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EZB, Bundesbank und co erproben den Digitalen Euro. Für @netzpolitik_feed habe ich aufgeschrieben, wie dieser Pilot abläuft. Persönliches Learning: Einen Einfluss auf die Entscheidung des EZB-Rats wird der Pilot eher nicht haben.
Hier zu lesen: netzpolitik.org/2026/digitaler…
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Steuervermeidung: Der US-amerikanische Konzern #Palantir zahlt sowohl in den USA als auch in Europa ausgesprochen wenig Steuern. Das legt ein neuer Forschungsbericht dar. netzpolitik.org/2026/dubiose-p…
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By creating special rules only for minors, this bill pushes AI companies toward age verification—meaning more data collection, not less. eff.org/deeplinks/2026/08/yout…
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Per la prima volta in quasi dieci anni gli americani preferiscono i Dem sull'economia


Un sondaggio Reuters/Ipsos dà i Democratici al 37% e i Repubblicani al 36% sulla gestione dell'economia. L'approvazione del presidente scende al 35%, a un punto dal minimo del secondo mandato

Per la prima volta in quasi dieci anni gli americani considerano i Democratici più affidabili dei Repubblicani nella gestione dell'economia. Nel sondaggio Reuters/Ipsos il 37% degli elettori registrati, cioè di chi si è iscritto alle liste elettorali con una procedura che negli Stati Uniti non è automatica, indica il Partito Democratico come quello con l'approccio migliore all'economia americana. Il 36% sceglie il Partito Repubblicano e un altro 27% risponde di non saperlo o che a fare meglio sarebbe un altro partito ancora.

L'approvazione del presidente è scesa al 35%, due punti in meno rispetto alla rilevazione Reuters/Ipsos del mese scorso e a un solo punto di distanza dal livello più basso di tutto il suo secondo mandato. La rilevazione è stata condotta online in tutto il paese dal 29 luglio al 3 agosto.

I Repubblicani erano stati considerati il partito migliore sull'economia per quasi tutto il primo mandato di Donald Trump, tra il 2017 e il 2021, per i quattro anni della presidenza di Joe Biden e anche nella prima parte del secondo mandato. L'ultimo vantaggio democratico risaliva a un sondaggio chiuso nel maggio del 2017, quando però la domanda era formulata in modo diverso e non lasciava agli intervistati la possibilità di dire di non sapere o di indicare un altro partito.

Il margine repubblicano si è assottigliato fino ad azzerarsi negli ultimi mesi, mentre i bilanci delle famiglie americane subivano l'aumento dei prezzi della benzina. I rincari sono cominciati con gli attacchi americani e israeliani contro l'Iran di febbraio e con la guerra che ne è seguita, che va avanti da allora. Da quando è iniziato il conflitto la benzina è aumentata di oltre il 25%. In media gli americani pagano più di un dollaro in più per gallone (circa 3,8 litri).

Il presidente ha detto di avere ordinato i raid per smantellare il programma nucleare iraniano, ridurre la capacità di Teheran di attaccare i rivali della regione e creare le condizioni perché gli iraniani rovescino il governo dei religiosi.

Alla domanda su chi voterebbero se si votasse subito per il Congresso, il 42% degli elettori registrati ha indicato un candidato democratico e il 37% un candidato repubblicano. Tra gli indipendenti, cioè chi non si riconosce in nessuno dei due partiti, il vantaggio democratico sale a 12 punti. I Repubblicani difendono maggioranze risicate alla Camera e al Senato nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre, che rinnovano il Congresso e ne decidono il controllo per i due anni successivi.

Delle 435 poltrone della Camera solo poco più di una trentina è considerata contendibile, mentre al Senato le corse davvero incerte dovrebbero essere circa otto. Il clima politico nazionale misurato dai sondaggi si traduce quindi in un numero ristretto di sfide reali, molto più basso di quello che il quadro complessivo lascerebbe pensare.

Donald Trump ha respinto più volte i sondaggi che mostrano il malcontento degli americani verso la sua leadership. Lunedì mattina, prima che uscisse l'ultima rilevazione Reuters/Ipsos, ha scritto sul suo profilo Truth Social: "I miei veri numeri nei sondaggi, non quelli inventati dai media della fake news, sono i migliori di sempre".

Il sondaggio ha raccolto le risposte di 4.505 adulti americani e ha un margine di errore di due punti percentuali.


Per il 73% degli americani Trump trascura i problemi più importanti del paese


Il 73% degli adulti americani ritiene che il presidente Donald Trump non stia prestando abbastanza attenzione ai problemi più importanti del paese, la quota più alta mai registrata, mentre il 27% pensa che abbia le priorità giuste. È il risultato di un nuovo sondaggio realizzato per la CNN dall'istituto demoscopico SSRS, che arriva mentre i giudizi sulla guerra con l'Iran peggiorano e il malcontento per l'economia resta diffuso.

Il gradimento complessivo del presidente è al 34% e ha eguagliato il minimo della sua carriera, toccato alla fine del primo mandato dopo l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Il dato conferma il calo emerso negli ultimi sondaggi. La metà degli americani disapprova con forza il suo operato, il valore più alto dei suoi due mandati. Solo il 15% lo approva con la stessa convinzione, il minimo mai registrato.

Tra i repubblicani il gradimento è sceso al nuovo minimo del 78% e solo il 19% si dice entusiasta per il resto del secondo mandato, contro il 38% della scorsa primavera.

Sondaggio · Stati Uniti

Due americani su tre bocciano Trump su economia e guerra in Iran

Il 65% degli adulti americani dice che le politiche del presidente hanno peggiorato le condizioni economiche del paese e il 67% che le sue decisioni militari in Iran hanno danneggiato gli Stati Uniti. Rilevazione CNN/SSRS, 23-27 luglio 2026.

Sondaggio Grafica di Focus America 30 luglio 2026

Il giudizio

Il 67% boccia le scelte sull’Iran, il 65% quelle economiche


Quota di adulti americani per ciascuna risposta: giudizio negativo a sinistra, nessun effetto al centro, giudizio positivo a destra. Ogni barra somma al 100 per cento.

Decisioni militari in Iran
67% 21%

Politiche economiche
65% 22%

Hanno danneggiato / peggiorato Nessun effetto Hanno aiutato / migliorato

Fonte CNN/SSRS polling. Sondaggio condotto dal 23 al 27 luglio 2026 su un campione nazionale casuale di 1.225 adulti americani, intervistati online o al telefono con un intervistatore; margine di errore ±3,2 punti percentuali. La linea tratteggiata indica il 50 per cento delle risposte.

I giudizi peggiori riguardano tre temi legati tra loro: il 28% approva la gestione della situazione in Iran, il 25% quella dell'inflazione e il 21% quella dei prezzi della benzina, con sacche di dissenso anche tra i suoi sostenitori. Circa due terzi degli americani pensano che le politiche di Trump abbiano peggiorato le condizioni economiche e che le sue decisioni militari in Iran abbiano danneggiato gli Stati Uniti. Circa tre quarti dicono che il presidente non è in contatto con i problemi che le persone comuni affrontano ogni giorno.

Una maggioranza crescente di americani si aspetta un conflitto militare di lungo periodo, ma solo un quarto circa ritiene che Trump abbia un piano chiaro per gestire la situazione, in calo dal 40% dell'inizio della guerra. Il 62% dice che Trump non è un leader mondiale efficace, contro il 54% dei primi mesi del secondo mandato.

Appena un quarto pensa che la guerra sia valsa il prezzo pagato in vite americane e denaro, con i più giovani particolarmente scettici.

La ricaduta economica più concreta del conflitto è il prezzo della benzina: il 74% degli americani dice che l'aumento gli ha causato almeno qualche difficoltà (a marzo era il 63%). Meno di un quarto crede che il presidente abbia un piano per affrontare il problema, mentre il 71% ritiene che Trump non abbia fatto abbastanza per ridurre i prezzi dei beni di uso quotidiano, in crescita dal 58% di un anno fa.

L'approvazione più alta sui singoli temi si ferma al 41% e riguarda la gestione del diritto di voto e dell'integrità delle elezioni, il tema su cui i suoi sostenitori si sono compattati di più. Il 39% approva la gestione dell'immigrazione, che all'inizio del secondo mandato era un punto relativamente positivo, mentre il 35% approva quella del governo federale.

Dopo due recenti sparatorie mortali in cui sono stati coinvolti agenti dell'ICE, l'agenzia federale che esegue gli arresti e le espulsioni degli immigrati, gli americani ritengono, con uno scarto di 20 punti, che l'agenzia stia rendendo le città meno sicure, non più sicure. Con uno scarto di 34 punti giudicano che i cambiamenti nelle agenzie sanitarie come la FDA e i CDC, che si occupano di farmaci e salute pubblica, stiano lasciando la popolazione meno protetta, mentre il paese affronta un focolaio del parassita cyclospora e un aumento dei casi di morbillo.

Il 58% degli americani si dice insoddisfatto o arrabbiato per i cantieri avviati da Trump a Washington, tra cui la costruzione di una nuova sala da ballo alla Casa Bianca e la ristrutturazione della Reflecting Pool, la vasca monumentale della capitale. Solo il 17% esprime un giudizio positivo, mentre per il 25% la questione non conta. Circa due terzi degli americani pensano inoltre che Trump non metta il bene del paese davanti al proprio tornaconto personale.

Al momento del secondo insediamento quasi metà degli americani riteneva probabile che Trump avrebbe evitato i conflitti di interesse tra l'azienda di famiglia e il suo ruolo di presidente; oggi solo il 23% pensa che ci sia riuscito almeno in parte. Il 57% giudica negativo il fatto che l'anno scorso, da presidente in carica, abbia guadagnato più di 2 miliardi di dollari tra criptovalute, royalty e investimenti immobiliari; per il 7% è un fatto positivo e per il 36% non conta molto. Più di 6 americani su 10 dicono che Trump è andato troppo oltre nel perseguire i propri interessi privati mentre è alla Casa Bianca e nei progetti di ristrutturazione della residenza presidenziale e di altri luoghi simbolo di Washington. Quasi altrettanti pensano lo stesso dei cambiamenti imposti a istituzioni culturali come il Kennedy Center e lo Smithsonian.

I progetti non sono popolari nemmeno tra i repubblicani: il 43% li giudica positivamente e per il 35% non hanno importanza. La maggior parte degli elettori repubblicani considera irrilevanti anche i guadagni del presidente, ma tra chi ha un'opinione prevale il giudizio negativo.


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Una sottoscrizione nazionale per sostenere la festa nazionale a Limena (Padova) dal 26 al 30 agosto 2026 home.rifondazione.eu/2026/08/0… #Approfondimenti #Evidenza

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How a Rogue Prompt Could Turn Microsoft Copilot Into a $250,000 Wire Fraud Accomplice
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One Click, Total Takeover: The RCE Bug That Hid Inside Cursor, VS Code, and Google Antigravity
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Six Ways to Break Flowise: New RCE Chain Puts AI Workflow Servers at Risk
#CyberSecurity
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Troubleshooting Windows: perché partire dall’evidenza e non dal comando di riparazione
#tech
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@informatica


Troubleshooting Windows: perché partire dall’evidenza e non dal comando di riparazione


Il problema non è la mancanza di strumenti, è l’ordine in cui si usano


Windows include più utility diagnostiche di quante un amministratore ne userà mai tutte. Eppure la causa più comune di sessioni di troubleshooting infruttuose non è l’ignoranza dei tool, ma la sequenza sbagliata: si parte da un comando di riparazione (sfc /scannow, un reset di Windows Update, un DISM al buio) prima ancora di aver capito quale sottosistema sta effettivamente fallendo. Il risultato è tempo perso, evidenze diagnostiche distrutte dal riavvio, e spesso la causa radice che resta lì, pronta a ripresentarsi la settimana successiva.

Vale la pena fermarsi a formalizzare un metodo, perché è quello che separa un troubleshooting efficace da un’accozzaglia di tentativi casuali. Di seguito un processo in cinque passi, seguito da una rassegna degli strumenti chiave e da una tabella sintesi sintomo → strumento che può diventare un riferimento rapido da tenere a portata di mano durante un incidente.

Un processo ripetibile prima di toccare qualsiasi comando


La maggior parte delle sessioni di troubleshooting falliscono prima ancora che venga lanciato il primo comando. Un amministratore vede un errore, prova un comando di riparazione che conosce, riavvia, e scopre che il problema originale è ancora lì. Un approccio più solido richiede di rallentare abbastanza da stabilire una baseline:

  1. Confermare o riprodurre il problema: è cronico o è stato un episodio isolato?
  2. Registrare il sintomo esatto: messaggio di errore, orario, utente coinvolto, dispositivo, modifiche recenti.
  3. Raccogliere le evidenze dal sistema più probabilmente coinvolto.
  4. Applicare una modifica alla volta, partendo dall’opzione meno invasiva.
  5. Verificare il risultato e documentare cosa è effettivamente cambiato.

Un esempio concreto: se Windows Update fallisce con un errore generico, la tentazione è resettare tutti i componenti di aggiornamento in blocco. Il primo passo corretto è invece capire in quale fase è avvenuto il fallimento — scan, download, staging, installazione o riavvio — perché questa distinzione determina se bisogna guardare i log di Windows Update, i log di servicing, lo stato del disco, la configurazione delle policy o la connettività di rete.

Event Viewer: il primo posto dove cercare quando c’è un timestamp


Event Viewer è il punto di partenza quando il sintomo ha un orario preciso: un crash applicativo, un riavvio inatteso, un servizio che si ferma, un problema di driver, un’installazione fallita. Si parte dai Windows Logs, filtrando Application, System e Setup per eventi Critical, Error e Warning nell’intorno temporale del problema, per poi individuare l’event source, l’event ID, il modulo che genera il fault, il nome del servizio o del driver coinvolto.

Il criterio per separare il segnale dal rumore è la ripetibilità: un warning isolato di ieri è quasi sempre rumore; un errore che compare sistematicamente ogni volta che si apre una determinata applicazione è un segnale affidabile. Le evidenze diagnostiche più utili sono quelle correlate nel tempo e riproducibili, non gli eventi isolati.

SFC prima, DISM solo se SFC non basta


System File Checker (SFC) è uno strumento di riparazione mirato per i file di sistema protetti. Si usa quando una feature nativa di Windows si comporta in modo anomalo, un componente integrato non parte, oppure Event Viewer punta a file del sistema operativo mancanti o corrotti:

sfc /scannow

SFC è utile perché verifica e sostituisce i file protetti senza richiedere una reinstallazione, ma dipende dal component store locale come sorgente di riparazione. Se quello store è danneggiato, SFC può segnalare corruzione trovata ma non riparabile del tutto. A quel punto il passo successivo è DISM, non ripetere SFC all’infinito sperando in un risultato diverso.

Deployment Image Servicing and Management (DISM) opera a livello di image e component store, uno strato sotto SFC. Va usato quando SFC non riesce a completare le riparazioni, quando l’installazione di Windows Update o di una feature fallisce ripetutamente, o quando il problema è a livello di servicing. Il comando di riparazione online più comune:

DISM /Online /Cleanup-Image /RestoreHealth

In ambienti enterprise, DISM può aver bisogno di una sorgente di riparazione affidabile — supporto di installazione, un’immagine montata, o una posizione di contenuto gestita — soprattutto quando gli endpoint non possono scaricare i contenuti di riparazione da Windows Update. Dopo che DISM completa con successo, conviene rilanciare SFC, così i file protetti possono essere riparati da un component store ormai sano.

Windows Update: capire in quale fase fallisce prima di resettare tutto


Il troubleshooting di Windows Update deve partire dall’identificazione della fase fallita. Un fallimento nello scan suggerisce problemi di policy, rete, proxy o sorgente di aggiornamento. Un fallimento nel download indica problemi di connettività, disponibilità dei contenuti o cache. Un fallimento nell’installazione punta spesso allo servicing stack, al component store, allo spazio su disco, a un riavvio pendente o a un driver in conflitto.

Sulle versioni moderne di Windows, Windows Update si basa su dati Event Tracing for Windows (ETW) piuttosto che scrivere un semplice log testuale in continuo. Per generare un log leggibile quando serve un dettaglio più approfondito lato client, si usa PowerShell:

Get-WindowsUpdateLog

Vale anche controllare Event Viewer nei log operativi del client di Windows Update e il Setup log per gli eventi di installazione. Se lo stesso pacchetto KB fallisce ripetutamente, conviene verificare se l’aggiornamento è applicabile, se esiste un aggiornamento che lo sostituisce, e da quale sorgente il dispositivo riceve gli update — Windows Update diretto, Microsoft Update, WSUS, oppure una piattaforma di gestione come Intune o Configuration Manager.

Un reset completo di Windows Update dovrebbe essere un passo tardivo, non il primo. Resettare i servizi e svuotare le cache può sbloccare client incastrati, ma distrugge anche evidenze utili. Meglio catturare prima il codice di errore, i log e la cronologia degli aggiornamenti.

“La rete non funziona” è quasi sempre DNS o configurazione


I sintomi di rete richiedono un punto di partenza diverso, perché gli utenti spesso descrivono come “la rete è giù” un problema che in realtà è DNS, routing, autenticazione, policy del firewall o un singolo endpoint applicativo che non risponde. È corretto partire dalla configurazione TCP/IP locale prima di testare i servizi remoti.

Un errore comune tra amministratori meno esperti è dare per scontato che “il ping non risponde” equivalga a “la rete è giù”. In ambienti enterprise questa assunzione è spesso sbagliata: molti sistemi sono configurati per ignorare le richieste ICMP pur continuando a erogare regolarmente il servizio previsto. Un firewall può bloccare ICMP, una policy di sicurezza può disabilitare le risposte, un servizio cloud può non rispondere mai al ping. La domanda giusta non è se un dispositivo risponde al ping, ma se il servizio richiesto è effettivamente raggiungibile: bisogna sempre testare ciò che l’utente sta effettivamente cercando di usare, con strumenti come ipconfig, nslookup e tracert mirati sul servizio specifico.

Tabella di riferimento rapido: sintomo → strumento

SintomoPartire daPerché
App che va in crash o si chiude inaspettatamenteEvent Viewer, poi Reliability MonitorIdentifica moduli in fault, errori applicativi e pattern di modifiche recenti
Windows Update fallisce ripetutamenteLog di Windows Update, Setup log, DISMSepara i fallimenti di scan, download, installazione e servicing
Feature di Windows mancanti o instabiliSFC, poi DISM se SFC non riparaRipara i file di sistema protetti e il component store sottostante
Utenti non raggiungono risorse di reteipconfig, ping, nslookup, tracertValida configurazione locale, raggiungibilità, DNS e routing in ordine
Le performance degradano improvvisamenteTask Manager, Resource Monitor, Event ViewerCorrela la pressione sulle risorse con servizi, driver ed errori

Reliability Monitor merita una menzione a parte perché offre una vista a timeline di crash applicativi, fallimenti di Windows, installazioni di driver ed eventi di aggiornamento. È meno dettagliato di Event Viewer, ma resta eccellente per individuare rapidamente cosa è cambiato immediatamente prima che iniziasse un problema ricorrente.

Costruire il proprio toolkit di troubleshooting


Per un professionista IT, l’abilità di troubleshooting più preziosa non è memorizzare comandi, ma sapere quale fonte di evidenza fidarsi per una determinata classe di problema. Event Viewer dice cosa Windows ha registrato; Reliability Monitor mostra quando i problemi sono iniziati. Una checklist pratica da seguire durante un incidente:

  • Registrare sintomi esatti, orario, dispositivo, utente e modifiche recenti.
  • Controllare i log più rilevanti prima di applicare riparazioni ad ampio raggio.
  • Eseguire i comandi di riparazione da un terminale elevato e catturarne l’output.
  • Cambiare una variabile alla volta, per sapere con certezza cosa ha risolto il problema.
  • Verificare dal punto di vista dell’utente, non solo dalla console amministrativa.

Questa disciplina previene due errori tipici: eseguire riparazioni distruttive troppo presto, e dichiarare vittoria prima di aver verificato il flusso di lavoro reale. Se un utente non riesce ad aprire una condivisione di rete, un ping riuscito non è il traguardo: il traguardo è l’utente che apre la condivisione, accede ai file attesi e conferma che il problema non si ripresenta.

Conclusione


La differenza tra una sessione di troubleshooting produttiva e una frustrante raramente sta nella conoscenza di comandi avanzati. Sta nel partire dal sintomo invece che dal comando, chiedersi quale evidenza confermerebbe o smentirebbe la causa più probabile, e solo a quel punto scegliere lo strumento che fornisce quell’evidenza nel modo più veloce. È questa disciplina che trasforma una collezione di utility in un vero toolkit diagnostico.

Fonte: Critical Windows Troubleshooting Tools: Stop Wasting Time on the Wrong Fixes, Petri IT Knowledgebase


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DarkSword Exploit Kit Quietly Expands to 180 Sites, Turning iPhones Into Data-Theft Targets
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Diagnosticare lo swap su Linux con smem: USS, PSS, RSS e il ruolo di vm.swappiness nei cgroup v2
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Diagnosticare lo swap su Linux con smem: USS, PSS, RSS e il ruolo di vm.swappiness nei cgroup v2


Un server con RAM libera che continua a usare swap è uno degli scenari più fraintesi nella diagnostica Linux. La reazione istintiva è quasi sempre la stessa: aumentare la RAM o disattivare lo swap. Nessuna delle due è la risposta giusta se prima non sai quale processo sta finendo su disco e perché. Lo strumento più adatto a rispondere a questa domanda è smem, un tool di reporting che calcola l’uso di memoria proporzionale per processo, swap incluso — una cosa che top e ps da soli non fanno.

Perché il kernel usa lo swap anche con RAM libera


Linux è progettato per usare tutta la RAM disponibile, spesso per la cache dei file. Quando il kernel decide che alcune pagine di memoria non vengono accedute da un po’, può spostarle su swap anche se c’è ancora RAM libera: è un comportamento intenzionale, non un guasto. Il parametro che governa questa aggressività è vm.swappiness, un valore da 0 a 200 che esprime quanto il kernel preferisce recuperare pagine di cache file rispetto a spostare pagine anonime su swap.

Un dettaglio poco noto e rilevante da kernel 5.8 in poi: con i cgroup v2, vm.swappiness=0 non significa più “non spostare mai nulla su swap”. Continua a indicare una forte preferenza per liberare cache file, ma il kernel spingerà comunque pagine anonime su swap se è vicino all’OOM. Prima di intervenire su questo parametro, però, il primo passo resta capire chi sta effettivamente consumando swap.

Installare smem


Non è quasi mai preinstallato, ma è nei repository delle principali distribuzioni:

# RHEL / CentOS / AlmaLinux / Fedora
dnf install smem

# Debian / Ubuntu
apt install smem

USS, PSS e RSS: la differenza che conta davvero


La ragione per cui smem è più utile di un ps aux --sort=-rss al volo sta nelle metriche che espone. ps e top mostrano principalmente RSS, che sovrastima sistematicamente l’uso di memoria perché conta anche le pagine condivise tra processi (librerie, memoria mappata) come se appartenessero interamente a ciascun processo.

  • RSS (Resident Set Size): memoria fisica occupata dal processo, incluse le pagine condivise con altri processi — per questo tende a sovrastimare.
  • USS (Unique Set Size): memoria usata esclusivamente da quel processo, senza nulla di condiviso. È quanta memoria verrebbe effettivamente liberata se il processo terminasse.
  • PSS (Proportional Set Size): somma la USS più una quota proporzionale della memoria condivisa, distribuita tra tutti i processi che la usano. È la metrica più realistica per capire “quanta memoria sta davvero consumando il sistema per questo processo”, perché sommando i PSS di tutti i processi non conti la stessa pagina condivisa più volte.

Su un web server con decine di processi PHP-FPM o worker Nginx che condividono le stesse librerie, la differenza tra RSS e PSS può essere enorme: sommare tutti gli RSS ti dà un numero fantasioso, sommare i PSS ti avvicina al reale consumo di RAM del sistema.

Uso di base: chi sta consumando swap


Il comando principale per la diagnosi dello swap ordina i processi per swap decrescente:

smem -rs swap

Output tipico (troncato):
  PID User     Command                         Swap      USS      PSS      RSS
28986 mysql    /usr/sbin/mysqld --daemoniz   476372  10963864 10963932 10965112
29152 root     /usr/sbin/rsyslogd -n         371424     3956    17475    43352
31423 root     /opt/fluent-bit/bin/fluent-     22508    26612    26739    29100

In questo esempio è immediato vedere che mysqld e rsyslogd sono i responsabili principali dello swap, non un generico “sistema pieno”. Questo è già un’informazione azionabile: invece di aggiungere RAM alla cieca, sai su quale servizio intervenire.

Per una vista più visuale, smem genera anche grafici a torta per utente o processo, utile per presentare rapidamente la distribuzione dei consumi:

smem --pie name -s rss

(richiede matplotlib installato per generare l’immagine).

Cosa fare dopo aver identificato il colpevole


Una volta isolato il processo, la strada tipica è duplice: da un lato tuning applicativo del servizio (per MySQL, rivedere innodb_buffer_pool_size e le connessioni aperte; per rsyslog, verificare codeon accumulo di code su disco lento), dall’altro una revisione più conservativa di vm.swappiness:

sysctl vm.swappiness=1
echo 'vm.swappiness=1' >> /etc/sysctl.conf

Un valore basso (1-10) dice al kernel di preferire fortemente la RAM e ricorrere allo swap solo come ultima risorsa, comportamento adatto alla maggior parte dei carichi di hosting: il default di 60 è pensato per un uso desktop generico ed è piuttosto aggressivo per un server.

Se il servizio gira in un cgroup (container, systemd slice)


Su sistemi che orchestrano i workload con cgroup v2 — container Docker/Podman, unit systemd con MemoryMax=, pod Kubernetes — la vecchia intuizione su swap e RAM va integrata con un secondo livello di controllo: memory.swap.max. Questo parametro è un limite massimo di swap utilizzabile dal cgroup: se il cgroup raggiunge quel tetto, la memoria anonima al suo interno smette di essere spostata su swap, indipendentemente da cosa dice vm.swappiness a livello di kernel. Non è pensato per gestire quanto swap viene usato durante il funzionamento normale, ma come argine per evitare che un singolo cgroup saturi lo swap dell’intero host.

Una pratica ragionevole quando si dimensionano i limiti di un cgroup è impostare memory.high attorno al 10-20% sotto memory.max, per dare al kernel margine di reclaim prima di colpire il limite duro, e aggiungere un 20-30% al di sopra del picco di utilizzo reale dell’applicazione quando si calcola memory.max, per tenere conto della page cache che nei cgroup v2 conta comunque contro il totale di memoria assegnato.

Conclusione


smem è uno strumento leggero ma preciso per rispondere a una domanda che free, top o vmstat lasciano aperta: non solo “quanto swap sto usando”, ma “chi lo sta usando e quanto pesa davvero, al netto della memoria condivisa”. Su un server che sembra inspiegabilmente lento nonostante RAM apparentemente disponibile, è spesso il primo strumento da tirare fuori prima di toccare vm.swappiness, aggiungere RAM o — peggio — disattivare lo swap del tutto, cosa che su Linux tende a peggiorare le cose sotto pressione di memoria invece di risolverle.

Fonte originale: Diagnosing Swap Usage with smem on Linux, LinuxBlog.io


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✨ Acqua sotto attacco: come hacker legati all’Iran hanno tentato di contaminare le reti idriche di sette stati USA
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/acqua-…

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Acqua sotto attacco: come hacker legati all’Iran hanno tentato di contaminare le reti idriche di sette stati USA


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Non un semplice blackout digitale, ma un tentativo — riuscito solo in parte — di trasformare un attacco informatico in un’emergenza sanitaria pubblica. FBI ed EPA hanno confermato che, dal 27 luglio 2026, impianti idrici e fognari di almeno sette stati americani sono stati colpiti da intrusioni coordinate contro controllori industriali esposti su internet. Un memo delle forze dell’ordine del Minnesota, il primo stato a rendere pubblico l’incidente, è ancora più esplicito sul movente: l’obiettivo dichiarato degli attaccanti non era interrompere il servizio, ma contaminare l’acqua potabile.

Cosa è successo nel weekend del 26-27 luglio


Il Minnesota ha rilevato attività ostile su oltre 30 sistemi idrici e fognari comunitari nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 luglio. L’impianto idrico di Braham, una comunità di circa 1.700 abitanti, è stato messo completamente fuori uso e ripristinato in circa due ore passando alla gestione manuale. A Plymouth sono state disconnesse apparecchiature con connettività cellulare su due torri idriche e diverse stazioni di sollevamento fognario. South St. Paul e Maple Plain hanno mantenuto il servizio nonostante l’impatto sui controlli automatizzati, ma Maple Plain ha dichiarato lo stato di emergenza locale.

L’incidente non si è fermato al Minnesota: il Wisconsin ha rilevato attività ostile sui propri impianti idrici nello stesso arco temporale, tanto da spingere il Dipartimento delle Risorse Naturali a ordinare “azioni immediate” agli operatori. Nell’avviso congiunto pubblicato giovedì, FBI ed EPA hanno confermato che utility idriche di almeno sette stati — non nominati pubblicamente — hanno segnalato incidenti dal 27 luglio in poi, in alcuni casi con degrado operativo reale.

Il bersaglio tecnico: PLC Rockwell esposti su internet


L’avviso FBI/EPA identifica con precisione l’equipaggiamento colpito: controllori logici programmabili (PLC) Allen-Bradley delle serie MicroLogix 1100 e 1400, prodotti da Rockwell Automation, raggiungibili direttamente da internet. Gli attaccanti hanno effettuato accesso remoto a questi dispositivi, modificandone indirizzo IP e password — di fatto scacciando gli operatori legittimi dalla possibilità di monitorare e controllare l’impianto. In almeno un caso, dopo aver notato discrepanze tra siti diversi, l’organizzazione vittima ha scoperto che gli attaccanti erano andati oltre, alterando direttamente i file di progetto del PLC: la logica ladder che governa il comportamento fisico di pompe e valvole.

La fisica dietro l’obiettivo dichiarato dagli attaccanti si chiama backsiphonage. Le reti di distribuzione idrica lavorano in pressione positiva, tipicamente tra 40 e 80 psi, per spingere l’acqua verso gli utenti e tenere fuori dalle tubature eventuali contaminanti esterni. L’EPA fissa a 20 psi la soglia sotto la quale un evento di perdita di pressione viene classificato come pericoloso: scendere sotto quel valore in prossimità di un cross-connection — un punto in cui le tubature di distribuzione corrono vicino a fonti non potabili, come acque di falda, pozzi privati o linee fognarie — può risucchiare quei contaminanti all’interno del sistema attraverso giunti o crepe nelle tubature, lo stesso principio fisico di una cannuccia. La pericolosità dell’attacco sta nella combinazione di due capacità simultanee: manipolare i PLC per abbassare la pressione, e allo stesso tempo sopprimere gli allarmi che dovrebbero avvisare gli operatori del calo, lasciandoli con dashboard apparentemente normali mentre il sistema fisico è già in stato non sicuro.

Nessuna contaminazione è stata confermata: il Dipartimento della Salute del Minnesota ha dichiarato che la qualità dell’acqua non è stata compromessa in nessuno degli impianti colpiti e non sono state emesse ordinanze di bollitura a livello statale.

Chi c’è dietro: Iran, CyberAv3ngers e l’ipotesi false flag


Gli investigatori federali ritengono probabile il coinvolgimento di attori legati all’Iran, sebbene l’attribuzione non sia confermata. Il tempismo è indicativo: gli attacchi in Minnesota sono iniziati quattro giorni dopo che la CISA aveva aggiornato un avviso su larga scala riguardante l’espansione delle operazioni iraniane contro acqua, energia e infrastrutture governative statunitensi. Tre giorni prima degli attacchi, il gruppo Handala — attribuito al Ministero dell’Intelligence iraniano — aveva pubblicamente minacciato di colpire reti idriche, elettriche e di trasporto americane, proprio nello stesso giorno dell’aggiornamento CISA.

Secondo i ricercatori di Tenable, il pattern operativo osservato in Minnesota è coerente con l’ecosistema CyberAv3ngers, gruppo collegato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche che dal 2023 prende sistematicamente di mira le infrastrutture idriche statunitensi e sanzionato dal Tesoro USA nel febbraio 2024. Il contesto geopolitico è quello di un conflitto armato aperto tra Stati Uniti e Iran, iniziato il 28 febbraio 2026 e proseguito con un cessate il fuoco entrato in vigore ad aprile: le operazioni cyber iraniane contro le infrastrutture critiche americane sono continuate e si sono intensificate da allora.

Gli inquirenti stanno però valutando anche un’ipotesi più inquietante: che chi ha condotto l’attacco abbia deliberatamente riutilizzato tattiche, strumenti e infrastruttura associati agli attori iraniani per costruire un’operazione false flag, capace di alimentare tensioni tra Washington e Teheran in un momento in cui i due paesi sono già in conflitto aperto. Nessuna attribuzione formale è stata effettuata; nessuna accusa è stata mossa.

Uno scontro politico, un problema strutturale


La vicenda ha acceso anche uno scontro politico interno: il presidente Trump ha respinto pubblicamente l’attribuzione all’Iran, attribuendo la responsabilità alla “grossolana incompetenza” del Minnesota e del governatore democratico Tim Walz. Walz ha risposto puntando il dito contro i tagli imposti dall’amministrazione Trump alla CISA, che secondo TechCrunch ha perso circa un terzo del proprio organico, incluso lo smantellamento della sua iniziativa anti-ransomware. Al di là della disputa politica, il problema strutturale resta: un’indagine EPA del 2024 ha rilevato che il 70% dei sistemi idrici ispezionati dal 2023 non rispettava gli obblighi di valutazione del rischio previsti dall’America’s Water Infrastructure Act, e un successivo rapporto dell’Inspector General ha individuato vulnerabilità critiche o gravi in 97 dei oltre 1.000 sistemi idrici controllati, per una popolazione servita di circa 26,6 milioni di persone.

Cosa devono fare subito gli operatori


Le raccomandazioni congiunte di FBI, EPA e CISA per il settore idrico sono immediate e concrete: scollegare i PLC dall’accesso diretto a internet, sostituendo la connettività cellulare non protetta con VPN dedicate e autenticazione a più fattori dove l’accesso remoto resta necessario; cambiare tutte le password predefinite o deboli, dato che una quota significativa dei dispositivi compromessi utilizzava credenziali banali; confrontare i file di progetto dei PLC in produzione con backup offline noti per individuare eventuali discrepanze nella logica ladder, che possono persistere anche dopo un reset delle password; impostare fisicamente i selettori a chiave dei controllori in modalità “Run”, che blocca la modifica remota della logica anche in caso di compromissione di rete; e pianificare la sostituzione dei dispositivi a fine vita come le serie MicroLogix 1100/1400, che potrebbero non ricevere più aggiornamenti di sicurezza da Rockwell Automation.

Un dettaglio da non sottovalutare riguarda i fornitori di servizi gestiti: l’avviso FBI segnala che configurazioni di rete replicate da uno stesso managed service provider su più clienti possono moltiplicare il successo di un singolo attacco su decine di impianti diversi — un rischio di supply chain che le utility idriche, spesso piccole e con personale IT limitato o assente, raramente hanno la capacità di verificare da sole.

Indicatori tecnici e riferimenti

Dispositivi presi di mira:
Rockwell Automation Allen-Bradley MicroLogix 1100 (PLC)
Rockwell Automation Allen-Bradley MicroLogix 1400 (PLC)

Tecnica osservata:
Accesso remoto diretto a PLC esposti su internet
Modifica di IP e password del dispositivo
Alterazione dei file di progetto / logica ladder ("ladder logic discrepancies")
Soppressione di allarmi e monitoraggio

Attore sospettato:
CyberAv3ngers / cluster IRGC-CEC (attribuzione non confermata da FBI)
Possibile operazione false flag in corso di verifica

Riferimenti ufficiali:
FBI/EPA PSA - Malicious Cyber Actors Targeting Water and Wastewater Sector PLCs
CISA Advisory AA26-097A (campagna ICS legata all'Iran)

in reply to N_{Dario Fadda}

...e qui potenzialmente si sprecherebbero le battute su quanto gli USA sono avanti nell'autosabotaggio con tutti i data center che lì nascono come funghi e devastano falde acquifere e impianti idrici cittadini e di conseguenza rendono estremamente più facile per altri paesi intestarsi il merito dei sabotaggi (ma io ho il dubbio che abbiano fatto tutto da soli attribuendo i danni ai cattivi iraniani e stornando l'attenzione dai data center)
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✨ OVERCAST PANDA: la Cina compromette fisicamente i laptop di giornalisti e scienziati in hotel
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/overca…

@informatica


OVERCAST PANDA: la Cina compromette fisicamente i laptop di giornalisti e scienziati in hotel


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Non serve sempre un exploit da milioni di dollari per compromettere un bersaglio di alto valore: a volte basta un cacciavite, una chiavetta USB e una cena fuori dalla stanza d’albergo. È questo lo scenario descritto dal CrowdStrike 2026 Threat Hunting Report, pubblicato il 3 agosto, che rivela come tra marzo e maggio 2026 il team OverWatch abbia individuato e neutralizzato una serie di operazioni “close access” condotte in Cina dall’adversary OVERCAST PANDA contro i laptop di giornalisti, ricercatori e altri professionisti stranieri in viaggio nel Paese.

Chi è OVERCAST PANDA


OVERCAST PANDA è un adversary china-nexus attivo almeno dal 2019, in precedenza tracciato con il nome di cluster ClearVariable. Il suo tradecraft è storicamente caratterizzato dall’uso di due impianti proprietari, FlowCloud e LookBack, distribuiti attraverso vettori diversi a seconda dell’operazione. Ciò che distingue questa campagna dalle tipiche intrusioni china-nexus — solitamente basate su spear phishing, sfruttamento di vulnerabilità edge o compromissioni della supply chain software — è la scelta di un approccio interamente fisico, capace di bypassare di netto qualunque difesa di rete o endpoint basata su telemetria da remoto.

La tecnica: accesso fisico opportunistico e boot da USB


Secondo la ricostruzione di CrowdStrike, gli operatori di OVERCAST PANDA hanno sfruttato momenti di assenza dei bersagli — tipicamente durante cene o eventi collaterali di conferenze — per accedere fisicamente a laptop lasciati incustoditi nelle stanze d’albergo. Il dispositivo veniva avviato da un supporto USB rimovibile, bypassando così il sistema operativo in esecuzione e le relative protezioni, incluso qualunque agente EDR installato: l’impianto FlowCloud veniva scritto direttamente sul disco, fuori dal contesto del sistema operativo attivo.

Al successivo riavvio del laptop — un’operazione del tutto ordinaria che non insospettisce la vittima — il backdoor si avviava automaticamente e restava operativo in modo persistente e silenzioso. Su almeno uno dei casi disinnescati da OverWatch, il laptop non aveva mai mostrato alcun segno di intrusione a livello di rete, a conferma che l’intero attacco si era consumato offline, senza lasciare tracce nei log di traffico che i team di sicurezza normalmente monitorano.

Le capacità di FlowCloud


Una volta attivo, FlowCloud fornisce agli operatori un accesso pressoché completo alla macchina compromessa: keylogging, cattura di screenshot, raccolta ed esfiltrazione di file, furto di credenziali salvate. Per un giornalista che sta lavorando su fonti sensibili o per un ricercatore che porta con sé dati proprietari o pre-pubblicazione, l’impianto rappresenta un rischio equivalente a una sorveglianza fisica prolungata, ma condotta interamente a livello digitale e senza necessità di ulteriore contatto con il bersaglio dopo l’installazione iniziale.

Il contesto: il Threat Hunting Report 2026 di CrowdStrike


Il caso OVERCAST PANDA si inserisce in un quadro più ampio disegnato dal report, che descrive un ecosistema china-nexus sempre più aggressivo e rapido. Gli adversary VAULT PANDA e GENESIS PANDA, ad esempio, hanno sfruttato vulnerabilità critiche entro 24 ore dalla pubblicazione di proof-of-concept pubblici — un ritmo nettamente superiore alla media generale osservata da CrowdStrike, secondo cui l’88% degli sfruttamenti di vulnerabilità con PoC disponibile avviene comunque entro 48 ore dalla release. Il report segnala inoltre una crescita del 30% negli annunci di initial access broker relativi a società tecnologiche (277 aziende offerte in vendita), a testimonianza di una domanda crescente per accessi già pronti all’uso.

In questo contesto, le operazioni close access di OVERCAST PANDA rappresentano un promemoria che la sofisticazione offensiva cinese non si esaurisce nel dominio puramente informatico: la disponibilità di personale sul territorio nazionale permette di condurre operazioni ibride, fisiche e digitali, contro bersagli che altrimenti sarebbero difficili da raggiungere da remoto.

Implicazioni pratiche per viaggiatori e organizzazioni


Per chi viaggia in Cina — o in qualunque contesto ad alto rischio — con dispositivi aziendali, alcune contromisure restano fondamentali:

  • non lasciare mai laptop o dispositivi incustoditi in stanze d’albergo, anche per periodi brevi; usare cassaforte in camera solo come deterrente minimo, non come garanzia
  • abilitare la crittografia full-disk con autenticazione pre-boot e disabilitare il boot da dispositivi USB o esterni via firmware/BIOS, con password dedicata
  • utilizzare dispositivi “da viaggio” dedicati, privi di dati sensibili e reimmagati al rientro, per le trasferte in giurisdizioni ad alto rischio
  • attivare soluzioni di tamper-detection e monitorare eventuali riavvii anomali o modifiche allo stato del disco al rientro
  • istruire il personale — giornalisti, ricercatori, dirigenti — sui rischi specifici degli attacchi close access, distinti da quelli più noti di phishing e compromissione di rete

Il caso dimostra che, contro adversary con risorse statali e accesso fisico al territorio, anche l’igiene di sicurezza informatica più rigorosa deve essere affiancata da protocolli di sicurezza operativa (OPSEC) pensati per il mondo fisico.

Indicatori e TTP

Adversary: OVERCAST PANDA (ex cluster ClearVariable), china-nexus, attivo dal 2019
Malware: FlowCloud (impianto principale), LookBack (impianto storico)

TTP osservate:
- T1200 – Hardware Additions (uso di supporto USB rimovibile per boot esterno)
- Bypass del sistema operativo e degli agenti EDR tramite avvio da media esterno
- Scrittura dell'impianto direttamente su disco, fuori dal contesto OS
- Persistenza tramite avvio automatico al riavvio successivo del sistema
- Capacità: keylogging, screenshot capture, file collection, credential theft
- Nessuna attività di rete rilevabile durante la fase di compromissione iniziale

Finestra operativa nota: marzo-maggio 2026
Bersagli: giornalisti, ricercatori/scienziati e altri professionisti stranieri in viaggio in Cina
Contesto di compromissione: laptop incustoditi in stanze d'albergo durante eventi/conferenze
Fonte: CrowdStrike 2026 Threat Hunting Report (pubblicato 3 agosto 2026)

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La sinistra progressista americana vince solo nelle roccaforti Dem


Quasi un terzo delle primarie senza uscenti nei collegi più democratici, meno del 20% sul totale e nessuna vittoria nei collegi in bilico con l'appoggio di Justice Democrats o dei socialisti

I candidati sostenuti dai gruppi della sinistra progressista hanno vinto quasi un terzo delle primarie democratiche senza un parlamentare uscente in corsa nei collegi dove Kamala Harris nel 2024 aveva preso almeno due terzi dei voti. Fuori da quelle aree non hanno quasi mai vinto.

Nelle primarie senza un uscente democratico il 23% è stato conquistato da candidati appoggiati dai Democratic Socialists of America o da Justice Democrats. Un altro 8% è andato a candidati sostenuti da Our Revolution ma non dai due gruppi più a sinistra. Il restante 69% è finito ad altri democratici. Sono i numeri di un'analisi pubblicata sul New York Times, che ha classificato i candidati in base a quali organizzazioni della sinistra li hanno appoggiati.

Our Revolution è l'organizzazione nata dalla campagna presidenziale di Bernie Sanders e appoggia di regola il candidato più a sinistra in corsa. Justice Democrats è il gruppo che ha portato in Parlamento Alexandria Ocasio-Cortez e alcuni suoi colleghi. I Democratic Socialists of America riuniscono i socialisti democratici dichiarati, da Zohran Mamdani a Ocasio-Cortez.

Le vittorie della sinistra progressista sono quasi tutte concentrate nelle zone urbane più istruite e più democratiche del paese, quelle dove Harris ha ottenuto i risultati migliori. Nei collegi in bilico e in quelli repubblicani non è quasi mai passata. Dove ci è riuscita lo ha fatto con candidati bianchi, uomini, populisti di estrazione operaia, sul modello di Graham Platner (prima del suo ritiro dalla corsa) e di John Fetterman nel 2022, non con i giovani socialisti democratici che sembrano inarrestabili a New York o che sono cresciuti in Colorado.

Sull'insieme delle primarie senza un uscente dove i democratici partono favoriti o competitivi a novembre, la sinistra progressista ha vinto meno del 20% delle gare. Nei collegi in bilico hanno vinto solo tre candidati appoggiati da questi gruppi. Nessuno dei tre si definisce socialista democratico ed erano tutti sostenuti da una sola organizzazione, Our Revolution, che appoggia il candidato più a sinistra anche quando non fa parte del nuovo attivismo progressista. James Talarico, che corre per il Senato in Texas, ha ricevuto proprio quel sostegno. In collegi ancora più repubblicani sono passati altri due progressisti, anche loro populisti di estrazione operaia.

Justice Democrats e Democratic Socialists of America sono gli unici due gruppi che riservano il proprio appoggio soltanto a questo tipo di candidato. Con questo criterio più stretto, nessun esponente della sinistra progressista ha vinto finora in un collegio o in uno Stato in bilico.

Finché non vince fuori dalle aree più democratiche, la sinistra progressista resterà una corrente ampia e rumorosa del gruppo democratico alla Camera, niente di più. Gli Stati repubblicani e quelli in bilico non rappresentano la base del partito, però di solito decidono il controllo del Congresso e la scelta del candidato alla presidenza.

Il Michigan ha votato martedì per scegliere il candidato democratico al Senato, il Wisconsin voterà l'11 agosto per quello alla carica di governatore. Nei sondaggi della vigilia Abdul El-Sayed in Michigan e Francesca Hong in Wisconsin erano largamente in vantaggio. Una loro vittoria colpirebbe l'idea che i candidati della sinistra progressista non possano competere su scala nazionale nel 2028.

Entrambi hanno giocato una partita favorevole. In Michigan l'establishment democratico ha puntato su Haley Stevens, una candidata dichiaratamente filoisraeliana, in uno Stato dove gli attivisti progressisti sono particolarmente mobilitati contro la condotta di Israele a Gaza. In Wisconsin l'establishment ha faticato perfino a trovare un candidato.

Definire chi appartiene davvero a questa area politica è complicato. Al centro ci sono i socialisti democratici dichiarati, ma il gruppo non si esaurisce con loro. El-Sayed non usa quell'etichetta pur avendo poche differenze programmatiche con Ocasio-Cortez o con Sanders. Allo stesso tempo definirsi "progressista" non basta: i progressisti vincono da anni e molte delle vittorie di questo ciclo sono arrivate contro deputati iscritti al Congressional Progressive Caucus, il gruppo parlamentare della sinistra del partito, che si definiscono progressisti e sostengono l'estensione dell'assicurazione sanitaria pubblica a tutta la popolazione.

La novità di questo ciclo è il successo di un tipo diverso di progressista: giovane, populista, sostenuto dalle organizzazioni di attivisti, socialista democratico oppure indistinguibile da uno sui temi. Gli appoggi dei gruppi restano comunque un indicatore approssimativo. Non tutti i candidati con posizioni di sinistra li ottengono e a volte le organizzazioni scelgono di sostenere un candidato relativamente moderato in un collegio moderato.

In molte gare non c'è alcun candidato appoggiato dalla sinistra progressista. Può essere il segno di una debolezza ancora più profonda, di un movimento così concentrato nelle città da non riuscire a reclutare candidati altrove. Oppure può voler dire che i progressisti hanno scelto di costruire forza nei collegi solidamente democratici, il che lascerebbe aperta la possibilità di risultati migliori nei collegi in bilico quando presenteranno una campagna competitiva.

Nel complesso i democratici moderati hanno vinto la maggior parte delle primarie di quest'anno. Pesa il fatto che quasi tutti i parlamentari uscenti sono moderati e che chi è già in carica vince quasi sempre. Non è però solo questo: i moderati hanno prevalso anche nelle gare senza un uscente, sia nei seggi in mano ai repubblicani sia nei collegi lasciati liberi da deputati democratici che si ritirano.

Un precedente in Michigan e in Wisconsin esiste: Sanders vinse in entrambi gli Stati alle primarie presidenziali del 2016. Da allora la sinistra progressista, compreso lo stesso Sanders nel 2020, non è più riuscita a ottenere quel consenso tra gli elettori democratici bianchi della classe operaia. Una vittoria di El-Sayed e di Hong non dimostrerebbe che i socialisti democratici sono ormai maggioritari nell'America in bilico né che vinceranno le primarie presidenziali del 2028: restano due gare. Mostrerebbe però che la nuova sinistra sostenuta dagli attivisti può vincere fuori dai collegi più democratici, almeno in condizioni favorevoli. Finora non c'era riuscita.


I socialisti americani riscrivono il programma sotto i riflettori delle midterm


I Democratic Socialists of America hanno riscritto il proprio programma mentre i Repubblicani cercano di trasformare l'organizzazione socialista nel volto dell'intero Partito Democratico in vista delle elezioni di metà mandato. I DSA hanno ormai superato i 120.000 iscritti e sono al centro di un'attenzione nazionale senza precedenti. Il nuovo testo attenua alcune posizioni sull'immigrazione, si sposta più a sinistra sulle istituzioni e lascia ai candidati sostenuti dall'organizzazione un ampio margine per prendere le distanze dalle proposte più difficili da difendere.

La versione del 2024 appoggiava la "libertà di movimento", cioè la possibilità per gli immigrati di attraversare i confini per vivere e lavorare e chiedeva la fine di ogni detenzione ed espulsione. Il programma aggiornato, intitolato Workers Deserve More, propone invece di abolire l'ICE, l'agenzia federale che applica le leggi sull'immigrazione, rendere legale la migrazione e concedere un'amnistia agli immigrati già presenti negli Stati Uniti. È scomparsa la richiesta di eliminare tutte le espulsioni.

Sulla struttura della democrazia americana i DSA hanno compiuto il movimento opposto. Il nuovo programma chiede di abolire il Senato, considerato antidemocratico perché assegna a ogni Stato due seggi indipendentemente dalla popolazione. Nel 2024 l'organizzazione si limitava a proporre la fine del filibuster, la pratica parlamentare che al Senato permette alla minoranza di prolungare il dibattito e che, nella maggior parte dei casi, obbliga la maggioranza a raccogliere 60 voti per approvare una misura.

Le modifiche arrivano prima del Socialists Summit di Chicago e riflettono una doppia esigenza. Secondo il Semafor, la più grande organizzazione socialista della storia americana vuole sfruttare l'interesse dei media per diffondere le proprie idee. Allo stesso tempo permette agli iscritti candidati alle elezioni di beneficiare dell'organizzazione dei gruppi locali senza dover accettare ogni punto del programma nazionale. Il vertice ha accreditato 15 testate e aperto ai giornalisti dieci blocchi del programma.

I Repubblicani presentano le midterm come una scelta tra "God Bless the USA" e "L'Internazionale" e interrogano i candidati democratici sui punti più radicali del programma socialista. Tra questi ci sono la proprietà pubblica delle maggiori imprese, le riparazioni per le vittime della schiavitù e del colonialismo e l'abbandono graduale dei combustibili fossili. Anche esponenti democratici di centrosinistra descrivono i DSA come una forza esterna al vero Partito Democratico e li attaccano soprattutto per il peso acquisito dai socialisti critici di Israele.

Francesca Hong, parlamentare statale del Wisconsin, potrebbe diventare la prima iscritta ai DSA a ottenere la candidatura democratica a governatrice di uno Stato. La campagna l'ha costretta a rispondere sia dei propri messaggi del 2020 a favore del taglio dei fondi alla polizia e dell'abolizione del Giorno del Ringraziamento sia del programma nazionale. Hong ha detto a Semafor che quel programma non è il suo e che il suo obiettivo è far funzionare il governo del Wisconsin. Ha inoltre respinto la proposta di abolire il Senato, nonostante nel 2021 avesse sostenuto la stessa posizione dopo l'assoluzione del presidente Donald Trump nel suo secondo processo di impeachment. Ha spiegato di non pensarla più così.

Oliver Larkin, iscritto ai DSA dal 2020 e candidato contro il deputato democratico Jared Moskowitz nelle primarie della Florida per la Camera, considera invece il programma una rappresentazione corretta dell'organizzazione. Non ha chiesto l'appoggio nazionale e si è concentrato sui gruppi della South Florida, ma ritiene che i Repubblicani e i media tradizionali sottovalutino il consenso per un socialismo dichiarato e per cambiamenti costituzionali profondi. A suo giudizio, il ritorno del presidente Trump alla Casa Bianca ha reso più deboli molte posizioni che fino al 2024 erano considerate normali.

I candidati vicini ai DSA ricevono attenzione da due ambienti mediatici opposti. I nuovi media progressisti offrono loro interviste nelle quali possono presentare senza scuse le proprie idee, conquistando un pubblico democratico che ha perso fiducia nei media tradizionali dopo la vittoria del presidente Trump nel 2024. Le televisioni conservatrici li sottopongono invece a domande puntuali sulle singole proposte dell'organizzazione. Questa esposizione amplia la notorietà dei candidati ma li obbliga a scegliere quali parti del programma rivendicare e quali rifiutare.

Rachel Ventura, senatrice statale dell'Illinois iscritta ai DSA, ha respinto anche l'idea di togliere fondi alla polizia. Per Ventura, tagliare un servizio pubblico non impedisce gli abusi di potere ed è l'opposto del socialismo democratico, che dovrebbe far funzionare i servizi pubblici per tutti. Le sue parole mostrano la flessibilità sulla quale l'organizzazione sta costruendo la propria crescita: un programma nazionale riconoscibile e radicale, affiancato dalla libertà per i candidati di adattarlo alle proprie campagne.


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Beleidigungen, Zwangsoutings oder Bedrohung: Queere Menschen, die von Gewalt im Netz betroffen sind, haben seit Juli in Berlin eine eigene Anlaufstelle – die zugleich helfen soll, Zahlen zu sammeln.

netzpolitik.org/2026/queerfein…

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L'entourage di Bernie Sanders ha già scelto la sua erede: Alexandria Ocasio-Cortez


Nel cerchio del senatore del Vermont la successione è data per scontata, ma nel movimento progressista Ro Khanna rivendica il ruolo. Due strategie opposte alla prova delle primarie in Michigan

Nell'entourage di Bernie Sanders la successione è già decisa: l'erede del senatore del Vermont è Alexandria Ocasio-Cortez. "È sempre stato chiaro che AOC è l'erede", ha detto a POLITICO una persona vicina al senatore che da anni partecipa a queste conversazioni. Nel resto del movimento progressista la partita è invece ancora aperta e a contenderla c'è il deputato della California Ro Khanna.

I due hanno affrontato le elezioni di metà mandato in modi opposti. Khanna va ovunque e ha appoggiato decine di candidati a ogni livello, entrando in alcune delle primarie democratiche più conflittuali del paese. Ocasio-Cortez, deputata di New York, ha scelto pochi appuntamenti selezionati con cura. Il confronto tra le due strategie prepara la corsa presidenziale del 2028, quella che può decidere chi eredita il movimento costruito da Sanders.

Il dopo-Sanders

Il movimento di Sanders ha già scelto la sua erede: Ocasio-Cortez


Nell’entourage del senatore la successione è già chiusa. Ro Khanna rivendica ancora la partita, ma il modo in cui i due hanno affrontato le elezioni di metà mandato dice già chi guiderà la sinistra americana verso il 2028.

Grafica di FocusAmerica 5 agosto 2026

Il passaggio del testimone

Un fondatore, due pretendenti, una sola linea di successione


Al voto presidenziale: 2 anni e 3 mesi


Bernie Sanders
84 anni
Il fondatore

Alexandria Ocasio-Cortez
36 anni
L’erede designata

Ro Khanna
Deputato della California
Lo sfidante

Chi è vicino al senatore parla di una scelta mai in discussione. La linea tratteggiata è il legame che Khanna rivendica: copresidente della campagna presidenziale di Sanders nel 2020.

Due strategie per ereditare un movimento

Lei sceglie poco e bene, lui corre ovunque


Come i due pretendenti hanno affrontato le elezioni di metà mandato, su tre terreni decisivi.

Ocasio-Cortez
Khanna

Strategia

Ocasio-CortezPochi appoggi, scelti con cura. Resta fuori dalle corse più caotiche e non sfida mai i parlamentari uscenti, nemmeno a New York.
KhannaVa ovunque. Decine di candidati sostenuti a ogni livello, dentro le primarie più conflittuali del paese, anche contro gli uscenti e contro il comitato del partito.

Capitale politico

Ocasio-CortezNotorietà nazionale e la benedizione dell’entourage. Con Sanders condivide idee, appoggi e una cerchia di consiglieri: il suo capo di gabinetto, Mike Casca, arriva proprio dallo staff del senatore.
KhannaUna macchina da campagna costruita dal 2021. Comitati di 75-100 persone in New Hampshire e Nevada, un terzo in arrivo in South Carolina, e un tour nelle contee della Pennsylvania vinte da Trump.

Punti deboli

Ocasio-CortezL’accusa di essere un marchio. I critici a sinistra le rimproverano di proteggere i colleghi dell’establishment e di chiudersi in un ambiente troppo controllato.
KhannaUn bilancio contrastato. Il ritiro di Platner in Maine e la sconfitta di Steyer in California pesano. E nell’orbita di Sanders in pochi lo prendono sul serio come prossimo leader.

Il verdetto dell’entourage
«È sempre stato chiaro che AOC è l’erede»

Una persona vicina a Sanders, a POLITICO

Il banco di prova

In Michigan il voto che decide la successione


Alle primarie democratiche per il Senato tutti e tre sostengono lo stesso candidato. Ma in modi molto diversi.

Abdul El-Sayed Ex funzionario della sanità pubblica: nella notte ha battuto Haley Stevens, la candidata dei vertici del partito, con un margine strettissimo

Sanders e Ocasio-Cortez, insieme. Un comizio congiunto a Lansing e la presenza di entrambi nello spot televisivo finale: lo staff mette in video chi ritiene più utile alla vittoria.

Khanna, a distanza. Un appello digitale per la raccolta fondi e una campagna condotta per conto suo, senza mai comparire accanto a Sanders.

Nel momento decisivo, accanto al fondatore c’è solo lei.

La strada verso il 2028

Le tappe che preparano la corsa per la presidenza

Marzo 2026
La legge congiunta sull’IA. Sanders e Ocasio-Cortez presentano la proposta per fermare la corsa ai centri dati: diventa la principale battaglia progressista.

Luglio 2026
Il comizio di Lansing. Sanders e Ocasio-Cortez sul palco insieme per El-Sayed: l’immagine simbolo del passaggio di consegne.

Agosto 2026
Le primarie del Michigan. El-Sayed vince per pochi voti il test più conteso del ciclo per il movimento progressista.

3 novembre 2026
Le elezioni di metà mandato. Il primo giudizio degli elettori sulle due strategie.

Fine novembre 2026
La decisione di Khanna. Il deputato scioglierà la riserva sulla candidatura per la presidenza «intorno al Giorno del Ringraziamento».

Novembre 2028
Le elezioni presidenziali. La corsa che deciderà davvero il futuro del movimento progressista costruito da Sanders.

Fonte: POLITICO, agosto 2026

Il terreno di prova è il Michigan, dove martedì i democratici hanno votato nelle primarie più contese di questo ciclo, quelle che scelgono il candidato del partito al Senato per novembre. Sanders, Ocasio-Cortez e Khanna hanno sostenuto tutti e tre Abdul El-Sayed, ex funzionario della sanità pubblica cresciuto nei sondaggi contro la deputata Haley Stevens, appoggiata dai vertici del partito.

Solo Ocasio-Cortez si è mostrata accanto a Sanders in campagna per El-Sayed. I due hanno tenuto insieme un comizio a Lansing il mese scorso e compaiono entrambi in uno degli ultimi spot televisivi del candidato, segnale di chi lo staff ritiene più utile per portarlo al traguardo. Khanna ha registrato per conto suo un appello digitale per raccogliere fondi e ha fatto campagna per El-Sayed senza Sanders.

Khanna e Sanders mantengono un rapporto: il deputato californiano è stato copresidente nazionale della campagna presidenziale del senatore nel 2020. Nell'orbita di Sanders ci sono però dubbi sulle possibilità di una candidatura di Khanna alla Casa Bianca e sul fatto che sia lui il più adatto a raccogliere l'eredità, se Ocasio-Cortez decidesse di non correre nel 2028. "Ro sta già facendo campagna, ma non in molti lo prendono sul serio come prossimo leader del movimento", ha detto un altro collaboratore vicino al senatore.

Khanna ha respinto l'idea che ci sia un solo erede. "Credo che Sanders avrà molti successori nel corso dei decenni e la chiave è costruire un progressismo maggioritario che possa vincere in tutto il paese", ha detto. Alla domanda se una candidatura di Ocasio-Cortez cambierebbe i suoi calcoli ha risposto "no" e ha fatto sapere che deciderà "intorno al Ringraziamento" (la festa cade a fine novembre).

Sanders prova a restare fuori dalla contesa. "Le elezioni presidenziali sono tra 2 anni e 3 mesi", ha detto in una dichiarazione. "Concentriamoci ora su come risolvere i problemi urgenti del paese. C'è tutto il tempo per preoccuparsi dei possibili candidati alla presidenza." Un portavoce di Ocasio-Cortez non ha commentato.

Sanders ha 84 anni, Ocasio-Cortez ne ha 36 e secondo i loro consiglieri il legame tra i due va oltre la politica. Parlano direttamente di scelte programmatiche, idee politiche e candidati da sostenere e hanno coordinato i loro appoggi attorno a un gruppo di socialisti democratici e progressisti di New York che hanno poi vinto seggi alla Camera. Condividono anche una cerchia di consiglieri, tra cui Faiz Shakir e Mike Casca. Casca è stato a lungo collaboratore di Sanders e oggi è capo di gabinetto di Ocasio-Cortez, con un ruolo importante nella definizione della strategia politica. Shakir è consigliere di Sanders e direttore esecutivo di More Perfect Union, organizzazione mediatica progressista senza scopo di lucro.

Il senatore ha allargato la lista dei candidati che appoggia ed è stato molto presente in campagna, con l'obiettivo di far crescere una generazione di dirigenti progressisti che porti avanti il suo movimento. Interviene presto, facendo da garante per i programmi della sinistra, mentre Ocasio-Cortez arriva alla fine. È un cambiamento rispetto al passato, quando entrava prima nelle corse: secondo i suoi consiglieri riflette la capacità di mobilitare negli ultimi giorni alcuni blocchi di elettori, come le minoranze etniche e i lavoratori.

Non coordinano ogni scelta, ma hanno unito le forze in diverse corse, tra cui quella di El-Sayed in Michigan e le primarie di Sam Forstag per la Camera in Montana. Quando ha deciso di appoggiare El-Sayed, Ocasio-Cortez ha chiamato subito Sanders e insieme hanno iniziato a organizzare il comizio.

Sull'intelligenza artificiale i due hanno costruito la principale proposta progressista. Sanders è stato il primo parlamentare a chiedere una moratoria e ha contribuito a definire la posizione di Ocasio-Cortez. A marzo hanno presentato una proposta di legge congiunta per fermare la costruzione accelerata di centri dati. "La deputata Alexandria Ocasio-Cortez e io capiamo cosa è in gioco", ha detto Sanders presentando il testo in Senato. Mesi dopo il tema attraversa elettorati progressisti e conservatori, è tra i primi punti dell'agenda del Congresso ed è al centro di decine di corse per le elezioni di metà mandato e delle prime discussioni sul 2028.

Khanna è cresciuto in visibilità grazie alla battaglia per la pubblicazione dei documenti su Jeffrey Epstein. Ocasio-Cortez porta invece una notorietà nazionale che le campagne considerano preziosa per farsi conoscere, soprattutto tra gli elettori progressisti più giovani, i più difficili da portare alle urne. I candidati che hanno ricevuto l'appoggio di entrambi dicono che i due sono garanti diversi, con richiami diversi.

Gli alleati di Khanna sostengono che sia lui a esporsi davvero per il movimento, appoggiando sfidanti contro i parlamentari uscenti, spingendo sui documenti di Epstein e andando di recente in Cisgiordania. "Chi la sostiene la sostiene come marchio", ha detto un alleato di Khanna che lavora anche nell'area di Sanders, riferendosi a Ocasio-Cortez. "Cosa significa lavorare con lei? Cosa significa per lei far passare una legge? Non conosco la sua idea di come si cambiano le cose." La stessa persona teme che la deputata si stia chiudendo in un ambiente troppo controllato negli anni che la separano dalla decisione sul 2028.

Ocasio-Cortez è stata molto più selettiva di Khanna e di Sanders negli appoggi. Ha sostenuto candidati di sinistra in diverse primarie contese per la Camera, ma è rimasta fuori dalle corse più caotiche, come quella per il Senato in Maine e le primarie per il governatore in Wisconsin. Ha anche evitato di appoggiare sfidanti contro i parlamentari uscenti, compresi quelli di New York, benché sia proprio così che ha vinto il suo seggio nel 2018.

La scelta ha provocato critiche a sinistra. "A chi importa del tuo rapporto tra vittorie e sconfitte? Quello che mi interessa è: stai cercando di aiutare gli altri progressisti oppure no?", ha detto Cenk Uygur, sostenitore di Khanna e fondatore della rete progressista online "The Young Turks" e del gruppo Justice Democrats. "Ocasio-Cortez tiene molto ai suoi colleghi e i suoi colleghi sono democratici dell'establishment. A me non interessano. Anzi, sono contro di loro. Voglio che vengano sfidati alle primarie."

Jeff Weaver, che diresse la campagna presidenziale di Sanders nel 2016, è oggi consigliere di Khanna. "Non ci sono due candidati uguali", ha detto Weaver. "Ma penso che Ro Khanna abbia la possibilità di fare quello che ha fatto Bernie, cioè avere un richiamo che va oltre la base democratica."

Dal 2021 Khanna costruisce l'infrastruttura che serve a una campagna presidenziale, viaggiando negli Stati che votano per primi alle primarie e in quelli in bilico. Ha messo in piedi comitati di 75-100 persone in New Hampshire e Nevada e ne sta creando un altro in South Carolina, lavorando con i politici locali, secondo Shannon Jackson, un altro collaboratore storico di Sanders che oggi fa da consulente a Khanna.

Nell'ultima settimana il deputato ha attraversato la Pennsylvania con quello che chiama "nuovo tour del patriottismo economico", con eventi in contee vinte dal presidente Donald Trump come Erie, Luzerne e Cambria. "C'è un grande desiderio di una visione progressista coraggiosa che denunci un sistema politico ed economico ingiusto e truccato", ha detto a POLITICO. La prova, ha aggiunto, è far funzionare quella visione "non solo nella Bay Area, non solo in Michigan, non solo nelle aree progressiste, ma in posti come la Pennsylvania".

Il suo attivismo ha prodotto un bilancio contrastato. Tra le sconfitte più visibili ci sono l'uscita di scena di Graham Platner dalle primarie per il Senato in Maine e la costosa sconfitta di Tom Steyer nella corsa per il governatore della California. Nel caso di Platner, Khanna e Sanders lo avevano appoggiato mentre Ocasio-Cortez era rimasta fuori. Khanna ha anche sostenuto candidati contro il Democratic Congressional Campaign Committee (il comitato del partito che finanzia le campagne per la Camera): nel secondo collegio del Maine il progressista Matt Dunlap, appoggiato dal deputato californiano, ha battuto il candidato preferito dal comitato.

"C'è una differenza tra essere progressisti nelle politiche ed essere progressisti nei fatti", ha detto Uygur. "E i fatti richiedono di sfidare il sistema, di sfidare l'establishment. Su questo non c'è partita: Ro Khanna è nettamente sopra ogni altro democratico."


Il Michigan vota alle primarie che possono spostare a sinistra il Partito Democratico


I Democratici del Michigan votano oggi per le primarie più divisive dell'anno, il voto interno con cui gli elettori del partito scelgono chi correrà a novembre per un seggio al Senato. Da una parte c'è Abdul El-Sayed, 41 anni, ex responsabile della sanità pubblica di Detroit sostenuto dalla sinistra di Bernie Sanders. Dall'altra Haley Stevens, 43 anni, deputata da quattro mandati e candidata dell'establishment del partito.

Il seggio è quello lasciato libero da Gary Peters, senatore democratico che ha rinunciato a ricandidarsi per un terzo mandato. Chi vince oggi sfiderà a novembre il repubblicano Mike Rogers, ex deputato che nel 2024 aveva perso l'altra corsa al Senato del Michigan per circa 19mila voti. Il presidente Donald Trump ha vinto lo Stato nel 2024 con 1,4 punti di vantaggio e gli analisti indipendenti considerano incerta la sfida di novembre. Per riprendersi la maggioranza al Senato i Democratici devono guadagnare quattro seggi netti e allo stesso tempo tenere il Michigan.

Quasi tutti i sondaggi diffusi a luglio danno El-Sayed in vantaggio, alcuni di oltre dieci punti. Una rilevazione di Emerson College della settimana scorsa gli assegna il 54% contro il 39% di Stevens, con una frattura generazionale netta: tra gli elettori sotto i 50 anni è avanti di 42 punti, tra quelli sopra i 60 è Stevens ad avere un margine di 14 punti. Tra gli indipendenti il vantaggio di El-Sayed è di 27 punti.

Tre settimane fa un sondaggio del Glengariff Group aveva invece dato Stevens avanti di sette punti. Richard Czuba, che ha curato quella rilevazione, ha detto al Washington Post che i sondaggi della settimana scorsa sono "francamente irrilevanti" e che la corsa è "estremamente volatile".

Sondaggi · Michigan

El-Sayed arriva al voto sopra il 50 per cento, Stevens si ferma al 38

Quota di ciascun candidato nella media giornaliera dei sondaggi per la primaria democratica al Senato. Per un anno la corsa è stata un pareggio a tre intorno al 20 per cento, poi da maggio El-Sayed è salito fino al 51,7 per cento mentre Stevens si è fermata al 38,0. I pallini chiari sono le singole rilevazioni, la riga tratteggiata è il 5 luglio: quel giorno McMorrow ha lasciato la corsa e la sua linea si ferma.

10% 20% 30% 40% 50% 12 mesi 6 mesi voto 5 luglio: il ritiro El-Sayed 51,7 Stevens 38,0 McMorrow 10,5
La media si ferma al 29 luglio 2026, ultimo sondaggio disponibile. Si vota oggi, 4 agosto.

Attenzione. Diciannove dei 32 sondaggi sono commissionati da comitati vicini a un candidato o da gruppi repubblicani, e nella media pesano la metà. L’ultima rilevazione che ha dato Stevens in vantaggio è quella del Glengariff Group dell’8-11 luglio, che la metteva sette punti sopra El-Sayed.

Fonte Elaborazione di Focus America su 32 sondaggi della primaria democratica raccolti da Wikipedia, aggiornati al 30 luglio 2026. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i sondaggi commissionati da una parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso per le tre linee.

El-Sayed
Stevens
McMorrow

La campagna di Stevens e i gruppi che la sostengono hanno speso 61 milioni di dollari quest'anno in pubblicità elettorale, contro i 6,5 milioni di El-Sayed e dei suoi alleati, secondo i dati della società di monitoraggio AdImpact. È la terza primaria per il Senato più costosa di sempre e la seconda di questo ciclo elettorale.

Il maggior investimento singolo arriva da un gruppo legato all'American Israel Public Affairs Committee, la principale organizzazione di pressione filoisraeliana negli Stati Uniti, nota come AIPAC, che ha speso 30 milioni di dollari a favore di Stevens.

El-Sayed è nato a Rochester Hills, sobborgo benestante di Detroit, da genitori immigrati dall'Egitto. Si è laureato all'Università del Michigan, ha preso un dottorato in sanità pubblica a Oxford e una laurea in medicina alla Columbia, senza mai esercitare come medico. Ha guidato il dipartimento di sanità pubblica di Detroit dal 2015 al 2017, ha perso la primaria per il governatore nel 2018 contro Gretchen Whitmer per 22 punti, ha condotto un podcast e dal 2023 al 2025 ha diretto il dipartimento sanitario della contea di Wayne.

Il suo programma chiede il Medicare for All, cioè l'estensione a tutti del programma pubblico di assistenza sanitaria oggi riservato agli anziani, asili nido gratuiti, una tassa sui patrimoni dei miliardari e l'abolizione dell'ICE, l'agenzia federale che si occupa di immigrazione e rimpatri. Vuole inoltre la fine degli aiuti americani a Israele, di cui definisce "genocidio" le azioni a Gaza.

Molti dei suoi sostenitori sono vicini ai Democratic Socialists of America, il movimento dei socialisti democratici cresciuto dentro il partito che il presidente Trump e i repubblicani descrivono come "comunismo" e usano come argomento contro tutti i Democratici. El-Sayed prende le distanze da quell'etichetta. "Non sono tecnicamente né praticamente DSA", ha detto in un'intervista al Wall Street Journal. Si descrive come un capitalista che capisce come funziona il capitalismo.

Stevens rappresenta dal 2019 l'undicesimo distretto del Michigan, che ha strappato ai repubblicani nel 2018. Prima aveva lavorato nelle campagne di Hillary Clinton e Barack Obama ed era stata capo di gabinetto di Steve Rattner, l'uomo incaricato dall'amministrazione Obama di salvare le tre grandi case automobilistiche di Detroit dopo la crisi finanziaria. Si definisce un'esperta di politica industriale ed è stata indicata l'anno scorso come la deputata democratica del Michigan più efficace alla Camera.

Propone un piano sanitario pubblico che faccia concorrenza alle assicurazioni private, l'eliminazione del tetto contributivo sulla previdenza sociale in modo da tassare anche i redditi sopra i 184.500 dollari e un congedo parentale retribuito esteso a tutto il paese.

Israele è la frattura più profonda tra i due. El-Sayed ha detto che Israele non dovrebbe esistere come Stato esplicitamente ebraico e chiede la fine dell'assistenza finanziaria americana. Stevens sostiene la prosecuzione degli aiuti militari senza condizioni ed è stata fischiata quest'anno alla convention democratica dello Stato dagli attivisti contrari alla sua posizione.

Giovedì El-Sayed ha detto in un'intervista che AIPAC ha scelto "letteralmente la candidata meno capace d'America". Stevens ha replicato la sera stessa su X: "Tutti in America capiscono che vuoi dare la colpa di tutti i tuoi problemi agli ebrei americani".

Sabato El-Sayed ha risposto ai giornalisti che ama e venera l'ebraismo e il popolo ebraico.

El-Sayed ha l'appoggio di Sanders, delle deputate Alexandria Ocasio-Cortez e Ilhan Omar, della senatrice Elizabeth Warren, del senatore Chris Van Hollen e della United Auto Workers, il sindacato dei lavoratori dell'auto. Stevens è sostenuta dal leader della minoranza al Senato Chuck Schumer, dalla governatrice Whitmer, da Peters, dal deputato della South Carolina James Clyburn, dal Congressional Black Caucus e da Emily's List, l'organizzazione che finanzia le candidate favorevoli al diritto all'aborto.

Barack Obama non ha preso posizione, anche se Stevens richiama in continuazione il suo nome.

La corsa è diventata un duello il 5 luglio, quando la senatrice statale Mallory McMorrow ha sospeso la sua campagna senza indicare un nome. Secondo la ricostruzione di CNN, a fine giugno Schumer aveva convocato Peters nel suo ufficio per dirgli che la sfida a tre non stava funzionando e che McMorrow non poteva vincere. Peters ne è uscito convinto che il suo compito fosse ottenere il ritiro di McMorrow per lasciare a Stevens un confronto diretto con El-Sayed. Kirsten Gillibrand, presidente del comitato che finanzia le campagne dei senatori democratici, era arrivata a far intendere ad alcuni finanziatori che McMorrow fosse iscritta ai Democratic Socialists of America, cosa non vera.

Gli elettori afroamericani sono circa un quinto dell'elettorato delle primarie democratiche in Michigan e sono la strada più promettente per Stevens: il sondaggio del Glengariff Group le attribuiva il 67% dei loro voti contro il 21% di El-Sayed. Per questo nelle ultime settimane la deputata ha girato le chiese di Detroit e ha organizzato eventi con Clyburn e Whitmer, ricordando il salvataggio dell'industria dell'auto del 2009.

Keith Williams, presidente del Black Caucus del Partito Democratico del Michigan, ha detto al Washington Post di considerarla pragmatica e ha liquidato la parola d'ordine dell'avversario sui soldi fuori dalla politica come poco realistica.

L'elettabilità è l'argomento centrale di chi sostiene Stevens. "È un rischio enorme candidare un esponente della sinistra radicale in uno Stato in bilico in un anno così importante", ha detto Cheri Bustos, ex deputata centrista che ha vinto più volte in un collegio dell'Illinois pieno di elettori di Trump. Jonathan Cowan, presidente del gruppo centrista Third Way, ha ricordato che la sinistra radicale non ha mai strappato ai repubblicani un seggio al Senato in epoca moderna né un seggio alla Camera dal 2018.

Stevens cita a proprio favore una telefonata di Rogers finita fuori, nella quale il candidato repubblicano diceva di avere più possibilità di conquistare il seggio se a vincere la primaria fosse El-Sayed.

Chi sta con El-Sayed ribalta il ragionamento. Adam Green, cofondatore del Progressive Change Campaign Committee, ha detto che una vittoria dopo 60 milioni di dollari spesi contro di lui manderebbe a ogni politico democratico il messaggio che si possono sfidare quegli interessi quando si ha la gente dalla propria parte. Van Hollen sostiene che El-Sayed abbia più possibilità a novembre perché mobilita elettori che leggono la sua campagna non come uno scontro tra destra e sinistra ma come una battaglia contro la corruzione politica e il potere economico concentrato.

Nella primaria si sovrappongono quasi tutte le linee di frattura del Partito Democratico: establishment contro insorti, progressisti contro moderati, nuovi media contro vecchi. Il momento più visto della campagna è stato un video di 19 secondi in cui Stevens prometteva di lavorare con "un po' di gioia, un po' di entusiasmo, un po' di energia" e un po' di "stick it to 'em", espressione colloquiale che si può rendere con "gliela facciamo vedere". Il filmato è stato deriso per il suo forte accento del Michigan e ha superato i tre milioni di visualizzazioni su X, ma la campagna ne ha fatto uno slogan da cartello elettorale. El-Sayed ha chiesto ai suoi sostenitori di smettere di prenderla in giro per cose che non riguardano le sue posizioni politiche.

Una vittoria di El-Sayed sarebbe il segnale che lo spostamento a sinistra del partito è arrivato oltre le enclave costiere e le grandi città democratiche, dove i candidati vicini ai socialisti hanno già battuto esponenti più moderati. Darebbe anche una spinta alle primarie di Wisconsin e Minnesota, che si tengono tra una settimana con dinamiche simili.

Se invece vince Stevens, i moderati potranno dire che la spinta della sinistra si ferma davanti agli Stati in bilico. In Michigan un repubblicano non vince un seggio al Senato dal 1994 e lo Stato ospiterà una delle prime primarie presidenziali del 2028.

Debbie Dingell, una delle poche deputate democratiche del Michigan che non ha preso posizione, ha detto a CNN che nessuno può apprezzare la brutalità vista in queste settimane e che questo renderà più difficile ricompattare il partito. "Ma non abbiamo scelta", ha aggiunto, perché a novembre si decide chi controlla la Camera e il Senato.


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I nemici fantasma di Trump home.rifondazione.eu/2026/08/0… #Approfondimenti

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Chi finanzia un partito può cercare di comprarne silenzio, influenza o favori.

Per questo, nel novembre 2024, Volt Italia è stato il primo partito italiano ad adottare un Codice etico per le donazioni fondato sul principio «Know Your Donor»: conoscere chi dona prima di accettarne i soldi.

Il Codice impone di verificare identità, attività, interessi e compatibilità del donatore con i valori e l’indipendenza politica di Volt: i contributi anonimi o non verificabili devono essere rifiutati o restituiti; lo stesso vale per le donazioni legate a conflitti d’interesse, armi, tabacco, gioco d’azzardo, combustibili fossili, sfruttamento o violazioni dei diritti umani.

Pasquale Lisena, responsabile fundraising di Volt Italia, ne ha parlato il 10 giugno 2026 alla Sapienza Università di Roma durante “Il prezzo della politica”, l’evento di presentazione di Moneytor, l’Osservatorio sul finanziamento alla politica italiana.

Perché «non sapevamo chi fosse il donatore» non può essere una giustificazione: chi accetta denaro deve sapere da dove arriva e assumersene la responsabilità.

#FinanziamentoPolitico #Trasparenza #Anticorruzione #Democrazia #EticaPolitica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Thüringen soll ein neues Polizeigesetz bekommen, das eine Vielzahl von neuen Befugnissen einführt. Zahlreiche Expert*innen haben sich mit dem Entwurf auseinandergesetzt. Aus ihrer Sicht ist er mit dem Grundgesetz nicht vereinbar.

netzpolitik.org/2026/harte-kri…

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Hormuz, nuovo accordo vicino mentre il Pentagono è sempre più a corto di missili


Washington punta a riaprire lo Stretto e rilanciare la tregua con Teheran, dopo aver consumato quasi quattro quinti delle scorte di THAAD e circa metà degli intercettori Patriot.

Stati Uniti, Iran e Oman sono vicini a un nuovo accordo provvisorio per riaprire lo Stretto di Hormuz, che l'amministrazione americana spera di annunciare già oggi. Lo hanno riferito ad Axios due fonti regionali e un funzionario statunitense. La trattativa entra così nella fase decisiva mentre l'arsenale americano si assottiglia sempre di più: secondo la CNN, dall'inizio della guerra con l'Iran le forze armate statunitensi hanno consumato quasi quattro quinti delle scorte di missili THAAD e circa la metà degli intercettori Patriot.

Un nuovo sistema per riaprire lo Stretto


La nuova intesa, negoziata da diverse settimane, punta a ristabilire il cessate il fuoco tra Washington e Teheran e a riavviare i negoziati sul nucleare, prevedendo un regime transitorio di 60 giorni, concordato tra Oman e Iran e prorogabile. In questo periodo tutto il traffico diretto verso il Golfo passerebbe attraverso una corsia settentrionale nelle acque iraniane, mentre le navi in uscita verso il Mare Arabico seguirebbero la corsia meridionale nelle acque omanite, in coordinamento con Teheran.

Entro 30 giorni le due parti dovrebbero inoltre rimuovere le mine navali dalla corsia centrale dello Stretto. Una volta bonificata, anche la rotta centrale tornerebbe a ospitare il traffico in entrambe le direzioni, secondo un accordo permanente ancora da negoziare tra Muscat e Teheran. Il nuovo sistema attribuirebbe così all'Iran un potere di controllo sul passaggio delle navi che non possedeva prima della guerra.

Le ricostruzioni divergono sull'eventuale introduzione di tariffe. Secondo Axios, nei due mesi iniziali non sarebbe previsto alcun pedaggio; l'Associated Press riferisce invece che verrebbero applicate tariffe per i servizi di sicurezza e di tutela dell'ambiente marino. È uno dei nodi ancora irrisolti, insieme alle modalità concrete della riapertura. Prima della guerra, attraverso lo Stretto transitava un quinto del petrolio e del gas scambiati nel mondo. Gli attacchi iraniani contro le navi lo hanno di fatto chiuso, spingendo al rialzo i prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti ben oltre il Medio Oriente.

La tregua sullo Stretto

Hormuz riapre a corsie separate, e l'Iran ottiene un controllo che non aveva


L'intesa provvisoria negoziata dall'Oman prevede 60 giorni di transito guidato nelle acque di Teheran e Muscat, mentre le scorte americane di intercettori scendono al minimo.

Grafica di FocusAmerica

Come funzionerebbe il transito

Tre corsie, due padroni di casa


Il traffico verso il Golfo passerebbe nelle acque iraniane, quello in uscita nelle acque omanite. La rotta centrale, minata durante la guerra, andrebbe bonificata entro 30 giorni.

IRAN OMAN E.A.U. Golfo Persico Golfo Persico Golfo di Oman Golfo di Oman Bandar Abbas Qeshm
Corsia nordIn entrata · acque iraniane Corsia sudIn uscita · acque omanite Corsia centraleMinata · da bonificare
Il regime transitorio durerebbe 60 giorni, prorogabili. Il traffico viaggerebbe separato per direzione, in coordinamento con Teheran. Tocca una corsia per i dettagli.

Il calendario dell'intesa60 giorni

Giorni 1-30 Giorni 31-60

Entro il giorno 30: mine rimosse dalla corsia centrale
Al giorno 60: proroga, o un accordo permanente sul transito

Nodo aperto: i pedaggi. Secondo Axios, nei primi 60 giorni non sarebbe previsto alcun pedaggio; per l'Associated Press verrebbero invece applicate tariffe per i servizi di sicurezza e di tutela dell'ambiente marino.

1/5
del petrolio e del gas scambiati nel mondo transitava dallo Stretto prima della chiusura

−6% Brent
il calo del greggio dopo lo stop ai bombardamenti, a circa 83 dollari al barile

Il conto della guerra

Gli intercettori americani si stanno esaurendo


Tra febbraio e luglio le forze armate statunitensi hanno consumato gran parte dei loro sistemi antimissile più efficaci, secondo un rapporto interno diffuso nei giorni scorsi.

Intercettori THAAD
Colpiscono i missili balistici nella fase finale della traiettoria
almeno −38%
meno di 278rimasti, su 452 prima della guerra

Scorte residueConsumate in cinque mesi

Intercettori Patriot
Il principale sistema americano di difesa antimissile e antiaerea
circa −65%
meno di 827rimasti, su circa 2.200 prima della guerra

Scorte residueConsumate in cinque mesi

Missili Tomahawk
Da crociera, lanciati da navi e sottomarini
circa −50%

aprile: −30%

Riserve residue

ATACMS e Precision Strike Missile
Missili di precisione a lungo raggio dell'esercito, oltre un milione di dollari l'uno: gli stessi forniti a Kyiv, considerati decisivi in un eventuale conflitto su Taiwan
quasi esauriti

Cinque mesi per svuotare gli arsenali, anni per riempirli

Sulla stessa scala temporale: quanto è durato il consumo, quanto servirebbe a rimpiazzarlo ai ritmi di produzione dichiarati. La scala è in anni.

1 anno123456

Il consumo, da febbraio a luglio5 mesi

Rimpiazzare gli oltre 1.370 Patriot usati, a 20 al mesequasi 6 anni

Riportare i THAAD ai livelli precedenti alla guerraalmeno 3 anni

I tre anni per i THAAD sono indicati dal rapporto. Il tempo di rimpiazzo dei Patriot è un calcolo di FocusAmerica: la differenza tra le scorte prima e dopo la guerra, divisa per il ritmo di consegna dichiarato. Presuppone che non se ne consumi nemmeno uno nel frattempo.

20 al mese
gli intercettori Patriot in uscita dalle fabbriche americane

15 al mese
i missili Tomahawk di nuova produzione

5 mesi
di guerra per consumare più della metà dell'arsenale Patriot

Gli Stati Uniti hanno «molte più munizioni di chiunque altro al mondo».
La replica della Casa Bianca, che respinge la ricostruzione del rapporto

Fonte Axios, CNN, Reuters, Associated Press, Center for Strategic and International Studies. Mappa: Natural Earth. Agosto 2026.

Una tregua già fallita una volta


Da parte sua, Teheran nega di star negoziando con Washington. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, sostiene che i colloqui siano in corso esclusivamente con l'Oman. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha invece confermato il coinvolgimento americano e ha parlato di progressi, precisando però che non è stata ancora raggiunta un'intesa definitiva. L'accordo formale, anticipato dal New York Times, resterebbe comunque bilaterale, tra Iran e Oman.

Tre settimane fa la Casa Bianca, l'Oman e gli altri mediatori regionali erano convinti di avere già raggiunto un'intesa. Teheran ha però ripreso ad attaccare le navi, innescando due settimane di combattimenti che hanno portato le parti sull'orlo di una guerra aperta. Alla mediazione hanno partecipato anche funzionari qatarioti, pachistani e sauditi, con una serie di telefonate tra l'inviato di Trump Steve Witkoff, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il suo omologo omanita Badr al-Busaidi. Araghchi ha dato un assenso di massima durante il fine settimana; martedì sono poi arrivati il via libera della Guida suprema Mojtaba Khamenei e quello del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano.

Visti i progressi, nella giornata di sabato il presidente Donald Trump aveva deciso di non dare seguito alla minaccia di una vasta campagna di bombardamenti, concedendo più tempo alla diplomazia. Il giorno precedente era però arrivato a un passo dall'ordinare l'attacco secondo le ricostruzioni più accreditate, e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe già ricevuto le istruzioni operative. Trump ha cambiato idea dopo avere parlato con gli alleati mediorientali, preoccupati da una possibile rappresaglia iraniana contro le proprie infrastrutture energetiche. Il Brent è quindi sceso di circa il 6%, attestandosi intorno agli 83 dollari al barile. L'opzione militare resta tuttavia sul tavolo e, se l'accordo non verrà raggiunto in tempi brevi, il presidente potrebbe autorizzare i raid.

Le scorte americane al limite


Prima che Trump annullasse i bombardamenti, i vertici militari avevano nuovamente richiamato l'attenzione sulla riduzione delle scorte, almeno per la seconda volta in poche settimane. Il sistema antimissile THAAD, progettato per intercettare i missili balistici nella fase finale della traiettoria, e il Patriot sono tra i sistemi antimissile più efficaci dell'arsenale americano.

Prima del conflitto gli Stati Uniti disponevano rispettivamente di 452 e di circa 2.200 intercettori nelle due versioni più avanzate, secondo il Center for Strategic and International Studies. Le stime pubbliche del centro studi di Washington non coincidono del tutto con i dati interni: un rapporto pubblicato la scorsa settimana calcola che tra febbraio e luglio sia stato consumato circa il 65% degli intercettori Patriot e che le scorte di THAAD si siano ridotte di almeno il 38%. In termini assoluti, rimarrebbero quindi disponibili meno di 827 intercettori Patriot e meno di 278 intercettori THAAD.

Secondo quanto rivelato dalla Reuters, sono però quasi esaurite anche le scorte dei missili di precisione a lungo raggio dell'esercito statunitense: gli Army Tactical Missile Systems, conosciuti come ATACMS, e i più recenti Precision Strike Missile. Costano oltre un milione di dollari ciascuno e consentono di colpire obiettivi a grande distanza senza esporre gli aerei alle difese antiaeree nemiche.

Sono gli stessi sistemi forniti da Washington a Kyiv per attaccare obiettivi in territorio russo e che gli analisti considerano decisivi in un eventuale conflitto con la Cina sul futuro di Taiwan. Anche le riserve complessive di Tomahawk, i missili cruise lanciati da navi e sottomarini, si sono ridotte di circa la metà, rispetto al -30% registrato ad aprile.

Il Pentagono riceve circa 15 Tomahawk e 20 Patriot al mese, secondo i programmi di consegna dell'anno fiscale in corso, mentre per riportare le scorte di THAAD ai livelli precedenti alla guerra servirebbero almeno tre anni. Questa settimana il Dipartimento della Difesa ha firmato due contratti per aumentare la produzione dei motori a razzo destinati ai Patriot e ai THAAD, ma un portavoce non ha indicato quando l'incremento comincerà a produrre risultati.

La Casa Bianca di Trump respinge però questa ricostruzione. In una dichiarazione un portavoce della presidenza ha affermato che gli Stati Uniti possiedono "molte più munizioni di chiunque altro al mondo" e che le aziende del settore militare "stanno producendo più munizioni di quante ne abbiano mai prodotte prima". Gli analisti confermano che la produzione di alcune categorie, dai proiettili d'artiglieria a diversi tipi di missili, ha raggiunto livelli record, ma avvertono che le quantità potrebbero comunque non essere sufficiente a sostenere una guerra prolungata.

In questo contesto i Paesi del Golfo, che dipendono drammaticamente dai sistemi antiaerei americani, temono che la scarsità di munizioni riduca la loro capacità di intercettare missili e droni iraniani, soprattutto se diventassero bersaglio di una rappresaglia provocata da una nuova escalation decisa da Washington. Il capo di Stato Maggiore, il generale Dan Caine, aveva già sollevato il problema durante una riunione alla Casa Bianca alla fine del mese scorso, nella quale era stato discusso anche il rischio di provocare numerose vittime civili in Iran nel caso di una ripresa su larga scala delle attività militari.

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⬇️ Dieses Symbol ist eines der von der EU vorgeschlagenen zukünftigen Kennzeichen für KI-generierte Inhalte.

Weizenbaum-Forscher Rainer Rehak sieht die neuen Kennzeichnungspflichten als einen als einen naheliegenden Schritt, betont in einem neuen Artikel von @netzpolitik_feed aber zugleich ihre Grenzen.

🔗 netzpolitik.org/2026/truegeris…

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L'Amministrazione Trump ha già rimborsato 100 miliardi di dazi bocciati dalla Corte Suprema


Sono il 60% dei 165 miliardi incassati con i dazi del "liberation day". La dogana ha accettato pratiche per altri 128 miliardi, ma i soldi tornano alle imprese importatrici, non ai consumatori

L'Amministrazione americana ha già restituito agli importatori circa 100 miliardi di dollari di dazi, dopo che all'inizio dell'anno la Corte Suprema ha bocciato l'uso dei poteri di emergenza con cui il presidente Donald Trump aveva imposto le tariffe ai partner commerciali. La cifra corrisponde al 60% dei 165 miliardi incassati con i dazi del "Liberation day".

Il dato è stato comunicato martedì dai funzionari doganali ai giudici della Corte per il commercio internazionale, il tribunale federale specializzato nelle controversie sulle importazioni. Nello stesso deposito la Customs and Border Protection (l'agenzia che gestisce dogane e frontiere) ha scritto che richieste per oltre 128 miliardi di dollari sono state accettate e sono in lavorazione, un segnale che altri rimborsi sono imminenti.

Dazi · Il denaro che torna indietro

Lo Stato americano restituisce i dazi, e intanto ne impone di nuovi

La Corte Suprema ha bocciato le tariffe del «Liberation day». Da allora la dogana americana ha già ridato agli importatori 100 miliardi di dollari, il 60% di quanto aveva incassato. Nello stesso momento, però, il muro tariffario si sta già rialzando su un’altra legge.

Grafica di FocusAmerica

Rimborsi versati agli importatori

0mld $

0%

già restituiti a chi aveva pagato le tariffe

dei 165 miliardi incassati con i dazi del «Liberation day»

Incassato con i dazi poi dichiarati illegali 165 mld $

100 mld restituiti

100 miliardi già restituiti agli importatori
65 miliardi ancora nelle casse dello Stato
La linea tratteggiata segna i 128 miliardi di richieste già accettate: altri rimborsi sono imminenti

Come si è arrivati qui

I soldi tornano dove gli importi erano più grandi

Può chiedere il rimborso solo chi risulta importatore registrato: 330.000 aziende. Restano fuori le piccole imprese che i dazi li hanno pagati sotto forma di prezzi più alti o di sovrapprezzi in fattura, e i consumatori. Dati CBP al 29 giugno 2026.

Il muro si ricostruisce

La base giuridica non è più quella bocciata a febbraio, ma la Section 301 del Trade Act del 1974: la stessa norma usata nella guerra commerciale con la Cina del 2018. I nuovi dazi coprono quasi tutte le importazioni americane.

Fonte Customs and Border Protection, depositi alla Court of International Trade; Office of the U.S. Trade Representative; Cato Institute; Financial Times. Dati aggiornati al 4 agosto 2026.

A febbraio la Corte Suprema ha vietato il ricorso ai poteri economici di emergenza per imporre dazi elevati, riducendo in modo netto l'uso che il presidente aveva fatto dell'autorità esecutiva. Dopo quella sentenza sono stati i giudici della Corte per il commercio internazionale a ordinare all'agenzia doganale di avviare le pratiche di rimborso.

I dazi del "Liberation Say" erano il perno della guerra commerciale del presidente, che ha usato le tariffe su una scala senza precedenti per ridisegnare il rapporto tra gli Stati Uniti e l'economia mondiale. La restituzione di quei soldi è l'ultimo capovolgimento di una vicenda che va avanti da mesi.

Il presidente e i suoi collaboratori avevano avvertito che i rimborsi sarebbero arrivati solo dopo altre cause. "Questo potrebbe richiedere anni di contenzioso prima di arrivare ai pagamenti", ha detto a febbraio il segretario al Tesoro Scott Bessent. "E se ci sarà un pagamento, sembra che sarà il massimo dell'assistenzialismo alle imprese". Il mese scorso il presidente ha attaccato di nuovo la Corte Suprema su Truth Social, scrivendo che i giudici sono costati agli Stati Uniti "migliaia e migliaia di miliardi di dollari" con la decisione di cancellare i suoi dazi.

La velocità con cui il denaro è stato restituito ha sorpreso gli avvocati e gli analisti che seguono il commercio internazionale. "L'amministrazione sta procedendo spedita con i rimborsi", ha detto al Financial Times Ted Murphy, avvocato specializzato in commercio dello studio Sidley Austin di Washington. Walker Livingston, analista della società di consulenza Capstone che segue il procedimento in tribunale, si è detto "molto piacevolmente sorpreso" dalla rapidità con cui il governo si è mosso.

I parlamentari americani contestano il fatto che i soldi finiscano soprattutto alle grandi imprese e quasi mai ai consumatori o alle piccole aziende che i dazi li hanno pagati sotto forma di prezzi più alti. Greg Casar, deputato democratico progressista del Texas, ha detto che il presidente sta mandando i rimborsi alle aziende e non ai lavoratori. "Ogni singolo centesimo di questi rimborsi dovrebbe tornare ai consumatori americani", ha aggiunto.

Il sistema creato per ordine del tribunale può essere usato solo da chi risulta "importatore registrato", cioè da chi compare formalmente come importatore nei documenti doganali. Restano fuori le piccole imprese che non hanno importato direttamente i prodotti ma hanno comunque pagato le tariffe, attraverso costi più alti o sovrapprezzi indicati in fattura. Altre piccole aziende hanno segnalato di non sapere come chiedere indietro i soldi o di non avere le risorse per farlo.

Mentre restituisce miliardi agli importatori, il governo sta ricostruendo il muro dei dazi con una nuova serie di tariffe. La settimana scorsa ha iniziato ad applicare dazi tra il 10 e il 12,5% a più di 60 economie, basandosi su una legge diversa da quella bocciata dalla Corte Suprema. Contro le nuove tariffe sono già arrivati almeno tre ricorsi separati, tra cui quello degli avvocati che avevano vinto davanti alla Corte Suprema contro i dazi del "liberation day".

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La ministra Calderone, che evidentemente non vive in Italia, sostiene che l’Italia sia «il Paese delle opportunità per i giovani».
Farebbe ridere, se fosse ironia.
Invece ci crede davvero.
E tu, te lo ricordi?

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#Giovani #Lavoro #Precariato #Italia #FuturoDeiGiovani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Con la Legge Cinema tutto cambia per non cambiare home.rifondazione.eu/2026/08/0… #Cultura

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La rassegna stampa di mercoledì 5 agosto 2026


La notte delle primarie di metà mandato divide progressisti e moderati, dal Michigan al Missouri. Il Senato avvia la conferma di Todd Blanche alla Giustizia, mentre gli Stati Uniti si avvicinano a un'intesa con l'Iran sullo Stretto di Hormuz e la Borsa tocca nuovi massimi

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 5 agosto 2026

In Michigan la primaria democratica per il Senato resta troppo incerta


Nel voto decisivo delle primarie di metà mandato, il progressista Abdul El-Sayed, ex responsabile della sanità pubblica, mantiene un vantaggio risicato sulla deputata moderata Haley Stevens in una corsa ancora troppo incerta per essere assegnata. La sfida è vista come un referendum sull'identità del Partito democratico, che punta sullo Stato in bilico per riconquistare il Senato a novembre. Il vincitore affronterà l'ex deputato repubblicano Mike Rogers per il seggio lasciato dal senatore uscente Gary Peters.

Fonti: The Guardian, The Wall Street Journal

Nelle primarie di metà mandato l'ala progressista e quella moderata si dividono le vittorie


Nel Missouri il deputato Wesley Bell ha respinto il tentativo di rientro dell'ex parlamentare progressista Cori Bush, una rara vittoria per l'establishment democratico sostenuta da oltre tre milioni di dollari del super PAC legato all'AIPAC. In Michigan, invece, il progressista Will Lawrence, cofondatore del Sunrise Movement e sostenuto da Bernie Sanders, ha conquistato la nomination in un distretto conteso, alimentando i timori dei vertici del partito sulla sua competitività a novembre.

Fonti: Axios, The Guardian, Axios

La commissione del Senato dà il via libera a Todd Blanche come procuratore generale


La commissione giustizia del Senato, spaccata, ha approvato la nomina di Todd Blanche a procuratore generale, dopo che questi si è impegnato per iscritto a smantellare un fondo "anti-strumentalizzazione" da 1,8 miliardi di dollari. La senatrice repubblicana Susan Collins ha però annunciato che voterà contro, restringendo il margine di conferma del candidato dell'Amministrazione.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, The Hill

Gli Stati Uniti vicini a un accordo con l'Iran sullo Stretto di Hormuz


Washington, Teheran e l'Oman sono prossimi a un'intesa provvisoria per riaprire lo Stretto di Hormuz, con l'obiettivo di annunciarla mercoledì e di ripristinare il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. L'accordo prevede un'organizzazione temporanea di 60 giorni per il traffico navale e punta a rilanciare i negoziati su un'intesa nucleare, dopo che il presidente ha rinunciato sabato a una vasta campagna di bombardamenti. La prospettiva ha fatto scendere bruscamente i prezzi del petrolio.

Fonti: Axios, Semafor

Gli Stati Uniti revocano il visto all'ambasciatrice del Brasile


L'Amministrazione ha revocato il visto all'ambasciatrice brasiliana a Washington, Maria Luiza Ribeiro Viotti, in una netta escalation della disputa diplomatica con il presidente Luiz Inácio Lula da Silva. La mossa è una ritorsione per il rifiuto del Brasile di approvare il candidato statunitense come ambasciatore a Brasília e per il diniego dei visti a due diplomatici americani, a ridosso delle elezioni brasiliane di ottobre.

Fonti: The Guardian, The Wall Street Journal

Un uomo armato arrestato al campo da golf di Trump in California


Gli agenti della contea di Los Angeles hanno arrestato Jeanine John Taele, 38 anni, sorpreso a fotografare e filmare il campo da golf di Trump a Rancho Palos Verdes, pochi giorni prima della visita del presidente per un evento del Comitato nazionale repubblicano. Nell'auto dell'uomo sono stati trovati una pistola e munizioni illegali; le indagini proseguono in coordinamento con l'FBI e i servizi segreti.

Fonti: The Wall Street Journal, The Guardian, Axios

Un giudice archivia le accuse per il 6 gennaio contro gli Oath Keepers


Un giudice federale ha accolto la richiesta del Dipartimento di Giustizia di archiviare i procedimenti legati all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio contro alcuni membri del gruppo di estrema destra degli Oath Keepers. Il magistrato ha concesso l'archiviazione pur manifestando disagio per la decisione.

Fonti: The New York Times, The Guardian

Il caso della Reflecting Pool mette sotto pressione la procuratrice Jeanine Pirro


Il dietrofront sull'archiviazione di un caso di vandalismo ha acceso i riflettori sulle scelte della procuratrice federale Jeanine Pirro e sulla tenuta del suo incarico. Pirro ha difeso la decisione in un teso confronto con il presidente nello Studio Ovale, ma fonti vicine alla Casa Bianca affermano che è presto per dire se il suo posto sia al sicuro.

Fonti: The Hill, The New York Times

L'indice S&P 500 tocca un nuovo massimo storico


La Borsa americana ha aggiornato i propri record, con l'indice S&P 500 al massimo storico, spinta dai profitti legati all'intelligenza artificiale e dall'allentarsi dei timori su Iran e petrolio. Il calo delle tensioni geopolitiche e la discesa dei prezzi dell'energia hanno rafforzato la fiducia degli investitori.

Fonti: The New York Times, The Guardian

Il deputato Max Miller sotto inchiesta per accuse di violenza domestica


La commissione etica della Camera ha aperto un'indagine sul deputato repubblicano dell'Ohio Max Miller, travolto dalle accuse di violenza domestica e uso di droghe mosse dall'ex suocero, il senatore Bernie Moreno. Miller ha respinto con forza le accuse in un'intervista televisiva, ha chiesto lui stesso un'indagine etica e ha ribadito che non intende ritirarsi dalla corsa per la rielezione.

Fonti: The Guardian, Axios

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Le città americane che hanno detto sì alla droga ora fanno marcia indietro


Dal 2014 al 2024 sono morti per overdose 862mila americani. A Seattle e Burlington la riduzione del danno ha consegnato parchi e strade allo spaccio. Ora diverse città democratiche tornano indietro

Dal 2014 al 2024 sono morti per overdose circa 862mila americani, più del doppio del decennio precedente. Nelle città che hanno spinto più a fondo sulle politiche di riduzione del danno la mortalità è cresciuta nettamente e resta molto sopra i livelli del passato anche dopo i cali degli ultimi due anni.

Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in città come Seattle e Burlington quelle politiche hanno consegnato parchi e marciapiedi al consumo di droga. Ora una parte della classe politica progressista che le aveva volute sta tornando sui suoi passi.

La riduzione del danno è nata cinquant'anni fa nei Paesi Bassi, dove i tossicodipendenti si organizzarono in sindacati come il Junkiebond di Rotterdam per distribuire siringhe pulite e contestare l'obbligo dell'astinenza. Le sue idee di base hanno un consenso largo. A Bushwick, quartiere di Brooklyn, nel 1991 il tasso di infezione da HIV tra chi si iniettava eroina aveva superato il 50% e gli attivisti che rischiavano l'arresto per consegnare aghi puliti salvarono molte vite.

Il passaggio successivo fu più radicale: sostenere che i tossicodipendenti dovessero poter usare droga senza timore di essere arrestati.

Il primo centro autorizzato per il consumo in Nord America aprì nel 2003 a Vancouver, in Canada, quando il Partito Liberale creò un'eccezione alle leggi federali sugli stupefacenti. Nel Downtown Eastside, un quartiere portuale degradato, i consumatori potevano portare la propria eroina in una struttura da tredici posti dove il personale distribuiva aghi puliti e acqua sterile ed era addestrato a bloccare le overdose. Gli studi registrarono meno casi di AIDS e meno morti.

Cambiò anche il lessico della sanità pubblica. La parola tossicodipendente venne giudicata stigmatizzante e sostituita da "persone che usano droghe", chi assumeva sostanze non ne "abusava" più e chi risultava positivo a un test non lo "falliva".

Keith Humphreys, professore di psichiatria e scienze comportamentali a Stanford ed ex consulente del presidente Barack Obama, sostiene gli scambi di siringhe e si oppone all'incarcerazione di massa dei consumatori. Quando però ricorda che la politica sulle droghe deve tenere conto dell'impatto sulle comunità, viene liquidato da alcuni critici come un reazionario. I loro argomenti, ha detto all'Atlantic, "assomigliano molto di più a quelli sul diritto alle armi e sul rifiuto dei vaccini".

Il modello di Vancouver ha generato decine di centri per il consumo in tutto il Canada. La British Columbia (la provincia sulla costa del Pacifico) si è spinta oltre con il programma "safer supply", cioè fornitura più sicura, in cui società fondate da ex funzionari pubblici distribuiscono gratuitamente oppioidi legali come l'idromorfone, molto più potente dell'eroina, ritirabili in farmacia e da distributori automatici dedicati.

Nel 2023 la provincia ha depenalizzato il possesso di piccole quantità di alcune droghe pesanti. Un ospedale ha ordinato agli infermieri di non sequestrare fentanyl o metanfetamina ai pazienti e di non impedire ai sospetti spacciatori di far loro visita. Quando la British Columbia ha vietato il consumo entro quindici metri da parchi, aree gioco e piscine, la corte suprema provinciale ha bloccato la legge perché poteva causare un "danno irreparabile" ai consumatori.

"I sostenitori della riduzione del danno avevano la forza di un bulldozer", ha detto all'Atlantic Julian Somers, che studia le dipendenze alla Simon Fraser University.

Molti consumatori hanno imparato ad aggirare il sistema. Ottenevano quindici o più pillole di idromorfone al giorno e le rivendevano agli spacciatori in cambio di fentanyl più forte, mentre gli spacciatori rimettevano le pillole sul mercato. Un'inchiesta del National Post ha calcolato che nelle città con il safer supply i prezzi delle pillole sul mercato nero sono crollati del 70% o più, cosa che ha allargato il bacino dei dipendenti.

Le overdose mortali in British Columbia sono passate da 369 nel 2014 a oltre 2.500 nel 2023. L'anno scorso sono scese a 1.826, un dato che resta quasi nove volte più alto di quello di quindici anni prima.

La provincia sta ora rivedendo il proprio esperimento. Dal 2025 chi riceve i farmaci del safer supply deve consumarli davanti al farmacista e all'inizio di quest'anno il programma di depenalizzazione è scaduto. Nel 2024 il primo ministro provinciale ha nominato lo psichiatra Daniel Vigo consulente scientifico capo sulle droghe tossiche, un incarico da cui ha parlato dei danni al cervello provocati dalle overdose ripetute e ha proposto il trattamento obbligatorio per una parte dei tossicodipendenti.

"È come se ci fossimo dimenticati che l'obiettivo era impedire alle persone di diventare dipendenti", ha detto Vigo alla rivista, aggiungendo poi che "la riduzione del danno crea problemi quando smette di essere una parte di una strategia complessiva e diventa un movimento ideologico".

Uno studio recente ha rilevato che dopo la chiusura di un centro per il consumo in Alberta le overdose mortali non sono cresciute e più tossicodipendenti hanno chiesto di essere curati. Anche sulle cure imposte per legge, presentate spesso come un ritorno alla logica carceraria, molti dati mostrano che chi entra in un percorso obbligatorio ha le stesse probabilità di restare pulito e di non essere arrestato di nuovo rispetto ai pochi che chiedono aiuto spontaneamente.

Vancouver resta comunque il riferimento degli amministratori progressisti americani. New York ha aperto due centri per il consumo nel 2021 e il Rhode Island ne ha aperto uno a Providence nel 2024, citando in entrambi i casi l'esperienza canadese. Il parlamento dello stato di Washington ha nominato un gruppo di lavoro che nel 2025 ha raccomandato di creare una fornitura legale di narcotici per i tossicodipendenti, richiamando più volte il programma di Vancouver.

Il consiglio comunale di Burlington, in Vermont, ha approvato l'anno scorso l'apertura di un centro, finanziato con circa 2 milioni di dollari che lo stato ha ottenuto da un accordo giudiziario nazionale sugli oppioidi. L'organizzazione scelta per gestirlo ha scritto che Vancouver "resta la fonte di gran parte delle prove" sui benefici di queste strutture.

Burlington ha meno di 45mila abitanti e nel 2024 ha registrato 585 overdose, 28 delle quali mortali, più del doppio del tasso pro capite di overdose mortali di New York nello stesso anno. In tutto il Vermont i morti per overdose sono stati 170 l'anno scorso, il 37% in meno rispetto al picco del 2022 ma molto sopra i 78 del 2010. Lo stato ha leggi severe contro il possesso di eroina e cocaina, però a Burlington chi ne detiene piccole quantità viene raramente arrestato o processato.

Nel 2020 il consiglio comunale ha tagliato quasi un milione di dollari al bilancio della polizia locale, dopo una campagna degli attivisti per definanziarla. Sei anni fa la città aveva circa cento agenti, oggi ne ha meno di settanta. Il presidente del consiglio comunale Ben Traverse, un democratico critico verso la direzione presa dalla città, ha raccontato che nei fine settimana dopo mezzanotte a volte ci sono cinque agenti in servizio in tutta Burlington.

Sarah George, procuratrice della contea che comprende Burlington, nel 2022 ha annunciato che il suo ufficio non avrebbe più perseguito i casi in cui la polizia trovava droga fermando automobili per fanali rotti, vetri oscurati o patenti scadute, perché quei controlli potevano essere motivati da discriminazione razziale. Gli agenti possono comunque sequestrare e distruggere la sostanza e per la procuratrice tanto basta. È stata rieletta due volte e si candida per un terzo mandato.

George dice che i tossicodipendenti sono "raramente pericolosi" e che la crisi nasce dalla pandemia, dal costo delle case e da un'ondata di sfratti. Sul parco davanti al municipio, diventato luogo di consumo e di spaccio, la sua posizione è netta: "quel parco è ancora un posto molto sicuro". I tossicodipendenti, ha detto alla rivista, "non possono essere fatti sparire, fanno parte della nostra comunità".

La sindaca Emma Mulvaney-Stanak, del Vermont Progressive Party (il partito locale che governa la città da gran parte degli ultimi quarant'anni), difende le stesse politiche. Sostiene le indagini della polizia e della Drug Enforcement Administration, l'agenzia federale antidroga, contro gli spacciatori, ma dice che quel lavoro è vano perché ai capi arrestati subentrano subito altri.

L'estate scorsa si è opposta a una risoluzione del consiglio comunale che chiedeva di presidiare con la polizia il parco davanti al municipio, poi l'ha firmata mantenendo l'obiezione di fondo: "spostare e rimuovere le persone non è la soluzione". Ammette che un centro per il consumo può attirare in città altri tossicodipendenti e altri spacciatori, ma lo considera un rischio necessario. Sull'insofferenza dei cittadini è stata esplicita: "siamo affaticati dalla nostra compassione".

Contro la sindaca si sono schierati il governatore repubblicano Phil Scott e la commissaria alla sicurezza pubblica dello stato Jennifer Morrison, che nel 2020 ha guidato per sei mesi la polizia di Burlington prima di dimettersi, in parte per quella che ha descritto come cattiva gestione del comune. Su richiesta della città hanno mandato periodicamente la polizia statale a dare una mano in centro. Morrison ha detto all'Atlantic che normalizzare il consumo di droga e la dipendenza espone i giovani a conseguenze gravi.

Il negozio di attrezzatura sportiva Outdoor Gear Exchange ha dichiarato al parlamento del Vermont di aver perso circa 400mila dollari per taccheggio nel 2024. Il negozio di arredamento Homeport ne ha persi 95mila e ha dovuto assumere una guardia. L'anno scorso 170 imprenditori e ristoratori hanno scritto una lettera aperta alla sindaca per avvertire che la città era in crisi, chiedendo cure per i tossicodipendenti e non il carcere.

Una coalizione della sinistra locale, con sindacati, gruppi per la riduzione del danno e la sezione dei Democratic Socialists of America, ha risposto con una controlettera in cui accusava i commercianti e chiedeva loro di aprire i bagni e gli ingressi riparati ai consumatori. Chiedere più agenti, hanno scritto, avrebbe "danneggiato ancora di più i membri più vulnerabili della nostra comunità".

A Seattle gli elettori sembravano pronti a cambiare rotta già nel 2021, quando hanno eletto la repubblicana moderata Ann Davison avvocata della città (la carica che decide le imputazioni per i reati minori). Nello stesso anno è entrata nel consiglio comunale la democratica Sara Nelson, che da presidente dell'assemblea ha fatto approvare norme contro il consumo di droga in pubblico e contro lo spaccio in centro, ha aumentato le telecamere di sorveglianza e ha dirottato fondi verso le cure per le dipendenze disponibili senza attesa.

Nelson ha anche chiesto perché la contea di King spendesse milioni di dollari per distribuire kit con stagnola, pipe e istruzioni su come fumare fentanyl, che portavano stampata l'immagine di Martin Luther King Jr., da cui la contea prende il nome. In un'audizione del 2023 le ha risposto Amber Tejada, dipendente di un'organizzazione sanitaria non profit partner del comune, dicendo che uno dei principi chiave della riduzione del danno è "sostenere l'autonomia delle persone che usano droghe".

A novembre scorso gli elettori hanno bocciato sia Nelson sia Davison. I loro successori hanno criticato l'uso delle telecamere e si sono opposti alle norme che vietano ai consumatori recidivi di frequentare alcune zone della città.

Nella contea di King, che comprende Seattle, tra il 2016 e il 2025 sono morte 7.089 persone per overdose, sette volte il numero degli omicidi nello stesso periodo. Fra le politiche dei dirigenti locali e le richieste degli elettori la distanza è evidente. Nei sondaggi i residenti mettono criminalità e droga tra le loro preoccupazioni principali e in una rilevazione del Seattle Times di tre anni fa il 60% degli intervistati voleva che la polizia arrestasse chi consuma droga in luoghi pubblici.

La nuova sindaca Katie Wilson, socialista-democratica senza precedenti esperienze da eletta, ha aperto a una revisione parziale di quelle politiche. Prima di candidarsi ha scritto sul settimanale The Stranger che la debolezza principale del racconto della sinistra è "l'abitudine a sviare", che fa sembrare che la sinistra neghi la realtà delle strade.

Da quando si è insediata ha autorizzato lo sgombero dei grandi accampamenti nei parchi e a fine giugno ha promesso di colpire lo spaccio e il disordine nei quartieri di Little Saigon e Beacon Hill, con più agenti e con l'arresto di consumatori e spacciatori o la pressione perché accettino le cure. Così facendo ha rotto con molti dei suoi alleati e sarà giudicata sulla capacità di ripulire le strade.

A San Francisco il sindaco Daniel Lurie ha ordinato alla polizia di colpire gli spacciatori e di smantellare le tendopoli. A Philadelphia la sindaca Cherelle Parker ha mandato agenti nei quartieri più colpiti e ha istituito un tribunale per le dipendenze, che offre a chi commette un reato grave di droga per la prima volta di evitare il carcere entrando in un programma di cura. A Boston la sindaca Michelle Wu, che in passato guardava con favore ai centri per il consumo, ha ordinato lo sgombero degli accampamenti e ha cancellato dai suoi piani ogni riferimento a quelle strutture.

A Seattle il prezzo di ogni tentativo di ridurre il consumo di droga in pubblico lo hanno pagato i quartieri colpiti. Per anni, quando parchi e aree gioco diventavano piazze di spaccio, la città ha reagito recintandoli e togliendoli alle famiglie.

A maggio polizia e operai comunali sono tornati nel parco Jose Rizal per preparare i lavori di ristrutturazione e hanno smontato il gazebo dove i consumatori fumavano e si iniettavano droga, ridotto male dall'uso. Il comune non prevede di ricostruirlo e ha spiegato che il parco "è stato colpito da attività non conformi all'uso previsto". Anche la pensilina dell'autobus dietro l'angolo, dove i consumatori si radunavano giorno e notte, è stata rimossa per l'aumento di rifiuti e vandalismo.

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in reply to Mario Lavia

@Mario Lavia

Io in una situazione del genere non andrei a votare, non sono mai stato dell'idea di votare questi perché quegli altri sono peggio, non mi basta.

Però qualche mese fa ho scoperto Volt, un partito paneuropeo di cui esiste anche una sezione italiana, Volt Italia.

Al momento sono l'unico partito che posso votare, per gli altri non voterò, indipendentemente da cosa si inventeranno quelli del campo largo.

Perdete mezz'ora, leggete chi sono e che programma hanno, oppure seguiteli sui loro social, sono anche qui nel Fediverso come @Volt Italia .

voltitalia.it/

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La saga di "Chat Control 1.0": le grandi aziende tecnologiche possono di nuovo scansionare i nostri messaggi privati, ma il Parlamento ha inviato un segnale forte contro la sorveglianza di massa.

I membri del Parlamento europeo (eurodeputati) hanno votato per la terza volta in quattro mesi una deroga alla direttiva UE sulla privacy elettronica. Sebbene la proposta sia stata approvata, il voto rappresenta comunque un successo perché rafforza la posizione del Parlamento contro la sorveglianza di massa, in contrasto con la più pericolosa normativa CSA, e perché sancisce la protezione della crittografia.

edri.org/our-work/the-chat-con…

@Privacy Pride

in reply to Informa Pirata

Non sono d'accordo su come l'articolo abbia esposto i fatti. Quando viene estesa la validità di CC 1.0 nonostante la maggioranza abbia votato contro solo perché sono state variate le regole di votazione e ricorrendo a procedura di emergenza io non ci vedo nulla di positivo, solo una presa per il culo. Il segnale inviato dal parlamento europeo è che siamo succubi delle multinazionali americane.
it.insideover.com/media-e-pote…

lindipendente.online/2026/07/1…

youtube.com/shorts/COFwTCOtEAA…

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
in reply to Marco

@Marco questa però È un'analisi un po' superficiale. Il problema va visto nella dialettica conflittuale tra Europarlamento e Commissione Europea. Se è vero che l'europarlamento non ci ha fatto una bella figura, è anche vero che il problema risiede nel modo in cui la commissione ha preso in giro il Parlamento. Ora, il punto più importante è che noi cittadini europei Dobbiamo iniziare a renderci conto che l'euro Parlamento ci rappresenta e se ha dimostrato di non saperci rappresentare correttamente dal punto di vista della capacità di resistere alle trappole della commissione europea, e anche vero che ha saputo presentare una maggioranza contraria al provvedimento.
Questo è il punto di partenza, quello che ci deve aiutare a capire che non tutto è perduto
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LA “APP” DI PREGHIERA UFFICIALE DEL PAPA SI FA RUBARE I DATI DEI FEDELI

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“Chi non ha peccato scagli la prima pietra” ben si adatta al contesto informatico, dove gli errori dei tecnici vengono espiati dagli utilizzatori finali di programmi e soluzioni tecnologiche.
L'articolo LA “APP” DI

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La guerra civile dentro la Heritage Foundation, la fondazione che ha scritto Project 2025


Dal 2021 hanno lasciato 293 persone. Il presidente Kevin Roberts ha sostituito la vecchia guardia con giovani della destra online e punta su JD Vance per il 2028.

La Heritage Foundation, il centro studi conservatore che ha scritto Project 2025, il piano di governo preparato per la seconda amministrazione di Donald Trump, ha perso 293 dipendenti dal 2021. L'ultima ondata di uscite è arrivata dopo che il suo presidente, Kevin Roberts, ha difeso pubblicamente Tucker Carlson, criticato da tutta la destra americana per aver ospitato nel suo programma Nick Fuentes, influencer suprematista bianco e antisemita di 27 anni. La crisi della fondazione è stata ricostruita da un'inchiesta del New York Times, che ha parlato con più di una decina tra dipendenti ed ex dipendenti.

Il video pubblicato da Roberts su X in ottobre denunciava la "coalizione velenosa" che attaccava Carlson. Sosteneva anche che i conservatori non devono sentirsi obbligati a sostenere in modo automatico un governo straniero, per quanto forti siano le pressioni della "classe globalista" e di "chi agisce in malafede al servizio dell'agenda di qualcun altro". Il filosofo israelo-americano Yoram Hazony, uno degli alleati storici di Carlson che hanno rotto con lui, aveva definito quel programma il principale centro di smistamento dell'antisemitismo virulento nella destra politica.

Roberts si è poi scusato con i dipendenti per aver "deluso questa istituzione" e per la scelta delle parole, che alcuni avevano criticato come un richiamo a stereotipi antisemiti. Gli interlocutori abituali della fondazione negli uffici del Congresso, nelle corti d'appello federali e nelle ambasciate straniere hanno smesso di volersi far associare pubblicamente a Heritage.

Josh Blackman, giurista che da anni lavorava alla nuova edizione della "Heritage Guide to the Constitution", ha scritto in una lettera di dimissioni poi diventata pubblica che i coautori del volume si sono sfilati dall'evento di presentazione e hanno rifiutato di firmare le copie. Alcuni giudici che avevano parlato alla fondazione gli hanno detto che non volevano più risultare affiliati.

Decine di dipendenti se ne sono andati e diciotto sono finiti al centro studi dell'ex vicepresidente Mike Pence, Advancing American Freedom (fondato nel 2021 come casa dei conservatori più tradizionali).

Roberts non si è mostrato turbato dalle partenze. Ha detto al New York Times che restavano pochi ex colleghi decisi a guidare la missione di Heritage in una specie di stile anni Ottanta e che è appropriato che siano andati da Pence. Alcuni studiosi, soprattutto nei dipartimenti legale ed economico, erano abituati "a ottenere sempre quello che volevano". Per Roberts "è un bene che se ne siano andati".

Il clima interno era già pesante prima del video. I dipendenti venivano licenziati o si dimettevano senza annunci né spiegazioni, al punto che in ufficio la situazione veniva chiamata "Heritage Hunger Games". Alcuni credevano che i computer aziendali fossero controllati e avevano cominciato a parlarsi su Signal e con telefoni usa e getta.

Andy Olivastro, responsabile della raccolta fondi di Heritage, ha risposto per iscritto che il tentativo degli ex dipendenti di screditare la fondazione dall'esterno dimostra perché non ne fanno più parte. Per un ex analista di alto livello il ricambio era pianificato: un movimento cresciuto nella destra si è infiltrato in diverse istituzioni conservatrici tradizionali e le ha conquistate. A Heritage, dice, è stato un colpo di mano.

Dal 1980 la fondazione pubblica ogni quattro anni un manuale di governo, il "Mandate for Leadership", destinato a una possibile amministrazione repubblicana. Il primo, mille pagine, finì sul tavolo del governo di Ronald Reagan che lo usò come copione. Project 2025 non era una rifondazione ma un cambio di marchio.

Al piano hanno partecipato più di 50 sigle della cosiddetta Nuova destra: tra queste American Compass, organizzazione socialmente conservatrice che chiede politiche economiche a sostegno della classe lavoratrice, la rivista The American Conservative cofondata da Patrick Buchanan, il Claremont Institute e il Center for Renewing America di Russell Vought, oggi direttore dell'Office of Management and Budget, l'ufficio della Casa Bianca che prepara il bilancio federale.

Molti dipendenti hanno raccontato che Project 2025 era stato costruito pensando a Ron DeSantis, governatore della Florida. Reuters ha rivelato che tra la fondazione e la campagna presidenziale di DeSantis c'erano telefonate quasi quotidiane e visite mensili a Tallahassee, spesso dello stesso Roberts. Nell'aprile 2023 DeSantis è stato l'ospite principale della conferenza per i 50 anni di Heritage, dove il piano è stato presentato. Il governatore si è ritirato nel gennaio 2024 e la fondazione ha dovuto cambiare bersaglio.

Trump ha negato con forza di conoscere Project 2025, raccontato dai giornali come un programma per smontare lo Stato amministrativo, cancellare le politiche sulla diversità, chiudere i confini e concentrare il potere nell'esecutivo. Secondo diversi ex dipendenti la pubblicità data al piano lo aveva fatto infuriare. I responsabili della sua campagna, Susie Wiles e Chris LaCivita, chiamarono la fondazione per chiedere di smettere di associare il progetto alla futura amministrazione. Alla fine del 2024 Roberts ha ammesso che quel marchio era diventato un problema politico.

Dopo la vittoria del presidente i dirigenti di Heritage si sono trovati a rincorrere per piazzare i propri uomini nella nuova amministrazione. Il primato della fondazione era conteso da organizzazioni nate nel frattempo, a cominciare dall'America First Policy Institute, fondato da funzionari del primo mandato. Ne erano dirigenti tre futuri ministri: Linda McMahon all'Istruzione, Brooke Rollins all'Agricoltura e Pam Bondi alla Giustizia.

Anche quel gruppo aveva il suo manuale, "The America First Agenda", meno appariscente di Project 2025 e in larga parte sovrapposto. Nel libro "Regime Change" i giornalisti Maggie Haberman e Jonathan Swan scrivono che Vought all'inizio era escluso dalla corsa per il bilancio proprio per il suo legame con Project 2025 e che è diventato centrale nella ristrutturazione dello Stato solo grazie a JD Vance e al consigliere Stephen Miller.

Heritage sostiene che 290 suoi ex collaboratori lavorano nell'amministrazione.

Roberts rivendica che delle circa 1.900 raccomandazioni del volume ne siano già state attuate 750, pur ammettendo che molte di quelle idee erano anche di altri.

Gli analisti più anziani, che difendevano il libero scambio, si sono ritrovati contro una generazione più giovane favorevole ai dazi. Andrew Hale, analista di politica commerciale uscito a gennaio e oggi alla fondazione di Pence, ha detto al New York Times che a Heritage di mercati liberi e libero scambio non si occupa più nessuno e che lui era l'ultimo a promuoverli.

Hale era disposto a discutere di politiche economiche, ma non a "stare seduto lì a discutere se l'Olocausto sia avvenuto o no". Tra i nuovi assunti circolavano gli argomenti diffusi da Fuentes, Carlson e dalla podcaster Candace Owens che mettono in dubbio la ricostruzione storica dell'Olocausto o le origini dello Stato di Israele.

Richard Stern, allora direttore del centro sul bilancio di Heritage e oggi anche lui alla fondazione di Pence, ha raccontato che in ufficio si discuteva spesso di chi fossero i buoni e i cattivi nella Seconda guerra mondiale. Diversi nuovi assunti erano ammiratori di Buchanan, autore di un libro secondo cui l'istigatore del conflitto fu Churchill e non Hitler. Tra loro il capo economista della fondazione, E.J. Antoni, 38 anni, che ha elogiato quel libro su X e che Trump ha candidato nel 2025 alla guida del Bureau of Labor Statistics, l'istituto federale che produce le statistiche su lavoro e prezzi (la nomina è stata poi ritirata per i dubbi sulle sue qualifiche).

Un mese prima del caso Carlson, Heritage aveva pubblicato sul suo canale YouTube un video intitolato "Pat Buchanan Was Right About Everything". Fa parte della campagna per fargli assegnare la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile americana. Buchanan era stato messo ai margini del Partito Repubblicano negli anni Novanta per le sue affermazioni sul controllo ebraico della politica estera americana in Medio Oriente.

Le nuove assunzioni hanno spostato il baricentro della fondazione dalle politiche pubbliche alle guerre culturali. Scott Yenor, professore di scienze politiche alla Boise State University arrivato nel 2025, sostiene che il suffragio femminile sia stato un errore, che le donne non dovrebbero godere di tutele legali contro le discriminazioni sul lavoro e che una società sana richieda il patriarcato.

Dentro Heritage si discuteva apertamente se il voto dovesse spettare solo ai capifamiglia maschi. Un'altra discussione riguardava il rapporto della fondazione sulla famiglia, che secondo alcuni doveva proporre un trasferimento di ricchezza da migliaia di miliardi di dollari l'anno dai single alle coppie sposate con figli attraverso il fisco. L'idea è stata scartata, ma quando il rapporto è uscito quest'anno quasi tutta la squadra di economisti aveva ritirato la propria firma.

Tra i nuovi arrivi c'è anche Mario Enzler, ex guardia svizzera in Vaticano, assunto come consigliere. Enzler si era dimesso dall'Università di St. Thomas di Houston dopo le accuse, riportate dal quotidiano locale, che l'università italiana dove diceva di aver preso il dottorato non rilasciasse dottorati.

All'inizio del 2025 un dipendente ha scritto al consiglio di amministrazione una lettera che descrive un ambiente di lavoro tossico. Roberts, si legge nel testo, aveva ammesso davanti allo staff di avere problemi di gestione della rabbia e le sue insicurezze lo portavano a liquidare i dipendenti storici più esperti di lui come "repubblicani dell'establishment" o gente "che va ai cocktail party di Washington". Chi non era d'accordo con lui veniva spinto fuori dal proprio posto.

Secondo la stessa lettera a Heritage era ormai richiesto di essere contrari alla fecondazione assistita e alla contraccezione, anche per le coppie sposate. Le donne single senza figli venivano considerate delle fallite. Le selezioni competitive per i posti non esistevano più, sostituite dall'assunzione di cattolici allineati alle posizioni del capo della fondazione.

Il tono pubblico è cambiato con l'ascesa dell'Oversight Project, la struttura creata nel 2022 per denunciare presunte frodi dell'amministrazione Biden e guidata dall'avvocato Mike Howell. Dopo l'assassinio di Charlie Kirk nel settembre 2025 e la direttiva del presidente all'FBI di indagare su tutti i partecipanti a presunte cospirazioni criminali e terroristiche interne, Howell ha chiesto al governo di inserire l'"estremismo violento ispirato all'ideologia transgender" tra le categorie del terrorismo interno. Nel documento sosteneva senza fornire dati che metà delle grandi sparatorie nelle scuole dal 2015 sarebbe collegata a quell'ideologia.

Sempre su X, Howell ha risposto a un'analista ebrea di Heritage che sollevava dubbi costituzionali sulla sua proposta di vietare il velo islamico al Congresso dicendole di andare a lavare a secco l'hijab di Ilhan Omar (deputata del Minnesota). Quest'anno la stessa struttura ha assunto Jeffrey Clark, ex funzionario del Dipartimento di Giustizia incriminato per il ruolo avuto nel tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni del 2020.

Roberts è arrivato a Heritage nel 2021 dal Texas Public Policy Foundation di Austin, con la promessa al consiglio di amministrazione di unire il nuovo spirito populista del movimento conservatore a un'istituzione tradizionale. Nel 2022, alla conferenza del National Conservatism, disse al pubblico di non essere andato lì per invitare i conservatori nazionali nel movimento conservatore ma per riconoscere che Heritage faceva già parte del loro.

Richard Reinsch, tra le sue prime assunzioni, ha raccontato che la direzione gli fece cancellare un post su X che criticava una legge sostenuta da Vance, allora senatore dell'Ohio. Gli fece togliere anche l'indicazione della propria affiliazione da una lettera aperta in difesa della libertà individuale contro l'autoritarismo di destra e di sinistra. In ufficio, secondo Stern, Roberts aveva smesso di parlare di libertà individuale per parlare di bene comune, cioè non della libertà di fare quello che si vuole ma di quello che si deve. Spingeva per uno Stato più grande e con più poteri di regolazione.

Carlson, il cui primo lavoro dopo l'università fu proprio a Heritage, oggi considera la fondazione irrilevante. Ha detto al New York Times che lì non sanno nemmeno difendere la libertà di parola e che non sanno fare quello che un centro studi dovrebbe fare, cioè pensare. Secondo Carlson la fondazione si limita a fare quello che vogliono i suoi finanziatori, cioè sostegno a Israele e sgravi fiscali.

Alla stessa conclusione arriva da posizioni opposte Sarah Longwell, editrice della testata anti-Trump The Bulwark: il caso Carlson è successo perché Carlson è più potente di Heritage e i centri studi non contano più molto. Longwell ha lavorato in quel mondo dai primi anni Duemila e dice che passare il tempo in quegli ambienti le nascondeva i sentimenti reali degli elettori repubblicani.

Hazony, entrato nel consiglio di amministrazione della fondazione a maggio, difende invece il cambiamento come una necessità pratica. Il conservatorismo americano del dopoguerra è stato attraente per due generazioni, ha detto, ma ha perso la capacità di analizzare e spiegare i fenomeni politici importanti. È uno strumento povero per trovare soluzioni su immigrazione, libero scambio senza limiti e guerre infinite, i tre temi che hanno portato Trump alla vittoria.

Roger Severino, vicepresidente per la politica economica e interna, spiega che il filone populista parla a una parte trascurata dell'elettorato, convinta che dal libero scambio e dalla crescita guadagnassero solo le élite delle coste. La fondazione, dice, vuole evitare che gli obiettivi economici tradizionali sacrifichino "beni superiori come la famiglia, la fede e la sicurezza nazionale". Chiama questa fase Heritage 2.0 e dice che se cambiano le circostanze e non cambi le tattiche hai il piano di gioco degli sciocchi.

Ryan Williams, presidente del Claremont Institute, dice che tutta la destra sta cercando di tenere insieme chi lavora nel movimento dagli anni Novanta e chi ha meno di trent'anni e si è politicizzato con i due mandati di Trump. Nel nuovo ecosistema di podcast e influencer, aggiunge, l'incentivo a discutere di idee convive con quello a fare click e soldi, che ha un legame tenue con l'accuratezza.

Rod Dreher, scrittore conservatore vicino ai conservatori nazionali e ai cattolici post-liberali, dice che ignorare i giovani seguaci di Fuentes sarebbe sciocco e persino crudele. Non riesce però a indicare un solo dirigente della destra che riconosca il disagio di quei ragazzi e indichi loro una strada migliore.

Nel filmato dell'assemblea interna convocata dopo il video, uscito poi in rete, una giovane dipendente dice che tra la Generazione Z è cresciuta l'ostilità verso Israele. Non dipende dall'antisemitismo di milioni di americani, aggiunge, ma dal fatto che molti giovani conservatori sono cattolici e ortodossi e considerano il sionismo cristiano un'eresia moderna. Roberts risponde che la difficoltà del movimento conservatore oggi è capire come rispettare le differenze di opinione.

Heritage non sostiene ufficialmente singoli candidati, ma secondo gli ex dipendenti sta investendo molto nel rapporto con Vance, che parla proprio a quel settore della destra e che da settimane subisce una campagna online ostile dentro il suo stesso partito. In un podcast Hazony ha detto apertamente che Vance è il candidato dato per scontato per il 2028.

Molti di quelli che se ne sono andati considerano perdente la scommessa sugli attivisti online e sui ventenni, perché non rappresentano i politici repubblicani nel resto del paese e restano una parte piccolissima del partito anche a Washington. Dreher aggiunge che essere conservatori dovrebbe significare essere contrari ai cambiamenti radicali e chiede con che cosa questi ragazzi pensino di sostituire quello che vogliono abbattere.

Nelle prime pagine del suo libro del 2024, "Dawn's Early Light: Taking Back Washington to Save America", Roberts costruisce una lunga metafora sulle proprietà produttive della distruzione. Scrive che il fuoco trasforma il marciume e il legno morto in nuovo terreno e che i conservatori devono piantare nuovi alberi, cioè fondare nuove istituzioni. Niente di tutto questo conterà se resteranno restii a compiere il terzo passo: distruggere le istituzioni che non si possono salvare.


"Never Vance": la fronda repubblicana che punta a logorare il vicepresidente prima del 2028


JD Vance è diventato il bersaglio di una vasta campagna di attacchi online proveniente dal suo stesso partito, a due anni dalla scelta del candidato repubblicano alle presidenziali del 2028. Lo riporta il Washington Post, secondo cui gli alleati del vicepresidente considerano l'offensiva un'operazione coordinata per avvelenare il terreno politico prima ancora che Vance annunci le proprie intenzioni.

I detrattori hanno adottato lo slogan "Never Vance" e nell'ultima settimana hanno inondato i social media di accuse: sostengono che il vicepresidente sarebbe "inadatto" all'incarico per il suo impegno nella ricerca di un accordo di pace con l'Iran e affermano, senza fornire prove, che assumerebbe posizioni non condivise dal presidente Donald Trump. Alcuni dei suoi critici sono arrivati persino a paragonarlo a Barack Obama e al senatore Bernie Sanders.

Per intensità e precocità, secondo il quotidiano della capitale statunitense, l'ostilità che Vance incontra nel proprio campo non avrebbe precedenti tra i vicepresidenti americani degli ultimi decenni: il fenomeno riflette sia il crescente peso dei social media nel dibattito politico americano sia la posta in gioco nella scelta dell'erede di Trump.

La reazione degli alleati di Vance


Il team politico di Vance minimizza l'impatto della campagna sull'elettorato repubblicano e sostiene che molti degli attacchi non siano spontanei. Un collaboratore vicino al vicepresidente, intervenuto in forma anonima, ha dichiarato al Washington Post che sarebbe "ovvio a chiunque abbia un quoziente intellettivo superiore a 70" che l'offensiva è "del tutto inautentica e probabilmente, almeno in parte, coordinata". A suo giudizio, l'ondata di critiche non trova riscontro nei sondaggi: la popolarità di Vance tra gli elettori repubblicani resta infatti vicina a quella di Trump e non è diminuita negli ultimi nove mesi, come sarebbe presumibilmente accaduto se gli attacchi fossero stati autentici ed efficaci.

Gli alleati del vicepresidente intravedono nella campagna persino un possibile vantaggio. Il fatto che l'establishment repubblicano e gli avversari bollati come neoconservatori si schierino apertamente contro Vance potrebbe rafforzarne l'immagine agli occhi della base conservatrice in vista delle primarie. "Le voci rumorose dell'establishment di Washington producono una cacofonia online", ha dichiarato al quotidiano il commentatore conservatore Steve Cortes, "ma non rappresentano affatto il consenso degli elettori repubblicani".

Jon Schweppe, sostenitore di Vance e consigliere dell'American Principles Project, ha pubblicato su X un grafico che mostra la stabilità del gradimento del vicepresidente nonostante quella che definisce un'"operazione anti-Vance". Il post ha ricevuto in breve tempo decine di risposte ostili da parte di account che non seguivano Schweppe, benché nessun profilo di rilievo lo avesse rilanciato. "È assolutamente organizzato", ha commentato, accusando i detrattori di voler "creare una frattura e separare Vance dal presidente".

Lo scontro su Iran e Israele


Al centro delle tensioni c'è soprattutto la politica estera. Le critiche avevano raggiunto un primo picco nell'autunno scorso, quando esponenti neoconservatori e attivisti filoisraeliani avevano accusato Vance di antisemitismo per la sua vicinanza a figure critiche nei confronti del rapporto tra Stati Uniti e Israele. La nuova escalation è cominciata dopo l'intervista di quasi tre ore concessa il 15 luglio al podcast di Joe Rogan. In quell'occasione Vance si è definito un "moderato ragionevole" nel dibattito sulle relazioni con Israele e ha citato un'inchiesta di Time riguardante un'operazione di influenza online filoisraeliana gestita da un ex funzionario della campagna di Trump. "La mia risposta è: andate all'inferno", ha detto. "Io rappresento prima di tutto gli americani".

L'analisi del Washington Post sui contenuti pubblicati dagli influencer conservatori su X ha rilevato un'impennata delle critiche subito dopo l'intervista, con interventi di commentatori come Ben Shapiro, Marc Thiessen e Batya Ungar-Sargon. Alcuni account che affermano di sostenere il Segretario di Stato Marco Rubio nel 2028 presentavano inoltre elementi nei propri profili che ne suggerivano una provenienza estera. Vance rimane comunque il favorito nei sondaggi sulle future primarie repubblicane, anche se Rubio, sostenuto soprattutto dall'ala più tradizionale del partito e vicina al mondo degli affari, ha guadagnato terreno negli ultimi mesi.


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Rifondazione “L’Italia non confina con la Spagna, riaprire Schengen” home.rifondazione.eu/2026/08/0… #ComunicatiStampa #Immigrazione

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Endorsed! Jacob Anders for Tennessee’s 4th Congressional District


August 4


Photo credits to Jacob Anders himself.

This is a late announcement, but one those in the know would already know:

During our July 26th meeting, the Pirate National Committee voted to endorse independent candidate Jacob Anders’s campaign for Tennessee’s 4th Congressional District.

Anders, a historian, author, digital ethics researcher, and community advocate from Tullahoma, TN, is a candidate for Tennessee’s 4th Congressional District, running on a “Humanity First” campaign.

His priorities include universal healthcare, a $1,000 monthly Universal Basic Income, strong climate action, protecting workers and families, ending endless wars, codifying abortion rights, and digital/data rights reforms.

He also wishes to uncap the house!

Jacob joined us for two episodes of Talk the Plank! (with a third TBA later) and two meetings, the 7/26 meeting (which was the meeting of endorsement, though many complained it was a rushed meeting) and 8/2 (which was largely spent making up for the question asking portion previously missed).

Jacob joins Michael Veloff, who received his endorsement a week prior, as our endorsed candidates for the 2026 United States Congressional cycle. This brings our total number of endorsements for the 2026 election cycle to seven.

We wish Jacob all the luck in this race! And for interested Tennessee Pirates: Jacob Anders inquired about getting a Tennessee Pirate Party active and represented during Pirate National Committee meetings. If you’re interested in getting involved, the wheels have begun to turn on the road towards the TNPP!

Jacob Anders, Victory is Arrrs


uspirates.org/endorsed-jacob-a…

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La polizia anti-immigrazione di Trump sorveglia i social per identificare chi la critica online


L'agenzia ha speso 258 milioni di dollari in sorveglianza e ha inviato centinaia di ordini ai social per identificare utenti anonimi. Nessuno dei casi si è chiuso con un'accusa penale

L'ICE, l'agenzia federale americana che si occupa di immigrazione e dogane, ha costruito nell'ultimo anno un sistema di sorveglianza permanente di internet per individuare chi la critica online. Squadre di appaltatori privati setacciano ventiquattro ore su ventiquattro Facebook, Instagram, X e altre piattaforme alla ricerca di contenuti che l'agenzia considera pericolosi per i suoi agenti o per le sue operazioni. Lo ha ricostruito il Wall Street Journal sulla base di documenti federali, contratti pubblici e testimonianze di appaltatori ed ex agenti federali.

Gli appaltatori preparano rapporti quotidiani e fascicoli su chi viene classificato come una minaccia, con nome, luogo in cui vive, data di nascita, posto di lavoro, numero di previdenza sociale che negli Stati Uniti funziona da codice fiscale, targa dell'auto e precedenti penali. Il programma ha coinvolto anche cittadini americani e gruppi di attivisti che segnalano alle comunità locali la presenza degli agenti dell'immigrazione.

Per identificare i critici anonimi il Dipartimento della sicurezza interna, il ministero da cui dipende l'ICE, ha inviato centinaia di ordini di consegna dei dati alle società che gestiscono i social network. I suoi agenti hanno poi rintracciato cittadini americani sul posto di lavoro e per strada, chiedendo loro di firmare una lettera in cui prendevano atto che i loro messaggi online sull'ICE "potrebbero" costituire un reato.

Il dipartimento sostiene di voler proteggere agenti e famiglie da "campagne di violenza coordinate" che avrebbero prodotto un aumento dell'8.000 per cento delle minacce di morte da quando il presidente Trump è tornato alla Casa Bianca. Un portavoce dell'ICE ha detto che i metodi investigativi dell'agenzia rispettano la Costituzione, le libertà civili e la privacy. Ha definito "categoricamente falsa" ogni accusa di voler soffocare la libertà di parola.

L'ICE contro i critici online

Un anno di sorveglianza, nessuna accusa

L'agenzia federale per l'immigrazione ha costruito un sistema permanente di monitoraggio dei social per individuare chi la critica. Squadre di appaltatori privati lo alimentano ventiquattro ore su ventiquattro. Nei dieci casi arrivati davanti a un giudice non è stata formulata nessuna accusa penale.

Grafica di FocusAmerica 4 agosto 2026

L'apparato e il suo esito

Milioni di dollari
258

Accuse penali
0

Spesi dall'ICE in tecnologie di sorveglianza e consulenti nell'ultimo anno, il 57 per cento in più dell'anno prima
Nei dieci casi in cui qualcuno ha impugnato davanti a un giudice l'ordine di consegna dei dati

Sei mesi dopo il primo ordine, l'utente di Reddit che il governo cerca di identificare resta sconosciuto.

L'imbuto

Dalla sorveglianza di massa a zero imputazioni


Tocca ogni numero per il dettaglio.


Monitoraggio quasi20 piattaforme setacciate senza interruzione: da Facebook, Instagram e X fino a Reddit, Discord, Snapchat e LinkedIn Il bando chiede anche di incrociare i profili con i registri della motorizzazione e i verbali di polizia, e di usare l'apprendimento automatico per l'«intelligence anticipatoria delle minacce». Identificazione Centinaia gli ordini di consegna dei dati inviati alle società che gestiscono i social network Servono a identificare i critici anonimi. Tra luglio e dicembre 2025 Reddit ne ha ricevuti alcuni che chiedevano i dati di undici account: ha stabilito che quegli utenti esercitavano un diritto protetto, si è opposto e il dipartimento li ha ritirati. Indagine 131 le indagini interne aperte per doxxing e minacce al personale dell'agenzia Tra gennaio 2025 e marzo 2026. Comprendono la pubblicazione dei dati dei dipendenti sui social e su volantini, e l'esistenza di chat di gruppo contro l'ICE. Opposizione 10 le persone che si sono opposte in tribunale ai tentativi di identificarle Nove cittadini americani e un canadese. Giudizio 4 i mandati del gran giurì confermati dai giudici L'agenzia ha abbandonato tre casi, altri tre restano aperti.

Esito 0 le accuse penali formulate Nessuno dei dieci è stato incriminato. Le condanne ottenute dal Dipartimento della giustizia nell'ultimo anno riguardano altri casi: un uomo dell'Oklahoma che su X invocava di sparare agli agenti, e due donne di Los Angeles riconosciute colpevoli di stalking per aver seguito in diretta streaming l'auto di un agente fino a casa.
Ogni riga misura uno stadio diverso della stessa macchina, non un sottoinsieme di quella precedente. La larghezza della figura non è proporzionale ai valori.

I soldi

Chi guarda, e chi lo paga


Il monitoraggio è affidato ad appaltatori privati. L'ufficio che dovrebbe vigilare sul programma ha due funzionari.

Committente
ICE – Office of Professional Responsibility

L'ufficio interno che con le amministrazioni precedenti indagava soprattutto sugli abusi commessi dagli agenti.

8 milioni di dollari · settembre 2025

Appaltatore
Amivero

Piccola società tecnologica della Virginia, conosciuta più per lo sviluppo di software che per l'intelligence.

Subappalto

Esecutore
Guidehouse

Società di consulenza che collabora con il governo americano anche nella difesa e nell'intelligence.

In un anno
+57%

la crescita della spesa dell'ICE in tecnologie di sorveglianza e consulenti

Dal 2020, quasi
50 mln

in almeno sei contratti di scansione dei registri pubblici: oltre metà impegnata da gennaio 2025

A vigilare, solo
2

funzionari a tempo pieno rimasti all'ufficio privacy che dovrebbe controllare il programma

Il caso

Sei mesi per un nome, senza riuscirci


La caccia a un utente di Reddit, tappa per tappa. Tocca ogni voce per aprirla.

Tappa I Il primo ordine amministrativo+

Il governo chiede a Reddit nome, indirizzo, dati di fatturazione e account collegati. Non indica quale legge sia stata violata.

Tappa II Che cosa aveva scritto l'utente+

Tre commenti sull'ICE, due con la sigla «ACAB», acronimo inglese di una frase che definisce bastardi tutti i poliziotti. In uno elencava alcuni Stati e una città in cui aveva vissuto l'agente Jonathan Ross, informazioni già pubblicate dai giornali, e scriveva di sperare che finisse nel penitenziario di Stillwater.

Tappa III L'opposizione+

Il Civil Liberties Defense Center chiede l'annullamento dell'ordine: il suo assistito stava esercitando un diritto protetto dal Primo emendamento.

Tappa IV Il governo cambia strumento+

Ritira la richiesta e ne presenta un'altra tramite il gran giurì, estesa di un altro mese fino a dicembre 2025. In quel periodo l'utente aveva pubblicato il numero di telefono di un agente, trovato su un sito di ricerche anagrafiche di cui aveva subito indicato il collegamento.

Tappa V Il giudice respinge il ricorso+

La richiesta di annullare il mandato del gran giurì viene respinta. Il procedimento è sospeso in attesa dell'appello.

Oggi L'identità resta sconosciuta+

Sei mesi dopo il primo ordine il governo non ha ancora un nome, e nessuna accusa è stata formulata.

La soglia

Che cosa protegge il Primo emendamento


La linea che separa un'opinione da un reato passa dall'intenzione, e i tribunali americani la collocano molto in alto.

Protetto

L'iperbole politica. In una sentenza storica la Corte Suprema ha ricordato che il linguaggio dell'arena politica è spesso «violento, offensivo e impreciso».

Non protetto

Le minacce vere. Ma condividere i dati personali di un agente non è di per sé un reato senza la prova di un'intenzione criminale.

Il dipartimento

Parla di «campagne di violenza coordinate» e di un aumento dell'8.000 per cento delle minacce di morte da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Un portavoce dell'ICE definisce «categoricamente falsa» ogni accusa di voler soffocare la libertà di parola.

Gli avvocati

«Per quanto posso vedere, tutto questo riguarda persone che dicono cose sgradevoli sull'ICE», dice Lauren Regan, che ha assistito diversi indagati. «Niente che si avvicini a una vera minaccia».

Fonte Elaborazione su documenti federali, contratti pubblici e testimonianze di appaltatori ed ex agenti raccolti dal Wall Street Journal. Dati aggiornati ad agosto 2026.

Avvocati per i diritti civili ed ex funzionari del dipartimento dicono che la rete ha catturato persone che esprimevano opinioni protette dal Primo emendamento della Costituzione, la norma che tutela la libertà di parola. "Per quanto posso vedere, tutto questo riguarda persone che dicono cose sgradevoli sull'ICE e sul controllo dell'immigrazione", ha dichiarato al Wall Street Journal Lauren Regan, avvocata che ha assistito diverse persone indagate per quello che avevano scritto online. "Niente che si avvicini a una vera minaccia."

Reddit ha ricevuto ordini amministrativi che chiedevano i dati di 11 account che avevano pubblicato "contenuti critici verso le azioni federali" tra luglio e dicembre dell'anno scorso. La società ha stabilito che quegli utenti stavano esercitando un diritto protetto dal Primo emendamento e si è opposta a ogni richiesta, che il dipartimento ha poi ritirato. Ben Lee, responsabile legale di Reddit, ha detto che la società si oppone di routine alle richieste governative troppo ampie o che minacciano la privacy e i diritti civili degli utenti.

Il governo è passato ai mandati del gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti decide se rinviare a giudizio un imputato e i cui atti hanno un peso legale maggiore. "La domanda è: vengono usati per indagini vere su presunti reati o per costruire una lista di sorvegliati speciali?", ha dichiarato Joshua Koltun, avvocato che ha difeso due americani i cui dati erano stati richiesti ai social network.

Dieci persone, nove americani e un canadese, si sono opposte ai tentativi del dipartimento di identificarle. I giudici hanno confermato quattro mandati del gran giurì, l'agenzia ha abbandonato tre casi e altri tre sono ancora aperti. In nessuno di questi casi è stata formulata un'accusa penale.

La Corte Suprema ha stabilito che le minacce vere non sono protette dalla Costituzione, mentre l'iperbole politica lo è. In una sentenza storica ha ricordato che il linguaggio dell'arena politica è spesso "violento, offensivo e impreciso".

Diversi cittadini finiti sotto osservazione avevano pubblicato informazioni sugli agenti dell'immigrazione, dai luoghi in cui stavano operando ai loro nomi fino agli indirizzi di casa.

L'amministrazione Trump considera il "doxxing organizzato delle forze dell'ordine" una forma di terrorismo interno. Il doxxing è la pubblicazione online dei dati personali di una persona per esporla a ritorsioni. Il dipartimento sostiene che rientri nella definizione anche riprendere gli agenti mentre lavorano e pubblicare il video. Quando un giornale locale ha rivelato che l'agente che aveva ucciso Renee Good si chiamava Jonathan Ross, il dipartimento ha parlato di "comportamento sconsiderato" e ha chiesto alla testata di cancellare subito l'articolo.

Condividere i dati personali di un agente federale non è di per sé un reato senza la prova di un'intenzione criminale, una soglia storicamente alta nei tribunali americani secondo costituzionalisti e avvocati penalisti. "Non stanno formulando accuse penali, quelle in cui potremmo contestare la vaghezza della norma e il suo abuso", ha detto Regan. "Se vogliono solo usare tutto questo come tattica intimidatoria, non è nemmeno uno scontro ad armi pari."

Nell'ultimo anno il Dipartimento della giustizia ha ottenuto diverse condanne per messaggi online sugli agenti dell'ICE. Un uomo dell'Oklahoma è stato condannato per minacce a funzionari federali dopo aver scritto su X che i cittadini americani avrebbero dovuto sparare a quelli che definiva terroristi interni, insieme ad altri messaggi in cui invocava che gli agenti venissero uccisi. A Los Angeles due donne sono state riconosciute colpevoli di stalking per aver seguito in diretta streaming l'auto di un agente fino a casa sua, credendo, secondo la loro versione, che stesse andando verso una retata.

Il caso più lungo riguarda un utente di Reddit che il governo cerca di identificare da sei mesi. Il primo ordine amministrativo chiedeva nome, indirizzo, dati di fatturazione e account collegati, senza indicare quale legge fosse stata violata. Dai dati d'archivio recuperati dal Wall Street Journal risulta che in quel periodo l'utente aveva scritto tre commenti sull'ICE, due dei quali con la sigla "ACAB", acronimo inglese di una frase che definisce bastardi tutti i poliziotti. In uno era intervenuto in una discussione sull'articolo che aveva identificato Ross, elencando alcuni Stati e una città in cui l'agente aveva vissuto (informazioni già pubblicate dai giornali). Nello stesso commento scriveva di sperare che Ross finisse nel penitenziario di Stillwater.

Il centro legale Civil Liberties Defense Center ha chiesto l'annullamento dell'ordine, sostenendo che il suo assistito stava esercitando un diritto protetto. Il governo ha ritirato la richiesta iniziale e ne ha presentata un'altra tramite il gran giurì, estesa di un altro mese fino a dicembre 2025. In quel periodo l'utente aveva pubblicato il numero di telefono di un agente, trovato su un sito di ricerche anagrafiche di cui aveva subito indicato il collegamento. Pochi giorni prima aveva scritto di voler abolire l'ICE e cancellare tutti i confini.

La richiesta di annullare il mandato del gran giurì è stata respinta e il giudice ha sospeso il procedimento in attesa dell'appello. Sei mesi dopo il primo ordine l'identità dell'utente resta sconosciuta.

La spesa dell'ICE per tecnologie di sorveglianza e consulenti ha raggiunto 258 milioni di dollari nel primo anno pieno del secondo mandato di Trump, il 57 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'agenzia ha firmato almeno sei contratti che prevedono la scansione di registri pubblici alla ricerca di "minacce", per quasi 50 milioni di dollari dal 2020. Più della metà di quei fondi è stata impegnata da gennaio dell'anno scorso, mentre un altro affidamento che può arrivare a 50 milioni continua a essere prorogato. I contratti più recenti chiedono agli appaltatori di geolocalizzare persone classificate come "estremiste", preparare rapporti su singoli individui e incrociare le informazioni con le banche dati del governo.

Il programma è coordinato dall'Office of Professional Responsibility dell'ICE, l'ufficio interno che con le amministrazioni precedenti si occupava soprattutto di indagare sugli abusi commessi dagli agenti.

A settembre dell'anno scorso l'ufficio ha affidato ad Amivero, una piccola società tecnologica della Virginia conosciuta più per lo sviluppo di software che per l'intelligence, un contratto da oltre 8 milioni di dollari per monitorare i social network alla ricerca di minacce e di piani per ostacolare le operazioni dell'agenzia. Amivero ha subappaltato il lavoro a Guidehouse, società di consulenza che collabora con il governo americano anche nella difesa e nell'intelligence.

Il bando prevede il monitoraggio di quasi venti piattaforme, da Reddit a Discord fino a Snapchat e LinkedIn. Chiede anche di usare documenti pubblici come i registri della motorizzazione e i verbali di polizia per identificare gli utenti segnalati e mappare le loro relazioni. Agli analisti è chiesto di usare l'apprendimento automatico per individuare i rischi, compresa quella che il documento chiama "intelligence anticipatoria delle minacce", cioè l'individuazione di tendenze e schemi di potenziali minacce prima che si concretizzino.

Le segnalazioni sono state così numerose che l'ufficio, che ha pochi dipendenti, ha dovuto chiedere aiuto all'ufficio di intelligence di Homeland Security Investigations, la divisione investigativa dell'ICE, che ora si occupa delle attività contro il doxxing. Gli avvocati hanno visto crescere gli ordini di consegna dei dati sui cittadini americani a partire da settembre 2025, lo stesso mese in cui è partito il contratto.

Il controllo sul programma spetta all'ufficio privacy dell'ICE, che secondo ex dipendenti del governo è ridotto a due funzionari a tempo pieno. Tra gennaio 2025 e marzo di quest'anno l'ufficio interno ha aperto almeno 131 indagini per doxxing e minacce al personale dell'agenzia, comprese la pubblicazione dei dati dei dipendenti sui social e su volantini e l'esistenza di chat di gruppo contro l'ICE.

"Stiamo assistendo alla trasformazione della privacy in un'arma che avvantaggia i potenti e in particolare le forze dell'ordine", ha dichiarato al Wall Street Journal Danielle Citron, professoressa di diritto all'Università della Virginia che si occupa di privacy, molestie online e diritti civili. Ha detto che gli agenti nascondono nomi e volti e che, se portassero il nome sulla divisa e non indossassero le maschere, ci sarebbero probabilmente meno episodi del genere.

A New York due agenti dell'ufficio interno si sono presentati in un seggio elettorale dove stava lavorando una scrutatrice, dopo averla contattata al telefono per un messaggio che secondo loro aveva pubblicato su Instagram in gennaio. Avevano con sé le stampe del suo profilo, il suo indirizzo, la sua data di nascita e quella che sembrava una sua foto scattata a un controllo di sicurezza in aeroporto. Le hanno chiesto di rimuovere il messaggio e di firmare una lettera in cui prendeva atto di poter aver violato una legge federale.

Un portavoce dell'ICE sostiene che la donna avesse pubblicato l'indirizzo di casa di un agente e ha mostrato al Wall Street Journal una schermata in cui la parte finale del testo è oscurata. Meta non ha voluto commentare l'autenticità dell'immagine.

Gli stessi agenti quel giorno hanno consegnato la stessa lettera ad altre persone. Una di loro ha fatto causa: David Streever è stato rintracciato da un agente speciale mentre era in vacanza, cinque mesi dopo aver mandato una mail all'allora direttore dell'ICE Todd Lyons in cui, dopo la morte di Alex Pretti, lo definiva un essere umano mostruoso. Secondo la sua denuncia il comportamento del dipartimento è una ritorsione contro un discorso protetto dalla Costituzione e finirà per scoraggiare gli americani dall'esprimersi.

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A Life-Saving Vest for our Pirate friends in Hungary: How can you help?


The Hungarian Two-tailed Dog Party (MKKP) has always been about more than just politics; they are a creative community dedicated to producing actual results—like painting broken sidewalks or building bus stops—rather than just reacting to “who said what”. However, as many of you know, they are currently facing a serious financial challenge.Despite their efforts and their previous elections’ results (2,6% in the 2019 European elections and 3,2% in 2022 national parliamentary elections) they have unfortunately not reached 1% of the votes. Due to this, the law requires them to pay back their entire campaign budget.

We have three major updates on our Pirate friends’ situation and how we can work together to keep the “Dog” running.

1. Their Debt Update


The good news is that MKKP have officially started paying back their debt. The total amount they owe the government is approximately 1.8 million EUR. Thanks to their supporters, they have successfully completed their first major transaction of roughly 425,000 EUR.

This brings their remaining debt down to 1.4 million EUR. Even better, because of this significant payment, the interest rates have dropped dramatically, making the path forward much more manageable.

2. Taking It to the Courtroom


They aren’t just sitting back. They are also fighting this matter legally.

MKKP’s legal team has filed both formal and substantive complaints regarding the debt and the way the law has been applied.

The formal complaints argue that the authorities failed to present the evidence that triggered the procedure, did not properly inform the party when the procedure began, and denied MKKP the opportunity to exercise its right to comment before the decision was made.

The substantive complaints challenge the law itself, arguing that it is incompatible with Hungary’s Fundamental Law because the payment obligation creates a “chilling effect” on political participation. According to MKKP, the stated purpose of the law is to deter opportunistic parties that enter elections solely for financial gain. In practice, however, the law has the opposite effect: rather than discouraging opportunistic parties that exploit legal loopholes, it disproportionately penalises parties that have spent years building a genuine voter base and participating in democratic life.

Through these legal challenges, MKKP is seeking not only to contest its own debt but also to challenge the broader impact of the law on political engagement.

3. A Life-Saving Vest: International Support Options


To survive this, they need to reach beyond Hungary’s borders. They are launching two ways for our international friends to help:

  • Their Global Webshop is open: The webshop is accessible to everyone in the world! The store is selling both digital and non-digital products. Whether you want something to wear or something to download, every single purchase directly helps our Hungarian members to repay the campaign money to the government.
  • The “WhyDonate” Candidate Campaign: Unfortunately, if they don’t manage to crowdfund the amount as a political party, the debt might fall on the shoulders of the individual candidates. This is why a group of our candidates has formed a special team to launch a WhyDonate campaign. They are raising funds to assume the debt themselves, but they’ve made a beautiful pledge: if these donations are not needed for the debt, they will be donated to Hungarian charity organizations.


Why It Matters


The Hungarian Two-tailed Dog Party believes in a Hungary where people can laugh at problems instead of feeling hopeless. They have spent years using their resources for the community—from operating help tents for refugees to redecorating trash piles so they get picked up. Now, they need that community to help them stay alive.

How you can help right now:


Let’s show them that the only sensible choice in Hungary isn’t going anywhere.


europeanpirates.eu/a-life-savi…


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The Hungarian Two-tailed Dog Party (MKKP) has always been about more than just politics; they are a creative community dedicated to producing actual results—like painting broken sidewalks or building bus stops—rather than just reacting to “who said what”. However, as many of you know, they are currently facing a serious financial challenge. Despite their efforts and their previous elections’ results (2,6% in the 2019 European elections and 3,2% in 2022 national parliamentary elections) they have unfortunately not reached 1% of the votes. Due to this, the law requires them to pay back their entire campaign budget.

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Siamo indignati per la mancanza di solidarietà verso la Spagna dopo quanto accaduto a Ceuta: invece di offrire sostegno, 22 capi di Stato chiedono alla Commissione europea di agire contro un altro Paese membro.
A guidarli è Giorgia Meloni, che durante la crisi migratoria di Lampedusa del 2023 ricevette il pieno sostegno dell’UE.
Che cosa è cambiato?
Senza solidarietà, l’Europa diventa più fragile davanti alle pressioni esterne: dalla Groenlandia al confine tra Polonia e Bielorussia, fino alle minacce russe contro gli Stati baltici e alla sicurezza dello Stretto di Gibilterra.
Per questo lanciamo We are the 1 million: con un milione di cittadini europei possiamo presentare iniziative dei cittadini europei e chiedere una politica comune su frontiere e immigrazione.
Loro sono 22 e vogliono colpire la Spagna. Noi possiamo essere un milione e spingere la Commissione a costruire l’Europa unita e solidale di cui abbiamo bisogno!

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Maggiori informazioni:

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