Il traffico illegale di armi rappresenta una minaccia globale che alimenta violenza, criminalità organizzata e terrorismo. Per affrontare questo fenomeno, la cooperazione internazionale non è solo utile, ma fondamentale. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (#UNODC) ha individuato cinque strategie concrete che i paesi possono adottare per contrastare efficacemente questo commercio illegale, basandosi su esperienze reali e strumenti giuridici internazionali.
Uno degli ostacoli principali nel contrastare il traffico di armi è la mancanza di coordinamento tra i paesi. I trafficanti approfittano delle differenze legislative e delle frontiere porose per sfuggire alla giustizia. Un esempio lampante è la collaborazione tra Burkina Faso e Benin: grazie al supporto dell’UNODC, i due paesi hanno creato una squadra investigativa congiunta, che ha permesso di avviare sei indagini sul traffico di armi in pochi mesi. Questo dimostra che, quando gli Stati condividono informazioni e risorse, i risultati arrivano.
Esistono già strumenti potenti per combattere questo fenomeno, come la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale (UNTOC) e il suo Protocollo sulle Armi da Fuoco. Questi accordi offrono agli Stati mezzi legali per indagare, processare e condannare i trafficanti. Tuttavia, molti paesi faticano a implementarli appieno. L’adozione e l’applicazione rigorosa di questi strumenti possono fare la differenza, disarticolando le reti criminali e riducendo la circolazione delle armi illegali.
La mancanza di dati aggiornati è un altro punto debole. Spesso, le forze dell’ordine non hanno accesso a informazioni su rotte, origine delle armi sequestrate o paesi di produzione. Una banca dati condivisa tra Stati permetterebbe di tracciare più efficacemente il flusso delle armi e identificare i punti critici. Ad esempio, sapere che un carico di armi è stato sequestrato in un paese può aiutare un altro Stato a prevenire un’operazione simile sul proprio territorio.
Le indagini sul traffico di armi sono complesse e richiedono competenze specializzate. L’UNODC organizza corsi di formazione per magistrati, polizia e doganieri, insegnando tecniche di analisi del rischio, identificazione delle armi e uso di sistemi di rilevamento (come i raggi X nei porti e negli aeroporti). In questo modo, gli operatori possono anticipare le mosse dei trafficanti e agire con maggiore efficacia.
Le armi illegali viaggiano spesso attraverso canali insospettabili, come i servizi postali o le spedizioni espresse. Per questo, è essenziale mappare le rotte e collaborare con aziende di trasporto, servizi postali e autorità doganali. Ad esempio, in Europa e nei Balcani, workshop congiunti tra paesi hanno permesso di intercettare armi nascoste in pacchi postali, dimostrando che la sinergia tra settori diversi può chiudere le vie ai trafficanti.
Il traffico illegale di armi non è un problema che un singolo paese può risolvere da solo. Servono azione coordinata, condivisione di risorse e volontà politica. I cinque punti sopra illustrati non sono solo teorie, ma strategie già testate che, se applicate su larga scala, possono salvare vite e rendere il mondo un posto più sicuro.
Il traffico illegale di armi rappresenta una minaccia globale che alimenta violenza, criminalità organizzata e terrorismo. Per affrontare questo fenomeno, la cooperazione internazionale non è solo utile, ma fondamentale. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (#UNODC) ha individuato cinque strategie concrete che i paesi possono adottare per contrastare efficacemente questo commercio illegale, basandosi su esperienze reali e strumenti giuridici internazionali.
Uno degli ostacoli principali nel contrastare il traffico di armi è la mancanza di coordinamento tra i paesi. I trafficanti approfittano delle differenze legislative e delle frontiere porose per sfuggire alla giustizia. Un esempio lampante è la collaborazione tra Burkina Faso e Benin: grazie al supporto dell’UNODC, i due paesi hanno creato una squadra investigativa congiunta, che ha permesso di avviare sei indagini sul traffico di armi in pochi mesi. Questo dimostra che, quando gli Stati condividono informazioni e risorse, i risultati arrivano.
Esistono già strumenti potenti per combattere questo fenomeno, come la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale (UNTOC) e il suo Protocollo sulle Armi da Fuoco. Questi accordi offrono agli Stati mezzi legali per indagare, processare e condannare i trafficanti. Tuttavia, molti paesi faticano a implementarli appieno. L’adozione e l’applicazione rigorosa di questi strumenti possono fare la differenza, disarticolando le reti criminali e riducendo la circolazione delle armi illegali.
La mancanza di dati aggiornati è un altro punto debole. Spesso, le forze dell’ordine non hanno accesso a informazioni su rotte, origine delle armi sequestrate o paesi di produzione. Una banca dati condivisa tra Stati permetterebbe di tracciare più efficacemente il flusso delle armi e identificare i punti critici. Ad esempio, sapere che un carico di armi è stato sequestrato in un paese può aiutare un altro Stato a prevenire un’operazione simile sul proprio territorio.
Le indagini sul traffico di armi sono complesse e richiedono competenze specializzate. L’UNODC organizza corsi di formazione per magistrati, polizia e doganieri, insegnando tecniche di analisi del rischio, identificazione delle armi e uso di sistemi di rilevamento (come i raggi X nei porti e negli aeroporti). In questo modo, gli operatori possono anticipare le mosse dei trafficanti e agire con maggiore efficacia.
Le armi illegali viaggiano spesso attraverso canali insospettabili, come i servizi postali o le spedizioni espresse. Per questo, è essenziale mappare le rotte e collaborare con aziende di trasporto, servizi postali e autorità doganali. Ad esempio, in Europa e nei Balcani, workshop congiunti tra paesi hanno permesso di intercettare armi nascoste in pacchi postali, dimostrando che la sinergia tra settori diversi può chiudere le vie ai trafficanti.
Il traffico illegale di armi non è un problema che un singolo paese può risolvere da solo. Servono azione coordinata, condivisione di risorse e volontà politica. I cinque punti sopra illustrati non sono solo teorie, ma strategie già testate che, se applicate su larga scala, possono salvare vite e rendere il mondo un posto più sicuro.
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# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
L'operazione, coordinata dalla Polizia criminale tedesca dello Stato del Baden-Württemberg e dalla Procura di Stoccarda, ha portato all'esecuzione di sei mandati di arresto e alla perquisizione simultanea di 16 immobili residenziali e commerciali in Germania, Italia e Spagna. In Germania sono state sequestrate due pistole con munizioni detenute illegalmente, nonché banconote in euro contraffatte di origine italiana legate al cosiddetto “Gruppo Napoli”. Inoltre, gli agenti sul campo hanno sequestrato 16 cellulari e dispositivi di archiviazione.
L'indagine è iniziata con l'arresto di un cittadino italiano di 47 anni nel Baden-Württemberg, in Germania, nel novembre 2021, a seguito di un mandato di arresto internazionale emesso dalle autorità italiane. Era stato accusato di appartenenza alla camorra e di coinvolgimento nella contraffazione, nel riciclaggio di denaro e nel traffico di droga. Estradato in Italia nel 2022, è stato successivamente rilasciato ma è rimasto in contatto con altri sospettati, tra cui individui che gestivano ristoranti a Stoccarda, in Germania, sospettati di facilitare il commercio illecito.
Gli investigatori hanno messo insieme la rete criminale che coinvolgeva cinque sospettati italiani e un sospettato turco. Il gruppo è accusato di aver prodotto e fornito banconote in euro contraffatte di alta qualità a organizzazioni criminali in Germania e Spagna per un'ulteriore distribuzione. Dall'indagine è emerso che diverse centinaia di migliaia di banconote contraffatte circolavano in questo modo.
Sei arresti e sequestri significativi
Nel corso delle azioni coordinate sono stati eseguiti sei mandati di arresto: cinque sospettati sono ora in custodia cautelare e uno è stato rilasciato sotto condizioni giudiziarie. Le forze dell'ordine hanno perquisito contemporaneamente 16 proprietà a Stoccarda, nel distretto di Rems-Murr (Germania), Napoli (Italia) e Gran Canaria (Spagna). I sequestri includono armi da fuoco, droga, denaro contraffatto, nonché telefoni cellulari e altri dispositivi di archiviazione dati.
Europol ha inviato due esperti a Napoli (in accordo con il Comando Antifalsificazione Monetaria dei Carabinieri (CCAFM)) e Stoccarda per fornire supporto tecnico, confrontare le informazioni operative con le banche dati di Europol e i sistemi della Banca centrale europea e facilitare l'analisi finanziaria a supporto delle indagini. L'indagine è stata sostenuta dalla rete @ON, finanziata dall'UE e guidata dalla Direzione investigativa antimafia italiana (DIA).
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L'indagine è iniziata con l'arresto di un cittadino italiano di 47 anni nel Baden-Württemberg, in Germania, nel novembre 2021, a seguito di un mandato di arresto internazionale emesso dalle autorità italiane. Era stato accusato di appartenenza alla camorra e di coinvolgimento nella contraffazione, nel riciclaggio di denaro e nel traffico di droga. Estradato in Italia nel 2022, è stato successivamente rilasciato ma è rimasto in contatto con altri sospettati, tra cui individui che gestivano ristoranti a Stoccarda, in Germania, sospettati di facilitare il commercio illecito.
Gli investigatori hanno messo insieme la rete criminale che coinvolgeva cinque sospettati italiani e un sospettato turco. Il gruppo è accusato di aver prodotto e fornito banconote in euro contraffatte di alta qualità a organizzazioni criminali in Germania e Spagna per un'ulteriore distribuzione. Dall'indagine è emerso che diverse centinaia di migliaia di banconote contraffatte circolavano in questo modo.
Sei arresti e sequestri significativi
Nel corso delle azioni coordinate sono stati eseguiti sei mandati di arresto: cinque sospettati sono ora in custodia cautelare e uno è stato rilasciato sotto condizioni giudiziarie. Le forze dell'ordine hanno perquisito contemporaneamente 16 proprietà a Stoccarda, nel distretto di Rems-Murr (Germania), Napoli (Italia) e Gran Canaria (Spagna). I sequestri includono armi da fuoco, droga, denaro contraffatto, nonché telefoni cellulari e altri dispositivi di archiviazione dati.
Europol ha inviato due esperti a Napoli (in accordo con il Comando Antifalsificazione Monetaria dei Carabinieri (CCAFM)) e Stoccarda per fornire supporto tecnico, confrontare le informazioni operative con le banche dati di Europol e i sistemi della Banca centrale europea e facilitare l'analisi finanziaria a supporto delle indagini. L'indagine è stata sostenuta dalla rete @ON, finanziata dall'UE e guidata dalla Direzione investigativa antimafia italiana (DIA).
L’operazione DRAKKAR, coordinata dalla Polizia Nazionale spagnola (#CuerpoNacionaldePolicía) con il supporto di #Europol, mostra con chiarezza come avvenga il riciclaggio su scala internazionale. L’indagine ha portato a 21 arresti e all’individuazione, sequestro o congelamento di circa 20 milioni di euro in beni.
Al centro vi era una rete di underground banking (chiamata dagli investigatori “Dubai Bank”): un sistema clandestino capace di mettere rapidamente denaro a disposizione delle organizzazioni criminali in Paesi diversi, finanziando nuove spedizioni e facendo circolare i proventi del narcotraffico.
Il punto essenziale è questo: il denaro non deve necessariamente attraversare fisicamente le frontiere. Il valore viene trasferito tramite una rete di intermediari che compensa internamente debiti e crediti, usando operazioni commerciali, società, conti correnti, raccolte di contante e altri beni. In pratica, il denaro può essere consegnato in un Paese e reso disponibile altrove, senza un bonifico diretto tra le due estremità della transazione.
Gli investigatori hanno rilevato anche l’uso di codici di autenticazione per la consegna del contante: ad esempio, il numero seriale di una banconota veniva comunicato lungo la catena; chi presentava il codice corrispondente poteva ritirare il denaro. Un espediente semplice, ma efficace per ridurre i contatti diretti e rendere più difficile ricostruire i flussi.
Il riciclaggio, dunque, non è una fase successiva e marginale del narcotraffico: è il suo sistema circolatorio. Seguire il denaro, individuare i mediatori finanziari e aggredire i patrimoni — immobili, veicoli, conti e società — significa colpire la capacità stessa delle reti criminali di operare e reinvestire.
L’operazione DRAKKAR, coordinata dalla Polizia Nazionale spagnola (#CuerpoNacionaldePolicía) con il supporto di #Europol, mostra con chiarezza come avvenga il riciclaggio su scala internazionale. L’indagine ha portato a 21 arresti e all’individuazione, sequestro o congelamento di circa 20 milioni di euro in beni.
Al centro vi era una rete di underground banking (chiamata dagli investigatori “Dubai Bank”): un sistema clandestino capace di mettere rapidamente denaro a disposizione delle organizzazioni criminali in Paesi diversi, finanziando nuove spedizioni e facendo circolare i proventi del narcotraffico.
Il punto essenziale è questo: il denaro non deve necessariamente attraversare fisicamente le frontiere. Il valore viene trasferito tramite una rete di intermediari che compensa internamente debiti e crediti, usando operazioni commerciali, società, conti correnti, raccolte di contante e altri beni. In pratica, il denaro può essere consegnato in un Paese e reso disponibile altrove, senza un bonifico diretto tra le due estremità della transazione.
Gli investigatori hanno rilevato anche l’uso di codici di autenticazione per la consegna del contante: ad esempio, il numero seriale di una banconota veniva comunicato lungo la catena; chi presentava il codice corrispondente poteva ritirare il denaro. Un espediente semplice, ma efficace per ridurre i contatti diretti e rendere più difficile ricostruire i flussi.
Il riciclaggio, dunque, non è una fase successiva e marginale del narcotraffico: è il suo sistema circolatorio. Seguire il denaro, individuare i mediatori finanziari e aggredire i patrimoni — immobili, veicoli, conti e società — significa colpire la capacità stessa delle reti criminali di operare e reinvestire.
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La transizione energetica ha bisogno di rame, litio, nichel, cobalto, cromo e terre rare. Sono materiali essenziali per reti elettriche, batterie, rinnovabili, digitale, difesa e industria. Ma la crescente domanda globale non sta creando soltanto nuove opportunità economiche: sta anche aprendo nuovi spazi per corruzione, furti, riciclaggio e contrabbando.
È il quadro che emerge dall’ issue paper di UNODC (reperibile qui unodc.org/documents/bmb/Issue_…) dedicato alle catene di fornitura dei minerali critici per la transizione energetica nell’Africa australe. La ricerca, basata su oltre 60 interviste e visite sul campo in Botswana, Sudafrica e Zambia, invita a superare un’idea troppo rassicurante della “filiera verde”.
Il punto centrale è semplice: un minerale non diventa sostenibile solo perché serve a produrre energia pulita.
La criminalità può infiltrarsi in ogni fase della catena. A monte, attraverso estrazioni non autorizzate o l’uso improprio di licenze rilasciate per la sola esplorazione. Nelle attività minerarie di media e grande scala, spesso formalmente registrate, le violazioni possono essere nascoste dietro società di comodo, intermediari autorizzati e strutture societarie opache. Molti casi, osserva il rapporto, finiscono trattati come semplici irregolarità amministrative - con multe, sospensioni o accordi - anziché come possibili reati organizzati.
Il rischio non riguarda soltanto le miniere informali. Anzi, per molti minerali critici l’estrazione e la lavorazione richiedono capitali, tecnologia e impianti industriali: proprio per questo occorre guardare anche alle operazioni apparentemente regolari.
Il rame è un esempio particolarmente eloquente. Può essere rubato da infrastrutture elettriche, reti ferroviarie, miniere e impianti, poi fuso e reimmesso nel mercato con documenti apparentemente validi. Il danno non è astratto: mentre il rame è indispensabile per elettrificare economie e comunità, il suo furto può privare quelle stesse comunità di elettricità, trasporti e servizi essenziali.
I nodi più vulnerabili sono quelli in cui l’origine del materiale diventa difficile da verificare: rottamatori, fonderie, depositi, magazzini doganali, corridoi di trasporto e porti. Qui minerali di provenienza illecita possono essere mescolati con carichi legittimi, riclassificati, rilabelizzati o esportati con dichiarazioni falsate su origine, qualità e valore.
Le difficoltà aumentano perché molti giacimenti contengono più minerali insieme. Questo rende più facile occultare materiali e sottostimarne il valore in spedizioni miste. Alle frontiere e nei porti, strumenti insufficienti, scanner non funzionanti, carenza di competenze mineralogiche e scambio di dati limitato lasciano ampi margini di manovra. Controllare la coerenza di un documento non equivale a verificare davvero cosa c’è dentro un container.
Il rapporto descrive inoltre reti criminali stratificate: lavoratori vulnerabili e piccoli raccoglitori possono essere impiegati nei livelli più esposti; intermediari, commercianti, logistica, società di facciata e funzionari corrotti facilitano invece l’inserimento del materiale nei flussi commerciali. Le rotte e le infrastrutture usate per i minerali possono sovrapporsi a quelle di droga, armi, estorsione e, in prospettiva, lavoro forzato.
La lezione per governi, imprese e consumatori è netta: la sicurezza delle filiere non può fermarsi alla concessione mineraria. Servono tracciabilità reale, trasparenza sui titolari effettivi delle imprese, verifiche tecniche alle esportazioni, cooperazione tra dogane, polizia e regolatori, responsabilità penale proporzionata e tutele per le comunità coinvolte.
La transizione energetica sarà davvero giusta soltanto se, oltre a ridurre le emissioni, ridurrà anche le opportunità di sfruttamento e impunità lungo la catena dei minerali.
La transizione energetica ha bisogno di rame, litio, nichel, cobalto, cromo e terre rare. Sono materiali essenziali per reti elettriche, batterie, rinnovabili, digitale, difesa e industria. Ma la crescente domanda globale non sta creando soltanto nuove opportunità economiche: sta anche aprendo nuovi spazi per corruzione, furti, riciclaggio e contrabbando.
È il quadro che emerge dall’ issue paper di UNODC (reperibile qui unodc.org/documents/bmb/Issue_…) dedicato alle catene di fornitura dei minerali critici per la transizione energetica nell’Africa australe. La ricerca, basata su oltre 60 interviste e visite sul campo in Botswana, Sudafrica e Zambia, invita a superare un’idea troppo rassicurante della “filiera verde”.
Il punto centrale è semplice: un minerale non diventa sostenibile solo perché serve a produrre energia pulita.
La criminalità può infiltrarsi in ogni fase della catena. A monte, attraverso estrazioni non autorizzate o l’uso improprio di licenze rilasciate per la sola esplorazione. Nelle attività minerarie di media e grande scala, spesso formalmente registrate, le violazioni possono essere nascoste dietro società di comodo, intermediari autorizzati e strutture societarie opache. Molti casi, osserva il rapporto, finiscono trattati come semplici irregolarità amministrative – con multe, sospensioni o accordi – anziché come possibili reati organizzati.
Il rischio non riguarda soltanto le miniere informali. Anzi, per molti minerali critici l’estrazione e la lavorazione richiedono capitali, tecnologia e impianti industriali: proprio per questo occorre guardare anche alle operazioni apparentemente regolari.
Il rame è un esempio particolarmente eloquente. Può essere rubato da infrastrutture elettriche, reti ferroviarie, miniere e impianti, poi fuso e reimmesso nel mercato con documenti apparentemente validi. Il danno non è astratto: mentre il rame è indispensabile per elettrificare economie e comunità, il suo furto può privare quelle stesse comunità di elettricità, trasporti e servizi essenziali.
I nodi più vulnerabili sono quelli in cui l’origine del materiale diventa difficile da verificare: rottamatori, fonderie, depositi, magazzini doganali, corridoi di trasporto e porti. Qui minerali di provenienza illecita possono essere mescolati con carichi legittimi, riclassificati, rilabelizzati o esportati con dichiarazioni falsate su origine, qualità e valore.
Le difficoltà aumentano perché molti giacimenti contengono più minerali insieme. Questo rende più facile occultare materiali e sottostimarne il valore in spedizioni miste. Alle frontiere e nei porti, strumenti insufficienti, scanner non funzionanti, carenza di competenze mineralogiche e scambio di dati limitato lasciano ampi margini di manovra. Controllare la coerenza di un documento non equivale a verificare davvero cosa c’è dentro un container.
Il rapporto descrive inoltre reti criminali stratificate: lavoratori vulnerabili e piccoli raccoglitori possono essere impiegati nei livelli più esposti; intermediari, commercianti, logistica, società di facciata e funzionari corrotti facilitano invece l’inserimento del materiale nei flussi commerciali. Le rotte e le infrastrutture usate per i minerali possono sovrapporsi a quelle di droga, armi, estorsione e, in prospettiva, lavoro forzato.
La lezione per governi, imprese e consumatori è netta: la sicurezza delle filiere non può fermarsi alla concessione mineraria. Servono tracciabilità reale, trasparenza sui titolari effettivi delle imprese, verifiche tecniche alle esportazioni, cooperazione tra dogane, polizia e regolatori, responsabilità penale proporzionata e tutele per le comunità coinvolte.
La transizione energetica sarà davvero giusta soltanto se, oltre a ridurre le emissioni, ridurrà anche le opportunità di sfruttamento e impunità lungo la catena dei minerali.
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
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Un'operazione internazionale sostenuta da Europol ha interrotto la #botnet peer-to-peer (P2P) di #Sality, un'infrastruttura criminale di lunga data utilizzata per distribuire payload dannosi a migliaia di computer infetti in tutto il mondo.
L'azione coordinata, condotta il 31 agosto 2026 e guidata dalle autorità statunitensi, ha preso di mira una botnet che si ritiene sia operativa da oltre due decenni. Al suo apice, la botnet dava al suo operatore l'accesso a un massimo di un milione di macchine infette in tutto il mondo. Ad oggi, all'infrastruttura sono stati collegati più di 11 milioni di indirizzi IP univoci, che potrebbero essere utilizzati per distribuire payload dannosi a dispositivi compromessi.
L’attività di interruzione ha riunito autorità di Bulgaria, Ungheria, Romania e Stati Uniti, con il sostegno di Europol e dei partner del settore privato CrowdStrike e della Shadowserver Foundation.
Nell'ambito dell'interruzione è stata effettuata un'operazione di sinkholing peer-to-peer per reindirizzare le comunicazioni provenienti da macchine infette lontano dall'infrastruttura criminale. Ciò ha isolato i dispositivi compromessi dalla botnet e ha reso inutilizzabile il canale di comando dell'operatore.
A differenza delle botnet che si basano su un tradizionale server centrale di comando e controllo, le botnet peer-to-peer come Sality utilizzano macchine infette per comunicare direttamente tra loro. Questa struttura decentralizzata li rende particolarmente resilienti e difficili da smantellare, poiché interrompere singole parti dell’infrastruttura non necessariamente fa crollare la rete più ampia.
Per affrontare il problema di Sality è stata quindi necessaria una cooperazione internazionale duratura, durata diversi anni. Dal 2017, Europol ha supportato le autorità preposte all'applicazione della legge in tutto il mondo nella collaborazione per identificare e smantellare le infrastrutture collegate alla botnet, man mano che venivano identificate diverse parti della rete nelle diverse giurisdizioni.
Nelle settimane precedenti l’ultima interruzione, questa cooperazione si è intensificata, con i partner che hanno tenuto chiamate operative settimanali per coordinare le loro azioni. Europol ha sostenuto il coinvolgimento delle autorità preposte all'applicazione della legge in Bulgaria, Ungheria e Romania, contribuendo a coordinare le misure contro l'infrastruttura botnet nelle diverse giurisdizioni.
L'interruzione è stata resa possibile grazie alla stretta collaborazione tra le autorità preposte all'applicazione della legge e i partner del settore privato, che ha riunito intelligence informatica, capacità investigative e competenze tecniche.
Attraverso il Cyber Intelligence Extension Programme ( #CIEP ) di Europol, CrowdStrike e la Shadowserver Foundation hanno collaborato con le autorità preposte all'applicazione della legge, fornendo competenze tecniche e analisi infrastrutturali a supporto dell'interruzione.
Il Centro europeo per la criminalità informatica ( #EC3 ) di Europol ha sostenuto lo scambio e l'analisi dell'intelligence informatica e, insieme alla task force congiunta d'azione contro la criminalità informatica, ha organizzato riunioni operative tra tutti i partner coinvolti. Questi sforzi hanno contribuito a stabilire un quadro operativo comune della botnet e della sua infrastruttura, a facilitare la condivisione di informazioni tra i paesi coinvolti e, in ultima analisi, a sviluppare una strategia coordinata di interruzione.
Un'operazione internazionale sostenuta da Europol ha interrotto la #botnet peer-to-peer (P2P) di #Sality, un'infrastruttura criminale di lunga data utilizzata per distribuire payload dannosi a migliaia di computer infetti in tutto il mondo.
L'azione coordinata, condotta il 31 agosto 2026 e guidata dalle autorità statunitensi, ha preso di mira una botnet che si ritiene sia operativa da oltre due decenni. Al suo apice, la botnet dava al suo operatore l'accesso a un massimo di un milione di macchine infette in tutto il mondo. Ad oggi, all'infrastruttura sono stati collegati più di 11 milioni di indirizzi IP univoci, che potrebbero essere utilizzati per distribuire payload dannosi a dispositivi compromessi.
L’attività di interruzione ha riunito autorità di Bulgaria, Ungheria, Romania e Stati Uniti, con il sostegno di Europol e dei partner del settore privato CrowdStrike e della Shadowserver Foundation.
Nell'ambito dell'interruzione è stata effettuata un'operazione di sinkholing peer-to-peer per reindirizzare le comunicazioni provenienti da macchine infette lontano dall'infrastruttura criminale. Ciò ha isolato i dispositivi compromessi dalla botnet e ha reso inutilizzabile il canale di comando dell'operatore.
A differenza delle botnet che si basano su un tradizionale server centrale di comando e controllo, le botnet peer-to-peer come Sality utilizzano macchine infette per comunicare direttamente tra loro. Questa struttura decentralizzata li rende particolarmente resilienti e difficili da smantellare, poiché interrompere singole parti dell’infrastruttura non necessariamente fa crollare la rete più ampia.
Per affrontare il problema di Sality è stata quindi necessaria una cooperazione internazionale duratura, durata diversi anni. Dal 2017, Europol ha supportato le autorità preposte all'applicazione della legge in tutto il mondo nella collaborazione per identificare e smantellare le infrastrutture collegate alla botnet, man mano che venivano identificate diverse parti della rete nelle diverse giurisdizioni.
Nelle settimane precedenti l’ultima interruzione, questa cooperazione si è intensificata, con i partner che hanno tenuto chiamate operative settimanali per coordinare le loro azioni. Europol ha sostenuto il coinvolgimento delle autorità preposte all'applicazione della legge in Bulgaria, Ungheria e Romania, contribuendo a coordinare le misure contro l'infrastruttura botnet nelle diverse giurisdizioni.
L'interruzione è stata resa possibile grazie alla stretta collaborazione tra le autorità preposte all'applicazione della legge e i partner del settore privato, che ha riunito intelligence informatica, capacità investigative e competenze tecniche.
Attraverso il Cyber Intelligence Extension Programme ( #CIEP ) di Europol, CrowdStrike e la Shadowserver Foundation hanno collaborato con le autorità preposte all'applicazione della legge, fornendo competenze tecniche e analisi infrastrutturali a supporto dell'interruzione.
Il Centro europeo per la criminalità informatica ( #EC3 ) di Europol ha sostenuto lo scambio e l'analisi dell'intelligence informatica e, insieme alla task force congiunta d'azione contro la criminalità informatica, ha organizzato riunioni operative tra tutti i partner coinvolti. Questi sforzi hanno contribuito a stabilire un quadro operativo comune della botnet e della sua infrastruttura, a facilitare la condivisione di informazioni tra i paesi coinvolti e, in ultima analisi, a sviluppare una strategia coordinata di interruzione.
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Le autorità rumene, con il supporto cruciale di #Eurojust e la cooperazione di Francia, Germania, Italia e Spagna, hanno smantellato una sofisticata rete di traffico internazionale di droga. L'operazione, culminata il 24 agosto 2024, ha portato all'arresto di sette sospettati e alla scoperta di un "business model" criminale relativamente nuovo per l'Europa: il crime-as-a-service, "crimine come servizio".
Ciò che rendeva questa rete particolarmente pericolosa e innovativa dal punto di vista criminale è la sua struttura. Non si limitava a trafficare droga per conto proprio. Il gruppo operava come un fornitore di servizi logistici ad altri gruppi criminali, offrendo il trasporto di stupefacenti come una vera e propria attività commerciale. La droga veniva trasportata in camion dotati di scomparti nascosti per eludere i controlli doganali.
Il gruppo era organizzato gerarchicamente, garantendo che i leader rimanessero nascosti anche in caso di catture dei livelli inferiori.
Per riciclare i profitti e nascondere la loro identità, avevano creato società legali che fungevano da copertura.
Una clausola perversa del loro "contratto" criminale prevedeva che, se un autotrasportatore veniva arrestato, il gruppo forniva assistenza legale e tentava di maneggiare i fascicoli penali per proteggere i veri leader della rete, garantendo il silenzio e la non rivelazione dei collegamenti.
L'indagine, iniziata a settembre 2023, ha rivelato l'entità della rete. Le operazioni del 24 agosto hanno coinvolto 16 perquisizioni in tutta la Romania, portando a risultati tangibili:
Eurojust ha giocato un ruolo centrale nel coordinamento delle indagini transfrontaliere, mentre le autorità rumene hanno collaborato strettamente con Francia, Germania, Italia e Spagna.
È stato fondamentale l'accesso ai dati del servizio di messaggistica crittografata #SkyECC, ottenuto tramite collaborazione con le autorità francesi. Questi messaggi ora saranno utilizzati come prove chiave nei futuri procedimenti legali.
Tra i sette arrestati figura un obiettivo di alto valore dell' #Europol, segno dell'importanza di questa rete. I sospettati sono attualmente in custodia e le prove raccolte saranno analizzate per espandere l'indagine e potenzialmente colpire i vertici della piramide criminale che hanno finora evitato la giustizia.
Questa operazione dimostra che le reti criminali stanno evolvendo, trasformandosi in vere e proprie aziende del crimine con servizi "chiavi in mano". La risposta delle forze dell'ordine, però, è stata altrettanto evoluta, utilizzando la cooperazione internazionale e l'analisi dei dati digitali per smascherare un sistema che sembrava quasi imprenditoriale.
Le autorità rumene, con il supporto cruciale di #Eurojust e la cooperazione di Francia, Germania, Italia e Spagna, hanno smantellato una sofisticata rete di traffico internazionale di droga. L'operazione, culminata il 24 agosto 2024, ha portato all'arresto di sette sospettati e alla scoperta di un “business model” criminale relativamente nuovo per l'Europa: il crime-as-a-service, “crimine come servizio”.
Ciò che rendeva questa rete particolarmente pericolosa e innovativa dal punto di vista criminale è la sua struttura. Non si limitava a trafficare droga per conto proprio. Il gruppo operava come un fornitore di servizi logistici ad altri gruppi criminali, offrendo il trasporto di stupefacenti come una vera e propria attività commerciale. La droga veniva trasportata in camion dotati di scomparti nascosti per eludere i controlli doganali.
Il gruppo era organizzato gerarchicamente, garantendo che i leader rimanessero nascosti anche in caso di catture dei livelli inferiori. Per riciclare i profitti e nascondere la loro identità, avevano creato società legali che fungevano da copertura. Una clausola perversa del loro “contratto” criminale prevedeva che, se un autotrasportatore veniva arrestato, il gruppo forniva assistenza legale e tentava di maneggiare i fascicoli penali per proteggere i veri leader della rete, garantendo il silenzio e la non rivelazione dei collegamenti.
L'indagine, iniziata a settembre 2023, ha rivelato l'entità della rete. Le operazioni del 24 agosto hanno coinvolto 16 perquisizioni in tutta la Romania, portando a risultati tangibili:
Eurojust ha giocato un ruolo centrale nel coordinamento delle indagini transfrontaliere, mentre le autorità rumene hanno collaborato strettamente con Francia, Germania, Italia e Spagna. È stato fondamentale l'accesso ai dati del servizio di messaggistica crittografata #SkyECC, ottenuto tramite collaborazione con le autorità francesi. Questi messaggi ora saranno utilizzati come prove chiave nei futuri procedimenti legali.
Tra i sette arrestati figura un obiettivo di alto valore dell' #Europol, segno dell'importanza di questa rete. I sospettati sono attualmente in custodia e le prove raccolte saranno analizzate per espandere l'indagine e potenzialmente colpire i vertici della piramide criminale che hanno finora evitato la giustizia.
Questa operazione dimostra che le reti criminali stanno evolvendo, trasformandosi in vere e proprie aziende del crimine con servizi “chiavi in mano”. La risposta delle forze dell'ordine, però, è stata altrettanto evoluta, utilizzando la cooperazione internazionale e l'analisi dei dati digitali per smascherare un sistema che sembrava quasi imprenditoriale.
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
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#Roadpol è l'abbreviazione di Road Safety Policy (Politica per la Sicurezza Stradale).
Nel contesto europeo e italiano il termine si riferisce alla strategia e al piano d'azione della Commissione Europea per migliorare la sicurezza delle strade. L'obiettivo principale di Roadpol è ridurre drasticamente il numero di morti e feriti gravi sulle strade europee, puntando a raggiungere l'obiettivo di "Vision Zero" (zero vittime) entro il 2050, con traguardi intermedi già previsti. Roadpol funge anche da piattaforma di coordinamento tra i vari stati membri per scambiare buone pratiche e dati statistici sulla sicurezza stradale.
Il Piano d'Azione include misure concrete come l'arresto della crescita del numero di morti, l'adozione di nuove tecnologie (es. veicoli connessi, guida autonoma), il miglioramento dell'infrastruttura stradale e la protezione degli utenti vulnerabili (pedoni, ciclisti).
Roadpol ha designato il 17 settembre 2026 come "Giorno senza morti sulla strada" (Day Without Road Fatalities). Questa campagna, che parte dell'iniziativa Vision Zero, mira a dimostrare che zero vittime è un traguardo raggiungibile, anche se solo per un giorno, spingendo verso un futuro senza incidenti mortali.
Tema 2026: per la prima volta, il focus principale è sulla protezione dei pedoni, identificati come uno dei gruppi più vulnerabili. Nel 2025, i pedoni hanno rappresentato il 18% di tutte le vittime della strada nell'UE (rispetto al 44% per gli occupanti di auto e 21% per motociclisti).
La campagna sottolinea la necessità che i conducenti siano più attenti, gestiscano meglio la velocità e che i pedoni siano consapevoli dei propri rischi.
Rischi Specifici da Evitare (per i Pedoni) Il materiale di comunicazione, disponibile in 14 lingue, mette in guardia i pedoni contro cinque comportamenti pericolosi:
Roadpol invita anche istituzioni e decisori politici a intervenire sull'infrastruttura:
La campagna si svolgerà dal 16 al 22 settembre 2026. E' organizzata sotto il progetto STRIDER III e co-finanziata dall'Unione Europea.
Lo slogan è #ZeroMeansLife (Zero significa vita).
L'obiettivo finale è allinearsi all'ambizione Vision Zero di eliminare le vittime sulla strada in Europa entro il 2050, ponendo al centro la protezione di chi non ha difese fisiche in caso di collisione.
#Roadpol è l'abbreviazione di Road Safety Policy (Politica per la Sicurezza Stradale).
Nel contesto europeo e italiano il termine si riferisce alla strategia e al piano d'azione della Commissione Europea per migliorare la sicurezza delle strade. L'obiettivo principale di Roadpol è ridurre drasticamente il numero di morti e feriti gravi sulle strade europee, puntando a raggiungere l'obiettivo di “Vision Zero” (zero vittime) entro il 2050, con traguardi intermedi già previsti. Roadpol funge anche da piattaforma di coordinamento tra i vari stati membri per scambiare buone pratiche e dati statistici sulla sicurezza stradale.
Il Piano d'Azione include misure concrete come l'arresto della crescita del numero di morti, l'adozione di nuove tecnologie (es. veicoli connessi, guida autonoma), il miglioramento dell'infrastruttura stradale e la protezione degli utenti vulnerabili (pedoni, ciclisti).
Roadpol ha designato il 17 settembre 2026 come “Giorno senza morti sulla strada” (Day Without Road Fatalities). Questa campagna, che parte dell'iniziativa Vision Zero, mira a dimostrare che zero vittime è un traguardo raggiungibile, anche se solo per un giorno, spingendo verso un futuro senza incidenti mortali.
Tema 2026: per la prima volta, il focus principale è sulla protezione dei pedoni, identificati come uno dei gruppi più vulnerabili. Nel 2025, i pedoni hanno rappresentato il 18% di tutte le vittime della strada nell'UE (rispetto al 44% per gli occupanti di auto e 21% per motociclisti). La campagna sottolinea la necessità che i conducenti siano più attenti, gestiscano meglio la velocità e che i pedoni siano consapevoli dei propri rischi.
Rischi Specifici da Evitare (per i Pedoni) Il materiale di comunicazione, disponibile in 14 lingue, mette in guardia i pedoni contro cinque comportamenti pericolosi:
Roadpol invita anche istituzioni e decisori politici a intervenire sull'infrastruttura:
La campagna si svolgerà dal 16 al 22 settembre 2026. E' organizzata sotto il progetto STRIDER III e co-finanziata dall'Unione Europea. Lo slogan è #ZeroMeansLife (Zero significa vita). L'obiettivo finale è allinearsi all'ambizione Vision Zero di eliminare le vittime sulla strada in Europa entro il 2050, ponendo al centro la protezione di chi non ha difese fisiche in caso di collisione.
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La copertina della pubblicazione
Europol ha pubblicato un rapporto intitolato “Cambiare tattica, cambiare obiettivi: la natura in evoluzione delle rapine nei musei” (scaricabile qui: europol.europa.eu/cms/sites/de…), che rivela un cambiamento nei metodi e negli obiettivi dei furti nei musei in tutta Europa. Il rapporto evidenzia un preoccupante aumento delle tattiche violente ed energiche, insieme a una crescente attenzione verso oggetti di alto valore come metalli preziosi, pietre preziose e manufatti culturalmente significativi.
In particolare: – Aumento della violenza: i furti nei musei stanno diventando più aggressivi e i trasgressori utilizzano strumenti come mazze, esplosivi e armi da fuoco per violare i locali e intimidire il personale. – Articoli mirati di alto valore: i ladri si concentrano sempre più su metalli preziosi, pietre preziose e manufatti culturalmente significativi, spinti dall'elevata domanda del mercato e dalla facilità di rivendita illecita. – Profili criminali emergenti: il rapporto suggerisce il coinvolgimento di nuovi attori criminali, tra cui gruppi ad hoc reclutati tramite i social media, che si discostano dai tradizionali trafficanti di beni culturali non violenti.
Opportunità intermercato: alcuni delinquenti sembrano essere opportunisti provenienti da altri settori criminali, attratti dal potenziale a basso rischio e ad alto profitto delle rapine nei musei.
Per sottolineare questi risultati, il rapporto presenta casi degni di nota come il furto di manufatti daci (Paesi Bassi, 2025), la rapina al Louvre (Francia, 2025) e l’attacco al Museo Cognacq-Jay (Francia, 2024). Le rispettive indagini nazionali sono state supportate dagli esperti in reati contro il patrimonio che lavorano presso il Centro europeo per la criminalità organizzata e grave (#ESOCC) dell' #Europol. Offrendo supporto operativo, analitico e di coordinamento agli investigatori negli Stati membri dell’UE, svolgono un ruolo importante nella lotta contro il commercio illegale di #beniculturali.
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Europol ha pubblicato un rapporto intitolato "Cambiare tattica, cambiare obiettivi: la natura in evoluzione delle rapine nei musei" (scaricabile qui: europol.europa.eu/cms/sites/de…), che rivela un cambiamento nei metodi e negli obiettivi dei furti nei musei in tutta Europa. Il rapporto evidenzia un preoccupante aumento delle tattiche violente ed energiche, insieme a una crescente attenzione verso oggetti di alto valore come metalli preziosi, pietre preziose e manufatti culturalmente significativi.
In particolare:
- Aumento della violenza: i furti nei musei stanno diventando più aggressivi e i trasgressori utilizzano strumenti come mazze, esplosivi e armi da fuoco per violare i locali e intimidire il personale.
- Articoli mirati di alto valore: i ladri si concentrano sempre più su metalli preziosi, pietre preziose e manufatti culturalmente significativi, spinti dall'elevata domanda del mercato e dalla facilità di rivendita illecita.
- Profili criminali emergenti: il rapporto suggerisce il coinvolgimento di nuovi attori criminali, tra cui gruppi ad hoc reclutati tramite i social media, che si discostano dai tradizionali trafficanti di beni culturali non violenti.
Opportunità intermercato: alcuni delinquenti sembrano essere opportunisti provenienti da altri settori criminali, attratti dal potenziale a basso rischio e ad alto profitto delle rapine nei musei.
Per sottolineare questi risultati, il rapporto presenta casi degni di nota come il furto di manufatti daci (Paesi Bassi, 2025), la rapina al Louvre (Francia, 2025) e l’attacco al Museo Cognacq-Jay (Francia, 2024).
Le rispettive indagini nazionali sono state supportate dagli esperti in reati contro il patrimonio che lavorano presso il Centro europeo per la criminalità organizzata e grave (#ESOCC) dell' #Europol. Offrendo supporto operativo, analitico e di coordinamento agli investigatori negli Stati membri dell’UE, svolgono un ruolo importante nella lotta contro il commercio illegale di #beniculturali.
Bruxelles, 17 agosto 2026 – Quindici anni dopo la sua formalizzazione, la rete #ATLAS — che unisce le 38 unità speciali antiterrorismo di UE e Paesi associati — si prepara a un cambio di leadership storico: dal 2027, la presidenza passerà all’Italia, con Walter Calvi del GIS dei Carabinieri. Un passaggio simbolico nel 25° anniversario della rete, nata dopo l’11 settembre 2001 per rispondere alla minaccia terroristica globale.
La Rete è nata nel 2001 (formalizzata nel 2008) per coordinare le unità speciali (#SIU) di 38 Paesi (UE + Regno Unito, Islanda, Norvegia, Svizzera), per un totale di 4.000 operatori.
I suoi principali obiettivi sono la interoperabilità transfrontaliera, la condivisione di tattiche (Expert Groups su velivoli, edifici, CBRNe ed il supporto 24/7 in caso di crisi.
Il #GIS dei #Carabinieri è in prima linea. Guida l’Expert Group Aircraft e ospita il Centro di Eccellenza a Livorno (dal 2019).
Nel 2025 si sono svolte le Esercitazioni: (febbraio) Addestramento medico su velivoli con Croce Rossa (28 operatori da 7 SIU), (marzo) Protezione ravvicinata (CPT) con 35 operatori da 17 unità, (novembre) Minacce CBRNe (Chimiche, Biologiche, Radiologiche, Nucleari ed Esplosive) con 43 operatori (in collaborazione con EIFS e EEODN).
Il #NOCS della Polizia di Stato guida il Forum K9 (unità cinofile).
Per il periodo 2027-2029 Walter Calvi (GIS) succederà allo svedese Mårten Langer.
La presidenza italiana coincide con il 25° anniversario di ATLAS. La sfida principale consiste nel rafforzare la cooperazione in un contesto di minacce ibride (terrorismo, cyber, CBRNe).
Come commentato dal futuro presidente: "ATLAS è la prova che la sicurezza non ha confini".
Bruxelles, 17 agosto 2026 – Quindici anni dopo la sua formalizzazione, la rete #ATLAS — che unisce le 38 unità speciali antiterrorismo di UE e Paesi associati — si prepara a un cambio di leadership storico: dal 2027, la presidenza passerà all’Italia, con Walter Calvi del GIS dei Carabinieri. Un passaggio simbolico nel 25° anniversario della rete, nata dopo l’11 settembre 2001 per rispondere alla minaccia terroristica globale.
La Rete è nata nel 2001 (formalizzata nel 2008) per coordinare le unità speciali (#SIU) di 38 Paesi (UE + Regno Unito, Islanda, Norvegia, Svizzera), per un totale di 4.000 operatori.
I suoi principali obiettivi sono la interoperabilità transfrontaliera, la condivisione di tattiche (Expert Groups su velivoli, edifici, CBRNe ed il supporto 24/7 in caso di crisi.
Il #GIS dei #Carabinieri è in prima linea. Guida l’Expert Group Aircraft e ospita il Centro di Eccellenza a Livorno (dal 2019).
Nel 2025 si sono svolte le Esercitazioni: (febbraio) Addestramento medico su velivoli con Croce Rossa (28 operatori da 7 SIU), (marzo) Protezione ravvicinata (CPT) con 35 operatori da 17 unità, (novembre) Minacce CBRNe (Chimiche, Biologiche, Radiologiche, Nucleari ed Esplosive) con 43 operatori (in collaborazione con EIFS e EEODN).
Il #NOCS della Polizia di Stato guida il Forum K9 (unità cinofile).
Per il periodo 2027-2029 Walter Calvi (GIS) succederà allo svedese Mårten Langer. La presidenza italiana coincide con il 25° anniversario di ATLAS. La sfida principale consiste nel rafforzare la cooperazione in un contesto di minacce ibride (terrorismo, cyber, CBRNe).
Come commentato dal futuro presidente: “ATLAS è la prova che la sicurezza non ha confini”.
Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.
# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
I crimini ambientali non conoscono confini. Eppure, fino a poco tempo fa, la loro portata e la loro gravità sono state sottovalutate, sia a livello normativo che operativo. Oggi, grazie a nuove leggi, tecnologie innovative e una cooperazione transnazionale senza precedenti, l’Europa sta compiendo passi da gigante per contrastare questo fenomeno.
In che modo le tecnologie avanzate possono contribuire a contrastare la #criminalitàambientale legata ai rifiuti? Nell'articolo 4 della edizione speciale del #CEPOLbulletin (scarica la pubblicazione: link.europa.eu/Nr9N9W), gli autori esaminano come queste tecnologie possano supportare l'individuazione, l'indagine e il perseguimento penale.
L'11 aprile 2024, l’Unione Europea ha adottato la Direttiva 2024/1203, che sostituisce le precedenti normative (2008/99/CE e 2009/123/CE) e introduce misure senza precedenti per contrastare i crimini ambientali. Ma cosa cambia davvero?
La Direttiva non usa esplicitamente la parola "ecocidio", ma ne introduce il concetto all’Articolo 3(3), obbligando gli Stati membri a criminalizzare condotte che causino:
Perché è importante?
Fino ad oggi, la maggior parte dei reati ambientali era legata alla violazione di norme amministrative. Ora, per la prima volta, l’UE introduce un reato autonomo, che non dipende da altre leggi ma punisce direttamente i danni gravi all’ambiente.
Le pene sono state armonizzate per evitare il "race to the bottom" tra Stati membri:
Per persone fisiche:
Per aziende:
Caso pratico: un’azienda che smaltisce illegalmente rifiuti tossici in un sito protetto potrebbe essere multata per decine di milioni di euro, a seconda del suo fatturato globale.
Non solo sanzioni penali: la Direttiva introduce un approccio integrato, che include:
✅ Sanzioni amministrative (es. revoca di autorizzazioni, divieto di accesso a finanziamenti pubblici).
✅ Misure preventive: campagne di sensibilizzazione, formazione obbligatoria per magistrati e forze dell’ordine.
✅ Accesso alla giustizia: diritti procedurali per vittime e ONG, protezione dei whistleblower.
I numeri che non possiamo ignorare:
Rotte principali: dall’Europa occidentale (es. Germania, Francia) verso l’Europa orientale (es. Polonia, Slovacchia) o paesi extra-UE (es. Turchia, Africa).
Metodi: falsificazione di documenti, dichiarazione di rifiuti "verdi" (es. plastica) per nascondere rifiuti pericolosi (es. scorie tossiche).
Specie più trafficate: tartarughe (es. Horsfield’s tortoise), serpenti, lucertole.
Paesi chiave: Olanda (hub europeo), Norvegia (mercato in crescita dopo la parziale revoca del divieto sui rettili esotici).
Casi emblematici: Tata Steel (Olanda) e Chemours (Olanda), accusate di inquinamento da PFAS (sostanze chimiche dannose per la salute umana).
Dati: in Ucraina, nel 2021, sono stati spenti 569 incendi boschivi (fonte: Agenzia Statale per le Risorse Forestali dell’Ucraina).
In Slovacchia, la polizia utilizza droni equipaggiati con LiDAR e termocamere per mappare discariche abusive (fino a 70 metri di profondità) ed identificare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani che generano calore per decomposizione biologica), nonché per creare modelli 3D di siti inquinati, utili come prove in tribunale.
Esempio pratico: un drone con termocamera può rilevare punti caldi in un carico di rifiuti, segnalando la presenza di materiali organici in decomposizione (es. rifiuti urbani) nascosti sotto plastica o altri materiali.
Il progetto Emeritus (finanziato dall’UE) utilizza:
Vantaggi:
Nei Paesi Bassi, il progetto NarcoView utilizza sensori acquatici per rilevare:
Dato allarmante: il sud dei Paesi Bassi e il nord del Belgio sono tra le aree più colpite in UE da scarichi illegali di rifiuti chimici.
Complessità legislativa:
Esempio: il Regolamento (CE) 1013/2006 sui trasporti transfrontalieri di rifiuti è basato su riferimenti incrociati a direttive UE, convenzioni internazionali (es. Basel Convention) e norme nazionali. Questo rende difficile l’applicazione pratica.
Mancanza di dati:
Solo il 22% degli Stati UE raccoglie dati statistici completi sui crimini ambientali.
Risorse insufficienti:
Molte autorità nazionali mancano di personale specializzato e tecnologie adeguate.
Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali):
I crimini ambientali sono una priorità nel ciclo 2022-2025. Obiettivo: coordinare operazioni congiunte tra Stati membri.
SIENA (Sistema di scambio informazioni di Europol):
Permette la condivisione di dati in tempo reale tra autorità nazionali.
Formazione e specializzazione: La Direttiva 2024/1203 introduce l’obbligo di formazione per magistrati, polizia e ispettori ambientali.
Direttiva (UE) 2024/1203 – Testo completo della normativa. eur-lex.europa.eu/legal-conten…
CEPOL – European Law Enforcement Research Bulletin – Pubblicazioni e ricerche sui crimini ambientali. cepol.europa.eu/
Europol – Empact – Piattaforma UE contro le minacce criminali. europol.europa.eu/empact
Progetto Emeritus – Tecnologie innovative per la lotta ai crimini ambientali. emerging-risks.eu/
I crimini ambientali non conoscono confini. Eppure, fino a poco tempo fa, la loro portata e la loro gravità sono state sottovalutate, sia a livello normativo che operativo. Oggi, grazie a nuove leggi, tecnologie innovative e una cooperazione transnazionale senza precedenti, l’Europa sta compiendo passi da gigante per contrastare questo fenomeno.
In che modo le tecnologie avanzate possono contribuire a contrastare la #criminalitàambientale legata ai rifiuti? Nell'articolo 4 della edizione speciale del #CEPOLbulletin (scarica la pubblicazione: link.europa.eu/Nr9N9W), gli autori esaminano come queste tecnologie possano supportare l'individuazione, l'indagine e il perseguimento penale.
L'11 aprile 2024, l’Unione Europea ha adottato la Direttiva 2024/1203, che sostituisce le precedenti normative (2008/99/CE e 2009/123/CE) e introduce misure senza precedenti per contrastare i crimini ambientali. Ma cosa cambia davvero?
La Direttiva non usa esplicitamente la parola “ecocidio”, ma ne introduce il concetto all’Articolo 3(3), obbligando gli Stati membri a criminalizzare condotte che causino:
Perché è importante? Fino ad oggi, la maggior parte dei reati ambientali era legata alla violazione di norme amministrative. Ora, per la prima volta, l’UE introduce un reato autonomo, che non dipende da altre leggi ma punisce direttamente i danni gravi all’ambiente.
Le pene sono state armonizzate per evitare il “race to the bottom” tra Stati membri:
Per persone fisiche:
Per aziende:
Caso pratico: un’azienda che smaltisce illegalmente rifiuti tossici in un sito protetto potrebbe essere multata per decine di milioni di euro, a seconda del suo fatturato globale.
Non solo sanzioni penali: la Direttiva introduce un approccio integrato, che include: ✅ Sanzioni amministrative (es. revoca di autorizzazioni, divieto di accesso a finanziamenti pubblici). ✅ Misure preventive: campagne di sensibilizzazione, formazione obbligatoria per magistrati e forze dell’ordine. ✅ Accesso alla giustizia: diritti procedurali per vittime e ONG, protezione dei whistleblower.
I numeri che non possiamo ignorare:
Rotte principali: dall’Europa occidentale (es. Germania, Francia) verso l’Europa orientale (es. Polonia, Slovacchia) o paesi extra-UE (es. Turchia, Africa). Metodi: falsificazione di documenti, dichiarazione di rifiuti “verdi” (es. plastica) per nascondere rifiuti pericolosi (es. scorie tossiche).
Specie più trafficate: tartarughe (es. Horsfield’s tortoise), serpenti, lucertole. Paesi chiave: Olanda (hub europeo), Norvegia (mercato in crescita dopo la parziale revoca del divieto sui rettili esotici).
Casi emblematici: Tata Steel (Olanda) e Chemours (Olanda), accusate di inquinamento da PFAS (sostanze chimiche dannose per la salute umana).
Dati: in Ucraina, nel 2021, sono stati spenti 569 incendi boschivi (fonte: Agenzia Statale per le Risorse Forestali dell’Ucraina).
In Slovacchia, la polizia utilizza droni equipaggiati con LiDAR e termocamere per mappare discariche abusive (fino a 70 metri di profondità) ed identificare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani che generano calore per decomposizione biologica), nonché per creare modelli 3D di siti inquinati, utili come prove in tribunale.
Esempio pratico: un drone con termocamera può rilevare punti caldi in un carico di rifiuti, segnalando la presenza di materiali organici in decomposizione (es. rifiuti urbani) nascosti sotto plastica o altri materiali.
Il progetto Emeritus (finanziato dall’UE) utilizza:
Vantaggi:
Nei Paesi Bassi, il progetto NarcoView utilizza sensori acquatici per rilevare:
Dato allarmante: il sud dei Paesi Bassi e il nord del Belgio sono tra le aree più colpite in UE da scarichi illegali di rifiuti chimici.
Complessità legislativa:
Esempio: il Regolamento (CE) 1013/2006 sui trasporti transfrontalieri di rifiuti è basato su riferimenti incrociati a direttive UE, convenzioni internazionali (es. Basel Convention) e norme nazionali. Questo rende difficile l’applicazione pratica.
Mancanza di dati:
Solo il 22% degli Stati UE raccoglie dati statistici completi sui crimini ambientali.
Risorse insufficienti:
Molte autorità nazionali mancano di personale specializzato e tecnologie adeguate.
Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali):
I crimini ambientali sono una priorità nel ciclo 2022-2025. Obiettivo: coordinare operazioni congiunte tra Stati membri.
SIENA (Sistema di scambio informazioni di Europol):
Permette la condivisione di dati in tempo reale tra autorità nazionali.
Formazione e specializzazione: La Direttiva 2024/1203 introduce l’obbligo di formazione per magistrati, polizia e ispettori ambientali.
Direttiva (UE) 2024/1203 – Testo completo della normativa. eur-lex.europa.eu/legal-conten…
CEPOL – European Law Enforcement Research Bulletin – Pubblicazioni e ricerche sui crimini ambientali. cepol.europa.eu/
Europol – Empact – Piattaforma UE contro le minacce criminali. europol.europa.eu/empact
Progetto Emeritus – Tecnologie innovative per la lotta ai crimini ambientali. emerging-risks.eu/
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EMPACT stands for the European Multidisciplinary Platform Against Criminal Threats. It introduces an integrated approach to EU internal security, involving measures that range from external border controls, police, customs and judicial cooperation to…Europol
Il report "Research Brief on Transnational Organized Crime" (unodc.org/documents/data-and-a…), pubblicato dall'UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) nel maggio 2026 in occasione del venticinquesimo anniversario dell'adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (Convenzione di Palermo, UNTOC).
Il rapporto conclude delineando la necessità per gli Stati membri di rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia transnazionale, aggiornare gli strumenti di contrasto alla luce delle minacce informatiche e concentrarsi sull'aggressione ai patrimoni illeciti e sulla smantellamento delle reti di facilitatori legali della criminalità.
Il report “Research Brief on Transnational Organized Crime” (unodc.org/documents/data-and-a…), pubblicato dall'UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) nel maggio 2026 in occasione del venticinquesimo anniversario dell'adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (Convenzione di Palermo, UNTOC).
Il rapporto conclude delineando la necessità per gli Stati membri di rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia transnazionale, aggiornare gli strumenti di contrasto alla luce delle minacce informatiche e concentrarsi sull'aggressione ai patrimoni illeciti e sulla smantellamento delle reti di facilitatori legali della criminalità.
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LANCIANO (CH) / NAPOLI – Un’articolata indagine nel settore della contraffazione monetaria ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone, ritenute responsabili di produzione e vendita di valuta falsa in Italia e all’estero.
L'operazione, denominata “Small Tower”, è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria (N.O.A.M.) di Napoli, con il supporto del personale di Europol e il supporto dell'Arma territoriale. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Lanciano su richiesta della locale Procura della Repubblica.
Delle cinque persone coinvolte tre indagati (residenti nei comuni di Montenerodomo, in provincia di Chieti, e Roma) sono stati posti agli arresti domiciliari, due indagati (residenti ad Ascoli Piceno) sono stati sottoposti alla misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza.
L'attività investigativa, avviata nel dicembre 2024 e proseguita fino all'estate 2025, ha fatto ricorso a tecniche d'indagine sia tradizionali sia tecnologicamente avanzate. L'obiettivo primario è stato smantellare un hub clandestino localizzato nel circondario di Lanciano, specializzato nella produzione e nello smistamento di banconote e monete contraffatte.
Gli accertamenti hanno rivelato che l'organizzazione non si limitava alla falsificazione di Euro, ma produceva anche altre valute estere, tra cui Scellini tanzaniani, ugandesi e kenioti, Lek albanesi e Franchi CFA.
La valuta contraffatta veniva poi venduta ed spedita tramite plichi e canali logistici verso diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Spagna, Finlandia e Polonia.
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# Un profilo curato da un cultore della materia. La cooperazione di polizia da un'ottica italiana. # Un perfil editado por un experto en el tema. La cooperación policial desde una perspectiva italiana. # A profile edited by an expert on the subject.l.devol.it
Immagina una foresta pluviale in Amazzonia: alberi secolari abbattuti illegalmente, fiumi avvelenati dal mercurio usato per estrarre oro, e animali come giaguari e scimmie trafficati come merce. Ora sposta lo sguardo in Africa, dove elefanti e rinoceronti vengono uccisi per le loro zanne e i loro corni, o in Asia, dove tonnellate di rifiuti elettronici illegali finiscono in discariche a cielo aperto, inquinando suolo e acqua.
Questi non sono solo danni ambientali: sono crimini organizzati, gestiti da reti transnazionali che guadagnano miliardi di dollari ogni anno, spesso in connessione con il traffico di droga, armi e esseri umani. Secondo l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), link in fondo, i crimini che colpiscono l’ambiente sono tra le attività illegali in più rapida crescita al mondo, con un impatto devastante su:
✅ Biodiversità (sparizione di specie protette).
✅ Sicurezza economica (perdita di risorse per i paesi in via di sviluppo).
✅ Stabilità sociale (conflitti per il controllo di risorse come oro, legname e pesce).
Ma c’è una buona notizia: qualcosa si sta muovendo. Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment (GPCAE) dell’UNODC, nel suo Rapporto Annuale 2025, mostra come 36 paesi stiano collaborando per fermare questi crimini, con risultati concreti: 200+ sequestri di fauna e legname, 12 indagini transnazionali portate a termine, e 3.000+ funzionari formati per combatterli.
Spesso si pensa ai crimini ambientali come a reati minori, magari puniti con una multa. In realtà, sono attività criminali organizzate, gestite da reti che operano a livello globale, con:
- Guadagni illeciti stimati tra 110 e 281 miliardi di dollari all’anno (dati UNODC).
- Collegamenti con la criminalità transnazionale: Le stesse organizzazioni che trafficano droga o armi spesso si occupano anche di fauna, legname, minerali o rifiuti.
- Impatti sociali: In paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il traffico illegale di oro finanzia gruppi armati e alimenta conflitti.
Il GPCAE si concentra su cinque aree principali:
| Crimine | Esempi concreti | Dove accade | Impatto |
|---|---|---|---|
| Traffico di fauna | Avorio, corni di rinoceronte, scaglie di pangolino, scimmie, rettili | Africa (Kenya, Tanzania), Asia (Vietnam, Cina) | Estinzione di specie, perdita di biodiversità |
| Deforestazione illegale | Taglio abusivo di legname pregiato (es. rosewood, mogano) | Amazzonia (Brasile, Perù), Sud-Est Asiatico (Indonesia, Malesia) | Distruzione di foreste, emissioni di CO₂ |
| Pesca INN (Illegale, Non dichiarata, Non regolamentata) | Pesca di squali per le pinne, traffico di aragoste | Africa Occidentale, Sud-Est Asiatico | Collasso degli ecosistemi marini, perdita di mezzi di sussistenza per le comunità costiere |
| Traffico di minerali | Oro, cobalto, coltan (usati in smartphone e auto elettriche) | Congo, Sud America (Ecuador, Perù) | Finanziamento di conflitti, inquinamento da mercurio |
| Traffico di rifiuti | Rifiuti elettronici, plastica, rifiuti medici | Europa → Sud-Est Asiatico (Thailandia, Malesia) | Inquinamento di suolo e acqua, rischi per la salute |
Curiosità:
- In Ecuador, i trafficanti usano container frigoriferi per nascondere droghe e fauna protetta insieme al pesce congelato.
- In Nigeria, nel 2025 è stata approvata una legge che classifica il traffico di specie protette come "reato grave", permettendo l’estradizione dei criminali.
Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment è il primo programma delle Nazioni Unite dedicato esclusivamente a contrastare questi crimini con un approccio giudiziario: non si limita a denunciare i danni, ma persegue i colpevoli come si farebbe con un traffico di droga.
Il programma agisce su tre fronti principali:
I crimini ambientali non hanno confini, quindi neanche la lotta a essi può essere isolata. Il GPCAE promuove:
- Operazioni congiunte:
- Operation SAMA II: 32 paesi africani hanno collaborato per sequestrare 92 carichi di fauna e legname.
- Operation Mekong Dragon VII: 22 paesi asiatici hanno fermato 108 spedizioni di specie protette (tra cui 30 tartarughe, 12 lucertole e 5 elefanti).
- Piattaforme regionali:
- WIRE Forum (Wildlife Inter-Regional Enforcement): 140 esperti da 35 paesi si sono incontrati a Bangkok per scambiare informazioni su indagini in corso.
- CORLAC: Nuova piattaforma per il coordinamento tra Brasile, Colombia, Ecuador e Perù contro il traffico di legname e oro.
- Partnership con il settore privato:
- Operation COASTLINE: Collaborazione con compagnie di navigazione (come DP World) per identificare container sospetti.
- Unwaste: Progetto con UNEP per fermare il traffico di rifiuti tra UE e Sud-Est Asiatico (13 riforme legislative ottenute).
Un dato impressionante:
Nel 2025, 51 milioni di persone hanno visto post sui social media con hashtag come #endENVcrime e #EndWildlifeCrime, a dimostrazione che l’attenzione globale sta crescendo.
Nonostante i progressi, ci sono ostacoli enormi:
1. Corruzione:
- In Kenya e Mozambico, funzionari corrotti permettono ai trafficanti di eludere i controlli.
- Soluzione: Il GPCAE ha formato 10 istituzioni in Africa su meccanismi di whistleblowing e codici etici.
Il GPCAE ha piani ambiziosi per il prossimo anno. Ecco le 5 priorità:
| Regione | Priorità 2026 | Progetti chiave |
|---|---|---|
| Africa | Traffico di fauna e legname | SAMA III (operazione doganale), rafforzamento di AWFN (rete forense) |
| America Latina | Mineraria illegale | Operation Free Amazon III, coordinamento via CORLAC |
| Asia-Pacifico | Traffico di rifiuti | WasteNet (progetto con Basel Convention) |
| Europa | Implementazione Direttiva UE | Formazione per polizie ambientali |
Il GPCAE si è posto traguardi concreti per il 2026:
- Aumento del 20% nelle condanne per crimini ambientali.
- 100+ operazioni congiunte tra paesi.
- Integrazione dei crimini ambientali nei piani nazionali di sicurezza di almeno 20 paesi.
I crimini ambientali sono una minaccia globale, ma il Rapporto 2025 del GPCAE dimostra che la lotta non è persa. Grazie a:
✔ Cooperazione internazionale (WIRE, CORLAC, SAMA).
✔ Tecnologia (forensica, AI, droni).
✔ Leggi più severe (Nigeria, UE).
✔ Sensibilizzazione (social media, campagne).
...si stanno ottenendo risultati concreti.
Ma servono ancora:
- Più risorse per i paesi in via di sviluppo.
- Maggiore impegno politico (es. ratifica del protocollo UNTOC).
- Coinvolgimento di tutti: Governi, aziende, cittadini.
La domanda finale è: Siamo pronti a trattare i crimini ambientali con la stessa serietà con cui trattiamo il traffico di droga o il terrorismo?
La risposta del GPCAE è sì. Ed il futuro sarà l’anno per dimostrarlo.
Immagina una foresta pluviale in Amazzonia: alberi secolari abbattuti illegalmente, fiumi avvelenati dal mercurio usato per estrarre oro, e animali come giaguari e scimmie trafficati come merce. Ora sposta lo sguardo in Africa, dove elefanti e rinoceronti vengono uccisi per le loro zanne e i loro corni, o in Asia, dove tonnellate di rifiuti elettronici illegali finiscono in discariche a cielo aperto, inquinando suolo e acqua.
Questi non sono solo danni ambientali: sono crimini organizzati, gestiti da reti transnazionali che guadagnano miliardi di dollari ogni anno, spesso in connessione con il traffico di droga, armi e esseri umani. Secondo l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), link in fondo, i crimini che colpiscono l’ambiente sono tra le attività illegali in più rapida crescita al mondo, con un impatto devastante su: ✅ Biodiversità (sparizione di specie protette). ✅ Sicurezza economica (perdita di risorse per i paesi in via di sviluppo). ✅ Stabilità sociale (conflitti per il controllo di risorse come oro, legname e pesce).
Ma c’è una buona notizia: qualcosa si sta muovendo. Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment (GPCAE) dell’UNODC, nel suo Rapporto Annuale 2025, mostra come 36 paesi stiano collaborando per fermare questi crimini, con risultati concreti: 200+ sequestri di fauna e legname, 12 indagini transnazionali portate a termine, e 3.000+ funzionari formati per combatterli.
Spesso si pensa ai crimini ambientali come a reati minori, magari puniti con una multa. In realtà, sono attività criminali organizzate, gestite da reti che operano a livello globale, con: – Guadagni illeciti stimati tra 110 e 281 miliardi di dollari all’anno (dati UNODC). – Collegamenti con la criminalità transnazionale: Le stesse organizzazioni che trafficano droga o armi spesso si occupano anche di fauna, legname, minerali o rifiuti. – Impatti sociali: In paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il traffico illegale di oro finanzia gruppi armati e alimenta conflitti.
Il GPCAE si concentra su cinque aree principali:
| Crimine | Esempi concreti | Dove accade | Impatto |
|---|---|---|---|
| Traffico di fauna | Avorio, corni di rinoceronte, scaglie di pangolino, scimmie, rettili | Africa (Kenya, Tanzania), Asia (Vietnam, Cina) | Estinzione di specie, perdita di biodiversità |
| Deforestazione illegale | Taglio abusivo di legname pregiato (es. rosewood, mogano) | Amazzonia (Brasile, Perù), Sud-Est Asiatico (Indonesia, Malesia) | Distruzione di foreste, emissioni di CO₂ |
| Pesca INN (Illegale, Non dichiarata, Non regolamentata) | Pesca di squali per le pinne, traffico di aragoste | Africa Occidentale, Sud-Est Asiatico | Collasso degli ecosistemi marini, perdita di mezzi di sussistenza per le comunità costiere |
| Traffico di minerali | Oro, cobalto, coltan (usati in smartphone e auto elettriche) | Congo, Sud America (Ecuador, Perù) | Finanziamento di conflitti, inquinamento da mercurio |
| Traffico di rifiuti | Rifiuti elettronici, plastica, rifiuti medici | Europa → Sud-Est Asiatico (Thailandia, Malesia) | Inquinamento di suolo e acqua, rischi per la salute |
Curiosità: – In Ecuador, i trafficanti usano container frigoriferi per nascondere droghe e fauna protetta insieme al pesce congelato. – In Nigeria, nel 2025 è stata approvata una legge che classifica il traffico di specie protette come “reato grave”, permettendo l’estradizione dei criminali.
Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment è il primo programma delle Nazioni Unite dedicato esclusivamente a contrastare questi crimini con un approccio giudiziario: non si limita a denunciare i danni, ma persegue i colpevoli come si farebbe con un traffico di droga.
Il programma agisce su tre fronti principali:
I crimini ambientali non hanno confini, quindi neanche la lotta a essi può essere isolata. Il GPCAE promuove: – Operazioni congiunte: – Operation SAMA II: 32 paesi africani hanno collaborato per sequestrare 92 carichi di fauna e legname. – Operation Mekong Dragon VII: 22 paesi asiatici hanno fermato 108 spedizioni di specie protette (tra cui 30 tartarughe, 12 lucertole e 5 elefanti). – Piattaforme regionali: – WIRE Forum (Wildlife Inter-Regional Enforcement): 140 esperti da 35 paesi si sono incontrati a Bangkok per scambiare informazioni su indagini in corso. – CORLAC: Nuova piattaforma per il coordinamento tra Brasile, Colombia, Ecuador e Perù contro il traffico di legname e oro. – Partnership con il settore privato: – Operation COASTLINE: Collaborazione con compagnie di navigazione (come DP World) per identificare container sospetti. – Unwaste: Progetto con UNEP per fermare il traffico di rifiuti tra UE e Sud-Est Asiatico (13 riforme legislative ottenute).
Un dato impressionante: Nel 2025, 51 milioni di persone hanno visto post sui social media con hashtag come #endENVcrime e #EndWildlifeCrime, a dimostrazione che l’attenzione globale sta crescendo.
Nonostante i progressi, ci sono ostacoli enormi: 1. Corruzione: – In Kenya e Mozambico, funzionari corrotti permettono ai trafficanti di eludere i controlli. – Soluzione: Il GPCAE ha formato 10 istituzioni in Africa su meccanismi di whistleblowing e codici etici.
Il GPCAE ha piani ambiziosi per il prossimo anno. Ecco le 5 priorità:
| Regione | Priorità 2026 | Progetti chiave |
|---|---|---|
| Africa | Traffico di fauna e legname | SAMA III (operazione doganale), rafforzamento di AWFN (rete forense) |
| America Latina | Mineraria illegale | Operation Free Amazon III, coordinamento via CORLAC |
| Asia-Pacifico | Traffico di rifiuti | WasteNet (progetto con Basel Convention) |
| Europa | Implementazione Direttiva UE | Formazione per polizie ambientali |
Il GPCAE si è posto traguardi concreti per il 2026: – Aumento del 20% nelle condanne per crimini ambientali. – 100+ operazioni congiunte tra paesi. – Integrazione dei crimini ambientali nei piani nazionali di sicurezza di almeno 20 paesi.
I crimini ambientali sono una minaccia globale, ma il Rapporto 2025 del GPCAE dimostra che la lotta non è persa. Grazie a: ✔ Cooperazione internazionale (WIRE, CORLAC, SAMA). ✔ Tecnologia (forensica, AI, droni). ✔ Leggi più severe (Nigeria, UE). ✔ Sensibilizzazione (social media, campagne).
...si stanno ottenendo risultati concreti.
Ma servono ancora:– Più risorse per i paesi in via di sviluppo. – Maggiore impegno politico (es. ratifica del protocollo UNTOC). – Coinvolgimento di tutti: Governi, aziende, cittadini.
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Il documento analizza lo Schema di decreto legislativo (atto n. 418) proposto per adeguare l'Italia alle norme UE sull'uso dell'IA nella polizia. L'autore, il professor Mitja Gialuz, mette in guardia dal rischio che l'uso improprio di sistemi biometrici (come il SARI o il riconoscimento facciale) possa minacciare le libertà democratiche, generando un effetto di “freddo” (chilling effect) e una sorveglianza di massa.
L'autore individua diverse carenze nello schema normativo, evidenziando come esso non recepisca pienamente i principi di proporzionalità e il controllo giurisdizionale richiesti dalla Corte di Strasburgo e dalla Corte di Lussemburgo:
L'analisi si chiude con un monito: senza solide barriere giuridiche e un controllo giurisdizionale rigoroso, l'impiego massiccio del riconoscimento facciale rischia di compromettere la stessa democrazia che si intende difendere.
Il testo, una rielaborazione della memoria presentata in occasione dell’Audizione svolta dall’Autore alla Commissione giustizia della Camera dei Deputati il 23 luglio 2026, è reperibile qui:sistemapenale.it/it/scheda/gia…
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L'immagine è stata creata con l'intelligenza artificiale di Google Gemini
Sei perquisizioni, dieci persone deferite all'autorità giudiziaria e il sequestro di ingenti quantitativi di rifiuti e veicoli di provenienza illecita: questo il bilancio di un'operazione condotta dai militari del #NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale) dei #CarabinieriForestali di Milano, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Milano.
Le perquisizioni hanno interessato cinque autodemolitori delle province di Milano e Monza e Brianza, nonché un imprenditore di nazionalità senegalese, indagati per violazioni della normativa ambientale, tra cui la gestione illecita di rifiuti, la spedizione transfrontaliera illecita e l'organizzazione di un traffico di rifiuti.
Secondo le ricostruzioni degli investigatori, l'imprenditore avrebbe organizzato una spedizione illegale di rifiuti destinata al Senegal. Il container, dichiarato in dogana come carico di generi alimentari, nascondeva al suo interno decine di carcasse di motocicli provenienti da autodemolitori dell'hinterland milanese, numerosi motori di autovetture non bonificati (classificati come rifiuti pericolosi) e rifiuti della categoria RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Nel container sono stati inoltre rinvenuti nove motocicli, risultati provento di furto e già parzialmente smontati per ostacolarne l'identificazione e mascherarne l'origine illecita.
L'indagine ha inoltre evidenziato quello che appare un sistema organizzato di traffico illecito riconducibile a un'autodemolizione della provincia di Monza e Brianza. La società, pur essendo regolarmente autorizzata alla gestione dei veicoli fuori uso, avrebbe sistematicamente gestito illecitamente consistenti quantitativi di rifiuti. Tra questi figurano autovetture destinate alla demolizione introdotte nel centro senza la prevista tracciabilità e sottoposte a trattamenti in violazione della normativa ambientale, con conseguente smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.
Durante le perquisizioni nell'azienda sono stati sequestrati cinque motocicli di provenienza illecita, circa 120 metri cubi di rifiuti metallici, 14 carcasse di autovetture contenenti rifiuti speciali estranei all'attività di autodemolizione, 20 blocchi motore di origine non accertata e documentazione relativa alla tracciabilità dei rifiuti, ora sottoposta all'esame degli investigatori.
L'immagine è stata creata con l'intelligenza artificiale di Google Gemini
Sei perquisizioni, dieci persone deferite all'autorità giudiziaria e il sequestro di ingenti quantitativi di rifiuti e veicoli di provenienza illecita: questo il bilancio di un'operazione condotta dai militari del #NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale) dei #CarabinieriForestali di Milano, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Milano.
Le perquisizioni hanno interessato cinque autodemolitori delle province di Milano e Monza e Brianza, nonché un imprenditore di nazionalità senegalese, indagati per violazioni della normativa ambientale, tra cui la gestione illecita di rifiuti, la spedizione transfrontaliera illecita e l'organizzazione di un traffico di rifiuti.
Secondo le ricostruzioni degli investigatori, l'imprenditore avrebbe organizzato una spedizione illegale di rifiuti destinata al Senegal. Il container, dichiarato in dogana come carico di generi alimentari, nascondeva al suo interno decine di carcasse di motocicli provenienti da autodemolitori dell'hinterland milanese, numerosi motori di autovetture non bonificati (classificati come rifiuti pericolosi) e rifiuti della categoria RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Nel container sono stati inoltre rinvenuti nove motocicli, risultati provento di furto e già parzialmente smontati per ostacolarne l'identificazione e mascherarne l'origine illecita.
L'indagine ha inoltre evidenziato quello che appare un sistema organizzato di traffico illecito riconducibile a un'autodemolizione della provincia di Monza e Brianza. La società, pur essendo regolarmente autorizzata alla gestione dei veicoli fuori uso, avrebbe sistematicamente gestito illecitamente consistenti quantitativi di rifiuti. Tra questi figurano autovetture destinate alla demolizione introdotte nel centro senza la prevista tracciabilità e sottoposte a trattamenti in violazione della normativa ambientale, con conseguente smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.
Durante le perquisizioni nell'azienda sono stati sequestrati cinque motocicli di provenienza illecita, circa 120 metri cubi di rifiuti metallici, 14 carcasse di autovetture contenenti rifiuti speciali estranei all'attività di autodemolizione, 20 blocchi motore di origine non accertata e documentazione relativa alla tracciabilità dei rifiuti, ora sottoposta all'esame degli investigatori.
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Una recente operazione congiunta tra Italia, Francia, Kosovo e agenzie dell'UE (Eurojust ed Europol) che ha portato a un sequestro storico.
Le autorità hanno smantellato un'organizzazione criminale specializzata nel riciclaggio dei proventi del narcotraffico mediante un sistema sofisticato per convertire il denaro sporco in lingotti e fogli d'oro, per poi spostarli verso Kosovo, Turchia e Marocco.
I Numeri dell'operazione:
L'indagine, avviata a dicembre 2024 tramite una Squadra Investigativa Comune (SIC/JIT), ha visto la collaborazione di:
Un chiaro esempio di come il crimine organizzato utilizzi mercati globali e beni di lusso per "pulire" i fondi, e di quanto sia necessaria una cooperazione internazionale rapida e coordinata per contrastarlo.
Una recente operazione congiunta tra Italia, Francia, Kosovo e agenzie dell'UE (Eurojust ed Europol) che ha portato a un sequestro storico.
Le autorità hanno smantellato un'organizzazione criminale specializzata nel riciclaggio dei proventi del narcotraffico mediante un sistema sofisticato per convertire il denaro sporco in lingotti e fogli d'oro, per poi spostarli verso Kosovo, Turchia e Marocco.
I Numeri dell'operazione:
L'indagine, avviata a dicembre 2024 tramite una Squadra Investigativa Comune (SIC/JIT), ha visto la collaborazione di:
Un chiaro esempio di come il crimine organizzato utilizzi mercati globali e beni di lusso per “pulire” i fondi, e di quanto sia necessaria una cooperazione internazionale rapida e coordinata per contrastarlo.
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Il nuovo rapporto analitico dell’INTERPOL rivela che i giovani stanno diventando sempre più radicalizzati e coinvolti in attività terroristiche in tutto il mondo, con statistiche allarmanti che mostrano una presenza sproporzionata dei giovani nei casi legati al terrorismo in numerosi paesi.
Dati chiave:
- Il 70% dei detenuti per reati legati al terrorismo in Francia ha meno di 18 anni,
- Il 71% dei detenuti per reati legati al terrorismo a Singapore ha meno di 18 anni,
- Quasi 1 caso su 10 di terrorismo in Canada coinvolge minori,
- La radicalizzazione può avvenire nel giro di poche settimane.
Risultati principali:
Fattori di vulnerabilità
I giovani non possiedono capacità di pensiero critico sofisticate, possono rifiutare i valori familiari/comunitari, vivono turbolenze emotive durante l’adolescenza e sono socialmente isolati
Strategia di reclutamento
I gruppi terroristici sfruttano il fatto che i giovani sono percepiti dalla società come meno minacciosi, il che li rende meno sospetti durante gli attacchi
Reclutamento online
I gruppi estremisti utilizzano i social media, i videogiochi e le app di messaggistica crittografata per instaurare un rapporto di fiducia attraverso battute e contenuti apparentemente innocui
|Tattiche emergenti
L’ideologia del “buffet” (che mescola diverse ideologie estremiste con la violenza come denominatore comune) e la “violenza come servizio” (offrire denaro per atti violenti con la promessa di condanne più lievi)
Risposta internazionale
Il rapporto dell’INTERPOL sulla radicalizzazione giovanile raccomanda di prendere in considerazione “la creazione di contro-narrazioni digitali e di spazi online che rispondano alle esigenze dei giovani soli e disillusi”.
Altre raccomandazioni includono la possibilità di “rafforzare il monitoraggio digitale da parte delle aziende tecnologiche per moderare i contenuti e segnalare le attività estremiste in tempo reale”, con l’obiettivo di fornire un “approccio più approfondito all’identificazione dei giovani a rischio”.
Il rapporto include anche un glossario dei termini comunemente utilizzati negli ambienti estremisti online o dalle comunità di videogiocatori.
Ai paesi membri è stato chiesto di aggiungere le loro versioni di questi termini, comprese quelle espresse nelle loro lingue locali, con l’obiettivo di supportare le indagini attraverso la compilazione di un dizionario globale dei termini da tenere in considerazione.
«Il rapporto è innanzitutto uno strumento per assistere i nostri colleghi in tutto il mondo, informandoli sulla portata del problema e raccomandando azioni concrete», afferma Kayla Cooper, Analista di intelligence criminale presso la Direzione antiterrorismo dell’INTERPOL e autore del rapporto, «se la comunità delle forze dell’ordine riuscirà ad affrontare la radicalizzazione giovanile con una comprensione informata, avremo maggiori possibilità di ottenere risultati più efficaci».
Il nuovo rapporto analitico dell’INTERPOL rivela che i giovani stanno diventando sempre più radicalizzati e coinvolti in attività terroristiche in tutto il mondo, con statistiche allarmanti che mostrano una presenza sproporzionata dei giovani nei casi legati al terrorismo in numerosi paesi.
Dati chiave:– Il 70% dei detenuti per reati legati al terrorismo in Francia ha meno di 18 anni, – Il 71% dei detenuti per reati legati al terrorismo a Singapore ha meno di 18 anni, – Quasi 1 caso su 10 di terrorismo in Canada coinvolge minori, – La radicalizzazione può avvenire nel giro di poche settimane.
Risultati principali:
Fattori di vulnerabilitàI giovani non possiedono capacità di pensiero critico sofisticate, possono rifiutare i valori familiari/comunitari, vivono turbolenze emotive durante l’adolescenza e sono socialmente isolatiStrategia di reclutamentoI gruppi terroristici sfruttano il fatto che i giovani sono percepiti dalla società come meno minacciosi, il che li rende meno sospetti durante gli attacchiReclutamento onlineI gruppi estremisti utilizzano i social media, i videogiochi e le app di messaggistica crittografata per instaurare un rapporto di fiducia attraverso battute e contenuti apparentemente innocui |Tattiche emergentiL’ideologia del “buffet” (che mescola diverse ideologie estremiste con la violenza come denominatore comune) e la “violenza come servizio” (offrire denaro per atti violenti con la promessa di condanne più lievi)
Risposta internazionale
Il rapporto dell’INTERPOL sulla radicalizzazione giovanile raccomanda di prendere in considerazione “la creazione di contro-narrazioni digitali e di spazi online che rispondano alle esigenze dei giovani soli e disillusi”. Altre raccomandazioni includono la possibilità di “rafforzare il monitoraggio digitale da parte delle aziende tecnologiche per moderare i contenuti e segnalare le attività estremiste in tempo reale”, con l’obiettivo di fornire un “approccio più approfondito all’identificazione dei giovani a rischio”. Il rapporto include anche un glossario dei termini comunemente utilizzati negli ambienti estremisti online o dalle comunità di videogiocatori. Ai paesi membri è stato chiesto di aggiungere le loro versioni di questi termini, comprese quelle espresse nelle loro lingue locali, con l’obiettivo di supportare le indagini attraverso la compilazione di un dizionario globale dei termini da tenere in considerazione. «Il rapporto è innanzitutto uno strumento per assistere i nostri colleghi in tutto il mondo, informandoli sulla portata del problema e raccomandando azioni concrete», afferma Kayla Cooper, Analista di intelligence criminale presso la Direzione antiterrorismo dell’INTERPOL e autore del rapporto, «se la comunità delle forze dell’ordine riuscirà ad affrontare la radicalizzazione giovanile con una comprensione informata, avremo maggiori possibilità di ottenere risultati più efficaci».
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Tra i beni sequestrati figuravano anche elementi appartenenti a una collezione privata di Ancona. Il recupero ha rappresentato il risultato di diverse indagini condotte dai Nuclei TPC di Roma, Monza, Firenze e Ancona, coordinate dalle rispettive Procure di Milano, Firenze, Brescia, Monza, Venezia e Ancona, che hanno convalidato il sequestro dei beni culturali messicani.
I reperti, sottoposti a studi tecnici per verificarne l’autenticità e la provenienza, abbracciano un ampio arco temporale e provengono da diverse aree archeologiche del Messico. Si è svolta a Roma, nella sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti Messicani in Italia, una cerimonia formale per la restituzione dei manufatti all’Ambasciatore S.E. Genaro Lozano, da parte del Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. B. Antonio Petti. Alla cerimonia erano presenti anche la Direttrice dell’Istituto Culturale del Messico in Italia “Tina Modotti”, Dott.ssa Mónica de la Mora Kuri.
Tra i beni restituiti vi sono miniature fittili, statuette antropomorfe in terracotta, testine teotihuacane, reperti fossili risalenti al Cretaceo superiore e piccoli vasi in ceramica. Tutti i manufatti appartengono alla cultura messicana e provengono da siti di rilevante interesse storico-culturale. Le autorità dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) li hanno identificati come monumenti archeologici mobili di proprietà dello Stato, tutelati ai sensi della legge federale sui monumenti e le zone archeologiche, artistiche e storiche. Il valore economico complessivo è stato stimato in alcune decine di migliaia di euro, tenendo conto della loro eccezionale importanza storico-culturale e scientifica.
Nel corso di due distinte attività di verifica svolte congiuntamente al Ministero della Cultura presso due collezioni private a Firenze e ad Ancona, i militari hanno accertato la detenzione illegittima di alcuni beni. Tra questi, due reperti facevano parte del patrimonio indisponibile del Messico e non disponevano di documentazione idonea a dimostrare il legittimo possesso o l'importazione regolare nel territorio italiano.
I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Brescia hanno eseguito un'ordinanza applicativa di due misure cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Brescia su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Brescia.
I destinatari del provvedimento sono, allo stato, gravemente indiziati dei reati contestati di traffico transnazionale di rifiuti destinato al Pakistan e a Stati europei: secondo le indagini, sarebbero state effettuate circa 80 spedizioni. Ai domiciliari sono stati posti il titolare e un dipendente di un'azienda di recupero e commercio di materiali ferrosi di Bedizzole, considerata al vertice dell'organizzazione. Nell'inchiesta, che ha portato anche a 14 perquisizioni e al sequestro preventivo dell'impianto di trattamento rifiuti di Bedizzole, sono coinvolti 16 soggetti fisici e 12 società, operanti nella gestione, nel trasporto e nell'intermediazione dei rifiuti.
L'indagine è iniziata nel febbraio 2023 da un controllo effettuato al porto di Genova dal NOE e dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, volto a intercettare 9 container diretti in Pakistan contenenti rifiuti, in particolare compressori derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non bonificati, falsamente dichiarati come materiale usato o recuperabile.
Secondo l'ipotesi dell'accusa, il meccanismo illecito si fondava su un sistema definito dagli investigatori come "giro-bolla": i rifiuti risultavano, solo a livello documentale, come se fossero stati scaricati o trattati in un impianto, mentre in realtà venivano trasportati direttamente verso il destinatario finale. Le perquisizioni in corso mirano ad acquisire ulteriore documentazione utile alla ricostruzione dei flussi di rifiuti, dei rapporti commerciali e dei profitti illeciti, nonché agli accertamenti in materia di responsabilità amministrativa degli enti.
Dieci dipinti, rubati il 23 agosto 2024 in un'abitazione di Bassano del Grappa (Vicenza) e trasportati illegalmente in Romania, sono stati rimpatriati in Italia grazie all'azione congiunta dei #Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) e delle autorità rumene. Le opere, attribuite a maestri della pittura italiana tra il XV e il XVII secolo, avevano causato un danno economico di oltre 90.000 euro al collezionista proprietario.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Vicenza e avviate dalla Sezione Antiquariato dei Carabinieri TPC, hanno beneficiato di una stretta collaborazione giudiziaria con il Tribunale di Costanza (Romania). Sul territorio estero, le operazioni sono state condotte grazie al canale di cooperazione internazionale attivo tra i Carabinieri TPC e il Servizio per la Protezione del Patrimonio Culturale Nazionale della Polizia Romena. Questa sinergia ha permesso non solo di identificare i responsabili del furto, ma anche di garantire il pieno recupero delle dieci preziose opere.
Per celebrare il successo dell'operazione, l'Ispettorato Generale della Polizia rumena, tramite la Direzione Investigativa Criminale, ha organizzato una cerimonia ufficiale di consegna dei dipinti ai rappresentanti del Comando Carabinieri TPC. Alla cerimonia hanno partecipato esponenti dell'Ispettorato Generale della Polizia rumena, della Procura estera, del Comando Carabinieri TPC, dell'Ufficio dell'Addetto agli Affari Interni presso l'Ambasciata d'Italia in Romania e del Museo del Comune di Bucarest.
Le indagini sono state avviate sulla base di informazioni investigative che indicavano la presenza delle opere rubate in Romania. Fondamentale si è rivelata la consultazione tempestiva della "Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti", un sofisticato archivio digitale di esclusiva proprietà dei Carabinieri TPC, utilizzato per la ricerca e il confronto delle immagini delle opere da localizzare. I riscontri investigativi effettuati in Romania hanno confermato l'identità dei dipinti trafugati nel 2024 in Italia.
La cooperazione tra le autorità italiane e rumene è avvenuta attraverso i canali ufficiali di giustizia e polizia, con uno scambio sicuro di informazioni effettuato tramite gli strumenti condivisi di Europol. Il recupero e la restituzione di questi beni culturali dimostrano l'efficacia della collaborazione internazionale nella lotta alla criminalità transfrontaliera legata al traffico illecito di opere d'arte, confermando l'impegno del Comando Carabinieri TPC nella tutela del patrimonio e nel rafforzamento delle partnership internazionali.
Il rapporto sulla situazione e sulle tendenze del terrorismo nell’Unione europea (EU TE-SAT) è una panoramica situazionale che presenta i dati chiave e gli sviluppi nel panorama del terrorismo nell’UE. Questa pubblicazione annuale esplora i diversi tipi di terrorismo nell’UE, le principali tendenze e i dati statistici su attacchi terroristici, arresti, condanne e sanzioni negli Stati membri. La Pubblicazione è reperibile qui europol.europa.eu/publication-…
Il rapporto offre una visione complessiva della situazione del terrorismo nell'Unione Europea relativa all'anno 2025.
Attacchi
Nel 2025 sono stati segnalati 45 attacchi terroristici (di cui 22 portati a termine, 20 sventati e 3 falliti) da 10 Stati membri dell'UE. Gli attacchi completati hanno causato 6 vittime mortali. Arresti: Sono state arrestate 486 persone per reati legati al terrorismo in 21 Stati membri (in aumento rispetto ai 449 del 2024 e ai 426 del 2023). Condanne e proscioglimenti: I procedimenti giudiziari conclusi si sono tradotti in 406 condanne e 99 assoluzioni.
Principali Tendenze e Sviluppi. Terrorismo Jihadista (Minaccia principale)
Continua a rappresentare la minaccia prevalente: 24 attacchi (9 completati, 15 sventati) e 347 arresti (la maggior parte in Spagna e Francia). La maggior parte degli attacchi è stata compiuta da attori isolati (lone actors) che utilizzano metodi a bassa complessità (armi da taglio o veicoli). Si registra un numero elevato di giovani e minorenni radicalizzati online. Diversità Ideologica e Confini Sfumati: Oltre alle ideologie tradizionali, emergono sfumature fluide: Ideologie destabilizzanti / Anti-istituzionali: Movimenti spinti da disinformazione e teorie del complotto contro le élite politiche. Estremismo violentemente nichilista: Comunità digitali decentralizzate (come la rete "The Com") guidate da una violenza fine a se stessa o dal desiderio di provocare il caos, senza un'ideologia politica chiara. Frammentazione: Diversi autori integrano elementi eterogenei (es. "White Jihad", ovvero contaminazioni tra ideologia suprematista/di destra e propaganda jihadista).
Terrorismo di Destra e Violent Extremism
Registrati 5 attacchi (1 completato e 4 sventati) e 43 arresti. Si osserva la presenza sia di attori isolati fortemente presenti in ecosistemi online, sia di reti transnazionali strutturate (es. The Base, Active Clubs).
Terrorismo di Sinistra e Anarchico
Registrati 12 attacchi (11 completati in Italia e Grecia, 1 fallito in Italia) e 13 arresti. I bersagli sono stati prevalentemente strutture, veicoli, aziende private o istituzioni (spesso con attacchi incendiari o esplosivi), senza vittime umane. Diversi attacchi sono stati motivati da sentimenti anti-israeliani, anti-militaristi o anti-capitalisti.
Terrorismo Etno-Nazionalista e Separatista
Nessun attacco verificato nel 2025, ma ci sono stati 34 arresti (soprattutto legati al PKK kurdo, ai gruppi repubblicani dissidenti irlandesi e ai separatisti corsi). Il Ruolo dell'Ambiente Online e della Tecnologia:L'ambiente digitale è fondamentale per propaganda, reclutamento, finanziamento e coordinamento. Aumenta l'uso e l'abuso dell'Intelligenza Artificiale (generazione di contenuti, bot, deepfake), la gamification dei contenuti violenti e l'impiego di piattaforme decentralizzate o criptate.
Impatto della Geopolitica
Le tensioni globali (in particolare il conflitto in Medio Oriente e l'attività dell'Asse della Resistenza/Iran) continuano ad alimentare la polarizzazione e la radicalizzazione nell'UE, con una forte ripercussione nell'aumento dell'antisemitismo e delle minacce a comunità specifiche.
Previsioni per il Futuro (Outlook)
Europol prevede che la minaccia rimarrà dinamica. Gli attacchi a bassa complessità condotti da singoli individui rimarranno la modalità più diffusa. Tuttavia, la crescente familiarità dei giovani radicalizzati con le tecnologie, la diffusione di manuali online, il potenziale ritorno di foreign fighters o la scarcerazione di individui condannati per terrorismo mantengono elevato il rischio di azioni più sofisticate o complesse.
Il District Attorney’s Office di Manhattan ha annunciato il rimpatrio in Italia di 48 reperti archeologici, sottratti illecitamente al nostro Paese per un valore complessivo superiore a 300.000 dollari. Si tratta del diciannovesimo atto di restituzione nell’arco degli ultimi vent’anni; secondo Matthew Bogdanos, Capo dell’Unità per il Traffico di Antichità di New York, i beni restituiti all’Italia dalla sua unità hanno raggiunto nel complesso un valore di 100 milioni di dollari.
I beni sono stati ufficialmente riconsegnati allo Stato italiano durante una cerimonia formale presieduta da Matthew Bogdanos. Alla consegna hanno preso parte Giuseppe Pastorelli, Console Generale d’Italia a New York – accompagnato dalle vice consoli Marta Mammana e Alessandra Oliva – e il Generale di Brigata Antonio Petti, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.
Le indagini della magistratura statunitense hanno accertato che 45 di questi reperti erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art (“Met”), dove erano confluiti in passato grazie alle attività di reti di trafficanti internazionali guidate da Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Tra i pezzi di maggiore spicco sequestrati e rimpatriati figurano un prezioso psictere a colonnette in terracotta, datato tra il 480 e il 470 a.C. e attribuito al Pittore di Troilo, nonché un piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia (circa 400 a.C.).
L’inchiesta e i successivi sequestri delle opere italiane sono stati coordinati da Bogdanos insieme alla Sostituto Procuratrice Jacqueline Studley. A supportare il dossier hanno lavorato le analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, l’investigatore John Paul Labbat e l’Agente Speciale Brenton Easter della Homeland Security Investigations. Nella stessa sessione di restituzioni guidata dalle autorità giudiziarie di Manhattan, sono stati riconsegnati anche alcuni reperti storici appartenenti ai popoli dell’Iraq e dell’Indonesia.
L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione tra le due parti. Durante il suo intervento, il Console Pastorelli ha ringraziato Bogdanos: “Nonostante non ci conosciamo da molto tempo, posso affermare che il suo lavoro è lodevole; è un onore essere qui. Spero che lei possa continuare a operare in questo ufficio per i prossimi vent’o trent’anni”.
Bogdanos ha osservato che il “lavoro è tutt’altro che finito e non siamo nemmeno vicini a concluderlo, ed è giusto così”. Bogdanos, che vanta esperienza in numerosi teatri di guerra con un focus sui reparti dedicati alla tutela dell’arte, ha chiuso il suo discorso ringraziando “per oggi, ma soprattutto per domani”.
L'operazione "Whisper", condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all'arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.
L'indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.
Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall'interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.
L'operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.
CEPOL ha recentemente rilasciato l'European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui cepol.europa.eu/publications/t…). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: "la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace".
L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica.
Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge
Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali.
Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.
La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:
Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività).
Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette.
Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).
I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli.
L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.
Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:
Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi).
Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili).
Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.
Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti.
Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.
Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.
Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per "green-listed").
Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen).
Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).
Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi).
Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.
La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).
Nei giorni scorsi, nel quartiere di Shkozet a Durazzo (Albania), personale del Centro Operativo #DIA di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale (#BKH) della #S.P.A.K. di Tirana, nell’ambito della Squadra Investigativa Comune istituita tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK), ha arrestato un latitante di nazionalità albanese, irreperibile dal 21 maggio 2025, nell'ambito dell'Operazione URA, condotta congiuntamente da Italia, Albania e Belgio.
Il 21 maggio 2025, la Direzione Investigativa Antimafia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia albanese, avevano già eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale di Tirana, coordinate da Eurojust (L'Aia) e dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di Roma, due ordinanze di custodia cautelare. Queste riguardavano complessivamente 52 persone, ritenute nell'ambito delle indagini preliminari in corso, responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e altri reati (la responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo a conclusione del processo, attualmente in corso davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari).
Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di sequestro patrimoniale in Albania e in Italia, relativi a beni mobili e immobili per un valore di diversi milioni di euro.
A seguito dell'irreperibilità di alcuni soggetti coinvolti nell'Operazione Ura, è stata avviata un'attività investigativa capillare tra Sud e Nord Italia e in Albania. A Durazzo è stato individuato il latitante, ritenuto – fatto salvo l'accertamento definitivo – il principale promotore di un sodalizio criminale attivo tra Puglia, Albania e Olanda. L'arresto è avvenuto nel suo stesso quartiere, considerata una roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci.
Al momento dell'arresto, mentre gli agenti notificavano la "red notice Interpol" emessa tramite il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica con colpo in canna e due caricatori, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi, tra cui una carta d'identità e una patente italiana. Questo ritrovamento testimonia la sua elevata capacità di movimento e i solidi legami con l'Italia.
Al termine delle operazioni, il presunto responsabile è stato trasferito nella Casa Circondariale di Durazzo in attesa delle procedure estradizionali, già avviate tramite i canali diplomatici. Il procedimento è attualmente pendente davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari (la colpevolezza dell'indagato dovrà essere accertata al termine del giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa).