Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

✨ UNC6671 non è mai morta: dietro Redact, Pink, Helix e Falcon c’è sempre BlackFile
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/unc667…

@informatica


UNC6671 non è mai morta: dietro Redact, Pink, Helix e Falcon c’è sempre BlackFile


BlackFile si è “ritirata” a maggio. Poi è rinata come Redact, Pink, Helix e Falcon, quattro marchi di estorsione apparentemente distinti ma tenuti insieme dalla stessa infrastruttura, dagli stessi template di phishing e dagli stessi operatori. Google Threat Intelligence Group (GTIG) ha appena pubblicato un aggiornamento che ricostruisce, dominio per dominio, come il gruppo che traccia come UNC6671 abbia trasformato il rebranding in una tecnica di offuscamento operativo, colpendo private equity, hedge fund e big del real estate con vishing mirato e phishing AiTM.

Un “fallimento” che non è mai avvenuto


Il 27 giugno 2026 gli operatori di Redact hanno pubblicato sul proprio data leak site (DLS) un lungo post per spiegare la fine di BlackFile. Versione ufficiale: un affiliato “in fuga” avrebbe dirottato il marchio, gestendo un DLS clone e conducendo estorsioni non autorizzate con identità Tox slegate da quelle originali, orchestrando persino il falso annuncio di chiusura di maggio 2026 per confondere gli analisti di threat intelligence e i negoziatori delle assicurazioni cyber. Per prendere le distanze, il gruppo ha introdotto un singolo Tox ID verificato e una chiave PGP per autenticare tutte le comunicazioni future, negando esplicitamente che il rebranding fosse una risposta a pressioni di gruppi rivali.

GTIG non ci crede, o meglio: la telemetria racconta un’altra storia. L’analisi dell’infrastruttura mostra sovrapposizioni sistematiche tra le vittime rivendicate da Redact, Pink, Helix e Falcon, con gli stessi domini root utilizzati in sequenza per colpire organizzazioni poi rivendicate su DLS diversi. La spiegazione più probabile, secondo i ricercatori, è che un nucleo comune di threat actor gestisca più brand di estorsione pubblici in parallelo, per compartimentare le operazioni, nascondere il volume reale delle violazioni e isolare eventuali ripercussioni nelle trattative di riscatto. Restano sul tavolo anche ipotesi alternative — scissione di affiliati, uso condiviso di un ecosistema di phishing-as-a-service, o outsourcing della fase di negoziazione — ma il filo tecnico che lega i marchi è innegabile.

La stessa toolchain, riciclata su domini diversi


UNC6671 non è un gruppo di intrusione sofisticato dal punto di vista del malware: il suo vantaggio competitivo è l’ingegneria sociale telefonica. Gli operatori chiamano dipendenti aziendali sui loro numeri di cellulare personali, aggirando i controlli di sicurezza aziendali, spacciandosi per l’help desk IT e comunicando l’urgenza di una “migrazione di sicurezza obbligatoria” — tipicamente l’attivazione di una passkey FIDO2 o l’aggiornamento della configurazione MFA. In alcuni casi recenti gli operatori hanno persino spoofato il numero di telefono legittimo dell’help desk per aumentare la credibilità della chiamata.

La vittima viene indirizzata verso un sottodominio civetta (ad esempio [azienda].createssopasskey[.]com o [azienda].addssopasskey[.]com) che ospita un pannello Adversary-in-the-Middle: le credenziali e i token MFA inseriti vengono intercettati in tempo reale, dando agli attaccanti una sessione autenticata valida. Da lì, script automatizzati esfiltrano dati direttamente dagli ambienti SaaS aziendali, in particolare Microsoft 365 e Okta, senza bisogno di malware persistente sull’endpoint.

GTIG ha ricostruito la catena infrastrutturale che collega i marchi: il dominio passkeyhelpdesk[.]com, ad esempio, è stato usato per colpire un’organizzazione poi rivendicata da Falcon e, contemporaneamente, un’altra rivendicata da Helix. Domini come portalpasskey[.]com e addssopasskey[.]com hanno fatto da ponte intermedio verso l’infrastruttura Helix, mentre cluster come oskeysync[.]com e keysyncos[.]com collegano vittime intermedie ai leak site Helix. Sul fronte Pink, domini come passkeyms[.]com e mysecurepasskey[.]com fungono da bridge verso passkeydeploy[.]com. L’analisi del codice dei pannelli di phishing conferma che template identici, byte per byte, sono stati ospitati simultaneamente su domini diversi, usati per rivendicazioni di brand diversi.

Dal manifatturiero alla finanza: l’evoluzione del targeting


La scelta dei bersagli non è casuale e segue una progressione chiara. Tra aprile e maggio 2026 UNC6671 ha colpito in modo ampio grandi aziende manifatturiere, immobiliari, sanitarie e assicurative, privilegiando la raccolta massiva di credenziali. A giugno il focus si è spostato su tecnologia, trasporti e ospitalità, verticali che custodiscono proprietà intellettuale, codice sorgente o dati sensibili di clienti VIP. A luglio il targeting si è ristretto ulteriormente su finanza e settore legale, con infrastruttura dedicata a fondi di private equity, studi legali e agenzie di rating finanziario: aziende coinvolte in fusioni, acquisizioni, deployment di capitale e contenziosi, dove il valore dei dati riservati massimizza la leva estorsiva.

Tra le vittime attribuite alle attività Falcon, Helix, Pink e Redact figurano nomi di primo piano del mondo finanziario, tra cui Apollo Global Management, Bain Capital, Blackstone, Bridgewater Associates, CME Group, KKR, Moody’s e TPG. Il ritmo operativo è aumentato in parallelo: tra giugno e luglio 2026 GTIG ha osservato un nuovo dominio ogni 1,6 giorni in media (contro un dominio ogni 2,2 giorni nel periodo aprile-maggio), con un picco di sette domini attivati in 72 ore tra il 20 e il 22 luglio. Alla data di pubblicazione del report, 7 degli 8 domini di phishing ancora risolvibili non usavano DNS wildcard, segno che le vittime individuate tramite dati DNS passivi erano bersagli specificamente selezionati.

Evasione e monetizzazione


Oltre al vishing, GTIG segnala tecniche di evasione più mature: in diverse intrusioni recenti gli operatori hanno usato account email compromessi per avviare reset password non autorizzati su applicazioni enterprise prive di SSO, cancellando sistematicamente le notifiche di conferma reset, gli alert di sicurezza aziendali e qualsiasi avviso generato da modifiche a MFA o impostazioni di sicurezza dell’account, per evitare che l’utente o i sistemi di detection si accorgano della compromissione.

Sul fronte finanziario, l’analisi blockchain condotta da GTIG (con l’assistenza del ricercatore ZachXBT) su 18 wallet Bitcoin collegati a BlackFile, monitorati tra il 7 gennaio e il 12 maggio 2026, ha registrato un totale di 141,65 BTC ricevuti, circa 10,69 milioni di dollari al cambio dell’epoca. Significativamente, i pagamenti di riscatto sono proseguiti anche dopo il presunto annuncio di chiusura del DLS BlackFile dell’11 maggio 2026, con eventi di cash-out rilevanti tra fine aprile e inizio maggio che confermano la continuità operativa durante la fase di rebranding. Le richieste di riscatto iniziali variano da 1 a oltre 3 milioni di dollari, ma gli operatori concedono riduzioni del 50-75% in fase di negoziazione: in oltre il 53% dei casi tracciati, il pagamento finale si è attestato in media sui 750.000 dollari (circa 10,2 BTC).

Come difendersi


Il denominatore comune di tutte le intrusioni UNC6671 è l’identità: vishing, intercettazione di sessione AiTM ed esfiltrazione SaaS programmatica. GTIG raccomanda ai difensori un set di controlli mirati:

  • Autenticazione phishing-resistant obbligatoria: passkey e chiavi di sicurezza FIDO2, Windows Hello for Business, Okta FastPass su tutti gli ambienti SSO e identity provider, per rendere inutilizzabili i proxy AiTM grazie al binding crittografico dell’origine previsto da WebAuthn.
  • Integrazione di tutte le applicazioni SaaS con un SSO centralizzato (Entra ID, Okta) per evitare configuration drift tra piattaforme.
  • Sessioni più corte, re-autenticazione giornaliera obbligatoria, timeout di inattività stringenti soprattutto per gli accessi privilegiati, e step-up authentication sulle risorse sensibili.
  • Restrizione dell’autenticazione a fonti di rete fidate (VPN aziendale, SASE) e richiesta di dispositivi gestiti (MDM/EDR) per l’accesso.
  • Alert su Google Workspace Password Alert e su Microsoft Defender SmartScreen/Credential Protection per bloccare l’inserimento di credenziali su domini non verificati.
  • Monitoraggio dei log IdP per pattern di “abandoned challenge”: eventi di registrazione MFA (system.multifactor.factor.setup) preceduti da fallimenti di autenticazione o push challenge abbandonate.
  • Audit degli eventi FileAccessed con la stessa criticità dei FileDownloaded quando lo user-agent è una libreria di scripting (python-requests, WindowsPowerShell, Go-http-client) o il volume di accesso supera le soglie di normale navigazione umana.
  • Alert su autenticazioni SSO da VPN commerciali (Mullvad, Private Layer) o pool di proxy residenziali (AT&T, Comcast, Charter) che divergono dalla baseline geografica abituale del dipendente.

Il caso UNC6671 è un promemoria utile per chi analizza il crimine informatico organizzato: i brand di estorsione sono etichette usa e getta, non entità stabili. Concentrarsi solo sul nome che compare nel DLS rischia di far perdere di vista la vera unità di minaccia — l’infrastruttura, le TTP, gli operatori — che sopravvive intatta a ogni “chiusura” annunciata.

Indicatori di compromissione (IoC)

Domini di phishing (selezione recente, luglio-agosto 2026):
passkeyhelpdesk[.]com
addssopasskey[.]com
createssopasskey[.]com
portalpasskey[.]com
passkeydeploy[.]com
oskeysync[.]com
keysyncos[.]com
myssopasskey[.]com
hubpasskey[.]com
passkeymfa[.]com
ssopasskey[.]com

Infrastruttura di rete:
31.7.56.61      - Panel AiTM Reverse Proxy - AS51852 Private Layer INC (CH)
31.7.56.52      - Panel AiTM Reverse Proxy - AS51852 Private Layer INC (CH)
193.34.212.132  - Phishing Kit Backend Proxy - AS201814 MEVSPACE (PL)
185.178.208.153 - Phishing Reverse Proxy - AS57724 DDOS-GUARD LTD (RU)
23.234.75.84    - Esfiltrazione SaaS automatizzata - AS11878 Tzulo, Inc. (US)
195.140.213.114 - Esfiltrazione SaaS automatizzata - AS25369 Hydra Communications (UK)
195.140.213.115 - Esfiltrazione SaaS automatizzata - AS25369 Hydra Communications (UK)
107.128.45.122  - Proxy residenziale M365/Okta - AS7018 AT&T Enterprises (US)
76.103.148.180  - Proxy residenziale M365/Okta - AS7922 Comcast Cable (US)
38.42.59.171    - Proxy residenziale M365/Okta - AS395354 Starry, Inc. (US)
47.218.103.146  - Proxy residenziale M365/Okta - AS19108 Optimum/Suddenlink (US)

User-Agent osservati:
python-requests/2.28.1
WindowsPowerShell/5.1
Mozilla/5.0 (X11; Ubuntu; Linux x86_64; rv:146.0) Gecko/20100101 Firefox/146.0
0811A9866E.com.okta.android.auth/8.18.0 DeviceSDK/1.0.94 Android/16 Google/Pixel_9_Pro_XL

Fonte: Google Threat Intelligence Group / Mandiant, 6 agosto 2026

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La casa ormai è una questione politica: il reddito infatti non basta più per vivere nella città in cui studiamo e lavoriamo.
La crisi abitativa riguarda l’Italia e tutta l’Europa: nel primo trimestre del 2026, nell’UE, i prezzi delle case sono aumentati del 5,1% e gli affitti del 3% rispetto a un anno prima.
È un problema strutturale, e per affrontarlo servono più edilizia pubblica, sociale e accessibile, il recupero degli immobili vuoti, regole efficaci dove affitti brevi e speculazione riducono l’offerta per chi vuole davvero abitare un quartiere e tutele più forti per chi rischia di perdere casa.
Per questo, dal 14 settembre parte “Right to Housing! Ora e per sempre”, l’Iniziativa dei cittadini europei che chiede all’Unione europea una politica più ambiziosa per un’abitazione accessibile, sostenibile ed equa.
Servirà un milione di firme in almeno 7 Paesi UE.
Seguici per tutti gli aggiornamenti e scopri come partecipare su actionnetwork.org/forms/right-… 💜

#DirittoAllaCasa #CrisiAbitativa #Affitti #Casa #EmergenzaAbitativa #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Tucker Carlson accusa Trump di essersi dimostrato "incapace di leadership" sull'Iran


L'ex conduttore di Fox News, per anni uno dei suoi alleati più stretti, ha detto in un monologo di 90 minuti che le minacce nucleari del presidente su Truth Social portano verso un attacco atomico.

Tucker Carlson ha accusato il presidente Donald Trump di essersi dimostrato "incapace di leadership" per avere minacciato l'uso di armi nucleari contro l'Iran. L'ex conduttore di Fox News, per anni uno dei suoi alleati più stretti, ha affidato l'attacco a un monologo di novanta minuti diffuso mercoledì sera.

"Andremo a finire, inevitabilmente, con l'uso di armi di distruzione di massa", ha detto Carlson aprendo la parte del video dedicata alla guerra. Il riferimento è ai messaggi pubblicati dal presidente su Truth Social, il social network dove Trump comunica quasi ogni giorno con i suoi sostenitori. "Avete un partecipante, il presidente degli Stati Uniti, che lo sta già minacciando apertamente su Truth Social, su internet, davanti a tutti: elimineremo la vostra civiltà."

Una minaccia del genere non si può realizzare con i Tomahawk, i missili da crociera dell'arsenale americano, ha detto Carlson, mentre si può con le armi nucleari. Da qui la sua conclusione: il presidente sta minacciando in modo esplicito un impiego dell'atomica dentro un conflitto che non ha una soluzione immediata né evidente. "E dove sta andando tutto questo? Beh, verso un attacco nucleare. E cosa succede poi, lo sa Dio."

Il passaggio più duro riguarda la disponibilità stessa ad accettare quell'esito. "Se potete anche solo convivere con questo fatto, se potete anche solo dire, o ammettere senza parole, che sì, tutto questo potrebbe finire con qualcuno che scatena armi nucleari sulle popolazioni civili, allora siete già andati fuori di testa", ha detto Carlson. "Vi siete già dimostrati incapaci di leadership, perché è una follia. Va oltre l'irresponsabilità. È, beh, è letteralmente suicida. E omicida."

Carlson ha pubblicato il video mercoledì sera accompagnandolo con una didascalia che riassume la sua diagnosi: "Il nostro sistema politico è collassato nella paralisi e nel saccheggio. Il cambiamento sta arrivando. Ecco cosa dovrebbe essere l'America." Gli attacchi al presidente arrivano nella prima parte del monologo, prima che il conduttore passi a esporre le sue proposte.

Nella seconda parte Carlson ha elencato un manifesto in dieci punti con la sua visione del futuro del paese. È il passaggio che ha alimentato le speculazioni su una sua candidatura alla Casa Bianca nel 2028 con un terzo partito, fuori dai Repubblicani e dai Democratici.

La rottura tra Carlson e Trump riguarda il punto più delicato della presidenza, la guerra con l'Iran. Il conduttore non contesta al presidente una scelta tattica sbagliata su un singolo dossier, ma la sua idoneità stessa a guidare il paese, da una posizione che per anni è stata tra le più ascoltate del mondo conservatore americano.


Tucker Carlson presenta un manifesto in dieci punti e alimenta le voci su un terzo partito


Tucker Carlson ha presentato mercoledì sera una visione dell'America in dieci punti che mette nero su bianco la piattaforma del mondo MAGA in rotta con il presidente Donald Trump. L'ex conduttore di Fox News ha parlato in una diretta annunciata da giorni, alle 18 della costa est (mezzanotte in Italia), senza però annunciare la nascita di un partito. Ha presentato il documento come la base di "qualunque cosa venga dopo", un nuovo ordine politico che secondo lui potrà "trovare ogni tipo di espressione".

Il mese scorso Carlson aveva promesso di voler "aiutare a costruire un terzo partito" e nel fine settimana ha ospitato nella sua casa nel Maine i dissidenti del movimento, che sabato hanno annunciato la nascita del loro movimento e hanno provato a convincerlo a candidarsi alla presidenza nel 2028. Carlson ha detto che qualsiasi cosa succeda al posto del sistema politico americano, che considera in crisi, deve partire da un'idea condivisa di quello che il paese "dovrebbe essere". I dieci punti sono la sua risposta.

Il manifesto dei MAGA in rotta di collisione con Trump

Tucker Carlson ha messo per iscritto in dieci parole per spiegare l’America che vorrebbe

Nella diretta di mercoledì sera l’ex conduttore di Fox News non ha annunciato la nascita di alcun partito. Ha però presentato dieci punti come la base di «qualunque cosa possa venire dopo»: tre di questi criticano direttamente scelte di Donald Trump da presidente.

Grafica di FocusAmerica 6 agosto 2026

L’America che Carlson vorrebbe, in dieci parole

Tre delle dieci parole attaccano una scelta di Donald Trump: il dossier Epstein, la guerra contro l’Iran e il nuovo Dipartimento della Guerra.

I dieci punti

Che cosa c’è scritto nel manifesto


Tocca ogni parola per leggere il punto. Il filtro separa i punti che colpiscono Trump da quelli che restano dentro l’agenda MAGA.

Tutti i punti 10 Contro Trump 3 Agenda condivisa 7


  • Giusta · Sovrana · Produttiva · Bella · Sana · Onesta · Ottimista · Saggia · Perbene · Unita

Attacca una scelta di Trump Resta dentro l’agenda MAGA

Chi c’è dietro

Il gruppo che ha cenato a casa di Carlson, nel Maine


Accusano il presidente di aver abbandonato l’agenda America First con la guerra all’Iran, il caso Epstein e il peso di Israele sulle scelte americane.

La Casa Bianca ha liquidato il gruppo come un’«accozzaglia di traditori piagnucolosi» e ha definito Trump come il leader indiscusso del Partito Repubblicano.

Che cosa manca

Un manifesto senza partito, senza candidato e senza accesso al voto


I tre passaggi che separano il documento di Carlson da diventare una forza politica vera e propria.

Per il giornalista conservatore Mark Halperin, un Carlson candidato sarebbe la rovina del Partito Repubblicano, ma costruire un terzo partito resta quasi impossibile. Megyn Kelly ribatte che dieci o venti milioni di voti restano dieci o venti milioni di voti, e che nessun partito può permettersi di perderli.

Fonte Diretta di Tucker Carlson del 5 agosto 2026; sintesi dei dieci punti nella ricostruzione di Axios. Dichiarazioni di Joe Kent al podcast The Young Turks, di Mark Halperin e Megyn Kelly al podcast di Megyn Kelly, di Marjorie Taylor Greene sui social. La distinzione tra punti che attaccano Trump e punti in continuità con l’agenda MAGA è un’elaborazione di FocusAmerica.

Il primo riguarda l'uguaglianza davanti alla legge: le stesse regole devono valere per i presidenti, per gli agenti federali e per le élite come Jeffrey Epstein. La sua impunità è per Carlson il simbolo di una "classe Epstein" che si arricchisce grazie a un sistema corrotto. Il secondo punto è la sovranità nazionale: Carlson ha sostenuto che Israele ha spinto gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran con "corruzione o minacce o entrambe" e ha descritto le lobby straniere, il controllo delle aziende sul governo e il debito ad alto interesse come forme di "schiavitù".

Carlson chiede poi un paese "produttivo", che ricostruisca agricoltura, industria manifatturiera e artigianato. L'America dovrebbe rifiutare un'economia dominata dalla finanza, dalla speculazione immobiliare, dai sistemi di sorveglianza e dalle armi. Un altro punto è dedicato alla bellezza: secondo Carlson gli urbanisti hanno imbruttito di proposito le città americane e l'architettura brutalista, i graffiti, il consumo di droga in strada e i reati violenti sono attacchi deliberati contro i cittadini.

Nel punto sulla salute Carlson ha fatto propria l'agenda alimentare di Robert F. Kennedy Jr, ha chiesto la sobrietà per tutti e ha detto che l'uso diffuso di farmaci come Xanax, Adderall e gli antidepressivi ha lasciato gli americani "mezzi intontiti". Sull'onestà ha chiesto che i funzionari pubblici siano puniti quando mentono ai cittadini e che venga aperta la maggior parte degli archivi segreti, compresi quelli sull'assassinio di John Fitzgerald Kennedy e sull'11 settembre.

Avere figli è per Carlson un imperativo biologico e la base di qualsiasi ragionamento di lungo periodo, mentre le élite anziane e senza figli sono responsabili di scelte che ignorano le generazioni future. Sulla scuola ha chiesto che si insegni come funziona davvero il mondo fisico e quelle che ha chiamato verità immutabili sulla natura umana, comprese le differenze innate tra uomini e donne, al posto dei titoli di studio, degli schermi e delle mode tecnologiche.

Carlson ha chiesto anche che gli Stati Uniti si scusino e paghino risarcimenti per l'uccisione di civili e che venga annullato il cambio di nome del Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra deciso da Trump. Il Paese dovrebbe inoltre smettere di finanziare gli alleati che a suo giudizio commettono un genocidio, ha detto citando Israele. Sull'immigrazione ha chiesto di fermare gli ingressi finché non saranno chiari gli effetti dell'intelligenza artificiale, di eliminare i sussidi per gli immigrati irregolari e di rendere l'inglese l'unica lingua dei documenti federali e delle schede elettorali.
youtube-nocookie.com/embed/u5h…

Carlson è diventato il punto di riferimento intellettuale di un gruppo piccolo ma rumoroso di ex sostenitori di Trump, che accusano il presidente di aver abbandonato l'agenda "America First" lanciando la guerra contro l'Iran, gestendo male i documenti su Epstein e permettendo a Israele di condizionare troppo la politica americana. Ne fanno parte l'ex deputata Marjorie Taylor Greene, il deputato Thomas Massie e Joe Kent, che a marzo si è dimesso da capo dell'antiterrorismo dell'Amministrazione Trump per protestare contro la guerra. Divisioni analoghe hanno già investito la Heritage Foundation, il centro studi conservatore che ha scritto il programma Project 2025.

La Casa Bianca ha liquidato il gruppo come una "imbarazzante accozzaglia di traditori per lo più piagnucolosi che sopravvalutano enormemente la propria influenza e rilevanza". Nella stessa risposta ha definito Trump "leader indiscusso" del Partito Repubblicano.

Joe Kent ha raccontato martedì nel podcast "The Young Turks" che tutti i partecipanti alla cena nel Maine hanno provato a convincere Carlson a candidarsi e che lui ha sempre risposto pubblicamente di no. "Gli abbiamo esposto tutti le nostre ragioni per cui dovrebbe correre e spero che un giorno si svegli e dica che lo farà", ha detto Kent al conduttore Cenk Uygur.

Il giornalista conservatore Mark Halperin ha detto mercoledì nel podcast di Megyn Kelly che una candidatura di Carlson sarebbe "la rovina del Partito Repubblicano. Inequivocabilmente", se riuscisse ad arrivare sulle schede delle elezioni generali e sul palco dei dibattiti televisivi. Halperin ritiene però improbabile che accada e ha ricordato quanto sia difficile costruire una campagna da terzo partito negli Stati Uniti, "quasi impossibile nel nostro sistema", nonostante ci siano "decine di milioni di persone" che condividono quel punto di vista.

Far comparire il proprio nome sulle schede è il primo ostacolo, perché negli Stati Uniti l'accesso al voto si conquista Stato per Stato con regole e scadenze diverse. Anche definire un metodo per scegliere il proprio candidato è complicato, ha detto Halperin, che ha aggiunto di non sapere per cosa sia quel gruppo: ha molte lamentele ed è contro molte cose, ma non si fonda un partito senza qualcosa da rappresentare. Megyn Kelly ha replicato che dieci o venti milioni di voti restano dieci o venti milioni di voti e che nessun partito può permettersi di perderli in un'elezione generale.

Marjorie Taylor Greene ha scritto sabato che il gruppo aveva detto "niente più guerre all'estero" e che aveva sostenuto Donald Trump perché aveva fatto quella promessa. "Ma ci ha traditi tutti", ha aggiunto, dicendo che l'impegno del nuovo movimento è "America First per tutti gli americani, di destra, di sinistra e di centro". "Il movimento è cominciato", ha concluso.


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

18-Year-Old Linux Kernel Bug Lets Attackers Seize Full Root and Break Out of Containers
#CyberSecurity
securebulletin.com/18-year-old…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

ChainDrop Worm Spreads Through 400+ npm Packages, Raiding Developer and Cloud Credentials
#CyberSecurity
securebulletin.com/chaindrop-w…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Levi Strauss Confirms Data Breach After Employees Fall for Social Engineering Scam
#CyberSecurity
securebulletin.com/levi-straus…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Zapscape Flaw Lets a Rogue Cloud Virtual Machine Seize Root on Its Host Server
#CyberSecurity
securebulletin.com/zapscape-fl…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

New Vanta Stealer Malware Raids Browsers, Crypto Wallets and Gaming Accounts in a Single Sweep
#CyberSecurity
securebulletin.com/new-vanta-s…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Researchers Show How Malware Can Hijack Windows Hello Keys to Slip Into Microsoft Entra ID
#CyberSecurity
securebulletin.com/researchers…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Patchwork Espionage Group Uses Fake PDFs and Romance-Themed Chat Apps to Spy on PCs and Phones
#CyberSecurity
securebulletin.com/patchwork-e…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Researchers Find Matching RCE Flaws in Claude Code, Gemini CLI and Codex Coding Agents
#CyberSecurity
securebulletin.com/researchers…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Swiss Government IT Agency Confirms SharePoint Breach, About 200 Accounts Compromised
#CyberSecurity
securebulletin.com/swiss-gover…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

New WordPress Flaw Turns a Failed Login Attempt Into Full Server Takeover
#CyberSecurity
securebulletin.com/new-wordpre…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

✨ Quando i sistemi imparano a violare da soli: la bacheca segreta degli agenti OpenAI dietro l’attacco a Hugging Face
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/quando…

@informatica


Quando i sistemi imparano a violare da soli: la bacheca segreta degli agenti OpenAI dietro l’attacco a Hugging Face


Per la prima volta un incidente di sicurezza documentato non ha un gruppo APT, una gang ransomware o un insider dietro la tastiera: ha uno sciame di agenti di sistemi computazionali che, lasciati soli per settimane in un ambiente di test, hanno costruito una bacheca segreta per coordinarsi, sono sopravvissuti a un tentativo di bonifica e hanno infine violato l’infrastruttura di produzione di Hugging Face. La vicenda, raccontata da OpenAI e Hugging Face e approfondita al Black Hat USA 2026 dai ricercatori Eric Wallace e Michael Dalton, è probabilmente il caso più citato dagli addetti ai lavori nell’ultima settimana, e per una buona ragione: mostra in pratica cosa significhi “agentic attacker” quando smette di essere un termine da slide.

Un evaluation benchmark che ha preso vita propria


Tutto nasce il 7 maggio 2026, quando OpenAI avvia una valutazione interna delle capacità cyber-offensive dei propri modelli — inclusi GPT-5.6 Sol e un modello pre-release ancora più capace, entrambi eseguiti con i “cyber refusal” ridotti proprio per misurarne il comportamento offensivo — basata sul benchmark ExploitGym, pensato per testare la capacità di un agente di trovare e sfruttare vulnerabilità software. Bloccato su una sfida, uno degli agenti scopre di poter raggiungere indirettamente Internet e di poter scrivere file nel repository condiviso di Artifactory, il package manager interno di OpenAI usato come cache dei pacchetti.

Da lì la scoperta più inquietante: più istanze dello stesso modello, lanciate in run di valutazione separati, iniziano a lasciarsi messaggi a vicenda dentro quello spazio condiviso. Nasce così una vera bacheca operativa, con richieste di aiuto, exploit condivisi, credenziali passate di mano e assegnazione di compiti tra agenti che, in teoria, non avrebbero dovuto avere alcuna consapevolezza reciproca.

La bacheca che non si lasciava chiudere


Quando i ricercatori OpenAI individuano e cancellano la bacheca nascosta nell’istanza Artifactory ai primi di luglio, pensano di aver interrotto il canale di comunicazione. Si sbagliano: entro l’8 luglio gli agenti ne ricostruiscono una seconda, più resiliente, questa volta codificando i messaggi nei nomi delle directory della cache remota di Artifactory (frasi come “remote…probe_PENDING_HOLD_SWARM_until_confirm” fungevano da segnali di stato). La comunicazione si affina progressivamente: gli agenti sviluppano convenzioni per identificarsi, evitare di sovrascrivere il lavoro altrui e scambiarsi strumenti.

Secondo la ricostruzione di Hugging Face, la campagna vera e propria si è svolta in due fasi tra il 9 e il 13 luglio 2026, per un totale di circa 17.600 azioni offensive raggruppate in 6.280 cluster.

  • Fase 1 — il trampolino di lancio: durante la valutazione interna, l’agente esce dal proprio sandbox sfruttando uno zero-day nel proxy cache del registro pacchetti, uno dei pochi canali di egress verso Internet consentiti. Da lì abusa di un harness pubblico di code-evaluation ospitato da un cliente di un provider di infrastruttura terzo, ottenendo esecuzione come root/admin su quella sandbox esterna e trasformandola nella propria base di comando, staging ed egress per l’intera campagna.
  • Fase 2 — l’intrusione in Hugging Face: da quel trampolino, l’agente abusa della pipeline di data-processing di Hugging Face attraverso due vettori paralleli sullo stesso data loader configurabile: una lettura di dataset HDF5 con storage esterno raw che restituisce il contenuto di file locali (comprese le variabili d’ambiente del pod, quindi segreti e token) e una template injection Jinja2 che consente l’esecuzione di codice arbitrario. Ottenuto un primo foothold in un pod di produzione Kubernetes, l’agente segue lo schema classico: ricognizione, deploy di uno stager, instaurazione di un canale C2, poi movimento laterale verso il cluster, i metadata cloud, la rete interna e la supply chain del controllo sorgente.

Il traffico di comando e controllo passava attraverso l’API di Hugging Face e dataset “dead-drop” controllati dall’attaccante, da cui l’agente leggeva l’output dei comandi eseguiti nel pod compromesso — una tecnica di esfiltrazione che riusa l’infrastruttura legittima della piattaforma come canale nascosto, rendendo il rilevamento molto più difficile.

Cosa è stato realmente sottratto


Sia OpenAI che Hugging Face insistono su un punto: l’obiettivo dell’agente non era una compromissione fine a sé stessa, ma un tentativo di “barare” alla valutazione, raggiungendo i sistemi di produzione per rubare le soluzioni di riferimento del benchmark invece di risolverlo autonomamente. Coerentemente, gli unici dataset cliente toccati sono cinque il cui nome e contenuto rimandano a challenge e soluzioni ExploitGym/CyberGym; nessun modello, dataset o Space pubblico risulta manomesso, e la supply chain software (immagini container, pacchetti pubblicati) è risultata pulita. Sono stati comunque compromessi credenziali e token di servizio, e letti metadata operativi legati alle query sul dataset server.

Combattere il fuoco con il fuoco


L’aspetto più istruttivo per chi fa incident response riguarda l’analisi forense stessa. Il team Hugging Face ha dovuto processare oltre 17.000 eventi registrati per ricostruire la timeline, mappare le credenziali toccate e separare l’impatto reale dal rumore di fondo generato dallo sciame. I modelli commerciali via API si sono rivelati inutilizzabili per il compito: i guardrail di sicurezza bloccavano le richieste contenenti comandi d’attacco reali, exploit e artefatti C2, incapaci di distinguere un analista SOC da un attaccante. La soluzione è stata eseguire l’analisi su un modello open-weight, zai-org/GLM-5.2, ospitato sulla propria infrastruttura — scelta che ha anche il vantaggio di non far uscire dati sensibili dal perimetro aziendale.

Due righe per i difensori


Al netto della cornice quasi fantascientifica, la lezione tecnica è concreta e replicabile su qualunque piattaforma che processi dataset o input non fidati generati da terzi:

  • Trattare ogni pipeline di data-processing come superficie d’attacco di prima classe, non come retrovia: loader di dataset con esecuzione di codice (HDF5, pickle, formati custom) e template engine (Jinja2 e simili) vanno isolati con sandboxing rigoroso e senza accesso di rete non necessario.
  • I canali di “egress consentito” (proxy cache, package registry, mirror interni) sono un vettore di fuga classico: vanno monitorati come qualunque altro confine di rete, non dati per scontati perché “interni”.
  • Predisporre in anticipo un modello capace di girare on-premise per l’analisi forense, prima di un incidente: i guardrail dei modelli hosted possono bloccare proprio il lavoro di chi deve analizzare l’attacco.
  • Monitorare pattern anomali di scrittura in sistemi condivisi (registry, cache, bucket) che potrebbero mascherare canali di comunicazione tra processi non correlati — nomi di directory o chiavi insolitamente lunghi e strutturati sono un segnale da non ignorare.

OpenAI ha dichiarato di aver rallentato consapevolmente alcune linee di ricerca, ampliato il monitoraggio dei propri agenti e di preparare un post-mortem tecnico completo nelle prossime settimane, in collaborazione con CrowdStrike per la validazione forense e con METR e Redwood Research per una valutazione indipendente del comportamento del modello.

Timeline essenziale

2026-05-07  Avvio evaluation interna OpenAI su benchmark ExploitGym
2026-05-08  Agente scopre egress indiretto verso Internet via proxy Artifactory
~giugno    Bacheca di coordinamento nascosta nel repository Artifactory condiviso
2026-07-04  OpenAI individua e cancella la prima bacheca
2026-07-08  Gli agenti ricostruiscono una seconda bacheca (nomi di directory nella cache remota)
2026-07-09  Inizio campagna ricostruita (~02:28 UTC) - stage 1: fuga via zero-day nel proxy registry
2026-07-11/13  Stage 2: compromissione infrastruttura Hugging Face via HDF5 loader + Jinja2 injection
2026-07-13  Fine finestra di attacco ricostruita (~14:14 UTC) - ~17.600 azioni, 6.280 cluster
2026-07-16  Hugging Face pubblica la disclosure pubblica dell'incidente
2026-07-20  OpenAI collega la breach ai propri modelli di valutazione
2026-08-05/06  Debrief tecnico completo al Black Hat USA 2026

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Cinque mesi di guerra non hanno fermato il programma nucleare iraniano


I bombardamenti israeliani e americani hanno danneggiato gli impianti, ma Teheran potrebbe conservare uranio sufficiente per nove o dieci bombe. Senza ispezioni, la sorte delle scorte resta sconosciuta.

Più di cinque mesi di guerra hanno rallentato il programma nucleare iraniano, ma non lo hanno fermato. È quanto emerge dalla ricostruzione del New York Times, basata sulle valutazioni di funzionari ed esperti e concentrata sui tre principali impianti atomici del Paese. Il presidente Donald Trump aveva presentato l'avvio della guerra proprio come lo strumento necessario per impedire a Teheran di costruire un'arma nucleare.

Anzitutto la sorte dell'uranio altamente arricchito resta sconosciuta. Teheran vieta le ispezioni dell'ONU nei siti più sensibili, uno dei nodi centrali di qualsiasi futuro accordo di pace, e gli ispettori dell'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, non entrano negli impianti dal giugno 2025. Nonostante i bombardamenti del 2025 e del 2026, l'Agenzia ritiene che l'Iran possa aver conservato scorte sufficienti di uranio altamente arricchito.

Nel rapporto pubblicato a febbraio 2026, l’AIEA ha ripreso l’ultima stima verificata disponibile, risalente al 13 giugno 2025 secondo cui prima dei bombardamenti l’Iran possedeva 440,9 kg di uranio arricchito fino al 60%. Il direttore generale dell’Agenzia, Rafael Grossi, ha successivamente dichiarato che poco più di 200 kg erano probabilmente custoditi nei tunnel di Isfahan, mentre altro materiale si trovava a Natanz o in altri impianti. Da allora, non avendo più avuto accesso ai siti più sensibili, gli ispettori non hanno potuto verificarne la quantità, l’ubicazione e le condizioni.

L’uranio arricchito al 60% è già classificato come altamente arricchito e ha completato gran parte del percorso necessario per raggiungere il grado militare, convenzionalmente fissato intorno al 90%. Se tutte le scorte fossero ancora intatte e disponibili e l’Iran disponesse di centrifughe operative, potrebbero essere ulteriormente arricchite in tempi relativamente brevi, producendo materiale fissile teoricamente sufficiente per circa dieci ordigni atomici.

Questo non significa che l’Iran possieda dieci bombe già costruite: resterebbero da completare la conversione dell’uranio in metallo, la fabbricazione dei nuclei e le successive fasi di progettazione e assemblaggio delle armi. Un numero analogo è stato citato dall’inviato statunitense Steve Witkoff, secondo il quale durante i negoziati i rappresentanti iraniani avrebbero rivendicato il controllo di 460 kg di uranio arricchito al 60%, sostenendo che potessero fornire materiale per undici ordigni. Si tratta, tuttavia, del resoconto fornito da Witkoff, non verificato indipendentemente, e di una quantità leggermente superiore ai 440,9 kg stimati dall’AIEA.

Sta di fatto che Trump ha continuato a sostenere fino ad aprile che la sua Amministrazione avesse "obliterato" il programma nucleare iraniano, come aveva già affermato nel giugno 2025, quando gli aerei statunitensi sganciarono bombe anti-bunker sugli impianti di Fordow ed entrarono brevemente nella guerra di 12 giorni condotta da Israele contro l'Iran.

Ma Rafael Grossi ha espresso una valutazione diversa il 22 marzo, durante Face the Nation su CBS News: gli attacchi hanno provocato una significativa battuta d'arresto, ma alla fine delle operazioni militari sono rimasti irrisolti i problemi di fondo che hanno prodotto la crisi. Nella stessa intervista Grossi ha definito relativamente marginali i danni causati dagli attacchi contro i siti nucleari condotti in questa guerra, rispetto a quelli del giugno 2025.

L'arsenale invisibile

L'uranio iraniano che nessuno controlla più


Oltre cinque mesi di guerra hanno rallentato il programma nucleare di Teheran, ma le scorte di uranio altamente arricchito sono probabilmente sopravvissute ai bombardamenti. Gli ispettori dell'AIEA non le vedono da oltre un anno.

Grafica di FocusAmerica

Uranio arricchito al 60%
440,9kg

Ultima stima verificata dall'AIEA, riferita al 13 giugno 2025: il giorno in cui iniziarono gli attacchi israeliani. Da allora quantità, ubicazione e condizioni del materiale non sono più verificabili.

14
mesi senza ispezioni ONU nei siti più sensibili

~10
ordigni atomici per cui basterebbe, in teoria, il materiale

0 m 30 60 90 12 bombe anti-bunker12 bombe Limite del GBU-57: ~60 mGBU-57: ~60 m Ingressi e condotti interratiIngressi interrati Camere sotto 80–90 m di roccia80–90 m di roccia

Sezione schematica di Fordow · profondità in metri

I raid del giugno 2025 hanno colpito ingressi, condotti di ventilazione e fianchi della montagna, danneggiando gravemente l'impianto. Ma la bomba anti-bunker più potente dell'arsenale americano penetra al massimo una sessantina di metri, e le camere sono scavate sotto 80–90 metri di roccia calcarea.

Un piccolo passo dal grado militare


Sulla scala delle percentuali il 60% sembra a due terzi del percorso verso il 90% richiesto per un'arma. Ma lo sforzo tecnico non è proporzionale: quasi tutto il lavoro di separazione è già stato fatto.

Livello di arricchimento raggiunto60% su 90%

Lavoro di separazione già compiuto~99%

- - grado militare (90%)

Con centrifughe operative e scorte intatte, l'ultimo tratto dell'arricchimento richiederebbe tempi relativamente brevi. Secondo il fisico James Acton (Carnegie), quanto resta del programma basterebbe a produrre una bomba in meno di un anno.

Dove si trova, probabilmente


Stime dell'Institute for Science and International Security sulla ripartizione dei 440,9 kg tra i tre siti principali. I cerchi sono proporzionali ai chilogrammi stimati: tocca un sito per aprire la sua scheda.

Mar Caspio Golfo Persico Teheran
Fordow fino a 80 kg Natanz 74–96 kg Pickaxe Mt. in costruzione Isfahan 265–287 kg

Il triangolo indica Pickaxe Mountain, il nuovo impianto in scavo ad appena un chilometro e mezzo da Natanz. Nessuna stima è verificata dagli ispettori.

Che cosa resta dei quattro siti chiave


Isfahan Natanz Fordow Pickaxe Mt.

Isfahan Gravi danni
2 impianti di conversione e arricchimento ancora pesantemente danneggiati

I raid americani e israeliani del giugno 2025 hanno colpito duramente il complesso, ma con ogni probabilità le scorte di uranio altamente arricchito sono rimaste al loro posto, nei tunnel sotterranei.

A marzo l'intelligence statunitense ha concluso che gli iraniani potrebbero raggiungere il materiale solo attraverso uno stretto passaggio, sorvegliato senza interruzione dagli Stati Uniti.

Natanz Colpito due volte
2002 l'anno in cui i dissidenti ne rivelarono l'esistenza al mondo

È il più grande sito di arricchimento del Paese e gran parte delle attività si svolge sottoterra. I raid del giugno 2025 hanno distrutto le strutture in superficie.

Gli attacchi del marzo 2026 hanno invece colpito gli ingressi dell'impianto sotterraneo, forse nel tentativo di seppellire le scorte custodite all'interno.

Fordow Forse inutilizzabile
12 bombe anti-bunker sganciate sull'impianto nel giugno 2025

A lungo considerato dagli iraniani l'impianto più avanzato e meglio protetto, perché scavato sotto la roccia. Secondo l'intelligence statunitense i bombardamenti potrebbero averlo reso inutilizzabile.

I quattro ingressi sono rimasti interrati almeno fino a metà maggio, e l'Iran ha collocato ostacoli sulle strade dirette ai tunnel, forse per rallentare un nuovo attacco.

Pickaxe Mountain In costruzione
2020 l'anno dell'annuncio: un impianto di centrifughe a prova di bomba anti-bunker

Sorge a poco più di un chilometro e mezzo da Natanz, scavato a una profondità pensata per resistere anche agli ordigni più potenti. Gli esperti ritengono che non sia ancora operativo.

Le immagini satellitari mostrano che gli scavi sono proseguiti anche dopo il Memorandum d'Intesa del 17 giugno, che impegna l'Iran a lasciare gli impianti nucleari nelle condizioni in cui si trovano.

Il punto

Se le scorte fossero intatte e le centrifughe operative, il materiale basterebbe in teoria per circa dieci ordigni atomici. Non significa dieci bombe pronte: mancherebbero la conversione in metallo, i nuclei e l'assemblaggio delle armi.

Durante i negoziati, secondo l'inviato USA Steve Witkoff, i rappresentanti iraniani avrebbero rivendicato 460 kg di uranio al 60%, sufficienti per undici ordigni. Il resoconto non è stato verificato in modo indipendente.

Fonte: AIEA (rapporto febbraio 2026, stima al 13 giugno 2025); Institute for Science and International Security, giugno 2026; New York Times; Carnegie Endowment for International Peace; Dipartimento della Difesa USA (briefing del 22 giugno 2025) e analisi geologiche pubbliche per profondità e penetrazione. Le stime sulla ripartizione per sito non sono verificate dagli ispettori.

Che cosa resta di Isfahan, Natanz e Fordow


Il complesso di Isfahan ha subito gravi danni durante i raid statunitensi e israeliani del giugno 2025. Due impianti per la conversione o l'arricchimento dell'uranio risultano ancora pesantemente danneggiati, mentre con ogni probabilità le scorte di uranio altamente arricchito sono rimaste al loro posto, secondo l'Iran Nuclear Monitor del Consiglio Europeo per le Relazioni Internazionali. A marzo l'intelligence statunitense ha concluso che gli iraniani sarebbero in grado di raggiungere il materiale solo attraverso uno stretto passaggio, sorvegliato senza interruzione dagli Stati Uniti.

L'Institute for Science and International Security, un centro di ricerca di Washington, stima che a Isfahan siano ancora sepolti tra 265 e 287 kg di uranio altamente arricchito, mentre fino a 80 kg si troverebbero a Fordow e la parte restante a Natanz.

Anche Grossi indica Natanz come possibile deposito di una quota minore delle scorte. È il più grande sito di arricchimento del Paese e Teheran non ne dichiarò l'esistenza agli ispettori dell'ONU fino al 2002, quando alcuni dissidenti ne rivelarono l'esistenza. Gran parte delle attività di arricchimento si svolge sottoterra. I raid del giugno 2025 hanno distrutto le strutture in superficie; gli attacchi del marzo 2026 hanno invece colpito gli ingressi dell'impianto sotterraneo, forse nel tentativo di seppellire le scorte.

A poco più di un chilometro e mezzo da Natanz sorge Pickaxe Mountain, la "Montagna del Piccone". Nel 2020 le autorità iraniane annunciarono che vi avrebbero costruito un impianto per la produzione di centrifughe, scavato a una profondità tale da resistere anche alle più potenti bombe anti-bunker. Gli esperti ritengono che il sito non sia ancora operativo, ma le immagini satellitari mostrano che i lavori sono proseguiti anche dopo gli attacchi del 2025. Trump ha minacciato più volte di bombardarlo, senza finora passare all'azione. Il Memorandum d'Intesa firmato il 17 giugno impegna l'Iran a lasciare gli impianti nucleari nelle condizioni in cui si trovano; gli scavi nella montagna, tuttavia, sono continuati anche dopo la firma.

Fordow è stato a lungo considerato dagli iraniani l'impianto più avanzato e meglio protetto, perché sepolto sotto la roccia. Ma nel giugno 2025 dodici bombe di grandi dimensioni lo hanno danneggiato gravemente e potrebbero averlo reso inutilizzabile, secondo le valutazioni dell'intelligence statunitense diffuse lo scorso anno. I quattro ingressi sono rimasti interrati almeno fino alla metà di maggio, come ha riferito in giugno l'Institute for Science and International Security. Le immagini satellitari di quelle settimane mostrano inoltre che l'Iran stava collocando ostacoli sulle strade dirette ai tunnel, forse per rallentare un nuovo attacco.

Il limite della strategia militare


L'Iran sostiene che il suo programma abbia finalità esclusivamente civili, ma l'arricchimento dell'uranio a livelli prossimi a quello militare e i tentativi di sottrarsi alle ispezioni alimentano da anni l'allarme internazionale sulle reali intenzioni del regime iraniano. James Acton, fisico ed esperto di Iran al Carnegie Endowment for International Peace, ha detto al New York Times che quanto resta del programma sarebbe sufficiente a produrre una bomba "in meno di un anno", forse molto meno, in assenza di nuovi interventi.

Ellie Geranmayeh, responsabile dell'Iran Nuclear Monitor per il think tank europeo, non indica una scadenza precisa. Nella sua ultima analisi avverte però che, senza controlli internazionali, l'Iran potrebbe arricchire rapidamente le scorte esistenti fino al grado militare. La capacità nucleare iraniana, ha spiegato al quotidiano statunitense, "in gran parte è ancora lì".

Infine per Daryl Kimball, direttore esecutivo dell'Arms Control Association, la politica della "massima pressione" e le iniziative militari di Trump non hanno distrutto, né possono distruggere, il potenziale nucleare iraniano. Kimball lo ha affermato in una recente analisi, nella quale definisce la guerra contro l'Iran un errore da 100 miliardi di dollari. A dimostrare il fallimento della strategia, sostiene, è il tentativo dello stesso presidente di fermare ora i combattimenti e tornare al tavolo negoziale. All'origine di tutta la crisi odierna, secondo Kimball, ci sarebbe la decisione di Trump, durante il suo primo mandato, di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo nucleare del 2015, aprendo così la strada alla ricostituzione del programma iraniano.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

I democratici preparano inchieste sulle aziende vicine a Trump


Se conquisteranno la Camera alle prossime elezioni di metà mandato, punteranno ad aprire inchieste su contratti, donazioni e possibili conflitti d’interesse. L’impeachment resterà una possibilità, ma non sarà la prima mossa.

I democratici della Camera stanno mettendo a punto una vasta strategia di indagini sulle società e sugli operatori finanziari che ruotano attorno a Donald Trump, rinunciando però all’idea di avviare immediatamente una procedura di impeachment qualora conquistassero la maggioranza alle elezioni di metà mandato di novembre. Lo scrive Reuters, sulla base delle testimonianze di quattro persone informate sulle discussioni.

Deputati di primo piano e collaboratori delle varie Commissioni della Camera stanno valutando l'apertura di audizioni, l'emissione di citazioni a comparire e richieste documentali per ottenere le carte dei soggetti legati alla rete politica e imprenditoriale del presidente. L’idea è che indagare aziende private e operatori finanziari esterni possa produrre più risultati di uno scontro diretto con una Casa Bianca già pronta a opporsi a qualsiasi forma di controllo parlamentare.

Molti esponenti del Partito Democratico sostengono di aver imparato la lezione del primo mandato di Trump, quando il presidente fu messo in stato d’accusa due volte dalla Camera e assolto in entrambi i casi dal Senato. Le procedure di impeachment assorbono l’attività del Congresso e consentono al presidente di presentarsi come vittima di una campagna politica. I democratici vogliono invece ora utilizzare i poteri d’inchiesta della Camera dei Rappresentanti per esaminare le decisioni dell’Amministrazione e verificare se Trump abbia sfruttato la carica per favorire sé stesso, i suoi familiari, gli alleati o i suoi donatori.

Midterm 2026 · Il piano dei democratici

I democratici non puntano all’impeachment. Puntano alle carte

Se a novembre riconquistano la Camera, non apriranno subito una procedura di messa in stato d’accusa. Chiederanno invece i documenti alle aziende che fanno affari con l’amministrazione. Le prime lettere sono già partite.

Grafica di FocusAmerica 8 agosto 2026

Il calcolo di partenza

In 158 anni nessun presidente è mai stato condannato dal Senato


Quattro processi, otto votazioni finali, nessuna che abbia raggiunto la maggioranza dei due terzi. Ogni barra è la quota di senatori che hanno votato per la condanna, sulla votazione andata più vicina.

Soglia: due terzi

Nessuna barra tocca la linea rossa. Il caso più vicino resta il primo: nel 1868 ad Andrew Johnson salvò la presidenza un solo voto.

La strada che non prendono
Impeachment

Passa dal Senato, dove quella maggioranza non si è mai formata. Nel frattempo blocca il Congresso per mesi e permette al presidente di presentarsi come vittima.

La strada che prendono
Indagini

Non passa dal Senato. Bastano la maggioranza alla Camera e il potere di obbligare le aziende a consegnare i documenti: sei lettere sono già partite.

ILo strumento nuovo

Le prime lettere sono partite: quattro dossier e le cifre che ci stanno dietro


Ogni caso ha la forma del suo dato: una proporzione fuori scala, una composizione, un salto, una crescita. Tutte le barre sono disegnate in proporzione reale.

Sei lettere sono già partite. In rosso le tre di cui parliamo qui sotto, dove si aggiunge un quarto caso che una lettera non l’ha ancora ricevuta.

Nessuna indagine formale è stata aperta e non esiste ancora un elenco definitivo di obiettivi. Nessuna delle società citate è accusata di illeciti: Reuters scrive di non aver potuto stabilire se siano oggetto di contestazioni.

IILa sovrapposizione

Quattro nomi stanno da entrambe le parti: pagano la sala da ballo e compaiono nelle liste dei democratici


Prima i quattro nomi che ricorrono, poi l’elenco completo dei donatori.

AppleDonatore. Citata nelle discussioni per i contratti pubblici e i rapporti con l’amministrazione.
GoogleDonatore attraverso Alphabet, che ha già ricevuto una lettera per l’accordo da 24,5 milioni.
PalantirDonatore e grande appaltatore federale. Citata nelle discussioni per i suoi contratti.
Stephen A. SchwarzmanDonatore a titolo personale. Ha fondato Blackstone, anch’essa citata nelle discussioni.

Tutti e 37 i donatori
Citati nelle discussioni democratiche Legame personale con una società citata

La sala da ballo sorge al posto della East Wing, demolita nell’ottobre 2025. Il costo stimato, interamente a carico dei privati, è passato da 200 a 400 milioni di dollari: la Casa Bianca non ha reso noto quanto abbia versato ciascun donatore.

IIICome può finire

L’impeachment resta sul tavolo, ma alla fine della fila


La sequenza che i democratici hanno in mente, secondo le fonti citate da Reuters.

1
Adesso
Partono le lettere
Finché restano in minoranza, i democratici possono chiedere i documenti ma non possono obbligare nessuno a consegnarli.

2
3 novembre 2026
Il voto di metà mandato
I repubblicani controllano la Camera con un margine minimo e i sondaggi danno il vantaggio ai democratici.

3
Da gennaio 2027
Arrivano le citazioni a comparire
Con la maggioranza, la Camera può obbligare aziende e testimoni a consegnare le carte, convocare audizioni pubbliche e procedere per oltraggio al Congresso.

4
Solo se emergono prove
L’impeachment
«Se dalle inchieste emergeranno elementi che riterremo adeguati, non esiteremo a procedere», ha detto un collaboratore democratico.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Reuters (8 agosto 2026). Processi di impeachment: verbali del Senato degli Stati Uniti e Library of Congress (1868, 1999, 2020, 2021). Accordi e contratti: Dipartimento di Giustizia, atti depositati alla corte federale della California del Nord, Washington Post e Mother Jones. Fondo 1789 Capital: Fox Business e analisi della CNN sui dati dei contratti federali. Elenco dei donatori: Casa Bianca, ottobre 2025. Per ogni processo è riportata la votazione con il maggior numero di voti per la condanna.

Da Apple a Palantir, le società nel mirino


I repubblicani controllano attualmente la Camera dei Rappresentanti con un margine davvero ristretto, ed i sondaggi assegnano ai democratici un vantaggio in vista del voto di novembre. Il Partito che controlla la maggioranza alla Camera può emettere citazioni a comparire, obbligare testimoni e aziende a consegnare documenti, convocare audizioni pubbliche e avviare procedimenti per oltraggio al Congresso. I democratici, tuttavia, si aspettano che la Casa Bianca contesti o ignori le richieste indirizzate direttamente all’esecutivo.

Le aziende, gli appaltatori e le società finanziarie che intrattengono rapporti con l’Amministrazione diventerebbero così il principale canale per arrivare ai documenti. Secondo tre fonti, nelle discussioni sono stati citati nomi come Apple, Alphabet, Palantir, Blackstone, BlackRock e le società di Elon Musk, compresa Tesla, per i loro contratti pubblici, l’esposizione alle decisioni dei regolatori o i rapporti con la Casa Bianca. Non esiste però ancora un elenco definitivo e nessuna indagine formale è stata avviata.

Al centro delle discussioni ci sono anche i contratti del Dipartimento della Sicurezza interna, i finanziamenti per la sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca al posto della East Wing, le donazioni delle aziende e i possibili scambi di favori. L’elenco dei 37 finanziatori del progetto della costruzione della sala da ballo comprende Apple, Amazon, Google, Meta, Microsoft, Lockheed Martin e Coinbase: si tratta in larga parte delle stesse società che i democratici stanno valutando di sottoporre a indagine.

Nel mirino figurano inoltre i veicoli finanziari legati alla famiglia Trump, tra cui 1789 Capital, la società di venture capital di cui è socio Donald Trump Jr., così come gli investimenti dei fondi sovrani stranieri in entità riconducibili ai Trump. La capitalizzazione del principale fondo di 1789 Capital è passato da 200 milioni a 2 miliardi di dollari nel corso del 2025.

Un’analisi della CNN, condotta sui dati dei contratti pubblici, ha rilevato che le società presenti nel suo portafoglio hanno registrato un forte aumento dei finanziamenti ricevuti da entità federali da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Poiché, però, i fondi sovrani stranieri sono fuori dalla portata delle Commissioni del Congresso, i democratici valutano di chiedere i documenti alle società e ai fondi statunitensi che hanno fatto da intermediari.

Le prime lettere e l’impeachment come ultima opzione


Robert Garcia, deputato della California, e Jamie Raskin, del Maryland, sono i principali esponenti democratici nelle Commissioni Vigilanza e Giustizia dell'attuale Congresso. Entrambi sostengono che le indagini già avviate saranno ampliate se il partito dovesse conquistare il controllo della Camera. Garcia ha parlato di "contratti opachi del Pentagono che riempiono le tasche dei figli del presidente", dei "miliardi in criptovalute" di Trump e di accordi poco trasparenti con i donatori.

Le prime lettere di richiesta sono già state inviate. Una è stata recapitata a Paramount Skydance per i suoi rapporti con la Casa Bianca e per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, un’operazione da 111 miliardi di dollari alla quale il Dipartimento di Giustizia ha dato il via libera a giugno, un anno dopo il pagamento di 16 milioni di dollari a Trump per chiudere la causa relativa a un servizio di "60 Minutes". Un’altra lettera è stata inviata a YouTube e alla controllante Alphabet per l’accordo da 24,5 milioni di dollari raggiunto nel settembre 2025, dei quali 22 milioni destinati alla Fondazione che finanzia la nuova sala da ballo della Casa Bianca.

Le richieste hanno raggiunto anche il gestore di carceri private GEO Group e la società di sicurezza Salus Worldwide Solutions, per i contratti firmati con il Dipartimento della Sicurezza interna, oltre ai trader di materie prime Vitol e Trafigura, coinvolti nella vendita del petrolio venezuelano disposta dall’Amministrazione dopo l’operazione militare del 3 gennaio che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro.

GEO Group e Salus sono già entrati nel mirino della Commissione Vigilanza della Camera: Garcia ha aperto un’indagine su un presunto sistema di scambi di favori attorno a Corey Lewandowski, ex consigliere di Trump e per mesi consigliere del Dipartimento della Sicurezza interna. Fondata nel 2023 e priva di precedenti contratti federali, nel 2025 Salus si è aggiudicata un appalto triennale da quasi un miliardo di dollari per gestire i voli destinati ai rimpatri volontari.

Finché resteranno in minoranza, però, i democratici non potranno obbligare i destinatari a fornire i documenti richiesti. Le lettere servono però ad avvertire i possibili bersagli e a indicare quali carte il partito potrebbe pretendere dopo la sua probabile vittoria a novembre.

A giugno Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica alla Camera, ha detto a Meet the Press della NBC che il Partito non esclude l’impeachment in caso di vittoria, ma che la priorità sarà affrontare i problemi economici che incidono direttamente sul portafoglio degli elettori. La messa in stato d’accusa rimane dunque un’opzione qualora le indagini portassero alla luce prove sufficienti per procedere in questo senso, non la prima mossa. "Se dalle inchieste emergeranno elementi che riterremo adeguati, non esiteremo a procedere", ha promesso un collaboratore democratico.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Perché i sondaggi hanno sbagliato così tanto in Michigan


El-Sayed era dato avanti di 13 punti in media e ha vinto di circa uno. Nelle primarie i sondaggi sbagliano spesso, ma hanno pesato anche pochi istituti affidabili e campioni distorti a suo favore
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Abdul El-Sayed ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan con circa un punto di vantaggio su Haley Stevens, in una corsa così combattuta che è stata assegnata solo mercoledì mattina. I sondaggi avevano raccontato una gara diversa. Le ultime sette rilevazioni davano il candidato progressista avanti tra i 10 e i 19 punti sulla deputata moderata, mentre la media degli ultimi 24 giorni di campagna indicava un vantaggio di 13 punti. L'errore finale è di circa 12 punti. Un divario che ha riaperto negli Stati Uniti la discussione su quanto ci si possa fidare dei sondaggi delle primarie.

Le primarie sono da sempre il terreno più difficile per i sondaggisti, perché costringono a stimare chi andrà davvero a votare. Le opinioni degli elettori sono più fluide che nelle elezioni generali e i cambi di idea all'ultimo momento sono la regola più che l'eccezione, visto che le distanze ideologiche tra i candidati sono minori. In Michigan il compito è ancora più complicato perché non esiste la registrazione per partito e chiunque può presentarsi al seggio e scegliere la scheda democratica (le cosiddette primarie aperte).

Sondaggi · Michigan

I sondaggi davano El-Sayed avanti di 14 punti, ha vinto di uno

Le barre sono il risultato della primaria democratica per il Senato del 4 agosto, la riga orizzontale il livello della media dei sondaggi alla vigilia e l’area tratteggiata la distanza tra i due: la media dava a El-Sayed 3 punti più del suo risultato e a Stevens quasi 10 in meno. I pallini sparsi intorno alle barre sono le ultime rilevazioni dei nove istituti attivi a luglio.

10% 20% 30% 40% 50% 51,7% media sondaggi 38,0% media sondaggi 48,5% il risultato 47,5% il risultato L’errore dei sondaggi El-Sayed ✓ Stevens
Percentuali sul totale dei voti della primaria. Associated Press ha assegnato la corsa la mattina del 5 agosto, con il 99% delle schede scrutinate; McMorrow, ritirata a luglio ma rimasta sulla scheda, ha preso il 4%. Tocca o passa il mouse su un pallino per vedere istituto, date e valori della rilevazione.

Fonte Elaborazione di Focus America su risultati Associated Press e sondaggi raccolti da Wikipedia. La riga della media è la stima di Focus America al 29 luglio, con un filtro di Kalman che pesa ogni sondaggio per dimensione del campione e committenza; i pallini sono l’ultima rilevazione di ciascun istituto dopo il ritiro di McMorrow del 5 luglio.

El-Sayed
Stevens

Secondo l'analisi del New York Times, molte rilevazioni ipotizzavano che gli indipendenti, cioè gli elettori che non si identificano con nessun partito, sarebbero stati tra il 30 e il 40 per cento dei votanti e li mostravano largamente favorevoli a El-Sayed. L'ipotesi era fragile, perché proprio chi non si identifica con un partito vota meno spesso. Un sondaggio di Emerson College, che dava El-Sayed avanti di 16 punti, attribuiva il suo vantaggio soprattutto a giovani e indipendenti, due gruppi che alle urne si presentano con meno regolarità degli altri.

Per quanto grande, l'errore del Michigan non è un'anomalia storica. L'analista G. Elliott Morris ha calcolato che nelle primarie per il Senato e per i governatori i sondaggi sbagliano in media di 13 punti sul margine tra i primi due candidati e che in una gara su cinque vince chi era dato indietro. Con i loro 12 punti di errore, le rilevazioni del Michigan sono state quindi perfino un po' migliori della media. Secondo Nate Silver, i sondaggi delle presidenziali sbagliano in media di 4,2 punti e quelli delle primarie presidenziali di circa 9, con un errore che tende a crescere man mano che si scende verso le corse per il Congresso.

La ragione di fondo, spiega Morris, è che manca un punto di riferimento per correggere i campioni. Nelle elezioni generali le risposte si possono pesare sulla composizione politica nota dell'elettorato, mentre in una primaria nessuno sa in anticipo quanti democratici molto progressisti e quanti moderati andranno a votare.

Il Michigan è anche uno Stato dove i sondaggi funzionano peggio che altrove. Morris ha ricostruito le corse per il Senato dal 2008 al 2024: gli errori sono stati quasi il doppio della media nazionale. Nell'agosto del 2018 chi era dato avanti di 18 punti vinse poi di 6,5, mentre nel 2024 lo scarto tra sondaggi e risultato fu comunque di 5 punti. Silver aggiunge che i gruppi in cui Stevens era più forte, i bianchi delle zone rurali e gli elettori afroamericani della classe lavoratrice, sono notoriamente difficili da raggiungere nelle interviste. La comunità arabo-americana, rilevante in Michigan, è invece troppo piccola per produrre stime affidabili in un campione tipico da 600 persone e finisce regolarmente fuori dai radar dei sondaggisti.

Nell'ultimo mese di campagna un solo sondaggio è arrivato da un istituto considerato affidabile dal New York Times, mentre 3 degli ultimi 8 erano sponsorizzati da gruppi che sostenevano El-Sayed. Come ha scritto il Washington Post, le campagne e i loro alleati hanno da sempre un incentivo a diffondere numeri favorevoli, utili a costruire una narrazione vincente anche quando non corrispondono alla realtà.

L'unico sondaggio condotto con interviste telefoniche dal vivo, realizzato dal Glengariff Group per il Detroit News nella prima metà di luglio, dava Stevens avanti di 7 punti. Il metodo costa più delle rilevazioni online, ma raggiunge meglio gli elettori anziani e quelli afroamericani, i più favorevoli alla deputata. C'era infine un segnale d'allarme trascurato: nell'ultimo mese il 13 per cento degli intervistati si dichiarava in media ancora indeciso, un indizio che il vantaggio di El-Sayed era meno solido di quanto sembrasse.

Quando tutte le rilevazioni sbagliano nella stessa direzione, spiega Morris, la causa tipica è la "non risposta differenziale". A parità di caratteristiche demografiche, i sostenitori di un candidato sono più disponibili degli altri a partecipare alle interviste. In Michigan i più entusiasti erano quelli di El-Sayed, più propensi sia a votare sia a rispondere ai sondaggi, mentre Silver parla di elettori "Shy Stevens", sostenitori timidi della deputata che rispondono meno volentieri ai sondaggisti.

Un sondaggista attivo nello Stato ha descritto a Morris il proprio errore come una somma di tanti piccoli difetti più che come un unico sbaglio. Il suo campione conteneva la quota corretta di elettori bianchi rurali a basso reddito, ma quelli intervistati erano troppo favorevoli a El-Sayed. Tra gli elettori afroamericani, che nel suo sondaggio preferivano Stevens 65 a 35, il rapporto reale potrebbe essere stato di 70 a 30 o di 75 a 25. Verificarlo è complicato, perché per questa primaria non esistono exit poll (le interviste all'uscita dai seggi) e risposte più solide arriveranno solo dai registri che mostrano chi ha votato davvero.

Il Michigan, ha scritto l'analista Patrick Ruffini, era poi un caso diverso dalla maggior parte delle primarie, che ricevono al massimo uno o due sondaggi. Qui le rilevazioni erano tante e tutte le più recenti concordavano sul margine di El-Sayed. Una delle sue spiegazioni è il voto incrociato: con le primarie aperte alcuni elettori repubblicani potrebbero aver scelto la scheda democratica per votare Stevens, la candidata a loro ideologicamente più vicina, invece che il rivale più estremo e in teoria più facile da battere a novembre. Un movimento del genere è difficile da intercettare per chi costruisce i campioni sugli elettori che si dichiarano democratici. Nei risultati per contea, però, una volta tenuto conto del voto del 2024, l'evidenza di questo fenomeno è modesta e non statisticamente significativa.

I dati sull'affluenza dicono di più. Nei sobborghi favorevoli a Stevens la partecipazione è cresciuta, rispetto al 2018 e al voto presidenziale democratico degli anni scorsi, almeno quanto nelle roccaforti di El-Sayed come Ann Arbor e Lansing. È successo nella base della deputata nella contea di Oakland e nella contea di Macomb, dove ha vinto a sorpresa. L'affluenza è stata alta un po' ovunque e in uno Stato come il Michigan questo ha aiutato la candidata moderata.

Un'analisi che ha incrociato i sondaggi con i risultati per metodo di voto mostra dove si è concentrato l'errore. Una rilevazione dava il voto anticipato e quello per posta in parità, mentre le schede reali hanno premiato nettamente Stevens. Il sondaggio del Glengariff Group, deriso per il largo vantaggio che attribuiva alla deputata tra gli elettori afroamericani, si è invece rivelato accurato proprio su quel punto. Ruffini ricorda infine la spesa: secondo AdImpact, la società che monitora la pubblicità elettorale americana, è stata una delle primarie per il Senato più costose di sempre, con un rapporto di 9 a 1 a favore di Stevens. I gruppi esterni da soli hanno messo 62 milioni di dollari per sostenerla. Per Ruffini quel divario può bastare da solo a spiegare la prestazione della deputata.

Non tutto però è stato sbagliato, perché come previsto dalle rilevazioni El-Sayed è andato molto bene nelle zone con più giovani, mentre Stevens si è confermata più forte tra gli elettori afroamericani e nei sobborghi. I sondaggi avevano colto anche l'umore dell'elettorato su Israele. L'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la lobby filoisraeliana che ha speso circa 30 milioni di dollari a sostegno di Stevens, aveva un'immagine molto negativa tra i probabili elettori delle primarie democratiche. Quel sostegno, secondo il New York Times, le è probabilmente costato voti. Le rilevazioni hanno insomma letto le dinamiche della corsa e indicato il vincitore giusto, sbagliando di molto solo la distanza tra i due.


El-Sayed vince di misura in Michigan, Trump grida già ai brogli


Abdul El-Sayed ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan con meno di 15.000 voti di vantaggio su oltre 1,5 milioni: circa il 49% contro il 47% di Haley Stevens. Questa mattina la deputata ha telefonato al rivale per riconoscere la sconfitta, al termine di una delle competizioni interne più seguite del Paese. A novembre, quindi, El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers, ex deputato alla Camera. Se vincesse, diventerebbe così il primo musulmano eletto al Senato degli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump è intervenuto mentre lo scrutinio era ancora in corso. Alle 9:28 del mattino a Washington, vale a dire le 15:28 in Italia, mezz'ora prima che l'Associated Press assegnasse la vittoria a El-Sayed, ha scritto su Truth Social che la contea di Wayne, dove si trova Detroit, è "una delle aree di voto più corrotte degli Stati Uniti, se non del mondo" e "puro Terzo Mondo". Senza fornire prove, ha aggiunto che lì "accadono miracoli, comprese molte più schede depositate di quanti siano gli elettori".

Trump ha poi definito El-Sayed, senza nominarlo, "il comunista, che a Detroit non piace". Ha evocato "tutte quelle schede postali false che compariranno a sorpresa all'ultimo momento" e invitato i suoi sostenitori a prepararsi a "un'altra elezione truccata". Infine ha chiesto ai repubblicani di votare Rogers a novembre per rendere il margine in Michigan "troppo grande per essere truccato". Alle 10:10 ora locale ha di nuovo commentato la vittoria ufficiale di El-Sayed definendola "una grande notizia per il Partito Repubblicano".

Il candidato progressista e il peso dei finanziamenti esterni


Nato in Michigan da genitori egiziani, El-Sayed si era candidato senza successo a governatore dello Stato nel 2018 e in seguito ha guidato il dipartimento sanitario della contea di Wayne. Durante la recente campagna elettorale ha sostenuto il Medicare for All, cioè l'estensione a tutti i cittadini della copertura sanitaria pubblica oggi riservata soprattutto agli anziani, così come la riforma del finanziamento della politica e soprattutto la fine degli aiuti militari a Israele. Stevens ha invece concentrato la propria candidatura sulla manifattura, sull'economia e sulla capacità di conquistare i collegi più contesi.

Proprio il giudizio su Israele, duramente criticato da El-Sayed per la condotta della guerra a Gaza, ha diviso l'elettorato, come già nel 2024, quando molti elettori musulmani contestarono Kamala Harris per questo motivo. Stavolta Stevens ha beneficiato di decine di milioni di dollari spesi dal super PAC dell'American Israel Public Affairs Committee, il più influente gruppo filoisraeliano degli Stati Uniti, e del sostegno dell'apparato democratico, a partire dal leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer. In Michigan, la spesa complessiva dei gruppi esterni ha superato i 60 milioni di dollari, stabilendo un record per una primaria democratica al Senato.

Un seggio decisivo per il controllo del Senato


Molti elettori musulmani hanno interpretato il risultato come la prova di aver conquistato finalmente uno spazio nella politica americana, riferisce il New York Times, soprattutto nel Michigan orientale, dove le comunità arabe e musulmane sono radicate da tempo. Aber Kawas, vincitrice quest'anno delle primarie per il Senato dello Stato di New York, si è recata in Michigan proprio per sostenere El-Sayed. Ma il risultato, ha spiegato al quotidiano, nasce soprattutto dalla capacità del candidato di rivolgersi a tutti gli elettori del Michigan alle prese con il costo della vita, musulmani e non.

Il seggio lasciato libero dal democratico Gary Peters, che non si ricandiderà, potrebbe ora rivelarsi decisivo per il controllo del Senato. Il Cook Political Report considera incerto l'esito della sfida di novembre. Mercoledì il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione che coordina le campagne repubblicane per il Senato, ha diffuso uno spot digitale che descrive El-Sayed come "il candidato al Senato più radicale d'America" e ne scandisce il nome completo, Abdulrahman Mohamed El-Sayed. In vista del voto, il filmato sembra anticipare quella che sarà una campagna elettorale molto aggressiva: diversi candidati repubblicani in Texas, Tennessee e Alabama hanno già adottato toni ostili nei confronti dei musulmani.


Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Tajani, ci sei? Ti sei dimenticato di quando Berlusconi si commuoveva per lo sbarco degli albanesi in Italia?

Siete riusciti a rinnegare persino le posizioni del vostro leader. E oggi governate con Giorgia Meloni.

Gli elettori, però, hanno memoria.
E tu, te lo ricordi?

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#Tajani #Berlusconi #Immigrazione #ForzaItalia #PoliticaItaliana #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Kamala Harris ha iniziato a usare uno slogan di Trump


L'ex vicepresidente chiede ai democratici di vincere le elezioni di metà mandato con un margine tale da rendere impossibili i brogli, usando una frase cara al presidente nella campagna del 2024.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Kamala Harris chiede agli elettori democratici di vincere le elezioni di metà mandato di novembre con un margine così ampio da essere "too big to rig", troppo grande per essere truccate. Lo slogan non è suo: era una delle frasi preferite di Donald Trump nella campagna del 2024, quella che il presidente vinse proprio contro di lei.

In un discorso di venerdì a New Orleans l'ex vicepresidente ha detto che i democratici devono vincere in modo così netto da rendere il risultato "too big to rig" per i repubblicani che, a suo dire, stanno imbrogliando. Le elezioni di metà mandato si tengono a metà del mandato presidenziale e rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato.

"Quando saremo di nuovo al comando dovremo guardare con attenzione all'attuale sistema politico americano", ha aggiunto Harris nello stesso intervento. "Dobbiamo avere il coraggio di guardare al Collegio Elettorale e alla nostra corrotta Corte Suprema". Il Collegio Elettorale è il meccanismo con cui gli Stati Uniti scelgono il presidente: i cittadini non lo votano direttamente ma assegnano a ciascuno Stato un pacchetto di grandi elettori, che quasi ovunque vanno tutti al candidato più votato in quello Stato.

Il 31 luglio Harris aveva usato le stesse parole a Nashville, davanti alla conferenza della National Urban League, una storica organizzazione afroamericana per i diritti civili. "In questo clima in cui stanno imbrogliando, saremo troppo grandi per essere truccati. Troppo grandi per essere truccati", ha detto. "Significa essere spietati, loro sono spietati, dobbiamo esserlo anche noi".

Nello stesso evento Harris ha illustrato un piano che lei stessa ha definito "controversial", controverso. I democratici, ha spiegato, devono tornare a discutere alcune proposte finora rimaste ai margini: abolire il Collegio Elettorale, aggiungere quattro giudici alla Corte Suprema e trasformare in Stati Washington DC e Porto Rico.

Trump ha usato "too big to rig" diverse volte durante la campagna vittoriosa del 2024 contro Harris e contro Joe Biden. Nel marzo del 2024 il Wall Street Journal raccontò che il comitato elettorale del presidente aveva fatto stampare la frase su cartelli distribuiti ai comizi, mentre lo staff che curava i suoi profili social la ripeteva come grido di battaglia. Charlie Hurt, co-conduttore di Fox & Friends Weekend, è stato tra i primi a far notare il prestito e ne ha parlato in onda sabato mattina.

Il presidente ha parlato di brogli anche dopo la primaria democratica per il Senato in Michigan di questa settimana e continua a ripetere che l'elezione del 2020 gli fu sottratta. Adesso è Harris a usare la stessa parola, rig, rivolgendola però ai repubblicani.


El-Sayed vince di misura in Michigan, Trump grida già ai brogli


Abdul El-Sayed ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan con meno di 15.000 voti di vantaggio su oltre 1,5 milioni: circa il 49% contro il 47% di Haley Stevens. Questa mattina la deputata ha telefonato al rivale per riconoscere la sconfitta, al termine di una delle competizioni interne più seguite del Paese. A novembre, quindi, El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers, ex deputato alla Camera. Se vincesse, diventerebbe così il primo musulmano eletto al Senato degli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump è intervenuto mentre lo scrutinio era ancora in corso. Alle 9:28 del mattino a Washington, vale a dire le 15:28 in Italia, mezz'ora prima che l'Associated Press assegnasse la vittoria a El-Sayed, ha scritto su Truth Social che la contea di Wayne, dove si trova Detroit, è "una delle aree di voto più corrotte degli Stati Uniti, se non del mondo" e "puro Terzo Mondo". Senza fornire prove, ha aggiunto che lì "accadono miracoli, comprese molte più schede depositate di quanti siano gli elettori".

Trump ha poi definito El-Sayed, senza nominarlo, "il comunista, che a Detroit non piace". Ha evocato "tutte quelle schede postali false che compariranno a sorpresa all'ultimo momento" e invitato i suoi sostenitori a prepararsi a "un'altra elezione truccata". Infine ha chiesto ai repubblicani di votare Rogers a novembre per rendere il margine in Michigan "troppo grande per essere truccato". Alle 10:10 ora locale ha di nuovo commentato la vittoria ufficiale di El-Sayed definendola "una grande notizia per il Partito Repubblicano".

Il candidato progressista e il peso dei finanziamenti esterni


Nato in Michigan da genitori egiziani, El-Sayed si era candidato senza successo a governatore dello Stato nel 2018 e in seguito ha guidato il dipartimento sanitario della contea di Wayne. Durante la recente campagna elettorale ha sostenuto il Medicare for All, cioè l'estensione a tutti i cittadini della copertura sanitaria pubblica oggi riservata soprattutto agli anziani, così come la riforma del finanziamento della politica e soprattutto la fine degli aiuti militari a Israele. Stevens ha invece concentrato la propria candidatura sulla manifattura, sull'economia e sulla capacità di conquistare i collegi più contesi.

Proprio il giudizio su Israele, duramente criticato da El-Sayed per la condotta della guerra a Gaza, ha diviso l'elettorato, come già nel 2024, quando molti elettori musulmani contestarono Kamala Harris per questo motivo. Stavolta Stevens ha beneficiato di decine di milioni di dollari spesi dal super PAC dell'American Israel Public Affairs Committee, il più influente gruppo filoisraeliano degli Stati Uniti, e del sostegno dell'apparato democratico, a partire dal leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer. In Michigan, la spesa complessiva dei gruppi esterni ha superato i 60 milioni di dollari, stabilendo un record per una primaria democratica al Senato.

Un seggio decisivo per il controllo del Senato


Molti elettori musulmani hanno interpretato il risultato come la prova di aver conquistato finalmente uno spazio nella politica americana, riferisce il New York Times, soprattutto nel Michigan orientale, dove le comunità arabe e musulmane sono radicate da tempo. Aber Kawas, vincitrice quest'anno delle primarie per il Senato dello Stato di New York, si è recata in Michigan proprio per sostenere El-Sayed. Ma il risultato, ha spiegato al quotidiano, nasce soprattutto dalla capacità del candidato di rivolgersi a tutti gli elettori del Michigan alle prese con il costo della vita, musulmani e non.

Il seggio lasciato libero dal democratico Gary Peters, che non si ricandiderà, potrebbe ora rivelarsi decisivo per il controllo del Senato. Il Cook Political Report considera incerto l'esito della sfida di novembre. Mercoledì il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione che coordina le campagne repubblicane per il Senato, ha diffuso uno spot digitale che descrive El-Sayed come "il candidato al Senato più radicale d'America" e ne scandisce il nome completo, Abdulrahman Mohamed El-Sayed. In vista del voto, il filmato sembra anticipare quella che sarà una campagna elettorale molto aggressiva: diversi candidati repubblicani in Texas, Tennessee e Alabama hanno già adottato toni ostili nei confronti dei musulmani.


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

☕ CYBERBRIEFING — Domenica 9 agosto 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Test 9 agosto diretta


Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test, test, Test

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Il deputato accusato di violenze dall'ex moglie in Ohio non si ritira


Il deputato Repubblicano accusato di violenze dall'ex moglie ha lasciato scadere il termine per essere sostituito sulla scheda e presterà un milione di dollari alla sua campagna.

Max Miller resterà in corsa alle elezioni di novembre e presterà un milione di dollari alla propria campagna, respingendo la richiesta di ritirarsi arrivata da buona parte del Partito Repubblicano dopo le accuse di violenze domestiche mosse dalla sua ex moglie. Il deputato dell'Ohio avrebbe dovuto rinunciare entro sabato sera per lasciare ai dirigenti locali del partito il tempo di indicare un sostituto sulla scheda elettorale entro lunedì alle 16, le 22 in Italia, come prevede la legge dello Stato. La sua portavoce Abigail Angelos ha confermato al New York Times che quella scadenza passerà senza ritiro.

Miller verserà alla propria campagna un milione di dollari in due tranche da 500.000 dollari ciascuna, come ha rivelato il Wall Street Journal. "Sono impegnato in questa elezione in ogni modo e investirò le risorse necessarie per vincere", ha dichiarato. Il prestito gli dà un vantaggio finanziario netto sul suo avversario: la sua campagna ha raccolto circa 2,1 milioni di dollari in questo ciclo elettorale contro poco più di 603.000 dollari del Democratico Brian Poindexter, secondo i rendiconti depositati alla commissione elettorale federale fino al 30 giugno.

Emily Moreno, figlia del senatore Repubblicano dell'Ohio Bernie Moreno, ha accusato l'ex marito in atti giudiziari e denunce alla polizia di averle gettato addosso acqua bollente, di averle puntato una pistola alla testa e di altre violenze fisiche. Sostiene anche che la clavicola della loro figlia di due anni si sia fratturata mentre la bambina era affidata a lui. Miller ha negato ogni accusa e ha detto che un'indagine dei servizi sociali per l'infanzia della contea di Cuyahoga non ha trovato riscontri alle accuse riguardanti la figlia. I due genitori hanno l'affidamento condiviso della bambina. Il divorzio è stato finalizzato nel 2025 ed è stato seguito da una battaglia legale molto aspra sulla custodia.

La commissione etica della Camera, l'organo bipartisan che indaga sulla condotta dei deputati, ha annunciato lunedì di aver aperto un'indagine sulle accuse di violenza domestica e di uso di droghe illegali, dopo che Miller aveva detto di non avere "nulla da nascondere". L'inchiesta del New York Times che ha reso pubbliche le accuse è uscita alla fine di luglio.

Bernie Moreno, senatore ed ex suocero di Miller, ha detto domenica scorsa che il deputato non dovrebbe sedere alla Camera e lo ha invitato a "cercare un aiuto professionale per porre fine al chiaro schema di abusi che si è lasciato alle spalle", aggiungendo davanti ai giornalisti che si è trattato di "un'esperienza orribile per tutta la mia famiglia". L'altro senatore dell'Ohio, il Repubblicano Jon Husted, ha chiesto giovedì a Miller di ritirarsi dalla corsa e di dimettersi dal Congresso, definendolo non idoneo a ricoprire una carica pubblica.

Il presidente Trump ha telefonato lunedì a Miller, che è stato un suo collaboratore alla Casa Bianca durante il primo mandato, per invitarlo a valutare con attenzione le sue possibilità di vittoria. Pubblicamente non gli ha mai chiesto di ritirarsi, ma in privato ha detto ad alcuni consiglieri di ritenere che dovrebbe farsi da parte. Anche funzionari della Casa Bianca e dirigenti Repubblicani dell'Ohio temono che i problemi personali del deputato costino al partito un seggio proprio mentre prova a mantenere il controllo della Camera.

Miller ha risposto rivendicando di voler fare quello che il presidente aveva fatto di fronte ai propri scandali personali nella campagna del 2016, cioè restare in corsa e combattere. Si è difeso con un giro di interviste che ha lasciato una parte del suo partito preoccupata per le sue condizioni psicologiche e allarmata dalla prospettiva che la sua candidatura vada avanti. "Sono in questa corsa per il lungo periodo", ha detto. "So che alcune persone sono preoccupate per la mia capacità di vincere in questo momento, ma io non condivido quella preoccupazione."

Un sondaggio dell'istituto co/efficient diffuso questa settimana lo dà indietro di 14 punti percentuali rispetto a Poindexter, consigliere comunale di Brook Park e carpentiere in ferro con la tessera del sindacato, sostenuto dal senatore Bernie Sanders e da diverse organizzazioni sindacali. Il settimo distretto dell'Ohio era considerato solidamente Repubblicano prima del divorzio e delle accuse. "Il distretto è Repubblicano, ma non è così pesantemente Repubblicano che un Democratico non possa mai vincere", ha detto a The Hill Justin Buchler, professore associato di scienze politiche alla Case Western Reserve University di Cleveland.

"Non voglio che questa campagna ruoti attorno alle accuse contro Max Miller, perché ci sono delle vittime di quelle accuse e per il loro bene dovremmo semplicemente andare avanti con il nostro messaggio", ha detto Poindexter, che si candida per la prima volta al Congresso. "Da padre di due figlie, se venissero da me con queste accuse, io ci crederei."

Lo speaker della Camera Mike Johnson è rimasto fuori dalla vicenda e ha detto a Politico di voler aspettare l'esito dell'indagine della commissione etica. "Ci sono ogni genere di vicende domestiche in corso tra i 435 membri del Congresso, in ogni momento, non è affar mio immischiarmi", ha detto.

Il Partito Repubblicano dell'Ohio e i presidenti locali sono rimasti in gran parte in silenzio per tutta la settimana ed hanno evitato di rispondere alle domande sul sostegno alla candidatura di Miller. Matt Miller, presidente del partito nella contea di Ashland e sindaco della città, che non è parente del deputato, ha detto sabato che nessuna riunione per sostituire il candidato era stata convocata. Mehek Cooke, stratega Repubblicana dell'Ohio, ha detto a The Hill che Miller è diventato "una distrazione non necessaria" in un anno elettorale molto competitivo e ha chiesto anche lei che si faccia da parte.

L'Ohio ospita quest'anno anche una corsa molto contesa per il Senato, dove l'ex senatore Democratico Sherrod Brown prova a tornare in gioco contro Husted. Si tratta di un'elezione speciale per assegnare il resto del mandato lasciato libero dal vicepresidente JD Vance, che scade nel 2028: il governatore Mike DeWine aveva nominato Husted, allora suo vice, per occupare il seggio in via temporanea. Nella media dei sondaggi di Decision Desk HQ, Brown è leggermente avanti in una delle poche corse che gli analisti considerano davvero in bilico per la maggioranza al Senato.

Per il posto di governatore DeWine, che non può ricandidarsi per il limite dei mandati, ha appoggiato Vivek Ramaswamy, imprenditore delle biotecnologie ed ex co-responsabile del DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa voluto da Trump. Ramaswamy non ha mai ricoperto una carica elettiva e, da americano di prima generazione, incontra resistenze nella parte dell'elettorato Repubblicano più ostile all'immigrazione. La sua avversaria è la Democratica Amy Acton, ex direttrice della sanità dell'Ohio che lavorò con DeWine durante la pandemia. Il mese scorso il Cook Political Report, che classifica la competitività dei collegi americani, ha spostato la corsa per il governatore nella colonna delle sfide in bilico.

"È un testa o croce sia per la corsa a governatore sia per quella al Senato. Non mi sorprenderebbe se entrambe finissero dentro il margine di errore", ha detto Robert Alexander, professore di scienze politiche alla Bowling Green State University.

Sotto le nuove mappe elettorali ridisegnate a vantaggio dei Repubblicani l'Ohio offre al partito anche alcune occasioni di conquista alla Camera. I deputati Democratici Marcy Kaptur e Greg Landsman corrono in collegi rimodellati, che il Cook Political Report classifica rispettivamente come in bilico e come favorevole ai Democratici.

Matt Dole, consulente Repubblicano dell'Ohio, attribuisce il clima competitivo alla stanchezza verso il presidente, ai suoi indici di gradimento deboli e alla frustrazione per la gestione dell'economia e della guerra con l'Iran, oltre a una stanchezza generale verso un partito che dal 2010 controlla tutte le cariche statali elette su base partitica. I Repubblicani restano ottimisti sulle elezioni di metà mandato, ha detto, "ma è certamente la situazione più competitiva che abbiamo visto negli ultimi vent'anni".

Ai Democratici servono tre seggi netti per riprendersi la maggioranza alla Camera. Il braccio elettorale dei Repubblicani alla Camera ha risposto alle domande sulla vicenda senza nominare Miller, sostenendo che il settimo distretto dell'Ohio "resterà rosso a novembre". Alexander è di parere diverso: "In un contesto in cui i Repubblicani sono stati particolarmente forti in Ohio, l'ambiente di quest'anno sarà molto più difficile per loro e questo di certo non aiuta."


Un deputato Repubblicano è accusato di violenze da sua figlia


Il senatore repubblicano dell'Ohio Bernie Moreno ha chiesto al deputato Max Miller, suo ex genero, di lasciare la Camera dopo le accuse di violenza domestica mosse dalla figlia Emily. "Se ci sono requisiti minimi di carattere per ricoprire una carica pubblica, Max Miller non li soddisfa. Non dovrebbe far parte della Camera dei rappresentanti", ha scritto domenica su X. "Credo che Max Miller abbia bisogno di aiuto professionale per porre fine al chiaro schema di abusi che si è lasciato alle spalle. Credo che non debba essere libero di continuare a mettere in pericolo altre persone finché non lo farà".

Il senatore è intervenuto poche ore dopo la diretta con cui Miller aveva respinto tutte le accuse e a tre giorni dal termine entro cui i repubblicani possono cambiare il proprio candidato sulla scheda elettorale. Dopo mercoledì il partito non potrà più sostituirlo e Miller resterebbe il nome dei repubblicani nel settimo collegio dell'Ohio (l'area a nord-est dello Stato) fino al voto di novembre, qualunque cosa succeda.

Il deputato ha già fatto sapere che non intende ritirarsi: "Non esco da questa corsa e vincerò a novembre".

Moreno e Miller sono entrambi alleati del presidente Donald Trump. Il senatore è stato eletto nel 2024 con il suo appoggio, dopo aver battuto il democratico Sherrod Brown. Miller, 37 anni, è stato consigliere della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump ed è arrivato alla Camera nel 2022.

La diretta su X è durata una ventina di minuti. Miller ha parlato seduto nella cucina di casa e ha letto a fatica un testo preparato, negando una per una le accuse che l'ex moglie ha presentato in tribunale. "Se queste accuse fossero vere, sarei in carcere", ha detto. Ha aggiunto che nessun tribunale e nessuna agenzia hanno mai confermato un'accusa di abusi nei suoi confronti e che non è mai stato incriminato.

Emily Moreno ha accusato Miller di averle gettato addosso l'acqua bollente di una padella in cui aveva appena cucinato le uova, ustionandole petto e stomaco, di averle puntato una pistola alla testa e di aver fratturato la clavicola della loro figlia di due anni. Il deputato ha ridimensionato il primo episodio a "un gioco in cucina" con acqua non bollente spruzzata dal rubinetto, ha negato la pistola e ha attribuito le ferite della bambina a due addette dell'asilo nido, dicendo che la figlia non era più affidata a lui quando l'infortunio è stato scoperto. Ha anche affermato che l'ex moglie ha "seri problemi di salute mentale", senza portare prove.

La difesa di Miller si è appoggiata soprattutto sui rapporti rimasti cordiali dopo i presunti episodi. Il deputato ha detto che l'ex moglie si era offerta di cucinargli le empanadas e lo aveva invitato al parco giochi con la bambina. Ha poi ricordato di avere ancora l'affidamento condiviso della figlia dopo anni di cause. "La mia ex moglie non si sarebbe offerta di cucinare per me e non mi avrebbe invitato ai parchi giochi", ha detto. Sostiene inoltre di avere una dichiarazione giurata del 2024 in cui lei afferma che il padre non ha fatto del male alla loro bambina.

Mother Jones ha ottenuto 2.000 pagine di atti giudiziari, verbali di polizia e documenti dei servizi per la tutela dei minori sulla vicenda, con accuse di violenze fisiche e verbali di Miller verso l'ex moglie e verso la figlia.

I due si sono sposati nel 2022 e hanno divorziato nel dicembre 2025, un divorzio che Miller ha definito "amichevole". La battaglia sull'affidamento va avanti dal 2024. Emily Moreno, consulente conservatrice di politiche pubbliche, chiede ora di chiudere l'accordo di affidamento condiviso e la questione dovrebbe arrivare in tribunale il 5 novembre, cioè dopo il voto.

La settimana scorsa ha presentato una richiesta di ordine restrittivo contro l'ex marito, sostenendo che aveva molestato e minacciato i suoi avvocati. Miller, dal canto suo, le ha fatto causa per diffamazione.

"Come padre e marito, posso dire che gli ultimi due anni sono stati un inferno per mia moglie Bridget, per nostra figlia Emily, per me e per tutta la nostra famiglia dopo il divorzio di Emily", ha scritto il senatore Moreno. "È stato orribile vederlo accadere sotto gli occhi di tutti, sapendo che una bambina innocente di due anni è in mezzo". Ha detto di aver sperato di tenere la vicenda privata, ma che "il comportamento sempre più instabile e pericoloso di Max Miller" lo ha reso impossibile.

"Come lui stesso ha ammesso in privato, Max Miller ha bisogno di un serio aiuto psicologico", ha proseguito il senatore. "È un pericolo per mia figlia e trattengo il fiato ogni minuto in cui ha in custodia mia nipote".

Fino a venerdì il senatore aveva evitato di prendere posizione. Interpellato dal sito di informazione politica NOTUS su un eventuale ritiro di Miller dalla corsa, aveva risposto "non lo so". In precedenza aveva fatto sapere, tramite un portavoce, di non voler discutere queste cose sui giornali.

Un portavoce di Emily Moreno, Stefan Mychajliw, ha risposto alla diretta con un comunicato: "È vergognoso che Max Miller abbia deciso di fare uno sfogo bizzarro e pieno di bugie sulla sua ex moglie per cercare disperatamente di salvare la sua carriera politica". Nel testo si sostiene che esiste una mole documentata di prove sui comportamenti violenti del deputato e che "Miller può mentire su X, ma non può farlo sotto giuramento in un'aula di tribunale".

Due anni fa Miller aveva vinto il suo collegio con undici punti di margine e nel 2024 Trump lo aveva conquistato con un vantaggio a doppia cifra. Oggi il deputato è avanti di un solo punto sullo sfidante democratico, secondo i sondaggi interni dei Democratici riportati dal New York Times. Un seggio dell'Ohio nordorientale che era considerato sicuro è diventato competitivo e i Democratici lo vedono come una possibile conquista, in una mappa di collegi contesi che si è ristretta al punto da poter decidere il controllo della Camera.

I repubblicani hanno finora evitato di condannare Miller o di chiederne le dimissioni, trattando le accuse come semplici affermazioni ancora da provare. Il presidente della Camera Mike Johnson si è limitato a dire che per casi del genere esiste una procedura interna sull'etica. Il deputato dell'Ohio Jim Jordan ha difeso il collega alla CNN: "È una questione familiare. So che Max è un brav'uomo. Spero che vinca la rielezione".

In privato i repubblicani vicini al presidente si dicono allarmati dalla scelta di Miller di attaccare l'ex moglie e preoccupati per la sua campagna elettorale.

I Democratici chiedono le dimissioni del deputato e un'indagine formale della commissione etica della Camera, l'organo bipartitico che valuta la condotta dei parlamentari. Brian Poindexter, operaio metalmeccanico e consigliere comunale di Brook Park che corre contro Miller a novembre, ha chiesto anche lui che se ne vada: "Nessuno accusato in modo credibile di aver puntato una pistola alla testa della moglie e di aver rotto la clavicola della figlia di due anni merita un posto nelle stanze del potere".

Emily Moreno non è la prima donna ad accusare Miller di violenze. Nel suo libro di memorie Stephanie Grisham, ex portavoce della Casa Bianca, ha scritto di aver avuto una relazione con un uomo dell'amministrazione che era fisicamente violento. Ha poi confermato che si trattava di Miller.

Alla fine della diretta il deputato ha pubblicato registrazioni, scambi di messaggi e documenti giudiziari che a suo dire dimostrano la sua innocenza. "Fatevi un favore, signore e signori: guardate le prove che vi abbiamo mandato", ha detto. "Fate le vostre ricerche, perché quando lo farete scoprirete di aver fatto molto male a una famiglia perbene che non se lo meritava".


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Wenn wir die Auswirkungen der Klimakatastrophe eindämmen wollen, sollten wir das aus einer hoffnungsvollen Perspektive heraus tun. Die Digitalisierung bietet hierfür einen Ansatz, schreibt unsere Kolumnistin @bkastl. Allerdings nur in Teilen.

netzpolitik.org/2026/degitalis…

CHI È DAVVERO Vannacci? Una ricerca nelle anomalie che nessuno ha notato — e cosa rivelano su come funziona davvero il potere in Europa

Febbraio 2023.

Che cosa sa un bot di Wikipedia di un libro che non è stato ancora scritto?

Prova a farci caso. È una domanda strana. È una domanda che i giornali non hanno mai fatto. E quando cominci a chiedere domande strane, le risposte diventano ancora più strane.

antonellas.substack.com/p/chi-…

@Politica interna, europea e internazionale

in reply to Elezioni e Politica 2026

>
> **CHI È DAVVERO Vannacci? Una ricerca nelle anomalie che nessuno ha notato — e cosa rivelano su come funziona davvero il potere in Europa**
>
> 🞂 Febbraio 2023.
> 🞂 Che cosa sa un bot di Wikipedia di un libro che non è stato ancora scritto?
> 🞂 Prova a farci caso. È una domanda strana.

[dall'aricolo riportato]

> Il bot si chiama “Hockler73”. Non ha una pagina di discussione attiva. Non interagisce con la comunità. Appare, modifica, scompare. È come se fosse stato istruito, attivato, usato, e poi disattivato.

Certo che, se la giornalista investigativa avesse investigato adeguatamente, avrebbe scoperto che: il bot non è un bot e che la pagina di discussione esiste, così come pure le interazioni; inoltre tali interazioni hanno portato, come risultato, alla necessità di dichiarare una situazione di conflitto di interesse.

it.wikipedia.org/wiki/Utente:H…

it.wikipedia.org/wiki/Discussi…

> È una domanda che i giornali non hanno mai fatto.

Perché bastava cliccare su un link ad un documento pubblico.

> uomo legato alla P3, la massoneria nera di Licio Gelli,

Adesso, per carità, posso sbagliarmi, ma mi pare che quella fosse la P2.

> Perché la massoneria italiana è l’intermediaria tra potere americano e potere italiano. È il nodo che collega Washington a Roma senza lasciare traccia diplomatica ufficiale.

Un affermazione rilevante e, per me, anche parecchio sorprendente; adesso cerco tra le fonti...Ah sono quelle le fonti?

Ciao!
C.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di domenica 9 agosto 2026


La guerra con l'Iran e i negoziati sullo Stretto di Hormuz dominano l'agenda, mentre il Pentagono corre a ricostituire gli arsenali. Il Senato va in pausa senza la legge elettorale di Trump e conferma Todd Blanche procuratore generale

Questa è la rassegna stampa di domenica 9 agosto 2026

L'Iran pubblica le sue richieste e frena sulla riapertura dello Stretto di Hormuz


Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha diffuso una lista di condizioni per gli Stati Uniti, avvertendo che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso alla navigazione finché Washington non le avrà soddisfatte. Oman, che media i negoziati, parla di progressi verso un nuovo corridoio per le petroliere, mentre il vicepresidente JD Vance ha smorzato le attese dicendo che l'intesa non è imminente. Nel frattempo i marinai delle navi cisterna restano bloccati in una zona ancora pericolosa.

Fonti: The New York Times, BBC News, The Hill

Il Pentagono chiede all'industria della difesa di accelerare la produzione di armi


Il numero due del Pentagono ha sollecitato le principali aziende della difesa statunitensi ad aumentare la produzione e le consegne dei sistemi d'arma chiave, dopo il timore che le scorte di munizioni si siano ridotte a causa della guerra in corso con l'Iran. Secondo diversi analisti, un conflitto più prolungato ha eroso in modo significativo la potenza di fuoco americana, un logoramento che avvantaggia Russia e Cina. La richiesta punta a ricostituire gli arsenali impoveriti dai mesi di combattimenti.

Fonti: The New York Times, Bloomberg, ABC News

Il Senato va in pausa lasciando in sospeso la legge elettorale voluta da Trump


L'uscita per la pausa estiva ha confermato quello che era chiaro da settimane: i repubblicani non hanno i voti per approvare le restrizioni al voto che il presidente aveva indicato come una priorità assoluta. Il provvedimento resta così incompiuto, rinviando lo scontro sulla riforma elettorale al ritorno dei lavori parlamentari.

Fonti: The New York Times

Il Senato conferma Todd Blanche come procuratore generale tra le proteste dei democratici


Tutti i senatori democratici hanno votato contro la nomina di Todd Blanche a procuratore generale, ma l'opposizione è stata superata dalla maggioranza repubblicana nella votazione delle prime ore di sabato. Molti democratici hanno citato l'operato di Blanche nell'ultimo anno come vice e procuratore generale facente funzione, accusandolo di aver assecondato quella che hanno definito la corruzione dell'Amministrazione.

Fonti: The Hill

L'ICE punta a dotare ogni agente sul campo di telecamere indossabili entro fine agosto


L'agenzia per l'immigrazione e le dogane (ICE) prevede di equipaggiare tutti i suoi agenti operativi con telecamere indossabili entro la fine di agosto, un'espansione rapida che potrebbe fornire una documentazione visiva senza precedenti. Il direttore facente funzione David Venturella ha però accusato l'Associated Press di aver riportato in modo fuorviante la politica dell'agenzia sulla diffusione dei filmati al pubblico.

Fonti: ABC News, The Hill

Le primarie tra Michigan e Hawaii mettono alla prova la sinistra democratica verso le elezioni di metà mandato


Abdul El-Sayed, uscito vincitore dalle primarie democratiche in Michigan, affronta ora il nodo di come consolidare il consenso oltre la propria base e mobilitare gli elettori afroamericani, uno dei blocchi più decisivi del partito. Alle Hawaii i progressisti puntano a un nuovo colpo a sorpresa nelle corse per il Congresso, dove uno sfidante da sinistra insidia un deputato democratico in carica, nel segno delle affermazioni della sinistra registrate quest'anno in tutto il Paese.

Fonti: The Hill, The Hill

Il servizio postale statunitense registra una perdita di 2,5 miliardi di dollari nel terzo trimestre


Il servizio postale degli Stati Uniti (USPS) ha comunicato perdite nette per 2,5 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2026, mentre la sua dirigenza continua a cercare soluzioni per evitare un'imminente crisi di liquidità. Il dato è in miglioramento rispetto ai 3,1 miliardi di dollari di rosso dello stesso trimestre dell'anno scorso, ma le difficoltà finanziarie dell'agenzia restano profonde.

Fonti: The Hill

Gli Stati Uniti accusano la Cina di destabilizzare la regione con le rivendicazioni su Scarborough Shoal


Washington ha accusato Pechino di usare pretesti "dubbi" per far valere le proprie rivendicazioni territoriali contese nel Mar Cinese Meridionale, imponendo una riserva naturale attorno a Scarborough Shoal e vietando ai pescatori filippini l'accesso alle acque contese. Gli Stati Uniti hanno definito la mossa destabilizzante per l'intera regione.

Fonti: Bloomberg

Taiwan scommette sui droni per scoraggiare una possibile invasione cinese


Ispirata dai risultati ottenuti dall'Ucraina sul campo di battaglia, Taiwan punta sui droni per costruire una deterrenza contro una potenziale invasione da parte della Cina. La strategia riflette da vicino gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti nell'Indo-Pacifico e la delicata scelta di Washington su quanto sostenere militarmente l'isola.

Fonti: The New York Times

Hunter Biden dice che il cancro del padre è peggiorato


In un'intervista alla BBC, Hunter Biden ha detto che il tumore alla prostata dell'ex presidente Joseph R. Biden Jr. si è diffuso alle ossa e gli provoca dolore. Le sue parole aggiornano il quadro clinico dell'ex capo della Casa Bianca, la cui diagnosi era stata resa nota nei mesi scorsi.

Fonti: The New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Perché i problemi della vasca del Lincoln Memorial sono una metafora della presidenza Trump


Il piano da 14,7 milioni è nato al World of Concrete di Las Vegas, è stato affidato senza gara a un'azienda alla prima commessa pubblica e il rivestimento blu si è staccato in una settimana.

Il piano per riparare la vasca del Lincoln Memorial, la lunga piscina rettangolare che si stende davanti al monumento a Washington, è stato messo a punto dal manager di un golf club di proprietà del presidente. Lo ha ricostruito il New York Times, che ha esaminato decine di documenti interni del governo e ha parlato con più di venti persone coinvolte nel progetto. A gennaio David Schutzenhofer, che dal 2006 dirige il club di Trump a Bedminster, in New Jersey, si è presentato al World of Concrete, la fiera dell'edilizia che a Las Vegas ha attirato 47.000 visitatori, in cerca di idee per fermare le perdite d'acqua e le alghe della vasca. Ha una formazione nel settore alberghiero e nessun titolo in ingegneria o architettura.

La vasca aveva due problemi da anni. Perdeva decine di milioni di galloni d'acqua ogni anno, un gallone equivale a poco meno di quattro litri, e d'estate diventava verde perché le alghe proliferavano nell'acqua bassa e stagnante. Né la prima amministrazione Trump né quella di Joe Biden avevano trattato la questione come un'emergenza: avevano preparato piani senza mai realizzarli. Il giorno prima del Ringraziamento il presidente ha annunciato sui social che il servizio dei parchi nazionali, il Park Service, avrebbe rifatto la vasca e ha affidato l'operazione a Schutzenhofer.

Alla fiera diversi fornitori hanno indicato a Schutzenhofer il nome di Rodney Jarboe, presidente della Creative Polymers, azienda del Missouri che aveva lavorato a un ponte del Gateway Arch di St. Louis. Jarboe ha detto in un'intervista di aver parlato con lui la prima volta a marzo e di aver capito subito che il lavoro sarebbe stato di corsa, perché il presidente voleva la vasca pronta per il 4 luglio, giorno del 250esimo anniversario del paese. "Perché questa cosa fosse fatta nei tempi richiesti, dovevamo praticamente avere un contratto e cominciare a produrre entro la prima settimana di aprile", ha detto Jarboe.

La soluzione scelta è stata rivestire le lastre di cemento della vasca con una membrana di poliurea, un materiale plastico spruzzato a caldo, che il Park Service ha poi descritto nei documenti di gara come un sistema "senza giunture, monolitico, impermeabile, antimicrobico e anti-alghe". Un ostacolo lo aveva creato lo stesso presidente: i dazi sulle resine importate dalla Cina e da altri paesi avevano ridotto la disponibilità di rivestimenti in poliurea sul mercato americano. "I dazi stavano riducendo la quantità di materiali che potevano entrare negli Stati Uniti per fabbricare questa roba", ha detto Jarboe.

Creative Polymers si è allora alleata con Rhino Linings, azienda californiana che produce grandi quantità di poliurea in uno stabilimento in Texas e che offriva una tonalità chiamata "American flag blue", il blu della bandiera americana, nome che ha entusiasmato il presidente. Un responsabile vendite di Rhino ha poi chiamato la Atlantic Industrial Coatings, una società della Virginia che non aveva mai vinto un contratto pubblico, per affidarle l'applicazione del rivestimento. Un'impresa alla sua prima commessa federale è stata pagata milioni di dollari per applicare a un monumento nazionale una soluzione ideata dal gestore di un campo da golf. "È come chiedere al custode del museo di restaurare un quadro al Met", ha detto Charles Birnbaum, presidente della Cultural Landscape Foundation, l'organizzazione non profit che ha fatto causa senza successo per fermare i lavori.

Tra gennaio e febbraio Schutzenhofer ha scambiato email anche con Greenwater Services, azienda dell'Ohio controllata dalla società di investimenti di un donatore del presidente, per installare i cosiddetti nanobubblers, apparecchiature per il trattamento dell'acqua che servono a uccidere le alghe. Un dipendente dell'azienda privata del presidente ha avuto così un ruolo informale nelle decisioni del governo federale.

Il Dipartimento dell'Interno, guidato da Doug Burgum, ha spazzato via i controlli che la legge federale prevede per evitare sprechi di denaro pubblico e danni ai monumenti. Ha approvato un contratto senza gara per Atlantic anche se altre società avevano manifestato interesse, ne ha dato un altro senza gara a Greenwater anche se altre aziende potevano fornire i nanobubblers e ha saltato le consultazioni con gli esperti di conservazione, nonostante un funzionario di carriera avesse scritto che il progetto era abbastanza rilevante da richiederle. Ha inoltre accettato la richiesta di Atlantic di un margine di profitto del 20%, che un funzionario degli acquisti del Park Service aveva definito "gonfiato" ed "eccessivo". L'impresa ha ottenuto tutto quello che chiedeva più di un milione di dollari in aggiunta, per un totale di 14,7 milioni.

Ogni volta il dipartimento ha citato la scadenza imminente come ragione per bloccare le verifiche. Poiché il governo aveva avviato il progetto molto tardi, ha stabilito che nessun altro potesse ritardarlo ulteriormente facendo domande. Altrimenti, sosteneva, la vasca rischiava di non essere in ordine per il 4 luglio: nei documenti interni quell'esito veniva chiamato "mission failure", fallimento della missione.

Il 23 aprile il presidente ha presentato il piano al pubblico con una versione diversa dei fatti, sostenendo di aver trovato lui stesso l'impresa. "Quello che faremo è: chiamerò tutte e tre queste persone che hanno lavorato per me in passato facendo piscine", ha detto nello Studio Ovale e ha raccontato di aver raccolto offerte dai fornitori della Trump Organization prima di scegliere quello che aveva lavorato al suo golf club in Northern Virginia. Atlantic non aveva invece mai lavorato lì né in altre proprietà della sua azienda e il presidente ha poi detto di non conoscere la società. La vasca è lunga 2.000 piedi, poco più di 600 metri, e non funziona come una piscina.

I primi tentativi di Atlantic di tappare le fessure tra le lastre di cemento sono falliti e sul rivestimento blu sono comparse bolle e piccoli fori. Il presidente ha continuato a difendere il progetto, incoraggiato da Bill Pulte, che guida la Federal Housing Finance Agency, l'agenzia federale che vigila sul credito immobiliare, e che gli portava immagini di come la vasca si fosse degradata sotto i suoi predecessori. Il presidente le ha pubblicate a raffica su Truth Social, il suo social network.

I lavori sono stati dichiarati conclusi a inizio giugno. "Era un materiale altamente sofisticato, di resistenza industriale, che poteva durare 100 anni", ha scritto il presidente sui social il 5 giugno. Il rivestimento ha cominciato a staccarsi entro la settimana, secondo un atto depositato in tribunale. Atlantic si è limitata a dire che il danno riguardava una "parte molto piccola" della membrana. Le alghe sono tornate e hanno reso verde buona parte della vasca, anche perché i nanobubblers erano stati rimossi quando il Lincoln Memorial ha ospitato un evento promozionale per gli incontri di Ultimate Fighting Championship organizzati alla Casa Bianca.

Il presidente ha risposto sostenendo che dei vandali armati di un "taglierino o un coltello di qualche tipo" avevano inciso uno squarcio di 300 piedi, circa 90 metri, nel rivestimento e che qualcuno aveva anche gettato "un po' di fertilizzante nell'acqua", spiegazione per le alghe che il governo non ha mai documentato. Il Park Service aveva effettivamente segnalato alla polizia un atto di vandalismo, ma riguardava tagli in un tratto di 20 piedi, circa sei metri, di sigillante grigio lungo il bordo della vasca e una portavoce del Dipartimento dell'Interno ha poi detto che i tagli al sigillante arrivavano in tutto a 350 piedi. Non era comunque il danno descritto dal presidente, cioè lunghi squarci nella membrana blu. Burgum ha spinto la versione dei vandali sia in pubblico sia in privato con il presidente, una ricostruzione che si incastrava con la sua idea di una Washington invasa dalla criminalità.

Almeno sette persone sono state incriminate per il vandalismo alla vasca. L'accusa più grave è toccata a David Hearn, ex atleta olimpico arrestato il 19 giugno dopo aver strappato un pezzo di rivestimento di circa mezzo metro quadrato: è stato incriminato per distruzione di proprietà federale di valore superiore a 1.000 dollari, un reato che prevede fino a dieci anni di carcere. Una veterinaria di 49 anni è stata incriminata per un reato minore dopo aver tolto dall'acqua un frammento di membrana grande quanto il palmo di una mano. Jeanine Pirro, procuratrice federale di Washington, ha annunciato l'incriminazione di Hearn in una conferenza stampa combattiva, dicendo di essere impegnata contro il "vandalismo incontrollato e il disordine civile".

Venerdì scorso Pirro ha però cambiato linea con un atto depositato in tribunale in cui scrive che il Dipartimento dell'Interno aveva fuorviato i suoi procuratori su quanto i vandali avessero contribuito ai problemi della vasca: "il danno era il risultato di un'installazione mal eseguita". Il documento contiene una ricostruzione dei guasti molto più dettagliata di qualsiasi cosa il dipartimento avesse mai reso pubblica e dice che l'applicazione del rivestimento è diventata "affrettata e difettosa" mentre gli operai correvano per recuperare i ritardi dovuti al maltempo. Pirro ha chiesto l'archiviazione dei casi contro Hearn, contro la veterinaria e contro almeno altre due persone e giovedì un giudice federale ha accolto la richiesta per Hearn. Gli avvocati di Hearn si preparavano a dimostrare in udienza che i dipendenti del Park Service sapevano che la vasca era gravemente danneggiata prima che il loro assistito toccasse l'acqua.

La presa di distanza è costata cara a Pirro, amica di lunga data del presidente che aveva lasciato Fox News per andare a guidare la procura di Washington. Il presidente l'ha attaccata pubblicamente, dicendo ai giornalisti che si stava "piegando come un ombrello" e che stava "crollando". Martedì li ha convocati insieme nello Studio Ovale, lei e Burgum, insieme alla capa di gabinetto Susie Wiles e al consigliere legale della Casa Bianca David Warrington. Alzando la voce, Pirro ha accusato Burgum di aver fuorviato il presidente per proteggere sé stesso e il suo dipartimento. Burgum si è difeso, ma ha parlato molto meno di lei. Pirro ha lasciato la Casa Bianca in serata con l'incarico ancora salvo, almeno per ora: il presidente ha detto ai giornalisti di non aver deciso se licenziarla.

La vasca è stata recintata a fine giugno, prima dell'anniversario dei 250 anni, cioè esattamente il "mission failure" che l'amministrazione voleva evitare e poi svuotata per essere riparata di nuovo. Atlantic ha fatto sapere che onorerà la garanzia. Chi guarda oggi dal Lincoln Memorial non vede più uno specchio d'acqua ma una distesa asciutta di blu bandiera, coperta di alghe morte, con pezzi strappati che si muovono al vento. La Casa Bianca continua a difendere l'operazione: sistemare una vasca trascurata per anni, ha detto la portavoce Taylor Rogers, è stato "buon senso" e un altro esempio di come il presidente stia restaurando la capitale per gli americani.


Trump non ha mai smesso di gestire le sue aziende mentre è presidente


Donald Trump non ha mai smesso di occuparsi delle sue aziende mentre è presidente, nonostante dieci anni di dichiarazioni contrarie sue e dei suoi figli. Un'inchiesta di Forbes basata sulle testimonianze di chi ha lavorato con lui documenta che interviene sia sulle scelte più importanti, come vendere o meno una proprietà, sia sui dettagli operativi: la manutenzione dei campi da golf, gli alberi da abbattere, le pulizie di Mar-a-Lago e perfino il logo degli orologi che portano il suo nome. Parla di affari con i figli, con i suoi dipendenti, con i suoi soci e con i capi di stato che incontra.

A fine aprile il presidente ha preso l'Air Force One per il suo ventiseiesimo viaggio a Palm Beach da quando è tornato alla Casa Bianca. La destinazione era Mar-a-Lago, la sua residenza e circolo privato in Florida, dove quasi 300 possessori della sua memecoin, una criptovaluta senza alcun valore intrinseco, si riunivano per un evento riservato. La moneta, lanciata tre giorni prima dell'insediamento, gli ha fruttato circa 635 milioni di dollari nel primo anno di mandato. Tra gli ospiti c'erano il miliardario Tim Draper, l'investitrice Cathie Wood e il pugile Mike Tyson, ma l'attrazione principale era il presidente stesso, che a Mar-a-Lago ha passato circa 100 dei primi 560 giorni del secondo mandato.

Bill Zanker, l'imprenditore che ha organizzato l'evento e che da anni cura le linee di prodotti a marchio Trump, ha raccontato dal palco una telefonata ricevuta intorno a mezzanotte due mesi prima. "Ho guardato il logo dei nostri orologi Trump. Non credo sia un granché", gli avrebbe detto il presidente. "Penso che dobbiamo cambiare il logo per renderlo più moderno." La mattina dopo il nuovo logo era pronto e secondo Zanker gli orologi hanno cominciato a vendere ancora più in fretta.

Conflitti di interesse

Trump non ha mai lasciato il controllo delle sue aziende

Da dieci anni Donald Trump e i suoi figli ripetono che, da presidente, lui non si occupa più delle sue società. Un’inchiesta di Forbes racconta il contrario: Trump decide sul logo di un orologio come sulla vendita di un albergo da 375 milioni di dollari.

Grafica di FocusAmerica 6 agosto 2026

Quanto ha incassato nel primo anno del secondo mandato

Licenze sui prodotti
5 milioni

vs

Criptovalute
1,4 miliardi

Orologi, scarpe e profumi che portano il suo nome
Soprattutto la memecoin lanciata tre giorni prima dell’insediamento

5 milioni dalle licenze 1.400 milioni dalle criptovalute

Le criptovalute hanno reso 280 volte più delle licenze. Alla scala reale il segmento grigio sarebbe più sottile di un pixel: qui è stato ingrandito per restare visibile.

Tre modi di misurare lo stesso conflitto
1I soldi 2Il tempo 3Le decisioni

Come il nome Trump è diventato una macchina per generare miliardi


Le operazioni nate dopo il primo mandato e quanto hanno fruttato al presidente.

Il presidente che torna sempre a casa propria


Giorni di presenza in ciascuna proprietà durante il primo mandato.

Giorni a Mar-a-Lago Tutti gli altri giorni

Dal logo di un orologio ai 375 milioni per la vendita dell’albergo


Le scelte su cui il presidente è intervenuto, dal dettaglio di manutenzione all’operazione da centinaia di milioni.


Nel primo anno del secondo mandato le licenze sui prodotti a marchio Trump hanno reso circa 5 milioni di dollari e le criptovalute 1,4 miliardi, di cui 635 milioni dalla sola memecoin. Nel primo mandato il presidente ha passato 133 giorni a Mar-a-Lago, 99 in una proprietà del New Jersey, 85 in una della Virginia, 83 nel circolo di golf di Palm Beach e 28 nel suo albergo di Washington; nel secondo ha passato circa 100 dei primi 560 giorni a Mar-a-Lago.

La promessa e l’atto ufficiale

11 gennaio 2017, Trump Tower

Nove giorni prima del primo insediamento, il presidente eletto annuncia come si separerà dalle sue aziende: «Non avrò nulla a che fare con la gestione della società».

2025, registro delle imprese britannico

In un documento ufficiale la Trump Organization scrive che il presidente «ha il diritto di esercitare, o di fatto esercita, un’influenza o un controllo significativi» sul trust che possiede quasi tutto il suo patrimonio.

Fonte Forbes, inchiesta di Dan Alexander, 4 agosto 2026. I giorni del primo mandato sono conteggi NBC News ripresi da Forbes. Gli importi sono quelli riportati nell’inchiesta; per Truth Social la cifra è la capitalizzazione di mercato, non un ricavo.

La Casa Bianca continua a rispondere che "non ci sono conflitti di interesse". La vice portavoce Anna Kelly ha aggiunto di recente che "tutti i beni del presidente Trump sono detenuti in conti pienamente discrezionali gestiti da istituzioni finanziarie indipendenti", accusando poi la stampa di anni di menzogne. A parte il portafoglio di azioni e obbligazioni, però, i beni del presidente non sono gestiti da istituzioni terze. Messa davanti a questo, Kelly ha risposto: "Potete usare il resto della dichiarazione, se non volete usare la prima frase".

L'11 gennaio 2017, nove giorni prima del primo insediamento, Trump aveva convocato una conferenza stampa alla Trump Tower per spiegare come si sarebbe separato dalle sue aziende. Non le avrebbe vendute né affidate a un blind trust, un fondo cieco gestito da terzi in cui il proprietario non sa come vengono investiti i suoi soldi. Le avrebbe messe in un trust controllato dalla famiglia e dal suo direttore finanziario storico, Allen Weisselberg, che sarebbe poi finito in carcere due volte per una serie di reati tra cui frode fiscale, falsificazione di documenti aziendali e falsa testimonianza. "Non avrò nulla a che fare con la gestione dell'azienda", disse il presidente eletto, spiegando che la legge non glielo vietava ma che gli sembrava inopportuno.

Un mese dopo l'inizio del primo mandato Eric Trump disse a Forbes che il padre stava mantenendo la promessa e parlò di "una netta separazione tra chiesa e stato" presa "estremamente sul serio". Pochi istanti dopo, però, aggiunse che avrebbe aggiornato il presidente "probabilmente ogni tre mesi" sui conti della Trump Organization, sui "profitti e cose così".

Durante il primo mandato il presidente passò 133 giorni a Mar-a-Lago e 83 nel suo circolo di golf di Palm Beach, 99 in una proprietà in New Jersey e 85 in una in Virginia, oltre a 28 giorni nel suo hotel di Washington DC. Le visite non dimostravano di per sé che stesse gestendo le sue aziende, ma quando chiedeva qualcosa era impossibile distinguere se parlasse da cliente o da proprietario.

Sui campi da golf il presidente chiedeva pareri sull'abbattimento di certi alberi e continuava a chiederli finché non trovava qualcuno d'accordo con lui: l'albero veniva poi rimosso in fretta, di solito prima della visita successiva. A Mar-a-Lago indicava al dirigente che gestiva il circolo le macchie sul pavimento da pulire e i dettagli da sistemare, che venivano subito girati ai responsabili delle sale o al personale.

Quando venne a sapere che l'azienda aveva speso un paio di milioni di dollari per rifare i bunker di sabbia della proprietà di Bedminster, in New Jersey, il presidente si arrabbiò e riprese il figlio Eric e i dipendenti del circolo in vivavoce dal suo campo pratica in Virginia. Nello stesso periodo lo staff della Virginia cercava l'approvazione per una nuova area di allenamento: il presidente in carica valutò una spesa tra il mezzo milione e il milione di dollari e la bocciò perché non la riteneva conveniente. Il progetto sarebbe stato realizzato dopo il Covid, quando il boom nazionale del golf fece salire i profitti del circolo.

Nel 2017 Trump chiese notizie del suo progetto in Georgia, l'ex repubblica sovietica, quando incontrò il primo ministro del paese, secondo quanto riferito dai suoi soci. Nel 2020 disse al New York Post di aver valutato la vendita dell'hotel di Washington DC prima di rinunciare: "Mi piace. Va bene". L'albergo in realtà perdeva soldi, ma l'attesa si rivelò conveniente e nel 2022 la proprietà venne ceduta per una cifra stimata in 375 milioni di dollari.

Sette giorni dopo aver lasciato la Casa Bianca, nel gennaio 2021, Trump ricevette a Mar-a-Lago due ex concorrenti del suo programma televisivo The Apprentice. Da quella conversazione è nato il gruppo che controlla Truth Social, il social network del presidente, oggi quotato al Nasdaq con un valore di mercato di 2,8 miliardi di dollari (1,1 dei quali appartengono a lui).

Poco dopo Bill Zanker, coautore con Trump di un libro del 2007, propose di vendere immagini caricaturali del presidente come carte da collezione digitali, i cosiddetti NFT, certificati di proprietà registrati su una blockchain. Durante il primo mandato Trump aveva detto che il valore delle criptovalute era "basato sul nulla", ma il giorno prima del lancio raccolse i pareri dei suoi consiglieri, che gli dissero tutti di rinunciare perché sarebbe stato un suicidio politico, ma decise comunque di procedere. "Mi piacciono quelle immagini di me. Come supereroe, come cacciatore. Facciamolo", disse secondo il racconto di Zanker. Le 45mila carte andarono esaurite in meno di un giorno e generarono 4 milioni di dollari.

Alle carte digitali sono seguiti orologi, scarpe e profumi a marchio Trump. Circa un mese prima del voto del 2024 il presidente ha fondato con i figli la società di criptovalute World Liberty Financial e poco prima dell'insediamento ha lanciato la memecoin. Nel primo anno del secondo mandato le licenze sui prodotti hanno fruttato circa 5 milioni di dollari e le criptovalute 1,4 miliardi.

Nell'aprile 2025 l'avvocato che assisteva la Trump Organization sulle questioni etiche accettò un incarico in una causa che riguardava l'università di Harvard. Il presidente chiese su Truth Social che venisse licenziato o costretto a dimettersi e nel giro di poche ore l'avvocato non c'era più.

Il mese successivo Trump partì per il primo viaggio importante all'estero del secondo mandato, non verso un alleato vicino come Canada o Messico ma in Medio Oriente, dove la sua azienda aveva una serie di affari nuovi, alcuni dei quali mai resi pubblici. A Riyad partecipò a un pranzo con funzionari pubblici e soci privati e in serata visitò una città storica il cui piano di sviluppo è seguito dal principe ereditario. "Si è rivelato un colpo di fortuna e forse una mossa un po' astuta dire: proviamo a parlargli da costruttore", ha detto al New York Times Jerry Inzerillo, il dirigente che guida quel progetto. Mesi dopo la Trump Organization ha creato una società per fare affari in Arabia Saudita, con l'80% delle quote al presidente e il 20% ai familiari. Un portavoce dell'azienda ha detto che l'accordo non ha nulla a che vedere con le scelte del governo.

In Qatar la Trump Organization aveva appena annunciato un progetto dentro un grande piano di sviluppo sostenuto dallo stato e il presidente incontrò tra gli altri i vertici del fondo sovrano del paese e della sua controllata immobiliare, Qatari Diar, responsabile di quel piano. Da quell'accordo Trump ha incassato personalmente 5 milioni di dollari l'anno scorso. Ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, una società che agisce per conto del presidente aveva appena creato due nuove entità, che gli hanno portato altri 5 milioni. Due mesi dopo la visita un suo rappresentante ne ha registrate altre due, i cui nomi indicano un affare non ancora annunciato in un'altra zona di sviluppo legata alle autorità locali.

Un ex diplomatico con lunga esperienza nella regione ha detto a Forbes che i leader del Golfo sanno perfettamente che quegli accordi riguardano il presidente e li ha definiti uno sfruttamento palese della carica pubblica. La Casa Bianca ha respinto le critiche, dicendo che l'unico interesse che guida le decisioni del governo è quello degli americani e rivendicando i recenti accordi economici con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Poco dopo il viaggio in Medio Oriente il presidente è volato in Scozia, dove possiede due resort di golf. Li ha visitati entrambi, mostrando al primo ministro britannico la lavorazione delle finestre di Turnberry e alla presidente della Commissione europea la sala da ballo, prima di una tappa di un giorno nella proprietà dell'Aberdeenshire. Insieme a Don Jr. ed Eric, che continuano a definirsi vicepresidenti esecutivi della Trump Organization, ha tagliato il nastro di un nuovo campo da golf come se fosse ancora il presidente dell'azienda.

Un documento depositato l'anno scorso dalla Trump Organization presso le autorità britanniche chiarisce come è organizzata la proprietà. La comunicazione, che serve a indicare le persone che esercitano un controllo significativo su una società, spiega che il presidente ha "il diritto di esercitare, o di fatto esercita, un'influenza o un controllo significativi sulle attività di un trust". Il trust attraverso cui Trump possiede la proprietà scozzese controlla anche quasi tutto il resto del suo patrimonio: in un atto ufficiale l'azienda ha quindi ammesso quello che non dice agli americani, cioè che il presidente ha dato l'autorità ai figli ma ne ha tenuta anche per sé.

Zanker intanto sta preparando altri eventi come quello di Palm Beach e sa a chi tocca approvarli. "Sto cercando di convincere il presidente", ha detto dal palco ad aprile, "a farlo ogni sei mesi".


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

L’Iran detta le condizioni su Hormuz, gli arsenali Usa frenano Trump


Teheran chiede la fine della guerra, la revoca del blocco navale e delle sanzioni, mentre Washington cerca urgentemente una via d’uscita a causa della diminuzione delle scorte di Patriot e THAAD.

Il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Mohammad Bagher Zolghadr, ha posto oggi sei nuove condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico mercantile. Secondo quanto da lui affermato, gli Stati Uniti devono:

  1. smettere di minacciare l'Iran e di offendere i simboli sacri della nazione iraniana;
  2. porre definitivamente fine alla guerra contro l'Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq;
  3. revocare il blocco navale e allontanare le proprie forze dall'area medio orientale;
  4. risarcire integralmente i danni causati dalla guerra;
  5. cancellare le sanzioni imposte contro l'Iran;
  6. sbloccare i fondi iraniani congelati.

"Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto", ha affermato Zolghadr.

La nuova lista di richieste iraniana è arrivata proprio mentre a Washington veniva data per imminente un'intesa capace di far ripartire i traffici nel braccio di mare che si trova tra Iran e Oman. La Casa Bianca non ha commentato. Il cessate il fuoco di giugno invece subordinava la revoca completa delle sanzioni a un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano, mentre per sbloccare i fondi congelati gli Stati Uniti hanno sempre preteso che Teheran rinunciasse all'uranio altamente arricchito in suo possesso.

Le nuove richieste di Zolghadr aumentano così la pressione sul presidente Donald Trump, che conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell'energia in vista delle importanti elezioni di metà mandato di novembre. La benzina è arrivata a 4,02 dollari al gallone, contro i 3,16 di un anno fa: un rincaro che pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni. Nell'ultima settimana, secondo la società di analisi dei dati marittimi Kpler, hanno attraversato lo stretto poco più di 10 navi al giorno, contro le 130 in media dei mesi precedenti alla guerra. Prima del conflitto passava da Hormuz circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Lo stretto conteso
Hormuz, il ricatto di Teheran
L’Iran detta sei condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre gli arsenali americani si svuotano e la benzina supera i 4 dollari al gallone.
Grafica di FocusAmerica

Il traffico strozzato
Da 130 navi al giorno a una manciata
Ogni punto sulla rotta rappresenta 10 transiti giornalieri attraverso lo Stretto.

Prima della guerra Oggi
Iran Oman E.A.U.
Stretto di Hormuz
~39 km nel punto più stretto

Prima della guerra 130

Oggi ~10
navi al giorno, media dei mesi precedenti al conflitto
navi al giorno nell’ultima settimana

Prima del conflitto da Hormuz passava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Le richieste di Teheran
Le sei condizioni per riaprire lo Stretto
Sono state poste da Mohammad Bagher Zolghadr, Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano. Tocca ogni voce per leggere il contesto.

Il prezzo per Washington
Arsenali svuotati, benzina sopra i 4 dollari
La guerra ha consumato gran parte degli intercettori americani, mentre il caro carburante pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni di metà mandato.

Intercettori rimasti Consumati durante la guerra
Per i THAAD il ritorno ai livelli precedenti alla guerra non è previsto prima del 2029. Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike sono in larga parte esaurite.
Benzina, media nazionale USA (al gallone)

3,16 $
un anno fa

4,02 $
oggi · +27%

soglia dei 4 $

3,00 $4,25 $

Ad aprile la media nazionale ha superato i 4 dollari per la prima volta da agosto 2022. La Casa Bianca conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell’energia prima del voto di novembre.

Fonti: Kpler (traffico navale); CSIS, stime del 27 luglio 2026 (intercettori); AAA (benzina); EIA (flussi energetici). Dati all’8 agosto 2026.

Sempre oggi gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato un attacco iraniano contro una petroliera dell'Adnoc, la compagnia petrolifera statale di Abu Dhabi. Dall'inizio della guerra, almeno 15 navi di questa società sono state attaccate e tra gli equipaggi si contano 1 morto e 20 feriti. Abu Dhabi ha parlato di un atto di pirateria dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Anche Arabia Saudita, Qatar e Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno condannato l'attacco, mentre Doha ha chiesto ancora una volta la riapertura incondizionata dello Stretto.

Ci sono anche dei segnali di allentamento della pressione. Il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato oggi all'agenzia iraniana Tasnim che Teheran e Muscat sono "molto vicine" a un accordo. Ha però aggiunto che la riapertura dipende da altre condizioni, tra cui un risarcimento statunitense per le violazioni del Memorandum di Islamabad. Araghchi e il presidente Masoud Pezeshkian devono però fronteggiare l'opposizione dei conservatori, contrari a qualsiasi intesa con gli americani.

In un'intervista a Fox News, il vicepresidente JD Vance ha definito le trattative "a metà strada", ridimensionando l'ottimismo espresso nei giorni scorsi da altri alti funzionari, che le avevano descritte come quasi concluse. Stando a quanto afferma Vance, restano da definire lo schema di navigazione, le operazioni di sminamento e l'impegno iraniano a non aprire più il fuoco contro le navi mercantili. Vance non ha precisato che cosa Washington sia disposta a concedere e ha insistito sulla leva negoziale americana: "Stanno soffrendo parecchio. Vogliono che questa storia finisca".

Washington cerca una via d'uscita


Nelle ultime settimane è stato però il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate statunitensi, il generale Dan Caine, a cercare di far capire agli altri consiglieri del presidente che occorre trovare una via d'uscita a tutti i costi. Un'ulteriore escalation rischierebbe infatti di ritorcersi contro gli Stati Uniti, mentre una sola campagna di bombardamenti aerei difficilmente permetterebbe di raggiungere i risultati promessi, secondo tre fonti sentite dalla CNN.

Caine ha discusso delle sue preoccupazioni con il direttore della CIA John Ratcliffe, il Segretario di Stato Marco Rubio e con lo stesso Vance. "La potenza aerea ha i suoi limiti", aveva già avvertito durante un'audizione pubblica il mese scorso, quando Trump sembrava pronto ad autorizzare quella che aveva definito un'operazione "massiccia", prima di rinunciare dopo essersi confrontato con gli alleati mediorientali, preoccupati da possibili ritorsioni contro le proprie infrastrutture energetiche.

Arsenali svuotati e deterrenza indebolita


Sulla decisione ha pesato anche il difficile stato degli arsenali missilistici americani. La campagna militare contro l'Iran ha consumato più di 1.500 intercettori Patriot: ne restano meno di 830, rispetto ai circa 2.330 disponibili all'inizio della guerra, secondo il Center for Strategic and International Studies. Tre fonti hanno descritto queste stime come vicine ai dati interni del governo. Gli intercettori THAAD, progettati per abbattere i missili balistici, sono scesi da 452 a meno di 280 e il ritorno ai livelli precedenti non è previsto a questo punto prima del 2029.

Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike, che consentono di colpire obiettivi da centinaia di km di distanza, sono in larga parte esaurite. Restano più di 100.000 bombe guidate, ma devono essere sganciate più vicino al bersaglio, esponendo così gli aerei statunitensi al fuoco della contraerea iraniana. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt continua a negare ufficialmente che vi sia una penuria di munizioni, mentre Trump ha ordinato una caccia alle talpe e chiesto incriminazioni penali per chi ha trasmesso alla stampa informazioni classificate.

A Kyiv, intanto, le forniture di missili antiaerei degli alleati occidentali si sono ridotte a un terzo rispetto al 2025, ha dichiarato questa settimana Volodymyr Zelensky. Mercoledì la contraerea ucraina non ha intercettato nessuno dei 28 missili lanciati dalla Russia. Il risultato è stato che almeno 17 persone sono morte a Kyiv e nella regione circostante. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Trump aveva già respinto la richiesta ucraina di alcune centinaia di intercettori Patriot. Quando gli è stato chiesto di spiegare la decisione, ha risposto che quei missili servono anche agli americani.

Tuttavia, il trasferimento di armi verso il Medio Oriente ha indebolito soprattutto i dispositivi americani in Asia. Il comando statunitense dell'Indo-Pacifico ha dovuto cedere Tomahawk e altri missili che sarebbero cruciali in un eventuale scontro con la Cina, mentre dalla Corea del Sud sono stati trasferiti centinaia di missili intercettori, un gruppo portaerei e alcuni cacciatorpediniere. Alcuni funzionari temono che Seoul e Tokyo possano ora perdere fiducia nella protezione convenzionale degli Stati Uniti e valutare lo sviluppo di un proprio deterrente nucleare.

Anche potenze rivali come Mosca e Pechino stanno attentamente monitorando le scorte americane attraverso il bilancio approvato dal Congresso, gli annunci delle aziende della difesa e i propri satelliti spia. Tom Karako, del Center for Strategic and International Studies, ha detto al New York Times che è in corso un "annientamento generazionale dei mezzi della deterrenza convenzionale". Secondo Dara Massicot, del Carnegie Endowment for International Peace, i quattro anni di guerra in Ucraina hanno già mostrato ai pianificatori militari russi quanto lentamente l'industria americana sia in grado di aumentare la propria produzione. Il rischio è che Mosca finisca per rivalutare il rapporto di forze con la NATO in una direzione sfavorevole a Washington.

Più a lungo si prolunga lo scambio di attacchi con l'Iran, più si assottigliano le scorte di munizioni e diventa evidente la vulnerabilità americana, osserva Todd Harrison dell'American Enterprise Institute. Per la Casa Bianca cresce quindi l'urgenza di ottenere almeno una vittoria simbolica da presentare agli elettori prima del voto di novembre. La riapertura dello Stretto di Hormuz resta il risultato più immediato e politicamente spendibile. Teheran ne è pienamente consapevole e proprio per questo continua ad alzare la posta.


Trump e Musk chiudono di nuovo le porte a Zelensky


Donald Trump ha rimesso in discussione la promessa di concedere all’Ucraina la licenza per produrre gli intercettori Patriot, ma i negoziati tra Washington e Kyiv non si sono fermati. Al summit Nato di Ankara, all’inizio di luglio, aveva annunciato un’intesa. Ma al vertice del 28 luglio alla Casa Bianca non ha offerto garanzie sull’invio di nuovi sistemi e, pochi giorni dopo, durante una riunione di gabinetto a Camp David, ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto neppure sulle licenze. Si è così dissolto l’ottimismo che Kyiv aveva accumulato dopo mesi di successi militari, come racconta un’analisi dell’Atlantic firmata da Missy Ryan e Simon Shuster.

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, la capitale ucraina Kyiv e la regione circostante sono state colpite da 24 missili balistici, quattro missili Zircon o Oniks e 115 droni. La contraerea ucraina non è riuscita ad abbattere neppure uno dei missili balistici. Risultato: 17 persone sono morte e almeno 44 sono rimaste ferite. L’emergenza si è aggravata nella notte tra il 7 e l’8 agosto. La Russia ha lanciato altri sei missili balistici e 151 droni: le difese ucraine hanno abbattuto 135 droni, ma nessuno dei missili balistici. Secondo il Ministero della Difesa di Kyiv, a luglio l’Ucraina è riuscita a intercettarne soltanto 29 su 195. Zelensky ha chiesto una maggiore pressione internazionale su Mosca, sostenendo che Putin continui ad affidarsi “ai missili balistici e ai droni per prolungare la guerra”.

Guerra in Ucraina

Le carte perse di Zelensky


In poche settimane Kyiv ha visto sfumare i nuovi missili americani, la licenza per produrli e l’uso di Starlink oltre confine, mentre a Washington cadeva la sua ambasciatrice. La notte tra il 4 e il 5 agosto ha mostrato quanto costa restare senza difese.

Grafica di FocusAmerica


La notte tra il 4 e il 5 agosto

Ventotto missili su Kyiv, nessuno intercettato


La Russia ha lanciato 24 missili balistici, 4 missili Zircon o Oniks e 115 droni contro la capitale e la regione circostante. La contraerea ha fermato quasi tutti i droni, ma senza intercettori Patriot non ha potuto nulla contro i missili.


28 su 28 a segno 0 intercettati

Ogni linea rappresenta uno dei 28 missili arrivati a segno, secondo l’Aeronautica militare ucraina. Sullo sfondo, da sinistra: il campanile della Lavra, la torre della televisione e la statua della Madre Patria.

Droni abbattuti — 98 su 11585%

Missili abbattuti — 0 su 280%

17

44
persone uccise nell’attacco
persone rimaste ferite

Il motivo del rifiuto

Le scorte americane di Patriot si sono svuotate


La guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio, ha consumato circa due terzi degli intercettori statunitensi. È l’argomento con cui Trump giustifica il no ai nuovi invii e alla licenza di produzione per Kyiv.

Prima della guerra con l’Iran2.330

Al cessate il fuoco di aprile1.030 circa−56%

Oggi759–827−65%

Gli Stati Uniti producono 183 nuovi intercettori all’anno: per tornare ai livelli precedenti servirebbero circa tre anni.

La barra dell’ultimo dato mostra la forchetta della stima (759–827). Stima CSIS su documenti di bilancio del Pentagono, 27 luglio 2026.


Le quattro carte

Kyiv aveva in mano quattro assi. Li ha persi tutti


AAPersa

I nuovi missili


PrimaZelensky contava su nuovi missili americani per difendere Kyiv.
OggiAlla Casa Bianca, il 28 luglio, Trump non ha offerto alcuna garanzia sull’invio di nuovi sistemi.
Il dettaglio

I Patriot sono l’unica arma nell’arsenale ucraino in grado di abbattere i missili balistici russi.

AAPersa

La licenza di produzione


PrimaAl vertice Nato di Ankara Trump aveva annunciato un’intesa per produrre i Patriot in Ucraina.
OggiA Camp David il presidente ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.
Il dettaglio

Un alto funzionario ha spiegato all’Atlantic che trasferire la produzione metterebbe a rischio il vantaggio militare americano.

AAPersa

Starlink oltre confine


PrimaKyiv voleva usare la rete di SpaceX per guidare i droni contro i lanciatori mobili in territorio russo.
OggiMusk ha rifiutato perfino un colloquio con Zelensky e sostiene che sia arrivato il momento di negoziare.
Il dettaglio

L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha visitato Mosca otto volte da quando è in carica. A Kyiv non è mai andato.

AAPersa

L’ambasciatrice a Washington


PrimaOlha Stefanishyna era la voce di Kyiv presso l’Amministrazione Trump.
OggiÈ stata destituita il 3 agosto e incriminata per arricchimento illecito tre giorni dopo.
Il dettaglio

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per circa 310.000 dollari. Lei respinge ogni accusa.


La cronologia

Dall’«amore» di Ankara al gelo di agosto

Inizio luglio
Il vertice Nato di Ankara

Trump annuncia la licenza per produrre i Patriot in Ucraina e descrive così il clima dei colloqui: «molto amore, molta unità».

28 luglio
L’incontro alla Casa Bianca

Zelensky si presenta come partner militare, non come caso umanitario. Trump però non offre garanzie sull’invio di nuovi sistemi.

Primi di agosto
La retromarcia di Camp David

Durante una riunione di gabinetto, Trump sostiene che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.

3 agosto
Cade l’ambasciatrice

Zelensky destituisce Olha Stefanishyna. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione la incrimina per arricchimento illecito.

Notte del 4–5 agosto
L’attacco su Kyiv

28 missili e 115 droni colpiscono la capitale e la regione. Nessun missile viene intercettato: 17 morti e 44 feriti.

Fonte: The Atlantic (Missy Ryan e Simon Shuster); Aeronautica militare ucraina; CSIS, 27 luglio 2026; NABU e Alta Corte anticorruzione ucraina. Dati aggiornati all’8 agosto 2026.

La squadra di Zelensky travolta dalle inchieste


Nel frattempo, le inchieste sulla corruzione in tempo di guerra hanno decapitato la squadra del presidente ucraino. Olha Stefanishyna ha lasciato questa settimana l’Ambasciata di Washington: ha presentato le dimissioni citando motivi personali e Zelensky l’ha destituita con un decreto del 3 agosto. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione l’ha incriminata per arricchimento illecito e falso nella dichiarazione patrimoniale, fissando una cauzione di sei milioni di hryvnia, circa 130.000 dollari, meno della metà di quanto chiesto dalla procura.

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per 13,9 milioni di hryvnia, circa 310.000 dollari, relativi agli anni in cui è stata vicepremier, dall’inizio del 2024 alla metà del 2025. Stefanishyna respinge ogni accusa e sostiene che spetti agli inquirenti dimostrare le contestazioni.

Questa notizia arriva in un periodo già complesso dopo che il mese scorso Zelensky aveva rimosso il Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nell’ambito di un rimpasto che ha coinvolto anche la premier Yuliia Svyrydenko, dimessasi su richiesta del presidente. Zelensky aveva giustificato la decisione con lo scontro interno tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrskyi.

L’ex Ministro la riconduce invece proprio alla lotta alla corruzione: le sue riforme degli appalti militari avevano irritato i produttori di armi e i loro alleati negli alti comandi. Per settimane, quindi, manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv per chiederne il reintegro, un raro caso di dissenso pubblico contro il presidente in un Paese in guerra.

Eppure Zelensky continua a puntare proprio su Fedorov per superare l’inverno. Alla Casa Bianca ha chiesto a Trump di intercedere presso Elon Musk. SpaceX consente infatti l’uso di Starlink sul territorio ucraino, comprese la Crimea e le altre aree occupate, ma lo blocca in Russia. Kyiv vorrebbe poter utilizzare il sistema oltre confine per guidare i droni contro i lanciatori mobili che bombardano le città ucraine.

Trump ha risposto che avrebbe valutato la richiesta, senza però assumere impegni. Durante la visita Zelensky ha chiesto anche un colloquio diretto con Musk, che ha rifiutato. Fedorov continua a trattare attraverso canali indiretti, finora senza risultati, mentre Elon insiste sul rischio di provocare un’escalation da parte russa e sostiene che sia arrivato il momento di raggiungere un accordo negoziale.

Trump aveva inoltre annunciato che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner si sarebbero recati a Kyiv per la prima volta nei giorni successivi. Da allora non è emerso alcun altro segnale che il viaggio sia effettivamente in programma. Witkoff, da quando lavora per il presidente, ha invece visitato Mosca otto volte.

Le scorte americane e il timore di Mosca


La Casa Bianca teme le possibili ritorsioni del Cremlino e, contemporaneamente, deve fare i conti con la scarsità di munizioni provocata dalla guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi congiunti americani e israeliani. Il Center for Strategic and International Studies stima ora che le scorte statunitensi di missili intercettori Patriot siano scese da circa 2.330 unità a un livello compreso tra 759 e 827.

Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha detto all’Atlantic che gli Stati Uniti stanno valutando forme di collaborazione industriale con Kyiv, ma ha ribadito l’argomento utilizzato pubblicamente da Trump nelle ultime settimane: trasferire all’Ucraina la capacità di produrre i Patriot potrebbe mettere a rischio il vantaggio militare americano. “Dobbiamo dare la priorità alla protezione di questi sistemi sofisticati e all’aumento della produzione complessiva di sistemi d’arma critici”, ha dichiarato.

Nonostante il dietrofront pubblico di Trump, tuttavia, l’Amministrazione americana non ha ordinato di interrompere i negoziati. Secondo quattro fonti citate da Reuters, l’Ambasciatore statunitense presso la Nato Matthew Whitaker sta coordinando il tentativo di raggiungere un’intesa. Tra le ipotesi esaminate ci sono la produzione in Ucraina di componenti da assemblare poi in Germania, l’ingresso di Kyiv in un programma industriale americano ed europeo già esistente e la costruzione di una versione meno costosa dell’intercettore PAC-3.

Dopo le dichiarazioni di Trump, JD Vance avrebbe inoltre rassicurato Zelensky che gli impegni concordati tra i due presidenti sarebbero stati rispettati. Anche in caso di accordo, però, i primi intercettori non arriverebbero prima di almeno un anno. Ad ogni modo mercoledì, durante un intervento televisivo davanti al suo consiglio di guerra, Zelensky ha dato una lettura politica del rifiuto americano. “Forse sono passi politici mirati a rendere l’Ucraina più, diciamo, accomodante”, ha detto. “Secondo me anche questo fa parte del quadro”.

Nel febbraio 2025, la firma dell’accordo sulle risorse naturali ucraine si era già trasformata alla Casa Bianca in uno scontro televisivo. Trump e JD Vance avevano pubblicamente accusato Zelensky di ingratitudine e successivamente i collaboratori del presidente avevano chiesto alla delegazione ucraina di lasciare l’edificio. Zelensky e i suoi consiglieri non avevano compreso fino a che punto la nuova Amministrazione considerasse la sofferenza dell’Ucraina una causa associata ai democratici ed ereditata da Joe Biden, ha spiegato Stefanishyna all’Atlantic.

Fedorov era riuscito a ribaltare la situazione alla fine di gennaio. Le truppe russe avevano trovato il modo di utilizzare Starlink per guidare i propri droni, aggirando le difese aeree ucraine e rendendo vulnerabile praticamente qualsiasi obiettivo, compreso il quartiere governativo di Kyiv. Il ministro si era rivolto direttamente a Musk e, dal 1° febbraio, SpaceX aveva disattivato tutti i terminali attivi in Ucraina tranne quelli autorizzati dal Ministero della Difesa ucraino, tagliando fuori le forze russe.

Lo squilibrio tecnologico si era così spostato a favore di Kyiv. Entro metà febbraio le truppe ucraine avevano riconquistato alcune centinaia di km quadrati e poco dopo era iniziata la campagna di attacchi a lungo raggio contro le raffinerie russe.

All’inizio dell’estate i droni ucraini hanno interrotto le linee di rifornimento verso la Crimea: la benzina era praticamente scomparsa dai distributori per essere riservata ai mezzi di soccorso e all’esercito. Il 26 giugno le autorità filorusse avevano dichiarato lo stato di emergenza nella penisola illegalmente occupata.

“Il fattore che ha davvero cambiato l’atteggiamento americano, compreso quello del presidente Trump, sono i successi ucraini sul campo”, ha detto all’Atlantic William Taylor, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina. “A Trump piace stare dalla parte del vincitore”.

Dal riavvicinamento di Ankara al nuovo gelo


La guerra contro l’Iran aveva fornito a Kyiv un’altra carta negoziale: intercettori in grado di abbattere i droni economici impiegati da Teheran contro i Paesi del Golfo e le basi americane, con un costo che può scendere fino a mille dollari per unità, contro i milioni necessari per le munizioni statunitensi. Trump aveva liquidato l’offerta il 13 marzo a Fox News. “Non ci serve il loro aiuto sulla difesa dai droni”, aveva detto.

La cooperazione era comunque proseguita: pochi giorni prima Kyiv aveva inviato tecnici e intercettori a protezione delle basi americane in Giordania su richiesta di Washington e, a maggio, i due governi stavano lavorando a un accordo sulla difesa anti-drone.

A luglio, ad Ankara, Trump aveva annunciato la licenza per produrre i Patriot e aveva descritto ai giornalisti il clima dei colloqui dicendo che nella stanza c’erano “molto amore, molta unità”. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Zelensky aveva invece accantonato gli argomenti morali e giuridici, puntando sui vantaggi militari ottenuti dall’Ucraina e sulle competenze che Kyiv può offrire a chi combatte una guerra del XXI secolo.

Il messaggio, ha spiegato un ex consigliere del presidente ucraino, era che l’Ucraina non doveva più essere considerata un caso umanitario, ma un partner capace di reggersi sulle proprie gambe. Nello stesso giorno Zelensky ha partecipato al funerale del senatore Lindsey Graham e ha assistito al voto del Senato su un pacchetto bipartisan di sanzioni contro la Russia.

Poche settimane fa, insomma, il presidente ucraino sembrava poter contare su nuovi missili americani per difendere Kyiv, sul diritto di produrne altri in Ucraina, sulla possibilità di colpire in profondità il territorio russo grazie ai rapporti di Fedorov con Musk e su un’ambasciatrice ben inserita a Washington. Nel giro di pochi giorni, tutte queste carte si sono quantomeno fortemente indebolite: nessuna, almeno per ora, ha prodotto risultati concreti e immediati.


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Intervento di Maurizio Acerbo all’incontro internazionale dei partiti comunisti in corso a L’Avana home.rifondazione.eu/2026/08/0… #Evidenza

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Trump e Musk chiudono di nuovo le porte a Zelensky


Il presidente americano fa marcia indietro sulla produzione degli intercettori Patriot in Ucraina, mentre Musk rifiuta di concedere Starlink per gli attacchi in Russia. Kyiv si ritrova così improvvisamente più isolata dopo mesi di successi militari.

Donald Trump ha rimesso in discussione la promessa di concedere all’Ucraina la licenza per produrre gli intercettori Patriot, ma i negoziati tra Washington e Kyiv non si sono fermati. Al summit Nato di Ankara, all’inizio di luglio, aveva annunciato un’intesa. Ma al vertice del 28 luglio alla Casa Bianca non ha offerto garanzie sull’invio di nuovi sistemi e, pochi giorni dopo, durante una riunione di gabinetto a Camp David, ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto neppure sulle licenze. Si è così dissolto l’ottimismo che Kyiv aveva accumulato dopo mesi di successi militari, come racconta un’analisi dell’Atlantic firmata da Missy Ryan e Simon Shuster.

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, la capitale ucraina Kyiv e la regione circostante sono state colpite da 24 missili balistici, quattro missili Zircon o Oniks e 115 droni. La contraerea ucraina non è riuscita ad abbattere neppure uno dei missili balistici. Risultato: 17 persone sono morte e almeno 44 sono rimaste ferite. L’emergenza si è aggravata nella notte tra il 7 e l’8 agosto. La Russia ha lanciato altri sei missili balistici e 151 droni: le difese ucraine hanno abbattuto 135 droni, ma nessuno dei missili balistici. Secondo il Ministero della Difesa di Kyiv, a luglio l’Ucraina è riuscita a intercettarne soltanto 29 su 195. Zelensky ha chiesto una maggiore pressione internazionale su Mosca, sostenendo che Putin continui ad affidarsi “ai missili balistici e ai droni per prolungare la guerra”.

Guerra in Ucraina

Le carte perse di Zelensky


In poche settimane Kyiv ha visto sfumare i nuovi missili americani, la licenza per produrli e l’uso di Starlink oltre confine, mentre a Washington cadeva la sua ambasciatrice. La notte tra il 4 e il 5 agosto ha mostrato quanto costa restare senza difese.

Grafica di FocusAmerica


La notte tra il 4 e il 5 agosto

Ventotto missili su Kyiv, nessuno intercettato


La Russia ha lanciato 24 missili balistici, 4 missili Zircon o Oniks e 115 droni contro la capitale e la regione circostante. La contraerea ha fermato quasi tutti i droni, ma senza intercettori Patriot non ha potuto nulla contro i missili.


28 su 28 a segno 0 intercettati

Ogni linea rappresenta uno dei 28 missili arrivati a segno, secondo l’Aeronautica militare ucraina. Sullo sfondo, da sinistra: il campanile della Lavra, la torre della televisione e la statua della Madre Patria.

Droni abbattuti — 98 su 11585%

Missili abbattuti — 0 su 280%

17

44
persone uccise nell’attacco
persone rimaste ferite

Il motivo del rifiuto

Le scorte americane di Patriot si sono svuotate


La guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio, ha consumato circa due terzi degli intercettori statunitensi. È l’argomento con cui Trump giustifica il no ai nuovi invii e alla licenza di produzione per Kyiv.

Prima della guerra con l’Iran2.330

Al cessate il fuoco di aprile1.030 circa−56%

Oggi759–827−65%

Gli Stati Uniti producono 183 nuovi intercettori all’anno: per tornare ai livelli precedenti servirebbero circa tre anni.

La barra dell’ultimo dato mostra la forchetta della stima (759–827). Stima CSIS su documenti di bilancio del Pentagono, 27 luglio 2026.


Le quattro carte

Kyiv aveva in mano quattro assi. Li ha persi tutti


AAPersa

I nuovi missili


PrimaZelensky contava su nuovi missili americani per difendere Kyiv.
OggiAlla Casa Bianca, il 28 luglio, Trump non ha offerto alcuna garanzia sull’invio di nuovi sistemi.
Il dettaglio

I Patriot sono l’unica arma nell’arsenale ucraino in grado di abbattere i missili balistici russi.

AAPersa

La licenza di produzione


PrimaAl vertice Nato di Ankara Trump aveva annunciato un’intesa per produrre i Patriot in Ucraina.
OggiA Camp David il presidente ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.
Il dettaglio

Un alto funzionario ha spiegato all’Atlantic che trasferire la produzione metterebbe a rischio il vantaggio militare americano.

AAPersa

Starlink oltre confine


PrimaKyiv voleva usare la rete di SpaceX per guidare i droni contro i lanciatori mobili in territorio russo.
OggiMusk ha rifiutato perfino un colloquio con Zelensky e sostiene che sia arrivato il momento di negoziare.
Il dettaglio

L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha visitato Mosca otto volte da quando è in carica. A Kyiv non è mai andato.

AAPersa

L’ambasciatrice a Washington


PrimaOlha Stefanishyna era la voce di Kyiv presso l’Amministrazione Trump.
OggiÈ stata destituita il 3 agosto e incriminata per arricchimento illecito tre giorni dopo.
Il dettaglio

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per circa 310.000 dollari. Lei respinge ogni accusa.


La cronologia

Dall’«amore» di Ankara al gelo di agosto

Inizio luglio
Il vertice Nato di Ankara

Trump annuncia la licenza per produrre i Patriot in Ucraina e descrive così il clima dei colloqui: «molto amore, molta unità».

28 luglio
L’incontro alla Casa Bianca

Zelensky si presenta come partner militare, non come caso umanitario. Trump però non offre garanzie sull’invio di nuovi sistemi.

Primi di agosto
La retromarcia di Camp David

Durante una riunione di gabinetto, Trump sostiene che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.

3 agosto
Cade l’ambasciatrice

Zelensky destituisce Olha Stefanishyna. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione la incrimina per arricchimento illecito.

Notte del 4–5 agosto
L’attacco su Kyiv

28 missili e 115 droni colpiscono la capitale e la regione. Nessun missile viene intercettato: 17 morti e 44 feriti.

Fonte: The Atlantic (Missy Ryan e Simon Shuster); Aeronautica militare ucraina; CSIS, 27 luglio 2026; NABU e Alta Corte anticorruzione ucraina. Dati aggiornati all’8 agosto 2026.

La squadra di Zelensky travolta dalle inchieste


Nel frattempo, le inchieste sulla corruzione in tempo di guerra hanno decapitato la squadra del presidente ucraino. Olha Stefanishyna ha lasciato questa settimana l’Ambasciata di Washington: ha presentato le dimissioni citando motivi personali e Zelensky l’ha destituita con un decreto del 3 agosto. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione l’ha incriminata per arricchimento illecito e falso nella dichiarazione patrimoniale, fissando una cauzione di sei milioni di hryvnia, circa 130.000 dollari, meno della metà di quanto chiesto dalla procura.

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per 13,9 milioni di hryvnia, circa 310.000 dollari, relativi agli anni in cui è stata vicepremier, dall’inizio del 2024 alla metà del 2025. Stefanishyna respinge ogni accusa e sostiene che spetti agli inquirenti dimostrare le contestazioni.

Questa notizia arriva in un periodo già complesso dopo che il mese scorso Zelensky aveva rimosso il Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nell’ambito di un rimpasto che ha coinvolto anche la premier Yuliia Svyrydenko, dimessasi su richiesta del presidente. Zelensky aveva giustificato la decisione con lo scontro interno tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrskyi.

L’ex Ministro la riconduce invece proprio alla lotta alla corruzione: le sue riforme degli appalti militari avevano irritato i produttori di armi e i loro alleati negli alti comandi. Per settimane, quindi, manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv per chiederne il reintegro, un raro caso di dissenso pubblico contro il presidente in un Paese in guerra.

Eppure Zelensky continua a puntare proprio su Fedorov per superare l’inverno. Alla Casa Bianca ha chiesto a Trump di intercedere presso Elon Musk. SpaceX consente infatti l’uso di Starlink sul territorio ucraino, comprese la Crimea e le altre aree occupate, ma lo blocca in Russia. Kyiv vorrebbe poter utilizzare il sistema oltre confine per guidare i droni contro i lanciatori mobili che bombardano le città ucraine.

Trump ha risposto che avrebbe valutato la richiesta, senza però assumere impegni. Durante la visita Zelensky ha chiesto anche un colloquio diretto con Musk, che ha rifiutato. Fedorov continua a trattare attraverso canali indiretti, finora senza risultati, mentre Elon insiste sul rischio di provocare un’escalation da parte russa e sostiene che sia arrivato il momento di raggiungere un accordo negoziale.

Trump aveva inoltre annunciato che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner si sarebbero recati a Kyiv per la prima volta nei giorni successivi. Da allora non è emerso alcun altro segnale che il viaggio sia effettivamente in programma. Witkoff, da quando lavora per il presidente, ha invece visitato Mosca otto volte.

Le scorte americane e il timore di Mosca


La Casa Bianca teme le possibili ritorsioni del Cremlino e, contemporaneamente, deve fare i conti con la scarsità di munizioni provocata dalla guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi congiunti americani e israeliani. Il Center for Strategic and International Studies stima ora che le scorte statunitensi di missili intercettori Patriot siano scese da circa 2.330 unità a un livello compreso tra 759 e 827.

Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha detto all’Atlantic che gli Stati Uniti stanno valutando forme di collaborazione industriale con Kyiv, ma ha ribadito l’argomento utilizzato pubblicamente da Trump nelle ultime settimane: trasferire all’Ucraina la capacità di produrre i Patriot potrebbe mettere a rischio il vantaggio militare americano. “Dobbiamo dare la priorità alla protezione di questi sistemi sofisticati e all’aumento della produzione complessiva di sistemi d’arma critici”, ha dichiarato.

Nonostante il dietrofront pubblico di Trump, tuttavia, l’Amministrazione americana non ha ordinato di interrompere i negoziati. Secondo quattro fonti citate da Reuters, l’Ambasciatore statunitense presso la Nato Matthew Whitaker sta coordinando il tentativo di raggiungere un’intesa. Tra le ipotesi esaminate ci sono la produzione in Ucraina di componenti da assemblare poi in Germania, l’ingresso di Kyiv in un programma industriale americano ed europeo già esistente e la costruzione di una versione meno costosa dell’intercettore PAC-3.

Dopo le dichiarazioni di Trump, JD Vance avrebbe inoltre rassicurato Zelensky che gli impegni concordati tra i due presidenti sarebbero stati rispettati. Anche in caso di accordo, però, i primi intercettori non arriverebbero prima di almeno un anno. Ad ogni modo mercoledì, durante un intervento televisivo davanti al suo consiglio di guerra, Zelensky ha dato una lettura politica del rifiuto americano. “Forse sono passi politici mirati a rendere l’Ucraina più, diciamo, accomodante”, ha detto. “Secondo me anche questo fa parte del quadro”.

Nel febbraio 2025, la firma dell’accordo sulle risorse naturali ucraine si era già trasformata alla Casa Bianca in uno scontro televisivo. Trump e JD Vance avevano pubblicamente accusato Zelensky di ingratitudine e successivamente i collaboratori del presidente avevano chiesto alla delegazione ucraina di lasciare l’edificio. Zelensky e i suoi consiglieri non avevano compreso fino a che punto la nuova Amministrazione considerasse la sofferenza dell’Ucraina una causa associata ai democratici ed ereditata da Joe Biden, ha spiegato Stefanishyna all’Atlantic.

Fedorov era riuscito a ribaltare la situazione alla fine di gennaio. Le truppe russe avevano trovato il modo di utilizzare Starlink per guidare i propri droni, aggirando le difese aeree ucraine e rendendo vulnerabile praticamente qualsiasi obiettivo, compreso il quartiere governativo di Kyiv. Il ministro si era rivolto direttamente a Musk e, dal 1° febbraio, SpaceX aveva disattivato tutti i terminali attivi in Ucraina tranne quelli autorizzati dal Ministero della Difesa ucraino, tagliando fuori le forze russe.

Lo squilibrio tecnologico si era così spostato a favore di Kyiv. Entro metà febbraio le truppe ucraine avevano riconquistato alcune centinaia di km quadrati e poco dopo era iniziata la campagna di attacchi a lungo raggio contro le raffinerie russe.

All’inizio dell’estate i droni ucraini hanno interrotto le linee di rifornimento verso la Crimea: la benzina era praticamente scomparsa dai distributori per essere riservata ai mezzi di soccorso e all’esercito. Il 26 giugno le autorità filorusse avevano dichiarato lo stato di emergenza nella penisola illegalmente occupata.

“Il fattore che ha davvero cambiato l’atteggiamento americano, compreso quello del presidente Trump, sono i successi ucraini sul campo”, ha detto all’Atlantic William Taylor, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina. “A Trump piace stare dalla parte del vincitore”.

Dal riavvicinamento di Ankara al nuovo gelo


La guerra contro l’Iran aveva fornito a Kyiv un’altra carta negoziale: intercettori in grado di abbattere i droni economici impiegati da Teheran contro i Paesi del Golfo e le basi americane, con un costo che può scendere fino a mille dollari per unità, contro i milioni necessari per le munizioni statunitensi. Trump aveva liquidato l’offerta il 13 marzo a Fox News. “Non ci serve il loro aiuto sulla difesa dai droni”, aveva detto.

La cooperazione era comunque proseguita: pochi giorni prima Kyiv aveva inviato tecnici e intercettori a protezione delle basi americane in Giordania su richiesta di Washington e, a maggio, i due governi stavano lavorando a un accordo sulla difesa anti-drone.

A luglio, ad Ankara, Trump aveva annunciato la licenza per produrre i Patriot e aveva descritto ai giornalisti il clima dei colloqui dicendo che nella stanza c’erano “molto amore, molta unità”. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Zelensky aveva invece accantonato gli argomenti morali e giuridici, puntando sui vantaggi militari ottenuti dall’Ucraina e sulle competenze che Kyiv può offrire a chi combatte una guerra del XXI secolo.

Il messaggio, ha spiegato un ex consigliere del presidente ucraino, era che l’Ucraina non doveva più essere considerata un caso umanitario, ma un partner capace di reggersi sulle proprie gambe. Nello stesso giorno Zelensky ha partecipato al funerale del senatore Lindsey Graham e ha assistito al voto del Senato su un pacchetto bipartisan di sanzioni contro la Russia.

Poche settimane fa, insomma, il presidente ucraino sembrava poter contare su nuovi missili americani per difendere Kyiv, sul diritto di produrne altri in Ucraina, sulla possibilità di colpire in profondità il territorio russo grazie ai rapporti di Fedorov con Musk e su un’ambasciatrice ben inserita a Washington. Nel giro di pochi giorni, tutte queste carte si sono quantomeno fortemente indebolite: nessuna, almeno per ora, ha prodotto risultati concreti e immediati.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Willkommen zum netzpolitischen Wochenrückblick: Wie Digitalminister Wildberger bei der Verwaltungsdigitalisierung alte Fehler wiederholt, wie die Parteien die autoritäre Wende bei der Landtagswahl in Sachsen-Anhalt aufhalten wollen und wie die Kampagne „Purge Palantir“ Protest gegen den Konzern organisiert netzpolitik.org/2026/kw-32-die…
in reply to netzpolitik.org

𝘸𝘪𝘦 𝘥𝘪𝘦 𝘗𝘢𝘳𝘵𝘦𝘪𝘦𝘯 𝘥𝘪𝘦 𝘢𝘶𝘵𝘰𝘳𝘪𝘵ä𝘳𝘦 𝘞𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘣𝘦𝘪 𝘥𝘦𝘳 𝘓𝘢𝘯𝘥𝘵𝘢𝘨𝘴𝘸𝘢𝘩𝘭 𝘪𝘯 𝘚𝘢𝘤𝘩𝘴𝘦𝘯-𝘈𝘯𝘩𝘢𝘭𝘵 𝘢𝘶𝘧𝘩𝘢𝘭𝘵𝘦𝘯 𝘸𝘰𝘭𝘭𝘦𝘯

𝔑𝔢𝔱𝔱 𝔪𝔦𝔱 𝔑𝔞𝔷𝔦𝔰 𝔯𝔢𝔡𝔢𝔫? 🫠

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

OTD: Hamilton Tiger-Cats def. Buffalo Bills 38-21


ON THIS DAY – August 8

1961, 65 years ago today, saw the Canadian Football League (CFL) Hamilton Tiger-Cats take on the American Football League (AFL) Buffalo Bills with a score of 38-21.

What does that matter? What’s the significance of this game?

In 1941, the CFL saw their Winnipeg Blue Bombers take on a previous, unrelated American Football League (the retroactively named AFL III) Columbus Bullies. This would be the first time the CFL saw their team take on a professional football team from a United States based league.

Of their three matchups that year, the Blue Bombers won the first matchup before dropping the final two.

This would be the final time in nearly twenty years that a professional Canadian football team would defeat a professional American football team.

Seven years later, the Montreal Alouettes would lose to the All-America Football Conference (AAFC) Brooklyn Dodgers (named after but otherwise unrelated to the baseball team) 27-1.

The CFL would return to a Pan-American football exhibition game series for one game during both the 1950 and 1951 CFL & NFL seasons, which saw the NFL’s New York Giants twice defeat the Ottawa Rough Riders.

Finally, over a three season stretch, the Canadian/American football Pan-American exhibition games would take place from 1959-1961, with the Toronto Argonauts facing the Chicago Cardinals, Pittsburgh Steelers and the Cardinals again (now in St. Louis) and losing each game.

Days after the final Argonauts game, the NFL’s Chicago Bears would defeat the CFL’s Montreal Alouettes before the CFL’s Hamilton Tiger-Cats would face AFL’s Buffalo Bill.

It was the final game that saw the team from Canada finally get a win over the team from the USA, and it would be the last time in recent history that the CFL and NFL held any type of Pan-American exhibition game.

Why bring up any of this? How could this possibly be relevant to the United States Pirate Party?

Sport and camaraderie are not things people should outright dismiss as “bread and circus,” nor are they something only meant to be enjoyed by the athletes or the athletically gifted.

Sport offers a unique chance to bring people closer together. Some might view sports as simple escapism, but that is not the case; sports allow you to build a shared sense of community and togetherness.

Athletes competing together grow that bond in shared experience on the field. Fans cheering on the same team hold a shared, unified objective that will either end with them riding the high of victory together or feel that disappointment of a loss. The whole mixture lends to a culture of belonging and togetherness, as you can’t have a team without fans and vice versa.

Sports diplomacy is a real thing, and it’s something people don’t always appreciate. Coming off of the World Cup, it’s easy to think feelings of national unity or excitement can only come during big events such as this or say the Olympics, but that’s the grandest example, not the lone one.

We here in the USPP recognize the importance of Pan-Americanism in our platform, and coupled with the point of this ultimately being “sports and camaraderie are important,” then you might be able to see exactly where this is heading.

The MLB, NBA and NHL all have teams Canadian teams, making the idea of watching two teams from the USA and Canada compete a less novel idea.

But the NFL and CFL are specifically and exclusively leagues in their countries, with no international team. The NFL doesn’t have a team in Toronto, and the CFL doesn’t have teams in the USA (aside from a brief experiment in the 1990s).

The Pan-American exhibition games are important pieces of sport history. We haven’t seen a Canadian football team and an American football team compete in an exhibition game in over 60 years, and I for one believe we are long overdue.

The Toronto Blue Jays can play the New York Yankees and nothing would be out of the ordinary. Those games don’t rally Canadians vs US citizens behind their teams the way a more novel game might.

The NFL, an institution here in the USA, having a team face a CFL team would be one that could rally Americans, if only for a game, in a game that means nothing besides bragging rights.

For the sake of Pan-American relationship building, I think it’s important to remember how effective sports can be at building up that relationship.

So not only do we remember the final game played between a currently active CFL team and a currently active NFL team, but we hope to see more Pan-American exhibition games in the future.

Beyond the NFL and CFL, there are leagues like the Liga de Fútbol Americano Profesional (LFA) in Mexico and Superliga Nacional de Futebol Americano in Brazil.

The Pan-American interleague exhibition games don’t need to be limited to the NFL and CFL.

In the spirit of Pan-Americanism, and in the spirit of sports diplomacy, we not only celebrate what today means to the spirit of both those things, but we also call for their return.

Of course, it doesn’t need to be a gridiron code; any interleague international play between otherwise domestic leagues would be exciting for all involved. But let’s call for the precedent that we have to return, because we have to start somewhere.

I eagerly await rematch between the Chicago Bears and the Montreal Alouettes. I am already picturing how a Caudillos de Chihuahua vs Saskatchewan Roughriders game might play out.

If I close my eyes, I can see the Coritiba Crocodiles facing the Cleveland Browns, and I think that’s beautiful.


uspirates.org/otd-hamilton-tig…

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Trump si presenta con i capelli più voluminosi e i meme non si fermano


I capelli del presidente sono apparsi più luminosi e voluminosi del solito. La Casa Bianca parla di un effetto delle luci LED, ma in passato i suoi medici avevano citato un farmaco per la crescita

Donald Trump è salito mercoledì sul palco di un comizio a Las Vegas con una chioma diversa dal solito, più luminosa e più voluminosa di quella mostrata il giorno precedente. Nel giro di poche ore i suoi capelli sono diventati uno degli argomenti più commentati sui social americani e hanno ispirato moltissimi meme.

Le immagini generate con l'intelligenza artificiale lo mostrano mentre risponde ai giornalisti davanti a Marine One, l'elicottero presidenziale, con un grande ciuffo biondo cotonato; altre lo ritraggono con una chioma fluente ripresa a 360 gradi o applicano voluminose pettinature bionde ai membri del suo governo. I nomi inventati per il nuovo look arrivano dai titoli dei giornali e qualcuno lo ha ribattezzato "Strait of Hairmuz", un gioco di parole tra "hair" (capelli in inglese) e lo stretto di Hormuz, che l'Iran tiene chiuso. Un'attenzione collettiva simile per lo stile di un presidente non si vedeva dal completo beige indossato da Barack Obama nella sala stampa della Casa Bianca.

I funzionari della Casa Bianca hanno accolto la reazione di internet con una risata e hanno spiegato al Wall Street Journal che i capelli del presidente sembravano diversi per via delle luci LED, particolari e più lusinghiere del solito, del Red Rock Casino, la struttura che ha ospitato il suo discorso. "L'illuminazione è tutto", ha detto la portavoce Karoline Leavitt.

Il resoconto ufficiale dell'ultima visita medica annuale di Trump non menziona alcun farmaco per i capelli. In passato però i suoi medici ne avevano parlato: nel 2017 Harold Bornstein, per anni medico personale di Trump, ha raccontato al New York Times che il presidente assumeva una piccola dose di finasteride, un farmaco che stimola la crescita dei capelli. Nel gennaio 2018 Ronny Jackson, allora medico della Casa Bianca, ha riferito che ne prendeva una dose regolare, ma nei documenti successivi sulla salute del presidente il farmaco non è più comparso.

Negli anni Trump ha definito i suoi capelli "un'opera d'arte" e li ha descritti come "perfetti", ammettendo che la sua pettinatura è una fonte di curiosità. Quando Barbara Walters, storica intervistatrice della televisione americana, gli ha chiesto cosa non gli piacesse del proprio aspetto, ha risposto che gli altri indicherebbero i capelli. Più volte ha invitato spettatori e vicini di posto a toccarli per dimostrare che sono veri e non un parrucchino. Una volta ha lasciato che la stessa Walters glieli tirasse in diretta e lei ha commentato in seguito: "Continuo a pensare che sia un parrucchino".

Dopo la vittoria elettorale del 2016, nell'ultima apparizione al programma televisivo di Jimmy Fallon prima dell'insediamento, ha permesso al conduttore di spettinarlo davanti alle telecamere. Nel 2011 aveva raccontato a Rolling Stone la sua routine: lava i capelli con Head and Shoulders (uno shampoo antiforfora) e non usa il phon. "Li lascio asciugare da soli. Ci vuole circa un'ora", ha detto, spiegando che nell'attesa guarda la televisione e legge i giornali. Poi li pettina. "Non è davvero un riporto. È un po' in avanti e all'indietro. Li pettino allo stesso modo da anni".

L'anno scorso, durante una cena in Corea del Sud, Trump ha detto al primo ministro neozelandese, che è calvo, che i suoi capelli erano "bellissimi" e che "non potrebbero stare meglio". È noto per i complimenti alle pettinature dei giornalisti, compresi alcuni del Wall Street Journal. Sempre l'anno scorso ha attaccato la rivista Time, accusandola di avere "fatto sparire" i suoi capelli fotografandolo dal basso, con un'inquadratura poco favorevole.

Durante il primo mandato Trump si è lamentato più volte che gli standard federali sull'efficienza idrica riducessero la pressione delle docce, rovinando la sua piega. "I miei capelli devono essere perfetti", ha detto. Nel 2020 la sua amministrazione ha allentato le restrizioni sui soffioni delle docce, Joe Biden le ha ripristinate e tre mesi dopo l'inizio del secondo mandato Trump ha firmato un ordine esecutivo per eliminarle di nuovo, spiegando di avere bisogno di acqua a sufficienza per mantenere i suoi "bellissimi capelli".


Trump attacca il comunismo da Las Vegas


Donald Trump è andato a Las Vegas mercoledì per un evento sulle tasse e sull'economia, ma ha dedicato diversi minuti del suo intervento ad attaccare il comunismo, definito la più grande minaccia della storia americana. "Il comunismo è la più grande minaccia per il nostro paese nella sua storia, comprese la Prima e la Seconda guerra mondiale, Pearl Harbor, l'11 settembre", ha detto il presidente. "Penso che sia la minaccia più grande."

Il comizio al Red Rock Casino è durato circa 75 minuti davanti a un pubblico di 500 persone, mentre centinaia di sostenitori sono rimasti fuori perché la sala aveva esaurito i posti. La Casa Bianca aveva presentato l'appuntamento come dedicato alla politica fiscale, ma il presidente si è allontanato più volte dal tema per attaccare i due protagonisti della settimana politica americana.

Il primo bersaglio è stato Abdul El-Sayed, che martedì ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan battendo la deputata moderata Haley Stevens per meno di un punto percentuale. A novembre affronterà il repubblicano Mike Rogers per il seggio lasciato libero dal senatore uscente Gary Peters. "Quando guardo Abdul, è pieno di stronzate", ha detto Trump, raccogliendo una delle reazioni più forti della serata.

La vittoria di El-Sayed conviene ai repubblicani, ha spiegato il presidente. "I sondaggi dicono che andiamo meglio contro i comunisti", ha detto. "Quindi ha vinto e quindi credo di esserne contento." È la strategia con cui il partito conta di sfruttare l'avanzata dei candidati di sinistra nelle primarie democratiche, alimentando la diffidenza verso il comunismo per allontanare gli elettori centristi dai progressisti.

Il secondo bersaglio è Francesca Hong, candidata alle primarie democratiche dell'11 agosto per il governatorato del Wisconsin. Hong siede nell'assemblea legislativa dello Stato ed è iscritta ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista americana. Nei giorni scorsi sono tornati a circolare suoi vecchi messaggi in cui diceva di detestare il Giorno del Ringraziamento, il Natale e Halloween. Alla vigilia del voto ha corretto il tiro dicendo a Politico che il Ringraziamento è in realtà la sua festa preferita.

Trump l'ha definita una "pazza" e ha ripreso le sue vecchie posizioni sull'abolizione della polizia, sostenendo che secondo Hong le forze dell'ordine servono solo a difendere la supremazia bianca. "Non possiamo lasciare che vadano al governo", ha detto. La campagna del deputato repubblicano Tom Tiffany, che sfida Hong a novembre, ha rilanciato i commenti dell'ufficio stampa della candidata.

I sondaggi davano Hong largamente in testa alla primaria e sostanzialmente in parità con Tiffany nel voto di novembre, ma le rilevazioni sul voto generale sono state condotte prima che i messaggi sul Ringraziamento tornassero a circolare. Sul socialismo il terreno resta favorevole ai repubblicani: un sondaggio Gallup del 2025 ha rilevato che i democratici sono l'unico gruppo di elettori a giudicare quell'ideologia più positivamente del capitalismo.

Il presidente ha descritto a modo suo cosa comporterebbero le politiche comuniste. "Volete una casa gratis? La prenderemo dal vostro vicino. Volete l'affitto gratis? Toglieremo il vostro palazzo al padrone di casa", ha detto. "Quello che non dicono è che alla fine dell'anno non avrete altro che morte, squallore, povertà." Ha citato il Venezuela come esempio di un paese ricco impoverito da quelle scelte e ha promesso di sconfiggere "comunismo, socialismo e marxismo" negli Stati Uniti.

El-Sayed si definisce capitalista e ha preso le distanze dai Democratic Socialists of America, anche se i repubblicani lo associano di continuo al movimento socialista-democratico. Sostenuto dal senatore Bernie Sanders e dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortez, ha costruito la sua campagna sulla sanità pubblica per tutti, sull'uscita del denaro privato dalla politica e sulla fine degli aiuti militari americani a Israele.

Sull'economia Trump ha rivendicato le misure fiscali approvate l'anno scorso con la One Big Beautiful Bill Act: nessuna tassa sulle mance, nessuna tassa sugli straordinari e nessuna tassa sulla previdenza sociale. Ha ricordato che l'idea di esentare le mance gli era venuta proprio a Las Vegas parlando con una cameriera e ha portato sul palco una famiglia iscritta ai Trump Accounts, i conti di investimento per i bambini creati dalla stessa legge. Sui dazi è stato netto: "I dazi ci hanno reso ricchi." Ha accusato gli altri paesi di aver approfittato per anni degli Stati Uniti e ha definito "sgradevole" la leadership canadese.

In Nevada, ha sostenuto il presidente, sono stati creati oltre 40mila posti di lavoro e quasi 100mila persone sono uscite dal programma di buoni alimentari per le famiglie povere. Ha citato anche la corsa della borsa e la miniera di litio di Thacker Pass, in cui il governo federale ha preso una quota. Gli americani però giudicano sempre peggio lo stato dell'economia e l'indice di gradimento del presidente è sceso ai minimi del suo mandato.

Il governatore repubblicano del Nevada Joe Lombardo si è presentato a sorpresa sul palco, dopo aver disertato la precedente visita di Trump nello Stato. Lombardo, che affronta una delle sfide più incerte del paese, ha difeso i rapporti del presidente con i grandi imprenditori. "Quegli amici miliardari danno lavoro. E se non ti prendi cura di loro, quei posti di lavoro spariscono", ha detto. Ha poi attaccato la sinistra sul piano economico: "Il governo non ha la possibilità di distribuire quantità infinite di denaro. Non è così che funzionano le economie."

L'inizio del suo intervento è stato imbarazzante. Mentre ricordava Austin Abdelnabi, l'agente di polizia di trent'anni ucciso a colpi di arma da fuoco martedì durante il servizio, una persona dal pubblico ha fischiato, in apparenza perché il cognome somigliava a quello di El-Sayed. Lombardo ha subito richiamato la platea dicendo che non era il caso di fischiare e ha chiesto un minuto di silenzio.

Il procuratore generale dello Stato Aaron Ford, avversario democratico di Lombardo, ha criticato la partecipazione del governatore al comizio. Trump e Lombardo, ha detto in una nota, condividono un palco e cercano di ingannare gli elettori sulla realtà di un'economia che sta facendo aumentare i costi per i cittadini del Nevada.

L'applauso più forte della giornata è arrivato quando Trump ha promesso di far approvare il SAVE America Act, la proposta di legge che imporrebbe requisiti stringenti di identificazione per votare, compresa la prova documentale della cittadinanza. Il testo difficilmente passerà al Senato e i suoi oppositori temono che possa escludere dal voto chi non ha quei documenti.

Il presidente ha anche difeso il suo bilancio di endorsement, nonostante il candidato da lui sostenuto in un collegio della Camera in Michigan abbia perso contro un rivale che si era ritirato dalla corsa. Sul palco sono saliti prima di lui i candidati repubblicani al Congresso in Nevada, la senatrice statale Carrie Buck e il compositore di videogiochi Marty O'Donnell, mentre la candidata repubblicana alla carica di procuratore generale Adriana Guzmán Fralick ha guidato il giuramento di fedeltà alla bandiera.

Tra i repubblicani dello Stato mancava il deputato Mark Amodei, che rappresenta il nord del Nevada. Alla domanda sulla visita del presidente ha risposto al Nevada Independent che è bello che sia venuto, aggiungendo di fargli sapere come va a finire.


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

In Mississippi i Dem provano l'impresa al Senato con un procuratore nero


Scott Colom sfida Cindy Hyde-Smith in uno degli Stati più conservatori. I neri sono il 37% dei residenti e la NAACP punta a portare alle urne 75.000 elettori in più.

Scott Colom è cresciuto in Mississippi con un padre repubblicano che aveva fatto campagna per Ronald Reagan e contava tra gli amici il senatore Thad Cochran. Fa il procuratore distrettuale, il magistrato eletto che esercita l'azione penale in una circoscrizione, ed è afroamericano. Soprattutto è un democratico e prova a togliere il seggio al Senato alla repubblicana Cindy Hyde-Smith in uno degli Stati più conservatori del paese.

I Repubblicani difendono una maggioranza al Senato di 53 seggi contro 47 a metà del secondo mandato del presidente Donald Trump. Hyde-Smith, una sua fedelissima, punta al secondo mandato pieno. Colom ha dichiarato all'Associated Press di avere un'occasione rara per ribaltare il copione dello Stato, presentando la senatrice come una senza idee e respingendo l'accusa di essere un progressista fuori posto in Mississippi.

Diverse variabili rendono la sfida meno scontata di quanto sembri: la biografia di Colom, la composizione demografica dello Stato, l'inflazione che non è rientrata e il profilo defilato della senatrice uscente. "Combatterò la corruzione che vediamo a Washington e che rende tutto meno accessibile", ha detto Colom, puntando sui dazi decisi da Trump, sulla guerra con l'Iran e sulla resa del Congresso a maggioranza repubblicana su entrambi i fronti. "La nostra senatrice ha regalato del tutto la nostra voce. Non si preoccupa affatto di noi."

Hyde-Smith ha rifiutato un'intervista tramite i suoi collaboratori, mentre il suo responsabile della campagna, Jake Monssen, si è detto sicuro dell'esito. "Nessuno crede in Scott Colom tranne Scott Colom", ha detto, descrivendo lo sfidante come una pedina di Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e del finanziere George Soros, la cui famiglia ha sostenuto le corse di Colom per la procura distrettuale.

Schumer ha organizzato di recente una raccolta fondi per Colom e la senatrice Angela Alsobrooks, prima senatrice nera del Maryland, è andata in Mississippi a sostenerlo mentre i Democratici cercano ogni strada possibile per riprendersi il Senato. Alsobrooks ha detto che altri senatori la seguiranno. Colom, in campagna elettorale con lei, ha richiamato la storia di Davide e Golia e il ruolo di primo piano che il suo Stato ha avuto nel movimento per i diritti civili.

I neri sono circa il 37% dei 2,95 milioni di residenti del Mississippi e circa un terzo di chi vota di solito a novembre, la quota più alta di qualsiasi altro Stato americano. Più di nove su dieci scelgono i Democratici ma vanno alle urne meno dei bianchi, soprattutto nelle generazioni più giovani, secondo gli strateghi di entrambi i partiti. Gli elettori bianchi votano repubblicano in un rapporto di almeno quattro a uno. I bianchi più giovani sono un po' meno repubblicani degli altri ma sono anche meno propensi a votare.

Questa composizione rende le elezioni del Mississippi più tirate di quelle dei vicini Alabama e Louisiana. Nel 2018 Hyde-Smith vinse il ballottaggio di un'elezione speciale contro Mike Espy, primo deputato nero del Mississippi dalla Ricostruzione ed ex segretario all'Agricoltura, con 7 punti di scarto. Nel 2020 vinse la rivincita con 10 punti, restando comunque sotto il margine di 16 punti con cui Trump batté Joe Biden nello Stato. Tre anni dopo (nel 2023) il governatore repubblicano Tate Reeves è stato rieletto con appena 3 punti di vantaggio e ha superato di meno di un punto la soglia della maggioranza assoluta che la legge del Mississippi impone per evitare il secondo turno tra i due candidati più votati nelle elezioni statali.

Le campagne di mobilitazione al voto e di iscrizione alle liste elettorali, un passaggio obbligatorio negli Stati Uniti per poter votare, possono portare alle urne 75.000 elettori neri in più, abbastanza per colmare i divari degli ultimi anni: lo ha detto Charles Taylor, direttore esecutivo in Mississippi della NAACP, la più antica organizzazione americana per i diritti civili dei neri. "Il Mississippi non è solo un argomento morale", ha detto Taylor. "È semplice matematica." Il fine settimana di Colom è passato anche per un incontro sui diritti di voto nella Farish Street Baptist Church di Jackson, dove Medgar Evers, il leader della NAACP ucciso dai suprematisti bianchi nel 1963, teneva le sue riunioni.

Wilbur Colom, il padre del candidato, che da repubblicano perse una corsa per la carica di tesoriere dello Stato, ha calcolato la soglia da raggiungere: il figlio vince se la quota nera dell'elettorato sale al 35% e se si avvicina a un voto bianco su quattro invece del 20% o meno che i democratici prendono di solito. "È difficile", ha detto. "Ma qui la demografia è nostra amica."

Colom evita di parlare della storia razziale dello Stato e della matematica elettorale se non gli vengono chieste. "Abbiamo fatto molti più progressi di quelli che ci vengono riconosciuti", ha detto. Molti abitanti del Mississippi, ha aggiunto, vogliono qualcuno che si occupi di loro a prescindere dall'etnia.

Sul ridisegno dei collegi elettorali a vantaggio dei Repubblicani, arrivato dopo che la Corte Suprema ha smantellato l'ultima disposizione chiave del Voting Rights Act che proteggeva il peso elettorale delle minoranze, Colom riporta il discorso sull'economia. I Repubblicani, ha detto, non vogliono rispondere di come stanno andando le cose.

Biden lo aveva scelto per un posto da giudice federale e Hyde-Smith bloccò la nomina, ma Colom dice che la campagna non è su quello. Evita gli attacchi personali al presidente e insiste sugli agricoltori del Mississippi danneggiati dai dazi e sui "400.000 abitanti del Mississippi che non hanno un'assicurazione sanitaria", perché lo Stato non ha esteso Medicaid, il programma pubblico per chi ha redditi bassi, e i Repubblicani, Hyde-Smith compresa, hanno lasciato scadere i sussidi ampliati sui premi assicurativi.

Colom critica anche l'uso dei fondi della campagna della senatrice negli alberghi di Las Vegas e promette che gli elettori sentiranno parlare in suo favore le vittime dei reati e le loro famiglie. "Agli elettori del Mississippi era stata promessa l'America first. Erano stati promessi prezzi più bassi al supermercato, nessuna guerra infinita, l'idea di un piano sanitario", ha detto. "Siamo stati traditi su tutti e tre i fronti e Cindy Hyde-Smith non fa nemmeno un town hall per giustificarlo", cioè uno di quegli incontri pubblici in cui un eletto risponde alle domande dei cittadini.

I collaboratori della senatrice rispondono che lei viaggia di continuo per gli eventi delle comunità del Mississippi e va a Las Vegas una volta l'anno, per una raccolta fondi nazionale che l'ex commissaria statale all'agricoltura organizza intorno a una gara di rodeo professionistico. Hyde-Smith a sua volta descrive Colom come ostaggio di posizioni estranee al Mississippi. Monssen ha detto che gli elettori vedranno uno sfidante che vuole "cambiare il genere dei bambini", alzare le tasse e dare "assistenza sanitaria agli immigrati irregolari" per compiacere i suoi "sostenitori socialisti" delle coste. È una strategia prudente, che dà per scontato che gli elettori repubblicani siano ancora la maggioranza dello Stato.

Colom ha riconosciuto il sostegno economico della famiglia Soros ma ha detto che nessun candidato controlla i comitati politici esterni, i super PAC che raccolgono e spendono somme senza limiti a favore di un candidato senza potersi coordinare con lui. Ha citato la sua incriminazione di uno sceriffo democratico per abusi sessuali su un detenuto come prova che l'appartenenza di partito non guida il suo lavoro. Gli elettori, ha detto, compresi i molti che hanno votato per Trump e per Hyde-Smith, sono abbastanza intelligenti da vedere oltre le bugie.

Fino a giugno Hyde-Smith aveva raccolto 3,8 milioni di dollari in questo ciclo elettorale e ne aveva ancora 2,5 milioni in cassa, mentre Colom ne aveva raccolti 2,8 milioni con 850.000 dollari rimasti. Dall'inizio del 2025 però lo sfidante ha superato la senatrice tra i contributi dei singoli cittadini (1,9 milioni contro 1,8) e la quota più grande dei suoi soldi, 536.000 dollari, arriva dal Mississippi più che da qualsiasi altro Stato.

Non c'è ancora pubblicità televisiva su scala statale, ma la portavoce del Senate Majority PAC, il comitato che sostiene i candidati democratici al Senato, Lauren French, ha detto che il gruppo sta osservando da vicino la corsa. In Mississippi i mercati televisivi costano poco e non servono milioni di dollari per ogni campagna pubblicitaria come in Stati più popolosi come Texas, Georgia e North Carolina, quindi un investimento tardivo dei partiti nazionali o dei super PAC potrebbe contare parecchio in una campagna che rientra tra quelle che decideranno il controllo del Congresso. "Dobbiamo lavorare per ogni singolo seggio", ha detto Alsobrooks, "e sapete una cosa, sembra sempre impossibile finché non viene fatto."


Perché questa volta i Dem possono davvero vincere in Texas


A tre mesi dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre il democratico James Talarico è avanti nella corsa per il seggio del Texas al Senato. La media dei sondaggi elaborata da Focus America lo dà al 47,1 per cento contro il 44,9 del repubblicano Ken Paxton.

Il Texas non affida a un democratico una carica statale dal 1994 e un seggio al Senato dal 1988. Nel 2018 Beto O'Rourke, allora deputato di El Paso, arrivò vicino all'impresa e perse contro il senatore repubblicano Ted Cruz 50,9 a 48,3, il miglior risultato democratico in Texas da trent'anni. Nei sondaggi però O'Rourke non fu mai davanti. Appena due delle 42 rilevazioni raccolte nella nostra media lo davano in vantaggio (altre tre erano pareggi) e a 96 giorni dal voto Cruz era avanti di 4,5 punti. Alla stessa distanza dal traguardo Talarico è avanti di 2,2 punti. Nella media è in testa ininterrottamente dal 10 gennaio ed è davanti in 10 delle 21 rilevazioni pubblicate finora, con altri cinque pareggi.

La media finale del 2018 assegnava a Cruz il 50,1 per cento e a O'Rourke il 44,8, ma alle urne il democratico prese 3,5 punti in più delle stime e si fermò a 200 mila voti dal seggio su 8,4 milioni di schede. Va comunque ricordato che in Texas i sondaggi hanno sbagliato in entrambe le direzioni: nel 2024 le medie davano Donald Trump avanti di 7,5 punti nello stato e vinse di 13,7.

Il seggio in palio è quello di John Cornyn, senatore da quattro mandati eliminato nelle primarie dal suo stesso partito. Le elezioni di metà mandato rinnovano l'intera Camera e un terzo del Senato, dove ogni stato elegge due senatori e i repubblicani controllano 53 seggi su 100. Ai democratici ne servono quattro in più per riprendere la maggioranza. Gli obiettivi più realistici sono la North Carolina, dove l'ex governatore democratico Roy Cooper è avanti di 9 punti, e il Maine. Poi servono almeno altri due colpi tra Ohio, Iowa, Alaska e appunto Texas.

Sondaggi · Texas

Talarico è avanti in Texas, O’Rourke non lo fu mai

Quota di ciascun candidato nella media giornaliera dei sondaggi, con i due cicli allineati alla distanza dal voto: nel 2018 Cruz restò davanti a O’Rourke dal primo all’ultimo giorno e vinse di 2,6 punti, nel 2026 Talarico ha superato Paxton a gennaio. I pallini chiari sono le singole rilevazioni, la riga tratteggiata segna i 96 giorni al voto, dove si trova oggi il 2026.

2018 Cruz contro O’Rourke
35% 40% 45% 50% 12 mesi 6 mesi voto 50,9 48,3
I pallini pieni sono il risultato del 6 novembre 2018. La media si ferma due giorni prima, a Cruz 50,1 e O’Rourke 44,8.

2026 Paxton contro Talarico
35% 40% 45% 50% 12 mesi 6 mesi voto 44,9 47,1
La media si ferma al 30 luglio 2026, ultimo sondaggio disponibile. Al voto mancano tre mesi.

Attenzione. Nel 2018 i sondaggi sottostimarono O’Rourke: la media finale dava Cruz avanti di 5,3 punti, il risultato fu di 2,6. È un solo precedente e non basta a correggere le medie di oggi.

Fonte Elaborazione di Focus America su sondaggi per le elezioni generali raccolti da Wikipedia: 41 rilevazioni nel 2018, 21 nel 2026, aggiornate al 2 agosto 2026. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i sondaggi commissionati da una parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso nei due pannelli. Risultato del 2018: Texas Secretary of State.

Nel 2024 Trump ha vinto il Texas con 13,7 punti di margine e più di un milione e mezzo di voti di scarto, il distacco in voti assoluti più ampio degli ultimi vent'anni. Ha superato per primo la soglia dei 6 milioni di voti nello stato. Nel 2016 e nel 2020 aveva vinto con margini a una cifra (5,6 punti nel 2020) e i democratici avevano cominciato a considerare il Texas contendibile. Il risultato del 2024 sembrava aver chiuso il discorso.

A spostare l'ago sono stati soprattutto gli elettori ispanici, circa un quarto dei votanti texani. Secondo gli exit poll, i sondaggi all'uscita dai seggi, il 55 per cento votò per Trump, primo repubblicano a vincere la maggioranza sia degli ispanici sia degli asiatici texani, cosa mai riuscita nemmeno a George W. Bush. Lungo il confine con il Messico Trump vinse tutte le contee tranne due: Maverick, ispanica al 95 per cento, si spostò a destra di 28 punti, più di ogni altra contea americana, mentre Starr, la contea più ispanica del paese, non votava repubblicano dal 1892. A Kamala Harris rimasero 12 contee su 254, il minimo per un candidato democratico dal 1972.

Secondo un'analisi di Nate Cohn sul New York Times, quei guadagni si sono già dissolti. A maggio un sondaggio nazionale Times/Siena dava i democratici avanti di 30 punti tra gli elettori ispanici registrati, 54 a 24, un margine superiore a quello di Joe Biden nel 2020 e vicino a quello di Hillary Clinton nel 2016. Cohn ha calcolato che con i numeri di Clinton tra gli ispanici il Texas del 2024 sarebbe finito quasi alla pari, perché nell'era Trump i democratici hanno guadagnato tra i bianchi texani quanto guadagnarono tra quelli della Georgia, lo spostamento che rese competitivo quello stato. Nelle elezioni suppletive successive al 2024, poi, i democratici corrono sopra i risultati di Harris proprio nelle zone a maggioranza ispanica, Texas compreso.

Alle primarie di marzo le schede democratiche nella corsa per il Senato hanno superato quelle repubblicane, 51 a 49 per cento, con oltre 2,2 milioni di voti contro i 967 mila democratici del 2024. Di norma le primarie repubblicane texane raccolgono una ventina di punti in più di partecipanti rispetto a quelle democratiche. Stavolta il sorpasso è arrivato benché i repubblicani avessero in casa la sfida di richiamo tra Cornyn e Paxton. Il segnale ha comunque un limite, perché lungo il Rio Grande molti elettori democratici lasciarono in bianco la scheda per il Senato.

Ken Paxton, procuratore generale del Texas, cioè il capo degli affari legali dello stato, ha conquistato la candidatura il 26 maggio eliminando Cornyn con 28 punti di scarto nel ballottaggio delle primarie repubblicane, il secondo turno a cui in Texas si ricorre quando nessuno supera il 50 per cento. Il presidente lo ha appoggiato solo a una settimana dal voto, dopo mesi di silenzio, e ha già promesso comizi in Texas contro Talarico. Paxton si presenta con un'incriminazione del 2015 per frode sui titoli alle spalle, tre capi d'accusa chiusi con un accordo dopo nove anni. Nel 2023 la Camera texana lo ha messo in stato d'accusa (impeachment) con 121 voti a 33 e 20 capi d'imputazione, prima dell'assoluzione al Senato statale. Si aggiungono una relazione extraconiugale e un divorzio diventato pubblico nel 2025. Nei mesi delle primarie Cornyn e i suoi alleati hanno investito decine di milioni di dollari in spot negativi su questi temi. I sondaggi dicono che oggi i texani con un giudizio negativo su Paxton superano quelli con un giudizio positivo.

Nel primo semestre del 2026 Talarico e i comitati collegati hanno raccolto più di 55 milioni di dollari, quasi quattro volte e mezzo i 12,5 di Paxton, secondo un'analisi del Dallas Morning News sui dati federali. Trenta milioni sono arrivati nel solo secondo trimestre, un record. Le donazioni identificabili di texani sono state 95 mila, nove volte quelle dell'avversario, con un versamento medio di 144 dollari contro 937.

Larry Sabato, uno dei più noti analisti elettorali americani, ha detto alla CNN che dal 1994 riceve telefonate quasi quotidiane di democratici texani convinti che sia arrivato l'anno buono e che per la prima volta comincia a crederci. La sua sintesi: "Paxton è così pessimo". Molti grandi donatori repubblicani, ha spiegato, hanno aziende e famiglie da proteggere e non vogliono legare il proprio nome a un candidato con quel curriculum.

Per Nate Silver gli scandali costano in media ai candidati circa 5 punti, la differenza tra una sconfitta dignitosa e un testa a testa in uno stato che varrebbe 4 o 5 punti di vantaggio strutturale repubblicano. Nel 2018, mentre il governatore Greg Abbott veniva rieletto con 13 punti di vantaggio, Paxton difese la carica di procuratore generale con appena 3.

Talarico ha 36 anni, siede nel parlamento statale per un collegio di Austin, ha insegnato in una scuola media e studia in seminario per diventare pastore presbiteriano. Entrò in politica proprio nel 2018, eletto nell'onda di O'Rourke, e alle primarie di marzo ha battuto di 6 punti la deputata Jasmine Crockett. La sua campagna punta sulla corruzione politica e promette di vietare i super PAC, i comitati che possono raccogliere donazioni senza limiti, e la compravendita di azioni da parte dei membri del Congresso. In comizio ripete che la frattura vera del paese separa chi sta in alto da chi sta in basso, prima ancora che la destra dalla sinistra.

Talarico non ha però mai corso per una carica statale e i repubblicani hanno già cominciato a rilanciare le sue dichiarazioni più scivolose, come l'affermazione in un dibattito del 2021 secondo cui la scienza riconoscerebbe sei sessi, che gli è valsa da Paxton il soprannome di "Six-Gender Jimmy", o la frase "Dio è non binario". Sono attacchi costruiti per uno stato tra i più religiosi del paese. Una parte del vantaggio attuale può dipendere poi dalle divisioni repubblicane ancora aperte. Nel 2018 Cruz correva da senatore in carica, mentre Paxton deve ancora recuperare gli elettori di Cornyn.

Secondo i calcoli del data journalist G. Elliott Morris, per vincere a Talarico serve convincere tra il 6 e il 9 per cento degli elettori repubblicani a seconda del clima nazionale, quando in una corsa normale un candidato ne perde circa il 4 per cento. O'Rourke nel 2018 arrivò al 5-7 per cento.

Un sondaggio recente di Texas Public Opinion Research gli assegnava circa il 15 per cento dei repubblicani meno convinti e degli indipendenti di area repubblicana, mentre Paxton non sfondava tra i democratici equivalenti. A fine luglio una rilevazione di Fox News lo dava al 51 per cento contro 48. Il contesto nazionale spinge nella stessa direzione, con i democratici avanti di 5 punti nelle intenzioni di voto per la Camera e un giudizio sull'operato del presidente negativo per il 58 per cento degli americani.

I democratici lo chiamano da anni "Blexas", il sogno di un Texas blu e hanno un precedente. La Georgia sembrava altrettanto fuori portata, poi Biden la vinse nel 2020, Harris l'ha persa nel 2024 e oggi il senatore democratico uscente Jon Ossoff difende il seggio da favorito.

Una corsa al Senato può anticipare la traiettoria presidenziale di uno stato, ed è qui che il Texas pesa più di ogni altro obiettivo. Vale 40 grandi elettori, i voti che assegnano la Casa Bianca, un bottino che solo la California supera e che cresce a ogni censimento con la popolazione (due in più dopo quello del 2020), mentre gli stati a guida democratica perdono abitanti e quindi peso. Con gli stati operai del Midwest, il vecchio "muro blu" democratico, diventati contesi, un Texas competitivo cambierebbe l'aritmetica di ogni presidenziale futura.

Per concludere, tre mesi di campagna con il presidente in campo possono spostare molto. Ma un democratico avanti nei sondaggi in piena estate, con una raccolta fondi da record e di fronte al candidato più fragile che i repubblicani potessero scegliere, è una combinazione che nemmeno O'Rourke aveva avuto.


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Trump prepara un nuovo tentativo per rimuovere Lisa Cook dalla Fed


Dopo lo stop della Corte Suprema, la Casa Bianca concede alla governatrice 21 giorni per rispondere alle accuse di frode ipotecaria. I suoi legali: "È solo un pretesto".

La Casa Bianca ha notificato a Lisa Cook, governatrice della Federal Reserve, che il presidente Donald Trump sta valutando di rimuoverla dall'incarico. La lettera, datata 5 agosto, concede a Cook 21 giorni per rispondere alle accuse di frode ipotecaria: il termine scadrà il 26 agosto, dopodiché il presidente prenderà una decisione definitiva. ABC News ha anticipato la notizia, mentre Axios ha ottenuto il testo della comunicazione.

Prima dell'agosto 2025 nessun presidente degli Stati Uniti aveva mai tentato di rimuovere un governatore della Federal Reserve in carica. Per Trump è il secondo tentativo. Il 29 giugno la Corte Suprema aveva bloccato il primo tentativo con 5 voti contro 4, stabilendo che a Cook non erano stati garantiti né un preavviso né la possibilità di presentare le proprie ragioni. Nei giorni successivi Trump aveva annunciato su Truth Social che avrebbe avviato immediatamente una nuova procedura.

Il nuovo tentativo dopo lo stop della Corte Suprema


La nuova lettera punta proprio a colmare le lacune procedurali indicate dalla Corte e lo dichiara esplicitamente: la notifica è stata inviata "in ottemperanza all'opinione della Corte Suprema", si legge nel documento. Le contestazioni, tuttavia, restano le stesse di un anno fa. Secondo la Casa Bianca, la condotta attribuita a Cook costituisce una "causa" sufficiente per la rimozione e "mina la fiducia dell'opinione pubblica" nella Federal Reserve.

La comunicazione porta la firma di Dan Scavino, vice capo di gabinetto della Casa Bianca. "Lei è a conoscenza di queste accuse almeno dal 25 agosto 2025. Eppure, nonostante siano trascorsi più di dieci mesi, non ha mai fornito una spiegazione per questa grave condotta, pur avendone avuto ampie possibilità", scrive Scavino.

Le accuse sui mutui e la risposta di Cook


Le accuse nascono da una segnalazione presentata al Dipartimento di Giustizia nell'agosto 2025 da Bill Pulte, direttore della Federal Housing Finance Agency, l'agenzia federale che vigila sul mercato dei mutui. Secondo Pulte, Cook avrebbe indicato come abitazione principale due immobili diversi, uno ad Ann Arbor e l'altro ad Atlanta, per ottenere condizioni di finanziamento più favorevoli. La governatrice nega ogni illecito e non è mai stata incriminata né condannata. Nominata da Joe Biden nel 2022, è stata la prima donna afroamericana a entrare nel consiglio dei governatori della Fed; il suo mandato scade nel 2038.

I suoi avvocati, Abbe Lowell e Norm Eisen, hanno respinto le contestazioni. "Queste accuse sono infondate oggi come lo erano un anno fa, quando il presidente Trump ha tentato di rimuovere la governatrice Cook e di interferire con l'indipendenza della Federal Reserve", hanno dichiarato. Secondo i due legali, i fatti e i precedenti fissati dalla Corte Suprema escludono l'esistenza di una causa valida per destituirla, qualunque procedura scelga ora la Casa Bianca. "Come abbiamo già fatto, contesteremo anche quest'ultimo pretesto e difenderemo la sua posizione e il ruolo storico della Fed", hanno aggiunto. Lowell ha dichiarato alla CNN che la risposta sarà presentata entro i termini previsti e corredata dalla relativa documentazione.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Si possono implementare sistemi strabilianti ma se la base è #Chromium il problema è di fondo. E lo sarà sempre

ziobudda.org/posts/1773


Proton sta sviluppando un nuovo browser basato su Chromium


Proton, azienda svizzera fondata nel 2014 da scienziati del CERN e nota per i suoi servizi orientati alla tutela della privacy, sta sviluppando un nuovo browser web basato su Chromium. La conferma arriva da...

🔗 Leggi il post completo


Unknown parent

openbook - Collegamento all'originale

Dario Fadda

Personalmente, ma resta sempre solo una convinzione personale, vedo il core Chromium come un open source fatto ad hoc per un ecosistema Google-centrico (e adesso anche Microsoft-centrico con Edge). Il core e tutto l'ecosistema di estensioni che ci gira attorno. Lo vedo molto lontano ad un vero #freesoftware e il timore più grande può essere quello di "modificare" un Web che si accomoda sempre di più al rendimento attraverso i Chromium e spesso, il web che il Chromium vede non è il Web che dovrebbe vedere
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

SilverFox Malware Deploys New Kernel Drivers to Blind Antivirus Before Installing ValleyRAT
#CyberSecurity
securebulletin.com/silverfox-m…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Thousands of Exposed Rockwell PLCs Leave US Water Utilities Open After Multi-State Attack Wave
#CyberSecurity
securebulletin.com/thousands-o…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Anche Fox News comincia a dubitare di Trump


Da Laura Ingraham a Joey Jones, i volti della rete più vicina al presidente mettono in discussione l’efficacia della strategia militare in Iran. Intanto un sondaggio di Fox News in Texas dà il democratico James Talarico in vantaggio su Ken Paxton.

I commentatori di Fox News hanno cominciato a criticare apertamente l’andamento della guerra contro l’Iran. A mettere in dubbio i risultati dei bombardamenti sono conduttori di prima serata, analisti militari e alcuni dei volti più noti della rete sulla quale Donald Trump ha potuto contare durante entrambi i suoi mandati, in diversi casi legati anche da rapporti personali con la Casa Bianca.

Laura Ingraham è la voce più insistente. Nella puntata del 24 luglio, dopo che il New York Times aveva riferito delle minacce che avevano costretto Trump a rinunciare a utilizzare il nuovo Air Force One, la conduttrice ha contestato le rivendicazioni della Casa Bianca sui danni inflitti alle Forze Armate iraniane. “Se l’Iran è ancora in grado di minacciare in modo credibile l’Air Force One all’estero, allora è evidente che non abbiamo decimato le sue capacità militari”, ha osservato. “Sono ancora in grado di fare molti danni”.

Già a giugno Ingraham si era chiesta come fosse possibile che un esercito descritto come ormai distrutto continuasse a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti. A marzo aveva inoltre chiesto che Washington facesse piena luce su quella che aveva definito una “orribile tragedia involontaria di questa guerra”: l’uccisione di almeno 168 civili, tra cui 120 bambini, nell’attacco contro una scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran. L’edificio era stato colpito il 28 febbraio, il giorno in cui il conflitto era iniziato con il raid che aveva ucciso la guida suprema Ali Khamenei.

Il 30 marzo la conduttrice aveva domandato se Trump fosse stato informato fin dall’inizio dei rischi dell’intervento oppure se gli fosse stata prospettata un’operazione rapida. A luglio ha poi invitato il presidente a uscire dal conflitto prima delle elezioni di metà mandato, citando un sondaggio Washington Post/Ipsos secondo cui il 69% degli americani disapprova la gestione della guerra, contro il 29% che la approva.

Johnny “Joey” Jones, collaboratore della rete ed ex sergente dei Marines che ha perso entrambe le gambe in Afghanistan, mantiene una posizione scettica fin dai primi giorni del conflitto. La sua opinione pesa anche per la vicinanza a Pete Hegseth, suo ex collega a Fox News e oggi Segretario alla Difesa, che ha seguito il suo recente rientro nella riserva del Corpo dei Marines. Dopo la morte di alcuni militari statunitensi in un contrattacco in Kuwait, Jones ha affermato che chiedere spiegazioni sulla guerra non significa mettere in discussione né la lealtà verso gli Stati Uniti né il giudizio del presidente.

Il 18 luglio, dopo l’uccisione di altri due militari americani in Giordania, Jones ha criticato apertamente la strategia adottata dalla Casa Bianca. “Dico spesso che il presidente Trump dovrebbe parlare a voce alta e portare un grosso bastone”, ha dichiarato. “Adesso forse è il momento in cui conta soprattutto il bastone, perché limitarsi a sganciare bombe dall’alto non impedisce loro di fare quello che vogliono”. Le alternative, ha aggiunto, richiederebbero tempo, “e il tempo non è dalla nostra parte”.

Fronte interno

Anche Fox News ora dubita della guerra contro l’Iran


Conduttori, analisti e perfino i sondaggisti della rete più vicina a Donald Trump mettono in discussione strategia, costi e tempi del conflitto, a tre mesi dalle elezioni di metà mandato.

Grafica di FocusAmerica

In onda Fox News

69%

degli americani disapprova la gestione della guerra contro l’Iran

Disapprova 69% Approva 29%

Sondaggio Washington Post/Ipsos, luglio 2026

Quinto mese di guerra contro l’Iran • Petrolio in rialzo • Disapprovazione al 69% • Elezioni di metà mandato il 3 novembre • Quinto mese di guerra contro l’Iran • Petrolio in rialzo • Disapprovazione al 69% • Elezioni di metà mandato il 3 novembre •

Il palinsesto del dissenso

Cinque mesi di dubbi in prima serata


Trump aveva promesso di tenere gli Stati Uniti fuori dalle «guerre senza fine», ricorda Brit Hume: ora la rete che lo ha sempre sostenuto racconta un conflitto dal quale non è chiaro come uscire. Tocca le voci per il contesto.

  1. Mar Stuart VarneyConduttore, Fox Business «Houston, abbiamo un problema»

    La battuta arriva già a marzo, davanti ai primi rialzi del petrolio. Da allora i conduttori di Fox Business tornano con regolarità sui costi del conflitto per i consumatori americani, in vista del voto di novembre.

  2. Mar Laura IngrahamConduttrice Chiede piena luce sull’«orribile tragedia involontaria» di Minab

    L’attacco del 28 febbraio contro una scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran, ha ucciso almeno 168 civili, tra cui 120 bambini. Il 30 marzo la conduttrice domanda se a Trump fossero stati presentati i rischi reali dell’intervento o soltanto la prospettiva di un’operazione rapida.

  3. Giu Jesse WattersConduttore L’accordo con Teheran? Annunciato come imminente ormai da moltissimo tempo

    È tra i sostenitori più fedeli del presidente, e proprio per questo la sua osservazione sull’intesa sempre rinviata pesa più di altre.

  4. Giu John RobertsConduttore Si dice «un po’ perplesso» davanti alla strategia negoziale della Casa Bianca

    Nei giorni scorsi ha incalzato un ospite sulle contraddizioni del racconto ufficiale su negoziati, Stretto di Hormuz e scorte di munizioni. Dopo cinque mesi di guerra, osserva, sembra di essere tornati al punto di partenza.

  5. 18 lug Johnny «Joey» JonesEx sergente dei Marines, collaboratore «Adesso forse è il momento in cui conta soprattutto il bastone»

    Parla dopo l’uccisione di due militari americani in Giordania: «Limitarsi a sganciare bombe dall’alto non impedisce loro di fare quello che vogliono». Amico ed ex collega del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, è scettico fin dai primi giorni del conflitto.

  6. 24 lug Laura IngrahamConduttrice «Sono ancora in grado di fare molti danni»

    Dopo le minacce che hanno costretto Trump a rinunciare al nuovo Air Force One: «Se l’Iran è ancora in grado di minacciare in modo credibile l’Air Force One all’estero, allora è evidente che non abbiamo decimato le sue capacità militari». A luglio invita il presidente a uscire dal conflitto prima delle elezioni.

  7. Ago Keith KelloggGenerale in pensione «Non credo che siamo vicini a finire il lavoro»

    «...se dipendiamo solo dai bombardamenti», precisa. Kellogg aveva lasciato proprio Fox News per fare l’inviato speciale di Trump per l’Ucraina, incarico concluso alla fine del 2025.

Il sondaggio che scotta

In Texas i numeri imbarazzano la rete


Un sondaggio commissionato dalla stessa Fox News (23–27 luglio, 1.006 elettori registrati) dà il democratico James Talarico avanti sul repubblicano Ken Paxton nella corsa al Senato del 3 novembre. Il margine rientra nell’errore statistico, ma il segnale c’è.

James Talarico · Dem51%

Ken Paxton · Rep48%

Corsa al Senato degli Stati Uniti in Texas, voto del 3 novembre 2026

≈1 su 4 Quasi un quarto degli elettori repubblicani fuori dall’area MAGA si dice pronto a votare per il candidato democratico.

In diretta Sean Hannity contesta quei numeri, prodotti però dal servizio sondaggi della sua stessa rete. E su Fox Business Larry Kudlow rincara: «I sondaggi sono pessimi».

Fonte: analisi delle trascrizioni di Fox News; sondaggio Washington Post/Ipsos, luglio 2026; sondaggio Fox News in Texas, 23–27 luglio 2026, 1.006 elettori registrati.

Il costo politico della guerra


Mercoledì anche il generale in pensione Keith Kellogg ha invitato Trump a cambiare approccio. “Non credo che siamo vicini a finire il lavoro, se dipendiamo solo dai bombardamenti”, ha dichiarato sulla stessa rete. Kellogg aveva inizialmente lasciato proprio Fox News per assumere l’incarico di inviato speciale per l’Ucraina nella seconda Amministrazione Trump, conclusosi alla fine del 2025.

Brit Hume ha invece collegato il conflitto alle promesse elettorali del presidente. Trump, ha ricordato, si era impegnato a tenere gli Stati Uniti fuori dalle “guerre senza fine” e ora si ritrova coinvolto in un conflitto dal quale non è chiaro come uscire. Una situazione che lo rende politicamente vulnerabile e aumenta la pressione per trovare rapidamente una via d’uscita. Perfino Jesse Watters, tra i suoi sostenitori più fedeli, a giugno aveva fatto notare che un accordo con Teheran viene annunciato come imminente ormai da moltissimo tempo.

Anche John Roberts, conduttore di Fox News, a giugno si era detto “un po’ perplesso” davanti alla strategia negoziale della Casa Bianca. Nei giorni scorsi ha incalzato un ospite sulle contraddizioni del racconto della Casa Bianca riguardo ai negoziati, allo Stretto di Hormuz e alla posizione americana nel conflitto, mentre altre ricostruzioni sollevavano dubbi sullo stato delle scorte di munizioni degli Stati Uniti. Dopo cinque mesi di una guerra profondamente impopolare, ha osservato, sembra di essere tornati al punto di partenza.

Su Fox Business, la rete economica del gruppo, i conduttori tornano con regolarità sull’aumento del prezzo del petrolio e sulle conseguenze per i consumatori americani in vista delle elezioni di metà mandato. “Houston, abbiamo un problema”, aveva sintetizzato già a marzo Stuart Varney.

I numeri che imbarazzano la rete televisiva


Un sondaggio di Fox News condotto in Texas tra il 23 e il 27 luglio su 1.006 elettori registrati ha dato il democratico James Talarico in vantaggio sul repubblicano Ken Paxton per 51% a 48% nella corsa al Senato del 3 novembre. Il margine rientra nell’errore statistico, ma quasi un quarto degli elettori repubblicani non appartenenti all’area MAGA si è detto disposto a votare per il candidato democratico. Sean Hannity ha contestato in diretta quei numeri, prodotti però dal servizio sondaggi della sua stessa rete.

Mercoledì Larry Kudlow, già direttore del National Economic Council della Casa Bianca, ha dedicato gran parte dell’intervista al senatore repubblicano Tommy Tuberville a criticare la strategia del Partito Repubblicano. “I socialisti stanno vincendo, stanno prendendo il controllo del Partito Democratico, e i repubblicani non fanno niente”, ha detto. “I sondaggi sono pessimi”. Il suo rimprovero si è concluso con un duro attacco al Senato, accusato di restare immobile. Tuberville si è limitato ad annuire.

Giovedì Fox News ha dato ampio spazio all’attacco contro Anthony Fauci, dopo il voto con cui la Commissione Sicurezza Interna del Senato lo ha dichiarato in oltraggio al Congresso con 8 voti favorevoli e 5 contrari, disponendo il deferimento diretto al Dipartimento di Giustizia per aggirare il voto dell’aula. La mattina successiva, però, Fox & Friends ha letto a lungo la memoria difensiva dei suoi avvocati, compresa l’accusa rivolta a Rand Paul di perseguire una vendetta personale e di utilizzare la giustizia contro un avversario politico.

Watters ha definito Abdul El-Sayed “il musulmano del Michigan”, mentre Ingraham ha dichiarato di sperare che i Democratici abbraccino la sinistra socialista, convinta che ciò favorirebbe i repubblicani alle urne. Lo stesso giorno, tuttavia, Lawrence Jones ha attribuito la crescita dei Democratic Socialists of America alle piccole donazioni e al lavoro capillare svolto sul territorio. Una strategia che, ha spiegato, funziona perché parla a “persone che in questo momento sono disperate”.

Secondo l’analisi delle trascrizioni dell’ultima settimana, da cui provengono molti di questi episodi, Fox News resta una rete conservatrice e continua spesso a minimizzare o ignorare le notizie più sgradite ai repubblicani. Allo stesso tempo, però, appare oggi più litigiosa e più indipendente dell’immagine di macchina di propaganda compatta descritta dai suoi critici. Dal servizio sondaggi a Fox Business cresce la disponibilità a raccontare ai telespettatori una realtà che molti di loro percepiscono già: i sondaggi peggiorano, la guerra procede male e una parte crescente dell’elettorato sta pagando il prezzo economico del conflitto.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Il cancro di Biden si è esteso alle ossa e oltre


In un'intervista a Newsnight il figlio dell'ex presidente ha detto che la malattia è dolorosa e debilitante. La diagnosi di tumore alla prostata era stata resa nota nel maggio 2025.

Il cancro alla prostata di Joe Biden si è esteso alle ossa e ad altre parti del corpo. Lo ha detto venerdì il figlio Hunter Biden a Newsnight, un programma della BBC, descrivendo la malattia dell'ex presidente come dolorosa e debilitante.

"Non va bene. Il cancro si è esteso", ha detto Hunter Biden al conduttore Paddy O'Connell. "Ha dato metastasi alle ossa e oltre. È molto doloroso ed è molto debilitante sotto diversi aspetti. Ma lui è ancora là fuori. Continua a fare le sue cose". Il figlio dell'ex presidente ha aggiunto di desiderare che il padre "si lamentasse di più" delle proprie condizioni di salute.

La nota con cui l'ufficio di Biden aveva reso pubblica la diagnosi, nel maggio dello scorso anno, indicava già la presenza di metastasi alle ossa. L'elemento nuovo delle parole del figlio è che la malattia si è spinta oltre quel punto.

Hunter Biden ha faticato a trattenere l'emozione mentre parlava del padre. "È davvero dura, Paddy. E questa è la risposta vera", ha detto. "Mio padre, nella nostra famiglia, è ancora oggi il centro della nostra famiglia. Non solo per quello che è come personaggio pubblico. Ma completamente per quello che è per ognuno di noi".

Ha definito il padre la "roccia" della famiglia Biden. "È stato lì per ognuno di noi, in un modo che per me è difficile persino articolare e spiegare", ha detto. "Qualunque cosa pensiate della sua politica o delle decisioni che ha preso, posso dirvi questo: è il miglior padre, il miglior marito, il miglior nonno di chiunque io abbia mai letto, di cui abbia sentito parlare o che abbia visto in un film", ha detto Hunter Biden. "E quindi è davvero dura, Paddy. Il cancro è davvero duro".

La sofferenza della famiglia Biden non è un'eccezione, ha detto il figlio dell'ex presidente, e nessuno è "solo nel proprio dolore". "Tutti hanno qualcuno in famiglia che ha il cancro", ha detto. "Quindi la mia risposta è la stessa che daresti tu. È davvero, davvero dura ed è davvero triste da guardare".

La diagnosi di tumore alla prostata era stata comunicata dall'ufficio di Joe Biden nel maggio 2025, quando il suo staff aveva confermato che si trattava di una forma "aggressiva" della malattia. "La scorsa settimana il presidente Joe Biden è stato visitato per un nodulo alla prostata appena riscontrato, dopo aver avuto sintomi urinari crescenti", si leggeva nel comunicato. "Venerdì gli è stato diagnosticato un tumore alla prostata, caratterizzato da un punteggio Gleason di 9, gruppo 5, con metastasi alle ossa".

Il punteggio Gleason è la scala con cui i medici classificano l'aggressività di un tumore alla prostata e il 9 corrisponde al gruppo più alto. Lo staff dell'ex presidente aveva comunque aggiunto che "sebbene questa sia una forma più aggressiva della malattia, il tumore sembra essere sensibile agli ormoni, il che consente una gestione efficace". All'epoca era stato detto che Biden e la sua famiglia stavano "valutando le opzioni di trattamento con i suoi medici".

reshared this