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Unser Mitarbeiter Tom Jennissen zu den Einschränkungen des IFG:
„Mit der geplanten massiven Einschränkung der Informationsfreiheit schwächt die Bundesregierung ganz bewusst eine wesentliche Säule einer lebendigen Öffentlichkeit und zeigt ein erschreckend autoritäres Staatsverständnis. Intransparenz und Verantwortungsdiffusion untergraben das Vertrauen in öffentliche Institutionen, statt sie zu stärken.“


Die Spitzen von Union und SPD wollen die Informationsfreiheit massiv einschränken. Die Zivilgesellschaft zeigt sich entsetzt und spricht vom „schwersten Angriff auf staatliche Transparenz“. #ifg

netzpolitik.org/2026/informati…


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Trump dice che non c'è nulla di sbagliato nell'aver guadagnato 2,2 miliardi da presidente


La dichiarazione patrimoniale mostra 1,4 miliardi dalle criptovalute di famiglia e oltre 21.000 operazioni in borsa in un anno. Il presidente: "Non c'è niente di illegale"

Donald Trump ha guadagnato 2,2 miliardi di dollari nel 2025, il primo anno del suo ritorno alla Casa Bianca. La cifra emerge dalla dichiarazione patrimoniale obbligatoria pubblicata martedì dall'Office of Government Ethics, l'ufficio federale che vigila sull'etica dei funzionari pubblici: più di 680 pagine di transazioni finanziarie. Circa 1,4 miliardi arrivano dalle società di criptovalute della famiglia, un settore di cui il presidente è al tempo stesso uno dei maggiori operatori e il massimo regolatore. Intervistato giovedì dalla CNBC nello Studio Ovale, Trump ha difeso i suoi affari: "Non c'è niente di illegale. Non c'è niente di sbagliato".

Trump ha dichiarato circa 594 milioni di dollari di entrate da World Liberty Financial, la società di criptovalute che ha fondato insieme ai figli, circa 636 milioni legati al suo memecoin (la criptovaluta $TRUMP, creata attorno alla sua immagine) e quasi 197 milioni dalla vendita di una partecipazione riconducibile a Stablecoin Holdco, un'altra società cripto del gruppo. Una parte importante dei guadagni è arrivata quando un fondo di investimento vicino agli Emirati Arabi Uniti ha comprato quasi metà di World Liberty Financial. Un tempo scettico sulle criptovalute, Trump ne è diventato un sostenitore durante la campagna del 2024 e da presidente ha promosso leggi e politiche favorevoli agli investitori del settore. Alla CNBC ha detto che il suo obiettivo è il primato americano anche in questo campo: "Siamo il numero uno nelle cripto".

I consulenti che gestiscono i suoi investimenti hanno eseguito più di 21.000 operazioni su titoli nel corso dell'anno, distribuite su otto conti diversi, secondo un'analisi di ABC News. I conti sono cresciuti fino ad almeno 858 milioni di dollari e comprendono partecipazioni in circa 1.600 società. I presidenti precedenti avevano venduto i loro asset prima di entrare in carica o avevano investito solo in fondi comuni diversificati: Joe Biden, in tutto il suo mandato, fece 13 operazioni in borsa, mentre nel 2017, il primo anno del primo mandato di Trump, le transazioni erano state 86.

Nel complesso, scrive ABC News, le operazioni indicano un portafoglio gestito in modo professionale e in linea con le pratiche del settore. Trump però detiene quote di decine di società che hanno contratti con il governo federale, come Palantir, Lockheed Martin, Boeing, Raytheon, Intel e Nvidia, oltre ai gestori di carceri private GEO Group e CoreCivic. Molte delle aziende in portafoglio beneficiano anche delle sue politiche, una circostanza per cui i democratici lo accusano di conflitti di interesse.

Il 23 luglio 2025, il giorno in cui la Casa Bianca presentò il piano per alleggerire le regole sull'intelligenza artificiale, Trump comprò tra 1 e 5 milioni di dollari di azioni di ciascuna di sei aziende toccate direttamente da quella politica: Amazon, Apple, Broadcom, Meta, Microsoft e Nvidia. La dichiarazione non specifica se gli acquisti avvennero prima o dopo l'annuncio e quello stesso giorno il presidente comprò anche titoli estranei all'intelligenza artificiale.

I consulenti hanno comprato inoltre tra 200.000 e 680.000 dollari di azioni di Palantir, società di software per la difesa, nei mesi che hanno preceduto il post con cui Trump, il 10 aprile di quest'anno, ne ha elogiato le "grandi capacità belliche"; nello stesso periodo però hanno venduto tra 1 e 5 milioni di dollari degli stessi titoli. Il post è arrivato dopo una delle settimane peggiori dell'azione nell'ultimo anno e ha preceduto un rialzo significativo del titolo. Il 9 aprile 2025, invece, quattro ore prima di annunciare la sospensione per 90 giorni dei dazi, Trump scrisse sui social: "Questo è un ottimo momento per comprare!!!". Il giorno precedente uno dei suoi conti aveva effettuato 327 acquisti di titoli di vario tipo, ma quel conto aumentava l'attività in tutti i periodi di forte volatilità, il che suggerisce una normale pratica di ribilanciamento del portafoglio.

Trump ha detto alla CNBC di non essere al corrente dell'entità dei suoi investimenti in criptovalute: "Potevo saperlo. Non lo sapevo". I suoi soldi, ha spiegato, sono affidati a grandi società finanziarie e se ne occupa il figlio Eric, che li versa in "semi-blind trust o blind trust", fondi in cui il proprietario non conosce né sceglie gli investimenti. "Non parlo con lui di queste cose", ha detto, aggiungendo di ritenere che gli sarebbe consentito ma di non farlo. "Ho fatto una quantità enorme di soldi, più di quanto avrei mai pensato. E lascio che altre persone li investano. Non so nemmeno chi siano".

Il presidente ha detto di dispiacersi per i figli, ai quali ha affidato la gestione delle aziende di famiglia, perché la presidenza "è così potente" che ogni loro investimento crea un potenziale conflitto: se comprassero un'azienda di cupcake, ha spiegato, perfino l'energia necessaria a produrre i dolci finirebbe per chiamare in causa la sua politica energetica. "Se comprano un camion a basso consumo energetico, hanno informazioni privilegiate", ha aggiunto. "Dico ai miei figli: state lontani da tutto ciò da cui potete stare lontani. Ma hanno anche una vita". L'amministrazione ha approvato accordi o contratti con diverse società in cui i figli del presidente hanno investito, dai produttori di droni alle imprese minerarie. Alcuni parlamentari democratici vogliono esaminare quelle operazioni per possibili casi di insider trading o conflitti di interesse.

"Donald Trump è il presidente più corrotto della storia americana", ha scritto sui social il governatore della California Gavin Newsom, considerato un probabile candidato alle presidenziali del 2028. I democratici hanno usato la dichiarazione per accusare il presidente di corruzione e contrapporre la sua ricchezza alla condizione economica della maggior parte degli americani. "Donald Trump sta con la classe dei miliardari", ha scritto su X la deputata del Michigan Haley Stevens, impegnata in una primaria competitiva per un seggio al Senato: "Non ha idea di cosa significhi vivere con un assegno della previdenza sociale e ha dimostrato che non gli importa".

La base MAGA, che negli ultimi mesi ha criticato apertamente la guerra con l'Iran e ha chiesto la pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein, è rimasta invece in gran parte in silenzio e alcuni sostenitori hanno descritto i guadagni come una conferma del talento per gli affari che ammirano da sempre in Trump. "Nessuno tra quelli che hanno votato per Donald Trump, un uomo con grattacieli che portano il suo nome, con un aereo che porta il suo nome, sospetta di lui perché fa soldi", ha detto alla CNN Joe Borelli, ex capogruppo repubblicano al consiglio comunale di New York e oggi dirigente di una società di lobbying. "Ha costruito un'intera carriera parlando di quanti soldi guadagna".

Tra le poche voci critiche a destra c'è quella dell'ex deputata Marjorie Taylor Greene, che ha rotto formalmente con il partito e considera l'arricchimento del presidente un'altra prova che gli elettori MAGA devono abbandonare i repubblicani. Il partito, ha scritto, "ha dirottato MAGA" e "ci ha svenduti tutti"; Trump "ha avallato l'intera truffa incassando assegni letteralmente da chiunque".

La Casa Bianca ha respinto l'idea che il patrimonio del presidente costituisca un conflitto di interessi e ha ricordato che i conti sono gestiti da consulenti professionali che non comunicano regolarmente con lui. Trump, parlando con i giornalisti mercoledì, ha rivendicato i profitti come un effetto del buon andamento dei mercati: "Sapete perché sto guadagnando? Perché la borsa sale, stanno guadagnando tutti".


Trump ha guadagnato più di un miliardo di dollari dalle criptovalute nel 2025


Il presidente Donald Trump ha guadagnato più di 1,2 miliardi di dollari dalle criptovalute nel 2025, il primo anno del suo ritorno alla Casa Bianca. Lo rivela la dichiarazione patrimoniale che ogni anno è obbligato a presentare, un documento di 927 pagine reso pubblico martedì dall'Office of Government Ethics, l'ufficio federale che vigila sull'etica dei funzionari pubblici. I guadagni legati alle criptovalute superano di gran lunga quelli che ricava dagli immobili e dai prodotti che portano il suo nome.

La voce più consistente sono i 635 milioni di dollari arrivati da una meme coin, una criptovaluta nata come fenomeno virale e senza un vero progetto economico alle spalle. La moneta, che si scambia con la sigla TRUMP, è stata lanciata sulla rete Solana pochi giorni prima dell'insediamento del gennaio 2025. Nelle prime ore aveva raggiunto un valore complessivo di diversi miliardi di dollari, per poi crollare: oggi vale 1,66 dollari, il 98 per cento in meno rispetto al massimo toccato il 19 gennaio 2025. I suoi guadagni derivano quasi per intero dalle royalty di un accordo di licenza con la società Celebration Coins.

Altri 588 milioni di dollari sono arrivati dalla vendita di token distribuiti da World Liberty Financial, una società di criptovalute fondata dai figli del presidente insieme ai figli di Steve Witkoff, suo inviato speciale. Trump ha dichiarato inoltre di possedere più di 50 milioni di dollari in Bitcoin e tra i 5 e i 25 milioni in Ethereum, oltre ad altri asset digitali.

Il totale delle criptovalute supera di molto quanto Trump aveva dichiarato per il 2024, quando i suoi redditi complessivi erano stati di oltre 600 milioni di dollari. Il documento di quest'anno è enormemente più lungo di quelli dei predecessori: il rapporto di Joe Biden per il suo ultimo anno pieno alla Casa Bianca era di 11 pagine.

Il club di Mar-a-Lago ha fruttato al presidente circa 77 milioni di dollari e il campo da golf di Doral, in Florida, 122 milioni, cifre comunque lontane dai guadagni delle criptovalute. Altri suoi campi da golf, a Bedminster nel New Jersey, a Jupiter sempre in Florida e a Turnberry in Scozia, hanno reso più di 30 milioni ciascuno. A questi si aggiungono 4,7 milioni di royalty dagli orologi a marchio Trump, oltre alle Bibbie, alle scarpe da ginnastica, ai profumi e alle chitarre venduti con il suo nome.

Anche Melania Trump ha dichiarato i propri redditi: 10,7 milioni di dollari da un accordo di licenza legato al documentario su di lei uscito lo scorso anno e altri 6 milioni dalla vendita di NFT, le immagini digitali scambiate online.

Il presidente ha dichiarato inoltre circa 86,5 milioni di dollari ottenuti come risarcimenti in diverse cause legali: 16 milioni da ABC, 16 milioni da CBS, 24,5 milioni da Meta, 22 milioni da YouTube e 8 milioni da X. Secondo la Casa Bianca gran parte di quel denaro andrà alla futura biblioteca presidenziale di Trump o a un'organizzazione senza scopo di lucro che cura la manutenzione dei parchi dell'area di Washington.

Secondo la classifica degli uomini più ricchi del mondo stilata da Forbes, il patrimonio di Trump è stimato in 6 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 2,3 miliardi del 2024. L'indice dei miliardari di Bloomberg lo valuta invece 7,6 miliardi.

La Casa Bianca ha respinto l'idea che il presidente stia traendo profitto dalla sua carica. Ha ricordato più volte che Trump ha affidato le sue attività a un trust gestito dai figli e ha negato qualsiasi conflitto di interessi. La vice portavoce Anna Kelly ha detto in una nota che il presidente ha reso gli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute e che né lui né la sua famiglia hanno mai avuto, né mai avranno, conflitti di interessi. Lo stesso Trump ha ricordato di non essere soggetto alle leggi federali sul conflitto di interessi.

Trump in passato aveva criticato le criptovalute e definito il Bitcoin una truffa e un disastro annunciato. Dopo il ritorno alla Casa Bianca ha invece adottato un atteggiamento amichevole verso il settore, anche mentre società legate alla sua famiglia lanciavano le proprie monete digitali. Alla guida della Securities and Exchange Commission, l'autorità che vigila sui mercati finanziari americani, ha nominato Paul Atkins, considerato vicino all'industria delle criptovalute, che dal suo insediamento nell'aprile 2025 ha allentato l'approccio rigido del predecessore. Nel luglio del 2025 il presidente ha firmato il GENIUS Act, una legge pensata per fare degli Stati Uniti il leader indiscusso negli asset digitali.

Molti esponenti democratici al Congresso si oppongono al Clarity Act, la legge che renderebbe legale gran parte delle attività con le criptovalute. Il testo è già passato alla Camera ma è fermo al Senato. I democratici contrari chiedono che vieti esplicitamente al presidente e alla sua famiglia di fare affari nel settore.


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Habemus Software! Schon vor über einem Monat hat sich die Berliner Polizei für eine Verhaltensanalyse-Software entschieden, den Hersteller hält sie noch geheim. Wann das Überwachungs-System aufgebaut wird und was es kann, habe ich hier aufgeschrieben: netzpolitik.org/2026/software-…
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Die Berliner Polizei hat sich für eine Verhaltensscanner-Software entschieden. Die automatisierte Überwachung des öffentlichen Raums soll noch in diesem Quartal am Kottbusser Tor starten. Später soll das System auch an weiteren hochfrequentierten Orten das Verhalten von Passant*innen analysieren. netzpolitik.org/2026/software-…
in reply to netzpolitik.org

Ministerium of Silly Walks will Silly Walks studieren? Can do!
Kottbusser Tor dann also ab Sommer bitte Dauertreffpunk für Flashmobs, Tänzerinnen und Tänzer, Akrobaten, Cosplay-Gefechte austragen und Bühnenkampfkönnen üben usw .
Mit den Körpern expessiv und pazifistisch rumdoofen, bis die Maschine durchdreht. Bewegungsmelder an Grundstücksgrenzen werden auch schnell ignoriert oder ausgeschaltet, wenn zu oft Eichhörnchen, Tauben und wackelndes Grünzeug auslöst. Schade ums Geld.
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La rassegna stampa di venerdì 3 luglio 2026


Le nuove dichiarazioni patrimoniali rivelano 2,2 miliardi di guadagni per Trump, l'economia crea solo 57.000 posti a giugno e le celebrazioni per il 250° anniversario finiscono nel mirino dei democratici, tra un'ondata di caldo record e il lancio dei conti per i bambini

Questa è la rassegna stampa di venerdì 3 luglio 2026

Trump dichiara 2,2 miliardi di dollari di guadagni nel primo anno del secondo mandato


Le nuove dichiarazioni patrimoniali obbligatorie mostrano che il presidente Donald Trump ha guadagnato 2,2 miliardi di dollari nel primo anno dal ritorno alla Casa Bianca, in buona parte legati alle attività in criptovalute della sua famiglia. Trump ha respinto le critiche sostenendo che "non c'è nulla di illegale" e di non essere pienamente consapevole dell'entità delle sue partecipazioni. Anche il vicepresidente JD Vance e la first lady Melania Trump hanno registrato forti aumenti dei redditi, mentre la base MAGA è rimasta perlopiù silenziosa.

Fonti: New York Times, Bloomberg, The Hill

L'economia americana crea solo 57.000 posti di lavoro a giugno, sotto le attese


L'economia statunitense ha aggiunto appena 57.000 posti di lavoro a giugno, un dato nettamente inferiore alle previsioni degli analisti e segnale di un mercato del lavoro in rallentamento. Il rapporto alimenta le pressioni sulla Federal Reserve in vista delle prossime decisioni sui tassi di interesse. L'economista Paul Krugman ha definito "debole" il mercato del lavoro americano.

Fonti: Financial Times, Bloomberg

I democratici accusano Trump di sfruttare il 250° anniversario degli Stati Uniti


In un rapporto di 55 pagine, i democratici della Camera accusano l'organizzazione Freedom 250 di aver gestito le celebrazioni per il 250° anniversario del Paese a scopo di lucro, con metodi di raccolta fondi discutibili e possibili frodi telematiche ai danni dei donatori. Secondo alcune fonti, i donatori che intendevano contribuire ad America250 sarebbero stati indirizzati verso i conti di Freedom 250. Le compensazioni di una società legata a Trump per l'organizzazione degli eventi restano intanto segrete.

Fonti: NPR, The Hill, New York Times

Un'ondata di caldo record mette sotto pressione la rete elettrica dell'Est


Una "cupola di calore" sugli Stati Uniti orientali ha fatto impennare i prezzi dell'elettricità e lasciato oltre 150.000 famiglie senza corrente, con temperature vicine ai 40 gradi che mettono a dura prova la rete. Il caldo estremo ha costretto a ritardare l'ingresso al National Mall di Washington per lo spettacolo pirotecnico del 4 luglio. Il presidente Trump ha comunque confermato che terrà un lungo discorso nonostante le previsioni di temperature fino a 107 gradi Fahrenheit.

Fonti: Financial Times, Semafor, The Hill

Al via il 4 luglio i "Trump Accounts", conti di investimento per i bambini


L'Amministrazione lancerà il 4 luglio i cosiddetti "Trump Accounts", conti di investimento per i minori con 1.000 dollari di dotazione iniziale versati dal Tesoro per i nuovi nati. Oltre sei milioni di bambini sono già stati iscritti, ma restano ostacoli all'adesione e diverse famiglie rischiano di perdere il beneficio. Trump ha detto di ritenere che Elon Musk donerà azioni di SpaceX all'iniziativa.

Fonti: New York Times, The Hill, Bloomberg

Trump e i suoi alleati rilanciano la spinta per rimodellare la Federal Reserve


Dopo che la Corte Suprema ha bloccato il tentativo di licenziare la governatrice Lisa Cook, il presidente Trump e i suoi alleati hanno rilanciato gli sforzi per ridisegnare la Federal Reserve. Trump ha ammesso che il nuovo presidente della banca centrale, Kevin Warsh, potrebbe trovare un consiglio "un po' ostile" e faticare a imporre la propria linea sui tassi. La decisione della Corte sull'ampliamento del potere di licenziamento del presidente è intanto già destinata a nuovi ricorsi.

Fonti: Bloomberg, The Hill

L'FBI assegna decine di analisti all'esame dei registri elettorali in Georgia


L'FBI ha assegnato decine di analisti all'esame dei registri elettorali della contea di Fulton, in Georgia, ampliando un'indagine che riflette la volontà di Trump di dimostrare le sue infondate accuse di brogli alle elezioni del 2020. L'ex procuratore speciale Jack Smith ha avvertito che gli Stati Uniti affrontano un "attacco allo Stato di diritto" e si è detto preoccupato per l'integrità delle future elezioni. Smith ha accusato l'Amministrazione di strumentalizzare il Dipartimento di Giustizia.

Fonti: New York Times, The Hill

OpenAI propone di cedere all'Amministrazione una quota del 5%


Secondo quanto riferito, OpenAI ha proposto di consegnare all'Amministrazione Trump una quota del 5% della società, in un contesto di crescente intreccio tra governo e grandi aziende dell'intelligenza artificiale. Ben Harris, della Brookings Institution, si è detto "profondamente a disagio" per l'idea che il governo assuma partecipazioni nelle grandi aziende di IA. Trump ha ribadito di volere regole "il meno possibile" stringenti sull'intelligenza artificiale, per non frenare le imprese americane in competizione con la Cina.

Fonti: Bloomberg

L'ex capo di Stato maggiore CQ Brown accusa: i militari vengono politicizzati


Il generale CQ Brown, rimosso lo scorso anno dalla carica di più alto ufficiale militare del Paese, ha rivolto la sua critica più diretta alla gestione delle forze armate da parte dell'Amministrazione Trump, avvertendo che l'esercito viene politicizzato. Nel frattempo è emerso che il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva preparato un piano per ridurre le truppe statunitensi in Europa, poi accantonato dopo essere stato sottoposto alla Casa Bianca.

Fonti: Wall Street Journal, Wall Street Journal

Taylor Swift e Travis Kelce verso le nozze a New York


La popstar Taylor Swift e il giocatore di football Travis Kelce hanno dato il via a un fine settimana di celebrazioni per il loro matrimonio, con una cena di prova al Madison Square Garden per circa cento invitati. L'evento ha richiamato numerose celebrità in città. Anche il sindaco di New York Zohran Mamdani si è detto grande fan della cantante, rivelando le sue dodici canzoni preferite.

Fonti: New York Times, New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)

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Nonostante le sconfitte, la Corte Suprema ha rafforzato il potere di Trump


Nel bilancio del suo anno giudiziario la Corte ha bocciato dazi, ius soli e il licenziamento di una governatrice della Fed, ma ha ampliato come mai prima i poteri della presidenza

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha chiuso il suo anno giudiziario infliggendo al presidente Donald Trump tre sconfitte pesanti, ma nel complesso ha ampliato i poteri della presidenza come non era mai accaduto prima.

Le tre bocciature hanno riguardato i dazi globali, il tentativo di cancellare la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo americano e la volontà di licenziare una governatrice della Federal Reserve, la banca centrale statunitense. In ciascun caso la maggioranza conservatrice, formata da sei giudici su nove, ha stabilito che l'azione del presidente contrastava con il testo delle leggi federali.

Dietro queste sconfitte, però, la stessa maggioranza ha consegnato a Trump un controllo nuovo su ampie aree del governo federale. La decisione più importante per gli equilibri di Washington ha riguardato gli enti regolatori indipendenti. La Corte ha ribaltato un precedente del 1935, noto come Humphrey's Executor, che proteggeva i vertici di queste autorità dai licenziamenti decisi dal presidente. Si tratta di commissioni bipartisan che vigilano su settori chiave della vita americana, dalle contrattazioni di borsa alle centrali nucleari, dai trasporti alla sicurezza dei prodotti di consumo. Ora Trump e i suoi successori potranno rimuoverne i membri per qualsiasi motivo o senza alcun motivo, nonostante il Congresso le avesse concepite per restare libere da interferenze politiche.

Nella sua opinione dissenziente, la giudice Sonia Sotomayor ha scritto che la sentenza dà al presidente "un potere sconosciuto persino alla Corona inglese contro cui si ribellarono" i Padri fondatori. Il risultato, ha aggiunto, è "un presidente che emerge con un potere molto più grande che mai", un potere "che né il popolo, né il Congresso, né la Costituzione gli hanno conferito". Alcuni giuristi hanno definito quella decisione la più favorevole al potere presidenziale nella storia della Corte.

Sul fronte dell'immigrazione la Corte ha lasciato ampio margine all'amministrazione. Con una serie di decisioni prese a maggioranza di sei a tre ha reso più facile respingere i richiedenti asilo senza dare loro la possibilità di chiedere rifugio ed espellere i titolari di green card sospettati di un reato ma non ancora condannati. I giudici conservatori hanno anche impedito ai tribunali di esaminare le ragioni con cui l'amministrazione ha revocato la protezione umanitaria a centinaia di migliaia di migranti che vivevano legalmente negli Stati Uniti da decenni.

Molte di queste decisioni sono arrivate attraverso il cosiddetto shadow docket, la corsia d'emergenza con cui i giudici si pronunciano rapidamente sui casi urgenti, senza udienze pubbliche e spesso senza spiegare le ragioni giuridiche. Per questa via la Corte ha permesso a Trump di condurre retate contro gli immigrati che possono prendere di mira le persone anche in base all'etnia o alla lingua, di tagliare fondi alla ricerca su minoranze etniche e persone LGBT e di negare ai richiedenti il passaporto con il genere corrispondente alla loro identità.

Ad aprile la maggioranza conservatrice ha svuotato una parte importante del Voting Rights Act, la legge del 1965 che protegge il diritto di voto delle minoranze. La sentenza ha reso più difficile contestare le mappe elettorali giudicate discriminatorie e ha aperto la strada agli Stati del Sud guidati dai repubblicani per smantellare i collegi a maggioranza nera o latina, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Gli elettori neri e latini tendono a votare per i democratici, che i repubblicani vogliono tenere lontani dal controllo del Congresso.

La sconfitta più clamorosa è arrivata l'ultimo giorno, quando la Corte ha respinto l'ordine esecutivo con cui Trump voleva negare la cittadinanza per nascita ai figli di alcuni immigrati. I giudici hanno stabilito che il provvedimento violava il Quattordicesimo emendamento della Costituzione, che riconosce la cittadinanza a chi nasce negli Stati Uniti ed è "soggetto alla sua giurisdizione".

In quasi tutti i passaggi decisivi la regia è stata del presidente della Corte, John Roberts, di solito considerato un giudice cauto, propenso a decidere solo lo stretto necessario. Sui temi del potere presidenziale, però, negli ultimi anni ha mostrato la volontà di spingersi lontano. È stato lui a scrivere sia la sentenza che ha bocciato i dazi sia quella che ha esteso il controllo del presidente sugli enti regolatori.

Accanto a Roberts, i giudici più conservatori in alcuni casi si sarebbero spinti oltre. Clarence Thomas e Samuel Alito non hanno mai votato contro il presidente e, insieme a Brett Kavanaugh, avrebbero riconosciuto a Trump il potere di imporre dazi che la legge usata non prevedeva. Thomas e Alito avrebbero anche approvato l'invio della Guardia Nazionale, la forza di riserva militare a disposizione degli Stati e del governo federale, nelle città americane e la cancellazione della cittadinanza alla nascita. Sul fronte opposto, le tre giudici progressiste Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson si sono schierate contro ogni tentativo di allargare i poteri della presidenza.

Le divisioni ideologiche si sono fatte più nette: le decisioni prese a sei contro tre lungo linee di schieramento sono salite al 22% del totale, contro il 9% dell'anno precedente. La bocciatura dei dazi, decisa a febbraio, aveva spinto il presidente ad attaccare in termini personali i sei giudici che gli avevano dato torto, compresi due da lui stesso nominati, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett. Trump aveva detto che i due erano "un imbarazzo per le loro famiglie".

A metà del suo secondo mandato Trump ha ottenuto dalla Corte un bilancio molto più favorevole di quello del suo predecessore democratico Joe Biden, che pure si era trovato di fronte a una composizione di giudici quasi identica. Il movimento giuridico conservatore, che per anni aveva puntato a ribaltare il precedente del 1935, festeggia un traguardo storico e ne attribuisce il merito proprio a Roberts, un giudice che quello stesso mondo aveva spesso criticato.


La Corte Suprema dà più potere a Trump, ma salva Fed e voto postale


La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso oggi tre sentenze destinate a ridisegnare gli equilibri tra Casa Bianca, Congresso e apparato federale. Nella prima, i giudici hanno ampliato in modo significativo il potere del presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti, consegnando a Donald Trump un controllo molto più diretto su una parte rilevante dell'Amministrazione finora fuori il suo diretto controllo. Nella seconda, però, hanno posto un limite all'intervento della Casa Bianca sulla Federal Reserve, impedendo per ora la rimozione della governatrice Lisa Cook. Con una terza sentenza, la Corte ha invece confermato la legge del Mississippi che consente di contare le schede postali timbrate entro l'Election Day ma arrivate nei giorni successivi.

Sul caso delle agenzie indipendenti, la decisione è arrivata con 6 voti contro 3, con i giudici liberal contrari. La sentenza sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente e potrebbe modificare profondamente l'architettura del governo federale. Il caso nasceva dalla decisione di Trump di licenziare Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della Federal Trade Commission, rimossa perché non allineata all'agenda del presidente, nonostante la legge consentisse sinora al presidente la destituzione dei commissari solo per "inefficienza, negligenza nei doveri o cattiva condotta in carica".

Gli effetti di questa sentenza potrebbero ora farsi sentire in oltre una decina di agenzie federali precedentemente indipendenti, comprese quelle che vigilano su consumatori, lavoratori, ambiente, sicurezza nucleare e servizi postali. I vertici di enti come la Consumer Product Safety Commission, la Equal Employment Opportunity Commission, il National Labor Relations Board, la Nuclear Regulatory Commission e lo stesso servizio postale potranno ora essere licenziati con maggiore discrezionalità dalla Casa Bianca. I giudici hanno così cancellato quasi novant'anni di tutele legali, rovesciando il precedente del 1935, la sentenza Humphrey's Executor v. United States, che aveva limitato il potere del presidente di rimuovere direttori di agenzie indipendenti per semplici divergenze politiche.

Corte Suprema degli Stati Uniti
Tre sentenze in un giorno ridisegnano il potere esecutivo
In una sola giornata la Corte Suprema ha ampliato il controllo di Trump sulle agenzie federali, ma lo ha fermato sul controllo del Federal Reserve e sul voto per posta.

Grafica di FocusAmerica 3 verdetti con esiti divergenti

3

Sentenze nello stesso giorno
L'equilibrio tra Casa Bianca, Congresso e apparato governativo federale rimesso in gioco in poche ore.
Per Trump, una sola vittoria e due battute d'arresto: la Corte gli concede potere sulle agenzie indipendenti cancellando un precedente di quasi 90 anni fa, ma alza un muro su Fed e schede postali.

1
A favore di Trump

2
Contro Trump

89
Anni di precedente rovesciati

I tre verdetti, uno per uno
6–3 Agenzie indipendentiAgenzie 5–4 Federal ReserveFed 5–4 Voto per postaVoto posta

Vittoria per Trump
Il presidente può ora rimuovere liberamente i vertici delle agenzie indipendenti
Cade la tutela che dal 1935 proteggeva i direttori da licenziamenti per semplici divergenze politiche con il presidente in carica. Il caso nasce dalla rimozione di Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della FTC.

6Maggioranza
3Giudici liberal contrari

La sentenza rovescia il precedente Humphrey's Executor del 1935 e sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente.

10+
Agenzie federali esposte alla nuova discrezionalità

1935
Precedente cancellato dopo quasi 90 anni

Tra gli enti ora più esposti

CPSCSicurezza dei prodotti di consumo
EEOCPari opportunità nel lavoro
NLRBRelazioni sindacali
NRCSicurezza nucleare
FTCCommercio e tutela dei consumatori
USPSServizio postale federale

Battuta d'arresto per Trump
La Federal Reserve resta ancora protetta, almeno per ora
La Corte ha impedito la rimozione della governatrice Lisa Cook licenziata da Trump: non le era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, mai dimostrate, di frode sui mutui usate come pretesto per il licenziamento.

5Maggioranza
4Contrari

Margine sottile su un nodo delicato: l'indipendenza della Banca Centrale, su cui Trump preme da tempo per ottenere un taglio dei tassi.

Lisa Cook resta in carica
La rimozione, avvertivano ex funzionari della Fed e del Dipartimento del Tesoro, avrebbe rischiato di causare turbolenze sui mercati e erodere la credibilità della Banca Centrale come istituto indipendente.

La sentenza odierna non stabilisce se il presidente possa rimuovere Cook per giusta causa: la decisione sul merito sull'indipendenza della Fed verrà presa in seguito.
Opinione concorrente del giudice Brett Kavanaugh

Sconfitta per Trump e i Repubblicani
Confermata la legge del Mississippi sul voto via posta
Gli uffici elettorali potranno contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a 5 giorni lavorativi dopo. La norma resterà in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

5Maggioranza
4Contrari

Sentenza scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal.

5giorni
Tempo utile in termini di giorni lavorativi per conteggiare le schede spedite entro l'Election Day

2020
L'anno dal quale Trump sostiene, senza mai presentare prove, brogli legati al voto postale

L'effetto a catena

18+

Leggi statali e di territori con norme simili sul voto per posta restano in vigore.
Includono collegi chiave per la maggioranza alla Camera nel novembre 2026 come in Nevada e California. La legge del Mississippi, approvata in piena pandemia da una legislatura a maggioranza repubblicana, era stata poi contestata dallo stesso partito.

Il bilancio della giornata
La Corte allarga il potere di Trump sull'apparato federale, ma traccia due confini netti sull'indipendenza della Federal Reserve e le regole del voto via posta.

Fonte: sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti, ricostruzione FocusAmerica.

La Fed resta protetta, almeno per ora


Diverso è stato però l'esito sulla Federal Reserve. Con una decisione separata, adottata con 5 voti contro 4, la Corte Suprema ha invece impedito a Trump di rimuovere Lisa Cook, sostenendo che alla governatrice non era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, non dimostrate, di frode sui mutui usate dal presidente come giustificazione per il licenziamento. La pronuncia, tuttavia, resta circoscritta. In un'opinione concorrente, il giudice Brett Kavanaugh ha chiarito che la sentenza attuale non stabilisce se il presidente possa rimuovere o meno Cook legittimamente per giusta causa.

Il caso resta quindi aperto, ma la Corte Suprema ha evitato per ora di decidere nel merito dell'indipendenza della Banca Centrale. Ex alti funzionari della Fed e del Tesoro, insieme ai legali di Cook, avevano avvertito che una sua rimozione durante il procedimento avrebbe potuto provocare turbolenze sui mercati e indebolire la credibilità storica della Federal Reserve come agenzia indipendente. La questione è particolarmente sensibile perché Trump preme da tempo sulla Banca Centrale per ottenere un taglio dei tassi d'interesse.

Il voto per posta è stato tutelato


Per quanto riguarda le regole elettorali, la Corte ha confermato con 5 voti contro 4 la legge approvata dal Mississippi sul voto per posta. La decisione, scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, è stata sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal della Corte. La legge confermata dalla Corte consente agli uffici elettorali di contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a cinque giorni lavorativi dopo. Tale limite resterà quindi in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

La sentenza, in questo caso, rappresenta una chiara sconfitta per Trump e per il Partito Repubblicano, che da anni cerca di restringere il voto per posta. La decisione lascia inoltre in piedi normative simili in almeno altri 18 Stati e territori, compresi in collegi chiave per il 2026 in Nevada e California. È anche una battuta d'arresto personale per il presidente, che continua a sostenere, senza prove, che il voto postale favorisca brogli e abbia contribuito alla sua sconfitta nel 2020.

La legge del Mississippi era stata approvata durante la pandemia da una legislatura statale a guida repubblicana, ma era poi stata contestata dal Comitato Nazionale Repubblicano e dal partito repubblicano locale, secondo cui la legge federale fissa l'Election Day come termine ultimo per considerare valide le schede inviate via posta.


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🚨 Chat Control 1.0: il terzo tentativo

Il Parlamento Europeo l'aveva già bocciata due volte. A marzo l'aveva addirittura affossata per un solo voto di scarto. Eppure eccoci di nuovo qui: terza chiamata per far rivivere la scansione di massa delle chat private. Quanti voti ancora servono prima che "no" significhi davvero no? 🤔 Chi vinc...

forum.ransomfeed.it/d/5169

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Andy Beshear, il governatore del Kentucky che punta alla Casa Bianca nel 2028


Rieletto in uno Stato dove Trump ha vinto di 30 punti, si presenta come un democratico moderato e religioso del Sud e corteggia gli elettori neri in vista del 2028.

Andy Beshear, governatore democratico del Kentucky, è il volto più richiesto della campagna per le elezioni di metà mandato del 2026 e si sta preparando a una corsa alla Casa Bianca nel 2028. La sua forza è un primato che pochi democratici possono vantare: è stato eletto due volte governatore in uno Stato profondamente repubblicano, dove il presidente Donald Trump ha vinto con 30 punti di scarto nel 2024.

Questo mese Beshear ha tenuto comizi per i candidati democratici in Colorado, Nevada, Minnesota e Iowa, dopo essere passato per il South Carolina e il New Hampshire. A Des Moines, sostenendo Rob Sand alla corsa per governatore dell'Iowa, ha detto di essere "la prova vivente che i democratici possono vincere ovunque". Il partito, che per riconquistare il Congresso e poi la presidenza ha bisogno di tornare competitivo in più Stati, vede in lui una speranza.

Beshear si presenta come un democratico moderato, favorevole alle imprese e ai sindacati, capace di parlare ai fedeli e di allargare il consenso oltre la base progressista del partito. È diacono di una chiesa cristiana di Louisville e nei suoi discorsi cita spesso la Bibbia. Nei comizi rivendica la crescita dell'occupazione, gli investimenti e l'allargamento dell'accesso alle cure ottenuti durante il suo mandato in Kentucky, uno degli Stati più poveri del paese.

La sua strategia è opposta a quella dei socialisti democratici, l'ala più a sinistra che ha vinto diverse primarie recenti, a partire da New York. Beshear punta invece sulla moderazione e in queste settimane sta corteggiando soprattutto gli elettori neri, una componente decisiva delle primarie del partito. Ad aprile è andato alla conferenza dell'organizzazione per i diritti civili del reverendo Al Sharpton, a New York, e a maggio al "World Famous Fish Fry" del deputato James Clyburn in South Carolina, due appuntamenti molto seguiti dall'elettorato afroamericano.

"Non credo che alla fine la gente vorrà una versione democratica di Trump", ha detto Beshear in un'intervista al New York Times, con un riferimento al governatore della California Gavin Newsom, dato a lungo come favorito nel campo democratico.

In un campo già affollato di possibili candidati, Beshear partirebbe in svantaggio. Non ha la notorietà dell'ex vicepresidente Kamala Harris, né i mezzi economici del governatore dell'Illinois JB Pritzker, né l'attenzione che circonda il senatore della Georgia Jon Ossoff. Il deputato Ro Khanna, della California, sta tenendo un ritmo di viaggi altrettanto fitto. Beshear ha modi disciplinati e una parlata lenta del Kentucky, ed è considerato poco brillante, ma negli ultimi due anni ha mostrato più energia sul palco.

In Kentucky resta popolare nonostante posizioni che in uno Stato conservatore pesano, come il sostegno al diritto all'aborto e il veto, posto nel 2023, a una legge che imponeva forti restrizioni ai minori transgender. Un sondaggio statale di febbraio mostrava che il 52 per cento degli elettori approvava il suo operato da governatore, compreso il 30 per cento dei repubblicani. Il veto fu poi superato dal parlamento statale a maggioranza repubblicana.

La carriera di Beshear, 48 anni, ricalca quella del padre Steve Beshear, 81 anni, governatore del Kentucky per due mandati dal 2007 al 2015. Entrambi hanno lavorato negli stessi studi legali ed entrambi sono stati procuratore generale dello Stato. Alla prima elezione da governatore, nel 2019, il cognome lo aiutò, ma vinse comunque per meno di mezzo punto contro un repubblicano uscente impopolare. Quattro anni dopo si è imposto con un margine più largo.

Il primo mandato di Beshear è stato segnato da una serie di emergenze: un tornado nel Kentucky occidentale che uccise 80 persone, un'alluvione che ne uccise 45 e la pandemia di Covid, che nello Stato ha provocato più di 18.000 morti. Nei primi mesi della pandemia aggiornava ogni giorno i cittadini in video, commuovendosi e richiamando spesso la fede. Molti, nello Stato, lo hanno giudicato un leader solido nella crisi.

Beshear ha attaccato altri esponenti dell'amministrazione e possibili rivali. Ha criticato il segretario alla Difesa Pete Hegseth per aver chiesto agli americani di pregare per una vittoria militare in Medio Oriente "nel nome di Gesù Cristo", definendo "manipolazione" l'uso del nome di Cristo in guerra. A marzo ha definito il vicepresidente JD Vance, anche lui probabile candidato nel 2028, "il politico più arrogante che abbia mai visto", e ha bollato come "turismo della povertà" il suo libro di memorie "Elegia americana", ambientato tra il Kentucky e l'Ohio.

Beshear pubblicherà a settembre un libro sulla sua fede e sul suo mandato, "Go and Do Likewise", che servirà da biglietto da visita per la campagna. Deciderà entro la fine dell'anno se candidarsi. Dopo la rielezione del 2023 aveva detto alla moglie che non avrebbero più dovuto candidarsi a nulla, ma la sconfitta di Harris nel novembre 2024, che ha lasciato il campo democratico del tutto aperto per il 2028, lo ha fatto cambiare idea.


I candidati socialisti hanno vinto allargando la base oltre i quartieri bianchi e benestanti


I candidati socialisti-democratici hanno vinto le primarie democratiche per la Camera a New York allargando il consenso ben oltre i quartieri bianchi, benestanti e in via di gentrificazione dove il movimento è nato. Una coalizione di elettori giovani e con istruzione universitaria, ma anche neri e latini, ha permesso loro di conquistare le nomination battendo l'establishment del partito, e ha dato all'ala più a sinistra dei democratici un peso nuovo.

I Socialisti Democratici d'America, l'organizzazione della sinistra radicale che ha portato alla vittoria il sindaco di New York Zohran Mamdani, hanno il loro zoccolo duro nei quartieri più bianchi e istruiti, quelli colpiti dalla gentrificazione e dall'arrivo di nuovi residenti. La composizione etnica ed economica di questa base è da tempo motivo di tensione interna alla sinistra. Le vittorie di Darializa Avila Chevalier e Claire Valdez non sarebbero però state possibili senza il sostegno di molti elettori neri e latini, che le hanno preferite ai candidati dell'establishment.

Nei distretti segnati dalla gentrificazione e dall'allontanamento dei residenti meno abbienti, le due candidate hanno ottenuto i risultati migliori nei seggi più giovani e istruiti, secondo un'analisi del Washington Post sui dati dei singoli seggi. Ma sono arrivate alla vittoria per strade diverse. Avila Chevalier, dottoranda e attivista, ha vinto la maggioranza dei voti sia nei seggi a prevalenza bianca sia in quelli a prevalenza nera, compresa buona parte di Harlem, cuore storico della vita afroamericana. Il suo avversario Adriano Espaillat ha vinto di soli quattro punti nei seggi a maggioranza ispanica.

Valdez, deputata all'assemblea statale, ha ottenuto il risultato migliore nei seggi a prevalenza ispanica, dove ha vinto di oltre 30 punti, e ha prevalso di più di dieci punti anche nelle zone a maggioranza bianca. Il suo avversario Antonio Reynoso ha vinto nettamente solo nei seggi a maggioranza nera. Entrambe le candidate sono organizzatrici sindacali latine, arrivate a New York da giovani, e hanno sfidato politici molto più anziani, espressione della vecchia guardia nera e latina del partito. Brad Lander, che ha battuto il deputato uscente Dan Goldman, ha invece vinto in quasi tutti i gruppi: non era sostenuto ufficialmente dai socialisti, ma ha ricevuto l'appoggio di molti loro militanti.

La capacità di allargare la base alimenta la speranza dei socialisti di vincere anche fuori dalle roccaforti costiere dove finora hanno avuto successo. Candidati sostenuti dall'organizzazione sono in corsa nelle primarie per sindaco a Washington e a Los Angeles, dove uno di loro è arrivato al ballottaggio contro il sindaco in carica. New York ospita circa un membro su sette di tutta l'organizzazione nel paese, e la struttura locale è diventata abilissima nel presentare liste coordinate di candidati, mobilitare centinaia di volontari e portare gli elettori alle urne. "Queste cose crescono in modo esponenziale", ha detto al Washington Post la co-presidente del movimento Megan Romer.

Le prossime primarie a Denver, Detroit e nel sud della Florida, dove altri candidati socialisti sfidano deputati democratici di lungo corso, metteranno alla prova la forza del movimento in luoghi dove ha meno radici, una composizione sociale diversa e nessun Mamdani a fare da traino. L'organizzazione nazionale ha appoggiato Melat Kiros, avvocata di 29 anni che sfida in Colorado la deputata Diana DeGette, in carica da quando Kiros è nata, mentre la sezione di Detroit sostiene Donavan McKinney contro il deputato Shri Thanedar.

Diversi esponenti democratici dubitano che il modello newyorkese possa funzionare altrove. "Questo riflette uno spostamento di ciò che pensano gli elettori in alcuni di questi distretti, ma molto dipende dalla loro frustrazione e dalla loro ansia", ha detto al Washington Post Pete Aguilar, terzo democratico più importante al Congresso. New York, hanno osservato alcuni strateghi, resta così diversa dal resto del paese che i suoi risultati potrebbero non avere valore nazionale.

Un video in cui i sostenitori in gran parte bianchi di Valdez fischiavano le immagini di Hakeem Jeffries, leader dei democratici alla Camera, e scandivano "Sei il prossimo", ha provocato le critiche di alcuni storici leader politici neri, secondo cui l'episodio mostra come i socialisti guardano alle loro comunità. Jeffries diventerebbe il primo presidente nero della Camera della storia se i democratici riconquistassero la maggioranza a novembre. "Se vogliamo essere l'alternativa ai repubblicani dobbiamo essere forti, non possiamo combattere una guerra su due fronti, una contro i repubblicani e l'altra col fuoco amico alle spalle", ha detto Jaime Harrison, ex presidente del Comitato nazionale democratico.

Finora gli unici due membri dei Socialisti Democratici d'America al Congresso sono Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib. A loro si aggiungeranno quasi certamente Avila Chevalier, Valdez e Chris Rabb, candidato per un seggio aperto a Philadelphia, tutti in distretti saldamente democratici che a novembre dovrebbero confermarli. Le vittorie di New York consolidano il movimento come punto di riferimento della sinistra americana, ma lasciano aperta la domanda se quella forza sia esportabile in città e stati dove i socialisti partono da molto più lontano.


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Join the Arizona Pirate Party’s Protest on July 6th


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July 2nd

On Monday, July 6th, the Arizona Pirate Party will be protesting the current plan from Indian Health Services (IHS) to shut down the only health clinic in Tucson, which services 28,000 tribal members.
July 6th, 9am-11am
The federal government is legally required to provide these health services under its treaty with Native American tribes.

Join the Arizona Pirate Party on Monday, July 6th, from 9am-11am at easternmost entrance of the Sikolk Wog & San Xavier. Parking will be available on the shoulder of the road.

The AZPP is protesting to demand that lawmakers maintain these important health services to the Tohono O’odham and Pascua Yaqui Tribes.

The United States Pirate Party stands with the stated goals of the protest, and wish the Arizona Pirates all the best in their protest.

You can join the AZPP here!


uspirates.org/join-the-arizona…

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La Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto il ricorso di Google e Alphabet, confermando l’ammenda da 4,125 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nell’ecosistema Android.

Google subordinava la licenza del Play Store alla preinstallazione di Search e Chrome e limitava l’uso di versioni alternative di Android. Otto anni dopo la decisione della Commissione, la sanzione resta in piedi.

Non è soltanto una multa: è la prova che il diritto europeo della concorrenza può farsi rispettare anche da una multinazionale con più risorse di molti Stati.

Mentre a Washington le Big Tech siedono troppo spesso al tavolo in cui si scrivono le regole, a Bruxelles, almeno questa volta, sono state costrette a rispettarle.

Nessuna multinazionale deve essere più forte delle regole europee: difendere la concorrenza significa difendere l’innovazione.

Per Volt servono regole comuni applicate con fermezza: più risorse, tempi più rapidi e controlli più incisivi sui mercati digitali.

#Google #Android #Antitrust #BigTech #SovranitàDigitale #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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mpvRex il lettore video Android che porta libmpv a un nuovo livello


mpvRex, il lettore video Android basato su libmpv con interfaccia moderna, gesture avanzate, ampie opzioni di personalizzazione e prestazioni ottimizzate
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Gli Stati Uniti preparano la prima nuova testata nucleare in quasi quarant'anni


La W93 sarà destinata ai sottomarini strategici e verrà ospitata sui futuri missili Trident. Il progetto rientra nel più ampio rinnovo dell'arsenale nucleare americano dalla fine della Guerra Fredda.

Gli Stati Uniti hanno avviato lo sviluppo della prima nuova testata nucleare americana in quasi quarant'anni. Secondo quanto riporta Interesting Engineering, la Marina degli Stati Uniti e la National Nuclear Security Administration, l'agenzia federale che sovrintende all'arsenale atomico, stanno lavorando allo sviluppo della nuova testata W93/Mk7, pensata per sostituire componenti ormai obsoleti e per essere compatibile con i futuri missili balistici lanciati dai sottomarini.

Il progetto rientra nella modernizzazione della componente navale della triade nucleare, cioè l'insieme dei tre sistemi con cui una potenza atomica è in grado di lanciare le proprie armi nucleari: missili terrestri, bombardieri strategici e sottomarini. La nuova testata arriva mentre la Marina americana prepara il passaggio dai sottomarini classe Ohio, oggi in servizio, ai nuovi classe Columbia, destinati a diventare il pilastro della deterrenza nucleare statunitense nei prossimi decenni.

Il nuovo Trident


Accanto alla W93, gli Stati Uniti stanno sviluppando anche un nuovo missile balistico: il Trident II D5 Life Extension 2, abbreviato in D5LE2. L'attuale Trident II D5, operativo dal 1990, è considerato uno dei missili lanciabili da sottomarino più affidabili al mondo. Un precedente programma ne ha già prolungato la vita operativa fino agli anni Quaranta del Duemila, ma l'invecchiamento dei componenti e le nuove esigenze strategiche rendono necessario un salto ulteriore.

Il D5LE2 nasce come soluzione ibrida: conserverà sistemi di propulsione già collaudati, ma introdurrà avionica, sistemi di guida e struttura aggiornate. Nel 2025 il programma è entrato nella fase di sviluppo ingegneristico e produttivo. I primi missili di nuova generazione dovrebbero entrare in servizio nell'anno fiscale 2039. Il piano è collegato anche ai futuri sottomarini britannici della classe Dreadnought, nell'ambito della cooperazione strategica tra Stati Uniti e Regno Unito. La Marina americana ha reso pubblica la tabella di marcia il 25 giugno, attraverso il programma responsabile della pianificazione degli acquisti strategici.

Il rinnovo della triade nucleare


Il rafforzamento della flotta sottomarina è la parte più avanzata di una modernizzazione che riguarda l'intera triade nucleare americana. Tra le tre componenti, quella navale è considerata la più difficile da neutralizzare: i sottomarini strategici possono restare nascosti per lunghi periodi e garantire una capacità di risposta anche in caso di attacco nucleare contro il territorio nazionale.

In vista dell'arrivo dei Columbia, la Marina sta investendo anche nelle proprie infrastrutture. Un poligono di prova a terra per i sistemi d'arma strategici è diventato pienamente operativo nel novembre 2025, mentre gli impianti in Florida, Georgia e nello Stato di Washington stanno ampliando la produzione a sostegno del D5LE2. Oltre ai missili balistici, lo stesso programma segue anche lo sviluppo di nuovi sistemi avanzati, tra cui l'arma ipersonica Conventional Prompt Strike e il missile cruise a lancio navale SLCM-N.

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Quest’ultima crisi della Vigilanza RAI non è un incidente: è il risultato di un sistema che, nato nel 1975 per sottrarre il servizio pubblico al controllo diretto del Governo e affidarlo alla vigilanza parlamentare, ha finito per alimentare la lottizzazione tra i partiti.
Da allora la forma è cambiata, ma la sostanza quasi per nulla: chi governa tenta di occupare la RAI, chi è all’opposizione denuncia il sistema e promette di riformarlo.
L’Unione Europea ha già fissato regole precise con l’European Media Freedom Act: procedure trasparenti, criteri oggettivi, mandati sufficientemente lunghi e garanzie effettive per l’indipendenza editoriale. Il regolamento è già applicabile: ora l’Italia deve adeguare davvero la governance della RAI.
Per quasi due anni la maggioranza ha fatto mancare il numero legale perché non disponeva dei due terzi necessari a confermare Simona Agnes alla presidenza del CdA. Oggi, dopo le dimissioni di tutti i suoi componenti, la Commissione di Vigilanza è stata azzerata.
Non è più soltanto uno scontro sulle nomine: senza una Vigilanza operativa viene meno il principale presidio parlamentare sul servizio pubblico.
Ora serve una vera riforma. Basta partiti che si spartiscono la RAI.

#VigilanzaRAI #ServizioPubblico #LibertaDiStampa #IndipendenzaDeiMedia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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A giugno gli Stati Uniti hanno creato solo 57.000 posti di lavoro, la metà del previsto


La disoccupazione scende al 4,2%, ma perché 720.000 persone sono uscite dalla forza lavoro. I salari crescono meno dell'inflazione e la Fed valuta se alzare i tassi alla riunione di fine luglio.

L'economia americana ha creato 57.000 posti di lavoro a giugno, circa la metà dei 110-113.000 previsti dagli economisti. Il dato, diffuso giovedì dal Bureau of Labor Statistics, l'ufficio federale di statistica sul lavoro, segna un rallentamento netto rispetto ai mesi precedenti. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,3 al 4,2%, ma per una ragione poco incoraggiante: centinaia di migliaia di persone hanno smesso di cercare un impiego.

Le stime dei due mesi precedenti sono state riviste al ribasso: aprile passa da 179.000 a 148.000 posti e maggio da 172.000 a 129.000, per un totale di 74.000 posti in meno rispetto a quanto comunicato in precedenza. La media degli ultimi tre mesi resta comunque sopra i 110.000 posti al mese e nella prima metà del 2026 l'economia ha aggiunto in media 92.000 posti al mese, molto più dei circa 10.000 mensili del 2025. In tutto l'anno scorso erano stati creati 181.000 posti, contro 1,5 milioni nel 2024.

Il calo più vistoso riguarda turismo e ristorazione: il settore ha perso 61.000 posti nonostante il Mondiale di calcio in corso negli Stati Uniti, per via di assunzioni stagionali più deboli del solito. La sanità e l'assistenza sociale hanno aggiunto 46.600 posti, i servizi professionali e alle imprese 36.000, le costruzioni 11.000 e la manifattura 3.000. Hanno perso posti anche l'informazione (-9.000) e il commercio al dettaglio (-7.500). Il settore privato nel suo complesso ha aggiunto appena 49.000 posti, mentre il pubblico ne ha aggiunti 8.000.

La disoccupazione è scesa perché la forza lavoro si è ridotta di 720.000 persone in un mese. Il tasso di partecipazione, cioè la quota di americani che lavorano o cercano un lavoro, è calato al 61,5%, il livello più basso degli ultimi cinque anni. Il calo ha riguardato soprattutto le persone tra i 25 e i 54 anni: in questa fascia la quota di attivi è passata dall'83,9 all'83,3%, il calo mensile più forte dal 2009 se si esclude la pandemia. Il dato viene dall'indagine sulle famiglie, più volatile di quella sulle imprese da cui arrivano i numeri sui posti di lavoro, e potrebbe rientrare nei prossimi mesi. Preoccupa anche il numero dei disoccupati di lungo periodo, fermi da almeno 27 settimane: sono 1,9 milioni, 286.000 in più rispetto a un anno fa.

I salari orari sono cresciuti dello 0,3% nel mese e del 3,5% su base annua, meno dell'inflazione, che a maggio era al 4,2%: è il secondo mese consecutivo in cui i prezzi corrono più delle buste paga, uno dei motivi principali per cui la fiducia dei consumatori resta bassa. L'inflazione è spinta dai costi dell'energia legati alla guerra con l'Iran, anche se i prezzi della benzina sono scesi nelle ultime settimane con la tregua, e dagli investimenti nei data center per l'intelligenza artificiale.

Il rapporto è l'ultimo sul lavoro prima della riunione della Federal Reserve, la banca centrale americana, in programma il 28 e 29 luglio, la seconda guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh. Con l'inflazione sopra il 4% da mesi, metà dei membri del comitato di politica monetaria prevede almeno un rialzo dei tassi entro la fine dell'anno, oggi fermi tra il 3,5 e il 3,75%. Un mercato del lavoro più debole riduce però la pressione a stringere: dopo la pubblicazione dei dati i mercati hanno alzato all'82% la probabilità che la Fed lasci i tassi invariati a luglio, dal 68% precedente.

Per la Casa Bianca il rapporto conferma la solidità del mercato del lavoro: il portavoce Kush Desai ha scritto sui social che i numeri riflettono l'agenda economica del presidente, citando in particolare la crescita della manifattura, il settore su cui l'amministrazione ha puntato con i dazi. Dopo le perdite del 2024 e del 2025, la manifattura ha aggiunto 18.000 posti da inizio anno, una crescita lenta ma in controtendenza.


La tregua con l'Iran fa scendere la benzina: Trump rivendica la scommessa vinta


Negli Stati Uniti il prezzo della benzina è sceso bruscamente dopo la tregua raggiunta tra Washington e Teheran, smentendo per ora gli esperti che avevano previsto un'estate di rincari. Il prezzo medio alla pompa di benzina negli Stati Uniti è calato di 70 centesimi al gallone in un mese, dopo aver toccato un picco di 4,56 dollari. A poco più di una settimana dalla firma del memorandum d'intesa tra i due Paesi, il petrolio costa solo poco più di quanto valeva prima dei bombardamenti americani e israeliani contro l'Iran, alla fine di febbraio.

Non era questo lo scenario atteso. Molti analisti avevano previsto il greggio a 150 dollari al barile, la benzina a 5 dollari al gallone e persino il rischio di una recessione in estate. Per ora, però, queste previsioni si sono rivelate sbagliate. A pesare sono stati diversi fattori: una domanda cinese più debole del previsto, il passaggio di alcune petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco, il ricorso alle riserve strategiche e la scelta dei mercati di non incorporare fino in fondo il rischio di un'escalation prolungata.

Energia · Elezioni di midterm
Il prezzo della benzina doveva schizzare verso l'alto. Invece è crollato.

Gli analisti ipotizzavano un'estate di rincari, recessione e benzina a 5 dollari dopo gli attacchi all'Iran. Un mese dopo, alla pompa di benzina si paga 70 centesimi in meno al gallone. Per Trump e i repubblicani è un sollievo politico in vista di novembre — ma il mercato resta fragile.

Il prezzo della benzina che gli esperti avevano previsto

$3,86
Al gallone, prezzo medio effettivo USA

3,50 $
4,56 $ · picco reale
5,00 $

Prezzo attualePrevisione degli esperti

Dal picco il prezzo medio è già sceso di 70 centesimi al gallone in un mese

Esplora l'analisi
IPrevisto
vs reale IIL'andamento
del prezzo IIIPerché
non è salito IVLa bomba
a orologeria

Le previsioni, alla prova dei fatti
Tre allarmi degli analisti, smentiti uno dopo l'altro
A giugno molti esperti vedevano possibile un'impennata dei prezzi dell'energia. La realtà di fine mese racconta l'opposto: confronto tra lo scenario annunciato e i numeri effettivi.

Greggio WTIDollari al barile

Previsto

150 $

Reale

67 $

Il prezzo del barile non ha mai superato i 110 $, nonostante quello che molti consideravano il più grave shock energetico recente. Oggi è sui 67 $.

Benzina alla pompa di benzinaDollari al gallone, prezzo medio USA

Previsto

5,00 $

Reale

3,86 $

Dopo il picco di 4,56 $, oggi si paga circa 70 centesimi in meno rispetto a un mese fa.

Rischio recessioneLo scenario estivo evocato dagli analisti

Previsto

Probabile

Reale

Non si è vista

La frenata dell'economia legata al caro-energia, per ora, non si è materializzata.

Dal picco al ribasso
La benzina è già tornata quasi ai livelli pre-conflitto
Il prezzo medio alla pompa di benzina: dal massimo di 4,56 dollari al gallone fino al calo di fine giugno, a poco più di una settimana dal memorandum d'intesa tra Washington e Teheran.

4,60 4,30 4,00 3,70

$4,56
Il picco
massimo toccato

−0,70
Il calo
in un solo mese

$67
Il greggio
WTI oggi, al barile

Le quattro ragioni del ribasso
Perché lo shock energetico non ha fatto salire i prezzi
Un intreccio di fattori ha tenuto il prezzo del greggio sotto controllo: domanda cinese in frenata, resilienza delle scorte, navi che hanno continuato a passare tramite lo Stretto e la pressione comunicativa della Casa Bianca.

Domanda cinese più debole −3 mln barili/giorno
Pechino ha tagliato le importazioni di greggio: tra le ipotesi, il rallentamento dell'economia e la diffusione dei veicoli elettrici.

Le navi sono passate comunque >40 mln barili
Alcune petroliere hanno continuato ad attraversare lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco; dopo l'allentamento delle sanzioni l'Iran ha esportato oltre 40 milioni di barili.

Le riserve strategiche
Il ricorso alle scorte ha fatto da cuscinetto e ha contenuto i prezzi nei mesi più tesi del conflitto.

La pressione della Casa Bianca sotto i 110 $
Trump ha usato più volte i social per rassicurare i mercati, promettendo vittoria e cessate il fuoco: una pressione che ha aiutato a tenere il greggio sotto i 110 dollari.

Un sollievo che può durare poco
Il mercato resta fragile, e il tempo stringe
Le scorte sono quasi esaurite, la tregua con Teheran è instabile e gli orientamenti elettorali tendono a cristallizzarsi entro agosto: quattro numeri raccontano la vulnerabilità.

57 → 12
Navi in uscita dallo Stretto di Hormuz
Crollo dal 24 al 28 giugno: la tregua resta fragile

2 navi
Attaccate da Teheran negli ultimi giorni
Gli Stati Uniti hanno risposto con contrattacchi

~0
Il cuscinetto di scorte rimasto
Alcuni impianti sono arrivati al fondo dei serbatoi

Agosto
Quando il voto si cristallizza
Un calo dei prezzi a settembre-ottobre peserebbe meno sul voto

L'impatto della guerra sui prezzi è stato minore di quanto molti pensassero, ma la situazione resta una bomba a orologeria. Greg Priddy · ex funzionario Energy Information Administration

Fonte
Elaborazione su dati Kpler ed Energy Information Administration (EIA); dichiarazioni di Frank Luntz e Greg Priddy. Prezzi in dollari USA. Grafica di FocusAmerica.

Una vittoria politica per la Casa Bianca


Il calo dei prezzi rappresenta una vittoria importante per Donald Trump e per il Partito Repubblicano. Almeno per ora, attenua una delle linee d'attacco più immediate per i democratici in vista delle elezioni di midterm: il costo della vita. Molti analisti politici temevano uno scenario ben più difficile per la Casa Bianca, con la guerra in Iran capace di far risalire benzina e inflazione a livelli politicamente ingestibili. Finora, però, quel rischio non si è materializzato.

Se i prezzi resteranno bassi, le elezioni di novembre potrebbero rivelarsi meno penalizzanti del previsto per Trump e per i repubblicani, osserva Frank Luntz, storico sondaggista conservatore. Ma il tempo per convincere gli elettori è poco. Secondo Luntz, gli orientamenti politici tendono a cristallizzarsi entro agosto, quindi eventuali cali a settembre o ottobre avrebbero un impatto più limitato. "Metà degli americani vive di stipendio in stipendio, quindi un calo momentaneo non avrà un impatto importante sull'elettorato: deve essere qualcosa di duraturo", ha spiegato.

Trump, intanto, si gode il momento. "I PREZZI DELLA BENZINA SCENDONO IN FRETTA", ha scritto lunedì su Truth Social. In un altro messaggio ha sostenuto che il prezzo del greggio West Texas Intermediate era sceso a 69 dollari al barile, cioè sotto i livelli precedenti al conflitto con l'Iran – anche se in realtà il WTI valeva 67 dollari il 27 febbraio, il giorno prima dell'attacco americano e israeliano. La Casa Bianca, comunque, insiste sulla linea del successo. "Fidatevi di Trump, non dei cosiddetti esperti e dei media tradizionali", ha dichiarato la portavoce Taylor Rogers. "I prezzi del petrolio e della benzina stanno crollando, riducendo i costi per le famiglie americane."

Un mercato ancora fragile


Dietro il ribasso ci sono anche dinamiche più complesse. Secondo la società di ricerca Kpler, la Cina ha ridotto le importazioni di petrolio di almeno 3 milioni di barili al giorno. Le ragioni non sono del tutto chiare, ma tra le ipotesi ci sono il rallentamento dell'economia e la diffusione dei veicoli elettrici. Allo stesso tempo, durante gran parte del conflitto il prezzo dei contratti a termine e quello del greggio effettivamente disponibile si sono mossi in direzioni diverse: i barili scarseggiavano in alcune aree, ma i mercati continuavano a scommettere sulle promesse di Trump di chiudere rapidamente la guerra e riportare giù i prezzi.

Anche la comunicazione del presidente ha avuto un ruolo. Trump ha usato più volte Truth Social per rassicurare i mercati, promettendo vittoria e cessate il fuoco. Questa pressione politica e mediatica sembra aver contribuito a contenere il greggio sotto la soglia dei 110 dollari al barile, nonostante quello che molti esperti considerano il più grave shock energetico della memoria recente.

Il sollievo, però, potrebbe essere temporaneo. Già prima dell'annuncio della tregua, i prezzi erano scesi grazie al ricorso alle riserve strategiche e al passaggio di alcune petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Decine di navi sono ulteriormente passate nelle ultime 2 settimane, allentando la pressione sui mercati. Dopo la rimozione di alcune sanzioni, l'Iran ha esportato più di 40 milioni di barili. Ma la tregua resta estremamente fragile: Teheran ha attaccato almeno due navi negli ultimi giorni e gli Stati Uniti hanno risposto con contrattacchi. Secondo Kpler, le navi in uscita dallo stretto sono scese da 57 il 24 giugno a solo 12 il 28 giugno.

Anche la Cina potrebbe tornare ad aumentare gli acquisti, mentre il cuscinetto delle scorte che ha tenuto bassi i prezzi negli ultimi mesi è quasi esaurito. Alcuni impianti sono arrivati al fondo dei serbatoi, rendendo il mercato molto più vulnerabile a nuovi shock. Greg Priddy, esperto di crisi energetiche ed ex funzionario dell'agenzia federale Energy Information Administration durante l'Amministrazione di George W. Bush, ha avvertito che molte variabili possono ancora far salire il petrolio e poche sono davvero sotto il controllo di Trump. L'impatto della guerra sui prezzi globali "è stato minore di quanto molti di noi pensassero, ma la situazione resta una bomba a orologeria", ha detto.


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Die EU-Staaten wollen ein totes Gesetz zur freiwilligen Chatkontrolle zurückbringen. Im EU-Parlament regt sich Widerstand. Die Verhandlungen zur dauerhaften Chatkontrolle-Verordnung gehen in die Sommerpause. Wir veröffentlichen acht eingestufte Verhandlungsdokumente. netzpolitik.org/2026/interne-d…
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Die EU-Staaten wollen ein totes Gesetz zur freiwilligen Chatkontrolle zurückbringen. Im EU-Parlament regt sich Widerstand. Die Verhandlungen zur dauerhaften Chatkontrolle-Verordnung gehen in die Sommerpause. Wir veröffentlichen zehn eingestufte Verhandlungsdokumente. netzpolitik.org/2026/interne-d…
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🇺🇸 "The #US Supreme Court’s Slaughter ruling […] destroyed the independence of the Federal Trade Commission (FTC), which is an essential part of a deal that enables transatlantic data flows. And now Max #Schrems, who blew up that deal’s predecessors, is going in for the kill." 👉 youtu.be/0aBaTkSAJRM
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Four New CVEs in Fluentd Expose Millions of Cloud and Kubernetes Logging Pipelines to RCE and Data Leaks
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Apple’s Unpatched ‘Hide My Email’ Flaw Has Exposed User Identities for Over a Year
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DuneSlide: Critical Zero-Click RCE Bugs in Cursor IDE Put Fortune 500 Developer Machines at Risk
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81 Million Login Attempts: Massive Password Spray Campaign Bypasses MFA to Compromise Azure and Microsoft 365 Accounts
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I fuochi d'artificio di Trump rischiano di rendere l'aria di Washington pericolosa


Documenti interni prevedono inquinamento pericoloso attorno al National Mall per lo spettacolo pirotecnico più grande della storia, voluto da Trump per i 250 anni dell'indipendenza

Lo spettacolo di fuochi d'artificio con cui gli Stati Uniti festeggeranno il 4 luglio, presentato dall'amministrazione Trump come il più grande della storia, rischia di causare livelli di inquinamento pericolosi per la salute attorno al National Mall di Washington, il grande parco al centro della capitale. Lo prevedono documenti interni del National Park Service, il servizio federale che gestisce i parchi nazionali, visionati dal Washington Post.

Lo spettacolo comprenderà circa 850.000 fuochi d'artificio in un evento di circa 40 minuti, previsto per le 22:30 o le 23 di sabato 4 luglio, ora di Washington (le 4:30 o le 5 del mattino di domenica in Italia). Il presidente Trump parlerà nel corso della serata, che celebra i 250 anni dell'indipendenza degli Stati Uniti.

Nello scenario definito più probabile, i fuochi genereranno tra i 600 e i 1.200 microgrammi di particolato fine per metro cubo d'aria nell'area del Mall. Nello scenario peggiore si supererebbero i 2.000 microgrammi per metro cubo. Si tratta delle cosiddette polveri sottili, le PM2.5: particelle così piccole da penetrare in profondità nei polmoni e nel cuore, dove provocano irritazioni e, in alcuni casi, attacchi d'asma e altri disturbi.

Una bozza di analisi sulla qualità dell'aria, basata sui modelli del servizio dei parchi, invita le persone a "evitare un'esposizione prolungata" all'inquinamento nella zona del Mall. Nel centro di Washington, ad Arlington e nell'area di Capitol Hill, attorno alla sede del Congresso, la qualità dell'aria sarà "molto malsana": lì i documenti prevedono che i presenti debbano "aspettarsi sintomi di irritazione" e ridurre l'esposizione dopo lo spettacolo. L'inquinamento resterà su livelli elevati per tre-sei ore dopo la fine dei fuochi.

Livelli fino a 1.200 microgrammi per metro cubo sono in linea con quanto registrato in altri spettacoli pirotecnici, ma restano un motivo per prendere precauzioni, ha detto al Washington Post George Thurston, professore di medicina e salute delle popolazioni alla New York University. Lo scenario peggiore, ha aggiunto, supererebbe qualsiasi valore mai registrato prima da uno spettacolo di fuochi.

Le persone dovrebbero "usare il principio di precauzione, cioè ridurre al minimo le esposizioni", ha detto Thurston, secondo cui "una mascherina N95 sarebbe una buona idea". Ha spiegato che la ricerca sull'inquinamento atmosferico si concentra su automobili, centrali elettriche e altre fonti, mentre gli effetti sulla salute dell'inquinamento da fuochi d'artificio, che di solito si dissolve in fretta, restano poco studiati.

I fuochi d'artificio contengono metalli, come il rame, che servono a creare i colori vivaci ma sono pericolosi da respirare una volta dispersi nell'aria, ha detto Thurston. Chi soffre di problemi respiratori può restare in casa durante lo spettacolo e aspettare che il vento porti via il fumo. Anche il servizio dei parchi, in un altro documento, raccomanda di "indossare una mascherina N95 all'aperto" e di "restare in casa il più possibile durante e dopo lo spettacolo".

Un altro documento interno, pensato per tenere conto delle caratteristiche della popolazione della zona, raccomanda al personale del servizio dei parchi di "non trattare etnia, origine, reddito, disabilità, età o lingua come fattori di rischio in sé". I fuochi saranno sparati da postazioni lungo il fiume Potomac e sul National Mall, non lontano da aree come il sud-est di Washington, abitate in prevalenza da popolazione nera e a basso reddito. Thurston ha detto che nelle fasce più povere e nelle minoranze c'è una maggiore diffusione di problemi respiratori e cardiovascolari, tra cui l'asma. Un aspetto che, ha aggiunto, non andrebbe ignorato.

Di norma i fuochi del 4 luglio nel cuore della capitale iniziano poco prima delle 21:30 (le 3:30 del mattino in Italia) e durano dai 17 ai 25 minuti. Quest'anno partiranno dopo le 22:30 e dureranno circa 40 minuti. La sindaca di Washington, Muriel Bowser, ha detto in una conferenza sulla sicurezza pubblica che lo spettacolo "non comincerà prima delle 23".

Non è stata fornita una ragione ufficiale per il ritardo, ma l'orario serale coincide con il discorso che il presidente terrà poco prima dei fuochi. Trump ha detto che comincerà a parlare "verso" le 21 (le 3 del mattino in Italia), anche se l'orario più probabile sarebbe le 21:50 (le 3:50 in Italia). Nessuno sa con certezza quando inizierà né quanto durerà. Se il discorso si allungasse o se un temporale costringesse a evacuare l'area, lo spettacolo potrebbe slittare oltre la mezzanotte, tecnicamente al 5 luglio.

Le celebrazioni per l'anniversario hanno già avuto problemi di affluenza: all'apertura della Great American State Fair, la fiera voluta da Trump sul National Mall, la partecipazione era stata modesta. Alla vigilia del 4 luglio, tra caldo record, controlli di sicurezza serrati e l'orario a tarda notte, alla Casa Bianca si preparano a un'altra affluenza deludente.


Che cos'è la Great American State Fair, la fiera di Trump per i 250 anni degli Stati Uniti


La Great American State Fair è la grande fiera che il presidente Donald Trump ha allestito sul National Mall di Washington per celebrare i 250 anni dell'indipendenza degli Stati Uniti. Si estende per dieci isolati sul prato tra il Campidoglio e il Washington Monument, dura sedici giorni e si è aperta mercoledì sera con un comizio del presidente in stile campagna elettorale. Resterà allestita fino al 10 luglio.

A organizzarla è Freedom 250, un'organizzazione creata da Trump con un ordine esecutivo come partenariato tra pubblico e privato. La sua nascita ha causato tensioni con America 250, la commissione bipartisan che il Congresso aveva istituito da anni proprio per pianificare l'anniversario. I critici vedono in Freedom 250 il tentativo del presidente di aggirare quel gruppo nato dieci anni fa. America 250, che ha meno fondi federali e una portata più ridotta, organizza per il 4 luglio un concerto a Los Angeles e una serie di eventi locali.

Il cuore della fiera sono i padiglioni dedicati a 56 tra stati e territori, ai quali si aggiungono stand di dipartimenti del governo federale, una ruota panoramica alta circa 34 metri, un rodeo e una replica in scala ridotta dell'arco di trionfo che Trump vuole costruire a Washington. Gli organizzatori l'hanno presentata come "un'esposizione di livello mondiale e una fiera mondiale dei giorni nostri".

Nei padiglioni statali ogni stato mette in mostra industrie, tradizioni e personaggi famosi. Si può mungere una mucca meccanica nel Michigan, attraversare un agrumeto profumato di arance nella Florida, provare il lazo nel Wyoming, ballare la salsa a Puerto Rico e raccogliere le collane di Mardi Gras in Louisiana. Il New Jersey ha portato un castello di sabbia di oltre tre tonnellate, fatto con sabbia trasportata dalla costa atlantica. Il Montana espone una gigantesca gabbia toracica di dinosauro, il Texas la facciata dell'Alamo e una capsula spaziale, l'Arizona un'installazione che immerge i visitatori nei paesaggi dello stato.

Accanto al folklore statale, la fiera ospita molti contenuti vicini al presidente. C'è uno stand dove i genitori possono iscrivere i figli ai "Trump accounts", un'esposizione dedicata a Truth Social, il social network fondato da Trump, un padiglione "Faith and Family" con un forte accento sui valori cristiani e gli stand dei grandi appaltatori della difesa, come la Northrop Grumman con un suo simulatore di volo. Sul Mall è parcheggiato anche uno dei "Freedom Truck", musei mobili prodotti dall'organizzazione conservatrice PragerU e dal Hillsdale College, un'università cristiana di destra: dentro si trovano un George Washington generato dall'intelligenza artificiale e un messaggio video del presidente. Allo stand del Dipartimento di Stato veniva distribuita una replica di carta del passaporto in edizione limitata con il volto di Trump.

Non tutti gli stati hanno partecipato. Almeno dieci governi, concentrati nel Nord-Est e nel Nord-Ovest del Pacifico e guidati in gran parte dai democratici, hanno rinunciato a inviare personale o a spendere denaro. Tutti hanno citato i costi: per allestire un padiglione servivano almeno 100mila dollari, in alcuni casi fino a mezzo milione, e molti hanno preferito investire nelle celebrazioni in casa. Maine, Massachusetts, Pennsylvania, Vermont e Rhode Island sono tra gli assenti. La governatrice del Massachusetts, la democratica Maura Healey, ha definito l'evento un uso "ridicolo" dei soldi dei contribuenti. Gli stand degli assenti si sono ridotti a un cartellone con il nome dello stato e qualche sedia vuota. Alcuni stati, come North Carolina e Illinois, sono stati rappresentati da aziende o associazioni del territorio al posto del governo.

Proprio il North Carolina è finito al centro di una polemica. In un video del suo padiglione era comparsa l'immagine di una bandiera confederata sovrapposta a parte della bandiera dello stato. Gli organizzatori dello stand hanno detto di essere venuti a conoscenza di un'immagine "non approvata" e di averla rimossa subito. Uno degli sponsor, l'azienda Mt. Olive Pickles, ha ritirato la propria partecipazione scrivendo su X di fondarsi su "valori di dignità umana, opportunità e libertà". Da Freedom 250 hanno risposto che gli stati hanno pieno controllo editoriale sui contenuti dei loro stand.

L'evento è stato accusato di essere troppo politico. Doveva aprirsi con dei concerti, ma diversi musicisti si erano ritirati per timore che la manifestazione fosse diventata di parte, così Trump ha trasformato la serata inaugurale in un comizio, con sorvoli militari e Lee Greenwood che cantava "God Bless the USA". Alcuni deputati democratici hanno accusato Freedom 250 di edulcorare la storia americana, glissando su temi come la schiavitù e il genocidio dei nativi. La portavoce dell'organizzazione, Rachel Reisner, ha replicato che celebrare i 250 anni del paese non è un atto di parte e che la fiera ha "qualcosa per tutti, che tu abbia 8 o 85 anni".

I primi giorni sono stati segnati da difficoltà. La giornata inaugurale ha avuto problemi ai generatori che hanno fermato a intermittenza la ruota panoramica e sciolto parte del gelato, la pioggia ha costretto a chiudere in anticipo, l'acqua costava 5 dollari e foto e video diffusi sui social mostravano una scarsa affluenza di pubblico. Trump ha invece descritto la serata di apertura come un successo, scrivendo su Truth Social che il pubblico era "incredibile" e parlando di almeno 45mila persone presenti.

Per i suoi critici la fiera è soprattutto una vetrina. Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic il risultato è una sorta di villaggio Potemkin, in cui quasi niente è ciò che dichiara di essere, una versione da discount della grandiosità che il presidente vorrebbe lasciare in eredità. Tra una mucca finta da mungere, un ologramma di Abraham Lincoln nello stand dell'Illinois e l'immagine di un George Washington creato dall'intelligenza artificiale in quello del New Jersey, l'orgoglio autentico dei singoli stati emerge a tratti, ma resta schiacciato dalla cornice politica costruita attorno alla celebrazione.


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🇺🇸 🇪🇺 "The basis for any #EU-US data transfer deal is dead. We call upon the Commission to start an orderly exit from the #US cloud, which is not easy, but unfortunately unavoidable," said Max #Schrems, chairman of the Austrian privacy advocacy group noyb.

Read more 👉 cybernews.com/security/trumps-… @cybernews

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in reply to noyb.eu

Max Schrems is completely right. We cannot keep building Europe's digital infrastructure on a legal house of cards that collapses every time Washington shifts politically. Relying on U.S. cloud providers is no longer just a compliance headache—it is a massive unconstrained operational risk. An orderly exit toward sovereign European cloud infrastructure isn't just a privacy ideal anymore; it's a structural necessity for business continuity
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✨ L’intelligence russa punta a Signal e WhatsApp: USA offre 10 milioni per i gruppi UNC5792 e UNC4221
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/lintel…

@informatica


L’intelligence russa punta a Signal e WhatsApp: USA offre 10 milioni per i gruppi UNC5792 e UNC4221


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Il Dipartimento di Stato americano ha messo sul piatto 10 milioni di dollari per chi fornira’ informazioni utili a identificare o localizzare i membri dei gruppi UNC5792 e UNC4221, entrambi legati ai servizi di intelligence militare e al FSB russo. Nel frattempo, FBI e CISA hanno aggiornato il loro advisory di marzo 2026 con una nuova tattica individuata nella campagna: il furto delle Signal Backup Recovery Key, che consente agli attaccanti di accedere all’intera cronologia dei messaggi delle vittime.

Chi sono UNC5792 e UNC4221


I due gruppi, tracciati pubblicamente con i designatori UNC di Mandiant/Google, operano nell’ambito dei servizi segreti russi. UNC5792 e’ associato all’FSB (Federal Security Service), in particolare agli ufficiali embedded nelle Guardie di Frontiera russe; UNC4221 opera invece per conto dei servizi militari russi. Le attivita’ delle due entita’ si sovrappongono parzialmente: entrambi prendono di mira individui di alto valore informativo attraverso campagne di phishing su applicazioni di messaggistica, in particolare Signal e WhatsApp.

Il profilo delle vittime e’ estremamente specifico e rivela gli obiettivi dell’intelligence russa: funzionari governativi statunitensi e NATO (attuali ed ex), vertici militari, figure politiche, analisti di policy, giornalisti che coprono Russia e Ucraina, ONG attive in supporto all’Ucraina e ricercatori di sicurezza o esperti di affari russi. Secondo l’annuncio ufficiale del programma Rewards for Justice, migliaia di account individuali sono stati compromessi in questo modo.

La storia della campagna: dall’account linking al furto delle Recovery Key


La campagna non nasce oggi. Il primo advisory pubblico di FBI e CISA risale a marzo 2026, quando gli analisti avevano documentato una tecnica di compromissione basata sull’abuso della funzione legittima di device linking di Signal. Gli attaccanti, spacciandosi per il supporto di Signal, inducevano le vittime a collegare un dispositivo controllato dagli attaccanti al proprio account, consentendo la lettura in tempo reale delle conversazioni senza compromettere la crittografia end-to-end del protocollo.

L’advisory aggiornato del 26 giugno 2026 documenta l’evoluzione della tattica. Gli operatori hanno ora spostato il loro obiettivo primario: non piu’ solo l’intercettazione in tempo reale, ma il furto delle Signal Backup Recovery Key — le chiavi che proteggono le copie cifrate dell’intera cronologia dei messaggi nei server Signal Secure Backups. Si tratta di un cambio di paradigma operativo significativo: con la Recovery Key, l’attaccante puo’ recuperare su un proprio dispositivo tutti i messaggi storici della vittima, incluse conversazioni private e di gruppo potenzialmente risalenti a mesi o anni.

Come funziona l’attacco in dettaglio


La catena di attacco si articola in due fasi di social engineering, entrambe condotte direttamente su Signal spacciandosi per il team di supporto della piattaforma:

Fase 1: il pretesto


La vittima riceve un messaggio che afferma che Signal ha registrato un’ondata di attacchi da parte di “hacker iraniani e di paesi post-sovietici” e che, in risposta, la piattaforma sta introducendo una verifica obbligatoria a due fattori. Per “non perdere messaggi e media”, l’utente viene guidato passo per passo ad abilitare i backup e a visualizzare la propria Recovery Key:

Istruzioni fornite dagli attaccanti nel messaggio di phishing:
Settings -> Backups -> Enable backups -> View recovery key
-> Copy to clipboard -> Next -> Enter the recovery key
-> Next -> Continue -> Choose your backup plan

[Premere "Accept" nel pop-up]

Questa sequenza e’ reale: seguendo questi passi, l’utente attiva effettivamente Signal Secure Backups e genera una Recovery Key legittima. La chiave viene copiata negli appunti del dispositivo.

Fase 2: l’estrazione della chiave


Poco dopo, sempre spacciandosi per Signal, gli attaccanti inviano un secondo messaggio urgente che avvisa l’utente di un “problema di sincronizzazione” che metterebbe a rischio la perdita permanente dei dati. Per “risolvere il problema”, vengono chiesti di andare nelle impostazioni di backup, copiare la Recovery Key e incollarla nel messaggio di chat. Se la vittima esegue, gli attaccanti ottengono la chiave in chiaro.

Con la Recovery Key in mano, gli attaccanti possono ripristinare il backup cifrato su qualsiasi loro dispositivo, scaricando l’intera cronologia messaggi della vittima dai server di Signal. L’operazione e’ completamente silenziosa per la vittima: nessuna notifica, nessun alert sul dispositivo.

La trappola del recovery: perche’ cambiare account non basta


FBI e CISA sottolineano un aspetto critico spesso sottovalutato: se un attaccante ottiene la Recovery Key di un utente, creare un nuovo account Signal con lo stesso numero di telefono non invalida la chiave compromessa. L’attaccante puo’ continuare a utilizzare quella chiave per scaricare i backup gia’ acquisiti, anche dopo che la vittima ha cambiato account.

L’unica azione risolutiva e’ generare una nuova Recovery Key attraverso le impostazioni di backup di Signal, che invalida la chiave precedente per i download futuri. Tuttavia — e questa e’ la parte piu’ critica — una nuova chiave non impedisce l’accesso ai backup che l’attaccante ha gia’ scaricato prima del cambio.

Il bounty e gli obiettivi del programma Rewards for Justice


Il programma statunitense Rewards for Justice (RFJ) ha pubblicato il 29 giugno 2026 un annuncio specifico per UNC5792 e UNC4221, offrendo fino a 10 milioni di dollari per informazioni su:

  • Identita’, localizzazione, affiliazioni e biografie dei membri dei gruppi e del personale di supporto.
  • Legami con i servizi di intelligence russi, contractor e fornitori terzi.
  • Infrastruttura operativa: domini, server, hosting, strumenti, framework e software.
  • Fonti di finanziamento, conti bancari, meccanismi di pagamento.
  • Wallet di criptovaluta, transazioni blockchain e reti finanziarie a supporto delle operazioni.

L’entita’ del bounty — identica a quella offerta per i responsabili di attacchi ransomware contro infrastrutture critiche — segnala quanto Washington consideri questa campagna una minaccia alla sicurezza nazionale, non un semplice problema di cybercrime.

Il fronte ucraino: SMS fasulli per rubare credenziali


Parallelamente all’advisory FBI/CISA, l’Ucraina ha confermato che l’intelligence russa ha utilizzato falsi messaggi SMS di “supporto tecnico” per indurre utenti ucraini a rivelare le credenziali dei propri account di messaggistica. La tattica e’ la stessa: impersonare un servizio tecnico legittimo, creare urgenza attraverso una narrativa di sicurezza, estrarre credenziali o chiavi di backup. Il coordinamento tra le due campagne — quella focalizzata su obiettivi occidentali (UNC5792/UNC4221) e quella contro obiettivi ucraini — suggerisce un’operazione di intelligence integrata sotto ombrello comune.

Consigli pratici per i difensori e gli utenti a rischio


Signal e le sue comunicazioni cifrate restano tecnicamente integre: la crittografia end-to-end del protocollo Signal non e’ stata compromessa. Il vettore e’ esclusivamente il social engineering applicato alla gestione delle chiavi. Le misure di difesa piu’ efficaci sono le seguenti:

  • Non condividere mai la Recovery Key: Signal non la chiedera’ mai via messaggio in-app. Qualsiasi richiesta in tal senso e’ un attacco.
  • Verificare l’identita’ del mittente: il supporto Signal comunica esclusivamente tramite indirizzi email ufficiali, mai tramite messaggi in-app.
  • Controllare i dispositivi collegati: in Settings > Account > Linked Devices, verificare periodicamente che non siano presenti dispositivi non riconosciuti.
  • Ruotare la Recovery Key in caso di sospetto: Settings > Backups > Recovery Key > Create new key. Ricordarsi che i backup gia’ scaricati dall’attaccante rimangono accessibili con la vecchia chiave.
  • Segnalare attivita’ sospette all’IC3 dell’FBI (ic3.gov) o al proprio ufficio locale FBI.

Per le organizzazioni con personale ad alto rischio (giornalisti, diplomatici, ricercatori, personale ONG), e’ consigliabile implementare sessioni di awareness specifica sulla gestione delle Recovery Key di Signal e sul riconoscimento di questo pattern di social engineering, ormai sufficientemente documentato da considerarsi una tecnica consolidata nel repertorio dell’intelligence russa.


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✨ Da un runner Jenkins ad Amazon Redshift: come il worm Shai-Hulud trasforma una CI/CD in una breach cloud
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Da un runner Jenkins ad Amazon Redshift: come il worm Shai-Hulud trasforma una CI/CD in una breach cloud


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Un worm nato per infettare pacchetti npm, pensato per propagarsi da un progetto all’altro sottraendo token di pubblicazione, si è trasformato in un vettore capace di arrivare fino a un data warehouse Amazon Redshift in produzione. È la traiettoria che i ricercatori di FortiGuard Labs hanno ricostruito analizzando una compromissione partita da un semplice runner Jenkins esposto: nel giro di poche ore, l’attaccante è passato da un job di build a pieni poteri amministrativi sull’intero account AWS.

Shai-Hulud: la storia del worm che ha terrorizzato npm


Battezzato con il nome dei vermi delle sabbie di Dune, Shai-Hulud è emerso per la prima volta alla fine del 2025 come campagna di supply chain attack contro l’ecosistema npm, e da allora è stato attribuito al cluster tracciato come TeamPCP. Il meccanismo è quello del worm classico: un pacchetto compromesso esegue codice malevolo durante l’installazione o all’interno di una pipeline CI, ruba i token e le credenziali di build presenti sulla macchina, e li usa per pubblicare versioni trojanizzate di altri pacchetti di cui il maintainer ha accesso — propagandosi così, in autonomia, lungo l’intero grafo delle dipendenze.

La variante più recente, Shai-Hulud 2.0, ha alzato ulteriormente l’asticella: all’infezione di un pacchetto legittimo vengono iniettati due file, setup_bun.js e bun_environment.js, attivati tramite uno script di preinstall (anziché postinstall come nella prima ondata) — una modifica che amplia sensibilmente la superficie di impatto perché il codice malevolo scatta prima ancora che l’installazione del pacchetto sia completa. Il payload offuscato raccoglie credenziali da oltre 100 percorsi di file diversi, spaziando da provider cloud a wallet di criptovalute, tool AI e app di messaggistica, e installa hook di persistenza dentro Claude Code, VS Code e servizi a livello di sistema operativo, capaci di sopravvivere al riavvio della macchina. Secondo le stime della community, la campagna 2.0 ha compromesso almeno 796 pacchetti npm unici (1.092 versioni), toccando oltre 25.000 repository riconducibili a circa 350 maintainer.

Dal runner Jenkins a Redshift: la ricostruzione di FortiGuard Labs


Il caso analizzato da FortiCNAPP nasce a metà maggio 2026, quando gli analisti individuano su un ambiente cliente l’accesso persistente a un Jenkins runner con un pattern di credential-harvesting coerente con Shai-Hulud. Il runner, raggiungibile da internet, viene usato dall’attaccante come testa di ponte: sfruttando il ruolo IAM associato al job Jenkins, l’operatore compie un’escalation di privilegi fino a ottenere pieno accesso amministrativo sull’account cloud, dopodiché modifica i controlli di rete del database e avvia l’estrazione di dati da Amazon Redshift.

La sequenza operativa ricostruita da FortiGuard Labs è particolarmente istruttiva perché mostra quanto velocemente un accesso CI/CD apparentemente marginale possa tradursi in un data breach cloud su vasta scala:

  • Creazione di un utente IAM con nome cloudops-monitor, pensato per confondersi con account di monitoraggio legittimi.
  • Attribuzione della policy AdministratorAccess al nuovo utente ed emissione di access key.
  • Modifica dei security group per allargare l’accesso di rete verso i database.
  • Tentativi di modifica della configurazione di accesso a RDS e Redshift.
  • Enumerazione sistematica di AWS Secrets Manager, con recupero dei secret collegati al data warehouse.
  • Uso ripetuto della Redshift Data API (chiamate ExecuteStatement, DescribeStatement e successivo recupero dei risultati) per interrogare ed esfiltrare dati senza bisogno di una connessione diretta al cluster.
  • Creazione di policy IAM con nomi espliciti dal chiaro intento di esfiltrazione, assunzione di ruoli con session name come exfil, e uso di SSM SendCommand insieme alla verifica di identità su Amazon SES — probabilmente in preparazione di un canale di invio dati o notifiche verso l’esterno.

Questa catena mostra un salto qualitativo rispetto alle prime campagne Shai-Hulud, centrate quasi esclusivamente sul furto di token npm e credenziali di sviluppatori: qui l’obiettivo finale è chiaramente il dato strutturato in un data warehouse aziendale, raggiunto attraverso l’abuso sistematico dei permessi IAM disponibili nella pipeline compromessa.

Perché la CI/CD è il bersaglio ideale


I runner Jenkins, GitHub Actions e sistemi CI/CD analoghi sono per costruzione dei nodi ad alto privilegio: hanno bisogno di credenziali per pubblicare pacchetti, effettuare il deploy su infrastruttura cloud e interagire con registry e repository. Quando queste credenziali sono sovradimensionate rispetto al reale bisogno — un ruolo IAM che consente escalation invece di essere ristretto al minimo indispensabile — un singolo pacchetto npm compromesso durante una build automatica può bastare per compiere il salto da “sviluppatore infettato” a “amministratore dell’intero account cloud”. È esattamente lo scenario che rende Shai-Hulud diverso da un comune infostealer: non si limita a rubare, usa quello che ruba per muoversi lateralmente e scalare privilegi in autonomia.

Raccomandazioni per i difensori


  • Applicare il principio del minimo privilegio ai ruoli IAM usati dai runner CI/CD: nessun job di build dovrebbe poter assumere ruoli con permessi di amministrazione dell’account.
  • Isolare i runner Jenkins/CI da internet o proteggerli dietro autenticazione forte e reti segmentate.
  • Monitorare la creazione di utenti/ruoli IAM anomali, in particolare l’attribuzione di AdministratorAccess a identità nuove o non previste nell’infrastructure-as-code.
  • Alert su chiamate massive alla Redshift Data API o pattern insoliti di query su data warehouse da identità di servizio.
  • Verificare l’eventuale presenza degli script setup_bun.js e bun_environment.js in node_modules, e controllare gli script di preinstall dei pacchetti recentemente aggiornati.
  • Applicare lockfile e pinning delle versioni, con verifica delle firme dei pacchetti dove disponibile, per limitare l’impatto di aggiornamenti automatici malevoli.
  • Ruotare immediatamente tutte le credenziali (token npm, chiavi AWS, secret in Secrets Manager) se si sospetta una compromissione, anche parziale, della toolchain di sviluppo.

Il caso ricostruito da FortiGuard Labs è un promemoria scomodo: la supply chain del software open source non è più solo un problema di sviluppatori, ma un vettore diretto verso i dati più sensibili dell’azienda, quando la fiducia implicita accordata alle pipeline di build non è accompagnata da controlli granulari sui permessi cloud.

Indicatori di compromissione

Malware: Shai-Hulud / Shai-Hulud 2.0 (worm supply chain, ecosistema npm/PyPI)
Attore: TeamPCP (cluster tracciato)

File iniettati nei pacchetti compromessi:
  setup_bun.js
  bun_environment.js
Trigger: script "preinstall" (2.0) invece di "postinstall" (1.0)

Scala campagna 2.0 (stime community):
  796+ pacchetti npm unici compromessi
  1.092 versioni di pacchetto interessate
  25.000+ repository coinvolti
  ~350 maintainer impattati

Catena post-compromissione osservata da FortiGuard Labs (caso Jenkins -> Redshift):
  - Nuovo utente IAM: cloudops-monitor
  - Policy attribuita: AdministratorAccess
  - Modifica security group per esporre database
  - Enumerazione AWS Secrets Manager
  - Uso Redshift Data API: ExecuteStatement / DescribeStatement
  - Ruoli assunti con session name: "exfil"
  - Attività su SSM SendCommand e verifica identità Amazon SES

Persistenza osservata su endpoint sviluppatore:
  Hook in Claude Code, VS Code, servizi OS-level (sopravvivono al reboot)

Riferimento tecnico: FortiGuard Labs,
"From CI/CD to Cloud Data: How Shai Hulud Persistence Leads to Redshift Breach"

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✨ ShinyHunters e lo zero-day PeopleSoft: il regolatore assicurativo USA tra le 100+ vittime di UNC6240
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/shinyh…

@informatica


ShinyHunters e lo zero-day PeopleSoft: il regolatore assicurativo USA tra le 100+ vittime di UNC6240


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Per due settimane, prima ancora che Oracle pubblicasse una patch, un gruppo di cybercriminali ha avuto le chiavi di oltre cento infrastrutture PeopleSoft in tutto il mondo. Tra le vittime finite nella rete c’è la National Association of Insurance Commissioners (NAIC), l’organizzazione che coordina la vigilanza assicurativa dei 50 stati USA: 3,1 terabyte di dati pubblicati online, agenzie di rating che hanno sospeso i feed verso il regolatore, e la firma inconfondibile di ShinyHunters, oggi meglio nota agli analisti come UNC6240.

Chi c’è dietro l’attacco: da ShinyHunters a Scattered LAPSUS$ Hunters


ShinyHunters non è un nome nuovo per chi segue il cybercrime dei data breach: attivo almeno dal 2019 e comparso pubblicamente nel maggio 2020 con la vendita di dati sottratti a oltre una dozzina di aziende, il gruppo ha costruito la propria reputazione sul modello “pay or leak” — contatto privato con la vittima, richiesta di riscatto, pubblicazione dei dati in caso di rifiuto. Dal 2025 ShinyHunters opera in una struttura più ampia e fluida, la cosiddetta Scattered LAPSUS$ Hunters (SLH), un’alleanza informale che unisce le competenze di Scattered Spider (accesso iniziale tramite social engineering e SIM swap), LAPSUS$ (estorsione ad alta visibilità mediatica) e ShinyHunters stesso, specializzato in exfiltration su larga scala e gestione dei data leak site. È la stessa federazione già dietro le violazioni a catena di Salesforce e Snowflake nel 2025.

Mandiant e il Google Threat Intelligence Group tracciano il cluster responsabile della campagna PeopleSoft con la sigla UNC6240, confermando la sovrapposizione operativa con ShinyHunters.

CVE-2026-35273: RCE non autenticata nel cuore di PeopleSoft


Il vettore d’ingresso è una vulnerabilità critica (CVSS 9.8) in Oracle PeopleSoft Enterprise PeopleTools, versioni 8.61 e 8.62, localizzata nel componente Environment Management Hub, noto anche come PSEMHUB. Tecnicamente si tratta di una Server-Side Request Forgery che, incatenata correttamente, consente l’esecuzione di codice remoto senza alcuna autenticazione né interazione dell’utente: basta accesso di rete via HTTP agli endpoint /PSEMHUB/hub e /PSIGW/HttpListeningConnector per prendere il controllo del server.

Il dettaglio più inquietante è la tempistica. Secondo Mandiant, lo sfruttamento attivo in the wild è iniziato il 27 maggio 2026, ben prima che Oracle rilasciasse un advisory di sicurezza: un vero zero-day, sfruttato per circa due settimane a insaputa dei difensori. Solo il 10 giugno 2026 Oracle ha pubblicato una patch fuori banda (Patch Availability Document CPU187), poi confluita nel Critical Patch Update di giugno. Nel frattempo, CISA ha aggiunto la falla al proprio catalogo Known Exploited Vulnerabilities.

Una campagna su scala industriale


Tra il 27 maggio e il 9 giugno gli attaccanti hanno colpito circa 300 istanze PeopleSoft appartenenti a oltre 100 organizzazioni, con il 68% delle vittime concentrato nel settore dell’istruzione superiore, in gran parte negli Stati Uniti. Il gruppo ha pubblicato i dati sottratti sul proprio data leak site già il 9 giugno, un giorno prima ancora della patch ufficiale.

Sul piano operativo, gli attaccanti hanno predisposto ambienti di staging che ospitavano agenti MeshCentral camuffati da servizi Microsoft Azure legittimi (file come meshagent64-azure-ops.exe), utilizzati per eseguire query amministrative ed effettuare movimento laterale. Un elemento tecnico rilevante è lo script di defacement e lateral movement che automatizza il credential spraying via SSH: analizza il file /etc/hosts locale per identificare host interni secondo pattern di naming specifici, poi tenta l’autenticazione con una lista predefinita di credenziali amministrative e applicative comuni.

Il caso NAIC: cosa è stato sottratto


NAIC ha rilevato l’accesso non autorizzato al proprio ambiente PeopleSoft l’11 giugno 2026. ShinyHunters ha rivendicato il furto di 3,1 terabyte di dati, oltre 105.000 file: più di 264.000 PDF di filing regolatori assicurativi (rami property, casualty, health e life) relativi al periodo 2017-2024, circa 45.000 file provenienti da importanti agenzie di rating creditizio (tra cui Moody’s, Fitch, S&P, Kroll, DBRS, AM Best), log e file di configurazione di infrastruttura AWS di produzione, oltre a script SQL contenenti credenziali per ambienti produttivi.

NAIC ha dichiarato che nessun dato personale identificabile né informazioni di pagamento risultano compromessi, e che i sistemi regolatori critici — SERFF, OPTins, UCAA, EDP e RDC — non sono stati toccati. Ma l’impatto operativo è stato comunque tangibile: diverse agenzie di rating hanno sospeso temporaneamente i feed di dati verso il regolatore, e NAIC ha interrotto momentaneamente l’assegnazione delle proprie designazioni di investimento, i parametri che determinano quanto capitale gli assicuratori vita statunitensi devono accantonare a fronte dei propri portafogli. Un breach che tocca un ente pubblico, quindi, si traduce in frizioni immediate sull’intero mercato assicurativo americano.

Cosa devono fare i difensori


  • Applicare immediatamente la patch CPU187 di Oracle su tutte le istanze PeopleSoft PeopleTools 8.61/8.62.
  • Se il patching non è immediato, bloccare l’esposizione internet degli endpoint EMHub/PSEMHUB o disabilitare il servizio nelle configurazioni multi-server; nelle installazioni single-server valutare la rimozione dell’applicazione PSEMHUB.
  • Verificare i log di accesso WebLogic per richieste POST esterne verso /PSEMHUB/hub o /PSIGW/HttpListeningConnector.
  • Cercare file .jsp non attesi sotto PSEMHUB.war e cartelle anomale (logs, persistantstorage, scratchpad); controllare modifiche recenti ai file XML sotto envmetadata/data/environment, potenziale vettore di persistenza via XMLDecoder al riavvio.
  • Monitorare traffico DNS e connessioni verso il dominio C2 noto azurenetfiles.net.
  • Ruotare le credenziali potenzialmente esposte in script SQL, configurazioni e log applicativi.

La campagna NAIC conferma un pattern ormai consolidato per l’alleanza Scattered LAPSUS$ Hunters: individuare zero-day in software enterprise ampiamente diffusi (Salesforce, Snowflake, ora Oracle PeopleSoft), colpire in massa prima che la finestra di patching si chiuda, e monetizzare l’estorsione anche quando i dati sottratti sono in gran parte “pubblici” o di scarso valore diretto — sfruttando la pressione reputazionale e regolatoria che un data leak comporta per l’organizzazione colpita.

Indicatori di compromissione

CVE: CVE-2026-35273 (CVSS 9.8, SSRF -> RCE non autenticata)
Componente: Oracle PeopleSoft PeopleTools 8.61 / 8.62 - Environment Management Hub (PSEMHUB)
Endpoint sfruttati:
  /PSEMHUB/hub
  /PSIGW/HttpListeningConnector

C2 domain: wss://azurenetfiles[.]net:443/agent.ashx

Agenti MeshCentral malevoli (masquerading Azure):
  meshagent32-azure-ops.exe
  meshagent64-azure-ops.exe
  meshagent64-v2.exe

IP di staging (Python HTTP server, porta 8888):
  142.11.200.186 - 142.11.200.190

Percorsi sospetti da monitorare:
  /logs/
  /persistantstorage/
  /scratchpad/
  envmetadata/data/environment/*.xml (persistenza via XMLDecoder)

Attore: UNC6240 (Mandiant) / ShinyHunters / Scattered LAPSUS$ Hunters
Finestra di sfruttamento zero-day: 27 maggio - 9/10 giugno 2026
Patch Oracle: CPU187, rilasciata 10 giugno 2026

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Have you heard, of the dDOS and SpecOp happening against our Democracy


It is both in back-channels and by trying again and again, like a brute-force attack on the system we built. Democracy will be undermined if we don’t act.

@

This has not been in the news, we have a week for this one.

European Pirates have always fought against this derogation of the ePrivacy directive, that is where we stand today still. We were opponents of Chat Control when it went into effect and we celebrated its repeal. Now we have the same challenge before us. Contact your representative member in the European Parliament today!

Subscribe to the newsletter and follow stopkillingtheinternet.com/fee… as well.


europeanpirates.eu/have-you-he…

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Vuoi giocare in borsa col tuo #tfr futuro? Da oggi, se neoassunto nel settore privato, non avrai l'imbarazzo della scelta: se non dici di no entro 60 giorni, diventerai automaticamente un investitore, o, meglio, qualcuno farà l'investitore con i tuoi soldi.
È paternalismo? Sì, ma con figli e figliastri. I figli sono i finanzieri, il figliastro - sorpresa! - sei tu.

today.it/dossier/economia/tfr-…
#nudging

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Python per hacker: creazione di un toolkit OSINT personalizzato per Telegram per la raccolta automatizzata di informazioni.

In questo articolo, esploreremo come iniziare a costruire il tuo toolkit OSINT per Telegram per raccogliere informazioni come messaggi recenti, elenchi di membri di gruppi o ricerche di base del profilo.

hackers-arise.com/python-for-h…

@pirati@feddit.it

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Nancy Pelosi va a Berkeley: dopo il Congresso fonderà un Istituto sulla Democrazia


L'ex speaker della Camera, in uscita dal Congresso a fine mandato, lancerà nel gennaio 2027 un centro apartitico per la formazione di nuovi leader politici sostenuto da oltre 35 milioni di dollari in donazioni.

Nancy Pelosi fonderà un istituto dedicato alla democrazia rappresentativa all'Università della California, Berkeley, dove approderà dopo l'uscita dal Congresso al termine dell'attuale mandato. Lo ha annunciato il suo ufficio. La deputata democratica della California, che a novembre aveva già comunicato la decisione di non ricandidarsi, ha così indicato per la prima volta cosa farà dopo quasi quarant'anni trascorsi a Capitol Hill. Il Nancy Pelosi Institute for Representative Democracy aprirà nel gennaio 2027 e sarà sostenuto da oltre 35 milioni di dollari in donazioni, destinati a costituire un fondo permanente.

Corsi, ricerca e formazione dei leader


Pelosi, 86 anni, terrà un corso sul Congresso insieme a Eric Schickler, professore di scienze politiche a Berkeley. Secondo il comunicato dell'ateneo, l'istituto sarà apartitico e avrà l'obiettivo di rafforzare la democrazia americana attraverso progetti di ricerca, corsi universitari, un programma per visiting fellow aperto a leader statunitensi e stranieri, attività estive e un forum annuale di confronto internazionale. La Bancroft Library dedicherà inoltre a Pelosi una mostra pubblica sulla sua vita e sui suoi anni alla Camera, mentre lo stesso istituto allestirà un'esposizione sulla sua carriera politica.

L'eredità della prima donna Speaker della Camera


Pelosi è stata Speaker della Camera per due volte, la prima dal 2007 al 2011 e la seconda dal 2019 al 2023. È stata la prima donna eletta a quella carica, nonchè la prima donna a guidare un grande partito in una delle due camere del Congresso. Da Speaker, ha imposto una disciplina ferrea alla maggioranza democratica, alternando capacità di persuasione e pressione politica, e ha avuto un ruolo decisivo nell'approvazione di leggi di grande portata, dall'Affordable Care Act del 2010 all'Inflation Reduction Act del 2022.

In una dichiarazione, Pelosi si è detta "onorata" di lavorare con studiosi e studenti per offrire alla prossima generazione gli strumenti necessari a rafforzare le istituzioni democratiche. "Il lavoro della democrazia non è mai concluso, e garantirne il futuro è la nostra più grande vocazione", ha aggiunto. Dopo aver guidato l'opposizione democratica a Donald Trump, Pelosi ha lasciato la leadership del partito alla fine del 2022 per favorire il passaggio a una nuova generazione di dirigenti.

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Die Spitzen von Union und SPD wollen die Informationsfreiheit massiv einschränken. Die Zivilgesellschaft zeigt sich entsetzt und spricht vom „schwersten Angriff auf staatliche Transparenz“. #ifg

netzpolitik.org/2026/informati…

#ifg
in reply to netzpolitik.org

Sonnenkönige möchten in ihrer privaten Wirklichkeit herrschen, ihren Wohlstand mehren, den Pöbel in jeder Hinsicht kontrollieren und nach unten austreten.
Kontrolle von unten ist nicht akzeptabel. Die müssen schuften!

#Feudalsystem #Klassengesellschaft #noKings #Realitatsverlust #Machtgeil #unbeliebter_als_Trump #schlimmer_als_Trump #sPD_macht_mit

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Un'audizione al Congresso sul controllo mentale della CIA finisce sulle teorie del complotto


La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha convocato un'audizione sull'MKULTRA, il programma segreto della CIA, ma la seduta è scivolata su vaccini, Anthony Fauci e le origini del Covid.

Martedì un'audizione alla Camera dei rappresentanti americana, convocata per fare luce sul MKULTRA, il programma segreto e fallito con cui la CIA, l'agenzia di intelligence statunitense (Central Intelligence Agency), cercò tra il 1953 e il 1973 di mettere a punto tecniche di controllo mentale, è finita per ruotare attorno a vaccini, Covid e Anthony Fauci.

A convocarla è stata Anna Paulina Luna, deputata repubblicana della Florida e fedelissima del presidente Trump, che guida la Task Force per la declassificazione dei segreti federali, l'organo parlamentare che chiede la desecretazione dei documenti riservati del governo. Luna aveva chiamato a testimoniare due autori di libri sull'MKULTRA, che hanno usato l'audizione per chiedere la pubblicazione di altri documenti sul programma.

Luna ha però legato l'MKULTRA alle proprie teorie del complotto. Ha lasciato intendere che il programma possa essere ancora attivo e ha chiesto a uno dei testimoni se USAID, l'agenzia statunitense per gli aiuti umanitari internazionali smantellata dall'amministrazione Trump, "possa essere stata usata all'estero" su "prigionieri di guerra" per portare avanti il programma della CIA, senza fornire alcuna prova.

Come già in un'audizione sull'assassinio di John Kennedy tenuta l'anno scorso, Luna ha promesso nuove rivelazioni. Ha detto di aver "ricevuto segnalazioni" su "nuove scatole dell'MKULTRA" scoperte di recente e ha aggiunto che la CIA le starebbe declassificando. I documenti riguarderebbero un "programma di falsificazione" gestito all'interno dell'MKULTRA. Ha promesso di renderli pubblici al più presto.

Stephen Kinzer, uno dei testimoni e autore di un libro su Sidney Gottlieb, il chimico che diresse il programma, ha chiesto alla commissione di "riempire tutti gli spazi bianchi" nei documenti già disponibili. Ha aggiunto che la task force potrebbe anche valutare se oggi esista una nuova versione dell'MKULTRA, perché i progressi nell'intelligenza artificiale e nelle neuroscienze potrebbero aver messo a disposizione delle agenzie segrete strumenti che Gottlieb "non avrebbe nemmeno potuto immaginare".

Tom O'Neill, l'altro testimone, autore di un libro sul possibile legame tra Charles Manson e gli esperimenti della CIA, ha ricordato che una promessa delle audizioni del 1977 non è mai stata mantenuta: identificare le vittime dell'MKULTRA, risarcirle e garantire loro cure mediche a vita. "Niente di tutto questo è mai accaduto", ha detto alla commissione.

Le prime rivelazioni ufficiali sull'MKULTRA arrivarono da una commissione del Senato nel 1975 e, soprattutto, nel 1977, quando emerse che la CIA aveva somministrato droghe come l'LSD a civili ignari. In un'operazione, in appartamenti protetti dell'agenzia, alcune prostitute drogavano i clienti con LSD mentre gli agenti osservavano dietro specchi unidirezionali. Almeno una persona morì: Frank Olson, uno scienziato della CIA a cui nel 1953 fu somministrato LSD a sua insaputa e che la stessa notte cadde, o fu spinto, dalla finestra di un albergo.

Nel 1977 il senatore democratico Edward Kennedy denunciò l'assurdità di quegli esperimenti. "L'agenzia stessa ha riconosciuto che questi test avevano poco senso scientifico", disse, ricordando che chi effettuava le osservazioni non era qualificato e che i soggetti erano quasi sempre irrintracciabili dopo le prime ore. In alcuni casi erano stati attirati tossicodipendenti a partecipare agli esperimenti con l'LSD in cambio di una ricompensa: altra eroina.

L'audizione di martedì è stata molto meno a fuoco. I democratici hanno chiamato come testimone Elizabeth Ginexi, ex ricercatrice dei National Institutes of Health (NIH), gli istituti nazionali della sanità americana, senza competenze specifiche sull'MKULTRA, che ha avvertito come l'ente venga svuotato e politicizzato. I repubblicani l'hanno però incalzata su Anthony Fauci, il principale immunologo del governo durante la pandemia, e sulle origini del Covid, chiedendole se il NIH o Fauci avessero mentito agli americani e se l'istituto avesse un problema di fiducia. Ginexi ha risposto di no.

Mike Evans, esperto del National Security Archive, un'organizzazione non governativa che raccoglie documenti governativi declassificati, ha detto a Mother Jones che i due testimoni principali avevano cercato di restare sui fatti storici, ma che la task force non sembrava avere intenzioni sincere. "Perché parlavano di Covid e di Anthony Fauci a un'audizione sull'MKULTRA?", si è chiesto. Ha definito l'annuncio sul presunto programma di falsificazione la parte più deludente, perché a suo avviso è "elementare mestiere di intelligence" e non ha nulla a che vedere con il controllo mentale.

Verso la fine Kinzer ha spiegato perché le teorie del complotto siano così diffuse negli Stati Uniti. Dipende, ha detto, dalla "dissociazione tra ciò che diciamo di essere e di fare e ciò che realmente siamo e facciamo": una distanza che rende gli americani sospettosi verso le malefatte del governo "e anche verso altre cose che non hanno nulla di losco".


Musk ha causato la morte di milioni persone?


Elon Musk ha minacciato di querelare un deputato del Congresso che lo aveva accusato di essere responsabile della morte di milioni di persone nel mondo per aver smantellato l'USAID, l'agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale che finanziava programmi sanitari e di aiuto nei paesi più poveri. L'uomo più ricco del mondo ha definito quell'accusa una calunnia, ma diversi studi scientifici stimano che i tagli avranno conseguenze enormi sulle popolazioni più fragili.

Il deputato Ro Khanna ha chiesto che Musk renda conto del suo operato. "Festeggiano che abbia creato 4.400 milionari", ha detto riferendosi alla quotazione in borsa di SpaceX, l'azienda spaziale di Musk, "ma non parlano dei 4,5 milioni di bambini nel mondo che ha forse condannato a morte smantellando l'USAID". Musk lo ha definito un bugiardo, ha minacciato la causa e ha detto che dovrebbe finire in carcere.

Secondo un'analisi pubblicata su The Argument, l'accusa di Khanna è fondata e si basa su uno studio sottoposto a revisione scientifica e pubblicato sulla rivista medica britannica Lancet, una delle più autorevoli al mondo. Lo studio ha stimato gli effetti dello smantellamento dell'USAID e ha concluso che i tagli decisi dal Dipartimento per l'efficienza governativa, noto con la sigla DOGE, la struttura voluta per ridurre la spesa federale e guidata da Musk, porteranno a 14 milioni di morti entro il 2030, di cui 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni.

È probabilmente una stima alta, ma anche le proiezioni più caute, costruite con metodi diversi, indicano tra i 670.000 e 1,6 milioni di morti in più ogni anno rispetto ai livelli del 2023. Anche nell'ipotesi più contenuta si parla di circa due terzi di milione di persone all'anno, una cifra paragonabile ai morti della guerra civile americana.

Un sistema di monitoraggio costruito da Brooke Nichols, professoressa associata di salute globale alla Boston University, stima che a un anno dai tagli le morti causate dalla fine dei finanziamenti USAID siano già circa 260.000 tra gli adulti e oltre 500.000 tra i bambini. Proseguendo questa tendenza, entro il 2030 i morti sarebbero almeno 2,5 milioni.

Fino allo scorso anno gli Stati Uniti coprivano circa il 40% dei fondi pubblici mondiali per la salute globale, dalla prevenzione della malaria a quella dell'HIV, dall'assistenza nutrizionale alla salute materna fino al monitoraggio delle epidemie. Se questi aiuti scompaiono, è ragionevole attendersi più malattie e più morti nei luoghi che li ricevevano.

Lo studio del Lancet ha calcolato che negli ultimi 21 anni gli aiuti americani hanno ridotto del 15% la mortalità complessiva e del 32% quella dei bambini sotto i cinque anni nei paesi beneficiari, salvando 91,8 milioni di vite, di cui 30,4 milioni di bambini. Da quei numeri i ricercatori hanno proiettato le conseguenze future dei tagli.

Il 20 gennaio 2025, giorno dell'insediamento del presidente Donald Trump, l'amministrazione ha congelato per 90 giorni i fondi dell'USAID. Il 24 gennaio il segretario di Stato Marco Rubio ha eseguito il blocco e il 28 gennaio, tra il caos sul campo, ha concesso una deroga per i farmaci salvavita, i servizi medici, il cibo, gli alloggi e gli aiuti di sussistenza.

Il 3 febbraio Musk ha scritto su X di aver "passato il fine settimana a dare in pasto l'USAID al tritalegna", un giorno dopo aver definito l'agenzia una "organizzazione criminale" e aver aggiunto: "È ora che muoia". Il 10 marzo Rubio ha annunciato la fine di 5.200 programmi dell'USAID, l'83% del totale, ringraziando il DOGE per quella che ha chiamato una "riforma storica". I mille programmi rimasti sono passati al Dipartimento di Stato.

Gli ordini di sospensione improvvisi del DOGE hanno lasciato bloccati all'estero alcuni operatori dell'USAID, in zone come il Congo, in mezzo a violenze e spari, temendo per la propria vita.

Nonostante tutto questo accadesse in piena luce, Musk ha continuato a sostenere che al DOGE servivano solo i contatti dei destinatari per verificare che i fondi non fossero frutto di frode. In passato aveva ripetuto che solo il 10% dei pagamenti dell'USAID arrivava ai destinatari previsti. In realtà quel 10% era la quota di fondi che passava per le organizzazioni locali, mentre una parte maggiore andava alle grandi organizzazioni internazionali che distribuiscono aiuti su vasta scala. La discussione riguardava il tipo di organizzazione attraverso cui passavano i soldi, non se gli aiuti arrivassero o meno a destinazione.

Nicholas Enrich, allora responsabile ad interim per la salute globale dell'USAID, aveva scritto una serie di promemoria sulle probabili conseguenze delle azioni del DOGE, tra cui 71.000-166.000 morti in più ogni anno per malaria e un milione di bambini in più all'anno esposti alla malnutrizione. Per averli scritti è stato sospeso.

Una critica legittima e trasversale sosteneva che una quota maggiore degli aiuti dovesse passare per le organizzazioni locali. Atul Gawande, responsabile della salute globale durante l'amministrazione di Joe Biden, ha detto di aver puntato a portare quel 10% al 30%. Ma è una questione diversa dal dire che gli aiuti non raggiungevano chi ne aveva bisogno.

Si può discutere delle ipotesi e delle scelte metodologiche di queste stime, ma è difficile sostenere che la cancellazione dei programmi del DOGE non causerà alcuna morte. Le cifre vanno da qualche milione a decine di milioni di persone e nessuno dei due estremi solleva Musk dalle sue responsabilità.


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Tassare i più ricchi per rafforzare il welfare. Video home.rifondazione.eu/2026/07/0… #Approfondimenti

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Negli Stati Uniti arrestate più di 10.000 persone in cinque giorni per accelerare le espulsioni


L'agenzia federale per l'immigrazione ha raddoppiato gli arresti giornalieri fino a 2.000, senza le operazioni spettacolari dell'anno scorso. Nei centri di detenzione ci sono oltre 63.000 persone.

Le autorità federali per l'immigrazione hanno arrestato più di 10.000 persone in cinque giorni, quasi il doppio del ritmo abituale. Dietro l'ondata di fermi c'è una spinta interna all'agenzia a moltiplicare gli arresti in vista delle espulsioni.

Nei giorni scorsi i vertici hanno ordinato ai dirigenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione (Immigration and Customs Enforcement), di concentrare gli agenti sulla cattura degli immigrati da espellere, secondo documenti ottenuti dal New York Times e colloqui con funzionari federali. Gli arresti avvengono durante i colloqui periodici con le autorità dell'immigrazione, ai controlli stradali e per strada. Il ritmo è passato dai circa mille fermi al giorno di inizio anno a quasi il doppio.

Alla Casa Bianca è stato chiesto un aumento degli arresti e ai responsabili dell'ICE è stato detto che 2.000 fermi al giorno sono il nuovo standard. Uno dei funzionari ha spiegato che non è chiaro per quanto tempo si potrà mantenere questo ritmo.

Sabato si è toccato il picco, con oltre 2.400 persone fermate in un solo giorno. La popolazione nelle strutture detentive dell'ICE è cresciuta di quasi 4.000 unità, superando i 63.000 detenuti martedì.

Ai dirigenti è stato chiesto di far lavorare il maggior numero possibile di agenti sette giorni su sette e di destinare l'80 per cento degli uomini alle operazioni di arresto. In una email al personale, Marcos Charles, capo del settore espulsioni dell'ICE, ha ringraziato gli agenti per gli "straordinari sforzi" del fine settimana, sostenendo che avevano raggiunto "risultati operativi notevoli".

La spinta è arrivata senza il clamore delle operazioni dell'anno scorso, quando le autorità annunciavano in anticipo le città bersaglio, tra cui Chicago e Los Angeles, e riversavano gli agenti nelle strade. Markwayne Mullin, il segretario alla Sicurezza interna, aveva promesso una campagna più silenziosa dopo il caos di un'operazione durata un mese in Minnesota, dove agenti federali uccisero due cittadini statunitensi.

L'aumento dei fermi conferma la determinazione del presidente Trump a mantenere la promessa di espulsioni di massa, un obiettivo popolare tra i suoi sostenitori conservatori ma che ha alimentato una reazione politica per la durezza dei metodi. L'anno scorso Stephen Miller, vice capo di gabinetto di Trump, aveva fissato un obiettivo di 3.000 arresti al giorno che l'agenzia non era riuscita a raggiungere. Da allora l'ICE ha assunto migliaia di nuovi agenti e ha visto crescere di miliardi di dollari il proprio bilancio, grazie ai fondi di una legge approvata circa un anno fa.

La Corte Suprema ha da poco ampliato il potere del presidente di dettare la politica sull'immigrazione, ma pochi giorni prima aveva bocciato il suo tentativo di cancellare la cittadinanza per nascita, il cosiddetto ius soli, che garantisce la cittadinanza a chi nasce sul suolo americano anche se i genitori vivono nel Paese illegalmente. Dopo la sconfitta Trump ha chiesto al Congresso di intervenire per abolire questo principio.

La notizia dell'aumento degli arresti ha diffuso paura tra gli immigrati, già allarmati dopo che la Corte Suprema ha stabilito che l'amministrazione può porre fine alle protezioni dall'espulsione per le persone provenienti da Paesi colpiti da disastri o guerre, previste dallo status di protezione temporanea.

Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha difeso l'operazione. "Il nostro messaggio è chiaro: se venite nel nostro Paese illegalmente, vi troveremo, vi arresteremo e vi espelleremo", ha dichiarato Lauren Bis, portavoce del dipartimento, aggiungendo che quasi il 70 per cento degli arresti riguarda persone accusate o condannate per un reato negli Stati Uniti.


La Corte Suprema boccia Trump sullo ius soli, mentre approva i divieti per le atlete transgender


La Corte Suprema ha respinto oggi l'ordine esecutivo con cui Donald Trump voleva cancellare la cittadinanza di nascita per i figli degli immigrati irregolari, riaffermando il principio secondo cui quasi chiunque nasca sul territorio degli Stati Uniti è cittadino americano. La decisione, presa con 5 voti contro 4, rappresenta una sconfitta pesante per una delle politiche simbolo del secondo mandato del presidente. A dissentire sono stati tre giudici conservatori, Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Samuel Alito. Un quarto giudice conservatore, Brett Kavanaugh, si è unito alla maggioranza per bloccare l'ordine, ma fondando la propria posizione su una legge federale più che sulla Costituzione.

La cittadinanza per nascita è garantita dal Quattordicesimo Emendamento, approvato nel 1868 dopo la Guerra civile per assicurare la cittadinanza agli ex schiavi. Il testo stabilisce che "tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione" sono cittadine americane. Lo scontro legale si è concentrato proprio su quella formula, "soggette alla giurisdizione", che l'amministrazione Trump voleva interpretare in senso restrittivo. Il presidente della Corte, John Roberts, ha scritto per conto della maggioranza che i bambini nati negli Stati Uniti da genitori irregolari o presenti temporaneamente nel Paese sono cittadini fin dalla nascita. "La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto Roberts, aggiungendo: "Manteniamo quella promessa oggi".

Corte Suprema · Fine mandato 2026

La cittadinanza di nascita resta nella Costituzione

Con 6 voti contro 3, i giudici hanno respinto l'ordine esecutivo di Donald Trump che voleva negare la cittadinanza ai figli degli immigrati irregolari. Confermato un principio in vigore dal 1868.

Grafica di FocusAmerica Caso Trump v. Barbara


0
anni di principio

1868
Il Quattordicesimo Emendamento entra in Costituzione dopo la Guerra civile

2026
La Corte ribadisce: chi nasce sul suolo americano è cittadino americano

Dopo oltre un secolo e mezzo il principio regge: l'ordine di Trump non è mai entrato in vigore

Esplora la decisione
1Il verdetto 2La posta in gioco 3L'altra giornata

Come si è spaccata la Corte


6 giudici hanno bloccato l'ordine, 3 hanno dissentito. 5 hanno motivato il proprio no sulla Costituzione; Brett Kavanaugh si è unito alla maggioranza, ma basandosi su una legge federale.

6–3
Maggioranza contro l'ordine.
Opinione scritta dal presidente John Roberts.

Maggioranza
6 giudici

Roberts
Sotomayor
Kagan
Barrett
Jackson
Kavanaugh

Dissenso
3 giudici

Thomas
Alito
Gorsuch

Il voto sfumato di Kavanaugh. Il giudice conservatore ha votato per bloccare l'ordine, ma ha precisato che a suo avviso viola una legge federale del 1940, non direttamente la Costituzione.


La cittadinanza era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Manteniamo quella promessa oggi.

John Roberts · Presidente della Corte Suprema

Cosa sarebbe successo senza la sentenza


Secondo un documento depositato da decine di docenti, l'ordine esecutivo di Trump avrebbe escluso dalla cittadinanza centinaia di migliaia di bambini ogni anno, fino a una massa di milioni entro metà secolo.

250.000/anno
Bambini che ogni anno avrebbero perso la cittadinanza alla nascita

1898
L'anno del precedente Wong Kim Ark, confermato dalla sentenza

5milioni
Persone nate negli USA ma escluse dalla comunità politica entro il 2045, secondo le stime depositate — molte delle quali sarebbero rimaste apolidi

2026Proiezione: 5 milioni entro il 2045

Gli studiosi avevano avvertito che la misura avrebbe creato una casta permanente di persone nate e cresciute negli Stati Uniti ma stabilmente prive di diritti, con il rischio di espulsioni di massa.

Le altre due decisioni dello stesso giorno


L'ultima giornata del mandato annuale ha prodotto altri due verdetti di peso, su sport e finanziamenti elettorali.

6–3

Sport
Via libera ai divieti per le atlete transgender
La Corte dà ragione agli Stati che vietano alle atlete trans di gareggiare nelle squadre femminili. La decisione rafforza le restrizioni già in vigore in 27 Stati.

6–3

Elezioni
Eliminati i tetti alla spesa dei partiti
Partiti e candidati potranno acquistare insieme spazi pubblicitari senza limiti. Nel breve periodo l'effetto avvantaggerà i repubblicani.

6 su 13
È la sesta sconfitta in tredici mesi per chi difende i diritti delle persone transgender davanti alla Corte Suprema

Fonte: sentenze Trump v. Barbara, West Virginia v. B.P.J. e NRSC v. FEC, Corte Suprema degli Stati Uniti; documento dei docenti depositato in giudizio; ricostruzione FocusAmerica. Tutte e tre le decisioni sono state prese con 6 voti contro 3. Sulla cittadinanza, cinque giudici hanno motivato il no su basi costituzionali, Kavanaugh su una legge federale.

L'ordine di Trump e il rischio di una generazione senza cittadinanza


Trump aveva firmato l'ordine esecutivo nel gennaio 2025, nel primo giorno del suo secondo mandato. Il provvedimento, intitolato "Proteggere il significato e il valore della cittadinanza americana", puntava a negare la cittadinanza automatica ai bambini nati da genitori entrati illegalmente negli Stati Uniti o presenti con un visto temporaneo, come quelli per studio, lavoro o turismo. L'ordine non è mai entrato in vigore, perché diversi tribunali federali lo avevano bloccato giudicandolo incompatibile con la Costituzione.

La sentenza conferma anche il precedente storico del 1898, quando la Corte ha riconosciuto la cittadinanza americana a Wong Kim Ark, nato a San Francisco da immigrati cinesi. Da allora il principio della cittadinanza per nascita è rimasto saldo, con poche eccezioni, come i figli dei diplomatici stranieri. L'Smministrazione Trump sosteneva invece che il Quattordicesimo emendamento fosse stato frainteso per oltre un secolo e che i suoi autori non avessero mai voluto estendere la cittadinanza ai figli di persone prive di una residenza stabile negli Stati Uniti.

Il governo invocava anche la necessità di fermare il cosiddetto "turismo della nascita", cioè l'ingresso nel Paese di donne straniere intenzionate a partorire sul suolo americano per garantire la cittadinanza ai figli. Il rappresentante dell'amministrazione davanti alla Corte aveva avvertito: "Siamo in un mondo nuovo, dove 8 miliardi di persone sono a un volo di distanza dall'avere un figlio cittadino americano".

Secondo un documento presentato alla Corte e firmato da decine di docenti, l'ordine avrebbe privato della cittadinanza circa 250.000 bambini ogni anno, fino a raggiungere 5 milioni di persone entro il 2045. Molti sarebbero rimasti apolidi, perché i genitori non avrebbero potuto trasmettere loro la propria cittadinanza. Gli studiosi avevano avvertito che la misura avrebbe creato una sorta di casta permanente, composta da persone nate e cresciute negli Stati Uniti ma escluse stabilmente dalla comunità politica, con il rischio di costose espulsioni di massa.

Trump aveva seguito la vicenda da vicino: ad aprile si era presentato personalmente all'udienza, diventando il primo presidente in carica ad assistere a una discussione davanti alla Corte Suprema, e nelle settimane successive aveva attaccato ripetutamente i giudici. A maggio aveva scritto che una "decisione negativa sulla cittadinanza di nascita" sarebbe stata "economicamente insostenibile" per il Paese.


Sentenza Trump vs Barbara
Il testo completo della sentenza della Corte sulla cittadinanza per nascita

25-365_4hdj.pdf
880 KB

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Atlete transgender e finanziamenti elettorali: le altre decisioni della Corte


Nello stesso giorno, l'ultimo del mandato annuale, la Corte ha dato ragione agli Stati che vietano alle atlete transgender di gareggiare nelle squadre sportive femminili. La decisione riguarda due leggi dell'Idaho e del West Virginia, ma rafforza la posizione dei 27 Stati che hanno introdotto restrizioni simili. A scrivere la sentenza è stato ancora Kavanaugh: "La Costituzione non impone alle scuole di stabilire l'idoneità per gli sport femminili sulla base dell'identità di genere anziché del sesso biologico". I giudici hanno stabilito che né la Costituzione né il Title IX, la legge federale del 1972 che vieta le discriminazioni di sesso nelle scuole, obbligano gli Stati ad ammettere le atlete trans nelle competizioni femminili.

Le due cause erano state promosse da Becky Pepper-Jackson, studentessa delle superiori del West Virginia, e da Lindsay Hecox, iscritta all'università in Idaho. Entrambe sostenevano che i divieti le discriminassero in base al sesso. Pepper-Jackson aveva fatto causa nel 2021, quando aveva 11 anni, per poter entrare nella squadra di atletica della scuola media; i tribunali le avevano dato ragione e nel frattempo ha vinto un titolo statale nel getto del peso. Dopo la sentenza di oggi, non potrà più gareggiare nella squadra femminile.

I tre giudici progressisti hanno condiviso con la maggioranza l'idea che queste leggi non violino il Title IX, ma hanno criticato i colleghi per aver chiuso troppo rapidamente la causa, senza lasciare ai tribunali inferiori il tempo di accertare i fatti. Sonia Sotomayor ha scritto che la maggioranza "infligge un sacrificio a chi sfavorisce" senza concedere l'esame completo richiesto dalla Costituzione. È la sesta sconfitta in tredici mesi per chi difende i diritti delle persone transgender davanti alla Corte Suprema. Negli ultimi mesi i giudici avevano già autorizzato il divieto di arruolamento per i militari trans, confermato il divieto di alcune terapie mediche per i minori e dato ragione all'amministrazione in altri casi riguardanti questa comunità.

Trump ha salutato con entusiasmo la sentenza della Corte Suprema sugli atleti transgender, scrivendo su Truth Social:

“GRANDE VITTORIA: La Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena DECISO CONTRO LA PARTECIPAZIONE DEGLI UOMINI AGLI SPORT FEMMINILI. Wow! Questo mette fine a quella situazione ridicola!!! Il presidente DONALD J. TRUMP”


Nello stesso giorno, la Corte ha anche eliminato i limiti alla spesa che i partiti possono sostenere in coordinamento con i propri candidati. La decisione rende più semplice per partiti e candidati acquistare insieme spazi pubblicitari e, nel breve periodo, avvantaggia i repubblicani, che hanno accumulato oltre 100 milioni di dollari in più rispetto ai democratici in vista delle elezioni di metà mandato.

Trump ha pubblicato un post su Truth Social anche per elogiare la sentenza della Corte Suprema sui limiti alla spesa elettorale, definendola una grande vittoria per il Partito Repubblicano. "La Corte Suprema ha appena abolito le restrizioni alla spesa politica!" ha scritto Trump. "UNA GRANDE VITTORIA PER I REPUBBLICANI e, cosa ancora più importante, per il Primo Emendamento!".

Le tre sentenze chiudono un mandato annuale segnato da decisioni molto diverse tra loro: nei giorni scorsi la Corte aveva ampliato il potere di Trump sulle agenzie indipendenti, proteggendo però l'autonomia della Federal Reserve, e in precedenza aveva già bocciato gran parte dei suoi dazi.


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