Messenger-Überwachung: Immer mehr Polizei überwacht Messenger wie WhatsApp
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Messenger-Überwachung: Immer mehr Polizei überwacht Messenger wie WhatsApp
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Questa è la rassegna stampa di mercoledì 2 settembre 2026
Le forze americane hanno condotto una nuova ondata di raid contro circa cento obiettivi iraniani, tra cui siti di difesa aerea, radar e due petroliere governative colpite per la prima volta in base a una nuova politica "nave per nave" approvata dall'Amministrazione Trump. Teheran ha risposto lanciando missili balistici e droni contro le basi statunitensi nella regione, in gran parte intercettati, mentre i media iraniani hanno denunciato vittime civili in un attacco che avrebbe colpito una cerimonia nuziale. L'escalation ha interrotto una tregua di alcune settimane e ha spinto il prezzo del petrolio verso i 95 dollari al barile, nel conflitto ormai al settimo mese.
Fonti: Axios, New York Times, The Hill
Il senatore democratico Ed Markey, 80 anni, ha vinto nettamente le primarie del Massachusetts contro il deputato Seth Moulton, 47 anni, che aveva costruito la sua campagna sulla necessità di un ricambio generazionale nel partito. Anche altri parlamentari democratici di lungo corso, come il deputato Stephen Lynch, hanno resistito alle sfide interne, mentre l'ex collaboratore della Casa Bianca di Biden, Dan Koh, ha conquistato la nomination per il seggio lasciato libero da Moulton. Il voto conferma le divisioni anagrafiche e ideologiche che attraversano i democratici in vista delle elezioni di metà mandato.
Fonti: Wall Street Journal, New York Times, NPR
Il segretario dell'Esercito Dan Driscoll ha lasciato l'incarico al culmine di uno scontro con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha rimosso o bloccato le promozioni di decine di alti ufficiali, pari a circa il 10 per cento dei vertici militari. Le dimissioni lasciano vuoti di leadership in un momento in cui l'esercito statunitense è impegnato nel prolungato conflitto con l'Iran. Nel frattempo il presidente Trump ha annunciato la nomina del veterano Hung Cao a segretario della Marina, un'altra carica rimasta a lungo vacante.
Fonti: Financial Times, New York Times, The Hill
Al vertice del G20 organizzato dagli Stati Uniti, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha accusato la Cina di inondare il mondo con esportazioni a basso costo, mentre diversi alleati europei hanno criticato i dazi e la guerra con l'Iran. Pechino ha poi bloccato il consenso sul comunicato finale, opponendosi al linguaggio che chiedeva l'eliminazione delle politiche "non di mercato" per ridurre gli squilibri commerciali. Il summit, pensato per presentare le politiche economiche dell'Amministrazione come modello, ha messo in luce le tensioni tra Washington e i suoi partner.
Fonti: New York Times, Financial Times
Un giudice dello Utah ha stabilito che l'accusa ha presentato prove sufficienti per processare Tyler Robinson, l'uomo accusato di aver ucciso l'anno scorso l'attivista conservatore Charlie Kirk, che si è dichiarato non colpevole. Il magistrato ha lasciato aperta la possibilità della pena di morte per l'accusa di omicidio aggravato. Il caso andrà quindi a dibattimento su tutti i sette capi d'imputazione.
Fonti: New York Times, Wall Street Journal, Fox News
I deputati democratici Jared Golden e Marie Gluesenkamp Perez hanno votato con i repubblicani su un voto procedurale chiave, consentendo l'approvazione di un pacchetto che includeva una risoluzione di condanna del socialismo. La mossa, avvenuta senza preavviso alla leadership, ha scatenato tensioni interne e polemiche tra i vertici del partito guidati da Hakeem Jeffries. Lo stesso giorno la Camera ha approvato in modo bipartisan un provvedimento per finanziare il governo oltre la scadenza del 30 settembre ed evitare uno shutdown prima del voto di metà mandato.
Fonti: Axios, The Hill, Wall Street Journal
La Camera ha censurato con un ampio voto bipartisan il deputato repubblicano Chuck Edwards, dopo che la commissione etica ha stabilito che aveva tenuto comportamenti inappropriati e non professionali verso due giovani collaboratrici. Edwards, che ha già rinunciato alla ricandidatura, ha porto le sue scuse pubbliche pur negando che la sua condotta costituisse una molestia sessuale. Si tratta della prima censura raccomandata dalla commissione etica dal 2010.
Fonti: Wall Street Journal, New York Times, Axios
Il segretario all'Energia Chris Wright ha affermato che diverse aziende sono vicine a firmare accordi che porteranno il Venezuela a espandere rapidamente la sua produzione di greggio, fino a raddoppiarla. La Casa Bianca ha diffuso nuovi dettagli sull'intesa, mentre Chevron si prepara ad ampliare le proprie attività nel Paese. L'accordo, difeso dai funzionari statunitensi nonostante le controversie sul contraente venezuelano, si inserisce negli sforzi dell'Amministrazione per contenere i prezzi dell'energia.
Fonti: Bloomberg, Financial Times, Axios
Tim Cook lascia la carica di amministratore delegato di Apple per assumere quella di presidente esecutivo, con un pacchetto retributivo da 47 milioni di dollari che segnala un ruolo ancora centrale nell'azienda. Il suo successore, John Ternus, riceverà un compenso da 58 milioni di dollari. Cook mantiene comunque un peso politico rilevante nei rapporti con l'Amministrazione.
Fonti: Financial Times, The Hill
Apple e Google hanno aggiornato le loro mappe per mostrare agli utenti statunitensi il lago Ontario con il nuovo nome di "Lake America", deciso dall'Amministrazione Trump. Secondo un sondaggio Ipsos/Reuters, però, il 63 per cento degli americani è contrario alla ridenominazione e la maggioranza si oppone anche ai nuovi dazi imposti al Canada. La decisione ha alimentato le tensioni commerciali e diplomatiche con Ottawa.
Fonti: Axios, Wall Street Journal, The Hill
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
A Utah judge ruled prosecutors presented enough evidence for trial on all seven counts against Tyler Robinson in Charlie Kirk's fatal shooting.Stepheny Price (Fox News)
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Le forze americane hanno ripreso a colpire obiettivi iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato questa sera il Comando Centrale degli Stati Uniti (Central Command, Centcom), responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente. I raid sono cominciati a mezzogiorno, ora di Washington, ovvero le 18 in Italia, e hanno preso di mira postazioni dei Guardiani della Rivoluzione (IRCG), il corpo militare d’élite della Repubblica islamica.
Secondo il Centcom, gli attacchi odierni sono una risposta ai recenti tentativi dei Guardiani di colpire navi commerciali nello Stretto e basi militari americane presenti nella regione. Lo scambio di attacchi era già ripreso domenica, dopo circa un mese di pausa.
Gli Stati Uniti avevano distrutto due lanciatori sull’isola di Larak, che secondo Washington erano pronti a disseminare mine marine nello Stretto. Il giorno dopo l’Iran aveva risposto lanciando missili contro due basi americane in Giordania, otto dei quali erano stati intercettati.
L’operazione di questa sera rientra in un piano che il presidente e i suoi principali consiglieri valutavano da giorni e che Axios aveva già anticipato: una serie di attacchi limitati nell’area dello Stretto per impedire all’Iran di ricostruire radar e capacità missilistiche necessarie ad attaccare le navi. Un funzionario americano ha spiegato ad Axios che l’obiettivo è ridurre il rischio di attacchi iraniani contro petroliere, unità della Marina e aerei dell’Aeronautica statunitensi. Si tratta, nelle sue parole, di “tagliare l’erba”.
Stretto di Hormuz
A mezzogiorno, ora di Washington, il Centcom ha iniziato a colpire le postazioni delle Guardie della rivoluzione lungo la costa meridionale iraniana. È il terzo giorno consecutivo di colpi e risposte tra i due Paesi.
Grafica di FocusAmerica 1º settembre 2026
54°E56°E58°E60°E23°N24°N25°N26°N27°N28°N29°N30°N Iran Emirati Arabi Uniti Oman Pakistan Golfo Persico Golfo di OmanGolfo di Oman Stretto di Hormuz Bandar AbbasJaskChabaharKonarakMinabSirikIsola di QeshmIsola di LavanAsaluyehAeroporto di JiroftLarak (domenica)
Inizio dei raidOre 12:00 Washington
Ore 18:00 Italia
Fuori mappa, a ovestGiordania: due basi americane bersaglio lunedì dei missili iraniani
100 km
×
Tocca o passa il cursore su un punto per i dettagli di ogni località.
Prima ondata (martedì) Ore successive Attacco USA di domenica
Prima ondataBandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab, Sirik, isola di Qeshm
Ore successiveIsola di Lavan, polo del gas di Asaluyeh, aeroporto di Jiroft (Kerman)
DomenicaIsola di Larak: gli Stati Uniti distruggono due lanciatori delle Guardie pronti a disseminare mine
La sequenza
Lo scambio di fuoco è ripreso dopo circa un mese di pausa.
Domenica 30 agosto
Stati Uniti
2lanciatori delle Guardie distrutti sull’isola di Larak
Erano pronti a disseminare mine marine nello Stretto di Hormuz.
Lunedì 31 agosto
Iran
2basi americane in Giordania attaccate dai missili iraniani
8missili intercettati
Martedì 1º settembre
Stati Uniti
10località colpite nel sud dell’Iran
I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver dato inizio alla risposta.
La logica dell’operazione
«Tagliare l'erba»
Così un funzionario americano ha descritto ad Axios il piano del Pentagono: attacchi limitati e ripetuti nell’area dello Stretto.
L’obiettivo dichiarato
Impedire all’Iran di ricostruire radar e capacità missilistiche con cui attaccare petroliere, navi e aerei americani.
La minaccia di Trump
Se l’Iran reagisce, sarà colpito di nuovo «a un livello molto più duro». E l’attacco più grande resta in attesa.
Il bilancio
Un attacco avrebbe centrato un’abitazione dove era in corso un matrimonio. I bilanci restano provvisori.
Mezzaluna Rossasezione provinciale, citata da Fars
almeno 4mortitra cui un bambino
oltre 50feritisoccorsi ancora in corso
Vicegovernatoreprovincia di Hormozgan, alla tv di Stato
2mortibilancio provvisorio
I Guardiani della Rivoluzione promettono una «punizione severa»; l’agenzia Tasnim parla di una risposta «molte volte più grande».
Fonte Elaborazione FocusAmerica su comunicati del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), Axios, agenzie Fars e Tasnim, tv di Stato iraniana. Cartografia: Natural Earth. Dati aggiornati al 1º settembre 2026, bilanci provvisori.
Secondo i media iraniani, i raid di questa sera hanno colpito diverse località della costa meridionale del Paese, tra cui Bandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab e Sirik, oltre all’isola di Qeshm. Nelle ore successive gli attacchi avrebbero raggiunto anche l’isola di Lavan, il polo del gas di Asaluyeh e l’aeroporto di Jiroft, nella provincia iraniana di Kerman.
Uno dei colpi avrebbe centrato un’abitazione nei pressi di Sirik, città costiera dell’Iran dove era in corso un matrimonio. La sezione provinciale della Mezzaluna Rossa iraniana, citata dall’agenzia stampa iraniana Fars, ha riferito di almeno 4 morti, tra cui un bambino, e di oltre 50 feriti, mentre i soccorsi erano ancora in corso. Il vicegovernatore della provincia di Hormozgan ha invece parlato alla televisione di Stato di due vittime.
Poco dopo la notizia dei raid, il presidente statunitense Donald Trump ha scritto su Truth Social che l’attacco è stato “pienamente giustificato” e che, se l’Iran, da lui definito una “nazione fallita”, dovesse reagire, verrebbe attaccato di nuovo a un livello “molto più duro e più alto”. Anche questo di stasera, ha aggiunto, non è l’attacco più grande: quello resta “pronto in attesa” e, quando dovesse essere concluso, della Repubblica Islamica dell’Iran “resterebbe molto poco”.
“Una punizione severa attende gli aggressori”, ha risposto su X il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione Hossein Mohebi, aggiungendo che gli Stati Uniti “si pentiranno dei loro ultimi attacchi”. L’agenzia Tasnim, vicina ai pasdaran, ha citato una fonte militare iraniana secondo cui la risposta sarà “molte volte più grande” degli attacchi americani e gli interessi e le basi statunitensi nella regione finiranno rapidamente sotto il fuoco iraniano.
reshared this
Cuba non è sola Golpe elettorale e attacco alla Costituzione Come salvare la sanità pubblica dal disastro 80 anni di voto alle donne e Repubblica, la Resistenza continua Presentazione del libro di Francesca Albanese “La luce del risveglio.administrator (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Votare per posta diventerebbe molto più difficile, se non impossibile, per decine di milioni di americani se il servizio postale dovesse applicare le nuove regole restrittive volute dal presidente Donald Trump. Le misure, ricostruite dal New York Times, prevede che gli Stati carichino le liste degli elettori su un portale federale non ancora operativo e che tutte le schede elettorali passino attraverso i grandi centri di smistamento, gli unici in grado di leggere i nuovi codici a barre. Soprattutto, impedirebbe la consegna delle schede elettori negli Stati che non intendo trasmettere al governo federale i dati dei propri elettori, che l'Amministrazione afferma apertamente di voler utilizzare per individuare eventuali non cittadini iscritti nelle liste.
Giovedì la giudice federale Indira Talwani, a Boston, ha sospeso la regola per 14 giorni e la Casa Bianca ha presentato ricorso. Oltre venti Stati a guida democratica e il District of Columbia hanno fatto causa e annunciato che non intendono adeguarsi. Ma lunedì 24 agosto la Corte Suprema, con una maggioranza di 6 a 3, aveva già respinto un primo ricorso perché la regola non era ancora definitiva. Ora che lo è diventato, è probabile che i giudici siano chiamati a pronunciarsi nuovamente nelle prossime settimane sulla sua costituzionalità. A meno di dieci settimane dal voto, e con il North Carolina che inizierà a spedire le schede per il voto il 4 settembre, non è affatto certo che ci sia il tempo materiale per applicarla.
Le conseguenze ricadrebbero soprattutto sui democratici, che ricorrono al voto per posta più dei repubblicani: nel 2024 lo ha fatto più di un elettore democratico su tre contro uno su quattro tra i repubblicani, secondo le stime dello States United Democracy Center relative a 32 Stati.
Il Michigan è il caso più significativo. Nel 2022 il 37% dei voti è stato espresso per posta. Quest'anno nello Stato si decidono uno dei seggi al Senato più contesi del Paese, il governatore e quattro collegi in bilico alla Camera. Nel 2024, secondo il MIT Election Data and Science Lab, aveva votato per posta il 60% degli elettori di Kamala Harris contro il 34% di quelli di Trump. Quasi due milioni di elettori del Michigan ricevono inoltre automaticamente la scheda per il voto a ogni elezione. "Non è complicato", ha detto al New York Times Marc Elias, avvocato elettorale vicino ai democratici: "L'Amministrazione sa che i democratici votano per posta più dei repubblicani".
Ma anche gli amministratori elettorali di entrambi i partiti temono il caos. Alan Hays, supervisore repubblicano delle elezioni nella contea di Lake, in Florida, dove Trump ha ottenuto il 62% dei voti, ha paragonato il cambiamento a "cambiare rotta a una portaerei": "Affidare una responsabilità così grande al servizio postale, con i suoi precedenti e con così poco preavviso, è nel migliore dei casi imprudente".
In Arizona, dove alle ultime elezioni di metà mandato circa l'80% degli elettori aveva ricevuto la scheda per votare via posta, il Segretario di Stato democratico Adrian Fontes prevede invece una rivolta soprattutto tra i pensionati repubblicani: "Il voto per posta è stato creato dai repubblicani, promosso dai repubblicani ed è così che gli elettori repubblicani amano votare".
La nuova regolamentazione è il risultato più concreto di un'offensiva molto più ampia, passata in rassegna dalla CNN. Nasce dall'ordine esecutivo di marzo con cui Trump – che non ironicamente il 18 agosto ha votato per posta alle primarie della Florida – ha chiesto al Dipartimento della Sicurezza interna di compilare liste sulla cittadinanza degli elettori Stato per Stato. L'ordine è oggetto di diverse cause e difficilmente potrà essere applicato integralmente entro novembre.
Il Dipartimento, guidato da Markwayne Mullin, ha chiesto agli Stati di consegnare le proprie liste elettorali e ha annunciato di aver individuato migliaia di presunti non cittadini registrati. In Nevada, però, ne ha poi "confermati" soltanto 185 sui 15.903 inizialmente indicati. Nel frattempo, la campagna va avanti con la ridefinizione dei collegi avviata da Trump in Texas e poi estesa ad altri Stati potrebbe fruttare ai repubblicani fino a dieci seggi alla Camera. A questo si aggiungono la sentenza Louisiana v. Callais, con cui la Corte Suprema ha fortemente ridimensionato alcune tutele del Voting Rights Act, e il ridimensionamento dell'agenzia federale per la cybersicurezza che coordina la risposta alle interferenze straniere.
Gli alleati del presidente continuano inoltre ad avanzare ipotesi ancora più estreme: la dichiarazione di un'emergenza nazionale sulle elezioni, il sequestro delle urne o l'invio di agenti dell'ICE ai seggi. Trump non le ha promesse, ma non le ha nemmeno escluse. Alla proposta di dichiarare l'emergenza nazionale, avanzata l'11 agosto dal commentatore Wayne Root, ha risposto: "Sono successe cose più strane, lasciamola così". A gennaio aveva detto al New York Times che nel 2020 "avrebbe dovuto" far sequestrare le urne. Mullin ha invece dichiarato che gli agenti dell'ICE non si recherebbero ai seggi "di propria iniziativa", ma soltanto su richiesta delle autorità locali e comunque "non per motivi di immigrazione". La legge federale vieta a chiunque, comprese le forze dell'ordine, di intimidire gli elettori e proibisce la presenza di "truppe o uomini armati" ai seggi.
"Trump butta lì delle cose. La gente abbocca e questo rende il Paese più nervoso, in un ciclo che si autoalimenta", ha detto alla CNN Ben Ginsberg, avvocato elettorale repubblicano di lunga data, secondo cui "la creazione di un clima di paura è forse un obiettivo in sé". Tammy Patrick, ex funzionaria elettorale della contea di Maricopa e oggi al Bipartisan Policy Center, ricorda invece che "finora i pesi e contrappesi del sistema hanno retto".
reshared this
Dan Driscoll ha rassegnato ieri le dimissioni da Segretario dell'Esercito, dopo mesi di contrasti con il Segretario alla Difesa Pete Hegseth sui licenziamenti degli alti ufficiali e sulle priorità delle Forze Armate. La Casa Bianca ha confermato la sua uscita, che dovrebbe diventare effettiva nei prossimi giorni. La notizia è stata data per prima dal Wall Street Journal.
Pochi giorni prima Driscoll aveva portato le sue preoccupazioni direttamente al presidente Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca. Secondo la ricostruzione dell'Atlantic, che ha parlato con quattro persone informate della conversazione, Trump si è mostrato sorpreso dal numero di generali e altri alti ufficiali licenziati, spinti al ritiro o scavalcati nelle promozioni sotto Hegseth. Driscoll gli ha spiegato che quelle uscite stavano ostacolando la trasformazione dell'Esercito e gli ha poi comunicato l'intenzione di lasciare anche lui l'incarico nonostante nelle settimane precedenti avesse dichiarato pubblicamente di non avere alcun piano di dimissioni.
Con la sua uscita l'Esercito, la branca più numerosa delle Forze Armate degli Stati Uniti, resterà senza un Segretario confermato dal Senato e senza un capo di Stato Maggiore titolare. Anche altri incarichi di vertice, compreso il comando delle forze terrestri americane in Europa e Africa, sono al momento affidati ad interim o in attesa di una conferma definitiva. L'Esercito conta circa 450.000 militari in servizio attivo e, secondo l'Atlantic, il numero dei generali è sceso ai minimi della storia recente. La riduzione dei vertici risponde anche a una linea dichiarata: nel maggio 2025 Hegseth ha ordinato un taglio di almeno il 20% dei posti da generale a quattro stelle nella componente attiva, del 20% degli ufficiali generali della Guardia Nazionale e un'ulteriore riduzione di almeno il 10% dei generali e ammiragli nell'ambito della riorganizzazione dei comandi unificati.
La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha definito Driscoll “molto efficace” nel portare avanti l'agenda del presidente al Dipartimento dell'Esercito e gli ha riconosciuto la guida durante importanti operazioni militari, il ritorno dell'attenzione su prontezza e capacità combattiva e il contributo ai negoziati tra Russia e Ucraina. L'Esercito è più potente che mai grazie al suo lavoro accanto al comandante in capo e al Segretario alla Difesa, ha aggiunto Kelly.
Le nomine sono state il principale terreno di scontro. Il 2 aprile Hegseth ha rimosso il capo di Stato Maggiore dell'Esercito statunitense Randy George, generale pluridecorato che il Senato aveva confermato nel 2023, chiedendogli di ritirarsi con oltre un anno di anticipo rispetto alla scadenza del mandato. Driscoll si era speso in sua difesa e, durante un'audizione al Congresso, ha detto di non conoscere le ragioni della decisione. Secondo l'Atlantic, due mesi prima Hegseth gli aveva ordinato di rimuovere anche il colonnello Dave Butler, responsabile delle relazioni pubbliche dell'Esercito e consigliere di Driscoll, mentre quest'ultimo si trovava a Ginevra nella squadra impegnata nei negoziati sull'Ucraina.
Il 2 luglio ha abbandonato il comando anche Christopher Donahue, generale a quattro stelle alla guida delle forze dell'Esercito in Europa e Africa e figura centrale nel sostegno all'Ucraina, dopo appena diciotto mesi. La sua uscita è arrivata dopo che Hegseth aveva bloccato i tentativi di prolungarne la permanenza in servizio. E' stato sostituito ad interim dal maggior generale Christopher Norrie. In precedenza aveva lasciato il suo incarico anche il vice capo di Stato Maggiore James Mingus.
A Mingus è subentrato Christopher LaNeve. Nell'aprile 2025 aveva lasciato il comando dell'Ottava Armata in Corea del Sud per diventare consigliere militare di Hegseth e nel febbraio 2026 il Senato lo ha confermato all'unanimità vice capo di Stato Maggiore e due mesi dopo ha assunto anche le funzioni di capo di Stato Maggiore dopo l'uscita di George.
Il Pentagono non ha però ancora trasmesso formalmente al Senato la nomina di LaNeve a capo di Stato Maggiore, una scelta che incontra resistenze anche tra i repubblicani. Il presidente della Commissione Forze Armate del Senato, il repubblicano Roger Wicker, ha riconosciuto l'esistenza di opposizioni nel partito, dopo che la senatrice repubblicana Joni Ernst ha sollevato dubbi sulla rapidità della sua ascesa al grado di generale a quattro stelle. Secondo Politico, LaNeve ha inoltre interrotto di recente un programma di addestramento congiunto tra militari americani e ucraini sulla guerra con i droni.
Driscoll, veterano della guerra in Iraq e proveniente da una famiglia con tre generazioni di servizio militare, era arrivato al Pentagono nel febbraio 2025. È un amico stretto del vicepresidente JD Vance, con cui ha studiato alla facoltà di legge di Yale, e secondo l'Atlantic era considerato una figura destinata ad avere un ruolo nell'eventuale campagna presidenziale di Vance nel 2028.
Driscoll aveva coltivato rapporti con la stampa e con parlamentari di entrambi i partiti, ottenendo nel corso del mandato anche incarichi ulteriori: la direzione ad interim dell'ATF, l'agenzia federale che si occupa di alcol, tabacco, armi da fuoco ed esplosivi, e poi un ruolo diplomatico nei negoziati sulla guerra in Ucraina. Nel novembre 2025 era volato a Kyiv per presentare il piano di pace americano, diventando il più alto funzionario del Pentagono noto per aver visitato l'Ucraina dall'inizio del secondo mandato di Trump. Dopo l'incontro Volodymyr Zelensky si era detto disposto a negoziare sulla proposta americana.
È atteso ora alle dimissioni anche Dave Fitzgerald, vice Sottosegretario dell'Esercito e tra i promotori dell'ingresso di capitali privati e piccole aziende tecnologiche nei programmi di modernizzazione delle Forze Armate. Un ex funzionario della Difesa ha detto a Politico che il progetto di trasformazione promosso da Driscoll e George, se non era già nato morto, adesso può considerarsi finito.
Con l'uscita effettiva di Driscoll, il Sottosegretario Michael Obadal, ex colonnello e pilota dell'aviazione dell'Esercito con esperienza nelle forze speciali, diventerà il più alto dirigente civile del Dipartimento dell'Esercito e potrebbe assumere le funzioni di Segretario ad interim. Secondo l'Atlantic, tra i possibili successori viene indicato anche Sean Parnell, portavoce del Pentagono e veterano dell'Esercito, politicamente vicino a Hegseth e senza precedenti esperienze alla guida di un'organizzazione delle dimensioni dell'Esercito.
The Army secretary told Trump about problems in the Army and his friction with Hegseth, then resigned.Nancy A. Youssef (The Atlantic)
reshared this
✨ Fire Ant: gli hacker cinesi trasformano router Cisco e server TACACS in piattaforme di spionaggio
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/fire-a…
reshared this
Le vendite di titoli di Stato si sono intensificate oggi sui principali mercati, spingendo il costo del debito di alcune delle maggiori economie mondiali ai livelli più alti da decenni. Il rendimento di un indice Bloomberg sul debito pubblico globale ha raggiunto il 3,72%, il livello più alto dalla metà del 2008.
Il rendimento del Treasury decennale americano, il principale riferimento per il mercato obbligazionario mondiale, è arrivato fino al 4,798%, il massimo dal gennaio 2025, mentre quello del trentennale si è portato intorno al 5,27%. In Giappone il decennale ha raggiunto il 3% per la prima volta dal 1996, mentre il quinquennale è salito al record del 2,26% e il biennale all'1,81%, il livello più alto da trentuno anni. Nel Regno Unito il rendimento del Gilt decennale ha toccato circa il 5,25%, il massimo dal 2008, mentre quello del trentennale è salito ai livelli più alti dal 1998. Il Bund tedesco decennale è arrivato intorno al 3,35%, il massimo da quindici anni.
A spingere i rendimenti sono stati sia i timori per la tenuta dei conti pubblici sia la ripresa degli scontri diretti tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz, che ha fatto risalire i prezzi dell'energia e riportato l'inflazione al centro delle preoccupazioni degli investitori. Il Brent si è portato così intorno ai 92 dollari al barile e il West Texas Intermediate intorno agli 88 dollari, mentre il gas naturale europeo ha raggiunto i livelli più alti da circa 3 anni e mezzo. Rispetto ai livelli precedenti al conflitto, il Brent resta quasi il 30% più caro e l'aumento dei prezzi di alcuni carburanti raffinati è stato ancora maggiore.
Mercati obbligazionari
Una nuova ondata di vendite ha spinto i rendimenti dei titoli di Stato ai livelli più alti da decenni. A spingerli sono i timori sui conti pubblici delle grandi economie e lo shock energetico dello Stretto di Hormuz.
Grafica di FocusAmerica
Rendimento del debito pubblico globale
3,72%
Lo dice l'indice Bloomberg sul debito pubblico mondiale: è il livello più alto dalla metà del 2008, quando la crisi finanziaria stava per travolgere i mercati.
IIl costo del debitoTitoli IILo shock di HormuzHormuz IIIInflazione e tassiPrezzi IVDebito e precedentiDebito
Ogni barra parte da oggi e torna indietro fino all'ultima volta in cui quel titolo ha reso così tanto: più la barra è lunga, più il record è storico.
Nella stessa giornata il trentennale britannico è salito ai livelli più alti dal 1998, il quinquennale giapponese ha toccato il record del 2,26% e il trentennale americano si è portato intorno al 5,27%.
Prima del conflitto da qui passava circa un quinto del petrolio consumato nel mondo. Il traffico non si è fermato del tutto, ma le spedizioni restano fortemente limitate.
IRAN ARABIA SAUDITA EMIRATI OMAN IRAQ Golfo Persico Golfo di Oman Stretto di Hormuz
La rotta delle petroliere attraversa un passaggio largo una quarantina di chilometri nel punto più stretto, tra Iran e Oman. Le alternative via terra hanno capacità limitata e costi più alti.
−77%
Il crollo dei transiti tra l'ultimo trimestre del 2025 e il secondo trimestre del 2026, secondo le stime dell'agenzia americana per l'energia.
Brent
92 $
al barile, il riferimento per il greggio europeo
West Texas
88 $
al barile, il riferimento per il greggio americano
Rincaro
+30%
quasi il 30% in più rispetto ai prezzi precedenti al conflitto
Il gas naturale europeo ha raggiunto i prezzi più alti da circa tre anni e mezzo e per alcuni carburanti raffinati il rincaro è stato ancora maggiore.
L'indice PCE di fondo, che esclude energia e alimentari ed è la misura seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, resta da mesi ben sopra l'obiettivo del 2%.
In rosso la parte d'inflazione che supera l'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve.
Area euro, agosto
3,3%▲
Era al 2,9% a luglio. A spingerla è stata soprattutto l'energia.
Area euro, inflazione di fondo
2,4%▼
Esclude alimentari ed energia ed è invece scesa.
La probabilità che i mercati assegnano a un rialzo dei tassi della Fed a settembre
Le scommesse sono cambiate dopo le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh. Nell'area euro i mercati considerano ormai quasi certo un altro aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.
Nelle grandi economie avanzate il debito pubblico vale ormai più di quanto il Paese produce in un anno.
La linea tratteggiata segna il 100% del prodotto interno lordo: in rosso la quota di debito che lo supera. Il debito giapponese prosegue oltre la scala.
Variazione dell'indice S&P 500 nei dodici mesi successivi all'evento. Su oltre trenta shock dal 1940 l'indice ha chiuso in rialzo nel 65% dei casi: le eccezioni sono state le grandi interruzioni delle forniture energetiche.
Fonti: Bloomberg, Energy Information Administration (Short-Term Energy Outlook, agosto 2026), Bureau of Economic Analysis, Eurostat, CME FedWatch, Carson Group. Mappa: Natural Earth. Dati aggiornati al 1° settembre 2026.
I mercati hanno cominciato a scommettere su una risposta più aggressiva delle Banche Centrali. Dopo le dichiarazioni della scorsa settimana del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, gli operatori attribuiscono una probabilità di circa il 65% a un rialzo dei tassi già a settembre, contro circa il 40% una settimana prima. Nell'area euro, intanto, i mercati considerano ormai pressoché acquisito un altro aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.
A rafforzare queste aspettative sono arrivati martedì i nuovi dati sull'inflazione dell'area euro: ad agosto il tasso annuo è salito al 3,3%, dal 2,9% di luglio, soprattutto per effetto dell'energia. L'inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, è invece scesa al 2,4%.
Rendimenti obbligazionari più elevati si traducono in mutui e prestiti alle imprese più costosi e aumentano gli oneri sostenuti dai governi per rifinanziare il debito. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha però minimizzato il problema. A margine della riunione dei Ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina, ha detto alla CNBC che quello americano rimane il mercato obbligazionario con la performance migliore al mondo, ricordando che il mese scorso Fitch Ratings ha confermato il rating AA+ sul debito federale.
Steve Englander, responsabile della ricerca sui cambi del G10 di Standard Chartered, ha osservato invece che essere il migliore non significa necessariamente andare bene e che il problema dei deficit riguarda ormai molti Paesi. Secondo Englander, la pressione al rialzo sui rendimenti potrebbe proseguire lungo tutta la curva, alimentata dai sei mesi di conflitto e dalla sentenza con cui il 20 febbraio la Corte Suprema ha dichiarato illegittimi i dazi imposti in base ai poteri di emergenza economica. La decisione, secondo la sua stima, ha eliminato circa il 40% delle entrate aggiuntive che Washington prevedeva di ottenere attraverso quelle tariffe.
Le stesse forze che spingono verso l'alto i tassi americani agiscono anche altrove. In molte economie avanzate, deficit crescenti, debito elevato e un'inflazione ancora persistente hanno rafforzato il timore che i governi non siano più in grado, o non abbiano intenzione, di rimettere in ordine i conti pubblici. Il debito federale lordo degli Stati Uniti ha superato ad agosto i 40.000 miliardi di dollari, oltre il 120% del prodotto interno lordo. In Francia il debito pubblico supera i 3.500 miliardi di euro e si colloca intorno al 117% del PIL, mentre quello giapponese rimane superiore al doppio delle dimensioni dell'economia.
A questo si aggiunge l'ondata di obbligazioni emesse dalle aziende tecnologiche per finanziare infrastrutture e sistemi di intelligenza artificiale, che aumenta la concorrenza per i capitali degli investitori. È "una questione globale", ha spiegato al New York Times Peter Schaffrik, strategist di RBC Capital Markets a Londra: secondo lui serve un fattore capace di imporre disciplina ai governi e quel ruolo sarà probabilmente svolto dallo stesso mercato obbligazionario.
In Europa la Francia è tra i Paesi osservati con maggiore attenzione dagli investitori, in vista delle elezioni presidenziali della primavera 2027. I mercati restano scettici sulla capacità dei principali candidati alla presidenza di presentare programmi credibili per ridurre il debito, mentre la tradizionale reputazione dei titoli francesi come porto relativamente sicuro si è deteriorata al punto che durante l'estate i loro rendimenti hanno superato quelli degli equivalenti titoli italiani.
Nel Regno Unito i rendimenti riflettono anche le preoccupazioni per i conti pubblici e l'attesa per le scelte del premier Andy Burnham, alla guida del governo dal luglio scorso. Secondo il Guardian, Burnham starebbe valutando una legge destinata a facilitare il ritorno sotto controllo pubblico delle società di servizi in difficoltà. Le tensioni si sono fatte sentire anche sull'azionario. Wall Street ha aperto in calo martedì e i principali indici sono rimasti in territorio negativo nelle prime ore di contrattazione, penalizzati dall'aumento dei rendimenti e del petrolio.
Quanto possa durare l'effetto di uno shock di questo tipo resta materia di dibattito. In un'analisi pubblicata da The Motley Fool su Yahoo Finance, Sean Williams riprende i dati raccolti da Ryan Detrick del Carson Group su oltre trenta shock di mercato dal 1940. In media, lo S&P 500 guadagna il 3% nell'anno successivo all'evento e chiude in rialzo nel 65% dei casi. Le eccezioni, osserva Williams, riguardano però soprattutto le grandi interruzioni delle forniture energetiche. Nei dodici mesi successivi alla crisi di Suez del 1956 e alla chiusura del canale, l'indice perse quasi il 12%, mentre dopo l'embargo petrolifero arabo del 1973, il calo fu del 35%.
È proprio il precedente energetico a rendere particolarmente delicata la situazione nello Stretto di Hormuz. Prima del conflitto attraverso questo passaggio transitavano più di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e altri liquidi, pari a circa un quinto del consumo mondiale. Il traffico è però già diminuito drasticamente: secondo la Energy Information Administration statunitense, nel secondo trimestre del 2026 i flussi sono scesi in media a 4,9 milioni di barili al giorno, rispetto ai 21,6 milioni dell'ultimo trimestre del 2025. Lo Stretto non è quindi completamente privo di traffico, ma le spedizioni restano fortemente limitate.
Anche negli Stati Uniti le pressioni sui prezzi non riguardano più soltanto l'energia. L'indice PCE di fondo che esclude le componenti più volatili come proprio l'energia ed il cibo e rappresenta la misura dell'inflazione seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, è aumentato a luglio del 3,3% rispetto a un anno prima. Era al 3,3% anche a giugno, dopo il 3,5% di maggio e il 3,3% di aprile: livelli ancora nettamente superiori all'obiettivo del 2% della banca centrale.
Bond yields surged across major markets Tuesday as U.S.-Iran hostilities revived energy and inflation risks, with Japan and U.K. yields at multi-decade highs.Hugh Leask (CNBC)
reshared this
✨ GuardBreaker: UAC-0099 inganna gli scanner IA con una frase sull’arma nucleare
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/guardb…
reshared this
KI-Ergebnisse bei Google: Informationsroulette bei den Landtagswahlen
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Eine Untersuchung hat sich angeschaut, wann bei Google welche KI-Ergebnisse beim Thema Landtagswahlen angezeigt werden. Dabei kam vor allem heraus: Der Suchmaschinenkonzern handelt intransparent und wenig nachvollziehbar.
reshared this
Il G20 dei Ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali si è aperto lunedì ad Asheville, in North Carolina, con una presenza inattesa che ha dominato la prima giornata: quella di Anton Siluanov, Ministro delle Finanze russo, che ha partecipato di persona per la prima volta dall'invasione dell'Ucraina del 2022, su invito dell'Amministrazione Trump. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent lo ha incontrato a margine dei lavori, un segnale evidente della disponibilità americana a riaprire i canali con Mosca mentre la guerra in Ucraina continua.
Secondo un portavoce del Tesoro citato da Axios, Bessent e Siluanov hanno discusso del piano di pace di Donald Trump per l'Ucraina e delle relazioni economiche tra i due Paesi. Il Ministero delle Finanze russo ha riferito invece di un confronto sulle relazioni finanziarie bilaterali e sulla collaborazione all'interno del G20. La presenza di Siluanov non era stata annunciata pubblicamente e la Casa Bianca non aveva risposto alle domande sulla possibilità che fosse stato invitato.
La presenza del Ministro russo ha provocato immediate proteste tra i rappresentanti europei. Lars Klingbeil, vicecancelliere e Ministro delle Finanze tedesco, ha raccontato di aver affrontato Siluanov durante una delle prime sessioni, chiedendo alla Russia di porre fine alla guerra e ribadendo il proprio sostegno all'Ucraina. Kyiv non era invece rappresentata di persona ad Asheville: il Ministro delle Finanze ucraino Serhiy Marchenko è intervenuto in videoconferenza a una riunione del G7 organizzata a margine dalla Francia.
"Ricevere qui il Ministro delle Finanze russo manda un segnale che trovo preoccupante", ha detto Klingbeil ai giornalisti. "Avrei preferito una presa di posizione chiara da parte americana, perché non fosse ricevuto come un ospite normale". I rappresentanti europei hanno fatto sapere che non avrebbero partecipato alla tradizionale foto di famiglia insieme alla delegazione russa. Alla fine lo scatto è stato realizzato senza Siluanov.
Le tensioni non riguardano soltanto la presenza della Russia. Diversi rappresentanti europei hanno contestato anche l'esclusione del Sudafrica, Paese membro del G20 e maggiore economia africana in termini di Pil nominale, che il Dipartimento del Tesoro statunitense non ha invitato. Trump aveva annunciato già l'anno scorso che il Paese sarebbe rimasto fuori dalle riunioni del 2026, sulla base della falsa narrazione secondo cui i sudafricani bianchi sarebbero vittime di massacri indiscriminati e di espropri delle loro terre.
Sul tavolo del vertice ci sono soprattutto l'economia globale e le conseguenze della guerra in Iran. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per quest'anno un rallentamento della crescita mondiale e un aumento dell'inflazione, mentre il conflitto nel Golfo Persico, iniziato con gli attacchi americani di febbraio, ha sconvolto i flussi petroliferi e spinto verso l'alto i prezzi dell'energia.
Il debito pubblico americano ha intanto appena superato i 40mila miliardi di dollari e nelle ultime settimane Bessent ha sorpreso i mercati intervenendo sui cambi e aumentando i riacquisti di titoli di Stato nel tentativo di contenere i costi di finanziamento. Le misure hanno avuto finora effetti limitati e alcune delle mosse americane hanno irritato l'Unione Europea, anche per le ripercussioni sull'euro. "Un'economia globale solida non può reggersi su politiche che impoveriscono i vicini e soffocano la concorrenza leale di mercato", ha detto Bessent aprendo i lavori.
Washington vuole orasfruttare il G20 soprattutto per stringere ulteriormente il cerchio economico attorno a Teheran. Gli Stati Uniti hanno chiesto ai propri alleati di aderire alla "Operation Economic Outcast", la campagna lanciata dal Dipartimento del Tesoro statunitense per isolare l'economia iraniana e recidere i suoi legami finanziari internazionali. La settimana scorsa Bessent aveva avvertito che anche i Paesi che continueranno a mantenere rapporti economici con l'Iran potrebbero essere colpiti dalle sanzioni.
"Perché dovrei voler far saltare in aria il sistema finanziario globale?", ha detto il Segretario, lasciando intendere di aspettarsi che gli altri governi si adeguino per evitare una guerra economica più ampia. Ed almeno su questo fronte gli europei sono molto più vicini a Washington: la Commissione Europea ha accolto con favore la nuova stretta americana su Teheran e si è detta pronta a valutare ulteriori misure contro il regime iraniano.
reshared this
La svendita ai privati è un attacco ai lavoratori, agli utenti e al trasporto pubblico universale Il Servizio Ferroviario Intercity in Italia si trova oggi a una svolta drammatica.administrator (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
reshared this
FOR IMMEDIATE RELEASE:
New York, Sept. 1, 2026 — The Intercept and Freedom of the Press Foundation (FPF) moved in federal court yesterday to preliminarily enjoin President Donald Trump from providing early access to his social media posts to those willing to pay $100,000 per month to his social media platform, Truth Social.
Since returning to office, Trump has used his Truth Social account as his primary means of communicating with the public and making official announcements. Last month, the CEO of Truth Social’s parent company announced Truth API, a service that would provide paying investors early access to “market-moving” messages from the president and other officials on the platform. Truth API launched Aug. 1 and has already reportedly signed up more than 10 customers.
In response to this illegal scheme, The Intercept and FPF filed a lawsuit on Aug. 12 in the U.S. District Court for the Southern District of New York against Trump and other White House officials. As plaintiffs explained, the president’s scheme violates the Constitution’s First and Fifth amendments by giving unequal access to official government information to those who pay his private company. There is absolutely no government interest, let alone a significant one as required by the First Amendment, in letting the president profit by selling government information.
The plaintiffs’ motion yesterday asks the Court to immediately block the president and the other defendants in this case, including White House aides Natalie Harp and Dan Scavino, from posting on Truth Social so long as the president can profit from selling early access to government information. The plaintiffs are represented by Citizens for Responsibility and Ethics in Washington, Yale Law School’s Media Freedom and Information Access Clinic, the Public Integrity Project and Altshuler Berzon LLP.
“Trump doesn’t get to charge people for his own public statements. The First Amendment doesn’t have a paywall, and we’re not going to let him build one,” said Annie Chabel, CEO of The Intercept. “Journalists and the public shouldn’t have to pay the president for news he’s constitutionally obligated to share with everyone.”
“The Trump administration is trying to keep government records hidden from the public, including by ignoring the Freedom of Information Act and the Presidential Records Act,” said Seth Stern, chief of advocacy at FPF. “In the meantime, Trump is using his official statements on Truth Social as profiteering opportunities, charging seven figures per year for premium access. It’s a corrupt assault on the Constitution that harms members of the press and public who don’t line the president’s pockets. That’s why we’re suing to stop it.”
The lawsuit also notes that Truth API is a moneymaking opportunity for Trump, who owns the largest stake in Trump Media through The Donald J. Trump Revocable Trust, with shares collectively worth more than $1 billion. He is the sole beneficiary of the trust.
“President Trump cannot be allowed to continue to violate the First and Fifth amendments for the sake of his personal profit,” said the legal team representing the plaintiffs. “The idea that the president’s public statements would be available to paying customers more quickly than the American public is antithetical to democracy and the free press. We’re proud to represent our clients as they stand up for their constitutional rights and to end this corrupt scheme.”
You can read the filing here, or below.
freedom.press/static/pdf.js/we…
Please contact us if you would like further comment.
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Mentre i Ministri delle Finanze del G20 si riunivano ad Asheville, dall'altra parte del mondo il presidente cinese Xi Jinping ha mostrato di muoversi in un'orbita tutta sua. Il leader cinese è arrivato lunedì a Bishkek, capitale del Kirghizistan, per il ventiseiesimo vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO), l'organizzazione formata da dieci Paesi, tra cui Cina, Russia, India e Iran, che quest'anno compie 25 anni. Insieme a Xi Jinping sono arrivati, tra gli altri, il premier indiano Narendra Modi, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Gli ultimi due guidano i Paesi che più dipendono da Pechino per resistere alle pressioni economiche occidentali.
Nessun Paese è stato più importante della Cina nel sostenere le economie e, indirettamente, gli sforzi bellici di Russia e Iran. Pechino ha ridotto l'efficacia dei tentativi americani ed europei di piegarli attraverso la pressione economica, sfruttando il proprio peso di primo importatore mondiale di greggio e di principale esportatore di beni. Il mese scorso Xi Jinping ha potuto ignorare la minaccia di Donald Trump di infliggere un "D-Day economico" ai Paesi che offrono un'ancora di salvezza a Teheran; minacce analoghe contro gli acquirenti di petrolio russo non erano mai state seguite da misure contro la Cina.
"Dopo l'ultimo anno, Trump ha un problema di credibilità di fondo con Xi", spiega al New York Times Julian Gewirtz, che nell'Amministrazione Biden è stato direttore per la Cina e Taiwan al Consiglio per la Sicurezza Nazionale. "Sia le sue minacce sia le sue rassicurazioni sembrano a Pechino, come ha detto un altro leader mondiale, scritte a matita".
Vertice SCO · Bishkek, 31 agosto - 1 settembre 2026
Mentre i ministri delle Finanze del G20 si riuniscono ad Asheville, a Bishkek si vede l'altro sistema: Pechino compra il greggio che nessun altro compra, apre corridoi che aggirano le sanzioni e allarga il commercio. Su una cosa sola non si espone: la difesa militare dei suoi partner.
Grafica di FocusAmerica
La mappa
In blu i dieci Paesi membri della Shanghai Cooperation Organization, in tinta più chiara la Cina. Si vede un flusso alla volta: scegli una voce della legenda o tocca una linea sulla mappa.
Bishkek
Mosca
Cina
Hormuz
Teheran
New Delhi
Greggio verso la Cina. Il petrolio russo vale circa un quinto delle importazioni cinesi e arriva via oleodotto e dai porti del Pacifico; dal Kazakistan una seconda conduttura entra direttamente nello Xinjiang.
Rotta iraniana interrotta. Dopo il blocco navale americano e la chiusura di Hormuz, gli sbarchi di greggio iraniano in Cina sono scesi da 1.140.000 a 340.000 barili al giorno.
Rifornimenti alla Russia. India, Kazakistan e Bielorussia hanno spedito benzina a Mosca dopo i raid ucraini sulle raffinerie; dall'Iran arrivano i droni Shahed e gli impianti per produrli in territorio russo.
Nuova rotta artica. A metà agosto la prima portacontainer cinese ha percorso la rotta del Mare del Nord, presentata da Mosca come l'inizio di una cooperazione più ampia nell'Artico.
Le linee indicano la direzione dei flussi, non il tracciato esatto delle rotte.
ILa reteRete IIL'ancora di salvezzaAncora IIIIl limiteLimite
Nata a Shanghai nel 2001 da un forum sui confini fra Cina, Russia e Asia centrale, la SCO oggi riunisce dieci Paesi e copre un'area che va dalla Bielorussia al Mar Cinese Orientale.
25
Anni dalla fondazione, avvenuta a Shanghai nel 2001
10
Paesi membri a pieno titolo, dopo l'ingresso della Bielorussia
26
Vertici dei capi di Stato dal 2001: l'ultimo è quello di Bishkek
106mld $
Interscambio record fra Cina e Asia centrale nel 2025
2001
Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan fondano l'organizzazione a Shanghai.
2017
Entrano India e Pakistan: due rivali nucleari attorno allo stesso tavolo.
2023
Entra l'Iran, che trova nella SCO una sponda politica contro le sanzioni americane.
2024
Entra la Bielorussia, primo membro europeo e canale di rifornimento per Mosca.
Pechino acquista oltre il 90 per cento del greggio che l'Iran riesce ancora a esportare. Dopo gli attacchi del 28 febbraio e la chiusura dello Stretto di Hormuz, però, anche questo canale si è quasi prosciugato.
Marzo 2026
1.140.000
−70%
Agosto 2026
340.000
Barili al giorno di greggio iraniano sbarcati nei porti cinesi prima della guerra
Barili al giorno dopo il blocco navale americano e la chiusura di Hormuz
→Iran → Cina
Greggio iraniano arrivato in Cina, barili al giornoStime Kpler sugli sbarchi mensili, 2026
Marzo1.140.000
Giugno361.000
Luglio329.000
Agosto340.000
→Russia → Cina
2.370.000
barili al giorno
Il greggio russo importato dalla Cina a marzo, il 14 per cento in più rispetto a un anno prima. La Russia è il primo fornitore di Pechino.
→Russia → India
1.820.000
barili al giorno
Il greggio russo arrivato in India ad agosto, quasi il 30 per cento in meno in un mese: i barili che Delhi lascia finiscono in Cina.
Scorte in Cina
1.240.000.000
barili di scorte
Le riserve cinesi accumulate ad aprile, un record: sono il cuscinetto che permette a Pechino di reggere l'urto della guerra.
La SCO ha anche una dimensione militare, ma la Cina non impegna le proprie Forze Armate per difendere Iran e Russia. Continua a chiedere il dialogo, mentre allarga gli scambi e fornisce tecnologie utilizzabili anche sul campo di battaglia.
Che cosa offre
Che cosa nega
L'agenda di Xi JinpingDal vertice di Bishkek alla Casa Bianca
31 agosto
Bishkek
Vertice di due giorni e visita di Stato in Kirghizistan.
Settembre
Egitto
Visita di Stato: una tappa che rafforza il profilo di statista globale.
Settembre
India
Visita di Stato a Delhi, che intanto ha ripreso a comprare greggio russo.
Entro un mese
Washington
Il negoziato per prolungare la tregua economica con Trump.
«Trump si è chiuso da solo in un angolo»: l'Amministrazione fatica a conciliare la pressione sull'Iran e la tregua commerciale con la Cina.
Julian Gewirtz, già direttore per la Cina al Consiglio per la Sicurezza Nazionale
Il punto. Il potere cinese in questa partita è commerciale, non militare: finché Pechino compra il greggio che nessun altro può comprare, la pressione economica occidentale su Mosca e Teheran resta a metà strada.
Fonti: Kpler e Vortexa (flussi e scorte petrolifere), dogane cinesi, Segretariato della Shanghai Cooperation Organization, Reuters, New York Times. Dati aggiornati al 1° settembre 2026.
A Bishkek Xi Jinping intende consolidare la propria immagine di leader delle nazioni non occidentali e contrapporsi a quella che definisce l'egemonia americana, ma difficilmente si esporrà troppo sul dossier iraniano. Tra meno di un mese è infatti atteso a Washington, dove proverà a prolungare la fragile tregua economica con gli Stati Uniti. Prima farà tappa in Egitto e in India per visite di Stato: una sequenza di incontri che, secondo gli analisti, punta a rafforzarne il profilo di statista globale proprio mentre Trump sta logorando sempre di più i rapporti degli Stati Uniti con molti Paesi alleati. "Xi sembra vedere l'opportunità di mostrare che la Cina ha amici e opzioni in tutto il mondo esattamente nel momento in cui Washington si sta alienando molti dei suoi alleati", osserva Gewirtz.
Il vertice dello SCO mette inoltre in evidenza i limiti della guerra economica guidata dagli Stati Uniti. I Paesi dell'Asia centrale sono diventati, infatti, canali cruciali per le importazioni e i pagamenti della Russia, aiutandola ad aggirare le restrizioni occidentali, e rappresentano anche una rotta alternativa per l'Iran sottoposto alle sanzioni americane. India, Kazakistan e Bielorussia sono tra i Paesi che nelle ultime settimane hanno spedito benzina alla Russia, dopo che gli attacchi ucraini a lungo raggio hanno colpito duramente le raffinerie russe. L'India, che aveva ridotto gli acquisti di greggio russo sotto la pressione di Trump e delle nuove sanzioni contro i grandi gruppi petroliferi di Mosca, ha ripreso ad aumentarli quando la guerra americana contro l'Iran ha sconvolto i mercati.
La Cina resta il principale importatore del greggio di entrambi i Paesi. Le sanzioni occidentali le hanno consentito di acquistare petrolio russo a prezzi scontati, attenuando al tempo stesso gli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz. L'Iran, dal canto suo, ha fornito alla Russia i droni Shahed dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022 e l'ha aiutata a costruire impianti per produrli direttamente sul territorio russo.
Il potere di Xi Jinping ha però un limite preciso. La SCO ha anche una dimensione militare, ma Pechino non intende impegnare le proprie Forze Armate per difendere altri Paesi membri come l'Iran, entrato nell'organizzazione nel 2023, o la Russia. La Cina continua invece a invocare il dialogo e la fine dei conflitti, mentre amplia gli scambi commerciali e fornisce tecnologie che possono essere impiegate anche sul campo di battaglia. Secondo diversi analisti, Xi considera il coinvolgimento degli Stati Uniti nelle guerre altrui una delle cause principali del declino sempre più forte della potenza americana.
Nell'incontro bilaterale di lunedì Xi Jinping ha elogiato le prospettive "sempre più luminose" dei rapporti con la Russia. Putin ha rilanciato proponendo di voler rendere permanente il regime di esenzione dal visto tra i due Paesi, che nel primo semestre dell'anno ha contribuito a far crescere i flussi turistici del 43%. Il presidente russo ha inoltre ricordato il primo viaggio di linea di una nave portacontainer cinese lungo la rotta artica del Mare del Nord, avvenuto a metà agosto e presentato come il preludio a una cooperazione più ampia nell'Artico.
Anche la sede del vertice riflette i nuovi equilibri regionali. Il Kirghizistan, ex repubblica sovietica un tempo saldamente inserita nella sfera d'influenza di Mosca, è sempre più legato economicamente a Pechino. In serata i leader hanno assistito alla cerimonia inaugurale dei Giochi mondiali nomadi, ospitata in uno stadio costruito per l'occasione.
Quando Xi arriverà a Washington, Trump cercherà probabilmente la sua collaborazione sull'Iran e sulla Corea del Nord, ma non è affatto certo che la otterrà. "Trump si è chiuso da solo in un angolo", conclude Gewirtz. "L'Amministrazione fatica a conciliare due obiettivi apparentemente inconciliabili: aumentare la pressione sull'Iran e mantenere in piedi la tregua commerciale con la Cina".
reshared this
Un governo può durare a lungo. La domanda è: per far che?
Il governo Meloni ha conquistato il record di longevità della storia repubblicana. Ma la stabilità politica non è un risultato in sé: conta quello che si riesce a costruire mentre si governa.
E dopo quasi quattro anni il bilancio è molto poco trionfale.
Non sono mancate le leggi: sono arrivati nuovi reati, decreti sicurezza, strette sull’immigrazione e grandi riforme istituzionali annunciate come decisive. Ma alcune sono state bocciate, altre sono ancora ferme, altre hanno prodotto risultati molto lontani dalle promesse fatte.
Nel frattempo restano lì i problemi che incidono ogni giorno sulla vita delle persone: salari troppo bassi, sanità sotto pressione, affitti insostenibili, scuola, giovani, produttività.
Quasi quattro anni dopo, il record c’è: ma riguarda solo il tempo passato al governo, non la profondità dei cambiamenti lasciati al Paese.
Perché governare a lungo non basta: bisogna anche lasciare qualcosa che valga la pena ricordare.
Noi, questi quasi quattro anni, preferiamo dimenticarli.
L’Italia ha un disperato bisogno di un governo progressista, capace di occuparsi finalmente di salari, sanità, casa, scuola, giovani e futuro.
Aiutaci a realizzarlo. Sostieni Volt. 💜
#GovernoMeloni #Italia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
reshared this
Soutien à Autistici/Inventati, hébergeur désigné comme « terroriste » par l’administration TrumpLa Quadrature du Net
Hypolite Petovan likes this.
reshared this
Hypolite Petovan likes this.
Hypolite Petovan likes this.
Venerdì 28 agosto 2026 è stata diffusa la notizia della decisione dell’amministrazione statunitense di inserire il collettivo italiano Autistici/Inventati nelle cosiddette liste OFAC, nell’ambito di azioni mirate a “contrastare la crescente minaccia …chiarabannella (Banca Etica)
Nemo_bis 🌈 reshared this.
Nous apportons toute notre solidarité à Autistici/Inventati et appelons les pouvoirs publics français à condamner urgemment cette attaque arbitraire et illégitime des États-Unis contre la liberté de communication sur Internet et à ne pas appliquer les sanctions de l'OFAC.
Nous vous invitons également à signer et partager la lettre de soutien publiée sur Sabot Media et traduite en français sur notre site.
laquadrature.net/2026/09/01/so…
Soutien à Autistici/Inventati, hébergeur désigné comme « terroriste » par l’administration TrumpLa Quadrature du Net
reshared this
Tellement antifasciste cette plateforme qu'elle tolère la propagande négationniste, islamophobe et cie. Mais bon, on compte pas sur vous ni sur Framasoft pour l'ouvrir. Le déni vous avez l'air de kiffer.
mastodon.social/@m_a_d_6_6_6_/…
Attached: 4 images La plateforme #Noblogs soi-disant antifasciste, antiraciste, antisexiste, anticommerciale n'a pas trop de problèmes avec des blogs pro-stalinisme, pro-capitalisme, pro-négationnisme, pro-Hezbollah, pro-Hamas, pro-régime des Mollah…mamma durrieux (Mastodon)
C'est l'ensemble des médias indépendants et contestataires qu'il s'agit d'entraver et d'intimider.Acrimed | Action Critique Médias
"Die Kreditauskunftei CRIF hat personenbezogene Daten, die von Adressverlagen zu Marketingzwecken gesammelt wurden, unzulässig für Bonitätsbewertungen verwendet. Das hat der Oberste Gerichtshof (OGH) in mehreren Verfahren festgestellt."
reshared this
Hier gibt es mehr Informationen zu den OGH-Entscheidungen: noyb.eu/de/supreme-court-crif-…
Und hier kann man sich zu noyb's Sammelklage gegen CRIF anmelden: crif.noyb.eu/
Der OGH hat entschieden: Die derzeit praktizierte Datenerhebung von CRIF bei Adressverlagen verstößt gegen den DSGVO-Grundsatz der „Zweckbindung“noyb.eu
Salvini confessa: a lui e Meloni capita di chiedersi come sarebbe la loro vita se facessero un lavoro “normale”.
Detto dall’assenteista Salvini fa sorridere. E fa pensare soprattutto a quanto staremmo meglio NOI se loro non fossero al governo.
Alle prossime elezioni potremo rimandarli a casa e portare finalmente la voce di Volt nelle istituzioni. Teniamolo a mente.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.
#Salvini #Meloni #GovernoMeloni #PoliticaItaliana #ElezioniPolitiche #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Già. Però, in generale, avere al potere solo chi la pensa come noi non è mai un buon segno.
La democrazia funziona proprio perché ci servono tutti: belli e brutti, simpatici e antipatici, maggioranza e opposizione.
Anche, e forse soprattutto, quelli che non voteremmo mai.
La Corte Suprema ha consentito all'Amministrazione Trump di proseguire la costruzione della nuova sala da ballo della Casa Bianca, un edificio di circa 8.400 metri quadrati che sta sorgendo al posto dell'Ala Est, demolita lo scorso anno. La decisione, arrivata lunedì con una maggioranza di 5 giudici a 4, permette al cantiere di continuare anche in superficie mentre prosegue la causa sul progetto.
La Corte, tuttavia, non si è pronunciata sulla questione centrale, cioè se Donald Trump abbia o meno l'autorità per realizzare l'opera senza un'esplicita autorizzazione del Congresso. Nella decisione, i giudici della maggioranza hanno precisato di non essersi pronunciati "sulla legalità del progetto dell'Ala Est". Hanno stabilito soltanto che il governo ha buone probabilità di dimostrare che il National Trust for Historic Preservation, l'organizzazione non profit per la tutela del patrimonio storico che ha intentato la causa, non abbia la legittimazione necessaria per contestare il progetto davanti a un tribunale federale.
La decisione non chiude formalmente il contenzioso, ma la sospensione resterà in vigore mentre il governo presenterà alla Corte Suprema la richiesta di esaminare il caso nel merito: se la Corte dovesse rifiutare di farlo, la sospensione terminerà automaticamente; se invece accetterà, resterà in vigore fino alla decisione finale.
Il presidente della Corte, John Roberts, ha votato contro la maggioranza insieme alle tre giudici liberal Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson. Nel suo dissenso ha scritto che la costruzione, proseguita "a passo spedito per la maggior parte di un anno", è "probabilmente illegale". Secondo Roberts, il Congresso ha espressamente vietato la costruzione di nuovi edifici sui terreni federali di Washington senza una propria autorizzazione, che in questo caso non sarebbe mai arrivata.
Roberts ha sottolineato che la maggioranza consente ai lavori di andare avanti "non perché la costruzione sia legale", ma perché ritiene che il National Trust probabilmente non abbia titolo per contestarla in giudizio. A suo giudizio, questa conclusione permette all'esecutivo di proseguire un progetto che con ogni probabilità viola l'autorità del Congresso sugli immobili federali e sul Distretto di Columbia.
La controversia era cominciata in marzo, quando un tribunale federale di Washington aveva disposto lo stop ai lavori in superficie, consentendo invece di proseguire quelli per le strutture militari sotterranee. Il 17 aprile la Corte d'Appello aveva sospeso quell'ingiunzione, permettendo al cantiere di andare avanti durante l'esame del ricorso. Il 7 agosto la stessa Corte d'Appello aveva poi confermato la decisione di primo grado, stabilendo che Trump non poteva realizzare il progetto senza l'approvazione del Congresso, ma aveva mantenuto la sospensione fino al 21 agosto. Quel giorno Roberts aveva congelato temporaneamente l'entrata in vigore dell'ingiunzione, in attesa che l'intera Corte Suprema decidesse sulla richiesta dell'Amministrazione. I lavori, quindi, non si sono fermati nuovamente in agosto.
Anche i costi del progetto sono diventati uno dei punti più controversi. Al momento dell'annuncio, nel luglio 2025, la Casa Bianca aveva stimato in 200 milioni di dollari il costo dell'intervento; Trump ha poi parlato di una spesa fino a 400 milioni, sostenendo ripetutamente che sarebbe stata coperta dai donatori privati. Ma secondo documenti interni ottenuti dal Washington Post, una stima preparata in marzo dall'impresa incaricata dei lavori valutava già in 600 milioni di dollari il costo complessivo del progetto, che comprende la sala da ricevimenti e un vasto complesso militare sotterraneo. Di questa cifra, 307 milioni sarebbero stati coperti con fondi pubblici e 293 milioni con risorse private.
A giugno l'Amministrazione Trump ha inoltre trasferito circa 352 milioni di dollari di fondi del Secret Service a "misure di sicurezza della Casa Bianca". Il denaro proveniva dagli stanziamenti approvati l'anno precedente con la legge di bilancio nota come One Big Beautiful Bill Act. Una fonte a conoscenza del bilancio del Secret Service ha riferito al Washington Post che quei fondi servivano anche a contribuire alla costruzione della nuova Ala Est, che comprende appunto anche la sala da ballo. L'Amministrazione ha sostenuto invece che le spese pubbliche riguardano gli interventi di sicurezza e non il finanziamento della sala da ricevimenti in quanto tale.
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
@Politica interna, europea e internazionale
Alessandro Di Battista dovrebbe rientrare a Roma non più tardi di venerdì: lo scrivono Repubblica e Il Fatto Quotidiano, secondo cui l’ex parlamentare del M5S, raggiunto a Cuba dalla compagna e da alcuni amici, è vigile e un pochino più sollevato dalla presenza dei
Thirty years ago, a pocket computer was a computer. Today it is a vending machine that occasionally lets you make calls.
That is not nostalgia. It is a shift that happened in front of us, one convenience at a time, and the final step is scheduled.
Stick with us; we do have a solution; it just isn’t what you expect.
Windows CE arrived in 1996, and its successors, from Pocket PC through Windows Mobile 6, governed the handheld world for a decade. The rules were the rules of a real computer. If you had a program compiled for your device’s processor, you ran it. You copied an .exe over. You double-tapped a .cab installer. Nobody’s permission was involved.
The same happens now with the switch to Apple Silicon for macOS, and Windows 11 on ARM versus the ‘good old’ x86, of Intel origin.That is worked around with emulation in recent years, that wasn’t one of the options in ‘99.
The friction of that era was honest: you had to know whether your device was ARM, MIPS, or SH3, because the wrong binary would not run. That is a limit imposed by physics, not by a company deciding what you are allowed to want.
That distinction matters more than anything else in this article.
Android softened the assumption of knowledge without abandoning it. The Play Store was the easy path – one tap, curated, updated automatically. But it was a path, not a gate. Behind a settings toggle, you could install a pre-packaged .apk Android Package format file, from anywhere: a developer’s own site, a repository like F-Droid, a file a friend sent you.
That is what a healthy platform looks like. A default for the ninety-nine percent who want convenience, and a door for everyone else: the researcher, the activist, the tinkerer whose app was pulled from their country’s store for political reasons.
The door was not an oversight. It was the promise that distinguished Android from the iPhone, and millions chose Android because of it.
Apple’s phone launched in 2007 with no third-party native apps at all – Jobs’ answer was web apps, and that channel never went away, because it was the one Apple could not fully police. But the rule was never “you must use our store.” It was no code runs on this device that we have not reviewed: no interpreters, no rival browser engines. Not a distribution policy: a policy about what the machine in your pocket is permitted to think.
Which makes the present moment the twist worth sitting with. The closed platform is being pried open by law while the open one is being closed by decree.
The Digital Markets Act forced Apple to permit alternative app marketplaces in the EU. In April 2025, the Commission issued its first DMA fine – €500 million – because Apple blocked developers from telling their own customers about cheaper offers elsewhere. Apple is appealing. Alternative stores now exist and work, though apps still pass through Apple’s “notarisation.” Imperfect and contested, but moving toward the user.
Google is moving the other way.
In August 2025, Google announced that every Android developer must register centrally with the company before their software can be installed on any certified device. Not just Play Store apps – all apps. Apps on F-Droid. Apps a hobbyist wrote for themselves. An app you send to a friend.
Registration means a fee, Google’s terms, government ID, evidence of your private signing key, and every application identifier you will ever use. Refuse, and your software is silently blocked on every Android device on Earth.
The rollout begins 30 September 2026 in Brazil, Indonesia, Singapore and Thailand. Global enforcement follows in 2027 – roughly five months from now – via a silent update to hardware people already own.
Google says power users can still install unverified apps. In practice: tap the build number seven times, dismiss warnings, enter your PIN, restart, wait twenty-four hours, return, dismiss more warnings, confirm again. Nine steps and a cooling-off period to install software on a device you paid for. And the escape hatch runs through Google Play Services rather than the operating system – so Google can narrow or remove it at any time, with no OS update and nobody’s consent.
F-Droid calls it an existential threat. The EFF calls app gatekeeping “an ever-expanding pathway to internet censorship.” Seventy-one organizations from twenty-three countries have signed an open letter against it.
None of this began in bad faith.
As computing spread beyond the people who built it, the industry started protecting users from their own mistakes – sensible defaults, sandboxed applications, confirmation before destructive actions. That is why computers became usable by everyone.
But protection ratchets. Every safeguard that cannot be switched off encodes a judgment that the user is not competent to decide, and that judgment never expires. The warning becomes a scare screen. The scare screen becomes a twenty-four-hour wait. The wait becomes a registry.
And the logic does not stop at apps. More and more policies are being drafted and pushed forward to better protect online users. But once protection becomes a reason to remove individual control, the question is no longer limited to what software we may install. It becomes a question of who gets to decide what we may communicate, access, or create.
Europe is living the same pattern. Since 9 July 2026, Chat Control 1.0 is in force again: private messages may be scanned with no warrant and no suspicion, to protect children. Patrick Breyer’s objection is not that children need no protection – it is that indiscriminate scanning is a cheap substitute for the targeted work that would actually protect them. That is what #NeverTheNanny names.
And here the child-protection framing hides its own answer. Children lack capacity. Their guardians do not. A child’s incapacity is real, and it is answered by named adults accountable for that particular child – responsibility delegated to a parent, a grandparent, a teacher. The nanny relegates it instead: upward, to a state or a platform with no relationship to the child, and then applies the machinery to everyone. Chat Control scans every message precisely because it has no route to any actual guardian. It substitutes for a relationship the system never bothered to model.
Build the route and the blanket becomes unnecessary. FEP-633c, a guardianship proposal in draft for the Fediverse, is the existing proof — notable mostly for what it refuses to do. It does not scan for content. It does not verify anyone’s age or identity. Between adults, nothing changes at all. And it is built to end, because children grow up.
That is the distinction in one line. A guardian is specific, consented, accountable, and temporary. A nanny is universal, imposed, anonymous, and permanent — and an adult who never lacked capacity needs neither.
A protection you are not permitted to decline is not a protection.
Google’s registry is the nanny, one layer down the stack. Malware is real; the response is to fingerprint every developer on Earth, including the teenager who has never shipped anything to anyone, rather than pursue the people actually distributing it. Indiscriminate, because indiscriminate is cheaper. Note the vocabulary Google uses: power users may still install unverified apps. There is the protected majority, and a deviant class who want control over their own property and must prove they deserve it. Nobody in that framing is simply an owner.
Nor does the mechanism care about intent. A registry of everyone permitted to write software for four billion devices – held by one company with a documented record of complying when authoritarian governments demand app removals – is infrastructure that will be leaned on. And “it’s just $25 and some paperwork” answers for a developer in California with a credit card and a driver’s license. It does not answer for a student in Lagos, a dissident in Myanmar, or a volunteer maintaining a community health app.
Nobody objects to software improving after purchase. But the channel that delivers features can also withdraw them, and we have accepted an arrangement where only one party may use it.
A device that can be made worse, remotely, after purchase, by a party you cannot negotiate with, was never fully sold to you. In software, this is called a rug pull – and there, at least, you could switch to a competitor. In hardware, it is a fait accompli.
In January 2026, 1.29 million Europeans signed the Stop Destroying Videogames initiative, asking that games they bought remain playable after the publisher switches off the servers. On 16 June, the Commission answered: no legislation, citing copyright constraints, offering a voluntary code of conduct instead. Organizers are now aiming at the Digital Fairness Act, expected in Q4 2026.
The European Pirates have already argued this was never really about games – it is a debate about digital rights, and the Commission’s refusal left the underlying question untouched.
Same question: what did you actually buy?
You cannot answer that about a phone whose ability to run software may be revoked by a policy update, or about a game that evaporates on a date nobody disclosed. Both were presented as ownership and delivered as a revocable license, with the terms of revocation withheld at the point of sale.
Not a ban on app stores. Stores are useful, and most people should keep using them.
Sideloading as a right, not a tolerance. Owners must be able to install software of their choosing, including from anonymous developers – and that guarantee must live in the operating system, not in a proprietary service the vendor can revise unilaterally.
No retroactive removal of capability. A function your device shipped with cannot be withdrawn by update. If it can be taken away, it was rented, and the price should have said so.
Lifecycle disclosure before purchase. Guaranteed years of security updates, guaranteed years of server operation, and what happens after. On the box, not in the terms.
Interoperability by default. No blocking rival browser engines, runtimes, or stores in the name of “integrity.”
The right to unlock. A device you have finished paying for should accept the operating system you choose.
A general-purpose computer that asks permission before it computes is not a computer. It is a terminal, and you are renting it. The same enclosure is being attempted on the network itself – which is why we say Stop Killing the Internet, and why the deadline on your phone deserves attention now rather than in 2027.
Contact your MEP. Contact your national regulator. Tell them a European citizen should not need a California corporation’s signature to run a program they wrote themselves.
Sources: Keep Android Open · Android developer verification · F-Droid on Google’s registration decree · EFF, application gatekeeping and censorship · Commission DMA proceedings against Apple · Apple, distribution in the EU · Commission response to Stop Destroying Videogames · Digital Fairness Act legislative train · Googles ‘power users‘ rebuttal
For the past 15 years, F-Droid has provided a safe and secure haven for Android users around the world to find and install free and open source apps. When co...f-droid.org
reshared this
Thirty years ago, a pocket computer was a computer. Today it is a vending machine that occasionally lets you make calls.
That is not nostalgia. It is a shift that happened in front of us, one convenience at a time, and the final step is scheduled.
Stick with us; we do have a solution; it just isn’t what you expect.
Windows CE arrived in 1996, and its successors, from Pocket PC through Windows Mobile 6, governed the handheld world for a decade. The rules were the rules of a real computer. If you had a program compiled for your device’s processor, you ran it. You copied an .exe over. You double-tapped a .cab installer. Nobody’s permission was involved.
The same happens now with the switch to Apple Silicon for macOS, and Windows 11 on ARM versus the ‘good old’ x86, of Intel origin.That is worked around with emulation in recent years, that wasn’t one of the options in ‘99.
The friction of that era was honest: you had to know whether your device was ARM, MIPS, or SH3, because the wrong binary would not run. That is a limit imposed by physics, not by a company deciding what you are allowed to want.
That distinction matters more than anything else in this article.
Android softened the assumption of knowledge without abandoning it. The Play Store was the easy path – one tap, curated, updated automatically. But it was a path, not a gate. Behind a settings toggle, you could install a pre-packaged .apk Android Package format file, from anywhere: a developer’s own site, a repository like F-Droid, a file a friend sent you.
That is what a healthy platform looks like. A default for the ninety-nine percent who want convenience, and a door for everyone else: the researcher, the activist, the tinkerer whose app was pulled from their country’s store for political reasons.
The door was not an oversight. It was the promise that distinguished Android from the iPhone, and millions chose Android because of it.
Apple’s phone launched in 2007 with no third-party native apps at all – Jobs’ answer was web apps, and that channel never went away, because it was the one Apple could not fully police. But the rule was never “you must use our store.” It was no code runs on this device that we have not reviewed: no interpreters, no rival browser engines. Not a distribution policy: a policy about what the machine in your pocket is permitted to think.
Which makes the present moment the twist worth sitting with. The closed platform is being pried open by law while the open one is being closed by decree.
The Digital Markets Act forced Apple to permit alternative app marketplaces in the EU. In April 2025, the Commission issued its first DMA fine – €500 million – because Apple blocked developers from telling their own customers about cheaper offers elsewhere. Apple is appealing. Alternative stores now exist and work, though apps still pass through Apple’s “notarisation.” Imperfect and contested, but moving toward the user.
Google is moving the other way.
In August 2025, Google announced that every Android developer must register centrally with the company before their software can be installed on any certified device. Not just Play Store apps – all apps. Apps on F-Droid. Apps a hobbyist wrote for themselves. An app you send to a friend.
Registration means a fee, Google’s terms, government ID, evidence of your private signing key, and every application identifier you will ever use. Refuse, and your software is silently blocked on every Android device on Earth.
The rollout begins 30 September 2026 in Brazil, Indonesia, Singapore and Thailand. Global enforcement follows in 2027 – roughly five months from now – via a silent update to hardware people already own.
Google says power users can still install unverified apps. In practice: tap the build number seven times, dismiss warnings, enter your PIN, restart, wait twenty-four hours, return, dismiss more warnings, confirm again. Nine steps and a cooling-off period to install software on a device you paid for. And the escape hatch runs through Google Play Services rather than the operating system – so Google can narrow or remove it at any time, with no OS update and nobody’s consent.
F-Droid calls it an existential threat. The EFF calls app gatekeeping “an ever-expanding pathway to internet censorship.” Seventy-one organizations from twenty-three countries have signed an open letter against it.
None of this began in bad faith.
As computing spread beyond the people who built it, the industry started protecting users from their own mistakes – sensible defaults, sandboxed applications, confirmation before destructive actions. That is why computers became usable by everyone.
But protection ratchets. Every safeguard that cannot be switched off encodes a judgment that the user is not competent to decide, and that judgment never expires. The warning becomes a scare screen. The scare screen becomes a twenty-four-hour wait. The wait becomes a registry.
And the logic does not stop at apps. More and more policies are being drafted and pushed forward to better protect online users. But once protection becomes a reason to remove individual control, the question is no longer limited to what software we may install. It becomes a question of who gets to decide what we may communicate, access, or create.
Europe is living the same pattern. Since 9 July 2026, Chat Control 1.0 is in force again: private messages may be scanned with no warrant and no suspicion, to protect children. Patrick Breyer’s objection is not that children need no protection – it is that indiscriminate scanning is a cheap substitute for the targeted work that would actually protect them. That is what #NeverTheNanny names.
And here the child-protection framing hides its own answer. Children lack capacity. Their guardians do not. A child’s incapacity is real, and it is answered by named adults accountable for that particular child – responsibility delegated to a parent, a grandparent, a teacher. The nanny relegates it instead: upward, to a state or a platform with no relationship to the child, and then applies the machinery to everyone. Chat Control scans every message precisely because it has no route to any actual guardian. It substitutes for a relationship the system never bothered to model.
Build the route and the blanket becomes unnecessary. FEP-633c, a guardianship proposal in draft for the Fediverse, is the existing proof — notable mostly for what it refuses to do. It does not scan for content. It does not verify anyone’s age or identity. Between adults, nothing changes at all. And it is built to end, because children grow up.
That is the distinction in one line. A guardian is specific, consented, accountable, and temporary. A nanny is universal, imposed, anonymous, and permanent — and an adult who never lacked capacity needs neither.
A protection you are not permitted to decline is not a protection.
Google’s registry is the nanny, one layer down the stack. Malware is real; the response is to fingerprint every developer on Earth, including the teenager who has never shipped anything to anyone, rather than pursue the people actually distributing it. Indiscriminate, because indiscriminate is cheaper. Note the vocabulary Google uses: power users may still install unverified apps. There is the protected majority, and a deviant class who want control over their own property and must prove they deserve it. Nobody in that framing is simply an owner.
Nor does the mechanism care about intent. A registry of everyone permitted to write software for four billion devices – held by one company with a documented record of complying when authoritarian governments demand app removals – is infrastructure that will be leaned on. And “it’s just $25 and some paperwork” answers for a developer in California with a credit card and a driver’s license. It does not answer for a student in Lagos, a dissident in Myanmar, or a volunteer maintaining a community health app.
Nobody objects to software improving after purchase. But the channel that delivers features can also withdraw them, and we have accepted an arrangement where only one party may use it.
A device that can be made worse, remotely, after purchase, by a party you cannot negotiate with, was never fully sold to you. In software, this is called a rug pull – and there, at least, you could switch to a competitor. In hardware, it is a fait accompli.
In January 2026, 1.29 million Europeans signed the Stop Destroying Videogames initiative, asking that games they bought remain playable after the publisher switches off the servers. On 16 June, the Commission answered: no legislation, citing copyright constraints, offering a voluntary code of conduct instead. Organizers are now aiming at the Digital Fairness Act, expected in Q4 2026.
The European Pirates have already argued this was never really about games – it is a debate about digital rights, and the Commission’s refusal left the underlying question untouched.
Same question: what did you actually buy?
You cannot answer that about a phone whose ability to run software may be revoked by a policy update, or about a game that evaporates on a date nobody disclosed. Both were presented as ownership and delivered as a revocable license, with the terms of revocation withheld at the point of sale.
Not a ban on app stores. Stores are useful, and most people should keep using them.
Sideloading as a right, not a tolerance. Owners must be able to install software of their choosing, including from anonymous developers – and that guarantee must live in the operating system, not in a proprietary service the vendor can revise unilaterally.
No retroactive removal of capability. A function your device shipped with cannot be withdrawn by update. If it can be taken away, it was rented, and the price should have said so.
Lifecycle disclosure before purchase. Guaranteed years of security updates, guaranteed years of server operation, and what happens after. On the box, not in the terms.
Interoperability by default. No blocking rival browser engines, runtimes, or stores in the name of “integrity.”
The right to unlock. A device you have finished paying for should accept the operating system you choose.
A general-purpose computer that asks permission before it computes is not a computer. It is a terminal, and you are renting it. The same enclosure is being attempted on the network itself – which is why we say Stop Killing the Internet, and why the deadline on your phone deserves attention now rather than in 2027.
Contact your MEP. Contact your national regulator. Tell them a European citizen should not need a California corporation’s signature to run a program they wrote themselves.
Sources: Keep Android Open · Android developer verification · F-Droid on Google’s registration decree · EFF, application gatekeeping and censorship · Commission DMA proceedings against Apple · Apple, distribution in the EU · Commission response to Stop Destroying Videogames · Digital Fairness Act legislative train · Googles ‘power users‘ rebuttal
reshared this
L’insegnamento dell’italiano agli stranieri è una cosa troppo importante per essere affrontata come ha fatto di recente il ministro Valditara.administrator (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
reshared this
L’America ha uno strano talento: riesce a diventare familiare anche a chi la guarda da migliaia di chilometri di distanza. Conosciamo i suoi presidenti prima ancora che entrino alla Casa Bianca, impariamo nomi di Stati e contee nei quali probabilmente non metteremo mai piede, trascorriamo notti davanti alle mappe elettorali aspettando che qualcuno assegni la Pennsylvania e discutiamo delle sue crisi con la sensazione che, prima o poi, finiranno per riguardare anche noi. A volte succede. Altre volte ci convinciamo che sia successo.
Per cominciare The 51st serviva qualcuno abituato a guardare la politica senza fermarsi alla politica. Tommaso Labate, conduttore di Realpolitik su Rete 4 e firma del Corriere della Sera, da anni racconta il potere italiano cercandolo anche dove le telecamere non sempre arrivano: nei rapporti personali, nelle ambizioni, nelle rivalità, nei caratteri e in tutto ciò che accade prima che una decisione diventi una dichiarazione ufficiale. È uno sguardo inevitabilmente destinato a incrociare anche l’America, perché ormai è difficile raccontare fino in fondo ciò che accade a Roma senza domandarsi, almeno qualche volta, che cosa sia già accaduto a Washington.
Quando gli si chiede perché gli italiani seguano con tanta attenzione la politica americana, però, Labate non tira fuori la geopolitica. Tira fuori il basket: «Un appassionato di politica italiano segue la politica americana come un appassionato di basket segue l’NBA». C’è più spettacolo, certo, ma soprattutto c’è quell’effetto di trascinamento che parte da Oltreoceano e finisce spesso per raggiungere l’Europa: Clinton e la Terza Via negli anni Novanta, Bush jr e una nuova destra negli anni successivi.
Oggi quell’onda ha un nome inevitabile: Donald Trump. Eppure, per Labate, sarebbe un errore pensare che tutto cominci e finisca con lui. Trump è piuttosto «l’ovvio risultato dell’avvento dell’algoritmo dei social nel gioco delle opinioni pubbliche occidentali» e, se non ci fosse stato lui, sostiene, «sarebbe arrivato un altro».
È da qui che parte la prima conversazione di The 51st: dall’America di Trump per arrivare all’Italia di Giorgia Meloni, dalla nuova “destra-destra” alla capacità delle istituzioni di sopravvivere agli uomini che temporaneamente le occupano, dal giornalismo travolto dalla velocità dei social fino a una parola, Occidente, che continuiamo a utilizzare come se il Novecento non fosse mai davvero terminato.
Ma c’è anche un’altra America, quella che non entra nelle categorie politiche e che appartiene ai ricordi. Quella di Labate passa da New York, dagli hamburger del Meatpacking, dal gospel di Harlem, dalle viste sulla High Line e dalle feste sotterranee di Williamsburg. È l’America che, scherza, lo ha portato a credere fino all’ultimo persino nella vittoria di Kamala Harris: «E poi è ovvio che prendi cantonate».
Forse è proprio da questa distanza tra l’America che analizziamo e quella che immaginiamo che vale la pena cominciare.
Dieci domande a Tommaso Labate. La prima parte da una contraddizione. L’ultima da un’America che, vista da questa parte dell’Atlantico, continuiamo a non vedere.
1. Se dovesse spiegare l’America di oggi attraverso una sola contraddizione, quale sceglierebbe?
“L’idea stessa di libertà: il paese occidentale a libertà illimitate si è trasformato nel paese delle libertà negate, a cominciare da quella di espressione”.
2. L’Italia guarda alla politica americana con un’attenzione quasi sproporzionata rispetto alla distanza che ci separa: seguiamo primarie, convention, swing states e dibattiti presidenziali come se una parte di quelle elezioni riguardasse anche noi. È soltanto una conseguenza del peso degli Stati Uniti o c’è qualcosa della politica americana che noi italiani continuiamo a cercare anche nella nostra?
“Un appassionato di politica italiano segue la politica americana come un appassionato di basket segue l’NBA: c’è più spettacolo, a cominciare dall’elezione del presidente. E poi c’è spesso un effetto trascinamento che parte da Oltreoceano: l’elezione di Clinton rappresentò negli anni Novanta il vero inizio di quella terza via della sinistra che prese corpo in Europa con Blair; quella di Bush jr diede corpo a una nuova destra”.
3. Prima della politica, però, c’è l’America personale. Qual è la sua? C’è un luogo, un viaggio, una persona o un momento che ha cambiato il suo modo di guardare gli Stati Uniti?
“Se sono il tipico italiano che sbaglia le previsioni sulle elezioni USA, quello che è stato convinto fino all’ultimo della vittoria persino di una candidata debole come Kamala Harris, la colpa è di New York. Il mio viaggio negli States rimane quello: la ricerca del nuovo miglior hamburger del Meatpacking, il gospel di Harlem, le viste mozzafiato sulla High Line, le feste sotterranee di Williamsburg. E poi è ovvio che prendi cantonate”.
4. Dieci anni fa Donald Trump poteva ancora essere raccontato come un’anomalia della politica americana. Oggi, dopo due vittorie presidenziali e una trasformazione profonda del Partito Repubblicano, ha ancora senso parlare di “fenomeno Trump”, oppure Trump è ormai soltanto il nome che diamo a qualcosa che esiste indipendentemente da lui?
“Trump è l’ovvio risultato dell’avvento dell’algoritmo dei social nel gioco delle opinioni pubbliche occidentali. Se non ci fosse stato lui, sarebbe arrivato un altro. E passerà presto lui, come sarebbe passato presto l’altro”.
5. Già nel 2016 lei scriveva dei “trumpisti d’Italia”, quando ancora non sapevamo fino a che punto Trump avrebbe trasformato la politica americana. Dieci anni dopo, quanto del trumpismo ha davvero attraversato l’Atlantico? E quanto della politica italiana di oggi sarebbe riconoscibile nell’America contemporanea?
“Trump è il leader della nuova destra-destra mondiale. E rappresenta il sogno della destra-destra di superare il centrodestra. Oggi in Italia la sua emanazione non è più Salvini ma Vannacci. Vale come per i social: un influencer è meglio di uno vecchio che ha raggiunto la saturazione dei suoi followers”.
6. Per mesi Giorgia Meloni è sembrata la leader europea con le maggiori possibilità di parlare a Donald Trump, quasi un ponte naturale tra Washington e Bruxelles. Oggi quel rapporto appare molto più logorato. Che cosa si è rotto davvero tra Meloni e Trump: un rapporto personale, una convergenza politica o l’illusione che Roma potesse tenere insieme due sponde dell’Atlantico sempre più distanti?
“Questa l’unica cosa che avevo indovinato: la vera sfortuna di questa legislatura di Giorgia Meloni non è stata il referendum sulla giustizia ma l’elezione di Trump. Con una democratica alla Casa Bianca, avrebbe continuato a costruire la sua nuova destra europea conservando gli ottimi rapporti che aveva con Joe Biden; The Donald l’ha ricacciata all’indietro, spingendola a cercare un dialogo che non poteva essere diverso da com’è stato. Perché a Trump piace dare ordini; non conosce altre vie di discussione”.Governo italiano
7. Lei racconta da anni la politica anche attraverso ciò che accade fuori dalle dichiarazioni ufficiali: rapporti personali, telefonate, ambizioni, rivalità, caratteri. Con Trump questa dimensione sembra essere diventata parte dello stesso esercizio del potere. Quanto possono resistere le istituzioni quando la politica diventa così profondamente legata alla personalità di chi, temporaneamente, le occupa?
“La solidità di una democrazia si dimostra dal quando le sue radici siano più forti del taglialegna armato di sega elettrica. E per esempio la Corte Suprema, anche sui dazi, si è dimostrata più solida delle volontà di Trump”.
8. Dopo dieci anni di Trump, esiste il rischio che anche il giornalismo si sia abituato all’eccezione? Cose che nel 2016 avrebbero dominato le prime pagine per giorni oggi sembrano talvolta attraversare un ciclo di notizie in poche ore. È cambiata la politica americana o è cambiata la nostra soglia dello stupore?
“La prima trascina la seconda. I social danno l’impressione che succedano sempre troppe cose e tutte inedite. La gran parte di queste, alla fine, rientrano come il dentifricio nel tubetto. Prendiamo i dazi: l’effetto collaterale del primo annuncio di Trump è stato gettare un pezzo di mondo nella disperazione. E invece siamo tutti ancora vivi”.
9. Per gran parte del dopoguerra abbiamo pronunciato la parola “Occidente” quasi come se Europa e Stati Uniti appartenessero naturalmente allo stesso spazio politico, culturale e perfino morale. Nel 2026 quella parola descrive ancora qualcosa di reale o continuiamo a utilizzarla soprattutto perché non ne abbiamo ancora trovata un’altra?
“Occidente non è la direzione della bussola o la parte sinistra della carta geografica del libro delle scuole elementari. È il luogo dello spazio in cui ci sono elezioni libere, in cui chi vince governa, in cui la stampa può esprimersi senza minacce, in cui l’opinione pubblica è matura abbastanza per scegliere consapevolmente se e che cosa votare nel segreto dell’urna. Tutto questo è il lascito del Novecento; se varrà ancora alla fine del secolo, nessuno può dirlo con certezza”.
10. Qual è l’America che dall’Europa non riusciamo ancora a vedere?
“Quella che non abbiamo mai visto con chiarezza: quella della pena di morte, per fortuna sempre meno diffusa; quella delle armi in mano a chiunque; quella del successo o dell’insuccesso portati all’estremo. Abbiamo pensato di essere simili, abbiamo pensato di essere come le puntate di Beautiful, di essere semplicemente in ritardo rispetto alla loro programmazione, che prima o poi sarebbe arrivata anche qua. Per fortuna non è così, non è mai stato così”.
Labate, alla fine, lascia sul tavolo un dubbio più interessante di una risposta. Per decenni abbiamo guardato gli Stati Uniti convinti che fossero qualche anno avanti a noi, come se l’Atlantico fosse soltanto il ritardo con cui la stessa storia sarebbe arrivata in Europa. Poi cita Beautiful, sorride dell’equivoco e lo liquida in poche parole: «Per fortuna non è così, non è mai stato così».
Forse abbiamo passato troppo tempo a chiederci quando saremmo diventati americani e troppo poco a domandarci perché non lo siamo mai diventati.
The 51st comincia da qui: non dà una risposta sull’America ma fornisce una distanza, quella che separa un Paese da tutto ciò che abbiamo immaginato guardandolo da lontano.
reshared this
🚨 Der Oberste Gerichtshof Österreichs hat entschieden: Die derzeit praktizierte Datenerhebung von CRIF bei Adressverlagen ist illegal.
Damit ist ein wesentlicher Vorwurf von noybs Unterlassungsklage schon vor der ersten Verhandlung höchstgerichtlich bestätigt.
noyb.eu/de/supreme-court-crif-…
Der OGH hat entschieden: Die derzeit praktizierte Datenerhebung von CRIF bei Adressverlagen verstößt gegen den DSGVO-Grundsatz der „Zweckbindung“noyb.eu
reshared this
Dadurch steigen auch die Erfolgschancen unserer Sammelklage gegen CRIF weiter. Im Erfolgsfall gehen wir von rund 500€ Schadenersatz pro Person aus!
Melde dich hier an: crif.noyb.eu
Gli elettori democratici del Massachusetts scelgono oggi, martedì 1° settembre, il candidato al Senato per le elezioni di metà mandato di novembre. Il senatore Ed Markey, 80 anni, difende il seggio dal deputato Seth Moulton, 47, in una sfida che rovescia il copione visto per tutto il 2026. Questa volta è il candidato più anziano a correre da progressista, mentre lo sfidante più giovane si presenta come l'alternativa moderata. In uno degli Stati più democratici del Paese la primaria decide di fatto chi sarà il prossimo senatore. Le urne chiudono alle 20 locali (le 2 di notte in Italia).
Markey arriva al voto da favorito. Nella nostra media, il senatore è avanti di circa 30 punti, 64,3% a 35,7%. Un sondaggio della Suffolk University di Boston lo dà al 52% contro il 38% di Moulton, mentre una rilevazione di Public Policy Polling arriva a 53% contro 22%. L'età, considerata la sua maggiore vulnerabilità, non sembra pesare. Per il 49% degli intervistati da Suffolk non fa alcuna differenza e solo l'11% dice che non voterebbe il senatore per questo motivo.
"I sondaggi sono completamente sbagliati, non ci si può fidare. Quello che conta in queste elezioni è chi va a votare", ha detto Moulton ai giornalisti negli ultimi giorni di campagna. Il deputato spera in una sorpresa simile a quelle già viste quest'anno. Le primarie del 2026 hanno tolto il seggio a 13 parlamentari in carica, compresi due senatori repubblicani, Bill Cassidy in Louisiana e John Cornyn in Texas.
Secondo Decision Desk HQ, nel ciclo elettorale in corso ci sono state finora 21 primarie democratiche in cui un parlamentare anziano, sfidato da un candidato molto più giovane, è rimasto sotto l'80% dei voti, quasi sempre con lo sfidante ad attaccare da sinistra. Moulton è invece il primo a correre alla destra dell'eletto raccogliendo una quota significativa di consensi, una posizione che in uno degli Stati più a sinistra del Paese lo rende sfavorito.
Sondaggi · Massachusetts
Quota di Markey e Moulton nella media giornaliera dei sondaggi della primaria democratica per il Senato in Massachusetts, calcolata sui soli voti ai due candidati. L’uscente Markey, in Senato dal 2013, non è mai sceso sotto il 58 per cento: il deputato Moulton ha ridotto il distacco da 24,3 a 16,7 punti fra la fine di ottobre e i primi di maggio, poi in quattro mesi se l’è visto tornare a 28,7 (64,3 contro 35,7). I pallini chiari sono le singole rilevazioni, le righe tratteggiate la convention democratica e il primo dei tre dibattiti.
30% 40% 50% 60% 70% 9 mesi 6 mesi 3 mesi voto 30 maggio: la convention 8 luglio: primo dibattito Markey 64,3 Moulton 35,7
La media si ferma al 28 agosto 2026, giorno dell’ultimo sondaggio. Si vota oggi, 1 settembre.
Le quote pubblicate dagli istituti raccontano un’altra corsa, perché gli indecisi passano dal 35 per cento del novembre 2025 al 7 di fine agosto: lì Markey sale dal 34 al 65 per cento e sembra raddoppiare i consensi. Sui soli voti ai due candidati la sua quota si muove di sei punti: quel raddoppio è in gran parte un terzo dell’elettorato che nel frattempo ha scelto.
Fonte Elaborazione di Focus America su 14 sondaggi della primaria democratica raccolti dal New York Times, aggiornati al 1 settembre 2026. Le quote sono ricalcolate sui soli voti ai due candidati rimasti in corsa, perché la quota di indecisi cambia troppo da istituto a istituto: non sono confrontabili con le percentuali pubblicate. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i due istituti di parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso per le due linee.
Markey
Moulton
Markey è il membro del Congresso in carica da più tempo dopo il repubblicano Chuck Grassley. Fu eletto alla Camera nel 1976, prima ancora che Moulton nascesse, e nel 2013 passò al Senato vincendo l'elezione speciale indetta dopo la nomina di John Kerry a segretario di Stato. In mezzo secolo a Washington si è costruito una reputazione da progressista. Con la deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha scritto il Green New Deal, il piano di investimenti pubblici per la transizione ecologica. Sostiene inoltre il Medicare for All, la proposta di un sistema sanitario pubblico universale che sostituirebbe le assicurazioni private. Nel 2020 aveva già respinto una sfida generazionale battendo 55% a 45% l'allora deputato Joe Kennedy III, esponente della più celebre dinastia politica dello Stato.
Al fianco del senatore si sono schierati i nomi più noti della sinistra del partito: Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, che sabato hanno chiuso la campagna con lui a Boston, la deputata Ayanna Pressley e Ocasio-Cortez, il cui appoggio è però arrivato solo nelle ultime settimane. Markey ha promesso che questo sarà il suo ultimo mandato e respinge l'argomento anagrafico. "Non è la tua età, è l'età delle tue idee. E quanto a idee sono sempre stato il più giovane del mondo", ha detto alla CNN.
Moulton, ex ufficiale dei Marine con una laurea in fisica a Harvard, ha combattuto in Iraq per quattro turni ed è entrato alla Camera nel 2014 battendo alle primarie un deputato democratico in carica. Da allora si è costruito un profilo da ribelle interno. Nel 2018 guidò un tentativo fallito di togliere a Nancy Pelosi la guida dei democratici alla Camera e nel 2019 corse per pochi mesi per la Casa Bianca. Nel 2024 fu tra i primi democratici al Congresso a chiedere il ritiro di Joe Biden dopo la pessima prova nel dibattito con Trump. Il Boston Globe, il principale quotidiano dello Stato, lo ha appoggiato scrivendo che un partito invecchiato e diviso ha bisogno di rinnovarsi e che Moulton è il candidato migliore per guidare quel cambiamento. Con lui si è schierata anche la governatrice del New Jersey Mikie Sherrill, sostenuta in passato dal suo comitato politico Serve America.
Il cuore della campagna dello sfidante è il ricambio generazionale. Markey ha compiuto 80 anni a luglio e chiuderebbe l'eventuale nuovo mandato a 86. Moulton sostiene che sia troppo anziano per altri sei anni, un argomento che fa leva sul ricordo della rinuncia tardiva di Biden nel 2024 e della sconfitta contro Trump. "Sarà difficile per gli elettori indipendenti dell'Ohio o del Texas votare per un democratico se pensano che rappresenti un partito di ottantenni", ha detto il deputato alla CNN.
Sul profilo di Moulton pesa soprattutto una frase del novembre 2024. Dopo la sconfitta di Kamala Harris, il deputato dichiarò al New York Times di non volere che le sue due figlie venissero "travolte su un campo da gioco da un atleta maschio o ex maschio" e accusò i democratici di avere troppa paura di offendere qualcuno sui temi transgender. Quelle parole gli costarono le dimissioni del responsabile della sua campagna e le critiche della governatrice Maura Healey. Moulton ha poi espresso rammarico e nell'ultimo dibattito ha detto, con qualche esitazione, che gli atleti transgender dovrebbero poter gareggiare. Markey, che difende apertamente la loro partecipazione allo sport, lo accusa di aver tradito i ragazzi trans con quei commenti.
I tre dibattiti televisivi sono stati aspri per due candidati dello stesso partito. Moulton ha accusato Markey di comparire più volte nei documenti del caso di Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali, accanto a lobbisti a lui legati. Non ha però fornito prove di contatti diretti e il senatore, che ha negato qualsiasi rapporto, ha definito l'accusa riprovevole. Markey ha attaccato a sua volta lo sfidante per oltre un milione di dollari investiti dalla sua famiglia in aziende della difesa con interessi davanti alla commissione Forze armate della Camera, di cui Moulton fa parte. La vicenda era stata rivelata a giugno da WBUR, emittente radiofonica pubblica di Boston. I due si sono rinfacciati anche i voti militari. Moulton ha ricordato che Markey votò nel 2002 per autorizzare la guerra in Iraq, dove lui stesso ha combattuto, una scelta che il senatore ha poi definito un errore. Markey ha sostenuto che Moulton abbia votato "un bilancio da mille miliardi" di dollari per la guerra con l'Iran, ma l'accusa è in gran parte infondata, perché il deputato ha approvato la legge di indirizzo della difesa e non gli stanziamenti veri e propri.
Sulle politiche le distanze sono minime. Entrambi si definiscono progressisti, vogliono abolire l'ICE, l'agenzia federale che esegue arresti ed espulsioni degli immigrati irregolari, e chiedono la fine della guerra con l'Iran. La differenza più netta riguarda la sanità. Markey vuole il Medicare for All, mentre Moulton preferisce una public option, un'assicurazione pubblica che competerebbe con quelle private senza sostituirle. Sull'energia il senatore rilancia il Green New Deal e lo sfidante propone invece di investire sulla fusione nucleare, una tecnologia sperimentale che promette elettricità senza gas serra.
Le primarie di oggi assegnano di fatto anche tre seggi della Camera. Nell'8° distretto il deputato Stephen Lynch, 71 anni e in carica dal 2001, affronta Patrick Roath, un avvocato di 39 anni che lo ha superato nella raccolta fondi (1,3 milioni di dollari contro 910.000) e ha ottenuto l'appoggio del Boston Globe. Lynch, ex operaio ed espressione dell'ala sindacale più moderata del partito, nel 2010 votò contro la riforma sanitaria di Obama. È stato inoltre l'unico democratico dello Stato a sostenere il Laken Riley Act, la legge che consente la detenzione senza cauzione degli immigrati irregolari accusati di furto o reati violenti. Dietro Roath c'è soprattutto Leaders We Deserve, il gruppo cofondato dall'attivista David Hogg per portare giovani progressisti al Congresso.
Nel 1° distretto, nell'ovest dello Stato, il 77enne Richard Neal, alla Camera da 19 mandati e democratico più alto in grado nella commissione che scrive le leggi fiscali, se la vede con Jeromie Whalen, un insegnante di 39 anni che gli rimprovera i finanziamenti dei comitati aziendali e chiede il Medicare for All. Neal aveva in cassa 3,2 milioni di dollari per le ultime settimane, oltre 80 volte i 39.000 dello sfidante. Il finale di campagna si è concentrato sui precedenti di Whalen per guida in stato di ebbrezza, riportati dal New York Post, un tabloid conservatore. Whalen ha accusato Neal di essere dietro la pubblicazione della storia.
Nel 6° distretto, lasciato libero da Moulton, il favorito è Dan Koh, ex stretto collaboratore di Joe Biden e del sindaco di Boston Marty Walsh. Koh ha raccolto 4,7 milioni di dollari, ha il sostegno di Biden e Kamala Harris e ha beneficiato di 1,8 milioni di spese esterne, in parte arrivate da Think Big, un comitato indipendente favorevole all'intelligenza artificiale. Nel 2018 perse una primaria per la Camera per appena 145 voti. La sua principale rivale è Tram Nguyen, deputata statale dell'ala progressista sostenuta tra gli altri da Pressley. Corre anche l'imprenditore John Beccia, che si è quasi interamente autofinanziato con 4,5 milioni. L'ultimo sondaggio pubblico, commissionato a inizio agosto dalla campagna di Koh, lo dava avanti 35% a 20% su Nguyen.
A novembre gli elettori del Massachusetts voteranno anche su un quesito che eliminerebbe le primarie di partito in favore di un sistema come quello della California, dove tutti i candidati corrono insieme e i primi due, indipendentemente dal partito, si sfidano alle elezioni generali. Quella di oggi potrebbe quindi essere l'ultima primaria di questo tipo nello Stato.
There was no love lost between the two men vying to represent Massachusetts in the U.S. Senate, as they traded charges and counter-charges, using words like "reprehensible," "sexist" and "character assassination."Anthony Brooks (WBUR)
reshared this
WikiSkill di Google: come gli agenti AI imparano dai propri errori senza retraining
#tech
spcnet.it/wikiskill-di-google-…
@informatica
reshared this
Debian 11 è a fine vita: la guida completa per l’upgrade a Debian 12
#tech
spcnet.it/debian-11-e-a-fine-v…
@informatica
reshared this
Donald Trump e i suoi principali collaboratori starebbero valutando una serie di attacchi limitati nello Stretto di Hormuz per impedire all'Iran di ricostruire i radar e i sistemi missilistici con cui finora avevano minacciato le navi in transito. Lo scrive Axios, citando tre funzionari statunitensi. Secondo le fonti del sito statunitense, il piano è stato elaborato nell'ultima settimana dal CENTCOM, il comando militare responsabile delle operazioni americane in Medio Oriente, e ha il sostegno del Segretario alla Difesa Pete Hegseth. Trump non lo aveva approvato prima dello scambio di attacchi con l'Iran dello scorso fine settimana, ma la nuova escalation potrebbe indurlo a dare il via libera.
L'obiettivo, ha spiegato uno dei funzionari, sarebbe quello di ridurre il rischio di attacchi iraniani contro le petroliere, le navi della Marina e gli aerei dell'Air Force. La fonte ha definito la strategia come "tagliare l'erba": colpire periodicamente le capacità militari iraniane per impedire a Teheran di ricostituirle. La Casa Bianca non ha confermato il piano, limitandosi a dichiarare: "Il presidente mantiene tutte le opzioni a sua disposizione. Gli iraniani vogliono un accordo, ma arrivano sempre con un giorno di ritardo e un dollaro in meno".
Iran · Stretto di Hormuz
Il CENTCOM, il comando americano per il Medio Oriente, propone attacchi limitati e periodici nello Stretto di Hormuz. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha già dato il via libera, Trump non ha ancora firmato.
Grafica di FocusAmerica1° settembre 2026
Lo Stretto oggi
IranOmanEmirati Arabi UnitiBandar AbbasQeshmLarakGolfo PersicoGolfo dell’OmanCorridoio scortatodalla Marina americana50 kmN
Corridoio scortato Sistemi iraniani in ricostruzione Larak, colpita nel fine settimana
Fase 1. L’Iran ricostruisce radar, difese aeree e missili antinave. Il ciclo in tre fasi: l’Iran ricostruisce radar e missili antinave, gli Stati Uniti colpiscono prima che tornino operativi, il corridoio resta aperto. Poi si ricomincia.
15Transiti al giorno nello Stretto in agosto.Su circa 130 al giorno prima della guerra
50Le navi che Washington vuole far passare ogni notte entro metà settembre.Su circa 130 al giorno prima della guerra
91,52Dollari al barile toccati dal Brent lunedì, in rialzo del 2%.Sul picco di 126 dollari raggiunto in primavera
La dottrina
Il piano del CENTCOM non punta a un colpo decisivo, ma a un intervento che si ripete a intervalli regolari.
Fase 1
Due mesi di raid, sminamento e convogli scortati hanno ridotto la capacità iraniana di colpire le petroliere.
Fase 2
Per il CENTCOM Teheran sta rimettendo in funzione radar, difese aeree e missili antinave per tornare a colpire con precisione.
Fase 3
Attacchi limitati e ripetuti, per continuare a far uscire dal Golfo decine di petroliere al giorno.
Poi si ricomincia: è il ciclo che un funzionario americano ha definito «tagliare l’erba».
Come ci siamo arrivati
Tocca una voce per aprire il dettaglio.
Ultimi due mesiGli Stati Uniti prendono il controllo di gran parte dello Stretto
Raid contro le capacità militari iraniane, sminamento condotto con scarsa visibilità e convogli accompagnati lungo la rotta. Il traffico è risalito, ma resta a 15 transiti al giorno contro i circa 130 di prima della guerra.
Giorni scorsiL’Iran lancia un missile antiaereo contro un F‑35 americano
Il caccia era di scorta alle navi nello Stretto. Il missile non si è avvicinato abbastanza da rappresentare una minaccia, ma per i funzionari americani dimostra che Teheran sta ricostituendo il proprio apparato militare.
Fine settimanaGli Stati Uniti colpiscono l’isola iraniana di Larak
Secondo il CENTCOM le forze iraniane si preparavano a lanciare razzi con mine navali dentro lo Stretto.
Domenica notteL’Iran risponde con missili balistici sulle basi in Giordania
Otto missili contro basi che ospitano forze statunitensi. Né le autorità americane né quelle giordane hanno segnalato danni significativi.
Lunedì 31 agostoTrump annuncia la rappresaglia: gli Stati Uniti «colpiranno duro»
Lo ha detto a Fox News. Il Brent è salito del 2%, fino a 91,52 dollari al barile. Il piano del CENTCOM, fermo alla Casa Bianca, torna sul tavolo.
La catena decisionale
Fatto
CENTCOM
Ha elaborato il piano nell’ultima settimana: colpire radar, difese aeree e missili antinave.
Fatto
Pete Hegseth
Il segretario alla Difesa lo ha approvato e trasmesso alla Casa Bianca diversi giorni fa.
Frenata
Casa Bianca
Avvisata, con il capo di Stato Maggiore Dan Caine, che potrebbero servire attacchi periodici. La scorsa settimana era orientata al no, per non alimentare l’escalation.
In sospeso
Donald Trump
Non ha ancora firmato. Dopo i missili iraniani sulla Giordania potrebbe dare il via libera.
«Il presidente mantiene tutte le opzioni a sua disposizione»
La Casa Bianca ad Axios, 31 agosto 2026
FonteAxios (31 agosto 2026) per il piano e le dichiarazioni; Wall Street Journal e Lloyd’s List Intelligence per il traffico marittimo; Investing.com per il prezzo del Brent. Coste da Natural Earth.
NotaIl corridoio segue il canale meridionale lungo la costa dell’Oman ed è una rappresentazione schematica; le posizioni dei sistemi iraniani sono indicative.
Negli ultimi due mesi le Forze Armate statunitensi hanno progressivamente assunto il controllo di gran parte dello Stretto attraverso una campagna volta a degradare le capacità militari iraniane, un'operazione di sminamento condotta con scarsa visibilità e un sistema per accompagnare le navi lungo la rotta. Il dispositivo ha ridotto la capacità dell'Iran di colpire le petroliere e ha consentito il passaggio di più traffico e maggiori quantità di petrolio, indebolendo così la leva di Teheran sul passaggio attraverso cui, in condizioni normali, transitava una quota cruciale del greggio mondiale.
Il CENTCOM ritiene però ora che l'Iran stia ricostruendo radar, difese aeree e sistemi missilistici antinave per recuperare la capacità di colpire con precisione. A far aumentare la preoccupazione è stato, nei giorni scorsi, il lancio di un missile antiaereo iraniano contro un F-35 statunitense impegnato a proteggere le navi nello Stretto. Il missile non si è avvicinato abbastanza da rappresentare una minaccia per il velivolo, ma secondo i funzionari americani l'episodio dimostra che Teheran sta cercando di ricostituire il proprio apparato militare. Il CENTCOM ha quindi avvertito Hegseth, il capo di Stato Maggiore Dan Caine e la Casa Bianca che potrebbero essere necessari attacchi periodici per continuare a far uscire dal Golfo, con un livello di sicurezza accettabile, decine di petroliere al giorno.
Hegseth ha appoggiato il piano e lo ha trasmesso alla Casa Bianca diversi giorni fa. La scorsa settimana, però, l'Amministrazione era ancora orientata a non autorizzarlo, proprio per evitare una nuova escalation con l'Iran. Il quadro sarebbe cambiato nella notte tra domenica e lunedì, quando Teheran ha lanciato missili balistici contro basi statunitensi in Giordania in risposta ai raid americani sull'isola iraniana di Larak.
Gli Stati Uniti avevano colpito forze iraniane che, secondo il CENTCOM, si preparavano proprio a lanciare razzi con mine navali nello Stretto. Gli attacchi iraniani contro le basi in Giordania non hanno provocato danni significativi, secondo le autorità statunitensi e giordane. Il giorno dopo Trump ha dichiarato a Fox News che gli Stati Uniti risponderanno a questi ultimi attacchi e "colpiranno duro" le forze iraniane.
reshared this
☕ CYBERBRIEFING — Martedì 1 settembre 2026
👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…
#newsletter #cybersecurity
@informatica
☕ CYBERBRIEFING — Martedì 1 settembre 2026 Il tuo riassunto quotidiano di cybersecurity da leggere con il caffè. 🔴 IN PRIMO PIANO TeamSystem colpita da un attacco informatico: esfiltrati dati contabil…Il Punto Cyber
reshared this
Questa è la rassegna stampa di martedì 1 settembre 2026
Dan Driscoll, il più giovane segretario dell'Esercito nella storia degli Stati Uniti, ha rassegnato le dimissioni dopo mesi di tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth sulla gestione della forza armata. Vicino al vicepresidente JD Vance e reduce da un ruolo diplomatico nei negoziati tra Russia e Ucraina, lascia l'Esercito privo dei suoi principali vertici civili e militari confermati dal Senato.
Fonti: The Hill, The New York Times, Axios
Con una decisione di 5 a 4, la Corte suprema ha permesso all'Amministrazione Trump di proseguire i lavori per la nuova sala da ballo della Casa Bianca, stimata in almeno 600 milioni di dollari. Il presidente della Corte John Roberts, insieme ai giudici progressisti, ha espresso dissenso definendo la costruzione «probabilmente illegale», pur riconoscendo che l'associazione ricorrente difficilmente ha titolo per impugnare il progetto.
Fonti: Axios, The Wall Street Journal, The Hill
Washington ha definito i termini di un'intesa per esercitare un ampio controllo sulle riserve petrolifere del Venezuela, ottenendo il diritto di prelazione su una quota significativa del greggio e un potere di veto sulle nomine del consiglio di amministrazione. Il Pentagono, attraverso un ufficio nato sotto l'Amministrazione Biden, sta contribuendo a guidare l'operazione, anche se secondo alcuni esperti il petrolio venezuelano non ridurrà i prezzi della benzina nel breve periodo.
Fonti: The New York Times, Bloomberg
Il gradimento del presidente Donald Trump è sceso a un nuovo minimo, appesantito dal costo del conflitto con l'Iran, secondo un sondaggio. Il presidente ha minacciato di «colpire duramente» Teheran, mentre gli analisti restano scettici sulla reale volontà della Casa Bianca di intensificare uno scontro dispendioso; nel frattempo alcuni raid statunitensi avrebbero preso di mira un nuovo tipo di mina navale iraniana.
Fonti: The Hill, Semafor, The New York Times
Durante un comizio a Detroit, il vicepresidente JD Vance ha definito «molto, molto malvagio» Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, invitandolo a tenere il nome della moglie «fuori dalla sua bocca». El-Sayed ha replicato agli attacchi e, secondo un nuovo sondaggio, è in leggero vantaggio sull'avversario repubblicano, l'ex deputato Mike Rogers, nella corsa per il seggio.
Fonti: The Wall Street Journal, The New York Times, The Hill
Il presidente Trump ha annunciato intese con nove aziende farmaceutiche per ridurre i prezzi dei medicinali nell'ambito del programma Medicaid. L'iniziativa amplia gli sforzi dell'Amministrazione per contenere la spesa sanitaria pubblica, con le società che si sono impegnate ad abbassare i costi.
I funzionari dell'Amministrazione Trump stanno inasprendo il giro di vite migratorio sui conducenti di camion commerciali, chiudendo scuole guida, trattenendo autisti stranieri e chiedendo agli Stati i dati dei conducenti. La mossa apre un nuovo fronte di conflitto con gli Stati governati dai democratici.
Fonti: The Wall Street Journal
Joesley Batista, azionista del colosso della carne JBS, ha incontrato il presidente Trump il giorno prima che questi annunciasse un piano per esentare le importazioni di carne bovina dai dazi. La decisione ha irritato gli agricoltori e gli allevatori statunitensi.
Fonti: The Wall Street Journal
Una giuria del Nevada ha riconosciuto Duane «Keffe D» Davis, ex leader di una gang di Compton, colpevole di omicidio di primo grado per aver orchestrato la sparatoria che nel 1996 uccise il rapper Tupac Shakur. È la prima condanna nella vicenda, arrivata dopo circa tre ore di camera di consiglio e anni di dichiarazioni contraddittorie dello stesso imputato.
Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, Fox News
Dopo che il Census Bureau ha diffuso un rapporto collegato a un centro studi vicino a Trump, l'agenzia che lo controlla ha eliminato dalla propria politica sull'integrità scientifica il linguaggio che vietava le interferenze politiche. La vicenda alimenta i timori sull'indipendenza delle statistiche ufficiali statunitensi.
Fonti: NPR
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
Jurors weighed testimony from 27 witnesses before reaching a decision in the nearly three-decade-old killing of the rap legend.Sophia Compton (Fox News)
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
ICYMI
Arizona – The Blase Henry write-in campaign is gaining momentum with yard signs now in hand for placement around Arizona’s Legislative District 17, alongside plans for a rally at Naranja Park in Oro Valley on either the 7th or 14th, and a confirmed trip to a Saber practice in Tempe on September 9th.
In response to the federal agent incursion into the Tohono O’odham nation, the group explored a solidarity rally but learned any such event must be led by an enrolled tribal member, so they’re now looking for alternative ways to support. Members agreed, with little debate, to move forward with regular library tabling and canvassing for both the AZPP and the write-in campaign.
Merch production is moving slowly, though the group is prioritizing delivery of t-shirts to contest winners before tackling broader output.
Finally, the AZPP discussed Tucson as a possible host city for the PNC Conference, outlining what hosting would require and what the city could offer.
Coalition – Our coalition with the United States Transhumanist Party, All Hands for a Free Future, will be discussed during the Sept. 13th meeting. Concerns regarding the democratic structure of our partner organization has led to members wishing to review our partnership. Long live the Handies? Join us on 9/13.
Florida – The FLPP postponed their meeting from this Saturday to today, Monday 8/31.
Goldbacks – Guest from the USTP and PR Director candidate Daniel Twedt brought up Goldbacks as a form of alternative currency. While discussion was limited (this was brought up towards the end of the meeting, following a motion to adjourn), this is still a Pirate-adjacent issue brought to our attention.
While this would be better brought to our Platform committee, we do appreciate the excitement behind the suggestion as it was brought to our attention.
Illinois – The next ILPP meeting will take place 9/13, one hour prior to the USPP’s PNC meeting the same day. The Midlothian Village Board of Trustees campaign will see a visit to the Cook County Clerk to discuss action plans moving toward on Wednesday.
Indiana – No attendee, nothing to report.
Maryland – The MDPP have been working on tasks assigned from their last meeting, with the next meeting scheduled for Sept. 6th. Come over for a BBQ! (You’ll eat well!)
Massachusetts – The MAPP are planning camera walks and tabling at the upcoming Anarchist Bookfair. More news to come.
Ohio – Significant updates to the Ohio Pirate Party website have been made. The OHPP will meet again on Thursday, 9/3, at 5:30pmET, scheduled to discuss bylaws, platform, frequency of future meetings, etc etc.
Outreach – Outreach met this week to discuss templates for different materials that every state party can use, such as pamphlets, flyers, business cards, etc.
During their next meeting, there will be a Q&A for state parties to discuss what works and doesn’t work in terms of support from the national party and outreach in general. This meeting is scheduled for Thursday, 9/10.
Platform – Our platform committee met to discuss a “Bodily Autonomy” plank, which is scheduled to be presented to the PNC during our Sept. 13th meeting. Next on platform’s agenda, following the Bodily Autonomy plank, is discussing Native American relations and a potential broadening of an environmental plank.
Pennsylvania – No attendee, nothing to report.
Pirate National Committee – The PNC voted to approve meeting minutes from the last meeting, 8/23. The PNC will not meet next week, 9/6, due to the holiday weekend.
Pirate National Conference – The 2027 Pirate National Conference location will be officially voted on during the shaping-up-to-be-jam-packed Sept. 13th meeting.
PR Director – As of tomorrow, Sept. 1st, the position of PR Director will be vacant. Due to a timing and communication conflict, the position will still be vacant, but will not be filled until, you guessed it, the Sept. 13th meeting.
Young Pirates USA – the next Young Pirates USA meeting will take place on Wednesday, Sept. 2nd at 8:30pmCT.
That’s it! The Sept. 13th meeting is shaping up to be a three hour affair (unironically), so please buckle up and rest up during this week off. You can catch up on all you missed by watching the meeting here.
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Circa 200 account riconducibili a una presunta fabbrica di bot cinesi hanno cercato di spingere gli americani a opporsi ai data center per l'intelligenza artificiale, ha reso noto X giovedì sera. Il team di sicurezza della piattaforma ha indagato su profili sospettati di partecipare a operazioni di influenza provenienti dalla Cina e ne ha individuati 200.000. Tra questi, circa 200 pubblicavano contenuti "in un modo che potrebbe manipolare un dibattito legittimo sulla politica americana in materia di intelligenza artificiale ed energia". I post sostenevano che i data center mettessero sotto pressione la rete elettrica e facessero aumentare le bollette e comprendevano "vignette che ritraevano i gestori dei data center mentre si arricchiscono a spese del pubblico".
The X Safety team conducted an investigation into suspected Chinese inauthentic accounts involved in influence operations:We identified a bot farm of approximately 200,000 accounts. Within this farm, we found 200 accounts posting in a manner that could manipulate a legitimate… pic.twitter.com/Mj0SqerdlH
— Global Government Affairs (@GlobalAffairs) August 28, 2026
I repubblicani al Congresso indagano da mesi sulle campagne di influenza degli avversari stranieri, convinti che Pechino stia cercando di rallentare Washington nella corsa ai sistemi di intelligenza artificiale più avanzati. Il 4 giugno i presidenti della Commissione Energia e Commercio della Camera hanno scritto al direttore dell'FBI Kash Patel e ai consiglieri della Casa Bianca per la scienza e la tecnologia chiedendo un briefing sulle presunte operazioni di propaganda di Cina, Russia e Iran contro lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e l'espansione dei data center. La lettera citava diversi rapporti, tra cui uno secondo il quale le campagne di opposizione avrebbero ritardato o bloccato progetti per circa 45,8 miliardi di dollari nella sola Virginia.
A giugno OpenAI aveva reso noto di aver smantellato due reti clandestine collegate alla Cina che utilizzavano ChatGPT per produrre contenuti destinati a influenzare il dibattito americano sui consumi energetici dell'intelligenza artificiale e sui dazi nel settore tecnologico. Una delle due generava, a partire da richieste scritte in cinese semplificato, vignette sulle bollette gonfiate dai data center, secondo uno schema analogo a quello delle immagini ora segnalate da X. Le campagne non avevano ottenuto una diffusione significativa, ma indicavano il tentativo di attori stranieri di sfruttare le preoccupazioni economiche degli americani.
Propaganda e opinione pubblica
X ha individuato duecento account cinesi che spingevano gli americani a opporsi ai data center per l'intelligenza artificiale. Ma l'opposizione era già maggioritaria: in quattro mesi è cresciuta di dodici punti ed è oggi trasversale ai tre schieramenti.
Grafica di FocusAmerica30 agosto 2026
Su circa 200.000 account cinesi non autentici individuati da X, 200 pubblicavano contenuti sui data center. I contrari a un data center nella propria zona sono passati dal 49% di febbraio-marzo al 61% di giugno-luglio (Annenberg Public Policy Center); i favorevoli sono scesi dal 21% al 14%. L'opposizione riguarda il 69% dei democratici, il 54% dei repubblicani e il 53% degli indipendenti. Per Economist/YouGov, il 24% degli americani giudica i nuovi data center un bene per il Paese e il 47% un male.
L'indagine di X, 28 agosto 2026
Account individuati
0
Quelli sui data center
0
Profili cinesi non autentici trovati dal team di sicurezza della piattaforma
Pubblicavano contenuti sui data center e sulla politica energetica americana
1 su 1.000Ogni punto vale 200 account. Uno solo, in rosso, riguardava i data center.
Il salto
Quota di americani che si dichiara contraria o favorevole alla costruzione di un data center nella propria zona. Rilevazioni dell'Annenberg Public Policy Center su 1.320 adulti.
Nessuna eccezione
Contrari a un data center nella propria zona, per appartenenza politica. Tocca una riga per evidenziare il dato.
Il giudizio sul Paese
Risposte alla domanda se la costruzione di nuovi data center faccia bene o male agli Stati Uniti. Sondaggio Economist/YouGov su 1.536 adulti, 21-24 agosto 2026.
Come ci siamo arrivati
Tocca una data per aprire la scheda.
Duecento account non spostano dodici punti di opinione pubblica in quattro mesi. La propaganda straniera, se ha agito, si è innestata su un malcontento che era già maggioritario e che attraversa i due partiti.
Fonti: X, Global Government Affairs (28 agosto 2026); Annenberg Public Policy Center, University of Pennsylvania (1.320 adulti, 16 giugno - 19 luglio 2026); Economist/YouGov (1.536 adulti, 21-24 agosto 2026); Data Center Watch; Axios; OpenAI.
Democratici e repubblicani sostengono però sempre più spesso moratorie sui data center e, a livello locale, hanno fatto propria la logica del "non nel mio cortile" nei confronti di queste enormi infrastrutture. La resistenza è diventata un rischio finanziario per l'intero settore, osserva Madison Mills di Axios: diverse banche di Wall Street hanno citato di recente l'opposizione politica tra i rischi per un comparto che, per continuare a crescere, ha bisogno di nuovi impianti e di una capacità di calcolo sempre maggiore.
Per Jim Prosser, consulente di comunicazione della Silicon Valley ed ex responsabile della comunicazione aziendale di Twitter, la tesi della "operazione psicologica cinese" è il nuovo argomento con cui le grandi aziende tecnologiche cercano di cambiare la conversazione sui data center, una strategia che giudica "preoccupante e frustrante". "Se riesci a mettere d'accordo Greg Abbott e Kathy Hochul su qualcosa, probabilmente non è un'operazione psicologica cinese e probabilmente non è un'allucinazione collettiva", ha detto ad Axios, riferendosi al governatore repubblicano del Texas e alla governatrice democratica di New York. "Se sei un venture capitalist di Atherton o Menlo Park che spiega come dovrebbe sentirsi qualcuno in Ohio e in Ohio non ci sei mai stato, il problema sei tu".
I sondaggi confermano almeno l'ampiezza dell'opposizione. Il 61% degli americani è contrario alla costruzione di nuovi data center nella propria zona, secondo una rilevazione dell'Annenberg Public Policy Center della University of Pennsylvania pubblicata il 12 agosto e condotta tra giugno e luglio: 12 punti in più rispetto alla precedente indagine dello stesso centro, svolta tra febbraio e marzo. L'opposizione è maggioritaria tra i democratici (69%), ma anche tra i repubblicani (54%) e gli indipendenti (53%). Un sondaggio Economist/YouGov pubblicato martedì va nella stessa direzione: solo il 24% degli americani considera i nuovi data center un bene per il Paese, mentre il 47% li considera un male.
Sui social circolano inoltre numerosi video di residenti che partecipano in massa alle riunioni dei consigli locali per opporsi alla costruzione dei data center. L'eventuale propaganda cinese si è quindi innestata su un malcontento già esistente, che i 200 account individuati da X non bastano da soli a spiegare.
The X Safety team conducted an investigation into suspected Chinese inauthentic accounts involved in influence operations: We identified a bot farm of approximately 200,000 accounts.Global Government Affairs (X (formerly Twitter))
reshared this
Sony Music Publishing e Warner Chappell Music, le divisioni editoriali dei due gruppi musicali, hanno depositato nella tarda serata di venerdì una causa contro Anthropic davanti al tribunale federale della California settentrionale. Il ricorso indica tra i destinatari della causa anche l'amministratore delegato Dario Amodei e il cofondatore Benjamin Mann e definisce la condotta della società, che sviluppa i modelli di intelligenza artificiale Claude, "uno dei più grandi e più sfacciati furti di proprietà intellettuale della storia, tuttora in corso". Anthropic non ha commentato.
La causa si distingue dalle precedenti per la sua portata. Sony e Warner sostengono infatti che Anthropic abbia addestrato i propri modelli senza autorizzazione utilizzando "decine di migliaia" di composizioni protette dal diritto d'autore, mentre le azioni intentate finora riguardavano cataloghi più limitati: quella di BMG, per esempio, contesta la violazione del copyright su 493 composizioni. Nelle 48 pagine del ricorso, i legali accusano Anthropic di aver condotto "una campagna sfacciata di torrenting, scraping e download illegali di opere protette su scala massiccia" per sviluppare la serie di modelli Claude e "trarne profitti enormi". Sostengono inoltre che la società abbia estratto testi di canzoni anche da archivi autorizzati come Musixmatch e LyricFind.
I ricorrenti chiedono fino a 150.000 dollari di risarcimento per ogni opera violata, oltre a 25.000 dollari per ogni rimozione delle informazioni sul copyright. Con questa causa tutte e tre le major discografiche hanno ora contenziosi aperti contro Anthropic: anche Universal è in causa contro la società dal 2023 insieme a Concord e ABKCO.
L'accusa di aver utilizzato materiale piratato non è nuova per Anthropic. Nel settembre 2025 la società aveva accettato di pagare 1,5 miliardi di dollari ad autori ed editori di libri per chiudere un contenzioso sul copyright, in quella che è stata definita la più grande transazione di questo tipo nella storia degli Stati Uniti. Il diritto d'autore musicale, spiega Sara Fischer di Axios, è strutturato in modo da poter esporre le società di intelligenza artificiale a più cause per la stessa canzone.
Un brano comprende infatti diverse componenti tutelate separatamente, tra cui il testo, la composizione e la registrazione, i cui diritti possono essere detenuti da artisti, editori musicali ed etichette. Le canzoni pubblicate commercialmente, ciascuna con il proprio copyright registrato, offrono inoltre ai ricorrenti una base solida per chiedere i danni statutari, cioè risarcimenti stabiliti dalla legge che non richiedono di dimostrare in tribunale l'entità della perdita economica subita.
L'industria musicale ha una lunga storia di battaglie giudiziarie sul diritto d'autore, dagli anni di Napster e LimeWire in poi, e questa causa apre un nuovo fronte di uno scontro che potrebbe protrarsi per anni. Per Anthropic, che ha già pagato una somma considerevole per chiudere il contenzioso con autori ed editori di libri, la frammentazione dei diritti musicali rappresenta un rischio ulteriore: una stessa canzone può dare origine a più rivendicazioni distinte, presentate da diversi titolari dei diritti.
reshared this
Cuba si prepara ad allentare alcuni dei controlli più rigidi sulla sua economia comunista. Le imprese private potranno così commerciare direttamente con le aziende straniere, mentre gli investitori esteri potranno assumere lavoratori senza passare attraverso un'agenzia statale e avranno maggiori possibilità di sviluppare progetti immobiliari sull'isola. Le misure, che potrebbero entrare in vigore già questa settimana, traducono in legge le riforme approvate a giugno e arrivano mentre l'Amministrazione Trump sta aumentando sempre di più la pressione sul Paese, con un blocco petrolifero in vigore da gennaio e nuove sanzioni.
Carlos Luis Jorge Méndez, vice Ministro del Commercio Estero e degli Investimenti Esteri, ha spiegato in un'intervista esclusiva a USA Today all'Avana che si tratta di alcune delle più importanti tra le 176 riforme economiche approvate all'unanimità dall'Assemblea Nazionale il 18 giugno. Secondo Méndez, segnano un cambiamento destinato a durare, non un nuovo esperimento temporaneo con l'impresa privata. "Questo rafforza l'idea che Cuba si stia aprendo", ha detto. "È un processo reale, è per davvero. Non è una manovra retorica".
Le imprese private potranno così gestire direttamente importazioni ed esportazioni e, salvo alcune eccezioni, importare liberamente i beni di cui hanno bisogno. Sarà, inoltre, eliminato l'obbligo per gli investitori stranieri di assumere lavoratori attraverso lo Stato cubano e verranno ampliati i diritti degli stranieri nello sviluppo di progetti immobiliari. Tutte le riforme dovrebbero essere tradotte in legge entro la fine dell'anno.
Quando furono annunciate a giugno, le misure furono accolte favorevolmente da alcuni analisti e imprenditori statunitensi e cubani, mentre il governo americano le liquidò come un’operazione di facciata. John Kavulich, presidente dello U.S.-Cuba Trade and Economic Council, associazione commerciale che si occupa dei rapporti con Cuba dal 1994, ha detto a USA Today che la direzione intrapresa rappresenta “una buona traiettoria”. Ha però avvertito che, senza una modifica della Costituzione, le riforme restano reversibili, come dimostrato da alcune aperture introdotte durante il disgelo con l’Amministrazione Obama e successivamente ritirate.
“La Costituzione cubana dovrà essere adeguata e non c’è molto tempo per farlo”, ha aggiunto Kavulich. Méndez sostiene invece che le trasformazioni in corso stiano modificando il funzionamento dell’economia cubana “in modo così profondo che sarà molto difficile tornare indietro”. La svolta arriva in una fase di forte tensione con Washington. I colloqui diretti tra i due Paesi si sono interrotti, ha confermato Méndez, e potranno riprendere soltanto se verrà individuato un terreno comune. “Manteniamo la nostra posizione, ma siamo disposti a continuare il dialogo”, ha detto.
Cuban companies will be able to trade directly with foreign entities, a senior Cuban trade official told USA TODAY in an exclusive interview in Havana., USA TODAY (USA TODAY)
reshared this
Il direttore della CIA John Ratcliffe ha proposto un incontro a tre tra il presidente statunitense Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante il suo viaggio riservato compiuto martedì a Mosca, nel tentativo di rilanciare gli sforzi per porre fine alla guerra. Lo ha rivelato Axios, citando due fonti informate. È la prima volta che Ratcliffe interviene personalmente nei difficili negoziati in corso per un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. La missione serviva anche a capire se i vertici dell'intelligence russa potessero contribuire a convincere Putin a riprendere i negoziati mediati dagli Stati Uniti.
A Mosca Ratcliffe ha incontrato i suoi omologhi Sergey Naryshkin, direttore dell'SVR, il servizio di intelligence estera russo, e Alexander Bortnikov, direttore dell'FSB, il servizio di sicurezza interno. Secondo il New York Times, ha consegnato a Bortnikov "una valutazione cupa" dell'andamento della guerra e ha esortato la Russia a raggiungere un accordo prima che la sua situazione peggiori. Le fonti di Axios aggiungono che Ratcliffe è uscito dall'incontro convinto che Bortnikov sia un interlocutore costruttivo, in grado di contribuire alla ripresa degli sforzi diplomatici.
Trump ha definito la visita "ordinaria amministrazione" e ha precisato che non aveva lo scopo di mettere in guardia Mosca da un eventuale attacco russo contro il territorio dei Paesi della NATO. CNN e CBS News, citando persone informate sui colloqui, sostengono però che Ratcliffe abbia effettivamente trasmesso quell'avvertimento. Naryshkin ha confermato pubblicamente l'incontro, definendolo "parte regolare del lavoro". La CIA non ha commentato.
Venerdì funzionari americani hanno informato Zelensky dei colloqui di Mosca e della proposta di un vertice trilaterale, un'ipotesi che l'Amministrazione Trump aveva già avanzato in passato. Zelensky si era detto disponibile, mentre Putin l'aveva respinta categoricamente. Il presidente ucraino ha ringraziato gli Stati Uniti per "il tono della conversazione con la Russia" e ha affermato che l'Amministrazione Trump "sta portando avanti una visione realistica di ciò che va fatto e ottenuto".
Kyiv resta però molto scettica sulle reali intenzioni di Putin. Pavlo Palisa, vice capo di gabinetto dell’ufficio di Zelensky, ha detto venerdì ai giornalisti che il presidente russo avrebbe ordinato ai suoi vertici militari di preparare diversi scenari operativi per una nuova offensiva nel nord dell’Ucraina, con le regioni di Kyiv e Chernihiv tra le possibili direttrici principali. Palisa ha tuttavia precisato che, al momento, non si osservano segnali della formazione di una forza d’attacco destinata a operare in quella zona.
I negoziati mediati da Washington sono però fermi da metà febbraio, ovvero da quando è iniziata la guerra con l'Iran, e da allora gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner hanno tenuto colloqui separati con le delegazioni russa e ucraina, ottenendo ben pochi progressi. Kyrylo Budanov, capo di gabinetto dell'ufficio di Zelensky, ha detto giovedì ai media locali che i colloqui diretti tra Russia e Ucraina potrebbero riprendere a settembre.
reshared this
Ci sono compleanni che celebrano il passato. Quello di Altiero Spinelli no: il suo parla del futuro.
Nato a Roma il 31 agosto 1907, durante il confino fascista a Ventotene Spinelli scrisse con Ernesto Rossi il Manifesto che indicava nel superamento degli Stati nazionali sovrani e nella costruzione di una federazione europea la strada per impedire all’Europa di tornare a distruggersi. Suona familiare?
Quell’idea infatti non rimase un’utopia. Nel 1984 Spinelli portò al Parlamento europeo un progetto che prevedeva più poteri democratici per l’Unione, il superamento dell’unanimità, decisioni a maggioranza e competenze comuni anche in politica estera e sicurezza: il Parlamento lo approvò a larga maggioranza.
È difficile immaginare un filo più diretto con ciò per cui esiste Volt. Oggi noi infatti continuiamo quella stessa battaglia: per un’Europa federale, capace di decidere senza veti nazionali, con una vera politica estera, una difesa comune e istituzioni democratiche all’altezza delle sfide del continente.
Spinelli ci ha lasciato molto più di un’idea: ci ha lasciato un progetto politico ancora da completare. E noi lo realizzeremo. 💜🇪🇺
#AltieroSpinelli #Ventotene #FederalismoEuropeo #UnioneEuropea #EuropaUnita #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
reshared this
Donald Trump ha alzato nuovamente il tiro contro la stampa americana. In una serie di post pubblicati ieri mattina su Truth Social, il presidente ha chiesto alla Federal Communications Commission (FCC), l'agenzia federale che assegna e vigila sulle licenze radiotelevisive, di punire una delle giornaliste più note della NBC News e di intervenire contro i sondaggi diffusi dai media, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato di novembre.
Il bersaglio principale è Kristen Welker, conduttrice del programma di approfondimento politico "Meet the Press". Parlando a WRC-TV, l'emittente affiliata a NBC News di Washington, Welker aveva detto che Trump "peserà molto sul risultato dei repubblicani in queste midterm" e aveva ricordato che i candidati da lui sostenuti nelle primarie avevano ottenuto "risultati misti". La giornalista aveva anche ricordato il successo recente di Darline Graham, nominata ad interim al Senato dopo la morte, a luglio, del fratello Lindsey e vincitrice martedì, con l'appoggio del presidente, del ballottaggio delle primarie repubblicane in South Carolina per quel seggio.
Trump ha reagito definendo Welker la "conduttrice impopolare" del "fu grande Meet the Press" e sostenendo che i candidati da lui appoggiati avrebbero vinto tra il 98% e il 100% delle volte. "A causa di questa inesattezza intenzionale, sarà segnalata alla FCC per un richiamo o una punizione", ha scritto il presidente, chiedendosi "come si possa permettere a qualcuno di dire una cosa simile usando frequenze pubbliche concesse gratuitamente".
In realtà, quest'anno una serie di candidati sostenuti da Trump ha perso le rispettive primarie o elezioni speciali. NBC News ha subito difeso Welker, premiata nel corso della sua carriera ed elogiata da esponenti di entrambi gli schieramenti per la moderazione del dibattito presidenziale del 2020 tra Trump e Joe Biden. "Kristen è una delle migliori del settore e le siamo accanto", ha dichiarato all'AFP un portavoce della rete.
I rapporti tra Trump e Welker sono tesi da tempo. A giugno il presidente aveva interrotto bruscamente un'intervista con la giornalista, alzandosi e lasciando la stanza dopo un acceso scambio sulla sua tesi secondo cui le primarie per il governatore della California sarebbero state truccate. "O sei disonesta o sei stupida", le aveva detto prima di andarsene.
Nella stessa serie di post Trump ha attaccato anche le rilevazioni demoscopiche. "I sondaggi falsi usati dai nostri media corrotti sono fuori controllo, e bisogna fare qualcosa. FCC vieni in soccorso!", ha scritto. Diversi sondaggi recenti gli attribuiscono il livello di gradimento più basso dei suoi due mandati. L'ultima rilevazione Reuters/Ipsos lo colloca al 33%, mentre il sostegno alla guerra in Iran è sceso al 31% e il prezzo della benzina è salito da meno di 3 a oltre 4 dollari al gallone dall'inizio del conflitto.
La FCC, tuttavia, non ha alcuna autorità sugli istituti demoscopici e sulle università che realizzano i sondaggi, nè può esercitare un controllo analogo sulle televisioni via cavo o sulla carta stampata. In settimana Trump aveva attaccato anche la giornalista Maggie Haberman del New York Times, definendola una "stalker" per aver rivelato che il presidente salterà la cerimonia di Ground Zero per il venticinquesimo anniversario dell'11 settembre. Trump andrà invece al Pentagono, dove sarà l'oratore principale, mentre al memoriale di New York i politici non possono tenere discorsi dal 2012.
L'offensiva contro i media sgraditi va avanti da mesi. Trump ha fatto causa a diversi giornali, tra cui il Wall Street Journal e il New York Times, e ha disposto tagli ai finanziamenti federali per i media pubblici. Nel frattempo la FCC, guidata da Brendan Carr, ha aumentato la pressione sulle emittenti.
"Spero che il presidente Brendan Carr e le brave persone della sua Commissione prendano molto sul serio questa minaccia al nostro Paese", ha scritto Trump ieri. Diverse grandi emittenti hanno però portato la FCC in tribunale, sostenendo che queste pressioni costituiscano una forma di ritorsione politica incompatibile con il Primo Emendamento della Costituzione, che tutela la libertà di parola e di stampa.
L'Amministrazione, però, non può revocare una licenza alla NBC News nel suo complesso: la FCC concede infatti le licenze alle singole stazioni che utilizzano lo spettro radiotelevisivo, non ai network nazionali. Può intervenire, quindi, solo sulle emittenti locali soggette alla sua giurisdizione, comprese quelle possedute da NBC Universal, ma soltanto nei limiti previsti dalla legge. La stessa Commissione sottolinea inoltre che il Primo Emendamento e il Communications Act limitano fortemente la sua possibilità di intervenire sui contenuti editoriali.
Anche per questo i margini per punire direttamente Welker sono molto ridotti. La FCC precisa sul proprio sito di non poter "impedire la trasmissione di alcun punto di vista". Secondo un paper pubblicato nel 2025 dallo Yale Journal on Regulation, la Corte Suprema ha di recente ribadito che la legge americana "non conferisce alla FCC il potere di vietare i discorsi controversi".
reshared this
Smart Glasses und Barrierefreiheit: “Meta hat kein Blinden-Hilfsmittel entwickelt”
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Volt Italia
in reply to Volt Italia • • •#GovernoMeloni #PoliticaItaliana #Riforme #Italia #Governo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
Volt Italia
in reply to Volt Italia • • •#GovernoMeloni #PoliticaItaliana #Riforme #Italia #Governo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
Volt Italia
in reply to Volt Italia • • •#GovernoMeloni #PoliticaItaliana #Riforme #Italia #Governo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa