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La rassegna stampa di venerdì 18 settembre 2026


La Federal Reserve alza i tassi e Trump appoggia il nuovo presidente Warsh, mentre l'Amministrazione approva la vendita di caccia F-35 all'Arabia Saudita e cresce il malessere repubblicano sulla stretta migratoria a due mesi dal voto di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di venerdì 18 settembre 2026

La Federal Reserve alza i tassi e Trump appoggia il nuovo presidente Warsh


La Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse questa settimana e il presidente Trump ha reagito con toni insolitamente distesi, segno che il nuovo presidente della banca centrale Kevin Warsh ha ricucito un rapporto un tempo teso con la Casa Bianca. I mercati azionari hanno chiuso in rialzo dopo aver assorbito la decisione. La stretta monetaria arriva mentre l'Amministrazione cerca di tenere sotto controllo l'inflazione.

Fonti: Wall Street Journal, Semafor

L'Amministrazione approva la vendita di caccia F-35 all'Arabia Saudita


L'Amministrazione ha approvato la vendita all'Arabia Saudita di caccia F-35 per 24 miliardi di dollari, nonostante i timori espressi da funzionari della difesa e da parte del Congresso. Le agenzie di intelligence statunitensi hanno avvertito che la Cina potrebbe acquisire o sottrarre la tecnologia dei velivoli se questi finiranno a Riyad. L'operazione, che arriva in piena escalation del conflitto in Medio Oriente, dovrà comunque superare le probabili opposizioni parlamentari.

Fonti: The New York Times, The Hill, Financial Times

Un giudice minaccia l'oltraggio alla corte al ministro della Giustizia sui file di Epstein


Un giudice federale ha avvertito il ministro della Giustizia Todd Blanche che potrebbe incorrere in un procedimento per oltraggio alla corte se il Dipartimento non rispetterà l'ordine sulla diffusione e revisione dei documenti legati a Jeffrey Epstein. Il magistrato ha definito per ora "prematura" un'accusa di oltraggio civile, ma ha chiesto documentazione aggiuntiva per giustificare alcune parti oscurate. Alla Camera mancano due firme per forzare un voto su una nuova legge sulla trasparenza dei file.

Fonti: Axios

Cresce il malessere repubblicano sulla stretta migratoria di Trump


La Casa Bianca ha ritirato la nomina di Lance Schroyer alla guida dell'agenzia per l'immigrazione ICE dopo l'opposizione di un senatore repubblicano, che chiede chiarimenti sull'uccisione di cittadini statunitensi da parte degli agenti. Nel frattempo la deputata repubblicana della Florida María Elvira Salazar ha diffuso uno spot in cui prende le distanze da Trump sulle tattiche di applicazione delle norme migratorie, segnale di inquietudine tra alcuni repubblicani per il consenso degli elettori ispanici. In Florida cresce anche l'irritazione per l'inasprimento dei controlli e le espulsioni.

Fonti: BBC News, The New York Times, Axios

A due mesi dal voto di metà mandato i repubblicani difendono la maggioranza


Il leader della maggioranza alla Camera Steve Scalise ha fissato a 225 seggi il tetto massimo per i repubblicani alle elezioni di metà mandato, pur ammettendo un contesto difficile: i democratici guidano di quasi nove punti nei sondaggi sul voto generico e l'indice di gradimento di Trump è sotto il 40%. Il quadro resta incerto anche a livello locale, con la corsa per il governatore dell'Alaska passata a un testa a testa secondo il Cook Political Report. I democratici, dal canto loro, promettono di indagare sulla "famiglia Trump" se conquisteranno la Camera.

Fonti: Axios, The Hill, Financial Times

Kennedy rilancia i dubbi sui vaccini mentre la Pennsylvania chiede aiuto al CDC


Il ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. è tornato a parlare davanti al gruppo anti-vaccinista che aveva a lungo guidato, assicurando ai partecipanti di avere "un amico alla Casa Bianca" e rilanciando timori infondati sui presunti danni dei vaccini. Nello stesso giorno il dipartimento della Salute della Pennsylvania ha avviato la richiesta di assistenza d'emergenza al CDC per contenere un'epidemia di morbillo in rapida diffusione. La richiesta arriva in un clima di tensione con lo stesso Kennedy sulla gestione della malattia.

Fonti: The New York Times, The Hill

Trump punta sugli affari con Mosca per fermare la guerra in Ucraina


Mentre il Congresso ha approvato una legge sulle sanzioni pensata per fare pressione sul presidente russo Vladimir Putin affinché ponga fine alla guerra in Ucraina, Trump insiste su un approccio diverso, fatto di incentivi economici alla Russia. Il provvedimento conferisce al presidente un nuovo strumento contro Mosca, ma resta da vedere se intenda usarlo. Sullo sfondo, un'incriminazione del Dipartimento di Giustizia che accusa la Russia di un piano per assassinare un dissidente sul suolo statunitense.

Fonti: The New York Times, Wall Street Journal

A sei mesi dalla guerra con l'Iran gli Stati Uniti aprono all'ONU


A metà del conflitto con l'Iran, ormai giunto al sesto mese, gli Stati Uniti hanno deciso di consentire a una delegazione "essenziale" iraniana di partecipare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Secondo indiscrezioni, Trump sta valutando una decisione importante sulla guerra e prevede incontri con i leader del Golfo a margine del vertice. Nel frattempo esperti indipendenti dell'ONU sostengono che vi siano elementi per ritenere che Washington abbia commesso crimini di guerra con i raid contro l'Iran.

Fonti: BBC News, Bloomberg

Washington e Pechino preparano il vertice tra Trump e Xi


Gli Stati Uniti e la Cina stanno intensificando i preparativi per il vertice tra il presidente Trump e il leader cinese Xi Jinping, atteso a Washington la prossima settimana. Secondo le indiscrezioni, Trump accoglierà Xi al momento dello sbarco dall'aereo, una deferenza che non aveva finora riservato a nessun altro leader nel suo secondo mandato. L'incontro segnerebbe una nuova fase nei rapporti tra le due maggiori economie del mondo.

Fonti: Semafor

Cresce la pressione per la rimozione del ministro della Difesa Hegseth


Il senatore repubblicano Thom Tillis, che pure aveva votato per la conferma di Pete Hegseth, ha rinnovato l'appello a Trump affinché rimuova il capo del Pentagono, dopo le dimissioni del segretario dell'Esercito Dan Driscoll. "Deve andarsene, che sia con l'impeachment o con la via più rapida", ha dichiarato Tillis. La vicenda alimenta le tensioni interne all'Amministrazione sulla gestione della Difesa.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Il 3 gennaio che può mettere alla prova la democrazia americana


Secondo l'ex giudice conservatore J. Michael Luttig, la prossima vera crisi potrebbe aprirsi all'insediamento della nuova Camera dei Rappresentanti. Ma sullo scenario da lui evocato i giuristi restano divisi.

Il punto di rottura per la democrazia americana potrebbe arrivare non nella notte elettorale del 3 novembre, ma piuttosto la mattina del 3 gennaio 2027, quando la nuova Camera dei Rappresentanti si riunirà per iniziare il mandato del 120º Congresso. È lo scenario delineato da J. Michael Luttig, per quindici anni giudice della Corte d'Appello federale del Quarto circuito e a lungo punto di riferimento della destra giuridica americana, in un intervento pubblicato dal New Republic.

La ricostruzione ruota attorno a una figura poco conosciuta fuori da Washington: il clerk della Camera, figura equivalente al segretario generale, che prima dell'insediamento prepara l'elenco ufficiale dei rappresentanti eletti. Quel documento determina chi può partecipare alle operazioni iniziali della nuova legislatura, a cominciare dall'elezione dello Speaker. Secondo Luttig, prima della scadenza del suo mandato a mezzogiorno del 3 gennaio, lo speaker uscente Mike Johnson potrebbe rimuovere l'attuale clerk, Kevin McCumber, e nominare temporaneamente al suo posto una persona disposta a omettere dall'elenco alcuni democratici eletti.

La legge federale, in particolare il 2 U.S.C. § 26, stabilisce che il clerk della Camera uscente debba inserire nell'elenco i deputati le cui credenziali attestino che sono stati regolarmente eletti secondo le leggi statali o federali. In caso di rimozione del clerk, un'altra norma consente allo Speaker di nominare temporaneamente un sostituto fino all'elezione del nuovo clerk da parte della Camera.

Verso il 120º Congresso
Il momento più fragile per la democrazia americana non è la notte del voto, ma mezzogiorno del 3 gennaio
L'ex giudice d'appello federale J. Michael Luttig sostiene che lo Speaker uscente Mike Johnson potrebbe sostituire il funzionario che compila l'elenco dei deputati eletti. Altri giuristi obiettano che a quell'ora la Camera uscente ha già cessato di esistere.

Grafica di FocusAmerica12 settembre 2026

3 gennaio 2027 · ore 12.00
Voti necessari per eleggere lo Speaker
208−10 voti

Bastano venti nomi omessi dall'elenco perché la soglia scenda da 218 a 208. Il clerk non cancella una maggioranza: sposta l'asticella.
Con 435 eletti la maggioranza è 218; con 415 scende a 208. La soglia è la maggioranza dei voti espressi a un nome, quindi l'esempio vale a elenco pieno e senza astensioni.
Rivedi il colpo di penna

61giorni
separano il voto del 3 novembre 2026 dall'insediamento del 120º Congresso.

41anni
sono passati dall'ultima volta che la Camera ha rifiutato di insediare un eletto: accadde nel 1985, nell'ottavo distretto dell'Indiana.

La sequenza
Come si arriverebbe alla crisi, passaggio per passaggio
Il clerk è il segretario generale della Camera. Qui sotto lo scenario descritto da Luttig, passaggio per passaggio, con le norme che lo rendono possibile: tocca ogni riga per aprire il dettaglio.
Prima di mezzogiorno
1Lo Speaker rimuove il clerkRegola II, clausola 1
Oggi l'incarico è di Kevin McCumber, in carica dal 3 gennaio 2025 e nominato quando alla guida della Camera c'era Kevin McCarthy. Il regolamento permette allo Speaker di rimuoverlo da solo, senza un voto dell'aula.

2Al suo posto arriva un fedelissimo2 U.S.C. § 5501(a)
Quando l'ufficio resta vacante, lo Speaker può nominare chi ne esercita temporaneamente le funzioni, fino a quando la Camera non elegge un successore. Nello scenario di Luttig sceglierebbe qualcuno disposto a lasciare fuori dall'elenco i democratici indicati da Johnson e dai repubblicani.

3L'elenco degli eletti arriva tagliato2 U.S.C. § 26
La legge impone al clerk di iscrivere nell'elenco tutti gli eletti la cui certificazione statale sia in regola, e soltanto quelli. Da quell'elenco dipende chi può votare per lo Speaker. La stessa norma aggiunge però che, se l'ufficio del clerk è vacante, il compito passa al sergente d'armi della Camera uscente: oggi William McFarland.

Mezzogiorno del 3 gennaio 2027
Il mandato del 119º Congresso finisce e Mike Johnson smette di essere Speaker. La Camera uscente si dissolve, quella nuova deve ancora organizzarsi.
XX emendamento

Dopo mezzogiorno
4Gli esclusi si rivolgono a un giudiceWrit of mandamus
Chiedono a un giudice federale di ordinare al funzionario di fare ciò che la legge gli impone. Il clerk non è un deputato, e per i suoi atti non vale la dottrina che tiene i tribunali fuori dalle scelte interne delle Camere.

5La Camera resta senza SpeakerArt. I, sez. 5, cl. 1
Senza un elenco condiviso non si elegge lo Speaker, e senza Speaker la Camera non può legiferare. Per Luttig è qui che si apre la finestra più pericolosa: appelli e ricorsi possono durare settimane.

6L'ultima parola tocca alla Corte SupremaPowell v. McCormack
Luttig sostiene che a decidere debbano essere i giudici e non una maggioranza semplice della Camera. Ma aggiunge di non fidarsi di questa Corte.

Il dibattito
Le stesse tre domande, due risposte opposte
Fra i giuristi americani non c'è accordo su quanto lo scenario sia realistico. Ecco dove le due letture si dividono.

1Chi comanda a mezzogiorno del 3 gennaio?

Luttig
Fino alle 12 lo Speaker uscente conserva i suoi poteri: può rimuovere il clerk e metterne un altro al suo posto.

Muller
Alle 12 la Camera uscente si dissolve. Nulla di ciò che ha deciso, Speaker compreso, vincola quella nuova.

2Un elenco tagliato basta a ribaltare il risultato?

Luttig
Senza un elenco condiviso non si elegge lo Speaker, e una Camera senza Speaker non può fare nulla.

Muller
Il clerk non è un deputato: un giudice può ordinargli di correggere l'elenco. E una minoranza non diventa maggioranza con un espediente.

3Quanto durerebbe la paralisi?

Luttig
Settimane, forse mesi di ricorsi, con gli Stati Uniti esposti a qualsiasi crisi esterna o economica.

Muller
Ore, al massimo qualche giorno. Sarebbe sabbia negli ingranaggi, non un furto delle elezioni.

J. Michael Luttig, The New Republic, 10 settembre 2026Derek T. Muller, Election Law Blog, 17 agosto 2026

Sullo sfondo
Le tre sentenze che Luttig ha in mente
Una gli serve per sostenere la tesi. Le altre due per spiegare perché teme che la Corte non la accolga.

1969

Il precedente a cui Luttig si appoggia
Powell v. McCormack
Cosa ha deciso la Corte
La Corte ordinò alla Camera di insediare Adam Clayton Powell, rieletto nel 1966 e poi escluso da un voto dell'aula: nessuna maggioranza può aggiungere requisiti che la Costituzione non prevede.
Perché pesa sul 3 gennaio
Se allora i giudici imposero alla Camera di insediare un eletto, sostiene Luttig, possono farlo di nuovo. Ma quel caso non riguardava chi avesse davvero vinto l'elezione: il parallelo non è automatico.

2024

Perché Luttig non si fida di questa Corte
Trump v. United States
Cosa ha deciso la Corte
La Corte ha riconosciuto agli ex presidenti l'immunità assoluta per gli atti compiuti nell'esercizio dei poteri costituzionali esclusivi, e almeno presuntiva per gli altri atti ufficiali.
Perché pesa sul 3 gennaio
È la sentenza che, a suo giudizio, ha messo un presidente al di sopra della legge.

2024

Perché Luttig non si fida di questa Corte
Trump v. Anderson
Cosa ha deciso la Corte
La Corte cancellò l'esclusione di Trump dalle schede del Colorado, ma evitò di dire se fosse ineleggibile in base alla Sezione 3 del Quattordicesimo Emendamento.
Perché pesa sul 3 gennaio
La cita come prova che, davanti a una domanda costituzionale scomoda, questa Corte preferisce non rispondere.

Fonte: J. Michael Luttig (The New Republic, 10 settembre 2026); Derek T. Muller (Election Law Blog, 17 agosto 2026); 2 U.S.C. § 26 e § 5501(a); Regolamento della Camera, Regola II; XX emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

Il nodo costituzionale e il ruolo della Corte Suprema


Il fondamento costituzionale di un'eventuale contestazione dei risultati sarebbe l'Articolo I, sezione 5 della Costituzione degli Stati Uniti, secondo cui ciascuna Camera giudica "le elezioni, i risultati e i requisiti" dei propri membri. La portata di questo potere, tuttavia, non è illimitata. Nel 1969, con la sentenza Powell v. McCormack, la Corte Suprema ha stabilito che la Camera dei Rappresentanti non poteva escludere Adam Clayton Powell, rieletto nel 1966, sulla base di requisiti ulteriori rispetto a quelli previsti dalla Costituzione.

La sentenza Powell, però, non riguardava una controversia su chi avesse effettivamente vinto un'elezione. Luttig ne ricava un principio più ampio: a suo giudizio, una maggioranza semplice della Camera non potrebbe negare il seggio a un candidato regolarmente eletto limitandosi ad affermare, senza prove, che il voto sia stato alterato da frodi.

Se un clerk omettesse dall'elenco rappresentanti in possesso di una regolare certificazione statale, secondo Luttig gli interessati potrebbero rivolgersi a un giudice federale per ottenere un writ of mandamus, cioè un ordine che imponga al funzionario di adempiere a un compito vincolato dalla legge. La controversia potrebbe quindi arrivare fino alla Corte Suprema. Più incerto è ciò che accadrebbe se, una volta costituita, fosse la stessa Camera a decidere di non insediare alcuni deputati regolarmente eletti: su questo punto non esiste consenso tra gli studiosi circa l'ampiezza del controllo che i tribunali potrebbero esercitare sulle decisioni adottate ai sensi dell'Articolo I, sezione 5.

Luttig descrive comunque un simile stallo come una grave finestra di vulnerabilità. Una Camera dei Rappresentanti incapace di organizzarsi e di legiferare limiterebbe fortemente la capacità del Congresso di reagire a crisi internazionali o economiche, per esempio a un'escalation cinese attorno a Taiwan o a nuovi sviluppi della guerra in Ucraina.

L'ex giudice guarda con diffidenza anche all'eventuale ruolo della Corte Suprema. Cita Trump v. United States, che nel 2024 ha riconosciuto agli ex presidenti l'immunità assoluta per gli atti compiuti nell'esercizio dei poteri costituzionali esclusivi e almeno un'immunità presuntiva per gli altri atti ufficiali. Richiama inoltre una seconda sentenza, Trump v. Anderson, nel quale la Corte ha evitato di stabilire se Trump fosse personalmente ineleggibile ai sensi della Sezione 3 del Quattordicesimo Emendamento, e critica il ricorso della Corte alle procedure d'urgenza del cosiddetto "shadow docket", spesso decise senza udienza orale e senza un'opinione motivata completa.

L'appello di Luttig e le obiezioni


L'appello di Luttig è rivolto soprattutto ai repubblicani: prima delle elezioni di novembre dovrebbero dichiarare pubblicamente che non parteciperanno a eventuali tentativi di escludere i candidati dell'altro Partito regolarmente eletti. L'ex giudice invita inoltre i membri di entrambi gli schieramenti a impegnarsi a rispettare il risultato delle urne e a trasformare in tema elettorale l'eventuale rifiuto degli avversari di assumere lo stesso impegno.

Sullo sfondo ci sono le dichiarazioni di Donald Trump sul voto di novembre. Il 2 febbraio, durante un'intervista con l'ex vicedirettore dell'FBI Dan Bongino, tornato a condurre il suo podcast dopo le dimissioni dall'agenzia, il presidente ha affermato che i repubblicani dovrebbero "prendere il controllo" del voto in almeno quindici "luoghi" non precisati e "nazionalizzare" il voto. La Costituzione attribuisce anzitutto agli Stati la regolazione delle elezioni per il Congresso, pur consentendo al Congresso federale di intervenire sulle regole, ma non assegna al presidente il potere di amministrarle direttamente.

Nel discorso in prima serata del 16 luglio sull'"integrità elettorale", Trump ha inoltre denunciato il voto dei non cittadini, vulnerabilità dei registri elettorali, rischi per i sistemi elettronici e interferenze straniere. I documenti pubblicati dalla Casa Bianca indicavano reali vulnerabilità e tentativi di interferenza, ma non dimostravano che questi fenomeni avessero alterato su larga scala i risultati delle elezioni americane.

La lettura di Luttig è però contestata. Il giurista Derek Muller, sull'Election Law Blog, ha definito eccessivamente allarmistiche molte delle ricostruzioni sul 3 gennaio. L'obiezione centrale è che la Camera dei Rappresentanti non è un organo permanente: a mezzogiorno del 3 gennaio termina il mandato della legislatura precedente e Johnson cessa automaticamente di essere Speaker. Inoltre, il nuovo Congresso può contestare tutte le decisioni prese durante la fase di organizzazione.

Altri studiosi riconoscono però che un clerk disposto a violare i propri obblighi potrebbe provocare almeno un grave caos procedurale e giudiziario. Più che un meccanismo certo per sovvertire il risultato elettorale, dunque, quello descritto da Luttig resta uno scenario controverso sulle vulnerabilità della delicata fase in cui una Camera dei Rappresentanti termina il proprio mandato e quella successiva deve ancora organizzarsi.

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La guerra con l’Iran sta già costando cara ai cittadini americani


Secondo la Brown University la guerra con l'Iran è costata agli americani 107 miliardi di dollari in più tra benzina e diesel. Il tasso di risparmio è sceso al 3% e il gasolio ha appena toccato un nuovo record.

Dall'inizio della guerra con l'Iran, gli americani hanno speso circa 107 miliardi di dollari in più per acquisti di benzina e diesel rispetto a quanto avrebbero speso in uno scenario senza il conflitto. La stima è del Climate Solutions Lab della Brown University e tiene conto anche delle interruzioni legate alla guerra tra Russia e Ucraina: in media, oltre 500 milioni di dollari in più al giorno dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran. Il conto è destinato a crescere, perché il petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile e martedì i futures sul Brent hanno chiuso a 108,75 dollari.

Il modello, che analizza giorno per giorno i prezzi al dettaglio e l'andamento storico della domanda, stima in 59 miliardi di dollari il costo aggiuntivo della benzina e in circa 48 miliardi quello del diesel. Le stime non considerano il calo dei consumi provocato dai prezzi elevati, quindi il costo effettivo potrebbe essere leggermente inferiore. "Ma, in un certo senso, anche questo è un costo della guerra: persone costrette a rinunciare a consumi che altrimenti avrebbero scelto", ha spiegato al Wall Street Journal Jeff Colgan, professore alla Brown University e direttore del laboratorio.

La cifra resta modesta rispetto agli oltre 22.000 miliardi di dollari di spesa per consumi personali previsti quest'anno dal Dipartimento del Commercio, ma supera di gran lunga i 69 miliardi che gli americani spenderanno nel 2026 per scuole dell'infanzia, primarie e secondarie. Si avvicina inoltre alla spesa annua per l'accesso a internet e per le assicurazioni sulla vita.

Il conto alla pompa
La guerra con l'Iran costa agli americani oltre mezzo miliardo di dollari al giorno in più per benzina e diesel

Dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran, gli americani hanno speso per il carburante 107 miliardi di dollari in più rispetto a quanto avrebbero speso senza il conflitto, secondo una stima della Brown University. Intanto il diesel ha battuto il suo record storico.
Grafica di FocusAmerica16 settembre 2026

Spesa extra per il carburante dal 28 febbraio

107
miliardidi dollari

Benzina 59 miliardi Diesel 48 miliardi

Il contatore
Da quando hai aperto questa pagina, il sovrapprezzo pagato dagli americani è cresciuto di

dollari

Ritmo medio della stima: circa 538 milioni di dollari al giorno, oltre 6.200 al secondo.

Le proporzioni
Il sovrapprezzo del carburante supera quanto gli americani spendono in un anno per la scuola
Spesa extra per benzina e diesel dal 28 febbraio a confronto con la spesa prevista nel 2026 per scuole dell'infanzia, primarie e secondarie. Le aree dei quadrati sono proporzionali ai valori.

Carburante 107 miliardi

Scuole 69 miliardi

+38 miliardi
di dollari in più: il conto del carburante supera del 55% la spesa annua per la scuola.

Il confronto con l'intera spesa per consumi prevista nel 2026, oltre 22.000 miliardi, ridimensiona il dato: il sovrapprezzo ne rappresenta meno dello 0,5%.

Il record del diesel
Il diesel ha superato il record del 2022 e costa il 69% in più di un anno fa
Prezzo medio nazionale alla pompa, in dollari al gallone (un gallone equivale a 3,79 litri). Tocca una barra per leggere il dettaglio.

Fino al vecchio record Oltre il record del 2022
Rivedi l'animazione
Settembre 2025: 3,71 dollari · 11 agosto 2026: 5,32 · 4 settembre: 5,85 · 8 settembre: 5,90 · 11 settembre: 6,05 · 15 settembre: 6,27 (record). Record precedente: 5,82 dollari, giugno 2022.

Diesel in California
8,21dollari al gallone
La media dello Stato: circa 2,17 dollari al litro

Benzina, media nazionale
4,33dollari al gallone
+36% rispetto ai 3,19 dollari di un anno fa

Le famiglie
Le famiglie americane risparmiano sempre meno e il prossimo rincaro può arrivare al supermercato

3%
La quota del reddito che gli americani hanno messo da parte a luglio: uno dei livelli più bassi dalla recessione del 2007-2009.

Diesel più carorecord alla pompa

Trasporti e raccoltocamion e macchine agricole

Prezzi al supermercatoil prossimo rincaro

Con l'arrivo della stagione del raccolto, secondo BCA Research, il caro diesel potrebbe spingere in alto anche i prezzi alimentari.

Fonte: Brown University, Climate Solutions Lab (stima al 15 settembre 2026); AAA; Bureau of Economic Analysis; Dipartimento del Commercio; Wall Street Journal.

Le famiglie riducono i risparmi


Alcune famiglie a reddito basso e medio stanno risparmiando meno o tagliando altre spese per sostenere i costi del carburante. Nei primi mesi di guerra, gli ingenti rimborsi fiscali previsti dalla riforma fiscale dello scorso anno avevano attenuato l'impatto, ma quel cuscinetto si è progressivamente assottigliato e la crescita dei salari reali si è fermata. A luglio il tasso di risparmio personale è sceso al 3%, secondo il Bureau of Economic Analysis, l'ufficio federale che elabora i dati su reddito e consumi: è uno dei livelli più bassi dalla recessione del 2007-2009. "È sicuramente un freno per l'economia", ha detto Michael Pearce, capo economista per gli Stati Uniti di Oxford Economics.

Il rincaro del petrolio alimenta l'inflazione e questo ha contribuito a spingere il rendimento del Treasury decennale oltre il 5%, il livello più alto dal 2007. Allo stesso tempo, però, complica le scelte della Federal Reserve, perché l'aumento del costo dei carburanti frena i consumi. Mercoledì la banca centrale ha alzato i tassi di un quarto di punto, portandoli al 3,75-4%: è il primo rialzo da luglio 2023. Nel comunicato ufficiale, approvato all'unanimità, la Fed ha spiegato che l'inflazione resta elevata e che la stretta dovrebbe favorire un ritorno più tempestivo verso l'obiettivo del 2%, osservando inoltre che l'incertezza rimane alta anche a causa degli sviluppi geopolitici.

Per ora, gli ingenti investimenti nell'intelligenza artificiale e i guadagni in Borsa delle famiglie più ricche contribuiscono ancora a sostenere la crescita economica. I prezzi elevati dei carburanti, però, aumentano la pressione politica sull'Amministrazione Trump in vista delle elezioni di midterm: un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato questa settimana ha rilevato un indice di approvazione del presidente del 35%, mentre i rincari dell'energia e le preoccupazioni per il costo della vita pesano sul giudizio degli elettori sull'economia.

Il diesel batte ogni record


La pressione sul mercato arriva da più fronti, proprio nel periodo dell'anno in cui solitamente i carburanti costano meno. Le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz restano ben al di sotto dei livelli prebellici, gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran, minacciano le petroliere sul lato occidentale della Penisola arabica e gli attacchi ucraini hanno costretto a ridurre o interrompere la produzione in metà delle principali raffinerie russe di diesel.

Il diesel, indispensabile per le macchine agricole, i cantieri e la logistica, è diventato così il centro della crisi energetica in corso. Martedì i futures hanno toccato il record di 5,26 dollari al gallone, mentre il prezzo medio alla pompa ha raggiunto 6,27 dollari, circa 1,66 dollari al litro. È il massimo storico, ben al di sopra dei 5,82 dollari del giugno 2022. In California la media è arrivata a 8,21 dollari al gallone. La benzina costa invece in media 4,33 dollari al gallone, contro circa 3,19 dollari un anno prima.

L'Amministrazione ha finora escluso interventi drastici per fermare l'aumento dei prezzi. Il 6 settembre il Segretario all'Energia Chris Wright ha detto che i prezzi hanno maggiori probabilità di scendere che di salire, pur riconoscendo che il diesel rappresenta il problema più difficile. Lunedì il Segretario all'Interno Doug Burgum ha sostenuto che un blocco delle esportazioni di carburante non servirebbe ad abbassare i prezzi.

Secondo Roukaya Ibrahim, capo strategist per le materie prime di BCA Research, i prezzi stanno invece entrando in una zona di pericolo, nella quale alcune imprese iniziano a ridurre attività non più redditizie. "Probabilmente sta già provocando una distruzione della domanda", ha spiegato. Ma il conto potrebbe arrivare ai consumatori anche per un'altra via. "Ci avviciniamo alla stagione del raccolto per alcune colture importanti negli Stati Uniti", ha osservato Ibrahim: un fattore che potrebbe esercitare ulteriori pressioni al rialzo sul costo del carburante e, di riflesso, sui prezzi alimentari. Per le famiglie che hanno già intaccato i risparmi per fare il pieno, il prossimo rincaro potrebbe quindi arrivare al supermercato.


La Fed alza i tassi di un quarto di punto


La Federal Reserve ha alzato questa sera i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale, portando l'intervallo di riferimento fra il 3,75% e il 4%. È il primo rialzo dal luglio 2023 e il primo cambiamento dei tassi da quando Kevin Warsh ha assunto la guida della banca centrale americana, alla fine di maggio. Tutti i 12 membri votanti del Federal Open Market Committee (FOMC), l'organo della Fed che decide la politica monetaria, hanno sostenuto in maniera unanime la misura, ampiamente attesa dai mercati.


FOMC Statement
Il comunicato stampa ufficiale con l'aumento dei tassi da parte della Fed.

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La scelta mette Warsh in netto contrasto con il presidente Donald Trump, che lo aveva scelto anche con l'aspettativa di una politica monetaria più accomodante e ha ripetutamente chiesto tassi più bassi. Il nuovo presidente della Fed ha invece insistito sulla necessità di riportare l'inflazione verso l'obiettivo del 2%, rimasto fuori portata per oltre cinque anni.

Nel comunicato che accompagna la decisione, la Fed afferma che il rialzo "favorirà un ritorno più tempestivo" all'obiettivo del 2%. Il testo elimina inoltre il precedente riferimento agli "shock dell'offerta" come causa dell'inflazione elevata, segnalando una crescente attenzione alle pressioni sui prezzi che vanno oltre il solo comparto energetico.

La Fed vede altri rialzi


Le nuove proiezioni indicano che la stretta potrebbe non fermarsi qui. 16 dei 18 funzionari che hanno presentato una previsione sui tassi si aspettano almeno un altro aumento di un quarto di punto entro la fine dell'anno e soltanto due prevedono che il costo del denaro resti ai livelli attuali. La mediana delle stime colloca così il tasso di riferimento fra il 4% e il 4,25% a fine 2026 e allo stesso livello alla fine del 2027.

Warsh non ha presentato una propria previsione sui tassi, come aveva già fatto a giugno, quando aveva spiegato di considerare poco utile il cosiddetto dot plot, il grafico che raccoglie le stime individuali dei vertici della Fed. Anche le prospettive sull'inflazione intanto sono peggiorate. L'indice PCE (Personal Consumption Expenditures), la misura preferita dalla Fed, dovrebbe chiudere il 2026 al 3,7%, contro il 3,6% previsto a giugno. L'inflazione "core", che esclude alimentari ed energia, è attesa invece al 3,4%. Secondo le nuove stime, l'obiettivo del 2% non verrebbe raggiunto prima del 2029.

Le prospettive per l'economia restano invece solide. La crescita del PIL è stimata al 2,3% nel 2026 e al 2,4% nel 2027, mentre la disoccupazione dovrebbe attestarsi al 4,1%. Rispetto alle proiezioni di giugno, la Fed vede quindi un po' più di crescita, più inflazione e un tasso di disoccupazione più basso: un quadro coerente con una politica monetaria più restrittiva.

Energia, IA e mercati


Dalla metà del 2025 la Fed ha compiuto pochi progressi verso l'obiettivo di bassa inflazione, nonostante i tre tagli dei tassi decisi alla fine dello scorso anno per proteggere il mercato del lavoro da un possibile rallentamento. Negli ultimi mesi hanno pesato soprattutto il rincaro dell'energia legato alla guerra con l'Iran, gli effetti dei dazi sulle importazioni e la forte espansione degli investimenti nell'intelligenza artificiale, che ha sostenuto la domanda e l'attività economica. Con il rialzo di oggi, la Banca Centrale comincia a riassorbire parte dell'allentamento deciso nel 2025.

La reazione dei mercati alla vigilia della decisione era stata contenuta, segno che il rialzo era già largamente incorporato nelle quotazioni attuali. Poco prima dell'annuncio, il rendimento del Treasury decennale era sceso intorno al 4,95%, mentre l'S&P 500 era in aumento di circa lo 0,3%. L'attenzione degli investitori si è quindi spostata soprattutto sulle indicazioni relative alle prossime mosse della Fed e sulla conferenza stampa di Warsh.

I mercati hanno reagito con relativa calma all’annuncio di oggi: l’indice S&P 500 ha consolidato i guadagni registrati in precedenza, mentre i rendimenti dei Treasury restano vicini ai massimi. A livello azionario, l’indice S&P 500 è salito dello 0,4% e il Nasdaq ha guadagnato lo 0,7%, mentre il Dow Jones Industrial Average è rimasto invariato, ed i futures sul greggio Brent registrano un calo del 3% a 105,50 dollari al barile, anche questi molto vicini ai massimi dei giorni precedenti.


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Eh si… lo so che ora siamo tutti con gli occhi puntati su #Revolut, ma intanto in Italia succedono cose…

Attacco informatico a Comune di Prato. #cyberattack #databreach

Questa stava sfuggendo ma ho rimediato subito, discussione aperta sul forum per tenere traccia: internet-forum.it/d/5234-comun…

@informatica

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Attaccare i miliardari non convince gli elettori che servono ai Dem


Un rapporto ha testato tredici messaggi di populismo economico su 6.000 elettori: vince la promessa che il lavoro torni a pagare, perdono i toni contro miliardari e grandi aziende.

Il messaggio contro l'oligarchia e i miliardari, quello che una parte del Partito Democratico considera la chiave per riconquistare gli elettori della classe lavoratrice, è tra i meno efficaci con gli elettori che i democratici devono convincere per vincere le elezioni di metà mandato. Lo dice un rapporto della Rural Urban Bridge Initiative e del Center for Working-Class Politics, due organizzazioni che studiano il voto delle aree rurali e della classe lavoratrice americana, che ha messo alla prova tredici diversi messaggi di populismo economico su 6.000 elettori, con un campione aggiuntivo di 1.100 residenti nelle zone rurali.

L'esperimento funziona così: ogni intervistato vede prima un messaggio di attacco repubblicano, assegnato a caso tra due temi, la corruzione e gli sprechi del governo oppure l'immigrazione. Poi riceve tre messaggi democratici pescati a caso dai tredici disponibili e deve valutarne l'efficacia. I testi non sono inventati dai ricercatori, ma adattati da discorsi di politici veri e da manuali di consulenti elettorali.

Il messaggio che ha funzionato meglio è quello che gli autori chiamano "American Way", il modo americano. Dice che quasi tutti vogliono solo lavorare sodo, migliorare la propria condizione e dare ai figli una possibilità in più e che dovrebbero poterlo fare. Poi elenca il costo dell'affitto, della spesa e della sanità che cresce più in fretta degli stipendi, promette di abbassare quei costi, di far pagare alle grandi aziende la loro parte di tasse e di colpire la corruzione e chi manipola il sistema a proprio vantaggio. La chiusura è che il lavoro deve tornare a pagare, perché quello è il modo americano.

L'idea che l'impegno debba essere ricompensato tocca un valore di fondo della politica americana, la reciprocità, e ricorda la promessa che Bill Clinton ripeteva nella campagna del 1992: chi lavora sodo e rispetta le regole viene premiato. Il messaggio non nega che ci sia qualcuno che approfitta del sistema, incluse le imprese, ma non ne fa il centro del discorso.

La stessa promessa, riscritta in versione più aggressiva, perde consenso proprio dove ai democratici serve di più. I ricercatori hanno testato una variante di "American Way" che manteneva il tema della reciprocità ma indicava esplicitamente i ricchi e le grandi aziende come responsabili di un sistema truccato. Tra gli elettori democratici il risultato è leggermente migliore, ma il messaggio perde 25 punti tra i repubblicani, 16 tra chi vive nei piccoli centri e 20 tra gli indecisi del 2026.

Ancora peggio va il messaggio "Fighting Oligarchy", lotta all'oligarchia, ricalcato sulla retorica di politici come Abdul El-Sayed, Graham Platner e Alexandria Ocasio-Cortez. Il testo parla di "una manciata di miliardari e aspiranti oligarchi che stanno ristrutturando il nostro governo al servizio di un'unica agenda" e si chiude con l'invito a mettere le persone davanti all'oligarchia e a riprendersi il Paese.

Jarod Abbott, l'autore del rapporto, ha spiegato a Words in Searchlight che il problema non è uno solo. "Ci sono diverse correnti di persone della classe lavoratrice che si scontrano con le misure anti-aziendali e anti-miliardari troppo aggressive per motivi diversi. Alcuni aspirano a diventare milionari. Ad avere successo. Vogliono che le imprese possano prosperare. E sembra che tu stia dicendo che non lo vuoi." Sul linguaggio è stato ancora più diretto: "Molte di quelle parole suonano da attivista, non suonano normali a molte persone della classe lavoratrice."

Non significa che questi elettori difendano i miliardari. Molti vogliono che i ricchi paghino più tasse e si sentono spennati dalle grandi aziende. Semplicemente non sono convinti che prendersela con l'oligarchia renderà la loro vita più facile, in un anno in cui il costo della spesa e dei carburanti è tornato a salire.

Il messaggio peggiore di tutti è quello che i consulenti progressisti chiamano "race-class narrative", il racconto che unisce giustizia razziale e questione di classe. Nella versione testata, presa alla lettera dai materiali della società di consulenza ASO Communications, si legge che se i miliardari e i repubblicani riescono a convincerti che la colpa delle tue difficoltà è dei neri e dei nuovi immigrati, continueranno a farla franca. Rispetto ad "American Way" il messaggio va 42 punti peggio nell'insieme degli elettori, con i risultati più negativi tra i repubblicani, gli elettori di Trump recuperabili e chi era indeciso alle presidenziali.

Questo tipo di comunicazione era una parte importante della strategia democratica nel 2020, usata nelle campagne porta a porta in Michigan, North Carolina e Pennsylvania, poi ripresa nei discorsi di politici di primo piano, incluso l'allora presidente Joe Biden. Già allora diversi strateghi con esperienza negli Stati conservatori avevano avvertito che incorniciare ogni proposta economica in chiave razziale ne avrebbe ridotto l'appeal universale. Due politologi, Micah English e Josh Kalla, avevano pubblicato una ricerca che mostrava come mettere l'etnia al centro riducesse il sostegno a politiche come la sanità pubblica per tutti, la costruzione di case popolari e la depenalizzazione della marijuana.

La prova sul campo arriva a novembre. In Michigan si vota sia per il Senato, dove corre El-Sayed con la retorica dell'oligarchia, sia per il governatore, dove Jocelyn Benson usa toni molto più concilianti e parla di abbassare i costi, rendere la sanità accessibile a tutti, porre fine alla corruzione, far crescere l'economia e aumentare i salari. Secondo l'esperimento Benson dovrebbe andare meglio, ed è quello che dicono anche i sondaggi. Graham Platner, prima di ritirarsi dalla corsa in Maine, andava male tra gli elettori della classe lavoratrice nonostante una retorica anti-oligarchica molto spinta.

Abbott indica come populisti economici più efficaci di questo ciclo elettorale tre candidati alla Camera che sfidano deputati repubblicani uscenti: Rebecca Cooke in Wisconsin, Bob Brooks in Pennsylvania e Brian Poindexter in Ohio. Per vincere devono contemporaneamente mobilitare l'elettorato democratico e convincere gli elettori di Trump disposti a cambiare idea, la stessa doppia sfida che attraversa il partito, dalle aree rurali fino ai quartieri urbani dove i giovani elettori neri contestano la vecchia guardia.

Poindexter, sindacalista di una zona suburbana dell'Ohio, ha adottato quasi alla lettera il messaggio di "American Way": una bolletta della spesa o un premio sanitario che salgono colpiscono una famiglia che lavora molto più di quanto colpiscano un amministratore delegato o un politico al riparo da quei costi, mentre chi lavora dovrebbe potersi permettere di vivere con dignità, mantenere la famiglia e programmare il futuro.

Lo spazio per i democratici c'è. Un elettore di Trump su cinque dichiara oggi di essersi pentito del proprio voto. Ma solo il 37% degli elettori pensa che i democratici rappresentino meglio gli interessi della classe lavoratrice, appena sette punti in più dei repubblicani. È un vantaggio ridotto, considerando che i repubblicani hanno tagliato i buoni alimentari, ristretto l'accesso al programma sanitario per i meno abbienti e alzato i prezzi dei beni importati con i dazi.


Carne, grano e diesel: negli Stati Uniti torna l'allarme caro-spesa


Il grano e il mais hanno toccato questa settimana i prezzi più alti degli ultimi tre anni, dopo che le contemporanee guerre in Iran e in Ucraina hanno fatto rincarare il diesel necessario per far funzionare le mietitrici e trasportare i prodotti dai fornitori ai supermercati. Finora il caro-spesa negli Stati Uniti aveva colpito soprattutto alcune voci già costose, come carne bovina, caffè e cioccolato. Secondo un'analisi di Axios, però, le pressioni si stanno accumulando lungo l'intera filiera e la prossima ondata di rincari rischia di essere più pesante e più estesa.

Il conflitto con l'Iran ha sconvolto anche il mercato dei fertilizzanti, perché una quota rilevante della produzione mondiale transitava prima della guerra attraverso lo Stretto di Hormuz. Il maltempo ha ulteriormente ridotto le rese del mais, mentre la guerra tra Russia e Ucraina ha ridotto le esportazioni di grano. Gli effetti congiunti di questa situazione si stanno propagando lungo tutta la filiera: il grano è alla base di numerosi prodotti alimentari, mentre il mais è il principale mangime per gli animali. Il rincaro dei due cereali finisce quindi per riflettersi anche sui prezzi di carne, latticini e uova. E gli agricoltori non necessariamente ne beneficiano, perché devono sostenere a loro volta costi più elevati. Il presidente della National Corn Growers Association, l'associazione dei coltivatori di mais, ha detto ad Axios che quest'anno neppure la sua azienda riuscirà a chiudere in utile.

Eppure i rincari già in corso sono consistenti. Il caffè costa il 10,3% in più rispetto a un anno fa, i pomodori il 12,8%, gli arrosti di manzo il 13,5% e le mele l'11,1%. Nell'ultimo sondaggio Economist/YouGov, circa tre quarti degli intervistati affermano inoltre che i prezzi alimentari nella loro zona stanno continuando a salire. Gli analisti di J.P. Morgan, in un rapporto molto citato pubblicato a metà agosto, prevedono che l'inflazione alimentare globale possa raggiungere il 5% nella prima metà del 2027, quasi il doppio rispetto alla prima metà del 2026, perché gli effetti sui raccolti tendono a seguire i picchi delle temperature oceaniche con un ritardo compreso tra 6 e 12 mesi.

Stati Uniti · Caro-spesa

La prossima ondata di rincari sulla spesa americana parte dai campi

Le guerre in Iran e in Ucraina hanno fatto rincarare diesel e fertilizzanti, il maltempo ha ridotto le rese del mais: grano e mais sono ai prezzi più alti degli ultimi tre anni. Trump prova a raffreddare il costo della carne, ma la sua mossa copre il 2% dell’offerta interna.

Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026

Inflazione alimentare globale, proiezione J.P. Morgan

1° semestre 2026
2,8%

1° semestre 2027
5%

Il livello stimato per l’anno in corso
Quasi il doppio nel giro di un anno

Nel rapporto «Food Security is National Security» gli analisti della banca attribuiscono l’accelerazione a due fattori che si sommano: i fertilizzanti bloccati dalla guerra con l’Iran e un El Niño di forte intensità.

1
L’urto a monte

Tre shock arrivano insieme sui campi americani


Tocca ogni voce per aprire il dettaglio.

Grano e mais hanno toccato i prezzi più alti degli ultimi tre anni.

Il grano è alla base di gran parte dei prodotti alimentari, il mais è il principale mangime per gli animali: il rincaro si scarica quindi anche su carne, latticini e uova.

2
Allo scaffale

Quanto sono saliti i prezzi in un anno


Variazione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti. Tocca una voce per isolarla.

0%15%

Sondaggio Economist/YouGov

Tre americani su quattro dicono che i prezzi alimentari nella loro zona stanno continuando a salire.

3
La risposta politica

Trump apre alla carne estera e gli allevatori insorgono


Ogni quadratino vale l’1% dell’offerta interna di carne bovina.

2%
Le 300.000 tonnellate di carne macinata importate senza dazio valgono circa il 2% dell’offerta interna.

Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura equivalgono a poco più di quaranta giorni di consumo nazionale di macinato.

90 giorni
Durata dell’esenzione dai dazi, a partire dal 1° settembre.

−25%
Lo sconto sui prezzi di mercato promesso dagli esportatori esteri.

86,2 mln
I capi di bestiame al 1° gennaio: il numero più basso da 75 anni.

«I prezzi della carne sono troppo alti per una ragione semplice: le nostre mandrie sono troppo piccole».

Tom Cotton, su X. Nell’ultima settimana almeno 13 senatori repubblicani hanno contestato pubblicamente la decisione, e quattro associazioni di allevatori hanno scritto alla Casa Bianca per esprimere «profonda preoccupazione».

4
Il conto che deve ancora arrivare

Il clima colpisce i raccolti con mesi di ritardo


La catena che porta dal meteo allo scontrino.

Punto di partenza
Picco delle temperature oceaniche

Dopo 6-12 mesi
Rese dei raccolti in calo

Primo semestre 2027
Prezzi al consumo in salita

È il motivo per cui J.P. Morgan colloca il picco dei rincari nella prima metà del 2027.

Nemmeno gli agricoltori ne stanno traendo vantaggio, perché devono sostenere a loro volta costi più alti. Il presidente dell’associazione dei coltivatori di mais ha detto ad Axios che quest’anno neppure la sua azienda chiuderà in utile.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Axios, NPR e CNN; sondaggio Economist/YouGov; J.P. Morgan, «Food Security is National Security: A Compounding Storm»; dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Aggiornamento: 30 agosto 2026.

Trump abbassa i dazi sulla carne, gli allevatori insorgono


Sulla carne il presidente Donald Trump ha cercato di giocare d'anticipo, ma la mossa gli si sta ritorcendo contro. Venerdì 21 agosto ha annunciato la sospensione temporanea di alcuni dazi sulla carne bovina e un accordo, dai contorni ancora vaghi, in base al quale 300mila tonnellate di carne macinata importata dall'estero saranno vendute "il 25% sotto i prezzi di mercato attuali". Il provvedimento è diventato ufficiale mercoledì: l'esenzione durerà 90 giorni a partire dal 1° settembre e le 300mila tonnellate corrispondono a circa il 2% dell'offerta interna. L'obiettivo è anche politico: il costo della vita è uno dei temi sui quali Trump e il Partito Repubblicano sono maggiormente in difficoltà in vista delle elezioni di metà mandato, e aumentare l'offerta di carne è uno dei modi più rapidi per cercare di alleggerire la spesa dei consumatori.

Gli economisti interpellati da NPR ritengono però che l'effetto sui prezzi al dettaglio sarà modesto, perché il problema è strutturale. Dopo anni di siccità, il numero di capi di bestiame negli Stati Uniti, 86,2 milioni al 1° gennaio, è il più basso degli ultimi 75 anni, e il ritorno di un parassita carnivoro ha aggravato la situazione. L'annuncio ha comunque fatto scendere le quotazioni del bestiame, proprio ciò che gli allevatori temevano. I vertici di quattro associazioni del settore hanno scritto al presidente una lettera nella quale esprimono "profonda preoccupazione" per un piano che, a loro giudizio, svaluta il bestiame di loro proprietà e rischia di ostacolare la ricostituzione delle mandrie. Gli stessi allevatori avevano invece accolto favorevolmente i dazi del "Liberation Day" dell'anno scorso, che li proteggevano dalle importazioni a basso costo.

Le critiche si sono estese anche al Partito Repubblicano: nell’ultima settimana almeno 13 senatori hanno contestato pubblicamente la decisione. “I prezzi della carne sono troppo alti per una ragione semplice: le nostre mandrie sono troppo piccole”, ha scritto su X il senatore Tom Cotton, spiegando di aver già invitato il presidente a non procedere con quella che ha definito “un’azione sconsiderata” e di avergli chiesto di riconsiderarla. John Barrasso ha parlato invece di un mercato truccato contro i produttori americani, che "vogliono semplicemente un mercato equo". La Casa Bianca non ha specificato da quali Paesi esteri arriverà la carne e la Segretaria all'Agricoltura Brooke Rollins ha dichiarato ai giornalisti di non essere "parte di questo negoziato".

La carne diventa anche una bandiera politica


La carne è diventata nel frattempo anche un simbolo politico. Il Wall Street Journal racconta la trasformazione di Steak 'n Shake, catena di hamburger dell'Indiana con circa 400 locali, che dal 2025 ha abbracciato il patriottismo trumpiano e il movimento Make America Healthy Again del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.: enormi bandiere americane, patatine fritte nel grasso di manzo anziché nell'olio vegetale, Coca-Cola con zucchero di canna, carne di bovini allevati al pascolo, pagamenti in bitcoin e patatine gratis per chi arriva in Tesla.

L'azienda ha inoltre nominato "chief MAHA officer" Michael Boes, ex funzionario dell'Amministrazione Trump. In questo modo, le vendite a parità di locali sono cresciute del 13,8% nel trimestre concluso a giugno, ma sono aumentati anche i costi degli ingredienti e la catena ha ritoccato i prezzi verso l'alto.


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Domani a #Cagliari ci sarà il Festival della Sicurezza organizzato dalla Fondazione Vittorio Occorsio

La seconda edizione di una bellissima due giorni di panel estremamente di livello con ospiti speciali.

Una bella occasione per ritrovare tante care persone

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Newsom lascia il passo a Harris: se lei si candida nel 2028, lui non correrà


Il governatore della California ha detto alla CNN che una sfida con l'ex vicepresidente sarebbe un "regalo" per gli avversari. Ma Harris non ha ancora deciso se correre per la terza volta e dice per ora di essere concentrata sulle midterm.

Il governatore della California Gavin Newsom non si candiderà alla Casa Bianca nel 2028 se entrerà in corsa l'ex vicepresidente Kamala Harris. "Non mi candiderei se lei si candidasse", ha detto Newsom in un'intervista alla CNN, andata in onda lunedì sera e registrata in Montana durante una battuta di pesca a mosca con il giornalista Jake Tapper per la serie "Out of Office". Newsom, che non ha mai corso per la presidenza ed è da tempo indicato tra i possibili candidati democratici per il 2028, ha spiegato che uno scontro con Harris, anche lei democratica della California, sarebbe dal punto di vista elettorale "un regalo dal cielo per tutti gli altri".

"Se la godrebbero un mondo. Distruzione mutua assicurata. Non servirebbe a un bene superiore. Perché dovrei farlo, se non per servire un bene superiore? Non ci sarebbe alcun vantaggio", ha detto il governatore. Newsom ha riconosciuto che, in un'eventuale campagna elettorale, uno degli argomenti contro Harris potrebbe essere quello di ricordare che si è già candidata nel 2020 e nel 2024: "Sarebbe l'argomento da usare. Anche piuttosto buono, a dire il vero. È oggettivamente vero". Secondo Newsom, tuttavia, le due candidature si rivolgerebbero in larga parte allo stesso elettorato: il diagramma di Venn dei rispettivi sostenitori, ha affermato, "è una sovrapposizione totale". "Conosco la base dei suoi sostenitori, conosco i suoi amici", ha aggiunto. "Non farei una cosa del genere a quelle persone".

Harris non ha ancora deciso


Harris, che prima di entrare al Senato era stata Procuratrice Generale della California, non ha ancora annunciato se si ricandiderà nel 2028 e un suo portavoce ha declinato ogni commento. Ad aprile, durante la Convention della National Action Network del reverendo Al Sharpton a New York, aveva ammesso di starci "pensando". A luglio ha poi precisato di "non aver preso una decisione" e di essere per ora concentrata sulle elezioni di metà mandato di novembre.

Una rilevazione di Noble Predictive Insights, condotta tra l'1 e il 4 giugno su 1.013 elettori democratici, indicava Harris al 27% e Newsom al 14%. Si tratta, tuttavia, di una fotografia molto anticipata di una competizione in cui nessuno dei due ha ancora formalizzato una candidatura.

Il 2028 passa anche dal South Carolina


Il secondo e ultimo mandato di Newsom come governatore della California terminerà nel gennaio 2027, mentre si sta ampliando un'inchiesta federale che riguarda, tra l'altro, i finanziamenti utilizzati per alcuni suoi viaggi. Nel 2025 Newsom aveva detto a CBS News che avrebbe valutato seriamente una candidatura presidenziale dopo le elezioni di metà mandato del 2026.

Il 3 e 4 settembre Newsom è poi tornato in South Carolina, dove ha riconosciuto che anche le prospettive di una possibile candidatura per le primarie democratiche del 2028 avevano un peso nella sua visita. Il calendario approvato di recente dal Comitato Nazionale Democratico assegna proprio al South Carolina, il 22 gennaio 2028, il primo appuntamento delle primarie presidenziali del Partito, seguito da Nevada e New Hampshire.


L'inchiesta federale su Newsom si allarga: nel mirino viaggi, donatori e collaboratori


Una procura federale sta conducendo un'indagine penale sui viaggi all'estero di Gavin Newsom, governatore democratico della California, e sulle modalità con cui questi sono stati finanziati. Il San Francisco Standard ha visionato alcune subpoena emesse all'inizio di settembre, cioè ordini che impongono di consegnare documenti o rendere testimonianza. Nei documenti si chiede di fornire sei anni di documentazione della California State Protocol Foundation, l'organizzazione no profit che contribuisce a finanziare le missioni internazionali del governatore, oltre alle comunicazioni con una cerchia di attuali ed ex collaboratori di Newsom.

È il quadro più preciso emerso finora dell'indagine di cui lo stesso Newsom aveva rivelato l'esistenza a giugno, spiegando che riguardava lui e la moglie Jennifer Siebel Newsom. "I documenti richiesti con questa subpoena servono a un'indagine penale pendente nell'Eastern District of California", si legge in uno degli atti, firmato dal sostituto procuratore federale Michael D. Anderson. L'Eastern District è il distretto giudiziario federale che comprende Sacramento, la capitale dello Stato. Il materiale raccolto sarà presentato a un gran giurì, il collegio di cittadini che esamina prove e testimonianze e valuta se esistano elementi sufficienti per un'incriminazione. Finora non è stata formulata alcuna accusa.

Una delle subpoena chiede di ottenere la corrispondenza e le ricevute della Fondazione, comprese le informazioni su donatori e raccolte fondi, i documenti relativi ai viaggi del governatore e alla sua partecipazione a eventi internazionali e quelli riguardanti denaro destinato alla residenza, al mantenimento o alle spese personali di Newsom. La Fondazione è nata nel 2001, durante il mandato del precedente governatore Gray Davis, e da oltre vent'anni contribuisce a pagare le missioni ufficiali dei governatori della California attraverso donazioni private, anziché fondi pubblici.

Negli anni ha ricevuto denaro da tribù native americane e da aziende di primo piano come Uber, Amazon e Kaiser Permanente. Un portavoce ha detto di non poter commentare né confermare l'esistenza dell'indagine e ha ricordato che l'ente "ha sostenuto con orgoglio Amministrazioni sia repubblicane sia democratiche".

Dal 2019 Newsom ha indirizzato alla Fondazione oltre 7,5 milioni di dollari, secondo un'analisi dei registri statali condotta dallo Standard. Si tratta di behested payments, cioè donazioni sollecitate da un eletto per finalità istituzionali o benefiche: a differenza dei contributi elettorali, non sono soggette a limiti, ma in California devono essere dichiarate quando un singolo donatore raggiunge i 5.000 dollari in un anno. Circa 5,1 milioni sono arrivati da due Fondazioni che avevano coperto le spese per le cerimonie di insediamento di Newsom nel 2019 e nel 2023. È comunque una quota più bassa dei circa 349 milioni di dollari che il governatore ha fatto confluire verso diverse organizzazioni dal 2019 a oggi.

Le info richieste a collaboratori e persone vicine a Newsom


Tra le persone delle quali gli investigatori chiedono maggiori informazioni c'è Rebecca Prowda, capo del protocollo del governatore, responsabile dell'organizzazione dei suoi viaggi all'estero e moglie del sindaco di San Francisco Daniel Lurie. Nell'elenco compaiono anche quattro membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione: Steve Kawa, che la guidava ancora nel novembre 2025 ed è stato capo di gabinetto di Newsom e dell'ex sindaco di San Francisco Ed Lee, Jim DeBoo, già segretario esecutivo del governatore, Jason Elliott, suo ex vicecapo di gabinetto e Matina Kolokotronis, direttrice operativa dei Sacramento Kings, la squadra di basket della capitale californiana.

Kolokotronis sedeva anche nel consiglio della Fondazione che finanziò l'insediamento del 2019, mentre DeBoo dirigeva quella che coprì le spese della cerimonia del 2023. Nella lista figurano inoltre Siebel Newsom e Tom Willis, legale della campagna del governatore e consigliere del California Partners Project, l'organizzazione per la parità di genere fondata dalla moglie di Newsom. Dal 2020 il governatore le ha indirizzato oltre 5 milioni di dollari.

Secondo quanto riportato a giugno da Politico, proprio questi versamenti sarebbero al centro di un separato filone d'indagine nato dalla segnalazione di un informatore. La presenza di un nome in una subpoena non significa però che quella persona sia indagata né che le autorità le attribuiscano un illecito. Gli atti non indicano alcun reato specifico, anche se, secondo lo Standard, il loro contenuto potrebbe suggerire verifiche su possibili regali impropri o traffico di influenze.

Newsom parla di vendetta politica


Le subpoena arrivano poco dopo una lettera della Federal Election Commission, l'agenzia federale che vigila sul finanziamento della politica, indirizzata a Campaign for Democracy, il comitato politico di Newsom. La commissione ha chiesto chiarimenti su come siano stati finanziati i recenti viaggi del governatore negli Stati del Sud, tra cui Alabama e South Carolina, compiuti per sostenere i democratici, senza tuttavia contestare alcuna violazione.

L'attenzione dei procuratori, comunque, non è nuova. A giugno una fonte del Dipartimento di Giustizia aveva detto a Politico che Newsom e alcune persone a lui vicine erano sotto indagine da oltre un anno. Secondo CalMatters, inoltre, il filone riguardante l'ex capa di gabinetto Dana Williamson, che in seguito si è dichiarata colpevole di frode, era stato aperto durante l'Amministrazione Biden. La procura dell'Eastern District, guidata da Eric Grant, nominato nell'agosto 2025 dall'allora Procuratrice Generale Pam Bondi, non ha risposto alle richieste di commento dello Standard. L'agente dell'FBI Austin Harper, il cui nome compare in una delle subpoena, ha a sua volta rifiutato di commentare.

L'ufficio del governatore definisce l'indagine infondata. "Il governatore Newsom ha sfidato il re e, come aveva avvertito a giugno, il tiranno ora se la prende con tutti quelli che gli stanno intorno. È quello che Donald Trump fa ai suoi nemici: prima indaga, poi va a caccia di un reato che non esiste", si legge in una dichiarazione. Già a giugno, annunciando l'esistenza dell'indagine in un video, Newsom aveva sostenuto che il presidente lo stesse prendendo di mira perché lui stava valutando una candidatura alla Casa Bianca. Il Aipartimento di Giustizia nega invece che le sue indagini siano motivate politicamente.


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Das Motto des Kids Act: Jeder gilt als minderjährig – bis er das Gegenteil beweist.

Drüben bei "Phoenix der Tag" habe ich über die von der EU-Kommission geplanten Alterskontrollen gesprochen.

(5:47 min)

zdf.de/play/magazine/phoenix-c…

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Die Pläne der EU-Kommission für Alterskontrollen im Internet zeigen für mich vor allem eins: Wie wenig sie den Alltag von Familien in Zeiten des Überwachungskapitalismus wirklich kennt.

netzpolitik.org/2026/eu-kids-a…

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L'affluenza alle primarie Dem per il Senato è cresciuta in 26 stati su 30


Secondo il Washington Sun l'aumento mediano rispetto alle primarie precedenti è del 45 per cento. In Maine i voti sono quasi quadruplicati, in Texas più che raddoppiati. In calo Florida e Kansas.

La stagione delle primarie si è appena conclusa e l'affluenza alle primarie democratiche per il Senato è aumentata in 26 dei 30 stati presi in esame da un'analisi del Washington Sun, rispetto alle primarie precedenti del 2022 o del 2024. In cinque stati i voti sono più che raddoppiati e in altri nove sono cresciuti di oltre il 50 per cento. L'aumento mediano, cioè quello dello stato che sta a metà della classifica, è di circa il 45 per cento, una cifra che secondo gli analisti dimostra una tendenza nazionale e non una somma di casi isolati.

Il giornale ha confrontato l'affluenza alle 30 primarie democratiche per il Senato di quest'anno, cioè le elezioni interne con cui il partito sceglie il candidato da presentare a novembre, con quella delle ultime primarie democratiche per il Senato tenute nello stesso stato nel 2024 o nel 2022. Sono rimasti fuori dal conteggio cinque stati. Il Delaware e il South Dakota nel 2022 avevano annullato le primarie democratiche, la Virginia le ha annullate quest'anno, l'Alaska non ha primarie di partito e la Louisiana le ha introdotte solo quest'anno.

Il Maine ha registrato l'aumento più grande, con i voti quasi quadruplicati da circa 55.000 nelle primarie del 2024 a 216.000 quest'anno. Il salto in sé non sorprende, perché nel 2024 la sfida non era competitiva mentre quest'anno la primaria è stata una battaglia aspra tra Graham Platner e la governatrice Janet Mills. Aumenti molto grandi ci sono stati però anche in Texas, dove i voti sono cresciuti del 140 per cento, in Rhode Island (117 per cento), Minnesota (116 per cento) e South Carolina (113 per cento). La crescita ha riguardato sia stati repubblicani sia stati democratici e ha incluso alcuni dei principali campi di battaglia delle elezioni di novembre, come Iowa, Ohio e North Carolina.

"Non è che ci sia stato uno stato ogni tanto con questa ondata di entusiasmo", ha detto al Washington Sun John Couvillon, sondaggista repubblicano che segue i dati sull'affluenza in tutto il paese. "Succede con una regolarità e una frequenza tali che non si può negare".

Le primarie democratiche per il Senato di quest'anno sono state le più combattute degli ultimi anni. In stati come Michigan, Minnesota, Texas e Iowa l'ala progressista si è scontrata con quella più vicina ai vertici del partito. Quelle sfide hanno attirato milioni di dollari di spesa e grande attenzione dei media e, secondo gli strateghi, hanno molto probabilmente contribuito all'aumento dell'affluenza. Una parte dei repubblicani sostiene invece che la competizione interna sia il segno di un partito diviso e un cattivo presagio per i democratici in vista di novembre. "I Democratic Socialists of America hanno alterato l'affluenza alle primarie democratiche", ha detto Bernadette Breslin, portavoce del National Republican Senatorial Committee, l'organo del Partito Repubblicano che coordina le campagne per il Senato, riferendosi all'organizzazione della sinistra socialista americana.

In North Carolina la primaria è stata quasi una formalità, con l'ex governatore Roy Cooper favorito in modo schiacciante, eppure i voti sono cresciuti del 34 per cento rispetto al 2022. In Ohio l'affluenza è salita del 55 per cento rispetto al 2024, anche se l'ex senatore democratico Sherrod Brown correva da grande favorito. Sono due segnali che l'aumento non dipende solo dalle sfide più combattute.

In Florida l'affluenza democratica è invece scesa del 18 per cento nonostante una primaria competitiva. Nell'era Trump i democratici hanno subito sconfitte pesanti in quello che un tempo era uno stato in bilico e i repubblicani hanno guadagnato molto terreno nelle registrazioni degli elettori, cioè nelle iscrizioni alle liste elettorali con cui negli Stati Uniti si dichiara anche il partito di riferimento, trasformando lo stato in una roccaforte conservatrice. Anche in Kansas, dove quest'anno la corsa per il Senato è competitiva, i voti sono diminuiti, ma il confronto è falsato dal 2022, quando le primarie si tennero lo stesso giorno del referendum su un emendamento costituzionale sull'aborto, che aveva gonfiato l'affluenza.

Un aumento della partecipazione non è raro per il partito che ha perso le presidenziali. Nel 2018, durante la prima presidenza Trump, i democratici avevano già visto crescere l'affluenza in molte primarie. Gli strateghi democratici si dicono comunque incoraggiati, soprattutto dopo quella che molti di loro considerano una reazione fiacca alla vittoria del presidente nel 2024. "Quello che si è visto negli ultimi tre o quattro mesi è quella risposta arrivata in ritardo", ha detto al Washington Sun Guy Cecil, ex direttore esecutivo del Democratic Senatorial Campaign Committee, l'organo del Partito Democratico che coordina le campagne per il Senato. "Più democratici che vanno a votare, più democratici che fanno volontariato, più democratici che partecipano al processo".

Gli stessi strateghi riconoscono che un'affluenza alta alle primarie non garantisce la vittoria alle elezioni generali. Sostengono però che un aumento così uniforme sia un buon indicatore dell'entusiasmo degli elettori e che a novembre potrebbe valere qualche punto percentuale in più per i candidati democratici. "Se si guarda all'affluenza alle primarie e la si combina con i risultati delle elezioni speciali e con un divario crescente nel generic ballot, tutti questi elementi indicano un vantaggio significativo di affluenza per i democratici", ha detto Cecil. Il generic ballot è il sondaggio in cui si chiede agli elettori quale partito voterebbero per il Congresso, senza indicare i nomi dei candidati. Le elezioni speciali sono quelle convocate per coprire un seggio rimasto vacante prima della scadenza naturale.

Couvillon ha aggiunto che, secondo il suo monitoraggio, quest'anno in Wisconsin, Texas, North Carolina, Georgia, Pennsylvania, Michigan e New Hampshire hanno votato alle primarie più democratici che repubblicani. Per il suo partito, ha detto, è un segnale d'allarme. "A meno di trovarsi in un distretto in cui Trump ha preso almeno il 55 per cento, non credo che un candidato o un eletto repubblicano possa sentirsi del tutto al sicuro". Il motivo, ha spiegato, è la somma di tre fattori: "alcuni elettori repubblicani che defezionano, gli indipendenti che mostrano una preferenza per i democratici e, naturalmente, un entusiasmo democratico elevato".


Quanto possono ancora andare a sinistra i Dem americani


Nelle primarie per il Senato in Florida, Maine, Michigan e Minnesota i candidati dell'ala sinistra del Partito Democratico hanno battuto i centristi sostenuti dai vertici del partito. È il segnale più evidente di un malcontento che attraversa la base democratica: secondo un'analisi dell'Economist, gli elettori democratici sono arrabbiati con i propri leader quasi quanto lo sono con il presidente. Tre democratici su cinque dicono di volere una nuova leadership.

Il caso del Texas mostra bene questo clima. Lo scorso anno Kendall Scudder, 36 anni, cresciuto in una fattoria del Texas orientale, si è candidato alla guida del partito democratico statale in una corsa a sette e ha vinto a sorpresa contro i candidati dei grandi finanziatori e dei consulenti. Scudder descrive la sua politica come populista-progressista, una battaglia della gente comune contro le grandi aziende e i miliardari. Ha partecipato a quattro eventi in Texas con Bernie Sanders, il senatore socialista-democratico, e accusa i dirigenti di Washington come Chuck Schumer, il democratico più alto in grado al Senato, di pensare solo a preservare lo status quo.

Scudder non è iscritto ai Democratic Socialists of America (DSA), l'organizzazione socialista la cui crescita quest'estate ha spaventato i centristi rimasti nel partito. I DSA sono un gruppo autonomo, con un proprio programma e propri iscritti, fino a poco tempo fa poco noto fuori da New York. Sanno che presentarsi come terzo partito significherebbe perdere, per questo candidano i propri esponenti nelle primarie democratiche e cercano di spostare il partito dall'interno. Sono però solo una delle espressioni di un fenomeno più ampio: il desiderio degli elettori democratici di qualcosa di nuovo.

Non è stata una vittoria su tutta la linea. Francesca Hong, candidata dei DSA a governatrice del Wisconsin, ha perso le primarie democratiche ad agosto. Anche quando hanno perso, però, i candidati di sinistra sono spesso arrivati vicini alla vittoria, rafforzando l'idea di essere più competitivi che mai.

Amelia Malpas, dottoranda in scienze politiche a Harvard, studia i deputati eletti con il sostegno dei gruppi di attivisti di sinistra. Tra il 2018 e il 2024 ne sono entrati alla Camera 20, su un gruppo democratico di oltre 200 membri. Dopo novembre dovrebbero arrivarne almeno altri nove, il gruppo più numeroso di sempre, e cinque di loro sono iscritti ai DSA. Quasi tutti hanno vinto in collegi sicuri per i democratici, come Detroit, New York e Philadelphia. Jaime Harrison, moderato ed ex presidente del Democratic National Committee, l'organo nazionale che guida il partito, ridimensiona il fenomeno: secondo lui la maggioranza alla Camera e al Senato si conquista nei collegi in bilico, non a New York.

I casi di candidati di sinistra arrivati a una sfida competitiva contro i repubblicani sono pochi. Il più importante è Abdul El-Sayed, candidato al Senato in Michigan, che si definisce capitalista ma viene dal mondo dell'attivismo di sinistra. Gli pesa il legame iniziale con Hasan Piker, uno streamer noto per i contenuti provocatori. L'altro è William Lawrence nel settimo distretto del Michigan, vinto di poco dal presidente nel 2024. Lawrence, attivista per il clima e organizzatore di inquilini, ha battuto alle primarie due centristi, tra cui un ex Navy SEAL sostenuto dalla senatrice democratica Elissa Slotkin, che lui ha definito "guerrafondaia" per il suo sostegno a Israele. Anni fa aveva subito una condanna per un reato grave, poi cancellata, per essersi incatenato a dei macchinari durante una protesta contro un oleodotto. Al centro della sua campagna c'è l'opposizione ai data center.

Il modello dell'Economist dà a El-Sayed il 63 per cento di probabilità di vincere contro il repubblicano Mike Rogers e a Lawrence il 60 per cento. Questo succede anche perché l'impopolarità del presidente pesa più dei soliti svantaggi che accompagnano le posizioni ideologiche più radicali. Se El-Sayed vincesse, però, la sinistra lo leggerebbe non come una conseguenza dell'impopolarità di Trump, ma come la prova che i populisti di sinistra possono vincere anche negli stati in bilico.

Alle midterm di novembre i democratici partono in vantaggio. Probabilmente conquisteranno la Camera e il modello dell'Economist dà loro il 50 per cento di probabilità di prendere anche il Senato. Per riuscirci dovrebbero però vincere seggi in stati dove il presidente ha vinto nel 2024, in alcuni casi con più di dieci punti di scarto. Se il Senato è in gioco è per l'impopolarità di Trump e per la qualità dei candidati democratici in stati come Alaska, Iowa e North Carolina, dove corrono moderati esperti. Se i democratici riconquisteranno il Senato, quindi, sarà grazie ai moderati, mentre gran parte dell'entusiasmo del partito è a sinistra.

La principale preoccupazione dei centristi è che i DSA danneggino l'immagine del partito. Il comitato repubblicano per le elezioni alla Camera chiama Lawrence "criminale socialista", mentre i repubblicani hanno ribattezzato i futuri deputati dei DSA "commie caucus", il gruppo dei comunisti. Dopo che un iscritto ai DSA ha vinto le primarie per il Senato in Florida, il candidato democratico a governatore dello stesso stato si è sentito obbligato a ripetere in televisione: "Rifiuto il socialismo. Rifiuto i DSA. Sono un capitalista".

La sinistra potrebbe anche rendere più difficile governare. L'Economist ricorda il Tea Party, il movimento di base conservatore che scosse l'establishment repubblicano e anticipò l'ascesa di Trump: nel 2010 elesse 40 deputati, che provocarono la chiusura del governo federale per mancata approvazione del bilancio, minacciarono l'insolvenza sul debito pubblico e resero la vita difficile allo speaker repubblicano. Con una maggioranza stretta, la sinistra democratica potrebbe complicare i voti sul bilancio chiedendo di eliminare gli aiuti a Israele o di togliere i fondi all'ICE, l'agenzia federale che si occupa dell'immigrazione. Chris Rabb, iscritto ai DSA e probabile futuro deputato di Philadelphia, ha detto all'Economist che la sua priorità sarà chiedere conto a qualunque speaker democratico sulla base degli interessi e delle priorità del suo gruppo.

Third Way, un centro studi di centrosinistra, sta raccogliendo materiale imbarazzante sui DSA nell'ambito di un piano da 15 milioni di dollari per screditarli. Jared Moskowitz, deputato della Florida che ha respinto lo sfidante dei DSA alle primarie, ha definito il gruppo "antiamericano nel profondo" e ha messo in dubbio che i suoi parlamentari debbano avere accesso alle informazioni riservate. Rahm Emanuel, ex collaboratore di Bill Clinton e Barack Obama alla Casa Bianca e probabile candidato alla presidenza, vuole che i DSA smettano di partecipare alle primarie democratiche.

Il malcontento degli elettori però resterebbe anche se El-Sayed perdesse o se i DSA venissero messi ai margini. Tre dei deputati uscenti sconfitti dai DSA quest'estate avevano tra i 69 e i 71 anni, mentre gli sfidanti erano della generazione Z o millennial. Gli elettori democratici vogliono un ricambio generazionale, anche perché sono furiosi per come è finita la ricandidatura di Joe Biden. I sondaggi mostrano che i democratici sono più motivati a votare dei repubblicani ma anche più insoddisfatti del proprio partito. Quando gli elettori smettono di fidarsi dei leader, smettono anche di seguirne le indicazioni: i candidati preferiti da Schumer nelle primarie per il Senato in Maine, Michigan e Minnesota hanno perso tutti.

Negli ultimi vent'anni l'elettorato democratico è diventato più progressista. I millennial, cresciuti durante la crisi finanziaria, si portano verso i quarant'anni i propri dubbi sul capitalismo e le proprie idee progressiste sui temi sociali. Dal 2010 la quota di democratici che si definiscono "liberal" o "molto liberal", che negli Stati Uniti significa di sinistra, è salita di 15 punti fino al 55 per cento. Due democratici su tre hanno un'opinione positiva del socialismo, 16 punti in più rispetto al passato. Anche su Israele il partito si è spostato: sette democratici su dieci sono contrari a inviare aiuti economici o militari. Due dei candidati dei DSA che hanno vinto le primarie per la Camera quest'estate, Melat Kiros a Denver e Darializa Avila Chevalier a New York, si sono fatti conoscere come attivisti filopalestinesi.

Patrick Ruffini, sondaggista repubblicano, ha spiegato all'Economist che alcune proposte economiche socialiste sono piuttosto popolari: aumentare il salario minimo, fissare un tetto ai prezzi dei farmaci e agli affitti, tassare i ricchi e garantire l'assistenza sanitaria universale. Il problema è che vengono presentate insieme a posizioni sociali estreme e sotto l'etichetta del socialismo, un peso che si fa sentire soprattutto negli stati in bilico che decidono le presidenziali. Secondo Ruffini, se i democratici vinceranno nettamente le midterm, la sinistra potrebbe dimenticare le lezioni della sconfitta del 2024: che l'economia conta più di tutto e che le posizioni di sinistra sui temi sociali non pagano alle elezioni generali. Più di metà degli americani pensa che i democratici siano troppo a sinistra.

Gli esponenti più accorti dei DSA sembrano averlo capito. Zohran Mamdani, sindaco di New York, parla continuamente del costo della vita e ha rinnegato il suo vecchio sostegno al taglio dei fondi alla polizia. Alexandria Ocasio-Cortez, deputata di New York, oggi dice che la prima stagione del "woke" era una follia. Se si candiderà alla presidenza o se sfiderà Schumer per il suo seggio al Senato è una delle domande più importanti della politica democratica. Anche se partecipasse alle primarie presidenziali e perdesse, la sua sola presenza potrebbe spostare a sinistra il resto dei candidati.

Le primarie per il 2028 sono vicine: i primi candidati potrebbero annunciarsi già a dicembre. Per i centristi la sfida è raccogliere la rabbia degli elettori e proporre idee ambiziose. Secondo lo stratega democratico Jesse Lehrich, la difesa delle regole e delle istituzioni, la loro risposta abituale negli anni di Trump, non basta più: i moderati devono proporre una visione di rottura, anche senza abolire le assicurazioni sanitarie private o l'ICE. Alcuni ci stanno provando. Pete Buttigieg, segretario ai Trasporti con Biden, vuole abolire il collegio elettorale, il sistema indiretto con cui gli stati eleggono il presidente, e ampliare la Corte Suprema. Il senatore della Georgia Jon Ossoff parla di lotta alla corruzione nel governo. Il governatore della California Gavin Newsom vuole che lo stato federale entri nel capitale delle aziende di intelligenza artificiale. Emanuel propone limiti di età per i politici e il divieto dei social media per i bambini.

Nel 2020 era già successo qualcosa di simile. Dopo il ritiro dalle primarie, Sanders creò con Biden una commissione per l'unità del partito, le cui raccomandazioni guidarono i quattro anni successivi: Biden governò come il presidente più a sinistra sull'economia da decenni. Oggi molti democratici dicono già cose simili su monopoli, aumenti speculativi dei prezzi, salario minimo, sanità e tasse sui miliardari. David Sirota, ex autore dei discorsi di Sanders, prevede che alle primarie del 2028 ci saranno tre tipi di candidati: quello apertamente contro i DSA, quello di sinistra senza compromessi e quello vicino alla sinistra ma accettabile per i vertici del partito. Se quest'ultimo farà proprie le idee populiste, secondo Sirota, avrà vinto la corrente populista anche se si definirà moderato.


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Legge elettorale, Rifondazione Comunista scrive al Presidente della Repubblica home.rifondazione.eu/2026/09/1… #Istituzioni-Giustizia #ComunicatiStampa #EntiLocali

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A Cagliari il Festival della Sicurezza. Il gen. Carta (Fondazione Occorsio): “Analizziamo la crisi dell’ordine mondiale”


@Politica interna, europea e internazionale
Il 18 e 19 settembre Cagliari ospita la seconda edizione del Festival della Sicurezza, promosso dalla Fondazione Vittorio Occorsio. Quest’anno la rassegna si focalizzerà in particolare sul tema della sicurezza internazionale.

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Java 27: G1 diventa il garbage collector di default ovunque, debutta il TLS post-quantistico ibrido
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Java 27: G1 diventa il garbage collector di default ovunque, debutta il TLS post-quantistico ibrido


Java 27 è arrivato, e cambia due default che riguardano tutti


Il 15 settembre 2026 Oracle ha rilasciato Java 27 (JDK 27), la nuova release a cadenza semestrale del linguaggio. Come spesso accade con le versioni “dispari” del ciclo a sei mesi, non è la release con il maggior numero di feature preview eclatanti, ma introduce due cambiamenti strutturali che meritano attenzione da parte di chi gestisce applicazioni Java in produzione: il garbage collector G1 diventa il default in ogni ambiente, e arriva il supporto nativo a scambi di chiavi TLS 1.3 resistenti al calcolo quantistico. Sono esattamente il tipo di cambiamenti “silenziosi” che possono modificare il comportamento di un’applicazione senza che una sola riga di codice venga toccata.

JEP 523: G1 diventa il garbage collector di default ovunque


Da JDK 9, G1 (Garbage-First) è il collector di default negli ambienti “server”, mentre le JVM avviate in configurazioni più leggere o vincolate in termini di risorse ricadevano sul Serial Collector, storicamente più economico in termini di footprint di memoria e tempo di avvio ma limitato a un singolo thread di collezione.

Con JEP 523, questa distinzione sparisce: G1 diventa il default in tutti gli ambienti, incluse le configurazioni precedentemente riservate a Serial. La motivazione tecnica dichiarata dal team OpenJDK è che il lavoro di ottimizzazione degli ultimi anni ha reso G1 “competitivo con Serial a qualsiasi dimensione di heap”, con throughput, latenza, footprint di memoria e tempo di startup comparabili anche sui carichi più piccoli — lo scenario in cui Serial aveva storicamente il vantaggio più netto.

Per chi amministra JVM in produzione, questo significa in pratica:

  • Se non specificate esplicitamente un collector con -XX:+UseSerialGC, -XX:+UseParallelGC o -XX:+UseZGC, dopo l’upgrade a Java 27 la vostra applicazione userà G1 anche in scenari dove prima girava su Serial — ad esempio container con limiti di memoria molto stretti o microservizi con heap ridotti.
  • G1 introduce collezione a più thread e fasi concorrenti che Serial non ha: aspettatevi un pattern di utilizzo CPU leggermente diverso durante i cicli di garbage collection, specialmente su ambienti con pochi core disponibili.
  • Se avete pipeline di test delle performance o SLA di latenza stretti su servizi con footprint minimo (ad esempio funzioni serverless o batch job short-lived), vale la pena ripetere un benchmark mirato prima di fare l’upgrade in produzione, anche se il team OpenJDK dichiara di non aver osservato regressioni significative.
  • Per tornare al comportamento precedente è sufficiente il flag esplicito -XX:+UseSerialGC in fase di avvio della JVM: nessuna riscrittura di codice necessaria.

Va inoltre ricordato che da JDK 24 le Compact Object Headers (JEP 450, poi consolidate) sono considerate stabili e restano attive di default anche in Java 27: l’header degli oggetti passa da 96 a 64 bit su architetture a 64 bit, con benefici diretti su densità di deployment, località dei dati in cache e footprint complessivo dell’heap. Combinato con G1 come default universale, il risultato netto è una JVM pensata per comportarsi in modo più uniforme sia su un server con centinaia di GB di heap sia su un container Kubernetes con 256 MB di limite.

JEP 527: scambio di chiavi TLS 1.3 ibrido e resistente al quantum computing


La seconda novità di rilievo riguarda la sicurezza delle comunicazioni. JEP 527 introduce nelle API javax.net.ssl il supporto a schemi di scambio di chiavi ibridi per TLS 1.3, che combinano un algoritmo classico basato su curve ellittiche con un algoritmo post-quantistico basato su reticoli (ML-KEM, standardizzato da NIST).

La motivazione non è ipotetica: il problema noto come “harvest now, decrypt later” descrive una minaccia già attuale, in cui traffico cifrato oggi con algoritmi classici viene intercettato e archiviato da attori con risorse importanti, in attesa che un futuro computer quantistico sufficientemente potente permetta di decifrarlo retroattivamente. Per dati con un valore di confidenzialità che si estende su anni — cartelle cliniche, segreti industriali, comunicazioni governative — agire ora, prima che il quantum computing su scala sia disponibile, è l’unica strategia sensata.

Uno schema ibrido ha una proprietà rassicurante per chi deve fidarsi della crittografia oggi: rimane sicuro finché almeno uno dei due algoritmi componenti resiste, offrendo quindi il meglio di entrambi i mondi senza scommettere tutto sulla novità.

I tre gruppi supportati


JEP 527 introduce tre nuovi “named group” per TLS 1.3, ciascuno combinazione di ECDHE classico e ML-KEM:

  • X25519MLKEM768 — Curve25519 + ML-KEM-768
  • SecP256r1MLKEM768 — curva secp256r1 + ML-KEM-768
  • SecP384r1MLKEM1024 — curva secp384r1 + ML-KEM-1024, il livello di sicurezza più alto

L’ordine di preferenza di default della JVM diventa: X25519MLKEM768, x25519, secp256r1, secp384r1, secp521r1, x448, ffdhe2048, ffdhe3072, ffdhe4096, ffdhe6144, ffdhe8192. In altre parole, X25519MLKEM768 ha la priorità più alta: se sia client che server supportano TLS 1.3 su Java 27 senza configurazioni personalizzate, lo scambio di chiavi ibrido post-quantistico viene negoziato automaticamente, senza alcuna modifica al codice applicativo.

Come controllare o disabilitare il comportamento


Chi ha bisogno di un controllo più fine — ad esempio per motivi di compatibilità con sistemi legacy o per test di interoperabilità — può intervenire in due modi.

Via system property, per sovrascrivere globalmente l’elenco dei gruppi supportati:

-Djdk.tls.namedGroups="secp256r1,x25519"

Oppure programmaticamente, tramite SSLParameters, per un controllo puntuale sulla singola connessione:
SSLSocket tlsSock = (SSLSocket)(SSLContext.getDefault().
    getSocketFactory().createSocket());
SSLParameters params = tlsSock.getSSLParameters();
params.setNamedGroups(new String[] {
    "SecP256r1MLKEM768", "X25519MLKEM768", "secp256r1", "x25519"
});
tlsSock.setSSLParameters(params);

Un punto operativo da non sottovalutare: i messaggi TLS ClientHello che negoziano questi gruppi ibridi sono più grandi rispetto a quelli con solo curve ellittiche classiche, per via delle chiavi pubbliche ML-KEM più voluminose. Se avete middlebox, load balancer o proxy TLS datati che fanno parsing rigido dei pacchetti ClientHello, vale la pena verificarne il comportamento prima del rollout su larga scala — è un problema già osservato in altri ecosistemi (browser, OpenSSH) nella fase di adozione del PQC ibrido.

Altre novità degne di nota


  • JEP 533 — Structured Concurrency (settima preview): il modello che tratta gruppi di task correlati eseguiti su thread diversi come un’unica unità di lavoro continua la sua maturazione, riducendo i rischi di thread leak e semplificando cancellazione e gestione degli errori nei flussi concorrenti. Resta in preview, quindi da usare con il flag --enable-preview e non ancora adatta a codice di produzione stabile.
  • JEP 532 — Primitive Types in Patterns (quinta preview): estende il pattern matching ai tipi primitivi, avvicinando ulteriormente la maturazione di questa funzionalità.
  • JEP 537 — Vector API (dodicesimo incubator): continua il lungo percorso di incubazione delle API vettoriali per carichi di data analytics e inferenza AI, pensate per sfruttare le istruzioni SIMD della CPU.


Cosa significa per chi pianifica un upgrade


Nessuna delle due novità principali richiede modifiche al codice applicativo, ma entrambe cambiano comportamenti impliciti su cui molti team non hanno mai dovuto ragionare esplicitamente. Prima di un upgrade a Java 27 in produzione, ha senso:

  • Verificare quale garbage collector state effettivamente usando oggi (spesso implicito, mai impostato esplicitamente) e ripetere un test di carico rappresentativo dopo l’upgrade, specialmente su servizi con heap piccoli o vincoli di latenza stretti.
  • Testare l’interoperabilità TLS con eventuali componenti di rete intermedi (load balancer, WAF, proxy) prima di esporre servizi che useranno automaticamente lo scambio di chiavi ibrido.
  • Se la vostra organizzazione ha requisiti di conformità legati alla crittografia post-quantistica (settore finanziario, sanitario, pubblica amministrazione), Java 27 offre finalmente un percorso “out of the box” senza dover ricorrere a provider crittografici di terze parti.

Nel complesso, Java 27 conferma una tendenza già vista in altri runtime e protocolli (OpenSSH, i principali browser): la crittografia post-quantistica sta passando rapidamente da tema di ricerca a default silenzioso nelle piattaforme che usiamo ogni giorno. Vale la pena arrivarci preparati, piuttosto che scoprirlo il giorno dell’upgrade.

Fonte: Oracle Java Blog – The Arrival of Java 27, con approfondimenti da Phoronix e dalle specifiche ufficiali JEP 523 e JEP 527 su OpenJDK.org.


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Fatture generate dall’AI: dentro la campagna BEC da 1 milione di email (e come difendersi)
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Fatture generate dall’AI: dentro la campagna BEC da 1 milione di email (e come difendersi)


Il 3 agosto 2026 qualcosa di insolito ha iniziato ad attraversare i filtri antispam di centinaia di organizzazioni statunitensi: oltre un milione di email di richiesta pagamento, tutte diverse tra loro, tutte credibili, tutte generate in appena tre giorni. Non è la solita campagna di phishing a basso costo con errori grammaticali e loghi sgranati: secondo il report pubblicato dal Microsoft Threat Intelligence Center il 10 settembre 2026, dietro questa ondata di frodi BEC (Business Email Compromise) ci sono chiari indizi dell’uso di modelli linguistici generativi per scrivere, personalizzare e scalare l’inganno.

Per chi amministra infrastrutture di posta elettronica e sistemi di sicurezza, questa campagna è un caso di studio prezioso: mostra sia quanto l’AI stia alzando la qualità media degli attacchi di ingegneria sociale, sia quali segnali tecnici restano comunque rilevabili, se si sa dove guardare.

Anatomia della campagna


I ricercatori Microsoft hanno ricostruito una timeline precisa. Gli attaccanti hanno registrato domini “lookalike” — pensati per assomigliare a fornitori o partner legittimi — il 31 luglio 2026, pochi giorni prima del lancio operativo. Tra il 3 e il 5 agosto sono state distribuite oltre un milione di email, con l’87,7% dei destinatari concentrato negli Stati Uniti.

Il bersaglio era il personale degli uffici contabilità fornitori (accounts payable): le email si spacciavano per comunicazioni di dirigenti — CEO, CFO — che sollecitavano bonifici ACH da circa 50.000 dollari, corredati da fatture false con branding contraffatto (in diversi casi imitando ServiceNow) e sezioni “Fatturato a” personalizzate con il nome dell’azienda bersaglio.

Come si riconosce la mano dell’AI


Il dato più interessante per chi fa detection non è “che è stata usata l’AI”, ma come lo si vede. Microsoft ha individuato pattern strutturali tipici della generazione automatica di contenuti:

  • Commenti HTML estesi che descrivono le sezioni del messaggio, tipicamente residui del prompt o del template usato per generare il markup
  • Intestazioni di sezione tutte maiuscole e verbose, con commenti sullo stile eccessivamente dettagliati
  • Uso sistematico di trattini lunghi (em dash) e divisori a banner (====================)
  • Struttura a template coerente, con formattazione uniforme ma dettagli organizzativi variabili tra un’email e l’altra

In parallelo, gli attaccanti hanno anche costruito thread email interamente fittizi — conversazioni mai avvenute, presentate come inoltri — per dare l’impressione di uno scambio già in corso e abbassare la guardia del destinatario. Qui però l’AI lascia scoperture tecniche concrete: gli header di inoltro standard mancavano, il testo delle conversazioni precedenti era allineato a sinistra invece di essere formattato come citazione, e ricorrevano frasi innaturali come “no need to copy me” pensate per scoraggiare la verifica incrociata con altri colleghi.

Segnali da mettere nei playbook SOC


Riassumendo gli indicatori tecnici emersi dall’analisi, ecco cosa vale la pena monitorare attivamente:

  • Mismatch tra display name e indirizzo email del mittente (nome del dirigente, dominio esterno appena registrato)
  • Parole chiave finanziarie urgenti nell’oggetto (“due bill”, “ACH Payment”, “pagamento in sospeso”)
  • Header email mancanti o incoerenti in messaggi presentati come inoltri
  • Domini “lookalike” registrati nei giorni immediatamente precedenti l’invio massivo


Difese tecniche concrete


La prima linea di difesa resta l’autenticazione email correttamente configurata. Se il vostro dominio non ha ancora un record DMARC in modalità di enforcement, è il momento di sistemarlo:

; Esempio di record DMARC in modalità di quarantena progressiva
_dmarc.tuodominio.it. IN TXT "v=DMARC1; p=quarantine; pct=50; rua=mailto:dmarc-reports@tuodominio.it; ruf=mailto:dmarc-forensics@tuodominio.it; fo=1"

; SPF: elenca esplicitamente solo gli host autorizzati a inviare
tuodominio.it. IN TXT "v=spf1 include:spf.protection.outlook.com -all"

Su Microsoft 365, oltre a SPF/DKIM/DMARC, vanno attivate le funzionalità di Defender for Office 365 pensate proprio per questo scenario: lo Zero-hour Auto Purge (ZAP), che mette in quarantena retroattivamente i messaggi già recapitati quando emergono nuove informazioni di threat intelligence, e l’Automatic Attack Disruption, che contiene automaticamente attacchi in corso limitando l’impatto sull’organizzazione.

Per chi vuole aggiungere una regola di trasporto mirata a intercettare l’impersonificazione dei dirigenti, un buon punto di partenza in Exchange Online PowerShell è una regola che segnala i messaggi esterni il cui nome visualizzato coincide con quello di un dirigente interno:

New-TransportRule -Name "Flag possibile impersonificazione executive" `
  -HeaderContainsMessageHeader "From" `
  -HeaderContainsWords "Mario Rossi","Giulia Bianchi" `
  -SenderDomainIs "tuodominio.it" -ExceptIfSenderDomainIs "tuodominio.it" `
  -PrependSubject "[POSSIBILE IMPERSONIFICAZIONE] " `
  -Mode Enforce

Da ultimo, la parte umana del processo resta insostituibile: la verifica dei pagamenti ad alto valore va fatta fuori banda, ad esempio con una telefonata a un numero già noto (mai a un numero indicato nell’email stessa), e il personale amministrativo va addestrato periodicamente a riconoscere questi pattern — Microsoft mette a disposizione l’Attack Simulation Training in Defender for Office 365 proprio per esercitazioni realistiche su scenari di questo tipo.

Conclusione


Questa campagna conferma una tendenza che i team di sicurezza dovrebbero dare ormai per acquisita: l’AI generativa non introduce necessariamente nuove tecniche di attacco, ma innalza drasticamente la qualità e la scala di quelle esistenti, rendendo la BEC “tradizionale” più difficile da distinguere da una comunicazione legittima. La buona notizia è che gli stessi strumenti di detection basati su pattern e comportamento — autenticazione email, regole di trasporto mirate, ZAP, attack disruption — restano efficaci, a patto di tenerli configurati e aggiornati. La differenza, oggi più che mai, la fa la disciplina nella configurazione, non l’ennesimo layer di prodotto.

Fonte: Microsoft Security Blog, via Petri IT Knowledgebase


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✨ Bird Agent parla su Matrix e MQTT: Kaspersky svela NightEagle e Toy Ghouls, i nuovi cluster contro le aziende russe
#CyberSecurity
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Bird Agent parla su Matrix e MQTT: Kaspersky svela NightEagle e Toy Ghouls, i nuovi cluster contro le aziende russe


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Tre cluster, tre filosofie d’attacco, un solo bersaglio: le aziende russe. Un nuovo rapporto di Kaspersky mette in fila NightEagle, Hacking Cat e Toy Ghouls, gruppi che negli ultimi diciotto mesi hanno colpito server Exchange, controller di dominio e infrastrutture VMware con un arsenale che va dalle backdoor modulari ai wiper, fino a un dettaglio che ha attirato l’attenzione dei ricercatori più della crittografia usata: due dei tre gruppi hanno smesso di parlare con i classici server C2 e usano invece un broker MQTT commerciale e la messaggistica cifrata di Matrix per pilotare gli impianti. Un segnale di come il fronte offensivo contro la Federazione Russa si stia frammentando in attori sempre più specializzati, alcuni statali, altri ibridi tra hacktivismo e cybercrimine puro.

Il rapporto Kaspersky: tre cluster, tre agende diverse


Secondo l’analisi pubblicata dal team GReAT di Kaspersky, i tre cluster non condividono necessariamente un’unica regia, ma mostrano sovrapposizioni di strumenti e tecniche che suggeriscono uno scambio, quantomeno informale, di codice e competenze. Il quadro che emerge è quello di un ecosistema offensivo maturo: da un lato un attore di stampo più tradizionalmente cyberspionistico (NightEagle), dall’altro una costellazione di gruppi hacktivisti filo-ucraini con capacità distruttive crescenti (Hacking Cat, già raccontato su queste pagine con i suoi tool Gorilla RAT e Monkey Ransomware), e infine un gruppo a matrice finanziaria in rapida evoluzione tecnica (Toy Ghouls). Tutti e tre condividono lo stesso bersaglio primario: Microsoft Exchange e Active Directory, spina dorsale dell’IT enterprise russo.

NightEagle: cyberspionaggio via VPN compromesse


NightEagle (tracciato anche come APT-Q-95) è il cluster più vicino al profilo del cyberspionaggio classico. Attivo almeno dal 2023, il gruppo ottiene l’accesso iniziale attraverso credenziali VPN compromesse, spesso instradando il traffico attraverso Cloudflare WARP o provider europei per confondere l’attribuzione geografica. Una volta dentro, il tool principale è GhostContainer, una backdoor modulare per Microsoft Exchange capace di eseguire codice arbitrario e di reindirizzare il traffico creando un vero e proprio tunnel coperto sul server di posta compromesso. GhostContainer non nasce dal nulla: incorpora componenti open-source ben noti alla comunità difensiva, tra cui la web shell Neo-reGeorg e lo strumento di deserializzazione ysoserial, oltre a sfruttare la vulnerabilità CVE-2020-0688 per l’esecuzione di codice sul server di posta.

Per il movimento laterale, NightEagle si appoggia a Microsoft Dev Tunnels (un servizio legittimo di Microsoft, difficile da bloccare senza impattare workflow di sviluppo leciti) e al proxy rdp2tcp. Il salto di privilegio più rumoroso, e forse il dettaglio più sorprendente del rapporto, è il ricorso a CVE-2019-0708 — la storica BlueKeep — ancora efficace su segmenti di rete russi non aggiornati, combinato con attacchi DCSync contro Active Directory per esfiltrare hash di password direttamente dai controller di dominio. L’obiettivo finale non è la distruzione ma la persistenza silenziosa: mappare l’infrastruttura, raccogliere credenziali, restare inosservati il più a lungo possibile.

Toy Ghouls: da builder rubati a un backdoor che parla su Matrix


Se NightEagle rappresenta lo spionaggio paziente, Toy Ghouls (osservato anche sotto gli alias Bearlyfy, Laboo.boo e Feral Wolf) racconta una traiettoria opposta: quella di un gruppo a movente finanziario che, in appena un anno di attività, ha attraversato tre generazioni di malware. Kaspersky descrive un’evoluzione che parte dall’uso opportunistico di builder di ransomware trapelati online — le famiglie Babuk e LockBit, i cui codici sorgente circolano da anni sui forum criminali — passa per un ransomware personalizzato battezzato GenieLocker, e approda a luglio 2026 a Bird Agent, un impianto custom sviluppato internamente.

È qui che il rapporto diventa tecnicamente più interessante per chi si occupa di detection engineering. Bird Agent esiste in due varianti che condividono la logica ma cambiano canale di comando e controllo: mqtt-bird-agent usa come broker il servizio commerciale HiveMQ, mentre matrix-bird-agent instrada i comandi attraverso Element, il client di messaggistica cifrata basato sul protocollo Matrix. In entrambi i casi la configurazione dell’impianto viene cifrata usando il MachineGuid della macchina infetta come chiave, un dettaglio che lega il payload a quello specifico endpoint e complica l’analisi statica su sample isolati. La distribuzione avviene tipicamente via Windows Remote Management (WinRM), con esecuzione di PowerShell nascosta e persistenza garantita installando l’impianto come servizio Windows.

La scelta di MQTT e Matrix come canali C2 non è casuale: sono protocolli legittimi, ampiamente usati in ambito IoT e nella messaggistica aziendale, il cui traffico raramente finisce sotto la lente dei firewall applicativi configurati per bloccare i classici beacon HTTP/HTTPS verso infrastrutture sospette. È lo stesso principio del “living off trusted services” già visto con l’abuso di Telegram, Discord o Slack come canali C2, applicato questa volta a un broker di messaggistica IoT e a un client di chat cifrata pensato per attivisti e giornalisti.

Hacking Cat: il fronte hacktivista, in breve


Il terzo cluster, Hacking Cat, è quello di cui questo blog si è già occupato in un approfondimento dedicato a Gorilla RAT e Monkey Ransomware. Kaspersky conferma qui la collaborazione del gruppo con altre sigle dell’ecosistema hacktivista filo-ucraino, Cyber Anarchy Squad e Ukrainian Cyber Alliance su tutte, nella distribuzione dei wiper ClearWater e Nemo Wiper, oltre a una piattaforma ransomware-as-a-service condivisa chiamata ClearWater RaaS. Il vettore d’accesso resta la sfruttamento di vulnerabilità note su Exchange, tra cui CVE-2021-26855 (ProxyLogon) e la più recente CVE-2026-42897. Un dettaglio curioso riportato dai ricercatori: Hacking Cat ha pubblicamente smentito su Telegram la paternità di alcuni strumenti che Kaspersky gli attribuisce, un segnale della difficoltà crescente di attribuire con certezza campagne che condividono toolkit tra più collettivi.

Un ecosistema che condivide codice, forse anche sviluppatori


Il dato più rilevante dell’intero rapporto, dal punto di vista dell’intelligence sulle minacce, è la sovrapposizione tra i toolkit dei tre cluster: tecniche di offuscamento simili, riutilizzo di codice tra le varianti ransomware e persino incongruenze curiose, come funzioni scritte per ambienti Linux ma presenti in build pensate per Windows, o routine ridondanti tipiche di codice generato con l’assistenza di modelli linguistici. Kaspersky ipotizza che dietro più gruppi possa esserci un piccolo pool di sviluppatori condivisi, o quantomeno un mercato informale di codice sorgente che circola tra collettivi nominalmente distinti. È una dinamica che complica sensibilmente il lavoro di attribuzione e che riflette una tendenza più ampia osservata nel 2026: la linea tra APT statale, hacktivismo e cybercrimine finanziario si fa sempre più sottile quando tutti attingono agli stessi builder trapelati e alle stesse librerie open-source.

Due righe per i difensori


Per i team di detection, il rapporto Kaspersky offre indicazioni operative concrete. Primo: qualsiasi server Exchange esposto va sottoposto a controllo per le vulnerabilità storiche ancora citate come vettori attivi (CVE-2020-0688, CVE-2021-26855, CVE-2019-0708), un promemoria che il debito tecnico su infrastrutture di posta resta uno dei rischi più sottovalutati. Secondo: il traffico verso broker MQTT pubblici e verso Element/Matrix da endpoint aziendali che non hanno motivo di usarli merita una regola di alerting dedicata, specialmente se abbinato a esecuzione PowerShell anomala o creazione di nuovi servizi Windows. Terzo: il monitoraggio delle richieste DCSync verso i controller di dominio, spesso sottovalutato perché tecnicamente “legittimo” nel protocollo di replica di Active Directory, resta uno degli indicatori più affidabili di un attacco già in fase avanzata.

Indicatori e dettagli tecnici

Cluster: NightEagle (APT-Q-95)
- Accesso iniziale: credenziali VPN compromesse, uscita via Cloudflare WARP
- Backdoor: GhostContainer (Microsoft Exchange, tunneling coperto)
- Componenti riusati: Neo-reGeorg, ysoserial
- CVE sfruttate: CVE-2020-0688, CVE-2019-0708 (BlueKeep)
- Movimento laterale: Microsoft Dev Tunnels, rdp2tcp
- Tecnica AD: DCSync contro domain controller

Cluster: Toy Ghouls (alias: Bearlyfy, Laboo.boo, Feral Wolf)
- Evoluzione: builder Babuk/LockBit -> GenieLocker -> Bird Agent (lug. 2026)
- Varianti: mqtt-bird-agent 0.1.0 (C2 su broker HiveMQ)
             matrix-bird-agent 0.1.0 (C2 su Matrix/Element)
- Delivery: Windows Remote Management (WinRM)
- Persistenza: servizio Windows, config cifrata con MachineGuid
- Esecuzione: PowerShell nascosta

Cluster: Hacking Cat (collegamenti: Cyber Anarchy Squad, Ukrainian Cyber Alliance)
- Tool: Gorilla RAT, Monkey Ransomware (ChaCha20-Poly1305, AES-256-CBC)
- Wiper collegati: ClearWater, Nemo Wiper
- CVE sfruttate: CVE-2021-26855 (ProxyLogon), CVE-2026-42897

Fonte: Kaspersky GReAT, 17 settembre 2026

Il quadro tracciato da Kaspersky conferma una tendenza consolidata nel 2026: l’infrastruttura enterprise russa è oggi un campo di prova per tecniche offensive che, per specializzazione e sofisticazione, non hanno più molto da invidiare a quelle osservate contro obiettivi occidentali. Vale la pena tenerle d’occhio anche fuori dai confini russi: i canali C2 basati su MQTT e Matrix, in particolare, sono una tecnica esportabile che potremmo vedere replicata contro qualunque enterprise nei prossimi mesi.

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✨ IAmNotAVillain: la PEC della Prefettura di Reggio Calabria diventa il grimaldello per colpire i «crypto whales» di Revolut
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IAmNotAVillain: la PEC della Prefettura di Reggio Calabria diventa il grimaldello per colpire i «crypto whales» di Revolut


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Per sei mesi, secondo la ricostruzione emersa in questi giorni, qualcuno ha usato una casella di posta elettronica certificata di uno degli uffici periferici del Ministero dell’Interno per convincere Revolut a consegnare dati riservati su centinaia di clienti benestanti in mezza Europa. Non un attacco informatico ai sistemi Revolut, che l’azienda insiste siano rimasti «pienamente sicuri», ma qualcosa di più insidioso: l’abuso sistematico di un canale che banche ed exchange sono tenute per legge a considerare affidabile. La vicenda, che coinvolge un attore che si firma IAmNotAVillain, un riscatto sceso da 780 milioni di dollari in Bitcoin a 3 milioni in Monero nel giro di un weekend, e una minaccia — non confermata — di aver sottratto 147 GB di documenti dalle forze dell’ordine italiane, è probabilmente il caso di social engineering istituzionale più elaborato mai raccontato su un exchange fintech europeo.

Anatomia dell’attacco: una PEC della Prefettura come grimaldello


Il punto di innesco individuato dagli investigatori è un account di posta elettronica certificata riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria, sul dominio istituzionale pec.interno.it. Da quella casella compromessa, gli attaccanti si sono spacciati per funzionari della Polizia Postale italiana e hanno iniziato a inviare a Revolut richieste formali di dati su singoli clienti, presentate come parte di indagini in corso. Secondo la ricostruzione di un analista che ha seguito da vicino il caso (identificato pubblicamente con lo pseudonimo Korra), la tecnica usata è stata descritta come “spray and pray”: centinaia di ID di transazione inviati in sequenza a Revolut, ciascuno accompagnato da una richiesta di dettagli del titolare del conto, sfruttando gli obblighi di cooperazione con le forze dell’ordine europee (gli ordini di produzione dati transfrontalieri previsti dal quadro e-evidence dell’UE).

Revolut, dal canto suo, ha inquadrato l’accaduto come «una sofisticata truffa di impersonificazione esterna», sottolineando che le richieste fraudolente sono passate attraverso un canale di comunicazione statale regolamentato e hanno aggirato i controlli di autenticazione della posta elettronica — SPF, DKIM e DMARC — proprio perché provenivano da un dominio governativo genuino e non da un dominio civetta facilmente bloccabile. È il paradosso al cuore di questo incidente: più il canale è istituzionalmente affidabile, meno le difese tecniche standard sono in grado di intercettarne l’abuso.

Caccia ai «crypto whales»: una selezione mirata, non casuale


Quello che distingue questo caso da un generico furto di dati è la metodologia di selezione delle vittime. Gli attaccanti non hanno chiesto dati a caso: secondo le ricostruzioni giornalistiche, hanno prima condotto un’attività di blockchain analysis per identificare, tra gli utenti Revolut, i portafogli con asset in criptovalute di valore significativo — i cosiddetti “crypto whales” — per poi usare il canale PEC compromesso per ottenere l’identità reale dietro quei wallet. Circa 680 clienti risultano coinvolti, in maggioranza residenti in Svizzera e Francia, ma con vittime disperse in oltre 30 paesi europei complessivamente.

È un modello operativo che ribalta la sequenza classica del data breach: non si parte da un accesso di sistema per poi vedere cosa si trova, si parte da un’analisi on-chain pubblica per costruire una lista di bersagli ad alto valore, e solo dopo si cerca lo strumento — in questo caso un canale istituzionale abusato — per trasformare quell’informazione pubblica (un indirizzo wallet) in un’informazione privata e monetizzabile (nome, documento, indirizzo di casa).

Cosa è stato sottratto


Il pacchetto di dati che l’attaccante sostiene di avere, e che ha iniziato a mostrare come prova su un leak site con countdown pubblico, include copie di passaporti e patenti, selfie di verifica dell’identità (i classici “liveness check” richiesti in fase di onboarding KYC), indirizzi di residenza, IBAN, estratti conto ed estese cronologie di transazioni, incluse quelle in criptovalute con tanto di controparti coinvolte. È esattamente il tipo di dataset che, nelle mani sbagliate, abilita frodi di identità, tentativi di SIM swap mirati e attacchi di social engineering “su misura” contro le vittime, che a quel punto possono essere contattate con dettagli finanziari reali per aumentare la credibilità della truffa.

Da 780 milioni in Bitcoin a 3 milioni in Monero: l’evoluzione del riscatto


La cronologia della richiesta di riscatto racconta da sola l’incertezza e forse l’inesperienza di chi gestisce l’estorsione. Nel fine settimana precedente alla pubblicazione della notizia circolava una richiesta iniziale attorno a 10.000 Bitcoin, circa 780 milioni di dollari all’epoca — una cifra così sproporzionata da apparire più una dichiarazione d’intenti mediatica che una reale base negoziale. Nel giro di poche ore la richiesta è stata rivista drasticamente al ribasso: circa 6.000 XMR (Monero), equivalenti a circa 3 milioni di dollari, con un termine perentorio di 24 ore prima di mettere in vendita i dati dei 680 clienti ad altri gruppi criminali.

Il passaggio da Bitcoin a Monero è di per sé un indicatore operativo interessante: Bitcoin resta tracciabile su una blockchain pubblica, e proprio l’uso della blockchain analysis per identificare le vittime dimostra che l’attaccante conosce bene questi strumenti — sa quindi che accettare un pagamento in BTC significherebbe lasciare una pista visibile agli stessi investigatori che useranno le sue tecniche contro di lui. Monero, con la sua privacy crittografica nativa, elimina quel rischio. Al momento in cui scriviamo, secondo le fonti giornalistiche, Revolut non risulta aver ricevuto alcuna richiesta di riscatto attraverso canali negoziali diretti: il countdown corre pubblicamente sul leak site, non in una trattativa privata.

Le 147 GB non confermate: un attacco più ampio alla PA italiana?


La parte più delicata, e meno verificabile, della vicenda riguarda le affermazioni dello stesso IAmNotAVillain su un compromissione ben più ampia delle sottodivisioni della polizia italiana. L’attore sostiene di aver mantenuto accesso persistente per circa sei mesi a diverse caselle di posta istituzionali, sottraendo complessivamente circa 147 GB di materiale che includerebbe documenti interni, calendari operativi, file personali di funzionari e corrispondenza ufficiale. Nessuna fonte indipendente ha finora confermato l’entità di questa esfiltrazione, e va trattata con la cautela dovuta a ogni claim di un attore criminale che ha tutto l’interesse a gonfiare la propria immagine per rafforzare la leva estorsiva. Detto questo, la Polizia Postale, la Polizia di Stato, il Ministero dell’Interno e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale hanno confermato indagini in corso, pur senza commenti ufficiali sul merito, e una europarlamentare ha definito l’episodio «allarmante a un livello inimmaginabile».

Due righe per i difensori


Questo caso è un promemoria scomodo per chiunque gestisca processi di compliance, KYC o cooperazione con le forze dell’ordine in ambito fintech: l’autenticità tecnica di un dominio di provenienza (PEC governativa, SPF/DKIM/DMARC validi) non equivale all’autenticità della richiesta che trasporta. I team di trust & safety dovrebbero prevedere canali di verifica secondari e fuori banda per ogni richiesta di dati sensibili proveniente da autorità, specie quando il volume delle richieste aumenta in modo anomalo in un breve periodo — il pattern “spray and pray” descritto in questo caso avrebbe dovuto, in teoria, far scattare un campanello d’allarme sul numero di richieste da un singolo mittente. Per le pubbliche amministrazioni, il caso conferma quanto le caselle PEC, spesso trattate come infrastruttura “di serie B” rispetto alla posta elettronica ordinaria, meritino lo stesso livello di hardening, MFA e monitoraggio degli accessi riservato ai sistemi considerati critici.

Dettagli tecnici e timeline

Attore: IAmNotAVillain
Canale d'accesso: casella PEC istituzionale (dominio pec.interno.it),
                   riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria: entilocali.prefrc@pec.interno.it
Tecnica: impersonificazione di autorità di polizia via canale statale
         verificato (bypass SPF/DKIM/DMARC per dominio legittimo)
Metodo di selezione vittime: blockchain analysis per individuare
         wallet Revolut ad alto controvalore ("crypto whales")
Vittime: ~680 clienti, prevalenza Svizzera/Francia, ~30+ paesi UE coinvolti
Dati esfiltrati: passaporti, patenti, selfie KYC, indirizzi, IBAN,
         estratti conto, cronologia transazioni incluse crypto

Timeline:
- ~marzo 2026: presunto inizio dell'accesso persistente alla PEC
- settembre 2026: Revolut rileva anomalie verificando le richieste
  direttamente con le autorità italiane
- weekend pre-17/09/2026: richiesta di riscatto iniziale ~10.000 BTC
- 17/09/2026: riscatto rivisto a ~6.000 XMR (~3M USD), deadline 24h
- 17/09/2026: Polizia Postale italiana avvia indagine formale

Claim non verificato: ulteriori ~147 GB da caselle di polizia italiana
Fonte: Revolut, Security Affairs, Irish Times, riscontri giornalistici

Al di là dell’esito della trattativa sul riscatto, la lezione di questo incidente è già scritta: nell’era della blockchain analysis a portata di chiunque, il perimetro da difendere per un exchange non è più solo il proprio datacenter, ma ogni singolo canale istituzionale che si è impegnato ad ascoltare quando bussa un’autorità. E quel canale, in questo caso, si è rivelato l’anello più debole della catena.

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Abo, "Il nemico è la rete che non ti spia. Storia dell’attacco USA contro Autistici/Inventati"
wumingfoundation.com/giap/2026…

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Non vediamo l’ora di passare più tempo insieme, Canada 🇪🇺🤝🇨🇦✨

#MarkCarney #Canada #ParlamentoEuropeo #UnioneEuropea #RelazioniUECanada #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Die Berliner Polizei fotografierte auf einer Demo anlasslos einfach Teilnehmende, die Schilder und Plakate trugen. Weil das einschüchtert, klagt nun die GFF vor dem Verwaltungsgericht. #versammlungsfreiheit

netzpolitik.org/2026/klage-vor…

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"AI Doomsaying Is an Aggressive Sales Pitch"

"When AI insiders warn that their products could wipe out humanity, they mean that their own work is maximally important & demands unprecedented investment."

"This extinction fantasy distracts from the real damage AI is already doing."

"Unlike an organism, a large language model (LLM) doesn’t have internal goals any more than a thermostat or a motion detector does."

jacobin.com/2026/09/openai-ant…

#USPol #EUPol #AI #news #techFascism #Democracy .

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Mit dem geplanten Kids Act setzt die EU-Kommission auf Alterskontrollen und Sorgerechtsnachweise. Aber wer schützt meine Kinder vor Grooming, Extremismus und datenhungrigen Konzernen? Nicht dieses Gesetz. Ein Kommentar.

netzpolitik.org/2026/eu-kids-a…

in reply to netzpolitik.org

Gestern sprach @peterhense bei der PK (siehe Link) von einer #Schuldumkehr. Auch im #Interview sprachen wir davon, dass eine #Meldepflicht mit #Altersverifikation keine Lösung sein kann. Die #Plattformen sind in der Pflicht.

l-iz.de/top-posts/2026/09/kind…

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Trump si scaglia contro la Corte Suprema e rinnega i giudici che ha nominato


Dopo lo stop alle sue regole sul voto via posta, il presidente accusa i tre giudici da lui nominati di avere paura dei democratici. Per Gallup solo il 33% degli americani approva la Corte Suprema, mentre crescono le minacce contro i giudici.

Donald Trump ha attaccato martedì la Corte Suprema e, in particolare, i tre giudici che lui stesso ha nominato, dopo che lunedì sera la Corte aveva impedito l'entrata in vigore delle nuove regole sul voto per posta per le elezioni di metà mandato. "Queste non sono le persone che ho intervistato per servire alla Corte Suprema degli Stati Uniti", ha scritto il presidente su Truth Social. Secondo Trump, i giudici sarebbero ormai "soltanto l'ombra di ciò che erano una volta" e la Corte starebbe costando agli Stati Uniti "migliaia di miliardi di dollari con sentenze sbagliate in modo sconcertante", di una portata tale che per il Paese "non sarà facile riprendersi".

Trump ha scritto che l'attuale Corte Suprema "passerà alla storia" per avere emesso "alcune delle decisioni più distruttive, dolorose e dannose" nella storia del Paese, aggiungendo che criticarla "non è facile" per lui: "Probabilmente mi costerà caro per gli anni a venire, ma sento che è mio obbligo e dovere, come presidente, farlo per l'America che amiamo". Nel messaggio ha ricordato anche altre sconfitte subite quest'anno davanti ai giudici, a partire dalla sentenza sulla cittadinanza per nascita. A febbraio, inoltre, la Corte Suprema aveva bocciato i dazi imposti sulla base dell'International Emergency Economic Powers Act, stabilendo che quella legge non conferiva al presidente il potere di introdurre unilateralmente dazi di quella portata.

Corte Suprema
Trump attacca i tre giudici che ha nominato, ma i loro voti raccontano una storia più complessa

Dopo che la Corte Suprema ha bloccato la nuova regola sul voto per posta, il presidente ha accusato, senza nominarli, Gorsuch, Kavanaugh e Barrett di farsi intimidire dalla sinistra radicale. In quattro decisioni chiave del 2026 sulle sue politiche, però, i tre si sono divisi due volte e in un caso hanno votato tutti con lui.
Grafica di FocusAmerica 16 settembre 2026

Come hanno votato i nove giudici
Scegli una decisione. I seggi mostrano chi si è schierato con l'Amministrazione Trump e chi contro.

Con Trump0

Contro Trump0

Con Trump Contro Trump Contro Trump, con motivazioni proprie I quattro voti, in ordine di data

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20 febbraio, dazi: 6 a 3 contro Trump. Con lui Thomas, Alito e Kavanaugh.
30 giugno, cittadinanza per nascita: 6 a 3 contro Trump. Con lui Thomas, Alito e Gorsuch; Kavanaugh contrario solo per ragioni di legge federale.
24 agosto, ordine esecutivo sul voto per posta: 6 a 3 a favore di Trump. Contro Sotomayor, Kagan e Jackson.
14 settembre, regola postale sul voto per posta: 7 a 2 contro Trump. Con lui Thomas e Alito.

Il punto
Thomas e Alito, i due giudici elogiati da Trump, hanno votato con l'Amministrazione in tutte e quattro le decisioni. Gorsuch e Kavanaugh lo hanno fatto in due, Barrett in una sola.

Tocca un seggio per leggere il voto di ogni giudice. Rivedi la sequenza

Il consenso
L'approvazione della Corte tocca il livello più basso da quando Gallup la misura
Quota di americani che approva l'operato della Corte Suprema nei sondaggi Gallup, dal 2000 a oggi

Luglio 2026: 33%, il dato più basso dal 2000, quando l'approvazione era al 62%. Il minimo precedente era il 39% di luglio 2025.

Il calo arriva quasi tutto dai repubblicani
Approvazione della Corte per partito, settembre 2025 e luglio 2026

Settembre 2025Luglio 2026

Repubblicani dal 79% al 58%, indipendenti dal 38% al 35%, democratici dal 14% al 12%.

La sicurezza
Le minacce contro i giudici crescono per il secondo anno di fila
Minacce contro i giudici della Corte Suprema, indice con il 2024 pari a 100

+0,0% di minacce in più previste nel 2026 rispetto al 2024, secondo le stime della polizia della Corte riferite da Elena Kagan al Congresso

Le minacce sono cresciute del 25% nel 2025; per il 2026 la polizia della Corte prevede un altro +38%.

I giudici continueranno a decidere secondo ciò che ritengono giuridicamente corretto, «senza paura né favoritismi».
Elena Kagan, audizione al Congresso del 14 luglio 2026

Fonte Corte Suprema degli Stati Uniti (Learning Resources v. Trump, 20 febbraio 2026; Trump v. Barbara, 30 giugno; Trump v. California, 24 agosto; ordine del 14 settembre sulla regola del Postal Service). Gallup, sondaggi 2000–2026, ultima rilevazione 1–19 luglio 2026 su 1.200 adulti, margine di errore ±4 punti. Testimonianza di Elena Kagan al Congresso, 14 luglio 2026.
Nota L'indice delle minacce combina le variazioni annue indicate da Kagan (+25% nel 2025, +38% previsto nel 2026). Il dato 2026 è una stima.

Nel mirino Gorsuch, Kavanaugh e Barrett


Senza nominarli, Trump ha preso di mira Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, i tre giudici da lui scelti per la Corte Suprema: "Alcuni giudici sono terrorizzati da questi democratici folli e depravati e sono totalmente incapaci di mostrare il coraggio necessario per salvare la nostra America". Il presidente ha sostenuto, senza fornire prove, che la Corte Suprema si stia lasciando "intimidire e blandire dalla sinistra radicale". Ha invece elogiato apertamente Samuel Alito e Clarence Thomas, gli unici due giudici contrari alla decisione di lunedì sul voto per posta.

Nel suo parere, Kavanaugh aveva scritto che applicare le nuove regole già alle elezioni del 2026 sarebbe stato "arbitrario", perché i funzionari elettorali non avrebbero avuto il tempo necessario per adeguarsi. Il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer, aveva definito "illegale" il piano di Trump sul voto per posta, accusando il presidente di voler "imbrogliare, mentire e rubare".

Il quadro delle altre sentenze è però più articolato di come lo presenta Trump. Nel caso sulla cittadinanza per nascita, Gorsuch si era schierato contro la maggioranza insieme a Thomas e Alito. Anche Kavanaugh aveva contestato la conclusione della Corte sulla contrarietà alla Costituzione, pur concordando con l'esito finale perché riteneva l'ordine esecutivo contrario alla legge federale vigente. Sui dazi, invece, Kavanaugh aveva votato a favore della posizione dell'Amministrazione Trump insieme a Thomas e Alito. Non è neppure la prima volta che Trump attacca i giudici da lui nominati: a marzo aveva detto che Gorsuch e Barrett lo "disgustavano" dopo il loro voto contrario ai suoi dazi.

Consenso ai minimi e minacce in aumento


Nonostante le sconfitte più recenti, la Corte Suprema ha dato ragione all'Amministrazione Trump in una larga parte dei ricorsi d'urgenza esaminati attraverso il cosiddetto "shadow docket". Questa procedura consente alla Corte di pronunciarsi rapidamente, in genere senza il pieno iter previsto per i casi decisi nel merito, che comprende memorie complete e discussione orale. Gli ordini emessi in questa sede stabiliscono spesso se una politica possa entrare temporaneamente in vigore mentre prosegue il contenzioso sul merito, senza necessariamente decidere in via definitiva sulla sua legittimità.

Intanto il consenso dell'opione pubblica americana verso la Corte Suprema è sceso ai minimi storici. Secondo un sondaggio Gallup condotto dal 1° al 19 luglio, soltanto il 33% degli americani ne approvava l'operato, il dato più basso mai registrato dall'istituto dal 2000. Tra i repubblicani l'approvazione era scesa dal 79% al 58%, mentre tra i democratici si fermava al 12%. Sono aumentate allo stesso tempo anche le minacce contro i giudici. A luglio Elena Kagan ha riferito al Congresso che la polizia della Corte prevedeva per il 2026 un incremento del 38%, dopo il +25% dell'anno precedente. Kagan ha assicurato che i giudici continueranno comunque a decidere i casi secondo ciò che ritengono "giuridicamente corretto", "senza paura né favoritismi".

Già nel rapporto di fine anno del 2024, il presidente della Corte Suprema John Roberts aveva avvertito che "funzionari eletti di tutto lo spettro politico" avevano evocato la possibilità di ignorare le sentenze dei tribunali federali. Roberts aveva inoltre ricordato che i rappresentanti pubblici hanno pieno diritto di criticare la magistratura, ma che toni eccessivi nei confronti dei giudici possono provocare "reazioni pericolose" da parte di altri. È proprio in questo clima, con le minacce in aumento e un precedente avvertimento di Roberts rivolto anche agli eletti, che il presidente ha scelto comunque di criticare di petto gli stessi giudici che lui stesso aveva nominato in passato.

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Yesterday "researchers filed a class action lawsuit challenging the National Institutes of Health’s (NIH) policy of blocking grants in order to censor views it disagrees with, on everything from DEI to gender identity to climate change."
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☕ CYBERBRIEFING — Giovedì 17 settembre 2026

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Critical Check Point Login Flaw Exposes Management Servers to Root Takeover
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Nach dem Anschlag auf den CSD legt die Bundesregierung altbekannte Maßnahmen auf den Tisch. Das Versagen von Behörden kaschiert sie, zum Schutz queerer Menschen fällt ihr nichts ein. Stattdessen geht es um Härte und Strafen. Ein Kommentar von @annskaja

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Security Update Backfires: Windows 11 Patch Breaks Domain Trust, Locks Out Enterprise Users
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CVSS 10 WSO2 Authentication Bypass Threatens API Control Planes
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Inside GhostCode: The Phishing Kit That Turns MFA Approval Into Account Takeover
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CISA Orders Urgent ScreenConnect Response as Attackers Exploit Critical Flaw
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AWS says it can't restore some data stored exclusively in data centers across Bahrain and one UAE availability zone after Iranian drone strikes in the spring (Omar Abdel-Baqui/Wall Street Journal)

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Essere realisti oggi in Europa significa sognare in grande.

Mentre politici senza ambizione si aggrappano ai confini nazionali, noi sappiamo che per salvare l’Europa dobbiamo unirla davvero: costruendo un’Europa Federale, democratica e capace di agire.

Questo è il nostro discorso alternativo sullo Stato dell’Unione: un sogno, sì. Ma soprattutto un progetto che possiamo iniziare a costruire già oggi.

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Friedrich Merz hat sich wieder für eine Klarnamenpflicht im Netz ausgesprochen - doch diese schadet der Demokratie. Vor dem Hintergrund von EU-Alterskontrollen und der Gefahr einer Identifizierungspflicht durch diese, hier nochmal alle Argumente dagegen:

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Pubblicata la Guida introduttiva alla pubblicazione in open access dell’Università di Pavia.


La Guida offre una panoramica essenziale sui principi e sulle modalità della pubblicazione in accesso aperto, fornendo indicazioni pratiche per orientarsi tra le diverse possibilità di disseminazione della produzione scientifica.

La Guida è consultabile online alle pagine UniPv dedicate all'open access (sito in costruzione: portale.unipv.it/it/ricerca/op…) o su Zenodo (zenodo.org/records/21700587).

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