quasi 870.000 riservisti su una popolazione di 5,6 milioni di abitanti, una cifra destinata a raggiungere il milione entro il 2031.
"La Russia è una superpotenza e noi siamo un piccolo paese", ha detto il colonnello Matti Pitkäniitty, comandante del distretto di guardia di frontiera della Carelia settentrionale. La Finlandia non ha mai dimenticato la lezione della Guerra d'inverno, quando nel 1939 fermò un attacco sovietico ma perse circa un decimo del proprio territorio. Il paese è entrato nella NATO solo nel 2023, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, ma continua a considerare l'alleanza un rafforzamento della propria difesa, non un sostituto.
"Siamo felici di far parte di un'alleanza, ma sappiamo che incasseremo il primo colpo da soli, prima che scatti l'Articolo 5", ha detto Jukka Kopra, parlamentare finlandese che ha presieduto la commissione difesa. La Finlandia spende quasi il 3 per cento del proprio Pil in difesa e punta a salire al 5 per cento entro il 2035. La sua aeronautica riceverà nei prossimi mesi i caccia F-35 di fabbricazione americana e sulla terraferma dispone di uno dei più grandi arsenali di artiglieria d'Europa.
Uno dei principali punti di forza militari della Finlandia è il territorio stesso: un esercito che invadesse da est dovrebbe attraversare un paese con poche strade, foreste fitte, neve profonda e temperature gelide. A maggio due esercitazioni multinazionali nel sud-est del paese hanno mostrato a truppe di Francia e Regno Unito come muoversi in quell'ambiente. Una delle lezioni emerse è che i mezzi corazzati e i droni commerciali sono poco adatti alle foreste finlandesi, dove le foglie rendono difficile individuare i soldati senza una telecamera termica, secondo il colonnello Ari Määttä, che ha comandato una delle esercitazioni.
Insieme alla Polonia e ai tre paesi baltici, la Finlandia si è ritirata l'anno scorso dalla Convenzione di Ottawa, il trattato internazionale che vieta le mine antiuomo, sostenendo che la Russia non vi ha mai aderito e le sta già usando in Ucraina. Diversi ufficiali finlandesi hanno riferito che le forze armate del paese intendono acquistare mine antiuomo nei prossimi mesi, senza schierarle in tempo di pace ma tenendole pronte se la minaccia di un'invasione russa diventasse più concreta.
Contro le armi nucleari la geografia e la coscrizione offrono poca protezione. Solo da quando è entrata nella NATO tre anni fa la Finlandia ha dovuto includere la deterrenza nucleare nei propri calcoli. A giugno i parlamentari finlandesi hanno tolto le restrizioni sul trasporto e lo stoccaggio di armi nucleari sul territorio nazionale, un'eredità della lunga storia del paese fuori dall'alleanza. La Finlandia è meglio posizionata di altri per difendere il proprio territorio senza forze di terra americane, ma non è più in grado degli altri paesi europei di rimpiazzare l'ombrello nucleare di Washington.
Il ministro della Difesa finlandese Antti Häkkänen ha riconosciuto di aver discusso con Parigi la proposta del presidente francese Emmanuel Macron di estendere la deterrenza nucleare francese ad altri paesi europei. Macron ha lasciato volutamente ambiguo cosa intenda: Parigi ha ipotizzato esercitazioni congiunte e dispiegamenti temporanei di caccia francesi a capacità nucleare, ma non una garanzia nucleare europea formale.
Se la risposta della Finlandia all'incertezza è la prontezza nazionale, quella della Polonia sono barriere di cemento, sensori, droni e uno degli eserciti in più rapida crescita d'Europa. Varsavia è il maggiore paese sul fianco orientale della NATO e il primo per spesa militare in rapporto al Pil: quest'anno arriverà a spendere il 4,8 per cento del prodotto interno lordo in difesa. Il suo esercito è il terzo dell'alleanza, dopo quelli di Stati Uniti e Turchia.
All'inizio dell'invasione russa la Polonia ha inviato più di 300 carri armati all'Ucraina, poi ha sostituito e ampliato il proprio arsenale con mezzi comprati da Stati Uniti e Corea del Sud. La sua importanza per la NATO non dipende solo dalla spesa: per dimensioni e posizione è lo Stato di prima linea in un eventuale scontro con Mosca, un ruolo simile a quello che ebbe la Germania Ovest durante la Guerra Fredda. Anche Trump, che rimprovera gli altri paesi europei sulla difesa, ha spesso elogiato la Polonia, dove gli Stati Uniti mantengono migliaia di soldati.
Il progetto polacco si chiama Scudo Orientale ed è pensato per rafforzare gli 800 chilometri di confine con la Bielorussia, stretta alleata di Mosca, e con Kaliningrad, il territorio russo fortemente militarizzato incastrato tra Polonia, Lituania e mar Baltico. È una rete di ostacoli, trincee anticarro, barriere di cemento, bunker, droni e telecamere termiche, pensata per rallentare un attacco e dare tempo alla NATO di reagire. Una volta completato, dovrebbe costare circa 10 miliardi di euro. Il viceministro della Difesa Cezary Tomczyk lo ha definito il più grande sforzo di fortificazione in Europa dalla Seconda guerra mondiale.
Lungo alcuni tratti, però, lo Scudo Orientale è ancora più promessa che realtà. Grandi sezioni del confine non sono visibilmente fortificate e un deposito militare vicino al villaggio di Dąbrówka conserva grandi quantità di barriere anticarro mai collocate lungo la frontiera. Il ministero della Difesa polacco ha assicurato che i reparti del genio potrebbero erigere le fortificazioni lungo tutto il confine in sette-quattordici giorni, ma un esperto di logistica con incarichi militari di alto livello ha detto che alcuni elementi non si spostano così in fretta e che posare un solo chilometro di barriere di cemento può richiedere settimane o mesi.
Poco più a est si trova il cosiddetto corridoio di Suwałki, un breve tratto di territorio polacco e lituano che separa Kaliningrad dalla Bielorussia. Ben Hodges, generale in pensione ed ex comandante dell'esercito americano in Europa, lo ha definito il tallone d'Achille della NATO: un attacco russo potrebbe cercare di chiudere il corridoio da entrambi i lati, tagliando fuori i paesi baltici dal resto dell'alleanza. Più a est, il confine polacco con la Bielorussia è protetto in gran parte solo da una recinzione alta quattro metri, costruita nel 2022 per fermare i migranti, che offrirebbe poca protezione contro i carri armati.
I carri armati non sono l'unica minaccia. Dopo che l'anno scorso 19 droni russi sono entrati nello spazio aereo polacco, costringendo la NATO ad abbatterli con missili sparati da caccia F-16 e F-35, una risposta costata milioni di euro contro droni che ne valgono una frazione, la Polonia sta sviluppando un sistema anti-drone chiamato SAN. Descritto a volte come un "muro di droni", potrebbe costare fino a 4 miliardi di euro, circa il 40 per cento dell'intero Scudo Orientale. Secondo Tomczyk sarà il più grande e avanzato sistema anti-drone d'Europa e la costruzione, iniziata a inizio anno, dovrebbe concludersi entro la fine del 2027.
I paesi baltici non hanno il lusso di potersi difendere da soli. Lituania, Lettonia ed Estonia sono troppo piccoli, troppo esposti e troppo vicini a Russia e Bielorussia per scambiare territorio con il tempo. La loro difesa si regge su un calcolo più stretto: assicurarsi che la NATO arrivi in loro soccorso. Questo li rende i più vulnerabili all'imprevedibilità dell'Amministrazione Trump.
Raimundas Vaikšnoras, capo di stato maggiore della difesa lituana, non ritiene probabile un attacco russo a sorpresa, perché i sistemi di allerta della NATO rendono difficile nascondere grandi movimenti di truppe. In Lituania ci sono già circa 3.000 soldati di altri paesi della NATO, ma il dispiegamento a rotazione di più di mille militari americani è finito senza che sia arrivata una forza sostitutiva, mentre Washington rivede la propria presenza in Europa. L'aggiunta più importante è la brigata tedesca, che sarà stanziata in modo permanente in Lituania entro la fine del 2027 con circa 5.000 uomini.
Le fortificazioni fanno parte della Linea di difesa baltica, un progetto congiunto di Estonia, Lettonia e Lituania: fossati anticarro, bunker, ostacoli difensivi e campi minati. Come la Finlandia, anche i paesi baltici hanno deciso di uscire dalla Convenzione di Ottawa. L'obiettivo è rallentare i russi, incanalare le forze nemiche su direttrici prevedibili e guadagnare tempo per una reazione. La difesa dei baltici dipende da quanto a lungo possono resistere e, soprattutto, da quanto in fretta la NATO può rinforzarli.
Un'esercitazione strategica condotta alla fine dello scorso anno dal quotidiano tedesco Welt insieme al centro di wargaming dell'università delle forze armate tedesche di Amburgo ha simulato la reazione della Germania se la Russia usasse un cessate il fuoco in Ucraina per minacciare la Lituania e se Washington rinunciasse al suo ruolo tradizionale di guida della NATO. Il risultato è stato poco rassicurante: mentre la squadra che rappresentava la Russia si muoveva rapidamente verso un'invasione limitata, quella tedesca si concentrava su riunioni di crisi e sulla ricerca di alleati, invece di impedire a Mosca di raggiungere i suoi obiettivi militari.
Hodges ha avvertito che, nel caso peggiore, se la NATO fosse colta di sorpresa i paesi baltici potrebbero dover combattere fino a due settimane senza rinforzi dagli alleati più lontani. È la finestra di tempo entro cui questi dovrebbero reagire. Funzionari tedeschi e lituani respingono l'idea che un simile scenario possa arrivare a sorpresa: un attacco russo, sostengono, sarebbe preceduto da preparativi militari visibili.
"Quello a cui stiamo assistendo è la dissoluzione della NATO", ha detto Anders Fogh Rasmussen, ex segretario generale dell'alleanza, secondo cui l'Europa deve ripensare i propri piani di difesa e costruire le capacità per agire senza aspettare Washington. La Finlandia si rende più difficile da invadere, la Polonia costruisce eserciti, fortificazioni e difese anti-drone e i paesi baltici lavorano per non essere lasciati soli. L'Europa non è ancora pronta a difendersi da sola, ma sulla sua frontiera orientale si sta già preparando al giorno in cui potrebbe doverlo fare.
La Casa Bianca ha bloccato il piano di Hegseth per tagliare le truppe americane in Europa
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth era pronto ad annunciare alla NATO nuovi tagli alle truppe statunitensi in Europa, ma il suo piano è stato bloccato dopo essere arrivato alla Casa Bianca. Lo ha rivelato il Wall Street Journal: il mese scorso Hegseth stava preparando un annuncio da fare a Bruxelles, davanti ai vertici militari dell'Alleanza, su riduzioni che sarebbero andate oltre il dispiegamento già cancellato di una brigata corazzata in Polonia e il precedente ritiro di una brigata di fanteria dalla Romania.
La proposta è saltata dopo essere stata condivisa con Marco Rubio, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump, e con altri alti funzionari. Al posto dell'annuncio, Hegseth ha detto che gli Stati Uniti condurranno una revisione della loro presenza militare in Europa che potrà durare fino a sei mesi. "Non fatevi illusioni: sarà una revisione vera", ha detto all'apertura della riunione semestrale dei capi della Difesa della NATO. "Servirà a garantire che la NATO si muova in modo rapido e irreversibile verso un'Europa che si assume la responsabilità primaria della propria difesa".
L'episodio indica che l'amministrazione non ha ancora deciso tempi e dimensioni dei possibili tagli. Trump ha parlato di punire i paesi della NATO che secondo lui non spendono abbastanza per la propria difesa o che non hanno sostenuto la guerra americana contro l'Iran. Le proposte e i discorsi infuocati di Hegseth hanno però allarmato gli alleati e i parlamentari, compresi alcuni importanti repubblicani, che temono danni durevoli all'alleanza e un incoraggiamento alla Russia. Sean Parnell, portavoce del Pentagono, ha detto che "il segretario Hegseth si è assicurato che il suo messaggio fosse allineato con gli obiettivi e l'agenda del presidente" e che non voleva limitare lo spazio decisionale di Trump.
La strategia di difesa pubblicata dal Pentagono a gennaio aveva già indicato che gli Stati Uniti ridurranno la loro presenza militare in Europa per concentrarsi sul Pacifico occidentale e sul continente americano, con l'obiettivo di affidare agli europei la responsabilità principale della difesa convenzionale del continente. Hegseth e il suo principale consigliere politico, Elbridge Colby, sono stati i più determinati nel voler ridurre le forze destinate all'Europa: negli anni Colby si è fatto conoscere come un sostenitore della limitazione degli impegni americani fuori dall'Asia, per liberare risorse da usare contro la Cina.
A maggio Hegseth aveva cancellato all'improvviso la rotazione di nove mesi di una brigata corazzata in Polonia, in partenza da Fort Hood, in Texas. La decisione aveva attirato critiche da parlamentari repubblicani e democratici e aveva preoccupato i funzionari polacchi, che non erano stati consultati. Aveva sorpreso anche Trump, che aveva chiamato Hegseth per chiedergli perché trattasse così male un alleato prezioso e poi aveva annunciato l'invio di 5.000 soldati aggiuntivi in Polonia. Finora, però, nessun militare in più è stato dispiegato.
La guerra con l'Iran ha offerto a Hegseth e Colby una nuova occasione per ripensare gli impegni militari. Il Regno Unito ha messo a disposizione una base per i bombardieri a lungo raggio usati per colpire l'Iran, mentre la Spagna ha rifiutato di concedere le sue strutture per gli attacchi. Dopo le critiche del cancelliere tedesco alla strategia americana sull'Iran, a maggio Trump ha minacciato di ritirare le truppe dalla Germania.
Al Congresso la spinta del Pentagono per i tagli ha allarmato i parlamentari di entrambi i partiti, che hanno inserito nella legge di spesa militare in discussione una norma per vietare di scendere sotto i 76.000 soldati in Europa senza una valutazione dei rischi da parte del comandante delle forze americane in Europa e del presidente dello Stato maggiore congiunto, il più alto ufficiale delle forze armate, oltre a una certificazione dello stesso Hegseth. Il mese scorso l'ufficio di Hegseth aveva organizzato una telefonata con i parlamentari prima della riunione dei ministri della Difesa della NATO, ma durante la chiamata il segretario ha detto solo che stava pianificando una revisione.
Le truppe americane e la spesa militare degli alleati saranno al centro dell'incontro tra Trump e i leader della NATO la prossima settimana ad Ankara, in Turchia. I funzionari dell'Alleanza sperano che il vertice mostri unità con gli Stati Uniti e sostegno all'Ucraina nella guerra contro la Russia, ma temono che le tensioni con Trump finiscano per oscurarlo. Stanno anche valutando di cancellare il vertice previsto per l'anno prossimo in Albania. Giovedì Trump ha scritto sui social: "Gli Stati Uniti spendono per la NATO più soldi di qualsiasi altro paese, di gran lunga, per proteggerli, senza ricavarne alcun beneficio".
Patrick Breyer
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Patrick Breyer
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Patrick Breyer
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Alexander Hanff (That Privacy Guy!)