Die digitale Brieftasche befindet sich auf der Zielgeraden. Und auf den letzten Metern hat die EU-Kommission die Schutzrechte der Nutzer:innen weiter ausgehöhlt. Die Bürgerrechtsorganisation epicenter.works mahnt zur Vorsicht.
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Gavin Newsom scommette che restare al fianco di Joe Biden lo premierà tra gli elettori democratici più di quanto lo farebbe prendere le distanze dall'ex presidente. È la strada opposta a quella scelta da quasi tutti gli altri possibili candidati in vista delle primarie democratiche del 2028, le elezioni interne con cui il partito sceglie il proprio candidato alla presidenza. Il governatore della California ha passato gli ultimi diciotto mesi a corteggiare l'ex presidente e la sua famiglia e a difenderne in pubblico l'operato, mentre gli altri se ne allontanavano.
Un appoggio pubblico di Biden potrebbe pesare molto. Tra gli elettori delle primarie democratiche, soprattutto neri e latini, l'ex presidente conserva un forte affetto, nonostante la sua impopolarità presso l'elettorato più ampio.
Newsom difende senza esitazioni l'eredità di Biden e la sua famiglia. Ne ricorda la capacità di far approvare grandi leggi con il sostegno di entrambi i partiti e ne elogia il carattere, in contrasto con quella che definisce la "puerilità" del presidente Trump. "Non volterò mai le spalle a Joe Biden", ha detto davanti a una folla in South Carolina all'inizio di quest'anno. Lo ha definito "uno dei presidenti di maggior successo dell'ultimo secolo" lo scorso autunno ad ABC News, pur ammettendo divergenze sulla politica migratoria di Biden, un tema che ha penalizzato i democratici nel 2024.
Per Newsom l'amministrazione Biden è stata "una lezione magistrale di politiche pubbliche", come ha detto in un'intervista a marzo. "Sono fortunato ad averlo conosciuto, a difenderlo e a difendere il suo carattere e a continuare a difendere il suo operato", ha aggiunto. La scorsa settimana ha ospitato nel suo podcast Hunter Biden, figlio dell'ex presidente, che ha più volte alluso a Newsom come prossimo presidente. "Verrò a fare campagna per te o contro di te, a seconda di cosa ti aiuta di più", gli ha detto Hunter, riprendendo una vecchia battuta del padre.
Joe Biden e il suo entourage oggi guardano a Newsom con molto più favore rispetto agli altri possibili candidati del 2028, compresa la sua ex vicepresidente Kamala Harris, secondo quanto riferisce Axios. Nel suo libro 107 Days, uscito l'anno scorso, Harris ha criticato con durezza Biden e l'ex first lady Jill Biden, definendo "un'incoscienza" la decisione dell'ex presidente di ricandidarsi a 81 anni. Letto quel passaggio durante la promozione del proprio libro, Jill Biden ha replicato seccamente alla NBC: "È il suo punto di vista e se la pensava così, avrebbe dovuto dirlo".
Anche altri aspiranti alla Casa Bianca criticano apertamente gli anni di Biden e la sua scelta di ricandidarsi. "Voglio che ammettiamo che l'amministrazione Biden ha commesso errori piuttosto gravi", ha detto a Semafor il senatore democratico del Connecticut Chris Murphy. Il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro ha criticato il modo in cui l'amministrazione ha applicato, o non applicato, alcune politiche: in un podcast ha ricordato che in Pennsylvania nessuno è stato collegato a internet veloce e a prezzi accessibili grazie alla legge voluta da Biden, perché i fondi stanziati non sono mai arrivati a destinazione.
Biden resta impopolare presso la maggioranza degli americani, ma gli elettori neri e latini, gruppi decisivi in una primaria democratica, lo sostengono molto di più. Un sondaggio realizzato il mese scorso dalla CNN con l'istituto SSRS ha rilevato che il 57% degli americani ha un'opinione positiva di Barack Obama, contro appena il 30% per Biden. Tra gli afroamericani il 53% giudica Biden in modo positivo e tra i latini la quota è del 40%, mentre solo il 23% dei bianchi la pensa allo stesso modo.
Allinearsi a Biden comporta però dei rischi per Newsom, oltre alle critiche all'operato dell'ex presidente. Dopo il disastroso dibattito del giugno 2024 contro Donald Trump, in cui Biden non riuscì a portare a termine i suoi ragionamenti, Newsom fu uno dei più strenui difensori della sua idoneità a restare in carica. Lo scorso novembre, alla trasmissione Meet the Press della NBC, sostenne di non aver mai visto Biden comportarsi come sul palco del dibattito, con "un'eccezione" che lo aveva colpito, una raccolta fondi nel sud della California: "Siamo rimasti tutti un po' sorpresi", disse, attribuendo l'episodio agli intensi spostamenti e al fuso orario.
Interpellato da Axios a marzo sul fatto che Biden potrebbe essere presidente oggi se fosse stato rieletto, Newsom non rispose direttamente ma disse che "i problemi di salute sono evidentemente accelerati", riferendosi alla diagnosi di cancro dell'ex presidente.
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Critical vulnerabilities dubbed Spyder and MaXSS have been discovered in the SiderAI and MaxAI Chrome extensions, which together are installed on over 10 million devices.dark6 (Secure Bulletin)
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Qualys researchers have exposed HazyBeacon, a stealthy APT campaign targeting Southeast Asian governments that uses AWS Lambda Function URLs as covert command-and-control relays.dark6 (Secure Bulletin)
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ESET researchers have exposed GentleKiller, the in-house EDR-killing framework of the Gentlemen ransomware gang, capable of disabling over 400 security processes across 48 products using BYOVD kernel driver abuse.dark6 (Secure Bulletin)
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A critical three-vulnerability exploit chain called AutoJack allows a single malicious web page to hijack Microsoft AutoGen Studio's browsing agent and execute arbitrary code on the developer's machine, requiring no user interaction beyond a URL subm…dark6 (Secure Bulletin)
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Statistik zu polizeilichem Schusswaffengebrauch: Neue Höchststände bei Polizeischüssen und Tasereinsätzen
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🇱🇾 Dal 24 maggio, Domenico “Nico” Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia sono detenuti a Benghazi con altri otto volontari del Global Sumud Land Convoy, diretto a Gaza con aiuti umanitari.
Arrestati mentre negoziavano il passaggio verso Sirte, hanno accesso irregolare agli avvocati e contatti limitati con le famiglie.
La detenzione è stata prorogata di 30 giorni.
Italia e Unione Europea agiscano subito per liberarli!
La solidarietà non è un crimine.
La detenzione arbitraria sì.
#GlobalSumudFlotilla #DirittiUmani #LiberateliSubito #Gaza #Libia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Mehr Verletzte und weiter viele Tote durch Polizeischüsse, dazu mehr Tasereinsätze: Aktuelle Zahlen aus Bund und Ländern zeigen, dass der Gebrauch polizeilicher Distanzwaffen deutlich zunimmt. Das widerlegt die Argumente von Taser-Befürwortern.
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Il presidente Donald Trump ha costruito la sua carriera politica sul nazionalismo, eppure il suo errore più sorprendente nel secondo mandato è stato proprio aver sottovalutato l'orgoglio nazionale degli altri popoli. Secondo un'analisi di Alexander Burns pubblicata su Politico, il presidente ha confuso il nazionalismo di destra, che mette l'identità di un paese sopra le istituzioni internazionali, con una variante tutta americana che pretende di sostituire le risoluzioni delle Nazioni Unite con i proclami pubblicati su Truth Social, il social network che Trump ha fondato.
In Iran il presidente era convinto di poter eliminare rapidamente i vertici del paese, piegarlo con i bombardamenti e insediare al loro posto un governo docile, tutto senza usare truppe di terra. È andata diversamente: lo stallo è durato mesi, ha fatto salire i prezzi dell'energia e indebolito l'economia mondiale. I generali e i religiosi al potere a Teheran hanno preferito mesi di bombardamenti americani a una resa immediata, una reazione che qualunque nazionalista avrebbe dovuto prevedere.
L'attenzione di Trump per la forza dell'orgoglio nazionale era stata a lungo una delle sue armi politiche migliori. Già negli anni Ottanta attaccava l'OPEC, l'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio. Nel 2016 aveva applaudito la Brexit, l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, al punto di definirsi "Mr. Brexit". Nel 2024 ha vinto la presidenza promettendo agli americani di riprendere il controllo del proprio destino, lo stesso slogan, "riprendere il controllo", che era stato il cuore della campagna britannica per lasciare l'Unione.
Il cambiamento è stato notato anche dai suoi ammiratori. Jordan Bardella, probabile candidato alla presidenza francese per il Rassemblement National, partito di estrema destra, in un'intervista a Politico ha detto che il Trump del secondo mandato è molto diverso da quello del primo. Gli Stati Uniti, ha spiegato, si comportano ormai come un "impero", mentre il presidente gli appare "estremamente instabile e in continuo cambiamento". Bardella ha respinto ogni interesse per l'appoggio di Trump: "Non abbiamo bisogno di accettare né di aprire la porta ad alcuna forma di interferenza".
Le pressioni di Trump hanno funzionato in alcuni paesi, quasi sempre i più deboli. Nel 2025 ha appoggiato il candidato poi vincitore alle presidenziali in Polonia. In America Latina lui e la sua amministrazione hanno aiutato a far eleggere candidati di loro gradimento in Argentina e Honduras, paesi politicamente instabili ed economicamente fragili che dipendono dall'aiuto degli Stati Uniti. In Venezuela la strategia di colpire i vertici del potere è riuscita ed è culminata nella cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro.
Il limite di questa strategia si è visto in Canada. Nell'inverno del 2025 Trump minacciava l'indipendenza del paese e lo chiamava il "cinquantunesimo Stato", evocando un'annessione agli Stati Uniti, che ne contano cinquanta. Persino Stephen Harper, ex primo ministro conservatore e avversario del Partito Liberale al governo, è tornato in prima linea per dichiarare a un evento a Ottawa che varrebbe la pena subire "qualunque livello di danno" pur di proteggere la libertà del Canada. Se fosse ancora primo ministro, ha aggiunto, "sarei pronto a impoverire il paese pur di non farlo annettere, se questa fosse l'alternativa".
Con l'Unione Europea, la NATO e le Nazioni Unite, invece, il presidente fa quello che vuole e non paga alcun prezzo politico. La ragione è semplice: nessun leader e nessun elettore direbbe mai di essere disposto a impoverire il proprio paese per difendere i poteri della Commissione Europea o gli impegni dei trattati della NATO. L'orgoglio nazionale è una forza potente, mentre le istituzioni sovranazionali non suscitano la stessa fedeltà. Per questo ignorare le Nazioni Unite non costa nulla al presidente, mentre minacciare un paese come l'Iran o il Canada provoca una resistenza tenace.
L'attenzione di Trump per l'orgoglio nazionale resta una delle poche cose che tengono unito il Partito Repubblicano. Ma dopo tutto questo agitarsi imperiale, secondo l'analisi, il presidente potrebbe non recuperare mai la chiarezza di obiettivi degli anni in cui si faceva chiamare "Mr. Brexit". Lo spazio politico che ha lasciato aperto verrà riempito da qualcun altro. Gli americani guarderanno ai suoi possibili successori, in entrambi i partiti, per una nuova versione del nazionalismo statunitense, in un mondo diventato più confuso e pericoloso rispetto al 2016.
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@Politica interna, europea e internazionale
Il ruolo di Keir Starmer come viscido servo degli Stati Uniti durante la persecuzione giudiziaria di Julian #Assange si è esplicitato bene durante il suo mandato come Direttore delle Pubbliche Accuse (DPP) in Inghilterra (2008-2013).
In quel periodo, il Crown Prosecution Service (CPS) gestì il primo tentativo di estradizione di Assange in Svezia, rappresentando le autorità svedesi nei procedimenti legali britannici.
Le controversie principali sul suo operato sono state raccontate benissimo dalla giornalista d'inchiesta @stefania maurizi ma possiamo riassumerle riguardo a tre episodi:
E adesso brindiamo alle umilianti dimissioni che, come purtroppo sappiamo fin troppo bene, saranno una riga in più sul curriculum vitae per chi lo assumerà in un qualche ruolo strapagato a caso in una qualche Organizzazione Internazionale a caso (NATO, Corte di Giustizia di qualcosa, Organizzazione Mondiale di qualcos'altro, Federazione Internazionale di un qualche sport o Inviato Speciale delle Nazioni Unite per i paesi del Golfo Persico – oh no! Quell'incarico risulta già occupato! 😒)
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@Esserci. O no? eh sì. Quante litigate mi sono fatto con un po' di gente di sinistra che erano contente per la vittoria di Keir Starmer 🤬🤬🤬
«Eh, ma Farage...»
Farage un corno: forse, se i laburisti smettessero di scegliere essere immondi e iniziassero a presentare persone con una morale non dico specchiata ma almeno discutibile forse non esisterebbe il problema dei Farage, dei Boris Johnson e di tutta quella corte dei miracoli che fa addirittura rimpiangere la vecchia strega di Downing Street
Per costruire il ticket presidenziale del 2028, i democratici hanno una riserva preziosa nei due senatori della Georgia, Jon Ossoff e Raphael Warnock. È la tesi di un'analisi pubblicata su Politico: il momento è propizio perché uno dei due finisca in cima alla scheda, come candidato alla presidenza o alla vicepresidenza.
Warnock è il pastore della Ebenezer Baptist Church di Atlanta, la chiesa che fu di Martin Luther King Jr. Nei suoi primi anni al Senato ha lavorato per rassicurare gli elettori della Georgia di non essere un radicale, con spot in cui passeggiava col cane o compariva immerso fino alla vita in un campo di arachidi, il prodotto simbolo dello Stato. Ora può guardare allo scenario nazionale, grazie a un libro che mescola spiritualità e politica, ai viaggi per sostenere altri candidati e al ruolo di padrone di casa dal proprio pulpito. Pete Buttigieg e Alexandria Ocasio-Cortez, entrambi tra i possibili aspiranti democratici, hanno già fatto tappa tra i banchi della Ebenezer quest'anno.
Ossoff, che ha figli piccoli, ha smentito di voler correre per la presidenza. Le voci sul suo futuro nazionale non lo aiutano mentre cerca la rielezione in uno Stato difficile per i democratici anche negli anni favorevoli, e mentre i repubblicani non aspettano altro che dipingerlo come un beniamino della sinistra nazionale. Sarebbe inoltre molto meno appetibile, come candidato o come vice, se perdesse la corsa per il proprio seggio questo autunno.
Warnock, dal canto suo, sembra apprezzare il doppio ruolo di legislatore a Washington durante la settimana e di predicatore ad Atlanta la domenica. Un incarico nazionale significherebbe rinunciare alla parte del predicatore.
C'è poi la questione, tutt'altro che secondaria, di perdere uno dei seggi al Senato che per i democratici sono decisivi. Ossoff e Warnock risultano meno interessanti, come candidati alla Casa Bianca o come vice, se un repubblicano vince le elezioni per il governatore della Georgia questo autunno e potesse poi nominare un repubblicano a coprire uno dei due seggi.
Detto questo, c'è un argomento solido a favore della presenza di uno dei due sul ticket. Come candidato alla presidenza o alla vicepresidenza, Ossoff o Warnock potrebbero aiutare a conquistare uno Stato che vale 16 grandi elettori, voti del collegio elettorale di cui il partito ha molto bisogno. Negli Stati Uniti il presidente non viene eletto direttamente dal voto popolare nazionale, ma dai grandi elettori assegnati Stato per Stato, e la Georgia ne mette in palio sedici.
Pesa anche il sistema elettorale della Georgia, dove per essere eletti bisogna superare il 50 per cento dei voti, altrimenti si va al ballottaggio. Per questo meccanismo i due senatori hanno già vinto più tornate statali nonostante siano in carica da relativamente poco. Tra le elezioni del 2020 e quelle del 2022, Warnock ha conquistato la Georgia in quattro consultazioni. Se Ossoff prevarrà a novembre, avrà vinto lo Stato almeno due volte, tre se dovrà di nuovo passare per un ballottaggio.
Lo spostamento della popolazione americana verso la Sun Belt, la fascia di Stati del Sud e del Sud-Ovest, rende sempre più necessario per i democratici essere competitivi lì. Se Florida e Texas restano fuori portata, o comunque difficili e costosi da contendere, diventa vitale per il partito conquistare Stati come Georgia, Arizona e North Carolina. E, escluso il Texas, la Georgia è lo Stato etnicamente più vario del Sud.
Ossoff, che è ebreo e ha la madre cresciuta in Australia, e Warnock, afroamericano laureato al Morehouse College e cresciuto nelle case popolari di Savannah, hanno il vantaggio di essere meridionali senza essere troppo legati a una sola regione. Si troverebbero a loro agio tanto a Macon, in Georgia, quanto in Michigan.
Entrambi risponderebbero all'assioma dello stratega democratico David Axelrod, secondo cui il Paese elegge "rimedi, non repliche" del presidente uscente. Il millennial misurato e il pastore pacato si porrebbero in netto contrasto con il presidente Donald Trump, descritto da Axelrod come il provocatore sboccato e ottantenne in carica.
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Thanks to everyone who came to the GA. This GA had the largest number of Pirates from a wide variety of countries in a long time. We held quorum with 9 parties voting. In addition, a lot of old and familiar friends came by to visit. In total about 15 different countries were represented.
As usual we discussed our continued UN engagement, support for Pirate activities, publication of policy blogs, Think Twice 5, PPI’s finances, membership fees, and the need to keep the organisation accessible to both established and emerging Pirate parties.
A statute amendment to alter the statutes to weighted voting, one that would reduce the vote of non-paying members, ended without a clear majority. However, we made the decision to add a clause in our affiliation fees rules that members facing financial difficulties can pay an appropriate reduced amount, in line with the existing rule that no member should pay more than 2% of its previous annual income.
A major decision was the unanimous approval of a statute amendment allowing membership applications to be submitted up to and during the GA, making it easier for new organisations to join PPI. If your party is interested in joining, please consider making an application for our next winter GA in January.
We also discussed the future of PPI’s technical infrastructure after the current service arrangement ends. Members approved a temporary continuation of essential services while the Board explores long-term options.
During any other business, we seemed to agree on the need for strengthening global participation, including the possibility of a Global Pirates activist group for individual members. Such a subgroup of PPI could be a venue for professional internships and volunteers who may not be connected to a national Pirate party. This could create a space for Pirates in countries without an active party, or for supporters who want to contribute independently through research, media, and UN-related work.
We look forward to seeing you again at the Think Twice conference on Oct. 17 in Brussels or the next GA.
wiki.pp-international.net/wiki…
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The GA schedule for June 20th is now being updated. Based on the feedback received so far, there appears to be support for scheduling the GA in the early afternoon UTC. This schedule gives both western and eastern time zones a reasonable opportunity to participate. It would correspond to 09:00 in Chile, 15:00 for much of Europe, and 23:00 in Sydney. This appears to be the most balanced option currently available.
We therefore announce the following preliminary schedule for the General Assembly:
There are no elections for this GA, and the known business consists mainly of three proposals. For this reason, we believe it should be possible to complete the meeting within the proposed time frame. However, we are also aware that quorum may be a concern, given the limited number of responses to the survey so far.
In preparation for the GA, we will make sure that all motions and proposals are published in advance and that parties have a clear way to confirm their participation. Where necessary, parties should approve quorum and delegate their vote in advance.
The GA discussion space remains available on Discourse:
The survey will remain open for additional feedback. It may also be adapted later into a post-GA feedback survey.
Complete the survey for the June 2026 GA
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Per anni qualcuno ha detto in segreto a Tulsi Gabbard quali leggi proporre, quali posizioni difendere e perfino come comportarsi davanti alle telecamere. Lo rivela il Washington Post, che ha ottenuto centinaia di memo riservati con direttive e consigli destinati all'ex deputata democratica delle Hawaii, poi diventata direttrice dell'intelligence nazionale nell'amministrazione del presidente Donald Trump. Le prove raccolte dal giornale indicano come autore nascosto di quelle istruzioni il suo guru, il leader religioso Chris Butler.
Gabbard ha lasciato l'incarico la scorsa settimana. Alla guida dell'intelligence nazionale coordinava le agenzie di spionaggio statunitensi, dalla CIA, l'agenzia di intelligence americana, all'agenzia per la sicurezza nazionale NSA, oltre a una decina di altri organismi. Prima di arrivare al vertice dei servizi segreti era stata uno dei personaggi più mutevoli della politica americana: democratica conservatrice, poi beniamina della sinistra e alleata di Bernie Sanders, infine commentatrice di Fox News e repubblicana vicina a Trump.
I documenti, oltre 25.000 pagine, coprono gli anni di Gabbard al Congresso tra il 2011 e il 2017. Arrivavano da indirizzi di posta elettronica del dominio NineIsles.com, usato dall'ufficio di Butler e riservato ai suoi segretari e a pochi discepoli fidati. A consegnarli al giornale è stata Rebecca Saltzburg, un'ex adepta che aveva lavorato alla strategia digitale di diverse campagne elettorali di Gabbard prima di rompere con i vertici dell'organizzazione.
Butler, 78 anni, guida la Science of Identity Foundation (SIF), un gruppo nato da una costola del movimento Hare Krishna. I suoi seguaci praticano una forma di induismo centrata sulla devozione al dio Krishna, con regole su meditazione, yoga e alimentazione. Alcuni ex membri lo descrivono come una setta che isolava gli adepti dal mondo e in cui Butler pretendeva obbedienza totale e segretezza, accuse che l'organizzazione respinge. Gabbard è cresciuta nel gruppo, dove i suoi genitori avevano ruoli di primo piano. In passato ha definito Butler il suo guru.
I memo erano spesso trascrizioni, a volte frammentarie, di osservazioni pronunciate a voce. Secondo Saltzburg, Butler non usava il computer: dettava i consigli al telefono o ai segretari, che li mettevano per iscritto. La persona che impartiva gli ordini e a tratti umiliava Gabbard non era mai indicata per nome. Saltzburg ha spiegato che l'anonimato serviva a mascherare l'identità di Butler nel caso i testi fossero diventati pubblici, e che tutti i destinatari sapevano che la voce era la sua.
In un memo del gennaio 2015, su una dichiarazione che Gabbard doveva rilasciare dopo un discorso del presidente Barack Obama, l'autore la stroncava senza riguardi: "In primo luogo, a nessuno frega niente di cosa pensi del suo discorso sullo stato dell'Unione, a meno che tu non dica qualcosa di interessante. Non ci stai nemmeno provando. Sei diventata davvero pigra intellettualmente". In un altro documento la definiva "codarda" ed "evasiva" per come aveva commentato una proposta.
Confrontando i memo con l'attività parlamentare di Gabbard, il giornale ha trovato corrispondenze evidenti. In un documento del 2014 l'autore le ordinava di presentare una legge per punire i paesi i cui cittadini avessero combattuto per lo Stato islamico e di diffondere subito una dichiarazione. "Mettiti al lavoro domani mattina. Devi essere tu la leader su questo tema", diceva. Il giorno seguente Gabbard pubblicò una dichiarazione in quel senso. Una settimana più tardi presentò un disegno di legge alla Camera.
Insieme a un collega, il giornalista del Washington Post ha confrontato gli interventi di Gabbard in 32 interviste televisive tra il 2014 e il 2016 con i memo preparati per ciascuna: in 24 casi usò un linguaggio quasi identico a quello suggerito. In un'occasione un memo le indicava come rispondere a una domanda sulla sua esclusione da un dibattito presidenziale, con una frecciata sul non voler fare la vittima per essere rimasta fuori dalla festa. In televisione Gabbard riprese l'immagine quasi alla lettera.
Molti memo riguardavano la Siria, uno dei temi-bandiera di Gabbard, contraria a un intervento americano per rovesciare il dittatore Bashar al-Assad. Un documento dell'agosto 2016 le suggeriva di ribadire quella posizione anche di fronte alle immagini di un bambino di cinque anni ferito ad Aleppo, che in quei giorni avevano fatto il giro del mondo. "È la CIA che ha dato il via a tutto questo", diceva l'autore. Gabbard ripeté pubblicamente quell'accusa tre anni dopo. La stessa diffidenza verso i servizi segreti tornava nelle lezioni di Butler, che li descriveva come pieni di "pazzi assetati di potere".
Un memo del 2014 spingeva Gabbard a sostenere che i veterani potessero curarsi in qualsiasi ospedale a spese dello Stato, senza bisogno di un'autorizzazione preventiva. "Presenta davvero una proposta di legge. Falla approvare", diceva l'autore. Settimane dopo Gabbard firmò un editoriale su un quotidiano delle Hawaii che appoggiava quella linea. Un mese più tardi presentò una legge che eliminava proprio l'obbligo di autorizzazione preventiva per le cure private.
Alcuni memo anticipavano idee che Trump avrebbe poi fatto proprie. In due di essi l'autore sosteneva che il governo dovesse ragionare in un'ottica di "America first", lo slogan che sarebbe diventato il marchio del suo movimento. Un altro raccomandava di presidiare con la guardia nazionale i quartieri più degradati delle città. Durante la campagna del 2016 i discepoli di Butler raccolsero informazioni su alcuni stretti collaboratori del candidato repubblicano.
I documenti raccontano anche una seconda operazione: una rete di profili falsi sui social network e nei commenti dei siti di informazione, costruita per gonfiare il consenso attorno a Gabbard e difenderla dalle critiche. Decine di account anonimi o con nomi inventati, alcuni con biografie e foto fasulle, intervenivano sugli articoli che la riguardavano. Un profilo intestato a "Sandy Thomas" era in realtà gestito da una donna di nome Anna, un altro presentato come un padre di famiglia appassionato di falegnameria era controllato da una certa Becky. Saltzburg ha raccontato di avere avuto un ruolo di primo piano nel progetto, a tratti di guida.
In alcuni casi Gabbard sembrava partecipare in prima persona. Da un account Skype a suo nome arrivavano messaggi che segnalavano articoli e post da contrastare e rimproveravano il gruppo quando restava in silenzio. "Perché non abbiamo fatto commentare i nostri?", chiedeva uno di quei messaggi dopo che nessuno aveva replicato a un articolo critico del 2018. In altri scambi l'account invitava ad ammorbidire gli attacchi ad Assad: "Non c'è bisogno di chiamarlo dittatore sanguinario", diceva uno di essi.
I collaboratori indicavano il regista dell'operazione con un semplice "lui" o con l'iniziale "S", che secondo Saltzburg e altri quattro ex membri stava per Butler, noto tra i fedeli con diversi nomi spirituali. In una circostanza, temendo che alcuni giornalisti stessero per smascherare i profili falsi, l'uomo non identificato chiese di controllare se in un elenco universitario comparisse il suo nome. "Vedi se c'è il mio nome", ordinò. Gli risposero che nell'elenco c'era un certo Kurt Butler, ma nessun Chris Butler.
Messo di fronte ai documenti, Sunil Khemaney, descritto come il braccio destro di Butler e consigliere di Gabbard, ha offerto una spiegazione diversa. Ha dichiarato al Washington Post che la gran parte di quei materiali veniva da lui e da altri consiglieri, compreso il padre della deputata, il senatore statale Mike Gabbard, e che solo un paio di memo potevano risalire a Butler, limitatamente agli insegnamenti religiosi. "Non c'è alcuna prova che questo lavoro possa essere attribuito a Chris Butler", ha aggiunto.
Diversi indizi raccolti dal giornale puntano però verso Butler. In una raccolta di 173 pagine di consigli politici, in un passaggio sull'immigrazione, l'autore ricordava di avere lavorato da ragazzo alle Hawaii: Butler è cresciuto lì, mentre Khemaney e Mike Gabbard no. In 19 memo, quasi tutti dedicati alla fede di Gabbard, chi parlava sembrava identificarsi con Butler. Khemaney, inoltre, è conosciuto dentro la SIF come "Syd", mentre l'iniziale "S" dei documenti rimandava al guru: un memo risultava perfino indirizzato da Syd a S, segno che erano due persone diverse.
Per stabilire chi avesse dettato i memo, il giornale ha chiesto aiuto anche all'intelligenza artificiale. Ha sottoposto al chatbot Claude un'analisi stilometrica, una tecnica che usa la statistica per attribuire la paternità dei testi, confrontando i memo con un archivio di quasi 7.000 pagine di lezioni di Butler e con gli scritti di Mike Gabbard e Khemaney. Il programma ha concluso che le osservazioni nei memo sembravano opera di una sola persona, molto più probabilmente Butler. Ha notato per esempio che "duplistic", una parola inesistente usata al posto di "duplicitous", compariva una volta nei memo e nove volte nelle lezioni di Butler. Lo stesso chatbot ha però avvertito di non poterne avere la certezza.
L'interesse di Butler per la politica viene da lontano. Figlio di un medico di sinistra, iniziò a insegnare il culto di Krishna e la meditazione dopo aver lasciato l'università alle Hawaii alla fine degli anni Sessanta, raccogliendo seguaci convinti che fosse in comunicazione diretta con il dio. In un opuscolo del 1975 scrisse che "i politici incapaci andrebbero rimossi dai loro seggi" e sostituiti da "persone sante". L'anno seguente alle Hawaii nacque un partito, Independents for Godly Government, con 14 candidati: nessuno fu eletto e un'inchiesta giornalistica accertò poi che diversi erano seguaci di Butler.
Gabbard e Butler hanno sempre negato un rapporto politico. Nel 2017 Butler disse al New Yorker che prendere posizione su un tema "è qualcosa di cui ogni individuo deve farsi carico da solo". Nel 2019, a un giornalista del Washington Post che le chiedeva se Butler fosse stato il suo mentore in politica, Gabbard rispose seccamente: "No, no, per niente".
Di fronte alle domande del giornale, l'entourage di Gabbard e la SIF hanno reagito attaccando l'inchiesta e la fonte. Una portavoce ha invitato a lasciar perdere la storia, definendola "l'ennesimo attacco infondato e bigotto alla fede" della direttrice. La SIF ha parlato di "bigottismo anti-indù". La fondazione ha poi sostenuto che Saltzburg, dopo essere stata arrestata per avere ospitato per breve tempo un'adolescente in fuga che denunciava abusi, avesse chiesto 250.000 dollari all'organizzazione minacciando danni d'immagine. Saltzburg ha confermato la richiesta, presentandola come un risarcimento per sé e i propri figli. I procuratori del Texas hanno poi archiviato il caso dell'adolescente per insufficienza di prove. Pur attaccando la fonte, la SIF non ha mai messo in dubbio l'autenticità dei documenti.
Gabbard ha lasciato la guida dell'intelligence questo mese, dopo che al marito è stato diagnosticato un raro tumore alle ossa. In una nota il suo capo di gabinetto ha liquidato l'inchiesta come "accuse legate a un fallito tentativo di estorsione da 250.000 dollari". Resta una frase che attraversa gli anni: nel 2014 un memo suggeriva a Gabbard di dire che prendeva ogni decisione pensando "alla sicurezza, all'incolumità e alla libertà del popolo americano". Quella formula apre le sue memorie del 2024 ed è diventata il suo mantra al vertice dei servizi segreti, ripetuta dal discorso d'insediamento alle audizioni in Senato.
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🟠 #AuPoste #FranceDeter LIVE auposte.media/
Loi Ripost avec Noémie Levain de La Quadrature du Net
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Cinque o sei navi da guerra cinesi circondano Taiwan quasi senza interruzione, a ogni ora del giorno. Non è più soltanto un'esercitazione pensata per mostrare i muscoli: nel 2026 è diventata la normalità. Lo scrive il Wall Street Journal, che ha ricostruito l'aumento della pressione militare di Pechino sull'isola in questi anni attraverso dati forniti da funzionari militari dei Paesi della regione.
La Cina considera Taiwan parte integrante del proprio territorio e punta a riportarla sotto il suo controllo. Per farlo dispone di strumenti sempre più ampi, cresciuti insieme al peso globale di Pechino. Sul piano diplomatico, Xi Jinping usa l'influenza cinese per isolare Taipei e indebolire il sostegno americano, cruciale per la sicurezza dell'isola.
Sul piano militare, la Marina cinese pattuglia senza sosta le acque circostanti per trasmettere un messaggio ai 23 milioni di abitanti di Taiwan: resistere a un'annessione sarebbe inutile. Il principale strumento di questa campagna è una flotta ben equipaggiata e numericamente più grande di qualsiasi altra al mondo.
Per anni una sola nave da guerra cinese ha percorso avanti e indietro lo Stretto di Taiwan. La svolta è arrivata nel 2020, in modo silenzioso ma deciso. Quell'anno Pechino ha aggiunto altre due unità, una al largo della costa settentrionale e una davanti a quella meridionale. Due anni dopo, una quarta nave ha preso posizione a est, completando una presenza quasi ininterrotta su tutti e quattro i lati dell'isola. Una quinta unità si è poi aggiunta sul versante orientale nel 2024 e, da allora, nella stessa area è quasi sempre presente anche una sesta nave.
Ogni passo è arrivato dopo uno sviluppo politico sgradito a Pechino. "Ogni step rappresenta una stretta del cappio", ha detto al Wall Street Journal Michael Dahm, ex ufficiale dell'intelligence della marina statunitense e oggi ricercatore al Mitchell Institute for Aerospace Studies.
Con l'aumento del numero delle navi è cambiata anche la composizione della flotta. L'assetto, un tempo basato soprattutto su fregate, comprende oggi anche cacciatorpediniere più grandi, segno di un atteggiamento sempre più assertivo da parte di Pechino. La Cina sta costruendo cacciatorpediniere a ritmo serrato e, secondo il quotidiano statunitense, oggi ne possiede almeno 48.
Il cappio attorno a Taiwan — FocusAmerica
Taiwan · La pressione militare di Pechino
Il cappio stretto attorno a Taiwan, nave dopo nave
Per anni una sola nave da guerra cinese ha pattugliato lo Stretto. Dal 2020 Pechino ne ha aggiunte una dopo l'altra, fino a circondare l'isola su tutti e quattro i lati. Oggi cinque o sei unità sono presenti quasi senza interruzione, a ogni ora del giorno.
Fonte: Wall Street Journal Funzionari militari della regione · 2026
Fino al 2019
Oggi · 2026
1
5–6
Nave da guerra
nello Stretto
Navi attorno all'isola,
quasi senza sosta
In sei anni l'accerchiamento navale si è esteso da un solo lato a tutti e quattro
Esplora l'analisi
IIl cappio IILa stretta IIILe cause IVI numeri
L'accerchiamento, anno per anno
Come la flotta cinese ha circondato l'isola
Tocca gli anni qui sotto per vedere come ogni nuova nave ha chiuso un lato in più attorno a Taiwan, completando una presenza quasi ininterrotta.
CINA TAIWAN OCEANO PACIFICO Stretto Taipei '19 '20 '20 '22 '24 '25
2019
1 nave
2020
3 navi
2022
4 navi
2024
5 navi
Oggi
5–6 navi
Fino al 2019
Una sola nave da guerra cinese percorre avanti e indietro lo Stretto di Taiwan.
Fregate (assetto iniziale)
Cacciatorpediniere (oggi)
La sequenza dell'accerchiamento
Ogni passo, una stretta in più del cappio
Tocca un anno per i dettagli. Ogni nuova posizione è arrivata in modo silenzioso ma deciso.
Fino al 2019
Una sola nave nello Stretto
Per anni una singola unità cinese pattuglia avanti e indietro il braccio di mare che separa l'isola dalla terraferma.
2020
Due nuove navi: a nord e a sud
Pechino aggiunge un'unità al largo della costa settentrionale e una davanti a quella meridionale. L'accerchiamento prende forma su tre lati.
2022
La quarta nave chiude il lato est
Una quarta unità prende posizione a est, completando una presenza quasi ininterrotta su tutti e quattro i lati dell'isola.
2024
Una quinta unità sul versante orientale
Si aggiunge una quinta nave a est. Da allora, nella stessa area è quasi sempre presente anche una sesta unità.
2026
Cinque o sei navi, ogni ora del giorno
L'assetto, un tempo basato su fregate, comprende oggi anche cacciatorpediniere più grandi: il segno di un atteggiamento sempre più assertivo da parte di Pechino.
Il 2020 come spartiacque
Ogni stretta è arrivata dopo uno sviluppo politico sgradito a Pechino
I funzionari indicano il 2020 come il vero punto di svolta. Ma la pressione è cresciuta in risposta a una catena di eventi percepiti come sfavorevoli a Pechino.
2019
Xi anticipa la scadenza militare al 2027
Ordina alle Forze Armate cinesi di prepararsi a prendere Taiwan con la forza entro il 2027, anticipando il precedente traguardo del 2035. Non una data d'invasione, ma di prontezza militare.
2020
La rielezione di Tsai Ing-wen
Taiwan rielegge la presidente, ferma difensore dell'autonomia dell'isola. A Pechino il risultato è letto come uno schiaffo politico.
2022
La visita di Nancy Pelosi a Taipei
La trasferta della Speaker della Camera USA fa salire ancora il dispositivo militare cinese attorno all'isola.
2024
Nuove elezioni e l'episodio dei pescatori
Un altro risultato elettorale taiwanese sfavorevole a Pechino e la morte di due pescatori cinesi in uno scontro con la guardia costiera di Taipei fanno aumentare ulteriormente la tensione.
La pressione in cifre
Una flotta più grande di qualsiasi altra al mondo
Il principale strumento della campagna di pressione cinese è una Marina numericamente superiore a ogni altra, costruita a ritmo serrato.
48+
Cacciatorpediniere in dotazione alla marina cinese
Costruiti a ritmo serrato
23 mln
Abitanti di Taiwan, destinatari del messaggio di Pechino
~2 sett.
Permanenza in mare di ogni nave, prima della rotazione
Per addestrare più equipaggi
24 mn
La zona contigua rivendicata da Taipei, in miglia nautiche
Talvolta "sfiorata" dalle navi cinesi
40
Pattugliamenti di prontezza contati da Taiwan lo scorso anno
15 finora quest'anno
48 ore
Durata ormai frequente del "botta e risposta" tra le due Marine
«Ogni step rappresenta una stretta del cappio», ha detto al WSJ Michael Dahm, ex ufficiale dell'intelligence della marina statunitense. La pressione pesa soprattutto sulla Marina taiwanese, assai più piccola e a corto di personale.
Fonte Wall Street Journal, su dati di funzionari militari della regione e del Ministero della Difesa di Taiwan. Mappa: Natural Earth. Analisi 2026.
I funzionari che hanno parlato con il Wall Street Journal indicano il 2020 come il vero punto di svolta. Un anno prima, Xi aveva ordinato alle forze armate cinesi di prepararsi entro il 2027 a prendere Taiwan con la forza, se ne avessero ricevuto l'ordine, anticipando la precedente scadenza del 2035. Non si tratta di una data già fissata per l'invasione, ma di un traguardo di prontezza militare. Imponeva comunque un'accelerazione.
Sempre nel 2020, Taiwan ha rieletto presidente Tsai Ing-wen, che si era presentata come una ferma difensora della democrazia e dell'autonomia dell'isola dall'influenza cinese. A Pechino quel risultato è stato letto come uno schiaffo politico.
A far crescere ancora il dispositivo militare cinese sono arrivati altri eventi: la visita dell'allora speaker della Camera dei Rappresentanti americana Nancy Pelosi a Taipei nel 2022, il risultato di un'altra elezione taiwanese sfavorevole a Pechino nel 2024 e la morte di due pescatori cinesi in uno scontro con la guardia costiera taiwanese, sempre nello stesso anno.
I pattugliamenti continui non servono soltanto a mandare messaggi politici. Ogni giorno offrono alle forze cinesi l'occasione di raccogliere dati ed esperienza in acque dove un giorno potrebbero combattere. In tempo di pace, ogni nave resta in mare circa due settimane, poi viene sostituita da un'altra unità. Pechino non impiega un piccolo gruppo fisso di imbarcazioni, ma le manda a rotazione, così da addestrare più equipaggi e abituarli a operare nell'area.
Di norma le navi restano fuori dalla zona contigua di 24 miglia nautiche rivendicata da Taipei, ma non sempre. In alcune fasi avviano i cosiddetti pattugliamenti congiunti di prontezza al combattimento, operazioni più intense durante le quali si spingono qualche miglio più all'interno. È una manovra studiata, che alcuni funzionari definiscono "sfiorare il confine".
Taiwan, che ne ha contati 40 lo scorso anno e 15 finora quest'anno, risponde inviando navi da guerra e unità della guardia costiera a seguire quelle cinesi finché non si allontanano. Questo botta e risposta dura sempre più a lungo, ormai spesso fino a 48 ore. La pressione pesa molto sulla Marina taiwanese, assai più piccola di quella cinese e a corto di personale. Le navi devono infatti restare pronte a intervenire in ogni momento, con effetti diretti sulla manutenzione ordinaria e sui tempi di riposo degli equipaggi.
Intanto la Cina raccoglie informazioni sempre più preziose sulle forze di Taiwan: come si muovono, come operano, come comunicano e come reagiscono. Per Taipei significa avere meno opzioni, meno luoghi dove nascondersi e meno margini per ingannare l'avversario. Operare a est dell'isola consente inoltre a Pechino di studiare anche quelle acque e individuare i possibili rifugi dei sottomarini taiwanesi, un vantaggio che in caso di guerra complicherebbe non poco anche l'intervento delle forze americane.
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Die Oberstaatsanwaltschaft von Belgrad ermittelt gegen die demokratische Protestbewegung. Sie wirft dieser vor, den Einsatz einer Schallkanone am 15. März 2025 simuliert zu haben, um einen Bürgerkrieg zu starten. Aktivist:innen sprechen von Repression und Einschüchterung.
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Questa è la rassegna stampa di lunedì 22 giugno 2026
Le delegazioni statunitense e iraniana hanno tenuto in Svizzera, sul lago di Lucerna, una maratona negoziale per avviare un percorso di 60 giorni verso una nuova intesa sul nucleare. I colloqui, guidati dal vicepresidente JD Vance con gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno prodotto una tabella di marcia, una linea di comunicazione sullo Stretto di Hormuz e una cellula per ridurre le tensioni in Libano. I mediatori di Qatar e Pakistan hanno parlato di "progressi incoraggianti" dopo diciotto ore di trattative.
Fonti: Axios, Financial Times, Semafor
L'ex vicepresidente Mike Pence ha definito l'accordo preliminare con l'Iran "un piano per fare un piano" in un editoriale sul Wall Street Journal, mentre il deputato repubblicano Buddy Carter ha riconosciuto che il memorandum d'intesa contiene "molte concessioni". Un sondaggio CBS News/YouGov indica che il 37% degli americani ritiene l'intesa più vantaggiosa per Teheran. Le critiche arrivano mentre l'Amministrazione lavora a un accordo di pace di lungo periodo in Medio Oriente.
Il presidente Trump ha definito "traditrice" la cronaca del New York Times secondo cui poco sarebbe cambiato dopo quattro mesi di conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il presidente ha annunciato che l'articolo verrà aggiunto alla causa legale già avviata contro il quotidiano.
Fonti: The Hill
L'avvocato conservatore Abelardo de la Espriella, alla prima esperienza politica, si è imposto secondo i primi conteggi nel ballottaggio presidenziale colombiano, chiudendo i quattro anni di governo della sinistra di Gustavo Petro. La vittoria segna un riallineamento di Bogotà verso Washington e politiche più favorevoli al mercato, in linea con la svolta a destra di parte dell'America Latina.
Fonti: The New York Times, Bloomberg, NPR
Il presidente Trump ha disposto interventi immediati sulla vasca riflettente del Lincoln Memorial, da poco ristrutturata, denunciando danni che attribuisce ad atti di vandalismo. La procuratrice federale per Washington, Jeanine Pirro, ha promesso di perseguire i responsabili, mentre alcune delle persone fermate negano gli addebiti e i tecnici trattano con acqua ossigenata le alghe ricomparse nella vasca.
Fonti: Axios, The Wall Street Journal, The Hill
Il governatore della California Gavin Newsom sta scommettendo sulla difesa pubblica dell'eredità di Joe Biden, controcorrente rispetto agli altri possibili candidati democratici che prendono le distanze dall'ex presidente. La strategia punta a conquistare gli elettori afroamericani e latini, tra cui Biden conserva consensi, ma espone Newsom alle critiche di chi gli rimprovera di averne difeso troppo a lungo l'idoneità alla carica.
Fonti: Axios
Il movimento dei Democratic Socialists of America torna al centro della scena dopo due affermazioni nelle primarie per la carica di sindaco in città chiave. A Washington la progressista Janeese Lewis George ha superato il moderato Kenyan McDuffie, mentre nelle settimane precedenti a Los Angeles si era imposta un'altra esponente del movimento. Le vittorie alimentano il dibattito interno al Partito democratico sul peso dell'ala più a sinistra.
Fonti: The Hill, The Wall Street Journal
In un post sui social diffuso per la festa del papà, il presidente Trump ha rivendicato per gli Stati Uniti "l'economia migliore di sempre", citando numeri record per l'occupazione e per i mercati azionari. Il messaggio si inserisce nella consueta comunicazione del presidente sull'andamento del Paese.
Fonti: The Hill
Il senatore Mike Lee ha invitato i repubblicani del Senato a fare "il lavoro duro" necessario per approvare il SAVE America Act, la proposta sull'identificazione degli elettori indicata da Trump come priorità legislativa. Secondo Lee la misura renderebbe "facile votare e difficile imbrogliare".
Fonti: The Hill
Il gruppo irlandese di materiali da costruzione CRH è vicino all'acquisto della società statunitense Arcosa, con sede a Dallas e una capitalizzazione di quasi 7 miliardi di dollari. Si tratterebbe della più grande operazione mai realizzata dall'azienda.
Fonti: Financial Times
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
US Vice President JD Vance hoped for an opportunity to “turn over a new leaf” with Iran in a new round of talks Sunday.Tasneem Nashrulla (www.semafor.com)
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Mysteriöse Schallkanone in Serbien: Staatsanwaltschaft beschuldigt Protestierende
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Mark Zuckerberg e Jeff Bezos hanno cercato di ingraziarsi Donald Trump dopo la vittoria alle elezioni del 2024 e in cambio lui li derideva alle spalle, mostrando agli ospiti i messaggi adulatori che gli avevano inviato. È quanto racconta un nuovo libro di Maggie Haberman e Jonathan Swan, due giornalisti del New York Times, di cui Wired ha ottenuto una copia prima dell'uscita, prevista per il 23 giugno.
Settimane dopo quegli incontri, Trump continuava a raccontare ai collaboratori come i due gli stessero "leccando il culo". "Non potreste credere ai messaggi che mi hanno mandato questi tizi della tecnologia. Devo farveli vedere", avrebbe detto ad alcuni ospiti.
Zuckerberg gli inviò la foto di una lettera scritta da uno dei suoi figli, in età da scuola elementare, in cui il bambino diceva di non vedere l'ora che arrivasse l'"età dell'oro dell'America", lo slogan che Trump aveva ripetuto nei comizi della campagna. Settimane più tardi, mentre mostrava ad alcuni ospiti i messaggi dell'amministratore delegato di Meta, il presidente si soffermò proprio su quella foto: la lettera era opera di uno dei suoi tre figli, il maggiore dei quali all'epoca aveva otto o nove anni.
Quando Zuckerberg arrivò a Mar-a-Lago, il club di Trump in Florida, poco dopo il Ringraziamento del 2024, il presidente fece partire dagli altoparlanti l'inno nazionale. Non era una versione qualsiasi: era quella incisa da un gruppo di detenuti per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, noto come J6 Prison Choir.
Durante una cena nello stesso club, Bezos parlò male del Washington Post, il quotidiano di sua proprietà, descrivendolo come uno dei suoi peggiori investimenti. Al presidente inviò anche un selfie con la sua allora fidanzata, Lauren Sánchez.
In una conversazione con Elon Musk riportata nel libro, Trump commentò così l'atteggiamento dei due: "Pensate a dov'erano questi tizi nel 2016. Mi odiavano. Facevano di tutto per buttarmi giù. E guardateli adesso". Musk, loro rivale nel settore tecnologico, sembrò divertirsi dell'umiliazione e rispose: "Servilismo di prima classe".
Anche Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, e Tim Cook, alla guida di Apple, incontrarono il presidente entrante nelle settimane successive al voto.
Mesi dopo la cena con Trump, Bezos provò a ottenere un favore. Disse al presidente che era rischioso lasciare che SpaceX, l'azienda spaziale di Musk, dominasse i contratti spaziali del governo e gli suggerì di chiedere al vicesegretario alla Difesa Feinberg di garantire una "diversità tra gli appaltatori", così da aprire uno spiraglio per Blue Origin, l'azienda aerospaziale dello stesso Bezos. Il tentativo fallì: dopo essersi riconciliato con Musk, Trump ampliò invece l'accesso di SpaceX ai siti di lancio statunitensi.
Chi è vicino a Bezos sostiene che il fondatore di Amazon lavori con Trump come ha fatto con ogni presidente da Bill Clinton in poi e che in passato abbia donato 100 milioni di dollari per la biblioteca presidenziale di Barack Obama.
Il libro, intitolato Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump (Cambio di regime: dentro la presidenza imperiale di Donald Trump), ha già fatto discutere per altre rivelazioni, tra cui i tentativi della Casa Bianca di gestire le domande sui legami tra Trump e Jeffrey Epstein. Interpellata sul contenuto del volume, la Casa Bianca non ha replicato direttamente.
'Trump showed off texts from Zuckerberg and Bezos to other guests, including to Elon Musk, who mocked them as 'Firstclass groveling''Alex Griffing (Mediaite)
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Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.
Anche questa settimana si segnalano trend contrastanti, con una media in crescita e le altre due che rilevano un arretramento, rimanendo comunque nell'alveo dei numeri che hanno contraddistinto tutto il periodo dalla guerra in Iran in avanti: è evidente come la popolarità di Trump continui a galleggiare nei bassifondi e sia ben lontana dal risollevarsi dai livelli minimi in cui è caduta.
In attesa di capire se ci sarà un effetto per l'accordo di pace temporaneo con l'Iran, la situazione per il tycoon continua ad essere negativa e tra le peggiori della storia.
Il net rating continua ad attestarsi nei dintorni del -20, con il tasso di approvazione che rimane stabilmente sotto al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione sempre non lontana dal 60%.
E' difficile riuscire ad estrapolare dati incoraggianti per il tycoon: questi numeri sono fino a otto-dieci punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran ed è al momento da verificare se e quando ci sarà un qualche tipo di rimbalzo a seguito del memorandum firmato a distanza questa settimana.
Sul lungo periodo, soprattutto qualora non si arrivasse a una pace duratura nei prossimi 60 giorni di negoziazioni, i numeri potrebbero addirittura scivolare ulteriormente verso il basso al posto di migliorare.
Il dato è anche peggiore della già catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo diciassette mesi di presidenza. È di oltre dieci punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.
Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.
Questa settimana le medie registrano segni inversi, con Silver che segnala unmiglioramento, mentre Focus America e RCP registrano una perdita netta; la discrepanza tra le medie è ora di circa 2 punti.
Come già accennato, dopo diciassette mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciassette mesi del suo primo mandato e di Biden.
Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento
Presidente
Trump II
Grafici Recap numerico
Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 516 giorni di presidenza (-19,3 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo.
Risulta indietro, come detto, anche rispetto a Joe Biden, che con il suo -18,4 attraversava un periodo di grande sofferenza, e rispetto al suo primo mandato, in cui era il doppio più popolare, a -9,1.
Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.
Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.
Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.
Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.
Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.
Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
10 rilevazioni di 10 istituti — 21 giugno 2026
Sondaggi Metodo
Ordina per:Data fineNet Approval
Legenda campioni
LV
Likely Voters · 2 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile
RV
Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto
A
Adults · 5 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio
Affidabilità
LVRVA
Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2026
Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,1% (+0,5) - 57,8% (-0,3). In totale un net approval arrotondato di -18,7 (+0,8).
Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,4% (-0,2) - 57,3% (+1,1). In totale un rating di -16,9 (-1,3).
La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39,1% (+0,1) - 58,4% (+0,7), con in totale un rating di -19,3 (-0,6). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.
Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento
Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica
Silver Bulletin
RealClearPolitics
FocusAmerica
Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump
Silver Bulletin approval ratings for President Trump — and all presidents since Truman.Nate Silver (Silver Bulletin)
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L'amministrazione Trump vuole togliere agli scienziati il controllo sulla distribuzione dei fondi pubblici per la ricerca e affidarlo a funzionari di nomina politica. A fine maggio l'Office of Management and Budget, l'ufficio della Casa Bianca che gestisce il bilancio federale, ha proposto un nuovo regolamento che darebbe a questi funzionari il potere di scegliere quali progetti finanziare e di cancellare in qualsiasi momento i finanziamenti già assegnati. È quanto denuncia Mark Histed, neuroscienziato che lavora da oltre dieci anni ai National Institutes of Health (NIH), la principale agenzia pubblica statunitense per la ricerca biomedica, in un'analisi pubblicata sull'Atlantic.
Per decenni il finanziamento della ricerca negli Stati Uniti ha seguito un principio: il giudizio scientifico non deve essere sostituito dalle pressioni politiche. Su questa base, secondo Histed, il paese ha costruito i suoi grandi successi, dai progressi nelle cure salvavita a un sistema universitario invidiato nel mondo, fino a un settore della tecnologia e delle biotecnologie molto vitale.
La proposta non riguarda solo la scienza ma fa parte di una visione più ampia che una parte dell'amministrazione Trump porta avanti da anni: spostare il potere dal Congresso e dalle agenzie federali verso il presidente e i funzionari da lui nominati. Questa idea attraversa Project 2025, il piano programmatico conservatore per la presidenza co-firmato da Russell Vought, oggi a capo dell'OMB. A sostenerla è una dottrina giuridica nota come teoria dell'esecutivo unitario.
La teoria dell'esecutivo unitario afferma che il presidente detiene tutto il potere esecutivo federale, come la formulò nel 1988 il giudice della Corte Suprema Antonin Scalia. Nella sua versione più estesa significa che il presidente può rivedere e dirigere ogni atto del ramo esecutivo e che il Congresso non può limitare questo potere, a meno che non sia la Costituzione a prevederlo.
Negli ultimi anni la Corte Suprema ha emesso una serie di sentenze in linea con questa teoria, molte delle quali sul potere del presidente di licenziare i vertici delle agenzie. La stessa dottrina sta dietro ad altre mosse dell'amministrazione in contrasto con il Congresso, come gli ordini di smantellare il Dipartimento dell'Istruzione e di demolire l'ala est della Casa Bianca per costruire una sala da ballo. Il nuovo regolamento estende questa logica all'assegnazione dei finanziamenti, comprese le agenzie scientifiche.
Elias Zerhouni, direttore dei NIH durante la presidenza di George W. Bush, ha spiegato all'inizio dell'anno la posta in gioco in dichiarazioni alla rivista Science. "Quando ero ai NIH, non mi è mai passato per la testa di poter dire che non avremmo pagato qualcosa per cui il Congresso aveva stanziato i fondi solo perché non era in linea con le mie politiche" ha detto. "Ma se quel potere viene dato all'esecutivo perché lo usi quando vuole, allora non ci sono più regole."
Il regolamento, secondo Histed, formalizzerebbe pratiche già in corso ai NIH: la cancellazione di finanziamenti, la revisione politica delle assegnazioni, il controllo su chi siede nei comitati che valutano i programmi di ricerca, perfino la modifica forzata di alcune parole nelle proposte di finanziamento.
Storicamente le agenzie scientifiche rispondevano al pubblico attraverso il Congresso, che fissava le priorità di lungo periodo affidandone l'attuazione ai funzionari pubblici. Il presidente aveva un ruolo indiretto: firmava le leggi o vi poneva il veto e poteva fare pressione sul Congresso, ma non interveniva direttamente. Nel 1971, quando Richard Nixon volle lanciare la sua "guerra al cancro", non ordinò ai NIH di cambiare le priorità: annunciò il piano e lavorò con il Congresso per approvare una legge, il National Cancer Act, che avviò lo sforzo nazionale di ricerca. Poteva nominare i vertici delle agenzie, ma non controllava i dettagli del loro lavoro.
Le agenzie come i NIH e la National Science Foundation, l'ente federale che finanzia la ricerca di base, rispondono anche a un'altra comunità: gli scienziati. I finanziamenti passano dalla revisione tra pari, il sistema con cui gruppi di esperti esterni, a rotazione, valutano i progetti di ricerca. Nel 2023 quasi 30.000 persone hanno fatto da revisori per i NIH e le loro valutazioni pesano molto sulle decisioni di finanziamento. Come nei mercati, dove la conoscenza diffusa di molti individui orienta le scelte, la revisione tra pari mette a frutto le competenze di tanti scienziati, che una pianificazione centrale decisa dalla Casa Bianca cancellerebbe.
L'amministrazione giustifica il cambiamento citando critiche di vecchia data, secondo cui la revisione tra pari rende gli scienziati prudenti e li porta a evitare i progetti più rischiosi. Per Histed il vero ostacolo alle idee ambiziose è invece il basso tasso di finanziamento. Quando veniva finanziato il 30% delle domande, i revisori potevano avere opinioni diverse e approvare anche progetti azzardati accanto a quelli sicuri. Ora che il tasso di successo è sceso in alcuni casi al 5%, serve la quasi unanimità e passano solo i progetti dall'esito più certo. Affidare il sistema al controllo presidenziale non risolverebbe il problema, perché i funzionari politici tendono a scegliere i lavori più appariscenti e ben presentati invece delle idee insolite ma promettenti che gli scienziati esperti sanno riconoscere.
La proposta ha già provocato la reazione del mondo scientifico. Diverse società scientifiche l'hanno condannata e hanno invitato i propri membri a inviare osservazioni. Holden Thorp, direttore della rivista Science, ha scritto in un editoriale che "è arrivato il momento di agire" e che la comunità scientifica deve "sommergere l'OMB di risposte".
Gli Stati Uniti stanno attraversando un cambiamento profondo del significato della separazione dei poteri. Un presidente concentrato sull'accrescere il proprio potere è sostenuto da una maggioranza della Corte Suprema favorevole a quella linea. Tra i suoi sostenitori c'è lo stesso presidente della Corte, John Roberts, secondo cui il capo dello Stato deve avere un controllo capillare sull'intero ramo esecutivo perché è l'unico, insieme al vicepresidente, a essere eletto dall'intera nazione. La teoria dell'esecutivo unitario implica che l'ultima parola sulle decisioni delle agenzie spetti ai funzionari nominati dal presidente, quali che siano le leggi approvate dal Congresso.
The idea of a “unitary executive” is now being extended to America’s scientific establishment, with potentially devastating effects.Mark Histed (The Atlantic)
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Rifondazione Comunista – Sinistra Europea aderisce alla mobilitazione nazionale indetta dai sindacati degli inquilini per il prossimo martedì 23 giugno.admin (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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Thanks to everyone who joined us at The Black Response‘s Juneteenth Festival and the Boxborough Minutemen‘s Fifers Day this weekend. We enjoyed meeting with people and telling them about the Pirate Party. Thanks especially to the organizers of both wonderful events. We look forward to attending both events next year. If you know of other events we should table at, email us.
With a busy long weekend, we will postpone our members meeting to next week, June 28th. The meeting after will be July 12th. Happy Father’s Day!
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It seems to be the norm on the #fediverse to elide context that would be crucial if the uninitiated are to have a hope of understanding. I'm referring here to posts which make comment on current affairs without introducing the events to the reader, opting instead to target as audience those people who are already ‘in the know’.
While this irritates me somewhat, I suppose it's a natural response to the artificially short text limits.
But what purpose do these text limits serve?
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@bemmesr in the mass market, the product that minimizes the user's cognitive effort almost always wins, even at the cost of being less powerful.
Users reward what solves a problem immediately, clearly, and without friction, not what offers maximum possibilities.
A simple product requires fewer decisions, is easier to understand, and provides an immediate sense of control. All of this increases perceived value and reduces choice anxiety.
This limitation has helped Mastodon achieve a clear positioning ("it's Twitter, but federated"), albeit a bit misleading (it lacks the features that make Twitter exceptional). Lemmy and Pixelfed had the same luck ("it's Reddit/Instagram, but federated").
More comprehensive software has a much more vague positioning ("Friendica: like Facebook, but even more so," "Misskey: like a social network, but with puppy ears"), which, however, is almost always a mistake in marketing.
The market rewards simplicity, clarity, and reduced cognitive effort, while complexity, even when it offers more possibilities, disorients the user and reduces adoption.
Mastodon, besides working well, being continuously updated, and having incredible app support, isn't successful just for this reason, but simply because it's easier to understand, easier to promote, and easier to use. In short, it has a clear positioning.
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@bemmesr Of course, I agree with you, but equally obviously, neither you nor I represent the typical user 😅
And in fact, I'm writing to you from Friendica; I manage this instance in addition to a Lemmy instance and a NodeBB instance. And as if that weren't enough, I manage a Mastodon instance that not only has no character limits but also allows formatted text.
All this doesn't prevent me from being aware that I don't represent the typical user.
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I hadn't realised that the source of my posts was being advertised!
Remember that at mastodon.social/settings/priva… you can uncheck the "Display from which app you sent a post" setting.
This way, you can obfuscate the type of application you're using.
Da più di un anno il Pentagono, il dipartimento della Difesa americano, tiene schierati circa 9.000 soldati in servizio attivo lungo quasi 2.000 miglia di confine sudoccidentale con il Messico per contrastare migranti irregolari, trafficanti e cartelli della droga. Le truppe sono ancora lì, al costo di decine di milioni di dollari a settimana, anche se l'amministrazione Trump ha già raggiunto da mesi il suo obiettivo di ridurre drasticamente gli ingressi illegali.
Le pattuglie militari, che lavorano a stretto contatto con la Customs and Border Protection, l'agenzia doganale e di controllo delle frontiere, e con l'esercito messicano, hanno spinto i cartelli e i trafficanti messicani verso zone montuose più remote per sfuggire ai controlli. Ma le minacce ai soldati americani sono in aumento, dicono fonti ufficiali statunitensi.
Alcuni membri del Congresso si chiedono se le pattuglie siano il modo migliore di impiegare soldati in servizio attivo che altrimenti si starebbero addestrando per missioni in Europa orientale, Medio Oriente o nella regione indo-pacifica. Parlamentari e analisti indipendenti hanno espresso il timore che le missioni al confine distraggano dall'addestramento, prosciughino risorse e indeboliscano la prontezza operativa.
L'attività dei cartelli è aumentata lungo il confine a febbraio, dopo che le forze messicane, con l'aiuto della Central Intelligence Agency, l'agenzia di intelligence americana, hanno ucciso un noto capo di un cartello messicano conosciuto come El Mencho. Poco dopo, alcuni militari americani hanno scoperto che i loro telefoni erano stati violati e hanno iniziato a ricevere messaggi minatori, secondo fonti del Congresso.
"Sono molto preoccupata per questa operazione e per la sicurezza dei nostri Marine", ha detto Sara Jacobs, deputata democratica della California e membro della commissione Forze armate, durante un'audizione a marzo. "I nostri militari non si sono arruolati per fare i poliziotti dell'immigrazione e questa trovata politica sta mettendo a rischio le loro vite."
Le forze americane schierate al confine usano diversi sistemi anti-drone, ma il generale responsabile della difesa del territorio statunitense ha detto che molti soldati non dispongono di tecnologia adeguata per le pattuglie. "Ci pone una sfida diversa", ha detto il generale Gregory M. Guillot, capo del Northern Command, il comando militare incaricato di difendere il territorio degli Stati Uniti, durante una conferenza sulla sicurezza a Tampa il mese scorso.
A differenza delle guerre con i droni sui campi di battaglia dell'Ucraina o dell'Iran, in questo conflitto di confine non ci sono stati attacchi con droni da nessuna delle due parti né vittime americane, dicono fonti militari. La missione è anche diventata un banco di prova per tecnologie emergenti, tra cui dispositivi anti-drone, imbarcazioni a guida remota e sensori avanzati.
Guillot ha detto durante una cerimonia di cambio di comando in Arizona, il mese scorso, che per la prima volta l'esercito aveva condotto pattuglie congiunte con i soldati messicani usando radio criptate e laser ad alta energia per abbattere droni potenzialmente ostili gestiti dai cartelli.
"La mia missione è controllare il confine", ha detto il generale David W. Gardner, comandante della 101ª Divisione aviotrasportata, prima di cedere l'operazione al generale Taylor. "Restiamo concentrati sulla missione di sigillare il confine." Gardner ha aggiunto che le forze americane hanno disabilitato o abbattuto droni che i cartelli usano per trovare nuove rotte di contrabbando attorno alle pattuglie americane. "Gli attori illeciti trovano sempre più difficile raggiungere i loro obiettivi", ha detto.
L'esercito ha effettuato più di 800 voli di sorveglianza e ricognizione da quando la missione è iniziata, all'inizio del 2025, rispetto ai circa 160 dell'anno precedente, secondo il Northern Command. A supporto dell'operazione volano aerei da sorveglianza U-2 Dragon Lady, RC-135 Rivet Joint e RQ-4 Global Hawk. I soldati hanno sostenuto le forze dell'ordine, dispiegandosi in pattuglie a piedi, con elicotteri e veicoli da combattimento per fare da deterrente e dare alle autorità più occhi e orecchie sul terreno.
Queste attività sembrano scoraggiare i cartelli e rendere più difficile la vita ai trafficanti di esseri umani, ma i costi finanziari e le conseguenze sulla prontezza al combattimento a lungo termine restano poco chiari. Il senatore Jack Reed del Rhode Island, principale esponente democratico nella commissione Forze armate, ha espresso preoccupazione durante un'audizione il mese scorso per il fatto che la missione al confine stesse sottraendo fondi a importanti missioni di addestramento.
Reed ha detto che l'esercito doveva fare i conti con un ammanco di bilancio di quasi 2 miliardi di dollari, in gran parte perché il Department of Homeland Security, il ministero della Sicurezza interna, non aveva rimborsato le spese per le missioni di supporto al confine. "Ho ricevuto segnalazioni preoccupanti sulla possibilità di cancellare rotazioni di addestramento, ore di volo lasciate a terra e risorse ridotte per l'addestramento della Guardia nazionale e della Riserva", ha detto. "Sono costi reali per unità reali."
Non c'è una fine in vista per la missione militare al confine. Il Pentagono aveva detto lo scorso maggio che i primi quattro mesi dell'operazione erano costati 525 milioni di dollari, ma il dipartimento ha rifiutato di dire a quanto ammonti ora il costo totale.
L'esercito ha anche ampliato i propri poteri territoriali per aiutare a fermare i migranti. Il Pentagono ha creato cinque strisce di terra lungo il confine con il Messico, una in California, una in Arizona, una in New Mexico e due in Texas, trasformandole di fatto in parti delle vicine basi militari. I migranti che entrano in queste strisce sono considerati intrusi e possono essere fermati temporaneamente dai soldati americani fino all'arrivo degli agenti della polizia di frontiera. Finora l'esercito dice di aver fermato temporaneamente 116 persone in questi cinque settori prima che gli agenti li prendessero in custodia.
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Secondo due fonti, l'ODNI ha tenuto informata la Casa Bianca per sei mesi senza autorizzazione alla pubblicazione del rapporto.
Secondo quanto riportato da tre fonti, molti stati utilizzano sistemi obsoleti.
Tutte le fonti hanno affermato di non essere a conoscenza di alcuna prova di manipolazione dei voti nelle elezioni statunitensi.
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Alla Generazione Z viene continuamente ripetuto che le sue possibilità di trovare un lavoro sono scarse, poiché l'intelligenza artificiale minaccia i posti di lavoro di livello base. Ma in realtà, afferma Jensen Huang, CEO di Nvidia , ci sono migliaia di posti di lavoro per i giovani, grazie al boom accelerato dei data center. Devono solo essere disposti a frequentare una scuola professionale .
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The $5 trillion tech CEO warns the future won’t be powered by tech bros—but rather the blue-collar workers.Preston Fore (Fortune)
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Meta e Google hanno già perso la loro prima causa sulla sicurezza dei minori quest'anno, con un risarcimento danni di 6 milioni di dollari.
techspot.com/news/112824-meta-…
@Informatica (Italy e non Italy)
The proposal comes as lawmakers and courts increasingly scrutinize how social media platforms are designed and used by minors. Features such as infinite scrolling, activity notifications, and...Skye Jacobs (TechSpot)
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Due fratelli di Singapore utilizzano equazioni matematiche irrisolvibili per costruire un sistema di crittografia moderno e inviolabile.
L'app, attualmente in fase beta, conta oltre 100 abbonati, tra cui clienti aziendali nei settori del petrolio e del gas, del commercio di materie prime, delle tecnologie per l'istruzione, dei servizi cloud, bancario e dei servizi finanziari.
straitstimes.com/tech/sporean-…
Discover how Singaporean brothers are using unsolvable maths equations to create next-generation, quantum-resistant encryption. Read more at straitstimes.com. Read more at straitstimes.com.Sarah Koh (The Straits Times)
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Tre dipendenti di Amazon affermano di essere sotto inchiesta per aver denunciato la situazione dei data center
Gli ingegneri informatici hanno presentato una denuncia all'ufficio per i diritti civili di Seattle, accusando Amazon di aver esercitato ritorsioni illegali nei loro confronti per aver espresso le proprie opinioni politiche personali.
wired.com/story/amazon-workers…
The software engineers filed a complaint with Seattle’s civil rights office accusing Amazon of illegally retaliating against them for expressing their personal political beliefs.Paresh Dave (WIRED)
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Meloni, lo dica apertamente: su Trump avevamo ragione noi.
La sua risposta polemica non cancella l’evidenza: non c’era nulla di imprevedibile.
La narrazione dell’Italia come “ponte” tra Unione Europea e Stati Uniti si è rivelata un altro fallimento del suo Governo.
Trump era inaffidabile e pericoloso prima, e lo è anche oggi.
Ora lo sa anche lei.
Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.
#GiorgiaMeloni #DonaldTrump #PoliticaItaliana #UnioneEuropea #AutonomiaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Children can now be put in camps. The far-right cheers and chants "send them back" after the vote on the 'return regulation'. This is not our Europe.
The whole crisis narrative has gone too far.
The Europe we believe in and fight for is all about human rights and dignity. We should return to those values.
Join the fight for a different Europe!
#Europe #EUpol #migration #ReturnRegulation #ReturnDirective #HumanRights #Volt #ICE
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Ma perché le amicizie tra sovranisti finiscono sempre così? Qualcuno lo sa? 🍿
#GiorgiaMeloni #DonaldTrump #Sovranisti #PoliticaItaliana #SatiraPolitica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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La maggioranza degli americani approva l'accordo annunciato tra Stati Uniti e Iran, lo considera un bene per il paese e soprattutto per l'economia, ma non è affatto sicura che servirà a chiudere davvero il conflitto. È quanto emerge dai primi tre sondaggi realizzati dopo la firma del Memorandum d'intesa tra i due paesi.
Il Memorandum è stato annunciato lunedì 15 giugno e fissa i termini di un possibile accordo di pace, aprendo una fase di negoziati di sessanta giorni per arrivare all'intesa definitiva. Tra i repubblicani al Congresso le reazioni sono state contrastanti, con alcuni che hanno espresso preoccupazione per punti chiave come la possibilità per l'Iran di accedere a 300 miliardi di dollari di fondi per la ricostruzione e il destino a lungo termine delle milizie alleate di Teheran.
Il primo sondaggio, condotto da RMG Research per la Napolitan News Service a partire dallo stesso 15 giugno e per due giorni, registra un certo ottimismo. Il 58 per cento degli elettori ritiene che l'accordo per porre fine alla guerra sarà un bene per gli Stati Uniti, contro il 20 per cento che lo giudica un male e il 21 per cento che non sa rispondere. La fiducia cresce sugli effetti economici: il 67 per cento pensa che l'intesa farà bene all'economia, solo il 18 per cento la ritiene dannosa e il 16 per cento è incerto.
Gli elettori sono però divisi sulla reale efficacia dell'accordo. Dopo aver spiegato che Stati Uniti e Iran avevano annunciato un'intesa per porre fine alla guerra, pur con alcuni dettagli ancora da definire nei sessanta giorni successivi, il sondaggio ha chiesto quanto fosse probabile che il conflitto finisse a breve. Solo il 13 per cento lo ha giudicato molto probabile e il 34 per cento abbastanza probabile, mentre il 32 per cento lo ritiene poco probabile e il 9 per cento per niente probabile. In totale, il 47 per cento crede che la guerra possa finire presto e il 41 per cento è convinto del contrario. Pur ritenendo che l'accordo gioverà al paese e all'economia, gli elettori non sembrano insomma certi che le cose andranno a buon fine durante la trattativa.
Il secondo sondaggio, di Quantus Insights, è stato realizzato nei due giorni successivi all'annuncio. Agli intervistati è stato spiegato che Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un'intesa preliminare per fermare le ostilità, riaprire il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, una rotta cruciale per il petrolio mondiale, e avviare sessanta giorni di colloqui sul programma nucleare iraniano e sulle sanzioni. Alla domanda se approvassero l'accordo, il 56 per cento si è detto favorevole e solo il 13 per cento contrario, mentre il 16 per cento non lo approva né lo disapprova e il 15 per cento è incerto.
Il consenso è trasversale agli schieramenti. Tra gli elettori democratici solo il 10 per cento approva il modo in cui Trump sta svolgendo il suo lavoro da presidente, eppure il 48 per cento approva il Memorandum e appena il 16 per cento lo respinge. Tra i repubblicani l'approvazione sale al 66 per cento e tra gli indipendenti al 55 per cento.
Secondo un'analisi di FiftyPlusOne, però, il modo in cui era formulata la domanda potrebbe aver gonfiato un po' il consenso. Il quesito metteva l'accento su due risultati immediati, la fine delle ostilità e la riapertura dello Stretto di Hormuz, senza citare gli aspetti più controversi dell'intesa, come il fondo per la ricostruzione. Sono elementi ancora da negoziare, ma la loro assenza dalla domanda può aver fatto apparire la situazione un po' più rosea di quanto sia.
Il 74 per cento degli elettori vuole che la rinuncia dell'Iran al suo materiale nucleare diventi una condizione dell'accordo, una richiesta che però rischia di rivelarsi impossibile da soddisfare. Agli intervistati era stato spiegato che, come parte dell'intesa, gli Stati Uniti potrebbero spingere Teheran a cedere, rimuovere o distruggere le sue scorte di uranio altamente arricchito: il 63 per cento si è detto fortemente d'accordo nel renderlo una condizione e un altro 11 per cento abbastanza d'accordo.
Nel luglio 2025 gli Stati Uniti avevano bombardato i siti nucleari iraniani, seppellendo l'uranio arricchito in profondità nel sottosuolo. Secondo gli esperti, rimuovere quel materiale sarebbe estremamente difficile. Il Memorandum non chiede necessariamente di eliminarlo, ma prevede che venga smaltito attraverso una diluizione sul posto, un'operazione che a sua volta richiederebbe una complicata e rischiosa estrazione. Se quasi tre quarti dell'opinione pubblica pretende che la rinuncia al nucleare sia una condizione dell'accordo finale, molti rischiano di restare delusi.
Il terzo e ultimo sondaggio, condotto da YouGov il 18 giugno, ha chiesto agli americani se, qualora l'accordo definitivo previsto dal Memorandum venisse firmato, gli Stati Uniti o l'Iran si troverebbero in condizioni migliori rispetto a prima del conflitto. In entrambi i casi una leggera maggioranza relativa pensa che i due paesi staranno meglio: lo dice il 31 per cento a proposito dell'America e il 36 per cento a proposito dell'Iran.
Gli americani ritengono però che l'intesa convenga un po' più all'Iran che agli Stati Uniti. Cinque punti percentuali in più pensano che a starci meglio sarà Teheran rispetto a quanti lo credono per l'America. E di nove punti è più alta la quota di chi è convinto che gli Stati Uniti ne usciranno peggio rispetto a chi lo dice dell'Iran.
Anche qui la divisione politica è netta. Solo il 12 per cento degli elettori democratici pensa che l'America ne uscirà migliore, mentre il 45 per cento teme il contrario. Anche gli indipendenti pendono verso il pessimismo: il 24 per cento vede un beneficio per gli Stati Uniti e il 31 per cento un danno. Tra i repubblicani prevale invece l'ottimismo, con il 58 per cento convinto che l'accordo migliorerà la condizione del paese e solo il 6 per cento di parere opposto.
Sondaggio · Stati Uniti
Dall'accordo di pace gli americani vedono più vantaggi per l'Iran che per gli Stati Uniti
18 giugno 2026 · 2.894 americani · YouGov
Starebbe peggio
Più o meno come prima
Non sa
Starebbe meglio
Stati Uniti
27%
25%
17%
31%
Iran
18%
26%
21%
36%
Quote di intervistati secondo cui, se Stati Uniti e Iran firmassero l'accordo di pace previsto dal memorandum d'intesa, ciascuno dei due paesi starebbe peggio, più o meno come prima oppure meglio rispetto a prima del conflitto; una parte non sa rispondere. La linea tratteggiata indica il 50%.
Nel complesso, gli americani approvano la firma dell'accordo, ne apprezzano alcuni termini e si aspettano ricadute positive sull'economia. Allo stesso tempo chiedono con forza che l'Iran rinunci al suo materiale nucleare o lo distrugga, un obiettivo che potrebbe rivelarsi irrealizzabile, ritengono di stretta misura che a guadagnarci sia più Teheran che Washington e restano poco convinti che l'intesa funzioni davvero.
The critical question of how to handle Iran’s enriched uranium stockpile will be addressed in a long-term peace agreement between the United States and Iran, to be negotiated over the 60 days following...Andrea Stricker (FDD)
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Cinque o sei navi da guerra cinesi circondano Taiwan quasi senza interruzione, a ogni ora del giorno. Non è più soltanto un'esercitazione pensata per mostrare i muscoli: nel 2026 è diventata la normalità. Lo scrive il Wall Street Journal, che ha ricostruito l'aumento della pressione militare di Pechino sull'isola in questi anni attraverso dati forniti da funzionari militari dei Paesi della regione.
La Cina considera Taiwan parte integrante del proprio territorio e punta a riportarla sotto il suo controllo. Per farlo dispone di strumenti sempre più ampi, cresciuti insieme al peso globale di Pechino. Sul piano diplomatico, Xi Jinping usa l'influenza cinese per isolare Taipei e indebolire il sostegno americano, cruciale per la sicurezza dell'isola.
Sul piano militare, la Marina cinese pattuglia senza sosta le acque circostanti per trasmettere un messaggio ai 23 milioni di abitanti di Taiwan: resistere a un'annessione sarebbe inutile. Il principale strumento di questa campagna è una flotta ben equipaggiata e numericamente più grande di qualsiasi altra al mondo.
Per anni una sola nave da guerra cinese ha percorso avanti e indietro lo Stretto di Taiwan. La svolta è arrivata nel 2020, in modo silenzioso ma deciso. Quell'anno Pechino ha aggiunto altre due unità, una al largo della costa settentrionale e una davanti a quella meridionale. Due anni dopo, una quarta nave ha preso posizione a est, completando una presenza quasi ininterrotta su tutti e quattro i lati dell'isola. Una quinta unità si è poi aggiunta sul versante orientale nel 2024 e, da allora, nella stessa area è quasi sempre presente anche una sesta nave.
Ogni passo è arrivato dopo uno sviluppo politico sgradito a Pechino. "Ogni step rappresenta una stretta del cappio", ha detto al Wall Street Journal Michael Dahm, ex ufficiale dell'intelligence della marina statunitense e oggi ricercatore al Mitchell Institute for Aerospace Studies.
Con l'aumento del numero delle navi è cambiata anche la composizione della flotta. L'assetto, un tempo basato soprattutto su fregate, comprende oggi anche cacciatorpediniere più grandi, segno di un atteggiamento sempre più assertivo da parte di Pechino. La Cina sta costruendo cacciatorpediniere a ritmo serrato e, secondo il quotidiano statunitense, oggi ne possiede almeno 48.
Il cappio attorno a Taiwan — FocusAmerica
Taiwan · La pressione militare di Pechino
Il cappio stretto attorno a Taiwan, nave dopo nave
Per anni una sola nave da guerra cinese ha pattugliato lo Stretto. Dal 2020 Pechino ne ha aggiunte una dopo l'altra, fino a circondare l'isola su tutti e quattro i lati. Oggi cinque o sei unità sono presenti quasi senza interruzione, a ogni ora del giorno.
Fonte: Wall Street Journal Funzionari militari della regione · 2026
Fino al 2019
Oggi · 2026
1
5–6
Nave da guerra
nello Stretto
Navi attorno all'isola,
quasi senza sosta
In sei anni l'accerchiamento navale si è esteso da un solo lato a tutti e quattro
Esplora l'analisi
IIl cappio IILa stretta IIILe cause IVI numeri
L'accerchiamento, anno per anno
Come la flotta cinese ha circondato l'isola
Tocca gli anni qui sotto per vedere come ogni nuova nave ha chiuso un lato in più attorno a Taiwan, completando una presenza quasi ininterrotta.
CINA TAIWAN OCEANO PACIFICO Stretto Taipei '19 '20 '20 '22 '24 '25
2019
1 nave
2020
3 navi
2022
4 navi
2024
5 navi
Oggi
5–6 navi
Fino al 2019
Una sola nave da guerra cinese percorre avanti e indietro lo Stretto di Taiwan.
Fregate (assetto iniziale)
Cacciatorpediniere (oggi)
La sequenza dell'accerchiamento
Ogni passo, una stretta in più del cappio
Tocca un anno per i dettagli. Ogni nuova posizione è arrivata in modo silenzioso ma deciso.
Fino al 2019
Una sola nave nello Stretto
Per anni una singola unità cinese pattuglia avanti e indietro il braccio di mare che separa l'isola dalla terraferma.
2020
Due nuove navi: a nord e a sud
Pechino aggiunge un'unità al largo della costa settentrionale e una davanti a quella meridionale. L'accerchiamento prende forma su tre lati.
2022
La quarta nave chiude il lato est
Una quarta unità prende posizione a est, completando una presenza quasi ininterrotta su tutti e quattro i lati dell'isola.
2024
Una quinta unità sul versante orientale
Si aggiunge una quinta nave a est. Da allora, nella stessa area è quasi sempre presente anche una sesta unità.
2026
Cinque o sei navi, ogni ora del giorno
L'assetto, un tempo basato su fregate, comprende oggi anche cacciatorpediniere più grandi: il segno di un atteggiamento sempre più assertivo da parte di Pechino.
Il 2020 come spartiacque
Ogni stretta è arrivata dopo uno sviluppo politico sgradito a Pechino
I funzionari indicano il 2020 come il vero punto di svolta. Ma la pressione è cresciuta in risposta a una catena di eventi percepiti come sfavorevoli a Pechino.
2019
Xi anticipa la scadenza militare al 2027
Ordina alle Forze Armate cinesi di prepararsi a prendere Taiwan con la forza entro il 2027, anticipando il precedente traguardo del 2035. Non una data d'invasione, ma di prontezza militare.
2020
La rielezione di Tsai Ing-wen
Taiwan rielegge la presidente, ferma difensore dell'autonomia dell'isola. A Pechino il risultato è letto come uno schiaffo politico.
2022
La visita di Nancy Pelosi a Taipei
La trasferta della Speaker della Camera USA fa salire ancora il dispositivo militare cinese attorno all'isola.
2024
Nuove elezioni e l'episodio dei pescatori
Un altro risultato elettorale taiwanese sfavorevole a Pechino e la morte di due pescatori cinesi in uno scontro con la guardia costiera di Taipei fanno aumentare ulteriormente la tensione.
La pressione in cifre
Una flotta più grande di qualsiasi altra al mondo
Il principale strumento della campagna di pressione cinese è una Marina numericamente superiore a ogni altra, costruita a ritmo serrato.
48+
Cacciatorpediniere in dotazione alla marina cinese
Costruiti a ritmo serrato
23 mln
Abitanti di Taiwan, destinatari del messaggio di Pechino
~2 sett.
Permanenza in mare di ogni nave, prima della rotazione
Per addestrare più equipaggi
24 mn
La zona contigua rivendicata da Taipei, in miglia nautiche
Talvolta "sfiorata" dalle navi cinesi
40
Pattugliamenti di prontezza contati da Taiwan lo scorso anno
15 finora quest'anno
48 ore
Durata ormai frequente del "botta e risposta" tra le due Marine
«Ogni step rappresenta una stretta del cappio», ha detto al WSJ Michael Dahm, ex ufficiale dell'intelligence della marina statunitense. La pressione pesa soprattutto sulla Marina taiwanese, assai più piccola e a corto di personale.
Fonte Wall Street Journal, su dati di funzionari militari della regione e del Ministero della Difesa di Taiwan. Mappa: Natural Earth. Analisi 2026.
I funzionari che hanno parlato con il Wall Street Journal indicano il 2020 come il vero punto di svolta. Un anno prima, Xi aveva ordinato alle forze armate cinesi di prepararsi entro il 2027 a prendere Taiwan con la forza, se ne avessero ricevuto l'ordine, anticipando la precedente scadenza del 2035. Non si tratta di una data già fissata per l'invasione, ma di un traguardo di prontezza militare. Imponeva comunque un'accelerazione.
Sempre nel 2020, Taiwan ha rieletto presidente Tsai Ing-wen, che si era presentata come una ferma difensora della democrazia e dell'autonomia dell'isola dall'influenza cinese. A Pechino quel risultato è stato letto come uno schiaffo politico.
A far crescere ancora il dispositivo militare cinese sono arrivati altri eventi: la visita dell'allora speaker della Camera dei Rappresentanti americana Nancy Pelosi a Taipei nel 2022, il risultato di un'altra elezione taiwanese sfavorevole a Pechino nel 2024 e la morte di due pescatori cinesi in uno scontro con la guardia costiera taiwanese, sempre nello stesso anno.
I pattugliamenti continui non servono soltanto a mandare messaggi politici. Ogni giorno offrono alle forze cinesi l'occasione di raccogliere dati ed esperienza in acque dove un giorno potrebbero combattere. In tempo di pace, ogni nave resta in mare circa due settimane, poi viene sostituita da un'altra unità. Pechino non impiega un piccolo gruppo fisso di imbarcazioni, ma le manda a rotazione, così da addestrare più equipaggi e abituarli a operare nell'area.
Di norma le navi restano fuori dalla zona contigua di 24 miglia nautiche rivendicata da Taipei, ma non sempre. In alcune fasi avviano i cosiddetti pattugliamenti congiunti di prontezza al combattimento, operazioni più intense durante le quali si spingono qualche miglio più all'interno. È una manovra studiata, che alcuni funzionari definiscono "sfiorare il confine".
Taiwan, che ne ha contati 40 lo scorso anno e 15 finora quest'anno, risponde inviando navi da guerra e unità della guardia costiera a seguire quelle cinesi finché non si allontanano. Questo botta e risposta dura sempre più a lungo, ormai spesso fino a 48 ore. La pressione pesa molto sulla Marina taiwanese, assai più piccola di quella cinese e a corto di personale. Le navi devono infatti restare pronte a intervenire in ogni momento, con effetti diretti sulla manutenzione ordinaria e sui tempi di riposo degli equipaggi.
Intanto la Cina raccoglie informazioni sempre più preziose sulle forze di Taiwan: come si muovono, come operano, come comunicano e come reagiscono. Per Taipei significa avere meno opzioni, meno luoghi dove nascondersi e meno margini per ingannare l'avversario. Operare a est dell'isola consente inoltre a Pechino di studiare anche quelle acque e individuare i possibili rifugi dei sottomarini taiwanesi, un vantaggio che in caso di guerra complicherebbe non poco anche l'intervento delle forze americane.
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🦩 Due coste del Mediterraneo, due grandi progetti turistici, la stessa domanda: lo sviluppo può essere imposto sacrificando territori, ecosistemi e comunità locali?
A Vjosa-Narta, in Albania, migliaia di persone contestano un progetto legato a Jared Kushner, denunciando i rischi per un’area protetta e la scarsa trasparenza delle decisioni. A Cala Finanza, nel Comune di Loiri Porto San Paolo, il progetto Tavolara Bay ha aperto uno scontro tra Governo e Regione Sardegna sulla tutela del paesaggio, sulle regole urbanistiche e sul diritto delle comunità locali a decidere del proprio futuro.
Non si tratta di essere contrari al turismo o agli investimenti, ma di scegliere che tipo di sviluppo vogliamo: uno che consuma suolo, privatizza luoghi collettivi e concentra i profitti, oppure uno che protegge gli ecosistemi, crea lavoro stabile e lascia ricchezza sul territorio?
Albania e Sardegna non sono in vendita: le coste del Mediterraneo non sono spazi vuoti da occupare, ma patrimoni vivi da proteggere. Difendiamole!
#TutelaAmbientale #TurismoSostenibile #StopConsumoDiSuolo #Sardegna #Albania #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Cyb3rrunn3r
in reply to netzpolitik.org • • •Doch!!!!
Ohhhhhh
Regezi
in reply to netzpolitik.org • • •Mein Name ist Hase
in reply to netzpolitik.org • • •spinnerter 🇺🇦Fetter Tanzbär🇺🇦
in reply to netzpolitik.org • • •Bfranz
in reply to netzpolitik.org • • •Mehr braucht man dazu nicht zu sagen.
Artstories
in reply to netzpolitik.org • • •steppl
in reply to netzpolitik.org • • •Wenn ich denn ein Händi, Internet hätte und wüsste wie man damit umgeht, und wüsste wir man das Teil installiert [ EU - merkt ihr selber, nech ]
... würde ich's mir glaub ich nicht mal für Geld installieren.
Ich hab das Gefühl, dass seit Corona-Warn wenig gute, sichere und datenschutzfreundliche IT/Online-Projekte umgesetzt werden.
kalauer
in reply to netzpolitik.org • • •Das ist mir Datenschutzrechtlich als auch aus Sicht der Cybersecurity viel zu unsicher und riskant.