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GitHub Copilot diventa un’app desktop autonoma: sessioni agentiche e Agent Merge in anteprima tecnica
#tech
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@informatica


GitHub Copilot diventa un’app desktop autonoma: sessioni agentiche e Agent Merge in anteprima tecnica


Il 14 maggio 2026, GitHub ha rilasciato in anteprima tecnica la GitHub Copilot App: una client desktop nativo, disponibile per macOS, Windows e Linux, che porta lo sviluppo agentico fuori dagli IDE e lo trasforma in un flusso di lavoro autonomo e strutturato. Non si tratta di un semplice wrapper del plugin per VS Code — è un’applicazione completamente ridisegnata attorno al concetto di sessione, pensata per chi gestisce più task in parallelo su repository diversi.

Perché un’app separata?


Fino ad oggi, GitHub Copilot viveva principalmente all’interno degli editor di testo (VS Code, JetBrains, Visual Studio). Il limite di questo approccio è strutturale: l’editor è centrato sul file, non sul task. Aprire una issue, capire il contesto, avviare un agente e poi seguire la PR fino al merge richiede di saltare continuamente tra browser, terminale e IDE.

La Copilot App rompe questo ciclo. Il suo punto di partenza non è un file, ma il contesto GitHub: issue, pull request, commenti di review e risultati dei check CI sono gli artefatti da cui nasce ogni sessione di lavoro agentico.

Il modello a sessioni isolate


Il concetto centrale dell’app è la sessione. Ogni sessione ha un proprio spazio di lavoro separato:

  • Un branch Git dedicato, creato automaticamente all’avvio
  • Una copia dei file del repository (worktree isolato)
  • Una cronologia di conversazione separata
  • Uno stato del task indipendente

Questo significa che è possibile tenere aperte contemporaneamente più sessioni — ognuna su un repository o task diverso — senza che si interferiscano. Una sessione può essere messa in pausa e ripresa in seguito esattamente dal punto in cui era rimasta, perché lo stato viene salvato lato cloud.

Questo approccio è particolarmente utile per i team che lavorano su task ripetitivi o paralleli: aggiornamenti delle dipendenze, generazione di release notes, triage automatico di issue, pulizia del codice morto.

L’inbox: un pannello di controllo unificato


L’interfaccia principale dell’app è una inbox che aggrega, in un’unica vista, issue aperte, pull request in attesa di review, fallimenti dei check CI e task in corso — attraverso tutti i repository connessi all’account GitHub.

Da questa inbox si può selezionare un elemento, assegnarlo a una nuova sessione, e l’agente parte con il contesto completo già disponibile: descrizione della issue, stato del branch, commenti precedenti. Non è necessario copiare e incollare nulla.

Agent Merge: il completamento automatico del ciclo PR


La funzionalità più interessante — e potenzialmente più impattante per i workflow aziendali — è Agent Merge.

Una volta aperta una pull request da una sessione, Agent Merge può:

  • Rispondere ai commenti di review: legge i feedback dei reviewer e applica le modifiche richieste
  • Correggere i fallimenti CI: se un check fallisce, analizza l’output e tenta di risolvere il problema
  • Risolvere conflitti di merge: gestisce in autonomia i conflitti non ambigui
  • Fare il merge finale: quando tutte le condizioni sono soddisfatte (approvazioni, check verdi, regole di branch protection rispettate), completa il merge

L’ultimo punto è importante: Agent Merge rispetta le regole di branch protection dell’organizzazione. Non bypassa i requisiti di approvazione manuale — si limita a gestire tutto ciò che è automatizzabile nel rispetto delle policy esistenti.

Terminale integrato e preview browser


L’app include un terminale integrato per eseguire comandi all’interno della sessione e un preview browser per testare l’output dell’applicazione prima di aprire la PR. Questo permette di validare le modifiche senza uscire dall’app.

Modelli AI configurabili per le organizzazioni


La Copilot App utilizza un mix di modelli da Anthropic, OpenAI e GitHub stesso. Le organizzazioni su piano Business o Enterprise possono configurare quale modello usare per le sessioni agentiche. Questa flessibilità è rilevante per chi ha requisiti specifici di compliance o preferenze tecniche sul provider AI.

Requisiti e disponibilità


L’app è disponibile in anteprima tecnica con accesso graduale:

  • Pro e Pro+: iscrizione alla waitlist via gh.io/github-copilot-app
  • Business e Enterprise: disponibilità progressiva — richiede che l’admin dell’organizzazione abbia abilitato le anteprime e il Copilot CLI nelle policy
  • Piano gratuito: escluso per ora

L’app richiede una connessione costante ai backend GitHub perché le sessioni e i modelli AI risiedono interamente lato cloud. Non è possibile usarla offline.

Considerazioni per i team di sviluppo


Per un team che usa già GitHub Actions e branch protection, l’integrazione di Agent Merge può ridurre significativamente il tempo che i developer spendono su task meccanici post-review. La vera domanda non è tecnica ma di processo: fino a che punto si è disposti a delegare all’agente la chiusura del ciclo di una PR?

L’approccio a sessioni isolate su worktree separati è architetturalmente solido: ogni sessione non contamina il branch principale e l’isolamento Git garantisce che gli esperimenti agentici rimangano confinati. Il rischio principale è, come sempre, la qualità del codice generato — che rimane sotto responsabilità del developer che fa la review finale.

Per team che gestiscono molte PR in parallelo (es. monorepo, molti contributor, cicli di release frequenti), questa app può diventare un moltiplicatore di produttività reale.


Fonte: GitHub Changelog — GitHub Copilot app is now available in technical preview


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Claude Code’s Five-Month Network Sandbox Bypass Silently Exposed Developer Credentials and Source Code
#CyberSecurity
securebulletin.com/claude-code…
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oggi e domani, 21 e 22 maggio, a roma: “seeing and reading sound. forme, estetiche, teorie, immaginari e politiche del videoclip”


seeing and reading sound_ convegno sulle poetiche del videoclip_ roma 21-22 mag 2026
cliccare per ingrandire

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#clip #convegno #estetiche #forme #immaginari #politiche #RomaTre #seeingAndReadingSound #teorie #video #videoclip

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In una galleria dello Smithsonian Air and Space Museum di Washington si può osservare, accanto ai cimeli più importanti nella storia del volo, un oggetto che a prima vista potrebbe apparire fuori posto. Si tratta di un sari, la tradizionale veste indiana colorata, esposto perché appartenuto a una delle “rocket women” che hanno permesso all’India di arrivare su Marte, superando ostacoli tecnici e pregiudizi radicati. Il suo nome è Nandini Harinath.

Nata a Bangalore da un'insegnante di matematica e da un ingegnere, Nandini Harinath ha la fortuna di crescere in una famiglia che incoraggiava lo studio e la curiosità e il merito di metterla a frutto nel modo migliore.
La sua passione per lo spazio nasce dalle puntate di Star Trek guardate da bambina insieme ai genitori: dopo gli studi scientifici si laurea in ingegneria e si candida all’Indian Space Research Organisation, l’agenzia spaziale indiana, che la assume nel 1996.

Per quasi vent’anni lavora a satelliti per telecomunicazioni e osservazione della Terra, costruendosi una reputazione di ingegnera meticolosa e affidabile, fino alla svolta del 2012. Dopo uno studio di fattibilità dai risultati incoraggianti, il primo ministro Manmohan Singh dà il via libera a un progetto che sembra impossibile: l’India deve raggiungere Marte. E deve farlo in appena un anno e mezzo e con un budget di settantaquattro milioni di dollari, meno di quanto sia costato girare il film “Gravity”. Nandini diventa progettista di missione del Mars Orbiter Mission, ribattezzato Mangalyaan, che in sanscrito significa “veicolo per Marte”.

Sono mesi di lavoro massacrante. Nandini è tra i responsabili del gruppo che progetta le traiettorie, calcola le manovre, prepara i piani di emergenza per ogni cosa che potrebbe andare storta in un viaggio interplanetario di 298 giorni.

Il 5 novembre 2013 il PSLV-C25 si stacca dalla rampa di Sriharikota; il 30 novembre la sonda lascia l’orbita terrestre per puntare verso Marte. Il 24 settembre 2014 Mangalyaan si inserisce nell’orbita marziana. L’India diventa la prima nazione asiatica ad arrivare in orbita intorno a Marte, precedendo giganti del settore come la Cina e il Giappone. Nelle sale di controllo le scienziate dell’ISRO in sari colorati si abbracciano tra le scrivanie.

Mangalyaan smette di comunicare con la Terra nel 2022, dopo aver superato di sette anni la sua aspettativa di vita operativa. L’impresa entra nell’immaginario della nazione: l’immagine della sonda compare sulle banconote da 2000 rupie, accanto al volto di Gandhi, e la missione viene raccontata dal film di Bollywood “Mission Mangal”, che incassa l’equivalente di 35 milioni di euro.

Nandini riceve importanti premi scientifici e usa la popolarità ottenuta per contrastare i luoghi comuni: «È un mito che le donne non siano portate per la matematica e le scienze. Io vorrei essere ricordata come una scienziata, non come una scienziata donna.»

Nel 2021 Nandini dona allo Smithsonian il sari che indossava il giorno in cui Mangalyaan ha lasciato l’orbita terrestre: un modo per ricordare che la scienza non ha nazionalità e non ha genere.

@astronomia

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#newbook di #InformationLawandSociety

🛡 Qual è l’impatto dell’#IA sui sistemi di voto elettronico? Indagando le ricadute normative, tecniche e istituzionali in contesti di crisi globale, l’opera esamina criticamente rischi sistemici, opacità algoritmica, vulnerabilità infrastrutturali e scenari regolatori emergenti

✨ Leggilo qui in #OpenAccess: libri.unimi.it/index.php/infol…

@cultura

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oggi, 21 maggio, a roma, al goethe institut: “ancora un dialogo di roma”


Ancora un dialogo di Roma

L’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo e il Goethe-Institut Roma presentano in anteprima italiana, nell’ambito della rassegna Ritorno a Roma, il film-saggio Ancora un dialogo di Roma della scrittrice e vincitrice del Premio Roma Villa Massimo 2023/24 Katerina Poladjan e dell’autore e regista Henning Fritsch. Al termine della proiezione seguirà un incontro con gli autori e il curatore Marius Babias con traduzione simultanea in italiano.

In una rivisitazione del film Il dialogo di Roma (1982) di Marguerite Duras, Katerina Poladjan e Henning Fritsch mostrano immagini della città di Roma, sovrapponendovi una voce fuori campo. L’io narrante rievoca frammenti di memoria: l’arrivo in uno spazio indefinito di possibilità e il ricordo di un’infanzia immaginaria trascorsa a Ostia. Come nell’opera di Duras, la narrazione si muove nel solco dell’intimità e dell’esperienza personale. Lo sguardo rifugge dalle vedute emblematiche per indagare una città sospesa tra bellezza e marginalità, superando ogni distinzione tra ciò che è “proprio” e ciò che è “straniero”.

Ingresso gratuito su registrazione: goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ve…

Accademia Tedesca Roma Villa Massimo
Largo di Villa Massimo, 1
#AccademiaTedescaRomaVillaMassimo #AncoraUnDialogoDiRoma #anteprimaItaliana #film #filmSaggio #GoetheInstitut #HenningFritsch #KaterinaPoladjan #MargueriteDuras #MariusBabias #memoria #Ostia #PremioRomaVillaMassimo #RitornoARoma #Roma #VillaMassimo

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Molto più delle spese militari, che molti dicono necessarie per rendersi indipendenti e autonomi nella difesa in un mondo diventato molto pericoloso (fatto questo sicuramente vero), occorrono ingenti spese per rendersi autonomi in campo dell'energia, delle risorse, delle tecnologie
Energie rinnovabili, sviluppo informatico, diminuire al massimo la dipendenza da fonti petrolifere e servizi tecnologici americani, prima lo si fa e meglio sarà
Ne va della nostra vera sopravvivenza
in reply to filobus

Utilizzare software e mezzi di sorveglianza di matrice americana e israeliana garantisce che tutte le informazioni raccolte vengano date ai loro servizi
(E non importa quanto loro garantiscano di non farlo, l'"interesse nazionale" loro rompe ogni vincolo che possono aver sottoscritto, ammesso che non fosse una modalità di funzionamento già previsto in partenza)
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successo noyb: ORF.at deve correggere il banner ingannevole dei cookie


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Cookie Banners

[strong]L'ente radiotelevisivo austriaco (ORF) deve modificare il banner dei cookie su ORF.at per adeguarlo al GDPR. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo federale (BVwG), confermando una decisione presa dall'Autorità austriaca per la protezione dei dati nel 2024. In particolare, l'ORF deve garantire che i pulsanti per accettare o rifiutare i cookie di tracciamento siano concepiti in modo equo in modo che i visitatori non siano indotti ad accettare. Attualmente, il accetta è evidenziata in modo fuorviante in colore, il che può portare a un consenso non intenzionale.[/strong]

Screenshot current ORF cookie banner


Premessa. Nell'agosto 2021, noyb ha presentato 422 reclami GDPR contro siti web che utilizzavano banner cookie ingannevoli e illegali. Tra questi c'era ORF.at (il sito di notizie più visitato in Austria) il cui banner sui cookie all'epoca non offriva alcuna opzione per "Rifiutare" i cookie di tracciamento al primo livello. Nella sua decisione dell'ottobre 2024, l'Autorità austriaca per la protezione dei dati ha concordato con la sostanza del reclamo di noyb e ha ordinato a ORF di inserire i pulsanti "Rifiuta" e "Accetta" con lo stesso rilievo sul suo banner dei cookie. A quel punto, ORF aveva già aggiunto un pulsante "Rifiuta", ma lo aveva reso di colore meno evidente rispetto all'opzione "Accetta". ORF ha quindi presentato ricorso al Tribunale amministrativo federale (BVwG).

Max Schrems, presidente di noyb: "L'autorità per la protezione dei dati e ora i tribunali hanno chiaramente confermato che i banner dei cookie devono offrire le opzioni "sì" e "no" in modo ugualmente evidente, senza alcun motivo scuro. È scandaloso che persino l'emittente pubblica ORF abbia bisogno di una sentenza specifica del tribunale su questo tema, ben otto anni dopo l'entrata in vigore del GDPR"

Il Tribunale amministrativo federale conferma le violazioni del GDPR da parte di ORF. Con la sua decisione, il Tribunale amministrativo federale ha confermato ciò che era già chiaro nel 2024: Il banner dei cookie di ORF non è conforme al GDPR, in quanto evidenzia la dicitura "Accetta è fuorviante per gli utenti e porta a un consenso non intenzionale. Di conseguenza, il consenso non è più univoco e viola anche il principio di trasparenza, afferma il Tribunale amministrativo federale nella sua motivazione. L'ORF non ha quindi ottenuto un consenso valido e deve ridisegnare il suo banner sui cookie.

Possibili implicazioni. Data la chiarezza della decisione del BVwG, è probabile che abbia implicazioni per innumerevoli altre aziende. Il tribunale chiarisce che la semplice implementazione di un "Rifiuto in un colore meno appariscente non è sufficiente. È invece necessario dare lo stesso risalto a entrambe le opzioni. Di conseguenza, ORF non è affatto l'unica azienda il cui banner sui cookie viola il GDPR.


noyb.eu/it/noyb-success-orfat-…

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«La promessa di curare omeopaticamente gran parte delle malattie comuni dell’infanzia appartiene al campo delle frottole, una volta considerato l’effetto placebo. E diventa tanto più efficace quanto più riesce a usare, una dopo l’altra, le nostre scorciatoie mentali contro la nostra capacità di giudicare».
mstdn.science/@badscientists/1…

#omeopatia #pensierocritico


L'ESEMPIO PERFETTO

Si presenta l'occasione di mostrare tutti in una volta i bias e le euristiche ingannevoli che disarmano il pensiero critico di fronte alla pseudomedicina.

ilfoglio.it/scienza/2026/05/21…


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Qualcuno conosce la libersoft.it/ ? Mi interessa il loro interessamento alla #firmaelettronica fatta con #SoftwareLibero
Per piacere ricondividete!
Nel caso contattatemi anche privatamente

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signals / steve brenner. 1985


youtu.be/pP4Cct_1di8?is=m6I8n6…
#music #Signals #SteveBrenner

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Stato ebraico? Non chiamatelo più così. Israele calpesta e disonora i valori dell'ebraismo. Il nostro dissenso all'interno della società israeliana e fra gli ebrei della diaspora mira a preservare l'insegnamento biblico della liberazione dalla schiavitù e della convivenza
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Migrazione certificati Secure Boot in Windows 11: guida agli script PowerShell di KB5089549
#tech
spcnet.it/migrazione-certifica…
@informatica


Migrazione certificati Secure Boot in Windows 11: guida agli script PowerShell di KB5089549


Il contesto: perché i certificati Secure Boot stanno scadendo


Giugno 2026 non è solo una data sul calendario: è una scadenza critica per qualsiasi amministratore di sistema che gestisce parchi macchine Windows in ambienti enterprise. I certificati Secure Boot installati nella maggior parte dei dispositivi durante l’era di Windows 8 — quelli che fondano la catena di fiducia UEFI — inizieranno a scadere a partire da questo mese. La conseguenza più immediata: i dispositivi non aggiornati perderanno la capacità di ricevere nuove protezioni per il processo di avvio, inclusi aggiornamenti al Windows Boot Manager, alle revocation list DBX e alle patch per vulnerabilità di boot-level scoperte in futuro.

Microsoft ha risposto a questa urgenza con il Patch Tuesday di maggio 2026, introducendo l’aggiornamento cumulativo KB5089549 per Windows 11 (versioni 24H2 e 25H2). Oltre alle consuete correzioni di sicurezza, questa release porta con sé qualcosa di inedito: una nuova cartella C:\Windows\SecureBoot\ExampleRolloutScripts contenente sette script PowerShell pensati per automatizzare l’intera migrazione dei certificati Secure Boot nelle reti enterprise.

Cosa trovi nella cartella C:\Windows\SecureBoot


La cartella non contiene i certificati stessi, ma una suite di script PowerShell modulari, ben commentati e accompagnati da un file README.md e un CHANGELOG.txt. Microsoft la posiziona deliberatamente sotto C:\Windows — un segnale preciso: la gestione del Secure Boot diventa un’attività di manutenzione ordinaria del sistema operativo, non più un compito relegato a tool OEM o procedure manuali nei menu BIOS.

Gli script sono progettati per operare su flotte di macchine tramite Intune, WSUS o Configuration Manager. Vediamoli uno per uno.

1. Detect-SecureBootCertUpdateStatus.ps1


Questo script viene eseguito su ogni endpoint, tipicamente via Group Policy o come scheduled task distribuito. Raccoglie lo stato di Secure Boot, i valori di registro che tracciano l’avanzamento della migrazione certificati, i dettagli OEM e firmware, e gli entry rilevanti dell’Event Log. L’output è un file JSON scritto su un path di rete condiviso (e su un path locale di fallback), che serve come base dati per gli script successivi.

# Esempio di utilizzo base
.\Detect-SecureBootCertUpdateStatus.ps1 -OutputPath "\\server\SecureBootData"


2. Aggregate-SecureBootData.ps1


Consolida i file JSON prodotti dallo script di rilevamento in un unico report aggregato. Utile per costruire dashboard di stato, identificare dispositivi con certificati non aggiornati e pianificare le wave di deployment. Può essere eseguito dal management server con accesso alla condivisione di rete centralizzata.

3. Deploy-GPO-SecureBootCollection.ps1


Automatizza la creazione di una Group Policy Object che distribuisce lo script di raccolta dati (Detect-SecureBootCertUpdateStatus.ps1) come scheduled task su tutti i target dell’OU specificata. Riduce drasticamente il lavoro manuale nella fase di inventory.

4. Start-SecureBootRolloutOrchestrator.ps1


È il cuore della suite. Legge i dati aggregati, determina quali dispositivi sono pronti per l’aggiornamento, crea security group AD e una GPO dedicata, quindi avvia il deployment progressivo a wave esponenziali: prima 1 dispositivo, poi 2, poi 4 e così via. Se una wave registra errori firmware, il rollout si blocca automaticamente, impedendo la propagazione del problema al resto della flotta.

# Avvio orchestrato con 5% di dispositivi nel primo ring
.\Start-SecureBootRolloutOrchestrator.ps1 `
  -DataPath "\\server\SecureBootData" `
  -RingSize 0.05 `
  -DomainController "dc01.contoso.com"


5. Deploy-OrchestratorTask.ps1


Il processo di orchestrazione può durare settimane in ambienti di grandi dimensioni. Invece di mantenere aperta una sessione PowerShell su un management server, questo script installa l’orchestratore come Windows Scheduled Task, garantendo continuità anche in caso di riavvii o disconnessioni.

6. Get-SecureBootRolloutStatus.ps1


Permette di visualizzare lo stato corrente del rollout: quanti dispositivi sono stati aggiornati, quanti sono in attesa, quanti hanno riscontrato errori. Indispensabile per il monitoraggio durante fasi di deployment attive.

7. Enable-SecureBootUpdateTask.ps1


Script di remediation: se il task automatico di aggiornamento Secure Boot è stato disabilitato, eliminato o modificato (ad esempio da una policy di Configuration Manager), questo script lo ripristina allo stato predefinito, rimettendo in moto i dispositivi che non stanno progredendo.

Considerazioni pratiche prima di eseguire gli script


Microsoft descrive questi script come sample — implementazioni di riferimento, non soluzioni turnkey pronte per il produzione senza revisione. Prima di distribuirli, è necessario tenere a mente alcune criticità.

Esecuzione policy e script non firmati. Gli script sono unsigned. Prima di eseguirli, verificare che la execution policy di PowerShell lo permetta, oppure sbloccarli individualmente:

Unblock-File -Path "C:\Windows\SecureBoot\ExampleRolloutScripts\*.ps1"


BitLocker e Credential Guard. Le modifiche allo stato di Secure Boot possono innescare richieste di recovery BitLocker. Gli script includono un pre-check che sospende BitLocker sul volume di sistema prima della migrazione e lo riattiva al termine — ma è sempre buona norma avere le recovery key a portata di mano prima di avviare qualsiasi operazione.

Firmware OEM aggiornato. Prima di applicare la migrazione certificati, verificare che i dispositivi target abbiano il firmware UEFI più recente fornito dall’OEM. Alcuni modelli più datati potrebbero non supportare le variabili UEFI necessarie o potrebbero richiedere un aggiornamento firmware preventivo.

Ambienti di test obbligatori. Il rollout progressivo dell’orchestratore è già un meccanismo di sicurezza, ma Microsoft raccomanda comunque di testare gli script in un ambiente non produttivo con hardware rappresentativo prima di qualsiasi deployment su larga scala.

Integrazione con Intune e il report Autopatch


Per chi utilizza Windows Autopatch, l’Intune admin center ha ricevuto un aggiornamento del report Secure Boot Status che fornisce visibilità device-by-device sullo stato dei certificati in vista della scadenza di giugno. Il report mostra quali dispositivi hanno Secure Boot abilitato, se i certificati sono aggiornati, e se si applica il deployment automatico o manuale. Nuove colonne per trust configuration, confidence level e alert aiutano a prendere decisioni mirate anziché dover fare deployment generalizzati.

Conclusione


L’aggiornamento KB5089549 non è solo un Patch Tuesday ordinario: segna un passaggio importante nel modo in cui Microsoft concepisce la gestione della sicurezza firmware in ambienti enterprise. Collocare script PowerShell di migrazione Secure Boot direttamente in C:\Windows, con logging integrato sull’Event Log sotto il provider Microsoft-Windows-SecureBoot-Scripts e un changelog per le future versioni, è un chiaro segnale: il lifecycle management del Secure Boot diventa parte del normale ciclo di manutenzione dei sistemi Windows, esattamente come la gestione dei certificati TLS.

Per i sysadmin che devono affrontare la scadenza di giugno 2026, il punto di partenza è il portale ufficiale aka.ms/GetSecureBoot, dove Microsoft raccoglie tutta la documentazione aggiornata sulla migrazione. Il tempo di agire è adesso: inventariare i dispositivi, testare gli script in un ambiente controllato e pianificare le wave di deployment prima che la scadenza diventi un’emergenza.


Fonti: Neowin – KB5089549, Microsoft Support – Secure Boot Certificate Expiration, 4sysops – Windows 11 SecureBoot folder


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FamousSparrow spia l’Azerbaigian: il gruppo APT cinese colpisce l’industria petrolifera del corridoio energetico europeo
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/famous…


FamousSparrow spia l’Azerbaigian: il gruppo APT cinese colpisce l’industria petrolifera del corridoio energetico europeo


Bitdefender Labs ha documentato un’operazione di cyberspionaggio cinese di ampio respiro contro l’industria petrolifera e del gas dell’Azerbaigian, attribuita con confidenza medio-alta al gruppo FamousSparrow — noto anche come Earth Estries — un attore APT allineato con Pechino. L’operazione, durata oltre due mesi tra dicembre 2025 e febbraio 2026, assume una rilevanza geopolitica straordinaria: l’Azerbaigian è diventato un corridoio energetico strategico per l’Europa dopo la scadenza del contratto di transito del gas russo attraverso l’Ucraina e le perturbazioni nello Stretto di Hormuz del 2026.

Il contesto geopolitico: perché l’Azerbaigian è nel mirino cinese


Comprendere questa intrusione richiede un passo indietro sul panorama energetico europeo. A fine 2024, è scaduto il contratto di transito del gas naturale russo attraverso l’Ucraina, eliminando uno dei principali canali di approvvigionamento per l’Europa orientale. Nel primo trimestre del 2026, la sospensione delle spedizioni di GNL dal Qatar e le perturbazioni nello Stretto di Hormuz hanno ulteriormente ridotto le alternative disponibili. In questo scenario, l’Azerbaigian ha consolidato il proprio ruolo di partner energetico strategico, espandendo le forniture a 13 paesi europei — incluse nuove consegne a Germania e Austria — con un volume export cresciuto del 56% dal 2021.

Accesso iniziale: lo stesso server Exchange sfruttato tre volte


Il 25 dicembre 2025, il processo w3wp.exe (worker IIS di Microsoft Exchange) ha tentato di scrivere una web shell malevola in una directory pubblica del server. Il vettore era la catena exploit ProxyNotShell (CVE-2022-41040, CVE-2022-41082), documentata già dal 2022. Ulteriori tentativi di deploy di web shell sono stati registrati il 26 e 29 dicembre, con filename quali key.aspx, log.aspx, errorFE_.aspx e signout_.aspx.

Ciò che rende questa intrusione particolarmente significativa è la disciplina operativa: il medesimo server Exchange vulnerabile è stato ri-sfruttato per tre ondate distinte nell’arco di due mesi, nonostante i tentativi di remediation della vittima. Ogni volta che la difesa rimuoveva il malware, il gruppo tornava attraverso lo stesso punto di accesso, cambiando il backdoor ma preservando il canale.

Prima ondata: Deed RAT tramite la triade LogMeIn Hamachi


Dopo aver stabilito un foothold via web shell, gli attaccanti hanno distribuito il backdoor Deed RAT attraverso una catena DLL sideloading a tre componenti che sfrutta il legittimo software LogMeIn Hamachi:

  • LMIGuardianSvc.exe — binario legittimo LogMeIn Hamachi (MD5: 0554f3b69d39d175dd110d765c11347a)
  • LMIGuardianDll.dll — loader malevolo che patcha una Windows API e prepara il payload
  • .hamachi.lng — payload Deed RAT cifrato con AES-128-CBC

Il meccanismo di evasione è raffinato: la DLL distribuisce la logica malevola su due export separati, Init e ComMain. La funzione Init patcha silenziosamente l’API Windows StartServiceCtrlDispatcherW in memoria, poi termina senza rivelare comportamenti sospetti. Il payload si attiva solo quando l’applicazione legittima raggiunge la chiamata patchata nel suo flusso naturale. Il risultato pratico: le sandbox di analisi automatica che eseguono la DLL in isolamento non osservano alcun comportamento malevolo — il malware rimane completamente inerte senza il contesto applicativo completo.

Seconda ondata: tentativo con Terndoor via Mofu Loader


Circa un mese dopo, FamousSparrow è tornato con un secondo backdoor: Terndoor, caricato attraverso il Mofu Loader. La catena sfruttava USOShared.exe (rinominato da deskband_injector64.exe) per sideloadare winmm.dll malevolo. Il tentativo è stato bloccato dalla soluzione di sicurezza, ma le tracce forensi hanno rivelato il tentativo di installare un driver kernel (vmflt.sys) per persistenza a livello rootkit — una tecnica documentata da Cisco Talos nel report UAT-9244.

Terza ondata: Deed RAT con C2 aggiornato


A fine febbraio 2026, gli attaccanti sono tornati per la terza volta con Deed RAT aggiornato. Le modifiche principali: magic DWORD aggiornato da 0xDEED4554 a 0xFF66ABCD, compressione plugin da Snappy a Deflate, nuovi target per l’injection (wininit.exe, dwm.exe), e nuovo C2: sentinelonepro[.]com:443. La scelta di un dominio che imita SentinelOne, un noto vendor di sicurezza, è emblematica della cura con cui FamousSparrow costruisce l’infrastruttura per eludere l’attenzione degli analisti.

Movimento laterale: RDP, Domain Admin e Impacket


Con persistenza stabilita sul primo host, gli attaccanti si sono spostati lateralmente via RDP verso un secondo server, autenticandosi con un account Domain Administrator — a indicare che le credenziali privilegiate erano già state compromesse. Da quel secondo host hanno poi usato utility in stile Impacket (atexec, smbexec) per propagarsi su un terzo sistema. La sequenza — accesso RDP, apertura console PowerShell, download del malware in pochi minuti — è la firma di un attore con un playbook collaudato.

Indicatori di compromissione

# Deed RAT - Prima ondata
MD5 LMIGuardianSvc.exe:  0554f3b69d39d175dd110d765c11347a
Path installazione:       C:\Program Files (x86)\LogMeIn Hamachi\
Magic header:             0xFF66ABCD (vecchio: 0xDEED4554)
C2 Prima variante:        HTTPS://virusblocker[.]it[.]com:443
C2 Terza variante:        HTTPS://sentinelonepro[.]com:443
# Web shell ProxyNotShell (Exchange)
File:  key.aspx, log.aspx, errorFE_.aspx, signout_.aspx
Path:  directory accessibili via web su Exchange server
# Terndoor - Seconda ondata
Loader:        C:\ProgramData\USOShared\USOShared.exe
DLL malevola:  C:\ProgramData\USOShared\winmm.dll
Driver kernel: C:\ProgramData\USOShared\vmflt.sys
Registry:      HKLM\SYSTEM\ControlSet001\Services\vmflt
# IOC completi: github.com/bitdefender/malware-ioc/
# File: 2026_05_13-famoussparrow-iocs.csv

Due righe per i difensori


  • Patch immediata dei server Exchange esposti: ProxyShell e ProxyNotShell sono vulnerabilità note dal 2021-2022. Qualsiasi Exchange non patchato esposto a internet deve essere considerato compromesso
  • Monitorare w3wp.exe: il processo IIS worker non dovrebbe mai scrivere file .aspx in directory pubblicamente accessibili nel contesto MSExchangePowerShellAppPool
  • Rilevamento API hooking: monitorare modifiche ai primi byte di API Windows critiche (StartServiceCtrlDispatcherW, CreateProcessW) da parte di binari non firmati
  • Alert RDP con credenziali DA: sessioni RDP da host interni con account Domain Administrator al di fuori delle finestre di manutenzione devono innescare alert immediati
  • Rotazione credenziali post-compromissione: qualsiasi dichiarazione di remediation completata che non includa la rotazione delle credenziali Domain Admin è incompleta per definizione

La capacità di FamousSparrow di tornare sullo stesso accesso per tre ondate consecutive, adattando il toolset ma mantenendo il canale di ingresso, è la lezione operativa centrale di questa campagna: la remediation che rimuova il malware senza affrontare la vulnerabilità sottostante e ruotare le credenziali non è remediation — è una pausa.


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Apparently #X is letting me post again after a 24-hour blackout during which I couldn’t post anything.
The blackout occurred after I reposted a post by Francesca Albanese about the Global Sumud Flotilla
#x
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Il nuovo post di universita-it: Laurea in Ingegneria gestionale: cosa si studia, esami e sbocchi

Qui il post completo: universita.it/laurea-ingegneri…

@universitaly

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Intelligenza artificiale, responsabilità e cybersicurezza: il punto sul convegno di Cagliari
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/intell…


Intelligenza artificiale, responsabilità e cybersicurezza: il punto sul convegno di Cagliari


Si parla di:
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Nel grande auditorium dell’ARNAS G. Brotzu di Cagliari, si parla di intelligenza artificiale, responsabilità e cybersicurezza nel sistema sanitario nazionale. Sul palco si alternano dirigenti pubblici, giuristi, esperti di compliance, rappresentanti istituzionali e figure di primo piano della sicurezza informatica italiana.

Un convegno importante per far diventare la cybersicurezza un tema per tutti


I temi sono quelli inevitabili del momento: AI generativa, governance del dato, regolamentazione europea, rischio cyber, continuità operativa, resilienza.

Il tono è solenne, spesso tecnico, quasi rassicurante. Si parla di protezione delle infrastrutture critiche, di necessità di regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale, di responsabilità giuridica e organizzativa. Ma mentre scorrono le slide e si susseguono gli interventi, emerge una sensazione difficile da ignorare: manca il protagonista principale di tutta questa discussione. Il dato sanitario reale. Quello che ogni giorno viene esposto, rubato, venduto, pubblicato o utilizzato senza controllo.

Il convegno è stato un momento di grande opportunità per innescare discussioni sul tema a me molto a cuore: la cybersicurezza nazionale. E gli interventi sono stati un momento importante per sentire punti di vista e situazione attuale nel campo della sanità. Ciò che mi piacerebbe introdurre con questo articolo, vista la qualità della discussione introdotta dal convegno, è la necessità come paese Italia di fare un passo indietro rispetto a ciò che attualmente occupa il maggior spazio nelle scrivanie decisionali, di vedere cosa davvero sta succedendo ai dati dei cittadini italiani.

Il mio intento con questo intervento è quello di farci porre delle domande affinché si possano innescare processi per migliorare eventuali situazioni quotidiane.

Il dato sanitario purtroppo è già ovunque


C’è un paradosso evidente. Tutti concordano sul fatto che il dato sanitario sia “speciale”, “sensibile”, “delicato”, “meritevole di protezione rafforzata”. Eppure quasi nessuno affronta davvero cosa accade quando questi dati finiscono fuori controllo. Nessuno racconta il destino concreto delle cartelle cliniche sottratte durante gli attacchi ransomware. Gli unici interventi che si sono avvicinati a centrare questo punto sono stati il brillante discorso introduttivo del Gen CdA Luciano Carta e quello del Gen CdA Leandro Cuzzocrea entrambi con una visione estramente strategica del mondo criminale dei dati. Che poi è esattamente ciò che occorre su questo tema al Paese Italia.

Nessuno spiega dove finiscono referti, analisi, documenti oncologici, dati psicologici, informazioni genetiche o amministrative una volta pubblicati sui leak site dei gruppi criminali. Nessuno sembra voler affrontare il fatto che, in Italia, gli attacchi contro strutture sanitarie non siano scenari ipotetici o eventualità remote, ma eventi ormai sistematici.

Basta osservare quanto monitorato negli ultimi anni da piattaforme indipendenti come quella sviluppata e mantenuta da me Ransomfeed, che da tempo traccia le rivendicazioni ransomware pubblicate dai gruppi criminali a livello globale. Nel database compaiono ASL, aziende ospedaliere universitarie, strutture territoriali, centri diagnostici e realtà sanitarie italiane finite nel mirino di operatori ransomware ovunque nel tempo: c’è Lazio Crea del 2020 ma dopo quello ce ne sono nel 2021, 2022, 2023, 2024, 2025. Non episodi isolati, ma una sequenza costante di compromissioni che racconta un fenomeno strutturale. Alcuni casi sono rimasti confinati ai disservizi temporanei; altri hanno comportato la sottrazione e pubblicazione di grandi quantità di documentazione sanitaria e amministrativa.

È assolutamente prioritario e strategico sapere e far sapere a tutti i cittadini che questi Terabyte di dati persi nell’Internet e nelle mani criminali, sono gli stessi dati alla base di altri attacchi personali ai cittadini. Sono spesso la risposta alla domanda che spesso ci poniamo su Come ha fatto questo numero sconosciuto dall’Africa a inviarmi un SMS/messaggio Whatsapp, con una truffa a tema bancario?

Eppure, durante il convegno, il tema dominante sembra essere soprattutto la resilienza operativa. Il backup. Il ripristino rapido. La continuità del servizio. Elementi certamente fondamentali, ma che spesso finiscono per ridurre il problema cyber a una semplice questione di disponibilità dei sistemi. Come se il vero obiettivo fosse soltanto “riaccendere tutto il prima possibile”. Come se la perdita definitiva del controllo sui dati fosse un danno secondario.

Ma nel settore sanitario il problema non è soltanto il downtime. È la persistenza del danno. Un referto medico pubblicato online non può essere “ripristinato” da un backup. Una diagnosi oncologica esfiltrata non può essere annullata. Una banca dati sanitaria sottratta e venduta può continuare a circolare per anni in forum criminali, marketplace underground, archivi privati o circuiti di estorsione. E questo aspetto sembra quasi assente dal dibattito istituzionale.

Dico quasi perché effettivamente mi sono ritrovato molto nel discorso conclusivo del Prof. UNICAL Mario Caligiuri, che in qualche modo ha tracciato una “strada del pericolo” di quello che realmente sta già accadendo da anni.

Anche l’AI non è nemica, il problema è caricarci dentro dati sensibili


Lo stesso discorso vale per l’intelligenza artificiale. Sul palco si discute di AI Act, governance, responsabilità dell’algoritmo, supervisione umana. Ma raramente emerge una domanda molto più concreta: cosa accade quando personale sanitario, amministrativo o tecnico inizia a utilizzare chatbot di AI generativa caricando documenti clinici, referti o informazioni dei pazienti? Dove finiscono quei dati? Come vengono trattati? Vengono conservati? Utilizzati per training? Processati da terze parti? Quali controlli esistono realmente nelle strutture pubbliche?

È una questione enorme, eppure ancora affrontata in modo marginale. In molte realtà sanitarie italiane manca completamente una cultura operativa capace di gestire questi strumenti. Il rischio non è teorico. È quotidiano.

Basta osservare cosa accade negli ospedali: porte USB liberamente utilizzabili, workstation condivise, installazione incontrollata di software terzi, accessi a servizi cloud esterni, credenziali riutilizzate, navigazione senza restrizioni, segmentazione di rete insufficiente. In alcuni casi persino software obsoleti e dispositivi medicali non aggiornabili continuano a convivere con infrastrutture moderne.

Tutto questo è sicuramente governance, ma non che sia ancora da normare. È tutto perfettamente normato, ma l’attuale infrastruttura non ne permette la precisa attuazione, purtroppo, all’interno della pubblica amministrazione, come invece avviene da decenni nelle grandi aziende private (come giustamente indicato dal responsabile della sicurezza informatica di Poste Italiane, Rocco Mammoliti).

Il contrasto tra il linguaggio istituzionale del convegno e la realtà operativa percepibile sul campo è netto. Da una parte la narrazione strategica, fatta di regolamenti, framework e governance. Dall’altra la quotidianità di strutture spesso prive di risorse adeguate, personale insufficiente, processi fragili e superfici di attacco enormi. E soprattutto una mancanza cronica di trasparenza pubblica su ciò che avviene dopo un incidente.

Anche il post incidente è una questione di sicurezza


Perché il vero nodo è anche questo: in Italia si parla pochissimo delle conseguenze concrete degli attacchi cyber sulla sanità. Quando una struttura viene colpita, il dibattito si concentra sul blocco dei servizi, sulle prenotazioni sospese, sui disagi temporanei. Molto meno sulla sorte dei dati sottratti. Raramente i cittadini vengono informati in modo chiaro su cosa sia stato realmente esfiltrato, dove quei dati possano finire o quali rischi futuri possano derivarne.

Ed è forse proprio qui che emerge il limite più evidente di molti eventi istituzionali sul tema cybersecurity: la distanza tra il racconto teorico della sicurezza e la realtà pratica delle compromissioni. La cybersicurezza sanitaria non può essere ridotta a compliance normativa o disaster recovery. Richiede una presa di coscienza molto più dura: i dati sanitari italiani sono già oggi un bersaglio costante del cybercrime internazionale, e in molti casi sono già stati sottratti.

Continuare a trattare questi temi come eccezioni anziché come parte di una crisi strutturale rischia di produrre soltanto altra burocrazia, altra documentazione e altri tavoli tecnici. Mentre nel mondo reale, i leak site ransomware continuano ad aggiornarsi. Ogni settimana. Anche con nomi italiani.


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schifata.


Flotilla, Ben-Gvir deride attivisti ammanettati e bendati
Il ministro israeliano ha condiviso un video girato nel porto di Ashdod - Roma convoca l’ambasciatore - La Global Sumud Flotilla: “Un trattamento vergognoso e riprovevole”
rsi.ch/s/3756415

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"A publicly exposed web front reveals new details on a tracking system for foreigners and delivers many insight into the capabilities of security organs to track individuals in real time"

Analysis of test instance of a Chinese govt mass surveillance system including data like frequently visited places, 'movements during sensitive periods', train ticket purchases, gas payments, ski-pass data, hospital visits, family and other social relations, risk scores for individuals:
netaskari.substack.com/p/sharp…

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Milano-Bicocca, esonero totale delle tasse per 14.000 studenti e oltre mille posti letto

@scuola

corriereuniv.it/milano-bicocca…

Milano-Bicocca innalza la “no tax area” a 30mila euro. Un incremento di 2mila euro rispetto all’anno 2025/26 e di 8mila euro rispetto a quanto

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WP fa cilecca? (h. 13:10 del 20 maggio 2026)


#wordpress sembra in down. è un problema mio o altri stanno incontrando lo stesso problema? l'indirizzo generale wordpress.com si raggiunge, ma quanto a postare sui singoli blog o siti, niet, nada, nisba.
info? suggerimenti? soluzioni?
pregare i numi?

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"...se veramente fossimo dei “crocieristi”, ricchi, bianchi e col conto in banca, è probabile che le cancellerie di tutto il mondo si sarebbero già messe in moto per tirarci fuori dai guai. Ma la realtà della #Flotilla è un’altra: siamo cittadini, lavoratori, gente comune, e le nostre barche sono perlopiù vecchie e malandate. Ma nonostante questo, e nonostante Israele, abbiamo deciso di andare comunque avanti, per rompere il blocco illegale di #Gaza»
Dario Salvetti, #GKN
ilmanifesto.it/israele-senza-s…
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Maturità 2026, Il tema di italiano: la prova più trasversale della maturità

@scuola

corriereuniv.it/maturita-2026-…

Il fischio di inizio della maturità è fissato per giovedì 18 giugno 2026. Un esercito di maturandi (circa 500 mila) inizierà alle 8 e 30 la prova più attesa di tutto il ciclo scolastico, ed avranno a disposizione un tempo massimo di 6 ore per

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"Siena. Denunciati 13 minorenni per i reati di detenzione illegale di armi, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, propaganda di idee fondate sull’odio razziale, etnico e apologia del movimento fascista e nazista"

poliziadistato.it/articolo/326…

#fascismodelterzomillennio #minorenni #razzismo #armi #Siena #poliziadistato

@news

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Siete a #Pisa domani e venerdì 22?

Vi aspettiamo tutti!

Grazie a @mcp, #DanielaTafani e grazie a #FrancescoForti!

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ShinyHunters Claims Cyberattack on U.S. Online Learning Platform — FBI Warns of Extortion Escalation
#CyberSecurity
securebulletin.com/shinyhunter…
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CVE-2026-2005: Public PoC Released for Critical 20-Year-Old PostgreSQL pgcrypto RCE Vulnerability
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-20…
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GitHub Confirms Internal Repository Breach via Malicious VS Code Extension — TeamPCP Claims 3,800 Repos Stolen
#CyberSecurity
securebulletin.com/github-conf…
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Due leggi di iniziativa popolare su cui la #CGIL sta raccogliendo firme, una per rafforzare il sistema sanitario e l'altra per garantire più diritti a chi lavora in appalto.

Si firma online sul sito del Ministero della Giustizia, quindi non dovete neanche alzarvi dalla sedia.

collettiva.it/copertine/lavoro…

#cgil

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Kimsuky APT Runs Four Simultaneous Spear-Phishing Campaigns Targeting Recruiters, Crypto Users, and Defense Officials
#CyberSecurity
securebulletin.com/kimsuky-apt…
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oggi, 20 maggio, a roma, “exit poetry” @ bianco contemporaneo


A Roma, oggi, mercoledì 20 maggio 2026, alle ore 18:00
presso la galleria Bianco Contemporaneo
(via Reno 18/a)
nel contesto della mostra IDENTIKIT, di Pignotti + Hogre

si presenta il libro di voci di poesia

EXIT POETRY
Poesia futura


a cura di
Aldo Nove, Gilda Policastro e Lello Voce
(La Nave di Teseo, 2026)

exit poetry_ antologia_ a cura di nove, policastro, voce_ la nave di teseo 2026

introduce l’incontro
Gilda Policastro

leggono
Sara Ventroni, Gabriele Stera,
Antonio Francesco Perozzi, Marco Giovenale

L’occasione della mostra presso Bianco Contemporaneo di due artisti come Lamberto Pignotti e Hogre, che nel loro lavoro fanno scattare vari congegni di deviazione / nascondimento / disseminazione dell’identità, è quanto mai in sincrono & sintonia con un libro che sembra interrogarsi come pochi altri, oggi, sulle tante identità della poesia (e della postpoesia) contemporanea.Exit Poetry raccoglie 25 autori e autrici che hanno popolato con le loro parole, i loro pensieri, le loro voci, questi primi 25 anni del ventunesimo secolo”. Gilda Policastro, co-curatrice del volume, ne spiegherà il progetto dando poi la parola a quattro venticinquesimi dell’intero…

l’incontro su mobilizon:
https://mobilizon.it/events/600e040c-71f6-4756-8e01-44b9d6de842b

evento facebook:
facebook.com/events/1345967000…

La Nave di Teseo
lanavediteseo.eu/portfolio/exi…

la galleria
biancocontemporaneo.it/

*

​Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione
dell’ambiente
artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva
con propri progetti su tutto il territorio
nazionale
#AldoNove #AntonioFrancescoPerozzi #BiancoContemporaneo #ExitPoetry #GabrieleStera #GildaPolicastro #GildaPolicastroELelloVoce #Hogre #Identikit #LaNaveDiTeseo #LambertoPignotti #MarcoGiovenale #Pignotti #presentazione #reading #SaraVentroni

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🧮 Online un nuovo numero della collana #Quaderni della rivista Studi di #StoriaMedioevale e di #Diplomatica (#SSMD)

Guardare il #Medioevo attraverso i modi in cui si contava, si registrava e si organizzava la realtà: il nuovo volume, "Rationem Reddere. Diritto, assistenza, cultura scientifica" illustra come pratiche tecnico-scientifiche e contabili siano state decisive per la nascita della cultura della razionalità e della modernità.

⬇️ In #openaccess qui: riviste.unimi.it/index.php/SSM…

@cultura

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La storia di ATV


Automated Transfer Vehicle (in sigla ATV) è stato un veicolo di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale, in servizio tra il 2008 e il 2015. Era composto da un modulo di servizio, con propulsione, avionica, computer di bordo e i caratteristici pannelli solari a “X”, e da un modulo di carico, a sua volta suddiviso in una sezione anteriore pressurizzata, nella quale gli astronauti potevano entrare per recuperare il carico “secco”, e una posteriore non pressurizzata, contenente i serbatoi dei fluidi e del propellente da trasferire alla ISS tramite tubazioni.

Veniva lanciato con Ariane 5 e riforniva la ISS con sei tonnellate e mezzo di acqua, aria, cibo, vestiti, propellente, pezzi di ricambio e attrezzature scientifiche. A differenza del precedente Multi-Purpose Logistics Module (MPLM), che veniva agganciato tramite il braccio robotico della stazione, ATV disponeva di un sistema di navigazione ad alta precisione che lo guidava verso l’avamposto orbitale, dove attraccava automaticamente al modulo russo Zvezda.

Oltre ai rifornimenti, svolgeva altri due compiti: riportava la ISS nell’orbita corretta con una manovra chiamata “reboost”, che compensava la graduale perdita di quota dovuta all’attrito atmosferico, e veniva riempito con i rifiuti prodotti e accumulati sulla stazione, per poi essere sganciato e lasciato bruciare sopra l’Oceano Pacifico durante il rientro nell’atmosfera. Quest’ultima funzione non era affatto secondaria, perché liberava la stazione di tonnellate di materiale altrimenti ingombrante.

Sono state prodotte cinque unità di ATV, intitolate ad altrettante grandi personalità della cultura europea: Jules Verne, Johannes Kepler, Edoardo Amaldi, Albert Einstein e Georges Lemaître. Nel 2012, a bordo della terza unità di ATV, viaggiò una copia della lettera con cui, più di cinquant’anni prima, Edoardo Amaldi aveva lanciato l’idea di un’agenzia spaziale europea. La lettera venne simbolicamente firmata dagli astronauti della ISS e fece ritorno sulla Terra, dove oggi è conservata presso l’Università La Sapienza.

Dopo il pensionamento di ATV, il suo ruolo è stato assunto da Cygnus e da altri veicoli di rifornimento. Il progetto di ATV, però, è stato la base per lo sviluppo del modulo di servizio europeo della navicella Orion, che finora ha volato due volte, nel 2022 e nel 2026.

@destinazione_stelle@poliversity.it:

Quiz del lunedì. Il modulo di servizio europeo ESM della navicella Orion è stato sviluppato a partire da un altro veicolo spaziale dell'ESA. Quale?
Appuntamento a domani per la discussione delle risposte, non suggerite e non cercate su internet!

#QuizTime
@astronomia



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Bel pomeriggio ieri al Liceo Tullio Levi Civita di Roma. Abbiamo percorso insieme le ultime acquisizioni dell'astronomia, capito perché possiamo parlare di "nuovo cielo", ci siamo poi affacciati su alcune nuove teorie che stupiscono più della fantascienza (perché il reale è il vero fantastico), e abbiamo concluso con un dialogo profondo tra materia e "relazione" nel cosmo. Grazie per l'invito a Luca Calzoletti!

#didattica #scuola #eventi

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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#fedihelp we need some advice. We used to buy our shoppers from Releafbags, a company based in Europe that uses fallen leaves from EU cities to make paper. Unfortunately it seems that they're not updating their website anymore, so we need to change supplier.
Does anyone know any company that produce sustainable paper bags for shops and small businesses?
#europe #eu #buyeuropean #sustainably
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Uno dei libri più importanti che ho letto da ragazzinə è Momo.
(Michael Ende, Momo.)
Il tempo, il rapporto di noi con il tempo e del tempo con noi, quali siano le cose importanti e quali le cose che sembrano importanti, il denaro, il successo, la sottile e invisibile manipolazione della percezione, sono tutte cose su cui ho basato alcune scelte determinanti della mia vita da persona adulta.
Noi tutti abbiamo un numero limitato di orefiori da vivere, ognuna spettacolare, bellissima e unica, parte della musica dell'universo, ognuna insostituibile e irrimediabilmente perduta quando trascorre nel l'irrilevanza.