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Kein Online-Shopping, kein Flohmarkt-Besuch: Das Leben mit Bezahlkarte ist teuer und fremdbestimmt, berichtet Alexandra Keiner. Die Soziologin am Weizenbaum-Institut erforscht, wie Migrant*innen durch Finanzinfrastruktur kontrolliert werden. Sie sagt, die Bezahlkarte könne bald auch anderen Gruppen drohen. netzpolitik.org/2026/bezahlkar…
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🇩🇪🚨 LETZTE CHANCE: EU‑Regierungen wollen #Chatkontrolle MORGEN durchdrücken. Forscher warnen.
⏳ Noch 21 Stunden.
📞 Rufe Abgeordnete an, die als „UNTERSTÜTZT“ markiert sind — fordere ein NEIN zur Dringlichkeit: fightchatcontrol.eu/de/#delega…
📰 Details: patrick-breyer.de/verfahrenstr…
in reply to Patrick Breyer

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🇪🇺🚨 LAST CHANCE: EU leaders try to sneak #ChatControl back TOMORROW via a procedural trick. Cybersecurity researchers warn.
⏳ We have 21 hours.
📞 Call MEPs marked “SUPPORTS” — demand a NO on urgency procedure: fightchatcontrol.eu/#delegates
📰 Details: patrick-breyer.de/en/procedura…
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🇫🇷 🚨DERNIÈRE CHANCE : L’UE tente d’imposer la #ChatControl DEMAIN par ruse. Les experts alertent.
⏳ Plus que 21h.
📞 Appelez les députés « favorable » – exigez un NON à l’urgence : fightchatcontrol.eu/fr/#delega…
📰 Détails : patrick-breyer.de/fr/procedura…
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🇮🇹 🚨ULTIMA CHANCE: Domani l'UE prova a far passare #ChatControl con un trucco. Esperti allertano.
⏳ Mancano 21h.
📞 Chiama i deputati « sostiene » – di' NO alla procedura d'urgenza: fightchatcontrol.eu/it/#delega…
📰 Dettagli: patrick-breyer.de/it/procedura…
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🇪🇸🚨 ÚLTIMA OPORTUNIDAD: La UE intenta colar #ChatControl MAÑANA con trucos. Expertos advierten.
⏳ Quedan 21h.
📞 Llama a diputados « a favor » – exige un NO a la urgencia: fightchatcontrol.eu/es/#delega…
📰 Detalles: patrick-breyer.de/es/procedura…
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Are they Cleanup heroes?
Animal Rescuers?
Waste pirates?

No, they're TrashUre Hunt!

TrashUre Hunt brings environmental problems to the attention of the public in an accessible, effective and playful way. In various forms of play, litter is hunted with groups of children, teenagers and adults. In addition to these activities, TrashUre Hunt provides lectures and workshops for the business community, the government and private individuals.

trashurehunt.org/

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For the last EU Council, Rob Jetten quoted Margaret Thatcher (or Destiny's child 🤷‍♂️) when asked whether the Netherlands would vote for the new EU budget proposal.

"Nein. Non. No."

was his answer and in stark contrast to his campaign where he demanded a 10x more ambitious EU (🙄 d66.nl/europa/nieuws/wederopst…).

👉🏻 Our opinion piece why more Europe actually saves tax payer money with @ReiniervanLanschot and @laurensdassen in the Dutch @Trouw - trouw.nl/opinie/opinie-een-ste…

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Press freedom is under pressure globally and in Europe. Recently, in Brussels, journalists were removed from a US administration event just for doing their job. This is a major wake-up call.

A free, independent media landscape is vital for democracy. As a pan-European party, Volt believes that cross-border threats to press freedom require strong European action. We must protect journalists and secure free speech.

Full statement: volteuropa.org/news/free-speec…

#PressFreedom #Press #EUpol #Volt

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La rete di sorveglianza che tiene in piedi il regime comunista di Cuba


Con l'economia al collasso e le sanzioni americane, il regime dell'Avana resiste controllando ogni aspetto della società: 140.000 agenti, mezzo milione di informatori e le telefonate intercettate

Cuba è vicina al collasso economico sotto il blocco e le sanzioni americane, il malcontento cresce mentre il tenore di vita crolla e il governo comunista non ha più alleati a cui aggrapparsi. A tenerlo in piedi, spiega il Wall Street Journal, è soprattutto una fitta rete di sorveglianza che controlla tutti i residenti, intercettazioni delle telefonate comprese, e un dominio capillare su ogni aspetto della società, dai centri sportivi alle sale da concerto.

I servizi di intelligence, nati sotto la guida del KGB sovietico e della Stasi, la polizia segreta della Germania dell'Est, sono temuti sull'isola per la capacità di reprimere qualsiasi voce vista come una minaccia al sistema a partito unico. I gruppi per i diritti umani stimano più di mille prigionieri politici nel paese.

Le penurie senza precedenti di benzina, generi alimentari di base e i continui blackout hanno indebolito il controllo poliziesco, ma la polizia mantiene la capacità di soffocare le proteste sporadiche degli ultimi mesi e di arrestare. Giovedì gli agenti della sicurezza hanno impedito a più di una decina di oppositori e attivisti di partecipare alle celebrazioni per l'Independence Day statunitense con fermi e arresti domiciliari, secondo l'ambasciata americana all'Avana.

Un ingranaggio importante del sistema sono i Comitati di Difesa della Rivoluzione, noti come CDR: organismi di quartiere composti da un presidente e da responsabili politico-ideologici, con cui il governo spinge i cittadini a spiarsi a vicenda e a segnalare il dissenso. Sebbene oggi siano meno potenti che ai tempi d'oro, la loro presenza arriva ancora a migliaia di edifici e strade dell'isola, tenendo d'occhio famiglie e singole persone. Questo lavoro di intelligence dal basso ha aiutato il Partito Comunista a superare crisi che hanno travolto l'Unione Sovietica e altri regimi. Gli stessi servizi cubani non riuscirono a prevedere la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991: allora in molti si aspettavano che Cuba fosse l'ultima tessera del domino a cadere, ma il sistema comunista ha retto.

Il cuore della polizia politica è il Ministero dell'Interno. I suoi agenti, in abiti civili, dispongono di una rete di informatori dediti a monitorare e infiltrare i movimenti dissidenti e i gruppi indipendenti, come i collettivi artistici. Enrique García, un ex spia cubana che ha disertato passando agli Stati Uniti, ha stimato in un'intervista al Wall Street Journal circa 140.000 funzionari della sicurezza dello Stato e mezzo milione di informatori, una rete capillare per un paese di circa nove milioni di abitanti. "Il governo mandava agenti nei cinema per assicurarsi che nessuno gridasse slogan contro il potere", ha raccontato. Negli anni il servizio ha reclutato talpe in quasi ogni settore della sicurezza nazionale statunitense e nei gruppi dell'esilio in Florida. Ha poi costruito una rete di spie nei paesi in via di sviluppo per alimentare la rivoluzione. Dopo aver esportato competenze di intelligence per decenni, oggi l'apparato si sta logorando, come il paese, ha detto García.

Le organizzazioni studentesche, controllate dall'ala giovanile del partito, sorvegliano e sanzionano il comportamento degli studenti, compresa l'assenza dalle attività politiche, e puntano a individuare il dissenso e a impedire la lettura di libri proibiti o l'ascolto di canzoni vietate. I cubani rischiano l'arresto e multe se sorpresi ad ascoltare "Patria y Vida", "Patria e vita", una canzone rap diventata l'inno delle proteste giovanili che cinque anni fa scossero l'isola, quando centinaia di studenti furono incarcerati per aver chiesto libertà di espressione. Più di recente i leader giovanili fedeli al partito sono stati decisivi nello smontare le proteste studentesche dell'anno scorso contro i forti rincari delle tariffe dei dati per il telefono.

I sindacati controllati dal partito e i servizi di intelligence sorvegliano anche i luoghi di lavoro. Poiché la maggior parte dei cubani lavora per lo Stato attraverso aziende e agenzie pubbliche, i licenziamenti diventano una forma di punizione e di controllo sociale. Nel 2015 Boris González fu licenziato dalla nota Scuola internazionale di cinema e televisione, vicino all'Avana, per aver scritto blog critici verso il governo. Negli ultimi quattro anni il gruppo per i diritti umani Cubalex ha documentato 663 casi di arresti domiciliari arbitrari contro attivisti, giornalisti indipendenti, familiari di prigionieri politici e cittadini con posizioni critiche.

L'arrivo di internet sugli smartphone nel 2018 ha rotto il monopolio dell'informazione dei media di Stato, ma le testate governative restano la fonte principale per gran parte della popolazione. Delle proteste i cubani non vengono a sapere, perché questo tipo di notizie è vietato sulla stampa ufficiale e le poche pubblicazioni indipendenti dell'isola non possono lavorare liberamente. Le informazioni indipendenti arrivano dai cittadini che pubblicano video sui social, spesso arrestati con l'accusa di minacciare la sicurezza dello Stato, o da chi usa le VPN, le reti private virtuali che aggirano la censura, per raggiungere i siti delle pubblicazioni indipendenti all'estero. L'unica compagnia di telecomunicazioni del paese, il monopolio statale Etecsa, collabora direttamente con le agenzie di sicurezza ascoltando le telefonate e imponendo blackout di internet nelle zone di protesta per impedire che l'azione collettiva si diffonda.


Le riforme economiche di Cuba non convincono Trump


Cuba ha approvato a giugno il pacchetto di riforme economiche più ambizioso dalla rivoluzione del 1959, ma non è riuscita a convincere l'amministrazione Trump, che ha risposto con nuove sanzioni. Le 176 proposte servono a rilanciare un'economia in crisi profonda e sono anche un gesto distensivo verso Washington, che lavora apertamente alla caduta del governo comunista dell'isola.

Il piano prevede la privatizzazione delle imprese statali, lo scambio di parte del debito pubblico con asset, l'apertura del mercato al settore privato, la fine dei controlli sui prezzi e la riduzione del ruolo dello Stato come intermediario in tutti i campi, dalle importazioni agli investimenti esteri. Sono le aperture più nette al mercato da quando Fidel Castro prese il potere nel 1959 e per molti versi vanno oltre quanto Washington potesse sperare, secondo Pedro Monreal, economista cubano che ha lavorato a lungo per le Nazioni Unite. Monreal ha detto a Bloomberg che le riforme sembrano pensate anche per "attirare l'attenzione del governo americano" e convincerlo ad aprire un negoziato.

Il giorno dopo l'approvazione delle misure da parte del comitato centrale del Partito Comunista e dell'Assemblea nazionale, riuniti in sessioni convocate in fretta, un portavoce del dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, le ha definite "segnali di fumo arrivati con grande ritardo e in definitiva superficiali". La settimana successiva il dipartimento del Tesoro ha imposto nuove sanzioni a banche, società minerarie e aziende di logistica cubane, oltre che alla nuora di Raúl Castro.

Da gennaio gli Stati Uniti hanno bloccato quasi tutte le importazioni di carburante dell'isola, rifornita solo da una petroliera russa, e con le sanzioni secondarie, che colpiscono le aziende straniere che fanno affari con Cuba, hanno costretto diversi partner commerciali del governo ad andarsene. Le catene alberghiere hanno lasciato il paese e grandi progetti minerari sono stati sospesi. I blackout erano cronici già prima delle nuove ostilità, ma secondo le Nazioni Unite ora stanno spingendo i 10 milioni di abitanti dell'isola sull'orlo di una crisi umanitaria.

I colloqui tra Washington e L'Avana proseguono senza risultati e martedì il ministro degli Esteri cubano ha detto che sono di fatto in stallo. Il segretario di Stato Marco Rubio ha ripetuto più volte che non ci sarà alcun accordo finché il regime, al potere da 67 anni, resterà in piedi, mentre Cuba risponde che la sua leadership e la sua forma di governo non sono in discussione. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha difeso le riforme in un discorso del fine settimana scorso, negando che siano una resa: "Restaurare il capitalismo a Cuba non sarà mai uno dei nostri obiettivi. Si tratta di salvare la rivoluzione e le sue innegabili conquiste sociali".

Molte proposte restano vaghe e molto dipenderà dalle norme che le attueranno, ha detto Ricardo Torres, economista cubano e professore all'American University di Washington. Per Torres conta soprattutto l'ordine con cui le misure verranno applicate, una delle lezioni delle riforme nell'Europa dell'Est: eliminare i controlli sui prezzi prima di costruire una rete di protezione sociale sarebbe catastrofico per i più poveri, mentre privatizzare le industrie senza organi di vigilanza sarebbe "un cocktail di abusi, corruzione e favoritismi".

Con il sostegno del Cuba Study Group, un centro studi di Washington, Torres, Monreal e altri tre economisti stanno preparando una roadmap alternativa concentrata proprio su tempi e sequenze. La prima sfida è stabilizzare energia, agricoltura e conti pubblici per evitare il peggioramento della crisi umanitaria e preparare il terreno agli investimenti futuri.

L'Avana intanto si comporta come se un accordo senza cambiamenti politici fosse possibile. Ahmed Faisal, un consulente del governo cubano, ha detto al quotidiano di Abu Dhabi The National che il governo ha firmato intese preliminari con investitori mediorientali su turismo, aviazione, sanità e farmaceutica. Uno dei progetti prevede un resort di lusso chiamato Trump Island su Cayo Santa Maria, al largo della costa settentrionale del paese.

Norma Camero-Reno, professoressa di diritto alla Schiller University di Tampa, ha descritto a Bloomberg l'annuncio cubano come una mossa disperata per alleggerire la pressione americana. Anche per Torres, senza un cambiamento politico è difficile immaginare l'arrivo sull'isola di capitali diversi da quelli più speculativi: il governo cubano in passato ha espropriato proprietà e riscritto unilateralmente i contratti. "La storia non è dalla loro parte", ha detto. "Senza un cambiamento istituzionale profondo, quali garanzie e certezze possono avere gli investitori stranieri a Cuba?".

Il vicesegretario di Stato Christopher Landau ha usato parole simili la settimana scorsa al vertice dell'Organizzazione degli Stati Americani a Panama: il regime dell'Avana "sta collassando e deve attuare immediate riforme economiche e politiche", ha detto. "Non avete scelta".


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1/2 🚨 On Friday, a new investigation by @citizenlab revealed that a member of the European Parliament's PEGA committee was targeted with the Pegasus #spyware WHILE he was investigating spyware abuse in Europe ➡️ citizenlab.ca/research/member-…

✊🏾 Today, EDRi, along with 38 civil society organisations and experts, is calling on EU lawmakers to act now to ensure that spyware abuse in Europe is met with accountability, not impunity. Read the full statement ➡️ cdt.org/wp-content/uploads/202…

in reply to EDRi

2/2 🙅🏽‍♀️These revelations might be new but our concerns are long-standing: spyware is incompatible with a safe and secure democratic society that respects fundamental rights.

Join us, and thousands of people, in urging EU lawmakers to keep it safe and secure by banning spyware ➡️ edri.org/take-action/our-campa…

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GitHub e le big tech si oppongono alla legge sulla trasparenza dell’IA? Secondo SFC è pura ipocrisia verso l’open-surce


GitHub e altri colossi tech si oppongono alla legge californiana sulla trasparenza dell'IA (SB 1000) sostenendo - ipocritamente, secondo la Software Freedom Conservancy - che danneggerebbe le licenze FOSS.
E il discorso ritorna a quanto sono liberi i modelli che usiamo quotidianamente e quanto, volutamente, vogliamo ignorare questo aspetto a favore della comodità.

🔗 Leggi il post completo

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The latest Pegasus revelations show that the EU's spyware crisis is far from over.

Today, CDT Europe, alongside 39 civil society organisations and individual signatories, is calling on the EU to act: investigate the hacking of former MEP Stelios Kouloglou, implement the PEGA Committee's recommendations, ensure effective remedies for victims, strengthen enforcement of the Dual-Use Regulation, and stop EU funds supporting spyware companies.

Read our joint statement: cdt.org/insights/joint-stateme…

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Rifondazione: Prove di Stato di polizia a Prato contro i lavoratori in lotta home.rifondazione.eu/2026/07/0… #ComunicatiStampa #Lavoro

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Trump chiede agli alleati NATO più lealtà


Al summit di Ankara il presidente rimprovera agli europei di non averlo sostenuto contro l'Iran e chiede lealtà. Rutte punta su adulazione e contratti sulle armi per tenere dentro gli Stati Uniti

Il presidente Donald Trump arriva al vertice della NATO che si apre martedì e mercoledì ad Ankara, in Turchia, con una richiesta che nessun grafico può soddisfare: non più soldi dagli alleati, ma lealtà. La questione della spesa militare, che per anni lo ha visto attaccare gli europei, è stata risolta al summit dell'anno scorso, quando i paesi dell'alleanza si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Ora il presidente rimprovera ad alcuni alleati di non averlo sostenuto nella guerra contro l'Iran, che ha lanciato insieme a Israele senza consultarli.

"Non abbiamo bisogno dei loro soldi, non abbiamo bisogno di niente", ha detto Trump. "Voglio solo lealtà". Pochi giorni prima del vertice il presidente ha definito "ridicolo" e "unilaterale" il rapporto tra gli Stati Uniti e la NATO, scrivendo sul suo social Truth Social che gli alleati "non c'erano quando serviva a noi". Ha ripetuto di poter provare a far uscire gli Stati Uniti dall'alleanza, un passo che però richiederebbe l'approvazione del Congresso.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha passato gran parte dei suoi quasi due anni alla guida dell'alleanza cercando di tenere ancorati gli Stati Uniti, l'alleato senza il quale l'organizzazione non può funzionare. La sua arma principale è stata l'adulazione. Il mese scorso alla Casa Bianca ha mostrato un grafico intitolato in lettere dorate "The Trump Trillion", con cui attribuiva al presidente i 1.200 miliardi di dollari spesi dagli alleati europei e dal Canada dal 2017. Ha ricordato anche le decine di migliaia di posti di lavoro creati negli Stati Uniti e i 300 miliardi di dollari di ordini europei di materiale militare, tutti meriti del "leader del mondo libero".

Trump è rimasto impassibile. Aveva già minacciato di lasciare la NATO, valutato il ritiro delle truppe americane dall'Europa e promesso di prendersi la Groenlandia, territorio semiautonomo della Danimarca, un paese alleato. Ha detto che avrebbe saltato il vertice se non fosse stato ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, uno dei pochi leader stranieri che sembra stimare.

Il vero problema dell'alleanza non è più il denaro ma la capacità di trasformarlo in forze militari, proprio mentre i paesi europei temono un possibile attacco della Russia. Il mese scorso il Pentagono, il ministero della Difesa americano, ha sorpreso gli alleati annunciando che avrebbe ridotto il numero di soldati, navi da guerra, aerei e droni da mettere a disposizione in caso di attacco a uno di loro. Trump ha inviato messaggi contraddittori sul fatto che le truppe americane vengano aumentate o ridotte, mentre la Russia sonda le difese europee con voli di droni vicino alle basi militari di più paesi.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha alzato i toni con gli alleati. In un incontro dei ministri della Difesa a Bruxelles ha definito la NATO poco più di una "tigre di carta" che vive di una "malsana dipendenza" dalle forze americane e ha annunciato una revisione della presenza militare statunitense in Europa. Voleva annunciare al vertice altri ritiri di soldati, ma il piano è stato bloccato dopo il passaggio alla Casa Bianca. Hegseth ha rimproverato agli alleati di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran, anche se non erano stati informati in anticipo né era stato chiesto loro un sostegno, se non quando Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.

Secondo un editoriale del Financial Times, la NATO è oggi allo stesso tempo più forte e più debole rispetto a diciotto mesi fa. È più forte perché, grazie soprattutto alla pressione di Trump, i membri non americani hanno speso nel 2025 139 miliardi di dollari in più rispetto al 2024 e stanno investendo nel riarmo. È più debole perché è crollata la fiducia nel fatto che l'Amministrazione americana difenderebbe gli alleati in caso di attacco. In teoria resta possibile un grande accordo transatlantico, in cui gli europei si prendono la responsabilità della difesa convenzionale del continente e gli Stati Uniti mantengono l'ombrello nucleare. Ma pochi credono che Trump metterebbe a rischio la sua residenza di Mar-a-Lago per salvare Varsavia. Germania, paesi nordici e baltici spendono molto, mentre Francia e Regno Unito restano indietro.

Il vertice segna anche l'ascesa della Turchia dentro l'alleanza. Per anni molti alleati hanno guardato Ankara con diffidenza per l'acquisto di un sistema di difesa aerea russo e per lo stallo imposto all'ingresso della Svezia nella NATO. Ora Trump dice di partecipare al summit solo per Erdogan, che ha chiamato "un amico" e "un leader coi fiocchi". La Turchia ha il secondo esercito più grande dell'alleanza e il controllo dello stretto del Bosforo, mentre la sua industria delle armi è diventata preziosa via via che l'Europa si riarma di fronte al disimpegno americano. Trump ha lasciato intendere un'apertura sulla vendita dei caccia F-35, finora negati ad Ankara proprio per l'acquisto del sistema russo S-400.

La nuova vicinanza ha spinto i leader europei a tacere sull'arretramento democratico in Turchia, dove le autorità hanno fermato più di 200 persone per motivi di sicurezza prima del vertice e dove il principale rivale di Erdogan, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, è in carcere dal 2025 con accuse di corruzione che respinge. "Gli europei non vogliono più tensioni con la Turchia, non vogliono avere quella conversazione", ha dichiarato al Washington Post Asli Aydintasbas, ricercatrice della Brookings Institution.

Rutte vuole trasformare il summit in una vetrina di accordi commerciali, con un forum dell'industria della difesa e annunci di intese da miliardi di dollari, nella speranza che Trump veda l'alleanza come qualcosa di positivo. I diplomatici europei puntano a un incontro breve, con molta cerimonia e poche dichiarazioni congiunte che possano mettere in evidenza le divisioni. Ma la richiesta di lealtà avanzata dal presidente resta difficile da mettere su un grafico.


Washington avverte Varsavia: Mosca valuta una provocazione armata per testare la NATO


Gli Stati Uniti hanno avvertito la Polonia che la Russia starebbe preparando una possibile "provocazione" armata contro il suo territorio per mettere alla prova la reazione della NATO. L'obiettivo del Cremlino, secondo le fonti citate da Onet e riprese dal Telegraph, sarebbe alzare la tensione all'interno dell'Alleanza Atlantica, per cercare di logorare la determinazione occidentale e spingere gli alleati a ridurre o sospendere del tutto gli aiuti militari all'Ucraina.

Washington avrebbe trasmesso a Varsavia diversi allarmi sul piano russo, che potrebbe essere attuato nel giro di pochi mesi. Fonti vicine al presidente polacco Karol Nawrocki, un diplomatico di un Paese alleato nella Nato, un esponente del ministero della Difesa polacco e una fonte legata alla sicurezza dei Paesi baltici confermano al Telegraph di essere venuti a conoscenza del fatto che a Mosca si starebbe discutendo di scenari simili. Nessuna decisione definitiva sarebbe però stata presa.

Droni, missili o incursioni: gli scenari


Le ipotesi considerate dall'intelligence americana per un attacco delle forze di Mosca sono diverse. La Russia potrebbe colpire con droni o missili infrastrutture critiche, come centrali elettriche, oppure simulare raid aerei per costringere la Polonia ad attivare la propria difesa antiaerea. Nel caso più estremo, una fonte dell'intelligence polacca non esclude un "attacco ibrido nella regione di confine".

Un'altra possibilità sarebbe un'incursione terrestre limitata, con soldati russi o bielorussi oltre il confine orientale della Nato. Mosca potrebbe presentarla come uno sconfinamento accidentale, causato da un guasto al GPS, oppure come una presunta missione di soccorso per recuperare un elicottero in avaria. L'operazione potrebbe partire da Kaliningrad, l'exclave russa a nord della Polonia dove sono dislocate armi nucleari, oppure dalla Bielorussia. Non si tratterebbe di un attacco su vasta scala: con gran parte delle proprie forze bloccate in Ucraina, la Russia non avrebbe infatti oggi la capacità di sostenere una guerra convenzionale contro la NATO.

Secondo le fonti di Onet, un'operazione russa di questo tipo non avrebbe le caratteristiche di una guerra "classica": nello scenario peggiore, servirebbe a logorare la sovranità polacca, esporre i limiti della NATO e cercare di indebolire il sostegno a Kyiv senza provocare formalmente una guerra aperta con l'Alleanza che Mosca in questo momento non sarebbe in grado di intraprendere.

Il calcolo del Cremlino e la risposta dell'Alleanza


Il calcolo attribuito a Mosca è politico prima ancora che militare: costringere la Polonia a non reagire con le armi, spingere gli Stati Uniti a mediare e trasformare un eventuale ritiro negoziato in una vittoria dal punto di vista della propaganda. In cambio dell'uscita dal territorio polacco, la Russia potrebbe chiedere la fine del sostegno occidentale a Kyiv e, in un secondo momento, tentare anche di addossare la responsabilità dell'incidente all'Ucraina.

Varsavia resta uno degli alleati più solidi di Kyiv, ma negli ultimi mesi i rapporti con l'Ucraina si sono raffreddati, tra divergenze sulla memoria degli eventi della Seconda Guerra Mondiale e tensioni nel settore agricolo. Il timore è che Mosca voglia sfruttare queste crepe per indebolire il fronte occidentale. La Polonia ha già condotto esercitazioni per segnalare a Mosca che qualsiasi tipo di provocazione avrebbe conseguenze pesanti, mentre una recente esercitazione navale in Lettonia, con la marina e i marines statunitensi, ha ricordato al Cremlino che colpire il fianco orientale significherebbe colpire anche truppe americane.

La NATO ha già fatto sapere che è pronta rispondere a qualsiasi azione ostile con attacchi diretti contro obiettivi strategici russi, a partire da Kaliningrad. Il capo della Luftwaffe, Holger Neumann, ha dichiarato al Telegraph che la Germania è pronta a difendere "ogni centimetro" del territorio dell'Alleanza, Polonia compresa, citando tra i possibili obiettivi anche San Pietroburgo, la penisola di Kola e il Mar Nero.


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L’antimeridionalismo torna di moda nella Lega: si oppongono al voto ai fuorisede home.rifondazione.eu/2026/07/0… #GiovaniComunisti/e

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«Nessuno potrà mai mettere in discussione l’amicizia e i buoni rapporti fra Italia e Stati Uniti d’America».
Forse dovremmo, invece, Ministro!

#MatteoSalvini #GiorgiaMeloni #DonaldTrump #PoliticaItaliana #SatiraPolitica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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PamStealer: New macOS Infostealer Disguises Itself as the Maccy Clipboard Manager
#CyberSecurity
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Appointed as rapporteur on the Cloud and AI Development Act!

The CADA is an essential building block for European Tech Sovereignity.

It aims to cut our reliance on foreign cloud providers, triple our data-centre capacity before 2030, and set an EU-wide standard for what "sovereign" cloud means.

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Seven New CVEs in FatFs Filesystem Driver Put Millions of Embedded and IoT Devices at Risk
#CyberSecurity
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New “Bad Epoll” Linux Zero-Day Lets Local Users Root Servers and Android Devices
#CyberSecurity
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Cybersecurity Week in Review: AI Model Redeployment, a Linux Root Zero-Day, and Hundreds of Chrome Patches
#CyberSecurity
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Apache ActiveMQ Patches Three Vulnerabilities Enabling DoS, Data Leakage, and Privilege Escalation
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New T3MP3ST Framework Turns AI Coding Agents Into Autonomous 0-Day Hunters
#CyberSecurity
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Flipper Zero Maker Overhauls Firmware Contribution Rules After Community Backlash
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Microsoft Ships KB5095189 Cumulative Update to Patch the Windows 11 Setup Experience
#CyberSecurity
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Peter Thiel accusa Papa Leone XIV di difendere gli interessi cinesi


Il fondatore di Palantir, durante un festival in Colorado, sostiene che l’appello del Pontefice a regolare l’intelligenza artificiale favorisca Pechino e finisca per danneggiare solo gli Stati Uniti.

Peter Thiel ha accusato Papa Leone XIV di “lavorare per i comunisti cinesi”. Il miliardario, cofondatore di Palantir, lo ha detto settimana scorsa dal palco dell’Aspen Ideas Festival, in Colorado, sostenendo che l’appello del Pontefice a una regolamentazione globale dell’intelligenza artificiale danneggi gli interessi strategici degli Stati Uniti a tutto favore di Pechino.

Il riferimento è all’enciclica Magnifica Humanitas, pubblicata a maggio, in cui il Vaticano afferma che l’intelligenza artificiale debba essere “disarmata” e sottoposta a una rigida regolamentazione internazionale. Secondo Thiel, questa impostazione finirebbe per favorire Pechino in quanto gli americani, sostiene, potrebbero ascoltare l’autorità morale del Papa, mentre i dirigenti cinesi la ignorerebbero. A rallentare nella corsa all’AI finirebbero per essere solo i primi. L’attacco ha provocato una risata in platea. Il Vaticano non ha commentato.

L’Anticristo, la democrazia e il futuro dell’Occidente


Le tensioni tra Thiel e alcuni ambienti cattolici non nascono certo oggi. A marzo il miliardario aveva organizzato a Roma, proprio a pochi passi dal Vaticano, un ciclo di conferenze private dedicate all’Anticristo. Gli incontri avevano creato disagio in diversi ambienti religiosi, tanto che due università locali avevano diffuso comunicati per negare qualsiasi coinvolgimento.

In quelle conferenze Thiel aveva ipotizzato che l’Anticristo potesse presentarsi sotto la forma di un governo mondiale centralizzato, capace di conquistare un potere assoluto con il pretesto di proteggere l’umanità da minacce come il cambiamento climatico o un’intelligenza artificiale fuori controllo.

Ad Aspen, accanto al politologo Francis Fukuyama, Thiel ha allargato il discorso al destino dell’Occidente. Ha respinto l’idea che la democrazia liberale sia un punto d’arrivo stabile e duraturo, descrivendo le sue istituzioni come macchine ormai capaci solo di paralizzare il sistema.

Poi ha rivolto un avvertimento alla politica americana: secondo lui la conquista del Partito Democratico da parte della sua ala socialista è inevitabile. A sostegno della tesi ha citato alcune recenti vittorie alle primarie e l’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York. In questo contesto il Partito Repubblicano, ha aggiunto, conta poco: per Thiel è il crollo dei democratici a segnare la fine del Paese come lo conosciamo.

Palantir, Anthropic e l’attacco all’Europa


Thiel ha poi cercato di prendere le distanze dall’apparato di sicurezza federale, nonostante Palantir abbia ottenuto contratti da miliardi di dollari con il Pentagono e con l’Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale per l’immigrazione e le dogane. L’azienda, ha assicurato, non è un braccio del “deep state” americano: né lui né l’amministratore delegato Alex Karp, ha detto, possiedono autorizzazioni di sicurezza governative. Per Thiel, il fatto che l’influenza resti distribuita tra molte aziende tecnologiche private è uno dei punti di forza degli Stati Uniti.

Nel corso dell’intervento è arrivata anche un’accusa priva di prove contro Anthropic. Secondo Thiel, l’azienda rivale vorrebbe infatti manipolare le elezioni del 2028 a favore dei democratici. Grazie a modelli più avanzati, ha sostenuto, Anthropic sarebbe in grado di neutralizzare qualsiasi tentativo opposto messo in campo da Elon Musk sulla piattaforma X. Anthropic non ha replicato nel merito e ha rimandato a un documento già pubblicato sull’integrità del voto.

Il fondatore di Palantir ha riservato parole dure anche all’Unione Europea, descritta come una burocrazia immobile, prigioniera delle proprie regole, “come se fosse un’intelligenza artificiale difettosa”. I cittadini europei, ha detto, ci vivrebbero dentro da “personaggi non giocanti”, senza un reale potere decisionale.

Alla governance di Bruxelles Thiel contrappone la Costituzione americana: la Rivoluzione, ha sostenuto, nacque contro lo strapotere del Parlamento britannico più che contro re Giorgio III. Alla fine del suo intervento, Thiel ha difeso anche il nome della sua azienda, ispirato a Tolkien: le pietre veggenti, ha ricordato, non servono infatti solo a Sauron per manipolare gli altri, ma vengono usate anche dagli eroi per spingere il nemico a commettere errori fatali.

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Trump attacca di nuovo Meloni con un meme che la presenta come una stalker


Alla vigilia del vertice NATO di Ankara il presidente ha pubblicato su Truth un fotomontaggio della premier con la scritta "serve un ordine restrittivo", usata nei casi di stalking
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Il presidente Donald Trump ha rilanciato lo scontro con Giorgia Meloni pubblicando domenica sul suo social Truth un fotomontaggio che ritrae la presidente del Consiglio italiana mentre lo guarda con adorazione, accompagnato dalla scritta "Restraining order needed", cioè "serve un ordine restrittivo".

Il riferimento è al provvedimento con cui, negli Stati Uniti, un giudice ordina a una persona di mantenere una certa distanza da un'altra e di non contattarla, direttamente o indirettamente. Viene richiesto di solito nei casi di stalking, molestie o violenze domestiche e violarlo è un reato che può portare all'arresto immediato. Con quel meme Trump rovescia i ruoli e presenta Meloni come una donna ossessionata da lui.

La foto sembra essere stata scattata al vertice del G7 di Évian, in Francia, dove i due leader erano apparsi riconciliati. Il fotomontaggio è arrivato in mezzo a una raffica di post pubblicati dal presidente dopo il 4 luglio, oltre cento messaggi in otto ore. Tra le immagini condivise anche una in cui fa braccio di ferro con l'ex wrestler Hulk Hogan e una foto dei primi anni Novanta con l'ex moglie Marla Maples e l'attore Macaulay Culkin. Ha diffuso pure un'immagine ritoccata degli ex coniugi Obama mentre salgono sull'Air Force One imbrattato di scritte.

Il meme cade a due giorni dal vertice della NATO, l'alleanza atlantica, in programma ad Ankara il 7 e l'8 luglio. Lì Meloni e Trump si incontreranno faccia a faccia per la prima volta dopo la rottura di giugno. Poche ore prima il presidente aveva rivolto un altro attacco all'Europa sull'immigrazione, scrivendo che "l'Europa sta imparando che quando si accolgono criminali del Terzo Mondo, si diventa un Paese del Terzo Mondo".

Lo scontro tra i due era esploso il 19 giugno, quando Trump, in collegamento telefonico con la trasmissione "L'Aria che tira" su La7, aveva sostenuto che Meloni lo aveva "implorato" di farsi una foto con lui al G7 e di averle parlato "per pena". Nei giorni seguenti aveva accusato la premier di aver voltato le spalle agli Stati Uniti sulla guerra con l'Iran e di aver negato l'uso delle basi militari italiane, a partire da Sigonella, in Sicilia, durante l'operazione americana contro Teheran.

Meloni aveva replicato con un video dai toni insolitamente duri, definendosi "stupita" per dichiarazioni a suo dire "completamente inventate" e rivendicando che "io e l'Italia non imploriamo mai". A un successivo attacco del presidente, che l'aveva accusata di volere di nuovo la sua amicizia per far salire i propri consensi, aveva risposto che "esserti amica non ha certo aiutato la mia popolarità, che non dipende dal mio rapporto con te", invitandolo poi a occuparsi della propria popolarità invece che della sua.

Nelle settimane successive Meloni aveva scelto di non alimentare la polemica, spiegando che lo scontro non era uno spettacolo all'altezza dei due Paesi e da Palazzo Chigi non è arrivato alcun commento al nuovo meme. Il governo italiano aveva anzi provato a ricucire, inviando un'alta rappresentanza alla festa per l'Independence Day organizzata a Roma dall'ambasciatore americano.

Fino a poche settimane fa il rapporto con Meloni era considerato uno dei più solidi tra Trump e i leader europei. Lo scorso anno, parlando di un possibile accordo di pace su Gaza, il presidente l'aveva definita "una bella giovane donna", dicendo che un commento simile sarebbe stato un suicidio politico ma che era disposto a rischiare.


Al vertice di Ankara la NATO annuncerà miliardi in contratti per le armi e aiuti all'Ucraina


La NATO si prepara ad annunciare decine di miliardi di euro in nuovi contratti per le armi al vertice in programma ad Ankara, in Turchia, il 7 e 8 luglio, dove i paesi dell'Alleanza Atlantica rinnoveranno anche il sostegno militare all'Ucraina. Lo riferiscono alcune fonti diplomatiche a Politico.

Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, vuole imperniare il summit sul rilancio della produzione industriale della difesa. È un tema capace di mettere d'accordo i paesi membri e di mettere in secondo piano le divisioni interne all'Alleanza, che restano profonde su molti dossier.

Tra gli annunci attesi ci sono decine di miliardi in nuovi appalti militari. I paesi europei si impegneranno a investire nelle capacità di attacco in profondità, cioè la possibilità di colpire bersagli lontani dalla linea del fronte, oltre che in sistemi di difesa aerea e in droni.

Per gli alleati europei il vertice è anche l'occasione per impegnarsi a un ruolo più attivo nella difesa del continente, trasformando l'aumento della spesa militare degli ultimi anni in armi e capacità concrete.

La bozza della dichiarazione finale prevede un pacchetto di aiuti militari all'Ucraina da 70 miliardi di euro, circa 77 miliardi di dollari, con l'impegno a garantire almeno una cifra equivalente l'anno successivo. Gli Stati Uniti non dovrebbero contribuire al raggiungimento di questo obiettivo.

Il sostegno all'Ucraina resta il punto più delicato della trattativa sul testo, che secondo le stesse fonti procede comunque senza intoppi. La dichiarazione congiunta sarà breve, una scelta che riduce gli spazi di disaccordo tra i governi.

Gli alleati stanno valutando di inserire nella bozza un riferimento alla recente guerra degli Stati Uniti contro l'Iran. Al vertice di Ankara è atteso anche il presidente Donald Trump, insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che guiderà la delegazione di Kiev.


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Die aktuelle Welle von Polizeigesetzverschärfungen muss man mit der drohenden Rückkehr des Faschismus zusammendenken. Dann wird erst so richtig klar, wie bedrohlich die kommende automatisierte Überwachung ist. Viele der Menschen, die versuchten, den AfD-Parteitag in Erfurt zu blockieren, haben das verstanden. netzpolitik.org/2026/afd-parte…
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Bei den Protesten gegen den AfD-Parteitag in Erfurt ging es auch um drohende KI-Überwachung. Viele Protestierende fürchten sich davor, dass Videoanalysen und Megadatenbanken Nazis in die Hände fallen. Bereits jetzt ist das Tech-Arsenal beeindruckend, mit dem die Polizei die Rechten absichert. netzpolitik.org/2026/afd-parte…
in reply to netzpolitik.org

Auch interessant, dass die Polizei eine rechte Veranstaltung der Afd problemlos gegen 50.000 schützen kann. Da gibt es offensichtlich weder personelle, technische oder finanzielle Grenzen, alles ist möglich!

Die Veranstaltung der Grünen 2024 in Biberach dagegen konnte die Polizei komischerweise nicht einmal gegen ein paar hundert Landwirte, Reichsbürger und rechte Schwurbler schützen.

Braucht sich die #Polizei nicht wundern, wenn man ihr eine politische Neigung unterstellt.

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Dopo una bestia, arriva la nuova Bestia di Salvini #stroppa

editorialedomani.it/politica/i…

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Wehren wir uns! Sonst ist 1984 näher als wir denken. Na dann gute Nacht Internet!

Ein guter Text auf @netzpolitik_feed: netzpolitik.org/2026/widerstan….

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☕ CYBERBRIEFING — Lunedì 6 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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#newsletter #cybersecurity
@informatica

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La rassegna stampa di lunedì 6 luglio 2026


Trump vola al vertice NATO tra alleati diffidenti e si mette al centro dei 250 anni degli Stati Uniti; la candidata McMorrow lascia la corsa al Senato in Michigan, mentre l'Amministrazione cancella decine di regole sulle armi e la Cina libera un pastore dopo un pressing americano

Questa è la rassegna stampa di lunedì 6 luglio 2026

Trump al vertice NATO tra alleati diffidenti


Il presidente Trump parteciperà questa settimana al vertice annuale della NATO in Turchia, dove incontrerà in colloqui bilaterali il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e quello siriano Ahmad al-Sharaa. L'appuntamento si annuncia teso per le posizioni di Washington su Groenlandia, spesa militare europea e guerra con l'Iran, in un'alleanza che secondo gli analisti somiglia sempre più a un mercato di difesa e forniture.

Fonti: Bloomberg, ABC News, Semafor

Trump al centro delle celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti


Nel giorno del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti, il presidente Trump ha messo la propria immagine e le proprie iniziative in primo piano, dichiarando il Paese "più forte che mai". Secondo i critici, questa impostazione confonde il confine tra la lealtà alla nazione e la lealtà alla sua persona. Le celebrazioni si sono svolte in un clima di forti tensioni politiche a Washington.

Fonti: The New York Times, Semafor

Trump interviene sulla FIFA e fa annullare la squalifica di un giocatore statunitense


Il presidente Trump ha telefonato al presidente della FIFA Gianni Infantino per chiedere la revisione del cartellino rosso rimediato dall'attaccante statunitense Folarin Balogun, poi effettivamente cancellato. È la prima volta dal 1962 che la FIFA annulla una squalifica per un'espulsione ai Mondiali, e l'intervento diretto di un capo di Stato in una questione disciplinare appare del tutto inusuale.

Fonti: The New York Times, Axios, The Wall Street Journal

La democratica McMorrow ritira la corsa al Senato in Michigan


La senatrice statale democratica Mallory McMorrow ha annunciato la sospensione della sua campagna per il Senato in Michigan, restringendo a due contendenti una delle primarie più contese del partito a un mese dal voto del 4 agosto. La sfida resta ora tra la moderata Haley Stevens e il progressista Abdul El-Sayed. McMorrow, considerata una stella emergente, non ha indicato chi dei due sostenere.

Fonti: Axios, The New York Times, Bloomberg

La Guardia Nazionale uccide un uomo a Memphis durante un inseguimento


Militari della Guardia Nazionale del Tennessee, assegnati dall'Amministrazione Trump a pattugliamenti anti-criminalità a Memphis, hanno ucciso un uomo che, secondo le autorità, si sarebbe girato verso i soldati impugnando una pistola durante un inseguimento in centro città. Le indagini sono affidate agli investigatori statali. L'episodio riaccende il dibattito sull'impiego di truppe federali nelle città americane.

Fonti: NPR, ABC News

L'Amministrazione Trump cancella decine di regole sulle armi


L'Amministrazione Trump ha rimosso decine di regolamenti sul possesso e sulla vendita di armi introdotti negli ultimi anni. I critici sostengono che la mossa indebolisca la sicurezza pubblica, mentre i sostenitori affermano che riporta semplicemente la normativa allo stato precedente alla presidenza di Joseph Biden.

Fonti: The New York Times

La Casa Bianca attacca lo Smithsonian per "attivismo politico estremo"


Un rapporto di 162 pagine del Domestic Policy Council della Casa Bianca, diffuso il 4 luglio, definisce i vertici del National Museum of American History dello Smithsonian come attivisti "estremi" che imporrebbero la propria ideologia nel racconto della storia americana. Il documento accusa il museo di ridimensionare il ruolo dei padri fondatori a favore dei temi della giustizia sociale.

Fonti: The New York Times, The Hill

Al via i "Trump Accounts", i conti d'investimento per i bambini


Lunedì il presidente Trump ospiterà alla Casa Bianca i vertici del New York Stock Exchange e del Nasdaq per celebrare il lancio dei "Trump Accounts", nuovi conti di investimento intestati ai minori. Il Dipartimento del Tesoro ha attivato lo strumento il 4 luglio, consentendo i primi versamenti, e prepara un'app per permettere ai genitori di alimentare il conto dei figli.

Fonti: The Hill

Un'ondata di caldo record provoca decine di vittime negli Stati Uniti


L'ondata di caldo estremo che investe gran parte degli Stati Uniti ha ucciso almeno due dozzine di persone nell'ultima settimana, con circa 40 milioni di residenti sotto allerta. Il New Jersey ha comunicato 22 morti legate al caldo nel fine settimana, mentre numerose stazioni meteorologiche hanno registrato temperature massime da primato durante il lungo weekend del 4 luglio.

Fonti: Axios

La Cina libera un pastore dopo l'intervento diretto di Trump


Le autorità cinesi hanno scarcerato il leader di un'importante chiesa clandestina, che è poi partito per gli Stati Uniti, dopo che il presidente Trump aveva sollevato personalmente il caso con il leader cinese Xi Jinping. Pechino ha presentato il gesto come un segnale di distensione successivo a un vertice tra i due Paesi.

Fonti: Semafor, Bloomberg

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump dice che Netanyahu "sa chi è il capo" e che lo incontrerà presto alla Casa Bianca


Il presidente ha detto ad Axios che l'incontro, il primo dall'inizio della guerra con l'Iran, potrebbe avvenire già la prossima settimana, dopo mesi di tensioni sul Libano e sui negoziati con Teheran

Il presidente ha detto ad Axios che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu gli ha chiesto un incontro alla Casa Bianca e che il faccia a faccia potrebbe avvenire già la prossima settimana, al suo ritorno dal vertice NATO. "Andiamo molto d'accordo. Sa chi è il capo", ha detto Trump riferendosi a se stesso. Sarebbe il primo incontro tra i due leader dal febbraio scorso, quando Netanyahu presentò nella Situation Room, la sala operativa della Casa Bianca, il suo piano per una guerra congiunta contro l'Iran. Da allora, con il conflitto iniziato il 28 febbraio, il primo ministro israeliano non è più tornato a Washington.

L'annuncio arriva dopo la telefonata di venerdì, in cui Netanyahu ha fatto a Trump gli auguri per i 250 anni dell'indipendenza americana. Secondo l'ufficio del primo ministro, Netanyahu ha detto che gli Stati Uniti sono "un garante della libertà globale" e i due leader hanno concordato di vedersi presto negli Stati Uniti. Un funzionario israeliano ha però spiegato che la prossima settimana potrebbe essere troppo presto per la visita, a causa del viaggio di Trump in Turchia per il vertice NATO del 7 e 8 luglio, e che l'incontro potrebbe slittare alla settimana successiva.

I toni cordiali coprono mesi di tensioni. Dall'incontro di febbraio molte persone vicine a Trump si sono progressivamente disilluse nei confronti di Netanyahu: secondo un funzionario americano, molti dei consiglieri più stretti del presidente pensano che "Bibi si sia sbagliato su tutto". A inizio giugno, in una telefonata, Trump definì Netanyahu "pazzo" per l'escalation militare israeliana in Libano e lo accusò di ingratitudine. Il presidente ha poi confermato al New York Post di aver usato quelle parole, dicendosi "un po' contrariato" dalle operazioni israeliane ma rivendicando "un ottimo rapporto" con il primo ministro. Le frizioni hanno allargato la spaccatura tra i repubblicani sulla guerra e su Israele, con commentatori vicini al movimento MAGA come Tucker Carlson che accusano Trump di essere succube di Netanyahu.

Negli ultimi due mesi gli obiettivi dei due leader si sono allontanati. Nonostante le riserve di Netanyahu, a giugno Trump ha firmato un memorandum d'intesa che proroga il cessate il fuoco con l'Iran e avvia nuovi negoziati sul nucleare. Il presidente ha anche spinto Israele a frenare le operazioni militari in Libano, diventate un ostacolo ai colloqui con Teheran, e a firmare il 26 giugno un accordo quadro con Stati Uniti e Libano che prevede un primo ritiro israeliano dal sud del Paese. L'8 giugno, in un'altra telefonata tesa, Trump aveva avvertito Netanyahu che riaprire una guerra su larga scala con l'Iran avrebbe potuto costare a Israele il sostegno americano: "Gli ho detto: stai molto attento a quello che fai, perché potresti ritrovarti da solo contro l'Iran molto presto", raccontò poi il presidente alla televisione israeliana Channel 12.

Per Netanyahu l'incontro alla Casa Bianca avrebbe un peso politico notevole: in Israele si vota a ottobre, il primo ministro sta avviando la campagna elettorale e i sondaggi al momento lo danno indietro. Venerdì Netanyahu ha anche definito "fake news" e "una completa invenzione" un articolo del New York Times secondo cui alcuni funzionari americani temevano un piano israeliano per colpire i principali negoziatori iraniani durante i colloqui.

Trump ha detto ad Axios di seguire il funerale di Ali Khamenei, la Guida suprema iraniana uccisa il primo giorno di guerra in un'operazione congiunta americano-israeliana. Il presidente ha sostenuto che gli iraniani "stanno implorando di fare un accordo", ma che le due parti hanno deciso di sospendere i colloqui per una settimana fino alla fine delle cerimonie funebri, con l'impegno reciproco a non spararsi. I leader iraniani "sono tutti lì", ha aggiunto, e basterebbe un colpo per eliminarli, ma gli Stati Uniti non lo faranno perché resterebbero senza interlocutori con cui negoziare. Trump si è detto sorpreso di vedere iraniani in lacrime al funerale, convinto che la gente odiasse Khamenei: "Forse sono lacrime finte".


Gli Stati Uniti temevano un piano di Israele per uccidere i negoziatori iraniani


Gli Stati Uniti stanno trattando con l'Iran per mettere fine alla guerra e, nello stesso momento, temono che Israele stia preparando l'uccisione dei negoziatori iraniani seduti al tavolo. La preoccupazione è tale che Washington fa avvertire Teheran, tramite altri Paesi della regione, del rischio che i suoi due uomini di punta finiscano nel mirino. A rivelarlo è il New York Times.

I due nomi al centro dei timori americani sono Abbas Araghchi, Ministro degli Esteri iraniano, e Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano. Entrambi hanno guidato le trattative con i Paesi della regione e con gli Stati Uniti, prima per un cessate il fuoco e poi per una pace più solida. Le preoccupazioni americane, spiega il quotidiano, sono cresciute durante i negoziati avviati in aprile.

Washington ha ammesso che, nella fase più dura della guerra, i due avrebbero potuto essere bersagli legittimi per Israele, che era deciso a rovesciare il governo islamico di Teheran. Ma quando i colloqui sono entrati nel vivo, ad aprile, è prevalsa una convinzione diversa: ucciderli avrebbe fatto saltare il tavolo e riacceso i combattimenti.

Una guerra, due strategie diverse


La guerra è cominciata il 28 febbraio con un attacco israeliano che ha ucciso la allora Guida Suprema della Repubblica Islamica, l'ayatollah Ali Khamenei, e altri alti dirigenti, grazie anche a informazioni dell'intelligence statunitense. Gli americani hanno colpito soprattutto la marina e le forze missilistiche iraniane, mentre Israele ha puntato subito sui vertici del regime, per eliminare quanti più alti funzionari possibile.

Tra le vittime dei raid aerei israeliani ci sono stati anche dirigenti considerati più pragmatici, con cui l'Amministrazione Trump sperava di trattare come Ali Larijani, responsabile della sicurezza nazionale, e Kamal Kharazi, ex Ministro degli Esteri. Entrambi stavano partecipando ai negoziati con gli Stati Uniti quando sono rimasti uccisi negli attacchi aerei.

È qui che gli obiettivi di Washington e di Israele, quasi coincidenti all'inizio, hanno cominciato ad allontanarsi. Gli Stati Uniti volevano un accordo, Israele si è mostrato scettico fin dalla prima tregua di aprile. Quel cessate il fuoco di due settimane ha ricevuto un sostegno freddo da Israele e ha alimentato la sensazione, diffusa nell'opinione pubblica israeliana, che gli americani stessero chiudendo la guerra troppo presto.

Il risultato, per Israele, era il peggiore possibile: invece di cadere, il governo teocratico iraniano si era irrigidito e le Guardie della Rivoluzione avevano stretto ancora di più la presa sul Paese. A giugno Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo quadro per riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare i successivi colloqui sul nucleare. Per i commentatori israeliani è stato un disastro: nessun cambio di regime, nessuna distruzione delle milizie alleate di Teheran, nessun colpo serio al programma missilistico. A pesare era anche il timore che l'intesa facesse arrivare miliardi di dollari in Iran, permettendogli di rialzarsi in fretta senza freni alle ambizioni nucleari.

L'aereo di Ghalibaf e la fuga via terra


Il Wall Street Journal aveva già scritto a marzo che Araghchi e Ghalibaf erano finiti su una lista di obiettivi israeliani, salvo esserne tolti mentre gli Stati Uniti aprivano i negoziati. Un funzionario americano ha confermato che l'Amministrazione Trump aveva saputo in quel periodo che almeno Ghalibaf era tra i bersagli, e aveva chiesto a Israele di fermarsi.

Non era la prima volta che il presidente del Parlamento rischiava la vita. Era già sfuggito alla morte nella guerra dei 12 giorni del giugno 2025 e di nuovo quest'anno, quando un raid israeliano ha centrato una riunione segreta di alti funzionari in un bunker scavato sotto una montagna. In entrambi i casi è stato estratto vivo dalle macerie.

Per questo, durante i negoziati, l'Iran ha preso le sue contromisure. L'11 aprile Ghalibaf doveva volare a Islamabad per incontrare il vicepresidente statunitense JD Vance, ma i servizi di sicurezza iraniani temevano che Israele approfittasse del viaggio per ucciderlo insieme ad Araghchi e far saltare tutto. Teheran ha ottenuto dagli Stati Uniti, tramite gli intermediari pakistani e qatarioti, la garanzia che non ci sarebbero state operazioni coperte contro la delegazione iraniana. Caccia pakistani hanno scortato gli aerei iraniani, con oltre settanta persone a bordo, dal confine fino a Islamabad e ritorno.

Al ritorno, però, la minaccia si è materializzata. Le forze di sicurezza iraniane hanno avvertito l'aereo che riportava Ghalibaf a casa di aver intercettato indizi di un piano israeliano per abbatterlo, e che due caccia israeliani erano entrati nello spazio aereo iraniano dal confine occidentale, vicino all'Iraq. Mahdi Mohammadi, consigliere di Ghalibaf, ha confermato tutto sui social. Così l'aereo è atterrato d'emergenza a Mashhad, nel nord-est dell'Iran, e la delegazione ha proseguito per circa otto ore in auto fino a Teheran.

Nonostante tutto, i due hanno continuato a spostarsi. A fine maggio sono volati in Qatar per nuovi colloqui e quindi a giugno in Svizzera, dove hanno incontrato di nuovo Vance e la delegazione americana per sottoscrivere l'accordo attualmente in essere.


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Zum #DiD nochmal ein wichtiger Artikel von @netzpolitik_feed . Den letzten Hinweis, Widerspruch gegen Tracking auf Webseiten und in Apps, kann ich nur unterstreichen. Die App von #Rossmann habe ich aufgrund des ausufernden Trackings durch Widerspruch der #Datenschutzerklärung stillgelegt. Das sollten viel mehr tun, damit sich was bewegt.

Databroker Files: Sieben Wege, um deinen Standort vor Databrokern zu schützen - netzpolitik.org
netzpolitik.org/2025/databroke…

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Trump sorride: la popolarità torna a crescere dopo due mesi (05 luglio)


Dopo diverso tempo, torna il segno positivo per l’approvazione di Trump, che risale così ai numeri di inizio aprile e torna davanti a Joe Biden nel confronto diretto dei due mandati.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana si segnala complessivamente un balzo in avanti della popolarità di Trump, sebbene le medie analizzate non siano tutte concordi; ad ogni modo, per la prima volta dopo diverso tempo si rileva un generale miglioramento, che va in minima parte a compensare le ingenti perdite subite da inizio anno ad oggi.

Difficile dire se ciò sia una conseguenza dei negoziati con l'Iran. Ciò che è certo è che la situazione per il tycoon continua ad essere negativa, ma questo balzello gli consente di superare Joe Biden nella media nello stesso punto del mandato.

Il net rating cresce leggermente rispetto al -20 toccato nel recente passato, con il tasso di approvazione che si riavvicina al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione un po' più lontana dal 60%.

Nonostante il piccolo segnale di vita, questi numeri sono fino a sei-otto punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran.

Sul lungo periodo, è da verificare la tenuta di questo quadro: molto dipenderà dagli sviluppi del negoziato di 60 giorni con l'Iran.

Il dato è ora superiore alla catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump non è la peggiore di sempre dopo oltre diciassette mesi di presidenza. È di circa sette punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano segni inversi: Focus America segnala ungrossomiglioramento, seguita dal sito di Silver, mentre RCP registra una sostanziale stabilità; gli istituti, in questo modo, tornano a riallinearsi su numeri non dissimili tra loro.

Come già accennato, dopo più di diciassette mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciassette mesi del suo primo mandato, ma al di sopra di quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 530 giorni di presidenza (-16,5 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, ad eccezione di Biden, che con il suo -20,8 attraversava un periodo di grande sofferenza

Risulta indietro, come detto, rispetto al suo primo mandato, in cui era molto più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
5 rilevazioni di 5 istituti — 5 luglio 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 2 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
RVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 5 luglio 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,7% (+0,1) - 56,5% (-0,9). In totale un net approval arrotondato di -16,8 (+1).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,4% (-0,1) - 57,6% (+0,1). In totale un rating di -17,2 (-0,2).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39,7% (+1) - 56,2% (-2,2), con in totale un rating di -16,5 (+3,2). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)

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Washington avverte Varsavia: Mosca valuta una provocazione armata per testare la NATO


Secondo fonti citate da Onet e dal Telegraph, la Russia potrebbe colpire infrastrutture critiche, simulare incidenti di confine o inviare militari oltre il territorio polacco per cercare di indebolire il sostegno occidentale a Kyiv.

Gli Stati Uniti hanno avvertito la Polonia che la Russia starebbe preparando una possibile "provocazione" armata contro il suo territorio per mettere alla prova la reazione della NATO. L'obiettivo del Cremlino, secondo le fonti citate da Onet e riprese dal Telegraph, sarebbe alzare la tensione all'interno dell'Alleanza Atlantica, per cercare di logorare la determinazione occidentale e spingere gli alleati a ridurre o sospendere del tutto gli aiuti militari all'Ucraina.

Washington avrebbe trasmesso a Varsavia diversi allarmi sul piano russo, che potrebbe essere attuato nel giro di pochi mesi. Fonti vicine al presidente polacco Karol Nawrocki, un diplomatico di un Paese alleato nella Nato, un esponente del ministero della Difesa polacco e una fonte legata alla sicurezza dei Paesi baltici confermano al Telegraph di essere venuti a conoscenza del fatto che a Mosca si starebbe discutendo di scenari simili. Nessuna decisione definitiva sarebbe però stata presa.

Droni, missili o incursioni: gli scenari


Le ipotesi considerate dall'intelligence americana per un attacco delle forze di Mosca sono diverse. La Russia potrebbe colpire con droni o missili infrastrutture critiche, come centrali elettriche, oppure simulare raid aerei per costringere la Polonia ad attivare la propria difesa antiaerea. Nel caso più estremo, una fonte dell'intelligence polacca non esclude un "attacco ibrido nella regione di confine".

Un'altra possibilità sarebbe un'incursione terrestre limitata, con soldati russi o bielorussi oltre il confine orientale della Nato. Mosca potrebbe presentarla come uno sconfinamento accidentale, causato da un guasto al GPS, oppure come una presunta missione di soccorso per recuperare un elicottero in avaria. L'operazione potrebbe partire da Kaliningrad, l'exclave russa a nord della Polonia dove sono dislocate armi nucleari, oppure dalla Bielorussia. Non si tratterebbe di un attacco su vasta scala: con gran parte delle proprie forze bloccate in Ucraina, la Russia non avrebbe infatti oggi la capacità di sostenere una guerra convenzionale contro la NATO.

Secondo le fonti di Onet, un'operazione russa di questo tipo non avrebbe le caratteristiche di una guerra "classica": nello scenario peggiore, servirebbe a logorare la sovranità polacca, esporre i limiti della NATO e cercare di indebolire il sostegno a Kyiv senza provocare formalmente una guerra aperta con l'Alleanza che Mosca in questo momento non sarebbe in grado di intraprendere.

Il calcolo del Cremlino e la risposta dell'Alleanza


Il calcolo attribuito a Mosca è politico prima ancora che militare: costringere la Polonia a non reagire con le armi, spingere gli Stati Uniti a mediare e trasformare un eventuale ritiro negoziato in una vittoria dal punto di vista della propaganda. In cambio dell'uscita dal territorio polacco, la Russia potrebbe chiedere la fine del sostegno occidentale a Kyiv e, in un secondo momento, tentare anche di addossare la responsabilità dell'incidente all'Ucraina.

Varsavia resta uno degli alleati più solidi di Kyiv, ma negli ultimi mesi i rapporti con l'Ucraina si sono raffreddati, tra divergenze sulla memoria degli eventi della Seconda Guerra Mondiale e tensioni nel settore agricolo. Il timore è che Mosca voglia sfruttare queste crepe per indebolire il fronte occidentale. La Polonia ha già condotto esercitazioni per segnalare a Mosca che qualsiasi tipo di provocazione avrebbe conseguenze pesanti, mentre una recente esercitazione navale in Lettonia, con la marina e i marines statunitensi, ha ricordato al Cremlino che colpire il fianco orientale significherebbe colpire anche truppe americane.

La NATO ha già fatto sapere che è pronta rispondere a qualsiasi azione ostile con attacchi diretti contro obiettivi strategici russi, a partire da Kaliningrad. Il capo della Luftwaffe, Holger Neumann, ha dichiarato al Telegraph che la Germania è pronta a difendere "ogni centimetro" del territorio dell'Alleanza, Polonia compresa, citando tra i possibili obiettivi anche San Pietroburgo, la penisola di Kola e il Mar Nero.

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Rechtsanwalt reicht beim Bundesverfassungsgericht Eilantrag gegen drohende Wiederbelebung der #Chatkontrolle 1.0 ein: drmartinweigele704391.substack…

Jeder tut gegen Massenscans, was er kann! Das kannst du tun: fightchatcontrol.de

in reply to Patrick Breyer

allein die Idee ist so offen #verfassungsfeindlich dass allein der Vorschlag ein Ticket ins 8. OG der JVA Stammheim sein sollte.

- Wenn #reaktionär|e Kreise aktiv Fortschritt in der #EU mit #Bullshit in #Verfassungen blockeren können, dann muss das auch umgekehrt gegen #Cyberfaschismus, #Polizeistaat und #Überwachungsstaat gelten!