Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

L'inflazione e la guerra in Iran pesano sulle midterm di Trump


Dazi, benzina sopra i 4 dollari, debito oltre i 40.000 miliardi e arsenali assottigliati complicano la campagna repubblicana a due mesi dal voto.

A due mesi dalle elezioni di metà mandato, l'economia americana è sempre più sotto pressione e le politiche di Donald Trump contribuiscono alle difficoltà. Il presidente e i repubblicani avevano conquistato Washington nel 2024 promettendo di sconfiggere l'inflazione e tagliare la spesa pubblica, ma la guerra commerciale, il conflitto con l'Iran e un debito che ha superato i 40.000 miliardi di dollari hanno prolungato o aggravato i problemi economici proprio per molte delle famiglie che avevano promesso di aiutare. I sondaggi, scrive il New York Times, indicano una crescente insofferenza degli elettori verso gli appelli alla pazienza e le midterm si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.

L'indice PCE, la misura dell'inflazione seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, ha mostrato mercoledì che a luglio i prezzi sono aumentati del 3,7% rispetto a un anno prima, lo stesso ritmo di giugno e ben al di sopra dell'obiettivo del 2%. Al netto di energia e alimentari, l'aumento è stato del 3,3%. Olu Sonola, responsabile dell'economia americana per Fitch Ratings, ha descritto al New York Times la dinamica dei prezzi come "un logoramento fatto di mille piccoli tagli": un accumulo di fattori, dalla guerra ai dazi, che ha alimentato l'inflazione e peggiorato le aspettative dei consumatori.

"Questo stillicidio, settimana dopo settimana, mese dopo mese, ha un impatto diretto per le famiglie", ha spiegato, anche se l'economia continua a crescere, la manifattura è in ripresa e il mercato del lavoro tiene, grazie all'ondata di investimenti nell'intelligenza artificiale che ha portato i mercati a nuovi record. Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l'inflazione chiuda l'anno intorno al 3,5%, ben oltre le attese di inizio 2026: "C'è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche".

Midterm 2026 · Economia e difesa

A due mesi dal voto, la presidenza di Trump presenta il conto su tre fronti

I dazi costano in media 1.100 dollari all’anno a ogni famiglia, il debito federale ha superato i 40.000 miliardi e la guerra con l’Iran ha consumato quasi due terzi degli intercettori Patriot. Le elezioni di metà mandato si avviano a diventare un referendum sulla credibilità economica del presidente.

Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026

Indice PCE, variazione sui dodici mesi · luglio 2026

3,7%
L’inflazione che la Federal Reserve guarda con più attenzione è ferma sul ritmo di giugno. Al netto di energia e alimentari l’aumento è del 3,3%.

Obiettivo Fed 2%

Entro l’obiettivo della Fed +1,7 punti oltre l’obiettivo

Sarah House, economista senior di Wells Fargo, prevede che l’anno si chiuda intorno al 3,5%: «C’è un divario enorme tra quello che i consumatori incassano e la velocità con cui il denaro esce dalle loro tasche».

1Le famiglie 2Il debito 3L’arsenale

Il conto delle famiglie

I dazi in vigore valgono 1.100 dollari all’anno per famiglia


Stima dello Yale Budget Lab sull’insieme delle tariffe applicate ad agosto 2026. I dazi sono imposte sulle importazioni: una parte del costo si trasferisce sui consumatori.

Costo annuo per famiglia
Tariffe già in vigore circa 1.070 $
Nuove misure sul Canada circa 30 $
Totale 1.100 $

Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno «molto buoni per noi».

Alla pompa di benzina, media nazionale AAA

Agosto 2025 circa 3,09 $

Agosto 2026 4,09 $

Prezzo al gallone. Agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre: la benzina resta sopra i 4 dollari da quando, a luglio, gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz.

Il prossimo colpo Dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha già annunciato misure di ritorsione.

Il debito

Due anni dopo la promessa di austerità, il debito ha superato i 40.000 miliardi


Il debito federale vale ormai più del prodotto annuo del Paese: le tensioni sul mercato obbligazionario rendono più costosi mutui e prestiti.

40.000 miliardi di dollari

Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi chiesti dal presidente, che ha ottenuto invece un aumento delle spese militari e un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari.

Quanto pesa il riacquisto di titoli annunciato dal Tesoro

L’intera barra è il debito federale: 40.000 miliardi di dollari.

4 miliardi: questa linea

La stessa barra ingrandita mille volte

L’intervento del Segretario al Tesoro Scott Bessent, di almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, copre lo 0,01% del debito. Il piano di «consolidamento fiscale» promesso resta senza dettagli.

Jessica Riedl, Brookings Institution «Sono tutte chiacchiere. I repubblicani dicono sempre: dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa. Ce l’hanno e non hanno più scuse».

L’arsenale

La guerra con l’Iran ha consumato quasi due terzi degli intercettori Patriot


Ogni sagoma rappresenta l’1% delle scorte americane di intercettori Patriot. In rosso la quota consumata dal conflitto, secondo una stima del CSIS.

Consumati: 65% delle scorte Rimasti: 35%

Che cosa hanno lanciato gli Stati Uniti entro metà luglio

Intercettori Patriot1.700

Intercettori THAADoltre 200

Missili lanciati dalle navi150

Che cosa ha lanciato l’Iran

Missili balisticioltre 1.500

Droni di grandi dimensionicirca 6.000

Le barre sono in scala tra loro. Ricostituire le munizioni prelevate dalle scorte americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.

Le conseguenze fuori dal Golfo In Europa le scorte di intercettori PAC-3 e di missili ATACMS sono giudicate oltre il livello critico. Nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani per la difesa di Taiwan. La Casa Bianca respinge questa ricostruzione: secondo la portavoce Anna Kelly le scorte sono «più che sufficienti».

Fonte: New York Times e Wall Street Journal; Bureau of Economic Analysis (indice PCE, luglio 2026); Yale Budget Lab; AAA; CSIS. Dati aggiornati al 30 agosto 2026.

Dazi, benzina e debito


Uno di questi shock è arrivato sabato 22 agosto, quando Trump ha imposto nuovi dazi su una parte delle importazioni dal Canada, per poi annunciare due giorni dopo che dal 1° gennaio 2027 auto, camion, componenti e acciaio canadesi saranno tassati al 50%. Il primo ministro Mark Carney ha risposto con misure di ritorsione, riaprendo una disputa che ricorda i giorni più frenetici dell'inizio della guerra commerciale.

I dazi sono a tutti gli effetti imposte sulle importazioni e una parte dei loro costi si trasferisce sui consumatori: lo Yale Budget Lab, un centro di ricerca indipendente, ha stimato questo mese che l'insieme delle tariffe in vigore costerà alle famiglie in media circa 1.100 dollari all'anno, una trentina dei quali imputabili alle nuove misure sul Canada. Interrogato sui possibili aumenti dei prezzi, Trump ha sostenuto che i dazi contro il Canada saranno "molto buoni per noi".

Intanto, la guerra con l'Iran, cominciata il 28 febbraio con l'operazione Epic Fury, non si è mai davvero conclusa. Dopo il cessate il fuoco di maggio, a luglio gli scontri sono ripresi nello Stretto di Hormuz e la benzina resta sopra i 4 dollari al gallone: venerdì la media nazionale era di 4,09 dollari secondo AAA, circa un dollaro in più rispetto a un anno prima, mentre agosto si avvia a diventare il mese più caro di sempre alla pompa di benzina. Lo shock energetico ha fatto salire anche il prezzo del diesel e del carburante per aerei, aumentando i costi dei trasporti e dei viaggi.

Le spese per l'intervento militare hanno inoltre contribuito alla crescita del debito federale, ormai superiore a 40.000 miliardi di dollari e al prodotto annuo del Paese, alimentando le tensioni sul mercato obbligazionario e rendendo più costosi mutui e prestiti. Il superamento della soglia dei 40.000 miliardi mostra anche quanto poco Trump e i repubblicani siano riusciti a ridurre la spesa, nonostante l'austerità promessa due anni fa. "Sono tutte chiacchiere", ha detto Jessica Riedl, esperta di bilancio della Brookings Institution ed ex collaboratrice di un senatore repubblicano.

"I repubblicani dicono sempre: 'Dateci il controllo del governo e taglieremo la spesa'. Ce l'hanno e non hanno più scuse". Il Congresso a guida repubblicana ha respinto più volte i tagli più profondi proposti dal presidente, che dal canto suo ha chiesto un aumento delle spese militari e ottenuto l'anno scorso un pacchetto di tagli alle tasse da migliaia di miliardi di dollari. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato questo mese un raro intervento di riacquisto di titoli di Stato, portato ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione e dagli effetti temporanei, e ha promesso un piano di "consolidamento fiscale" senza fornire dettagli.

La Fed, intanto, continua a resistere alle pressioni per ridurre i tassi. "Dobbiamo essere sicuri che l'inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e a una velocità sufficiente", ha detto venerdì a Jackson Hole il nuovo presidente Kevin Warsh. "Altrimenti abbiamo ancora del lavoro da fare". I mercati hanno interpretato il discorso come un'apertura a un rialzo dei tassi già a settembre. Trump chiede invece tagli rapidi e ha accusato il consiglio della banca centrale di fare politica: "Quando annunciamo buoni numeri, cosa che facciamo di continuo, loro continuano ad alzare i tassi perché hanno tanta paura dell'inflazione. E non dovrebbero".

La guerra in Iran svuota gli arsenali


Gli Stati Uniti hanno trasferito in Medio Oriente una quantità di munizioni tale da alimentare, tra i pianificatori militari americani, il timore che la capacità di deterrenza nei confronti di Cina e Russia si sia sensibilmente indebolita. Lo ha rivelato il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi. Entro metà luglio, gli Stati Uniti avevano impiegato circa 1.700 intercettori Patriot e più di 200 intercettori THAAD, mentre le navi della Marina avevano lanciato altri 150 missili per contrastare oltre 1.500 missili balistici e circa 6.000 droni di grandi dimensioni lanciati dall’Iran. Secondo una stima del CSIS, il conflitto avrebbe consumato circa il 65% delle scorte americane di intercettori Patriot.

Le conseguenze si fanno sentire anche fuori dal Medio Oriente. In Europa, le scorte di intercettori Patriot PAC-3 e di missili terra-terra ATACMS sono giudicate “oltre il livello critico”, mentre missili di precisione, razzi guidati, intercettori THAAD e sistemi antidrone Merops sono stati trasferiti verso il Golfo. Ricostituire le munizioni prelevate anche dalle disponibilità americane in Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni.

Il Comando europeo degli Stati Uniti è stato così costretto a rivedere alcuni dei propri piani operativi. Parallelamente, secondo funzionari dell’Amministrazione, nel breve periodo Washington potrebbe non essere in grado di eseguire integralmente i piani previsti per la difesa di Taiwan in caso di un’invasione cinese. Il senatore repubblicano Roger Wicker ha inoltre avvertito che la revisione della presenza militare statunitense in Europa, attualmente in corso al Pentagono, “deve tenere conto di un Putin ferito che reagisce”.

La Casa Bianca respinge però questa ricostruzione. “L’esercito degli Stati Uniti ha munizioni e scorte più che sufficienti per raggiungere tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump e anche oltre, e l’operazione Epic Fury ha mostrato cosa succede quando ci si mette contro gli Stati Uniti”, ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha definito “false” le notizie sulle carenze, accusando i media di incoraggiare i nemici degli Stati Uniti.

Il colonnello Martin O’Donnell, portavoce del comando militare della NATO, ha assicurato a sua volta che l’Alleanza Atlantica “ha abbastanza munizioni per la difesa aerea, compresi i missili Patriot, per difendersi” e continuare a rifornire l’Ucraina. O’Donnell non è però entrato nel merito della consistenza delle scorte statunitensi.

Trump ha sospeso gli attacchi contro l’Iran alla fine di luglio, mentre cresceva il dibattito sull’esaurimento delle munizioni, e punta ora soprattutto sulla pressione economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto che il nuovo approccio dovrebbe evitare, almeno nel breve periodo, un ritorno a combattimenti su larga scala.

Funzionari arabi ed ex funzionari americani avvertono tuttavia che sanzioni particolarmente punitive potrebbero spingere Teheran a reagire colpendo le infrastrutture del Golfo. “L’Iran ha ancora una forte capacità d’azione”, ha detto al Wall Street Journal Daniel Shapiro, ex funzionario del Pentagono durante l’amministrazione Biden e oggi senior fellow dell’Atlantic Council. Teheran, ha aggiunto, dispone ancora degli strumenti per “infliggere danni a noi e all’economia globale” e il loro impiego comporterebbe “probabilmente azioni militari alle quali gli Stati Uniti dovrebbero quasi certamente rispondere”.


Il Canada risponde a Trump: dazi fino al 50% su 700 prodotti americani


Il Canada imporrà dazi fino al 50% su circa 700 prodotti statunitensi in risposta alle nuove tariffe imposte dalla Casa Bianca, hanno annunciato ieri i funzionari canadesi. Le misure entreranno in vigore l'8 settembre e riguarderanno merci per 27,6 miliardi di dollari canadesi, quasi 20 miliardi di dollari statunitensi, pari a circa il 7% degli acquisti annuali del Canada negli Stati Uniti. Quasi tutte le aliquote saranno comprese tra il 15% e il 50%. Acciaio e alluminio americani, già soggetti a un dazio del 25%, saranno tassati al 50%. Insieme ai controdazi, Ottawa ha annunciato un pacchetto di sostegno da 7,5 miliardi di dollari canadesi destinato alle piccole e medie imprese, alla liquidità delle aziende e ai lavoratori a rischio.

La rappresaglia arriva dopo che sabato 22 agosto Washington ha imposto dazi del 50% su 20 miliardi di dollari di merci canadesi, colpendo bastoni da hockey, cemento, carta, prodotti chimici e altri beni. Le misure sono scattate dopo il fallimento dei negoziati commerciali e l'annuncio di un dazio del 50% sulle automobili a partire dal 1º gennaio 2027. Donald Trump sostiene che gli Stati Uniti perdano 60 miliardi di dollari l'anno negli scambi commerciali con il Paese vicino, anche se Statistics Canada calcola un avanzo commerciale canadese di 9,9 miliardi di dollari canadesi.

La Casa Bianca ha dichiarato che il Canada "sfrutta gli Stati Uniti da decenni e il presidente Trump ha smesso di permetterglielo". Washington sostiene di avere offerto a Ottawa "l'accesso al mercato più favorevole" concesso a qualsiasi Paese, con consistenti riduzioni dei dazi su acciaio, alluminio, automobili e legname. "Il Canada ha scelto richieste irragionevoli, marce indietro e rifiuti netti", ha aggiunto la Casa Bianca.

Su Truth Social, il presidente ha alzato il tiro anche sulla toponomastica. "Gli Stati Uniti stanno prendendo seriamente in considerazione la possibilità di cambiare il nome del lago Ontario in Lake America, dal momento che non ci aspettiamo di fare ancora molti affari con l'Ontario", ha scritto ieri. Trump ha poi diffuso una mappa con il nome attuale barrato in rosso e quello nuovo sovrapposto in lettere dorate. "Ho a che fare con molti Paesi e il Canada è di gran lunga il più difficile e irragionevole", ha aggiunto.

La lista segue la mappa elettorale americana


Le merci colpite provengono in larga parte da Stati nei quali a novembre si terranno elezioni particolarmente combattute, hanno osservato gli analisti: formaggi lavorati nel Wisconsin, prodotti ittici del Maine, lavatrici e asciugatrici del Kentucky, dove General Electric possiede un importante stabilimento. Circa duecento voci dell'elenco riguardano il settore ittico e potrebbero quindi pesare soprattutto sul Maine, dove la senatrice repubblicana Susan Collins è candidata alla rielezione e lunedì ha definito "un errore" l'imposizione di nuovi dazi al Canada.

La pressione si estende ai repubblicani di Michigan, Ohio, Alaska e Iowa, altri Stati confinanti con il Canada o che hanno nel Paese il loro principale partner commerciale. È una strategia già sperimentata: durante il primo mandato di Trump, la rappresaglia canadese aveva colpito il whiskey del Kentucky, il succo d'arancia della Florida e lo yogurt del Wisconsin.

"Agiamo in modo accorto e strategico", ha confermato la Ministra dell'Industria Mélanie Joly durante una conferenza stampa, ammettendo che alcuni prodotti sono stati scelti proprio per esercitare pressioni politiche su singoli Stati americani. Joly ha poi invitato i canadesi a privilegiare i prodotti nazionali nei supermercati e negli altri negozi: "È quello che potete fare, ed è così che possiamo dare vita a questi movimenti di resistenza rispetto a ciò che ci sta accadendo".

Secondo Eric Miller, presidente della società di consulenza commerciale Rideau Potomac Strategy Group di Washington, i nuovi dazi colpiscono prodotti per i quali i canadesi possono trovare alternative fabbricate nel Paese oppure, come nel caso dei condizionatori e degli elettrodomestici, in Messico o in Cina. Allo stesso tempo, le misure aumentano la pressione su Trump perché prendono di mira "produttori situati in Stati dove le competizioni elettorali sono molto combattute o saldamente repubblicani", ha spiegato Miller. Il Canada è il secondo partner commerciale degli Stati Uniti, dopo il Messico e davanti alla Cina, una posizione che rende lo scontro particolarmente costoso per entrambe le economie.

Il costo dei controdazi per i canadesi


Le nuove aliquote potrebbero però aggiungere 0,20 punti percentuali all'inflazione canadese, già al 3%, ha calcolato Royce Mendes, economista di Desjardins Capital Markets. I rincari arriverebbero mentre la Bank of Canada cerca di governare un'economia già alle prese con l'aumento dei prezzi dell'energia e con il rischio di un ulteriore rallentamento provocato dal conflitto commerciale.

"Un conflitto commerciale più intenso danneggerà il Canada più degli Stati Uniti e i controdazi non saranno d'aiuto", ha detto Karl Schamotta, capo stratega di mercato della società di pagamenti globali Corpay. "In Canada, come negli Stati Uniti, sono di fatto tasse sui consumi interni: aumentano il costo della vita e fanno ben poco per modificare le bilance commerciali o migliorare il benessere economico complessivo".

Barry Appleton, avvocato specializzato in diritto commerciale internazionale e docente alla New York Law School, vede nelle tre diverse aliquote — 15%, 25% e 50% — un approccio più mirato rispetto a una semplice risposta dollaro su dollaro. Ma la decisione di colpire beni di uso quotidiano come formaggi, cosmetici e carta igienica avrà conseguenze dirette: "A risentirne direttamente saranno i consumatori canadesi, non soltanto i produttori".

Entrambe le parti accusano l'altra di avere avanzato all'ultimo momento richieste inaccettabili. Washington giustifica i nuovi dazi con il trattamento riservato dal Canada alle automobili, ai vini, ai liquori e ai prodotti lattiero-caseari statunitensi. Il primo ministro Mark Carney ha affermato questa settimana che dai negoziati sarebbe invece emersa l'intenzione di Trump di distruggere il settore automobilistico canadese, oltre alle industrie dell'acciaio e dell'alluminio.

Ottawa sarebbe pronta a riaprire i colloqui, ma soltanto se gli Stati Uniti si presentassero "con il giusto atteggiamento verso le nostre industrie". "Non accetteremo un approccio negoziale secondo il quale il Canada è una filiale degli Stati Uniti e l'industria canadese deve essere svantaggiata rispetto a quella americana", ha aggiunto Carney.


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I giovani elettori neri sfidano la vecchia guardia democratica


La vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan evidenzia una frattura generazionale: meno peso agli endorsement storici, più attenzione a casa, sanità e sicurezza economica.

La vecchia guardia della leadership politica nera resta una forza decisiva per i democratici, ma le primarie di quest'anno hanno messo in luce il peso crescente degli elettori neri della generazione Z, meno inclini a lasciarsi orientare dall'anzianità, dalle credenziali legate alle battaglie per i diritti civili o dagli endorsement delle generazioni precedenti. Lo scrive Axios, che indica nella primaria democratica per il Senato in Michigan uno degli esempi più evidenti di un divario generazionale sempre più marcato anche tra gli elettori afroamericani.

Jim Clyburn, 86 anni, deputato della South Carolina e figura storica del movimento per i diritti civili, aveva fatto campagna per Haley Stevens, candidata sostenuta dall'establishment democratico. Abdul El-Sayed, 41 anni, ha invece vinto per meno di un punto percentuale, nonostante oltre 60 milioni di dollari di spesa esterna a favore della rivale, guidata dall'AIPAC e da altri gruppi filo israeliani. Un'analisi del Washington Post ha rilevato che Stevens ha ottenuto un vantaggio di 8 punti nelle contee con la maggiore presenza di popolazione nera, un margine più ridotto di quanto molti si aspettassero, mentre El-Sayed ha dominato nelle contee con il maggior numero di giovani adulti.

Primarie democratiche

La linea dei cinquant'anni


Nelle ultime primarie democratiche il voto degli elettori neri si divide sullo stesso punto: la soglia dei cinquant'anni. Sotto quella linea gli endorsement della vecchia guardia pesano molto meno.

Grafica di FocusAmerica

Sotto i 50 anni Dai 50 anni in su

1 — L'asse dell'età

Due generazioni, due schieramenti


Nella primaria per il Senato in Michigan i protagonisti si dispongono lungo una linea che va dai 29 agli 86 anni. Tocca un nome per sapere da che parte si è schierato.


  • 29 anni — Maxwell Frost, deputato della Florida. Con El-Sayed.
  • 41 anni — Abdul El-Sayed, candidato al Senato. Ha vinto la primaria.
  • 52 anni — Ayanna Pressley, deputata del Massachusetts. Con El-Sayed.
  • 71 anni — Al Sharpton, attivista. Difende il ruolo degli anziani.
  • 86 anni — Jim Clyburn, deputato della South Carolina. Con Haley Stevens.

Età e schieramenti come riportati da Axios, 27 agosto 2026.

2 — Michigan

Oltre 60 milioni di dollari non sono bastati


Haley Stevens aveva l'establishment, i soldi e l'endorsement di Jim Clyburn. Ha perso lo stesso.

Oltre 0

Meno di 1
milioni di dollari Spesa esterna a favore di Stevens, guidata dall'AIPAC e da altri gruppi filoisraeliani.
punto percentuale Il margine con cui Abdul El-Sayed, 41 anni, ha vinto la primaria.

Contee con la maggiore presenza di popolazione nera Stevens +8 Un vantaggio di otto punti, più stretto di quanto molti si aspettassero.
Contee con il maggior numero di giovani adulti El-Sayed Qui il candidato di 41 anni ha dominato. Margine non pubblicato

Fonte: analisi del Washington Post sui risultati della primaria; dati sulla spesa esterna riportati da Axios.

3 — New York, 2025

La stessa frattura, un anno prima


Alla primaria per il sindaco di New York gli elettori neri nel complesso scelsero Andrew Cuomo. I più giovani no.

Andrew CuomoZohran Mamdani

62%
38%

Preferenze degli elettori neri nel complesso

2 a 1 Tra gli elettori sotto i 50 anni il rapporto si rovescia: Mamdani era preferito a Cuomo di circa due a uno.

Cuomo ha comunque vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera della città.

Cuomo ha vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera.

Fonti: sondaggio Emerson College, giugno 2025; calcolo Associated Press sui risultati per quartiere.

4 — Partito e priorità

Sotto i 50 anni cambia anche il legame con i democratici


I giovani elettori neri restano in larghissima maggioranza democratici, ma una quota più ampia guarda ai repubblicani.

Elettori neri sotto i 50 anni 0%

Elettori neri dai 50 anni in su 0%

Quota che si identifica con il Partito repubblicano o tende verso il GOP. Fonte: Pew Research Center, 2024.

Cosa chiedono i più giovani

  • Casa
  • Sanità
  • Istruzione
  • Sicurezza economica

Cosa resta centrale per i più anziani

  • Le battaglie storiche per i diritti civili


Lettura di Theodore Johnson, ricercatore del think tank New America, ad Axios.

In Michigan il porta a porta di una generazione ha pesato più dell'endorsement di un'icona dei diritti civili.

Fonti: Axios, Washington Post, Pew Research Center, Emerson College, Associated Press. agosto 2026

Il porta a porta contro gli endorsement


Kaya Jones di Voters of Tomorrow, organizzazione che rappresenta i giovani elettori, ha spiegato ad Axios che gli elettori neri della generazione Z sono particolarmente propensi a sostenere i progressisti e a respingere i candidati dell'establishment. Parte della frustrazione, secondo Jones, nasce dalla percezione che i leader più anziani restino aggrappati al potere invece di lasciare spazio a una nuova generazione: "Non vogliamo qualcosa che sia uguale. Vogliamo il cambiamento. Vogliamo qualcosa di nuovo e fresco". In Michigan i giovani elettori neri non si sono limitati a votare per El-Sayed: molti hanno fatto porta a porta per lui e hanno partecipato al suo evento nella notte elettorale.

Il candidato era inoltre sostenuto da una generazione più giovane di parlamentari neri, come Ayanna Pressley, 52 anni, e Maxwell Frost, 29, mentre Stevens aveva dalla sua Clyburn. Due mondi diversi, secondo Jones. I dati delle elezioni del 2024 analizzati da Axios mostrano anche che i giovani elettori neri restano in larghissima maggioranza democratici e sono sempre più progressisti, ma una quota significativa è disposta a prendere in considerazione il voto repubblicano. Secondo Pew Research Center, il 17% degli elettori neri sotto i 50 anni si identifica con il Partito Repubblicano o tende verso il GOP, contro il 7% di quelli dai 50 anni in su.

Anche la primaria democratica per il sindaco di New York del 2025 aveva mostrato dinamiche simili. Un sondaggio Emerson College Polling ha rilevato che gli elettori sotto i 50 anni hanno preferito Zohran Mamdani ad Andrew Cuomo con un rapporto di circa due a uno, mentre tra gli elettori afroamericani nel complesso Cuomo è prevalso con il 62% contro il 38%. Associated Press ha calcolato poi che Cuomo aveva vinto in 25 dei 33 quartieri a maggioranza nera della città, mentre Mamdani è risultato più forte tra i giovani neri progressisti.

"Non è una questione di investiture"


Dietro l'allontanamento dai candidati dell'establishment c'è anche l'impazienza verso una leadership nera invecchiata e la consapevolezza che oggi esistano forme di partecipazione e di influenza politica diverse dal percorso che ha portato ai vertici tanti leader religiosi e del movimento per i diritti civili. "C'è una ragione se oggi non esiste un Al Sharpton di 40 anni", ha osservato Theodore Johnson, ricercatore del think tank progressista New America, riferendosi al vechcio attivista di 71 anni. Secondo Johnson, i giovani elettori neri sono più concentrati su casa, sanità, istruzione e sicurezza economica che sulle tradizionali battaglie per i diritti civili, ancora particolarmente importanti per le generazioni più anziane.

Sharpton, intervistato da Axios, ha respinto l'idea che gli anziani debbano semplicemente farsi da parte: "Se qualcuno deve spostarsi per farti passare, allora non sei tu il prossimo. Non è una questione di investiture. Conta il lavoro che fai". Ha riconosciuto che "serve sangue giovane", ma ha difeso anche il valore dell'organizzazione tradizionale, radicata nelle priorità storiche della comunità: "Servono entrambi".


El-Sayed paragona la sharia al diritto canonico nell'intervista con Fox News


Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, ha risposto alle accuse di volere la sharia negli Stati Uniti paragonandola al diritto canonico. "Non ti nego il diritto di praticare la tua fede come vuoi. Non capisco perché sia un problema che io possa praticare la mia come voglio. Nessuno sta cercando di imporre la sharia a nessun altro, così come spero che nessuno stia cercando di imporre il diritto canonico, perché viviamo in un'America in cui devi avere la libertà della tua religione", ha detto lunedì sera al conduttore di Fox News Jesse Watters.

L'intervista è durata circa mezz'ora nel programma serale "Jesse Watters Primetime" ed è stata quasi tutta un accavallarsi di voci. Watters ha rilanciato vecchi spezzoni delle dichiarazioni di El-Sayed, passando bruscamente da un tema all'altro: la sharia, i prezzi della benzina, il bilancio federale, la NFL, le terapie di affermazione di genere per i minori e gli atleti transgender.

Il vicepresidente JD Vance aveva criticato nei giorni scorsi El-Sayed, che è musulmano, per la sua adesione dichiarata alla sharia, la legge religiosa seguita dai musulmani. A pesare è anche una vecchia dichiarazione in cui il candidato aveva collegato i tentativi di vietarla al suprematismo bianco: chi cerca di metterla al bando, aveva detto, appartiene alle "stesse identiche forze che due secoli fa hanno cacciato i popoli nativi dalle loro terre, un secolo fa hanno distrutto Black Wall Street, il quartiere nero di Tulsa, decenni fa hanno fatto saltare in aria un edificio e meno di dieci anni fa hanno provato a vietare la sharia. Quelle forze sono ancora vive e vegete oggi".

Davanti a Watters, El-Sayed ha ripreso quell'argomento prendendosela con il senatore Tommy Tuberville. "L'idea che uno come Tommy Tuberville, che a stento era bravo ad allenare a football, se ne vada in giro a cercare di vietare la sharia quando la comunità musulmana in America è meno dell'1%, come se i musulmani stessero cercando di imporre la sharia, mi sembra un modo per prendere di mira deliberatamente la comunità musulmana perché è diversa", ha detto. "Quando si passano preventivamente leggi per vietare una cosa che non sta accadendo, quello che si sta cercando di fare è colpire una comunità molto piccola perché è diversa."

Watters ha replicato che la sharia in Michigan è "un po' inquietante" e che gli elettori non la vorrebbero. "Non penso sia una buona posizione", ha detto il conduttore. El-Sayed ha ripetuto che nessuno la sta proponendo e ha spostato il discorso sul costo della vita, dicendo che i cittadini del Michigan "sono preoccupati di come faranno a permettersi la benzina".

Sulla benzina El-Sayed ha accusato il conduttore di non sembrare "arrabbiato" per l'aumento dei prezzi provocato dalla guerra con l'Iran. Ha poi deriso il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che prima di entrare nell'amministrazione conduceva "Fox & Friends Weekend" sulla stessa rete. "Il tizio che lavorava sul vostro canale, credo fosse tipo il sesto conduttore di The Five", ha detto, riferendosi al programma di Fox News che di conduttori ne ha cinque. "Voleva alzare il nostro bilancio militare a 1.500 miliardi di dollari e tu non sembri arrabbiato per questo. Cosa, così possiamo combattere una guerra da cui non sappiamo come uscire, per far salire i prezzi della benzina a 5 dollari al gallone (circa 3,8 litri)?" Il presidente e Hegseth hanno chiesto per il Pentagono proprio quella cifra.

Il conflitto con l'Iran è cominciato a febbraio e il candidato ha ricordato le parole del presidente sulla sua fine rapida. "Ops, vai in guerra e ci dici che sarà un'operazione militare speciale. Era febbraio. Adesso siamo quasi a settembre e stiamo ancora combattendo l'operazione militare speciale. Non sta funzionando per noi", ha detto. "Non la stiamo davvero combattendo, è un blocco", ha risposto Watters, che ha tenuto lo stesso sorriso per tutta l'intervista.

Watters ha detto di non volere che i democratici "facciano saltare in aria il paese" con il Medicare for All e ha chiesto all'ospite se sapesse quanto spende ogni anno il governo americano. El-Sayed ha provato a cambiare argomento e alla fine non ha risposto. "Sono 7.000 miliardi di dollari l'anno e il vostro piano per prendere il controllo del sistema sanitario ne costa 4.000", ha ribattuto il conduttore, riferendosi al sistema sanitario pubblico universale che El-Sayed propone in campagna elettorale.

Watters gli ha contestato anche vecchie dichiarazioni in cui aveva definito razzista la NFL, il campionato professionistico di football americano, e aveva parlato bene di Colin Kaepernick, l'ex quarterback dei San Francisco 49ers diventato un attivista. El-Sayed ha detto che Kaepernick era "un quarterback dannatamente bravo" che "avrebbe dovuto avere molti altri anni nella NFL", per poi tornare sui costi: "Il problema più grande che abbiamo adesso con il football è che ho guardato i prezzi dei biglietti per andare a vedere una partita con la mia famiglia. Sono astronomici, alle stelle."

Sulle terapie di affermazione di genere per i minori El-Sayed, che è medico, ha detto che la decisione spetta al medico del bambino e ai genitori, non al governo federale. Watters ha chiesto se fosse accettabile che un genitore facesse asportare i genitali del figlio ed El-Sayed ha risposto chiedendogli se fosse circonciso. "Sì, ma insomma, è una domanda personale, dottore", ha detto il conduttore. "Una circoncisione è diversa da una castrazione." Il candidato ha replicato che "è un problema che tu pensi di poter decidere cosa succede tra un genitore, un medico e un paziente" e ha accusato la rete di essere "molto selettiva" su questi temi.

Alla domanda sugli atleti transgender El-Sayed ha rifiutato di rispondere nel merito. Watters ha insistito dicendo che è "una cosa piuttosto grossa, se hai seguito le notizie di recente". "Per favore, siamo seri", ha replicato El-Sayed. "Sono qui con te, voglio parlare dei temi che contano. Parliamo delle cose di cui la gente parla davvero. So che voi ne parlate, ma la maggior parte del paese no."

In un altro passaggio El-Sayed ha definito "beta" il suo avversario Mike Rogers, un termine gergale che indica una persona debole, e ha sostenuto che Watters fosse d'accordo dopo che il conduttore si era messo a ridere. "Ho un solo obiettivo adesso: vincere il Michigan. E visto che Mike Rogers, che tu concordi essere un beta, è il mio avversario, probabilmente non dovrebbe essere molto difficile", ha detto. Watters ha chiuso l'intervista dicendogli che le sue idee sono "completamente strampalate" e che sembra "un po' ingenuo".

El-Sayed ha vinto di misura le primarie democratiche di inizio agosto contro la deputata Haley Stevens, in una delle affermazioni più importanti dell'ala socialista del partito, e a novembre sfiderà l'ex deputato repubblicano Mike Rogers. Quella del Michigan è considerata una delle corse più incerte e influenti delle elezioni di metà mandato del 2026 e sarà un banco di prova per la capacità dei candidati della sinistra radicale di vincere negli Stati in bilico.


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Trump, gli insulti e il pessimo rapporto con le croniste della Casa Bianca


Axios ha contato almeno tredici attacchi da novembre 2025, spesso rivolti non solo al lavoro delle croniste ma anche al loro carattere e aspetto fisico. Per la Freedom of the Press Foundation è un attacco contro il Primo Emendamento.

Donald Trump e il suo staff presentano spesso il presidente come uno dei più accessibili ai media nella storia americana. Ma il rapporto con le giornaliste che lo seguono è stato spesso segnato da pesanti insulti e attacchi personali. Un'analisi di Axios sulle dichiarazioni del presidente ha contato almeno tredici attacchi contro le croniste a partire da novembre 2025, quando Trump suscitò polemiche chiamando "maialina" la corrispondente Catherine Lucey di Bloomberg, che gli aveva rivolto una domanda sul caso Jeffrey Epstein.

Gli ultimi bersagli in termini temporali sono stati Maggie Haberman del New York Times e Kristen Welker, conduttrice di "Meet the Press" sulla NBC. Trump ha definito Haberman su Truth Social "una persona sgradevole dentro e fuori" e una "truffatrice", reagendo a un articolo sui suoi piani per il venticinquesimo anniversario dell'11 settembre. La giornalista è da tempo uno dei suoi bersagli ricorrenti, anche per il libro che ha scritto sulla sua presidenza.

Domenica Trump ha poi annunciato che Welker sarà segnalata alla Federal Communications Commission (FCC), l'autorità federale che regolamenta le comunicazioni, affinché riceva una "reprimenda o punizione". Il presidente ha reagito in questo modo a un'osservazione della conduttrice, secondo cui il suo sostegno ai candidati avrebbe oggi un peso minore rispetto al passato, arrivando a definire il lavoro di Welker "una minaccia per il nostro Paese". Anna Gomez, unica commissaria democratica della FCC, ha replicato che l'agenzia "non ha alcuna autorità per punire i giornalisti sgraditi a questa amministrazione".

Un registro diverso con le donne


Trump attacca frequentemente anche i giornalisti uomini, ma in quei casi gli insulti tendono a concentrarsi meno sull'aspetto personale. In passato, ha messo in dubbio l'intelligenza di Don Lemon e nel 2018 definì l'allora corrispondente della CNN Jim Acosta come "una persona maleducata e terribile".

Con le donne, invece, gli attacchi riguardano spesso anche le capacità professionali, il carattere o l'aspetto fisico. Trump ha definito Rachel Scott di ABC News "una delle peggiori reporter" e "uno spettacolo dell'orrore"; ha ripetutamente detto a Kaitlan Collins della CNN di sorridere e ha descritto Kristen Holmes, sempre della CNN, come "una persona rumorosa e chiassosa", intimandole di stare zitta mentre gli rivolgeva domande su Natalie Harp, la collaboratrice che affianca spesso il presidente.

Trump ha inoltre definito più volte giornaliste afroamericane "di seconda categoria" e ne ha messo in dubbio l'intelligenza, suscitando ripetute condanne della National Association of Black Journalists, l'associazione che rappresenta i giornalisti afroamericani.

Secondo Lauren Harper, titolare della cattedra Daniel Ellsberg sulla segretezza di governo alla Freedom of the Press Foundation, questi episodi rappresentano una pericolosa escalation sul terreno del Primo Emendamento. "È la continuazione dei suoi attacchi alla stampa libera e del tentativo di intimidirla e punirla per una copertura che non gli piace, ed è anche la continuazione di un attacco rivolto in particolare alle donne: per lui è un tema ricorrente".


Trump non andrà al sito delle Torri Gemelle per l'11 settembre perché non potrà parlare


Il presidente Donald Trump non parteciperà alla cerimonia di New York per i venticinque anni dagli attentati dell'11 settembre 2001, anche perché voleva pronunciare un discorso e il memoriale non lo permette a nessun politico. Lo ha rivelato il New York Times. L'anniversario segna un quarto di secolo dall'attacco più grave subito dagli Stati Uniti dopo quello di Pearl Harbor.

La Casa Bianca aveva già avviato i preparativi per la visita. I collaboratori del presidente avevano fatto i sopralluoghi sul posto e avevano fatto sapere alle autorità di New York e di Washington che Trump intendeva andare a Ground Zero, lo spazio del memoriale dove sorgevano le Torri Gemelle. Nelle ultime settimane agli organizzatori era arrivata anche la richiesta di far parlare il presidente.

Dal 2012 ai politici è vietato pronunciare discorsi durante la commemorazione. Il National September 11 Memorial and Museum, la fondazione che gestisce il sito, ha lavorato per tenere quel luogo fuori dalla politica di parte e concentrato sulla solennità della giornata. Nel primo decennio dopo gli attentati gli eletti leggevano poesie e documenti storici americani come il discorso di Gettysburg. Adesso i politici dei due schieramenti stanno semplicemente uno accanto all'altro mentre i familiari delle vittime salgono sul palco e leggono per ore i nomi dei morti.

Trump commemorerà invece l'anniversario al Pentagono, il quartier generale della Difesa americana, colpito anch'esso negli attacchi dell'11 settembre 2001. Lì il presidente potrà pronunciare un discorso, come aveva già fatto alla cerimonia di Arlington, in Virginia, l'anno scorso e nel 2017. A rappresentare la Casa Bianca a New York sarà il vicepresidente JD Vance.

La convention repubblicana di metà mandato si terrà a Dallas, in Texas, il 9 e il 10 settembre. Trump è atteso sul palco alle 21 di giovedì 10, ora della costa est (le 3 del mattino dell'11 settembre in Italia). Gli organizzatori hanno discusso di inserire nel programma anche un omaggio alle vittime degli attentati. Dal Texas il presidente andrà poi a Washington.

Il giorno successivo alla commemorazione Trump partirà per l'Irlanda, dove il suo campo da golf di Doonbeg ospita l'Irish Open. Partire dall'aeroporto John F. Kennedy di New York o da quello di Newark, in New Jersey, avrebbe bloccato il traffico aereo e stradale molto più di una partenza dalla base militare di Joint Base Andrews, in Maryland.

Anna Kelly, portavoce della Casa Bianca, non ha risposto alle domande sui programmi del presidente per l'anniversario. "Nel venticinquesimo anniversario di questo giorno tragico il presidente ricorderà chi è stato ucciso per mano di terroristi malvagi, onorerà i loro cari e renderà omaggio ai coraggiosi soccorritori che hanno messo a rischio la propria vita per salvare i concittadini", ha dichiarato.

Il discorso dell'anno scorso al Pentagono era arrivato meno di ventiquattro ore dopo l'omicidio di Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso a colpi di arma da fuoco mentre parlava in un campus universitario dello Utah. La cerimonia venne spostata in un altro punto per motivi di sicurezza. "Ricordiamo la luce dei migliori e dei più coraggiosi d'America e l'amore che hanno mostrato nei loro ultimi istanti", disse allora Trump. "In loro memoria facciamo una promessa solenne e nobile. Onoreremo sempre i nostri grandi eroi e voi siete i nostri eroi".

Il presidente ha subito due tentativi di assassinio e altri piani per ucciderlo attribuiti a presunti agenti iraniani. Le minacce nei suoi confronti sono aumentate da quando, il 28 febbraio, ha dato il via alla guerra contro l'Iran.

Alla cerimonia di Manhattan sono attesi l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, l'ex presidente Bill Clinton con la moglie Hillary, l'ex presidente George W. Bush con la moglie Laura e l'ex presidente Barack Obama. Trump aveva partecipato l'ultima volta nel 2024, insieme a Vance, all'ex sindaco Michael Bloomberg, all'allora presidente Joe Biden e all'allora vicepresidente Kamala Harris. Nessuno di loro prese la parola e il presidente andò poi a visitare una caserma dei vigili del fuoco.

I collaboratori di Trump hanno discusso della possibilità di portare il memoriale sotto il controllo federale, anche nel corso dell'anno scorso. Le famiglie delle vittime negli ultimi anni hanno criticato la gestione e i conti della fondazione.

Il presidente si trovava a New York il giorno degli attacchi e in quelle ore disse a una televisione del New Jersey che il grattacielo di sua proprietà al 40 di Wall Street, fino ad allora il secondo più alto di Lower Manhattan, "ora è il più alto". L'affermazione era sbagliata, perché poco distante il palazzo di 70 Pine Street superava in altezza quello di Trump.


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Zelensky come Bin Laden? home.rifondazione.eu/2026/09/0… #Approfondimenti

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Petrolio sopra i 95 dollari, Hormuz torna a pesare sui mercati


I nuovi attacchi nel Golfo spingono il Brent ai massimi da luglio. il Segretario al Tesoro Bessent scommette sui nuovi oleodotti per ridurre il peso dello Stretto in futuro, mentre crescono i timori per inflazione e Fed.

La nuova ondata di raid americani sull'Iran ha fatto risalire il petrolio, con gli investitori che stanno tenendo in conto il ritorno a una fase più calda del conflitto nel Golfo Persico. I future sul Brent, il riferimento internazionale, sono saliti di oltre il 4% superando i 94 dollari al barile, mentre il WTI, il riferimento americano, è cresciuto del 4,5% avvicinandosi ai 90 dollari. Oggi il Brent per consegna a novembre ha toccato i 96,59 dollari. Il giorno prima dell'inizio della guerra, a fine febbraio, aveva chiuso a 72,48.

I mercati hanno reagito così all'attacco a due superpetroliere, la Sidr dell'armatore saudita Bahri e la Senegal Prosperity della sudcoreana Sinokor, raggiunte da attacchi non rivendicati a pochi minuti di distanza tra lunedì sera e martedì, mentre uscivano dallo Stretto dentro il corridoio meridionale presidiato dagli americani, ciascuna con due milioni di barili di greggio saudita a bordo. Nel fine settimana gli Stati Uniti avevano bombardato l'isola di Larak, dove secondo il Comando Centrale americano l'esercito iraniano preparava razzi per portare mine nello stretto. L'Iran aveva risposto con droni contro la Giordania e gli Emirati e con il sequestro di una nave da carico vicino a Bandar Abbas. Si è trattato del primo ritorno a scontri veri e propri dopo circa un mese di calma.

Petrolio e guerra nel Golfo

I raid sull’Iran riaccendono Hormuz e riportano il petrolio sopra i 96 dollari


Dopo un mese di calma, il bombardamento americano dell’isola di Larak e gli attacchi a due superpetroliere in uscita dallo Stretto hanno riportato i mercati a prezzare la guerra. Il conto arriva alla pompa e alla Fed.

Grafica di FocusAmerica


Brent, dollari al barile
72,48$
Consegna a novembre, quotazione toccata nella seduta del 2 settembre 2026

+0,0%dal pre-guerra

Il giorno prima dell’inizio della guerra il Brent aveva chiuso a 72,48 dollari. Nella seduta di oggi ha guadagnato oltre il 4%, il WTI il 4,5%.

Vigilia della guerra72,48
2 settembre96,59

70
80
100
WTI ≈ 90

Lo Stretto

Da Hormuz passa metà del greggio di prima: il resto aggira lo Stretto via oleodotto


La produzione del Golfo è risalita a circa due terzi dei livelli prebellici, ma i transiti nello Stretto restano dimezzati: il petrolio saudita ed emiratino esce sempre più dalle condotte verso il Mar Rosso e il Golfo di Oman.

ARABIA SAUDITA IRAN IRAQ OMAN YEMEN EGITTO Mar Rosso Golfo Persico produzione al 66% del pre-guerra Golfo di Oman EAU Yanbu ~7 mln barili/giorno Abqaiq Oleodotto Est-Ovest Fujairah da 1,8 a 3,6 mln b/g Habshan Stretto di Hormuz transiti al 50% del pre-guerra Larak: raid USA ARABIA SAUDITA IRAN OMAN Mar Rosso Yanbu ~7 mln b/g Oleodotto Est-Ovest Fujairah 1,8 → 3,6 mln Hormuz transiti al 50% Larak
greggio attraverso lo Stretto greggio via oleodotto e rotte alternative Hormuz, transiti dimezzati

0%
del greggio mondiale transitato da Hormuz nel 2025
IEA

0%
i transiti attuali nello Stretto rispetto al pre-guerra
Marisks

0mln b/g
inviati da Riyadh sulla condotta Est-Ovest fino a Yanbu
Durante la chiusura dello Stretto

0mln b/g
la capacità di esportazione prevista a Fujairah, il doppio di oggi
Abu Dhabi


Washington

Gli Stati Uniti dipendono poco da Hormuz: solo il 7% del greggio importato


Produzione interna e importazioni dal Canada hanno portato la quota di greggio americano in arrivo dal Golfo al livello più basso in quasi quarant’anni.

0%
del greggio importato dagli USA passa da Hormuz

0,5 mln b/g
i barili importati ogni giorno dai Paesi del Golfo attraverso lo Stretto nel 2024

~40 anni
da quando la dipendenza americana dal Golfo non era così bassa

2 anni
l’orizzonte in cui, secondo Bessent, gli oleodotti renderanno Hormuz irrilevante; le nuove condotte, però, richiedono anni


«Tra due anni lo Stretto di Hormuz sarà un pezzo d’acqua senza valore»
Scott Bessent, Segretario al Tesoro, a Fox Business dal G20 finanziario di Asheville

Il conto

Il rimbalzo del greggio si scarica sulla benzina e complica la mossa della Fed

Alla pompa
Benzina negli Stati Uniti, dollari al gallone

Prima della guerrafine febbraio

2,98 $

Oggi2 settembre

4,09 $

+0%in sei mesi, media nazionale secondo l’automobile club AAA

Federal Reserve
Probabilità di un rialzo dei tassi a settembre

~0%
sui mercati delle scommesse, con i tassi oggi al 3,50-3,75% e il nuovo presidente Warsh concentrato sull’inflazione

Rendimenti dei Treasury, variazione in punti base
2 anni

+5 pb
10 anni

+4 pb
30 anni

+2 pb

Fonte: confini Natural Earth (semplificati); tracciati di oleodotti e rotte indicativi; quotazioni Brent e WTI dei future al 2 settembre 2026; Goldman Sachs (produzione del Golfo); Marisks (transiti nello Stretto); IEA (quote 2025); EIA (importazioni USA 2024); AAA (prezzo della benzina); Comando Centrale USA; dichiarazioni di Scott Bessent a Fox Business. Variazioni percentuali calcolate sui valori riportati.

Gli oleodotti che aggirano lo Stretto


La produzione nei Paesi del Golfo è tornata a circa due terzi dei livelli prebellici, secondo Goldman Sachs, mentre i transiti nello Stretto restano a circa la metà, secondo la società di analisi marittima Marisks, perché gran parte di quel greggio esce ora dalla regione attraverso gli oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo di Oman. Prima della guerra dallo Stretto passava circa un quinto del commercio mondiale di petrolio. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) nel 2025 vi era transitato quasi il 34% del greggio mondiale, in gran parte diretto in Asia.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto che lo Stretto "non è un collo di bottiglia" per gli Stati Uniti, parlando con Larry Kudlow di Fox Business a margine della riunione dei Ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina. Nel 2024 il Paese ha importato attraverso Hormuz circa mezzo milione di barili al giorno dai Paesi del Golfo, il 7% del greggio totale importato, secondo l'Agenzia per l'Informazione sull'Energia (EIA), che ha registrato il livello più basso in quasi 40 anni grazie alla produzione interna e alle importazioni dal Canada. LoStretto resta invece un collo di bottiglia "per molti altri Paesi", ha ammesso Bessent, ma non per molto: "Tra due anni lo Stretto di Hormuz sarà un pezzo d'acqua senza valore", perché il petrolio "viaggerà su oleodotti attraverso la terraferma".

Arabia Saudita ed Emirati hanno già alcuni oleodotti operativi che aggirano lo Stretto: durante la chiusura dello Stretto Riyadh ha inviato petrolio per circa 7 milioni di barili al giorno sulla condotta Est-Ovest fino a Yanbu, porto sul Mar Rosso, e Abu Dhabi progetta di raddoppiare la capacità di esportazione da Fujairah, fuori da Hormuz, da 1,8 a 3,6 milioni di barili al giorno. Insieme a Iraq e Turchia i due Paesi hanno firmato accordi per costruire altri oleodotti, ma quelle infrastrutture richiedono anni.

L'aumento della benzina e il rischio tassi della Fed


Nel frattempo però il conto lo pagano i consumatori: la benzina negli Stati Uniti costa in media 4,09 dollari al gallone, secondo l'automobile club AAA, contro i 2,98 di due giorni prima dell'inizio del conflitto. Il rimbalzo del prezzo petrolio arriva in un momento delicato per Washington. Gli investitori guardano alla riunione della Federal Reserve di settembre, dopo che il nuovo presidente Kevin Warsh ha indicato l'inflazione come obiettivo principale e il membro del board Michael Barr ha detto che sarebbe disposto ad appoggiare un rialzo se l'inflazione non rallentasse abbastanza.

La previsione di un aumento dei tassi, oggi al 3,50-3,75%, è salita sui mercati delle scommesse a circa il 70%, mentre i rendimenti dei Treasury a due anni sono già cresciuti di cinque punti base, e quelli a dieci e trent'anni di quattro e due.


Hormuz, gli Stati Uniti attaccano l'isola iraniana di Larak, Teheran risponde


Le forze americane hanno colpito ieri due lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, con l'obiettivo di impedire la posa di nuove mine navali nelle acque dello Stretto. Lo ha riferito un funzionario americano, secondo cui i Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare che risponde direttamente alla Guida Suprema iraniana, erano stati osservati mentre si preparavano a lanciare in mare vettori carichi di mine.

Si tratta del primo attacco americano noto in territorio iraniano dalla fine di luglio, quando Donald Trump sospese la campagna militare di due settimane condotta dagli Stati Uniti nello stretto. La settimana scorsa il CENTCOM, il comando militare americano per il Medio Oriente, aveva dichiarato conclusa la bonifica delle mine lungo la principale rotta di navigazione.

In un video diffuso giovedì, l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, aveva spiegato che "negli ultimi mesi" le forze statunitensi avevano ripulito "meticolosamente e in silenzio" le rotte internazionali, impiegando sommozzatori della Marina, incursori SEAL e velivoli. Alcuni alleati degli Stati Uniti avrebbero però avvertito in privato che le operazioni non avevano eliminato tutte le mine posate dagli iraniani, il cui numero era stimato tra 80 e 150.

Trump aveva avvertito che l'Iran era stato informato che qualsiasi nave o imbarcazione impegnata a posare nuovi ordigni sarebbe stata "immediatamente e sistematicamente distrutta". "È in pieno vigore una politica di tolleranza zero sulla posa di mine", aveva scritto il presidente su Truth Social, aggiungendo che la Space Force sorveglia "ogni centimetro quadrato" dello Stretto.

Stretto di Hormuz · 30 agosto 2026

Due lanciatori su uno scoglio: il raid di Larak incrina la tregua nello Stretto

Le forze americane hanno colpito due lanciatori iraniani sull’isola di Larak, dove i Guardiani della Rivoluzione preparavano razzi carichi di mine da lanciare in mare. È il primo attacco statunitense noto in Iran dalla fine di luglio.

Grafica di FocusAmerica 31 agosto 2026

Il teatro

Larak, cinquanta chilometri quadrati a ridosso della rotta del petrolio


Larak si trova all’imboccatura dello Stretto, a poche decine di chilometri dal corridoio dove transitano le petroliere dirette in Asia e in Europa.


20 km

Corridoio di navigazione internazionale Obiettivo colpito il 30 agosto

Perché conta

Dallo Stretto passavano 21 milioni di barili di petrolio al giorno, circa un quinto del consumo mondiale. Le corsie internazionali corrono a poche decine di chilometri da Larak: per questo Washington ha annunciato una politica di tolleranza zero sulla posa di nuovi ordigni.

Coste e isole: Natural Earth, scala 1:10 milioni. Il corridoio indica la posizione approssimativa delle rotte internazionali, formate da due corsie di 3,2 chilometri ciascuna separate da una fascia di sicurezza.

2
Lanciatori distrutti
Colpiti mentre i Guardiani caricavano razzi con mine navali

2
Morti, più due feriti
Bilancio dell’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani

5
Settimane senza attacchi
Dalla sospensione della campagna americana, a fine luglio

21 milioni
Barili al giorno nello Stretto
Il flusso prima della crisi, un quinto del petrolio mondiale

Esplora la crisi
ICome ci si è arrivati IILe mine che restano IIIIl traffico

Cinque settimane di calma, finite in un pomeriggio


Dalla sospensione della campagna americana alla ripresa del fuoco, passando per la bonifica dichiarata conclusa dal CENTCOM.


«Avrà risposta dai figli dell’Iran e si concluderà con la punizione dell’aggressore»Guardiani della Rivoluzione, poche ore dopo il raid


Bonifica conclusa, ma non per tutti


Washington sostiene che le acque internazionali dello Stretto siano libere. Alcuni alleati hanno avvertito in privato che le operazioni non hanno eliminato tutte le mine posate dagli iraniani. Ogni simbolo della griglia è una mina.

0
Le mine ancora attive sulla rotta principale, secondo la versione americana

80–150
Le mine che l’Iran avrebbe posato nello Stretto, secondo le stime degli alleati

I transiti risalgono, la normalità resta lontana


Nell’ultima settimana rilevata il traffico settimanale attraverso lo Stretto è cresciuto di oltre il trenta per cento, trainato da petroliere e gasiere.

21 mln
I barili al giorno che passavano dallo Stretto prima della crisi: circa un quinto del consumo mondiale di prodotti petroliferi.

10%
La quota di container movimentata oggi dal porto di Jebel Ali rispetto ai volumi normali. I carichi vengono dirottati su Fujairah e sull’Oman, fuori dallo Stretto.

I dati settimanali sono preliminari: i transiti non tracciati, con il trasponditore spento, possono farli salire nelle revisioni successive.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Axios, CNN e Al Arabiya per la ricostruzione del raid; agenzia Tasnim e IRIB per il bilancio delle vittime; Lloyd’s List Intelligence e USNI News per i transiti settimanali; EIA per i flussi di petrolio. Base cartografica: Natural Earth. Dati aggiornati al 30 agosto 2026.

Teheran risponde e riapre lo scontro


Il raid americano su Larak avrebbe provocato delle vittime. Secondo l’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, l’attacco sarebbe stato condotto da un drone e avrebbe ucciso due persone, ferendone altre due. I Guardiani, citati dall’emittente statale iraniana IRIB, hanno sostenuto che il bombardamento avrebbe causato morti e feriti sia tra i militari sia tra i civili iraniani, senza fornire un bilancio preciso. Poco dopo hanno promesso una risposta: l’attacco americano, avevano dichiarato, “avrà risposta dai figli dell’Iran e si concluderà con la punizione dell’aggressore”.

La rappresaglia è arrivata nelle prime ore di lunedì. L’Iran ha lanciato missili balistici contro due basi che ospitano forze americane in Giordania, riaccendendo così lo scontro diretto con Washington dopo circa un mese di relativa tregua. I Guardiani della Rivoluzione hanno affermato di aver colpito le basi di King Hussein e Al Azraq e di aver provocato “gravi danni”. L’esercito giordano ha confermato di avere intercettato otto missili entrati nello spazio aereo del Paese, senza precisarne la provenienza. Una fonte americana citata dalla stampa statunitense ha riferito che quasi tutti i missili diretti contro le installazioni sono stati intercettati e che, nelle prime ore successive all’attacco, non risultavano danni significativi. Reuters e Associated Press hanno confermato l’attacco iraniano e le intercettazioni annunciate da Amman.

Teheran ha rivendicato anche altre due azioni che, al momento, non risultano confermate in modo indipendente. L’esercito iraniano ha dichiarato di aver lanciato decine di droni d’attacco contro la base aerea di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti, prendendo di mira le aree in cui sarebbero dislocati elicotteri e militari statunitensi. Separatamente, i Guardiani della Rivoluzione hanno affermato di aver abbattuto con un missile un drone americano MQ-9 Reaper sopra lo Stretto di Hormuz, facendolo precipitare nelle acque del Golfo. Il Financial Times ha riportato entrambe le rivendicazioni iraniane, senza però indicare una conferma da parte degli Stati Uniti.

Il Ministro degli Esteri iraniano ha definito gli attacchi contro le basi americane un atto di “legittima difesa” in risposta al raid su Larak. “Non cerchiamo la guerra, ma daremo una risposta decisa agli aggressori”, ha dichiarato il presidente Masoud Pezeshkian, secondo la televisione di Stato. Washington sostiene invece che l’operazione su Larak sia stata un’azione “limitata e precisa” contro unità dei Guardiani della Rivoluzione che rappresentavano una “minaccia imminente” perché si preparavano a posare nuove mine nello Stretto di Hormuz.


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Through the Spyglass: Protect and Serve


You see a certain phrase all across police departments everywhere.

Protect and Serve.

You can’t go far without seeing or hearing it.

Protect and Serve.

Banners. Badges. Mugs. Shirts.

Protect and Serve.

The phrase is simple, and it cuts straight to the point. That’s the point of any given police department.

Protect and Serve.

…Right?

That is the point, is it not? If it wasn’t, why would they say it everywhere?

Protect and Serve.

But look at how vague that phrase is. You’d think it’s self-explanatory, but who ultimately is the beneficiary of it?

Protect and Serve.

Yeah, but who? Or what?

Let me take you back for a moment. If we are to answer this question, we should go back to when that question was pushed to the limit.

Let’s start with an answer, one that most would probably default to, and work our way through the story and see if we’re right.

Protect and Serve.

Their community?

Take a step back. The story begins near the Tug Fork River, with one of the most famous feuds in United States history: the Hatfields vs McCoys.

Stolen pigs, affairs, taking turns shedding blood, New Years 1888, the Battle of the Grapevine Creek. You’ve heard all the stories of your father’s cousins; the feuding and the killing.

Step in: your name is Jessie Maynard, and your grandmother was “Ole Randall” McCoy’s cousin and sister-in-law (gross!). It was before your time (the feud had died down before you were born), but the stories would linger forever in the folklore of the United States, let alone in the immediate aftermath of the families directly impacted.

You, naively, may believe the violence your family experienced is behind you.

In 1911, days after your 17th birthday, you marry Cabell Testerman, the twice-divorced 29-year-old jeweler and optician by trade.

While the interfamilial violence may have subsided, there was a whole new dimension to life in Appalachia that was beginning to reveal itself.

The coal industry was about to explode, and so was the movement for labor rights, protections and representation.

The first sign you noticed things will start to get out of hand was perhaps the 15-month-long Paint Creek-Cabin Creek strike, beginning less than a year after your wedding in April 1912.

Happening just a few counties over in Southern West Virginia, you hear about these “Baldwin-Felts” agents who were called in to be strike breakers, and an Irish-born woman named Mother Jones coming in to assist.

Some papers are calling Jones the “most dangerous woman in America,” but she’s assisting laborers fighting to unionize and having their demands met. How could she be the “most dangerous” when she’s only helping laborers?

After all, she’s not the one putting up snipers or organizing beatings.

These, of course, were happening in company towns across Southern West Virginia. Luckily for you, Matewan is an independent municipality.

You, naively, may believe that type of violence would never come to Matewan.

That Paint Creek-Cabin Creek strike would last until July 1913, ending with the recognition of the union they tried to form.

Good for them!

A year later, you read about the heir to Austria-Hungry getting assassinated in Sarajevo. Some far off European lands. Eventually a whole mess of European Powers are at war with each other.

Typical Europeans, always fighting each other in some war.

This so-called “Great War” in Europe seems to be all the news is talking about. Come 1916, the same year you and Cabell adopt your son Jack, President Wilson is even running on “He kept us out of the war!”

He won! But the Germans were sinking our ships and telling Mexico they should invade us. So, he got us into the war in April 1917, 150 days after the election and only 32 days after his second inauguration.

So much for that promise.

Many men from West Virginia, in your and surrounding counties, were conscripted into the Army to fight that war. They weren’t just miners anymore; they were trained combat veterans.

You hear about that dreaded Russian Empire falling to what the government calls “Bolshevism,” and how we’re sending troops into the Russian Civil War to defeat the “Bolshevik menace.”

Then, something strange happens.

After this Great War ends on the eleventh hour of the eleventh day of the eleventh month in 1918, and our boys began coming home, they still had their pro-unionization aspirations in mind.

But now, the government is calling them “Bolsheviks,” wanting a union “Bolshevism,” and since we’re still fighting Bolshevism in Russia, then it’s somehow patriotic to do that here.

But wait. That can’t possibly be right.

These boys were striking back before the war even started. They were calling Mother Jones “the most dangerous woman in America.” They were always fighting our boys to keep them from unionizing, but now they’re using scare tactics to turn the public against the miners.

These boys just fought a war in Europe the President ran on having kept us out of, and you repay those efforts by calling those men Bolsheviks and unpatriotic?

Those awful Baldwin-Felts strike breakers were always trying to keep these miners from unionizing, and now it just seems like they’re using the convenient excuse of “patriotically fighting Bolsheviks at home” to continue what they’ve been doing this whole time.

Your husband, Cabell, tells you how Albert Felts had the audacity to offer him $500 to allow machine guns to be placed on rooftops in Matewan, as they were carrying out evictions in company housing on the outskirts of Matewan. Hundreds of miners and their families had been evicted from their homes already going into the Spring on 1920.

He tells you what he told Felts: “There wasn’t enough money in the county for him to do something like that.”

His friend and appointed police chief, Sid Hatfield, was offered bribes as well, but stood firmly by his side. Hard living and rough and rumble, Sid might have been a surprising choice to appoint police chief some in town, but he was strong pro-miner and pro-union, as was Cabell himself.

Of course, the irony is not lost on you that a Hatfield is one of your, a McCoy, strongest allies.

Cabell sensing tensions rising, asks you and Sid that, if something were to happen to him, Sid would take care of you and your son.

But surely it couldn’t come to that, right?

Well, come Wednesday, May 19th, 1920, this whole things catches up and collapses right in your lap.

Some Baldwin thugs, including Albert Felts, come through town looking to evict miners in the next town over, and hand Sid Hatfield a warrant for his arrest, allegedly signed by a judge in Mingo county.

Cabell, Sid and Sid’s deputy Fred Burgraff met with the thugs on the porch of the Chambers Hardware Store, with both Sid and the agents claiming they had the right to arrest the other.

Eventually, the warrant for Sid’s arrest landed in your husband’s hands. He declares it to be bogus.

And is promptly shot by Albert Felts, firing the gun from and through his pocket.

Then the shooting began in earnest.

When it was all said and done, a total of ten people would be killed from that day. Albert Felts, his brother Lee, and five other detectives from Baldwin-Felts ended up dead. Two miners from Matewan would also be killed in the gunfire.

But the next day, Cabell becomes the tenth death from the Matewan Massacre, the so-called “Battle of Matewan.”

Only 26 years old and you’ve already been widowed. After your husband’s murder in cold blood, you and your child are left alone. Sid, who was in the middle of the whole affair, swears he will keep his promise to your late husband and take care of you and your son.

And he does.

Sid, less than two weeks after Cabell’s untimely death, goes with you via train to Huntington, WV to get your marriage license. You both decided it was best to get some rest in town before marrying the next day. You two check into the Florentine Hotel to rest up for tomorrow’s wedding.

Then, some unexpected visitors.

Huntington Police Officers Messenger and Vernatt arrest and jail you and Sid overnight for “cohabiting while unmarried” and “committing adultery.” Apparently, you both had folks watching your movements.

Specifically, it was Baldwin-Felts spy (and traitor) Charles Lively and Tom Felts, the brother of the two fallen Felts brothers from the Battle of Matewan, who allegedly left the tip to the Huntington PD.

You have a quick trial in the morning, no longer than five minutes, where the judge ultimately throws away the charges and hefty $10 fine after learning of your and Sid’s plans to wed that same day.

Since you’re already at the courthouse, you guys get to knock out what you aimed to do anyways.

Congratulations, Mrs. Hatfield!

Of course, it’s not all sunshine. The Baldwin-Felts thugs haven’t been making your or Sid’s lives any easier since the massacre at Matewan.

In fact, your quick wedding was plenty of ammunition for the smear campaign.

Suddenly, rumors pop up and swirl that Sid himself was the one who shot Cabell, and it was so he could marry you.

But you know that’s not true. That’s all a rumor being spread by the pro-Baldwin-Felts camp and the media rags that support them. No one wants to ever call the Baldwin-Felts guys the bad guys in the paper, but what else could they be?

They’ve been breaking up your fellow West Virginian’s unionization attempts for years, before there was any implication of Bolshevism, and harder and more forcefully once there was that implication, even if the reality on the ground hadn’t changed.

They’ve done all they can to stop our boys from trying for a better life. They came at the behest and in service of the mining companies, and never to the aid of the poor worker doing the job.

Now, because Sid is becoming something of a workingman’s folk hero, they feel the need to discredit and smear his when and where they can.

You know Cabell asked Sid to take care of you and Jack. There was no plot between you and Sid to get rid of Cabell. The imminent danger, brought by the strike breakers, made it necessary to plan for the worst case scenario.

Now, that same camp of strike breakers aims to smear your new husband after making you a widow.

By January 1921, after six months of negative attention, Sid and 17 others are tried on murder charges, all stemming from the so-called “Battle of Matewan.”

All 18 were acquitted.

You are thrilled, and how could you not be? Sid was already a hero to miners across West Virginia (and maybe even nationwide), and now he’s a free man.

“Smilin’ Sid,” as some knew him as; that’s what the United Mine Workers film was called. He even got to be photographed with Mother Jones.

Truth be told, Mother Jones wasn’t nearly as dangerous as the media told you she was, but after seeing how the media talks about Sid, you already knew that.

Life goes on until Sid and his deputy, Edward Chambers, are accused of conspiracy.

In the town of Mohawk in McDowell County, a mining camp was shot up. The local mine guard said the perpetrators were being led by Sid and Edward to force the Mohawk miners to unionize.

Charles Lively, who is something of a double agent as you’d later come to find out, told the police he talked Sid, Edward and the miners into doing something drastic while at a restaurant. This testimony would lead to their arrest.

Union leaders said the story was bull, that the mine guards themselves were the shooters and that the accusations being levels were all to set up Hatfield and Chambers.

A distant cousin of Sid’s, Bill Hatfield, just so happens to be the McDowell county sheriff. He tells you guys that Sid and Edward would have the fullest protection.

Bill, however, would leave town for Virginia the day before he was so-desperately needed.

On August 1st, 1921, Sid Hatfield and Edward Chambers, unarmed with with their wives by the sides, were walking up the steps of the McDowell County Courthouse when several Baldwin-Felts thugs, including Charles Lively, began shooting the two men.

Your husband Sid dies instantly. Edward Chambers is finished off execution style with a bullet to the head from Lively.

You and Mrs. Chambers have both been widowed, and you have been widowed for the second time in 15 months.

None of the Baldwin-Felts thugs are even tried or held responsible for the killings.

All this would lead to the so-called “Battle of Blair Mountain,” the largest labor uprising in United States history, with 10,000 miners taking arms and rising up.

It would finally subside on September 2nd, when U.S. troops came to break it up, and the military veteran miners unwilling to fire on the troops, thus leading to the end of the uprising.

Take a step back, you’re no longer Jessie Maynard-Testerman-Hatfield: you’re you. You are reading about Jessie and the story surrounding her on the United States Pirate Party website, and you remember the point to this.

Protect and serve.

Looking at that story, who was being protected and served? And what?

The people are West Virginia, the miners, weren’t being protected and served. They were being frustrated at every turn when they sought out better working conditions, sometimes by force.

Sid? Sid Hatfield did what he could to protect and serve in his role as Police Chief of Matewan. In fact, Sid did just as much as any police officer could hope to do in protecting his community.

And he was shot for his troubles.

The people who killed police officer Sid Hatfield never were arrested or tried because they claimed “self-defense” against the unarmed Hatfield.

The Baldwin-Felts thugs protected and served, but they weren’t serving the community. They were tasked with protecting and serving the mining company from the community.

Was Jessie protected and served? She was twice widowed at the hands of Baldwin-Felts thugs, and no justice was ever served.

In fact, she herself was arrested in the middle of the story for “cohabiting while unmarried” and “committing adultery.”

So why are you, dear reader, being asked to go through all of this? Why would the United States Pirate Party want this story to be laid out and told the way that it has?

Lesser discussed in our platform is the plank “Police Reform.” In it, we call for things such as the demilitarization of the police, ending qualified immunity and civil asset forfeiture, requiring warrants for all forms of surveillance and end no-knock warrants, and ensuring nobody is put in jail for actions of basic survival.

In the story of Jessie Hatfield, we see many examples of why we call for such measures.

First of all, Sid Hatfield is the lone officer in the story to take on a purely community-based approach to law enforcement. Sid legitimately worked to protect and serve his community from overreaching mining companies and strike-breaking thugs.

And he was killed for his troubles.

Sid and Jessie, two consenting adults about to be married, were arrested in a major invasion of privacy and charge with a crime the state should have no power to enforce. This is a privacy issue as much as it is a policing issue.

Finally, individuals before institutions. Sid was the only person putting the individuals of his community above the institution of the mining industry. The protections of the worker were not kept in mind for the companies or the strike breakers, but was always considered with Hatfield.

Sid Hatfield is, by no stretch of the imagination, what we should be striving for when it comes to policing.

Earlier this decade, you saw anti-police sentiment hit a peak not seen in decades. “ACAB” and “Defund the Police” were rallying cries shouted by those who recognized the injustices perpetrated by modern policing.

And yet, the approach proved to be more harmful than not.

The actual issues of policing were not addressed properly, and instead of getting “defunded,” police departments got massive boosts in funding.

As you can see, the issues observed in the way policing is carried out is nothing new, and complaints of “Police serve capital” is hard to argue when the police act more as law enforcement as opposed to community servicemen.

So I bring you to this: protect and serve.

Was it the community in the story? Only if you’re talking about Sid Hatfield.

Unfortunately, not every officer is Sid Hatfield, nor is every motivation of an officer the same as Hatfield’s.

But Sid Hatfield shows that policing can be done in service of the community. How it ended should not sour the fact that it is indeed possible to how our police protect and serve the community.

The trend in policing we have seen is the militarization of our police forces. We have seen police officers, who are otherwise members of their community, taken out and put into a position to where they are often up against the community, not in support of it.

We have a large number of citizens that don’t trust the police, or are even scared of the police. It is that which we must be tasked with changing as a society.

Instead of calling for their defunding, or even the more honest demilitarization, I’d like to suggest a different rallying call when it comes to policing:

“Bring our police home.”

Bring back the beat cop. Bring back the police officer that walks down the street that you and your neighbors know and see everyday. Bring back the community servant. Per our platform, “Properly train our police forces with regular training in all aspects of the job. This will include but not limited to mental health assessments, first responder medical certification, community policing, & public engagement.”

Are all individuals who become police officers bastards? Of course not. Not everyone who becomes a cop is malicious or an inherently bad person. Hell, I’m willing to say most people aiming to become cops genuinely do so with the hope to protect and serve their community. Some might even see themselves as a Sid Hatfield type figure.

But as long as the policing remains in the shape that it is in, which is a bastardized form of protecting and serving, then the view that “all cops are bastards” will be hard to shake. Until that bastardization is done away with, the stigma of doing a bastard profession will reign true in the eyes of many.

If you truly want our police to protect and serve their community. If you truly want an end to no-knock warrants and the infringement of our privacy. If you truly want to end civil asset forfeiture and qualified immunity (which puts our officers in a position above, not in, the community). If you truly want to demilitarize the police, ending the 1033 Program and discouraging technique sharing between the neighborhood police and the military or federal intelligence agencies.

Then look at the positive role models history provides us. Look not at how it ended but what it was when it was happening.

If you truly want our police to protect and serve the community like they claim to, then I invite you to say it with me:

Bring our police home.


uspirates.org/through-the-spyg…

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Bond in caduta libera da Berlino a Tokyo: rendimenti ai massimi da decenni


Il Bund tedesco tocca il livello più alto dal 2011, il decennale giapponese supera il 3% per la prima volta in trent'anni e il Treasury sfiora i massimi dal 2023. Inflazione, petrolio e debiti pubblici spingono le Banche Centrali verso nuovi rialzi.

I titoli di Stato hanno continuato a perdere terreno oggi sui principali mercati, prolungando una fase di vendite che ha riportato il costo del debito pubblico ai livelli più alti da decenni. Il rendimento del Bund tedesco a dieci anni, riferimento per l'intera area euro, è salito di 4 punti base al 3,378%, un livello che non si vedeva dal 2011. Il titolo decennale giapponese si è attestato al 3,016%, dopo aver superato martedì la soglia del 3% per la prima volta dal 1996. Negli Stati Uniti il Treasury decennale ha toccato il 4,814%, il massimo dal novembre 2023, mentre il Gilt britannico ha raggiunto il 5,25%, il livello più alto dal 2008, prima di un lieve arretramento di entrambi.

Poiché prezzi e rendimenti dei titoli obbligazionari si muovono in direzioni opposte, l'aumento dei rendimenti riflette la pressione delle vendite sul mercato. Alla base della nuova ondata di vendite c'è il ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate dagli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, che stanno spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Il rincaro dell'energia si somma alle preoccupazioni, ben più radicate, per i conti pubblici e l'elevato livello del debito nelle principali economie, dagli Stati Uniti al Giappone fino alla Francia.

La giornata dei rendimenti

I titoli di Stato tornano ai rendimenti di un'altra epoca


Il Bund tedesco, il decennale giapponese, il Treasury americano e il Gilt britannico hanno toccato oggi livelli che non si vedevano da anni, in un caso da trent'anni. Il grafico mostra a quale anno riporta ogni mercato.

Grafica di FocusAmerica

Tocca o passa il mouse su un Paese per il dettaglio. La barra parte da oggi e torna indietro fino all'ultimo anno in cui il rendimento era altrettanto alto.

Il calendario della stretta
Tre banche centrali, tre riunioni in un mese
I mercati si preparano a una serie di rialzi dei tassi a settembre, una prospettiva che penalizza i titoli obbligazionari.

Il carburante delle vendite
L'inflazione dell'eurozona riparte, spinta dall'energia
Variazione annua dei prezzi ad agosto 2026. Gli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz stanno facendo salire il prezzo del petrolio.

Le Banche Centrali tornano verso la stretta


I mercati si preparano intanto alla possibilità di una serie di rialzi dei tassi nel corso del mese, una prospettiva che tende a penalizzare i titoli obbligazionari. Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha adottato toni restrittivi nel discorso di Jackson Hole della scorsa settimana. I contratti future attribuiscono ora a un rialzo dei tassi americani a settembre una probabilità compresa tra il 60% e il 70%.

La Banca del Giappone, che si riunirà il 17 e 18 settembre, potrebbe a sua volta aumentare i tassi per sostenere uno yen in forte calo. Nell'eurozona l'inflazione di agosto è salita al 3,3%, dal 2,9% di luglio, mentre i prezzi dell'energia sono aumentati del 14,3%. Dopo i dati pubblicati martedì, i mercati considerano ormai scontato un rialzo di un quarto di punto da parte della Banca Centrale Europea, che dovrebbe portare il tasso al 2,5% nella riunione del 10 settembre.

La tensione si è trasferita anche sui mercati azionari. I principali indici americani hanno chiuso in calo per tre sedute consecutive, mentre le Borse europee e asiatiche hanno perso terreno. Le vendite arrivano dopo un anno di forti rialzi, che aveva spinto numerosi listini sui massimi storici sull'onda dell'entusiasmo per l'intelligenza artificiale, nonostante un quadro geopolitico sempre più instabile.

Il peso del debito


"I fondamentali dei mercati sono un po' più fragili di quanto siano stati finora", ha dichiarato a "Squawk Box Europe" della CNBC George Maris, direttore degli investimenti e responsabile globale dell'azionario di Principal Asset Management. "E se il costo del denaro, il costo del rischio, aumenta, è proprio quello che stiamo vedendo con il rialzo generalizzato dei rendimenti".

Maris ha indicato nel debito pubblico uno dei principali fattori di vulnerabilità. "Guardate i livelli del debito nel mondo: sono stratosferici e continuano a salire. Le soluzioni per affrontare il problema non sembrano a portata di mano. Non vedo da nessuna parte la volontà politica di intervenire e penso che questo sia un bel problema".

"Il fatto che tutto questo stia accadendo in una fase di solida crescita economica globale, mentre i livelli del debito continuano ad aumentare, significa che ci troviamo in una posizione più precaria nel caso di uno shock macro economico", ha aggiunto Maris.


Rendimenti ai massimi da decenni, torna l’allarme sul debito globale


Le vendite di titoli di Stato si sono intensificate oggi sui principali mercati, spingendo il costo del debito di alcune delle maggiori economie mondiali ai livelli più alti da decenni. Il rendimento di un indice Bloomberg sul debito pubblico globale ha raggiunto il 3,72%, il livello più alto dalla metà del 2008.

Il rendimento del Treasury decennale americano, il principale riferimento per il mercato obbligazionario mondiale, è arrivato fino al 4,798%, il massimo dal gennaio 2025, mentre quello del trentennale si è portato intorno al 5,27%. In Giappone il decennale ha raggiunto il 3% per la prima volta dal 1996, mentre il quinquennale è salito al record del 2,26% e il biennale all'1,81%, il livello più alto da trentuno anni. Nel Regno Unito il rendimento del Gilt decennale ha toccato circa il 5,25%, il massimo dal 2008, mentre quello del trentennale è salito ai livelli più alti dal 1998. Il Bund tedesco decennale è arrivato intorno al 3,35%, il massimo da quindici anni.

A spingere i rendimenti sono stati sia i timori per la tenuta dei conti pubblici sia la ripresa degli scontri diretti tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz, che ha fatto risalire i prezzi dell'energia e riportato l'inflazione al centro delle preoccupazioni degli investitori. Il Brent si è portato così intorno ai 92 dollari al barile e il West Texas Intermediate intorno agli 88 dollari, mentre il gas naturale europeo ha raggiunto i livelli più alti da circa 3 anni e mezzo. Rispetto ai livelli precedenti al conflitto, il Brent resta quasi il 30% più caro e l'aumento dei prezzi di alcuni carburanti raffinati è stato ancora maggiore.

Mercati obbligazionari

Il debito costa come non accadeva dal 2008

Una nuova ondata di vendite ha spinto i rendimenti dei titoli di Stato ai livelli più alti da decenni. A spingerli sono i timori sui conti pubblici delle grandi economie e lo shock energetico dello Stretto di Hormuz.

Grafica di FocusAmerica

Rendimento del debito pubblico globale
3,72%

Lo dice l'indice Bloomberg sul debito pubblico mondiale: è il livello più alto dalla metà del 2008, quando la crisi finanziaria stava per travolgere i mercati.

IIl costo del debitoTitoli IILo shock di HormuzHormuz IIIInflazione e tassiPrezzi IVDebito e precedentiDebito

Per ritrovare rendimenti così alti bisogna tornare molto indietro


Ogni barra parte da oggi e torna indietro fino all'ultima volta in cui quel titolo ha reso così tanto: più la barra è lunga, più il record è storico.

Nella stessa giornata il trentennale britannico è salito ai livelli più alti dal 1998, il quinquennale giapponese ha toccato il record del 2,26% e il trentennale americano si è portato intorno al 5,27%.

Dallo Stretto di Hormuz passa meno di un quarto del petrolio di prima


Prima del conflitto da qui passava circa un quinto del petrolio consumato nel mondo. Il traffico non si è fermato del tutto, ma le spedizioni restano fortemente limitate.

IRAN ARABIA SAUDITA EMIRATI OMAN IRAQ Golfo Persico Golfo di Oman Stretto di Hormuz

La rotta delle petroliere attraversa un passaggio largo una quarantina di chilometri nel punto più stretto, tra Iran e Oman. Le alternative via terra hanno capacità limitata e costi più alti.

−77%
Il crollo dei transiti tra l'ultimo trimestre del 2025 e il secondo trimestre del 2026, secondo le stime dell'agenzia americana per l'energia.

Brent
92 $
al barile, il riferimento per il greggio europeo

West Texas
88 $
al barile, il riferimento per il greggio americano

Rincaro
+30%
quasi il 30% in più rispetto ai prezzi precedenti al conflitto

Il gas naturale europeo ha raggiunto i prezzi più alti da circa tre anni e mezzo e per alcuni carburanti raffinati il rincaro è stato ancora maggiore.

L'inflazione non scende e i mercati si aspettano tassi più alti


L'indice PCE di fondo, che esclude energia e alimentari ed è la misura seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, resta da mesi ben sopra l'obiettivo del 2%.

In rosso la parte d'inflazione che supera l'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve.

Area euro, agosto
3,3%▲
Era al 2,9% a luglio. A spingerla è stata soprattutto l'energia.

Area euro, inflazione di fondo
2,4%▼
Esclude alimentari ed energia ed è invece scesa.

La probabilità che i mercati assegnano a un rialzo dei tassi della Fed a settembre

Le scommesse sono cambiate dopo le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh. Nell'area euro i mercati considerano ormai quasi certo un altro aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

Dietro i rendimenti c'è un debito che nessuno riesce a ridurre


Nelle grandi economie avanzate il debito pubblico vale ormai più di quanto il Paese produce in un anno.

La linea tratteggiata segna il 100% del prodotto interno lordo: in rosso la quota di debito che lo supera. Il debito giapponese prosegue oltre la scala.

Che cosa è successo ai mercati dopo gli shock del passato


Variazione dell'indice S&P 500 nei dodici mesi successivi all'evento. Su oltre trenta shock dal 1940 l'indice ha chiuso in rialzo nel 65% dei casi: le eccezioni sono state le grandi interruzioni delle forniture energetiche.

Fonti: Bloomberg, Energy Information Administration (Short-Term Energy Outlook, agosto 2026), Bureau of Economic Analysis, Eurostat, CME FedWatch, Carson Group. Mappa: Natural Earth. Dati aggiornati al 1° settembre 2026.

La scommessa sui tassi e il problema del debito


I mercati hanno cominciato a scommettere su una risposta più aggressiva delle Banche Centrali. Dopo le dichiarazioni della scorsa settimana del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, gli operatori attribuiscono una probabilità di circa il 65% a un rialzo dei tassi già a settembre, contro circa il 40% una settimana prima. Nell'area euro, intanto, i mercati considerano ormai pressoché acquisito un altro aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

A rafforzare queste aspettative sono arrivati martedì i nuovi dati sull'inflazione dell'area euro: ad agosto il tasso annuo è salito al 3,3%, dal 2,9% di luglio, soprattutto per effetto dell'energia. L'inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, è invece scesa al 2,4%.

Rendimenti obbligazionari più elevati si traducono in mutui e prestiti alle imprese più costosi e aumentano gli oneri sostenuti dai governi per rifinanziare il debito. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha però minimizzato il problema. A margine della riunione dei Ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina, ha detto alla CNBC che quello americano rimane il mercato obbligazionario con la performance migliore al mondo, ricordando che il mese scorso Fitch Ratings ha confermato il rating AA+ sul debito federale.

Steve Englander, responsabile della ricerca sui cambi del G10 di Standard Chartered, ha osservato invece che essere il migliore non significa necessariamente andare bene e che il problema dei deficit riguarda ormai molti Paesi. Secondo Englander, la pressione al rialzo sui rendimenti potrebbe proseguire lungo tutta la curva, alimentata dai sei mesi di conflitto e dalla sentenza con cui il 20 febbraio la Corte Suprema ha dichiarato illegittimi i dazi imposti in base ai poteri di emergenza economica. La decisione, secondo la sua stima, ha eliminato circa il 40% delle entrate aggiuntive che Washington prevedeva di ottenere attraverso quelle tariffe.

Le stesse forze che spingono verso l'alto i tassi americani agiscono anche altrove. In molte economie avanzate, deficit crescenti, debito elevato e un'inflazione ancora persistente hanno rafforzato il timore che i governi non siano più in grado, o non abbiano intenzione, di rimettere in ordine i conti pubblici. Il debito federale lordo degli Stati Uniti ha superato ad agosto i 40.000 miliardi di dollari, oltre il 120% del prodotto interno lordo. In Francia il debito pubblico supera i 3.500 miliardi di euro e si colloca intorno al 117% del PIL, mentre quello giapponese rimane superiore al doppio delle dimensioni dell'economia.

A questo si aggiunge l'ondata di obbligazioni emesse dalle aziende tecnologiche per finanziare infrastrutture e sistemi di intelligenza artificiale, che aumenta la concorrenza per i capitali degli investitori. È "una questione globale", ha spiegato al New York Times Peter Schaffrik, strategist di RBC Capital Markets a Londra: secondo lui serve un fattore capace di imporre disciplina ai governi e quel ruolo sarà probabilmente svolto dallo stesso mercato obbligazionario.

In Europa la Francia è tra i Paesi osservati con maggiore attenzione dagli investitori, in vista delle elezioni presidenziali della primavera 2027. I mercati restano scettici sulla capacità dei principali candidati alla presidenza di presentare programmi credibili per ridurre il debito, mentre la tradizionale reputazione dei titoli francesi come porto relativamente sicuro si è deteriorata al punto che durante l'estate i loro rendimenti hanno superato quelli degli equivalenti titoli italiani.

Nel Regno Unito i rendimenti riflettono anche le preoccupazioni per i conti pubblici e l'attesa per le scelte del premier Andy Burnham, alla guida del governo dal luglio scorso. Secondo il Guardian, Burnham starebbe valutando una legge destinata a facilitare il ritorno sotto controllo pubblico delle società di servizi in difficoltà. Le tensioni si sono fatte sentire anche sull'azionario. Wall Street ha aperto in calo martedì e i principali indici sono rimasti in territorio negativo nelle prime ore di contrattazione, penalizzati dall'aumento dei rendimenti e del petrolio.

Hormuz, inflazione e precedenti storici


Quanto possa durare l'effetto di uno shock di questo tipo resta materia di dibattito. In un'analisi pubblicata da The Motley Fool su Yahoo Finance, Sean Williams riprende i dati raccolti da Ryan Detrick del Carson Group su oltre trenta shock di mercato dal 1940. In media, lo S&P 500 guadagna il 3% nell'anno successivo all'evento e chiude in rialzo nel 65% dei casi. Le eccezioni, osserva Williams, riguardano però soprattutto le grandi interruzioni delle forniture energetiche. Nei dodici mesi successivi alla crisi di Suez del 1956 e alla chiusura del canale, l'indice perse quasi il 12%, mentre dopo l'embargo petrolifero arabo del 1973, il calo fu del 35%.

È proprio il precedente energetico a rendere particolarmente delicata la situazione nello Stretto di Hormuz. Prima del conflitto attraverso questo passaggio transitavano più di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e altri liquidi, pari a circa un quinto del consumo mondiale. Il traffico è però già diminuito drasticamente: secondo la Energy Information Administration statunitense, nel secondo trimestre del 2026 i flussi sono scesi in media a 4,9 milioni di barili al giorno, rispetto ai 21,6 milioni dell'ultimo trimestre del 2025. Lo Stretto non è quindi completamente privo di traffico, ma le spedizioni restano fortemente limitate.

Anche negli Stati Uniti le pressioni sui prezzi non riguardano più soltanto l'energia. L'indice PCE di fondo che esclude le componenti più volatili come proprio l'energia ed il cibo e rappresenta la misura dell'inflazione seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, è aumentato a luglio del 3,3% rispetto a un anno prima. Era al 3,3% anche a giugno, dopo il 3,5% di maggio e il 3,3% di aprile: livelli ancora nettamente superiori all'obiettivo del 2% della banca centrale.


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Il Veneto ha approvato la nostra legge sul fine vita. La quarta regione a farla, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.

Continueremo a batterci finché questo risultato non sarà raggiunto in tutta Italia.
Chiedi anche al tuo Consiglio regionale di fare lo stesso: associazionelucacoscioni.it/la…

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A Pietralata, a Roma, nel racconto di quanto accaduto rischia di scomparire proprio Bianca: aveva cinque anni, era una bambina ed è una vittima.

Questa vicenda mostra due fallimenti che si intrecciano: un sistema che troppo spesso lascia le famiglie sole nella gestione della disabilità grave e un racconto pubblico che, proprio perché Bianca era disabile, rischia di ridurre la sua morte a una generica “tragedia familiare”.

La sofferenza dei genitori va compresa, ma non può cancellare lei. E dire che una famiglia fosse “seguita” non significa necessariamente che fosse davvero sostenuta: servono assistenza domiciliare adeguata, sostegno psicologico, interventi di sollievo e servizi continuativi.

Una famiglia non può sostituirsi allo Stato: assistere una persona con disabilità grave non può dipendere solo dalle energie, dal tempo e dalle risorse di chi le sta accanto.

Servono più sostegno, più tutele e più servizi. E serve anche cambiare il modo in cui raccontiamo queste morti.

Bianca era una bambina: la sua morte non può essere trattata come una fatalità.

#Disabilità #Welfare #Caregiver #Pietralata #Diritti #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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14 students and opposition politicians targeted by spyware in Serbia


EDRi member SHARE Foundation has confirmed that at least 14 people in Serbia were targeted with advanced spyware since the beginning of 2026 – the largest documented wave of such surveillance in the country to date. Those targeted include members of the student movement, activists, a member of parliament, and a local councilor, all from opposition parties. The timing the of spyware attacks coincides with the local elections held on March 29, 2026.

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Beth Macy, l'anti-Vance democratica che corre per il Congresso in Virginia


L'autrice di "Dopesick" corre per la Camera in un distretto solidamente conservatore e propone una lettura dell'Appalachia opposta a quella di JD Vance.

Beth Macy, 62 anni, autrice di Dopesick, l’inchiesta sulle responsabilità di Big Pharma nella crisi degli oppioidi da cui è stata tratta una serie Hulu premiata agli Emmy, si è candidata alla Camera con il Partito Democratico nel sesto distretto della Virginia, uno dei più conservatori dello Stato. Il Washington Post la descrive come una sorta di anti-Vance. Macy e il vicepresidente JD Vance sono cresciuti in due cittadine dell’Ohio distanti circa 100 chilometri, Urbana e Middletown, entrambi in famiglie segnate dalla povertà. E tutti e due hanno raccontato l’Appalachia nei loro libri, arrivando però a conclusioni molto diverse.

Vance lo ha fatto con Hillbilly Elegy, il libro che lo ha consacrato come voce della Rust Belt e che attribuisce un forte peso alla responsabilità individuale nel destino delle comunità più povere. Macy, dopo quasi quattro decenni da cronista del Roanoke Times, ha affrontato lo stesso mondo nel memoir Paper Girl, pubblicato lo scorso anno, offrendo una lettura quasi opposta: maggiore attenzione alle cause strutturali della povertà e alle responsabilità delle istituzioni.

Il distretto in cui si sta candidando Macy è una fascia di montagne e valli grande come il New Jersey, da Winchester a nord fino a Roanoke a sud, che il Cook Political Report classifica come "solidamente repubblicano". Il deputato uscente Ben Cline, in corsa per il suo quinto mandato, nel 2024 ha battuto lo sfidante democratico di 28 punti, ottenendo un risultato migliore di Donald Trump, che nello stesso distretto aveva vinto di 24 punti. "So che le sue posizioni liberal piacciono ad alcune parti della base democratica, ma paragonarla a JD significa suggerire che il suo messaggio possa vincere qui", ha detto Cline al quotidiano della capitale. "Ma qui non passerà".

Più soldi di Cline e una tesi opposta a quella di Vance


Al 15 luglio Macy aveva raccolto 1,7 milioni di dollari, contro gli 1,4 milioni di Cline, secondo il Virginia Public Access Project, superando la rivale nella raccolta fondi per il terzo trimestre consecutivo. Quasi tutto il denaro ricevuto da Macy proviene però da singoli donatori, mentre Cline ha ottenuto più di 400 mila dollari da comitati repubblicani.

Macy aveva già attaccato duramente JD Vance in un saggio pubblicato sul New York Times nel settembre 2024, poco prima della sua elezione alla vicepresidenza. Lo aveva accusato di alimentare la paura nei confronti degli immigrati e di aver voltato le spalle proprio a quelle istituzioni pubbliche che lo avevano aiutato a uscire dalla povertà. Macy sottolinea di aver beneficiato lei stessa dei Pell Grant, le borse di studio federali destinate agli studenti con minori disponibilità economiche, e attribuisce molte delle difficoltà dell’Appalachia a forze esterne che agiscono sulla regione da decenni: dalle aziende farmaceutiche che minimizzarono il rischio di dipendenza degli oppioidi alle politiche commerciali che, a partire dal NAFTA firmato da Bill Clinton, avrebbero favorito il trasferimento delle fabbriche all’estero.

La sua campagna cerca di presentarsi ora come pragmatica e capace di parlare oltre gli schieramenti tradizionali. Macy propone di affrontare quello che definisce il “disastro dell’immigrazione” garantendo al tempo stesso un trattamento umano dei migranti e percorsi chiari verso la cittadinanza, sostiene il Medicare for All, vuole aiutare gli agricoltori eliminando i dazi e propone una maggiore tassazione dei miliardari. Allo stesso tempo prende le distanze sia dall’ascesa dei socialisti democratici sia dall’establishment del Partito Democratico. “Vengo da una prospettiva da democratica di montagna della vecchia scuola: dobbiamo rendere il posto sicuro e proteggere i lavoratori”, ha detto al Washington Post.

Macy conduce la sua campagna con l’approccio della cronista: porta con sé taccuino e penna e annota le storie delle persone che incontra. C’è il familiare morto giovane dopo aver rifiutato due trapianti perché gli organi provenivano da donatori vaccinati contro il Covid, l’agricoltore che non riesce più a permettersi il diesel per il trattore a causa dell’aumento dei prezzi provocato dalla guerra in Iran, lo sceriffo che fatica a ricevere le chiamate di emergenza perché nella sua contea esiste un solo ripetitore. “Non vinceremo questa cosa senza incontrare le persone sul terreno”, ha detto durante una raccolta fondi vicino a Harrisonburg.

La lettera accanto al nome


Robin Sullenberger, per vent’anni supervisore della contea di Highland, la meno popolosa della Virginia e schierata con i repubblicani in tutte le elezioni presidenziali dal 1936 ad oggi, ha riassunto al Washington Post il principale ostacolo che Macy deve affrontare: “Moltissime persone votano soltanto in base alla R o alla D. Semplicemente così”.

Kristen McConnell, avvocata di Clifton Forge specializzata in assistenza sanitaria e disabilità dei veterani, descrive lo stesso fenomeno da un’altra prospettiva. Temi come l’accesso alle cure, gli asili nido e salari dignitosi, osserva, raccolgono un consenso molto più ampio delle divisioni di partito. Ma quando quelle stesse proposte vengono associate ai democratici, una parte dell’elettorato conservatore tende immediatamente a considerarle “socialismo”.

Il Washington Post descrive così il paradosso della candidatura di Macy. Alcuni repubblicani hanno letto i suoi libri, ne apprezzano il lavoro, la considerano credibile e condividono persino buona parte della sua analisi dei problemi economici e sociali della regione. Eppure intendono votare per Ben Cline, anche quando ammettono di conoscere poco il deputato uscente o la sua attività al Congresso.

È in questa rottura tra stima personale e fedeltà di partito degli elettori che si gioca gran parte della difficoltà della sfida di Macy. Nel sesto distretto il suo racconto dell’Appalachia è familiare a molti e viene spesso riconosciuto come autentico. Ma trasformare quella vicinanza in voti significa convincere una parte dell’elettorato a separare il giudizio sulla candidata dall’appartenenza politica indicata sulla scheda. In un distretto dove l’identità repubblicana è radicata da generazioni, è probabilmente questa, più delle singole proposte, la barriera decisiva da superare.

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Anstatt sich an neue EU-Regeln zu halten, haben Tech-Konzerne politische Werbung einfach verbannt. Dahinter steckt Kalkül.

Politiker:innen sollten nach den Landtagswahl deshalb nicht darüber diskutieren, wann sie endlich wieder bei Google und Meta werben können, sondern wie wir demokratischere Soziale Medien bekommen.

Ein Kommentar von @roofjoke

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Verfassungsschutz und @bsi warnen: Angreifer übernehmen Messenger-Konten bei WhatsApp und Signal. Sie bekommen alle Nachrichten und volle Kontrolle.
Bundeskriminalamt und @Zoll übernehmen Messenger-Konten bei WhatsApp und Signal. Sie bekommen alle Nachrichten und volle Kontrolle.
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⁉️ What can be done to protect people's privacy in today's day and age? 📰 noyb data protection lawyer Levan Lobzhanidze spoke with Canada's Globe and Mail about privacy, data protection and fundamental rights.

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Texas, Talarico cresce nei sondaggi mentre i soldi di Trump tardano ad arrivare


Il democratico domina la campagna pubblicitaria contro Ken Paxton, mentre il contributo di MAGA Inc. resta fermo. Intanto Mark Cuban affianca il candidato democratico su un piano contro i monopoli sanitari.

Prima delle primarie di maggio, i vertici repubblicani del Senato avevano già avvertito Donald Trump: se avesse appoggiato il procuratore generale del Texas Ken Paxton contro il senatore uscente John Cornyn e Paxton avesse vinto, sarebbe spettato alla macchina politica del presidente finanziare la costosa campagna elettorale necessaria a rendere competitivo un candidato così controverso. Paxton ha vinto, ma più di tre mesi dopo MAGA Inc., il super PAC di Trump con oltre 400 milioni di dollari in cassa, non ha ancora aperto i cordoni della borsa. "Continuano a dire che spenderanno, ma non l'hanno fatto", ha detto alla CNN una fonte repubblicana coinvolta nelle discussioni.

Il candidato democratico James Talarico, deputato statale alla sua prima candidatura per una carica elettiva a livello statale, ha così avuto gli spazi pubblicitari quasi tutti per sé. Dall'inizio di giugno i democratici hanno speso circa 31,5 milioni di dollari in pubblicità, contro i 4,7 milioni dei repubblicani, secondo AdImpact. Quasi tutta la spesa democratica proviene dalla campagna di Talarico, che grazie a una robusta raccolta fondi ha trasmesso migliaia di spot per farsi conoscere dagli elettori, insistendo soprattutto sul costo della vita. Sabato ha diffuso anche il primo spot negativo contro Paxton, incentrato sulle accuse di corruzione che hanno segnato la sua carriera politica.

La campagna del repubblicano, con le casse quasi svuotate dal ballottaggio delle primarie, ha speso poco più di 150mila dollari. "Siamo un po' indietro in TV", ha ammesso lo stesso Paxton a Newsmax. Paxton si porta dietro una lunga serie di scandali, tra cui l'impeachment approvato dalla Camera del Texas nel 2023 per accuse di corruzione e abuso d'ufficio, dalle quali il Senato statale lo ha poi assolto.

I sondaggi mostrano una corsa serrata, potenzialmente decisiva per il controllo del Senato: nell'ultima rilevazione del Texas Politics Project, condotta tra il 5 e il 13 agosto, Talarico è al 42% e Paxton al 39%. Uno stratega repubblicano ha spiegato alla CNN che il principale problema di Paxton è la scarsa presa sui "repubblicani non MAGA", che difficilmente voteranno Talarico ma potrebbero decidere di restare a casa. Un altro operatore del partito ha definito la situazione "frustrante da guardare", perché molti sapevano fin dall'inizio che Paxton sarebbe stato un candidato più debole di Cornyn. Lo stesso Cornyn, interpellato sulla possibilità di fare campagna per Paxton, ha risposto con un secco "no".

I primi soldi e gli attacchi contro Talarico


Negli ultimi giorni, però, qualcosa ha iniziato a muoversi. Giovedì Trump ha partecipato a Houston a una raccolta fondi per il Comitato Nazionale Repubblicano, che dopo una sentenza della Corte Suprema del 30 giugno può coordinare in misura più ampia le proprie spese con le campagne elettorali dei candidati. “Aiuterò Ken Paxton e passerò molto tempo in Texas”, ha promesso il presidente ai giornalisti prima della partenza. Venerdì, intanto, un gruppo esterno che sostiene Paxton ha lanciato una campagna pubblicitaria da 800 mila dollari, mentre il presidente del comitato senatoriale repubblicano, Tim Scott, ha assicurato che la corsa al Senato in Texas sarà “molto ben finanziata”.

Cominciano ad arrivare anche gli spot d'attacco. Almeno quattro organizzazioni, tra cui un super PAC vicino al senatore Ted Cruz, stanno prendendo di mira Talarico per il suo voto contrario a una legge del 2025 che vieta la vendita di terreni in Texas a cittadini di Paesi considerati una minaccia per la sicurezza, a partire dalla Cina. "La Cina comunista si sta comprando il Texas perché Talarico ci ha svenduto", recita uno degli spot. Lo staff elettorale democratico ha replicato ricordando un viaggio di Paxton in Cina nel 2019. "C'è una ragione se i repubblicani lo chiamano 'Commie Ken'", ha dichiarato il portavoce di Talarico, JT Ennis.

Talarico, Cuban e il piano contro i monopoli sanitari


Talarico, intanto, cerca di allargare il terreno dello scontro. Sabato, a Fort Worth, durante un'intervista dal vivo condotta dalla giornalista di Fox News Jessica Tarlov, ha presentato insieme al miliardario Mark Cuban, ex proprietario dei Dallas Mavericks e fondatore di Cost Plus Drugs, un piano in tre punti contro i grandi gruppi della sanità: smembrare le società accusate di far salire i prezzi, consentire ai pazienti di cercare i farmaci meno costosi e dedurne il costo, e lasciare ai medici, anziché alle compagnie assicurative, la scelta delle cure.

L'esempio indicato da Talarico è CVS, che secondo il candidato democratico "controlla l'ospedale dove paghi per le cure, la farmacia dove paghi i farmaci e l'assicurazione che decide quanto paghi". Talarico ha spiegato di essere guidato anche dalla propria fede cristiana, osservando che nel Nuovo Testamento Gesù trascorre gran parte del suo tempo non soltanto a predicare, ma anche a guarire. L'alleanza con Cuban è significativa anche perché appena una settimana prima l'imprenditore aveva elogiato l'iniziativa di Trump per abbassare i prezzi dei farmaci.

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FESTA NAZIONALE: UNA PICCOLA GRANDE IMPRESA COLLETTIVA home.rifondazione.eu/2026/09/0… #Evidenza

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Today, 7:30pm: MJL ALPRs in MA Teach-in


Citizens and residents continue to rollback Flock ALPR cameras across Massachusetts and the US. Find out how you can help at the Muslim Justice League’s ALPRs in MA Teach-in at 7:30pm on Tuesday, September 2nd. Register for their Zoom meeting.


masspirates.org/blog/2026/09/0…

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Generative Künstliche Intelligenz soll die Arbeit erleichtern, auch in der Schule. Mehrere Startups bieten KI-Feedback-Tools für Lehrkräfte und Schüler:innen an, etwa FelloFish und Edaira. Die seien für die Schule nicht geeignet, so der Forscher Sean Quägwer im Interview. netzpolitik.org/2026/ki-korrek…
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Autonomia differenziata: “Settembre molto caldo per il Governo e le 4 Regioni che intendono confermare gli Schemi di intesa preliminare Settembre molto caldo per il Governo e le 4 Regioni che intendono confermare gli Schemi di intesa preliminare” home.rifondazione.eu/2026/09/0…...

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Aborto, i democratici attaccano Susan Collins sul voto per Kavanaugh


Reproductive Freedom for All investe 250.000 dollari in Maine per ricordare la conferma del giudice che contribuì a cancellare la sentenza Roe vs Wade. La senatrice repubblicana cerca la rielezione in una delle sfide più difficili per il Senato.

L'organizzazione pro aborto Reproductive Freedom for All ha lanciato una campagna da 250.000 dollari contro la riconferma della senatrice repubblicana Susan Collins, incentrata sul voto con cui nel 2018 contribuì alla conferma di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema. Il giudice avrebbe poi fatto parte della maggioranza che nel 2022, con la sentenza Dobbs v. Jackson Women's Health Organization, ha cancellato il diritto federale all'aborto precedentemente sancito da Roe v. Wade.

L'organizzazione promuove l'iniziativa insieme al Senate Majority PAC, il comitato elettorale vicino ai vertici democratici del Senato. A partire da martedì, oltre 100.000 famiglie del Maine riceveranno per posta materiale rivolto soprattutto alle elettrici favorevoli al diritto all'aborto, nel quale Collins viene accusata di avere tradito la promessa di difendere la libertà riproduttiva votando per la conferma di Kavanaugh. Le lettere ricordano inoltre i voti con cui la senatrice ha contribuito a confermare più di cento giudici nominati dal presidente. La campagna fa parte di un programma nazionale da 23,5 milioni di dollari intitolato "My Body. My Ballot".

Per Collins sarà la prima prova davanti agli elettori del Maine dalla fine di Roe v. Wade, in una delle competizioni per il Senato più contese del Paese. Presidente della Commissione Stanziamenti del Senato, la senatrice si è sempre definita favorevole al diritto all'aborto, anche se a giugno ha ribadito ai giornalisti di non essersi pentita del voto per Kavanaugh. All'epoca aveva spiegato di ritenere che il giudice considerasse Roe come un precedente consolidato. La stessa accusa le era stata rivolta nella campagna del 2020, quando riuscì comunque a ottenere la rielezione. Collins è considerata tra i senatori repubblicani più vulnerabili di questa tornata elettorale, in uno Stato che nel 2024 ha votato per Kamala Harris.

La sua portavoce, Blake Kernen, ha replicato sostenendo che i gruppi che finanziano la campagna non sanno come affrontare la corsa in Maine: prima, ha affermato, sono stati costretti a giustificare il proprio sostegno a Graham Platner e ora si ritrovano con Troy Jackson. Kernen ha inoltre ribadito che Collins è sempre stata favorevole al diritto all'aborto e si è battuta per le donne dello Stato.

Il fronte democratico all'attacco


L'iniziativa arriva mentre i democratici cercano di ricompattarsi dopo mesi difficili. La governatrice Janet Mills si è ritirata prima delle primarie, e poco dopo, la campagna del vincitore delle primarie, il progressista Graham Platner, è collassata per un'accusa di stupro, che lui respinge. Troy Jackson, ex presidente del Senato statale, è così diventato il candidato del partito il 25 luglio, durante una Convention straordinaria.

I repubblicani cercano ora di mantenere al centro della campagna il precedente di Platner. Il super PAC Pine Tree Results ha assunto la guida degli attacchi, cercando di collegare Jackson al precedente candidato e ricordando le segnalazioni di contrasti avuti da Jackson con alcune colleghe durante gli anni trascorsi nel parlamento statale. Il peso dell'elettorato femminile potrebbe essere decisivo a novembre. Nel 2020 le donne rappresentarono quasi il 60% degli elettori del Maine e scelsero Joe Biden con un vantaggio di 23 punti, mentre Collins riuscì comunque a prevalere di misura, nello stesso gruppo, sulla democratica Sara Gideon, secondo gli exit poll della CNN.

Mini Timmaraju, presidente e amministratrice delegata di Reproductive Freedom for All, ha riconosciuto ad Axios che il caso Platner è stato una distrazione e ha ritardato la convergenza su un unico candidato. L'organizzazione aveva sostenuto Mills alle primarie e non aveva mai appoggiato Platner dopo la sua vittoria. La settimana scorsa Timmaraju si è recata nel Maine per annunciare l'endorsement a Jackson e ha raccontato che, durante la visita, nessuno le aveva nominato Platner neppure una volta. A suo giudizio, le attiviste hanno attraversato mesi difficili e ora si sono raccolte attorno a Jackson perché lo considerano un interlocutore affidabile.

Il passato di Jackson


Resta però il problema delle posizioni assunte da Jackson all'inizio della sua carriera politica. Il candidato era inizialmente contrario al diritto all'aborto e sosteneva alcune restrizioni, prima di cambiare posizione. Ha dichiarato di essersi sbagliato e da circa dieci anni difende quel diritto, fino ad aver contribuito a firmare nel 2023 una proposta di legge che ha ampliato l'accesso all'aborto nel Maine.

Per Timmaraju, quel percorso rappresenta un punto di forza: Jackson, sostiene, ha riconosciuto il proprio errore e ha cambiato posizione, mentre Collins avrebbe compiuto il percorso opposto. L'organizzazione ricorda inoltre di avere già sostenuto candidati che nel tempo hanno modificato le proprie posizioni sull'aborto, a partire da Joe Biden.

Timmaraju riconosce però che la lunga identificazione di Collins con le posizioni favorevoli al diritto all'aborto rende più complesso questo tipo di attacco. Sostiene comunque che la questione continui a essere quella più efficace tra gli elettori del Maine, compresi indipendenti e repubblicani. Per l'organizzazione, ha spiegato, conta soprattutto come Collins ha votato nei fatti, non il modo in cui definisce o ha definito in passato la propria posizione.

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PrivaSì: la privacy online non è un miraggio


PrivaSì è una guida che Etica Digitale iniziò a stendere anni fa per dimostrare passo passo come la privacy online non sia un mito, bensì davvero ottenibile.

Partendo dal rendersi conto di quante informazioni vengono raccolte sul nostro conto e dal fatto che avere cose da nascondere non è da criminali bensì un aspetto umano, #PrivaSì scandaglia il mondo digitale che ci circonda per renderlo più comprensibile - il tutto con un linguaggio semplice e alla mano.

PrivaSì è divisa in livelli, a loro volta divisi in capitoli. Man mano che si va avanti, si tutela di più la propria sfera personale, ma persone diverse potrebbero volere livelli di privacy diversi: chi legge può quindi scegliere in autonomia quanto andare avanti e quando fermarsi, sviluppando un livello di consapevolezza sull'argomento che lə accompagnerà per tutta la vita.

Inizia l'avventura 👇
privasi.eticadigitale.org/

E se ti piace quel che vedi, le donazioni ci aiutano a continuare il progetto 👇
liberapay.com/EticaDigitale

@eticadigitale@feddit.it

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
in reply to Etica Digitale

E' passato diverso tempo ormai da quando ho letto questa guida, era il periodo del covid.
E' fatta molto bene, e da quel momento ho aquisito una maggiore consapevolezza sulla privacy, ed ho iniziato un percorso di allontanamento dalle GAFAM.
La voglio rileggere per aggiornarmi e fare un punto della situazione attuale, e poi all'epoca alcune sezioni erano in fase di completamento.

GRAZIE per l'ottimo lavoro !!!

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Tech-Konzerne haben politische Werbeanzeigen verboten. Die Wahlkämpfe in Ostdeutschland scheinen dadurch nicht ärmer, sondern vielfältiger geworden zu sein. Allerdings hat die Bedeutung von Social-Media-Algorithmen zugenommen – und die belohnen Populismus.

netzpolitik.org/2026/wahlen-oh…

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Vance rassicura gli ebrei repubblicani su Israele


Il vicepresidente ha parlato a porte chiuse alla Republican Jewish Coalition: ha difeso l'alleanza con Israele e condannato l'antisemitismo, ma non ha preso le distanze dall'amico Tucker Carlson

Il vicepresidente JD Vance ha parlato lunedì 31 agosto a porte chiuse alla Republican Jewish Coalition, l'organizzazione che riunisce donatori e attivisti ebrei del Partito Repubblicano, nel tentativo di rassicurare una delle fette del partito più scettiche sulla sua probabile candidatura alla presidenza nel 2028. Ha difeso l'alleanza con Israele, ha condannato l'antisemitismo e ha preso le distanze dal nazionalista bianco Nick Fuentes. Non ha però detto una parola contro Tucker Carlson, l'ex conduttore di Fox News che è suo amico di lunga data e che negli ultimi anni ha ospitato negazionisti dell'Olocausto e attaccato ripetutamente Israele. Ed è proprio quel silenzio che molti nella sala aspettavano di sentire rompere.

L'incontro si è tenuto al Venetian di Las Vegas, il casinò che fino a poco tempo fa apparteneva a Miriam Adelson, la vedova del magnate Sheldon Adelson e tra i principali finanziatori della campagna del presidente nel 2024 con oltre 100 milioni di dollari. I giornalisti sono stati tenuti un piano sotto la sala. Il New York Times e altre testate hanno però ottenuto audio e video dei circa 40 minuti di conversazione tra Vance e Norm Coleman, ex senatore del Minnesota e presidente dell'organizzazione. Vance non ha risposto a domande dal pubblico, circa mille persone secondo chi era presente.

Prima di accettare l'invito, alcuni intermediari vicini a Vance avevano sondato diversi grandi donatori ebrei per capire che accoglienza avrebbe ricevuto. I dubbi su di lui sono cresciuti negli ultimi mesi, da quando è diventato il volto pubblico dell'accordo di pace con l'Iran firmato a giugno e poi saltato. All'epoca, rispondendo alle critiche arrivate dal governo israeliano, aveva avvertito di non attaccare "l'unico alleato potente che mi è rimasto in tutto il mondo". Pochi giorni dopo, in un'intervista con Joe Rogan, aveva accusato alcuni membri del governo israeliano di manipolare l'opinione pubblica americana per far saltare l'intesa. Sempre a Rogan si era descritto come "il moderato ragionevole" tra il campo pro-Israele e quello anti-Israele, una definizione che per il pubblico della coalizione suona come una presa di distanza.

Davanti alla platea di Las Vegas Vance ha definito il rapporto con Israele "una delle nostre alleanze più importanti nel mondo e certamente la più importante a livello regionale". Ha però anche nominato "gli elefanti nella stanza", cioè il crescente sospetto verso Israele tra gli americani sotto i 40 anni, compresi i giovani conservatori. La sua ricetta è cambiare il modo in cui i repubblicani difendono l'alleanza: non più con gli argomenti "che avevano senso dal punto di vista retorico 30 o 40 anni fa", ma spiegando "l'allineamento concreto di interessi" tra i due paesi. Come esempio ha citato la collaborazione su una tecnologia "estremamente segreta" per lo scudo antimissile nordamericano e la necessità di cambiare l'equazione economica della difesa, perché non ha senso lanciare un intercettore da 5 milioni di dollari contro un razzo da 10.000. Ha anche ammesso che "a volte abbiamo opinioni diverse su certe cose".

Sull'antisemitismo Vance ha spostato la responsabilità sulla sinistra e sull'immigrazione. Ha detto che il fenomeno ha "una connessione molto profonda" con "le politiche woke" e con "un'ossessione per l'identità di gruppo". L'antisemitismo peggiore, ha aggiunto, cresce "quando si permette l'importazione di grandi gruppi di persone che portano le loro rivalità etniche negli Stati Uniti". Ha riconosciuto che esiste anche tra alcuni podcaster, citando "il personaggio Fuentes, che odia davvero gli ebrei e tra l'altro odia davvero anche me e la mia famiglia, quindi siete in buona compagnia", ma ha aggiunto che non è comune tra la maggioranza dei cittadini.

Il passaggio più atteso è arrivato quando Coleman gli ha chiesto come sceglie i podcast a cui partecipare, facendo i nomi di Carlson, Megyn Kelly, Joe Rogan e Nick Fuentes, che a suo dire "hanno dato spazio ad antisemiti". Vance ha riconosciuto che "molte persone in questa sala potrebbero non essere d'accordo con cose che Tucker Carlson, Megyn Kelly o Joe Rogan hanno detto", poi ha spostato il discorso su Rogan e Fuentes, definendoli "due categorie di persone molto, molto diverse". Su Rogan ha detto che scrivere via qualcuno perché ha detto una cosa sgradita è un errore e che "l'approccio migliore è andare lì, parlargli e fare l'argomentazione meglio che si può". Su Fuentes è stato netto: "Ovviamente non vado a parlare con un tipo che ha attaccato mia moglie o che ha detto che Hitler era un brav'uomo". Di Carlson non ha più parlato.

Il legame tra i due è profondo. Carlson ha ospitato regolarmente Vance nel suo programma su Fox News, lo ha sostenuto nella campagna per il Senato in Ohio nel 2022 e nel 2024 ha spinto perché il presidente lo scegliesse come vice. L'ufficio di Vance ha impiegato per un periodo il figlio di Carlson. Negli ultimi mesi Carlson ha rotto con il presidente per la guerra in Iran, ha chiesto la sua rimozione dall'incarico e ha detto che non sosterrà più il Partito Repubblicano. Vance non lo ha mai sconfessato. A dicembre lo aveva definito "un amico" con cui ha "disaccordi" e aveva giudicato "francamente assurda" l'idea che uno con milioni di ascoltatori non abbia posto nel movimento conservatore.

Le reazioni nella sala sono state divise. Ari Fleischer, ex portavoce della Casa Bianca e membro del consiglio della coalizione, ha detto ai giornalisti che Vance "si è davvero aiutato stasera" rispondendo alle domande su "dove sta il suo cuore". Il portavoce dell'organizzazione ha ricordato che Vance ha ricevuto diverse standing ovation. Eric Levine, un altro membro del consiglio e grande donatore, ha invece detto che avrebbe voluto che il vicepresidente "si fosse separato in modo inequivocabile e avesse condannato Tucker per nome", parlando di un'occasione mancata. Il conduttore radiofonico Sid Rosenberg, che la mattina aveva chiesto alla platea di dare una possibilità a Vance, ha scritto su X che il vicepresidente "ha avuto la possibilità di martellare" Carlson e Kelly e ha invece passato il tempo a difendere Rogan, concludendo che è comunque meglio di qualsiasi candidato democratico ma che non ha impressionato "gli ebrei FORTI nella sala". Fuentes, contattato dal New York Times, ha detto che Vance "corteggia l'estrema destra ma non vuole il fardello di esserle associato" e che dovrebbe cominciare "sconfessando il suo migliore amico Tucker Carlson". Carlson ha risposto a Politico con un messaggio in cui accusa l'organizzazione di promuovere e difendere un genocidio.

Il pubblico della coalizione preferisce apertamente altri candidati. Ogni volta che un oratore ha nominato il segretario di Stato Marco Rubio la sala è scoppiata in un applauso e lo stesso è successo per il senatore del Texas Ted Cruz, che non era presente ma che da mesi attacca Carlson chiamandolo "il demagogo più pericoloso" del paese. Un gruppo vicino a Cruz, Front Line Action, è nato ad agosto per combattere l'antisemitismo a destra e ha contribuito a far perdere due candidati alle primarie in Florida. Secondo Levine, in una sfida tra Cruz e Vance quella platea starebbe al 90 per cento con Cruz. Rubio ha però già detto che non si candiderà se lo farà Vance. L'organizzazione aveva invitato anche Rubio e Cruz, che non hanno potuto partecipare. Era la prima volta dal 2019 che un presidente o un vicepresidente in carica interveniva alla conferenza e la prima volta che Vance vi parlava: nel 2022 aveva partecipato da candidato al Senato senza prendere la parola.

Poche ore prima di volare a Las Vegas, Vance era stato in Michigan a fare campagna per Mike Rogers, il candidato repubblicano al Senato che per la coalizione rappresenta la sfida più importante delle midterm. Il suo avversario democratico Abdul El-Sayed, che è musulmano e ha accusato Israele di genocidio a Gaza, è finito nel mirino per la sua prima reazione all'attacco di marzo contro una sinagoga di Detroit, quando disse che "le persone ferite feriscono le persone". Nel mirino è finito anche il suo legame con lo streamer Hasan Piker. Vance lo ha definito "molto, molto malvagio" e davanti alla coalizione ha detto che è uno che giudica le persone buone o cattive in base all'etnia. El-Sayed nei giorni scorsi si è scusato con i democratici ebrei dello Stato per quella frase. Vance ha anche difeso la politica estera del presidente, elogiando l'operazione che ha rovesciato Nicolás Maduro in Venezuela e ha detto che l'amministrazione si aspettava un aumento dei prezzi dell'energia per la guerra in Iran maggiore di quello che c'è stato.

Ron Dermer, ex ambasciatore israeliano a Washington e consigliere di lungo corso di Benjamin Netanyahu, ha elogiato Vance dal palco della conferenza per il ruolo avuto nella guerra dei dodici giorni contro l'Iran del giugno 2025. Ha però anche raccontato un pranzo a Gerusalemme nel 2022 in cui Vance gli aveva fatto "molte domande sul perché questo serva gli interessi americani", una curiosità che a suo dire non lo aveva preoccupato. Gabe Groisman, stratega repubblicano della Florida ed ex membro del consiglio, ha riassunto così lo stato d'animo di molti: c'è la speranza che le posizioni di Vance, anche se più sfumate di quelle del presidente, siano alla fine quelle con cui la comunità ebraica americana si sente a suo agio, ma "non è automatico per lui né per nessun altro". Fleischer ha usato un paragone elettorale: presentarsi davanti alla coalizione è come andare in campagna in New Hampshire, "dopo la terza o la quarta volta ti facciamo sapere come stai andando".


Hasan Piker divide i democratici dopo le frasi sugli ebrei americani


Numerosi parlamentari democratici hanno condannato Hasan Piker, lo streamer di Twitch diventato una presenza ricorrente nelle campagne della sinistra del partito, dopo che ha affermato che gli ebrei americani potrebbero subire violenze se continueranno a essere percepiti come sostenitori incondizionati di Israele. Secondo la lista compilata da Newsweek, tra gli esponenti che hanno preso posizione figurano il leader della minoranza democratica alla Camera Hakeem Jeffries, i senatori Cory Booker, Elissa Slotkin, Jacky Rosen e Jon Ossoff e i deputati Josh Gottheimer, Ritchie Torres, Jared Moskowitz, Brad Schneider, Greg Stanton, Hillary Scholten, Haley Stevens e Jake Auchincloss.

Il caso nasce dalla diretta del 20 agosto in cui Piker ha mostrato la fotografia di Jeremy Moss, senatore statale del Michigan, ebreo e candidato democratico nell'11° distretto congressuale dello Stato, mentre online circolava un audio falso nel quale Moss avrebbe affermato di essersi candidato soltanto per preservare il sostegno americano a Israele. Da lì lo streamer ha allargato il discorso:

"Se gli ebrei in America continuano a diffondere l'idea di avere un interesse particolare per Israele, alla fine qualcuno arriverà e agirà, non contro lo Stato di Israele, badate bene, ma contro gli ebrei americani".


Slotkin ha subito ricordato l'attacco antisemita avvenuto vicino a una sinagoga del Michigan all'inizio dell'anno. "Non dovrebbe essere difficile: nessuna comunità deve subire la minaccia della violenza per le proprie opinioni politiche", ha scritto. "Dare la colpa alle vittime della violenza per averla provocata non fa che metterle ulteriormente in pericolo". Rosen ha invece parlato di "un nuovo minimo" per uno streamer che "da tempo diffonde stereotipi antisemiti".

Jeffries, che inizialmente aveva definito l'affermazione "pericolosa e antisemita" senza fare nomi, il giorno successivo ha confermato alla CNN di riferirsi a Piker, aggiungendo che quelle parole sono "pericolose, malevole e antisemite e non dovrebbero essere tollerate da nessuno nello spazio pubblico". Ossoff, l'ultimo a intervenire e, come Booker, considerato tra i possibili candidati democratici alla presidenza nel 2028, ha fatto sapere di "respingere senza riserve la retorica sconsiderata e pericolosa secondo cui l'attività politica giustificherebbe la violenza contro la comunità ebraica o qualsiasi altra comunità".

Piker attacca l'AIPAC e non arretra


Piker però non ha fatto passi indietro. Su X ha attribuito le condanne a una telefonata dell'AIPAC, la lobby filo-israeliana che ha definito "una lobby di un governo straniero finanziata da miliardari MAGA". "Sono unanimi nel loro odio verso di me e accolgo volentieri il loro odio. Se difendete il genocidio di Israele, la sua occupazione, la sua strage di bambini, i vostri attacchi non significano nulla per me", ha scritto. Ha poi chiesto ai suoi follower di calcolare quanto denaro ciascuno dei democratici che lo aveva condannato avesse ricevuto dall'AIPAC e ha accusato la lobby filo israeliana di sfruttare la polemica per distogliere l'attenzione dall'amministrazione Trump in vista delle elezioni di metà mandato.

Piker ha inoltre respinto come "puro razzismo" e "volgare tribalismo etnoreligioso" l'argomento secondo cui il suo background lo renderebbe inadatto a parlare della sicurezza degli ebrei e ha attaccato Ted Deutch, amministratore delegato dell'American Jewish Committee, che aveva scritto che "gli ebrei vengono ora incolpati per l'aumento dell'odio violento contro di loro". Ha criticato anche la nomina di Moskowitz a capogruppo della minoranza nella Sottocommissione Esteri sul Medio Oriente, definendo il gruppo "una formazione folle di democratici sostenuti dall'AIPAC" e sostenendo che la scelta vada nella direzione opposta alle richieste della base sulla politica estera del partito.

Il volto della sinistra DSA, ma con una presa limitata


Lo scontro arriva dopo settimane in cui Piker aveva chiesto ai vertici democratici di difenderlo pubblicamente dagli attacchi arrivati dai repubblicani. "A un certo punto dovrete letteralmente difendermi", aveva detto, sostenendo che il partito dovesse riconoscere che lui non è "una forza radicale, pericolosa e tossica".

Piker è diventato un volto ricorrente nelle campagne dei candidati vicini ai Democratic Socialists of America. È salito sul palco con Abdul El-Sayed in Michigan, tanto che i repubblicani lo hanno definito il suo "compagno di corsa", anche se dopo le ultime dichiarazioni lo stesso El-Sayed ha preso le distanze. Ha partecipato inoltre a eventi con Francesca Hong in Wisconsin, così come alla festa elettorale del sindaco eletto di New York Zohran Mamdani e ha ospitato più volte il deputato Ro Khanna. La sua presa sull'elettorato democratico resta però limitata: un sondaggio nazionale tra elettori democratici e simpatizzanti ha rilevato che sei su dieci non avevano mai sentito parlare di lui.

In passato Piker aveva fatto altre affermazioni controverse, come quando ha detto che gli Stati Uniti "si meritavano" l'11 settembre, ha descritto Hamas come "mille volte migliore dello Stato fascista, coloniale e di apartheid" di Israele e ha fatto commenti che, secondo i suoi critici, minimizzavano le violenze sessuali del 7 ottobre 2023. Ad aprile Gottheimer e il repubblicano Mike Lawler hanno presentato una risoluzione bipartisan contro la retorica antisemita di Piker e della commentatrice conservatrice Candace Owens. Twitch lo aveva inoltre sospeso nel maggio 2025 per "gestione impropria di propaganda terroristica", dopo che aveva letto in diretta il manifesto dell'uomo accusato di aver ucciso due dipendenti dell'ambasciata israeliana a Washington.


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Ventotene non è soltanto una piccola isola nel Tirreno: è il luogo in cui, nel pieno della dittatura fascista e della guerra, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi immaginarono un’Europa capace di superare la sovranità assoluta degli Stati nazionali.

Da quelle idee nacque il movimento federalista europeo. E oggi quella battaglia è tutt’altro che conclusa.

Per questo lo scorso fine settimana @annastrolenberg, eurodeputata di Volt e membro del direttivo dello Spinelli Group, è tornata a Ventotene per partecipare agli incontri del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa, insieme a esponenti politici e federalisti provenienti da tutta Europa.

Perché, mentre guerre e competizione tra grandi potenze ridisegnano il mondo, un’Europa divisa in 27 politiche estere, 27 difese e 27 interessi nazionali non serve a nulla.

Per noi la direzione è chiara: un’Europa federale, democratica, sociale e capace di decidere autonomamente il proprio destino.

Spinelli ci ha indicato la strada: ora tocca a Volt portare a compimento la sua visione. 💜🇪🇺

#Ventotene #Europa #FederalismoEuropeo #UnioneEuropea #StatiUnitiDEuropa #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Leaving my second #BledStrategicForum with mixed feelings. Business called for more EU integration: capital markets, harmonised laws. National leaders talked about the EU failing and blamed migration.

Asked if @VoltEuropa vision of an integrated Europe was too optimistic, I thought: who else has a vision?

And replied in Jean Monnet words: “I’m not optimistic. I’m determined.”

Add Peter Magyar: “We lack European political leadership.”

And Benjamin Franklin who said it best: “Join, or die.”

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Talarico, riemergono le frasi contro il capitalismo: la destra texana passa all’attacco


Il candidato democratico al Senato definì nel 2020 il capitalismo un "sistema oppressivo". Oggi rivendica il sostegno all’industria energetica e prova a respingere l’etichetta di socialista democratico. La sua campagna: Talarico è un "orgoglioso capitalista" e sostiene il settore energetico.

Sei anni prima di diventare il candidato democratico al Senato per il Texas, James Talarico definì il capitalismo un "sistema oppressivo", accostandolo al suprematismo bianco e al cambiamento climatico e sostenendo che solo spezzando il modo in cui i tre "lavorano insieme" sarebbe stato possibile "cominciare a smantellarli". Le dichiarazioni, finora inedite, sono state riportate per prime dalla CNNe risalgono a un forum virtuale sul clima organizzato nel settembre 2020 dalla sezione di Austin del Sierra Club, una delle principali associazioni ambientaliste degli Stati Uniti.

Nello stesso incontro Talarico paragonò il primato del Texas nella produzione di petrolio e gas "all'essere leader nelle musicassette negli anni Ottanta", aggiungendo che "quell'industria non durerà". All'epoca aveva 31 anni ed era un deputato statale in corsa per un secondo mandato. Alla domanda su cosa potessero fare i legislatori per contrastare gli effetti sproporzionati del cambiamento climatico sulle minoranze, Talarico rispose ringraziando i giovani attivisti per aver "tracciato il legame tra cambiamento climatico, suprematismo bianco e capitalismo nel nostro Paese".

72 milioni di dollari e un testa a testa


Oggi Talarico ha raccolto 72 milioni di dollari contro i 16,8 milioni dell'avversario repubblicano Ken Paxton, procuratore generale del Texas coinvolto negli anni in diverse controversie e vicende giudiziarie, ed è considerato uno dei più efficaci raccoglitori di fondi democratici di questo ciclo elettorale. I sondaggi oscillano però tra la parità e un lieve vantaggio del democratico: Emerson, a metà agosto, dava Paxton avanti di un punto, 47% a 46%, mentre l'Università del Texas, a fine mese, ha rilevato Talarico al 42% contro il 39%, con il 14% di indecisi. Il mercato delle previsioni Kalshi assegna a entrambi circa il 50% di probabilità di vittoria, mentre i repubblicani cercano di dipingere Talarico come troppo progressista per vincere in Texas. La sua campagna punta invece sul costo della vita, sulla fede e sulla lotta al potere economico dei più ricchi.

Sul suo sito elettorale Talarico scrive oggi che il Texas è "il leader energetico del mondo" e promette, se eletto al Senato, di lavorare "senza sosta" perché lo Stato "non solo mantenga, ma estenda quella leadership innovativa per le generazioni a venire". Il portavoce JT Ennis ha detto alla CNN che Talarico ha già riconosciuto come alcune sue dichiarazioni del passato "abbiano mancato il bersaglio". "James è un orgoglioso capitalista e concorda con la maggioranza dei texani sul fatto che razzismo, disastri naturali e un'economia controllata dai miliardari siano tutti problemi da affrontare", ha affermato Ennis, aggiungendo che il candidato "sostiene l'industria del petrolio e del gas" e ha votato molte volte a suo favore.

La campagna di Paxton ha replicato attraverso la portavoce Madison Cercy, secondo cui la rivelazione della CNN "ha solo confermato quello che già sapevamo: James Talarico è un socialista democratico che vuole distruggere le opportunità economiche, vietare petrolio e gas e alzare le tasse per pagare la sua agenda radicale".

Midterm 2026 · Senato

In Texas la corsa al Senato è diventata una gara vera


Da metà luglio sette istituti hanno misurato la sfida per il seggio al Senato tra il repubblicano Ken Paxton e il democratico James Talarico. Sei di questi danno avanti Talarico, con margini stretti ma costanti: in Texas, dove un democratico non vince una corsa statale dal 1994, basta a riaprire la partita.

Grafica di FocusAmerica

La media dei sondaggi

Sondaggio per sondaggio

Sei rilevazioni su sette danno avanti Talarico, ma in quattro il vantaggio non supera il margine di errore

Il punto indica il margine tra i due candidati, la barra chiara il margine di errore dichiarato dall’istituto. Quando la barra attraversa la linea dello zero, il sondaggio non individua un vincitore.

Il metro di paragone

Nelle ultime due elezioni per il Senato i repubblicani avevano vinto con margini vicini ai dieci punti

"Tofu Talarico" e "Six-Gender Jimmy"


Quando è riemersa in precedenza una clip del 2022 in cui suggeriva agli americani di mangiare meno carne per contrastare il cambiamento climatico, Paxton lo ha soprannominato "Tofu Talarico" e lo ha definito, falsamente, vegano. Talarico ha risposto che, da "texano di ottava generazione", mangia barbecue "da prima della prima incriminazione di Ken Paxton", con un riferimento all'accusa di frode finanziaria del 2015.

Nel 2021, durante un intervento in aula, Talarico aveva sostenuto che la scienza moderna riconoscesse sei sessi biologici, guadagnandosi il soprannome di "Six-Gender Jimmy". In seguito ha definito quelle parole "imbarazzanti" e ha affermato di sapere che i sessi sono due, uomini e donne, oltre a "una piccolissima percentuale di persone con anomalie cromosomiche" che, ha aggiunto, meritano rispetto.

Dopo il collasso della rete elettrica texana del 2021, che provocò centinaia di morti, Talarico presentò una proposta di legge per ridurre entro il 2050 le emissioni dello Stato di almeno il 90% rispetto ai livelli del 1990, con un obiettivo intermedio del 50% entro il 2030. La proposta non superò l'esame della Commissione, ma i repubblicani continuano a paragonarla al Green New Deal, un accostamento respinto dalla campagna del candidato democratico.

Già nel 2009, quando era studente all'Università del Texas ad Austin, Talarico aveva guidato una campagna studentesca per spingere la città a disinvestire da una centrale a carbone, celebrando il risultato come "un grande successo per gli ambientalisti del campus". L'industria del petrolio e del gas che Talarico nel 2020 dava per destinata al declino ha nel frattempo aumentato la propria produzione fino a raggiungere o superare i livelli precedenti alla pandemia.

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La benzina è ormai sopra i 2 euro al litro. E la risposta del governo Meloni? Prorogare di 10 giorni uno sconto di 17 centesimi, valido solo sul diesel.

Se il caro-carburanti è un’emergenza, il conto non può ricadere ancora sulle famiglie: a pagare siano i colossi del petrolio, dopo anni di profitti enormi e danni al clima.

Video di Francesca Romana D'Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#CaroCarburanti #Benzina #Diesel #GovernoMeloni #Accise #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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La legge sulle sanzioni a Russia e Iran si arena alla Camera


Dopo il via libera bipartisan del Senato, il provvedimento intitolato a Lindsey Graham incontra le resistenze di democratici e repubblicani sui nuovi poteri tariffari del presidente.

La legge che punta a sanzionare Russia e Iran e i loro partner commerciali rischia di fermarsi alla Camera dei Rappresentanti, meno di un mese dopo il voto con cui il Senato l'ha approvata in maniera nettamente bipartisan con 86 sì e 11 no. I leader repubblicani della Camera hanno infatti escluso il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act dall'elenco dei provvedimenti in calendario questa settimana. Al rientro dopo cinque settimane di pausa estiva, nessuno dei principali esponenti repubblicani alla Camera lo ha indicato come una priorità.

Virginia Foxx, presidente della Commissione Regolamento, ha raccontato di essere appena uscita dalla riunione dei presidenti di commissione senza che nessuno avesse nominato il provvedimento e ha detto di non sapere se il testo passerà dalla sua commissione prima di arrivare in aula. Lo Speaker della Camera Mike Johnson ha ammesso che la strada è in salita e non si è impegnato a portare la legge al voto. Si è limitato solo a dire che si vedrà, attribuendo l'incertezza all'opposizione democratica dopo aver rivendicato la linea dura dei repubblicani nei confronti di Mosca.

Che cosa prevede la proposta di legge


Il provvedimento porta il nome del senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham, morto improvvisamente l'11 luglio a 71 anni. Graham aveva presentato la prima versione nell'aprile 2025 insieme al democratico Richard Blumenthal e l'aveva sostenuta per oltre un anno. Il testo approvato dal Senato autorizza il presidente a imporre dazi fino al 100% sulle importazioni provenienti dai maggiori acquirenti di petrolio e gas russi, tra cui Cina e India, e dai Paesi che favoriscono l'elusione delle sanzioni.

Colpisce inoltre oligarchi, banche e la cosiddetta flotta ombra utilizzata da Mosca per aggirare le restrizioni esistenti, ed estende per altri 5 anni le autorità previste dall'Iran Sanctions Act, che riguardano tra l'altro i settori energetico e militare iraniani. Il presidente può concedere deroghe solo se certifica al Congresso che sono nell'interesse nazionale. Per mesi i vertici repubblicani del Senato non avevano portato il provvedimento al voto, anche perché il presidente voleva mantenere alla Casa Bianca un ampio margine di manovra sulle sanzioni. Graham aveva continuato fino alla fine a negoziare il testo con l'Amministrazione. Dopo la sua morte, il Senato ne ha ripreso l'esame e lo ha approvato il 7 agosto.

I sostenitori della proposta di legge alla Camera ritengono che fornirebbe alla Casa Bianca un'ulteriore leva per spingere Mosca a porre fine alla guerra in Ucraina. Ma è proprio la nuova autorità sui dazi a creare le maggiori difficoltà, in quanto molti democratici non vogliono attribuire al presidente ulteriori poteri in materia tariffaria.

Le resistenze alla Camera


Il leader della minoranza democratica Hakeem Jeffries ha espresso "serie preoccupazioni", spiegando che i vertici democratici temono un possibile abuso da parte dell'Amministrazione dei nuovi poteri in materia di dazi e sanzioni. Altri deputati democratici ritengono che il presidente disponga già di poteri sufficienti per colpire aziende, individui e navi che alimentano la macchina bellica russa e il Congresso non ha quindi bisogno di concedergliene di nuovi.

Contrario è anche Brad Schneider, che guida i centristi della New Democrat Coalition e sostiene che la Casa Bianca non debba ricevere prerogative spettanti al potere legislativo. La numero due dei democratici alla Camera, Katherine Clark, ha detto che il partito valuterà il testo della proposta di legge quando e se arriverà in aula, ribadendo però la sua preoccupazione per un presidente che, attraverso i dazi, contribuisce a far salire i prezzi dei beni di prima necessità.

Ma anche tra i repubblicani i numeri restano incerti. Diversi esponenti conservatori che in passato hanno votato contro gli aiuti a Kyiv affermano di non avere ancora esaminato il provvedimento. Thomas Massie ha detto di non averlo visto né sentito nominare e di non avere mai votato, nei suoi 14 anni al Congresso, a favore di sanzioni contro uno Stato sovrano. I leader repubblicani potrebbero aggirare parte dell'opposizione interna ricorrendo alla procedura accelerata che però richiede il voto favorevole dei due terzi dell'aula, ma non è chiaro se vi siano abbastanza esponenti democratici disposti a sostenerla.

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☕ CYBERBRIEFING — Mercoledì 2 settembre 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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#newsletter #cybersecurity
@informatica

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Public HardBreacher Code Claims Kaspersky Privilege Escalation, but Evidence Remains Unverified
#CyberSecurity
securebulletin.com/public-hard…
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BGP Hijack Poisoned Virtualizor Updates and Put Hosting Servers at Root-Level Risk
#CyberSecurity
securebulletin.com/bgp-hijack-…
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Mit diesem Taschenspielertrick verschaffen sich Zoll, BKA und co. offenbar massenhaft Zugriff auf Messanger-Konten und lesen mit: "Messager-Überwachung" (Nutzung von Bestätigungs-Code innerhalb ihrer App) ist keine "TKÜ" - rechtlich und ethisch extrem bedenklich!

Danke @andre_meister für den guten Artikel und die Aufarbeitung dieses wichtigen Themas auf @netzpolitik_feed
netzpolitik.org/2026/messenger…

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D-Link Fixes Router Flaws That Exposed Admin and Wi-Fi Credentials on Local Networks
#CyberSecurity
securebulletin.com/d-link-fixe…
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ValleyRAT Campaign Turns Fake Adware Installers Into a Persistent Espionage Backdoor
#CyberSecurity
securebulletin.com/valleyrat-c…
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Behörden überwachen regelmäßig Messenger-Kommunikation in WhatsApp, Telegram und Signal – ganz ohne Staatstrojaner. Das geht aus einem Dokument des Zollkriminalamts hervor, das wir veröffentlichen. Ein Professor für IT-Strafrecht hält diese Messenger-Überwachung für rechtswidrig. netzpolitik.org/2026/messenger…
in reply to netzpolitik.org

@signalapp
Using a desktop clients to surveil citizens and partners has be a pattern for a while.

Any plans of a response?

You could only allow saving login for iteratively increasing amounts of time before requiring re-auth. When first logging in max a day, on re-auth a week, than a month, ...

And additionally displaying regular notification in the app about who's reading messages.

#digitalviolence #stalking #surveillance #feminism
@netzpolitik_feed

in reply to netzpolitik.org

Moment mal kurz, steckt da nicht noch ein weiterer Aspekt drin, nämlich, dass im konkreten Beispiel nicht nur anscheinend wiederrechtlich die Kommunikation einer Beschuldigten überwacht wurde, sondern auch potentiell die gesamte Kommunikation ihrer Eltern? Und so wie ich es verstanden habe, sind die nicht Beschuldigt sondern nur Zeug:innen? Ich dachte, da sind die Beschränkungen noch viel krasser.
Edith: oder hab ich was überlesen.
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Behörden überwachen regelmäßig Messenger-Kommunikation in WhatsApp, Telegram und @signalapp – ganz ohne Staatstrojaner. Das geht aus einem Dokument des @Zoll hervor, das wir veröffentlichen. Ein Professor für IT-Strafrecht hält diese Messenger-Überwachung für rechtswidrig. netzpolitik.org/2026/messenger…