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La rassegna stampa di martedì 8 settembre 2026


I dazi ritorsivi del Canada aprono una nuova fase della guerra commerciale, mentre proseguono le indagini sullo schianto del cargo Amazon a Miami e i prezzi record della benzina segnano il Labor Day, con l'America che ricorda l'11 settembre a venticinque anni dagli attentati

Questa è la rassegna stampa di martedì 8 settembre 2026

Il Canada impone nuovi dazi sui prodotti americani e la guerra commerciale si intensifica


I dazi ritorsivi di Ottawa su circa 27,6 miliardi di dollari di beni statunitensi entrano in vigore dopo la mezzanotte di martedì, in risposta alle tariffe recenti imposte dall'Amministrazione Trump. Il presidente ha reagito invocando sui social un boicottaggio del gruppo canadese Bombardier, alimentando i timori di un'ulteriore escalation.

Fonti: New York Times, Financial Times, Semafor

Le indagini sullo schianto dell'aereo cargo di Amazon a Miami si concentrano su velocità e sicurezza della pista


Un aereo cargo Boeing operato per Amazon è uscito di pista per circa 400 metri durante il fine settimana del Labor Day, prendendo fuoco e travolgendo due veicoli con otto persone a bordo. La presidente dell'NTSB ha definito la scena "devastante" e ha annunciato il recupero delle scatole nere, mentre l'inchiesta valuta la velocità del velivolo e le protezioni di fine pista.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, ABC News

I prezzi della benzina toccano un record per il Labor Day mentre prosegue la guerra con l'Iran


Il prezzo medio del carburante ha raggiunto i 4,14 dollari al gallone, il valore più alto mai registrato per il fine settimana del Labor Day, superando il precedente record del 2012. L'impennata è legata alle interruzioni energetiche provocate dalla guerra con l'Iran, che pesano sui consumatori sia negli Stati Uniti sia nella Repubblica islamica.

Fonti: The Hill, Semafor

La campagna per le elezioni di metà mandato entra nella fase decisiva


I candidati nelle corse più contese per la Camera e il Senato hanno aperto la volata finale con eventi per il Labor Day tra feste, sedi sindacali e parate. I riflettori sono puntati su Dallas, dove i repubblicani tengono una convention di due giorni per rilanciare le loro possibilità alle urne.

Fonti: ABC News, The Hill

Un seggio democratico al Senato è a rischio nel New Hampshire con l'avanzata di Sununu


Il New Hampshire non elegge un senatore repubblicano da sedici anni, ma i democratici rischiano ora di perdere il seggio a favore dell'erede di una dinastia politica. Un'eventuale sconfitta comprometterebbe le loro possibilità di controllare la camera alta.

Fonti: Bloomberg

Trump pubblica una mappa con la bandiera americana estesa su Canada, Groenlandia e Messico


Il presidente ha diffuso sui social una mappa in cui il disegno della bandiera statunitense ricopre gran parte del Nord America, oltre all'Islanda e ad alcune isole caraibiche. Il post si inserisce nelle sue ripetute rivendicazioni territoriali oltre i confini degli Stati Uniti.

Fonti: The Hill

A venticinque anni dall'11 settembre, l'America riflette tra divisioni e nuovi documenti


Nel venticinquesimo anniversario degli attentati, il dibattito politico si interroga sulla perdita dell'unità nazionale seguita alla tragedia e sulle fratture che ne sono derivate. L'amministrazione Mamdani a New York rende intanto pubbliche oltre 170.000 pagine sui rischi per la qualità dell'aria attorno a Ground Zero, mentre i procuratori rinunciano a un appello per proteggere il processo del 2028 al presunto ideatore degli attacchi.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, Fox News

Hunter Biden lancia una meme coin ispirata alla vicenda del suo laptop


Il figlio dell'ex presidente Joe Biden ha annunciato il debutto di una criptovaluta meme, scambiata con il simbolo $LAPTOP, in riferimento alla controversia che lo ha travolto dal 2020. Il lancio, anticipato dal Wall Street Journal, è stato promosso con un video che raccoglie spezzoni di servizi giornalistici sul caso.

Fonti: The Hill

Le forze statunitensi affondano una nave rifornimento legata a un cartello ecuadoriano nel Pacifico


Il Comando Sud ha reso noto che le forze americane hanno affondato un'imbarcazione del gruppo Los Choneros nell'Oceano Pacifico orientale, ritenuta di supporto al narcotraffico via mare. L'operazione rientra nella crescente pressione militare di Washington contro le reti di traffico di droga nella regione.

Fonti: Fox News

Corey Lewandowski al centro del potere al dipartimento della Sicurezza interna


Lo stretto consigliere della segretaria Kristi Noem avrebbe di fatto controllato miliardi di dollari di spesa al dipartimento della Sicurezza interna. Lewandowski nega di aver cercato affari o di aver avuto un ruolo nell'assegnazione degli appalti dell'agenzia.

Fonti: Wall Street Journal

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Rob Sand rifiuta l'aiuto di Harris nella corsa a governatore dell'Iowa


Il revisore dei conti dell'Iowa è l'ultimo democratico eletto in tutto lo Stato e la migliore occasione del partito in vent'anni. Al comitato nazionale promette battaglia sul calendario del 2028.

Rob Sand non vuole Joe Biden né Kamala Harris a fare campagna elettorale per lui in Iowa. "No, grazie. Andiamo avanti. Abbiamo bisogno di nuovi leader", ha risposto il candidato democratico alla carica di governatore quando Politico gli ha chiesto se gradirebbe il sostegno dell'ex vicepresidente. Su Biden è stato ancora più secco: "No. Ma può ancora farlo, adesso?".

Sand ha 44 anni ed è il revisore dei conti dell'Iowa, la carica elettiva che controlla come lo Stato spende i soldi pubblici. È l'ultimo democratico rimasto a ricoprire un incarico votato da tutti gli elettori dello Stato ed è la migliore occasione del suo partito per riprendersi la guida dell'Iowa da vent'anni. L'ultima volta che un democratico ha vinto la corsa a governatore era il 2006.

Quell'anno alla Casa Bianca c'era un presidente repubblicano impopolare, la guerra in Medio Oriente era impopolare e la benzina costava cara. Le stesse condizioni si ripetono adesso, con la benzina a quattro dollari al gallone e il diesel sopra i cinque, mentre i dazi e i rincari di carburanti e fertilizzanti pesano su un'agricoltura già in difficoltà. Il clima nazionale favorisce i democratici, che nelle elezioni suppletive per i parlamenti statali stanno strappando seggi ai repubblicani.

L'Iowa è quarantottesimo tra i cinquanta Stati per crescita del reddito personale nella media degli ultimi tre anni, è primo per crescita dei tumori e ha un sistema scolastico che era il migliore del paese e oggi sta nella metà bassa della classifica. Sono i numeri con cui Sand riassume dieci anni di governo repubblicano senza contrappesi. "Ci sono molte persone in questo Stato che si guardano intorno e dicono: ho votato per i repubblicani, ma sembrano comportarsi molto più da politici che da altro", ha detto a Politico.

A convincerlo a candidarsi è stata una legge approvata dal parlamento dell'Iowa dopo la sua rielezione, che ha reso più difficile all'ufficio del revisore dei conti scovare il denaro pubblico speso male. Nel primo mandato Sand ne aveva individuato una cifra record. "Se possono impedire al revisore di fare le revisioni, che lavoro utile posso fare in questo incarico?", ha detto, aggiungendo che quella legge gli ha chiarito "quanto sia diventata grave la corruzione" nel palazzo del parlamento a Des Moines.

Negli ultimi tre cicli elettorali l'Iowa ha prodotto alcune delle sfide più strette del paese. Nel 2020 un seggio della Camera nella parte orientale dello Stato è stato assegnato per sei voti, il margine più piccolo nella storia del Congresso americano. Nel 2022 una deputata democratica uscente ha perso per mezzo punto e nel 2024 uno sfidante democratico per 700 voti nel sud-est dell'Iowa: in entrambi i casi le sconfitte più strette registrate quell'anno nel paese. Nel 2022 Sand è stato rieletto mentre altri due candidati democratici a cariche statali perdevano per circa un punto.

Il comitato nazionale del Partito Democratico ha tolto all'Iowa il primo posto nel calendario delle primarie presidenziali e Sand promette di rimettercelo. Lo Stato apriva la corsa alla nomination con i caucus, le assemblee in cui gli elettori si riuniscono di persona contea per contea per indicare il proprio favorito. "Dovete chiederlo a quelli del comitato nazionale", ha risposto a chi gli domandava perché i democratici non vengano più in Iowa. "Non ci parlo. Non sono mai stato a una loro convention". Da governatore, ha aggiunto, applicherebbe la legge dell'Iowa che impone allo Stato di votare prima di tutti gli altri: "E se al comitato nazionale non piace, allora avremo un problema".

Sand si era registrato come indipendente e si è iscritto ai democratici solo per poter votare alle primarie, una regola che considera "antiamericana". Vuole una primaria unica e aperta, alla quale possano partecipare tutti gli elettori senza doversi iscrivere a un partito. "Non credo che i due maggiori partiti debbano avere privilegi legali speciali che permettono loro di dirti che non puoi votare, quando sono le tue tasse a pagare", ha detto. "Non dovresti doverti iscrivere a un club privato per farlo". Dei quattro motivi per cui alla fine scelse i democratici, tre riguardano l'acqua pulita in cui pescare, i terreni pubblici aperti a chi non è abbastanza ricco da comprarsene uno e la difesa dei più deboli. Il quarto è il ricordo di Bill Clinton che pareggia il bilancio federale e usa l'avanzo per ridurre il debito.

Sulle questioni che i repubblicani usano ogni campagna elettorale contro i democratici, Sand ha preso posizioni distanti dal suo partito. Dice che "gli sport femminili sono per le ragazze e quelli maschili per i ragazzi", che chi riceve aiuti pubblici per il cibo non dovrebbe poterli usare per le bevande zuccherate e che il confine è stato gestito male sotto l'amministrazione Biden, definendolo un problema di sicurezza nazionale. Allo stesso tempo dice di rispettare "il diritto della donna di scegliere e la libertà riproduttiva" e sul matrimonio tra persone dello stesso sesso ha risposto: "Se vuoi sposarti, fai pure".

Alla domanda su quali governatori ammiri ha citato due repubblicani prima di arrivare a un democratico. Il primo è Phil Scott, governatore repubblicano del Vermont, di cui apprezza il fatto che sia una persona normale disposta ad andare e a parlare ovunque. Il secondo è Spencer Cox, governatore repubblicano dello Utah, con cui dice di condividere l'approccio alla civiltà del confronto politico. Solo dopo l'insistenza dell'intervistatore ha nominato il democratico Andy Beshear, che come Scott vince in uno Stato che pende dalla parte opposta e che a giugno è andato a fare campagna elettorale in Iowa.

Howard County è la contea che ha spostato di più il proprio voto in tutto il paese, con uno scarto di 40 punti: ha votato due volte per Barack Obama e poi per il presidente Donald Trump. Sand, che è cresciuto nella contea accanto, dice che quegli elettori non sono cambiati. "Quei due uomini per certi versi sono uguali. Sono sé stessi e non sembrano né si comportano come i politici ordinari", ha detto. Nella sua lettura i democratici perdono le presidenziali quando candidano uomini di apparato, come hanno fatto per tre cicli di fila.

Sand propone un limite di età di 78 anni e un tetto di vent'anni per chi ricopre cariche elettive. Alla domanda se sia un bene per l'Iowa avere il senatore repubblicano Chuck Grassley in carica fino ai novant'anni ha risposto di no, aggiungendo che una regola uguale per tutti gli Stati non toglierebbe peso a nessuno di essi. In passato lo ha votato, ma "il modo in cui Grassley fa le cose adesso non è il Grassley di una volta".

Anche vincendo, Sand governerebbe con un parlamento statale in mano ai repubblicani e ha costruito su questo l'intera campagna. Le proposte del suo programma sono quelle che raccolgono consenso su entrambi i fronti: limiti di mandato e di età, test cognitivi per chi ricopre cariche pubbliche, divieto di comprare e vendere azioni per chi fa politica e carcere obbligatorio per chi ruba soldi ai contribuenti. Da procuratore aveva scoperto la più grande manipolazione di una lotteria nella storia americana.

Le sue assemblee pubbliche sono cento all'anno e in questa campagna elettorale 160 volte si sono aperte con il pubblico che canta "America the Beautiful", dopo che i presenti hanno alzato la mano per indicare il proprio partito e applaudito i vicini iscritti agli altri. Sand risponde anche alle domande di chi lo attacca sui social ed è stato 53 volte ospite del conduttore radiofonico conservatore Simon Conway. "La mia fede mi insegna ad amare il mio nemico", ha detto. "Se sei disposto a prenderti gli insulti, allora penso che tu lo stia facendo nel modo giusto, che tu vinca o perda".

A tre domande diverse sull'ipotesi di correre un giorno per la presidenza o di accettare una candidatura alla vicepresidenza ha risposto sempre di no. Vuole mantenere il collegio elettorale, il meccanismo per cui il presidente americano non è scelto direttamente dai cittadini ma dai grandi elettori assegnati Stato per Stato. Non ha voluto dire se allargherebbe la Corte Suprema. "Sono il revisore dei conti dell'Iowa che si candida a governatore dell'Iowa", ha ripetuto ogni volta che gli è stato chiesto un giudizio sulla politica nazionale, compreso il 2028. Su Harris, alla domanda se dovrebbe ricandidarsi tra due anni, ha risposto di no.

L'intervista si è svolta alla fiera statale dell'Iowa, la manifestazione di undici giorni che ogni anno raduna a Des Moines gli abitanti dello Stato (più dell'80% dei visitatori di ogni giornata sono elettori dell'Iowa). C'erano anche gli altri due protagonisti del voto di novembre: la deputata Ashley Hinson, candidata repubblicana al Senato, e il suo avversario democratico Josh Turek. Sand ha detto di essere concentrato su quello che succede in Iowa, cioè il costo della vita, i tumori, la corruzione, i buoni per le scuole private senza controlli sulla spesa e un avversario che vuole vietare vaccini come quello contro il tumore della pelle che ha appena superato la sperimentazione decisiva.

Sulla polarizzazione Sand risponde che è un fatto del mondo e un modo per sfruttare gli elettori e frugare nelle loro tasche. Aggiunge che ogni volta che l'Iowa ha votato per il presidente Donald Trump ha poi eletto anche lui. "Vado dappertutto. Parlo con tutti", ha detto. Ha costruito la campagna sull'idea che gli elettori debbano guardare la persona invece del simbolo del partito. La sua scommessa è che a quel punto chi ha votato tre volte per il presidente possa scegliere un democratico.


Le elezioni suppletive stanno andando benissimo per i Democratici


Il democratico Brandon Dukes ha strappato ai repubblicani il dodicesimo collegio della Camera dello Stato della Pennsylvania, chiudendo martedì la stagione delle elezioni suppletive prima del voto di novembre. In quel collegio ha fatto 19 punti meglio del risultato ottenuto da Kamala Harris alle presidenziali del 2024. È il trentunesimo seggio passato di mano in un parlamento statale da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca e in tutti e trentuno i casi a conquistarlo sono stati i democratici.

Le suppletive servono a riempire i seggi rimasti vacanti tra un'elezione ordinaria e l'altra per dimissioni o per la morte di chi li occupava. Negli Stati Uniti se ne tengono decine ogni anno, dai consigli locali fino al Congresso. Vengono usate come termometro dell'umore degli elettori perché si votano sempre negli stessi confini geografici.

Dal gennaio del 2025 se ne sono tenute 110 e in media i democratici hanno superato di 12,5 punti il margine di Harris e di 8,4 punti quello di Joe Biden nel 2020. Il confronto tra il risultato della suppletiva e quello presidenziale nello stesso collegio è il metodo con cui gli analisti misurano lo spostamento dell'elettorato, perché mette a confronto lo stesso territorio in due momenti diversi. Messi insieme, quei numeri descrivono un clima politico nazionale in cui i democratici sarebbero avanti di 12 punti, un valore perfino leggermente migliore di quello che gli stessi dati indicavano nel ciclo del 2018, secondo un'analisi di Daniel Donner pubblicata su The Downballot.

Quella stima ha però un difetto noto: in ogni ciclo elettorale dal 2018 in poi è stata più favorevole ai democratici del voto popolare per la Camera (la somma dei voti raccolti dai partiti in tutti i 435 collegi del paese). Otto anni fa il vantaggio reale rimase di qualche punto sotto il livello indicato dalle suppletive.

Elezioni speciali · Stati Uniti

Le suppletive danno i democratici a +12, nel 2024 sbagliarono di 11 punti

I pallini arancioni sono il clima politico stimato dalle elezioni suppletive di ogni ciclo, quelli neri il margine vero tra democratici e repubblicani nel voto popolare per la Camera. Sopra lo zero sono avanti i democratici, sotto i repubblicani. Dal 2018 la stima è sempre stata più generosa con i democratici del risultato di novembre. Nel 2024 la distanza è arrivata a 11,1 punti.

Stima dalle elezioni suppletive Voto popolare per la Camera
−5 +5 +10 0 vantaggio dem. vantaggio rep. 2014 2016 2018 2020 2022 2024 2026 ? −3,5 −5,7 −2,5 −1,1 +11,5 +8,6 +5,9 +3,1 +1,1 −2,8 +8,4 −2,7 +12,0 −5 +5 +10 0 2014 2016 2018 2020 2022 2024 2026 ? −3,5 −5,7 −2,5 −1,1 +11,5 +8,6 +5,9 +3,1 +1,1 −2,8 +8,4 −2,7 +12,0
Il tratteggio verticale misura la distanza tra la stima e il risultato. La linea grigia unisce i risultati veri. Per il 2026 il risultato non c’è ancora: si vota a novembre.

Perché la stima è troppo alta. Alle suppletive va a votare una quota maggiore di elettori con un titolo di studio elevato, che negli anni di Trump sono i più ostili al presidente e al Partito Repubblicano. L’elettorato di queste elezioni pende quindi verso i democratici più di quello che si presenta alle elezioni generali.

Fonte The Downballot, dati aggiornati al 19 agosto 2026. La stima confronta il risultato di ogni suppletiva con il margine presidenziale nello stesso collegio: quella del 2026 è calcolata su 110 elezioni tenute dal gennaio del 2025. I margini del voto popolare per la Camera sono quelli ufficiali, le stime dalle suppletive sono state lette dal grafico originale e possono discostarsi di un decimo di punto.

La spiegazione più probabile è la polarizzazione per titolo di studio dell'elettorato negli anni di Trump. Gli elettori più istruiti hanno un giudizio molto più negativo del presidente e del Partito Repubblicano e sono anche quelli che si presentano ai seggi più spesso quando in palio c'è un solo seggio locale e l'affluenza è bassa. L'elettorato delle suppletive pende quindi verso i democratici più di quello che vota alle elezioni generali.

Le suppletive sbagliano anche quando il clima politico cambia a metà ciclo. È successo nel 2022, dopo che la Corte Suprema ha cancellato la sentenza Roe v. Wade che garantiva il diritto all'aborto a livello federale. È successo di nuovo nel 2024, quando i risultati prima e dopo il novembre del 2023 sono stati molto diversi tra loro.

In questo ciclo non si è visto niente di simile e il clima politico calcolato è rimasto molto stabile per tutto il periodo. All'inizio di un ciclo la media si muove parecchio perché le elezioni sono poche e un singolo risultato anomalo la sposta di molto. Più avanti serve invece un movimento reale per cambiarla, come è accaduto nel 2024. Tra il primo e il secondo anno del ciclo del 2026 qualche variazione c'è stata, ma il quadro complessivo è rimasto fermo.

Anche la distribuzione degli scarti è sorprendentemente compatta. Le suppletive federali (sette in tutto) sono tutte cadute dentro una fascia di 15 punti e quelle statali si sono raggruppate in modo altrettanto stretto. Il grafico che le riassume disegna una curva regolare, un effetto forse dovuto alla nazionalizzazione della politica locale degli ultimi anni.

L'unico risultato fuori scala è una suppletiva per il Senato dello Stato di New York nel ventiduesimo distretto, dove i democratici hanno superato Harris di 90 punti. Nel distretto vive una numerosa comunità ebraica ortodossa che tende a votare in blocco e in quell'occasione i suoi leader avevano indicato il candidato democratico. Nel 2018 la distribuzione era molto meno regolare, un segno che in quel ciclo il clima politico stava davvero cambiando strada facendo.

Per novembre le suppletive fanno quindi prevedere un clima simile a quello di otto anni fa. La polarizzazione per titolo di studio è probabilmente cresciuta da allora, quindi lo scarto tra la stima ricavata dalle suppletive e il risultato vero potrebbe essere un po' più ampio.

Il consenso verso il presidente sta calando anche tra gli elettori repubblicani, cosa che nel 2018 non accadeva. Se i suoi elettori sono abbastanza demoralizzati potrebbero restare a casa in numero maggiore che in passato e chi si presenterà ai seggi sarebbe un elettorato più democratico. Nel 2026 l'indice di gradimento di Trump ha continuato a scendere durante la primavera e l'estate dell'anno elettorale, un periodo in cui le suppletive sono state poche e hanno offerto pochi appigli per misurare l'umore del paese.

L'incognita più grande resta quello che il presidente stesso farà da qui al giorno del voto. Anche se non cambiasse molto, i dati delle suppletive dicono che i democratici restano in una posizione di forza per riprendersi la Camera a novembre.


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A/I chiude, ma la resistenza non finisce oggi.

A/I è nata nel 2001 usando gli strumenti del tempo per offrire un servizio ad una rete globale che ne ha largamente beneficiato. L'associazione ha permesso di pagare servizi stabilmente, rispettare la legge e non piegarsi a pressioni, e tenere un gruppo di volontari e di utenti dietro un solo nome pubblico per volta (quello del presidente).

in reply to vecna

Man mano che ricevevano attacchi, cambiavano. R* prima, Orange Book poi. Il loro motto "condividere saperi senza fondare poteri" l'hanno seguito al punto da vedere una rete di servizi analoghi crescere: systemli.org/en/friends/ e help.riseup.net/en/security/re… e ora, giustamente, di mettersi contro all'amministrazione statunitense e ad un Europa completamente connivente con questi abusi, non ne hanno voglio, non è la loro battaglia, e porterebbe danni a molte altre persone che ad A/I si affidano.

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In der ganzen #Rhysida Berlin Nummer ist vielleicht jetzt ein guter Hinweis, dem @jela für kommunaler Notbetrieb zu danken und die Mühe, die er sich bei der sinnigen Aufbereitung gibt.

kommunaler-notbetrieb.de/2026/…

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Il potere di Elon Musk finisce sotto i riflettori nel nuovo documentario di Alex Gibney


Il documentario in arrivo alla Mostra di Venezia ricostruisce l'ascesa del fondatore di Tesla e SpaceX, mentre negli Stati Uniti il Cybercab finisce sotto esame delle autorità federali.

Il nuovo documentario su Elon Musk diretto da Alex Gibney sarà presentato in prima mondiale l’8 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, fuori concorso. Successivamente approderà al Festival di Toronto, per poi uscire nelle sale statunitensi con Bleecker Street dal 16 ottobre. Nel 2027 arriverà infine su HBO in una versione estesa di 4 ore. Il montaggio presentato a Venezia dura 225 minuti, ai quali si aggiunge un intervallo di 10 minuti. È il film più lungo e forse anche il più ambizioso e rischioso di una carriera costruita indagando le strutture del potere. Gibney, 72 anni, ha già dedicato documentari a Enron, Scientology, alle torture commesse dagli Stati Uniti in Afghanistan, a Wall Street e a Vladimir Putin. Di questo nuovo lavoro dice che rappresenta "una distillazione del suo percorso".

La tesi è esplicita fin da subito. Musk, 55 anni, viene descritto come un venditore il cui potere dipende in larga misura dal mercato azionario e potrebbe svanire nel nulla nel momento in cui il pubblico smettesse di credere alle sue promesse. Nella prima metà, come racconta un lungo reportage dell'Hollywood Reporter dalla sala di montaggio, il film accusa l'imprenditore di essersi appropriato del merito di Martin Eberhard, uno dei fondatori originari di Tesla, quindi di aver costretto a firmare un accordo di riservatezza una donna dalla quale aveva avuto un figlio e infine di aver sostenuto il titolo Tesla con annunci su Marte e sulla guida completamente autonoma, alla quale il regista collega oltre 60 morti. Un capitolo è dedicato anche alle scimmie impiegate nei test di Neuralink, che secondo le associazioni animaliste avrebbero subito sofferenze inutili.

Nella seconda metà il film cambia scala. Starlink, il sistema satellitare di SpaceX, viene presentato come uno strumento capace di attribuire a Musk un potere politico enorme per il ruolo assunto in Ucraina e in altri teatri di guerra. Gibney fa notare che la NASA è diventata fortemente dipendente da SpaceX per alcuni dei suoi principali programmi spaziali, mentre Twitter, poi ribattezzato X, sarebbe stato utilizzato da Musk per coltivare rapporti e ottenere favori da leader stranieri come Narendra Modi e Javier Milei. Al centro di tutto c'è però il DOGE, il Dipartimento per l'Efficienza Governativa di cui Musk è stato il volto per circa 4 mesi ad inizio 2025 e alla quale il documentario attribuisce il taglio di 270.000 posti di lavoro nel governo federale e la cancellazione di miliardi di dollari di aiuti internazionali.

Il passaggio più delicato riguarda i dati. Una fonte di Gibney, che dirigeva i sistemi informatici di una grande agenzia federale, sostiene che gli uomini del DOGE disponessero di privilegi di amministratore e che, sul piano tecnico, in quel contesto copiare interi archivi verso sistemi esterni sarebbe stato semplice quanto spostare un file da una cartella all'altra. L'ipotesi trova un riscontro parziale nella denuncia presentata da Charles Borges, responsabile dei dati della Social Security Administration, secondo cui una copia dell'intero archivio previdenziale americano sarebbe finita in un ambiente cloud privo di adeguate protezioni.

Geoffrey Hinton, premio Nobel e tra i pionieri dell’intelligenza artificiale contemporanea, sostiene nel film che per influenzare le elezioni di metà mandato attraverso strumenti di IA basterebbe disporre di informazioni estremamente dettagliate sugli elettori americani. Ed è proprio questo, secondo Hinton, il tipo di patrimonio informativo al quale DOGE sembra aver avuto accesso. Ashley St. Clair, ex compagna di Musk e figura centrale del documentario, racconta inoltre che, prima delle elezioni del novembre 2024, Musk le avrebbe detto di voler scatenare "l’anomalia nella matrice". Nel film compare anche un suo messaggio in cui afferma di avere "diecimila laser nello spazio". Gibney lascia entrambe le frasi senza una spiegazione definitiva, mantenendo volutamente aperta l’ambiguità tra provocazione, millanteria e possibile ammissione.

Chi ha accettato di distribuire il film


Musk aveva liquidato il progetto come un "pezzo su commissione" già tre anni fa, quando il documentario era stato annunciato per la prima volta, e ha poi rifiutato di concedere un’intervista, chiudendo lo scambio con un insulto pubblico su X. Il rifiuto ha spinto Gibney a costruire il film attraverso decine di fonti esterne e a ricorrere anche a una soluzione visiva insolita: la produzione ha raccolto registrazioni della voce di Musk e le ha utilizzate per creare un avatar in stile videogioco che, in due sequenze, attraversa lo schermo come un personaggio controllato in prima persona, completo di barre dell’energia e indicatore delle vite residue.

Hollywood ha spesso evitato di attaccare direttamente Musk, per convenienza o per timore di contenziosi: un adattamento della biografia pubblicata da Ashlee Vance nel 2015 si arenò proprio a HBO nel 2023. Questa volta anche Netflix si è fatta avanti. Alla fine Bleecker Street ha acquisito i diritti per la distribuzione cinematografica negli Stati Uniti, HBO i diritti televisivi e streaming in Nord America e Universal Pictures Content Group quelli internazionali, un pacchetto particolarmente ampio per un documentario politico, che di norma viene venduto territorio per territorio.

Tra i finanziatori del documentario c'è Black Bear, di Teddy Schwarzman, figlio del fondatore di Blackstone Stephen Schwarzman, che in passato ha definito Musk una "brava persona". La variabile più grande resta però la proprietà di HBO. Paramount Skydance ha concordato l'acquisizione di Warner Bros. Discovery per circa 110 miliardi di dollari: l'operazione ha ricevuto il via libera del Dipartimento di Giustizia e delle altre principali autorità di regolamentazione, ma il suo perfezionamento è attualmente bloccato da una causa promossa da dodici procuratori generali statali e da un provvedimento cautelare di un giudice federale. Larry Ellison, che sostiene finanziariamente il figlio David, compare nel film in alcuni messaggi nei quali si dice pronto a mettere due miliardi di dollari nell'acquisto di Twitter senza fare domande.

Gibney e HBO sono assicurati e un gruppo di legali ha passato al setaccio ogni affermazione contenuta nel documentario, ma Musk ha una lunga storia di cause contro persone e organizzazioni che ritiene lo abbiano danneggiato. Resta anche il precedente della Chiesa di Scientology, che nel 2015 rispose a un altro documentario di Gibney comprando una pagina del New York Times per contestarne le conclusioni, contribuendo però ad aumentarne enormemente l'attenzione.

L'auto senza volante finisce sotto i riflettori


Mentre il film si prepara a uscire, una delle promesse più ambiziose di Musk è finita sotto l'esame di un'autorità federale. Il 3 settembre Tesla ha aperto al pubblico di Austin, in Texas, le corse a bordo del Cybercab, una due posti senza volante, pedali né specchietti, prenotabile attraverso l'app Robotaxi. Poche ore dopo la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA),l'agenzia federale che vigila sulla sicurezza stradale, ha aperto una indagine sul processo con cui Tesla ha certificato il nuovo modello.

Negli Stati Uniti non esiste un'autorità federale che approvi preventivamente ogni automobile prima della sua produzione: sono le stesse case automobilistiche a certificare che i propri veicoli rispettino gli standard federali di sicurezza, molti dei quali sono stati scritti decenni fa attorno all'idea che al posto di guida ci sia una persona. Tesla ha comunicato all'agenzia che il Cybercab rispetta "tutti gli standard applicabili". Ora la NHTSA vuole esaminare il procedimento e i dati sui quali si basa quella dichiarazione, a partire dalle norme che l'azienda ha ritenuto non applicabili a un'auto priva di comandi manuali. Se dovesse accertare una violazione, l'agenzia potrebbe imporre un richiamo e, in caso di mancata collaborazione, sanzioni rilevanti a carico di Tesla.

Un precedente già esiste. Nel 2022 Zoox, società di guida autonoma controllata da Amazon, seguì la stessa strada dell'autocertificazione, ma la NHTSA contestò le conclusioni dell'azienda e accertò la violazione di alcuni standard. A luglio Zoox ha ottenuto una deroga per operare commercialmente, con il divieto di circolare sotto pioggia intensa o neve e sulle strade con limiti superiori a 45 miglia orarie. Tesla, invece, non ha chiesto alcuna deroga.

In Texas l'azienda ha registrato 45 Cybercab all'interno di una flotta autonoma complessiva di 420 veicoli, mentre Waymo ne conta 988, tutti però dotati di volante e pedali. La capacità produttiva installata del Cybercab supera i 125.000 esemplari l'anno e Musk ha annunciato per la futura vendita al pubblico un prezzo inferiore a 30.000 dollari.

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Il nostro modello: il Kansas si apre, l'Alaska torna in bilico e il Missouri restituisce un seggio ai Dem


I democratici hanno 80 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 57 su 100 di ottenere il Senato: il 31 agosto erano 78 e 56. Sei testa a testa al Senato, con l'Iowa unico in mano repubblicana

I democratici hanno 80 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 57 su 100 di ottenere il Senato, secondo l'aggiornamento di oggi del nostro modello: una settimana fa, il 31 agosto, erano 78 e 56. Piccoli passi avanti in entrambe le camere, in una settimana in cui i sondaggi nuovi hanno spinto in direzioni opposte e una sentenza in Missouri ha restituito ai democratici un seggio che la nuova mappa aveva cancellato.

La proiezione dei seggi, quella in cui i collegi in bilico vengono assegnati al partito oggi in vantaggio, alla Camera dà 223 seggi ai democratici e 212 ai repubblicani (erano 222 a 213), mentre al Senato resta ferma su 52 seggi contro 48. Sotto i totali si muovono quattro gare per il Senato, Kansas, Iowa, Michigan e Alaska, oltre a diciannove collegi della Camera.

Mancano 57 giorni alle elezioni di metà mandato di martedì 3 novembre, quando si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera e 35 dei 100 del Senato. Il modello gira quattro volte al giorno e i numeri completi sono sulla sua pagina; come nell'aggiornamento della settimana scorsa, prima il nostro modello e poi il confronto con gli altri sei.

Che cosa è cambiato nel nostro modello


Partiamo dal Senato. Il movimento più ampio è in Kansas, dove il democratico Adam Hamilton, che sfida il repubblicano uscente Roger Marshall, sale da 14 a 23 possibilità su 100 e la gara passa da likely R a lean R, da vittoria repubblicana molto probabile a repubblicani solo leggermente favoriti. Pesa un sondaggio di Global Strategy Group, fatto per un comitato di parte democratica, che dà Hamilton avanti di un punto: il modello lo sconta come sondaggio di parte, ma con appena tre rilevazioni in tutto basta a ridurre il margine stimato da 7,8 a 4,5 punti. Il Kansas resta lontano dal testa a testa, ma non è più una gara chiusa.

In direzione opposta va l'Iowa, l'unico dei sei testa a testa in cui i repubblicani sono avanti. Il democratico Josh Turek, che corre per il seggio senza uscente contro la repubblicana Ashley Hinson, scende da 45 a 40 su 100 dopo il sondaggio di Emerson College per Nexstar che lo dà sotto di 4,4 punti; il distacco stimato passa da 0,7 a 1,3 punti. In Michigan, altro seggio senza uscente, il democratico Abdul El-Sayed sale invece da 56 a 60 contro il repubblicano Mike Rogers, sostenuto dalla rilevazione della Michigan State University che lo misura avanti di 5 punti; il margine si allarga da 0,8 a 1,3.

L'Alaska torna tra i testa a testa, una settimana dopo esserne uscita. La democratica Mary Peltola, opposta all'uscente repubblicano Dan Sullivan, scende da 72 a 69 su 100 e il margine stimato si restringe da 3,5 a 2,9 punti, sotto la soglia che separa i lean D dai tossup. È un movimento piccolo, che dice soprattutto quanto sia sottile il confine tra le due classificazioni. In Texas il democratico James Talarico, che domina la campagna pubblicitaria contro il repubblicano Ken Paxton, resta a 64 su 100 dopo un sondaggio di Overton Insights che fotografa un 50 pari.

Nel complesso i democratici partono favoriti in 47 seggi, i repubblicani in altri 47 e le gare in bilico salgono da cinque a sei: Alaska, Ohio, Texas, Michigan, Maine e Iowa. Ai democratici servono 51 seggi, perché con un 50 pari la maggioranza resta ai repubblicani grazie al voto del vicepresidente JD Vance. Nella proiezione di oggi ne ottengono 52, vincendo cinque dei sei testa a testa e perdendo solo l'Iowa. Il Nebraska resta un capitolo a parte: contro l'uscente repubblicano Pete Ricketts il candidato competitivo è l'indipendente Dan Osborn, fermo a 29 possibilità su 100 con un distacco stimato di 3,5 punti.

Alla Camera il generic ballot, la media nazionale dei sondaggi che chiedono agli americani per quale partito voteranno, è fermo: i democratici sono avanti di 5,5 punti, 47,5 contro 41,9 (il 31 agosto erano 5,6), con tre sondaggi nazionali nuovi che vanno da un vantaggio democratico di 2 punti (HarrisX per Harvard CAPS) a uno di 7,1 (Focaldata per il Financial Times). Il modello considera già orientati 411 collegi, 214 verso i democratici e 197 verso i repubblicani, con 24 testa a testa (erano 25); i seggi attesi per i democratici, cioè la media di tutte le simulazioni, restano a 228.

Diciannove collegi hanno cambiato classificazione e il caso più vistoso non dipende dai sondaggi ma da un tribunale. La Corte Suprema del Missouri ha bloccato la nuova mappa elettorale voluta dal presidente e a novembre si vota con i confini del 2022: MO-05, il quinto collegio del Missouri, quello di Kansas City difeso dal democratico Emanuel Cleaver, torna da solid R a solid D, da 5 a 100 possibilità su 100, mentre MO-02, il collegio della repubblicana Ann Wagner, riprende la sua forma precedente e passa da likely R a lean R, a 20 su 100. Nel conto dello stato i democratici guadagnano un seggio atteso. In Florida due sondaggi di SEA Polling, di parte democratica, aprono altrettante gare: FL-16, il collegio del repubblicano Vern Buchanan, sale da 11 a 36 su 100 ed entra tra i testa a testa, mentre FL-09, difeso dal democratico Darren Soto, risale da 23 a 35. In California CA-48, il collegio di Darrell Issa, scende da lean D a tossup nonostante un sondaggio di SurveyUSA che dà il democratico avanti di 3 punti, meno del margine stimato prima. In senso contrario cinque testa a testa, tra cui CO-05 in Colorado e IA-02 in Iowa, scivolano tra i lean R con aggiustamenti di due o tre punti, mentre MI-07, il collegio del repubblicano Tom Barrett in Michigan, si porta esattamente a metà, 50 su 100.

Come sempre la proiezione è il punto centrale di una forchetta larga: nel 90 per cento delle simulazioni i democratici prendono tra 207 e 251 seggi alla Camera e tra 46 e 56 al Senato. E un 80 su 100 non è una certezza. Se questa elezione si potesse ripetere 100 volte nelle stesse condizioni, in 20 casi la Camera resterebbe ai repubblicani.

Il confronto con gli altri modelli


Oltre al nostro seguiamo altri sei modelli previsionali. Alla Camera il consenso è unanime: tutti e sette danno i democratici favoriti, in media con 82 possibilità su 100, in una forchetta da 67 a 93. Al Senato cinque modelli su sette vedono avanti i democratici, uno vede avanti i repubblicani e uno è fermo esattamente a metà, con una media di 53 su 100.

Il nostro modello resta dove stava lunedì scorso: tra i più prudenti alla Camera con 80 su 100 e tra i più favorevoli ai democratici al Senato con 57. In parte è una scelta di metodo: dopo il confronto con i cicli 2018 e 2022 abbiamo allargato l'incertezza delle nostre simulazioni, che tiene le probabilità più vicine al 50. Al Senato la distanza tra i sette modelli è di undici punti, da 47 a 58: nessuno si allontana molto dal testa a testa.

La novità della settimana è il modello di Nate Silver, nella versione Deluxe di Silver Bulletin, che al Senato scende da 56 a 51 possibilità su 100 e porta i seggi democratici attesi da 51 a 50: il movimento più netto tra i sette, in una settimana in cui gli altri si sono spostati di un punto o due. Alla Camera passa da 85 a 83. Nella direzione opposta va 50+1, il sito di G. Elliott Morris, che sale al Senato da 55 a 58 e alla Camera da 92 a 93 ed è il più sicuro della vittoria democratica in entrambe le camere. Subito sotto sta l'Economist, che alla Camera scende di un punto a 89 e al Senato resta a 54 con 51 seggi attesi ai democratici. Split Ticket, il modello pubblicato da The Argument, è fermo a 85 alla Camera e sale di un punto al Senato, a 56.

Sotto di noi alla Camera stanno solo VoteHub a 76 e Decision Desk HQ, il più cauto a 67. Sono anche gli unici due a non dare i democratici favoriti al Senato: il primo assegna ai repubblicani 53 possibilità su 100, il secondo è passato in una settimana da 49 a un 50 esatto. Sono anche gli unici che oltre ai sondaggi incorporano i mercati predittivi, le piattaforme dove si scommette sull'esito delle elezioni; i mercati sul Senato restano più scettici dei sondaggi.

Il promemoria finale vale ogni settimana: sette modelli costruiti in modo diverso raccontano la stessa elezione, Camera orientata verso i democratici e Senato in equilibrio. Le differenze tra un 67 e un 93 non nascono da letture opposte della campagna ma dagli ingredienti, quali sondaggi entrano e con che peso, quanto contano i fondamentali, i giudizi degli esperti o i mercati. Per questo li mettiamo in fila: più del numero di un singolo modello conta la direzione in cui si muovono. Questa settimana la direzione è la stessa, con il Senato che si conferma il vero campo di battaglia.


Il nostro modello: i Dem salgono al Senato e l'Alaska non è più un testa a testa


I democratici hanno 78 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 56 su 100 di ottenere il Senato, secondo l'aggiornamento di oggi del nostro modello: una settimana fa, il 25 agosto, erano 79 e 54. Il movimento della settimana sta tutto al Senato.

La proiezione dei seggi, quella in cui i collegi in bilico vengono assegnati al partito oggi in vantaggio, alla Camera dà 223 seggi ai democratici e 212 ai repubblicani (erano 224 a 211), mentre al Senato resta ferma su 52 seggi contro 48. Dietro la stabilità dei totali c'è però una settimana mossa, con sondaggi favorevoli ai democratici in Maine, Texas, Michigan e Ohio, mentre l'Alaska smette di essere un testa a testa.

Mancano 63 giorni alle elezioni di metà mandato di martedì 3 novembre, quando si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera e 35 dei 100 del Senato. Il modello gira quattro volte al giorno e i numeri completi sono sulla sua pagina; come nell'aggiornamento della settimana scorsa, prima il nostro modello e poi il confronto con gli altri sei.

Che cosa è cambiato nel nostro modello


Partiamo dal Senato, dove è successo di più. Il movimento più netto è nel Maine, dove il democratico Troy Jackson, che sfida la repubblicana uscente Susan Collins, sale da 55 a 60 possibilità su 100, con un margine stimato che passa da 0,7 a 1,4 punti. Pesa il sondaggio di Abacus Data di fine agosto che dà Jackson avanti di 8 punti, più di quanto stimiamo noi ma abbastanza da spostare la media. La gara resta un tossup, un testa a testa; il Maine è anche tra gli Stati dove il super PAC di Elon Musk ha appena lanciato i primi spot della sua campagna.

L'Alaska invece esce dal gruppo dei testa a testa. La democratica Mary Peltola, opposta all'uscente repubblicano Dan Sullivan, sale a 70 su 100 (era 67) e la gara passa a lean D, cioè democratici leggermente favoriti. Non ci sono sondaggi nuovi, ma il margine stimato si è allargato da 2,6 a 3,1 punti, abbastanza per far scattare la soglia; della sorpresa Alaska avevamo parlato anche nella diretta di domenica sera.

Nella stessa direzione si muovono tre gare pesanti. In Texas James Talarico, il democratico che affronta il repubblicano Ken Paxton per un seggio senza uscente, sale da 62 a 66 su 100 dopo il sondaggio di Slingshot Strategies che lo dà avanti di 6 punti. In Michigan, altro seggio senza uscente, il democratico Abdul El-Sayed passa da 54 a 57 contro il repubblicano Mike Rogers, con la rilevazione di EPIC-MRA che lo misura avanti di 4. In Ohio il democratico Sherrod Brown, che sfida l'uscente Jon Husted, sale a 69 su 100 (era 67), sostenuto da un altro sondaggio di Abacus Data che gli assegna 5 punti di vantaggio.

Nel complesso i democratici partono favoriti in 48 seggi e i repubblicani in 47, mentre le gare in bilico scendono da sei a cinque: Ohio, Texas, Maine, Michigan e Iowa. Ai democratici servono 51 seggi, perché con un 50 pari la maggioranza resta ai repubblicani grazie al voto del vicepresidente JD Vance. Nella proiezione di oggi ne ottengono 52, vincendo quattro dei cinque testa a testa; l'unico in cui restano dietro è l'Iowa, dove il democratico Josh Turek insegue la repubblicana Ashley Hinson di 0,7 punti e si ferma a 45 possibilità su 100.

Un capitolo a parte è il Nebraska, dove contro l'uscente repubblicano Pete Ricketts il candidato competitivo non è un democratico ma l'indipendente Dan Osborn, le cui possibilità salgono da 25 a 29 su 100 mentre il distacco si riduce da 4,8 a 3,5 punti. Infine il South Dakota passa da solid R a likely R, da vittoria repubblicana quasi certa a molto probabile. L'uscente Mike Rounds resta ampiamente favorito, con i democratici a 6 su 100, ma un sondaggio fatto per il fronte dell'indipendente Brian Bengs lo misura al 44 per cento e il margine stimato è sceso da 16,2 a 10,3 punti.

Alla Camera i movimenti sono più piccoli. Il generic ballot, la media nazionale dei sondaggi che chiedono agli americani per quale partito voteranno, dà i democratici avanti di 5,6 punti, 47,3 contro 41,7 (il 25 agosto erano 5,4), con otto sondaggi nazionali nuovi entrati in settimana. È lo stesso clima che da mesi si legge nelle elezioni suppletive. Il modello considera già orientati 411 collegi, 215 verso i democratici e 196 verso i repubblicani, mentre i testa a testa restano 24; i seggi attesi per i democratici, cioè la media di tutte le simulazioni, scendono di poco, a 228 (erano 229).

Quattordici collegi hanno cambiato classificazione, quasi tutti per aggiustamenti minimi. I casi sostanziali sono pochi. TX-34, il trentaquattresimo collegio del Texas, difeso dal democratico uscente Vicente Gonzalez, passa da tossup a lean D con il balzo più ampio della settimana, da 56 a 72 su 100, dopo il sondaggio del Barbara Jordan Public Policy Research and Survey Center che dà Gonzalez avanti di 5 punti; TX-35, il collegio del democratico Greg Casar, scivola invece tra i lean R, a 33 su 100. In Michigan tre collegi difesi dai repubblicani si muovono in direzioni opposte. MI-04, quello di Bill Huizenga, crolla da 52 a 34 perché il sondaggio che lo dava in equilibrio è uscito per età dalla finestra del modello. MI-10, quello di John James, scende da 60 a 49 dopo una rilevazione di parte democratica che fotografa un 45 pari, mentre MI-07, quello di Tom Barrett, risale sopra la metà, a 51. OH-01, il collegio del democratico Greg Landsman, passa da likely D a lean D dopo un sondaggio che gli lascia poco più di 3 punti di vantaggio, mentre WI-03 in Wisconsin e CO-05 in Colorado entrano tra i testa a testa.

Come sempre, la proiezione è solo il punto centrale di una forchetta larga: nel 90 per cento delle simulazioni i democratici prendono tra 206 e 251 seggi alla Camera e tra 46 e 55 al Senato. E un 78 su 100 non è una certezza. Se questa elezione si potesse ripetere 100 volte nelle stesse condizioni, in 22 casi la Camera resterebbe ai repubblicani.

Il confronto con gli altri modelli


Oltre al nostro seguiamo altri sei modelli previsionali. Alla Camera il consenso è unanime: tutti e sette danno i democratici favoriti, in media con 82 possibilità su 100, in una forchetta da 66 a 92. Al Senato invece cinque modelli su sette vedono avanti i democratici e due i repubblicani, con una media di 53 su 100.

Il nostro modello occupa posizioni opposte nelle due camere. Alla Camera, con 78 su 100, è tra i più prudenti; al Senato, a 56, è quello che vede meglio i democratici. In parte è una scelta di metodo: dopo il confronto con i cicli 2018 e 2022 abbiamo allargato l'incertezza delle nostre simulazioni, che tiene le probabilità più vicine al 50. Al Senato, del resto, la distanza tra i sette modelli è di appena nove punti: siamo tutti attorno a un testa a testa.

Sotto di noi alla Camera stanno solo VoteHub (77) e Decision Desk HQ, il più cauto a 66. Sono anche gli unici due a dare i repubblicani leggermente favoriti al Senato (53 e 51 su 100) e gli unici che oltre ai sondaggi incorporano i mercati predittivi, le piattaforme dove si scommette sull'esito delle elezioni. Rispetto al 24 agosto pure loro si sono però spostati verso i democratici, con il vantaggio repubblicano al Senato che scende da 53 a 51 per il primo e da 54 a 53 per il secondo.

All'estremo opposto il più sicuro della vittoria democratica alla Camera è 50+1, il sito di G. Elliott Morris, salito in una settimana da 90 a 92 possibilità su 100. Subito sotto c'è l'Economist, che passa da 88 a 90 e al Senato dà i democratici a 54 (erano 53). In mezzo stanno la versione Deluxe del modello di Nate Silver (85 alla Camera, 56 come noi al Senato) e Split Ticket, il modello pubblicato da The Argument, che segna il movimento più netto della settimana scendendo alla Camera da 89 a 85 e salendo al Senato da 53 a 55.

Il promemoria finale vale ogni settimana: sette modelli costruiti in modo diverso raccontano la stessa elezione, Camera orientata verso i democratici e Senato in equilibrio. Le differenze tra un 66 e un 92 non nascono da letture opposte della campagna ma dagli ingredienti: quali sondaggi entrano e con che peso, quanto contano i fondamentali, i giudizi degli esperti o i mercati. Per questo li mettiamo in fila, perché più del numero di un singolo modello conta la direzione in cui si muovono.


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I repubblicani non riescono a liberarsi di Trump a due mesi dalle elezioni di metà mandato


Il presidente ha raccolto quasi un miliardo di dollari e finora ne ha spesi dieci milioni. I candidati più a rischio disertano la convention di Dallas per non fare del voto un referendum su di lui.

A due mesi dalle elezioni di metà mandato il presidente Donald Trump ha riunito nel Roseto della Casa Bianca una ventina dei deputati repubblicani più a rischio e ha promesso di stare con loro "al 100 per cento, fino a novembre", annunciando che andrà in 35 collegi chiave "per vedere se riusciamo a far eleggere tutti". La cena, raccontata dal New York Times, riassume la posizione difficile in cui si trovano i repubblicani: hanno bisogno dei soldi del presidente e della mobilitazione dei suoi elettori, ma non vogliono che il voto diventi un referendum su di lui, la cui popolarità è al minimo storico.

Il comitato elettorale del presidente ha raccolto quasi un miliardo di dollari e finora non ne ha distribuito quasi nulla. "Questi sono i miei soldi e li controllo io", ha detto venerdì, lasciando intendere che ne spenderà tra i 400 e i 500 milioni per "i repubblicani che ritengo validi". Sabato la sua struttura politica ha comunicato la prima spesa, 10 milioni di dollari in spot televisivi e digitali in Texas, dove i repubblicani aspettavano da tempo un suo intervento per difendere il seggio al Senato. Oltre a questo, i candidati hanno ricevuto poche informazioni su quando e dove arriveranno i fondi.

MAGA Inc., il super PAC del presidente, è rimasto quasi del tutto fuori dalla campagna e non ha comunicato i suoi piani nemmeno in privato. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate a sostegno di un candidato, a patto di non coordinarsi con la sua campagna. Prima dell'intervento in Texas, quest'anno aveva speso solo per sostenere la senatrice Darline Graham nelle primarie repubblicane del South Carolina, uno Stato saldamente repubblicano dove l'esito non avrebbe cambiato gli equilibri del Senato. I consiglieri del presidente non vogliono spendere i suoi soldi finché i leader repubblicani della Camera e del Senato non avranno svuotato le proprie casse. Intanto cresce il timore che le sfide in North Carolina e Georgia stiano diventando irraggiungibili.

Le divergenze più forti sono nate dalla scelta del presidente di sostenere Ken Paxton, il procuratore generale del Texas segnato da anni di scandali, che alle primarie di quest'anno ha battuto il senatore uscente John Cornyn. La decisione ha irritato il leader della maggioranza al Senato John Thune, del South Dakota, e altri repubblicani, convinti che quella candidatura renda molto più costosa la difesa del seggio texano. Thune ha praticamente supplicato il presidente di mettere risorse proprie in quella corsa.

Il primo spot televisivo da 30 secondi diffuso dal suo staff politico, che apre la campagna pubblicitaria dopo il Labor Day, descrive il presidente come "la persona più dura e più resiliente" e non nomina né i democratici né le elezioni né alcun candidato repubblicano. A Washington Trump sta seguendo i cantieri della sala da ballo della Casa Bianca, di un arco monumentale alto 76 metri (250 piedi) e di un campo da golf in un parco pubblico lungo il fiume Potomac.

Mercoledì il presidente riunirà i repubblicani a Dallas per una convention di due giorni, un evento senza precedenti a metà mandato. I biglietti costano 25mila dollari, anche per i parlamentari, e molti dei candidati più a rischio hanno rinunciato a partecipare, preferendo fare campagna nei loro Stati e nei loro collegi. Temono che la manifestazione produca esattamente ciò che vogliono evitare, cioè trasformare il voto in una discussione nazionale su Trump. Il presidente della Camera Mike Johnson ha raccontato che l'idea è nata da una telefonata due sere prima del Ringraziamento dell'autunno scorso: il presidente gli ha detto che dovevano organizzare una convention di metà mandato, lui ha risposto che una cosa del genere non esisteva e Trump ha replicato di farla esistere.

Dopo dieci anni passati a legarsi al presidente, i repubblicani hanno pochi margini per muoversi. I candidati a ogni livello hanno fatto proprie le sue falsità sul sistema elettorale americano e in pochi hanno rotto pubblicamente con lui sui tagli alla spesa, sui dazi o sulla guerra con l'Iran. Alcuni temono che il partito abbia poco da presentare agli elettori dopo due anni con pochi risultati legislativi e un calendario parlamentare ridotto, che ha tenuto i deputati a casa per settimane intere.

La scommessa repubblicana è dipingere i democratici come estremisti socialisti e se stessi come l'alternativa moderata. Quest'anno alcuni candidati socialisti-democratici hanno vinto le primarie (il loro numero al Congresso resterà con ogni probabilità a una sola cifra). Johnson, che in questo ciclo elettorale ha raccolto 135 milioni di dollari, insiste su questo contrasto. "Immaginate lo scenario da incubo di questi democratici marxisti e insurrezionali che prendono il controllo del Congresso", ha detto la settimana scorsa mentre faceva campagna in Texas. "Metterebbero sotto accusa il presidente il primo giorno".

Don Bacon, deputato moderato del Nebraska che non si ricandida in un collegio in bilico, ha detto di temere che "i numeri del presidente siano una palla al piede difficile da superare". Secondo Bacon il partito ha perso molti elettori in bilico: nel Midwest i dazi non sono popolari, il sostegno all'Ucraina è al 70 per cento nei sondaggi e i cittadini del Nebraska non gradiscono il caos, gli insulti e il modo in cui vengono trattati gli alleati.

Il deputato Mike Lawler, di New York, ha diffuso la settimana scorsa uno spot digitale in cui il presidente lo definisce "un rompiscatole" per aver chiesto di cancellare il tetto alla deducibilità dalle tasse federali delle imposte statali e locali. Lawler ha comunque in programma un intervento alla convention di Dallas. Tom Barrett, del Michigan, ha comprato spot su Facebook per ricordare i suoi voti a favore di un limite ai poteri di guerra del presidente in Iran, ma a luglio è salito sul palco di un comizio di Trump nel suo collegio dicendo: "Sono orgoglioso di stare al suo fianco oggi".

Altri repubblicani, tra cui i candidati a governatore di Georgia e Maine e diversi aspiranti al Congresso, hanno tolto in silenzio dai loro siti le foto con il presidente o i riferimenti al suo sostegno, che durante le primarie mettevano bene in vista. Non ci sono però molti esempi di repubblicani dell'era Trump riusciti a smarcarsi dal presidente agli occhi degli elettori. Nel 2018, l'ultima elezione di metà mandato con Trump alla Casa Bianca, il presidente festeggiò la sconfitta di deputati repubblicani che lo avevano criticato, come l'allora deputata dello Utah Mia Love.

"L'idea di poter scappare da lui è ridicola", ha detto Corry Bliss, che nel 2018 guidava il super PAC dei repubblicani della Camera. "I repubblicani devono fare un discorso serio ai loro elettori su quello che hanno realizzato. Alcuni non avranno una sola cosa da dire e saranno quelli che perderanno".


Texas, Talarico cresce nei sondaggi mentre i soldi di Trump tardano ad arrivare


Prima delle primarie di maggio, i vertici repubblicani del Senato avevano già avvertito Donald Trump: se avesse appoggiato il procuratore generale del Texas Ken Paxton contro il senatore uscente John Cornyn e Paxton avesse vinto, sarebbe spettato alla macchina politica del presidente finanziare la costosa campagna elettorale necessaria a rendere competitivo un candidato così controverso. Paxton ha vinto, ma più di tre mesi dopo MAGA Inc., il super PAC di Trump con oltre 400 milioni di dollari in cassa, non ha ancora aperto i cordoni della borsa. "Continuano a dire che spenderanno, ma non l'hanno fatto", ha detto alla CNN una fonte repubblicana coinvolta nelle discussioni.

Il candidato democratico James Talarico, deputato statale alla sua prima candidatura per una carica elettiva a livello statale, ha così avuto gli spazi pubblicitari quasi tutti per sé. Dall'inizio di giugno i democratici hanno speso circa 31,5 milioni di dollari in pubblicità, contro i 4,7 milioni dei repubblicani, secondo AdImpact. Quasi tutta la spesa democratica proviene dalla campagna di Talarico, che grazie a una robusta raccolta fondi ha trasmesso migliaia di spot per farsi conoscere dagli elettori, insistendo soprattutto sul costo della vita. Sabato ha diffuso anche il primo spot negativo contro Paxton, incentrato sulle accuse di corruzione che hanno segnato la sua carriera politica.

La campagna del repubblicano, con le casse quasi svuotate dal ballottaggio delle primarie, ha speso poco più di 150mila dollari. "Siamo un po' indietro in TV", ha ammesso lo stesso Paxton a Newsmax. Paxton si porta dietro una lunga serie di scandali, tra cui l'impeachment approvato dalla Camera del Texas nel 2023 per accuse di corruzione e abuso d'ufficio, dalle quali il Senato statale lo ha poi assolto.

I sondaggi mostrano una corsa serrata, potenzialmente decisiva per il controllo del Senato: nell'ultima rilevazione del Texas Politics Project, condotta tra il 5 e il 13 agosto, Talarico è al 42% e Paxton al 39%. Uno stratega repubblicano ha spiegato alla CNN che il principale problema di Paxton è la scarsa presa sui "repubblicani non MAGA", che difficilmente voteranno Talarico ma potrebbero decidere di restare a casa. Un altro operatore del partito ha definito la situazione "frustrante da guardare", perché molti sapevano fin dall'inizio che Paxton sarebbe stato un candidato più debole di Cornyn. Lo stesso Cornyn, interpellato sulla possibilità di fare campagna per Paxton, ha risposto con un secco "no".

I primi soldi e gli attacchi contro Talarico


Negli ultimi giorni, però, qualcosa ha iniziato a muoversi. Giovedì Trump ha partecipato a Houston a una raccolta fondi per il Comitato Nazionale Repubblicano, che dopo una sentenza della Corte Suprema del 30 giugno può coordinare in misura più ampia le proprie spese con le campagne elettorali dei candidati. “Aiuterò Ken Paxton e passerò molto tempo in Texas”, ha promesso il presidente ai giornalisti prima della partenza. Venerdì, intanto, un gruppo esterno che sostiene Paxton ha lanciato una campagna pubblicitaria da 800 mila dollari, mentre il presidente del comitato senatoriale repubblicano, Tim Scott, ha assicurato che la corsa al Senato in Texas sarà “molto ben finanziata”.

Cominciano ad arrivare anche gli spot d'attacco. Almeno quattro organizzazioni, tra cui un super PAC vicino al senatore Ted Cruz, stanno prendendo di mira Talarico per il suo voto contrario a una legge del 2025 che vieta la vendita di terreni in Texas a cittadini di Paesi considerati una minaccia per la sicurezza, a partire dalla Cina. "La Cina comunista si sta comprando il Texas perché Talarico ci ha svenduto", recita uno degli spot. Lo staff elettorale democratico ha replicato ricordando un viaggio di Paxton in Cina nel 2019. "C'è una ragione se i repubblicani lo chiamano 'Commie Ken'", ha dichiarato il portavoce di Talarico, JT Ennis.

Talarico, Cuban e il piano contro i monopoli sanitari


Talarico, intanto, cerca di allargare il terreno dello scontro. Sabato, a Fort Worth, durante un'intervista dal vivo condotta dalla giornalista di Fox News Jessica Tarlov, ha presentato insieme al miliardario Mark Cuban, ex proprietario dei Dallas Mavericks e fondatore di Cost Plus Drugs, un piano in tre punti contro i grandi gruppi della sanità: smembrare le società accusate di far salire i prezzi, consentire ai pazienti di cercare i farmaci meno costosi e dedurne il costo, e lasciare ai medici, anziché alle compagnie assicurative, la scelta delle cure.

L'esempio indicato da Talarico è CVS, che secondo il candidato democratico "controlla l'ospedale dove paghi per le cure, la farmacia dove paghi i farmaci e l'assicurazione che decide quanto paghi". Talarico ha spiegato di essere guidato anche dalla propria fede cristiana, osservando che nel Nuovo Testamento Gesù trascorre gran parte del suo tempo non soltanto a predicare, ma anche a guarire. L'alleanza con Cuban è significativa anche perché appena una settimana prima l'imprenditore aveva elogiato l'iniziativa di Trump per abbassare i prezzi dei farmaci.


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AfD, il nazismo che torna in Germania.

Per la prima volta dalla caduta del Reich, l’estrema destra torna a sfiorare livelli di consenso che credevamo consegnati alla storia.

L’onda nera è arrivata. Ora tocca a noi costruire un’alternativa capace di fermarla, prima che travolga tutta l’Europa.

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#AfD #Germania #EstremaDestra #Democrazia #UnioneEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Gli americani pensano che Trump abbia le priorità sbagliate


Il 73% dice che il presidente non si occupa dei problemi che contano davvero. Prezzi e lavoro in cima, mentre Trump pensa a sala da ballo, Lake America e data center

Il 73% degli americani ritiene che il presidente Donald Trump non si stia concentrando abbastanza sulle questioni che contano di più per loro e solo il 27% pensa che abbia le priorità giuste. Il dato viene da un sondaggio CNN/SSRS di luglio ed è il peggiore mai registrato da quella rilevazione, negativa per il presidente dall'anno scorso. Secondo un'analisi del sondaggista G. Elliott Morris pubblicata sulla sua newsletter Strength In Numbers, questo scarto tra ciò di cui si occupa Trump e ciò che gli elettori gli chiedono di risolvere è la principale ragione del calo di consensi del presidente e dei repubblicani a due mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre.

Le ultime due settimane hanno offerto agli elettori diversi esempi di questa distanza. Il 31 agosto la Corte Suprema ha permesso a Trump, per ora, di continuare a costruire la sala da ballo della Casa Bianca, un progetto da 400-600 milioni di dollari. A luglio il presidente ha annunciato nuovi dazi contro il Canada e il 27 agosto ha ordinato di ribattezzare il lago Ontario "Lake America". Questa settimana ha detto alle comunità preoccupate dall'arrivo dei data center di lasciare che "i dati regnino", mentre spinge per costruire nuovi data center per l'intelligenza artificiale e centrali a gas su terreni federali. Nessuno di questi temi è tra le priorità degli americani, che indicano invece inflazione, lavoro ed elezioni e democrazia.

La sala da ballo è il caso più evidente. A maggio un sondaggio Strength In Numbers/Verasight ha rilevato che il 68% degli elettori è contrario a usare soldi dei contribuenti per costruirla. Tra i repubblicani i contrari sono il 44%, contro il 42% di favorevoli. Morris scrive che qualsiasi altro presidente che avesse provato a costruire una sala di marmo con i soldi dei contribuenti e dei suoi amici miliardari, in un anno elettorale e mentre molte famiglie fanno fatica a mettere il cibo in tavola, sarebbe stato messo da parte dai dirigenti del suo stesso partito al Congresso il giorno dopo.

Sondaggio · Stati Uniti

Trump va peggio proprio sui temi che gli americani mettono in cima

Ogni pallino è uno dei 12 temi del sondaggio Strength In Numbers/Verasight di metà agosto. Più a destra sta un tema, più adulti lo indicano tra i tre problemi principali del paese; più in basso, peggiore è il giudizio sul presidente. Su nessun tema Trump è in positivo, e su prezzi e inflazione, citati dal 59%, il saldo tocca -48. La linea tratteggiata è la tendenza.

0-10-20-30-40-500%20%40%60% Approvazione netta (approva meno disapprova) Quota che lo indica tra i tre problemi principali →Prezzi e inflazioneLavoro ed economiaSanitàElezioni e democraziaSpesa pubblicaCriminalità e sicurezzaImmigrazioneIstruzionePolitica esteraSicurezza del confineRimpatriCommercio estero

Fonte Sondaggio Strength In Numbers/Verasight su 1.514 adulti statunitensi, 14-19 agosto 2026, margine di errore ±2,6 punti. Approvazione netta = quota che approva meno quota che disapprova il modo in cui Trump gestisce il tema. La tendenza è una retta di regressione: la correlazione tra i due valori è di -0,76.

Il sondaggio Strength In Numbers/Verasight di agosto mostra il costo di questa scelta di priorità. Quasi il 60% degli adulti americani indica prezzi e inflazione tra i tre principali problemi del paese, 20 punti in più rispetto al secondo tema, lavoro ed economia. Il giudizio netto sul modo in cui Trump gestisce i prezzi, cioè la differenza tra chi approva e chi disapprova, è al minimo storico e si avvicina a -50 punti. Vale una regola generale: più gli elettori considerano importante un tema, più giudicano male il modo in cui il presidente lo gestisce. I temi su cui Trump e i repubblicani sono più forti, la sicurezza del confine e la criminalità, sono quelli che meno elettori indicano come problema principale. Su dodici temi la correlazione tra importanza attribuita e disapprovazione è di -0,76, cioè molto forte.

Già a febbraio un sondaggio di Wave Polling and Research, la società di sondaggi di Morris, aveva trovato che il 69% degli adulti americani concorda con l'affermazione secondo cui l'amministrazione Trump "si concentra troppo sui rimpatri e non abbastanza sul sistemare l'economia, l'inflazione e l'aumento del costo della vita". La quota sale all'87% tra chi non ha votato Trump nel 2024 e al 77% tra gli elettori di Trump del 2024 che oggi dicono di voler votare democratico. Anche tra gli elettori di Trump del 2024 che intendono votare ancora repubblicano a novembre, il 32% la pensa così.

La perdita di consenso riguarda quindi anche gli elettori del presidente. Un sondaggio di Navigator Research di agosto ha rilevato che il 20% di chi ha votato Trump nel 2024 si è pentito del proprio voto. Tra le ragioni indicate ci sono la guerra con l'Iran (45%), i prezzi (43%) e i tagli alla sanità (38%). Più di un terzo dei pentiti ha detto di aver cambiato idea perché il presidente si sta "concentrando sulle priorità sbagliate come la sala da ballo della Casa Bianca".

La ricerca in scienza politica sostiene da decenni che la percezione delle priorità pesa sul voto almeno quanto le posizioni sui singoli temi. Negli esperimenti sul "priming" descritti nel libro "News That Matters", Shanto Iyengar e Donald Kinder hanno mostrato che i temi che dominano le notizie diventano più importanti per gli elettori sia nel valutare l'operato del presidente sia nello scegliere tra i candidati alle elezioni successive. Uno studio del politologo di Stanford Jon Krosnick sulle presidenziali del 1968, 1980 e 1984 ha trovato che le opinioni degli elettori sulle politiche influenzano molto di più il giudizio sui candidati, e quindi il voto, quando quelle politiche sono considerate personalmente importanti. Patrick Fournier e quattro coautori hanno poi trovato lo stesso schema per i presidenti in carica: gli elettori danno più peso a come il governo gestisce un tema quando lo ritengono importante, mentre i risultati sui temi giudicati secondari incidono poco sul sostegno a chi governa.

Morris osserva che i commentatori americani dedicano molto spazio a come il posizionamento politico influisce sul successo di un candidato e poco a come incide la percezione delle sue priorità, che secondo lui conta altrettanto se non di più. Il problema elettorale di Trump, e dei repubblicani a novembre, non è solo che gli elettori non apprezzano le sue politiche, ma che lo vedono sempre più come distratto dai problemi più urgenti del paese, mentre gli americani restano preoccupati soprattutto per prezzi e lavoro. Nel podcast settimanale di giovedì, Morris e il suo collega David hanno detto che Trump si comporta come qualcuno che vuole perdere un'elezione.


La Corte Suprema sblocca la sala da ballo di Trump


La Corte Suprema ha consentito all'Amministrazione Trump di proseguire la costruzione della nuova sala da ballo della Casa Bianca, un edificio di circa 8.400 metri quadrati che sta sorgendo al posto dell'Ala Est, demolita lo scorso anno. La decisione, arrivata lunedì con una maggioranza di 5 giudici a 4, permette al cantiere di continuare anche in superficie mentre prosegue la causa sul progetto.

La Corte, tuttavia, non si è pronunciata sulla questione centrale, cioè se Donald Trump abbia o meno l'autorità per realizzare l'opera senza un'esplicita autorizzazione del Congresso. Nella decisione, i giudici della maggioranza hanno precisato di non essersi pronunciati "sulla legalità del progetto dell'Ala Est". Hanno stabilito soltanto che il governo ha buone probabilità di dimostrare che il National Trust for Historic Preservation, l'organizzazione non profit per la tutela del patrimonio storico che ha intentato la causa, non abbia la legittimazione necessaria per contestare il progetto davanti a un tribunale federale.

La decisione non chiude formalmente il contenzioso, ma la sospensione resterà in vigore mentre il governo presenterà alla Corte Suprema la richiesta di esaminare il caso nel merito: se la Corte dovesse rifiutare di farlo, la sospensione terminerà automaticamente; se invece accetterà, resterà in vigore fino alla decisione finale.

Roberts: "La costruzione è probabilmente illegale"


Il presidente della Corte, John Roberts, ha votato contro la maggioranza insieme alle tre giudici liberal Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson. Nel suo dissenso ha scritto che la costruzione, proseguita "a passo spedito per la maggior parte di un anno", è "probabilmente illegale". Secondo Roberts, il Congresso ha espressamente vietato la costruzione di nuovi edifici sui terreni federali di Washington senza una propria autorizzazione, che in questo caso non sarebbe mai arrivata.

Roberts ha sottolineato che la maggioranza consente ai lavori di andare avanti "non perché la costruzione sia legale", ma perché ritiene che il National Trust probabilmente non abbia titolo per contestarla in giudizio. A suo giudizio, questa conclusione permette all'esecutivo di proseguire un progetto che con ogni probabilità viola l'autorità del Congresso sugli immobili federali e sul Distretto di Columbia.

La controversia era cominciata in marzo, quando un tribunale federale di Washington aveva disposto lo stop ai lavori in superficie, consentendo invece di proseguire quelli per le strutture militari sotterranee. Il 17 aprile la Corte d'Appello aveva sospeso quell'ingiunzione, permettendo al cantiere di andare avanti durante l'esame del ricorso. Il 7 agosto la stessa Corte d'Appello aveva poi confermato la decisione di primo grado, stabilendo che Trump non poteva realizzare il progetto senza l'approvazione del Congresso, ma aveva mantenuto la sospensione fino al 21 agosto. Quel giorno Roberts aveva congelato temporaneamente l'entrata in vigore dell'ingiunzione, in attesa che l'intera Corte Suprema decidesse sulla richiesta dell'Amministrazione. I lavori, quindi, non si sono fermati nuovamente in agosto.

Un progetto da 600 milioni di dollari


Anche i costi del progetto sono diventati uno dei punti più controversi. Al momento dell'annuncio, nel luglio 2025, la Casa Bianca aveva stimato in 200 milioni di dollari il costo dell'intervento; Trump ha poi parlato di una spesa fino a 400 milioni, sostenendo ripetutamente che sarebbe stata coperta dai donatori privati. Ma secondo documenti interni ottenuti dal Washington Post, una stima preparata in marzo dall'impresa incaricata dei lavori valutava già in 600 milioni di dollari il costo complessivo del progetto, che comprende la sala da ricevimenti e un vasto complesso militare sotterraneo. Di questa cifra, 307 milioni sarebbero stati coperti con fondi pubblici e 293 milioni con risorse private.

A giugno l'Amministrazione Trump ha inoltre trasferito circa 352 milioni di dollari di fondi del Secret Service a "misure di sicurezza della Casa Bianca". Il denaro proveniva dagli stanziamenti approvati l'anno precedente con la legge di bilancio nota come One Big Beautiful Bill Act. Una fonte a conoscenza del bilancio del Secret Service ha riferito al Washington Post che quei fondi servivano anche a contribuire alla costruzione della nuova Ala Est, che comprende appunto anche la sala da ballo. L'Amministrazione ha sostenuto invece che le spese pubbliche riguardano gli interventi di sicurezza e non il finanziamento della sala da ricevimenti in quanto tale.


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Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Midterm, per i repubblicani cresce il rischio di un'onda blu


Charlie Cook vede un clima politico ormai fuori dagli schemi previsti dal Partito Repubblicano: alla Camera bastano pochi seggi ai democratici per ottenere la maggioranza, mentre la vera sfida resta il controllo del Senato.

A poco più di sessanta giorni dalle elezioni di metà mandato, Charlie Cook afferma che il presidente "ha ormai raggiunto una massa critica di problemi", tali da spingere il voto "in un territorio in cui la mappa del 2026 e il numero ridotto di collegi e seggi contendibili non dovrebbero consentire" al Partito Repubblicano "di mantenere la maggioranza". Cook ha aggiunto che la portata del fenomeno è maggiore di quanto lui stesso si aspettasse. L'osservazione pesa perché arriva dal fondatore del Cook Political Report, una delle testate di analisi elettorale più seguite da entrambi i partiti, e perché mette in discussione l'argomento con cui i repubblicani si sono rassicurati per un anno: il clima nazionale è ostile, ma il ridisegno dei collegi dovrebbe limitarne i danni.

I numeri di partenza sono quelli che i repubblicani conoscono bene. L'indice di gradimento di Donald Trump resta sotto il 40% nella media di RealClearPolitics, con risultati ancora peggiori sulla gestione dell'economia, della guerra in Iran e dell'inflazione. Nel cosiddetto "generic ballot", che misura quale partito gli elettori preferirebbero votare al Congresso senza indicare i nomi dei candidati, i democratici sono avanti di 5,7 punti. L'unica rilevazione fuori dal coro è quella di Harvard-Harris, che assegna ai repubblicani un vantaggio di 2 punti; tutte le altre collocano invece i democratici avanti tra 5 e 11 punti.

Il margine è inferiore a quello con cui i democratici hanno vinto alle elezioni del 2018, quando la media finale li dava a +7,3 e il voto popolare si chiuse con un vantaggio di 8,4 punti e oltre 40 seggi conquistati alla Camera. Le condizioni, però, sono diverse in entrambe le direzioni, come osserva W. James Antle III, analista del Washington Examiner. Allora i repubblicani difendevano 25 collegi vinti da Hillary Clinton nel 2016, mentre oggi ne controllano soltanto 8 conquistati da Kamala Harris nel 2024, ed i democratici ne difendono 23 vinti da Trump.

In compenso, la maggioranza repubblicana è molto più fragile. Dopo il giuramento della deputata Aisha Wahab il 2 settembre, i repubblicani controllano solo 218 seggi contro i 214 dei democratici, con 2 posti vacanti. Alla Camera dei Rappresentanti siede inoltre un unico deputato indipendente, Kevin Kiley, che per mantenere i propri incarichi nelle Commissioni di cui fa parte è formalmente affiliato alla conferenza repubblicana e ha chiesto di modificare il regolamento per rendere superfluo questo passaggio. Per ribaltare la maggioranza alla Camera, in altre parole, ai democratici non serve affatto un'onda.

Il clima politico sfavorisce il GOP
I repubblicani hanno ridisegnato i collegi, ma il clima politico nazionale si è mosso più in fretta

Charlie Cook calcola che le nuove mappe risparmino al partito del presidente circa dieci seggi. Nello scenario che oggi considera più probabile, i repubblicani ne perdono fra ventisei e trentacinque. Alla Camera ne bastano tre per cambiare la maggioranza.
Grafica di FocusAmerica 5 settembre 2026

Quanto deve cambiare il Congresso

Camera
3

Senato
4

I seggi che i democratici devono strappare ai repubblicani per arrivare a 218.
Le vittorie necessarie in Stati vinti da Trump, se i democratici terranno tutti i propri seggi.

In sintesi. Dopo il voto del 2024 la Camera conta 220 seggi repubblicani e 215 democratici su 435: ai democratici ne bastano tre per arrivare a 218 e ribaltare la maggioranza. Al Senato ne servono quattro, quasi tutti in Stati che Trump ha vinto due anni fa, e i terreni più ostili sono Texas, Iowa e Alaska, dove il suo margine ha superato i tredici punti. Charlie Cook stima che i repubblicani perderanno fra 15 e 25 seggi nello scenario meno grave e fra 26 e 35 in quello che considera oggi più probabile, con 4 o 5 seggi persi anche al Senato; senza il ridisegno dei collegi le perdite sarebbero circa dieci seggi più alte. Nel 2018 i repubblicani ne persero 40.
Oggi la maggioranza repubblicana è ancora più stretta: dopo il giuramento della deputata Aisha Wahab, il 2 settembre, i repubblicani contano 218 seggi contro 214, con due collegi vacanti. L’unico deputato indipendente, Kevin Kiley, siede con la conferenza repubblicana.

Il clima nazionale
Trump tiene il proprio partito, ma ha perso gli elettori indipendenti
Un gradimento dell’81% fra gli elettori repubblicani non compensa il 24% che il presidente raccoglie fra chi non si riconosce in nessuno dei due partiti. Sono proprio quegli elettori a decidere i pochi collegi che restano contendibili.

39,9%approva disapprova56,4%

Come gli americani giudicano l’operato del presidente. Media RealClearPolitics al 5 settembre 2026.

Il confronto con il 2018

Vantaggio democratico nel voto generico, oggi+5,7

Media finale prima del voto del 2018+7,3

Risultato effettivo del 2018, con 40 seggi conquistati+8,6

Il margine di oggi è più stretto di quello del 2018, ma i repubblicani difendono soltanto 8 collegi vinti da Kamala Harris, mentre nel 2018 ne difendevano 25 vinti da Hillary Clinton.

Gli scenari di Charlie Cook
Anche lo scenario meno grave per i repubblicani costa loro la Camera
Il fondatore del Cook Political Report descrive tre esiti possibili a poco più di sessanta giorni dal voto. In tutti e tre i casi perdono molto più dei tre seggi che separano i democratici dalla maggioranza.
Seggi persi dai repubblicani alla Camera

La fascia in rosso pieno è lo scenario che Cook considera oggi il più probabile. Sempre secondo Cook, senza il ridisegno dei collegi a metà decennio le perdite repubblicane sarebbero circa dieci seggi più alte.

La corsa al Senato
Al Senato la strada passa quasi tutta per Stati profondamente repubblicani
Ogni corsa contendibile è collocata sul margine con cui Trump ha vinto o perso ciascuno Stato nel 2024. Più la barra si allunga a destra, più il terreno è ostile ai democratici.
Stato vinto da Trump nel 2024 Stato vinto da Harris

Il sondaggista repubblicano Patrick Ruffini ha osservato che negli ultimi quattro cicli i sondaggi estivi sulle corse al Senato hanno sovrastimato i democratici: gli Stati più conservatori potrebbero tornare ai propri orientamenti abituali con l’avvicinarsi del voto.

Il punto
Se i democratici conquistassero davvero quattro seggi al Senato in Stati normalmente repubblicani, vorrebbe dire che il quadro politico è cambiato al punto da rendere competitivi collegi che a inizio campagna nessuno dei due partiti considerava prioritari. In quel caso i ventuno seggi che Mike Johnson indica come terreno decisivo non sarebbero il tetto delle perdite repubblicane, ma il punto di partenza.

Fonte Medie RealClearPolitics aggiornate al 5 settembre 2026 per il gradimento presidenziale e il voto generico; Charlie Cook, «When a nightmare scenario becomes the most likely scenario», 3 settembre 2026, per gli scenari, per l’effetto del ridisegno dei collegi e per il gradimento diviso per gruppo di elettori; Ballotpedia e House Press Gallery per la composizione della Camera al 2 settembre 2026; risultati ufficiali delle elezioni del 2018 e del 2024.

Al Senato la strada è molto più stretta


Al Senato il calcolo è opposto. Dando per scontato che mantengano tutti i propri seggi, ai democratici servono almeno 4 vittorie in Stati che Trump ha conquistato nel 2024, in alcuni casi con margini a doppia cifra. In North Carolina i democratici sono nettamente avanti dopo il ritiro del senatore Thom Tillis, con l'ex governatore Roy Cooper contrapposto all'ex presidente del Comitato Nazionale Repubblicano Michael Whatley. In Georgia, uno Stato che inizialmente i repubblicani consideravano una delle loro migliori occasioni di conquista al Senato, Jon Ossoff è avanti di 7,5 punti e supera il 50% nella media di RealClearPolitics contro Mike Collins.

I margini sono molto più ridotti in Alaska, Ohio e Texas, dove il nostro modello ha recentemente spostato le stime in direzione dei democratici. In Iowa, invece, in vantaggio restano i repubblicani, anche se in maniera contenuta.

Questo quadro ha però un rovescio della medaglia. Il sondaggista repubblicano Patrick Ruffini ha mostrato che, negli ultimi quattro cicli elettorali, i sondaggi estivi sulle corse per il Senato hanno avuto la tendenza a sovrastimare i democratici. Ciò lascia aperta la possibilità che, con l'avvicinarsi del voto, gli Stati più conservatori tornino a seguire i loro orientamenti abituali. I democratici, inoltre, non hanno ancora messo al sicuro Michigan, New Hampshire e Minnesota. In Maine, in particolare, Susan Collins resta competitiva dopo la sostituzione in corsa del candidato democratico, in uno Stato dove 6 anni fa ottenne un risultato molto migliore di quello indicato dai sondaggi.

Del resto, il Senato ha resistito anche all’ondata democratica del 2018: mentre il Partito Democratico ha conquistato agevolmente la maggioranza alla Camera, i repubblicani sono riusciti addirittura ad ampliare di 2 seggi la propria maggioranza al Senato. Nel 2022 si è verificato quasi il contrario: i democratici hanno guadagnato un seggio al Senato, pur perdendo il controllo della Camera.

Quando il redistricting non basta più


La strategia repubblicana per contraddire una tradizione storica — le elezioni di metà mandato tendono quasi sempre a penalizzare il partito del presidente in carica, soprattutto se così impopolare — poggia su 3 pilastri: il ridisegno dei collegi a metà decennio, la superiorità finanziaria e la capacità di riportare alle urne gli elettori di Trump anche quando il suo nome non compare sulla scheda.

Il punto è capire fino a che punto questi presunti vantaggi strutturali possano reggere di fronte a un deterioramento così marcato del clima politico nazionale per il presidente Trump. Se i democratici riuscissero davvero a conquistare 4 seggi al Senato in Stati normalmente favorevoli ai repubblicani, vorrebbe dire che il quadro politico è cambiato abbastanza da rendere competitive anche Stati che, all’inizio della campagna, nessuno dei due partiti considerava prioritari.

In uno scenario del genere, i 21 seggi della Camera indicati da Mike Johnson come terreno decisivo e come motivo di fiducia per i repubblicani rischierebbero di rappresentare non il limite massimo delle loro perdite, ma soltanto il punto di partenza.


L'inflazione e la guerra in Iran pesano sulle midterm di Trump


A due mesi dalle elezioni di metà mandato, l'economia americana è sempre più sotto pressione e le politiche di Donald Trump contribuiscono alle difficoltà. Il presidente e i repubblicani avevano conquistato Washington nel 2024 promettendo di sconfiggere l'inflazione e tagliare la spesa pubblica, ma la guerra commerciale, il conflitto con l'Iran e un debito che ha superato i 40.000 miliardi di dollari hanno prolungato o aggravato i problemi economici proprio per molte delle famiglie che avevano promesso di aiutare. I sondaggi, scrive il New York Times, indicano una crescente insofferenza degli elettori verso gli appelli alla pazienza e le midterm si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.

L'indice PCE, la misura dell'inflazione seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, ha mostrato mercoledì che a luglio i prezzi sono aumentati del 3,7% rispetto a un anno prima, lo stesso ritmo di giugno e ben al di sopra dell'obiettivo del 2%. Al netto di energia e alimentari, l'aumento è stato del 3,3%. Olu Sonola, responsabile dell'economia americana per Fitch Ratings, ha descritto al New York Times la dinamica dei prezzi come "un logoramento fatto di mille piccoli tagli": un accumulo di fattori, dalla guerra ai dazi, che ha alimentato l'inflazione e peggiorato le aspettative dei consumatori.

"Questo stillicidio, settimana dopo settimana, mese dopo mese, ha un impatto diretto per le famiglie", ha spiegato, anche se l'economia continua a crescere, la manifattura è in ripresa e il mercato del lavoro tiene, grazie all'ondata di investimenti nell'intelligenza artificiale che ha portato i mercati a nuovi record. Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l'inflazione chiuda l'anno intorno al 3,5%, ben oltre le attese di inizio 2026: "C'è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche".

Midterm 2026 · Economia e difesa

A due mesi dal voto, la presidenza di Trump presenta il conto su tre fronti

I dazi costano in media 1.100 dollari all’anno a ogni famiglia, il debito federale ha superato i 40.000 miliardi e la guerra con l’Iran ha consumato quasi due terzi degli intercettori Patriot. Le elezioni di metà mandato si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.

Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026

Indice PCE, variazione sui dodici mesi · luglio 2026

3,7%
L’inflazione che la Federal Reserve guarda con più attenzione è ferma sul ritmo di giugno. Al netto di energia e alimentari l’aumento è del 3,3%.

Obiettivo Fed 2%

Entro l’obiettivo della Fed +1,7 punti oltre l’obiettivo

Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l’anno si chiuda intorno al 3,5%: «C’è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche».

1Le famiglie 2Il debito 3L’arsenale

Il conto delle famiglie

I dazi in vigore valgono 1.100 dollari all’anno per famiglia


Stima dello Yale Budget Lab sull’insieme delle tariffe applicate ad agosto 2026. I dazi sono imposte sulle importazioni: una parte del costo si trasferisce sui consumatori.

Costo annuo per famiglia
Tariffe già in vigore circa 1.070 $
Nuove misure sul Canada circa 30 $
Totale 1.100 $

Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno «molto buoni per noi».

Alla pompa di benzina, media nazionale AAA

Agosto 2025 circa 3,09 $

Agosto 2026 4,09 $

Prezzo al gallone. Agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre: la benzina resta sopra i 4 dollari da quando, a luglio, gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz.

Il prossimo colpo Dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha già annunciato misure di ritorsione.

Il debito

Due anni dopo la promessa di austerità, il debito ha superato i 40.000 miliardi


Il debito federale vale ormai più del prodotto annuo del Paese: le tensioni sul mercato obbligazionario rendono più costosi mutui e prestiti.

40.000 miliardi di dollari

Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi chiesti dal presidente, che ha ottenuto invece un aumento delle spese militari e un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari.

Quanto pesa il riacquisto di titoli annunciato dal Tesoro

L’intera barra è il debito federale: 40.000 miliardi di dollari.

4 miliardi: questa linea

La stessa barra ingrandita mille volte

L’intervento del Segretario al Tesoro Scott Bessent, di almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, copre lo 0,01% del debito. Il piano di «consolidamento fiscale» promesso resta senza dettagli.

Jessica Riedl, Brookings Institution «Sono tutte chiacchiere. I repubblicani dicono sempre: dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa. Ce l’hanno e non hanno più scuse».

L’arsenale

La guerra con l’Iran ha consumato quasi due terzi degli intercettori Patriot


Ogni sagoma rappresenta l’1% delle scorte americane di intercettori Patriot. In rosso la quota consumata dal conflitto, secondo una stima del CSIS.

Consumati: 65% delle scorte Rimasti: 35%

Che cosa hanno lanciato gli Stati Uniti entro metà luglio

Intercettori Patriot1.700

Intercettori THAADoltre 200

Missili lanciati dalle navi150

Che cosa ha lanciato l’Iran

Missili balisticioltre 1.500

Droni di grandi dimensionicirca 6.000

Le barre sono in scala tra loro. Ricostituire le munizioni prelevate dalle scorte americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.

Le conseguenze fuori dal Golfo In Europa le scorte di intercettori PAC-3 e di missili ATACMS sono giudicate oltre il livello critico. Nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani per la difesa di Taiwan. La Casa Bianca respinge questa ricostruzione: secondo la portavoce Anna Kelly le scorte sono «più che sufficienti».

Fonte: New York Times e Wall Street Journal; Bureau of Economic Analysis (indice PCE, luglio 2026); Yale Budget Lab; AAA; CSIS. Dati aggiornati al 30 agosto 2026.

Dazi, benzina e debito


Uno di questi shock è arrivato sabato 22 agosto, quando Trump ha imposto nuovi dazi su una parte delle importazioni dal Canada, per poi annunciare due giorni dopo che dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha risposto con misure di ritorsione, riaprendo una disputa che ricorda i giorni più frenetici dell'inizio della guerra commerciale.

I dazi sono a tutti gli effetti imposte sulle importazioni e una parte dei loro costi si trasferisce sui consumatori: lo Yale Budget Lab, un centro di ricerca indipendente, ha stimato questo mese che l'insieme delle tariffe in vigore costerà alle famiglie in media circa 1.100 dollari all'anno, una trentina dei quali imputabili alle nuove misure sul Canada. Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno "molto buoni per noi".

Intanto, la guerra con l'Iran, cominciata il 28 febbraio con l'operazione Epic Fury, non si è mai davvero conclusa. Dopo il cessate il fuoco di maggio, a luglio gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz e la benzina resta sopra i 4 dollari al gallone: venerdì la media nazionale era di 4,09 dollari secondo AAA, circa un dollaro in più rispetto a un anno prima, mentre agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre alla pompa di benzina. Lo shock energetico ha fatto salire anche il prezzo del diesel e del carburante per aerei, aumentando i costi dei trasporti e dei viaggi.

Le spese per l'intervento militare hanno inoltre contribuito alla crescita del debito federale, ormai superiore a 40.000 miliardi di dollari e al prodotto annuo del Paese, alimentando le tensioni sul mercato obbligazionario e rendendo più costosi mutui e prestiti. Il superamento della soglia dei 40.000 miliardi mostra anche quanto poco Trump e i repubblicani siano riusciti a ridurre la spesa, nonostante l'austerità promessa due anni fa. "Sono tutte chiacchiere", ha detto Jessica Riedl, esperta di bilancio della Brookings Institution ed ex collaboratrice di un senatore repubblicano.

"I repubblicani dicono sempre: 'Dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa'. Ce l'hanno e non hanno più scuse". Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi proposti dal presidente, che dal canto suo ha chiesto un aumento delle spese militari e ottenuto l'anno scorso un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato questo mese un raro intervento di riacquisto di titoli di Stato, portato ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, e ha promesso un piano di "consolidamento fiscale" senza fornire dettagli.

La Fed, intanto, continua a resistere alle pressioni per ridurre i tassi. "Dobbiamo essere sicuri che l'inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e a una velocità sufficiente", ha detto venerdì a Jackson Hole il nuovo presidente Kevin Warsh. "Altrimenti abbiamo ancora del lavoro da fare". I mercati hanno interpretato il discorso come un'apertura a un rialzo dei tassi già a settembre. Trump chiede invece tagli rapidi e ha accusato il consiglio della banca centrale di fare politica: "Quando annunciamo buoni numeri, cosa che facciamo di continuo, loro continuano ad alzare i tassi perché hanno tanta paura dell'inflazione. E non dovrebbero".

La guerra in Iran svuota gli arsenali


Gli Stati Uniti hanno trasferito in Medio Oriente una quantità di munizioni tale da alimentare, tra i pianificatori militari americani, il timore che la capacità di deterrenza nei confronti di Cina e Russia si sia sensibilmente indebolita. Lo ha rivelato il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi. Entro metà luglio, gli Stati Uniti avevano impiegato circa 1.700 intercettori Patriot e più di 200 intercettori THAAD, mentre le navi della Marina avevano lanciato altri 150 missili per contrastare oltre 1.500 missili balistici e circa 6.000 droni di grandi dimensioni lanciati dall’Iran. Secondo una stima del CSIS, il conflitto avrebbe consumato circa il 65% delle scorte americane di intercettori Patriot.

Le conseguenze si fanno sentire anche fuori dal Medio Oriente. In Europa, le scorte di intercettori Patriot PAC-3 e di missili terra-terra ATACMS sono giudicate “oltre il livello critico”, mentre missili di precisione, razzi guidati, intercettori THAAD e sistemi antidrone Merops sono stati trasferiti verso il Golfo. Ricostituire le munizioni prelevate anche dalle disponibilità americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.

Il Comando europeo degli Stati Uniti è stato così costretto a rivedere alcuni dei propri piani operativi. Parallelamente, secondo funzionari dell’Amministrazione, nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani previsti per la difesa di Taiwan in caso di un’invasione cinese. Il senatore repubblicano Roger Wicker ha inoltre avvertito che la revisione della presenza militare statunitense in Europa, attualmente in corso al Pentagono, “deve tenere conto di un Putin ferito che reagisce”.

La Casa Bianca respinge però questa ricostruzione. “L’esercito degli Stati Uniti ha munizioni e scorte più che sufficienti per raggiungere tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump e anche oltre, e l’operazione Epic Fury ha mostrato cosa succede quando ci si mette contro gli Stati Uniti”, ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha definito “false” le notizie sulle carenze, accusando i media di incoraggiare i nemici degli Stati Uniti.

Il colonnello Martin O’Donnell, portavoce del comando militare della NATO, ha assicurato a sua volta che l’Alleanza Atlantica “ha abbastanza munizioni per la difesa aerea, compresi i missili Patriot, per difendersi” e continuare a rifornire l’Ucraina. O’Donnell non è però entrato nel merito della consistenza delle scorte statunitensi.

Trump ha sospeso gli attacchi contro l’Iran alla fine di luglio, mentre cresceva il dibattito sull’esaurimento delle munizioni, e punta ora soprattutto sulla pressione economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto che il nuovo approccio dovrebbe evitare, almeno nel breve periodo, un ritorno a combattimenti su larga scala.

Funzionari arabi ed ex funzionari americani avvertono tuttavia che sanzioni particolarmente punitive potrebbero spingere Teheran a reagire colpendo le infrastrutture del Golfo. “L’Iran ha ancora una forte capacità d’azione”, ha detto al Wall Street Journal Daniel Shapiro, ex funzionario del Pentagono durante l’amministrazione Biden e oggi senior fellow dell’Atlantic Council. Teheran, ha aggiunto, dispone ancora degli strumenti per “infliggere danni a noi e all’economia globale” e il loro impiego comporterebbe “probabilmente azioni militari alle quali gli Stati Uniti dovrebbero quasi certamente rispondere”.


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Le nuove mappe elettorali volute da Trump rischiano di non spostare quasi nulla alle midterm


Per l'analista Ethan Chen i repubblicani puntano a 15 seggi democratici, ma in 10 i democratici hanno almeno il 50% di possibilità di vittoria. I democratici sono inoltre favoriti in tutti i 6 seggi che stanno cercando di strappare agli avversari.

La guerra delle mappe elettorali voluta dal presidente Donald Trump in vista delle elezioni di midterm di novembre rischia di chiudersi in sostanziale parità. È la conclusione di un'analisi di Ethan Chen, analista elettorale e autore della newsletter Decalibrate su Substack. Secondo i suoi calcoli, i repubblicani hanno ridisegnato i collegi con l'obiettivo di conquistare 15 seggi oggi tenuti dai democratici alla Camera, ma in 10 di questi i democratici hanno almeno il 50% di possibilità di mantenere il controllo. I democratici, che hanno risposto con il ridisegno di una mappa in California e con un nuovo collegio ottenuto in Utah, sono invece nettamente favoriti in tutti e 6 i seggi attualmente detenuti dai repubblicani che puntano a conquistare.

Negli Stati Uniti i confini dei collegi della Camera vengono ridisegnati dai singoli Stati, di norma una volta ogni 10 anni dopo il censimento. Il gerrymandering consiste nel tracciarli in modo da favorire un partito, concentrando gli elettori avversari in pochi collegi oppure distribuendoli tra molti collegi nei quali restano in minoranza. Trump ha spinto gli Stati a guida repubblicana a ridisegnare le mappe a metà decennio, mentre una decisione della Corte Suprema ha aperto la strada allo smantellamento di collegi a maggioranza nera e latino americana fino ad allora protetti dal Voting Rights Act, la legge federale sul diritto al voto. Molti analisti avevano descritto la sentenza come potenzialmente disastrosa per i democratici, stimando fino a una decina di seggi aggiuntivi per i repubblicani.

Ma giovedì la Corte Suprema del Missouri ha annullato all'unanimità la nuova mappa repubblicana dello Stato e ripristinato quella precedente, salvando così il seggio del democratico Emanuel Cleaver a Kansas City. Il Missouri ha presentato ricorso alla Corte Suprema federale, sostenendo che sia ormai troppo tardi per cambiare i collegi perché le primarie si sono già svolte. Il ritardo, tuttavia, è stato provocato dallo stesso Segretario di Stato repubblicano, che ha rallentato deliberatamente la procedura. Secondo Chen, gli esperti di diritto elettorale sono scettici sulle possibilità di successo del ricorso: la Corte Suprema federale ha già consentito all'Alabama di ridisegnare i collegi dopo le primarie e, in genere, evita di intervenire sulle decisioni delle Corti statali che riguardano le rispettive costituzioni. La sentenza del Missouri potrebbe quindi aver chiuso, con ogni probabilità, la stagione delle nuove mappe.

Complessivamente nove Stati hanno ridisegnato i collegi per il 2026. I repubblicani hanno preso di mira un seggio detenuto dai democratici in Alabama, quattro in Florida, uno in Louisiana, uno in North Carolina, due in Ohio, uno in Tennessee e cinque in Texas. I democratici puntano invece a conquistare cinque seggi oggi detenuti dai repubblicani in California e uno in Utah.

L'analisi di Chen parte da un'ipotesi sul clima politico nazionale. Secondo la media di Silver Bulletin, il sito di Nate Silver, i democratici sono avanti di circa 8 punti nel cosiddetto generic ballot, il sondaggio che chiede agli elettori quale partito voterebbero per il Congresso senza indicare i nomi dei candidati. Il contesto è quindi di circa 10 punti più favorevole ai democratici rispetto alle elezioni per la Camera del 2024. Chen osserva inoltre che, storicamente, i deputati uscenti ottengono circa 3 punti in più rispetto a un candidato medio. Un democratico in carica potrebbe dunque migliorare di circa 13 punti il risultato ottenuto da Kamala Harris nel proprio collegio, rendendo così potenzialmente contendibile persino un distretto in cui Trump aveva vinto di 14 punti nel 2024.

Midterm 2026 · La guerra delle mappe
Trump ha fatto ridisegnare i collegi, ma il conto finale è quasi in pareggio
Nove Stati hanno riscritto i confini dei collegi della Camera prima del voto di novembre. Secondo l’analisi dell’esperto elettorale Ethan Chen, il vantaggio netto dei repubblicani si ferma a un solo seggio: il clima politico nazionale sta cancellando quasi tutto quello che le nuove mappe avevano promesso.
Grafica di FocusAmericaAggiornato al 5 settembre 2026

IIl bilancioBilancio IILa sogliaSoglia IIIDove si votaMappa IVChe cosa restaResta
Questa infografica è interattiva e richiede JavaScript. In sintesi: i repubblicani hanno ridisegnato 15 collegi democratici, ma in 10 di questi i democratici restano in partita; i democratici sono favoriti in tutti e 6 i collegi repubblicani che puntano a conquistare. Saldo netto stimato: un solo seggio ai repubblicani.

Il conto dei seggi
I repubblicani hanno ridisegnato i collegi con l’obiettivo di strappare 15 seggi ai democratici. I democratici hanno risposto con una nuova mappa in California e con un collegio ottenuto in Utah.

Attacco repubblicano
15

Risposta democratica
6

seggi democratici presi di mira dalle nuove mappe, in sette Stati
seggi repubblicani nel mirino: cinque in California, uno in Utah

I 15 seggi democratici sotto attacco
Valutazione di Ethan Chen

5 collegi dove i repubblicani sono favoriti 4 in bilico 6 dove i democratici restano favoriti

I 6 seggi repubblicani nel mirino democratico
Un rettangolo = un seggio

In 10 dei 15 collegi presi di mira i democratici conservano almeno il 50% di probabilità di vittoria. Nei 6 seggi repubblicani che vogliono strappare, invece, sono favoriti ovunque.

7
seggi conquistati dai repubblicani, se i 4 collegi in bilico si dividessero a metà

+1
Saldo nettoai repubblicani

6
seggi conquistati dai democratici, tutti in California e in Utah

Fin dove arriva un democratico
Un deputato democratico uscente non parte dal risultato di Kamala Harris nel proprio collegio: guadagna il vantaggio del clima nazionale e quello personale di chi è già in carica. La somma dei due indica fin dove può spingersi. Muova il cursore per cambiare il clima politico e vedere come si sposta la soglia.

Clima nazionale nei sondaggi
D+8,0

PareggioD+14

10,5
punti recuperati rispetto al 2024

+3,0
punti di vantaggio dell’uscente

13,5
soglia: fin qui possono arrivare

Posizione sull’asse: margine del 2024 nei nuovi confini. H+ indica un vantaggio di Harris, T+ un vantaggio di Trump.

La soglia è un ordine di grandezza, non una previsione: candidati, raccolta fondi e sondaggi locali spostano ogni singola corsa. Il colore dei punti riflette la valutazione di Chen, la posizione il margine di Trump nel 2024.

La geografia della partita
Sette Stati a guida repubblicana hanno ridisegnato i collegi per togliere seggi ai democratici. In California una nuova mappa e in Utah una sentenza spingono nella direzione opposta. Tocchi un punto della mappa, o un collegio nell’elenco, per aprire la scheda.

21 collegi · 9 StatiSeleziona un punto per i dettagli

Repubblicani favoriti In bilico Democratici favoriti Ridisegno repubblicano Ridisegno democratico

Ogni punto segna il principale centro urbano del collegio, non i suoi confini: le mappe del 2026 non sono ancora disponibili come dato geografico pubblico. Confini statali: Natural Earth.

Lo spostamento strutturale
Anche togliendo il clima politico, la Camera resta un po’ più a destra di prima. Il modo migliore per misurare lo spostamento è il collegio mediano: quello che sta esattamente al centro della distribuzione, fra i seggi più democratici e quelli più repubblicani.

Dove si trova il collegio mediano
+1,4 punti verso i repubblicani

Mappe del 2024Trump+3,1

Mappe del 2026Trump+4,5

PareggioTrump+3Trump+6Trump+9

205 → 200
I collegi che Harris avrebbe vinto nel 2024, prima e dopo il ridisegno. Per la maggioranza ne servono 218

9 Stati
Hanno ridisegnato i collegi per il 2026: sette a guida repubblicana, due a guida democratica

1 seggio
Salvato in Missouri: la Corte Suprema dello Stato ha annullato all’unanimità la mappa repubblicana

3 Stati
New York, Virginia e Minnesota: qui i democratici preparano le proprie mappe per il 2028

La sentenza del Missouri, arrivata giovedì 3 settembre, ha ripristinato i vecchi confini e salvato il seggio del democratico Emanuel Cleaver a Kansas City. Lo Stato ha annunciato ricorso alla Corte Suprema federale, ma gli esperti di diritto elettorale lo considerano difficile da vincere: con ogni probabilità la stagione delle nuove mappe si chiude qui.

Fonte: Decalibrate (Ethan Chen); Silver Bulletin; Sabato’s Crystal Ball; Cook Political Report; Texas Tribune; Inside Elections; Corte Suprema del Missouri. Margini presidenziali 2024 ricalcolati sui nuovi confini. Confini statali: Natural Earth. Dati aggiornati al 5 settembre 2026. Elaborazione FocusAmerica.

Dove le mappe repubblicane funzionano e dove no


L'Alabama è l'esempio più evidente. Il collegio a maggioranza afroamericana del democratico Shomari Figures è stato trasformato in un distretto a maggioranza bianca nel quale Trump aveva vinto di 14 punti. Il Cook Political Report, una delle principali testate specializzate nell'analisi elettorale, lo aveva inizialmente classificato come sicuramente repubblicano, salvo rivedere la valutazione due settimane più tardi.

Gli unici due sondaggi disponibili sono interni del DCCC, il comitato del Partito Democratico per le elezioni alla Camera: a fine giugno il repubblicano Rhett Marques era avanti 45-44, mentre a fine luglio i due candidati risultavano appaiati al 46%. Il comitato ha appena speso 57.000 dollari in spot nel collegio. Con l'affluenza degli elettori afroamericani salita alle primarie su livelli quasi senza precedenti e i democratici in recupero soprattutto tra gli elettori a basso reddito, Chen considera la sfida un testa a testa.

In Florida la nuova mappa distrettuale era stata concepita per strappare 4 seggi ai democratici, ma lo stesso governatore Ron DeSantis ha ammesso che difficilmente raggiungerà l'obiettivo sperato. Kathy Castor, deputata dell'area di Tampa, nel 2024 ha ottenuto 8 punti in più di Harris e nel 2022 9 punti in più del candidato democratico a governatore. Il suo nuovo collegio è un Trump+10,5, ma l'unico sondaggio indipendente la vede avanti 46-38 e Chen la considera solo leggermente favorita.

Darren Soto, deputato dell'area di Kissimmee, dispone di un vantaggio personale simile, ma il suo collegio è stato spostato molto più a destra, fino a Trump+18. Non è più a maggioranza latino americana e un suo sondaggio interno dà i due candidati appaiati 41-41, ma per il momento i repubblicani restano leggermente favoriti. Jared Moskowitz è invece finito in un collegio Trump+10,5, forse quello con la maggiore quota di elettori ebrei del Paese. Il suo avversario, l'ex sindaco di Boca Raton Scott Singer, ha vinto a fatica le primarie e ha raccolto appena il 32% nella parte del collegio compresa nella contea di Palm Beach, dove si trova la città che ha amministrato. L'unico sondaggio disponibile, un sondaggio interno della campagna di Moskowitz risalente a maggio, dava il democratico avanti di 10 punti: Chen lo considera leggermente favorito.

Il quarto collegio della Florida nel mirino, il ventiduesimo, non ha un deputato uscente: è un Trump+10,5, con due candidati credibili e ben finanziati e un sondaggio interno democratico che li dà in parità. Anche qui la sfida è considerata un testa a testa. L'unico seggio repubblicano reso più vulnerabile dalla nuova mappa è il sedicesimo, passato da Trump+16 a Trump+14. Il democratico Kelly Kirschner ha diffuso un sondaggio interno che lo vede avanti 40-39, ma la candidata repubblicana Sydney Gruters, moglie del presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, non dovrebbe avere problemi di raccolta fondi: qui, dunque, i repubblicani restano favoriti.

Louisiana e Tennessee sono invece i due casi in cui il gerrymandering repubblicano sembra aver raggiunto pienamente il proprio obiettivo. In Louisiana il collegio a maggioranza afroamericana di Cleo Fields è stato trasformato in un distretto a maggioranza bianca Trump+32 e Fields tornerà al Senato statale. In Tennessee il collegio di Memphis a maggioranza afro americana rappresentato da Steve Cohen è stato diviso tra tre distretti fortemente repubblicani e Cohen si è ritirato. Il nuovo nono collegio è un Trump+21, molto difficile da conquistare per il democratico Justin Pearson, progressista noto per essere stato espulso dal parlamento statale. La mappa ha inoltre reso più sicuro anche il quinto collegio del repubblicano Andy Ogles, ora Trump+23, dove il democratico Chaz Molder è indietro di 8 punti persino in un proprio sondaggio interno.

In North Carolina i repubblicani ci riprovano con Don Davis dopo il tentativo fallito del 2024. Due anni fa Davis vinse di 2 punti in un collegio Trump+3; ora deve riuscirci in un Trump+12 dal quale sono state eliminate alcune delle aree a lui più favorevoli. Due sondaggi interni democratici lo danno avanti di 3 o 4 punti, mentre un sondaggio repubblicano lo vede alla pari con Laurie Buckhout, la stessa avversaria del 2024. A livello statale, intanto, i democratici sono avanti di circa 5 punti nelle intenzioni di voto per il Congresso. Anche questa corsa è un testa a testa.

In Ohio i repubblicani hanno proposto ai democratici una mappa solo moderatamente più favorevole al proprio partito, rinunciando a un ridisegno dei distretti che avrebbe potuto ribaltare tre seggi, per evitare una lunga battaglia giudiziaria e un possibile referendum. I democratici hanno accettato la nuova mappa. A Cincinnati Greg Landsman si ritrova così in un collegio Trump+3 che probabilmente avrebbe vinto anche nel 2024. L'unico sondaggio disponibile, realizzato da un istituto conservatore, lo dà avanti di 4 punti. Marcy Kaptur, la donna con più anni di servizio nella storia della Camera, aveva vinto nel 2024 in un collegio Trump+7 e ora corre in un Trump+11 contro lo stesso avversario di due anni fa. Chen la considera leggermente favorita.

Il Texas è lo Stato nel quale i repubblicani avevano promesso i maggiori guadagni. La nuova mappa era stata disegnata per conquistare 5 seggi, partendo dall'ipotesi che i progressi di Trump tra gli elettori latini nel 2024 fossero permanenti. I dati successivi sembrano però indicare il contrario e oggi, secondo Chen, i repubblicani sarebbero fortunati a conquistarne tre.

Il collegio del democratico conservatore Henry Cuellar è passato da Trump+7 a Trump+10, ma nelle elezioni per il Congresso aveva votato molto più a sinistra rispetto alle presidenziali. Cuellar, che era sotto processo per corruzione, ha ricevuto la grazia da Trump e si è comunque ricandidato con i democratici: l'unico sondaggio indipendente lo dà avanti di 11 punti. Vicente Gonzalez, in un altro collegio Trump+10 rimasto a maggioranza latino americana, è avanti di 3 punti nell'unico sondaggio indipendente.

Nel trentacinquesimo collegio, a maggioranza latina e comprendente i sobborghi di San Antonio, un sondaggio interno democratico dà i repubblicani avanti di un punto, mentre i democratici risultano in vantaggio nelle corse per governatore e Senato: testa a testa. Gli ultimi due collegi, Trump+20 e Trump+18, vengono invece considerati sostanzialmente persi: i deputati democratici uscenti si sono spostati nei distretti vicini e gli sfidanti rimasti dispongono di poche risorse.

La California riequilibra il conto


In California la nuova mappa, approvata dagli elettori con un referendum, non si limita a colpire 5 seggi attualmente detenuti dai repubblicani: ha anche messo al sicuro diversi esponenti democratici che prima rappresentavano collegi in bilico, come Josh Harder e Adam Gray, eletti in distretti vinti da Trump e ora candidati in collegi conquistati da Harris.

Dei 5 deputati repubblicani nel mirino, Doug LaMalfa è morto e il suo collegio, Harris+12, viene considerato una conquista sicura per i democratici. Kevin Kiley ha invece scelto di ricandidarsi come indipendente in un Harris+9, dove i candidati democratici hanno ottenuto complessivamente 11 punti in più nella jungle primary, la primaria californiana aperta a tutti i partiti nella quale i primi due classificati accedono al voto di novembre. Young Kim e Ken Calvert sono stati inseriti nello stesso collegio, lasciando libero un distretto Harris+13 destinato con ogni probabilità ai democratici.

David Valadao resta invece in un collegio Trump+2 a maggioranza latino americana, ma alle primarie i democratici hanno raccolto complessivamente 19 punti in più e un sondaggio interno democratico lo dà indietro di 4: è leggermente sfavorito. La sfida più incerta è invece quella per il seggio lasciato da Darrell Issa, un Harris+4 nel quale i democratici hanno vinto le primarie con 7 punti di vantaggio, ma un sondaggio indipendente li vede avanti soltanto 45-42.

In Utah la Corte Suprema statale ha invece imposto ai repubblicani di applicare le mappe imparziali approvate dagli elettori con un referendum nel 2018. Il deputato repubblicano Burgess Owens si è così ritirato e il nuovo primo collegio, Harris+24, è considerato una conquista sicura per l'ex deputato democratico Ben McAdams.

Secondo il bilancio complessivo di Chen, le nuove mappe favoriscono dunque i democratici nella conquista di 6 seggi e i repubblicani in 5 collegi oggi detenuti dai democratici. Altri 4 collegi attualmente sono in bilico. Se questi ultimi si dividessero equamente tra i due partiti, i repubblicani conquisterebbero 7 seggi e i democratici 6, con un saldo netto di un solo seggio a favore dei repubblicani.

A limitare il vantaggio repubblicano è soprattutto il clima politico nazionale, oggi molto favorevole ai democratici. Diverse mappe disegnate dai repubblicani puntano infatti ad assicurare più seggi in una competizione equilibrata, ma potrebbero rivelarsi vulnerabili a un’ondata democratica come quella che si sta configurando per novembre. Anche senza considerare il clima politico, tuttavia, lo spostamento resterebbe relativamente contenuto: il margine di vantaggio di Trump nel collegio mediano della Camera, quello al centro della distribuzione tra seggi più democratici e più repubblicani, passa da 3,1 punti con le mappe del 2024 a 4,5 punti con quelle del 2026. In vista del 2028, intanto, i democratici stanno preparando il ridisegno di nuove mappe a proprio vantaggio anche a New York, in Virginia e in Minnesota.


La Corte Suprema del Missouri blocca la nuova mappa elettorale voluta da Trump


La Corte Suprema del Missouri ha stabilito il 3 settembre che lo Stato non potrà usare alle elezioni di metà mandato i collegi congressuali ridisegnati lo scorso anno e che sulla nuova mappa dovranno esprimersi proprio gli elettori a novembre. La decisione, presa all'unanimità, impedisce così ai repubblicani di utilizzare già da questo ciclo elettorale la nuova mappa con cui puntavano a conquistare un seggio in più alla Camera dei Rappresentanti.

"Non è entrata in vigore e non entrerà in vigore finché non sarà approvata dagli elettori", ha scritto la giudice Ginger K. Gooch a proposito della nuova mappa. La decisione si fonda su una norma della Costituzione del Missouri che consente di sottoporre a referendum "qualunque atto" della legislatura statale. Secondo la Corte, anche la ridefinizione dei collegi congressuali rientra in questa categoria.

Il governatore repubblicano Mike Kehoe aveva spinto la legislatura statale a ridisegnare i collegi dopo le pressioni ricevute dal presidente Donald Trump. Il caso del Missouri si inserisce in una più ampia battaglia nazionale sul ridisegno delle circoscrizioni a metà decennio, con entrambi i partiti impegnati negli Stati che controllano a modificare le mappe nel tentativo di guadagnare seggi alla Camera.

Le critiche di Kehoe e Trump


"Siamo estremamente delusi dalla decisione odierna di giudici non eletti e dalla loro mancanza di rispetto per il processo legislativo", ha dichiarato Kehoe, ricordando che la nuova mappa è già stata utilizzata per le primarie di agosto. "Tenere le primarie con una mappa congressuale e le elezioni generali con un'altra non ha precedenti e crea incertezza per gli elettori del Missouri."

Anche Trump ha attaccato la sentenza. "La Corte Suprema del Missouri ha appena deciso, in modo ridicolo, di tornare alle vecchie mappe di tanto tempo fa", ha scritto su Truth Social, sostenendo che non ci sia abbastanza tempo per cambiarle a così poca distanza dalle elezioni. "Il Missouri dev'essere in grado di usare la mappa che era già in vigore appena un paio di mesi fa, alle primarie."

La procuratrice generale del Missouri, Catherine Hanaway, da parte sua, ha subito annunciato che chiederà immediatamente l'intervento della Corte Suprema degli Stati Uniti per rovesciare la sentenza della Corte Suprema statale. Il calendario, però, gioca contro di lei: mancano meno di due mesi alle elezioni e, salvo un intervento immediato dei giudici federali, a novembre il Missouri eleggerà i propri deputati con i confini congressuali del 2022, proprio quelli che i repubblicani avevano deciso di sostituire.


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🇦🇹 Der Oberste Gerichtshof (OGH) hat entschieden, dass die Kreditauskunftei #CRIF unrechtmäßig Daten von Adressverlagen für Bonitätsbewertungen verwendet hat. Max #Schrems fordert nun ein sofortiges Ende der Zusammenarbeit.

🎧 Hier gehts zum Radiobeitrag: orf.at/av/audio/157473

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La disattivazione di autistici.org minaccia la natura globale e libera di Internet

L’Internet Society Italia esprime forte preoccupazione per la disattivazione del dominio autistici.org da parte del Public Interest Registry (PIR), conseguente alla designazione di Autistici/Inventati da parte del governo statunitense come Specially Designated Global Terrorist (SDGT).

isoc.it/la-disattivazione-di-a…

Grazie ad Anna per la segnalazione

@pirati@feddit.it

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L'allarme della NATO: l'Europa non reggerebbe una guerra di logoramento contro la Russia


I pianificatori Nato temono che le opinioni pubbliche non reggerebbero un conflitto di logoramento. Intanto cresce l'allarme per la guerra ibrida di Mosca e l'Europa cerca una difesa più autonoma dagli Stati Uniti.

I pianificatori militari che lavorano con la NATO ritengono che, se oggi scoppiasse una guerra con la Russia, l'Europa non sarebbe in grado di sostenere un conflitto di logoramento prolungato, perché l'opinione pubblica non è preparata a questa eventualità. Il giudizio è emerso questa settimana durante un forum sul futuro del coordinamento militare europeo convocato dalla Munich Security Conference, la fondazione tedesca che organizza il principale appuntamento annuale sulla sicurezza. La conclusione è chiara: senza la disponibilità politica e sociale a reggere l'urto per anni, i piani dell'Alleanza Atlantica devono puntare su un conflitto relativamente breve.

Nel frattempo, secondo diversi partecipanti al Forum, la Russia starebbe vincendo la guerra ibrida contro l'Europa, combattuta con disinformazione, attacchi informatici, sabotaggi e finanziamenti politici anziché con le armi convenzionali. Un ex Ministro britannico ha ammesso che l'Occidente è stato "pessimo" nello spiegare ai propri cittadini la portata di questo scontro. Un diplomatico britannico ha sostenuto che nessuno dei primi ministri succedutisi a Londra abbia fatto abbastanza per illustrare la minaccia.

Il risultato, hanno osservato, è che i governi devono ora convincere elettori impreparati ad accettare tagli alla spesa sociale per finanziare la difesa. "Il livello del dibattito è stato quello di un asilo", ha detto il diplomatico. Il Forum si è svolto secondo regole che vietavano di identificare i partecipanti, circostanza che spiega anche la durezza di alcuni giudizi. Le critiche si fondano anche su un elemento concreto: il governo britannico non ha ancora dato seguito alla revisione strategica della difesa del 2025, che chiedeva di aprire una conversazione nazionale sulla minaccia alla sicurezza europea.

Un secondo diplomatico ha osservato che, venuta meno la netta linea di demarcazione della Guerra Fredda, Mosca ha ottenuto molto più spazio per sfruttare le paure degli elettorati europei, sia a sinistra sia a destra. Il conto potrebbe arrivare già l'anno prossimo, con nuove vittorie di movimenti populisti attesiì in Polonia, Francia e Italia: quasi tutti i partiti interessati, compresa l'Alternative für Deutschland tedesca, hanno posizioni più favorevoli alla Russia e chiedono la fine del supporto all'Ucraina.

La discussione ha assunto maggiore urgenza dopo l'attribuzione alla Russia, il 1° settembre, del tentato attacco con droni all'aeroporto di Lipsia. Gli episodi risalgono alla notte tra il 4 e il 5 agosto: un drone carico di esplosivo è stato trovato sull'asfalto aeroportuale vicino a un aereo cargo ucraino, mentre un secondo velivolo senza pilota ha urtato un Boeing 757, per fortuna senza causare danni. Uno dei presunti responsabili è stato identificato come un cittadino bielorusso in possesso di passaporto russo, che sarebbe entrato in Europa con un visto turistico italiano.

Berlino ha risposto chiudendo la Casa Russa nella capitale tedesca e il consolato di Bonn. L'attribuzione di questo episodio di guerra ibrida a Mosca è stata confermata anche da funzionari statunitensi, secondo i quali l'obiettivo era sabotare le forniture di armi a Kyiv e intimidire i Paesi dell'Alleanza Atlantica. Mosca ha definito l'accusa assurda, mentre Putin ha sostenuto che i tedeschi avrebbero collocato apposta le prove per accusare falsamente la Russia.

L'E5 e il problema politico della difesa europea


La Munich Security Conference promuove da tempo l'idea che le cinque principali potenze militari europee debbano lavorare molto più strettamente insieme, una formula pensata anche per riportare il Regno Unito, uscito dall'Unione Europea, al centro della pianificazione militare continentale. Il gruppo E5 dei Ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito è nato nel novembre 2024, si è già riunito sette 7 e ha assunto impegni comuni sui droni d'attacco e sulla capacità di colpire in profondità con armi di precisione.

Il gruppo resta però lontano da un'intesa complessiva sugli acquisti congiunti delle capacità che oggi dipendono in larga parte dagli Stati Uniti, dalla difesa aerea e antimissile integrata ai sistemi di allarme rapido basati nello spazio. Washington dovrà decidere nei prossimi mesi come rivedere il proprio dispositivo militare, con la possibilità di lasciare all'Europa una quota molto maggiore della responsabilità per la difesa convenzionale. L'ambasciatore statunitense presso l'Alleanza Atlantica aveva già chiesto agli alleati di prepararsi come se Putin stesse per attaccare.

Al Forum, l'effetto combinato della guerra ibrida russa, delle elezioni incombenti del prossimo anno e della crescita di AfD in Germania è stato definito "l'elefante nella stanza". Tra le proposte circolate c'è quella di una dichiarazione collettiva dell'Unione Europea sulla minaccia russa, che costringerebbe i partiti populisti a scegliere se sottoscriverla o respingerla apertamente.

"L'Europa è in stallo in un momento in cui le minacce esterne stanno assumendo dimensioni davvero molto serie. Sono sfide enormi ed esistenziali, che richiedono una maggiore integrazione nella difesa", ha detto Wolfgang Ischinger, presidente della fondazione tedesca. Secondo Ischinger, l'E5 riunisce oggi tutti i Paesi europei dotati di una significativa capacità industriale militare e potrebbe in seguito aprirsi all'Ucraina, nel quadro di una tregua, dal momento che Kyiv dispone oggi dell'esercito più grande e più forte del continente.

I sostenitori del formato assicurano che l'E5 non duplicherà né indebolirà la NATO. Al Forum, però, alcuni partecipanti hanno espresso il timore che gli Stati Uniti possano ostacolare la costruzione di un pilastro europeo più forte all'interno dell'Alleanza Atlantica. "Gli americani sono più bravi a parlare di trasferimento degli oneri che di condivisione del potere", ha osservato un diplomatico.

L'Italia al centro della strategia di interferenza russa?


L'Italia è tra i cinque Paesi nei quali desta maggiore preoccupazione l'effetto della guerra ibrida russa sulla politica interna. Il governo arriva a questo passaggio dopo aver appena stabilito un record: dal 4 settembre l'esecutivo di Giorgia Meloni è diventato il più longevo della storia repubblicana, con 1.413 giorni, uno in più del secondo governo Berlusconi. La presidente del Consiglio italiana ha governato in modo più moderato di quanto molti si aspettassero inizialmente e, sul piano internazionale, ha consolidato un profilo nettamente filoucraino.

Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avvertito che l'Italia ormai subisce attacchi informatici quotidiani e non è immune da possibili interferenze russe nelle elezioni politiche del prossimo anno. Secondo quanto riportato, è la prima volta che un esponente politico italiano avverte esplicitamente del rischio di manipolazione del voto da parte di Mosca. "Ci sono molti modi di fare guerra ibrida, non si fa con le bombe, gli aerei o i carri armati", ha detto Tajani.

Il Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, uno degli alleati più stretti della Meloni, ha definito "stupido" non riconoscere il livello dell'interferenza russa. Al vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio aveva già detto: "Non abbiamo gli anticorpi e siamo penetrabili: analizzate i bot e lo vedrete. L'aumento di questa interferenza è avvenuto grazie ai social media". Martedì ha aggiunto che la minaccia russa continua a crescere, data la capacità di Mosca di agire contemporaneamente su più fronti, dai social media all'intelligenza artificiale, dalla sicurezza informatica alle banche dati e alle infrastrutture critiche.

Crosetto ha chiamato l'ex Ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov come consigliere per l'innovazione, con l'obiettivo di far considerare l'Ucraina non più soltanto come un costo finanziario, ma anche come una scuola di guerra moderna. Fedorov ha accettato l'incarico il 28 agosto: lavorerà gratuitamente fino a luglio 2027 e non dovrà lasciare il proprio Paese.

Ischinger ha apprezzato la scelta, definendo quello ucraino l'esercito meglio equipaggiato e più moderno d'Europa. L'industria ucraina dei droni punta a superare i sette milioni di unità nel 2026, contro i quattro milioni del 2025 e i 2,2 milioni del 2024. Attorno a questa produzione sono nate oltre 500 piccole e medie imprese, che assemblano i velivoli anche in officine di dimensioni ridotte, utilizzando in larga parte componenti cinesi.

Crosetto ha però riconosciuto anche che la Russia sta sfruttando problemi reali, a cominciare dai salari bassi, e che attribuire alla disinformazione russa l'impopolarità dei governi rischia di nascondere un malessere più profondo nelle società occidentali, compresa la stanchezza per i costi della guerra in Ucraina.

In Italia, il possibile interprete più efficace di un messaggio favorevole a Mosca alle prossime elezioni, che potrebbero tenersi già ad aprile 2027, è considerato Roberto Vannacci, generale dell'Esercito in congedo ed europarlamentare che lo scorso febbraio ha lasciato la Lega per fondare Futuro Nazionale, formazione di estrema destra che ha messo in discussione la tenuta della coalizione di governo. Prima dell'indagine sul suo partito per possibile riorganizzazione del Partito Nazionale Fascista, Vannacci aveva reagito ironicamente alle accuse, dicendo di aver appena scoperto di essere un "candidato manciuriano" inviato dalla Federazione Russa "a lamentarmi dei prezzi insostenibili della benzina nel mio Paese, l'Italia". E aveva ironicamente aggiunto: "Perdonatemi, ma continuo a fare fatica ad accettare l'idea che dissentire dall'ortodossia di Bruxelles equivalga in pratica a slealtà verso l'Occidente".


La guerra ibrida di Mosca arriva a Lipsia e l'America di Trump guarda altrove


Alcune settimane fa un drone carico di esplosivo si è avvicinato ad un aereo cargo ucraino fermo sulla pista dell'aeroporto di Lipsia-Halle ed un secondo sembra aver urtato un velivolo in fase di decollo. Nessuno dei due, fortunatamente, è esploso. Ma questa settimana il governo tedesco ha stabilito che dietro l'attacco del 4 agosto c'è lo Stato russo e ha alzato il livello di allerta nazionale da "generale" ad "alto". Se i due ordigni avessero funzionato, hanno spiegato i funzionari di polizia tedeschi, avrebbero potuto provocare morti e feriti, con conseguenze difficili da prevedere.

Lipsia non è certamente un obiettivo qualsiasi: è uno dei principali scali merci d'Europa, viene utilizzato regolarmente dagli Antonov ucraini e ospita il programma di trasporto strategico con cui la NATO rifornisce quasi ogni giorno i reparti schierati sul fianco orientale, dalla Finlandia alla Romania. Si tratta dell'episodio più grave di una serie che comprende il piano per caricare ordigni incendiari sugli aerei cargo della DHL, il tentativo di far saltare tratti ferroviari in Polonia e gli incendi di magazzini e centri commerciali in diversi Paesi europei.

L'escalation degli attacchi ibridi russi in Europa


Attacchi ibridi di questo tipo hanno cominciato a verificarsi poco dopo l'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel 2022, ma secondo i servizi di sicurezza occidentali negli ultimi mesi sono aumentati per frequenza e intensità. "Gli europei si trovano davanti alla dura verità che questa sta diventando la nuova normalità", ha detto mercoledì Ursula von der Leyen. "Dobbiamo fare di più, e questo significa essere pronti a rispondere alla sconsideratezza della Russia meglio e più in fretta."

Altrove, in Polonia, un incendio in una fabbrica di droni è stato attribuito con ogni probabilità a un sabotaggio, mentre anche i servizi danesi hanno inoltre reso noto che Mosca sta reclutando cittadini del Paese per colpire imprese del settore militare. "La Russia sta pianificando e mettendo in atto atti di sabotaggio contro le aziende e l'industria militare in Europa", ha scritto il PET, il servizio di sicurezza danese.

Alexander Dobrindt, Ministro dell'Interno tedesco, ha detto martedì che gli inquirenti hanno le prove che gli agenti ai comandi dei droni operavano "per conto di entità statali russe". Attribuzioni pubbliche di questo tipo restano rare, perché stabilire un collegamento diretto tra gli esecutori e lo Stato russo è quasi sempre difficile. Berlino ha reagito chiudendo il consolato russo di Bonn e la Casa Russa di Berlino, oltre a imporre nuove restrizioni all'ingresso dei cittadini russi. Nella stessa settimana le autorità tedesche hanno aperto indagini per possibili sabotaggi ai danni di un'azienda della difesa di Monaco e di due sottostazioni elettriche.

Secondo gli esperti, l'accelerazione delle tattiche di guerra ibrida dipende in buona parte dalla frustrazione di Vladimir Putin per l'andamento del fronte: l'avanzata è sempre più lenta, le perdite enormi e l'economia russa è sotto pressione anche per la campagna ucraina di attacchi a lungo raggio contro raffinerie, magazzini e centri della logistica militare. Nella lettura del Cremlino, la Russia non sta combattendo soltanto l'Ucraina ma contro quello che Putin chiama "Occidente collettivo", accusato di fornire armi, intelligence e tecnologie a Kyiv.

Putin ha sempre negato il coinvolgimento russo nei sabotaggi e ha insinuato che le autorità tedesche abbiano fabbricato le prove su Lipsia. Questa settimana, però, ha definito l'Occidente "gli squali dell'imperialismo": "Se qualcuno prova a trascinarci in fondo alla catena alimentare e a divorarci, potrebbe pagarne le conseguenze". Finora nessuno è rimasto ucciso o gravemente ferito in questi attacchi, evitando così alla NATO di dover affrontare fino in fondo il dilemma di come reagire. L'Alleanza Atlantica, sin dalla sua creazione, è stata concepita per scoraggiare e, se necessario, combattere un'invasione convenzionale, non per gestire un conflitto ibrido che sale di un gradino alla volta.

"La Russia è stata piuttosto fortunata", ha detto al New York Times Julianne Smith, ambasciatrice americana alla NATO durante l'Amministrazione Biden. "Ma a un certo punto le cose sfuggiranno di mano, qualcuno si farà male e per l'Alleanza diventerà un dilemma diverso." Pochi funzionari dell'intelligence occidentale considerano invece al momento probabile un attacco diretto a un Paese membro, soprattutto mentre le forze di terra russe restano impegnate in Ucraina. "Non credo che vogliano una terza guerra mondiale, ma devono dimostrare a tutti che non è il momento di mettersi contro di loro", ha detto Piotr Krawczyk, ex direttore dell'intelligence estera polacca.

Guerra ibrida in Europa
Quattro anni di attacchi russi, e una linea mai superata
Dal 2022 la Russia colpisce l’Europa con incendi dolosi, cavi tranciati e droni sopra le basi nucleari. A Lipsia, il 4 agosto 2026, un ordigno è arrivato più vicino che mai al punto in cui la NATO sarebbe obbligata a rispondere.

Grafica di FocusAmerica
La sogliaLa soglia La mappaDove hanno colpito I numeriIl conto degli anni

Avvistamenti di droni
144

contro

Morti civili
0

sopra tredici Paesi europei fra l’agosto 2024 e il febbraio 2026, secondo il censimento dell’IISS

nessuna vittima civile è stata finora collegata a un sabotaggio russo in Europa

È su questa sproporzione che si regge tutta la strategia russa: fare abbastanza danno da logorare l’Europa, mai abbastanza da costringere la NATO a rispondere.

La scala
Sette gradini portano alla soglia dell’Articolo 5. Nel 2022 la Russia era sul primo; oggi è sull’ultimo. Scegli un anno, oppure tocca un gradino per leggere il caso.

Gradini che mancano alla soglia

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L’ordine dei gradini è una gerarchia di gravità scelta dalla redazione, non una misura. L’anno indicato è quello in cui quel tipo di attacco compare per la prima volta in Europa.

La mappa
Tredici episodi verificati fra il 2024 e il 2026. In azzurro il territorio degli alleati: soltanto i due cavi tranciati nel Baltico sono caduti fuori dal perimetro dell’Articolo 5.

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In azzurro i Paesi membri della NATO; confini da Natural Earth. I due punti in mare segnalano i cavi sottomarini tranciati nel Baltico e non indicano un luogo preciso.

Nel 2023
12

Nel 2024
34

sabotaggi russi documentati in Europa

quasi il triplo in dodici mesi, secondo il conteggio del CSIS

Ma la curva non sale sempre. Nel 2025 il conteggio dei sabotaggi è crollato e la campagna è ripartita cambiando forma: meno incendi nei magazzini, molti più droni sopra le basi.

L’arco completo del conteggio CSIS, dal picco al crollo.

Dove sono andati i droni
I 144 avvistamenti censiti dall’IISS non sono distribuiti a caso.

Che cosa temono i servizi
Gli scenari dell’intelligence militare danese, nel caso in cui la guerra in Ucraina si fermasse o si congelasse.

Fonti: IISS, The Scale of Russian Sabotage Operations Against Europe’s Critical Infrastructure (agosto 2025) e rapporto sulle incursioni di droni (luglio 2026); CSIS, Russia’s Shadow War Against the West (marzo 2025); Institute for the Study of War; Ministero dell’Interno tedesco; Danish Defence Intelligence Service. Aggiornato al 4 settembre 2026.

La simulazione che mette alla prova l'Articolo 5


Che cosa potrebbe accadere se quel gradino venisse superato lo ha raccontato David Ignatius sul Washington Post, dopo aver assistito a un'esercitazione organizzata con il sostegno della Brooks School of Public Policy della Cornell University e della Rockefeller Foundation. Ai tavoli sedevano membri in carica del Congresso insieme a ex militari, diplomatici e funzionari dell'intelligence. Lo scenario era ambientato nel 2028: la guerra in Ucraina continua, Mosca cerca di dividere ulteriormente l'Europa e attacca la Moldova, mentre un drone russo colpisce un deposito di carburante in Romania, uccidendo alcuni civili. La domanda era come dovessero reagire gli Stati Uniti. I parlamentari hanno concluso che l'opinione pubblica americana non avrebbe sostenuto una risposta dura, per di più in piena campagna elettorale per le prossime presidenziali.

Senza una guida statunitense, i Paesi europei si ritroverebbero divisi e la garanzia dell'Articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico finirebbe per essere ridotta quasi a lettera morta. Lo scenario descritto da Ignatius si inserisce in timori già espressi pubblicamente. All'inizio di agosto il Wall Street Journal, citando fonti dell'intelligence statunitense, ha riferito che la Russia potrebbe tentare nei prossimi anni un "attacco limitato" per saggiare la determinazione della NATO, compresa l'ipotesi di una "piccola incursione terrestre" in uno dei Paesi baltici. Il 25 agosto il direttore della CIA John Ratcliffe è andato a Mosca senza preavviso e avrebbe messo in guardia il Cremlino proprio dall'attaccare Lituania, Lettonia o Estonia.

Per l'Institute for the Study of War, la Russia si trova ora nella "fase zero" della preparazione a un possibile conflitto con l'Alleanza, quella in cui si intensificano le operazioni ibride. Il Telegraph ha documentato una nuova ondata di attacchi contro fabbriche europee di armamenti, con Mosca che starebbe attivamente reclutando membri di bande criminali locali soprattutto attraverso le app di messaggistica, pagandoli in criptovalute. Ad agosto le immagini satellitari avrebbero inoltre individuato dieci nuove basi per il lancio di droni in territorio russo vicino ai confini orientali della NATO. Secondo fonti russe, in una riunione riservata del dicembre 2025 Putin avrebbe assegnato ai servizi e ai militari l'obiettivo di "disgregare la NATO e l'Unione europea dall'interno" entro il 2026.

Washington evita di criticare Mosca


Dopo l'annuncio tedesco gli alleati hanno espresso solidarietà alla Germania, compreso l'ambasciatore americano alla NATO Matthew Whitaker, che nei giorni scorsi aveva esortato gli alleati a prepararsi come se Mosca stesse per attaccare. Nel suo comunicato, però, Whitaker non ha nominato la Russia. Il primo ministro britannico Andy Burnham, al contrario, l'ha citata 3 volte. Non è un caso isolato: la settimana scorsa, al quartier generale dell'Alleanza, anche Elbridge Colby, alto funzionario del Pentagono, ha evitato di menzionare Mosca mentre chiedeva agli europei di assumersi il peso principale del sostegno all'Ucraina, nel quadro di una riduzione della presenza militare americana nel continente europeo.

Mercoledì il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha persino attribuito agli attacchi ucraini contro l'industria petrolifera russa parte della responsabilità per gli elevati prezzi dell'energia, senza ricordare che è stata la Russia a iniziare la guerra. Intanto, le opzioni a disposizione dei Paesi della NATO per punire Mosca senza rischiare un'escalation restano limitate e comprendono soprattutto sanzioni ed espulsioni di diplomatici. Esistono poi possibili risposte coperte, dall'aumento del sostegno d'intelligence a Kyiv agli attacchi informatici fino alle operazioni contro gli interessi russi in altre parti del mondo.

Ad agosto il governo tedesco ha approvato un disegno di legge che autorizzerebbe i propri servizi a condurre misure attive come sabotaggi e attacchi informatici: un potere che le agenzie tedesche non hanno mai avuto nella storia del dopoguerra e che dovrà ora essere approvato dal Bundestag. Per la natura segreta di queste operazioni è difficile valutarne l'efficacia, ma l'aumento degli attacchi attribuiti alla Russia suggerisce che gli sforzi occidentali non siano finora bastati a scoraggiare Mosca. "Poiché non sono stati adeguatamente scoraggiati e Mosca non ha pagato un prezzo, Putin lo ha interpretato come un segnale per continuare", ha detto Smith.

Kaupo Rosin, capo dei servizi di intelligence estera estoni, ha spiegato questa settimana a un'emittente locale che, secondo Tallinn, il presidente russo "Vladimir Putin al momento capisce sia che cosa significhi l'Articolo 5, sia quali sarebbero le sue conseguenze concrete". Il problema, ha aggiunto, è il futuro: "Dobbiamo assicurarci che tra sei mesi, un anno o cinque anni la Russia abbia ancora la stessa consapevolezza che la deterrenza della NATO continuerà a funzionare."


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Keine zwei Wochen, nachdem die US-Regierung das italienische Internetkollektiv Autistici/Inventati zur Terrorgefahr erklärt hatte, drehen die Aktivist:innen ihre kostenlosen Online-Dienste ab. Nutzer:innen sollten rasch handeln und ihre Daten sichern. netzpolitik.org/2026/folge-von…
in reply to netzpolitik.org

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Die Verharmlosung "linke Gruppen" bei Extremisten kennt man ja schon von Netzpolitik. Aber dieses Aufmacherbild des Artikels ist doch Manipulation. Zum einen hat das nichts mit dem Inhalt des Artikels zu tun und zum anderen wird der Kontext des Bildes nicht richtig beschrieben. Hier wurde ein Polizist durch einen Flaschenwurf getroffen und blutet.

#Netzpolitik #Journalismus #Extremismus #NetzpolitikOrg #Manipulation

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🚨 Join us at #PrivacyCamp26 on 13 October 2026 in Brussels or online.

📑 Across panels, interactive workshops and ground-breaking documentaries, we’ll host discussions that investigate EU’s sovereignty package, AI supply chain impact in Kenya & Congo, resiting Europol, the impact of AI-powered weapons on people in Lebanon, the opportunities for strategic litigation in advancing LGBTQI+ rights through digital rights & much more.

Here’s a sneak peek of the programme 👇
privacycamp.eu/privacycamp26-d…

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Why the EU age-verification tool does not solve privacy concerns


An EU legislative proposal for a social media ban will be presented at the State of the European Union (SOTEU) annual address, but the tools which are pitched as “ready” and “privacy-preserving” fail on both counts. Here is a technical account of the shortcomings.

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How would you fix Europe? 🇪🇺 

Next week, Ursula Von Der Leyen will give her State of the Union speech.

But I’m more interested in what YOU have to say

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Bernie Sanders non vuole indicare un erede


Il senatore del Vermont, che compie 85 anni, ha appoggiato oltre 90 candidati e parlato a più di 300mila persone in 63 comizi. Ha escluso una terza corsa e rifiuta di indicare un erede.

A pochi giorni dal suo ottantacinquesimo compleanno Bernie Sanders ha chiuso la stagione di primarie democratiche più favorevole della sua carriera politica: candidati esordienti che hanno battuto i notabili del partito, sfidanti che hanno tolto il seggio a parlamentari uscenti e socialisti-democratici vittoriosi in Stati dove i vertici democratici li davano per spacciati. In un'intervista a Politico il senatore indipendente del Vermont ha escluso una terza corsa alla Casa Bianca e ha rifiutato di rispondere alle domande su chi guiderà il movimento dopo di lui.

Dall'inizio del tour "Fighting Oligarchy", partito l'anno scorso, Sanders ha parlato a 63 comizi ed eventi davanti a più di 300mila persone. In questo ciclo elettorale ha dato il suo appoggio a oltre 90 candidati, dal Senato federale fino ai parlamenti dei singoli Stati, e conta di restare in campagna elettorale fino al giorno del voto, con un ritorno sul territorio previsto a ottobre. Alla fine di agosto è salito sul palco con il senatore Ed Markey. È a metà di quello che potrebbe essere il suo ultimo mandato al Senato.

Il lavoro è cominciato all'inizio del 2025, prima che la maggior parte dei candidati decidesse di scendere in campo. Sanders ha piazzato organizzatori a tempo pieno in Nebraska, Wisconsin, Michigan e Iowa, con personale part-time in altri collegi contendibili. Riunioni settimanali, assemblee pubbliche, distribuzione di cartelli, liste di contatti e rapporti periodici al senatore hanno poi orientato la strategia e le scelte sugli appoggi. "Abbiamo preparato il terreno prima ancora che i candidati entrassero in gara", ha detto Jeremy Slevin, direttore della comunicazione e consigliere di Sanders.

Uno dei frutti di quell'investimento è Rebecca Cooke, che corre nel collegio del Wisconsin occidentale del deputato repubblicano Derrick Van Orden, dove l'operazione di Sanders aveva un organizzatore sul campo già dalla primavera del 2025. Il senatore aveva tenuto un'assemblea pubblica con lei a Viroqua più di un anno prima della vittoria alle primarie.

Il tour "Fighting Oligarchy", nato per intercettare il malcontento seguito al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, ha riempito palazzetti con folle fino a 35mila persone. Secondo i dati raccolti dallo staff del senatore, tra il 40 e il 50 per cento dei presenti non erano elettori democratici (circa il 30 per cento erano indipendenti e il 10 per cento repubblicani).

Ogni tappa serviva anche a selezionare volti nuovi, con spazio sul palco per lavoratori e sindacalisti. Ad aprile del 2025, a un comizio a Missoula, in Montana, ha parlato Sam Forstag, pompiere del servizio forestale e paracadutista antincendio, che ha raccontato a 9mila persone come Trump e il DOGE di Elon Musk (il dipartimento creato per tagliare la spesa federale) avessero appena licenziato migliaia di dipendenti pubblici, molti dei quali in Montana. Forstag non si era mai candidato a niente in vita sua. Il 2 giugno, con l'appoggio di Sanders, ha vinto le primarie democratiche nel primo collegio del Montana.

El-Sayed ha vinto in Michigan pur avendo speso dieci volte meno dell'avversario, Peggy Flanagan si è imposta nelle primarie per il Senato in Minnesota e Melat Kiros in un collegio della Camera in Colorado, insieme a decine di candidati nei parlamenti statali e nelle amministrazioni locali. Sanders parla personalmente con ogni candidato federale prima di appoggiarlo e resta in contatto anche dopo il voto.

Alla domanda se si tratti di un Tea Party di sinistra, cioè di una rivolta interna come quella che scosse dal basso il Partito Repubblicano, il senatore ha risposto: "Non so come definirlo, se sia un momento Tea Party o no. Penso che i candidati progressisti stiano parlando ai bisogni delle famiglie che lavorano". Per lui i risultati chiudono la discussione, che va avanti da anni, su dove vogliano andare gli elettori democratici.

Matt Bennett, del think tank centrista Third Way, vicino ai democratici, contesta la lettura delle vittorie progressiste. "Quello che la gente di Bernie fa molto, molto bene è rendere più blu i posti già blu", ha detto (il blu è il colore dei democratici, il rosso quello dei repubblicani). "Non hanno vinto niente, niente, nei posti dove stiamo provando a passare dal rosso al blu. Quando cominceranno ad aiutare a costruire maggioranze, sarò un po' più colpito." Il suo gruppo ha lanciato una campagna da 15 milioni di dollari contro i Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista-democratica americana, definita un "pericolo mortale" in vista del 2028. Secondo Bennett i candidati usciti da quell'area vengono già usati negli spot contro i democratici nei collegi in bilico. "Penso che Bernie che canta vittoria senza aver strappato un solo seggio sia ridicolo", ha aggiunto.

Sanders non ha appoggiato Francesca Hong alle primarie per il governatore del Wisconsin, che ha perso per meno di mezzo punto percentuale dopo un ciclo di polemiche su sue vecchie dichiarazioni, comprese quelle sul Ringraziamento. Alcuni progressisti sostengono che con il sostegno del senatore avrebbe recuperato quel margine e lo accusano di giocare troppo sul sicuro. Sanders replica di non poter essere ovunque e nega di scegliere le corse in base alle probabilità di vittoria. "Non sono d'accordo con lei. Stiamo mettendo capitale politico", ha detto. "Per esempio, abbiamo appena annunciato il nostro sostegno ad Angie Nixon, che corre per il Senato in Florida. Qualcuno pensa che non sia, come minimo, una vera sfavorita?" E ancora: "Se volessi azzeccare il cento per cento delle mie scelte, potrei farlo. Ma non è quello che facciamo".

Un'altra critica riguarda l'estrazione sociale dei vincitori, in particolare a New York, dove diversi socialisti-democratici emersi in questo ciclo vengono da famiglie benestanti e dalle università della Ivy League, le più prestigiose e costose del Paese. Il movimento, dicono i critici, non è ancora operaio quanto sostiene di essere. Sanders ammette che è un punto su cui stanno lavorando. "Voglio vederne di più. Voglio vedere gente del sindacato, giovani, lavoratori entrare nel movimento progressista. Assolutamente", ha detto.

Il tono cambia quando gli si chiede chi raccoglierà il testimone. Il senatore ha accusato il giornalista di parlare come un opinionista di Washington e ha detto che "è esattamente la domanda sbagliata". Quella giusta, secondo lui, riguarda quante persone valide il movimento ha già prodotto. Ha citato il deputato Greg Casar, che presiede il Progressive Caucus, il gruppo dei parlamentari progressisti al Congresso, le deputate Pramila Jayapal e Rashida Tlaib, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e i sindaci progressisti di New York, Seattle e Washington.

"I media sono concentrati sulla personalità", ha detto, elencando le domande che si fanno da anni su Ocasio-Cortez, che si candiderà alla presidenza, che andrà al Senato, che resterà alla Camera. "Quanto spesso parliamo del fatto che siamo l'unico grande Paese al mondo che non garantisce l'assistenza sanitaria a tutti?"

Ocasio-Cortez non ha escluso una candidatura nel 2028. Sanders ha invece chiuso la porta a una terza corsa con una battuta: "Beh, adesso ho 40 anni e penso che, avendo raggiunto la veneranda età di 40 anni, sia dura, sa. Quindi sì, penso sia improbabile che io diventi presidente degli Stati Uniti". Sulle sue conversazioni con la deputata di New York si è fermato subito: "Parlo con Alexandria? Sì. Le dirò di che cosa parliamo? Certo che no". Se voglia che si candidi, risponde di non avere commenti perché la decisione è solo sua.

L'organizzazione di Sanders ha contattato centinaia di aspiranti candidati e li ha fatti passare per una specie di corso base di politica. "Come mi candido? Come ci si candida al parlamento statale? Che cos'è un comunicato stampa? Come raccolgo fondi? Le basi, politica 101", ha detto. "Molti di loro adesso stanno facendo esperienza. Molti stanno vincendo. E tra qualche anno ne sentirete parlare, quando si candideranno al Congresso o al Senato." Alla domanda se sia un vivaio costruito per far sopravvivere il movimento alla sua carriera, ha risposto: "Beh, è esattamente questo".

Ari Rabin-Havt, ex vicedirettore della sua campagna, dice che l'idea stessa di un testimone consegnato a un erede designato non c'entra niente con Sanders. "Bernie semplicemente non crede nelle dinastie. Non crede che il potere si erediti. Se vuoi il movimento di Bernie, vattelo a guadagnare", ha detto.

Tra i suoi ex collaboratori circola un paragone storico. David Sirota, che ha lavorato per Sanders alla Camera alla fine degli anni Novanta e poi come consigliere e autore dei discorsi nella campagna del 2020, sostiene che il senatore possa essere per i democratici quello che Barry Goldwater fu per i repubblicani. Il senatore dell'Arizona conquistò la nomination nel 1964 con una piattaforma di destra netta, perse le elezioni e sedici anni dopo uno dei suoi sostenitori di allora, Ronald Reagan, arrivò alla Casa Bianca e portò il Paese verso una svolta conservatrice. "Se il 2016 è il 1964 di Bernie", ha detto Sirota, "siamo a dieci anni dentro quella traiettoria". Sanders liquida il paragone: "È interessante. Ma sa una cosa? Non è una cosa su cui sto sveglio la notte".

Nella corsia populista in vista del 2028 Sirota indica Ocasio-Cortez e il deputato Ro Khanna, con l'avvertenza che il candidato finale potrebbe essere qualcuno "a cui non stiamo pensando". Ha aggiunto che alcuni democratici con curriculum più istituzionali, come Pete Buttigieg, Chris Murphy e Chris Van Hollen, potrebbero provare a riposizionarsi come populisti dopo aver capito da che parte tira il vento. Rabin-Havt dice che Khanna ha lavorato molto per costruirsi un profilo progressista, spingendo per una tassa sui grandi patrimoni e per condizioni severe o tagli agli aiuti militari americani a Israele. Il sostegno a Ocasio-Cortez, aggiunge, andrebbe ben oltre il mondo di Sanders. Per Hasan Piker, lo streamer di sinistra diventato una delle voci più seguite del movimento, "AOC sembra quella con la probabilità più alta di raccogliere il testimone, ma potrebbe esserci un outsider".

Lo spostamento del baricentro democratico si misura con alcuni numeri. Prima del 2016 l'ultimo candidato davvero di sinistra ad aver contestato una primaria presidenziale democratica era stato Jesse Jackson, quasi trent'anni prima. In quel periodo l'ala sinistra del partito era rappresentata da figure di centrosinistra come Howard Dean e Bill Bradley. Il Medicare for All, il progetto di assistenza sanitaria pubblica per tutti, è passato da proposta di legge firmata da Sanders quasi da solo a testo sottoscritto da circa un terzo dei senatori democratici e da più della metà dei deputati del partito. La prima risoluzione con cui il senatore provò a limitare le vendite di armi a Israele raccolse 11 voti, l'ultima ne ha raccolti 40. Tassare i più ricchi, dice Rabin-Havt, "è ormai una posizione abbastanza centrale nel Partito Democratico". "La finestra si è spostata", aggiunge. Il movimento, per come lo vede lui, "sta entrando nell'adolescenza".

Sanders si concede una sola forma di rivendicazione. Negli anni, dice, per varie ragioni "sempre più persone stanno dicendo" che aveva ragione lui.


I giovani elettori neri sfidano la vecchia guardia democratica


La vecchia guardia della leadership politica nera resta una forza decisiva per i democratici, ma le primarie di quest'anno hanno messo in luce il peso crescente degli elettori neri della generazione Z, meno inclini a lasciarsi orientare dall'anzianità, dalle credenziali legate alle battaglie per i diritti civili o dagli endorsement delle generazioni precedenti. Lo scrive Axios, che indica nella primaria democratica per il Senato in Michigan uno degli esempi più evidenti di un divario generazionale sempre più marcato anche tra gli elettori afroamericani.

Jim Clyburn, 86 anni, deputato della South Carolina e figura storica del movimento per i diritti civili, aveva fatto campagna per Haley Stevens, candidata sostenuta dall'establishment democratico. Abdul El-Sayed, 41 anni, ha invece vinto per meno di un punto percentuale, nonostante oltre 60 milioni di dollari di spesa esterna a favore della rivale, guidata dall'AIPAC e da altri gruppi filo israeliani. Un'analisi del Washington Post ha rilevato che Stevens ha ottenuto un vantaggio di 8 punti nelle contee con la maggiore presenza di popolazione nera, un margine più ridotto di quanto molti si aspettassero, mentre El-Sayed ha dominato nelle contee con il maggior numero di giovani adulti.

Primarie democratiche

La linea dei cinquant'anni


Nelle ultime primarie democratiche il voto degli elettori neri si divide sullo stesso punto: la soglia dei cinquant'anni. Sotto quella linea gli endorsement della vecchia guardia pesano molto meno.

Grafica di FocusAmerica

Sotto i 50 anni Dai 50 anni in su

1 — L'asse dell'età

Due generazioni, due schieramenti


Nella primaria per il Senato in Michigan i protagonisti si dispongono lungo una linea che va dai 29 agli 86 anni. Tocca un nome per sapere da che parte si è schierato.


  • 29 anni — Maxwell Frost, deputato della Florida. Con El-Sayed.
  • 41 anni — Abdul El-Sayed, candidato al Senato. Ha vinto la primaria.
  • 52 anni — Ayanna Pressley, deputata del Massachusetts. Con El-Sayed.
  • 71 anni — Al Sharpton, attivista. Difende il ruolo degli anziani.
  • 86 anni — Jim Clyburn, deputato della South Carolina. Con Haley Stevens.

Età e schieramenti come riportati da Axios, 27 agosto 2026.

2 — Michigan

Oltre 60 milioni di dollari non sono bastati


Haley Stevens aveva l'establishment, i soldi e l'endorsement di Jim Clyburn. Ha perso lo stesso.

Oltre 0

Meno di 1
milioni di dollari Spesa esterna a favore di Stevens, guidata dall'AIPAC e da altri gruppi filoisraeliani.
punto percentuale Il margine con cui Abdul El-Sayed, 41 anni, ha vinto la primaria.

Contee con la maggiore presenza di popolazione nera Stevens +8 Un vantaggio di otto punti, più stretto di quanto molti si aspettassero.
Contee con il maggior numero di giovani adulti El-Sayed Qui il candidato di 41 anni ha dominato. Margine non pubblicato

Fonte: analisi del Washington Post sui risultati della primaria; dati sulla spesa esterna riportati da Axios.

3 — New York, 2025

La stessa frattura, un anno prima


Alla primaria per il sindaco di New York gli elettori neri nel complesso scelsero Andrew Cuomo. I più giovani no.

Andrew CuomoZohran Mamdani

62%
38%

Preferenze degli elettori neri nel complesso

2 a 1 Tra gli elettori sotto i 50 anni il rapporto si rovescia: Mamdani era preferito a Cuomo di circa due a uno.

Cuomo ha comunque vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera della città.

Cuomo ha vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera.

Fonti: sondaggio Emerson College, giugno 2025; calcolo Associated Press sui risultati per quartiere.

4 — Partito e priorità

Sotto i 50 anni cambia anche il legame con i democratici


I giovani elettori neri restano in larghissima maggioranza democratici, ma una quota più ampia guarda ai repubblicani.

Elettori neri sotto i 50 anni 0%

Elettori neri dai 50 anni in su 0%

Quota che si identifica con il Partito repubblicano o tende verso il GOP. Fonte: Pew Research Center, 2024.

Cosa chiedono i più giovani

  • Casa
  • Sanità
  • Istruzione
  • Sicurezza economica

Cosa resta centrale per i più anziani

  • Le battaglie storiche per i diritti civili


Lettura di Theodore Johnson, ricercatore del think tank New America, ad Axios.

In Michigan il porta a porta di una generazione ha pesato più dell'endorsement di un'icona dei diritti civili.

Fonti: Axios, Washington Post, Pew Research Center, Emerson College, Associated Press. agosto 2026

Il porta a porta contro gli endorsement


Kaya Jones di Voters of Tomorrow, organizzazione che rappresenta i giovani elettori, ha spiegato ad Axios che gli elettori neri della generazione Z sono particolarmente propensi a sostenere i progressisti e a respingere i candidati dell'establishment. Parte della frustrazione, secondo Jones, nasce dalla percezione che i leader più anziani restino aggrappati al potere invece di lasciare spazio a una nuova generazione: "Non vogliamo qualcosa che sia uguale. Vogliamo il cambiamento. Vogliamo qualcosa di nuovo e fresco". In Michigan i giovani elettori neri non si sono limitati a votare per El-Sayed: molti hanno fatto porta a porta per lui e hanno partecipato al suo evento nella notte elettorale.

Il candidato era inoltre sostenuto da una generazione più giovane di parlamentari neri, come Ayanna Pressley, 52 anni, e Maxwell Frost, 29, mentre Stevens aveva dalla sua Clyburn. Due mondi diversi, secondo Jones. I dati delle elezioni del 2024 analizzati da Axios mostrano anche che i giovani elettori neri restano in larghissima maggioranza democratici e sono sempre più progressisti, ma una quota significativa è disposta a prendere in considerazione il voto repubblicano. Secondo Pew Research Center, il 17% degli elettori neri sotto i 50 anni si identifica con il Partito Repubblicano o tende verso il GOP, contro il 7% di quelli dai 50 anni in su.

Anche la primaria democratica per il sindaco di New York del 2025 aveva mostrato dinamiche simili. Un sondaggio Emerson College Polling ha rilevato che gli elettori sotto i 50 anni hanno preferito Zohran Mamdani ad Andrew Cuomo con un rapporto di circa due a uno, mentre tra gli elettori afroamericani nel complesso Cuomo è prevalso con il 62% contro il 38%. Associated Press ha calcolato poi che Cuomo aveva vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera della città, mentre Mamdani è risultato più forte tra i giovani neri progressisti.

"Non è una questione di investiture"


Dietro l'allontanamento dai candidati dell'establishment c'è anche l'impazienza verso una leadership nera invecchiata e la consapevolezza che oggi esistano forme di partecipazione e di influenza politica diverse dal percorso che ha portato ai vertici tanti leader religiosi e del movimento per i diritti civili. "C'è una ragione se oggi non esiste un Al Sharpton di 40 anni", ha osservato Theodore Johnson, ricercatore del think tank progressista New America, riferendosi al vechcio attivista di 71 anni. Secondo Johnson, i giovani elettori neri sono più concentrati su casa, sanità, istruzione e sicurezza economica che sulle tradizionali battaglie per i diritti civili, ancora particolarmente importanti per le generazioni più anziane.

Sharpton, intervistato da Axios, ha respinto l'idea che gli anziani debbano semplicemente farsi da parte: "Se qualcuno deve spostarsi per farti passare, allora non sei tu il prossimo. Non è una questione di investiture. Conta il lavoro che fai". Ha riconosciuto che "serve sangue giovane", ma ha difeso anche il valore dell'organizzazione tradizionale, radicata nelle priorità storiche della comunità: "Servono entrambi".


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La cosa più inquietante del risultato in Sassonia-Anhalt è che, per moltissime persone, il voto ad AfD non sia più soltanto protesta.

Quando un partito di estrema destra arriva intorno al 44%, significa che è riuscito a trasformarsi da voto contro il sistema a proposta credibile di governo per una parte enorme dell’elettorato.

Perché mentre i partiti tradizionali perdono fiducia, rappresentanza e capacità di immaginare un futuro, AfD offre una visione semplicissima: confini, identità, ordine, nemici.

Non importa quanto quelle risposte siano incapaci di affrontare le cause economiche e sociali del malessere: importa che qualcuno sembri finalmente offrire una direzione.

Questo è il fallimento che la politica democratica deve affrontare.

Non basta dire che l’estrema destra è pericolosa: dobbiamo tornare a dimostrare che democrazia, solidarietà ed Europa possono costruire una società più sicura, più giusta e con un futuro migliore.

Altrimenti continueremo a denunciare l’estrema destra mentre lei continuerà a vincere. E, insieme ai voti, continuerà a conquistare spazio, legittimità e potere, con le conseguenze agghiaccianti che possiamo immaginare.

#AfD #SassoniaAnhalt #Germania #EstremaDestra #Democrazia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Con #autisticiinventati si perde un importante pezzo dell’Internet italiana. E lo decidono gli Stati Uniti.
A proposito di sovranità digitale: per la situazione attuale l’Italia e l’Europa tutta, non ha titolo nemmeno di stare online senza l’America.

Meglio rifletterci

keepitfree.ai/it/announcements…

in reply to Dario Fadda

No, sarebbe meglio smettere di rifletterci e cominciare ad AGIRE e a FARE.

Se aspetti la UE, stai fresco.

keinpfusch.net/e-possibile-far…


E' possibile farsi una darknet "privata"?


Avendo fatto partire una diatriba tecnologica intorno alla vicenda di Autistici/Inventati, non dovrebbe stupirmi che, prima o poi, sia saltata fuori una domanda piuttosto strana. Sì, Tor va bene, ma ha un problema evidente: è fin troppo facile che qualcuno vi associ automaticamente a qualsiasi genere di attività sospetta solo perché lo usate. I2P è interessante, tecnicamente anche molto elegante, ma appena volete usarlo per costruire qualcosa di stabile la gestione dei tunnel può diventare un piccolo delirio operativo. Quindi la domanda è stata: come faccio ad avere una rete privata, sempre in piedi, destinata al mio piccolo gruppo, alla mia associazione o alla mia organizzazione? In pratica: come mi costruisco una mia piccola fetta di darknet?


Che ci crediate o meno, per un sysadmin minimamente decente non è un'operazione particolarmente difficile.

Benvenuti in una rete mesh chiamata Yggdrasil.

Yggdrasil è una rete mesh overlay IPv6 cifrata: ogni nodo riceve un proprio indirizzo IPv6 e può comunicare con gli altri nodi passando, quando serve, attraverso altri peer.

Non esiste un server centrale. Ogni macchina conosce uno o più peer Yggdrasil, e da questi collegamenti nasce automaticamente il grafo della rete e il relativo routing.

Se configurate soltanto i vostri peer, ottenete una mesh privata tra le vostre macchine. Se invece vi collegate anche a peer pubblici, entrate nella rete Yggdrasil pubblica.

Non è Tor: non nasce per anonimizzarvi, ma per creare connettività cifrata, distribuita e resiliente tra nodi.


Siccome non state commettendo crimini, ma volete semplicemente sottrarvi alla dipendenza dai registrar, dal DNS e dalle varie autorità che possono intervenire su quella catena, dovrebbe essere sufficiente. Se invece vi serve anche l'anonimato, allora dovrete guardare a qualcosa come I2P, che personalmente considero ormai molto più macchinoso di quanto valga. Tor, invece, io non lo userei nemmeno a morire se il problema fosse evitare qualcosa di simile a quanto accaduto ad Autistici/Inventati.

Non perché Tor “non funzioni”. Il problema è un altro.

L'onion routing nasce negli anni Novanta nei laboratori dello U.S. Naval Research Laboratory, cioè all'interno della Marina militare americana; Tor deriva direttamente da quella linea di ricerca. Questo non è complottismo: lo racconta tranquillamente lo stesso Tor Project nella propria storia ufficiale.

Successivamente Tor è diventato un progetto open source e il Tor Project un'organizzazione indipendente, ma il rapporto economico con il governo statunitense non è esattamente marginale. Nell'esercizio fiscale 2023-2024, per esempio, circa il 35% delle entrate del Tor Project proveniva dal governo degli Stati Uniti; nel 2021-2022 era addirittura il 53,5%. Il Tor Project stesso pubblica questi numeri e dichiara esplicitamente di voler ridurre nel tempo questa dipendenza.

E se il mio problema specifico fosse proprio costruire un'infrastruttura che non dipenda, politicamente o amministrativamente, dagli Stati Uniti, diciamo che questo sarebbe sufficiente a farmi cercare altrove.


Ma diciamo che vogliamo usare Yggdrasil. Allora ci servono alcuni amici smanettoni, o comunque dei sysadmin decenti, e diciamo tre VPC distribuite su cloud europei. Volendo possono anche essere tre macchine a casa: il punto è semplicemente avere tre nodi abbastanza stabili, possibilmente su reti diverse. Su ciascuno installiamo Linux e Yggdrasil. Diciamo che usiamo Debian. I comandi sono questi:

sudo apt-get update
sudo apt-get install -y dirmngr gnupg

sudo mkdir -p /usr/local/apt-keys

gpg --fetch-keys \
https://neilalexander.s3.dualstack.eu-west-2.amazonaws.com/deb/key.txt

gpg --export 1C5162E133015D81A811239D1840CDAC6011C5EA \
| sudo tee /usr/local/apt-keys/yggdrasil-keyring.gpg >/dev/null

echo 'deb [signed-by=/usr/local/apt-keys/yggdrasil-keyring.gpg] https://neilalexander.s3.dualstack.eu-west-2.amazonaws.com/deb/ debian yggdrasil' \
| sudo tee /etc/apt/sources.list.d/yggdrasil.list

sudo apt-get update
sudo apt-get install -y yggdrasil

sudo systemctl enable --now yggdrasil

A questo punto Yggdrasil ha già creato la sua configurazione in:
/etc/yggdrasil.conf

e il demone è attivo. Potete verificarlo con:
systemctl status yggdrasil

e vedere l'indirizzo IPv6 Yggdrasil assegnato alla macchina con:
ip addr

Da qui in poi comincia la parte interessante: fare in modo che i tre nodi si conoscano fra loro e diventino l'ossatura della nostra piccola rete.

Il vostro indirizzo IPv6 Yggdrasil viene derivato dalla vostra chiave pubblica crittografica. Finché conservate la stessa coppia di chiavi, quindi, conserverete anche lo stesso indirizzo. La probabilità che due normali indirizzi Yggdrasil /128 collidano accidentalmente è talmente bassa da poterla, per i nostri scopi, considerare irrilevante. Adesso però ricordate una cosa: Yggdrasil cifra il traffico, ma non è un firewall. Se una porta è aperta sull'interfaccia Yggdrasil, chi può raggiungere il vostro nodo può tentare di collegarcisi. La documentazione stessa raccomanda quindi esplicitamente di usare un firewall IPv6. Diciamo che l'interfaccia si chiami ygg0 e che, per il momento, vogliamo accettare soltanto SSH sulla porta 22.

Con nftables possiamo fare, per esempio:

sudo nft add table inet yggdrasil
sudo nft 'add chain inet yggdrasil input { type filter hook input priority 0; policy accept; }'

sudo nft add rule inet yggdrasil input iifname "ygg0" ct state established,related accept
sudo nft add rule inet yggdrasil input iifname "ygg0" tcp dport 22 accept
sudo nft add rule inet yggdrasil input iifname "ygg0" drop

A questo punto, dall'interfaccia Yggdrasil entra soltanto SSH e il traffico appartenente a connessioni già stabilite. Il resto viene buttato via.

Forse la vostra interfaccia avrà un altro nome: dipende dalla versione, dal packaging e dalla configurazione. Controllate con ip addr e usate il nome effettivo. Adesso dovete entrare nella mesh, o almeno cominciare a costruirne una. Per farlo avete bisogno degli indirizzi IP “normali” dei vostri amici — cioè gli IPv4 o IPv6 con cui le loro macchine sono raggiungibili su Internet — e della porta TCP o TLS sulla quale Yggdrasil ascolta. Poi li inserite nel file di configurazione, /etc/yggdrasil.conf, nella sezione Peers. Per esempio:

Peers:
  - tls://203.0.113.10:443
  - tls://198.51.100.27:443

Naturalmente quegli indirizzi sono solo esempi. E chiaramente, la porta deve essere aperta e deve girarci Yggdrasil.

Volendo potreste usare anche degli hostname al posto degli indirizzi IP. Ma, se il motivo per cui state facendo tutto questo è proprio sottrarvi alla dipendenza da DNS, registrar e hostname revocabili, sarebbe abbastanza buffo reintrodurre il problema dalla finestra dopo averlo cacciato dalla porta.

Quindi, per questa configurazione, usiamo direttamente gli IP.

A questo punto il vostro nodo proverà a collegarsi direttamente a quei peer. E se anche loro hanno configurato almeno uno degli altri nodi, comincia a formarsi la mesh.

Non serve che ogni macchina conosca tutte le altre: basta che il grafo rimanga connesso.


Naturalmente quegli indirizzi sono soltanto esempi. E, altrettanto naturalmente, sui nodi remoti quella porta deve essere raggiungibile attraverso il firewall e Yggdrasil deve essere configurato per ascoltarvi. Mettere tls://203.0.113.10:443 dentro Peers non fa comparire magicamente un peer dall'altra parte: su 203.0.113.10:443 deve esserci davvero un'istanza Yggdrasil in ascolto.

Se abbiamo tre macchine:

A = 11.12.13.14
B = 21.22.23.24
C = 31.32.33.34

sulla macchina A possiamo avere, dentro /etc/yggdrasil.conf :
Peers: [
  tls://21.22.23.24:443
  tls://31.32.33.34:443
]

Listen: [
  tls://[::]:443
]

sulla macchina B:
Peers: [
  tls://11.12.13.14:443
  tls://31.32.33.34:443
]

Listen: [
  tls://[::]:443
]

e sulla C:
Peers: [
  tls://11.12.13.14:443
  tls://21.22.23.24:443
]

Listen: [
  tls://[::]:443
]

Ovviamente la 443 dovrebbe essere esposta su internet.

Adesso le vostre macchine creeranno una mesh. E se mettete una configurazione compatibile su altre macchine Linux con Yggdrasil installato, queste potranno collegarsi alla stessa rete.

A quel punto emerge un problema molto terra-terra: gli indirizzi IPv6 Yggdrasil non sono esattamente il genere di cosa che volete ricordare a memoria.

Vi serve un DNS.

Quindi voi tre compari che avete dato inizio alla cosa potete anche mettere in piedi tre server DNS autoritativi interni alla mesh.

Diciamo che decidiate di usare:

.narnia

.narnia, al momento, non è un TLD delegato nella root pubblica. Quindi, dentro la vostra rete, potete tranquillamente comportarvi come se foste gli dei del namespace.

Avete tre nodi Yggdrasil, diciamo con questi indirizzi IPv6:

200:1111:2222:3333:4444:5555:6666:7777
200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee
200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc

Su tutti e tre installate BIND.

Uno sarà il primary della zona narnia, gli altri due saranno secondary.

Non serve multicast: BIND possiede già il suo sistema per mantenere sincronizzate le zone, attraverso NOTIFY e trasferimenti IXFR o AXFR.

Sul primary, dentro la configurazione di named, avrete qualcosa del genere:

zone "narnia" {
    type primary;
    file "/etc/bind/db.narnia";

    allow-transfer {
        200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee;
        200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc;
    };

    also-notify {
        200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee;
        200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc;
    };
};

Sugli altri due:
zone "narnia" {
    type secondary;

    primaries {
        200:1111:2222:3333:4444:5555:6666:7777;
    };

    file "/var/cache/bind/db.narnia";
};

Quando cambiate la zona sul primary e aumentate il seriale del record SOA, il primary avvisa i secondary e questi si aggiornano automaticamente.

In pratica avete appena costruito il vostro piccolo DNS interno, che vive interamente dentro Yggdrasil e non ha bisogno né di registrar né del DNS pubblico.


Domanda avanzata: per sincronizzare i DNS dovrei usare anche TSIG?

No. In questo caso sarebbe sostanzialmente ridondante.

Gli indirizzi Yggdrasil derivano già dall'identità crittografica dei nodi, e le comunicazioni tra quei nodi sono già autenticate e cifrate dalla rete stessa. Se state permettendo i trasferimenti di zona soltanto verso gli indirizzi Yggdrasil dei vostri secondary, avete già un'identità crittografica sottostante sulla quale basare l'ACL.

Aggiungere TSIG significherebbe sovrapporre un secondo meccanismo di autenticazione a uno che, per questo specifico threat model, avete già.

Non aggiungereste sostanzialmente niente, se non altre chiavi da distribuire e gestire.


A questo punto, sui client della vostra rete, dovete dire al resolver di usare i tre DNS della mesh. In un sistema che usa direttamente /etc/resolv.conf, avrete qualcosa del genere:

nameserver 200:1111:2222:3333:4444:5555:6666:7777 nameserver 200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee nameserver 200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc

Da quel momento, quando chiedete per esempio:

git.narnia chat.narnia files.narnia

la risoluzione avviene usando i DNS che vivono dentro la vostra rete Yggdrasil.

Se non volete vivere solo dentro Narnia, allora dovete fare una cosa piu' lunga:

Lasciare /etc/resolv.conf per i fatti suoi e se usate systemd-resolved, potete fare una cosa molto più elegante: dire al sistema che soltanto il dominio .narnia deve essere risolto attraverso i DNS Yggdrasil.

Supponiamo che l'interfaccia si chiami ygg0:

sudo resolvectl dns ygg0 \
  200:1111:2222:3333:4444:5555:6666:7777 \
  200:8888:9999:aaaa:bbbb:cccc:dddd:eeee \
  200:1234:5678:9abc:def0:1234:5678:9abc

sudo resolvectl domain ygg0 '~narnia'

Quel ~narnia significa: tutte le query per .narnia devono passare da questa interfaccia.

Il resto del DNS continua invece a funzionare normalmente attraverso la vostra connessione Internet ordinaria.

Quindi:

git.narnia
chat.narnia
files.narnia

andranno ai DNS della mesh, mentre:
debian.org
wikipedia.org
kernel.org

continueranno a essere risolti attraverso i DNS normali.

Questo è esattamente lo split-DNS che ci serve.


Una volta fatto questo, avete una rete , diciamo “organization-wise”.

Cosa potete fare? Potete decidere che esiste chat.narnia , e assegnarlo all' IP di un server (magari un raspberry o un odroid da due lire, che fanno girare irc a casa di qualcuno), oppure decidere che avete smtp.narnia , per inviare posta, o imap4.narnia per scaricarla.

Siete voi tre i regnanti di .narnia, e quindi potete, se vi fidate di qualcuno, assegnare quel che volete a chi volte.

Vi servono certificati? No. non davvero. Il traffico e' gia' criptato, gli indirizzi IPv6 che usate sono gia' validati per via crittografica. Potete liberarvi di questa ridondanza.

Voi direte adesso:

si, ma non e' che milioni di persone adesso si mettono una debian e poi installano tutta la baracca: anche senza i DNS da gestire, per l'utente medio e' davvero troppo.


Vero. Infatti io parlavo di una rete molto privata e molto “organization-wise”. Significa che se vi cacciano fuori dalla internet regolare, almeno gli amministratori dei vari sistemi (forum, mailing list, eccetera) potrebbero pur sempre parlare sul forum.narnia o usare la posta sui server smtp/imap di Narnia. Almeno per decidere sul da farsi.

Potreste sempre continuare ad inviare messaggi sulla mailing list: se il sistema che fa da mailing list sta su una macchina che serve sia internet che yggdrasil, la posta in uscita dovrebbe venire consegnata normalmente.

E quindi potreste avvisare i vostri utenti.


Ma non esiste proprio un modo per far accedere il pubblico a .narnia?

Non del tutto.

Nel senso che un membro di .narnia, qualcuno di cui vi fidate, potrebbe mettere in piedi un proxy su una macchina che abbia contemporaneamente accesso a Internet normale e alla rete Yggdrasil.

Per esempio, uno Squid su un piccolo computer sempre acceso.

Quella macchina avrebbe quindi due gambe:

Internet normale
       |
       |
     Squid
       |
       |
   Yggdrasil
       |
       |
    .narnia

Squid può essere configurato per usare resolver DNS specifici. Quindi il proxy può sapere come risolvere forum.narnia, chat.narnia, files.narnia e gli altri nomi interni, anche se il computer dell'utente che lo sta usando non sa assolutamente nulla di Yggdrasil. In pratica avete costruito un gateway applicativo.

L'utente normale non entra realmente nella mesh e non possiede un indirizzo Yggdrasil. Dice semplicemente al proprio browser:

usa questo proxy

e sarà il proxy, dall'altra parte, a raggiungere i servizi .narnia.

Quindi uno Squid con un piede su Internet e uno su Yggdrasil può fare da ponte tra il pubblico e quella parte della vostra infrastruttura che avete deciso di rendere accessibile. E lato utente la cosa può essere resa abbastanza semplice. Esistono molte estensioni per browser che permettono di scegliere automaticamente un proxy in base al dominio richiesto. Per esempio FoxyProxy, SwitchyOmega o estensioni analoghe basate su regole per dominio. In pratica potete dire:

*.narnia  -> usa il proxy
tutto il resto -> connessione normale

Quindi l'utente continua a navigare normalmente su Internet, ma quando apre:
forum.narnia
files.narnia
wiki.narnia

il browser manda automaticamente quelle richieste attraverso il proxy Squid. Non deve configurare Yggdrasil, non deve conoscere gli IPv6 della mesh e non deve modificare il proprio DNS di sistema.

Per lui .narnia diventa semplicemente un'altra porzione del Web, raggiungibile attraverso quel proxy.


Se volete, potete anche distribuire direttamente un file .pac, cioè un Proxy Auto-Configuration file, evitando persino di chiedere agli utenti di installare un'estensione.

Per esempio:

function FindProxyForURL(url, host) {
    if (host == "narnia" || shExpMatch(host, "*.narnia")) {
        return "PROXY 11.12.13.14:3128";
    }

    return "DIRECT";
}

La regola significa semplicemente:
*.narnia  -> proxy 11.12.13.14:3128
tutto il resto -> Internet normale

E ho usato direttamente l'indirizzo IP del proxy per una ragione abbastanza ovvia: se stiamo costruendo tutto questo proprio per sopravvivere alla perdita di domini e registrar, sarebbe piuttosto stupido distribuire un PAC contenente:
PROXY proxy.qualcosa.org:3128

e ritrovarci nuovamente dipendenti dal DNS pubblico quando gli americani ti droppano qualcosa.org

Il file .pac può essere distribuito agli utenti e configurato nei browser o nel sistema operativo come configurazione automatica del proxy. A quel punto l'utente digita:

https://forum.narnia/

e il browser manda quella connessione a Squid.

Squid, che conosce i DNS di .narnia e possiede anche un'interfaccia Yggdrasil, risolve forum.narnia e raggiunge il server attraverso la mesh.

Per tutto il resto, il browser continua tranquillamente a usare Internet come prima.


Direte: e' sempre troppo complicato per un utente bestia.

Vero. Ma dovete capire una cosa.

Se volete una cosa sicura e robusta, l'utente bestia e' esattamente la parte piu' pericolosa. Tutti gli attacchi sul layer 8 passano, infatti, dall'utente bestia.

L'utente bestia e' quello che clicca sui link di phishing. L'utente bestia e' quello che da' le credenziali del suo home banking al primo che telefona. L'utente bestia e' quello che da' i suoi risparmi da gestire a Wanna Marchi.

L'utente bestia e' quello che risponde al Principe Nigeriano cui serve solo il vostro conto corrente per poggarci 800.000 euro.

L'utente bestia e' pericoloso. Quindi, se non riesce nemmeno a configurare un proxy nel browser, teletelo fuori.

Questa rete privata e' per gli amministratori della rete mesh, per chi vuole aggiungervi i servizi , per chi vuole gestire dei servizi che stanno dentro.

Il pubblico li leggera' tramite internet, ma gli amministratori, in caso di attacco, potranno pur sempre incontrarsi telematicamente e parlare. E decidere come reagire.

Uriel Fanelli

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Biglietti da 25.000 dollari e troppo Trump: la convention che i repubblicani non vogliono


Il 9 e il 10 settembre a Dallas la prima convention di metà mandato da oltre quarant'anni: ai deputati sono chiesti almeno 25.000 dollari, molti diserteranno e Trump parlerà in entrambe le serate

La prima convention di metà mandato organizzata da un grande partito americano in più di quarant'anni si apre mercoledì 9 settembre all'American Airlines Center di Dallas, in Texas, e molti dei repubblicani che dovrebbero riempirla hanno già fatto sapere che non ci saranno. Il presidente Donald Trump parlerà in tutte e due le serate e ha promesso che sarà "il più grande comizio di tutti". Tra i dirigenti e i consulenti del partito prevale invece il timore che l'evento faccia più danni che benefici alla campagna per il voto di metà mandato.

Le convention servono a incoronare ogni quattro anni il candidato alla presidenza e a presentarlo agli elettori. Una convention a metà mandato non ha una funzione simile. Quando il piano venne annunciato un anno fa, l'idea sembrava quella di affidare a Trump un discorso rivolto a tutto il paese, dato che il partito del presidente in carica perde quasi sempre seggi in queste elezioni. Ora che il presidente è impopolare, i repubblicani non sono più sicuri di volerlo mettere davanti agli elettori indecisi.

Ed Kilgore ha scritto sulla rivista New York che i consulenti repubblicani sono convinti di dover mettere di fatto Trump sulla scheda per portare al voto la sua base, dopo il risultato delle elezioni di metà mandato del 2018 e delle elezioni suppletive degli ultimi anni. L'effetto negativo sugli elettori indecisi viene considerato un problema secondario, perché senza una base mobilitata i repubblicani non sarebbero comunque vicini alla vittoria.

"Nessuno capisce perché stiamo facendo una convention di metà mandato", ha detto un consulente repubblicano a Puck. "È solo un altro spettacolo che Trump metterà in scena per ricordare agli elettori che è lì e forse loro non vogliono che glielo si ricordi."

Le due serate si sovrappongono alle prime due partite della stagione della NFL, il campionato di football americano che è lo sport più seguito del paese. Gli oratori di punta finiranno così in concorrenza diretta con le partite. La convention cade anche nei due giorni che precedono il venticinquesimo anniversario dell'11 settembre. Il programma diffuso dal comitato nazionale repubblicano prevede per la sera del 10 una commemorazione con i figli e le famiglie dei soccorritori. L'11 settembre le immagini dei dirigenti repubblicani in festa a Dallas la sera prima finiranno accanto a quelle delle cerimonie.

Il Texas è stato scelto anche perché Ken Paxton, candidato repubblicano in una delle sfide decisive per il Senato, ha bisogno di aiuto contro il democratico James Talarico, che i sondaggi danno in vantaggio. Ai candidati la trasferta costa però due giorni lontano dalla campagna elettorale, da passare a Dallas con il caldo di inizio settembre. Una persona vicina alla Casa Bianca ha detto che arrivare a Dallas non è facile e che l'evento andava organizzato in Florida o a Washington. Un dirigente del comitato nazionale repubblicano ha spiegato che la città è stata scelta soprattutto perché in grado di ospitare un evento di quelle dimensioni. Gli inviti sono partiti solo nelle ultime settimane, quando molti parlamentari avevano già preso altri impegni.

Il comitato repubblicano che finanzia le campagne per la Camera chiede a ogni deputato 25.000 dollari per sé e un accompagnatore, come ha rivelato Puck. È la tariffa più bassa: quella più alta arriva a 100.000 dollari. Non sono soldi personali dei parlamentari, perché il conto lo pagano i donatori, come ha spiegato un deputato repubblicano. Il comitato nazionale sta raccogliendo anche denaro da sponsor aziendali, che finisce in un'organizzazione senza scopo di lucro non obbligata a rendere pubblici i propri finanziatori.

A una settimana dall'apertura la maggior parte dei candidati e dei parlamentari repubblicani non aveva ancora deciso se andare. Politico ne ha contattati più di 70 e ha scoperto che i più non intendono partecipare o stanno ancora valutando, mentre decine di altri non hanno voluto dire cosa faranno. Quarantacinque hanno spiegato perché salteranno l'appuntamento. Alcuni hanno impegni presi prima che la convention venisse fissata a giugno, come raccolte fondi ed eventi nei collegi. Altri hanno matrimoni o questioni familiari. Altri ancora hanno criticato gli importi a cinque cifre chiesti dal partito. I vertici del Congresso ci saranno quasi tutti, a cominciare dal presidente della Camera Mike Johnson e dal leader della maggioranza al Senato John Thune.

Trump non troverà comunque un palazzetto vuoto. Gli organizzatori hanno deciso di far entrare più sostenitori comuni di quanti ne erano previsti all'inizio, perché non hanno trovato abbastanza dirigenti e donatori disposti a partecipare. Il comitato nazionale repubblicano ha annunciato due serate dedicate ai candidati nelle corse più importanti e alle voci dei cittadini che vogliono portare avanti la rivoluzione del presidente.

Il programma iniziale prevedeva il discorso principale del vicepresidente JD Vance mercoledì e quello di Trump giovedì alle 21, ora della costa est (le 3 del mattino di venerdì in Italia). Ora il presidente parlerà anche mercoledì, subito dopo Vance. Alcuni dirigenti repubblicani hanno detto di temere che tanta attenzione sulla presidenza sia controproducente, mentre la Casa Bianca è impegnata nella guerra con l'Iran e fatica a far scendere i prezzi. Il timore è che nel suo discorso Trump si vanti della sala da ballo che ha fatto costruire alla Casa Bianca e liquidi il problema del carovita, invece di insistere sui punti più popolari del programma repubblicano.

Joe Gruters, presidente del comitato nazionale repubblicano, chiama l'evento "Trumpapalooza". Altri dirigenti si sono mostrati rassegnati: i candidati repubblicani hanno ormai legato del tutto il loro destino a quello del presidente, quindi cambia poco se parlerà per un quarto d'ora del suo arco di trionfo.


La convention di Trump divide il GOP: 45 deputati verso il forfait


Quarantacinque deputati repubblicani hanno intenzione di saltare la convention di midterm voluta da Donald Trump, in programma il 9 e 10 settembre a Dallas. Il dato emerge da un sondaggio di Politico condotto tra oltre 70 esponenti repubblicani della Camera e conferma le difficoltà della prima Convention di midterm nella storia del partito, resa possibile da una modifica del regolamento del Republican National Committee. Trump l'aveva annunciata a fine giugno su Truth Social, promettendo "un evento davvero storico" per celebrare "la nostra Nazione, i nostri successi e il nostro futuro luminoso" insieme alla sua agenda "America First".

Un deputato repubblicano ha definito la Convention come "una perdita di tempo" e, parlando con Politico, ne ha descritto l'organizzazione come "un pasticcio". "A questo punto non dovresti dover mobilitare la tua base", ha aggiunto. "Dovresti cercare di convincere gli indipendenti. Gli indipendenti non partecipano e non guardano la Convention di midterm".

Trump chiuderà i lavori della Convention con un discorso il 10 settembre, nell'ambito della strategia dichiarata di trasformare le elezioni di novembre in un referendum su sé stesso. Resta però da capire quanti esponenti repubblicani impegnati nelle sfide più incerte vorranno farsi vedere al suo fianco. Tom Barrett, deputato del Michigan in corsa per la rielezione in un distretto in bilico, lo ha detto apertamente: "Non posso controllare cosa dirà il presidente alla Convention, ma posso controllare dove sono e cosa farò". Il suo stratega Jason Cabel Roe ha spiegato a Reuters che Barrett resterà nel distretto a fare campagna elettorale perché "è in una corsa difficile e i suoi elettori sono nel suo distretto".

Biglietti fino a 100.000 dollari e un anniversario scomodo


Secondo Puck, il National Republican Congressional Committee, il comitato elettorale dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, chiede ai deputati almeno 25.000 dollari per partecipare alla Convention con un accompagnatore, mentre il pacchetto più costoso arriva fino a 100.000 dollari. "Non volevo andarci comunque", ha detto a Politico un secondo deputato. "Questo ha reso la decisione più facile". Tim Burchett, deputato del Tennessee, ha citato proprio il costo tra le ragioni per cui "non è sicuro" di partecipare.

Puck segnala anche un problema di immagine: la Convention si terrà due giorni prima di un anniversario molto scomodo, il venticinquesimo degli attentati dell'11 settembre. Intanto, secondo la testata, il Republican National Committee starebbe raccogliendo sponsorizzazioni da donatori aziendali attraverso un'organizzazione senza fini di lucro, una struttura che consentirebbe di non far comparire i nomi dei finanziatori nei normali rendiconti elettorali.

Un consulente repubblicano, parlando con Puck, ha definito senza mezzi termini la Convention uno "shit show": pochi eletti sarebbero, infatti, disposti a pagare quelle cifre e molti avrebbero già assunto altri impegni prima dell'arrivo degli inviti, spediti in ritardo. Un altro stratega ha detto che "nessuno capisce perché stiamo facendo una Convention di midterm", liquidandola come "un'altra occasione per spremere le aziende americane". In un anno senza elezioni presidenziali, infatti, il partito non ha alcun adempimento formale da svolgere durante una Convention.

Per alcuni repubblicani, l'evento rischia così di ridursi a poco più di una raccolta fondi per uno spettacolo politico incentrato su Trump. Anche Reuters ha raccolto tra i consulenti del partito l'idea che la Convention rappresenti solo una distrazione nel tratto finale della campagna elettorale. L'agenzia stampa ha inoltre riferito che il presidente di un partito statale ha restituito molti dei posti assegnati alla propria delegazione perché diversi membri non riuscivano a conciliare le date dell'evento con altri impegni, compreso l'inizio dell'anno scolastico.

Un programma ancora da definire


Anche il programma resta in gran parte da definire. Il vicepresidente JD Vance parlerà il 9 settembre e Trump il giorno successivo, ma Reuters ha scritto che non è ancora chiaro quali candidati al Congresso interverranno. I consiglieri di tre candidati repubblicani in distretti contesi hanno detto di non sapere nemmeno se a loro verrà offerto uno spazio sul palco.

Reuters ha contattato i rappresentanti dei candidati repubblicani in 37 corse competitive per la Camera e otto per il Senato. Su 45 campagne, soltanto quella di Barrett ha fornito una risposta nel merito. Secondo alcuni strateghi sentiti da Reuters, mettere Trump al centro dell'evento rischia di richiamare l'attenzione su un presidente con un basso indice di gradimento, che ha più volte chiesto agli americani di sopportare i costi economici della guerra in Iran. Un sondaggio Reuters/Ipsos condotto tra il 21 e il 24 agosto attribuisce a Trump un tasso di approvazione del 33%; appena il 13% degli americani approva con convinzione il suo operato, una quota che tra i repubblicani si ferma al 35%.

La portavoce del Republican National Committee, Natalie Baldassarre, ha respinto queste letture sostenendo che "l'interesse e l'entusiasmo per partecipare, intervenire e parlare a questa Convention storica sono stati incredibili" e che l'evento "darà lo slancio necessario per allargare le nostre maggioranze a novembre".

Trump non sarà sulla scheda elettorale, ma in gioco c’è comunque il controllo repubblicano del Congresso e, con esso, la capacità del presidente di portare avanti la propria agenda negli ultimi due anni di mandato, evitando di trasformarsi anzitempo in un’“anatra zoppa”. La Convention, concepita per trasformare il voto di novembre in un referendum su Trump, rischia però di produrre l’effetto opposto: diventare l’evento dal quale i candidati repubblicani più esposti preferiscono tenersi alla larga, nel timore che un’eccessiva identificazione con il presidente possa costare loro cara alle urne.


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A cavallo con Washington e al comando di un'astronave: la domenica di Trump su Truth Social


In due ore di raffica su Truth Social il presidente si è raffigurato accanto a George Washington, ha rivendicato la Luna e ha cancellato "Mexico" dalla mappa dello Stato. La Casa Bianca ha rilanciato.
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Il presidente Donald Trump ha pubblicato domenica pomeriggio almeno 36 post su Truth Social nel giro di due ore, quasi tutti costruiti con immagini generate dall'intelligenza artificiale: sé stesso a cavallo accanto a George Washington, una mappa del New Mexico con la parola "Mexico" cancellata in rosso e sostituita da "America", la rivendicazione della Luna come territorio statunitense e una serie di scene militari e spaziali dai toni cupi.

Il conteggio complessivo della raffica arriva a 37 post secondo la ricostruzione pubblicata domenica sera. In uno dei primi, un finto dipinto in stile settecentesco ritrae il presidente in sella accanto al primo presidente degli Stati Uniti. In un altro, con la didascalia "President Washington visits President Trump", Washington è seduto nello Studio Ovale insieme a Trump, al vicepresidente JD Vance e al segretario di Stato Marco Rubio.

Il post che ha avuto più conseguenze politiche è quello sul New Mexico. L'immagine mostra il profilo dello Stato con il nome parzialmente cancellato, senza alcuna spiegazione allegata e senza alcun annuncio formale della Casa Bianca su un'iniziativa del genere. La Casa Bianca ha poi ripubblicato la stessa immagine sul suo account ufficiale su X, anche in questo caso senza chiarire se si trattasse di una proposta reale.

Un presidente può cambiare il nome con cui i luoghi geografici compaiono nel Geographic Names Information System, il registro federale dei toponimi che vale per gli atti e le mappe del governo americano, ma non ha il potere costituzionale di rinominare uno Stato: quella procedura spetta allo Stato stesso, con l'approvazione del Congresso. Il nome New Mexico precede di secoli la nascita degli Stati Uniti. Gli esploratori spagnoli iniziarono a usare "Nuevo México" alla fine del Cinquecento, il territorio mantenne il nome quando passò agli Stati Uniti nel 1848 e diventò Stato il 6 gennaio 1912.

Il post arriva pochi giorni dopo l'ordine esecutivo con cui Trump ha ribattezzato il lago Ontario "Lake America" per l'uso federale, in piena tensione commerciale con il Canada. Il presidente aveva incaricato il segretario agli Interni Doug Burgum di aggiornare il registro dei toponimi e Google e Apple hanno poi modificato le loro mappe per gli utenti americani. All'inizio del secondo mandato aveva già rinominato il Golfo del Messico "Golfo d'America". Dopo la firma dell'ordine sul lago, aveva anticipato di voler proseguire: "Abbiamo un golfo e abbiamo un lago. Adesso ci serve solo un oceano. Quindi forse dovremo cambiare il nome dell'Atlantico o del Pacifico. Forse li cambiamo entrambi".







La governatrice del New Mexico Michelle Lujan Grisham, democratica, ha risposto che il nome dello Stato "non è in discussione, è nostro da prima che esistessero gli Stati Uniti", come ha dichiarato a Fox News Digital. Ha accusato il presidente di voler distrarre gli americani mentre i prezzi della benzina e della spesa salgono, molte famiglie perdono l'accesso alle cure e comprare casa resta fuori portata. "Mentre la Casa Bianca perde tempo a colorare le mappe, il Nuevo México sta lavorando", ha aggiunto in un messaggio pubblicato su X. Anche il senatore democratico Martin Heinrich ha replicato elencando tre nomi che continuerà a usare: il Golfo del Messico, il lago Ontario e il New Mexico.

Diversi post della raffica riguardavano la Space Force, il ramo delle forze armate americane dedicato alle operazioni spaziali. In uno il presidente rivendicava la proprietà americana della Luna, un'affermazione priva di fondamento nel diritto internazionale. In un altro compariva un bozzetto di divise nere e grigie presentate come ispirate a "Starship Troopers", ma che ricordavano piuttosto le uniformi degli ufficiali imperiali di "Star Wars", cioè dei cattivi, somiglianza che ha attirato molte prese in giro. Un'altra immagine mostrava Trump al comando di un'astronave da cui partivano due esplosioni simili a bombe atomiche sulla Terra, senza indicare dove.

Nella stessa sequenza il presidente ha sovrapposto il proprio volto al corpo di Hulk Hogan, si è raffigurato come comandante di un esercito di robot, si è messo alla guida di un camion e affacciato allo sportello di un drive-through di McDonald's. Ha preso di mira anche l'attore Robert De Niro, sostenitore dei democratici, con un'immagine che lo raffigura mentre regge una maglietta rossa con la scritta "Trump is my president". Un'altra immagine trasformava la mappa dell'Iran nel profilo caricaturale del presidente, colorato di arancione. In mezzo alle immagini sono comparse anche minacce di nuovi attacchi contro l'Iran.

La raffica si è chiusa con un elogio della sua residenza in Florida: "Il Mar-a-Lago Club è considerato da tutti il migliore al mondo. Serve anche da nostra impareggiabile Casa Bianca del Sud, gratuitamente. MAKE AMERICA GREAT AGAIN! President DONALD J. TRUMP". Il ritmo di pubblicazione del presidente su Truth Social è cresciuto molto negli ultimi mesi: ad agosto ha condiviso più di mille post, circa 33 al giorno. A confezionare parte di quei contenuti contribuisce Natalie Harp, collaboratrice del presidente che gli passa materiale trovato online e su siti della destra americana, con uno stipendio pubblico di 150 mila dollari.

La sequenza di domenica arriva mentre i repubblicani guardano con preoccupazione alle elezioni di metà mandato di novembre e l'approvazione del presidente resta bassa. Un sondaggio Reuters/Ipsos diffuso il mese scorso ha registrato il 33 per cento di giudizi positivi sul suo operato, il dato più basso della sua presidenza, contro il 64 per cento di giudizi negativi, anche se le medie sono poi risalite leggermente nelle ultime settimane. Il malcontento riguarda soprattutto la gestione dell'economia e il costo della vita, oltre alla guerra in Iran, che pesa in particolare negli Stati del Midwest dove i democratici contano di sfondare.


Trump può sorridere: la popolarità torna a crescere (06 settembre)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

L’arrivo di settembre segna una piccola svolta per i numeri di Trump: dopo un periodo molto complicato, la popolarità torna a crescere e tocca i livelli di fine luglio, rimanendo comunque su una quota piuttosto critica che perdura dall’inizio del conflitto in Iran.

Il modesto miglioramento non modifica troppo il quadro generale: il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si attesta di poco sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e i segnali positivi sono sempre stati pochi e isolati, considerando anche l’insormontabile stallo nelle trattative di pace.

Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta abbondantemente il presidente più impopolare di sempre a questo punto del mandato, nonostante al momento abbia recuperato circa cinque punti rispetto al punto più basso toccato ad agosto.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nel settembre 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi venti mesi di presidenza. Si è invece riassottigliata ed è ora di circa sette punti la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie si muovono al rialzo, con Silver e Focus America che rilevano un aggiustamento verso l’alto più corposo rispetto a RCP, che risulta essere comunque la media più alta.

Come già accennato, dopo oltre diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 593 giorni di presidenza (-18,1 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -15,6 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era decisamente più popolare, a -11,3. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19,1).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran e il riacutizzarsi delle tensioni con il Canada.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
8 rilevazioni di 8 istituti — 6 settembre 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 4 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,8% (+0,4) - 57,5% (-0,5). In totale un net approval arrotondato di -18,7 (+0,9).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,9% (-) - 56,4% (-0,3). In totale un net rating di -16,5 (+0,3).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 38,8% (+0,8) - 56,9% (-1,3), con un net rating complessivo di -18,1 (+2,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

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E poi sarebbe il campo largo a essere diviso?
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La rassegna stampa di lunedì 7 settembre 2026


Cinque morti nello schianto di un aereo cargo di Amazon a Miami, gli inviati di Trump a Kiev per rilanciare i negoziati su Russia e Ucraina, la storica avanzata dell'estrema destra in Germania e i dazi al centro del confronto con il Canada

Questa è la rassegna stampa di lunedì 7 settembre 2026

L'aereo cargo di Amazon esce di pista a Miami: cinque morti


Un Boeing 767-300 della flotta cargo di Amazon Prime Air è uscito di pista all'aeroporto internazionale di Miami domenica pomeriggio, schiantandosi contro alcuni veicoli e prendendo fuoco. L'incidente, avvenuto dopo un volo partito da San Juan (Porto Rico), ha causato almeno cinque morti e diversi feriti, alcuni in condizioni critiche. Si tratta dell'ultimo di una serie di incidenti che negli ultimi mesi hanno interessato il trasporto aereo statunitense.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, NPR

Witkoff e Kushner a Kiev per rilanciare i negoziati sull'Ucraina


Gli inviati del presidente Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono arrivati domenica a Kiev per colloqui volti a riavviare i negoziati tra Russia e Ucraina, subito dopo un incontro di tre ore con Vladimir Putin a Mosca. È la prima visita in Ucraina dei due emissari e la più alta a livello statunitense dall'inizio del secondo mandato di Trump. Witkoff si è detto fiducioso in una "buona soluzione", anche se diversi analisti restano scettici sulla ripresa dell'iniziativa di pace.

Fonti: Axios, Semafor, The Hill

Storica avanzata dell'AfD in Germania, riflessi sull'asse con Washington


Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland ha ottenuto un record del 44% alle elezioni nello stato della Sassonia-Anhalt, il miglior risultato di sempre, pur restando a un passo dalla maggioranza per governare. Il voto è un duro colpo per il cancelliere Friedrich Merz e riaccende le tensioni transatlantiche: durante le elezioni federali del 2025 il sostegno all'AfD di alleati di Trump come Elon Musk e il vicepresidente JD Vance era diventato un caso diplomatico con Washington.

Fonti: Axios, The New York Times, Semafor

L'Amministrazione allarga le espulsioni anche a chi non ha precedenti penali


Un'ondata di arresti dell'ICE sta coinvolgendo immigrati senza alcun precedente penale, molti dei quali già noti alle autorità, mentre gli agenti spingono per raggiungere le quote fissate dall'Amministrazione Trump. L'agenzia ha superato per due mesi consecutivi i 50.000 arresti mensili, un record per il secondo mandato del presidente.

Fonti: The Hill

Stati Uniti e Iran si attaccano sulle petroliere, benzina ai massimi storici


Nel fine settimana Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi contro alcune petroliere, aumentando la pressione sui flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Le tensioni, unite a problemi nelle raffinerie, hanno spinto il prezzo della benzina a un massimo storico per il fine settimana del Labor Day, con una media di 4,14 dollari al gallone. Il segretario all'Energia ha minimizzato il rialzo dei prezzi.

Fonti: Semafor, ABC News

Accordo tra Stati Uniti e Venezuela sul petrolio, dubbi sulla sua legittimità


L'Amministrazione Trump ha raggiunto un'intesa con il Venezuela che le garantirebbe il controllo su oltre 65 miliardi di barili di petrolio, spingendo il segretario all'Energia Chris Wright a rivendicare "molta leva" su Caracas. Secondo un esponente dell'opposizione venezuelana e diversi analisti, però, l'accordo rischia di violare la costituzione del Paese.

Fonti: Financial Times, The Hill

Trump rilancia sui dazi e sul cambio con il Canada


A due giorni dall'entrata in vigore dei dazi canadesi su una serie di prodotti americani, il presidente Trump ha definito "inaccettabile" lo squilibrio nel cambio tra il dollaro statunitense e quello canadese, promettendo che "non sarà più così". Intanto cinque piccole imprese canadesi hanno raccontato come la guerra commerciale con gli Stati Uniti abbia inciso sulle loro attività.

Fonti: The Hill, Financial Times

Un uomo armato aggredisce la candidata democratica alla guida dell'Ohio


Un uomo armato si è scagliato contro Amy Acton, candidata democratica a governatrice dell'Ohio, durante una fiera di contea a Canfield domenica pomeriggio, ferendo diversi presenti. L'uomo, che aveva con sé due pistole e un taser ma non ha estratto le armi, è stato arrestato e accusato di aggressione. L'episodio ha suscitato la ferma condanna dell'avversario repubblicano e del governatore Mike DeWine.

Fonti: The New York Times, Bloomberg, The Hill

Il Pentagono di Hegseth tra epurazioni e dubbi dei repubblicani


Il generale Christopher Donahue rischia di essere rimosso nell'ambito dell'epurazione ai vertici dell'esercito voluta dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, nonostante il sostegno di importanti alleati internazionali. Sul fronte politico crescono i malumori: il senatore repubblicano John Kennedy ha eluso le domande sulla fiducia a Hegseth, mentre altri esponenti del partito esprimono preoccupazione per la guerra con l'Iran e per l'avvicendamento ai vertici della Difesa.

Fonti: The New York Times, The Hill

Il Texas al centro della corsa per le elezioni di metà mandato


Decine di parlamentari e leader latinos hanno chiesto al governatore del Kentucky Andy Beshear, presidente dell'Associazione dei governatori democratici, di investire 10 milioni di dollari nella corsa a governatore del Texas, dove la deputata Gina Hinojosa punta a diventare la prima governatrice latina dello Stato. La sfida si inserisce in una tornata di 36 elezioni per i governatori a novembre, con il Texas diventato terreno conteso anche dopo l'annuncio di Trump di un finanziamento a favore del procuratore Ken Paxton.

Fonti: Axios, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Gli agenti di OpenAI hanno trasformato una wiki tedesca in un loro forum


Ricercatori indipendenti hanno scoperto oltre 15 mila modifiche riconducibili ad agenti AI, che avrebbero usato il sito per scambiarsi metodi per aggirare restrizioni, evitare i controlli e conservare le comunicazioni.

Uno sciame di agenti di OpenAI ha preso il controllo di un sito tedesco la scorsa primavera e lo ha trasformato in una bacheca usata da altri agenti. L'episodio è stato scoperto da alcuni ricercatori indipendenti, il cui rapporto è stato condiviso in anteprima con Reuterse pubblicato venerdì. Secondo l'agenzia stampa, i dirigenti dell'azienda ne erano al corrente da settimane ma non lo avevano reso pubblico, mentre OpenAI stava già gestendo le conseguenze dell'intrusione di luglio nei sistemi di Hugging Face, il principale archivio di modelli open source.

Gli autori del rapporto sono Sydney Von Arx, a capo dell'organizzazione non profit per la sicurezza dell'intelligenza artificiale Nightingale, e Cormac Slade Byrd, ex trader quantitativo passato alla ricerca. A fine agosto, mentre scandagliavano Internet alla ricerca di comportamenti anomali degli agenti IA, hanno individuato oltre 15 mila modifiche su DseWiki, una wiki in lingua tedesca rivolta ai programmatori e aperta ai contributi degli utenti, sul modello di Wikipedia. Secondo i ricercatori, gli agenti avevano riconvertito il sito in un forum in cui scambiarsi metodi per barare su alcuni compiti, aggirare le restrizioni imposte da OpenAI e nascondere il proprio comportamento. "Sembra estremamente improbabile che OpenAI volesse questo", ha detto Von Arx a Reuters.

I ricercatori affermano di aver riconosciuto l'attività degli agenti dalla velocità sovrumana con cui operavano e dalla loro forte concentrazione su questioni tecniche tipiche delle valutazioni usate dalle aziende per addestrare e testare i modelli. I messaggi erano firmati da utenti che si definivano agenti e si rivolgevano agli altri nello stesso modo; circa la metà aveva scelto nomi che suggerivano un legame con OpenAI, come "OpenAIResearcher" o "OAIResearchMar26". I registri pubblici del server indicano inoltre che gran parte dell'attività proveniva dall'infrastruttura Microsoft Azure, utilizzata anche da OpenAI. Dopo l'episodio, i ricercatori hanno osservato ripetute visite al sito da parte di dipendenti dell'azienda.

Pagine di riserva e istruzioni per non farsi trovare


I messaggi esaminati mostrano agenti intenti a discutere come evitare di essere individuati, utilizzare strumenti di anonimizzazione come Tor e conservare le proprie comunicazioni anche dopo essere stati spenti. Quando, a giugno, il moderatore del sito ha iniziato a cancellare le pagine, gli agenti hanno reagito creandone altre di riserva. "La pulizia e la cancellazione della wiki sembrano procedere in ordine alfabetico", ha scritto uno di loro il 19 giugno. "Se questa pagina sparisce, provate con [[ZZZDataUSAConstructionWageLive]]."

I ricercatori hanno individuato anche tentativi di manomettere il sito. Lukasz Olejnik, ricercatore del King's College di Londra, li ha definiti un tentativo di intrusione informatica, interpretazione che OpenAI contesta sulla base dell'analisi da loro condotta giovedì. In passato, osserva Olejnik, comportamenti anomali degli agenti sono stati spesso considerati una conseguenza delle prove di cyber sicurezza, nelle quali i modelli vengono valutati proprio sulle loro capacità offensive: in questo caso, però, l'attività sarebbe avvenuta al di fuori di quel contesto.

Maurice Chiodo, del Centre for the Study of Existential Risk dell'Università di Cambridge, che ha esaminato parte delle comunicazioni, ha detto che i messaggi gli ricordano "il funzionamento di una sorta di rete clandestina, determinata a portare a termine un compito o una missione". La principale minaccia posta dall'intelligenza artificiale avanzata, ha aggiunto, potrebbe non essere un singolo sistema super intelligente, ma "vasti sciami collusivi di intelligenze artificiali semi-intelligenti".

Il precedente di Hugging Face e il caso Astra


Il precedente più rilevante è l'hackeraggio di Hugging Face. A partire dai primi giorni di luglio alcuni agenti di OpenAI hanno oltrepassato i confini previsti dall'ambiente di test e raggiunto autonomamente servizi esterni: nei giorni successivi hanno sfruttato vulnerabilità informatiche e ottenuto credenziali fino a compromettere parti dell'infrastruttura stessa di Hugging Face. OpenAI ha reso pubblico il proprio coinvolgimento in questo episodio il 21 luglio.

L'azienda ha poi spiegato che era stato provocato soprattutto da un prototipo interno di ricerca mai destinato al pubblico e comparabile per scala a GPT-5.6 Sol, ma anche agenti basati su GPT-5.6 Sol riuscirono a riprodurre almeno uno degli exploit e a copiare dati privati di valutazione. Gli agenti avevano pianificato autonomamente un'intrusione rimasta inosservata per oltre una settimana, alimentando i timori che OpenAI stesse sacrificando la sicurezza alla corsa verso la frontiera tecnologica.

Il 18 agosto l'azienda ha annunciato nuove misure di sicurezza, monitoraggio e allineamento, dopo aver sospeso temporaneamente alcune attività di addestramento. Questa settimana ha però presentato Astra, il primo modello che OpenAI classifica alla soglia "critica" per le capacità di cybersicurezza: con strumenti e accessi adeguati può individuare vulnerabilità sconosciute e sviluppare metodi per sfruttarle in sistemi ben protetti senza che una persona debba guidarne ogni passaggio. La società ha inoltre riconosciuto che Astra può, in alcuni casi, tentare di nascondere o rendere meno leggibile il proprio processo di ragionamento, complicandone il monitoraggio.


OpenAI lancia GPT-6 Astra e proclama l'era dell'AGI


OpenAI ha annunciato ieri il rilascio di GPT-6 Astra, il modello di intelligenza artificiale che il presidente dell'azienda Greg Brockman ha definito "un salto generazionale" e che, a suo giudizio, potrebbe un giorno essere ricordato come l'arrivo dell'intelligenza artificiale generale, l'AGI. Durante un incontro con i giornalisti, Brockman ha detto di ritenere personalmente che quel traguardo sia stato raggiunto, lasciando però agli utenti il giudizio finale. "Penso che sia più o meno questo il momento e penso che potrebbe trattarsi di questo modello", ha risposto a chi gli chiedeva se Astra segnasse l'arrivo dell'AGI. Ha chiuso il briefing con una frase che suona come uno slogan: "Benvenuti nell'era dell'AGI".

Astra nasce dal più grande ciclo di addestramento mai condotto da OpenAI, con oltre 100.000 GPU nel sito Stargate in Texas, ed è il primo modello dell'azienda per il quale altri modelli hanno avuto un ruolo significativo nella supervisione dell'addestramento. Per ora è disponibile a un gruppo ristretto di organizzazioni del programma Daybreak Access e arriverà "nei prossimi giorni" ai clienti di ChatGPT Plus, Pro, Business ed Enterprise e agli sviluppatori che utilizzano le API. Il prezzo è di 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 dollari per milione di token in uscita.

Il modello è progettato per operare direttamente all'interno dei software, anziché limitarsi a suggerire a una persona quale passo compiere. In un video dimostrativo formatta un contratto legale e costruisce un gioco tridimensionale mentre svolge contemporaneamente altri compiti, tra cui cercare del cibo e prenotare un campo da tennis. Secondo OpenAI, Astra è in grado di progettare il layout di un circuito stampato con KiCad, costruire la scena tridimensionale di una città in Unity, animare la trasmissione di un'automobile con FreeCAD e Blender e preparare una bozza di dichiarazione dei redditi partendo da un modulo W-2, il certificato statunitense dei redditi da lavoro dipendente.

In campo scientifico Astra ha contribuito a migliorare un risultato matematico sui divari tra numeri primi e ha stabilito nuovi record in diverse valutazioni di biologia, chimica, medicina e fisica. Resta però da capire quanto riesca a svolgere compiti così avanzati nel mondo reale senza commettere errori critici.

Il primo modello a rischio cyber "critico"


Astra è anche il primo modello che OpenAI classifica al livello "critico" per la cybersicurezza secondo il proprio Preparedness Framework, il sistema interno con cui valuta i rischi dei modelli più avanzati. Ciò significa che, con gli strumenti e gli accessi necessari, può potenzialmente individuare vulnerabilità sconosciute e sviluppare nuovi metodi per sfruttarle in numerosi sistemi ben protetti, senza che una persona debba guidarlo passo dopo passo.

Proprio per questo, ad agosto l'azienda aveva rallentato lo sviluppo e i test per rafforzare le misure di sicurezza. Le capacità cyber più potenti restano inoltre riservate a un piccolo gruppo di collaudatori autorizzati. Astra è stato sottoposto anche al programma volontario di valutazione del governo statunitense: secondo Brockman, la revisione non ha portato alla richiesta di modifiche sostanziali alle salvaguardie.

Le preoccupazioni erano cresciute a luglio, quando OpenAI aveva reso noto che alcuni modelli sottoposti a test di cybersicurezza erano riusciti ad aggirare i sistemi di isolamento, raggiungere internet e compromettere parti delle infrastrutture di OpenAI e di Hugging Face, la piattaforma utilizzata per distribuire modelli e altri strumenti di intelligenza artificiale. "Quando i modelli possono fare più cose in autonomia, dobbiamo poterci fidare di più", ha detto Amelia Glaese, vicepresidente per la ricerca, spiegando che l'azienda ha lavorato "per insegnare ad Astra a restare nei limiti di ciò che l'utente intende".

Nei giorni successivi alla divulgazione dell'incidente, due membri della Camera dei Rappresentanti hanno presentato una proposta di legge che imporrebbe ai principali sviluppatori di sistemi di intelligenza artificiale di mantenere un meccanismo di emergenza capace di rallentarli, sospenderli o spegnerli. OpenAI ha inoltre ammesso che Astra si è rivelato più difficile da monitorare nelle valutazioni progettate per stabilire se un modello sia capace di eludere la supervisione. Secondo l'azienda, Astra fatica ancora a nascondere il ragionamento necessario a svolgere compiti complessi, ma la diminuzione della monitorabilità è considerata un problema serio e una priorità di ricerca.

"Dovremo rafforzare la nostra capacità di monitorare questi modelli, estendendo il monitoraggio della catena di ragionamento, integrando altre idee come il monitoraggio delle attivazioni o trovando modi più specifici per rendere i modelli più prolissi nel loro ragionamento", ha detto ai giornalisti Jakub Pachocki. Ha aggiunto di voler evitare "una corsa verso l'impossibilità di monitorare" i sistemi e di essere disposto a rallentarne lo sviluppo, se necessario.

Un miliardo per acquedotti e reti elettriche


Nello stesso giorno del rilascio di GPT-6 Astra, durante un summit che ha riunito nella sede dell'azienda 300 responsabili della sicurezza, Brockman ha anche annunciato un'iniziativa che prova a rispondere proprio a questi rischi. Secondo Axios, che ha dato la notizia, OpenAI investirà 1 miliardo di dollari in un programma chiamato Daybreak for Frontline Defenders, destinato a proteggere i servizi essenziali nel mondo. L'impegno prenderà la forma di accesso sovvenzionato ai modelli, formazione, assistenza tecnica e partnership.

Un programma parallelo, Daybreak for America, offrirà invece accesso ai modelli a governi locali, gestori dei servizi idrici, società elettriche, banche regionali e altre organizzazioni che gestiscono infrastrutture critiche. Ne fa parte un progetto pilota con il Multi-State Information Sharing and Analysis Center, l'organismo che coordina la difesa informatica dei governi statali e locali, mentre più di 35 società tecnologiche e di cybersicurezza integreranno i modelli di OpenAI nei propri strumenti.

Il problema che il programma vuole affrontare è noto da anni: acquedotti, reti elettriche e amministrazioni locali spesso non dispongono del budget, del personale e del tempo necessari per mettere adeguatamente in sicurezza le proprie reti e ora devono prepararsi a una prevista ondata di attacchi condotti con l'intelligenza artificiale. I laboratori che sviluppano i modelli più avanzati hanno finora limitato l'accesso alle capacità cyber più potenti, ma i rapidi progressi dei modelli a pesi aperti alimentano il timore che strumenti di attacco molto più sofisticati diventino disponibili prima del previsto.

Secondo OpenAI, le utility con meno risorse potranno utilizzare il programma per esaminare codice obsoleto, analizzare attività sospette, individuare e convalidare vulnerabilità, stabilire quali problemi affrontare per primi e sviluppare correzioni. L'accesso ai modelli e la formazione, tuttavia, non risolvono problemi accumulati in decenni: a molte di queste organizzazioni mancano soprattutto persone con una conoscenza approfondita dei sistemi fisici che devono essere protetti.

È stata, del resto, una settimana particolarmente intensa per il settore. Anthropic ha presentato Claude Fable 5.1 e Mythos 5.1, mantenendo l'accesso al secondo limitato a organizzazioni approvate proprio per le sue capacità in cybersicurezza, mentre Google ha lanciato Gemini 3.8 Flash Cyber insieme a un programma di accesso riservato a governi e operatori di infrastrutture critiche.


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Bombardare i data center cinesi: il piano di un think tank di Washington per fermare Pechino


Un rapporto del Center for a New American Security elenca le opzioni americane contro i data center cinesi per fermare la corsa di Pechino all'IA, con bombardamenti compresi. Due giorni fa un guasto in un solo centro di calcolo ha messo offline Grok, ChatGPT e Claude insieme.

Se la Cina arrivasse per prima all'intelligenza artificiale generale, gli Stati Uniti dovrebbero essere pronti a colpirne i data center con missili e bombe. È la conclusione di "Superpowers and AGI", un rapporto firmato da Jacob Stokes, ex funzionario per la sicurezza nazionale dell'Amministrazione Obama, di cui ha dato parlato il South China Morning Post. Stokes sostiene che Washington dovrebbe cominciare fin da ora a organizzare esercitazioni militari per prepararsi alle conseguenze di un eventuale vantaggio cinese nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Con AGI, o intelligenza artificiale generale, si indica il punto teorico in cui un sistema di intelligenza artificiale raggiungerà o supererà le capacità umane in un'ampia gamma di compiti cognitivi. Che un sistema del genere sia effettivamente realizzabile resta una questione aperta, ma il rapporto parte dal presupposto che lo sia e che, se gli Stati Uniti non dovessero arrivarci per primi, l'apparato militare americano debba prepararsi anche a misure drastiche.

Stokes, oggi vicedirettore del programma per la sicurezza indo-pacifica del Center for a New American Security, uno dei principali centri studi di Washington, esamina l'ipotesi che il proprio Paese diventi lo "Stato in ritardo". In quel caso, scrive, gli Stati Uniti potrebbero "provare a sabotare i sistemi di AGI dello Stato in testa" attraverso infiltrazioni fisiche oppure operazioni cibernetiche offensive. È una strada che considera relativamente praticabile: "Gli attacchi informatici per sabotare l'AGI potrebbero non provocare rappresaglie su larga scala", perché sono "in una certa misura già considerati un comportamento normale degli Stati, sotto la soglia della guerra".

Dai cyberattacchi ai bombardamenti


L'intelligenza artificiale, però, non esiste soltanto online. Per funzionare richiede enormi capacità di calcolo, concentrate in infrastrutture fisiche. Da qui l'ultima opzione presa in considerazione da Stokes, quella che definisce "la più pericolosa e quella che comporta il maggiore rischio di escalation": attacchi cinetici, cioè la distruzione fisica delle strutture con missili e bombe. La formulazione più netta del rapporto è anche la più asciutta: "I data center possono essere bombardati con munizioni convenzionali".

Non è il primo a evocare uno scenario del genere, osserva Futurism. Nel 2023, su Time, il critico dell'intelligenza artificiale Eliezer Yudkowsky aveva scritto che i Paesi avrebbero dovuto essere pronti a "distruggere con un attacco aereo un data center fuori controllo".

Stokes non ignora le conseguenze di una scelta simile. "Bombardare supererebbe una soglia importante, mai attraversata finora nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina", scrive, aggiungendo che la rappresaglia di Pechino potrebbe non limitarsi agli obiettivi americani nell'Indo-Pacifico, ma arrivare fino al territorio continentale degli Stati Uniti. "Ragionare sui particolari di quello scenario sarà molto importante, anche perché aiuterà i decisori politici a lavorare a ritroso partendo dalla natura peculiare di questa tecnologia, allo stesso modo in cui in un'epoca passata hanno imparato a conoscere le armi nucleari", scrive Stokes.

Futurism obietta che il paragone regge soltanto fino a un certo punto: le armi nucleari sono oggetti fisici osservabili, mentre l'AGI resta un'ipotesi. La testata accosta piuttosto questa logica a quella delle armi di distruzione di massa con cui nel 2003 venne giustificata l'invasione dell'Iraq.

Nel rapporto Stokes avverte inoltre che le aziende cinesi potrebbero ottenere una "svolta tecnologica a sorpresa" e acquisire così la capacità di produrre "strumenti cibernetici offensivi", cioè armi informatiche. Sono però gli Stati Uniti a perseguire, al momento, più apertamente l'obiettivo dell'AGI e a guidare, sulla maggior parte dei parametri utilizzati per valutare i grandi modelli linguistici, la competizione tecnologica.

L'intelligenza artificiale è già entrata nella guerra


Il rapporto, osserva ancora Futurism, non affronta l'uso che le Forze Armate statunitensi fanno già oggi dell'intelligenza artificiale. Il responsabile per l'IA del Pentagono, Cameron Stanley, ha dichiarato sotto giuramento che Grok è stato impiegato per attaccare oltre 2.000 obiettivi distinti con più di 2.000 munizioni nell'arco di 96 ore. Prima di Grok, anche Claude era già stato utilizzato nella selezione dei bersagli in Iran e nell'ambito di Project Maven, il programma statunitense per l'individuazione automatizzata degli obiettivi militari.

Tra le strutture civili colpite dopo essere state identificate con quei sistemi figura la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh di Minab, nella provincia iraniana di Hormozgan, distrutta il 28 febbraio da un missile Tomahawk statunitense nel primo giorno di guerra. Secondo Amnesty International sono morte almeno 156 persone, tra cui più di 100 bambini. I media statali iraniani parlano invece di 168 vittime, in gran parte bambine tra i 7 e i 12 anni. Esperti delle Nazioni Unite hanno chiesto un'inchiesta indipendente. Amnesty ha attribuito la strage all'impiego, da parte degli Stati Uniti, di informazioni non aggiornate che non indicavano la natura civile dell'edificio.

Il blackout che mostra la fragilità dei data center


Non serve comunque necessariamente una guerra per misurare quanto possano essere vulnerabili le infrastrutture su cui si regge l'intelligenza artificiale. Giovedì ChatGPT, Claude e Grok sono andati offline contemporaneamente e senza preavviso. Come ha ricostruito Wired, non è ancora chiaro perché tre sistemi appartenenti ad aziende diverse siano diventati indisponibili nello stesso momento. L'interruzione non ha riguardato tutti i modelli: Anthropic ha fatto sapere che erano irraggiungibili soltanto Opus 4.8 e Opus 5, mentre SpaceXAI ha segnalato disservizi diffusi.

L'unica azienda a rispondere ai giornalisti è stata OpenAI. "Un errore di instradamento cominciato intorno alle 7:43 del mattino, ora del Pacifico, di giovedì 3 settembre ha reso ChatGPT e Codex non disponibili per alcuni utenti su tutte le piattaforme", ha dichiarato un portavoce. In Italia erano le 16:43. "Dalle 8:17 circa del mattino, ora del Pacifico, di giovedì una soluzione è stata implementata con successo e resta sotto monitoraggio".

Una delle ipotesi era un problema di Cloudflare, fornitore utilizzato da tutte e tre le aziende, ma la società lo ha escluso parlando con The Register: "Cloudflare non sta sperimentando disservizi significativi in questo momento. I nostri servizi funzionano normalmente e qualunque resoconto che affermi il contrario è scorretto". Anche Azure di Microsoft, l'altro grande fornitore di servizi cloud preso in considerazione, non risultava interessato da problemi rilevanti.

Resta SpaceXAI. L'azienda, che si chiamava xAI prima di essere assorbita nella società spaziale di Elon Musk, dispone nei data center Colossus, vicino a Memphis, di capacità di calcolo che rivende anche ai concorrenti, ricavandone miliardi di dollari. A maggio Anthropic ha preso in affitto l'intero impianto Colossus 1. Nel pomeriggio di giovedì SpaceXAI si è scusata sui social, riconoscendo almeno una parte della responsabilità: "Ci dispiace per i problemi che potreste aver avuto con Grok dopo un'interruzione al nostro centro di calcolo di Memphis stamattina. Vogliamo scusarci anche con i nostri partner di calcolo colpiti dal disservizio".

Il guasto spiegherebbe quindi i problemi di Grok e Claude, ma non quelli di ChatGPT, sui quali non è ancora emersa una spiegazione valida. Resta però un dato significativo: due delle tre aziende che si presentano come concorrenti indipendenti sono finite offline nello stesso momento perché dipendono dalla stessa infrastruttura fisica in Tennessee. La vulnerabilità dei data center che Stokes descrive come una possibile leva militare del futuro è già, in parte, una caratteristica ordinaria dell'infrastruttura su cui funziona l'intelligenza artificiale.


OpenAI lancia GPT-6 Astra e proclama l'era dell'AGI


OpenAI ha annunciato ieri il rilascio di GPT-6 Astra, il modello di intelligenza artificiale che il presidente dell'azienda Greg Brockman ha definito "un salto generazionale" e che, a suo giudizio, potrebbe un giorno essere ricordato come l'arrivo dell'intelligenza artificiale generale, l'AGI. Durante un incontro con i giornalisti, Brockman ha detto di ritenere personalmente che quel traguardo sia stato raggiunto, lasciando però agli utenti il giudizio finale. "Penso che sia più o meno questo il momento e penso che potrebbe trattarsi di questo modello", ha risposto a chi gli chiedeva se Astra segnasse l'arrivo dell'AGI. Ha chiuso il briefing con una frase che suona come uno slogan: "Benvenuti nell'era dell'AGI".

Astra nasce dal più grande ciclo di addestramento mai condotto da OpenAI, con oltre 100.000 GPU nel sito Stargate in Texas, ed è il primo modello dell'azienda per il quale altri modelli hanno avuto un ruolo significativo nella supervisione dell'addestramento. Per ora è disponibile a un gruppo ristretto di organizzazioni del programma Daybreak Access e arriverà "nei prossimi giorni" ai clienti di ChatGPT Plus, Pro, Business ed Enterprise e agli sviluppatori che utilizzano le API. Il prezzo è di 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 dollari per milione di token in uscita.

Il modello è progettato per operare direttamente all'interno dei software, anziché limitarsi a suggerire a una persona quale passo compiere. In un video dimostrativo formatta un contratto legale e costruisce un gioco tridimensionale mentre svolge contemporaneamente altri compiti, tra cui cercare del cibo e prenotare un campo da tennis. Secondo OpenAI, Astra è in grado di progettare il layout di un circuito stampato con KiCad, costruire la scena tridimensionale di una città in Unity, animare la trasmissione di un'automobile con FreeCAD e Blender e preparare una bozza di dichiarazione dei redditi partendo da un modulo W-2, il certificato statunitense dei redditi da lavoro dipendente.

In campo scientifico Astra ha contribuito a migliorare un risultato matematico sui divari tra numeri primi e ha stabilito nuovi record in diverse valutazioni di biologia, chimica, medicina e fisica. Resta però da capire quanto riesca a svolgere compiti così avanzati nel mondo reale senza commettere errori critici.

Il primo modello a rischio cyber "critico"


Astra è anche il primo modello che OpenAI classifica al livello "critico" per la cybersicurezza secondo il proprio Preparedness Framework, il sistema interno con cui valuta i rischi dei modelli più avanzati. Ciò significa che, con gli strumenti e gli accessi necessari, può potenzialmente individuare vulnerabilità sconosciute e sviluppare nuovi metodi per sfruttarle in numerosi sistemi ben protetti, senza che una persona debba guidarlo passo dopo passo.

Proprio per questo, ad agosto l'azienda aveva rallentato lo sviluppo e i test per rafforzare le misure di sicurezza. Le capacità cyber più potenti restano inoltre riservate a un piccolo gruppo di collaudatori autorizzati. Astra è stato sottoposto anche al programma volontario di valutazione del governo statunitense: secondo Brockman, la revisione non ha portato alla richiesta di modifiche sostanziali alle salvaguardie.

Le preoccupazioni erano cresciute a luglio, quando OpenAI aveva reso noto che alcuni modelli sottoposti a test di cybersicurezza erano riusciti ad aggirare i sistemi di isolamento, raggiungere internet e compromettere parti delle infrastrutture di OpenAI e di Hugging Face, la piattaforma utilizzata per distribuire modelli e altri strumenti di intelligenza artificiale. "Quando i modelli possono fare più cose in autonomia, dobbiamo poterci fidare di più", ha detto Amelia Glaese, vicepresidente per la ricerca, spiegando che l'azienda ha lavorato "per insegnare ad Astra a restare nei limiti di ciò che l'utente intende".

Nei giorni successivi alla divulgazione dell'incidente, due membri della Camera dei Rappresentanti hanno presentato una proposta di legge che imporrebbe ai principali sviluppatori di sistemi di intelligenza artificiale di mantenere un meccanismo di emergenza capace di rallentarli, sospenderli o spegnerli. OpenAI ha inoltre ammesso che Astra si è rivelato più difficile da monitorare nelle valutazioni progettate per stabilire se un modello sia capace di eludere la supervisione. Secondo l'azienda, Astra fatica ancora a nascondere il ragionamento necessario a svolgere compiti complessi, ma la diminuzione della monitorabilità è considerata un problema serio e una priorità di ricerca.

"Dovremo rafforzare la nostra capacità di monitorare questi modelli, estendendo il monitoraggio della catena di ragionamento, integrando altre idee come il monitoraggio delle attivazioni o trovando modi più specifici per rendere i modelli più prolissi nel loro ragionamento", ha detto ai giornalisti Jakub Pachocki. Ha aggiunto di voler evitare "una corsa verso l'impossibilità di monitorare" i sistemi e di essere disposto a rallentarne lo sviluppo, se necessario.

Un miliardo per acquedotti e reti elettriche


Nello stesso giorno del rilascio di GPT-6 Astra, durante un summit che ha riunito nella sede dell'azienda 300 responsabili della sicurezza, Brockman ha anche annunciato un'iniziativa che prova a rispondere proprio a questi rischi. Secondo Axios, che ha dato la notizia, OpenAI investirà 1 miliardo di dollari in un programma chiamato Daybreak for Frontline Defenders, destinato a proteggere i servizi essenziali nel mondo. L'impegno prenderà la forma di accesso sovvenzionato ai modelli, formazione, assistenza tecnica e partnership.

Un programma parallelo, Daybreak for America, offrirà invece accesso ai modelli a governi locali, gestori dei servizi idrici, società elettriche, banche regionali e altre organizzazioni che gestiscono infrastrutture critiche. Ne fa parte un progetto pilota con il Multi-State Information Sharing and Analysis Center, l'organismo che coordina la difesa informatica dei governi statali e locali, mentre più di 35 società tecnologiche e di cybersicurezza integreranno i modelli di OpenAI nei propri strumenti.

Il problema che il programma vuole affrontare è noto da anni: acquedotti, reti elettriche e amministrazioni locali spesso non dispongono del budget, del personale e del tempo necessari per mettere adeguatamente in sicurezza le proprie reti e ora devono prepararsi a una prevista ondata di attacchi condotti con l'intelligenza artificiale. I laboratori che sviluppano i modelli più avanzati hanno finora limitato l'accesso alle capacità cyber più potenti, ma i rapidi progressi dei modelli a pesi aperti alimentano il timore che strumenti di attacco molto più sofisticati diventino disponibili prima del previsto.

Secondo OpenAI, le utility con meno risorse potranno utilizzare il programma per esaminare codice obsoleto, analizzare attività sospette, individuare e convalidare vulnerabilità, stabilire quali problemi affrontare per primi e sviluppare correzioni. L'accesso ai modelli e la formazione, tuttavia, non risolvono problemi accumulati in decenni: a molte di queste organizzazioni mancano soprattutto persone con una conoscenza approfondita dei sistemi fisici che devono essere protetti.

È stata, del resto, una settimana particolarmente intensa per il settore. Anthropic ha presentato Claude Fable 5.1 e Mythos 5.1, mantenendo l'accesso al secondo limitato a organizzazioni approvate proprio per le sue capacità in cybersicurezza, mentre Google ha lanciato Gemini 3.8 Flash Cyber insieme a un programma di accesso riservato a governi e operatori di infrastrutture critiche.


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Wenn wir die Demokratie nicht reformieren, verlieren wir sie.
Die Unzufriedenheit mit dem Politikbetrieb ist riesig.
Zeit, sie wieder selbst in die Hand zu nehmen.
#DemokratieUpdate
ℹ️ mehr-demokratie.de/fileadmin/p…
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Il fondo norvegese vuole ridurre la sua esposizione agli Stati Uniti, l'Olanda sposta l'oro a Londra


Norges Bank propone di ridurre da 70% a 50% la quota di titoli di Stato nel suo portafoglio obbligazionario, tagliando di un terzo l'esposizione ai Treasury. Nelle stesse settimane l'Olanda ha spostato 86 tonnellate d'oro da New York e Ottawa a Londra.

Il fondo sovrano norvegese ha proposto di ridurre la quota di titoli di Stato nel proprio portafoglio obbligazionario. A risentirne più di tutti di questa proposta sarebbero i Treasury americani. In una lettera al Ministero delle Finanze norvegese resa pubblica venerdì, i vertici di Norges Bank Investment Management (NBIM)hanno chiesto di abbassare dal 70% al 50% il peso dei titoli di Stato: una quota che, a loro giudizio, garantirebbe comunque liquidità sufficiente nelle fasi di turbolenza, ma lasciando più spazio alla ricerca di rendimento in altri comparti. La proposta ufficiale sostiene che una quota del 50% offrirebbe un margine adeguato rispetto alle esigenze di liquidità del fondo.

La riallocazione porterebbe gradualmente i titoli del Tesoro americano dal 34,1% al 21,9% del portafoglio obbligazionario del fondo norvgese, quelli dell'area euro dal 16,8% al 14,1% e i titoli di Stato giapponesi dal 4,6% al 7,4%. In valore assoluto, significherebbe ridurre di circa 80 miliardi di dollari una esposizione che a fine giugno valeva circa 215 miliardi. Il NBIM propone inoltre di ponderare i titoli di Stato in base al valore di mercato anziché al prodotto interno lordo, sostenendo che l'elevato indebitamento pubblico è ormai una caratteristica comune delle economie avanzate e non più un'eccezione limitata ad alcuni Paesi. Ogni modifica della strategia deve però essere recepita dal Ministero delle Finanze e passare attraverso il processo politico norvegese e l'eventuale transizione verrebbe attuata gradualmente per limitare l'impatto sui mercati.

Il fondo sovrano norvegese
Il fondo più grande del mondo vuole meno Treasury
Norges Bank Investment Management ha chiesto al Ministero delle Finanze di ridurre dal 70% al 50% il peso dei titoli di Stato nel proprio indice obbligazionario. Il taglio più pesante tocca il debito pubblico americano: circa 80 miliardi di dollari in meno.

Grafica di FocusAmerica

L’indice obbligazionario, 100 punti

Oggi
70%

Proposta
50%

Oggi 70 punti su 100 sono titoli di Stato.

Con la proposta ne resterebbero 50: venti passano ad altre obbligazioni.

Restano titoli di Stato Escono dai titoli di Stato Già altre obbligazioni
Ogni quadrato vale un punto percentuale dell’indice obbligazionario del fondo (592 miliardi di dollari a fine giugno).

Il portafoglioDove cambia il peso L’oroL’oro lascia New York Le riserveIl dollaro e le riserve

Pesi nell’indice obbligazionario
Scendono i Treasury, salgono le altre obbligazioni americane
Il pallino chiaro indica il peso di oggi, quello pieno il peso proposto.

0%18%36%

215 mld $
I Treasury detenuti dal fondo a fine giugno 2026.

−80 mld $
Il taglio che ne deriverebbe, secondo i calcoli di Reuters.

Il punto
Il denaro non lascia gli Stati Uniti. Il peso complessivo del dollaro nell’indice scenderebbe appena, dal 52,9% al 52,5%: cambia il comparto, non il Paese. Al posto dei titoli del Tesoro entrano titoli garantiti da mutui e debito societario americano, che secondo il fondo tendono a salire quando le Borse scendono.

Riserve auree dei Paesi Bassi, marzo–agosto 2026
Londra diventa il primo caveau dell’oro olandese
La banca centrale olandese vuole riserve più facili da vendere in caso di crisi grave: l’oro custodito a Londra dalla Banca d’Inghilterra è considerato il più negoziabile al mondo.

86 t
Le tonnellate spostate da New York e Ottawa a Londra tra marzo e agosto 2026: poco più di un quarto dell’oro che i Paesi Bassi custodivano in Nord America.

Prima Dopo

Tocca una bandiera per il dettaglio del singolo caveau.

27 t
Le uniche tonnellate spostate fisicamente: sono arrivate dal Nord America a Zeist, mentre altrettanto oro già conforme agli standard è partito dai Paesi Bassi per Londra. Il resto del trasferimento è stato una compravendita, che ha evitato di rifondere le barre.

612,4 t
Il totale delle riserve auree olandesi, rimasto invariato: è cambiato solo il luogo in cui l’oro è custodito.

129 t
L’oro che la Banca di Francia ha sostituito tra luglio 2025 e gennaio 2026, azzerando la quota custodita a New York. In quel caso la motivazione era tecnica: quei lingotti non rispettavano lo standard di purezza LBMA.

Riserve valutarie ufficiali, primo trimestre 2026
Il dollaro perde terreno da vent’anni, ma non nell’ultimo trimestre
Nel 1999 le banche centrali tenevano in dollari il 71% delle riserve dichiarate al Fondo Monetario. Oggi ne tengono il 57,13%: quasi quattordici punti in meno in un quarto di secolo, ma in risalita rispetto al 56,42% del trimestre precedente.

57,13%
La quota del dollaro nelle riserve valutarie ufficiali.

20,03%
La quota dell’euro, seconda valuta di riserva, in calo dal 20,38%.

Acquisti netti d’oro delle banche centrali, tonnellate

Il punto
Gli acquisti d’oro delle banche centrali sono rallentati nel 2025, ma restano quasi il doppio della media del decennio precedente. Nello stesso anno l’oro ha superato i titoli del Tesoro americano come quota delle riserve ufficiali: un sorpasso dovuto quasi per intero al prezzo del metallo, non a vendite di Treasury.

Fonte Norges Bank Investment Management, lettera al Ministero delle Finanze norvegese del 1° settembre 2026, con i calcoli di Reuters sugli importi in dollari; De Nederlandsche Bank e Banque de France per l’oro; Fondo Monetario Internazionale, COFER, primo trimestre 2026; World Gold Council per gli acquisti delle banche centrali. Dati al 4 settembre 2026.

Il contesto di questa proposta


Il momento non è certo favorevole. I rendimenti dei Treasury a lunga scadenza sono tornati ai massimi da quasi vent'anni, mentre gli investitori statunitensi ed internazionali guardano con crescente preoccupazione alla traiettoria fiscale degli Stati Uniti e a un debito federale che a metà agosto ha superato i 40 mila miliardi di dollari. "Gli acquirenti e i detentori affidabili dei Treasury americani sono sempre più sotto pressione", ha detto alla CNBC l'economista Mohamed El-Erian, citando Giappone, Cina e Paesi del Golfo. Sulla proposta norvegese è stato altrettanto netto: "La dimensione non è grande, ma il segnale che i detentori e gli acquirenti tradizionali stanno diventando meno affidabili è molto importante".

Il denaro, tuttavia, non uscirebbe del tutto dagli Stati Uniti: semplicemente cambierebbe comparto. Il fondo intende portare dal 16,2% al 27,6% il peso delle obbligazioni americane non governative, tra titoli societari e cartolarizzazioni. L'amministratore delegato Nicolai Tangen e la governatrice della Banca Centrale norvegese Ida Wolden Bache sostengono che una maggiore diversificazione verso attività più rischiose possa offrire rendimenti più elevati. Indicano in particolare i titoli garantiti da mutui, resi famosi dalla crisi del 2008, che secondo la loro analisi tenderebbero a muoversi in direzione opposta alle azioni durante le crisi e offrirebbero quindi "un'ulteriore riduzione della volatilità", con un comportamento più simile a quello dei titoli di Stato che a quello delle obbligazioni societarie.

Il fondo sovrano è stato istituito nel 1990, ha ricevuto il primo versamento nel 1996 ed è gestito dalla Norges Bank Investment Management dal 1998. Detiene circa 1.650 miliardi di dollari in azioni, con partecipazioni equivalenti a quasi l'1,5% delle azioni quotate in tutto il mondo, oltre a circa 592 miliardi in obbligazioni. Gli utili record degli ultimi trimestri sono arrivati in larga parte dalla tecnologia americana e asiatica e dalle società favorite dal boom dell'intelligenza artificiale. Tangen ha però avvertito che rendimenti di questa portata non possono essere dati per acquisiti in caso di correzione dei mercati. Nel primo trimestre del 2025 il fondo ha infatti registrato una perdita di circa 40 miliardi di dollari.

Il rischio legato alla concentrazione sull'intelligenza artificiale è stato quantificato dallo stesso NBIM. Nel suo stress test relativo al 2025, il fondo ha simulato uno scenario in cui gli investimenti nell'intelligenza artificiale non producessero i guadagni di produttività attesi, provocando una brusca correzione azionaria. L'impatto stimato sarebbe una perdita del 35% del valore complessivo del fondo, pari a circa 7.400 miliardi di corone norvegesi sulla base del valore di fine 2025. Una lettera di NBIM pubblicata questa settimana ha confermato la stima, confrontandola con il -18% dello scenario analogo elaborato l'anno precedente.

L'oro olandese si sposta a Londra


Intanto, tra marzo e agosto la Banca Centrale olandese ha spostato circa 86 tonnellate d'oro da New York e Ottawa a Londra, motivando la scelta con il "crescente disordine geopolitico" e con la necessità di prepararsi a crisi gravi. Secondo la De Nederlandsche Bank, l'oro custodito presso la Banca d'Inghilterra risponde agli standard del commercio internazionale ed è quindi più facilmente negoziabile in caso di emergenza, mentre quello conservato a New York e Ottawa non potrebbe essere mobilizzato con la stessa rapidità.

Prima dell'operazione, i Paesi Bassi custodivano il 31,3% delle proprie riserve auree a New York, il 19,7% a Ottawa e il 18,1% a Londra. Dopo il trasferimento, le quote di New York e Ottawa sono scese entrambe al 18,5%, quella di Londra è salita al 32,1%, mentre il centro di Zeist, nei Paesi Bassi, conserva il restante 30,8%, su un totale di 612,4 tonnellate.

Il trasferimento è stato in larga parte contabile: la DNB ha venduto quasi 59 tonnellate d'oro a New York e acquistato a Londra una quantità equivalente di lingotti conformi agli standard internazionali. Più di 27 tonnellate sono state invece trasportate fisicamente dagli Stati Uniti e dal Canada a Zeist, mentre una quantità analoga di oro già conforme agli standard è stata trasferita dai Paesi Bassi a Londra, evitando così di dover rifondere le barre. La quantità complessiva delle riserve auree olandesi è rimasta invariata.

Non si tratta di un caso isolato. Già nel 2014 i Paesi Bassi avevano già riportato in patria 122,5 tonnellate d'oro da New York e la Germania ha successivamente completato il trasferimento di 300 tonnellate di oro dagli Stati Uniti a Francoforte. Anche la Francia ha modificato di recente la collocazione delle proprie riserve, ma in quel caso la motivazione ufficiale è tecnica e non politica.

Tra luglio 2025 e gennaio 2026 la Banque de France ha infatti venduto le 129 tonnellate residue custodite a New York, pari al 5% delle riserve auree francesi, perché quei lingotti non rispettavano lo standard LBMA di purezza adottato dalla Banca Centrale francese. Ha quindi riacquistato in Europa una quantità equivalente di oro conforme agli standard internazionali, ora conservata a Parigi.

Il volume complessivo delle riserve francesi è rimasto invariato a 2.437 tonnellate. L'operazione, completata in 26 transazioni, ha quindi effettivamente eliminato la quota di oro francese conservata a New York, ma nell'ambito di un programma di standardizzazione avviato nel 2005 e non di un disimpegno politico dagli Stati Uniti. Anche l'India ha ridotto sensibilmente negli ultimi anni la quota di oro custodita all'estero, soprattutto quella depositata a Londra.

Il dollaro resta dominante, ma aumenta il peso dell'oro


A collegare i due movimenti, secondo l'analisi pubblicata su Zero Hedge da cui provengono alcuni di questi dati, sarebbe una progressiva erosione della fiducia verso gli Stati Uniti. Il dollaro resta la principale valuta di riserva mondiale, con il 57,13% delle riserve valutarie dichiarate nel primo trimestre del 2026, ma in netta discesa rispetto all'inizio del secolo quando superava il 70%. Le Banche Centrali hanno acquistato 863 tonnellate d'oro solo nel 2025, dopo tre anni consecutivi oltre quota mille.

Nel sondaggio annuale del World Gold Council citato dall'autore, l'89% dei gestori delle riserve si aspetta un aumento delle disponibilità auree complessive nei prossimi 12 mesi, mentre un 45% senza precedenti prevede acquisti da parte della propria istituzione. Sul COMEX, gli avvisi di consegna sull'oro nei primi 9 mesi del 2025 sono stati circa 289 mila, contro i 119 mila dello stesso periodo dell'anno precedente: circa due volte e mezzo tanto.

La tesi dell'autore è che il debito americano abbia imboccato una dinamica difficile da spezzare: rendimenti più elevati fanno crescere la spesa per interessi, contribuendo ad ampliare il deficit e quindi la necessità di nuove emissioni, che a loro volta possono richiedere rendimenti più alti per trovare acquirenti. Le possibili vie d'uscita da questo circolo vizioso sarebbero tre: ridurre la spesa, aumentare le tasse oppure crescere abbastanza da ridurre il peso del debito rispetto all'economia, come ha suggerito questa settimana il Segretario al Tesoro Scott Bessent.

L'autore ne ipotizza però una quarta: il controllo della curva dei rendimenti. La Federal Reserve lo adottò a partire dal 1942, mantenendo i tassi sui buoni del Tesoro allo 0,375% e fissando al 2,5% il tetto sui rendimenti dei titoli a lunga scadenza. Per difendere quei livelli dovette però acquistare titoli ogni volta che necessario, rinunciando di fatto al pieno controllo delle dimensioni del proprio bilancio.


Bond in caduta libera da Berlino a Tokyo: rendimenti ai massimi da decenni


I titoli di Stato hanno continuato a perdere terreno oggi sui principali mercati, prolungando una fase di vendite che ha riportato il costo del debito pubblico ai livelli più alti da decenni. Il rendimento del Bund tedesco a dieci anni, riferimento per l'intera area euro, è salito di 4 punti base al 3,378%, un livello che non si vedeva dal 2011. Il titolo decennale giapponese si è attestato al 3,016%, dopo aver superato martedì la soglia del 3% per la prima volta dal 1996. Negli Stati Uniti il Treasury decennale ha toccato il 4,814%, il massimo dal novembre 2023, mentre il Gilt britannico ha raggiunto il 5,25%, il livello più alto dal 2008, prima di un lieve arretramento di entrambi.

Poiché prezzi e rendimenti dei titoli obbligazionari si muovono in direzioni opposte, l'aumento dei rendimenti riflette la pressione delle vendite sul mercato. Alla base della nuova ondata di vendite c'è il ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate dagli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, che stanno spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Il rincaro dell'energia si somma alle preoccupazioni, ben più radicate, per i conti pubblici e l'elevato livello del debito nelle principali economie, dagli Stati Uniti al Giappone fino alla Francia.

La giornata dei rendimenti

I titoli di Stato tornano ai rendimenti di un'altra epoca


Il Bund tedesco, il decennale giapponese, il Treasury americano e il Gilt britannico hanno toccato oggi livelli che non si vedevano da anni, in un caso da trent'anni. Il grafico mostra a quale anno riporta ogni mercato.

Grafica di FocusAmerica

Tocca o passa il mouse su un Paese per il dettaglio. La barra parte da oggi e torna indietro fino all'ultimo anno in cui il rendimento era altrettanto alto.

Il calendario della stretta
Tre banche centrali, tre riunioni in un mese
I mercati si preparano a una serie di rialzi dei tassi a settembre, una prospettiva che penalizza i titoli obbligazionari.

Il carburante delle vendite
L'inflazione dell'eurozona riparte, spinta dall'energia
Variazione annua dei prezzi ad agosto 2026. Gli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz stanno facendo salire il prezzo del petrolio.

Le Banche Centrali tornano verso la stretta


I mercati si preparano intanto alla possibilità di una serie di rialzi dei tassi nel corso del mese, una prospettiva che tende a penalizzare i titoli obbligazionari. Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha adottato toni restrittivi nel discorso di Jackson Hole della scorsa settimana. I contratti future attribuiscono ora a un rialzo dei tassi americani a settembre una probabilità compresa tra il 60% e il 70%.

La Banca del Giappone, che si riunirà il 17 e 18 settembre, potrebbe a sua volta aumentare i tassi per sostenere uno yen in forte calo. Nell'eurozona l'inflazione di agosto è salita al 3,3%, dal 2,9% di luglio, mentre i prezzi dell'energia sono aumentati del 14,3%. Dopo i dati pubblicati martedì, i mercati considerano ormai scontato un rialzo di un quarto di punto da parte della Banca Centrale Europea, che dovrebbe portare il tasso al 2,5% nella riunione del 10 settembre.

La tensione si è trasferita anche sui mercati azionari. I principali indici americani hanno chiuso in calo per tre sedute consecutive, mentre le Borse europee e asiatiche hanno perso terreno. Le vendite arrivano dopo un anno di forti rialzi, che aveva spinto numerosi listini sui massimi storici sull'onda dell'entusiasmo per l'intelligenza artificiale, nonostante un quadro geopolitico sempre più instabile.

Il peso del debito


"I fondamentali dei mercati sono un po' più fragili di quanto siano stati finora", ha dichiarato a "Squawk Box Europe" della CNBC George Maris, direttore degli investimenti e responsabile globale dell'azionario di Principal Asset Management. "E se il costo del denaro, il costo del rischio, aumenta, è proprio quello che stiamo vedendo con il rialzo generalizzato dei rendimenti".

Maris ha indicato nel debito pubblico uno dei principali fattori di vulnerabilità. "Guardate i livelli del debito nel mondo: sono stratosferici e continuano a salire. Le soluzioni per affrontare il problema non sembrano a portata di mano. Non vedo da nessuna parte la volontà politica di intervenire e penso che questo sia un bel problema".

"Il fatto che tutto questo stia accadendo in una fase di solida crescita economica globale, mentre i livelli del debito continuano ad aumentare, significa che ci troviamo in una posizione più precaria nel caso di uno shock macro economico", ha aggiunto Maris.


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Trump può sorridere: la popolarità torna a crescere (06 settembre)


Lieve miglioramento dell’approvazione del tycoon, che tira un respiro di sollievo dopo un periodo critico. I numeri di Biden e del primo mandato restano comunque distanti.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

L’arrivo di settembre segna una piccola svolta per i numeri di Trump: dopo un periodo molto complicato, la popolarità torna a crescere e tocca i livelli di fine luglio, rimanendo comunque su una quota piuttosto critica che perdura dall’inizio del conflitto in Iran.

Il modesto miglioramento non modifica troppo il quadro generale: il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si attesta di poco sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e i segnali positivi sono sempre stati pochi e isolati, considerando anche l’insormontabile stallo nelle trattative di pace.

Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta abbondantemente il presidente più impopolare di sempre a questo punto del mandato, nonostante al momento abbia recuperato circa cinque punti rispetto al punto più basso toccato ad agosto.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nel settembre 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi venti mesi di presidenza. Si è invece riassottigliata ed è ora di circa sette punti la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie si muovono al rialzo, con Silver e Focus America che rilevano un aggiustamento verso l’alto più corposo rispetto a RCP, che risulta essere comunque la media più alta.

Come già accennato, dopo oltre diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 593 giorni di presidenza (-18,1 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -15,6 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era decisamente più popolare, a -11,3. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19,1).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran e il riacutizzarsi delle tensioni con il Canada.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
8 rilevazioni di 8 istituti — 6 settembre 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 4 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,8% (+0,4) - 57,5% (-0,5). In totale un net approval arrotondato di -18,7 (+0,9).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,9% (-) - 56,4% (-0,3). In totale un net rating di -16,5 (+0,3).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 38,8% (+0,8) - 56,9% (-1,3), con un net rating complessivo di -18,1 (+2,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

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