#Chatkontrolle 1.0 ist heute so gefährlich wie bei ihrer Einführung. Meine Plenarrede damals.
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Graham Platner ha ritirato la propria candidatura al Senato per il Maine nella serata di mercoledì (la notte in Italia), con un video di 11 minuti pubblicato sui social. La decisione arriva due giorni dopo che una donna che aveva frequentato in passato lo ha accusato pubblicamente di violenza sessuale, un'accusa che lui definisce falsa. Il Partito Democratico del Maine ha ora tempo fino al 27 luglio per scegliere il candidato che a novembre sfiderà la senatrice repubblicana Susan Collins in una delle corse decisive per il controllo del Senato.
"Crediamo che perché il movimento continui non possa essere io e per questo sospendiamo le attività della campagna", ha detto Platner nel video, in cui ha definito le accuse parte di una strategia dell'establishment per "esercitare una pressione strutturale su di noi" e ha ripetuto che il ritiro "non è assolutamente un'ammissione di colpa". Ha spiegato che, se fosse rimasto in corsa, avrebbe perso la possibilità di raccogliere fondi e di accedere ai dati sugli elettori, dopo che i vertici democratici al Senato avevano minacciato di tagliargli le risorse. Secondo il Washington Post, la forma dell'annuncio era una condizione posta dallo stesso Platner: aveva detto ai collaboratori più fedeli che avrebbe sospeso la campagna solo se avesse potuto dire tutto ciò che voleva.
My name might be on the ballot right now, but that ballot line belongs to the people of Maine. pic.twitter.com/RKVyLU76tm
— Graham Platner for Senate (@grahamformaine) July 9, 2026
La crisi è precipitata lunedì, quando Jenny Racicot, una donna che ha raccontato di aver frequentato Platner in modo discontinuo per due anni, lo ha accusato di essere entrato in casa sua senza invito e ubriaco una notte alla fine del 2021 e di averla costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Platner ha negato, ma nel giro di 48 ore i suoi principali sostenitori gli hanno chiesto di ritirarsi. "Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte", ha detto martedì il senatore Bernie Sanders, il suo sponsor più influente. Lo stesso giorno una seconda ex fidanzata ha raccontato al Washington Post che Platner rimuoveva ripetutamente il preservativo durante i rapporti senza il suo consenso.
Era l'ultimo capitolo di una serie di scandali iniziata a ottobre: un tatuaggio simile a un simbolo nazista, poi coperto, vecchi post su Reddit in cui minimizzava le violenze sessuali, messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e accuse di comportamenti violenti da parte di alcune ex fidanzate. Platner, un allevatore di ostriche di 41 anni ed ex Marine, aveva attribuito quei comportamenti a problemi di salute mentale e allo stress post-traumatico legato al servizio militare e fino a questa settimana aveva conservato il sostegno di gran parte della sinistra del partito, compresi Sanders ed Elizabeth Warren.
Stati Uniti · La corsa al Senato nel Maine
La caduta di Graham Platner, accusa dopo accusa
Per undici mesi il candidato democratico del Maine era sopravvissuto a un tatuaggio simile a un simbolo nazista, ai vecchi post su Reddit e alle rivelazioni delle ex fidanzate. Un'accusa di stupro lo ha travolto in due giorni. Ora il partito ha meno di tre settimane per scegliere chi sfiderà Susan Collins.
Grafica di FocusAmerica
Giorni di campagna
323
Giorni per il crollo
2
dal lancio del 19 agosto 2025 al video con cui ha sospeso la campagna
dall'accusa pubblica di Jenny Racicot all'annuncio del ritiro
Nel giro di 48 ore dall'accusa i suoi principali sostenitori, Bernie Sanders compreso, gli avevano già chiesto di farsi da parte.
La ricostruzione in quattro capitoli
1Gli scandali2Le 48 ore3E ora?4La posta
Undici mesi sul filo
Cinque momenti che avrebbero affondato qualsiasi campagna. La sua era sopravvissuta a tutti, fino a luglio.
Tocca una tappa per il dettaglio
19 ago 2025
Il lancio della campagna
L'allevatore di ostriche ed ex Marine, 41 anni, si candida contro Susan Collins da outsider anti-establishment: nei primi nove giorni raccoglie oltre un milione di dollari.
16 ott 2025
Riemergono i vecchi post su Reddit
La CNN riporta alla luce anni di commenti poi cancellati, compresi post in cui Platner minimizzava le violenze sessuali. Nel giro di dieci giorni si dimettono la direttrice politica e il responsabile della campagna.
20 ott 2025
Il tatuaggio simile a un simbolo nazista
In un podcast Platner rivela di avere sul petto un teschio simile al Totenkopf delle SS. Dice di non averne mai conosciuto il significato e lo fa coprire il giorno dopo.
mag–giu 2026
Le rivelazioni delle ex fidanzate
Wall Street Journal e New York Times raccontano i messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e le relazioni segnate da comportamenti instabili e aggressivi.
9 giu 2026
La vittoria alle primarie
Nonostante gli scandali, Platner vince la nomination democratica conservando il sostegno della sinistra del partito, da Bernie Sanders a Elizabeth Warren.
Il crollo, giorno per giorno
Dall'accusa di Jenny Racicot al video del ritiro sono bastate 48 ore perché il partito gli voltasse le spalle.
lunedìlun
6
luglio
L'accusa di violenza sessuale
Politico pubblica il racconto di Jenny Racicot: una notte alla fine del 2021 Platner sarebbe entrato in casa sua senza invito e ubriaco e l'avrebbe costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Lui nega e annulla alcuni eventi elettorali.
martedìmar
7
luglio
Il partito lo scarica
Schumer, Warren e infine Sanders gli chiedono di farsi da parte, mentre i vertici minacciano di tagliare fondi e accesso ai dati sugli elettori. Una seconda ex racconta al Washington Post altri rapporti non consensuali.
mercoledìmer
8
luglio
Il video del ritiro
In un video di 11 minuti Platner sospende la campagna e definisce le accuse una strategia dell'establishment. Meno di un'ora dopo Troy Jackson lancia la propria candidatura.
«Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte»Bernie Sanders · martedì 7 luglio
Gli hanno chiesto di ritirarsi
Chuck SchumerKirsten GillibrandBernie SandersElizabeth WarrenRo KhannaZohran Mamdaniil Partito Dem. del Maine
Due scadenze per salvare la corsa
Il ritiro formale va depositato entro il 13 luglio; poi i delegati democratici avranno due settimane per scegliere il successore.
8 lug
annuncio del ritiro
13 lug
ritiro formale
27 lug
convention dem
3 nov
voto di midterm
Ritiro formale
13 luglio
Il termine di legge entro cui Platner deve depositare il ritiro perché il partito possa sostituirlo sulla scheda elettorale.
La convention
27 luglio
Entro le 17 (le 23 in Italia) un'assemblea di delegati democratici sceglierà il nuovo candidato.
Già in corsa per la successione
Troy Jackson
Ex presidente del Senato statale, vicino alle posizioni di Platner
Jordan Wood
Ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter
Dan Kleban
Cofondatore del birrificio Maine Beer Company
David Costello
Terzo alle primarie di giugno, rientrato in corsa
Valutano la candidatura
Nirav Shah
Ex numero due dei CDC, l'agenzia federale per la sanità pubblica
Shenna Bellows
Segretaria di Stato del Maine, sovrintende alle elezioni
Perché il Maine è decisivo per il Senato
I democratici devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno. Il Maine è tra le occasioni migliori.
51 · maggioranza
Il Senato oggi
47
53
Se i democratici strappano 4 seggi
47
49
democraticiseggi da strapparerepubblicani
Con quattro seggi in più i democratici arriverebbero a 51, la soglia della maggioranza. Il Maine è tra i pochi stati dove il seggio repubblicano è considerato contendibile.
L'obiettivo
4
i seggi che i democratici devono strappare ai repubblicani a novembre per riconquistare il Senato, senza perderne nessuno
L'avversaria
6°
il mandato consecutivo che Susan Collins cerca il 3 novembre: finora ha respinto ogni tentativo democratico di toglierle il seggio
Il precedente
+7
i punti di vantaggio con cui Kamala Harris ha vinto il Maine alle presidenziali del 2024
Fonte: Politico, Washington Post, CNN, Portland Press Herald · Dati aggiornati al 9 luglio 2026
Platner ha detto che depositerà il ritiro formale, richiesto per legge entro il 13 luglio perché il partito possa sostituirlo sulla scheda, solo dopo aver ricevuto garanzie che il processo di selezione sarà "aperto, trasparente e democratico". Il Partito Democratico del Maine, che nei giorni scorsi lo aveva accusato di provare a condizionare la scelta del successore, ha votato per tenere una convenzione, cioè un'assemblea di delegati che sceglierà il nuovo candidato entro la scadenza delle 17 del 27 luglio (le 23 in Italia). Nel frattempo il comitato nazionale che finanzia le campagne democratiche per il Senato ha aperto un fondo per raccogliere donazioni da trasferire al futuro candidato.
Meno di un'ora dopo l'annuncio, Troy Jackson, ex presidente del Senato statale del Maine e boscaiolo della contea rurale di Aroostook, ha lanciato la sua candidatura. È considerato il più vicino alle posizioni di Platner e il deputato progressista californiano Ro Khanna si è già schierato con lui, ma Jackson ha detto alla NBC che non vorrebbe il sostegno dell'ex candidato: "Quando si è arrivati a un'accusa credibile di violenza sessuale, quella è stata la linea rossa". Si sono candidati anche Jordan Wood, ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter, e Dan Kleban, cofondatore del birrificio Maine Beer Company, mentre David Costello, terzo nella primaria vinta da Platner a giugno, ha annunciato il suo rientro in corsa. Valutano la candidatura anche Nirav Shah, ex numero due dei Centers for Disease Control and Prevention, l'agenzia federale per la sanità pubblica, e Shenna Bellows, la segretaria di Stato del Maine, la carica che sovrintende alle elezioni. L'attore Patrick Dempsey, il cui nome era circolato tra i possibili sostituti, ha escluso una candidatura.
Per i democratici il Maine è un tassello essenziale nel tentativo di riconquistare il Senato: a novembre devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno dei propri. Collins cerca il sesto mandato in uno stato che Kamala Harris ha vinto con 7 punti di vantaggio nel 2024 e finora ha sempre respinto i tentativi democratici di toglierle il seggio.
The jockeying has already begun among Democrats to become the new nominee to face GOP Sen. Susan Collins in the fall.NBC News
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🚨 URGENTE
L'ultima edizione di #NINAsec arriva come Call to Action, perchè oggi si vota il Chat Control.
La situazione è grave per tutti i diritti di libertà di Internet, facciamo in modo che non si trasformi in un pericoloso sistema di controllo
ninasec.substack.com/p/lultimo…
Oggi si vota il destino della nostra privacyDario Fadda (NINAsec)
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Ecco come è andata per i partiti italiani sul tema Chat Control
Qui la dashboard completa:
dariofadda.it/chat-control/202…
Gli Stati Uniti hanno colpito l'Iran per la seconda notte consecutiva, bombardando circa 90 obiettivi militari vicino allo Stretto di Hormuz, poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva dichiarato finita la tregua raggiunta a giugno. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro le basi americane in Kuwait e Bahrein, i due Paesi del Golfo che ospitano le forze statunitensi.
Il Comando Centrale americano (CENTCOM), che dirige le operazioni militari nella regione, ha spiegato di aver preso di mira sistemi di difesa aerea, radar costieri, capacità navali e infrastrutture logistiche, così da indebolire la capacità iraniana di minacciare le navi commerciali. Gli attacchi hanno riguardato anche alcuni ponti che, secondo un alto funzionario americano, l'esercito iraniano usava per trasportare missili, droni e altro materiale bellico.
I raid della notte precedente avevano colpito più di 80 obiettivi, poche ore dopo che l'Amministrazione Trump aveva revocato la deroga che aveva permesso a Teheran di vendere petrolio sui mercati internazionali, cancellando il principale beneficio economico che la tregua aveva finora garantito all'Iran.
I Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare d'élite del regime islamico, hanno detto di aver preso di mira 85 siti militari americani in Bahrein e Kuwait e di aver abbattuto un drone da ricognizione statunitense. Il governo del Kuwait ha riferito di aver intercettato 2 missili balistici e 13 droni, senza vittime, mentre il Bahrein ha fatto scattare le sirene antiaeree.
Parlando ad Ankara, a margine del vertice della NATO, il presidente ha definito i leader iraniani "feccia", "bugiardi" e "gente violenta". Ha poi minacciato di reimporre un blocco navale e di colpire in futuro le infrastrutture civili del Paese. Ha aggiunto che si tratta di "gente malata" e che negoziare con loro è "una perdita di tempo", pur lasciando lavorare i suoi negoziatori.
Trump ha anche detto di valutare di nuovo la conquista dell'isola di Kharg, cuore dell'industria petrolifera iraniana, e ha ipotizzato attacchi contro le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione, che secondo diversi esperti potrebbero configurare un crimine di guerra. Allo stesso tempo ha ridimensionato le proprie minacce, dicendo di non aspettarsi un ritorno alla guerra su vasta scala.
Lo Stretto di Hormuz, il braccio di mare tra l'Iran e l'Oman attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, è il cuore dello scontro tra i due Paesi. L'Iran sostiene che l'intesa di giugno gli riconosca il controllo della navigazione e pretende che le navi seguano la rotta indicata da Teheran, vicino alle proprie coste. All'inizio della settimana 3 navi commerciali che attraversavano lo stretto, tra cui una petroliera saudita e una metaniera del Qatar, erano state colpite in attacchi attribuiti all'Iran, che però non li ha rivendicati.
"Lo Stretto di Hormuz si aprirà solo con modalità iraniane, non con le minacce americane", ha scritto sui social il presidente del Parlamento e capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, accusando Washington di tradire le promesse. "L'era del bullismo e dell'estorsione è finita. Non ci piegheremo", ha aggiunto.
Il prezzo del petrolio è di conseguenza tornato a salire. Il Brent, il riferimento internazionale del greggio, è cresciuto di oltre il 5%, fino a circa 78 dollari al barile, ben sopra i 72 dollari del periodo precedente alla guerra. L'Organizzazione Marittima Internazionale, l'agenzia delle Nazioni Unite per la sicurezza della navigazione, ha invitato gli armatori a non attraversare lo stretto per non esporre gli equipaggi a pericoli inutili. Prima del conflitto passavano di lì più di 130 navi al giorno.
La tregua era stata firmata a giugno con un memorandum d'intesa che prevedeva una pausa dei combattimenti di 60 giorni e la riapertura dello Stretto, rimandando a un secondo momento i nodi più difficili, a partire dal programma nucleare iraniano. È saltata a meno della metà del percorso.
Secondo un'analisi pubblicata sul New York Times, il presidente sta pagando la fretta con cui quell'intesa di 14 paragrafi era stata messa insieme e si trova davanti a 3 opzioni tutte sgradevoli: sopportare una serie di scontri a bassa intensità nel Golfo, rilanciare la guerra su larga scala o accettare un ulteriore compromesso. Il Pentagono ha già chiesto al Congresso circa 70 miliardi di dollari per le prime operazioni contro l'Iran, una spesa che cresce ogni settimana.
Lo stesso presidente ha detto che il materiale nucleare iraniano resta sepolto troppo in profondità per essere recuperato, un'affermazione che indebolisce la ragione con cui a febbraio aveva giustificato la guerra, quando parlava di una minaccia "imminente". Nei mesi scorsi aveva perfino elogiato la nuova leadership di Teheran, guidata da Mojtaba Khamenei, figlio dell'ayatollah ucciso, definendola più ragionevole della precedente.
La tregua ha intanto diviso anche la leadership iraniana. Il presidente Masoud Pezeshkian, favorevole al negoziato, ha accusato Washington di fare il prepotente e di imbrogliare, mentre una minoranza di oltranzisti contesta la linea del dialogo. Durante i funerali dell'ayatollah Ali Khamenei, ucciso nei primi raid americani e israeliani di fine febbraio, lo stesso Pezeshkian è stato aggredito da un gruppo di manifestanti radicali e il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi è stato colpito con un sasso.
Negli Stati Uniti la ripresa dei raid aerei ha spaccato il Congresso: i democratici l'hanno condannata, mentre i repubblicani sono rimasti in silenzio. A giugno Camera e Senato avevano approvato una risoluzione per impedire al presidente di riprendere le operazioni militari senza il loro via libera, un testo che la Casa Bianca considera privo di valore legale.
Ripartendo dalla Turchia il presidente ha usato il vecchio Air Force One al posto del nuovo aereo donato dal Qatar, per una precauzione di sicurezza legata alla ripresa delle ostilità. Ha ripetuto di essere "il bersaglio numero uno" di Teheran e, in volo verso Washington, ha sostenuto che l'Iran lo avesse chiamato perché vuole disperatamente un accordo. Il governo iraniano non ha confermato alcun nuovo colloquio.
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☕ CYBERBRIEFING — Giovedì 9 luglio 2026
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Datenaustausch über psychisch Erkrankte: Welche Bundesländer ihre Gesetze ändern wollen
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Damit die Polizei Daten über psychisch Erkrankte von Kliniken bekommen kann, haben einige Bundesländer neue Regeln erarbeitet. Eine Umfrage zeigt: Weitere könnten bald nachziehen. #psychkg
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Danke für den Artikel. Aktuell wird in NRW, Kreis Lippe ein QS Verfahren bis 2030 in der therapeutischen Sitzung getestet, bei dem Fragebögen von Ärzten und Patienten pseudonymisiert zentral gespeichert werden. 2031 soll das dann Bundesweit ausgeweitet werden. In Kombination dessen, dass die Polizei Zugriff auf Daten will, habe ich akute Befürchtung und kein Vertrauen in den Staat, dass ich jetzt schon, Therapien in meiner Gegend nicht wahrnehmen kann.
Ich fasse mal für mich zusammen:
Wenn eine Person im psychischem Ausnahmezustand ist, auf keinen Fall die #Bullerei rufen sondern die 112!
Die #Trachtengruppe bekommt Daten von psychisch Kranke!
Jou, das versteht mein noch gut arbeitendes Hirn. Klingt logisch /s
Questa è la rassegna stampa di giovedì 9 luglio 2026
Il presidente Trump ha dichiarato concluso il cessate il fuoco con l'Iran e ha ordinato una seconda giornata di attacchi contro obiettivi iraniani vicino allo Stretto di Hormuz, colpendo per la prima volta in mesi anche infrastrutture all'interno del Paese. Teheran ha risposto con lanci verso le basi americane in Kuwait e Bahrein e ha ribadito che la via d'acqua resterà aperta solo alle proprie condizioni. Trump ha sostenuto che alcuni funzionari iraniani lo avrebbero contattato per trattare, ma da Teheran non è arrivata alcuna conferma.
Fonti: Axios, Financial Times, BBC News
Il candidato democratico Graham Platner ha sospeso la corsa al Senato in Maine dopo un'accusa di violenza sessuale che respinge, lasciando il partito senza un nome per sfidare la repubblicana Susan Collins in una delle sfide più importanti delle elezioni di metà mandato. In un video Platner ha attaccato il "sistema dei media" e "l'establishment politico", mentre i vertici democratici ne avevano chiesto il ritiro immediato. I democratici hanno tempo fino al 27 luglio per scegliere un nuovo candidato.
Fonti: The New York Times, Axios, The Wall Street Journal
L'Amministrazione ha compiuto una svolta a sostegno di Kiev, con il presidente Trump che ha dato il via libera agli attacchi ucraini in profondità dentro la Russia e ha aperto alla produzione di intercettori Patriot per rafforzare la difesa aerea ucraina. Il cambio di rotta ha rassicurato gli alleati europei della NATO, resi nervosi dalle posizioni oscillanti di Washington sul conflitto.
Fonti: The Wall Street Journal, Financial Times, Semafor
Al summit della NATO in Turchia il presidente Trump ha alternato attacchi e aperture verso gli alleati, minacciando di interrompere gli scambi commerciali con la Spagna prima di rivolgere un raro elogio all'alleanza. Il tono altalenante ha alimentato l'incertezza tra i partner europei sul reale impegno americano.
Fonti: The New York Times, Semafor
Un giudice federale ha disposto che i 5 milioni di dollari di risarcimento a carico del presidente Trump vengano liberati a favore della scrittrice E. Jean Carroll, dopo che una giuria lo aveva riconosciuto responsabile di abuso sessuale e diffamazione. La decisione arriva dopo il rifiuto della Corte Suprema di esaminare il ricorso del presidente.
Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, BBC News
Il Secret Service ha raccomandato al presidente Trump di non lasciare il vertice NATO in Turchia a bordo del nuovo Air Force One donato dal Qatar, spingendolo a rientrare con il vecchio velivolo per precauzione di sicurezza. Lo scambio riaccende gli interrogativi sui lavori di adeguamento del nuovo aereo.
Una seconda persona in pochi giorni è stata uccisa a Memphis da agenti di una task force federale, mentre le autorità del Tennessee indagano su entrambe le sparatorie. In Texas i parlamentari chiedono un'inchiesta indipendente dopo un'altra sparatoria mortale che ha coinvolto un agente dell'ICE, con i familiari della vittima che reclamano chiarezza.
I verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve indicano che alcuni membri sarebbero favorevoli a possibili rialzi dei tassi, mentre crescono i timori d'inflazione alla prima riunione presieduta da Kevin Warsh. A pesare è anche l'aumento dei prezzi del petrolio innescato dalla riacutizzazione del conflitto con l'Iran.
Fonti: Financial Times, Financial Times
Il presidente Trump ha annunciato che chiederà alla Corte Suprema di riesaminare il caso sulla cittadinanza acquisita per nascita, un'eventualità considerata improbabile. L'ultima volta che i giudici hanno concesso una nuova udienza dopo aver deciso un caso risale al 1965, e in una sola occasione la Corte ha poi ribaltato la propria posizione.
Fonti: The New York Times
Sono state annunciate le candidature agli Emmy 2026, con le serie "The Pitt" e "Hacks" in testa per numero di nomination. Non sono mancate sorprese ed esclusioni eccellenti, da Jon Hamm ad Ariana Madix, nella tornata che assegna i principali riconoscimenti della televisione americana.
Fonti: The New York Times
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
The second fatal shooting in four days by a federal crime-fighting task force in Memphis is under investigationThe Associated Press (ABC News)
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Federal officials have repeatedly claimed that criticizing immigration officials or identifying officers is unlawful and dangerous, despite clear First Amendment protections for both. Now, the government appears to be taking a disturbing new step: investigating Americans for posting information on social media that originally appeared in news reports.
This tactic allows the government to kill two birds with one stone: censoring individual critics and limiting the reach of the press. If the government can deter people from sharing news reports through threats of investigation or prosecution, it can undermine the public impact of journalism without ever censoring a newsroom directly.
Local news outlet Syracuse.com reported last month that federal agents tracked down a New York woman to demand she remove a social media post that they claimed threatened Immigration and Customs Enforcement personnel. Agents confronted the woman, Paigelynne Gonyea, where she worked at a polling place and demanded she sign a form letter stating she could be criminally prosecuted for threatening a federal officer.
Gonyea told Syracuse.com that she believed agents were referring to a January Instagram post “where she named the ICE agent who shot protester Renee Good.” In the post, Gonyea shared a picture of the agent, Jonathan Ross, that The Minnesota Star Tribune used in its news report first identifying him as the shooter.
Gonyea wrote, “BREAKING: The ICE agent who shot and killed Renee Good in broad daylight has been identified as Jonathan Ross by the Minnesota Star Tribune. I think today is a great day for Jonathan to be indicted!”
The Department of Homeland Security later told The Associated Press that Gonyea also posted Ross’ home address, and a spokeswoman shared with the AP reporter a different, redacted social media post purporting to come from Gonyea’s account. But Gonyea denied posting Ross’ address, and DHS has not made the alleged post publicly available. Gonyea also told NPR that agents who came to the polling station had a copy of her Instagram post with the photo of Ross, which does not include his address.
Freedom of the Press Foundation (FPF) has filed a Freedom of Information Act request with ICE’s Office of Professional Responsibility, which investigated Gonyea and other incidents it claims amounted to illegal “doxxing” of ICE agents. We’re seeking records about whether the investigations of Gonyea and others are based on people reposting information from news outlets, or have otherwise targeted journalism.
These records should be made public, especially because the agents’ legal warnings to Gonyea closely track similar threats the federal government has made to journalists. Administration officials have repeatedly claimed that journalists who photograph or name ICE officers are doxxing officers, inciting violence, or even committing violence. The First Amendment, however, protects publishing truthful, lawfully obtained information and photographing officers in public, whether it’s done by journalists or others.
In addition, if Gonyea is right that agents confronted her over an Instagram post repeating information from the Tribune, then the government’s actions may reveal a new way it’s trying to suppress reporting. DHS may not be able to censor reporting by chilling journalists, but it can suppress the news if it can scare people out of reposting it.
DHS may not be able to censor reporting by chilling journalists, but it can suppress the news if it can scare people out of reposting it.
Another of the administration’s favorite tricks, intimidating journalists’ sources, stops newsgathering before it starts. But when a story slips through the cracks, bullying those who share it offers a censorship backup plan.
This strategy also allows DHS to avoid directly confronting news outlets and journalists, who are better positioned to fight back against unconstitutional censorship orders or other First Amendment violations. Regular people are more likely to be dissuaded by the threat of criminal prosecution and less likely to bring court cases that can result in precedent that checks government power.
This undermines journalism’s ability to hold power accountable. Freedom of the press means little if no one can talk about a news story because they’re scared they’ll go to jail.
We must also remain vigilant against other ways that the government may be going around journalists and outlets to suppress news published online. Gonyea’s experience raises the disturbing possibility that the government could be pressuring tech platforms to remove posts by people that reference news reports about ICE by claiming that they’re illegal.
The Department of Justice has already coerced Facebook into removing at least one group that allowed people to report sightings of federal agents, arguing that it was inciting violence. It also pressured Apple and Google into removing ICE tracking apps based on similarly spurious claims.
We don’t know whether this has happened in cases involving other types of online content, including with demands to remove posts that simply repeat information from news reports, because these requests are often invisible to the public.
News outlets may raise alarms when platforms remove their reporting, but individual users are less likely to publicly object if their posts citing a news story are removed. Platforms’ transparency reports are too vague and high level to shed light on these demands. FOIA requests about the government’s demands for platforms can help, but often only if you have the ability to sue.
Whether the government quietly coerces platforms into removing individual posts about the news or loudly pressures individual Americans into taking them down themselves, the effect is the same: The public’s ability to see, share, and discuss reporting that holds officials accountable is limited.
These tactics must be recognized as a threat to press freedom, even if they don’t directly involve a newsroom. Freedom of the press can’t end when the news story is published. Defending a free press means defending everyone’s right to participate in the public conversation that allows that journalism to spread.
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Circa un terzo degli adulti americani, tra cui circa la metà dei democratici, pensa che Israele abbia commesso un genocidio contro i palestinesi durante la guerra a Gaza, secondo un sondaggio condotto tra l'11 e il 17 giugno dall'Associated Press insieme al centro di ricerca NORC su oltre 3.000 adulti, di cui più di 1.000 ebrei. Dopo decenni di sostegno condiviso da entrambi i partiti, l'appoggio degli americani a Israele si sta erodendo, con un'opposizione crescente tra i democratici e segnali di divisione tra i repubblicani. L'accusa di genocidio è stata mossa da alcune organizzazioni per i diritti umani ed è respinta con forza da Israele e dal governo americano.
Circa 2 americani su 10 escludono che si tratti di genocidio, mentre la metà dice di non sapere abbastanza per esprimersi. Tra gli adulti ebrei il 30% parla di genocidio, mentre il 49% lo esclude.
La fine di un consenso bipartisan
«Genocidio a Gaza»: lo pensa un americano su tre
Dopo decenni di appoggio condiviso dai due partiti, il sostegno degli Stati Uniti a Israele si sta erodendo: i democratici sono sempre più critici e anche tra i repubblicani compaiono le prime crepe.
Grafica di FocusAmerica
«Le azioni militari israeliane a Gaza costituiscono un genocidio contro i palestinesi?»
Risposte degli adulti americani
Sì
0%
Parla di genocidio
No
0%
Lo esclude
Non sa
0%
Non si esprime
Metà degli americani preferisce non pronunciarsi. Ma tra chi prende posizione, prevale chi parla di genocidio: 31% contro 20%.
Quattro chiavi di lettura
01La parola
«genocidio» 02La svolta
democratica 03Le crepe
repubblicane 04I leader
a confronto
Chi parla di genocidio, gruppo per gruppo
Quota di chi risponde «sì» alla domanda se Israele abbia commesso un genocidio contro i palestinesi durante la guerra a Gaza.
Democratici
52%
Tutti gli adulti americani
31%
Adulti ebrei
30%
Repubblicani sotto i 45 anni
circa 20%
Repubblicani
13%
Repubblicani sopra i 45 anni
circa 10%
Le barre sono in scala 0–100. Gli adulti ebrei sono anche il gruppo che più esclude l’accusa: il 49% risponde «no», contro il 20% della media nazionale.
I democratici hanno cambiato idea sul sostegno a Israele
Quota di democratici d’accordo con ciascuna affermazione: confronto tra gennaio 2024, con Biden alla Casa Bianca, e giugno 2026.
«Gli Stati Uniti sono troppo favorevoli agli israeliani»
+13 punti
45
58
«Gli Stati Uniti non sostengono abbastanza i palestinesi»
+13 punti
49
62
«Gli Stati Uniti dovrebbero fare di più per i palestinesi» — democratici sopra i 45 anni
+18 punti
39
57
Gennaio 2024
Giugno 2026
Valori in % dei democratici
Lo spostamento non riguarda solo i giovani: anche il 51% dei democratici ebrei giudica gli Stati Uniti troppo favorevoli a Israele.
Le prime crepe nel fronte repubblicano
La maggioranza dei repubblicani difende ancora Israele, ma la richiesta di un sostegno maggiore è crollata in due anni.
Repubblicani che vorrebbero aumentare il sostegno americano a Israele
Gennaio 2024
39%
Giugno 2026
15%
Con Biden alla Casa Bianca
Con Trump alla Casa Bianca
60%
Considera «adeguato» l’attuale sostegno americano a Israele
Circa 2 repubblicani su 10 lo giudicano invece eccessivo
13%
Parla di genocidio contro i palestinesi
Contro il 52% dei democratici
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Il divario generazionale sull’accusa di genocidio
La condivide circa il 20% degli under 45 e circa il 10% dei più anziani
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Gli americani per cui Israele è una questione personalmente molto importante
Ma il tema pesa a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato
Netanyahu e Mamdani, due volti che dividono
Giudizio degli adulti americani sul primo ministro israeliano e sul sindaco di New York, critico dichiarato di Israele.
Benjamin Netanyahu
Primo ministro di Israele
Opinione favorevole20%
Opinione sfavorevole38%
Non lo conosce abbastanza41%
Tra gli adulti ebrei, 6 su 10 lo giudicano negativamente.
Zohran Mamdani
Sindaco di New York
Opinione favorevole27%
Opinione sfavorevole28%
Non ha un’opinione44%
Tra gli adulti ebrei è visto meglio di Netanyahu: 44% di giudizi favorevoli, 39% di contrari.
Molti americani concentrano le critiche non su Israele in quanto tale, ma sui suoi leader: a partire da Netanyahu, percepito come vicino al presidente Trump.
Fonte
Sondaggio AP-NORC (Associated Press e NORC, Università di Chicago), condotto dall’11 al 17 giugno 2026 su 3.040 adulti americani, di cui 1.022 ebrei. Margine d’errore: ±2,8 punti percentuali (±5,0 per gli adulti ebrei).
La rilevazione arriva quasi tre anni dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che uccise 1.200 persone in Israele, in gran parte civili, con 251 ostaggi portati a Gaza. Da allora nella Striscia sono morti più di 73.000 palestinesi, di cui oltre 1.000 dall'inizio dell'ultima tregua, secondo il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, che non distingue tra civili e miliziani. Circa 4 americani su 10 non sanno dire se la risposta militare israeliana sia stata giustificata, ma tra chi ha un'opinione la maggioranza considera giustificata la reazione iniziale e ingiustificate le operazioni attuali. Tra gli ebrei americani, tre quarti approvano la risposta iniziale e solo 4 su 10 le operazioni in corso.
Il 58% dei democratici dice che gli Stati Uniti sono "troppo favorevoli" agli israeliani, in crescita dal 45% di gennaio 2024, quando alla Casa Bianca c'era Joe Biden. Lo pensa anche il 51% dei democratici ebrei. Il 62% dei democratici ritiene inoltre che il paese non sostenga abbastanza i palestinesi, contro il 49% di due anni fa. I più giovani restano i più critici, ma gli over 45 stanno recuperando: il 57% chiede di fare di più per i palestinesi, rispetto al 39% del 2024.
Tra i repubblicani solo il 13% parla di genocidio, con un divario generazionale: lo dice circa il 20% degli under 45 e circa il 10% dei più anziani. Il 60% dei repubblicani considera "adeguato" il livello di sostegno americano a Israele e circa 2 su 10 lo giudicano eccessivo. La quota di repubblicani che vorrebbe un sostegno maggiore è però crollata dal 39% al 15% in due anni.
Molti intervistati concentrano le critiche sui leader israeliani, a partire dal primo ministro Benjamin Netanyahu, percepito come vicino al presidente Trump. Solo il 20% degli americani ha un'opinione favorevole di Netanyahu, il 38% ne ha una sfavorevole e il 41% non lo conosce abbastanza per giudicare. Tra gli ebrei americani 6 su 10 lo vedono negativamente. Il sindaco di New York Zohran Mamdani, 34 anni, socialista-democratico e critico dichiarato di Israele, divide invece l'opinione pubblica: il 27% lo giudica positivamente, il 28% negativamente e il 44% non ha un'opinione. Gli adulti ebrei, in grande maggioranza democratici, lo vedono meglio di Netanyahu, con il 44% di giudizi favorevoli contro il 39% di contrari.
Lo spostamento tocca ormai anche l'ala centrista del Partito Democratico. Rahm Emanuel, ex capo di gabinetto della Casa Bianca, ex sindaco di Chicago, ex ambasciatore e potenziale candidato alle presidenziali del 2028, per anni tra i difensori di Israele, attaccherà Netanyahu mercoledì in un discorso all'Università di Tel Aviv, secondo il testo anticipato all'Associated Press. Emanuel dirà che il rapporto tra Israele e Stati Uniti è "a un bivio" e "non può reggere né sopravvivere così com'è", accuserà Netanyahu di aver portato il paese in un "vicolo cieco" e definirà un errore il sostegno americano senza condizioni, che a suo dire ha prodotto un primo ministro convinto di non pagare alcun prezzo quando ignora le preoccupazioni di Washington.
Tra le sue proposte ci sono sanzioni contro gli israeliani che attaccano civili e proprietà palestinesi, sanzioni contro aziende e banche che sostengono gli insediamenti considerati illegali dalla maggior parte della comunità internazionale e la fine dei sussidi americani al bilancio della difesa israeliano. Dirà anche che "il sostegno a Israele sta crollando in tutto il mondo" e che la soluzione a due Stati è ormai "screditata", proponendo al suo posto un accordo a "23 Stati" tra Israele, i palestinesi e gli altri 21 membri della Lega Araba.
In un'intervista alla stessa agenzia prima del discorso, Emanuel ha definito la risposta militare israeliana "sconsiderata e negligente nel trattamento delle vite palestinesi" e ha accusato Israele di usare cibo e medicine come strumenti dei propri obiettivi militari. Sull'accusa di genocidio ha detto di essere pronto alla discussione, purché il termine non venga politicizzato. Netanyahu, che in passato definì Emanuel "un ebreo che odia se stesso", affronta a ottobre il voto per la propria rielezione e potrebbe sfruttare lo scontro per mostrarsi forte davanti alle critiche internazionali.
Le critiche a Israele emergono anche nel partito repubblicano: il vicepresidente JD Vance ha detto di recente dalla Casa Bianca che Trump è "l'unico capo di Stato al mondo solidale con la nazione di Israele in questo momento". Solo un terzo degli americani considera Israele una questione personalmente molto importante, ma il tema pesa sulla politica a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, mentre i rapporti tra i due governi restano tesi: alle recenti primarie democratiche di New York e Colorado candidati apertamente critici di Israele hanno battuto i favoriti dell'establishment e la questione potrebbe diventare una linea di frattura nella corsa alla nomination presidenziale del 2028.
According to remarks obtained by The Associated Press, Emanuel on Wednesday will criticize Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu for leading Israel to a "dead end" and say unconditional U.S. support has been a mistake.PBS News
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20 giorni di lavoro non pagati. Questo è il dato con cui le lavoratrici e i lavoratori devono realmente fare i conti a fronte della perdita del potere di acquisto in questi anni. Dal 2021 è stata del 6%.administrator (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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Bernie Sanders, Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez guidano un movimento socialista che punta a conquistare il Partito Democratico e che ha qualche possibilità di esprimere il candidato alla Casa Bianca nel 2028. La loro sfida più grande, però, non sono gli avversari interni: è una tradizione politica che respinge il socialismo da sempre, come avevano capito già Karl Marx e Friedrich Engels. In un'analisi pubblicata sulla National Review, Rich Lowry ripercorre i tentativi dei due padri del comunismo di spiegare perché la rivoluzione proletaria non arrivava proprio nel paese dove la loro teoria la prevedeva per prima.
Secondo la teoria di Marx, gli Stati Uniti erano il paese capitalista più avanzato del mondo e si stavano industrializzando a grande velocità: dovevano quindi essere i più vicini alla rivoluzione socialista, considerata inevitabile. "Il paese industrialmente più sviluppato mostra a quello meno sviluppato l'immagine del suo futuro", scrisse Marx nel Capitale. Le previsioni in questo senso furono innumerevoli: nel 1907 un dirigente dei socialdemocratici tedeschi arrivò a dire che "gli americani saranno i primi a inaugurare una repubblica socialista".
La rivoluzione però non arrivò e i due dovettero spiegare il ritardo. Marx indicò la mobilità dei lavoratori americani, che impediva la formazione di una classe di diseredati: "Il salariato di oggi è domani un contadino indipendente o un artigiano che lavora per conto proprio. Scompare dal mercato del lavoro, ma non finisce nell'ospizio dei poveri".
Engels aggiunse altri due elementi. Il primo era l'assenza di un passato feudale: gli americani, scrisse, "sono conservatori nati, proprio perché l'America è così puramente borghese, così del tutto priva di un passato feudale e perciò orgogliosa della sua organizzazione puramente borghese". Il secondo era la prosperità: "Il tenore di vita dell'operaio americano è considerevolmente più alto perfino di quello britannico", osservò Engels, "e questo da solo basta a tenerlo indietro ancora per qualche tempo".
Anche gli intellettuali di sinistra americani si sono interrogati a lungo sul fallimento del socialismo nel loro paese. Il politologo Seymour Martin Lipset, nel libro scritto con Gary Marks It Didn't Happen Here: Why Socialism Failed in the United States, ricorda che questi attribuirono il fallimento a un insieme di caratteristiche e valori che chiamarono "eccezionalismo americano", un termine poi adottato dai conservatori come descrizione positiva del paese. Lipset e Marks passarono in rassegna le spiegazioni possibili: la difficoltà di farsi spazio in un sistema dominato da due soli partiti, la rigidità ideologica del Partito Socialista d'America a inizio Novecento e l'incapacità del partito e del movimento sindacale di lavorare insieme. Ma conclusero che il fattore più profondo era la cultura del paese, fondata sull'individualismo e sulla diffidenza verso lo Stato: prima della Grande Depressione perfino le organizzazioni dei lavoratori americane erano ostili all'intervento statale.
Qualche successo locale il socialismo americano lo ottenne comunque a inizio Novecento, soprattutto a Milwaukee. I Democratic Socialists of America, la principale organizzazione socialista del paese, stanno cominciando a replicare quei risultati e sono in condizione di giocarsi una posta più alta, anche se dovranno superare le resistenze radicate nella società americana.
Negli anni Trenta il socialista radicale Leon Samson descrisse l'americanismo come "un assenso solenne a una manciata di nozioni definitive, democrazia, libertà, opportunità, a cui l'americano aderisce razionalisticamente proprio come un socialista aderisce al suo socialismo: perché gli fa bene, perché gli dà lavoro, perché, così pensa, gli garantisce la felicità". La sua conclusione era che "l'americanismo ha funzionato da sostituto del socialismo".
Sanders, Mamdani e Ocasio-Cortez puntano a rovesciare questa dinamica e a sostituire l'americanismo con il socialismo. Per Lowry è un progetto che va contro la tradizione e i costumi del paese e sul quale perfino Marx ed Engels avevano dei dubbi.
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Luglio è il Disability Pride Month. Un momento per rivendicare accessibilità, autonomia e diritti, ma anche per ricordare che non tutte le barriere sono fatte di cemento.
Rampe, ascensori e marciapiedi accessibili sono indispensabili: ma l’inclusione non si costruisce davvero finché una persona con disabilità viene considerata meno autonoma, meno capace di lavorare, di studiare, di amare o di vivere pienamente la propria sessualità.
Le barriere architettoniche possono essere abbattute in poche settimane; quelle culturali richiedono educazione, rappresentazione, politiche pubbliche e un cambiamento profondo nel modo in cui guardiamo alla disabilità.
Il Disability Pride riguarda tutte e tutti, perché misura il tipo di società che vogliamo essere: una società che non concede diritti, ma li garantisce; che non separa, ma include; che non parla solo di accessibilità, ma la rende reale.
Abbattere tutte le barriere significa cambiare le città. Ma soprattutto, cambiare le idee.
#DisabilityPride #DisabilityPrideMonth #Accessibilita #Inclusione #DirittiDellePersoneConDisabilita #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Ken Paxton, procuratore generale del Texas e candidato repubblicano al Senato alle elezioni di novembre, ha votato sei volte negli ultimi due anni usando un indirizzo dove non abita più, secondo un'inchiesta di ProPublica e del Texas Tribune. Paxton è la massima autorità del Texas nell'applicazione delle leggi, comprese quelle elettorali, e negli ultimi anni ha fatto della lotta ai brogli una priorità del suo ufficio.
A febbraio, due settimane prima delle primarie, Paxton ha annunciato una linea telefonica per raccogliere segnalazioni su presunti brogli. Il comunicato rimandava a una guida del suo ufficio sulle leggi elettorali del Texas, che avverte: "è illegale dichiarare nei registri elettorali una residenza diversa da quella reale" e "bisogna registrarsi per votare all'indirizzo in cui si abita".
La moglie Angela Paxton, senatrice statale, ha chiesto il divorzio nel 2025 accusandolo di adulterio e ha scritto negli atti che il marito aveva lasciato un anno prima la casa di famiglia nella contea di Collin, in un sobborgo a nord di Dallas. Paxton però risulta ancora registrato per votare a quell'indirizzo e da lì ha votato in sei elezioni, comprese le primarie repubblicane di marzo e il ballottaggio di maggio che lo ha reso il candidato del partito al Senato contro il democratico James Talarico. Una fonte vicina alla famiglia ha detto ai due giornali che il procuratore non è mai tornato a vivere in quella casa.
Dove Paxton abiti davvero non è noto, ma dallo scorso febbraio diversi indizi lo collegano a una villa di circa 460 metri quadrati, messa in vendita per 2,4 milioni di dollari, in una comunità recintata della vicina contea di Denton. La casa è stata comprata a metà febbraio da un trust e una settimana dopo il trust cieco che Paxton condivide con la moglie, una fiduciaria che i due usano per comprare immobili e altri beni, ha spostato il proprio indirizzo da un palazzo di uffici della contea di Collin proprio a quella villa. Nella cassetta della posta un giornalista ha visto una busta indirizzata a Warren Paxton, il vero nome del procuratore, e in un podcast registrato a giugno Paxton è apparso seduto davanti a un caminetto quasi identico a quello delle foto dell'annuncio immobiliare. A maggio il Daily Mail ha scritto che Paxton si è trasferito nella villa con Tracy Duhon, la donna con cui avrebbe avuto la relazione extraconiugale che ha spinto la moglie a chiedere il divorzio.
Paxton non risulta però registrato per votare nella contea di Denton. La differenza non è solo formale: in Texas ogni contea elegge i propri funzionari locali ed è per questo che la legge impone di registrarsi dove si abita. Votare senza averne diritto è un reato grave, punito con una pena fino a 20 anni di carcere e una multa fino a 10.000 dollari. Tre avvocati esperti di diritto elettorale hanno detto ai due giornali che Paxton potrebbe aver violato proprio le norme richiamate dal suo ufficio.
I processi di questo tipo sono comunque rari, perché le violazioni sono difficili da dimostrare. I tribunali del Texas hanno stabilito più volte che non esiste un criterio unico per determinare dove vive una persona e i giudici devono valutare più fattori, come il luogo in cui dorme o tiene i propri effetti personali. Serve inoltre la prova che l'elettore abbia violato la legge in modo consapevole e intenzionale. La legge permette anche di restare registrati a un indirizzo in cui non si vive se l'assenza è temporanea e si ha intenzione di tornare, una norma usata di solito da studenti universitari e militari.
La separazione pubblica e conflittuale rende però difficile sostenere che Paxton intenda tornare nella casa dove vive ancora la moglie, ha detto David Becker, ex avvocato del Dipartimento di Giustizia per i diritti di voto e oggi direttore del Center for Election Innovation and Research, un'organizzazione non profit di Washington che lavora per rafforzare la fiducia nelle elezioni. "Ci sarebbero domande su una residenza dove una persona non vive, non passa la notte e non può in alcun modo avere l'intenzione di continuare a risiedere", ha detto Becker ai due giornali, aggiungendo che il caso è tanto più problematico perché il compito di Paxton è far rispettare le leggi elettorali.
Paxton ha chiesto per anni un'applicazione severa della legge texana contro le frodi elettorali, anche in casi che riguardavano la residenza degli elettori. Nel 2018 la sua unità contro i brogli ha arrestato nove persone accusate di aver votato a un'elezione municipale di Edinburg, nel sud del Texas, usando indirizzi dove non vivevano. Le accuse sono poi cadute dopo che i procuratori non sono riusciti a far condannare il candidato sindaco accusato di aver organizzato lo schema.
ProPublica e il Texas Tribune hanno contattato più volte a giugno la campagna e l'ufficio di Paxton chiedendo perché risulti ancora registrato nella contea di Collin e quale sia il suo legame con la casa nella contea di Denton. La portavoce della campagna non ha risposto alle domande e ha definito l'inchiesta "un pezzo scandalistico infondato e pieno di bugie", senza indicare quali informazioni sarebbero inesatte nemmeno dopo due richieste esplicite.
Paxton non può invocare l'ignoranza della legge perché è lui a farla applicare, ha detto Joshua Blank, direttore della ricerca del Texas Politics Project dell'Università del Texas ad Austin. "Ci aspettiamo che queste leggi siano comprensibili per i cittadini comuni", ha detto Blank. "Quando i funzionari eletti incaricati di approvarle e farle rispettare mostrano difficoltà nel partecipare al voto, si pongono domande serie".
The Texas attorney general appears to have used an address where he did not live while voting in six elections in the past two years — despite his warning voters that “it is illegal to misrepresent your residence on election records.”Zach Despart (The Texas Tribune)
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Faudra-t-il bientôt présenter ses papiers pour accéder à un réseau social ? C'est ce que voudrait le gouvernement et la macroniste Laure Miller, avec une proposition de loi visant à interdire aux moins de 15 ans l'accès aux réseaux sociaux. Problème : pour interdire aux jeunes d'accéder à un réseau social, il faut vérifier l'âge de tout le monde. Et pour vérifier l'âge des personnes, il faut contrôler leur identité. On vous explique les enjeux de ce texte.
video.lqdn.fr/w/2iFcH8yVxZcSrp…
Pour en savoir plus : Sur la vérification d'âge en général et la proposition de loi en cours de discussion : https://www.laquadrature.net/2026/05/21/derriere-la-verification-dage-sur-les-reseaux-so...La Quadrature du Net
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Una corte d'appello federale ha bocciato la parte più importante dello Stop WOKE Act, la legge simbolo del governatore repubblicano della Florida Ron DeSantis contro quella che lui chiama ideologia "woke" nelle scuole e nelle università. A scrivere la sentenza è stata una giudice nominata dal presidente Donald Trump.
La decisione, presa con due voti a favore e uno contrario dalla corte d'appello federale dell'undicesimo circuito, uno dei tribunali di secondo grado del sistema giudiziario americano, impedisce alla Florida di applicare le norme della legge che riguardano l'istruzione universitaria. Approvata nel 2022 e chiamata ufficialmente Individual Freedom Act, la legge faceva parte della campagna di DeSantis contro la teoria critica della razza, i programmi sulla diversità e quella che lui definiva ideologia "woke" negli atenei e nei luoghi di lavoro.
La norma vietava un insegnamento che "sostiene, promuove, propugna, inculca o costringe" gli studenti a credere a una serie di concetti legati a etnia, sesso, origine nazionale e privilegi. Tra questi c'era l'idea che una persona sia intrinsecamente razzista o sessista a causa della propria etnia o del proprio sesso, o che debba provare senso di colpa o disagio psicologico per azioni commesse in passato da membri della stessa etnia o dello stesso sesso.
La giudice Britt Grant ha respinto l'argomento centrale della Florida, secondo cui il discorso dei professori in aula appartiene allo Stato perché è lo Stato a pagarne lo stipendio. "Poiché è il governo a pagare lo stipendio dei professori, sostiene la Florida, il loro discorso è discorso dello Stato", ha scritto. E ha replicato: "Assolutamente no". La regola per cui lo stipendio comprerebbe il diritto di controllare la parola, ha aggiunto, è "una pretesa di potere sbalorditiva di bandire dal dibattito pubblico le idee sgradite" proprio nei luoghi che le stesse leggi dello Stato riconoscono come centri di ricerca.
Nella motivazione la corte ha accusato la Florida di trattare i docenti come marionette, trasformandoli in propri portavoce e imponendo loro cosa dire o insegnare. Per la maggioranza spetta agli studenti farsi un'opinione da soli. "Sentire un'idea con cui non si è d'accordo non è discriminazione: è l'occasione per trovare un'idea migliore, o magari perfino per cambiare opinione", ha scritto Grant. "Le idee prese di mira dalla Florida possono anche essere nocive. O forse no". In ogni caso, secondo la maggioranza, il Primo Emendamento, la norma della Costituzione americana che tutela la libertà di parola, si fida che siano gli studenti a capirlo da soli.
A firmare la sentenza con Grant è stato Charles Wilson, giudice nominato dall'ex presidente Bill Clinton. Contraria invece Barbara Lagoa, anche lei nominata da Trump ed ex giudice della Corte Suprema della Florida scelta a suo tempo proprio da DeSantis. Per Lagoa lo Stato ha agito nei limiti dei suoi poteri nel decidere cosa i professori possano sostenere nelle aule pubbliche. "Il Primo Emendamento protegge tutti i punti di vista nella sfera pubblica, siano essi convenzionali o controversi", ha scritto. "Ma non impone che ogni punto di vista meriti di essere sostenuto dallo Stato". La maggioranza, ha aggiunto, stava limitando in modo errato l'autorità dello Stato: "Questo collegio non è libero di riscrivere i precedenti solo perché non ci piace dove portano".
Il procuratore generale della Florida James Uthmeier, nominato da DeSantis, ha elogiato Lagoa dopo la sentenza. Su X ha scritto che "potrebbe essere il miglior giurista del nostro paese" e che "dovrebbe essere alla Corte Suprema" degli Stati Uniti.
Il collegio di tre giudici ha confermato l'ingiunzione preliminare che già bloccava la legge, che resta quindi sospesa mentre il processo prosegue. La Florida può ora chiedere che l'intera corte d'appello dell'undicesimo circuito riesamini il caso oppure rivolgersi alla Corte Suprema. La maggioranza ha scritto che la vicenda ha costretto i giudici ad affrontare una questione lasciata aperta dalla Corte Suprema: quanta protezione offra il Primo Emendamento ai professori delle università pubbliche quando insegnano.
È l'ultima sconfitta giudiziaria per la più ampia battaglia di DeSantis su scuole, università e temi legati all'etnia. La stessa corte d'appello aveva già bocciato nel 2024 un'altra parte dello Stop WOKE Act, quella che limitava i corsi di formazione nei luoghi di lavoro. La decisione è arrivata al termine di due cause promosse da professori, studenti e un'associazione studentesca, secondo cui la legge equivaleva a una censura incostituzionale nelle aule. A presentarle sono state la Foundation for Individual Rights and Expression e l'American Civil Liberties Union (ACLU), la principale organizzazione statunitense per le libertà civili, insieme al Legal Defense Fund e allo studio legale Ballard Spahr.
Leah Watson, avvocata dell'ACLU, ha detto in una nota che la sentenza "valeva l'attesa" e "stabilisce un precedente forte: l'istruzione superiore non può essere limitata ai capricci dei politici".
Ron DeSantis’s Stop Woke Act suffers another legal setback, with the state accused of ‘puppeteering’Richard Luscombe (the Guardian)
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Il PNRR ha mostrato due Europe molto diverse: una capace di mettere in comune risorse senza precedenti; l’altra ancora troppo dipendente dalla capacità, spesso diseguale, dei singoli Stati di trasformarle in risultati concreti.
La Danimarca ha chiuso il proprio piano. L’Italia, che ha ricevuto la quota più alta, arriva invece alla fase finale con ritardi, revisioni e molte opere ancora da dimostrare. Non è un confronto perfetto, ma è sufficiente per smentire una narrazione comoda: il problema non è sempre un’Europa assente; a volte è uno Stato che non riesce a usare fino in fondo le opportunità che riceve.
La risposta, però, non può essere tornare ciascuno per conto proprio. Il vero salto di qualità è fare dell’indebitamento comune una scelta stabile, non una misura d’emergenza. Un’Europa che raccoglie risorse insieme può finanziare ciò che nessun Paese riesce più ad affrontare da solo: energia, ricerca, industria, infrastrutture, sicurezza.
Il PNRR non deve restare un’eccezione: deve diventare il primo passo verso una vera politica economica europea! 🇪🇺
#PNRR #Eurobond #UnioneEuropea #NextGenerationEU #DebitoComune #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
enzotib likes this.
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Lunga vita e prosperità. reshared this.
Morgen wird inhaltlich abgestimmt, ob die #Chatkontrolle 1.0 doch neu eingesetzt wird.
Ihr überlegt, welchen Abgeordneten aus DE ihr heute schreiben solltet?
Meiner Meinung nach unbedingt folgende fünf SPD-Abgeordnete: Katarina Barley, Tobias Cremer, Bernd Lange, Maria Noichl und Sabrina Repp.
Bittet sie darum morgen abzustimmen:
* für Ablehnung des Standpunkts des Rates (Massenüberwachung)
* für Rückkehr zur beschlossenen Position des Parlaments (zielgerichtete Maßnahmen)
Warum & wer noch? 🧵
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di fatto concluso il cessate il fuoco con l’Iran e ha definito ogni ulteriore trattativa con Teheran come “una perdita di tempo”. Queste dichiarazioni sono state rilasciate al margine del vertice NATO di Ankara, in Turchia, poche ore dopo una nuova ondata di raid americani contro obiettivi militari iraniani.
“Per come la vedo io, penso che sia finita”, ha risposto Trump a chi gli chiedeva se il memorandum di intesa sottoscritto con Teheran fosse ormai lettera morta. Gli attacchi della notte, condotti dal Pentagono, sono stati presentati come una risposta ai nuovi raid iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.
L’intesa era stata firmata 3 settimane prima e Trump l’aveva descritta come una “resa incondizionata” dell’Iran. Da allora, però, la tregua era rimasta estremamente fragile: le due parti erano tornate più volte a attaccarsi, seppure in modo limitato, mentre formalmente continuavano a sostenere di voler evitare una nuova escalation.
Il presidente statunitense ha detto che lascerà comunque proseguire i colloqui guidati dal vicepresidente J.D. Vance con i rappresentanti iraniani, ma ha lasciato intendere di non attribuire più alcun valore al negoziato. “Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo avere a che fare con loro”, ha detto.
Trump ha poi accusato Teheran di mentire sistematicamente. “Sottoscrivono un accordo, poi loro escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai nemmeno discusso”, ha dichiarato. A farlo infuriare, in particolare, sarebbe stato il fatto che l’Amministrazione americana avesse consentito lo svolgimento senza incidenti dei funerali dell’ayatollah Ali Khamenei proprio mentre le forze iraniane colpivano navi mercantili.
Khamenei, all’epoca Guida Suprema dell’Iran, era stato ucciso il 28 febbraio nei raid che avevano aperto la guerra; le esequie si sono tenute solo in questi giorni. “Sono feccia, sono persone malate, guidate da gente malata, violente e spietate”, ha aggiunto Trump parlando della leadership iraniana.
I mercati hanno reagito immediatamente. Dopo le parole del presidente, il prezzo del petrolio è salito con forza: il Brent, riferimento globale del greggio, ha guadagnato il 6%, avvicinandosi ai 79 dollari al barile nelle contrattazioni del mattino. Il petrolio è così tornato sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra.
Sempre in risposta agli attacchi nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno revocato anche la licenza che consentiva la vendita di petrolio iraniano, aumentando ulteriormente l’incertezza sulle forniture globali e alimentando nuovi timori sui mercati energetici.
Al fianco di Trump, il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha sostenuto l’azione americana. “Penso che quello che avete fatto la scorsa notte fosse assolutamente necessario. È stata una risposta molto forte”, ha detto.
Trump accusa da tempo gli alleati della NATO di non contribuire abbastanza allo sforzo bellico contro l’Iran, ma Rutte ha respinto la critica: gli aerei da guerra e le aerocisterne statunitensi, ha ricordato, hanno compiuto 5.000 missioni dalle basi europee nelle fasi più intense del conflitto.
Rutte ha poi minimizzato le divisioni interne all’Alleanza Atlantica, definendo “casi isolati” le decisioni di alcuni Paesi membri, tra cui Italia e Spagna, di non concedere le proprie basi per le operazioni militari contro l’Iran.
Proprio la Spagna di Pedro Sánchez è finita al centro di un secondo affondo del presidente americano. Poco prima dell’incontro con gli altri leader dell’Alleanza Atlantica, Trump ha annunciato di voler interrompere ogni rapporto commerciale con Madrid a causa della sua spesa militare, giudicata insufficiente da Washington.
“Non ho parlato con la Spagna. La Spagna è una causa persa. Non vogliamo più fare affari con la Spagna”, ha detto ai giornalisti. Poi, rivolgendosi a quello che sembrava essere il Segretario al Tesoro Scott Bessent, ha aggiunto: “A proposito, vorrei che li tagliassi fuori”.
Lo scontro con Madrid risale già al vertice NATO dello scorso anno, quando la Spagna era stata l’unico Paese alleato a rifiutare il nuovo obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. Una scelta che aveva irritato profondamente Washington e spinto Trump a minacciare più volte una risposta commerciale attraverso i dazi.
La frattura si è poi aggravata con la guerra contro l’Iran. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha criticato la decisione americana di entrare nel conflitto e ha negato l’uso delle basi militari spagnole per la campagna contro Teheran. “La Spagna è un pessimo partner nella NATO. Non partecipano, non pagano nulla”, ha attaccato Trump.
Resta però da capire come un annuncio del genere possa tradursi in pratica. La Spagna è infatti parte integrante dell’Unione Europea e la politica commerciale è una competenza di Bruxelles, non dei singoli Stati membri. Un eventuale stop deciso unilateralmente da Washington finirebbe quindi per scontrarsi con il quadro giuridico e commerciale dell’UE.
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"Die Digitalorganisation D64 hat unterdessen eine Aktion „Rettet das Informationsfreiheitsgesetz!“ gestartet. In der Graswurzel-Kampagne stellt D64 Musteranträge für Parteimitglieder von Union und SPD bereit, damit sich dort unterschiedliche Parteigliederungen für das Informationsfreiheitsgesetz und gegen die geplanten Änderungen aussprechen können."
via @netzpolitik_feed
netzpolitik.org/2026/gegenwind…
Die Pläne des Koalitionsausschusses, die Informationsfreiheit faktisch abzuschaffen, geraten immer mehr ins Wanken. Nach großen Teilen der Zivilgesellschaft und den zuständigen Behörden stellen sich nun auch die SPD-Bundestagsabgeordneten dagegen.Markus Reuter (netzpolitik.org)
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"Das ZDF soll uneingeschränkt die kritische Berichterstattung gewährleisten" sollte an sich keine kontroverse Forderung sein.
Unser Co-Vorsitzender @erik beschäftigt sich in seiner Kolumne "Neues aus dem Fernsehrat" bei @netzpolitik_feed mit der Frage, ob Sanktionslisten auch Auswirkungen auf die Berichterstattung des ZDF haben könnten, und stellt einige Forderungen auf. Welche das sind, lest ihr hier:
netzpolitik.org/2026/neues-aus…
Menschen sorgen sich wegen Sanktionsklauseln in Verträgen des ZDF um die journalistische Unabhängigkeit des Senders.Erik Tuchtfeld (netzpolitik.org)
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10 giorni. Forse sono abbastanza per una vacanza, sicuramente non per prendersi cura di una bimba o di un bimbo.
Ma oggi in Italia un papà ha diritto solo a 10 giorni di congedo, mentre una mamma 5 mesi. E questo scarica tutta la responsabilità della cura alle madri.
Per fortuna c'è una proposta di legge di iniziativa popolare che si chiama "10giorninonbastano" per un congedo più giusto, condiviso e paritario.
Potete firmarla qui: pariallapari.it/
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Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.Markéta Gregorová (YouTube)
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Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.Markéta Gregorová (YouTube)
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Gegenwind wird stärker: SPD-Fraktion gegen De-facto-Abschaffung der Informationsfreiheit
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La Casa Bianca ha pubblicato un rapporto di 162 pagine in cui accusa il National Museum of American History, uno dei musei dello Smithsonian, di "attivismo politico estremo" e incolpa i suoi dirigenti di cancellare l'eredità storica degli Stati Uniti.
Lo Smithsonian è il più grande complesso museale del mondo, un insieme di 21 musei con sede soprattutto a Washington, finanziato in parte dallo Stato e in parte da fondi privati. Il museo di storia americana è da tempo il più osservato tra questi. Il rapporto, intitolato "Saving America's Story" e diffuso sabato, nasce da un ordine esecutivo firmato dal presidente Trump nel marzo del 2025, con cui aveva chiesto di eliminare ogni "ideologia impropria" dai musei dello Smithsonian.
La conclusione centrale del documento è che i vertici del museo hanno adottato "un quadro ideologico che non tratta più la storia americana come un patrimonio nazionale condiviso da insegnare o celebrare, ma come uno strumento politico per dividere, scoraggiare e demoralizzare i cittadini". Nel testo si legge che la storia raccontata nel museo "non è quella della vittoria della libertà e del genio del nostro paese, ma una storia di rimpianto, tragedia e vergogna".
Il rapporto è stato scritto dal Domestic Policy Council, l'ufficio della Casa Bianca che si occupa delle politiche interne, guidato da Vince Haley, che ha coordinato parte della pressione dell'Amministrazione sullo Smithsonian e ne ha minacciato i finanziamenti federali. Il documento accusa la dirigenza attuale di imporre ai musei "un'ideologia radicale e militante" e di rifiutarsi di raccontare "la storia nobile e onesta del grande paese che conosciamo e amiamo".
Gran parte della responsabilità viene attribuita alla direttrice del museo, Anthea Hartig, citata decine di volte nel testo. Interpellata, Hartig ha rimandato alla dichiarazione dello Smithsonian, che ha rivendicato la propria indipendenza: "Da più di 180 anni lo Smithsonian serve il pubblico americano con una ricerca indipendente e non di parte, e restiamo impegnati a farlo".
Beth English, direttrice esecutiva della Organization of American Historians, l'associazione degli storici americani di cui Hartig è stata presidente tra il 2023 e il 2024, ha contestato l'impostazione del rapporto, ricordando che il museo offre uno sguardo ampio e articolato sulla storia del paese. "In molti sensi, la vera lamentela del rapporto non riguarda l'inesattezza, ma il fatto che il museo non sia abbastanza celebrativo", ha detto. "Ed è la richiesta di un'unica versione della storia, mascherata da difesa dell'equilibrio."
Anche il deputato democratico Joe Morelle, esponente di spicco della commissione della Camera che vigila sullo Smithsonian, ha criticato il documento, definendolo costruito "per controllare la narrazione". "Il paese è più forte quando affronta e riflette sulla propria storia con onestà, non quando è soggetto a test di lealtà politica", ha detto. "Lo Smithsonian risponde alla storia, non a Donald Trump. Nessun presidente può riscrivere la storia americana." Il presidente repubblicano della commissione non ha risposto alle richieste di commento.
Il nuovo rapporto è un'ulteriore escalation di una campagna che dura da oltre un anno. Pochi mesi dopo l'ordine esecutivo il presidente aveva detto di aver licenziato la direttrice della National Portrait Gallery, Kim Sajet, definendola "una persona molto di parte e una forte sostenitrice della DEI", le politiche di diversità, equità e inclusione. L'istituzione aveva rivendicato la propria autorità sulle assunzioni e sui licenziamenti, ma Sajet si era poi dimessa, dicendo di essere diventata una distrazione.
Nel luglio del 2025 il museo di storia americana aveva rimosso i riferimenti ai due impeachment di Trump da una sezione espositiva, nell'ambito di una revisione dei contenuti accettata dallo Smithsonian dopo le pressioni della Casa Bianca. I riferimenti erano stati reintegrati una settimana dopo. La Casa Bianca ha avviato revisioni dei contenuti di diversi musei, criticato singole mostre e i testi alle pareti e minacciato di trattenere fondi già approvati.
Lo Smithsonian è storicamente indipendente: il suo bilancio federale è stanziato dal Congresso, ma i fondi vengono erogati dall'ufficio bilancio della Casa Bianca e l'Amministrazione sostiene che ogni spesa debba essere conforme agli ordini del presidente. Su richiesta della Casa Bianca il museo ha già consegnato una serie di documenti.
Il punto più contestato riguarda le celebrazioni per i 250 anni dell'indipendenza americana, un anniversario che il presidente ha celebrato con grandi manifestazioni. Il rapporto accusa il museo di essersi rifiutato di celebrare la nazione e la sua storia per l'occasione, sostenendo che non ha creato alcuna mostra dedicata a un racconto generale della storia americana né ai padri fondatori, alla Dichiarazione d'indipendenza o alla guerra rivoluzionaria.
Sotto la guida di Hartig, in realtà, il museo ha allestito in tutto l'edificio una serie di reperti per l'anniversario. A maggio ha inaugurato una mostra intitolata "In Pursuit of Life, Liberty & Happiness", con 250 oggetti che raccontano la ricerca degli ideali elencati nella Dichiarazione d'indipendenza. Tra questi ci sono la scrivania che Thomas Jefferson progettò e usò per redigere il documento, la bandiera del 1813 che ispirò l'inno nazionale "The Star-Spangled Banner" e la Philadelphia, una cannoniera dell'epoca rivoluzionaria che rallentò le forze britanniche nel 1776. La mostra resterà aperta fino alla fine dell'anno.
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Die Pläne des Koalitionsausschusses, die Informationsfreiheit faktisch abzuschaffen, geraten immer mehr ins Wanken. Nach großen Teilen der Zivilgesellschaft und den zuständigen Behörden stellt sich nun auch SPD-Bundestagsfraktion dagegen. #IFG
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Die Pläne des Koalitionsausschusses, die Informationsfreiheit faktisch abzuschaffen, geraten immer mehr ins Wanken. Nach großen Teilen der Zivilgesellschaft und den zuständigen Behörden stellen sich nun auch die SPD-Bundestagsabgeordneten dagegen.Markus Reuter (netzpolitik.org)
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Mit einem verfahrenstechnischen Kniff drängen Befürworter im EU-Parlament kurz vor der Sommerpause auf die Reaktivierung anlassloser Scans von Chatnachrichten.Stefan Krempl (heise online)
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Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky ed ex leader della maggioranza al Senato, è ricoverato dal 14 giugno in un ospedale dell'area di Washington. In più di tre settimane il suo ufficio non ha mai spiegato il motivo del ricovero né quali cure stia ricevendo. Il senatore, che ha 84 anni, non si è più fatto sentire pubblicamente e il silenzio ha alimentato voci sempre più insistenti sulle sue reali condizioni di salute.
L'indicazione più concreta su cosa sia successo arriva dalle registrazioni delle comunicazioni dei soccorritori, riportate da diverse testate. La mattina del 14 giugno, tra le 8:36 e le 8:43 ora di Washington (tra le 14:36 e le 14:43 in Italia), la centrale operativa chiese l'invio dei medici per una persona "priva di conoscenza" all'indirizzo di McConnell nella capitale. Sei minuti dopo un operatore dei servizi di emergenza segnalò una rianimazione cardiopolmonare in corso su un paziente in arresto cardiaco. Le registrazioni non nominano il senatore e il suo ufficio si è rifiutato di commentarle.
Le comunicazioni ufficiali ripetono da settimane la stessa formula. Nell'ultimo aggiornamento, del 2 luglio, l'ufficio di McConnell ha detto che il senatore "apprezza la dimostrazione di sostegno che sta ricevendo mentre prosegue la convalescenza in ospedale", che "continua a migliorare" e che lavora con il suo staff sui dossier del Kentucky e del Senato mentre i lavori parlamentari sono sospesi.
Alcuni colleghi repubblicani assicurano di avere parlato con lui. Il giorno dopo il ricovero John Thune, leader della maggioranza al Senato, disse ai giornalisti che McConnell era "chiaramente sintonizzato su quello che succede". Martedì un portavoce di Thune ha detto a The Hill che i due hanno avuto al telefono "una conversazione lunga e sostanziosa" su vari temi, tra cui la sicurezza nazionale. Una portavoce di John Barrasso, il numero due dei repubblicani al Senato, ha riferito di una telefonata di circa venti minuti sulle campagne per il Senato, su una recente sentenza della Corte Suprema e sullo scandalo che ha travolto il candidato democratico nel Maine, Graham Platner. Anche Scott Jennings, ex consigliere di McConnell e commentatore conservatore, ha scritto su X di avere parlato con il senatore per quasi venti minuti di Iran, Ucraina e della situazione politica nel Maine.
Le rassicurazioni non hanno fermato le voci. Lunedì sera Laura Loomer, attivista di estrema destra vicina al presidente e nota per avere diffuso in passato bufale e disinformazione, ha scritto su X che secondo le sue fonti McConnell sarebbe "in morte cerebrale" e "attaccato alle macchine", parlando di un insabbiamento. Nelle ore successive diverse figure del mondo MAGA hanno chiesto all'ufficio del senatore una prova che sia ancora vivo, per esempio un video dall'ospedale, mentre Steve Bannon ha rilanciato la teoria secondo cui lo staff vorrebbe evitare di fare scattare un'elezione speciale. Anche tra i colleghi le informazioni scarseggiano: il senatore repubblicano Mike Lee ha scritto che "molti di noi non parlano delle condizioni di Mitch McConnell perché non ne sappiamo nulla".
Le polemiche hanno toccato anche la moglie di McConnell, Elaine Chao, ex segretaria ai Trasporti, criticata per essere stata in Cina durante il ricovero. Il governo cinese ha confermato che Chao ha incontrato il vicepresidente Han Zheng a Pechino il 17 giugno, tre giorni dopo l'ingresso del marito in ospedale. Un suo portavoce ha detto alla BBC che si trattava di un viaggio pianificato da tempo per le attività filantropiche della famiglia e che le condizioni di McConnell "non richiedevano un rientro immediato". Chao è poi tornata negli Stati Uniti.
McConnell ha avuto una lunga serie di problemi di salute negli ultimi anni. Nel 2023 cadde a una cena a Washington, fratturandosi una costola e riportando una commozione cerebrale. Nello stesso anno si bloccò due volte per decine di secondi mentre parlava in pubblico, perdendo momentaneamente la parola. Dopo altre cadute nel 2024 e nel 2025, a febbraio di quest'anno è stato ricoverato per circa una settimana per sintomi influenzali. Il senatore, che da bambino ebbe la poliomielite, negli ultimi mesi si spostava in sedia a rotelle tra il suo ufficio e il Campidoglio.
L'assenza di McConnell pesa anche sui lavori del Senato. La commissione Appropriazioni, dove il senatore guida la sottocommissione per la Difesa, ha rinviato a fine giugno un'audizione per fare avanzare quattro leggi di spesa, perché ai repubblicani serve il suo voto per superare l'opposizione compatta dei democratici. Il presidente sta intanto chiedendo una nuova legge con 350 miliardi di dollari aggiuntivi di spese militari, da approvare con la procedura di "riconciliazione" che permette di aggirare l'ostruzionismo al Senato. In una delle sue ultime dichiarazioni pubbliche prima del ricovero, McConnell aveva previsto che non ci sarebbe stata un'altra legge di quel tipo.
McConnell non si ricandiderà e il suo mandato scade a inizio gennaio. Se morisse o non potesse concludere il mandato, il Kentucky dovrebbe scegliere un successore con un'elezione speciale: una legge statale del 2024 ha tolto al governatore, il democratico Andy Beshear, il potere di nominare direttamente un sostituto. Secondo alcuni giuristi la norma è però in conflitto con il 17° emendamento della Costituzione, che permette al governatore di nominare un senatore ad interim in attesa del voto. Una vacanza improvvisa potrebbe quindi aprire una lunga battaglia legale. Per il seggio sono già in corsa il repubblicano Andy Barr, deputato del Kentucky dal 2013, che ha vinto le primarie a maggio, e il democratico Charles Booker, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
McConnell, 84, has been in hospital for more than four weeks, and his staff have not yet said why he was admitted.Max Matza (BBC News)
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L’Italia si è astenuta durante la votazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per riaprire il dibattito sull’impatto del blocco degli Stati Uniti contro Cuba, risultando uno dei pochi paesi dell’UE ad aver adottato tale posizione.administrator (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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Patrick Breyer
in reply to Patrick Breyer • • •#ChatControl 1.0 is just as dangerous today as it was when it was introduced. My plenary speech back then. 👇
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Seth G., Fight Chat Control, Gianmarco Gargiulo, ⚾️🤌☕🤌KinmenRisingProject-🇹🇼🇺🇦, Tyorgg e Leander Lindahl reshared this.
Patrick Breyer
in reply to Patrick Breyer • • •La #ChatControl 1.0 est tout aussi dangereuse aujourd'hui qu'au moment de son introduction.👇
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peertube.european-pirates.euPatrick Breyer
in reply to Patrick Breyer • • •#ChatControl 1.0 è tanto pericolosa oggi quanto lo era al momento della sua introduzione.👇
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Privacy Pride e Gianmarco Gargiulo reshared this.
Patrick Breyer
in reply to Patrick Breyer • • •La #ChatControl 1.0 es tan peligrosa hoy como lo era cuando se introdujo.👇
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