Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Colpo di scena nell’IA: Trump blocca l’accesso al modello più avanzato di Claude


Gli Stati Uniti impongono lo stop per presunti rischi alla sicurezza nazionale. L’azienda accusa la Casa Bianca di aver preso una decisione sproporzionata e priva di basi tecniche sufficienti ed afferma di star lavorando per ripristinare l’accesso.

Il governo degli Stati Uniti ha ordinato ad Anthropic di sospendere immediatamente l’accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5 per tutti i cittadini stranieri, sia all’interno sia all’esterno degli Stati Uniti, compresi i dipendenti stranieri della stessa Anthropic. Per rispettare la direttiva, in assenza di strumenti in grado di discriminare la nazionalità dei clienti, l’azienda ha deciso di disattivare completamente i due modelli per tutti i suoi clienti. Gli altri modelli Anthropic continueranno invece a funzionare normalmente.

Secondo Anthropic, l’ordine è arrivato alle 17:21 (ora della costa orientale americana) e non contiene dettagli specifici sulle preoccupazioni di sicurezza nazionale che hanno motivato il provvedimento. L’azienda ritiene che il governo sia venuto a conoscenza di una tecnica di “jailbreak”, cioè un metodo per aggirare le protezioni di sicurezza del modello. Dopo aver esaminato una dimostrazione di questa tecnica, Anthropic sostiene che essa permetta soltanto di individuare alcune vulnerabilità minori già note e che risultati simili possano essere ottenuti anche con altri modelli disponibili pubblicamente.

Anthropic difende il sistema di sicurezza implementato su Fable 5, ricordando di aver sottoposto il modello a migliaia di ore di test insieme al governo statunitense, all’istituto britannico per la sicurezza dell’intelligenza artificiale, a organizzazioni private e a team interni. Secondo questi test, le protezioni di Fable sarebbero significativamente più efficaci rispetto a quelle dei modelli precedenti e nessuno sarebbe ancora riuscito a trovare un “jailbreak universale”, cioè una tecnica capace di aggirare in modo ampio e sistematico tutte le difese del modello.

L’azienda riconosce che una resistenza perfetta ai jailbreak probabilmente non è possibile per nessun produttore di IA. Per questo ha adottato una strategia di “difesa in profondità”: rendere i jailbreak limitati o molto costosi da sviluppare, monitorare costantemente gli utilizzi e intervenire rapidamente in caso di abuso. In quest’ottica Anthropic ha anche introdotto una conservazione dei dati degli utenti per 30 giorni, proprio per facilitare l’individuazione e la mitigazione di eventuali tentativi di aggiramento delle protezioni.

Anthropic afferma inoltre di non aver ricevuto alcuna segnalazione di un jailbreak che abbia causato danni concreti. L’unica prova mostrata verbalmente dal governo riguarderebbe un metodo molto specifico che consiste nel chiedere al modello di analizzare un codice sorgente e correggerne eventuali vulnerabilità software. Secondo l’azienda, il livello di capacità dimostrato da questo test è ampiamente disponibile anche in altri modelli avanzati, compreso GPT-5.5 della rivale OpenAI, ed è utilizzato quotidianamente da professionisti della cybersicurezza per difendere i sistemi informatici.

Pur dichiarando di rispettare l’ordine governativo, Anthropic contesta la decisione. A suo avviso, la scoperta di un possibile jailbreak limitato non giustifica il ritiro di un modello commerciale utilizzato da centinaia di milioni di persone. Se questo criterio fosse applicato a tutta l’industria, sostiene l’azienda, finirebbe per bloccare di fatto il lancio di nuovi modelli di frontiera da parte di tutti i principali sviluppatori di intelligenza artificiale.

Anthropic conclude affermando di essere favorevole a un sistema in cui il governo possa bloccare modelli ritenuti realmente pericolosi, ma solo attraverso procedure trasparenti, chiare, basate su fatti tecnici verificabili e previste dalla legge. Secondo l’azienda, l’azione intrapresa in questo caso non rispetta tali principi. Per questo ritiene che si tratti di un malinteso e dichiara di stare lavorando per ripristinare l’accesso a Fable 5 e Mythos 5 il prima possibile.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Ieri SpaceX ha debuttato al Nasdaq con la più grande quotazione in borsa della storia: 75 miliardi di dollari raccolti, valutazione iniziale da 1.770 miliardi e Elon Musk diventato la prima persona con un patrimonio stimato superiore ai 1.000 miliardi di dollari.
Una ricchezza vicina all’intero PIL annuale della Polonia.

Non è un primato da celebrare: è una radiografia del fallimento sistemico della regolamentazione fiscale globale.

Secondo l’Osservatorio fiscale europeo, lo 0,1% più ricco d’Europa possedeva circa l’8,5% della ricchezza europea nel 1985 e circa l’11% nel 2025: quasi quattro volte la ricchezza del 50% più povero.
Eppure i grandi patrimoni pagano spesso aliquote effettive inferiori alla media dei contribuenti, grazie a società di partecipazione, utili non distribuiti e patrimoni difficili da intercettare.

Un’imposta minima europea del 2% sugli ultra-ricchi con patrimoni superiori a 100 milioni di euro genererebbe 67 miliardi l’anno.
Al 3%, salirebbe a 121 miliardi: quasi metà del fabbisogno europeo stimato per la difesa.

L’Unione Europea deve scegliere: restare dipendente dagli oligarchi tecnologici o costruire la propria sovranità democratica.

#ElonMusk #TaxTheRich #Disuguaglianze #GiustiziaFiscale #UnioneEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Bei @netzpolitik_feed durfte ich über eines meiner Lieblingsthemen derzeit schreiben: Open Source an Schulen und wovon es abhängt, ob das funktioniert.

netzpolitik.org/2026/vorreiter…

#opensource #Schule #FediLZ _dut #diday #did #dut #souveränität

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Gli Stati Uniti riducono aerei e navi a disposizione della NATO in Europa


Washington ha comunicato ai Paesi alleati il taglio di caccia, aerei da ricognizione, bombardieri e di una portaerei a disposizione della NATO. La decisione, rivelata dal New York Times, limiterà la capacità di deterrenza europea contro la Russia.

Gli Stati Uniti ridurranno in modo significativo gli aerei e le navi da guerra messi a disposizione delle operazioni della NATO in Europa. Lo riporta il New York Times, citando due alti funzionari europei informati sulla decisione. La decisione accelera il disimpegno degli Stati Uniti dal sistema di protezione garantito agli alleati per quasi ottant’anni e rischia di ridurre la capacità della NATO di condurre attacchi a lungo raggio e operazioni di sorveglianza.

I tagli sono rilevanti. I caccia F-16 e F-15E passeranno da circa 150 a 100, gli aerei da ricognizione marittima da 26 a 15, mentre saranno ritirati tutti gli 8 aerei cisterna per il rifornimento in volo finora destinati all’Europa. Lasceranno il continente europeo anche un sottomarino lanciamissili, una portaerei con le navi del suo gruppo d’attacco e le decine di jet imbarcati, oltre a uno dei due gruppi di bombardieri assegnati alla difesa europea.

NATO · La svolta americana

Il grande disimpegno: quanti mezzi americani lasceranno l'Europa


Un caccia su tre, quasi metà degli aerei da ricognizione, tutti gli aerei cisterna per il rifornimento in volo, una portaerei e un sottomarino lanciamissili. Il piano rivelato dal New York Times rivela per la prima volta in modo ampio e strutturale la riduzione del sostegno militare di Washington all'Alleanza Atlantica.

Fonte: New York Times 12 giugno 2026

Caccia F-16 e F-15E per le operazioni NATO

Oggi
150

Dopo i tagli
100

Velivoli assegnati alla difesa europea prima del piano
Un caccia su tre lascerà il continente europeo

E con loro partiranno tutti gli 8 aerei cisterna, una portaerei con il suo gruppo d'attacco e un sottomarino lanciamissili

Esplora il piano
1 I tagli 2 Le partenze 3 I rischi 4 Il contesto

Flotta per flotta

Quanti aerei restano e quanti se ne vanno


Ogni punto rappresenta i velivoli americani messi a disposizione delle operazioni NATO in Europa. I cerchi vuoti sono quelli che lasceranno il continente.

Restano in Europa
Partono con il ritiro

Il Pentagono non commenta le cifre, ma secondo i funzionari americani il ritiro scatterà molto presto — ben prima di quanto gli europei si aspettassero.

Oltre i caccia

I mezzi militari che gli Stati Uniti ritireranno dall’Europa


Tocca ogni voce per capire che cosa significa la loro partenza per la difesa europea.

Una portaerei con il suo gruppo d'attacco
Navi di scorta e decine di jet imbarcati

La portaerei è la piattaforma più visibile della presenza militare americana: con la sua partenza l'Europa perde in un colpo solo decine di velivoli da combattimento e la capacità di proiettare potenza aerea dal mare.

Un sottomarino lanciamissili
Piattaforma per attacchi in profondità

Senza il sottomarino si riduce la capacità di lanciare missili Tomahawk in profondità nel territorio russo. Gli europei hanno missili simili, ma secondo molti esperti la deterrenza è più credibile per Mosca quando le armi sono in mano americana.

Un gruppo di bombardieri su due
Resta una sola unità assegnata alla difesa europea

I bombardieri sono lo strumento principale per gli attacchi a lungo raggio. Dimezzare i gruppi assegnati all'Europa riduce la capacità dell'Alleanza di colpire obiettivi lontani in caso di conflitto.

Tutti gli 8 aerei cisterna
Il rifornimento in volo non sarà più garantito

Le cisterne moltiplicano il raggio d'azione di caccia e bombardieri. È l'unico taglio totale del piano: senza rifornimento in volo da parte americana, le missioni a lunga distanza dipenderanno dalle limitate capacità europee.

Le capacità a rischio

Che cosa perde la deterrenza europea

Sebbene ciascuno di questi tagli possa essere gestito singolarmente, nel loro insieme rappresentano un cambiamento significativo della postura militare americana e pongono nuove sfide alla prontezza della deterrenza europea in tutti gli ambiti.
Giuseppe Spatafora · Istituto dell'Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza

1

Sorvegliare i sottomarini russi
Con 11 aerei da ricognizione marittima in meno, la Nato avrà una capacità ridotta di monitorare ciò che si muove sotto la superficie degli oceani.
Ricognizione −42%

2

Colpire in profondità il territorio russo
I missili Tomahawk americani hanno un peso deterrente maggiore di quelli europei: dal punto di vista russo, gli alleati europei potrebbero essere più cauti nel ricorrere a un loro impiego.
Deterrenza più debole

3

Far volare lontano caccia e bombardieri
Il ritiro di tutte le cisterne americane toglie all'Alleanza Atlantica capacità chiave di rifornimento in volo che estendono il raggio delle missioni aeree.
Aerei cisterna −100%

4

Contare davvero su Washington
"Finché Trump è presidente, non c'è più alcuna certezza che gli Stati Uniti verrebbero in aiuto degli europei in caso di emergenza", afferma il parlamentare tedesco Anton Hofreiter.
La garanzia politica

Una settimana difficile

Il ritiro arriva mentre l'Europa fatica a riarmarsi


Tocca un evento per i dettagli.

Fine maggio
Un drone russo colpisce un condominio in Romania

È il primo attacco di questo tipo in una grande area urbana in territorio NATO. Insieme ad altre intrusioni di droni russi, alimenta i timori che l'aggressione di Mosca possa estendersi oltre l'Ucraina.

Questa settimana
Germania e Francia abbandonano il progetto di costruzione di un caccia di sesta generazione

Il progetto, che coinvolgeva anche la Spagna, doveva essere il simbolo dell'autonomia industriale europea nella difesa. Il suo fallimento mostra quanto sia difficile per gli europei sostituire le capacità americane.

Giovedì 11 giugno
Si dimette il Ministro della Difesa britannico

Lascia accusando il governo Starmer di spendere troppo poco per le Forze Armate: un segnale delle tensioni che attraversano il riarmo europeo, avviato proprio per dipendere meno da Washington.

12 giugno
Il New York Times rivela il nuovo piano dei tagli americani alla NATO

Per la prima volta un documento ufficiale descrive una riduzione ampia e strutturale del sostegno americano alla NATO, non più annunci isolati riferiti a singoli Paesi. Secondo i funzionari americani, il ritiro scatterà molto presto.

Le truppe americane resteranno comunque tra le più grandi forze NATO in Europa. Ma dopo quasi ottant'anni, la protezione di Washington non è più una certezza.

Fonte New York Times, sulla base di due alti funzionari europei informati sulla decisione. Il Pentagono non ha commentato le cifre. Dati al 12 giugno 2026.

Il Pentagono non ha voluto commentare ufficialmente le cifre e ha rinviato a una dichiarazione del suo Comando europeo, che la settimana scorsa aveva parlato in termini generali di una riduzione degli impegni in Europa. I tempi non sono stati resi pubblici, ma secondo funzionari americani il ritiro scatterà molto presto, ben prima di quanto gli europei si aspettassero.

Il taglio improvviso peserà, per esempio, sulla capacità della NATO di monitorare il traffico dei sottomarini russi o di lanciare missili Tomahawk in profondità nel territorio russo. Gli europei dispongono di capacità missilistiche simili, ma secondo gli esperti questi missili scoraggiano di più la Russia quando sono in mano americana, perché gli europei potrebbero essere più cauti nell'usarli.

"Sebbene ciascuno di questi tagli possa essere gestito singolarmente, nel loro insieme rappresentano un cambiamento significativo della postura militare americana e pongono nuove sfide alla prontezza della deterrenza europea in tutti gli ambiti", ha dichiarato al New York Times Giuseppe Spatafora, dell'Istituto dell'Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza, centro di ricerca con sede a Parigi.

Il presidente statunitense Donald Trump critica da anni il peso sostenuto dagli Stati Uniti all'interno della NATO. Ha più volte chiesto all’Europa di provvedere da sola alla propria difesa e ha minacciato persino di far uscire gli Stati Uniti dall’Alleanza Atlantica. Finora, però, la sua Amministrazione si era limitata ad annunci isolati su ritiri relativamente contenuti da singoli Paesi. Il documento in questione descrive invece, per la prima volta, una riduzione ampia e strutturale del sostegno americano alla NATO nel suo complesso.

Le truppe americane in Europa resteranno comunque una delle più grandi forze NATO sul continente e i leader europei, consapevoli di dover dipendere sempre meno in futuro da Washington, avevano già avviato il riarmo dei loro Paesi. Il riarmo procede però tra le difficoltà: giovedì il Ministro della Difesa britannico si è dimesso accusando il governo di spendere troppo poco per le proprie Forze Armate, mentre questa settimana Germania e Francia hanno deciso di abbandonare il progetto comune per la costruzione di un nuovo caccia di sesta generazione, che coinvolgeva anche la Spagna.

Per alcuni Paesi europei, il punto non è solo quanti mezzi americani resteranno sul continente, ma se Trump sia davvero disposto a impiegarli in combattimento. "Il problema principale della NATO è che, finché Trump è presidente, non c'è più alcuna certezza che gli Stati Uniti verrebbero in aiuto degli europei in caso di emergenza", ha detto il parlamentare tedesco Anton Hofreiter.

Il ridimensionamento arriva ad ogni modo in un momento di forte tensione. A fine maggio un drone russo ha colpito un condominio in Romania, il primo attacco di questo tipo in una grande area urbana in territorio NATO. Insieme ad altre intrusioni di droni russi nello spazio aereo dell'Alleanza Atlantica, l'episodio ha alimentato i timori che la Russia possa estendere la sua aggressione oltre l'Ucraina.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Un giudice federale conferma l'ordine di rimuovere il nome di Trump dal Kennedy Center


Respinta la richiesta di sospensione dell'istituzione, bocciato anche l'appello: i ponteggi sono già stati montati per togliere le lettere dalla facciata del teatro di Washington

Il nome di Donald Trump dovrà essere rimosso dalla facciata del Kennedy Center, il più importante teatro di Washington. Venerdì 12 giugno il giudice federale Christopher Cooper ha respinto la richiesta dell'istituzione di sospendere il suo ordine, e in serata anche la Corte d'appello del Distretto di Columbia ha bocciato il ricorso, lasciando la direzione del centro senza altre vie legali per mantenere il nome del presidente sull'edificio.

La vicenda nasce dalla decisione del consiglio di amministrazione del Kennedy Center di rinominare l'edificio "Trump Kennedy Center" nel dicembre 2025, accostando il nome del presidente repubblicano a quello del lontano predecessore democratico John Fitzgerald Kennedy, assassinato nel 1963. La modifica è stata contestata dalla famiglia Kennedy e dall'opposizione democratica, che l'hanno definita illegale.

Il 29 maggio il giudice Cooper aveva ordinato al consiglio di amministrazione di rimuovere entro due settimane qualsiasi riferimento "al presidente Trump o a qualsiasi individuo diverso dal presidente Kennedy" dall'edificio, dal sito internet e dai marchi registrati. Nella sentenza Cooper aveva scritto che la legge federale "rende cristallino" che fu il Congresso a intitolare il centro a Kennedy, "e solo il Congresso può cambiarlo". La causa era stata promossa dalla deputata democratica dell'Ohio Joyce Beatty, membro di diritto del consiglio del Kennedy Center per la sua posizione parlamentare. Beatty aveva fatto causa all'amministrazione a dicembre, definendo il cambio di nome "una flagrante violazione dello stato di diritto" che "calpesta il nostro ordine costituzionale".
youtube-nocookie.com/embed/aAh…
Il presidente aveva reagito alla sentenza di maggio annunciando su Truth Social che avrebbe lavorato con il Congresso per trasferirgli il controllo dell'istituzione. Trump ha indicato il Department of Commerce, il ministero del Commercio, come responsabile di organizzare "tutte le predisposizioni necessarie con il Congresso per consentire un trasferimento pieno e completo di questa istituzione" ai parlamentari, che dovrebbero occuparsi della sua gestione, manutenzione e amministrazione. "Non posso essere coinvolto in una situazione in cui un pericolo per il pubblico è lasciato prosperare alla luce del sole", ha detto Trump, sostenendo che l'edificio sarebbe in grave stato di degrado.

Giovedì 11 giugno l'amministrazione aveva presentato appello alla Corte d'appello del Distretto di Columbia. La direzione del Kennedy Center ha sostenuto che la ristrutturazione è urgente e ha accusato il tribunale di primo grado, con toni simili a quelli usati dal presidente, di ostacolare i lavori. "Il tribunale distrettuale non ci sta consentendo di chiudere per riparare adeguatamente l'edificio, comprese travi e soffitti del parcheggio arrugginiti e potenzialmente pericolosi per la vita, in serio pericolo di cadere sulle persone sottostanti", si legge nel ricorso. "Davvero, un collasso totale!".

Cooper ha sospeso fino a nuovo ordine anche la chiusura per due anni del Kennedy Center per ristrutturazione, decisione presa dalla direzione sotto l'influenza del presidente. Secondo il giudice, il consiglio di amministrazione è venuto meno al proprio "dovere di prudenza" non considerando le ricadute negative della chiusura, in particolare sulle decine di spettacoli e produzioni in programma. Il magistrato ha però autorizzato la prosecuzione dei lavori di riparazione previsti, il cui bisogno appare "evidente", e ha precisato che non si opporrà a una nuova decisione di chiusura se sarà presa al termine di una valutazione più approfondita di costi e benefici.

Venerdì mattina dei ponteggi sono stati montati lungo la facciata dell'edificio, in vista della scadenza fissata dalla giustizia. In serata, dopo il passaggio di alcuni temporali, gli operai sono tornati al lavoro per estenderli, in un'apparente preparazione alla rimozione delle lettere. Una folla si è radunata sulla piazza davanti al Kennedy Center per fotografare la scena e applaudire mentre i ponteggi salivano, mentre migliaia di persone seguivano la diretta su internet. In tarda serata il nome era ancora al suo posto, mentre era stato depositato un nuovo ricorso contro la rimozione, come ha riportato la CBC.

Il Kennedy Center ha già iniziato ad adeguarsi alla sentenza in altri ambiti. Lunedì il sito internet dell'istituzione aveva rimosso il nome di Trump, pur mantenendolo sull'edificio. Un memo interno del 4 giugno firmato dall'ufficio legale del centro ha disposto che firme delle email, carta intestata e altri documenti debbano riportare la dicitura "The John F. Kennedy Center for the Performing Arts" o "Kennedy Center". Una email inviata agli abbonati per i pacchetti del premio Mark Twain del 28 giugno è arrivata senza il nome del presidente.

Il Kennedy Center è stato inaugurato nel 1971 come memoriale vivente di Kennedy. Trump aveva ignorato l'istituzione per gran parte del suo primo mandato, ma al ritorno alla Casa Bianca ha esercitato un'influenza notevole sul teatro: a un mese dall'insediamento ha rimosso i precedenti vertici e li ha sostituiti con un consiglio di amministrazione che lo ha nominato presidente. Il suo nome è stato aggiunto rapidamente all'edificio, scatenando una serie di cancellazioni di artisti in segno di protesta.

Il piano di rinnovamento del Kennedy Center fa parte di una spinta più ampia del presidente a ridisegnare il cuore monumentale di Washington, come ha ricostruito Reuters. Trump intende anche erigere un arco alto 76 metri e costruire una sala da ballo di oltre ottomila metri quadrati nell'area dell'ala est della Casa Bianca, che è stata demolita.

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Künftig muss man sich wohl zweimal überlegen, ob man auf eine Demo geht. Wir sind daher heute bei einer Anti-Überwachungsdemo in Berlin dabei.

Unser Wochenrückblick:
netzpolitik.org/2026/kw-24-die…

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Schulbildung macht mündig, Open-Source-Software ebenfalls. Ob aber an den mehr als 30.000 deutschen Schulen Open Source eingesetzt wird, hängt oftmals von drei Faktoren ab. Das zeigen erfolgreiche Beispiele in Lübeck und im Harz.

netzpolitik.org/2026/vorreiter…

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

📢 Falls du es verpasst hast: noyb hat am Dienstag eine Unterlassungsklage gegen die Kreditauskunftei CRIF eingebracht und startet nun seine erste große DSGVO-Sammelklage! Hier kannst du mitmachen: crif.noyb.eu

Mehr Infos zum Fall: noyb.eu/de/secret-scoring-join…

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Palantir perde la causa legale intentata per costringere una rivista svizzera a pubblicare le repliche


La società tecnologica statunitense Palantir ha perso una causa legale intentata contro una rivista svizzera indipendente per obbligarla a pubblicare le proprie risposte agli articoli riguardanti il ​​rifiuto da parte del governo svizzero dei servizi offerti dall'azienda.

La società di analisi dei dati ha perso 22 dei 23 capi d'accusa. In una sentenza emessa venerdì, il tribunale commerciale di Zurigo ha respinto la maggior parte delle richieste di controdeduzione presentate dall'azienda e dalla sua filiale svizzera, ritenendo che solo un singolo passaggio di un articolo giustificasse una risposta pubblicata da parte della società.

theguardian.com/technology/202…

@giornalismo

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

SpaceX debutta con il botto a Wall Street e Musk diventa il primo trilionario della storia


L'Ipo più grande di sempre ha raccolto 75 miliardi di dollari, superando il record di Saudi Aramco. Il patrimonio di Musk sale a 1.100 miliardi, ma per Morningstar il titolo è sopravvalutato.

SpaceX ha debuttato a Wall Street chiudendo la prima seduta in rialzo di oltre il 19%, al termine della più grande offerta pubblica iniziale della storia. Il rally del titolo ha fatto di Elon Musk, fondatore e amministratore delegato della società, il primo trilionario di sempre: secondo Forbes il suo patrimonio ha raggiunto 1.100 miliardi di dollari.

Le azioni del produttore di razzi, quotate al Nasdaq con il simbolo SPCX, hanno aperto a 150 dollari e sono salite fino a un massimo di 176,52 dollari, per poi chiudere a 161,11 dollari, il 19,34% sopra il prezzo di collocamento. A questo valore la società capitalizza oltre 2.000 miliardi di dollari ed è già la sesta quotata americana per dimensioni. Investitori istituzionali e piccoli risparmiatori si sono contesi i 555,6 milioni di titoli offerti a 135 dollari l'uno. L'operazione ha raccolto 75 miliardi di dollari e ha battuto con ampio margine il record precedente, stabilito nel 2019 dal colosso petrolifero Saudi Aramco.

Mercati · L'Ipo dei record

SpaceX conquista Wall Street e incorona Musk come il primo trilionario della storia


Il debutto al Nasdaq permette alla società di raccogliere 75 miliardi di dollari di capitale, più del doppio del record di Saudi Aramco. Il titolo chiude la prima seduta in rialzo del 19,3% e porta il patrimonio di Elon Musk a quota 1.100 miliardi.

Nasdaq · Simbolo SPCX Prezzo di collocamento: 135 dollari

Capitali raccolti
0mld $

vs

Prima seduta
+0%

La più grande offerta pubblica iniziale della storia
Rialzo alla chiusura rispetto al prezzo di collocamento

Il rally porta il patrimonio di Musk a 1.100 miliardi di dollari: diventa così il primo trilionario di sempre

Esplora il debutto
1La seduta 2Il record 3Musk 4I dubbi

L'andamento del titolo

Dal collocamento a 135 dollari alla chiusura a 161,11 dollari


Il titolo apre subito a 150 dollari, tocca un massimo di 176,52 a metà giornata e chiude poi a quota 161,11 dollari, il 19,3% sopra il prezzo di collocamento.

Tocca il grafico o passa il cursore per esplorare i prezzi

135 $
Collocamento

150 $
Apertura

176,52 $
Massimo

161,11 $
Chiusura
+19,34%

Ai prezzi di chiusura SpaceX capitalizza oltre 2.000 miliardi di dollari: è già la sesta società quotata americana per dimensioni.

Il confronto storico

Più del doppio di Saudi Aramco: nessuna Ipo aveva mai raccolto tanto


Investitori istituzionali e piccoli risparmiatori si sono contesi 555,6 milioni di azioni offerte a 135 dollari l'una. Capitali raccolti dalle maggiori offerte pubbliche iniziali, in miliardi di dollari.

SpaceX
Nasdaq · 2026

75,0

Saudi Aramco
Tadawul · 2019

29,4

Alibaba
NYSE · 2014

25,0

SoftBank Corp
Tokyo · 2018

23,5

AIA Group
Hong Kong · 2010

20,5

Valori comprensivi dell'opzione di sovrallocazione, dove esercitata. Dopo SpaceX sono attese quest'anno anche le quotazioni dei giganti dell'intelligenza artificiale: Anthropic e OpenAI.

Il Nasdaq ha modificato le proprie regole per far entrare il titolo di SpaceX nei fondi legati ai suoi indici entro soli 15 giorni dal debutto.

Il primo trilionario della storia

Da 200 milioni a 1.100 miliardi: la traiettoria del patrimonio personale di Musk

Patrimonio stimato da Forbes
0 mld $
Nessuno aveva mai superato fino ad ora la soglia dei mille miliardi di dollari

2002

Il capitale iniziale
Dalla vendita di Zip2 (1999) e PayPal (2002) ricava circa 200 milioni di dollari, poi reinvestiti in SpaceX e Tesla.

~200 mln $

2010

Tesla debutta in Borsa
Da allora il titolo ha reso il 20.000% agli azionisti, oltre 1.200 miliardi di dollari di valore creato.

+20.000%

2026

L'Ipo di SpaceX lo rende il primo trilionario della storia
Il rally del primo giorno porta il suo patrimonio a 1.100 miliardi di dollari, secondo Forbes.

1.100 mld $

Stando all'offerta, i capitali raccolti serviranno a mettere nell'orbita terrestre data center grandi come campi da calcio, sfidare Anthropic e OpenAI nel campo dell'intelligenza artificiale e persino a fondare una colonia da un milione di persone su Marte.

L'altra faccia del rally

Per Morningstar SpaceX vale meno della metà del suo attuale prezzo di mercato


Gli analisti della società di ricerca, che non guadagna commissioni dai collocamenti, giudicano l'Ipo «significativamente sopravvalutata» per le tecnologie non ancora collaudate e gli enormi fabbisogni di capitale.

2.000+ mld $
Capitalizzazione di mercato alla chiusura

780 mld $
Valore stimato dagli analisti di Morningstar

−8,7 mld $
Perdite tra inizio 2025 e il 31 marzo 2026

−61%
Divario tra la stima di Morningstar e il valore di mercato

Le clausole contestate dai fondi pensione

Azioni a voto multiplo — il controllo resta concentrato nelle mani di Musk anche dopo la quotazione.
Arbitrato obbligatorio — gli azionisti rinunciano alla possibilità di fare causa alla società in tribunale.
Poteri straordinari — i fondi pensione di California e New York contestano l'ampiezza dei poteri che manterrà Musk anche dopo la quotazione.

Fonti Associated Press, Forbes, Morningstar, Nasdaq. Dati di chiusura della prima seduta di contrattazioni, giugno 2026.
Nota L'andamento intraday è una ricostruzione indicativa basata sui valori certi della seduta: apertura, massimo e chiusura.

Musk ha celebrato l'avvio delle contrattazioni partecipando alla cerimonia della campanella in collegamento da Starbase, la base della società nel sud del Texas, e ha ribadito il suo obiettivo di "rendere la vita multiplanetaria". "Non solo qualche astronauta, intendo letteralmente voi", ha detto. "Chiunque voi siate, SpaceX vuole potervi portare sulla Luna, su Marte e oltre".

La quotazione serve proprio a finanziare questi progetti. Musk ha spiegato che la società ha bisogno di capitali per mettere in orbita satelliti e data center grandi come campi da calcio, per superare Anthropic e OpenAI nella corsa ai profitti dell'intelligenza artificiale e, in prospettiva, per fondare una colonia di un milione di persone su Marte. I ricavi di missili e satelliti non bastano a coprire ambizioni simili: tra l'inizio del 2025 e il 31 marzo 2026 SpaceX ha perso 8,7 miliardi di dollari.

Non tutti però ritengono giustificato il prezzo del titolo. Gli analisti di Morningstar, società di ricerca che non guadagna commissioni dai collocamenti, hanno scritto che l'Ipo è "significativamente sopravvalutata" per le tecnologie non ancora collaudate e gli enormi fabbisogni di capitale. La loro stima si ferma a 780 miliardi di dollari, meno della metà del valore espresso dal mercato.

Sta di fatto che Musk ha già in passato realizzato imprese che sembravano impossibili. Ha costruito la sua fortuna con Zip2 e PayPal, ricavandone circa 200 milioni di dollari, poi reinvestiti in SpaceX e Tesla. Dal debutto in Borsa nel 2010, Tesla ha reso il 20.000% agli azionisti, oltre 1.200 miliardi di dollari di valore creato.

SpaceX è la prima di tre quotazioni gigantesche attese quest'anno: seguiranno ben presto i due giganti dell'intelligenza artificiale, Anthropic e OpenAI. Il Nasdaq ha anche modificato le sue regole per far entrare il titolo nei fondi legati ai suoi indici entro 15 giorni. Una prospettiva che però non entusiasma tutti: il mese scorso i fondi pensione di vigili del fuoco, insegnanti e altri lavoratori di California e New York hanno inviato una lettera alla società per contestare alcune clausole dell'Ipo, tra cui le azioni a voto multiplo, l'arbitrato obbligatorio al posto delle cause legali e l'ampiezza dei poteri che Musk manterrà sulla società dopo la quotazione.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Ocasio-Cortez cerca consensi oltre la sinistra per il 2028


La deputata di New York, 36 anni, non ha ancora deciso se puntare alla Casa Bianca, al Senato o alla Camera, ma lavora per allargare il consenso e non restare soltanto una voce di protesta.

Alexandria Ocasio-Cortez, 36 anni, sta preparando il terreno per una possibile candidatura alla presidenza nel 2028, ma resta indecisa sul da farsi. A riportarlo è la CNN. La deputata di New York potrebbe puntare alla Casa Bianca, correre per il seggio al Senato oggi occupato da Chuck Schumer, il leader dei democratici al Senato, oppure semplicemente ricandidarsi alla Camera in un collegio dove la sua rielezione è scontata. Qualunque strada scelga, ha fatto capire in privato di non voler essere soltanto una candidata di protesta e di puntare a vincere.

Il suo obiettivo è allargare il consenso oltre le aree più solidamente democratiche e parlare anche agli indipendenti e a una parte degli elettori repubblicani. Secondo le persone a lei vicine si sta aprendo uno spazio tra gli elettori in bilico e perfino tra alcuni repubblicani, che non condividono tutto ciò che dice ma la considerano onesta. I suoi collaboratori stanno preparando un calendario di appuntamenti per l'autunno pensato per mettere alla prova la sua capacità di attrarre voti fuori dalla base che già la adora e in gran parte al di fuori dell'organizzazione del senatore Bernie Sanders, con cui ha condiviso diverse tappe della sua campagna itinerante contro l'oligarchia, chiamata Fighting Oligarchy. Quel giro servirà anche a capire se lei stessa ha voglia di affrontare ciò che una corsa presidenziale comporterebbe.

Negli ultimi mesi Ocasio-Cortez ha costruito un solido elenco di appoggi nelle primarie: tre candidati da lei sostenuti hanno vinto o sono avanzati in New Jersey, California e Montana solo la settimana scorsa. È anche attenta a non esporsi ovunque. Non ha appoggiato Graham Platner nella corsa al Senato in Maine, anche se per lui si erano spesi sia Sanders sia la senatrice Elizabeth Warren. Ha preso le distanze da Saikat Chakrabarti, un suo ex capo di gabinetto arrivato terzo nel collegio di San Francisco di Nancy Pelosi. Ha mantenuto le proprie posizioni anche a costo di attirarsi attacchi da sinistra, continuando a criticare l'ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene e una candidata democratica del Texas che aveva invocato "una prigione per i sionisti americani".

Il momento a cui lei stessa continua a tornare è la Conferenza sulla sicurezza di Monaco dello scorso febbraio, quello che doveva essere il suo debutto sulla scena internazionale. Invece di parlare di come i ricchi manipolano la classe lavoratrice nel mondo, si trovò spiazzata da una domanda sull'eventualità che gli Stati Uniti inviino le proprie truppe a difendere Taiwan in caso di una futura invasione da parte della Cina. È un nodo centrale dei rapporti tra Washington e Pechino, che i presidenti americani di entrambi i partiti hanno sempre gestito con la cosiddetta "ambiguità strategica", cioè rifiutando di dire in anticipo se interverrebbero. Ocasio-Cortez rispose in modo confuso e si limitò a definire la questione "una politica di lunghissima data degli Stati Uniti", aggiungendo di sperare che a quel punto non si arrivi mai.

Vedere i video rilanciati sui social e i commenti accumularsi è stato un brutto momento, hanno raccontato alla CNN persone vicine a lei. Diversi critici, pur non ostili nei suoi confronti, hanno detto alla rete di vedere un problema più profondo: non solo non si era preparata abbastanza, ma non sapeva come farlo. Questo l'ha lasciata impreparata davanti ai riflettori in un momento non costruito a tavolino, lontano dalle dirette su Instagram. Dopo giorni passati a limitare i danni, ha confidato ai più vicini di essersi convinta che non esiste un modello politico per la posizione in cui si trova e che tanto vale dire ciò che pensa e continuare a modo suo.

Anche tra i suoi sostenitori c'è chi si chiede se abbia la struttura per reggere una campagna nazionale. Dopo essersi appoggiata a lungo alla macchina di Sanders, Ocasio-Cortez si ritrova a ripartire quasi da sola pochi mesi prima dell'inizio ufficiale delle manovre per il 2028, con uno staff più piccolo di quello di molti altri possibili candidati. Resta comunque la favorita a sinistra: ogni volta che il gruppo Our Revolution, nato dall'esperienza di Sanders, chiede ai propri iscritti i nomi preferiti per il 2028, lei è in cima alla lista.

Sanders compirà 87 anni poche settimane prima del voto del 2028 e ha ammesso che non si candiderà di nuovo alla presidenza, pur volendo continuare a pesare. Ocasio-Cortez, con cui parla più volte alla settimana, è la sua erede naturale. Non a caso, quando Sanders ha cercato qualcuno che portasse alla Camera la sua proposta di legge per regolare i nuovi centri dati, convinto che l'intelligenza artificiale sia una minaccia, si è rivolto a lei. Il suo ex responsabile della campagna Faiz Shakir è entrato nella cerchia ristretta dei suoi consiglieri e il suo ex responsabile della comunicazione Mike Casca è oggi il suo capo di gabinetto. Nello stesso spazio politico l'unica vera concorrenza, per ora, è il deputato Ro Khanna, copresidente della campagna di Sanders nel 2020, molto meno noto ma più attivo nel coltivare le proprie ambizioni presidenziali.

Gli strateghi dei suoi potenziali avversari calcolano che in una corsa presidenziale Ocasio-Cortez bloccherebbe per sé il 25-30% dell'elettorato di sinistra. La sua maggiore notorietà le porta anche un giudizio negativo più diffuso rispetto a molti altri possibili candidati. Ma in un campo che si annuncia frammentato, con una decina o più di contendenti competitivi, quella quota la metterebbe comunque in una buona posizione per conquistare la candidatura del partito, soprattutto se sarà una delle poche donne e una delle poche persone non bianche in corsa.

Il leader della minoranza democratica alla Camera Hakeem Jeffries ha appena nominato Ocasio-Cortez co-responsabile del gruppo di lavoro sulla sanità per l'agenda del partito in vista delle elezioni di metà mandato del 2026. Poche settimane prima il gruppo dei deputati progressisti aveva messo al centro del proprio programma la sua proposta di legge per mettere un tetto ai costi dell'assistenza all'infanzia, su cui collabora con Warren dopo averla ereditata da Mikie Sherrill, deputata più moderata che si è dimessa per diventare governatrice del New Jersey. È il segno che a Washington la deputata sta costruendo consenso anche oltre l'ala sinistra. Un modo per capire quali colleghi le hanno davvero parlato, nota la CNN, è vedere chi la chiama "Alex" e chi "AOC".

A chi le chiede se nel 2028 correrà per la presidenza o per il Senato, lo scorso maggio Ocasio-Cortez ha risposto che molti "danno per scontato che la mia ambizione sia un titolo o un seggio". "La mia ambizione è cambiare questo Paese", ha detto, indicando come obiettivi un sistema sanitario pubblico a pagatore unico, in cui lo Stato copre le spese mediche di tutti, e un salario dignitoso. "I presidenti vanno e vengono. Il Senato, i seggi alla Camera, le cariche elettive vanno e vengono."

Durante un intenso giro di tre giorni in Georgia, Ocasio-Cortez ha mostrato la stessa strategia di rivolgersi anche a chi vive lontano dalle roccaforti democratiche. Saputo che si sarebbe trovata lì nei giorni successivi alla decisione con cui la Corte Suprema aveva svuotato il Voting Rights Act, la legge che dal 1965 protegge il diritto di voto delle minoranze, ha voluto aggiungere una tappa domenicale alla Ebenezer Baptist Church di Atlanta, la chiesa un tempo guidata da Martin Luther King e oggi dal senatore Raphael Warnock. Presentata da Warnock come "voce di coscienza nazionale", ha tenuto una breve predica di quattro minuti, microfono in mano, richiamando l'eredità di King e invitando i presenti a restare uniti.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

China’s escalating crackdown on VPN use


For many years access to foreign media, social media platforms, and independent sources of information in China has been limited through extensive filtering and platform blocking. However, most Chinese could get around these restrictions by using VPNs without any serious consequences. Recent reporting suggests that law enforcement may now be clamping down on users who use a VPN. This worries us very much at Pirate Parties International, and so we decided it was a good time to share more information with our community in the hopes of applying global pressure to stop this.

The recent crackdown on VPNs marks a dangerous escalation in digital authoritarianism. The Chinese state is no longer merely censoring content, it is punishing regular people. A Pirate party to the best of our knowledge does not exist in China, as there is no venue to operate outside the communist party. The current situation shows the need for Pirate organizations that can help people seek information, communicate securely, and participate in the global public sphere. Here at Pirate Parties International, we hope that we will find Pirates in China who will join our global community and can help create venues for Chinese people to access online information without fear of getting caught. We hope inevitably that we can pressure the Chinese government to cease internet restrictions, and thus give their people the freedom to use the global internet with all of its good and bad content. China does not need to be a pariah nation.

A very large proportion of the world lives in China. They deserve the same uncensored information, secure communications, and privacy-enhancing technologies that most of us are able to access around the world. Punishing the mere use of VPNs is incompatible with basic human rights and deepens a broader system of surveillance and intimidation. VPNs are not crimes. They are essential safeguards for privacy, like a door in a bathroom. And we must respect everyone’s right to have this level of privacy.

There are not yet famous Pirate organizations in China, but we suspect that Pirates will soon begin organizing themselves better in China as a result of this crack down on VPN users. We call on Chinese Pirates to join us and support democratic reforms to your government, aim to find solutions that will assist the public to have free use of the internet. Protect at-risk activists, journalists, and researchers who depend on secure cross-border communications. Support the development and distribution of resilient anti-censorship technologies. Publicly condemn sanctions against VPN users and providers of lawful privacy and circumvention tools.

We stand with all people in China and elsewhere who defend the free internet. We hope that this situation improves, and we will continue to monitor it closely. If you or someone you know would like to share more information about this recent problem, please contact us and share more about things that the global Pirate movement can do to support the Chinese people.

Pirate parties have repeatedly opposed censorship, attacks on encryption, and Chinese-style models of internet control. Below we share some of the statements from Pirate parties that reflect our commitment to a free, uncensored, and privacy-respecting internet.


pp-international.net/2026/06/c…

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

PPE protects your right to know


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Dear Friend of Press Freedom:

“If I hadn’t had it, I’d be dead right now.” That’s how one journalist described the protective gear that kept her alive while covering a protest. So why are authorities trying to take it away? Plus: Our latest fights against the government secrecy and media mergers that are harming the public’s right to know.

PPE protects the public’s right to know


Reporters covering protests in the United States have been shot with crowd-control munitions, sprayed with tear gas, hit with cars, and physically attacked by both law enforcement and demonstrators.

So it makes sense that many journalists wear personal protective equipment like helmets, goggles, and gas masks at demonstrations, and that organizations like Reporters Without Borders offer grants for reporters to buy PPE. One journalist told Freedom of the Press Foundation (FPF) Senior Advocacy Adviser Caitlin Vogus that PPE is “the only reason I am alive.”

Yet across the country, jurisdictions are banning safety gear at public protests, Vogus explains. By stripping journalists of basic protections, these bans endanger both reporters and the public’s right to know.


Join us today to learn about attacks on the press at Delaney Hall


Journalists covering protests at the Delaney Hall immigration detention facility in Newark, New Jersey, over the past few weeks have been met with crowd-control munitions, pepper spray, and batons by law enforcement. The onslaught is part of a wave of violence journalists have faced documenting protests against Immigration and Customs Enforcement during President Donald Trump’s second administration.

Join us for a webinar at 2 p.m. ET today, where you’ll hear from FPF staff who have been documenting assaults of journalists on the ground, and from journalists who’ve observed and experienced officers’ violent tactics firsthand.


Trump’s disappearing DMs


The Trump Presidential Library recently told The Washington Post that it possessed “no records” of Donald Trump’s first-term Twitter direct messages.

But the same day, the library sent FPF a contradictory response confirming that it does hold those records. (The Trump library is the official National Archives and Records Administration website for processing FOIA requests, not to be confused with the shrine Trump is building in Miami.)

The DM disappearing act is a component of the administration’s broader assault on public access to its records, and raises uncomfortable questions about NARA’s ability to remain impartial, much less effective, at releasing Trump’s records under its new leadership.


Tell Congress to investigate crooked Paramount mergers


Paramount CEO David Ellison’s acquisition of CBS was enabled by a $16 million bribe to Donald Trump, laundered as a settlement of the president’s frivolous lawsuit, and a commitment to alter news content to Trump’s liking.

Now, Ellison wants to repeat the same playbook at CNN and HBO. We need lawmakers to use all of their available powers — both now and in the next Congress — to investigate these bribes and quid pro quo arrangements. Use our action center to tell your representatives to step up.


FPF sues to uncover search warrant abuses


FPF filed a federal Freedom of Information Act lawsuit against the Department of Justice to uncover whether the agency is systematically misrepresenting the law and hiding statutory press protections from federal judges so that it can secure search warrants against journalists.

The lawsuit, filed with assistance from Free Information Group, follows the DOJ’s failure to disclose records regarding the unprecedented January FBI raid on Washington Post reporter Hannah Natanson’s home. These include whether the agency has adopted an internal practice of hiding from magistrate judges the existence of the Privacy Protection Act of 1980 — which outlaws raids on newsrooms and journalists’ homes — to evade judicial scrutiny during leak investigations.


NDAs don’t belong in government


The Trump administration wants federal agencies to require employees to sign standardized nondisclosure agreements like the ones Trump used in the business world. If adopted, the rule would give the federal government a powerful weapon to silence public employees and trample on the free speech rights guaranteed to them by the U.S. Constitution.

Permitting federal agencies to force their employees to sign nondisclosure agreements is one more effort by this administration to silence dissent and punish whistleblowers.

We joined a coalition of press freedom and other rights organizations in opposing the rule.


What we're reading


Outrage mounts at assaults of journalists and hunger strikers at Delaney Hall

Truthout
“Protesters were literally pleading for press to remain. Police had other ideas,” said Adam Rose, FPF’s deputy director of advocacy.


Beyond Pulte, Congress cannot renew spy law without reforms

The Hill
Congress needs to make real changes to Section 702 of FISA to protect Americans’ privacy, even if Bill Pulte won’t be the permanent director of national intelligence.


More than 40 Democrats voted to let Trump spy on Americans. They might do it again

MS NOW
Speaking of Section 702, Democrats who support its reauthorization have a lot of explaining to do. Who exactly in the Trump administration do they trust with unchecked spying power? We joined a letter with over 100 organizations calling them out.


A merger could put two of America’s most important news archives under one owner

Poynter
Yet another reason that journalists should be concerned about the possible Paramount-Warner merger: Consolidation of the CNN and CBS News archives under a single owner who can allow or deny access at will.


Trump DOJ tried to surveil Minnesota journalists. A judge said no

Minnesota Spokesman-Recorder
“These failed search warrants are what happens when incompetent prosecutors pursue political vendettas instead of justice,” said FPF’s Vogus.


‘First Amendment nightmare’: Trump’s DOJ targets journalists AND their viewers

FPF
And the Minnesota search warrants didn’t just target Don Lemon and Georgia Fort — they targeted people who merely watched their YouTube channels too, FPF Executive Director Trevor Timm explains in a video.


My arrest as a student journalist

The News Record
It’s a disgrace that journalist Lucas Griffith was prosecuted for doing his job. We need more journalists with his backbone.


Transaction denied

Firewalls Don’t Stop Dragons
Rainey Reitman, FPF’s board president, explains on a podcast how our access to banks, credit cards, and payment processors can be weaponized to stifle speech.

Flyer for webinar on June 12 at 2 ET about attacks on the press at Delaney Hall in Newark, New Jersey
Flyer for FPF event with our board president Rainey Reitman on June 12 at POWERHOUSE Arena in Brooklyn


freedom.press/issues/ppe-prote…

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Usa e Iran vicini alla firma dell'accordo di pace, ma sui dettagli è ancora scontro


Il testo del memorandum è sostanzialmente stato concordato e la firma potrebbe arrivare a Ginevra nel fine settimana. Restano da risolvere dettagli su uranio arricchito, fondi congelati e Stretto di Hormuz, mentre Teheran e Washington si accusano a vicenda di mentire sul contenuto dell'accordo.

Stati Uniti e Iran hanno sostanzialmente concordato il testo di un memorandum per estendere il cessate il fuoco e aprire la strada a nuovi negoziati sul programma nucleare iraniano. Lo riferisce Axios, citando un diplomatico di uno dei Paesi mediatori e un funzionario americano. Allo stesso tempo, anche il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha annunciato su X che "è stato raggiunto un testo finale e concordato dell'accordo di pace". L'intesa, mediata da Qatar e Pakistan, dovrebbe essere intitolata "Memorandum di Islamabad", come riconoscimento per il ruolo chiave del Paese asiatico nel processo negoziale.

Amid ongoing intense mediation efforts by Pakistan, we are fully aware of incessant misinformation campaign being waged by those who want to sabotage the peace deal. Setting aside the noise, we can confirm that a final, agreed upon text of the peace deal has been reached and…
— Shehbaz Sharif (@CMShehbaz) June 12, 2026


Il presidente statunitense Donald Trump punta ora a una cerimonia di firma già nel fine settimana. Intanto, 4 aerei C-17 dell'aeronautica americana sono partiti verso l'Europa per preparare un possibile viaggio del vicepresidente JD Vance a Ginevra, dove la firma potrebbe avvenire nei prossimi giorni.

Teheran, però, frena ancora: il Ministero degli Esteri ha fatto sapere che l'Iran "non ha ancora preso una decisione definitiva". Secondo due fonti citate da Axios, il testo sarebbe stato approvato ad alti livelli, ma probabilmente non avrebbe ancora ricevuto il via libera definitivo della Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Intanto il premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo una fonte americana citata sempre da Axios, sarebbe stato colto totalmente di sorpresa dall'annuncio di Trump di un accordo imminente e nei giorni scorsi avrebbe contattato alleati vicini alla Casa Bianca per raccogliere maggiori informazioni sul suo contenuto.

Cosa prevede il memorandum?


Secondo Axios, il memorandum prevede di estendere di 60 giorni il cessate il fuoco annunciato a inizio aprile, estendendolo anche al Libano, dove è in corso una guerra tra Israele ed Hebzollah. In questa finestra di tempo si dovranno tenere i negoziati sul futuro del programma nucleare, mentre lo Stretto di Hormuz, di fatto chiuso dall'Iran dall'inizio della guerra, dovrebbe riaprire subito e senza pedaggi, con un ritorno ai volumi di traffico precedenti al conflitto entro 30 giorni. In cambio, gli Stati Uniti si impegnano a revocare il blocco navale imposto ai porti iraniani.

Per quanto riguarda il nucleare, l'Iran dovrebbe nuovamente impegnarsi per iscritto a non acquisire mai un'arma atomica e ad affrontare la questione dell'uranio arricchito attualmente in suo possesso nel corso dei negoziati. Un alto funzionario americano ha spiegato che una delle opzioni sul tavolo è la diluizione dell'uranio altamente arricchito all'interno del Paese, sotto la supervisione degli ispettori delle Nazioni Unite. Ogni passo concreto dipenderà però dall'accordo, più dettagliato, che dovrà essere trovato sul programma nucleare.

Il Memorandum prevede anche che le sanzioni imposte contro l'Iran vengano alleggerite gradualmente: Teheran dovrebbe ricevere anche esenzioni temporanee per vendere petrolio per 60 giorni, con benefici crescenti legati al rispetto degli impegni previsti dal Memorandum. "Non c'è una data fissata per l'allentamento delle sanzioni, sarà tutto legato all'attuazione dell'accordo", ha detto una fonte diplomatica ad Axios.

Il nodo più delicato riguarda però i miliardi di dollari iraniani congelati all'estero. Teheran insiste per ricevere subito alla firma dell'accordo una parte dei fondi in oggetto, mentre Washington vuole sbloccarli a tranche, man mano che l'Iran rispetterà i patti. Secondo Axios, Stati Uniti, Iran e Qatar hanno già discusso un meccanismo che consentirebbe a Teheran di accedere subito a una parte dei fondi congelati in Qatar per acquistare beni umanitari.

Ma il vicepresidente Vance è intervenuto su X per smentire le voci circolate tra i repubblicani: "Gli iraniani non riceveranno alcun contante e nessun fondo sarà sbloccato solo per aver firmato un accordo o partecipato a una riunione". L'Amministrazione Trump vuole, infatti, evitare ogni paragone con l'accordo nucleare dell'era Obama, duramente criticato dai repubblicani a suo tempo anche per il rilascio di miliardi di asset congelati a Teheran.

Guerra Usa-Iran · La svolta diplomatica?

Il Memorandum di Islamabad: l'intesa che può fermare la guerra in Iran
Stati Uniti e Iran hanno concordato il testo di un memorandum che estende il cessate il fuoco di 60 giorni e permetterebbe di riaprire lo Stretto di Hormuz alla navigazione. Trump punta alla firma a Ginevra già nel fine settimana, ma Teheran frena e fa circolare una versione diversa dell'accordo.
Mediazione di Qatar e Pakistan Ricostruzione basata su Axios e IRNA

Cessate il fuoco
0giorni

e

Riapertura di Hormuz
0giorni

La tregua viene estesa di due mesi e allargata anche al Libano
Tempo previsto per tornare ai volumi di traffico precedenti alla guerra

In questa finestra si negozierà il futuro del programma nucleare iraniano

Esplora la possibile intesa
1 I termini 2 Le tappe 3 Le versioni 4 I nodi

I termini del Memorandum
Che cosa dà Teheran e che cosa offre Washington
Secondo la versione riportata da Axios, l'intesa si regge su uno scambio di impegni paralleli tra i due Paesi.

L'Iran si impegna a

Riaprire subito lo Stretto di Hormuz, senza pedaggi, chiuso dall'inizio della guerra

Rinunciare per iscritto all'arma atomica, rinnovando l'impegno a non acquisirla mai

Negoziare sull'uranio arricchito in suo possesso: tra le opzioni, la diluizione sotto la supervisione degli ispettori Onu

Gli Stati Uniti si impegnano a

Revocare il blocco navale imposto ai porti iraniani

Alleggerire gradualmente le sanzioni, con benefici crescenti legati al rispetto da parte iraniana dei patti

Concedere esenzioni di 60 giorni per la vendita di petrolio iraniano

Nessuna data fissata per l'allentamento delle sanzioni: ogni passo concreto, spiega una fonte diplomatica, sarà legato all'attuazione concreta dell'accordo.

Il calendario dell'intesa
Dalla firma a Ginevra ai negoziati sul nucleare: le scadenze previste
I giorni si contano a partire dall'entrata in vigore del Memorandum.

Giorno
0

Firma, riapertura di Hormuz e revoca del blocco navale
Trump punta a una cerimonia a Ginevra già nel fine settimana: 4 aerei C-17 sono partiti verso l'Europa per un possibile viaggio del vicepresidente Vance a questo scopo. Lo Stretto riaprirebbe subito e senza pedaggi.

Entro il giorno
30

Il traffico nello Stretto dovrà tornare ai livelli precedenti alla guerra
Da Hormuz transitava circa un quinto del greggio mondiale: il ritorno ai volumi pre-conflitto è la condizione chiave per far tornare alla normalità i mercati energetici mondiali.

Entro il giorno
60

Si chiude la finestra negoziale sul programma nucleare
Nei due mesi di tregua — estesa anche al Libano — si dovrà trovare l'accordo di dettaglio sul futuro del programma nucleare iraniano. Per lo stesso periodo l'Iran riceverà esenzioni temporanee per vendere il proprio petrolio.

L'accordo conteso
La bozza fatta circolare da Teheran racconta un accordo diverso
L'agenzia di Stato iraniana IRNA ha diffuso una versione con termini alquanto distanti da quelli riportati da Axios. Trump l'ha respinta: "Non hanno nulla a che vedere con quelli concordati per iscritto".

Versione Axios — fonti Usa e dei mediatori
Bozza IRNA — media di Stato iraniani

Stretto di Hormuz

Versione Axios
Riapertura immediata e senza pedaggi, con ritorno ai volumi pre-guerra entro 30 giorni

Bozza IRNA
Nessun impegno: resta "una questione regionale" da gestire con un'intesa tra Iran e Oman

Programma missilistico e proxy

Versione Axios
Il Memorandum non li menziona: il negoziato dei 60 giorni riguarda solo il programma nucleare

Bozza IRNA
Missili e sostegno a Hezbollah e Houthi esplicitamente esclusi da ogni futuro negoziato

Fondi iraniani congelati

Versione Axios
Sblocco a tranche, legato al rispetto dei patti. Allo studio un accesso limitato ai fondi in Qatar per beni umanitari

Bozza IRNA
Rilascio immediato di una parte dei fondi subito dopo la firma dell'accordo

Gli ostacoli alla firma
Quattro incognite che pesano ancora sul destino dell'accordo
Tocca ogni voce per leggere i dettagli.

1

Il via libera della Guida Suprema
Teheran: "Nessuna decisione definitiva"

Il testo sarebbe stato approvato ad alti livelli, ma secondo le fonti di Axios mancherebbe ancora il via libera definitivo della Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Il Ministero degli Esteri conferma che la decisione finale non è stata presa, anche se il ministro Araghchi assicura che l'accordo "non è mai stato così vicino".

2

I miliardi congelati all'estero
Subito alla firma o a tranche?

È il punto più delicato dell'intesa: Teheran vuole una parte dei fondi sbloccata immediatamente alla firma, Washington intende invece sbloccarli man mano che l'Iran rispetterà i patti. L'Amministrazione Trump vuole evitare ogni paragone con l'accordo dell'era Obama, criticato dai repubblicani anche per il rilascio di fondi congelati iraniani.
"Gli iraniani non riceveranno alcun soldo e nessun fondo sarà sbloccato solo per aver firmato un accordo"JD Vance, vicepresidente Usa

3

La sorpresa di Netanyahu
Israele non era informata dell'accordo

Secondo una fonte americana citata da Axios, il premier israeliano sarebbe stato colto totalmente di sorpresa dall'annuncio di Trump e avrebbe contattato alleati vicini alla Casa Bianca per raccogliere informazioni sul contenuto dell'intesa — che estende la tregua anche al Libano, dove Israele combatte contro Hezbollah.

4

Le tensioni nello Stretto
Droni contro navi indiane e prove di forza

Trump ha definito "totalmente inaccettabile" un attacco con droni iraniani, respinto, contro navi indiane in uscita dallo Stretto. Da Teheran, intanto, i vertici militari rivendicano il controllo dell'area.
"Oggi la nostra potenza è dominante nella regione di Hormuz, nessuna nave può più entrare nel Golfo senza il nostro permesso"Habibollah Sayyari, capo di Stato Maggiore iraniano

Fonti Axios, IRNA, dichiarazioni ufficiali su X e Truth Social. I termini dell'accordo non sono ancora stati pubblicati ufficialmente: la ricostruzione riflette le versioni circolate al 12 giugno 2026.

Le due versioni divergenti e la reazione di Trump


Sul contenuto dell'accordo sono circolate oggi diverse versioni. L'agenzia di Stato iraniana IRNA ha, infatti, diffuso quella che descrive come una bozza dell'accordo, con termini alquanto diversi da quelli riportati da Axios: nella versione iraniana non sarebbe previsto nessun impegno da parte di Teheran sullo sblocco dello Stretto di Hormuz, che resterebbe "una questione regionale" da gestire con un accordo tra Iran e Oman. Inoltre il programma missilistico iraniano sarebbe escluso dai negoziati, così come il supporto iraniano ai proxy regionali (come Hezbollah e gli Houthi) e sarebbe previsto anche il rilascio immediato di una parte dei fondi iraniani attualmente congelati subito dopo la firma.

Trump ha reagito duramente su Truth Social alle indiscrezioni lasciate trapelare dai media statali iraniani: "I termini che l'Iran ha fatto trapelare alle Fake News non hanno NULLA a che vedere con quelli concordati per iscritto", ha detto, prima di accusare l'Iran di essere sleale e di non star negoziando in buona fede. Il presidente ha anche definito "totalmente inaccettabile" quello che descrive come un attacco con droni iraniani, respinto, contro navi indiane in uscita dallo Stretto.

Da Teheran, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto alle polemiche confermando che l'accordo "non è mai stato così vicino", ed invitando i media a non speculare sui contenuti. Allo stesso tempo l'ammiraglio Habibollah Sayyari, capo di Stato Maggiore dell'esercito iraniano, ha rivendicato il controllo militare iraniano sullo Stretto: "Oggi la nostra potenza è dominante nella regione di Hormuz, nessuna nave può più entrare nel Golfo senza il nostro permesso".

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Ho consigliato a Confindustria di fare politica, ma non coi partiti, bensì con gli strumenti di democrazia diretta.

L'occasione è stata l'Assemblea annuale dei Giovani di Confindustria del 5-6 giugno, alla quale ero stato invitato dalla Presidente Maria Anghileri, per dialogare sul tema "demografia e democrazia".

Vi racconto com'è andata nella mia newsletter, che esce domani: substack.com/@marcocappato

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Retroscena: panico della Casa Bianca sui file Epstein, riunioni e duri scontri nel team di Trump


Un nuovo libro in uscita, il cui estratto è stato pubblicato in esclusiva dal New York Times svela mesi di crisi interna, finora nascosta al grande pubblico, alla Casa Bianca sui file Epstein: lo scontro Bongino-Bondi, i timori di Vance e i tentativi di Trump di fermare le rivelazioni.

Lo scandalo dei file Epstein ha paralizzato la Casa Bianca molto più di quanto finora si sapesse. Lo rivela in esclusiva un estratto pubblicato del New York Times firmato da Maggie Haberman e Jonathan Swan, tratto dal loro libro in uscita Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump. Nell'estate del 2025 i più stretti consiglieri di Donald Trump si riunirono più volte nella Situation Room, il bunker riservato alle crisi di sicurezza nazionale, per contenere lo scandalo che rischiava di minacciare il presidente in persona.

La riunione nel bunker


La prima riunione raccontata nell'estratto del nuovo esplosivo libro dei due giornalisti americani risale al 17 luglio 2025. Dieci giorni prima, il Dipartimento di Giustizia e l'Fbi avevano pubblicato un memo in cui affermavano che non esisteva alcuna "lista di clienti" di Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per crimini sessuali e morto in carcere nel 2019. Il documento doveva chiudere il caso, ma ottenne invece l'effetto opposto: scatenò infatti la rivolta di una parte della base MAGA, convinta da anni che quella lista nascondesse una cospirazione ai vertici del potere. A peggiorare le cose, il video di sorveglianza del carcere dove era rinchiuso Epstein diffuso insieme al memo presentava un minuto mancante, un salto nel contatore orario che per molti sostenitori di Trump divenne la prova di un insabbiamento.

Al tavolo, senza la presenza di Trump, sedevano tra gli altri il vicepresidente JD Vance, il capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles e l'allora vice Procuratore Generale, ed oggi Procuratore Generale ad interim, Todd Blanche. Vance, apparso ai presenti in preda al panico per le divisioni nella coalizione MAGA, spingeva per pubblicare tutti i file, comprese le accuse non verificate contro il presidente: il Congresso, sosteneva il vicepresidente, avrebbe comunque forzato la mano alla Casa Bianca. Per questo punto proponeva anche di far intervistare in carcere (da Tucker Carlson) Ghislaine Maxwell, la ex compagna e complice di Epstein, nella speranza che potesse scagionare Trump. Alla fine è prevalsa però l'opzione di Blanche: chiedere ai tribunali di desecretare le testimonianze del gran giurì. Una richiesta destinata quasi certamente a essere respinta, così che fossero i giudici, e non la Casa Bianca, a prendersi la responsabilità di negare i documenti.

Ironicamente, a fine luglio è stato lo stesso Blanche a interrogare Maxwell per due giorni, per alcuni interrogatori nel corso dei quali la donna gli ha detto di non aver mai assistito a comportamenti scorretti da parte di Trump. Poco dopo Maxwell è stata trasferita senza spiegazioni in un carcere federale di minima sicurezza in Texas, una mossa che ha alimentato ulteriormente l'indignazione pubblica. In una riunione successiva, tenutasi ad agosto, Vance ha proposto di andare di persona a farsi intervistare da Joe Rogan per difendere la linea dell'Amministrazione, dopo che Rogan aveva rifiutato di ospitare Blanche. Quell'intervista, però, non si è fatta mai.

Proprio durante la riunione del 17 luglio il Wall Street Journal aveva pubblicato l'articolo esplosivo sul biglietto di auguri attribuito a Trump per il compleanno di Epstein nel 2003, con il disegno di una donna nuda e un dialogo immaginario su un "meraviglioso segreto" tra i due uomini. Nei giorni precedenti il presidente aveva telefonato a Rupert Murdoch e alla direttrice del giornale Emma Tucker per bloccare il pezzo, arrivando a dirle che così facendo dimostrava di "odiare l'America", ma senza alcun successo.

Esclusiva NYT · Estratto di "Regime Change"

File Epstein, la crisi che la Casa Bianca ha gestito dal bunker
Nell'estate del 2025 i più stretti consiglieri di Trump si riunirono più volte nella Situation Room per cercare di contenere lo scandalo. Le rivelazioni del nuovo esplosivo libro di Maggie Haberman e Jonathan Swan.
"Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump" In uscita il 23 giugno 2026

Lo scandalo in un numero
0+
Le volte in cui Trump, la sua famiglia e i luoghi che frequenta compaiono nei file pubblicati, secondo un'analisi del New York Times

8 voli
Di Trump sul jet privato di Epstein tra il 1993 e il 1996

1 minuto
Mancante nel video del carcere diffuso con il memo

2+ riunioni
Nella Situation Room per contenere lo scandalo, estate 2025

Esplora la ricostruzione
1 Il bunker 2 I protagonisti 3 I numeri 4 Le tappe

La riunione decisiva
Le tre opzioni discusse nella Situation Room, senza il presidente
Dieci giorni dopo il memo che negava l'esistenza di una "lista di clienti" di Epstein, i vertici dell'Amministrazione Trump si chiusero nel bunker della Situation Room per decidere come placare la rivolta della base MAGA.

17
Luglio 2025

Situation Room, Casa Bianca
Al tavolo, tra gli altri: il vicepresidente JD Vance, il capo dello staff Susie Wiles e il vice Procuratore Generale Todd Blanche. Trump è assente.

Le opzioni discusse

Proposta di Vance Scartata
Pubblicare tutti i file
Comprese le accuse non verificate contro il presidente. Il Congresso, sostiene il vicepresidente, forzerà comunque la mano alla Casa Bianca.

Proposta di Vance Scartata
Far intervistare Maxwell in carcere da Tucker Carlson
Nella speranza che la ex complice di Epstein scagioni Trump davanti al pubblico conservatore.

Proposta di Blanche La linea scelta
Chiedere ai tribunali di desecretare gli atti dei grand jury
Una richiesta destinata quasi certamente al rifiuto: così sarebbero stati i giudici, e non la Casa Bianca, a prendersi la responsabilità di negare i documenti.

Intanto
Lo stesso giorno il Wall Street Journal ha pubblicato l'articolo sul biglietto di auguri attribuito a Trump per il compleanno di Epstein nel 2003. Nei giorni precedenti il presidente aveva telefonato a Rupert Murdoch e alla direttrice Emma Tucker per bloccare il pezzo, senza successo.

Dentro la Casa Bianca
Chi ha gestito la crisi, e come: tocca un nome per i dettagli

JD

JD Vance
Vicepresidente

Appare ai presenti in preda al panico per le divisioni nella coalizione MAGA. Spinge per pubblicare tutto e propone le interviste a Maxwell (con Carlson) e a sé stesso (con Joe Rogan, che aveva rifiutato di ospitare Blanche). Nessuna delle due si farà mai.

TB

Todd Blanche
Allora vice Procuratore Generale, oggi Procuratore Generale ad interim

La sua linea prevale: chiedere ai giudici un desecretamento destinato al rifiuto. A fine luglio è lui a interrogare Maxwell per 2 giorni: la donna gli dice di non aver mai assistito a comportamenti scorretti di Trump. Poco dopo viene trasferita senza spiegazioni in un carcere di minima sicurezza in Texas.

DB

Dan Bongino
Ex vicedirettore dell'Fbi

Esplode contro Bondi il giorno del memo: "Hai rovinato tutto fin dall'inizio". Accusato da Wiles di una fuga di notizie ad ABC News, offre 100mila dollari in contanti a chi dimostri che è stato lui, poi abbandona la riunione. Predice che il caso diventerà "lo scandalo Iran-Contra di Trump".

PB

Pam Bondi
Ex Procuratrice Generale

Aveva promesso in tv la pubblicazione della lista ("è sulla mia scrivania") e distribuito agli influencer di destra raccoglitori presentati come "i file Epstein", rivelatisi in realtà pieni di materiale già noto. Bongino e il direttore dell'Fbi Kash Patel ne hanno chiesto ripetutamente le dimissioni.

DT

Donald Trump
Presidente — assente dal bunker

Non vuole alcuna trasparenza sui file. Telefona a Murdoch per bloccare l'articolo del WSJ, rimprovera Charlie Kirk dopo un evento ostile a Bondi e definisce "deboli" ed "ex sostenitori MAGA" chi chiede la pubblicazione. A novembre 2025 sarà però costretto a firmare la legge che la impone.

Il bilancio dello scandalo
Quanto pesa il caso Epstein sulla presidenza, in sei dati

38.000+
Riferimenti a Trump, famiglia e luoghi nei file (analisi NYT)

8+
Voli di Trump sul jet di Epstein nel 1993-96, sempre negati

1 min
Il salto nel video del carcere che riaccende i sospetti

2 giorni
L'interrogatorio di Maxwell condotto da Blanche a fine luglio

100mila $
Offerti in contanti da Bongino a chi provi che la talpa è stata lui


Tema più citato dagli elettori indecisi nei focus group (memo Fabrizio, marzo 2026)

Hai rovinato tutto fin dall'inizio.

Dan Bongino a Pam Bondi, il giorno della pubblicazione del memo, secondo la ricostruzione di Haberman e Swan

Un anno di crisi
Dal memo che doveva chiudere il caso alla legge che lo ha riaperto
Tocca un evento per i dettagli.

7 luglio 2025
Il memo Dip. Giustizia-Fbi: "Non esiste una lista di clienti"

Il documento doveva chiudere il caso, ma scatena la rivolta di una parte della base MAGA. Il video di sorveglianza del carcere, diffuso insieme al memo, presenta un minuto mancante.

17 luglio 2025
Prima riunione di emergenza nella Situation Room, assente Trump

Prevale la linea Blanche: chiedere ai tribunali il desecretamento degli atti dei grand jury, richiesta destinata al rifiuto. Lo stesso giorno, però, il WSJ pubblica l'articolo sul biglietto di auguri di Trump ad Epstein del 2003.

Fine luglio 2025
Blanche interroga Maxwell per 2 giorni

La donna dice di non aver mai assistito a comportamenti scorretti di Trump. Poco dopo viene trasferita senza spiegazioni in un carcere federale di minima sicurezza in Texas.

Agosto 2025
Seconda riunione: Vance si propone per il podcast di Rogan

Rogan aveva rifiutato di ospitare Blanche. L'intervista del vicepresidente in difesa dell'Amministrazione Trump non si terrà mai.

Novembre 2025
Trump costretto a firmare l'Epstein Files Transparency Act

La pressione bipartisan al Congresso diventa inarrestabile. La legge approvata a larga maggioranza impone all'Amministrazione Trump la pubblicazione di migliaia di pagine fino ad allora riservate.

Dic 2025 — Feb 2026
I file escono: oltre 38mila riferimenti a Trump

Secondo una analisi del New York Times. Tra i documenti, i registri di volo con almeno 8 viaggi del presidente sul jet privato di Epstein tra il 1993 e il 1996, fino a quel momento sempre negati.

Marzo 2026
Il memo di Tony Fabrizio: lo scandalo pesa ancora sugli indecisi

Il sondaggista preferito del presidente indica i file Epstein come sesto tema più citato nei focus group con gli elettori indecisi: "un reale elemento negativo" per il presidente.

Fonte M. Haberman, J. Swan, "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump" (Simon & Schuster, 23 giugno 2026), estratto pubblicato dal New York Times · Analisi NYT sui file pubblicati dal Dipartimento di Giustizia · Giugno 2026

La furia di Bongino


L'estratto del libro documenta anche la rabbia di Dan Bongino, allora vicedirettore dell'Fbi. Il giorno della pubblicazione del memo Bongino ha urlato davanti ai colleghi prendendosela con l'allora Procuratrice Generale Pam Bondi: "Hai rovinato tutto fin dall'inizio", le ha detto, accusandola per le promesse fatte in tv sulla pubblicazione della lista che si trova "sulla mia scrivania". Mesi prima, Bondi aveva anche distribuito a un gruppo di influencer di destra dei raccoglitori presentati come "i file Epstein", che si rivelarono invece pieni di materiale già noto: un fiasco che aveva trasformato persino i sostenitori più fedeli dell'Amministrazione in feroci critici.

Due giorni dopo lo scontro sul memo, accusato da Wiles di aver passato notizie riservate ad ABC News, Bongino aveva offerto centomila dollari in contanti a chiunque fosse in grado di dimostrare che fosse stato lui responsabile della fuga di notizie e poi aveva abbandonato la riunione. Proprio in quel periodo aveva predetto che il caso Epstein sarebbe diventato "lo scandalo Iran-Contra di Trump" e sia lui sia il direttore dell'Fbi Kash Patel avevano chiesto le dimissioni di Bondi.

Da parte sua, il presidente Trump non voleva alcuna trasparenza sui file di Epstein. Aveva persino rimproverato al telefono Charlie Kirk dopo un evento di Turning Point USA trasformatosi in un processo pubblico a Bondi per la mancata pubblicazione dei file di Epstein e ha definito più volte "deboli" ed "ex sostenitori MAGA" coloro che chiedevano la pubblicazione di questi documenti.

La legge che Trump non voleva firmare


Con l'andare del tempo, però, la pressione bipartisan al Congresso è diventata inarrestabile. A novembre 2025 il presidente è stato così costretto a firmare l'Epstein Files Transparency Act, la legge che ha imposto la pubblicazione di migliaia di pagine dei file Epstein fino a quel momento riservati. Secondo un'analisi del New York Times, Trump, la sua famiglia e luoghi da lui frequentati spesso come il suo club a Mar-a-Lago vi compaiono più di 38mila volte. Tra i documenti ci sono i registri di volo che mostrano almeno otto viaggi dell'attuale presidente sul jet privato di Epstein tra il 1993 e il 1996, nonostante Trump avesse più volte dichiarato di non esserci mai salito.

Lo scandalo pesa ancora oggi. In un memo interno risalente a marzo 2026, il sondaggista preferito del presidente Tony Fabrizio ha indicato i file Epstein come sesto tema più citato nei focus group con gli elettori indecisi, definendoli "un reale elemento negativo". La Casa Bianca, interpellata dal New York Times, ha replicato che Trump "ha fatto per le vittime di Epstein più di chiunque altro prima di lui".

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

✨ ShinyHunters colpisce le università americane con uno zero-day Oracle PeopleSoft: l’operazione UNC6240 analizzata da Mandiant
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/shinyh…

@informatica


ShinyHunters colpisce le università americane con uno zero-day Oracle PeopleSoft: l’operazione UNC6240 analizzata da Mandiant


Si parla di:
Toggle

Mandiant e Google Threat Intelligence Group (GTIG) hanno pubblicato oggi un rapporto dettagliato su una campagna attiva di compromissione ed estorsione attribuita a UNC6240, meglio noto come ShinyHunters. L’obiettivo: le istituzioni universitarie americane, colpite attraverso uno zero-day critico in Oracle PeopleSoft che ha consentito l’accesso non autenticato a centinaia di sistemi prima ancora che Oracle rilasciasse la patch.

Il vettore d’attacco: CVE-2026-35273, un RCE con CVSS 9.8


Al centro della campagna si trova CVE-2026-35273, una vulnerabilità di remote code execution (RCE) con punteggio CVSS di 9.8 nel componente Environment Management di Oracle PeopleSoft. Il punto di ingresso sfruttato è l’Environment Management Hub (PSEMHUB), un servizio amministrativo spesso esposto direttamente su Internet nelle configurazioni multi-server. L’attività — documentata tra il 27 maggio e il 9 giugno 2026 — ha preceduto l’advisory Oracle del 10 giugno 2026, classificando di fatto l’exploit come zero-day operativo per oltre due settimane.

GTIG ha identificato gli endpoint vulnerabili e avviato notifiche a oltre 100 organizzazioni globali, con una concentrazione geografica negli Stati Uniti. Particolarmente colpito il settore dell’istruzione superiore: il 68% delle organizzazioni notificate sono atenei e college.

Chi sono gli ShinyHunters: da BreachForums a campagne zero-day


ShinyHunters (tracciato da Mandiant come UNC6240) è un gruppo cybercriminale che si è fatto conoscere tra il 2020 e il 2022 per una serie di breach di alto profilo — AT&T, Ticketmaster, Santander, Advance Auto Parts — venduti poi su BreachForums. Il gruppo ha assunto il controllo di BreachForums dopo l’arresto degli amministratori precedenti, consolidando la propria posizione nell’ecosistema del cybercrime anglofono. La campagna attuale segna un’evoluzione tattica: da semplici acquirenti di accesso iniziale a gruppo capace di sviluppare o acquisire exploit zero-day per piattaforme enterprise.

Infrastruttura C2: MeshCentral travestito da Microsoft Azure


L’analisi delle directory aperte sui cinque host di staging (IP sequenziali 142.11.200.186–190) ha rivelato un’infrastruttura C2 basata su MeshCentral, un software open-source di remote management. Gli agenti Windows precompilati erano rinominati per mimare endpoint legittimi di Microsoft Azure:

  • meshagent64-azure-ops.exe
  • meshagent32-azure-ops.exe
  • meshagent64-v2.exe

Tutti gli agenti erano hardcoded per connettersi al server C2 wss://azurenetfiles.net:443/agent.ashx. Il dominio azurenetfiles.net è stato scelto per imitare Microsoft Azure NetApp Files, una tecnica di masquerading volta a confondere i team di sicurezza durante l’analisi dei log di rete. I server di staging eseguivano Python SimpleHTTP sulla porta 8888, inavvertitamente esposti al pubblico — errore OPSEC che ha permesso a Mandiant e ai ricercatori indipendenti di recuperare l’intero corredo di artefatti.

Timeline operativa e reconnaissance


Il file .bash_history — identico su tutti e cinque i server di staging — ha fornito una timeline dettagliata delle operazioni. Il 27 maggio 2026 alle 22:14 UTC gli attaccanti hanno installato MeshCentral (v1.1.59); pochi minuti dopo, alle 22:25 UTC, hanno configurato il client acme-client per l’automazione dei certificati Let’s Encrypt per il dominio di masquerading. La reconnaissance sulle reti interne delle vittime includeva:

  • Lettura del file psappsrv.cfg per estrarre hostname e indirizzi IP interni
  • Analisi dei mount NFS attivi (mount | grep psoft)
  • Lettura del file /etc/hosts per mappare la topologia interna
  • Ispezione delle configurazioni WebLogic (config.xml)


Propagazione laterale e script fanout


Una volta ottenuto l’accesso al primo nodo, gli attaccanti hanno utilizzato MeshCentral per distribuire uno script Bash denominato [victim_abbreviation]_fanout.sh, scritto direttamente in /tmp tramite heredoc. Lo script automatizza il credential spraying SSH verso gli host interni, parsing la lista da /etc/hosts, e — una volta ottenuto l’accesso — copia un file di estorsione nelle directory WebLogic e Process Scheduler:

README-IF-YOU-SEE-THIS-YOUVE-BEEN-HACKED.TXT

L’esfiltrazione dei dati è avvenuta tramite compressione con zstd seguita da una connessione SSH in uscita verso 176.120.22.24, IP che ospita il mirror pubblico del ShinyHunters Data Leak Site (DLS). Il 9 giugno 2026, alcune organizzazioni vittime sono apparse sul DLS confermando la compromissione avvenuta con successo.

Indicatori di compromissione (IoC)

# IP di staging C2
142.11.200.186
142.11.200.187
142.11.200.188
142.11.200.189
142.11.200.190

# DLS mirror
176.120.22.24

# Dominio C2
azurenetfiles.net

# Hash SHA-256 artefatti
.bash_history:              2ab684d93c1553fad87041b4dea97188a97e78589deee2a7bacff905564f3a35
meshagent64-azure-ops.exe:  f02a924c9ff92a8780ce812511341182c6b509d45bc59f3f7b522e37225d24fc
meshagent64-v2.exe:         d83fdb9e53c5ff03c4cb0451ea1bebd79b53f29eadc1e2fa394c7af13a86ce2f
meshagent32-azure-ops.exe:  c7e9332731b06644fc73e0046a2a89eaa59b09f54250e9bd622467187351711f
meshagent (Linux):          68257a6f9ff196179ec03624e849927f26599eb180a7c82e14ef5bc4e93bc309

# Porte
Python SimpleHTTP: porta 8888
WebSocket C2: wss://azurenetfiles.net:443/agent.ashx

Azioni di remediation prioritarie


Per i team di sicurezza che gestiscono ambienti Oracle PeopleSoft, Mandiant raccomanda azioni immediate:

  • Disabilitare EMHub: in configurazioni multi-server, disabilitare il servizio Environment Management Hub; in configurazioni single-server, rimuovere completamente l’applicazione PSEMHUB.
  • Blocco perimetrale: bloccare l’accesso esterno agli endpoint /PSEMHUB/* e /PSIGW/HttpListeningConnector a livello firewall — non affidarsi esclusivamente a regole WAF.
  • Analisi log: verificare nei log WebLogic richieste POST anomale verso /PSEMHUB/hub da IP esterni.
  • Audit filesystem: cercare file .jsp non previsti in PSEMHUB.war/ e directory inattese logs/, persistantstorage/, scratchpad/.
  • Monitoraggio NetFlow: rilevare traffico SMB in uscita (porta 445) da host PeopleSoft verso destinazioni internet esterne (indicatore potenziale di cattura hash NetNTLM).

Fonte primaria: Mandiant / Google Cloud Blog, 11 giugno 2026.


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Flotilla, Acerbo (Rifondazione): “governo si attivi per liberazione Nico e Dina” home.rifondazione.eu/2026/06/1… #ComunicatiStampa

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Perché Cina, Russia e Stati Uniti d'America temono un’Unione Europea davvero unita?

Perché sanno che, se restiamo divisi, siamo 27 Stati più facili da trattare, ricattare e sopraffare. Ma se agiamo insieme, diventiamo una potenza politica, economica e diplomatica capace di stare allo stesso livello dei grandi attori globali.

È per questo che la discussione sul futuro del servizio diplomatico dell’Unione Europea non può diventare un passo indietro. Francia, Germania e altri governi vogliono rimettere mano al SEAE: può anche essere necessario correggerne i limiti, ma la risposta non può essere riportare la politica estera nelle mani dei singoli governi nazionali, sarebbe folle.

Serve l’opposto: più integrazione europea, una diplomazia comune più forte, una voce unica dell’Unione Europea nel mondo!

Lo ha detto anche Kaja Kallas alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco: in un mondo sempre più duro, gli europei devono tornare a contare.
E per contare, devono agire insieme.

L’Europa Federale è la condizione minima necessaria per non essere schiacciati dagli altri ⚡

#UnioneEuropea #Europa #Geopolitica #PoliticaEstera #EuropeanUnion #Volt #VoltEuropa #EuropaFederale

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

@andre_meister droppt bei @netzpolitik_feed neue 🔥 Leaks 🔥 zur #Chatkontrolle!

+++ „Deutschland spricht sich für eine weitgehende Chatkontrolle aus, entgegen anderslautender Äußerungen der Bundesregierung.“ +++ Juristischer Dienst im Rat warnt weiter „vor genereller Suche in interpersoneller Kommunikation“ +++ Mitgliedsstaaten sind sich bei Details uneins.

Jetzt aktiv werden #ChatkontrolleStoppen!
Bundesregierung und Regierungsparteien an ihre Versprechen erinnern:
chat-kontrolle.eu/index.php/20…


Die EU-Institutionen verhandeln zentrale Aspekte der Chatkontrolle. Rat und Parlament streiten, ob Internet-Dienste alle Nutzer freiwillig scannen dürfen oder verdächtige Nutzer verpflichtend scannen müssen. Wir veröffentlichen eingestufte Verhandlungsdokumente. netzpolitik.org/2026/interne-d…

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Gli Stati Uniti hanno già rimborsato quasi 22 miliardi di dollari di dazi


Il Tesoro americano ha restituito agli importatori una cifra pari ai dazi incassati a maggio: le entrate doganali nette sono risultate negative per la prima volta almeno dal 2015.

Il Tesoro degli Stati Uniti ha rimborsato a maggio quasi 22 miliardi di dollari di dazi alle aziende importatrici. Sono le prime restituzioni da quando la Corte Suprema ha bocciato una parte centrale della politica commerciale del presidente Donald Trump. Secondo i dati mensili pubblicati mercoledì dal dipartimento del Tesoro, la cifra equivale più o meno ai dazi incassati nello stesso mese e i rimborsi hanno quindi di fatto azzerato le entrate doganali del governo federale.

Le entrate nette dai dazi sono anzi risultate leggermente negative, per circa 42 milioni di dollari: il governo ha cioè restituito agli importatori più di quanto ha incassato alle dogane. Secondo i dati raccolti da Bloomberg, che partono dal 2015, non era mai successo prima.

Effetto dei dazi sui conti pubblici Usa

Il mese in cui i dazi rimborsati sono stati più alti di quelli incassati
Dopo la bocciatura della Corte Suprema, nel maggio 2026 il Dipartimento del Tesoro americano ha restituito agli importatori quasi 22 miliardi di dollari di dazi già versati: poco più di quanto incassato nello stesso mese. Per la prima volta dall’inizio della serie, il saldo netto è finito sotto zero.
Dipartimento del Tesoro Usa · Rapporto mensile Maggio 2026

Dazi incassati
0,00mld $

vs

Dazi rimborsati
0,00mld $

Entrate doganali lorde di maggio
Restituiti alle aziende importatrici nello stesso mese

Il saldo netto dell'Agenzia delle Dogane è −42 milioni di dollari. Non era mai accaduto prima nei dati raccolti da Bloomberg, che partono dal 2015

Esplora i dati
1 Il saldo 2 I rimborsi 3 I conti 4 Le stime

Maggio 2026
I rimborsi hanno superato le entrate doganali
I rimborsi elaborati a maggio hanno superato di poco gli incassi del mese: il governo ha restituito agli importatori più di quanto ha riscosso di dazi.

Dazi incassati a maggio
21,93 mld $

Dazi rimborsati a maggio
21,97 mld $

−42 mln $
È il saldo netto a maggio: per la prima volta in almeno un decennio, una voce di entrata del bilancio federale è diventata una voce di spesa.

31,3 mld $
Picco mensile delle entrate dai dazi, toccato a ottobre 2025

32,1 mld $
Rimborsi di dazi complessivi dall'inizio dell'anno fiscale 2026

La posta in gioco
Restituiti finora 22 dei 166 miliardi incassati con i poteri d'emergenza
Un tribunale federale ha ordinato di rimborsare tutti gli importatori che hanno pagato dazi imposti con l'International Emergency Economic Powers Act. L'Amministrazione Trump ha presentato appello.

~22 mld $ già rimborsati entro maggio
144 mld $ rimborsi ìancora in attesa dell'appello

L'iter giudiziario

La sentenza
La Corte Suprema ha stabilito che Trump non aveva l'autorità di imporre dazi ricorrendo alla legge sui poteri economici d'emergenza (Ieepa).

Aprile 2026
Il governo inizia a elaborare i rimborsi alle aziende importatrici.

In sospeso
L'Amministrazione Trump fa appello contro l'ordine di rimborsare tutti i 166 miliardi di dazi incassati tramite Ieepa: l'entità finale dei imborsi resta, al momento, incerta.

Interrogato al Congresso, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha assicurato che i soldi torneranno alle aziende che hanno importato i beni colpiti dai dazi. Audizione al Congresso, giugno 2026

Il bilancio federale
Senza le entrate dei dazi, i conti di maggio si reggono solo su tasse sui redditi delle persone fisiche e contributi
Le altre voci del dato mensile del Tesoro: il costo del debito vola, il gettito delle imprese crolla.

133 mld $
+44% in un anno
Interessi pagati sul debito pubblico a maggio: mai così alti in un solo mese

−67%
Crollo del gettito fiscale
Calo delle imposte sulle società rispetto a maggio 2025

286 mld $
Da 247 mld un anno fa
Ritenute sui redditi individuali più contributi per Social Security e Medicare

1.250 mld $
−9% sull'anno scorso
Deficit federale nei primi otto mesi dell'anno fiscale 2026

La traiettoria del deficit
Il disavanzo è destinato comunque ad allargarsi
Dopo il deficit più basso degli ultimi tre anni nel 2025, le previsioni del Congressional Budget Office indicano una nuova crescita del disavanzo. Valori in miliardi di dollari previsti per anno fiscale.

1.700

1.850

1.890

2025
Consuntivo

2026
Stima Cbo

2027
Stima Cbo

Consuntivo — dato chiuso del Dip. del Tesoro
Previsione — stime Cbo di febbraio 2026

Il punto
Bessent assicura che i dazi imposti con altre basi giuridiche porteranno nel 2026 entrate dello stesso ammontare, ma alcune di quelle misure non sono ancora pienamente in vigore. Nel frattempo il bilancio federale ha perso, almeno per un mese, una delle sue fonti di entrata più citate dall'Amministrazione Trump.

Fonti Dipartimento del Tesoro Usa, dato mensile di maggio 2026 · Bloomberg · Reuters · Congressional Budget Office, stime di febbraio 2026 · Stima sulla base dei dati disponibili al 10 giugno 2026.

La Corte Suprema ha stabilito che Trump non aveva l'autorità di imporre dazi ricorrendo all'International Emergency Economic Powers Act, la legge che concede al presidente poteri economici straordinari nelle emergenze e su cui l'amministrazione aveva basato gran parte dei suoi dazi. Dopo la sentenza il governo ha iniziato ad aprile a elaborare i rimborsi. L'entità finale delle restituzioni resta però incerta: l'amministrazione ha presentato appello contro l'ordine di un tribunale che impone di rimborsare tutti gli importatori che hanno pagato dazi sotto quella legge, per un totale di 166 miliardi di dollari, una cifra molto superiore a quella restituita finora.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent, interrogato sulla vicenda in un'audizione al Congresso la settimana scorsa, ha detto che i soldi torneranno alle aziende che hanno importato i beni colpiti dai dazi.

Nei primi otto mesi dell'anno fiscale, che negli Stati Uniti inizia il 1° ottobre, il deficit si è ridotto a 1.250 miliardi di dollari, il 9% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le entrate dai dazi, che avevano toccato il picco a ottobre, avevano dato un contributo significativo ai conti pubblici nell'anno fiscale 2025, chiuso con un deficit di 1.700 miliardi di dollari, il più basso degli ultimi tre anni. Bessent ha detto che i dazi imposti con altre basi giuridiche porteranno nel 2026 entrate dello stesso ammontare, ma alcune di quelle misure non sono ancora pienamente in vigore.

A maggio gli Stati Uniti hanno pagato 133 miliardi di dollari di interessi sul debito pubblico, il 44% in più rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Le ritenute sui redditi individuali, insieme ai contributi per Social Security e Medicare, i programmi pubblici di previdenza e di assistenza sanitaria, sono salite a 286 miliardi di dollari dai 247 dell'anno precedente, mentre il gettito delle imposte sulle società è calato del 67%.

Per l'intero anno fiscale il deficit è comunque destinato ad allargarsi. Il Congressional Budget Office, l'ufficio indipendente del Congresso che fa le stime sui conti pubblici, ha previsto a febbraio che il disavanzo raggiungerà i 1.850 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2026 per poi salire a 1.890 miliardi nel 2027.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

CISA BOD 26-04: Federal Agencies Must Patch Critical Vulnerabilities Within 3 Days Under New Risk-Based Mandate
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-bod-26…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Sanità, Rinaldi (Rifondazione) “Il Governo Meloni svende la salute pubblica” home.rifondazione.eu/2026/06/1… #Sanità

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

GoFlateLoader: New Go-Based Malware Loader Infects 33,000+ Users by Outsizing Security Scanners
#CyberSecurity
securebulletin.com/goflateload…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

CVE-2026-44963: RCE critico su Veeam Backup & Replication — aggiornare subito a 12.3.2.4854
#tech
spcnet.it/cve-2026-44963-rce-c…
@informatica


CVE-2026-44963: RCE critico su Veeam Backup & Replication — aggiornare subito a 12.3.2.4854


Il 9 giugno 2026 Veeam ha rilasciato una patch di emergenza per CVE-2026-44963, una vulnerabilità di esecuzione di codice remoto con CVSS v4 di 9.4 (Critical) che colpisce Veeam Backup & Replication 12.x. La falla consente a un qualsiasi utente autenticato nel dominio Active Directory di eseguire codice arbitrario sul backup server — anche senza privilegi specifici sull’applicazione Veeam stessa. In un ambiente enterprise, questo equivale alla potenziale compromissione dell’intera infrastruttura di disaster recovery.

Cosa permette di fare CVE-2026-44963


Si tratta di una falla di deserializzazione non sicura nel servizio Veeam Backup & Replication. Un utente di dominio può inviare richieste costruite ad hoc all’API interna del backup server e ottenere esecuzione di codice con i permessi del processo Veeam — tipicamente SYSTEM o un account di servizio ad alto privilegio.

Il vettore è di rete, la complessità bassa, non è richiesta interazione utente. L’unica limitazione: il backup server deve essere membro di un dominio Active Directory. I server Veeam in workgroup non sono affetti da questa CVE specifica.

Versioni affette e versione sicura

VersioneStato
12.3.2.4465 e precedenti (tutta la linea 12.x)⚠️ Vulnerabile
12.3.2.4854✅ Patchata
13.x✅ Non affetta (architettura diversa)

Perché i backup server sono target critici


Un backup server ha accesso privilegiato a tutti i sistemi che protegge: credenziali, snapshot, dati di configurazione. Un attaccante che lo compromette può:

  • Esfiltrare dati sensibili dai backup di sistemi critici
  • Cifrare o cancellare i backup, rendendo inutile la strategia di disaster recovery
  • Usare le credenziali salvate per muoversi lateralmente nell’infrastruttura
  • Distribuire ransomware sapendo che il ripristino sarà impossibile

Sina Kheirkhah di WatchTowr, che ha scoperto e segnalato la falla, sottolinea come compromettere il backup server sia l’equivalente di togliere la rete di sicurezza prima che qualcuno cada.

Verificare la versione installata


Da PowerShell sul backup server:

Get-ItemProperty -Path "HKLM:\SOFTWARE\Veeam\Veeam Backup and Replication" |
    Select-Object -ExpandProperty PackageVersion

Oppure via registry:
reg query "HKLM\SOFTWARE\Veeam\Veeam Backup and Replication" /v PackageVersion

In alternativa, dalla Veeam Backup Console: Help → About.

Procedura di aggiornamento a 12.3.2.4854


L’update è disponibile sul portale download Veeam. Prima di procedere:

  1. Verificare lo spazio disco: l’installer richiede almeno 3 GB liberi sul volume di sistema.
  2. Eseguire un backup manuale dei sistemi più critici come precauzione.
  3. Mettere in pausa i job schedulati per evitare conflitti durante l’aggiornamento.
  4. Aggiornare i componenti remoti dopo l’update del server principale (proxy, repository, agent). Non ignorare questo passaggio.


# Verificare componenti da aggiornare dopo l'update del server
Add-PSSnapin VeeamPSSnapIn
$currentVer = (Get-VBRVersion).ProductVersion
Get-VBRServer | Where-Object { $_.ComponentsVersion -ne $currentVer }

Mitigazioni se non è possibile aggiornare subito


Se non è possibile applicare la patch immediatamente, queste misure riducono la superficie di attacco:

  • Isolare il backup server dalla rete generale: limitare l’accesso alle porte di gestione Veeam (default TCP 9392, 9401) ai soli host autorizzati tramite firewall o ACL.
  • Ridurre gli account di dominio con accesso al server Veeam: applicare il principio del minimo privilegio.
  • Monitorare i log di autenticazione: cercare autenticazioni anomale verso il Veeam Backup Service in orari inusuali.
  • MFA per gli account di gestione Veeam: se il provider di identità lo supporta, abilitare l’autenticazione a più fattori.


Il pattern storico delle vulnerabilità Veeam


Non è la prima volta che Veeam finisce sotto i riflettori per falle critiche. CVE-2023-27532 (CVSS 7.5), CVE-2024-40711 (CVSS 9.8) e ora CVE-2026-44963 mostrano che i backup server sono bersagli sempre più ricercati, specialmente dagli operatori ransomware. Il suggerimento è di trattare i server Veeam come sistemi Tier-0, al pari dei Domain Controller: monitoraggio dedicato, accesso privilegiato minimale, patch urgente e segmentazione di rete.

Conclusione


CVE-2026-44963 non ammette ritardi: qualsiasi utente di dominio può compromettere il backup server e da lì raggiungere tutto il resto. Verificare la versione installata, pianificare l’aggiornamento a 12.3.2.4854 nel più breve tempo possibile e applicare nel frattempo le mitigazioni di rete.

Fonte: The Hacker News — Veeam Backup & Replication RCE Flaw Lets Domain Users Run Remote Code | BleepingComputer — New Veeam vulnerability exposes backup servers to RCE attacks


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

OceanLotus APT (APT32) Compromises FireAnt MetaKit in Targeted Supply-Chain Attack on Vietnamese Stock Investors
#CyberSecurity
securebulletin.com/oceanlotus-…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

IAKerb e LocalKDC su Windows: meno dipendenza da NTLM, più Kerberos
#tech
spcnet.it/iakerb-e-localkdc-su…
@informatica


IAKerb e LocalKDC su Windows: meno dipendenza da NTLM, più Kerberos


Perché NTLM è ancora vivo (e quanto è difficile eliminarlo)


In ambienti Active Directory, Kerberos è il protocollo di autenticazione preferito da Microsoft da oltre vent’anni. Eppure, NTLM continua a essere presente in quasi ogni infrastruttura Windows perché esistono tre scenari in cui Kerberos non funziona e il sistema ricade inevitabilmente su NTLM:

  • Il client non ha visibilità di rete diretta su un Domain Controller (DC)
  • L’autenticazione coinvolge un account locale invece di un account di dominio
  • L’ambiente è un workgroup o una macchina standalone, senza infrastruttura di dominio

Sono esattamente questi tre gap che Microsoft sta affrontando con IAKerb e LocalKDC, due funzionalità oggi in public preview su Windows Insider (Canary Channel) e previste in disponibilità generale su Windows 11 24H2 e Windows Server 2025 nella seconda metà del 2026.

IAKerb: Kerberos anche senza visibilità sul Domain Controller


IAKerb (Initial and Pass-Through Authentication using Kerberos) è un meccanismo definito nella bozza IETF draft-ietf-kitten-iakerb-03. Si implementa come sotto-meccanismo GSS-API, inserendosi nel protocollo SPNEGO che Windows già utilizza per la negoziazione dell’autenticazione.

Nel flusso Kerberos standard, il client deve contattare direttamente il KDC (Key Distribution Center, il servizio che gira su ogni DC) sulla porta TCP/UDP 88 per ottenere un ticket prima di potersi autenticare su un servizio. Se nessun DC è raggiungibile, Kerberos fallisce e Windows scade su NTLM.

IAKerb risolve questo problema rendendo il server di destinazione un proxy trasparente per i messaggi Kerberos. Il client tunnel i messaggi Kerberos all’interno della connessione esistente verso il server applicativo (ad esempio, sulla porta TCP 445 per SMB), e il server li inoltra al DC per conto del client. Il server non vede mai la password o l’hash: si limita a fare da relay ai messaggi di protocollo.

Il risultato pratico è che l’autenticazione rimane su percorso Kerberos anche quando:

  • Il client si trova in una subnet segmentata senza accesso diretto ai DC
  • L’accesso avviene via VPN o accesso remoto con routing limitato
  • L’architettura cloud restringe la connettività diretta ai controller di dominio


LocalKDC: Kerberos anche per gli account locali


LocalKDC affronta il secondo grande limite: gli account locali. Kerberos richiede un KDC per emettere i ticket, e gli account locali (quelli nel SAM della macchina) non hanno nessun KDC a cui rivolgersi. Di conseguenza, qualunque autenticazione remota che coinvolgesse un account locale era storicamente vincolata a NTLM.

LocalKDC è un KDC leggero integrato direttamente in Windows, che opera esclusivamente sugli account del SAM locale. Emette ticket Kerberos basati su AES per le identità locali, abilitando l’autenticazione Kerberos anche in ambienti workgroup, macchine standalone e qualsiasi scenario con credenziali locali.

Stato attuale e configurazione via registro


Le due funzionalità hanno default diversi nel preview corrente:

  • IAKerb: abilitato per default
  • LocalKDC: disabilitato per default

La configurazione avviene tramite valori di registro di tipo REG_DWORD:

  • DisableIAKerb: impostare a 0 per abilitare, 1 per disabilitare
  • DisableLocalKDC: impostare a 0 per abilitare, 1 per disabilitare

Group Policy e gestione tramite MDM (Intune incluso) saranno aggiunti quando le funzionalità usciranno dalla fase di preview.

Prima di testare: auditing NTLM


Prima di attivare IAKerb e LocalKDC in produzione, è fondamentale capire dove NTLM viene ancora usato nell’ambiente. Windows 11 24H2 e Windows Server 2025 includono log operativi NTLM migliorati, accessibili in Event Viewer sotto:

Applications and Services Logs > Microsoft > Windows > NTLM > Operational

Gli Event ID rilevanti sono:

  • 4020, 4021: eventi client (includono nome processo, IP di destinazione, codice motivo per cui Kerberos non è stato usato)
  • 4022, 4023: eventi server (nome processo e IP client)
  • 4030–4033: eventi sui domain controller (dettagli client e server)

I log client sono i più informativi perché riportano il motivo del fallback a NTLM, permettendo di identificare i workload che richiedono intervento prima di pensare a disabilitare NTLM.

L’abilitazione del logging si gestisce via Group Policy:

  • Per client e server: Administrative Templates > System > NTLM > NTLM Enhanced Logging
  • Per i domain controller: Administrative Templates > System > Netlogon > Log Enhanced Domain-wide NTLM Logs


Limiti attuali e roadmap Microsoft


IAKerb e LocalKDC non eliminano ogni dipendenza da NTLM. Rimangono scenari che continuano a richiedere NTLM:

  • Applicazioni con NTLM hardcoded nel codice
  • Infrastrutture che assumono NTLM come default nella loro logica di autenticazione
  • Alcune interazioni tra account di dominio e account locali sulla stessa macchina

La roadmap Microsoft per la disabilitazione di NTLM si articola in tre fasi:

  • Fase 1 (già in produzione): miglioramenti all’auditing NTLM
  • Fase 2 (H2 2026): disponibilità generale di IAKerb e LocalKDC
  • Fase 3 (~2027–2028): NTLM disabilitato per default nella prossima versione major di Windows Server


Cosa fare adesso


Per un amministratore di sistema che vuole prepararsi al cambiamento in anticipo, il percorso consigliato è: abilitare i log NTLM migliorati oggi (già disponibili su 24H2/Server 2025), analizzare gli event ID nei prossimi mesi per mappare i workload con dipendenza NTLM, e pianificare i test con IAKerb e LocalKDC su ambienti non produttivi non appena la disponibilità generale sarà confermata. Affrontare questa transizione gradualmente è molto più gestibile che trovarsi a fare remediation d’emergenza quando NTLM verrà disabilitato per default.

Fonte originale: Reducing NTLM fallback with IAKerb and LocalKDC in Windows – 4sysops.com


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

CVE-2026-5027: Critical Langflow Path Traversal Flaw Actively Exploited for Remote Code Execution
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-50…
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Patch Tuesday Giugno 2026: record di 208 CVE, 6 zero-day e una falla kernel wormable con CVSS 9.8
#tech
spcnet.it/patch-tuesday-giugno…
@informatica


Patch Tuesday Giugno 2026: record di 208 CVE, 6 zero-day e una falla kernel wormable con CVSS 9.8


Il Patch Tuesday di giugno 2026 ha stabilito un nuovo record assoluto: Microsoft ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per ben 208 CVE, superando il precedente record e portando con sé 6 zero-day, di cui uno attivamente sfruttato in attacchi reali. Per i sistemisti, questo ciclo di patch è tra i più critici dell’anno: ci sono falle wormable nel kernel, bypass multipli di BitLocker, RCE su Hyper-V, AKS e DHCP, e una vulnerabilità Exchange già sfruttata in produzione.

Il quadro generale


Delle 208 vulnerabilità corrette, 33 sono classificate Critical. La distribuzione per tipologia:

  • 65 Elevation of Privilege
  • 55 Remote Code Execution
  • 30 Information Disclosure
  • 27 Spoofing
  • 19 Security Feature Bypass
  • 7 Denial of Service

Il conteggio esclude le 360 CVE ereditate da Chromium/Edge e le falle in servizi cloud come Exchange Online e Microsoft Graph, già patchate in precedenza nel mese.

I sei zero-day

CVE-2026-42897 — Exchange Server Spoofing (attivamente sfruttata)


L’unica zero-day già in uso attivo. Un attaccante invia una email costruita ad hoc: se la vittima la apre in Outlook Web Access, viene eseguito JavaScript arbitrario nel browser. Microsoft ha distribuito mitigazioni tramite il servizio Exchange Emergency Mitigation (EEMS). Verificare che EEMS sia abilitato di default; la patch completa è in lavorazione. Azione immediata richiesta.

CVE-2026-45586 — Windows CTFMON GreenPlasma (EoP)


Divulgata da Nightmare Eclipse, permette di ottenere un shell SYSTEM sfruttando una link following errata nel Windows Collaborative Translation Framework. Prima di una serie di zero-day rilasciate dallo stesso ricercatore in protesta contro il bug bounty Microsoft.

CVE-2026-45585 — BitLocker YellowKey (Security Feature Bypass)


Con accesso fisico al dispositivo, un attaccante inserisce file costruiti su USB o partizione EFI e, avviando in WinRE tenendo CTRL, ottiene accesso illimitato al disco cifrato. Colpisce sistemi con BitLocker in modalità TPM-only. Mitigazione: abilitare TPM+PIN.

CVE-2026-50507 — BitLocker bitskrieg (Security Feature Bypass)


Secondo bypass BitLocker, divulgato da Jonas Lykkegaard. La patch potrebbe causare l’errore “A required file couldn’t be accessed because your BitLocker key wasn’t loaded correctly”. Il fix:

reagentc /disable
reagentc /enable

CVE-2020-17103 — Cloud Files Mini Filter Driver Mini-Plasma (EoP)


CVE originariamente del 2020, segnalata da James Forshaw (Google Project Zero). Sembrava già corretta nel dicembre 2020, ma Nightmare Eclipse ha dimostrato che la vulnerabilità era ancora sfruttabile. L’update di giugno 2026 la chiude definitivamente.

CVE-2026-49160 — HTTP/2 Bomb DoS su HTTP.sys


Abusa della compressione degli header HTTP/2 per forzare il server ad allocare quantità sproporzionate di memoria con pochissimi dati in ingresso. Microsoft ha introdotto la chiave di registro MaxHeadersCount per limitare il numero di header accettati (KB5102602):

; HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\HTTP\Parameters
; DWORD: MaxHeadersCount = 100

Le CVE Critical più rilevanti per l’infrastruttura

CVE-2026-45657 — Windows Kernel RCE (CVSS 9.8, wormable)


È la vulnerabilità che preoccupa di più. Una use-after-free nel kernel legata all’elaborazione del traffico TCP/IP permette a un attaccante non autenticato di eseguire codice da remoto, senza interazione utente. Il vettore CVSS (AV:N/AC:L/PR:N/UI:N) e la classificazione wormable significa che un exploit funzionante potrebbe autopropag arsi tra macchine sulla stessa rete. Sistemi colpiti: Windows 11 (23H2, 24H2, 25H2, 26H1) e Windows Server 2022/2025 incluso Server Core. I ricercatori stimano la finestra per un exploit pubblico in giorni, non settimane. Priorità assoluta.

CVE-2026-32193 — Azure Kubernetes Service Container Escape (Critical)


Path traversal in AKS che permette a un container configurato con hostNetwork: true di evadere il container e ottenere il controllo del worker node. Chi gestisce cluster AKS deve verificare aggiornamenti disponibili:

az aks upgrade --resource-group myRG --name myCluster --kubernetes-version latest

CVE-2026-44815 — DHCP Client Service RCE (Critical)


RCE nel client DHCP di Windows, sfruttabile da un attaccante che controlla un server DHCP malevolo in rete. Rischio elevato in ambienti con BYOD o reti ospiti non segregate.

CVE-2026-45641 / CVE-2026-47652 — Hyper-V RCE (Critical)


Due falle di esecuzione di codice in Hyper-V. Su hypervisor il patching è prioritario: una compromissione può portare all’escape delle VM e alla compromissione dell’host.

CVE-2026-45648 — Active Directory Domain Services RCE (Critical)


RCE nei Domain Controller. Qualunque falla RCE su DC va trattata con la massima urgenza: una compromissione equivale a quella dell’intero dominio.

CVE-2026-47291 — HTTP.sys RCE (Critical)


RCE nel driver HTTP.sys, separata dalla HTTP/2 Bomb. Colpisce tutti i sistemi che espongono servizi HTTP inclusi IIS e applicazioni che usano direttamente HTTP.sys.

Strategia di deployment


Con 208 CVE e sei zero-day, non c’è spazio per ritardi. Alcune linee guida pratiche:

  1. Controllare ADV990001: verificare che il Servicing Stack Update (SSU) sia installato. È il prerequisito per l’installazione corretta di tutti gli altri aggiornamenti.
  2. Exchange prima: CVE-2026-42897 è attivamente sfruttata. Applicare le mitigazioni EEMS immediatamente.
  3. Domain Controller: CVE-2026-45648 su AD DS è Critical. Test in ambiente non-prod, poi deployment rapido su DC.
  4. BitLocker — leggere le release notes: CVE-2026-50507 può richiedere il fix manuale con reagentc. Testare prima del rollout su larga scala.
  5. Hotpatch su Azure VM: Microsoft ha reso generalmente disponibile l’hotpatching per Azure VM (Linux e Windows Server), che applica le patch kernel senza riavvio. Nei workload Azure, è la modalità preferita per ridurre i downtime.


Conclusione


Il Patch Tuesday di giugno 2026 non è un mese da rimandare. La CVE-2026-45657 (kernel wormable CVSS 9.8), la zero-day Exchange in produzione, i doppi bypass BitLocker e la falla AKS compongono un quadro che richiede azione rapida e pianificata. Scaricare gli update, verificare l’SSU, prioritizzare Exchange e DC, e monitorare per eventuali regressioni post-patch, specialmente per il caso BitLocker/reagentc.

Fonte: BleepingComputer — Microsoft June 2026 Patch Tuesday fixes 6 zero-days, 200 flaws | Zero Day Initiative — June 2026 Security Update Review


Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

File Epstein, con Nancy Mace hanno perso la rielezione tre dei quattro repubblicani ribelli


La deputata è arrivata solo quinta alle primarie per il governatore della South Carolina. Prima di lei anche Marjorie Taylor Greene si è dimessa, mentre Thomas Massie ha perso le sue primarie contro un candidato voluto da Trump. Resiste solo Boebert.

La deputata repubblicana Nancy Mace è arrivata quinta alle primarie del suo partito per la carica di governatore della South Carolina. Con la sua sconfitta, tre dei quattro repubblicani della Camera che avevano forzato la pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein sono ormai fuori, o quasi, dalla politica elettiva.

Mace aveva firmato, insieme ad altri tre colleghi, la petizione che ha obbligato la Camera a votare sulla pubblicazione dei documenti relativi al finanziere morto in carcere. Quella firma ha messo i quattro in rotta di collisione con il presidente Donald Trump, il cui nome compare più volte nei file e che si è opposto a lungo alla trasparenza promessa dalla sua stessa Amministrazione. Trump ha sempre negato qualsiasi illecito legato a Epstein e ogni accusa di condotta sessuale impropria.

La fine dei quattro firmatari


Gli altri firmatari sono già usciti di scena, o sono vicini a farlo. Marjorie Taylor Greene, deputata della Georgia, si è dimessa dal Congresso all'inizio dell'anno dopo ripetuti scontri con Trump su Epstein e su altri dossier. Thomas Massie, deputato del Kentucky e tra i promotori della petizione, ha perso il mese scorso le primarie contro uno sfidante fortemente sostenuto dall'attuale presidente.

Resiste solo Lauren Boebert, deputata repubblicana del Colorado. Trump l'ha presa di mira, ma troppo tardi perché uno sfidante potesse candidarsi contro di lei. Boebert corre, dunque, senza avversari alle primarie ed è nettamente favorita per la rielezione a novembre in un distretto solidamente repubblicano.

La caduta dei tre è stata persino più rapida di quella dei repubblicani che votarono per l'impeachment di Trump dopo l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Quei parlamentari erano 17, tra Camera e Senato. Dopo la sconfitta alle primarie del senatore della Louisiana Bill Cassidy il mese scorso, al massimo 3 resteranno ancora al Congresso il prossimo anno.

Ridurre tutto ai file Epstein, però, sarebbe semplicistico. Greene e Massie si erano scontrati con Trump anche su molti altri fronti e il comportamento spesso eccentrico di Mace potrebbe aver pesato sugli elettori almeno quanto la vicenda Epstein. La deputata ha raccolto appena il 12% ed è arrivata terza persino nella sua zona, la contea di Charleston.

File Epstein · Conseguenze su Primarie 2026

Il prezzo di una firma: che fine hanno fatto i repubblicani che hanno votato per i file Epstein


4 deputati repubblicani hanno costretto la Camera a votare sulla pubblicazione dei documenti su Jeffrey Epstein, sfidando il presidente Donald Trump. Dopo la sconfitta di Nancy Mace alle primarie per il prossimo governatore della South Carolina, 3 di loro sono fuori — o quasi — dalla politica elettiva.

Firmatari
4

vs

Ancora in corsa
1

Deputati che hanno forzato il voto sulla pubblicazione dei file

Solo Lauren Boebert resta favorita per la rielezione a novembre

Greene
Georgia

Massie
Kentucky

Mace
South Carolina

Boebert
Colorado

Esplora in dettaglio
1 I quattro 2 La primaria 3 Il confronto 4 Il paradosso

Uno per uno

4 firme contro Trump, 3 carriere politiche finite o sospese


La petizione che ha obbligato la Camera a votare sulla pubblicazione dei file ha messo i firmatari in rotta di collisione con il presidente, il cui nome compare più volte nei documenti. Tocca ogni scheda per i dettagli.

MG

Marjorie Taylor Greene
Georgia · Camera

Dimessasi

Si è dimessa dal Congresso a gennaio 2026, dopo ripetuti scontri con Trump sui file Epstein e su molti altri dossier. Era stata per anni uno dei volti più riconoscibili del movimento MAGA.

TM

Thomas Massie
Kentucky · Camera

Sconfitto

Tra i promotori della petizione, ha perso a maggio le primarie contro uno sfidante fortemente sostenuto da Trump, che aveva organizzato contro di lui una campagna durissima.

NM

Nancy Mace
South Carolina · candidata governatrice

Sconfitta

Ha lasciato il seggio alla Camera per correre da governatrice ed è arrivata quinta e ultima con il 12,1% il 9 giugno. E' finita al terzo posto persino nella sua contea, quella di Charleston. Trump le ha negato l'endorsement, andato invece alla vicegovernatrice Pamela Evette.

LB

Lauren Boebert
Colorado · Camera

In corsa

Trump l'ha presa di mira, ma troppo tardi perché uno sfidante potesse registrarsi contro di lei. Corre senza avversari alle primarie ed è nettamente favorita a novembre in un distretto solidamente repubblicano.

South Carolina · 9 giugno

Quinta e ultima: il risultato di Mace alle primarie per governatore


Nessun candidato ha superato il 50%: la vicegovernatrice Pamela Evette, sostenuta da Trump, e il procuratore generale Alan Wilson si giocheranno la nomination al ballottaggio del 23 giugno.

Pamela EvetteEndorsement Trump · al ballottaggio

28,9%

Alan WilsonAl ballottaggio

26,2%

Ralph Norman

17,1%

Rom Reddy

14,2%

Nancy MaceQuinta su cinque

12,1%

Al ballottaggio del 23 giugno
Nancy Mace
Altri candidati

Mace attribuisce la disfatta alla battaglia sui file Epstein: "Ho votato per pubblicare i file Epstein e ho perso consensi per questo". Ma anche il suo stile spesso eccentrico potrebbe aver pesato sugli elettori.

Il precedente

Una caduta persino più rapida di quella dei repubblicani che hanno votato a favore dell'impeachment


Dopo l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, 17 parlamentari repubblicani votarono per l'impeachment o la condanna di Trump. La loro uscita di scena ha richiesto 5 anni. Per i firmatari della petizione Epstein sono bastati pochi mesi.

Repubblicani a favore dell'impeachment
2021 → 2026 · 5 anni

Dopo la sconfitta del senatore Bill Cassidy alle primarie in Louisiana, al massimo 3 su 17 resteranno al Congresso il prossimo anno.

Firmatari della petizione Epstein
2025 → 2026 · pochi mesi

1 su 4 resta ancora in corsa: Lauren Boebert, salvata solo dai tempi tecnici delle candidature in Colorado.

Ancora in carica o in corsa
Fuori dalla politica elettiva, o quasi

La battaglia nata in casa MAGA

Puniti per una battaglia che la base trumpiana aveva invocato per anni

Da sopravvissuta, ho scelto di difendere i miei principi e di oppormi all'insabbiamento. E a quanto pare ho scelto male, se l'obiettivo era vincere un'elezione.
Nancy Mace, riconoscendo la sconfitta · 9 giugno 2026

Come si è ribaltata la situazione

1

Per anni

Figure di primo piano del mondo MAGA — l'attuale direttore dell'FBI Kash Patel, il suo ex vice Dan Bongino, il vicepresidente JD Vance — hanno alimentato l'idea di uno scandalo Epstein da svelare, capace di far crollare un intero sistema.

2

2025

4 deputati repubblicani hanno firmato la petizione che ha obbligato la Camera a votare la legge sulla pubblicazione dei documenti. Trump, il cui nome compare più volte nei file, si è opposto a lungo alla trasparenza promessa dalla sua stessa Amministrazione.

3

2026

Molti elettori MAGA si allineano alla linea minimizzatrice del presidente e nei sondaggi si dicono sempre più soddisfatti della sua gestione del caso. Di converso, i firmatari della petizione pagano alle urne la battaglia che la base stessa aveva chiesto loro di intraprendere in passato.

Il messaggio per il Partito Repubblicano è netto: chi sfida Trump mette a rischio la propria carriera, anche quando porta avanti una battaglia invocata in passato dalla sua stessa base.

Fonti Risultati ufficiali primarie South Carolina (9 giugno 2026) · CNN, AP, NBC News, PBS · Trump ha sempre negato qualsiasi illecito legato a Epstein. Aggiornato all'11 giugno 2026.

"Ho scelto male, se l'obiettivo era vincere"


Mace, tuttavia, è convinta che la battaglia sui file Epstein le sia costata cara, anche perché avrebbe spinto Trump a sostenere la vicegovernatrice Pamela Evette, che si è invece qualificata per il ballottaggio. "Ho votato per pubblicare i file Epstein e ho perso consensi per questo", ha detto la deputata riconoscendo la sconfitta. "Da sopravvissuta, ho scelto di difendere i miei principi e di oppormi all'insabbiamento. Ho scelto di schierarmi contro gli stupratori di bambini". Poi ha aggiunto: "E a quanto pare ho scelto male, se l'obiettivo era quello di vincere un'elezione".

Il paradosso è che la richiesta di pubblicare i file era nata proprio nel mondo trumpiano. Figure come l'attuale direttore dell'FBI Kash Patel, il suo ex vice Dan Bongino e il vicepresidente JD Vance avevano alimentato per anni l'idea di uno scandalo da svelare che avrebbe fatto crollare un intero sistema. Dopo la fine del 2025, però, molti elettori MAGA si sono allineati alla linea minimizzatrice di Trump e nei sondaggi si sono detti sempre più soddisfatti della gestione del caso. Il messaggio per il Partito Repubblicano è netto: chi sfida Trump mette a rischio la propria carriera, anche quando porta avanti una battaglia che la base stessa aveva invocato in passato.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Schon wieder geht die Polizei auf einer Demonstration wegen einer angeblichen Beleidigung des Bundeskanzlers gegen eine minderjährige Person vor. Solche Maßnahmen beschränken die Versammlungs- und Meinungsfreiheit. Eine Analyse.

netzpolitik.org/2026/krise-der…

in reply to netzpolitik.org

Die Amtsermittlung in §194 StGB setzt §188 voraus, und dieser hat als eine von mehreren Bedingungen "und ist die Tat geeignet, sein öffentliches Wirken erheblich zu erschweren" - mir scheint es offenkundig, dass der Bundeskanzler durch möglicherweise die Grenze zur Beleidigung überschreitenden kritischen Zuschreibungen nicht, schon gar nicht erheblich, in seiner Amts-, nicht einmal in seiner sonstigen Lebensführung behindert ist!
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Trump è stato visitato da 22 specialisti al suo ultimo controllo medico


La Casa Bianca non ha spiegato perché servissero così tanti medici né quali specialità rappresentino. È il numero più alto mai registrato per un presidente in una singola visita.

Ventidue specialisti hanno visitato il presidente Donald Trump durante il suo ultimo controllo medico, svolto a fine maggio al Walter Reed, l'ospedale militare alle porte di Washington dove tradizionalmente si svolgono gli esami dei presidenti americani. Il numero, contenuto nel referto diffuso dalla Casa Bianca, è quasi il doppio rispetto ai precedenti controlli di Trump ed è il più alto mai registrato per un presidente in una singola visita, secondo una ricostruzione del Washington Post basata su dichiarazioni e documenti pubblici.

Nei controlli precedenti Trump era stato visitato da 13 specialisti nel 2018, da 11 nel 2019 e da 14 l'anno scorso, secondo i referti diffusi dalla Casa Bianca. I numeri dei predecessori erano ancora più bassi: George H.W. Bush fu visitato da 5 specialisti nel 1989, al suo primo controllo da presidente, e da 8 l'anno successivo, mentre il figlio George W. Bush ne vide 12 nel 2001. Per Joe Biden, la portavoce Karine Jean-Pierre parlò nel febbraio 2024 di una squadra di "20 medici" coinvolta nella sua valutazione al Walter Reed.

La salute del presidente · Il referto

22 specialisti in una sola visita: il record medico che la Casa Bianca non spiega


Al controllo di fine maggio al Walter Reed, Trump è stato visitato dal team di medici più ampio mai registrata per un presidente americano in un singolo esame medico. Quasi il doppio rispetto all'anno scorso — senza che nessuno abbia chiarito il perché.

Analisi del Washington Post su referti e dichiarazioni ufficiali Visita del 26 maggio 2026

Maggio 2026
0

vs

Un anno prima
0

Specialisti coinvolti nell'ultimo controllo al Walter Reed
Specialisti presenti alla visita del 2025, secondo il referto

È il numero più alto mai riportato per un presidente americano in una sola visita medica

Esplora in dettaglio
1 Il record 2 Le domande 3 Le versioni 4 L'opinione

Quasi 40 anni di controlli a confronto

Da 5 a 22: il team di medici per una singola visita di un presidente non è mai stata così ampia


Numero di specialisti coinvolti nei controlli medici dei presidenti, secondo i referti e le dichiarazioni della Casa Bianca ricostruiti dal Washington Post.

George H.W. Bush1989

5

George H.W. Bush1990

8

George W. Bush2001

12

Donald Trump2018

13

Donald Trump2019

11

Joe Biden *2024

20

Donald Trump2025

14

Donald Trump2026

22

Il record — maggio 2026
Controlli precedenti di Trump
Altri presidenti

* Per Biden il dato deriva da una dichiarazione della portavoce Karine Jean-Pierre (febbraio 2024), non da un referto ufficiale.

Nel conteggio dei 22, riconosce la stessa Casa Bianca, sono compresi anche alcuni medici generici. Ma le specialità rappresentate restano non identificate.

Le zone d'ombra

3 cose che la Casa Bianca non ha mai chiarito sulla salute di Trump

È un numero straordinario. Quali specialità rappresentano? Perché sono così tanti?
Jonathan Reiner · cardiologo, per anni medico dell'ex vicepresidente Dick Cheney, al Washington Post

1

Il secondo esame mai spiegato
Due visite complete in un anno, contro la prassi di una sola

L'anno scorso Trump si è sottoposto a un secondo esame fisico al Walter Reed, quando di norma i presidenti effettuano una sola visita all'anno salvo condizioni urgenti. La Casa Bianca non ha mai spiegato il motivo.

2

Risonanza o TAC?
La versione è cambiata dopo quasi 3 mesi

Dopo quella visita Trump disse ai giornalisti di aver fatto una risonanza magnetica. Quasi tre mesi più tardi, lui e la Casa Bianca chiarirono che si era trattato in realtà di una TAC.

3

Il farmaco sparito dai referti
Il finasteride non compare più, senza commenti

Dai referti più recenti è sparito il finasteride, un comune farmaco contro la caduta dei capelli che secondo i medici di Trump veniva assunto regolarmente durante il primo mandato. La Casa Bianca non ha commentato né l'uso passato né l'eventuale sospensione.

Referto vs perplessità

«Eccellente salute» per la Casa Bianca, troppe reticenze per i medici esterni

La versione ufficiale

Trump è in «eccellente salute»
Sean Barbabella · medico del presidente, nel referto ufficiale

Un team medico così ampio riflette una «valutazione completa e multidisciplinare»
Casa Bianca · che cita anche medici legati a Harvard e Duke e assicura di non avere «nulla da nascondere»

Tutti gli esami sono risultati perfetti
Donald Trump · sul suo social Truth Social

I dubbi dei medici esterni

Un numero «straordinario» di specialisti, senza che si sappia quali specialità rappresentino
Jonathan Reiner · cardiologo, al Washington Post

Il referto avrebbe dovuto dire di più sull'ecografia carotidea, a partire dalla quantità di placca
William Shutze · chirurgo vascolare, al Wall Street Journal

Esponenti di entrambi i partiti chiedono una Commissione indipendente per valutare la salute del presidente
Congresso · richieste bipartisan di controlli più stringenti

Cosa pensano gli americani

Per la maggioranza degli intervistati, Trump non è più in condizione di fare il presidente


0%

Non crede che Trump abbia la lucidità mentale per fare il presidente


0%

Non lo ritiene abbastanza in salute fisicamente per svolgere i suoi compiti

Sondaggio Washington Post · ABC News · Ipsos, maggio 2026

80
Gli anni che Trump compie il 14 giugno. Insieme a Biden, che ne aveva 82 quando ha lasciato la carica, è uno dei due uomini più anziani ad aver ricoperto la presidenza americana.

Fonti Washington Post (analisi su referti e dichiarazioni pubbliche, 10 giugno 2026), Wall Street Journal, The Independent. Sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos, maggio 2026.

"È un numero straordinario", ha detto al Washington Post Jonathan Reiner, per anni cardiologo dell'ex vicepresidente Dick Cheney. "Quali specialità rappresentano? Perché sono così tanti?". La Casa Bianca non ha identificato gli specialisti coinvolti né spiegato le ragioni di una squadra così ampia.

I funzionari della Casa Bianca hanno risposto che il numero era proporzionato alla necessità di una "valutazione completa e preventiva" del presidente e che "il coinvolgimento di più specialisti riflette una valutazione completa e multidisciplinare, coerente con le migliori pratiche della medicina di livello dirigenziale". Un funzionario ha aggiunto che alla visita hanno partecipato medici legati a istituzioni prestigiose come le università di Harvard e Duke, che nel conteggio dei 22 sono compresi anche alcuni medici generici e che l'amministrazione non ha "nulla da nascondere". Sean Barbabella, il medico del presidente, ha scritto nel referto che Trump è in "eccellente salute" e lo stesso Trump ha dichiarato sul suo social Truth Social che tutti gli esami sono risultati perfetti.

Il controllo di maggio era atteso con particolare attenzione perché negli ultimi mesi la Casa Bianca ha lasciato senza risposta diverse domande sulla salute del presidente. Non ha mai spiegato, per esempio, perché l'anno scorso Trump si sia sottoposto a un secondo esame fisico al Walter Reed, quando di norma i presidenti fanno una sola visita all'anno salvo condizioni urgenti. Dopo quella visita Trump disse ai giornalisti di aver fatto una risonanza magnetica, ma quasi tre mesi più tardi lui e la Casa Bianca chiarirono che si era trattato di una TAC. Dai referti più recenti è inoltre sparito il finasteride, un comune farmaco contro la caduta dei capelli che secondo i medici di Trump veniva assunto regolarmente durante il primo mandato: la Casa Bianca non ha commentato né l'uso passato del farmaco né l'eventuale sospensione.

Anche i risultati dell'esame hanno suscitato perplessità tra i medici esterni. William Shutze, chirurgo vascolare texano, ha detto al Wall Street Journal che il referto avrebbe potuto dire di più sui test cardiovascolari: "Se preparassi un rapporto da inviare a un altro medico, avrei menzionato qualcosa in più sull'ecografia carotidea. Quanta placca c'è, perché quasi tutti abbiamo un po' di accumulo".

Trump, che compie 80 anni il 14 giugno, e Biden, che ne aveva 82 quando ha lasciato la carica, sono i due uomini più anziani ad aver ricoperto la presidenza americana e la loro idoneità fisica e mentale è da tempo oggetto di dibattito. I presidenti non sono obbligati a rendere pubbliche le proprie cartelle cliniche, ma parlamentari di entrambi i partiti hanno chiesto controlli più stringenti, come la creazione di una commissione indipendente che possa valutare la salute del capo dello Stato. Come ricorda l'Independent, in un sondaggio di maggio di Washington Post, ABC News e Ipsos il 59% degli intervistati ha detto di non credere che Trump abbia la lucidità mentale per fare il presidente e il 55% lo ritiene non abbastanza in salute fisicamente per svolgere i suoi compiti.

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

🇦🇹👤 #CRIF is one of the largest credit reference agencies in #Austria. It has built up a largely unknown ‘shadow registry’ and use this data to assign credit scores. However, for 90% of those affected, the score is based primarily only on address, gender and age.

❌ We are convinced that this unwarranted data collection and the scoring of those 90% violates the #GDPR. We are therefore bringing an injunction and a class action for damages.

To sign up, go to crif.noyb.eu! 🤝

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

A Kiev rimossa la statua dello scrittore Bulgakov. Pronti per l’UE? home.rifondazione.eu/2026/06/1… #Approfondimenti

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

When the Open Social Web Hybridizes: Raccoon for Friendica is a new app... Mastodon. And it even has a little Lemmy in it! That's why the Free Software + Fediverse duo is such a valuable resource.


@fediverse

Raccoon 1.0 was finally released for Android in recent days, a rather innovative client originally created for #Friendica, but which has now become one of the most innovative apps for the user experience on #Mastodon. The app is available for Android (already on the Play Store and Izzidroid, and will soon be available on F-Droid), but a #Debian package has also been released. An iOS version remains to be seen for its success.

The app introduces some very important innovations to the federated app landscape.

1. Navigate the Fediverse from an app, even without creating an account


Raccoon is the only app that lets you browse the Fediverse even without an account. When you install it, you can select any Friendica or Mastodon instance and "leverage" its local public and federated timelines. This way, users can explore multiple instances before choosing which one to open an account on. Of course, even after adding an account (the app manages multiple accounts), you can browse the timelines of servers other than the one you signed up to.

2. "Browse through" messages: "swipe" navigation


Unlike all other social apps (both those for the Fediverse and those for commercial social networks), #RaccoonForFriendica lets you open a post in your timeline and continue browsing through previous and next posts by simply swiping left and right.
This is a truly interesting ergonomic innovation.

3. Finally a formatting bar in social apps


Since the app was created for Friendica, it features a built-in formatting toolbar reminiscent of Lemmy clients (in fact, the developer @janTeko first experimented with app development with a Lemmy app). The formatting toolbar can also be used for Mastodon instances running the Glitch-soc fork, such as infosec.exchange, tech.lgbt, and my poliversity.it instance, which was the one the developer experimented with.

In addition to being more immediate, writing formatted posts is also made easier by a "preview" function that helps avoid errors in Markdown or BBCode coding.

4. Finally, Mastodon users will be able to enjoy Fediverse groups too.


As you may know, Mastodon doesn't support the display of group posts. Even if you select a group, you'll still see a single timeline where top posts alternate with replies. Searching for a thread on Mastodon is therefore very complicated, but the #Raccoon developer has found a way to enable "topic" viewing across all accounts that are "activitypub groups," be they #Lemmy, #NodeBB, Piefed, Mbin, Peertube, Wordpress, Mobilizon, Flipboard, etc.
This idea also came about thanks to the fact that the developer had previously tried his hand at developing an app for Lemmy and was able to experiment with the formatting bars and display of Lemmy "communities," which are nothing other than "#activitypub groups."

5. Other interesting features


Among other features, you can


6. What's still missing?


The app features all the features found in most other Mastodon apps, except one: the correct handling of Mastodon posts that quote other posts. These are still displayed in a fairly primitive way. The developer is trying to decide whether to adapt to Mastodon specifications or reinterpret the feature in a more personalized way.
It must be said that, unfortunately, the implementation of quoted messages (already present in Friendica for ages) was implemented by Mastodon very late, only in recent months, and in a very "personal" way that many other software developers did not appreciate.

7. Raccoon is an app that will benefit users who already use Mastodon but also those who have never "tried" the Fediverse


This app has been under development for almost two years, and the beta version is just over a year old. However, version 1.0 has resolved all previously encountered issues.
Based on user feedback, the developer will evaluate whether to create an iOS version and even a Windows version.
Anyone who wishes to allow reporting of application errors can enable anonymous crash reports.

8. Links and Resources


This is the developer's profile:
androiddev.social/users/janTek…

This is the app repository: github.com/LiveFastEatTrashRac…

This is the Play Store link:
play.google.com/store/apps/det…

This is the link on IzzyDroid (the app will be released on F-Droid soon, but is currently under review):
apt.izzysoft.de/fdroid/index/a…

Here is the developer's blog:
livefasteattrashraccoon.github…

Finally, from here you can download the .apk or .deb package without using the online stores. line:
github.com/LiveFastEatTrashRac…

One last recommendation


The public's response will be important to enable the further development of this app.
If you want to test it on Mastodon, I recommend using instances running the glitch-soc fork. Among these, I'd recommend the infosec.exchange instance, which is well managed by @jerry. And of course, but only if you communicate in Italian or Esperanto, I'd be happy to host you on my poliversity.it instance.
Regarding Friendica, I recommend two instances: friendica.world, managed by @ruud and featuring a rather lively timeline, and, of course, social.trom.tf, excellently managed by @tio.
If you communicate in Italian, I'd be happy to host you on my poliverso.org instance.

Greetings to all and let me know if you need further information, if you have tried the app and how you found it.
Francesco
You can also interact with me through the Mastodon account @informapirata and the Friendica account @notizie
in reply to macfranc

Mastodon isn’t the entirely of ActivityPub apps. There's also PeerTube, Pixelfed, Loops, Micro.blog, Flipboard (145M users), Misskey, and many many others.

Is there any ActivityPub app that Lemmy is compatible with, or is it broken for all of them? Why pretend that it's part of a big Fediverse, when a vast majority of these instances are broken to us? (I'm not picking on discuss.tchncs.de, but you can plug in any Lemmy server you want and see the same kind of problems.)

The fact that Lemmy adopts solutions that are different from other software, but still more in line with Activitypub, shouldn’t be considered a problem.


You can have this stance, and be a purist about the RFCs and how the protocol is supposed to work. And you can push for these standards on your own platform for Lemmy.

But, at the end of the day, you still have to deal with the warts of other protocols and write the custom code it takes to bridge one app with another app. And then be thankful that you are not trying to bridge together an entirely different standard and are just trying to smooth over some structural differences in implementation.

in reply to P03 Locke

oh, a clarification: I'm still @macfranc@poliversity.it

I'm a fan of Lemmy, though I recognize that some limitations could be considered flaws (piefed.social/comment/11707767).

However, your perspective must take into account some design (and history) issues with the software you mentioned:

Lemmy barely works with PeerTube [discuss.tchncs.de]


It's important to understand a few concepts here:
- Lemmy is based on Activitypub groups
- A group works by "resharing" an initial post and all replies to that post
- With some programs (Mastodon's "socialverse," Misskey, Pleroma, Friendica, or Pixelfed), you can "post inside a group" only by mentioning the "group user"; with others (Lemmy/Piefed/Mbin/NodeBB's forumverse, but also Peertube, Mobilizon, or Flipboard), you simply assign a discussion to a group (you can do this easily from the interface). This second mode doesn't yet have a syntax shared by all the software in the Fediverse.
- Finally, a very important feature of Lemmy is that a post can only be published to one channel at a time. This might seem like a limitation (we'll discuss it later, when talking about Flipboard), but it's actually designed by the developers to prevent synchronous crossposting, which can dramatically increase spam.

Lemmy handles the display of Peertube content very well and correctly assigns it to the correct Peertube channel. What doesn't work well is the update system, which is why Lemmy can't act as a Peertube feed reader. This isn't Lemmy's fault, nor is it Peertube's, as each handles Activitypub groups differently.

Lemmy doesn't work with Pixelfed [discuss.tchncs.de]


That's not true. Lemmy handles Pixelfed very well. Pixelfed users can open threads on Lemmy or reply to Lemmy discussions. However, Pixelfed only shows users retweets made by Pixelfed, not those from other software. Therefore, Pixelfed users cannot access the groups.
Regarding your user, I'd like to point out that feddit.it can see it: feddit.it/u/NotAHopeInHades@pi…

Lemmy doesn't work with Loops [discuss.tchncs.de]


Loops is still a very immature software, with very limited interoperability. I wouldn't consider it a valid test for certifying Lemmy's functionality.
Regarding your user, I'd like to point out that feddit.it can see it: feddit.it/u/spaceotter@loops.v…

Lemmy doesn't work with Micro.blog [discuss.tchncs.de]


I'm not familiar with Microblog, but (regarding your user) I'd like to point out that feddit.it can see it: feddit.it/u/akshay@social.lear…

Lemmy doesn't seem to work with Flipboard


Flipboard uses groups to manage the "magazines" of the "main accounts." Magazines are the thematic sections of the main account. Basically, the main account (for example, @NationalGeographic@flipboard.com) publishes a news item, and depending on the topic, it can be published in the "Science" Activitypub group (@science-NationalGeographic@flipboard.com) or the "Environment" Activitypub group (@environment-NationalGeographic@flipboard.com), OR both.
This design, intended to maximize visibility on the Mastodon audience, is incompatible with Lemmy's logic.
Lemmy, in fact, as I mentioned before, doesn't allow synchronous crossposting of the same content across multiple groups.

The same goes for Misskey.


Lemmy handles Misskey very well. And Misskey handles Lemmy very well. I don't understand the problem.


From what I can see, that is not a back-end restructuring but as far as a new architectural design it will purely affect the front-end UI. Which will begin to look somewhat more similar to PieFed, yet without coming anywhere close to what PieFed offers today, as opposed to what PieFed offered like a year ago. e.g. there will be no ability to hold polls (or to share those custom-built feeds?).

More relevant is that Lemmy 1.0 may take a year or so to become fully deployed across the Threadiverse, if past experience is any judge. The devs say to explicitly expect major breaking bugs and perhaps to avoid deployment in prod as a result. And ofc apps are going to need to catch up as well. This one being a breaking change may lead most older apps unable to connect to an instance that uses the newer software (unless I am misreading that part about the older backwards compatible API).

Lemmy.world in particular, which holds ~50% of Threadiverse users and >90% of the most highly-active communities (unfortunately for the aim of decentralization) is well-known for delaying deployment until the Lemmy code fixes such issues.

So a year from now Lemmy will begin to catch up to some of what PieFed had almost a year ago in the past already, and meanwhile I expect PieFed will not itself be standing still all that time... I am glad to see that Lemmy is still being actively worked on, truly I am, but also I find it hard to actually be excited about that pace, by comparison. Then again, any movement forward still counts, and improves the Fediverse as a whole, so by however much, it is still a good thing! 😀


reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Trump non sa come uscire dal pantano iraniano


Il presidente ha annunciato la presa dell'isola di Kharg e poco dopo ha frenato, citando presunti progressi verso un accordo. Per la CNN una linea che avvantaggia Teheran.

Il presidente Donald Trump ha rinviato ancora una volta, giovedì, gli attacchi che aveva minacciato contro l'Iran, poche ore dopo aver annunciato che l'esercito americano avrebbe preso l'isola iraniana di Kharg. Come in altre occasioni, ha spiegato il dietrofront con i presunti progressi verso un accordo.

Come spiega un'analisi della CNN è lo stesso copione che si ripete da due mesi e mezzo. Trump ha descritto l'Iran come un Paese disperato e pronto a chiudere un'intesa sempre presentata come imminente, ha concesso a Teheran il beneficio del dubbio, ha allentato le proprie scadenze, ha ritirato le minacce e ha minimizzato le provocazioni iraniane e le apparenti violazioni della tregua.

Il risultato è che Trump ha reso evidente di non avere la volontà di tornare alla guerra e di preferire semplicemente chiudere la partita, mentre l'Iran gioca proprio sulla sua riluttanza. Sperando contro ogni evidenza in un accordo, il presidente ha soltanto rimandato un ritorno alle ostilità che questa settimana sono comunque riprese.

Quella linea ha prolungato la guerra e le sue conseguenze economiche e ha avvicinato lo scontro alle elezioni di metà mandato del 2026, quelle che a metà del mandato presidenziale rinnovano il Congresso e che per la CNN si annunciano come una delle principali leve nelle mani di Teheran. Uno dei maggiori vantaggi dell'Iran è proprio il passare del tempo.

Le ostilità si sono intensificate nelle ultime ore dopo che l'Iran ha abbattuto un elicottero Apache dell'esercito americano, i cui piloti hanno dovuto essere tratti in salvo. Di fronte a quell'episodio Trump è apparso quasi riluttante a farsi coinvolgere di nuovo.

In un messaggio sui social pubblicato martedì ha minimizzato la gravità dell'abbattimento, pur scrivendo che "gli Stati Uniti devono, per necessità, rispondere a questo attacco". Lo stesso giorno ha detto al Wall Street Journal che l'attacco iraniano "non era una cosa grave" e mercoledì, parlando di una possibile rappresaglia, ha aggiunto: "Immagino che ne abbiamo il diritto".

Il presidente ha alternato anche toni molto duri. Giovedì sui social ha scritto che l'esercito americano presto avrebbe "preso l'isola di Kharg", dove si trova un importante impianto petrolifero, un'operazione che richiederebbe truppe di terra e rischierebbe perdite consistenti. Pochi minuti dopo, su Fox News, ha ridimensionato quella stessa possibilità ripetendo che gli americani non hanno "voglia" di un'azione militare del genere.

"Non sono sicuro che il Paese abbia voglia di farlo", ha detto Trump, ripetendo poco dopo la stessa frase e aggiungendo: "E va bene così, lo capisco". Ha poi spiegato: "Non voglio truppe di terra, ma se volessi potremmo mandare un piccolo gruppo di soldati e prendere il controllo dell'intero posto". E ancora: "Non so se l'America abbia voglia di fare ciò che io preferirei davvero fare".

All'inizio della guerra Trump aveva fissato più volte scadenze entro cui l'Iran avrebbe dovuto capitolare, salvo poi spostarle anche quando Teheran non rispettava le sue richieste.

Il 7 aprile aveva annunciato una tregua i cui termini nessuno sembrava condividere. La sua amministrazione ha provato a tenere in piedi l'apparenza del cessate il fuoco anche se l'Iran non aveva fatto la cosa principale che il presidente aveva preteso. Trump aveva detto che la tregua era "subordinata alla completa, immediata e sicura riapertura" dello strategico Stretto di Hormuz, una riapertura che non è mai avvenuta.

Quando l'Iran è sembrato violare la tregua in altri modi, Trump e la sua amministrazione hanno ripetutamente cercato di minimizzare.

Più volte il presidente ha mandato segnali di voler evitare un ritorno alla guerra. La settimana scorsa ha citato due volte il precedente dell'ex presidente Jimmy Carter e della crisi degli ostaggi americani in Iran. "Non voglio mettere degli uomini in quel tipo di pericolo", ha detto il 3 giugno. "Ricordo che Jimmy Carter ebbe brutti problemi in Iran con gli ostaggi. Non voglio mai mettere la nostra gente in quel tipo di pericolo." Il giorno dopo, minimizzando l'ipotesi di inviare soldati per recuperare l'uranio altamente arricchito, ha aggiunto: "Non volevo essere Jimmy Carter, sai, non avevo voglia di essere Jimmy Carter".

Per i suoi alleati quella di Trump potrebbe sembrare una posa o una mossa strategica. In realtà ha solo incoraggiato l'Iran a resistere per ottenere condizioni migliori in un eventuale accordo di pace. Annunciare in anticipo ciò che si vuole fare e concedere di continuo sconti all'avversario finisce per dare a Teheran un vantaggio negoziale.

Non è detto che alla fine Trump non decida di colpire duro per far ripartire la guerra. Resta però la domanda sul perché l'amministrazione non abbia reagito con più forza quando è apparso chiaro che l'Iran non avrebbe riaperto lo stretto come il presidente aveva preteso. Sembrava una violazione piuttosto grave, ma è stata di fatto ignorata.

Provare ad assecondare l'Iran per due mesi ha avuto un costo. Trump può anche considerare il blocco americano dello stretto come un modo per dissanguare l'economia iraniana, ma anche per lui il tempo stringe. Con l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato i repubblicani spingeranno il presidente a chiudere quello che, complice un'inflazione ancora in forte crescita, rischia di diventare un peso politico per il partito. La scelta, sempre più difficile da rinviare, sarà tra tornare alla guerra e accettare un accordo meno vantaggioso pur di voltare pagina.

reshared this

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Unsere Arbeit kostet viel Geld. Gleichzeitig braucht unsere Zivilgesellschaft kritischen und unabhängigen Journalismus mit Haltung mehr denn je.

Wir bleiben an den drängenden Themen dran und das mit euch gemeinsam! Wir kämpfen für die Grundrechte aller Menschen und setzen uns für eine starke Zivilgesellschaft ein. Jeder Euro zählt und hilft, unseren Kampf für mehr Gerechtigkeit weiterzuführen.

+++ Unterstütze uns unter: netzpolitik.org/spenden/ +++

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)