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Die Trump-Regierung wirft dem italienischen Internetkollektiv Autistici/Inventati die Unterstützung von Terrorismus vor. Auf die pauschal verhängten Sanktionen gegen die antifaschistische Gruppe folgt neben einer Solidaritätswelle die Frage: Wer ist als nächstes dran? netzpolitik.org/2026/autistici…
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Openbook 26.36 — Grumpy Waffle


Openbook 26.36 — Grumpy Waffle

Come ormai da tradizione, il venerdì sta diventando il giorno dei rilasci. Oggi si conclude anche la lunga strada di fix e implementazioni di questa nuova stable per il progetto Openbook, la 26.36 — Grumpy Waffle.
about.openb.app/getting-starte…

Ecco le nuove funzionalità aggiunte:

  • Notifiche Web Push per browser desktop e mobile, attivabili per ogni
    dispositivo da Impostazioni account. Una coppia VAPID per istanza e le
    subscription cifrate alimentano un'outbox dedicata; il poller la sopprime
    quando l'utente e' attivo, altrimenti openbook:cron consegna dopo 75
    secondi con testo localizzato e icona dell'istanza. Consegna best effort
    senza retry, pulizia automatica degli endpoint scaduti e click sulla
    notifica verso /notifiche tramite service worker.
  • Menu condividi del post: voce Condividi a utente
    (GET /posts/{post}/condividi-a-utente). Apre i messaggi privati con il
    post gia' citato: scegli il destinatario e invia (commento opzionale).
    La citazione riusa posts.quoted_post_id come le quote pubbliche, senza
    incrementare il contatore di condivisione ne' notificare l'autore originale.
  • Condividi a utente anche sui profili (icona accanto al messaggio
    privato): GET /@{user}/condividi-a-utente e
    GET /attori/{actor}/condividi-a-utente. Il messaggio cita il profilo
    (posts.quoted_actor_id) con link alla pagina Openbook locale
    (/@username o /attori/{id}), non all'URI ActivityPub originale, cosi'
    il destinatario puo' seguire da questa istanza.
  • Pannello di controllo, impostazioni istanza: upload della favicon
    del sito. Da un'unica immagine (consigliato quadrato 512×512) vengono
    generate la favicon 32×32, l'Apple Touch Icon 180×180 (iOS) e le icone
    Android 192/512 (anche maskable) per «Aggiungi alla schermata Home»,
    piu' un web app manifest in GET /manifest.webmanifest.
  • Profili remoti (GET /attori/{actor}): follower e seguiti usano i
    conteggi totalItems delle collection ActivityPub del server di origine,
    con cache di 24 ore (OPENBOOK_COLLECTIONS_CACHE_TTL_HOURS). La data di
    iscrizione arriva dal campo published del documento Person (o equivalenti
    JSON-LD / createdAt). Visitando il profilo si rilegge l'Actor se la data
    non e' ancora in cache. Si conserva anche un campione della prima pagina
    della lista (non l'intero grafo, e non nel grafo locale follows).
  • Pannello di controllo, sezione Aspetto (GET /admin/aspetto): CSS
    personalizzato che sovrascrive il template sul sito pubblico (non sul
    pannello). Anteprima live in iframe su una pagina di esempio
    (GET /admin/aspetto/anteprima); il sito reale cambia solo al salvataggio.
  • Impostazioni istanza: finestra in giorni per gli hashtag in tendenza
    (sidebar e GET /tendenze, default 7). I conteggi oltre 999 si mostrano
    in forma compatta (19,6k in italiano, 19.6k in inglese).
  • Cliccando il numero di Mi piace o Condivisioni di un post si apre
    un dropdown con chi ha reagito (GET /posts/{post}/piace-a e
    GET /posts/{post}/condiviso-da). L'icona continua a mettere mi piace o
    ad aprire il menu condividi. Senza JavaScript le stesse URL mostrano una
    pagina con l'elenco. Massimo 40 nomi, poi "e altri N". La visibilita'
    e' la stessa del post.
  • Post remoti: i contatori Mi piace e Condivisioni sulle card
    usano i totalItems delle collection likes/shares del server di
    origine (stesso GET della Note usato per i commenti, TTL
    OPENBOOK_REPLIES_CACHE_TTL_HOURS). Se il totale non e' inline, al
    massimo un GET in piu' per collection, senza scaricare l'elenco
    completo. Il conteggio locale resta un pavimento. I totali arrivano
    anche dall'outbox quando si importa il post.
  • Tab Attività sui profili Person (GET /@{username}/attivita e
    GET /attori/{actor}/attivita): stream cronologico di commenti
    (risposte)
    e condivisioni visibili a questa istanza, solo per
    utenti autenticati
    . I visitatori anonimi non vedono il tab e
    /attivita reindirizza al login. I mi piace, i post propri e i follow
    non compaiono: i post restano nel tab dedicato. Scorrimento infinito
    (OPENBOOK_ACTIVITY_PER_PAGE, default 20). Sui profili remoti la
    cronologia e' solo cio' che l'istanza gia' conosce (non l'outbox
    completo). Community e feed RSS non hanno il tab.
  • Menu del post: voce Modifica per i propri post locali pubblicati
    (non i messaggi privati). Apre lo stesso composer della pubblicazione,
    in un dialog se JavaScript e' disponibile (GET /posts/{post}/modifica
    come fallback senza JS). Il salvataggio (PUT /posts/{post}) aggiorna
    testo, titolo, avviso e visibilita', consente di aggiungere allegati,
    e ritrasmette un'attivita' ActivityPub Update alla stessa audience.

Per tutto il resto dei dettagli su cambiamenti e bugfix, si rimanda come sempre al changelog di questa versione.

in @annunci@openb.app

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Maria Bartiromo lascia Fox News dopo dodici anni


Secondo le ricostruzioni, la conduttrice sarebbe stata licenziata dopo aver inviato alla Casa Bianca indicazioni editoriali riservate di Fox su Trump, la Cina e le teorie sul voto del 2020. Licenziato anche il suo produttore esecutivo.

La giornalista Maria Bartiromo lascia Fox News e Fox Business Network dopo 12 anni e mezzo. “Ringraziamo Maria per il suo lavoro negli ultimi dodici anni e mezzo e le auguriamo il meglio per il suo prossimo capitolo”, ha dichiarato l’azienda in una nota. Fox non ha spiegato pubblicamente le ragioni della separazione, ma nelle ore successive sono emersi nuovi dettagli che indicano un licenziamento legato alla divulgazione alla Casa Bianca di indicazioni editoriali interne riservate.

Secondo una ricostruzione di Status⁠, il caso risale a luglio. Dopo un discorso serale in cui Donald Trump aveva rilanciato teorie infondate sulle elezioni del 2020, questa volta accompagnandole ad accuse contro la Cina, i vertici di Fox avrebbero dato istruzioni scritte ai dipendenti più anziani di non offrire credibilità a quelle affermazioni. La cautela era particolarmente importante per l’emittente, già coinvolta nelle cause per diffamazione di Dominion Voting Systems e Smartmatic per la copertura delle false accuse di brogli nel 2020.

Una ricostruzione successiva, riportata da Mediaite⁠ sulla base delle informazioni del giornalista di Puck Dylan Byers, aggiunge altri particolari. Bartiromo avrebbe voluto realizzare un servizio proprio sulle presunte interferenze cinesi nelle elezioni del 2020, ma un dirigente di Fox Business avrebbe comunicato via messaggio ai produttori che la storia non poteva andare in onda.

La conduttrice avrebbe fotografato quelle indicazioni con uno screenshot e le avrebbe poi inviate ad alti funzionari della Casa Bianca. I vertici di Fox avrebbero scoperto l’accaduto dopo aver ricevuto una telefonata dalla stessa Casa Bianca e avrebbero considerato la divulgazione di comunicazioni aziendali riservate una violazione tale da giustificare il licenziamento.

Status riferisce inoltre che Bartiromo avrebbe spiegato alla Casa Bianca che la scarsa copertura del discorso di Trump dipendeva da una decisione dei dirigenti della rete televisiva. Il giorno successivo all’intervento presidenziale, Fox aveva effettivamente dedicato pochissimo spazio alle affermazioni contestate, una scelta che all’epoca aveva attirato l’attenzione degli osservatori dei media.

Fox non ha confermato questa versione dei fatti, ma nemmeno l’ha smentita nel merito. Interpellato da TheWrap sul racconto di Status, un portavoce si è limitato a dire che “si è trattato di una decisione aziendale e il comunicato parla da sé”. Alla domanda specifica se la rete negasse che Bartiromo avesse trasmesso alla Casa Bianca le indicazioni interne, il portavoce non ha aggiunto altro.

Bartiromo, arrivata a Fox nel 2014 dopo vent’anni alla CNBC, non compariva in onda dal 9 agosto. L’ultima puntata del programma costruito attorno a lei, “Mornings with Maria”, è andata in onda giovedì mattina senza la conduttrice e senza un suo saluto al pubblico. Finora Bartiromo non ha commentato pubblicamente la separazione.

Fox cancella il suo nome dai programmi


La rottura è stata immediata. “Mornings with Maria” diventerà ora “Mornings with Fox Business”, con conduttori a rotazione. Il settimanale del venerdì “Maria Bartiromo’s Wall Street” cambierà nome in “FBN’s Wall Street”: la prima puntata sarà affidata a Cheryl Casone, poi anche questo programma sarà condotto a rotazione. Su Fox News, “Sunday Morning Futures” passa temporaneamente a Jason Chaffetz, ex deputato repubblicano dello Utah, in attesa della scelta di un nuovo conduttore. Fox Business ha inoltre annunciato una più ampia riorganizzazione del palinsesto diurno.

Anche Patrick Ignozzi, produttore esecutivo di “Mornings with Maria” e stretto collaboratore della conduttrice, è stato licenziato dopo l’annuncio dell’uscita di Bartiromo. La notizia, riportata per primo da Byers e confermata da Mediaite attraverso due fonti vicine alla vicenda, rafforza l’ipotesi che la separazione sia legata allo scontro interno sulla gestione editoriale del caso. Ignozzi era responsabile dei contenuti editoriali e degli ospiti del programma e lavorava direttamente con Bartiromo.

Gli ascolti, invece, non sembrano spiegare la decisione. “Sunday Morning Futures” continuava infatti a essere uno dei programmi più seguiti della domenica su cable news, mentre Fox Business resta il principale canale economico via cavo.

Nelle prime ore dopo l’annuncio era circolata anche l’ipotesi di un passaggio di Bartiromo alla Casa Bianca, alimentata dalle dimissioni della portavoce Karoline Leavitt il 27 agosto. Il vicepresidente JD Vance, interpellato giovedì, ha detto “adoro Maria”, ma ha escluso che possa diventare portavoce della presidenza. Le nuove ricostruzioni rendono inoltre l’ipotesi di un’uscita concordata per assumere un incarico nell’Amministrazione ancora meno plausibile.

Il precedente delle elezioni del 2020


L’episodio tocca uno dei punti più delicati nei rapporti tra Bartiromo e Fox. La giornalista era stata infatti uno dei volti della rete maggiormente coinvolti nella diffusione di false accuse sulle elezioni presidenziali del 2020. Il suo nome compariva nei documenti della causa per diffamazione da 1,6 miliardi di dollari intentata da Dominion Voting Systems contro Fox News.

La società accusava l’emittente di avere consentito la diffusione di affermazioni false sui suoi sistemi di voto anche per evitare di perdere gli spettatori pro-Trump delusi dalla copertura della rete. Fox chiuse la causa nel 2023 con un accordo da 787,5 milioni di dollari. Una seconda causa, intentata da Smartmatic, è invece ancora in corso.

Negli ultimi anni Bartiromo si era progressivamente allontanata dal giornalismo finanziario che l’aveva resa famosa per concentrarsi sulla politica conservatrice e su Trump. A maggio, per esempio, l’imprenditore Kevin O’Leary, volto di “Shark Tank”, aveva sostenuto falsamente durante il suo programma che gli oppositori di un suo data center nello Utah fossero finanziati dalla Cina. Il 26 giugno Bartiromo aveva letto in diretta delle scuse, chiarendo che né lei né Fox disponevano di prove a sostegno dell’accusa.

L’arrivo di Bartiromo nel 2014 doveva segnalare alla concorrenza che Fox faceva sul serio nella copertura dei mercati finanziari. All’epoca spiegò, come ricorda Variety⁠, di voler portare in trasmissione i “dealmaker”, i protagonisti diretti delle notizie, e di essere alla ricerca di una televisione economica con maggiore profondità. Dodici anni dopo, la sua esperienza a Fox si chiude invece attorno alle stesse teorie sulle elezioni del 2020 che avevano già esposto il network a enormi rischi legali.

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Mit schwarzen TV-Bildern und Funkstille warnt der #MDR vor den Folgen einer AfD-Regierung in Sachsen-Anhalt. @dleisegang hat mit dem Juristen Marc Bovermann über den Schutz des Rundfunks, die Rolle der Öffentlich-Rechtlichen und das Neutralitätsgebot gesprochen.

netzpolitik.org/2026/die-schwe…

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L'estrema destra e l'estrema sinistra americana unite contro i data center


L'ex stratega di Trump sostiene la proposta di vietare nuovi impianti. Spot contro l'intelligenza artificiale in oltre 70 corse federali, ma al Congresso le leggi restano ferme.

Steve Bannon, ex capo stratega di Donald Trump alla Casa Bianca, sostiene la proposta di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez di vietare la costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti. L'opposizione all'espansione dell'intelligenza artificiale sta così avvicinando le ali populiste della destra e della sinistra, mentre il presidente difende il settore e accusa le comunità contrarie agli impianti di voler restare "arretrate e povere", come ha scritto lunedì sui social.

Bannon, conduttore del podcast "War Room" e tra le voci più ascoltate dell'estrema destra americana, ha detto al Wall Street Journal di non avere mai visto "nessuna questione nella vita americana moderna, a livello populista, che unisca elementi così diversi del nostro Paese". Ha spiegato che occorre mettere da parte i contrasti con i progressisti su temi come l'immigrazione perché considera l'intelligenza artificiale la questione decisiva per il futuro: "Se non facciamo la cosa giusta su questo, tutto il resto non conterà".

Bannon appoggia anche la richiesta di Sanders alle aziende del settore di sospendere lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale. Ha mobilitato la propria base contro la strategia dell'Amministrazione Trump, favorevole invece all'industria tecnologica e contraria alle regolamentazioni approvate dai singoli Stati. Bannon afferma di star dedicando alla battaglia contro l'intelligenza artificiale il 75% del proprio tempo al di fuori del podcast e di non riuscire più a distinguere, nelle assemblee pubbliche contro i data center, gli elettori di Trump da quelli di Sanders.

Sanders, senatore indipendente del Vermont, ha confermato la strana convergenza tra i due. "La politica è sempre una situazione in cui si fanno strane coalizioni, ma su questo tema penso che molte persone di destra abbiano le mie stesse preoccupazioni", ha detto al Wall Street Journal. Nel tentativo di trovare consensi anche tra i repubblicani, Sanders ha affrontato la questione in chiave religiosa, sostenendo che i progressi tecnologici pongano interrogativi più profondi su cosa significhi essere umani.

È un approccio che ricorda quello di Bannon, che anni fa assunse un redattore incaricato di occuparsi di transumanesimo e dei rischi legati all'intelligenza artificiale per il suo programma. Sanders ha precisato di non avere mai discusso del tema né con Bannon né con Tucker Carlson, l'ex conduttore di Fox News che recentemente si è confrontato in pubblico con Kevin O'Leary, imprenditore e personaggio televisivo, sul progetto di costruzione di un data center di O'Leary nello Utah. Megan Romer, co-presidente nazionale dei Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista a cui Ocasio-Cortez è legata, ha riassunto così la situazione: "Non siamo certo amici, ma su questa cosa possiamo essere d'accordo".

Midterm 2026
Bannon con Sanders: la strana coalizione contro i data center

L’ex stratega di Trump appoggia la moratoria dei progressisti sui nuovi impianti per l’intelligenza artificiale. La protesta è già entrata in decine di campagne elettorali, ma a Washington nessuna legge si muove.
Grafica di FocusAmerica 3 settembre 2026

La convergenza
Due estremi, un solo obiettivo
Le voci più note della destra populista e della sinistra progressista chiedono la stessa cosa: fermare i nuovi data center.

«Se non facciamo la cosa giusta su questo, tutto il resto non conterà»
Steve Bannon, ex capo stratega della Casa Bianca. Dice di dedicare alla battaglia contro l’IA il 75% del suo tempo fuori dal podcast.

«Vogliono vietare i data center e vogliono che l’America perda la battaglia dell’intelligenza artificiale»
Joe Lonsdale, cofondatore di Palantir e finanziatore di Trump. Chiama la coalizione «BBC»: Bernie, Bannon e il Partito Comunista Cinese.

La protesta diventa voto
Dal silenzio del 2024 a oltre 120 campagne elettorali
Competizioni in cui candidati o gruppi esterni hanno trasmesso spot contro i data center o l’intelligenza artificiale.


0%

Elettori contrari a un data center per l’IA nella propria zona (Fox News, luglio)

I voltafaccia — tocca per i dettagli

Il Congresso resta fermo
La moratoria è lontanissima dalla maggioranza
Cofirmatari raccolti dalle due proposte per bloccare i nuovi data center, rispetto ai voti necessari per approvarle.

Anche la proposta del deputato texano Greg Casar per tassare le aziende dell’IA resta confinata al fronte progressista. Le poche iniziative bipartisan sui consumi energetici e sui chip si sono fermate per l’opposizione degli alleati di Trump e della lobby tecnologica.

0
Account riconducibili alla Cina individuati da X tra chi alimentava online le proteste contro i data center. Un’ombra che l’industria usa contro la coalizione.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su analisi del Wall Street Journal delle trascrizioni AdImpact (dal 2025), sondaggio Fox News (luglio 2026), Congresso degli Stati Uniti, X. Settembre 2026.

La protesta è diventata un tema elettorale


L'opposizione bipartisan contro i data center nasce dai consumi di energia e acqua degli impianti, così come dal timore che l'intelligenza artificiale distrugga posti di lavoro e da una diffusa sfiducia verso le grandi aziende tecnologiche. Secondo un'analisi del Wall Street Journal sulle trascrizioni raccolte da AdImpact, società che monitora la pubblicità politica, dal 2025 candidati e gruppi esterni hanno trasmesso spot che presentano in modo negativo i data center o l'intelligenza artificiale in più di 70 competizioni per la Camera, il Senato e le cariche di governatore.

Messaggi contro l'intelligenza artificiale, oppure promesse di fermare o limitare la costruzione dei data center, sono comparsi in almeno 50 competizioni per i Parlamenti statali e perfino in elezioni locali, tra cui una corsa a sindaco in Arizona e una primaria per la carica di commissario di contea in Colorado. In alcune campagne elettorali, compresa quella per scegliere il successore del repubblicano Ron DeSantis alla guida della Florida, entrambi i principali candidati hanno attaccato nelle loro pubblicità almeno un aspetto dello sviluppo dei data center.

La pressione politica sta spingendo a cambiare posizione anche esponenti che fino a un anno fa elogiavano apertamente questi impianti. Il governatore repubblicano del Texas Greg Abbott, tra quelli da più tempo in carica negli Stati Uniti, e il suo collega democratico della Pennsylvania Josh Shapiro, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, hanno adottato di recente misure per sospendere o limitare lo sviluppo dei data center nei rispettivi Stati.

Gene Sperling, già direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca con Bill Clinton e Barack Obama e consigliere dell'Amministrazione Biden, ha detto al Wall Street Journal di non essere sicuro che oggi esista "una questione più bipartisan della reazione contro i data center non regolamentati". Sperling ha lavorato alla proposta del deputato progressista texano Greg Casar per introdurre una nuova tassazione sulle aziende di intelligenza artificiale e ritiene che i timori economici stiano trasformando l'IA in una questione che riguarda direttamente la vita quotidiana delle famiglie.

Nel mirino è finita anche Flock Safety, l'azienda che produce telecamere dotate di sistemi di lettura automatica delle targhe e utilizzate dalle forze di polizia, accusata dai critici di alimentare i rischi di una sorveglianza sempre più capillare. A chiedere maggiori controlli sono sia il candidato progressista al Senato in Michigan Abdul El-Sayed sia conservatori come DeSantis e il senatore repubblicano del Missouri Josh Hawley.

Il Congresso resta fermo, l'industria contrattacca


A Washington, però, la convergenza politica non si è ancora tradotta in una maggioranza in grado di approvare una legge. Il disegno di legge di Sanders per imporre una moratoria federale sulla costruzione di nuovi data center non ha trovato cofirmatari al Senato, mentre alla Camera, la similare proposta di Ocasio-Cortez ne conta 14, tutti democratici, e anche il progetto di Casar per tassare le aziende di intelligenza artificiale resta confinato al fronte progressista.

Alcune iniziative bipartisan sui consumi energetici dei data center, sull'uso dei chatbot e sulle restrizioni all'esportazione dei chip hanno compiuto qualche passo avanti in Congresso, anche questo però senza diventare legge, anche per l'opposizione degli alleati di Trump e della lobby dell'industria tecnologica. Le divisioni attraversano lo stesso Partito Repubblicano. Il senatore del Montana Tim Sheehy ha scritto su X che prima "hanno ucciso le nostre segherie, poi le miniere, poi le fabbriche, ora i data center", prendendosela con le lobby "globaliste e comuniste".

L'industria tecnologica risponde con toni altrettanto duri. Joe Lonsdale, investitore, cofondatore di Palantir e finanziatore di Trump, ha detto a Fox Business che l'Amministrazione e il settore tecnologico devono opporsi ai "populisti pazzi", che ha ribattezzato "BBC": Bernie, Bannon e il Partito Comunista Cinese. "Tutte queste persone vogliono vietare i data center e vogliono che l'America perda la battaglia dell'intelligenza artificiale", ha detto Lonsdale, che finanzia un super PAC legato all'industria tecnologica.

Il riferimento alla Cina non è certo casuale: pochi giorni fa X ha individuato 200 account riconducibili alla Cina che alimentavano proprio le proteste contro i data center.


X scopre 200 account cinesi che spingevano le proteste contro i data center


Circa 200 account riconducibili a una presunta fabbrica di bot cinesi hanno cercato di spingere gli americani a opporsi ai data center per l'intelligenza artificiale, ha reso noto X giovedì sera. Il team di sicurezza della piattaforma ha indagato su profili sospettati di partecipare a operazioni di influenza provenienti dalla Cina e ne ha individuati 200.000. Tra questi, circa 200 pubblicavano contenuti "in un modo che potrebbe manipolare un dibattito legittimo sulla politica americana in materia di intelligenza artificiale ed energia". I post sostenevano che i data center mettessero sotto pressione la rete elettrica e facessero aumentare le bollette e comprendevano "vignette che ritraevano i gestori dei data center mentre si arricchiscono a spese del pubblico".

The X Safety team conducted an investigation into suspected Chinese inauthentic accounts involved in influence operations:

We identified a bot farm of approximately 200,000 accounts. Within this farm, we found 200 accounts posting in a manner that could manipulate a legitimate… pic.twitter.com/Mj0SqerdlH
— Global Government Affairs (@GlobalAffairs) August 28, 2026


Il Congresso cerca la mano di Pechino


I repubblicani al Congresso indagano da mesi sulle campagne di influenza degli avversari stranieri, convinti che Pechino stia cercando di rallentare Washington nella corsa ai sistemi di intelligenza artificiale più avanzati. Il 4 giugno i presidenti della Commissione Energia e Commercio della Camera hanno scritto al direttore dell'FBI Kash Patel e ai consiglieri della Casa Bianca per la scienza e la tecnologia chiedendo un briefing sulle presunte operazioni di propaganda di Cina, Russia e Iran contro lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e l'espansione dei data center. La lettera citava diversi rapporti, tra cui uno secondo il quale le campagne di opposizione avrebbero ritardato o bloccato progetti per circa 45,8 miliardi di dollari nella sola Virginia.

A giugno OpenAI aveva reso noto di aver smantellato due reti clandestine collegate alla Cina che utilizzavano ChatGPT per produrre contenuti destinati a influenzare il dibattito americano sui consumi energetici dell'intelligenza artificiale e sui dazi nel settore tecnologico. Una delle due generava, a partire da richieste scritte in cinese semplificato, vignette sulle bollette gonfiate dai data center, secondo uno schema analogo a quello delle immagini ora segnalate da X. Le campagne non avevano ottenuto una diffusione significativa, ma indicavano il tentativo di attori stranieri di sfruttare le preoccupazioni economiche degli americani.

Propaganda e opinione pubblica

I bot cinesi non spiegano la rivolta americana contro i data center


X ha individuato duecento account cinesi che spingevano gli americani a opporsi ai data center per l'intelligenza artificiale. Ma l'opposizione era già maggioritaria: in quattro mesi è cresciuta di dodici punti ed è oggi trasversale ai tre schieramenti.

Grafica di FocusAmerica30 agosto 2026


Su circa 200.000 account cinesi non autentici individuati da X, 200 pubblicavano contenuti sui data center. I contrari a un data center nella propria zona sono passati dal 49% di febbraio-marzo al 61% di giugno-luglio (Annenberg Public Policy Center); i favorevoli sono scesi dal 21% al 14%. L'opposizione riguarda il 69% dei democratici, il 54% dei repubblicani e il 53% degli indipendenti. Per Economist/YouGov, il 24% degli americani giudica i nuovi data center un bene per il Paese e il 47% un male.


L'indagine di X, 28 agosto 2026

Account individuati
0

Quelli sui data center
0

Profili cinesi non autentici trovati dal team di sicurezza della piattaforma
Pubblicavano contenuti sui data center e sulla politica energetica americana

1 su 1.000Ogni punto vale 200 account. Uno solo, in rosso, riguardava i data center.

Il salto

In quattro mesi i contrari sono passati dal 49% al 61%


Quota di americani che si dichiara contraria o favorevole alla costruzione di un data center nella propria zona. Rilevazioni dell'Annenberg Public Policy Center su 1.320 adulti.

Nessuna eccezione

L'opposizione è maggioritaria in tutti e tre gli schieramenti


Contrari a un data center nella propria zona, per appartenenza politica. Tocca una riga per evidenziare il dato.

Il giudizio sul Paese

Solo un americano su quattro considera i data center un bene


Risposte alla domanda se la costruzione di nuovi data center faccia bene o male agli Stati Uniti. Sondaggio Economist/YouGov su 1.536 adulti, 21-24 agosto 2026.

Come ci siamo arrivati

Tre mesi di allarmi, sondaggi e inchieste


Tocca una data per aprire la scheda.

Duecento account non spostano dodici punti di opinione pubblica in quattro mesi. La propaganda straniera, se ha agito, si è innestata su un malcontento che era già maggioritario e che attraversa i due partiti.

Fonti: X, Global Government Affairs (28 agosto 2026); Annenberg Public Policy Center, University of Pennsylvania (1.320 adulti, 16 giugno - 19 luglio 2026); Economist/YouGov (1.536 adulti, 21-24 agosto 2026); Data Center Watch; Axios; OpenAI.

Un'opposizione che esisteva già


Democratici e repubblicani sostengono però sempre più spesso moratorie sui data center e, a livello locale, hanno fatto propria la logica del "non nel mio cortile" nei confronti di queste enormi infrastrutture. La resistenza è diventata un rischio finanziario per l'intero settore, osserva Madison Mills di Axios: diverse banche di Wall Street hanno citato di recente l'opposizione politica tra i rischi per un comparto che, per continuare a crescere, ha bisogno di nuovi impianti e di una capacità di calcolo sempre maggiore.

Per Jim Prosser, consulente di comunicazione della Silicon Valley ed ex responsabile della comunicazione aziendale di Twitter, la tesi della "operazione psicologica cinese" è il nuovo argomento con cui le grandi aziende tecnologiche cercano di cambiare la conversazione sui data center, una strategia che giudica "preoccupante e frustrante". "Se riesci a mettere d'accordo Greg Abbott e Kathy Hochul su qualcosa, probabilmente non è un'operazione psicologica cinese e probabilmente non è un'allucinazione collettiva", ha detto ad Axios, riferendosi al governatore repubblicano del Texas e alla governatrice democratica di New York. "Se sei un venture capitalist di Atherton o Menlo Park che spiega come dovrebbe sentirsi qualcuno in Ohio e in Ohio non ci sei mai stato, il problema sei tu".

I sondaggi confermano almeno l'ampiezza dell'opposizione. Il 61% degli americani è contrario alla costruzione di nuovi data center nella propria zona, secondo una rilevazione dell'Annenberg Public Policy Center della University of Pennsylvania pubblicata il 12 agosto e condotta tra giugno e luglio: 12 punti in più rispetto alla precedente indagine dello stesso centro, svolta tra febbraio e marzo. L'opposizione è maggioritaria tra i democratici (69%), ma anche tra i repubblicani (54%) e gli indipendenti (53%). Un sondaggio Economist/YouGov pubblicato martedì va nella stessa direzione: solo il 24% degli americani considera i nuovi data center un bene per il Paese, mentre il 47% li considera un male.

Sui social circolano inoltre numerosi video di residenti che partecipano in massa alle riunioni dei consigli locali per opporsi alla costruzione dei data center. L'eventuale propaganda cinese si è quindi innestata su un malcontento già esistente, che i 200 account individuati da X non bastano da soli a spiegare.


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Superare la soglia di 1,5 °C non significa che la lotta al cambiamento climatico sia persa, ma che ogni decimo di grado evitato conta più che mai.
Secondo l’ultimo rapporto UNEP, un superamento temporaneo dell’obiettivo di Parigi è ormai quasi inevitabile: anche nello scenario migliore si toccheranno circa 1,8 °C prima di tornare a scendere. Il 2024 è stato il primo anno solare sopra 1,5 °C, anche se l’obiettivo di Parigi riguarda il riscaldamento medio di lungo periodo.
La priorità ora è chiara: contenere il picco massimo, ridurre la durata del superamento e riportare poi le temperature verso il basso. Più rimandiamo, più crescono danni, costi e rischi irreversibili.
Per Volt serve un’Europa unita e capace di agire: neutralità climatica entro il 2040, sistema energetico decarbonizzato, uscita dai combustibili fossili, più investimenti nelle tecnologie pulite e una transizione equa che tuteli le persone più vulnerabili.
Il tempo dei rinvii è finito.

#CambiamentoClimatico #CrisiClimatica #AccordoDiParigi #TransizioneEnergetica #NeutralitàClimatica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Rogue ScreenConnect Clients Turn Remote Support Sessions Into a Worm-Like Infection Chain
#CyberSecurity
securebulletin.com/rogue-scree…
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Anche un orologio rotto resta appeso al muro per anni: è stabile e due volte al giorno segna pure l’ora giusta.
Per il resto non serve a nulla.
Meloni oggi festeggia la durata del suo Governo: e fa anche bene, perché sui risultati c’è ben poco da celebrare.
E qualcuno ci spiega perché il Governo più longevo della Repubblica è lo stesso che vuole cambiare la legge elettorale "per garantire stabilità"?
O forse vuole solo adattare le regole elettorali ai sondaggi del momento?

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Das Familienministerium arbeitet nach eigenen Angaben an einer nationalen Regelung für Altersgrenzen im Netz. Über ein Social-Media-Verbot könnte sie weit hinausgehen.

Damit missachtet Familienministerin Karin Prien (CDU) die Empfehlungen ihres eigenen Expert*innen-Gremiums.
Und des Deutsches Ethikrats.
Und von mehr als 400 Forscher*innen aus 29 Ländern.

netzpolitik.org/2026/mehr-als-…

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Das Familienministerium arbeitet nach eigenen Angaben an einer nationalen Regelung für Altersgrenzen im Netz. Über ein Social-Media-Verbot könnte sie weit hinausgehen. Damit missachtet Familienministerin Karin Prien (CDU) die Empfehlungen ihres eigenen Expert*innen-Gremiums.

netzpolitik.org/2026/mehr-als-…

in reply to netzpolitik.org

Kindersicherung fürs Internet

Zitat:
"Zur möglichen Ausweitung der Altersschranken über soziale Medien hinaus schreibt eine Sprecherin des Ministeriums auf Anfrage von netzpolitik.org etwas wolkig, man prüfe „intensiv, welche Angebote von einer nationalen Übergangslösung umfasst sein sollten“. Und: Für „nachweislich kindgerechte Angebote ist eine Ausnahme geplant.“
Das wäre sehr empfehlenswert für Mitarbeiter der Berliner Verwaltung gewesen...
An den Kindern lag´s nicht.

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Im Streit zwischen einem Milliardenkonzern und der Stadt Datteln um die Austattung von Schulen mit Tablets hat nun das Oberlandesgericht entschieden. Einfach iPads ausschreiben geht so nicht.

netzpolitik.org/2026/schultabl…

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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Venerdì 4 settembre 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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La Casa Bianca lancia un gioco online dove si catturano gli immigrati


Cinque videogiochi retrò sul sito ufficiale promuovono l'agenda del presidente: Tom Homan cattura migranti in una versione di Snake, un Tetris alza il muro col Messico. Critiche da democratici e ONG

Sul sito ufficiale della Casa Bianca da giovedì 3 settembre si può giocare a espellere immigrati. La nuova sezione si chiama Arcade e contiene cinque videogiochi in grafica a bassa risoluzione, ispirati ai classici delle sale giochi e dei primi telefoni cellulari, ognuno dedicato a un pezzo dell'agenda del presidente. "Costruisci il muro. Espelli. Riempi un Trump Account", ha scritto la Casa Bianca sui social per annunciare il lancio.

Il gioco più discusso si chiama Rio Run ed è una versione di Snake, il gioco del serpente che si allunga a ogni boccone, reso celebre dai primi cellulari. Il giocatore guida un personaggio con le fattezze di Tom Homan, il principale consigliere del presidente sull'immigrazione, e lo muove su una griglia che raffigura il Rio Grande, il fiume al confine con il Messico, per catturare le figure che hanno attraversato la frontiera. Dietro a Homan si forma una fila sempre più lunga di personaggi in tuta arancione, come i detenuti, destinati all'espulsione.

Build the Wall riprende invece Tetris: i pezzi da incastrare sono segmenti del muro al confine con il Messico, uno dei progetti simbolo del presidente. L'obiettivo dichiarato nel titolo è "proteggere il confine dall'orda in arrivo".

Gli altri tre giochi coprono il resto del programma dell'amministrazione. In Supply Line, che ricorda il vecchio gioco da bar Tapper, il cibo scorre su una catena di montaggio e il giocatore deve scartare gli alimenti che non rispettano gli standard per le mense scolastiche di Make America Healthy Again, "rendere l'America di nuovo sana", il programma del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. che punta a ridurre cibi ultra-processati e additivi e a eliminare i coloranti sintetici derivati dal petrolio. In Flappy Bill, sul modello di Flappy Bird, un'aquila porta in volo una legge attraverso il National Mall di Washington evitando gli ostacoli. In Trump Savings Tycoon si raccolgono con una rete i soldi e i lingotti d'oro che volano davanti al Washington Monument per "riempire i Trump Accounts dei vostri figli". Sotto i cinque titoli una sezione "Coming Soon" ne annuncia un sesto: "Una nuova avventura vi aspetta". I giochi sono gratuiti e accessibili dalla pagina whitehouse.gov/arcade.

I Trump Accounts sono i conti di risparmio per minori creati dall'amministrazione. Il governo federale versa 1.000 dollari iniziali a ogni bambino nato tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2028. Aprire un conto è gratuito per ogni cittadino americano con meno di 18 anni. Familiari e amici possono aggiungere fino a 5.000 dollari l'anno e il denaro è investito in fondi che replicano gli indici della Borsa americana. Secondo la Casa Bianca, al 6 luglio, pochi giorni dopo l'avvio del programma, erano già stati richiesti più di sei milioni di conti.

La Casa Bianca ha annunciato l'Arcade sui social con una serie di animazioni che parodiano le schermate di avvio di Xbox, PlayStation e Nintendo. In una il logo della Sega si trasforma in "MAGA", la sigla dello slogan del presidente. Il video promozionale era stato mostrato in anteprima a Fox News. Un funzionario della Casa Bianca ha difeso l'iniziativa dicendo che l'amministrazione è concentrata nel trovare modi nuovi per raccontare "i molti successi del presidente in un modo che parli a ogni americano". Il presidente, ha aggiunto, "continua a collezionare vittoria dopo vittoria" mentre i suoi oppositori "difendono il loro record di aumenti delle tasse e di sostegno ai clandestini criminali". Il progetto serve a "marcare ulteriormente il contrasto tra una cultura del divertimento e della vittoria e la cupa visione socialista che i democratici hanno per l'America".

Jessica González, deputata democratica alla Camera del Texas, ha scritto su X che "la Casa Bianca di Trump ha letteralmente costruito dei videogiochi su un sito governativo prima di fare qualsiasi cosa per risolvere la crisi del costo della vita in America". Il prezzo mediano di una casa negli Stati Uniti è intorno ai 430.000 dollari, i generi alimentari costano circa il 30% in più rispetto al 2020 e la benzina resta circa il 45% sopra la media di quell'anno, nonostante il calo dai picchi recenti.

"Mi fa stare male. Hanno giocato con la vita delle persone per anni e adesso fanno un videogioco delle loro azioni", ha dichiarato all'AFP Amerika García Grewal, codirettrice della Frontera Federation, una ONG del Texas. Sul gioco del muro ha aggiunto che "chi ha concepito questo gioco ha perso di vista che cosa significhi essere umani e interessarsi agli altri".

La comunicazione della Casa Bianca si ispira apertamente al trolling dei social, cioè pubblicare contenuti provocatori per suscitare reazioni indignate, nella speranza che diventino virali. Il dipartimento per la Sicurezza interna (DHS), il ministero da cui dipendono controlli alle frontiere ed espulsioni, ha diffuso di recente un video con musica di sottofondo che mostra l'espulsione di immigrati haitiani in catene, dopo che Washington ha cancellato lo status che permetteva loro di restare legalmente nel Paese. Gli oppositori del presidente lo hanno giudicato degradante e razzista.

Le espulsioni di massa sono una delle poche politiche che procede secondo i piani del presidente, che ha fatto dell'applicazione delle leggi sull'immigrazione il centro del secondo mandato, con rimpatri di massa, più centri di detenzione, la costruzione del muro e la stretta sull'asilo. Il DHS afferma di aver arrestato in agosto un numero record di quasi 51.000 immigrati irregolari, mentre gli attraversamenti della frontiera sono ai minimi storici. La Border Patrol, la polizia di frontiera, ha registrato a luglio 9.295 fermi lungo il confine sud-occidentale, il 6% in meno rispetto a giugno. A due mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre, gli americani giudicano invece severamente il bilancio del presidente sull'economia e sulla politica estera.


Carne, grano e diesel: negli Stati Uniti torna l'allarme caro-spesa


Il grano e il mais hanno toccato questa settimana i prezzi più alti degli ultimi tre anni, dopo che le contemporanee guerre in Iran e in Ucraina hanno fatto rincarare il diesel necessario per far funzionare le mietitrici e trasportare i prodotti dai fornitori ai supermercati. Finora il caro-spesa negli Stati Uniti aveva colpito soprattutto alcune voci già costose, come carne bovina, caffè e cioccolato. Secondo un'analisi di Axios, però, le pressioni si stanno accumulando lungo l'intera filiera e la prossima ondata di rincari rischia di essere più pesante e più estesa.

Il conflitto con l'Iran ha sconvolto anche il mercato dei fertilizzanti, perché una quota rilevante della produzione mondiale transitava prima della guerra attraverso lo Stretto di Hormuz. Il maltempo ha ulteriormente ridotto le rese del mais, mentre la guerra tra Russia e Ucraina ha ridotto le esportazioni di grano. Gli effetti congiunti di questa situazione si stanno propagando lungo tutta la filiera: il grano è alla base di numerosi prodotti alimentari, mentre il mais è il principale mangime per gli animali. Il rincaro dei due cereali finisce quindi per riflettersi anche sui prezzi di carne, latticini e uova. E gli agricoltori non necessariamente ne beneficiano, perché devono sostenere a loro volta costi più elevati. Il presidente della National Corn Growers Association, l'associazione dei coltivatori di mais, ha detto ad Axios che quest'anno neppure la sua azienda riuscirà a chiudere in utile.

Eppure i rincari già in corso sono consistenti. Il caffè costa il 10,3% in più rispetto a un anno fa, i pomodori il 12,8%, gli arrosti di manzo il 13,5% e le mele l'11,1%. Nell'ultimo sondaggio Economist/YouGov, circa tre quarti degli intervistati affermano inoltre che i prezzi alimentari nella loro zona stanno continuando a salire. Gli analisti di J.P. Morgan, in un rapporto molto citato pubblicato a metà agosto, prevedono che l'inflazione alimentare globale possa raggiungere il 5% nella prima metà del 2027, quasi il doppio rispetto alla prima metà del 2026, perché gli effetti sui raccolti tendono a seguire i picchi delle temperature oceaniche con un ritardo compreso tra 6 e 12 mesi.

Stati Uniti · Caro-spesa

La prossima ondata di rincari sulla spesa americana parte dai campi

Le guerre in Iran e in Ucraina hanno fatto rincarare diesel e fertilizzanti, il maltempo ha ridotto le rese del mais: grano e mais sono ai prezzi più alti degli ultimi tre anni. Trump prova a raffreddare il costo della carne, ma la sua mossa copre il 2% dell’offerta interna.

Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026

Inflazione alimentare globale, proiezione J.P. Morgan

1° semestre 2026
2,8%

1° semestre 2027
5%

Il livello stimato per l’anno in corso
Quasi il doppio nel giro di un anno

Nel rapporto «Food Security is National Security» gli analisti della banca attribuiscono l’accelerazione a due fattori che si sommano: i fertilizzanti bloccati dalla guerra con l’Iran e un El Niño di forte intensità.

1
L’urto a monte

Tre shock arrivano insieme sui campi americani


Tocca ogni voce per aprire il dettaglio.

Grano e mais hanno toccato i prezzi più alti degli ultimi tre anni.

Il grano è alla base di gran parte dei prodotti alimentari, il mais è il principale mangime per gli animali: il rincaro si scarica quindi anche su carne, latticini e uova.

2
Allo scaffale

Quanto sono saliti i prezzi in un anno


Variazione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti. Tocca una voce per isolarla.

0%15%

Sondaggio Economist/YouGov

Tre americani su quattro dicono che i prezzi alimentari nella loro zona stanno continuando a salire.

3
La risposta politica

Trump apre alla carne estera e gli allevatori insorgono


Ogni quadratino vale l’1% dell’offerta interna di carne bovina.

2%
Le 300.000 tonnellate di carne macinata importate senza dazio valgono circa il 2% dell’offerta interna.

Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura equivalgono a poco più di quaranta giorni di consumo nazionale di macinato.

90 giorni
Durata dell’esenzione dai dazi, a partire dal 1° settembre.

−25%
Lo sconto sui prezzi di mercato promesso dagli esportatori esteri.

86,2 mln
I capi di bestiame al 1° gennaio: il numero più basso da 75 anni.

«I prezzi della carne sono troppo alti per una ragione semplice: le nostre mandrie sono troppo piccole».

Tom Cotton, su X. Nell’ultima settimana almeno 13 senatori repubblicani hanno contestato pubblicamente la decisione, e quattro associazioni di allevatori hanno scritto alla Casa Bianca per esprimere «profonda preoccupazione».

4
Il conto che deve ancora arrivare

Il clima colpisce i raccolti con mesi di ritardo


La catena che porta dal meteo allo scontrino.

Punto di partenza
Picco delle temperature oceaniche

Dopo 6-12 mesi
Rese dei raccolti in calo

Primo semestre 2027
Prezzi al consumo in salita

È il motivo per cui J.P. Morgan colloca il picco dei rincari nella prima metà del 2027.

Nemmeno gli agricoltori ne stanno traendo vantaggio, perché devono sostenere a loro volta costi più alti. Il presidente dell’associazione dei coltivatori di mais ha detto ad Axios che quest’anno neppure la sua azienda chiuderà in utile.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Axios, NPR e CNN; sondaggio Economist/YouGov; J.P. Morgan, «Food Security is National Security: A Compounding Storm»; dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Aggiornamento: 30 agosto 2026.

Trump abbassa i dazi sulla carne, gli allevatori insorgono


Sulla carne il presidente Donald Trump ha cercato di giocare d'anticipo, ma la mossa gli si sta ritorcendo contro. Venerdì 21 agosto ha annunciato la sospensione temporanea di alcuni dazi sulla carne bovina e un accordo, dai contorni ancora vaghi, in base al quale 300mila tonnellate di carne macinata importata dall'estero saranno vendute "il 25% sotto i prezzi di mercato attuali". Il provvedimento è diventato ufficiale mercoledì: l'esenzione durerà 90 giorni a partire dal 1° settembre e le 300mila tonnellate corrispondono a circa il 2% dell'offerta interna. L'obiettivo è anche politico: il costo della vita è uno dei temi sui quali Trump e il Partito Repubblicano sono maggiormente in difficoltà in vista delle elezioni di metà mandato, e aumentare l'offerta di carne è uno dei modi più rapidi per cercare di alleggerire la spesa dei consumatori.

Gli economisti interpellati da NPR ritengono però che l'effetto sui prezzi al dettaglio sarà modesto, perché il problema è strutturale. Dopo anni di siccità, il numero di capi di bestiame negli Stati Uniti, 86,2 milioni al 1° gennaio, è il più basso degli ultimi 75 anni, e il ritorno di un parassita carnivoro ha aggravato la situazione. L'annuncio ha comunque fatto scendere le quotazioni del bestiame, proprio ciò che gli allevatori temevano. I vertici di quattro associazioni del settore hanno scritto al presidente una lettera nella quale esprimono "profonda preoccupazione" per un piano che, a loro giudizio, svaluta il bestiame di loro proprietà e rischia di ostacolare la ricostituzione delle mandrie. Gli stessi allevatori avevano invece accolto favorevolmente i dazi del "Liberation Day" dell'anno scorso, che li proteggevano dalle importazioni a basso costo.

Le critiche si sono estese anche al Partito Repubblicano: nell’ultima settimana almeno 13 senatori hanno contestato pubblicamente la decisione. “I prezzi della carne sono troppo alti per una ragione semplice: le nostre mandrie sono troppo piccole”, ha scritto su X il senatore Tom Cotton, spiegando di aver già invitato il presidente a non procedere con quella che ha definito “un’azione sconsiderata” e di avergli chiesto di riconsiderarla. John Barrasso ha parlato invece di un mercato truccato contro i produttori americani, che "vogliono semplicemente un mercato equo". La Casa Bianca non ha specificato da quali Paesi esteri arriverà la carne e la Segretaria all'Agricoltura Brooke Rollins ha dichiarato ai giornalisti di non essere "parte di questo negoziato".

La carne diventa anche una bandiera politica


La carne è diventata nel frattempo anche un simbolo politico. Il Wall Street Journal racconta la trasformazione di Steak 'n Shake, catena di hamburger dell'Indiana con circa 400 locali, che dal 2025 ha abbracciato il patriottismo trumpiano e il movimento Make America Healthy Again del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.: enormi bandiere americane, patatine fritte nel grasso di manzo anziché nell'olio vegetale, Coca-Cola con zucchero di canna, carne di bovini allevati al pascolo, pagamenti in bitcoin e patatine gratis per chi arriva in Tesla.

L'azienda ha inoltre nominato "chief MAHA officer" Michael Boes, ex funzionario dell'Amministrazione Trump. In questo modo, le vendite a parità di locali sono cresciute del 13,8% nel trimestre concluso a giugno, ma sono aumentati anche i costi degli ingredienti e la catena ha ritoccato i prezzi verso l'alto.


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Witkoff e Kushner attesi a Kyiv e Mosca per rilanciare i negoziati sull'Ucraina


Zelensky annuncia la doppia missione degli inviati di Trump. Putin vede ancora margini per un'intesa, ma Kyiv resta diffidente sulle vere intenzioni del Cremlino.

Gli inviati di Donald Trump visiteranno Kyiv e Mosca nei prossimi giorni. Lo ha annunciato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al termine di una riunione con la squadra che segue i negoziati con gli Stati Uniti. "Ci sono date preliminari. Contiamo di vedere qui, a Kyiv, i rappresentanti del presidente americano. Abbiamo ricevuto la loro conferma: avranno un incontro a Mosca e uno a Kyiv", ha detto il presidente ucraino, aggiungendo che "è importante che l'America continui a essere attiva".

A muoversi saranno Steve Witkoff, inviato speciale di Trump, e Jared Kushner, genero del presidente e suo emissario. Zelensky non ha fornito altri dettagli e Washington, per ora, non ha annunciato pubblicamente il viaggio. Per entrambi sarebbe la prima visita in Ucraina, mentre Witkoff ha già compiuto otto missioni a Mosca. Una visita a Kyiv precedentemente ipotizzata per il 24 agosto, giorno dell'Indipendenza ucraina, non si era concretizzata.

Il 20 agosto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva definito Witkoff e Kushner "sempre ospiti graditi a Mosca", precisando però che non c'erano informazioni certe e che nessuna data era stata riservata per la visita. A fine luglio il Segretario di Stato Marco Rubio aveva detto a Fox News che nelle settimane successive sarebbero proseguiti gli sforzi per far ripartire i colloqui diretti tra Russia e Ucraina, ricordando che entrambe le parti hanno le proprie linee rosse.

Putin apre uno spiraglio, Kyiv resta diffidente


Alla sessione plenaria del Forum Economico Orientale di Vladivostok, il presidente russo Vladimir Putin ha detto che esistono ancora possibilità di arrivare a una soluzione negoziale: "Siamo grati a tutti quelli che cercano di dare un contributo. C'è una possibilità? A mio avviso sì". Ha però ribadito che il conflitto deve essere risolto dai Paesi direttamente coinvolti, Russia e Ucraina, mentre altri Stati, tra cui Stati Uniti e Cina, possono sostenere il processo. Ha inoltre sostenuto che gli attacchi ucraini in profondità nel territorio russo rendono più difficile un'intesa.

A Kyiv la fiducia nelle intenzioni del Cremlino resta però molto bassa. Il capo di staff dell'ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov, aveva detto di sperare nella ripresa dei negoziati diretti a settembre, con la partecipazione americana: "Non possiamo farne a meno". Il suo vice Pavlo Palisa ha però riferito che la leadership politica russa ha incaricato i militari di preparare scenari per un'offensiva nel nord dell'Ucraina, in direzione di Kyiv e Chernihiv, pur senza che l'intelligence abbia individuato nuovi raggruppamenti di forze pronti all'attacco.

Il Cremlino, dal canto suo, continua a chiedere la cessione dell'intera regione di Donetsk, che la Russia non è riuscita a conquistare completamente. Il 28 agosto Peskov aveva descritto i negoziati come in una "profonda pausa".

L'ultimo incontro diretto tra le delegazioni russa e ucraina risale a metà febbraio a Ginevra, in un formato trilaterale con gli Stati Uniti. Da allora i contatti sono proseguiti attraverso altri canali. Nei giorni scorsi, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha incontrato il Ministro delle Finanze russo Anton Siluanov al G20 di Asheville, mentre il direttore della CIA John Ratcliffe aveva proposto un vertice a tre tra Trump, Putin e Zelensky durante un suo viaggio a sorpresa a Mosca.


Il direttore della CIA ha proposto un vertice a tre tra Trump, Putin e Zelensky


Il direttore della CIA John Ratcliffe ha proposto un incontro a tre tra il presidente statunitense Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante il suo viaggio riservato compiuto martedì a Mosca, nel tentativo di rilanciare gli sforzi per porre fine alla guerra. Lo ha rivelato Axios, citando due fonti informate. È la prima volta che Ratcliffe interviene personalmente nei difficili negoziati in corso per un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. La missione serviva anche a capire se i vertici dell'intelligence russa potessero contribuire a convincere Putin a riprendere i negoziati mediati dagli Stati Uniti.

A Mosca Ratcliffe ha incontrato i suoi omologhi Sergey Naryshkin, direttore dell'SVR, il servizio di intelligence estera russo, e Alexander Bortnikov, direttore dell'FSB, il servizio di sicurezza interno. Secondo il New York Times, ha consegnato a Bortnikov "una valutazione cupa" dell'andamento della guerra e ha esortato la Russia a raggiungere un accordo prima che la sua situazione peggiori. Le fonti di Axios aggiungono che Ratcliffe è uscito dall'incontro convinto che Bortnikov sia un interlocutore costruttivo, in grado di contribuire alla ripresa degli sforzi diplomatici.

Trump ha definito la visita "ordinaria amministrazione" e ha precisato che non aveva lo scopo di mettere in guardia Mosca da un eventuale attacco russo contro il territorio dei Paesi della NATO. CNN e CBS News, citando persone informate sui colloqui, sostengono però che Ratcliffe abbia effettivamente trasmesso quell'avvertimento. Naryshkin ha confermato pubblicamente l'incontro, definendolo "parte regolare del lavoro". La CIA non ha commentato.

La proposta di un vertice a tre e lo scetticismo di Kyiv


Venerdì funzionari americani hanno informato Zelensky dei colloqui di Mosca e della proposta di un vertice trilaterale, un'ipotesi che l'Amministrazione Trump aveva già avanzato in passato. Zelensky si era detto disponibile, mentre Putin l'aveva respinta categoricamente. Il presidente ucraino ha ringraziato gli Stati Uniti per "il tono della conversazione con la Russia" e ha affermato che l'Amministrazione Trump "sta portando avanti una visione realistica di ciò che va fatto e ottenuto".

Kyiv resta però molto scettica sulle reali intenzioni di Putin. Pavlo Palisa, vice capo di gabinetto dell’ufficio di Zelensky, ha detto venerdì ai giornalisti che il presidente russo avrebbe ordinato ai suoi vertici militari di preparare diversi scenari operativi per una nuova offensiva nel nord dell’Ucraina, con le regioni di Kyiv e Chernihiv tra le possibili direttrici principali. Palisa ha tuttavia precisato che, al momento, non si osservano segnali della formazione di una forza d’attacco destinata a operare in quella zona.

I negoziati mediati da Washington sono però fermi da metà febbraio, ovvero da quando è iniziata la guerra con l'Iran, e da allora gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner hanno tenuto colloqui separati con le delegazioni russa e ucraina, ottenendo ben pochi progressi. Kyrylo Budanov, capo di gabinetto dell'ufficio di Zelensky, ha detto giovedì ai media locali che i colloqui diretti tra Russia e Ucraina potrebbero riprendere a settembre.


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Hi folks! Here's a new pin with some essential links & some FYI to repost: the trilogue for chatcontrol 2.0 will either be on September 27 or 29. Still, keep up with the pressure & educate others about why privacy is important aswell as to why chatcontrol won't keep us safe.

fightforthefuture.org

badinternetbills.com

fightchatcontrol.eu

bsky.app/profile/gutsmonroe130…

peertube.european-pirates.eu/v…

discord.com/invite/e7FYdYnMkS

commission.europa.eu/get-invol…

www.stopkillingtheinternet.com

exitchatcontrol.org/

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in reply to CascaCasca95

Folgende Links die relevant sind: @evangreer (auf BlSky über: @evangreer.bsky.social) hat Bedenken bezüglich dem "Meta Settlement" (was berechtigt ist) & laut Netzpolitik kritisiert ein Jura Professor Instant Messengerdienste Überwachungen durch die Polizei.

bsky.app/profile/evangreer.bsk…

netzpolitik.org/2026/messenger…

in reply to CascaCasca95

Here's also a rundown of everything wrong with the #EUKidsAct by Neil Brown. Of note is also that parents need to double verify that they're the actual parents of the children (because the EU has to be the major helicopter parent of it's citizens 🫠).

mastodon.neilzone.co.uk/@neil/…


> EU KIDS Act to restrict social media platforms’ access to children in the EU

Another fine mess...

digital-strategy.ec.europa.eu/…


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La rassegna stampa di venerdì 4 settembre 2026


La Corte suprema del Missouri boccia la mappa elettorale dei repubblicani mentre l'Amministrazione porta alla Corte suprema la stretta sul voto per corrispondenza; Fox licenzia Maria Bartiromo, gli Stati Uniti indagano su un raid in Iran e i mutui toccano il massimo annuale

Questa è la rassegna stampa di venerdì 4 settembre 2026

La Corte suprema del Missouri boccia la mappa elettorale voluta da Trump


La Corte suprema del Missouri ha bloccato all'unanimità la nuova mappa dei collegi congressuali disegnata dai repubblicani per guadagnare un seggio alla Camera, vietandone l'uso nelle elezioni di novembre e rimettendo la decisione agli elettori. È una rara battuta d'arresto per il partito nella battaglia nazionale sui collegi; il presidente Trump ha attaccato la sentenza e il procuratore generale dello Stato ha annunciato ricorso.

Fonti: The Guardian, The New York Times, Bloomberg

L'Amministrazione chiede alla Corte suprema il via libera ai limiti sul voto per corrispondenza


L'Amministrazione Trump ha chiesto alla Corte suprema di consentire nuove regole del servizio postale sul voto per corrispondenza in vista delle elezioni di medio termine, dopo che un giudice le aveva bloccate. È il secondo appello sul tema: questa volta i giudici sono chiamati a stabilire se i piani violino la Costituzione.

Fonti: NPR, The Hill, The Wall Street Journal

Trump nomina Adam Telle segretario ad interim dell'Esercito


Il presidente Trump ha nominato Adam Telle segretario ad interim dell'Esercito dopo le dimissioni di Dan Driscoll. L'uscita di Driscoll è arrivata al culmine di mesi di tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, in particolare sulla rimozione dei vertici militari. Telle era finora assistente segretario dell'Esercito per le opere civili.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, The Guardian

Fox News licenzia Maria Bartiromo


Fox News ha licenziato la conduttrice Maria Bartiromo dopo dodici anni e mezzo di collaborazione. Secondo una persona informata, l'allontanamento sarebbe legato alla condivisione di comunicazioni interne di Fox Business con la Casa Bianca. La partenza inattesa di una delle firme più note della rete ha alimentato interrogativi su un possibile approdo nell'Amministrazione.

Fonti: The New York Times, Axios

Gli Stati Uniti indagano su un raid che avrebbe colpito un matrimonio in Iran


Il comando militare statunitense (CENTCOM) ha aperto un'indagine interna su un raid che avrebbe centrato un'abitazione durante un matrimonio nell'Iran meridionale, uccidendo cinque persone e ferendone decine secondo la Mezzaluna Rossa iraniana. Il vicepresidente JD Vance si è detto "estremamente scettico" sui resoconti e ha rifiutato di definire "guerra" il conflitto con Teheran, in corso da sei mesi.

Fonti: Axios, The Guardian, The Hill

Un giudice federale blocca la nuova stretta di Trump sulla cittadinanza per nascita


Un giudice federale ha temporaneamente bloccato l'ultimo tentativo del presidente Trump di limitare la cittadinanza per nascita, il principio secondo cui chi nasce sul suolo statunitense ottiene la cittadinanza. La decisione arriva circa un mese dopo un nuovo ordine esecutivo, che seguiva la sentenza di giugno con cui la Corte suprema aveva già giudicato incostituzionale il provvedimento precedente.

Fonti: The Guardian

Un agente dell'ICE incriminato per aver mentito su una sparatoria a Minneapolis


I procuratori federali hanno incriminato un agente dell'ICE con l'accusa di aver reso false dichiarazioni sulle circostanze della sparatoria contro un immigrato venezuelano a Minneapolis. L'episodio, avvenuto all'inizio dell'anno durante l'intensificarsi delle operazioni di controllo dell'immigrazione, aveva contribuito a innescare le proteste in Minnesota.

Fonti: The Wall Street Journal, Financial Times, The Guardian

Morta a 92 anni Gloria Steinem, icona del femminismo americano


È morta a 92 anni Gloria Steinem, figura simbolo del movimento femminista statunitense e protagonista per decenni delle battaglie per i diritti delle donne. Personalità della politica e dello spettacolo, da Hillary Clinton a Meghan Markle, le hanno reso omaggio; la sua fondazione ha annunciato che la casa di New York diventerà uno spazio permanente per l'attivismo.

Fonti: The New York Times

Al via i lavori per l'arco monumentale voluto da Trump a Washington


L'Amministrazione ha annunciato che i lavori di scavo per il grande arco alto circa 76 metri voluto dal presidente Trump a Washington cominceranno nelle prossime due settimane, benché l'approvazione finale del progetto sia ancora pendente. L'opera, tra il Lincoln Memorial e il cimitero di Arlington, è oggetto di un ricorso e di critiche per dimensioni e collocazione.

Fonti: Bloomberg, The Wall Street Journal, The Guardian

I tassi sui mutui salgono al 6,71%, massimo da oltre un anno


Il tasso fisso sui mutui a trent'anni è salito al 6,71%, il livello più alto in oltre un anno secondo i dati di Freddie Mac, in rialzo dal 6,66% della settimana precedente. L'aumento riduce il potere d'acquisto dei potenziali acquirenti di case in un mercato immobiliare già sotto pressione.

Fonti: The Hill, The New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump firma altri nove accordi sulla riduzione dei prezzi dei farmaci


Le intese estendono il regime della "nazione più favorita" a 26 aziende e, secondo la Casa Bianca, coprono ormai l'89% del mercato dei farmaci di marca. Restano però seri dubbi sugli effetti reali sui prezzi.

L'Amministrazione Trump ha annunciato lunedì nove nuovi accordi sui prezzi dei farmaci con case farmaceutiche di medie dimensioni, nonostante i timori di una parte dell'industria farmaceutica per l'impatto che le concessioni potrebbero avere sui conti delle aziende più piccole. Le intese estendono il regime della "nazione più favorita", ovvero il meccanismo con cui la Casa Bianca punta ad allineare i prezzi statunitensi a quelli più bassi praticati all'estero. Sommando i 17 accordi già conclusi con i grandi produttori, le aziende aderenti salgono così a 26.

I nove nuovi accordi riguardano Alcon, Astellas Pharma, BeOne Medicines, BridgeBio, CSL, Kyowa Kirin, Sun Pharma, Teva Pharmaceuticals e UCB. Come nelle intese precedenti, le aziende hanno accettato di applicare sconti a Medicaid, il programma sanitario pubblico rivolto alle persone a basso reddito, e si sono impegnate a lanciare i futuri farmaci negli Stati Uniti a prezzi allineati a quelli praticati all'estero. In cambio, contano di evitare i dazi e i nuovi modelli di prezzo allo studio per Medicare, il programma sanitario pubblico rivolto soprattutto agli anziani.

Nel complesso, il gruppo si è impegnato anche a investire almeno 19,6 miliardi di dollari nel breve periodo nella produzione di questi farmaci negli Stati Uniti, mentre alcune aziende doneranno i propri principi attivi a una riserva strategica del governo. Con le nuove intese, secondo l'Amministrazione Trump, l'89% del mercato dei farmaci di marca è ora coperto da accordi di questo tipo.

Le critiche e i dubbi sui risultati


I critici sostengono però che manchino ancora risultati concreti. Public Citizen, organizzazione per la tutela dei consumatori, osserva che non ci sono prove che le aziende abbiano rispettato l'impegno ad abbassare i prezzi di lancio negli Stati Uniti fino ai livelli praticati all'estero. I testi delle intese, inoltre, non sono mai stati resi pubblici, tanto che l'organizzazione ha fatto causa per ottenerli.

"I nuovi accordi sono una distrazione dal piano fallito dell'Amministrazione per portare i prezzi americani ai livelli pagati negli altri Paesi ricchi", ha detto Peter Maybarduk, direttore del programma Access to Medicines di Public Citizen. "Trump coccola Big Pharma e tiene alti i prezzi dei farmaci per gli americani".

Negli Stati Uniti, intanto, i prezzi dei farmaci da prescrizione stanno registrando il calo più forte da generazioni. L'Amministrazione Trump sta cercando in tutti i modi di attribuirsene il merito, ma gli esperti di politiche sanitarie riconducono gran parte della discesa alle dinamiche di mercato e alle negoziazioni sui prezzi condotte da Medicare.

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EDRi esprime solidarietà ad Autistici/Inventati dopo la designazione di "organizzazione terroristica" da parte del governo statunitense.

Il governo degli Stati Uniti ha designato l'organizzazione non profit italiana Autistici/Inventati come "Specially Designated Global Terrorist" (organizzazione terroristica globale appositamente designata) per aver fornito infrastrutture digitali a presunti "militanti violenti di estrema sinistra". Questo attacco ad A/I rappresenta anche un attacco alle infrastrutture internet indipendenti, ai diritti fondamentali di molteplici collettività, alla sicurezza delle comunicazioni, all'organizzazione democratica antiautoritaria e all'integrità democratica dell'UE.

edri.org/our-work/edri-solidar…

@Privacy Pride

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L'FBI sta indagando su una massiccia violazione dei dati che si sta verificando in tempo reale: 153 milioni di patenti USA disponibili tramite Nexus, il nome del nuovo servizio di furto di identità.

La tempistica delle nuove scansioni disponibili —in genere entro un giorno, se non ore, da quando vengono presentate a società di noleggio o ad altri— probabilmente significa che Nexus ha accesso quasi in tempo reale ai dati che fluiscono attraverso il servizio di scansione di terze parti utilizzato da queste aziende. Il blog KrebsOnSecurity ha affermato che nell'arco di 24 ore il numero di patenti di guida elencate come disponibili è aumentato di quasi 400.000 unità. Questo è un altro segnale che la violazione è in corso e che nuove carte diventano disponibili subito dopo essere state raccolte.

arstechnica.com/security/2026/…

@Informatica (Italy e non Italy)

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Carne, grano e diesel: negli Stati Uniti torna l'allarme caro-spesa


Grano, mais, diesel e fertilizzanti spingono i prezzi verso l'alto. Trump prova a frenare il costo della carne, ma si scontra con gli allevatori.

Il grano e il mais hanno toccato questa settimana i prezzi più alti degli ultimi tre anni, dopo che le contemporanee guerre in Iran e in Ucraina hanno fatto rincarare il diesel necessario per far funzionare le mietitrici e trasportare i prodotti dai fornitori ai supermercati. Finora il caro-spesa negli Stati Uniti aveva colpito soprattutto alcune voci già costose, come carne bovina, caffè e cioccolato. Secondo un'analisi di Axios, però, le pressioni si stanno accumulando lungo l'intera filiera e la prossima ondata di rincari rischia di essere più pesante e più estesa.

Il conflitto con l'Iran ha sconvolto anche il mercato dei fertilizzanti, perché una quota rilevante della produzione mondiale transitava prima della guerra attraverso lo Stretto di Hormuz. Il maltempo ha ulteriormente ridotto le rese del mais, mentre la guerra tra Russia e Ucraina ha ridotto le esportazioni di grano. Gli effetti congiunti di questa situazione si stanno propagando lungo tutta la filiera: il grano è alla base di numerosi prodotti alimentari, mentre il mais è il principale mangime per gli animali. Il rincaro dei due cereali finisce quindi per riflettersi anche sui prezzi di carne, latticini e uova. E gli agricoltori non necessariamente ne beneficiano, perché devono sostenere a loro volta costi più elevati. Il presidente della National Corn Growers Association, l'associazione dei coltivatori di mais, ha detto ad Axios che quest'anno neppure la sua azienda riuscirà a chiudere in utile.

Eppure i rincari già in corso sono consistenti. Il caffè costa il 10,3% in più rispetto a un anno fa, i pomodori il 12,8%, gli arrosti di manzo il 13,5% e le mele l'11,1%. Nell'ultimo sondaggio Economist/YouGov, circa tre quarti degli intervistati affermano inoltre che i prezzi alimentari nella loro zona stanno continuando a salire. Gli analisti di J.P. Morgan, in un rapporto molto citato pubblicato a metà agosto, prevedono che l'inflazione alimentare globale possa raggiungere il 5% nella prima metà del 2027, quasi il doppio rispetto alla prima metà del 2026, perché gli effetti sui raccolti tendono a seguire i picchi delle temperature oceaniche con un ritardo compreso tra 6 e 12 mesi.

Stati Uniti · Caro-spesa

La prossima ondata di rincari sulla spesa americana parte dai campi

Le guerre in Iran e in Ucraina hanno fatto rincarare diesel e fertilizzanti, il maltempo ha ridotto le rese del mais: grano e mais sono ai prezzi più alti degli ultimi tre anni. Trump prova a raffreddare il costo della carne, ma la sua mossa copre il 2% dell’offerta interna.

Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026

Inflazione alimentare globale, proiezione J.P. Morgan

1° semestre 2026
2,8%

1° semestre 2027
5%

Il livello stimato per l’anno in corso
Quasi il doppio nel giro di un anno

Nel rapporto «Food Security is National Security» gli analisti della banca attribuiscono l’accelerazione a due fattori che si sommano: i fertilizzanti bloccati dalla guerra con l’Iran e un El Niño di forte intensità.

1
L’urto a monte

Tre shock arrivano insieme sui campi americani


Tocca ogni voce per aprire il dettaglio.

Grano e mais hanno toccato i prezzi più alti degli ultimi tre anni.

Il grano è alla base di gran parte dei prodotti alimentari, il mais è il principale mangime per gli animali: il rincaro si scarica quindi anche su carne, latticini e uova.

2
Allo scaffale

Quanto sono saliti i prezzi in un anno


Variazione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti. Tocca una voce per isolarla.

0%15%

Sondaggio Economist/YouGov

Tre americani su quattro dicono che i prezzi alimentari nella loro zona stanno continuando a salire.

3
La risposta politica

Trump apre alla carne estera e gli allevatori insorgono


Ogni quadratino vale l’1% dell’offerta interna di carne bovina.

2%
Le 300.000 tonnellate di carne macinata importate senza dazio valgono circa il 2% dell’offerta interna.

Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura equivalgono a poco più di quaranta giorni di consumo nazionale di macinato.

90 giorni
Durata dell’esenzione dai dazi, a partire dal 1° settembre.

−25%
Lo sconto sui prezzi di mercato promesso dagli esportatori esteri.

86,2 mln
I capi di bestiame al 1° gennaio: il numero più basso da 75 anni.

«I prezzi della carne sono troppo alti per una ragione semplice: le nostre mandrie sono troppo piccole».

Tom Cotton, su X. Nell’ultima settimana almeno 13 senatori repubblicani hanno contestato pubblicamente la decisione, e quattro associazioni di allevatori hanno scritto alla Casa Bianca per esprimere «profonda preoccupazione».

4
Il conto che deve ancora arrivare

Il clima colpisce i raccolti con mesi di ritardo


La catena che porta dal meteo allo scontrino.

Punto di partenza
Picco delle temperature oceaniche

Dopo 6-12 mesi
Rese dei raccolti in calo

Primo semestre 2027
Prezzi al consumo in salita

È il motivo per cui J.P. Morgan colloca il picco dei rincari nella prima metà del 2027.

Nemmeno gli agricoltori ne stanno traendo vantaggio, perché devono sostenere a loro volta costi più alti. Il presidente dell’associazione dei coltivatori di mais ha detto ad Axios che quest’anno neppure la sua azienda chiuderà in utile.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Axios, NPR e CNN; sondaggio Economist/YouGov; J.P. Morgan, «Food Security is National Security: A Compounding Storm»; dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Aggiornamento: 30 agosto 2026.

Trump abbassa i dazi sulla carne, gli allevatori insorgono


Sulla carne il presidente Donald Trump ha cercato di giocare d'anticipo, ma la mossa gli si sta ritorcendo contro. Venerdì 21 agosto ha annunciato la sospensione temporanea di alcuni dazi sulla carne bovina e un accordo, dai contorni ancora vaghi, in base al quale 300mila tonnellate di carne macinata importata dall'estero saranno vendute "il 25% sotto i prezzi di mercato attuali". Il provvedimento è diventato ufficiale mercoledì: l'esenzione durerà 90 giorni a partire dal 1° settembre e le 300mila tonnellate corrispondono a circa il 2% dell'offerta interna. L'obiettivo è anche politico: il costo della vita è uno dei temi sui quali Trump e il Partito Repubblicano sono maggiormente in difficoltà in vista delle elezioni di metà mandato, e aumentare l'offerta di carne è uno dei modi più rapidi per cercare di alleggerire la spesa dei consumatori.

Gli economisti interpellati da NPR ritengono però che l'effetto sui prezzi al dettaglio sarà modesto, perché il problema è strutturale. Dopo anni di siccità, il numero di capi di bestiame negli Stati Uniti, 86,2 milioni al 1° gennaio, è il più basso degli ultimi 75 anni, e il ritorno di un parassita carnivoro ha aggravato la situazione. L'annuncio ha comunque fatto scendere le quotazioni del bestiame, proprio ciò che gli allevatori temevano. I vertici di quattro associazioni del settore hanno scritto al presidente una lettera nella quale esprimono "profonda preoccupazione" per un piano che, a loro giudizio, svaluta il bestiame di loro proprietà e rischia di ostacolare la ricostituzione delle mandrie. Gli stessi allevatori avevano invece accolto favorevolmente i dazi del "Liberation Day" dell'anno scorso, che li proteggevano dalle importazioni a basso costo.

Le critiche si sono estese anche al Partito Repubblicano: nell’ultima settimana almeno 13 senatori hanno contestato pubblicamente la decisione. “I prezzi della carne sono troppo alti per una ragione semplice: le nostre mandrie sono troppo piccole”, ha scritto su X il senatore Tom Cotton, spiegando di aver già invitato il presidente a non procedere con quella che ha definito “un’azione sconsiderata” e di avergli chiesto di riconsiderarla. John Barrasso ha parlato invece di un mercato truccato contro i produttori americani, che "vogliono semplicemente un mercato equo". La Casa Bianca non ha specificato da quali Paesi esteri arriverà la carne e la Segretaria all'Agricoltura Brooke Rollins ha dichiarato ai giornalisti di non essere "parte di questo negoziato".

La carne diventa anche una bandiera politica


La carne è diventata nel frattempo anche un simbolo politico. Il Wall Street Journal racconta la trasformazione di Steak 'n Shake, catena di hamburger dell'Indiana con circa 400 locali, che dal 2025 ha abbracciato il patriottismo trumpiano e il movimento Make America Healthy Again del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.: enormi bandiere americane, patatine fritte nel grasso di manzo anziché nell'olio vegetale, Coca-Cola con zucchero di canna, carne di bovini allevati al pascolo, pagamenti in bitcoin e patatine gratis per chi arriva in Tesla.

L'azienda ha inoltre nominato "chief MAHA officer" Michael Boes, ex funzionario dell'Amministrazione Trump. In questo modo, le vendite a parità di locali sono cresciute del 13,8% nel trimestre concluso a giugno, ma sono aumentati anche i costi degli ingredienti e la catena ha ritoccato i prezzi verso l'alto.

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Disenshittificare il nostro paese: come difendersi da Trump, guadagnare miliardi di dollari e costruire una nuova, globale, buona rete Internet. L'intervento di Cory Doctorow al Digital Government Leaders Summit del 2026 di Ottawa

Non abbiamo alcuna speranza di controllare ciò che fanno le Big Tech, ma c'è una cosa su cui abbiamo il controllo totale e assoluto: ciò che facciamo. Non dobbiamo permettere alle aziende americane di ricorrere ai nostri tribunali per chiudere le nostre aziende quando screditano i loro prodotti difettosi. Le nostre leggi sono sotto il controllo totale e definitivo del nostro paese. Se abroghiamo il recepimento del DMCA statunitense e legalizzeremo il jailbreak, libereremo i nostri tecnologi e imprenditori, e faremo a meno di quei prodotti americani scadenti.

doctorow.medium.com/https-plur…

@Pirati Europei

in reply to Informa Pirata

@pluralistic @andre123

I closed my MS and Google accounts this year, after having signed up with a new account on German mailbox.org. It was not difficult to get my data out and move it. Of course I agree that US tech will try to lock in their users - they have about 50 years experience of doing just that - but if alternatives are provided, then people will start diffusing out.

in reply to Jesper Frickmann

I believe that the biggest hurdles right now are:

1. Buying new hardware w/o US tech giants baked in. It is still hard to buy a laptop with Linux preloaded or a phone w/o Apple or Google preloaded.

2. Ease of integration and setup. With Google, Apple or MS, you normally login once, and then everything (mostly) "just works". With my mailbox.org account, I had to setup email, CalDAV, CardDAV, and WebDAV for the cloud drive, separately.

3. The network effect. I have ordered a Jolla 2026 phone, but only because I have a work issued iPhone that I can use to Facetime my parents. They are in their mid 80s, my mother has dementia, but they know how to use an iPad or iPhone to Facetime and iMessage. I would never drag them through a search for alternative communication apps! Also, none of my real-life friends and relatives have left Facebook yet, even though I have encouraged them to try Friendica.

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Allarme del servizio postale sul piano di Trump per limitare il voto


Un funzionario delle Poste americane denuncia lo sviluppo "segreto e affrettato" del portale federale per le schede elettorali, nonostante il blocco di un giudice.

Un funzionario del servizio postale statunitense (USPS) ha accusato l'agenzia di star portando avanti in modo "segreto e affrettato" l'attuazione dell'ordine esecutivo di Donald Trump sul voto per posta, nonostante i limiti imposti da un'ordinanza giudiziaria. La denuncia, pubblicata martedì dall'ufficio del senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, sostiene che un'attuazione "rischiosa e improvvisata" possa provocare un "fallimento catastrofico" del sistema del voto per posta alle elezioni di metà mandato di novembre. Nel 2024 questa modalità è stata utilizzata da oltre il 29% degli elettori. Secondo il rapporto, l'agenzia aveva previsto di completare il nuovo sistema digitale entro il 1° settembre.

Il sistema, chiamato Federal Ballot Mail Portal, funzionerebbe come una banca dati degli elettori e verrebbe utilizzato per individuare e respingere le schede considerate non valide. Trump ha già cercato in passato di costruire un registro elettorale nazionale a sostegno delle sue accuse infondate di frodi diffuse. Il funzionario, che ha lavorato al portale, esprime "gravi preoccupazioni" perché il processo di verifica potrebbe portare al rigetto di decine di migliaia di schede appartenenti allo stesso lotto postale se "anche un solo codice a barre su una sola scheda" non venisse letto correttamente. Lo sviluppo "raffazzonato" del sistema, inoltre, aumenterebbe notevolmente il rischio di errori.

"Potenzialmente milioni di elettori americani potrebbero non ricevere in tempo la scheda per votare per posta in questo ciclo elettorale, o non riceverla affatto", si legge nel rapporto, preparato con l'aiuto di Whistleblower Aid, organizzazione che assiste chi denuncia possibili violazioni della legge. "Le Poste hanno progettato un sistema per privare del voto milioni di americani", ha affermato Blumenthal.

La battaglia legale


L'USPS ha confermato in una nota di aver continuato a lavorare al portale durante la battaglia legale, ma sostiene di aver rispettato gli ordini dei tribunali perché non starebbero utilizzando le funzioni del sistema che potrebbero portare all'invalidazione dei voti. In un ricorso depositato martedì hanno spiegato di prepararsi soltanto all'eventualità di dover applicare la nuova regola, qualora i giudici lo consentissero, e hanno chiesto alla Corte d'Appello di sospendere il blocco: North Carolina e Alabama devono infatti iniziare a spedire le schede via posta rispettivamente il 4 e il 9 settembre. L'udienza davanti al Primo Circuito è fissata per giovedì 3 settembre. La Casa Bianca definisce le nuove norme come "misure di buon senso" contro le frodi.

Il blocco è stato disposto il 27 agosto da Indira Talwani, giudice federale del Massachusetts, e scade il 10 settembre. L'ordinanza impedisce all'USPS di imporre agli Stati le parti principali della nuova regola, "nella misura in cui" le rendano obbligatorie, ma non vieta di continuare a sviluppare il portale. È proprio su questa distinzione che l'agenzia fonda la propria difesa. La settimana scorsa, tuttavia, la stessa giudice aveva accertato chel'USPS aveva violato un suo precedente ordine continuando a lavorare al portale, pur senza imporre sanzioni.

La Corte Suprema aveva consentito il 24 agosto all'Amministrazione di procedere con l'ordine esecutivo di Trump, giudicando prematura la causa perché l'attuazione non era ancora iniziata. Tre giorni prima, però, l'USPS avevano pubblicato la regola finale necessaria ad applicarlo. Talwani ha quindi concluso che la situazione fosse cambiata, che il piano sembrasse eccedere il mandato legale dell'agenzia e che modificare le regole a poco più di due mesi dalle elezioni rischiasse di generare caos.

Il rapporto ricostruisce anche il calendario dei lavori. Il portale è stato avviato il 15 giugno e fermato il 25 giugno, dopo il primo ordine di Talwani. Il 29 luglio, quando l'Amministrazione si è rivolta alla Corte Suprema, il progetto sarebbe però "improvvisamente ripreso senza spiegare quale autorità permettesse a USPS di ignorare l'ordinanza". "L'ultima di queste ingiunzioni", si legge nel rapporto, "non è stata revocata fino al 26 agosto 2026, dopo settimane di lavoro sul nuovo sistema informatico per la posta elettorale. È difficile conciliare il lavoro proseguito a ritmo serrato per rendere il portale pronto per le elezioni di metà mandato con il fatto che quelle ingiunzioni fossero ancora in vigore".

La posta in gioco alle elezioni di novembre


Parlamentari democratici, gruppi per i diritti di voto e il sindacato dei lavoratori postali hanno reagito chiedendo lo stop immediato del piano prima delle elezioni, mentre altri hanno invitato gli americani a non lasciarsi scoraggiare dal votare. Alcuni hanno chiesto anche incriminazioni per interferenza elettorale. "Sfidare le ordinanze dei tribunali per interferire nelle elezioni dovrebbe portare al carcere", ha scritto sui social il governatore democratico della California Gavin Newsom, il cui Stato invia una scheda per posta a tutti gli elettori registrati.

Trump ha ripetutamente definito il voto per posta "un imbroglio", "corrotto" e "orribile", anche se quest'anno ha votato per posta in due elezioni, e ha ripetutamente cercato di limitarlo attraverso diversi strumenti procedurali e legislativi. Il risultato è un susseguirsi di sentenze e ricorsi a due mesi dalle elezioni, con conseguenze potenzialmente più rilevanti negli Stati in cui si decide il controllo del Congresso.

In Michigan, dove nel 2022 il 37% dei voti è stato espresso per posta, sono in bilico le elezioni per il Senato e per il governatore, oltre a diversi seggi alla Camera. In California, dove tutti gli elettori registrati ricevono automaticamente una scheda per posta, i democratici puntano invece a conquistare seggi decisivi per ottenere la maggioranza alla Camera. Il rischio è che se le regole volute da Trump entrassero in vigore, votare per posta potrebbe diventare molto più difficile, se non impossibile, per decine di milioni di americani.


Trump punta a restringere il voto per posta prima delle midterm


Votare per posta diventerebbe molto più difficile, se non impossibile, per decine di milioni di americani se il servizio postale dovesse applicare le nuove regole restrittive volute dal presidente Donald Trump. Le misure, ricostruite dal New York Times, prevede che gli Stati carichino le liste degli elettori su un portale federale non ancora operativo e che tutte le schede elettorali passino attraverso i grandi centri di smistamento, gli unici in grado di leggere i nuovi codici a barre. Soprattutto, impedirebbe la consegna delle schede elettori negli Stati che non intendo trasmettere al governo federale i dati dei propri elettori, che l'Amministrazione afferma apertamente di voler utilizzare per individuare eventuali non cittadini iscritti nelle liste.

Giovedì la giudice federale Indira Talwani, a Boston, ha sospeso la regola per 14 giorni e la Casa Bianca ha presentato ricorso. Oltre venti Stati a guida democratica e il District of Columbia hanno fatto causa e annunciato che non intendono adeguarsi. Ma lunedì 24 agosto la Corte Suprema, con una maggioranza di 6 a 3, aveva già respinto un primo ricorso perché la regola non era ancora definitiva. Ora che lo è diventato, è probabile che i giudici siano chiamati a pronunciarsi nuovamente nelle prossime settimane sulla sua costituzionalità. A meno di dieci settimane dal voto, e con il North Carolina che inizierà a spedire le schede per il voto il 4 settembre, non è affatto certo che ci sia il tempo materiale per applicarla.

L'impatto politico: il Michigan è il caso più delicato


Le conseguenze ricadrebbero soprattutto sui democratici, che ricorrono al voto per posta più dei repubblicani: nel 2024 lo ha fatto più di un elettore democratico su tre contro uno su quattro tra i repubblicani, secondo le stime dello States United Democracy Center relative a 32 Stati.

Il Michigan è il caso più significativo. Nel 2022 il 37% dei voti è stato espresso per posta. Quest'anno nello Stato si decidono uno dei seggi al Senato più contesi del Paese, il governatore e quattro collegi in bilico alla Camera. Nel 2024, secondo il MIT Election Data and Science Lab, aveva votato per posta il 60% degli elettori di Kamala Harris contro il 34% di quelli di Trump. Quasi due milioni di elettori del Michigan ricevono inoltre automaticamente la scheda per il voto a ogni elezione. "Non è complicato", ha detto al New York Times Marc Elias, avvocato elettorale vicino ai democratici: "L'Amministrazione sa che i democratici votano per posta più dei repubblicani".

Ma anche gli amministratori elettorali di entrambi i partiti temono il caos. Alan Hays, supervisore repubblicano delle elezioni nella contea di Lake, in Florida, dove Trump ha ottenuto il 62% dei voti, ha paragonato il cambiamento a "cambiare rotta a una portaerei": "Affidare una responsabilità così grande al servizio postale, con i suoi precedenti e con così poco preavviso, è nel migliore dei casi imprudente".

In Arizona, dove alle ultime elezioni di metà mandato circa l'80% degli elettori aveva ricevuto la scheda per votare via posta, il Segretario di Stato democratico Adrian Fontes prevede invece una rivolta soprattutto tra i pensionati repubblicani: "Il voto per posta è stato creato dai repubblicani, promosso dai repubblicani ed è così che gli elettori repubblicani amano votare".

Un'offensiva che va ben oltre il voto per posta


La nuova regolamentazione è il risultato più concreto di un'offensiva molto più ampia, passata in rassegna dalla CNN. Nasce dall'ordine esecutivo di marzo con cui Trump – che non ironicamente il 18 agosto ha votato per posta alle primarie della Florida – ha chiesto al Dipartimento della Sicurezza interna di compilare liste sulla cittadinanza degli elettori Stato per Stato. L'ordine è oggetto di diverse cause e difficilmente potrà essere applicato integralmente entro novembre.

Il Dipartimento, guidato da Markwayne Mullin, ha chiesto agli Stati di consegnare le proprie liste elettorali e ha annunciato di aver individuato migliaia di presunti non cittadini registrati. In Nevada, però, ne ha poi "confermati" soltanto 185 sui 15.903 inizialmente indicati. Nel frattempo, la campagna va avanti con la ridefinizione dei collegi avviata da Trump in Texas e poi estesa ad altri Stati potrebbe fruttare ai repubblicani fino a dieci seggi alla Camera. A questo si aggiungono la sentenza Louisiana v. Callais, con cui la Corte Suprema ha fortemente ridimensionato alcune tutele del Voting Rights Act, e il ridimensionamento dell'agenzia federale per la cybersicurezza che coordina la risposta alle interferenze straniere.

Gli alleati del presidente continuano inoltre ad avanzare ipotesi ancora più estreme: la dichiarazione di un'emergenza nazionale sulle elezioni, il sequestro delle urne o l'invio di agenti dell'ICE ai seggi. Trump non le ha promesse, ma non le ha nemmeno escluse. Alla proposta di dichiarare l'emergenza nazionale, avanzata l'11 agosto dal commentatore Wayne Root, ha risposto: "Sono successe cose più strane, lasciamola così". A gennaio aveva detto al New York Times che nel 2020 "avrebbe dovuto" far sequestrare le urne. Mullin ha invece dichiarato che gli agenti dell'ICE non si recherebbero ai seggi "di propria iniziativa", ma soltanto su richiesta delle autorità locali e comunque "non per motivi di immigrazione". La legge federale vieta a chiunque, comprese le forze dell'ordine, di intimidire gli elettori e proibisce la presenza di "truppe o uomini armati" ai seggi.

"Trump butta lì delle cose. La gente abbocca e questo rende il Paese più nervoso, in un ciclo che si autoalimenta", ha detto alla CNN Ben Ginsberg, avvocato elettorale repubblicano di lunga data, secondo cui "la creazione di un clima di paura è forse un obiettivo in sé". Tammy Patrick, ex funzionaria elettorale della contea di Maricopa e oggi al Bipartisan Policy Center, ricorda invece che "finora i pesi e contrappesi del sistema hanno retto".


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actionnetwork.org/petitions/ki…

Avete presente quella pop-up a cui rispondiamo "no", "rifiuta tutti", "solo necessari", etc. trecentomila volte al giorno?

Con questa petizione Volt Europa cerca di toglierla di mezzo per sempre: tu imposti il browser UNA VOLTA dicendo che non vuoi cookie e lui lo dice OGNI VOLTA al sito su cui arrivi, e il sito fa quello che hai deciso tu, OGNI VOLTA.

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Ted Cruz prepara la corsa per il 2028 e attacca JD Vance


Il senatore del Texas è stato tre volte in Iowa, gira i podcast e cerca collaboratori per la campagna. Sull'Iran dice che Vance ha negoziato "un pessimo accordo"

Ted Cruz sta preparando il terreno per una candidatura alle presidenziali del 2028 e, nel farlo, ha iniziato a prendere le distanze da JD Vance, il vicepresidente considerato il favorito per la nomination repubblicana. Il senatore del Texas è stato tre volte in Iowa nel corso dell'anno, lo Stato che tradizionalmente apre la stagione delle primarie, partecipa a un podcast dopo l'altro e sta girando il paese per promuovere il suo nuovo libro. Secondo il Wall Street Journal, Cruz sta anche sondando in modo riservato diverse persone per capire se sarebbero disponibili a lavorare per la sua campagna del 2028. Una portavoce del senatore non ha voluto commentare.

La corsa per il 2028 non è ancora ufficialmente iniziata e a novembre ci sono le elezioni di metà mandato, che rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato. Vance, che è in testa nei primi sondaggi sui possibili candidati repubblicani, sta facendo campagna per i candidati impegnati nelle sfide più difficili e raccoglie fondi per il partito. Chi gli sta vicino dice che è concentrato sulle midterm e non parla di una campagna presidenziale. Quando gli chiedono se correrà per la nomination, il vicepresidente evita di rispondere. Alcuni non sono nemmeno sicuri che il quarantaduenne, la cui moglie ha appena avuto il quarto figlio, si candidi in un anno che potrebbe essere favorevole ai democratici. Gli strateghi repubblicani si aspettano comunque che, se dovesse decidere di correre, avrebbe alle spalle gran parte della macchina politica costruita da Trump.

Cruz ha detto a MSNOW che il partito non si è ancora compattato attorno a Vance. "Farò certamente parte della discussione", ha aggiunto. Più volte quest'anno ha condannato la crescita dell'antisemitismo a destra, prendendo di mira in particolare i repubblicani che, come Vance, non hanno preso le distanze da Tucker Carlson, il commentatore conservatore che ha ospitato negazionisti dell'Olocausto nel suo podcast. In un podcast pubblicato mercoledì, alla domanda su quanto conti l'appoggio di Trump per il 2028, Cruz ha risposto che "pesa, ma penso che gli elettori prenderanno la loro decisione". Nella stessa occasione ha attaccato il ruolo del vicepresidente nella trattativa con l'Iran: "JD ha negoziato il memorandum d'intesa con l'Iran. È stato un pessimo accordo". Il memorandum doveva mettere fine alla guerra, ma da allora è saltato.

Gli alleati di Vance, in privato, liquidano l'ipotesi di una candidatura di Cruz e sostengono che non sarebbe una minaccia seria per il vicepresidente. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio sono considerati i favoriti del presidente per il 2028 e Trump è solito chiedere a collaboratori e donatori chi vorrebbero vedere in cima al ticket. Rubio si è mostrato deferente e ha detto, in pubblico e in privato, che non sfiderà Vance. Anche Steve Bannon, capo stratega della campagna del 2016, ha commentato la possibile discesa in campo di Cruz con il Wall Street Journal: "Avrà un sacco di soldi, ma purtroppo non è un populista, è un ritorno alle politiche neoconservatrici e neoliberali del vecchio Partito Repubblicano, che è stato sostanzialmente distrutto".

Sabato scorso Cruz ha iniziato la giornata in Iowa incontrando un gruppo di pastori locali in un ristorante della catena Machine Shed, poi ha partecipato al barbecue organizzato da Ashley Hinson, la deputata candidata repubblicana al Senato, come ospite speciale. Ha stretto mani nella zona riservata e in fila per il cibo ed è rimasto nella sala a lungo dopo che il governatore e i senatori dello Stato erano già andati via, mentre i volontari impilavano le sedie, per fare foto e firmare i manifesti di Hinson. Nel discorso alla folla ha rivendicato di aver scritto lui la norma che esenta le mance dalle tasse e di aver spinto per inserire nella legge fiscale approvata l'anno scorso dai repubblicani i conti di investimento per i bambini, i cosiddetti Trump Accounts. Sono gli stessi temi su cui, con ogni probabilità, farà campagna anche Vance.

I repubblicani che corrono in Iowa per il Congresso e per la carica di governatore affrontano alcune delle sfide più difficili degli ultimi anni, in parte per un clima che molti candidati attribuiscono all'amministrazione Trump, tra la guerra con l'Iran che dura da mesi e la disputa commerciale con il Canada. Hinson ha definito una cattiva idea la decisione del presidente di aumentare le importazioni di carne bovina. Un risultato negativo alle midterm potrebbe rendere gli elettori repubblicani più disponibili verso un candidato esterno all'amministrazione, anche se non è detto che quel candidato sia Cruz, che è al terzo mandato al Senato.

Cruz, 55 anni, è arrivato al Congresso nel 2012, sull'onda del movimento Tea Party. Nel 2016 si è candidato alla presidenza e ha vinto i caucus dell'Iowa, le assemblee di partito con cui lo Stato sceglie il suo candidato, resistendo fino a quando la corsa si è ridotta a un duello tra lui e Trump. Trump lo soprannominò "Lyin' Ted", Ted il bugiardo. Da allora i due sono diventati amici e questa settimana il presidente ha promosso il nuovo libro di Cruz su Truth Social.

Vance era stato in Iowa a maggio per fare campagna per il deputato Zach Nunn e aveva incontrato dietro le quinte alcuni esponenti conservatori chiave dello Stato. In quell'occasione si era schierato per la vendita in tutto il paese e per tutto l'anno del carburante E15, una miscela con più etanolo, posizione popolare in uno Stato agricolo come l'Iowa. Cruz ha detto invece che una scelta del genere danneggerebbe le raffinerie, numerose in Texas, e andrebbe legata a una riforma più ampia degli obblighi sui carburanti rinnovabili. Per gli elettori dell'Iowa, abituati a conoscere di persona i candidati, il 2028 sarà la prima volta in dodici anni senza Trump sulla scheda e la rosa di nomi che circola è ampia: oltre a Vance, Rubio e Cruz, si citano il governatore della Florida Ron DeSantis e la governatrice dell'Arkansas Sarah Huckabee Sanders.


Vance rassicura gli ebrei repubblicani su Israele


Il vicepresidente JD Vance ha parlato lunedì 31 agosto a porte chiuse alla Republican Jewish Coalition, l'organizzazione che riunisce donatori e attivisti ebrei del Partito Repubblicano, nel tentativo di rassicurare una delle fette del partito più scettiche sulla sua probabile candidatura alla presidenza nel 2028. Ha difeso l'alleanza con Israele, ha condannato l'antisemitismo e ha preso le distanze dal nazionalista bianco Nick Fuentes. Non ha però detto una parola contro Tucker Carlson, l'ex conduttore di Fox News che è suo amico di lunga data e che negli ultimi anni ha ospitato negazionisti dell'Olocausto e attaccato ripetutamente Israele. Ed è proprio quel silenzio che molti nella sala aspettavano di sentire rompere.

L'incontro si è tenuto al Venetian di Las Vegas, il casinò che fino a poco tempo fa apparteneva a Miriam Adelson, la vedova del magnate Sheldon Adelson e tra i principali finanziatori della campagna del presidente nel 2024 con oltre 100 milioni di dollari. I giornalisti sono stati tenuti un piano sotto la sala. Il New York Times e altre testate hanno però ottenuto audio e video dei circa 40 minuti di conversazione tra Vance e Norm Coleman, ex senatore del Minnesota e presidente dell'organizzazione. Vance non ha risposto a domande dal pubblico, circa mille persone secondo chi era presente.

Prima di accettare l'invito, alcuni intermediari vicini a Vance avevano sondato diversi grandi donatori ebrei per capire che accoglienza avrebbe ricevuto. I dubbi su di lui sono cresciuti negli ultimi mesi, da quando è diventato il volto pubblico dell'accordo di pace con l'Iran firmato a giugno e poi saltato. All'epoca, rispondendo alle critiche arrivate dal governo israeliano, aveva avvertito di non attaccare "l'unico alleato potente che mi è rimasto in tutto il mondo". Pochi giorni dopo, in un'intervista con Joe Rogan, aveva accusato alcuni membri del governo israeliano di manipolare l'opinione pubblica americana per far saltare l'intesa. Sempre a Rogan si era descritto come "il moderato ragionevole" tra il campo pro-Israele e quello anti-Israele, una definizione che per il pubblico della coalizione suona come una presa di distanza.

Davanti alla platea di Las Vegas Vance ha definito il rapporto con Israele "una delle nostre alleanze più importanti nel mondo e certamente la più importante a livello regionale". Ha però anche nominato "gli elefanti nella stanza", cioè il crescente sospetto verso Israele tra gli americani sotto i 40 anni, compresi i giovani conservatori. La sua ricetta è cambiare il modo in cui i repubblicani difendono l'alleanza: non più con gli argomenti "che avevano senso dal punto di vista retorico 30 o 40 anni fa", ma spiegando "l'allineamento concreto di interessi" tra i due paesi. Come esempio ha citato la collaborazione su una tecnologia "estremamente segreta" per lo scudo antimissile nordamericano e la necessità di cambiare l'equazione economica della difesa, perché non ha senso lanciare un intercettore da 5 milioni di dollari contro un razzo da 10.000. Ha anche ammesso che "a volte abbiamo opinioni diverse su certe cose".

Sull'antisemitismo Vance ha spostato la responsabilità sulla sinistra e sull'immigrazione. Ha detto che il fenomeno ha "una connessione molto profonda" con "le politiche woke" e con "un'ossessione per l'identità di gruppo". L'antisemitismo peggiore, ha aggiunto, cresce "quando si permette l'importazione di grandi gruppi di persone che portano le loro rivalità etniche negli Stati Uniti". Ha riconosciuto che esiste anche tra alcuni podcaster, citando "il personaggio Fuentes, che odia davvero gli ebrei e tra l'altro odia davvero anche me e la mia famiglia, quindi siete in buona compagnia", ma ha aggiunto che non è comune tra la maggioranza dei cittadini.

Il passaggio più atteso è arrivato quando Coleman gli ha chiesto come sceglie i podcast a cui partecipare, facendo i nomi di Carlson, Megyn Kelly, Joe Rogan e Nick Fuentes, che a suo dire "hanno dato spazio ad antisemiti". Vance ha riconosciuto che "molte persone in questa sala potrebbero non essere d'accordo con cose che Tucker Carlson, Megyn Kelly o Joe Rogan hanno detto", poi ha spostato il discorso su Rogan e Fuentes, definendoli "due categorie di persone molto, molto diverse". Su Rogan ha detto che scrivere via qualcuno perché ha detto una cosa sgradita è un errore e che "l'approccio migliore è andare lì, parlargli e fare l'argomentazione meglio che si può". Su Fuentes è stato netto: "Ovviamente non vado a parlare con un tipo che ha attaccato mia moglie o che ha detto che Hitler era un brav'uomo". Di Carlson non ha più parlato.

Il legame tra i due è profondo. Carlson ha ospitato regolarmente Vance nel suo programma su Fox News, lo ha sostenuto nella campagna per il Senato in Ohio nel 2022 e nel 2024 ha spinto perché il presidente lo scegliesse come vice. L'ufficio di Vance ha impiegato per un periodo il figlio di Carlson. Negli ultimi mesi Carlson ha rotto con il presidente per la guerra in Iran, ha chiesto la sua rimozione dall'incarico e ha detto che non sosterrà più il Partito Repubblicano. Vance non lo ha mai sconfessato. A dicembre lo aveva definito "un amico" con cui ha "disaccordi" e aveva giudicato "francamente assurda" l'idea che uno con milioni di ascoltatori non abbia posto nel movimento conservatore.

Le reazioni nella sala sono state divise. Ari Fleischer, ex portavoce della Casa Bianca e membro del consiglio della coalizione, ha detto ai giornalisti che Vance "si è davvero aiutato stasera" rispondendo alle domande su "dove sta il suo cuore". Il portavoce dell'organizzazione ha ricordato che Vance ha ricevuto diverse standing ovation. Eric Levine, un altro membro del consiglio e grande donatore, ha invece detto che avrebbe voluto che il vicepresidente "si fosse separato in modo inequivocabile e avesse condannato Tucker per nome", parlando di un'occasione mancata. Il conduttore radiofonico Sid Rosenberg, che la mattina aveva chiesto alla platea di dare una possibilità a Vance, ha scritto su X che il vicepresidente "ha avuto la possibilità di martellare" Carlson e Kelly e ha invece passato il tempo a difendere Rogan, concludendo che è comunque meglio di qualsiasi candidato democratico ma che non ha impressionato "gli ebrei FORTI nella sala". Fuentes, contattato dal New York Times, ha detto che Vance "corteggia l'estrema destra ma non vuole il fardello di esserle associato" e che dovrebbe cominciare "sconfessando il suo migliore amico Tucker Carlson". Carlson ha risposto a Politico con un messaggio in cui accusa l'organizzazione di promuovere e difendere un genocidio.

Il pubblico della coalizione preferisce apertamente altri candidati. Ogni volta che un oratore ha nominato il segretario di Stato Marco Rubio la sala è scoppiata in un applauso e lo stesso è successo per il senatore del Texas Ted Cruz, che non era presente ma che da mesi attacca Carlson chiamandolo "il demagogo più pericoloso" del paese. Un gruppo vicino a Cruz, Front Line Action, è nato ad agosto per combattere l'antisemitismo a destra e ha contribuito a far perdere due candidati alle primarie in Florida. Secondo Levine, in una sfida tra Cruz e Vance quella platea starebbe al 90 per cento con Cruz. Rubio ha però già detto che non si candiderà se lo farà Vance. L'organizzazione aveva invitato anche Rubio e Cruz, che non hanno potuto partecipare. Era la prima volta dal 2019 che un presidente o un vicepresidente in carica interveniva alla conferenza e la prima volta che Vance vi parlava: nel 2022 aveva partecipato da candidato al Senato senza prendere la parola.

Poche ore prima di volare a Las Vegas, Vance era stato in Michigan a fare campagna per Mike Rogers, il candidato repubblicano al Senato che per la coalizione rappresenta la sfida più importante delle midterm. Il suo avversario democratico Abdul El-Sayed, che è musulmano e ha accusato Israele di genocidio a Gaza, è finito nel mirino per la sua prima reazione all'attacco di marzo contro una sinagoga di Detroit, quando disse che "le persone ferite feriscono le persone". Nel mirino è finito anche il suo legame con lo streamer Hasan Piker. Vance lo ha definito "molto, molto malvagio" e davanti alla coalizione ha detto che è uno che giudica le persone buone o cattive in base all'etnia. El-Sayed nei giorni scorsi si è scusato con i democratici ebrei dello Stato per quella frase. Vance ha anche difeso la politica estera del presidente, elogiando l'operazione che ha rovesciato Nicolás Maduro in Venezuela e ha detto che l'amministrazione si aspettava un aumento dei prezzi dell'energia per la guerra in Iran maggiore di quello che c'è stato.

Ron Dermer, ex ambasciatore israeliano a Washington e consigliere di lungo corso di Benjamin Netanyahu, ha elogiato Vance dal palco della conferenza per il ruolo avuto nella guerra dei dodici giorni contro l'Iran del giugno 2025. Ha però anche raccontato un pranzo a Gerusalemme nel 2022 in cui Vance gli aveva fatto "molte domande sul perché questo serva gli interessi americani", una curiosità che a suo dire non lo aveva preoccupato. Gabe Groisman, stratega repubblicano della Florida ed ex membro del consiglio, ha riassunto così lo stato d'animo di molti: c'è la speranza che le posizioni di Vance, anche se più sfumate di quelle del presidente, siano alla fine quelle con cui la comunità ebraica americana si sente a suo agio, ma "non è automatico per lui né per nessun altro". Fleischer ha usato un paragone elettorale: presentarsi davanti alla coalizione è come andare in campagna in New Hampshire, "dopo la terza o la quarta volta ti facciamo sapere come stai andando".


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Carney fa il pieno alle suppletive e sfida Trump su dazi e "Lake America"


I liberali strappano ai conservatori un collegio del Québec e tengono Toronto e Vancouver, dieci giorni dopo la rottura dei negoziati commerciali con Washington. Intanto Apple Maps segue Google e adotta il nome scelto da Trump, MapQuest rifiuta.

I liberali del primo ministro canadese Mark Carney hanno vinto tutte e tre le elezioni suppletive in programma lunedì: a Chicoutimi-Le Fjord, in Québec, a Beaches-East York, a Toronto, e a North Vancouver-Capilano, nella Columbia Britannica. Il risultato arriva nel pieno dello scontro commerciale con Donald Trump e Carney lo ha interpretato come un'approvazione della linea del governo. "In questo momento decisivo per il Canada, gli elettori hanno riposto la loro fiducia nel piano del nostro governo", ha dichiarato in una nota.

A Chicoutimi-Le Fjord il liberale Daniel Gobeil ha conquistato con il 51,3% un collegio detenuto dai conservatori dal 2018. Il Bloc Québécois si è fermato al 32,9%, mentre il partito di Pierre Poilievre è scivolato al terzo posto, passando dal 34% dello scorso anno al 12,5%. "Questi numeri sono davvero brutti" per Poilievre, ha osservato Daniel Béland, politologo della McGill University.

L'economia locale dipende in larga parte dall'alluminio e dai prodotti lattiero-caseari, due settori direttamente coinvolti nella disputa commerciale con gli Stati Uniti. Secondo Nelson Wiseman, professore emerito di scienza politica all'Università di Toronto, Carney gode in Québec di alcuni dei consensi più alti del Paese anche perché le ripetute allusioni di Trump all'annessione del Canada suscitano particolare inquietudine nella provincia francofona. "I quebecchesi hanno più da perdere in uno scenario apocalittico in cui gli Stati Uniti assorbono il Canada e lo status della lingua francese scompare", ha spiegato.

Canada · Stati Uniti

Il Canada vota Carney, gli Stati Uniti ribattezzano il lago per ripicca


I liberali vincono tutte e tre le elezioni suppletive di lunedì, mentre lo scontro con Washington passa dai dazi ai nomi sulle mappe.

Grafica di FocusAmerica

Elezioni suppletive del 31 agosto

3su 3

I collegi vinti dai liberali di Mark Carney: nessun seggio perso e uno strappato ai conservatori in Québec.


La Camera dei Comuni dopo il voto

Il voto

In Québec i conservatori perdono un seggio che tenevano dal 2018


A Chicoutimi-Le Fjord l'economia locale vive di alluminio e prodotti lattiero-caseari: due settori colpiti in pieno dalla disputa commerciale con gli Stati Uniti.

I punti persi dai conservatori di Pierre Poilievre nel collegio in un anno: dal 34% al 12,5%, terzi dietro ai liberali e al Bloc Québécois.

La rottura

Dai negoziati interrotti ai controdazi «dollaro per dollaro»


Il voto arriva dieci giorni dopo la fine delle trattative commerciali con la Casa Bianca.

Il lago conteso

Lo stesso lago, tre nomi diversi a seconda di dove lo guardi


Un ordine esecutivo di Trump rinomina il lago Ontario in «Lake America» per il governo federale statunitense. Google e Apple hanno adeguato le loro mappe. Scegli il Paese per vedere che cosa compare sullo schermo.

Canada Stati Uniti Toronto Rochester Kingston

Carney: il nome viene dalla parola wendat Ontari'io, «il lago è bello, il lago è grande», e precede sia la Confederazione canadese sia la Dichiarazione d'indipendenza americana. Si chiamerà Lago Ontario «allora, ora e sempre».

Fonte: Elections Canada, CBC News, Casa Bianca, Geographic Names Information System. Profilo del lago: Natural Earth (1:10m). Dati aggiornati al 2 settembre 2026.

Attiva JavaScript per visualizzare i grafici. In sintesi: i liberali vincono 3 suppletive su 3 e salgono a 173 seggi su 343; a Chicoutimi-Le Fjord i conservatori scendono dal 34% al 12,5%; dall'8 settembre scattano i controdazi canadesi.

Dazi, "Lake America" e il 51° Stato


Béland ha collegato il risultato anche alla decisione di Mark Carney del 21 agosto di interrompere i negoziati commerciali con la Casa Bianca. Quel giorno le trattative sono fallite, Trump ha imposto dazi del 50% su circa 28 miliardi di dollari canadesi di esportazioni, pari a circa 20 miliardi di dollari statunitensi, e Ottawa ha poi annunciato controdazi "dollaro per dollaro" destinati a entrare in vigore l'8 settembre.

Da allora Trump ha ampliato ulteriormente lo scontro. Ha firmato un ordine esecutivo che, per l'uso del governo federale statunitense, rinomina il lago Ontario in "Lake America" e continua a evocare il Canada come possibile 51° Stato. Lunedì il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha inoltre sostenuto che Ottawa non può rispondere "tit-for-tat a qualcuno 13 volte più grande", riferendosi alle dimensioni delle due economie.

Carney ha reagito accelerando la ricerca di nuovi partner commerciali in Europa e altrove. Quanto al lago Ontario, ha ricordato che il nome deriva dalla parola wendat Ontari'io, traducibile come "il lago è bello, il lago è grande", e precede sia la Confederazione canadese sia la Dichiarazione d'indipendenza americana. Si chiamerà Lago Ontario, ha detto, "allora, ora e sempre".

Negli altri due collegi i liberali hanno mantenuto i seggi. A North Vancouver-Capilano Braeden Caley, ex vice capo di gabinetto di Carney, ha vinto con il 58,6%, mentre a Beaches-East York si è imposto Tanveer Shahnawaz. "Gli Stati Uniti stanno ricevendo un messaggio stasera. Il nostro leader ha il sostegno del popolo canadese", ha dichiarato alla CBC la deputata liberale Hedy Fry. Le tre vittorie portano il gruppo liberale a 173 seggi sui 343 della Camera dei Comuni, contro i 138 dei conservatori. Le elezioni suppletive erano state convocate dopo le dimissioni, nei mesi precedenti, dei parlamentari che rappresentavano i tre collegi.

Apple segue Google, MapQuest rifiuta


Intanto martedì pomeriggio Apple Maps ha cambiato l'etichetta del lago Ontario in "Lake America". Google lo aveva già fatto nel fine settimana e Apple alla fine ha adottato la stessa distinzione geografica: negli Stati Uniti gli utenti vedono "Lake America", sui dispositivi impostati sul Canada continua a comparire "Lake Ontario", mentre nel resto del mondo vengono mostrati entrambi i nomi.

Google ha spiegato di essersi adeguato al Geographic Names Information System (GNIS), il sistema federale statunitense dei nomi geografici, che aveva già recepito la modifica. Apple non ha risposto alle richieste di commento.

La richiesta ad Apple sarebbe arrivata direttamente da Trump la settimana scorsa, secondo quanto raccontato lunedì a Fox Business dal Segretario all'Interno Doug Burgum. L'azienda aveva già seguito la nuova denominazione adottata dall'amministrazione l'anno scorso per il Golfo del Messico, ribattezzato "Golfo d'America", e per il Denali, tornato a essere indicato come Monte McKinley.

Trump non ha però l'autorità di imporre unilateralmente al Canada il nuovo nome di un bacino condiviso tra i due Paesi, e le autorità canadesi hanno già chiarito che continueranno a chiamarlo Lake Ontario. MapQuest, un altro servizio cartografico statunitense, ha invece annunciato che non cambierà il nome. "Chiamatelo come volete, con comodo", ha scritto in un post diventato virale. Da allora la sua app è salita al primo posto tra quelle gratuite nell'App Store statunitense e domenica sera risultava seconda in quello canadese.


Trump scherza su Atlantico e Pacifico: "Ora tutto quello che ci serve è un oceano"


Il presidente ha firmato giovedì 27 agosto un ordine esecutivo che ribattezza il lago Ontario "Lake America" e poi ha scherzato sul fatto che i prossimi a cambiare nome potrebbero essere l'oceano Atlantico e il Pacifico. Le parole sugli oceani non sono accompagnate da nessun provvedimento né da alcuna iniziativa formale.

"Come sapete, abbiamo preso una cosa chiamata Golfo del Messico, l'abbiamo cambiata e ora è abitualmente il Golfo d'America", ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. "Quindi, se ci pensate, abbiamo un golfo e abbiamo un lago. Ora tutto quello che ci serve è un oceano. Forse dovremo cambiare il nome dell'Atlantico e/o del Pacifico. Forse li cambieremo entrambi."

La Casa Bianca non ha risposto alla richiesta di commento sulla battuta. Sul lago Ontario, invece, l'ordine è già operativo. "E infine, lo scopo di tutto questo più di ogni altra cosa è che cambieremo il nome del lago Ontario, con effetto immediato, in Lake America", ha detto il presidente. "Avviene proprio ora, mentre firmo l'ordine." L'amministrazione, ha aggiunto, ha "depositato tutte le carte necessarie, i documenti, tutto il resto" e ha informato le parti interessate.

Il testo incarica il segretario dell'Interno Doug Burgum, il dipartimento che negli Stati Uniti gestisce le terre pubbliche e le risorse naturali federali, di lavorare con il Board on Geographic Names, l'organismo federale che stabilisce i nomi ufficiali dei luoghi. Entro trenta giorni il nuovo nome dovrà essere registrato nel sistema informativo federale dei nomi geografici e ogni riferimento al lago Ontario dovrà sparire. Lo stesso vale per le mappe federali e per tutti i documenti e le comunicazioni delle agenzie. L'ordine non ha invece alcun effetto sul nome usato dal Canada, che si affaccia sul lago insieme allo Stato di New York.

Per giustificare la decisione il documento sostiene che gli Stati Uniti sono il "più grande protettore" del sistema dei Grandi Laghi. "Gli Stati Uniti hanno investito quasi 4 miliardi di dollari nella protezione dell'ecosistema d'acqua dolce dei Grandi Laghi nell'ultimo decennio, mentre il Canada ha investito molto meno in iniziative simili nello stesso periodo", si legge nel testo, che cita anche la flotta di rompighiaccio della guardia costiera americana. L'ordine richiama poi il ruolo storico del lago nel commercio, nell'insediamento, nella difesa e nell'energia. "In riconoscimento di questa fiorente risorsa economica e della sua importanza cruciale per l'economia della nostra nazione e per la sua gente, ordino che il lago sia ufficialmente ribattezzato Lake America", ha scritto il presidente.

"Il Canada ci sta derubando da molto tempo sul commercio", ha detto il presidente parlando nello Studio Ovale. "Vogliono essere trattati come se fossero uno Stato e non possiamo più permettercelo. È una cosa a cui penso da molto tempo." I negoziati commerciali con Ottawa sono saltati nelle scorse settimane e il presidente ha minacciato dazi del 50% su automobili, camion e componenti prodotti in Canada a partire dal 1° gennaio 2027.

Il giorno prima della firma, mercoledì 26 agosto, il presidente aveva anticipato il nuovo nome in un video pubblicato su TikTok. "Faremo un piccolo cambiamento, lo chiameremo in modo diverso dal lago Ontario", ha detto. "Lo chiameremo Lake America. E tutto quello che serve è una buona penna e un po' di intelligenza." Poi ha preso un pennarello, ha cancellato il nome del lago su una mappa e ci ha scritto sopra "Lake America".

Non è la prima volta che il presidente mette il nome del suo paese su una grande massa d'acqua. Nel primo giorno del suo ritorno alla Casa Bianca, a gennaio 2025, aveva firmato l'ordine esecutivo 14172, intitolato "Restoring Names That Honor American Greatness", che impone al governo federale di usare "Golfo d'America" al posto di Golfo del Messico. L'ordine sul lago Ontario richiama esplicitamente quella stessa politica.

Il 9 febbraio 2025 il presidente ha firmato una proclamazione che istituiva il primo "Gulf of America Day", a bordo dell'Air Force One mentre sorvolava il golfo appena ribattezzato ed era diretto al Super Bowl di New Orleans. "Oggi sono molto onorato di riconoscere il 9 febbraio 2025 come il primo Gulf of America Day di sempre", si legge nel testo della proclamazione. Burgum disse allora che il dipartimento dell'Interno aveva dato seguito alle istruzioni contenute nell'ordine esecutivo.

Nel 2025 il presidente ha anche riportato la montagna più alta del paese (che si trova in Alaska) dal nome Denali a quello di McKinley. La denominazione è stata oggetto di polemiche per decenni: Denali rende omaggio alla popolazione nativa dello Stato, McKinley al presidente William McKinley, nato in Ohio. Nel 2015 l'amministrazione di Barack Obama aveva deciso di adottare ufficialmente Denali e l'ordine esecutivo del 2025 ha rovesciato la scelta.

Il governo degli Stati Uniti ha l'autorità di cambiare i nomi dei luoghi sulle mappe nazionali, ma non può obbligare altri paesi o le organizzazioni internazionali ad adottare le nuove denominazioni. La decisione su come chiamare il lago resta quindi anche ai canadesi, che ne condividono le rive.


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