Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

L’America oltre la polarizzazione politica: una società sempre più frammentata


Dalla crisi delle comunità alla frammentazione politica, gli Stati Uniti si dividono in tribù sempre più piccole. E anche la coalizione elettorale costruita da Trump in questi anni comincia a perdere pezzi.

Un numero crescente di esperti delle scienze sociali ritiene ormai che la parola "polarizzazione" non descriva più adeguatamente ciò che sta accadendo negli Stati Uniti e propone un concetto ancora più radicale: l'atomizzazione. Insomma, non si tratterebbe più di una società divisa in due grandi fazioni contrapposte, ma di una popolazione dispersa in una moltitudine di tribù sempre più piccole. È la tesi centrale di un'analisi firmata da Jesse McKinley sul New York Times. Come gruppi di atomi, questi sottoinsiemi si formano e si dissolvono rapidamente, lasciando le persone all'interno di bolle sempre più ristrette e con legami sempre più deboli con il resto del tessuto sociale. Ma anche i sottogruppi tendono a frammentarsi a loro volta, dando vita a nuove fazioni in conflitto: si tratta quindi di una nazione non più semplicemente divisa tra "noi" e "loro", ma tra "noi", "loro" e una quantità crescente di altri "loro".

Un'indagine pubblicata a giugno dal Pew Research Center su oltre 10.000 americani conferma questa intuizione, affermando come il tradizionale sistema bipartitico si sia di fatto frammentato in nove gruppi, dalla "destra non convenzionale" alla "sinistra esclusa" fino al "centro disimpegnato". Ciascuno di questi gruppi rappresenta quella che l'istituto definisce "una miscela complessa di valori e convinzioni", che sono difficilmente riconducibile ai tradizionali schieramenti democratico e repubblicano.

Oltre la polarizzazione

L'America atomizzata: da due partiti a nove tribù


Il tradizionale sistema bipartitico si è frammentato in nove gruppi politici distinti, mentre la fiducia degli americani nelle istituzioni e negli altri tocca i minimi storici.

Grafica di FocusAmerica

Ieri
2

Oggi
9

partiti contrapposti
tribù politiche

Attiva JavaScript per l'animazione: nove bolle proporzionali ai gruppi politici individuati dal Pew Research Center.

Ogni bolla è uno dei nove gruppi della tipologia Pew: l'area è proporzionale alla quota di popolazione adulta, la posizione orizzontale all'orientamento verso i due partiti, quella verticale al coinvolgimento politico. Tocca una bolla per il dettaglio.

La nuova mappa

Le nove tribù d'America


Quota di popolazione adulta di ciascun gruppo, dalla sinistra alla destra dello spettro politico. Tocca una riga per scoprire chi ne fa parte. Indagine su 10.357 adulti, novembre 2025.

Progressisti radicali 7%

Il gruppo più giovane della tipologia: posizioni molto progressiste su ogni tema, ma con uno sguardo scettico verso lo stesso Partito democratico.

Il 66% apprezza i politici che si definiscono socialisti democratici

Nome originale Pew: Leftward Progressives

Liberal fedeli 11%

Il cuore del Partito democratico: istruiti, fiduciosi nelle istituzioni e convinti del ruolo guida degli Stati Uniti nella diplomazia mondiale.

Il 77% ha un'opinione favorevole del Partito democratico

Nome originale Pew: Loyal Liberals

Sinistra esclusa 12%

Orientata ai democratici ma in forte difficoltà economica: è tra i gruppi che più si sentono ignorati dalla politica e che votano di meno.

Solo il 20% pensa che il Partito democratico si curi di persone come loro

Nome originale Pew: Left-Out Left

Sinistra dell'ordine e delle opportunità 18%

Il gruppo più numeroso e tra i più diversificati sul piano etnico: progressista in economia, ma preoccupato per la criminalità e la sicurezza dei confini.

Il 53% considera la criminalità violenta un problema molto grave

Nome originale Pew: Order and Opportunity Left

Centro disimpegnato 9%

Diviso politicamente e lontanissimo dalla politica: è il gruppo con il livello di interesse più basso dell'intera tipologia.

Solo il 31% ritiene davvero importante chi vincerà le elezioni di midterm

Nome originale Pew: Tuned-Out Middle

Destra pragmatica e cortese 11%

Il gruppo più anziano: conservatore in economia, moderato su immigrazione e diversità, ostile alla politica dell'umiliazione dell'avversario.

Quasi due terzi disapprovano l'operato di Trump

Nome originale Pew: Pragmatic and Polite Right

Destra non convenzionale 12%

Repubblicani più giovani e meno impegnati, con posizioni moderate su aborto e welfare: è il gruppo in cui l'entusiasmo per Trump si raffredda più in fretta.

Il 79% votò Trump nel 2024; oggi solo il 53% ne approva l'operato

Nome originale Pew: Unconventional Right

Conservatori della fede 12%

Un conservatorismo ancorato a religione, morale e tradizione: per la grande maggioranza gli Stati Uniti devono avere una cultura fondata sul cristianesimo.

L'83% vuole vietare l'aborto in tutti o quasi tutti i casi

Nome originale Pew: Faith First Conservatives

Destra senza scuse 9%

Lo zoccolo duro trumpiano: le posizioni più intransigenti su armi, immigrazione e cultura, unite a un sostegno incrollabile al presidente.

Il 90% approva l'operato di Trump

Nome originale Pew: No Apologies Right

La fiducia evaporata

Un Paese che non si fida più di sé stesso

La moralità dei connazionali

53%
47%

PessimaBuona

Gli Stati Uniti sono l'unico Paese, tra i 25 esaminati dal Pew a marzo su oltre 30.000 intervistati, in cui la maggioranza giudica pessima la moralità dei propri connazionali.

Il distacco dalla politica

85%

Più di otto americani su dieci ritengono che gli eletti al Congresso «non si curino di quello che pensano le persone come loro» (Pew, 2024).

85 adulti su 100

Una coalizione che perde pezzi
voto a Trump, 2024 79% −26 punti 53% approvazione, 2026
La «destra non convenzionale» aveva votato compattamente per Trump nel 2024; nella primavera del 2026 solo poco più della metà ne approva l'operato.

La lunga ritirata

Sessant'anni di disgregazione civica


Le tappe che, secondo gli studiosi, hanno eroso il capitale sociale americano.

Anni '60
Assassinii politici e guerra del Vietnam: comincia la ritirata degli americani dalla vita civica e la sfiducia verso il governo.

Anni '70
L'individualismo si afferma come valore dominante; sobborghi e automobile allentano i legami di quartiere.

2000
Robert Putnam pubblica Bowling Alone, la diagnosi di un capitale sociale in declino da decenni.

2008
La crisi finanziaria travolge famiglie e comunità; si moltiplicano i lavori precari della gig economy.

2020
La pandemia isola milioni di persone; il tempo trascorso da soli in casa tocca nuovi record.

2026
Per Putnam il contatto faccia a faccia «quasi certamente non è mai stato così basso nella storia americana».

Fonte: Pew Research Center, «Beyond Red vs. Blue: The Political Typology» (giugno 2026) e indagini Pew 2024-2026; The New York Times. Percentuali riferite alla popolazione adulta statunitense. Nel grafico, la posizione orizzontale corrisponde alla differenza tra i giudizi favorevoli al Partito repubblicano e al Partito democratico; quella verticale alla quota che ritiene davvero importante quale partito vincerà le elezioni di midterm del novembre 2026.

Internet accelera la frammentazione


Le cause di questo cambiamento sono numerose: tra queste ci sono sicuramente la promessa fondativa delle libertà individuali, una vena di individualismo orgogliosa e talvolta ostinata e la grande diversità regionale ed etnica del Paese. Ma il fattore più importante sarebbe però lo sviluppo di Internet, una rete capace di offrire qualsiasi contenuto a chiunque, per quanto di nicchia, e di alimentare un ambiente online frammentato in bolle tra chi la pensa allo stesso modo. Uno degli effetti più inquietanti dello sviluppo di Internet è l'amplificazione e la normalizzazione delle ideologie che in precedenza venivano considerate tossiche: oggi razzisti, misogini e suprematisti bianchi possono incontrarsi in rete e rafforzare reciprocamente le proprie convinzioni.

Idee dannose sono sempre esistite, ma stanno così acquistando nuovo ossigeno in un mondo nel quale anche gli impulsi peggiori possono ricevere una validazione immediata. Lo stesso meccanismo accelera la diffusione delle teorie infondate e delle fake news più disparate, dall'idea che Jeffrey Epstein sia ancora vivo a quella secondo cui gli attacchi di Hamas del 7 ottobre sarebbero stati inscenati da Israele, fino alla convinzione, portata avanti anche dall'attuale presidente Donald Trump, che i democratici abbiano rubato le elezioni presidenziali del 2020. Anche se totalmente assurde, queste teorie contribuiscono a erodere la fiducia dell'opinione pubblica nelle fonti istituzionali di informazione, compresi i mezzi di comunicazione.

Sondaggio dopo sondaggio, gli americani si dichiarano così meno propensi a conoscere i propri vicini, a fidarsi degli altri e perfino a credere nella famiglia. In un'indagine Pew condotta a marzo su oltre 30.000 persone in 25 Paesi del mondo, gli Stati Uniti sono risultati l'unico nel quale un numero più elevato di cittadini giudica pessima anziché buona la moralità dei propri connazionali: 53% contro 47%. La frammentazione delle convinzioni, osservano gli studiosi di teoria politica, finisce però per indebolire anche l'esistenza di un racconto nazionale condiviso.

Sono proprio queste basi comuni che servono ad aiutare una società a restare unita durante guerre, crisi economiche e altri momenti di difficoltà. Hannah Arendt, la filosofa che contribuì a diffondere il concetto di atomizzazione, la considerava una delle condizioni che nello scorso secolo avevano favorito l'ascesa di regimi come quello nazista e quello staliniano. "I movimenti totalitari", scriveva nel 1951, "sono organizzazioni di massa di individui atomizzati e isolati".

Sono passati ormai 25 anni da quando Robert Putnam, politologo di Harvard, pubblicò Bowling Alone, la diagnosi di una nazione e di un'identità collettiva che stavano lentamente disgregandosi. Putnam utilizzò i dati a sua disposizione per documentare un allontanamento dalle istituzioni civiche iniziato decenni prima e il conseguente declino del capitale sociale, vale a dire quell'insieme informale di interessi, valori e obiettivi condivisi che tiene insieme una comunità. Oggi, sostiene, la situazione è ulteriormente peggiorata. "Quello che conta di più è il contatto faccia a faccia", ha spiegato al New York Times. "E quasi certamente non è mai stato così basso nella storia americana come lo è adesso".

La ritirata dalla vita civile era iniziata negli anni Sessanta, tra assassinii politici, guerra del Vietnam e crescente sfiducia della popolazione nel governo, ed è proseguita negli anni Settanta con l'affermazione dell'individualismo. Poi sono arrivati la diffusione dei sobborghi e le vite dominate dall'automobile, il crollo economico del 2008, la pandemia, l'epidemia di oppioidi e la proliferazione di lavori sottopagati e privi di prospettive della gig economy. Se già la televisione aveva indebolito alcuni rapporti interpersonali, i social media e la diffusione di massa di Internet hanno accelerato enormemente il processo: gli studi sull'uso del tempo mostrano che gli americani trascorrono sempre più ore da soli in casa e che soprattutto i giovani passano molto tempo a scorrere passivamente i propri telefoni.

La fine della monocultura e la crisi delle coalizioni politiche


"Ormai ricevi tutto il tuo intrattenimento e mantieni il legame con i gruppi di tuo interesse solo attraverso il cellulare", ha detto al New York Times Richard Slotkin, scrittore e autore di A Great Disorder. Fino a qualche decennio fa, la maggior parte degli americani riceveva le notizie attraverso pochi grandi canali. Quei mezzi dominanti potevano essere noiosi o limitati a determinate prospettive culturali, ma quantomeno contribuivano a creare un lessico comune e perfino luoghi condivisi nei quali contestarlo: la pagina delle lettere dei giornali, le riviste, il bancone della tavola calda.

"Oggi siamo ad anni luce da qualsiasi monocultura di idee, estetiche e interessi", ha spiegato Zack Roif, direttore creativo dell'agenzia pubblicitaria Mother New York. Secondo lui, tuttavia, l'atomizzazione della società americana presenta anche un rovescio della medaglia positivo: consente infatti la nascita di comunità all'interno delle sottoculture. Influencer con pubblici più grandi di quelli di molte testate tradizionali sono in grado di dare voce a interessi un tempo marginali, mentre la caduta dei vecchi guardiani culturali ha favorito nuove voci, libri autopubblicati e micro-generi musicali capaci di raggiungere pubblici molto vasti.

In politica, però, un ambiente atomizzato è per sua natura instabile, perché obbliga i leader politici a tenere insieme blocchi elettorali sempre più eterogenei e insoddisfatti. Non meraviglia dunque il fatto che il numero degli elettori che si riconoscono come indipendenti sia ai massimi storici e un'indagine del Pew del 2024 ha rilevato che l'85% degli americani ritiene che coloro che sono stati eletti al Congresso "non si curino di quello che pensano le persone come loro".

L'attuale presidente Donald Trump ha conquistato il secondo mandato riunendo una coalizione molto eterogenea, che andava dagli appassionati di tecnologia e criptovalute agli influencer della manosfera fino ai genitori contrari ai pesticidi e ai vaccini, riuscendo in questo modo a portare alle urne persone che normalmente non votavano, mobilitate da temi come il costo della vita e l'immigrazione. Le sue due campagne elettorali hanno indubbiamente avuto un carattere ribelle e una vocazione apparentemente inclusiva che hanno offerto ai suoi sostenitori un forte senso di appartenenza.

Anche quella coalizione, però, sta già perdendo pezzi. Secondo il sondaggio Pew, la "destra non convenzionale" aveva votato compattamente Trump al 79% nel 2024, ma da allora il suo sostegno si è indebolito. La "sinistra esclusa", invece, continua a essere uno dei gruppi con la partecipazione elettorale più bassa e con maggiore diffidenza verso le motivazioni di coloro che vengono eletti. Alcuni sondaggisti rilevano inoltre che gli elettori latinos, spostatisi verso destra nel 2024, stiano tornando verso i democratici, delusi anche dai metodi aggressivi dell'Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia federale per l'immigrazione, al punto da rendere contendibile perfino un seggio senatoriale in Texas.

Anche altri gruppi demografici come giovani maschi ed elettori della classe operaia stanno lentamente abbandonando il presidente, mentre alcuni podcaster che lo avevano sostenuto o elogiato, tra cui Joe Rogan, Theo Von e Andrew Schulz, affermano di sentirsi traditi dal modo in cui Trump sta governando in questo secondo mandato. Perfino parte di quello che precedentemente era lo zoccolo duro trumpiano è ora scontenta per la gestione dei file su Epstein, la guerra in Iran e i progressi ritenuti insufficienti del piano di Robert F. Kennedy Jr. per "rendere di nuovo sana l'America". I sospetti di corruzione e di interessi privati alimentano ulteriormente la sfiducia.

Anche i democratici si dividono


I democratici sono almeno altrettanto frammentati dei repubblicani e solo di recente il calo di popolarità del presidente si è tradotto in guadagni significativi nei sondaggi per l'opposizione, un altro segnale di quanto il malcontento sia ormai generalizzato. George Packer, autore di The Unwinding, ha osservato in un'intervista al New York Times che costruire una coalizione politica richiedeva tradizionalmente "un gran lavoro di logoramento con persone che non ti stanno particolarmente simpatiche", un esercizio diventato più difficile a causa dei test di purezza ideologica tanto a destra quanto a sinistra. "I partiti politici sembrano procedere più per sottrazione che per addizione", ha sintetizzato.

Nel frattempo sono progressivamente scomparsi molti dei luoghi nei quali un tempo persone diverse entravano in contatto: associazioni professionali, sindacati, club di servizio. "Nel Novecento le vite delle persone si svolgevano in officina, nelle grandi fabbriche, nelle chiese", ha spiegato Michael Waldman, presidente e amministratore delegato del Brennan Center for Justice della facoltà di giurisprudenza della New York University. "C'erano attività comuni". Anche le comunità online possono creare nuovi legami, ma i ricercatori hanno riscontrato che la loro natura più effimera tende a renderle meno gratificanti sul piano emotivo rispetto alle relazioni reali, e questa situazione è peggiorata di recente in un panorama nel quale si stanno diffondendo anche chatbot IA compiacenti, capaci di ripetere e assecondare i pensieri degli utenti, talvolta fino ad alimentarli in direzione della paranoia.

Un precedente, tuttavia, esiste e secondo Putnam indica anche una possibile via d'uscita da questa crisi. Anche l'ultima età dell'oro americana, alla fine dell'Ottocento, fu caratterizzata da enormi concentrazioni di ricchezza, rapidi progressi tecnologici e da un darwinismo sociale fortemente centrato sull'individuo. Gli americani di allora, sostiene il politologo, riuscirono però gradualmente a ricostruire un Paese più coeso affrontando i problemi innanzitutto a livello locale, dove i cittadini tendono a fidarsi maggiormente di chi li amministra, e affidandosi alle generazioni più giovani per individuare nuove soluzioni.

È proprio la via d'uscita descritta da Putnam in un libro pubblicato nel 2020. "Loro", ha detto, "hanno corretto un sistema che non funzionava più". Resta da capire se quella stessa ricetta possa funzionare ancora in un Paese nel quale però proprio il livello locale, quello dal quale secondo Putnam partì la ricostruzione, è anche lo spazio che associazioni, sindacati e parrocchie hanno progressivamente smesso di presidiare.


A decidere le elezioni americane è l'elettore anti-sistema


Nelle elezioni del 2016 e del 2024 a spostare il voto non è stata la collocazione tra destra e sinistra, ma la sfiducia verso il sistema politico. Lo sostengono i politologi Christopher Williams e Leon Kockaya in un nuovo working paper che mette a confronto il peso delle convinzioni anti-sistema con quello delle preferenze sulle singole politiche, per spiegare le due vittorie di Donald Trump e la sua sconfitta del 2020.

I due studiosi hanno individuato un blocco di elettori mobili che non si fida di nessuno dei due partiti, pensa che le élite siano corrotte e ritiene che il sistema sia truccato contro le persone come loro. Molti di questi elettori hanno idee economiche progressiste.

L'indice anti-sistema nasce dalle risposte a quattro domande dell'American National Election Studies (ANES), il grande sondaggio accademico che si svolge negli Stati Uniti ogni quattro anni: quanto ci si può fidare del governo di Washington, quante persone nel governo sono corrotte, quanto denaro delle tasse viene sprecato e se il governo lavora per il bene di tutti o di pochi grandi interessi. Le risposte vengono riportate su una scala da 0 a 1 (0 per l'elettore che difende il sistema, 1 per quello completamente anti-sistema).

Nel 2024 il valore medio è stato 0,72: l'americano medio condivide tre delle quattro posizioni anti-sistema.

Il teorema dell'elettore mediano, la teoria più conosciuta sul comportamento di voto, dice invece che ognuno vota per il candidato più vicino alle proprie idee e che per vincere bisogna conquistare l'americano che sta esattamente a metà. Molti analisti hanno ampliato il modello aggiungendo assi diversi, per esempio uno economico e uno sociale, ma la logica resta quella di una griglia su cui collocare elettori e candidati.

Modello concettuale · Stati Uniti

La sfiducia nel sistema non sta né a destra né a sinistra

Nel modello dei politologi Joseph Uscinski e colleghi l’opinione americana si muove su due assi indipendenti: quello classico tra destra e sinistra e quello che misura l’ostilità verso la classe dirigente. Nei loro dati la correlazione tra i due è 0,066, cioè praticamente zero: si può essere anti-establishment di sinistra come di destra.

Anti- establishment Antagonista Pro- establishment Favorevole Asse destra-sinistra Democratico liberal Repubblicano conservatore Asse anti-establishment Effetto dei messaggi delle élite

Le frecce tratteggiate. Sono l’effetto dei messaggi delle élite, cioè dei segnali che arrivano agli elettori dai leader di partito e dai candidati. Quando un leader adotta un linguaggio contro il sistema, l’asse anti-establishment ruota e si allinea al suo estremo dell’asse destra-sinistra.

Fonte Rielaborazione di Focus America della figura 1 di Joseph E. Uscinski e colleghi, American Journal of Political Science (2021). Etichette tradotte dall’originale; il disegno è un modello concettuale, non una rappresentazione in scala dei dati.

Quella griglia regge su due presupposti fragili. Il primo è che l'elettore medio abbia idee coerenti e molte informazioni politiche, mentre i sondaggi mostrano che la maggior parte degli americani di centro non ha un'ideologia definita. Il secondo è che tutto quello che conta stia sull'asse destra-sinistra: sulla griglia non c'è posto per chi chiede una sanità più economica e allo stesso tempo pensa che del governo non ci si possa mai fidare.

Nel 2016 l'indice anti-sistema è stato uno dei predittori più forti del voto per Trump, più dell'ideologia, delle posizioni sui singoli temi e di quasi tutte le caratteristiche demografiche. A parità di partito di riferimento e di caratteristiche demografiche, chi si trovava al massimo della scala aveva una probabilità di votare per Trump più alta di 53 punti rispetto a quella prevista dalle sue altre caratteristiche. Chi era a zero guadagnava appena 5 punti, dieci volte meno.

Nel 2024 l'effetto è stato più debole ma comunque decisivo.

Chi non aveva alcun sentimento anti-sistema aveva una probabilità di votare per Trump più bassa di 36 punti rispetto a chi stava al massimo della scala, a parità di tutto il resto.

Nel 2020 il rapporto si è addirittura invertito e gli elettori più anti-sistema erano leggermente più propensi a votare per Joe Biden. Secondo gli autori, in quell'anno le opinioni sul Covid pesavano più della sfiducia nelle istituzioni e ne hanno coperto l'effetto. Trump vince quando la sfiducia nel sistema è al centro della campagna e perde quando passa in secondo piano.

La sfiducia ha radici concrete. Negli ultimi vent'anni la crisi finanziaria ha punito i lavoratori e premiato le banche, gli Stati Uniti sono rimasti dentro guerre lunghe e costose senza vittorie chiare e tra il 2021 e il 2024 l'inflazione ha eroso il tenore di vita delle famiglie mentre i profitti delle aziende crescevano.

La ricchezza dei 19 americani più ricchi è concentrata il doppio rispetto a sei anni fa e la mobilità sociale è nettamente peggiorata rispetto a venticinque anni fa. Un bambino nato nel 1950 in una famiglia con reddito medio aveva circa il 95% di probabilità di guadagnare più dei genitori una volta arrivato al culmine della carriera. Oggi quella probabilità è ben sotto il 50%.

Gli orientamenti anti-sistema sono quasi del tutto indipendenti dalla collocazione tra destra e sinistra. In uno studio del 2021 pubblicato sull'American Journal of Political Science, il politologo Joseph Uscinski e i suoi colleghi hanno trovato una correlazione di 0,066 tra l'ostilità verso la classe dirigente e l'asse liberal-conservatore, cioè praticamente zero. Si può essere anti-sistema di sinistra come di destra.

Nella ricerca di Uscinski l'ideologia anti-sistema prevedeva sia il voto per Trump alle presidenziali del 2020 sia il voto per Bernie Sanders alle primarie democratiche dello stesso anno. Molti di questi elettori hanno votato Sanders alle primarie e Trump alle elezioni generali.

Più il sentimento anti-sistema è forte, meno pesa la distinzione tra destra e sinistra.

Per questi elettori conta che il candidato sia contro il sistema, non dove si collochi sull'asse ideologico. I candidati che usano una retorica contro la classe dirigente, hanno scritto Uscinski e i suoi colleghi, riescono ad attivare quegli orientamenti e a tirare una dimensione fino a quel momento indipendente "nella direzione del proprio estremo della dimensione destra-sinistra".

È così che Trump ha potuto vincere due volte con un programma nettamente di destra su tasse, sanità, aborto e immigrazione. Secondo un'analisi dell'esperto elettorale G. Elliott Morris, che ha ripreso i due studi, lo stesso meccanismo può funzionare a sinistra e diventare il problema principale dei democratici nel 2028.

Il Partito Democratico è identificato con le istituzioni. È il partito dei funzionari della sanità pubblica, dei rettori universitari, dei burocrati federali, dei grandi giornali e delle professioni intellettuali. Neanche il mondo dei grandi donatori gli è estraneo, nonostante lo spostamento a destra di molti amministratori delegati della tecnologia e dell'intelligenza artificiale.

Kamala Harris nel 2024 si è presentata come candidata della continuità, dentro il sistema. Ha difeso i risultati della presidenza Biden e si è proposta come custode responsabile dell'esistente, con la sua "economia delle opportunità". Per gli elettori informati era una scelta sensata, per gli elettori anti-sistema era il contrario di quello che cercavano, quale che fosse la loro ideologia. La sfiducia nelle istituzioni è anche la ragione principale per cui Trump è andato bene tra i giovani nel 2024, nonostante il loro rifiuto del suo programma.

Per competere su quella dimensione i democratici hanno bisogno di un candidato credibile come esterno al sistema.

Bernie Sanders lo è stato e la sua erede naturale è la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez.

Il ragionamento su Ocasio-Cortez non riguarda l'ideologia ma la sua posizione su questo secondo asse. È entrata in politica battendo alle primarie un dirigente di primo piano del suo partito, ha criticato l'influenza delle aziende su entrambi gli schieramenti, prima della politica faceva la barista e si è opposta all'ala di governo del partito sui salvataggi di Wall Street, sull'accesso dei donatori e sull'elezione dei capigruppo.

I due governatori considerati tra i favoriti per il 2028, Gretchen Whitmer e Gavin Newsom, sono costruttori di istituzioni per formazione e per carattere, oltre che vicini al mondo dei donatori. Il loro messaggio è che il governo può funzionare e dare risultati ai cittadini. Funziona con il 28% circa di americani che si fida del governo federale, molto meno con gli elettori anti-sistema che possono decidere un'elezione in bilico.

Non deve essere per forza Ocasio-Cortez e si può sostenere che sia troppo a sinistra per vincere nel 2028. I democratici possono vincere le elezioni di metà mandato del 2026 semplicemente perché non sono il partito al governo, ma nel 2028 servirà un candidato capace di competere sull'asse anti-sistema e di tirarlo a sinistra come Trump lo ha tirato a destra.

Nel partito si discute da mesi se spostarsi al centro per conquistare l'elettore mediano o a sinistra per mobilitare la base. Per Morris scegliere un candidato estraneo alla classe dirigente del partito permetterebbe di fare le due cose insieme.


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Per gli elettori americani il costo della vita ora conta più che nel 2024


Il 36 per cento indica i prezzi come il problema più importante del paese, contro il 24 di ottobre 2024. Sull'inflazione il presidente ha il giudizio peggiore fra tutti i temi monitorati.

Oggi il 36% degli americani indica l'inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese. Nell'ottobre 2024, poche settimane prima del voto che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca, a dare la stessa risposta era il 24%. La quota è cresciuta con regolarità nell'ultimo anno: a maggio era al 30% ed è salita al 36% nell'ultima rilevazione diffusa questa settimana dal sondaggio periodico di YouGov e dell'Economist sulle priorità degli americani.

A maggio il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,48 dollari al gallone, poco meno di quattro litri. Nello stesso mese l'inflazione è salita al livello più alto degli ultimi tre anni, spinta soprattutto dalla guerra con l'Iran, che si trascina da mesi e ha interrotto le rotte delle forniture. Dal 2022 gli americani considerano l'inflazione uno dei problemi più gravi del Paese e ne hanno tenuto conto anche nelle urne. Nel 2024 il carovita e le condizioni dell'economia sono stati tra i principali fattori che hanno favorito l'elezione di Trump.

Più della metà degli intervistati in un sondaggio Ipsos del 2 e 3 giugno ha dichiarato di aver tagliato le spese non essenziali dopo l'aumento del prezzo della benzina e del costo della vita. Più di un terzo ha rinviato gli acquisti più costosi o scelto marche meno care. Proprio sull'inflazione e sul costo della vita Trump registra il giudizio peggiore tra tutti i temi monitorati: il saldo tra chi approva e chi disapprova il suo operato su questo fronte è quasi 20 punti inferiore al suo saldo complessivo ed è peggiorato di oltre 40 punti dall'inizio del mandato, secondo la media dei sondaggi raccolta da FiftyPlusOne e calcolata da G. Elliott Morris.

Il prezzo politico del carovita

L’inflazione presenta il conto a Trump


Prezzi e costo della vita sono tornati in cima alle preoccupazioni degli americani e stanno ridisegnando la corsa alle elezioni di metà mandato.

Grafica di FocusAmericaDati al 6 agosto 2026

La salita

Un problema che cresce da un anno


Quota di americani che indica l’inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese (YouGov/The Economist).

4,48 $
Prezzo medio della benzina al gallone a maggio, quando l’inflazione ha toccato il massimo degli ultimi tre anni

1 su 2
Più di un americano su due ha tagliato le spese non essenziali dopo i rincari (Ipsos, giugno)

Il punto debole

Sull’inflazione Trump riceve il giudizio più severo


Saldo fra chi approva e chi disapprova la gestione del carovita da parte del presidente (media dei sondaggi FiftyPlusOne).


Oltre
−40punti
Il calo del saldo dall’inizio del mandato: nessun altro tema è peggiorato così tanto.

Sul carovita il giudizio è quasi 20 punti più severo di quello complessivo sul presidente.

Il sorpasso

Per la prima volta in dieci anni l’economia premia i Democratici


«Di quale partito ti fidi di più sull’economia?» — Ipsos/Reuters, 29 luglio–3 agosto 2026.

37%DemocraticiDem.

27%Né l’uno né l’altroNessuno

36%RepubblicaniRep.

Un solo punto separa i due partiti — e oltre un quarto degli americani non ne sceglie nessuno

Dall’insediamento di Trump il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

La posta in gioco

A novembre i Democratici partono avvantaggiati


Intenzioni di voto per la Camera e gradimento del presidente, medie FiftyPlusOne al 6 agosto.

Generic ballot — elettori probabili

Democratici 49,0%+6,5

In lieve calo dal 49,4% del 31 luglio, ma il distacco resta ampio.

Repubblicani 42,5%

In discesa dal 43,5% del 31 luglio.

Gradimento del presidente — adulti

Approva 36,8%

In lieve risalita dal minimo del 36,1% toccato il 31 luglio.

Disapprova 59,9%

Era al 61% una settimana fa.

Fonti: YouGov/The Economist; Ipsos (2–3 giugno 2026); Ipsos/Reuters (29 luglio–3 agosto 2026); FiftyPlusOne, media dei sondaggi elaborata da G. Elliott Morris.

L'economia diventa un problema politico per i Repubblicani


Per la prima volta in dieci anni, più americani si fidano dei Democratici che dei Repubblicani sulla gestione dell'economia. Nell'ultimo sondaggio Ipsos per Reuters, condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto, il 37% ha indicato i Democratici e il 36% i Repubblicani. Da quando Trump si è insediato, il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

I deputati democratici hanno scelto il carovita come tema centrale della campagna per le elezioni di metà mandato. Alcuni parlamentari repubblicani temono invece che il loro partito non stia facendo abbastanza per contrastare l'aumento dei costi. I candidati di entrambi gli schieramenti cercano così di presentarsi come i migliori difensori del portafoglio degli elettori.

Nel 2024 i Democratici avevano cercato di prendere le distanze dai giudizi negativi sull'economia dell'allora presidente Joe Biden e dall'inflazione che aveva segnato gran parte del suo mandato, senza riuscirci: persero la presidenza e il Senato. Per i Repubblicani il compito potrebbe essere ancora più difficile, perché dovrebbero prendere le distanze da un presidente in carica mentre il giudizio sulla sua gestione dell'inflazione continua a peggiorare.

Non tutti gli elettori, naturalmente, decidono il proprio voto sulla base di un solo tema. Nei sondaggi restano ai primi posti anche la sanità, la previdenza sociale e lo stato della democrazia. E chi disapprova la gestione dell'inflazione non voterà necessariamente per i Democratici a novembre. Il vantaggio democratico nel generic ballot — la domanda con cui i sondaggisti chiedono quale partito si voterebbe alle elezioni per la Camera senza indicare i nomi dei candidati — è comunque arrivato a circa 7 punti. La quota di elettori probabili intenzionati a votare repubblicano è scesa dal 43,5% del 31 luglio al 42,5%, mentre quella democratica è passata dal 49,4% al 49%. I dati sono aggiornati alle 13 del 6 agosto sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 19 in Italia.

Gli altri segnali dai sondaggi


L'indice di gradimento del presidente tra gli adulti americani è leggermente risalito dopo il minimo della settimana scorsa: il 31 luglio era al 36,1%, con il 61% di giudizi negativi; ora è al 36,8%, contro il 59,9% di disapprovazione. La popolarità di Trump è crollata molto più di quanto siano cresciuti i Democratici nel generic ballot, che tende comunque a spostarsi verso il partito all'opposizione negli ultimi mesi della campagna elettorale.

Il 55% degli americani ritiene che l'Amministrazione si sia spinta troppo oltre nell'inviare agenti federali dell'immigrazione nelle città, in calo rispetto al 62% di febbraio, secondo un sondaggio AP-NORC condotto dal 23 al 27 luglio. La quota di chi pensa che il governo abbia ecceduto nel limitare l'immigrazione legale è scesa dal 54% al 51%, mentre quella di chi ritiene eccessive le espulsioni degli immigrati che vivono illegalmente nel Paese è passata dal 52% al 47%.

Il 68% degli americani ritiene che la guerra in Iran non sia valsa i costi sostenuti, secondo un sondaggio Ipsos per il Chicago Council on Global Affairs, centro studi di politica estera, condotto dal 10 al 21 luglio. Lo pensa il 91% dei Democratici e il 76% degli indipendenti. Tra i Repubblicani, invece, il 63% ritiene che la guerra sia valsa i suoi costi e il 36% che non lo sia stata. Nel complesso, la quota di americani che considera il programma nucleare iraniano una minaccia critica è scesa al 49%, mentre tra i Repubblicani è salita dal 56% del 2023 al 68% di oggi.

Infine, il 16% degli americani dichiara di aver vissuto almeno un periodo da senzatetto, secondo un sondaggio YouGov condotto dal 28 al 30 luglio. Il 61% considera il fenomeno un problema molto serio e un altro 29% abbastanza serio. Il 77% chiede che il governo federale faccia di più, mentre il 70% rivolge la stessa richiesta agli Stati e alle amministrazioni locali. Solo l'11% ritiene che il problema sia al di fuori del controllo della politica.


Per la prima volta in quasi dieci anni gli americani preferiscono i Dem sull'economia


Per la prima volta in quasi dieci anni gli americani considerano i Democratici più affidabili dei Repubblicani nella gestione dell'economia. Nel sondaggio Reuters/Ipsos il 37% degli elettori registrati, cioè di chi si è iscritto alle liste elettorali con una procedura che negli Stati Uniti non è automatica, indica il Partito Democratico come quello con l'approccio migliore all'economia americana. Il 36% sceglie il Partito Repubblicano e un altro 27% risponde di non saperlo o che a fare meglio sarebbe un altro partito ancora.

L'approvazione del presidente è scesa al 35%, due punti in meno rispetto alla rilevazione Reuters/Ipsos del mese scorso e a un solo punto di distanza dal livello più basso di tutto il suo secondo mandato. La rilevazione è stata condotta online in tutto il paese dal 29 luglio al 3 agosto.

I Repubblicani erano stati considerati il partito migliore sull'economia per quasi tutto il primo mandato di Donald Trump, tra il 2017 e il 2021, per i quattro anni della presidenza di Joe Biden e anche nella prima parte del secondo mandato. L'ultimo vantaggio democratico risaliva a un sondaggio chiuso nel maggio del 2017, quando però la domanda era formulata in modo diverso e non lasciava agli intervistati la possibilità di dire di non sapere o di indicare un altro partito.

Il margine repubblicano si è assottigliato fino ad azzerarsi negli ultimi mesi, mentre i bilanci delle famiglie americane subivano l'aumento dei prezzi della benzina. I rincari sono cominciati con gli attacchi americani e israeliani contro l'Iran di febbraio e con la guerra che ne è seguita, che va avanti da allora. Da quando è iniziato il conflitto la benzina è aumentata di oltre il 25%. In media gli americani pagano più di un dollaro in più per gallone (circa 3,8 litri).

Il presidente ha detto di avere ordinato i raid per smantellare il programma nucleare iraniano, ridurre la capacità di Teheran di attaccare i rivali della regione e creare le condizioni perché gli iraniani rovescino il governo dei religiosi.

Alla domanda su chi voterebbero se si votasse subito per il Congresso, il 42% degli elettori registrati ha indicato un candidato democratico e il 37% un candidato repubblicano. Tra gli indipendenti, cioè chi non si riconosce in nessuno dei due partiti, il vantaggio democratico sale a 12 punti. I Repubblicani difendono maggioranze risicate alla Camera e al Senato nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre, che rinnovano il Congresso e ne decidono il controllo per i due anni successivi.

Delle 435 poltrone della Camera solo poco più di una trentina è considerata contendibile, mentre al Senato le corse davvero incerte dovrebbero essere circa otto. Il clima politico nazionale misurato dai sondaggi si traduce quindi in un numero ristretto di sfide reali, molto più basso di quello che il quadro complessivo lascerebbe pensare.

Donald Trump ha respinto più volte i sondaggi che mostrano il malcontento degli americani verso la sua leadership. Lunedì mattina, prima che uscisse l'ultima rilevazione Reuters/Ipsos, ha scritto sul suo profilo Truth Social: "I miei veri numeri nei sondaggi, non quelli inventati dai media della fake news, sono i migliori di sempre".

Il sondaggio ha raccolto le risposte di 4.505 adulti americani e ha un margine di errore di due punti percentuali.


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Mehr als 1200 Organisationen und Projekte hat die Bundesregierung in den vergangenen Jahren heimlich vom Verfassungsschutz durchleuchten lassen. Ein Gutachten des Bundestages kommt nun zu dem Schluss: Das Vorgehen ist mit dem Grundgesetz nicht vereinbar.

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Ein Werkzeug namens #Webloc kann Menschen mit Daten aus dem Werbe-Tracking teils metergenau orten und verfolgen. Bislang war nur bekannt, dass staatliche Stellen das nutzen. Jetzt zeigen Recherchen: Die Technologie wird offenbar auch Unternehmen angeboten.

Dahinter steckt eine brisante Ausweitung der globalen Überwachung mit vermeintlich harmlosen Werbedaten.

#ADINT #databroker #databrokerfiles

💬 mit Einschätzung @wchr

📌 zuerst berichtet hat @mediapart

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La società di Truth Social ha perso 238 milioni di dollari in tre mesi


Trump Media ha perso dieci volte più dell'anno scorso per il crollo delle criptovalute e ora punta sul servizio che vende alle società di trading i post del presidente prima che siano pubblici

La società che controlla Truth Social ha chiuso il secondo trimestre con una perdita netta di 238,1 milioni di dollari (circa 207 milioni di euro), più di dieci volte quella dello stesso periodo dell'anno precedente, quando il rosso si era fermato poco sotto i 20 milioni. Nei tre mesi fino a giugno Trump Media & Technology Group, il gruppo di cui il presidente Donald Trump è il principale azionista, ha incassato ricavi per 1,7 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto a un anno prima. La perdita per azione è salita a 86 centesimi, dagli 8 centesimi di dodici mesi fa.

Quasi tutto il rosso arriva dalla svalutazione delle attività digitali del gruppo, cioè dalle criptovalute che ha in portafoglio: bitcoin e un token chiamato Cronos, entrambi crollati di valore. Sono perdite contabili non ancora realizzate, che compaiono a bilancio perché le società devono iscrivere il valore di mercato di quello che possiedono. Escludendo queste voci, oltre a tasse e interessi, la perdita operativa è stata di 164 milioni di dollari, contro i 44 milioni dell'anno prima. Il gruppo aveva raccolto 2,5 miliardi di dollari nel 2025 per investire in modo massiccio nelle monete digitali e già nel primo trimestre di quest'anno aveva annunciato una perdita superiore ai 400 milioni, sempre per la discesa dei loro prezzi.

Il nuovo amministratore delegato Kevin McGurn ha annunciato che il gruppo abbandonerà in gran parte l'espansione avviata nell'ultimo anno verso settori estranei ai media, dalle scommesse online alle criptovalute, per tornare a concentrarsi sui social. "Abbiamo fatto la scelta disciplinata di cambiare direzione per investire più tempo e risorse nelle nostre iniziative più importanti", ha detto in una conference call con gli analisti dopo la pubblicazione dei conti. "Diremo di no ad alcune cose o cambieremo rotta quando serve".

La fusione nucleare è l'unico settore nuovo che il gruppo non abbandona. Trump Media conta di completare entro fine anno l'integrazione già annunciata con TAE Technologies, un'azienda che lavora a questa tecnologia sperimentale per produrre energia. "Continuiamo a ritenere che sia il singolo fattore più importante per il valore di lungo periodo di questa società", ha detto McGurn.

Il piano del gruppo ruota attorno a Truth API, il servizio che vende alle società finanziarie l'accesso anticipato ai messaggi pubblicati su Truth Social dagli account più seguiti, a partire da quello del presidente, che con i suoi post muove regolarmente i mercati annunciando svolte politiche prima di qualsiasi comunicazione ufficiale. Chi paga riceve i messaggi sui propri computer pochi istanti prima che diventino visibili a tutti. L'abbonamento costa tra i 60.000 e i 100.000 dollari al mese e il gruppo ha già firmato dieci contratti, in gran parte con società di trading ad alta frequenza, quelle che comprano e vendono titoli nell'arco di millesimi di secondo.

Dieci clienti valgono tra i 7 e i 12 milioni di dollari all'anno, due o tre volte l'intero fatturato del gruppo nell'anno scorso. "Siamo appena all'inizio", ha detto McGurn, che ha indicato come potenziali acquirenti anche i gestori di data center, le testate giornalistiche e gli sviluppatori di grandi modelli linguistici, i sistemi su cui si basa l'intelligenza artificiale.

Le associazioni che vigilano sulla trasparenza del governo accusano il gruppo fin dall'inizio del secondo mandato di essere uno strumento con cui il presidente guadagna dalla propria carica e il nuovo servizio ha reso quelle critiche più forti. I democratici hanno promesso di indagare sulla vendita dei post se conquisteranno il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato.

McGurn ha respinto le accuse di conflitto d'interessi, ricordando che altre aziende vendono ai trader accessi rapidi e privilegiati alle informazioni. "Fornire su licenza dati pubblici in tempo reale attraverso interfacce commerciali è una pratica consolidata nei settori della tecnologia, dell'informazione finanziaria e dei media", ha detto. "Questo non è diverso". Diversi dirigenti di Wall Street hanno però escluso di avvicinarsi al servizio, che considerano un rischio anche sul piano legale.

Gli utenti che aprono ogni giorno l'app di Truth Social sono intanto scesi da 436.000 nel luglio 2025 a 261.000 un anno dopo, un calo del 40%, secondo i dati raccolti dal Financial Times. Gran parte dei ricavi del gruppo arriva proprio dalla pubblicità venduta sulla piattaforma e sui prodotti collegati.

Alla fine del trimestre il gruppo aveva più di 400 milioni di dollari tra liquidità e investimenti a breve termine, oltre a 1,2 miliardi in bitcoin e in attività legate al bitcoin. Ha anche un miliardo di dollari di debito in obbligazioni convertibili che scadono nel 2028, ma i creditori possono chiederne il rimborso già a novembre. Il titolo ha perso l'8% lunedì a Wall Street e ha continuato a scendere leggermente negli scambi successivi alla chiusura, fino a 9,35 dollari. Dal picco toccato dopo la quotazione in borsa è sceso di oltre l'80%.


Trump non ha mai smesso di gestire le sue aziende mentre è presidente


Donald Trump non ha mai smesso di occuparsi delle sue aziende mentre è presidente, nonostante dieci anni di dichiarazioni contrarie sue e dei suoi figli. Un'inchiesta di Forbes basata sulle testimonianze di chi ha lavorato con lui documenta che interviene sia sulle scelte più importanti, come vendere o meno una proprietà, sia sui dettagli operativi: la manutenzione dei campi da golf, gli alberi da abbattere, le pulizie di Mar-a-Lago e perfino il logo degli orologi che portano il suo nome. Parla di affari con i figli, con i suoi dipendenti, con i suoi soci e con i capi di stato che incontra.

A fine aprile il presidente ha preso l'Air Force One per il suo ventiseiesimo viaggio a Palm Beach da quando è tornato alla Casa Bianca. La destinazione era Mar-a-Lago, la sua residenza e circolo privato in Florida, dove quasi 300 possessori della sua memecoin, una criptovaluta senza alcun valore intrinseco, si riunivano per un evento riservato. La moneta, lanciata tre giorni prima dell'insediamento, gli ha fruttato circa 635 milioni di dollari nel primo anno di mandato. Tra gli ospiti c'erano il miliardario Tim Draper, l'investitrice Cathie Wood e il pugile Mike Tyson, ma l'attrazione principale era il presidente stesso, che a Mar-a-Lago ha passato circa 100 dei primi 560 giorni del secondo mandato.

Bill Zanker, l'imprenditore che ha organizzato l'evento e che da anni cura le linee di prodotti a marchio Trump, ha raccontato dal palco una telefonata ricevuta intorno a mezzanotte due mesi prima. "Ho guardato il logo dei nostri orologi Trump. Non credo sia un granché", gli avrebbe detto il presidente. "Penso che dobbiamo cambiare il logo per renderlo più moderno." La mattina dopo il nuovo logo era pronto e secondo Zanker gli orologi hanno cominciato a vendere ancora più in fretta.

Conflitti di interesse

Trump non ha mai lasciato il controllo delle sue aziende

Da dieci anni Donald Trump e i suoi figli ripetono che, da presidente, lui non si occupa più delle sue società. Un’inchiesta di Forbes racconta il contrario: Trump decide sul logo di un orologio come sulla vendita di un albergo da 375 milioni di dollari.

Grafica di FocusAmerica 6 agosto 2026

Quanto ha incassato nel primo anno del secondo mandato

Licenze sui prodotti
5 milioni

vs

Criptovalute
1,4 miliardi

Orologi, scarpe e profumi che portano il suo nome
Soprattutto la memecoin lanciata tre giorni prima dell’insediamento

5 milioni dalle licenze 1.400 milioni dalle criptovalute

Le criptovalute hanno reso 280 volte più delle licenze. Alla scala reale il segmento grigio sarebbe più sottile di un pixel: qui è stato ingrandito per restare visibile.

Tre modi di misurare lo stesso conflitto
1I soldi 2Il tempo 3Le decisioni

Come il nome Trump è diventato una macchina per generare miliardi


Le operazioni nate dopo il primo mandato e quanto hanno fruttato al presidente.

Il presidente che torna sempre a casa propria


Giorni di presenza in ciascuna proprietà durante il primo mandato.

Giorni a Mar-a-Lago Tutti gli altri giorni

Dal logo di un orologio ai 375 milioni per la vendita dell’albergo


Le scelte su cui il presidente è intervenuto, dal dettaglio di manutenzione all’operazione da centinaia di milioni.


Nel primo anno del secondo mandato le licenze sui prodotti a marchio Trump hanno reso circa 5 milioni di dollari e le criptovalute 1,4 miliardi, di cui 635 milioni dalla sola memecoin. Nel primo mandato il presidente ha passato 133 giorni a Mar-a-Lago, 99 in una proprietà del New Jersey, 85 in una della Virginia, 83 nel circolo di golf di Palm Beach e 28 nel suo albergo di Washington; nel secondo ha passato circa 100 dei primi 560 giorni a Mar-a-Lago.

La promessa e l’atto ufficiale

11 gennaio 2017, Trump Tower

Nove giorni prima del primo insediamento, il presidente eletto annuncia come si separerà dalle sue aziende: «Non avrò nulla a che fare con la gestione della società».

2025, registro delle imprese britannico

In un documento ufficiale la Trump Organization scrive che il presidente «ha il diritto di esercitare, o di fatto esercita, un’influenza o un controllo significativi» sul trust che possiede quasi tutto il suo patrimonio.

Fonte Forbes, inchiesta di Dan Alexander, 4 agosto 2026. I giorni del primo mandato sono conteggi NBC News ripresi da Forbes. Gli importi sono quelli riportati nell’inchiesta; per Truth Social la cifra è la capitalizzazione di mercato, non un ricavo.

La Casa Bianca continua a rispondere che "non ci sono conflitti di interesse". La vice portavoce Anna Kelly ha aggiunto di recente che "tutti i beni del presidente Trump sono detenuti in conti pienamente discrezionali gestiti da istituzioni finanziarie indipendenti", accusando poi la stampa di anni di menzogne. A parte il portafoglio di azioni e obbligazioni, però, i beni del presidente non sono gestiti da istituzioni terze. Messa davanti a questo, Kelly ha risposto: "Potete usare il resto della dichiarazione, se non volete usare la prima frase".

L'11 gennaio 2017, nove giorni prima del primo insediamento, Trump aveva convocato una conferenza stampa alla Trump Tower per spiegare come si sarebbe separato dalle sue aziende. Non le avrebbe vendute né affidate a un blind trust, un fondo cieco gestito da terzi in cui il proprietario non sa come vengono investiti i suoi soldi. Le avrebbe messe in un trust controllato dalla famiglia e dal suo direttore finanziario storico, Allen Weisselberg, che sarebbe poi finito in carcere due volte per una serie di reati tra cui frode fiscale, falsificazione di documenti aziendali e falsa testimonianza. "Non avrò nulla a che fare con la gestione dell'azienda", disse il presidente eletto, spiegando che la legge non glielo vietava ma che gli sembrava inopportuno.

Un mese dopo l'inizio del primo mandato Eric Trump disse a Forbes che il padre stava mantenendo la promessa e parlò di "una netta separazione tra chiesa e stato" presa "estremamente sul serio". Pochi istanti dopo, però, aggiunse che avrebbe aggiornato il presidente "probabilmente ogni tre mesi" sui conti della Trump Organization, sui "profitti e cose così".

Durante il primo mandato il presidente passò 133 giorni a Mar-a-Lago e 83 nel suo circolo di golf di Palm Beach, 99 in una proprietà in New Jersey e 85 in una in Virginia, oltre a 28 giorni nel suo hotel di Washington DC. Le visite non dimostravano di per sé che stesse gestendo le sue aziende, ma quando chiedeva qualcosa era impossibile distinguere se parlasse da cliente o da proprietario.

Sui campi da golf il presidente chiedeva pareri sull'abbattimento di certi alberi e continuava a chiederli finché non trovava qualcuno d'accordo con lui: l'albero veniva poi rimosso in fretta, di solito prima della visita successiva. A Mar-a-Lago indicava al dirigente che gestiva il circolo le macchie sul pavimento da pulire e i dettagli da sistemare, che venivano subito girati ai responsabili delle sale o al personale.

Quando venne a sapere che l'azienda aveva speso un paio di milioni di dollari per rifare i bunker di sabbia della proprietà di Bedminster, in New Jersey, il presidente si arrabbiò e riprese il figlio Eric e i dipendenti del circolo in vivavoce dal suo campo pratica in Virginia. Nello stesso periodo lo staff della Virginia cercava l'approvazione per una nuova area di allenamento: il presidente in carica valutò una spesa tra il mezzo milione e il milione di dollari e la bocciò perché non la riteneva conveniente. Il progetto sarebbe stato realizzato dopo il Covid, quando il boom nazionale del golf fece salire i profitti del circolo.

Nel 2017 Trump chiese notizie del suo progetto in Georgia, l'ex repubblica sovietica, quando incontrò il primo ministro del paese, secondo quanto riferito dai suoi soci. Nel 2020 disse al New York Post di aver valutato la vendita dell'hotel di Washington DC prima di rinunciare: "Mi piace. Va bene". L'albergo in realtà perdeva soldi, ma l'attesa si rivelò conveniente e nel 2022 la proprietà venne ceduta per una cifra stimata in 375 milioni di dollari.

Sette giorni dopo aver lasciato la Casa Bianca, nel gennaio 2021, Trump ricevette a Mar-a-Lago due ex concorrenti del suo programma televisivo The Apprentice. Da quella conversazione è nato il gruppo che controlla Truth Social, il social network del presidente, oggi quotato al Nasdaq con un valore di mercato di 2,8 miliardi di dollari (1,1 dei quali appartengono a lui).

Poco dopo Bill Zanker, coautore con Trump di un libro del 2007, propose di vendere immagini caricaturali del presidente come carte da collezione digitali, i cosiddetti NFT, certificati di proprietà registrati su una blockchain. Durante il primo mandato Trump aveva detto che il valore delle criptovalute era "basato sul nulla", ma il giorno prima del lancio raccolse i pareri dei suoi consiglieri, che gli dissero tutti di rinunciare perché sarebbe stato un suicidio politico, ma decise comunque di procedere. "Mi piacciono quelle immagini di me. Come supereroe, come cacciatore. Facciamolo", disse secondo il racconto di Zanker. Le 45mila carte andarono esaurite in meno di un giorno e generarono 4 milioni di dollari.

Alle carte digitali sono seguiti orologi, scarpe e profumi a marchio Trump. Circa un mese prima del voto del 2024 il presidente ha fondato con i figli la società di criptovalute World Liberty Financial e poco prima dell'insediamento ha lanciato la memecoin. Nel primo anno del secondo mandato le licenze sui prodotti hanno fruttato circa 5 milioni di dollari e le criptovalute 1,4 miliardi.

Nell'aprile 2025 l'avvocato che assisteva la Trump Organization sulle questioni etiche accettò un incarico in una causa che riguardava l'università di Harvard. Il presidente chiese su Truth Social che venisse licenziato o costretto a dimettersi e nel giro di poche ore l'avvocato non c'era più.

Il mese successivo Trump partì per il primo viaggio importante all'estero del secondo mandato, non verso un alleato vicino come Canada o Messico ma in Medio Oriente, dove la sua azienda aveva una serie di affari nuovi, alcuni dei quali mai resi pubblici. A Riyad partecipò a un pranzo con funzionari pubblici e soci privati e in serata visitò una città storica il cui piano di sviluppo è seguito dal principe ereditario. "Si è rivelato un colpo di fortuna e forse una mossa un po' astuta dire: proviamo a parlargli da costruttore", ha detto al New York Times Jerry Inzerillo, il dirigente che guida quel progetto. Mesi dopo la Trump Organization ha creato una società per fare affari in Arabia Saudita, con l'80% delle quote al presidente e il 20% ai familiari. Un portavoce dell'azienda ha detto che l'accordo non ha nulla a che vedere con le scelte del governo.

In Qatar la Trump Organization aveva appena annunciato un progetto dentro un grande piano di sviluppo sostenuto dallo stato e il presidente incontrò tra gli altri i vertici del fondo sovrano del paese e della sua controllata immobiliare, Qatari Diar, responsabile di quel piano. Da quell'accordo Trump ha incassato personalmente 5 milioni di dollari l'anno scorso. Ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, una società che agisce per conto del presidente aveva appena creato due nuove entità, che gli hanno portato altri 5 milioni. Due mesi dopo la visita un suo rappresentante ne ha registrate altre due, i cui nomi indicano un affare non ancora annunciato in un'altra zona di sviluppo legata alle autorità locali.

Un ex diplomatico con lunga esperienza nella regione ha detto a Forbes che i leader del Golfo sanno perfettamente che quegli accordi riguardano il presidente e li ha definiti uno sfruttamento palese della carica pubblica. La Casa Bianca ha respinto le critiche, dicendo che l'unico interesse che guida le decisioni del governo è quello degli americani e rivendicando i recenti accordi economici con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Poco dopo il viaggio in Medio Oriente il presidente è volato in Scozia, dove possiede due resort di golf. Li ha visitati entrambi, mostrando al primo ministro britannico la lavorazione delle finestre di Turnberry e alla presidente della Commissione europea la sala da ballo, prima di una tappa di un giorno nella proprietà dell'Aberdeenshire. Insieme a Don Jr. ed Eric, che continuano a definirsi vicepresidenti esecutivi della Trump Organization, ha tagliato il nastro di un nuovo campo da golf come se fosse ancora il presidente dell'azienda.

Un documento depositato l'anno scorso dalla Trump Organization presso le autorità britanniche chiarisce come è organizzata la proprietà. La comunicazione, che serve a indicare le persone che esercitano un controllo significativo su una società, spiega che il presidente ha "il diritto di esercitare, o di fatto esercita, un'influenza o un controllo significativi sulle attività di un trust". Il trust attraverso cui Trump possiede la proprietà scozzese controlla anche quasi tutto il resto del suo patrimonio: in un atto ufficiale l'azienda ha quindi ammesso quello che non dice agli americani, cioè che il presidente ha dato l'autorità ai figli ma ne ha tenuta anche per sé.

Zanker intanto sta preparando altri eventi come quello di Palm Beach e sa a chi tocca approvarli. "Sto cercando di convincere il presidente", ha detto dal palco ad aprile, "a farlo ogni sei mesi".


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✨ Tczew sotto attacco (di nuovo): dentro la campagna filorussa che sabota le centrali polacche
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/tczew-…

@informatica


Tczew sotto attacco (di nuovo): dentro la campagna filorussa che sabota le centrali polacche


Il 10 agosto una turbina idroelettrica nei pressi di Danzica ha iniziato a impazzire: giri al minuto e potenza generata hanno oscillato in modo erratico fino all’arresto forzato del gruppo generatore-rotore. Non un guasto meccanico, ma la seconda intrusione andata a segno in pochi mesi contro lo stesso impianto, rivendicata con tanto di video dagli stessi attaccanti. È l’ultimo episodio di una campagna che il CERT Polska descrive ormai come sistematica contro il settore energetico e idrico del Paese, e che affonda le radici in un attacco ben più ampio, condotto a fine dicembre 2025 dal gruppo APT russo Sandworm contro una trentina di siti tra centrali di cogenerazione e centri di dispacciamento rinnovabili.

Un impianto già colpito, questa volta a pieno regime


La centrale presa di mira si trova a Tczew, nel voivodato della Pomerania, ed era già stata bersaglio di un primo tentativo a maggio 2026, fallito perché l’impianto era offline per manutenzione e l’impatto operativo fu quindi nullo. Il 10 agosto, invece, gli attaccanti sono riusciti a operare mentre la centrale era pienamente funzionante: la prima volta, secondo gli analisti polacchi, che questo specifico gruppo di hacktivisti filo-russi ottiene un’interferenza reale sui parametri di produzione. Una volta dentro l’interfaccia di controllo, hanno spinto i valori operativi ai loro estremi — minimo o massimo — fino a costringere generatore e rotore all’arresto. I dati di monitoraggio del giorno dell’attacco mostrano picchi anomali di velocità di rotazione e livello dell’acqua, alternati a periodi di potenza erogata pari a zero: la firma tipica di una manipolazione manuale del pannello SCADA, non di un errore di processo.

Gli stessi autori hanno pubblicato un video dell’intrusione, un dettaglio che negli ambienti di cybercrime filorusso serve tanto a rivendicare la paternità dell’attacco quanto a intimidire altri operatori del settore. L’attribuzione a un attore specifico resta fluida: gruppi come Cyber Army of Russia Reborn e la galassia riconducibile a Sandworm operano spesso in una zona grigia tra hacktivismo spontaneo e operazioni orchestrate dai servizi militari russi (GRU), rendendo la distinzione tra “protesta” e sabotaggio di stato sempre più teorica.

Il precedente: come un router in un parco eolico ha aperto la porta a un impianto di teleriscaldamento


Per capire la portata della minaccia occorre guardare a un report pubblicato in contemporanea dal CERT Polska, che ricostruisce nel dettaglio un secondo attacco avvenuto in parallelo a quello di fine dicembre 2025 contro il settore energetico polacco, fino ad ora meno noto. Il bersaglio era un piccolo impianto di cogenerazione (CHP) che fornisce calore a circa 50.000 residenti. L’obiettivo, scrive il CERT, era “puramente distruttivo”.

La catena di intrusione è particolarmente istruttiva perché introduce una tecnica mai documentata prima in Polonia né altrove: il pivoting attraverso una APN privata (Access Point Name), la rete cellulare dedicata che i distributori di energia (DSO) usano per far comunicare i propri sistemi SCADA con gli apparati di campo installati nelle sottostazioni.

  • Accesso iniziale tramite un dispositivo Fortinet VPN/firewall esposto su internet e installato presso un parco eolico.
  • Dalla stessa rete, individuazione di un router cellulare Teltonika e accesso alla sua interfaccia di amministrazione.
  • Abuso del servizio SSH del router per creare un tunnel verso la APN privata gestita dal DSO, normalmente riservata al traffico SCADA legittimo.
  • Scansione della APN e individuazione di un PLC Wago attivo presso l’impianto CHP, anch’esso con SSH esposto: da qui, accesso diretto alla rete OT della centrale.
  • Dopo circa una settimana di ricognizione, connessione ai PLC Siemens, passaggio in modalità “stop” e impostazione di una password per impedire agli operatori di riprendere il controllo della logica di processo — con conseguente arresto della turbina a vapore e del sistema di trattamento acque.
  • Presi di mira anche server seriali e switch di rete Moxa, oltre a inverter/VFD ABB e Schneider Electric, configurati per bloccare l’accesso agli operatori legittimi.

Il personale dell’impianto è riuscito a limitare i tempi di fermo ripristinando i PLC alle impostazioni di fabbrica e ricaricando la logica dai backup. Ma non tutto è stato recuperabile: nel tentativo di cancellare le tracce, gli attaccanti hanno danneggiato in modo permanente il controller Wago usato come gateway d’accesso, corrompendone la tabella delle partizioni. Un successivo reset di fabbrica non è bastato a farlo ripartire, e il dispositivo è rimasto inutilizzabile — portando con sé anche i log necessari all’indagine forense.

DynoWiper e il contesto dell’attacco del dicembre 2025


L’attacco alla APN privata va letto come parte della stessa ondata che il 29-30 dicembre 2025 colpì una trentina di siti energetici polacchi, incluse centrali di cogenerazione e centri di dispacciamento eolico e fotovoltaico. In quel caso ESET ha attribuito con confidenza media l’operazione a Sandworm, individuando l’uso di un nuovo wiper — battezzato DynoWiper e rilevato dai prodotti ESET come Win32/KillFiles.NMO — con tattiche molto simili al wiper ZOV già usato contro l’Ucraina. L’accesso iniziale in quel caso è avvenuto tramite dispositivi edge esposti su internet, seguito dalla distruzione di dati sulle interfacce HMI e dalla corruzione del firmware di alcuni apparati OT, causando danni permanenti ad alcune RTU (Remote Terminal Unit). L’operazione, va detto, è stata contenuta prima di provocare un blackout reale, e la tempistica — a ridosso del decimo anniversario dell’attacco alla rete elettrica ucraina del dicembre 2015 — non sembra casuale.

Il quadro complessivo che emerge da Tczew, dalla APN privata e da DynoWiper è quello di una pressione costante e multiforme sulle infrastrutture critiche polacche. Il vicepremier Krzysztof Gawkowski ha dichiarato che il Paese subisce oggi circa 300 attacchi al giorno di matrice russa, il triplo rispetto all’anno precedente, e che gli obiettivi spaziano dalla rete idrica a quella elettrica. Solo negli ultimi mesi sono stati colpiti impianti di trattamento acque a Szczytno, Sierakowo, Witków e il depuratore di Kuźnica, oltre a piscine e fontane pubbliche — bersagli minori ma sintomatici di una strategia che punta a normalizzare l’intrusione in qualunque sistema OT raggiungibile, non solo nei nodi strategici. Un pattern che ricorda da vicino quanto osservato in Norvegia, dove hacker filorussi hanno manipolato le valvole di una diga, e negli Stati Uniti e in Francia, dove impianti idrici sono stati presi di mira con le stesse modalità opportunistiche.

Due righe per i difensori


Il filo conduttore tra i due episodi polacchi è la superficie di attacco “dimenticata”: dispositivi edge esposti (VPN/firewall Fortinet), router cellulari con interfacce di amministrazione raggiungibili, servizi SSH lasciati attivi su PLC e gateway pensati per reti “isolate” ma di fatto raggiungibili tramite APN condivise con altri operatori. Per chi gestisce ambienti OT/ICS, in particolare nel settore energetico e idrico, questo caso offre alcune lezioni operative concrete: segmentare rigorosamente le APN private evitando che un singolo dispositivo compromesso funga da ponte tra reti di operatori diversi; disabilitare SSH e altri servizi di gestione remota sui PLC quando non strettamente necessari, o quantomeno restringerne l’accesso con allowlist IP e MFA; monitorare le interfacce HMI/SCADA per variazioni anomale dei parametri operativi che non corrispondono a comandi degli operatori; e predisporre backup offline della logica PLC, testati periodicamente, dato che in entrambi i casi documentati sono stati proprio i backup a permettere un ripristino rapido.

Indicatori e riferimenti tecnici

Malware: DynoWiper (ESET: Win32/KillFiles.NMO)
SHA-1 noto: 4EC3C90846AF6B79EE1A5188EEFA3FD21F6D4CF6
Attore: Sandworm (Russia, GRU-linked) - confidenza media
Vettore 1: dispositivi edge esposti (VPN/firewall Fortinet) - attacco 30 siti, dic. 2025
Vettore 2 (novel): pivot su APN privata via router cellulare Teltonika -> PLC Wago -> PLC Siemens (stop mode)
Apparati OT coinvolti: PLC Wago e Siemens, switch/serial server Moxa, VFD ABB/Schneider Electric
Impianto colpito 10 ago 2026: centrale idroelettrica di Tczew (Pomerania, Polonia)
Fonte primaria: report CERT Polska, follow-up settore energetico 2025

Nessun blackout è stato causato finora da queste operazioni, ma il trend è inequivocabile: gli attaccanti stanno affinando tecniche di pivoting sempre più sofisticate per raggiungere reti OT considerate “air gapped” o comunque isolate, e la loro pazienza — settimane di ricognizione silenziosa prima di agire — dimostra un livello di preparazione che va ben oltre il semplice defacement dimostrativo.

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✨ StormEncryptor: come l’ex affiliato Medusa Storm-1175 ha trasformato N-central in un launchpad ransomware
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/storme…

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StormEncryptor: come l’ex affiliato Medusa Storm-1175 ha trasformato N-central in un launchpad ransomware


Un singolo server compromesso, migliaia di endpoint amministrati a cascata: è lo scenario da incubo che si è materializzato dal 1° agosto 2026, quando un attore legato alla Cina e già noto per l’affiliazione al ransomware Medusa ha iniziato a sfruttare una vulnerabilità critica in N-central, la piattaforma di remote monitoring and management (RMM) di N-able usata da migliaia di managed service provider in tutto il mondo. Microsoft Threat Intelligence attribuisce la campagna al gruppo Storm-1175, che ha debuttato con un ceppo ransomware inedito, StormEncryptor, segnando un cambio di strategia rispetto al passato.

Da Medusa a StormEncryptor: chi è Storm-1175


Storm-1175 è il nome con cui Microsoft traccia un attore finanziariamente motivato, ritenuto basato in Cina, specializzato in campagne ransomware “ad alta velocità”. Già ad aprile 2026 Microsoft aveva descritto il gruppo come capace di passare dall’accesso iniziale alla cifratura completa dei sistemi in meno di 24 ore, sfruttando sia vulnerabilità appena divulgate sia, in alcuni casi, zero-day exploitati fino a una settimana prima della disclosure pubblica. Le vittime storiche del gruppo, colpite tramite il ransomware Medusa, includono organizzazioni sanitarie, di servizi professionali e finanziarie in Australia, Regno Unito e Stati Uniti, spesso raggiunte tramite lo sfruttamento di prodotti esposti su internet come GoAnywhere MFT, SmarterMail, Microsoft Exchange, Ivanti Connect Secure e JetBrains TeamCity.

Il 2 agosto 2026 Microsoft ha osservato per la prima volta il dispiegamento di StormEncryptor, un nuovo ransomware scritto in C++ che aggiunge l’estensione .encrypted ai file cifrati e deposita in ogni cartella una nota di riscatto denominata “!!!README_FIRST!!!.txt”, con la consueta minaccia di pubblicazione dei dati rubati entro tre giorni in caso di mancato pagamento. Si tratta della prima attività osservata del gruppo dopo un periodo di silenzio dall’aprile 2026, e il tempismo — lo stesso giorno della divulgazione della falla in N-central — non lascia molti dubbi sul vettore di accesso iniziale.

CVE-2026-18577: un bypass di autenticazione con “poteri da dio”


Il cuore tecnico della vicenda è CVE-2026-18577, una vulnerabilità di bypass dell’autenticazione in N-central che consente a un attaccante privo di qualsiasi credenziale di ottenere il controllo amministrativo completo del server. Si tratta, in realtà, di un bypass della patch che a sua volta correggeva un’altra falla, CVE-2026-18556: gli attaccanti hanno cioè trovato una variante capace di eludere i controlli introdotti dalla prima correzione. Huntress ha definito l’accesso ottenibile tramite questa falla un vero e proprio “god-mode access”: poiché gli MSP utilizzano N-central per amministrare da remoto le macchine dei propri clienti, la compromissione di un singolo server RMM diventa la porta d’ingresso verso ogni endpoint da esso gestito, con un potenziale effetto a cascata su decine di organizzazioni contemporaneamente. Non è un caso isolato nel suo genere: nel 2021 un attacco simile alla piattaforma RMM di Kaseya permise alla gang REvil di colpire inizialmente 60 clienti diretti e, a cascata, circa 1.500 aziende a valle; nel 2024 un episodio analogo coinvolse ConnectWise ScreenConnect, con Storm-1175 tra gli attori che ne approfittarono.

N-able ha individuato lo sfruttamento della falla per la prima volta il 31 luglio 2026, grazie alla soluzione MDR Adlumin, e ha rilasciato un primo hotfix (versione 2026.3.1.7) il 2 agosto. Non è bastato: gli attaccanti hanno trovato un modo per aggirare anche questa prima mitigazione, costringendo il vendor a pubblicare un secondo hotfix di emergenza (2026.3.1.10) il 6 agosto, con l’avvertenza esplicita che la prima patch da sola non fosse sufficiente. Nonostante la disponibilità delle correzioni, Huntress ha rilevato che oltre la metà dei server N-central cloud raggiungibili tra i propri partner risultava ancora non aggiornata, con il 28,6% delle istanze self-hosted ancora esposte.

La catena post-exploitation


Una volta ottenuto l’accesso amministrativo a N-central, gli attaccanti sfruttano la funzionalità legittima “Take Control” per collegarsi agli endpoint gestiti e registrano un nuovo servizio per un tunnel Cloudflare, garantendosi persistenza. Sophos, che ha ampliato l’elenco di indicatori di compromissione condiviso inizialmente da N-able, ha osservato la creazione di un nuovo account di dominio chiamato “veeam” — probabilmente scelto per mimetizzarsi tra gli account di servizio legittimi legati ai backup — oltre al reset delle password di diversi account amministratore di dominio esistenti, l’enumerazione di altri account e la disattivazione delle soluzioni di sicurezza Microsoft e Sophos tramite uno strumento di EDR-evasion.

Secondo l’analisi condivisa da Microsoft, il comportamento post-compromissione di Storm-1175 in questa campagna include l’abuso di strumenti RMM legittimi come AnyDesk e SimpleHelp, l’uso di Advanced IP Scanner per la ricognizione della rete e il dump delle credenziali LSASS tramite Mimikatz — un playbook che privilegia strumenti “living off the land” e software di amministrazione remota già presenti o facilmente installabili, per confondersi con il traffico amministrativo legittimo generato dallo stesso N-central. Huntress, che ha osservato lo sfruttamento su ambienti di propri clienti, conferma che gli attaccanti si muovono rapidamente attraverso più host all’interno delle organizzazioni colpite, prendendo di mira in particolare i domain controller.

Implicazioni per MSP e clienti a valle


Il numero esatto di organizzazioni colpite non è stato reso pubblico: N-able ha dichiarato di aver contattato un “numero limitato” di clienti interessati, mentre Huntress ha confermato impatti su propri clienti senza quantificarli. Ma la dinamica stessa dell’attacco — un fornitore RMM come singolo punto di fallimento per centinaia di aziende a valle — richiama da vicino Kaseya e ScreenConnect, e ribadisce un problema strutturale della filiera IT: la concentrazione di privilegi amministrativi in strumenti di gestione remota rende ogni MSP un moltiplicatore di rischio per l’intero proprio portafoglio clienti. Per chi utilizza N-central la priorità è immediata: applicare l’hotfix 2 (versione 2026.3.1.10), anche se è già stato applicato l’hotfix 1, e aggiornare gli agent sugli endpoint gestiti. Huntress raccomanda inoltre di valutare, per ambienti ad alto rischio dove l’esposizione non può essere ridotta in altro modo, la disattivazione temporanea di N-central, pur riconoscendo che ciò comporta la perdita di visibilità centralizzata, patching e accesso remoto proprio nel momento in cui potrebbero servire di più. Per i clienti finali degli MSP, la lezione è altrettanto rilevante: vale la pena chiedere al proprio fornitore quali strumenti RMM utilizza, se sono stati aggiornati, e quali controlli di segmentazione esistono tra l’infrastruttura di gestione e gli ambienti di produzione.

Indicatori di compromissione

Vulnerabilità sfruttata:
CVE-2026-18577 (bypass di autenticazione in N-able N-central,
  bypass della patch per CVE-2026-18556)

Ransomware:
StormEncryptor (C++, prima osservazione: 2 agosto 2026)
Estensione file cifrati: .encrypted
Nota di riscatto: !!!README_FIRST!!!.txt

Attore:
Storm-1175 (ex operatore/affiliato Medusa ransomware, presunta origine Cina)

Timeline:
31 luglio 2026 - N-able (Adlumin MDR) rileva sfruttamento zero-day
2 agosto 2026  - Hotfix 1 (N-central 2026.3.1.7) + prima StormEncryptor
6 agosto 2026  - Hotfix 2 (N-central 2026.3.1.10), il primo hotfix
                 risulta insufficiente

Tecniche post-exploitation osservate:
Abuso della funzione "Take Control" di N-central
Nuovo servizio per tunnel Cloudflare (persistenza)
Creazione account di dominio "veeam"
Reset password account amministratore di dominio
Disattivazione EDR Microsoft/Sophos tramite tool di evasione
Abuso di AnyDesk / SimpleHelp
Ricognizione con Advanced IP Scanner
Dump credenziali LSASS via Mimikatz

Precedenti storici affini:
2021 - Kaseya VSA / REvil (~1.500 aziende a valle)
2024 - ConnectWise ScreenConnect (Storm-1175 tra gli attori coinvolti)

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La riserva strategica americana scende sotto i 300 milioni di barili, ai minimi dal 1983


Le scorte della riserva strategica sono scese a 298,7 milioni di barili, il livello più basso da gennaio 1983. Intanto Teheran fa sapere che terrà chiuso lo Stretto di Hormuz finché Washington non revocherà il blocco navale. Il greggio torna a salire sopra gli 82 dollari.

Le scorte di greggio della riserva strategica americana sono scese sotto i 300 milioni di barili, il livello più basso da oltre quarant'anni. Secondo i dati diffusi ieri dal Dipartimento dell'Energia, nell'ultima settimana la riserva strategica ha perso altri 6,1 milioni di barili, scendendo a 298,7 milioni: per trovare un valore così basso bisogna risalire al gennaio 1983. La riserva, creata nel 1975, ha una capacità autorizzata per legge di 714 milioni di barili.

Il forte calo delle scorte è una conseguenza diretta della guerra in corso con l'Iran. Teheran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz già dalla fine di febbraio, subito dopo i primi attacchi, e nel mese di marzo Donald Trump ha dovuto ordinare il rilascio di 172 milioni di barili per compensare quella che è diventata la più grave interruzione delle forniture di greggio mai registrata. Prima della guerra la riserva conteneva circa 415 milioni di barili; quando il prelievo ordinato dal presidente sarà completato, le scorte del governo federale scenderanno a quota 243 milioni.

L’arma del petrolio
La guerra con l’Iran prosciuga la riserva strategica americana

Con lo Stretto di Hormuz chiuso da febbraio, Washington attinge alle scorte di emergenza a un ritmo senza precedenti: sotto i 300 milioni di barili per la prima volta dal 1983. E una parte del greggio rimasto non si può nemmeno prelevare.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026

Scorte della riserva strategica di petrolio (SPR)
298,7
milioni di barili
minimo dal gennaio 1983 −6,1 milioni in una settimana prima della guerra: 415

Il fondo del barile
Quanto petrolio resta, e quanto se ne può usare davvero

Livelli in milioni di barili. Il prelievo da 172 milioni ordinato a marzo porterà le scorte a quota 243, ma caverne fuori servizio e lavori di manutenzione bloccano circa 103 milioni di barili.

Rappresentazione schematica delle caverne saline della riserva, scavate fino a oltre un chilometro di profondità · Scala verticale proporzionale ai volumi

Capacità autorizzata: 714 · Prima della guerra: 415 · Oggi: 298,7 · A fine prelievo: 243 · Non prelevabili: circa 103 · Minimo operativo: 70 (milioni di barili).

Sottratti i barili bloccati dalla manutenzione, a fine prelievo resteranno circa 140 milioni di barili davvero disponibili: meno di un quinto della capacità autorizzata della riserva.

La spirale di Hormuz
Dalla chiusura dello Stretto al negoziato congelato

Prima della guerra dallo Stretto di Hormuz passava circa un quinto del petrolio consumato nel mondo, quasi 20 milioni di barili al giorno.

La rotta indicata è schematica · Confini e coste: Natural Earth

Fine febbraio
Dopo i primi attacchi, l’Iran chiude di fatto lo Stretto di Hormuz: è la più grave interruzione delle forniture di greggio mai registrata.

Marzo
Trump ordina il rilascio di 172 milioni di barili dalla riserva strategica per compensare le forniture perdute.

17 giugno
Washington e Teheran firmano un protocollo per riaprire lo Stretto alle navi commerciali. L’intesa crolla in poche settimane per il disaccordo sulle rotte.

1° agosto
Trump annulla un attacco già pianificato contro l’Iran, per lasciare spazio alla diplomazia e su richiesta delle monarchie del Golfo e dello stesso Iran.

Oggi
Il negoziato resta congelato: gli Stati Uniti stanno «solo semi-negoziando», dice Trump. Teheran chiede prima la revoca del blocco navale.

Il conto dei mercati
Il greggio torna a salire

West Texas Intermediate
82,13
dollari al barile
+5%

Brent
87,72
dollari al barile
+5%

Entrambi i benchmark hanno chiuso in rialzo di circa il 5% nell’ultima seduta. La settimana precedente il greggio aveva perso oltre il 7% sull’attesa di un accordo per riaprire lo Stretto, che però non è mai stato annunciato.

Fonte: Dipartimento dell’Energia USA, EIA, Government Accountability Office, Rapidan Energy · Agosto 2026

Un quarto della riserva non si riesce a prelevare


Per garantire il funzionamento in sicurezza della riserva è però necessario mantenere almeno 70 milioni di barili, ha spiegato a luglio un portavoce del Dipartimento dell'Energia alla CNBC. Per questo motivo ci sarebbe ancora spazio per un'altra operazione di emergenza, secondo David Goldwyn, ex inviato speciale del Dipartimento di Stato per gli Affari Energetici Internazionali durante l'Amministrazione Obama. "Non sono preoccupato per la stabilità della riserva o per la nostra capacità di effettuare un altro prelievo, se ce ne fosse bisogno", ha detto Goldwyn alla CNBC.

Il vero problema è però che una parte consistente del petrolio rimasto non può essere davvero prelevata. In un rapporto pubblicato a maggio, infatti, il Government Accountability Office, l'organo investigativo del Congresso, ha rilevato che nel dicembre 2025 oltre un quarto delle scorte non era più disponibile a causa di lavori in corso e delle caverne di stoccaggio fuori servizio. Un'analisi pubblicata a luglio dalla società Rapidan Energy ha stimato che almeno 103 milioni di barili attualmente presenti nella riserva non siano quindi realmente utilizzabili.

"Quando si effettua un prelievo si accelera anche il degrado dei pozzi e di parte delle attrezzature", ha spiegato Goldwyn. "È come qualsiasi altra cosa: se la usi molto, devi fare manutenzione." Ed è proprio quello che sta succedendo: negli ultimi anni i presidenti americani hanno ordinato prelievi massicci con frequenza crescente. Joe Biden, ad esempio, aveva autorizzato il rilascio di 180 milioni di barili per contenere la volatilità dei mercati energetici dopo l'invasione russa dell'Ucraina all'inizio del 2022, il più grande prelievo nella storia della riserva strategica.

I prezzi risalgono e il negoziato resta fermo


Intanto ieri anche a causa di queste preoccupazioni il West Texas Intermediate ha chiuso in rialzo di circa il 5%, a 82,13 dollari al barile, mentre il Brent, il principale riferimento internazionale del greggio, ha guadagnato altrettanto raggiungendo gli 87,72 dollari. La settimana precedente il greggio aveva perso oltre il 7% dopo che il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva detto alla CNBC che un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz alla libera circolazione delle navi avrebbe potuto essere raggiunto a breve. L'intesa, però, non è mai stata annunciata e nel frattempo, anzi, le posizioni di Washington e Teheran si sono nuovamente irrigidite.

Trump ha detto domenica ad Axios che gli Stati Uniti stanno "solo semi-negoziando" con l'Iran, dopo aver assicurato invece la settimana precedente che i colloqui erano in corso. Nell'ultima intervista, il presidente ha lasciato intendere di voler continuare a fare pressione su Teheran attraverso il blocco navale americano, anziché con una nuova ondata di bombardamenti, dopo aver annullato il 1° agosto un attacco già pianificato contro la Repubblica islamica, spiegando successivamente di averlo fatto sia per lasciare spazio alla diplomazia sia su richiesta di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e dello stesso Iran.

Teheran fa dello Stretto la sua principale leva


Esmail Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha ribadito ieri che gli Stati Uniti devono revocare il blocco prima che Teheran accetti di riaprire completamente lo Stretto. "Finché continua il blocco navale statunitense, non esistono le condizioni necessarie per la riapertura dello Stretto di Hormuz", ha dichiarato Baghaei senza mezzi termini, secondo quanto riportato dall'agenzia stampa statale iraniana Tasnim.

Iran e Oman stanno conducendo trattative bilaterali sulle rotte di navigazione, ma Baghaei ha precisato che quel tavolo, concentrato "sul raggiungimento di un'intesa su una rotta per il passaggio sicuro delle navi", è "separato dalla discussione sulla riapertura dello Stretto di Hormuz", che resta invece subordinata alla accettazione delle condizioni imposte all'Iran. Le sue parole fanno eco a quelle del Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che sabato aveva definito Iran e Oman "molto vicini" a un accordo, ribadendo però che la riapertura dipende da altre condizioni.

Le richieste iraniane erano state messe nero su bianco la settimana scorsa da Mohammad Bagher Zolghadr, Consigliere di Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica: revoca del blocco navale e delle sanzioni, ritiro delle forze americane dall'area, pagamento delle riparazioni di guerra, sblocco degli asset congelati e fine degli attacchi contro gli alleati dell'Iran nella regione. Quasi tutte queste condizioni comparivano già nell'accordo di cessate il fuoco firmato a giugno, il cosiddetto Memorandum di Islamabad, che però subordinava la revoca completa delle sanzioni a un'intesa definitiva sul programma nucleare.

Il 17 giugno le due parti avevano anche firmato un primo protocollo d'intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz alle navi commerciali. L'accordo è però crollato nel giro di poche settimane a causa del disaccordo sulle rotte percorribili: l'Iran ha così attaccato più volte petroliere che transitavano lungo la costa omanita sotto protezione militare americana, pretendendo che le navi passassero nelle proprie acque territoriali. Gli Stati Uniti hanno risposto con nuove ondate di raid e con il ripristino del blocco. Trump ha poi dichiarato quell'accordo "finito".

Lo Stretto di Hormuz, una delle principali arterie mondiali per il commercio di petrolio e gas, è diventato così il nodo centrale di ogni trattativa. I falchi iraniani ritengono che la capacità di bloccarlo garantisca a Teheran un importante strumento di pressione e che, proprio per questo, non debba essere ceduto in cambio di concessioni diplomatiche. Negli Stati Uniti, al contrario, la chiusura dello Stretto ha contribuito a spingere nuovamente verso l'alto i costi dell'energia e ad aumentare l'impopolarità della guerra. Anche per questo le autorità iraniane sembrano ormai sempre più convinte di poter sostenere il costo economico dello scontro più a lungo di Donald Trump, che in questo clima a novembre dovrà affrontare le elezioni di medio termine.


L’Iran detta le condizioni su Hormuz, gli arsenali Usa frenano Trump


Il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Mohammad Bagher Zolghadr, ha posto oggi sei nuove condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico mercantile. Secondo quanto da lui affermato, gli Stati Uniti devono:

  1. smettere di minacciare l'Iran e di offendere i simboli sacri della nazione iraniana;
  2. porre definitivamente fine alla guerra contro l'Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq;
  3. revocare il blocco navale e allontanare le proprie forze dall'area medio orientale;
  4. risarcire integralmente i danni causati dalla guerra;
  5. cancellare le sanzioni imposte contro l'Iran;
  6. sbloccare i fondi iraniani congelati.

"Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto", ha affermato Zolghadr.

La nuova lista di richieste iraniana è arrivata proprio mentre a Washington veniva data per imminente un'intesa capace di far ripartire i traffici nel braccio di mare che si trova tra Iran e Oman. La Casa Bianca non ha commentato. Il cessate il fuoco di giugno invece subordinava la revoca completa delle sanzioni a un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano, mentre per sbloccare i fondi congelati gli Stati Uniti hanno sempre preteso che Teheran rinunciasse all'uranio altamente arricchito in suo possesso.

Le nuove richieste di Zolghadr aumentano così la pressione sul presidente Donald Trump, che conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell'energia in vista delle importanti elezioni di metà mandato di novembre. La benzina è arrivata a 4,02 dollari al gallone, contro i 3,16 di un anno fa: un rincaro che pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni. Nell'ultima settimana, secondo la società di analisi dei dati marittimi Kpler, hanno attraversato lo stretto poco più di 10 navi al giorno, contro le 130 in media dei mesi precedenti alla guerra. Prima del conflitto passava da Hormuz circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Lo stretto conteso
Hormuz, il ricatto di Teheran
L’Iran detta sei condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre gli arsenali americani si svuotano e la benzina supera i 4 dollari al gallone.
Grafica di FocusAmerica

Il traffico strozzato
Da 130 navi al giorno a una manciata
Ogni punto sulla rotta rappresenta 10 transiti giornalieri attraverso lo Stretto.

Prima della guerra Oggi
Iran Oman E.A.U.
Stretto di Hormuz
~39 km nel punto più stretto

Prima della guerra 130

Oggi ~10
navi al giorno, media dei mesi precedenti al conflitto
navi al giorno nell’ultima settimana

Prima del conflitto da Hormuz passava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Le richieste di Teheran
Le sei condizioni per riaprire lo Stretto
Sono state poste da Mohammad Bagher Zolghadr, Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano. Tocca ogni voce per leggere il contesto.

Il prezzo per Washington
Arsenali svuotati, benzina sopra i 4 dollari
La guerra ha consumato gran parte degli intercettori americani, mentre il caro carburante pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni di metà mandato.

Intercettori rimasti Consumati durante la guerra
Per i THAAD il ritorno ai livelli precedenti alla guerra non è previsto prima del 2029. Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike sono in larga parte esaurite.
Benzina, media nazionale USA (al gallone)

3,16 $
un anno fa

4,02 $
oggi · +27%

soglia dei 4 $

3,00 $4,25 $

Ad aprile la media nazionale ha superato i 4 dollari per la prima volta da agosto 2022. La Casa Bianca conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell’energia prima del voto di novembre.

Fonti: Kpler (traffico navale); CSIS, stime del 27 luglio 2026 (intercettori); AAA (benzina); EIA (flussi energetici). Dati all’8 agosto 2026.

Sempre oggi gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato un attacco iraniano contro una petroliera dell'Adnoc, la compagnia petrolifera statale di Abu Dhabi. Dall'inizio della guerra, almeno 15 navi di questa società sono state attaccate e tra gli equipaggi si contano 1 morto e 20 feriti. Abu Dhabi ha parlato di un atto di pirateria dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Anche Arabia Saudita, Qatar e Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno condannato l'attacco, mentre Doha ha chiesto ancora una volta la riapertura incondizionata dello Stretto.

Ci sono anche dei segnali di allentamento della pressione. Il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato oggi all'agenzia iraniana Tasnim che Teheran e Muscat sono "molto vicine" a un accordo. Ha però aggiunto che la riapertura dipende da altre condizioni, tra cui un risarcimento statunitense per le violazioni del Memorandum di Islamabad. Araghchi e il presidente Masoud Pezeshkian devono però fronteggiare l'opposizione dei conservatori, contrari a qualsiasi intesa con gli americani.

In un'intervista a Fox News, il vicepresidente JD Vance ha definito le trattative "a metà strada", ridimensionando l'ottimismo espresso nei giorni scorsi da altri alti funzionari, che le avevano descritte come quasi concluse. Stando a quanto afferma Vance, restano da definire lo schema di navigazione, le operazioni di sminamento e l'impegno iraniano a non aprire più il fuoco contro le navi mercantili. Vance non ha precisato che cosa Washington sia disposta a concedere e ha insistito sulla leva negoziale americana: "Stanno soffrendo parecchio. Vogliono che questa storia finisca".

Washington cerca una via d'uscita


Nelle ultime settimane è stato però il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate statunitensi, il generale Dan Caine, a cercare di far capire agli altri consiglieri del presidente che occorre trovare una via d'uscita a tutti i costi. Un'ulteriore escalation rischierebbe infatti di ritorcersi contro gli Stati Uniti, mentre una sola campagna di bombardamenti aerei difficilmente permetterebbe di raggiungere i risultati promessi, secondo tre fonti sentite dalla CNN.

Caine ha discusso delle sue preoccupazioni con il direttore della CIA John Ratcliffe, il Segretario di Stato Marco Rubio e con lo stesso Vance. "La potenza aerea ha i suoi limiti", aveva già avvertito durante un'audizione pubblica il mese scorso, quando Trump sembrava pronto ad autorizzare quella che aveva definito un'operazione "massiccia", prima di rinunciare dopo essersi confrontato con gli alleati mediorientali, preoccupati da possibili ritorsioni contro le proprie infrastrutture energetiche.

Arsenali svuotati e deterrenza indebolita


Sulla decisione ha pesato anche il difficile stato degli arsenali missilistici americani. La campagna militare contro l'Iran ha consumato più di 1.500 intercettori Patriot: ne restano meno di 830, rispetto ai circa 2.330 disponibili all'inizio della guerra, secondo il Center for Strategic and International Studies. Tre fonti hanno descritto queste stime come vicine ai dati interni del governo. Gli intercettori THAAD, progettati per abbattere i missili balistici, sono scesi da 452 a meno di 280 e il ritorno ai livelli precedenti non è previsto a questo punto prima del 2029.

Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike, che consentono di colpire obiettivi da centinaia di km di distanza, sono in larga parte esaurite. Restano più di 100.000 bombe guidate, ma devono essere sganciate più vicino al bersaglio, esponendo così gli aerei statunitensi al fuoco della contraerea iraniana. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt continua a negare ufficialmente che vi sia una penuria di munizioni, mentre Trump ha ordinato una caccia alle talpe e chiesto incriminazioni penali per chi ha trasmesso alla stampa informazioni classificate.

A Kyiv, intanto, le forniture di missili antiaerei degli alleati occidentali si sono ridotte a un terzo rispetto al 2025, ha dichiarato questa settimana Volodymyr Zelensky. Mercoledì la contraerea ucraina non ha intercettato nessuno dei 28 missili lanciati dalla Russia. Il risultato è stato che almeno 17 persone sono morte a Kyiv e nella regione circostante. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Trump aveva già respinto la richiesta ucraina di alcune centinaia di intercettori Patriot. Quando gli è stato chiesto di spiegare la decisione, ha risposto che quei missili servono anche agli americani.

Tuttavia, il trasferimento di armi verso il Medio Oriente ha indebolito soprattutto i dispositivi americani in Asia. Il comando statunitense dell'Indo-Pacifico ha dovuto cedere Tomahawk e altri missili che sarebbero cruciali in un eventuale scontro con la Cina, mentre dalla Corea del Sud sono stati trasferiti centinaia di missili intercettori, un gruppo portaerei e alcuni cacciatorpediniere. Alcuni funzionari temono che Seoul e Tokyo possano ora perdere fiducia nella protezione convenzionale degli Stati Uniti e valutare lo sviluppo di un proprio deterrente nucleare.

Anche potenze rivali come Mosca e Pechino stanno attentamente monitorando le scorte americane attraverso il bilancio approvato dal Congresso, gli annunci delle aziende della difesa e i propri satelliti spia. Tom Karako, del Center for Strategic and International Studies, ha detto al New York Times che è in corso un "annientamento generazionale dei mezzi della deterrenza convenzionale". Secondo Dara Massicot, del Carnegie Endowment for International Peace, i quattro anni di guerra in Ucraina hanno già mostrato ai pianificatori militari russi quanto lentamente l'industria americana sia in grado di aumentare la propria produzione. Il rischio è che Mosca finisca per rivalutare il rapporto di forze con la NATO in una direzione sfavorevole a Washington.

Più a lungo si prolunga lo scambio di attacchi con l'Iran, più si assottigliano le scorte di munizioni e diventa evidente la vulnerabilità americana, osserva Todd Harrison dell'American Enterprise Institute. Per la Casa Bianca cresce quindi l'urgenza di ottenere almeno una vittoria simbolica da presentare agli elettori prima del voto di novembre. La riapertura dello Stretto di Hormuz resta il risultato più immediato e politicamente spendibile. Teheran ne è pienamente consapevole e proprio per questo continua ad alzare la posta.


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Microsoft Sentinel: le Detections-as-Code portano il GitOps nel SOC
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Microsoft Sentinel: le Detections-as-Code portano il GitOps nel SOC


Il SOC incontra il GitOps


Con l’aggiornamento di luglio 2026, Microsoft Sentinel porta la logica DevOps fin dentro il cuore del rilevamento delle minacce: le regole di detection personalizzate entrano ufficialmente tra i contenuti gestibili come Detections-as-Code (DaC) tramite le Sentinel Repositories, mentre un nuovo pannello Table Insights rende finalmente leggibile a colpo d’occhio lo stato di salute dell’ingestion. Sono due funzionalità distinte ma complementari, ed entrambe parlano direttamente a chi in azienda gestisce SIEM e pipeline CI/CD con lo stesso approccio.

Detections-as-Code: le regole di rilevamento come contenuto versionato


Microsoft Sentinel Repositories esisteva già per contenuti come analytics rules, automation rules, hunting queries, parser, playbook e workbook: la novità è che ora anche le regole di detection personalizzate (custom detection rules) rientrano in questo flusso, gestibili tramite la Microsoft Security Bicep extension. Il repository esterno — GitHub o Azure DevOps — diventa la single source of truth: qualunque modifica fatta manualmente dal portale di Sentinel viene sovrascritta alla successiva sincronizzazione dal repository.

Per collegare un repository servono permessi precisi, spesso motivo di attrito nei team più strutturati:

  • ruolo Owner sul resource group che contiene il workspace Sentinel, per creare la connessione;
  • accesso Collaborator sul repository GitHub, oppure Project Administrator su Azure DevOps;
  • GitHub Actions abilitate (o Pipelines per Azure DevOps);
  • per Azure DevOps, la connessione deve risiedere nello stesso tenant del workspace Sentinel.

Ogni workspace Sentinel è limitato a cinque connessioni repository, e ogni resource group a 800 deployment nella sua history — un limite da tenere presente se si pianifica una struttura multi-repo per team o ambienti diversi.

Bicep, non ARM JSON: la scelta consigliata


Microsoft consiglia esplicitamente Bicep rispetto ai template ARM JSON grezzi per descrivere le regole. Un paio di dettagli tecnici da non sottovalutare in fase di migrazione:

  • i file Bicep non supportano la proprietà id: le regole esportate da Sentinel la includono, e va rimossa manualmente prima della decompilazione;
  • per una decompilazione pulita da ARM JSON a Bicep conviene forzare lo schema alla versione 2019-04-01;
  • le connessioni create prima del 1° novembre 2024 non supportano Bicep e vanno rimosse e ricreate per abilitarlo.

Per chi parte da zero, il repository ufficiale SentinelCICD/RepositoriesSampleContent fornisce template di esempio per ogni tipo di contenuto, comprese le funzionalità avanzate delle connessioni repository.

Smart deployments: non ridistribuire ciò che non è cambiato


Una delle frizioni tipiche del content-as-code applicato a un SIEM è il rischio di ridistribuire regole invariate a ogni deploy, resettando ad esempio schedule dinamici delle analytics rule. Sentinel risolve il problema con gli smart deployments: un file CSV nella cartella .sentinel del repository tiene traccia dei commit e il workflow evita di ridistribuire contenuti non modificati dall’ultimo deploy. È abilitato di default sulle nuove connessioni; per disattivarlo (e forzare sempre il deploy completo) si interviene sul file YAML del workflow o della pipeline.

Il flusso operativo tipico diventa quindi: un analista propone una nuova regola di detection in una pull request, il team la revisiona come farebbe con codice applicativo, al merge la pipeline CI/CD (GitHub Actions o Azure Pipelines) distribuisce automaticamente solo le modifiche nel workspace Sentinel collegato — con audit trail completo su chi ha cambiato cosa e quando, cosa che il portale da solo non garantisce con la stessa granularità.

Table Insights: capire l’ingestion senza scrivere KQL


La seconda novità rilevante del mese è Table Insights, un nuovo pannello nella pagina Tables della configurazione di Sentinel (Defender portal → Microsoft Sentinel → Configuration → Tables). Mostra, senza bisogno di query KQL manuali:

  • il volume di ingestion degli ultimi 30 giorni, suddiviso per tier (Analytics vs Auxiliary/Data Lake);
  • le variazioni giorno su giorno e settimana su settimana, utili per individuare picchi o cali anomali;
  • le tabelle che consumano più ingestion, per stimare rapidamente i costi;
  • i connettori che hanno smesso di inviare dati — spesso il primo sintomo di un problema di raccolta che altrimenti si scopre solo durante un’investigazione, quando è troppo tardi.

Chi preferisce restare in KQL può ottenere una vista equivalente sfruttando il campo Plan della tabella Usage, che permette di scomporre l’ingestion per Analytics, Basic e Auxiliary direttamente in query native — utile per costruire dashboard personalizzate o alert di costo oltre al pannello grafico.

Nuovi connettori dati


L’aggiornamento di luglio amplia anche la copertura dei data connector con il supporto nativo per GitHub Enterprise, Agari, Airlock Digital e Gigamon — un’estensione che si allinea bene proprio con l’adozione di Detections-as-Code, dato che GitHub Enterprise diventa ora sia sorgente di log di audit sia repository di regole.

Perché conviene iniziare ora


Per un SOC maturo, la combinazione di queste due funzionalità è più significativa della somma delle parti: Detections-as-Code porta revisione tra pari, versionamento e rollback affidabile sulle regole di rilevamento, mentre Table Insights riduce il tempo necessario per accorgersi che una sorgente di log si è interrotta silenziosamente — un problema che, senza query dedicate, spesso passa inosservato per settimane. Chi gestisce già Infrastructure-as-Code su Azure con Bicep o Terraform troverà il modello concettuale familiare; la parte più delicata resta la migrazione delle regole esistenti dal portale al repository, che conviene pianificare per gruppi di severità o per data source, non tutta insieme.


Fonte: Petri IT Knowledgebase – Microsoft Sentinel Adds Detections-As-Code, Table Insights, and New Data Connectors, con approfondimenti dalla documentazione ufficiale Microsoft Learn su Sentinel Repositories.


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Entra ID: l’operatore MemberOf va in pensione il 3 novembre 2026, ecco come prepararsi
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Entra ID: l’operatore MemberOf va in pensione il 3 novembre 2026, ecco come prepararsi


Chi amministra Microsoft Entra ID conosce bene il problema dei “gruppi nidificati”: per anni non è stato possibile costruire un gruppo dinamico che includesse automaticamente i membri di un altro gruppo. La regola preview memberOf, introdotta proprio per colmare questa lacuna, sta però per essere ritirata. Dal 3 novembre 2026 tutte le configurazioni che la usano smetteranno di aggiornarsi, restando congelate all’ultimo stato elaborato correttamente. Se gestite gruppi dinamici, unità amministrative dinamiche o policy di entitlement management basate su memberOf, è il momento di pianificare la migrazione.

Cos’è (stato) l’operatore memberOf


In anteprima pubblica, memberOf ha permesso di creare gruppi a membership dinamica popolati a partire dall’appartenenza ad altri gruppi, di sicurezza, Microsoft 365 o sincronizzati da Active Directory on-premises. La regola si scriveva nella sintassi avanzata del rule editor, non essendo mai stata supportata dal rule builder grafico:

// Regola per un gruppo dinamico di utenti
user.memberof -any (group.objectId -in ['<groupObjectId>'])

// Regola per un gruppo dinamico di device
device.memberof -any (group.objectId -in ['<groupObjectId>'])

// Più gruppi sorgente contemporaneamente
user.memberof -any (group.objectId -in ['<groupObjectId1>', '<groupObjectId2>'])

Era possibile usarla per gruppi dinamici veri e propri, per unità amministrative dinamiche e per policy di auto-assignment in Entra ID Governance, con limiti già stringenti in preview: 500 gruppi memberOf per tenant, massimo 50 gruppi sorgente per regola, nessuna combinazione con altri operatori o con altre regole memberOf annidate.

Perché Microsoft la ritira


Durante la preview, Microsoft ha osservato che l’uso di memberOf può rallentare l’elaborazione della membership dinamica per tutti i gruppi del tenant, non solo per quelli che la utilizzano: un singolo gruppo configurato con questo operatore può introdurre ritardi di elaborazione a livello di tenant. Per questo motivo Microsoft ha deciso di ritirare l’operatore dalla preview, pur riconoscendo la validità dello scenario d’uso, e sta sviluppando una soluzione alternativa più scalabile, senza però fornire ancora una data di disponibilità.

Cosa succede dopo il 3 novembre 2026


Le configurazioni che usano ancora memberOf non genereranno errori visibili: semplicemente smetteranno di aggiungere o rimuovere membri quando cambia l’appartenenza ai gruppi sorgente, restando congelate all’ultimo stato noto. È un comportamento subdolo perché non c’è un evento di rottura evidente, solo un progressivo disallineamento tra la realtà organizzativa e ciò che Entra ID applica. Gli effetti possono includere:

  • Accessi Teams e SharePoint non più aggiornati per utenti entrati o usciti da un gruppo sorgente
  • Targeting delle policy di Conditional Access basato su appartenenze obsolete
  • Licenze assegnate tramite group-based licensing non più coerenti con l’organico reale
  • Ambiti amministrativi (administrative unit) che non riflettono più la struttura corrente
  • Assegnazioni di access package in Entra ID Governance bloccate sullo stato congelato


Come prepararsi: audit prima della deadline


Il primo passo è mappare ogni configurazione che dipende da memberOf. Per i gruppi dinamici, si può esportare l’elenco dall’Entra admin center oppure interrogare Microsoft Graph PowerShell cercando la stringa nella proprietà MembershipRule:

Connect-MgGraph -Scopes "Group.Read.All"

Get-MgGroup -All -Filter "groupTypes/any(c:c eq 'DynamicMembership')" `
    -Property Id, DisplayName, MembershipRule |
    Where-Object { $_.MembershipRule -match 'memberof' } |
    Select-Object Id, DisplayName, MembershipRule

Per le unità amministrative dinamiche e le policy di auto-assignment dell’entitlement management non esiste (ancora) un filtro diretto lato server sulla regola: occorre enumerare gli oggetti e verificare la proprietà della regola dinamica, ad esempio:
# Unità amministrative dinamiche
Get-MgDirectoryAdministrativeUnit -All -Property Id, DisplayName, MembershipRule |
    Where-Object { $_.MembershipRule -match 'memberof' }

# Policy di auto-assignment (Entitlement Management)
Get-MgEntitlementManagementAccessPackageAssignmentPolicy -All |
    Where-Object { $_.AutomaticRequestSettings.RequestAccessForAllowedTargets -ne $null }

Per le policy di entitlement management è comunque consigliabile incrociare l’output con la revisione manuale in Entra ID Governance, dato che la struttura della regola può variare a seconda di come è stata configurata.

Strategie di migrazione


Una volta identificate le configurazioni a rischio, Microsoft indica due strade principali:

  • Sostituire la regola con operatori dinamici supportati (ad esempio basati su attributi utente o dispositivo), quando esiste un equivalente funzionale
  • Convertire a membership assegnata quando non è possibile replicare la logica di nesting con le regole standard, accettando la gestione manuale o tramite automazione esterna (es. script PowerShell schedulati o Logic App)

In entrambi i casi, prima di considerare chiusa la migrazione bisogna validare concretamente: verificare che la membership finale del gruppo coincida con quella attesa, controllare che le assegnazioni di licenza, gli scope di Conditional Access e i pacchetti di accesso continuino a comportarsi correttamente, ed eliminare le configurazioni ormai inutilizzate invece di lasciarle come debito tecnico silente.

Conclusione


Il ritiro di memberOf è un promemoria di un principio più generale nel cloud amministrato: le funzionalità in preview non vanno mai considerate stabili in produzione, per quanto risolvano un problema reale. Con circa tre mesi di margine dalla data di scrittura di questo articolo al 3 novembre 2026, il momento giusto per l’audit è ora, prima che il “congelamento” silenzioso della membership diventi un problema di accesso scoperto in produzione da un utente che segnala di aver perso l’accesso a un canale Teams.

Fonte: Microsoft Learn – Configure dynamic membership groups with the memberOf operator, con approfondimenti da 4sysops e Petri IT Knowledgebase.


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CISA Flags Actively Exploited Progress LoadMaster Flaw Rated 9.6 in Severity
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Attacchi CSS contro le webmail: come Outlook, Gmail e Yahoo possono essere aggirati per rubare password e token
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Attacchi CSS contro le webmail: come Outlook, Gmail e Yahoo possono essere aggirati per rubare password e token


A Black Hat USA 2026 il ricercatore di PortSwigger Gareth Heyes ha presentato una raccolta di tecniche che sfruttano il CSS per rompere il confine di sicurezza tra il contenuto di un’email e l’interfaccia della webmail che lo visualizza. Il lavoro, intitolato “CSS: the bomb inside your inbox”, dimostra catene di attacco funzionanti contro Outlook, Gmail, Yahoo Mail, AOL Mail, Fastmail e Proton Mail, capaci di catturare password, rubare token di sessione, dirottare azioni dell’interfaccia e persino manipolare gli assistenti AI collegati alla casella di posta.

Per chi amministra sistemi di posta aziendali, gestisce client webmail personalizzati o integra connettori email in strumenti AI, si tratta di una ricerca da conoscere: non è un singolo bug da patchare, ma una classe di vulnerabilità che nasce da un problema architetturale ricorrente.

Il problema di fondo: un confine che il browser non conosce


Le webmail moderne sanificano l’HTML delle email in arrivo per impedire l’esecuzione di script, ma devono comunque permettere una quantità significativa di CSS per preservare la formattazione (colori, layout, media query per la resa su mobile). Il CSS, però, non è “innocuo” quanto sembra: può leggere lo stato del DOM, condizionare la visibilità di elementi in base a selettori d’attributo, generare richieste di rete (per immagini e font) e persino inferire il contenuto testuale di un elemento carattere per carattere.

Heyes distingue due strategie generali:

  • Abuso diretto di HTML e CSS che la webmail permette esplicitamente (selettori, media query, image-set(), elementi <label>).
  • Discrepanza tra sanitizer e browser: il sanificatore approva un markup ritenendolo sicuro, ma il motore di rendering o il JavaScript dell’applicazione lo trasforma in qualcosa di diverso da quanto previsto.

Entrambe le strade permettono al contenuto di un messaggio non fidato di “uscire” dal proprio confine e interferire con l’interfaccia fidata che lo circonda.

Le catene di attacco dimostrate

Outlook: un menu a tendina travestito da campo password


Nella catena più sofisticata, elementi <label> consentiti dal sanitizer vengono usati per attivare controlli esterni al messaggio. Il JavaScript applicativo di Outlook trasforma poi attributi personalizzati “sanificati” in nuovi nodi del DOM che portano con sé CSS fuori dalla lista consentita dal sanitizer, e un trucco nel parsing delle media query fornisce infine CSS arbitrario. Il risultato è un <select> mascherato visivamente da campo password: poiché Firefox azzera il timer di selezione delle opzioni (circa un secondo) quando il menu esce dallo schermo, l’attacco riesce a catturare quasi in tempo reale ciò che la vittima digita, ricostruendo una schermata di login Microsoft credibile.

Yahoo e AOL: furto di token via race condition sul copia-incolla


Su Firefox, l’HTML incollato negli appunti può mantenere per un breve istante il CSS attivo prima che il sanificatore intervenga. Nella dimostrazione, l’attaccante avvia un flusso di login via email su Medium, la vittima copia del CSS fornito dall’attaccante e lo incolla in una bozza Yahoo o AOL: le richieste generate rivelano abbastanza cifre del token di login a 12 caratteri da permettere all’attaccante di ricostruirlo e autenticarsi come la vittima.

Exfiltration via click quando CSP blocca le risorse esterne


Quando la Content Security Policy impedisce richieste verso domini esterni, il paper introduce una tecnica alternativa basata sul click: dato un token numerico visualizzato come testo nell’email, il CSS iniettato può determinare quali cifre compaiono e con quale frequenza, nascondere i link che non corrispondono e lasciare visibile solo quello corretto. Un singolo click della vittima invia cifre e frequenza al server dell’attaccante.

Quando il bersaglio è l’AI, non l’utente


La parte più rilevante per chi lavora con assistenti AI collegati alla posta è la catena su Gmail: il fallback di image-set() genera una richiesta esterna nonostante la sanificazione. Heyes e il collega Pete Hendy l’hanno incatenata a una prompt injection indiretta processata da un assistente AI collegato via connettore Gmail: dopo che l’attaccante ha innescato un’email di conferma token Slack e la vittima ha chiesto all’assistente di processare la posta, le istruzioni iniettate hanno fatto recuperare il token e inserirlo in una bozza HTML, che lo ha esposto alla semplice visualizzazione.

Una dimostrazione su Fastmail ha colpito un browser AI: pseudo-elementi CSS e opacità rendevano visibile all’utente solo testo innocuo, mentre il modello leggeva istruzioni nascoste. Quando l’utente chiedeva di tradurre il testo visibile, il prompt nascosto faceva aprire tab e codificare dati nei frammenti URL.

Cosa è stato corretto (e cosa no)


Alla data della pubblicazione della ricerca (6 agosto 2026), Fastmail aveva corretto due bug di mutazione CSS e il bypass del proxy di Proton Mail non funzionava più al retest. Il label-jacking su Outlook e il bypass image-set() su Gmail risultavano invece ancora funzionanti, e il paper non specifica se l’intera catena di cattura password su Outlook sia stata risolta. I proof-of-concept sono pubblici su repository GitHub del team PortSwigger.

Le contromisure per chi gestisce infrastrutture di posta


Le raccomandazioni della ricerca, applicabili sia a chi sviluppa client webmail sia a chi ne valuta la postura di sicurezza, si riassumono in cinque punti:

  • Isolamento rigoroso: rendere l’HTML delle email in un iframe sandboxed, separato dal contesto dell’applicazione principale.
  • Allowlist di caratteri per la validazione CSS, non semplici blocklist di proprietà pericolose.
  • Verifica dei “CSS gadget” prima di permettere attributi personalizzati che il JavaScript applicativo potrebbe trasformare in markup non sanificato.
  • Blocco di elementi <select> e selettori pericolosi (attributo, sibling, media query complesse) nel contenuto delle email.
  • Prevenzione delle richieste immagine controllate dall’attaccante, con proxy per le immagini remote e allowlist di domini stretta.

Per chi integra assistenti AI con connettori email (Gmail, Outlook, Slack), vale inoltre la pena trattare ogni contenuto proveniente dalla posta come potenzialmente ostile nei confronti del modello, non solo dell’utente umano: la prompt injection indiretta via CSS dimostra che la superficie di attacco si è spostata anche sull’agente stesso.

Conclusione


Questa ricerca conferma un pattern che si ripete da anni nella sicurezza web: qualsiasi linguaggio dichiarativo abbastanza espressivo da controllare visibilità, layout e generazione di richieste di rete può essere usato per exfiltrare dati, anche senza esecuzione di JavaScript. Con l’aggiunta di assistenti AI che leggono e agiscono sulla posta, il perimetro da difendere si allarga: non basta più proteggere l’utente dalla pagina, bisogna proteggere anche il modello dal contenuto che gli viene dato in pasto.

Fonte: The Hacker News – “New CSS Attacks Can Break Webmail Defenses to Steal Passwords and Tokens”, ricerca originale di Gareth Heyes su PortSwigger Research.


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Gunra Ransomware Gang Turns Fortinet VPN Bugs Into a Backdoor Around MFA
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CVE-2026-9198: Langflow sotto attacco attivo, ecco perché aggiornare subito
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CVE-2026-9198: Langflow sotto attacco attivo, ecco perché aggiornare subito


Langflow sotto attacco attivo: cosa sta succedendo


Il 4 agosto 2026 la CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency statunitense) ha aggiunto CVE-2026-9198 al proprio Known Exploited Vulnerabilities Catalog, la lista delle vulnerabilità sfruttate attivamente in the wild. Il bersaglio è Langflow, il framework open source low-code per costruire applicazioni AI, agenti e pipeline RAG (Retrieval-Augmented Generation), oggi sviluppato e supportato da IBM dopo l’acquisizione di DataStax nel 2025.

Per chi gestisce infrastrutture IT, anche solo per supportare i team che sperimentano con l’AI generativa, questa non è una notizia da ignorare: si tratta di una remote code execution non autenticata, con CVSS 9.8, su un prodotto che viene spesso esposto in rete per comodità di accesso ai team di sviluppo.

Il dettaglio tecnico della vulnerabilità


CVE-2026-9198 nasce dalla combinazione di due endpoint API di Langflow che, singolarmente, sarebbero problemi di severità minore ma che, incatenati, diventano un disastro:

  • /api/v1/auto_login — su un’installazione con la configurazione di default, questo endpoint rilascia un bearer token con privilegi SUPERUSER a qualsiasi chiamante di rete, senza richiedere credenziali.
  • /api/v1/validate/code — accetta codice Python fornito dal chiamante e lo esegue tramite la funzione exec(), pensata per validare gli snippet usati nei flow visuali.

Un attaccante non autenticato può quindi ottenere il token dal primo endpoint e usarlo immediatamente per eseguire codice Python arbitrario sul secondo, ottenendo di fatto l’esecuzione di comandi con i privilegi del processo Langflow. Non serve alcuna interazione dell’utente, alcun account preesistente, né credenziali valide: è sufficiente che l’istanza sia raggiungibile in rete.

Perché la finestra di rischio è così stretta


A fine luglio 2026 sono comparsi online exploit proof-of-concept pienamente funzionanti, con istruzioni dettagliate per la weaponizzazione. Non è la prima volta che Langflow finisce sotto i riflettori: nei mesi precedenti altre vulnerabilità della piattaforma sono state sfruttate per distribuire miner di Monero e, più recentemente, in campagne di post-exploitation orchestrate da agenti AI autonomi. Uno di questi casi, documentato da Palo Alto Networks Unit 42, descrive un attore cinese che ha usato un agente basato su DeepSeek (framework Hermes) per condurre ricognizione e sfruttamento automatizzato contro oltre 460 target esposti su Internet, includendo proprio falle Langflow tra i vettori iniziali.

Le agenzie federali civili USA (FCEB) hanno una scadenza fissata al 7 agosto 2026 per applicare la correzione: un termine estremamente ravvicinato che segnala quanto la CISA consideri urgente questo caso.

Sei esposto? Come verificarlo


Se gestisci o hai installato Langflow, anche solo per test interni, verifica prima di tutto la versione in uso:

pip show langflow | grep Version
# oppure, se installato via Docker
docker exec <container> python -c "import langflow; print(langflow.__version__)"

Le versioni vulnerabili vanno dalla 1.0.0 alla 1.10.0. Se la tua istanza è raggiungibile da reti non fidate (Internet pubblico, VLAN non segmentate, VPN aziendale ad ampio accesso), il rischio è massimo. Puoi anche verificare rapidamente se l’endpoint di auto-login risponde senza autenticazione:
curl -i https://tuo-host-langflow/api/v1/auto_login

Una risposta 200 con un token JWT nel body, su un’istanza che non dovrebbe permetterlo, è un segnale da prendere sul serio.

Come mitigare e correggere


La correzione ufficiale è disponibile dal luglio 2026:

  • Aggiorna a Langflow OSS 1.10.1 o superiore (al momento la release più recente è la 1.11.2). Con pip: pip install --upgrade langflow; con Docker, aggiorna il tag dell’immagine e ricrea il container.
  • Non esporre Langflow direttamente su Internet. Se serve accesso remoto, mettilo dietro una VPN o un reverse proxy con autenticazione a livello di rete (es. Basic Auth via Nginx, oppure un identity-aware proxy come Cloudflare Access o OAuth2 Proxy).
  • Segmenta la rete: le istanze usate per sviluppo/test AI dovrebbero stare in una VLAN dedicata, non nella stessa rete di produzione critica.
  • Monitora i log applicativi per chiamate anomale a /api/v1/auto_login seguite da richieste a /api/v1/validate/code, che rappresentano l’impronta tipica di questo exploit chain.
  • Se non puoi aggiornare subito, valuta di disabilitare temporaneamente l’endpoint di validazione codice a livello di reverse proxy, bloccando le richieste verso /api/v1/validate/code dall’esterno.


Il quadro più ampio: sicurezza delle piattaforme AI low-code


Questo episodio è un promemoria utile per chi valuta l’adozione di strumenti come Langflow, n8n, Flowise o piattaforme simili in ambito enterprise: sono prodotti giovani, in rapida evoluzione, spesso pensati per la produttività degli sviluppatori più che per un modello di sicurezza hardened by default. La combinazione di autenticazione permissiva e capacità di esecuzione codice arbitrario è un pattern che si ripete in questa categoria di software, ed è probabile che vedremo altre vulnerabilità simili nei prossimi mesi.

Per i sistemisti, la lezione operativa è duplice: trattare ogni piattaforma di orchestrazione AI come una superficie di attacco a tutti gli effetti (patch management, segmentazione, monitoring) e mantenere un inventario aggiornato di dove questi strumenti sono stati distribuiti, spesso al di fuori dei processi IT ufficiali grazie a shadow IT dei team di data science.

Conclusione


CVE-2026-9198 è un caso da manuale: due endpoint singolarmente poco pericolosi che, incatenati, portano a remote code execution non autenticata su un prodotto sempre più diffuso nei reparti che sperimentano con l’AI. Se hai Langflow in produzione o anche solo in un ambiente di test raggiungibile dalla rete aziendale, l’aggiornamento a 1.10.1+ va considerato prioritario, non rimandabile alla prossima finestra di manutenzione.

Fonte: The Hacker News e 4sysops.


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New “Pass-the-Passkey” Technique Shows How Windows 11 Logs Undermined Phishing-Resistant MFA
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Red Hat Patches Kubernetes Flaw That Let Developers Seize Full Cluster-Admin Rights
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Windows Server 2016: gli Extended Security Updates via Azure Arc sono ora GA
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Windows Server 2016: gli Extended Security Updates via Azure Arc sono ora GA


Il 12 gennaio 2027 Windows Server 2016 uscirà dal supporto esteso: niente più aggiornamenti di sicurezza “gratuiti” tramite Windows Update o WSUS. Per molte aziende italiane che ancora gestiscono infrastrutture on-premises con carichi legacy su questa versione, non è una scadenza lontana da ignorare. Microsoft ha appena reso generally available una via per guadagnare tempo senza dover migrare tutto su macchine virtuali Azure: gli Extended Security Updates (ESU) abilitati da Azure Arc, con un modello pay-as-you-go. Vediamo cosa cambia concretamente e come prepararsi.

Cosa sono gli ESU e perché contano


Gli Extended Security Updates sono patch che coprono esclusivamente vulnerabilità classificate come Critical e Important: niente nuove funzionalità, niente fix non di sicurezza. Per Windows Server 2016 la finestra di copertura ESU va dal 12 gennaio 2027 al gennaio 2030, quindi fino a tre anni extra di protezione per i sistemi che non possono essere aggiornati o migrati in tempo.

Finora, per usufruirne su server on-premises servivano contratti tramite Volume Licensing e chiavi di attivazione da gestire manualmente, un processo tutt’altro che agile su larga scala. La novità è che ora gli ESU si possono attivare direttamente tramite Azure Arc, senza spostare il carico di lavoro su una VM Azure.

Come funziona l’abilitazione via Azure Arc


Il meccanismo si basa sul fatto che il server, anche se resta fisicamente on-premises, in edge o presso un altro cloud provider, viene “proiettato” in Azure come risorsa Arc-enabled. Una volta connesso, diventa possibile:

  • Iscrivere il server agli ESU direttamente dal portale Azure, senza chiavi di attivazione tradizionali da inserire manualmente su ogni macchina.
  • Pagare a consumo (pay-as-you-go) invece di dover sottoscrivere un impegno pluriennale anticipato: utile per chi non sa ancora con precisione quanti server serviranno la copertura o per quanto tempo.
  • Gestire in modo centralizzato lo stato di copertura ESU su tutta la flotta di server, dentro e fuori Azure.

Va tenuto presente un requisito di licensing: le Extended Security Updates per Windows Server 2016 richiedono, nella maggior parte dei casi, Software Assurance attiva tramite un programma di Volume Licensing. È un punto da verificare con il proprio referente Microsoft prima di pianificare l’onboarding su larga scala.

Non solo patch: cosa arriva in dote con Azure Arc


Connettere i server a Azure Arc per gli ESU porta con sé, quasi come effetto collaterale positivo, l’accesso a un set di strumenti di gestione che normalmente sono associati alle risorse cloud native:

  • Azure Update Manager: visibilità e pianificazione delle patch su tutta la flotta, ibrida o multicloud, da un’unica console.
  • Change Tracking and Inventory: tracciamento delle modifiche a file, registro di sistema e software installato, utile in fase di audit o incident response.
  • Azure Policy Guest Configuration: verifica automatica della conformità della configurazione interna della macchina rispetto a policy definite centralmente.

Per chi gestisce decine o centinaia di server Windows Server 2016 sparsi tra data center e sedi periferiche, questo significa passare da un controllo manuale, server per server, a una gestione centralizzata paragonabile a quella di un ambiente cloud nativo, pur restando on-premises.

Come prepararsi in pratica


Microsoft indica un percorso di preparazione abbastanza lineare, che vale la pena pianificare per tempo:

1. Censire i server a rischio


Identificare tutte le istanze Windows Server 2016 (edizioni Standard e Datacenter) che non potranno essere aggiornate o dismesse prima di gennaio 2027.

2. Connetterle ad Azure Arc


L’onboarding richiede l’installazione dell’agente Azure Connected Machine sui server target e la relativa registrazione nel proprio tenant Azure. È il prerequisito tecnico per tutto il resto.

3. Verificare i canali di distribuzione degli aggiornamenti


I server devono poter ricevere gli aggiornamenti tramite almeno uno di questi canali: Windows Update diretto, WSUS, oppure lo stesso Azure Update Manager. Vale la pena controllare ora, non a ridosso della scadenza, che le regole firewall e i proxy aziendali non blocchino questi endpoint.

4. Iscrivere i server agli ESU


Una volta Arc-enabled, l’attivazione della copertura ESU si fa dal portale Azure, senza dover distribuire chiavi di licenza manualmente su ogni singola macchina.

Un ponte, non una destinazione


Microsoft è esplicita su questo punto, e vale la pena ripeterlo a chi in azienda pensasse di usare gli ESU come soluzione permanente: gli Extended Security Updates sono pensati come bridge temporaneo per applicazioni business-critical che hanno bisogno di più tempo, non come alternativa a lungo termine alla modernizzazione. I tre anni di copertura vanno usati per pianificare concretamente la migrazione, che sia verso Windows Server più recenti on-premises, verso VM Azure, o verso il ridisegno delle applicazioni interessate.

Chi si limita a “comprare tempo” senza usarlo per muoversi si troverà comunque, a gennaio 2030, davanti allo stesso problema, ma con meno margine di manovra.

Conclusione


Il passaggio degli ESU per Windows Server 2016 da un modello a chiavi manuali a un’attivazione via Azure Arc pay-as-you-go semplifica sensibilmente la gestione della compliance di sicurezza su ambienti ibridi, e porta in dote strumenti di visibilità che normalmente restano appannaggio del cloud puro. Per i sistemisti che gestiscono infrastrutture legacy, il momento giusto per censire i server coinvolti e avviare l’onboarding su Azure Arc è adesso, non a dicembre 2026.

Fonte: Petri IT Knowledgebase – Microsoft Makes Azure Arc-Enabled ESUs for Windows Server 2016 Generally Available e Microsoft Community Hub – Azure Arc Blog


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Luglio è stato il mese più caldo mai registrato negli Stati Uniti


La temperatura media negli Stati Uniti contigui ha toccato i 24,9 °C, superando il precedente record del 1936. Nove americani su dieci dicono che il caldo estremo sta incidendo sulla propria vita, ma la percentuale di chi crede al cambiamento climatico è scesa al 66%.

Luglio è stato il mese più caldo mai registrato negli Stati Uniti. Nei 132 anni di rilevazioni federali, iniziate nel 1895, nessun altro mese aveva mai raggiunto una temperatura media così elevata: 76,89 gradi Fahrenheit, circa 24,9 °C, oltre il precedente record di 76,77 gradi stabilito nel luglio 1936. La temperatura media ha superato di 3,3 gradi Fahrenheit, poco più di 1,8 °C, la media del periodo 1901-2000. "Temperature sopra la media hanno interessato l'intero territorio continentale, con tutti gli Stati collocati nel terzo più caldo dei rispettivi record di luglio e nessuno vicino o sotto la media", ha scritto nel rapporto mensile il National Centers for Environmental Information, il centro dati climatici della NOAA, l'agenzia federale che si occupa di oceani e atmosfera.

A spiccare è stato soprattutto il dato delle temperature notturne: le minime hanno superato il precedente record di 0,7 gradi Fahrenheit. È proprio durante la notte che persone e colture hanno normalmente la possibilità di recuperare dal caldo accumulato durante il giorno. Il mese è stato inoltre caratterizzato da una serie di cupole di calore, aree di alta pressione che intrappolano l'aria calda e favoriscono episodi di caldo estremo. Gli studi indicano che il cambiamento climatico rende questi fenomeni più frequenti e intensi, anche se il loro andamento è influenzato anche da fenomeni naturali come El Niño.

Clima · Stati Uniti

Luglio 2026 è stato il mese più caldo mai registrato negli Stati Uniti

In 132 anni di rilevazioni federali nessun mese aveva mai toccato una media così alta. Il primato del 1936 cade per sette centesimi di grado, mentre cresce la quota di americani che pagano il caldo in bolletta.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026

Temperatura media negli Stati Uniti contigui · luglio 2026
24,94°C
pari a 76,89 gradi Fahrenheit

Il primato precedente, 24,87 gradi (76,77 °F), resisteva dal luglio 1936, in piena Dust Bowl. Le rilevazioni federali cominciano nel 1895.

Un record che cade di un soffio

Il sorpasso sul 1936 vale sette centesimi di grado, ma il distacco dal Novecento è enorme


Le tre temperature a confronto su una scala che va da 22,8 a 25,2 gradi Celsius.

Luglio 2026
24,94 °C
76,89 °F


Media 1901-2000
23,11 °C
73,59 °F


Luglio 1936
24,87 °C
76,77 °F

Luglio 2026 supera la media del Novecento di 1,8 gradi Celsius, pari a 3,3 gradi Fahrenheit. Il margine sul 1936 è invece di appena 0,07 gradi, un ottavo di grado nella scala Fahrenheit.

132 anni

di rilevazioni federali, dal 1895

+0,4 °C
+0,7 °F

di scarto sul precedente record delle temperature minime notturne

48 su 48

gli Stati contigui che chiudono luglio nel terzo più caldo della loro serie

Il caldo entra nel bilancio familiare

In due anni sono cresciuti tutti gli effetti del caldo sulla vita quotidiana


Ogni barra rappresenta l’intera popolazione adulta: in grigio la quota che già nel 2024 dichiarava almeno un impatto del caldo estremo, in rosso la crescita fino al luglio 2026.

Livello del luglio 2024
Crescita fino al luglio 2026

Impatto complessivo sulla vita: dall’83% al 90%. Bollette elettriche: dal 69% all’80%. Attività all’aperto: dal 57% al 68%. Viaggi e vacanze: dal 26% al 42%.

Tocca una voce per confrontarne il livello con le altre

Esperienza contro convinzione

Gli americani colpiti dal caldo aumentano, quelli convinti che il clima stia cambiando diminuiscono


La quota di chi subisce il caldo sale, quella di chi riconosce il cambiamento climatico scende. Le due serie vengono dallo stesso istituto, ma partono da rilevazioni diverse.

Colpiti dal caldo estremo
Convinti che il cambiamento climatico sia in corso

Colpiti dal caldo estremo: 83% nel luglio 2024, 90% nel luglio 2026. Convinti che il cambiamento climatico sia in corso: 73% nel settembre 2025, 66% nel luglio 2026.

Il tratteggio indica che tra le due rilevazioni sul caldo non esiste un dato intermedio.

Mentre il condizionatore pesa sulla bolletta di quattro americani su cinque, la quota di chi considera il cambiamento climatico una realtà in corso perde sette punti in un anno.

Fonte Temperature: NOAA, National Centers for Environmental Information, rapporto mensile di luglio 2026; i valori in Celsius sono convertiti dai gradi Fahrenheit pubblicati dall’agenzia. Sondaggio: AP-NORC Center for Public Affairs Research, condotto dal 23 al 27 luglio 2026 su 1.165 adulti, margine di errore di 3,7 punti percentuali. Il confronto sugli impatti del caldo è con la rilevazione del luglio 2024; quello sulla percezione del cambiamento climatico con la rilevazione del settembre 2025.

Il caldo potrebbe proseguire anche ad agosto


Il centro previsionale climatico della NOAA indica un'elevata probabilità di temperature superiori alla media su gran parte degli Stati Uniti anche ad agosto. Il 2026 si avvia quindi a stabilire un nuovo record globale come anno più caldo mai registrato. Intanto il caldo estremo incide sempre di più sulla vita quotidiana degli americani: il 90% afferma di averne subito almeno un impatto, contro l'83% di due anni fa, secondo un sondaggio dell'AP-NORC Center for Public Affairs Research.

Nello stesso sondaggio l'80% parla di conseguenze del caldo estremo sulle bollette energetiche, rispetto al 69% del 2024; il 68% sulle attività all'aperto, contro il 57%; e il 42% sui viaggi e sui programmi per le vacanze, una quota quasi raddoppiata rispetto al 26% di due anni fa. L'aumento è stato particolarmente marcato tra chi vive nell'Ovest e nel Midwest, entrambe le regioni colpite maggiormente di recente da ondate di calore pericolose e letali. Emerge però anche un divario politico: i democratici riferiscono più spesso dei repubblicani un impatto significativo del caldo sui diversi aspetti della vita quotidiana presi in esame.

Nonostante gli effetti sempre più evidenti del caldo estremo, la quota di americani convinta che il cambiamento climatico sia in corso è però scesa al 66%, dal 73% dell'anno precedente. Il dato è particolarmente significativo perché arriva proprio mentre l'aria condizionata pesa sempre di più sui bilanci familiari: quattro americani su cinque dichiarano di averne avvertito l'aumento dei costi. Eppure, nello stesso periodo, la percentuale di chi considera il cambiamento climatico una realtà è diminuita di sette punti. Il sondaggio è stato condotto tra il 23 e il 27 luglio 2026 su 1.165 adulti e ha un margine di errore di 3,7 punti percentuali.

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La socialista Francesca Hong è la favorita nelle primarie per il governatore del Wisconsin


Lo stato vota oggi per scegliere i candidati alle elezioni di novembre: la deputata di Madison è davanti in tutti i sondaggi e una parte dei democratici teme di perdere uno degli stati più contesi

Gli elettori del Wisconsin votano oggi, martedì 11 agosto, nelle primarie che assegnano le candidature per le elezioni del 3 novembre, quando lo stato sceglierà il nuovo governatore. L'attenzione nazionale è concentrata sulla corsa democratica, dove la favorita è Francesca Hong, deputata statale di 37 anni che si definisce socialista-democratica. Se vincesse la nomination e poi le elezioni, sarebbe la prima socialista dichiarata a guidare uno stato americano, oltre che la prima donna a governare il Wisconsin. Una parte del suo partito teme però che la sua candidatura consegni ai repubblicani uno degli stati più contesi del paese.

La corsa è aperta perché il governatore democratico Tony Evers, in carica da due mandati, ha deciso di non ricandidarsi. Chi vince la primaria democratica affronterà a novembre Tom Tiffany, deputato repubblicano al Congresso dal 2020, sostenuto dal presidente Donald Trump e senza veri rivali interni. Nel 2024 il Wisconsin ha registrato il margine presidenziale più stretto del paese e cinque delle ultime sette elezioni presidenziali si sono decise qui per meno di un punto percentuale. I democratici puntano anche a conquistare le due camere del parlamento statale, oggi a maggioranza repubblicana, per ottenere il controllo completo dello stato per la prima volta dal 2010. Il governatore del Wisconsin certifica inoltre i risultati delle elezioni presidenziali e Tiffany nel 2021 votò contro la certificazione della vittoria di Joe Biden.

Le primarie del Wisconsin sono aperte, cioè gli elettori non si registrano per partito e ognuno può decidere in quale primaria votare, purché in una sola. Vince chi prende più voti, senza soglie né ballottaggi. Secondo i sondaggi, tra il 4 e il 6% dei votanti della primaria democratica si dichiara repubblicano, ma questi elettori sostengono soprattutto i candidati moderati. I seggi chiudono alle 20 locali (le 3 del mattino di mercoledì in Italia) e oltre 235mila persone hanno già votato in anticipo o per posta. Sulla scheda ci sono anche le primarie per il Congresso e per il parlamento statale. Nella stessa giornata si vota in Minnesota, Connecticut e Vermont, oltre che in due elezioni speciali in Alabama e South Carolina.

Hong è nata a Madison da genitori immigrati dalla Corea del Sud, ha lavorato come chef, ha gestito un ristorante e ancora oggi fa la barista part-time. Madre single, nel 2020 è diventata la prima asiatico-americana eletta all'Assemblea statale e rappresenta il centro di Madison, una delle zone più progressiste degli Stati Uniti. È iscritta ai Democratic Socialists of America, la principale organizzazione della sinistra socialista americana, dalla cui piattaforma nazionale ha comunque preso le distanze e da cui non ha ricevuto un sostegno ufficiale.

Il suo programma prevede di alzare il salario minimo statale da 7,25 a 20 dollari l'ora e di rendere gratuiti per tutti sanità e asili nido. Propone anche più fondi alla scuola pubblica e tasse più alte per i più ricchi. La sua proposta più riconoscibile è una moratoria di un anno sulla costruzione di nuovi data center, che intercetta una rabbia diffusa. Il 76% degli elettori dello stato ritiene infatti che i costi di questi impianti superino i benefici. La sua campagna, costruita dal basso con più di 7mila volontari, ha riempito un comizio di oltre mille persone con la deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar e lo streamer di sinistra Hasan Piker.

Il passato radicale di Hong è diventato il tema centrale del finale di campagna. Negli anni scorsi aveva chiesto di togliere i fondi alla polizia come primo passo verso la sua abolizione, aveva scritto di voler abolire il Senato degli Stati Uniti e a maggio aveva detto che il suo "mondo perfetto sarebbe un mondo senza prigioni". In un post del 2020, poi cancellato, aveva proposto di cancellare la festa del Ringraziamento, che considerava una celebrazione del colonialismo. Nelle ultime settimane ha ritrattato quasi tutto. Ha assicurato che non abolirà la polizia, ha definito "più che altro aspirazionali" le parole sulle carceri e "senza senso" l'idea di abolire il Senato. Il Ringraziamento, ha aggiunto, è la sua festa preferita. "Ho avuto delle uscite a caldo, delle pessime uscite su Twitter", ha detto ai giornalisti, "ma sono evoluta, ho imparato. Penso sia più disonesto non imparare". Nemmeno Bernie Sanders, il socialista democratico più noto del paese, prevede per ora di sostenerla.

La primaria è stata una delle più caotiche dell'anno. Il principale rivale di Hong è David Crowley, 40 anni, a capo del governo della contea di Milwaukee, la più popolosa dello stato, che sarebbe il primo governatore afroamericano del Wisconsin. Crowley si era ritirato a inizio luglio, ma è rientrato in corsa dieci giorni dopo con l'appoggio di Evers, subito dopo il ritiro della vicegovernatrice Sara Rodriguez, travolta da irregolarità nella gestione dei conti della campagna.

A fine luglio ha abbandonato anche l'ex vicegovernatore Mandela Barnes, candidato democratico al Senato nel 2022, lo stesso giorno in cui il Milwaukee Journal Sentinel ha rivelato che il partito aveva esaminato in passato segnalazioni su suoi comportamenti inappropriati verso giovani donne, segnalazioni la cui esistenza la sua campagna nega. Restano in corsa, con consensi minimi, la senatrice statale Kelda Roys e l'ex dirigente dell'amministrazione statale Joel Brennan. Le schede però erano già state stampate, così i nomi dei ritirati compaiono ancora e chi aveva già votato per posta per uno di loro non può cambiare il proprio voto.

Il sondaggio della Marquette University, considerato il più affidabile dello stato, ha visto Hong al primo posto in tutte e cinque le rilevazioni pubblicate da ottobre. L'ultima la dava al 38% contro il 7% di Crowley, con un terzo di elettori ancora indeciso. Dopo il ritiro di Barnes un altro sondaggio le ha assegnato 22 punti di vantaggio e le medie stimano un margine intorno ai 20 punti.

Sondaggi · Wisconsin

Hong arriva al voto sopra il 40 per cento, Crowley si ferma al 20

Quota di ciascun candidato nella media giornaliera dei sondaggi per la primaria democratica per governatore. Per mesi la corsa l’ha guidata Barnes intorno al 24 per cento, poi da giugno Hong è salita fino al 42,8 mentre il campo le si sfaldava intorno: le righe tratteggiate segnano i ritiri di Rodriguez (17 luglio, al 13,1) e di Barnes (30 luglio, al 18,7), e le loro linee si fermano lì. I pallini chiari sono le singole rilevazioni.

10% 20% 30% 40% 50% 9 mesi 6 mesi 3 mesi voto 17 luglio: Rodriguez 30 luglio: Barnes Hong 42,8 Crowley 20,3 Roys 8,9
La media si ferma al 4 agosto 2026, ultimo sondaggio disponibile. Si vota oggi, 11 agosto.

Attenzione. Crowley si è ritirato l’8 luglio per sostenere Rodriguez ed è rientrato il 18, quando lei ha lasciato: la sua linea non si interrompe, ma in quei dieci giorni corre senza rilevazioni. Barnes, Rodriguez e Hughes restano comunque sulla scheda. Brennan, mai sopra il 6 per cento, non è mostrato; quattro delle 15 rilevazioni sono sondaggi interni delle campagne o di istituti repubblicani, e nella media pesano la metà.

Fonte Elaborazione di Focus America su 15 sondaggi della primaria democratica raccolti da Wikipedia, aggiornati al 10 agosto 2026. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i sondaggi commissionati da una parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso per le cinque linee.

Hong
Crowley
Barnes
Rodriguez
Roys

Martedì scorso, però, nel vicino Michigan il progressista Abdul El-Sayed ha vinto di misura la primaria democratica per il Senato nonostante i sondaggi lo dessero avanti in doppia cifra, un errore di circa 12 punti. La campagna di Crowley sostiene che anche in Wisconsin la corsa sia più stretta di quanto sembri e cita un proprio sondaggio interno in cui Hong è avanti 42% a 24%. Il pareggio arriva solo ricalibrando il campione sull'elettorato più anziano del 2022 e leggendo agli intervistati delle descrizioni dei candidati, una tecnica considerata poco attendibile. Per ribaltare il risultato servirebbe quindi un errore ancora più grande di quello del Michigan. Qualche margine di incertezza esiste comunque, perché il consenso di Hong si concentra tra i giovani e gli elettori molto progressisti, mentre gli indecisi sono soprattutto anziani e moderati, cioè le categorie che alle urne vanno più spesso.

Il timore dei vertici democratici è che Hong perda a novembre. In un confronto diretto rilevato da Marquette a luglio, Tiffany era avanti su di lei tra gli elettori registrati, sia pure entro il margine di errore, mentre tra i votanti più probabili i due risultavano alla pari. Il 55% degli elettori dello stato ha inoltre un'opinione negativa dei socialisti democratici, contro il 25% che ne ha una positiva. Gli stessi repubblicani considerano Hong l'avversaria più facile da battere, al punto che comitati a loro vicini hanno speso milioni di dollari in spot che formalmente la attaccano, ma su temi che la rafforzano tra i progressisti, come la sua opposizione alle politiche di espulsione del presidente e la volontà di abolire l'ICE (l'agenzia federale per l'immigrazione).

Evers ha spiegato il suo sostegno a Crowley dicendo che Hong "ha passato l'intera campagna a occuparsi non dei problemi, ma di quello che c'è su Twitter". David Axelrod, lo stratega delle vittorie di Barack Obama, ha scritto che una sua nomination danneggerebbe gli altri candidati democratici, definendola "una fonte di stramberie liberal da salotto dei professori". Hong ha risposto che quel commento è "un esempio perfetto del perché la classe dei consulenti continua a perdere le elezioni" e che i consulenti sono "determinati a tenere la classe lavoratrice fuori dalla politica", chiudendo con un invito: "Ho passato più tempo nelle cucine che nei salotti dei professori. Le andrebbe di venire in Wisconsin a fare con me il servizio della cena di un venerdì sera?".

Crowley usa l'argomento opposto: "C'è molta gente spaventata", ha detto, "è una socialista dichiarata". Secondo lui le elezioni statali si vincono con una coalizione fatta "non solo di democratici, ma di repubblicani e indipendenti"; ha comunque promesso che sosterrà Hong se vincerà la primaria. Lei risponde che la sua coalizione comprende anche "repubblicani e indipendenti stufi" e che "la persona che prende più voti è la più eleggibile". Tiffany ha già fissato la linea per l'autunno, dicendo che Hong "può rimangiarsi tutto quello che vuole, ma non può nascondere chi è", mentre l'ex governatore repubblicano Scott Walker ha descritto l'eventuale sfida tra i due come "buon senso contro follia pericolosa", prevedendo comunque una corsa combattuta.

Da 64 anni il Wisconsin elegge ogni nuovo governatore dal partito opposto a quello del predecessore, una tradizione che favorirebbe i repubblicani. Il partito del presidente in carica però perde quasi sempre le elezioni di metà mandato e l'approvazione di Trump nello stato è scesa al 38%, il suo minimo storico. Tiffany parte comunque con molti più soldi. Ha raccolto 13,3 milioni di dollari, più dell'intero campo democratico messo insieme, mentre Hong e Crowley hanno superato di poco il milione a testa. Lo spoglio comincerà nella notte italiana e il nome dello sfidante di Tiffany dovrebbe essere chiaro nella mattinata di mercoledì.


La rabbia contro i data center sta diventando un movimento politico


Sette americani su dieci dicono di essere contrari alla costruzione di un data center nella zona in cui vivono, secondo un sondaggio Gallup di marzo. Le prime ragioni che indicano sono l'inquinamento dell'aria e il consumo di acqua. Su quell'ostilità si è costruita una campagna elettorale a Memphis, in Tennessee, dove il deputato democratico Justin Pearson corre alle primarie del 6 agosto per il nono distretto congressuale chiedendo una moratoria sulla costruzione dei data center.

Pearson, 31 anni, abita nel quartiere di Westwood, a South Memphis, stretto tra i due impianti di xAI, l'azienda di intelligenza artificiale di Elon Musk. Colossus 1 è a dieci minuti di auto verso nord-ovest, Colossus 2 a quindici verso sud-est, insieme alle 69 turbine a gas metano piazzate appena oltre il confine con il Mississippi che oggi alimentano il secondo supercomputer, quasi tutte senza i sistemi di abbattimento delle emissioni richiesti dalle norme federali.

Le associazioni ambientaliste che hanno fatto causa a xAI stimano che quelle macchine possano immettere ogni anno più di 2.500 tonnellate di sostanze che formano lo smog in un'area che è già prima in Tennessee per accessi al pronto soccorso dovuti all'asma.

"L'intelligenza artificiale è controllata da persone. I data center sono costruiti da persone. E quelle persone, per come esistono e operano nel mondo, sono una minaccia per l'umanità", ha detto Pearson a POLITICO Magazine.

Il codice postale 38109, dove si trovano entrambi gli impianti, ospitava già più di diciassette stabilimenti industriali che rilasciano abbastanza sostanze tossiche da doversi registrare nell'inventario dell'EPA, l'agenzia federale per la protezione dell'ambiente.

Molti di quegli impianti sono stati costruiti, come Colossus 1, in un'area industriale ricavata da vecchie terre di piantagione, accanto a quartieri fondati da ex schiavi i cui residenti sono ancora per il 90 per cento neri, con un reddito familiare mediano di 36mila dollari.

L'arrivo di xAI è stato il risultato di un corteggiamento dell'azienda elettrica municipale di Memphis e dell'organizzazione locale per lo sviluppo economico, che hanno firmato accordi di riservatezza durante la trattativa e hanno poi celebrato il fatto che, portandosi le proprie turbine a gas, il data center non avrebbe pesato sulla rete elettrica già sotto sforzo. L'inquinamento è emerso solo dopo mesi di richieste di Pearson e dei gruppi ambientalisti locali, che hanno fatto volare telecamere termiche sopra l'impianto.

Confrontando le foto delle turbine con le schede tecniche dei produttori, l'associazione Southern Environmental Law Center ha calcolato che le macchine potessero emettere tra 1.200 e 2.000 tonnellate l'anno di ossidi di azoto, i gas che formano lo smog, molto più della centrale a gas dall'altra parte della strada o della raffineria poco distante.

xAI ha risposto che, essendo montate su ruote e quindi facilmente spostabili, le turbine rientrano nelle regole meno severe previste per gli impianti "temporanei", che non richiedono filtri antinquinamento durante il primo anno di funzionamento. Colossus 1 è stato alimentato da 35 turbine per quasi un anno prima che l'azienda chiedesse un'autorizzazione, ottenuta poi per sole quindici macchine. I rilevatori della qualità dell'aria continuano a registrare livelli elevati di polveri sottili nei quartieri circostanti.

Per Colossus 2 xAI ha ottenuto il permesso per 41 turbine, che pur con i sistemi di abbattimento potranno rilasciare quasi 20 tonnellate l'anno di polveri sottili e oltre 417 tonnellate di ossidi di azoto. Secondo la società di analisi indipendente EmPower Analytics Group quelle emissioni potrebbero produrre danni sanitari per un valore compreso tra 30 e 44 milioni di dollari, soprattutto per asma e infarti, con gli aumenti maggiori proprio nel quartiere dove vive Pearson. Nel frattempo il supercomputer viene alimentato da altre 69 turbine prive di autorizzazione.

La scorsa settimana l'azienda ha annunciato di aver raggiunto un accordo con lo Stato del Mississippi per rimuovere entro un anno le turbine sprovviste di permesso e per dotare tutte le macchine mobili di tecnologie avanzate di controllo delle emissioni. Lo spostamento coinciderà però in gran parte con l'anniversario dell'installazione, quando xAI avrebbe comunque dovuto rimuoverle. Tredici turbine resteranno sul posto oltre i dodici mesi.

"Costruiamo i nostri impianti rapidamente, mantenendo i più alti standard di responsabilità operativa, tutela ambientale e collaborazione con la comunità", ha scritto l'azienda, che sostiene anche che i monitoraggi attuali mostrano una qualità dell'aria in linea con gli standard federali, senza però diffondere i dati.

Il Dipartimento di Giustizia è intervenuto in giudizio a favore di xAI, sostenendo che le macchine devono continuare a funzionare in nome della sicurezza nazionale: l'esercito americano si è appoggiato al data center che alimenta Grok durante l'attacco all'Iran chiamato Operazione Epic Fury. L'amministrazione Trump sostiene inoltre di avere il diritto di far cadere qualsiasi causa intentata dai cittadini contro chi inquina in base al Clean Air Act, la legge federale sull'aria pulita, una posizione che secondo gli avvocati ambientalisti riscriverebbe decenni di applicazione delle norme.

La velocità è il vantaggio competitivo rivendicato dall'azienda. Nei documenti depositati a maggio per la quotazione in borsa, SpaceX ha scritto che il primo gruppo di calcolo di Colossus 1 è entrato in funzione in 122 giorni e quello di Colossus 2 in 91. "Crediamo che la velocità sia un vantaggio competitivo", si legge negli stessi documenti, che valutano il gruppo 2,1 mila miliardi di dollari.

Le quattro maggiori aziende tecnologiche americane hanno previsto di spendere circa 670 miliardi di dollari solo quest'anno per costruire nuovi impianti.

Chi difende i data center parla di primato geopolitico. Bill Drexel, ricercatore dello Hudson Institute che studia la competizione internazionale sull'intelligenza artificiale, ha detto che quando si discute di moratorie la vera posta in gioco è se questa tecnologia sarà guidata da una democrazia imperfetta o da un regime autoritario.

Il presidente Donald Trump ha ripreso lo stesso argomento all'inizio di luglio rivolgendosi ai potenziali oppositori: "Non potete combatterlo, dovete accettarlo. Se non lo facciamo resteremo indietro. Ci sono comunità che vogliono davvero i data center e francamente quelle sono le comunità intelligenti".

Il 41 per cento degli americani si dice contrario alla costruzione di un data center entro tre miglia da casa propria, contro il 28 per cento di gennaio, mentre i favorevoli sono scesi dal 37 al 24 per cento, secondo il sondaggio realizzato per POLITICO dall'istituto indipendente Public First. Nel primo trimestre del 2026 almeno 75 progetti per un valore di 130 miliardi di dollari sono stati bloccati o rallentati dall'opposizione locale, secondo la società di monitoraggio Data Center Watch.

Le moratorie a livello di contea si moltiplicano anche in aree conservatrici, mentre in Oklahoma, California e Michigan gli amministratori locali che hanno approvato progetti contestati si sono trovati di fronte a petizioni per la revoca del mandato. Il mese scorso la governatrice di New York Kathy Hochul, democratica moderata, ha ordinato uno stop di un anno alle nuove costruzioni.

Secondo un documento della società di consulenza Carbon Direct, la spinta alle cancellazioni non nasce solo dai milioni di litri d'acqua al giorno e dal fabbisogno elettrico degli impianti, ma anche dalla mancanza di trasparenza delle aziende tecnologiche. I casi che coinvolgono accordi di riservatezza, società schermo e inquilini non dichiarati hanno affrontato un'opposizione più dura e più rapida a organizzarsi, tanto che i vantaggi legali della segretezza non hanno compensato i costi politici.

Alexandria Ocasio-Cortez ha presentato con il senatore Bernie Sanders una proposta di legge per una sospensione a tempo indeterminato delle costruzioni, ed è oggi la voce più nota di quello che alcuni chiamano un movimento neoluddista. Il paragone è con la rivolta operaia dell'Inghilterra di inizio Ottocento, quando i telai meccanici trasformarono la tessitura da mestiere artigianale svolto in casa a lavoro di fabbrica pagato meno.

Il movimento prese il nome da Ned Ludd, un tessitore di Nottingham probabilmente mai esistito, cominciò con petizioni e lettere ai giornali e passò alla distruzione delle macchine solo nel 1811, davanti all'assenza di risultati e al divieto dei sindacati. Dopo una rivolta finita nel sangue nel 1812 il governo britannico mandò 14mila soldati a Nottingham, il parlamento rese la distruzione dei macchinari un reato punibile con la morte e ventiquattro luddisti finirono impiccati.

"Non era una reazione contro la tecnologia, era una reazione contro lo sfruttamento", ha detto a POLITICO Magazine Miriam Cherry, direttrice del centro di diritto del lavoro della St. Johns University.

Brian Merchant, giornalista tecnologico autore nel 2023 del libro Blood in the Machine, ha detto che oggi molte persone guardano ai data center e vedono pochi che ne traggono beneficio a spese di molti. I neoluddisti, secondo Merchant, non si oppongono alla tecnologia in sé ma a quello che la tecnologia fa sul territorio. Pearson non rivendica l'etichetta ma riconosce "forti somiglianze" e invita a studiare cosa facessero davvero i luddisti.

La corsa di Pearson è tutt'altro che vinta. Il deputato era già stato espulso dall'assemblea del Tennessee nel 2023 come uno dei "Tennessee Three", i democratici che avevano partecipato a una protesta per il controllo delle armi dopo una sparatoria in una scuola vicino a Nashville, per poi essere rieletto quattro mesi dopo.

A maggio i repubblicani del Tennessee hanno ridisegnato i confini del nono distretto, spezzando l'unico collegio a maggioranza nera e democratica dello Stato: oggi il distretto si allunga per 320 chilometri su altre quattordici contee profondamente repubblicane. La nuova linea di confine passa tra i due impianti di xAI ed esclude dal collegio parte dei suoi sostenitori più convinti.

Scott Golden, presidente del Partito Repubblicano del Tennessee, ha detto che le continue violazioni del regolamento dell'assemblea da parte di Pearson e la sua mancanza di rispetto verso le forze dell'ordine potrebbero diventare il centro della campagna per le elezioni generali del 3 novembre. Ha aggiunto che se il deputato è interessato ai piani regolatori forse dovrebbe candidarsi al consiglio comunale.

Brent Taylor, senatore statale repubblicano candidato nello stesso distretto, aveva definito nel 2025 l'impianto di xAI un grande vantaggio per Memphis, citando i circa 300 dipendenti e gli stipendi da Silicon Valley. Aveva anche proposto di discutere con l'azienda l'acquisto delle case più vicine.

Anche dentro il campo democratico la posizione di Pearson non è quella maggioritaria. La senatrice statale London Lamar, sua principale avversaria alle primarie e sostenuta da buona parte degli eletti di Memphis, ha lavorato a proposte di legge per obbligare i data center a dichiarare consumi di acqua ed elettricità. Dice che la questione della moratoria esiste solo per via del suo avversario, ma nel corso della stessa telefonata con POLITICO Magazine si è convinta della necessità di una sospensione temporanea, senza indicarne la durata.

L'opposizione ai data center attraversa anche il campo repubblicano. Il consulente conservatore texano Brendan Steinhauser ha detto che alcuni candidati liquidano le proteste come un'operazione del Partito comunista cinese. Secondo Steinhauser chi la pensa così perderà, perché il fenomeno è per il 99 per cento spontaneo.

Amy Kremer, tra i fondatori del Tea Party, ha organizzato una giornata nazionale di mobilitazione davanti a 140 data center in 42 Stati per chiedere la fine delle esenzioni fiscali agli impianti e regole più severe sui modelli di intelligenza artificiale, dicendo di applicare il vecchio manuale del Tea Party. In Tennessee la contea rurale e conservatrice di Lawrence si è spaccata su un impianto da appena 4,9 megawatt, una frazione degli 1,5 gigawatt richiesti da un data center di xAI: le petizioni contro il progetto hanno raccolto più di 7mila firme e i residenti stanno raccogliendo fondi per un ricorso.

Marsha Blackburn, candidata repubblicana alla guida del Tennessee, si è schierata contro un progetto proposto accanto allo zoo di Nashville dicendo che disturberebbe i leopardi, ma difende gli impianti nelle aree industriali: gli americani, ha detto a una radio di Nashville, vogliono che i propri dati restino negli Stati Uniti e non finiscano nelle mani della Cina.

Dan Diorio, vicepresidente per gli affari istituzionali della Data Center Coalition, l'associazione di categoria del settore, attribuisce agli impianti 5,5 milioni di posti di lavoro, un contributo di 927 miliardi di dollari al prodotto interno lordo e 204 miliardi di gettito fiscale federale, statale e locale.

A Memphis la città ha annunciato che destinerà il 25 per cento delle entrate fiscali dei data center a interventi nei quartieri più vicini agli impianti, mentre a giugno xAI ha offerto ai residenti il servizio internet satellitare Starlink a metà prezzo.

Pearson dice che continuerà a chiedere una moratoria qualunque sia l'esito del voto, insieme all'aumento del salario minimo e alla sanità universale. "Quello a cui assisto è un computer trattato con più cura e attenzione di un essere umano da parte di amministratori eletti, aziende e governo federale", ha detto. "Ed è sbagliato, dovrebbe terrorizzare le persone che un data center venga protetto più di chi ci vive accanto".


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Ogni volta che si parla di attivismo, salta fuori la "nonviolenza". Per questo ho voluto fare un esperimento: commentare video di azioni reali per cercare di delimitare il senso di questa parola.

Con un'avvertenza: non sono qui per dare patenti di nonviolenza, perché di certo non è una scienza esatta. È piuttosto un modo per ragionare insieme sulle forme dell'impegno politico.

Qui il video: video.marcocappato.it/w/vnybvN…


Queste azioni sono davvero nonviolente?


Ogni volta che si parla di attivismo, salta fuori la parola "nonviolenza". Per questo ho voluto fare un esperimento: commentare video di azioni reali.

Dai blocchi del traffico di Extinction Rebellion al lancio della zuppa sui dipinti di Van Gogh di Just Stop Oil, dalle irruzioni per la liberazione animale negli USA, a casi più complessi ed estremi, come lo sciopero della fame di Bobby Sands, le azioni di OutRage per i diritti LGBTQ+ e le lotte storiche delle suffragette di Emmeline Pankhurst.

Proviamo a usare questi casi reali per parlare del principio di proporzionalità, dell'assunzione diretta delle responsabilità penali, di cosa vuol dire rimanere in contatto con il consenso generale, di cosa distingue un'azione nonviolenta da una violenta.

Con un'avvertenza: non sono qui per dare patenti di nonviolenza, perché di certo non è una scienza esatta. Proviamo piuttosto a fare dei ragionamenti insieme, anche nei commenti.

Fonti:
youtu.be/zH6Ir0gxJLw?si=k1gHxr…
youtu.be/MI12DypCVOE?si=41DLWl…
youtu.be/iPItL9z83EQ?si=vQUbWh…
youtu.be/KcraZQovq8g?si=XK2M4L…

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È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

Se vuoi inviarmi domande o riflessioni, scrivimi a marcocappato@substack.com


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Con il supporto dell'Associazione Luca Coscioni
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00:00 - Che cos'è la nonviolenza
00:24 - Extinction Rebellion: blocco del traffico
02:58 - Just stop oil: zuppa su van Gogh
04:59 - Liberazione animale e proprietà privata
07:03 - Lo sciopero della fame di Bobby Sands
09:42 - Peter Tatchell e OutRage!: fare outing
12:25 - Le suffragette tra nonviolenza e violenza


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
in reply to Marco Cappato

@Marco Cappato

Il video è molto bello e molto utile, ti ringrazio per averlo postato.

L'unica cosa che non mi torna molto è la correlazione tra non violenza e l'assumersi la responsabilità dell'atto.

Abbiamo visto comportamenti violenti compiuti da persone che poi si assumono la responsabilità dell'atto (da Mussolini che si assume la responsabilità politica, morale e storica delle violenze fasciste fino agli uomini che commettono un femminicidio e poi si costituiscono).

Secondo me l'assunzione di responsabilità non è utile nel discriminare tra azioni violente e non violente perché la si trova con una certa frequenza in entrambe le situazioni.

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Заявление Пиратской партии России о решении Верховного суда по делу «Яблока»


В России появился показательный пример того, о чём Пиратская партия России говорит уже много лет: авторское право в его нынешнем виде может использоваться как инструмент давления на оппонентов. Только в этот раз такая практика вышла на государственный уровень.

10 августа Верховный суд удовлетворил иск партии «Родина» и отменил регистрацию федерального списка партии «Яблоко». Среди претензий, рассмотренных судом, были использование фотографий и кадров из произведений, цитирование известных текстов, публикация материалов опросов, изображения, созданные с помощью ChatGPT, а также утверждение о заимствовании партийного логотипа. Одним из наиболее примечательных эпизодов стала фотография последствий атомной бомбардировки Хиросимы, права на которую, согласно доводам истца, принадлежат американскому Министерству обороны.

Партия «Родина», выступающая с патриотической и антизападной риторикой, в рамках этого дела добивалась защиты предполагаемых авторских прав американского государственного ведомства, а также прав иностранных правообладателей. Среди спорных материалов фигурировали и материалы американской OpenAI. То есть в борьбе с российским политическим конкурентом российская партия использовала в суде, в частности, аргументы в защиту интеллектуальных прав американских структур и компаний.

Пиратская партия России считает этот прецедент опасным, но закономерным. Мы выступаем за авторское право, которое защищает интересы авторов и общества, а не так называемых правообладателей. Авторское право не должно превращаться в политический ценз, а спор об использовании фотографии или цитаты — в способ лишить граждан права голосовать за выбранную ими политическую силу.

Особенно цинично, что решение об исключении партии из выборов принимает верховный суд в споре, инициированном её политическим конкурентом.

Политическая конкуренция в устаревшей представительной системе предполагает возможность конкурировать программами, идеями и убеждением граждан. Если же конкурента можно убрать из бюллетеня через набор юридических претензий, то конкурировать с ним становится значительно проще.

Пиратская партия России не считает это нормальным состоянием. Мы продолжаем последовательно выступать за свободу слова, свободный обмен информацией, политический плюрализм и прямую электронную демократию, при которой окончательное решение о том, что происходит в стране, принимают граждане, а не суды, чиновники, политические конкуренты или лоббисты правообладателей.

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E tu, a chi daresti il Nobel per la Pace?

#NobelPerLaPace #Pace #DirittiUmani #Giustizia #Peace #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Just another periodic squirt of gratitude for all you lovely alt text writers. As a Blind person you send me slices of the world I'd never otherwise have, insects, mushrooms, birds, cats, graffiti, landscapes, glimpses into your homes or your art, and not because you have to or are paid to, just cause you choose to. You are the resistance.
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Die deutschen #Geheimdienste sollen neue Regeln bekommen. Das wirkt sich auch auf die Arbeit von Journalist:innen in Deutschland und im Ausland aus. Maximilian Jung von Reporter ohne Grenzen erklärt im Interview, warum der #BND Medienschaffende künftig leichter überwachen könnte und was das mit #Pressefreiheit zu tun hat.

netzpolitik.org/2026/geheimdie…

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Trump firma un ordine esecutivo per fare meno vaccini ai bambini


Il nuovo ordine esecutivo riduce le immunizzazioni raccomandate. Medici e esponenti di entrambi i partiti criticano la scelta, mentre la partita si sposta ora nei singoli Stati.

Donald Trump ha firmato ieri nello Studio Ovale un ordine esecutivo che ridisegna l'approccio del governo federale ai vaccini pediatrici, riducendo il numero di immunizzazioni raccomandate nei primi anni di vita e distribuendole su un arco di tempo più lungo. Accanto a lui c'era Robert F. Kennedy Jr., Segretario alla Salute, insieme a numerosi alti funzionari del suo Dipartimento."Le stiamo riducendo", ha detto il presidente. "Non si tratta soltanto di somministrare meno vaccini, o meno 'punture', come si dice, ma anche di distribuirli su un numero maggiore di visite dal medico".

Il provvedimento divide infatti il calendario vaccinale infantile in tre categorie. Restano raccomandate a tutti i bambini le vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia, difterite, tetano, pertosse, polio, pneumococco, HPV, varicella e Haemophilus influenzae di tipo b. Vengono invece riservati ai soli bambini ad alto rischio gli anticorpi monoclonali contro il virus respiratorio sinciziale e i vaccini contro epatite A, epatite B, meningococco B, meningococco ACWY e dengue, oggi in gran parte raccomandati all'intera popolazione pediatrica. Per alcune di queste vaccinazioni, a cominciare da quelle contro le epatiti, e inoltre per rotavirus, meningococco, influenza e Covid-19, viene prevista la cosiddetta decisione condivisa: una valutazione caso per caso insieme al medico.

Vaccini · Stati Uniti

Trump taglia i vaccini raccomandati ai bambini, ma le punture rischiano di aumentare

L’ordine esecutivo firmato il 10 agosto riduce da 18 a 11 le malattie per cui la vaccinazione resta raccomandata a tutti i bambini, sposta le altre ai soli casi ad alto rischio e chiede di dividere il trivalente in tre iniezioni separate. Quei tre vaccini singoli, però, negli Stati Uniti non esistono.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026

Malattie con vaccinazione raccomandata a tutti i bambini

Calendario in vigore
18

Con il nuovo ordine
18

Le raccomandazioni ripristinate dai giudici federali a marzo
Le altre sette passano ai bambini ad alto rischio o alla scelta con il medico

L’ordine chiede inoltre che le somministrazioni siano distribuite, per quanto possibile, su visite mediche separate. Il Dipartimento della Salute dovrà rivedere sequenza e tempi entro novanta giorni.

Il nuovo smistamento

Undici vaccinazioni restano per tutti, le altre diventano un’eccezione


Ogni tessera è una malattia oggi coperta dalla raccomandazione universale.

11 restano raccomandate a tutti 7 escono dalla raccomandazione universale

Raccomandate a tutti i bambini
11 voci

Restano nel calendario federale come indicazione valida per l’intera popolazione pediatrica.

MorbilloParotiteRosolia DifteriteTetanoPertosse PolioPneumococcoHPV VaricellaHaemophilus influenzae b

Solo per i bambini ad alto rischio
6 voci

Oggi raccomandate a tutti: con il nuovo ordine restano solo per chi rientra in categorie considerate a rischio.

Epatite AEpatite B Meningococco BMeningococco ACWY DengueMonoclonali contro il virus respiratorio sinciziale

Decisione condivisa con il medico
Caso per caso

Nessuna indicazione generale: la scelta viene valutata dal genitore insieme al pediatra, bambino per bambino.

Covid-19InfluenzaRotavirus Epatite AEpatite BMeningococco

Alcune voci ricadono in due categorie: per le epatiti e per il meningococco l’ordine prevede sia la limitazione ai soli bambini ad alto rischio, sia la valutazione caso per caso con il medico.

Il nodo del trivalente

Un’iniezione diventa tre, ma quei tre vaccini negli Stati Uniti non esistono


L’ordine chiede di separare il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia. La misura vale però solo quando i prodotti singoli saranno disponibili sul mercato americano.

Oggi

Vaccino trivalente
Una sola iniezione, in uso dal 1971


Morbillo
Non autorizzato

Parotite
Non autorizzato

Rosolia
Non autorizzato

Nessuno dei tre vaccini singoli è oggi autorizzato negli Stati Uniti.

1971
L’anno da cui negli Stati Uniti le tre vaccinazioni vengono somministrate insieme, per ridurre il numero di iniezioni.

2009
Merck, l’unico produttore, annuncia che non riprenderà la produzione dei vaccini singoli. Da allora non sono più disponibili.

3
Le sperimentazioni cliniche complete che servirebbero, una per prodotto, prima di un’eventuale autorizzazione della FDA.

Il precedente giapponese

Nel 1993 il Giappone ha ritirato il trivalente, dopo casi di meningite asettica legati a un ceppo del vaccino, e ha separato le somministrazioni. La copertura contro la parotite è poi scesa da circa il 90% a una quota stimata fra il 23% e il 40%, e quella vaccinazione non è mai più rientrata tra quelle di routine.

Dallo Studio Ovale

Le affermazioni del presidente e ciò che dicono le prove


A sinistra le tesi sostenute alla firma dell’ordine, a destra lo stato delle conoscenze scientifiche.

Che cosa ha dettoChe cosa dicono le prove

Che cosa ha detto

Il vaccino trivalente può essere «piuttosto letale».

Che cosa dicono le prove

È in uso dal 1971 ed è tra i vaccini più studiati al mondo: le reazioni gravi sono rare. Il morbillo, invece, uccide ancora: nel 2025 negli Stati Uniti ha causato tre decessi.

Che cosa ha detto

Ai bambini vengono iniettate quantità di vaccino eccessive, paragonabili al volume di una bibita, che il corpo fatica a gestire.

Che cosa dicono le prove

Ogni dose è una frazione di millilitro e nessuno studio indica che il calendario attuale superi le capacità del sistema immunitario, che ogni giorno risponde a un numero di stimoli molto più alto.

Che cosa ha detto

L’aumento delle diagnosi di autismo è legato al numero di vaccini somministrati ai bambini.

Che cosa dicono le prove

Decenni di studi su milioni di bambini hanno esaminato la questione a fondo senza trovare alcun nesso tra vaccini e autismo.

Che cosa ha detto

Separare il trivalente e distribuire le dosi su più visite significa meno punture.

Che cosa dicono le prove

Accade il contrario: per la stessa protezione servono più iniezioni e più visite. Lo ha scritto anche il senatore repubblicano Bill Cassidy, medico: dividere i vaccini «aumenterà l’esitazione».

Perché conta adesso

Il morbillo è ai livelli più alti dal 1991 e le coperture continuano a scendere

2.465
Casi di morbillo confermati negli Stati Uniti dall’inizio del 2026: più di tutto il 2025 e il numero più alto dal 1991.

92,5%
La copertura del trivalente tra i bambini dell’asilo, sotto la soglia del 95% che protegge anche chi non può vaccinarsi.

Medici ed esperti di sanità pubblica avvertono da tempo che diluire il calendario nel tempo abbassa le coperture: più visite significano più occasioni per saltarne una, e più bambini esposti.

Fonte Elaborazione FocusAmerica sul testo dell’ordine esecutivo del 10 agosto 2026, sull’ordinanza del tribunale federale del Massachusetts del 16 marzo 2026, sui dati CDC relativi a morbillo e coperture vaccinali (agosto 2026) e sulla letteratura scientifica relativa al caso giapponese. Dati aggiornati all’11 agosto 2026.

Il trivalente scisso in vaccini che negli Stati Uniti non esistono


L'ordine raccomanda inoltre di separare il vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia in tre iniezioni distinte. È uno dei passaggi più controversi del provvedimento in quanto contrasta con l'orientamento prevalente della comunità scientifica, ma corrisponde a una richiesta avanzata da Trump già da mesi. La misura è però subordinata alla disponibilità dei prodotti sul mercato americano, dove attualmente non esistono vaccini singoli contro le tre malattie: per ottenerne l'approvazione, le aziende dovrebbero condurre nuove sperimentazioni cliniche per ciascun prodotto.

Dallo Studio Ovale Trump ha accompagnato la firma con una serie di affermazioni fuorvianti o prive di riscontro scientifico, arrivando a sostenere che il trivalente possa essere "piuttosto letale". Ha inoltre ripetuto senza prove che ai bambini vengano somministrati più vaccini di quanti il loro organismo possa sopportare. Alla domanda sul perché raccomandasse di suddividere le somministrazioni in cinque visite mediche distinte, ha risposto di aver fatto lo stesso con i propri figli senza avere "nessun problema".

"Molto semplicemente: oggi ai bambini vengono somministrate grandi quantità di vaccino tutte insieme", ha detto Trump, arrivando a paragonare il volume delle iniezioni a "una bibita". "Noi ne somministriamo il 20% a ogni visita e lasciamo passare del tempo tra una visita e l'altra, così il corpo può gestire questa enorme quantità di liquido". Non esistono prove scientifiche a sostegno di queste affermazioni. "Non può succedere niente di male da quello che stiamo facendo", ha comunque aggiunto Trump. Medici ed esperti di sanità pubblica avvertono invece da tempo che diluire maggiormente nel tempo il calendario vaccinale potrebbe ridurre i tassi di immunizzazione e lasciare più bambini esposti alle malattie.

Tra le critiche più nette al nuovo provvedimento è arrivata quella di Bill Cassidy, senatore repubblicano e medico, che già l'anno scorso aveva espresso perplessità sulla conferma di Kennedy come Segretario alla Salute proprio per le sue posizioni sui vaccini e sull'autismo. Su X ha scritto che "questo ordine esecutivo è sbagliato" e che "il presidente non ha le competenze per fare questi cambiamenti". "I vaccini sono decisamente sicuri. I vaccini sono efficaci. I vaccini NON causano l'autismo", ha aggiunto. "Dividere i vaccini significherà che i bambini dovranno fare più punture per ottenere la stessa protezione, non meno. Aumenterà l'esitazione e questo renderà i bambini meno sicuri".

I’m a doctor. This executive order is wrong. The President does not have the expertise to make these changes.

Vaccines are overwhelmingly safe. Vaccines are effective. Vaccines DO NOT cause autism.

Breaking up vaccines will mean children have to get more shots to get the same… t.co/9RoPfVsU8h
— U.S. Senator Bill Cassidy, M.D. (@SenBillCassidy) August 10, 2026


Dopo lo stop dei giudici, la partita si sposta negli Stati


L'annuncio ricalca da vicino un precedente tentativo compiuto a gennaio dal Dipartimento della Salute. Il 5 gennaio i funzionari federali avevano presentato una profonda revisione del calendario pediatrico, riducendo da 18 a 11 le vaccinazioni raccomandate e facendo cadere, tra le altre, la raccomandazione universale contro epatite A ed epatite B nei primi mesi di vita. Le associazioni mediche, a cominciare dall'Accademia Americana di Pediatria, avevano impugnato il nuovo calendario sostenendo che violasse le norme federali sul procedimento amministrativo.

Un giudice federale aveva quindi bloccato in via cautelare le modifiche, ritenendo probabile che il Dipartimento avesse aggirato le procedure previste e osservando che tra le persone nominate da Kennedy nel comitato consultivo indipendente sui vaccini esistessero "lacune evidenti" di competenza. Il provvedimento aveva congelato anche i voti espressi dal comitato a partire da giugno, compreso quello sul vaccino contro l'epatite B nei neonati, e la causa è tuttora pendente.

Questa volta però l'Amministrazione Trump ha scelto una strada diversa e non intende attendere l'esito dei tribunali: il nuovo ordine spingerà gli Stati a riscrivere i propri obblighi vaccinali recependo le nuove linee guida federali. "Lavoreremo direttamente con gli Stati, così da non dipendere dalle corti per risolvere la questione", ha spiegato la consigliera della Casa Bianca Heidi Overton. "Lo faremo subito, così che i genitori possano trarre beneficio dal cambiamento delle leggi statali". È un passaggio che mette in discussione pratiche consolidate da decenni e costruite per aumentare i tassi di copertura vaccinale nell'infanzia.

Vaccini, autismo e il peso delle elezioni di novembre


L'ordine arriva dopo mesi di pressioni di Trump su Kennedy perché intervenisse sul calendario pediatrico, mentre entrambi continuano a ipotizzare pubblicamente un legame tra vaccini e autismo, nonostante numerosi studi scientifici abbiano esaminato la questione a fondo senza trovare alcun nesso tra le due cose. La firma del nuovo ordine esecutivo arriva inoltre nonostante le riserve di lunga data dei consiglieri politici del presidente, convinti che insistere su misure controverse in materia di vaccini sia largamente impopolare e possa allontanare una parte dell'elettorato a pochi mesi dalle elezioni di medio termine di novembre.

Poco prima dell'annuncio, i senatori repubblicani Ron Johnson e Rand Paul avevano diffuso alcuni messaggi del 2021 recuperati dal telefono di servizio di Anthony Fauci. All'epoca Fauci era direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e principale consigliere medico del presidente Joe Biden. Nei messaggi discuteva con altri funzionari dei possibili rischi e delle questioni ancora da chiarire sulla vaccinazione contro il Covid-19 durante la gravidanza.

Studi successivi hanno però dimostrato che quei vaccini erano sicuri in gravidanza. Interrogato sulla richiesta avanzata da alcuni senatori repubblicani affinché il Dipartimento della Giustizia possa incriminare Fauci per oltraggio al Congresso dopo il recente voto del Senato, Trump ha detto di non averne ancora parlato con Jeanine Pirro, procuratrice federale per il distretto di Columbia.

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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Martedì 11 agosto 2026

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#newsletter #cybersecurity
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Bastian’s Night #489 August, 13th


Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.

Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.


If you want to read more about @BastianBB: –> This way


piratesonair.net/bastians-nigh…

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Trump ha lasciato la Turchia su un aereo segreto, con l'Air Force One usato come esca per paura dell'Iran


Il presidente è stato fatto scendere dall'aereo dentro un camion dei pasti e imbarcato su un jet militare più piccolo per una minaccia iraniana: giornalisti e staff non ne sapevano nulla

Il presidente Donald Trump ha lasciato il vertice della NATO ad Ankara l'8 luglio a bordo di un aereo militare tenuto segreto, mentre la Casa Bianca faceva credere ai giornalisti e a parte del suo staff che stesse volando sull'Air Force One. Lo ha rivelato lunedì il Washington Post, che cita un funzionario americano a conoscenza dell'operazione e materiale verificato dal giornale. L'inganno è stato organizzato per una minaccia di assassinio arrivata dall'Iran, paese confinante con la Turchia.

Trump è salito sul vecchio Air Force One davanti alle telecamere e pochi minuti dopo è stato fatto scendere dal lato opposto dell'aereo dentro un camion dei pasti, quelli che caricano cibo e provviste a bordo dei voli. Il camion era stato sollevato con un sistema idraulico fino a un portellone sul fianco dove non c'erano i cronisti. Da lì il presidente e alcuni collaboratori sono stati portati su un terzo aereo, un C-32A dell'Aeronautica militare, la versione militare del Boeing 757, molto più piccolo del jumbo presidenziale.

Il vecchio Air Force One è servito da esca. Il gruppo ristretto di giornalisti che accompagna il presidente in ogni spostamento è partito convinto di viaggiare con lui, insieme ad alcuni membri dello staff della Casa Bianca. Prima del decollo era stato chiesto loro di tenere abbassate le tendine dei finestrini nella cabina stampa, una disposizione che di solito vale per i voli sulle zone di guerra.

Il piano è stato messo a punto in poche ore, dopo che i funzionari avevano giudicato credibile la minaccia. A conoscerlo era un gruppo ristretto di alti responsabili del governo, tra cui il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha scritto il New York Times, che ha confermato la ricostruzione con due alti funzionari americani.

Il vecchio Air Force One è atterrato alla base aerea di Mildenhall, nell'est dell'Inghilterra, alle 22:16 ora locale (le 23:16 in Italia). Prima che i giornalisti scendessero, Trump era già stato riportato in auto dal C-32A al jumbo presidenziale, dove è salito da un ingresso diverso. Alle 22:56 (le 23:56 in Italia) è sceso dalla scaletta del portellone superiore di sinistra come fa di solito, ha fatto il segno della vittoria ai cronisti senza avvicinarsi, ha salutato i militari della base e ha raggiunto a piedi il nuovo Air Force One donato dal Qatar, con cui è tornato a Washington insieme ai giornalisti.

Trump era arrivato ad Ankara con il nuovo Air Force One, il Boeing 747 regalato dal Qatar l'anno scorso e ristrutturato dall'azienda della difesa L3Harris, alla sua prima trasferta internazionale. Prima di ripartire aveva scritto su Truth Social che per il primo tratto avrebbe usato il vecchio jet azzurro "per i vecchi tempi", mentre il nuovo aereo sarebbe arrivato prima alla stessa base britannica per far salire a bordo i militari americani di stanza in Inghilterra.

La minaccia iraniana non riguardava soltanto l'aereo qatariota: il presidente era il bersaglio su qualunque velivolo avesse preso. Il cambio di aereo aveva comunque aperto un caso sulla sicurezza del nuovo Air Force One, che il New York Times a luglio aveva descritto come privo di alcuni dei sistemi di difesa montati sui modelli precedenti. Trump si è infuriato per quelle fughe di notizie e il Dipartimento di Giustizia ha convocato davanti a un gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti decide se procedere con un'incriminazione, i giornalisti che avevano firmato gli articoli e alcuni loro familiari. Le convocazioni sono state ritirate dopo che un giudice federale ha rimproverato i procuratori.

Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha risposto alle domande sull'operazione con una dichiarazione: "Ci sono molti nemici dell'America che lo hanno nel mirino e usiamo ogni strumento a nostra disposizione per affrontare quelle minacce". Era lo stesso testo diffuso a luglio, che in quell'occasione conteneva anche le parole "compresi la distrazione e il depistaggio", eliminate nella nuova versione. Cheung ha aggiunto che il jet donato dal Qatar è un velivolo all'avanguardia, dotato di protocolli di sicurezza di alto livello. Il Secret Service, il corpo che protegge il presidente, non ha voluto commentare e l'Aeronautica militare, che gestisce la flotta presidenziale, ha rinviato le domande alla Casa Bianca.

Sul volo di ritorno verso Washington Trump ha detto ai giornalisti di aver preso il vecchio aereo perché voleva che i militari della base britannica vedessero il nuovo. Sulle tendine abbassate ha detto di non essere a conoscenza di minacce specifiche, ma si è descritto sotto assedio costante da parte dell'Iran: "Io ho una minaccia in continuazione. Sono il numero uno della loro lista, prima di voi". Poi ha aggiunto, rivolto ai cronisti: "Ma se me ne vado io, ve ne andate anche voi".

Nel 2000 il presidente Bill Clinton entrò in Pakistan su un aereo senza insegne, mentre l'Air Force One ufficiale veniva mandato avanti come esca. Donald Mihalek, ex agente del Secret Service nelle scorte di George W. Bush e Barack Obama, ha detto al New York Times che l'agenzia ha già usato in passato aerei e cortei di automobili come diversivo: "Ogni volta che il presidente si trova in uno scenario dove c'è un potenziale pericolo di combattimento, il Secret Service ha adottato contromisure protettive, incluso l'uso di un'esca". Il compito dell'agenzia, ha detto, è tenere il presidente al sicuro, non fare informazione. Paul Eckloff, anche lui ex agente, ha detto all'Associated Press che la mossa non è senza precedenti ma resta un fatto insolito.

Le minacce iraniane contro Trump vanno avanti da anni, da quando nel primo mandato ordinò l'uccisione del generale Qassem Soleimani. Durante la campagna del 2024 i suoi consiglieri ricevettero informazioni di intelligence secondo cui Teheran voleva ancora colpirlo e lo staff cominciò a usare ogni tanto aerei esca, imbarcando il candidato su un jet segreto senza avvisare i giornalisti e facendo volare il suo aereo privato. Nello stesso periodo ci furono un piano di omicidio su commissione affidato a un intermediario iraniano, poi finito in tribunale, e la violazione delle email e dei profili social di alcuni collaboratori. L'amministrazione Biden rafforzò la protezione del candidato e poco dopo, per motivi non collegati all'Iran, Trump subì l'attentato di Butler, in Pennsylvania, seguito da un secondo tentativo a settembre.

Il vertice di Ankara si è tenuto mentre l'esercito americano conduceva una serie di attacchi su larga scala in Iran, in risposta agli assalti iraniani alle navi mercantili nella regione. La guerra, cominciata il 28 febbraio, va avanti da più di cinque mesi. I funzionari americani non avevano mai ammesso prima che il presidente non fosse dove sostenevano che fosse. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha chiesto un'indagine del Congresso, definendo l'episodio "senza precedenti" e "surreale" in un intervento alla CNN.


Cinque mesi di guerra non hanno fermato il programma nucleare iraniano


Più di cinque mesi di guerra hanno rallentato il programma nucleare iraniano, ma non lo hanno fermato. È quanto emerge dalla ricostruzione del New York Times, basata sulle valutazioni di funzionari ed esperti e concentrata sui tre principali impianti atomici del Paese. Il presidente Donald Trump aveva presentato l'avvio della guerra proprio come lo strumento necessario per impedire a Teheran di costruire un'arma nucleare.

Anzitutto la sorte dell'uranio altamente arricchito resta sconosciuta. Teheran vieta le ispezioni dell'ONU nei siti più sensibili, uno dei nodi centrali di qualsiasi futuro accordo di pace, e gli ispettori dell'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, non entrano negli impianti dal giugno 2025. Nonostante i bombardamenti del 2025 e del 2026, l'Agenzia ritiene che l'Iran possa aver conservato scorte sufficienti di uranio altamente arricchito.

Nel rapporto pubblicato a febbraio 2026, l’AIEA ha ripreso l’ultima stima verificata disponibile, risalente al 13 giugno 2025 secondo cui prima dei bombardamenti l’Iran possedeva 440,9 kg di uranio arricchito fino al 60%. Il direttore generale dell’Agenzia, Rafael Grossi, ha successivamente dichiarato che poco più di 200 kg erano probabilmente custoditi nei tunnel di Isfahan, mentre altro materiale si trovava a Natanz o in altri impianti. Da allora, non avendo più avuto accesso ai siti più sensibili, gli ispettori non hanno potuto verificarne la quantità, l’ubicazione e le condizioni.

L’uranio arricchito al 60% è già classificato come altamente arricchito e ha completato gran parte del percorso necessario per raggiungere il grado militare, convenzionalmente fissato intorno al 90%. Se tutte le scorte fossero ancora intatte e disponibili e l’Iran disponesse di centrifughe operative, potrebbero essere ulteriormente arricchite in tempi relativamente brevi, producendo materiale fissile teoricamente sufficiente per circa dieci ordigni atomici.

Questo non significa che l’Iran possieda dieci bombe già costruite: resterebbero da completare la conversione dell’uranio in metallo, la fabbricazione dei nuclei e le successive fasi di progettazione e assemblaggio delle armi. Un numero analogo è stato citato dall’inviato statunitense Steve Witkoff, secondo il quale durante i negoziati i rappresentanti iraniani avrebbero rivendicato il controllo di 460 kg di uranio arricchito al 60%, sostenendo che potessero fornire materiale per undici ordigni. Si tratta, tuttavia, del resoconto fornito da Witkoff, non verificato indipendentemente, e di una quantità leggermente superiore ai 440,9 kg stimati dall’AIEA.

Sta di fatto che Trump ha continuato a sostenere fino ad aprile che la sua Amministrazione avesse "obliterato" il programma nucleare iraniano, come aveva già affermato nel giugno 2025, quando gli aerei statunitensi sganciarono bombe anti-bunker sugli impianti di Fordow ed entrarono brevemente nella guerra di 12 giorni condotta da Israele contro l'Iran.

Ma Rafael Grossi ha espresso una valutazione diversa il 22 marzo, durante Face the Nation su CBS News: gli attacchi hanno provocato una significativa battuta d'arresto, ma alla fine delle operazioni militari sono rimasti irrisolti i problemi di fondo che hanno prodotto la crisi. Nella stessa intervista Grossi ha definito relativamente marginali i danni causati dagli attacchi contro i siti nucleari condotti in questa guerra, rispetto a quelli del giugno 2025.

L'arsenale invisibile

L'uranio iraniano che nessuno controlla più


Oltre cinque mesi di guerra hanno rallentato il programma nucleare di Teheran, ma le scorte di uranio altamente arricchito sono probabilmente sopravvissute ai bombardamenti. Gli ispettori dell'AIEA non le vedono da oltre un anno.

Grafica di FocusAmerica

Uranio arricchito al 60%
440,9kg

Ultima stima verificata dall'AIEA, riferita al 13 giugno 2025: il giorno in cui iniziarono gli attacchi israeliani. Da allora quantità, ubicazione e condizioni del materiale non sono più verificabili.

14
mesi senza ispezioni ONU nei siti più sensibili

~10
ordigni atomici per cui basterebbe, in teoria, il materiale

0 m 30 60 90 12 bombe anti-bunker12 bombe Limite del GBU-57: ~60 mGBU-57: ~60 m Ingressi e condotti interratiIngressi interrati Camere sotto 80–90 m di roccia80–90 m di roccia

Sezione schematica di Fordow · profondità in metri

I raid del giugno 2025 hanno colpito ingressi, condotti di ventilazione e fianchi della montagna, danneggiando gravemente l'impianto. Ma la bomba anti-bunker più potente dell'arsenale americano penetra al massimo una sessantina di metri, e le camere sono scavate sotto 80–90 metri di roccia calcarea.

Un piccolo passo dal grado militare


Sulla scala delle percentuali il 60% sembra a due terzi del percorso verso il 90% richiesto per un'arma. Ma lo sforzo tecnico non è proporzionale: quasi tutto il lavoro di separazione è già stato fatto.

Livello di arricchimento raggiunto60% su 90%

Lavoro di separazione già compiuto~99%

- - grado militare (90%)

Con centrifughe operative e scorte intatte, l'ultimo tratto dell'arricchimento richiederebbe tempi relativamente brevi. Secondo il fisico James Acton (Carnegie), quanto resta del programma basterebbe a produrre una bomba in meno di un anno.

Dove si trova, probabilmente


Stime dell'Institute for Science and International Security sulla ripartizione dei 440,9 kg tra i tre siti principali. I cerchi sono proporzionali ai chilogrammi stimati: tocca un sito per aprire la sua scheda.

Mar Caspio Golfo Persico Teheran
Fordow fino a 80 kg Natanz 74–96 kg Pickaxe Mt. in costruzione Isfahan 265–287 kg

Il triangolo indica Pickaxe Mountain, il nuovo impianto in scavo ad appena un chilometro e mezzo da Natanz. Nessuna stima è verificata dagli ispettori.

Che cosa resta dei quattro siti chiave


Isfahan Natanz Fordow Pickaxe Mt.

Isfahan Gravi danni
2 impianti di conversione e arricchimento ancora pesantemente danneggiati

I raid americani e israeliani del giugno 2025 hanno colpito duramente il complesso, ma con ogni probabilità le scorte di uranio altamente arricchito sono rimaste al loro posto, nei tunnel sotterranei.

A marzo l'intelligence statunitense ha concluso che gli iraniani potrebbero raggiungere il materiale solo attraverso uno stretto passaggio, sorvegliato senza interruzione dagli Stati Uniti.

Natanz Colpito due volte
2002 l'anno in cui i dissidenti ne rivelarono l'esistenza al mondo

È il più grande sito di arricchimento del Paese e gran parte delle attività si svolge sottoterra. I raid del giugno 2025 hanno distrutto le strutture in superficie.

Gli attacchi del marzo 2026 hanno invece colpito gli ingressi dell'impianto sotterraneo, forse nel tentativo di seppellire le scorte custodite all'interno.

Fordow Forse inutilizzabile
12 bombe anti-bunker sganciate sull'impianto nel giugno 2025

A lungo considerato dagli iraniani l'impianto più avanzato e meglio protetto, perché scavato sotto la roccia. Secondo l'intelligence statunitense i bombardamenti potrebbero averlo reso inutilizzabile.

I quattro ingressi sono rimasti interrati almeno fino a metà maggio, e l'Iran ha collocato ostacoli sulle strade dirette ai tunnel, forse per rallentare un nuovo attacco.

Pickaxe Mountain In costruzione
2020 l'anno dell'annuncio: un impianto di centrifughe a prova di bomba anti-bunker

Sorge a poco più di un chilometro e mezzo da Natanz, scavato a una profondità pensata per resistere anche agli ordigni più potenti. Gli esperti ritengono che non sia ancora operativo.

Le immagini satellitari mostrano che gli scavi sono proseguiti anche dopo il Memorandum d'Intesa del 17 giugno, che impegna l'Iran a lasciare gli impianti nucleari nelle condizioni in cui si trovano.

Il punto

Se le scorte fossero intatte e le centrifughe operative, il materiale basterebbe in teoria per circa dieci ordigni atomici. Non significa dieci bombe pronte: mancherebbero la conversione in metallo, i nuclei e l'assemblaggio delle armi.

Durante i negoziati, secondo l'inviato USA Steve Witkoff, i rappresentanti iraniani avrebbero rivendicato 460 kg di uranio al 60%, sufficienti per undici ordigni. Il resoconto non è stato verificato in modo indipendente.

Fonte: AIEA (rapporto febbraio 2026, stima al 13 giugno 2025); Institute for Science and International Security, giugno 2026; New York Times; Carnegie Endowment for International Peace; Dipartimento della Difesa USA (briefing del 22 giugno 2025) e analisi geologiche pubbliche per profondità e penetrazione. Le stime sulla ripartizione per sito non sono verificate dagli ispettori.

Che cosa resta di Isfahan, Natanz e Fordow


Il complesso di Isfahan ha subito gravi danni durante i raid statunitensi e israeliani del giugno 2025. Due impianti per la conversione o l'arricchimento dell'uranio risultano ancora pesantemente danneggiati, mentre con ogni probabilità le scorte di uranio altamente arricchito sono rimaste al loro posto, secondo l'Iran Nuclear Monitor del Consiglio Europeo per le Relazioni Internazionali. A marzo l'intelligence statunitense ha concluso che gli iraniani sarebbero in grado di raggiungere il materiale solo attraverso uno stretto passaggio, sorvegliato senza interruzione dagli Stati Uniti.

L'Institute for Science and International Security, un centro di ricerca di Washington, stima che a Isfahan siano ancora sepolti tra 265 e 287 kg di uranio altamente arricchito, mentre fino a 80 kg si troverebbero a Fordow e la parte restante a Natanz.

Anche Grossi indica Natanz come possibile deposito di una quota minore delle scorte. È il più grande sito di arricchimento del Paese e Teheran non ne dichiarò l'esistenza agli ispettori dell'ONU fino al 2002, quando alcuni dissidenti ne rivelarono l'esistenza. Gran parte delle attività di arricchimento si svolge sottoterra. I raid del giugno 2025 hanno distrutto le strutture in superficie; gli attacchi del marzo 2026 hanno invece colpito gli ingressi dell'impianto sotterraneo, forse nel tentativo di seppellire le scorte.

A poco più di un chilometro e mezzo da Natanz sorge Pickaxe Mountain, la "Montagna del Piccone". Nel 2020 le autorità iraniane annunciarono che vi avrebbero costruito un impianto per la produzione di centrifughe, scavato a una profondità tale da resistere anche alle più potenti bombe anti-bunker. Gli esperti ritengono che il sito non sia ancora operativo, ma le immagini satellitari mostrano che i lavori sono proseguiti anche dopo gli attacchi del 2025. Trump ha minacciato più volte di bombardarlo, senza finora passare all'azione. Il Memorandum d'Intesa firmato il 17 giugno impegna l'Iran a lasciare gli impianti nucleari nelle condizioni in cui si trovano; gli scavi nella montagna, tuttavia, sono continuati anche dopo la firma.

Fordow è stato a lungo considerato dagli iraniani l'impianto più avanzato e meglio protetto, perché sepolto sotto la roccia. Ma nel giugno 2025 dodici bombe di grandi dimensioni lo hanno danneggiato gravemente e potrebbero averlo reso inutilizzabile, secondo le valutazioni dell'intelligence statunitense diffuse lo scorso anno. I quattro ingressi sono rimasti interrati almeno fino alla metà di maggio, come ha riferito in giugno l'Institute for Science and International Security. Le immagini satellitari di quelle settimane mostrano inoltre che l'Iran stava collocando ostacoli sulle strade dirette ai tunnel, forse per rallentare un nuovo attacco.

Il limite della strategia militare


L'Iran sostiene che il suo programma abbia finalità esclusivamente civili, ma l'arricchimento dell'uranio a livelli prossimi a quello militare e i tentativi di sottrarsi alle ispezioni alimentano da anni l'allarme internazionale sulle reali intenzioni del regime iraniano. James Acton, fisico ed esperto di Iran al Carnegie Endowment for International Peace, ha detto al New York Times che quanto resta del programma sarebbe sufficiente a produrre una bomba "in meno di un anno", forse molto meno, in assenza di nuovi interventi.

Ellie Geranmayeh, responsabile dell'Iran Nuclear Monitor per il think tank europeo, non indica una scadenza precisa. Nella sua ultima analisi avverte però che, senza controlli internazionali, l'Iran potrebbe arricchire rapidamente le scorte esistenti fino al grado militare. La capacità nucleare iraniana, ha spiegato al quotidiano statunitense, "in gran parte è ancora lì".

Infine per Daryl Kimball, direttore esecutivo dell'Arms Control Association, la politica della "massima pressione" e le iniziative militari di Trump non hanno distrutto, né possono distruggere, il potenziale nucleare iraniano. Kimball lo ha affermato in una recente analisi, nella quale definisce la guerra contro l'Iran un errore da 100 miliardi di dollari. A dimostrare il fallimento della strategia, sostiene, è il tentativo dello stesso presidente di fermare ora i combattimenti e tornare al tavolo negoziale. All'origine di tutta la crisi odierna, secondo Kimball, ci sarebbe la decisione di Trump, durante il suo primo mandato, di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo nucleare del 2015, aprendo così la strada alla ricostituzione del programma iraniano.


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KI und Rechenzentren verbrauchen nicht nur sehr viel Strom, sondern auch richtig viel Wasser.

Aber warum eigentlich? Wie viel genau? Und ist das ein Problem? Das erkläre ich in unserem neuen FAQ.

Spoiler: Verlässliche Zahlen zum Verbrauch gibt es nicht, weder für einzelne KI-Modelle noch insgesamt. Aber es gibt Schätzungen, die es in sich haben.

Was wir wissen: Allein Googles Wasserverbrauch hat sich in den letzten 5 Jahren fast verdreifacht, auf 41 Milliarden Liter.

netzpolitik.org/2026/genug-fue…

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La rassegna stampa di martedì 11 agosto 2026


L'Amministrazione Trump firma un ordine per ridurre i vaccini pediatrici tra le critiche dei medici; un volo militare segreto svela le tensioni con l'Iran, un giudice blocca la tassa di Mamdani sulle seconde case e Wall Street lancia un piano da 500 miliardi sull'IA

Questa è la rassegna stampa di martedì 11 agosto 2026

L'Amministrazione Trump firma un ordine esecutivo per ridurre i vaccini pediatrici


Il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che punta a ridurre il calendario delle vaccinazioni infantili e a scindere la somministrazione del vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia, scavalcando le raccomandazioni dei Centri per il controllo delle malattie. Il provvedimento, promosso con il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., ha suscitato la dura reazione dell'Accademia americana di pediatria e dell'Associazione medica americana, che lo hanno definito "pericoloso" mentre nel Paese i casi di morbillo toccano il livello più alto degli ultimi 35 anni.

Fonti: BBC News, NPR, The Hill

Trump lasciò la Turchia con un volo militare segreto per una minaccia iraniana


Secondo quanto riportato, il mese scorso il presidente Trump lasciò la Turchia a bordo di un aereo militare segreto dopo il vertice della NATO ad Ankara, mentre la Casa Bianca faceva credere che viaggiasse sull'Air Force One. L'espediente, motivato da una minaccia di attentato iraniana, prevedeva di nascondere il presidente in un container per il catering dell'aeroporto per trasferirlo su un velivolo più piccolo.

Fonti: The New York Times, The Guardian

Trump chiede un risarcimento all'Iran mentre resta bloccata la riapertura dello Stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha chiesto un risarcimento all'Iran e si è detto pronto a lasciar crescere la pressione economica su Teheran, dopo la guerra tra i due Paesi. Intanto l'accordo tra Iran e Oman per riaprire lo Stretto di Hormuz rischia di saltare per le richieste elevate avanzate da Teheran, che condiziona la riapertura della via d'acqua al rispetto di alcune condizioni da parte di Washington.

Fonti: Bloomberg, The Hill

Un giudice blocca temporaneamente la tassa di Mamdani sulle seconde case a New York


Un giudice di New York ha sospeso temporaneamente la nuova tassa voluta dal sindaco Zohran Mamdani sulle seconde case di valore superiore ai 5 milioni di dollari, accogliendo il ricorso di alcuni proprietari. Il tribunale ha inoltre ordinato all'amministrazione comunale di rimuovere l'elenco pubblico con nomi e indirizzi di oltre 900.000 proprietari; il Comune ha annunciato che presenterà appello.

Fonti: Fox News, The Wall Street Journal

Sei grandi società finanziarie lanciano un piano da 500 miliardi di dollari per l'intelligenza artificiale


Sei colossi finanziari di Wall Street hanno annunciato un'iniziativa da 500 miliardi di dollari per raccogliere fondi a favore dei clienti di Nvidia, così da finanziare la potenza di calcolo necessaria al boom dell'intelligenza artificiale. L'accordo, siglato in partnership con Nvidia, punta a sostenere la costruzione delle infrastrutture e dei data center che alimentano il settore.

Fonti: The New York Times, Financial Times, Semafor

La società di media di Trump registra una perdita da 238 milioni di dollari


Trump Media & Technology, proprietaria della piattaforma Truth Social, ha comunicato una perdita di 238 milioni di dollari nel secondo trimestre, appesantita dal calo delle criptovalute e dai nuovi investimenti avviati dall'azienda. Il nuovo amministratore delegato ha annunciato che la società tornerà a concentrarsi sui social media, con un servizio a pagamento per l'accesso anticipato ai messaggi del presidente.

Fonti: BBC News, The Guardian

L'Amministrazione intensifica la caccia ai non cittadini nelle liste elettorali


Il Dipartimento per la Sicurezza interna sta intensificando la ricerca di cittadini stranieri iscritti nelle liste elettorali, e un numero crescente di immigrati che dicono di essersi registrati per errore durante il rinnovo della patente rischia ora l'espulsione. Il presidente Trump sostiene che centinaia di migliaia di non cittadini siano registrati illegalmente per votare, ma i funzionari elettorali statali chiedono prove, temendo ripercussioni sulle elezioni di metà mandato.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal

Un'epidemia di salmonella aggrava la crisi sulla sicurezza alimentare di Taylor Farms


Taylor Farms, uno dei principali fornitori di prodotti ortofrutticoli del Nord America, è al centro di una crisi sulla sicurezza alimentare dopo che la Food and Drug Administration ha collegato a jalapeños distribuiti dai suoi fornitori 345 casi di salmonella, con 36 ricoveri. L'azienda, che rifornisce catene come Walmart, Target e Chipotle, ha avviato un richiamo volontario dei prodotti mentre affronta in parallelo un'altra epidemia legata alla lattuga.

Fonti: Axios

Le primarie in diversi Stati aprono la corsa alle elezioni di metà mandato


Diversi Stati sono chiamati alle urne per le primarie in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. In Wisconsin la corsa alla nomination democratica per il governatore vede in testa la socialista Francesca Hong, un risultato che allarma l'establishment del partito, mentre in Minnesota si contendono la candidatura al Senato la vicegovernatrice Peggy Flanagan e la deputata Angie Craig; in Alabama gli elettori tornano al voto dopo il ridisegno dei collegi.

Fonti: The Wall Street Journal, The Guardian, NPR

Luglio è stato il mese più caldo mai registrato negli Stati Uniti continentali


Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, lo scorso luglio è stato il mese più caldo mai registrato negli Stati Uniti continentali. Il dato conferma la tendenza all'aumento delle temperature nel Paese e arriva in un'estate segnata da ripetute ondate di calore.

Fonti: The Hill, The Wall Street Journal

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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La fonderia di alluminio di Trump spacca i Repubblicani nella corsa a governatore dell'Oklahoma


Il 25 agosto il ballottaggio delle primarie: il procuratore generale Gentner Drummond vuole bloccare l'impianto da 4 miliardi di dollari, Mike Mazzei lo difende dopo l'endorsement del presidente.

La fonderia di alluminio più grande dell'emisfero occidentale, che il presidente Donald Trump vuole far costruire in una zona rurale dell'Oklahoma, ha spaccato gli elettori Repubblicani dello Stato ed è diventata il tema centrale della corsa a governatore. I due Repubblicani che il 25 agosto si sfideranno per la nomination del partito hanno posizioni opposte sull'impianto.

Nessuno dei due ha superato il 50% dei voti nelle primarie del 16 giugno e quindi si torna alle urne per un ballottaggio, il secondo turno previsto in diversi Stati americani quando nessun candidato raggiunge la maggioranza assoluta. Le loro posizioni mostrano quanto una parte dei conservatori sia disposta a smarcarsi dal presidente e a usare i grandi progetti industriali come leva elettorale.

"Non lascerò che venga costruita", ha detto Gentner Drummond, procuratore generale dell'Oklahoma, l'ufficio che rappresenta lo Stato in giudizio, durante un confronto pubblico del mese scorso con il suo avversario, l'ex senatore statale Mike Mazzei. "Dobbiamo proteggere i terreni agricoli".

Il progetto vale 4 miliardi di dollari e sarebbe il primo impianto di questo tipo negli Stati Uniti dal 1980. La fonderia dovrebbe sorgere a Inola, circa 48 chilometri a est di Tulsa (la seconda città dello Stato) e produrre 750.000 tonnellate di alluminio all'anno. A costruirla sarebbero Emirates Global Aluminium e Century Aluminum, con un finanziamento da 500 milioni di dollari del Dipartimento dell'Energia, il ministero americano dell'energia. Il progetto ha però incontrato l'opposizione della comunità in cui dovrebbe sorgere.

Il caso è entrato nella campagna elettorale a maggio, quando Trump ha annunciato il suo sostegno a Mazzei in vista delle primarie del 16 giugno. Mazzei era stato contrario alla fonderia fino al giorno dell'endorsement. Pochi giorni dopo Drummond ha presentato, dall'ufficio del procuratore generale, una causa per bloccare la costruzione dell'impianto da parte delle due aziende, una mossa che i suoi avversari hanno descritto come un tentativo di usare il progetto come arma elettorale.

La strategia ha funzionato. Chi vince il ballottaggio è il favorito per le elezioni generali di novembre in uno Stato profondamente Repubblicano, dove quasi due elettori su tre hanno votato per Trump in ciascuna delle ultime tre elezioni presidenziali e dove un Democratico non conquista la carica di governatore da vent'anni. Dei due sondaggi condotti in vista del secondo turno, uno dà in vantaggio Drummond e l'altro Mazzei.

"Dietro la mossa di Drummond c'è sicuramente la politica", ha detto Seth McKee, professore di scienze politiche alla Oklahoma State University. "Se imposta bene la questione, può vincere la corsa a governatore su questo tema".

La domanda crescente di alluminio e i dazi del 50% imposti dal presidente sul metallo hanno favorito una ripresa della produzione negli Stati Uniti. Circa metà dell'alluminio usato nel paese è importato, in gran parte dal Canada. Il progetto dell'Oklahoma è centrale nei piani dell'Amministrazione per aumentare la produzione americana di minerali. Magnitude 7 Metals, per esempio, sta riaprendo in Missouri una fonderia degli anni Settanta che aveva chiuso nel 2024, un impianto che nel 2019 era stato classificato come il peggior inquinatore del paese.

A giugno Trump ha scritto su Truth Social, il suo social network, che Drummond "vuole detronizzare" un progetto tra i migliori mai concepiti "o costruiti nel grande Stato dell'Oklahoma". Drummond ha risposto di restare il "più grande alleato" del presidente in Oklahoma e di essere criticato "per aver fatto il mio lavoro" nella difesa dell'ambiente dello Stato. "È diventata una questione rilevante quando Trump ha deciso che chi avesse cambiato idea avrebbe ottenuto il suo sostegno e il suo endorsement", ha detto a Reuters. "Mazzei è stato fin troppo contento di svendere l'Oklahoma".

Mazzei, che dirige una società di gestione patrimoniale a Tulsa, ha detto in una nota di essere "orgoglioso di stare al fianco del presidente Trump" e di sostenere un progetto che il presidente stesso ha definito un imperativo di sicurezza nazionale. La sua campagna ha rifiutato diverse richieste di intervista.

Drummond, la cui famiglia gestisce un ranch di bestiame, teme che la fonderia inquini l'aria e l'acqua. Ha definito i proprietari di Emirates Global Aluminium, fondi sovrani legati al governo degli Emirati Arabi Uniti, una "monarchia straniera islamica". L'agricoltura pesa sul prodotto interno lordo dello Stato molto meno dell'industria pesante, ma gli allevatori restano un blocco elettorale importante in un territorio dove i due settori convivono da decenni.

Il governatore uscente Kevin Stitt, che non può ricandidarsi per il limite dei mandati, ha dato il suo sostegno a Mazzei e ha lavorato perché l'Oklahoma diventi il centro dell'espansione americana nei minerali critici. "È molto spiacevole che il procuratore generale dello Stato usi letteralmente tattiche allarmistiche per confondere le persone e trasformare tutto questo in un caso, solo perché non ha ottenuto l'endorsement di Trump", ha detto Stitt a Reuters.

Century ed Emirates Global Aluminium hanno detto di volere rispettare "i più alti standard di prestazione ambientale" e le norme in vigore. Un portavoce ha aggiunto che le due aziende lavoreranno con chiunque vinca la corsa.

A Inola, una comunità agricola di circa 2.000 abitanti che si presenta come la "capitale mondiale del fieno", il progetto ha toccato un nervo scoperto. Il consiglio comunale ha imposto una moratoria sui permessi per una nuova fonderia fino alla fine di settembre, per il timore che le emissioni danneggino il bestiame.

Il Dipartimento dell'Energia sta facendo campagna tra gli elettori a favore dell'impianto. "Avere una fonderia nella propria comunità significa posti di lavoro stabili e importanti che non saranno mai sostituiti dall'intelligenza artificiale", ha detto a Reuters Audrey Robertson, sottosegretaria all'Energia. Robertson è volata a Inola per la riunione del consiglio comunale di giugno ed è stata interrotta dai presenti, che le hanno gridato di costruire la fonderia a Mar-a-Lago, il circolo privato di Trump in Florida.


Andy Ogles perde le primarie in Tennessee nonostante il sostegno di Trump


Il deputato repubblicano Andy Ogles, uno dei più fedeli sostenitori del presidente Donald Trump alla Camera, ha perso le primarie del suo partito in Tennessee. Nel quinto distretto congressuale è stato battuto da Charlie Hatcher, ex commissario statale all'agricoltura, con il 53,2% dei voti contro il 46,8%, cioè 36.524 preferenze contro 32.078. Le primarie servono a scegliere il candidato che ogni partito schiererà a novembre, quando si rinnova l'intera Camera dei Rappresentanti.

Primarie repubblicane · 6 agosto 2026
Tennessee, primarie repubblicane nel 5° distretto
Charlie Hatcher batte il deputato uscente Andy Ogles — Camera degli Stati Uniti
Focus America

CandidatoVoti%

Charlie Hatcher
Vincitore — corsa assegnata dall'Associated Press

36.524
53,2%

Andy Ogles
Deputato uscente

32.078
46,8%

68.602voti totali
>95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press. Risultati non definitivi.

È la seconda sconfitta in una settimana per un candidato alla Camera sostenuto dal presidente. Martedì in Michigan Amir Hassan, anche lui appoggiato da Trump, aveva perso contro un rivale che si era ritirato dalla corsa a luglio. La settimana scorsa il presidente aveva organizzato per Ogles un comizio telefonico, un evento in cui il candidato parla agli elettori collegati per telefono, mentre lo speaker della Camera Mike Johnson aveva fatto campagna per lui a distanza.

Hatcher, allevatore di mucche da latte di quinta generazione, ha condotto una campagna da conservatore meno appariscente e ha incassato nei giorni finali l'appoggio del governatore Bill Lee, che raramente interviene nelle primarie contese del suo partito. "Charlie è stato al fianco del presidente Trump fin dal primo giorno" ha detto Lee in un video pubblicato sui social, aggiungendo che avrebbe "garantito l'agenda del presidente". Lee ha detto di conoscere Hatcher da più di vent'anni. Lo stesso Hatcher, pur senza l'endorsement di Trump, ha insistito in campagna sul proprio sostegno al presidente e ha chiesto agli elettori di "assumere un agricoltore".

Sul risultato ha pesato anche un super PAC, uno di quei comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato purché non si coordinino con la sua campagna. La Invest in Tomorrow Coalition, finanziata da aziende che sviluppano impianti di energia rinnovabile, ha speso 2 milioni di dollari da metà luglio per far cadere Ogles, che ha reagito dicendo di essere il bersaglio dei "liberali di sinistra".

"Il distretto ha dimostrato ancora una volta che mettersi di traverso al futuro energetico dell'America ha un prezzo politico salato" ha detto in una nota Tom Matzzie, presidente della coalizione, aggiungendo che il gruppo continuerà "a punire i parlamentari di entrambi i partiti che vogliono fare politica con i posti di lavoro americani, la sicurezza energetica e i prezzi delle bollette". Ogles nelle ultime settimane aveva accusato il gruppo di voler "comprare" il suo seggio e aveva fatto notare che la fattoria di Hatcher, candidatosi prima che i confini venissero ridisegnati, era finita fuori dal distretto con la nuova mappa.

Eletto per la prima volta nel 2022, Ogles si era costruito una notorietà nazionale con le sue dichiarazioni. Ha depositato una risoluzione per modificare la Costituzione e permettere a Trump un terzo mandato e una proposta di legge intitolata "Make Greenland Great Again" a sostegno del desiderio del presidente di comprare il territorio danese. In un messaggio sui social aveva invitato con toni volgari il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a tornarsene in Europa, dopo l'incontro alla Casa Bianca del 2025 in cui secondo lui non aveva mostrato abbastanza rispetto per Trump.

All'inizio del mese del Pride il suo account ufficiale su X aveva pubblicato un messaggio in cui si diceva che "l'omosessualità non ha posto in America". Il post ha provocato critiche insolite dai suoi stessi compagni di partito. Ogles si è scusato e lo ha cancellato dando la colpa a un membro del suo staff della comunicazione. A marzo aveva pubblicato almeno una decina di messaggi contro i musulmani, tra cui uno in cui scriveva che "i musulmani non appartengono alla società americana".

Sul deputato pesavano anche guai giudiziari. Nel 2024 l'FBI, la polizia federale americana, gli aveva sequestrato il cellulare nell'ambito di un'indagine su un prestito da 320mila dollari che aveva dichiarato di aver fatto alla propria campagna nel 2022. Ogles ha poi corretto la cifra dicendo di aver prestato solo 20mila dollari. L'amministrazione Trump ha archiviato l'indagine all'inizio di quest'anno, mentre resta aperta un'inchiesta dell'ufficio etico del Congresso sul rispetto delle norme sul finanziamento delle campagne elettorali. Ogles ha inoltre gonfiato il proprio curriculum di studi e di lavoro, come hanno documentato l'emittente locale NewsChannel5 e il Washington Post.

La sfida si è giocata su una mappa elettorale nuova. A maggio i parlamentari repubblicani del Tennessee hanno approvato un nuovo disegno dei collegi dopo la decisione della Corte Suprema che ha indebolito il Voting Rights Act, la legge del 1965 che protegge il diritto di voto delle minoranze. La nuova mappa dovrebbe fruttare ai repubblicani un seggio in più e punta a far vincere al partito tutti e nove i distretti dello Stato. Il quinto distretto, che prima comprendeva parte di Nashville, ora si allunga da Memphis fino al confine con il Kentucky e scende di nuovo verso la contea di Williamson, toccando pezzi di diciassette contee.

Il nuovo disegno ha spezzato anche il distretto a maggioranza nera di Memphis, l'unico in mano ai democratici, distribuendo i suoi elettori su territori conservatori. Steve Cohen, unico deputato democratico della delegazione del Tennessee, ha rinunciato a ricandidarsi nel seggio diventato repubblicano dopo quasi vent'anni.

A novembre Hatcher affronterà Chaz Molder, sindaco di Columbia, che ha vinto le primarie democratiche con il 40,5% battendo altri quattro candidati. Molder ha raccolto 2,6 milioni di dollari entro metà luglio, molto più di qualsiasi altro candidato dei due partiti nel distretto. Il comitato che finanzia le campagne dei democratici alla Camera lo ha inserito nel programma riservato alle sue reclute migliori. La sua campagna è centrata sul costo della vita, sull'accesso alle cure sanitarie e sulla casa.

La sconfitta di Ogles complica i piani dei democratici. Il partito contava su un contesto nazionale favorevole e sulle polemiche attorno al deputato uscente per rendere contendibile un seggio che resta considerato saldamente repubblicano. Tra i democratici c'era chi riteneva Ogles l'avversario più facile da battere. I nuovi confini danno comunque a Hatcher un vantaggio di partenza.

L'appoggio del presidente ha continuato a pesare nella grande maggioranza delle primarie repubblicane di quest'anno, come hanno mostrato le analisi sui candidati in corsa, ma le eccezioni si accumulano. Nelle corse per il governatore in Iowa e in Georgia sono stati sconfitti Randy Feenstra e il vicegovernatore Burt Jones, mentre in South Carolina Trump ha dovuto ripiegare su un doppio endorsement dopo che la sua prima scelta, la vicegovernatrice Pamela Evette, non era riuscita a evitare il ballottaggio e aveva poi perso.

Nel nono distretto, quello di Memphis smembrato dalla nuova mappa, ha vinto le primarie democratiche Justin Pearson con il 65,8% contro il 24,2% della senatrice statale London Lamar. Pearson era diventato noto a livello nazionale nel 2023 come uno dei tre parlamentari del Tennessee che i repubblicani dell'assemblea statale provarono a espellere dopo una protesta sul controllo delle armi: fu cacciato e poi reintegrato. A novembre affronterà il senatore statale Brent Taylor, che ha vinto le primarie repubblicane con il 46% ed è sostenuto dal presidente e dai due senatori repubblicani dello Stato. Taylor ha descritto la propria campagna come un'"assicurazione blindata contro l'impeachment".

Le primarie di giovedì hanno definito anche la sfida per il governatore. La senatrice Marsha Blackburn ha vinto quelle repubblicane con il 43,4%, davanti al deputato John Rose (32,9%) e al parlamentare statale Monty Fritts (23,4%). Il presidente non si è schierato e Blackburn ha rivendicato il proprio sostegno alla sua agenda, mentre Rose l'attaccava per aver votato la certificazione della vittoria elettorale di Joe Biden nel 2020 e per il rifiuto di partecipare a un dibattito. Tra i democratici ha vinto con il 69% Jerri Green, consigliera comunale di Memphis, davanti all'attivista Carnita Atwater. Il prossimo governatore del Tennessee sarà comunque una donna, la prima nella storia dello Stato.


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I conservatori americani preparano una battaglia lunga decenni contro lo ius soli


Dopo la sconfitta alla Corte Suprema, avvocati conservatori e falchi dell'immigrazione si sono riuniti a Washington per pianificare una campagna lunga decenni, come quella contro Roe v. Wade

Un gruppo di avvocati conservatori, ex collaboratori del presidente Donald Trump e falchi dell'immigrazione si è riunito a fine luglio a Washington per trasformare la cancellazione della cittadinanza per nascita in un progetto destinato a durare decenni. L'incontro, di cui ha dato conto Politico, si è svolto a Bellator Hall, un luogo di ritrovo della destra a pochi passi da Capitol Hill, poche settimane dopo la bocciatura della Corte Suprema.

I partecipanti sanno che si tratta di una battaglia che potrebbe sopravvivere ad alcuni dei presenti nella sala. L'hanno paragonata alla campagna durata decenni per cancellare il diritto costituzionale all'aborto e a quella che ha rovesciato la cosiddetta "Chevron deference", la dottrina secondo cui i giudici dovevano rimettersi all'interpretazione di un'agenzia federale quando una legge è ambigua. Gli alleati conservatori del presidente sostengono che la sconfitta davanti alla Corte Suprema abbia dato nuova forza al movimento.

"Hanno trasformato la cittadinanza per nascita nella prossima Roe v. Wade, che dovremo passare i prossimi cinquant'anni a ribaltare", ha detto durante l'evento Mike Davis, fondatore di Article III Project, un'organizzazione legale vicina al presidente. "Hanno distrutto il nostro potere sovrano più importante come popolo, cioè la nostra sovranità, il controllo di chi entra e chi esce e di chi diventa uno di noi".

Discussioni parallele sono andate avanti dentro la Casa Bianca, dove nelle ultime settimane i collaboratori del presidente hanno valutato diverse opzioni. L'attenzione si è concentrata soprattutto sulle donne che arrivano negli Stati Uniti con l'obiettivo principale di partorire per far ottenere al figlio la cittadinanza americana.

L'amministrazione ha lasciato scadere il termine per chiedere alla Corte Suprema di riesaminare la sentenza di giugno. Giovedì il presidente, affiancato dal vice capo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller, ha firmato due ordini esecutivi che restringono la cittadinanza per nascita e colpiscono il "turismo delle nascite", l'ultimo tentativo della Casa Bianca di aggirare la decisione dei giudici.

I due ordini sono molto meno di quello che il presidente voleva ottenere e si limitano a ridurre la platea di chi ha diritto alla cittadinanza. Il primo riguarda i figli del personale diplomatico straniero che lavora negli Stati Uniti, i figli di chi il testo definisce "nemici stranieri" del paese, categoria che comprende le organizzazioni terroristiche straniere, e i figli delle donne che entrano negli Stati Uniti con il solo scopo di partorire perché il bambino ottenga la cittadinanza. "Stiamo agendo per fare in modo che un gran numero di persone che otterrebbero indebitamente la cittadinanza per nascita non abbia più diritto a quei benefici", ha detto Miller ai giornalisti giovedì.

Per più di un secolo il consenso giuridico è stato che chiunque nasca sul suolo americano è cittadino, con poche eccezioni, un diritto garantito dal quattordicesimo emendamento della Costituzione. Il presidente ha provato a cambiarlo con un ordine esecutivo molto ampio firmato nel primo giorno del suo secondo mandato.

Nella sentenza Trump v. Barbara cinque giudici, il presidente della Corte John Roberts, la giudice Amy Coney Barrett e i tre giudici progressisti, hanno stabilito che il quattordicesimo emendamento garantisce la cittadinanza a chi nasce nel paese. Brett Kavanaugh ha scritto che l'ordine esecutivo violava una legge federale ma che il Congresso ha il potere di porre fine alla cittadinanza per nascita.


Trump prova a limitare la cittadinanza per nascita dopo la bocciatura della Corte Suprema


Il presidente Donald Trump ha firmato giovedì 6 agosto due ordini esecutivi per limitare la cittadinanza per nascita e per colpire il cosiddetto turismo delle nascite, poco più di un mese dopo la sentenza con cui la Corte Suprema aveva bocciato il suo primo tentativo di cancellare quel diritto. Negli Stati Uniti chi nasce sul territorio nazionale diventa automaticamente cittadino americano a prescindere dallo status dei genitori, una regola fissata dal quattordicesimo emendamento della Costituzione, approvato dopo la guerra civile.

Il primo ordine esclude dalla cittadinanza automatica i figli di chi lavora per ambasciate o per organizzazioni straniere, di chi agisce per conto di governi stranieri, dei membri di organizzazioni terroristiche straniere e di chi il governo americano classifica come "nemico straniero". Restano fuori anche i bambini nati da genitori che hanno ottenuto la cittadinanza con la frode e quelli di madri che mentono sulle ragioni del viaggio negli Stati Uniti mentre sono incinte. Una terza categoria riguarda i nati nei territori americani, ma per intervenire su quel punto servirebbe una legge del Congresso.

Il secondo ordine punta a rendere più difficile ottenere un visto per chi vuole partorire negli Stati Uniti. Will Scharf, segretario dello staff della Casa Bianca, ha detto che tra le misure allo studio c'è il rifiuto del visto ai visitatori sospettati di arrivare nel paese solo per far nascere un figlio. Ha descritto un fenomeno che un tempo capitava per caso, quando una turista partoriva in anticipo, e che secondo lui si è trasformato in organizzazioni strutturate, a volte criminali, capaci di portare decine di migliaia di persone negli Stati Uniti con quell'unico scopo.

La legge americana vieta già di rilasciare un visto a chi vuole entrare nel paese con lo scopo principale di ottenere la cittadinanza per un figlio facendolo nascere sul territorio nazionale. Il Migration Policy Institute, un centro studi sulle migrazioni, ha ricordato in un'analisi del 2026 che chiedere un visto con quell'obiettivo è già considerato una frode e un motivo sufficiente per negarlo. Un funzionario del Dipartimento per la sicurezza interna ha detto al New York Times che il provvedimento sul turismo delle nascite non cambia nulla sul piano operativo perché si limita a ripetere norme già in vigore.

Non esiste una stima ufficiale di quante nascite rientrino in questa categoria. Il Migration Policy Institute calcola che siano circa 26mila su 3,5 milioni di nati ogni anno negli Stati Uniti, mentre uno studio di ricercatori della Pennsylvania State University diffuso nelle settimane della sentenza ha rilevato che meno dello 0,3% delle nascite americane riguarda donne arrivate come turiste. I figli di immigrati irregolari o di residenti temporanei sono invece più di 250mila l'anno. Alla domanda di un giornalista su quante persone beneficino della cittadinanza per nascita, il presidente ha risposto "centinaia di migliaia".

Trump ha detto che il quattordicesimo emendamento era stato scritto "per i bambini degli schiavi" e che oggi c'è chi ci costruisce sopra delle attività economiche. Ha raccontato di uomini arrivati negli Stati Uniti dichiarando di avere 56 e 98 figli e ha ripetuto che l'emendamento fu approvato una o due settimane dopo la fine della guerra civile. La ratifica arrivò invece più di tre anni dopo.

Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca e principale ispiratore della politica migratoria dell'amministrazione, ha detto che quell'emendamento fu approvato solo per garantire la cittadinanza ai figli degli schiavi e che non ha mai avuto altro significato. Ha indicato come base giuridica dei nuovi provvedimenti la sezione 215A della legge americana su immigrazione e cittadinanza (Immigration and Nationality Act), che a suo dire dà al presidente il potere di introdurre queste restrizioni. Il turismo delle nascite è per lui uno degli abusi più gravi del diritto americano.

La cittadinanza per nascita è uno dei temi centrali dell'agenda del secondo mandato, che il presidente ha costruito su una politica migratoria molto restrittiva. Chi la vuole abolire sostiene che renda il paese una calamita per chi vuole entrare e che la cittadinanza americana dovrebbe andare a chi la considera davvero un valore. Le associazioni per i diritti degli immigrati e molti giuristi rispondono che la Costituzione è chiara nello stabilire chi è cittadino e che restringere l'accesso creerebbe una categoria di persone di seconda classe.

La Corte Suprema aveva respinto il 30 giugno, con sei voti contro tre, l'ordine esecutivo firmato da Trump il primo giorno del suo secondo mandato, che negava la cittadinanza ai figli di immigrati irregolari e di residenti temporanei. Cinque giudici hanno scritto che quel diritto è garantito dalla Costituzione, il che significa che per cambiarlo servirebbe un emendamento costituzionale. Il sesto, Brett Kavanaugh, ha bocciato l'ordine sulla base della legge federale e non della Costituzione. Il presidente della Corte John Roberts, un conservatore, ha scritto nella sentenza che la cittadinanza era e resta "il diritto ad avere diritti".

Le eccezioni riconosciute dalla Corte restano limitate ai figli dei diplomatici e a quelli dei nemici durante un'occupazione ostile del territorio americano. Clarence Thomas, in un'opinione dissenziente sottoscritta dal solo Neil Gorsuch, ha scritto che i giudici hanno riscritto il quattordicesimo emendamento per riconoscere un diritto alla cittadinanza ai figli dei turisti delle nascite e degli stranieri irregolari. Samuel Alito ha depositato un'opinione dissenziente da solo, sostenendo che così l'emendamento garantisce la cittadinanza a quasi chiunque nasca nel paese.

Trump aveva seguito di persona la discussione orale del caso alla Corte Suprema, cosa che nessun presidente americano aveva mai fatto. Dopo la sentenza aveva annunciato che avrebbe chiesto ai giudici di riesaminare la decisione, una richiesta che la Corte non accoglie da decenni, ma il termine per depositarla è scaduto la settimana scorsa senza che la Casa Bianca la presentasse. "Pensavo che avremmo vinto alla Corte Suprema. Purtroppo abbiamo avuto una decisione sbagliata, molto ingiusta", ha detto giovedì nello Studio Ovale, aggiungendo che ora l'amministrazione punta ad arrivare allo stesso risultato per un'altra strada.

L'American Civil Liberties Union, la principale associazione americana per i diritti civili, prevede che anche il nuovo tentativo sarà respinto. "La Corte Suprema ha già deciso su questo punto: la cittadinanza per nascita è garantita dalla Costituzione. Nessun ordine esecutivo può cambiare il significato della Costituzione", ha dichiarato Cody Wofsy, vicedirettore del programma per i diritti degli immigrati dell'organizzazione.

I due ordini apriranno con ogni probabilità una nuova stagione di cause. I tribunali di grado inferiore hanno già respinto in altri procedimenti legati alle politiche migratorie dell'amministrazione l'uso delle categorie di "nemico straniero" e di esercito invasore. La legge federale dà al governo ampi poteri sull'ingresso nel paese ma vieta le discriminazioni nella concessione dei visti di immigrazione. Negare il visto alle donne incinte di alcuni paesi, come prevede l'ordine sul turismo delle nascite, potrebbe far nascere ricorsi proprio su quel terreno.


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Chiediamo troppo? 💫🇪🇺

#SanLorenzo #NotteDiSanLorenzo #Europa #UnioneEuropea #StelleCadenti #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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The Packing and Packaging Waste Regulation (PPWR) becomes effective August 12.

Indeed, it promotes the 5 Rs of the circular economy.. but get ready to register in each Member State where you sell - and pay an authorized representative for the privilege, too!

99.8% of the 34 Million EU businesses are SMEs. PPWR makes it too expensive for them to sell across borders because 27 bureaucracies are not willing to give up on their national systems.

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#EUpol #PPWR #packaging #waste #SME #Amazon

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Large companies can adapt in a heartbeat, but small businesses will be crushed by the red tape. This is not the European Single Market we stand for.

Why not an EU platform, with member states taking the burden of transmitting data into national systems if they need it? This is why we have launched the 1M campaign: we want to file European Citizens' Initiatives and influence the Commission's legislative agenda.

We are the 1 Million.

Sign up to make it happen: wearethe1million.eu

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Internship Opportunity:

Volt Europa is hiring interns to work with our Co-Presidents or in the General Secretary's Office. Six months, full-time, remote. Real political projects across 30+ countries.

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