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GNOME Papers arriva su Windows con un porting nativo


GNOME Papers arriva anche su Windows grazie a un porting nativo che mantiene le funzionalità del visualizzatore di documenti GNOME
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Ecco @inmarvinwetrust al @devconf@poliversity.it: #Hacking the developer: Attacchi reali nella toolchain open source

Oggi gli attaccanti puntano agli sviluppatori perché la toolchain moderna vive di fiducia ed eseguiamo continuamente codice di terze parti

@devconf@citiverse.it

youtube.com/live/OwU4nQzD3jM

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Trump fa costruire alla Casa Bianca una piazzola per elicotteri


La piazzola sul prato sud costerà 5-6 milioni di dollari e avrà il sigillo presidenziale scolpito nel granito. Paga Sikorsky, produttore dei nuovi Marine One troppo potenti per atterrare sull'erba

Il presidente Donald Trump ha annunciato la costruzione di una piazzola di atterraggio per elicotteri sul prato sud della Casa Bianca, dove i lavori sono già iniziati. La struttura sarà in granito, avrà il sigillo della Casa Bianca scolpito nella pietra e costerà tra i 5 e i 6 milioni di dollari. A pagare non saranno i contribuenti ma Sikorsky, l'azienda controllata dal colosso della difesa Lockheed Martin che produce gli elicotteri presidenziali conosciuti come Marine One. "È davvero una cosa bellissima", ha detto il presidente ai giornalisti nello Studio Ovale.

Nel 2024 Sikorsky ha completato la consegna di 23 nuovi elicotteri VH-92A Patriot destinati al trasporto del presidente, ma i velivoli non sono quasi mai atterrati alla Casa Bianca: i loro scarichi dirigono il calore verso il basso e bruciano il prato. "Non è che l'erba si scolorisce, viene proprio strappata via", ha detto Trump. I Marines e Sikorsky cercano da anni una soluzione e nel frattempo per le partenze e gli arrivi dalla Casa Bianca si continua a usare la vecchia flotta, mentre sul prato sud sono stati sistemati piccoli dischi di gomma per limitare i danni. Secondo Trump la nuova piazzola permetterà di "mandare finalmente in pensione elicotteri di 45 anni".

Il presidente ha spiegato che Sikorsky pagherà l'intero costo perché in azienda "si sentivano un po' in colpa" per i danni al prato: "Non ci avevano detto quanto fossero potenti questi elicotteri". Lockheed Martin ha confermato a NOTUS la donazione e la cifra, spiegando che il contributo è stato versato al National Park Service, l'agenzia federale che gestisce i parchi e i monumenti nazionali. L'azienda ha aggiunto che l'operazione è stata "condotta nel pieno rispetto di tutte le leggi e i regolamenti applicabili". Trump ha raccontato di aver chiesto ai costruttori di usare il granito al posto del semplice cemento verniciato di bianco: "Atterri sul granito, che è la pietra più resistente". La piazzola, ha aggiunto, potrà servire anche per eventi all'aperto come le conferenze stampa.

Il Washington Post ha rivelato che Trump ha accelerato i lavori in vista di una visita di Stato, con una spesa aggiuntiva di 875.000 dollari. I documenti ottenuti dal giornale non indicano il nome del leader atteso a Washington, ma la richiesta di accelerare è arrivata pochi giorni dopo che Trump ha invitato il presidente cinese Xi Jinping alla Casa Bianca per il 24 settembre.

L'elicottero presidenziale più longevo è il VH-3D Sea King, in servizio dal 1978. All'inizio degli anni Duemila il presidente George W. Bush avviò un programma per ammodernare la flotta, poi cancellato dall'amministrazione Obama per i costi fuori controllo e in seguito rilanciato: nel maggio 2014 la Marina ha assegnato a Sikorsky un contratto da 1,24 miliardi di dollari per costruire i nuovi velivoli. Oggi lo squadrone dei Marine One comprende nove Sea King entrati in servizio negli anni Settanta, sei VH-60N della fine degli anni Ottanta e dieci VH-92A Patriot.

La piazzola è l'ultimo di una lunga serie di cantieri con cui Trump sta rimodellando la Casa Bianca. Il presidente ha fatto demolire l'East Wing per costruire una sala da ballo da circa 8.400 metri quadrati e ha pavimentato il Rose Garden trasformandolo in un patio simile a quello del suo resort di Mar-a-Lago in Florida. Ha poi installato le targhe della "Presidential Walk of Fame" lungo il colonnato e due grandi pennoni sui prati nord e sud. Ha anche rifatto il bagno della camera da letto di Lincoln. Sul prato sud, dove ora sorgerà la piazzola, la UFC aveva montato un'arena temporanea per l'incontro organizzato per gli 80 anni del presidente. Alcuni di questi progetti hanno pesato su fondi pubblici anche quando Trump aveva inizialmente detto il contrario.

Lunedì Trump ha parlato anche del cantiere sulle colonne del lato nord dell'edificio, coperte da impalcature: "Abbiamo tolto circa 150 anni di vernice dalle colonne", ha detto durante un pranzo nel nuovo patio del Rose Garden, senza precisare chi pagherà questi lavori. "Si sta mettendo tanto amore nella Casa Bianca", ha aggiunto.


Trump parla sempre di più dei suoi cantieri a Washington


A giugno il presidente Trump ha parlato dei suoi cantieri a Washington in quasi quattro giorni su cinque, più spesso di quanto abbia parlato di sanità o di salari. È il risultato di un'analisi del Washington Post dei suoi discorsi, interviste, conferenze stampa e messaggi pubblici.

Trump ha citato la sala da ballo che vuole costruire alla Casa Bianca, il rifacimento della vasca del Lincoln Memorial, lo specchio d'acqua davanti al monumento, il restauro delle fontane della città, un arco di trionfo alto 250 piedi (circa 76 metri) e l'ampliamento di un campo da golf pubblico della capitale.

La quota è cresciuta molto in pochi mesi. A gennaio il presidente parlava dei suoi progetti in circa un terzo dei giorni, un anno fa in appena un ottavo. Negli ultimi tre mesi li ha citati più spesso di temi come la sanità e i salari e con la stessa frequenza dell'inflazione e dei prezzi.

Persino la Cina è passata in secondo piano. Nell'aprile del 2025 Trump la nominava nel 60 per cento dei giorni, mentre trattava con Pechino sui dazi, ma oggi la cita meno di fontane, statue e cantieri.

Parte di questa attenzione nasce dai preparativi per il 4 luglio, quando la capitale celebra i 250 anni dell'indipendenza americana. Trump ha visitato più volte i cantieri per ispezionarli di persona, li ha mostrati ai giornalisti nelle conferenze stampa e li ha vantati con leader stranieri.

Frank Luntz, sondaggista ed esperto di comunicazione politica che lavora con i repubblicani, ha spiegato la predilezione del presidente con la sua storia personale di ex magnate immobiliare. "È lì che si sente più a suo agio", ha detto. "Ci torna spesso perché è il campo in cui eccelle."

Alcuni consiglieri gli hanno chiesto di concentrarsi di più sul prezzo dei farmaci e sul costo della vita in vista delle elezioni di metà mandato del Congresso, anche perché molti dei suoi progetti sono impopolari. Secondo un sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos di aprile, il 52 per cento degli americani è contrario all'arco di trionfo e solo il 21 per cento favorevole. Il 56 per cento ha criticato la decisione di demolire l'ala est della Casa Bianca per fare spazio alla sala da ballo, contro il 28 per cento di favorevoli.

Molti progetti hanno provocato cause legali. Alcuni veterani sostengono che l'arco, altissimo, cambierebbe l'esperienza dei visitatori del vicino cimitero militare di Arlington. Diverse organizzazioni per la tutela dei beni storici hanno fatto causa per fermare la sala da ballo, le modifiche alla vasca del Lincoln Memorial e la ristrutturazione del centro culturale Kennedy.

I democratici hanno usato la vicenda contro il presidente, con spot che lo accusano di occuparsi di "progetti di vanità" invece che dei problemi quotidiani degli americani, dal costo della benzina a quello della spesa e delle cure mediche.

All'inizio del secondo mandato Trump parlava poco di questi progetti e li presentava come meno importanti di altre priorità. Nel giugno del 2025 definì la sala da ballo uno dei "progetti divertenti" che portava avanti "mentre pensavo all'economia mondiale, agli Stati Uniti, alla Cina, alla Russia". L'attenzione è cresciuta dopo la demolizione, in ottobre, dell'annesso dell'ala est per far posto alla nuova sala.

Il Dipartimento di Giustizia ha depositato nella causa sulla sala da ballo alcuni atti insoliti, con intere pagine che riprendono le parole usate dal presidente per parlare dei suoi cantieri. Alla domanda se fosse stato lui a dettarli, né la Casa Bianca né il dipartimento hanno smentito.


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Wer nicht versteht, dass Unterdrückungsinfrastruktur erst an den Schwächsten erprobt wird, bevor es die Nächststärkeren zu spüren bekommen, versteht wirklich nicht viel.


Kein Online-Shopping, kein Flohmarkt-Besuch: Das Leben mit Bezahlkarte ist teuer und fremdbestimmt, berichtet Alexandra Keiner. Die Soziologin am Weizenbaum-Institut erforscht, wie Migrant*innen durch Finanzinfrastruktur kontrolliert werden. Sie sagt, die Bezahlkarte könne bald auch anderen Gruppen drohen. netzpolitik.org/2026/bezahlkar…

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✨ Lazarus nasconde un RAT completo in sei pacchetti npm mascherati da polyfill Rollup
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/lazaru…

@informatica


Lazarus nasconde un RAT completo in sei pacchetti npm mascherati da polyfill Rollup


Si parla di:
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Sei pacchetti npm, un nome quasi identico a un progetto scaricato oltre un milione di volte al mese, e in fondo alla catena un impianto capace di aprire sessioni SSH, leggere la clipboard e rovistare tra i wallet crypto della vittima. È l’ultima campagna di supply chain attribuita a gruppi legati alla Corea del Nord, documentata da JFrog Security Research il 30 giugno e ancora attiva nei repository pubblici a inizio luglio. Non è un incidente isolato: è l’ennesima iterazione di una macchina offensiva, quella riconducibile all’ecosistema Lazarus/Contagious Interview, che negli ultimi anni ha trasformato l’npm registry in un vettore di spionaggio e furto di criptovalute su scala industriale.

Un travestimento quasi perfetto


I ricercatori di JFrog hanno individuato due pacchetti “entry point”, rollup-packages-polyfill-core e rollup-runtime-polyfill-core, costruiti per somigliare in tutto e per tutto al legittimo rollup-plugin-polyfill-node: stesso tipo di README (“A modern Node.js polyfill for your Rollup bundle”), stesso link a repository e homepage puntati al progetto originale su GitHub, persino porzioni di codice del plugin reale copiate all’interno del pacchetto malevolo prima della logica dannosa. Il progetto legittimo conta circa 295.000 download settimanali e oltre 1,2 milioni nell’ultimo mese: un bersaglio ideale per un attacco che punta sulla somiglianza superficiale, non sul typosquatting grossolano.

Il dettaglio tecnico più rilevante è che solo l’entry point CommonJS (dist/index.js) contiene la backdoor: le versioni ESM restano pulite, un accorgimento che complica le analisi automatiche basate su un singolo file di ingresso.

La catena d’infezione, passo dopo passo


All’importazione del pacchetto, una funzione dal nome innocuo (ValidateSvgModule) decodifica una stringa base64 che nasconde il comando npm install swift-parse-stream --no-save --silent --no-audit --no-fund, eseguito in silenzio tramite child_process.spawn. Il secondo pacchetto, quirky-token, viene installato allo stesso modo dal gemello rollup-runtime-polyfill-core.

Questi pacchetti di secondo stadio si presentano come utility di sanitizzazione SVG, e in gran parte lo sono davvero: rimuovono tag <script>, minificano il markup. Ma in coda al file, una funzione getPlugin() effettua una richiesta verso un endpoint su jsonkeeper.com, estrae un campo JSON chiamato model e lo passa direttamente a eval(). Il codice malevolo, quindi, non risiede mai nei file pubblicati sul registry: vive su un servizio di hosting JSON esterno, invisibile a qualunque analisi statica del pacchetto.

Il payload recuperato da JSONKeeper effettua per primo un controllo ambientale, uscendo silenziosamente se rileva variabili tipiche di Codespaces, CodeSandbox, Vercel, AWS Lambda, Google Cloud, Azure Functions, Docker, Render o sandbox di analisi — un chiaro tentativo di colpire solo workstation di sviluppatori reali ed evitare l’esposizione in ambienti di test automatizzati. Superato il controllo, installa axios e socket.io-client e scarica da un IP grezzo (216.126.236.244) un blob cifrato in AES-256-CBC (chiave derivata via scryptSync), lo decifra, lo scrive in una directory temporanea come file pack e lo esegue con node pack.

Controllo remoto, furto wallet e sorveglianza della clipboard


Il modulo pack altro non è che un loader per almeno quattro componenti distinti, ricostruiti da JFrog in ambiente sandbox: scdata.js, un modulo di accesso remoto che installa ssh2, node-pty e librerie di cattura schermo/input, offrendo all’operatore sessioni terminali interattive (PowerShell su Windows, zsh altrove), sessioni SSH, screenshot, movimento del mouse e digitazione simulata tramite @nut-tree-fork/nut-js; ldata.js, dedicato al furto di dati da browser e wallet crypto, che tenta l’esfiltrazione di file come Login Data, Web Data e lo storage delle estensioni di wallet noti (incluso MetaMask, identificato tramite i suoi ID di estensione); un file collector che scandaglia il filesystem alla ricerca di chiavi SSH, file .env, cronologia di editor come VS Code, Cursor e Windsurf, e directory di configurazione di strumenti AI (.claude, .gemini, .cursor); infine un modulo di monitoraggio della clipboard, che invia ogni nuovo contenuto copiato — password, seed phrase, token — a un endpoint dedicato.

La combinazione di queste capacità va ben oltre il semplice furto di credenziali una tantum: garantisce all’attaccante un accesso interattivo e persistente alla macchina compromessa, tipico degli impianti usati da attori state-sponsored per operazioni di raccolta informativa prolungata, non solo per il cash-out rapido tipico del cybercrime finanziario puro.

Il contesto: non è la prima volta


Questa campagna si inserisce in un pattern già documentato. Ad aprile 2026 la società Panther aveva descritto una campagna sostenuta con 108 pacchetti npm malevoli distribuiti in 261 versioni, veicolo dei malware BeaverTail e OtterCookie, entrambi associati al cluster Contagious Interview — l’insieme di operazioni nordcoreane che si finge selezione del personale per convincere sviluppatori a clonare repository infetti come parte di un finto colloquio tecnico. Nello stesso periodo, Google aveva collegato attori nordcoreani anche a un dirottamento di un progetto open source molto diffuso, portato a termine dopo settimane di lavoro di ingegneria sociale ai danni del maintainer. Il filo conduttore è sempre lo stesso: colpire la fiducia implicita che sviluppatori e pipeline CI/CD ripongono nelle dipendenze open source.

Due righe per i difensori


Per i team di sicurezza e gli sviluppatori, la lezione operativa è chiara: la somiglianza del nome non è un indicatore affidabile di legittimità, e i controlli automatici basati su pattern di typosquotting classico (distanza di edit, caratteri sostituiti) non intercettano questo tipo di masquerading semantico. Chi ha installato uno dei pacchetti elencati dovrebbe considerare la macchina compromessa, ruotare tutte le credenziali (npm, GitHub, cloud, SSH, wallet) e verificare la presenza di processi o file residui nelle directory temporanee. Vale la pena ricordare che gran parte della logica dannosa non è mai stata pubblicata sul registry npm: bloccare gli indicatori di rete elencati sotto è quindi essenziale quanto rimuovere i pacchetti stessi.

Indicatori di compromissione

Pacchetti npm malevoli:
rollup-packages-polyfill-core
rollup-runtime-polyfill-core
swift-parse-stream
quirky-token
react-icon-svgs
rollup-plugin-polyfill-connect
Indicatori di rete:
hxxps[:]//www[.]jsonkeeper[.]com/b/3P9BF
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/98cb54c0b4ac259d30c9c1ca1ae87c68
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/makelog
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244/api/service/process/
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4801
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4806/upload
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4809/upload
hxxp[:]//216[.]126[.]236[.]244:4809/cldbs
Indicatori host:
/pack
/scdata
/ldata
vhost.ctl
Comandi/comportamenti sospetti:
npm install swift-parse-stream --no-save --silent --no-audit --no-fund
npm install quirky-token --no-save --silent --no-audit --no-fund
node pack
node scdata
node ldata

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Un'accusa di stupro travolge Graham Platner, il candidato Dem al Senato nel Maine


Da Schumer a Warren, i democratici chiedono al candidato accusato di stupro di ritirarsi entro il 13 luglio per poterlo sostituire. Il Maine era la loro migliore occasione per strappare un seggio

I leader del Partito Democratico americano chiedono a Graham Platner di ritirarsi dalla corsa per il Senato nel Maine, a quattro mesi dalle elezioni di medio termine. Lunedì Politico ha pubblicato il racconto di Jenny Racicot, una donna del Maine di 41 anni che accusa Platner di averla stuprata nel 2021, quando i due si frequentavano. Platner nega, ma ha detto che si sta prendendo del tempo per riflettere sul futuro della sua candidatura.

Racicot ha raccontato di aver frequentato Platner in modo discontinuo tra il 2019 e il 2021, dopo averlo conosciuto su un'app di incontri. Una sera del 2021, ha detto, Platner le scrisse che sarebbe passato da casa sua e lei gli rispose di non venire. Mezz'ora dopo l'uomo entrò dalla porta non chiusa a chiave, ubriaco, le saltò addosso mentre era sdraiata sul divano e ignorò le sue ripetute richieste di fermarsi, per poi seguirla in camera da letto e avere un rapporto sessuale contro la sua volontà. Alla domanda del conduttore Jake Tapper se Platner l'avesse stuprata, Racicot ha risposto alla CNN: "Per definizione sì, assolutamente".

Platner ha replicato con un video sui social media in cui definisce le accuse "preoccupanti, serie e false" e afferma che "qualsiasi accusa di comportamento non consensuale è categoricamente falsa". Ha però riconosciuto il peso politico della vicenda e ha annullato alcuni eventi elettorali. Secondo il New York Times, non ha ancora deciso se ritirarsi: se lo facesse, vorrebbe la garanzia di essere sostituito da un candidato fedele ai valori e al programma della sua campagna.

Chuck Schumer, capo dei democratici al Senato, e Kirsten Gillibrand, presidente del DSCC, il comitato che finanzia le campagne dei senatori democratici, hanno chiesto in una nota congiunta che Platner "si ritiri immediatamente come candidato democratico al Senato" per permettere ai democratici del Maine di scegliere un sostituto in grado di battere Susan Collins. Il DSCC, hanno aggiunto, non investirà nella corsa se Platner resterà in lista. Anche il Partito Democratico del Maine, che dovrebbe gestire l'eventuale sostituzione, gli ha chiesto di farsi da parte.

La senatrice Elizabeth Warren, che aveva sostenuto Platner nelle primarie, ha detto che "non ci può essere alcuna tolleranza per la violenza sessuale" e che il candidato deve farsi da parte. Il deputato della California Ro Khanna, uno dei suoi sostenitori più convinti, ha ritirato l'endorsement definendo le accuse "molto serie e credibili", così come il senatore dell'Arizona Ruben Gallego. Il Senate Majority PAC, un comitato di spesa elettorale vicino a Schumer che aveva prenotato 24 milioni di dollari di pubblicità nel Maine, sposterà le risorse su altre corse. Bernie Sanders, che nei giorni scorsi parlava di un paese vicino a una rivoluzione politica trainata dai candidati progressisti e che aveva dato a Platner un sostegno decisivo, non ha ancora commentato.

In base alla legge del Maine, Platner può essere sostituito sulla scheda solo se si ritira entro le 17 di lunedì 13 luglio (le 23 in Italia). Il partito statale avrebbe poi tempo fino al 27 luglio per indicare un nuovo candidato. I vertici democratici del Maine hanno valutato due opzioni: una convention straordinaria nel fine settimana del 25 luglio o un caucus statale, cioè una serie di assemblee di elettori in tutto lo Stato per rifare di fatto la primaria. È escluso invece un voto del comitato del partito, composto da circa 100 membri. Tra i possibili sostituti ci sono la segretaria di Stato del Maine Shenna Bellows, l'ex presidente del Senato statale Troy Jackson, l'ex responsabile della sanità pubblica statale Nirav Shah e Jordan Wood, sconfitto in una primaria per la Camera.

Platner, 41 anni, allevatore di ostriche ed ex marine senza precedenti esperienze politiche, aveva vinto la primaria democratica a giugno dopo il ritiro della governatrice Janet Mills, la candidata preferita dai vertici del partito. La sua campagna aveva già accumulato una serie di scandali: un tatuaggio sul petto riconosciuto come simbolo nazista, poi coperto; vecchi post su Reddit in cui scriveva che le vittime di violenza sessuale dovrebbero prendersi qualche responsabilità; messaggi sessuali scambiati con altre donne all'inizio del suo matrimonio; le testimonianze di tre ex fidanzate che a giugno avevano descritto al New York Times comportamenti inquietanti. Racicot era una di loro, ma allora non aveva parlato dell'aggressione.

Il caso pesa sulle speranze democratiche di riconquistare il Senato: al partito servono quattro seggi in più e il Maine, dove la repubblicana Susan Collins è in carica da quasi trent'anni, era considerato il seggio più contendibile. Un sondaggio del New York Times e del Siena College di fine giugno mostrava che solo il 44% degli elettori del Maine ritiene che Platner abbia "un buon carattere", contro il 66% per Collins. La senatrice ha definito le accuse "orribili", aggiungendo che non spetta a lei scegliere il candidato democratico.


Per Bernie Sanders gli Stati Uniti sono vicini a una rivoluzione politica


Il senatore Bernie Sanders è convinto che gli Stati Uniti siano vicini a una "rivoluzione politica" e attribuisce questa speranza alla serie di vittorie dei socialisti democratici nelle primarie di tutto il Paese. Il senatore del Vermont, indipendente di 84 anni, ha affidato il messaggio a un video di circa dieci minuti pubblicato sui social nei giorni scorsi, alla vigilia del 4 luglio, il 250esimo anniversario della Dichiarazione di indipendenza.

"Credo che sia forse possibile che questo Paese sia sull'orlo della rivoluzione politica per cui abbiamo combattuto così a lungo", ha detto Sanders nel video. Il senatore ha aggiunto di non avere "una sfera di cristallo" per dire cosa accadrà, ma di provare ottimismo per quello che ha definito un "crescente consenso" attorno alle idee della sinistra: "Penso che ci sia un consenso sempre più ampio sul fatto che la nostra agenda sia l'agenda del popolo americano".

A dargli fiducia sono soprattutto i risultati elettorali delle ultime settimane. Sanders ha citato la vittoria di Melat Kiros, socialista democratica di 29 anni, che martedì ha battuto la deputata Diana DeGette in una primaria democratica per la Camera in Colorado. DeGette era in carica da quindici mandati e Sanders ha definito quel risultato una "enorme vittoria a sorpresa". Il senatore ha ricordato anche New York, dove il mese scorso tre candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico Zohran Mamdani hanno vinto le primarie per la Camera. In California, poi, è stata ammessa alla scheda elettorale una proposta di tassa sui miliardari.

When I look at the recent progressive victories in Colorado and elsewhere, and the successful organizing campaigns sprouting up across the country, I believe we may be on the brink of the political revolution we have been fighting for. pic.twitter.com/gBRG2Jxu2q
— Bernie Sanders (@BernieSanders) July 2, 2026


Sanders ha ricordato la partecipazione alle manifestazioni del movimento progressista, dai raduni "Fight Oligarchy" contro il potere dei ricchi agli eventi "No Kings" contro il presidente Donald Trump, con quelle che ha descritto come "milioni di persone in tutto il Paese". Ha citato le campagne di organizzazione sindacale che nascono e riescono in tutto il territorio e il sostegno dell'opinione pubblica ai sindacati, secondo lui ai massimi storici.

Il senatore ha spiegato che il suo movimento non è mai stato una questione di una singola persona da eleggere alla Casa Bianca. "La nostra rivoluzione politica, il nostro movimento dal basso, non è mai stato incentrato sull'elezione di una persona a presidente degli Stati Uniti, non Bernie Sanders, non nessun altro", ha detto. "Siamo un movimento per eleggere progressisti a ogni livello, per un governo che rappresenti tutti noi e non solo l'uno per cento".

Da qui l'appello al Partito Democratico, con cui Sanders siede in Senato pur non essendone iscritto. Non basta opporsi a Trump, ha detto: serve un partito pronto a sfidare "l'avidità e l'ideologia degli oligarchi che oggi controllano la vita economica, mediatica e politica" del Paese. Ha poi elencato le misure che a suo avviso i democratici dovrebbero fare proprie: la sanità pubblica per tutti con il programma Medicare for All, l'aumento del salario minimo, il superamento della sentenza Citizens United, con cui nel 2010 la Corte Suprema ha di fatto rimosso i limiti alle spese elettorali di aziende e gruppi privati, la costruzione di "milioni" di alloggi a prezzi accessibili e la fine di quelle che ha chiamato "guerre infinite e orribili".

Le parole di Sanders arrivano mentre Trump cerca di mettere in luce le divisioni interne ai democratici dopo l'avanzata dei candidati di sinistra. In un messaggio sul suo social Truth Social il presidente ha attaccato i "comunisti senza Dio" e ha rimproverato i vertici democratici di non saper contrastare l'ala più radicale del partito. "Hanno paura di perdere le elezioni, hanno paura del conflitto", ha scritto Trump. "Non sono abbastanza intelligenti o abbastanza duri per combattere questa piaga".

Nei confronti di Sanders il presidente ha usato in passato parole molto dure, definendolo "comunista", "pazzo" e "svitato". In altre occasioni lo ha però elogiato: nel 2019 disse che il senatore "ha perso il suo momento", ma che gli piaceva perché sul commercio "in un certo senso sarebbe d'accordo" con lui. Il quadro che Sanders descrive si intreccia anche con il dibattito sull'identità dei socialisti democratici, un'area del movimento progressista che negli ultimi mesi ha guadagnato peso ma la cui collocazione politica divide gli stessi commentatori di sinistra.


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🇮🇹 Un sopravvissuto ad abusi al Parlamento europeo: la #ChatControl fa tacere le vittime e ostacola l'azione penale. No alla procedura d'urgenza! thatprivacyguy.com/blog/csa-su…

📞 Chiama i deputati « sostiene » – di' NO alla procedura d'urgenza: fightchatcontrol.eu/it/#delega…

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🇪🇸Un superviviente de abusos al Parlamento Europeo: el #ChatControl silencia a las víctimas y dificulta la acción penal. ¡No al procedimiento de urgencia! thatprivacyguy.com/blog/csa-su…

📞 Llama a diputados « a favor » – exige un NO a la urgencia: fightchatcontrol.eu/es/#delega…

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Interview zum menschenrechtlichen Schutz und zur Beschwerde von Reporter ohne Grenzen beim EGMR gegen den Einsatz der #Staatstrojaner durch den BND: „Es wird immer behauptet, die Geheimdienste würden in Deutschland besonders ‚engmaschig‘ kontrolliert. Das genaue Gegenteil ist der Fall.“ netzpolitik.org/2026/staatstro…
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La rassegna stampa di martedì 7 luglio 2026


Le accuse di violenza sessuale travolgono il candidato democratico Platner nel Maine, l'Iran torna a colpire navi nello Stretto di Hormuz mettendo alla prova l'intesa con Washington e al vertice NATO l'Europa prova a difendersi con meno America

Questa è la rassegna stampa di martedì 7 luglio 2026

Le accuse di violenza sessuale travolgono il candidato democratico Platner nel Maine


Il candidato democratico al Senato per il Maine, Graham Platner, ha dichiarato di voler "riflettere" sul futuro della sua campagna dopo che una donna con cui aveva avuto una relazione lo ha accusato pubblicamente di violenza sessuale nel 2021, un'accusa che lui definisce "categoricamente falsa". I vertici del partito, tra cui Chuck Schumer e Kirsten Gillibrand, gli hanno chiesto di ritirarsi e il comitato per le campagne del Senato ha annunciato che non finanzierà più la corsa, considerata la migliore occasione per i democratici di strappare un seggio ai repubblicani. Platner ha tempo fino al 13 luglio per lasciare la corsa e permettere al partito di scegliere un sostituto contro la senatrice Susan Collins.

Fonti: Axios, The New York Times, The Wall Street Journal

L'Iran torna a colpire navi nello Stretto di Hormuz e mette alla prova l'intesa con Washington


L'Iran ha lanciato almeno due missili contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, tra cui una metaniera qatariota, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi. Gli attacchi minacciano di far saltare il memorandum d'intesa firmato meno di tre settimane fa, con cui Teheran si era impegnata a sospendere le aggressioni nella via d'acqua. Gli Stati Uniti, secondo le stesse fonti, valutano una risposta con raid contro obiettivi iraniani.

Fonti: Bloomberg, Axios

La famiglia di Charlie Kirk in aula all'udienza preliminare contro il presunto assassino


Si è aperta in un tribunale dello Utah l'udienza preliminare contro Tyler Robinson, accusato dell'omicidio dell'attivista conservatore e alleato di Donald Trump, Charlie Kirk. I procuratori hanno mostrato al giudice i video della sparatoria, tenuti però lontani dallo sguardo del pubblico perché troppo crudi, alla presenza della vedova Erika Kirk e di Donald Trump Jr. L'udienza dovrà stabilire se Robinson sarà rinviato a processo.

Fonti: Fox News, The New York Times, BBC News

Al vertice della NATO l'Europa cerca di colmare i vuoti di sicurezza lasciati dagli Stati Uniti


I leader della NATO si riuniscono in Turchia con l'obiettivo di costruire un nuovo modello per l'alleanza, mentre il presidente Trump spinge Washington a fare di meno e chiede agli alleati di assumersi maggiori responsabilità. Gli europei corrono a tappare i buchi lasciati dal ritiro di alcuni sistemi statunitensi e iniziano a ragionare su come difendersi senza l'America, tra i timori di un indebolimento della deterrenza.

Fonti: Financial Times, The New York Times

Il Canada firma il più grande contratto militare della sua storia e riduce la dipendenza dagli Stati Uniti


Il Canada ha annunciato l'acquisto di dodici sottomarini dalla tedesca TKMS, il più grande appalto per la difesa della sua storia, preferendo l'offerta europea a quella della sudcoreana Hanwha Ocean, le cui azioni sono crollate di oltre il 20%. Con questa scelta il primo ministro Mark Carney rafforza la potenza navale del Paese e ne riduce la dipendenza militare ed economica dagli Stati Uniti, alla vigilia del vertice della NATO.

Fonti: BBC News, Bloomberg

La telefonata di Trump alla FIFA per un giocatore statunitense scatena una tensione con l'Europa


Il presidente Trump ha confermato di aver chiesto alla FIFA di rivedere la squalifica dell'attaccante statunitense Folarin Balogun, poi effettivamente revocata prima della sfida dei Mondiali contro il Belgio. La decisione ha provocato un'ondata di proteste nel mondo del calcio e un attrito diplomatico tra gli Stati Uniti e l'Europa, con la FIFA che ha respinto il ricorso del Belgio. Il caso è letto come l'ennesima prova della capacità di Trump di estendere la propria influenza ben oltre la politica.

Fonti: Semafor, The New York Times

Trump si intesta il taglio dei prezzi annunciato da Walmart


Il presidente Trump ha elogiato Walmart per l'annuncio di riduzioni di prezzo su carne bovina, frutta e verdura, bibite e altri prodotti estivi, invitando le altre catene a fare altrettanto e presentando la mossa come un beneficio per i consumatori americani. Il tentativo di attribuirsi il merito del calo dei prezzi arriva mentre l'inflazione e il costo della vita restano al centro del dibattito politico.

Fonti: The New York Times, Bloomberg

La Corte Suprema lascia in vigore la legge del Texas che limita l'accesso dei minori agli app store


La Corte Suprema ha deciso di non bloccare, per ora, una legge del Texas che impone la verifica dell'età per il download delle app e richiede il consenso dei genitori per i minori. La decisione lascia in vigore la norma mentre proseguono i ricorsi, in un contesto di crescente pressione degli Stati per regolare l'accesso dei più giovani alle piattaforme digitali.

Fonti: NPR, ABC News, The Wall Street Journal

Chiude ufficialmente il DOGE, l'organismo per l'efficienza voluto da Trump


Il Department of Government Efficiency (DOGE), l'organismo creato all'inizio della seconda amministrazione Trump per tagliare la spesa e la burocrazia federale, ha ufficialmente cessato le proprie operazioni. La chiusura segna la fine di uno dei progetti più discussi del mandato, a lungo associato alla figura di Elon Musk e criticato per i suoi metodi e per l'impatto sul personale pubblico.

Fonti: The Hill

I democratici della Camera indagano sulla gestione di Freedom 250 per le celebrazioni dei 250 anni


I deputati democratici della Camera hanno diffuso un rapporto che ipotizza frodi, donazioni dirottate e uso improprio di risorse pubbliche nell'organizzazione Freedom 250, sostenuta da Trump e incaricata delle celebrazioni per il 250º anniversario degli Stati Uniti. Il deputato Jared Huffman sostiene che la gestione abbia "superato il confine" della frode, mentre l'organizzazione respinge ogni accusa.

Fonti: Bloomberg

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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ICYMI: Updates from the 7/5 Meeting


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ICYMI

Arizona – The Arizona Pirate Party planned a protest of the plan by the Indian Health Services to shut down the only health clinic in Tucson. The protest kicked off today, hence the speaking in past tense regarding the event.
AZPP Members and Supporters at the 7.6.26 Protest
The AZPP t-shirt contest winner will also soon be available on the AZPP merch store.

Illinois – Illinois has announced their first candidate following the 2026 election season. Yours truly, “Jolly” Mitch Davilo, will be running for the Midlothian, IL Village Board of Trustees. More announcements will come in the coming weeks, but this is essentially a done deal. The election will take place April 2027, with the official campaign not expected to kick off for a few more weeks.

Platform – The Platform committee shall introduce updates to the Pirate Party’s “Police Reform” plank. The board will review and vote on adoption next meeting.


So concludes the updates from the last meeting. 7/5 was an open meeting and failed to meet membership quorum. In hindsight, should have perhaps been postponed. Lesson learned. You can check out (most) of last night’s meeting (I say most because there were audio issues) here.


uspirates.org/icymi-updates-fr…

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#ChatControl 1.0 e 2.0 spiegati: Non esiste una sola proposta di legge sul "Controllo delle chat", bensì due, che stanno procedendo in parallelo attraverso le istituzioni dell'UE. Questa pagina chiarisce le due questioni.

Non esiste un'unica proposta di legge sul "controllo delle chat", bensì due , che stanno procedendo in parallelo attraverso le istituzioni europee . Per questo motivo le notizie possono sembrare contraddittorie: una proposta di legge sul controllo delle chat è stata "bloccata" nel marzo 2026, un'altra è ancora in fase di negoziazione e la prima è ora in fase di riesumazione

fightchatcontrol.eu/chat-contr…

@Privacy Pride

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Il tasso di mortalità negli Stati Uniti è sceso al minimo storico


Nel 2025 i decessi sono scesi a 689,2 ogni 100.000 abitanti, spinti dal calo delle overdose. Ma influenza e polmonite tornano tra le prime dieci cause di morte, mentre le vaccinazioni diminuiscono

Il tasso di mortalità negli Stati Uniti è sceso nel 2025 al livello più basso mai registrato: 689,2 morti ogni 100.000 abitanti, il 4,6% in meno rispetto ai 722,1 del 2024. I dati arrivano da un rapporto provvisorio dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), la principale agenzia federale americana per la salute pubblica, e mostrano un calo in tutte le fasce d'età e in quasi tutti i gruppi demografici monitorati. Il calo è dovuto soprattutto alla continua diminuzione delle morti per overdose di droga, ha detto al Wall Street Journal Farida Ahmad, ricercatrice del CDC e coautrice del rapporto. Ha contribuito anche il Covid-19, che non causa più tante morti come negli anni scorsi.

Stati Uniti · Sanità pubblica

Negli Stati Uniti la mortalità al minimo storico

Nel 2025 il tasso di mortalità è sceso del 4,6 per cento, il valore più basso mai registrato. A pesare sono soprattutto il calo delle overdose e la fine dell'emergenza Covid.

Grafica di FocusAmerica

2024
722,1

2025
689,2

Morti ogni 100.000 abitanti
Il minimo mai registrato

Tasso corretto per età. In un anno un calo del 4,6%, sotto anche il minimo pre-pandemia (715,2 nel 2019).

La serie storica
Dodici anni di mortalità, dal plateau al picco Covid al primato
Tasso di mortalità corretto per età, morti ogni 100.000 abitanti. Passa il dito o il mouse sul grafico per i valori anno per anno.

I numeri del 2025

Il ritorno di un killer
Influenza e polmonite di nuovo tra le prime dieci cause
Numero di decessi e posizione in classifica, 2024 e 2025.

A livello nazionale vediamo meno fiducia nei vaccini rispetto al passato: è questo che la maggior parte di noi, in epidemiologia e salute pubblica, ritiene la ragione principale della mancata vaccinazione. Geeta Sood · Johns Hopkins University

Fonte Centers for Disease Control and Prevention (CDC) / National Center for Health Statistics. Dati finali 2014-2024 e report provvisorio Vital Statistics Rapid Release per il 2025. I dati 2025 sono provvisori e possono essere rivisti. Tasso corretto per età sulla popolazione standard del 2000.

Influenza e polmonite sono invece tornate tra le prime dieci cause di morte per la prima volta dal 2020, passando dall'undicesimo all'ottavo posto: nel 2025 hanno causato 56.511 decessi, contro i 48.139 del 2024. La stagione influenzale 2024-25 è stata una delle più gravi degli ultimi anni, con circa 51 milioni di casi, 710.000 ricoveri e 45.000 morti stimati dal CDC. Quella in corso, la 2025-26, è iniziata in modo insolitamente rapido e precoce, anche per via del ceppo dominante, noto come "subclade K", che secondo gli esperti di salute pubblica si è diffuso velocemente ed era poco compatibile con il vaccino di questa stagione.

Geeta Sood, professoressa associata di medicina alla Johns Hopkins University, ha detto al Wall Street Journal che la gravità delle ultime stagioni influenzali dipende da più fattori, tra cui i ceppi in circolazione e il continuo calo delle vaccinazioni. Sood e altri epidemiologi vedono crescere la disinformazione sull'utilità, i rischi e i benefici dei vaccini e temono che i tassi di vaccinazione scendano ancora nelle prossime stagioni. "A livello nazionale vediamo meno fiducia nei vaccini rispetto al passato ed è questo che la maggior parte di noi, in epidemiologia e salute pubblica, ritiene la ragione principale della mancata vaccinazione", ha detto.

Con Robert F. Kennedy Jr. alla guida delle principali agenzie sanitarie federali le linee guida sui vaccini sono cambiate spesso e l'amministrazione Trump ha ridotto o eliminato le campagne pubbliche di sensibilizzazione che negli anni passati invitavano gli americani a vaccinarsi ogni anno contro l'influenza. A inizio anno l'amministrazione ha anche provato a cancellare la raccomandazione universale del CDC di vaccinare contro l'influenza tutti i bambini dai sei mesi in su, nell'ambito di una riduzione più ampia del calendario vaccinale pediatrico. Un giudice federale ha bloccato la riforma e Kennedy ha annunciato che l'amministrazione chiederà un appello con procedura accelerata.

La settimana scorsa l'esercito americano ha reintrodotto l'obbligo del vaccino antinfluenzale per una parte dei militari, dopo un focolaio tra le reclute della base di San Antonio-Lackland, in Texas. Due mesi prima il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva eliminato l'obbligo annuale per tutto il personale delle forze armate.

Il calo della mortalità è stato ampio ma non uniforme: i tassi sono scesi per uomini e donne, in tutte le fasce d'età e per la maggior parte dei gruppi etnici, ma gli afroamericani restano il gruppo con la mortalità più alta e gli uomini continuano a morire più delle donne, un divario che va avanti da anni. I dati del CDC sono provvisori e di solito vengono rivisti man mano che arrivano nuove registrazioni, soprattutto per i decessi di fine anno e per le cause che richiedono più tempo per essere accertate.

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#ChatControl 1.0 and 2.0 Explained: There is not one proposed “Chat Control” law — there are two, and they are moving through the EU institutions in parallel. This page untangles the two.
fightchatcontrol.eu/chat-contr…
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Ai confini con la Russia l'Europa si arma da sola nel timore che Washington non intervenga


Dalla Finlandia alla Lituania, i paesi al confine con la Russia costruiscono fortificazioni e ampliano le riserve, convinti di dover reggere il primo colpo senza gli Stati Uniti

Lungo il confine orientale della NATO, dalle foreste della Finlandia alla frontiera della Lituania, i paesi più vicini alla Russia stanno costruendo fortificazioni, ampliando le riserve e comprando carri armati e droni. Si preparano all'ipotesi che, in caso di attacco russo, i primi giorni di guerra tocchino a loro combatterli in gran parte da soli. È il quadro che emerge da un ampio reportage di Politico, realizzato lungo tre tratti esposti della frontiera: il confine finlandese, quello polacco con Kaliningrad e la Bielorussia e il fianco lituano vicino al cosiddetto corridoio di Suwałki.

La spinta a rafforzare i confini nasce dall'incertezza sul ruolo degli Stati Uniti. Da quando è tornato alla Casa Bianca il presidente Donald Trump ha più volte messo in dubbio l'impegno di Washington verso l'Articolo 5 della NATO, la clausola secondo cui un attacco a un membro dell'alleanza è considerato un attacco a tutti. L'Amministrazione ha anche fatto capire di voler ridurre la presenza militare americana in Europa. Nel frattempo alcune immagini satellitari mostrano che la Russia ha aumentato le sue forze lungo il confine con la Finlandia e altri paesi dell'Unione Europea, con nuove caserme e mezzi militari. Proprio nei giorni scorsi Washington ha avvertito Varsavia che Mosca potrebbe tentare una provocazione armata per mettere alla prova l'alleanza.

La Finlandia, che condivide con la Russia il confine più lungo dell'alleanza, 1.343 chilometri, ha impostato da decenni la propria difesa sull'idea che Mosca potesse un giorno tornare. Mentre gran parte dell'Europa dopo la Guerra Fredda tagliava gli eserciti, Helsinki ha mantenuto la coscrizione obbligatoria e vaste riserve. Il paese può mobilitare quasi 870.000 riservisti su una popolazione di 5,6 milioni di abitanti, una cifra destinata a raggiungere il milione entro il 2031.

"La Russia è una superpotenza e noi siamo un piccolo paese", ha detto il colonnello Matti Pitkäniitty, comandante del distretto di guardia di frontiera della Carelia settentrionale. La Finlandia non ha mai dimenticato la lezione della Guerra d'inverno, quando nel 1939 fermò un attacco sovietico ma perse circa un decimo del proprio territorio. Il paese è entrato nella NATO solo nel 2023, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, ma continua a considerare l'alleanza un rafforzamento della propria difesa, non un sostituto.

"Siamo felici di far parte di un'alleanza, ma sappiamo che incasseremo il primo colpo da soli, prima che scatti l'Articolo 5", ha detto Jukka Kopra, parlamentare finlandese che ha presieduto la commissione difesa. La Finlandia spende quasi il 3 per cento del proprio Pil in difesa e punta a salire al 5 per cento entro il 2035. La sua aeronautica riceverà nei prossimi mesi i caccia F-35 di fabbricazione americana e sulla terraferma dispone di uno dei più grandi arsenali di artiglieria d'Europa.

Uno dei principali punti di forza militari della Finlandia è il territorio stesso: un esercito che invadesse da est dovrebbe attraversare un paese con poche strade, foreste fitte, neve profonda e temperature gelide. A maggio due esercitazioni multinazionali nel sud-est del paese hanno mostrato a truppe di Francia e Regno Unito come muoversi in quell'ambiente. Una delle lezioni emerse è che i mezzi corazzati e i droni commerciali sono poco adatti alle foreste finlandesi, dove le foglie rendono difficile individuare i soldati senza una telecamera termica, secondo il colonnello Ari Määttä, che ha comandato una delle esercitazioni.

Insieme alla Polonia e ai tre paesi baltici, la Finlandia si è ritirata l'anno scorso dalla Convenzione di Ottawa, il trattato internazionale che vieta le mine antiuomo, sostenendo che la Russia non vi ha mai aderito e le sta già usando in Ucraina. Diversi ufficiali finlandesi hanno riferito che le forze armate del paese intendono acquistare mine antiuomo nei prossimi mesi, senza schierarle in tempo di pace ma tenendole pronte se la minaccia di un'invasione russa diventasse più concreta.

Contro le armi nucleari la geografia e la coscrizione offrono poca protezione. Solo da quando è entrata nella NATO tre anni fa la Finlandia ha dovuto includere la deterrenza nucleare nei propri calcoli. A giugno i parlamentari finlandesi hanno tolto le restrizioni sul trasporto e lo stoccaggio di armi nucleari sul territorio nazionale, un'eredità della lunga storia del paese fuori dall'alleanza. La Finlandia è meglio posizionata di altri per difendere il proprio territorio senza forze di terra americane, ma non è più in grado degli altri paesi europei di rimpiazzare l'ombrello nucleare di Washington.

Il ministro della Difesa finlandese Antti Häkkänen ha riconosciuto di aver discusso con Parigi la proposta del presidente francese Emmanuel Macron di estendere la deterrenza nucleare francese ad altri paesi europei. Macron ha lasciato volutamente ambiguo cosa intenda: Parigi ha ipotizzato esercitazioni congiunte e dispiegamenti temporanei di caccia francesi a capacità nucleare, ma non una garanzia nucleare europea formale.

Se la risposta della Finlandia all'incertezza è la prontezza nazionale, quella della Polonia sono barriere di cemento, sensori, droni e uno degli eserciti in più rapida crescita d'Europa. Varsavia è il maggiore paese sul fianco orientale della NATO e il primo per spesa militare in rapporto al Pil: quest'anno arriverà a spendere il 4,8 per cento del prodotto interno lordo in difesa. Il suo esercito è il terzo dell'alleanza, dopo quelli di Stati Uniti e Turchia.

All'inizio dell'invasione russa la Polonia ha inviato più di 300 carri armati all'Ucraina, poi ha sostituito e ampliato il proprio arsenale con mezzi comprati da Stati Uniti e Corea del Sud. La sua importanza per la NATO non dipende solo dalla spesa: per dimensioni e posizione è lo Stato di prima linea in un eventuale scontro con Mosca, un ruolo simile a quello che ebbe la Germania Ovest durante la Guerra Fredda. Anche Trump, che rimprovera gli altri paesi europei sulla difesa, ha spesso elogiato la Polonia, dove gli Stati Uniti mantengono migliaia di soldati.

Il progetto polacco si chiama Scudo Orientale ed è pensato per rafforzare gli 800 chilometri di confine con la Bielorussia, stretta alleata di Mosca, e con Kaliningrad, il territorio russo fortemente militarizzato incastrato tra Polonia, Lituania e mar Baltico. È una rete di ostacoli, trincee anticarro, barriere di cemento, bunker, droni e telecamere termiche, pensata per rallentare un attacco e dare tempo alla NATO di reagire. Una volta completato, dovrebbe costare circa 10 miliardi di euro. Il viceministro della Difesa Cezary Tomczyk lo ha definito il più grande sforzo di fortificazione in Europa dalla Seconda guerra mondiale.

Lungo alcuni tratti, però, lo Scudo Orientale è ancora più promessa che realtà. Grandi sezioni del confine non sono visibilmente fortificate e un deposito militare vicino al villaggio di Dąbrówka conserva grandi quantità di barriere anticarro mai collocate lungo la frontiera. Il ministero della Difesa polacco ha assicurato che i reparti del genio potrebbero erigere le fortificazioni lungo tutto il confine in sette-quattordici giorni, ma un esperto di logistica con incarichi militari di alto livello ha detto che alcuni elementi non si spostano così in fretta e che posare un solo chilometro di barriere di cemento può richiedere settimane o mesi.

Poco più a est si trova il cosiddetto corridoio di Suwałki, un breve tratto di territorio polacco e lituano che separa Kaliningrad dalla Bielorussia. Ben Hodges, generale in pensione ed ex comandante dell'esercito americano in Europa, lo ha definito il tallone d'Achille della NATO: un attacco russo potrebbe cercare di chiudere il corridoio da entrambi i lati, tagliando fuori i paesi baltici dal resto dell'alleanza. Più a est, il confine polacco con la Bielorussia è protetto in gran parte solo da una recinzione alta quattro metri, costruita nel 2022 per fermare i migranti, che offrirebbe poca protezione contro i carri armati.

I carri armati non sono l'unica minaccia. Dopo che l'anno scorso 19 droni russi sono entrati nello spazio aereo polacco, costringendo la NATO ad abbatterli con missili sparati da caccia F-16 e F-35, una risposta costata milioni di euro contro droni che ne valgono una frazione, la Polonia sta sviluppando un sistema anti-drone chiamato SAN. Descritto a volte come un "muro di droni", potrebbe costare fino a 4 miliardi di euro, circa il 40 per cento dell'intero Scudo Orientale. Secondo Tomczyk sarà il più grande e avanzato sistema anti-drone d'Europa e la costruzione, iniziata a inizio anno, dovrebbe concludersi entro la fine del 2027.

I paesi baltici non hanno il lusso di potersi difendere da soli. Lituania, Lettonia ed Estonia sono troppo piccoli, troppo esposti e troppo vicini a Russia e Bielorussia per scambiare territorio con il tempo. La loro difesa si regge su un calcolo più stretto: assicurarsi che la NATO arrivi in loro soccorso. Questo li rende i più vulnerabili all'imprevedibilità dell'Amministrazione Trump.

Raimundas Vaikšnoras, capo di stato maggiore della difesa lituana, non ritiene probabile un attacco russo a sorpresa, perché i sistemi di allerta della NATO rendono difficile nascondere grandi movimenti di truppe. In Lituania ci sono già circa 3.000 soldati di altri paesi della NATO, ma il dispiegamento a rotazione di più di mille militari americani è finito senza che sia arrivata una forza sostitutiva, mentre Washington rivede la propria presenza in Europa. L'aggiunta più importante è la brigata tedesca, che sarà stanziata in modo permanente in Lituania entro la fine del 2027 con circa 5.000 uomini.

Le fortificazioni fanno parte della Linea di difesa baltica, un progetto congiunto di Estonia, Lettonia e Lituania: fossati anticarro, bunker, ostacoli difensivi e campi minati. Come la Finlandia, anche i paesi baltici hanno deciso di uscire dalla Convenzione di Ottawa. L'obiettivo è rallentare i russi, incanalare le forze nemiche su direttrici prevedibili e guadagnare tempo per una reazione. La difesa dei baltici dipende da quanto a lungo possono resistere e, soprattutto, da quanto in fretta la NATO può rinforzarli.

Un'esercitazione strategica condotta alla fine dello scorso anno dal quotidiano tedesco Welt insieme al centro di wargaming dell'università delle forze armate tedesche di Amburgo ha simulato la reazione della Germania se la Russia usasse un cessate il fuoco in Ucraina per minacciare la Lituania e se Washington rinunciasse al suo ruolo tradizionale di guida della NATO. Il risultato è stato poco rassicurante: mentre la squadra che rappresentava la Russia si muoveva rapidamente verso un'invasione limitata, quella tedesca si concentrava su riunioni di crisi e sulla ricerca di alleati, invece di impedire a Mosca di raggiungere i suoi obiettivi militari.

Hodges ha avvertito che, nel caso peggiore, se la NATO fosse colta di sorpresa i paesi baltici potrebbero dover combattere fino a due settimane senza rinforzi dagli alleati più lontani. È la finestra di tempo entro cui questi dovrebbero reagire. Funzionari tedeschi e lituani respingono l'idea che un simile scenario possa arrivare a sorpresa: un attacco russo, sostengono, sarebbe preceduto da preparativi militari visibili.

"Quello a cui stiamo assistendo è la dissoluzione della NATO", ha detto Anders Fogh Rasmussen, ex segretario generale dell'alleanza, secondo cui l'Europa deve ripensare i propri piani di difesa e costruire le capacità per agire senza aspettare Washington. La Finlandia si rende più difficile da invadere, la Polonia costruisce eserciti, fortificazioni e difese anti-drone e i paesi baltici lavorano per non essere lasciati soli. L'Europa non è ancora pronta a difendersi da sola, ma sulla sua frontiera orientale si sta già preparando al giorno in cui potrebbe doverlo fare.


La Casa Bianca ha bloccato il piano di Hegseth per tagliare le truppe americane in Europa


Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth era pronto ad annunciare alla NATO nuovi tagli alle truppe statunitensi in Europa, ma il suo piano è stato bloccato dopo essere arrivato alla Casa Bianca. Lo ha rivelato il Wall Street Journal: il mese scorso Hegseth stava preparando un annuncio da fare a Bruxelles, davanti ai vertici militari dell'Alleanza, su riduzioni che sarebbero andate oltre il dispiegamento già cancellato di una brigata corazzata in Polonia e il precedente ritiro di una brigata di fanteria dalla Romania.

La proposta è saltata dopo essere stata condivisa con Marco Rubio, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump, e con altri alti funzionari. Al posto dell'annuncio, Hegseth ha detto che gli Stati Uniti condurranno una revisione della loro presenza militare in Europa che potrà durare fino a sei mesi. "Non fatevi illusioni: sarà una revisione vera", ha detto all'apertura della riunione semestrale dei capi della Difesa della NATO. "Servirà a garantire che la NATO si muova in modo rapido e irreversibile verso un'Europa che si assume la responsabilità primaria della propria difesa".

L'episodio indica che l'amministrazione non ha ancora deciso tempi e dimensioni dei possibili tagli. Trump ha parlato di punire i paesi della NATO che secondo lui non spendono abbastanza per la propria difesa o che non hanno sostenuto la guerra americana contro l'Iran. Le proposte e i discorsi infuocati di Hegseth hanno però allarmato gli alleati e i parlamentari, compresi alcuni importanti repubblicani, che temono danni durevoli all'alleanza e un incoraggiamento alla Russia. Sean Parnell, portavoce del Pentagono, ha detto che "il segretario Hegseth si è assicurato che il suo messaggio fosse allineato con gli obiettivi e l'agenda del presidente" e che non voleva limitare lo spazio decisionale di Trump.

La strategia di difesa pubblicata dal Pentagono a gennaio aveva già indicato che gli Stati Uniti ridurranno la loro presenza militare in Europa per concentrarsi sul Pacifico occidentale e sul continente americano, con l'obiettivo di affidare agli europei la responsabilità principale della difesa convenzionale del continente. Hegseth e il suo principale consigliere politico, Elbridge Colby, sono stati i più determinati nel voler ridurre le forze destinate all'Europa: negli anni Colby si è fatto conoscere come un sostenitore della limitazione degli impegni americani fuori dall'Asia, per liberare risorse da usare contro la Cina.

A maggio Hegseth aveva cancellato all'improvviso la rotazione di nove mesi di una brigata corazzata in Polonia, in partenza da Fort Hood, in Texas. La decisione aveva attirato critiche da parlamentari repubblicani e democratici e aveva preoccupato i funzionari polacchi, che non erano stati consultati. Aveva sorpreso anche Trump, che aveva chiamato Hegseth per chiedergli perché trattasse così male un alleato prezioso e poi aveva annunciato l'invio di 5.000 soldati aggiuntivi in Polonia. Finora, però, nessun militare in più è stato dispiegato.

La guerra con l'Iran ha offerto a Hegseth e Colby una nuova occasione per ripensare gli impegni militari. Il Regno Unito ha messo a disposizione una base per i bombardieri a lungo raggio usati per colpire l'Iran, mentre la Spagna ha rifiutato di concedere le sue strutture per gli attacchi. Dopo le critiche del cancelliere tedesco alla strategia americana sull'Iran, a maggio Trump ha minacciato di ritirare le truppe dalla Germania.

Al Congresso la spinta del Pentagono per i tagli ha allarmato i parlamentari di entrambi i partiti, che hanno inserito nella legge di spesa militare in discussione una norma per vietare di scendere sotto i 76.000 soldati in Europa senza una valutazione dei rischi da parte del comandante delle forze americane in Europa e del presidente dello Stato maggiore congiunto, il più alto ufficiale delle forze armate, oltre a una certificazione dello stesso Hegseth. Il mese scorso l'ufficio di Hegseth aveva organizzato una telefonata con i parlamentari prima della riunione dei ministri della Difesa della NATO, ma durante la chiamata il segretario ha detto solo che stava pianificando una revisione.

Le truppe americane e la spesa militare degli alleati saranno al centro dell'incontro tra Trump e i leader della NATO la prossima settimana ad Ankara, in Turchia. I funzionari dell'Alleanza sperano che il vertice mostri unità con gli Stati Uniti e sostegno all'Ucraina nella guerra contro la Russia, ma temono che le tensioni con Trump finiscano per oscurarlo. Stanno anche valutando di cancellare il vertice previsto per l'anno prossimo in Albania. Giovedì Trump ha scritto sui social: "Gli Stati Uniti spendono per la NATO più soldi di qualsiasi altro paese, di gran lunga, per proteggerli, senza ricavarne alcun beneficio".


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In Alabama Doug Jones ci riprova, questa volta per il governatore


Un giudice di Montgomery deve decidere se il senatore repubblicano abbia i requisiti per candidarsi. Jones scommette sull'affluenza dopo l'aumento del voto democratico alle primarie.

In Alabama il democratico Doug Jones sfida il senatore repubblicano Tommy Tuberville per la carica di governatore, in una corsa che un tribunale potrebbe ribaltare: un giudice di Montgomery deve decidere se Tuberville rispetta il requisito di residenza di sette anni che la costituzione dello stato impone ai candidati. I suoi avversari sostengono che la sua vera casa sia una villa sulla spiaggia in Florida da oltre 450 metri quadrati, comprata dopo i dieci anni passati ad allenare la squadra di football della Auburn University.

Tuberville resta il netto favorito, scrive Howell Raines, giornalista nato in Alabama che negli anni Sessanta seguì le battaglie per i diritti civili, in un'analisi pubblicata sull'Atlantic. Il senatore è un fedelissimo del presidente Donald Trump, che nello stato ha vinto le ultime presidenziali con 30 punti di vantaggio. L'Alabama inoltre non elegge un governatore democratico da più di vent'anni e nel 2020 fu proprio Tuberville a togliere a Jones il seggio al Senato, con quasi 472.000 voti di scarto.

La questione della residenza preoccupa però i repubblicani dello stato. Il 14 giugno il partito ha fatto testimoniare Tuberville sotto giuramento, a porte chiuse, sulle sue case: il senatore ha detto che dal 2018 la sua residenza effettiva è una piccola casa a Auburn comprata nel 2017 dalla moglie e dal figlio e ha presentato dichiarazioni fiscali a sostegno. Ha però ammesso di aver votato in Florida ancora nel 2018 e di aver aggiunto il proprio nome all'atto di proprietà solo due anni fa. Il partito lo ha comunque confermato come candidato. La giudice Brooke Reid ha detto il 29 giugno che la questione non è giuridicamente scontata e che si aspetta in ogni caso un ricorso alla corte suprema dell'Alabama, composta soltanto da giudici repubblicani. Tripp Skipper, ex consulente del senatore, ha detto all'Atlantic che "l'unica strada per la vittoria" di Jones "è quella che i tribunali possono fornirgli".

Jones, 72 anni, conta invece meno sul tribunale e più sull'affluenza. Alle primarie del 19 maggio il 42,5 per cento dei voti è stato espresso nella primaria democratica, oltre 20 punti in più rispetto al 2022, mentre la partecipazione repubblicana è calata quasi di altrettanto, secondo AL.com, il principale sito di notizie dello stato. Il "numero magico" di Jones è 920.000, i voti che ottenne nella sconfitta del 2020: se gli elettori trumpiani disertassero le urne in massa, quella cifra potrebbe bastare per vincere. "Non passeremo il tempo a cercare di convincere chi non si può convincere", ha detto Jones all'Atlantic. Jones punta anche su un calo della popolarità di Trump, che però nelle ultime settimane è tornata a crescere.

Nel 2017 Jones vinse un'elezione speciale per il Senato, il voto anticipato che negli Stati Uniti si tiene quando un seggio resta vacante, battendo Roy Moore, ex presidente della corte suprema statale travolto dalle accuse di diverse donne che dicevano di essere state avvicinate da lui quando erano minorenni. Prima ancora, da procuratore federale, tra il 2001 e il 2002 ottenne le condanne per omicidio di due membri del Ku Klux Klan per l'attentato del 1963 alla chiesa battista della 16esima strada di Birmingham, in cui morirono quattro bambine nere e che era rimasto impunito per decenni.

Tuberville, 71 anni, non ha ancora fatto una vera campagna e resta un candidato con debolezze note. Nel 2023 bloccò per mesi al Senato le promozioni dei vertici militari, una mossa impopolare in uno stato che dipende dalla spesa per le basi militari e per la NASA, l'agenzia spaziale americana. Di recente ha suggerito di incarcerare l'ex presidente Barack Obama per reati inesistenti. Nella campagna del 2020 promise inoltre di donare ai veterani il suo stipendio da senatore, 174.000 dollari l'anno: il Lagniappe Daily, un giornale di Mobile, ha rivelato, sulla base dei documenti fiscali diffusi dalla stessa campagna, che il senatore potrebbe non aver mantenuto la promessa. Chester McKinney, tesoriere della fondazione benefica di Tuberville, ha detto al giornale: "So cosa ha detto e so cosa ha promesso" e ha aggiunto di non volerlo coprire. L'ufficio del senatore si è rifiutato di rispondere alle domande sul tema.

Skipper spiega la scelta di Tuberville di lasciare il Senato per Montgomery con il suo carattere: "è un dirigente per natura", la sua forza è guidare una squadra come faceva da allenatore, non il negoziato parlamentare di Washington.

L'Alabama ha spesso anticipato la politica nazionale: il conservatorismo razziale di George Wallace, il governatore segregazionista degli anni Sessanta, aprì la strada alle campagne presidenziali di Richard Nixon e Ronald Reagan. Tuberville ne ricalca il tono apocalittico e alla radio ha chiamato gli elettori alla battaglia contro i "democratici socialisti-comunisti". La politica statale è dominata da pochi grandi interessi economici: la Southern Company, la utility proprietaria della società elettrica Alabama Power, e Alfa, il colosso assicurativo nato dalla federazione degli agricoltori, finanziano le campagne dei parlamentari statali e ne condizionano le scelte. Le imprese industriali e agricole pagano imposte simboliche sulle loro enormi proprietà terriere e minerarie, mentre il costo dello stato ricade sui consumatori attraverso le tasse su cibo, benzina, alcol e beni di prima necessità. Kyle Whitmire, editorialista di AL.com, chiama "Alabamafication" della politica americana l'estensione su scala nazionale di questo modello, con politiche fiscali dei repubblicani che penalizzano gli stessi elettori trumpiani.

Jones corre anche contro la storia dello stato: dalla Ricostruzione, il periodo successivo alla guerra civile, la maggioranza bianca dell'Alabama ha quasi sempre votato contro il cambiamento progressista e ha premiato i candidati che la mettevano nella luce peggiore agli occhi del resto del paese. Jones scommette che le trasformazioni economiche degli ultimi anni, gli stabilimenti Mercedes e Honda, un centro medico di rilievo nazionale e i data center in arrivo attorno a Birmingham e Mobile, abbiano cominciato a cambiare anche gli elettori.


Trump sorride: la popolarità torna a crescere dopo due mesi (05 luglio)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana si segnala complessivamente un balzo in avanti della popolarità di Trump, sebbene le medie analizzate non siano tutte concordi; ad ogni modo, per la prima volta dopo diverso tempo si rileva un generale miglioramento, che va in minima parte a compensare le ingenti perdite subite da inizio anno ad oggi.

Difficile dire se ciò sia una conseguenza dei negoziati con l'Iran. Ciò che è certo è che la situazione per il tycoon continua ad essere negativa, ma questo balzello gli consente di superare Joe Biden nella media nello stesso punto del mandato.

Il net rating cresce leggermente rispetto al -20 toccato nel recente passato, con il tasso di approvazione che si riavvicina al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione un po' più lontana dal 60%.

Nonostante il piccolo segnale di vita, questi numeri sono fino a sei-otto punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran.

Sul lungo periodo, è da verificare la tenuta di questo quadro: molto dipenderà dagli sviluppi del negoziato di 60 giorni con l'Iran.

Il dato è ora superiore alla catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump non è la peggiore di sempre dopo oltre diciassette mesi di presidenza. È di circa sette punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano segni inversi: Focus America segnala ungrossomiglioramento, seguita dal sito di Silver, mentre RCP registra una sostanziale stabilità; gli istituti, in questo modo, tornano a riallinearsi su numeri non dissimili tra loro.

Come già accennato, dopo più di diciassette mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciassette mesi del suo primo mandato, ma al di sopra di quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 530 giorni di presidenza (-16,5 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, ad eccezione di Biden, che con il suo -20,8 attraversava un periodo di grande sofferenza

Risulta indietro, come detto, rispetto al suo primo mandato, in cui era molto più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
5 rilevazioni di 5 istituti — 5 luglio 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 2 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
RVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 5 luglio 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,7% (+0,1) - 56,5% (-0,9). In totale un net approval arrotondato di -16,8 (+1).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,4% (-0,1) - 57,6% (+0,1). In totale un rating di -17,2 (-0,2).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39,7% (+1) - 56,2% (-2,2), con in totale un rating di -16,5 (+3,2). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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DevConf 2026 - Domani e dopodomani siete tutti invitati a Pavia per la conferenza italiana dedicata agli sviluppatori e creatori di codice open source


La conferenza @devconf si terrà a Pavia, presso il Learning Space Cravino (Via Agostino Bassi 2) il 7 e l'8 Luglio 2026 con sessioni mattutine e pomeridiane.

Organizzata da @BoostMediaAPS presenta talk tecnici, possibilità di sviluppare in tempo reale e presentare il proprio progetto, networking, opportunità di collaborazione dinanzi ad un pubblico in cui sono presenti anche Risorse Umane di aziende interessate al recruiting di talenti in ambito Open Source.

Grazie a @redflegias e @adriano_morselli di @ufficiozero e a @lorenzodm per l'organizzazione

I posti a sedere sono limitati per cui è necessaria la prenotazione. L'ingresso è gratuito!
Per prenotare l'ingresso: pretix.eu/BoostMediaAPS/devcon…

NB: il convegno è anche un corso formativo per il Personale Tecnico Amministrativo e Cel (formazione.unipv.it/catalogo-c…)

Di seguito il programma delle due giornate:

Martedì 7 Luglio 2026


10:00 - 10:15: Lorenzo De Marco, Cos'è il DevConf e perché è necessario in Italia?
10:20 - 10:50: Claudia Galingani Mongini, "Hai democratizzato il ransomware. Prego."
10:55 - 11:25: Marvin Pascale, Hacking the developer: Attacchi reali nella toolchain open source
11:30 - 12:15: Leonardo Tamiano, "Voglio migliorare la didattica dell'Informatica"
12:20 - 12:50: Claudia Galingani Mongini, git clone malware – come i ransomware group sfruttano l'open source aka il LOLBins dei poveri

12:50 - 14:15: Pausa pranzo

14:15 - 14:45: Valentina Nardecchia, Fediverso: la novità che riporta alle origini
14:50 - 15:20: Andrea Guani, Poliverso, Poliversity, Feddit e Citiverse
15:25 - 15:55: Fabrizio Balliano, Maho: la fenice delle piattaforme ecommerce, grazie all'open source
16:00 - 16:20: Lorenzo De Marco, Project Management e sviluppo del software
16:25 - 16:55: Stefano Marinelli, FediMeteo, i BSD e il Fediverso: sotto il sole, senza nuvole, liberi e connessi
17:00 - 17:30: Chiara Masci, Software-as-a-Medical device open source: utopia o potenziale realtà?

Mercoledì 8 Luglio 2026


10:00 - 10:15: Lorenzo De Marco, Cos'è il DevConf e perché è necessario in Italia?
10:20 - 10:50: Valentina Nardecchia, Sovranità digitale: perché è una scelta politica necessaria per il futuro
10:55 - 11:25: Giuseppe Aceto, Il futuro si decide insieme. Dal CERN a Relatronica: tecnologia, partecipazione e democrazia
11:30 - 12:15: Fabio Manganiello, Un blog federato basato su file di testo: git log per social media con Madblog + ActivityPub + Indieweb
11:35 - 11:55: Gianluca Aurelio, You've Been Owned. Not Own. Dal floppy disk al cloud: come abbiamo ceduto la nostra sovranità digitale… e come ce la stiamo riprendendo
12:20 - 12:50: Dario Dieci, Linux alla riscossa: dagli ostacoli storici alla sua diffusione al recente exploit

12:50 - 14:15: Pausa pranzo

14:15 - 14:45: Valentino Spataro, Indipendenza informatica in azienda con l'open source e l'AI, partendo da Windows
14:50 - 15:20: Italo Vignoli, Dopo il software, liberate i documenti.
15:25 - 15:55: DNDG srl, La progettazione UX/UI diventa open con Penpot
16:00 - 16:20: Francesco Macchia & Diego Beraldin, Il Fediverso e i gruppi tematici: le opportunità per la comunità, il peccato originale di Mastodon e le soluzioni applicative
16:25 - 16:55: Gianluca Aurelio, L'open source come strumento per i diritti umani
17:00 - 17:30: Fabio "Kenobit" Bortolotti, Assalto alle piattaforme. Riprendiamoci internet.

Segui gli aggiornamenti sul gruppo Activitypub @devconf@citiverse.it dedicato all'evento

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Gli alleati dell'America imparano a farsi rispettare mostrando di poter colpire Trump


Un'analisi dell'Economist: dall'Iran a Taiwan gli alleati degli Stati Uniti cercano un punto di ricatto verso Trump. Taipei valuta di usare come arma il dominio mondiale sui microchip.

Per farsi rispettare dal presidente Donald Trump bisogna dimostrare di poterlo colpire. È la conclusione a cui, in tutto il mondo, stanno arrivando tanto gli alleati quanto gli avversari degli Stati Uniti, secondo un'analisi dell'Economist. Nessun partner militare di Washington è tanto sprovveduto da minacciare il presidente apertamente, ma tutti hanno guardato con attenzione l'Iran, che ha ottenuto un vantaggio su un avversario più forte chiudendo lo Stretto di Hormuz. Molti governi si chiedono ora come procurarsi un punto di strozzatura simile.

Questo ragionamento si sente, sottovoce, anche in ambienti bene informati di Taiwan, isola di 24 milioni di abitanti che la Cina rivendica come propria. È una discussione ad alto rischio. La sopravvivenza di Taiwan come democrazia autogovernata dipende dalle decisioni del presidente americano. Gli Stati Uniti non sono vincolati da alcun trattato a difendere l'isola da un attacco cinese. I presidenti che si sono succeduti, Trump compreso, hanno però lasciato aperta la possibilità di inviare la Settima Flotta, la flotta della marina americana che opera nel Pacifico, se la Cina cercasse di prendere l'isola con la forza. Per decenni questa ambiguità ha trattenuto i vertici del Partito comunista dal compiere il passo.

Trump spaventa Taiwan. È vero che le ha venduto armi in quantità record, ma l'ha anche derisa come un posto minuscolo, surclassato dalla potenza cinese. Durante una visita di Stato a Pechino a maggio, dopo ore di colloqui con il leader cinese Xi Jinping, ne è uscito ripetendo gli argomenti di Pechino. Ha in sostanza accusato il presidente di Taiwan, Lai Ching-te, di provocare la Cina cercando l'indipendenza dell'isola, una linea rossa per i dirigenti cinesi, anche se la posizione reale di Lai è vaga e cauta. Taiwan vuole che l'America "percorra 9.500 miglia per combattere una guerra", si è lamentato il presidente. "Non è quello che voglio." Le vendite di armi a Taipei, ha aggiunto, sono una merce di scambio nei negoziati con la Cina su commercio e minerali raffinati in Cina che servono alle aziende americane.

Taiwan sa di aver bisogno di leva negoziale. Dopo aver abbracciato la democrazia poco più di trent'anni fa, si era conquistata amicizie a Washington presentandosi come un baluardo di libertà minacciato dalla Cina autoritaria. Con l'arrivo di Trump, che elogia gli uomini forti, i funzionari taiwanesi hanno imparato in fretta a mettere da parte i richiami ai valori condivisi. Avevano guardato con sgomento il presidente sminuire l'Ucraina come un piccolo paese che aveva scioccamente cercato di difendersi da una Russia più grande. La stessa sorte, temevano, poteva toccare a loro. È un timore che accomuna Taipei ad altri alleati, come i paesi dell'Europa orientale che temono di restare soli di fronte a Mosca.

Per convincere l'America del proprio valore, Taiwan punta su due argomenti. Il primo è la sua posizione nella cosiddetta "prima catena di isole", l'espressione con cui il Pentagono, il dipartimento della Difesa americano, indica l'arco di arcipelaghi che chiude la Cina continentale, dal Giappone alle Filippine passando proprio per Taiwan. Il secondo è il ruolo insostituibile dell'isola come centro mondiale nella produzione di microchip, con circa il 90% dei semiconduttori più avanzati. Da anni i politici taiwanesi chiamano la loro industria dei chip uno "scudo di silicio", una montagna sacra che rende Taiwan troppo preziosa perché la Cina la attacchi o l'America la abbandoni.

Altri paesi guardano con più freddezza al predominio taiwanese sui chip. Persino i governi amici mal sopportano di dipendere da un'isola soggetta ai terremoti e battuta dai tifoni, che importa quasi tutte le materie prime e l'energia di cui ha bisogno. Già prima di Trump Taiwan era spinta a costruire fabbriche di chip all'estero, in particolare negli Stati Uniti, in Giappone e in Germania. Il presidente si è spinto oltre e ha accusato l'isola, senza fondamento, di aver rubato all'America la sua industria dei chip decenni fa. Ha fatto pressioni sulla TSMC e su altre grandi aziende del settore perché ampliassero le attività in Arizona, Texas e altri stati.

A Taipei, la capitale, alcuni esperti temono che lo scudo di silicio si indebolisca nel tempo e che gli ingegneri più bravi finiscano per costruire e gestire le fabbriche straniere. Altri propongono invece di trasformare fin da subito lo scudo difensivo in un'arma. Anche Taiwan ha il suo stretto. Il canale che separa l'isola dalla terraferma, largo circa 160 chilometri, ogni giorno trasporta alcuni dei carichi più preziosi al mondo, compresi i chip di silicio.

Finora Taiwan si è concentrata sulla difesa, sul proteggersi da una flotta d'invasione o da un blocco navale cinese. Ma a Taipei c'è chi ritiene di poter usare quel ruolo insostituibile nel commercio mondiale per mettere sotto pressione sia l'America sia la Cina. La previsione è che, in caso di crisi, Taiwan smetterebbe di esportare chip già nelle prime ore, gettando nel caos i mercati e le catene di fornitura globali. L'innesco sarebbe una crisi energetica: se la Cina bloccasse le importazioni di carbone, gas e petrolio, l'elettricità scarseggerebbe presto. La produzione di chip consuma molta energia e il governo darebbe la priorità a ospedali e servizi civili. Da qui l'argomento morale per tenere in ostaggio l'economia mondiale.

Nella previsione più cupa, a quel punto Trump ordinerebbe a Taiwan di arrendersi, al termine di trattative con la Cina da cui l'isola sarebbe esclusa. Gli ottimisti replicano che una resa del genere lascerebbe alla Cina il controllo dei più importanti produttori di chip del mondo. Come si concilierebbe, si domandano, con la corsa americana al primato nell'intelligenza artificiale?

Per l'Economist, in fondo, Taiwan ha un punto di strozzatura e le stesse accuse di Trump sul furto dell'industria dei chip sono un complimento rovesciato: l'isola ha le carte in mano e il presidente lo sa. Una guerra per Taiwan tra Stati Uniti e Cina sarebbe spaventosamente pericolosa. Una conquista cinese spegnerebbe una democrazia vivace e aprirebbe un incubo di repressione, processi farsa e rieducazione di massa per milioni di taiwanesi. Il modo migliore per evitare questi disastri, sostiene l'Economist, è che l'America continui a dissuadere la Cina.

A Washington, chi difende Trump gli attribuisce il merito di aver ripreso la dottrina di Ronald Reagan della "pace attraverso la forza". Per l'Economist è un insulto a Reagan: gli altri paesi, semmai, fiutano debolezza. Stanno anzi imparando da un'altra sua frase: "se non riesci a far vedere la luce a qualcuno, fagli sentire il calore".


L'Iran punta a incassare 40 miliardi l'anno dallo Stretto di Hormuz


L'Iran vuole trasformare lo Stretto di Hormuz in una fonte stabile di entrate. Secondo funzionari a conoscenza del dossier citati dal Wall Street Journal, Teheran stima di poter incassare fino a 40 miliardi di dollari l'anno facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi verrebbero poi divisi tra gli Stati che aderiranno all'accordo.

Attraverso lo Stretto di Hormuz, prima dell'intervento americano, passava circa il 25% del traffico di petrolio mondiale. L'Iran aveva chiuso lo stretto all'inizio della guerra con gli Stati Uniti e ora, mentre il conflitto sembra avviarsi verso una conclusione, prova a mantenere sulla rotta un controllo che prima non aveva. "Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima", ha dichiarato senza mezzi termini martedì in Oman il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.

Per rendere più accettabile la proposta, Teheran la sta presentando ai Paesi del Medio Oriente e alla Cina come un meccanismo condiviso. L'obiettivo è quello di coinvolgere i vicini del Golfo Persico e offrire loro una quota dei ricavi. L'Iran ha già discusso il progetto con Cina ed Egitto e, in privato, si è detto disponibile a includere anche gli Stati Uniti nel sistema dei pagamenti: un'ipotesi che Donald Trump ha evocato più volte pubblicamente.

Golfo Persico

Il pedaggio di Hormuz: l'Iran prova a monetizzare i passaggi nello Stretto

Teheran vuole far pagare alle navi il transito nello Stretto da cui prima della guerra passava un quarto del petrolio mondiale. Washington e i Paesi del Golfo si oppongono; il traffico riparte lentamente, ma i rischi restano.

L'obiettivo dichiarato di Teheran
$40mld / anno
È quanto l'Iran stima di poter incassare ogni anno facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi dei pedaggi verrebbero divisi tra gli Stati aderenti.

25%
del petrolio mondiale passava da Hormuz prima dell'intervento americano

130
le petroliere al giorno in transito prima del conflitto; ora il traffico è ancora dimezzato

60 gg
la durata dell'accordo che ferma i combattimenti: transito gratuito e bonifica delle mine

Il traffico marittimo
La rotta ha riaperto, ma il traffico resta la metà del normale
Mercoledì gli attraversamenti hanno toccato il livello più alto dall'inizio della guerra, ma siamo ancora lontani dalla media registrata prima del conflitto.

Prima della guerramedia giornaliera

130 petroliere

Mercoledìpicco post-guerra

~70

Giovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa dell'Oman, riportando danni alla plancia, nessuna vittima.

Il precedente turco
Il modello a cui guarda l'Iran: lo Stretto dei Dardanelli
Nello Stretto controllato dalla Turchia vige una tassa di passaggio, il "franco oro", che copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare.

Tariffa Dardanelli · dal 1º luglio
$6,70 per tonnellata netta
Ma replicare lo schema a Hormuz sarebbe ben più complesso: secondo il giurista James Kraska (U.S. Naval War College), l'Iran ha sottoscritto accordi che gli impediscono di imporre pagamenti unilaterali. Il caso turco, aggiunge, è un'eccezione storica non trasferibile.

176
Qualsiasi tariffa richiederebbe il consenso di tutti i 176 membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale: l'ostacolo legale principale.

Le posizioni in campo
Chi spinge per il pedaggio e chi lo respinge

A favore
Iran
"La gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima" (Ghalibaf)
Ha presentato il piano a Cina ed Egitto come meccanismo condiviso
Ha già imposto ssicurazione propria e rotte obbligate da seguire

Contrari
USA e Paesi del Golfo
Per Rubio i pedaggi si diffonderebbero "come un contagio"
Nessuno può far pagare le vie d'acqua internazionali
L'Oman ha aperto un corridoio sicuro e gratuito; gli Emirati frenano

Fonte Wall Street Journal, su dichiarazioni di funzionari a conoscenza del dossier; dichiarazioni di Mohammad Bagher Ghalibaf, Marco Rubio e Badr Albusaidi; analisi di James Kraska (U.S. Naval War College). Dati 2026.
Grafica di FocusAmerica

Il precedente turco e gli ostacoli legali


Il modello indicato da Teheran è quello dello Stretto dei Dardanelli, dove la Turchia incassa una tassa di passaggio nota come "franco oro". Il tributo, fissato a 6,70 dollari per tonnellata netta per l'anno che inizia il primo luglio, copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare. Tutte le navi che dal Mar Nero entrano nel Mediterraneo sono obbligate ad attraversare lo Stretto dei Dardanelli.

Applicare lo stesso schema a Hormuz, però, sarebbe molto più complicato. James Kraska, docente di diritto marittimo allo U.S. Naval War College, ha spiegato che l'Iran ha sottoscritto accordi internazionali e regionali che gli impediscono di imporre unilateralmente pagamenti alle navi in transito. Il caso turco, ha aggiunto, è un'eccezione storica e non può essere trasferito automaticamente a un altro Paese. Qualsiasi tariffa decisa da Teheran richiederebbe inoltre il consenso dei 176 membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale.

Da parte loro, gli Stati Uniti respingono con forza l'idea. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto giovedì in Bahrein che i pedaggi creerebbero un precedente pericoloso, capace di diffondersi "come un contagio" e produrre caos nelle rotte globali. "Nessun Paese al mondo ha il diritto di far pagare l'uso delle vie d'acqua internazionali, e questa non sarà mai una condizione accettabile in alcun accordo", ha affermato. Rubio ha aggiunto che anche i Paesi del Golfo Persico hanno già respinto la proposta. Trump, da parte sua, ha scritto sui social che l'Iran non sta chiedendo né ricevendo dazi, costi assicurativi o altri oneri sulle navi che attraversano lo Stretto.

Il traffico riparte, ma i rischi restano


L'accordo di 60 giorni per fermare i combattimenti e riaprire lo Stretto affida all'Iran la bonifica delle mine e prevede il transito gratuito per tutta la durata dell'intesa. Lo stesso documento, però, riconosce a Teheran un ruolo nella futura gestione. Intanto le autorità iraniane hanno già imposto alle navi in transito il ricorso a una propria compagnia assicurativa e giovedì hanno avvertito che attraversare lo Stretto fuori dalle rotte designate da Teheran è "pericoloso e proibito".

Da parte sua, l'Oman ha annunciato un corridoio temporaneo sicuro e gratuito lungo la propria costa, coordinato con l'Organizzazione marittima internazionale. Il Ministro degli Esteri omanita, Badr Albusaidi, ha assicurato a Rubio che qualsiasi futura intesa su Hormuz non includerà tariffe di transito. Le reazioni nella regione però restano contrastanti. Anwar Gargash, consigliere della presidenza degli Emirati Arabi Uniti, ha detto giovedì che le nuove realtà geopolitiche non possono essere imposte agli Stati arabi del Golfo. Alcuni grandi armatori, invece, considerano un eventuale pagamento il prezzo necessario per riaprire stabilmente la rotta.

Il traffico intanto riprende lentamente. Mercoledì gli attraversamenti sono saliti a circa 70, il livello più alto dall'inizio della guerra, ma ancora lontano dalla media di 130 petroliere al giorno registrata prima del conflitto. I rischi restano elevati: giovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa omanita. La nave ha riportato danni alla plancia, ma non ci sono state vittime.


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Nach den verheerenden Erdbeben in Venezuela versorgen NGOs die Menschen mit Satelliteninternet und Strom, um Kommunikation zu ermöglichen. Die Regierung lockert ihre Online-Zensur nur teilweise: X ist nach zwei Jahren Blockade wieder erreichbar, dutzende Nachrichtenseiten bleiben gesperrt. netzpolitik.org/2026/internet-…
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Un medico che ha continuato a curare i suoi pazienti mentre l’ospedale Kamal Adwan veniva assediato è oggi lasciato marcire in una cella: Hussam Abu Safiya, già direttore dell’ospedale, è detenuto da Israele da oltre diciotto mesi senza accuse formali né processo, in base a una legge che consente a Israele di prolungare la detenzione invocando la “sicurezza”.

Il 2 luglio il suo avvocato lo ha trovato quasi irriconoscibile: estremamente debole, con difficoltà a parlare, respirare e restare seduto, e con nuove lesioni. Physicians for Human Rights Israel denuncia un pericolo concreto per la sua vita; esperti delle Nazioni Unite hanno già definito la detenzione palesemente arbitraria e chiesto la sua liberazione.

Non è sicurezza: è il diritto svuotato delle sue garanzie e trasformato in un’arma.

Volt Italia chiede la liberazione immediata di Hussam Abu Safiya, cure mediche indipendenti e protezione per il personale sanitario palestinese detenuto.

Il suo caso non è isolato: è parte di un sistema di detenzioni arbitrarie, isolamento, maltrattamenti e negazione delle cure che colpisce i palestinesi, compresi medici e operatori sanitari. Un sistema che la comunità internazionale non può più tollerare.

#HussamAbuSafiya #Gaza #DirittiUmani #FreePalestine #palestina #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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La Quadrature du Net recrute un·e juriste pour décembre 2026 ou janvier 2027 ! Nous cherchons sur Paris une personne avec une expérience préalable, professionnelle ou militante. Nous avons besoin de quelqu'un capable de vulgariser nos sujets, d'appuyer les autres salarié·es et membres, qui pourra transformer des sujets juridiques en objets politiques, et nous privilégions les profils militants. ⬇️

laquadrature.net/la-quadrature…

#JeRecrute

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
in reply to La Quadrature du Net

Votre mission sera premièrement d'appuyer le travail juridique de l'association : en lien avec le reste des salarié·es et membres, vous serez un soutien à l'activité des différents groupes de travail. Vous ferez de la veille juridique et politique, aiderez à l'analyse juridique, participerez à déterminer et à mettre en œuvre la stratégie contentieuse, ou encore travaillerez à inclure des bénévoles juristes.
in reply to La Quadrature du Net

Votre rôle sera également d'entretenir des liens avec des acteurs institutionnels français et européens pour défendre et expliquer les positions de l'association, par exemple lors d'auditions parlementaires ou auprès d'autres associations alliées.

Enfin, puisque vous participerez à une organisation horizontale, cela signifiera également prendre en charge une part du travail quotidien de l'association (répondre aux mails et au téléphone, envoyer les contreparties, etc.).

in reply to La Quadrature du Net

Les candidatures sont ouvertes jusqu'au 6 septembre inclus. L'annonce complète du poste est disponible sur notre site : laquadrature.net/la-quadrature…
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1/4 🚨 Third European Parliament vote on #MassSurveillance in 4 months? Why is the Council pushing MEPs to approve mass scanning of users’ private messages? 🚨

😮 This week, due to an unprecedented move by European Parliament President Roberta Metsola, being described as her backstabbing her own institution, MEPs will be forced to vote once again on the interim ePrivacy derogation – sometimes known as “#ChatControl 1.0”.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
in reply to EDRi

2/4 🔎 This law would allow #BigTech companies like Microsoft and Meta to mass scan their users’ private messages to search for child abuse material. Despite the important aim to protect children, EDRi and many legal experts have argued that scanning everyone’s messages – rather than just those reasonably suspected of serious criminal acts – is a violation of everyone’s communications confidentiality and fundamental rights.

Why is the upcoming THIRD vote this week concerning?... 🧵

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in reply to EDRi

3/4 ⚠️ If the interim derogation is voted through, voluntary mass scanning by Big Tech platforms becomes legal - with no need for a warrant, little to no oversight, and with no legal basis, on millions of conversations.

⚠️ The outcome of the vote on "#ChatControl 1.0" will either strengthen or undermine the Parliament's position on the #CSARegulation - which has so-far protected encryption and rejected mandatory mass surveillance of private.

in reply to EDRi

4/4 ⚠️ Roberta Metsola and EPP MEPs should not be allowed to make a joke out of EU's democratic processes. The Parliament's stance on a law is final, and not a suggestion to keep revisiting.

We are urging MEPs to hold strong this week, remember the stakes at play, and to make it clear once and for all: mass surveillance of private communications is incompatible with a safe and secure democratic society 🫶🏽

Catch up on the saga of "Chat Control 1.0" with our blogpost ➡️ edri.org/our-work/did-the-eu-p…

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in reply to EDRi

Third European Parliament vote on #MassSurveillance in 4 months? Why is the Council pushing MEPs to approve mass scanning of users’ private messages? 🚨

European Parliament President Roberta Metsola, Check out her husband, there are reports he is involved in a surveillance business

Metsola pushed a new ethics code that demanded EU Parliament’s senior members declare conflicts of interest

Under those new rules, one person was left out: the president herself

politico.eu/article/roberta-me…

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Citizen Lab found that former Member of the European Parliament Stelios Kouloglou was hacked with #Pegasus #spyware while serving on the PEGA committee, which investigated Pegasus and other spyware abuses in Europe. Citizen Lab found that the attackers could have had access to confidential documents and committee deliberations.

Saskia Bricmont, coordinator of the PEGA committee and co-chair of the Parliamentary Interest Group against the Illegal Use of Spyware, believes it is “ high time that the @EUCommission puts forward concrete proposals based on the recommendations issued by our committee of inquiry, starting with the introduction of very strict conditions for the use of spyware, and the creation of a European technology laboratory, modelled on Citizen Lab, to provide assistance to victims.”

citizenlab.ca/research/member-…

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
in reply to Jan Walraven ⁂

Last year we unveiled that money from the European Investment Fund was used to finance #Paragon, another Israeli spyware company.

Several months after @apache_be revealed this investment, the European Investment Fund decided it will no longer provide funding to spyware companies based outside the EU.

But @edri EDRi believes that “no spyware company — regardless of whether it is Israeli, European, or from anywhere else – should receive public money from European taxpayers”.

apache.be/2026/05/08/european-…

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Trump chiama Infantino, la FIFA sospende la squalifica di Balogun prima di USA-Belgio


Dopo l’intervento del presidente americano, l’attaccante degli Stati Uniti potrà giocare gli ottavi di finale dei Mondiali. Belgio e UEFA protestano duramente: “Un precedente pericoloso”.

Donald Trump è intervenuto e la FIFA ha sospeso la squalifica di Folarin Balogun. Il capocannoniere della nazionale americana potrà così giocare lunedì gli ottavi di finale dei Mondiali contro il Belgio, nonostante il cartellino rosso ricevuto pochi giorni fa nella partita contro la Bosnia-Erzegovina.

Balogun, autore di tre gol nel torneo, era stato espulso mercoledì durante la vittoria per 2-0 nei sedicesimi di finale, dopo essere intervenuto con il piede sulla caviglia destra di Tarik Muharemović. Il rosso avrebbe dovuto comportare una squalifica automatica di una giornata.

Ieri, però, la FIFA ha comunicato la sospensione della sanzione per la sfida degli ottavi: una decisione straordinaria, che Trump ha accolto con favore e il Belgio ha contestato duramente. Secondo le ricostruzioni, sarebbe la prima volta dal 1962 che un’espulsione ai Mondiali non porta a una squalifica effettiva.

Subito dopo la partita, Trump ha telefonato al presidente della FIFA, Gianni Infantino, per chiedere una revisione del provvedimento. “Grazie alla FIFA per aver fatto la cosa giusta, riparando a una grande ingiustizia”, ha scritto poi Trump sui social.

È stato lo stesso Trump ad aver confermato di aver chiamato Infantino. "Sì l'ho fatto", ha detto il presidente. "Non era un fallo, erano due atleti che si sono scontrati. L'arbitro è un po' sospetto, se guardiamo al suo passato. Ha preso una decisione alla quale nessuno poteva credere". Ha però poi anche detto di non aver chiesto di annullare la decisione ma solo di riesaminarla.

La FIFA ha giustificato la sua decisione richiamando l’articolo 27 del proprio regolamento disciplinare, che consente di sospendere in tutto o in parte una sanzione e prevede, per chi ne beneficia, un periodo di prova compreso tra 1 e 4 anni. Nel caso di Balogun, la prova durerà un anno: se l’attaccante commetterà un’altra infrazione simile per natura e gravità, la squalifica tornerà valida e dovrà essere scontata.

Le proteste di Belgio e UEFA


La federcalcio belga si è detta “sbalordita”. Il commissario tecnico Rudi Garcia ha ironizzato sulla decisione: “Non sapevo che negli uffici della FIFA il 5 luglio fosse il 1 aprile in Europa”, ha detto attraverso un traduttore, paragonando il provvedimento a un pesce d’aprile. Secondo Garcia si tratta della prima decisione del genere nella storia dei Mondiali. L’allenatore non ha voluto dire se il Belgio presenterà ricorso al Tribunale arbitrale dello sport, né se ritenga che Trump abbia influenzato la scelta della FIFA. La federazione belga ha però annunciato che valuterà “tutte le opzioni possibili”.

Durissima anche la UEFA. In un comunicato diffuso oggi, l’organizzazione sportiva europea ha parlato di una decisione che “ha superato una linea rossa”. Secondo la UEFA, la squalifica automatica di una giornata dopo un cartellino rosso non dovrebbe essere discrezionale e non può prevedere eccezioni, soprattutto nel mezzo di un torneo in cui altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la pena.

La scelta, avverte l’organismo europeo, crea un precedente e rischia di minare la credibilità della competizione. La UEFA ha espresso quindi la sua totale “incredulità” per una decisione definita “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”.

Le critiche sono arrivate anche da altri commissari tecnici. Il ct dell’Inghilterra, Thomas Tuchel, si è chiesto se in futuro sarà possibile contestare anche altri cartellini, come i gialli ricevuti dall’inglese Declan Rice e dal francese Michael Olise. “Possiamo discuterne all’infinito. Dove finisce tutto questo? Dove ci si ferma?”, ha detto. Il ct della Norvegia, Ståle Solbakken, ha parlato di “una decisione pessima che danneggerà i Mondiali”, chiedendosi cosa accadrà al prossimo cartellino rosso.

Di tutt’altro avviso il commissario tecnico degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino, che ha applaudito la scelta della FIFA. Secondo lui, la sua squadra era già stata punita a sufficienza, avendo giocato in dieci per trenta minuti contro la Bosnia-Erzegovina. Pochettino, che disputò il Mondiale del 2002 con l’Argentina, non si è detto sorpreso dalla telefonata di Trump a Infantino e ha ricordato quanto il calcio sia considerato “una religione” nella cultura da cui proviene.

Il caso Balogun e il precedente di Garrincha


Il cartellino rosso a Balogun era stato uno degli episodi più discussi del torneo. L’arbitro brasiliano Raphael Claus inizialmente non aveva fischiato il fallo. “Se si guarda l’intervento, non c’era alcuna intenzione. Ne ho visti di molto peggiori in questo torneo”, ha commentato Christian Pulisic.

Con tre gol segnati finora, compreso quello che ha portato in vantaggio gli Stati Uniti contro la Bosnia, Balogun ha eguagliato Landon Donovan nel 2010: è il secondo miglior bottino di uno statunitense in una singola edizione dei Mondiali, dietro solo alle quattro reti di Bert Patenaude nel torneo inaugurale del 1930.

Venticinquenne del Monaco, Balogun ha segnato tredici gol nell’ultima stagione di Ligue 1 e conta dodici reti in trenta presenze con la nazionale. Nato a Brooklyn da genitori nigeriani cresciuti a Londra, nel 2023 ha scelto di rappresentare gli Stati Uniti, con cui aveva già giocato a livello giovanile. “Mette paura a molti difensori”, ha detto il compagno di squadra Chris Richards.

Non è la prima volta che una sanzione viene alleggerita in vista di un torneo. In passato, provvedimenti simili avevano permesso a Cristiano Ronaldo, Nicolás Otamendi e Moisés Caicedo di giocare l’avvio del Mondiale nonostante cartellini rossi ricevuti nelle qualificazioni.

Il precedente più lontano risale però al 1962: il brasiliano Garrincha, espulso all’83’ della semifinale contro il Cile padrone di casa, fu comunque ammesso alla finale contro la Cecoslovacchia dopo una campagna che coinvolse anche il presidente cileno Jorge Alessandri. Il Brasile vinse poi quel Mondiale, il secondo consecutivo.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)

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🇩🇪 Ansage der Renew-Fraktion zur #Chatkontrolle: Dauerhafte Lösung jetzt statt endloser Überwachungs-Schleife und Verfahrens-Tricks! eureporter.co/de/politics/2026…

📞 JETZT EU-Abgeordnete mit Markierung „UNTERSTÜTZT“ anrufen & Trickserei stoppen: fightchatcontrol.eu/de/#delega…

in reply to Patrick Breyer

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🇪🇸 Renew sobre #ChatControl: ¡Solución permanente ya en vez de vigilancia infinita y trucos de procedimiento! eureporter.co/es/politics/2026…

📞 Llama AHORA a diputados « a favor » y para el truco: fightchatcontrol.eu/es/#delega…
gpt-5.2-chat-latest

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Die schwarz-rote Koalition behauptet, geplante Einschnitte bei der Transparenz würden der Sicherheit dienen und die Nutzung des IFG erleichtern. Die Informationsfreiheitsbeauftragten von Bund und Ländern widersprechen vehement und warnen: Die Pläne würden Deutschland zurück in die Zeit des „verschlossenen Obrigkeitswissens“ katapultieren.

netzpolitik.org/2026/heftige-k…

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Trump usa le agenzie federali per cambiare le regole del voto, ma i tribunali lo fermano


Il presidente vuole schedare i cittadini, dare al servizio postale un ruolo sul voto per posta ed eliminare le macchine elettroniche. Giudici e Corte Suprema hanno bloccato molte sue mosse.

Il presidente Donald Trump da mesi porta avanti una campagna aggressiva per cambiare il modo in cui i singoli Stati organizzano le elezioni, usando le agenzie federali come nessuno dei suoi predecessori aveva mai fatto.

Ha chiesto al Dipartimento per la Sicurezza interna, il ministero che si occupa di confini e immigrazione, di compilare una lista dei cittadini di ogni Stato per stabilire chi ha diritto di voto. Vuole affidare al servizio postale un ruolo nel decidere chi può ricevere le schede per il voto per posta. Ha minacciato di togliere i fondi federali agli Stati che non eliminano le macchine per il voto elettronico. E fa pressione sui parlamentari repubblicani perché riscrivano le leggi elettorali, sostenendo senza prove che le elezioni siano truccate.

La Costituzione americana affida agli Stati, e non al governo federale, il controllo su come si vota e lascia al Congresso il potere di approvare le leggi in materia. Il presidente può agire solo attraverso norme federali già esistenti, ha ricordato Rick Hasen, professore di diritto all'Università della California a Los Angeles. Per questo molti tribunali hanno bloccato o annullato i suoi tentativi di intervenire sull'organizzazione del voto.

Al centro dell'offensiva c'è il SAVE America Act, una proposta di legge che obbligherebbe gli elettori a dimostrare la cittadinanza al momento dell'iscrizione alle liste, a mostrare un documento d'identità per votare e imporrebbe agli Stati di trasmettere i dati degli elettori al Dipartimento per la Sicurezza interna. Trump considera la questione una "emergenza nazionale" e ha fatto saltare una legge sulla casa sostenuta da entrambi i partiti, minacciando di non firmare alcun provvedimento finché la misura sul voto non sarà approvata. I leader repubblicani del Senato però ritengono che non ci siano voti sufficienti per farla passare.

La Camera ha già approvato il testo. Lo speaker Mike Johnson ha spiegato la posta in gioco davanti a una platea di conservatori religiosi riuniti dalla Faith & Freedom Coalition: se i democratici riconquisteranno la Camera, ha avvertito, andranno "a colpire la famiglia del presidente, il gabinetto, i suoi donatori, gli amici" e i sostenitori. "Io gestisco il programma di protezione", ha detto. "Mi prenderò cura di voi".

Nell'ultimo mese l'offensiva ha incassato una serie di sconfitte in tribunale. Una giudice federale nominata da Joe Biden, Sparkle Sooknanan, ha stabilito che la banca dati sull'immigrazione costruita dal Dipartimento per la Sicurezza interna per verificare chi avesse diritto di voto violava le leggi sulla privacy e che il suo uso aveva già portato alcuni Stati a cancellare cittadini americani dalle liste elettorali sulla base di informazioni sbagliate. Il governo federale, ha scritto, "ha calpestato consapevolmente i diritti alla riservatezza dei cittadini americani in un modo che minaccia il sacro diritto di voto".

Anche la maggioranza conservatrice della Corte Suprema ha dato un colpo ai repubblicani, confermando le leggi statali che permettono di contare le schede spedite entro il giorno del voto ma arrivate in ritardo. Trump ha definito la decisione "un po' sorprendente" e ha sostenuto, di nuovo senza prove, che darà alle persone "più tempo per votare illegalmente".

Il presidente punta a limitare anche il voto per posta. A marzo ha firmato un ordine esecutivo che restringe la platea di chi può ricevere le schede via posta: secondo la norma proposta, il servizio postale non consegnerebbe le schede negli Stati che si rifiutano di trasmettere al governo federale i dati sensibili degli elettori. Una giudice federale nominata da Barack Obama, Indira Talwani, ha bloccato il piano. "La Costituzione non conferisce al presidente alcun potere specifico sulle elezioni", ha scritto, aggiungendo che il servizio postale non ha l'autorità di stabilire chi può votare per posta. La Casa Bianca resta convinta che l'ordine sarà in vigore entro le elezioni di novembre.

Trump continua a sostenere che i democratici stiano cercando di truccare il voto. Il mese scorso ha affermato, senza portare prove, che avrebbero imbrogliato per vincere le primarie in California e ha rivendicato l'esistenza di un'indagine dei procuratori federali di Los Angeles. Le accuse hanno provocato reazioni critiche anche dentro il suo partito. "Trovo ironico che controlliamo la Camera, il Senato, la Corte Suprema e la Casa Bianca e stiamo gridando ai brogli. Voglio dire, abbiamo vinto tutte queste maledette elezioni", ha detto ai giornalisti il deputato repubblicano Thomas Massie.

I democratici al Senato hanno annunciato che manderanno osservatori ai seggi in risposta alle iniziative del presidente. "Non aspettiamo che arrivi il caos", ha detto il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer. "Ci stiamo preparando ora".


La Corte Suprema dà più potere a Trump, ma salva Fed e voto postale


La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso oggi tre sentenze destinate a ridisegnare gli equilibri tra Casa Bianca, Congresso e apparato federale. Nella prima, i giudici hanno ampliato in modo significativo il potere del presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti, consegnando a Donald Trump un controllo molto più diretto su una parte rilevante dell'Amministrazione finora fuori il suo diretto controllo. Nella seconda, però, hanno posto un limite all'intervento della Casa Bianca sulla Federal Reserve, impedendo per ora la rimozione della governatrice Lisa Cook. Con una terza sentenza, la Corte ha invece confermato la legge del Mississippi che consente di contare le schede postali timbrate entro l'Election Day ma arrivate nei giorni successivi.

Sul caso delle agenzie indipendenti, la decisione è arrivata con 6 voti contro 3, con i giudici liberal contrari. La sentenza sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente e potrebbe modificare profondamente l'architettura del governo federale. Il caso nasceva dalla decisione di Trump di licenziare Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della Federal Trade Commission, rimossa perché non allineata all'agenda del presidente, nonostante la legge consentisse sinora al presidente la destituzione dei commissari solo per "inefficienza, negligenza nei doveri o cattiva condotta in carica".

Gli effetti di questa sentenza potrebbero ora farsi sentire in oltre una decina di agenzie federali precedentemente indipendenti, comprese quelle che vigilano su consumatori, lavoratori, ambiente, sicurezza nucleare e servizi postali. I vertici di enti come la Consumer Product Safety Commission, la Equal Employment Opportunity Commission, il National Labor Relations Board, la Nuclear Regulatory Commission e lo stesso servizio postale potranno ora essere licenziati con maggiore discrezionalità dalla Casa Bianca. I giudici hanno così cancellato quasi novant'anni di tutele legali, rovesciando il precedente del 1935, la sentenza Humphrey's Executor v. United States, che aveva limitato il potere del presidente di rimuovere direttori di agenzie indipendenti per semplici divergenze politiche.

Corte Suprema degli Stati Uniti
Tre sentenze in un giorno ridisegnano il potere esecutivo
In una sola giornata la Corte Suprema ha ampliato il controllo di Trump sulle agenzie federali, ma lo ha fermato sul controllo del Federal Reserve e sul voto per posta.

Grafica di FocusAmerica 3 verdetti con esiti divergenti

3

Sentenze nello stesso giorno
L'equilibrio tra Casa Bianca, Congresso e apparato governativo federale rimesso in gioco in poche ore.
Per Trump, una sola vittoria e due battute d'arresto: la Corte gli concede potere sulle agenzie indipendenti cancellando un precedente di quasi 90 anni fa, ma alza un muro su Fed e schede postali.

1
A favore di Trump

2
Contro Trump

89
Anni di precedente rovesciati

I tre verdetti, uno per uno
6–3 Agenzie indipendentiAgenzie 5–4 Federal ReserveFed 5–4 Voto per postaVoto posta

Vittoria per Trump
Il presidente può ora rimuovere liberamente i vertici delle agenzie indipendenti
Cade la tutela che dal 1935 proteggeva i direttori da licenziamenti per semplici divergenze politiche con il presidente in carica. Il caso nasce dalla rimozione di Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della FTC.

6Maggioranza
3Giudici liberal contrari

La sentenza rovescia il precedente Humphrey's Executor del 1935 e sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente.

10+
Agenzie federali esposte alla nuova discrezionalità

1935
Precedente cancellato dopo quasi 90 anni

Tra gli enti ora più esposti

CPSCSicurezza dei prodotti di consumo
EEOCPari opportunità nel lavoro
NLRBRelazioni sindacali
NRCSicurezza nucleare
FTCCommercio e tutela dei consumatori
USPSServizio postale federale

Battuta d'arresto per Trump
La Federal Reserve resta ancora protetta, almeno per ora
La Corte ha impedito la rimozione della governatrice Lisa Cook licenziata da Trump: non le era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, mai dimostrate, di frode sui mutui usate come pretesto per il licenziamento.

5Maggioranza
4Contrari

Margine sottile su un nodo delicato: l'indipendenza della Banca Centrale, su cui Trump preme da tempo per ottenere un taglio dei tassi.

Lisa Cook resta in carica
La rimozione, avvertivano ex funzionari della Fed e del Dipartimento del Tesoro, avrebbe rischiato di causare turbolenze sui mercati e erodere la credibilità della Banca Centrale come istituto indipendente.

La sentenza odierna non stabilisce se il presidente possa rimuovere Cook per giusta causa: la decisione sul merito sull'indipendenza della Fed verrà presa in seguito.
Opinione concorrente del giudice Brett Kavanaugh

Sconfitta per Trump e i Repubblicani
Confermata la legge del Mississippi sul voto via posta
Gli uffici elettorali potranno contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a 5 giorni lavorativi dopo. La norma resterà in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

5Maggioranza
4Contrari

Sentenza scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal.

5giorni
Tempo utile in termini di giorni lavorativi per conteggiare le schede spedite entro l'Election Day

2020
L'anno dal quale Trump sostiene, senza mai presentare prove, brogli legati al voto postale

L'effetto a catena

18+

Leggi statali e di territori con norme simili sul voto per posta restano in vigore.
Includono collegi chiave per la maggioranza alla Camera nel novembre 2026 come in Nevada e California. La legge del Mississippi, approvata in piena pandemia da una legislatura a maggioranza repubblicana, era stata poi contestata dallo stesso partito.

Il bilancio della giornata
La Corte allarga il potere di Trump sull'apparato federale, ma traccia due confini netti sull'indipendenza della Federal Reserve e le regole del voto via posta.

Fonte: sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti, ricostruzione FocusAmerica.

La Fed resta protetta, almeno per ora


Diverso è stato però l'esito sulla Federal Reserve. Con una decisione separata, adottata con 5 voti contro 4, la Corte Suprema ha invece impedito a Trump di rimuovere Lisa Cook, sostenendo che alla governatrice non era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, non dimostrate, di frode sui mutui usate dal presidente come giustificazione per il licenziamento. La pronuncia, tuttavia, resta circoscritta. In un'opinione concorrente, il giudice Brett Kavanaugh ha chiarito che la sentenza attuale non stabilisce se il presidente possa rimuovere o meno Cook legittimamente per giusta causa.

Il caso resta quindi aperto, ma la Corte Suprema ha evitato per ora di decidere nel merito dell'indipendenza della Banca Centrale. Ex alti funzionari della Fed e del Tesoro, insieme ai legali di Cook, avevano avvertito che una sua rimozione durante il procedimento avrebbe potuto provocare turbolenze sui mercati e indebolire la credibilità storica della Federal Reserve come agenzia indipendente. La questione è particolarmente sensibile perché Trump preme da tempo sulla Banca Centrale per ottenere un taglio dei tassi d'interesse.

Il voto per posta è stato tutelato


Per quanto riguarda le regole elettorali, la Corte ha confermato con 5 voti contro 4 la legge approvata dal Mississippi sul voto per posta. La decisione, scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, è stata sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal della Corte. La legge confermata dalla Corte consente agli uffici elettorali di contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a cinque giorni lavorativi dopo. Tale limite resterà quindi in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

La sentenza, in questo caso, rappresenta una chiara sconfitta per Trump e per il Partito Repubblicano, che da anni cerca di restringere il voto per posta. La decisione lascia inoltre in piedi normative simili in almeno altri 18 Stati e territori, compresi in collegi chiave per il 2026 in Nevada e California. È anche una battuta d'arresto personale per il presidente, che continua a sostenere, senza prove, che il voto postale favorisca brogli e abbia contribuito alla sua sconfitta nel 2020.

La legge del Mississippi era stata approvata durante la pandemia da una legislatura statale a guida repubblicana, ma era poi stata contestata dal Comitato Nazionale Repubblicano e dal partito repubblicano locale, secondo cui la legge federale fissa l'Election Day come termine ultimo per considerare valide le schede inviate via posta.


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Joint Statement: Pegasus in the European Parliament, the EU Must Act Now


A joint statement with civil society organisations and individual signatories is calling on the EU institutions to regulate spyware technologies after the 2026 Citizen Lab revelations.

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Ich habe mich bereits zum zweiten Mal mit Alexandra Keiner unterhalten und muss sagen: Es ist jedes Mal sehr interessant. Sie kennt sich mit der diskriminierenden Bezahlkarte einfach sehr gut aus. Dieses Interview ist aus dem Gespräch entstanden: netzpolitik.org/2026/bezahlkar…
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Kein Online-Shopping, kein Flohmarkt-Besuch: Das Leben mit Bezahlkarte ist teuer und fremdbestimmt, berichtet Alexandra Keiner. Die Soziologin am Weizenbaum-Institut erforscht, wie Migrant*innen durch Finanzinfrastruktur kontrolliert werden. Sie sagt, die Bezahlkarte könne bald auch anderen Gruppen drohen. netzpolitik.org/2026/bezahlkar…
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🇩🇪🚨 LETZTE CHANCE: EU‑Regierungen wollen #Chatkontrolle MORGEN durchdrücken. Forscher warnen.
⏳ Noch 21 Stunden.
📞 Rufe Abgeordnete an, die als „UNTERSTÜTZT“ markiert sind — fordere ein NEIN zur Dringlichkeit: fightchatcontrol.eu/de/#delega…
📰 Details: patrick-breyer.de/verfahrenstr…
in reply to Patrick Breyer

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🇪🇺🚨 LAST CHANCE: EU leaders try to sneak #ChatControl back TOMORROW via a procedural trick. Cybersecurity researchers warn.
⏳ We have 21 hours.
📞 Call MEPs marked “SUPPORTS” — demand a NO on urgency procedure: fightchatcontrol.eu/#delegates
📰 Details: patrick-breyer.de/en/procedura…
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🇫🇷 🚨DERNIÈRE CHANCE : L’UE tente d’imposer la #ChatControl DEMAIN par ruse. Les experts alertent.
⏳ Plus que 21h.
📞 Appelez les députés « favorable » – exigez un NON à l’urgence : fightchatcontrol.eu/fr/#delega…
📰 Détails : patrick-breyer.de/fr/procedura…
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🇮🇹 🚨ULTIMA CHANCE: Domani l'UE prova a far passare #ChatControl con un trucco. Esperti allertano.
⏳ Mancano 21h.
📞 Chiama i deputati « sostiene » – di' NO alla procedura d'urgenza: fightchatcontrol.eu/it/#delega…
📰 Dettagli: patrick-breyer.de/it/procedura…
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🇪🇸🚨 ÚLTIMA OPORTUNIDAD: La UE intenta colar #ChatControl MAÑANA con trucos. Expertos advierten.
⏳ Quedan 21h.
📞 Llama a diputados « a favor » – exige un NO a la urgencia: fightchatcontrol.eu/es/#delega…
📰 Detalles: patrick-breyer.de/es/procedura…
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Are they Cleanup heroes?
Animal Rescuers?
Waste pirates?

No, they're TrashUre Hunt!

TrashUre Hunt brings environmental problems to the attention of the public in an accessible, effective and playful way. In various forms of play, litter is hunted with groups of children, teenagers and adults. In addition to these activities, TrashUre Hunt provides lectures and workshops for the business community, the government and private individuals.

trashurehunt.org/

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For the last EU Council, Rob Jetten quoted Margaret Thatcher (or Destiny's child 🤷‍♂️) when asked whether the Netherlands would vote for the new EU budget proposal.

"Nein. Non. No."

was his answer and in stark contrast to his campaign where he demanded a 10x more ambitious EU (🙄 d66.nl/europa/nieuws/wederopst…).

👉🏻 Our opinion piece why more Europe actually saves tax payer money with @ReiniervanLanschot and @laurensdassen in the Dutch @Trouw - trouw.nl/opinie/opinie-een-ste…

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Press freedom is under pressure globally and in Europe. Recently, in Brussels, journalists were removed from a US administration event just for doing their job. This is a major wake-up call.

A free, independent media landscape is vital for democracy. As a pan-European party, Volt believes that cross-border threats to press freedom require strong European action. We must protect journalists and secure free speech.

Full statement: volteuropa.org/news/free-speec…

#PressFreedom #Press #EUpol #Volt

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