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In Texas gli imprenditori ispanici abbandonano Trump per la linea dura anti immigrazione


Un sondaggio dello U.S. Hispanic Business Council dà il democratico James Talarico 7 punti avanti sul repubblicano Ken Paxton, nonostante la maggioranza relativa degli intervistati si riconosca proprio nel GOP: uno su 5 afferma di aver avuto propri dipendenti espulsi dal Paese.

Un imprenditore ispanico del Texas su cinque ha visto almeno un proprio dipendente espulso dagli Stati Uniti nell'ultimo anno. Il dato emerge da un sondaggio commissionato dallo U.S. Hispanic Business Council (USHBC), riportato da Politico, e fotografa il crescente allontanamento della comunità imprenditoriale latina texana dal Partito repubblicano.

Tra il 2 e il 15 giugno l'associazione ha intervistato 1.012 suoi membri in Texas, tra cui titolari di imprese edili, ristoranti, negozi e aziende manifatturiere. Sette su dieci affermano inoltre che i dazi introdotti dall'Amministrazione Trump abbiano danneggiato la loro attività.

Midterm 2026 · Texas

Le espulsioni entrano nelle aziende: un imprenditore ispanico su cinque in Texas ha perso un dipendente

Il sondaggio dello U.S. Hispanic Business Council fotografa la rottura tra la comunità imprenditoriale latina e il Partito repubblicano: i dazi pesano sui bilanci, i blitz dividono e Talarico sorpassa Paxton.

Grafica di FocusAmerica 12 luglio 2026

Imprenditori ispanici del Texas con almeno un dipendente espulso nell’ultimo anno
1 su 5


1.012 titolari di imprese edili, ristoranti, negozi e aziende manifatturiere intervistati dallo USHBC tra il 2 e il 15 giugno

Non è l’unico colpo: sette su dieci dicono che i dazi dell’Amministrazione Trump hanno colpito la loro attività.

Il sondaggio USHBC

Espulsioni, dazi e blitz: il conto presentato alle imprese


Percentuali sul totale degli intervistati, per ciascun effetto o giudizio.

Ha avuto almeno un dipendente espulso nell’ultimo anno20%

I dazi hanno danneggiato la sua attività70%

Boccia i blitz anti immigrazione nei luoghi di lavoro70%

Una delle politiche chiave della Casa Bianca, respinta anche da molti intervistati che si dichiarano repubblicani.

«La paura, la disgregazione e il clima che si sono creati sono debilitanti»

Javier Palomarez, presidente e amministratore delegato dello USHBC, a Politico. In un’impresa di dieci dipendenti, aggiunge, basta una sola espulsione per intimorire tutti gli altri.

La corsa al Senato

Tra gli imprenditori ispanici Talarico è avanti su Paxton


Intenzioni di voto per le elezioni di novembre tra gli intervistati dallo USHBC, dove la maggioranza relativa si dichiara repubblicana.

Vantaggio di James Talarico (Dem) su Ken Paxton (Rep)
+7
punti tra gli intervistati dallo USHBC

Dove vanno ora gli elettori che alle primarie del GOP avevano scelto Cornyn

Restano con Paxton: poco più della metà Passano a Talarico: circa 1 su 4 Altri o indecisi

Il precedente del 2024

Il malcontento cresce proprio dove Trump aveva sfondato


Alle presidenziali del 2024 Trump ha battuto Harris di circa 10 punti tra gli elettori ispanici del Texas e ha dominato la fascia di confine con il Messico.

14 su 18

Le contee al confine con il Messico vinte da Trump nel 2024, molte delle quali storiche roccaforti democratiche.

Il caso Starr County

Ispanica al 97%, la contea più latina degli Stati Uniti: nessun repubblicano vi vinceva dalla fine dell’Ottocento. Quota di voti alle presidenziali.

2016Clinton 79% · Trump 19%

2024Harris 41,8% · Trump 57,7%

I casi simbolo

Gli episodi che hanno acceso la tensione


Tre fermi finiti sulle cronache locali hanno alimentato il malumore, fino a dividere gli stessi repubblicani. Tocca ogni caso per i dettagli.

Houston Un immigrato irregolare ucciso da un agente ICE+

L’uccisione durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement ha provocato proteste di piazza nella città più grande del Texas.

San Antonio Un musicista mariachi fermato dagli agenti+

Il fermo di una figura popolare della cultura texano-messicana è diventato per molti la prova di quanto denuncia il costruttore Mario Guerrero, tre volte elettore di Trump: per essere fermati basta il colore della pelle.

McAllen · 28 giugno Una suora arrestata mentre andava a messa+

La religiosa nigeriana Leticia Ugboaja, 56 anni, è stata rilasciata dopo poche ore grazie all’intervento di politici di entrambi gli schieramenti. La deputata repubblicana Monica De La Cruz: i controlli si concentrino sui criminali violenti, una suora diretta in chiesa non è una minaccia.

Fonte: sondaggio U.S. Hispanic Business Council, 1.012 imprenditori ispanici intervistati in Texas dal 2 al 15 giugno 2026 (riportato da Politico) · Risultati elettorali: Texas Secretary of State

Talarico avanti nonostante il vantaggio repubblicano


Le conseguenze politiche sono già visibili. Nella corsa al Senato in Texas, il deputato statale democratico James Talarico è avanti di +7 punti in questo gruppo demografico sul procuratore generale Ken Paxton, suo rivale repubblicano alle elezioni di novembre. Un risultato ancora più significativo perché la maggioranza relativa degli intervistati si dichiara di fede repubblicana. Ciò comporta anche il fatto che circa un quarto di coloro che alle primarie del GOP avevano sostenuto il senatore John Cornyn afferma ora che voterà per Talarico, mentre poco più della metà resterà fedele a Paxton.

Javier Palomarez, presidente e amministratore delegato dello USHBC, ha spiegato a Politico che in gioco non ci sono soltanto i bilanci delle aziende: "La paura, la disgregazione e il clima che si sono creati sono debilitanti". In un'impresa con dieci dipendenti, ha aggiunto, basta una sola espulsione per intimorire tutti gli altri, titolare compreso.

Mario Guerrero, alla guida della South Texas Builders Association, che riunisce più di 160 imprese edili, contesta l'idea secondo cui le espulsioni libererebbero posti di lavoro per i cittadini americani: nessuno, ha detto a Politico, vuole gettare calcestruzzo con 40 gradi all'ombra nella valle del Rio Grande. Guerrero ha votato per Trump tre volte. Oggi però sostiene che, per essere fermati dagli agenti dell'immigrazione, basti il colore della pelle.

Il cambio di orientamento è particolarmente rilevante perché nel 2024 Trump aveva conquistato proprio quelle aree, vincendo in 14 delle 18 contee al confine con il Messico. Tra queste c'era Starr County, ispanica al 97% e considerata la contea più latina degli Stati Uniti: nel 2016 Hillary Clinton vi aveva ottenuto il 79% dei voti e nessun repubblicano vi vinceva dal 1892. Nel complesso, alle presidenziali del 2024 Trump ha prevalso di circa 10 punti su Kamala Harris tra gli elettori ispanici texani.

I blitz anti immigrazione dividono anche i repubblicani


Il 70% degli intervistati dallo USHBC boccia sonoramente una delle politiche chiave anti immigrazione della Casa Bianca: i blitz nei luoghi di lavoro. Ad alimentare la tensione sono stati anche alcuni casi simbolo finiti sulle cronache locali: un immigrato irregolare ucciso a Houston da un agente dell'Immigration and Customs Enforcement, un musicista mariachi fermato a San Antonio e una suora cattolica arrestata a McAllen mentre si recava a messa.

Quest'ultimo episodio, in particolare, ha indotto anche alcuni esponenti repubblicani a prendere le distanze. La religiosa nigeriana Leticia Ugboaja, 56 anni, è stata rilasciata poche ore dopo il fermo del 28 giugno, in seguito all'intervento di politici di entrambi gli schieramenti. Tra loro anche la deputata repubblicana Monica De La Cruz, eletta in un distretto in bilico della valle del Rio Grande, che su Facebook ha scritto che i controlli dovrebbero concentrarsi sui criminali violenti e che una suora diretta in chiesa non rappresenta una minaccia.

Paxton, da sempre sostenitore di una linea dura sull'immigrazione, finora non ha cambiato rotta. Ha anzi ribadito il proprio appoggio a una controversa legge texana sull'immigrazione e promosso una causa per impedire che fondi pubblici finanzino l'assistenza legale agli immigrati irregolari. La sua portavoce, Madison Cercy, ha dichiarato a Politico che gli elettori ispanici chiedono "tasse più basse, meno regolamentazione, energia a prezzi accessibili e un'economia forte", attaccando poi Talarico per quelle che ha definito posizioni radicali in materia di religione e identità di genere.

Il rivale democratico si rivolge invece direttamente alla comunità ispanica: "Dovremmo sostenere le piccole imprese ispaniche, non schiacciarle sotto il peso dei costi elevati e di politiche migratorie fallimentari". Chiunque si senta ingannato o abbandonato da entrambi i partiti, ha aggiunto, troverà spazio nella sua campagna.

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Verhaltensscanner und Gesichtserkennung an Bahnhöfen: Was der Bundestag am Freitag – auf spontanen Antrag von schwarz-rot – beschlossen hat, macht mich heute noch so wütend, dass ich mich zu einem Rant gezwungen sah. Text hier: netzpolitik.org/2026/sicherhei…
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Am Freitag hat der Bundestag den Einsatz von KI-Kameras an Bahnhöfen beschlossen. Weitere automatisierte Überwachungstools sollen folgen. Doch die haben in einer Demokratie nichts verloren. Ein Kommentar.
netzpolitik.org/2026/sicherhei…
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Macron e il capo dell'OMS hanno appena pubblicato una dichiarazione congiunta che chiede la verifica dell'età online per proteggere i bambini!

Tralasciano che per controllare l'età di un bambino serve verificare l'identità di tutti!

L'OMS e la Francia avvertono che il profiling dei dati minaccia la tua privacy, poi nella stessa dichiarazione pretendono sistemi di verifica dell'età che raccolgono ancora più informazioni sulla tua identità... 🤡

reclaimthenet.org/france-and-w…

@privacypride@feddit.it

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Browser tools per GitHub Copilot in VS Code sono GA: come funzionano e come metterli in sicurezza
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Browser tools per GitHub Copilot in VS Code sono GA: come funzionano e come metterli in sicurezza


Cosa cambia con la GA dei browser tools


Dal 1° luglio 2026 i browser tools per GitHub Copilot in Visual Studio Code sono generalmente disponibili (GA) e attivi di default. Non si tratta di una semplice estensione per il debugging: gli agenti di Copilot ottengono ora le stesse azioni che un developer compirebbe normalmente in un browser reale — aprire pagine, navigare, cliccare, digitare, gestire dialog, leggere il contenuto del DOM, catturare errori di console e screenshot, fino all’esecuzione di flussi scriptati quando conviene eseguire una sequenza di passi invece di tante singole chiamate a tool.

Per chi lavora quotidianamente su applicazioni web — sviluppo frontend, test end-to-end, troubleshooting di regressioni UI — questa funzionalità cambia sensibilmente il flusso di lavoro con l’AI: l’agente può verificare da solo se una modifica ha funzionato, invece di chiedere all’utente di incollare uno screenshot o l’output della console.

Cosa può fare davvero l’agente nel browser


Sotto il cofano, VS Code espone all’agente un set di azioni equivalenti a quelle di uno strumento di automazione come Playwright, ma integrate direttamente nell’editor:

  • Apertura e navigazione di pagine, click, digitazione testo, hover, drag and drop, gestione di dialog nativi del browser.
  • Lettura del contenuto della pagina, cattura degli errori di console e degli screenshot per il debugging visivo.
  • Esecuzione di flussi scriptati quando una sequenza di passi predefinita è più efficiente di singole chiamate a tool separate.

Le DevTools restano comunque disponibili direttamente nella toolbar del browser integrato, così lo sviluppatore può ispezionare elementi, leggere la console e fare debug manuale in parallelo a quanto fa l’agente.

Il modello di permessi: cosa resta sotto il tuo controllo


Dare a un agente AI la capacità di pilotare un browser reale solleva ovvie domande di sicurezza. Il team di VS Code ha progettato il modello di permessi attorno a tre principi:

Le tue schede restano private di default


L’agente non può leggere né interagire con una scheda che hai aperto tu finché non selezioni esplicitamente Share with Agent. L’accesso concesso può essere revocato in qualsiasi momento.

Le schede dell’agente sono isolate


Le pagine che l’agente apre autonomamente girano in sessioni pulite, senza accesso a cookie o storage della tua normale sessione di navigazione. Se esegui più agenti in parallelo nella finestra Agents, ciascuno mantiene le proprie schede private rispetto agli altri.

I permessi sensibili restano manuali


Fotocamera, microfono, geolocalizzazione, notifiche e lettura della clipboard non vengono mai concessi automaticamente: ogni sito richiede un’approvazione esplicita da parte tua, e l’agente non può approvarli al posto tuo. Solo azioni a basso rischio, come la scrittura sanificata sulla clipboard, sono consentite di default.

Controlli enterprise e configurazione della rete


Per chi gestisce flotte di postazioni sviluppatore, VS Code espone controlli centralizzati pensati proprio per governare questa superficie:

// settings.json — disabilitare completamente i browser tools
{
  "workbench.browser.enableChatTools": false
}

// Limitare i domini raggiungibili dagli agenti e dal browser integrato
{
  "chat.agent.networkFilter": true,
  "chat.agent.allowedNetworkDomains": [
    "*.miaazienda.it",
    "github.com"
  ],
  "chat.agent.deniedNetworkDomains": [
    "*.pagamenti-esterni.com"
  ]
}

La regola pratica da tenere a mente in produzione: gli elenchi di domini negati hanno sempre precedenza su quelli consentiti, ed entrambi supportano wildcard (ad esempio *.example.com). Restano inoltre attivi i normali prompt di Workspace Trust e le approvazioni già previste per gli altri tool dell’agente, quindi l’attivazione dei browser tools non aggira le policy di sicurezza esistenti a livello di workspace.

Un caso d’uso pratico: test end-to-end guidato dall’agente


Un flusso tipico che questa funzionalità sblocca è la verifica autonoma di una modifica UI. Dopo aver chiesto a Copilot di correggere un bug nel form di login, si può semplicemente chiedere all’agente di “aprire l’app in locale, compilare il form con credenziali di test e verificare che il redirect alla dashboard funzioni”. L’agente aprirà una scheda browser isolata, eseguirà i passaggi, catturerà eventuali errori di console e screenshot, e riporterà l’esito direttamente in chat, senza che lo sviluppatore debba fare context switch verso il browser.

Per team con suite di test end-to-end già basate su Playwright o Cypress, i browser tools non sostituiscono la pipeline CI, ma accorciano il ciclo di iterazione locale: si individua un problema, si corregge, si verifica visivamente, il tutto restando nell’editor.

Come iniziare


La funzionalità è disponibile sia nella finestra dell’editor sia nella finestra Agents. È sufficiente aggiornare VS Code all’ultima versione e chiedere all’agente di aprire o testare una pagina: i browser tools sono attivi per impostazione predefinita da GA in poi. Per la documentazione completa, si vedano le pagine ufficiali sui browser tools per gli agenti e la relativa guida al testing con agenti nel browser.

Conclusione


Il passaggio a GA dei browser tools segna un salto di maturità per gli agenti AI integrati in VS Code: da assistenti che scrivono codice sulla fiducia, a strumenti capaci di verificare autonomamente il proprio lavoro in un ambiente reale. Per i team enterprise, la combinazione di isolamento delle sessioni, permessi granulari e filtri di rete configurabili rende la funzionalità adottabile anche in contesti con requisiti di sicurezza stringenti, a patto di configurare fin da subito le allowlist di dominio e di rivedere periodicamente chi ha accesso a quali capacità.

Fonte: GitHub Changelog — Browser tools for GitHub Copilot in VS Code are generally available


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Quando l’attaccante è un agente AI: dentro la prima campagna di cyberspionaggio orchestrata da Claude
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Quando l’attaccante è un agente AI: dentro la prima campagna di cyberspionaggio orchestrata da Claude


Nel novembre 2025 Anthropic ha pubblicato un report che ha segnato un punto di svolta per chi si occupa di sicurezza informatica: la disclosure della prima campagna di cyberspionaggio su larga scala eseguita in modo largamente autonomo da un sistema di intelligenza artificiale agentica. Non un semplice “assistente” usato da attaccanti umani per scrivere codice malevolo più in fretta, ma un agente AI — basato su Claude Code — che ha condotto l’80-90% delle operazioni di un’intera campagna di intrusione con un intervento umano ridotto a pochi punti decisionali critici. A distanza di mesi, il caso resta uno dei riferimenti tecnici più concreti per capire cosa significhi davvero “minaccia agentica” e come i team di sicurezza debbano riorganizzare le proprie difese.

Cosa è successo


A metà settembre 2025 Anthropic ha rilevato un’attività sospetta che le indagini successive hanno ricondotto a una sofisticata campagna di spionaggio. Il gruppo responsabile, attribuito con alta confidenza a un attore state-sponsored cinese, ha manipolato Claude Code per tentare l’infiltrazione in circa trenta organizzazioni a livello globale, riuscendo in un numero limitato di casi. I bersagli includevano grandi aziende tecnologiche, istituzioni finanziarie, produttori chimici ed enti governativi.

Ciò che distingue questo caso da precedenti campagne di “vibe hacking” (in cui un operatore umano restava saldamente nel loop) è il grado di autonomia raggiunto: gli umani sono intervenuti solo in 4-6 momenti decisionali critici per ciascuna campagna di attacco, mentre l’agente AI ha eseguito ricognizione, sviluppo di exploit, raccolta di credenziali ed esfiltrazione dati in modo quasi completamente autonomo — a una velocità (migliaia di richieste, spesso multiple al secondo) semplicemente irraggiungibile per un team di operatori umani.

I tre ingredienti tecnici che hanno reso possibile l’attacco


Secondo il report, l’attacco si è basato su tre capacità che, nella loro combinazione attuale, non esistevano o erano molto più acerbe fino a un anno prima:

  • Intelligenza: i modelli attuali seguono istruzioni complesse e comprendono il contesto al punto da rendere fattibili task molto sofisticati, in particolare nella scrittura di codice — competenza che si presta direttamente alla creazione di exploit.
  • Agentività: i modelli possono operare in cicli autonomi, concatenando task e prendendo decisioni con un intervento umano minimo e occasionale.
  • Strumenti: attraverso standard aperti come il Model Context Protocol (MCP), i modelli accedono oggi a un ampio ventaglio di tool software — scanner di rete, cracker di password, strumenti di ricognizione — un tempo dominio esclusivo di operatori umani.


Le fasi dell’attacco


Il report descrive un ciclo di vita dell’attacco articolato in cinque fasi:

1. Setup e jailbreak


Gli operatori umani hanno selezionato i target e costruito un framework di attacco basato su Claude Code. Per aggirare l’addestramento di sicurezza del modello, hanno scomposto l’attacco in task singoli apparentemente innocui, privando Claude del contesto complessivo malevolo, e lo hanno convinto di essere un dipendente di una società di cybersecurity legittima impegnata in un penetration test difensivo.

2. Ricognizione


Claude Code ha ispezionato sistemi e infrastrutture dei target, individuando i database a più alto valore, in una frazione del tempo che avrebbe richiesto un team umano, per poi riportare agli operatori un riepilogo dei risultati.

3. Sviluppo exploit


L’agente ha identificato e testato vulnerabilità, scrivendo codice exploit in autonomia.

4. Raccolta credenziali ed esfiltrazione


Il framework ha usato Claude per raccogliere credenziali, ottenere accessi privilegiati, creare backdoor ed esfiltrare grandi quantità di dati, classificati automaticamente per valore d’intelligence.

5. Documentazione


Nella fase finale, l’agente ha prodotto documentazione dettagliata dell’attacco — credenziali rubate, sistemi analizzati — utile agli operatori per pianificare le fasi successive della campagna.

Va notato un limite tecnico interessante: Claude non ha lavorato in modo impeccabile. Il report segnala episodi di allucinazione di credenziali e casi in cui il modello dichiarava di aver estratto informazioni segrete in realtà pubblicamente disponibili — un ostacolo che al momento frena la piena autonomia offensiva, ma che non va scambiato per un limite strutturale duraturo.

Implicazioni pratiche per chi difende le infrastrutture


Al di là della cronaca, il report ha ricadute operative dirette per amministratori di sistema e team di sicurezza:

  • Gli agenti AI vanno trattati come identità. Un agente con accesso a credenziali, tool e API va sottoposto agli stessi controlli IAM, di segmentazione di rete e di logging che si applicherebbero a un account umano privilegiato — inclusa la possibilità di revoca rapida.
  • Il rilevamento basato sul volume di richieste diventa più rilevante. Pattern come migliaia di richieste al secondo, provenienti da un singolo account verso infrastrutture eterogenee, sono un indicatore comportamentale che i classificatori di sicurezza devono imparare a riconoscere, indipendentemente dal contenuto delle singole richieste.
  • Il jailbreak per scomposizione del contesto è difficile da bloccare a livello di singolo prompt. Se un attaccante frammenta un’operazione malevola in task innocui presentati singolarmente, i controlli di sicurezza dei provider AI devono valutare il contesto aggregato di una sessione, non solo il singolo messaggio.
  • Il MCP abbassa la barriera d’ingresso. La disponibilità di tool standardizzati per la ricognizione e l’exploiting tramite protocolli aperti significa che anche gruppi meno esperti o meno finanziati possono oggi orchestrare attacchi di portata prima riservata ad attori sofisticati.
  • L’AI è anche difesa, non solo minaccia. Lo stesso team Threat Intelligence di Anthropic ha usato Claude per analizzare l’enorme mole di dati generata durante l’indagine. Vale la pena valutare l’uso di AI per automazione del SOC, rilevamento delle minacce, vulnerability assessment e incident response, ambiti in cui la stessa velocità che rende pericolosi gli attaccanti diventa un vantaggio per chi difende.


Conclusione


Il caso documentato da Anthropic non è un esperimento accademico: è un attacco reale, riuscito in alcuni dei circa trenta target colpiti, condotto quasi interamente da un agente AI. Per i sysadmin italiani, il punto chiave non è tanto la specifica tecnica usata quanto la traiettoria che indica: la barriera per condurre attacchi sofisticati si è abbassata, e continuerà a farlo. Predisporre oggi policy di accesso, monitoraggio comportamentale e governance sull’uso di agenti AI — sia interni che di terze parti — non è più un esercizio teorico ma una priorità operativa per il 2026.

Fonte originale: Disrupting the first reported AI-orchestrated cyber espionage campaign, Anthropic


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PostgreSQL 19 Beta: query a grafo con SQL/PGQ e REPACK CONCURRENTLY senza downtime
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PostgreSQL 19 Beta: query a grafo con SQL/PGQ e REPACK CONCURRENTLY senza downtime


PostgreSQL 19 Beta 1: due novità che meritano attenzione


Il 4 giugno 2026 il PostgreSQL Global Development Group ha rilasciato la prima beta di PostgreSQL 19, con disponibilità generale attesa tra settembre e ottobre 2026. Tra le decine di miglioramenti elencati nelle release notes, due si distinguono per l’impatto pratico su chi gestisce database in produzione: il supporto nativo alle SQL Property Graph Queries (SQL/PGQ) e il nuovo comando REPACK, che introduce finalmente una modalità CONCURRENTLY per riorganizzare le tabelle senza bloccare le scritture. Vale la pena approfondire entrambe, perché rispondono a due esigenze molto concrete: interrogare relazioni complesse senza migrare verso un database a grafo dedicato, e liberare spazio su disco senza fermare l’applicazione.

SQL/PGQ: query a grafo sulle tue tabelle relazionali esistenti


SQL/PGQ è la Parte 16 dello standard ISO/IEC 9075 (SQL:2023) e definisce un modo standard per esprimere query di pattern matching su grafi usando sintassi SQL. La scelta implementativa di PostgreSQL è particolarmente interessante: un property graph non è una nuova struttura di storage, ma una vista in sola lettura sopra tabelle relazionali già esistenti. I dati restano dove sono sempre stati — in tabelle normali, con vincoli di chiave primaria ed esterna — e vengono semplicemente “esposti” come grafo per le query che lo richiedono. Query relazionali e query a grafo condividono lo stesso planner e lo stesso motore di esecuzione, e possono anche essere combinate nella stessa istruzione.

Per capire la sintassi conviene partire da uno schema minimo di e-commerce:

CREATE TABLE products (
    product_no integer PRIMARY KEY,
    name varchar,
    price numeric
);

CREATE TABLE customers (
    customer_id integer PRIMARY KEY,
    name varchar,
    address varchar
);

CREATE TABLE orders (
    order_id integer PRIMARY KEY,
    ordered_when date
);

CREATE TABLE order_items (
    order_items_id integer PRIMARY KEY,
    order_id integer REFERENCES orders (order_id),
    product_no integer REFERENCES products (product_no),
    quantity integer
);

CREATE TABLE customer_orders (
    customer_orders_id integer PRIMARY KEY,
    customer_id integer REFERENCES customers (customer_id),
    order_id integer REFERENCES orders (order_id)
);

Le prime tre tabelle diventano i vertici del grafo, le ultime due — grazie alle chiavi esterne che collegano coppie di vertici — diventano gli archi. La definizione del grafo è dichiarativa:
CREATE PROPERTY GRAPH myshop
    VERTEX TABLES (
        products LABEL product,
        customers LABEL customer,
        orders LABEL "order"
    )
    EDGE TABLES (
        order_items SOURCE orders DESTINATION products LABEL contains,
        customer_orders SOURCE customers DESTINATION orders LABEL has_placed
    );

Da qui in poi si può interrogare il grafo con la clausola GRAPH_TABLE e la sintassi di pattern matching, invece delle classiche JOIN:
SELECT customer_name
FROM GRAPH_TABLE (
    myshop
    MATCH (c IS customer)-[IS has_placed]->(o IS "order" WHERE o.ordered_when = current_date)
    COLUMNS (c.name AS customer_name)
);

che corrisponde, dal punto di vista relazionale, a:
SELECT customers.name
FROM customers
JOIN customer_orders USING (customer_id)
JOIN orders USING (order_id)
WHERE orders.ordered_when = current_date;

La differenza diventa evidente man mano che i pattern si complicano: catene di relazioni a più salti, percorsi variabili, ricerche “chi è collegato a chi entro N passaggi” sono espressioni naturali in sintassi a grafo, ma diventano rapidamente catene di self-join illeggibili in SQL relazionale puro. Per chi lavora su organigrammi, grafi di dipendenze tra servizi, reti di frodi o raccomandazioni, SQL/PGQ evita di dover affiancare un database a grafo dedicato (Neo4j, Amazon Neptune) solo per questo tipo di interrogazioni, con tutto il costo operativo che una piattaforma aggiuntiva comporta.

È bene ricordare che, essendo una vista sopra le tabelle esistenti, un grafo così definito eredita automaticamente permessi, vincoli e integrità referenziale già presenti: non introduce una nuova copia dei dati da tenere sincronizzata.

REPACK CONCURRENTLY: addio alle finestre di manutenzione per VACUUM FULL


Chi amministra PostgreSQL conosce bene il dilemma tra VACUUM normale, che non recupera sempre tutto lo spazio occupato da tuple morte, e VACUUM FULL (o CLUSTER), che lo recupera per intero ma richiede un ACCESS EXCLUSIVE lock per l’intera durata dell’operazione — inaccettabile su una tabella calda in produzione. PostgreSQL 19 risolve il problema unificando le due funzionalità in un unico comando, REPACK, e aggiungendo un’opzione CONCURRENTLY che cambia le regole del gioco.

-- Riorganizza una tabella riscrivendola su nuovo file, senza clustering
REPACK employees;

-- Riorganizza mantenendo l'app pienamente operativa in lettura/scrittura
REPACK (CONCURRENTLY) employees;

-- Repack con clustering fisico secondo un indice, più ANALYZE finale
REPACK (ANALYZE, VERBOSE) cases (district, case_nr);

Il meccanismo interno spiega perché questa opzione è sicura da usare su tabelle attive: REPACK copia il contenuto della tabella (ignorando le tuple morte) in un nuovo file, ordinato secondo l’indice specificato se presente, e crea nuovi file anche per gli indici collegati. Con CONCURRENTLY, l’ACCESS EXCLUSIVE lock viene acquisito solo per lo scambio finale dei file: le modifiche avvenute durante la copia vengono catturate tramite logical decoding e riapplicate prima dello swap, che quindi risulta tipicamente molto breve. La tabella resta leggibile e scrivibile per la quasi totalità dell’operazione.

Ci sono comunque limiti operativi da conoscere prima di affidarsi a questa modalità in produzione: CONCURRENTLY non è disponibile su tabelle UNLOGGED, su tabelle partizionate, su tabelle prive di chiave primaria e di un’identità di replica basata su indice, su cataloghi di sistema o tabelle TOAST, né dentro un blocco di transazione. Serve inoltre che max_repack_replication_slots consenta la creazione di uno slot di replica aggiuntivo, dato che il meccanismo si appoggia alla logical decoding. Va anche segnalato che REPACK CONCURRENTLY non è MVCC-safe nello stesso senso di altre operazioni online, quindi vale la pena leggere con attenzione la sezione sulle caveat di MVCC nella documentazione prima di pianificarne l’adozione su carichi critici.

Il progresso dell’operazione è osservabile in tempo reale tramite la vista pg_stat_progress_repack, utile per stimare i tempi su tabelle di grandi dimensioni prima di schedulare l’operazione su ambienti con SLA stringenti.

Altre novità rilevanti per chi amministra database in produzione


Oltre alle due funzionalità principali, la beta introduce una serie di miglioramenti che meritano di essere tenuti d’occhio in fase di test: l’autovacuum può ora usare worker paralleli (autovacuum_max_parallel_workers), le inserzioni con controlli di chiave esterna sono fino a due volte più veloci, e il nuovo comando WAIT FOR LSN permette di implementare pattern “read-your-writes” verso le repliche senza più bisogno di sleep applicativi o di forzare le letture sul primario. Da segnalare anche un cambiamento di default che avrà impatto diretto sui workload analitici: la compilazione JIT (jit) è ora disattivata di default, il che può alterare sensibilmente i piani e i tempi di query che finora beneficiavano (o soffrivano) silenziosamente della compilazione just-in-time.

Conclusione


PostgreSQL 19 conferma la strategia degli ultimi anni: estendere le capacità del database relazionale invece di costringere i team a moltiplicare le piattaforme specializzate. SQL/PGQ evita un database a grafo dedicato per molti casi d’uso comuni, mentre REPACK CONCURRENTLY chiude una lacuna operativa che gli amministratori PostgreSQL si portavano dietro da anni. Trattandosi ancora di una beta, entrambe le funzionalità vanno testate su ambienti non di produzione prima della GA prevista per l’autunno 2026, ma la direzione presa merita già di essere seguita da vicino da chi pianifica le prossime migrazioni.

Fonte: PostgreSQL Global Development Group — PostgreSQL 19 Beta 1 Released!


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✨ Basta un npm install: la 8.14.0 di jscrambler distribuiva un infostealer Rust nelle pipeline di sviluppo
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/basta-…

@informatica


Basta un npm install: la 8.14.0 di jscrambler distribuiva un infostealer Rust nelle pipeline di sviluppo


Bastava un “npm install” per essere compromessi. L’11 luglio 2026 la versione 8.14.0 del pacchetto jscrambler, tool di offuscamento JavaScript usato in migliaia di pipeline di build e ambienti CI/CD, è stata pubblicata su npm con un hook di preinstallazione malevolo capace di eseguire silenziosamente un infostealer nativo scritto in Rust, con build dedicate per Windows, macOS e Linux. Non serviva importare il pacchetto né lanciare un comando: la sola installazione bastava a far partire il payload.

Il caso, documentato da Socket, StepSecurity e SafeDep, si inserisce in una scia di attacchi alla supply chain npm che va avanti da fine 2025 — dal worm Shai-Hulud alla compromissione di chalk e debug, fino al trojan iniettato in Axios a marzo. Ma questa volta il bersaglio non è la massa di utenti finali: è l’ambiente di build stesso, dove risiedono le chiavi cloud, i token di deploy e il codice sorgente che un’infrastruttura CI può raggiungere.

Sei minuti per essere scoperti, troppo tardi per molti


Socket ha segnalato la release appena sei minuti dopo la pubblicazione. Chiunque, o qualsiasi sistema di build, avesse scaricato il pacchetto in quella finestra ha già eseguito il payload con tutti i permessi del processo di installazione. L’hook malevolo si attiva prima ancora che il pacchetto venga configurato, e non compare nella release precedente, la 8.13.0: il diff del pacchetto mostra due nuovi file sotto dist/, setup.js — un piccolo loader — e intro.js, che nonostante il nome non è affatto JavaScript ma un container di circa 7,8 MB che impacchetta tre binari nativi compressi in gzip, uno per Linux, uno per Windows e uno per macOS.

All’installazione, setup.js seleziona il binario per il sistema operativo host, lo scrive con un nome casuale nella directory temporanea di sistema, lo rende eseguibile e lo lancia in modalità detached nascondendone l’output. I file aggiunti erano presenti nel pacchetto pubblicato ma assenti nel codice sorgente pubblico: sia StepSecurity sia SafeDep, che hanno analizzato indipendentemente la release, riportano l’assenza di qualsiasi commit, tag o pull request corrispondente alla versione 8.14.0 nel repository GitHub, il cui ultimo tag ufficiale resta 8.13.0.

La versione compromessa è stata pubblicata direttamente su npm da un account maintainer legittimo, bypassando il normale flusso di rilascio del progetto — un forte indicatore di account npm compromesso o pipeline di build violata. Quale delle due ipotesi sia corretta non è ancora stato stabilito.

Cosa fa davvero l’infostealer


L’analisi di follow-up di Socket identifica il payload come un infostealer Rust, compilato per tutte e tre le piattaforme, che scandaglia la macchina dello sviluppatore alla ricerca di segreti e li invia a un server di raccolta via TLS. La lista dei bersagli è ampia e mirata esplicitamente agli sviluppatori:

  • Credenziali cloud da AWS, Azure e Google Cloud, inclusi gli endpoint di metadata usati dai runner CI.
  • Wallet di criptovalute e seed phrase da MetaMask, Phantom ed Exodus, oltre al vault del password manager Bitwarden.
  • Password e cookie salvati nel browser, insieme alle sessioni di Discord, Slack, Telegram e Steam.
  • File di configurazione di strumenti di coding AI — Claude Desktop, Cursor, Windsurf, VS Code e Zed — dove risiedono tipicamente chiavi API e credenziali dei server Model Context Protocol (MCP).

Il payload va oltre il furto ordinario di credenziali: su Linux, si collega alla libreria BPF del kernel ed è in grado di caricare in memoria un programma eBPF, un punto d’appoggio a livello kernel piuttosto che il semplice accesso userspace ai file su cui si basa il resto dello stealer. Sia StepSecurity sia SafeDep hanno segnalato questa capacità, anche se la funzione esatta del programma eBPF è ancora in fase di analisi. Le build Windows e macOS aggiungono controlli anti-debug, mentre la persistenza è garantita da un task pianificato nascosto su Windows, impostato per rilanciarsi ogni minuto, e da un LaunchAgent su macOS che si ricarica a ogni login.

I dettagli di comando e controllo restano cifrati nel binario e non sono emersi dall’analisi statica; il monitoraggio runtime di StepSecurity ha però intercettato il binario mentre contattava due indirizzi IP hardcoded e infrastruttura Tor — i primi indicatori di rete pubblicati per questa campagna.

Timeline e portata dell’incidente


Nell’arco di circa tre ore, l’attaccante ha pubblicato cinque release malevole — 8.14.0, 8.16.0, 8.17.0, 8.18.0 e 8.20.0 — intervallate da release pulite che i maintainer sembrano aver spinto come tentativo di rimedio. Il pacchetto jscrambler conta circa 15.800 download settimanali: una base d’utenza ben più contenuta rispetto ai grandi incidenti npm dell’ultimo anno, che hanno coinvolto pacchetti con miliardi di download settimanali complessivi. Ma per uno stealer pensato per colpire macchine di build, la portata non era l’obiettivo: lo era l’accesso.

Un dettaglio temporale rende il caso ancora più significativo: npm 12, rilasciato l’8 luglio 2026, appena tre giorni prima di questo incidente, ha disattivato di default l’esecuzione automatica degli script di installazione delle dipendenze. Su npm 12, un preinstall hook come questo non gira a meno che qualcuno non lo approvi esplicitamente. I client più datati, però, continuano a eseguirli automaticamente — ed è esattamente lì che l’attacco ha colpito.

La versione 8.15.0 ha da allora sostituito la 8.14.0 in cima all’elenco versioni di npm, pubblicata dallo stesso account maintainer e priva di qualsiasi alert di malware: nessuno script di installazione, nessun binario incluso. Ma la versione 8.14.0 non è stata rimossa da npm: resta scaricabile, quindi qualsiasi lockfile o comando ancorato a quella versione continua a installare lo stealer. Solo il pacchetto CLI principale è stato colpito; i plugin jscrambler per webpack, gulp, Metro e grunt sono rimasti sulle release pulite di giugno, senza hook di installazione.

Cosa fare adesso


  1. Abbandonare immediatamente la versione 8.14.0: passare alla 8.15.0, oppure fissare la 8.13.0 (release precedente all’incidente), ed eliminare jscrambler@8.14.0 da lockfile e cache.
  2. Verificare se la versione compromessa è stata installata: controllare lockfile e log dei package manager per jscrambler@8.14.0, e i log CI per qualsiasi esecuzione di dist/setup.js dall’11 luglio in poi. Il loader scrive il payload con un nome casuale nella directory temporanea, quindi non esiste un nome di binario fisso da cercare: bisogna incrociare i timestamp di installazione con i processi figli di Node e l’esecuzione nella directory temp. Su Windows controllare Task Scheduler per task nascosti; su macOS ispezionare ~/Library/LaunchAgents per plist sconosciuti.
  3. Se la 8.14.0 è stata eseguita su una macchina, trattare ogni segreto raggiungibile come rubato, non solo come esposto: ruotare chiavi cloud, token npm e GitHub, chiavi API di strumenti AI e MCP; revocare sessioni Discord, Slack, browser e Bitwarden; spostare eventuali fondi in criptovaluta da wallet presenti su quell’host. Bloccare i due IP di comando e controllo elencati di seguito.

La pulizia da parte del maintainer è stata rapida, ma uno stealer compie il proprio lavoro nei secondi immediatamente successivi all’installazione. La 8.14.0 resta su npm, e una build ancorata a quella versione, su un client datato che esegue ancora gli script di installazione, continua a eseguire il payload. Nel momento in cui la 8.15.0 ha raggiunto la cima della lista versioni, i segreti su ogni macchina che aveva già eseguito la 8.14.0 erano già compromessi.

Indicatori di compromissione

Pacchetto malevolo: jscrambler@8.14.0

SHA-256 dei file aggiunti e dei payload decompressi:
dist/setup.js: a742de963f14a92d24ebcbc7b44ac867e23a20d31d1b0094a13a4f83287f4e60
dist/intro.js: a41a523ef9517aab37ed6eea0ec881821bdcb7aefcb5c5f603adc7907f868c86
Payload Linux:   fbbcf4d8f98168f78f5c0c47a9ae56d59ec8ac84a7c9ca6b797fedfb8d62d2bd
Payload Windows: b7ca95d1b23c8e67416a25cedf741de0917c2096bbc9d24649eea7853d054903
Payload macOS:   c8fd47d36bdf7c825378593ab82ed8c24d1dc52e26b507812393e24e1d5201fd

Endpoint di rete osservati a runtime (StepSecurity):
C2 IP: 37.27.122[.]124
C2 IP: 57.128.246[.]79
Infrastruttura Tor: check.torproject[.]org, archive.torproject[.]org

Artefatti on-host:
File nascosto con nome casuale nella directory temp di sistema (.{random}, o .{random}.exe su Windows)
Task pianificato nascosto su Windows / LaunchAgent su macOS per la persistenza

Fonti: Socket.dev, StepSecurity, SafeDep.

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✨ Il negoziatore infedele: come un consulente anti-ransomware ha tradito i suoi clienti per BlackCat
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/il-neg…

@informatica


Il negoziatore infedele: come un consulente anti-ransomware ha tradito i suoi clienti per BlackCat


Lo pagavano per salvare le vittime dai ransomware. Invece vendeva le loro strategie di trattativa proprio a chi le stava estorcendo. Il 9 luglio 2026 un tribunale federale della Florida ha condannato Angelo Martino, ex negoziatore per una società di incident response statunitense, a 70 mesi di carcere per aver collaborato dall’interno con la gang BlackCat/ALPHV, passando ai criminali informazioni riservate sulle trattative dei propri clienti e, in un secondo momento, aiutando a distribuire ransomware contro altre vittime. È uno dei casi di insider threat più clamorosi mai emersi nel settore della risposta agli incidenti, e riscrive le regole su chi va fidato quando un’azienda è sotto estorsione.

Il ruolo del negoziatore, capovolto


Nel settore della cyber incident response, il negoziatore è la figura che si siede — metaforicamente — al tavolo con la gang ransomware per conto della vittima: valuta la credibilità della minaccia, verifica le prove dell’esfiltrazione, tratta il prezzo del riscatto e gestisce la comunicazione con l’attaccante attraverso chat cifrate o portali onion dedicati. È un ruolo che richiede accesso diretto alle informazioni più sensibili di un’azienda compromessa: quanto è disposta a pagare, quali dati sono stati davvero rubati, quali sono le sue coperture assicurative, quanto è disperata la situazione. Martino, impiegato presso una società statunitense di incident response il cui nome non è stato reso pubblico negli atti giudiziari, aveva esattamente questo tipo di accesso.

Secondo il Dipartimento di Giustizia USA, a partire dall’aprile 2023 Martino ha iniziato a collaborare con gli operatori di BlackCat/ALPHV — all’epoca una delle ransomware-as-a-service più aggressive al mondo, poi disattivata a inizio 2024 dopo un’operazione internazionale di law enforcement e una successiva, sospetta “exit scam” ai danni degli affiliati. In cambio di un compenso, Martino forniva alla gang informazioni riservate sulla posizione negoziale e sulla strategia dei clienti che stava, formalmente, difendendo: quanto erano disposti a pagare, quali argomentazioni avrebbero usato per abbassare il riscatto, quando stavano per cedere. Con queste informazioni in mano, gli attaccanti potevano calibrare la pressione e massimizzare l’incasso finale, in un conflitto d’interessi totale in cui la vittima pagava — letteralmente — anche lo stipendio di chi la stava tradendo.

Da complice a operatore: il salto di qualità criminale


Il caso non si è fermato alla fuga di informazioni. Gli atti giudiziari descrivono un’evoluzione: Martino ha reclutato Kevin Martin, 36 anni del Texas, assunto come suo collega dopo che la cospirazione era già in corso, e si è coordinato con Ryan Goldberg, 41 anni della Georgia, dipendente di un’altra società di incident response con lo stesso accesso privilegiato alle trattative delle vittime. Insieme, tra aprile e novembre 2023, i tre non si sono limitati a passare informazioni: hanno distribuito attivamente ransomware BlackCat contro nuove vittime statunitensi, diventando a tutti gli effetti affiliati della gang che avrebbero dovuto combattere. Una delle estorsioni portate a termine dal gruppo ha fruttato circa 1,2 milioni di dollari in Bitcoin, spartiti tra i cospiratori.

Le forze dell’ordine hanno sequestrato asset per oltre 10 milioni di dollari riconducibili a Martino: criptovalute, veicoli, un food truck e persino un’imbarcazione da pesca di lusso, tutti acquistati con i proventi dello schema. Un dettaglio che, secondo gli investigatori, è stato decisivo per ricostruire il flusso di denaro e collegare i pagamenti in criptovaluta ricevuti dagli affiliati BlackCat all’account personale di Martino.

Timeline del caso


  • Aprile 2023 — Martino inizia a collaborare con gli operatori BlackCat/ALPHV, passando informazioni riservate sulle trattative dei clienti che sta assistendo.
  • Aprile–novembre 2023 — Martino, Martin e Goldberg distribuiscono attivamente ransomware BlackCat contro nuove vittime negli Stati Uniti; una delle estorsioni frutta circa 1,2 milioni di dollari.
  • 2024 — Le indagini federali portano all’incriminazione dei tre; sequestro di asset per oltre 10 milioni di dollari.
  • 9 luglio 2026 — Angelo Martino viene condannato a 70 mesi di carcere federale; Martin e Goldberg hanno già ricevuto condanne separate in procedimenti collegati.


Perché conta per chi lavora nella risposta agli incidenti


Il caso Martino non è un episodio isolato di corruzione: è un campanello d’allarme strutturale per un intero settore che, negli ultimi anni, si è professionalizzato rapidamente ma spesso senza gli stessi controlli di integrità richiesti in altri ambiti a contatto con informazioni finanziarie sensibili, come la consulenza legale o quella assicurativa. Un negoziatore ransomware ha, per definizione, accesso a tutto ciò che serve a un attaccante per massimizzare il danno: la soglia di dolore economico della vittima, le sue debolezze legali, la tempistica delle sue decisioni. Se quella figura può essere corrotta — o è già collusa fin dall’inizio, come sembra essere il caso qui — l’intero modello di negoziazione assistita si trasforma in un vettore di attacco interno.

Per le aziende che si affidano a società di incident response e negoziatori esterni, alcune contromisure pratiche emergono direttamente da questo caso:

  • Richiedere che le società di IR dichiarino esplicitamente le proprie policy di vetting interno per il personale che gestisce trattative con gruppi ransomware, incluse verifiche periodiche successive all’assunzione.
  • Separare, dove possibile, chi conduce materialmente la trattativa da chi ha visibilità completa sulla soglia di pagamento autorizzata dal cliente e dalla sua assicurazione cyber.
  • Tracciare e loggare ogni comunicazione tra il negoziatore e l’attaccante, con controlli indipendenti (legale esterno, assicuratore) che rivedano a campione le trascrizioni delle chat di negoziazione.
  • Trattare l’accesso alle informazioni di negoziazione — cifre, scadenze, coperture assicurative — con lo stesso livello di compartimentazione riservato ai segreti industriali, non come normale corrispondenza operativa.

Il collasso di BlackCat/ALPHV a inizio 2024, con il probabile exit scam ai danni dei propri affiliati, ha già dimostrato quanto fosse marcio l’ecosistema attorno a quella particolare gang. Il caso Martino aggiunge un tassello inquietante: la marcescenza non riguardava solo il lato criminale dell’equazione, ma si era infiltrata anche in chi, sulla carta, doveva difendere le vittime.

Fonti: comunicato del Dipartimento di Giustizia USA (justice.gov/opa), TechCrunch, The Hacker News, CyberScoop, DataBreaches.net.


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Democratici avanti di 10 punti, un vantaggio che non si vedeva dall'onda blu del 2006


Secondo Gallup, il 49% degli americani si identifica con il Partito Democratico o gli è vicino, contro il 39% che si riconosce nei repubblicani. In un anno di midterm, un divario simile non si registrava da vent'anni.

Il 49% degli adulti americani si identifica ora come democratico o come indipendente vicino al Partito Democratico, contro solo il 39% che si riconosce nei repubblicani. È quanto emerge dalle rilevazioni trimestrali sull'identificazione degli elettori americane condotte da Gallup nei primi 6 mesi del 2026. Un vantaggio di 10 punti che, in un anno di elezioni di metà mandato, non si registrava dal 2006 e che, a pochi mesi dal voto di novembre, ovviamente alimenta le speranze dei democratici di riprendere il controllo del Congresso.

Il confronto con i dati delle precedenti elezioni di metà mandato mostra quanto il dato sia eccezionale. In questa stessa rilevazione, nel 2022 i due partiti erano quasi in parità, con i repubblicani avanti di un solo punto, 45% a 44%. Nel 2018, invece, i democratici guidavano di 6 punti, nel 2014 di 3 e nel 2010 di 1, mentre nel 2002 si trovavano in perfetta parità. L'unico precedente davvero paragonabile risale al 2006, quando i democratici erano avanti di +10, 50% a 40%. Quell'anno alle elezioni di novembre travolsero il Partito Repubblicano di George W. Bush, guadagnando 31 seggi e riconquistando la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti dopo 12 anni, oltre a strappare anche la maggioranza al Senato grazie a 6 nuovi seggi guadagnati.

Midterm 2026 · Sondaggi
I democratici avanti di 10 punti: un vantaggio che in un anno di midterm mancava dal 2006

Nel primo semestre del 2026 il 49% degli adulti americani si identifica nel Partito Democratico o pende verso di esso, contro il 39% dei repubblicani. L’ultima volta che il divario fu così ampio, nel 2006, finì con un’onda blu.
Grafica di FocusAmerica 12 luglio 2026

Identificazione di partito · Media Gallup, primo semestre 2026

Democratici
0%
+10

Repubblicani
0%
Adulti che si dichiarano democratici o indipendenti vicini al partito
Adulti che si dichiarano repubblicani o indipendenti vicini al partito

Alla fine del 2024 i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti: da allora il pendolo si è spostato di 14 punti verso i democratici.

La serie Gallup
Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024
Quota di adulti che si identifica in ciascun partito, simpatizzanti inclusi. Medie trimestrali dal 2015. Tocca o sfiora il grafico per leggere ogni trimestre.
T2 2026 Dem 49% Rep 39% esplora sul grafico ↓

La conferma degli altri indicatori · Emerson College, aprile 2026

50–40
Voto generico per il Congresso, Dem contro Rep

40%
Approva l’operato del presidente Trump

56%
Boccia l’operato del presidente Trump

Il confronto storico
Solo il 2006 somiglia al 2026
Distacco nell’identificazione di partito negli anni di elezioni di metà mandato: a destra il vantaggio democratico, a sinistra quello repubblicano.

2002 Parità
2006 Dem +10
2010 Dem +1
2014 Dem +3
2018 Dem +6
2022 Rep +1
2026 Dem +10

Il vantaggio democratico non garantì sempre la vittoria: nel 2010 e nel 2014, con margini minimi, i repubblicani dominarono comunque le urne. Ma un +10 non si vedeva, appunto, dal 2006.

Il precedente
2006: l’onda blu che travolse Bush
Presidente repubblicano al secondo mandato, consenso in calo, una guerra impopolare, centristi in fuga: con gli stessi ingredienti di oggi, a novembre 2006 i democratici ripresero il Congresso.

+0
Seggi guadagnati alla Camera
Maggioranza riconquistata

+0
Seggi guadagnati al Senato
Maggioranza strappata al Gop

0
Anni di opposizione alla Camera interrotti quella notte
La Camera era repubblicana dal 1994

Le incognite
Un elettorato mai così sfuggente
Gallup invita alla prudenza: il vantaggio democratico poggia sul segmento più instabile dell’elettorato.


45% Indipendenti

Nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente: la quota più alta mai registrata da Gallup. Una parte enorme dell’elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita.

Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che pendono verso un partito: legami deboli, preferenze potenzialmente volatili.

L’immagine dei democratici resta ai minimi storici: il movimento riflette più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l’opposizione.

Fonte Gallup, identificazione di partito tra gli adulti americani (medie trimestrali 2015–2026, simpatizzanti inclusi); Emerson College Polling, sondaggio nazionale di aprile 2026 tra gli elettori probabili.

Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024


Il ribaltamento è stato rapido e si è consumato nel giro di poco più di un anno. Nell'ultimo trimestre del 2024, infatti, i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti, con il 47% contro il 43% dei democratici. Da allora però sono scesi al 39%, mentre i democratici sono saliti al 49%: uno spostamento complessivo di 14 punti a favore di questi ultimi.

Anche altri indicatori descrivono una dinamica simile. Ad esempio un recente sondaggio dell'Emerson College, condotto ad aprile tra gli elettori probabili, attribuisce ai democratici esattamente 10 punti di vantaggio nel voto generico per il Congresso: 50% contro 40%. Nello stesso sondaggio il consenso per il presidente Donald Trump si fermava invece al 40%, mentre il 56% degli intervistati ne boccia l'operato.

Il precedente del 2006 e l'incognita degli indipendenti


Gallup invita tuttavia alla prudenza. Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che "pendono" verso uno dei due partiti: si tratta quindi di elettori con legami politici più deboli e preferenze potenzialmente volatili. I democratici, inoltre, stanno guadagnando terreno nonostante la loro immagine resti ai minimi storici. Il movimento sembra quindi riflettere più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l'opposizione.

A rendere il quadro ancora più incerto contribuisce un altro record: nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente, la quota più alta mai rilevata sinora nelle rilevazioni Gallup. Si tratta di una parte enorme dell'elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita e che potrebbe ancora cambiare idea da qui a novembre. Ciò nonostante, il parallelo con il 2006 resta difficile da ignorare: anche allora alla Casa Bianca sedeva un presidente repubblicano al secondo mandato, con un consenso in calo, una guerra impopolare in corso e gli elettori centristi sempre più lontani dal partito di governo. Vent'anni dopo, molti degli ingredienti che hanno portato all'onda blu sembrano essere gli stessi.

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Erste Medienberichte à la "Social-Media-Mindestalter" verfehlen den Kern:

EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen (CDU) plant flächendeckende #Alterskontrollen im Netz. Treffen kann es nicht nur soziale Medien, sondern auch App-Marktplätze, Videospiele, Videoplattformen, Chatbots.

Das ist drastisch.

Ich werde mir das noch genauer anschauen. Hier in aller Kürze:

netzpolitik.org/2026/verbot-fu…

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EU-Kommissionspräsidentin von der Leyen (CDU) will das australische Modell drastisch ausweiten und plant flächendeckende Alterskontrollen im Netz. Treffen kann es nicht nur soziale Medien, sondern auch App-Marktplätze, Videospiele, Chatbots. Grundlage sind neue Empfehlungen eines Expert*innen-Gremiums.

netzpolitik.org/2026/verbot-fu…

in reply to netzpolitik.org

Scheinbar möchte die Ursula von der Leyen ihren alten Spitznamen als "Zensursula" wieder aufleben lassen sowie massiv erweitern...🙄😅

Ist schon sehr bedenklich sowie besorgniserregend wie scheinbar leicht von der Hand eine massenhafte Zensur und Überwachung der gesamten Bevölkerung in der europäischen Union umgesetzt wird ohne bisher nennenswerten Wiederstand. 😐

DAS wird in Deutschland weiter die AfD stärken und genau darüber wird die Union dann ausgiebig im öffentlichen Raum jammern...😒

#Politik #EU #Zensur #Überwachung #Chatkontrolle
@DresdnerForschungswerk

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Rifondazione comunista: legge elettorale l’ennesimo attacco alla Costituzione nel più bieco interesse della Meloni, domani manifesteremo a Montecitorio home.rifondazione.eu/2026/07/1… #Istituzioni-Giustizia #ComunicatiStampa

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Trump dà il via libera al ponte da 4,5 miliardi di dollari tra Stati Uniti e Canada


Il Gordie Howe International Bridge tra Detroit e Windsor aprirà il 27 luglio, tredici anni dopo l'avvio del progetto. Il presidente aveva bloccato l'inaugurazione chiedendo compensazioni al Canada

Il Gordie Howe International Bridge, il ponte da 4,5 miliardi di dollari che collega Detroit, in Michigan, alla città canadese di Windsor, in Ontario, aprirà al traffico il 27 luglio, tredici anni dopo l'avvio del progetto. Il presidente Donald Trump ha ritirato le sue obiezioni sostenendo di aver ottenuto condizioni migliori dal Canada. "Che entrambi possiamo avere molti anni di successo con questo meraviglioso nuovo progetto!!!", ha scritto sabato su Truth Social, il suo social network.

A febbraio Trump aveva detto che non avrebbe aperto il ponte "finché gli Stati Uniti non saranno pienamente compensati" dal Canada e aveva chiesto a Ottawa di cedere al governo americano almeno metà della proprietà dell'infrastruttura. Il suo post era stato letto come una risposta ai rinnovati legami commerciali tra Canada e Cina, nel quadro degli scontri sul commercio tra Washington e Ottawa che hanno segnato il secondo mandato del presidente.

Sempre a febbraio era emerso che Matthew Moroun, la cui azienda gestisce l'Ambassador Bridge, il ponte centenario che già collega Detroit a Windsor, aveva donato il 16 gennaio un milione di dollari a Maga Inc, un Super Pac, cioè un comitato che raccoglie fondi a sostegno di un candidato, in questo caso Trump. I Moroun, famiglia di Detroit da tempo tra i donatori repubblicani, combattono da anni per bloccare il Gordie Howe Bridge perché temono di perdere i ricavi dei pedaggi con l'apertura di un percorso alternativo tra i due paesi.

Venerdì sera il governo canadese ha annunciato l'accordo che sblocca l'apertura: le due parti hanno concordato "misure cooperative concentrate sulla gestione dei pedaggi" e la creazione di un fondo per lo sviluppo economico della durata di 15 anni, alimentato da una parte dei profitti del ponte. Il ministro delle infrastrutture canadese Gregor Robertson ha detto che l'apertura genererà miliardi di dollari di attività economica per decenni e porterà benefici su entrambi i lati del confine.

Il Canada ha finanziato l'intera costruzione del ponte, che è di proprietà congiunta del governo canadese e dello Stato del Michigan. L'accordo originario era stato negoziato da Rick Snyder, ex governatore repubblicano del Michigan, e i lavori sono iniziati nel 2018. Il ponte è strallato, cioè sostenuto da cavi ancorati alle torri, ha sei corsie e una campata principale di 853 metri, la più lunga del suo genere in Nord America, per un'estensione complessiva di circa 2,5 chilometri sul fiume Detroit. È intitolato a Gordie Howe, leggenda canadese dell'hockey che giocò 25 stagioni nei Detroit Red Wings. Il pedaggio arriva a 10 dollari per le automobili e a 20 dollari per asse per i camion.

Il corridoio tra Detroit e Windsor gestisce più di 4 milioni di passaggi di camion all'anno e quasi 70 miliardi di dollari di scambi commerciali nelle due direzioni, secondo la camera di commercio regionale di Detroit. Finora il traffico è passato soprattutto dall'Ambassador Bridge, di proprietà privata, e dal tunnel che collega le due città: il nuovo ponte dovrebbe alleggerire la congestione di entrambi.

Il blocco dell'inaugurazione, prevista inizialmente per il 12 giugno e rinviata all'ultimo momento, era diventato un tema in una delle corse al Senato più osservate del paese, quella del Michigan. La democratica Mallory McMorrow, poi ritiratasi dalla corsa, aveva provato a trasformare il ritardo in un problema politico per Trump e per i repubblicani, in uno Stato in bilico dove il ponte ha conseguenze economiche visibili. La governatrice democratica del Michigan Gretchen Whitmer ha detto che il ponte "è sempre stato un ottimo affare per il nostro Stato" e che accelererà la produzione automobilistica, abbasserà i costi e rafforzerà l'agricoltura. Il 27 luglio inizierà il traffico commerciale, mentre la data della cerimonia ufficiale di inaugurazione non è ancora stata fissata.

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1/2 🚨 European Commission panel of experts backs indiscriminate age checks 🚨

Today, the chairs of the European Commission's panel of experts on child online safety published their recommendations, backing mandatory EU-wide #AgeVerification to exclude people under 13 from accessing online spaces 🚫

To know who is of the right age, everyone may have to prove their age. That creates barriers for people who cannot—or simply should not have to—go through the age verification process.

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📢 Ready for a legal #traineeship at noyb? 👀 We are actively looking for two legal trainees who can join our team at the start of November. 📆 Apply now!

👉 For additional info, visit: noyb.eu/en/traineeship

#opportunity #traineeship #applynow

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Perché la morte di Lindsey Graham complica i piani di Trump


Da critico feroce a fedelissimo del presidente, per trent'anni al centro del Congresso. Senza il suo voto si complicano la nomina di Blanche, il riarmo del Pentagono e la stretta sul voto.

Lindsey Graham è morto sabato sera a Washington, poche ore dopo essere rientrato da un viaggio in Ucraina e due giorni dopo aver compiuto 71 anni. Il senatore repubblicano della South Carolina era l'alleato più stretto del presidente al Congresso e la sua scomparsa toglie ai repubblicani un voto sicuro in una maggioranza del Senato già ridotta, a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre.

Le registrazioni delle chiamate ai soccorsi ottenute dal New York Times ricostruiscono gli ultimi momenti: sabato sera una donna ha segnalato da Baltimora che nella casa del senatore a Capitol Hill un uomo accusava dolori al petto, i paramedici hanno praticato a lungo la rianimazione e hanno chiesto alla polizia di aiutarli a forzare la porta. Graham è stato dichiarato morto alle 22:23, le 4:23 di domenica in Italia, al George Washington University Hospital. Secondo il referto preliminare del medico legale la causa è una dissezione aortica, una lacerazione dell'arteria principale che porta il sangue dal cuore, favorita dall'indurimento delle arterie. Trump ha raccontato di avergli parlato al telefono poco prima del malore e di averlo trovato solo stanco per il viaggio. "Era come un membro della famiglia per me", ha detto domenica a Meet the Press, il programma politico della NBC a cui Graham avrebbe dovuto partecipare proprio quella mattina, per la sessantaquattresima volta.

Nato nel 1955 a Central, un piccolo centro della South Carolina, Graham era il primo della sua famiglia ad arrivare all'università e aveva perso presto entrambi i genitori. Dopo la laurea in legge entrò nei servizi giuridici dell'aeronautica militare, che negli anni Ottanta lo mandò in Germania come procuratore militare per l'Europa. Nel 1994 fu eletto alla Camera nell'ondata repubblicana guidata da Newt Gingrich e si fece notare come uno degli accusatori di Bill Clinton nel processo di impeachment. Nel 2003 passò al Senato, dove prese il posto di Strom Thurmond, per quasi mezzo secolo senatore e storico oppositore del movimento per i diritti civili.

Al Senato legò la sua carriera a John McCain, il candidato repubblicano alla Casa Bianca del 2008, diventando il suo principale alleato sulle posizioni interventiste in politica estera. Con lui e con Joe Lieberman formò il trio dei "Three Amigos", provò più volte senza successo a far approvare riforme bipartisan dell'immigrazione e votò per confermare i due giudici della Corte Suprema nominati da Barack Obama, attirandosi le critiche della destra del partito.

Con Trump il rapporto cominciò con gli insulti. Nel 2016 Graham disse che avrebbe preferito "perdere senza Donald Trump che vincere con lui" e scrisse che i repubblicani, nominandolo, sarebbero stati distrutti e se lo sarebbero meritato; Trump rispose leggendo in pubblico il numero di cellulare del senatore durante un comizio. Dopo la vittoria, però, Graham cambiò rotta: cominciò a giocare a golf con il nuovo presidente e a rivendicare la propria vicinanza, una conversione che i repubblicani rimasti anti-Trump considerarono un voltafaccia interessato e che la morte di McCain, nel 2018, rese definitiva. Nello stesso anno la sua difesa furiosa di Brett Kavanaugh, il giudice della Corte Suprema che durante le audizioni di conferma era stato accusato di una violenza sessuale commessa da ragazzo, cementò il legame con il presidente, che domenica ha indicato proprio in quel momento la sua eredità più grande.

La rottura sembrò definitiva la notte del 6 gennaio 2021, quando dopo l'assalto al Campidoglio Graham annunciò dall'aula del Senato la fine del sodalizio: "Contatemi fuori, adesso basta". Tornò al fianco di Trump nel giro di pochi mesi e fu tra i primi a sostenere la sua ricandidatura per il 2024. Nel secondo mandato ha presieduto la commissione Bilancio del Senato, ha contribuito ad approvare la grande legge fiscale e di spesa dell'estate scorsa ed è stato un consigliere informale di sicurezza nazionale, tra le voci più insistenti a favore dell'attacco all'Iran e delle sanzioni contro la Russia, spesso in tandem con il segretario di Stato Marco Rubio.

L'ultimo atto pubblico di Graham era arrivato venerdì in Ucraina, nel suo decimo viaggio nel paese dall'invasione russa del 2022. A Kyiv, dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky, aveva annunciato l'intesa raggiunta con la Casa Bianca sul suo disegno di legge, a lungo frenato dallo stesso Trump, per sanzionare chi compra petrolio russo: "Non sono mai stato così ottimista sul fatto che abbiamo la formula per porre fine a questa guerra", aveva detto. Zelensky lo ha ricordato come "un vero difensore della libertà". Per l'Atlantic la sua morte, sommata all'assenza di Mitch McConnell, è un doppio colpo per l'ala pro-ucraina del partito, rimasta senza i suoi difensori più influenti proprio mentre il presidente sembrava convinto a sostenere le sanzioni.

Al Senato i repubblicani si ritrovano intanto con due voti in meno. McConnell, 84 anni, è ricoverato dal 14 giugno dopo una caduta e una polmonite, ora si trova in un centro di riabilitazione e non ha una data di rientro. A giugno le assenze repubblicane avevano già permesso al Senato di approvare una condanna simbolica della guerra contro l'Iran e, con i bombardamenti ripresi sullo Stretto di Hormuz, voti del genere potrebbero tornare in aula ed essere più difficili da bloccare.

Questa settimana il Senato discute la legge annuale che autorizza i programmi della difesa, dove Graham doveva avere un ruolo centrale nel dibattito. La commissione Bilancio resta invece senza presidente proprio mentre l'Amministrazione spinge per un terzo pacchetto di "reconciliation", la procedura che permette di approvare misure di bilancio a maggioranza semplice aggirando la soglia dei 60 voti normalmente richiesta al Senato: dentro dovrebbero entrare 350 miliardi di dollari per ricostituire gli arsenali del Pentagono svuotati dalla guerra con l'Iran. Graham doveva guidare l'operazione e ne aveva appena discusso con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. I primi due senatori in linea per succedergli, Chuck Grassley e Mike Crapo, presiedono però già altre commissioni.

La nomina più a rischio è quella di Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump scelto come procuratore generale, l'equivalente del ministro della Giustizia. Blanche testimonia mercoledì davanti alla commissione Giustizia del Senato, dove senza Graham i repubblicani sono rimasti in 11 contro 10 democratici e basta una sola defezione per bloccare tutto. Due senatori repubblicani, Thom Tillis e John Cornyn, non si sono ancora impegnati a votarlo e Blanche è criticato da mesi per la gestione dei documenti su Jeffrey Epstein e per un fondo da 1,8 miliardi di dollari che secondo i critici servirebbe a risarcire i sostenitori di Trump. Graham era considerato un sì sicuro.

Il SAVE America Act, la stretta elettorale chiesta da mesi dal presidente, perde invece il suo sostenitore più instancabile. La legge imporrebbe un documento d'identità con foto e la prova di cittadinanza per votare e limiterebbe il voto per posta: resta lontanissima dai 60 voti necessari, ma Graham l'aveva difesa in aula solo un mese fa e sabato sera aveva chiamato Trump anche per parlarne. "È un duro colpo per il SAVE America Act", ha detto il presidente domenica.

In South Carolina la corsa per il seggio è già aperta: il governatore Henry McMaster nominerà un sostituto fino a gennaio e la primaria lampo per scegliere il nuovo candidato repubblicano si terrà l'11 agosto. Il deputato Joe Wilson, il decano della delegazione dello stato, si è sfilato per non assottigliare la maggioranza repubblicana alla Camera, dove il partito ha due soli voti di margine. Trump ha detto di avere già in mente un nome che per ora non vuole fare.

Il giorno prima di morire, a Kyiv, Zelensky gli aveva chiesto come stesse. "Bene", aveva risposto Graham. "Più vecchio, più vecchio, ma non più saggio".


È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.


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☕ CYBERBRIEFING — Lunedì 13 luglio 2026

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McConnell spiega il ricovero: una caduta e una polmonite, ma non può ancora tornare al Senato


Il senatore repubblicano, 84 anni, ha parlato per la prima volta dopo un mese: a giugno una caduta lo ha lasciato senza sensi e in ospedale ha contratto una polmonite. Ora è in riabilitazione

Mitch McConnell ha spiegato per la prima volta il motivo del suo ricovero: una caduta a metà giugno che lo ha lasciato brevemente privo di sensi, seguita da una polmonite contratta in ospedale. Il senatore repubblicano del Kentucky, 84 anni, lo ha detto domenica in un comunicato, il primo diffuso in prima persona dopo quasi un mese di silenzio che aveva alimentato voci e teorie sulla sua salute. McConnell ha anche annunciato che non tornerà al Senato lunedì, quando la camera riprende i lavori: "Per quanto mi frustri, questo processo richiede tempo. E su consiglio dei miei medici non potrò ancora tornare in aula per votare".

McConnell era stato portato il 14 giugno dalla sua casa a un ospedale nell'area di Washington, senza che il suo ufficio spiegasse il perché. "I miei medici hanno confermato che non ho ossa rotte né una commozione cerebrale", ha detto nel comunicato, accompagnato da una foto che lo ritrae sorridente accanto alla moglie Elaine Chao. "Non ho avuto un infarto o un ictus. Non ho tumori né emorragie. Ma ho perso brevemente conoscenza e sono stato portato in ospedale". I medici stanno ancora facendo esami per capire cosa abbia causato la caduta. In un comunicato separato attribuito al medico curante, non identificato, il suo ufficio ha spiegato che la polmonite è stata lieve ed è stata trattata con antibiotici. McConnell si è da poco trasferito dall'ospedale a un centro di riabilitazione, dove si concentrerà sulla fisioterapia e su strategie per ridurre il rischio di nuove cadute.

Nelle settimane precedenti il suo ufficio aveva diffuso solo due brevi comunicati, il 22 giugno e il 2 luglio, senza mai spiegare cosa lo avesse mandato in ospedale. Il silenzio aveva moltiplicato le voci, soprattutto tra gli influencer di destra: alcuni sostenevano senza prove che il senatore fosse incapace di intendere e accusavano i vertici repubblicani di nascondere le sue condizioni, mentre l'attivista di estrema destra Laura Loomer, alleata del presidente, aveva parlato di uno "stato vegetativo". Le registrazioni delle chiamate ai soccorsi della mattina del 14 giugno suggerivano che i sanitari fossero intervenuti a casa sua per una persona priva di sensi in arresto cardiaco, ma domenica McConnell ha escluso di aver avuto un infarto. Nell'ultima settimana il leader della maggioranza al Senato John Thune e altri colleghi avevano raccontato di averci parlato al telefono, ma fino a domenica il senatore non si era mai espresso pubblicamente.

Nel comunicato McConnell ha riconosciuto la scarsità di informazioni fornite dal suo ufficio, spiegando che le persone della sua generazione esitano spesso a condividere "la vulnerabilità che accompagna l'invecchiamento". "Anche sotto gli occhi del pubblico, sento lo stesso istinto: non posso farci niente", ha detto. Da bambino ha avuto la poliomielite, che secondo le sue parole ha compromesso la sua mobilità in modi che con l'età non sono diventati più facili da gestire. Negli ultimi anni i problemi di salute si sono accumulati: nel marzo 2023 una caduta gli causò una commozione cerebrale e alcune costole rotte, nell'estate dello stesso anno si bloccò due volte a metà frase davanti ai giornalisti, poi altre cadute nel 2025 e a febbraio di quest'anno più di una settimana di ricovero per sintomi influenzali.

Il comunicato è arrivato il giorno dopo la morte improvvisa di Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina, a 71 anni. Le vicende dei due senatori hanno acceso i riflettori sull'età dei parlamentari in uno dei Congressi più anziani della storia americana. Con l'assenza di McConnell e il seggio di Graham vacante, i repubblicani governano il Senato con una maggioranza di 51 a 47, che lascia pochi margini di errore. Il mese scorso la camera ha approvato con 50 voti a 48 una risoluzione per impedire al presidente di colpire di nuovo l'Iran: McConnell e il repubblicano David McCormick erano assenti e, se entrambi avessero votato, il provvedimento non sarebbe passato.

McConnell siede al Senato dal 1985 e ha guidato i repubblicani della camera dal 2007 al 2025, prima di lasciare l'incarico e restare come senatore semplice. Oggi presiede la commissione Regolamento del Senato e il suo mandato scade a gennaio: ha scelto di non ricandidarsi e a maggio il deputato Andy Barr ha vinto le primarie repubblicane per succedergli in Kentucky, dove parte nettamente favorito. McConnell ha però escluso di lasciare il seggio in anticipo: "Ho ancora del lavoro da finire per conto vostro. E ho tutta l'intenzione di portare a termine il compito per cui mi avete eletto".


Mitch McConnell è ricoverato in ospedale tre settimane e nessuno sa il perché


Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky ed ex leader della maggioranza al Senato, è ricoverato dal 14 giugno in un ospedale dell'area di Washington. In più di tre settimane il suo ufficio non ha mai spiegato il motivo del ricovero né quali cure stia ricevendo. Il senatore, che ha 84 anni, non si è più fatto sentire pubblicamente e il silenzio ha alimentato voci sempre più insistenti sulle sue reali condizioni di salute.

L'indicazione più concreta su cosa sia successo arriva dalle registrazioni delle comunicazioni dei soccorritori, riportate da diverse testate. La mattina del 14 giugno, tra le 8:36 e le 8:43 ora di Washington (tra le 14:36 e le 14:43 in Italia), la centrale operativa chiese l'invio dei medici per una persona "priva di conoscenza" all'indirizzo di McConnell nella capitale. Sei minuti dopo un operatore dei servizi di emergenza segnalò una rianimazione cardiopolmonare in corso su un paziente in arresto cardiaco. Le registrazioni non nominano il senatore e il suo ufficio si è rifiutato di commentarle.

Le comunicazioni ufficiali ripetono da settimane la stessa formula. Nell'ultimo aggiornamento, del 2 luglio, l'ufficio di McConnell ha detto che il senatore "apprezza la dimostrazione di sostegno che sta ricevendo mentre prosegue la convalescenza in ospedale", che "continua a migliorare" e che lavora con il suo staff sui dossier del Kentucky e del Senato mentre i lavori parlamentari sono sospesi.

Alcuni colleghi repubblicani assicurano di avere parlato con lui. Il giorno dopo il ricovero John Thune, leader della maggioranza al Senato, disse ai giornalisti che McConnell era "chiaramente sintonizzato su quello che succede". Martedì un portavoce di Thune ha detto a The Hill che i due hanno avuto al telefono "una conversazione lunga e sostanziosa" su vari temi, tra cui la sicurezza nazionale. Una portavoce di John Barrasso, il numero due dei repubblicani al Senato, ha riferito di una telefonata di circa venti minuti sulle campagne per il Senato, su una recente sentenza della Corte Suprema e sullo scandalo che ha travolto il candidato democratico nel Maine, Graham Platner. Anche Scott Jennings, ex consigliere di McConnell e commentatore conservatore, ha scritto su X di avere parlato con il senatore per quasi venti minuti di Iran, Ucraina e della situazione politica nel Maine.

Le rassicurazioni non hanno fermato le voci. Lunedì sera Laura Loomer, attivista di estrema destra vicina al presidente e nota per avere diffuso in passato bufale e disinformazione, ha scritto su X che secondo le sue fonti McConnell sarebbe "in morte cerebrale" e "attaccato alle macchine", parlando di un insabbiamento. Nelle ore successive diverse figure del mondo MAGA hanno chiesto all'ufficio del senatore una prova che sia ancora vivo, per esempio un video dall'ospedale, mentre Steve Bannon ha rilanciato la teoria secondo cui lo staff vorrebbe evitare di fare scattare un'elezione speciale. Anche tra i colleghi le informazioni scarseggiano: il senatore repubblicano Mike Lee ha scritto che "molti di noi non parlano delle condizioni di Mitch McConnell perché non ne sappiamo nulla".

Le polemiche hanno toccato anche la moglie di McConnell, Elaine Chao, ex segretaria ai Trasporti, criticata per essere stata in Cina durante il ricovero. Il governo cinese ha confermato che Chao ha incontrato il vicepresidente Han Zheng a Pechino il 17 giugno, tre giorni dopo l'ingresso del marito in ospedale. Un suo portavoce ha detto alla BBC che si trattava di un viaggio pianificato da tempo per le attività filantropiche della famiglia e che le condizioni di McConnell "non richiedevano un rientro immediato". Chao è poi tornata negli Stati Uniti.

McConnell ha avuto una lunga serie di problemi di salute negli ultimi anni. Nel 2023 cadde a una cena a Washington, fratturandosi una costola e riportando una commozione cerebrale. Nello stesso anno si bloccò due volte per decine di secondi mentre parlava in pubblico, perdendo momentaneamente la parola. Dopo altre cadute nel 2024 e nel 2025, a febbraio di quest'anno è stato ricoverato per circa una settimana per sintomi influenzali. Il senatore, che da bambino ebbe la poliomielite, negli ultimi mesi si spostava in sedia a rotelle tra il suo ufficio e il Campidoglio.

L'assenza di McConnell pesa anche sui lavori del Senato. La commissione Appropriazioni, dove il senatore guida la sottocommissione per la Difesa, ha rinviato a fine giugno un'audizione per fare avanzare quattro leggi di spesa, perché ai repubblicani serve il suo voto per superare l'opposizione compatta dei democratici. Il presidente sta intanto chiedendo una nuova legge con 350 miliardi di dollari aggiuntivi di spese militari, da approvare con la procedura di "riconciliazione" che permette di aggirare l'ostruzionismo al Senato. In una delle sue ultime dichiarazioni pubbliche prima del ricovero, McConnell aveva previsto che non ci sarebbe stata un'altra legge di quel tipo.

McConnell non si ricandiderà e il suo mandato scade a inizio gennaio. Se morisse o non potesse concludere il mandato, il Kentucky dovrebbe scegliere un successore con un'elezione speciale: una legge statale del 2024 ha tolto al governatore, il democratico Andy Beshear, il potere di nominare direttamente un sostituto. Secondo alcuni giuristi la norma è però in conflitto con il 17° emendamento della Costituzione, che permette al governatore di nominare un senatore ad interim in attesa del voto. Una vacanza improvvisa potrebbe quindi aprire una lunga battaglia legale. Per il seggio sono già in corsa il repubblicano Andy Barr, deputato del Kentucky dal 2013, che ha vinto le primarie a maggio, e il democratico Charles Booker, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.


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La rassegna stampa di lunedì 13 luglio 2026


La morte improvvisa del senatore Lindsey Graham scuote Washington e apre la corsa alla successione in South Carolina, mentre Stati Uniti e Iran intensificano gli attacchi sullo Stretto di Hormuz e il petrolio sale; McConnell rompe il silenzio sulla salute

Questa è la rassegna stampa di lunedì 13 luglio 2026

È morto il senatore Lindsey Graham, alleato di Trump


Il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham è morto improvvisamente sabato sera all'età di 71 anni. L'esame preliminare del medico legale di Washington ha attribuito il decesso a una dissezione aortica dovuta a una malattia cardiovascolare. Falco in politica estera e passato da critico ad alleato del presidente, la sua scomparsa priva Kiev e Israele di uno dei sostenitori più influenti al Congresso.

Fonti: Axios, New York Times, BBC News

Si apre la corsa per il seggio lasciato da Graham


La morte di Graham apre una competizione immediata in South Carolina, dove il governatore repubblicano Henry McMaster nominerà rapidamente un sostituto in attesa di un'elezione speciale. Tra i possibili candidati circolano i nomi dei deputati Nancy Mace e Ralph Norman, quest'ultimo già in contatto con il presidente per ottenere un endorsement. La sfidante democratica Annie Andrews ha invitato a "mettere da parte la partigianeria".

Fonti: Wall Street Journal, The Hill

Nuovi attacchi statunitensi contro l'Iran, scontro sullo Stretto di Hormuz


Gli Stati Uniti hanno lanciato domenica una nuova ondata di attacchi contro obiettivi iraniani, la più intensa da settimane, mentre riprendono le ostilità con Teheran. Il Centcom ha dichiarato di aver colpito decine di bersagli per ridurre la capacità iraniana di minacciare le navi civili. Washington insiste che lo Stretto di Hormuz resti aperto, mentre l'Iran ne annuncia la chiusura e colpisce basi e alleati statunitensi nel Golfo.

Fonti: Financial Times, Semafor, BBC News

Il prezzo del petrolio sale dopo lo scambio di attacchi


Le rinnovate ostilità tra Stati Uniti e Iran hanno fatto impennare i prezzi del greggio, con gli operatori preoccupati che l'escalation possa limitare ulteriormente il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Attraverso quel corridoio passa una quota rilevante del petrolio mondiale, e i timori per la sicurezza delle navi alimentano nuove tensioni sui mercati energetici.

Fonti: New York Times, Financial Times

McConnell rompe il silenzio sulla propria salute


Il senatore Mitch McConnell ha spiegato la lunga assenza dal Congresso, attribuendola a una caduta avvenuta circa quattro settimane fa e a una successiva polmonite lieve. Il senatore ha negato di aver avuto un infarto o un ictus e ha detto che non tornerà "ancora per un po'" all'aula del Senato, pur ribadendo l'intenzione di completare il mandato prima del ritiro previsto a gennaio.

Fonti: Axios, New York Times, Bloomberg

Il Dipartimento di Giustizia indaga sul presidente dei sindacati dell'auto


Il Dipartimento di Giustizia ha avviato un'indagine con un gran giurì sul presidente dello United Auto Workers, Shawn Fain, accusato di aver fatto pressioni su un altro dirigente sindacale per ottenere benefici a favore della propria fidanzata e della sorella di lei. Un supervisore federale incaricato di vigilare sul sindacato ha sostenuto che Fain avrebbe agito in modo improprio.

Fonti: Wall Street Journal, Bloomberg

Todd Blanche verso la conferma da procuratore generale


La conferma di Todd Blanche alla guida del Dipartimento di Giustizia deve superare i dubbi persistenti di alcuni repubblicani della Commissione giustizia del Senato. Pur non apparendo in aperta rivolta, alcuni senatori chiave potrebbero chiedere concessioni prima di dare il via libera alla nomina proposta dall'Amministrazione.

Fonti: New York Times

Shapiro e la battaglia sull'identità dei Democratici verso il 2028


Il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro sostiene che il partito Democratico debba affrontare uno scontro ideologico interno in vista delle presidenziali del 2028, paragonandolo a quello del 1992. Considerato un possibile candidato, finora ha però evitato di attaccare direttamente l'ala socialista in ascesa, cercando un equilibrio tra la sua impostazione centrista e la volontà di non alienarsi la sinistra.

Fonti: Axios

Rimpasto di governo in Ucraina, si dimette la premier


La premier ucraina Yulia Svyrydenko si è dimessa domenica, nell'ambito di un ampio rimpasto voluto dal presidente Volodymyr Zelensky per attuare una "strategia politica aggiornata" e rafforzare la resilienza energetica del Paese in vista dell'inverno. Il riassetto interessa da vicino gli Stati Uniti, principali fornitori di aiuti militari a Kiev, in una fase di rapporti delicati con l'Amministrazione Trump.

Fonti: The Hill, Semafor, Bloomberg

Quasi 200 milioni scommessi sulle elezioni di metà mandato


Gli utenti dei mercati di previsione hanno scommesso oltre 197 milioni di dollari sui risultati delle elezioni di metà mandato, secondo un'analisi di NBC News su più di 1.400 mercati aperti sulle piattaforme Kalshi e Polymarket. Il dato segnala il crescente peso di queste piattaforme, dove gli utenti possono puntare su eventi politici, oltre che su sport e vicende globali.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Nuovi data center in Lombardia: la destra “sovranista” svendo il nostro territorio al miglior offerente home.rifondazione.eu/2026/07/1… #GiovaniComunisti/e

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Il membro del collegio del garante privacy Agostino Ghiglia: “Chat Control è strumento sproporzionato, ecco perché”

La sicurezza autentica non nasce dal controllo indistinto. Nasce dalla precisione: ordini mirati sui sospetti, cooperazione investigativa rafforzata, autorità competenti più forti, sicurezza fin dalla progettazione, rimozione tempestiva dei contenuti illeciti e strumenti efficaci contro la recidiva digitale.

agendadigitale.eu/sicurezza/pr…

@privacypride

in reply to informapirata ⁂

L' articolo manca a mio avviso di uno dei punti fondamentali: espone tutte le comunicazioni personali ad un controllo da parte di uno stato estero, in deriva autoritaria fascistoide tramite società private a solo scopo di lucro i cui dirigenti si sono più volte espressi contro le libertà individuali e la democrazia. Cosa potrebbe andare storto?
@privacypride

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Debian 13.6 è disponibile con centinaia di correzioni


Debian 13.6 Trixie aggiorna la distribuzione con 124 correzioni di bug e 120 aggiornamenti di sicurezza, migliorando stabilità e affidabilità.

🔗 Leggi il post completo

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Rifondazione: stasera tutte/i con Report home.rifondazione.eu/2026/07/1… #ComunicatiStampa #Cultura

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Popolarità Trump, c'è un miglioramento rispetto agli ultimi due mesi: netto sorpasso su Biden (12 luglio)


Piccoli aggiustamenti nel gradimento di Trump, che torna sui livelli di aprile e tiene a distanza i numeri di Joe Biden, sebbene la situazione rimanga nebulosa e ben lontana dai giorni migliori.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana si segnala un riassestamento della popolarità di Trump, con le medie analizzate che vanno a riallinearsi intorno a una quota di -16/-17 di net rating; questo livello è migliore rispetto alla media degli ultimi due mesi, andando a toccare i livelli di metà aprile e compensando, seppur in minima parte, le ingenti perdite subite da inizio anno ad oggi.

Difficile dire se ciò sia una conseguenza dei negoziati con l'Iran. Ciò che è certo è che la situazione per il tycoon continua ad essere negativa, ma questo balzello gli consente di restare ampiamente sopra a Joe Biden nella media nello stesso punto del mandato: circa 7 punti in più.

Il net rating cresce leggermente rispetto al -20 toccato nel recente passato, con il tasso di approvazione che si riavvicina al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione un po' più lontana dal 60%.

Nelle recenti settimane, una parte di questo piccolo incremento dei numeri è guidata da alcuni istituti, come J.L. Partners e Talker Research/Scripps News, che registrano numeri molto superiori alla media per Trump; la maggior parte delle case sondaggistiche più quotate - come Quinnipiac, TIPP, Echelon Insights e Independent Center -, si pone in realtà perfettamente all'interno dell'intervallo di -16/-17 segnalato poco fa.

Nonostante il piccolo segnale di vita, questi numeri sono fino a sei-otto punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran.

Sul lungo periodo, è da verificare la tenuta di questo quadro: molto dipenderà dagli sviluppi del negoziato di 60 giorni con l'Iran.

Ad ogni modo, il dato è decisamente superiore rispetto alla catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump non è la peggiore di sempre dopo quasi diciotto mesi di presidenza. È di circa sette punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano segni inversi: Focus America e il sito di Silver segnalano stabilità, mentre RCP registra un netto miglioramento; gli istituti, in questo modo, tornano a riallinearsi su numeri non dissimili tra loro.

Come già accennato, dopo più di diciassette mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciassette mesi del suo primo mandato, ma al di sopra di quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 537 giorni di presidenza (-16,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, ad eccezione appunto di Biden, che con il suo -23,2 attraversava un periodo di grande sofferenza

Risulta indietro, come detto, rispetto al suo primo mandato, in cui era molto più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 41%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-57%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
8 rilevazioni di 8 istituti — 12 luglio 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 4 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 3 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,7% (-) - 56,5% (-). In totale un net approval arrotondato di -16,8 (-).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 41% (+0,6) - 56,5% (-1,1). In totale un net rating di -15,5 (+1,7).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39,2% (-0,5) - 55,8% (-0,4), con un net rating complessivo di -16,6 (-0,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

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Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Evropski parlament je podprl podaljšanje izjeme, ki tehnološkim podjetjem omogoča prostovoljno pregledovanje dela zasebnih komunikacij za odkrivanje gradiva spolnih zlorab otrok. V Voltu podpiramo zaščito otrok, a ne na račun množičnega nadzora. Digitalne pravice so človekove pravice. 🇪🇺 #VoltSlovenija #ChatControl

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L’asse Meloni-Trump rende l’Italia subalterna agli USA e ci espone alle conseguenze delle loro scelte. La lista nera iraniana lo dimostra: serve una politica estera europea fondata sulla diplomazia comune.

Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

#GiorgiaMeloni #DonaldTrump #PoliticaEstera #UnioneEuropea #AutonomiaStrategica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Anarchici, antagonisti e poveri in spirito: ecco alcuni problemi di Signal (noti agli sviluppatori ma non troppo al pubblico) che dovreste conoscere


Ecco alcuni problemi:

  • le informazioni potenzialmente sensibili vengono salvate in modo permanente nei database degli account;
  • la registrazione del numero di telefono di un account Signal esistente comporta il subentro o la disattivazione dell'account stesso;
  • gli ACI sono associati ai numeri di telefono sui server di Signal;
  • altri problemi e alternative.


Per tutto il resto c'è The P.E.T. Guide


anarchistnews.org/comment/8749…

@eticadigitale

in reply to parappappero

@parapiglia è scritto nell'articolo:

Delta Chat is decentralized and does not require phone numbers. It is less metadata resistant than Signal, but it is easy to make new accounts. It does not have forward secrecy, so it is possible to decrypt multiple past messages with a leaked key. The developers plan to add forward secrecy and post-quantum cryptography in late 2026. It can be used with Tor, but UDP features such as calls and multi-client syncing cannot currently use Tor. Signal and most other apps face the same issue.


Il fatto è che se l'anonimato è il requisito necessario e assolutamente essenziale non esiste e non penso possa esistere l'applicazione perfetta che fa tutto da sola. In quell'articolo ci sono consigli più che utili per continuare comunque a usare Signal per questi casi come usare GrapheneOS, criptare sempre tutto il più possibile, verificare sempre l'identità delle persone con cui si scrive etc

L'Anarchiversitario reshared this.

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Nuova ondata di calore e di caldo record su due terzi degli Stati Uniti


Una cupola di calore coprirà fino a due terzi del paese per almeno una settimana, con temperature fino a 14 gradi sopra la norma e oltre 90 record locali attesi entro mercoledì

Circa 44 milioni di americani sono sotto allerta per una nuova ondata di caldo che il National Weather Service, il servizio meteorologico nazionale degli Stati Uniti, definisce "significativa e pericolosa". Una "cupola di calore", cioè un'area di alta pressione che intrappola l'aria calda come il coperchio di una pentola bloccando venti e piogge, si è formata nel fine settimana sulle Montagne Rocciose e sulle pianure del nord e arriverà a coprire fino a due terzi del territorio continentale del paese. Secondo tre meteorologi sentiti dall'Associated Press, l'ondata durerà almeno una settimana e in alcune zone gli effetti si faranno sentire fino alla fine del mese, con temperature superiori alla norma di 8-14 gradi in molte aree, anche di notte.

"Questa ondata di caldo si preannuncia davvero notevole", ha detto Daniel Swain, climatologo dell'Università della California. "Sarà un evento di lunga durata, esteso e di alta intensità che colpirà milioni di persone per più di una settimana". Per Swain la differenza rispetto alle ondate precedenti sta nell'estensione e nella persistenza: le zone risparmiate dalle ondate di caldo di inizio luglio, che hanno colpito prima la costa orientale e poi il sud-est, questa volta non lo saranno.

Il National Weather Service prevede che entro mercoledì saranno eguagliati o superati più di 90 record locali di temperatura, due terzi dei quali notturni. Nel fine settimana massime sopra i 38 gradi sono attese in Nevada, Utah, Colorado, Wyoming, Idaho, Montana e nei due Dakota. A Las Vegas sabato erano previsti quasi 44 gradi, mentre a Bismarck, in North Dakota, il termometro supererà i 38 gradi fino a martedì, un picco anomalo per uno Stato dove le massime estive si fermano di solito attorno ai 30. Per AccuWeather, una società privata di previsioni meteo, questa cupola di calore è tra le più forti che abbiano colpito i due Dakota negli ultimi 25 anni.

In alcune località potrebbero cadere anche i record assoluti. Salt Lake City potrebbe avvicinarsi ai quasi 42 gradi del suo primato storico, toccato l'ultima volta nel 2022, mentre Billings, in Montana, potrebbe superare per la prima volta i 43 gradi in 92 anni di rilevazioni. Una ventina di località del Montana orientale e del Wyoming sono vicine ai loro massimi storici.

"Le notti possono essere pericolose quanto i giorni", ha detto all'Associated Press il meteorologo Bob Henson di Yale Climate Connections, un servizio di informazione sul clima dell'università di Yale. "Se di notte non c'è sollievo dal caldo, la situazione si riversa sulla giornata e diventa estremamente pericolosa". In diverse città tra Texas, Florida e South Carolina, tra cui Miami, Tampa, Galveston e Charleston, le temperature notturne non scenderanno sotto i 27 gradi. Nel sud-est le piogge diurne che si infileranno sotto il margine meridionale della cupola potrebbero produrre un fenomeno insolito: notti da record per l'umidità e giornate sotto la media, ha spiegato Shel Winkley, meteorologo di Climate Central, un'organizzazione di ricerca sul clima.

Il caldo pesa anche sul Mondiale di calcio. Sabato a Miami, al calcio d'inizio del quarto di finale tra Inghilterra e Norvegia, la temperatura percepita doveva raggiungere i 43 gradi per l'umidità, in uno stadio senza aria condizionata.

Da martedì 14 il caldo si estenderà verso il Midwest, la valle dell'Ohio e poi la costa orientale, accompagnato da un'umidità elevata che aumenterà il rischio di malori anche con temperature più basse rispetto all'ondata della settimana del 4 luglio. L'ondata durerà a lungo anche perché le zone colpite dalla siccità hanno meno umidità nel suolo e nell'aria, che normalmente rallenta il riscaldamento: l'aria più secca e calda peggiora a sua volta la siccità, in un circolo vizioso che alimenta il rischio di incendi, già alto in Colorado e Utah dove sono in corso vasti roghi.

El Niño, il riscaldamento naturale delle acque del Pacifico equatoriale che altera i modelli meteorologici globali, si è formato il mese scorso ed è troppo recente per avere avuto un effetto marcato su questa ondata. Il cambiamento climatico invece pesa: Climate Central ha calcolato con il suo Climate Shift Index, un indice che confronta le previsioni con un mondo senza riscaldamento causato dai gas serra, che per 24 milioni di persone tra la California meridionale e il nord del Minnesota il caldo di questo fine settimana è almeno cinque volte più probabile a causa del riscaldamento globale. "Grazie alla scienza dell'attribuzione sappiamo che quelle temperature sarebbero praticamente impossibili senza l'influenza del cambiamento climatico", ha detto Winkley.

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Il potere di Trump nasce dalla disponibilità a violare ogni norma, regola e legge


L'ex segretario al Lavoro scrive sul Guardian che i leader NATO trattano il presidente con deferenza per paura. "Non è immorale, è amorale": rompe le regole e lascia agli altri i costi

Il potere di Donald Trump non deriva dalla carica che ricopre, né dalla sua base elettorale, né da un particolare genio strategico: nasce dalla sua "disponibilità a violare tutte le norme, le regole e le leggi su come i presidenti americani dovrebbero comportarsi". Lo scrive Robert Reich, ex segretario al Lavoro degli Stati Uniti e professore emerito di politiche pubbliche all'Università della California a Berkeley, in un editoriale sul Guardian.

Reich parte dal vertice NATO appena concluso, dove il presidente ha attaccato gli alleati dicendosi "molto deluso dalla NATO" e chiedendo: "Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari e loro non ci sono per noi?". Ha ribadito di volere la Groenlandia, ha criticato le politiche europee su energia e immigrazione, ha insultato la Spagna e ha preoccupato gli alleati dicendo che la guerra tra Kiev e Mosca "non ci riguarda". Eppure, nota Reich, gli altri leader lo hanno trattato con una cortesia e un rispetto che forse nessun presidente americano aveva mai ricevuto dalla NATO. "È stata una grande riunione, c'era tanto amore in quella stanza, tanta unità", ha detto Trump alla fine.

Per Reich la spiegazione è una sola: "I presidenti e i primi ministri della NATO hanno trattato Trump con straordinaria deferenza perché hanno paura di quello che potrebbe fare se non ottiene ciò che vuole". Il suo potere non viene dall'essere alla guida della nazione più potente del mondo, perché "i dazi arbitrari, l'assurda guerra in Iran e il vero e proprio rapimento di Nicolás Maduro", scrive Reich, hanno anzi ridotto il prestigio degli Stati Uniti in gran parte del mondo. Non viene nemmeno dalla base MAGA, che secondo Reich "sta avendo ripensamenti" su un presidente che ha coinvolto il paese in un'altra guerra in Medio Oriente, ha fatto salire i prezzi e continua a non pubblicare per intero i documenti su Jeffrey Epstein. Pochi giorni fa Reich aveva sostenuto che proprio per queste difficoltà il presidente è tornato ad agitare la minaccia comunista.

Quando i tifosi di tutto il mondo hanno protestato per il suo intervento ai Mondiali di calcio a favore della nazionale americana, Trump ha risposto: "Se il Belgio ci batte, potranno esserne davvero orgogliosi. Altrimenti, se ci battono, diremo che era, direi, che era truccata, proprio come erano truccate le elezioni del 2020". Reich si sofferma sulla correzione da "diremo" a "direi": l'etica, scrive, riguarda il "noi", il giudizio collettivo su ciò che è giusto o sbagliato, mentre a Trump "non importa nulla del giudizio del mondo o della nazione su giusto e sbagliato". Semplicemente, "non pensa al giusto o allo sbagliato".

Descrivere Trump come qualcuno che viola gli standard etici è quindi, per Reich, un errore di fondo: "L'etica presuppone standard in qualche modo condivisi rispetto ai quali una violazione può essere definita e misurata. Ma Trump non ha alcuno standard". Il suo intero approccio alla vita, agli affari e ora alla presidenza, scrive, "non ha niente a che fare con gli standard: si tratta di vincere a ogni costo, con qualunque mezzo". Da qui la formula centrale dell'editoriale: "Trump non è immorale: è amorale", non qualcuno che infrange l'etica ma qualcuno che le è del tutto estraneo, "non-etico" nelle parole di Reich.

Reich paragona il presidente al primo ladro di una piccola città dove nessuno chiude le porte a chiave, perché vige la regola non scritta che non si ruba: il primo che decide di rubare "opera con un vantaggio enorme" e può entrare senza sforzo in qualsiasi casa. Quel vantaggio sparisce appena gli abitanti se ne accorgono e iniziano a chiudere porte e finestre, ma il costo delle serrature non lo paga il ladro, lo paga la comunità di cui ha sfruttato e distrutto la fiducia. "Quell'asimmetria, un piccolo costo per chi viola la fiducia e grandi costi per tutti quelli che dopo devono proteggersi, è l'essenza stessa del modo di agire di Trump", scrive Reich: "Ottiene ricchezza, potere e gloria per sé frantumando le norme, dopodiché tutti gli altri devono raccogliere i cocci". E da presidente, aggiunge, ha norme molto più grandi da frantumare di un ladro di provincia, con benefici molto maggiori per sé stesso.

Questa strategia, conclude Reich, "ha pagato, almeno per lui", ma ha danneggiato istituzioni su cui gli Stati Uniti e il mondo facevano affidamento, "dalla NATO alla FIFA al Dipartimento di Giustizia", tutte fondate "sulla fiducia che nessun presidente americano avrebbe mai fatto quello che ha fatto lui". La sua previsione: "Sarà ricordato come il presidente più potente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, ma anche come il peggiore". E quando non ci sarà più, "saremo tutti noi a pagare per ripulire il disastro": "Dovremo comprare un numero infinito di serrature per un numero infinito di porte e finestre" e passare enormi quantità di tempo a installarle e a tenerle chiuse.


Trump chiede agli alleati NATO più lealtà


Il presidente Donald Trump arriva al vertice della NATO che si apre martedì e mercoledì ad Ankara, in Turchia, con una richiesta che nessun grafico può soddisfare: non più soldi dagli alleati, ma lealtà. La questione della spesa militare, che per anni lo ha visto attaccare gli europei, è stata risolta al summit dell'anno scorso, quando i paesi dell'alleanza si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Ora il presidente rimprovera ad alcuni alleati di non averlo sostenuto nella guerra contro l'Iran, che ha lanciato insieme a Israele senza consultarli.

"Non abbiamo bisogno dei loro soldi, non abbiamo bisogno di niente", ha detto Trump. "Voglio solo lealtà". Pochi giorni prima del vertice il presidente ha definito "ridicolo" e "unilaterale" il rapporto tra gli Stati Uniti e la NATO, scrivendo sul suo social Truth Social che gli alleati "non c'erano quando serviva a noi". Ha ripetuto di poter provare a far uscire gli Stati Uniti dall'alleanza, un passo che però richiederebbe l'approvazione del Congresso.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha passato gran parte dei suoi quasi due anni alla guida dell'alleanza cercando di tenere ancorati gli Stati Uniti, l'alleato senza il quale l'organizzazione non può funzionare. La sua arma principale è stata l'adulazione. Il mese scorso alla Casa Bianca ha mostrato un grafico intitolato in lettere dorate "The Trump Trillion", con cui attribuiva al presidente i 1.200 miliardi di dollari spesi dagli alleati europei e dal Canada dal 2017. Ha ricordato anche le decine di migliaia di posti di lavoro creati negli Stati Uniti e i 300 miliardi di dollari di ordini europei di materiale militare, tutti meriti del "leader del mondo libero".

Trump è rimasto impassibile. Aveva già minacciato di lasciare la NATO, valutato il ritiro delle truppe americane dall'Europa e promesso di prendersi la Groenlandia, territorio semiautonomo della Danimarca, un paese alleato. Ha detto che avrebbe saltato il vertice se non fosse stato ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, uno dei pochi leader stranieri che sembra stimare.

Il vero problema dell'alleanza non è più il denaro ma la capacità di trasformarlo in forze militari, proprio mentre i paesi europei temono un possibile attacco della Russia. Il mese scorso il Pentagono, il ministero della Difesa americano, ha sorpreso gli alleati annunciando che avrebbe ridotto il numero di soldati, navi da guerra, aerei e droni da mettere a disposizione in caso di attacco a uno di loro. Trump ha inviato messaggi contraddittori sul fatto che le truppe americane vengano aumentate o ridotte, mentre la Russia sonda le difese europee con voli di droni vicino alle basi militari di più paesi.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha alzato i toni con gli alleati. In un incontro dei ministri della Difesa a Bruxelles ha definito la NATO poco più di una "tigre di carta" che vive di una "malsana dipendenza" dalle forze americane e ha annunciato una revisione della presenza militare statunitense in Europa. Voleva annunciare al vertice altri ritiri di soldati, ma il piano è stato bloccato dopo il passaggio alla Casa Bianca. Hegseth ha rimproverato agli alleati di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran, anche se non erano stati informati in anticipo né era stato chiesto loro un sostegno, se non quando Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.

Secondo un editoriale del Financial Times, la NATO è oggi allo stesso tempo più forte e più debole rispetto a diciotto mesi fa. È più forte perché, grazie soprattutto alla pressione di Trump, i membri non americani hanno speso nel 2025 139 miliardi di dollari in più rispetto al 2024 e stanno investendo nel riarmo. È più debole perché è crollata la fiducia nel fatto che l'Amministrazione americana difenderebbe gli alleati in caso di attacco. In teoria resta possibile un grande accordo transatlantico, in cui gli europei si prendono la responsabilità della difesa convenzionale del continente e gli Stati Uniti mantengono l'ombrello nucleare. Ma pochi credono che Trump metterebbe a rischio la sua residenza di Mar-a-Lago per salvare Varsavia. Germania, paesi nordici e baltici spendono molto, mentre Francia e Regno Unito restano indietro.

Il vertice segna anche l'ascesa della Turchia dentro l'alleanza. Per anni molti alleati hanno guardato Ankara con diffidenza per l'acquisto di un sistema di difesa aerea russo e per lo stallo imposto all'ingresso della Svezia nella NATO. Ora Trump dice di partecipare al summit solo per Erdogan, che ha chiamato "un amico" e "un leader coi fiocchi". La Turchia ha il secondo esercito più grande dell'alleanza e il controllo dello stretto del Bosforo, mentre la sua industria delle armi è diventata preziosa via via che l'Europa si riarma di fronte al disimpegno americano. Trump ha lasciato intendere un'apertura sulla vendita dei caccia F-35, finora negati ad Ankara proprio per l'acquisto del sistema russo S-400.

La nuova vicinanza ha spinto i leader europei a tacere sull'arretramento democratico in Turchia, dove le autorità hanno fermato più di 200 persone per motivi di sicurezza prima del vertice e dove il principale rivale di Erdogan, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, è in carcere dal 2025 con accuse di corruzione che respinge. "Gli europei non vogliono più tensioni con la Turchia, non vogliono avere quella conversazione", ha dichiarato al Washington Post Asli Aydintasbas, ricercatrice della Brookings Institution.

Rutte vuole trasformare il summit in una vetrina di accordi commerciali, con un forum dell'industria della difesa e annunci di intese da miliardi di dollari, nella speranza che Trump veda l'alleanza come qualcosa di positivo. I diplomatici europei puntano a un incontro breve, con molta cerimonia e poche dichiarazioni congiunte che possano mettere in evidenza le divisioni. Ma la richiesta di lealtà avanzata dal presidente resta difficile da mettere su un grafico.


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La morte di Lindsey Graham apre la corsa per il suo seggio al Senato


Il governatore Henry McMaster nominerà un suo successore temporaneo, mentre i repubblicani sceglieranno il nuovo candidato alle elezioni di novembre con primarie lampo l’11 agosto. Trump lo ricorda: “Un vero patriota americano”.

La morte improvvisa del senatore repubblicano Lindsey Graham, a 71 anni, apre la corsa alla sua successione in South Carolina. Graham era appena rientrato da uno dei suoi numerosi viaggi in Ucraina. Dopo l’incontro con il presidente Volodymyr Zelensky, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con i democratici e la Casa Bianca per inasprire le sanzioni contro la Russia, un obiettivo al quale lavorava da mesi.

Il presidente Donald Trump lo ha subito ricordato su Truth Social come “un vero patriota americano”, aggiungendo che “Lindsey mancherà moltissimo” e che i dettagli del funerale saranno comunicati a breve. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, ha invece detto di avere “il cuore pesante” per la scomparsa del suo “fidato consigliere”.

Un successore temporaneo e primarie lampo


Nell’immediato, la legge del South Carolina impone al governatore repubblicano Henry McMaster di nominare un senatore che completi il mandato in corso, fino all’insediamento di chi sarà eletto a novembre. Graham, però, era anche candidato alla rielezione: i repubblicani dovranno quindi scegliere rapidamente chi prenderà il suo posto sulla scheda elettorale.

Le candidature potranno essere presentate dal 21 al 28 luglio, le primarie speciali si terranno l’11 agosto e l’eventuale ballottaggio il 25 agosto. Il vincitore affronterà a novembre la pediatra democratica Annie Andrews e partirà nettamente favorito per la vittoria in uno Stato in cui Trump ha ottenuto il 58% dei voti a novembre 2024.

Anche per questo la corsa si preannuncia affollata. Il deputato Joe Wilson, 78 anni e parlamentare repubblicano più longevo dello Stato, punta alla nomina temporanea e successivamente a un mandato pieno; suo figlio Alan Wilson è invece candidato a governatore nelle elezioni di novembre. Anche la deputata Nancy Mace sta valutando seriamente la corsa, mentre l’ex vicegovernatore Andre Bauer ha già annunciato la propria candidatura.

Gli effetti sugli equilibri del Senato


La scomparsa di Graham incide anche sugli equilibri del Senato. I repubblicani resteranno senza un voto fino a quando McMaster non nominerà il successore, un passaggio che potrebbe richiedere diversi giorni. Per il partito è un’assenza particolarmente delicata, dal momento che anche il senatore Mitch McConnell è ricoverato in ospedale da settimane.

Graham presiedeva inoltre la Commissione Bilancio del Senato, chiamata a far avanzare la nuova legge di riconciliazione che i repubblicani vogliono approvare entro la fine dell’anno. Il senatore repubblicano del Kansas Roger Marshall è attualmente il membro più anziano della commissione che non presieda già un altro organismo.

Ma Graham guidava anche la sottocommissione responsabile degli stanziamenti per il Dipartimento di Stato e le operazioni all’estero ed era destinato ad assumere la presidenza della Commissione Giustizia nella prossima legislatura, quindi anche qui si riapriranno i giochi.

Pur essendo sempre stato un voto affidabile per la leadership repubblicana, Graham era anche noto per la capacità di collaborare con i democratici, soprattutto in politica estera, la sua principale passione. Viaggiava spesso all’estero insieme a colleghi dell’altro partito, tra cui il senatore democratico Richard Blumenthal e il compianto Joe Lieberman, e nel corso della sua carriera ha anche votato a favore della conferma di diversi giudici della Corte Suprema nominati da presidenti democratici.

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L’Ucraina non sta difendendo soltanto il proprio territorio: sta difendendo anche la sicurezza e la libertà dell’Europa.

Se oggi Kyiv può ancora trattare senza subire un diktat, è perché ha resistito grazie al sostegno economico, umanitario e militare ricevuto. Interromperlo ora non porterebbe alla pace, ma renderebbe l’Ucraina più debole e la Russia più forte. Il risultato non sarebbe un accordo giusto, ma una capitolazione mascherata da negoziato.

Questo sostegno, però, non può dipendere per sempre dalle decisioni altrui. Nel 2025 i Paesi UE hanno speso circa 381 miliardi di euro per la difesa, ma restano divisi tra strutture duplicate, procedure nazionali e sistemi incompatibili.

Sostenere Kyiv e costruire una vera difesa europea sono la stessa battaglia. Senza autonomia strategica, l’Europa continuerà a dipendere da altri anche per proteggere chi viene aggredito nel nostro stesso continente.

Sempre dalla parte dell’aggredito, della libertà e della pace: con gli strumenti però per farlo senza chiedere il permesso a nessuno.

#Ucraina #PaceGiusta #DifesaEuropea #StandWithUkraine #VoltItalia #SostegnoAllUcraina #EuropaFederale #Volt #VoltEuropa

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Trump vuole una recinzione permanente attorno alla Casa Bianca


Il progetto interesserebbe Pennsylvania Avenue e Lafayette Square, con l'obiettivo di rafforzare la sicurezza e ridurre i costi delle barriere temporanee. Manca però ancora il via libera del presidente.

L'Amministrazione Trump sta valutando l'installazione di una recinzione permanente lungo il tratto di Pennsylvania Avenue davanti alla Casa Bianca e attorno a Lafayette Square. A riferirlo a CBS News sono state alcune fonti informate sulle discussioni in corso. Il progetto avrebbe un duplice obiettivo: rafforzare la sicurezza del complesso presidenziale e ridurre le spese sostenute per montare e rimuovere le barriere temporanee utilizzate durante gli eventi speciali.

Pennsylvania Avenue, una delle strade più note di Washington D.C., collega simbolicamente la Casa Bianca al Campidoglio. Il tratto interessato dal progetto è anche uno dei principali punti di osservazione per turisti e passanti, che da lì possono vedere il portico nord, tradizionale ingresso pubblico della residenza presidenziale.

Il progetto attende il via libera di Trump


La decisione non è ancora definitiva e attende l'approvazione del presidente. Non è chiaro se Trump possa sollevare obiezioni di natura estetica. La proposta si trova al momento ancora in una fase preliminare e nessuna impresa è stata incaricata di eseguire i lavori.

Secondo il piano allo studio, il Secret Service e la Casa Bianca manterrebbero la possibilità di aprire o chiudere singole sezioni della recinzione in base alle esigenze operative e di sicurezza. Per contenere i costi, i funzionari stanno valutando il riutilizzo dei materiali già impiegati in occasione dei grandi eventi, anziché acquistare una struttura completamente nuova. Resta tuttavia da stabilire quali interventi aggiuntivi sarebbero necessari. La barriera verrebbe collocata tra la 15esima e la 17esima strada.

Le crescenti preoccupazioni per la sicurezza


Le preoccupazioni per la sicurezza del complesso presidenziale non sono nuove, ma si sono intensificate dopo la sparatoria avvenuta alla fine di maggio nei pressi dell'ingresso della 17esima strada.

Il progetto è stato rivelato per primo dal Washington Post. Interpellato da CBS News, il Secret Service ha rinviato ogni domanda alla Casa Bianca. "Sono costantemente in corso discussioni su come rendere il complesso della Casa Bianca il più sicuro possibile. Al momento, tuttavia, non è stato confermato alcun progetto. Qualsiasi iniziativa che dovesse essere portata avanti sarà sottoposta alle necessarie procedure di revisione", ha dichiarato un funzionario dell'Amministrazione.

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Marco Rubio controlla il Venezuela da Washington


Sei mesi dopo la cattura di Maduro, il segretario di Stato decide finanze, petrolio e nomine di Caracas. Il Tesoro americano incassa le entrate e i funzionari lo chiamano viceré

Marco Rubio, il segretario di Stato americano, cioè il capo della diplomazia degli Stati Uniti, governa di fatto il Venezuela senza muoversi da Washington. Lo racconta una ricostruzione del New York Times, basata su colloqui con più di una decina di funzionari e persone vicine ai due governi. Rubio controlla le finanze del paese, la distribuzione delle sue risorse naturali e lo stesso governo, sei mesi dopo che le forze americane hanno catturato il presidente Nicolás Maduro nel cuore della notte.

Rubio non ha mai messo piede in Venezuela da quando gli Stati Uniti hanno preso il controllo del paese, ma segue le operazioni quotidiane e resta in contatto stretto con Delcy Rodríguez, ex vicepresidente di Maduro e oggi presidente ad interim con l'avallo di Washington. I due si scambiano messaggi in spagnolo su WhatsApp, tra pettegolezzi, auguri di compleanno e selfie. Altri funzionari lo hanno soprannominato viceré, il titolo che spettava ai governatori dell'impero spagnolo nelle Americhe fino alle guerre di indipendenza dell'Ottocento.

Nessun funzionario americano aveva un potere simile su un paese sovrano dai tempi di Paul Bremer, l'amministratore che nel 2003 arrivò a Baghdad per governare l'Iraq occupato dagli Stati Uniti. Il controllo diretto sulle entrate pubbliche distingue il caso venezuelano da quello di quasi tutti gli altri paesi sottoposti alla forza militare e finanziaria americana.

Il meccanismo funziona così: il Tesoro degli Stati Uniti incassa i ricavi della maggior parte delle esportazioni venezuelane e poi li gira al Venezuela attraverso il sistema bancario del paese, in un rapporto simile a quello di un genitore che dà la paghetta ai figli. Rubio e il suo staff stabiliscono su cosa quei soldi possono essere spesi e da chi. Il sistema ha permesso di bloccare gli schemi di corruzione più gravi e protegge le entrate venezuelane dai numerosi creditori che reclamano miliardi di debiti non pagati. Ma dà anche a Rubio una forte leva su Rodríguez, che ha bisogno di quel denaro per pagare i lavoratori e sostenere la valuta nazionale.

Rubio gestisce anche le sanzioni americane, decide chi può fare affari nel paese e a quali condizioni. Ha rimodellato il settore petrolifero favorendo l'ingresso di aziende statunitensi a scapito dei produttori europei che già lavoravano in Venezuela. Rodríguez gli sottopone le nomine più importanti, come quella del ministro della difesa. Il paese vende gran parte del suo greggio tramite due società di trading, Trafigura e Vitol, in un accordo costruito dall'amministrazione Trump. Dopo la caduta di Maduro, la compagnia petrolifera di Stato venezuelana ha rilevato senza clamore le operazioni dei giacimenti che condivideva con la russa Rosneft.

Su richiesta degli Stati Uniti, a febbraio il governo di Rodríguez ha arrestato Alex Saab, amico e socio in affari di Maduro, gli ha tolto il passaporto venezuelano e ne ha approvato l'estradizione verso gli Stati Uniti. A giugno i servizi venezuelani hanno fornito le informazioni che hanno permesso alle forze americane di uccidere Niño Guerrero, uno dei capi della banda criminale Tren de Aragua, con un attacco missilistico in una zona remota del sud del paese. È stata la prima collaborazione militare tra i due paesi da decenni, anche se un anno prima l'intelligence americana aveva valutato che Maduro non controllasse quella banda.

Il controllo di Washington arriva fino alle apparizioni pubbliche di Rodríguez. A maggio Rubio ha annunciato un suo viaggio in India prima ancora che lo facesse il governo venezuelano. Quando gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran, alleato storico del Venezuela, il ministro degli esteri Yvan Gil ha diffuso una condanna prudente: l'amministrazione Trump ha fatto sapere che il messaggio andava rimosso e Gil lo ha cancellato poche ore dopo. Era l'ammissione che il Venezuela non decideva più la propria politica estera.

Dopo due terremoti che hanno colpito il Venezuela il mese scorso, Rubio ha lavorato per rafforzare il governo ad interim. Gli Stati Uniti hanno inviato 900 militari, stanziato quasi 400 milioni di dollari di aiuti e recapitato casse di contanti al governo venezuelano. Rubio ha descritto il piano americano in tre fasi: far ripartire l'economia, stabilizzare il paese e portarlo alla democrazia. I terremoti hanno complicato l'ultima fase, come lui stesso ha riconosciuto parlando di "un passo indietro sotto questo aspetto", ma la ripresa è decisiva per l'obiettivo del presidente: assicurare agli interessi americani il petrolio venezuelano.

La legittimità dell'operazione è contestata perfino al Congresso. Durante un'audizione il deputato democratico Sean Casten ha ricordato al segretario al Tesoro Scott Bessent che "Rubio ha detto che non siamo in guerra con il Venezuela" e ha chiesto quale autorità avessero gli Stati Uniti per controllare gli asset venezuelani. Bessent ha risposto che gli avrebbe fatto sapere. I critici accusano l'amministrazione di sottrarre le risorse del paese e di sostenere un governo autoritario, lasciando al loro posto gran parte degli uomini di Maduro.

Il caso ha creato malumori anche dentro l'amministrazione, tra diplomatici di carriera e alleati del presidente infastiditi dal fatto che l'ex braccio destro di Maduro sia al potere. Rubio e altri funzionari respingono le critiche ricordando che Rodríguez ha eseguito quasi ogni ordine, soprattutto sulle finanze. Quando a marzo è emerso che il Dipartimento della Giustizia stava costruendo un caso legale contro di lei, il governo venezuelano ha chiesto spiegazioni e per rassicurarla Rubio le ha inviato il link a un messaggio in cui il presidente la elogiava. A maggio l'amministrazione ha detto ai procuratori di smettere di indagare su di lei.

Rubio ha scelto Rodríguez anche perché ha messo da parte María Corina Machado, la leader dell'opposizione in esilio e la politica più popolare del paese, che ha però nemici giurati tra i vertici militari e di sicurezza. Un tempo suo sostenitore convinto, Rubio si è allontanato da lei negli ultimi mesi, fino a una rottura aperta dopo i terremoti: gli Stati Uniti si rifiutano di aiutarla a rientrare in Venezuela per timore di alimentare disordini.

L'inflazione è scesa ma resta la più alta al mondo, la valuta continua a perdere valore e milioni di venezuelani chiedono nuove elezioni. La data del voto, la fase finale del piano di Rubio, resta però indefinita. Quando il New York Times le ha chiesto a maggio quando avrebbe indetto le elezioni, Rodríguez ha risposto: "Non lo so. Prima o poi". Gli analisti ritengono che stia cercando di far passare il tempo fino alla fine della presidenza Trump, sperando che il suo successore allenti la pressione.

L'intera operazione è insolita e arriva ottant'anni dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato la loro ultima grande colonia formale, le Filippine. Il presidente ha detto di voler tornare a un'epoca di espansionismo americano e ha parlato di prendere il controllo della Groenlandia, del Canada e del Canale di Panama. In Venezuela ha ottenuto il risultato maggiore, tanto che ha più volte suggerito che il paese possa diventare il cinquantunesimo Stato americano e ha perfino scherzato sull'idea di mandare Rubio a Caracas come prossimo leader. L'esito di questa impresa potrebbe pesare sul futuro politico dello stesso Rubio, che il presidente considera tra i suoi possibili successori.

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Il figlio di Biden vince 1,7 milioni di dollari in una causa per diffamazione


Patrick Byrne aveva accusato il figlio dell'ex presidente di aver chiesto all'Iran una tangente da 800 milioni di dollari. Per il giudice sapeva che la storia era falsa e ne ha inventato gran parte

Un giudice federale ha condannato venerdì Patrick Byrne, ex amministratore delegato di Overstock.com, un sito americano di commercio elettronico, a pagare 1,7 milioni di dollari di danni punitivi a Hunter Biden per averlo diffamato. Byrne, alleato del presidente Trump che negò la vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020 e finanziò i tentativi di ribaltarne il risultato, aveva accusato il figlio dell'ex presidente di aver chiesto all'Iran una tangente da 800 milioni di dollari, senza mai riuscire a sostenere la sua versione in tribunale.

Byrne aveva raccontato in un'intervista che nell'autunno del 2021 Hunter Biden avrebbe offerto all'Iran, in cambio di 800 milioni di dollari, di convincere il padre, allora presidente, a sbloccare 8 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e a mostrarsi accomodante nei negoziati sul nucleare tra i due paesi. Hunter Biden lo ha citato in giudizio per diffamazione nel 2023, sostenendo che Byrne avesse diffuso e ripetuto quelle affermazioni sapendo che erano false, con lo scopo di sottoporlo a molestie e intimidazioni.

Il giudice distrettuale Stephen Wilson, nominato durante la presidenza di Ronald Reagan, ha scritto nella sua ordinanza che Byrne si era difeso dicendo di ritenere vera la storia perché gliel'aveva raccontata un funzionario del governo iraniano. Ma quel funzionario non aveva mai sostenuto di aver avuto contatti diretti con Hunter Biden e Byrne non ha mai fornito al tribunale alcuna prova documentale che potesse rendere credibile il racconto. Nel corso della causa, ha aggiunto il giudice, sono emerse "ampie prove" che Byrne sapesse che la storia era falsa e che gran parte del racconto sull'incontro segreto con il funzionario iraniano fosse inventata.

Il processo con giuria era fissato per ottobre, ma Byrne non si è presentato in aula e ha licenziato il suo principale avvocato, ritardando il procedimento a spese di Hunter Biden e del tribunale. Il giudice lo ha quindi dichiarato sconfitto a tavolino, una sanzione prevista dal diritto americano per chi disobbedisce ripetutamente agli ordini della corte.

Nella decisione di venerdì Wilson ha scritto che "le prove sono chiare e convincenti" che Byrne "ha compiuto una falsificazione intenzionale con cosciente disprezzo" dei diritti di Hunter Biden e che la sua diffamazione "è andata ben oltre la semplice negligenza". Byrne aveva continuato ad amplificare le accuse anche dopo l'avvio della causa e aveva incoraggiato i suoi follower sui social a diffonderle. Il giudice ha riconosciuto a Hunter Biden 1 dollaro di danni simbolici, come richiesto dallo stesso Biden, oltre a 1,7 milioni di danni punitivi. Ha inoltre ordinato a Byrne di pagare entro due settimane circa 35 mila dollari di sanzioni già imposte in precedenza, con una penale di mille dollari per ogni giorno di ritardo.

"I danni punitivi da 1,7 milioni di dollari sono il minimo, non il massimo, di quanto Byrne deve per la sua condotta", ha detto al Guardian Bryan Sullivan, avvocato di Hunter Biden, secondo cui Byrne aveva di fatto accusato il suo cliente di "tradimento" e ora un giudice ha stabilito che ogni singola accusa era inventata. "Se Byrne sceglierà di ripetere una qualsiasi di quelle affermazioni, torneremo in tribunale", ha aggiunto.

Byrne si era dimesso da amministratore delegato di Overstock.com nel 2019, dopo la diffusione di notizie su una sua relazione con Maria Butina, condannata negli Stati Uniti come spia russa.

La sentenza arriva mentre Hunter Biden si sta costruendo un seguito online con post sui social dedicati a politica, salute mentale e recupero dalle dipendenze, a cui si aggiunge l'annuncio di una serie di saggi sulla piattaforma Substack. Negli ultimi giorni della sua presidenza il padre gli aveva concesso la grazia per le condanne federali per possesso di armi e reati fiscali.

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Da chi può farsi finanziare un partito senza perdere la propria indipendenza?

Nel novembre 2024 Volt Italia è stato il primo partito italiano ad approvare un Codice etico per le donazioni, nato dal lavoro sul finanziamento etico promosso insieme a Transparency International Italia, The Good Lobby e Raise the Wind.

Il Codice prevede la verifica dell’identità e della compatibilità dei donatori, il rifiuto dei contributi anonimi o potenzialmente capaci di condizionare l’autonomia politica ed esclude le donazioni provenienti da imprese legate a tabacco, armi, gioco d’azzardo e combustibili fossili.

Sono inoltre incompatibili i contributi riconducibili a sfruttamento del lavoro, lavoro minorile, danni ambientali, discriminazioni, violazioni dei diritti umani o conflitti d’interesse.

Perché una donazione importante non diventa accettabile soltanto perché è utile al bilancio.

Pasquale Lisena, responsabile fundraising di Volt Italia, ne ha parlato il 10 giugno 2026 all’Università La Sapienza di Roma durante “Il prezzo della politica”, l’evento di presentazione di Moneytor, l’Osservatorio sul finanziamento alla politica italiana.

Rifiutare una donazione rilevante può pesare sul bilancio. Ma l’indipendenza di un partito vale più di qualsiasi assegno.

Noi di Volt lo dimostriamo con i fatti. Gli altri partiti?

#Volt

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In der heutigen #Degitalisierung geht es um ziemlich viele Finten, unerwartete Digitalerfolge und die digitalpolitische Verwirrungstaktik der letzten Tage.

Look! Behind you!

netzpolitik.org/2026/degitalis…