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𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗺𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗿𝗲, 𝗹𝗲 𝗿𝗼𝗰𝗰𝗲 𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮

Circa 18.5 milioni di anni fa nell’attuale Anatolia centrale, un tratto della Neo-Tetide (il mare che collegava l’area mediterranea con l’Oceano Indiano) si chiuse lasciando spazio ad ambienti continentali.

Un nuovo studio, a cui ha partecipato personale INGV, ha ricostruito la mappa di come appariva il Mediterraneo orientale circa 18 milioni di anni fa: buff.ly/PqYjl6r

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Quale citazione ti è rimasta più impressa nella storia dell’esplorazione spaziale?
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Ukrainian Intelligence Report: Russian APT Groups Intensify Cyber Operations — 5,927 Incidents, 37% Rise in 2025
#CyberSecurity
securebulletin.com/ukrainian-i…
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Ubiquiti Issues Emergency Patches for Five Critical UniFi OS Vulnerabilities, Three Rated Maximum CVSS 10.0
#CyberSecurity
securebulletin.com/ubiquiti-is…
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CISA Adds Two Actively Exploited Microsoft Defender Zero-Days to KEV Catalog — Patch by June 3
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-adds-t…
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oggi, 23 maggio, a narni, alla rocca albornoz: “tunnel. visioni radicali dagli spazi autogestiti”


23 maggio_ alla rocca albornoz di narni (tr)_ tunnel_ visioni radicali dagli spazi autogestiti_
cliccare per ingrandire

Rocca Albornoz, Narni (TR)
INAUGURAZIONE di
TUNNEL
visioni radicali dagli spazi autogestiti
oggi, 23 maggio 2026 – ore 17:00
a cura di Valerio Bindi
allestimento in collaborazione con gli studenti ABAV
all’interno di
NOVANTA
30 anni di underground
Omaggio a Prof Bad Trip nel ventennale della scomparsa
Dal 28 marzo al 26 novembre 2026
a cura di Antonio Rocca

descrizione & info: QUI


23 maggio_ alla rocca albornoz di narni (tr)_ tunnel_ visioni radicali dagli spazi autogestiti_

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Showboat e JFMBackdoor: il gruppo cinese Calypso spia le telecomunicazioni del Medio Oriente con malware Linux e Windows
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/showbo…


Showboat e JFMBackdoor: il gruppo cinese Calypso spia le telecomunicazioni del Medio Oriente con malware Linux e Windows


I ricercatori di Lumen Technologies Black Lotus Labs hanno pubblicato il 21 maggio 2026 un’analisi dettagliata di due nuovi strumenti malevoli — Showboat (Linux) e JFMBackdoor (Windows) — impiegati in campagne di cyberspionaggio attribuite con moderata confidenza al gruppo cinese Calypso, noto anche come Red Lamassu. I bersagli: operatori di telecomunicazioni nel Medio Oriente, nell’Asia Pacifica e, più recentemente, entità negli Stati Uniti e in Ucraina.

Chi è Calypso / Red Lamassu


Calypso è un gruppo APT di matrice cinese attivo almeno dal 2018, storicamente orientato allo spionaggio su governi, settore energetico e telecomunicazioni in Asia Centrale e Medio Oriente. Il gruppo condivide infrastrutture e tooling con altri cluster affiliati alla Cina, in linea con il modello del cosiddetto digital quartermaster: una struttura centralizzata che rifornisce più gruppi APT di strumenti comuni come PlugX, ShadowPad e, ora, Showboat. Questa logica di condivisione complica l’attribuzione e amplifica la portata operativa.

Showboat: un framework post-exploitation modulare per Linux


Il punto di partenza dell’indagine è stato un binario ELF caricato su VirusTotal nel maggio 2025, inizialmente classificato come backdoor Linux sofisticato con capacità rootkit (Kaspersky lo traccia come EvaRAT). Showboat è progettato per sistemi Linux con un insieme di capacità modulari orientate alla persistenza silenziosa e al movimento laterale: shell remota per l’esecuzione di comandi arbitrari, trasferimento file bidirezionale, proxy SOCKS5 per il tunneling verso sistemi interni non esposti su internet, raccolta di informazioni di sistema, nascondimento dei processi dalla lista dei processi attivi, e recupero di payload da Pastebin (paste creato l’11 gennaio 2022) — tecnica che frammenta la kill chain su piattaforme legittime per eludere il rilevamento.

Il malware comunica con il server C2 trasmettendo informazioni di sistema in un campo PNG come stringa cifrata in Base64. La funzione proxy SOCKS5 è particolarmente significativa: consente agli attaccanti di interagire con macchine raggiungibili solo via LAN, espandendo silenziosamente il perimetro di compromissione verso asset interni critici.

JFMBackdoor: un impianto Windows a pieno spettro


A fianco di Showboat, i ricercatori hanno identificato JFMBackdoor, un impianto Windows distribuito tramite DLL side-loading. Si tratta di un RAT completo con accesso shell remoto, operazioni su file (upload, download, eliminazione), network proxying, cattura di screenshot e auto-rimozione (self-removal) per cancellare le tracce post-operazione. Il vettore DLL side-loading è un classico dei toolkit cinesi: consente di agganciare un processo legittimo per l’esecuzione del codice malevolo, riducendo la visibilità per le soluzioni EDR.

Vittime identificate e infrastruttura C2


L’analisi infrastrutturale ha rilevato le seguenti compromissioni: un provider di telecomunicazioni nel Medio Oriente (vittima principale, bersagliata almeno dal 2022), un ISP in Afghanistan, un’entità in Azerbaigian, due possibili compromissioni negli Stati Uniti e una in Ucraina, identificate tramite un cluster C2 secondario che condivide certificati X.509 con quello primario.

I nodi C2 mostrano correlazioni geografiche con indirizzi IP geolocalizzati a Chengdu, capoluogo della provincia del Sichuan — area già associata ad operazioni APT cinesi come quelle di APT41. La presenza di infrastruttura condivisa con altri cluster cinesi, tramite certificati e pattern C2 analoghi, rinforza l’ipotesi del digital quartermaster. Il gruppo ha registrato domini tematici che impersonano operatori telecom per rendere il traffico C2 meno sospetto.

Perché le telco sono obiettivi privilegiati dello spionaggio cinese


Le infrastrutture di telecomunicazione rappresentano un obiettivo di primaria importanza per le operazioni di intelligence offensiva. Il controllo, anche parziale, di un operatore telecom offre accesso a metadati di traffico, possibilità di intercettazioni mirate, informazioni su clienti governativi e aziendali, e capacità di prepararsi per operazioni disruptive in scenari di escalation geopolitica. Non è un caso che Showboat sia progettato specificatamente per Linux: i sistemi basati su questo OS costituiscono il backbone infrastrutturale della maggior parte delle telco mondiali. La funzione SOCKS5 rispecchia un obiettivo preciso: muoversi lateralmente e silenziosamente all’interno di reti segmentate, raggiungendo asset normalmente inaccessibili dall’esterno.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Showboat - ELF binary (VirusTotal, maggio 2025)
SHA256: d6a4fad5448838dbc8cc6b33f1dbfbdc7a2fad36de58ff6a66dce96f729f7011
# Kaspersky classification: EvaRAT
# C2 infrastructure: IP geolocati a Chengdu (Sichuan, CN)
# Certificati X.509 condivisi tra cluster C2 primario e secondario
# Domini: pattern telecom-themed (impersonazione operatori target)
# Pastebin paste ID: creato 2022-01-11 (autoconcealment snippet)

Due righe per i difensori


Per le organizzazioni del settore telecomunicazioni e infrastrutture critiche, i ricercatori di Black Lotus Labs raccomandano: monitorare il traffico in uscita verso Pastebin e piattaforme di condivisione testo per rilevare scaricamenti di payload; analizzare le connessioni SOCKS5 anomale verso host interni non esposti; verificare l’integrità dei processi su sistemi Linux alla ricerca di tecniche di process hiding; implementare threat hunting specifico per DLL side-loading su endpoint Windows; correlare i certificati X.509 dei server C2 con quelli osservati da Black Lotus Labs. Come ha sottolineato il ricercatore Danny Adamitis: “La presenza di tali minacce dovrebbe essere interpretata come un segnale d’allarme precoce, indicativo di problemi di sicurezza potenzialmente più gravi e diffusi all’interno delle reti compromesse.”


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Nel giorno in cui è stato spiegato in quarta elementare lei era assente per un brutto raffreddore.
social.vivaldi.net/@VoltItalia…


Ancora un’altra figuraccia per Giorgia Meloni, che non ricorda (o forse non sa) il significato dei colori della bandiera italiana.
E tu, #teloricordi?

video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa


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oggi, 23 maggio, a civitanova alta: “stanza, ombra, traccia. frammenti, parole e segni di magdalo mussio”

cliccare per ingrandire
.
#art #arte #arteDeiSegni #ChiaraPortesine #FilippoMignini #FredianoBrandetti #MagdaloMussio #MarioPiazza #Mussio #segni #segno #StefanoBracalente #tracce

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«La FIFA è in preda al panico: le cancellazioni degli hotel della Coppa del Mondo sono in aumento in quanto i tifosi di tutto il mondo abbandonano gli Stati Uniti, lamentando l'impennata dei costi, i vincoli sui visti e il comportamento dittatoriale di Trump.

A quanto pare nessuno vuole spendere 1.000 dollari a notte solo per sperimentare una simulazione autoritaria».
mstdn.social/@Strandjunker/116…


FIFA is panicking: World Cup hotel cancellations are surging as global fans ditch the U.S., citing soaring costs, visa bonds, and Trump’s dictatorial behavior.

Turns out nobody wants to pay $1,000 a night just to experience an authoritarian simulation.


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«Sfruttare le norme sui diritti umani per contrastare le violazioni della privacy da parte dello Stato».
mastodon.social/@privacypride/…


Non dobbiamo normalizzare gli abusi della sorveglianza digitale. La nuova guida dell'EFF sottolinea i passi concreti da compiere per contrastarli.

Per contribuire a tracciare un percorso verso soluzioni, @eff lancia la guida "Contrastare la sorveglianza digitale arbitraria nelle Americhe" , che si aggiunge al nostro ampio lavoro volto a sfruttare le norme sui diritti umani per contrastare le violazioni della privacy da parte dello Stato.

eff.org/deeplinks/2026/05/we-m…

@privacypride@feddit.it


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Accordo UE-Messico, arriva la firma ufficiale: meno dazi e più cooperazione geopolitica
@news
eunews.it/2026/05/22/messico-c…
L'intesa - firmata oggi a Città del Messico - permetterà di abbattere le tariffe sui prodotti europei in numerosi settori. I maggiori benefici per agroalimentare, meccanica, automotive e farmaceutica. Previsti anche impegni di natura politica, come un fondo da 4 milioni di pesos per l'emancipazione delle donne indigene
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«Affermazioni che non solo necessariamente false (anche se di solito lo sono), ma sono infiocchettate in modo da cercare di impressionarci o convincerci».

#pensierocritico
poliversity.it/@mau/1166216183…


Calling Bullshit (ebook)

@libri - Siamo circondati da notizie false e tendenziose. Come sopravvivere?

wp.me/p6hcSh-9Ev


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LiteSpeed cPanel Plugin Zero-Day (CVE-2026-48172) Actively Exploited to Gain Server Root Access
#CyberSecurity
securebulletin.com/litespeed-c…
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Microsoft Identity Manager 2016 SP3: supporto SQL Server 2022, Azure SQL con Managed Identity e AD FS SSO
#tech
spcnet.it/microsoft-identity-m…
@informatica


Microsoft Identity Manager 2016 SP3: supporto SQL Server 2022, Azure SQL con Managed Identity e AD FS SSO


MIM 2016 SP3: finalmente disponibile, con un percorso travagliato


Microsoft Identity Manager (MIM) 2016 Service Pack 3 è diventato generalmente disponibile il 14 maggio 2026, dopo una storia piuttosto movimentata: una prima versione era stata rilasciata a fine marzo 2026 ma Microsoft l’aveva silenziosa ritirata senza spiegazioni pubbliche. SP3 si posiziona come un aggiornamento di compatibilità di piattaforma più che una rivisitazione architetturale del prodotto, ma include alcune novità tecnicamente significative per gli scenari ibridi e cloud.

Per chi gestisce ambienti enterprise con Active Directory e sincronizzazione delle identità, MIM rimane un componente critico in molte organizzazioni. Con l’estensione del supporto fino al 9 gennaio 2029 (la data originale era gennaio 2026), Microsoft ha chiarito che il prodotto ha ancora vita davanti a sé, almeno come soluzione di transizione verso Entra ID Governance.

Principali aggiornamenti di compatibilità di piattaforma


SP3 estende la compatibilità ufficiale con le versioni più recenti degli stack Microsoft on-premise e cloud. I componenti aggiornati includono:

  • SQL Server 2022 — supporto completo per il database di MIM Service e MIM Synchronization Service
  • SharePoint Server Subscription Edition (SE) — il portale MIM può essere ospitato su SharePoint SE
  • Exchange Server Subscription Edition (SE) — supporto per la gestione delle cassette postali Exchange tramite MIM
  • System Center Service Manager DW 2022 — compatibilità aggiornata per gli scenari di data warehouse
  • Windows Server 2025 — supporto per il sistema operativo host aggiornato

Questi aggiornamenti sono fondamentali per le organizzazioni che hanno già migrato i propri server on-premise alle versioni più recenti e si trovavano a gestire MIM su stack non ufficialmente supportati, una situazione rischiosa dal punto di vista del supporto Microsoft.

Azure SQL Database per MIM Synchronization: la novità più rilevante


La novità tecnicamente più interessante di SP3 è il supporto nativo per Azure SQL Database come backend del MIM Synchronization Service, con autenticazione tramite managed identity. Questa funzionalità apre un nuovo scenario di deployment ibrido dove il motore di sincronizzazione di MIM può connettersi a un database gestito nel cloud senza dover gestire credenziali SQL esplicite in chiaro.

System-assigned vs User-assigned Managed Identity


SP3 supporta entrambe le varianti di managed identity per l’autenticazione verso Azure SQL:

  • System-assigned managed identity — legata al ciclo di vita del server MIM Sync, viene creata e dismessa automaticamente con la macchina virtuale. Più semplice da configurare, ma meno flessibile in scenari di disaster recovery o migrazione del server.
  • User-assigned managed identity — un’identità indipendente che può essere assegnata a più risorse e sopravvive alla VM. Preferita negli ambienti enterprise per la flessibilità e la possibilità di condividere le autorizzazioni tra più istanze server.

In entrambi i casi, la managed identity deve essere configurata come External provider nel database Azure SQL e deve avere il ruolo db_owner (o i permessi minimi necessari) sullo schema MIM. La configurazione lato MIM avviene nel file di configurazione del Synchronization Service, specificando il tipo di autenticazione ActiveDirectoryManagedIdentity nella stringa di connessione.

Considerazioni pratiche sul deployment


Portare il database di MIM Sync su Azure SQL offre vantaggi concreti: alta disponibilità integrata, backup automatici, scaling elastico e riduzione del carico operativo sulla DBA. Tuttavia, le latenze di rete tra il server MIM Sync on-premise e Azure SQL devono essere valutate con attenzione. Cicli di sincronizzazione su connector con milioni di oggetti — come un Full Import su Active Directory con 200.000+ account — potrebbero risentire della latenza aggiuntiva rispetto a un SQL Server locale.

È consigliabile testare questa configurazione in ambiente di staging misurando i tempi dei management agent profile più pesanti (Full Import, Full Sync) prima di portarla in produzione.

AD FS SSO per il portale MIM: claims-based authentication


SP3 introduce il supporto per Active Directory Federation Services (AD FS) con autenticazione SSO basata su claims per il portale MIM. In precedenza, il portale si basava esclusivamente sull’autenticazione Windows integrata (Kerberos/NTLM). Con SP3, gli utenti possono autenticarsi al portale tramite AD FS, il che apre alcune possibilità interessanti:

  • Supporto per scenari in cui i client non sono domain-joined (utenti che accedono dall’esterno tramite Web Application Proxy)
  • Possibilità di applicare policy di autenticazione più granulari tramite AD FS, inclusi MFA e device compliance
  • Percorso di transizione verso Entra ID per organizzazioni che già federano le identità tramite AD FS

La configurazione richiede la registrazione del portale MIM come Relying Party Trust in AD FS e la corretta configurazione delle claim rules per mappare gli attributi utente alle autorizzazioni MIM. Microsoft ha aggiornato la documentazione ufficiale su Microsoft Learn con le istruzioni dettagliate per questo scenario.

Estensione del supporto: una boccata d’aria per i team IT


Forse la notizia più impattante per molte organizzazioni non è tecnica, ma temporale. La data di fine supporto di MIM 2016 è stata estesa dal 13 gennaio 2026 al 9 gennaio 2029 — tre anni in più. Per i team IT che stavano affrontando una corsa contro il tempo per migrare a Entra ID Governance, questa estensione offre una finestra più ampia per pianificare la transizione con la dovuta attenzione.

È comunque importante non interpretare questa estensione come un segnale che MIM riceverà nuove funzionalità significative. Microsoft è chiara: il percorso raccomandato per la gestione del ciclo di vita delle identità punta a Microsoft Entra ID Governance. MIM è in maintenance mode.

Come pianificare l’upgrade a SP3


Per chi gestisce MIM 2016, ecco i passi raccomandati:

  1. Verifica la versione corrente — la build di SP3 è 4.7.6.0. Controlla la versione installata tramite Programmi e Funzionalità o il registro di sistema.
  2. Consulta la matrice di compatibilità ufficiale su Microsoft Learn per identificare eventuali combinazioni di piattaforma non più supportate.
  3. Testa in staging prima della produzione, verificando la compatibilità con management agent personalizzati e regole di sincronizzazione custom.
  4. Valuta Azure SQL con managed identity se vuoi ridurre il debito operativo del database on-premise.
  5. Pianifica la migrazione a lungo termine verso Entra ID Governance, usando questo upgrade come occasione per documentare i processi attuali.


Conclusione


MIM 2016 SP3 è un aggiornamento pragmatico e necessario per le organizzazioni enterprise che ancora dipendono da questo strumento. L’aggiunta del supporto per Azure SQL con managed identity è la novità più rilevante dal punto di vista architetturale, mentre il supporto AD FS SSO colma una lacuna significativa per i deployment con accesso esterno al portale. L’estensione del supporto al 2029 completa il quadro, dando ai team IT il tempo necessario per una migrazione pianificata e non forzata verso le soluzioni cloud-native di Microsoft.


Fonti: 4sysops — MIM 2016 SP3 | Microsoft Learn — MIM 2016 news and updates | Identity Manager version history


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oggi, 23 maggio, a pietrasanta, art studio la marina: beppe madaudo – anteprima


Madaudo_ vernissage della mostra all'art studio La marina_ Pietrasanta 23 mag 2026
cliccare per ingrandire

info: studiolamarina.art/index.php/b…

Da oggi, 23 maggio 2026, e fino al 28 giugno, l’Art Studio La Marina presenta Anteprima, prima mostra personale di Beppe Madaudo a Pietrasanta, a cura di Diego Ferrante. Le opere in mostra introducono un corpus pittorico che lavora sulla figurazione come pratica materica: densa, stratificata, refrattaria a ogni lettura puramente simbolica.
#anteprima #art #ArtStudioLaMarina #arte #BeppeMadaudo #DiegoFerrante #figurazione #LaMarina #Pietrasanta #praticaMaterica

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Dopo aver distrutto due chiavette USB Kingston da 15 euro l'una (le avevo prese apposta belline 🙁 ) mentre le usavo per fare dei backup, ho capito che la causa era #rsync che scrivendo dati troppo velocemente le surriscaldava fino a rovinarle irrimediabilmente.

Ho scoperto troppo tardi che rsync ha un parametro "--bwlimit" che serve proprio a limitare la velocità di trasferimento dati.

Per le mie chiavette è tardi ma voi potete ancora salvare le vostre.

😭😭😭

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Se vi siete persi la bellissima conferenza di Massimo Carboni del GARR sull'autonomia delle infrastrutture digitali per la ricerca, guardatela qui: garr.tv/w/7LkaeMuudf5SpHoppSoc… In particolare: "20 anni fa abbiamo delegato l'email. Oggi abbiamo rinunciato a capire come funzionano i sistemi complessi" (qui: garr.tv/w/7LkaeMuudf5SpHoppSoc…)
Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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L’uscita di Tulsi Gabbard dall’intelligence USA e gli scenari di sicurezza nazionale
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/luscit…


L’uscita di Tulsi Gabbard dall’intelligence USA e gli scenari di sicurezza nazionale


Le dimissioni di Tulsi Gabbard dalla guida dell’intelligence americana non sono più soltanto indiscrezioni filtrate da ambienti politici di Washington. Dopo ore di speculazioni, la conferma è arrivata direttamente tramite Fox News e successive dichiarazioni ufficiali della Casa Bianca: Gabbard lascerà il ruolo di Director of National Intelligence il 30 giugno 2026.

Nella lettera inviata al presidente Donald Trump, Gabbard ha motivato la decisione con il peggioramento delle condizioni di salute del marito, Abraham Williams, recentemente diagnosticato con una rara forma di tumore osseo. La direttrice dell’intelligence ha scritto di non poter “in coscienza” lasciarlo affrontare da solo la malattia mentre continua a ricoprire un incarico tanto invasivo e operativo.

Formalmente, quindi, la narrativa ufficiale parla di una scelta personale e familiare. Ma le fonti interne all’amministrazione raccontano uno scenario molto più complesso. Diversi insider citati dalla stampa americana sostengono infatti che Gabbard fosse ormai considerata politicamente isolata all’interno dell’apparato Trump e che la Casa Bianca stesse già valutando da tempo una sua sostituzione.

Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime settimane, il rapporto con Trump si sarebbe deteriorato progressivamente dopo una serie di contrasti su Iran, operazioni di sicurezza nazionale e gestione delle valutazioni intelligence. Uno degli episodi più delicati riguarda proprio le analisi sull’Iran: Gabbard aveva dichiarato davanti al Senato che non esistevano prove concrete di una ripresa del programma nucleare iraniano, entrando indirettamente in collisione con la linea più aggressiva sostenuta dall’amministrazione.

Da quel momento, il suo peso operativo sarebbe diminuito rapidamente. Secondo varie fonti, Gabbard sarebbe stata esclusa da alcuni briefing strategici sensibili e marginalizzata nelle decisioni relative alle operazioni internazionali. Parallelamente, all’interno della Casa Bianca cresceva la convinzione che il DNI non fosse più pienamente allineato alla postura politica dell’amministrazione Trump.

La dinamica con cui la notizia è emersa è particolarmente significativa. Prima ancora dell’annuncio ufficiale, numerosi leak avevano iniziato a circolare verso media statunitensi vicini agli ambienti governativi, descrivendo Gabbard come una figura in uscita già da settimane. In ambienti intelligence questo tipo di comunicazione viene spesso interpretato come una pressione politica indiretta: rendere pubblica una possibile sostituzione serve a indebolire ulteriormente il funzionario interessato e preparare il terreno alla transizione.

Trump ha pubblicamente elogiato il lavoro di Gabbard, definendola una figura che ha svolto “un grande lavoro” alla guida dell’intelligence americana, ma contemporaneamente ha annunciato immediatamente il nome del sostituto ad interim: Aaron Lukas.

Ed è proprio questo passaggio a essere particolarmente rilevante per chi osserva il settore intelligence e cybersecurity. Aaron Lukas non arriva dall’esterno ma dall’apparato interno dell’ODNI, dove ricopriva il ruolo di Principal Deputy Director of National Intelligence dal 2025. La scelta di una figura già integrata nella struttura suggerisce la volontà della Casa Bianca di evitare ulteriori scossoni in una fase estremamente delicata sul piano geopolitico e cyber.

La successione avviene infatti mentre gli Stati Uniti stanno affrontando una delle fasi più aggressive degli ultimi anni sul fronte cyber-intelligence: campagne APT attribuite a Cina, operazioni ibride riconducibili a Iran, tensioni crescenti con Russia e un ecosistema ransomware sempre più vicino a logiche di destabilizzazione geopolitica.

In questo contesto, il problema non è soltanto il cambio di leadership. Il vero nodo riguarda ciò che emerge dietro le dimissioni: una frattura sempre più evidente tra vertice politico e comunità intelligence americana. E quando questo accade negli Stati Uniti, le conseguenze raramente restano interne a Washington.


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#openaccess Risposta di SPARC pensata per gli USA da estendere anche ai vassalli italiani:

  1. Distinguere fra accesso aperto e pubblicazione a pagamento
  2. Riconoscere che la pubblicazione a pagamento non solo drena denaro pubblico, ma deteriora la qualità della ricerca
  3. Non trattare le condizioni del "mercato" (*) editoriale attuali come immutabili

(*) Con le virgolette perché il complesso oligarchico editorial-accademico non ha proprio nulla a che vedere con Adam Smith


Update. Also see the excellent #SPARC response to the #GAO report.
sparcopen.org/news/2026/sparc-…

"We urge Congress and federal agencies to:
1. Distinguish public access from pay-to-publish…
2. Recognize that pay-to-publish doesn’t just cost the government and taxpayers more; it compromises the science it purports to support…
3. Decline to treat current market conditions as fixed…."

#APCs #OpenAccess #ScholComm #USPol #USPolitics


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Non dobbiamo normalizzare gli abusi della sorveglianza digitale. La nuova guida dell'EFF sottolinea i passi concreti da compiere per contrastarli.

Per contribuire a tracciare un percorso verso soluzioni, @eff lancia la guida "Contrastare la sorveglianza digitale arbitraria nelle Americhe" , che si aggiunge al nostro ampio lavoro volto a sfruttare le norme sui diritti umani per contrastare le violazioni della privacy da parte dello Stato.

eff.org/deeplinks/2026/05/we-m…

@privacypride@feddit.it

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This was quite the Erin Brockovich moment by AOC at a hearing on data centers.
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Very interesting proposal:

"Between these worlds [academia and industry] lies a growing population of practitioners, independent scholars, citizen scientists, individuals working at the intersection of art and science, and retired researchers, who—despite losing formal institutional affiliation—retain deep domain expertise and a continued drive to develop new research ideas. "

Third spaces for science: reimagining research beyond academia and industry:
sciencedirect.com/science/arti…

#academicchatter

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The US Government Accountability Office (#GAO) just reviewed the #OpenAccess policies at nine federal agencies.
gao.gov/products/gao-26-107738

A few highlights:

* Among other things, GAO looked for compliance with the #NelsonMemo. This is further evidence that the #Trump admin supports the memo.

* It encourages #NSF and #USDA to go further to ensure #reuse rights. (That would be good.) But it assumes that the other agencies are already doing enough to ensure reuse rights. (I can't agree with this.)

* It praises #NIH for taking steps to reduce money spent on grantee #APCs, and encourages other agencies to follow the NIH lead on this.

* In a few places it leaves the false impression (1) that all OA journals charge APCs and (2) that all publishers are responding the federal policies by charging APCs to publish fed-funded research.

#PublicAccess #ScholComm #USPol #USPolitics

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
in reply to petersuber

Update. Also see the excellent #SPARC response to the #GAO report.
sparcopen.org/news/2026/sparc-…

"We urge Congress and federal agencies to:
1. Distinguish public access from pay-to-publish…
2. Recognize that pay-to-publish doesn’t just cost the government and taxpayers more; it compromises the science it purports to support…
3. Decline to treat current market conditions as fixed…."

#APCs #OpenAccess #ScholComm #USPol #USPolitics

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Avete notato quanti errori ci sono sul sito di #Rainews 24?

Da mettersi le mani nei capelli.

#Rai #Rainews24

in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

Più ancora dei refusi, infastidisce lo stile sciatto, fin troppo colloquiale. Mi fa pensare ad un post scritto in fretta o prodotto "speech to text", magari senza neppure l'ausilio della correzione automatica.

Prima o poi si dovrà riconoscere che le "breaking news" costituiscono un danno per l'informazione, non meno dell' "infotainment". Scrivere bene - come diceva alcuni decenni fa una mia insegnante - significa pensare bene".

Aspetto il momento in cui la rapidità e la seduzione verranno considerate universalmente caratteristiche di cattiva informazione.

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I ricercatori statunitensi dovranno affrontare nuove restrizioni sulla pubblicazione di lavori realizzati in collaborazione con paesi stranieri.


I beneficiari dei finanziamenti del NIH e della NASA sono confusi e preoccupati a causa della comunicazione frammentaria tra le agenzie.

Nessuna delle due agenzie ha pubblicato nuove linee guida formali che descrivano questi requisiti. Al contrario, i funzionari stanno informando i beneficiari individualmente, generando confusione e preoccupazione tra i ricercatori. In diversi casi, i beneficiari dei finanziamenti del NIH affermano di essere stati invitati a rimuovere articoli pubblicati con coautori stranieri dalle relazioni annuali sullo stato di avanzamento dei lavori presentate all'agenzia. Secondo gli osservatori, questa politica crea un incentivo a rimuovere preventivamente i coautori stranieri dagli articoli di prossima pubblicazione.


science.org/content/article/u-…

@scienza

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Nel 2021 il Senato italiano affossava il DDL Zan tra gli applausi vergognosi della destra.
Oggi Alessandro Zan, da eurodeputato, vota a Strasburgo la nuova Direttiva vittime dell’UE: parte di quella protezione rientra come standard europeo vincolante.

Chi subisce un crimine d’odio per orientamento sessuale, identità di genere o disabilità vive un doppio trauma: quello del reato e quello dell’indifferenza istituzionale. Riconoscerlo non è ideologia: è civiltà giuridica di base.

L’Italia ha scelto di ignorarlo. L’Unione Europea no.

Ora il testo passa al Consiglio dell’UE. Dopo l’adozione formale, gli Stati membri avranno due anni per recepirlo: compresi i politici che applaudivano nel 2021.

Perché i diritti non possono dipendere da quale governo è al potere nel tuo Stato.
L’Europa Federale non è un’utopia: è l'unica garanzia. 💜

#DDLZan #DirettivaVittime #DirittiLGBTQIA #CriminiDOdio #ParlamentoEuropeo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Google Patches Two Critical Chrome RCE Flaws in Urgent Update — Update to 148.0.7778.178 Now
#CyberSecurity
securebulletin.com/google-patc…
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Dark Web Brokers Flood Forums With Recycled Breach Data Disguised as Fresh Corporate Leaks
#CyberSecurity
securebulletin.com/dark-web-br…
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Operation Saffron: International Authorities Dismantle ‘First VPN’ Criminal Network Linked to Global Ransomware Attacks
#CyberSecurity
securebulletin.com/operation-s…
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Azure Linux 4.0: Microsoft adotta Fedora come upstream e lancia Azure Container Linux in GA
#tech
spcnet.it/azure-linux-4-0-micr…
@informatica


Azure Linux 4.0: Microsoft adotta Fedora come upstream e lancia Azure Container Linux in GA


Microsoft ha annunciato ufficialmente Azure Linux 4.0 all’Open Source Summit North America, tenutosi a Minneapolis il 18 maggio 2026. Con questa release, la distribuzione Linux di Microsoft — precedentemente nota come CBL-Mariner — compie un salto architetturale significativo: abbandona il proprio sistema di packaging indipendente e adotta Fedora Linux come upstream base, mantenendo il formato RPM e le personalizzazioni specifiche per Azure.

In parallelo, Microsoft ha annunciato la disponibilità generale di Azure Container Linux, un sistema operativo immutabile ottimizzato per workload containerizzati su Azure.

Dalla CBL-Mariner ad Azure Linux: una breve storia


CBL-Mariner (Common Base Linux Mariner) è nata internamente in Microsoft come distribuzione Linux leggera per supportare i propri servizi cloud e dispositivi. Nel 2022 è stata rinominata Azure Linux e resa open source, diventando la base di alcune immagini ufficiali per Azure Virtual Machines e Azure Kubernetes Service (AKS).

Azure Linux 3 è ancora la versione stabile consigliata per la produzione. Azure Linux 4.0 è attualmente in public preview su Azure Virtual Machines.

Il cambio fondamentale: Fedora come upstream


Il cambiamento più rilevante di Azure Linux 4 riguarda il modello di sviluppo del packaging. Microsoft ha scelto di derivare i propri pacchetti direttamente dalle sorgenti Fedora, invece di mantenere spec RPM scritti internamente da zero.

Dal README del repository GitHub ufficiale:

“Azure Linux is an open-source Linux distribution built and optimized for Azure, with sources derived from Fedora Linux.”


In pratica, il sistema è definito tramite file di configurazione TOML e overlay mirati applicati sopra i sorgenti di packaging di Fedora. Microsoft ha dichiarato che questi overlay sono volutamente limitati per evitare una divergenza eccessiva dall’upstream.

Struttura tecnica del repository


Il repository di Azure Linux 4 include spec RPM generati automaticamente, prodotti applicando gli overlay di Azure Linux ai sorgenti upstream di Fedora. Questi file sono inclusi nel repository per garantire trasparenza e auditabilità della supply chain.

Per la build vengono usati gli strumenti RPM standard dell’ecosistema Fedora/RHEL:

# Build di un pacchetto con mock (ambiente isolato)
mock -r azurelinux-4-x86_64 --rebuild pacchetto.src.rpm

# Build diretta con rpmbuild
rpmbuild -ba SPECS/pacchetto.spec

# Build con Koji (sistema di build distribuito)
koji build azurelinux4 pacchetto.src.rpm

L’uso di tooling standard come mock, rpmbuild e Koji è una scelta deliberata: chi conosce già l’ecosistema Fedora o RHEL può contribuire ad Azure Linux senza dover imparare strumenti proprietari.

Vantaggi del modello Fedora-based


Adottare Fedora come upstream porta vantaggi concreti su più fronti:

  • Sicurezza e patch veloci: le vulnerabilità risolte upstream in Fedora possono essere incorporate rapidamente, senza dover riapplicare patch su spec mantenuti separatamente
  • Ecosistema di pacchetti più ampio: Fedora ha un repository di pacchetti molto più vasto di quello che Microsoft poteva mantenere autonomamente in CBL-Mariner
  • Toolchain familiare: dnf, rpm, mock, Koji — strumenti già noti a migliaia di amministratori di sistema
  • Audit della supply chain: gli spec generati automaticamente e committati nel repo rendono verificabile ogni dipendenza


Azure Container Linux: l’alternativa immutabile


Annunciato in GA insieme ad Azure Linux 4.0 Preview, Azure Container Linux è una distribuzione separata, progettata specificamente per workload containerizzati. Le caratteristiche principali:

  • Sistema operativo immutabile: il filesystem di sistema è read-only; gli aggiornamenti avvengono per sostituzione dell’intera immagine, non pacchetto per pacchetto
  • Ottimizzato per AKS: superficie di attacco ridotta, nessun package manager esposto, avvio rapido
  • Aggiornamenti atomici: simile all’approccio di Flatcar Linux o CoreOS, con rollback automatico in caso di failure

I due prodotti si rivolgono a use case diversi: Azure Linux 4 per VM general purpose, Azure Container Linux per nodi Kubernetes e workload container-native.

Come provare Azure Linux 4.0 su Azure


Azure Linux 4.0 è disponibile in public preview su Azure Virtual Machines. Per creare una VM con questa immagine tramite Azure CLI:

# Cerca l'immagine Azure Linux 4 disponibile
az vm image list   --publisher MicrosoftCBLMariner   --offer azure-linux-4   --all   --output table

# Crea una VM in anteprima
az vm create   --resource-group myResourceGroup   --name myAzureLinux4VM   --image MicrosoftCBLMariner:azure-linux-4:azure-linux-4-gen2:latest   --size Standard_D2s_v5   --admin-username azureuser   --generate-ssh-keys

Per chi vuole esplorare il codice sorgente o contribuire, il repository è disponibile su GitHub nel branch 4.0:
git clone https://github.com/microsoft/azurelinux.git
cd azurelinux
git checkout 4.0

Cosa rimane invariato


Nonostante il cambio di upstream, Microsoft mantiene le caratteristiche distintive di Azure Linux:

  • Ottimizzazioni kernel specifiche per Azure (driver paravirtualizzati, supporto RDMA, ecc.)
  • Integrazione nativa con Azure Monitor, Azure Arc e gli altri servizi della piattaforma
  • Conformità agli standard di sicurezza Microsoft (FIPS 140-3, CIS Benchmark)
  • Ciclo di supporto allineato alle esigenze enterprise


Considerazioni per i sysadmin


Per chi gestisce infrastrutture su Azure, Azure Linux 4 rappresenta un’evoluzione interessante. L’allineamento con Fedora significa che le competenze RPM già acquisite su RHEL o CentOS Stream sono direttamente applicabili. La toolchain di build è quella standard, la documentazione upstream è più ricca, e le patch di sicurezza arriveranno più velocemente.

Il consiglio di Microsoft di restare su Azure Linux 3 per i workload in produzione è ragionevole: la versione 4 è ancora in preview attiva. Tuttavia, per chi gestisce ambienti di test o vuole prepararsi alla migrazione, vale la pena esplorare il repository e familiarizzare con la nuova struttura già adesso.


Fonte: Linuxiac — Microsoft Azure Linux 4 Moves to a Fedora-Based Foundation | Microsoft Open Source Blog


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WantToCry Ransomware Encrypts Files Remotely Over SMB — No Malware Required
#CyberSecurity
securebulletin.com/wanttocry-r…
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Guida ai file di log su Linux: leggere, cercare e gestire i log con tail, grep e journalctl
#tech
spcnet.it/guida-ai-file-di-log…
@informatica


Guida ai file di log su Linux: leggere, cercare e gestire i log con tail, grep e journalctl


Perché i log sono il primo posto dove guardare


Quando qualcosa si rompe su un sistema Linux, i log sono quasi sempre la prima risposta. Eppure molti amministratori li consultano solo come ultima risorsa, quando ormai il danno è fatto. I log raccontano cosa sta facendo il sistema adesso, cosa ha fatto ieri notte, e cosa esattamente è andato storto alle 3:00 di questa mattina. Imparare a leggerli, cercarli e gestirli è una delle competenze fondamentali di ogni sysadmin.

Questa guida copre i file di log che ogni amministratore Linux dovrebbe conoscere, gli strumenti per cercarli in modo efficiente, e come evitare che crescano fino a riempire il disco.

Dove vivono i log su Linux


La maggior parte dei file di log si trova sotto /var/log/. Alcuni sono testo semplice, altri sono binari e richiedono strumenti dedicati per essere letti. Ecco i più importanti:

  • /var/log/syslog (Debian/Ubuntu) o /var/log/messages (RHEL/CentOS/Fedora) — messaggi generali di sistema da kernel e servizi.
  • /var/log/auth.log (Debian/Ubuntu) o /var/log/secure (RHEL/CentOS/Fedora) — tentativi di autenticazione, uso di sudo, accessi SSH.
  • /var/log/kern.log — messaggi specifici del kernel. Utile per problemi hardware e driver.
  • /var/log/dmesg — output del kernel ring buffer dal boot. Accessibile anche tramite il comando dmesg.
  • /var/log/dpkg.log — cronologia di installazione, rimozione e aggiornamento pacchetti su sistemi Debian.
  • /var/log/dnf.log o /var/log/yum.log — equivalente per Fedora/RHEL.
  • /var/log/apache2/ o /var/log/httpd/ — log di accesso ed errore di Apache.
  • /var/log/nginx/ — log di accesso ed errore di Nginx.
  • /var/log/mysql/ — log degli errori MySQL.
  • /var/log/cron o /var/log/cron.log — cronologia di esecuzione dei cron job.

Sui sistemi moderni basati su systemd, molti di questi log tradizionali sono affiancati o sostituiti dal journal di systemd. Ne parliamo nella sezione dedicata a journalctl.

Lettura di base: tail, less e cat


Per i file di testo semplice, gli strumenti classici funzionano benissimo.

Visualizzare la coda del log

tail /var/log/syslog

Seguire un log in tempo reale

tail -f /var/log/syslog

Utile quando si sta riproducendo un problema in diretta. Per seguire più file contemporaneamente:
tail -f /var/log/syslog /var/log/auth.log

Sfogliare il log completo con paginazione

less /var/log/syslog

All’interno di less: G salta alla fine, g torna all’inizio, /pattern cerca un termine. Molto più veloce di quanto sembri.

Ricerca nei log con grep


Quando un log cresce oltre qualche MB, scorrere manualmente diventa inutile. grep è lo strumento principale per filtrare le righe rilevanti.

Trovare tutti i fallimenti di autenticazione SSH

grep "Failed password" /var/log/auth.log

Ricerca case-insensitive

grep -i "error" /var/log/syslog

Mostrare il contesto intorno a ogni match (3 righe prima e dopo)

grep -C 3 "Out of memory" /var/log/syslog

Ricerca ricorsiva in una directory

grep -r "connection refused" /var/log/nginx/

Contare quante volte appare un pattern

grep -c "Failed password" /var/log/auth.log

Filtrare per una data specifica

grep "^May 21" /var/log/syslog

Combinare tail e grep per cercare solo nelle righe recenti

tail -n 500 /var/log/syslog | grep "error"

Il journal di systemd: journalctl


Su qualsiasi distro moderna basata su systemd, journalctl è spesso più potente dei file di log tradizionali. Il journal raccoglie output da tutti i servizi, dal kernel e dal processo di boot in un formato binario strutturato e interrogabile.

Comandi essenziali di journalctl

# Tutte le voci del journal (dalla più vecchia)
journalctl

# Dal più recente al più vecchio
journalctl -r

# Seguire il journal in tempo reale (come tail -f)
journalctl -f

# Solo i messaggi del kernel
journalctl -k

# Log di un servizio specifico
journalctl -u nginx
journalctl -u sshd

# Solo dal boot corrente
journalctl -b

# Dal boot precedente (utile dopo un crash o riavvio imprevisto)
journalctl -b -1

# Solo errori e livelli superiori (emergency, alert, critical, error)
journalctl -p err

# Filtro per intervallo di tempo
journalctl --since "2026-05-21 08:00:00" --until "2026-05-21 09:00:00"

# Oppure con tempo relativo
journalctl --since "1 hour ago"

# Output compatto senza pager, utile per piping
journalctl -u sshd -o short --no-pager | tail -50

Il flag --no-pager disabilita l’apertura automatica di less e restituisce l’output direttamente al terminale. Indispensabile quando si vuole fare pipe verso grep o altri strumenti.

Analisi dei log di autenticazione SSH


Il log di autenticazione è uno dei più importanti su qualsiasi server esposto a internet. Se il server ha un IP pubblico, ci saranno tentativi di brute-force costanti. Ecco come analizzarli.

Vedere i fallimenti SSH recenti

# Su Debian/Ubuntu
grep "Failed password" /var/log/auth.log | tail -20

# Su RHEL/CentOS/Fedora
grep "Failed password" /var/log/secure | tail -20

# Su qualsiasi sistema systemd
journalctl -u sshd | grep "Failed password" | tail -20

Trovare gli IP che attaccano di più

grep "Failed password" /var/log/auth.log \
    | grep -oP 'from \K[0-9.]+' \
    | sort | uniq -c | sort -rn | head -10

Questo one-liner estrae l’IP sorgente da ogni riga di login fallito, conta le occorrenze e le ordina per frequenza decrescente. L’anchor sulla parola from mantiene il match corretto indipendentemente dal formato esatto della riga (con o senza “invalid user”). L’output di questo comando è spesso sufficiente a motivare l’installazione immediata di fail2ban.

Log del kernel e del boot con dmesg


Il comando dmesg legge dal kernel ring buffer ed è particolarmente utile per diagnosticare problemi hardware, driver e dischi.

# Tutti i messaggi kernel
dmesg

# Con timestamp leggibili
dmesg -T

# Solo errori e warning
dmesg -T --level=err,warn

# Cercare errori disco
dmesg -T | grep -i "error\|fail\|reset"

Se un disco sta cedendo, si vedranno righe che menzionano il nome del device (sda, nvme0, ecc.) con parole come I/O error o hard resetting link. Non vanno ignorate.

Gestione della rotazione: logrotate


I log mangiano disco se non vengono gestiti. Su quasi tutti i sistemi Linux, logrotate si occupa di questo automaticamente: comprime e ruota i file di log secondo una schedulazione configurabile.

Il file di configurazione principale è /etc/logrotate.conf, mentre le configurazioni per singola applicazione si trovano sotto /etc/logrotate.d/.

Un esempio tipico per Nginx:

/var/log/nginx/*.log {
    daily
    missingok
    rotate 14
    compress
    delaycompress
    notifempty
    create 0640 www-data adm
    sharedscripts
    postrotate
        [ -f /var/run/nginx.pid ] && kill -USR1 `cat /var/run/nginx.pid`
    endscript
}

Le direttive principali da conoscere:
  • daily / weekly / monthly — frequenza di rotazione.
  • rotate 14 — quanti file vecchi conservare prima di cancellare.
  • compress — comprime i log ruotati con gzip.
  • delaycompress — non comprime il log ruotato più di recente (utile per applicazioni che tengono il file aperto brevemente dopo la rotazione).
  • missingok — non genera errore se il file di log non esiste.
  • postrotate — esegue un comando dopo la rotazione, tipicamente per segnalare all’applicazione di riaprire il file di log.


Test e debug di logrotate

# Simulare la rotazione senza eseguirla davvero
sudo logrotate --debug /etc/logrotate.conf

# Forzare la rotazione immediatamente (utile per test)
sudo logrotate --force /etc/logrotate.d/nginx

Gestione della dimensione del journal systemd


Anche il journal di systemd può crescere molto se non monitorato. Verificare l’utilizzo disco e limitarlo:

# Verificare lo spazio occupato dal journal
journalctl --disk-usage

# Ridurre il journal a un massimo di 500 MB
sudo journalctl --vacuum-size=500M

# Mantenere solo le voci degli ultimi 30 giorni
sudo journalctl --vacuum-time=30d

Per impostare un limite permanente, modificare /etc/systemd/journald.conf:
[Journal]
SystemMaxUse=500M
MaxRetentionSec=1month

Dopo la modifica, riavviare il servizio: sudo systemctl restart systemd-journald.

Un workflow pratico per il troubleshooting


Quando si affronta un problema su un server Linux, un approccio sistematico ai log risparmia tempo. Partire da journalctl -p err -b per vedere tutti gli errori del boot corrente, poi restringere con journalctl -u nome-servizio --since "30 min ago" per il servizio specifico. Se il problema è comparso dopo un riavvio, journalctl -b -1 mostra i log del boot precedente. Per problemi hardware, dmesg -T --level=err,warn è spesso la risposta più rapida.

I log su Linux non sono una last resort: sono la prima e più affidabile fonte di verità su cosa sta succedendo nel sistema.


Fonte originale: LinuxBlog.io — Linux Log Files: Guide to Reading, Searching, and Managing Logs di Hayden James.


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L’inizio delle storie

Ognuno arriva al confronto con il cosmo attraverso un suo specifico percorso. Ogni poeta, letterato, saggista, musicista, prende contatto con il cielo per dei motivi concretissimi. Per lo più, squisitamente terrestri. Come per molti, il mio percorso inizia con i racconti della mamma. Nell’esperienza di ascolto delle fiabe che raccontava, apprendevo dell’esistenza di mondi e situazioni diverse da quelle che sperimentavo direttamente, assaggiavo la…

stardust.blog/2026/05/linizio-…

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Boeri a Corriereuniv: Un accordo bipartisan per sostenere i nostri giovani

@scuola

corriereuniv.it/tito-boeri-eco…

Prosegue il viaggio di Corriereuniv fra i protagonisti della vita universitaria italiana. L’intervista a Tito Boeri, economista e professore di economia all”università Bocconi di Milano, apre la lunga stagione dell’orientamento

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reading oggi, a roma, h 18:30, alla società delle api in via gregoriana


oggi alla Società delle api:
instagram.com/p/DYNF9FzCIas/

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“Patchato” non significa protetto: attaccanti bypassano l’MFA sui VPN SonicWall Gen6 e raggiungono i file server in 30 minuti
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/patcha…


“Patchato” non significa protetto: attaccanti bypassano l’MFA sui VPN SonicWall Gen6 e raggiungono i file server in 30 minuti


Si parla di:
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C’è una categoria di vulnerabilità particolarmente insidiosa: quella delle patch che non funzionano perché nessuno ha seguito tutte le istruzioni. È esattamente quello che sta accadendo con i dispositivi SonicWall Gen6 SSL-VPN e CVE-2024-12802, con intrusioni ransomware già documentate in ambienti multipli tra febbraio e maggio 2026.

Il problema: patch firmware vs. rimedio reale


CVE-2024-12802 è una vulnerabilità di authentication bypass nelle appliance SonicWall SSL-VPN. La radice del problema sta in come SonicWall gestisce due diversi formati di login Active Directory: UPN (User Principal Name, il formato simile a un indirizzo email) e SAM (Security Account Manager, il formato legacy). L’enforcement dell’MFA è applicato indipendentemente a ciascun formato di login, non all’identità utente sottostante.

Un attaccante che conosce credenziali valide può autenticarsi usando il percorso UPN anche quando l’MFA è configurata, perché l’enforcement specifico per quel percorso è assente. L’aggiornamento firmware corregge la gestione delle sessioni, ma non rimuove la configurazione LDAP preesistente che consente il bypass. Come spiega ReliaQuest nel loro report: “Patching the firmware doesn’t remove the existing LDAP configuration that allows the bypass; the vulnerable configuration remains in place.”

La rimediazione completa richiede sei passaggi manuali aggiuntivi documentati nel security advisory SNWLID-2025-0001 di SonicWall: cancellare completamente la configurazione LDAP esistente e ricrearla senza il formato userPrincipalName su cui fa leva l’exploit. I workflow standard di patch management non sono progettati per verificare passi di riconfigurazione manuale — la versione firmware viene aggiornata, il controllo versione passa, il dispositivo sembra protetto. Non lo è.

L’exploitation osservata: dalla VPN al file server in 30 minuti


Tra febbraio e marzo 2026, i ricercatori di ReliaQuest hanno documentato quella che valutano come la prima exploitation in-the-wild di CVE-2024-12802 in ambienti multipli. Il pattern di intrusione osservato è stato consistente tra gli incidenti: gli attaccanti eseguono brute force delle credenziali VPN, bypassano l’MFA usando il percorso UPN vulnerabile, e si muovono rapidamente all’interno delle reti.

In alcuni casi, bastano 13 tentativi di brute force per ottenere credenziali valide. In un incidente specifico documentato da ReliaQuest, l’attaccante è passato dall’accesso VPN iniziale a un file server domain-joined, stabilendo una connessione RDP con una password locale condivisa di amministratore, in meno di trenta minuti.

Il comportamento post-compromissione è rivelatorio: dopo aver stabilito il foothold iniziale, l’attaccante ha tentato di distribuire un Cobalt Strike beacon per command-and-control e ha cercato di caricare un driver vulnerabile — probabilmente tramite la tecnica Bring Your Own Vulnerable Driver (BYOVD) per neutralizzare la protezione endpoint. L’EDR presente ha bloccato entrambi i tentativi. Ma l’attaccante si è disconnesso deliberatamente, è tornato giorni dopo usando account diversi, e ha ripetuto il pattern — comportamento più coerente con un initial access broker che valuta il valore della vittima che con un gruppo ransomware in fase di esecuzione immediata.

Il problema dei log: l’MFA sembra funzionare quando non funziona


Una delle caratteristiche più pericolose di questo attacco è il modo in cui appare nei log. Come riportano i ricercatori di ReliaQuest: “The rogue login attempts observed in the investigated incidents still appeared as a normal MFA flow in logs, leading defenders to believe that MFA worked even when it failed.”

Il segnale chiave da cercare nei log di autenticazione VPN è il valore sess="CLI", che indica autenticazione VPN scriptata o automatizzata. La maggior parte delle organizzazioni non monitora attivamente questo campo. I numeri di evento 238 e 1080 sono ulteriori indicatori da inserire nelle regole di alerting.

Dispositivi affetti e stato di fine vita


La vulnerabilità è specifica all’hardware Gen6, che include i modelli NSa 2700, NSa 3700, NSa 4700, NSa 5700 e NSa 6700 con firmware SonicOS 7.0 attraverso 7.1.1. Questo rappresenta un ulteriore problema: i dispositivi Gen6 hanno raggiunto il fine vita il 16 aprile 2026 e non ricevono più aggiornamenti di sicurezza.

Per i dispositivi Gen7 e Gen8, la situazione è diversa: gli aggiornamenti firmware alle versioni 7.2.0-7015 e 8.0.1-8017 incorporano già i passi di rimediazione descritti nell’advisory, e dopo l’upgrade è nuovamente supportato l’uso di userPrincipalName nelle configurazioni LDAP. Il problema è esclusivo al parco installato Gen6.

I settori più colpiti nei casi documentati includono servizi finanziari, sanità e manifatturiero, suggerendo un threat actor con conoscenza specifica del settore e obiettivi di alto valore economico.

Indicatori di compromissione e detection

# LOG INDICATORS (SonicWall SSL-VPN authentication logs)
sess="CLI"          # Autenticazione VPN automatizzata/scriptata - indicatore chiave
Event ID 238        # Evento da monitorare in correlazione con sess=CLI
Event ID 1080       # Evento da monitorare in correlazione con sess=CLI

# BEHAVIORAL INDICATORS
- Accessi VPN da IP appartenenti a VPS o infrastruttura VPN
- Autenticazioni UPN riuscite per account con MFA configurata
- Brute force con numero basso di tentativi (anche solo 13)
- RDP da sistemi interni verso file server entro 30 minuti dall'accesso VPN
- Installazione di Cobalt Strike beacon post-compromissione
- Tentativi di caricamento driver vulnerabili (BYOVD)

# CVE
CVE-2024-12802 - SonicWall SSL-VPN Authentication Bypass (MFA bypass via UPN path)
Advisory: SNWLID-2025-0001

Due righe per i difensori


  • Verifica rimediazione completa: Non basta che il firmware sia aggiornato. Seguire tutti e sei i passaggi manuali dell’advisory SNWLID-2025-0001 di SonicWall — questo include cancellare e ricreare la configurazione LDAP senza userPrincipalName.
  • Caccia retroattiva nei log: Cercare sess="CLI" nei log di autenticazione VPN degli ultimi mesi. Se presente insieme ad autenticazioni “riuscite” per account con MFA attiva, la protezione potrebbe essere stata bypassata in precedenza.
  • Migrazione Gen6: Considerare la migrazione urgente da Gen6 a Gen7/Gen8, dato il fine vita raggiunto ad aprile 2026. Non ci saranno patch per vulnerabilità future su questo hardware.
  • Monitoraggio accessi VPN da range anomali: Alerting su login VPN originati da IP di VPS provider o range VPN, specialmente per account con MFA configurata.
  • Correlazione eventi 238 e 1080: Aggiungere questi event ID alle regole SIEM in correlazione con il campo sess=”CLI”.
  • Revisione LDAP: Verificare che la configurazione LDAP attiva non contenga userPrincipalName come formato di lookup.

Il takeaway più importante di questa vicenda non è tecnico, ma procedurale: i workflow di patch management standard non sono progettati per verificare passi di riconfigurazione manuale. Una patch applicata non è necessariamente una vulnerabilità chiusa. In contesti di sicurezza perimetrale, questo principio va internalizzato nei processi di verifica post-patch.


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Una riunione urgente su Teams e il conto svuotato: la nuova truffa che sfrutta il panico da videocall
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/una-ri…


Una riunione urgente su Teams e il conto svuotato: la nuova truffa che sfrutta il panico da videocall


C’è un dettaglio interessante nelle nuove campagne cyber che stanno circolando nelle ultime ore: non cercano più di sembrare sofisticate. Cercano di sembrare normali.

Una notifica su Microsoft Teams.

Un collega che chiede supporto.

Una call urgente prima di una riunione.

E pochi minuti dopo, credenziali rubate, malware installato o conti aziendali compromessi.

Tra le notizie emerse nelle ultime ore nel panorama cybersecurity internazionale, una delle più interessanti riguarda proprio una nuova ondata di attacchi che sfruttano Microsoft Teams come leva di social engineering. Il punto centrale non è tanto la tecnica utilizzata dai criminali, quanto il modo in cui stanno cambiando le abitudini delle vittime.

Per anni il phishing è stato associato a email sospette, allegati strani e messaggi scritti male. Oggi invece gli attaccanti stanno puntando sempre di più sugli strumenti di lavoro quotidiani: Teams, Zoom, Slack, Google Meet.

Perché funzionano.

E soprattutto perché in molte aziende le persone vivono ormai in uno stato costante di urgenza digitale.

La dinamica osservata nelle campagne più recenti è piuttosto semplice. La vittima riceve un messaggio Teams apparentemente legittimo, spesso collegato a un meeting imminente o a un problema tecnico. In alcuni casi viene chiesto di aprire un file condiviso, installare un aggiornamento, autenticarsi nuovamente oppure partecipare rapidamente a una videocall.

Tutto appare plausibile.

È proprio questo il punto.

I criminali non stanno cercando di violare firewall o bypassare vulnerabilità sofisticate. Stanno sfruttando la pressione psicologica tipica dell’ambiente lavorativo moderno.

Una notifica improvvisa durante una giornata piena di call.

Una richiesta urgente del reparto IT.

Un manager che scrive “mi serve subito”.

Nel contesto giusto, il cervello smette di analizzare e inizia semplicemente a reagire.

È questa la vera evoluzione del social engineering nel 2026: attacchi costruiti attorno ai comportamenti umani più che attorno alle vulnerabilità tecniche.

Le piattaforme collaborative sono diventate perfette per questo tipo di operazioni. A differenza delle email tradizionali, gli strumenti di messaggistica aziendale trasmettono automaticamente un senso di fiducia maggiore. Se un messaggio arriva su Teams, molti utenti tendono inconsciamente a considerarlo “interno”, quindi sicuro.

Ed è qui che i criminali stanno trovando spazio.

In diversi scenari osservati negli ultimi mesi, gli attaccanti utilizzano account compromessi reali per avviare conversazioni credibili con dipendenti dell’azienda. In altri casi sfruttano tenant esterni, nickname aziendali o identità molto simili a quelle originali.

L’obiettivo può cambiare.

A volte si tratta di furto credenziali.

Altre volte di installare malware.

In alcuni casi ancora più critici, gli attacchi servono come porta iniziale per intrusioni ransomware.

Ed è qui che il problema smette di essere “solo IT”.

Perché queste campagne funzionano esattamente come funzionano le truffe telefoniche contro gli anziani o le frodi sentimentali online: sfruttano fiducia, fretta e manipolazione emotiva.

La tecnologia cambia.

La psicologia umana molto meno.

Negli ambienti enterprise moderni esiste ormai una pressione costante alla reperibilità immediata. Rispondere velocemente è diventato quasi un obbligo culturale. Ed è proprio questa dinamica che rende strumenti come Teams particolarmente pericolosi dal punto di vista del social engineering.

Un’email può essere ignorata.

Una notifica Teams durante l’orario lavorativo no.

Anche perché spesso compare direttamente sul desktop, interrompe altre attività e arriva mentre l’utente sta già gestendo decine di conversazioni contemporaneamente.

In pratica il cybercrime sta imparando a inserirsi perfettamente nei micro-momenti di distrazione.

Ed è probabilmente questa la parte più inquietante.

Non serve più creare una finta pagina perfetta o un malware invisibile. Basta convincere una persona stanca, stressata o distratta a cliccare nel momento giusto.

Per questo motivo le aziende stanno iniziando a rivedere anche la formazione interna. Le classiche campagne anti-phishing basate solo sulle email non bastano più. Oggi il social engineering passa attraverso chat aziendali, videochiamate, sistemi di collaborazione e perfino notifiche push.

La vera sfida della cybersecurity moderna non è soltanto proteggere le infrastrutture.

È proteggere l’attenzione umana.

E in un mondo dove lavoriamo continuamente dentro piattaforme collaborative, distinguere una richiesta autentica da una manipolazione sta diventando sempre più difficile.