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I figli di Trump puntano sulla difesa e incassano miliardi in contratti dal Pentagono


Secondo un'analisi del Washington Post, le società finanziate da Donald Trump Jr. ed Eric Trump hanno ricevuto almeno 3,2 miliardi di dollari in commesse federali, oltre a opzioni per altri 3,1 miliardi.

Donald Trump Jr. ed Eric Trump hanno costruito un portafoglio di investimenti nelle startup della tecnologia militare, beneficiando indirettamente delle nuove priorità di spesa del Pentagono. È quanto emerge da un'analisi del Washington Post, condotta incrociando le banche dati federali degli appalti con i registri del venture capital.

I fondi legati ai due figli di Trump hanno investito in oltre una decina di aziende del settore, nella maggior parte dei casi dopo la rielezione del padre. Da allora, queste società hanno ricevuto almeno 3,2 miliardi di dollari in commesse dirette dal governo federale, ai quali si aggiungono opzioni per futuri contratti del valore di 3,1 miliardi. Alcune sono inoltre entrate negli elenchi ristretti dei fornitori pre qualificati, ottenendo così l'accesso a gare riservate per un valore complessivo di quasi 200 miliardi di dollari.

Affari di famiglia · Pentagono

I figli di Trump investono nelle aziende che il Pentagono finanzia

Donald Trump Jr. ed Eric Trump hanno investito in 15 aziende della tecnologia militare, nella maggior parte dei casi dopo la rielezione del padre. Da allora quelle società hanno ottenuto miliardi in commesse federali, ricostruisce il Washington Post.

Grafica di FocusAmerica 14 luglio 2026

Quanto hanno ricevuto dal governo le aziende partecipate dai fratelli Trump

0,0mld $

In commesse dirette dal governo federale alle 15 aziende, dopo gli investimenti dei due fratelli

+3,1 mld $
In opzioni per contratti futuri già assegnate

~200 mld $
Il valore delle gare riservate a cui alcune hanno accesso come fornitori pre‑qualificati

Il Washington Post ha incrociato le banche dati federali degli appalti con i registri del venture capital: la maggior parte degli investimenti è arrivata dopo la rielezione del padre.

SpaceX e Anduril valgono da sole il 97% delle commesse dirette. Escluse le due, le altre 13 startup hanno comunque raccolto quasi 1,8 miliardi di dollari in impegni federali a lungo termine.

La rete

Due fondi, un portafoglio di 15 aziende


Gli investimenti dei due fratelli passano principalmente da due società.

Donald Trump Jr.
1789 Capital

Fondo con sede a Palm Beach che si richiama a un “capitalismo patriottico”. Ha investito in 11 delle 15 aziende, tra cui SpaceX di Elon Musk e il produttore di armamenti Anduril.

Eric Trump
American Ventures

Divisione della banca d’investimento Dominari Holdings, che ha sede nella Trump Tower di New York.

Aziende partecipate da 1789 Capital11 su 15

Ogni quadrato è una delle 15 aziende individuate dal Washington Post.

I casi

Appalti, prestiti e rally in Borsa: i tre casi più discussi


Che cosa è successo ad alcune aziende dopo l’ingresso dei Trump, secondo il Washington Post.

Hadrian
Fabbriche automatizzate

900 mln $
Appalto della Marina

Costruisce stabilimenti automatizzati per i settori aerospaziale e militare. Ha ottenuto di recente dalla Marina un appalto da 900 milioni di dollari.

Vulcan Elements
Magneti in terre rare

620 mln $
Prestito del Pentagono

A fine 2025 ha ricevuto dal Pentagono un prestito da 620 milioni di dollari, superando nella procedura altre società che attendevano ancora il finanziamento.

Unusual Machines
Droni

≈×2
Il titolo in una seduta

Alla vigilia

Un giorno dopo

Le azioni hanno quasi raddoppiato il valore in una sola seduta dopo l’ingresso di Trump Jr. come investitore e consulente, pochi giorni dopo la vittoria elettorale del padre.

Le barre dei due importi sono in scala tra loro. Per Unusual Machines, il confronto mostra il valore del titolo prima e dopo l’annuncio.

Il contraddittorio

Le aziende negano favoritismi, gli esperti sollevano dubbi


Le società interpellate sostengono di avere vinto le commesse attraverso i rigorosi processi di selezione del Pentagono. E alcuni numeri sostengono la loro versione.

Avevano già rapporti con il governo prima degli investimenti10 su 15

Avevano contratti già durante l’Amministrazione Biden8 su 15

La difesa

“Non esistono conflitti di interesse”, dichiara la Casa Bianca. E per il Pentagono “nessuna azienda riceve un trattamento preferenziale”.

Anna Kelly, portavoce della Casa Bianca; Joel Valdez, portavoce del Pentagono

I dubbi

“È del tutto ragionevole dubitare delle motivazioni quando la famiglia Trump ne ricava un beneficio economico”.

Kathleen Clark, docente di diritto alla Washington University

Ad alimentare i dubbi è lo stesso Trump Jr., che ha raccontato di avere contribuito alla strategia di comunicazione del Dipartimento della Difesa e di avere affiancato il Segretario Pete Hegseth in alcune decisioni sul personale, pur non ricoprendo alcun incarico di governo.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su analisi del Washington Post, condotta incrociando le banche dati federali degli appalti con i registri del venture capital (PitchBook). Dati pubblicati il 13 luglio 2026.

Da SpaceX ai droni: la rete di investimenti dei Trump


Gli investimenti fanno capo principalmente a due società. Trump Jr. è socio di 1789 Capital, fondo con sede a Palm Beach che si richiama a un "capitalismo patriottico" e che ha investito in 11 delle 15 aziende individuate dal Washington Post, tra cui SpaceX di Elon Musk e il produttore di armamenti Anduril. Eric Trump opera invece attraverso American Ventures, divisione della banca d'investimento Dominari Holdings, con sede nella Trump Tower di New York.

Tra i casi esaminati figura Hadrian, azienda specializzata nella costruzione di fabbriche automatizzate per i settori aerospaziale e militare, che ha recentemente ottenuto dalla Marina un appalto da 900 milioni di dollari. Vulcan Elements, startup produttrice di magneti in terre rare, ha ricevuto alla fine del 2025 un prestito da 620 milioni di dollari dal Pentagono, superando nella procedura altre società che attendevano ancora il finanziamento. Unusual Machines, produttrice di droni, ha invece visto quasi raddoppiare il valore delle proprie azioni in una sola seduta dopo l'ingresso di Trump Jr. come investitore e consulente, pochi giorni dopo la vittoria elettorale del padre.

Le aziende negano favoritismi, gli esperti sollevano dubbi


Le società interpellate dal Washington Post sostengono di avere ottenuto le commesse attraverso i rigorosi processi di selezione del Pentagono, senza alcun intervento della famiglia presidenziale. 10 delle 15 aziende avevano già rapporti con il governo prima degli investimenti dei figli di Trump e 8 avevano ricevuto contratti già durante l'Amministrazione Biden. Anche la Casa Bianca respinge ogni accusa: "Non esistono conflitti di interesse", ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. Il portavoce del Pentagono Joel Valdez ha assicurato, da parte sua, che "nessuna azienda riceve un trattamento preferenziale".

Gli esperti di etica pubblica restano però scettici. "Anche se non acquistare droni dalla Cina è nell'interesse pubblico, è del tutto ragionevole dubitare delle motivazioni quando la famiglia Trump ne ricava un beneficio economico", ha dichiarato Kathleen Clark, docente di diritto alla Washington University. Secondo Clark, i due figli di Trump dovrebbero rinunciare a operazioni di questo tipo, soprattutto alla luce dell'indebolimento dei controlli anticorruzione durante il secondo mandato di Trump.

Ad alimentare i dubbi sono anche le parole dello stesso Trump Jr., che durante una conferenza ha affermato di avere contribuito a definire la strategia di comunicazione del Dipartimento della Difesa e ha raccontato nel suo podcast di avere affiancato il Segretario Pete Hegseth in alcune decisioni sul personale.

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«Non faccio il ragioniere», dice Vannacci, incalzato da una giornalista di La7.

Prima propone la “remigrazione”, poi, quando si tratta di spiegare come dovrebbe funzionare davvero, alza le mani e ammette di non saper fare i conti.

Tutta fuffa, Vannacci. Fuffa.

E tu, te lo ricordi?

🎥 Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#Vannacci #Remigrazione #Immigrazione #PoliticaItaliana #Propaganda #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Ihre Forderung nach #Alterskontrollen für alle stützt Ursula von der Leyen (CDU) auf einen Expert*innen-Bericht. Ich habe mir den dahingehend genau angeschaut und erhebliche Mängel festgestellt.

Auf Anfrage verteidigt der Co-Vorsitzende Jörg Fegert den Bericht als „wissenschaftsbasiert“. Er gibt an, dass die EU-Kommission ihn und seine Co-Vorsitzende „auch inhaltlich unterstützt“ habe.

Lest hier meine Analyse für @netzpolitik_feed

netzpolitik.org/2026/bericht-m…

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Im Namen des Jugendschutzes sollen alle im Netz ihr Alter nachweisen, das will EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen (CDU). Die Forderung stützt sie auf einen Expert*innen-Bericht, der bei #Alterskontrollen erhebliche Mängel aufweist, analysiert @sebmeineck

netzpolitik.org/2026/bericht-m…

in reply to netzpolitik.org

Wenn man schon seit Beginn des Internets schon im Netz aktiv ist und nun plötzlich das Alter nachweisen soll?
Was ist mit alten Plattformen wie z.B. Usenet, First Class Server, etc. die immer noch existieren, dort per Design nicht möglich?
Nicht falsch verstehen, Jugendschutz ist sehr wichtig, das scheint nun in Hornberger Schießen aus zu arten.
Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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Lawsuit fights Ellison-Trump corruption’s harm to news outlets


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Dear Friend of Press Freedom:

Paramount’s merger with Warner Bros. Discovery would shortchange shareholders to reward company insiders willing to trade editorial independence for favoritism from the Trump administration. A new lawsuit backed by Freedom of the Press Foundation (FPF) is fighting to stop it. Plus: subpoenas to journalists, censorship of medical journals, and DOGE secrecy.

FPF backs lawsuit to stop Ellison-Trump corruption from tanking news outlets


A new shareholder’s derivative lawsuit against officers and directors of Paramount Skydance Corp. brought by attorneys from FPF and the Public Integrity Project seeks to halt Paramount’s acquisition of Warner Bros. Discovery.

The complaint, brought on behalf of a shareholder against Paramount higher-ups including CEO David Ellison, seeks to prevent Paramount insiders from profiting at shareholders’ expense through breaches of their fiduciary duties to the company by trading editorial independence for favoritism from the Trump administration. Delaware litigator Mary S. Thomas is also on the case.

The complaint points to the well-documented unlawful payments and editorial concessions that surrounded Ellison’s Skydance’s acquisition of Paramount last year, as well as reported promises from Ellison and his centibillionaire father Larry to similarly overhaul CNN.


The Ellisons’ real endgame for Paramount


All that being said, the Ellisons can’t be blowing this many billions just to kiss up to an unpopular lame duck president for a couple years.

FPF Chief of Advocacy Seth Stern wrote for MS NOW that the real agenda may be to enrich Larry’s Oracle — which aspires to run a dystopian global surveillance network — by shaping narratives that scare Americans into giving up their rights. President Donald Trump’s corruption provides them with an opening to buy the influence they need in order to do that.


Trump subpoenas NYT for reporting his bribe plane is unsafe


The Trump administration subpoenaed New York Times journalists over reporting that the new Air Force One, which was gifted to the president by Qatar and retrofit at a cost of hundreds of millions of taxpayer dollars, was deemed unsafe to fly Trump and those who travel with him — including reporters — back from the NATO summit in Turkey.

We said in a statement that “when the government claims it needs to investigate journalists to protect national security, it really means its own reputational security. This is as clear an example as you can get.”

We’re also encouraging senators to vote against Trump’s nominee for director of national intelligence, Jay Clayton — the prosecutor whose office issued the subpoenas and who refused to answer questions about it at his recent confirmation hearing. You can too: Use our action center to write to members of the Senate Intelligence Committee today.


Censorship of medical journals infects journalism too


Secretary of Health and Human Services Robert F. Kennedy Jr. seems better suited to be the subject of medical research than its arbiter. He’s not an editor or peer reviewer, and he’s definitely (and thankfully) not a judge. So why is he issuing veiled threats to scientific publications that journalists often cite in their reporting?

FPF’s Stern wrote about how Kennedy’s unlawful crackdown on medical literature — and similar tactics from others in the administration — severs journalists from their source materials, much like Kennedy once severed a roadkill raccoon from his manhood.


What happened to DOGE’s records?


The Department of Government Efficiency has quietly ended its formal mission, leaving behind the most transformative restructuring of the federal government in a generation — and little public accounting of its actions.

Our Daniel Ellsberg Chair on Government Secrecy Lauren Harper explained that while DOGE was supposed to produce a public audit to improve accountability, it instead leaves Americans with no clear explanation of what it accomplished and how much it saved, if anything.


What we’re reading


Hegseth announces joint taskforce with DOJ to target and prosecute press leaks

The Guardian
This has nothing to do with national security; it’s about shielding officials from embarrassment and accountability.


Private matters

Columbia Journalism Review
Catherine Herridge, an independent journalist, is standing up for the First Amendment even as she’s being fined $800 a day for refusing to reveal her source. Corporate media outlets should take note.


Judge allows news site to publish school lockdown video but sets limits

The New York Times
“Judge McCloskey was right to narrow his order against New Brunswick Today, but it’s outrageous that he’s extended it to purport to apply to any member of the press who wants to publish or write about this video,” said FPF Senior Advocacy Adviser Caitlin Vogus.


Journalist’s devices seized at U.S. border following Iran reporting

Defending Rights & Dissent
This has no place in a country that claims to protect freedom of the press. If this journalist was targeted because of his reporting or viewpoint, it’s an even more outrageous assault on the First Amendment.


Why big tech wants age verification

The Majority Report
FPF’s Vogus explained how age verification laws undermine everyone’s privacy, risk journalists’ confidential sources, and fail to keep kids safe.


New RSF report: National security as a weapon against journalism

Reporters Without Borders
Until Congress reforms the Espionage Act, it will remain a loaded gun pointed at whistleblowers and the press, as this new report highlights.

Flyer for July 22 online event on presidential memo NSPM-7 with Daniel Boguslaw, Chip Gibbons, and Faiza Patel


freedom.press/issues/lawsuit-f…

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Nel 2026 l’Unione Europea metterà a disposizione fino a 45 miliardi di euro di sostegno all’Ucraina. Di questi, 28,3 miliardi serviranno a rafforzarne le capacità industriali della difesa, anche attraverso droni e sistemi di sicurezza.

Per Volt è un passo concreto nella direzione che chiediamo da anni: costruire una vera Difesa Comune Europea, capace di unire risorse, competenze e innovazione, ridurre la frammentazione tra gli Stati e rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa.

Ma una difesa davvero europea deve essere anche democratica e trasparente: servono fondi tracciabili, regole chiare e un controllo pubblico forte, con un ruolo centrale del Parlamento europeo nelle scelte strategiche!

Perché la sicurezza dell’Europa non si costruisce con 27 politiche separate, ma imparando a investire, decidere e agire insieme.

💬 Cosa ne pensi? Scrivicelo nei commenti.
👉🏻 Sostieni Volt con il 2×1000: nella dichiarazione dei redditi indica il codice Y59!

#DifesaEuropea #Ucraina #SicurezzaEuropea #Geopolitica #DifesaComune #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Rifondazione: “A Genova contro il G8 avevamo ragione e quel movimento parla ancora al presente” home.rifondazione.eu/2026/07/1… #ComunicatiStampa #Liguria

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Talk the Plank! Returns Tonight w/ Jacob Anders


July 17

Talk the Plank! returns tonight at 9pmCT with Special Guest Jacob Anders!

Anders, a historian, author, digital ethics researcher, and community advocate from Tullahoma, TN, is a candidate for Tennessee’s 4th Congressional District, running on a “Humanity First” campaign.

His priorities include universal healthcare, a $1,000 monthly Universal Basic Income, strong climate action, protecting workers and families, ending endless wars, codifying abortion rights, and digital/data rights reforms.

Jacob, in addition to being a guest tonight, will join the United States Pirate Party during our July 26th Pirate National Committee meeting where we will decide whether or not to endorse.

Tune in tonight to get a sneak peek at Jacob Anders campaign and get a first look at the USPP’s next potential endorsement.


uspirates.org/talk-the-plank-r…

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Berlin und Bund legen vor, Brandenburg zieht nach. Auch hier plant die Regierung, Informationsfreiheitsrechte zu schwächen. Wieder sollen Sicherheitsbedenken die Intransparenz rechtfertigen. #IFG #AIG

netzpolitik.org/2026/schutz-kr…

#ifg #aig

Meloni sul caso Roggero: “Mi aggredisci, mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto”


@Politica interna, europea e internazionale
Anche Giorgia Meloni interviene sul caso Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo uomo dopo un assalto al suo negozio il 28 aprile 2021. La presidente del Consiglio, infatti, ha

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Trump appoggia il fondatore di MyPillow come governatore del Minnesota


Il presidente ha definito l'imprenditore "uno dei più grandi e laboriosi patrioti d'America". Nei sondaggi per le elezioni di novembre la democratica Amy Klobuchar è avanti di 17 punti su di lui

Donald Trump ha annunciato mercoledì il suo sostegno a Mike Lindell nella corsa a governatore del Minnesota. In un post sul suo social network Truth Social, il presidente ha definito il fondatore dell'azienda di cuscini MyPillow "uno dei più grandi e laboriosi patrioti d'America" e ha scritto che ha "sacrificato" più di quasi chiunque altro "combattendo per il nostro paese, soprattutto quando si tratta di integrità elettorale", un riPostsferimento agli anni passati da Lindell a diffondere teorie screditate sui presunti brogli delle presidenziali del 2020. "Mike sarà spettacolare! Ama davvero il Minnesota, come me, e vuole riportarlo fuori dall'oblio e dall'imbarazzo. Può farcela!", ha aggiunto Trump, che lo ha chiamato "l'uomo dei cuscini".

La primaria repubblicana si terrà l'11 agosto e nello stato è già possibile votare in anticipo. L'appoggio arriva alla vigilia del discorso alla nazione che Trump terrà giovedì in prima serata e che, secondo il presidente, sarà dedicato alla sicurezza elettorale. Lindell, diventato famoso in tutto il paese con gli spot televisivi dei suoi cuscini, è da anni uno dei sostenitori più accesi di Trump e ne ha rilanciato le false affermazioni secondo cui la sconfitta del 2020 contro Joe Biden fu frutto di brogli. Ringraziando il presidente sui social, Lindell ha risposto con lo slogan "Rendiamo di nuovo grande il Minnesota".

Alla primaria partecipano anche la presidente della Camera statale Lisa Demuth, l'imprenditore Kendall Qualls, che a maggio ha ottenuto l'appoggio ufficiale del Partito Repubblicano del Minnesota, il candidato governatore del 2022 Scott Jensen e la deputata statale Peggy Bennett. Nessuno dei rivali ha criticato la scelta del presidente: Qualls ha detto in un video ai sostenitori che Trump "è esattamente ciò di cui il nostro paese aveva bisogno nell'ultimo decennio", aggiungendo però che "questa corsa non si vincerà con gli appoggi nazionali. La decideranno i conservatori del Minnesota".

Nei sondaggi per le elezioni generali Lindell è il più debole tra i repubblicani. Una rilevazione realizzata a giugno per il quotidiano Star Tribune e altri media locali dà la senatrice democratica Amy Klobuchar avanti 53% a 36% nel confronto diretto con lui, con l'11% di indecisi: contro nessun altro candidato repubblicano la senatrice ottiene un margine così ampio. Klobuchar è avanti anche su Qualls (48% a 37%) e su Demuth (48% a 40%) ed è la favorita nel campo democratico, dove è in corsa da gennaio.

Il seggio è vacante perché il governatore democratico Tim Walz, candidato alla vicepresidenza nel 2024, ha rinunciato a un terzo mandato; nel 2022 aveva battuto Jensen di 7,7 punti. Trump ha attaccato più volte il governatore uscente definendolo incompetente e ha accusato la sua amministrazione di aver permesso frodi diffuse nella spesa federale per l'assistenza all'infanzia, usando una retorica razzista contro la comunità di immigrati somali dello stato, indicata come origine delle presunte frodi. Sulla gestione statale di quei programmi sono in corso indagini.

Sulla candidatura pesa anche una questione di residenza: Lindell è nato in Minnesota e lì ha costruito MyPillow, ma per diversi anni è stato registrato per votare in Texas e in un atto giudiziario dell'anno scorso si è definito "un cittadino del Texas". Da allora ha detto ai giornalisti di aver ristabilito la residenza in Minnesota e di poter rispettare la legge statale, che impone ai candidati governatore di vivere nello stato per almeno un anno prima delle elezioni generali.

La campagna ha anche pochi soldi: secondo i registri statali sul finanziamento elettorale, dal lancio della candidatura a dicembre Lindell ha raccolto poco più di un milione di dollari e a fine maggio aveva circa 12.000 dollari in cassa, mentre lui sostiene di aver già raccolto circa 3 milioni. Parlando mercoledì con il Minnesota Reformer, Lindell ha detto che con l'appoggio di Trump "i soldi affluiranno da tutto il paese". Il sito ha anche rivelato che non ha pagato circa 48.000 dollari di imposte sulla proprietà per la sua casa da 2,5 milioni di dollari a Tonka Bay: "L'anno scorso non avevo i soldi", ha ammesso, aggiungendo che il ritardo comporta solo interessi e una penalità.

Nella stessa intervista Lindell ha ripetuto di credere che Trump abbia vinto in Minnesota nel 2020, pur ammettendo di non poterlo dire "al 100% in un senso o nell'altro". In realtà il presidente ha perso lo stato in tutte e tre le sue candidature: di 1,5 punti contro Hillary Clinton nel 2016, di 7 contro Biden nel 2020 e di 4 contro Kamala Harris nel 2024. Da governatore, ha detto, vorrebbe eliminare l'imposta statale sul reddito o quella sulle vendite, compensando con una tassa più alta sugli acquisti online.

A novembre si vota per il governatore in 36 stati: oggi 26 stati hanno un governatore repubblicano e 24 uno democratico. Il partito del presidente considera il Minnesota una delle occasioni migliori per strappare uno stato agli avversari, nonostante la debole popolarità di Trump e il malcontento degli elettori per l'economia. Klobuchar ha aperto la campagna parlando della stretta migratoria dell'amministrazione, durante la quale gli agenti federali hanno ucciso due residenti del Minnesota, dell'assassinio di una leader del parlamento statale e di una sparatoria in una scuola che ha ucciso diversi bambini, tutti fatti avvenuti nell'ultimo anno. La senatrice ha promesso "una revisione da cima a fondo del nostro governo statale" per individuare "sprechi, frodi e abusi" e ha preso le distanze da Walz, dicendo di non amare lo status quo e di volere un cambiamento.

Il bilancio di Trump nelle primarie repubblicane per governatore è finora misto. In Georgia il suo candidato, il vicegovernatore Burt Jones, ha perso contro Rick Jackson, un miliardario della sanità che ha speso più di 100 milioni di dollari, in gran parte suoi, per conquistare la candidatura; in Iowa il deputato Randy Feenstra è stato battuto dall'imprenditore Zach Lahn. Dopo quelle sconfitte, al ballottaggio della primaria in South Carolina il presidente ha appoggiato entrambi i candidati, il procuratore generale Alan Wilson e la vicegovernatrice Pamela Evette, dopo aver inizialmente sostenuto solo quest'ultima; ha vinto Wilson. Anche in altre corse Trump è rimasto concentrato sul 2020: in Georgia ha appoggiato per il Senato il deputato Mike Collins ricordando che il rivale, l'ex allenatore di football Derek Dooley, aveva riconosciuto la legittimità dell'elezione di Biden. Le elezioni generali in Minnesota si terranno il 3 novembre.


Trump terrà giovedì un discorso alla nazione sulle elezioni del 2020


Donald Trump terrà giovedì un discorso televisivo alla nazione alle 21, ora della costa est degli Stati Uniti (le 3 del mattino di venerdì in Italia). Il presidente lo ha scritto lunedì sul suo social network Truth Social senza indicare l'argomento, ma un funzionario dell'amministrazione ha detto a Reuters che il discorso riguarderà l'intelligence appena declassificata sulle indagini relative alle elezioni americane e quelle che la Casa Bianca considera falle delle macchine per il voto, in grado in teoria di permettere intrusioni informatiche straniere. La notizia era stata anticipata dall'emittente televisiva MS Now.

Il riferimento è al voto del 2020, che Trump sostiene da anni di aver perso per colpa di brogli di massa a favore di Joe Biden. Nessuna prova è mai emersa: tribunali, ricontrolli delle schede e il Dipartimento di Giustizia del suo primo mandato non hanno trovato frodi, mentre l'agenzia federale per la sicurezza informatica definì quel voto "il più sicuro della storia americana".

Un consigliere del presidente ha descritto ad Axios il discorso come un "potpourri" che comprenderà le elezioni, un aggiornamento sull'Iran e qualsiasi altro tema Trump ritenga importante. Finora Trump ha tenuto pochi interventi in prima serata dalla Casa Bianca e vuole farne di più, ha spiegato il consigliere, perché questi discorsi "danno un senso di importanza" a quello che dice. Il presidente vuole anche rilanciare il SAVE America Act, una legge ferma al Congresso che introdurrebbe requisiti rigidi di identificazione per votare. Per fare pressione aveva detto al Congresso che non avrebbe firmato la legge bipartisan sulla casa se prima non fosse passata la sua stretta sul voto: il testo è entrato in vigore nei giorni scorsi senza la firma presidenziale.

L'annuncio è arrivato poche ore dopo che Trump aveva detto che avrebbe reimposto il blocco navale contro l'Iran, insieme a un pedaggio del 20% su tutte le navi in transito nello Stretto di Hormuz. La situazione con Teheran "cambia di minuto in minuto, ma è una cosa che vuole affrontare", ha detto il consigliere ad Axios. L'ultimo grande discorso televisivo del presidente risale al primo aprile, quando difese per la prima volta in modo completo la guerra contro l'Iran, iniziata più di un mese prima con la campagna militare condotta insieme a Israele. Il conflitto ha fatto salire il prezzo del petrolio e scendere i consensi di Trump.

Da oltre un anno l'amministrazione cerca di aumentare la supervisione federale sull'organizzazione delle elezioni e di cambiare il modo in cui gli americani votano, un tentativo che secondo gli esperti legali toglierebbe potere agli stati in violazione della Costituzione. Con il controllo repubblicano del Congresso in gioco alle elezioni di metà mandato di novembre, democratici ed esperti di sicurezza elettorale temono che l'amministrazione voglia interferire. Presentando il 2020 come illegittimo, dicono diversi esperti, Trump prepara il terreno per contestare eventuali sconfitte repubblicane e per indebolire i democratici se riconquisteranno il Congresso.

Un'analisi forense consegnata l'anno scorso da Mojave Research, una società esterna ingaggiata da Tulsi Gabbard quando era direttrice dell'intelligence nazionale, la carica che coordina le agenzie di spionaggio americane, ha trovato difetti in alcune macchine per il voto sequestrate a Porto Rico, ma nessuna prova di manomissioni. Secondo Reuters, prima di lasciare l'incarico a giugno Gabbard ha prodotto anche un rapporto che descrive vulnerabilità significative delle macchine e propone rimedi come l'aggiornamento del software: la Casa Bianca ne ha però rinviato la pubblicazione. Al suo posto Trump ha nominato ad interim Bill Pulte, il direttore dell'agenzia federale che regola i mutui, e lo ha autorizzato a declassificare i documenti legati al voto del 2020.

La Casa Bianca ha anche creato di recente una task force per riesaminare alcuni aspetti dell'elezione del 2020, a cui lavora il giornalista John Solomon, ex collaboratore di Fox News. Solomon ha chiesto accesso ai file di un'analisi che dissentiva dalla valutazione diffusa nel 2021 dall'intelligence americana, secondo cui nessun attore straniero aveva tentato o era riuscito ad alterare "alcun aspetto tecnico" del voto del 2020. Quel documento, preparato dal National Intelligence Council, il principale organo di analisi dell'intelligence, insieme a CIA, FBI, NSA e altre agenzie, concludeva che il presidente russo Vladimir Putin aveva autorizzato operazioni di influenza per favorire Trump e per minare la fiducia nel processo elettorale, che la Cina aveva preso in considerazione un intervento senza poi attuarlo e che l'Iran aveva condotto una campagna di influenza contro la candidatura di Trump.

I funzionari elettorali si dicono fiduciosi che le macchine siano adeguatamente sicure e ricordano che non è mai emersa alcuna prova di intrusioni straniere che abbiano cambiato i risultati delle elezioni passate.


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L'FBI valuta l'IA per verificare le firme sulle schede elettorali sequestrate in Georgia


L'agenzia ha discusso l'impiego dell'intelligenza artificiale per confrontare le firme su circa 150.000 schede elettorali sequestrate a Fulton County relative alle elezioni 2020. Gli esperti mettono in dubbio l'affidabilità del metodo.

L'FBI sta valutando la possibilità di ricorrere all'intelligenza artificiale per verificare l'autenticità delle firme su decine di migliaia di buste contenenti le schede elettorali per corrispondenza sequestrate a Fulton County, in Georgia. Lo rivela ProPublica, che ha esaminato comunicazioni interne dell'agenzia e raccolto la testimonianza di uno specialista tecnico del Bureau coinvolto nel progetto. È l'ultimo capitolo della nuova e senza precedenti indagine voluta dall'Amministrazione Trump sulle elezioni presidenziali del 2020.

Il presidente sostiene da anni, senza prove, che la vittoria gli sia stata sottratta e ha più volte puntato il dito contro la Georgia, dove fu sconfitto da Joe Biden per appena 11.779 voti. A gennaio l'FBI ha perquisito gli uffici elettorali di Fulton County, roccaforte democratica dello Stato, sequestrando centinaia di scatoloni di materiale: circa 700, secondo ProPublica. Tra i documenti figurano le buste relative a circa 150.000 schede postali, 116.000 delle quali contenevano voti per Biden.

Centinaia di analisti mobilitati


Il ricorso all'IA per il confronto delle firme era ancora allo studio alla fine di giugno, ma non è chiaro se il progetto sia stato successivamente avviato. Secondo un memorandum interno esaminato dalla testata, il Bureau ha intanto assegnato all'indagine su Fulton County 260 analisti provenienti dagli uffici territoriali di tutto il Paese. MS Now ha riferito che due di loro sarebbero stati licenziati dopo essersi rifiutati di partecipare. Tra i compiti assegnati figura anche il confronto di un elenco di 175.000 elettori con una banca dati commerciale, per verificare, tra le altre cose, se siano ancora in vita.

Il progetto prevede di confrontare le firme sulle buste con quelle presenti su altri documenti elettorali, come i moduli di registrazione al voto. Dalle comunicazioni interne emerge però che ogni firma verrebbe comparata con un solo campione esterno: una base troppo limitata che, secondo gli esperti, aumenta sensibilmente il rischio di segnalare false discrepanze. Gli specialisti certificati e i sistemi bancari più affidabili utilizzano normalmente diversi campioni di confronto.

Lo specialista tecnico dell'FBI ha spiegato che, disponendo di una quantità sufficiente di dati, l'analisi potrebbe risultare "abbastanza accurata". L'esito dipenderebbe però dalla soglia scelta per individuare le possibili frodi: "Spetta a chi costruisce il sistema stabilire le linee guida". Il Bureau avrebbe preso in considerazione anche prodotti commerciali sviluppati da società come OpenAI e Anthropic.

I dubbi sull'affidabilità del metodo


All'interno dell'agenzia cresce il timore che l'indagine possa risentire di pressioni politiche. Alcuni funzionari starebbero cercando di ridimensionare le aspettative, evidenziando i limiti di un'analisi delle firme condotta su una scala così vasta, mentre i vertici continuerebbero a insistere sul progetto. "Sono tutti convinti che, trovino qualcosa oppure no, andranno avanti", ha dichiarato la fonte.

Anche gli esperti del settore esprimono forti dubbi. Linton Mohammed, ex presidente dell'American Society of Questioned Document Examiners, ha ricordato a ProPublica che "le firme cambiano, a differenza del DNA o delle impronte digitali", e si è detto scettico sulla capacità dell'IA di svolgere un esame affidabile.

Studi e inchieste giornalistiche hanno inoltre rilevato che il confronto delle firme porta a respingere in misura sproporzionata le schede degli elettori appartenenti alle minoranze etniche, dei giovani, degli anziani e delle persone con disabilità. Un politologo chiamato come perito in una causa intentata in Ohio nel 2020 stimò che, per ogni scheda illegittima intercettata, ne venissero scartate 32 valide.

Le accuse degli attivisti conservatori sulla presunta mancata verifica delle firme a Fulton County, che hanno contribuito a innescare il sequestro di gennaio, erano peraltro già state esaminate. Sia un osservatore indipendente sia lo States United Democracy Center le avevano in precedenza giudicate infondate.

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Happy world emoji day to all who celebrate!
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Il caso Roggero smaschera tutta l’ipocrisia securitaria della destra: invoca ogni giorno pene più severe e tolleranza zero, poi trasforma un condannato in una bandiera identitaria e arriva a pretenderne la grazia prima ancora che siano note le motivazioni della sentenza definitiva.

Nemmeno la riforma della legittima difesa voluta e allargata dalla Lega nel 2019 è bastata a giustificare quei fatti. La Cassazione, infatti, ha confermato la condanna: la legittima difesa non può diventare una licenza di uccidere quando il pericolo è ormai cessato.

E ora la maggioranza continua a cavalcare politicamente questa vicenda, pur sapendo che la decisione sulla grazia non le appartiene: Mattarella ha già dovuto ricordare a Nordio che si tratta di una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica.

Il sospetto è che il copione sia già scritto: intestarsi oggi una battaglia che non compete al governo, per poter domani scaricare sul Quirinale la responsabilità di un eventuale no.

La destra ama la certezza della pena finché riguarda gli altri. Quando invece un condannato diventa utile alla propria narrazione politica, la pena diventa improvvisamente ingiusta e la grazia una battaglia identitaria.

La legge è uguale per tutti. Dovrebbe esserlo anche per la destra.

#MarioRoggero #LegittimaDifesa #Volt #VoltItalia

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Il Pentagono misurerà ogni anno il testosterone dei militari sopra i 30 anni


Hegseth aggiunge il test ai controlli sanitari annuali e offre la terapia sostitutiva a chi ha valori bassi. I medici sconsigliano gli screening di routine e avvertono dei rischi per la fertilità

Ogni militare americano con più di 30 anni farà ogni anno un test del testosterone. Lo ha annunciato il segretario alla Difesa Pete Hegseth in un video pubblicato su X, presentando l'iniziativa come un modo per mantenere le truppe "sul fronte più avanzato della letalità". Chi risulterà avere valori bassi potrà scegliere di sottoporsi alla terapia sostitutiva del testosterone, che reintegra l'ormone con iniezioni, cerotti, gel o impianti sottocutanei.

Il test entrerà a far parte della valutazione sanitaria periodica, l'esame obbligatorio dal 2016 con cui il Pentagono misura le condizioni fisiche, la salute mentale e l'idoneità al dispiegamento dei militari. Sarà obbligatorio dai 30 anni in su, mentre i più giovani potranno chiederlo su base volontaria.

"Investiamo molto in armi, piattaforme ed equipaggiamento, ma il nostro vantaggio tattico più decisivo sarà sempre il singolo combattente", ha detto Hegseth nel video. "Questa iniziativa non riguarda il potenziamento artificiale: riguarda il ripristino e l'ottimizzazione delle capacità naturali". Al video Hegseth ha allegato la scritta "The High-T Department of War", il Dipartimento della Guerra ad alto testosterone: "High-T" è una moda diffusa sui social da influencer che invitano gli uomini a cercare livelli elevati dell'ormone per preservare forza e mascolinità.

La promozione della mascolinità tradizionale è una costante ricorrente dell'amministrazione Trump. A gennaio il segretario alla Salute Robert F. Kennedy ha dichiarato che Mehmet Oz, a capo dell'agenzia federale che gestisce i programmi sanitari pubblici Medicare e Medicaid, aveva esaminato le cartelle cliniche del presidente e vi aveva trovato "i livelli di testosterone più alti che abbia mai visto in una persona sopra i 70 anni". Ad aprile la Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola i farmaci, ha ampliato l'accesso alla terapia sostitutiva dopo decenni in cui ne raccomandava la prescrizione solo agli uomini con problemi medici nella produzione dell'ormone.

Hegseth, ex membro della Guardia Nazionale ed ex conduttore di Fox News, ha già imposto ai militari standard di forma fisica più severi, che richiedono a tutti di superare uno "standard maschile". Lo scorso settembre, in un discorso davanti a centinaia di alti ufficiali a Quantico, in Virginia, ha detto di non voler vedere militari sovrappeso né "generali e ammiragli grassi".

Circa il 5,6% degli uomini tra i 30 e i 79 anni ha una carenza di testosterone, che può causare perdita di massa muscolare, affaticamento, aumento di peso e disfunzioni sessuali ed è associata a diabete, malattie cardiovascolari, osteoporosi e depressione. Il calo dell'ormone con l'età è però considerato un normale segno dell'invecchiamento: dopo i 30-40 anni i livelli scendono di circa l'1% l'anno. La stessa Food and Drug Administration non approva la terapia sostitutiva per gli uomini che non soffrono di ipogonadismo, una condizione medica legata al malfunzionamento degli organi che producono il testosterone.

Le principali società mediche del settore, come la Endocrine Society e l'American Urological Association, sconsigliano gli screening di routine per l'ipogonadismo nella popolazione maschile generale. Helen Bernie, urologa e direttrice della medicina sessuale e riproduttiva maschile alla Indiana University, ha dichiarato a NOTUS che un singolo risultato basso non deve portare direttamente a una diagnosi o a una cura: i livelli vanno misurati due volte al mattino presto e valutati insieme ai sintomi, perché mancanza di sonno, allenamenti intensi, variazioni di peso, malattie e alcuni farmaci possono abbassare temporaneamente il testosterone. "Lo screening dovrebbe aprire la porta a una valutazione medica ponderata, non automaticamente a una prescrizione", ha detto. La terapia inoltre può compromettere la produzione di spermatozoi e la fertilità, soprattutto nei più giovani.

Il Pentagono ha rifiutato di commentare oltre il contenuto del video e non ha risposto alle domande sulle indicazioni della Food and Drug Administration a proposito della terapia sostitutiva.


La fissazione di Trump per la bellezza maschile allarmava i suoi collaboratori


Maggie Haberman, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca e tra le giornaliste che seguono Donald Trump da più tempo, ha detto in un'intervista pubblicata domenica dal podcast "Talk Easy" che il presidente ha "una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile". La sua predilezione per gli uomini attraenti e per la mascolinità classica è nota da tempo, ma nel primo mandato, ha raccontato la giornalista, aveva allarmato molte persone della sua amministrazione.

Il conduttore Sam Fragoso le ha chiesto direttamente se l'interesse del presidente per l'aspetto degli uomini vada oltre la semplice ammirazione. Fragoso ha ricordato che Trump ha descritto diversi uomini della sua amministrazione come "usciti direttamente dal casting", li ha definiti belli e affascinanti e ha elogiato le doti fisiche del golfista Arnold Palmer. Il conduttore ha poi chiesto con ironia se Trump "celebri il Pride dopo giugno", riferendosi al mese dell'orgoglio LGBT. "Non so se Donald Trump abbia mai celebrato il Pride, punto", ha risposto Haberman. "Ma di certo ha una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile."

Haberman ha detto che questa attenzione è cresciuta nel secondo mandato. "Era qualcosa che nel primo mandato aveva sorpreso molte persone della sua amministrazione e lui è diventato molto più esplicito. Di certo in campagna elettorale e adesso", ha aggiunto.

Fragoso ha chiesto in particolare dell'apparente infatuazione del presidente per Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. Trump lo ha invitato nello Studio Ovale, ma lo ha anche definito "un bastardo comunista duro e puro". "Parla molto anche dell'aspetto delle donne", ha risposto Haberman. "Ma sì, Mamdani è generalmente considerato un uomo giovane e di bell'aspetto e penso che il presidente abbia un tipo su quel fronte".

Haberman ha appena pubblicato "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump", scritto con il collega del New York Times Jonathan Swan. Il libro racconta il primo anno del secondo mandato di Trump e le differenze tra l'amministrazione attuale e quella del primo mandato.


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Unwetter kommen mal aus heiterem Himmel, mal kündigen sie sich lange vorher an. In beiden Fällen hilft es, gut gewappnet zu sein. Dank eures Rückenwindes sind wir das.

Vielen, vielen Dank für eure Unterstützung! ❤️

Unser Transparenzbericht für das zweite Quartal 2026:

netzpolitik.org/2026/transpare…

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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Giorgia Meloni ha tempo per scherzare, ma molto meno per risolvere i problemi delle persone.

Disoccupazione, caro vita, emergenza abitativa, sanità in difficoltà: eppure continua a tornare sul Superbonus come se fosse ancora la risposta a tutto.

Problemi risolti? Zero. Lo stesso voto che diamo al suo governo.

E tu, te lo ricordi?

🎥 Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#GiorgiaMeloni #CaroVita #Sanità #Superbonus #PoliticaItaliana #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Die Bundesregierung verrät nicht, ob deutsche Geheimdienste bei Databrokern Daten aus der Werbeindustrie kaufen. Vieles spricht dafür, doch auch die neue Geheimdienst-Reform soll keine klare Rechtsgrundlage schaffen. Kritiker:innen wie die Bundesdatenschutzbeauftragte haben verfassungsrechtliche Bedenken.

netzpolitik.org/2026/aufruestu…

in reply to netzpolitik.org

Dass die Bundesregierung dazu nichts verrät, darf man wohl als klares Ja werten. Andernfalls hätte sie keine Veranlassung, nichts dazu zu sagen.
Dass sie keine Rechtsgrundlage schafft, ist nicht überraschend, denn damit müsste sie diese Praxis entweder einschränken oder immanent offenlegen.
Und das mit der möglichen Verfassungswidrigkeit stört einen am aller wenigsten: Dobrindt.
Ich finde, wir dürfen ihn inzwischen mit Fug und Recht #Stasiminister nennen. (Ältere erinnern sich)
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Reclaim the Tech 2026 si tiene a Genova e riunisce conoscenze e pratiche per la giustizia digitale, sociale, climatica e di genere.

Inizia oggi, 17 luglio. Leggi il programma completo: reclaimthetech.it/

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Gli Stati Uniti impongono dazi del 25% al Brasile, Lula prepara la ritorsione


Le misure annunciate da Trump entrano in vigore il 22 luglio e colpiscono zucchero, acciaio e macchinari. Brasilia studia contromisure su brevetti, audiovisivo e pagamenti

Gli Stati Uniti hanno annunciato dazi del 25% su gran parte dei prodotti importati dal Brasile, il primo paese colpito dalla nuova strategia commerciale del presidente Donald Trump dopo che a febbraio la Corte Suprema aveva annullato buona parte dei dazi imposti in precedenza. Le misure entreranno in vigore il 22 luglio e il governo brasiliano ha già promesso una dura risposta.

L'annuncio è arrivato dopo le 23 di mercoledì a Washington (le 5 di giovedì mattina in Italia) dall'ufficio del Rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (USTR), l'agenzia che gestisce la politica commerciale americana. I dazi si basano sulla Section 301 del Trade Act del 1974, una legge che permette di colpire i paesi accusati di pratiche commerciali sleali al termine di un'indagine formale. Quella sul Brasile era iniziata un anno fa e si è conclusa con l'accusa di aver danneggiato le aziende americane su più fronti.

Tra le pratiche contestate ci sono i dazi preferenziali concessi dal Brasile a Messico e India, le barriere all'ingresso nel mercato dell'etanolo, la scarsa protezione della proprietà intellettuale, la deforestazione illegale che avvantaggerebbe gli agricoltori brasiliani e alcune sentenze della magistratura sull'economia digitale, come l'obbligo per i social network di rimuovere certi contenuti politici. L'indagine ha preso di mira anche Pix, il sistema di pagamenti istantanei gratuito usato da quasi tutti i brasiliani, accusato di svantaggiare le società americane delle carte di credito.

I dazi colpiranno migliaia di prodotti, tra cui zucchero, macchinari agricoli, abbigliamento, macchinari elettrici, carta e acciaio. La lista delle esenzioni è però più ampia del previsto: restano fuori carne bovina, caffè, prodotti energetici, terre rare, aerei civili e componenti aeronautici, farmaci, frutta e noci. Secondo la Camera di commercio americana in Brasile, le esenzioni coprono circa 11 miliardi di dollari di scambi annuali.

Gli Stati Uniti sono in attivo negli scambi commerciali con il Brasile ogni anno dal 2008: nel 2025 il surplus è stato di 14 miliardi di dollari, più del doppio dell'anno precedente, con esportazioni verso il paese sudamericano per oltre 54 miliardi di dollari e importazioni per quasi 40.

Il governo di Luiz Inácio Lula da Silva ha definito i dazi illegali e senza giustificazione e ha annunciato che invocherà la legge di reciprocità approvata dal Parlamento nel 2025, che autorizza contromisure contro paesi specifici. Giovedì i ministri principali si sono riuniti al palazzo presidenziale per preparare la risposta, che potrebbe comprendere limiti al rimpatrio di dividendi e royalty delle società audiovisive americane e la sospensione della protezione dei brevetti su farmaci e sementi. A Brasilia queste misure sono considerate preferibili a nuovi dazi, perché non rischiano di interrompere le catene di approvvigionamento né di alimentare l'inflazione.

Il Brasile riprenderà anche la disputa avviata l'anno scorso all'Organizzazione mondiale del commercio sui dazi applicati alle trasmissioni elettroniche: una sentenza favorevole rafforzerebbe la base legale delle ritorsioni. I funzionari americani hanno già avvertito che Washington "rivedrà le sue azioni" se il Brasile risponderà, una prospettiva che preoccupa gli esportatori brasiliani: le vendite verso gli Stati Uniti sono calate del 13% nel primo semestre dell'anno, mentre le esportazioni complessive del paese crescevano del 5,1%.

I dazi arrivano in piena campagna elettorale brasiliana: a ottobre Lula cerca la rielezione e il suo principale avversario è Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, condannato per il tentativo di rovesciare il voto del 2022. L'anno scorso Trump, alleato di vecchia data della famiglia Bolsonaro, aveva imposto dazi fino al 50% su molti prodotti brasiliani in risposta a quella condanna, salvo poi ritirare quelli su carne bovina, caffè e altri prodotti agricoli per via dell'impatto sui prezzi americani. L'ufficio di Lula ha accusato la famiglia Bolsonaro di aver costruito la narrativa dietro i nuovi dazi, definendo i suoi membri "falsi patrioti" che hanno agito "per obiettivi elettorali".

La settimana scorsa Flávio Bolsonaro si è presentato a un'audizione pubblica dell'USTR a Washington per chiedere la sospensione dei dazi, sostenendo che avrebbero avvantaggiato elettoralmente Lula. I sondaggi gli danno ragione sul primo punto: da un anno le rilevazioni mostrano che i dazi hanno rafforzato la posizione del presidente e più della metà dei brasiliani ne incolpa la famiglia Bolsonaro. Ignorata la richiesta, il senatore ha scaricato la colpa su Lula, rilanciando le parole del segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui il presidente brasiliano "non ha negoziato in buona fede" e "da un anno mette il proprio ego davanti a un accordo per il benessere del popolo brasiliano".

L'amministrazione Trump prevede di usare la Section 301 contro decine di altri partner commerciali, dall'India alla Cina, dall'Unione Europea al Giappone e alla Corea del Sud. Il rappresentante per il commercio Jamieson Greer ha detto che i negoziati con Brasilia restano aperti, ma un'altra indagine sui legami con il lavoro forzato nelle catene di fornitura si concluderà il 24 luglio e potrebbe aggiungere un ulteriore 12,5% di dazi, portando il totale al 37,5%. A quel livello il Brasile diventerebbe il secondo paese più colpito dai dazi americani dopo la Cina.

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Il bug che gli sviluppatori di @writefreely non hanno ancora corretto, sta creando diversi problemi

Tutte le istanze #Writefreely sono state colpite da una grave e aggressiva campagna di spam che sfrutta una vulnerabilità nota da tre mesi e non ancora corretta.

Ora che il nostro avviso è giunto a tutti gli admin italiani (stiamo cercando di avvisare gli altri e abbiamo informato anche @iftas ), sentiamo di poter pubblicare questo avviso

@fediverso

poliverso.org/display/0477a01e…


⚠️ ATTENZIONE ⚠️ - Il nostro account ripubblica automaticamente i post di alcuni blog Writefreely. Purtroppo c'è stato un attacco di spam ad alcune istanze Writefreely aperte al pubblico in registrazione aperta e noi abbiamo ripubblicato anche lo spam.

EDIT: nel fratempo abbiamo avvisato alcune delle istanze pubbliche italiane basate su #Writefreely che hanno deciso di sospendere temporaneamente il servizio o la semplice visibilità pubblica, in attesa che venga risolta una grave vulnerabilità segnalata ad aprile e ancora non corretta dagli sviluppatori della piattaforma

Ci scusiamo per il disagio arrecato dal nostro account, ma è stato proprio grazie a questo disagio che siamo riusciti ad allertare gli amministratori delle nostre istanze, dal momento che Writefreely non presenta strumenti di amministrazione che consentano agli admin di monitorare puntualmente le attività degli utenti


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☕ CYBERBRIEFING — Venerdì 17 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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La rassegna stampa di venerdì 17 luglio 2026


Trump accusa la Cina di interferenze nel voto del 2020 e minaccia le licenze delle reti che non l'hanno trasmesso, mentre gli Stati Uniti intensificano gli attacchi all'Iran; cresce la tensione sulle operazioni dell'ICE e Wall Street arretra sui titoli dei chip

Questa è la rassegna stampa di venerdì 17 luglio 2026

Trump accusa la Cina di aver interferito nelle elezioni del 2020


In un discorso in prima serata dalla Casa Bianca, il presidente Trump ha sostenuto che la Cina avrebbe compiuto "la più grande compromissione di dati elettorali della storia", acquisendo illecitamente i file di 220 milioni di elettori, e ha accusato l'intelligence di aver nascosto le informazioni. I documenti declassificati diffusi dall'Amministrazione non confermano però le affermazioni più aggressive del presidente, e le agenzie di sicurezza avevano concluso che Pechino non tentò di alterare l'esito del voto.

Fonti: New York Times, Axios, The Guardian

Trump minaccia le licenze delle emittenti che non hanno trasmesso il discorso


Diverse grandi reti televisive, tra cui ABC, NBC e CNN, hanno scelto di non trasmettere in diretta l'intervento del presidente, una decisione legata alla cautela sulle affermazioni non verificate riguardo al voto del 2020. Trump ha reagito minacciando di revocare le licenze di ABC e NBC, mentre la Federal Communications Commission ha già aperto indagini su alcune emittenti. Solo Fox e in parte CBS hanno interrotto la programmazione per seguire il discorso.

Fonti: Axios, The Hill, The Guardian

Gli Stati Uniti intensificano gli attacchi contro l'Iran per il sesto giorno consecutivo


Le forze americane hanno colpito bersagli sempre più in profondità nel territorio iraniano, mentre Teheran denuncia raid contro le proprie infrastrutture. L'Iran ha minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz e il passaggio verso il Mar Rosso, snodi cruciali per il traffico energetico globale. L'escalation alimenta i timori di un conflitto più ampio nella regione.

Fonti: Financial Times, The Hill, Semafor

La società di Trump venderà ai trader l'accesso prioritario ai post su Truth Social


Trump Media & Technology Group intende offrire a fondi e istituzioni finanziarie un accesso ad altissima velocità ai messaggi degli account più influenti della piattaforma, incluso potenzialmente lo stesso presidente. L'obiettivo dichiarato è consentire ai trader di reagire in millisecondi alle notizie e trarne profitto sui mercati. I critici parlano di "sfacciata corruzione" e di rischi per la sicurezza nazionale.

Fonti: Bloomberg, The Guardian, BBC

Un'epidemia parassitaria collegata all'insalata fornita a Taco Bell


Le autorità sanitarie federali hanno ricondotto un focolaio di ciclosporiasi alla lattuga iceberg prodotta da Taylor Farms e distribuita a Taco Bell, con migliaia di persone colpite in cinque Stati. La catena ha annunciato la rimozione dell'insalata da alcuni punti vendita, mentre la Food and Drug Administration ha avviato un'indagine. L'infezione provoca gravi disturbi gastrointestinali.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, The Guardian

Cresce la tensione sulle operazioni dell'ICE dopo alcune sparatorie mortali


La Casa Bianca ha confermato che gli agenti dell'immigrazione continueranno i controlli stradali nonostante le recenti sparatorie che hanno provocato vittime, tra cui un uomo ucciso a Houston. L'avvocato di un familiare sostiene che la sostanza trovata nell'auto, ritenuta droga dagli investigatori, fosse in realtà sale. Le famiglie delle vittime e diversi funzionari hanno espresso indignazione per l'uso della forza.

Fonti: New York Times, ABC News, NPR

L'Amministrazione limita le carte verdi per chi riceve assistenza pubblica


La Casa Bianca ha ripristinato una norma che nega la carta verde ai migranti che utilizzano programmi di welfare, e il Dipartimento di Stato valuta l'imposizione di cauzioni fino a 100.000 dollari per alcuni richiedenti. In parallelo, l'Amministrazione ha introdotto un tetto alla durata del soggiorno per gli studenti internazionali. Le misure inaspriscono ulteriormente la politica migratoria del presidente.

Fonti: New York Times, BBC, The Hill

Todd Blanche incontra le vittime di Epstein dopo l'ultimatum di un senatore


Il procuratore generale facente funzione Todd Blanche ha incontrato alcune vittime di Jeffrey Epstein dopo che il senatore repubblicano Thom Tillis aveva minacciato di bloccarne la conferma. Il caso del defunto finanziere continua a pesare sulla nomina. Tillis, voto decisivo in commissione, aveva posto l'incontro come condizione per il proprio sostegno.

Fonti: Financial Times, New York Times, The Hill

Le azioni dei chip trascinano al ribasso Wall Street


Gli investitori si sono allontanati dai titoli tecnologici e dei semiconduttori che avevano guidato i rialzi dei mercati quest'anno, provocando una nuova ondata di vendite a Wall Street. Il calo dei produttori di chip e di memoria ha pesato sugli indici globali. Il movimento riflette crescenti timori sulla sostenibilità delle valutazioni del settore.

Fonti: Financial Times, Semafor

Il fumo degli incendi canadesi rende l'aria pericolosa in molte città americane


Il fumo di oltre 800 incendi in Canada ha coperto ampie zone del Midwest e della costa orientale degli Stati Uniti, spingendo le autorità a diramare allerte sulla qualità dell'aria per milioni di persone. Alcune città hanno registrato livelli di inquinamento estremamente elevati. Le condizioni dovrebbero attenuarsi nel fine settimana sulla costa est, ma persistere nell'Alto Midwest.

Fonti: New York Times, BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Missili e droni degli Houthi sul Mar Rosso: l'Iran prepara il blocco di Bab el-Mandeb


Ufficiali dei pasdaran sono in Yemen per coordinare l'operazione, scrive Reuters. L'ordine di attacco scatterebbe se Trump iniziasse a colpire le infrastrutture energetiche iraniane.

Gli Houthi hanno completato i preparativi per attaccare le navi nel Mar Rosso. Il gruppo yemenita alleato dell'Iran ha schierato missili e droni sulle alture che dominano lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio obbligato tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso, e attende soltanto l'ordine di aprire il fuoco. Lo scrive Reuters, citando una fonte vicina al movimento. Ufficiali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i pasdaran, si troverebbero già in Yemen per coordinare l'eventuale blocco dello Stretto.

L'ordine scatterebbe se gli Stati Uniti dessero seguito alla minaccia di Donald Trump di colpire le infrastrutture energetiche iraniane, hanno riferito giovedì all'agenzia tre persone a conoscenza dei preparativi. Secondo due alte fonti iraniane e una fonte regionale, i vertici della Repubblica Islamica hanno discusso la possibilità di chiudere l'accesso al Mar Rosso e hanno trasmesso agli Houthi le indicazioni operative su come procedere.

A rischio l'ultima via d'uscita del petrolio del Golfo


La nuova minaccia si aggiunge alla chiusura dello Stretto di Hormuz e rischia di sbarrare anche la principale rotta alternativa per il petrolio del Golfo. Dopo l'interruzione delle spedizioni attraverso Hormuz, l'Arabia Saudita ha dirottato circa il 70% delle proprie esportazioni di greggio lungo un oleodotto che attraversa il Paese e raggiunge proprio la costa del Mar Rosso. Un conflitto aperto con gli Houthi metterebbe però a rischio anche questa soluzione, ostacolando le spedizioni verso i mercati asiatici, principali destinatari del petrolio saudita. Dal Mar Rosso transita attualmente circa il 7% dell'energia mondiale.

I primi segnali della nuova escalation sono già visibili. Questa settimana gli Houthi hanno lanciato un attacco missilistico contro l'Arabia Saudita, dopo aver accusato lunedì il regno saudita di avere bombardato il loro aeroporto. "Se i combattimenti si intensificassero e si estendessero alle infrastrutture per l'esportazione e alla navigazione nel Mar Rosso, sarebbe a rischio l'unica grande rotta alternativa per l'export petrolifero della regione", ha dichiarato a Reuters Torbjorn Soltvedt, analista principale per il Medio Oriente della società di consulenza sui rischi Verisk Maplecroft.

Il precedente del 2024 e le nuove minacce di Trump


Uno scenario simile si era già verificato nel 2024, quando gli attacchi degli Houthi contro le navi avevano spinto numerose compagnie di navigazione a circumnavigare l'Africa, allungando i tempi di consegna e facendo aumentare i costi di trasporto. I raid statunitensi contro le postazioni del gruppo, avviati alla fine della presidenza di Joe Biden e intensificatisi dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, avevano successivamente favorito la ripresa del traffico nel bacino. Quattro anni fa gli huthi avevano inoltre colpito direttamente l'Arabia Saudita, prima che tra le parti fosse raggiunta una tregua.

Intanto aumenta anche la pressione americana sull'Iran. Martedì Trump ha ripristinato il blocco navale dei porti iraniani e ha minacciato di bombardare le centrali elettriche del Paese. Secondo il Wall Street Journal, negli ultimi giorni il presidente starebbe valutando anche l'occupazione di alcune isole del Golfo Persico, tra cui l'isola di Kharg, dove si trova il terminal attraverso il quale transita il 90% delle esportazioni iraniane di petrolio e prodotti raffinati.

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Ai Dem non basta più il messaggio economico per vincere


Secondo il giornalista americano il partito si illude che basti il messaggio economico giusto, mentre gli elettori votano sui temi culturali. E l'agenda dell'abbondanza non colma il divario

I democratici conoscono già i nomi dei candidati capaci di vincere tra gli elettori senza laurea, ma preferiscono innamorarsi di figure che incarnano un'idea. Lo sostiene il giornalista americano Matthew Yglesias, una delle voci più note dell'area moderata del Partito Democratico, in un'analisi pubblicata sulla sua newsletter Slow Boring.

Il caso più recente per Yglesias è quello di Graham Platner, il candidato democratico al Senato nel Maine che si è da poco ritirato dopo un'accusa di violenza sessuale. I sondaggi durante la campagna lo davano in forte difficoltà tra gli elettori senza laurea, anche quando batteva con ampio margine la senatrice repubblicana uscente Susan Collins tra i laureati dello Stato. Per il giornalista non c'è nulla di sorprendente: è un democratico che corre contro una repubblicana e i democratici vanno male tra i bianchi senza laurea.

Platner avrebbe forse battuto Collins anche senza lo scandalo, scrive Yglesias, ma non per un particolare richiamo sulla classe operaia: il Maine è uno Stato che Kamala Harris aveva vinto con un buon margine nel 2024, un anno difficile per i democratici a livello nazionale. Il punto, per lui, è un altro: un network di operatori politici e giornalisti simpatizzanti era riuscito a creare entusiasmo attorno a Platner perché erano loro a essere entusiasti dell'idea di Platner.

I democratici che vincono davvero tra gli elettori operai hanno nomi e cognomi. Yglesias li elenca: governatori come Josh Shapiro in Pennsylvania e Gretchen Whitmer in Michigan, parlamentari come Elissa Slotkin, Jared Golden, Ruben Gallego e Mark Kelly. Vengono considerati noiosi, eppure vincono. Se il partito si entusiasmasse per loro invece che per i candidati-simbolo, a suo giudizio farebbe molta meno fatica a farli sembrare interessanti.

Midterm 2026 · Il dibattito democratico
I democratici sanno già chi vince tra gli operai, ma preferiscono i candidati-simbolo

Dopo il ritiro di Graham Platner nel Maine, il giornalista Matthew Yglesias accusa il suo partito: l’entusiasmo va a chi incarna un’idea, non a chi vince davvero tra gli elettori senza laurea.
Grafica di FocusAmerica 11 luglio 2026

I democratici che vincono tra gli elettori senza laurea
Josh ShapiroPennsylvania Gretchen WhitmerMichigan Elissa SlotkinMichigan Jared GoldenMaine Ruben GallegoArizona Mark KellyArizona

Governatore della Pennsylvania
Eletto nel 2022 con circa 15 punti di vantaggio in uno Stato che nel 2024 ha votato per Trump.

Vengono considerati noiosi, eppure vincono, scrive Yglesias: se il partito si entusiasmasse per loro invece che per i candidati-simbolo, farebbe meno fatica a farli sembrare interessanti.

Il caso Platner
L’entusiasmo era per l’idea di Platner, non per i suoi voti
Il candidato si è ritirato dalla corsa al Senato del Maine dopo un’accusa di violenza sessuale. Per Yglesias la sua parabola era leggibile fin dall’inizio. Tocca ogni punto per i dettagli.

Un network ha costruito l’attesa+
Operatori politici e giornalisti simpatizzanti hanno creato entusiasmo attorno a Platner perché erano loro, per primi, entusiasti dell’idea che il candidato incarnava.

I sondaggi raccontavano un’altra storia+
Batteva la senatrice repubblicana Susan Collins con ampio margine tra i laureati, ma era in forte difficoltà tra gli elettori senza laurea: il profilo tipico di un democratico, non un richiamo speciale sulla classe operaia.

Il Maine non era una prova di forza+
Platner avrebbe forse battuto Collins anche senza lo scandalo, scrive Yglesias, ma perché Kamala Harris aveva vinto lo Stato con un buon margine nel 2024, un anno difficile per i democratici a livello nazionale.

La corrente dell’abbondanza
L’abbondanza fa approvare le leggi, ma non può fare da bandiera
Il movimento che chiede di costruire più case allentando le regole urbanistiche è una storia di successo legislativo. Proprio per questo, sostiene Yglesias, non può diventare il marchio dei moderati.

Cosa ha ottenuto
Molte leggi nei parlamenti statali, riforme locali sulla zonizzazione e ora una legge federale sulla casa, appena entrata in vigore senza la firma di Trump.
Senato 85–5 Camera 358–32

Perché non basta
Quei voti sono in gran parte bipartisan: una vittoria di tutti non può marchiare una sola fazione. E la casa resta lontana dai temi che pesano di più nell’opinione pubblica.

Il nodo culturale
Molti elettori vedono il partito come culturalmente estraneo
Il vero ostacolo dei democratici, per Yglesias, non è il messaggio economico: è l’immagine che una parte dell’elettorato si è fatta del partito.
Come appaiono i democratici a questi elettori

1Praticano discriminazioni contro i bianchi
2Non vogliono far rispettare la legge
3Hanno idee bizzarre su sesso e genere

Gli attacchi repubblicani più efficaci colpiscono più temi insieme: deboli sull’immigrazione irregolare perché ostili alla legge, con idee strane sull’identità di genere e insieme morbidi sulla criminalità.
L’errore è doppio, avverte Yglesias: il messaggio economico giusto non farà sparire i temi culturali, e abbracciare l’abbondanza non basta per sembrare diversi senza toccare i veri tabù elettorali.

I due principi
Aiutare i poveri e dare a ogni territorio la sua politica culturale
Se potesse guidare da solo la politica dei moderati, Yglesias partirebbe da qui.

1
Aiutare i poveri
Distingue i moderati dai repubblicani, ma anche dalla sinistra più radicale, che a suo giudizio pensa più a colpire i ricchi che ad aiutare chi sta in basso.

2
Tenere insieme posizioni culturali diverse
Sui grandi valori morali i politici dovrebbero rispecchiare i propri elettori, non provare a guidarli con forza.

San Francisco
Un progressista sui temi culturali come Scott Wiener dovrebbe essere il benvenuto tra i moderati.

Politica economica: costruire più case

Louisiana
Serve un conservatore sui valori come l’ex governatore John Bel Edwards.

Politica economica: espandere il Medicaid

A ogni territorio la sua politica culturale e, su quella base, una buona politica economica.

Il banco di prova
In Michigan la primaria si è ridotta a una scelta tra i due poli
La corsa per il Senato che Yglesias segue da mesi mostra il problema in pratica. Si vota il 4 agosto.

1
Haley StevensEstablishment
Deputata sostenuta dai vertici del partito, ma con uno dei profili elettorali più deboli tra i parlamentari democratici dello Stato.

2
Abdul El-SayedSinistra
Il candidato dell’area di Bernie Sanders. Per Yglesias troppo a sinistra per uno Stato in bilico.

3
Mallory McMorrowRitirata il 5 luglio
La preferita di Yglesias, a lungo favorita. L’hanno affondata errori suoi: uno scontro poco avveduto con un influente commentatore di sinistra e i vecchi messaggi cancellati in cui denigrava il Michigan.

Fonte Elaborazione FocusAmerica sull’analisi di Matthew Yglesias (Slow Boring). Ritiri e primarie: AP, CNN, NPR. Voti sulla legge federale per la casa: Congresso degli Stati Uniti.

La corrente di pensiero al centro dell'analisi è quella dell'abbondanza (in inglese abundance), che punta a rimuovere i vincoli burocratici e urbanistici che frenano la costruzione di case, la produzione di energia e le infrastrutture. In pratica coincide soprattutto con il movimento YIMBY, dall'inglese Yes In My Back Yard, sì nel mio cortile, che chiede di costruire più abitazioni allentando le regole locali sulla zonizzazione. Su questo piano, per Yglesias, è una storia di successo: i suoi sostenitori hanno fatto approvare molte leggi nei parlamenti statali, riforme locali e ora una legge federale sulla casa.

L'abbondanza però non funziona come bandiera identitaria per la corrente moderata, sostiene il giornalista, perché è troppo lontana dai temi che contano di più nell'opinione pubblica. Buona parte di quelle leggi è bipartisan, cioè votata da entrambi i partiti, il che la rende poco utile come marchio di una singola fazione.

Il vero ostacolo dei democratici, per Yglesias, è che molti elettori percepiscono il partito come dominato da persone culturalmente estranee, che praticano discriminazioni contro i bianchi, non vogliono far rispettare la legge e hanno idee bizzarre su sesso e genere. Gli attacchi repubblicani più efficaci, spiega, colpiscono più temi insieme: i democratici sarebbero deboli sull'immigrazione irregolare perché ostili all'applicazione della legge e desiderosi di una sostituzione della popolazione bianca, oppure avrebbero idee strane sull'identità di genere e insieme sarebbero morbidi sulla criminalità.

L'errore più comune dei democratici di oggi, secondo Yglesias, è credere che, se solo trovassero il messaggio economico giusto, gli elettori smetterebbero di dare peso ai temi culturali. Ma se i democratici stessi tengono molto a quei temi, allora possono tenerci anche gli elettori indecisi. Una parte del partito, avverte, vuole fare lo stesso errore al contrario: pensa che abbracciare l'abbondanza permetta di apparire diversi senza toccare i veri tabù elettorali.

Se potesse guidare da solo la politica dei moderati, scrive Yglesias, si baserebbe su due principi: aiutare i poveri e tenere insieme posizioni culturali diverse. Il primo distingue i moderati dai repubblicani, ma anche dalle correnti più radicali della sinistra, che a suo giudizio sembrano concentrate più sul colpire i ricchi che sull'aiutare chi sta in basso.

La sua polemica con l'ala sinistra del partito, quella che si riconosce in Bernie Sanders, Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez, riguarda soprattutto il modo di fare politica. È diventata troppo espressiva, a suo avviso, più interessata a mostrare le proprie idee che a capire cosa serve davvero per vincere e governare.

Sul secondo principio Yglesias va oltre gran parte dei moderati di oggi. Sui grandi valori morali e culturali i politici dovrebbero rispecchiare i propri elettori, non provare a guidarli con forza. Un politico molto a sinistra sui temi culturali come Scott Wiener, che rappresenta San Francisco, dovrebbe essere il benvenuto tra i moderati, ma il partito dovrebbe anche cercare figure come l'ex governatore John Bel Edwards, un democratico conservatore sui valori, da candidare in Stati come la Louisiana. A ogni territorio la sua politica culturale e, su quella base, una buona politica economica: più case a San Francisco, l'espansione del Medicaid, il programma pubblico di assistenza sanitaria per i più poveri, in Louisiana.

Un esempio concreto è la primaria per il Senato in Michigan, che Yglesias segue da mesi. L'establishment del partito si è schierato con la deputata Haley Stevens, che però ha uno dei profili elettorali più deboli tra i parlamentari democratici dello Stato. La sinistra ha puntato su Abdul El-Sayed, per il giornalista troppo a sinistra per uno Stato in bilico. Il suo preferito era una terza candidata, la senatrice statale Mallory McMorrow, che per un lungo periodo è stata anche la favorita.

McMorrow non è stata rovinata dal ritrovarsi stretta tra i due poli, spiega Yglesias, ma da una serie di errori suoi: uno scontro poco avveduto con un influente commentatore di sinistra e soprattutto la scoperta di vecchi messaggi cancellati in cui denigrava il Michigan. In uno Stato del Midwest dalle forti radici locali, essere colti a prendere in giro il proprio Stato pesa molto. Alla fine la corsa si è ridotta a una scelta tra Stevens ed El-Sayed.

Quello che Yglesias chiede alla sua parte politica è di rispettare la varietà degli Stati Uniti e di provare a competere in tutto il paese invece di cancellarsi a vicenda. A chi ha come passione cambiare l'opinione pubblica più che rispecchiarla, consiglia di cercarsi un altro mestiere lontano dalla politica elettorale.


Graham Platner si ritira dalla corsa al Senato nel Maine


Graham Platner ha ritirato la propria candidatura al Senato per il Maine nella serata di mercoledì (la notte in Italia), con un video di 11 minuti pubblicato sui social. La decisione arriva due giorni dopo che una donna che aveva frequentato in passato lo ha accusato pubblicamente di violenza sessuale, un'accusa che lui definisce falsa. Il Partito Democratico del Maine ha ora tempo fino al 27 luglio per scegliere il candidato che a novembre sfiderà la senatrice repubblicana Susan Collins in una delle corse decisive per il controllo del Senato.

"Crediamo che perché il movimento continui non possa essere io e per questo sospendiamo le attività della campagna", ha detto Platner nel video, in cui ha definito le accuse parte di una strategia dell'establishment per "esercitare una pressione strutturale su di noi" e ha ripetuto che il ritiro "non è assolutamente un'ammissione di colpa". Ha spiegato che, se fosse rimasto in corsa, avrebbe perso la possibilità di raccogliere fondi e di accedere ai dati sugli elettori, dopo che i vertici democratici al Senato avevano minacciato di tagliargli le risorse. Secondo il Washington Post, la forma dell'annuncio era una condizione posta dallo stesso Platner: aveva detto ai collaboratori più fedeli che avrebbe sospeso la campagna solo se avesse potuto dire tutto ciò che voleva.

My name might be on the ballot right now, but that ballot line belongs to the people of Maine. pic.twitter.com/RKVyLU76tm
— Graham Platner for Senate (@grahamformaine) July 9, 2026


La crisi è precipitata lunedì, quando Jenny Racicot, una donna che ha raccontato di aver frequentato Platner in modo discontinuo per due anni, lo ha accusato di essere entrato in casa sua senza invito e ubriaco una notte alla fine del 2021 e di averla costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Platner ha negato, ma nel giro di 48 ore i suoi principali sostenitori gli hanno chiesto di ritirarsi. "Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte", ha detto martedì il senatore Bernie Sanders, il suo sponsor più influente. Lo stesso giorno una seconda ex fidanzata ha raccontato al Washington Post che Platner rimuoveva ripetutamente il preservativo durante i rapporti senza il suo consenso.

Era l'ultimo capitolo di una serie di scandali iniziata a ottobre: un tatuaggio simile a un simbolo nazista, poi coperto, vecchi post su Reddit in cui minimizzava le violenze sessuali, messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e accuse di comportamenti violenti da parte di alcune ex fidanzate. Platner, un allevatore di ostriche di 41 anni ed ex Marine, aveva attribuito quei comportamenti a problemi di salute mentale e allo stress post-traumatico legato al servizio militare e fino a questa settimana aveva conservato il sostegno di gran parte della sinistra del partito, compresi Sanders ed Elizabeth Warren.

Stati Uniti · La corsa al Senato nel Maine
La caduta di Graham Platner, accusa dopo accusa

Per undici mesi il candidato democratico del Maine era sopravvissuto a un tatuaggio simile a un simbolo nazista, ai vecchi post su Reddit e alle rivelazioni delle ex fidanzate. Un'accusa di stupro lo ha travolto in due giorni. Ora il partito ha meno di tre settimane per scegliere chi sfiderà Susan Collins.
Grafica di FocusAmerica

Giorni di campagna
323

Giorni per il crollo
2

dal lancio del 19 agosto 2025 al video con cui ha sospeso la campagna
dall'accusa pubblica di Jenny Racicot all'annuncio del ritiro

Nel giro di 48 ore dall'accusa i suoi principali sostenitori, Bernie Sanders compreso, gli avevano già chiesto di farsi da parte.

La ricostruzione in quattro capitoli
1Gli scandali2Le 48 ore3E ora?4La posta

Undici mesi sul filo
Cinque momenti che avrebbero affondato qualsiasi campagna. La sua era sopravvissuta a tutti, fino a luglio.
Tocca una tappa per il dettaglio

19 ago 2025
Il lancio della campagna

L'allevatore di ostriche ed ex Marine, 41 anni, si candida contro Susan Collins da outsider anti-establishment: nei primi nove giorni raccoglie oltre un milione di dollari.

16 ott 2025
Riemergono i vecchi post su Reddit

La CNN riporta alla luce anni di commenti poi cancellati, compresi post in cui Platner minimizzava le violenze sessuali. Nel giro di dieci giorni si dimettono la direttrice politica e il responsabile della campagna.

20 ott 2025
Il tatuaggio simile a un simbolo nazista

In un podcast Platner rivela di avere sul petto un teschio simile al Totenkopf delle SS. Dice di non averne mai conosciuto il significato e lo fa coprire il giorno dopo.

mag–giu 2026
Le rivelazioni delle ex fidanzate

Wall Street Journal e New York Times raccontano i messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e le relazioni segnate da comportamenti instabili e aggressivi.

9 giu 2026
La vittoria alle primarie

Nonostante gli scandali, Platner vince la nomination democratica conservando il sostegno della sinistra del partito, da Bernie Sanders a Elizabeth Warren.

Il crollo, giorno per giorno
Dall'accusa di Jenny Racicot al video del ritiro sono bastate 48 ore perché il partito gli voltasse le spalle.

lunedìlun
6
luglio

L'accusa di violenza sessuale
Politico pubblica il racconto di Jenny Racicot: una notte alla fine del 2021 Platner sarebbe entrato in casa sua senza invito e ubriaco e l'avrebbe costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Lui nega e annulla alcuni eventi elettorali.

martedìmar
7
luglio

Il partito lo scarica
Schumer, Warren e infine Sanders gli chiedono di farsi da parte, mentre i vertici minacciano di tagliare fondi e accesso ai dati sugli elettori. Una seconda ex racconta al Washington Post altri rapporti non consensuali.

mercoledìmer
8
luglio

Il video del ritiro
In un video di 11 minuti Platner sospende la campagna e definisce le accuse una strategia dell'establishment. Meno di un'ora dopo Troy Jackson lancia la propria candidatura.

«Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte»Bernie Sanders · martedì 7 luglio
Gli hanno chiesto di ritirarsi
Chuck SchumerKirsten GillibrandBernie SandersElizabeth WarrenRo KhannaZohran Mamdaniil Partito Dem. del Maine

Due scadenze per salvare la corsa
Il ritiro formale va depositato entro il 13 luglio; poi i delegati democratici avranno due settimane per scegliere il successore.

8 lug
annuncio del ritiro

13 lug
ritiro formale

27 lug
convention dem

3 nov
voto di midterm

Ritiro formale
13 luglio

Il termine di legge entro cui Platner deve depositare il ritiro perché il partito possa sostituirlo sulla scheda elettorale.

La convention
27 luglio

Entro le 17 (le 23 in Italia) un'assemblea di delegati democratici sceglierà il nuovo candidato.

Già in corsa per la successione

Troy Jackson
Ex presidente del Senato statale, vicino alle posizioni di Platner

Jordan Wood
Ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter

Dan Kleban
Cofondatore del birrificio Maine Beer Company

David Costello
Terzo alle primarie di giugno, rientrato in corsa

Valutano la candidatura

Nirav Shah
Ex numero due dei CDC, l'agenzia federale per la sanità pubblica

Shenna Bellows
Segretaria di Stato del Maine, sovrintende alle elezioni

Perché il Maine è decisivo per il Senato
I democratici devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno. Il Maine è tra le occasioni migliori.

51 · maggioranza

Il Senato oggi

47
53

Se i democratici strappano 4 seggi

47

49

democraticiseggi da strapparerepubblicani
Con quattro seggi in più i democratici arriverebbero a 51, la soglia della maggioranza. Il Maine è tra i pochi stati dove il seggio repubblicano è considerato contendibile.

L'obiettivo
4
i seggi che i democratici devono strappare ai repubblicani a novembre per riconquistare il Senato, senza perderne nessuno

L'avversaria

il mandato consecutivo che Susan Collins cerca il 3 novembre: finora ha respinto ogni tentativo democratico di toglierle il seggio

Il precedente
+7
i punti di vantaggio con cui Kamala Harris ha vinto il Maine alle presidenziali del 2024

Fonte: Politico, Washington Post, CNN, Portland Press Herald · Dati aggiornati al 9 luglio 2026

Platner ha detto che depositerà il ritiro formale, richiesto per legge entro il 13 luglio perché il partito possa sostituirlo sulla scheda, solo dopo aver ricevuto garanzie che il processo di selezione sarà "aperto, trasparente e democratico". Il Partito Democratico del Maine, che nei giorni scorsi lo aveva accusato di provare a condizionare la scelta del successore, ha votato per tenere una convenzione, cioè un'assemblea di delegati che sceglierà il nuovo candidato entro la scadenza delle 17 del 27 luglio (le 23 in Italia). Nel frattempo il comitato nazionale che finanzia le campagne democratiche per il Senato ha aperto un fondo per raccogliere donazioni da trasferire al futuro candidato.

Meno di un'ora dopo l'annuncio, Troy Jackson, ex presidente del Senato statale del Maine e boscaiolo della contea rurale di Aroostook, ha lanciato la sua candidatura. È considerato il più vicino alle posizioni di Platner e il deputato progressista californiano Ro Khanna si è già schierato con lui, ma Jackson ha detto alla NBC che non vorrebbe il sostegno dell'ex candidato: "Quando si è arrivati a un'accusa credibile di violenza sessuale, quella è stata la linea rossa". Si sono candidati anche Jordan Wood, ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter, e Dan Kleban, cofondatore del birrificio Maine Beer Company, mentre David Costello, terzo nella primaria vinta da Platner a giugno, ha annunciato il suo rientro in corsa. Valutano la candidatura anche Nirav Shah, ex numero due dei Centers for Disease Control and Prevention, l'agenzia federale per la sanità pubblica, e Shenna Bellows, la segretaria di Stato del Maine, la carica che sovrintende alle elezioni. L'attore Patrick Dempsey, il cui nome era circolato tra i possibili sostituti, ha escluso una candidatura.

Per i democratici il Maine è un tassello essenziale nel tentativo di riconquistare il Senato: a novembre devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno dei propri. Collins cerca il sesto mandato in uno stato che Kamala Harris ha vinto con 7 punti di vantaggio nel 2024 e finora ha sempre respinto i tentativi democratici di toglierle il seggio.


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Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

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27%.

È il consenso che AfD ha raggiunto nelle intenzioni di voto in Germania.

Quando l’estrema destra cresce così tanto, una domanda diventa inevitabile: tu cosa avresti fatto nel 1933?

La storia non si ripete mai allo stesso modo, ma questo non significa che possiamo ignorarne i segnali: gruppi marginalizzati, attacchi alle istituzioni e alla stampa, retorica razzista, relativizzazione del nazismo.

E dall’Italia sarebbe troppo facile pensare che tutto questo riguardi solo la Germania. Anche qui idee che fino a pochi anni fa sembravano confinate ai margini stanno entrando sempre più nel dibattito pubblico: si manifesta per la “remigrazione”, compaiono saluti romani e cori per il Duce, mentre nuove forze di estrema destra crescono nei sondaggi.

Il 2026 non è il 1933. Ma aspettare che la storia si ripeta identica prima di reagire significa non averne imparato la lezione.

E allora, cosa possiamo fare?

Unisciti a Volt.

Dobbiamo costruire un’alternativa migliore, nelle urne e nella società: l’estrema destra cresce perché riesce a mobilitare le persone.

Noi possiamo fare di meglio. Insieme.

#AfD #EstremaDestra #Democrazia #Germania #Antifascismo #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

Elezioni e Politica 2026 reshared this.

Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

Il boom del fracking sta finendo dopo aver reso gli Stati Uniti il primo produttore di petrolio della storia


La produzione rallenta e l'automazione sostituisce gli operai dei pozzi. La crisi di Hormuz mostra l'eredità di vent'anni di trivellazioni: non l'indipendenza energetica, ma molta più sicurezza

Il fracking, la tecnica di estrazione che in vent'anni ha trasformato gli Stati Uniti nel più grande produttore di petrolio della storia, sta perdendo slancio: il petrolio facile da estrarre scarseggia, la produzione cresce a ritmi sempre più lenti e l'automazione sta sostituendo gli operai dei pozzi come in passato aveva fatto con i minatori del carbone. Secondo un'analisi pubblicata su Politico da Mike Soraghan, giornalista che segue il settore energetico da oltre un decennio, il boom ha reso il paese più ricco e più sicuro, ma ha distribuito benefici e danni in modo molto disuguale. La sua eredità principale non è l'indipendenza energetica promessa da molti, ma una sicurezza negli approvvigionamenti molto maggiore di prima.

Il termine corretto è "fratturazione idraulica" e non indica un nuovo tipo di trivellazione, ma una fase della costruzione di un pozzo: dopo la perforazione, un fluido carico di sostanze chimiche viene pompato sottoterra a pressioni così alte da fratturare la roccia, che libera petrolio o gas. La tecnica esiste da più di un secolo. Già nell'Ottocento le squadre facevano esplodere dinamite nei pozzi, la prima fratturazione commerciale risale al 1949 e nel 1969 il governo federale provò perfino a far esplodere una bomba nucleare sottoterra per aumentare la produzione (funzionò, ma il gas era troppo radioattivo per essere usato).

La svolta arrivò alla fine degli anni Novanta, quando il petroliere texano George Mitchell riuscì a sfruttare le formazioni di scisto, rocce profonde che l'industria aveva sempre considerato troppo costose in rapporto ai profitti, orientando le trivelle in orizzontale per moltiplicare i punti da fratturare. "Continuavano a dirmi che stavo perdendo tempo", disse a Politico nel 2010 Mitchell, morto nel 2013. "Be', ha funzionato". Le aziende produssero prima un eccesso di gas naturale e poi applicarono lo stesso metodo al petrolio, rendendo più economici la benzina, l'elettricità e quasi tutto ciò che è fatto di plastica.

La produzione americana di petrolio toccò il suo minimo sotto un presidente petroliere, il repubblicano George W. Bush, e iniziò la scalata sotto il democratico Barack Obama. Bush contribuì però a rimuovere un ostacolo normativo: la legge sull'energia del 2005 impedì all'EPA, l'agenzia federale per la protezione dell'ambiente, di regolamentare il fracking, con una norma nota come "Halliburton Loophole". La produzione di gas iniziò a salire nel 2006 e quella di petrolio pochi anni dopo. Gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore mondiale alla fine del primo mandato di Trump e hanno continuato a battere record sotto Joe Biden, fino a estrarre ogni giorno più petrolio dell'Arabia Saudita e più di qualsiasi paese nella storia.

A livello nazionale l'industria petrolifera è saldamente repubblicana e i suoi critici sono per lo più democratici, ma la politica energetica si decide negli Stati e la maggior parte dei governatori democratici ha promosso le trivellazioni. L'eccezione è Andrew Cuomo, che nel 2014 vietò il fracking nello Stato di New York con un ordine esecutivo. In Colorado John Hickenlooper, ex geologo, vinse un seggio al Senato dopo aver raccontato di aver bevuto un sorso di fluido da fracking a una riunione con gli amministratori delegati del settore. A livello federale l'idea di un divieto non ha mai avuto seguito: Obama incluse l'aumento della produzione di gas nelle sue politiche sul clima e nel 2024 Kamala Harris dovette difendersi in Pennsylvania dagli attacchi di Trump per le sue vecchie richieste di vietare la tecnica, una cosa che un presidente comunque non può fare.

Tra il 2003 e il 2017 sono morti sul lavoro 1.566 operai petroliferi, a un tasso sei volte superiore alla media nazionale secondo i Centers for Disease Control, l'agenzia federale per la salute pubblica. Le trivellazioni hanno inoltre provocato terremoti, rovinato terreni agricoli e contaminato l'acqua potabile di alcune abitazioni al punto da renderla infiammabile. Tre casi di inquinamento delle falde, in Texas, a Dimock in Pennsylvania e a Pavillion in Wyoming, tutti raccontati nel documentario Gasland candidato all'Oscar, definirono i fronti della battaglia ambientale. Nel caso texano l'EPA aprì nel 2010 una rara azione d'emergenza contro la società Range Resources, che aveva trivellato un pozzo a circa 600 metri da quello d'acqua di un'abitazione, ma la abbandonò due anni dopo senza spiegazioni.

"Il fracking è un esempio perfetto di qualcosa in cui ci sono beneficiari netti e perdenti netti. E purtroppo la società spesso non si prende cura dei perdenti", ha detto a Politico Christopher Knittel, economista del Massachusetts Institute of Technology. Uno studio che Knittel ha condotto con altri tre studiosi, pubblicato nel 2019, ha calcolato che in media i benefici superano i costi, con un guadagno di circa 2.500 dollari l'anno per famiglia. I proprietari di casa hanno però avuto una probabilità di trarne vantaggio da cinque a sette volte superiore rispetto agli affittuari: i nuovi posti di lavoro portati da un boom estrattivo aumentano gli stipendi di chi ha un mutuo a tasso fisso, ma fanno salire gli affitti dei pensionati a reddito fisso.

La guerra con l'Iran, che ha chiuso lo Stretto di Hormuz bloccando i flussi di petrolio dal Golfo Persico, ha mostrato quanto vale questa produzione interna. Alcuni paesi, come l'India e il Pakistan, hanno affrontato carenze di carburante; negli Stati Uniti i prezzi alla pompa sono saliti, ma non ci sono stati razionamenti né code chilometriche ai distributori. Secondo un recente rapporto della Federal Reserve, la banca centrale americana, uno shock petrolifero come quello di quest'anno avrebbe tagliato l'occupazione di quasi il 2% se fosse avvenuto negli anni Settanta, mentre oggi l'effetto "è essenzialmente nullo". Un altro studio della Fed stima che tra il 2010 e il 2015 il settore abbia aggiunto più dell'1% al prodotto interno lordo.

Il presidente vede nella crisi un'occasione commerciale. "Comprate petrolio dagli Stati Uniti d'America. Ne abbiamo in abbondanza", ha detto ad aprile, scrivendo poi su Truth Social, il suo social network, che "gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono guadagniamo molto". Allo stesso tempo ha minacciato i fornitori di benzina con un'indagine federale sui prezzi gonfiati.

Per Knittel la sostituzione del carbone con il gas nelle centrali elettriche, resa possibile dal fracking, è stata il principale motore del calo delle emissioni americane di gas serra, più del solare, dell'eolico e delle auto elettriche. Daniel Raimi, del centro studi Resources for the Future, ha ricordato però a Politico che il boom ha alimentato anche la petrolchimica e le esportazioni di gas naturale liquefatto e ha tenuto bassi i prezzi del petrolio, tutte cose che aumentano le emissioni: nel complesso, ha detto, il bilancio climatico "non è affatto chiaro".

Andy Walz, uno dei principali dirigenti della compagnia petrolifera Chevron, ha detto a Politico che d'ora in poi "tutti vorranno privilegiare la sicurezza energetica" e che questo potrebbe portare più rinnovabili, anche se nessun paese abbandonerà del tutto i combustibili fossili: piuttosto diversificherà le forniture per non dipendere da un solo fornitore. L'Agenzia internazionale dell'energia prevede paesi sempre meno disposti a dipendere dagli altri per qualsiasi cosa. Alcuni si stanno già muovendo: in Uruguay quasi il 99% dell'elettricità viene da fonti rinnovabili. Se il mondo accelererà sui veicoli elettrici mentre gli Stati Uniti resteranno ancorati ai combustibili fossili, l'industria americana rischia di ritrovarsi isolata. "Mi chiedo se non siamo come Cuba", ha detto Raimi: "avremo le nostre vecchie auto a benzina in giro per le strade mentre il resto del mondo sfreccia sulle elettriche".


L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


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Ponte Morandi, Acerbo (Prc): sentenza giusta, purtroppo azionisti salvati da politica home.rifondazione.eu/2026/07/1… #ComunicatiStampa

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Legge elettorale, l’emendamento che rende possibile il premio di maggioranza per la coalizione meno votata


@Politica interna, europea e internazionale
L’approvazione alla Camera della nuova legge elettorale permette una pausa per respirare in quella che sembra una corsa contro il tempo ricca di ostacoli prima del passaggio al Senato. Lo “Stabilicum”, come è stato ribattezzato per l’obiettivo

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When the far-right turns up shouting about ‘remigration’, we had to sneak in our own ideas on how to ‘Save Europe’. Our ideas involve compassion, tolerance, courage, and not hatred, division, and racism. And while they shout Europe is Full, we say it is full of talent, hope, and respect.

Of course, it’s hard to satirise someone in jackboots shouting racist slogans. So while this was fun, we will continue the fight inside and outside the European Parliament. We hope you’ll join us!

#EUpol #Volt

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Una pena può limitare la libertà: non può cancellare il diritto alla salute, all’autonomia e alla dignità.

Eppure, quando si parla di disabilità nelle carceri italiane e nelle REMS, il primo problema è persino sapere quante persone stiamo lasciando indietro. Senza dati pubblici, aggiornati e disaggregati, non può esistere una politica seria: non si possono programmare assistenza sanitaria, strutture accessibili, personale formato o percorsi di reinserimento adeguati.

Il dato nazionale citato dal Ministero risale ad un monitoraggio del 2015: 628 persone detenute con disabilità o limitazioni funzionali. Nel 2026 si parla di nuovi monitoraggi sulla sanità penitenziaria e sugli spazi, ma manca ancora un quadro pubblico completo sulle persone con disabilità private della libertà.

Questa invisibilità non è neutra. Significa rendere più difficile individuare barriere, abusi e bisogni specifici, affidando di fatto la tutela dei diritti all’istituto in cui una persona si trova detenuta.

Servono dati annuali e trasparenti, ambienti realmente accessibili, assistenza qualificata e percorsi educativi, sanitari e lavorativi personalizzati.

Perché i diritti non si sospendono dietro le sbarre.

#Disabilità #DirittiUmani #Carcere #Inclusione #Accessibilità #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Due milioni di dollari a Trump dal gruppo coreano colpito dai dazi americani


Il pagamento ricevuto da Base Group, legato a un progetto sul golf, emerge dalla dichiarazione dei redditi del presidente. Una società collegata al gruppo sta contestando i dazi antidumping imposti dal Dipartimento del Commercio.

Base Group, principale investitore di una società sudcoreana dell'alluminio che contesta i dazi imposti dal Dipartimento del Commercio su alcune esportazioni verso gli Stati Uniti, ha versato lo scorso anno 2 milioni di dollari alla holding di Donald Trump. Il pagamento è emerso per la prima volta dalla dichiarazione patrimoniale annuale del presidente, pubblicata alla fine di giugno.

Il documento offre una spiegazione piuttosto vaga: la somma sarebbe collegata a una "lettera d'intenti" e rappresenterebbe una "commissione di sviluppo non rimborsabile". Interpellate dal New York Times, la società e la famiglia Trump hanno riferito che il versamento riguarda un progetto golfistico non ancora annunciato.

Conflitti d’interesse · Gli affari esteri del presidente

Coinvolto in un contenzioso sui dazi americani, un gruppo coreano ha versato 2 milioni alla holding di Trump

Il versamento di Base Group — principale investitore di Korea Aluminium, società dell’alluminio sotto indagine del Dipartimento del Commercio — compare nella dichiarazione patrimoniale del presidente. La Trump Organization lo attribuisce a un progetto golfistico non ancora annunciato e nega ogni legame con il contenzioso.

Grafica di FocusAmerica 15 luglio 2026

La cifra al centro del caso
0
Dollari

versati nel 2025 alla holding di Donald Trump, indicati nella dichiarazione patrimoniale come una «commissione di sviluppo non rimborsabile» legata a una «lettera d’intenti».

Base Group nega di aver violato le norme commerciali statunitensi. La Trump Organization definisce «pura finzione» ogni legame tra il pagamento e i dazi.

Il rapporto

Quasi dieci anni per avvicinare la famiglia Trump


Prima del versamento, una lunga rete di relazioni commerciali.

Da anni
Base Group distribuisce in esclusiva in Corea del Sud i vini a marchio Trump.

Lo scorso febbraio
Eric Trump ospite nella sede di Base Group a Seul: al centro dell’incontro, come aumentare gli scambi commerciali tra Corea e Stati Uniti.

2025
Il pagamento da 2 milioni di dollari alla holding del presidente.

La proporzione

Due milioni sono una frazione minima degli incassi del presidente


Nel 2025 la holding di Trump ha dichiarato entrate per oltre 2,24 miliardi di dollari. Il pagamento coreano ne è appena una scheggia.

Redditi dichiarati nel 2025 2,24 mld $

Criptovalute 1,4 mld Altri redditi 715 mln Attività estere 125 mln
Dentro le attività estere

Attività estere in 13 Paesi 125 mln $

Regno Unito, India, Qatar, Arabia Saudita, Romania, Turchia, Vietnam, Emirati… 2 mln
Base Group

Il pagamento vale meno di un millesimo dei redditi dichiarati dal presidente nel 2025. Una somma modesta per la holding; per Korea Aluminium, in gioco c’è un dazio che potrebbe salire al 105%.

Il contenzioso

Il dazio su Korea Aluminium potrebbe quasi quadruplicare


Una vicenda che parte da Washington nel 2022 e non è ancora chiusa. Apri ogni tappa per i dettagli.

Le posizioni delle parti

Fonte New York Times; dichiarazione patrimoniale del presidente (U.S. Office of Government Ethics), luglio 2026. Valori dichiarati, non profitti, arrotondati. Il New York Times non ha trovato prove di interventi del presidente o della famiglia a favore delle due società.

Un rapporto coltivato da quasi dieci anni


Base Group cerca da quasi un decennio di consolidare i rapporti con la famiglia Trump. La società distribuisce in esclusiva in Corea del Sud i vini a marchio Trump e, più recentemente, ha ospitato Eric Trump nella propria sede centrale a Seul. Durante l'incontro, avvenuto a febbraio, si è discusso di come incrementare gli scambi commerciali tra Corea del Sud e Stati Uniti, secondo quanto riferito da un dirigente del gruppo.

Queste iniziative coincidono con le difficoltà di Korea Aluminium, società collegata a Base Group, che ha ridotto le esportazioni verso gli Stati Uniti dopo che il Dipartimento del Commercio ha stabilito che alcune aziende sudcoreane hanno aggirato i dazi sull'alluminio prodotto in Cina. Il New York Times non ha trovato prove che Trump o un membro della sua famiglia siano intervenuti presso funzionari americani in favore delle due società. Base Group, da parte sua, nega di aver violato le norme commerciali statunitensi.

Alan Garten, responsabile legale della Trump Organization, ha assicurato al quotidiano che il pagamento non ha alcun legame con il contenzioso commerciale. "Operiamo da decenni nel golf, nell'ospitalità e nel settore immobiliare e abbiamo concluso transazioni con innumerevoli aziende in tutto il mondo", ha dichiarato. "Qualsiasi insinuazione secondo cui questa operazione sarebbe stata motivata da ragioni diverse da legittime considerazioni commerciali è pura finzione".

Gli affari esteri della holding del presidente


Il caso si inserisce in un quadro senza precedenti nella storia americana moderna. Trump conserva interessi economici personali in quasi trenta iniziative imprenditoriali all'estero. Prima del suo primo mandato, lui e la famiglia si erano impegnati a non sottoscrivere nuovi accordi internazionali durante la presidenza. Una promessa che però è stata abbandonata all'inizio del secondo mandato.

I 2 milioni versati da Base Group rappresentano soltanto una piccola parte degli almeno 125 milioni di dollari incassati nel 2025 dalla holding del presidente attraverso attività in tredici Paesi, tra cui Regno Unito, India, Qatar, Arabia Saudita, Romania, Turchia, Vietnam ed Emirati Arabi Uniti. Una somma comunque modesta rispetto ad altre fonti di reddito: nello stesso anno, gli affari nel settore delle criptovalute avrebbero fruttato al presidente 1,4 miliardi di dollari.

Storici ed ex funzionari interpellati dal New York Times sottolineano che rapporti finanziari diretti di questa portata tra un presidente e soggetti stranieri non hanno precedenti. George W. Bush vendette la propria quota nella squadra di baseball dei Texas Rangers mentre valutava la candidatura alla Casa Bianca; Ronald Reagan liquidò le proprie partecipazioni azionarie; Calvin Coolidge non volle neppure acquistare una casa. "Non ho mai visto nulla di simile", ha dichiarato Peter J. Wallison, già consigliere della Casa Bianca e funzionario del Dipartimento del Tesoro durante l'Amministrazione Reagan. "Crea conflitti di interesse e rende difficile per un presidente decidere, oppure rischia di condizionarne le scelte".

Il dazio potrebbe salire al 105%


Il contenzioso risale almeno al 2022, quando il Dipartimento del Commercio dell'Amministrazione Biden avviò un'indagine sulle aziende sudcoreane sospettate di aiutare i produttori cinesi ad aggirare i dazi sull'alluminio. Nel 2023 l'indagine concluse che Pechino cercava di eludere le misure antidumping facendo transitare i propri prodotti attraverso società coreane. Due anni dopo furono introdotti dazi specifici su alcune importazioni provenienti da fornitori sudcoreani, tra cui proprio la Korea Aluminium, le cui vendite negli Stati Uniti ne hanno risentito.

Il mese scorso il Dipartimento del Commercio ha comunicato di aver ricevuto da un'associazione americana del settore una richiesta di estensione dei dazi, senza fare alcun riferimento ai rapporti con il presidente. Nei giorni scorsi l'agenzia ha inoltre adottato una decisione preliminare che porterebbe al 105% l'aliquota sulle esportazioni di Korea Aluminium, quasi quattro volte il livello attuale. La decisione definitiva però non è ancora stata presa.

La Casa Bianca respinge ogni sospetto. "Non esistono conflitti di interesse", ha dichiarato al New York Times il portavoce Kush Desai. Emily Davis, portavoce dell'International Trade Administration del Dipartimento del Commercio, ha definito questi procedimenti "quasi giudiziari e apolitici", escludendo qualsiasi interferenza politica.

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Mit einem neuen Kompetenzzentrum will die Bundesagentur für Arbeit effizienter „organisierten Leistungsmissbrauch“ aufdecken. Fachleute zweifeln, ob das Problem existiert, und befürchten: Insbesondere rassistisch diskriminierte Menschen könnten so ins Visier geraten und nicht die Leistungen bekommen, die ihnen zustehen. netzpolitik.org/2026/misstraue…
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Misstrauen gegen Arbeitssuchende: Das Schattenboxen gegen „organisierten Leistungsmissbrauch“


netzpolitik.org/2026/misstraue…

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Data breach, il Garante privacy sanziona #WindTre per 1,7 milioni di euro

Riscontrate gravi carenze nella sicurezza dei sistemi aziendali, che hanno determinato due accessi abusivi e l’esfiltrazione dei dati personali di oltre 365mila clienti. Per 41.359 di essi, l’esfiltrazione ha riguardato anche le informazioni relative ai metodi di pagamento utilizzati, come il bollettino postale, l’Iban, la carta di credito con il numero parzialmente oscurato e la data di scadenza.

gpdp.it/home/docweb/-/docweb-d…

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